Source: https://www.laleggepertutti.it/102586_contratti-bancari-mediazione-anche-per-mutui-e-fideiussioni
Timestamp: 2018-09-26 15:42:08+00:00

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Le conseguenze in caso di mancato esperimento della mediazione e a chi spetta l’attivazione della procedura.
La mediazione obbligatoria, che per legge deve essere esperita (tra le tante ipotesi) se l’oggetto della controversia riguarda un contratto bancario, coinvolge anche il caso di mutui o fideiussioni che accedono ai contratti bancari stessi. Per cui, se per recuperare il proprio credito la banca decide di agire con decreto ingiuntivo, in caso di opposizione la mediazione va delegata dal giudice dopo aver deciso sui provvedimenti relativi alla provvisoria esecuzione. A chiarirlo è il Tribunale di Campobasso con una recente sentenza [1]. Il giudice molisano, poi, aderisce al quel filone giurisprudenziale secondo cui, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, chi deve procedere al tentativo di conciliazione è l’opponente (attore formale), per cui il mancato adempimento di tale onere conduce alla improcedibilità del giudizio di opposizione, con conseguente definitività del decreto ingiuntivo opposto.
Il punto è però tutt’altro che certo in giurisprudenza e, al momento, si attende ancora il chiarimento della Cassazione. Secondo alcuni tribunali, l’obbligo di attivare il procedimento di mediazione spetterebbe all’attore sostanziale, ossia al creditore opposto [2]; altri giudici sono di avviso opposto, ritenendo invece che l’onere competa all’opponente debitore (in quanto attore formale e, quindi, soggetto all’onere di impulso processuale) [3]. A sposare l’una o l’altra tesi si giunge a conclusioni diametralmente diverse: l’omissione, nel primo caso, porta alla revoca del decreto ingiuntivo, mentre nel secondo alla conferma e alla non opponibilità.
Di tanto abbiamo già parlato in due precedenti approfondimenti: “Decreto ingiuntivo e mancata mediazione” e “Mediazione e decreto ingiuntivo: se nessuno si presenta”.
[1] Trib. Campobasso, sent. del 20.05.2015.
[2] Trib. Varese, sent. del 18.05.2012; Trib. Firenze, sent. del 17.03.2014; sent. del 24.09.2014; sent. del 12.2.2015; Trib. Ferrara, sent. del 7.01.2015.
[3] Trib. Prato, sent. del 18.7.2011; Trib. Siena, sent. del 25.06.2012; Trib. Rimini, sent. del 17.07.2014; Tri. Firenze, sent. del 30.10.2014; Tri. Bologna, sent. del 20.01.2015; Tri. Nola, sent. del 24.02.2015; Tri. Chieti, sent. del 8.09.2015.
… segue dal verbale dell’udienza del 20 maggio 2015 R.G. n. 1897-2013
allegata all’odierno verbale d’udienza e resa nella controversia iscritta al numero 1897 del Ruolo generale affari contenziosi dell’anno 2013, avente ad oggetto OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO IN MATERIA DI CONTRATTI BANCARI e vertente TRA (…), nato a Baranello (Campobasso) in data 18.5.1965, ed (…), nata a Baranello (Campobasso) in data 11.4.1908, entrambi rappresentati e difesi, in virtù di procura alle liti a margine dell’atto di citazione, dall’Avvocato Gianni Spina, presso il cui studio professionale in Campobasso alla via Roma n. 88 sono elettivamente domiciliati
OPPONENTI; (…)., in persona del legale rappresentante in carica, codice fiscale n. 00348170101, rappresentata e difesa, in virtù di procura generale alle liti per notaio Maurizio Marino di Verona, dall’Avvocato Egidio Iannucci, elettivamente domiciliata in Campobasso alla via Luigi D’Amato n. 3\g presso lo studio professionale
dell’Avvocato Michele Di Lembo
OPPOSTA RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Nel presente giudizio questo giudice emetteva in data 3.1.2015 la seguente ordinanza (qui riportata nei suoi contenuti essenziali):
Tribunale di Campobasso, sezione civile; R.G. n. 1897-2013; Giudice Stefano Calabria. 1
“Il Giudice Stefano Calabria,
concede la provvisoria esecuzione al decreto ingiuntivo n.
499\2013 di questo Tribunale, emesso in data 24.7.2013; letto l’art. 5 del d.lgs n. 28/2010:
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per il prosieguo dinanzi a sé all’udienza del 22 aprile 2015, ore 10:00. Si comunichi.
Il Giudice Stefano Calabria”
Alla successiva udienza del 22.4.2015 si prendeva atto che nessuna delle parti aveva intrapreso il procedimento di mediazione. L’opposta eccepiva dunque l’improcedibilità dell’opposizione ed il giudice invitava le parti ad interloquire sulla questione.
Nelle proprie note conclusive (in particolare al punto I) gli opponenti hanno nella sostanza chiesto la revoca di tale ordinanza del 3.1.2015 sostenendo la inapplicabilità del procedimento di mediazione ai mutui chirografari ed alla fideiussione, i quali non rientrerebbero nella nozione di contratti bancari di cui all’art. 1, comma 1 bis, del d.lgs. n. 28\2010. Pertanto, ad avviso degli opponenti, occorreva separare la domanda creditoria dell’(…)derivante da contratto di conto corrente rispetto a quella invece derivante da due contratti di mutuo chirografario e da fideiussione.
Tribunale di Campobasso, sezione civile; R.G. n. 1897-2013; Giudice Stefano Calabria. 3
Ritiene al contrario questo giudice che, per identità teleologica, la nozione di contratti bancari di cui al citato art. 1, comma 1 bis, rimandi ai contratti stipulati dagli istituti di credito di cui all’art. 117 del d.lgs. n. 385\1993 ed abbia quindi una connotazione soggettiva, più ampia di quella indicata dal capo XVII del libro IV del codice civile. Ciò è chiarito dallo stesso comma 1 bis, il quale, in via alternativa al procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto, rinvia per i contratti bancari a quello di cui all’art. 128 bis del d.lgs. n. 385\1993. Tale ultima norma non può che riferirsi ai contratti bancari intesi in senso soggettivo, in quanto rimanda all’art. 115 dello stesso d.lgs. n. 385\1993 ed alle controversie con la clientela. Sarebbe allora irrazionale attribuire diversi ambiti di applicabilità alle due modalità con cui, per i contratti bancari, lo stesso procedimento di mediazione obbligatoria può essere esperito.
Inoltre l’ipotesi in esame non rientra tra quelle che, ai sensi dell’art. 103.2 c.p.c., consentono la separazione delle cause; peraltro il provvedimento di separazione è di natura discrezionale e non è mai obbligatorio, come evidente dalla locuzione può disporre utilizzata dallo stesso art. 103.2 c.p.c..
Quanto poi alla fideiussione prestata da (…), essa non può che subire lo stesso regime relativa all’obbligazione principale cui accede e rispetto alla quale sussiste vera e propria connessione, e non semplice litisconsorzio facoltativo (cfr. Cass. civ. ord. n. 6159 del 21.3.2005, Cass. sez. un. sent. n. 13968 del 26.7.2004, Cass. civ. sent. n. 10864 dell’1.10.1999).
Tanto premesso, ritiene questo giudice che, così come già indicato con la riportata ordinanza del 3.1.2015, il mancato esperimento della mediazione
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determini l’improcedibilità dell’opposizione e l’efficacia di giudicato del decreto opposto.
L’art. 5, comma 1 bis, del d.lgs. n. 28\2010, per come modificato dal decreto legge n. 69\2013, poi convertito con la legge n. 98\2013, afferma che “l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”. Dunque, per effetto del chiaro dettato legislativo di cui sopra, ove la mediazione non sia effettuata la domanda proposta è improcedibile. Non possono essere dunque accolte le difese dell’opponente di cui al punto IV delle note conclusive. La giurisprudenza di merito lì riportata non è pertinente perché si riferisce al ben diverso caso di mediazione comunque effettuata ma in cui una delle parti abbia dichiarato di non voler “iniziare la procedura di mediazione” (cfr. art. 8 del d.lgs. n. 28\2010).
Ciò posto, ritiene questo giudice che in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo la domanda giudiziale cui fa riferimento il legislatore è la domanda di opposizione, non la domanda sostanziale creditoria.
Si deve giungere a questa conclusione considerando che nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo competono all’opponente gli atti di impulso processuale, anche successivi alla proposizione dell’opposizione. Ciò è testimoniato, decisivamente, dalla norma di cui all’art. 653.1 c.p.c., la quale prevede che in caso di estinzione del processo il decreto ingiuntivo acquista efficacia esecutiva e quindi autorità di giudicato, cristallizzando definitivamente la fondatezza della pretesa del creditore per come recepita con il decreto. E’ in proposito pertinente e condivisibile il seguente
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orientamento giurisprudenziale: “qualora contro il decreto ingiuntivo sia stata proposta opposizione, la mancata tempestiva costituzione dell’opponente determina l’improcedibilità dell’opposizione, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità, non essendo applicabile l’art. 171, cod. proc. civ. – secondo il quale, nel caso di mancata costituzione, il processo non si estingue e ne è consentita la riassunzione – neppure qualora non sia stato pronunciato il decreto di esecutorietà dell’ingiunzione, in quanto il giudizio di opposizione, benché costituisca un ordinario processo di cognizione, è tuttavia sottoposto alla duplice condizione di procedibilità della tempestiva proposizione dell’opposizione e della costituzione in giudizio dell’opponente, sicché grava su quest’ultimo l’onere di coltivare il giudizio di opposizione, risultando detta disciplina coerente con le esigenze di celerità tipiche del procedimento monitorio, che risulterebbero vanificate dalla eventuale facoltà dell’opponente di riassumere la causa, nel caso di opposizione alla quale non sia seguita l’iscrizione a ruolo” (Cass. civ. sent. n. 4294 del 3.3.2004; nella stessa direzione si veda Cass. civ. sent. n. 9684 del 20.8.1992).
Se quindi spetta all’opponente coltivare il giudizio d’opposizione, è allo stesso che spetta l’onere di proporre la mediazione, la quale costituisce una fase interinale necessaria dello stesso giudizio di opposizione, ovvero una conseguenza necessitata dell’opposizione, anche per ciò che attiene ai relativi e supplementari costi. Ogni altra interpretazione appare a questo giudice irrazionale e contrastante con il principio espresso dall’art. 653.1 c.p.c.. Va quindi disattesa la giurisprudenza di merito citata e riportata al punto III delle note conclusive degli opponenti e va invece condivisa la
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diversa giurisprudenza di merito riportata nelle note conclusive della società opposta.
Manifestamente infondata, in quanto contraria alla lettera dell’art. 5.4 del d.lgs. n. 28\2010, è la (singolare) tesi degli opponenti secondo cui prima dell’esperimento del procedimento di mediazione non si potrebbe attribuire efficacia esecutiva al decreto ingiuntivo (punto III delle note conclusive).
Va quindi dichiarata l’improcedibilità dell’opposizione.
Poiché il decreto ingiuntivo qui opposto era già provvisoriamente esecutivo, non è necessario attribuirgli efficacia esecutiva.
Alla luce sia dell’indicazione già contenuta nell’ordinanza del 3.1.2015 in ordine alle conseguenze della mancata proposizione della mediazione sia del presumibile èsito sostanziale della lite (desumibile dal contenuto della stessa ordinanza), le spese della lite devono seguire la soccombenza e saranno liquidate come da dispositivo alla luce dei parametri posti dal d.m. n. 55\2014, in primis l’elevato scaglione di valore e le poche attività processuali svolte.
Il Tribunale di Campobasso, in composizione monocratica e nella persona del Giudice Stefano Calabria, definitivamente pronunziando all’udienza del 20 maggio 2015 sull’opposizione proposta dai sig.ri (…) ed (…) avverso il decreto ingiuntivo n. 499\2013, emesso in data 24.7.2013 in favore dell’(…)., così provvede:
– dichiara improcedibile l’opposizione e dichiara coperto da giudicato il decreto opposto;
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– condanna in solido (…) ed (…) al pagamento, in favore dell’(…)., delle spese di lite che determina in complessivi euro 6.200,00, oltre rimborso spese generali, i.v.a. e c.p.a. con aliquote di legge e se dovute.
Così deciso in Campobasso all’udienza del 20 maggio 2015. Si alleghi al verbale dell’odierna udienza.
Il Giudice Stefano Calabria
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28 Set 2015 | di Redazione
Decreto ingiuntivo e mancata mediazione: quali conseguenze?
Mediazione e decreto ingiuntivo: se nessuno si presenta

References: sentenza 
 art. 1
 art. 103
 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 art. 8
 Cass.