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Timestamp: 2020-05-26 12:56:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22829 del 29/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22829 del 29/09/2017
Cassazione civile, sez. III, 29/09/2017, (ud. 07/06/2017, dep.29/09/2017), n. 22829
sul ricorso 27139/2013 proposto da:
B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE
48, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO PERRI, rappresentata e
difesa dall’avvocato CESARE FORMATO giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 796/2012 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
riformando la decisione di primo grado, la Corte di Appello di Lecce, ha pronunciato sentenza non definitiva con cui ha dichiarato che il diritto di B.R. “al risarcimento dei danni conseguenti alla infezione da virus HCV contratta in seguito ad emotrasfusioni non è prescritto e che a tale risarcimento è tenuto il Ministero della Salute”;
il Ministero ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico articolato motivo, cui ha resistito la B..
con l’unico motivo, il ricorrente ha denunciato “violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 c.c., nonchè degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Difetto di motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5″: il Ministero ha dedotto l'”erroneità della sentenza che ha dato per scontata la sussistenza del nesso di causalità e la sussistenza di un comportamento colpevole imputabile al Ministero tra patologia epatica della signora B.R. e le trasfusioni effettuate in epoca (anno 1969) in cui non era ancora stato scoperto il virus HBV (e dunque era sconosciuto anche l’HCV)”;
il motivo è inammissibile in relazione al vizio ex art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto non dedotto ai sensi del testo novellato della norma (applicabile ratione temporis, in riferimento ad una sentenza pubblicata nel novembre 2012);
le censure sono inammissibili anche in relazione al profilato vizio ex art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto basate su un presupposto che non trova riscontro nella sentenza e – pertanto – eccentriche rispetto alla ratio decidendi;
invero, il ricorrente fonda le proprie doglianze sulla circostanza che le emotrasfusioni sarebbero avvenute nell’anno 1969, mentre la Corte ha dato atto che il c.t.u. aveva accertato che l’infezione era stata contratta dalla B. “in epoca precedente l’anno 1990, in conseguenza della terapia emotrasfusionale praticata nei suoi confronti, in quanto affetta da talassemia maior, ogni 10-15 giorni sin dall’età di tre mesi”; ciò comporta che il periodo temporale in ordine al quale doveva essere valutata la responsabilità del Ministero non era limitato all’anno 1969 (secondo l’assunto del ricorrente) e poteva essere esteso agli anni successivi (ancorchè non oltre il 1990), con la conseguenza che risultano inconferenti le deduzioni sulla impossibilità di prevenire l’infezione, in difetto di elementi che valgano a ricondurre l’effettuazione delle emotrasfusioni al solo anno 1969;
il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, con condanna del Ministero al pagamento delle spese di lite;
trattandosi di ricorso proposto da un’Amministrazione dello Stato, non ricorrono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (cfr. Cass. n. 1778/2016);
considerato l’oggetto della controversia, deve disporsi al sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, comma 2.
la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse e condanna il ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese di lite, liquidate in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 13
 Cass. 
 art. 52