Source: http://milella.blogautore.repubblica.it/2017/10/09/versus-davigo/
Timestamp: 2018-02-25 15:09:08+00:00

Document:
Versus Davigo - Toghe - Blog - Repubblica.it
Tutti contro Davigo. Mattarella, Legnini, mezzo o addirittura 3/4 di Csm. Non una parola a sua difesa, giornalisti a parte. Ho visto, impaziente, la puntata di Dimartedì della settimana scorsa che in diretta avevo perso. Ho ascoltato Davigo. Ma non sono riuscita a scandalizzarmi. Mi ha solo scandalizzato l’incredibile e banale battuta di Ilaria D’Amico su “meglio corrotto, che lo Stato rotto”, un salto di civiltà indietro di vent’anni, come dire meglio la mafia o la camorra o la ‘ndrangheta che danno lavoro, che il non lavoro. Ma Davigo era il Davigo di sempre. Quello che conosco dal febbraio del 1992. La battuta pronta. La citazione giuridica a portata di mano. L’episodio ad hoc, e magari pure divertente. La nettezza delle opinioni. Come quando ha detto: “L'articolo 54 della Costituzione dice che l’uomo pubblico deve rivestire il suo incarico con disciplina e onore. È onore non rinunciare alla prescrizione?”. Parlava di Penati, che invece la prescrizione se l’è presa. Ha torto Davigo? Veste con disonore la toga di cui parla Mattarella? Ma quale magistrato, in Italia, inviterebbe il suo imputato a prendersi la prescrizione invece di sfidare il tribunale e farsi giudicare? E allora, parliamoci chiaro: cosa stiamo rimproverando a Davigo? Di essere bravo in tv mentre altri non lo sono? Di farsi campagna elettorale in vista del rinnovo del Csm? Di candidarsi al posto di primo presidente della Cassazione? Che il Csm lo valuti, ne confronti il curriculum e l’anzianità con quella dei suoi concorrenti. Ma per carità, non rispolveriamo il bavaglio.
Letti i giornali di stamane, 10 ottobre 2017, e anche il blog Toghe, il presidente Sergio Mattarella ci tiene a far sapere che, nel suo discorso ai giovani magistrati, non si riferiva affatto a Davigo. Il suo era un argomento generale sulla necessità di vestire "con onore" la toga.
salvatore menna 13 ottobre 2017 alle 18:40
Innanzi tutto grazie per l'attenzione signor Alexandertwo. E anche la spiegazione in risposta alla mia domanda,forse anche un pò provocatoria, che chiedeva in sostanza se mai si riuscirà a liberare il nostro Paese dalla ndrangheta, ma non solo aggiungo. Credo però che il perchè della mia domanda provocatoria sia abbastanza palese. Io ho parlato di ndangheta in lombardia,solo perchè vivo in lombardia. In verità la ndrangheta ma di nuovo non solo, infesta non la sola lombardia, ma tutta l'Italia ed è in continuo aumento, come anche nel resto d' Europa e addirittura in Canada. Non si vede nessuna diminuzione di nessuna organizzazione mafiosa, cosa nostra, camorra, o sacra corona unita, oltre alla ndrangheta. Non crede anche lei, signor Alexandertwo, che c'è qualcosa che non funziona?Il vero motivo per il quale la mia domanda era rivolta ai giudici è questo. Ma è chiaro che il parere suo,cioè di una persona che oltre a essere preparata è anche parecchio intelligente, mi fa solo piacere.
P. S. nello scusarmi con la dottoressa Milella per il mio O. T. (e poi non troppo) ma l'argomento mafia è troppo importante.
alexandertwo 13 ottobre 2017 alle 22:04
Allora ricapitolando, gentile sig.a (?) Maddale Na, Lei ha affermato testualmente:
a) "Ma l'attività di interpretazione (dei Magistrati, ndr) non deve trasmodare nella licenza di violentare la legge, di plasmarla e manipolarla a proprio piacimento, secondo le proprie personali convinzioni e/o idee o addirittura pregiudizi".
b) "E di esempi di questo genere, di Giudici che si sono serviti di quella toga, che simboleggia autonomia e indipendenza, per esercitare non l'autonomia ma il loro personale arbitrio, sono piene le cronache di tutti i giorni e ne abbiamo discusso ripetutamente anche in questo blog".
Ora, pur con tutta la bendisposizione possibile, non credo che quei tre casi da Lei citati possano essere considerati valido riscontro oggettivo per dimostare che le relative decisioni dei giudici - pur ovviamente comunque criticabili - siano il frutto di alcuna o di tutte le devianze e nefandezze da Lei elencate. E poi, come rinvenire addirittura la cadenza quotidiana, sempre da Lei evidenziata ("le cronache di tutti i giorni"), con riferimento a vicende verificatesi in un lasso di tempo di almeno uno o più mesi? Conseguentemente, per non dover ritenere verificatasi la seconda delle alternative da me ipotizzate, preferisco considerare ancora non pervenuta una sua risposta al mio post di ieri (h. 21,01). e ciò anche per tranquillizzarla sulla costanza della mia gentilezza verso di Lei.
Quanto, poi, al discorso del PdR, credo che commentatori molto più capaci e preparati di me lo abbiano giudicato con ampi approfondimenti. Personalmente mi ritrovo più con chi ne ha individuato carenze ed aspetti critici (ovvietà, pericolosità, ripetitività dei temi e dei destinatari, ecc.), pittosto che con i... plauditores. Mi permetterei solo di aggiungere una ulteriore considerazione critica. Non aver accennato, per smentirla e ridimensionarla, a quella sorta di golpe strisciante contro le Procure che la VII commissione del CSM (quella presieduta dal "nemico" di Davigo, Claudio Galoppi) sta tentando con l'accentramento di maggiori poteri in capo ai vertici degli Uffici. La denuncia del fatto, ad opera di "Autonomia e Indipendenza" (la corrente dello stesso Davigo) è stata anticipata dalla dott.ssa Milella, in Repubblica di ieri l'altro, e poi ripresa da altre testate.
Ma anche su questo, come su altre importanti problematiche, da parte del presidente Mattarella... scena muta.
Maddale Na 14 ottobre 2017 alle 14:12
Gent.mo Sig. alexandertwo, quei tre casi li ho scelti e citati sol perché se ne era parlato su questo blog “toghe”. Avrei potuti citarne, sempre ritraendoli dalla stampa di tutti giorni, decine e decine, ma non potevo certo usurpare un’intera pagina o anche più pagine di pubblicazione.
Resto sempre in attesa di conoscere, beninteso se lo vorrà, cosa ne pensa della sentenza della Cassazione da me citata.
alexandertwo 14 ottobre 2017 alle 16:30
Un maggior approfondimento dei contenuti del discorso del presidente Mattarella ai tirocinanti magistrati, anche al di là delle inevitabili interpretazioni un po' strumentali, contiene indubbiamente delle considerazioni che possono lasciare più di un serio dubbio sulle loro effettive finalità.
In particolare vorrei soffermarmi - anche sulla scorta di quanto denunciato dalla dott.ssa Milella, e già da me ricordato, in ordine a certe "manovre" in ambito CSM - sulla seguente: "E bene rifuggire da una visione individualistica della propria funzione che può far correre il rischio di perdere di vista le finalità della legge e l'interesse generale della collettività". Dalla sua evidente ovvietà non parrebbero doversi temere indebite "intrusioni" nell'autonomia e nell'indipendenza del Magistrati. Purtroppo, però, potrebbe non essere così.
Nella circolare in preparazione presso la VII commissione del CSM, infatti, sarebbe previsto un rilevante aumento e accentramento dei poteri in capo ai procuratori ai danni dell'indipendenza dei singoli pubblici ministeri (ad esempio, assegnare e revocare, senza provvedimento motivato, un'inchiesta, con divieto per il pm di ricorrere agli organi di autogoverno, decidere insidacabilmente sui provvedimenti cautelari richiesti dal pm, ecc).
E siccome i capi degli uffici sono quelli più "vicini" alle esigenze, anche meno nobili, della poitica, chi assicurerebbe che da parte di questi non potrà esserci una "particolare attenzione" contro un pm scomodo perchè sta indagando su un politico o su un capomafia o su un colletto bianco in genere?.
Il PdR ignora questo lavoro? E se lo conosce, non era opportuno un suo accenno, atteso che da più parti ne è stata segnalata l'incompatibilità col principio-cardine del nostro ordinamento che assoggetta il Magistrato soltanto al dettato della legge? Non gli si vuole naturalmente mancare di rispetto, ma il cattivo pensiero che il suo silenzio possa essere visto come un indiretto assist a quanto in gestazione è tremendamente difficile da scacciare.
Certi caratteri organizzativi della giurisdizione (con una completa gerarchizzazione) erano propri di un periodo rivelatosi massimamente infausto e catastrofico per il Paese. Sarebbe da evitare accuratamente ogni eventuale possibile "collegamento" con quanto si sta, in questi giorni, malauguratemente approntando, per "avvicinarci" a quel periodo, da parte dei c.d. rappresentanti del popolo sovrano attualmente in carica.
alexandertwo 14 ottobre 2017 alle 16:53
Mi permetta di citare, gentile sig.a Maddale Na, per rappresentare la situazione in cui Lei si è inguiata, ed anche per sdrammatizzare un po' questo ormai noioso ping-pong, due adagi-battute, in uso dalle mie parti, consistenti in frasi che si "mettono in bocca" a una persona un po' portata ad ingigantire oltre ogni ragionevole misura e realtà fatti o previsioni: a) "è um mare casa mia quando che piove": b) "aiutami lingua mia se no ti taglio".
P.S. Quanto alle "decine e decine" di (supposti) articoli, sarebbe sufficiente indicare qualche testata (o gli autori) e le date degli di quelli in cui si denunciano quelle avvenute nefandezze..
alexandertwo 14 ottobre 2017 alle 17:05
Errata corrige post h. 16,53: l'ultima parola della prima riga è "inguaiata". Mi scuso.
Francesco Messina, giudice Trani 14 ottobre 2017 alle 19:03
E' buona regola commentare casi, anche giurisprudenziali, di cui si ha una conoscenza diretta o, comunque, precisa degli atti procedimentali.
Di conseguenza, fare valutazioni sulla base di notizie giornalistiche, spesso parziali o non corrette, non è scelta avveduta.
Quanto, poi, alla necessità della adeguata motivazione del giudice dei provvedimenti che egli emette, la sentenza della Corte di Cassazione che ho indicato serve proprio a comprendere che, di regola, i provvedimenti dei giudici sono correttamente motivati.
Infatti, il Supremo Collegio interviene proprio per segnalare e correggere metodi o prassi difformi rispetto alla legge.
Sé fosse vero il contrario, non avrebbe senso l'intervento del giudice di legittimità.
Né va dimenticato che molte pronunce della Corte di Cassazione sono confermative delle tecniche argomentative dei giudici di merito circa i provvedimenti che emettono, così da portare al rigetto delle relative impugnazioni.
Maddale Na 15 ottobre 2017 alle 08:12
Insomma, quando si parla di provvedimenti giudiziari, la logica, secondo Qualcuno, dovrebbe essere questa:
a) se si tratta di notizie date dai giornali, è buona regola astenersi dal commentare perché di quei casi NON SI HA UNA CONOSCENZA DIRETTA o comunque precisa degli atti procedimentali e di conseguenza fare valutazioni sulla base di notizie giornalistiche, spesso parziali o non corrette, non è scelta avveduta;
b) quando di quei casi riferiscono direttamente sentenze della Cassazione, che hanno “cassato” provvedimenti di giudici di merito (e il termine "cassare", usato dai Codici, dà l’idea di una matita blu che traccia delle enormi ICS sui fogli in cui sono racchiusi i provvedimenti), la regola rimane la stessa: MEGLIO NON PARLARNE.
Sarà questo il motivo per cui i miei reiterati inviti a commentare la sentenza della Cassazione n. 46792, dell’11/10/2017 sono caduti miseramente nel vuoto.
Francesco Messina, giudice Trani 15 ottobre 2017 alle 12:42
Anonimo del 15 ottobre 2017, ore 8.12, la logica è proprio quella: si parla e si scrive per conoscenza diretta e approfondita, e non per sentito dire o basandosi su superficiali notizie giornalistiche, specie se esse riguardano l'ambito giudiziario.
È una "logica" che s'insegna e s'impara a scuola.
Quanto al resto, è anche possibile che i lettori abbiano già compreso quale sia il rapporto "regola-eccezione" tra provvedimenti correttamente motivati (regola) e non correttamente motivati (eccezione).
E che piuttosto che commentare la sentenza da lei citata (che conferma esattamente quanto sopra) vogliano fare altro.
alexandertwo 15 ottobre 2017 alle 14:16
Faccio fatica a comprendere, gentile sig.a (?) Maddale Na, la sua perdurante insistenza nel chiedere un commento della sentenza n. 46792. Mantenere opinioni personali diversificate sugli stessi atti e avvenimenti è pienamente legittimo e da accettare senza remore, ma negareo non riconoscere l'evidenza della realtà, a mio parere, è tutt'altro discorso.
Ora, Lei ci mette al corrente, il 12 c.m., di questa sentenza, emessa il giorno precedente dalla Cassazione, fornendo il link della fonte in cui è riportata la "notizia" della decisione. Dal link è possibile leggere soltanto l'incipit dell'articolo (di tal Francesco Machina Grifeo), di cui Lei sostanzialmente evidenzia i passi salienti nel suo intervento. Per poter leggere l'articolo giornalistico (ripeto, solo l'articolo) nella sua interezza si deve essere abbonati a "Guida del Diritto". Quindi, anche se io fossi stato un abbonato, al massimo, avrei potuto leggere l'articolo di questo giornalista e non anche il testo del dispositivo della sentenza nè, tanto meno, le motivazioni della stessa, La limitatezza degli elementi da Lei riportati, inoltre, mi induce a ritenere che neanche Lei sembrerebbe aver letto per intero l'articolo di Grifeo.
Quindi, mi permetto di osservare che le considerazioni contenute nell'ultimo intervento del dr. Francesco Messina, qui nel blog, non solo hanno una indiscutibile valenza di carattere generale (e quindi risultano pienamente apprezzabili e sottoscrivibili), ma sono particolarmente "centrate" riguardo a questo caso specifico, dove si è in presenza di un mero articolo di stampa, per giunta neanche fruibile per intero.
Maddale Na 15 ottobre 2017 alle 17:17
Gent.mo Sig. alexandertwo, mi spiace deluderLa, ma io ho fatto di più che leggere l’articolo che richiamava la sentenza sulla rivista giuridica specializzata “Guida al Diritto”. Ho letto la sentenza per esteso. Lo si può fare andando sul CED, il sito che pubblica tutte le sentenze civili e penali, e altro ancora della Corte di Cassazione. Non potendola riportare per intero per ragioni di spazio, Le riporto, tra virgolette, la parte conclusiva della sentenza stessa che, dopo aver fatto riferimento alla TRASCRIZIONE INTEGRALE da parte del GIP di circa 90 pagine tratte dalla complessiva richiesta del p.m, così prosegue: “Merita, dunque, di essere condivisa la censura difensiva in ordine al carattere MERAMENTE APPARENTE DELLA MOTIVAZIONE di cui trattasi, non aggirabile sulla base della VALUTAZIONE MERAMENTE NOMINALISTICA effettuata dal Tribunale, che, all'esito dell'affermata legittimità del ricorso alla MOTIVAZIONE PER RELATIONEM, ha ravvisato l'esistenza, nel provvedimento genetico, di un apparato motivazionale "ineccepibile sotto il profilo formale", senza tuttavia rappresentare i passaggi concreti che sarebbero significativi dell'autonomo apprezzamento compiuto dal g.i.p. E, ANZI, RICONOSCENDO LA SINTOMATICA CARENZA DEL PROVVEDIMENTO MEDESIMO, sul piano della rappresentazione delle esigenze cautelari, "affidata a poche righe di stile"“.
Con il che si apprende che i provvedimenti cassati dalla Cassazione sono stati addirittura due: quello di applicazione della custodia cautelare in carcere del GIP e quello confermativo della legittimità dell’ordinanza custodiale del GIP emesso dal Tribunale del Riesame.
alexandertwo 16 ottobre 2017 alle 10:05
Prendo atto, gentile sig.a (?) Maddale Na che la mia supposizione non era corretta e me ne scuso. Comunque, stando così le cose, poteva indirizzare direttamente al CED della Cassazione, invece che al fuorviante link dell'articolo di presentazione. Si sarebbe evitato questo un po' stucchevole batti e ribatti. Nel merito, credo che la decisione non necessiti di ulteriori commenti e possa pienamente rientrare nella casistica giustamente evidenziata dal dr. Messina (19 ottobre, h. 19,03), anche per il riferimento ad altra sentenza della Suprema Corte ivi richiamata.
alexandertwo 16 ottobre 2017 alle 14:55
Riguardo al blog "Spataro, ecco mio figlio", dove Lei, gentile dott.ssa Milella, aveva osservato più che giustamente che la lettera del procuratore, parlando "da sola", non necessitasse di commenti, non posso non evidenziare come purtroppo molti "allievi" siano attratti dal seguire più frequentemente... i cattivi maestri.
Ma, forse, si tratta solo dell'ennesima conferma della validità dell'aforisma di Oscar Wilde, secondo il quale "è meglio tacere e sembrare... .".

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