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Timestamp: 2020-05-26 05:43:57+00:00

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Esproprio terreno, comunicazioni | Sentenze
Esproprio terreno, comunicazioni
Scritto il Novembre 23, 2016 Novembre 23, 2016 da sentenze
Esproprio terreno, comunicazioni: le regole da seguire.
…In data 21 settembre 2011 l’Amministrazione comunale di Pollica ha disposto l’espropriazione definitiva di un terreno sito nella frazione di Acciaroli del Comune di Pollica (fol. nr. omissis, p.lla nr. omissis) originariamente di proprietà del signor Omissis, poi trasferito alla sua morte, per successione ereditaria, ai signori Omissis, Omissis ed Omissis, al fine di realizzarvi una strada di accesso al mare e un parcheggio pubblico.
Con ricorso al T.A.R. della Campania, gli odierni ricorrenti, a loro volta eredi del signor Omissis e, in quanto tali, comproprietari del terreno espropriato, hanno impugnato gli atti del procedimento ablatorio, contestandone la legittimità per violazione di legge ed eccesso di potere sotto plurimi profili.
In particolare i signori Omissis, da sempre residenti negli U.S.A., hanno dichiarato di essere venuti solo occasionalmente a conoscenza della procedura di esproprio in questione, non avendo mai ricevuto comunicazione dei relativi atti (atto di imposizione del vincolo preordinato all’esproprio, atto dichiarativo della pubblica utilità, atto di determinazione dell’indennità espropriativa, decreto di esproprio) e, a tal proposito, hanno lamentato la violazione di tutte le prerogative partecipative tassativamente prescritte dal d.P.R. 8 giugno 2001, nr. 327, a garanzia dei diritti degli espropriati, oltre a ulteriori profili di illegittimità dei provvedimenti impugnati.
Il T.A.R. della Campania, con la sentenza in epigrafe, ha respinto il ricorso, valutando infondate le diverse censure mosse dai signori Omissis agli atti del procedimento ablatorio.
Più specificamente il giudice di primo grado, in ordine alle doglianze relative alla violazione delle garanzie partecipative, ha rilevato dapprima che, tenuto conto del mancato censimento degli odierni ricorrenti agli atti del Comune, la notifica degli atti della procedura espropriativa era stata correttamente fatta alla signor Omissis, procuratrice speciale dei ricorrenti, come da dichiarazione di successione presentata dalla medesima presso l’Ufficio del Registro di Roma.
In secondo luogo, il T.A.R. ha precisato che – stante l’inammissibilità delle doglianze relative al P.R.G. per tardività delle stesse rispetto alla data in cui si era perfezionata la pubblicazione del piano (sessantesimo giorno dalla pubblicazione ai sensi dell’art. 10 della legge 17 agosto 1942, nr. 1150) – il vincolo espropriativo doveva ritenersi valido ed efficace, per cui la partecipazione dei ricorrenti al procedimento si sarebbe potuta esplicare solo con riferimento alle modalità realizzative dell’opera; in assenza però di evidenze dei ricorrenti sulle concrete caratteristiche dell’intervento, il Tribunale ha ritenuto non invalidante il vizio partecipativo in questione….
La pronuncia del Consiglio di Stato:
L’art. 10, l. nr. 1150/1942, secondo l’interpretazione preferibile, fonda una presunzione juris et de jure di conoscenza del contenuto del P.R.G. (legata al deposito presso il Comune e alla libera visione del pubblico di tutti gli atti del procedimento di formazione del piano) e ben si giustifica in ragione delle esigenze di certezza e di inoppugnabilità delle scelte urbanistiche una volta decorso il termine, uguale per tutti i cittadini, di impugnazione del piano.
Una notifica individuale è necessaria per le sole varianti “puntuali” che incidono direttamente e in modo singolare su di un determinato e specifico suolo, imprimendovi un vincolo espropriativo, ma non anche qualora il vincolo discenda dallo strumento urbanistico generale, laddove si presume che l’apporto degli interessati si sia esplicato a monte, nella fase di formazione del piano, attraverso gli strumenti partecipativi predisposti in via generale (osservazioni, opposizioni etc.).
L’atto di imposizione del vincolo espropriativo, determinando di per sé solo un vulnus al diritto dominicale sul suolo, è immediatamente lesivo e deve essere quindi impugnato immediatamente (ragion per cui l’ordinamento predispone in favore dei privati autonomi strumenti di intervento e partecipazione già in tale fase).
In virtù della disposizione di cui all’art. 3, comma 2, del d.P.R. nr. 327/2001, secondo cui “…Tutti gli atti della procedura espropriativa, ivi incluse le comunicazioni ed il decreto di esproprio, sono disposti nei confronti del soggetto che risulti proprietario secondo i registri catastali, salvo che l’autorità espropriante non abbia tempestiva notizia dell’eventuale diverso proprietario effettivo”, resta esente da censure l’operato della p.a. espropriante, quando questa abbia notificato i propri atti a chi risulti proprietario dai dati catastali, salvo che non sia documentato che essa avesse conoscenza del diverso proprietario effettivo.
Tale principio risulta altresì confermato dal diffuso – e condivisibile – indirizzo di primo grado per cui, una volta effettuata la notifica all’intestatario catastale, l’Amministrazione non è tenuta a svolgere ricerche per accertare l’identità dell’eventuale proprietario effettivo, quand’anche apprenda che questi possa esistere.
Nonostante sia jus receptum che l’Amministrazione non abbia sempre l’obbligo di effettuare la comunicazione dei propri atti ai relativi destinatari nelle forme proprie della notificazione degli atti giudiziari, la comunicazione degli stessi deve comunque avvenire con modalità idonee a portare a conoscenza del destinatario la determinazione assunta dalla p.a.
…Ciò premesso, il particolare rigore delle norme in materia di partecipazione contenute nella disciplina in materia espropriativa, giustificato dall’incidenza particolarmente negativa sulla sfera giuridica dei privati del procedimento ablatorio, avrebbe imposto certamente un maggiore onere di diligenza in capo al Comune; di modo che non appare destituita di fondatezza la prospettazione attorea secondo cui nella specie si sarebbe dovuta seguire per analogia la procedura di cui al ricordato art. 142 cod. proc. civ.
Al riguardo, è sufficiente rilevare che dalla dichiarazione di successione del signor Omissis versata in atti – e certamente, come si è detto, nota all’Amministrazione comunale – era dato evincere l’indirizzo preciso degli odierni istanti negli U.S.A. (“New York, Omissis, Omissis”), in modo da rendere tutt’altro che impraticabile la strada suindicata.
Né tale conclusione poteva essere esclusa sulla base della richiamata procura speciale rilasciata in favore della signora Omissis, atteso che il precitato art. 142 cod. proc. civ. esclude le speciali forme di notifica ivi previste solo in presenza di una procura generale ex art. 77 cod. proc. civ.)….
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Consiglio di Stato sentenza n. 4890 22 novembre 2016
della sentenza del T.A.R. della Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione Prima, nr. 1155/2015, depositata in Segreteria in data 26 maggio 2015, che ha respinto il ricorso nr. 1123/2012 promosso dagli odierni appellanti per l’annullamento, previa sospensione: 1) del decreto prot. nr. 8304 del 21 settembre 2011, a firma del Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Pollica, con cui è stata disposta l’espropriazione definitiva del terreno di proprietà dei ricorrenti; 2) della nota prot. nr. 8550 del 28 settembre 2011, di determinazione, tra l’altro, della relativa indennità di esproprio; 3) del provvedimento prot. nr. 4362 del 10 maggio 2011, con il quale il Responsabile dell’U.T.C. del Comune di Pollica ha disposto l’immissione in possesso del terreno di (com)proprietà dei ricorrenti (fol. nr. omissis, p.lla nr. omissis), in esecuzione di un precedente decreto di esproprio nr. 4358 del 10 maggio 2011; 4) del suddetto decreto di esproprio nr. 4358 del 10 maggio 2011 adottato dal Comune di Pollica; 5) del piano particellare di esproprio redatto nell’anno 2007; 6) della delibera di G.M. di Pollica nr. 75 del 15 maggio 2009, recante l’approvazione del progetto preliminare e definitivo dei lavori di realizzazione di un parcheggio pubblico scoperto alla via Nicotera della frazione Acciaroli, sul terreno di proprietà dei ricorrenti; 7) della deliberazione del Consiglio Comunale di Pollica nr. 5 del 30 aprile 2009, di approvazione del Programma Triennale delle OO.PP. 2009/2011 e del Piano annuale 2009; 8) ove occorra della progettazione preliminare e definitiva predisposta dai tecnici incaricati dall’Amministrazione comunale; 9) della deliberazione di G.M. nr. 138 del 4 ottobre 2005, recante l’approvazione dello studio di fattibilità dei lavori di cui trattasi; 10) del decreto del Dirigente della Comunità Montana “Alento Monte Stella” del 29 dicembre 2004, pubblicato sul B.U.R.C. nr. 3 del 17 gennaio 2005, di approvazione del P.R.G. del Comune di Pollica; 11) della delibera del Consiglio Comunale nr. 21 del 14 aprile 2001, di adozione del P.R.G.; 12) della delibera del Consiglio Comunale di Pollica nr. 60 del 12 agosto 2002 con la quale sono state esaminate le osservazioni al P.R.G.; 13) della delibera della Giunta Esecutiva della Comunità Montana “Alento Monte Stella” nr. 8667 del 21 luglio 2004, con la quale è stato approvato il P.R.G. del Comune di Pollica con le modifiche contenute negli elaborati definitivi vistati dal Responsabile dell’Ufficio di Piano dell’Ente; 14) del decreto del Servizio Urbanistica della Regione Campania nr. 623 del 2 novembre 2004, di ammissione al visto di conformità condizionato del P.R.G. di Pollica; 15) per quanto di ragione, dei pareri, espressi dall’Autorità di Bacino “Sinistra Sele” (delibera del Comitato Istituzionale nr. 30/2003), dal Comitato Tecnico Regionale (voto nr. 1574 del 15 gennaio 2004) e del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (autorizzazione prot. nr. 6730 del 24 maggio 2004); 16) di ogni altro atto presupposto, connesso e/o conseguente; nonché per il risarcimento di tutti i danni comunque connessi e derivanti dalla illegittima adozione degli atti impugnati.
I signori Omissis in Omissis, Omissis, Omissis e Omissis hanno appellato la sentenza con la quale la Sezione di Salerno del T.A.R. della Campania ha respinto il ricorso da loro proposto avverso gli atti di un procedimento ablatorio avente ad oggetto un terreno di loro comproprietà, che avevano acquisito in qualità di eredi del defunto signor Omissis.
L’impugnazione degli appellanti risulta affidata ai seguenti motivi:
1) error in iudicando; violazione e falsa applicazione del decreto legislativo 2 luglio 2010, nr. 104, e del d.P.R. 8 giugno 2001, nr. 327; eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, illogicità, sviamento (per avere la sentenza impugnata ritenuto insussistente il vizio di violazione delle garanzie partecipative prescritte dal d.P.R. nr. 327/2001 in virtù di un documento – procura speciale rilasciata in favore della signora Omissis – non depositato né mai prodotto in giudizio, e inoltre per aver escluso il vizio partecipativo con riferimento all’atto impositivo del vincolo espropriativo, stante la ritenuta tardività dell’impugnazione dello stesso, e per aver ritenuto detto vizio comunque irrilevante ex art. 21-octies, comma 2, della legge 7 agosto 1990, nr. 241, con riferimento agli altri atti della proceduta ablatoria);
2) error in iudicando; violazione e falsa applicazione del d.lgs. nr. 104/2010, del d.P.R. nr. 327/2001 e della legge nr. 241/1990; eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, illogicità, sviamento (per avere la sentenza impropriamente e contraddittoriamente sovrapposto gli istituti giuridici del rinnovo e della correzione di errore materiale nel valutare il riavvio della procedura espropriativa da parte del Comune di Pollica);
3) error in iudicando; violazione e falsa applicazione del d.lgs. nr. 104/2010, del d.P.R. nr. 327/2001 e della legge nr. 241/1990; eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, illogicità, sviamento (per avere la sentenza erroneamente interpretato le censure relative all’illegittimità del decreto di esproprio sollevate dai ricorrenti con il ricorso originario, avendo essi sostenuto l’illegittimità del decreto sul presupposto che la delibera di G.M. nr. 75 del 2009 concernesse l’approvazione di un progetto diverso rispetto a quello poi effettivamente realizzato, e non sul presupposto differente della revoca e/o dell’annullamento di detta delibera);
4) error in iudicando; violazione e falsa applicazione del d.lgs. nr. 104/2010, del d.P.R. nr. 327/2001, della legge nr. 241/1990, della legge 17 agosto 1942, nr. 1150, e della legge regionale della Campania 22 dicembre 2004, nr. 16; eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, illogicità, sviamento (per avere la sentenza impugnata erroneamente ritenuto tardiva l’impugnazione del P.R.G.);
5) error in iudicando; violazione e falsa applicazione del d.lgs. nr. 104/2010, del d.P.R. nr. 327/2001, della legge nr. 241/1990, della legge nr. 1150/1942 e della l.r. nr. 16/2004; eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, illogicità, sviamento (per avere la sentenza erroneamente invocato per relationem le argomentazioni rese dal medesimo T.A.R. nella pronuncia n. 599 del 2013 con riferimento al punto 7 del ricorso originario);
6) error in iudicando; violazione e falsa applicazione del d.lgs. nr. 104/2010, del d.P.R. nr. 327/2001, della legge nr. 241/1990, della legge nr. 1150/1942 e della l.r. nr. 16/2004; eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, illogicità, sviamento (per avere la sentenza erroneamente invocato per relationem le argomentazioni rese dal medesimo T.A.R. nella citata pronuncia nr. 599 del 2013 con riferimento ai punti 8-23 del ricorso originario);
7) error in iudicando; violazione degli artt. 12 e ss. del d.P.R. nr. 327/2001 e succ. mod., dell’art. 35 della l.r. nr. 16/2004, degli artt. 93 e ss. del d.lgs. 12 aprile 2006, nr. 163, dell’art. 12 della legge regionale della Campania 27 febbraio 2007, n. 3, degli artt. 13 e 16 della legge 2 febbraio 1974, nr. 64; violazione del giusto procedimento; eccesso di potere per arbitrarietà, erroneità, difetto dei presupposti e di istruttoria, illogicità, ingiustizia manifesta, sviamento (per avere la sentenza omesso di esaminare profili rilevanti delle censure sollevate dai ricorrenti con il ricorso originario);
8) error in iudicando; violazione degli artt. 8, 9 e ss. del d.P.R. nr. 327/2001 e succ. mod., dell’art. 35 della l.r. nr. 16/2004; violazione del giusto procedimento; eccesso di potere per difetto dei presupposti, arbitrarietà, erroneità, perplessità, sviamento; violazione dell’art. 3 della legge nr. 241/1990, per carenza assoluta di motivazione (per non avere la sentenza valutato contestualmente le censure sollevate dai ricorrenti con il ricorso originario).
Si è costituito in giudizio il Comune di Pollica, il quale si è motivatamente opposto all’accoglimento del gravame, chiedendo la conferma della sentenza impugnata.
All’udienza del 6 ottobre 2016, la causa è stata trattenuta in decisione.
1. In data 21 settembre 2011 l’Amministrazione comunale di Pollica ha disposto l’espropriazione definitiva di un terreno sito nella frazione di Acciaroli del Comune di Pollica (fol. nr. omissis, p.lla nr. omissis) originariamente di proprietà del signor Omissis, poi trasferito alla sua morte, per successione ereditaria, ai signori Omissis, Omissis ed Omissis, al fine di realizzarvi una strada di accesso al mare e un parcheggio pubblico.
2. Il T.A.R. della Campania, con la sentenza in epigrafe, ha respinto il ricorso, valutando infondate le diverse censure mosse dai signori Omissis agli atti del procedimento ablatorio.
In secondo luogo, il T.A.R. ha precisato che – stante l’inammissibilità delle doglianze relative al P.R.G. per tardività delle stesse rispetto alla data in cui si era perfezionata la pubblicazione del piano (sessantesimo giorno dalla pubblicazione ai sensi dell’art. 10 della legge 17 agosto 1942, nr. 1150) – il vincolo espropriativo doveva ritenersi valido ed efficace, per cui la partecipazione dei ricorrenti al procedimento si sarebbe potuta esplicare solo con riferimento alle modalità realizzative dell’opera; in assenza però di evidenze dei ricorrenti sulle concrete caratteristiche dell’intervento, il Tribunale ha ritenuto non invalidante il vizio partecipativo in questione.
Il T.A.R. ha poi respinto le altre censure sollevate dai ricorrenti rinviando per la maggior parte di esse alle argomentazioni rese dallo stesso nella sentenza nr. 599 del 2013, pronunciata su ricorso della signora Omissis e avente ad oggetto le medesime questioni (sentenza poi confermata in appello da questa Sezione con decisione nr. 4283 del 26 agosto 2014).
3. Con l’odierno appello, gli originari ricorrenti insorgono avverso le predette conclusioni del T.A.R. Campania, lamentando diversi profili di erroneità della sentenza.
3.1. In particolare gli istanti, con il primo motivo di gravame, contestano l’erroneità della pronuncia del T.A.R. nella parte in cui ha ritenuto superabili i vizi di omessa notificazione ai ricorrenti per mezzo della presunta procura speciale della signora Omissis, alla quale erano stati notificati gli atti del procedimento ablatorio.
Rilevano a tal proposito gli appellanti che:
– la procura non è mai stata depositata né prodotta in giudizio, per cui non se ne può conoscere né l’oggetto preciso né la valenza giuridica;
– la procura, in quanto speciale, avrebbe esaurito i suoi effetti tipici con la presentazione da parte della signora Omissis all’Ufficio del Registro di Roma della dichiarazione di successione.
Ciò chiarito, i ricorrenti negano che la comunicazione degli atti espropriativi alla signora Omissis possa equivalere giuridicamente all’adempimento degli obblighi partecipativi nei loro confronti.
Sostengono inoltre gli stessi che il Comune, non avendo deciso di ricorrere alla notifica di favore al soggetto risultante proprietario catastale (prevista dall’art. 3, comma 2, d.P.R. nr. 327/2001), avrebbe dovuto notificare gli atti della procedura ablatoria a tutti gli eredi e non soltanto ad alcuni di essi. A tal proposito l’Amministrazione avrebbe dovuto compiere tutte le necessarie verifiche per l’individuazione degli eredi presso gli uffici competenti, facendo ricorso all’uopo al procedimento di notifica previsto dagli artt. 142 e 143 cod. proc. civ.
3.2. Per quel che concerne la pronuncia di inammissibilità per tardività delle doglianze relative alla disciplina del P.R.G., gli appellanti, con il quarto motivo di gravame, eccepiscono l’assenza di tardività, sostenendo che:
– l’interesse a impugnare la previsione vincolativa urbanistica si concretizza solamente quando questa viene portata ad esecuzione con l’adozione del decreto di esproprio;
– l’art. 11 del d.P.R. nr. 327/2001, che impone all’Amministrazione di comunicare agli interessati l’atto da cui discende il vincolo preordinato all’esproprio, introduce una forma di comunicazione speciale che supera la disposizione generale di cui all’art. 10, comma 6, l. nr. 1150/1942.
3.3. Infine gli odierni appellanti rilevano ulteriori profili di illegittimità della pronuncia del T.A.R. (impropria sovrapposizione tra il procedimento di rinnovazione e la correzione di errore materiale operata dal T.A.R. nel valutare il riavvio della procedura espropriativa da parte del Comune; erronea interpretazione delle censure sollevate con il ricorso originario dai ricorrenti; erroneità del rinvio operato dal T.A.R. alle argomentazioni della sentenza nr. 599/2013; mancato esame da parte del T.A.R. di alcuni aspetti ritenuti rilevanti per la decisione; mancato esame contestuale di alcune censure).
3.4. Il Comune di Pollica, nelle difese svolte nel presente grado, ha peraltro lasciato sullo sfondo la questione della procura speciale rilasciata dagli odierni istanti in favore di altra coerede in sede di dichiarazione di successione, limitandosi a sostenere di aver fatto tutto quanto in proprio potere per rendere edotti della procedura in itinere anche gli odierni appellanti, dei quali però non sarebbe riuscita a recuperare le tracce, e di non essere tenuta ex lege a svolgere alcuna ulteriore attività per reperirli.
4. Tutto ciò premesso, l’appello è fondato nei seguenti termini e limiti.
4.1. Innanzi tutto, per quanto concerne il primo motivo d’appello, col quale è reiterata la doglianza di violazione delle garanzie partecipative degli odierni istanti, occorre differenziare tra le varie fasi della procedura di esproprio, e in particolare tra:
a) l’atto impositivo del vincolo, nella specie costituito dal decreto di approvazione del P.R.G. di Pollica del 29 dicembre 2004;
b) i successivi atti della procedura ablatoria, e segnatamente la delibera nr. 75 del 15 maggio 2009 (di approvazione del progetto dell’opera pubblica con valore di dichiarazione di pubblica utilità), la nota prot. nr. 8550 del 28 settembre 2011 (di determinazione dell’indennità provvisoria di esproprio) e il decreto prot. nr. 8304 del 21 settembre 2011 (che ha disposto l’esproprio del suolo per cui è causa).
4.1.1. Quanto al primo atto, la censura va esaminata congiuntamente a quella riprodotta col quarto motivo, relativa alla declaratoria di tardività dell’impugnazione del P.R.G.
Al riguardo va condivisa la conclusione del T.A.R. sulla tardività dell’impugnazione del piano, stante la proposizione del ricorso ben oltre il sessantesimo giorno dalla pubblicazione dallo stesso ai sensi dell’art. 10, l. nr. 1150/1942.
Quest’ultima disposizione, secondo l’interpretazione preferibile, fonda una presunzione juris et de jure di conoscenza del contenuto del P.R.G. (legata al deposito presso il Comune e alla libera visione del pubblico di tutti gli atti del procedimento di formazione del piano) e ben si giustifica in ragione delle esigenze di certezza e di inoppugnabilità delle scelte urbanistiche una volta decorso il termine, uguale per tutti i cittadini, di impugnazione del piano.
Né si può ritenere, come sostengono gli odierni appellanti, che nella specie occorresse una notifica individuale del provvedimento di approvazione dello strumento urbanistico ai proprietari che, come loro, risultassero incisi da previsioni vincolistiche; la giurisprudenza infatti ritiene tale notifica individuale necessaria per le sole varianti “puntuali”, che incidono direttamente e in modo singolare su di un determinato e specifico suolo, imprimendovi un vincolo espropriativo (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. VI, 3 marzo 2014, nr. 965; id., 15 dicembre 2009, nr. 7963), ma non anche qualora il vincolo discenda dallo strumento urbanistico generale, laddove si presume che l’apporto degli interessati si sia esplicato a monte, nella fase di formazione del piano, attraverso gli strumenti partecipativi predisposti in via generale (osservazioni, opposizioni etc.).
Né in senso contrario può invocarsi, come vorrebbero gli odierni appellanti, la disciplina speciale del T.U. espropri: infatti, il comma 5 del richiamato art. 11, d.P.R. nr. 327/2001 espressamente statuisce: “…Salvo quanto previsto dal comma 2 [che disciplina la comunicazione di avvio del procedimento impositivo del vincolo], restano in vigore le disposizioni vigenti che regolano le modalità di partecipazione del proprietario dell’area e di altri interessati nelle fasi di adozione e di approvazione degli strumenti urbanistici”; pertanto resta fermo il disposto dell’art. 10 della l. nr. 1150/1942 e quanto ritenuto dalla giurisprudenza in ordine alla pubblicazione e alla relativa decorrenza del termine per l’impugnazione del piano.
Al riguardo, non può convenirsi con l’assunto di parte appellante secondo cui l’interesse all’impugnazione della prescrizione vincolistica sarebbe sorto solo a valle della procedura di esproprio: infatti, è pacifico che l’atto di imposizione del vincolo espropriativo, determinando di per sé solo un vulnus al diritto dominicale sul suolo, è immediatamente lesivo e deve essere quindi impugnato immediatamente (ragion per cui l’ordinamento predispone in favore dei privati autonomi strumenti di intervento e partecipazione già in tale fase).
In definitiva, se anche non dovesse dubitarsi dell’assunto degli appellanti secondo cui nella presente fattispecie l’omissione delle garanzie partecipative ha riguardato anche la fase iniziale di imposizione del vincolo espropriativo, in sede di formazione del P.R.G. comunale, tale vizio avrebbe dovuto comunque esser fatto valere attraverso una tempestiva impugnazione dello strumento urbanistico generale.
Pertanto, in parte qua l’appello va respinto e la sentenza impugnata merita conferma.
4.1.2. Al contrario, relativamente ai successivi atti della procedura espropriativa, l’appello si appalesa fondato.
Al riguardo, viene in rilievo il richiamato art. 3, comma 2, del d.P.R. nr. 327/2001, secondo cui: “…Tutti gli atti della procedura espropriativa, ivi incluse le comunicazioni ed il decreto di esproprio, sono disposti nei confronti del soggetto che risulti proprietario secondo i registri catastali, salvo che l’autorità espropriante non abbia tempestiva notizia dell’eventuale diverso proprietario effettivo”.
In virtù di tale disposizione, secondo consolidata giurisprudenza, resta esente da censure l’operato della p.a. espropriante, quando questa abbia notificato i propri atti a chi risulti proprietario dai dati catastali, salvo che non sia documentato che essa avesse conoscenza del diverso proprietario effettivo (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 6 marzo 2015, nr. 1139; id., 4 febbraio 2014, nr. 505).
Nel caso di specie però, come correttamente rilevato dagli appellanti, l’Amministrazione ha fin da subito mostrato di aver conoscenza dell’avvenuto decesso del signor Omissis: difatti, pur risultando costui ancora intestatario catastale del suolo de quo, l’Amministrazione non ha notificato a lui gli atti della procedura espropriativa (come pure sarebbe stata legittimata a fare alla stregua della disposizione testé citata), bensì agli eredi o, meglio, solo ad alcuni di essi, e non agli odierni istanti.
Ciò premesso, non essendo stata seguita la via maestra della notifica all’intestatario catastale e stante la mancata notifica agli altri eredi, l’intero operato dell’Amministrazione risulta viziato dalla conseguente violazione delle garanzie partecipative degli interessati.
Né, peraltro, nel caso di specie sarebbe stata applicabile la disciplina relativa al decesso del proprietario catastale contenuta nell’art. 16, comma 8, del più volte citato d.P.R. nr. 327/2001, la quale afferisce al solo caso in cui “non risulta il proprietario attuale”, mentre nel caso di specie gli eredi dell’intestatario erano ben identificati (e, difatti, il Comune correttamente non ha fatto applicazione della detta disposizione).
4.1.3. Se, poi, ci si chiede se e quali attività l’Amministrazione avrebbe potuto (e dovuto) porre in essere per assolvere ai propri obblighi di comunicazione, è a dirsi che dalla documentazione in atti non si trae affatto conferma dell’assunto di parte appellata circa una sostanziale “inesigibilità” di qualsiasi altra condotta.
Ed invero, nonostante sia jus receptum che l’Amministrazione non abbia sempre l’obbligo di effettuare la comunicazione dei propri atti ai relativi destinatari nelle forme proprie della notificazione degli atti giudiziari (cfr. Cons. Stato, sez. V, 15 aprile 2004, nr. 2156; C.g.a.r.s., 29 novembre 1999, nr. 609), la comunicazione degli stessi deve comunque avvenire con modalità idonee a portare a conoscenza del destinatario la determinazione assunta dalla p.a.
Ciò premesso, il particolare rigore delle norme in materia di partecipazione contenute nella disciplina in materia espropriativa, giustificato dall’incidenza particolarmente negativa sulla sfera giuridica dei privati del procedimento ablatorio, avrebbe imposto certamente un maggiore onere di diligenza in capo al Comune; di modo che non appare destituita di fondatezza la prospettazione attorea secondo cui nella specie si sarebbe dovuta seguire per analogia la procedura di cui al ricordato art. 142 cod. proc. civ.
Né tale conclusione poteva essere esclusa sulla base della richiamata procura speciale rilasciata in favore della signora Omissis, atteso che il precitato art. 142 cod. proc. civ. esclude le speciali forme di notifica ivi previste solo in presenza di una procura generale ex art. 77 cod. proc. civ.).
Pertanto, in parte qua l’appello va accolto.
4.2. Poiché peraltro l’accertata violazione delle garanzie partecipative comporta il travolgimento dell’intera procedura ablatoria in via derivata, l’accoglimento della prima censura determina l’assorbimento degli ulteriori motivi d’appello.
5. In conclusione, sulla scorta dei superiori rilievi, s’impone una pronuncia di riforma parziale della sentenza in epigrafe, con l’accoglimento parziale delle doglianze articolate in prime cure e il consequenziale annullamento dei soli atti relativi al procedimento ablatorio avviato nei confronti degli odierni istanti (si tratta, specificamente, degli atti indicati ai nn. 1, 2, 3, 4, 5 e 6 in epigrafe).
6. Sussistono, in considerazione della parziale soccombenza reciproca, giusti motivi per compensare tra le parti le spese del grado.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte e, per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado, nei limiti e con gli effetti di cui in motivazione.
sentenza n. 4890 22 novembre 2016
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References: sentenza 
 art. 142
 art. 142
 art. 77

Art. 42
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 sentenza 
 art. 21
 sentenza 
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 art. 11
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 art. 3
 art. 142
 art. 142
 art. 77
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