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Timestamp: 2020-08-15 14:46:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24010 del 12/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24010 del 12/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 12/10/2017, (ud. 04/05/2017, dep.12/10/2017), n. 24010
sul ricorso 11688-2014 proposto da:
IREN ENERGIA S.P.A. già IRIDE ENERGIA S.P.A. P.I. (OMISSIS), in
IREN S.P.A. già IRIDE ENERGIA S.P.A. P.I.(OMISSIS), in persona del
VESCI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati ATTILIO
BONINI, FABIOLA ZAMBON, giusta delega in atti;
EQUITALIA NOMOS S.P.A. ora EQUITALIA NORD S.P.A.;
mandatario della CARTOLARIZZAZIONE CREDITI INPS S.C.C.I. S.P.A. C.F.
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA
difeso dagli Avvocati ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE
MATANO, ESTER ADA SCIPLINO, EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO, giusta
delega in calce al ricorso notificato;
avverso la sentenza n. 1025/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 07/11/2013 R.G.N. 29/2012;
04/05/2017 dal Consigliere Dott. CAVALLARO LUIGI;
Con sentenza depositata il 7.11.2013, la Corte d’appello di Torino, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, condannava IREN Energia s.p.a. (già Iride Energia s.p.a.) a pagare all’INPS le somme da quest’ultimo richieste mediante iscrizione a ruolo e successiva notifica di cartella esattoriale a titolo di contributi dovuti per cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria nonchè per mobilità dei dipendenti con qualifiche di operai, impiegati e quadri, oltre accessori.
Contro tale statuizione ricorrono IREN Energia s.p.a. e, ad adiuvandum, IREN s.p.a. (già Iride s.p.a.), deducendo quattro motivi di censura, illustrati con memoria. L’INPS ha svolto difese orali in pubblica udienza, mentre la società concessionaria dei servizi di riscossione è rimasta intimata.
Con il primo e il secondo motivo di censura, le ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione del D.I.C.P.S. n. 869 del 1947, art. 3, comma 1, della L. n. 1115 del 1968, art. 2, della L. n. 164 del 1975, art. 1, del L. n. 270 del 1988, art. 4, della L. n. 142 del 1990, art. 22, del T.U. n. 267 del 2000, art. 113, della L. n. 448 del 2001, art. 35, del D.Lgs. n. 158 del 1995, art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 3, comma 28, del D.Lgs. n. 333 del 2003, art. 2, del L. n. 133 del 2008, art. 20,comma 2, degli artt. 2359 e 2112 c.c., e della L. n. 223 del 1991, art. 16, commi 1 – 2, nonchè motivazione illogica e insufficiente su un punto decisivo della controversia, per avere la Corte territoriale ritenuto che Iride Energia s.p.a., avendo natura di società per azioni a prevalente capitale pubblico, non potesse essere esentata dal pagamento dei contributi dovuti per cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria nonchè per mobilità dei dipendenti con qualifiche di operai, impiegati e quadri, come invece le imprese industriali degli enti pubblici, anche se municipalizzate, e dello Stato.
Con il terzo motivo, le ricorrenti lamentano violazione e falsa applicazione del D.I.C.P.S. n. 869 del 1947, art. 3, comma 1, della L. n. 223 del 1991, art. 16, commi 1-2, del R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 40, n. 2, del L. n. 133 del 2008, art. 20, commi 2, 3, 4, 5 e 6, e dell’art. 2112 c.c., per non avere la Corte di merito attribuito l’esenzione dal pagamento dei contributi oggetto del giudizio nonostante avesse accertato che Iride Energia s.p.a. era stata costituita a seguito di scorporo di ramo d’azienda di Iride s.p.a., che a sua volta era nata dalla fusione di AEM s.p.a. e AMGA s.p.a., entrambe scaturite dalla trasformazione in forma societaria delle corrispondenti aziende municipalizzate preposte all’erogazione dell’energia elettrica e del gas, che avevano goduto dell’esonero dai contributi oggetto del giudizio.
Con il quarto motivo, le ricorrenti si dolgono di violazione della L. n. 388 del 2000, art. 116, per non avere la Corte territoriale esaminato la richiesta di riduzione delle somme aggiuntive in applicazione dei commi 10 e/o 15 dell’art. cit., in considerazione delle sovrapposizioni normative e dei contrasti di giurisprudenza.
Ciò premesso, i primi tre motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono infondati.
Giudicando su fattispecie affatto sovrapponibile alla presente, questa Corte ha infatti avuto modo di ribadire che, anche successivamente all’entrata in vigore della L. n. 448 del 2001, art. 35, del D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 3, comma 28, e del D.L. n. 112 del 2008, art. 20, comma 2, (conv. con L. n. 133 del 2008), le società per azioni a prevalente capitale pubblico aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità, non potendo trovare applicazione l’esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici, trattandosi di società di natura essenzialmente privata, finalizzate all’erogazione di servizi al pubblico in regime di concorrenza, nelle quali l’amministrazione pubblica esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto privato, e restando irrilevante, in mancanza di una disciplina derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, la mera partecipazione pur maggioritaria da parte dell’ente pubblico (Cass. nn. 20818 e 20819 del 2013).
Considerato che gli arresti ultimi citati hanno chiarito che contrari argomenti non possono desumersi nemmeno dalla pregressa esenzione contributiva accordata all’Azienda Energetica Metropolitana di Torino, dante causa (invero remota) di Iride Energia s.p.a., dal momento che una corretta lettura dell’art. 2112 c.c., impone di circoscrivere esclusivamente ai diritti dei lavoratori l’oggetto della garanzia da esso accordata in caso di mutamento della figura soggettiva dell’imprenditore, non certo alle prerogative riconosciute dall’autorità amministrativa all’imprenditore medesimo, che dipendono dalla permanenza dei requisiti richiesti dalla legge per il loro riconoscimento (cfr. in termini Cass. n. 20818 e 20819 del 2013, p. 12 della parte motiva), resta da aggiungere che le suesposte conclusioni non possono essere scalfite nè dal D.Lgs. n. 148 del 2015, art. 10, il quale – per quanto qui interessa – ha espressamente previsto l’assoggettamento alla cassa integrazione (e alla relativa contribuzione) delle imprese industriali aventi ad oggetto la “produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas”, dal momento che la sua natura innovativa rispetto al quadro ordinamentale già esistente è già stata espressamente disconosciuta dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr. in tal senso Cass. nn. 9816 del 2016, 26016 e 26202 del 2015), nè a fortiori dal L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 309, il quale, nel far salvo dal novero delle abrogazioni previste dal D.Lgs. n. 148 del 2015, art. 46, D.I.C.P.S. n. 869 del 1947, art. 3, (a norma del quale “sono escluse dall’applicazione delle norme sulla integrazione dei guadagni degli operai dell’industria (…) le imprese industriali degli enti pubblici, anche se municipalizzate, e dello Stato”), ha semmai confermato la voluntas legis di escludere dall’area di operatività delle disposizioni concernenti l’integrazione salariale soltanto quei soggetti che possano qualificarsi come “imprese industriali dello Stato o di altri enti pubblici”, tra le quali, per le ragioni anzidette, non possono figurare le imprese gestite in forma di società a partecipazione pubblica (così Cass. nn. 7332 e 8704 del 2017, dove il richiamo a Cass. S.U. nn. 26283 del 2013 e 5491 del 2014).
E’ invece inammissibile il quarto motivo: è sufficiente sul punto rilevare che la richiesta di riduzione delle somme aggiuntive in applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 116, commi 10 e/o 15, è questione sulla quale la Corte di merito non risulta aver statuito e, non avendo parte ricorrente specificamente indicato in che modo essa sarebbe stata introdotta nel giudizio di merito, trascrivendo quanto meno nelle parti rilevanti gli atti processuali in cui essa sarebbe stata proposta, essa va ritenuta nuova e dunque inammissibile in sede di legittimità, involgendo un accertamento di fatto circa la sussistenza dei presupposti operativi delle disposizioni invocate (cfr. in tal senso Cass. n. 20518 del 2008).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 2
 art. 1
 art. 4
 art. 22
 art. 113
 art. 35
 art. 2
 art. 3
 art. 2
 art. 20
 art. 16
 art. 3
 art. 16
 art. 40
 art. 20
 art. 116
 art. 35
 art. 3
 art. 20
 Cass. 
 art. 10
 Cass. 
 art. 1
 art. 46
 art. 3
 Cass. 
 Cass. 
 art. 116
 Cass. 
 art. 13
 art. 13