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Timestamp: 2013-05-25 03:05:05+00:00

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Archivio per etichetta: 'reato'
Secondo la Quinta Sezione Penale della Cassazione, integra il reato di violenza privata, ed è dunque applicabile l’articolo 610 del Codice Penale, il comportamento del Direttore di una Asl che abusi del proprio ruolo per costringere le colleghe o le altre dipendenti, che rifiutano le sue continue “richieste indecenti, lusinghe e minacce”, in uno stato di vera e propria soggezione fisica e psicologica grazie a persecuzioni successive al rifiuto verso le avances sessuali.
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: articolo 610, avances, Cassazione 9225/2010, Cassazione V Sez. Penale, costringere, Diritto Penale, fare, lusinghe, minacce, minaccia, omettere, pena, reato, richieste indecenti, soggezione fisica, soggezione psicologica, tollerare, violenza, violenza privata | Scrivi un commento Questo articolo può essere citato così: "hermansji, Cassazione: avances e violenza privata,18 marzo 2010, 04:36, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
Grazie alla segnalazione di Enrica, apprendo dall’Espresso di oggi, notizia riportata anche dal blog di Stefano Quintarelli, dell’esistenza di una sentenza, forse del Tribunale Civile di Roma ma non sono riportati neppure gli estremi, che ha riconosciuto il diritto al rimborso in favore delle Edizioni Master per i bollini SIAE pagati dal 2004 a oggi.
Non ho sotto mano la sentenza e neppure gli estremi, quindi ho pochissimi elementi per ricostruire il percorso compiuto dal Giudice per giungere a conclusioni favorevoli per l’editore di Rende. Da quel poco che riferisce l’articolista dell’Espresso, deduco che il clima di fondo è ancora una volta la decisione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee dell’8 novembre del 2007 nel caso Schwibbert. Questa aveva invitato il giudice nazionale italiano a disapplicare tutte le regole che impongono l’obbligo di contrassegnare i supporti con il bollino SIAE prima di commercializzarli.
Del bollino mi ero già occupato segnalandovi il contrasto interpretativo della Cassazione sulla valenza penale del contrassegno nei reati a danno del diritto d’autore. Vi invito a leggere questi post:
1) Bollino SIAE e Cassazione n. 13810 del 2 Aprile 2008;
2) Ancora sul bollino SIAE;
Il precedente, di cui purtroppo sommariamente riporto la notizia, costituirebbe, invece, un caso di applicazione dei principi enunciati dalla Corte di Giustizia ai soli fini patrimoniali, ossia per il rimborso di quanto versato a ragione dei bollini.
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: abcdiritto, bollino, Cassazione 13810/2008, Cassazione 32064/2008, Cassazione III Sez. Penale, CD, contrassegno, Corte di Giustizia delle Comunità Europee, Diritto d'autore, DVD, Proprietà Intellettuale, reato, rimborso, Schwibbert, SIAE, stampa o stampato | Scrivi un commento Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, Diritto al risarcimento per i bollini SIAE,19 settembre 2008, 17:37, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
Secondo la Prima Sezione Penale della Cassazione, ad integrare il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone è sufficiente “utilizzare un pub per trasmettere musica, anche dal vivo, con impianti di diffusione ad alto volume in piena notte collocati all’esterno del locale”.
Vediamo da vicino l’articolo 659 del Codice Penale:
“Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a € 309.
Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.”
Leggendo con attenzione la norma, si può notare come vi siano due distinti titoli di reato. Da una parte abbiamo la condotta di arrecar disturbo al riposo ed alle occupazioni e dall’altra l’esercizio di un mestiere rumoroso, contrario a norme od a provvedimenti.
La sentenza in commento si occupa del primo caso e, rispetto ad esso, i giudici hanno ritenuto concreto il pericolo superando la stretta rilevanza delle proteste del vicinato, della presenza di criteri quali la media sensibilità e tollerabilità, nonché degli accertamenti sulla base dei parametri fissati dalle disposizioni a protezione dall’inquinamento acustico e delle soglie espresse in decibel.
In buona sostanza, contrariamente a quell’orientamento secondo il quale è sempre necessario un rigoroso accertamento tecnico, i giudici hanno ritenuto sufficienti elementi altri elementi probatori.
Per quanto riguarda l’elemento psicologico di questo reato, non è configurabile la colpa e per il dolo non serve l’intenzione di recare disturbo, ma è sufficiente la volontà di attuare quella determinata condotta.
Segue il testo della sentenza: (continua…)
Categoria: abcdiritto, diritto, giurisprudenza | Tags: abcdiritto, articolo 659, Cassazione 25716/2008, Cassazione I Sez. Penale, Diritto Penale, disturbo della quiete pubblica, karaoke, musica dal vivo, reato | 4 Commenti Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone,4 settembre 2008, 14:53, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
Ancora sul bollino SIAE
Si apre il contrasto interpretativo attorno al valore legale del bollino SIAE nei casi di illegittima duplicazione.
La Cassazione 32064, infatti, non condividendo la posizione espressa nella sentenza 13810/2008, secondo la quale il giudice nazionale, a seguito di quanto dedotto dalla Corte di Giustizia nel caso Schwibbert, è sempre tenuto a disapplicare l’obbligo di contrassegnare i supporti, puntualizza che la disapplicazione è possibile solo quando il bollino condizioni la libera circolazione dei prodotti e non quando assicuri una tutela più incisiva e pronta alle violazioni del diritto d’autore.
Per i giudici il bollino costituisce una regola di esperienza in grado di agevolare i consumatori a non subire frodi potendo distinguere il genuino dal prodotto contraffatto. Per la stessa presunzione distintiva viene adoperato come indizio dalla Polizia e dalla Magistratura nelle indagini.
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: abcdiritto, bollino, Cassazione 13810/2008, Cassazione 32064/2008, Cassazione III Sez. Penale, CD, contrassegno, Corte di Giustizia delle Comunità Europee, Diritto d'autore, DVD, Proprietà Intellettuale, reato, Schwibbert, SIAE | 2 Commenti Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, Ancora sul bollino SIAE,5 agosto 2008, 14:08, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
L’indagato ed i carichi pendenti nel concorso pubblico
Con la pronuncia in commento, la Quinta Sezione Penale della Cassazione, ricorda, quella che agli addetti ai lavori parrebbe un’ovvietà ma evidentemente non per i giudici della Corte d’Appello di Brescia, ossia, che vi è diversità non solo lessicale ma anche sostanziale tra la figura dell’indagato e quella dell’imputato.
Il primo, infatti, è il soggetto sottoposto ad indagini la cui posizione, per atto dovuto, è iscritta nel registro generale delle notizie di reato ma che potrebbe non affrontare mai il processo.
Il secondo è la persona a cui, al termine delle indagini, è attribuito il reato e contro la quale si esercita l’azione penale. E’ parte del processo o meglio è il processo perché la sua necessità pare scontata dal momento che non vi può essere un processo senza un imputato.
Indagato ed imputato non sono solo termini diversi ma costituiscono fasi separate e distinte: le indagini preliminari ed il processo.
Nel caso sottoposto all’attenzione della Cassazione, il candidato ad un pubblico concorso si era visto comminare una condanna per falsità ideologica in atto pubblico per aver certificato l’assenza di carichi pendenti poiché ignaro di essere indagato per il reato di minacce.
La Corte, annullando senza rinvio il giudizio di condanna, osserva come il concetto di “procedimento in corso” sia equivoco poiché “non si comprende se la P.A. richieda un’attestazione circa la pendenza dell’azione penale ovvero se chieda di essere informata circa le semplici iscrizioni”.
Osserva, inoltre, che non può rispondere di falsità ideologica il candidato che, pur indagato, attesti di non avere procedimenti penali poiché la “pendenza” è collegata all’esercizio dell’azione penale.
Segue il testo della pronuncia: (continua…)
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: abcdiritto, carichi pendenti, Cassazione V Sez. Penale, concorsi, Concorso Pubblico, dichiarazione, dichiarazioni, Diritto Penale, falsa attestazione, falsa dichiarazione, falsità ideologica, Falso Ideologico, imputato, persona sottoposta ad indagini, procedura penale, reati, reato | Scrivi un commento Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, L’indagato ed i carichi pendenti nel concorso pubblico,24 luglio 2008, 08:51, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
I jeans non sono una cintura di castità
Era il 1999, quando la Terza Sezione Penale della Cassazione dubitò che i jeans potessero facilitare la violenza sessuale considerandoli alla stregua di un indice del consenso della donna. Molti ricorderanno le polemiche che ne seguirono e gli slogan “jeans alibi per lo stupro” di Rita Levi Montalcini Tullia Zevi, Dacia Maraini, Livia Turco, Inge Feltrinelli, Lalla Romano, Franca Rame, Giovanna Melandri, Emma Marcegaglia, Maria Corti e del loro appello:
“La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che offende profondamente la dignità di tutte le donne e vanifica molti anni di battaglia in difesa della condizione femminile. Il giudizio della Suprema Corte rischia di cancellare le elementari conquiste di civiltà giuridica, provocando un grave arretramento nel costume di questo paese. Ci auguriamo che le donne facciano sentire la loro protesta affinché pronunciamenti e atti di questo genere non si ripetano.”
A distanza di anni, la Cassazione, con la sentenza 30403, sembra voler quasi chiudere il conto con il passato, rispondendo che i jeans non costituiscono di per sé impedimento a compiere una violenza sessuale e non possono essere paragonati ad una cintura di castità.
Segue il testo: (continua…)
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: abcdiritto, atti sessuali, Cassazione III Sez. Penale, cintura di castità, consenso, Dacia Maraini, Diritto Penale, Dolo, Emma Marcegaglia, Franca Rame, Giovanna Melandri, Inge Feltrinelli, jeans, Lalla Romano, Livia Turco, pantaloni, procedura penale, reati, reato, Rita Levi Montalcini, tentativo, Violenza Sessuale | 2 Commenti Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, I jeans non sono una cintura di castità,22 luglio 2008, 16:27, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
La cassazione e la marijuana: vietata la coltivazione ma non l’uso per motivi religiosi?
La Cassazione non è nuova a decisioni destinate a far discutere infiammando sia gli addetti ai lavori che il sentire dei comuni cittadini. Così, nell’accesso dibattito sulla liberalizzazione delle droghe, ha già scatenato polemiche l’apertura dei Giudici del Palazzaccio al Rastafarianesimo del predicatore Marcus Mosiah Gavey.
Mentre le Sezioni Unite affermano che giunge alla soglia del penalmente rilevante, anche per l’uso personale, qualunque condotta di coltivazione di piante dalle quali estrarre sostanze stupefacenti, anche se di modica e rudimentale entità, la Sesta Sezione, in via interpretativa, apre alla detenzione per motivi religiosi come quelle dei rastafariani, poiché: «secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale,ma anche come-”erba meditativa” come tale possibile apportatrice dello, stato psicofisico inteso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che “la erba sacra” sia cresciuta sulla tomba di re Salomone,chiamato il Re saggio e da esso ne tragga la forza,come,si evince da notizie di testi che indicano le caratteristiche di detta religione.»
Seguono i testi delle pronunce:
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: abcdiritto, acquisto, articolo 73 comma 5, cannabis, Cassazione 28720/2008, Cassazione Sezioni Unite, Cassazione SU 20606/2008, Cassazione VI Sez. Penale, Chiese Etiopi, coltivazione, condotta, consumo, destinazione, detenzione, dose, dpr 309 del 1990, Droghe, estrazione, Etiopismo, Giamaica, Marcus Mosiah Garvey, marijuna, Negus Negasta, Ras Tafari, Rastafar-I, Rastafarianesimo, Re Saloone, reato, reggae, religione ebraico-cristiana, Stupefacenti, Tribù di Giuda, uso, uso personale | 8 Commenti Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, La cassazione e la marijuana: vietata la coltivazione ma non l’uso per motivi religiosi?,11 luglio 2008, 11:36, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
L’ultima parola della Cassazione sul disastro aereo di Linate
Con la pronuncia, che si offre ai lettori di ABCDiritto, la Cassazione si occupa del disastro aereo avvenuto l’8 ottobre 2001 nell’aereporto di Linate.
La Corte, con una lunga esposizione, rigetta i ricorsi e ribadisce che, prima dell’entrata in vigore del D.lgs. 96/2005, non era possibile rintracciare una responsabilità in capo al Direttore dell’aeroporto poiché mancava una norma impositiva dell’obbligo di regolare e vigilare i movimenti degli aerei così come un obbligo di adempiere in sostituzione degli enti preposti alla gestione in sicurezza del traffico aereo.
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: Boing MD 87, Cassazione 22614/2008, Cassazione IV Sez. Penale, Cessna, direttore dell'aereporto, disastro aereo colposo, disastro di linate, ENAV, Ente Nazionale Assistenza al Volo, ICAO, Incolumità pubblica, International Civil Organization, Manuale SMGS, posizione di garanzia, reato, Universal Time Coordinanted, UTC | Scrivi un commento Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, L’ultima parola della Cassazione sul disastro aereo di Linate,30 giugno 2008, 10:58, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
Uso di software pirata nello studio professionale
La sentenza, che si offre ai lettori di ABCDiritto, conferma l’interpretazione secondo la quale il professionista, titolare dello studio nel quale si faccia uso per lavoro di software pirata, risponde dell’ipotesi prevista all’articolo 171 bis del R.D. 633 del 1941 (modificato dalla l. 248 del 2000), poiché ad integrare il reato è sufficiente la detenzione e l’utilizzo di programmi illecitamente riprodotti.
Segue il testo della sentenza:
Categoria: abcdiritto, giurisprudenza | Tags: Abusiva duplicazione, Articolo 171 comma 1 lettera a legge 22/4/1941 n.633, Cassazione III Sez. Penale, Computer, Computer Forensic, detenzione, Diritto d'autore, Diritto Penale, fine di lucro, fine di trarne profitto, genuino, licenza, lucro, oem, Pirateria, professionista, reato, software, studio, utilizzo, Warez | Scrivi un commento Questo articolo può essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, Uso di software pirata nello studio professionale,29 giugno 2008, 08:57, in ABCDiritto, http://abcdiritto.it". Grazie!
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