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Timestamp: 2019-11-18 07:03:55+00:00

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Contado di Asti; Basso Monferrato. Vedi mappa11. Vedi mappa 2.
516 [censimento 1991]; 384 [censimento 2001].
Ha. 602 [ISTAT] / ha. 438 [SITA].
Chiusano d’Asti, Corsione, Cossombrato, Montechiaro d'Asti, Montiglio Monferrato, Tonco.
Le fonti ISTAT (1991) segnalano la presenza di due “centri” che raccolgono quasi il 90 per cento della popolazione, con il resto distribuito in “case sparse”.Vedi mappa.
Villa San Secondo era parte, in origine, del territorio di Cursembrandum, toponimo derivato probabilmente da Curtis Embrandi e riconducibile alla curtis: intesa sia come insieme dei possessi di un signore sia come centro residenziale e di raccolta dei prodotti dell’azienda. L’antroponimo Embrandus, o Elprandus, attribuito alla curtis (attestato in zona dal 950), è stato ricondotto al diffuso stanziamento di stirpe franca nell’Astigiano in età carolingia. Il nuovo insediamento, sorto nel tardo medioevo e noto nel 1304 con il nome di Villa, o Villanova, di Cossombrato (Villanova Curesembrandi), venne rinominato Villanova Sancti Secundi, secondo la redazione statutaria del 1312, in onore del santo protettore della città di Asti. “Villa Corsione” dal 1928 al 1947 [A.S.T., Corte, Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 15, n. 2; Assandria 1904-07, doc. 315; Bordone 1976, pp. 35, 37; Istituto Centrale 1930, p. 8; 1950. p. 13; Molina 1993, pp. 51-52].
Coacium, attestata per la prima volta nel 1153 come dipendente dal vescovo di Asti, in seguito designata come pieve di Cossombrato. Il sito della chiesa, oggi scomparsa, è localizzabile tra Villa San Secondo e Cossombrato. La circoscrizione plebana comprendeva Settime, Frinco, Rinco e Callianetto. Nel Registrum Ecclesiarum dioecesis astensis del 1345 la pieve, da cui dipendevano all’epoca dieci chiese, risultava tributaria della chiesa d’Asti per £ 80 [Bordone 1976, p. 35; Bosio 1894, p. 518; Cico 1987-88; Silengo 1964; vd. anche scheda Cossombrato].
[G]li abitanti del castello di Cossombrato erano suggietti a questa parrochia di S. Secondo et solevano venire alla communione alla Pascha nella chiesa nostra di S. Secondo et alle volte ancora il nostro piovano, ditta la sua messa qua, soleva andar a dir messa al sudetto luogho di Consembrato.
I redditi non erano ancora formalmente separati. Il visitatore era incline a sancire una situazione di fatto che si era consolidata soprattutto in anni recenti. Il pievano, ormai rettore a Villa San Secondo, faceva affidamento sul beneficio dal reddito stimato in 300 scudi annui. Pur consapevole che i signori di Cossombrato (i Pelletta) potevano rivendicare sul beneficio “una pensione riservata di scudi cinquanta”, dichiarava: “Non ho pagato cosa alcuna alli signori Pelletta“. Il visitatore ordinò alla comunità il “restauro” della chiesa in quanto parrocchiale.
Tuttavia, a partire dal tardo medioevo, le attività liturgiche della comunità di Villa San Secondo, una volta separatasi da Cossombrato, si erano svolte presso l’oratorio di San Matteo, un edificio “ampio”, che era stato costruito nel concentrico (in summitate ville) a opera della comunità stessa e per uso degli abitanti (pro commoditate dei suoi homines) da quando gli abitanti si erano trasferiti nel nuovo insediamento (homines loci Ville S.ti Secundi se recepissent in locum ubi ad presens reperitur). All’epoca della visita apostolica, l’oratorio, dove venivano amministrati tutti i sacramenti, era considerato consacrato (creditur consecratum), pur forse senza le necessarie formalità (non apparet consacratum). Era officiato dal parroco, o pievano, affiancato nella cura d’anime da un vicecurato stipendiato. Il patrocinio della comunità appariva capillare e attivo: nella manutenzione dell’edificio, nella casa di abitazione messa a disposizione del pievano, nei sepolcri lastricati di proprietà della comunità e di singoli abitanti (in eo sunt sepulcra fornicata communitatis et particularium); appartenenti alla comunità erano anche le due campane sulla torre che sorgeva accanto all’oratorio, già edificata dal comune di Asti come segno del suo potere, ma utilizzata come campanile.
Sul sito dell’oratorio di San Matteo fu costruito, nel 1771-77, un nuovo edificio parrocchiale intitolato ai Santi Matteo e Carlo. Tra i beni fondiari “dotali” e “antichi” che il beneficio parrocchiale conservava verso quest’epoca, alcuni erano situati nelle comunità confinanti: 11 giornate di terra entro i confini di Montechiaro e 12 sul territorio di Cossombrato, ma il grosso, sul territorio di Villa San Secondo, ammontava a ben oltre 100 moggia, oculatamente ripartito soprattutto tra campi, vigne, prati e boschi [A.C.V.A., Visite Pastorali, Visita Apostolica Scarampi (1583), cc. 35r-38v; Peruzzi (1585), cc. 213v-16r; A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei Conti, articolo 746, paragrafo 3, vol. 81, c. 8v; Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 13, cc. 345r-47v; Corte, Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 15, n. 2; Bordone 1976, p. 37; Gabiani 1927-34, vol. II, p. 763, n. 1; Molina 1993; Relazione 1753, f. 105r; Schierano 1935].
Presso la pieve era sorto, probabilmente in età tardomedievale, un insediamento derivato da una originaria azienda agraria signorile e denominato Cursembrandum. La curtis sorgeva lungo la strada di origine romana che, percorrendo per un buon tratto, a occidente della città, la valle del Rilate verso il torrente Versa, collegava Asti a Industria (presso Monteu da Po) attraversando il territorio di Villa San Secondo. E’ stata rilevata dalla storiografia la stentata crescita di un nucleo abitativo nel secolo XII. Di fatto, dopo la fondazione della vicinissima Villa San Secondo a opera di una parte degli stessi abitanti di Cossombrato, l’insediamento si spostò e corrisponde oggi in gran parte a Villa San Secondo, dove, sul luogo della chiesa parrocchiale, era sorto in precedenza il castello dei signori di Cossombrato.
Ancora nel cuore della età moderna, la strada che attraversava Villa San Secondo e Cossombrato era considerata un itinerario di una certa importanza. Peraltro, alcune attestazioni tardo medievali suggeriscono la presenza di altri itinerari consolidati e di una trama di percorsi minori lungo i boschi e i crinali di un’ampia area che, poco più a est, da Asti si estende verso Callianetto, per convergere a sua volta su Villa San Secondo e Cossombrato: per esempio, la:
Proprio quest’area costituì, durante l’età moderna, la porzione di territorio di Villa San Secondo più interessata da controversie da un punto di vista giurisdizionale e amministrativo. [A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1, c. 48v; Monferrato, Materie economiche ed altre, Mazzo 20, n. 19; Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 27, n. 10; Bordone 1976, pp. 35-37; Settia 1970, pp. 55-66, ora in Settia 1991; Vergano 1965, vol. III, p. 149].
Le tracce dell’antico sistema viario rinvenute sotto forma di alcuni reperti di epoca romana sono state corroborate dalle ricerche recenti di toponomastica locale [Bordone 1976, p. 35; Eydoux 1980, p. 72]. E’ stato suggerito che, in etpoca medievale, un centro abitato a Garabello facesse riferimento alla chiesa di Sant’Albano, demolita verso la fine del secolo XVI [Eydoux 1983, p. 58].
Sorta in seguito alla rivolta antisignorile di 113 famiglie dipendenti da uno dei signori locali nel 1296, Villa San Secondo acquisì un primo riconoscimento formale grazie alla convenzione stipulata nel 1304 con il comune di Asti. Questa stabiliva che la nuova comunità si poneva sotto la diretta giurisdizione della città, impegnandosi, tra l’altro, alle prestazioni militari e al pagamento di un fodro complessivo di £400 astesi; in cambio veniva sancita in favore degli abitanti la condizione di uomini liberi, corroborata da un impegno di protezione contro qualsiasi precedente obbligo di dipendenza dai signori, che venivano, di fatto, banditi dal territorio.
Furono la conferma del possesso di Cossombrato al vescovo di Asti da parte dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo nel 1311 e un accordo, lo stesso anno, degli uomini di Villa San Secondo con il vescovo a porre le condizioni per la redazione degli statuti e per la costruzione di una villam novam in posse Consonbradi, ubi voluerint, comprendente unum receptum [Molina 1993, pp. 29-42; Schierano 1964].
Le libertà comunali di Villa San Secondo poggiarono fin da quell’epoca su uno stretto rapporto con i marchesi di Monferrato (il marchese è definito Dominus noster negli statuti del 1312), che mediarono, nel corso del secolo XIV con gli antichi signori una successione di accordi tesi allo stabilimento di una “pace”: accordi nei quali furono introdotte clausole di indennizzo monetario in cambio della rinuncia alle rivendicazioni giurisdizionali sul luogo [A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1, cc. 6-13 (1346); cc. 14-21 (1364), 22-24 (1378)].
Le Convenzioni stipulate con il comune di Asti 1304 per il buono stato del comune e degli uomini della Villa di Cossombrato, che facevano esplicito paragoni alle convenzioni già stipulate dalla vicina villanova di Montechiaro, posero le basi per la successiva redazione degli statuti [A.S.T., Corte, Paesi, provincia di Asti, Mazzo 15, n. 2, Convenzione tra la Communità della Villa di Cossombrato, ora detta Villa S. Secondo, et la Città d’Asti p. quale la d.a Communità si è sottoposta sotto la Dominazione della d.a Città, con ciò, che non possino esser dalla medema rimossi mediante l’osservanza de’ Patti ivi espressi con un Sommario del tenore di tali Convenzioni (14 dicembre 1304); Conuentioni, e patti seguiti fra la Villa altre volte detta Consonbrato, hora S. Secondo, et la Città d’Asti l’anno 1304 Stampate, e stampati ad instanza del /nob. Bartholomeo Bosco, e Gio. Antonio, Bastiano Marchisij Consuli et anco Mattheo Brunello et Gioa.ni Domenico Bocalino del medesimo Luogo della Villa S. Secondo l’an.o 1622 (copia ms).; Schierano 1935, pp. 257-62, doc. 5; Molina 1993, pp. 29-43].
I Capitula, statuta et ordinamenta Villenove Sancti secundi, costituenti la prima redazione di statuti, in 125 capitoli, furono redatti nel 1312 [A.S.T., Corte, Paesi, Provincia di Casale, Mazzo 4, n. 26 (copie ms.); Molina 1993, pp. 51 sgg.]; furono seguiti da una nuovo redazione integrata con capitoli aggiuntivi nel 1319 [A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1, cc.2-5, Copia de Statuti della Com.tà di Villanova S. Secondo di Consambrato, in virtù di cui si promette una perpetua soggezione al Vescovo, e Chiesa d’Asti; si liberano da ogni servitù gli abitatori di d.a Villa, e suo distretto, o sian le loro abitazioni, ed edifizj da assegnarsi fra un mese E si espone circa le alienazioni in qualunque forma, ed il ricetto degl’esteri (22 aprile 1319; copia ms.; Assandria 1904-07, pp. 49-55, doc. 200].
Gli statuti furono più volte riconfermati nel secolo XIV dai marchesi di Monferrato (1360 conferma del marchese Giovanni di Monferrato; 1372 conferma di Ottone di Monferrato) e rinnovati nel 1652 e nel 1671 [A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, n. 2, Memoriale della Comunità, e Uomini di Villa S. Secondo per ottenere dal Duca di Monferrato la riconfermazione de’ loro Statuti, e Privilegj alla forma di quella statagli concessa dal Duca Carlo 2.do sotto li 23 9mbre 1652 ivi Col decreto favorevole (1671, con copia del decreto del 1652, contenente riferimenti alla concessione di privilegia, statuta, bonos mores, laudabilesque consuetudines da parte del duca Carlo I nel 1635); Molina 1993, pp. 63 sgg.].
Statuto comunale attuale, s.d.: vedi testo.
La catastazione dei terreni di Villa San Secondo è attestata sistematicamente a partire dalla seconda metà del secolo XVI.
Con l’incorporazione della comunità entro i domini sabaudi dopo il 1708, fu applicata, sia pure lentamente, a partire dalla seconda metà del secolo XVIII, la normativa prevista dalla Perequazione generale per la misura e l’estimo dei terreni ai fini dell’imposizione del “tasso”, l’imposta prediale ordinaria sabauda.
Nel 1763 fu effettuata la “misura generale del territorio” di Villa San Secondo come base per la redazione di un nuovo catasto, corredato di mappe e dei “libri dei trasporti”. Dalle misure, dall’estimo e dallo “allibramento” restavano esclusi soltanto “le fabriche, e siti esistenti nel Recinto del luogo”. Il criterio di ripartizione annua delle imposte si basava quasi esclusivamente sull’estimo fondiario, salvo l’imposta di capitazione (“sui fumanti”), che perpetuava il prelievo già monferrino noto come il “terzo delle caserme”.
Tra i beni fondiari dei grandi proprietari ecclesiastici “forensi” a cui furono confermate le esenzioni fiscali, quelli del priorato di San Giorgio di Monale ammontavano, verso quest’epoca, a circa 25 moggia, mentre le proprietà del capitolo della cattedrale di Asti fuori dalle porte di Villa San Secondo, pari a circa 17 moggia, per metà campi e per metà prati irrigui, sono raffigurati nel cabreo del 1690-92 in A.C.C.A. [Una parte del catasto settecentesco di Villa San Secondo è conservato in A.S.A., Fondo catasti antichi, Catasto di Villa San Secondo, n. 48.2.; A.S.C.V., Catasto descrittivo (fine sec. XVI); Libri dei catasti, (secoli XVIII-XIX); Libri delle mutazioni (dal 1742); A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Casale, Mazzo 2, n. 4; II Archiviazione, Capo 26, Monferrato, Mazzo 13, cc. 345r-47v; Bordone 1999; Molina 1993, p. 128].
La serie degli ordinati appare pressoché ininterrotta a partire dal 1560, salvo lacune tra il 1710 e il 1735, il 1680 e il 1805, il 1847 e il 1848 [A.S.C.V., Ordinati].
Verso la seconda metà del secolo XII, i signori de Cursembrando, che controllavano il territorio dell’attuale Villa San Secondo, insieme con altri detentori meno importanti di diritti sul luogo, entrarono nella clientela del vescovo di Asti, istituendo ottimi rapporti, in particolare, con il capitolo della cattedrale. L’iniziale ingresso dei signori entro la sfera d’influenza del vescovo astigiano era stato analogo a quello dei signori di numerosi altri castelli che, dalla sponda del torrente Versa, fronteggiavano i domini dei marchesi di Monferrato. Tra la fine del secolo XII e l’inizio del XIV, l’area compresa tra la Versa, il Rilate e il bacino del rio Cortazzone si trovava infatti sottoposta alle contrastanti pressioni dei marchesi di Monferrato e dell’emergente potenza del comune astigiano, potenza di volta in volta concorrente o alleata del vescovo cittadino.
La configurazione dei poteri nella zona si espresse, a livello politico e giurisdizionale, nel triplice legame mantenuto durante la seconda metà del XII secolo dai signori di Cossombrato con il vescovo, con il marchese di Monferrato, dei quali furono vassalli, e con il comune di Asti, di cui assunsero la cittadinanza. Nel subentrare progressivamente ai signori di Cossombrato, furono soprattutto i nuovi signori, i Pelletta, a rinnovare e a riplasmare i rapporti politici con la chiesa d’Asti. Nel 1290 il marchese di Monferrato Gugliemo IV avanzò nel territorio astigiano, sospingendosi fino alle porte di Asti e devastando la piuanura di Quarto e la valle del Rilate; anche Cossombrato venne occupato e fu sottomesso al marchese. Con il trattato di pace stipulato nel 1292 tra il figlio Giovanni e gli Astigiani Cossombrato , fra altre località, tornò al comune di Asti, a cui i signori locali si dichiarono vassalli per le terre che da esso tenevano. [Assandria 1904-07, doc 154, 188, 229, 285; Vergano 1942, docc. 68, 154, 164, 193, 212, 220, 229, 230, 231, 242, 254, 258; Bordone 1976, p. 35-38].
Pochi anni dopo la fine delle ostilità, una rivolta antisignorile ebbe come protagonisti la maggior parte dei nuclei di concessionari cosiddetti “enfiteutici” dipendenti dai singoli rami della famiglia Pelletta. Uno dei signori, Giacomo, fu ucciso e gli altri, Obertino, Gerbaldo, Bertolino e Pietro, furono cacciati a forza dal castello Le 113 famiglie che da loro dipendevano si ressero allora autonomamente fino al 1304, quando stipularono a un accordo con il comune di Asti, all'epoca in mano dei guelfi Solaro.
Con questa convenzione la nuova comunità entrava nella diretta giurisdizione di Asti, acquisendo diritti di protezione contro eventuali pretese dei signori locali. Il comune s’impegnava a far distruggere il castello appartenente ai Pelletta, che erano invisi, in quanto ghibellini, alla fazione dominante nel comune di Asti. Stabiliva che i sedimi di esso passassero alla comunità locale, autorizzata a edificarvi un nuovo villaggio. [Bordone 1976; Sella e Vayra 1887, doc 987; Gabiani 1927-34, vol. II, pp. 640-42; Silengo 1964, pp. 77-81].
Fu inizialmente ambito di dominio dei signori de Cursembrando, forse uno dei rami dei signori di Montiglio, i cui possessi comprendevano probabilmente due castelli sorti sul territorio dell’antico Cossombrato, nonché diritti su quello di Settime e beni fondiari in Cinaglio e forse anche a Corsione.
La presenza in loco della famiglia dei Pelletta, banchieri astigiani, risale agli anni Venti del secolo XIII, quando acquistarono una quota di Cossombrato che era stata ceduta ad altri signori, i Cazio. Sono state oggetto di indagine le “strategie di acquisizione di terra” e di “accaparramento di piccoli appezzamenti” grazie alle quali i Pelletta, che già erano forse i principali proprietari fondiari del luogo, cercarono, forse con successo, di conservare il proprio potere economico e politico nella nuova comunità di Villa San Secondo.
Entro gli anni Quaranta del secolo XIV, gli antichi signori sommavano ormai crescenti quantità di terre, di crediti pregressi e di ammende comminate alle comunità per i beni che avevano da poco perduto. Fino alla definizione di una chiara delimitazione territoriale della comunità tra lo scorcio del secolo XVI e l’inizio del XVII, essi cercarono di far valere il cumulo di simili risorse ai fini di assicurare più ampi riconoscimenti giurisdizionali in loco.
A partire da quest’epoca, tuttavia, l’ormai lunga presenza dei Pelletta cominciava a trovarsi ridimensionata su entrambi i versanti di una linea di confine temporaneamente stabile tra Astigiano e Monferrato L’iniziativa di infeudazione di Villa San Secondo, sotto forma di dono dei duchi di Mantova al prelato mantovano monsignor Tullio Petrozzani, coincise con questa fase di ricerca negoziata di stabilità territoriale e giurisdizionale di alto profilo diplomatico (1594-1608).
Nel successivo cinquantennio di aperte iniziative di annessione sabauda di altri luoghi appartenenti al ducato di Monferrato, le successive vendite a termine di riscatto di Villa San Secondo ai Pendasio, ai Nerli e ai Rossi appaiono come operazioni finanziarie da parte di investitori assenteisti. Furono, a partire dal 1668, i Nerli, con il riscatto della quota di giurisdizione dei Rossi, a cercare di accorpare e investire in una prospettiva di stabilità a lungo termine le risorse offerte dal feudo, rinnovando il desiderio di iniziativa giurisdizionale e fondiaria che già era stato dei Pelletta.
Successivamente, la transizione al dominio sabaudo fu condotta da due fratelli dell’ultima generazione di notabili del ducato di Monferrato, il capitano Ettore e il prevosto Giovanni Battista Vaccarone di Borgo San Martino, che, inconsuetamente, furono autorizzati a utilizzare il titolo vuoi marchionale vuoi comitale “ad libitum del possessore”, e tennero il feudo fino all’acquisto, nel 1757, da parte di un funzionario camerale, il conservatore delle gabelle Antonio Reynaldi-Bonaudo [A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Casale, Mazzo 2, n. 4; Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1; Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68 n. 4; n. 5; Bordone 1976, pp. 35-36; Eydoux 1982, p. 58; Guasco 1911 vol. IV, p.1810 (754); Molina 1993, p. 4; 70-110: A.P.C., Busta II, nn. 41, 44, 45, 49, 51(1327); Busta V, n. 5 (1346)].
Già appartenente al contado di Asti, Villa San Secondo fece quindi parte del marchesato, poi ducato, del Monferrato, quando, dapprima con debole valenza in termini di ordinamento amministrativo (al di là cioè della designazione dell’area di competenza, prevalentemente militare, dei governatori delle principali piazzeforti) e poi, dal 1560 circa, con più saldo profilo istituzionale, era classificato fra le terre dello stato “al di qua del Tanaro”, o della provincia di Casale [Raviola 2003].
Entro la maglia amministrativa francese, Villa San Secondo seguì le sorti dell’intero territorio della vecchia provincia di appartenenza, aggregato, senza sostanziali alterazioni, a una circoscrizione di estensione variabile avente per capoluogo Alessandria. Si trattò dapprima del dipartimento del Tanaro, creato durante il primo effimero periodo di occupazione (1799), e, dopo il ritorno dei Francesi e in seguito alla riorganizzazione amministrativa del 1801, del dipartimento di Marengo, circondario (arrondissement) di Casale. Non toccato dal successivo rimaneggiamento del 1805, l’inquadramento amministrativo del Casalese e quindi di Villa San Secondo non mutò fino alla Restaurazione [Sturani 2001]. Vedi mappa.
Dopo la parentesi napoleonica, Villa San Secondo rientrò a far parte della ricostituita provincia di Casale, inclusa nel 1818 nella divisione di Alessandria e, dopo ulteriori instabili riorganizzazioni a livello sovraprovinciale durante la prima metà del secolo, ridotta a circondario della provincia di Alessandria nel 1859 [Sturani 1995].
Nella riorganizzazione postunitaria, Villa San Secondo fu dapprima staccata dal circondario di Casale Monferrato e aggregata a quello di Asti nel 1888 [Ministero 1889, p. 131], con un corrispondente aggiustamento a livello mandamentale (distacco da di Tonco nel circondario di Casale Monferrato e aggregazione al mandamento di Cocconato (circondario di Asti) nel 1888 [Ministero 1900, p. 7]. Lo stesso circondario di Asti venne soppresso e aggregato a quello di Alessandria nel 1927 [Istituto Centrale 1927, p. 1], quindi staccato dalla provincia di Alessandria e aggregato alla nuova provincia di Asti formata nel 1935 [Istituto Centrale 1937, p. 8; Gamba 2002]. In anni recenti Villa San Secondo ha aderito alla Comunità Collinare Val Rilate.
Gli attuali territori di Villa San Secondo e Cossombrato anticamente, e fino al secolo XIV, formavano un solo luogo, il cui nome era Cursembrandum (in una tra le numerose varianti).
La separazione e delimitazione territoriale tra Cossombrato, Villa San Secondo e una rosa di altre località confinanti, tra cui Callianetto e Montechiaro, si svolse a partire dal 1437 e durante la prima età moderna, per consolidarsi in una più precisa definizione di confini nel 1583-1605 [A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1; A.S.C.V., Atti di lite; Bordone 1976; Molina 1993, p. 25; Silengo 1964, pp. 67-85; Torta 1999]. Restò lettera morta un ordinato della città di Asti del 1305 con il quale si stabiliva, su richiesta degli uomini e comunità della Villanova di Cossombrato e di Corsione, che dei due luoghi se ne formasse uno solo, Villa Corseoni [A.S.T., Corte, Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 1, n. 3; Bordone 1976; Molina 1993, p. 39; vd. anche schede Castell'Alfero, Chiusano d'Asti, Corsione, Cossombrato e Montechiaro d'Asti.
Nel 1928 il comune di Villa San Secondo venne soppresso ed entrò a far parte, insieme al comune di Corsione, di un nuovo comune denominato Villa Corsione, che fu aggregato alla nuova provincia di Asti nel 1935 [Istituto Centrale 1930, p. 8; 1937, p. 11]. L’aggregato fu nuovamente scorporato in due comuni a sé stanti nel 1947 [Istituto Centrale 1950, p. 13].
Il nucleo originario delle terre comuni di Villa San Secondo fu probabilmente il cosiddetto “prato del comune”, una estensione dai contorni noti e apparentemente non controversi. E’ ipotizzabile che si trattasse di una estensione formata da tre appezzamenti contigui di prato, la cui superficie totale venne, col tempo, calcolata in circa 21 moggia. Essa tuttavia si collocava all’interno di un più vasto “tenimento contenzioso” tra Villa San Secondo, Cossombrato e altre località confinanti.
Entro quest’area alcuni terreni erano di indiscussa proprietà comunale: un minuscolo appezzamento di coltivo, una quindicina di moggia di incolto (“gerbido”), destinato al pascolo collettivo, nonché due piccoli appezzamenti di bosco ceduo (per un’estensione complessiva di altre due moggia).
Durante la prima età moderna, una serie di arbitrati tra delegazioni monferrine e sabaude si propose di porre fine al contenzioso demarcando innanzitutto il perimetro della comunità. In particolare, durante le trattative, poiché il “prato” era “contiguo” ai beni incolti (“zerbi”) rivendicati dai signori Pelletta di Cossombrato, che vi andavano effettuando dissodamenti, fu stabilito che la comunità di Villa San Secondo dovesse scavare:
Successivamente, in particolare durante il secolo XVII, il fosso e i beni che esso attraversava furono al centro di aperti conflitti, nel corso dei quali la comunità si mostrò divisa nella difesa dei beni comuni e nell’opporsi ai dissodamenti (“ronchamenti”) che si svolgevano sui terreni attraversati dalle “fosse”, per quanto, secondo i funzionari statali del secolo XVIII, i “gerbidi publici” destinati al “comun pascolo” fossero “necessarissimi”.
Quanto ai terreni boschivi, a fronte di risorse comunali ancor più limitate, fu predominante la tendenza all’appropriazione da parte di singoli possessori. Durante la prima metà del secolo XVIII, il patrimonio boschivo sottoposto a un qualche criterio di rotazione concordata dei tagli, per una superficie complessiva di circa 175 moggia, risultava interamente “posseduto da diversi particolari”. I boschi erano ripartiti, per consenso generale, in tre “qualità”, secondo gli intervalli di crescita tra un taglio e il successivo: i cicli erano di otto anni, oppure dieci, per i boschi cedui; di trent’anni per il “pino salvatico”. Il pascolo collettivo veniva “sofferto” soltanto sotto i pini, boschi di “terza qualità”.
E’ attestata la vendita di terreni comunali nel corso del secolo XIX. Nel 1990 il territorio gravato da usi civici era calcolato, sulla base dei dati comunali, in ha. 1,5 circa [A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Casale, Mazzo 2, n. 4; Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Monferrato, Mazzo 13, cc. 345r-47v; Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, nn. 3-6, Discorso sopra alcuni disordini commessi dalli Uomini di Villa S.t Secondo feudo de’Marchesi Nerli (s.d.); A.S.C.V, Atti d’incanti (1826-1849); C.U.C.].
Risale al 1437, per opera dei delegati della duchessa di Orléans e del marchese di Monferrato, la definizione dei confini tra la comunità e uomini di Villa San Secondo, da un lato, e Callianetto, “terra” appartenente al distretto di Asti, dall’altro. Venne condotto un accurato sopralluogo, con un’abbondante determinazione di siti e di toponimi (che qui omettiamo). Fu prevista una puntuale collocazione di “termini” divisori e si stabilì che i fondi degli abitanti del distretto di Asti possessori di beni fondiari a Villa San Secondo dovessero pagare i carichi a Villa San Secondo e viceversa.
Di fatto, il mancato perfezionamento degli accordi, insieme alla mancata definizione dei termini divisori tra Villa San Secondo e il territorio di Cossombrato, lasciò ampi spazi di incertezza, e di future contese, tra i signori di Cossombrato, Villa San Secondo e una rosa di altre località, tra cui Montechiaro, Callianetto e Corsione.
L’area controversa, assai vasta, comprendeva beni fondiari perlopiù “indivisi”, vuoi perché utilizzati come boschi di uso tra gli abitanti di più località ( i boschi “del Debatto”), vuoi perché posseduti dalla mensa vescovile di Asti secondo lo statuto giuridico alquanto elastico di “feudo rustico”, o insieme di “beni rusticali indistinti”. Considerati talvolta come semplici allodi privi di connotazioni giurisdizionali, i beni del “feudo rustico” diedero adito in altri casi, in particolare da parte dei signori di Cossombrato, all’assunzione di prerogative di “quasi possesso” derivante dall’esercizio di atti di giurisdizione.
Tra altri fattori, la ripresa demografica cinquecentesca contribuì all’acuirsi dei conflitti sull’uso della terra, in particolare attraverso una ripresa dei dissodamenti promossi dai signori di Cosssombrato, innescando un’accesa conflittualità locale, con “molti homicidij, incendij, ruine di case, esportationi de fruti incissure de viti et altri eccessi et enormi scandali”.
In particolare, nel 1549 i signori di Cossombrato riaprirono con determinazione il contenzioso intorno ai confini con Villa San Secondo. L’argomento sostenuto dai signori era che da moltissimo tempo (ab antiquo et antiquiss.o tempore) essi avevano ricevuto l’investitura del "castello e feudo di Cosombrato insieme con il loro territorio” (de castro et feudo consombradi cum eoru[m] Territorio), il quale territorio era definito, nella documentazione da essi addotta, con riferimento ai contorni dei territori confinanti, tra i quali però non risultava citato Villa San Secondo (absq. eo q. ulla fiat mentio ville s.ti secondi).
I signori non si opponevano alla ormai antica fondazione di Villa San Secondo, né al fatto che essa sorgesse in territorio et finibus consombradi, quanto piuttosto alla “invasione” dei beni fondiari dei signori da parte di quella comunità e dei suoi uomini: una “sottrazione di obbedienza” per la quale era stata già comminata, nel secolo XIV, una forte ammenda in nome di un principio di “reintegro” dei signori nei propri beni. La “invasione” si manifestava nel fatto che gli abitanti di Villa San Secondo continuavano a coltivare i beni grazie a un “pretesto di superiorità” (pretextu [...] superioritatis), che tuttavia, dopo la definizione dei confini del 1437, mai era stato legittimato da alcun atto di giurisdizione (actus Iurisdictionalis) capace di suffragare quella pretesa “superiorità” sui beni e dunque sul territorio: di fatto, gli abitanti continuavano a coltivarli da semplici coloni (uti coloni colebant). Viceversa, i signori avevano continuato non solo a compiere regolarmente atti giurisidizionali sotto forma di arresti e di ammende (damna dantes in eis captivando, penasq. et banna ab eisdem Illatoribus exigendo), ma anche a “infeudare” e dissodare terre in favore di nuovi coloni, e ciò fino a trenta, vent’anni addietro, anzi fino al presente.
Sia pure con tempi lenti, la controversia cominciò a produrre, a partire dal 1561, la formazione di delegazioni di deputati sabaudi (per Cossombrato) e monferrini (per Villa San Secondo) incaricate di visitare i confini, ascoltare le parti, e piantare sul terreno nuovi termini divisori dei confini. La comunità di Villa San Secondo pretese, in particolare, l’osservanza di una sentenza arbitrale del 1517, che tuttavia non sembrò più reperibile; da parte sua, uno dei signori di Cossombrato, il conte di Masino, ebbe a dichiarare: “che più non voleva che si piantassero quei termini”, dato che “gli huo[min]i della Villa S. Secondo gli havevano poco fa tagliato un bosco”.
La distinctio e la atterminatio dei confini erano gli scopi prefissati dalle delegazioni. Lo scopo, mentre si delimitavano i singoli territori contesi, era di distinguere il più possibile le giurisdizioni non solo dello stato sabaudo e di quello monferrino, ma anche del vescovo di Asti e dei suoi vassalli, i signori di Cossombrato. Ai fini della “cognitione, et deffinitione delle differenze de confini, e boschi tra gl’huomini di Montechiaro, et quelli di Villa San Secondo con li gentiluomini di Cossombrà”, lo stesso intreccio e la dispersione territoriale dei possessi fondiari vescovili, signorili, delle comunità e dei singoli abitanti sembravano militare contro la possibilità di formare nette linee di divisione territoriale.
Tra le terminazioni visive dei confini tra Villa San Secondo e Montechiaro appariono significative, per esempio, quelle del 1580 e del 1583, che stabilivano, tra l’altro, che Montechiaro non poteva vantare alcun diritto sulla porzione dei boschi e terreni aggiudicati a Villa San Secondo, mentre lo poteva per la parte “pervenuta” a Cossombrato. Il problema principale, peraltro, era la divisione a priori di una superficie dalla estensione sconosciuta, ma che non ci si proponeva di misurare con qualche grado di precisione.
Il criterio prescelto fu, invece, “che delli terreni et boschi contentiosi”, stimati in 1200 moggia:
Tuttavia, i conti non tornavano a causa di una sovrastima dell’area complessiva. Alla prova dei fatti, “si sono rittrovati che tal somma non si può verificare, et ve ne sia parte occupata d’altri”, in particolare “gli hora disgerbati” da parte dei signori. Gli arbitri scelsero dunque di procedere decurtando per approssimazioni successive.
Ancora nel 1605 si ebbe notizia dello “spiantam.to de’ termini divisorj de’ Stati del Duca S.r N.ro, e del Monfer.to fatto da alcuni particolari di Montechiaro a danno della Com.tà di Villa S. Secondo”. La pubblicazione della sentenza dovette attendere il 1606, grazie, in particolare, al perfezionamento di una “capitolazione” particolareggiata fra gli uomini di queste due comunità e all’avallo di una “risoluzione” del duca di Mantova.
Con la fine del Seicento, nelle memorie dei funzionari monferrini, “La differenza fra quel luogo et Consombrato è accomodata, né vi è altra Discordia” [A.S.C.C., Atti di lite (1505-83); A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1, cc. 47r-50r (1473); 50r-53r (1549); 71-86 e 94-102 (1561); 94r-95r (1578); 103r-105r (1580); 149-155 (1605); 156-158, Sentenza abitr.le pronunziata dal Sen.e Riccardo Cesare di Roasenda Delegato del Duca di Savoja, e dal Sen.e Cesare Manenti Deleg.o del Duca di Monferr.o, per cui dichiarasi non aver ragione alcuna la Com.tà di Montechiaro sui beni aggiudicati a quella di Villa S. Secondo p. le succenn.e sentenze del 1578 e 1583, ma benzì sulla parte aggiudicata nelle med.e sentenze alli ss.i di Cossambrato (1606);159-206, Diverse lettere concernenti le sd.e diferenze tra Montechiaro, e Villa S. Secondo, ed alcuni eccessi commessi dall’una parte, e l’altra in dipendenza di quelle, con alcuni incombenti fati dalle pred.e Com.tà precedentem.te alla sovrariferita sentenza; Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, n. 1 (4-9), Corrispondenze del presidente gran cancelliere Provana e del senatore Manenti (1605); n. 1 (12); Corrispondenza di Francesco Scozia (1583); n. 8 (13), Corrispondenze del presidente del Senato di Monferrato Avellano; minuta di sentenza del senatore Manenti (1581-1583).
Nel 1678 la vertenza investì la chiesa della Madonna dell’Olmetto, quando gli “huomini” di Villa San Secondo si rivolsero al vescovo per difendere le proprie “ragioni” sulla chiesa “con alcuni beni adiacenti”, che accusavano i signori di Cossombrato (il conte Tarino, imitato dal conte Pelletta) di avere “occupato”. Il contenzioso si riaccese tra le due comunità verso il 1763, all’epoca cioè delle operazioni di “misura generale” del territorio di Villa san Secondo, quando i signori di Cossombrato rivendicarono la “immunità” fiscale per circa 25 giornate di terreni che dissero appartenere al beneficio parrocchiale di Cossombrato in quanto dipendenza “feudale” della mensa vescovile di Asti. Al 1765, la causa che ne seguì risultava “sospesa” presso l’Intendenza generale di Vercelli [A.S.T., II Archiviazione, Capo 26, Monferrato, Mazzo 13, cc. 345r-47v; Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, n. 8 (13); Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 15, n. 5, Corrispondenza del vescovo d’Asti Tomati (1678)].
Un altro contenzioso, tardo settecentesco, oppose la comunità di Villa San Secondo a quella di Ottiglio [A.C.O., I sez., fald. 37, Atti di lite 1773-1800, Atti di lite tra la Comunità di Ottiglio e quella di Villa San Secondo, 1800].
A.C.C.A. (Archivio del Capitolo della Cattedrale di Asti).
A.C.V. (Archivio Storico del Comune di Villa San Secondo). Vedi inventario.
A.S.A., Fondo catasti antichi, Catasto di Villa San Secondo.
A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1, [...] Scritture [...] concernenti alcune pendenze territoriali, che vi furono tra Villa S. Secondo, e Cossambrato, e tra Castelletto Val d’Erro, e Cunico, e Montechiaro (1319-1672).
A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Confini, Mazzo V 1, cc. 53-69, Diverse Allegazioni prodotte nanti li Delegati per parte del Duca di Savoja come Conte d’Asti, e dal Duca di Monferrato li Conte Cacherano della Rocca Senatore ed Avv.to Patrim.le Calori nella diferenza tralli due Stati circa la dipendenza del Luogo della Villa S. Secondo, pretesa per la parte di Savoja dipendenza antica del Luogo di Cossambrato, epperò della Contea d’Asti, e p. l’opposto libero, ed assoluto Luogo per parte del Monferrato, ed a sé soggetto (1548 e 1549).
A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, n. 1, Lettere, e Memorie riguardanti le differenze de Confini tra Villa S. Secondo Dominio di Monf.o e Montechiaro nell’Asteg.o Dominio di Savoja (1581-1605).
A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, n. 1 (10), Capitulazione seguita, et formata tra la Comunità, et huomini di Montechiaro per una, et la Comunità, et huomini di Villa San Secondo per l’altra per trattato delli molto Ill.ri ss.ri li s.r Ricardo Cesari de ss.ri di Rovasenda Consigliere, et Senatore dell’Alt.a Ser.ma di Savoia, et Delegato specialm.te per la causa infrascritta, et Cesare Manente Consigliere, Senatore, et Delegato per l’Alt.a Ser.ma di Mantova, et Monferrato in compagnia dell’Ill.re s.r Antonio Alfiere Consig.re del luoco di Magliano et Delegato del Mazzoto Ill.re et R.mo Mons.re Steffano Aiazza Vescovo della Città d’Asti però sempre, et riservato il consenso delle d.e Alt.e et Mons.r R.mo fia ispedienti, et non altrim.e (1605).
A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, n. 7, Aleganze in una causa del Feudatario di Villa S. Secondo, contro la Co.ità di d.o Luogo per l’esercizio della Giurisdizione. Astae ad instantiam Nob. Matthaei Brunelli, & Francisci Portae Consulum Villae S. Secundi MazzoDC.XXII, pp.1-15 [consulto di Albertus Rosengana I. C., fasc. a stampa (1622)].
A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Materie economiche ed altre, Mazzo 20, n. 19, Descrizione delle Strade publiche del Monferrato coll’Indice di caduna Terra [s.d.].
A.S.T., Corte, Paesi, Monferrato, Provincia di Casale, Mazzo 4, n. 26, Capitula, statuta et ordinamenta Villenove Sancti Secundi (1312) [copia ms.; Molina 1993, p. 51].
A.S.T., Corte, Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 15, n. 2, Conuentioni, e patti seguiti fra la Villa altre volte detta Consonbrato, hora S. Secondo, et la Città d’Asti l’anno 1304. Stampate, e stampati ad instanza del nob. Bartholomeo Bosco, e Gio. Antonio, Bastiano Marchisij Consuli et anco Mattheo Brunello et Gioa.ni Domenico Bocalino del medesimo Luogo della Villa S. Secondo l’an.o 1622 [copia ms.].
A.S.T., Corte, Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 15, n. 3, Atti delli Sig.ri di Cossambrà contro gli Uomini, e Communità di S. Secondo p. le diferenze tra essi vertenti per causa de confini de loro rispettivi Territorij seguiti avanti li Commiss.ri deputati per parte del Duca di Savoja, e Marchese di Monferrato [cam.]; Acta pro distinctione finium Mag. D.nor. Castri Comsombradi Contra Co.e. et homines Ville Sancti Secundi Coram mag. Domines Jo. Franc.o Cacherano Et percivale Calberio […] Comissarij (1549).
A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Asti, Mazzo 2, n. 1, Relazione, ed Informative dell’Intendente d’Asti con Stati della Coltura, e raccolto de’ beni, del personale, e bestiami di Cadun Territorio della Provincia (1747-1757).
A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Asti, Mazzo 2, n. 2, Rellazione dello Stato, e coltura de beni de Territorj delle Città, e Comm.tà della Provinc.a d’Asti (1747) [fasc. ril., cc. non num.te].
A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Casale, Mazzo 2, n. 4, Un volumetto, in cui sono descritti li beni si antichi, che moderni posseduti dagli Ecclesiastici, e dà Luoghi Pij di detta Provincia; li Moggia de beni di cad.a Città, e Com.tà; li raccolti; la quantità delli moggia de beni feudali, li redditi posseduti da’ Vassalli ed altre memorie diverse (s.d. [ma 1746]).
A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Casale, Mazzo 2, n. 4, Tittoli ascritti da S.M. il Re di Sardegna a Vassalli di questa Provincia di Casale (s.d. [ma 1746]).
A.S.T., Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 13, Convocati delle città e comunità della Provincia di Casale, in risposta alla circolare del Signor Intendente Generale, in data delli 10 dicembre 1781.
A.S.T., Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 18, Memorie del Basso Monferrato (s. d., ma 1784/ 1789).
A.S.T., Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 18, Comunità della Provincia di Casale che affermano essere necessaria la misura de’ territorj loro (s. d., ma 1786).
A.S.T., Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 32, Monferrato, Province di Casale ed Acqui: memorie e stati concernenti la collettazione de’ beni ecclesiastici e luoghi pii (1728-1729).
A.S.T., Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 37, Relazione generale dell’operato dal Commendatore Petitti in dipendenza del Regio Editto delli 24 giugno 1728 concernente li beni posseduti dalli ecclesiastici e luoghi pii nel Ducato di Monferrato (1729).
A.S.T., II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 38, Relazioni particolari ridotte con ord.e de luoghi ne territorij de quali sono siti i beni eclesiastici del Monferrato, ad effetto di servire a magg.e intelligenza della relaz.e g.le qual è a questa relativa.
A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei Conti, Articolo 746, paragrafo 3, vol. 81, Notta, et Protocollus sive Volumen Instrumentor. et Investiturar. bonor. Rusticalium feudalium sequtan. sub Ill.mo et R.mo D. D. Octavio Brolia Ep. co Asten. et Comite et receptar. per … D. Jacobus Fran.cus Vignolas Notarium Collegiat. et Secretarium Ep.alem eiusd. Civitatis ab anno 1625 usque ad annum 1645 [vol. ril., cc. 1r-506v, + c. non num.ta con titolo al r., bianca al v.; sul dorso: “Mensa d’Asti Investiture feudali 1625 ad 1710”; contiene in testa “Indice” cc. non num.te].
Relazione 1753 (B.R.T., Relazione generale dell’Intendente d’Asti sullo stato della Provincia, 1753 ).
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Bordone, Renato, Proposta per una lettura della Corografia Astigiana dell’avvocato G. S. De Canis, Asti, Edito a cura della Cassa di Risparmio di Asti, 1977.
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Vila San Secondo
Per comprendere la storia del territorio di Villa San Secondo è utile tenere presente innanzitutto fino a che punto, durante il tardo medioevo e l’età moderna, la giurisdizione della comunità venisse sorretta da parte dei marchesi di Monferrato nei termini precisati dalle compilazioni statutarie.
Le prerogative della comunità descritte negli statuti comprendevano, tra l’altro, la proprietà del mulino sulla Versa, del forno (sia pure “in allodio” e “senza bannalità” ), l’uso di terre comuni e la comminazione di ammende (destinate alla reparationem ecclesie). Durante l’età moderna, il ricavato dell’affitto di queste proprietà, a cui si aggiungeva una osteria, tenne generalmente in pareggio il bilancio comunale. La comunità era proprietaria del “Recinto del luogo” e dei “fossi publici” (pari a una superficie di circa 8 giornate), nonché di una superficie di “Strade publiche” calcolata in circa 30 giornate. Era inoltre proprietaria di due piccoli edifici, che destinava alle sedute del consiglio comunale, alla conservazione dell’archivio e a un alloggio per il maestro di scuola.
Dopo le prime nuove infeudazioni del luogo, in particolare a partire dal secolo XVI, i giudici delegati del Senato di Casale sostennero più volte le ragioni alla comunità, come quando, a fine secolo XVI, sembrò minacciato il procedimento consolidato di nomina del podestà da una rosa di candidati presentati dalla comunità e confermati dai marchesi. Nel 1622, in una causa mossa da un nuovo feudatario alla comunità per l’esercizio della giurisdizione, la comunità controbatteva con un parere scritto, che riconduceva i diritti di giurisdizione della comunità agli antiquissimis documentis di carattere statutario. Ancora sullo scorcio del secolo XVII, la comunità, attraverso un esposto dei suoi consoli, si difendeva dal “notabile agravio” che avrebbe comportato in materia di giurisdizione ogni cambiamento a favore dei feudatari nello ius nominandi, che era stato “goduto da tempo immemorabile”. In una memoria dei funzionari monferrini di fine Seicento fu confermato che “La giurisdittione civile e criminale è della comunità, ma nelle confische sua Alt[ezza] ne ha la terza parte” [A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Casale, Mazzo 2, n. 4; II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 13, cc. 345r-47v; Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, nn. 3-7 (1589); n. 7 (1622); n. 8 (2) e (13)].
In particolare, nel 1549 i signori di Cossombrato riaprirono con determinazione il contenzioso intorno ai confini con Villa San Secondo. L’argomento sostenuto dai signori era che da moltissimo tempo (ab antiquo et antiquiss.o tempore) essi avevano ricevuto l’investitura del castello e feudo di Cossombrato insieme con il loro territorio (de castro et feudo consombradi cum eoru[m] Territorio), il quale territorio era definito, nella documentazione da essi addotta, con riferimento ai contorni dei territori confinanti, tra i quali però non risultava citata Villa San Secondo (absq. eo q. ulla fiat mentio ville s.ti secondi). I signori non si opponevano alla ormai antica fondazione di Villa San Secondo, né al fatto che essa sorgesse in territorio et finibus consombradi, quanto piuttosto alla “invasione” dei beni fondiari dei signori da parte di quella comunità e dei suoi uomini: una “sottrazione di obbedienza” per i quali era stata già comminata, nel secolo XIV, una forte ammenda in nome di un principio di “reintegro” dei signori nei propri beni.
La “invasione” si manifestava nel fatto che gli abitanti di Villa San Secondo continuavano a coltivare i beni grazie a un “pretesto di superiorità” (pretextu [...] superioritatis), che tuttavia, dopo la definizione dei confini del 1437, mai era stato legittimato da alcun atto di giurisdizione (actus Iurisdictionalis) capace di suffragare quella pretesa “superiorità” sui beni e dunque sul territorio: di fatto, gli abitanti continuavano a coltivarli da semplici coloni (uti coloni colebant). Viceversa, i signori avevano continuato non solo a compiere regolarmente atti giurisidizionali sotto forma di arresti e di ammende (damna dantes in eis captivando, penasq. et banna ab eisdem Illatoribus exigendo), ma anche a “infeudare” e dissodare terre in favore di nuovi coloni, e ciò fino a trenta, vent’anni addietro, anzi fino al presente.
se ne havessero da pigliarsi anticipatamente moggia seicento per parte, et il remanente si havesse da divider per terzo, cioè che le duoe parti fuossero di Consombrado con il carigo di proveder ala pretensione di Montechiaro qual dice haver sopra essi boschi et l’altro terzo fuosse restato a Villa.
buon numero di soldati p. tener in freno la temerità di coloro, che uniti in numerosa squadriglia caminavano armati giorno, e notte, commettendo continui, e gravi delitti.
Un memoriale coevo sui disordini accusò il vescovo di Asti di “pescare nel torbido” per “far valere le sue chimeriche pretensioni” giurisdizionali (a questo fine il vescovo avrebbe indotto “il Consiglio della Co.ità di Villa S. Secondo ad andar in corpo, et armato più volte a Montechiaro Stato di Piemonte”). In una comunità abitata, agli occhi dei funzionari statali, da “Huomini che litigano fra loro volentieri”, lo scopo principale perseguito dallo stato monferrino fu che “il Sig.r Mazzose Nerli” raggiungesse “certo accordo con quella Co.ità p[er] ristabilire nel Feudo la quiete, et un nuovo governo più regolato” [A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, Provincia di Casale, Mazzo 2, n. 4; Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, nn. 3-6, Discorso sopra alcuni disordini commessi dalli Uomini di Villa S.t Secondo feudo de’Marchesi Nerli (s.d.); A.S.C.V, Atti d’incanti (1826-49); C.U.C.]
Per quanto riguarda la vita religiosa, la storia di Villa San Secondo fu profondamente segnata da attività su base largamente popolare, di cui fu un esempio l’accoglienza corale riservata nel 1583 al visitatore apostolico da parte di tutta la comunità, ivi compreso il maestro di scuola da essa stipendiato. Una costellazione di luoghi di culto, quali le cappelle campestri Sant’Albano, San Rocco, San Giorgio, San Sebastiano, patrocinate da singole famiglie o da più ampi gruppi di vicini, ripartiva sul territorio le principali attività cerimoniali; nel 1632, sul sito del castello abbattuto degli antichi signori, venne edificata la chiesa della Madonna delle Grazie.
Una importanza particolare rivestì la chiesa, od “oratorio”, di Sant’Antonio, la cui esistenza extra Villamnovam Sancti Secundi de Consombrando era attestata nel tardo medioevo. L’oratorio era contiguo a un cimitero distinto da quelli parrocchiali e fu sede della Compagnia di Sant’Antonio, quindi della Confraternita della Trinità, uno dei molti sodalizi laici presenti a Villa San Secondo durante l’età moderna, quando ci appare investito di un ruolo di primo piano nel rappresentare la comunità come unità politica. Durante i conflitti del secolo XVII tra la comunità e i suoi signori, quando il governo centrale proibì le “radunanze” dei confratelli presso l’oratorio, fu il Consiglio della comunità a protestare che veniva “così impedita, e negata la comodità alla maggior parte delli habitanti vicini di esercitare le lor fontioni catoliche, e li luoro atti di divotione”. Quando, nel secolo XIX, il vescovo di Asti sembrò promuovere, grazie alla concessione di di una divisa bianca, la Compagnia del Santissimo Sacramento (già priva di una sede di culto), la Confraternità della Trinità ravvisò nell’atto un attacco non solo alle sue prerogative, ma al prestigio della comunità.
Tra gli altri sodalizi, la Compagnia della Purificazione di Maria è menzionata nella visita pastorale del 1598; in quella del 1621, la compagnia mariana aveva assunto il nome di Compagnia del Rosario, ottenendo il decreto di erezione canonica nel 1655. Tra l’età moderna e l’età contemporanea, è inoltre attestata l’attività della Compagnia del Suffragio, della Compagnia delle Vergini, della Compagnia della Dottrina Cristiana, della Compagnia di Nostra Signora del Sacro Cuore, della Pia Unione del Sacro Cuore di Gesù e della Confraternita di San Giuseppe [A.C.V.A., Visite Pastorali, Visita Scarampi (1583), cc. 35r-38r; Visita Aiazza (1598); Visita Pentorio (1621); A.S.T., Sezioni Riunite, II Archiviazione, Capo 26, Mazzo 37, c. 194v; Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, Mazzo 68, n. 8 (3); Paesi, Provincia di Asti, Mazzo 1, n. 3; Molina 1993, p. 113; Torre 1999, pp. 25, 28, 31, 40].

References: articolo 746
 sentenza 
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 Articolo 746