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Timestamp: 2017-09-23 05:34:58+00:00

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Costituzione Italiana - sentenze cassazione
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“Protocollo n. 6 sull’abolizione della pena di morte” (adottato a Strasburgo il 28 aprile 1983), reso esecutivo con legge 2 gennaio 1989, n. 8 (G.U. 16 gennaio 1989, n. 12, suppl. ord.), nonche’ legge 13 ottobre 1994, n. 589 sull'”Abolizione della pena di morte nel codice penale militare di guerra” (G.U. 25 ottobre 1994, n. 250).
La Camera dei deputati eeletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati e’ di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. (2)
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di eta’.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei piu’ alti resti. (2)
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 1 della legge cost. 9 febbraio 1963, n. 2, recante “Modificazioni agli artt. 56, 57 e 60 della Costituzione” (G.U. 12 febbraio 1963, n. 40).
Il testo originario dell’art. 56 disponeva:
“La Camera dei deputati e’ eletta a suffragio universale e diretto, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di eta’.”.
(2) Comma sostituito dall’art. 1 della legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1 (G.U. 24 gennaio 2001, n. 19).
Il Senato della Repubblica e’ eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. (2)
Il numero dei senatori elettivi e’ di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero. (2)
il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei piu’ alti restiIl Senato della Repubblica e’ eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi e’ di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei piu’ alti resti. (2)
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 2 della legge cost. 9 febbraio 1963, n. 2 e, successivamente, modificato nel terzo comma dalla legge cost. 27 dicembre 1963, n. 3, istitutiva della Regione Molise (G.U. 4 gennaio 1964, n. 3).
V., altresi’, legge cost. 9 marzo 1961, n. 1 per l’assegnazione in via transitoria di seggi alla Regione Friuli-Venezia Giulia (G.U. 1 aprile 1961, n. 82).
Il testo dell’art. 57, nella formulazione anteriore alle leggi costituzionali del 1963, disponeva:
“Il Senato della Repubblica e’ eletto a base regionale.
A ciascuna Regione e’ attribuito un senatore per duecentomila abitanti o per frazione superiore a centomila.
Nessuna Regione puo’ avere un numero di senatori inferiore a sei. La Valle d’Aosta ha un solo senatore.”.
Il numero dei senatori elettivi e’ di trecentoquindici.
Nessuna Regione puo’ avere un numero di senatori inferiore a sette. La Valle d’Aosta ha un solo senatore.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei piu’ alti resti.”.
(2) Comma modificato dall’art. 2 della legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1, (G.U. 24 gennaio 2001, n. 1)
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di eta’.
E’ senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi e’ stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica puo’ nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
La durata di ciascuna Camera non puo’ essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.
(1) Comma cosi’ sostituito con l’art. 3 della legge cost.
9 febbraio 1963, n. 2, recante “Modificazioni agli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione”.
“La Camera dei Deputati e’ eletta per cinque anni, il Senato della Repubblica per sei.
La durata di ciascuna Camera non puo’ essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.”.
Finche’ non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.
Ciascuna Camera puo’ essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, e’ convocata di diritto anche l’altra.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non e’ presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.
La legge determina i casi di ineleggibilita’ e incompatibilita’ con l’ufficio di deputato o di senatore.
Nessuno puo’ appartenere contemporaneamente alle due Camere.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento puo’ essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, ne’ puo’ essere arrestato o altrimenti privato della liberta’ personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale e’ previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione e’ richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
(1) Articolo cosi’ sostituito con la legge cost. 29 ottobre 1993, n. 3 (G.U. 30 ottobre 1993, n. 256).
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento puo’ essere sottoposto a procedimento penale; ne’ puo’ essere arrestato, o altrimenti privato della liberta’ personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale e’ obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.
Eguale autorizzazione e’ richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.”.
Per l’immunita’ dei giudici della Corte costituzionale, cfr. art. 3 della legge cost. 9 febbraio 1948, n. 1.
I membri del Parlamento ricevono un’indennita’ stabilita dalla legge.
La proposta soggetta a referendum e’ approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se e’ raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalita’ di attuazione del referendum. (1)
(1) V. art. 2 della legge cost. 11 marzo 1953, n. 1 e Titolo II della legge 25 maggio 1970, n. 352.
Art. 79. (1)(2)
(1) Articolo cosi’ sostituito con la legge cost. 6 marzo 1992, n. 1 (G.U. 9 marzo 1992, n. 57).
“L’amnistia e l’indulto sono concessi dal Presidente della Repubblica su legge di delegazione delle Camere.
Non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla proposta di delegazione.”.
(2) Cfr. Legge n° 241 del 31 luglio 2006 recante “Concessione di indulto”.
Ciascuna Camera puo’ disporre inchieste su materie di pubblico interesse.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorita’ giudiziaria.
Il Presidente della Repubblica e’ eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.
L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio e’ sufficiente la maggioranza assoluta.
Puo’ essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’eta’ e goda dei diritti civili e politici.
L’ufficio di Presidente della Repubblica e’ incompatibile con qualsiasi altra carica.
Il Presidente della Repubblica e’ eletto per sette anni.
Il Presidente della Repubblica puo’, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non puo’ esercitare tale facolta’ negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. (1)
(1) Comma cosi’ sostituito con la legge cost. 4 novembre 1991, n. 1 (G.U. 8 novembre 1991, n. 262).
Nella formulazione anteriore, il secondo comma dell’art. 88 recitava “Non puo’ esercitare tale facolta’ negli ultimi sei mesi del suo mandato”.
Nessun atto del Presidente della Repubblica e’ valido se non e’ controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilita’.
Il Presidente della Repubblica non e’ responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi e’ messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
La motivazione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non puo’ essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.
Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne e’ responsabile. Mantiene l’unita’ di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attivita’ dei ministri.
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 1 della legge cost. 16 gennaio 1989, n. 1 v. altresi’ legge 5 giugno 1989, n. 219.
“Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri sono posti in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni”.
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buono andamento e l’imparzialita’ dell’amministrazione.
Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianita’.
Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia), i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e’ composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.
Ha l’iniziativa legislativa e puo’ contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.
Il Consiglio di Stato e’ organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.
La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimita’ sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.
La giustizia e’ amministrata in nome del popolo.
La funzione giurisdizionale e’ esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilita’ pubblica e nelle altre specificate dalla legge.
Il Consiglio superiore della magistratura e’ presieduto dal Presidente della Repubblica.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di universita’ in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Non possono, finche’ sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, ne’ far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
La legge sull’ordinamento giudiziario puo’ ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di universita’ in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio ne’ destinati ad altre sedi o funzioni (1) se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facolta’ di promuovere l’azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversita’ di funzioni.
(1) Nel testo pubblicato nella edizione straordinaria della G.U. 27 dicembre 1947, per errore tipografico, in luogo di “funzioni” compariva la parola “funzionari”: cfr.errata-corrige in G.U. 3 gennaio 1948, n. 2.
Ogni processo si svolge nel contradditorio tra le parti, in condizioni di parita’, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata. (1)
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel pi¨ breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facolta’, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo. (1)
Il processo penale e’ regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non puo’ essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si e’ sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore. (1)
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilita’ di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita. (1)
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla liberta’ personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, e’ sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si puo’ derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione e’ ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.
(1) Comma introdotto con l’art. 1 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 (G.U. 23 dicembre 1999, n. 300).
All’art. 2, la stessa legge costituzionale cosi’ dispone:
“1. La legge regola l’applicazione dei principi contenuti nella presente legge costituzionale ai procedimenti penali in corso alla data della sua entrata in vigore”.
Contro gli atti della pubblica amministrazione e’ sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.
Tale tutela giurisdizionale non puo’ essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.
La Repubblica e’ costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citta’ metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.
I Comuni, le Province, le Citta’ metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.
Roma e’ la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.
(1) Articolo cosi’ sostituito dall’art. 1 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. 24 ottobre 2001, n. 48).
Il testo dell’art. 114 nella formulazione originaria, disponeva: “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni”.
(1) Il testo orginario dell’art. 115 disponeva: “Le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i principi fissati nella Costituzione.
La legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3 e’ stata pubblicata sulla G.U. del 24 ottobre 2001, n. 248.
La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e’ costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119. La legge e’ approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata. (2)
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 2 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. 24 ottobre 2001, n. 248).
Il testo dell’art. 116, nella formulazione anteriore recitava: “Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli- Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti specialiadottati con leggi costituzionali”.
(2) V. legge cost. 26 febbraio 1948, n. 2 (per lo Statuto siciliano), legge cost. 26 febbraio 1948, n. 3 (per lo Statuto della Sardegna), legge cost. 26 febbraio 1948, n. 4 (per lo Statuto della Valle d’Aosta), legge cost. 26 febbraio 1948, n. 5 e d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (per lo Statuto del Trentino-Alto Adige), legge cost. 31 gennaio 1963, n. 1 (per lo Statuto del Friuli-Venezia Giulia). V., anche, legge cost. 9 maggio 1986, n. 1, concernente modifica dell’art. 16 dello Statuto della Sardegna (G.U. 15 maggio 1986, n. 111), legge cost. 12 aprile 1989, n. 3, recante modifiche ed integrazioni alla legge cost. 23 febbraio 1972, n. 1, concernente la durata in carica dell’Assemblea regionale siciliana e dei consigli regionali delle regioni a statuto speciale (G.U. 14 aprile 1989, n. 87), nonche’ legge cost. 23 settembre 1993, n. 2, recante modifiche e integrazioni agli statuti speciali per la Valle d’Aosta, per la Sardegna, per il Friuli-Venezia Giulia e per il Trentino-Alto Adige (G.U. 25 settembre 1993, n. 226).
La potesta’ legislativa e’ esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonche’ dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni;
ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione;
ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attivita’ culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta’ legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
(1) Articolo cosi’ modificato dall’art. 3 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. del 24 ottobre 2001, n. 248).
Nel testo originario l’articolo 117 della Costituzione, disponeva:
“La Regione emana per le seguenti materie norme legislative neilimiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato,sempreche’ le norme stesse non siano in contrasto con l’interessenazionale e con quello di altre Regioni:
viabilita’, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale;
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Citta’ metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarieta’, differenziazione ed adeguatezza.
I Comuni, le Province e le Citta’ metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.
Stato, Regioni, Citta’ metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivita’ di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarieta’.
(1) Articolo cosi’ modificato con l’art. 4 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. 24 ottobre 2001, n. 248).
Il testo originario dell’art. 118 disponeva:
“Spettano alla Regione le funzioni amministrative per le materieelencate nel precedente articolo, salvo quelle di interesseesclusivamente locale, che possono essere attribuite dalla leggidella Repubblica alle Provincie, ai Comuni o ad altri enti locali. Lo Stato puo’ con legge delegare alla Regione l’esercizio di altre funzioni amministrative. La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrativedelegandole alle Provincie, ai Comuni o ad altri enti locali, ovalendosi dei loro uffici”.
I Comuni, le Province, le Citta’ metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Citta’ metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome.
Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Citta’ metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarieta’ sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Citta’ metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Citta’ metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
(1) Articolo cosi’ modificato con l’art. 5 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. 24 ottobre 2001, n. 248).
La Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalita’ stabilite con legge della Repubblica”.
La Regione non puo’ istituire dazi di importazione o sportazione o transito tra le Regioni, ne’ adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, ne’ limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.
Il Governo puo’ sostituirsi a organi delle Regioni, delle Citta’ metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumita’ e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unita’ giuridica o dell’unita’ economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, rescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarieta’ e del rincipio di leale collaborazione.
(1) Articolo cosi’ modificato dall’art. 6 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. del 24 ottobre 2001, n. 248).
Nel testo originario l’articolo 120 della Costituzione, disponeva:
“La Regione non puo’ istituire dazi d’importazione o esportazione o transito fra le Regioni.
Non puo’ adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni.
Non puo’ limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro”.
(1) Articolo cosi’ modificato, nel secondo e quarto comma, con legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (G.U. 22 dicembre 1999, n. 299).
Il precedente testo recitava, al secondo e al quarto comma:
“Il Consiglio regionale esercita le potesta’ legislative e regolamentari attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Puo’ fare proposte di legge alle Camere”.
“Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione;
promulga le leggi e i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo centrale”.
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 2 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (G.U. 22 dicembre 1999, n. 299).
All’art. 5, recante “disposizioni transitorie”, la stessa legge costituzionale ha cosi’ disposto:
“1. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali e delle nuove leggi elettorali ai sensi del primo comma dell’art. 122 della Costituzione, come sostituito dall’art. 2 della presente legge costituzionale, l’elezione del Presidente della Giunta regionale e’ contestuale al rinnovo dei rispettivi Consigli regionali e si effettua con le modalita’ previste dalle disposizioni di legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei Consigli regionali. Sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali. E’ proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Il Presidente della Giunta regionale fa parte del Consiglio regionale. E’ eletto alla carica di consigliere il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto Presidente. L’Ufficio centrale regionale riserva, a tal fine l’ultimo dei seggi eventualmente spettanti alle liste circoscrizionali collegate con il capolista della lista regionale proclamato alla carica di consigliere, nell’ipotesi prevista al numero 3) del tredicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43; o, altrimenti, il seggio attribuito con il resto o con la cifra elettorale minore, tra quelli delle stesse liste, in sede di collegio unico regionale per la ripartizione dei seggi circoscrizionali residui. Qualora tutti i seggi spettanti alle liste collegate siano stati assegnati con quoziente intero in sede cirscoscrizionale, l’Ufficio centrale regionale procede all’attribuzione di un seggio aggiuntivo, del quale si deve tenere conto per la determinazione della conseguente quota percentuale di seggi spettanti alle liste di maggioranza in seno al Consiglio regionale.
a) entro dieci giorni dalla proclamazione, il Presidente della Giunta regionale nomina i componenti della Giunta, fra i quali un Vicepresidente, e puo’ successivamente revocarli;
Nella formulazione originaria, l’art. 122 cosi’ recitava:
“Il sistema d’elezione, il numero e i casi di ineleggibilita’ e di incompatibilita’ dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge della Repubblica.
Nessuno puo’ appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una delle Camere del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale.
Lo statuto regolal’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 3 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (G.U. 22 dicembre 1999, n. 299).
Nella precedente formulazione, l’art. 123 recitava:
“Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all’organizzazione interna della Regione. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto e’ deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ed e’ approvato con legge della Repubblica”.
Ai sensi dello steeso articolo, secondo comma, gli statuti regionali sono stati approvati con leggi della Repubblica del 22 maggio 1971 (nn. 338, 339, 340, 341, 342, 343, 344, 345, 346, 347, 348, 349, 350), del 22 luglio 1971 (n. 480) e del 28 luglio 1971 (n. 519) (pubblicate in G.U.
14 giugno 1971, n. 148, suppl.; 28 luglio 1971, n. 190, suppl.; 3 agosto 1971, n. 195) e, successivamente modificati, con leggi 9 novembre 1990, n. 336 (G.U. 21 novembre 1990, n. 272, suppl. ord.), 31 maggio 1991, n. 180 (G.U. 18 giugno 1991, n. 141), 23 gennaio 1992, n. 44 (G.U.
1 febbraio 1992, n. 26, suppl. ord.).
(2) Comma introdotto dall’art. 7 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. 24 ottobre 2001, n. 248)
(1) Il testo originario dall’art. 124 della Costituzione disponeva: “Un commissario del Governo, residente nel capoluogo della Regione,sopraintende alle funzioni amministrative esercitate dallo Stato e le coordina con quelle esercitate dalla Regione.
La legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3 e’ stata pubblicata sulla G.U. n. 248 del 24 ottobre 2001.
(1) L’articolo 9 della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. n. 248 del 24 ottobre 2001) ha abrogato il primo comma del presente articolo che, nella sua formulazione originaria, disponeva: “Il controllo di legittimita’ sugli atti amministrativi della Regione e’ esercitato, in forma decentrata, da un organo dello Stato, nei modi e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica. La legge puo’ in determinati casi ammettere il controllo di merito, al solo effetto di promuovere, con richiesta motivata, il riesame
della deliberazione da parte del Consiglio regionale.
Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresi’ essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale.
Il decreto e’ adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 4 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (G.U. 22 dicembre 1999, n. 299).
Nella formulazione originale, l’art. 126 cosi’ recitava:
“Il Consiglio regionale puo’ essere sciolto, quando compia atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, o non corrisponda all’invito del Governo di sostituire la Giunta o il Presidente, che abbiano compiuto analoghi atti o violazioni.
Puo’ essere sciolto quando, per dimissioni o per impossibilita’ di formare una maggioranza, non sia in grado di funzionare.
Puo’ essere altresi’ sciolto per ragioni di sicurezza nazionale.
Lo scioglimento e’ disposto con decreto motivato del Presidente della Repubblica, sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.
Col decreto di scioglimento e’ nominata una Commissione di tre cittadini eleggibili al Consiglio regionale, che indice le elezioni entro tre mesi e provvede all’ordinaria amministrazione di competenza della Giunta e agli atti improrogabili, da sottoporre alla ratifica del nuovo Consiglio”.
(1) Articolo cosi’ sostituito dall’art. 8 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (G.U. 24 ottobre 2001, n. 248).
Il testo originario dell’art. 127 disponeva:
“Ogni legge approvata dal Consiglio regionale e’ comunicata al Commissario che, salvo il caso di opposizione da parte del Governo, deve vistarla nel termine di trenta giorni dalla comunicazione.
La legge e’ promulgata nei dieci giorni dalla apposizione del visto ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione. Se una legge e’ dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il Governo della Repubblica lo consente, la promulgazione e l’entrata in vigore non sono subordinate ai termini indicati.
Ove il Consiglio regionale la approvi di nuovo a maggioranza assoluta dei suoi componenti, il Governo della Repubblica puo’, nei quindici giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di legittimita’ davanti alla Corte costituzionale, o quella di merito per contrasto di interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi sia la competenza”.
(1) Il testo orginario dell’art. 115 disponeva: “Le Provincie e i Comuni sono enti autonomi nell’ambito de iprincipi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni”.
(1) Il testo orginario dell’art. 115 disponeva:
“Le Provincie e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale. Le circoscrizioni provinciali possono essere suddivise incircondari con funzioni esclusivamente amministrative per un ulteriore decentramento”.
“Un organo della Regione, costituito nei modi stabiliti da legge della Repubblica, esercita, anche in forma decentrata, il controllo di legittimita’ sugli atti delle Provincie, dei Comuni e degli altri enti locali.
In casi determinati dalla legge puo’ essere esercitato il controllo di merito, nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la loro deliberazione”.
(1) Cosi’ modificato con l’art. 1 della legge cost. 27 dicembre 1963, n. 3, che ha istituito la Regione “Molise”.
Cfr. art. 57 e XI delle disposizioni transitorie e finali.
Nella formulazione originaria, l’art. 131 sotto la dizione “Abruzzi e Molise” individuava un’unica regione.
(1) Comma cosi’ modificato dall’art. 9 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3
(G.U. n. 24 ottobre 2001, n. 248).
(2) Per la disciplina dei referendum previsti in questo articolo, v. Titolo III della legge 25 maggio 1970, n. 352.
(1) L’ultimo capoverso e’ stato cosi’ modificato con l’art. 2 della legge cost. 16 gennaio 1989, n. 1. Il testo originario di tale capoverso recitava:
Cfr. ora art. 96, nell’attuale formulazione, dopo la modifica apportata con l’art. 1 della legge cost. n. 1 del 1989.
La Corte costituzionale e’ composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilita’ a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalita’ stabilite per la nomina dei giudici ordinari. (4)
(1) Articolo cosi’ sostituito con l’art. 1 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, e successivamente modificato, nell’ultimo cpv., dalla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1.
V. l’art. 10 della legge cost. 11 marzo 1953, n. 1 (abrogato dalla legge n. 2 del 1967).
“La Corte costituzionale e’ composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
* La Corte elegge il Presidente fra i suoi componenti.
* I giudici sono nominati per dodici anni, si rinnovano parzialmente secondo le norme stabilite dalla legge e non sono immediatamente rieleggibili.
L’ufficio di giudice della Corte e’ incompatibile con quello di membro del Parlamento o d’un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione d’avvocato, e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
* Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica e contro i Ministri intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri eletti, all’inizio di ogni legislatura, dal Parlamento in seduta comune tra cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilita’ a senatore.”.
(2) V., altresi’, art. 6 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e art. 7 del regolamento generale della Corte costituzionale.
(3) Cfr. art. 7 della legge 11 marzo 1953, n. 87.
Per l’incompatibilita’ con la carica di consigliere regionale v. art. 4 della legge 23 aprile 1981, n. 154.
L’articolo 11 della legge 11 aprile 1990, n. 74 stabilisce per i componenti del Consiglio superiore della Magistratura l’incompatibilita’ con l’ufficio di Giudice costituzionale.
(4) Cfr. regolamento parlamentare 7-28 giugno 1989 e, inoltre, leggi cost. 22 novembre 1967, n. 2, 11 marzo 1953, n. 1, legge 11 marzo 1953, n. 87 e, in ispecie, legge 2 gennaio 1962, n. 20 e Norme integrative per i giudizi di accusa 27 novembre 1962.
(1) Cfr. legge cost. 9 febbraio 1948, n. 1, e legge cost.11 marzo 1953, n. 1.
(2) Cfr. legge 11 marzo 1953, n. 87.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non e’ promulgata, se non e’ approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge e’ stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. (1)
(1) Per la disciplina relativa al referendum previsto in questo articolo, v. Titolo I della legge 25 maggio 1970, n. 352.
Sono nominati altresi’ senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale.
Al diritto di essere nominati senatori si puo’ rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L’accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.
Per la prima elezione del Senato il Molise e’ considerato come Regione a se’ stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione. (1)
(1) Cfr. artt. 57 e 131, come modificati dalla legge cost. 27 dicembre 1963, n. 3.
Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformita’ con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento vigente.
(1) Il terzo comma di questa disposizione e’ stato abrogato con l’art. 7 della legge cost. 22 novembre 1967, n. 2.Esso disponeva:
“I giudici della Corte costituzionale nominati nella prima composizione della Corte stessa non sono soggetti alla parziale rinnovazione e durano in carica dodici anni.”.
Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessita’, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.
Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all’art. 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformita’ con l’art. 6.
Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell’elenco di cui all’art. 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell’articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l’obbligo di sentire le popolazioni interessate. (1)
(1) Il termine previsto in quest’articolo, e’ stato prorogato al 31 dicembre 1963, con legge cost. 18 marzo 1958, n. 1 (G.U. 1 aprile 1958, n. 79), ed entro lo stesso termine e’ stata istituita la Regione Molise (cfr. art. 131).
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilita’ per i capi responsabili del regime fascista.
[I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici ne’ cariche elettive.] (1)
[Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.] (1)
L’Ordine mauriziano e’ conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.
Con l’entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull’ordinamento provvisorio dello Stato. (1)
(1) Il decreto emanato come “decreto legge luogotenenziale”, del 25 giugno 1944, n. 151 intitolato “Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, giuramento dei membri del Governo e’ facolta’ del Governo di emanare norme giuridiche” (G.U. 8 luglio 1944, n. 39, serie speciale), conteneva le seguenti disposizioni:
Art. 1 – “Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggera’, a suffragio universale diretto e segreto una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato.
I modi e le procedure saranno stabiliti con successivo provvedimento.”.
Art. 2 – “E’ abrogata la disposizione concernente la elezione di una nuova Camera dei Deputati e la sua convocazione entro quattro mesi dalla cessazione dell’attuale stato di guerra, contenuta nel comma terzo dell’articolo unico del R. decreto-legge 2 agosto 1943, n. 175, con cui venne dichiarata chiusa la sessione parlamentare e sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni.”.
Art. 3 – “I Ministri e sottosegretari di Stato giurano sul loro onore di esercitare la loro funzione nell’interesse supremo della Nazione e di non compiere, fino alla convocazione dell’Assemblea Costituente, atti che comunque pregiudichino la soluzione della questione istituzionale.”.
Art. 4 – “Finche’ non sara’ entrato in funzione il nuovo Parlamento, i provvedimenti aventi forza di legge sono deliberati dal Consiglio dei Ministri.
“Abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue…”.
Art. 5 – “Fino a quando resta in vigore la disposizione dell’art. 2, comma primo, del R. decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B, i decreti relativi alle materie indicate nell’art. 1 della legge 31 gennaio 1926, n. 100, sono emanati dal Luogotenente Generale del Regno con la formula:
“Abbiamo decretato e decretiamo…”.
Art. 6 – “Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno – serie speciale – e sara’ presentato alle Assemblee legislative per la conversione in legge.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, proponente, e’ autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.
Ordiniamo, a chiunque spetti, di osservare il presente decreto e di farlo osservare come legge dello Stato.”.
L’Assemblea Costituente sara’ convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.
Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, L’Assemblea Costituente puo’ essere convocata, quando vi sia necessita’ di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98. (1)
L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, e’ convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.
(1) Il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98, recante:
“Integrazioni e modifiche al decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, relativo all’Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, al giuramento dei membri del Governo e alla facolta’ del Governo di emanare norme giuridiche.” – (Gazzetta Ufficiale 23 marzo 1946, n. 69), conteneva le seguenti disposizioni:
Art. 1 – “Contemporaneamente alle elezioni per l’Assemblea Costituente il popolo sara’ chiamato a decidere mediante referendum sulla forma istituzionale dello stato (Repubblica o Monarchia).”.
Art. 2 – “Qualora la maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Repubblica, l’Assemblea, dopo la sua costituzione, come suo primo atto eleggera’ il Capo provvisorio dello Stato, che esercitera’ le sue funzioni, fino a quando sara’ nominato il Capo dello Stato a norma della Costituzione deliberata dall’Assemblea.
Per l’elezione del Capo provvisorio dello Stato e’ richiesta la maggioranza dei tre quinti dei membri dell’Assemblea. Se al terzo scrutinio non sara’ raggiunta tale maggioranza, bastera’ la maggioranza assoluta.
Avvenuta l’elezione del Capo provvisorio dello Stato il Governo in carica gli presentera’ le sue dimissioni e il Capo provvisorio dello Stato dara’ l’incarico per la formazione del nuovo Governo.
Qualora la maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Monarchia, continuera’ l’attuale regime luogotenenziale fino all’entrata in vigore delle deliberazioni dell’Assemblea sulla nuova Costituzione e sul Capo dello Stato.”.
Art. 3 – “Durante il periodo della Costituente e fino alla convocazione del Parlamento a norma della nuova Costituzione il potere legislativo resta delegato, salva la materia costituzionale, al Governo, ad eccezione delle leggi elettorali e delle leggi di approvazione dei trattati internazionali, le quali saranno deliberate dall’Assemblea.
Il Governo potra’ sottoporre all’esame dell’Assemblea qualunque altro argomento per il quale ritenga opportuna la deliberazione di essa.
Il Governo e’ responsabile verso l’Assemblea Costituente.
Il rigetto di una proposta governativa da parte dell’Assemblea non porta come conseguenza le dimissioni del Governo. Queste sono obbligatorie soltanto in seguito alla votazione di una apposita mozione di sfiducia, intervenuta non prima di due giorni dalla sua presentazione e adottata a maggioranza assoluta dei Membri dell’Assemblea.”.
Art. 4 – “L’Assemblea Costituente terra’ la sua prima riunione in Roma, nel Palazzo di Montecitorio, il ventiduesimo giorno successivo a quello in cui saranno svolte le elezioni.
L’Assemblea e’ sciolta di diritto il giorno dell’entrata in vigore della nuova Costituzione e comunque non oltre l’ottavo mese dalla sua prima riunione.
Essa puo’ prorogare questo termine per non piu’ di quattro mesi.
Finche’ non avra’ deliberato il proprio regolamento interno l’Assemblea Costituente applichera’ il regolamento interno della Camera dei deputati in data 1 luglio 1900 e successive modificazioni e fino al 1922.”.
Art. 5 – “Fino a quando non sia entrata in funzione la nuova Costituzione le attribuzioni del Capo dello Stato sono regolate dalle norme finora vigenti, in quanto applicabili.”.
Art. 6 – “I provvedimenti legislativi che non siano di competenza dell’Assemblea Costituente ai sensi del primo comma dell’art. 3, deliberati nel periodo ivi indicato, devono essere sottoposti a ratifica del nuovo Parlamento entro un’anno dalla sua entrata in funzione.”.
Art. 7 – “Entro il termine di trenta giorni dalla data del decreto Luogotenenziale che indice le elezioni dell’Assemblea Costituente i dipendenti civili e militari dello Stato devono impegnarsi, sul loro onore, a rispettare e far rispettare nell’adempimento dei doveri del loro Stato il risultato del referendum istituzionale e le relative decisioni dell’Assemblea Costituente.
Nessuno degli impegni da essi precedentemente assunti, anche con giuramento, limita la liberta’ di opinione e di voto dei dipendenti civili e militari dello Stato.”.
Art. 8 – “Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dei Ministri, saranno emanate le norme relative allo svolgimento del referendum, alla proclamazione dei risultati di esso e al giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste ed i reclami relativi alle operazione del referendum, con facolta’ di variare e integrare, a tali fini, le disposizioni del decreto legislativo Luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74, per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente e di disporre che alla scheda di Stato, prevista dal decreto anzidetto, siano apportate le modificazioni eventualmente necessarie.
Per la risposta al referendum dovranno essere indicati due distinti contrassegni.”.
Art. 9 – “Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.”.
La presente Costituzione e’ promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1 gennaio 1948.
Il testo della Costituzione e’ depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinche’ ogni cittadino possa prenderne cognizione.
La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.
La Costituzione dovra’ essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.
Data a Roma, addi’ 27 dicembre 1947.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 2

Art. 79
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 art. 96
 art. 6
 art. 7
 art. 7
 art. 4
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Art. 1

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