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Timestamp: 2019-11-13 15:17:43+00:00

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Il termine dell'art. 567 III c. cpc mancato rispetto, estinzione del pignoramento
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13 febbraio 2019 by Avv. Edgardo Diomede d'Ambrosio Borselli Comments are off
L’art. 567, comma 2, c.p.c. prevede che all’istanza di vendita (atto da compiere entro il termine perentorio di 45 giorni dal pignoramento, pena la perdita di efficacia dello stesso: cfr. art. 497 cpc) debba essere allegato, a cura del creditore procedente, “l’estratto del catasto, nonché i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile pignorato effettuate nei venti anni anteriori alla trascrizione del pignoramento”;
la stesso art 567 cpc dispone che tale documentazione possa essere sostituita “da un certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari”;
tale adempimento deve essere completato nel termine perentorio di sessanta giorni dal deposito dell’istanza di vendita (centoventi giorni per le procedure iniziate anteriormente all’entrata in vigore del d.l. n. 83 del 2015);
tale termine (che, in quanto processuale si ritiene sia soggetto al termine di sospensione feriale) può essere prorogato una sola volta su istanza – fondata sulla sussistenza di “giusti motivi” – dei creditori o dell’esecutato per un massimo di ulteriori sessanta giorni (centoventi giorni per le procedure iniziate anteriormente all’entrata in vigore del d.l. n. 83 del 2015) a condizione che il termine di cui si chiede la proroga non sia già scaduto;
un ulteriore termine di sessanta giorni (centoventi giorni per le procedure iniziate anteriormente all’entrata in vigore del d.l. n. 83 del 2015), non prorogabile, può essere assegnato al creditore dal Giudice dell’esecuzione laddove questi ritenga che la documentazione allegata all’istanza di vendita vada, integrata in quanto incompleta o comunque insufficiente a soddisfare lo scopo di attestare la posizione dell’immobile ;
se la proroga non è richiesta o concessa ovvero se il creditore non provvede alle richieste integrazioni documentali nel termine assegnatogli il Giudice dell’esecuzione, anche d’ufficio, dichiara l’inefficacia del pignoramento e procede a dichiarare l’ estinzione del processo esecutivo “se non vi sono altri beni pignorati”.
La ratio della disposizione è duplice.
1) Nella parte in cui prescrive l’allegazione della documentazione ipocatastale o della relazione notarile sostitutiva (eventualità, quest’ultima, rispondente alla prassi più diffusa) la norma risponde alla necessità, posta a carico del procedente,– di dimostrare l’appartenenza del bene al debitore esecutato.
Al creditore è richiesto di dimostrare la c.d. continuità delle trascrizioni a favore e contro nel ventennio anteriore alla trascrizione del pignoramento.
2) Nella parte in cui sanziona l’omissione di tale allegazione con l’estinzione della procedura, l’art 567 cpc risponde ad una esigenza “acceleratoria” che caratterizza l’intera disciplina del processo esecutivo che si concretizza nella previsione di conseguenze pregiudizievoli per il creditore che non dia impulso alla procedura e ciò principalmente al fine di evitare che il patrimonio del debitore resti indefinitamente assoggettato al vincolo pignoratizio senza che all’apposizione di tale vincolo seguano ,in una sequenza che deve realizzarsi in tempi certi, le attività finalizzate a completare la procedura liquidatoria cui il pignoramento è finalizzato.
Va la pena sottolineare, con riferimento a tale ulteriore esigenza, che il legislatore, con il d.l. n. 83 del 2015 – in una prospettiva, di “efficientamento” dell’esecuzione forzata, è intervenuto radicalmente provvedendo a dimezzare sia il termine assegnato per la presentazione dell’istanza di vendita (da 90 a 45 giorni) sia dei termini previsti dall’art. 567 c.p.c. (da 120 + 120 giorni a 60+60 giorni complessivi). Rendendo più probabile e frequente il verificarsi di ipotesi di estinzione della procedura esecutiva come quella che stiamo per analizzare.
La disposizione pone diversi problemi di ordine pratico.
La giurisprudenza, ha ampiamente chiarito che, ai fini dell’art. 567 c.p.c., l’elemento caratterizzante della documentazione da allegare all’istanza di vendita è dato dalla “certificazione”:il che non consente chiaramente al creditore di allegare delle semplici visure ipotecarie prive di relativa attestazione da parte del Conservatore dei R.I. ( cui è ovviamente equipollente quella fornita dal notaio che redige la relazione sostitutiva).
Al là di tale caso limite, in cui il deposito va considerato del tutto inesistente, è particolarmente importante determinare con esattezza quali documenti il Giudice dell’esecuzione può richiedere vengano prodotti nel termine di sessanta giorni, trascorso inutilmente il quale si produce l’inefficacia del pignoramento di diritto.
Nella pratica spesso accade che il Giudice dell’esecuzione o i suoi ausiliari abitualmente investiti del compito di verificare la completezza della documentazione (o l’avvocato di una delle parti interessata al corretto svolgimento della procedura ed al rispetto dei termini quand,o come purtroppo spesso accade, il G.E. ed i suoi ausiliari non sono sufficientemente attenti nell’analizzare una mole spesso rilevantissima di documenti), riscontrino carenze, incompletezze o inesattezze documentali cui sia necessario porre rimedio.
Il caso previsto dall’art. 567, comma 3, c.p.c. è, si ribadisce per chiarezza, quello in cui tali carenze, incompletezze errori ed omissioni ineriscano alla ricostruzione della provenienza del bene.
Si pensi, per citare gli esempi più frequenti :
al caso in cui la certificazione non ricomprenda l’intero ventennio;
al caso in cui nel ventennio che precede la trascrizione del pignoramento si sia verificata (caso tutt’altro che infrequente), una trasmissione del bene mortis causa, per la quale non sia stata trascritto alcun atto che implichi l’accettazione tacita dell’eredità (considerato che la denuncia di successione ha, notoriamente, esclusivamente rilievo fiscale: ( Cass. 29.7.2004, n. 14395), ammesso che un tale atto da trascrivere esista (in materia si legga. Cass. 11638/2014 e Cass. 6833/2015 in cui viene enunciato il principio per cui, quando un atto del genere manchi del tutto , il creditore non possa che propiziare l’accertamento della qualità di erede, in capo all’esecutato, al di fuori del processo esecutivo;
all’ulteriore caso in cui il bene pignorato trovandosi in comunione legale tra i coniugi,renda indispensabile a causa della qualificazione di tale comunione come “comunione senza quote”, ulteriori accertamenti ipotecari anche nei confronti del coniuge non esecutato (n quanto sul bene in comunione potrebbero risultare iscrizioni o trascrizioni pregiudizievoli da parte di creditori “personali” di quest’ultimo).
In sostanza dunque si ribadisce che le carenze documentali cui si riferisce il termine di cui all’art. 567, comma 3, c.p.c. sono quelle che riguardano, esclusivamente la ricostruzione della provenienza del bene oltre che dei diritti di terzi sullo stesso che risultino iscritti o trascritti.
Accade frequentemente che nell’esaminare la documentazione, ai fini della fissazione dell’udienza ex art. 569 c.p.c., il G.E. rilevi delle ulteriori problematiche: si pensi all’omesso o ritardato deposito della nota di trascrizione (al riguardo si legga “Il Tribunale di Salerno segue la Cassazione: estinto pignoramento per il mancato deposito della nota di trascrizione entro 15 giorni!“), o ancora all’omesso deposito dell’avviso ex art. 498 c.p.c..
In questo caso, capita frequentemente che il G.E. pronunci (erroneamente) un’ordinanza con cui concede al creditore un termine di sessanta (o centoventi) giorni per rimediare tanto alle problematiche relative alla provenienza (si veda ad esempio il provvedimento con cui il Ge del Tribunale di Napoli Nord assegna un ulteriore termine di 120 giorni sia per la prova della notifica dell’avviso ex art 498 ai creditori iscritti che per il deposito della certificazione attestante lo stato di avanzamento delle procedure esecutive avviate con i pignoramenti precedenti rilevati nella certificazione notarile cliccando su “provvedimento su art 567 cpc Trib Napoli Nord 14.4.15“) quanto a ulteriori problematiche ; o addirittura accade non di rado che il G.E. assegni (del tutto erroneamente) “il termine di cui all’art. 567, comma 3, c.p.c.” per far fronte esclusivamente a problematiche non strettamente inerenti la provenienza del bene .
La Cassazione (4543/2016) ha in realtà ampiamente chiarito che “è agevole osservare ……che l’art. 567 c.p.c. prevede determinati termini – prorogabili dal giudice dell’esecuzione e il cui mancato rispetto determina l’estinzione della procedura esecutiva – esclusivamente per la produzione della certificazione ipotecaria e catastale e dell’eventuale certificazione notarile sostitutiva. La norma certamente non è applicabile in relazione al deposito di altri documenti, pur se necessari ai fini dell’utile procedibilità dell’azione esecutiva, quali il titolo esecutivo, la nota di trascrizione del pignoramento, la prova degli avvisi ai creditori iscritti ai sensi dell’art. 498 c.p.c., il certificato di destinazione urbanistica ecc….”.
Ad ogni modo l’inefficacia del pignoramento e la conseguente estinzione della procedura può esser dichiarata d’ufficio dal Giudice dell’esecuzione, non necessitando necessariamente di apposita istanza scritta del debitore o di altra parte interessata, potendo essere sufficiente (se il Ge non rilevi autonomamente i difetti le incompletezze) anche l’istanza verbale alla prima udienza successiva al verificarsi della causa estintiva (si veda ad esempio il provvedimento di estinzione della procedura pronunciato nella medesima procedura di cui sopra dal Tribunale di Napoli Nord per il mancato completamento della documentazione ex art 567 cpc cliccando “Trib Napoli Nord estinzione del 22.12.15“).
Ovviamente l’inefficacia del pignoramento e la conseguente estinzione della procedura per il mancato rispetto dei termini di cui all’art. 567 cpc può essere contestata anche con istanza ex art 630 cpc non oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa, ed è ciò che è avvenuto con l’istanza ex art 630 cpc presentata in altra procedura davanti allo stesso Tribunale di Napoli Nord (per il modello dell’istanza di estinzione depositata si legga Istanza ex art 630 cpc), al fine di far dichiarare estinta una procedura esecutiva in cui il creditore era stato correttamente invitato dal Ge, con relativa concessione del termine di 120 giorni per provvedervi, ad integrare la documentazione ed in particolar modo a presentare una integrazione della relazione notarile in quanto “la relazione notarile depositata dal creditore non mette in luce il quadro sinottico della provenienza del bene, per modo che non risulta possibile appurare se vi sia la continuità delle trascrizioni a favore e contro con riguardo al ventennio anteriore alla trascrizione del pignoramento” (quindi correttamente il Ge concedeva il termine di cui all’art 567 cpc per consentire la ricostruzione della provenienza del bene come previsto dalla norma, senza ulteriori ragioni), il provvedimento del GE, ha successivamente accolto l’istanza depositata e quindi provveduto a dichiarare l’inefficacia del pignoramento da cui ha avuto origine la procedura esecutiva, dichiarando altresì;
l’estinzione della procedura esecutiva Rgn. 42/2015 e ordinando al Conservatore dei RR.II. competente di provvedere alla cancellazione della trascrizione del pignoramento (per scaricare il Provvedimento del GE si clicchi Trib Napoli Nord provvedimento di estinzione della procedura 567 cpc)
Va sottolineato in conclusione che di fronte a un pignoramento immobiliare il debitore frequentemente decide di non difendersi, ben consapevole di non avere altra scelta che subire l’esecuzione e quindi perdere l’immobile.
Questo in realtà si rivela un atteggiamento sbagliato, in quanto una adeguata difesa tecnica di un professionista esperto in esecuzioni immobiliari può consentire a quel proprietario- debitore di ottenere, sia il rispetto della procedura da parte del creditore pignorante, che da un lato gli consentirà di guadagnare tempo, rendendo meno celere la procedura (si possono guadagnare anche diversi anni), e in tempi più lunghi , può accadere che una situazione di temporanea difficoltà economica venga risolta, che il mercato immobiliare cresca, consentendo una transazione favorevole al proprietario che paghi in tal modo il proprio debito e ne abbia anche un guadagno, o nella peggiore delle ipotesi quel proprietario avrà a disposizione l’immobile pignorato in cui vivere per molti più anni di quanti riuscirebbe a mantenerlo senza difendersi (risparmiando in tal modo in quegli anni tutti i costi di un eventuale affitto di altro immobile).
I tempi della procedura possono variare da un minimo di 18-24 mesi a una media di 5-6 anni fino a tempi che in alcuni casi possono raggiungere e superare i 15 anni, una adeguata difesa del debitore può certamente ottenere un cospicuo allungamento dei tempi, che come dicevamo presenta indiscutibili vantaggi per il debitore (non foss’altro perchè evita di dover locare altro immobile per vivere) che in alcune situazioni può persino arrivare a non perdere l’immobile o a trarne un inatteso profitto dalla vendita o transazione
O ancora sempre in tema di pignoramento immobiliare «“Pignoramento immobiliare costi e tempi con tutte le modifiche aggiornate al 2019- Soluzioni per Salvare casa”, per i Limiti a Equitalia nell’esecuzione immobiliare da procedente e da intervenuto si legga invece “I limiti a Equitalia nell’esecuzione immobiliare: quando può pignorare l’immobile e le conseguenze in caso di pagamento dei creditori privati quando l’agente della Riscossione è intervenuto nella procedura .“
istanza ex art 630 cpc

References: art. 630
 art. 497
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 569
 art. 498