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Timestamp: 2016-12-11 06:21:35+00:00

Document:
Sanzioni amministrative per l'utilizzo di
lavoratori irregolari - Articolo 36-bis del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
2. Criteri di commisurazione della sanzione
3. Organo competente all'irrogazione delle sanzioni
4. Contestazione e notificazione della violazione
5. Adempimenti operativi degli Uffici
6. Riscossione delle sanzioni irrogate prima del 12 agosto 2006
7. Individuazione della giurisdizione
8. Gestione delle controversie pendenti a seguito della sentenza della Corte
costituzionale n. 144 del 2005
L'articolo 36-bis, inserito nel
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, dalla legge di conversione 4 agosto 2006,
n. 248, al comma 7, lettere a) e b),
ha apportato rilevanti modifiche alla disciplina delle sanzioni in materia di
utilizzazione di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra
In particolare, le indicate disposizioni normative
hanno sostituito i commi 3 e 5 dell'articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio
2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73.
Nessuna modifica è stata invece apportata al comma 4 del predetto articolo 3,
in base al quale "Alla constatazione della violazione procedono gli organi
preposti ai controlli in materia fiscale, contributiva e del lavoro".
Considerata la mancanza di un regime transitorio
finalizzato a regolamentare il passaggio dalla vecchia alla nuova normativa, al
punto 44 della circolare n. 28
del 4 agosto 2006 ("Decreto-legge n. 223 del 4 luglio 2006 - Primi
chiarimenti"), è stato affermato che "Per la vigenza della norma
occorre fare riferimento all'entrata in vigore della legge di conversione",
vale a dire alla data del 12 agosto 2006.
Di seguito si forniscono alcuni chiarimenti in ordine
alla nuova disciplina normativa, precisando che al riguardo si è tenuto conto
del parere reso dall'Avvocatura generale dello Stato con nota part. n. 30494
dell'8 marzo 2007, Cs. 40697/06.
2. Criteri di commisurazione della
L'articolo 36-bis, comma 7, lettera a)
del DL n. 223 del 2006 ha sostituito il comma 3 dell'articolo 3 del DL n. 12 del
2002 con il seguente: ""3. Ferma restando l'applicazione delle
sanzioni già previste dalla normativa in vigore, l'impiego di lavoratori non
risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria è altresì
punito con la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun
lavoratore, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo.
L'importo delle sanzioni civili connesse all'omesso versamento dei contributi e
premi riferiti a ciascun lavoratore di cui al periodo precedente non può essere
inferiore a euro 3.000, indipendentemente dalla durata della prestazione
lavorativa accertata.";".
Per effetto della predetta modifica, la sanzione per
l'utilizzo di lavoro irregolare non è più determinata in relazione al costo
del lavoro calcolato "per il periodo compreso tra l'inizio dell'anno e la
data di constatazione della violazione", ma è quantificata in una somma
che varia "da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata
di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo".
L'intervento normativo in esame è coerente con il
principio stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 144 del 12
aprile 2005, con la quale è stata dichiarata l'incostituzionalità del citato
articolo 3, comma 3, vigente fino all'11 agosto 2006, nella parte in cui non
ammetteva la possibilità di provare che il rapporto di lavoro irregolare avesse
avuto inizio successivamente al primo gennaio dell'anno in cui era stata
constatata la violazione.
3. Organo competente all'irrogazione
Prima della modifica in
esame, il comma 5 dell'articolo 3 del DL n. 12 del 2002 stabiliva che
"Competente alla irrogazione della sanzione amministrativa di cui al comma
3 è l'Agenzia delle entrate. Si applicano le disposizioni del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni, ad eccezione
del comma 2 dell'articolo 16".
Pertanto, in base alla pregressa formulazione del
richiamato comma 5, il potere di irrogare la sanzione relativa all'utilizzo del
lavoro irregolare era attribuito all'Agenzia delle entrate, la quale si atteneva
ai principi generali recati dal D.Lgs. n. 472
del 1997, con l'unica esclusione della preventiva notifica dell'atto di
contestazione previsto dal comma 2 dell'articolo 16 di tale decreto.
Al riguardo, al punto 9 della circolare
interamministrativa n. 56 del
20 giugno 2002 ("Norme per incentivare l'emersione dell'economia sommersa.
Capo I della legge 18 ottobre 2001, n. 383 e successive modifiche ed
integrazioni"), è stato chiarito che "La competenza all'irrogazione
della predetta sanzione è riservata agli Uffici dell'Agenzia delle Entrate in
ragione del domicilio fiscale del soggetto che utilizza il lavoro irregolare, ai
quali i diversi organi preposti al controllo devono direttamente trasmettere i
verbali di accertamento o di constatazione e ogni altro elemento utile a tali
fini ... Si rendono applicabili le disposizioni contenute nel decreto
ad eccezione del comma 2 dell'articolo 16".
Ciò premesso, la lettera b) del comma 7 dell'articolo 36-bis in commento ha
sostituito il comma 5 citato con il seguente: ""5. Alla irrogazione
della sanzione amministrativa di cui al comma 3 provvede la Direzione
provinciale del lavoro territorialmente competente. Nei confronti della sanzione
non è ammessa la procedura di diffida di cui all'articolo 13 del decreto
legislativo 23 aprile 2004, n. 124"".
Dunque, secondo la nuova normativa, l'organo deputato
all'irrogazione delle sanzioni in esame è la Direzione provinciale del lavoro.
Per quanto concerne le violazioni constatate
anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione n. 248
del 2006 - ossia prima del 12 agosto 2006 - la competenza ad irrogare la
sanzione in argomento spetta comunque alla Direzione provinciale del lavoro, non
rilevando al riguardo la provenienza né la data della constatazione. In tal
senso è il predetto parere dell'Avvocatura generale dello Stato dell'8 marzo
Giova evidenziare che il comma 4 dell'articolo 3 del DL
n. 12 del 2002, come convertito dalla legge n. 73 del 2002, è rimasto
immodificato.
Sotto tale aspetto appare quindi evidente la volontà
del legislatore di intervenire esclusivamente, per effetto della nuova
normativa, sull'organo competente all'irrogazione della sanzione e non anche su
quello competente alla constatazione della violazione, che, in base al predetto
comma 4, è tuttora attribuita agli "organi preposti ai controlli in
materia fiscale, contributiva e del lavoro".
In altri termini, dal combinato disposto del comma 4 e
del nuovo comma 5 dell'articolo 3 del DL n. 12 del 2002, risulta che, a
decorrere dal 12 agosto 2006, alla Direzione provinciale del lavoro è demandato
il compito di contestare la violazione e di irrogare la sanzione, senza che,
tuttavia, le sia riservato in esclusiva il compito di constatare il fatto
suscettibile di integrare gli estremi della violazione.
Lo spostamento della competenza all'irrogazione della
sanzione in capo alla Direzione provinciale del lavoro ed il venir meno del
rinvio alle disposizioni del D.Lgs. n. 472 del
1997 comportano che, nelle ipotesi in cui la sanzione non sia stata ancora
irrogata in data antecedente al 12 agosto 2006, trovano applicazione le
disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689.
4. Contestazione e notificazione della
Il primo e secondo comma
dell'articolo 14 della citata legge n. 689 del 1981 prevedono che:
"La violazione, quando è possibile,
deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona
che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione
stessa. "Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per
alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione
debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della
Repubblica entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all'estero
entro il termine di trecentossessanta giorni dall'accertamento".
Al riguardo la costante giurisprudenza della Corte di
cassazione ha osservato che "qualora non sia avvenuta la contestazione
immediata dell'infrazione, l'accertamento al cui termine collocare, ai sensi
dell'art. 14, secondo comma, legge n. 689 del 1981, il 'dies a quo' per il
computo dei novanta giorni entro i quali può utilmente avvenire la
contestazione mediante notifica non può essere fatto coincidere con la mera
notizia del fatto materiale, bensì con l'epoca in cui la piena conoscenza
dell'illecito è idonea a giustificare la redazione del rapporto previsto
dall'art. 17 della legge citata" (Cass., sez. lav., n. 3115 del 17 febbraio
2004; cfr. anche: Cass., sez. lav., n. 539 del 13 gennaio 2006; Cass., sez. I,
n. 3388 del 18 febbraio 2005).
Pertanto, il dies a quo per la decorrenza del termine
di novanta giorni di cui al predetto secondo comma dell'articolo 14 va
individuato non già nel momento della violazione, ma in quello della
conclusione del procedimento di accertamento, ovvero quando l'ente od organo
competente ad irrogare la sanzione ha a disposizione non soltanto i risultati
dell'indagine svolta dai verificatori ma anche i risultati delle ulteriori
indagini che esso abbia ritenuto utile compiere (cfr., in particolare, Cass.,
sez. V, n. 8257 del 18 giugno 2001).
In definitiva, il termine in questione inizia a
decorrere soltanto allorché l'amministrazione ora competente all'irrogazione
della sanzione abbia a disposizione i risultati delle verifiche svolte, in
quanto "L'attitudine della constatazione del fatto ad integrare
accertamento, e quindi a segnare l'inizio del decorso del termine per la
contestazione ... presuppone ... che la constatazione e l'accertamento medesimi
rientrino nelle attribuzioni dello stesso soggetto" (Cass., sez. V, n. 7143
del 25 maggio 2001, conforme: Cass., sez. I, n. 16608 del 5 novembre 2003).
adempimenti operativi che conseguono alle nuove disposizioni legislative, si
precisa che gli Uffici dell'Agenzia sono tenuti a trasmettere gli esiti
dell'attività di constatazione delle violazioni in esame alle competenti
Direzioni provinciali del lavoro, in conformità alle istruzioni già impartite
alle Direzioni regionali dalla Direzione centrale accertamento con note prot. n.
2006/155007 del 17 ottobre 2006, prot. n. 2006/185649 del 14 dicembre 2006 e
prot. n. 2007/64434 del 16 aprile 2007.
In particolare, riguardo alle constatazioni effettuate
a decorrere dal 12 agosto 2006, tenuto conto dell'ampliamento dei comportamenti
punibili e dei nuovi criteri di determinazione della sanzione, nonché della
devoluzione alle Direzioni provinciali del lavoro della competenza ad irrogare
la sanzione in argomento, con la citata nota prot. n. 2006/155007, nonché con
la successiva nota prot. n. 2006/185649, sono state fornite direttive
finalizzate a garantire, da un lato, le esigenze di completezza degli elementi
necessari alla determinazione dell'ammontare della sanzione da parte delle
Direzioni provinciali del lavoro e, dall'altro, l'adozione di misure
organizzative volte ad evitare ritardi nella trasmissione dei verbali e ad
agevolare le successive fasi del procedimento di applicazione della sanzione di
Per assicurare la predetta tempestività e, più in
generale, un proficuo coordinamento con le Direzioni provinciali del lavoro
competenti al perfezionamento dell'iter di applicazione della sanzione, le
Direzioni regionali sono state invitate ad assicurare, anche mediante
l'istituzione di appositi tavoli di coordinamento regionale, un efficace
raccordo con le corrispondenti strutture del Ministero del lavoro e della
In riferimento alle violazioni constatate prima del 12
agosto 2006 con verbale degli Uffici dell'Agenzia, della Guardia di finanza o
degli altri organi preposti ai controlli in materia contributiva e del lavoro,
per le quali gli Uffici dell'Agenzia non abbiano proceduto, entro l'11 agosto
2006, al perfezionamento del procedimento di applicazione della sanzione, con la
richiamata nota prot. n. 2007/64434 sono state impartite alle Direzioni
regionali direttive volte ad assicurare il sollecito e al tempo stesso razionale
raccordo con le Direzioni provinciali del lavoro preposte all'espletamento
dell'ulteriore iter di applicazione delle sanzioni.
E' stata, in particolare, rappresentata la necessità
di garantire la tempestività nella trasmissione dei suddetti verbali alle
competenti Direzioni provinciali del lavoro e ribadita l'opportunità di
istituire tavoli di coordinamento per concordare modalità per il celere
recapito alle corrispondenti strutture del Ministero del lavoro e della
previdenza sociale di tutti gli atti di constatazione in possesso degli Uffici
dell'Agenzia, compresi quelli trasmessi dalla Guardia di finanza o dagli altri
organi preposti ai controlli in materia contributiva e del lavoro prima
dell'entrata in vigore della nuova disciplina.
6. Riscossione delle sanzioni irrogate
prima del 12 agosto 2006
La riscossione coattiva delle
sanzioni in esame è effettuata mediante ruoli ai sensi dell'articolo 17 del
decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, secondo cui "si effettua
mediante ruolo la riscossione coattiva delle entrate dello Stato, anche diverse
dalle imposte sui redditi, e di quelle degli altri enti pubblici, anche
previdenziali, esclusi quelli economici".
Ciò posto, con riferimento all'individuazione
dell'organo competente alla formazione dei ruoli conseguenti ai provvedimenti di
irrogazione delle sanzioni emessi prima del 12 agosto 2006 dagli Uffici
dell'Agenzia delle entrate, si osserva quanto segue.
Il richiamato comma 5 dell'articolo 3 del DL n. 12 del
2002 stabiliva, nel testo vigente fino all'11 agosto 2006, che alle sanzioni
amministrative in esame "Si applicano le disposizioni del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 ... ad eccezione del comma 2 dell'articolo
L'articolo 24 del D.Lgs. n. 472 del 1997 -
rubricato "Riscossione della sanzione" - prevede al comma 1 che
"Per la riscossione della sanzione si applicano le disposizioni sulla
riscossione dei tributi cui la violazione si riferisce". Il comma 2
dispone, poi, che "L'ufficio ... che ha applicato la sanzione può ...
consentirne, su richiesta dell'interessato ... il pagamento in rate mensili
Sebbene la sanzione per lavoro irregolare non sia
strettamente correlata ad un tributo, l'applicabilità delle disposizioni di cui
al D.Lgs. n. 472 del 1997 - tra le
quali rientrano anche quelle sulla competenza relativa all'attività di
riscossione - emerge, tra l'altro, dal contenuto dell'ordinanza della Corte di
cassazione, SS.UU., n. 2888 del 10 febbraio 2006, che ha dichiarato la
giurisdizione delle commissioni tributarie a conoscere delle controversie
inerenti alle sanzioni in parola irrogate secondo la normativa in vigore fino
all'11 agosto 2006.
Con tale ordinanza, le sezioni unite hanno rilevato che
"la sanzione amministrativa in questione, sebbene non correlata al mancato
pagamento o all'inosservanza di un obbligo tributario, si aggiunge al sistema
sanzionatorio contenuto nei decreti legislativi 18 dicembre 1997, n. 471, 472 e
n. 473". Inoltre, l'articolo 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n.
546 "esprime la regola
secondo cui l'oggetto della giurisdizione tributaria si identifica, in via
principale, nei tributi di ogni genere e nelle correlative sanzioni, ma anche,
in via residuale, con riferimento all'organo (Agenzia delle Entrate) che irroga
una sanzione amministrativa in ordine ad infrazioni commesse in violazione di
norme di svariato contenuto, non necessariamente attinente a tributi, come fatto
palese dall'impiego del termine <<comunque>>".
Dall'esame delle disposizioni legislative
precedentemente indicate e dall'orientamento che emerge dalla giurisprudenza di
legittimità si desume che la fase dell'applicazione della sanzione e quella
della relativa riscossione competono al medesimo organo. Si tratta, infatti, di
diverse fasi dello stesso procedimento, considerato che la riscossione coattiva
costituisce esecuzione del provvedimento di irrogazione della sanzione.
Di conseguenza, per le sanzioni irrogate dagli Uffici
dell'Agenzia delle entrate, la competenza ad essi conferita riguarda l'intero
procedimento di irrogazione della sanzione e di riscossione della stessa.
Ne deriva che, nelle ipotesi di sanzione irrogata prima
del 12 agosto 2006, in applicazione del previgente testo dell'articolo 3 del DL
n. 12 del 2002, gli Uffici dell'Agenzia delle entrate restano competenti ad
effettuare l'iscrizione a ruolo anche successivamente alle modifiche normative
Peraltro, una diversa conclusione va esclusa anche in
base alle norme della legge n. 689 del 1981 - applicabili alle sanzioni irrogate
dalla Direzione provinciale del lavoro a decorrere dal 12 agosto 2006 - che,
all'articolo 27 (rubricato "Esecuzione forzata"), prevede che
"... decorso inutilmente il termine fissato per il pagamento, l'autorità
che ha emesso l'ordinanza-ingiunzione procede alla riscossione delle somme
dovute ...".
In virtù della nuova
disciplina introdotta in sede di conversione del DL n. 223 del 2006, la
Direzione provinciale del lavoro provvede all'irrogazione delle sanzioni in
esame mediante ordinanza-ingiunzione ai sensi dell'articolo 18 della legge n.
689 del 1981.
Tali modifiche normative comportano rilevanti
conseguenze in merito alla giurisdizione cui è attribuita la cognizione delle
relative controversie, tenuto conto che avverso l'ordinanza-ingiunzione è
proponibile l'opposizione di cui all'articolo 22 della legge n. 689 del 1981, da
esperire innanzi al giudice ordinario, individuato ai sensi del successivo
Come già detto, l'articolo 3, comma 5 del DL n. 12 del
2002 - nel testo vigente fino all'11 agosto 2006 - rinviava espressamente alle
disposizioni del D.Lgs. n. 472 del 1997.
In base al suddetto rinvio e in considerazione della
circostanza che le sanzioni in parola erano "comunque irrogate da uffici
finanziari", la giurisdizione in materia spettava alle commissioni
tributarie ai sensi dell'articolo 2 del D.Lgs. n. 546 del 1992.
Al punto 9 della menzionata circolare
interamministrativa n. 56 del 2002 è stato infatti precisato che "Contro
il provvedimento di irrogazione è ammessa la tutela giurisdizionale mediante
ricorso alle Commissioni tributarie ...".
In tal senso si sono poi espresse anche le sezioni
unite della Suprema Corte con l'ordinanza n. 2888 del 2006, richiamata al punto
Tanto premesso, si ritiene che continui a rientrare
nella giurisdizione delle commissioni tributarie l'impugnazione, solo per vizi
propri, delle cartelle di pagamento relative a sanzioni irrogate dagli Uffici
dell'Agenzia delle entrate in data antecedente al 12 agosto 2006, in quanto le
stesse si riferiscono a sanzioni riconducibili all'oggetto della giurisdizione
tributaria, individuato dall'articolo 2 del D.Lgs. n. 546 del 1992.
8. Gestione delle controversie pendenti
a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 144 del 2005
Con la sentenza n. 144 del
2005, richiamata in premessa, la Corte costituzionale ha dichiarato
l'illegittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 3 del DL n. 12 del 2002,
introdotto dalla legge di conversione n. 73 del 2002, "nella parte in cui
non ammette la possibilità di provare che il rapporto di lavoro irregolare ha
avuto inizio successivamente al primo gennaio dell'anno in cui è stata
constatata la violazione".
In particolare, la pronuncia della Consulta afferma
che, secondo la normativa vigente fino all'11 agosto 2006:
- "la base su cui viene quantificata
la sanzione prescinde dalla durata effettiva del rapporto di lavoro per essere
ancorata ad un meccanismo di tipo presuntivo";
- "Tale presunzione assoluta determina
la lesione del diritto di difesa garantito dall'articolo 24 della Costituzione,
dal momento che preclude all'interessato ogni possibilità di provare
circostanze che attengono alla propria effettiva condotta e che pertanto sono in
grado di incidere sulla entità della sanzione che dovrà essergli
irrogata";
- la normativa in esame produce, inoltre,
"la irragionevole equiparazione ... di situazioni tra loro diseguali, quali
quelle che fanno capo a soggetti che utilizzano lavoratori irregolari da momenti
diversi e per i quali la constatazione della violazione sia in ipotesi avvenuta
nella medesima data".
La sentenza in commento rientra nella categoria delle
sentenze cosiddette additive, caratterizzate dalla circostanza che, attraverso
di esse, il Giudice delle leggi non si limita a riconoscere la non conformità
alla Costituzione della norma sottoposta al suo sindacato, ma provvede di fatto
anche a riscriverne il contenuto, rendendolo aderente ai dettami costituzionali.
Gli effetti della sentenza di accoglimento, che
decorrono dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale,
si producono ex tunc, vale a dire anche relativamente ai rapporti sorti in data
anteriore alla declaratoria di illegittimità.
Unico limite alla retroattività degli effetti della
pronuncia è quello inerente ai rapporti esauriti.
Per rapporti esauriti si intendono quelle situazioni
che sul piano processuale hanno trovato definitiva conclusione mediante sentenza
passata in giudicato, i cui effetti non sono intaccati dalla successiva
pronuncia di incostituzionalità, ovvero i rapporti rispetto ai quali sia già
decorso il termine di prescrizione o di decadenza stabilito dalla legge per
l'esercizio dei diritti ad essi relativi (cfr. risoluzione n. 2 del 3 gennaio
In ordine all'incidenza delle sentenze di
incostituzionalità sui procedimenti giurisdizionali in corso, la Corte di
cassazione ha più volte affermato che "Il principio di cui all'art. 136 Cost., secondo cui una norma cessa di
avere efficacia dal giorno successivo a quello di pubblicazione della sentenza
che la dichiari incostituzionale, va coordinato con le regole fondamentali che
governano il processo, in seno al quale, all'esito del progressivo verificarsi
di effetti preclusivi derivanti dal comportamento delle parti, la materia del
contendere viene via via a ridursi, con la conseguenza che tutto quanto risulti
non più dibattuto (o mai dibattuto) nel corso del processo resta insensibile
alla pronuncia di incostituzionalità (cfr., in tal senso Cass. 26/07/2002, n.
11077; e 14/11/2000, n. 14744) ... Ne consegue l'inammissibilità di un motivo
di opposizione ... formulato per la prima volta ..., quando thema decidendum e
thema probandum della causa sono ormai da tempo definitivamente fissati" (Cass.,
sez. I, n. 394 dell'11 gennaio 2006; cfr., inoltre, Cass., sez. V, n. 4549 del 1
Ciò posto, con riferimento alla gestione del
contenzioso pendente in materia, si rappresenta la necessità di effettuare una
sistematica ricognizione delle controversie, al fine di verificare che i
soggetti interessati abbiano eccepito o comunque dedotto concrete circostanze di
fatto, idonee a dimostrare l'effettivo periodo di utilizzazione dei lavoratori
In conformità all'indicato orientamento della Suprema
Corte, la deduzione secondo cui il periodo nel quale è stato utilizzato il
lavoro irregolare sia iniziato successivamente al primo gennaio dell'anno di
constatazione della violazione deve essere contenuta nel ricorso introduttivo
del giudizio di primo grado e non può essere introdotta mediante una memoria
L'articolo 24, comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992
prevede che l'integrazione dei motivi del ricorso è consentita solo allorquando
sia "resa necessaria dal deposito di documenti non conosciuti ad opera
delle altre parti o per ordine della commissione" e che la stessa debba
avvenire entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data in cui
l'interessato ha avuto notizia di tale deposito (in tal senso, Cass., sez. V, n.
24970 del 25 novembre 2005; n. 6416 del 22 aprile 2003).
Ne consegue, pertanto, l'impossibilità da parte del
ricorrente di modificare la domanda mediante la proposizione di motivi
integrativi di quelli già esposti nel ricorso introduttivo del giudizio.
Inoltre, la deduzione in argomento costituisce domanda
nuova, improponibile nel giudizio d'appello ai sensi dell'articolo 57 del D.lgs. n. 546 del 1992.
Con la sentenza n. 3681 del 16 febbraio 2007 la Corte
di cassazione ha infatti affermato che "Non possono proporsi nuove
eccezioni che non siano rilevabili anche d'ufficio".
Più specificamente, "come questa Corte ha più
volte chiarito (cfr. la sentenza n. 10864 del 2005), si ha domanda nuova,
improponibile nel giudizio d'appello ex art. 57 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n.
546..., quando il contribuente, nell'atto di appello, introduce, al fine di
ottenere l'eliminazione ... dell'atto impugnato, una causa petendi diversa,
fondata su situazioni giuridiche non prospettate in primo grado, sicchè risulti
inserito nel processo un nuovo tema di indagine".
Il processo tributario ha natura dispositiva quanto
all'allegazione dei fatti e pertanto spetta esclusivamente alle parti la
delimitazione del thema decidendum della controversia.
In presenza di specifiche eccezioni sollevate nel
ricorso di primo grado, va verificato che la controparte abbia adeguatamente
assolto all'onere della prova, escludendo la validità di mere dichiarazioni di
parte che, qualora non supportate da elementi oggettivi, non possono costituire
di per sé sufficienti mezzi di prova.
Alla luce della sentenza della Corte costituzionale n.
144 del 2005, il puntuale ed esaustivo assolvimento dell'onere della prova
costituisce, infatti, elemento fondamentale ai fini dell'esito della
controversia. Si invitano conseguentemente gli Uffici dell'Agenzia a riesaminare
caso per caso, secondo i criteri esposti nella presente circolare, il
contenzioso pendente nella materia in esame e, soltanto qualora ne ricorrano i
presupposti, a rideterminare la sanzione in applicazione della sentenza della
Corte costituzionale n. 144 del 2005.

References: Articolo 36
 sentenza 
 articolo 3
 sentenza 

articolo 3
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza

 sentenza

 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 57
 sentenza 
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