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Timestamp: 2019-04-23 22:54:48+00:00

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Agosto 2017 – Unione Commercialisti DE VIVO
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Finisce l’era del raddoppio dei termini
Dopo la legge di stabilità 2016. Non si applica più la possibilità di estendere i tempi di accertamento per gli illeciti tributari
Con le dichiarazioni 2017 esordiscono anche i nuovi termini di decadenza del potere di accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria e non trova più applicazione il raddoppio dei termini in presenza di reati tributari.
Con la legge di stabilità 2016 (articolo 1 commi 130 e 131 della legge n. 208/2015) è stata riscritta l’intera disciplina dei termini di accertamento sia ai fini Iva, sia ai fini delle imposte sui redditi/Irap.
In dettaglio le nuove regole, che si applicano a decorrere dal periodo di imposta 2016, con riferimento cioè alle dichiarazioni presentate nel 2017:
eliminano la possibilità di raddoppiare gli ordinari termini di accertamento in presenza di violazioni per le quali è stata presentata la denuncia penale per uno dei reati tributari contenuti nel Dlgs 74/2000;
dispongono un ampliamento dei termini ordinari di rettifica delle dichiarazioni dei redditi/Irap e dell’Iva.
La medesima legge ha poi previsto che per il passato (quindi per i periodi di imposta antecedenti al 2016) il raddoppio dei termini opera solo a condizione che la denuncia (ex articolo 331 C.p.p.) sia stata presentata entro i termini ordinari di accertamento (31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero quinto anno in caso di omessa presentazione).
Si ricorda che, precedentemente, il Dlgs 128/2015 aveva subordinato il raddoppio dei termini alla presentazione della denuncia entro la decadenza ordinaria.
Queste regole trovavano applicazione agli atti impositivi notificati successivamente all’entrata in vigore del decreto (2 settembre 2015).
La norma del 2015 aveva previsto poi un regime transitorio, secondo cui erano fatti salvi gli effetti degli avvisi di accertamento, dei provvedimenti di irrogazione sanzioni già notificati al 2 settembre 2015, a prescindere cioè dalla data di inoltro della notizia di reato.
Secondo anche il più recente orientamento giurisprudenziale di legittimità le due norme (Dlgs 128 e legge stabilità 2016) non sono in conflitto, in quanto la nuova disciplina contenuta nella legge di stabilità ha regolato tutte le ipotesi non incluse nel precedente regime transitorio: si tratta dei casi in cui non è stato notificato un atto impositivo entro il 2 settembre 2015.
Solo la nuova previsione transitoria subordina il raddoppio alla presentazione o trasmissione della denuncia entro gli ordinari termini, con la conseguenza che, secondo la Cassazione, per il passato è confermata la legittimità del raddoppio dei termini anche in assenza di denuncia ovvero quando sia stata inviata oltre tali termini.
Da ricordare infine – come ripetutamente chiarito dalla Corte di Cassazione (da ultimo sentenza 20435/2017) – che per le dichiarazioni Irap non trova mai applicazione il raddoppio dei termini in quanto, le violazioni per tale imposta non possono generare ipotesi delittuose.
I reati tributari riguardano infatti esclusivamente le imposte dirette e l’Iva.
http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg 0 0 dott. Ettore Rolando De Vivo http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg dott. Ettore Rolando De Vivo2017-08-31 08:19:422017-08-31 08:19:42Finisce l’era del raddoppio dei termini
Dichiarazioni e reati, prescrizione lunga
Omessi versamenti di ritenute evitabili fino al 31 ottobre – Omessa denuncia dal 29 gennaio.
Omessi versamenti di ritenute evitabili fino al 31 ottobre – Omessa denuncia dal 29 gennaio
Per i reati legati alle dichiarazioni relative al periodo di imposta 2016 scattano i nuovi termini di prescrizione. In presenza di reati, infatti, con le dichiarazioni che verranno presentate nei prossimi mesi, si applicheranno i nuovi e più lunghi termini. Lo slittamento al 31 ottobre 2017 dei termini di presentazione dei modelli ha, poi, rilevanza anche ai fini penali non solo per i reati tributari dichiarativi che si consumano con la presentazione della dichiarazione stessa, ma anche per altri delitti che comunque individuano nella scadenza dell’invio la data ultima per il versamento delle imposte dell’anno precedente.
Ma andiamo con ordine. Con Dpcm 26 luglio 2017 è stato disposto il differimento al 31 ottobre 2017 dei termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, Irap e dei sostituti di imposta (770).
I reati di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di false fatture, mediante altri artifici, e infedele si consumano con la presentazione della dichiarazione.
Va da sé che i contribuenti che si avvarranno dei nuovi termini commetteranno eventualmente la fattispecie illecita in tale nuova data con tutte le conseguenze ai fini della decorrenza della prescrizione dell’illecito.
I reati di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e del sostituto di imposta previsti dall’articolo 5 del Dlgs 74/2000 si commettono invece trascorsi novanta giorni dalla scadenza della presentazione. Ne consegue che per le dichiarazioni relative al periodo di imposta 2016, entrambe le fattispecie illecite si consumeranno il 29 gennaio 2018 (90 giorni dal 31 ottobre 2017). I contribuenti che entro tale data dovessero eseguire l’adempimento precedentemente omesso non commetteranno alcun illecito penale.
È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a 150mila euro per ciascun periodo d’imposta.
Per effetto del differimento i contribuenti che non hanno versato le ritenute per l’anno 2016 superiore alla soglia di punibilità potranno farlo fino al 31 ottobre e non commetteranno il reato. Si ricorda al riguardo che è sufficiente, per non rispondere dell’illecito penale, il versamento entro tale data di un importo tale da far scendere l’omissione al di sotto di 150mila euro. In altre parole, se un contribuente, ad esempio, non ha versato ritenute effettuate nell’anno 2016 per 200mila euro, per non incorrere nel reato dovrà versare entro il 31 ottobre prossimo almeno la somma di 50.001 euro.
Scaduto tale termine, per non commettere il delitto occorrerà eseguire il versamento per intero, anche rateizzato, ma prima dell’apertura del dibattimento, ovvero nei successivi 3 mesi, prorogabili di ulteriori 3 mesi previo assenso del giudice.
Con legge 103/2017 sono state apportate modifiche al Codice di procedura penale e, tra queste, alle regole di prescrizione dei reati, con l’introduzione di nuove ipotesi di sospensione.
In sintesi il corso della prescrizione in futuro sarà sospeso anche dal termine per il deposito della motivazione della sentenza di condanna in primo grado e/o in secondo grado, anche se emessa in sede di rinvio, fino alla pronuncia del dispositivo che definisce la sentenza del grado successivo, e comunque per un tempo non superiore a un anno e sei mesi.
Da ciò ne consegue che in ipotesi di condanna nei vari gradi di giudizio per un delitto tributario, i termini prescrizionali passeranno dagli attuali 10 anni a 13 anni ovvero da 7 anni e sei mesi, per i reati di omesso versamento e sottrazione fraudolenta a 10 anni e sei mesi. Va da sé che, in ipotesi di sentenza assolutoria l’incremento del termine non si verifica.
Queste nuove regole trovano applicazione ai reati commessi dopo l’entrata in vigore della legge (23 luglio 2017) e quindi agli eventuali illeciti penali commessi con le prossime dichiarazioni.
http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg 0 0 dott. Ettore Rolando De Vivo http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg dott. Ettore Rolando De Vivo2017-08-31 08:16:472017-08-31 08:16:47Dichiarazioni e reati, prescrizione lunga
Da Quotidiano Enti Locali del 30 agosto 2017
Il Tar Liguria, Genova, con la sentenza n. 640/2017è intervenuto in materia di clausole sociali stabilendo che è illegittima l’aggiudicazione di un appalto di servizi a favore di un operatore economico che in sede di offerta ha applicato al personale tutelato dalla clausola sociale un Ccnl diverso da quello applicato dall’affidataria uscente.
Nella specie il capitolato d’appalto impegna i concorrenti ad utilizzare gli stessi operatori della precedente ditta affidataria compatibilmente con l’organizzazione della ditta aggiudicataria e con le esigenze tecnico-organizzative previste per l’esecuzione del contratto. Lo stesso capitolato precisa l’obbligo di applicare il Ccnl già applicato dall’affidataria uscente.
Il Giudice amministrativo ligure ha evidenziato, infatti, che il correttivo al Codice degli appalti ha introdotto l’obbligatorietà delle clausole sociali stabilendo all’articolo 50 Dlgs n. 50 del 2016 che «Per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riguardo a quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti inseriscono, nel rispetto dei principi dell’Unione europea, specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato, prevedendo l’applicazione da parte dell’aggiudicatario, dei contratti collettivi di settore di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015».
Tale obbligo è prescritto dallo stesso articolo 30 Dlgs n. 50 del 2016 che impone alla stazione appaltante l’applicazione del contratto collettivo.
http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg 0 0 dott. Ettore Rolando De Vivo http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg dott. Ettore Rolando De Vivo2017-08-30 16:01:222017-08-30 16:01:22Appalti e clausole sociali, obbligatoria l'applicazione del Ccnl impiegata dall'affidataria uscente
Dal Sole 24 ore del 28 agosto 2017
La Legge in vigore dal 14 giugno
Cos’è e come si instaura
In attuazione della legge è stata emanata il 1° giugno 2017 una direttiva del presidente del Consiglio dei ministri che definisce indirizzi e linee guida per le amministrazioni pubbliche, chiamate ad attuare un’organizzazione del lavoro non più necessariamente incentrata sulla presenza fisica ma su risultati obiettivante misurabili e sulla performance.
Agosto 29, 2017 /0 Commenti/da dott. Ettore Rolando De Vivo
http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg 0 0 dott. Ettore Rolando De Vivo http://unionecommercialistidevivo.it/wp-content/uploads/2017/08/customlogo340-300x69.jpg dott. Ettore Rolando De Vivo2017-08-29 17:16:222017-08-29 17:16:22Il lavoro agile ridisegna i limiti su orario, controlli e sede di attività

References: articolo 331
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 articolo 30