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Timestamp: 2020-02-20 04:57:24+00:00

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Continuazione in executivis e stato di tossicodipendenza -
Continuazione in executivis e stato di tossicodipendenza
Posted On 6 Settembre, 2016 6 Settembre, 2016 By Redazione LexFori
Corte di Cassazione, Sezione I Penale, Sentenza n. 36660 del 02/09/2016
Lo stato di tossicodipendenza vale da sé ai fini della applicazione della disciplina della continuazione in executivis, stante la connessione logica operata dall’art. 671, comma 1, c.p.p., tra detto stato e la probabilità del disegno criminoso, a tal proposito non avendo carattere preminente la estemporaneità dei fatti in esame. Tale assunto vale, però, solo per i reati che nel progetto di vita servono all’approvvigionamento di droga o comunque di denaro per acquistarla.
APPLICAZIONE CONTINUAZIONE IN EXECUTIVIS – MEDESIMO DISEGNO CRIMINOSO – STATO DI TOSSICODIPENDENZA – ART. 671, COMMA 1, C.P.P. – NON PREMINENZA DEL LASSO TEMPORALE
La Corte di Cassazione, a seguito di impugnazione avverso ordinanza di rigetto in ordine alla applicazione della continuazione in executivis, ha chiarito come l’elemento che caratterizza la continuazione è l’unicità del disegno criminoso, non già come mera concatenazione cronologica dei fatti ma quale realizzazione di un programma delineato ab initio (sia pure a grandi linee) nella mente del soggetto. Proprio tale elemento giustifica il diverso trattamento sanzionatorio, di favore, rispetto ai soggetti che si determinino a compiere plurimi atti criminosi caratterizzati da autonomi momenti volitivi, di perciò indici di una propensione alla abitualità a delinquere del soggetto.
Nel caso in esame gli episodi criminosi erano tutti caratterizzati dal medesimo bene giuridico (reati contro il patrimonio), compiuti in un arco temporale che, invero, il Giudice di prime cure ha ritenuto non indicativo di un medesimo disegno criminoso poiché caratterizzato da intervalli eccessivamente ampi, e che lo stato di tossicodipendenza del soggetto a nulla rilevava in tal senso.
La Suprema Corte ha invece affermato che, fermi restando i requisiti richiesti ai fini dell’applicazione della continuazione (tra cui la anzidetta delineazione del programma, associata ad “indici esteriori alla condotta posta in essere, quali l’omogeneità delle violazioni, la tipologia di reati commessi, il bene protetto, la modalità di commissione dei reati; Sez.1, n.34502 del 02/07/2015 ), il decorso del tempo costituisce elemento decisivo su cui fondare la valutazione, ma altrettanto lo è lo stato di tossicodipendenza. Quest’ultimo elemento, infatti, per espresso richiamo della legge ex art. 671, comma 1, c.p.p., “esclude che per i tossicodipendenti possa operarsi la distinzione tra disegno criminoso e scelta di vita, creando una connessione logica tra detto stato e la probabilità del disegno criminoso, con conseguente irrilevanza in tali casi della distinzione tra programmazione di detto disegno e deliberazione estemporanea dei reati e rilevanza del nesso psicologico e funzionale tra tale stato e i reati. Diversamente la continuazione nei reati legati alla tossicodipendenza verrebbe trattata come una normale continuazione ex art. 81 cod. pen.. La particolare rilevanza indiziaria della tossicodipendenza, ai fini della medesimezza del disegno criminoso, deve, però, essere limitata a quei reati che nel progetto di vita (=disegno criminoso) servono all’approvvigionamento di droga o comunque di denaro per acquistarla”.
sul ricorso proposto da: ___ avverso l’ordinanza n. XXXX, del ___ sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ____; lette/scritte le conclusioni del PG Dott._____; Uditi difensore Avv. ______;
Con ordinanza del ____, il Tribunale di Caltanissetta in composizione monocratica, in funzione di giudice dell’esecuzione, si è pronunciato sull’istanza presentata nell’interesse di ____, diretta ad ottenere l’applicazione della disciplina del reato continuato in executivis, in relazione: a) ai reati di cui agli artt. 110, 624 bis, 625 nn. 4 e 5 cod. pen., commessi in Caltanissetta il 29 luglio 2005, giudicati con sentenza della Corte di appello di Caltanissetta emessa in data 08/10/13, irrevocabile il 17/12/14, b) al reato di cui agli artt. 56, 624 bis cod. pen., commesso in Caltanissetta il 16/01/05, giudicato con sentenza del Tribunale di Caltanissetta, confermata dalla Corte di appello con sentenza del 02/12/08, irrevocabile il 17/01/09, e infine c) ai reati di cui agli artt. 110, 648 cod. pen., commessi in Caltanissetta il 27.6.05 e 3.6.05, giudicati con sentenza del Tribunale di Caltanissetta, confermata dalla Corte di appello di Caltanissetta con sentenza irrevocabile il 03/12/13. 2. Il Giudice a quo ritiene che : a) “i reati oggetto delle sentenze menzionate in esame benché riconducibili alla categoria dei reati contro il patrimonio, sono maturati con modalità di esecuzione non sovrapponibili tra esse, e separati da un certo lasso temporale (il reato di cui alla sentenza n. 2 è stato commesso nel gennaio 2005, quelli della sentenza n. 3 nel giugno 2005, mentre quelli della sentenza n. 1 nel luglio 2005)”; b) “non sono desumibili dagli atti elementi tali da ricondurre i predetti episodi delittuosi ad un originario e unico disegno criminoso, concepito dall’ ____ nelle linee generali, prima dell’inizio dell’attività criminosa, essendo gli stessi maturati, come sopra evidenziato, con modalità di esecuzione differenti, privi tra loro di qualsiasi collegamento concreto e cronologicamente lontani tra loro”; c) non è sufficiente a tal fine il motivo di lucro sotteso agli stessi né la condizione di tossicodipendenza; d) mancando gli indici rivelatori di uno specifico ed aggregante progetto per la commissione dei reati in esame, gli stessi sono “al più sintomatici di una…inclinazione a delinquere specifica” dell’____. Il suddetto Giudice respinge, pertanto, l’istanza.
Avverso tale pronuncia propone ricorso per cassazione, tramite il proprio difensore, ____, censurando il provvedimento impugnato per violazione di legge in relazione agli artt. 81 cod. pen. e 671 cod. proc. pen. e vizio di motivazione. Invero, lamenta il difensore che il Tribunale, pur affermando che i reati in oggetto sarebbero “avvinti in ragione del bene giuridico violato”, abbia parlato di diverse modalità esecutive, di non sovrapponibilità tra le stesse e di distanza cronologica, pur essendo tutti i fatti commessi nel 2005, ed abbia respinto l’istanza di continuazione con formule di stile, senza spiegare le ragioni della propria decisione e senza neppure prendere in adeguata considerazione il documentato stato di tossicodipendenza. Dando vita ad un evidente vizio motivazionale. La difesa insiste, quindi, sull’annullamento dell’ ordinanza impugnata.
Il ricorso è fondato per i motivi di seguito esposti.
L’elemento caratterizzante l’istituto della continuazione va ravvisato nell’unicità del disegno criminoso, inteso quale scopo unitario dei singoli reati, i quali si presentano come realizzazione di un programma, delineato – sia pure a grandi linee – ab initio nella mente del soggetto, intesa nel senso che, da quando si commette la prima violazione, le altre siano già deliberate nelle loro linee essenziali, per cui le singole manifestazioni della volontà violatrice della norma o delle norme esprimono l’attuazione, sia pur dilazionata nel tempo, di un unico intellettivo disegno criminoso. La prova di detta congiunta previsione – ritenuta meritevole di un più benevolo trattamento sanzionatorio attesa la minore capacità a delinquere di chi si determina a commettere gli illeciti in forza di un singolo impulso, anziché di spinte criminose indipendenti e reiterate – investendo la sfera psichica del soggetto, va ricavata da indici esteriori alla condotta posta in essere, quali l’omogeneità delle violazioni, la tipologia di reati commessi, il bene protetto, la modalità di commissione dei reati ( Sez.1, n.34502 del 02/07/2015 ). In tema di continuazione, il decorso del tempo costituisce elemento decisivo sul quale fondare la valutazione ai fini del riconoscimento delle condizioni previste dall’art. 81 cod. pen., atteso che, in assenza di altri elementi, quanto più ampio è il lasso di tempo fra le violazioni, tanto più deve ritenersi improbabile l’esistenza di una programmazione unitaria predeterminata almeno nelle linee fondamentali. (Sez. 4, n. 34756 del 17/05/2012 – dep. 11/09/2012, Madonia e altri, Rv. 253664). La “ratio” della disciplina va ravvisata – con riferimento all’aspetto intellettivo – nella previsione di una ricorrenza di azioni criminose rispondenti a determinate finalità dell’agente; e – con riferimento all’aspetto della volontà – in una deliberazione di massima richiedente, di volta in volta, in sede attuativa, una specifica volizione (Sez. 3, n. 11503 del 17/10/1995 – dep. 28/11/1995, Martini, Rv. 203013 ). In tema di esecuzione, grava sul condannato che invochi l’applicazione della disciplina del reato continuato l’onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno, non essendo sufficiente il mero riferimento alla contiguità cronologica degli addebiti ovvero all’identità o analogia dei titoli di reato, in quanto indici sintomatici non di attuazione di un progetto criminoso unitario quanto di una abitualità criminosa e di scelte di vita ispirate alla sistematica e contingente consumazione di illeciti (Sez. 5, n. 21326 del 06/05/2010 – dep. 04/06/2010, Faneli, Rv. 247356). Quanto, infine, all’incidenza dello stato di tossicodipendenza sulla continuazione, lo stesso deve essere valutato come elemento idoneo a giustificare la unicità del disegno criminoso con riguardo a reati che siano ad esso collegati e dipendenti, sempre che sussistano le altre condizioni individuate dalla giurisprudenza per la configurabilità dell’istituto previsto dall’art. 81, comma secondo, cod. pen. (Sez. 1, n. 50716 del 07/10/2014 – dep. 03/12/2014, Iannella, Rv. 261490 : in applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione aveva rigettato l’istanza di riconoscimento della continuazione ignorando, nelle sue valutazioni, il comprovato stato di tossicodipendenza del condannato). Invero, quanto a quest’ultimo profilo, il richiamo ex lege allo stato di tossicodipendenza esclude che per i tossicodipendenti possa operarsi la distinzione tra disegno criminoso e scelta di vita, creando la previsione normativa di cui all’ultima parte del primo comma dell’art. 671 cod. proc. pen. una connessione logica tra detto stato e la probabilità del disegno criminoso, con conseguente irrilevanza in tali casi della distinzione tra programmazione di detto disegno e deliberazione estemporanea dei reati e rilevanza del nesso psicologico e funzionale tra tale stato e i reati. Diversamente la continuazione nei reati legati alla tossicodipendenza verrebbe trattata come una normale continuazione ex art. 81 cod. pen.. La particolare rilevanza indiziaria della tossicodipendenza, ai fini della medesimezza del disegno criminoso, deve, però, essere limitata a quei reati che nel progetto di vita (=disegno criminoso) servono all’approvvigionamento di droga o comunque di denaro per acquistarla.
Orbene, nel caso di specie si è in presenza del medesimo bene giuridico violato e quindi di reati contro il patrimonio motivati chiaramente da un fine di lucro che trova la sua scaturigine nel documentato stato di tossicodipendenza, nonché di una distanza temporale ravvicinata tra i fatti, tutti commessi nell’ arco temporale complessivo di sei mesi (quelli di cui alla prima e alla terza sentenza a distanza di un mese); indici, tutti, rivelatori del medesimo disegno criminoso, di cui la tossicodipendenza dotata ex lege di una certo peso indiziario come appena evidenziato. E ciò nondimeno l’ordinanza impugnata parla di non sovrapponibilità delle modalità esecutive dei reati e di separazione temporale dei fatti, senza dar conto dell’ iter argomentativo che porta a tali conclusioni ed incorrendo in tal modo in una carenza se non contraddittorietà motivazionale (atteso che le conclusioni sembrano in contrasto con le premesse).
Si deve, pertanto, procedere all’annullamento del provvedimento impugnato ed al rinvio al Tribunale di Caltanissetta per una rivalutazione complessiva degli elementi sintomatici dell’unicità del disegno criminoso alla luce delle considerazioni appena svolte. Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Caltanissetta. Così deciso in Roma il 13 giugno 2016.
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