Source: http://www.massimoenricobaroni.it/norme-orientamenti-consulta-in-materia-dincompatibilita/
Timestamp: 2020-02-28 02:42:58+00:00

Document:
Gli ordini professionali non sono in alcun modo assimilabili alle organizzazioni di categoria (es. confcommercio, sindacati, confindustria ecc.).
Il presidente o il vicepresidente sono eletti all’interno del Comitato centrale composto da un numero variabile di 7/15 componenti, a loro volta eletti, ogni triennio, tra gli iscritti all’albo. L’iscrizione all’albo è obbligatoria per chiunque eserciti la professione sanitaria di riferimento, è stabilita una tassa esigibile anche con la riscossione a ruolo.
In qualità di Presidenti degli ordini i senatori sono componenti, nominati con decreto, anche del Consiglio superiore di sanità, della Commissione nazionale ECM e di altri organismi di diritto pubblico costituiti e finanziati dal Ministero della salute o dai medesimi ordini (es. COGEAPS – Consorzio anagrafica professioni sanitarie, CUP – Comitato unitario professioni, fondazioni varie, ecc ).
In taluni casi (ad es. è il caso del senatore D’Ambrosio Lettieri) sono anche componenti, nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri della Commissione Centrale esercenti le professioni sanitarie, un organo giurisdizionale presso il Ministero della Salute.
In altri casi fanno parte anche di commissioni, tavoli o comitati tecnici e consultivi istituiti presso il Ministero della salute (es. la senatrice Silvestro partecipato al tavolo tecnico istituito in materia assicurativa oppure il senatore Mandelli risulta essere componente della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive come rappresentante del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio).
E’ necessario che i senatori Silvestro e D’Ambrosio Lettieri chiariscano la loro partecipazione rispettivamente nella societa Promesa (che sembra occuparsi di materia assicurativa) e nella società Aura srl e sue fiduciarie (che sembra essere una struttura sanitaria privata accreditata dalla regione Puglia e in convenzione anche con l’Università di Bari).
E’ necessario verificare se i suddetti senatori percepiscano indennità per le loro cariche di Presidenti di ordini professionali e degli altri incarichi e/o cariche.
Si tratta dunque di cariche elettive e il bacino elettorale di riferimento è molto vasto (per i medici e gli infermieri è di oltre 350.000 iscritti/elettori)
Le norme relative alle incompatibilità sono le seguenti:
L’art. 1. della L. 60 del 1953 “ I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati, per nomina o designazione del Governo o di organi dell’Amministrazione dello Stato. Sono escluse dal divieto le cariche in enti culturali, assistenziali, di culto e in enti-fiera, nonché quelle conferite nelle Università degli studi o negli Istituti di istruzione superiore a seguito di designazione elettiva dei Corpi accademici, salve le disposizioni dell’art. 2 della legge 9 agosto 1948, n. 1102. Sono parimenti escluse le nomine compiute dal Governo, in base a norma di legge, su designazione delle organizzazioni di categoria.”.
L’art. 2. della L. 60 del 1953 “ Fuori dei casi previsti nel primo comma dell’art. 1, i membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, ne’ esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco revisore direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica Amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente. Si applicano alle incompatibilita’ previste nel presente articolo le esclusioni indicate nel secondo comma dell’art. 1”;
L’art. 8 della L. 60 del 1953 “ Gli accertamenti e le istruttorie sulle incompatibilità previste dalle leggi sono di competenza della Giunta delle elezioni della Camera dei deputati o del Senato, che e’ investita del caso dalla Presidenza della rispettiva Assemblea, secondo che trattisi di un deputato o di un senatore che non abbia ottemperato a quanto disposto nell’articolo precedente.
L’art. 3 legge 31 ottobre 1965, n. 1261 “Determinazione della indennita’ spettante ai membri del Parlamento” prevede: “ Con l’indennità’ parlamentare non possono cumularsi assegni o indennita’, medaglie o gettoni di presenza comunque derivanti da incarichi di carattere amministrativo, conferiti dallo Stato, da Enti pubblici, da banche di diritto pubblico, da enti privati concessionari di pubblici servizi, da enti privati con azionariato statale e da enti privati aventi rapporti di affari con lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni.”
Sono altresì incompatibili ai sensi di:
art. 1 c. 2 lett. l) del d. lgs 39/2013 definisce come “incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico», gli incarichi di Presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato e assimilabili, di altro organo di indirizzo delle attività dell’ente, comunque denominato, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico.”
art. 11 c. 1 del d. lgs 39/2013 prevede che “Gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali e gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, sono incompatibili con la carica di Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e commissario straordinario del Governo di cui all’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, o di parlamentare.”;
Questa incompatibilità non è rilevabile per le cariche in corso alla data di entrata in vigore della legge poiché ai sensi dell’art. 29-ter del D.L. 69/2013 (convertito dalla Legge n. 98/2013), “in sede di prima applicazione, con riguardo ai casi previsti dalle disposizioni di cui ai capi V e VI del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, gli incarichi conferiti e i contratti stipulati prima della data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo in conformità alla normativa vigente prima della stessa data, non hanno effetto come causa di incompatibilità fino alla scadenza già stabilita per i medesimi incarichi e contratti“. Nel caso di specie è riferibile solo alla nuova elezione di Mandelli a Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Milano-Lodi. Le cariche di presidenti nazionali sono in prossima scadenza (le elezioni si devono tenere entro marzo 2015.)
L’interpretazione della l. 60/1953 dovrebbe tener conto degli orientamenti espressi dalla Corte costituzionale da ultimo con la nota sentenza della Corte Costituzionale n. 277 del 2011 che, pur riferendosi alla incompatibilità tra parlamentari e sindaci di Comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti, esprime la violazione dei principi costituzionali sussumibili anche alle cariche elettive de quo.
Il giudizio di legittimità costituzionale della sentenza è riferito agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari) nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti. Della sentenza in questione si rilevano alcuni passaggi fondamentali
“Preso atto, poi, del “diritto vivente” consolidatosi, a partire dal 2002, sulla base della prassi (peraltro ritenuta insindacabile ex art. 66 Cost.) seguita dalle Giunte per le elezioni di Camera e Senato – le quali (pur nella consapevolezza dell’esistenza di una lacuna legislativa dovuta alla mancata disciplina, nelle norme statali, della ipotesi di incompatibilità in esame) ritengono di non poterla colmare in via interpretativa, attraverso l’applicazione analogica delle disposizioni concernenti l’ineleggibilità, ostandovi il principio di tassatività delle cause d’ineleggibilità e incompatibilità e la considerazione che l’elettorato passivo rientra tra i diritti politici fondamentali del cittadino –, il rimettente rileva tuttavia che, dalla giurisprudenza anche risalente della Corte costituzionale, emerge la costante valorizzazione del principio cosiddetto di conversione delle cause di ineleggibilità sopravvenute in cause d’incompatibilità, onde colmare le eventuali lacune legislative (come da ultimo affermato nella sentenza n. 143 del 2010 proprio in tema di incompatibilità tra cariche elettive nella Regione Sicilia).”
Poiché in ultima analisi le cause di ineleggibilità e di incompatibilità si pongono quali strumenti di protezione non soltanto del mandato elettivo, ma anche del pubblico ufficio che viene ritenuto causa di impedimento del corretto esercizio della funzione rappresentativa, il potere discrezionale del legislatore di introdurre (o mantenere) dei temperamenti alla esclusione di cumulo tra le due cariche «trova un limite nella necessità di assicurare il rispetto del principio di divieto del cumulo delle funzioni, con la conseguente incostituzionalità di previsioni che ne rappresentino una sostanziale elusione» (sentenza n. 143 del 2010).
Pertanto, gli artt. 1, 2, 3 e 4 della legge n. 60 del 1953 devono essere dichiarati costituzionalmente illegittimi, nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti.
Anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 143 del 2010 esprime considerazioni e orientamenti di rilievo in merito alle incompatibilità e alla loro omissione (nel caso di specie riferite alla legge della regione siciliana che non prevedeva l’incompatibilità del deputato regionale che sia anche assessore di un Comune» di grandi dimensioni)
L’omissione censurata, quindi, contrasterebbe con gli artt. 3, 51 e 97 Cost.,

References: art. 1

art. 11
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 66
 sentenza 
 sentenza