Source: https://www.giurdanella.it/2019/06/26/direttiva-1-2019-categorie-protette-pubblica-amministrazione/
Timestamp: 2019-09-18 18:09:45+00:00

Document:
assunzioni obbligatorie, categorie protette, disabili, lavoro pubblico, pubblici dipendenti, pubblico impiego
La Direttiva 1/2019 del Ministro della Pubblica Amministrazione riguarda la gestione delle categorie protette nel pubblico impiego, con una guida sulle azioni a tutela delle diverse categorie prese in considerazione: i disabili ma anche i congiunti di vittime della mafia e criminalità organizzata e soggetti equiparati, come le vittime del lavoro e del dovere.
Direttiva_1_2019 – Categorie protette nella PA
In contemporanea alla Direttiva in materia di pari opportunità e discriminazioni, il Ministro della Pubblica amministrazione ha adottato la Direttiva n. 1/2019 avente come oggetto “Chiarimenti e linee guida in materia di collocamento obbligatorio delle categorie protette. Articoli 35 e 39 e seguenti del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 – Legge 12 marzo 1999, n. 68 – Legge 23 novembre 1998, n. 407 – Legge 11 marzo 2011, n. 25”
Si tratta di una vera e propria guida alla normativa in materia di assunzione ed azioni a tutela delle categorie di lavoratori protetti, tra i quali i soggetti affetti da disabilità, ai fini di di dettare indirizzi applicativi e linee guida per una corretta ed omogenea applicazione della normativa di riferimento.
Oggetto di particolare attenzione sono gli obblighi e le procedure delle assunzioni obbligatorie.
Si tratta di un obbligo che comporta l’assunzione di sette per cento dei lavoratori occupati, se le amministrazioni occupano più di 50 dipendenti, di due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti, un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti.
Le categorie protette: i soggetti affetti da disabilità
La direttiva prende in considerazione, in primo luogo, i disabili, nei confronti dei quali è previsto una norma generale di favore all’articolo 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68 secondo cui occorre favorire la promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato.
Le altre categorie protette: vittime di terrorismo e criminalità organizzata e soggetti equiparati
La direttiva affronta altresì le tematiche delle misure in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e dei loro familiari (legge 23 novembre 1998 n. 407), ad altre categorie di beneficiari, quali i congiunti delle vittime del dovere e di coloro che siano morti per fatto di lavoro, ovvero siano deceduti a causa dell’aggravarsi delle mutilazioni o infermità che hanno dato luogo a trattamento di rendita da infortunio sul lavoro.
In particolare, con riferimento alle vittime del dovere, si tratta dei soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980 n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che riportino un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi particolari indicati nella normativa.
Per cui la trattazione è nelle seguenti tre diverse Sezioni, all’interno delle quali si vanno a trattare le specificità e le modalità di assunzioni obbligatorie consentite:
L’applicazione al lavoro pubblico e al lavoro privato
Nella Direttiva si evidenzia che Si evidenzia che la legge 68/1999 si applica sia al lavoro privato, sia al lavoro pubblico.
Pertanto sono stati richiamati gli orientamenti interpretativi elaborati per il settore privato laddove compatibili con il settore pubblico, in assenza di una diversa e specifica disciplina per le pubbliche amministrazioni, anche se la direttiva fornisce indicazioni solo per quanto riguarda il datore di lavoro pubblico.
In allegato la Direttiva_1_2019 – Categorie protette nella PA
Di seguito si riporta il testo integrale della Direttiva n. 1/2019 del Ministro della Funzione Pubblica.
DIRETTIVA N.1 /2019
Oggetto: Chiarimenti e linee guida in materia di collocamento obbligatorio delle categorie protette. Articoli 35 e 39 e seguenti del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 – Legge 12 marzo 1999, n. 68 – Legge 23 novembre 1998, n. 407 – Legge 11 marzo 2011, n. 25.
L’articolo 39-quater del d.lgs. 165/2001 detta una nuova disciplina in materia di “Monitoraggio sull’applicazione della legge 12 marzo 1999, n. 68”.
Con nota prot. n. 7571 del 10 luglio 2018 il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro hanno fornito chiarimenti per la corretta ed omogenea attuazione della predetta disciplina, richiamando le amministrazioni pubbliche destinatarie degli obblighi di cui agli articoli 3 e 18 della legge 68/1999 all’invio, ai sensi dell’articolo 39-quater, comma 1, d.lgs. 165/2001, del prospetto informativo di cui all’articolo 9, comma 6, della legge 68/1999.
In base al disposto normativo, le amministrazioni pubbliche con più di 200 dipendenti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, hanno l’obbligo di nominare il predetto responsabile, al fine di garantire un’efficace integrazione nell’ambiente di lavoro delle persone con disabilità.
a) cura i rapporti con il centro per l’impiego territorialmente competente per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, nonché con i servizi territoriali per l’inserimento mirato;
b) predispone, sentito il medico competente della propria amministrazione ed eventualmente il comitato tecnico di cui alla legge 68/1999, gli accorgimenti organizzativi e propone, ove necessario, le soluzioni tecnologiche per facilitare l’integrazione al lavoro anche ai fini dei necessari accomodamenti ragionevoli. Si ricorda che, secondo l’articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, i datori di lavoro pubblici e privati, al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento delle persone con disabilità, sono tenuti ad adottare accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro, per assicurare alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori. Secondo l’articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18, per “accomodamento ragionevole” si intendono “le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”. I datori di lavoro pubblici devono provvedere all’attuazione delle richiamate misure senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente;
c) verifica l’attuazione del processo di inserimento, recependo e segnalando ai servizi competenti eventuali situazioni di disagio e di difficoltà di integrazione. Il riferimento della previsione normativa ai “servizi competenti” richiama la necessità di segnalare le predette situazioni ai servizi per il collocamento mirato e, prima ancora, ai responsabili della gestione delle risorse umane e dell’organizzazione ovvero ai servizi che le amministrazioni individuano nell’ambito del proprio assetto organizzativo.
• per garantire la piena attuazione delle previsioni normative a tutela delle persone con disabilità, il responsabile rediga una relazione annuale sull’attività svolta anche al fine di segnalare la necessità o l’opportunità di interventi correttivi a fronte delle eventuali criticità riscontraste per facilitare l’integrazione al lavoro delle persone con disabilità.
a) persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile nonché alle persone nelle condizioni di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 12 giugno 1984, n. 222 2 ossia gli assicurati la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle loro attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo. Rientrano in quest’ultima categoria i soggetti che percepiscono l’assegno ordinario di invalidità e ai quali, pertanto, è stata accertata dall’INPS una riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro, a causa di infermità o di un difetto fisico o mentale;
1 Vedi dPCM 13 gennaio 2000 – Atto di indirizzo e coordinamento in materia di collocamento obbligatorio dei disabili, a norma dell’articolo 1,
rispettivamente dall’Inail e dalle Commissioni mediche.
2 In base alle modifiche apportate dall’articolo 2, comma 1, d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151 che modifica l’articolo 1, comma 1, lettera a),
3 Si veda, altresì, la legge 20 febbraio 2006, n. 95, recante “Nuova disciplina in favore dei minorati auditivi.“
d) persone invalide di guerra (a seguito di fatto di guerra o per servizio durante la guerra), invalide civili di guerra (menomazioni o infermità causate dalla guerra) e invalide per servizio (lavoratori in servizio presso amministrazioni pubbliche che hanno riportato lesioni o infermità dipendenti da causa di servizio) con minorazioni ascritte dalla prima all’ottava categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni.
Le persone beneficiarie, come sopra individuate, che risultano disoccupate 5 e aspirano ad una occupazione conforme alle proprie capacità lavorative, si iscrivono nell’apposito elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato nel cui ambito territoriale si trova la residenza dell’interessato, il quale può, comunque, iscriversi nell’elenco di altro servizio nel territorio dello Stato, previa cancellazione dall’elenco in cui era precedentemente iscritto 6.
Il requisito dell’iscrizione nel predetto elenco, che richiede il possesso dello stato di disoccupazione – e quindi aver rilasciato la dichiarazione di disponibilità al lavoro (DID) -, è presupposto necessario ai fini del diritto al collocamento obbligatorio.
telefonico, un privo della vista iscritto all’albo professionale. In caso di più di un posto di lavoro, il 51 per cento dei posti è riservato ai
centralinista telefonico non vedente, ai fini dell’applicazione della legge 29 marzo 1985, n. 113, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 45,
5 Si ricorda che Io stato di disoccupazione, in base all’articolo 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, è la condizione dei soggetti
privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all’articolo 13 del
politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego. Le informazioni in merito alla dichiarazione di disponibilità al lavoro (DID) si
gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, all’articolo 4, comma 15-quater, dispone che per le finalità
o autonomo corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui
6 La previsione è contenuta nell’articolo 8 della legge 68/1999, così come modificato dall’articolo 7, comma 1, lett. a), d.lgs. 14 settembre
2015, n. 151, a decorrere dal 24 settembre 2015, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 43, comma 1 del medesimo d.lgs. 151/2015.
7 L’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 2000, n. 333 “Regolamento di esecuzione della L. 12 marzo 1999, n. 68,
recante norme per il diritto al lavoro dei disabili” dispone che “Possono ottenere l’iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio le
persone disabili, di cui all’articolo 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68, che abbiano compiuto i quindici anni di età e che non abbiano raggiunto
l’età pensionabile prevista dall’ordinamento, rispettivamente per il settore pubblico e per il settore privato“. Si ritiene che l’età minima
necessaria per l’iscrizione negli elenchi del collocamento sia da intendersi pari a sedici anni, atteso che, per effetto dell’articolo 1, comma 622,
della legge 27 dicembre 2006, n. 296, l’età per l’accesso al lavoro è elevata da quindici a sedici anni.
8 Decreto del Presidente della Repubblica del 9 maggio 1994, n. 487 “Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche
amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi”.
salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”), il limite di età abolito è da intendere solo come il limite massimo, non anche come il limite minimo 9.
l’articolo 2 del d.P.R. n. 3/1957 fissa l’età minima di 18 anni non già per il solo accesso ai pubblici impieghi, ma a monte per la partecipazione
ai relativi concorsi, in quanto dispone che “i requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di
concorso per la presentazione della domanda di ammissione”. Analogamente l’articolo 2 del d.P.R n. 487/1994 fissa i requisiti per l’accesso ai
pubblici impieghi civili nelle amministrazioni dello Stato, e indica l’età minima di 18 anni. È dunque previsto il limite minimo di età di 18 anni
non solo per l’accesso ai pubblici impieghi nello Stato, ma anche per la partecipazione al concorso, dovendo tale requisito essere posseduto
V. anche Corte cost., 30 dicembre 1997, n. 466, secondo cui l’età minima deve essere posseduta alla data di scadenza del termine per la
10 L’articolo 7, comma 2, della legge 68/1999, prevede che nelle procedure concorsuali “i lavoratori disabili iscritti nell’elenco di cui all’articolo
8, comma 2, della presente legge hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo e fino al cinquanta per cento dei
posti messi a concorso”. Dal testo della norma si deduce che lo stato di disoccupazione (“disabili iscritti nell’elenco”) è presupposto per
amministrazioni che non hanno coperto la quota d’obbligo dell’articolo 3 della legge 68/1999 e nei limiti di completamento della stessa,
11 Consiglio di Stato sez. VI, 12/04/2013, n.1992 “( .. .) il Collegio deve rilevare che dal combinato disposto degli artt. 7, comma 2, 8, comma 2 e
16, comma 2 della citata l. n. 68 del 1999 discende che il requisito della disoccupazione, che trova il suo presupposto nell’iscrizione negli appositi
elenchi, deve sussistere al momento della presentazione della domanda e può non sussistere al momento dell’assunzione ( .. .)”.
12 Tribunale Roma sez. lav., 12/07/2018 – “Il principio secondo cui, in sede di nuove assunzioni (che nel caso della Pubblica Amministrazione
avvengono necessariamente attraverso una procedura concorsuale), debba comunque rispettarsi la quota di riserva prevista dall’articolo 3 della
L. n. 68/1999 non è che una conseguenza necessaria dell’obbligo di avere alle proprie dipendenze una determinata percentuale di lavoratori
proporzionalmente anche il numero dei dipendenti disabili che l’amministrazione datrice di lavoro deve avere alle proprie dipendenze.”
13 Articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 482 recante “Disciplina generale delle assunzioni obbligatorie presso le pubbliche amministrazioni e
le aziende private”.
– sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti;
Secondo quanto disposto dall’articolo 7, comma 6, del d.l. 101/2013 (l. 125/2013), le amministrazioni pubbliche procedono, esclusivamente nel caso in cui si trovino in situazioni di soprannumerarietà rispetto alla dotazione organica complessivamente considerata, a rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette sulla base delle quote e dei criteri di computo previsti dalla normativa vigente, tenendo conto, in questa circostanza, della dotazione organica e non dei presenti in servizio, che nella fattispecie sono maggiori, al fine di evitare un costante incremento delle posizioni soprannumerarie. All’esito della rideterminazione del numero delle assunzioni di cui sopra, ciascuna amministrazione è obbligata ad assumere a tempo indeterminato un numero di lavoratori pari alla differenza fra il numero come rideterminato sulla base della dotazione organica e quello allo stato esistente di categorie protette in servizio. La disposizione introdotta deroga, infatti, ai divieti di nuove assunzioni previsti dalla legislazione vigente, anche nel caso in cui l’amministrazione interessata sia in situazione di soprannumerarietà.
Così come chiarito dalla circolare n. 5 del 21 novembre 2013 del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, per effetto dell’articolo 7, comma 6, del d.l. 101/2013 (legge 125/2013) le assunzioni delle categorie protette, nel limite della quota d’obbligo, non sono da computare nel budget assunzionale e vanno garantite sia in presenza di posti vacanti, sia in caso di soprannumerarietà, nel limite della quota calcolata sulla base di computo di cui all’articolo 4 della legge 68/1999.
I lavoratori esclusi dalla base di calcolo per la determinazione del numero di soggetti disabili da assumere sono: i lavoratori occupati ai sensi della medesima legge 68/1999 (quindi tanto le persone con disabilità quanto le categorie dell’articolo 18, comma 2, nei limiti della percentuale prevista dalla legge), quelli con contratto a tempo determinato di durata fino a sei mesi, i soci di cooperative di produzione e lavoro, nonché i dirigenti, i lavoratori assunti con contratto di inserimento (per il settore di lavoro pubblico il riferimento è al contratto di formazione e lavoro), i lavoratori occupati con contratto di somministrazione presso l’utilizzatore, i lavoratori assunti per attività da svolgersi all’estero per la durata di tale attività, i soggetti impegnati in lavori socialmente utili assunti ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, i lavoratori a domicilio, i lavoratori che aderiscono al programma di emersione, ai sensi dell’articolo 1, comma 4-bis, della legge 18 ottobre 2001, n. 383, e successive modificazioni. Restano salve le ulteriori esclusioni previste dalle discipline di settore.
14 Decreto MLPS 22 novembre 1999 – “Disciplina della trasmissione dei prospetti informativi da parte dei datori di lavoro soggetti alla
disciplina in materia di assunzioni obbligatorie di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68″ e decreto MLPS 2 novembre 2010 con oggetto
“Disposizioni riguardanti il prospetto informativo disabili”.
15 Cassazione civile sez. lav.16 agosto 2004, n. 15951 “In relazione alla disciplina delle assunzioni obbligatorie di personale protetto, dettata
dalla l. 2 aprile 1968 n. 482, applicabile “ratione temporis” ai fatti di causa, non è ammissibile l’utilizzazione di contratti di lavoro a termine per
coprire la quota d’obbligo, che va computata sul personale stabile dell’impresa, sicché tale quota deve essere necessariamente coperta con
assunzioni a tempo indeterminato.”
16 Cassazione civile sez. lav. 31 maggio 2010, n. 13285 “In caso di assunzione con contratto a tempo determinato di un disabile psichico sulla
base di specifica previsione della convenzione stipulata tra l’impresa che assume e la p.a. ai sensi dell’articolo 11 l. 12 marzo 1999 n. 68, non è
richiesta l’indicazione nel contratto di lavoro delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che giustificano
l’apposizione del termine.”
Resta fermo, quanto chiarito dall’articolo 1 dell’Accordo, ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, e gli Enti locali, concernente “Problematiche interpretative in materia della legge 12 marzo 1999, n. 68 recante “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” – Repertorio atti n. 184/CU – del 21 dicembre 2017 ovvero nel caso di lavoratori a tempo determinato, con oneri su fondi esterni, con contratto di lavoro di durata superiore a 6 mesi, di contemplarli nella base di computo per assunzioni a tempo indeterminato, ove rientranti nella consistenza della dotazione organica dell’ente.
Relativamente, poi, al personale dipendente in regime di part-time, si richiama l’articolo 9 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 che, nel definire i criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale, prevede che, ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro – e quindi ragionevolmente anche ai fini della individuazione della regolare copertura della quota di riserva -, i lavoratori a tempo parziale sono computati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno. A tal fine, l’arrotondamento opera per le frazioni di orario che eccedono la somma degli orari a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno.
Nel computo le frazioni percentuali superiori allo 0,50 sono arrotondate per eccesso (ad esempio per un lavoratore che ha un orario pari al 45,52% dell’intero si conteggia 46%, se l’orario di lavoro è pari a 54,23% si conteggia 54%). Quando occorre ricondurre il valore delle quote ad unità a tempo pieno, si precisa che l’arrotondamento all’unità della frazione di orario superiore alla metà di quello normale si effettua sul resto delle frazioni di orario, che residua dalla somma degli orari a tempo parziale ricondotta ad unità intere di orario a tempo pieno. (Es.: si sommano tutte le percentuali di part-time. Ove il valore della somma sia pari a 357/100 le unità intere da computare sono 3+1 (arrotondamento per eccesso di 57)=4, laddove la somma sia di 340/100 le unità da computare sarebbero 3 (senza arrotondamento)).
17 Corte Costituzionale, 11 maggio 2006, n. 190: “La legge ordinaria che, oltre a favorire l’accesso dei disabili al lavoro, ne agevola la carriera,
produce una irragionevole compressione dei principi dell’eguaglianza e del merito, a danno dell’efficienza e del buon andamento della pubblica
amministrazione. Inoltre, l’equilibrio tra i due interessi pubblici – quello che riguarda l’eguaglianza e il buon andamento degli uffici pubblici e
quello che attiene alla tutela dei disabili – è stabilito dall’art. 38 Cost., che consente di derogare al primo solo per favorire l’accesso dei disabili
agli uffici pubblici, non la loro progressione. Va pertanto dichiarata l’illegittimità costituzionale – per violazione degli artt. 3, 38 e 97 Cost. –
dell’art. 8-bis, D.L. n. 136 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 186 del 2004, secondo cui le riserve di posti previste dalla legge n.
incarichi di presidenza annuali”. Il principio generale si ritiene applicabile con riferimento al personale di ogni categoria protetta.
Altresì, per ragioni di omogeneità tra i criteri di computo e quelli necessari per verificare il rispetto della quota d’obbligo, si ritiene ammissibile l’assunzione di categorie protette in regime di part-time nonché il conteggio della percentuale di prestazione lavorativa ai fini della copertura della predetta quota, secondo le modalità specificate dal citato l’articolo 9 del d.lgs. 81/2015 18. La circolare n. 41 del 26/6/2000 del MLPS stabilisce che per quanto riguarda il computo dei lavoratori disabili occupati part-time a copertura della quota di riserva dovrà considerarsi singolarmente l’orario prestato da ciascun lavoratore rapportato al normale orario a tempo pieno con arrotondamento ad unità qualora l’orario prestato sia superiore al 50% dell’orario ordinario. Ai sensi dell’articolo 3, comma 5, del dPR 333/2000 i datori di lavoro pubblici o privati che occupano da 15 a 35 dipendenti, che assumono un lavoratore disabile, con invalidità superiore al 50 per cento o ascrivibile alla quinta categoria, in base alla tabella allegata al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1997, n. 246, con contratto a tempo parziale, possono computare il lavoratore medesimo come unità, a prescindere dall’orario di lavoro svolto. Ciò appare una deroga all’articolo 9 del d.lgs. 81/2015 in favore degli enti di piccole dimensioni.
18 Cassazione civile sez.lav. 29 novembre 1990, n. 11474 “Con riguardo al rapporto di lavoro degli invalidi ed assimilati assunti ai sensi della l.
2 aprile 1968 n. 482 (disciplina generale delle assunzioni obbligatorie) l’iniziale impiego a tempo parziale, anziché a tempo pieno, del prestatore
d’opera invalido o assimilato assunto a seguito di collocamento obbligatorio costituisce legittima esplicazione dell’esercizio dell’autonomia
negoziale delle parti, non essendo vietata la limitazione convenzionale dell’orario di lavoro e non essendo al riguardo stabilita, dalla disciplina
protettiva di cui alla citata legge, alcuna particolare regolamentazione dei rapporti di lavoro instaurati in forza di essa.”
a) lavoratori assunti al di fuori delle procedure di collocamento obbligatorio dei disabili che, in costanza di rapporto di lavoro, divengono inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia, con riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 60 per cento (invalidi civili), a meno che l’inabilità non sia stata determinata da violazione, da parte del datore di lavoro delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro (articolo 4, comma 4, legge 68/1999 e articolo 3, comma 2, dPR 333/2000). Si veda l’articolo 2 dell’Accordo, ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, e gli Enti locali concernente “Problematiche interpretative in materia della legge 12 marzo 1999, n. 68 recante “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” – Repertorio atti n. 184/CU – del 21 dicembre 2017. Rientrano in tale categoria anche i militari giudicati non idonei al servizio con riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 60 per cento accertata dalla competente Commissione di cui all’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2001 n. 461 19;
c) i lavoratori, già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, nel caso in cui abbiano una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60 per cento o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, o con disabilità intellettiva e psichica, con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento, accertata dagli organi competenti (articolo 4, comma 3-bis, legge 68/1999 20). Si veda l’articolo 2 dell’Accordo, ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, e gli Enti locali concernente “Problematiche interpretative in materia della legge 12 marzo 1999, n. 68 recante “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” – Repertorio atti n. 184/CU – del 21 dicembre 2017.
Relativamente all’istituto della mobilità del personale si ricorda che la circolare n. 5 del 21 novembre 2013 del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione con oggetto “Indirizzi volti a favorire il superamento del precariato. Reclutamento speciale per il personale in possesso dei requisiti normativi. Proroghe dei contratti. Articolo 4 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, recante “Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni” e articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165” ha chiarito che gli adempimenti previsti dall’articolo 34-bis del d.lgs. 165/2001 sono esclusi con riferimento alle procedure e alle assunzioni delle categorie protette. Lo stesso può ritenersi con riferimento agli adempimenti di mobilità di cui all’articolo 30, comma 2-bis, del d.lgs. 165/2001 in caso di avvio di procedure di reclutamento per la copertura della quota d’obbligo.
19 Recante “Regolamento recante semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio,
per la concessione della pensione privilegiata ordinaria e dell’equo indennizzo, nonché per il funzionamento e la composizione del comitato per le
pensioni privilegiate ordinarie”.
2° Comma inserito dall’articolo 4, comma 1, d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151, a decorrere dal24 settembre 2015, ai sensi di quanto disposto
dall’articolo 43, comma l del medesimo d.lgs. 151/2015 e, successivamente, così modificato dall’articolo 5, comma l, lett. a), d.lgs. 24
settembre 2016, n. 185, a decorrere dall’8 ottobre 2016, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 6, comma l del medesimo d.lgs. 185/2016.
21 La legge reca la “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”.
2z La legge 25 marzo 2011, n. 25, recante “Interpretazione autentica del comma 2 dell’articolo l della legge 23 novembre 1998, n. 407, in
materia di applicazione delle disposizioni concernenti le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva in favore dei disabili”.
Si ricorda che l’articolo 22, comma 5, lettera b) della legge 12 novembre 2011, n. 183 dispone che, al fine di facilitare l’inserimento dei lavoratori disabili mediante il telelavoro, gli obblighi di cui al comma 1 dell’articolo 3 della legge 68/1999, in tema di assunzioni obbligatorie e quote di riserva, possono essere adempiuti anche utilizzando la modalità del telelavoro.
Relativamente alle quote d’obbligo, va infine richiamato l’articolo 5, commi 8, 8-bis, 8-ter e 8-quater, della legge 68/1999 che prevedono il meccanismo della compensazione. La disciplina è stata oggetto di recente modifica normativa: l’articolo 9 del decreto-legge 138/2011, convertito con modificazioni dalla legge 148/2011, ha sostituito il previgente comma 8 ed ha anche aggiunto i successivi commi 8-bis, 8-ter e 8-quater. Relativamente al settore pubblico, il comma 8-ter della previsione normativa, così come sostituito dall’articolo 5, comma 1, lett. c), d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151, dispone che “I datori di lavoro pubblici possono assumere in una unità produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti in altre unità produttive della medesima regione. I datori di lavoro pubblici che si avvalgono di tale facoltà trasmettono in via telematica a ciascuno degli uffici competenti, il prospetto di cui all’articolo 9, comma 6.”. Dunque, differentemente dai datori di lavoro privati, i datori di lavoro pubblici possono effettuare la compensazione limitatamente al territorio regionale.
In base alla normativa richiamata e secondo quanto precisato, si evidenzia che la compensazione territoriale su base interregionale si potrebbe, invece, giustificare nel solo caso in cui la disomogeneità di assunzioni obbligatorie tra regioni sia la conseguenza della fase transitoria che ha segnato il passaggio dalla legge 2 aprile 1968, n. 482 alla legge 68/1999. Si ricorda, infatti, che l’articolo 18, comma 1, della legge 68/1999 prevede che “I soggetti già assunti ai sensi delle norme sul collocamento obbligatorio sono mantenuti in servizio anche se superano il numero di unità da occupare in base alle aliquote stabilite dalla presente legge e sono computati ai fini dell’adempimento dell’obbligo stabilito dalla stessa.”
Il decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82 “Codice dell’amministrazione digitale” all’articolo 54 stabilisce qual è il contenuto dei siti delle pubbliche amministrazioni. Tra le altre informazioni che i siti delle pubbliche amministrazioni devono necessariamente contenere vi sono i seguenti dati pubblici: l’organigramma, l’articolazione degli uffici, le attribuzioni e l’organizzazione di ciascun ufficio anche di livello dirigenziale non generale e i bandi di concorso.
In ragione poi di quanto previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, recante “Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”, secondo cui, in base al comma 1, la trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche, è plausibile ritenere che le amministrazioni debbano pubblicare sul proprio sito istituzionale i dati relativi alla quota d’obbligo e alle procedure attivate per la copertura della stessa, fermo restando quanto previsto dall’articolo 39-quater, comma 2, del d.lgs. 165/2001.
– la dotazione organica necessariamente distinta per aree o categorie;
– il numero delle persone con disabilità da assumere in base alle previsioni dell’articolo 3 della legge 68/1999;
– il numero delle persone con disabilità già reclutati a copertura della quota obbligatoria;
– le procedure avviate per il collocamento obbligatorio, con indicazione del tipo di avviamento al lavoro, comprese le eventuali convenzioni ai sensi dell’articolo 11 della legge 68/1999, finalizzate al completamento della quota obbligatoria.
Come noto, la legge 9 gennaio 2004, n. 4, “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, aggiornata dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 106 “Attuazione della direttiva (UE) 2016/2102 relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici”, introduce disposizioni per favorire e semplificare l’accesso degli utenti e, in particolare, delle persone con disabilità agli strumenti informatici.
2. É tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone con disabilità, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione. […]
Le tecnologie assistive, ovvero i dispositivi e il relativo software che rendono accessibili e usabili i comuni strumenti informatici di lavoro, consentono la rimozione e la riduzione delle barriere digitali, che le persone con disabilità possono incontrare nell’uso di strumenti informatici e possono essere proposte dal Responsabile dei processi di inserimento delle persone con disabilità, di cui al paragrafo 3 della presente direttiva, laddove presente. A mero titolo di esempio, un elenco di dispositivi tecnologici che devono essere messi a disposizione del lavoratore ricomprendono quelli elencati nell’allegato 5, in particolare alla Classe 22 “Ausili per comunicazione e informazione”, del decreto del Presidente del consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017.
Il datore di lavoro è tenuto a presentare la richiesta di avviamento di lavoratori disabili all’ufficio provinciale entro 60 giorni dal momento in cui sorge l’obbligo di assunzione (articolo 9, comma 1, legge 68/1999). La richiesta di avviamento al lavoro si intende presentata anche attraverso l’invio agli uffici competenti dei prospetti informativi di cui al successivo comma 6 dello stesso articolo 9. Ai fini dell’assolvimento degli obblighi di legge, i datori di lavoro pubblici – come previsto dall’articolo 7, comma 2, della legge 68/1999 e ribadito dall’articolo 39 del d.lgs. 165/2001 – possono altresì stipulare con i competenti uffici provinciali “convenzioni aventi ad oggetto la determinazione di un programma mirante al conseguimento degli obiettivi occupazionali”.
Tuttavia, in base al comma 4 dell’articolo 15, legge 68/1999 23, trascorsi sessanta giorni dalla data in cui insorge l’obbligo di assumere soggetti appartenenti alle categorie protette, per ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per cause imputabili al datore di lavoro, la quota dell’obbligo di cui all’articolo 3, il datore di lavoro stesso è tenuto al versamento, a titolo di sanzione amministrativa, al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili dell’articolo 14, di una somma pari a cinque volte la misura del contributo esonerativo di cui all’articolo 5, comma 3-bis, della richiamata legge, al giorno per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella medesima giornata.
23 Comma così modificato dall’articolo 5, comma 1, lett. b), n. 1, d.lgs. 24 settembre 2016, n. 185.
Si aggiunge che l’articolo 9, comma 8, della legge 68/1999 prevede che “qualora l’azienda rifiuti l’assunzione del lavoratore invalido (…), la Direzione provinciale del lavoro redige un verbale che trasmette agli uffici competenti ed all’autorità giudiziaria».
L’invio all’autorità giudiziaria, che assume significato solo con riferimento alle pubbliche amministrazioni, può costituire presupposto, oltre che per le sanzioni amministrative, anche per la fattispecie dell’abuso e dell’omissione di atti d’ufficio ex artt. 323 e 328 c.p., laddove ricorrano tutti gli elementi necessari richiesti per la configurazione dei reati citati. Si ha quindi il caso della responsabilità penale, ove ne sussistano i presupposti.
Inoltre, sulla tutela e l’azionabilità delle posizioni giuridiche soggettive riconosciute dalla legge 68/1999, appare necessario richiamare l’attenzione sull’azione a tutela giurisdizionale dei diritti avverso gli atti e i comportamenti di discriminazione a causa, tra l’altro, della condizione di handicap prevista dall’articolo 4 del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, di attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Il richiamato articolo 4 prevede che i giudizi civili avverso gli atti e i comportamenti discriminazioni a causa degli handicap sono regolati dall’articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 e che in caso di accertamento di atti o comportamenti discriminatori, come definiti dall’articolo 2 del predetto decreto, si applica, altresì, l’articolo 44, comma 11, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), che introduce un procedimento giudiziario celere e privo di formalismi.
Così come chiarito dalla richiamata circolare n. 5 del 21 novembre 2013, per effetto dell’articolo 7, comma 6, del d.l. 101/2013 (legge 125/2013) le assunzioni delle categorie protette, nel limite della quota d’obbligo, non sono da computare nel budget assunzionale e vanno garantite sia in presenza di posti vacanti, sia in caso di soprannumerarietà, nel limite della quota calcolata sulla base di computo di cui all’articolo 4 della legge 68/1999.
I criteri di computo della quota di riserva rimangono quelli indicati dall’articolo 4 della legge 12 marzo 1999, n. 68, fermo restando che, secondo quanto disposto dal richiamato articolo 7, comma 6, del d.l. 101/2013 (l. 125/2013), le amministrazioni pubbliche procedono a rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette sulla base delle quote e dei criteri di computo previsti dalla normativa vigente, tenendo conto, ove necessario, della dotazione organica come rideterminata secondo la legislazione vigente. All’esito della rideterminazione del numero delle assunzioni di cui sopra, ciascuna amministrazione è obbligata ad assumere a tempo indeterminato un numero di lavoratori pari alla differenza fra il numero come rideterminato è quello allo stato esistente. La disposizione introdotta deroga ai divieti di nuove assunzioni previsti dalla legislazione vigente, anche nel caso in cui l’amministrazione interessata sia in situazione di soprannumerarietà.
I lavoratori delle categorie protette di cui all’articolo 1 della citata legge 68/1999, assunti a tempo determinato nel rispetto dell’articolo 7, comma 2, della medesima legge, possono essere assunti a tempo indeterminato, con diritto di precedenza, nel rispetto della quota d’obbligo, quando, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa amministrazione abbiano prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi, purché l’assunzione a tempo indeterminato sia effettuata dalla stessa amministrazione entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine. Il diritto di precedenza può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso e si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.
Le disposizioni sulle categorie protette trovano diretta applicazione per tutte le amministrazioni pubbliche tenuto conto dell’articolo 117, comma secondo, lettere l) ed m), della Costituzione.
Il datore di lavoro pubblico non può, però, avvalersi della disposizione che prevede la facoltà di un esonero parziale attraverso il versamento di un contributo esonerativo al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili.
Si richiamano, al riguardo, alcuni principi basilari espressi nella sentenza della Cassazione civile sez. lav., 16/06/2016, n. 12441: “In altri termini il legislatore, consapevole della necessità di conciliare la tutela della disabilità con il principio dell’accesso al pubblico impiego mediante concorso, ha voluto restringere al massimo le ipotesi in cui la regola della selezione pubblica potrebbe costituire ostacolo alla necessaria copertura delle quote ed ha, quindi, sostanzialmente voluto affermare con l’articolo 16 (della l.68/1999), nel testo applicabile alla fattispecie ratione temporis, che queste ultime possono rimanere non attribuite solo qualora non ci siano né riservisti in senso stretto, né altri disabili idonei ma non vincitori.”
Si rinvia, inoltre, alla disciplina introdotta dal decreto del Presidente della Repubblica 27 luglio 2011, n. 171, recante “Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali in caso di permanente inidoneità psicofisica, a norma dell’articolo 55-octies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”.
La richiesta di avviamento deve essere effettuata entro 60 giorni a decorrere dal giorno successivo a quello in cui insorge l’obbligo di assunzione, previa verifica della sussistenza delle condizioni di assunzione nel settore pubblico. Qualora il datore di lavoro pubblico intenda adempiere agli obblighi di assunzione mediante le convenzioni di cui all’articolo 11 della legge n. 68 del 1999, il predetto termine è riferito alla trasmissione al servizio competente di una proposta di convenzione.
I centri per l’impiego, avviano i soggetti aventi titolo all’assunzione obbligatoria alla prova tendente ad accertare l’idoneità a svolgere le mansioni, secondo l’ordine di graduatoria di ciascuna categoria, in misura pari ai posti da ricoprire.
Le prove selettive devono essere espletate, dall’amministrazione o ente interessati, entro quarantacinque giorni dalla data di avviamento a selezione ed il loro esito deve essere comunicato anche ai centri per l’impiego entro cinque giorni dalla conclusione della prova. Il lavoratore può essere avviato ad altra selezione soltanto dopo che è trascorso il suddetto periodo di cinquanta giorni, anche se la precedente selezione non è stata ancora espletata.
Le prove selettive non comportano valutazione comparativa e sono preordinate ad accertare solamente l’idoneità a svolgere le mansioni del profilo nel quale avviene l’assunzione.
Per le categorie ed i profili per cui è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo è consentita la chiamata nominativa – tramite lo strumento delle convenzioni stipulate ex articolo 11 della legge n. 68/1999 – per l’assunzione dei disabili psichici 25, nei termini sotto indicati. Si richiama l’attenzione sull’importanza di favorire l’inserimento anche di questa categoria di persone con disabilità.
25 La previsione relativa all’assunzione dei disabili psichici, mediante richiesta nominativa tramite convenzione, è contenuta esplicitamente
nell’articolo 9, comma 4 della legge 68/1999.
27 T.A.R. Roma Lazio sez. III, 11 febbraio 2010, n. 1980 “Non sono computabili ai fini della saturazione dell’aliquota per le assunzioni delle
proprio e che abbiano ricevuto il riconoscimento dopo la nomina.”.
28 T.A.R. Lecce Puglia sez. Il, 07 settembre 2010, n. 1926 “La riserva di posti in favore dei soggetti indicati dalla l. 2 aprile 1968 n. 482, ha lo
menomazioni fisiche contratte in particolari circostanze, nell’evidente presupposto che costoro abbiano particolari difficoltà nel reperire
un’occupazione, ne deriva l’attribuzione di un carattere cogente alle citate disposizioni, per cui la riserva opera anche se il bando di concorso non
l’ha prevista e si applica necessariamente anche alle selezioni per soli titoli, comunque preordinate all’assunzione.” e anche T.A.R. Catanzaro
29 Cons. Stato, Sez. IV, 10 aprile 2006, n. 1984 “Nell’ambito della disposizione della legge 12 marzo 1999, n. 68, secondo cui i lavoratori disabili
delle categorie protette hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo e fino al cinquanta per cento dei posti
per converso, non applicabile nei concorsi ad un solo posto, nell’ambito dei quali il diritto del disabile idoneo non è subordinato ad altra
condizione che quella della disponibilità di quota percentuale sulla pianta organica.”
In termini generali, secondo l’articolo 1, comma 361, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 31, così come modificato dall’articolo 14-ter, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, le graduatorie possono essere utilizzate anche per effettuare – entro i limiti percentuali previsti dalle vigenti disposizioni, ovvero a copertura della quota d’obbligo, e, comunque, in via prioritaria rispetto alle convenzioni di cui all’articolo 11 della legge 68/1999 – le assunzioni obbligatorie di cui agli articoli 3 e 18 della legge 68/1999, nonché quelle dei soggetti titolari del diritto al collocamento obbligatorio di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 407/1998, sebbene collocati oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso.
30 V. T.A.R. Catanzaro Calabria, Sez. II, 9 febbraio 2010, n. 127: “La disposizione è stata letta dalla giurisprudenza amministrativa nel senso di
diversi interessi coinvolti condiviso dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 190/2006).”
31 Secondo cui: “Fermo quanto previsto dall’articolo 35, comma 5-ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le graduatorie dei concorsi
per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo l, comma 2, del medesimo decreto legislativo sono
– sostituire il reclutamento mediante avviamento per le qualifiche più basse, in un’ottica di adempimento programmato della copertura della quota cadenzato a seconda degli obblighi occupazionali, oppure in ragione delle qualifiche diversificate da assumere in funzione del fabbisogno.
– effettuare un reclutamento mirato, con modalità selettive, riconducibili al concorso, per le qualifiche per le quali è richiesto un titolo di studio superiore alla scuola dell’obbligo. In tal senso interviene l’articolo 3, comma 9, lettera c) della legge 19 giugno 2019, n. 56, recante “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”, che, nel modificare l’articolo 39, comma 1, del d.lgs. 165/2001, prevede che “Le amministrazioni pubbliche promuovono o propongono, anche per profili professionali delle aree o categorie previste dai contratti collettivi di comparto per i quali non è previsto il solo requisito della scuola dell’obbligo e nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 35, comma 3, del presente decreto, programmi di assunzioni ai sensi dell’articolo 11 della legge 12 marzo 1999, n. 68, destinati ai soggetti titolari del diritto al collocamento obbligatorio previsto dagli articoli 3 e 18 della medesima legge n. 68 del 1999 e dall’articolo 1, comma 2, della legge 23 novembre 1998, n. 407”. In questa circostanza si richiama l’attenzione dell’amministrazione a ricorrere a questo strumento come soluzione ultima e dunque residuale, attesa la sua straordinarietà e l’esigenza di salvaguardare l’interesse dell’amministrazione al buon andamento ed all’imparzialità, a valle quindi della verifica della possibilità di coprire la quota d’obbligo mediante utilizzo delle graduatorie relative a concorsi pubblici.
In tale circostanza è sottintesa la necessità di una procedura comparativa il più possibile aperta e quindi con un numero di candidati senz’altro superiore – almeno il doppio ove possibile – a quello dei posti da coprire.
– la facoltà di scelta nominativa;
– lo svolgimento di tirocini con finalità formative o di orientamento;
– l’assunzione con contratto di lavoro a termine;
– lo svolgimento di periodi di prova più ampi di quelli previsti dal contratto collettivo.
Accanto alle predette convenzioni, possono altresì essere stipulate dagli uffici competenti con i datori di lavoro convenzioni di integrazione lavorativa per l’avviamento di disabili che presentino particolari caratteristiche e difficoltà di inserimento nel ciclo lavorativo ordinario.
L’articolo 39 del decreto legislativo 165/2001 dispone che le amministrazioni pubbliche promuovano programmi di assunzione per portatori di handicap ai sensi dell’articolo 11 della legge 68/1999, sulla base delle direttive impartite dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero del lavoro della salute e delle politiche sociali. In attuazione di detta norma, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della funzione pubblica, con nota n. 7206/U/GAB del 21 marzo 2006, ha trasmesso alla Conferenza unificata uno schema di direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente il diritto al lavoro dei disabili. Rispetto al predetto schema le regioni e gli enti locali, nel condividere la necessità di dare corso alle procedure che diano attuazione al diritto al lavoro dei disabili, hanno chiesto che, in luogo della direttiva in argomento, si facesse ricorso allo strumento dell’intesa prevista dall’articolo 8, comma 6, della legge n. 131/2003.
Dalla formulazione della legge e dell’intesa emerge chiaramente che la convenzione non può essere utilizzata per finalità dilatorie, avendo quale scopo puntuale quello dell’inserimento nel mondo del lavoro. Al termine del periodo di tirocinio, infatti, compiute le verifiche previste, occorre disporre l’immissione in ruolo dei soggetti che hanno terminato positivamente il periodo di tirocinio.
Le persone con disabilità, dichiarate idonee allo svolgimento delle mansioni relative, sono inquadrati, previa sottoscrizione del contratto individuale di lavoro, nei ruoli dell’amministrazione, nella area e profilo professionale per il quale si è svolto il tirocinio.
Il quaranta per cento delle percentuali di cui sopra può essere destinato all’’inserimento con chiamata nominativa, dei lavoratori disabili di cui all’articolo 6, comma 2, dell’intesa che sono:
– i lavoratori disabili che presentano una riduzione della capacità lavorativa non inferiore al 67% o invalidità ascritta dalla prima alla quarta categoria del testo unico delle pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1978 e successive modificazioni ed integrazioni;
– gli invalidi del lavoro;
– i lavoratori disabili con handicap intellettivo psichico, indipendentemente dalle percentuali di invalidità.
Per i coniugi e i figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di servizio, di guerra o di lavoro (punto C), l’iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio è consentita esclusivamente in via sostitutiva dell’avente diritto a titolo principale. Tuttavia, il diritto all’iscrizione negli elenchi per le predette categorie sussiste qualora il dante causa sia stato cancellato dagli elenchi del collocamento obbligatorio senza essere mai stato avviato ad attività lavorativa, per causa al medesimo non imputabile.
32 Si ricorda che l’articolo 6, del decreto·legge 6 dicembre 2011, n. 2011, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,
“Ferma la tutela derivante dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, sono abrogati gli istituti
dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo
data, non sia ancora scaduto il termine di presentazione della domanda, nonché ai procedimenti instaurabili d’ufficio per eventi occorsi prima
della predetta data”.
Ai beneficiari sopra descritti, si aggiungono gli orfani per crimini domestici, secondo quanto previsto dall’articolo 6 della legge 11 gennaio 2018, n. 4, recante “Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici”: la disposizione, in particolare, prevede che la quota di riserva di cui all’articolo 18, comma 2, della legge 68/1999 è attribuita anche ai figli orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso in danno del genitore medesimo dal coniuge, anche se legalmente separato o divorziato, dall’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata, o dalla persona legata da relazione affettiva e stabile convivenza, condannati ai sensi dell’articolo 577, primo comma, numero 1), ovvero secondo comma, del codice penale.
a) attribuzione agli orfani di un genitore o di entrambi della quota di riserva di cui all’articolo 7, comma 2, della legge 68/1999. Per effetto dell’articolo 7, comma 2, della legge 68/1999, per le assunzioni relative alle qualifiche per cui è richiesto un titolo di studio superiore alla scuola dell’obbligo i lavoratori appartenenti alle categorie protette hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della quota d’obbligo e fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso. Si rinvia al paragrafo 4.4.1;
b) riconoscimento della condizione di orfano, ai sensi della medesima disposizione, quale titolo di preferenza nella valutazione dei requisiti prescritti per le assunzioni nelle amministrazioni dello Stato e negli enti pubblici non attuate tramite concorso. Ai medesimi orfani si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 23 novembre 1998, n. 407, relativamente all’iscrizione negli elenchi al collocamento obbligatorio. Sotto tale ultimo aspetto si ricorda che, in base all’articolo 1, comma 2, del dPR 333/2000 i soggetti di cui alla legge 407/1998 possono ottenere l’iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio anche se non in possesso dello stato di disoccupazione.
Le persone beneficiarie rientranti nella quota di riserva di cui all’articolo 18, comma 2, della legge 68/1999, come sopra individuate, che risultano disoccupate e aspirano ad una occupazione conforme alle proprie capacità lavorative, si iscrivono nell’apposito elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato nel cui ambito territoriale si trova la residenza dell’interessato, il quale può, comunque, iscriversi nell’elenco di altro servizio nel territorio dello Stato, previa cancellazione dall’elenco in cui era precedentemente iscritto.
Inoltre, sulla quota d’obbligo dell’articolo 18, comma 2, della legge 68/1999 sono importanti le indicazioni della legge 25/2011 che, interpretando l’articolo 1, comma 2, della legge 407/1998, chiarisce che il superamento della quota deve in ogni caso avvenire nel rispetto dei limiti delle assunzioni consentite dalla normativa vigente per l’anno di riferimento, ferma restando l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 3 della legge 68/1999, in quanto ad esclusivo beneficio dei lavoratori disabili.
In base al richiamato articolo 18, comma 2, della legge 68/1999, le assunzioni dei predetti soggetti sono effettuate con le modalità di cui all’articolo 7, comma 1, della stessa legge e, dunque, mediante richiesta di avviamento ai centri per l’impiego, per le qualifiche e i profili per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, ovvero attraverso la stipula di convenzioni ai sensi dell’articolo 11, anche per le qualifiche e i profili per i quali è richiesto un requisito superiore alla scuola dell’obbligo. In tal senso interviene l’articolo 3, comma 9, lettera c) della legge 19 giugno 2019, n. 56, recante “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”.
Si ricorda che, in base all’articolo 1, comma 2, del dPR 333/2000 possono essere iscritti negli elenchi del collocamento obbligatorio i soggetti di cui alla legge 407/1998 anche se non in possesso dello stato di disoccupazione. Per i coniugi e i figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di servizio, di guerra o di lavoro, nonché per i soggetti di cui alla citata legge n. 407 del 1998 e successive modificazioni ed integrazioni, l’iscrizione nei predetti elenchi è consentita esclusivamente in via sostitutiva dell’avente diritto a titolo principale. Tuttavia, il diritto all’iscrizione negli elenchi per le predette categorie sussiste qualora il dante causa sia stato cancellato dagli elenchi del collocamento obbligatorio senza essere mai stato avviato ad attività lavorativa, per causa al medesimo non imputabile.
34 Ai sensi dell’articolo 18, comma 2, della L. n. 68 del 1999, gli orfani dei caduti per causa di lavoro hanno diritto al collocamento obbligatorio
(id est: assunzione) fino al raggiungimento della quota d’obbligo dell’1% dei posti da coprire, ma con esclusione di quelli destinati a dirigenti.
35 In particolare i soggetti di cui all’art. 1 della legge 302/1990 sono i seguenti:
• chiunque subisca un’invalidità permanente, per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza dello svolgersi nel territorio dello Stato di
atti di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, a condizione che il soggetto leso non abbia concorso alla commissione degli atti
medesimi ovvero di reati a questi connessi ai sensi dell’articolo 12 del codice di procedura penale;
fatti delittuosi commessi per il perseguimento delle finalità delle associazioni di tipo mafioso di cui all’articolo 416-bis del codice penale,
b) il soggetto leso risulti essere, del tutto estraneo ad ambienti e rapporti delinquenziali, salvo che si dimostri l’accidentalità del suo
coinvolgimento passivo nell’azione criminosa lesiva, ovvero risulti che il medesimo, al tempo dell’evento, si era già dissociato o comunque
• chiunque, fuori dai casi di cui al comma 3, subisca un’invalidità permanente, per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza
dell’assistenza prestata, e legalmente richiesta per iscritto ovvero verbalmente nei casi di flagranza di reato o di prestazione di soccorso, ad
Con l’esclusione dei predetti soggetti dalla quota di riserva dell’1 per cento della legge 68/1999, per le assunzioni delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata veniva a mancare una quota di riserva. Né questa poteva essere quella dell’articolo 3 della legge 68/1999 dedicata ai soli soggetti disabili. Infatti, la legge 11 marzo 2011, n. 25, di “Interpretazione autentica del comma 2 dell’articolo 1 della legge 23 novembre 1998, n. 407, in materia di applicazione delle disposizioni concernenti le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva in favore dei disabili”, nell’unico articolo, prevede che “Il quarto periodo del comma 2 dell’articolo 1 della legge 23 novembre 1998, n. 407, introdotto dall’articolo 5, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, si interpreta nel senso che il superamento della quota di riserva di cui all’articolo 18, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68, ivi richiamata, deve in ogni caso avvenire, per le amministrazioni pubbliche, nel rispetto dei limiti delle assunzioni consentite dalla normativa vigente per l’anno di riferimento e che resta comunque ferma l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68, e successive modificazioni, in materia di assunzioni obbligatorie e quote di riserva in quanto ad esclusivo beneficio dei lavoratori disabili.”. Come meglio precisato in seguito, quanto previsto non esclude che, in ogni caso, i soggetti appartenenti alla categoria delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata o equiparati, in possesso dei requisiti di invalidità dell’articolo 1 della legge 68/1999, rientrino tra i destinatari delle quote di collocamento obbligatorio dell’articolo 3 della stessa legge.
Altresì, l’articolo 1, comma 2, della predetta legge 407/1998, dispone che i soggetti di cui all’articolo 1 della legge 20 ottobre 1990, n. 302, recante norme in materia di vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, nonché il coniuge e i figli superstiti, ovvero i fratelli conviventi e a carico qualora siano gli unici superstiti, dei soggetti deceduti o resi permanentemente invalidi godono del diritto al collocamento obbligatorio di cui alle vigenti disposizioni legislative, con precedenza rispetto ad ogni altra categoria e con preferenza a parità di titoli. La disposizione prevede inoltre che per i suddetti soggetti, compresi coloro che svolgono già un’attività lavorativa, le assunzioni per chiamata diretta sono previste per i profili professionali del personale contrattualizzato del comparto Ministeri fino all’ottavo livello retributivo. Ferme restando le percentuali di assunzioni previste dalle vigenti disposizioni, per i livelli retributivi dal sesto all’ottavo le assunzioni, da effettuarsi previo espletamento della prova di idoneità di cui all’articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, come sostituito dall’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1997, n. 246, non possono superare l’aliquota del 10 per cento del numero di vacanze nell’organico. Come detto, alle assunzioni di cui al presente comma non si applica la quota di riserva di cui all’articolo 18, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68.
I soggetti appartenenti alla categoria delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata o a quelle equiparate, pertanto, possono accedere alla quota di riserva dell’articolo 3 della legge 68/1999 solo ove in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 1 della stessa legge e, dunque, solo ove classificabili come disabili ai sensi della disciplina di riferimento. Detti soggetti dovranno scegliere se avvalersi dello status di vittima del terrorismo e della criminalità organizzata o di categoria equiparata – con conseguente applicazione dei requisiti e delle modalità di assunzione previste dalla legge 407/1998 per la copertura della quota d’obbligo dell’articolo 18 della legge 68/1999 – ovvero dello status di persona con disabilità – con conseguente applicazione dei requisiti e delle modalità di assunzione previste dalla legge 68/1999 per la copertura della quota d’obbligo dell’articolo 3 della stessa legge.
Prima di entrare nel dettaglio delle modalità assunzionali, occorre ricordare che il citato articolo 3, comma 9, lettera c) della legge 19 giugno 2019, n. 56, recante “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”, nel modificare l’articolo 39, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, prevede che “Le amministrazioni pubbliche promuovono o propongono, anche per profili professionali delle aree o categorie previste dai contratti collettivi di comparto per i quali non è previsto il solo requisito della scuola dell’obbligo e nel rispetto dei
Per la categoria delle vittime del dovere è utile il riferimento all’articolo 1, comma da 562 a 564, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006). Il comma 563 dell’articolo 1, in particolare, individua i soggetti da far rientrare nella categoria prevedendo che per vittime del dovere debbano intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:
I soggetti di cui all’articolo 3 della predetta legge 466/1980 sono i magistrati ordinari, i militari dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, del Corpo degli agenti di custodia, il personale del Corpo forestale dello Stato, i funzionari di pubblica sicurezza, il personale del Corpo di polizia femminile, il personale civile dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, i vigili del fuoco, gli appartenenti alle Forze armate dello Stato in servizio di ordine pubblico o di soccorso, i quali, in attività di servizio, per diretto effetto di ferite o lesioni subite nelle circostanze ed alle condizioni di cui agli artt. 1 e 2 della medesima legge, ovvero di ferite o lesioni riportate in conseguenza di eventi connessi all’espletamento di funzioni d’istituto e dipendenti da rischi specificamente attinenti a operazioni di polizia preventiva o repressiva o all’espletamento di attività di soccorso, abbiano riportato una invalidità permanente non inferiore all’80 per cento della capacità lavorativa o che comporti, comunque, la cessazione del rapporto d’impiego.
L’articolo 7, comma 1, lettera h) della legge 11 gennaio 2018, n. 6, recante “Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia”, prevede l’accesso del testimone di giustizia, in alternativa alla capitalizzazione e qualora non abbia altrimenti riacquistato l’autonomia economica, a un programma di assunzione in una pubblica amministrazione, con qualifica e con funzioni corrispondenti al titolo di studio e alle professionalità possedute, fatte salve quelle che richiedono il possesso di specifici requisiti.
In base alla medesima previsione normativa, alle assunzioni si provvede per chiamata diretta nominativa, nell’ambito dei rapporti di lavoro contrattualizzati, nei limiti dei posti vacanti nelle piante organiche e nel rispetto delle disposizioni limitative in materia di assunzioni, sulla base delle intese conseguite tra il Ministero dell’interno e le amministrazioni interessate. A tale fine si applica ai testimoni di giustizia il diritto al collocamento obbligatorio con precedenza previsto dall’articolo 1, comma 2, della legge 23 novembre 1998, n. 407, in materia di vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Al programma di assunzione possono accedere anche i testimoni di giustizia non più sottoposti allo speciale programma di protezione e alle speciali misure di protezione ai sensi del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, ovvero quelli che, prima della data di entrata in vigore della legge 13 febbraio 2001, n. 45, erano ammessi alle speciali misure o allo speciale programma di protezione deliberati dalla commissione centrale di cui all’articolo 10 del citato decreto-legge n. 8 del 1991, di seguito denominata «commissione centrale», e possedevano i requisiti di cui all’articolo 16-bis del medesimo decreto-legge n. 8 del 1991.
Per il coniuge e i figli ovvero, in subordine, per i fratelli dei testimoni di giustizia, stabilmente conviventi, a carico e ammessi alle speciali misure di protezione, è consentita l’assunzione esclusivamente in via sostitutiva dell’avente diritto a titolo principale, che non abbia esercitato il diritto al collocamento obbligatorio. Le modalità di attuazione, al fine, altresì, di garantire la sicurezza dei testimoni di giustizia e la loro formazione propedeutica all’assunzione e di stabilire i criteri per il riconoscimento del diritto anche in relazione alla qualità e all’entità economica dei benefìci già riconosciuti e alle cause e modalità dell’eventuale revoca del programma di protezione, sono stabilite dai regolamenti di cui all’articolo 26.
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References: Articolo 12
 articolo 3
 Articolo 4
 articolo 35
 articolo 9
 articolo 4
 articolo 7
 sentenza 
 articolo 11
 articolo 18
 articolo 3