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Timestamp: 2018-06-20 13:19:55+00:00

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poesia | MONDO FLUTTUANTE by Seym
MONDO FLUTTUANTE by Seym
Blog di varia umanità
giugno 21, 2014 · 5:40 pm
La musica mi trasporta in un mondo in cui il dolore non smette di esistere,
ma si allarga, si placa, diventa insieme più calmo e più profondo, come un torrente che si trasforma in lago.
giugno 21, 2014 · 5:35 pm
Corpo, facchino dell’anima,
in cui sperare forse sarebbe vano,
amato corpo, più che non amarti;
cuore in un vivente ciborio trasmutato;
bocca senza fine tesa alle più nuove esche.
Mari dove si può vogare, sorgenti dove si può bere;
frumento e vino misti al banchetto rituale;
alibi del sonno, dolce cavità nera;
inseparabile terra offerta a tutti i nostri passi.
Aria che mi colmi di spazio e di equilibrio;
brividi lungo i nervi; spasmi di fibra in fibra;
occhi sull’immenso vuoto per poco tempo aperti.
Corpo, vecchio mio compagno, noi moriremo insieme.
Come non amarti, forma a cui io somiglio,
se è nelle tue braccia che stringo l’universo?
giugno 21, 2014 · 5:30 pm
provavo il piacere perverso
di essere differente dagli altri;
è difficile non credersi superiori,
quando si soffre di più,
e la visione della gente felice
ci dà la nausea della felicità.
Otto Dix (1891-1969), Alla bellezza, 1922
Gauguin: Donne bretoni
Matisse:Blue Nude
Matisse: joy of life
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Soffici: Case di Bulciano
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Pittura Toscana tra 800 e 900
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Tra carpaccio e tartare…
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Il commissario che preferiamo…
Chi è Seym Levin?
Eteronimo ispirato da un romanzo di Bernard Malamud.In realtà è persona affidabile e impertinente, amante della natura e dell'aisthesis.
Giurista, blogger, avventuriero del pensiero, spirito curioso alla ricerca di 'una nuova vita'.
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Renoir: Bagnanti
Hesse pittore
Hesse: acquarello
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Joan Mirò (Prades) Prades, the Village. 1917. Oil on canvas. 65 x 72.5 cm. The Solomon R. Guggebheim Museum, New York, NY, USA
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Klee: castello e sole
"Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi, da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l'amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole a dividere il mio pane e il mio destino furtivo.
Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo!
Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per me almeno vent'anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.
Per lasciarla mi ci è voluta proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly mi ha regalato nel corso di qualche mese d'America".
dal libro "Viaggio al termine della notte"
Klee: Hesitation
come in fondo al mio cuore, dolce cuore adottivo;
e che nulla, né il tempo, gli altri amori, gli anni,
impediranno mai che tu sia stato.
di tua dolcezza vive, splende del tuo chiarore,
e all’orizzonte il pensieroso lago
come una luce d’oro che rischiara i passi;
che un po’ della tua voce suona nel mio canto.
Dolce fiaccola i tuoi raggi, dolce braciere la tua fiamma,
e un poco ancora vivi, perché ti sopravvivo.
Kandinsky: La cantante
Esiste una conoscenza che toglie peso e portata a quello che si fa. E per la quale tutto è privo di fondamento tranne essa medesima. Pura al punto da aborrire perfino l'idea di oggetto, traduce quel sapere estremo secondo il quale fare o non fare un atto è la stessa cosa, e a cui si associa una soddisfazione altrettanto estrema: il poter ripetere, a ogni incontro, che nessuno dei gesti da noi compiuti merita la nostra adesione, che niente è avvalorato da una qualche traccia di sostanza, che la «realtà» è dell'ordine dell'insensato. Una tale conoscenza meriterebbe di essere definita postuma: opera infatti come se chi conosce fosse vivo e non vivo, essere e memoria di essere. «È già passato» dice costui di tutto ciò che compie, nell'istante stesso dell'atto, che viene così destituito per sempre di presente.
"La verità è che oggi l'uomo è molto meno ingenuo di un tempo. E come potrebbe essere diversamente nell'epoca in cui lo storicismo è ancora dominante e la psicoanalisi detiene il primato? La psicoanalisi in gran parte ha distrutto la fede nella cultura e nel suo progresso. Nell'atto della creazione, che è essenziale per ogni idea o concezione di cultura, essa scopre dei retroscena la cui conoscenza fa venir meno l'entusiasmo per ciò che le epoche classiche dell'umanità hanno chiamato il carattere ideale della cultura. Non che la psicoanalisi, basandosi su dati reali, sia di per sé biasimevole, ma il fatto di fare di ogni essere umano un analista, uno spettatore di se stesso, la situa in una posizione totalmente particolare nel mondo attuale. La psicanalisi - non come interesse degli specialisti, ma diffusa e coltivata dal pubblico - poté apparire solo nelle fasi di decadenza di una cultura. Se la psicoanalisi ha distrutto in una certa misura la fede nella cultura, non è meno vero che essa stessa è l'espressione e il risultato di una noia imprecisata per il fenomeno della cultura. Chi può ancora aver fede oggi nella personalità, nell'ideale e nel progresso quali elementi costitutivi di una cultura? Un tempo, il pronunciarsi su queste cose era accompagnato da una nota affettiva; perciò si aveva fede in esse. Per noi tali elementi hanno perduto il loro significato, e sono divenuti semplici schemi. È inutile vedere queste cose con un sentimento di rimpianto per il passato. Dal mio punto di vista è indicativo constatare la rassegnazione e il marcato scetticismo del nostro tempo. È necessario affermare tali cose, perché così possiamo capire la specificità del momento storico attuale e il suo rapporto strutturale con la cultura moderna".
"Penso ai miei "errori" passati, e non posso rammaricarmene. Significherebbe calpestare la mia giovinezza, e non voglio assolutamente farlo. Gli entusiasmi di un tempo mi venivano dalla vitalità, dal desiderio di scandalo e di provocazione, da una volontà di efficacia nonostante il mio nichilismo di allora. - La cosa migliore che possiamo fare è accettare il nostro passato; oppure non pensarci più, considerarlo morto e sepolto".
Kandinsky: Grungasse in Murnau
Classica on line
Il diritto oggi
Ricordando la propria esistenza, s'accorse di avere sbagliato tutto – tutto. La sua era una vita – come si suol dire, rovinata. Ma siccome neppure agli inizi era stata un gran che, perché prendersela?
Eppure, come siamo ancora simpatici, nonostante tutto.
Tutti i bambini hanno le guance e tutte le madri adoperano la saliva per pulirli teneramente. Queste cose o contano o non contano. Dipende dall'universo, da cos'è. ricordi così acuti probabilmente sono sintomi di disordine. Per lui, pensare sempre alla morte era peccato. Passa col carro e l'aratro sulle ossa dei morti.
Herzog scrisse: Non capirò mai che cosa vogliono le donne. Che cosa diavolo vogliono. Mangiano verdura cruda, e bevono sangue umano.
Per me, i soldi non sono un mezzo. Sono io il mezzo dei soldi. Passano attraverso di me – tasse, assicurazioni, ipoteche, mantenimenti dei figli, affitti, parcelle legali. Tutto questo dignitoso sbagliare costa un occhio.
Ma sono diligente. Mi ci metto di buona voglia e do prova di costante miglioramento. Sarò senz'altro in grandissima forma sul mio letto di morte. I buoni muoiono giovani, ma io sono stato risparmiato affinché mi possa preparare e perfezionare in modo da poter finire buono come il pane.
Se tu ci hai un buon posto, diciamo quindicimila bigliettoni all'anno, e l'assicurazione contro le malattie, e il fondo pensione, e forse anche qualche titoluccio in banca, perché non dovresti essere pure radicale? La gente che sa leggere si appropria del meglio che trova nei libri e poi se ne adorna come pare facciano certi granchi quando s'agghindano di alghe per imbellirsi.
Ma qual è la filosofia di questa generazione? Non è che Dio è morto, questo punto è già stato sorpassato molto tempo fa. Forse bisognerebbe formularlo così: la Morte è Dio. Questa generazione pensa – ed è il non plus ultra dei suoi pensieri – che nulla che sia fedele, vulnerabile, delicato può durare o avere un vero potere.
(Da Herzog, Wikipedia)
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[...] Si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
Nel sogno c'è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch'è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare.
Puo darsi che per colpa del mio dannato carattere, io muoia solo come un cane in fondo ad un vecchio e deserto corridoio. Eppure una persona quella sera inciamperà nella gobbetta cresciuta nel suo giardino e inciamperà anche la notte successiva e ogni volta penserà, perdonate la mia speranza, con un filo di rimpianto, penserà ad un certo tipo che si chiamava Dino Buzzati.
Un frate di nome Celestino si era fatto eremita ed era andato a vivere nel cuore della metropoli dove massima è la solitudine dei cuori e più forte è la tentazione di Dio. [...] ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote, di asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna.
Cessati l'assalto al potere e la smania del predominio, si vide che dovunque si stabilivano automaticamente la giustizia e la pace.
E di innumerevoli afflizioni è generoso il mondo, ma i morsi dell'invidia sono tra le ferite più sanguinose, profonde, difficili, da rimarginare e complessivamente degne di pietà.
Perché le differenze continuano a esistere finché noi viviamo parliamo vestiamo, ciascuno recitando la sua bella commedia, poi basta: poi tutti uguali nell'identica positura della morte, così semplice, così confacente ai requisiti dell'eternità.
Guardava dinnanzi a sé i parchi, i campi, i boschi, le montagne, le misteriose montagne. Vendetta, che inutile cosa.
Niente? Proprio niente rimane. Di mia mamma non esiste più nulla? Chissà. Di quando in quando, specialmente nel pomeriggio, se mi trovo solo, provo una sensazione strana. Come se qualcosa entrasse in me che pochi istanti prima non c'era, come se mi abitasse un'esistenza indefinibile, non mia eppure immensamente mia, e io non fossi più solo, ed ogni mio gesto, ogni parola avesse come testimone un misterioso spirito. Lei!
La consolazione, la felicità era tale che il modo di raggiungerla non aveva più alcuna importanza.
La donna, forse a motivo dell'educazione familiare, gli era parsa sempre una creatura straniera, con una donna non era mai riuscito ad avere la confidenza che aveva con gli amici. La donna era sempre per lui la creatura di un altro mondo, vagamente superiore e indecifrabile.
Eppure, in quella svergognata e puntigliosa ragazzina una bellezza risplendeva ch'egli non riusciva a definire per cui era diversa da tutte le altre ragazze come lei, pronte a rispondere al telefono. Le altre, al paragone, erano morte. In lei, Laide, viveva meravigliosamente la città, dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. Nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni e luci equivoci, all'ombra tetra dei condomini, fra le muraglie di cemento e di gesso, nella frenetica desolazione, una specie di fiore.
La gente comincia ad avere paura. Non è più una faccenda altrui, buona per quattro chiacchiere fra comari, e dopo dieci minuti non ci si pensa più; nessuno può dirsene estraneo, l'ombra del male scivola intorno a ciascuno di noi e ci potrebbe toccare.
Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch'era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c'era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo. Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita. Pensava alle giornate squallide all'Accademia militare, si ricordò delle amare sere di studio quando sentiva fuori nelle vie passare la gente libera e presumibilmente felice; delle sveglie invernali nei cameroni gelati, dove ristagnava l'incubo delle punizioni. Ricordò la pena di contare i giorni ad uno ad uno, che sembrava non finissero mai.
Henri Matisse Grande nudo disteso (Nudo rosa) Baltimora Museum of Art, The Cone Collection © 2006 Succession H. Matisse/ProLitteris, Zurigo
Pepa peperina
Siamo tutti un po' orientali?
Pietro è qui
II Potere
Ceronetti & Quinzio
'Etica ed Estetica'
''Sorelle d'Italia'' di Marina Cepeda Fuentes
Matthieu Ricard: l'uomo più felice del mondo
Questi stati armati fino ai denti, che si vantano di possedere il monopolio del potere, e al tempo stesso appaiono tanto vulnerabili, offrono davvero uno strano spettacolo. La cura e l'attenzione che devono dedicare alle forze di polizia minano la loro politica estera.
La polizia erode il bilancio dell'esercito, e non quello soltanto.
Se le grandi masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in sé stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l'incubo dei potenti.
I ciechi conducono i ciechi. Questo è il sistema democratico.
L'arte non insegna nulla, tranne il senso della vita.
L'artista è, in primo luogo, uno che ha fiducia in se stesso.
Gli uomini che non credono in nulla scrivono tomi su divinità che non sono mai esistite.
''Alla Sera''
Tu sei l’immago a me sí cara vieni,
'' Il trionfo di Bacco e Arianna'' Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Quest'è Bacco e Arianna, belli, e l'un dell'altro ardenti: perchè 'l tempo fugge e inganna, sempre insieme stan contenti. Queste ninfe ed altre genti sono allegre tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Questi lieti satiretti, delle ninfe innamorati, per caverne e per boschetti han lor posto cento agguati; or, da Bacco riscaldati, ballon, salton tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Queste ninfe anche hanno caro da lor essere ingannate: non può fare a Amor riparo se non gente rozze e ingrate: ora, insieme mescolate, suonon, canton tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Questa soma, che vien drieto sopra l'asino, è Sileno: così vecchio, è ebbro e lieto, se non può star ritto, almeno ride e gode tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Mida vien drieto a costoro: ciò che tocca, oro diventa. E che gioia aver tesoro, s'altri poi non si contenta? Che dolcezza vuoi che senta chi ha sete tuttavia? Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Ciascun apra ben gli orecchi, di doman nessun si paschi; oggi siàn, giovani e vecchi, lieti ognun, femmine e maschi; ogni tristo pensier caschi: facciam festa tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza. Donne e giovinetti amanti, viva Bacco e viva Amore! Ciascun suoni, balli e canti! Arda di dolcezza il core! Non fatica, non dolore! Ciò c'ha esser, convien sia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza
Veronese:Cena a casa di Simone
Veronese: Nui pittori si pigliamo la licentia
Brueghel:Banchetto nuziale
Haiku: le Poesie
Senza impronta, non più bisogno di nascondersi. Ora il vecchio specchio Riflette ogni cosa; luce d'autunno Inumidita da pallida nebbia. (SUIAN) Sopra il picco una distesa di nuvole, Il fiume è freddo alla sua sorgente. Se vuoi vedere, Scala la cima del monte. (HAKUYO) Senza impronta, non più bisogno di nascondersi. Ora il vecchio specchio Riflette ogni cosa; luce d'autunno Inumidita da pallida nebbia. (SUIAN)
Koan: Pensieri per Meditare
"Come fai a vedere tutto così chiaramente?"
chiese un allievo al suo Maestro
"Chiudo gli Occhi" rispose questi.
Tre monaci osservano una bandiera che si agita nella brezza.
Osserva uno: "La bandiera si muove", ma il secondo ribatte:
"E' il vento che si muove". Allora dice terzo:
"Sbagliate entrambi. E' la vostra mente che si muove".
La perdita diventa guadagno. Il guadagno diventa perdita.
La felicità diventa infelicità. L'infelicità diventa felicità.
Se ottenete una cosa, perdete un'altra cosa.
Se perdete quella cosa , ne ottenete un'altra.
Il grande sentiero non ha porte,
Migliaia di strade vi sboccano.
Quando si attraversa quella porta senza porta,
Si cammina liberamente tra cielo e terra.
Nella mente di un uomo riportato alla disciplina e alla purezza non puoi trovare nulla di marcio, nulla di contaminato, nessuna piaga interna. E la sua vita, quando il fato la coglie, non è incompiuta, come invece si direbbe nel caso di un attore tragico che si congedasse prima di aver concluso e recitato l'intero dramma. E ancora: nulla di servile, nulla di specioso, nessun legame eccessivo, nessun distacco reciso, nessun rendiconto a terzi, niente in agguato.
"Possiedi la ragione?" " Sì". "Allora perché non la usi? E se fa quel che deve, che altro vuoi?".
Le cose sono di due maniere; alcune in potere nostro, altre no. Sono in potere nostro l' opinione, il movimento dell'animo, l'appetizione, l'aversione, in breve tutte quelle cose che sono nostri propri atti. Non sono in poter nostro il corpo, gli averi, la riputazione, i magistrati, e in breve quelle cose che non sono nostri atti.
Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite né attraversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo sono cose altrui.
Ricòrdati adunque che se tu reputerai per libere quelle cose che sono di natura schiave, e per proprie quelle che sono altrui, t'interverrà di trovare quando un ostacolo, quando un altro, essere afflitto, turbato, dolerti degli uomini e degli Dei.
(dal Manuale)
- Citazioni -
Se ti affezioni ad una pentola, pur sapendo che è di terracotta, non ti lamentare se si rompe. Nello stesso modo, quando baci tua moglie o tuo figlio, di' sempre a te stesso "Sto baciando un mortale", affinché, se poi muoiono, tu non abbia a rimanere sconcertato.
Accusare gli altri delle proprie disgrazie è conseguenza della nostra ignoranza della diairesi; accusare se stessi significa cominciare ad usare la diairesi; non accusare né sé né altri, questa è compiuta educazione alla diairesi.
Non sono i fatti a sconcertare gli esseri umani, ma i loro giudizi intorno ai fatti.
Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma le opinioni che essi hanno delle cose.
Non cercare che gli avvenimenti accadano come vuoi, ma disponi gli avvenimenti come accadono; e sarai sereno.
Non dire mai di una cosa o di una persona: "L'ho perduta"; di' sempre: "L'ho restituita".
Se vuoi progredire, sopporta di apparire stolto e insensato per le cose esterne, non voler sembrare sapiente e se sembri ad alcuni di essere qualcuno, diffida di te stesso.
Se qualcuno delegasse il tuo corpo a chi ti viene incontro, ne fremeresti. E che tu deleghi la tua intelligenza a chi capita affinché, se sarai ingiuriato, essa ne sia sconcertata e confusa: per questo non ti vergogni?
Se uno ti viene a dire che un tale parla male di te, non cercare di difenderti, ma rispondi: "Senz'altro costui ignora gli altri miei difetti, altrimenti non avrebbe parlato solo di questi".
Se ti assumi un ruolo al di sopra delle tue possibilità, non solo ci fai una brutta figura, ma tralasci anche il ruolo che potevi svolgere.
Una volta superata la misura, non c'è più alcun limite.
Non sei una monade isolata, ma una parte unica e insostituibile del cosmo. Non dimenticarlo, sei un elemento essenziale nel groviglio dell'umanità.
GLI STOICI FANNO AFFERMAZIONI CONTRASTANTI LE UNE CON LE ALTRE E NON RISPETTANO NELLA PRATICA LA LORO STESSA TEORIA
§ 4. Gli Stoici, non essendo in grande maggioranza Greci, si sono comportati verso le loro patrie di origine in modo contraddittorio e illogico.
§ 21. Di fronte alla bellezza, alla varietà e all’utilità per l’uomo delle opere naturali della Prònoia, Crisippo si comporta come chi biasimasse i commensali perché si servono delle varie portate, del vino e delle pietanze che hanno a disposizione, e però al contempo lodasse il padrone di casa che ci ha invitati e che ha fatto preparare per noi questi cibi.
§ 24. Crisippo ammette di avere grande stima di Platone, di Aristotele e dei loro successori in quanto personalità che hanno trattato la dialettica con molta serietà, come una delle arti e facoltà più grandi e più necessarie al filosofo. E però non smette mai di qualificare come contraddittori e pieni di miriadi di altri errori proprio i risultati che essi hanno ottenuto grazie all’uso di quella dialettica.
§ 25. Crisippo si contraddice poiché in uno dei suoi libri afferma che non esiste il godimento per i mali altrui, mentre in un'altra delle sue opere sostiene l’esatto contrario.
§ 41. Crisippo ritiene che il feto umano sia nutrito dalla natura nell’utero materno come un vegetale, e che quando poi è partorito, allora lo pneuma vegetale, raffreddato dall’aria e temprato, si trasforma e diventa ‘animale’. Ma come può lo stato ‘animato’ originare per raffreddamento, se Crisippo dichiara di ritenere il sole un essere animato, fatto di fuoco e nascente da un’esalazione che si trasforma in fuoco? Crisippo pone dunque all’origine dello stato ‘animato’ in un caso l’accensione e nell’altro il raffreddamento.
§ 47. L’affermazione di Crisippo che la rappresentazione non sia la causa decisiva dell’assenso, bensì soltanto una causa predisponente e accessoria, è in completo contrasto con la sua dottrina sul Destino, secondo la quale anche il più piccolo evento avviene in conformità con esso.
http://www.epitteto.com/Plutarco%20Contraddizioni%20degli%20Stoici%20Intro.html
Pittura di un impero
Fiori e piante giapponesi
Immagini femminili nell'arte asiatica
L'India dei Rajput
Perché il popolo muore di fame? Perché i governanti mangiano i soldi delle imposte. Pertanto, il popolo muore di fame. Perché il popolo si ribella? Perché i governanti interferiscono troppo. Pertanto il popolo si ribella. Perché il popolo pensa così poco alla morte? Perché i governanti pretendono troppo dalla vita. Pertanto, il popolo prende la vita alla leggera. Dovendo vivere, meglio non dare troppo valore alla vita. l Tao dimora nella non azione, che nulla lascia di incompiuto. Se re e signori avessero osservato il Tao, le diecimila cose si sarebbero sviluppate in modo naturale. Se essi desiderano ancora agire, che tornino alla semplicità della sostanza informe. Senza forma non esiste desiderio. Senza desiderio non esiste guerra. Solo così tutte le cose restano in pace. cinque colori accecano l'occhio. I cinque toni assordano l'orecchio. I cinque sapori rovinano il gusto. La corsa e la caccia instupidiscono la mente. Le cose preziose conducono fuori strada. Pertanto, il saggio è guidato da ciò che sente e non da ciò che vede. Egli lascia andare tutto e sceglie questa (via). Guarda, non può essere visto - è al di là della forma. Senti, non può essere udito -. è al di là del suono. Prendilo, non può essere afferrato - perché è intangibile Questi tre sono indefinibili, essi sono uno. Dall'alto non è brillante, dal basso, non è buio: Ininterrotto collegamento oltre ogni descrizione. Torna al nulla, Forma senza forma, immagine senza immagini, Si chiama indefinibile e si pone oltre ogni immaginazione. Esiste da prima - non ha avuto inizio. Seguilo e vedrai che non ha fine. Resta con il Tao, Muoviti nel presente. Conoscere l'antico principio è l'essenza del Tao. http://www.anticorpi.info/2012/10/lao-tzu-e-il-taoismo-aforismi.html
I volti del sacro
Dimentica quello che chiami "meditazione"!
Fonda e regolare ma mancante di chiarzza,
Devi mangiare, dormire e andare di corpo -
Non se ne puo' fare a meno -
http://www.padmanet.com/index.php?option=com_content&view=article&id=41:molla-tutto-sta-li-il-segreto-una-poesia-di-patrul-rinpoche&catid=12&Itemid=140
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Monet:Impression Soleil Levant
Neve luna e fiori nelle quattro stagioni del Giappone
Affreschi di Pompei
Eleusi (gr. ᾿Ελευσίς) Antica città dell’Attica, famosa per il santuario di Demetra e Kore e per i riti sacri a esso collegati. Alleata di Atene, visse un periodo di sviluppo tra la fine del 7° e l’inizio del 6° sec. a.C. Fu saccheggiata durante le guerre persiane ed ebbe notevole importanza militare durante le guerre del 4° e 3° secolo. Nel 381 d.C. l’imperatore Teodosio fece chiudere il santuario. Distrutta da Alarico (395 d.C.) e abbandonata, fu ripopolata solo alla fine del 18° secolo. Le più antiche tracce di frequentazione risalgono al Protoelladico; resti di abitazioni nei pressi del santuario risalgono al Medio Elladico. Assai ricca la necropoli, che fu in uso dall’età micenea a quella ellenistica. Sull’acropoli restano tracce di mura, di edifici e di cisterne scavate nella roccia. Della città, cinta da mura, restano tracce di un teatro e di uno stadio. Interessanti, a O dell’acropoli, i resti di una fortezza ellenistica a pianta triangolare. Il santuario (dove anche i resti di età micenea attesterebbero l’esistenza di un luogo di culto molto antico) fu ristrutturato e ampliato in varie riprese dall’8° sec. ca. all’età imperiale; posto su una terrazza a E dell’acropoli, cinto da mura, era preceduto a NE da un piazzale lastricato con il tempio di Artemide Propỳlaia e di Posidone, alcuni altari e i Grandi Propilei in marmo pentelico fiancheggiati da due archi onorari; il complesso si data all’età antonina. Nell’area è stato identificato il pozzo Kallichoron, della prima metà del 5° sec. a.C. con successivi rifacimenti. Tra la cinta esterna di mura (ampliata tra l’età classica e l’ellenistica) e un tratto più antico (pisistrateo) all’interno, era uno spazio di sosta per gli iniziandi. La porta della cinta interna fu sostituita, per volontà di Appio Claudio Pulcro (ca. 50 a.C.), dai Piccoli Propilei, ornati da cariatidi. A O della Via Sacra sono dislocati il recinto del Plutoneion (in parte entro una grotta che rappresentava l’ingresso all’Ade), una piattaforma con gradinate (forse per rappresentazioni sacre) e scarsi resti di due templi di età romana. Il Telesterion, più volte ricostruito, trasformato e ampliato in età arcaica e all’inizio dell’età classica, ebbe, al tempo di Pericle, la definitiva pianta quadrata; alla fine del 4° sec. a.C. vi fu aggiunto un portico dorico, rifatto in età imperiale. Pertinente al santuario è il rilievo della metà del 5° sec. a.C. con Trittolemo, Demetra e Kore (Atene, Museo nazionale). 1. I misteri eleusini Si celebravano a E. nel mese di boedromione (settembre-ottobre) e che a partire dal 6° sec. a.C. assunsero un posto rilevante nella vita religiosa della Grecia antica. Il culto locale eleusino, come dimostrano gli scavi, risale all’epoca micenea, ma nulla si sa del suo carattere originario. Il più antico documento sul culto è l’omerico Inno a Demetra che narra la mitica origine dei misteri: si tratta del ratto di Persefone, figlia di Demetra, per opera di Plutone, e dell’ansiosa ricerca della madre che, per punire gli dei e gli uomini, si rifiuta di concorrere alla nascita del grano; e la terra sarebbe rimasta sterile, se Zeus non avesse imposto un accordo che restituiva la figlia alla madre per otto mesi all’anno. Oltre ai riferimenti agrari, però, l’inno allude chiaramente alla sorte diversa che, dopo la morte, sarebbe riservata agli iniziati. L’inno è di poco anteriore all’incorporazione di E. nello Stato ateniese, che inserì la celebrazione dei misteri tra le proprie feste pubbliche. Dello svolgimento dei misteri stessi si sa poco, dato il segreto imposto agli iniziati. Le celebrazioni pubbliche si accentravano intorno alle ‘cose sacre’, cioè gli oggetti che il 14 di boedromione gli efebi venuti il 13 a Eleusi riportavano ad Atene. Nei giorni successivi gli iniziandi si radunavano, ad Atene, nella Stoà Poikìle, e il 16 si bagnavano nel mare di Falero, presso il tempio di Demetra. Dopo un’interruzione di due giorni (17 e 18) per la celebrazione delle feste di Asclepio, il 19 si iniziava la grande processione: il corteo guidato dal simulacro di Iacco, cui seguiva un plaustro tirato da buoi con le cose sacre, faceva prima il giro della città poi uscendo dalla porta sacra percorreva la ‘via sacra’ e giungeva la sera con immensa fiaccolata, tra musiche e canti, dinanzi al tempio di Eleusi. Poi cominciava il ‘mistero’ vero e proprio: i mystai prendevano parte al dramma liturgico che doveva rappresentare il mito di Demetra nelle due fasi, la triste e la lieta. In quale modo avvenisse la partecipazione di ogni iniziando al dramma non è chiaro; come poco chiaro è anche il procedimento iniziatico: pare tuttavia che il mystes, dopo un digiuno, bevesse il ciceone, poi toccasse con gesto sacramentale ‘le cose sacre’. Questo avveniva il 21, la notte tra il 21 e il 22 era dedicata invece alla celebrazione del connubio tra Zeus e Demetra, impersonati dallo ierofante e dalla sacerdotessa di Eleusi. A questo rito seguiva l’annuncio, da parte dello ierofante che mostrava una spiga matura, della nascita di un bambino divino. Il 23 di boedromione ognuno degli iniziati lasciava Eleusi. Questi riti erano i cosiddetti grandi misteri; ma ogni anno ad Agre presso Atene, si celebravano nel mese di antesterione (febbraio-marzo) i piccoli misteri. I pochi e oscuri dettagli che ci sono rimasti sul contenuto dei misteri non spiegano certo sufficientemente l’immenso prestigio che essi ebbero prima nella Grecia tutta, poi nell’intera ecumene ellenistico-romana: non appare strano però, dati i riferimenti all’immortalità, che su di essi si concentrassero poi le ansie soteriologiche della tarda antichità. (da Enciclopedia Treccani)
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