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Timestamp: 2018-08-17 10:24:40+00:00

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News gennaio-giugno_2016
NEWS GENNAIO-GIUGNO 2016
E-privacy 2016: SPID ed Identità Digitale (Pisa, 24/25 giugno 2016).
Italo Cerno (InfoTech Law Firm) sarà presente a “E-privacy 2016: SPID ed Identità Digitale” che si terrà a Pisa il 24 e il 25 giugno prossimi, dove parlerà di “SPID e i servizi online per i minori”.
Segreti commerciali: il Consiglio europeo ha adottato la direttiva sulla protezione del know-how e delle informazioni commerciali riservate.
Il 27 maggio 2016 il Consiglio europeo ha adottato la direttiva sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti.
La direttiva introduce una definizione comunitaria di “segreto commerciale” che prende in considerazione il valore commerciale delle informazioni e le misure “ragionevoli” poste in essere per mantenerle segrete. Impone inoltre agli Stati membri di definire misure, procedure e strumenti efficaci e dissuasivi, che assicurino ai “detentori” dei segreti commerciali un risarcimento in caso di furto o uso improprio da parte di terzi.
La direttiva, già approvata dal Parlamento europeo il 14 aprile 2016, entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea, mentre gli Stati membri avranno a disposizione 24 mesi per recepirne le disposizioni.
Il testo provvisorio della direttiva in lingua italiana è disponibilequi.
(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti)
Il nuovo regime privacy voluto dal legislatore europeo ha un impatto rilevante per gli editori, chiamati a confrontarsi con il diritto all’oblio e di rettifica e, più in generale, con un radicale mutamento delle regole dei rapporti con l’utente, in particolare nel contesto telematico.
Il Regolamento UE 2016/679, pubblicato lo scorso 4 maggio, è destinato in Italia a sostituire integralmente il Codice privacy.
L’incontro si propone come occasione per un primo approfondimento delle principali novità per gli editori: dagli effetti del nuovo ambito di applicazione e di competenza delle autorità di controllo, alle regole per informativa e consenso, dai principi di privacy by design e protezione by default, ai temi della valutazione dei rischi e delle misure di sicurezza. Aspetti la cui corretta gestione, anche mediante l’inedita figura del Privacy Officer, diventa cruciale per l’impresa alla luce delle nuove sanzioni basate sul “fatturato mondiale totale annuo”.
Novità e adempimenti per gli editori
Giovedì 9 giugno 2016 ore 14.30-18.30
Partendo dalle riflessioni di Claudio Di Cocco (InfoTech Law Firm), l’incontro sarà l’occasione per un focus sui nuovi diritti all’oblio e di rettifica, con particolare riferimento alle riviste on-line, e sugli effetti del nuovo regime del consenso per i servizi ai minori nell’ambito dell’editoria scolastica.
Tribunale di Vasto: il reclamo contro i provvedimenti cautelari è inammissibile se l'atto è depositato in cartaceo anziché per via telematica.
Il Tribunale di Vasto, con ordinanza del 15 aprile 2016, ha affermato che il reclamo contro i provvedimenti cautelari deve essere necessariamente depositato in modalità telematica a pena di inammissibilità.
Il giudice ha evidenziato come solo gli “atti introduttivi” siano esclusi per legge dall’obbligo di deposito telematico. Il ricorso per reclamo non rientrerebbe tra questi poiché «non introduce un nuovo e diverso giudizio, ma rappresenta la prosecuzione del medesimo procedimento cautelare», con la conseguenza che l’atto depositato in cartaceo anziché per via telematica è stato considerato giuridicamente inesistente e il ricorso per reclamo dichiarato inammissibile.
(Tribunale di Vasto, ordinanza 15 aprile 2016)
Pubblicato in Gazzetta ufficiale il nuovo Regolamento europeo sulla privacy.
É stato pubblicato oggi nella Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea il nuovo Regolamento relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali (Regolamento UE 2016/679), che andrà a sostituire la direttiva 95/46/CE e il Codice privacy italiano (D.Lgs. 196/2003).
Il Regolamento si applicherà dal 25 maggio 2018: dunque, sono previsti 24 mesi per adeguarsi alle sue disposizioni.
Avvocato Generale della Corte di Giustizia: non viola il diritto di autore un link a opere abusive.
È opinione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia che la pubblicazione su un sito Internet di collegamenti ipertestuali (link) che conducono, anche direttamente, a opere protette pubblicate su altro sito non possa essere qualificata «atto di comunicazione» in quanto i link non «mettono a disposizione» del pubblico le opere allorché queste siano già liberamente accessibili su altro sito. Ne consegue che l’impiego di collegamenti ipertestuali a opere pubblicate senza autorizzazione del legittimo titolare non costituisce una violazione delle norme sul diritto d’autore.
L’Avvocato Generale si è inoltre espresso nel senso che è irrilevante che colui che pubblica i link sapesse o dovesse sapere che la pubblicazione delle opere sul sito collegato non era stata autorizzata.
(Corte di Giustizia, Conclusioni dell'Avvocato Generale del 7 aprile 2016, Causa C-160/15)
Tribunale di Oristano: il contratto di source code escrow consente al licenziatario di un software di ottenere dal terzo il codice sorgente in caso di interruzione della manutenzione da parte del suo produttore.
Il Tribunale di Oristano, con sentenza del 9 marzo 2016, ha statuito che con il contratto di source code escrow - che prevede il deposito presso un terzo di una copia del codice sorgente del programma prodotto da una parte (licenziante) e concesso in utilizzo a un’altra (licenziatario) - le parti possono pattuire che nel caso in cui il produttore non sia più in grado di garantire manutenzione e assistenza, il cliente possa ottenere dal terzo la consegna di una copia del codice sorgente.
Questo meccanismo, rileva il Tribunale, può essere attuato nel contesto di una licenza software, che normalmente prevede la consegna al licenziatario di una copia del solo programma eseguibile, che non consente di modificarne la struttura e il funzionamento.
(Tribunale di Oristano, sentenza 9 marzo 2016)
Privacy: il Parlamento europeo ha adottato il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati personali.
Il 14 aprile 2016 il Parlamento Europeo ha adottato il testo del Regolamento europeo relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, che abroga la direttiva 95/46/CE e ne sostituisce l'attuale disciplina. Le disposizioni del Regolamento saranno direttamente applicabili in tutti gli Stati membri e non dovranno essere recepite attraverso norme di attuazione.
Il Regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Le sue disposizioni saranno applicabili due anni dopo tale data.
Il testo provvisorio del Regolamento in lingua italiana è disponibile qui.
Corte di Cassazione: l’acquirente di un PC può non accettare la licenza d’uso del software preinstallato, chiederne la rimozione e il rimborso del relativo prezzo pagato.
La Corte di Cassazione, con sentenza del 7 marzo 2016 n. 4390, ha ribadito il proprio orientamento secondo cui l’acquisto di un PC sul quale è presente un software preinstallato comporta la conclusione di due distinti contratti: il contratto di vendita del prodotto hardware e la licenza d’uso del software.
Ne consegue che l'acquirente del PC, qualora non intenda aderire alle condizioni di contratto della licenza d'uso, può rifiutare il perfezionamento di quest’ultima, chiedere la rimozione del software preinstallato e il rimborso del prezzo pagato per quest’ultimo, senza che ciò incida sul contratto di compravendita dell’hardware.
(Cassazione civile, Sezione III, sentenza n. 4390 del 7 marzo 2016)
Avvocato Generale della Corte di Giustizia: il gestore di un esercizio commerciale che offre gratuitamente al pubblico una connessione aperta alla rete via Wi-Fi non risponde delle violazioni commesse dagli utenti.
Secondo l’opinione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia, espressa in relazione alla causa C-484/14, il gestore di un esercizio commerciale che offra gratuitamente al pubblico una connessione Wi-Fi alla rete non protetta da password - in via accessoria rispetto alla sua attività commerciale - non è responsabile delle violazioni commesse dagli utenti che usufruiscono di detta connessione.
L’Avvocato Generale ritiene, infatti, che l’esercente debba essere considerato quale prestatore di un servizio di mere conduit (semplice trasporto); in quanto tale, detto esercente è soggetto alla disciplina europea in materia di commercio elettronico (Direttiva 2000/31/CE) che esonera il prestatore da responsabilità per le violazioni commesse dai terzi fruitori del servizio.
(Corte di Giustizia, Conclusioni dell’Avvocato Generale del 16 marzo 2016, Causa C-484/14)
eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature) e SPID (Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale) introducono strumenti in grado di modificare in modo determinante lo scenario delle transazioni online. Identificazione elettronica, autenticazione dei siti web, servizi PEC, marche temporali, firme e sigilli elettronici – finalmente utilizzabili in tutta l’area UE - rivoluzionano il modo di organizzare le attività online dell’azienda.
Un primo esempio? Il Piano Nazionale Scuola Digitale prevede piattaforme editoriali per studenti e docenti forniti di identità SPID.
La corretta identificazione dell’utente è un vantaggio strategico per gli editori, che si trovano ad “affidare” ai propri utenti il “patrimonio” dell’azienda, i contenuti creativi. Essa permette inoltre l’attivazione di efficaci strumenti online nei rapporti B2B e agevola l’attuazione degli obblighi legali nei confronti di consumatori, minorenni o stranieri.
Dopo l’emanazione dei testi tecnici di attuazione, vagliati dal Garante privacy, lo SPID ha debuttato a marzo in Italia. L’esperienza maturata da Igor Marcolongo in InfoCert s.p.a., tra i primi gestori SPID, fornirà lo spunto per capire meglio le trasformazioni in atto e discutere le opportunità che si profilano per gli operatori dell’impresa culturale.
IDENTIFICAZIONE ELETTRONICA E SERVIZI FIDUCIARI:
COME eIDAS E SPID RIVOLUZIONANO L'E-COMMERCE
Giovedì 28 aprile 2016 ore 14.30-18.30
Beatrice Cunegatti e Claudio Di Cocco (InfoTech Law Firm) ne discutono con Igor Marcolongo (InfoCert s.p.a.).
Tribunale di Milano: decisioni divergenti in tema di deposito cartaceo del foglio di precisazione delle conclusioni.
Il Tribunale di Milano si è recentemente espresso in maniera discordante circa la possibilità per le parti di depositare in cartaceo il c.d. “foglio di precisazione delle conclusioni”.
La sezione impresa, con ordinanza del 23 febbraio 2016, ha ritenuto tale modalità inammissibile sostenendo che la parte deve necessariamente provvedervi per via telematica.
La nona sezione, con ordinanza del 3 marzo 2016, ha invece affermato che devono ritenersi ammissibili tanto il deposito cartaceo quanto quello effettuato telematicamente, in quanto il “foglio di p.c.” non è né un documento, né una memoria o un atto processuale in senso tecnico-giuridico, svolgendo l’esclusiva funzione di agevolare l’udienza di precisazione delle conclusioni durante la quale «le parti hanno il dovere di rassegnare davanti al giudice le loro conclusioni; quanto a dire, già solo dettandole perché vengano trascritte nel verbale del processo».
(Trib. Milano, Sez. Impresa B, ordinanza 23 febbraio 2016)
(Trib. Milano, Sez. IX civile, ordinanza 3 marzo 2016)
Processo civile telematico: costituisce mera irregolarità il deposito di un atto in formato “.pdf immagine”.
Il Tribunale di Milano, con sentenza del 3 febbraio 2016, ha statuito che chi deposita telematicamente un atto in formato “.pdf immagine” - anziché in formato “.pdf testuale”, come invece richiesto dalle norme tecniche in materia di processo civile telematico - non incorre in decadenza se l’atto viene accettato dalla cancelleria e inserito dal sistema nel fascicolo informatico.
Il giudice milanese ha evidenziato come l’inosservanza della normativa tecnica non è espressamente sanzionata dal legislatore, pertanto, “il deposito irrituale di un atto processuale dà luogo ad una mera irregolarità sanabile per effetto della successiva regolarizzazione o in ogni caso per effetto del raggiungimento dello scopo”.
(Tribunale di Milano, sentenza n. 1432 del 3 febbraio 2016)
Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: legittima la sorveglianza da parte del datore di lavoro dell'e-mail aziendale dei dipendenti, quando finalizzata al controllo della produttività.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza del 12 gennaio 2016 relativa alla procedura n. 61496/08, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che lamentava la violazione del diritto alla privacy e alla segretezza della corrispondenza da parte del proprio datore di lavoro, il quale monitorava la casella di posta elettronica fornita ai dipendenti.
I giudici di Strasburgo hanno sottolineato come tale modalità di sorveglianza possa ritenersi lecita quando utilizzata dal datore di lavoro per verificare che durante l’orario di lavoro i dipendenti svolgano le proprie mansioni e non utilizzino la casella di posta elettronica aziendale per fini personali.
La pronuncia riveste una notevole importanza in quanto offre indicazioni circa la corretta interpretazione delle normative nazionali in materia di controllo a distanza dei lavoratori, ivi compresa quella dettata dal nuovo art. 4 dello Statuto dei lavoratori italiano.
(Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 12 gennaio 2016, caso 61496/08)
Non più staticamente limitata alla carta stampata, nell’era dell’Information Society l’informazione confluisce in data base, viene elaborata da sistemi software, si integra con i contenuti autoprodotti degli utenti, si diffonde senza più vincoli di forma, tempo o territorio.
In questo contesto si prospettano opportunità inedite e in continuo sviluppo per la valorizzazione dei contenuti editoriali.
Al contempo si amplia però il perimetro delle responsabilità dell’editore derivanti dalla messa a disposizione di contenuti on line, dalla loro integrazione con User Generated Content e condivisione in Social, nonché dalla commercializzazione di sistemi software avanzati e piattaforme dedicate a professionisti e consumatori.
Prendendo spunto dai più significativi case studies e dall’esperienza maturata da Sergio Liscia (Wolters Kluwer Italia) nell’offerta di contenuti e software evoluti, l’incontro è dedicato all’esame dei profili di responsabilità dell’editore nel quadro della vigente disciplina italiana ed europea.
Case studies nel quadro normativo europeo
Giovedì 28 gennaio 2016 ore 14.30-18.30
Beatrice Cunegatti e Claudio Di Cocco (InfoTech Law Firm) ne discutono con Sergio Liscia (Wolters Kluwer Italia).

References: sentenza 
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 art. 4