Source: http://milella.blogautore.repubblica.it/2015/11/04/mannino-e-i-commi/
Timestamp: 2017-11-18 12:07:03+00:00

Document:
Mannino e i commi - Toghe - Blog - Repubblica.it
Mannino e i commi
Il codice di procedura penale è lì, consultabile da tutti. Articolo 530, 4 commi. Il secondo recita: "Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato". Il primo comma, invece, suona in questo modo: "Se il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato...".
Vorrà dire qualcosa se il giudice di Palermo che ha assolto Calogero Mannino lo ha fatto citando il secondo, e non il primo comma, dell'articolo 530. Il fatto, cioè la trattativa Stato-Mafia, non è stato "negato".
Dopodiché, questo è un primo pronunciamento dei giudici. Finché non sarà negato ai pm la possibilità di fare appello di fronte a un'assoluzione, i procuratori di Palermo potranno presentarlo e hanno il diritto di annunciarlo.
Comprensibile, sul piano umano, l'entusiasmo di Mannino, ma del tutto condivisibile la reazione del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi che invita alla moderazione visto che si tratta di una assoluzione "peraltro in primo grado e non con formula piena". Ipotizzare di denunciare al Csm chi ha fatto questo processo, lanciare accuse di accanimento dei pm, equivale in terra di mafia a un brutto messaggio. Inaccettabile soprattutto se diretto contro chi, come Nino Di Matteo, gira con un lince per proteggersi dalle concrete minacce di morte di Cosa nostra. Chi, come Mannino, ha avuto paura di essere ucciso dalla mafia, dovrebbe evitare di assumersi la responsabilità di indicare bersagli, pur nella soddisfazione di questa giornata.
Bruno 5 novembre 2015 alle 00:45
http://www.affaritaliani.it/cronache/stato-mafia-calogero-mannino-assolto-391038.html
L'ex ministro Calogero Mannino e' stato assolto "per non aver commesso il fatto", nel processo Stato-mafia, svolto a Palermo con il rito abbreviato. La decisione e' stata presa dal gup di Palermo Marina Petruzzella, dopo una breve camera di consiglio. Mannino era accusato di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato.
ALFEROX 5 novembre 2015 alle 02:46
e' INDECENTE che si spari a zero su Mannino da 20 ANNI ASSOLUTAMENTE SENZA MAI UNA SENTENZA DI CONDANNA !!!!
un ex-esule 5 novembre 2015 alle 09:00
Allora ..... "Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato".
mi consentite di fare una piccola elisione o semplificazione di circostanze?
"Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione quando manca la prova che il fatto sussiste, e/o che l'imputato lo ha commesso".
Beh ... suona bene anche così, nonostante la dalemiana mancanza di condizionali. Leggo anche che il magistrato che ha pronunciato tale sentenza non rientrerebbe nella categoria dei "clementi" ...
Tengo a ribadire la mia più totale distanza etica, politica e di coscienza da Mannino, un rottame alla deriva della prima repubblica, ma non si può difendere a prescindere un gruppo di PM non in grado di formulare un'accusa che regga magari anche solo davanti al buon senso. Si dedicassero con un po' più di energie a fare condannare la manovalanza, forse così metterebbero in maggiore difficoltà i boss e i colletti bianchi.
Aldo Moro 5 novembre 2015 alle 10:10
Io plaudo i PM sempre e comunque perchè hanno coraggio in una Italia che tifa per il malaffare salvo poi dolersene quando i risultati della commistione bruciano 300 miliardi di euro all'anno!!!
Vorrei proprio vedere cosa fanno questi commentatori se fossero loro a dover difendere la legge in Italia ...
W I PM anche quando commettono qualche errore veniale ...
alexandertwo 5 novembre 2015 alle 15:03
Notoriamente, è buona regola giuridica, oltre che principio di civiltà tout court, esprimere pareri su una sentenza, affinchè non abbiano la valenza di chiacchiere da bar, solo dopo aver letto (e compreso) le motivazioni della stessa.
Per valutare poi, la "posizione definitiva" dell'imputato, bisogna attendere che al riguardo si pronunci la Cassazione, confermando le precedenti sentenze di merito.
Tale doverosa prudenza è vieppiù necessaria in casi particolarmente complessi come sicuramente risulta essere quello di Calogero Mannino.
Evitando, conseguentemente, di esprimere ora valutazioni sulla decisione presa, con rito abbreviato, dal GUP Marina Petruzzella sul coinvolgimento anche di Mannino nella trattativa Stato-mafia, ritengo utile ricordare alcuni "fatti" che mantengono la loro validità indipendentemente dalla decisione medesima e che servono, tra l'altro, a smentire le "lamentele" dell'ex ministro DC quale presunto perseguitato dai Magistrati palermitani, essendo ormai indubitabili certe sue... vicinanze molto strette a determinati soggetti poco raccomandabili.
La Corte di Cassazione (IV Sez. Pen., sentenza n. 1921/2014) stabilì che, relativamente all'accusa nei confronti dello stesso di concorso esterno in associazione mafiosa, "la detenzione di Calogero Mannino non fu ingiusta", con conseguente inammissibilità della sua richiesta di risarcimento.
Infatti, fu precisato che "per un uomo politico di primo piano accettare consapevolmente l'appoggio elettorale di un esponente di vertice dell'associazione mafiosa (Antonio Vella, ndr) e dargli, a tal fine, tutti i punti di riferimento per rintracciarlo in qualsiasi momento, integra gli estremi della colpa grave", costituendo senza dubbio alcuno "condotta sinergica rispetto all'evento detenzione".
Quanto poi all'attuale imputazione, credo sia sufficiente rammentare alcune frasi dallo stesso Mannino pronunciate.
"O uccidono Lima o uccidono me" (rivolto al maresciallo Guazzelli, suo amico); "Ora tocca a me" (rivolto a Nicola Mancino, dopo l'omicidio di Salvo Lima); "sono nella lista nera" (quando sentiva sul collo il fiato di Brusca che lo pedinava).
Quindi, come direbbero in ambiente sanitario,... calma e gesso, prima di considerare "assolto" Mannino.
E, nell'ordine, qualcosa di più preciso lo si potrà forse già dedurre quando la dott.ssa Petruzzella chiarirà e motiverà se la prova della colpevolezza di Mannino "manca" oppure "è insufficiente" oppure ancora "è contaddittoria", checchè ne possa pensare qualche interprete... alle vongole riguardo al contenuto normativo dell'art. 530, 2°comma, del CPP.
attentox 5 novembre 2015 alle 15:04
Non avrei mai potuto immaginare che Calogero Mannino, simbolo di un regime e di un partito che non sopportavo potesse diventare un simbolo della resistenza e della libertà! Questo processo sarà studiato come uno dei punti più bassi raggiunti dal sistema giudiziario italiano. Non solo di quello però, anche i media hanno svolto il ruolo di volenterosi persecutori. Ci hanno inzupoato bene il pane sulle fantasiose ricostruzioni di una trattativa stato mafia che, se ci fu, rientra fra le opzioni possibili in mano a chi ha il compito di difendere l'ordine e ka sicurezza di uno stato democratico. Capisco la delusione dei giornalisti e la speranza, ultima a morire, di un appello. Ma ormai abbiamo mahngiato la foglia, la vedo dura per una sentenza "riparatrice"!
Domenico Corradini H. Broussard 5 novembre 2015 alle 20:14
Tra il comma 1 dell’art. 530 cpp e il comma 2, al di là di ogni formalismo, c’è un’indubbia sintonia o meglio un’indubbia ripetizione: (1) «se l’imputato non l’ha commesso», non ha commesso il fatto – si intende; (2) se «manca […] la prova […] che l’imputato l’ha commesso», ha commesso il fatto – si intende.
In entrambi i casi non c’è prova, né negativa né positiva, che possa provare la non-colpevolezza dell’imputato. In entrambi i casi ci saranno una o più prove sul fatto che sussiste o non sussiste, sul fatto che sussistendo può o non può costituire reato. Prova o prove della tipicità oggettiva, non della tipicità soggettiva. In entrambi i casi prova o prove piene, non prove dubitative che non son prove neanche dopo l’abrogazione del proscioglimento per «insufficienza di prove» – l’aggettivo «insufficiente» è rimasto come aggettivo della prova nel comma 2.
La logica giuridica è più forte del linguaggio giuridico, quando è necessario.
Si leggeranno le motivazioni della sentenza emessa da Marina Petruzzella. Sulla «causa» nel dispositivo. Una sentenza, alla fine, un quinquennio d’indagini trascorso. Amnesie nelle indagini? E poi si leggeranno le argomentazione contenute nell’impugnazione di Teresi e Tartaglia e Di Matteo. Senza documenti, la storia non si scrive. E troppi anni e decenni son passati da quando qualcuno, non si sa ancora chi, violenza e minaccia ha fatto a un corpo politico dello Stato. Un incubo che la legge e la magistratura non hanno saputo togliere.
La persecuzione inflitta a Di Matteo dalla mafia è nota dai giornali e dai telegiornali. Non va in assoluto. Né per etica né per diritto. Ma quella mafia, non la si può fermare con la Forza Pubblica e con processi per il diritto alla vita e per la vita delle istituzioni e della Costituzione e del diritto penale e degli altri diritti? Non sono bastati i processi fatti.
Domenico Corradini H. Broussard 9 novembre 2015 alle 18:15
Parlo del diritto di Mannino a entusiasmarsi sul «piano umano» e anche sul «piano giuridico», cara Liana Milella. L’«entusiasmo» di Mannino, che lei giudica «comprensibile», non è infatti limitabile al «piano umano». C’è anche il suo «comprensibile» diritto a entusiasmarsi sul «piano giuridico», un diritto tra i diritti dell’uomo. Ne parlerò alla fine.
Non mi pare che basti, cara Liana Milella, l’aggettivo «comprensibile». Mi pare che «comprensibile» si accompagni qui all’aggettivo «condivisibile» che lei per Mannino non usa e invece usa per il Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi.
Non sempre si condivide ciò che si comprende – comprendo ciò che Lo Voi ha detto, che si tratta di un’ assoluzione «peraltro in primo grado e non con formula piena», ma non condivido l’eventuale speranza che dalle sue parole potrebbe nascere – la speranza che dall’impugnazione della sentenza potrebbe nascere ossia la speranza di un Mannino colpevole, i magistrati speranze non avendo da creare né con colpa né con dolo e dovendo aver paura etica e giuridica anche della propria ombra .
E che dire di Di Matteo, che le gazzette lette dicono uscito «indispettito» dall’aula del tribunale di Palermo dopo la lettura della sentenza? Se ciò fosse vero, da pm perdente non saprebbe forse comportarsi. Il rispetto di una sentenza è rispetto se non ci si indispettisce. Altrimenti non comprendo e non condivido.
Comprendo e condivido il senso di giustizia di Di Matteo nei confronti della mafia che gli dà segnali. Allo stesso modo in cui comprendo e condivido il senso di giustizia che Mannino prova dopo l’arresto subíto nel 1995 e dopo 15 anni di giudizio e 5 gradi di giudizio.
alexandertwo 10 novembre 2015 alle 22:04
"Perseguitato dai pm mi rivolgerò al CSM".
"... questo processo nasce dalla voglia di alcuni pubblici ministeri che ostinatamente hanno elaborato la dottrina della trattativa senza elaborare gli avvenimenti. Hanno voluto cedere ad una mania di carattere teatrale".
"Uno dei PM che è assuefatto alla condanna di innocenti ha detto che farà appello (...). Il pm Di Matteo ha fatto condannare persone innocenti per la sua ostinazione".
Queste sono soltanto alcune delle "pacate" espressioni con le quali Calogero Mannino ha ritenuto di... impreziosire il suo entusiasmo. Entusiasmo che, provenendo da un politico di cui la Cassazione, in base a "fatti" inconfutabili, ha riconosciuto - come ricordavo nel mio post del 5 novembre scorso - certi rapporti alquanto stretti con esponenti mafiosi, appare un po' difficile poter comprendere anche soltanto sul "piano umano". Quanto a quello "giuridico"... forse è meglio stendere un pietoso velo.
I fatti, da tenere sempre separati dalle opinioni, una volta accertati, non necessitano di essere avvalorati o confermati anche da una sentenza.
Quanto al bersaglio degli strali di Mannino, nonchè del capo di "Cosa Nostra" (che lo ha minacciato di morte), cioè il PM Di Matteo, bisogna sconsolatamente convenire sulla giustezza della sua denuncia: "la lotta alla mafia non è più prioritaria, anche all'interno della magistratura".
E ciò, purtroppo, è anche ben comprensibile (anche se non condivisibile) dopo decenni in cui la politica (e qualche alta Istituzione), non solo non ha aiutato e sostenuto i magistrati, ma ne ha ostacolato sia apertamente sia più subdolamente l'azione di contrasto di tale fenomeno, per giungere - in occasione della indagine sulla "trattativa Stato-mafia" - perfino allo "scontro" diretto con la Procura di Palermo.
Ma c'è da stupirsi di tutto questo, quando ormai mafia e corruzione rappresentano le due facce della stessa medaglia, i due aspetti integrati di un unico sistema criminale in cui sempre maggiore è il numero degli "attori" che si scopre provenire dalle fila degli appartenenti alla politica e alle Istituzioni pubbliche?

References: Articolo 530
 sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza