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Timestamp: 2017-09-23 12:54:06+00:00

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BOLOGNA TRASPORTATO INCIDENTE AVVOCATO risarcimento assicurazione per incidente mortale-risarcimento danni incidente stradale passeggero-risarcimento danni gravi sinistri della strada assicurazione per incidente mortale-risarcimento danni incidente stradale passeggero-risarcimento danni gravi sinistri della strada innanzitutto rilevare che costituisce costante giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui, in tema di sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l'apprezzamento del giudice di merito relativo alla ricostruzione della dinamica dell'incidente, all'accertamento della condotta dei conducenti dei veicoli, alla sussistenza o meno della colpa dei soggetti coinvolti e alla loro eventuale graduazione, al pari dell'accertamento dell'esistenza o dell'esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l'evento dannoso, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta sottratto al sindacato di legittimità, qualora il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico (v., tra le altre, le sentenze 23 febbraio 2006, n. 4009, e 25 gennaio 2012, n. 1028). | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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BOLOGNA TRASPORTATO INCIDENTE AVVOCATO RISARCIMENTO
Quanto al danno biologico, definito dagli artt. 138 e 139 del d.lgs. n. 209/2005 quale “lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente dalle eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito”, questo Giudice aderisce al più recente arresto del S.C. (cfr. Cass. civ., Sez. Un., 28 novembre 2008, n. 26972), a termini del quale l’area del danno risarcibile va anzitutto ricondotta nell’ambito delle due sole categorie del danno patrimoniale (art. 2043-1218 c.c.) e del danno non patrimoniale (art. 2059 c.c.), ambito, quest’ultimo, nel quale deve ora ritenersi collocato il danno biologico.
Invero, deve ritenersi superata – alla luce di una lettura dell’art. 2059 c.c. in chiave costituzionalmente orientata – la tesi (cfr. Corte Cost., 14 luglio 1986, n. 184) che ammetteva il risarcimento del danno biologico sulla base del collegamento tra l’art. 2043 c.c. (nel quale si faceva rientrare tale voce di danno) e l’art. 32 Cost. Operazione ermeneutica, quest’ultima, che veniva effettuata al fine di sfuggire alla altrimenti non risarcibilità del danno non patrimoniale, in una lettura riduttiva dell’art. 2059 c.c, ancorata unicamente alla sussistenza di specifiche previsioni legislative che ne ammettevano la risarcibilità (art. 185 c.p.; l. n. 117/87, ecc.).
Viceversa, all’esito di un condiviso iter logico-argomentativo, le SS.UU. cennate hanno affermato il principio secondo il quale “il risarcimento del danno patrimoniale da fatto illecito è connotato da atipicità, postulando l’ingiustizia del danno di cui all’art. 2043 c.c. la lesione di qualsiasi interesse giuridicamente rilevante, mentre quello del danno non patrimoniale è connotato da tipicità, perché tale danno è risarcibile solo nei casi determinati dalla legge e nei casi in cui sia cagionato da un evento di danno consistente nella lesione di specifici diritti inviolabili della persona “.
Occorre innanzitutto rilevare che costituisce costante giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui, in tema di sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l’apprezzamento del giudice di merito relativo alla ricostruzione della dinamica dell’incidente, all’accertamento della condotta dei conducenti dei veicoli, alla sussistenza o meno della colpa dei soggetti coinvolti e alla loro eventuale graduazione, al pari dell’accertamento dell’esistenza o dell’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta sottratto al sindacato di legittimità, qualora il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico (v., tra le altre, le sentenze 23 febbraio 2006, n. 4009, e 25 gennaio 2012, n. 1028).
D3) Venendo ora ai danni non patrimoniali diversi (morale/esistenziale/vita di relazione), occorre nuovamente richiamare i principi esposti dalle quattro sentenze gemelle delle Sezioni Unite della Cassazione (cfr. Cass. civ., Sez. Un., 28 novembre 2008, nr. 26972-73-74 e 65), le quali nel riprovare l’intero sistema nell’ambito della bipolarità tra danno patrimoniale e non patrimoniale e nel respingere qualsiasi ulteriore sottocategoria se non quali mere sintesi descrittive di singoli pregiudizi, hanno individuato, sul piano operativo, due contrapposti principi che il Giudice deve tenere entrambi sempre in considerazione, per operare la corretta liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, trovando il giusto punto di equilibrio.
Il principio secondo il quale l’ampia nozione di danno non patrimoniale desumibile dall’interpretazione costituzionalmente orientata dall’art. 2059 c.c. impone la considerazione di tutte le singole conseguenze pregiudizievoli (c.d. danno-conseguenza) derivanti dalla lesione dell’interesse (danno -evento o danno ingiusto) e, pertanto, non solo le mere sofferenze psichiche che venivano in passato qualificate come danno morale c.d. soggettivo ma anche le ripercussioni sull’esistenza delle persone, con riguardo al “non poter più fare”, ricondotte in passato sotto le categorie del danno biologico o del danno esistenziale .
Il principio secondo il quale vanno evitate con cura tutti i rischi di duplicazioni risarcitorie, ossia il rischio di risarcire due volte la stessa conseguenza pregiudizievole, ossia lo stesso danno, mediante l’espediente di definirlo in modo diverso(sul punto v. di recente Cass. civ., sez. III, 13 luglio 2011, n. 15373; Cass. civ., sez. III, 28 giugno 2011, n. 14263).
Pertanto, se sono solo due le categorie di danno risarcibili, va però subito avvertito che la categorie del danno non patrimoniale può risultare composta da una somma di pregiudizi o “voci” risarcitorie che, benché non possano assurgere ad autonome categorie, devono essere tutte considerate ai fini della liquidazione integrale del danno. Infatti, la mancata considerazione di una singola conseguenza pregiudizievole comporta la violazione del principio di integrale risarcimento del danno, così come la doppia considerazione della medesima conseguenza pregiudizievole, variamente denominata, implica la violazione del divieto delle duplicazioni risarcitorie.
Ed in questa nuova prospettiva, va letta la già compiuta liquidazione del danno biologico operata sub. D2), quale parte del danno non patrimoniale da quantificarsi complessivamente.
Le SS.UU hanno concluso per la inammissibilità nel nostro ordinamento di un’autonoma categoria di “danno esistenziale”, inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona: infatti, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di un’ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria; ove invece si volessero includere in essa pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, si tratterebbe di categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono irrisarcibili, in virtù del divieto di cui all’art. 2059 c.c. (in termini ulteriormente confermativi sul punto, cfr. Cass. civ., Sez. Un., 14 gennaio 2009, n. 557).
Si analizza il diritto del terzo trasportato al risarcimento del danno e al suo diritto di essere risarcito in quale misura, la materia del danno risulta essere molto articolata e in costante aggiornamento giurisprudenziale,in modo particolare nei gravi danni al trasportato ,in modo particolare nelle ipotesi di incidente mortale del trasportato
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La corte ha affermato l’azione di cui all’art. 141 ha come fattispecie costitutiva una fattispecie complessa, che è data anzitutto dall’avere il trasportato a qualsiasi titolo (art. 122, comma 2, del d.lgs. 209/2005.) subito un danno per un illecito da circolazione in occasione del trasporto sul veicolo e, quindi, dall’essersi verificato tale illecito. In riferimento a tale illecito è la legge che all’art. 122, comma 2, del D.Lgs. prevede che l’assicurazione obbligatoria debba comprendere anche la copertura di tale danno e tale copertura sussiste quale che sia il titolo di responsabilità nel rapporto fra trasportato e proprietario o conducente del veicolo. Invero, questa previsione, se ad essa non si accompagnasse quella dell’art. 141, che lo abilita all’azione diretta, introducendo nella fattispecie costitutiva dell’azione esercitarle appunto tale espressa previsione normativa, non lo abiliterebbe ad esercitare la garanzia assicurativa, che potrebbe essere attivata soltanto dall’assicurato, come di norma nel caso di assicurazione per la responsabilità civile. Cass. Ordinanza n. 29276 del 12/12/2008.
È stato affermato, inoltre, che in tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea (sentenza 1 dicembre 2011, Churchill Insurance/Wilkinson), secondo il principio solidaristico “vulneratus ante omnia reficiendus”, il proprietario trasportato ha diritto, nei confronti del suo assicuratore, al risarcimento del danno alla persona causato dalla circolazione non illegale del mezzo, essendo irrilevante ogni vicenda normativa interna e nullo ogni patto che condizioni la copertura del trasportato all’identità del conducente (“clausola di guida esclusiva”). Cass. Sentenza n. 19963 del 30/08/2013Alla luce di tali principi ha errato il giudice di appello nel rigettare la domanda sul rilievo che l’attrice non aveva fornito la prova delle modalità con cui si era svolto l’incidente al fine di individuare la responsabilità dei rispettivi conducenti e ed eventualmente di applicare la responsabilità la presunzione di corresponsabilità di cui all’articolo 2054, 2 comma cod.civ..
Tale accertamento è al di fuori della previsione dell’articolo 141 Codice delle Assicurazioni in quanto la responsabilità della compagnia assicuratrice del vettore prescinde “dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”. In questo modo il Legislatore ha voluto introdurre una disposizione che sembra volta ad impedire la spendita di risorse processuali per l’effettuazione di tale tipo di accertamento (rinviando le questioni relative al regresso al rapporto tra le imprese assicurative coinvolte ai sensi degli artt. 141, quarto comma e 150 del Codice delle assicurazioni).
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Con la sentenza ora impugnata per cassazione la Corte d’appello di Bari, parzialmente riformando la prima senten­za, ha accertato che lo scontro tra ciclomotore (di pro­prietà di C. C.A., da lui condotto e con a bordo C.P.) e l’autovettura (di proprie­tà del D.P. e da lui condotto) era avvenuto per colpa concorrente del D.P., nella misura del 70%, e del C., nella restante misura, e per l’effetto ha rideter­minato la somma risarcitoria dovuta a ciascuno dei C..
Propongono ricorso per cassazione i C. a mezzo di cinque motivi. Risponde con controricorso la Società Catto­lica di Assicurazione Coop. a r.l., la quale propone ricor­so incidentale in due motivi. A questo rispondono i C., i quali depositano anche memoria per l’udienza.
Il primo motivo del ricorso principale ed il primo motivo del ricorso incidentale, che possono essere congiuntamente esaminati, siccome entrambi discutono del riparto di re­sponsabilità stabilito dal giudice, sono inammissibili. Es­si, benché siano formalmente intitolati sotto il profilo della violazione di legge e del vizio della motivazione, in realtà chiedono alla Corte di legittimità un nuovo esame ed una nuova valutazione degli elementi probatori in atti, così da ottenere un diverso giudizio sul merito della contro­versia. L’articolazione dei motivi non è, peraltro, neppure autosufficiente, siccome essi fanno riferimento ad atti e documenti dei quali non è fatta una concreta e specifica indicazione.
Il secondo motivo del ricorso incidentale. (che deve essere prioritariamente esaminato rispetto agli altri motivi dell’incidentale) censura la sentenza nel punto in cui, ri­formando la decisione del primo giudice, ha escluso il con­corso di colpa della C., trasportata sul ciclomoto­re e danneggiata nella persona a seguito del sinistro. Il motivo è infondato. La sentenza accerta che la presenza di due persone sul ciclomotore non ha avuto alcuna effi­cienza causale nella produzione del sinistro. Il precedente invocato dalla ricorrente compagnia (Cass. n. 10526/11) – per sostenere che il fatto stesso che il ciclomotore sia stato posto in circolazione con più persone a bordo compor­ta necessariamente la responsabilità del trasportato (il quale ha accettato i rischi della circolazione) – non va letto nel senso che siffatta abusiva circolazione comporti di per sé la responsabilità del trasportato, ma che è pur sempre necessario l’accertamento del contributo causale of­ferto dal trasportato (accertamento che nel caso trattato dal precedente citato era stato concretamente e positiva­mente svolto).
Il secondo motivo del ricorso principale censura – sotto il profilo della violazione di legge e del vizio della motiva­zione – il mancato riconoscimento del danno da lesione del­la capacità lavorativa specifica di C.A. C.. Vi si sostiene che il giudice non ha esercitato la presunzione circa il fatto che la lesione subita è pur sem­pre idonea ad incidere sull’attività che il soggetto avreb­be svolto e nella specie era presumibile che il danneggiato fosse destinato a lavorare nell’azienda agricola familiare. Aggiunge pure il ricorrente che il giudice avrebbe errato nel ritenere che di regola le cd. micropermanenti non inci­dono sulla capacità lavorativa specifica e sono risarcibili solo come danno biologico.
Il motivo è inammissibile, siccome neppure censura le nume­rose e compiute ragioni (che qui non è il caso di trascri­vere, essendo sufficiente richiamare le pagg. 14 e 15 della sentenza) in base alle quali la sentenza ha escluso che fosse riconoscibile in favore della vittima il danno in questione. Quanto alle cd. micropermanenti, il giudice s’è adeguato alla giurisprudenza che esclude che esse producano danno patrimoniale, ma vadano piuttosto a comporre il danno biologico (tra le varie, cfr. Cass. n. 1690/08, n. 2644/13).
Il terzo motivo del ricorso principale censura la sentenza, sotto il profilo della violazione di legge, per non aver valutato la risarcibilità della lesione da perdita della capacità lavorativa di C.A. C. quale dan­no non patrimoniale. Il motivo fa riferimento al principio affermato in sentenza secondo cui le cd. micropermanenti concorrono a comporre il danno non patrimoniale. Il motivo è inammissibile, siccome s’è già visto in prece­denza che la sentenza, attraverso una compiuta motivazione, esclude del tutto che al danneggiato possa essere ricono­sciuta la perdita della capacità lavorativa specifica.
Il quarto motivo del ricorso principale censura la sentenza per non avere, rispetto al danno subito da P.C. proceduto all’adeguata personalizzazione del danno stesso e per averle riconosciuto il danno morale nella misura del 50% del danno biologico.
Il motivo è inammissibile, siccome la questione appare af­fatto nuova in questa sede, né i ricorrenti illustrano, sotto il profilo dell’omessa pronunzia, in quale sede ed in quale momento processuale la questione stessa sia stata proposta.
La Corte rigetta i ricorsi e compensa interamente tra le parti le spese del giudizio di cassazione
. Il nuovo Codice delle Assicurazioni ha introdotto una novità rilevante prevedendo l’azione diretta del terzo trasportato, danneggiato a seguito del sinistro stradale, nei confronti dell’impresa assicuratrice del veicolo. Lo scopo della norma è quello di fornire al terzo trasportato uno strumento aggiuntivo di tutela, al fine di agevolare il conseguimento del risarcimento del danno nei confronti dell’impresa assicuratrice, risparmiandogli l’onere di dimostrare l’effettiva distribuzione della responsabilità tra i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro.
La nuova normativa è stata oggetto di numerose critiche da parte della dottrina ed è stata oggetto di censure di legittimità costituzionale da parte dei giudici di merito, censure che peraltro non hanno trovato accoglimento da parte della Corte costituzionale intervenuta sul punto con Ordinanza n. 440 del 23 dicembre 2008. Tale ordinanza ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 141 del Codice delle Assicurazioni sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 76 cost.. La Corte, nell’ordinanza in esame, ha chiarito che è ben possibile accedere ad una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, in base alla quale è possibile ritenere che detta norma si limiti in realtà “a rafforzare la posizione del trasportato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente anche nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso”.
Questa Corte ha già affermato che l’azione di cui all’art. 141 ha come fattispecie costitutiva una fattispecie complessa, che è data anzitutto dall’avere il trasportato a qualsiasi titolo (art. 122, comma 2, del d.lgs. 209/2005.) subito un danno per un illecito da circolazione in occasione del trasporto sul veicolo e, quindi, dall’essersi verificato tale illecito. In riferimento a tale illecito è la legge che all’art. 122, comma 2, del D.Lgs. prevede che l’assicurazione obbligatoria debba comprendere anche la copertura di tale danno e tale copertura sussiste quale che sia il titolo di responsabilità nel rapporto fra trasportato e proprietario o conducente del veicolo. Invero, questa previsione, se ad essa non si accompagnasse quella dell’art. 141, che lo abilita all’azione diretta, introducendo nella fattispecie costitutiva dell’azione esercitarle appunto tale espressa previsione normativa, non lo abiliterebbe ad esercitare la garanzia assicurativa, che potrebbe essere attivata soltanto dall’assicurato, come di norma nel caso di assicurazione per la responsabilità civile. Cass. Ordinanza n. 29276 del 12/12/2008.
È stato affermato, inoltre, che in tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea (sentenza 1 dicembre 2011, Churchill Insurance/Wilkinson), secondo il principio solidaristico “vulneratus ante omnia reficiendus”, il proprietario trasportato ha diritto, nei confronti del suo assicuratore, al risarcimento del danno alla persona causato dalla circolazione non illegale del mezzo, essendo irrilevante ogni vicenda normativa interna e nullo ogni patto che condizioni la copertura del trasportato all’identità del conducente (“clausola di guida esclusiva”). Cass. Sentenza n. 19963 del
D.M.F. ha citato in giudizio la UGF Assicurazioni, ora Unipol Assicurazioni S.p.A, per ottenere ai sensi dell’art. 141 D.lgs 209/05 per sé e per la propria figlia minore, Gu.Ro., il risarcimento del danno subito in qualità di trasportate a bordo dell’autovettura di proprietà della D. stessa, guidata da Gu.Sa., coinvolta in un sinistro il giorno 11.5.2009.
A seguito di impugnazione della UGF Assicurazioni, il Tribunale di Forlì, sul rilievo che non vi era stata collisione diretta tra i veicoli e che quindi non poteva essere applicata la presunzione di pari responsabilità di cui all’articolo 2054 2comma cod.civ., ha rigettato la domanda.
Con il primo motivo di ricorso si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 141 del d.lgs. 209 /2005, in riferimento all’articolo 360 n. 3 c.p.c. Con il secondo motivo si denunzia nullità della sentenza per violazione dell’articolo 112 c.p.c. in riferimento all’art. 360 n. 4 c.p.c..
Con il terzo motivo si denunzia omessa insufficiente motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c.. Sostengono le ricorrenti che hanno citato in giudizio la compagnia assicuratrice del veicolo su cui erano trasportate ai sensi dell’articolo 141 del Codice delle Assicurazioni che prevede che il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale il danneggiato è trasportato al momento del sinistro, a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro.
Di conseguenza la Corte di merito ha errato nel rigettare la domanda, sul rilievo della impossibilità di accertare l’eventuale responsabilità ed il contributo causale da attribuire ai veicoli coinvolti nell’incidente.
I tre motivi si esaminano congiuntamente per la connessione logico giuridica che li lega e sono fondati.
L’art. 141 Codice delle Assicurazioni prevede che “salva l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro entro il massimale minimo di legge, fermo restando quanto previsto all’articolo 140, a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, fermo il diritto al risarcimento dell’eventuale maggior danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile, se il veicolo di quest’ultimo è coperto per un massimale superiore a quello minimo. Per ottenere il risarcimento il terzo trasportato promuove nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro la procedura di risarcimento prevista dall’articolo 148. L’azione diretta avente ad oggetto il risarcimento è esercitata nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo sul quale il danneggiato era a bordo al momento del sinistro nei termini di cui all’articolo 145”.
Il nuovo Codice delle Assicurazioni ha introdotto una novità rilevante prevedendo l’azione diretta del terzo trasportato, danneggiato a seguito del sinistro stradale, nei confronti dell’impresa assicuratrice del veicolo. Lo scopo della norma è quello di fornire al terzo trasportato uno strumento aggiuntivo di tutela, al fine di agevolare il conseguimento del risarcimento del danno nei confronti dell’impresa assicuratrice, risparmiandogli l’onere di dimostrare l’effettiva distribuzione della responsabilità tra i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro.
È stato affermato, inoltre, che in tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea (sentenza 1 dicembre 2011, Churchill Insurance/Wilkinson), secondo il principio solidaristico “vulneratus ante omnia reficiendus”, il proprietario trasportato ha diritto, nei confronti del suo assicuratore, al risarcimento del danno alla persona causato dalla circolazione non illegale del mezzo, essendo irrilevante ogni vicenda normativa interna e nullo ogni patto che condizioni la copertura del trasportato all’identità del conducente (“clausola di guida esclusiva”). Cass. Sentenza n. 19963 del 30/08/2013.
Alla luce di tali principi ha errato il giudice di appello nel rigettare la domanda sul rilievo che l’attrice non aveva fornito la prova delle modalità con cui si era svolto l’incidente al fine di individuare la responsabilità dei rispettivi conducenti e ed eventualmente di applicare la responsabilità la presunzione di corresponsabilità di cui all’articolo 2054, 2 comma cod.civ..
Nella specie le ricorrenti hanno provato di aver riportato danni a seguito del sinistro, non essendo contestato dalla società assicuratrice l’incidente, avendo essa addirittura risarcito il danno seppur in misura asseritamente insufficiente prima dell’inizio del giudizio di merito.
La sentenza impugnata va cassata con rinvio al Tribunale di Forlì in diversa composizione che si atterrà al seguente principio di diritto: in applicazione dell’articolo 141 del Codice delle Assicurazioni, il terzo trasportato per essere risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro deve fornire la prova di aver subito un danno a seguito del sinistro, ma non delle modalità dell’incidente al fine di individuare la responsabilità dei rispettivi conducenti.
Nel caso in esame, la Corte d’appello ha riconosciuto la valenza primaria ed autosufficiente del comportamento del G. , conducente della vettura, nella determinazione del sinistro ed ha tuttavia ravvisato, come si è detto, un modesto concorso di colpa a carico del conducente del motociclo, nella misura del 20 per cento, in conseguenza del fatto che su quel mezzo, omologato per il trasporto di una persona, ne viaggiavano invece due, con conseguente necessaria maggiore instabilità del mezzo stesso.
1.2. L’affermazione è contestata dal ricorrente nei termini suindicati, in particolare con il richiamo, a sostegno della propria tesi, della sentenza 8 aprile 2010, n. 8366, di questa Corte, secondo la quale la violazione di una norma disciplinante la circolazione stradale – nella specie si trattava dello stesso problema (motociclo omologato per una persona sul quale ne viaggiavano due) – può essere fonte di responsabilità o di limitazione di responsabilità a condizione che abbia esplicato un’incidenza causale sull’evento dannoso. In quella pronuncia, però, si trattava di un sinistro nel quale il motociclo era finito contro il guard-rail, cioè contro un ostacolo fisso, a causa di un abbagliamento; e la sentenza di merito fu cassata per non aver chiarito l’efficacia causale della presenza di due persone sul motociclo al fine di determinare un concorso di colpa allora quantificato nella misura del 50 per cento.
L’argomento, però, è stato affrontato anche nella più recente sentenza 29 novembre 2011, n. 25218, nella quale questa Corte ha affermato che non è revocabile in dubbio, al punto da costituire una massima di esperienza, il fatto che l’impianto frenante di un ciclomotore progettato per una sola persona abbia un’efficacia “ben minore quando il mezzo sia appesantito per effetto del maggior peso determinato dalla presenza di un passeggero a bordo”.
Ritiene il Collegio che questa seconda pronuncia sia da condividere, anche in considerazione dei termini della vicenda odierna per come delineati dal giudice di merito. Ed infatti il sinistro non è stato determinato dall’impatto contro un ostacolo fisso, bensì dall’urto del motociclo contro un veicolo che aveva effettuato un’improvvisa e scorretta manovra; di talché la presenza di due persone sul mezzo omologato per una persona ben può avere avuto efficacia causale rilevante ai sensi dell’art. 1227, primo comma, cod. civ., peraltro individuata dal giudice di merito nella misura del 20 per cento, stante l’evidente minore efficacia del sistema frenante.
C.C. e Ge. nonché D.E. convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Reggio Calabria, G.V. e la SAI Assicurazioni s.p.a., chiedendo il risarcimento dei danni patiti in un sinistro stradale nel quale il motociclo condotto dal D., di proprietà di Ca.Ge. e sul quale viaggiava come trasportato C.C., era stato urtato dalla vettura condotta dal G. la quale, nell’assunto degli attori, si era spostata improvvisamente verso la parte sinistra della carreggiata tagliando la strada al motociclo.
Si costituì la sola società assicuratrice la quale chiese il rigetto della domanda e, in via riconvenzionale, la condanna del D. e di C.G. per non aver ottemperato agli obblighi di cui all’art. 2048 del codice civile.
La pronuncia è stata appellata in via principale da D.E. , C.C. , C.G. e I.C. , nella qualità di eredi del defunto Ca.Ge. , ed in via incidentale dalla società assicuratrice.
La Corte d’appello di Reggio Calabria, con sentenza dell’8 settembre 2010, in parziale riforma della pronuncia del Tribunale, ha posto la responsabilità dell’incidente nella misura dell’ottanta per cento a carico del conducente della vettura (G.) e del venti per cento a carico del conducente del motociclo (D.); ha quindi nuovamente liquidato i danni, riconoscendo a C.C. le somme di Euro 150.580,34 a titolo di danno non patrimoniale e di Euro 17.620,97 a titolo di danno patrimoniale; ha compensato le spese del doppio grado nella misura di un quarto ed ha posto a carico della Fondiaria SAI s.p.a. i rimanenti tre quarti delle medesime.
Ha osservato la Corte territoriale, per quanto ancora di interesse in questa sede, che il Tribunale aveva errato nel valutare le prove esistenti, le quali non erano fra loro in contrasto. Dall’esame complessivo delle deposizioni testimoniali, infatti, era emerso che la causa “prima ed autosufficiente del sinistro” era costituita dalla condotta imprudente di guida del G., il quale “si era spostato nella sua direzione di marcia da destra a sinistra, di fatto invadendo repentinamente la corsia impegnata dal ciclomotore (…) e non avvedendosi, come avrebbe dovuto fare, dell’arrivo dello stesso”. A carico del conducente del ciclomotore, tuttavia, era da ravvisare un concorso di colpa nella misura del venti per cento, “a cagione della incontestata circostanza fattuale del trasporto sul motociclo (omologato solo per una persona) di altro passeggero, oltre al conducente”; e ciò in quanto la presenza di un ulteriore passeggero aveva reso comunque il mezzo più instabile.
In relazione all’entità del risarcimento, poi, la Corte d’appello ha posto in evidenza che C.C. non avrebbe potuto comunque beneficiare dell’integrale risarcimento nella sua qualità di trasportato, e ciò per il fatto che “la relativa eccezione era stata sollevata non già nell’atto di appello (…), ma solo in comparsa conclusionale in questo grado di giudizio”.
Avverso la sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria propone ricorso C.C., con atto affidato a tre motivi.
Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3) e n. 5), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 1227, 2043 e 2054 cod. civ., oltre a contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Secondo il ricorrente, la Corte d’appello avrebbe errato nel porre a carico del conducente del motociclo il venti per cento della responsabilità del sinistro. La circostanza che su di un ciclomotore viaggino due persone anziché una sola, come imposto dalla relativa omologazione, può avere rilievo, infatti, solo se tale circostanza sia ritenuta influente ai fini della decisione.
Nella specie, al contrario, la sentenza ha riconosciuto che il comportamento di guida tenuto dal G. aveva avuto una efficacia causale autosufficiente nella determinazione dell’incidente, sicché sarebbe contraddittoria la successiva affermazione riguardante il riconoscimento di una responsabilità concorrente anche del D. .
Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3) e n. 5), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 100 cod. proc. civ., degli artt. 1227, 2043, 2054, 2055 e 2056 cod. civ., oltre ad illogicità della motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Rileva il ricorrente che la sentenza sarebbe errata nella parte in cui ha escluso il diritto del medesimo a conseguire l’integrale risarcimento del danno quale soggetto trasportato. Si osserva, invece, che C.C. aveva chiesto fin dal primo grado il risarcimento del danno integrale patito a causa dell’incidente stradale e che la sentenza del Tribunale era stata da lui appellata chiedendo che fosse riconosciuta l’assenza di ogni concorso di colpa da parte sua. La Corte d’appello, pur ammettendo che il trasportato ha diritto all’integrale risarcimento, l’ha poi nella sostanza negato, senza considerare che tale diritto è pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità.
Con il terzo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ., illogicità della motivazione nella parte in cui ha escluso l’integralità del risarcimento, osservando che l’accoglimento dei precedenti motivi darebbe diritto al ricorrente di percepire il risarcimento senza alcuna riduzione, com’è invece avvenuto.
I due motivi, da trattare congiuntamente in considerazione della stretta connessione che li unisce, sono entrambi privi di fondamento.
4.1. Il punto di partenza dal quale essi muovono – in particolare il secondo, poiché il terzo non è neppure tale, ma solo una conseguenza delle ragioni prospettate nel secondo – è costituito dal fatto che C.C., essendo un trasportato a bordo del motociclo condotto dal D., aveva comunque diritto all’integrale risarcimento, per cui la sentenza impugnata sarebbe da cassare per il fatto di aver riconosciuto come operativo anche nei suoi confronti il concorso di colpa posto a carico del conducente del mezzo.
Il diritto del trasportato all’integrale risarcimento del danno costituisce una pacifica acquisizione della giurisprudenza di questa Corte (v., tra le altre, le sentenze 31 marzo 2008, n. 8292, e 20 ottobre 2014, n. 22228), a condizione che questi non sia anche proprietario del mezzo (in questo senso va rettamente intesa la sentenza 25 novembre 2008, n. 28062, citata dalla Corte d’appello). È necessario, però, che tale risarcimento sia richiesto utilizzando come causa petendi la posizione di trasportato; e ciò sia che venga fatto valere il proprio diritto al risarcimento dei danni nei confronti del solo conducente del mezzo sul quale la vittima viaggiava, sia che venga fatto valere nei confronti del conducente del mezzo antagonista, sia, infine, nell’ipotesi in cui si agisca nei confronti di entrambi. In altri termini, il danneggiato deve indicare che, proprio in quanto trasportato, egli ha diritto all’integrale risarcimento e può chiederlo, a sua scelta, a ciascuno dei responsabili.
Nel caso in esame, però, come la Corte d’appello ha posto in luce con sufficiente chiarezza, la domanda giudiziale non è stata posta in questi termini; e lo stesso ricorrente indica in ricorso che l’atto di appello aveva rassegnato le proprie conclusioni nel senso di riconoscere che “nessuna responsabilità è da ascrivere agli appellanti in riferimento al sinistro per cui è causa e, pertanto, nessun concorso di colpa è loro attribuibile”.
La sentenza in esame, infatti, sia pure con un linguaggio tecnicamente non impeccabile – la pronuncia a p. 10 parla di eccezione, il che non è corretto – ha detto che C.C. non poteva comunque beneficiare dell’integrale risarcimento “quale trasportato” perché tale domanda era stata proposta non nell’atto di appello, ma solo nella comparsa conclusionale del giudizio di secondo grado, benché l’argomento fosse stato affrontato dal Tribunale. Tale ratio decidendi della sentenza non è, in effetti, superata dai motivi di ricorso in esame, che si limitano a ribadire che il trasportato ha diritto all’integrale risarcimento; ciò, come si è detto, è esatto, ma occorre che la domanda giudiziale sia stata indirizzata in tal senso fin dal giudizio di primo grado.
Per quanto è dato comprendere dal ricorso, invece, la causa è stata impostata con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento della responsabilità esclusiva del conducente della vettura, con esclusione di ogni colpa da parte del conducente del motociclo sul quale l’odierno ricorrente viaggiava come trasportato; il C. ed il D., in altre parole, hanno agito chiedendo entrambi che fosse dichiarata l’esclusiva responsabilità del G.
Impostato il giudizio in questi termini, è palese che chiedere in appello il riconoscimento del proprio diritto all’integrale risarcimento per la condizione di trasportato comporta un mutamento della causa petendi ed una sostanziale alterazione dei termini della domanda giudiziale, inammissibile in grado di appello. Che è, in sostanza, quello che la Corte d’appello ha affermato, anche se con motivazione non del tutto limpida; ma la presente pronuncia vale, per quanto necessario, anche come correzione ed integrazione della motivazione della sentenza impugnata.
Da tanto deriva l’infondatezza del secondo motivo e, come automatica conseguenza, anche del terzo.

References: Cass. 
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 sentenza 
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