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DECRETO LEGGE DROGA: ORDINE DEL GIORNO DEL 6.05.2014 – Sì alla famiglia
DECRETO LEGGE DROGA: ORDINE DEL GIORNO DEL 6.05.2014
da Sì alla famiglia | Mag 7, 2014 | sì jus |
Con le relazioni introduttive dei senatori Enzo Bianco (Pd) e Carlo Giovanardi (Ncd) il 6 maggio è iniziato l’esame del decreto-legge sulla droga davanti alle Commissioni riunite Giustizia e Sanità del Senato. Dal testo delle relazioni, in particolare da quella del sen. Giovanardi, non emerge la volontà di mutare il testo passato alla Camera. La sola modifica che si ipotizza, peraltro da demandare a un futuro provvedimento – e quindi da propiziare con un ordine del giorno – è quella relativa all’inserimento dei derivati della cannabis che abbiano elevata percentuale di principio attivo fra le droghe “pesanti”. E’ praticamente nulla rispetto alla devastante portata della disciplina sulla droga introdotte dal Governo e dalla Camera.
Legislatura 17ª – Commissioni 2° e 12° riunite – Resoconto sommario n. 4 del 06/05/2014
COMMISSIONI 2ª e 12ª RIUNITE
12ª (Igiene e sanita’)
4ª Seduta
Presidenza del Presidente della 2ª Commissione
Interviene il sottosegretario di Stato per la salute De Filippo.
Prima di avviare l’esame del disegno di legge, il presidente PALMA chiede ai componenti delle Commissioni riunite di manifestare il proprio orientamento sull’organizzazione dei lavori, con particolare riferimento alla fissazione del termine per la presentazione degli emendamenti e tenendo conto che il calendario dei lavori dell’Assemblea prevede l’avvio dell’esame del disegno di legge per le ore 11 di martedì 13 maggio.
Interviene il senatore BARANI (GAL), il quale propone che sia garantito un congruo margine di tempo per predisporre idonee proposte emendative, specialmente avendo riguardo al fatto che il testo è particolarmente delicato sotto molteplici profili.
Il senatore GASPARRI (FI-PdL XVII) rileva che le complesse opzioni normative adottate in conseguenza della pronuncia di accoglimento della Corte costituzionale n. 32 del 2014 rendono opportuno svolgere un ciclo di audizioni che, peraltro, non precluderebbe la possibilità di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti in tempo utile per consentire all’Assemblea di avviare l’esame nella giornata di martedì 13 maggio.
Il senatore D’AMBROSIO LETTIERI (FI-PdL XVII) osserva anzitutto che il provvedimento in esame interviene su temi estremamente delicati, quali la disciplina in materia di stupefacenti e la normativa sui farmaci off-label, i quali necessitano di un intervento del legislatore a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014 e del provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato concernente la vicenda Avastin-Lucentis. Dopo aver sottolineato che la pronuncia della Corte costituzionale incide anche sull’applicazione della normativa in materia di terapia del dolore, formula l’auspicio che i tempi dell’esame consentano di coniugare un adeguato approfondimento del testo, se possibile anche attraverso lo svolgimento di audizioni, con la necessità di assicurare la conversione del decreto.
Il senatore LUMIA (PD) osserva che le modificazioni in materia di disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope e di prevenzione, cura e riabilitazione degli stati di tossicodipendenza sono certamente un argomento di rilievo, ma non può dirsi che il quadro delle previsioni normative recate dal decreto-legge costituisca una novità. Si tratta, di disposizioni di legge necessarie a ripristinare un quadro organico nella materia a seguito della citata pronuncia della Consulta. Vi è spazio, dunque, per procedere ad un esame approfondito senza bisogno di ricorrere a un’istruttoria legislativa che coinvolga apporti esterni o cicli di audizioni. Peraltro, proprio se si vuole garantire la possibilità di un concreto spazio per l’approvazione di eventuali proposte emendative, si dovrà preservare lo spazio per una possibile una terza lettura che dovrà aver luogo presso la Camera dei deputati, senza rischiare di incorrere nella decadenza del decreto-legge.
A giudizio del senatore BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) è indispensabile mantenere un approccio realistico sui tempi di esame. Le Commissioni riunite dovranno aver cura di prendere in considerazione l’intero impianto normativo del decreto-legge in conversione e non limitarsi alle sole tabelle, le quali non solo costituiscono appena una parte del rilevante tessuto normativo contenuto nel provvedimento d’urgenza ma, se prese in considerazione in modo esclusivo, rischiano di far perdere di vista l’esigenza di un esame ordinato e comprensivo anche delle modifiche apportate dalla Camera dei deputati.
Il senatore DI MAGGIO (PI) rileva che ultimamente l’esame dei provvedimenti normativi sembra sempre costretto negli angusti limiti di un tempo contingentato, che pare richiamare la presunta preminenza della velocità sulla qualità dei lavori parlamentari. Non condividendo questa logica procedurale, manifesta l’esigenza di poter studiare approfonditamente il testo per avanzare proposte emendative adeguate alla complessità dei contenuti del decreto-legge in conversione.
Il senatore AIROLA (M5S) rileva che l’adozione del decreto-legge n. 36 del 2014 determina un rilevante numero di aporie in materia di disciplina degli stupefacenti e di sostanze psicotrope. A tacere di molte implicazioni sulle quali si avrà modo di tornare nel corso dell’esame, ritiene si debba almeno citare l’incoerenza e la mancata chiarezza sul definire le procedure cui partecipa il Dipartimento delle politiche antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Su questa e su altre questioni poste dal decreto-legge già esaminato dalla Camera dei deputati, sembra annunciarsi la compressione dei tempi di discussione che appare, ormai, un modo di procedere ricorrente nei lavori parlamentari.
La senatrice DIRINDIN (PD), dopo aver rilevato che il provvedimento in esame affronta argomenti estremamente rilevanti, in ordine ai quali la necessità di intervento deriva da una sentenza della Corte costituzionale e da un provvedimento dell’Autorità antitrust, invita a evitare stravolgimenti del testo, che alla Camera è stato oggetto di ampia discussione, i quali metterebbero a repentaglio la conversione del decreto. Conseguentemente, reputa non condivisibile la proposta di procedere allo svolgimento di audizioni, che comunque dovrebbero essere contenute in un tempo molto ristretto, eventualmente nell’ambito di apposite sedute notturne.
La presidente DE BIASI, considerato che il provvedimento in esame figura nel calendario dei lavori dell’Assemblea a partire dalla giornata di martedì 13 maggio, propone di soprassedere dallo svolgimento di audizioni e di dedicare le sedute di domani alla discussione generale, così da poter procedere alle votazioni nella giornata di lunedì 12 maggio, con termine per la presentazione di emendamenti da fissare preferibilmente nella giornata di giovedì 8 maggio.
Il presidente PALMA concorda con la proposta prospettata dalla presidente De Biase e, alla luce degli interventi svolti, ritiene che le Commissioni riunite possano essere convocate già nella giornata di domani, alle ore 14, per avviare la discussione generale che potrà proseguire, se necessario, nella seduta notturna, già convocata per le ore 20. Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per le ore 18 di giovedì 8 maggio. Nel corso della giornata di lunedì, infine, le Commissioni riunite potranno procedere con la votazione degli emendamenti in modo tale da consentire l’avvio dell’esame in Assemblea per la mattinata di martedì 13.
Non avanzandosi obiezioni così rimane stabilito.
(1470) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché di impiego di medicinali meno onerosi da parte del Servizio sanitario nazionale, approvato dalla Camera dei deputati
Il senatore BIANCO (PD), relatore per la 12ª Commissione, illustra il provvedimento in titolo, soffermandosi sulle parti di maggiore interesse dal punto di vista sanitario.
L’articolo 1 reca modificazioni al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Le modificazioni sono da porre in relazione alla recente sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014, che ha dichiarato l’illegittimità delle disposizioni introdotte nel suddetto testo unico da parte degli articoli 4-bis e 4-vicies ter del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, ritenuti lesivi dell’articolo 77 della Costituzione, per difetto di omogeneità. La dichiarazione di illegittimità costituzionale ha comportato – secondo l’espressa affermazione della sentenza – la reviviscenza delle disposizioni del testo unico nella versione previgente.
Il citato articolo 4-bis, modificando l’articolo 73 del testo unico, aveva unificato il trattamento sanzionatorio previsto per le violazioni concernenti le sostanze stupefacenti e psicotrope, trattamento in precedenza differenziato a seconda che i reati avessero per oggetto le sostanze incluse nelle tabelle II e IV (cosiddette droghe “leggere”) ovvero quelle incluse nelle tabelle I e III (cosiddette droghe “pesanti”). Il successivo articolo 4-vicies ter aveva parallelamente modificato il precedente sistema tabellare, stabilito dagli articoli 13 e 14 del testo unico, accorpando le sostanze stupefacenti o psicotrope in 2 tabelle: la prima comprendeva le sostanze stupefacenti o psicotrope in senso proprio, mentre la seconda, articolata in cinque sezioni, individuava le sostanze aventi attività farmacologica e, pertanto, usate in terapia in quanto farmaci.
Il comma 1 dell’articolo 1 del provvedimento in esame modifica l’articolo 2, comma 1, del testo unico, prevedendo che il completamento e i successivi aggiornamenti delle tabelle di cui all’articolo 13 dello stesso testo unico siano operati con decreto del Ministro della salute, sentiti il Consiglio superiore di sanità e l’Istituto superiore di sanità (quest’ultimo parere è stato inserito dalla Camera, in sostituzione del parere della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche antidroga).
Il comma 2 modifica l’articolo 13, comma 1, del testo unico, prevedendo che le sostanze stupefacenti o psicotrope sottoposte alla vigilanza del Ministero della salute e i medicinali a base di tali sostanze, ivi incluse le sostanze attive ad uso farmaceutico, siano raggruppate in cinque tabelle, definite in conformità ai criteri di cui al successivo articolo 14 dello stesso testo unico.
Il comma 3 sostituisce l’articolo 14 del testo unico, individuando i criteri per la formazione delle suddette tabelle: le prime quattro (I, II, III e IV) riguardano le sostanze stupefacenti e psicotrope poste sotto controllo internazionale e nazionale, mentre la quinta comprende i medicinali a base di sostanze attive stupefacenti o psicotrope di corrente impiego terapeutico ad uso umano o veterinario.
Le altre novelle, di cui ai commi da 4 a 24-bis e da 25 a 30, introdotte dall’articolo 1 sono intese a completare il ripristino della disciplina vigente alla data di pubblicazione della citata sentenza n. 32 del 2014, con riferimento alle altre norme dichiarate illegittime, con le opportune modifiche per assicurare il corretto richiamo alle tabelle e con talune integrazioni di coordinamento, relative, in particolare, ai farmaci antidolorifici summenzionati.
Il comma 3-bis, inserito dalla Camera, integra l’articolo 19 del testo unico, sviluppando i requisiti già vigenti di buona condotta e di garanzie morali e professionali e specificando che l’autorizzazione del Ministero della salute per la coltivazione, la produzione, l’impiego, l’importazione, l’esportazione, la ricezione per transito, il commercio a qualsiasi titolo o la detenzione per il commercio di sostanze stupefacenti o psicotrope non può essere rilasciata ai soggetti che abbiano avuto condanne o sanzioni ai sensi degli articoli 73, 74 e 75 del testo unico; in tali ipotesi, le autorizzazioni già rilasciate sono immediatamente revocate.
A tale riguardo, il relatoreosserva che la novella non fa riferimento al direttore tecnico, mentre i requisiti generali summenzionati sono posti anche con riguardo a tale figura.
Il comma 13 sostituisce l’articolo 43 del testo unico, capoverso 4-bis, con riferimento alla procedura per gli eventuali aggiornamenti dell’elenco dei medicinali di cui al suddetto allegato III-bis del testo unico (farmaci oggetto di modalità prescrittive semplificate in base alla disciplina delle cure palliative e della terapia del dolore). La Camera ha aggiunto, ai fini dell’emanazione del decreto del Ministro della salute, al parere del Consiglio superiore di sanità quello dell’Istituto superiore di sanità, in sostituzione del parere della Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento per le politiche antidroga.
Il comma 13, inoltre, intervenendo sull’articolo 43 del testo unico, al capoverso 5-bis, inserito dalla Camera, prevede che la prescrizione di “medicinali” (che figura in luogo della dizione “farmaci”) compresi nella tabella dei medicinali, sezione A, per il trattamento degli stati di tossicodipendenza da oppiacei sia effettuata all’interno del piano terapeutico individualizzato, secondo modalità stabilite con decreto del Ministero della salute.
Il comma 13, infine, ancora intervenendo sull’articolo 43 del testo unico, al capoverso 10-bis, inserito dalla Camera, dispone che i medici chirurghi, su richiesta dei pazienti in corso di trattamento terapeutico con medicinali stupefacenti o psicotropi che si rechino all’estero, provvedano alla redazione della certificazione di possesso dei medicinali stupefacenti o psicotropi, compresi nella tabella dei medicinali da presentare all’autorità doganale all’uscita dal territorio nazionale, individuati con decreto del Ministero della salute, che definisce anche il modello della certificazione.
Il comma 27, lettera d), nel sostituire il comma 7 dell’articolo 120 del testo unico, prevede la soppressione, per gli operatori del servizio pubblico per le “dipendenze” (non più “tossicodipendenze”) e delle strutture private autorizzate, dell’obbligo di segnalare all’autorità competente le violazioni commesse dalla persona sottoposta al programma terapeutico alternativo a sanzioni amministrative o ad esecuzione di pene detentive. Detti operatori non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto in ragione della propria attività professionale (obbligo già previsto dalle novelle dichiarate illegittime, per il suddetto vizio di natura procedurale, dalla succitata sentenza n. 32 del 2014).
L’articolo 2, relativo all’efficacia degli atti amministrativi adottati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, detta, tra l’altro, una disposizione transitoria, garantendo che gli atti amministrativi adottati ai sensi del testo unico fino alla data di pubblicazione della ridetta sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 2014, vale a dire fino al 5 marzo 2014, “riprendono” a produrre effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame (la Camera, al riguardo, ha sostituito la parola “continuano” con quella “riprendono”).
L’articolo 3 reca disposizioni in materia di impiego di medicinali per indicazioni terapeutiche diverse da quelle contemplate nell’autorizzazione all’immissione in commercio (cosiddetto uso off-label).
Il comma 1 – nel testo approvato dalla Camera – integra l’articolo 48, comma 19, lettera b), numero 3) della legge 24 novembre 2003 n. 326, prevedendo che il fondo istituito presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ed alimentato con i contributi obbligatori a carico delle aziende farmaceutiche possa essere destinato anche alla sperimentazione clinica di medicinali per un impiego non compreso nell’autorizzazione all’immissione in commercio. Tale destinazione può essere operata, sentito il Consiglio superiore di sanità, anche su richiesta delle regioni e delle province autonome o delle società scientifiche nazionali del settore clinico di specifico interesse.
Il comma 2 – come riformulato dalla Camera – inserisce nell’articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 648, dopo il comma 4, la previsione che, anche qualora sussista un’alternativa terapeutica nell’ambito dei medicinali autorizzati, siano inseriti, previa valutazione dell’AIFA, secondo parametri di economicità ed appropriatezza, nel novero dei farmaci a totale carico del Servizio sanitario nazionale i medicinali che possono essere impiegati per un’indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, purché tale indicazione sia nota e conforme a ricerche condotte nell’ambito della comunità medico-scientifica nazionale ed internazionale. In tale ipotesi, l’AIFA attiva idonei strumenti di monitoraggio a tutela della sicurezza dei pazienti ed assume tempestivamente le necessarie determinazioni. Il comma in esame sopprime, quindi, in relazione ai farmaci in questione, la condizione dell’assenza di una valida alternativa terapeutica.
A tale riguardo, il relatore ricorda che l’articolo 5 della direttiva2001/83/CE, e successive modificazioni, consente che un medicinale venga impiegato senza autorizzazione all’immissione in commercio, o per un’indicazione terapeutica non compresa in essa, qualora sussistano “esigenze speciali”. A livello giurisprudenziale, la Corte di giustizia dell’Unione europea, nella sentenza 29 marzo 2012, C-185/10, relativa all’importazione di farmaci con le stesse sostanze attive, lo stesso dosaggio e la stessa forma di quelli aventi l’autorizzazione all’immissione in commercio, ha osservato che “considerazioni finanziarie” (relative, nella fattispecie, alla competitività del prezzo) non possono, di per sé, condurre a riconoscere l’esistenza di siffatte “esigenze speciali”.
In ordine a tale profilo, il relatore ritiene possa essere utile un approfondimento, anche alla luce del parere che sarà reso dalla Commissione 14ª.
Il senatore GIOVANARDI (NCD), relatore per la 2a Commissione, prima di entrare nel merito delle disposizioni previste dal decreto-legge in conversione e delle modifiche proposte dalla Camera dei deputati, rileva preliminarmente che, in seguito all’entrata in vigore del provvedimento d’urgenza, l’impianto normativo in materia di stupefacenti rimane sostanzialmente quello che già caratterizzava la disciplina di legge poi dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. La condizione in cui versano i tossicodipendenti viene inquadrata non come situazione personale da reprimere ma è riguardata dall’ordinamento come uno stato che necessita di cure e assistenza. L’attività di spaccio e cessione delle sostanze stupefacenti è invece repressa con fermezza, ma la specifica condizione in cui viene a trovarsi lo spacciatore, che a sua volta è vittima di un problema di dipendenza, deve tendere ad escludere la sanzione detentiva per favorirne, invece, la riabilitazione e la cura. A queste linee di fondo corrispondono, in buona sostanza, le più importanti opzioni normative previste dal decreto-legge; da ultimo, prima di illustrarne i contenuti di maggior rilievo per la Commissione giustizia, preannuncia l’ipotesi di un apposito ordine del giorno che rivolga una direttiva nei confronti del Governo affinché le sostanze stupefacenti derivanti dalla cannabis siano prese in considerazione discernendo quelle dai principi attivi più alti e pericolosi, da quelle che, invece, possono essere mantenute nella tabella II. Se tale atto di indirizzo fosse accolto dal Governo o approvato in Commissione si potrebbe ricondurre a definitiva coerenza il sistema tabellare, in modo tale che sostanze stupefacenti di pari dannosità e rischio siano trattate in modo identico e differenziate da quelle meno pericolose per la salute.
Tanto premesso, passa a illustrare i contenuti del decreto-legge n. 36 del 20 marzo 2014 che si compone di quattro articoli.
Il primo di essi reca modificazioni al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309.
Il secondo articolo disciplina l’efficacia degli atti amministrativi adottati ai sensi dello stesso decreto del Presidente della Repubblica.
Infine, mentre l’articolo 3 reca disposizioni in materia di impiego di medicinali (la rubrica dell’articolo è stata opportunamente modificata nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati), l’articolo 4 stabilisce l’entrata in vigore il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento d’urgenza.
L’articolo 1 è volto a far fronte alla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale. Tale pronuncia, come ormai noto, ha dichiarato l’illegittimità delle modifiche operate sul testo unico di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, dalle disposizioni recate dalla legge 21 febbraio 2006, n. 49, con la quale si convertiva l’ultimo decreto-legge del 2005, adottato nel corso della XIV legislatura.
Senza soffermarsi a lungo sugli effetti sortiti dalla sentenza di accoglimento della Corte costituzionale, ritiene comunque opportuno precisare che la declaratoria di illegittimità si fonda sulla ritenuta disomogeneità e dunque estraneità al testo del provvedimento d’urgenza degli emendamenti approvati in sede di conversione di quel decreto-legge, da parte delle Camere. Atteso, dunque, che la pronuncia di illegittimità non deve ricondursi al merito delle scelte legislative adottate agli inizi del 2006, il relatore passa ad illustrare il tenore dell’intervento che il Governo ha predisposto per far fronte alle conseguenze della sentenza della Consulta.
All’articolo 1 del decreto-legge in esame sono allegate cinque tabelle; le prime quattro riguardano le sostanze stupefacenti e psicotrope sottoposte a controllo internazionale e nazionale; la quinta tabella, invece, comprende i medicinali di impiego terapeutico ad uso umano o veterinario. Ora, stante la reviviscenza della disciplina antevigente la novella dichiarata illegittima dalla Corte, l’articolo 1 del decreto-legge si è occupato innanzi tutto di stabilire che il completamento e l’aggiornamento di tali prospetti tabellari si effettuano una volta sentiti il Consiglio Superiore di Sanità e la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento nazionale per le politiche antidroga. In seguito all’esame presso la Camera dei deputati, a quest’ultimo soggetto è stato sostituito l’Istituto Superiore di Sanità.
Tale modifica nei soggetti legittimanti ad esprimere parere è stata poi coerentemente introdotta in altre disposizioni del testo.
Il successivo comma 2 del medesimo articolo 1, reca modifiche all’articolo 13 del testo unico. Viene pertanto ribadita l’impostazione per cui le sostanze stupefacenti o psicotrope sottoposte a vigilanza, nonché i relativi medicinali, sono raggruppati in cinque tabelle allegate. E’ poi appositamente indicata la procedura per l’esclusione da una o più misure di controllo dei medicinali e dispositivi diagnostici che, in forza della loro composizione quantitativa e qualitativa non possono trovare un uso diverso da quello cui sono destinati.
Il comma 3, nell’introdurre modifiche all’articolo 14 del testo unico, disciplina i criteri per la formazione delle tabelle. Al riguardo, sempre limitatamente ai profili di competenza inerenti la Commissione giustizia, sottolinea che nella tabella I sono indicate otto famiglie di sostanze e di preparazioni, rispetto alle quali il solo punto 6 in materia di tetraidrocannabinoli ha subito una modifica nel corso dell’esame presso la Camera. Nella tabella II si fa espresso riferimento alla cannabis e ai prodotti da essa ottenuti; in tabella III sono indicate sostanzialmente le sostanze barbituriche nonché altre sostanze ad effetto ipnotico sedativo ad esse assimilabili. In tabella IV vengono invece indicate le sostanze per le quali sono state accertati concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica, la cui intensità e gravità è commisurata a quelli prodotti dalle sostanze elencate nelle tabelle I e III. Quest’intensità e gravità devono comunque essere minori di quelle indotte dalle sostanze ivi previste.
Evidenzia, quindi, il tenore del comma 3-bis, anch’esso introdotto dalla Camera dei deputati, in materia di rilascio di autorizzazioni per la coltivazione, la produzione, l’impiego, l’importazione, l’esportazione, la ricezione per transito, il commercio o la detenzione per il commercio di sostanze stupefacenti o psicotrope. Tali attività sono comunque precluse a coloro ai quali siano state irrogate condanne o sanzioni ai sensi degli articoli 73, 74 e 75 del testo unico. Peraltro, le autorizzazioni già rilasciate sono sottoposte a revoca immediata, qualora si versi in una delle ipotesi descritte. Va poi aggiunto che con una puntuale modifica al comma 4 del medesimo articolo, la Camera dei deputati ha ritenuto di escludere dal divieto di coltivazione la canapa coltivata esclusivamente al fine di produrre fibre o per gli altri usi industriali consentiti dalla vigente disciplina dell’Unione europea.
Sempre con riferimento agli specifici profili di interesse della Commissione giustizia, al comma 27, lettera d) del testo unico è stata apportata una modificazione significativa, poiché è stato soppresso, in capo agli operatori del servizio pubblico per le tossicodipendenze, l’obbligo di segnalare all’autorità competente le violazioni commesse dalla persona sottoposta al programma terapeutico alternativo a sanzioni amministrative o ad esecuzione di pene detentive.
Sugli obblighi di informazione e registrazione, precisa che rimangono in vigore, invece, quelli previsti dal decreto-legge agli articoli 45, 60, 61, 63, 65 e 66 del testo unico.
Passa dunque all’illustrazione delle modifiche apportate all’impianto sanzionatorio. Innanzitutto l’articolo 45 in materia di dispensazione dei medicinali reca un comma 9, secondo il quale, salvo che il fatto costituisca reato, chi contravviene alle disposizioni relative alle modalità per dispensare i medicinali, incorre nella sanzione amministrativa pecuniaria di una somma che va da 100 a 600 euro.
In base all’articolo 24-bis introdotto dalla Camera dei deputati vengono apportate puntuali modifiche all’articolo 73 del testo unico. L’impianto normativo di tale articolo viene modificato inserendo una nuova disciplina in materia di reati di lieve entità. In tali evenienze la pena della reclusione prevede una cornice edittale che va da sei mesi a quattro anni, mentre la multa va da 1.032 euro a 10.329 euro. La lieve entità si determina valutando i mezzi, le modalità o le circostanze delle azioni, ovvero la qualità e la quantità delle sostanze.
Il comma 5-bis del medesimo articolo stabilisce che, nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti (cosiddetto patteggiamento di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale), in luogo delle pene detentive e pecuniarie può applicarsi il lavoro di pubblica utilità, per una durata corrispondente a quello della sanzione detentiva irrogata. Naturalmente, non solo tale norma si applica per i reati di lieve entità, ma è espressamente stabilito che, sempre ai fini dell’applicazione della norma, essi devono essere commessi da persona tossicodipendente o da assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope. Con riferimento, invece, alle modifiche apportate all’articolo 75, che ha riguardo alle condotte connesse agli stupefacenti se consumati per farne uso personale, l’impostazione rimane quella per cui, se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle tabelle I e III si ha un regime sanzionatorio amministrativo più grave, mentre se si tratta delle tabelle II e IV, le sanzioni amministrative possono protrarsi per un periodo da uno a tre mesi. Di particolare rilievo è l’inserimento di una norma volta a determinare le modalità di accertamento della destinazione ad uso esclusivamente personale di tali sostanze. Si tratta, in realtà, di due presupposti di cui tener conto: il primo è che la quantità di sostanza non sia superiore ai limiti massimi indicati con un decreto interministeriale. La norma si addentra nel tentativo di descrivere le modalità di presentazione delle sostanze stupefacenti, citandone il peso lordo complessivo e il confezionamento frazionato. Il secondo rilievo da prendere in considerazione è che i medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope non eccedano il quantitativo prescritto.
Infine, si sofferma brevemente sull’articolo 2 del decreto-legge nella parte in cui stabilisce che, alla data di entrata in vigore del provvedimento in conversione, riprendono a produrre effetti gli atti amministrativi adottati sino alla data di pubblicazione della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale. Segnala a riguardo che, da un lato, la Camera dei deputati ha ritenuto di sostituire il termine “continuano” con il termine “riprendono”, il che importa qualche supplemento di riflessione, dato che si lascia ad intendere che vi possa essere una cesura nell’efficacia degli atti amministrativi adottati nel periodo intercorrente tra la pronuncia della Consulta, il decreto-legge e la legge di conversione. Per altro verso, la Camera dei deputati ha introdotto una correzione retroattiva dei richiami alla tabella II che sono da intendersi come riferiti alla tabella dei medicinali, come rideterminata dall’allegato A del decreto-legge. Si dovrebbe così porre rimedio in anticipo a non pochi dubbi interpretativi sulle norme contenute nei decreti applicativi del Testo unico più volte citato.
CONVOCAZIONE DELLE COMMISSIONI RIUNITE
Il presidente PALMA ricorda che le Commissioni riunite sono convocate alle ore 14 di domani per lo svolgimento della discussione generale.
Prendono atto le Commissioni riunite.

References: sentenza 
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