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Timestamp: 2020-06-01 23:39:04+00:00

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Stenografico Assemblea - Sed. n. 67 di venerdì 10 novembre 2006 - 15^ Legislatura
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Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) (1746-bis).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007).
Ricordo che nella seduta di ieri è stato accantonato l'articolo 2 e che da ultimo, dopo la votazione dell'emendamento Dionisi 3.48, sono stati accantonati gli emendamenti Moffa 3.50 e Misuraca 3.52.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso l'ulteriore prescritto parere (Vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 1).
Avverto, altresì, che prima dell'inizio della seduta è stato ritirato l'emendamento Leddi Maiola 9.15.
Avverto che deve ritenersi inammissibile per carenza di compensazione il subemendamento Leo 0.5.500.1. È, altresì, inammissibile, per le medesime regioni, il subemendamento Leo 0.20.500.1 riferito all'emendamento 20.500 del Governo.
Ricordo che è in distribuzione un'errata corrige del fascicolo n. 1, parte terza, relativa all'emendamento 168.110, erroneamente non riprodotto nel fascicolo.
Avverto che la Commissione ha presentato due emendamenti, di cui uno all'articolo 9, nonché una riformulazione dell'emendamento 19.600. Il termine per i subemendamenti è fissato alle ore 12 per l'emendamento all'articolo 9 e a un'ora prima dell'inizio della seduta di domani per gli altri.
Chiedo al relatore se tali termini siano compatibili con lo svolgimento dei lavori ipotizzato dalla Commissione.
MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, sull'emendamento che abbiamo accantonato ieri sera, che riguarda il 5 per mille, il Governo dovrebbe rendere, a mio avviso, una dichiarazione con la quale assumere impegni in ordine al momento in cui questa problematica potrà essere affrontata e risolta, superando, in tal modo, le difficoltà emerse ieri sera, che ci hanno indotto a chiedere l'accantonamento di quella proposta emendativa. Invito quindi il Governo ad esprimersi sul merito di tale questione.
ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il tema posto dagli emendamenti Moffa 3.50 e Misuraca 3.52, il cui esame è stato accantonato ieri sera, si ritrova sia all'articolo 186 (laddove si propone di creare un articolo 186-bis) e, più avanti, all'articolo 200. In tutti questi casi, si pone un problema su cui c'è una convergenza politica da parte dell'Assemblea del tutto evidente. Mi riferisco alla possibilità di proseguire con l'esperienza del 5 per mille, le cui finalità sociali e di solidarietà sono a tutti evidenti.
Il Governo è d'accordo con questo obiettivo e, quindi, vi è l'impegno a cercare di affrontare il problema; tuttavia, non siamo, in questo momento, in grado di avanzare una proposta precisa perché dobbiamo lavorare essenzialmente sul tema della copertura.
La ricerca di tale copertura non è cosa di poco conto; tuttavia, pensiamo di riuscire in ciò. La proposta che avanziamo è quindi di concludere l'esame dell'articolo 3, considerando i due emendamenti - se, tecnicamente, ciò è ritenuto possibile dai proponenti e dal Presidente - e discutere il tema, in unico blocco, all'articolo 186. Ciò permetterebbe al Governo di avere il tempo per trovare quelle soluzioni di copertura finanziaria assolutamente indispensabili, creando, in questo modo, le condizioni per consentire al Parlamento di esaminare coralmente la validità della soluzione proposta ed, eventualmente, di correggerla.
Quindi, noi saremmo favorevoli a concludere l'esame dell'articolo 3, rinviando l'argomento all'articolo 186, rispetto al quale pende una proposta di configurare un articolo 186-bis, con l'impegno formale del Governo a presentarsi, per quell'occasione, con una proposta finanziata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.
ALBERTO GIORGETTI. Noi apprezziamo lo sforzo del Governo su questo argomento e vorrei ribadirlo chiaramente. Nutriamo la massima fiducia sul fatto che vi sia una reale volontà di trovare una soluzione. Resta il fatto, però, che dal punto di vista tecnico - su questo potranno confortarci gli uffici - non so se sia possibile spostare un emendamento - in qualche modo, ridiscutendolo - su un altro articolo.
Ritengo che il Governo stia facendo uno sforzo sul tema della copertura: il vero problema mi sembra, sostanzialmente, essere questo.
Sarebbe utile che il Governo riuscisse, nelle prossime ore, a trovare una quadratura su tale copertura e, in relazione a ciò, vorremmo chiedere che sia mantenuto l'accantonamento dell'emendamento e, quindi, rinviata la votazione sull'articolo 3.
Infine, sempre secondo un ragionamento legato agli impegni reciproci che si assumono, non ritengo che questo argomento costituisca un elemento ostativo in termini di lavori dell'Assemblea per arrivare, una volta trovata la soluzione intorno all'articolo 186, ad una votazione rapida dell'articolo 3. Rimarrebbero, infatti, in piedi solo questi due emendamenti i quali, una volta trovata la soluzione da parte del Governo, potrebbero essere riformulati, insieme agli altri sull'articolo 186, a fronte di coperture idonee accolte e condivise dal Governo medesimo.
Quindi, noi vorremmo cercare di mantenere l'accantonamento dell'emendamentoPag. 3proprio perché in questo modo abbiamo una possibilità specifica di recuperarlo, in seguito alle successive valutazioni che potrà fare la maggioranza, il relatore e il Governo, pur dando pieno credito a quello che riteniamo un impegno vero della maggioranza e del Governo su questo tema.
Sarebbe anche importante un chiarimento da parte degli uffici, se sia possibile o meno riferire l'emendamento, esattamente nel testo attuale, all'articolo 186, mantenendolo, in questo modo, attuale, anche se la via maestra sarebbe quella di mantenere l'accantonamento e risolvere, in tempi veloci, compatibili con le problematiche del Governo, gli aspetti di copertura al fine di avere una formulazione e poterla valutare nell'ambito del testo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zorzato. Ne ha facoltà.
MARINO ZORZATO. Innanzitutto, intervengo per sottoscrivere gli emendamenti Moffa 3.50 e Misuraca 3.52, relativi al 5 per mille. In secondo luogo, vorrei sostenere quanto l'onorevole Giorgetti ha testé anticipato, anche perché credo che l'argomento sia proprio dell'articolo 3. Quindi, più che accantonarlo, poiché esso riguarda il tema fiscale, la domanda da porsi sarebbe un'altra, cioè se non sia il caso di esaminare in questa sede l'articolo 186.
Il problema posto dal relatore e dal Governo in Commissione e in sede di Comitato dei nove è relativo alla fiducia nei rapporti e noi abbiamo fiducia nel rapporto con il Governo e con il presidente della Commissione, salvo poi che sul testo sia posta la fiducia nella settimana prossima.
Proprio per questo, chiediamo al Governo di accantonare l'articolo 3 e, quando sarà pronto ad esaminare gli emendamenti Moffa 3.50 e Misuraca 3.52 e quelli riferiti all'articolo 186, visto che si tratta di materia fiscale sulla quale una volta sciolto il nodo della copertura tutti siamo d'accordo, credo che approvare l'articolo 3 sarà una questione puramente formale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Peretti. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, l'argomento del 5 per mille per la ricerca e il volontariato è politicamente molto rilevante. Anche l'UDC aveva presentato un emendamento all'articolo 186 per il ripristino del 5 per mille e ci fa piacere che il Governo abbia avuto un ripensamento su questo aspetto e voglia reintrodurlo nella legge finanziaria.
A noi interessa la sostanza dell'argomento e, quindi, siamo contenti di questo ripensamento. Però, poiché in politica la forma spesso è sostanza e poiché ci sono colleghi che hanno presentato degli emendamenti all'articolo 3, credo sia importante collegare il ripristino del 5 per mille anche alla sollecitazione dei colleghi dell'opposizione.
Pertanto, propongo di accantonare l'articolo 3 e di procedere con l'esame degli altri articoli, dando così il tempo al Governo e al relatore di riformulare l'emendamento e, in seguito, di approvare il ripristino del 5 per mille, in via definitiva, relativamente all'articolo 3 oppure all'articolo 186.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Garavaglia. Ne ha facoltà.
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, l'argomento del 5 per mille è ovviamente un argomento sensibile. Prendiamo atto dell'impegno del Governo e della maggioranza a trovare una soluzione. Si tratta di capire, però, quale sia la via migliore.
La Lega ha presentato un emendamento all'articolo 186. Vi è già un emendamento all'articolo 3 che, come Lega, chiediamo di sottoscrivere, affinché sia chiaro che l'opposizione tutta vuole intervenire su questa materia.
Diamo credito al Governo delle dichiarazioni fatte in tal senso e riproponiamo una proposta già fatta in Commissione: visto che c'è questo intendimento di risolvere la questione, pensiamo che nella giornata di oggi il Governo sia già in gradoPag. 4di presentare una bozza di soluzione. Poi, eventualmente, la copertura potrà essere cambiata in corso d'opera, tenendo conto della votazione dei vari articoli della finanziaria.
Avere già oggi una bozza di soluzione, con una copertura che potrà essere modificata in corso d'opera, può essere la soluzione ottimale per dare la certezza che l'argomento sarà affrontato in maniera concreta.
MAURO DEL BUE. Signor Presidente, anche noi apprendiamo con favore la volontà del Governo di reintrodurre la misura relativa al 5 per mille, che tanto sta a cuore al mondo del volontariato italiano.
Ho letto stamattina l'intervista di Massimo D'Alema, che continua a definire la finanziaria un suk arabo e che sostiene la scarsa capacità del Governo di vendere questa legge finanziaria. Questo è un argomento: un Governo che taglia il 5 per mille e poi lo reintroduce su iniziativa delle minoranze, certamente non fa una bella figura. Tuttavia, sottolineiamo con favore questo avvenimento e riteniamo che, piuttosto che rinviare l'operazione per l'incerta copertura ad un articolo successivo, sarebbe meglio una breve sospensione dei lavori per permettere al Governo di formulare una proposta complessiva di reintroduzione del 5 per mille e di valutazione della copertura finanziaria, per consentire al Parlamento di approvare definitivamente l'articolo 3.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Misuraca. Ne ha facoltà.
FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, essendo io il primo firmatario dell'emendamento 3.52, ieri sera lei mi stava cortesemente dando la parola. Poi, però, vi è stato l'intervento dell'onorevole Ventura con il quale mi devo complimentare perché stamattina abbiamo trovato alcune sorprese. Ieri sera, era nell'aria che gli emendamenti Moffa 3.50 e Misuraca 3.52 sarebbero stati approvati dall'Assemblea perché vi è una sensibilità attorno al 5 per mille. Tutti i parlamentari, di centrodestra e di centrosinistra, hanno toccato con mano sul territorio che tale disposizione ha dato ottimi risultati non solo per il volontariato, ma anche per la ricerca. Apprendere questa mattina che vi è una volontà di accantonamento - lasciatemelo dire - ci fa capire che non si vuole assumere una posizione sul 5 per mille. Non la voglio chiamare scorrettezza, onorevole Ventura (Commenti del deputato Piro)... Sì, onorevole Piro, è così: se avete veramente la volontà di farlo approvare dovete dare adesso il parere favorevole per concludere l'esame dell'articolo 3. Altrimenti, come ha detto l'onorevole Zorzato, il gruppo di Forza Italia vi chiede di accantonare questo articolo.
MICHELE VENTURA, Relatore. Non ho capito l'intervento dell'onorevole Misuraca ma se si vuole strumentalizzare tutto, è sempre possibile farlo. Ieri ho fatto una proposta di accantonamento. Il mio è un ulteriore intervento distensivo nel senso che il Governo sta cercando soluzioni che non possono essere di facciata, perché ci vogliono coperture vere. Inviterei l'attuale opposizione a riflettere su quanto è accaduto gradualmente sul 5 per mille anche in passato. L'impegno è quello di procedere e risolvere il problema. Non oppongo alcuna riserva a mantenere l'accantonamento dell'emendamento Moffa 3.50 e ad andare avanti con i lavori affrontando il 5 per mille nel momento in cui saremo pronti. Quindi, non vi è alcuna volontà dilatoria e tanto meno di mancanza di chiarezza nei confronti dell'Assemblea. Torneremo sul punto quando vi sarà una proposta effettiva sulla quale il Parlamento potrà discutere.
Penso - e concludo - che, visto l'argomento, sarebbe assai importante chePag. 5risultasse che si tratta di un'iniziativa parlamentare, indipendente dagli schieramenti politici.
PRESIDENTE. Vorrei ricordare, perché ho avvertito qualche incertezza tra i colleghi, che il preavviso di votazioni elettroniche è stato dato alle 10,15 e, quindi, le votazioni potranno iniziare alle 10,35.
Ha chiesto di parlare la deputata Capitanio Santolini. Ne ha facoltà.
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, a titolo personale vorrei solo ricordare che chi conosce bene il mondo dell'associazionismo, come la sottoscritta, non può non stupirsi del fatto che siamo in piena fase di votazione ed ancora si discute di un argomento così importante. Si poteva arrivare alla discussione in aula della legge finanziaria avendo già risolto tale problema: è talmente evidente che è stato uno scivolone del Governo che mi stupisce essere ancora a questo punto.
FRANCESCO PIRO. Ma quale scivolone! L'avete bloccato voi il 5 per mille!
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Abbiamo presentato anche noi alcuni emendamenti in proposito. Mi auguro davvero - e prendo per buone le parole del relatore - che non vi sia nessuna intenzione dilatoria. Però, si risolva in maniera seria e rapida questo problema perché dobbiamo dare un segnale al paese ed alle associazioni che da noi aspettano una risposta.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al deputato Migliori, che l'ha chiesta, vorrei richiamare chi interviene ad attenersi strettamente alla questione procedurale, anche perché personalmente penso che le alternative siano molto semplici; si tratta di optare tra una delle due. Ha facoltà di parlare il deputato Migliori.
RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, intervengo soltanto sul piano procedurale per dire che concordiamo con le valutazioni del relatore circa la sottolineatura di un'impronta parlamentare finalizzata a modificare questo aspetto per noi significativo delle proposte emendative complessivamente presentate dal gruppo di Alleanza Nazionale.
Il dissenso è o probabilmente era - ma per questo elemento interpretativo chiedo al Presidente di svelare l'arcano, se così è - non sull'accantonamento, sul quale concordiamo, vista e considerata la situazione che ci viene prospettata, ma sul fatto di procedere o meno alla votazione dell'articolo 3. Per cui, noi siamo concordi se la proposta del relatore va nel senso, come già accaduto in passato, di passare all'esame di un altro articolo, una volta esaminati tutti gli emendamenti, non procedendo alla votazione sull'articolo 3.
PRESIDENTE. Chiedo l'attenzione del relatore e del Governo, perché questa controversia procedurale ha avuto adesso una specificazione nell'intervento del deputato Migliori, che chiede di sapere se la proposta di accantonamento riguarda l'intera votazione sull'articolo 3 e, dunque, se una volta accettato l'accantonamento, si procederà nelle votazioni sull'articolo aggiuntivo al 3, o se invece la proposta del relatore e del Governo è circoscritta all'emendamento.
Visto che ho la parola, faccio notare che sarebbe possibile, come è stato anche enunciato, in alternativa all'accantonamento dell'intero articolo 3, in caso di accordo dei presentatori dell'emendamento Moffa 3.50 e Misuraca 3.52, sulla base dell'approfondimento effettuato dagli uffici, riferire questi emendamenti all'articolo 186, poiché gli articoli aggiuntivi Zorzato 186.01 e Bezzi 186.02 riguardano entrambi la questione del 5 per mille. Dunque, a mio parere le alternative sono le seguenti: o esiste questa disponibilità dei presentatori a riferire gli emendamenti all'articolo 186, oppure c'è l'ipotesi dell'accantonamento dell'intero articolo 3.
Ha chiesto di parlare il deputato Marinello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, ho colto ilPag. 6senso dell'invito del relatore e, conoscendolo, sono portato a dare credito a quanto da lui sostenuto, però, in maniera assolutamente positiva, mi permetto di svolgere due riflessioni. Intanto, se dovessimo accantonare l'articolo 3 e tenere aperto il problema, procrastinandolo nel tempo, correremmo il rischio, via via che procediamo nei nostri lavori, di far diminuire le possibilità reali di una copertura.
L'altro contributo che vorrei dare è questo: da notizie di stampa apparse su agenzie risulterebbe che il Governo - quindi mi rivolgo in maniera particolare al sottosegretario Grandi qui presente - avrebbe a disposizione una idea ben precisa: circa 600 milioni di euro per iniziative prettamente parlamentari.
PRESIDENTE. La prego di attenersi alla proposta...
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Mi sto attenendo alla proposta. Quindi, questa posta potrebbe essere messa a disposizione dei gruppi parlamentari e del Parlamento per dare un'adeguata copertura e risolvere definitivamente il problema.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore e al Governo di pronunciarsi sull'argomento, in modo da risolvere la controversia.
MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, penso che la questione sia stata posta da lei in modo chiarissimo.
Inviterei i presentatori ad accogliere positivamente la richiesta di riferire questi emendamenti all'articolo 186. Aggiungo che, se c'è la preoccupazione che questo articolo pervenga tardi, troppo tardi, all'esame dell'Assemblea, a causa della sua collocazione, assicuro l'impegno da parte del relatore e del Governo ad anticiparne la lettura in aula, non appena l'Esecutivo avrà risolto, in tempi rapidi, il problema della copertura. Vi prego di dare credito al fatto che ci assumiamo questo impegno.
ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, se c'è l'impegno dal punto di vista politico - sottolineiamo questo aspetto - ad anticiparne l'esame, da effettuarsi, magari, entro la giornata, a fronte dell'individuazione da parte del Governo delle coperture, che auspico possa avvenire in tempi rapidi, siamo d'accordo a riferire l'emendamento Moffa 3.50 all'articolo 186.
FILIPPO MISURACA. Chiedo di parlare.
FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, ovviamente, aderisco anch'io alla proposta di riferire il mio emendamento 3.52 all'articolo 186, conferendo ancora fiducia e credibilità al relatore.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, rimane stabilito che gli emendamenti Moffa 3.50 e Misuraca 3.52 si intendono riferiti all'articolo 186.
PRESIDENTE. Riprendiamo dunque l'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 2).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Delfino. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, annunciamo il nostro voto contrario e una forte insoddisfazione per questo articolato, non perché non ci sia una qualche volontà di perseguire la cosiddetta equità insieme al rigore, quanto piuttosto perché l'insieme delle misure contenute in questo provvedimento rischia - ne siamo quasi certi - di tramutare, a fine anno 2007, l'esultanza che oggi osservo nella maggioranza per la rimodulazione dell'IRPEF e delle detrazioniPag. 7per carichi familiari in una grande delusione. Le indagini delle associazioni dei consumatori, del forum delle famiglie, dell'ISTAT e di molti altri istituti di ricerca, a fine 2007, certamente, ci testimonieranno che le misure che stiamo prevedendo con questo disegno di legge finanziaria porteranno ancora altre difficoltà per i cittadini e, soprattutto, per le famiglie. Oggi, dopo un lungo dibattito sull'articolo 3 di questo provvedimento, registriamo una totale chiusura della maggioranza verso le proposte dell'UDC e verso le proposte delle opposizioni.
Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, abbiamo ricevuto una serie impressionante di risposte negative riguardo alla rimodulazione della detrazioni per i figli diversamente abili e per le famiglie numerose, alle detrazioni delle spese scolastiche, alle spese delle giovani coppie, alla esenzione, per le famiglie e i cittadini con redditi inferiori a quindicimila euro, dall'ulteriore aumento del bollo ed anche riguardo alla valutazione dei maggiori oneri che le famiglie numerose sopportano, certamente, per la cura dei loro figli, dovendo sostenere spese più alte. Allora mi domando, domando all'opposizione ed anche alla maggioranza ed al Governo: di quale dialogo noi stiamo parlando?
Di quale confronto stiamo parlando se su un tema così fondamentale, che incide sui bilanci di tutte le famiglie italiane, non abbiamo visto accogliere una sola proposta dell'opposizione, anche quelle che sembrano essere più naturali, più serene, più dettate dalla volontà di migliorare il testo in esame?
Un esempio è quello relativo alla detrazione delle spese scolastiche: come avviene per le ristrutturazioni edilizie e per la rottamazione, avevamo proposto che almeno le spese che le famiglie, in particolare quelle numerose, sopportano per la cura e l'educazione dei figli, così come previsto dalla Costituzione, fossero detraibili. In altri casi, la detraibilità è concessa alla generalità dei cittadini senza limiti di reddito; in questo caso, invece, l'Assemblea è stata completamente sorda!
Non si vuole introdurre il quoziente familiare? Ho già detto ieri - e lo ribadisco in sede di dichiarazione di voto - che una famiglia con due coniugi ed un figlio che ha un reddito di 50 mila euro è in una situazione del tutto diversa da quella in cui è, a parità di reddito, una famiglia in cui vi sono tre, quattro o cinque figli. Allora, se non si vuole introdurre il quoziente familiare, almeno si consenta la detrazione delle spese per la cura e l'educazione dei figli, che non mi pare debbano essere tassabili!
A detta della maggioranza, il disegno di legge finanziaria al nostro esame si muove lungo una direttrice e secondo una prospettiva favorevole alle famiglie, ai cittadini.
TERESIO DELFINO. Al contrario, sotto questo profilo, il testo è assolutamente inconcludente. Signor Presidente, le chiedo scusa...
TERESIO DELFINO. Sto per concludere, signor Presidente. Mentre l'ISTAT rileva che siamo il paese più vecchio d'Europa, il governatore Draghi afferma che il deficit di istruzione è alla base della nostra mancanza di competitività. Davanti a questi dati, non vi è stata - lo ribadisco - alcuna disponibilità...
TERESIO DELFINO. ... al dialogo da parte di questa maggioranza. Pertanto, vanno bene i suoi appelli al dialogo, signor Presidente...
TERESIO DELFINO. ... ma certamente non va bene il comportamento della maggioranza e del Governo su questi temi.Pag. 8Grazie (Applausi dei deputati del gruppo UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Peretti. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, il collega Delfino ha motivato molto bene il nostro dissenso sull'articolo 3. Alle sue, desidero aggiungere soltanto una considerazione.
Questa impostazione di politica fiscale del Governo contiene un errore di fondo: si cerca di perseguire l'equità modificando la curva delle aliquote IRPEF, partendo dal presupposto che vi sia coincidenza tra reddito nominale dichiarato e reddito reale. Il presupposto è erroneo perché sappiamo bene che il nostro paese è caratterizzato da elevata evasione fiscale.
Quindi, abbiamo ribadito che gli incentivi vanno concessi in base al numero dei figli: è questo, a nostro avviso, l'unico criterio per assicurare un'equità che vada oltre la mendacità delle dichiarazioni dei redditi. Sosterremo questa proposta anche in seguito, quando la nostra critica investirà l'articolo 5. Grazie, signor Presidente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fugatti. Ne ha facoltà.
MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, ribadisco il voto contrario del gruppo della Lega Nord sull'articolo 3.
Noi contestiamo il modo in cui esso è stato dapprima portato, e poi riformulato, in Commissione: alle 9 di sera, con gli uffici già chiusi! Eppure, si tratta di un argomento importante, perché l'IRPEF riguarda, direttamente o indirettamente, tutti gli italiani.
L'articolo in esame è stato «venduto» al paese come quello che attua la redistribuzione, come disposizione volta a dare maggiore disponibilità ai ceti meno abbienti. Abbiamo dovuto constatare, però, che, per reperire la disponibilità, sono stati colpiti proprio i ceti meno abbienti! Si pensi al bollo sugli autoveicoli e sui motocicli: per le auto non catalizzate e per quelle «Euro 1», le più colpite, il bollo aumenterà di oltre il 50 per cento. Ma chi sono i possessori delle auto non catalizzate o «Euro 1»? Sono i ricchi a dover piangere ovvero le categorie meno abbienti?
A nostro modo di vedere, sono i poveri, le categorie meno abbienti, quelle che ancora hanno l'«euro 0» o l'«euro 1», su cui graverà l'aumento del bollo auto. Lo stesso discorso vale per il bollo dei motorini, perché è logico che i motorini più vetusti appartengano alle categorie meno abbienti. Quindi, crediamo che, alla fine, questa ridistribuzione del reddito e questo tipo di incentivi ai ceti sociali più in difficoltà siano una favola e una farsa. Ne è una dimostrazione anche il fatto che non è stato accettato l'emendamento sulla clausola di salvaguardia. Abbiamo detto: dati i nostri dubbi che, sotto i 40 mila euro, tutti ci guadagnino, facciamo in modo che, con la clausola di salvaguardia, nessuno ci rimetta rispetto alla legislazione precedente. Questo non è stato accettato e ci sorge il dubbio che voi stessi abbiate bisogno di quei fondi e di quelle disponibilità, che si vanno a reperire proprio sotto i 40 mila euro. Sono state bocciate la gran parte delle nostre proposte, se non tutte, per quanto riguarda il sostegno alla famiglia e ai giovani. Oggi, per i giovani...
MAURIZIO FUGATTI. ... arrivare a sposarsi e ad avere una casa e dei figli, soprattutto in Padania, dove il costo della vita è molto elevato, è difficoltoso. Abbiamo presentato emendamenti a favore delle giovani coppie e delle famiglie numerose, per incentivare anche la natalità, che, come ci confermano i dati, sta via via diminuendo nel nostro paese, ma sono stati tutti bocciati. Crediamo serva più attenzione per i giovani e per le famiglie, che questa finanziaria e, soprattutto, questoPag. 9articolo 3, non ha, di certo, favorito. Ribadiamo, ancora una volta, quindi, il voto contrario della Lega Nord.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Armani. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Annuncio il voto contrario di Alleanza Nazionale su questo articolo, che rimette in discussione tutto il sistema dell'imposta personale sul reddito, non soltanto penalizzando il nucleo familiare e non avviando quel sistema di quoziente familiare, che poteva essere veramente il sostegno per le famiglie, ma introducendo, praticamente, due progressività che si cumulano: la progressività sugli scaglioni, che aumentano di aliquote e di numero, e la progressività sulle detrazioni, che diminuiscono mano mano che cresce il reddito. Il doppio effetto di queste due progressività porterà certamente ad una riduzione della propensione al risparmio e all'investimento e, come è stato già detto dai colleghi che mi hanno preceduto, avrà anche un riflesso sui consumi. Vedremo, il prossimo anno, se la curva di Laffer, che dovrebbe essere considerata da chi vuole avviare una lotta all'evasione, sarà o meno rispettata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Misuraca. Ne ha facoltà.
FILIPPO MISURACA. Annuncio il voto contrario di Forza Italia, soprattutto dopo che, ieri, abbiamo assistito ad interventi di colleghi del mio gruppo, in modo particolare, gli onorevoli Crosetto e Zorzato, che, entrando nel merito di questo articolo, hanno rivolto un appello all'Assemblea per l'approvazione dei subemendamenti da loro presentati. Come non dimenticare, poi, anche l'appello dell'onorevole Porcu in riferimento ad tema molto importante, quello dei disabili e delle famiglie bisognose. Avremmo voluto partecipare a questa votazione, non tanto - lo dico chiaramente - con un voto favorevole, ma, almeno, con l'astensione, se fossero stati accettati alcuni nostri subemendamenti. Ciò non è stato fatto. C'è la volontà da parte del Governo, della maggioranza e del relatore di non voler partecipare al contributo positivo che l'opposizione e il gruppo di Forza Italia vogliono dare. Allora, signor Presidente, nostro malgrado, siamo convinti di votare contro questo articolo 3.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Patarino. Ne ha facoltà.
CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Non possiamo assolutamente essere d'accordo con l'atteggiamento adottato dalla maggioranza e dal Governo. Avevamo pensato che, dopo i richiami fatti anche dal Capo dello Stato, vi sarebbe stata da parte vostra una diversa presa di posizione. Tuttavia, ci siamo resi conto che avete fatto muro contro muro anche di fronte a proposte emendative come quelle riguardanti, ad esempio, interventi a favore dei portatori di handicap. Questo spiega ancora una volta, se mai ve ne fosse stato bisogno, che il vostro comportamento è di assoluto distacco nei nostri confronti. Pertanto, non possiamo che esprimere voto contrario.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, vorrei annunciare il voto contrario del gruppo Democrazia Cristiana-Partito Socialista e sintetizzare l'articolo 3 in tre capisaldi. Il viceministro Visco ha organizzato un semplicissimo modello fiscale per la famiglia, composto da tre soli capitoli: in primo luogo, ha chiesto quanti figli hanno; in secondo luogo, ha chiesto quanti soldi hanno; in terzo luogo, ha deciso di mandare al Governo centrale questi soldi in proporzione ai figli.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Hanno votato sì 276
Hanno votato no 214).
Prendo atto che gli onorevoli Lupi, Garnero Santanchè e Ronchi non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Capitanio Santolini 3.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e votanti 498
Avverto che non procederemo alla votazione dell'articolo 4, in quanto tale articolo è stato soppresso a seguito dell'approvazione nella seduta di ieri dell'emendamento 3.500 del Governo. Risultano pertanto preclusi anche gli emendamenti riferiti a tale articolo. Procederemo invece all'esame degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 4.
(Esame degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 4 - A.C. 1746-bis)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 4 (Vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 3).
Chiedo al relatore di esprimere il parere.
MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutti gli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 4.
ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Zorzato 4.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Zorzato 4.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Hanno votato no 273).Pag. 11
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Zorzato 4.03, non accettato non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Garavaglia 4.04.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Garavaglia. Ne ha facoltà.
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea sul mio articolo aggiuntivo, che costa pochissimo e questo dovrebbe tranquillizzare tutti. Tuttavia, esso fornisce una risposta specifica ad una richiesta specifica.
Nel mese scorso, si è tenuta l'assemblea nazionale dei sordomuti. Durante l'assemblea, i sordomuti hanno presentato un documento con alcune richieste specifiche. Fra tali richieste vi era la seguente: estensione dell'esenzione della tassa di concessione governativa sui telefoni cellulari anche ai soggetti affetti da sordomutismo. Mi pare di tutta evidenza che si tratti di una richiesta non solo legittima, ma anche di buon senso. La copertura è minimale, si parla quattro soldi, quindi, a fronte di una richiesta specifica avanzata dall'associazione nazionale dei sordomuti, rammento anche l'intervento del ministro Ferrero in cui lo stesso ha preso l'impegno di intervenire in tal senso. Il ministro Ferrero ha garantito che si sarebbe fatto carico della richiesta, ed io ero presente a nome della Lega Nord. A questo punto, mi pare vi siano tutte le condizioni per andare incontro a tale legittima richiesta che comporta una copertura minimale. Vi prego di non farvi influenzare dalla nostra indicazione di copertura perché noi, per evitare l'inammissibilità, la facciamo sempre sovrabbondante.
Prego il Governo di riflettere in tal senso e inviterei anche i colleghi a soffermarsi su questo articolo aggiuntivo.
PRESIDENTE. Avverto che la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata tra dieci minuti nella sala dei ministri.
TERESIO DELFINO. Intervengo innanzitutto per sottoscrivere gli articoli aggiuntivi Garavaglia 4.04 e 4.05, Bertolini 4.06 e Peretti 4.07. Per quanto riguarda poi l'articolo aggiuntivo in discussione alla luce dell'intervento appena ascoltato mi parrebbe veramente singolare che si vada strumentalmente a fare delle dichiarazioni senza dare coerentemente applicazione, ancora una volta, a quello che si proclama. Quindi, noi votiamo convintamente a favore di questo articolo aggiuntivo e speriamo che vi sia un minimo di coerenza nel Governo e nella maggioranza.
PRESIDENTE. Prendo atto che il deputato Garavaglia è intervenuto sul successivo articolo aggiuntivo 4.05, sempre a sua prima firma.
ANTONIO PALMIERI. Intervengo anche io per aggiungere la mia firma a questi articoli aggiuntivi e per ricordare che le leggi finanziarie del Governo Berlusconi, tanto vituperate dalla sinistra, hanno aumentato le indennità per i sordomuti e per i ciechi, cosa che non era stata fatta da decenni a questa parte.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale il deputato Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Intervengo per aggiungere la mia firma a questi articoli aggiuntivi e per sottoscrivere quanto detto prima dal collega Palmieri.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Garavaglia 4.04, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Garavaglia 4.05, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Bertolini 4.06.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Bertolini. Ne ha facoltà.
ISABELLA BERTOLINI. Presidente, intervengo per richiamare l'attenzione dell'Assemblea su questo articolo aggiuntivo, che vorrebbe reintrodurre nel disegno di legge finanziaria all'esame un provvedimento che, durante gli anni di governo della Casa delle libertà, era stato più volte reiterato, cioè la possibilità di concedere il cosiddetto bonus bebé, misura a favore della natalità, a tutte le donne cittadine italiane e comunitarie per l'anno 2007.
La mia proposta emendativa intende richiamare l'attenzione di questa legge finanziaria sulle questioni della natalità e della famiglia, visto che, anche durante la discussione di ieri, abbiamo capito che quest'Assemblea, il Governo e questa maggioranza, sono particolarmente sordi rispetto alle esigenze delle famiglie con figli. Riteniamo inoltre che l'emendamento in esame ricalchi in qualche modo una promessa elettorale non mantenuta dal Presidente Prodi.
ISABELLA BERTOLINI. Vorrei ricordare che, è vero che durante la campagna elettorale si dicono e si promettono molte cose che poi non si fanno e non si mantengono - e direi che questo Governo, in particolare, dimostra di essere il Governo delle bugie e delle falsità, perché non sta tenendo fede a nessuno degli impegni presi con gli elettori -, ma il Presidente Prodi in campagna elettorale, relativamente a questo provvedimento, aveva promesso ai cittadini di introdurre un assegno favore dei nuovi nati dal momento della nascita fino al compimento del diciottesimo anno di età, provvedimento assolutamente demagogico, peraltro irrealizzabile dal punto di vista finanziario, nonché assistenziale.
Noi non arriviamo a tanto, anche se il ministro della famiglia, Rosy Bindi, pochi giorni fa presso una emittente televisiva ha ribadito che il provvedimento in questione entrerà a far parte dell'attuale disegno di legge finanziaria all'esame, ma non abbiamo capito in quale articolo o in quale emendamento: siccome stiamo facendo una finanziaria a stralci, forse lo troveremo la prossima settimana! Chiediamo all'Assemblea di accogliere l'articolo aggiuntivo in esame e di votarlo favorevolmente, dando un segnale finalmente positivo nei confronti dei nuovi nati (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma all'articolo aggiuntivo in esame, che, così come diceva la collega Bertolini, è molto importante e a favore della natalità e della famiglia. Se l'emendamento in questione verrà approvato, si vedrà il comportamento della maggioranza che, a parole è sempre a favore della famiglia, ma nei fatti è contro le famiglie numerose: l'abbiamo visto anche per quanto riguarda le tabelle che ci vengono presentate in questo disegno di legge finanziaria.
Sarebbe soprattutto opportuno e doveroso da parte di tutti il voto favorevole su questo articolo aggiuntivo, perché esso si riferisce proprio ad una precisa promessa elettorale fatta dal Presidente Prodi e dalla sua maggioranza. Noi lo voteremo in maniera convinta e ci auguriamo che anche la sinistra sia coerente nel votare l'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cirielli. Ne ha facoltà.
EDMONDO CIRIELLI. Presidente, colleghi, intervengo solo per sostenere la tesi, ma soprattutto per richiamare ancora l'attenzione dell'Assemblea su questo voto, affinché non sia un semplice voto di routine: il calo demografico e la crisi della nostra società appaiono irreversibili. Abbiamo sentito il ministro Bindi e tanti esponenti della sinistra esprimere valutazioni sconcertate, ma che appaiono false oggi se non vi sarà un voto coerente. Intervengo dunque per richiamare l'attenzione di tutti affinché sia un voto meditato e per sostenerlo personalmente e come gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Fasolino. Ne ha facoltà.
GAETANO FASOLINO. Presidente, desidero anch'io apporre la mia firma all'articolo aggiuntivo in esame. Ritrovandomi in pieno nelle considerazioni svolte dall'onorevole Bertolini, debbo richiamare il centrosinistra a rivolgere una grande attenzione verso questa proposta emendativa, perché, qualora essa venisse bocciata, verrebbe ad essere chiara la volontà della sinistra nei confronti del sostegno alla famiglia. È una volontà sulla quale la sinistra ha fondato molto non solo della campagna elettorale scorsa, ma anche delle critiche che rivolgeva ingiustamente al Governo Berlusconi nella passata legislatura.
GAETANO FASOLINO. Per cui, mi attendo da parte dei deputati della sinistra, al di là dei conti fatti da Visco e da Padoa Schioppa, che votino a favore di questo importante articolo aggiuntivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bertolini 4.06, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Peretti 4.07.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Peretti. Ne ha facoltà
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, intervengo per illustrare la ratio dell'articolo aggiuntivo a mia firma, diretto a favorire la maternità delle casalinghe che, per gli eventi di parto, hanno riconosciuto la possibilità di detrarre dal bilancio familiare le spese documentate per la collaborazionePag. 14di una domestica o badante due mesi prima e tre mesi dopo il parto.
In Assemblea vi è stata una discussione molto prolungata, anche negli anni passati, per riconoscere il valore ed il ruolo delle casalinghe e si è sempre fatto molto poco. Nell'articolo aggiuntivo in esame vi è un intervento molto concreto e chiedo di votare in suo favore in segno di riconoscimento del valore e del ruolo delle casalinghe.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Capitanio Santolini. Ne ha facoltà.
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, intendo sottolineare che, in Italia, le casalinghe sono più di 8 milioni e, quasi sempre, sono donne che stanno a casa, in quanto hanno un elevato numero di figli. In genere, quando si supera il numero di tre figli, è difficile conciliare i tempi del lavoro ed i tempi della famiglia. Qualcuna vi riesce, altre no, oppure vi riescono perché mobilitano le nonne (e sappiamo quanto sia difficile). Avere un sostegno di una persona quando si hanno tre bambini, di cui due piccoli, e bisogna portarli a scuola e gestire una famiglia (ed in genere, insisto, sono le mamme che hanno molti figli che stanno a casa), mi sembra un segno di civiltà, per consentire a queste donne di mettere al mondo un terzo o un quarto figlio, senza avere l'incubo di come accudire i figli già avuti.
Ricordo, ai colleghi dell'Assemblea, che gli aborti, in Italia, sono in buona parte effettuati da donne sposate che arrivano al terzo o quarto figlio. Si tratterebbe di un altro sistema per aiutare la maternità, così proclamata in Italia, ma nei fatti così poco seguita dalle leggi e dai provvedimenti.
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Penso che sia veramente un segno di civiltà aiutare queste donne, che forniscono un grandissimo contributo al nostro paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Formisano.
ANNA TERESA FORMISANO. Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma all'articolo aggiuntivo del collega Peretti 4.07, ma anche per fare due riflessioni.
In Assemblea abbiamo la presidente nazionale dell'associazione casalinghe e mi auguro che, quanto meno, questa battaglia sia «sponsorizzata» da chi rappresenta o dovrebbe rappresentare la categoria a livello nazionale.
Aggiungo una precisazione. Sappiamo tutti che le badanti e le collaboratrici domestiche, nel nostro paese, sono, per lo più, donne provenienti da paesi extracomunitari. Abbiamo compiuto tante battaglie per far emergere questo tipo di lavoro, e per regolarizzarlo, e ritengo che il provvedimento in esame potrebbe rappresentare un valido strumento per far sì che le casalinghe, che necessitano di aiuto in quel periodo particolare della propria vita, potrebbero assumere queste persone in maniera plateale ed aiutare così le donne provenienti dai paesi extracomunitari.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Rossi Gasparrini. Ne ha facoltà.
FEDERICA ROSSI GASPARRINI. Signor Presidente, annuncio il mio voto contrario all'articolo aggiuntivo in esame. Le casalinghe hanno un accordo con il Governo per realizzare una politica razionale e coerente e, quindi, la necessità che sia messo ordine nei conti pubblici è prioritaria (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è sconcertante che la presidente della Federcasalinghe si sia espressa in questi termini, contraddicendoPag. 15peraltro quanto, nella passata legislatura, veniva a dirci e a chiederci nelle varie audizioni avute nella XI Commissione. Ma chiedo coerenza anche alla collega Cordoni, alla collega Motta e alle colleghe donne che erano con me in quella Commissione nella passata legislatura e che, rispetto alla questione delle casalinghe avevano sollevato con noi una serie di problemi.
Ricordo che la gestione delle casalinghe, obbligate peraltro ad avere una assicurazione con l'INAIL che non consente loro di percepire benefici rispetto a quanto loro versano, era stata fortissimamente criticata allora da parte delle colleghe, ora amiche della presidente Rossi Gasparrini.
La coerenza vorrebbe che almeno questo emendamento, che parzialmente accoglie quanto veniva discusso sino all'anno scorso in XI Commissione, venisse approvato. Mi meraviglierò molto se su questo emendamento non ci sarà un voto coerente da parte delle colleghe Cordoni e Motta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, io credo che a noi, come centrodestra, spetti il dovere di riconoscere la grande abilità del centrosinistra di determinare delle trasformazioni genetiche. Abbiamo poc'anzi sentito la collega, nata politicamente per difendere la famiglia e le casalinghe, far precedere il risanamento dei conti dello Stato rispetto ad ogni altra emergenza che riguarda la famiglia. Complimenti alla collega! Complimenti a coloro che hanno questa grande abilità di trasformare anche l'impegno che si prende con gli elettori. Il centrosinistra ha fatto la campagna elettorale denunciando agli italiani che nel caso di vittoria del centrodestra ci sarebbe stata la macelleria sociale. Quando al sindaco di Roma veniva chiesta l'apertura di un asilo nido lui rispondeva: non si può fare perché c'è il Governo di centrodestra.
Tutti questi emendamenti all'articolo 4 riportavano all'attenzione della Camera una serie di provvedimenti su cui tutti concordano quando si va nei dibattiti e nelle tavole rotonde; poi, però, troviamo al riguardo una chiusura assurda da parte del centrosinistra. Questi emendamenti tendevano ad introdurre il concetto di quoziente familiare; infatti, non si possono far pagare le stesse tasse ad una famiglia che ha portatori di handicap ed ha lo stesso reddito di un'altra famiglia che non ha questo problema; non si possono far pagare le stesse tasse ad una famiglia che ha tre giovani disoccupati rispetto a quella che non ce li ha e così via. E non voglio parlare di ciò che ha fatto in modo vergognoso il Presidente del Consiglio, che ha promesso agli italiani un contributo per le nascite per poi rimangiarsi la promessa fatta. Questo vuol dire che si tratta di persone non degne di fede, di bugiardi, di trasformisti, che non potrebbero e non dovrebbero mai rappresentare le istituzioni di una Repubblica democratica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Forlani. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, anch'io vorrei aggiungere la mia firma a questo emendamento perché mi sembra che introduca dei contenuti molto rilevanti sia per incentivare la natalità, che è un valore importante in un paese che, come più volte si è detto, registra un forte decremento demografico da diversi anni, sia per agevolare le famiglie e i bilanci familiari che stentano ad arrivare alla fine del mese e anche, come ricordavano alcuni colleghi, per incentivare l'emersione del lavoro degli extracomunitari, del lavoro casalingo e, quindi, per una maggiore tutela di questi operatori così importanti per le nostre famiglie e per la nostra società.
Anch'io volevo evidenziare la mia sorpresa per la posizione assunta dalla mia collega, appartenente alla Federcasalinghe, di contrarietà a questo emendamento perché penso che il suo accoglimento possa costituire una delle premesse per arrivare ad un sistema ...
PRESIDENTE. La prego, concluda.
ALESSANDRO FORLANI. ...fiscale più equilibrato, da noi più volte sollecitato, che consenta di portare in detrazione anche alcune spese di carattere privato socialmente rilevanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Paoletti Tangheroni. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, vorrei invitare la collega Rossi Gasparrini a riflettere sul fatto che l'articolo aggiuntivo in esame favorisce le casalinghe povere: le casalinghe ricche non ne hanno bisogno, perché hanno sempre la filippina. Ci si rivolge alle casalinghe che, in un certo momento della loro vita, devono essere sostenute perché si trovano in una condizione di povertà.
Collega, riveda la sua posizione: i conti facciamoli rimettere a posto dalle casalinghe ricche, mentre diamo una mano alle casalinghe povere (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Germontani. Ne ha facoltà.
MARIA IDA GERMONTANI. Signor Presidente, sottoscrivo anch'io questo importante articolo aggiuntivo. Il gruppo di Alleanza nazionale ha sempre riconosciuto il grande valore del lavoro e dell'impegno della donna nella famiglia. È un'importante questione di pari opportunità, di libertà di scelta, quella di dedicarsi alla famiglia e di avere dei figli.
Questo articolo aggiuntivo vuole dare una maggiore serenità alle donne che vogliono avere dei figli, quindi, la giusta importanza e valore al nucleo familiare, nucleo fondante della nostra società.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, da qualche giorno stiamo discutendo su emendamenti relativi alla famiglia. Prendiamo atto che non vi è alcuna apertura da parte della maggioranza e del Governo. L'onorevole Rossi Gasparrini ha espresso una posizione, anticipando alcuni provvedimenti per quanto riguarda la famiglia proprio in riferimento alla proposta emendativa Peretti.
Sarebbe stato più logico, opportuno e confacente alla dignità del Parlamento che, su tutta questa problematica, il Governo avesse preso la parola anche ieri per indicare il percorso da seguire e le iniziative da adottare nel prossimo futuro.
Sarebbe il modo migliore anche per rispettare l'impegno ed il lavoro di alcuni parlamentari che stanno sollecitando alcuni provvedimenti in favore della famiglia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato, Consolo. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONSOLO. Signor Presidente, desidero sottoscrivere anch'io l'articolo aggiuntivo in esame, facendo mie le considerazioni dei colleghi.
Il Governo si sta prodigando nel promettere e sta negando ciò che può dare. Non mi sembra un buon modo di procedere! Lo ha fatto ieri in riferimento ai portatori di handicap ed oggi sulle famiglie. Non va bene!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Cordoni. Ne ha facoltà.
ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, intervengo sull'articolo aggiuntivo in esame, sempre che intendiamo discutere sul merito dello stesso, invece di utilizzarlo per portare avanti una strumentalizzazione politica rispetto alla posizione della presidente delle Federcasalinghe, continuando a fare opposizione.
Credo che bisognerebbe leggere tutta la manovra finanziaria per capire quante siano le iniziative a favore delle donne che hanno figli, della famiglia, delle casalinghe,Pag. 17anche con riferimento all'assicurazione infortuni di cui parlava l'onorevole Campa, per poi ragionare sulla proposta emendativa in esame. Vi chiedo di leggerla, prima di intervenire.
L'assistenza ad una donna che aspetta un bambino e partorisce è un problema solo legato alle casalinghe? Tra le casalinghe vi sono signore ricche e signore bisognose, ma vi sembra questa una risposta di merito?
Vi ricordo che il centrosinistra dal 1996 al 2001 avanzò una proposta sulla maternità che fu approvata ed è oggi in vigore. Alle donne in condizione di indigenza, fino a 40, 50 milioni di euro, è stata riconosciuta l'indennità di maternità.
Quindi, non è vero che ci troviamo in una situazione che non prevede risposte in tal senso: infatti, per quanto concerne la tutela delle madri, anche di quelle che non lavorano, abbiamo predisposto un meccanismo che riconosce il valore universale della maternità per le tutte le donne! Con le risorse previste, le donne possono organizzare da sé la propria vita e la propria maternità come meglio credono.
Quando si affronta il tema della maternità, dunque, non è possibile farlo ricorrendo alle categorie della donna casalinga o lavoratrice, poiché è un problema (se rappresenta un problema) universale. Si deve affrontare tale questione, allora, con serietà, e non presentando proposte emendative che dispongono, ad esempio (come il successivo articolo aggiuntivo Peretti 4.07), detrazioni per la collaborazione di badanti due mesi prima e tre mesi dopo il parto.
Non ritengo possibile, infatti, parlare delle casalinghe in termini generici, senza neanche domandarsi perché, di fronte ad una gravidanza ordinaria, una badante dovrebbe servire due mesi prima; caso mai, se si trattasse di una gravidanza a rischio, la gestante avrebbe bisogno di ben altri servizi! Quindi, è un problema che non concerne soltanto i costi ed il fisco, ma deve essere affrontato nel merito.
Se bisogna ragionare sull'entità delle detrazioni previste dal sistema fiscale, vorrei osservare che non si dovrebbe considerare soltanto tale elemento; credo, tuttavia, che i meccanismi che abbiamo predisposto fino ad oggi siano sufficienti. È vero che ciò può essere sicuramente migliorato, ma le proposte dell'opposizione in tale ambito non possono rappresentare la risposta più adatta ai problemi delle casalinghe che aspettano figli, poiché si tratta di una questione che riguarda tutti. Credo che, se ragionassimo di più su altre ipotesi di intervento, forse riusciremmo a trovare risposte appropriate a tale tema (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Verdi).
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, chiedo anch'io di apporre la mia firma all'articolo aggiuntivo in esame. Vorrei dare una risposta, inoltre, alle numerose sollecitazioni provenienti dalle deputate sia della maggioranza, sia di opposizione. Vedete, colleghi, questa proposta emendativa forse incide parzialmente e settorialmente rispetto alla questione della tutela della donna, tuttavia essa concerne il tema più ampio e generale della maternità.
Considerazioni più generali, dunque, mi inducono ad esprimere un giudizio piuttosto critico - e mi rivolgo a tutte le colleghe presenti in Assemblea - sul disegno di legge finanziaria al nostro esame: si tratta, infatti, di un provvedimento che tiene in scarsa considerazione le donne! Le donne risultano essere ancora l'anello debole di questa società, e gli aiuti e le detrazioni che avete previsto a favore della famiglia, in particolare delle donne, sono ben poca cosa!
Forse avremmo dovuto avere il coraggio «trasversale» di caratterizzare un po' più al femminile la nostra manovra di bilancio per portarla un po' più dalla parte delle donne! Mi riferisco a tutte le donne, e non solo alle lavoratrici (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)! Certo, vi sono le donne lavoratrici, ed allora, in tal caso, dovremmo veramentePag. 18intervenire attraverso provvedimenti più incisivi in materia di pari opportunità! Vorrei osservare che ci riempiamo tutti la bocca delle belle parole «pari opportunità»; ricordo che, nella passata legislatura, abbiamo addirittura modificato in tal senso l'articolo 51 della Costituzione. Queste pari opportunità, purtroppo, ancora non esistono, perché sono ancora troppo forti le penalizzazioni a sfavore delle donne; potremmo parlare addirittura dell'esistenza di discriminazioni delle donne lavoratrici! Ciò avviene perché non è facile conciliare l'attività di madre, quella di moglie ed il lavoro di cura con un'attività professionale! Dobbiamo prendere atto di ciò, dunque, ed adottare misure serie e concrete in tema di conciliazione del lavoro con la cura della famiglia.
Ribadisco che è quanto è previsto nel disegno di legge finanziaria in esame è poca cosa! È stato tanto sbandierato il fondo per la costituzione di asili nido, tuttavia vorrei ricordare che si tratta di una misura che anche noi avevamo varato; ma voi, chiaramente, vi assumete la paternità di tale scelta, disconoscendo la politica di servizi a favore delle donne avviata dal centrodestra!
Allora, se vogliamo proprio parlare di tale argomento, vorrei evidenziare che se, da una parte, è prevista la tutela della maternità delle donne lavoratrici (la quale è perfettamente connessa al concetto di pari opportunità), dobbiamo altresì occuparci di un ulteriore aspetto, vale a dire la situazione delle casalinghe. Le donne casalinghe, infatti, si trovano effettivamente in una condizione ancora più penalizzante rispetto alle donne che lavorano.
Chi sono le casalinghe? Sono quelle donne che, tante volte, rinunciano a svolgere un'attività professionale per dedicarsi pienamente al lavoro di cura della famiglia. Purtroppo, non abbiamo ancora avuto il coraggio di riconoscere tale lavoro di cura e di assegnargli un valore economico; eppure, si tratta di un'attività fondamentale ed importante!
Vedete, colleghi, vorrei osservare che la donna lavoratrice, quando gode del congedo per maternità, proprio per il fatto di percepire uno stipendio può permettersi di pagare una badante, o comunque qualcuno che aiuti in casa. Non è facile, anche senza una gravidanza a rischio, occuparsi dei mestieri di casa che, come sappiamo, sono faticosi. Mentre una donna lavoratrice ha la possibilità di avere un aiuto in casa per un certo periodo, la casalinga, soprattutto nel caso di famiglia monoreddito, tante volte non ha tale possibilità. L'articolo aggiuntivo Peretti 4.07 tende, quindi, a favorire una categoria sociale debole e fortemente penalizzata che, pertanto, deve essere aiutata.
La previsione contenuta in tale proposta emendativa, che poteva essere perfezionata nel merito, può sembrare poca cosa, ma essa rappresenta comunque un primo passo fondamentale per affrontare tale tematica. Conseguentemente, invito le colleghe a sostenere questo articolo aggiuntivo e a mostrare più coraggio per una politica, anche finanziaria, a favore e dalla parte delle donne (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Forza Italia ).
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIULIO TREMONTI (ore 11,30)
JOLE SANTELLI. Signor Presidente, chiedo innanzitutto di apporre anche la mia firma sull'articolo aggiuntivo Peretti 4.07.
A convincermi della bontà di questa proposta emendativa sono state le parole espresse dalla collega Rossi Gasparrini, la quale ha affermato di condividerne il contenuto aggiungendo, però, che le finalità che essa vuole raggiungere saranno soddisfatte dal Governo nel quadro di un intervento più generale. Conseguentemente, per il momento tale proposta emendativa non può essere accolta. Ciò detto, noi dobbiamo spiegare alle casalinghe italiane che il Governo e la sua maggioranza non sono d'accordo su talePag. 19proposta emendativa perché, pur ritenuta giusta per le finalità che intende perseguire, essa proviene dall'opposizione. Grazie, signori della maggioranza! Lo spiegheremo agli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, il silenzio tombale del Governo, la fragilità delle argomentazioni con cui la collega Cordoni poc'anzi ha cercato, sul versante della sinistra, di difendere l'indifendibile e lo sprezzante commento, che a mia volta non voglio commentare, della collega Rossi Gasparrini, che asciuttamente si è limitata a dire che prima vengono le esigenze del risanamento dei conti pubblici, mi convincono, se pure avessi avuto qualche remora, a chiedere di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo in esame e a votare a favore dello stesso (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia).
L'articolo aggiuntivo Peretti 4.07 non aspetta provvedimenti generali che non verranno mai adottati, ma cerca di affrontare concretamente un problema mettendosi al crocevia di varie esigenze. In primo luogo, vi è quella di consentire alla casalinga di poter essere tale, cioè di poter svolgere questo importantissimo lavoro. In secondo luogo, vi é quella di fare emergere il lavoro nero che purtroppo esiste largamente in questo settore. In terzo luogo, vi è quella di creare maggiori incentivi allo svolgimento di un importante lavoro sociale per coloro che lo cercano. L'articolo aggiuntivo in esame va proprio incontro a questa pluralità di esigenze. Sfidiamo la sinistra, pertanto, ad intervenire oggi, senza rimandare a tempi che non verranno mai, per soddisfare tali esigenze.
In conclusione, invito i colleghi a votare a favore dell'articolo aggiuntivo Peretti 4.07.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dato. Ne ha facoltà.
CINZIA DATO. Signor Presidente, colleghi, credo che qui ci esprimiamo tutti in buona fede, tuttavia vorrei che ci intendessimo.
Prima di tutto, questo disegno di legge finanziaria, a mio avviso, fa molte buone cose per le donne (Commenti). A questo proposito, desidero ricordare soltanto l'impegno assunto in ordine agli asili nido e all'occupazione femminile. Desidero, inoltre, sfatare un altro mito sulla donna. A mio parere, la donna che fa figli sta a casa perché non dispone dei necessari servizi pubblici (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Verdi e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea ). A tale riguardo, dai dati relativi a tutti i paesi emerge che la misura più efficace per rendere libera la donna che vuole avere figli è quella di consentirle di lavorare. In relazione a ciò questa finanziaria propone, per la prima volta, misure efficaci.
C'è un ultimo aspetto che vorrei ricordarvi...
PRESIDENTE. La invito a concludere!
CINZIA DATO. Questa deducibilità fiscale riguarda le donne che possono pagarsi la badante, non quelle che non se la possono permettere!
Infine, la vostra legge Bossi-Fini, impedisce di mettere in regola le badanti: vogliamo cominciare con il rimuoverla (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Verdi)!
Non cambiamo le pari opportunità in pari opportunismi. Vi prego: non fa onore a nessuno (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Verdi, La Rosa nel Pugno e Comunisti Italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Perina. Ne ha facoltà.
FLAVIA PERINA. Vorrei fare due osservazioni. Innanzitutto, sottoscrivo l'emendamento in questione. In secondo luogo, sono davvero scandalizzata per ciò che ho sentito affermare dai banchi della sinistra, per cui si tende ancora ad effettuare, nel 2006, una distinzione ideologica tra il lavoro all'interno delle mura di casa e quello fuori dalle stesse. Come sta emergendo dalle espressioni della sinistra in questa sede, voi rifiutate di accettare l'idea che possano essere adottati provvedimenti specifici per le donne che scelgono di lavorare tra le mura domestiche, come se si trattasse di una categoria di persone di serie B, rispetto a chi lavora in fabbrica, in ufficio o in banca. Questo, a nostro avviso, è inaccettabile (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro))!
Dopodiché, vi pongo anche un interrogativo rispetto alla qualità di questo dibattito. Questa maggioranza ci ripete da giorni, mentre stiamo qui a discutere sulla finanziaria, che è possibile un dialogo e un confronto. Tuttavia, se non si riesce ad avere un dialogo, un confronto onesto, non ideologico su una misura che dà un aiuto dentro casa alle donne incinte, vorrei sapere su che cosa possiamo avere un dibattito e un confronto (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santanchè. Ne ha facoltà.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Intervengo, intanto, per aggiungere la mia firma a questa proposta emendativa, ma anche per muovere una osservazione alle colleghe del centrosinistra: mi piacerebbe che ci fosse più onestà intellettuale in questo Parlamento. Per sostenere, infatti, che in questa finanziaria vi sono misure a favore delle donne, ci vuole grande coraggio!
In questa finanziaria, purtroppo, non c'è niente per le donne e mi stupisce ancora di più sentire la collega Cinzia Dato che dà le colpe a una buonissima legge come la Bossi-Fini, la quale non è vero che non permette di regolarizzare le badanti ma, semplicemente, contiene quale suo pilastro nel suo disposto, il connubio permesso di soggiorno-contratto di lavoro (Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Comunisti Italiani).
Mi stupisce che la nostra collega Cinzia Dato affermi che la legge Bossi-Fini non aiuta le donne: non aiutiamo i clandestini, non li vogliamo consegnare al lavoro nero, ma vogliamo dare agli immigrati la giusta dignità di avere un posto di lavoro per poter mantenere una casa e una famiglia (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, sarò telegrafica: questo è un emendamento ipocrita! Mi richiamo all'intervento dell'onorevole Cordoni, che offriva invece un quadro generale del problema di come dovrebbe essere effettivamente affrontato al fine di aiutare tutte le donne, non solo quelle ricche, che si possono permettere di pagare la badante, ma anche tutte coloro che vogliono mettere in regola le badanti, facendo in modo che, oltre a potersele pagare le possano anche regolarizzare, un fatto che, grazie a voi, oggi, non è possibile (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Verdi)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.
EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, ritengo che l'onorevole Dato non si sia accorta che fa parte della maggioranza: parla ancora con quell'atteggiamento propagandistico tipico della sinistra parolaia, senza rendersi conto che, sebbene per pochi voti - anche su questo si dovrà ancora effettuare la dovuta verifica -Pag. 21attualmente il centrosinistra governa. Quindi, le cose giuste che ha detto relativamente alla situazione delle donne e alla mancanza dei servizi questa maggioranza non le deve dire: le deve fare! Ha detto bene la mia collega Garnero Santanchè sul fatto che questa finanziaria non contiene niente a favore non solo delle donne, ma anche dei bambini, degli stranieri e degli italiani: solo danni per tutti!
Volevo aggiungere, in conclusione, che la legge Bossi-Fini è l'unica legge in materia di extracomunitari che ha consentito centinaia di migliaia di regolarizzazioni proprio sul fronte dei lavoratori, ma che, attualmente, viene bloccata proprio da chi governa e impedisce quasi a 50 mila badanti di essere regolarmente presenti nel territorio dello Stato.
EDMONDO CIRIELLI. Certo, la sinistra immagina soltanto di aumentare l'immigrazione clandestina e si preoccupa probabilmente di più dei fenomeni assolutamente di facciata, che nulla hanno a che vedere con il progresso della nazione (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, vorrei sottolineare un elemento importante che è emerso dall'intervento della collega Dato. Al di là degli emendamenti e degli articoli, perché prima delle scelte legislative vengono le scelte culturali, la collega ci ha spiegato che una donna che fa la scelta esistenziale di non avere un lavoro dipendente o professionale esterno, volendosi dedicare alla famiglia, se non altro, per un periodo della sua vita, solo per questo deve essere discriminata. Infatti, nella sua visione, quello che una volta era un pregiudizio verso la donna che lavorava, si ribalta verso la donna che, invece, fa una scelta di libertà, ossia quella di dedicarsi al lavoro casalingo, che è una forma di lavoro, che ha una sua dignità, nella libertà di scelta della donna, in funzione della famiglia, anche dell'impresa familiare, in determinati periodi della vita.
CARLO GIOVANARDI. Questa realtà discriminatoria, che, prima dal punto di vista culturale e poi politico, squalifica l'apporto che la donna può dare all'interno della vita familiare e in quella funzione fondamentale che è la crescita dei figli, certamente condanna il nostro paese alla crisi della famiglia e al crollo demografico, perché viene svilito proprio quel ruolo e quell'apporto che è fondamentale per il futuro della nostra famiglia (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici di Sinistra e dei Democratici di Centro) e Forza Italia).
PRESIDENTE. Saluto gli studenti della scuola elementare Camillo Monaco di Oria (Brindisi), che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carlucci. Ne ha facoltà.
GABRIELLA CARLUCCI. Signor Presidente, chiedo di apporre la mia firma a questo articolo aggiuntivo.
Vorrei dire alle colleghe della sinistra - vorrei anche che tutti gli italiani che in questo momento ci stanno sentendo lo capiscano bene -, che questa proposta emendativa non è per le signore ricche che già hanno la badante a casa, perché, essendo ricche, hanno appunto la badante a casa! Quindi, si va contro le famiglie povere, le casalinghe povere (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania)! Voi lo dovete dire! Gli italiani devono sapere che siete degli ipocriti (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania - Vivi commenti dei deputati dei gruppi Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Verdi),Pag. 22perché state andando contro le famiglie che non hanno la badante a casa in questo momento! Vergognatevi di questo! E sono contenta di sentire la collega Cordoni che dice che la maternità travalica le classi sociali. Benissimo! Allora, approvate questo articolo aggiuntivo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.
ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, devo dire con soddisfazione che, forse, il mio intervento è stato assorbito dagli ultimi interventi di alcuni colleghi, perché un dato fondamentale che emerge in quest'Assemblea è che, purtroppo, c'è poca speranza per le politiche delle pari opportunità, le politiche femminili e gli interventi a favore del lavoro domestico. Infatti, purtroppo, sono ancora argomenti affidati ad una fetta ristretta delle rappresentanti istituzionali.
In quest'aula, oggi, su questo articolo aggiuntivo, c'è stato il protagonismo delle colleghe donne: salvo qualche rara eccezione, hanno parlato solo le donne, con l'aggiunta che molte di noi si sono rivolte solo alle colleghe donne.
Questo è un problema sociale, è un problema di tutti. I colleghi che sono qui presenti, che rappresentano la maggioranza e che sono quelli che hanno la possibilità di incidere su queste tematiche...
ERMINIA MAZZONI. ..., perché sono i numeri che fanno il risultato, invece di urlare, potrebbero dire cosa ne pensano!
Potrebbero raccontare alla società italiana cosa significa creare una società a dimensione di famiglia, a dimensione di donna, che veramente garantisca le pari opportunità.
Vorrei fare un ultimo riferimento con riguardo all'intervento della collega Cinzia Dato, della quale apprezzo la serietà. Ha detto una cosa non corretta perché proprio la detraibilità e la deducibilità delle spese per le badanti rappresentano una risposta alla carenza di servizi che la nostra società ancora oggi offre alla donna che vuole emanciparsi e lavorare fuori dalla famiglia (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Alleanza Nazionale).
CARLA CASTELLANI. Signor Presidente, innanzitutto chiedo di sottoscrivere la proposta emendativa in esame. Vorrei ricollegarmi all'intervento della collega Dato per ricordarle alcune cose. La prima finanziaria del centrodestra stanziò 70 milioni di euro per gli asili aziendali. Tale misura ebbe un successo enorme, tant'è che nella finanziaria dell'anno successivo furono stanziati 300 milioni di euro per la stessa finalità: si trattava di asili aziendali aperti anche al territorio. Ricordo alla collega Dato che quattro regioni del centrosinistra fecero ricorso al Consiglio di Stato perché ritenevano incostituzionale da parte dello Stato finalizzare risorse a tematiche sociali. Chiedo alla collega Dato di informarsi su come le suddette regioni di centrosinistra abbiano utilizzato tali risorse: se per fare o meno gli asili nido di cui oggi questa maggioranza si vanta (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cioffi. Ne ha facoltà.
SANDRA CIOFFI. Signor Presidente, qui non si tratta di fare categorie tra donne manager, donne casalinghe o donne, qui si tratta di lavorare per tutte le donne italiane (Applausi dei deputati dei gruppi Popolari-Udeur e La Rosa nel Pugno)!Pag. 23Questa finanziaria - grazie alle proposte di tutte le donne, anche della Casa delle libertà, alle quali chiedo di lavorare insieme per il futuro - tiene presente le esigenze delle donne (Commenti dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale). La prima di tali esigenze è la conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi della vita. Si tratta di pensare ad un paese che tenga sempre più conto, nel futuro, di tutte le donne che fanno grandi sacrifici e che metta in condizione queste ultime di scegliere. È su questo che si gioca la nostra scommessa. È su questo che noi donne del centrosinistra siamo impegnate. È su questo che noi donne chiediamo anche alle altre amiche di confrontarci per riuscire a creare un paese normale, un paese dove le donne possano essere messe in condizione di scegliere (Applausi dei deputati dei gruppi Popolari-Udeur, L'Ulivo e La Rosa nel Pugno).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.
KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, se l'Assemblea me lo consente, vorrei abbassare i toni in ragione del rispetto che dobbiamo alle donne italiane (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
Onorevole Giovanardi, devo dirle, spero con l'accordo di tutte le colleghe, che le donne da tempo hanno superato la contrapposizione fra quelle che lavorano e quelle che fanno un'altra scelta, ad esempio quella di stare a casa. Penso che esista una libertà di scelta per ognuna ed ognuno che va riconosciuta e sostenuta. Parliamo, quindi, di diritti.
Vorrei ragionare con un po' di serietà, e lo chiedo alle colleghe del centrodestra, per evitare frasi roboanti che, in realtà, fingono di dare una mano alle donne. Con molta serietà, volete spiegarmi a cosa serve una badante - lo dico tra virgolette - due mesi prima e tre mesi dopo? Chi ha vissuto la maternità sa che c'è un problema profondo di sostegno.
PRESIDENTE. Onorevole Zanotti...
KATIA ZANOTTI. Chiedo scusa, Presidente, ha ragione l'onorevole Dato: ciò vuol dire riconoscimento, attraverso una rete di servizi, dei supporti che arrivino davvero in modo concreto alle donne.
GUIDO DUSSIN. Tempo!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zanotti...
KATIA ZANOTTI. Chiedo scusa, tre mesi sono solo un modo per dire che facciamo finta, ma sappiamo che non si risolve niente (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Ippolito. Ne ha facoltà.
IDA D'IPPOLITO VITALE. Signor Presidente, nel manifestare la mia volontà di sottoscrivere l'emendamento al nostro esame, mi sia consentito fare alcune sottolineature. Intanto, non posso lasciar passare inosservato, ma devo certamente stigmatizzare, quanto ho ascoltato dalle colleghe della sinistra negli interventi che si sono succeduti.
Intanto, mi pare che una certa sinistra non rifugga mai da una tentazione antica, da un'arroganza intellettuale che le consente, ad ogni piè sospinto, di giudicare gli altri, sicché quella accusa di ipocrisia all'emendamento che stiamo analizzando con serietà non credo si possa accettare, ancor più in un'aula come quella che oggi noi occupiamo.
Si tratta di un pregiudizio e di una impostazione culturale pauperista che mi sembra introduca nuove e pesanti discriminazioni.
PRESIDENTE. Onorevole, la prego di concludere...
IDA D'IPPOLITO VITALE. Mi sembra - e mi avvio alla conclusione, Presidente -, che ci sia...
PRESIDENTE. Temo che debba concludere.
IDA D'IPPOLITO VITALE. ...una sorta di pregiudizio culturale, che non tiene conto proprio della limitatezza del tempo della esenzione prevista a vantaggio di donne che sono in un momento di particolare bisogno.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Peretti 4.07, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Esame dell'articolo 5 - A.C. 1746-bis)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 4).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Osvaldo Napoli. Ne ha facoltà.
OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, inizio il mio intervento, riprendendo un'agenzia di stampa di giovedì scorso del ministro dell'economia Padoa Schioppa, che affermava testualmente: «Tutti i fuochi sulla finanziaria sono ormai spenti; le risorse per i comuni sono state trovate, sono certe. Si procederà in tempi brevi alla sua approvazione».
Mi pongo un interrogativo, colleghi di quest'Assemblea: di quale finanziaria sta parlando il ministro? Quali fuochi ha spento? Mi permettano il Presidente Bertinotti e il Presidente Tremonti: il ministro Padoa Schioppa non sente il bisogno di essere presente in aula durante l'esame dell'atto più importante della vita parlamentare? Ritiene egli in questo modo di non mancare di rispetto al Parlamento e in particolare a quest'Assemblea, non avendo partecipato ad una sola seduta di questa finanziaria?
Mi dispiace, signor ministro, ma il fuoco del mio gruppo politico sulle norme di questa finanziaria, che interessano i comuni, le province e gli enti locali in generale, è tutt'altro che spento, e le spiego il perché. La finanziaria di quest'anno per i comuni rappresenta un atto grave del Governo per i rapporti tra lo Stato ed un'altra istituzione di pari grado, i comuni. Dico questo perché vi è stato tutto un irresponsabile modo di procedere nei nostri confronti, e parlo di responsabilità politica ed istituzionale.
Voglio infatti ricordare che i comuni hanno appreso dei contenuti di questa legge finanziaria dalla stampa; una serie di incontri politici preventivi con l'ANCI, con l'UPI e con l'UNCEM sono stati assolutamente inutili, una perdita di tempo.
Non una cifra ci è stata fornita, prima della approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, non un solo dato. E sì che questo disegno di legge finanziaria avrebbe dovuto segnare il rilancio della concertazione istituzionale. Tutto, invece, è stato deciso in modo unilaterale. Il ministro è stato un uomo politico di grande slealtà e scorrettezza istituzionale. Ha venduto, di fatto, un accordo con gli enti locali mai visto né discusso da alcuno. Nei loro rapporti istituzionali, Governo ed enti locali non sono mai stati così contrapposti nella storia della Repubblica. Se qualche collega della maggioranza dovesse avere dubbi, è sufficiente che si rivolga ai sindaci di alcune grandi città - Cacciari, Jervolino, Domenici, Cofferati, Chiamparino e Veltroni - i quali, tutti, si aspettavano una inversione di tendenza rispetto al Governo Berlusconi. Ebbene, dove sono coloro che gridavano allo scandalo, contro il Governo Berlusconi, riguardo alle concentrazioni? Dove sono quei parlamentari e quegliPag. 25amministratori che affermavano che con la legge di Berlusconi e del ministro Tremonti sarebbero stati costretti a spegnere i lampioni ed a chiudere le scuole materne e i servizi sociali? Questo è quanto si affermava allora.
Ebbene, oggi, non c'è un solo parlamentare che abbia il coraggio di dire queste cose riguardo al Governo Prodi-Padoa Schioppa. Il ministro Padoa Schioppa si è recato a Perugia per partecipare all'assemblea nazionale dell'ANCI e, con aria da puro (attenzione, ministro: un puro trova sempre un altro puro che lo epura!), ha parlato di macroeconomia. Non aveva la minima idea di dove si trovasse! Al ministro Padoa Schioppa vorrei suggerire un bagno di umiltà: per qualche mese, provi a fare l'assessore in un comune di mille anime, provi ad approvare una delibera o a capire la differenza tra una delibera ed una determina; si faccia un'idea di che cosa significhi amministrare. Scendendo dai cieli delle astrattezze delle teorie economiche, il ministro potrebbe smetterla di raccontare bugie, non ho ancora capito se volute o frutto di profonda ignoranza della materia!
La guerra nei confronti degli enti locali è iniziata ancora prima dell'esame di questo disegno di legge finanziaria, è iniziata con il cosiddetto decreto Bersani-Visco. Il ministro Bersani disse, allora, che le regole non si concertano. Ebbene, gli enti locali e periferici non concertano perché sono parte integrante dello Stato, non sono assimilabili ai sindacati o alla Confindustria che devono concertare, ma devono essere preliminarmente contattati, prima di decidere quali norme inserire in una legge dello Stato. Forse si è concertato con i tassisti, i farmacisti o i panificatori? Queste categorie, forse, non rientrano negli interessi dei comuni? Oppure, si è concertato qualcosa sui passaggi delle competenze notarili ai comuni o sui costi che a seguito dell'indulto - al di là del provvedimento in sé - i comuni hanno dovuto prendere a carico? L'immigrazione regolare c'è e nessuno può dire nulla in contrario. Ma per questo problema riceviamo, oggi, solo briciole: sono forse sufficienti ai comuni per provvedere ai buoni mensa, ai buoni scuola, ai buoni trasporto, alla politica sociale, alle aule delle scuole e a quant'altro concerne la politica dell'immigrazione? Dal 1o gennaio, poi, i cittadini di alcuni paesi dell'est entreranno in Italia: come faranno i comuni a sopportare una incidenza economica di questo tipo?
Dopo la sua approvazione da parte del Consiglio dei ministri, abbiamo subito affermato che il disegno di legge finanziaria per il 2007 per la parte che riguarda gli enti locali è insostenibile. Abbiamo fatto i conti e abbiamo scoperto che ci si trova di fronte ad una manovra economica che comporta un aggravio a carico dei bilanci di comuni e province, imponendo un obiettivo pari a 2 miliardi e 871 milioni per i comuni e 670 milioni di euro per le province.
Inoltre, non l'ANCI, ma il Servizio studi della Camera ha affermato che il taglio complessivo per il comparto delle autonomie locali grava per il 51 per cento solo sui comuni, per il 41 per cento sulle regioni e per l'8 per cento sulle province.
Oltre ad una valutazione negativa relativa all'entità della manovra per comuni e province, va sottolineato che il metodo di calcolo del miglioramento del deficit indicato nel disegno di legge rischia di creare, soprattutto per i comuni, forti sperequazioni tra gli enti locali, con picchi difficilmente sostenibili dalle amministrazioni. Peraltro, anche il decreto-legge contenente disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria contiene norme che rischiano di aumentare la pressione fiscale sugli immobili (ICI) attraverso operazioni centrali di revisione dei classamenti catastali. È ancora più grave che il Governo abbia previsto una contestuale riduzione dei trasferimenti erariali a favore dei comuni per l'importo derivante dal maggior gettito. Sapete a quanto ammonta il taglio? A 610 milioni di euro! Ci sarebbe da vergognarsi: da una parte, danno i soldi ai comuni e, dall'altra, con uno stratagemma contabile, li tolgono per lo stesso importo! Ma è questo il rapporto istituzionale tra ente centrale ed ente periferico?Pag. 26
Nella sostanza, l'impostazione del disegno di legge finanziaria al nostro esame provocherà un sostanziale ridimensionamento dei servizi alla cittadinanza (assistenza sociale, trasporti, strade, scuole) e non risolverà l'emergenza delle città (smog e casa).
In modo assolutamente arbitrario, vengono introdotte modifiche alla disciplina dello stato degli amministratori locali: i tagli all'indennità sono stabiliti senza che vi sia stata non soltanto concertazione, ma nemmeno una preventiva informazione. Non che io ed il mio partito non siamo d'accordo a ridurre i costi della politica, cari colleghi, ma che ognuno faccia la sua parte, allora, in modo proporzionale! Il problema dei costi della politica non è generato dagli assessori dei comuni con popolazione fino a 3 mila abitanti (che si volevano cancellare).
Mettere sotto controllo i costi della politica è un dovere morale, svincolato sempre e comunque dalla necessità della finanza pubblica; però, permettetemi: sapere che il voto di un senatore può costare 14 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia) non fa la stessa impressione? E non è forse, quello, un costo della politica intollerabile e mortificante? Se viene approvato un decreto, in fretta e furia, per consentire ad un partito di recuperare finanziamenti previsti dalla legge che sono stati perduti soltanto per un errore burocratico, non è anche quello un costo della politica? Ad un cittadino normale sarebbe stato concesso?
Personalmente, non ho mai messo in dubbio la necessità di migliorare le procedure per il contenimento dei costi della politica. Rimango in attesa di vedere, al posto del polverone mediatico, una bella inchiesta giornalistica che ci racconti come vivono i sindaci degli oltre 5.600 comuni con meno di cinquemila abitanti. Se proprio si vuole capire cosa sono gli amministratori italiani, si vada a cercare in questo immenso esercito di volontari, molti dei quali, da anni, non hanno mai percepito l'indennità. Ma il costo della politica si riduce anche in maniera diversa, sapendo razionalizzare, attraverso una modifica, il testo unico. Regioni, province, comuni, comunità montane, circoscrizioni, unioni di comuni, consorzi, ATO, circondari, aree metropolitane (e chi più ne ha più ne metta): è questo il costo della politica che bisogna avere il coraggio di innovare!
Ebbene, nella sostanza, diventa difficile. Sappiamo com'è andata dopo le proposte dei sindaci. C'è stato il famoso incontro a palazzo Chigi. Nella riunione del 10 ottobre, i sindaci hanno ricevuto una proposta migliorativa della manovra: circa 500 milioni di euro, nonché l'eliminazione delle spese cofinanziate e della legge obiettivo (per un ammontare di altri 266 milioni di euro).
Così, l'effetto della manovra economica sui comuni sarebbe passato da 2 miliardi 871 milioni a circa 2 miliardi di euro. A questo, il Governo aveva aggiunto la volontà di eliminare il tetto del 2,6 sullo stock di debito e di finanziare un fondo per i piccoli comuni di circa 260 milioni di euro.
Cosa è successo, colleghi? Dopo una lunga attesa e tanta confusione, il Governo ha presentato il suo emendamento alle regole del patto (articolo 74) e alla parte ordinamentale (articoli 76-79-80, oltre all'introduzione dell'articolo 75-bis). Ne faccio una sintesi, prima tecnica e poi politica.
La manovra nominale, a carico dei comuni, passa da 2 miliardi 870 milioni di euro a 2 miliardi e 2 milioni di euro e, di conseguenza, vengono modificati i coefficienti per il calcolo del contributo dei singoli comuni. La manovra nominale subisce, quindi, una riduzione di 876 milioni di euro. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso una modifica della base di calcolo, che prevede l'inserimento, nel saldo finanziario, dei trasferimenti erariali. Mentre, quindi, il valore assoluto della manovra nominale diminuisce, non altrettanto accade per lo sforzo che l'ente deve sostenere, in quanto il taglio ai trasferimenti, di cui al decreto Visco, in corso di conversione al Senato, che ammonta a 610 miliardi di euro, opera come la minore entrata. Come ho detto prima, da una parte, si dà e, dall'altra, si toglie, pensandoPag. 27che i comuni non riescano a capire e a vedere cosa ci sia scritto in una finanziaria. È una presa in giro. Gli enti locali riescono ancora a leggere e hanno amministratori capaci i quali riescono a capire quando c'è l'entrata e quando c'è l'uscita.
In altre parole, il vantaggio derivante dalla diminuzione dell'obiettivo è neutralizzato, in quantità diversa, a seconda della situazione del singolo comune dal taglio dei trasferimenti erariali. Praticamente, hanno trasformato un segno meno in un segno più, sulla parte del saldo, ed hanno creduto che fossimo così ingenui da non capire.
Ebbene, certamente il Governo Prodi ritorna sempre sul luogo del delitto. Ha iniziato il ministro Amato, tanti anni or sono, quando tagliò, nottetempo, i conti dei cittadini italiani prelevando una quota di liquidità ed istituendo, nel 1992, l'ICI. Altrettanto fece il Governo Prodi che, per entrare nei parametri di Maastricht, tagliò di colpo ben 40 mila miliardi di quell'allora finanziaria - e nessuno reclamò - ai comuni e agli enti locali periferici, che furono costretti, perché si diede loro possibilità di farlo, ad istituire l'addizionale IRPEF.
Ora, questo Governo continua sulla stessa strada di allora. Bene, il miglioramento di alcune parti, sotto l'aspetto ordinamentale, è certamente positivo. Bene, l'eliminazione del tetto del 2,6 per cento sull'indebitamento per i piccoli comuni. Allora, qual è la sintesi politica di questo articolo? Che è tutta una presa in giro e, badate, non prendono in giro una parte sociale, ma prendono in giro una parte fondamentale di questa Repubblica. Prendono in giro i cittadini, dicendo che abbasseranno le tasse e non dicendo che i comuni saranno costretti ad aumentare la pressione fiscale per chiudere i propri bilanci. Ebbene, avremo due finanziarie, una a livello nazionale e una a livello locale. Perché si dà la possibilità ai comuni di mettere l'addizionale IRPEF? Perché si dà la possibilità ai comuni di modificare gli indici catastali? Perché si è coscienti che si diminuiscono i trasferimenti dal centro alla periferia.
Voglio soprattutto richiamare l'attenzione del Parlamento sulla gravità della situazione in cui versano le nostre città. Con questa finanziaria, non si risolve nemmeno uno dei problemi e delle emergenze che si vivono nelle nostre città. Parlo della sicurezza, del trasporto pubblico locale, della casa. Dove sono finite le politiche strutturali e le grandi riforme che il Governo aveva promesso?
Dov'è finito il federalismo fiscale e dove sono l'autonomia e la responsabilità dei comuni? Gli amministratori locali chiedono di venire coinvolti nella gestione dei fondi relativi al sociale, alla famiglia e alla sicurezza. Devono essere chiamati alla condivisione degli obiettivi e delle risorse che impattano sulla loro città e sui territori e ne alterano l'assetto socio-economico. Alla fine, chi deve gestire e governare le dinamiche che si sviluppano nei territori sono i sindaci. Nessun'altra istituzione più del comune è in grado di comprenderne le evoluzioni.
Allora, richiamo il Governo e il Parlamento a cambiare rotta e a prestare diversa e maggiore attenzione nei confronti dei comuni e degli enti locali periferici, la cui autonomia finanziaria e gestionale può davvero essere lo strumento per il rilancio dello sviluppo e della competitività del paese, fattore di coesione economica e sociale nonché leva per un risanamento finanziario basato sul rigore ma anche sulla forte capacità di scelta nonché sul metodo di concertazione e partecipazione. Esso può avvenire anche in presenza di difficoltà e non intendo minimamente sottovalutare tale leva per rilanciare un'idea politica fatta di trasparenza ed efficienza. Infatti, ben il 70 per cento degli investimenti di questo paese avvengono attraverso gli enti locali.
Sono questi i motivi per i quali la legge finanziaria deve necessariamente essere ancora corretta. Per le motivazioni che ho già espresso, gli emendamenti del Governo sono insufficienti. Questa legge va cambiata non solo nell'entità della manovra a carico degli enti locali, ma anche e soprattuttoPag. 28nella qualità degli interventi strutturali a favore delle città, in modo particolare quelle medie e piccole.
Mi rivolgo ai colleghi parlamentari della maggioranza che sono al tempo stesso anche amministratori. Abbiano il coraggio di uscire allo scoperto e si dimostrino in quest'aula prima amministratori che appartenenti a gruppi politici. Se avranno la capacità di distanziarsi da direttive esclusivamente politiche, non otterranno certamente il consenso di Prodi e di Padoa Schioppa, ma quello di tutti i cittadini delle loro comunità locali. Questo è ciò che penso e mi auguro che abbiano tale coraggio. Da parte nostra, come gruppo di Forza Italia, non vi sono dubbi sul fatto che saremo attenti affinché la legge finanziaria, per quanto riguarda gli interessi locali, in quest'aula venga modificata. Se la parola data dal Governo, di per sé già non sufficiente, non venisse mantenuta, non vi sono dubbi sul fatto che i sindaci e gli amministratori locali, al di là del loro colore politico, scenderanno in piazza a denunciare tale situazione nei confronti dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)
PRESIDENTE. Saluto la classe della scuola elementare del primo circolo didattico di Cercola, in provincia di Napoli, presente in tribuna. La Presidenza e l'Assemblea rivolgono loro un saluto (Applausi).

References: articolo 186
 articolo 186
 articolo 3
 articolo 3
 articolo 3
e contrario