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Timestamp: 2020-02-28 18:22:50+00:00

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Art. 213 codice di procedura civile - Richiesta d'informazioni alla pubblica amministrazione - Brocardi.it
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Articolo 213 Codice di procedura civile
Richiesta d'informazioni alla pubblica amministrazione
Dispositivo dell'art. 213 Codice di procedura civile
Fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211, il giudice può richiedere d'ufficio (1) alla pubblica amministrazione (2) le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione stessa, che è necessario acquisire al processo [96 disp. att.] (3).
(1) La richiesta di informazioni è disposta dal giudice con ordinanza, revocabile e modificabile ai sensi dell'art. 177 del c.p.c. anche se è stata emessa sull'accordo delle parti, in quanto è mezzo disponibile d'ufficio. Il giudice ha un potere del tutto discrezionale, pertanto può decidere di non esercitarlo se ritiene che siano già stati acquisiti al processo elementi sufficienti per la decisione.
La facoltà concessa al giudice non può sopperire all'inerzia della parte nel provare i fatti posti a sostegno delle proprie ragioni.
(2) Si ritiene che la norma faccia riferimento alla pubblica amministrazione, esclusi gli enti pubblici economici.
(3) Le informazioni necessarie al processo non attengono all'attività funzionale della stessa (ciò è precluso al giudice in virtù del principio di separazione dei poteri), ma devono riguardare solo scritti in possesso o formati dall'amministrazione nella sua funzione istituzionale.
Non vi è univocità di vedute in ordine all'efficacia probatoria delle informazioni rese dalla pubblica amministrazione: secondo alcuni si tratterebbe di semplici argomenti di prova ex art. 116, secondo comma, c.p.c.; per altri, di vere e proprie fonti di convincimento del giudice sufficienti di per se stesse a dimostrare l'esistenza di un certo evento.
L'istituto della richiesta di informazioni alla P.A. risponde ad una esigenza di collaborazione tra pubblici poteri. Esso viene in rilievo quando la parte è impossibilitata a produrre o fornire in giudizio documenti di cui è in possesso la pubblica amministrazione (che non è parte in causa) o informazioni ad essi relative.
Massime relative all'art. 213 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 6101/2013
Il potere di cui all'art. 213 c.p.c., di richiedere d'ufficio alla P.A. le informazioni scritte relative ad atti e documenti della stessa che sia necessario acquisire al processo, non può essere esercitato per acquisire atti o documenti della p.a. che la parte è in condizioni di produrre, come nel caso del verbale di polizia relativo alle modalità di un incidente stradale, che ciascun interessato può direttamente acquisire dai competenti organi, a norma dell'art. 11, quarto comma, d.l.vo 30 aprile 1992, n. 285.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6101 del 12 marzo 2013)
Cass. civ. n. 10692/2010
Nel procedimento disciplinare a carico degli avvocati trovano applicazione, quanto alla procedura, le norme particolari che, per ogni singolo istituto, sono dettate dalla legge professionale e, in mancanza, quelle del codice di procedura civile, mentre le norme del codice di procedura penale si applicano soltanto nelle ipotesi in cui la legge professionale faccia espresso rinvio ad esse, ovvero allorché sorga la necessità di applicare istituti che hanno il loro regolamento esclusivamente nel codice di procedura penale; pertanto, nulla disponendo la legge professionale in ordine alla richiesta di informazioni da parte del giudice disciplinare, va applicato l'art. 213 c.p.c., ai sensi del quale le informazioni scritte e i documenti necessari al processo possono essere richiesti d'ufficio dal giudice alla P.A., in essa compresa l'amministrazione della giustizia.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 10692 del 4 maggio 2010)
Cass. civ. n. 17692/2009
Le norme dei regolamenti comunali edilizi e i piani regolatori sono, per effetto del richiamo contenuto negli artt. 872, 873 c.c., integrative delle norme del codice civile in materia di distanze tra costruzioni, sicché il giudice deve applicare le richiamate norme locali indipendentemente da ogni attività assertiva o probatoria delle parti, acquisendone conoscenza attraverso la sua scienza personale, la collaborazione delle parti o la richiesta di informazioni ai comuni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17692 del 29 luglio 2009)
Cass. civ. n. 16713/2003
L'esercizio del potere di cui aIl'art. 213 c.p.c. di richiedere d'ufficio alla pubblica amministrazione le informazioni relative ad atti e documenti della stessa che sia necessario acquisire al processo (nella specie, richiesta di documentazione relativa ai controlli periodici sulla funzionalità del misuratore autovelox utilizzato — dagli organi di polizia stradale — per l'accertamento dell'eccesso di velocità), rientra, al pari del ricorso ai poteri istruttori previsti dall'art. 421 c.p.c., nella discrezionalità del giudice, e non può comunque risolversi nell'esenzione della parte dall'onere probatorio a suo carico. Tale facoltà del giudice ha ad oggetto poteri inquisitori non sostitutivi dell'onere probatorio incombente alla parte, con la conseguenza per cui essi possono essere attivati soltanto quando, in relazione a fatti specifici già allegati, sia necessario acquisire informazioni relative ad atti o documenti della P.A. che la parte sia impossibilitata a fornire e dei quali solo l'amministrazione sia in possesso proprio in relazione all'attività da essa svolta. (Fattispecie in cui la Corte ha respinto il motivo di ricorso del ricorrente poiché la richiesta istruttoria, disattesa dal giudice di merito, non era sorretta da alcuna allegazione idonea a farne presumere la necessità).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 16713 del 7 novembre 2003)
Cass. civ. n. 1304/1990
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1304 del 22 febbraio 1990)
Cass. civ. n. 2435/1988
Il potere attribuito al giudice del merito, ai sensi degli artt. 118, 210 e 213 c.p.c., di ordinare, su istanza di parte o d'ufficio, l'acquisizione di prove nel processo, configurando un'eccezione al principio generale dell'incidenza sulle parti dell'onere probatorio stabilito dall'art. 2697 c.c., non può essere esercitato al di fuori delle ipotesi ed oltre i limiti previsti nelle citate disposizioni. Pertanto, poiché la richiesta di informazioni ai sensi dell'art. 213 c.p.c. — ove le parti non possano acquisirle direttamente — riguarda soltanto atti o documenti della P.A. in senso stretto — con esclusione degli enti pubblici economici quali gli istituti di credito — fuori di tale ipotesi l'ordine di esibizione alla parte o ad un terzo può essere emesso dal giudice solo su istanza di parte (actio ad exibendum), nei modi e con i limiti fissati dall'art. 210 citato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2435 del 14 marzo 1988)
Cass. civ. n. 7803/1986
La richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione (art. 213 c.p.c.) costituisce una facoltà rimessa all'insindacabile discrezionalità del giudice del merito ed è limitata al caso in cui le informazioni richieste riflettano atti e documenti dei quali solo l'amministrazione sia in possesso in relazione all'attività da essa svolta in ordine ai singoli rami e a determinati oggetti.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7803 del 20 dicembre 1986)
Cass. civ. n. 1032/1986
Il potere del giudice istruttore di richiedere, ex art. 213 c.p.c., le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione, comprende anche quello di acquisire al processo le relazioni orali o scritte di assistenti sociali, già in precedenza svolte nell'esercizio delle loro pubbliche funzioni, quando esse — come nel caso del giudizio di separazione dei coniugi in ordine ai provvedimenti sull'affidamento dei figli minori — si rivelino pertinenti all'oggetto del processo medesimo. Tali relazioni, vagliate dopo essere state oggetto di contraddittorio, hanno valore di prova indiziaria e di consulenza tecnica.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1032 del 20 febbraio 1986)
Cass. civ. n. 7000/1983
Il controllo in sede di legittimità dell'esercizio della facoltà del giudice del merito, di richiedere informazioni alla P.A., a norma dell'art. 213 c.p.c., in relazione al limite previsto dalla citata norma, che non consente di delegare alla P.A. attività istruttorie che solo il giudice può compiere con le dovute forme, può essere sollecitato solo con la indicazione della consistenza delle violazioni in cui sarebbe incorso il giudice del merito nel richiedere le informazioni e non anche con la generica enunciazione di principi di diritto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7000 del 23 novembre 1983)
Cass. civ. n. 5557/1982
La facoltà di richiedere informazioni alla pubblica amministrazione costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice del merito, insindacabile, come tale, in sede di legittimità. Questo potere concerne, in particolare, anche l'individuazione dell'organo della P.A. al quale il giudice medesimo ritiene di indirizzare la richiesta, con la precisazione che l'art. 213 c.p.c., consente di chiedere informazioni scritte solo nel caso in cui queste riguardino propriamente atti e documenti già in possesso dell'amministrazione, non anche nel caso in cui questi costituiscano il risultato di particolari indagini, sia pure rientranti nei poteri istituzionali di vigilanza, giacché in tale caso verrebbe delegata alla P.A. attività istruttoria che solo il giudice può compiere con le debite forme. (Nella specie, la Suprema Corte — alla stregua del principio suesposto — ha ritenuto che la richiesta d'informazioni, in ordine all'individuazione della persona da assumere ai sensi della L. n. 482 del 1968, bene fosse stata rivolta all'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione anziché all'Ispettorato del lavoro, investito di compiti di vigilanza ai sensi dell'art. 28 della stessa legge).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5557 del 25 ottobre 1982)
Cass. civ. n. 551/1981
Le informazioni suscettibili di essere richieste alla P.A. ai sensi dell'art. 213 c.p.c. per essere utilizzate come fonte di prova nel giudizio possono concernere anche atti e documenti riferentisi all'attività privatistica dell'amministrazione; ma tali informazioni devono limitarsi alla consistenza effettiva di atti e documenti posti in essere o acquisiti indipendentemente dalla richiesta del giudice, con esclusione di ogni possibilità di giudizi o di indagini ad hoc sui fatti da accertarsi nel processo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 551 del 24 gennaio 1981)
Cass. civ. n. 518/1981
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 518 del 22 gennaio 1981)
Cass. civ. n. 4722/1980
L'art. 213 c.p.c. che disciplina la richiesta d'informazioni alla pubblica amministrazione si riferisce ad autorità italiane e non anche a quelle estere che non hanno alcun obbligo di rispondere e di fornire le chieste informazioni e la cui eventuale omissione di risposta non è in alcun modo sanzionabile o coercibile.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4722 del 18 luglio 1980)
Cass. civ. n. 3050/1980
La richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione, nell'esercizio del potere conferito al giudice dall'art. 213 c.p.c., non può tradursi in un esonero della parte dall'onere di fornire la prova che essa stessa sia in grado di procurarsi. Pertanto, qualora la produzione delle matrici di assegni bancari non sia idonea a dimostrare, a fronte delle contestazioni della controparte, il pagamento di un determinato debito, a tale carenza probatoria non può sopperirsi sollecitando l'esercizio dell'indicato potere, per acquisire copie degli assegni medesimi, atteso che, anche se la banca trattaria sia un istituto di diritto pubblico, il cliente ha facoltà di conseguire il rilascio di dette copie, in forza del rapporto di conto corrente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3050 del 9 maggio 1980)
Cass. civ. n. 5927/1978
Il provvedimento con il quale il giudice, nell'esercizio dei poteri conferitigli dall'art. 213 c.p.c., richieda informazioni all'amministrazione, può essere modificato o revocato, anche implicitamente col non darvi corso, pure nel caso in cui sia stato pronunciato sull'accordo delle parti, atteso che il principio dell'immodificabilità ed irrevocabilità delle ordinanze pronunciate sull'accordo dei contendenti, fissato dall'art. 177, terzo comma, n. 1, c.p.c., opera, in materia di prove, con riguardo ai mezzi disponibili dai contendenti stessi, non a quelli che il giudice può disporre d'ufficio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5927 del 13 dicembre 1978)
Cass. civ. n. 2560/1966
Alla disciplina che regola la richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione è riconducibile anche la richiesta di informazioni ad altri enti.
(Cassazione civile, sentenza n. 2560 del 19 ottobre 1966)

References: Articolo 213

Articolo 213
 art. 116

Cass. 
 sentenza 

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