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Timestamp: 2020-02-22 08:20:37+00:00

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13 Gennaio 2020 | Autore: Marco Borriello
Dopo quanto tempo scade il diritto al risarcimento del danno da sinistro stradale
Ogni giorno, sulle nostre strade, circolano tantissimi veicoli. Si tratta di una circostanza che ha reso necessario prevedere l’obbligo dell’assicurazione sulla responsabilità civile. Una legge indispensabile per regolamentare e gestire le ipotesi di sinistro stradale. Infatti, in caso d’incidente, bisogna risarcire i danni verificatisi alle cose ed alle persone; ciò avviene ad opera della compagnia assicuratrice del veicolo, il cui conducente è ritenuto responsabile dell’accaduto. Tuttavia, il diritto al risarcimento del danno da sinistro stradale può prescriversi, cioè può trascorrere quel tempo necessario affinché si ritenga estinto per inerzia del suo titolare. Pertanto, diventa importante sapere quando scatta la prescrizione del risarcimento da sinistro stradale.
Una domanda che ti stai ponendo perché sei stato vittima di un incidente, a seguito del quale sono sorte delle contestazioni sulla responsabilità e sull’ammontare dei danni richiesti. Per questa ragione, è trascorso un certo lasso di tempo senza ancor aver avuto alcun indennizzo. Temi, pertanto, che nel frattempo sia maturata la prescrizione e che il tuo diritto si sia estinto. Per questo motivo ti chiedi: in caso di sinistro stradale, dopo quanto tempo scatta la prescrizione del diritto al risarcimento del danno? C’è differenza se è stato commesso un reato? È possibile e in che modo interrompere il decorso della prescrizione?
1 Circolazione stradale: prescrizione risarcimento
2 Circolazione stradale e reato: prescrizione risarcimento
3 Circolazione stradale: interruzione prescrizione risarcimento
Circolazione stradale: prescrizione risarcimento
Tutti i nostri diritti possono venir meno per il decorso della prescrizione. La legge, infatti, prevede che l’inerzia del titolare, protrattasi per un certo lasso di tempo, sia rilevante ai fini della descritta estinzione: evidentemente, si pensa che è venuto meno ogni interesse ad agire. Pertanto, anche il diritto al risarcimento del danno derivante dalla circolazione stradale può prescriversi e, a questo proposito, la legge chiarisce anche in quanto tempo.
In particolare, essa afferma che la prescrizione in materia è di natura biennale [1]. Pertanto, è necessario agire per ottenere il proprio indennizzo entro il termine di due anni decorrenti dalla data del sinistro stradale. Tuttavia, la stessa disposizione normativa, appena citata, precisa che, in un caso particolare, il termine può essere più lungo. In sostanza, essa stabilisce che, se dal fatto è derivato un reato e per questo la legge prevede un termine prescrizionale maggiore, tale termine sarà applicato anche al diritto al risarcimento del danno. Una situazione, sicuramente, vantaggiosa per il danneggiato, i cui presupposti meritano un apposito approfondimento.
Circolazione stradale e reato: prescrizione risarcimento
Leggendo il paragrafo precedente, hai appreso che la prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da un sinistro stradale decorre, normalmente, dopo due anni dall’incidente. Hai, anche, capito che se il fatto commesso è considerato dalla legge come reato, è possibile considerare un termine più lungo e, per la precisione, quello ritenuto indispensabile per la prescrizione dell’illecito penale. Si tratta di un vantaggio non di poco conto, per cui diventa importante chiarire in presenza di quali presupposti è applicabile questo termine prescrizionale più lungo:
non è necessario che sia stata promossa l’azione penale. Anche se il responsabile dell’incidente non è stato denunciato e non è sotto processo penale, comunque si applica il termine prescrizionale più lungo e non quello biennale. La legge, infatti, non condiziona questa prescrizione più favorevole all’eventuale sentenza di condanna del responsabile [2];
se il reato si è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta una sentenza di condanna irrevocabile, decorre nuovamente il termine biennale per chiedere il risarcimento del danno. In questo caso, esso parte dalla data dell’estinzione dell’illecito penale o da quella della sentenza in questione;
la prescrizione ultra biennale qui esaminata si applica non solo a favore della persona offesa dal reato oltreché danneggiata, ma anche a vantaggio di quella che, a seguito del fatto considerato reato, ha patito un danno, purché sia stato la conseguenza del medesimo accadimento. Ad esempio, se un minore subisce delle lesioni in un incidente stradale, poiché si tratta di un’ipotesi di reato, i genitori del medesimo, pur non essendo parte offesa dell’illecito penale, possono chiedere il risarcimento del danno avvalendosi del termine prescrizionale più lungo. Si tratta di una conclusione che ha trovato adeguato sostegno applicativo ed interpretativo ad opera della Suprema Corte di Cassazione [3].
Circolazione stradale: interruzione prescrizione risarcimento
Quando si è vittima di un incidente, ad esempio un semplice tamponamento con danni alla parte posteriore, normalmente ci si attiva per avere il giusto risarcimento e, in quest’ottica, si invia una formale richiesta alla compagnia assicuratrice del veicolo di controparte. La lettera raccomandata con la quale si chiede il ristoro dei danni è idonea ad interrompere la prescrizione. Quindi, a partire da quel momento, decorrono nuovamente i due anni necessari per determinare l’estinzione del proprio diritto. Anche la successiva citazione in giudizio dell’assicurazione, inviata quando non c’è stato accordo sul risarcimento oppure allorché è stata disconosciuta la responsabilità della controparte, è in grado d’interrompere la prescrizione. Pertanto, non devi temere se, dalla data del sinistro stradale, sono trascorsi già due anni. Infatti, sono tanti i modi con i quali si può interrompere la prescrizione, per poi ottenere, nei modi e nei tempi opportuni, il tuo risarcimento senza incorrere in alcuna estinzione del proprio diritto.
[1] Art. 2947 cod. civ.
[2] Cass. sent. n. 3865/2004
[3] Cass. sent. n. 26958/2018

References: sentenza 
 sentenza 
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 Art. 2947
 Cass. 
 Cass.