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Timestamp: 2017-09-22 02:50:09+00:00

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Facoltà di arresto da parte dei privati (art. 383 c.p.p.)
Posted on 17 dicembre 2016 by Raphael Pallavicini in Uncategorized
Ripropongo, mica che sparisca
È uno dei diritti meno conosciuti dal cittadino (e meno pubblicizzati), che dà la facoltà di procedere all’arresto in flagranza, ma solo per i reati perseguibili d’ufficio e per cui è previsto l’arresto obbligatorio da parte della polizia giudiziaria.
Sto parlando del Art.383 c.p.p. Facoltà di arresto da parte dei privati:
1. Nei casi previsti dall’art. 380 c.p.p. ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza (c.p.p. 382) , quando si tratta di delitti perseguibili di ufficio.
2. La persona che ha eseguito l’arresto deve senza ritardo consegnare l’arrestato e le cose costituenti il corpo del reato (c.p.p. 253) alla polizia giudiziaria (c.p.p. 55) la quale redige il verbale (c.p.p. 357 comma 3) della consegna e ne rilascia copia (c.p.p.116).
Quindi in base a questo articolo la facoltà di arresto è concessa anche al privato cittadino, ma solo nei casi in cui esso sia obbligatorio e il delitto sia perseguibile d’ufficio.
Si tratta di una forma di autotutela che il nostro ordinamento penale ha riservato al cittadino, in considerazione della necessità pratica che impone un’immediata e tempestiva reazione di fronte al perpetrarsi di un grave delitto (un senso civico).
In quel momento il privato cittadino assume la qualità di “Pubblico Ufficiale” con tutte le conseguenze del caso. Egli è anche autorizzato a prendere in custodia le cose costituenti il corpo del reato, assumendo così eventualmente anche la qualità di custode di cose sequestrate.
Visto il carattere eccezionale per il cittadino di tale facoltà, va evidenziato che l’arrestato sia trattenuto il tempo strettamente necessario a permettere la consegna alle Forze dell’Ordine.
L’arresto in flagranza (c.p.p. 382) secondo la legge: è in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato, o chi, subito dopo la commissione di un reato, è inseguito dalla polizia, dalla persona offesa o da altre persone, ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima (cosiddetta flagranza impropria o quasi flagranza).
Come abbiamo visto la fragranza è il momento in cui viene commesso il reato, ma dobbiamo anche considerare due ipotesi “ flagranza impropria o quasi flagranza”.
Ci troviamo in questa situazione durante l’inseguimento del “sospettato”, dopo che è stato commesso il reato, allo scopo di pervenire all’identificazione e alla cattura del reo e al recupero della refurtiva.
Tale azione può protrarsi anche per alcune ore dopo il fatto, ovvero l’individuazione del reo con cose o tracce pertinenti il reato, anch’esso va colto nella sussistenza di una stretta contiguità temporale tra la commissione del reato e la sorpresa dell’autore.
Nelle ipotesi di flagranza di reati per i quali è previsto l’arresto obbligatorio da parte della PG (qualche esempio più significativi dell’art.380 CPP: delitto di devastazione e saccheggio, delitto di riduzione in schiavitù, delitto di prostituzione minorile, delitto di furto di armi, delitto di rapina e di estorsione, delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope, ecc.), e limitatamente ai casi in cui il delitto sia perseguibile d’ufficio. l’art.383 del Codice di Procedura Penale stabilisce che “ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza”, con l’obbligo consequenziale di “senza ritardo consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia”.
L’arresto in flagranza di reato può essere obbligatorio o facoltativo, l’art. 380 c.p.p. stabilisce, in via generale, si debba procedere all’arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni e nel massimo a venti anni.
Viceversa l’ articolo 381 dello stesso Codice prevede, invece, soltanto la facoltà di arrestare chi viene colto in flagranza di un reato non colposo per il quale è prevista la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero non inferiore nel massimo a cinque anni.
Ma entrambi gli articoli prevedono, però, una lunga serie di reati, tassativamente indicati, per i quali è stabilito rispettivamente l’arresto obbligatorio o facoltativo, indipendentemente dalla previsione generale delle pene su indicate. Nelle ipotesi previste dall’articolo 381 si può comunque procedere all’arresto in flagranza solo se la misura è giustificata dalla gravità del fatto, ovvero dalla pericolosità del soggetto, dalla sua personalità o dalle circostanze, il luogo e il tempo in cui è scaturito il reato.
Ritorniamo all’articolo 383 del c.p.p. che sancisce la possibilità di un privato (Civile) di eseguire l’arresto, ma nello stesso tempo prevede che egli deve immediatamente informare senza ritardo e consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia.
Tale norma trova il proprio fondamento nell’adempimento del dovere di solidarietà sociale di cui all’articolo 2 della Costituzione. Va comunque aggiunto che in nessun caso è ammesso l’arresto quando, tenuto conto delle circostanze del fatto, appare che il reato è stato commesso nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, ovvero in presenza di una causa di non punibilità.
La Corte Costituzionale (Corte Costituzionale, Sentenza n.89 del 1970.) ha, tuttavia, precisato che il privato, quando agisce in presenza dei presupposti previsti dalla norma che gli consente l’arresto in flagranza, acquisisce la veste di organo di polizia, sia pure in via straordinaria e temporanea, e di conseguenza viene a godere, nell’esercizio delle funzioni pubbliche assunte, della stessa speciale posizione giuridica conferita ai soggetti che esercitano poteri di polizia giudiziaria. Sempre ché, sottolinea la Corte, rimanga nei limiti che la norma stessa impone (egli è anche autorizzato a prendere in custodia le cose costituenti il corpo del reato, assumendo così eventualmente anche la qualità di custode di cose sequestrate).
E a questo proposito, opportunamente viene chiarito dalla Giurisprudenza della Corte di Cassazione che, determinante ai fini della legittimità dell’arresto, è la circostanza che la persona arrestata non venga trattenuta, dal privato intervenuto nell’operazione, oltre il tempo strettamente necessario per la consegna agli organi di polizia, in modo da evitare che una misura eccezionale si trasformi in un “sequestro di persona” dell’arrestato (Corte Suprema di Cassazione 14/06/1993.).
Inoltre, per concludere e precisare ancora meglio, i privati cittadini possono difendere i beni di loro proprietà e possono inseguire i ladri anche se questi ultimi si sono già “disfatti” degli oggetti rubati e anche se il reato commesso prevede l’arresto facoltativo da parte della polizia giudiziaria. Questo in sostanza il senso della sentenza n. 37960 della Corte di Cassazione (Sez. II penale), del 24-09-2004. La Corte ha dichiarato “inammissibile” il ricorso di un borseggiatore che aveva rubato ad una giovane bolognese il portafogli, di cui però si era liberato subito poiché si era accorto che un passante lo aveva visto. Nonostante, quindi, la possibilità di recuperare agevolmente il portafogli, il passante aveva inseguito e trattenuto il ladro, successivamente identificato e arrestato. L’intervento del passante era stato “illegittimo”, secondo il borseggiatore, perché “per il furto aggravato non è concessa al comune cittadino la facoltà di arresto”.
La Corte ha affermato invece che “il privato, anche in assenza delle condizioni previste dal combinato disposto degli articoli 383 e 380 cpp, e quindi anche se non ha la facoltà di procedere all’arresto in flagranza dell’autore dei reati per i quali è solo previsto l’arresto facoltativo, ha tuttavia il diritto di difendere la sua proprietà e quella dei terzi dagli attacchi dei malfattori; e quindi di inseguire un ladro al fine di recuperare la refurtiva e di consentirne l’identificazione e l’eventuale arresto da parte della polizia giudiziaria”.
Come si deve comportare a livello operativo un privato per poter applicare art.. 383 c.p.p.?
Prendiamo una situazione di fragranza di reato:
siamo per strada e assistiamo a un tentativo di stupro nei confronti di una ragazza (spesso le cronache riportano che gli stupri iniziano in luogo pubblico, dove la vittima viene prelevata e condotta in un posto più appartato e il reato viene consumato, tutto questo nella piena indifferenza delle persone, alla faccia del “dovere civico”).
Per prima cosa dobbiamo immediatamente chiamare le Forze dell’Ordine e dare più informazioni possibili, nel caso che la situazione dovesse precipitare si deve intervenire con decisione, a questo punto consiglio di informare immediatamente che vi state avvalendo dell’articolo 383 del codice di procedure penale e state eseguendo l’arresto e che da quel momento vi viene riconosciuta la qualifica di Pubblico Ufficiale.
Subito dopo richiamare le Forze dell’Ordine, specificando il vostro nome e cognome, che vi siete avvalsi dell’art. 383 c.p.p. e siete in attesa di consegnare l’arrestato alle Forze dell’Ordine.
Al loro arrivo l’arrestato viene preso in consegna dalle Forze dell’Ordine che redigono il verbale (art 359 comma 3 c.p.p.) …….. e devono consegnarne una copia.
Mi raccomando non devono essere adoperate manette né è possibile rinchiudere il malvivente in luoghi chiusi ….se proprio dovete adoperate una corda o in alternativa la cinghia dei suoi pantaloni.
Questo è solo un esempio ….. ma è nostro dovere civico intervenire quando assistiamo a situazioni delittuose contro persone deboli, il legislatore ci ha dato i mezzi (ma ricordiamo sempre di non abusare), anche nel caso in cui persone deboli o in difficoltà necessitano di aiuto (malori, traumi causati da atto delittuoso a cui non abbiamo assistito o per incidente stradale, presenza di zaini, borse, valige abbandonate ecc,….. ).
Ricordo che le Forze dell’Ordine hanno l’obbligo d’intervenire a ogni chiamata.
Articolo 380 c.p.p.
1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria (57) procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza (382) di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.
e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’art. 4 della L. 8 agosto 1977 n. 533 o quella prevista dall’articolo 625, primo comma, numero 2), prima ipotesi, del codice penale, salvo che, in quest’ultimo caso, ricorra la circostanza attenuante di cui all‘articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;
i) delitti commessi per finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni ;
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela (120 c.p.), l’arresto in flagranza è eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente (337) all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela (340), l’arrestato è posto immediatamente in libertà (389).
Articolo 381 c.p.p.
1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria (57) hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena (379) della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.
a) peculato mediante profitto dell’errore altrui previsto dall’art. 316 c.p.;
b) corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio prevista dagli artt. 319 (comma 4) e 321 c.p.;
c) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista dall’art. 336 comma 2 c.p.;
e) corruzione di minorenni prevista dall’art. 530 c.p.;
f) lesione personale prevista dall’art. 582 c.p.;
g) furto previsto dall’art. 624 c.p.;
h) danneggiamento aggravato a norma dell’art. 635 comma 2 c.p.;
i) truffa prevista dall’art. 640 c.p.;
l) appropriazione indebita prevista dall’art. 646 c.p.;
m) alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti previste dagliartt. 3 e 24 comma 1 della L. 18 aprile 1975 n. 110.
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela (120 c.p.), l’arresto in flagranza può essere eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente (337) all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela (340), l’arrestato è posto immediatamente in libertà (389).
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11 pensieri su “Facoltà di arresto da parte dei privati (art. 383 c.p.p.)”
18 dicembre 2016 alle 01:38
E il comune cittadino come fa a conoscere quali siano i reati perseguibili d’ufficio e, in generale, tutta la parte del cpp concernente questa questione?
18 dicembre 2016 alle 01:59
Studiando il cpp. Ovviamente non è cosa alla portata del comune cittadino
18 dicembre 2016 alle 03:48
Quindi abbiamo una legge che permette anche al comune cittadino di arrestare, ma che non è alla portata del comune cittadino. Qualcuno mi spiega quale sarebbe l’utilità di questa legge?
18 dicembre 2016 alle 08:30
Non è una legge inutile. Sono i cittadini ad essere troppo poco istruiti (leggi ignoranti). O è la legge ad essere espressa in termini da leguleio? Entrambe le cose direi.
Certo manca educazione civica
18 dicembre 2016 alle 14:02
Quindi secondo te ogni comune cittadino dovrebbe imparare a memoria tutto il codice penale e tutto il codice civile e magari tutto il testo di patologia medica e poi cos’altro ancora?
Te parett minga de vess un cicinìn tròpp risiùsa?
Non l’ho mica scritta io la legge. In un mondo ideale le leggi dovrebbero essere il minimo indispensabile ed essere facilmente comprensibili e chiare.
Falla tu una bella proposta di legge per riscrivere il codice penale in italiano, pardon fiorentino, e non in avvocatese.
Tesoro, stai andando fuori del seminato: il punto non è quante sono le leggi e come sono scritte, il punto è che le leggi le conosce chi studia legge, le malattie e le loro cure le conosce chi studia medicina, i principi attivi dei farmaci li conosce chi studia farmacia, io so come si insegna e tu sai come si costruiscono le case. Ofelè fa el to mesté, si dice dalle tue parti.
18 dicembre 2016 alle 20:06
Topolino lo fa sempre.
18 dicembre 2016 alle 09:24
Stupendo, stupendo. Peccato che ai carabinieri tu non possa citare Topolino, nella vita reale… ☺
18 dicembre 2016 alle 09:33
Farò il nome del commissario Basettoni allora! 😀

References: Art.383
 articolo 381
 Sentenza 
 sentenza 

Articolo 380

Articolo 381