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Timestamp: 2020-04-05 17:28:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9140 del 02/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9140 del 02/04/2019
Cassazione civile sez. VI, 02/04/2019, (ud. 30/01/2019, dep. 02/04/2019), n.9140
sul ricorso 9258-2018 proposto da:
C.R., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso
la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato TARANTO
avverso la sentenza n. 574/5/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
– Con sentenza n. 574/5/17 depositata in data 20 febbraio 2017 la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania (in seguito, la CTR), respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 30/1/13 della Commissione tributaria provinciale di Ragusa (in seguito, la CTP) che aveva accolto il ricorso di C.R., quale erede di C.G. (in seguito, il contribuente), contro il diniego tacito di rimborso IRPEF 1990, 1991 e 1992;
– La CTR osservava in particolare che al contribuente, titolare di un reddito da lavoro autonomo, spettava “il diritto (…) al rimborso del 90% delle somme pagate per Irpef ed Ilor per gli anni 1990-11911992 qualora la relativa istanza fosse stata presentata entro il 1.3.2010”;
– Resiste la contribuente, con controricorso, che illustra con memoria.
– In via preliminare, vanno esaminate le eccezioni formulate in controricorso di manifesta inammissibilità del ricorso dell’Agenzia per mancata impugnazione di un capo decisivo e formazione del giudicato, ex art. 366 c.p.c. per mancata indicazione delle specifiche enunciazioni contenute nella sentenza oggetto di impugnazione, per difetto di autosufficienza del primo motivo e per essere il secondo motivo una ripetizione del primo;
– Le eccezioni preliminari si appalesano prive di fondamento in quanto, a differenza di quanto argomenta la contribuente, l’impugnazione della sentenza proposta con il ricorso è radicale, ed investe l’unica ratio decidendi, che ha ritenuto il rimborso delle imposte oggetto dell’istanza amministrativa compatibile con il diritto comunitario. Inoltre, il ricorso alle pag.2 e 3 ripropone la succinta motivazione della CTR oggetto di censura e ciò risulta pienamente rispondente ai requisiti dell’art. 366 c.p.c., ai fini tanto dell’autosufficienza quando dell’indicazione delle enunciazioni impugnate e, infine, il secondo motivo lamenta la violazione della novella introdotta dal D.L. n. 91 del 2017, art. 16-octies, convertito in L. n. 190 del 2014, alla disciplina applicabile e non è perciò inammissibile, ma esaminabile congiuntamente al primo motivo, per connessione;
– Le censure, da esaminarsi congiuntamente per stretta connessione, sono fondate. Si deve anzitutto premettere che nel caso di specie lo svolgimento da parte del contribuente C.G. – di cui C.R. è erede – di un’attività di impresa negli anni di imposta, nel senso di cui infra, è pacifico ed è stato accertato dalla stessa CTR;
– Vi è poi da osservare che con riferimento a tale beneficio la Commissione UE, con la decisione del 14/08/2015, C(2015) 5549 final senz’altro da ritenersi vincolante per il giudice nazionale, che deve darvi attuazione anche attraverso la disapplicazione delle norme interne con essa contrastante (Cass. n. 15354 del 2014 e n. 22377 del 2017), all’art. 1 ha stabilito, in via generale, che “Le misure di aiuto di Stato in oggetto (L. 27 dicembre 2012, n. 289, art. 9, comma 17, e successive modifiche e integrazioni; L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 90, e successive modifiche e integrazioni; L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 363, e successive modifiche e integrazioni; L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1,comma 1011, e successive modifiche e integrazioni; L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 109, e successive modifiche e integrazioni; D.L. 29 novembre 2008, n. 185, art. 6, comma 4-bis e 4-ter, e successive modifiche e integrazioni; L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 33, comma 28, e successive modifiche e integrazioni; e tutti gli atti esecutivi pertinenti previsti dalle leggi sopraccitate), che riducono tributi e contributi dovuti da imprese in aree colpite da calamità naturali in Italia dal 1990 e cui l’Italia ha dato effetto in maniera illegale in violazione del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, art. 108, paragrafo 3, sono incompatibili con il mercato interno”, salvo che si tratti di “aiuto individuale” che,’ “al momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal Reg. (CE) n. 1407/2013 o dal Reg. (CE) n. 717/2014”, ovvero dei regolamenti che prevedono gli aiuti c.d. de minimis (art. 2 della decisione) o che, “al momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal regolamento adottato in applicazione dell’art. 1 del Reg. (CE) n. 994/98” (del 7 maggio 1998, sull’applicazione degli artt. 92 e 93 (ora 87 e 88) del trattato che istituisce la Comunità Europea a determinate categorie di aiuti di Stato orizzontali) “o da ogni altro regime di aiuti approvato”, ma “fino a concorrenza dell’intensità massima prevista per questo tipo di aiuti” (art. 3);
– Sono quindi rilevanti sul piano normativo della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006l, art. 9, par. 1, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, stabilisce – in maniera sostanzialmente identica alla precedente Sesta Direttiva (77/388/CEE) – che sia considerato soggetto passivo “chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività”, specificando che per attività economica deve intendersi qualsiasi attività di produzione, commercializzazione o prestazione di servizi, cui si unisce ogni forma di sfruttamento di un bene materiale o immateriale cui consegua un guadagno stabile; ma anche della Direttiva 2004/18/CE, art. 1, par. 8, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, secondo cui “i termini imprenditore, fornitore e prestatore di servizi designano una persona fisica o giuridica o un ente pubblico o un raggruppamento di tali persone e/o enti che offra sul mercato, rispettivamente la realizzazione di lavori e/o opere, prodotti e servizi”;
– Più esplicita è, invece, la giurisprudenza unionale (cfr., ad esempio, Corte di giustizia CE, sentenza 26 marzo 2009, causa C-113/07, Selex Sistemi Integrati/ Commissione e Eurocontrol), secondo cui la nozione di impresa abbraccia qualsiasi entità che eserciti un’attività economica a prescindere dallo status giuridico di detta entità e dalle sue modalità di finanziamento (sentenze 23 aprile 1991, causa C41/90, 1-Itifner e Elser, Racc. pag. 1-1979, punto 21; 16 novembre 1995, causa C-244/94, Federation francaise des societes d’assurances e a., Racc. pag. 1-4013, punto 14, e 11 dicembre 1997, causa C55/96, Job Centre, Racc. pag. 1-7119, punto 21) e che costituisce un’attività economica qualsiasi attività che consista nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato (Corte giustizia, sent. 16 giugno 1987, causa 118/85, Commissione/Italia, Racc. pag. 2599, punto 7; cause riunite da C180/98 a C184/98, Pavlov e a., Racc. pag. 16451, punto 75, nonchè 1 luglio 2008, causa C49/07, MOTOE, Racc. pag. 14863, punto 22);
– La seconda conseguenza che discende dall’affermazione di cui sopra è quella secondo cui, una volta accertato lo svolgimento di un’attività economica (commerciale o professionale) da parte della contribuente, i giudici di appello dovranno altresì accertare che il beneficio individuale rispetti il regolamento de minimis (artt. 2 e 3 della citata decisione), “tenendo conto, in specie, che la regola de minimis, stabilendo una soglia di aiuto al di sotto della quale il TFUE, art. 92, n. 1, può considerarsi inapplicabile, costituisce un’eccezione alla generale disciplina relativa agli aiuti di Stato, per modo che, quando la soglia dell’irrilevanza dovesse essere superata, il beneficio dovrà essere negato nella sua interezza” (cfr. Cass. n. 22377 del 2017 che richiama Cass. n. 11228 del 2011) e, in difetto, valutare la sussistenza delle condizioni che, secondo la decisione della Commissione UE del 14/08/2015, C (2015) 5549 final, fanno ritenere comunque compatibile gli aiuti in esame con il mercato interno, ai sensi del TFUE, art. 107, paragrafo 2, lett. b), ovvero che si tratti di “aiuti destinati a compensare i danni causati da una calamità naturale” (p. 150, lett. b)), sempre che sussista “un nesso chiaro e diretto tra i danni subiti dalla singola impresa in seguito alle calamità naturali in oggetto e l’aiuto di Stato concesso a norma delle misure in esame” (p. 136), che presuppone necessariamente (ma non unicamente) che il beneficiario abbia sede operativa nell’area colpita dalla calamità naturale al momento dell’evento, e che sia evitata una sovracompensazione rispetto ai danni subiti dalla impresa, scorporando dal danno accertato l’importo compensato da altre fonti (assicurative o altre misure di aiuto: cfr. punto 148 della decisione della Commissione);
– Orbene, nel caso di specie all’obbligo motivazionale sopra riassunto, la CTR siciliana si è totalmente sottratta, non essendo in alcun modo argomentato, a differenza di quanto ritiene la contribuente in memoria, il se e per quali ragioni sarebbe applicabile al caso di specie il regolamento de minimis, i cui presupposti nei termini indicati dovranno essere attentamente vagliati dal giudice del merito in sede di rinvio (cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 22232 del 03/11/2016, Rv. 641526 01; Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830);
Conclusivamente, quindi, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata viene cassata con rinvio al giudice a quo per nuovo esame in relazione ai profili accolti, e per il regolamento delle spese di lite.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Siciliana, sez. staccata di Catania, in diversa composizione, in relazione ai profili accolti e per il regolamento delle spese di lite.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 366
 sentenza 
 sentenza 
 art. 16
 art. 9
 art. 4
 art. 1
 art. 1
 art. 2
 art. 6
 art. 33
 art. 108
 art. 9
 art. 1
 sentenza 
 art. 92
 Cass. 
 Cass. 
 art. 107
 Cass. Sez. 
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