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Timestamp: 2017-04-30 10:53:17+00:00

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napoli | BlogNotes
il favoloso (?) mondo del giornalismo Posts Tagged ‘napoli’
Tagged with amalia de simone, assostampa, bavaglio, caltagirone, cdr, enzo iacopino, fnsi, freelance, giancarlo siani, giornalismo, giornalisti, giovani, il mattino, lavoro, napoli, ordine dei giornalisti, precari, precariato, virman cusenza	Caro Caltagirone, dai un segnale (positivo stavolta) a tutti i precari
Voglio tornare ancora sulla questione della citazione per danni che il quotidiano Il Mattino ha fatto all’ex collaboratrice Amalia De Simone, di cui abbiamo parlato ieri.
Perché ho la sensazione che, pur di fronte ad una giusta e doverosa indignazione, non si sia colto a pieno il problema.
Uno – Il pezzo “incriminato”, quello per cui c’è stata la sentenza di condanna per diffamazione, non era uno scoop. Ne avevano scritto anche gli altri giornali cittadini.
Due – Prima di scrivere il pezzo, Amalia De Simone aveva contattato la redazione del giornale, sottoponendo loro i documenti di cui era venuta in possesso (lei come gli altri colleghi) e chiedendo se doveva procedere con l’articolo.
Tre – Il Mattino approva il pezzo, lo riceve, lo mette in pagina, lo titola. Non Amalia, ma quelli che erano in redazione.
Quattro – Le persone (sono cinque, mai nominate nel pezzo di Amalia) che si sono sentite diffamate dall’articolo, prima di fare causa, hanno cercato di contattare Il Mattino per chiedere la pubblicazione di una rettifica. Non solo nessuno gli ha risposto, ma nessuno si è nemmeno preoccupato di avvisare Amalia della cosa, che in questo modo non poteva saperlo, essendo una collaboratrice esterna.
Cinque – Dopo alcuni giorni, quando lei è finalmente venuta a saperlo (per caso), è andata personalmente a prendere la rettifica, ha scritto lo stesso giorno il pezzo e l’ha inviato lo stesso giorno al giornale, pregandoli di pubblicarlo subito.
Sei – Il Mattino, pur sollecitato quotidianamente dalla giornalista, ha ritenuto di pubblicare la rettifica solo dopo tre settimane, in uno spazio del giornale assolutamente inadeguato, e senza firmare il pezzo.
Sette – La causa si è chiusa in primo grado con la condanna in solido, come sempre avviene, dell’autore dell’articolo, del direttore responsabile (Mario Orfeo) e dell’editore, condannati a pagare circa 68mila euro in tutto.
Otto – Finito? No, perché chi si è sentito diffamato dall’articolo e dalla mancata rettifica, pur avendo ottenuto “giustizia” con una sentenza di condanna, in appello, giudicando inadeguato il risarcimento di 68mila euro ha avanzato una richiesta milionaria di danni.
E ora arriviamo al motivo per cui ho deciso di scrivere questo altro post sulla vicenda. A questo punto, Il Mattino, non solo non avrebbe dovuto chiedere i danni alla sua ex collaboratrice, che non poteva fare nulla più di quello che ha fatto. E quindi aspettiamo tutti fiduciosi un passo indietro dell’amministrazione del quotidiano su questa cosa. Ma dovrebbe, in ogni caso, sollevarla dalla responsabilità di questa diffamazione, riconoscendo finalmente una volta per tutte dove sono le colpe di questa brutta storia.
In che modo può farlo? Accollandosi interamente una eventuale sentenza definitiva di risarcimento, come d’altra parte aveva già fatto dopo la sentenza di primo grado, prima di pensare di rivalersi per il 70% sul collaboratore esterno (tra l’altro attualmente in cassa integrazione).
Io sono fiduciosa che il quotidiano del gruppo Caltagirone potrà e saprà dare questo segnale tangibile di un’attenzione finalmente reale e concreta al mondo del precariato.
Written by skyene 21 giugno 2012 at 10:34
Tagged with caltagirone, freelance, giornalismo, lavoro, napoli, precari, precariato	Se sei un precario, stai alla larga da Il Mattino. Potresti rovinarti la vita.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un colosso dell’editoria che se la prende con un piccolo giornalista precario.
In un mondo giusto non dovrebbe succedere. Ma in un mondo giusto, probabilmente, quel piccolo giornalista precario non sarebbe stato un precario, sarebbe stato assunto e tutelato.
Non viviamo in un mondo giusto.
Ecco, finora ho scritto tante cose ovvie, ora però vi racconto una storia che non ha niente di ovvio.
Il Mattino, quotidiano napoletano del gruppo Caltagirone, chiede ad una ex collaboratrice, Amalia De Simone, di pagare il 70% di quanto stabilito da una sentenza di condanna per diffamazione. Il 70%, ossia 52mila euro. Quello che non dice nell’atto di citazione, Il Mattino, è che la sentenza di condanna evidenzia in modo chiaro le responsabilità di chi ha titolato quel pezzo (non Amalia, ovviamente, essendo una collaboratrice) e di chi ha rinviato per tre settimane la pubblicazione della rettifica prontamente scritta dalla giornalista (anche qui, ritardo non imputabile ad Amalia, ovviamente, essendo lei un’esterna).
L’atto di citazione, facendosi beffe di qualsiasi legge e qualsiasi logica, precisa invece che il direttore, all’epoca Mario Orfeo, non poteva mica controllare tutti gli articoli scritti dai giornalisti del quotidiano, che sono tantissimi….
Il problema, tornando seri, come ben scrive su facebook il presidente dell’ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, è “tutta una catena di comando che convalida un articolo, lo titola, pubblica dopo tre settimane la rettifica e l’editore chiede al collaboratore di pagare il danno. Mi suona strano.”
52mila euro forse corrispondono al reddito medio annuo di alcuni redattori anziani di quel giornale, e corrispondono a circa 3mila articoli per un collaboratore esterno di quello stesso giornale. Per non parlare di quello che succederebbe se nel processo di appello per la diffamazione venisse accolta la richiesta di risarcimento milionario… a quel punto 52mila euro sarebbero gli spiccioli..
Io spero che al di là della sterile solidarietà espressa a voce, qualcuno si svegli e muova finalmente un dito per risolvere questo schifo. E spero anche che chi ha trascinato finora quella causa per diffamazione fino in appello, apra gli occhi e capisca dove stanno veramente le responsabilità di quanto è successo.
Chiudo con poche parole di Amalia, che forse dicono più di quanto ho scritto io in tutto sto post:
Questa citazione in giudizio costituisce un pericoloso precedente per tutti coloro che vivono facendo questo mestiere. Oggi capita a me, domani può succedere a tanti altri colleghi. Il Mattino mi chiede soldi, anche i soldi dovuti dall’editore e dal direttore, decidendo da solo come devono essere ripartite le responsabilità. Riderei, riderei davvero se non ci fosse da piangere. Questa citazione tradisce il principio che il giornalista va tutelato, tutelato dallo stesso imprenditore che edita e guadagna dal giornale. Io lavoravo sempre sotto pressione, malpagata, con continue promesse di contratto sempre disattese. Stupida io ad averci creduto.
Written by skyene 20 giugno 2012 at 13:17
Pubblicato su journalism, mondi, social
Tagged with freelance, giornalismo, giovani, il mattino, lavoro, napoli, precari, precariato	Non devi mica abitare in Cina per sperimentare la censura
Questo video è stato inspiegabilmente censurato ieri. Non si è ben capito (dal momento che si sono guardati bene dal fornire spiegazioni di qualsiasi tipo) se la decisione sia dipesa dal sito web del Corriere del Mezzogiorno o da quella di Comunicare il Sociale, che ha uno spazio all’interno del Cormezz e a cui avevo venduto il servizio.
In ogni caso i fatti sono questi: prima hanno deciso di acquistare il video, poi hanno bruciato la notizia decidendo di pubblicare soltanto le poche righe di accompagnamento senza le immagini. Senza avvisare. Togliendomi la possibilità di vendere ad altri notizia e servizio.
Questo è quello che succede a Napoli ad un freelance. Solo che ad un certo punto poi uno dice basta e decide di metterci la faccia e il nome e sputtanare finalmente questa gente senza rispetto per il lavoro altrui. Senza rispetto per chi cerca di campare facendo questo mestiere. Eccomi qua, aggiungiamo qualche nuovo nemico alla mia lista.
Written by skyene 8 giugno 2012 at 12:00
Pubblicato su journalism, social
Tagged with comune di napoli, freelance, giornalismo, lavoro, napoli, precari, precariato, terremoto 1980	Lavorare (gratis) per l’America’s Cup
Lavorare per la World Series dell’America’s Cup? Si può, a patto di essere laureato o laureando all’università Suor Orsola Benincasa e, soprattutto, di non aver pretese economiche.
L’ateneo napoletano, in collaborazione con l’Acn, la società di scopo che segue la realizzazione dell’evento, ha messo a concorso un numero imprecisato di posti relativi a 8 diversi profili professionali. Il bando, che scadrà mercoledì, specifica che “sono in corso selezioni per coloro che vogliano partecipare al Team del grande evento, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e il proprio contributo nell’ambito delle attività operative che avranno inizio il giorno 30 Marzo e si concluderanno il 20 Aprile”. Per tutti i partecipanti, a conclusione delle attività, è previsto un “attestato di partecipazione“, rilasciato anche dalla società statunitense organizzatrice dell’evento. “Si specifica – manco a dirlo – che la partecipazione all’evento di cui trattasi è da intendersi a titolo gratuito“.
Ora, certamente si tratta di una procedura lecita. Come è lecito che qualcuno decida di lavorare gratis per un mese in cambio di un foglio di carta da mettere in cornice. Ma questo evento non doveva servire anche ad offrire spazi occupazionali in una città perennemente con l’acqua alla gola? Se perfino quando arrivano soldi (tanti) per l’organizzazione di un evento internazionale, si sceglie di affidare dei lavori a stagisti, quale crescita ci si può aspettare?
Che poi, volendo scendere un po’ più nel dettaglio, scelgo due profili a caso:
Per la figura di “assistenti al team IT del Media Center” cercano gente laureanda o neolaureata in Informatica e/o Comunicazione e/o Lingue con ottima conoscenza della lingua Inglese parlata e scritta e Cconoscenza ampia e professionale dei pacchetti Office e Adobe. Perché l’Acn non assume informatici, pagandoli?
Per la figura di assistenti del team editoriale per la gestione di articoli, website , newsletter etc cercano invece laureando o neolaureato in Lingue, allievi scuola di Giornalismo con ottima conoscenza della lingua inglese parlata e scritta. La conoscenza di una ulteriore lingua costituisce titolo preferenziale. Ottima conoscenza del pacchetto informatico Office e delle procedure di modifica e aggiornamento di pagine web. Buona conoscenza dei contenuti e della storia dell’America’s Cup ed eventualmente di altri eventi velici. Ma per l’assunzione di giornalisti, in una città dove quelli precari nemmeno si riescono a censire, di che cosa c’è bisogno più?
Written by skyene 19 marzo 2012 at 17:04
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