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Timestamp: 2018-10-19 05:01:44+00:00

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di Morena Ragone - 21 giugno 2016 - Google +
Non è ancora entrato in vigore – lo farà il prossimo 23 giugno – e ha già fatto (e molto) parlare di sé. Ci riferiamo alla Legge sulla Libertà di Accesso all’Informazione Pubblica, introdotta in Italia dal D.Lgs. del 25 maggio 2016, n. 97, nota al mondo come Foia, ossia Freedom of Information Act.
Quello che molti non sanno – e altrettanti fingono di non vedere/sapere – è che il decreto legislativo della riforma “Madia” ha esteso l’ambito di applicazione soggettiva – modificando l’impianto del cosiddetto “decreto trasparenza”, il n. 33/2013 – per cui, nonostante una robusta semplificazione degli obblighi di pubblicazione, quelli che restano in piedi si applicano anche ad altri soggetti, non esplicitamente toccati dal primo decreto.
Mi riferisco, in particolare, agli ordini professionali, che il riformato articolo 2 ricomprende espressamente disponendo che “la medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 si applica anche, in quanto compatibile: a) agli enti pubblici economici e agli ordini professionali”. Tale disposizione, da un lato, assoggetta alle specifiche forme di pubblicità e trasparenza del decreto gli enti pubblici economici e gli enti pubblici non economici come gli ordini; dall’altro, lo fa “in quanto compatibile”.
E sappiamo bene quanto questa “valutazione di compatibilità”, nelle mani giuste/sbagliate possa divenire un grimaldello per escludere l’applicazione di obblighi stringenti.
Eppure, la volontà della disciplina era chiara già da alcuni anni, ossia considerare residuali le ipotesi di esclusione dall’ambito di applicazione soggettiva, come ripetutamente ribadito dalle Delibere e Linee Guida Anac, nonché ripetutamente dal dott. Cantone, in molteplici uscite pubbliche.
Dal 23 dicembre, quindi – termine per l’adeguamento, 6 mesi – anche gli Ordini Professionali dovranno predisporre il Piano Triennale Anticorruzione e nominare il relativo Responsabile; applicare la normativa su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi; pubblicare tutte le informazioni su curricula e incarichi.
Sulle situazioni reddituali, invece, la modifica dell’articolo 14 introdotta dal nuovo articolo 13 – che ha ristretto l'obbligo di pubblicazione dei dati patrimoniali ai componenti degli organi di indirizzo politico di Stato, regioni ed enti locali – interrompe di fatto una lunga querelle: come ricorderete, con le due sentenze del 24 settembre 2015, nn. 11391/2015 e 11392/2015 il Tar Lazio, terza sezione – in sede di impugnativa della delibera Anac n. 145/2014 recante “Parere dell’Autorità sull’applicazione della L. 190\2012 e dei decreti delegati agli Ordini e Collegi professionali” e della delibera n. 144/2014 relativa agli “Obblighi di pubblicazione concernenti gli organi di indirizzo politico nelle pubbliche amministrazioni”, tramite le quali Anac riteneva immediatamente applicabili agli Ordini Professionali sia la legge n. 190/2012 che il decreto n. 33/2013 – ha bocciato il ricorso proposto dagli ordini e del Consiglio Nazionale Forense, senza necessità di rimettere la questione alla Consulta.
Il Tribunale Amministrativo, infatti, ha ritenuto che la legge sugli obblighi di trasparenza avrebbe potuto mettere a rischio la stessa libertà di associazione e, al contrario, ha affermato l’esistenza di un interesse generale alla conoscenza delle modalità di impiego delle risorse degli ordini.
A maggior ragione dopo che l’art. 24 della Legge Professionale forense, la n. 247/2012 (il quale dispone che “il Consiglio Nazionale Forense e gli ordini circondariali sono enti pubblici non economici a carattere associativo… omissis”) menziona espressamente la loro natura di enti pubblici, quindi assoggettabili alla normativa richiamata.
Con l’ordinanza del 1 aprile u.s., il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno accogliere l’istanza di sospensione della esecutività della impugnata sentenza “tenuto anche conto degli sviluppi normativi attualmente in itinere, aventi finalità chiarificatrici – per quel che qui rileva – riguardo alla portata applicativa soggettiva dell’attuale disciplina normativa in materia di contrasto alla corruzione” - non ha, quindi, sancito l’inapplicabilità di tutti gli obblighi di trasparenza e anticorruzione, come da alcuni sostenuto – rimettendo per il merito al 17 novembre p.v..
Della situazione complessiva, il Cnf ha dato notizia tramite una Circolare pubblicata sul sito ufficiale, con la quale si informano gli ordini della “prima lettura” effettuata sul Decreto n. 97/2016 dall’Ufficio Studi, le cui impressioni sono riportate nella scheda 32/2016 del 9 giugno scorso.
Oltre al riassunto relativo al già citato articolo 14, vengono evidenziati i punti seguenti:
la modifica all’art. 2 del D.Lgs. n. 33/2013, relativa, come dicevamo, all’“Ambito soggettivo di applicazione”, che riporta sotto la medesima disciplina stabilita per le P.A., in quanto compatibile, anche gli enti pubblici economici e gli ordini professionali. Se è vero, quindi, che viene introdotta quella che il Cnf definisce una "clausola di flessibilità" “che consente all'Autorità nazionale anticorruzione, in sede di redazione e predisposizione del Piano nazionale anticorruzione, di modulare gli obblighi di pubblicazione e le relative modalità di attuazione in relazione alla natura dei soggetti, alla loro dimensione organizzativa e alle attività svolte”, è pur vero che l’Autorità “può” – e non certo deve – precisare la portata degli obblighi, e che non sono ancora note le modalità di tale precisazione.
La modifica di cui all’articolo 23 del D.Lgs. n. 33/2013, in tema di obblighi di pubblicazione concernenti i provvedimenti amministrativi, con l’eliminazione dell’indicazione espressa dell’obbligo di pubblicare i provvedimenti di autorizzazione o concessione – che, a mio avviso, non fa certo cadere l’obbligo, ma lo riporta sono il più ampi “elenchi dei provvedimenti adottati dagli organi di indirizzo politico e dai dirigenti”, di cui all’articolo 23 stesso.
La scomparsa della rilevabilità d’ufficio delle omissioni ex articolo 26 del decreto legislativo n. 33/2013, relativamente ai dati degli atti di concessione di sovvenzioni e altri contributi.
L’abrogazione delle disposizioni di cui agli articoli 24, 25 e 34 del decreto legislativo n. 33/2013.
Il Cnf, inoltre, segnala l’abrogazione del programma triennale per la trasparenza – i cui obblighi vengono riassorbiti , seppure in forma ridotta e rivista, in quello per la prevenzione della corruzione – e la semplificazione nella pubblicazione di alcune informazioni.
Rilievo viene, inoltre, dato anche all’accesso civico, segnalando sì la nuova forma di accesso introdotta dal Foia, ma, soprattutto, insistendo sul regime delle eccezioni.
Quello che complessivamente ne emerge, quindi, è un atteggiamento ancora molto restrittivo e protezionistico – non dimentichiamo che pochi mesi fa il Cnf si è visto comminare una nuova sanzione da parte di un’altra Authority, Agcm, con il provvedimento n. 25715 dell’11 novembre 2015 per violazione degli obblighi di concorrenza a causa dell’imposizione di criteri estremamente restrittivi ai propri associati – sembra andare in direzione ostinata e contraria rispetto all’impostazione di Anac; impostazione probabilmente da rivedere, anche alla luce delle valutazioni nel merito che farà il Consiglio di Stato e che saranno contenute nelle prossime Linee Guida della stessa Authority.

References: articolo 2
 articolo 13
 sentenza 
 articolo 14
 articolo 26
 provvedimento n.