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Timestamp: 2018-05-26 23:42:06+00:00

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L’assai rilevante provvedimento della Procura della Repubblica di Roma testimonia la grande attenzione ormai rivestita dal fenomeno dell’usura della banca nella banca oltre ai grandi successi riportati dalla SDL e dai suoi avvocati. Così come evidenziato dalla Suprema Corte (Cass. Sezione 1, 12.12.2012, n.22756) il richiamato art. 20, nei commi da 1 a 4, mira ad offrire tutela alla vittima del reato di usura e di altri ad esso assimilati, intendendo bilanciare l‘interesse del creditore all’adempimento con l‘apprestamento delle condizioni di un’eccezionale verifica di nesso eziologico tra la difficoltà solutoria e la genesi criminale del debito, così da assicurare agevolazioni e provvidenze alle vittime. Questo essendo il significato del blocco dei termini sostanziali di scadenza da un lato e di quelli processuali d’altro, appare evidente che la tutela pubblicistica che lo Stato aggiunge in siffatto modo all’elargizione economica verso le vittime introduce un’alterazione nelle ordinarie relazioni civili intermediate anche con il processo, dunque collocandosi – al di là della legislazione sociale di sostegno – in un quadro di prevalenza dell’interesse pubblico alla protezione di ogni situazione debitoria, d’impresa o meno, incisa anche indirettamente da tali reati. Con riferimento alle procedure fallimentari la giurisprudenza (v. Corte di Appello di Brescia, sez I, 10.03.2010 n. 736) ha ritenuto che la legge n. 44 del 1999, concernente il Fondo di Solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura, sia applicabile anche nelle cause fallimentari (in argomento, vedasi la recente apertura di Cass. 22.1.2009 n. 1613 e, fra le pronunce di merito, Trib. Ascoli Piceno 9.10.2008) e, in concreto, che possa essere disposta una sospensione dei termini di decadenza prevista dall’art. 20 dal giudicante durante la procedura “prefallimentare”, venendo così ad essere temporaneamente impedita la dichiarazione di fallimento per l‘applicazione analogica alle procedure pre-fallimentari dell’art. 20 legge n. 44/99, norma che dispone la sospensione dei termini delle procedure esecutive per tale arco temporale in favore di soggetti che abbiano chiesto l‘erogazione delle provvidenze di cui alla legge medesima. Compete, in concreto, dunque al giudice della procedura (Cass. 24.1.2007 n. 1496) e non già al Presidente del Tribunale, il puntuale contemperamento delle ragioni dell’istante, vittima di odioso reato, con gli opposti diritti e gli interessi dei creditori (tra cui non necessariamente solo coloro che hanno dato luogo al fatto delittuoso) come nell’ipotesi di deduzione di scadenze di termini loro pregiudizievoli. La valutazione va effettuata -secondo la condivisa dottrina- tenendo in considerazione gli effetti della richiesta di elargizione prevista dagli artt. 3, 5, 6 e 8 della detta legge, ovvero di concessione del mutuo senza interesse di cui all’art. 14 della legge 7.3.1996 n. 108, od ancora l‘elargizione prevista dall’art. 1 della legge20.10.1990 n. 302, che all’evidenza sono funzionali al pagamento dei debiti. La decisione, ove ricorrano i presupposti, nel corso della procedura prefallimentare va presa poi a prescindere dal parere del Prefetto, non vincolante a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.457 del 2005, pur verificando l‘esito dell’istanza per l‘accesso al Fondo di solidarietà per le vittime delle estorsioni e dell’usura presentata in Prefettura, dell’istruttoria esperita e l‘avvenuto inoltro o meno della pratica all’Ufficio di supporto del Comitato di solidarietà per le vittime delle estorsioni e dell’usura. Dopo la concessione del “termine di sospensione” ed il decorso dello stesso compete al Tribunale verificare se sia ancora in essere l‘insolvenza e se sussistano tutti gli ulteriori presupposti normativamente richiesti per la dichiarazione del fallimento. Va escluso, dunque, che il verificarsi delle condizioni di legge per il conseguimento delle provvidenze di cui alla legge n.44/1999 possa, di per sé, determinare automaticamente una preclusione legale alla dichiarazione di fallimento, un differimento della pronuncia o l‘eventuale revoca della stessa.
In allegato il provvedimento del Tribunale
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Commento a sentenza n. 2600/2014 Tribunale di Padova
La sentenza è particolarmente esaustiva per diversi profili.
Essa offre spunti di valutazione consolidando la Giurisprudenza più risalente e ponendo una pietra miliare in tema di usura, in applicazione ed interpretazione della l.24/2001.
Eccezione di nullità della vocatio per indeterminatezza
Le banche sono solite avanzare eccezione di nullità della citazione per indeterminatezza della domanda; essa è un’eccezione di stile che viene pedissequamente riproposta nelle conclusioni. In punto di indeterminatezza della domanda e quindi d’eccezione di nullità, il tribunale rileva che quando sono stati identificati i rapporti oggetto di giudizio con domanda di rideterminazione dei saldi del conto corrente, anche se non vengono indicate le somme, il petitum e la causa petendi costituiscono fondamento della domanda tale che il convenuto può formulare in via immediata ed esauriente le proprie difese. Nel caso de quo la domanda è suffragata da perizia per quanto concerne i tassi usurai ed il tribunale rigetta la eccezione.
Estensione della ricognizione
In punto di ricognizione del rapporto di conto corrente, il tribunale specifica che l’analisi per la rideterminazione dei saldi deve riguardare l’intero rapporto contrattuale.
Il tribunale statuisce l’indeterminatezza delle condizioni applicate, in quanto non risultante in contratto alcuna pattuizione scritta. Dichiara illegittima l’applicazione di interessi anatocistici.
Estratti di conto: mancata contestazione.
Il tribunale dichiara l’irrilevanza della mancata contestazione immediata degli estratti conto, specificando che l’estratto conto trasmesso dalla banca al cliente rende inoppugnabile gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo contabile, ma non sotto quelli della validità ed efficacia dei rapporti obbligatori.
Il tribunale dichiara l’anatocismo illegittimo per i contratti ante 2000 che non vedono raggiunto – dopo la delibera del Comitato Interministeriale per il credito (CICR) – un nuovo accordo con il cliente. Determina il ricalcolo dell’anatocismo sull’intero rapporto.
Particolarmente rilevante è la trattazione, argomentata ed esente da censure, della l.24 del 2001 e del suo spirito della Banca d’Italia e delle sue Istruzioni.
Pattuizioni medio tempore: usura contrattuale (cd ab orgine)
Il giudice rileva che ai fini del TAEG, in conformità al testo normativo, e del quesito posto per verificare il superamento del tasso soglia, “deve essere computato tutto ciò che possa configurarsi come somma richiesta per la restituzione della somma ottenuta a mutuo o comunque quale costo del denaro non solo la commissione di massimo scoperto, ma tutte le commissioni, remunerazioni e spese addebitate, trovando applicazione la normativa non solo per i mutui, ma per tutti i rapporti contrattuali che possano contenere pattuizioni di interessi usurari, risultando poi irrilevanti le diverse indicazioni fornite riguardo alla Banca d’Italia, di cui determinazioni non possono certo prevalere su un chiaro dettato normativo”.
Ciò precisato, nella legge – in relazione alle conseguenze derivanti dalla applicazione di tassi usurari – va osservato che L.24/2001 ha chiarito che le sanzioni civili e penali di cui agli artt. 644 c.p., 1815 comma 2 c.c. trovano applicazione solo con riguardo alle applicazioni che si configurano come usurari sin dall’inizio.
Usura sopravvenuta: Inapplicabilità a fronte dello ius variandi
Il giudice si pone altresì il problema di quale tasso vada applicato per i contratti stipulati prima della L.108/96 sull’usura. Precisa che, nel caso in cui il tasso diventi usurario per effetto di variazioni del tasso soglia, si dovrà rientrare nel tasso soglia;
Nel caso in cui invece il tasso applicato venga a superare il tasso soglia a seguito di modificazioni unilaterali della banca o anche a pattuizioni concluse successivamente alla entrata in vigore della L. 108, la sanzione non potrà che essere quella del 1815, 2° comma c.c., con la conseguenza che nessun interesse sarà dovuto.
Importante è la verifica dell’accordo delle parti avvenuto per tacito consenso a seguito di variazione unilaterale . In questo caso per il giudice si ha una nuova pattuizione impugnabile ex art. 1815 cc s.c.; è il caso della banca che comunica variazione dei tassi ed il cliente aderisce: la variazione è illegittima e nulla ex art. 118 tub.
Conseguenza sui trimestri
Il Giudice determina, quindi, che per tutti i trimestri in cui è stato superato il tasso soglia, alcun interesse è dovuto.
In sintesi in tema di usura la sentenza specifica che per verificare l’eventuale superamento del tasso soglia di usura deve essere computato tutto ciò che nella fattispecie contesa sia da configurare come somma richiesta per la restituzione della somma ottenuta o comunque quale costo del denaro.
Nel caso in cui il tasso venga a superare il tasso soglia a seguito di modificazioni unilaterali della banca (cosiddetto ius variandi), non si verte in un caso di usura sopravvenuta che pure è rilevante per il sistema vigente, bensì di usura originaria con la conseguenza che la sanzione non potrà che essere quella del comma 2 art. 1815 e quindi nessun interesse risulterà dovuto;
Per i contratti in essere all’epoca dell’entrata in vigore della normativa di legge che ha consentito la previsione di clausole di anatocismo bancario (delibera CICR), l’applicazione di tale facoltà deve passare necessariamente attraverso la manifestazione di uno specifico consenso scritto dal cliente.
Tale fattispecie è quella ricalcata dalla Corte d’Appello di Milano (sent. n. 1796/2012) che dichiara peggiorative le condizioni per i contratti ante delibera CICR, i quali, quindi, devono essere approvate per iscritto (art. 7 stessa delibera), a pena di nullità relativa.
Commento dell’avv.Massimo Meloni per gentile concessione dell’avv. Mai Paola, istruttrice della causa in uno all’avv.Burla Paola
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References: art. 20
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1815
 art. 118
 sentenza 
 art. 1815