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Timestamp: 2013-05-21 13:43:52+00:00

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Danno biologico: per la Cassazione vanno applicate le tabelle milanesi Banche dati
- Danno biologico: per la Cassazione vanno applicate le tabelle milanesi RISARCIMENTO
Danno biologico: per la Cassazione vanno applicate le tabelle milanesi Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 7 giugno 2011 n. 12408
Francesco Machina Grifeo e Filippo Martini (Guida al Diritto)
07-06-2011 - Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 7 giugno 2011 n. 12408
Svolta della Cassazione nella liquidazione del danno biologico. Finisce il lungo periodo del «fai da te» da parte dei tribunali, con ogni Ufficio che elaborava la sua tabella, e arriva la consacrazione definitiva di Milano come riferimento «equo» da prendere in considerazione per tutto il territorio nazionale. Sulle micropermanenti da lesioni stradali, invece, scatta l'obbligo di applicare la tabella aggiornata annualmente dal Ministerero. È questa l’importante presa di posizione della Suprema corte che, con la sentenza 12408/2011, ha accolto il ricorso di un uomo, rimasto gravemente invalido a seguito di un incidente stradale, che lamentava proprio la mancata adozione dei criteri di liquidazione meneghini da parte dei giudici di Trani e poi di Bari.
Micropermanenti: per le lesioni stradali la tabella è Ministeriale
di Filippo Martini La sentenza resa in data 7 giugno 2011 dalla III sezione della Corte di cassazione ha posto importanti paletti in tema di liquidazione del danno alla persona.
Infatti, dopo avere affermato che i valori di riferimento per la liquidazione del danno alla persona adottati dal Tribunale di Milano “costituiranno d’ora innanzi, per la giurisprudenza di questa Corte, il valore da ritenersi equo e cioè quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee a aumentarne o ridurne l’entità”, la Corte ha anche preso posizione in ordine alla applicazione coattiva o meno del Dm (attualmente quello del 27 maggio 2010) di valutazione delle micropermanenti di cui all’articolo 139 del Codice delle assicurazioni
I paletti della Corte
Sono stati posti infatti i seguenti arresti giurisprudenziali:
1) Per i postumi di lieve entità non connessi alla circolazione stradale varranno i criteri di liquidazione ordinari ed equitativi adottati dai tribunali (e quindi le tabelle milanesi) e non quelli posti dall’articolo 139 del Codice delle assicurazioni per ragioni che la Corte ritiene preclusive di una applicazione analogica dei criteri ministeriali ai casi non auto.
2) Al contrario, “quante volte la lesione derivi dalla circolazione dei veicoli a motore e natanti, il danno non patrimoniale da micro permanente non potrà che essere liquidato, per tutti i pregiudizi areddituali che derivino dalla lesione del diritto alla salute, entro i limiti stabiliti dalla legge mediante il rinvio al decreto annualmente emanato dal ministero della Attività produttive (ex articolo 139, comma V), salvo l’aumento da parte del giudice, in misura non superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato (art. 139 comma III)”.
In buona sostanza, la Corte ha stabilito che per le lesioni micropermanenti non auto valgono i criteri tabellari milanesi, mentre per quelli sotto egida dell’articolo 139 del Codice delle assicurazioni, dovranno essere utilizzati i valori di legge (di cui al Dm applicabile), potendo solo personalizzare il danno nella misura massima del 20% come previsto dall’articolo 139 comma 3 e quindi nei casi di particolari condizioni soggettive dipendenti dalla lesione stessa.
In questo modo la Corte, tra l’altro, si pone in aperta antitesi con la decisione resa dalla stessa sezione, (ma da un diverso collegio giudicante) n. 19816/2010, che invece aveva censurato una liquidazione conforme alla legge n. 57/2001, ritenendo quel valore attinente solo al danno biologico ed imponendo al giudice di merito una valutazione personalizzata e senza limiti della sofferenze ritenuta non compresa nel valore tabellare di legge.
Conclusivamente, riteniamo che l’acclusa decisione avrà in futuro forti ripercussioni sul piano pratico in ordine ai criteri di liquidazione del danno alla persona e sarà, prevedibilmente, oggetto di acceso dibattito dottrinale e giurisprudenziale.
Al tempo stesso però, la Corte ha posto dei paletti piuttosto solidi in ordine ai criteri di valutazione obiettivi e di base che costituiranno supporto alla attività di componimento stragiudiziale e difensiva nel giudizio, con il fine di rendere equi i parametri risarcitori di base ed inibire (per espresso intento) l’origine della pratica del così detto forum shopping.
Al tempo stesso la decisione costituisce arresto giurisprudenziale a fronte di richieste di liquidazione del danno non patrimoniale da micropermanenti, derivate da sinistro stradale, che esulino dalla valutazione ministeriale e (nei casi eccezionali) dall’aumento massimo personalizzato del 20% (ex articolo 139 comma 3 del Codice delle assicurazioni).
Milano diventa il riferimento unico per la Cassazione
Fine dichiarato della Suprema corte è quello di garantire in ossequio al principio di uguaglianza, e per non minare «la fiducia dei cittadini nell’amministrazione della giustizia», l’adozione di «parametri uniformi» su tutto il territorio nazionale. E nel far ciò è parso naturale adottare i valori milanesi attualmente più diffusi.
Secondo i giudici di Piazza Cavour, dunque, «poiché l’equità va intesa anche come parità di trattamento, la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell’integrità psico- fisica presuppone l’adozione da parte di tutti i giudici di merito di parametri di valutazione uniformi che, in difetto di previsioni normative, vanno individuati in quelli tabellari elaborati presso il tribunale di Milano, da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto».
La questione va posta già nel merito
Con l’occasione però i giudici hanno anche chiarito che «l’aver assunto la tabella milanese a parametro in linea generale attestante la conformità della liquidazione equitativa del danno» non comporterà automaticamente «la ricorribilità in Cassazione, per violazione di legge, delle sentenze di appello che abbiano liquidato il danno in base a diverse tabelle». Insomma, non basta sostenere che secondo la tabella del tribunale meneghino la cifra liquidata sarebbe stata più alta. Infatti, affinché il ricorso non sia dichiarato inammissibile “per la novità della questione posta”, c’è bisogno che la medesima doglianza sia stata sollevata anche nel merito e cioè figuri già tra i motivi di ricorso in Appello. In tal modo, la Suprema corte evita anche il rischio di una valanga di ricorsi che viceversa si abbatterebbe sui giudici di Piazza Cavour.
Incidenti stradali: no al concorso colposo automatico
Ma la Cassazione nella stessa sentenza ha anche affermato un altro importante principio in tema di incidenti stradali, stabilendo che una volta accertata la piena responsabilità di un veicolo non è corretto presumere il concorso di colpa dell’altro conducente che non riesca a provare di essere completamente esente da responsabilità.
Secondo la Suprema corte, infatti, «il principio secondo il quale, in tema di scontro tra veicoli […], l’accertamento in concreto della colpa di uno dei due conducenti non comporta di per sé il superamento della presunzione di colpa concorrente dell’altro non può essere inteso nel senso che, anche quando questa prova non sia in concreto possibile e sia positivamente accertata la responsabilità di uno dei conducenti per avere tenuto una condotta in sé del tutto idonea a cagionare l’evento, l’apporto causale colposo dell’altro conducente debba essere, comunque, in qualche misura riconosciuto». Con questa motivazione la Corte ha bocciato la ricostruzione della Corte territoriale che attribuiva comunque il 25% della responsabilità alla vittima perché non aveva provato che il suo comportamento fu «pienamente conforme alle norme di circolazione stradale» e comunque di prudenza.
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