Source: http://docplayer.it/1331622-Crui-commissione-biblioteche-gruppo-open-access-riviste-ad-accesso-aperto-linee-guida.html
Timestamp: 2018-05-22 04:44:28+00:00

Document:
CRUI Commissione Biblioteche, Gruppo OPEN ACCESS RIVISTE AD ACCESSO APERTO. Linee guida - PDF
Download "CRUI Commissione Biblioteche, Gruppo OPEN ACCESS RIVISTE AD ACCESSO APERTO. Linee guida"
Fausto Pasquale Salvatore
1 CRUI Commissione Biblioteche, Gruppo OPEN ACCESS RIVISTE AD ACCESSO APERTO Linee guida Questo documento si occupa della disseminazione dei risultati della ricerca scientifica attraverso le riviste specialistiche, della crisi in cui versa il mercato dei periodici elettronici e delle possibilità di un suo superamento attraverso la ridefinizione dei compiti e delle funzioni degli attori coinvolti. Il progresso tecnologico degli ultimi decenni ha creato le basi per una forma più efficace di diffusione dell informazione scientifica, fondata su internet e sull accesso aperto, con la quale le riviste scientifiche non possono non misurarsi. Roma, aprile
2 Gruppo Open Access Roberto Delle Donne, Napoli Federico II, (coordinatore) Benedetta Alosi, Messina, Stefania Arabito, Trieste, Luca Bardi, Pol. di Milano, Paolo Bellini, Perugia, Liliana Bernardis, Udine, Fabrizia Bevilacqua, Parma, Alessandra Bezzi, Insubria, Loriano Bonora, Trieste SISSA, Andrea Capaccioni, Perugia Stranieri, Paola Coppola, Roma Tor Vergata, Daniela Cermesoni, Insubria, Simone Cinotto, Torino, Enrico Commis, Catania, Danilo Deana, Milano statale, Antonella De Robbio, Padova, Marisa Di Bisceglie, La Sapienza Roma, Francesco Dell Orso, Perugia Università, Giuseppe De Marco, Napoli L Orientale, Juan Carlos De Martin, Pol. di Torino, Onofrio Erriquez, Bari, Nunzio Femminò, Messina, Rodolfo Figari, Napoli Federico II, Maria Alessandra Frantoni Panzanelli, Perugia, Maria Grazia Franceschini, Viterbo, Paola Galimberti, Milano statale, Paola Gargiulo, CASPUR, Giuliana Giustino, Milano statale, Matelda Grassi, CRUI, Francesca Lamberti, Lecce, Margherita Loconsolo, Firenze, Giuseppe Luppino, Macerata, Viviana Mandrile, Torino, Marilena Maniaci, Cassino, Rosa Maiello, Napoli Parthenope, Donatella Marsiglia, Fondazione CRUI, Fabio Marzani, Cattolica Milano, Federico Meschini, Viterbo, Maddalena Morando, Pol. di Torino, Susanna Mornati, CILEA, Maria Chiara Pievatolo, Pisa, Barbara Pistoia, Pisa, Sara Ricetto, Cattolica Milano, Gino Roncaglia, Viterbo, Francesca Rossi, Fondazione CRUI, Michele Rubini, Pol. di Milano, Ellis Sada, Cattolica Milano, Livia Saldicco,Viterbo, Renato Spigler, Roma Tre, Lucia Staccone, Roma Tre, 2
3 Renato Tamburrini, Pisa, Laura Tavoloni, Viterbo, Antonio Torrisi, Catania, Roberto Tufano, Catania, Francesca Valentini, Trento, Maria Laura Vignocchi, Bologna, Andrea Wehrenfenning, Trieste SISSA, Paul Gabriele Weston, Pavia, 3
4 INDICE DEI CONTENUTI 1. Dalla stampa alla rete La dichiarazione di Berlino La dichiarazione di Messina 2. Gli aspetti giuridici I diritti dell autore Nome della rivista Registrazione del nome di dominio La registrazione in Tribunale Il deposito legale 3. L aspetto economico 4. Le riviste scientifiche e l accesso aperto: l esperienza dei fisici 5. Accesso aperto, criteri di valutazione e peer review 6. La conservazione a lungo termine 7. Raccomandazioni conclusive Appendici Appendice A: La realizzazione tecnica Appendice B: Documentazione 4
5 1. Dalla stampa alla rete La pubblicazione scientifica a stampa ha rappresentato per secoli l unico mezzo per: diffondere l informazione scientifica sancirne la scientificità attraverso un filtro editoriale preliminare (peer review). Nel settore delle scienze matematiche, fisiche e naturali, la diffusione dell informazione scientifica è ormai svolta principalmente dagli archivi di preprint, come, per esempio, il celebre ArXiv 1. Alle riviste compete invece la certificazione della scientificità dei risultati conseguiti. Le riviste sono pubblicate da due tipi di editori, gli editori commerciali (fra cui spiccano alcune multinazionali come Reed Elsevier, Wiley, Springer, che ha recentemente incorporato Wolters Kluwer) e le società scientifiche (come l APS). Nel caso delle riviste dedicate alle scienze dure il prestigio di un periodico è legato anche alla sua presenza nel catalogo dell Institute for Scientific Information (ISI), sul quale si calcola il fattore di impatto. Questo catalogo, nato per scopi bibliografici, ha finito per contribuire a produrre politiche dei prezzi di tipo monopolistico: infatti, le biblioteche universitarie non possono fare a meno di abbonarsi alle riviste censite da ISI, indipendentemente dal loro costo, proprio a causa del ruolo decisivo che esse hanno nella valutazione del fattore d impatto. Di conseguenza, nel periodo il prezzo delle riviste scientifiche è aumentato del 200% oltre l inflazione. La più ragionevole politica dei prezzi degli editori societari non è bastata a calmierare il mercato. Tali tendenze di mercato sono culminate negli esiti noti, soprattutto ai bibliotecari, come crisi dei prezzi dei periodici. Per quanto non sempre i lettori se ne rendano conto, la crisi, ulteriormente aggravata dalle politiche di vendita a pacchetto (bundling) che vincolano i budget per periodi lunghi, incide anche sull acquisto delle monografie il veicolo principale della pubblicazione umanistica che viene sacrificato a favore degli abbonamenti alle riviste. La conseguenza della crisi risulta dunque essere, in tutte le discipline, una riduzione delle possibilità di accedere all informazione scientifica nelle sedi deputate. Tale crisi ha cominciato a manifestarsi negli anni 90 del secolo scorso, inducendo matematici, fisici e studiosi di scienze naturali a cercare nuove modalità di comunicazione dei risultati della ricerca, attraverso le reti telematiche, e a valersi degli archivi di preprint. Le due funzioni, di diffusione dell informazione scientifica e di certificazione dei risultati pubblicati, si sono perciò divaricate, riservando agli archivi la prima funzione e alle riviste la seconda. Inevitabilmente, all interno di queste comunità disciplinari, l attenzione è divenuta massima nei confronti degli archivi, minore nei riguardi delle riviste. Anche se la centralità dei periodici ai fini della certificazione della qualità scientifica degli articoli è rimasta, in larga parte, indiscussa, l impossibilità per alcune biblioteche di rinnovare tutti gli abbonamenti, per scarsità di risorse, non ha precluso quindi, ai ricercatori dei settori disciplinari abituati a servirsi degli archivi di preprint, la possibilità di accedere al sapere scientifico. In questo contesto, sono nate anche alcune iniziative volte a realizzare nuovi modelli di riviste elettroniche, edite da editori commerciali o meno. Un esempio degno di menzione è quello del 1 2 Statistiche della Association of Research Libraries
6 Journal of High Energy Physics 3 (JHEP), che è diventato in pochi anni la rivista più importante del settore. È noto che le riviste elettroniche potrebbero consentire considerevoli risparmi di spesa, come dimostra proprio il caso di JHEP, che costa da 10 a 15 volte meno delle riviste commerciali concorrenti. Contrariamente alle aspettative, le strategie di mercato dei grandi editori costringono invece le biblioteche a spendere più che in passato, persino per le riviste tradizionali, che hanno scelto la via dell informatizzazione e hanno sostituito alla vendita della copia cartacea quella della sola copia online. Le condizioni di debolezza delle biblioteche acquirenti si sono poi ulteriormente aggravate. Quando, in passato, veniva sospeso un abbonamento a una rivista cartacea, restavano nella biblioteca i numeri pregressi del periodico; se ora viene invece disdetto un abbonamento a una rivista elettronica, la continuità dell accesso ai numeri sottoscritti non è garantita, a meno che la biblioteca non abbia avuto cura di inserire opportune clausole contrattuali. In ambito umanistico, la monografia è più importante delle riviste. Questa tipologia di opere, dunque, non ha attraversato una paragonabile crisi dei prezzi. La transizione alla rete è stata gestita per lo più dagli editori, che hanno imposto forme di accesso riservato, e politiche dei prezzi di download variabili, ma sproporzionate rispetto alle spese sostenute, se si tiene conto del fatto che gli autori, generalmente, forniscono i contributi senza percepire compensi e che coprono in larga parte, se non interamente, i costi di pubblicazione con propri fondi di ricerca. In risposta a questa situazione, si è sviluppato il movimento per la pubblicazione ad accesso aperto, i cui princìpi sono stati fatti propri da numerose istituzioni accademiche e di ricerca di tutto il mondo con la dichiarazione di Berlino (2003). La dichiarazione di Berlino La dichiarazione di Messina Il 4 novembre 2004, in un convegno messinese promosso dalla Conferenza dei rettori delle Università italiane, Vincenzo Milanesi, rettore padovano e presidente della Commissione CRUI per le Biblioteche di Ateneo, ha firmato solennemente l adesione alla Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities 4. A lui si sono uniti i rettori di altre 31 università italiane. A oggi 70 università italiane hanno firmato la dichiarazione 5. In particolare, sono stati sottoscritti i seguenti impegni: 1. incoraggiare gli autori a garantire ai lettori il diritto di usare e riprodurre gratuitamente le loro opere in formato digitale, di consentirne la stampa per uso personale, fatto salvo il riconoscimento della loro paternità intellettuale; 2. rendere possibile il deposito di testi in archivi istituzionali on line, nella convinzione che: la nostra missione di disseminazione della conoscenza è incompleta se l informazione non è resa largamente e prontamente disponibile alla società. Occorre sostenere nuove
7 possibilità di disseminazione della conoscenza, non solo attraverso le modalità tradizionali ma anche e sempre più attraverso il paradigma dell accesso aperto via Internet. Definiamo l accesso aperto come una fonte estesa del sapere umano e del patrimonio culturale, validati dalla comunità scientifica. 2. Gli aspetti giuridici La gestione di una rivista elettronica ad accesso aperto comporta una serie di problemi di ordine giuridico di seguito schematicamente sintetizzati. I diritti dell autore L articolo 42 6 della legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d autore stabilisce che l autore di un articolo su rivista ha diritto a riprodurlo altrove, purché citi gli estremi della prima pubblicazione, a meno che non sia stato esplicitamente pattuito che egli possa farne a meno. Tale disciplina stabilita dalla legge italiana è generalmente vantaggiosa per una rivista ad accesso aperto, perché quando gli autori che hanno pubblicato su di essa depositano i testi in archivi istituzionali o disciplinari contribuiscono di fatto a diffondere il nome della testata, assicurandole più ampia notorietà. È nondimeno opportuno chiedere all autore che egli si impegni esplicitamente a citare, tramite un link, il sito della rivista su cui il suo articolo è stato originariamente pubblicato, dal momento che la legge del 1941 non poteva prevedere un obbligo di questa natura. Per facilitare gli autori, può inoltre essere opportuno proporre loro la scelta fra un complesso di licenze standard, per esempio tra quelle tipizzate da Creative Commons 7. Va tuttavia tenuto conto che per la legge italiana si considera autore di un opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell opera stessa (art. 7 8 ), mentre il diritto all utilizzazione economica appartiene all editore della medesima (art ). Gli autori delle singole parti hanno però il diritto di usare il proprio lavoro separatamente, entro i vincoli stabiliti da un eventuale accordo esplicito, oppure, in mancanza di questo, secondo quanto precisato dagli articoli della legge 22 aprile 1941, n Questo comporta anche la possibilità che l editore applichi all opera collettiva una licenza diversa più restrittiva o più ampia di quella prescelta dall autore di una parte dell'opera, per quanto concerne l uso separato di quest ultima
8 Nome della rivista Il nome di una rivista, di un giornale o di altra pubblicazione periodica è protetto dall'art. 100 della legge sul diritto di autore, che vieta a chiunque di poterlo utilizzare per altre riviste dello stesso genere, non solo contemporaneamente, ma anche nei due anni successivi alla cessazione della precedente pubblicazione. Pertanto è possibile riprendere il nome di una rivista già esistente solo nel caso in cui i contenuti della nuova rivista siano completamente diversi. Registrazione del nome di dominio Il nome di dominio (detto anche nome a dominio o domain name o host name) è l indirizzo di un sito in formato alfabetico. Assicurarsi un buon domain name, facile da memorizzare, rappresenta un momento imortante nella progettazione di una rivista perché può far crescere, anche considerevolmente, il numero di connessioni al suo sito. I problemi giuridici sorgono nella registrazione di un nome di dominio coincidente con un marchio altrui. In particolare, la giurisprudenza ritiene che la registrazione di un domain name che riproduce o contiene il marchio altrui costituisce una contraffazione del marchio, poiché permette di ricollegare l attività a quella del titolare del marchio, sfruttando la notorietà del segno e traendone, quindi, un indebito vantaggio. Ne consegue che solo il titolare di un marchio registrato potrebbe legittimamente usarlo sul proprio sito o come nome di dominio. La registrazione in Tribunale In materia di obbligo di registrazione delle riviste, la legge 62/ è di interpretazione controversa 12. Esistono, tuttavia, numerose riviste on line che omettono di assolvere a questo onere, senza conseguenze rilevanti. Il decreto legislativo 9 aprile 2003, n , ha finalmente chiarito, all articolo 7 comma 3, che la registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62. Allo stato della normativa si può dunque concludere che le testate giornalistiche on line vengono definite prodotto editoriale, ma per quanto si riferisce alla registrazione, non devono sempre e obbligatoriamente essere registrate. Devono obbligatoriamente essere registrate nei tribunali e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore provider soltanto quando: hanno una regolare periodicità (qualunque essa sia); intendono ottenere dallo Stato benefici, agevolazioni e provvidenze ; prevedono di conseguire ricavi; utilizzano giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti
9 La registrazione è invece obbligatoria se si vuole produrre anche una versione cartacea della rivista, facendola uscire con periodicità regolare. Il direttore responsabile può non essere un giornalista, ma deve comunque essere iscritto nell elenco speciale dell ordine. In questo caso occorre far domanda, tramite apposito modello, al Consiglio regionale dell ordine dei giornalisti per l iscrizione del direttore nell elenco speciale dei direttori responsabili di periodici a carattere tecnico, professionale o scientifico. L iscrizione è annuale e ha un costo di circa 300 euro per il primo anno e di 85 euro per gli anni successivi. Prima della pubblicazione del periodico, deve essere fatta domanda per la sua registrazione presso la Cancelleria del Tribunale civile, sezione stampa, del luogo in cui la pubblicazione verrà effettuata, compilando l apposito modulo. Nel modulo, va indicata anche la proprietà del periodico da considerarsi dell Università stessa nel caso di una rivista edita da una struttura dell Ateneo. Il costo della registrazione è di 168 euro, bolli esclusi. Il deposito legale L unico deposito legale obbligatorio è quello degli stampati secondo la legge n. 374 del 1939, in quanto la legge 15 aprile 2004, n. 106 Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all uso pubblico, che amplia l obbligo del deposito anche ai documenti in formato elettronico e diffusi tramite Internet, attende uno specifico regolamento di attuazione per entrare in vigore. Infatti, l attuale regolamento attuativo 14 della legge 15 aprile 2004 n. 106, che prevede anche forme di sperimentazione di deposito volontario da attuarsi tramite la Biblioteca Nazionale centrale di Firenze, per quanto riguarda le pubblicazioni online rimanda a un successivo regolamento. Di fatto la legge è divenuta operativa grazie all approvazione del regolamento solo perché si è deciso di sganciare la parte relativa ai documenti su supporto fisico, da quella relativa ai documenti diffusi tramite rete informatica. La regolamentazione delle modalità di deposito dei documenti diffusi tramite rete informatica viene quindi demandata ad altro regolamento apposito che dovrà prevedere forme volontarie di sperimentazione del deposito mediante la stipula di appositi accordi con i soggetti obbligati al deposito che definiranno anche le modalità tecniche del deposito, prevedendo, ove possibile, anche forme automatiche di raccolta, secondo le migliori pratiche e conoscenze internazionali del settore. 3. L aspetto economico Il modello editoriale tradizionale, nel campo della pubblicazione scientifica, funzionava nel modo seguente: 1. l autore cedeva gratuitamente i diritti alla riproduzione e allo sfruttamento economico del proprio testo all editore; 14 Decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 2006, n. 252, Regolamento recante norme in materia di deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all uso pubblico, Con il Decreto firmato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali, in data 28 dicembre 2007 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 34 del 14 febbraio 2008, vengono individuati gli istituti depositari dei documenti della produzione editoriale regionale. 9
10 2. l editore assicurava la disseminazione dell opera dell autore favorendone indirettamente la carriera accademica, sulla base del prestigio della rivista da lui edita; 3. le istituzioni di ricerca pubbliche assicuravano all editore un ritorno economico o tramite il finanziamento della pubblicazione in particolare per le monografie con fondi di ricerca (modello author pays, molto diffuso in campo umanistico) o tramite abbonamenti da parte di biblioteche (prevalente per le riviste scientifiche). L autore accettava questo scambio perché la stampa era una tecnologia costosa, che richiedeva un investimento industriale e personale specializzato. Di contro, oggi, un accademico che ha accesso ai servizi internet della propria istituzione ha la possibilità di rendere direttamente disponibili i propri testi, per esempio attraverso gli archivi di preprint, senza nessun costo aggiuntivo a carico dei fondi di ricerca. I costi aggiuntivi, per le riviste, sono oggi legati non al momento della diffusione in rete dei contributi, bensì a quello della validazione, sia se si desidera che la disseminazione dei testi abbia un patrocinio istituzionale, sia, ancor di più, se si vuole applicare anche in internet, in luogo della selezione attraverso l uso, ex post (come avviene nelle comunità disciplinari abituate già da decenni a far circolare al proprio interno i preprint degli articoli), un sistema di peer review ex ante. In quest ultimo caso, infatti, sarà necessario che le istituzioni si dotino non solo di archivi istituzionali e disciplinari, ma anche di riviste elettroniche. Per quanto riguarda le modalità del loro finanziamento, va ricordato che il modello author pays, basato sui contributi che il singolo autore versa, individualmente, per ogni pubblicazione, attingendo per lo più a fondi pubblici di ricerca, finisce col penalizzare gli autori di eccellenti contributi scientifici sprovvisti di sufficienti risorse finanziarie evenienza, questa, tutt altro che rara in anni di forte contrazione delle risorse destinate alla ricerca. Tuttavia, va osservato che: 1. nel settore umanistico è già dominante il modello author pays, anche se unito alla chiusura dell accesso da parte degli editori: il passaggio all accesso aperto avrebbe il vantaggio di diffondere maggiormente i testi, e di far risparmiare le biblioteche, che ora acquistano con denaro pubblico qualcosa che è già stato pagato, al momento della pubblicazione, con altro denaro pubblico; 2. per la gestione di archivi e riviste elettroniche esiste software libero di buona qualità; 3. tradizionalmente la peer review è una prestazione onorifica, e dunque gratuita; 4. gli investimenti per il passaggio alla pubblicazione ad accesso aperto, sia per le istituzioni, sia per gli editori coinvolti, si concentrano all inizio dell impresa, quando si tratta di acquistare le macchine e installare il software; successivamente si avranno le sole spese di amministrazione e di funzionamento: rispetto agli abbonamenti alle riviste tradizionali, i costi sono quindi decrescenti e non costanti o in aumento, almeno nel caso delle riviste umanistiche con redazioni che prestano la loro opera a titolo gratuito; la situazione è ovviamente diversa nel caso in cui il lavoro redazionale e l editing siano a titolo oneroso; 5. è stato valutato (NIH) che nel settore scientifico i costi di pura archiviazione elettronica sono dieci volte minori dei costi di pubblicazione degli articoli in riviste con peer review; 6. diverse istituzioni, a maggior ragione quelle economicamente o tecnicamente povere, potrebbero consorziarsi, a livello regionale, nazionale o internazionale, per creare piattaforme di pubblicazione comuni; 10
11 7. il pagamento potrebbe essere riservato a servizi facoltativi o aggiuntivi per autori (editing, composizione e formattazione etc.) e lettori. Le istituzioni accademiche sono già, di fatto, le maggiori finanziatrici di pubblicazioni scientifiche, o tramite abbonamenti a riviste ad accesso riservato, oppure, specie nel settore umanistico, tramite contributi per la pubblicazione derivanti da fondi di ricerca. Il passaggio all open access comporterebbe, in sostanza, lo spostamento di tutti i finanziamenti dagli abbonamenti alle pubblicazioni. Anche nel caso in cui gli atenei scegliessero di non diventare editori in prima persona e preferissero affidare la pubblicazione a editori commerciali, la gestione unitaria di risorse da investire metterebbe i committenti, nella loro qualità di finanziatori, in condizione di imporre la propria politica di accesso e di realizzare considerevoli risparmi. Mentre è molto difficile, per una biblioteca, rinunciare all abbonamento a una rivista prestigiosa, anche se il suo prezzo è divenuto arbitrariamente alto, proprio perché il suo prestigio la rende insostituibile, sarebbe relativamente facile passare a un editore concorrente, qualora quello prescelto cominciasse a chiedere compensi ingiustificatamente alti. Naturalmente, per conseguire o mantenere standard qualitativi elevati, sono fortemente auspicabili sinergie e forme di cooperazione tra diversi atenei e centri di ricerca, nazionali e internazionali, come, ad esempio, avviene con il Journal of High Energy Physics. In sostanza, la pubblicazione ad accesso aperto può diventare economicamente praticabile e addirittura conveniente se le istituzioni accademiche e di ricerca intervengono direttamente, preferibilmente in forma consortile, a sostenere i costi di pubblicazione di riviste di alto profilo scientifico 15. In tal senso, merita massima attenzione anche l esperienza delle cosiddette University Press che, nascendo come editori accademici istituzionali, sono per loro natura vocate ad assicurare la maggiore diffusione possibile e il massimo impatto ai testi che pubblicano. Uno dei primi esempi di editore istituzionale è rappresentato da Firenze University Press 16 che, in virtù dell adesione dell ateneo fiorentino alla dichiarazione di Messina, considera parte integrante delle proprie attività anche la gestione dell archivio istituzionale di ateneo e l assistenza per la realizzazione di riviste elettroniche ad accesso aperto Le riviste scientifiche e l accesso aperto: l esperienza dei fisici Già da alcuni anni la grande battaglia per l open access, nell ambito delle discipline tecnicoscientifiche, consiste nell aprire l accesso alle riviste con peer review, che al presente sono nella stragrande maggioranza ad accesso riservato. L avvento degli archivi di preprint come strumento di lavoro privilegiato da molti ricercatori del settore ha tuttavia messo in crisi tali politiche restrittive. Anche se vi è generale consenso sulla necessità di convogliare i finanziamenti dagli abbonamenti alle riviste alla pubblicazione dei risultati della ricerca 15 Un progetto di questo tipo è stato discusso e approvato alla conferenza Establishing a sponsoring consortium for Open Access publishing in particle physics, svoltasi presso il Cern (http://indico.cern.ch/conferencedisplay.py?confid=7168) di cui al paragrafo 4 di questo documento. Tale progetto ha come esito più recente SCOAP3 (http://scoap3.org/files/scoap3wpreport.pdf) cmpro viewpage pageid 145.html. 11
12 (modello pay per publish), vi sono diverse opinioni sui criteri da adottare. Alcuni ritengono che debbano essere i singoli autori, con propri fondi di ricerca, a dover versare, di volta in volta, una certa quota alla singola rivista per poter pubblicare un articolo (cosiddetto modello author pays). Tale criterio si è tuttavia rivelato inadeguato ad assicurare la sostenibilità dei costi di gestione di una rivista scientifica, dal profilo internazionale, come quella realizzata presso il CERN di Ginevra. Tralasciando le difficoltà di riallocazione delle risorse dai fondi per gli abbonamenti ai periodici, generalmente gestiti a livello di sistema bibliotecario di ateneo, ai fondi per la ricerca assegnati di volta in volta a singoli ricercatori, tale soluzione non piace neppure agli autori, che sarebbero costretti a preoccuparsi delle spese di pubblicazione, in anni in cui vengono drasticamente ridotti i finanziamenti per tutte le discipline, da quelle scientifiche e tecnologiche a quelle di area umanistica e delle scienze della vita. Inoltre, paradossalmente, gli autori più produttivi finirebbero con l essere i più penalizzati, dal momento che dovrebbero impiegare più tempo ed energie degli altri per procacciarsi i finanziamenti indispensabili alla pubblicazione. Di qui la necessità di trovare un modello più articolato, che contemperi le diverse esigenze in gioco. Nell ambito della Fisica delle Alte Energie (nel quale tra l altro è nato JHEP) questo dibattito è stato, negli ultimi anni, molto vivace e ha portato alla costituzione presso il CERN di Ginevra di una Task Force sull Open Access. Di essa fanno parte rappresentanti del mondo della ricerca, delle case editrici e degli enti finanziatori della ricerca dei vari paesi, con l obiettivo di realizzare un accordo tra istituzioni scientifiche ed editori scientifici. I punti elaborati finora sono i seguenti: definizione di un pool di riviste (JHEP, JCAP, PRD, EuPhJ, PLB, NPB, che raggruppano circa il 75% delle pubblicazioni del settore) che passeranno in tempi brevi all OA, giovandosi di un finanziamento basato sul principio del pay per publish; creazione di una Agenzia incaricata di raccogliere i fondi indispensabili per sostenere l iniziativa, sulla base dei costi denunciati dagli Editori delle suddette riviste. Concretamente, i costi delle riviste verrebbero coperti dai fondi raccolti dall Agenzia e non più tramite gli abbonamenti, così come è stato finora. La raccolta di fondi è di fatto iniziata all inizio del 2008; definizione degli enti finanziatori dell operazione, il cui costo è stato stimato nell ordine dei 10 milioni di euro all anno. Il finanziamento dei costi di pubblicazione viene riconosciuto dagli Atenei e dai centri di ricerca aderenti come finanziamento alla ricerca; durata complessiva della fase di avvio dell operazione: cinque anni, tempo entro il quale il sistema dovrebbe andare a regime. L iniziativa realizzata presso il CERN rappresenta una grande opportunità e un occasione da non perdere sia per la comunità scientifica sia per gli editori. L OA è una modalità della comunicazione scientifica che corrisponde alla natura aperta della ricerca ed è universalmente sostenuta dal mondo scientifico. La proposta che verrà dalla Task Force potrebbe costituire un modello anche per altri settori di ricerca, sia di area tecnico scientifica sia umanistica 18. L esito più recente dell iniziativa facente capo al CERN è il progetto SCOAP3 19, che si propone di assistere finanziariamente la transizione verso l accesso aperto delle sei più importanti riviste nel campo della fisica delle alte energie, conservando il servizio di peer review da loro svolto. 18 Anche se in questi settori non esiste un numero così ristretto di riviste di riferimento e le comunità disciplinari sono molto meno coese
13 Questi in definitiva gli obiettivi individuati: il sistema, a regime, dovrà garantire l accesso aperto alle 6 riviste pubblicate; dovrà inoltre portare a una sostanziale diminuzione dei costi rispetto a quanto finora versato agli editori commerciali per gli abbonamenti; ciascuna istituzione aderente al consorzio SCOAP3, per consentire ai propri docenti e ricercatori di pubblicare in tali riviste, senza oneri aggiuntivi, sarà tenuta a versare una quota annuale, calcolata sulla base di parametri obiettivi quali il numero degli articoli che mediamente i suoi membri vi hanno finora pubblicato; sarà inoltre prevista una quota a sostegno di quegli enti o di quelle nazioni che difficilmente potrebbero sostenere la spesa. 5. Accesso aperto, criteri di valutazione e peer review Un documento sulle riviste scientifiche non può esimersi dal richiamare il problema della valutazione, affrontato analiticamente, nel documento L Open Access e la valutazione dei prodotti della ricerca scientifica. Raccomandazioni, cui si rimanda per approfondimenti. Anche se la valutazione dell attività scientifica dei ricercatori e della loro produzione è evidentemente una questione più vasta che trascende l ambito ristretto delle riviste, queste ultime ne rappresentano nondimeno un elemento centrale. Anche in questa sede si ribadisce l idea che gli indicatori bibliometrici da soli non siano sufficienti a determinare la qualità di una rivista. Sarebbe quindi fuorviante elevare a misura del valore scientifico dell articolo stesso solo indicatori come l IF (che misura piuttosto la rivista) o anche l H index (ora usato da banche dati commerciali come Scopus di Elsevier), proprio perché ad ogni documento corrisponde il proprio indicatore e ad ogni indicatore il proprio contesto. Tuttavia, generalmente, si ritiene che, in assenza di peer review, gli indicatori bibliometrici, se usati con consapevolezza dei loro limiti intrinseci, possano svolgere un utile ruolo ausiliario nel processo di valutazione. Anche se non scevra di difetti e di imperfezioni, più volte rilevati dai suoi critici, è la peer review che continua a essere il metodo canonico di selezione degli articoli di una rivista. Rispetto agli indici bibliometrici essa ha l indubbio merito di fornire un giudizio del valore scientifico dell articolo, basato sul merito, di cui i referee sono chiamati ad assumersi la responsabilità. Naturalmente, tale metodo è perfettibile, e anche le pratiche dell accesso aperto possono contribuire a limitare eventuali errori e/o abusi, nel momento in cui rendono immediatamente e agevolmente accessibili, all intera comunità disciplinare, i contributi ritenuti dai referee e dai comitati scientifici degni di pubblicazione. Si ritiene opportuno ricordare in questa sede che la pubblicazione ad accesso aperto non solo accresce la diffusione e la recezione di un contributo scientifico perché lo rende più facilmente reperibile, ma permette anche di valutarne l impatto in ambiente di rete, attraverso l applicazione delle metriche di nuova generazione come il Web impact factor, la citation analysis e lo usage factor. Pubblicare in rete rende poi possibile valersi di statistiche di download e di trackback 20, di database di citazioni come Spires 21, di strumenti come Citebase
14 o come Citeulike 23, che favoriscono la creazione di bibliografie condivise e interconnesse. Per le riviste elettroniche ad accesso aperto, sarebbe persino possibile pensare a forme di valutazione della qualità dei prodotti scientifici che abbiano luogo non più ex ante, bensì ex post, attraverso l uso di metadati semantici (tag), annotazioni collaborative e sistemi di social bookmarking (del.icio.us) e di condivisione bibliografica (CiteUlike, Connotea). Questa cosiddetta soft peer review avrebbe il vantaggio di poter contare su una platea di revisori molto ampia e disinteressata, e cioè sugli scienziati stessi chiamati a esprimere il loro giudizio nel momento stesso in cui fanno ricerca. In questo momento sono in corso una serie di discussioni sulla definizione dei requisiti minimi di qualità per l accreditamento delle riviste, soprattutto in ambito umanistico, in cui le organizzazioni dei diversi settori scientifico disciplinari sono chiamate a esprimere il proprio parere al Consiglio Universitario Nazionale su sollecitazione del Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca. Tali discussioni sfoceranno in un documento ufficiale di cui, non si potrà non tenere conto, anche nella realizzazione di riviste ad accesso aperto. 6. La conservazione a lungo termine La conservazione in ambiente digitale è un problema che non può assolutamente essere affrontato da un singolo Ateneo o da un singolo editore. Essa ha infatti costi altissimi e richiede competenze specifiche. È tuttavia opportuno che anche in Italia si cominci a pensare a questo tema tenendo conto delle principali esperienze internazionali: esistono infatti progetti di conservazione distribuita, come Loccks, e progetti di conservazione da parte delle biblioteche nazionali, come quello promosso dalla Biblioteca nazionale olandese, che si è fatta carico della conservazione a lungo termine delle riviste edite da Elsevier. Fondamentale nella progettazione di un archivio per la conservazione a lungo termine delle riviste scientifiche sarà l attenzione ai formati di conservazione adeguati (si parla in questo momento del PDF/A 1), a una metadatazione ad hoc e soprattutto a politiche di conservazione che garantiscano l autenticità e l integrità dei documenti conservati. Il Digital Curation Centre DCC 24 ha messo a punto DRAMBORA (Digital Repository Audit Method Based on Risk Assessment) 25 un metodo di certificazione dei repositories digitali basato sulla valutazione del rischio. Il Toolkit basato su recenti studi e standard, fornisce un metodo di autovalutazione per la cura e la conservazione del digitale. Facilita la valutazione interna fornendo agli amministratori dei repositories o di riviste ad accesso aperto strumenti per misurarne le capacità, per identificarne le debolezze e per riconoscerne i punti di forza. DRAMBORA può essere utilizzato da un ampia gamma di repositories, biblioteche e archivi digitali, inclusi quelli il cui mandato non prevede una gestione specifica per la conservazione del digitale a lungo termine
15 7. Raccomandazioni conclusive In conclusione, la Commissione desidera sottolineare i vantaggi dell accesso aperto in tutte le sue forme, per le comunità disciplinari e per la ricerca scientifica. In particolare raccomanda: il passaggio delle riviste dalla forma ad accesso limitato, oggi predominante, alla forma ad accesso aperto, sostituendo all attuale pay per view forme di finanziamento alle pubblicazioni, possibilmente secondo il modello institution pays delineato da SCOAP; di legare quindi il finanziamento della pubblicazione con fondi di ricerca pubblici alla libera accessibilità in rete dei contributi, facendo leva sulla favorevole posizione negoziale dell ente finanziatore rispetto all editore finanziato; di usare, per le riviste edite direttamente dagli atenei, software di gestione open source e gratuiti, come Open Journal System e Hyper Journal; di coinvolgere, tutte le volte che sia possibile, gli autori nell editing dei contributi, per contenere i costi; di avviare forme di sperimentazione parallele alla peer review tradizionale, quali la soft peer review, la peer review ex post e la selezione attraverso l uso. 15
16 Appendice A: La realizzazione tecnica La pubblicazione ad accesso aperto si avvale di tre strumenti differenti: 1. gli archivi elettronici, che sono paragonabili a delle biblioteche pubbliche telematicamente accessibili e la cui vocazione primaria è la disseminazione dei testi, sebbene anche la conservazione sia tra le priorità; 2. le riviste on line, la cui vocazione è la selezione e la pubblicazione di testi inediti, nonché la conservazione di quanto pubblicato; 3. i cosiddetti overlay journal, che si limitano a selezionare, con collezioni commentate di link, testi depositati in archivi aperti. La scelta del software Per creare un overlay journal che si appoggia ad archivi aperti esistenti, come per esempio i repository istituzionali e disciplinari già presenti presso alcune università, è sufficiente avere accesso a un server dotato di una qualche piattaforma blog. Una soluzione basata sul software libero, potrebbe essere basata su Wordpress 26 da installare su un server che gira su Linux. Per una sperimentazione iniziale è anche possibile usare la piattaforma 27 messa a disposizione da Wordpress. Se si vuole creare una rivista vera e propria una volta assicuratisi dell interesse e del consenso della comunità scientifica di riferimento occorre in primo luogo aver cura che il sistema di gestione scelto sia compatibile con il protocollo per la raccolta dei metadati OAI PMH, che permette di rendere visibili gli articoli nella rete mondiale degli archivi aperti. I principali gestori di contenuti pensati specificamente per le riviste elettroniche sono: Open Journal Systems OJS (British Columbia University, Canada) 28 HyperJournal (Pisa, Università e Associazione no profit) 29 CMS Logiciel d édition électronique 30 Dal momento che le competenze locali sono irregolarmente diffuse, si potrebbero creare dei consorzi interuniversitari per promuovere piattaforme sulle quali creare riviste, sul modello di Synergies 31. Al momento, buona parte delle rivista italiane liberamente accessibili in rete con la notevole eccezione di quelle promosse da Firenze University Press e dalla Sissa nasce da iniziative di piccoli gruppi e si basa su strumenti informatici artigianali. In una fase in cui i principali enti finanziatori europei, a partire da European Research Council, insistono su standard di elevata qualità, improntati a forme di cooperazione internazionale, sono invece auspicabili sinergie tra diverse istituzioni universitarie e di ricerca, non solo italiane
17 Il codice ISSN Una volta realizzata la propria rivista, conviene dotarla di un codice ISSN 32. L ISSN è il codice internazionale che identifica le pubblicazioni in serie, come quotidiani e periodici stampati o elettronici, e permette di standardizzarne la classificazione. In Italia, il codice ISSN va richiesto al Centro nazionale ISSN 33, presso il CNR, con una apposita procedura 34. In una rivista elettronica, l ISSN va riportato sulla sua home page. Indicizzazione Per ottenere maggiore visibilità, si possono adottare più strategie concorrenti: far includere la rivista in qualche indice internazionale disciplinarmente pertinente; far inserire la rivista in una directory di periodici (New Jour 35, Directory of Open Access Journals 36, Open Directory Project 37 ),
18 Appendice B: Documentazione Esperienze italiane e non Italian Journal of Mammalogy, journal of mammalogy.it/ Journal of Science Communication (Sissa. Trieste), Reti Medioevali Rivista, Bollettino telematico di filosofia politica (Scienze politiche, università di Pisa), Recensioni filosofiche, Dialegesthai, Etica e politica, Analisi e diritto, Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti Classe di Scienze MM.FF.NN., Communications to SIMAI Congress, Diritto e questioni pubbliche, Sito istituzionale della Società italiana di filosofia politica, con una sezione Articoli e saggi, Rivista di diritto romano, Dike. Rivista di diritto greco e ellenistico, Public Library of Science (PLOS), PubMed, Riviste italiane incluse nell archivio DOAJ, Strumenti Software: Open Journal Systems OJS (British Columbia University, Canada), Hyperjournal (Pisa, Università e Associazione no profit), Lodel CMS Logiciel d édition électronique, O A I Tools, Eprints Free Software (Southampton), DSpace (MIT, Boston + HP), CDSWare (CERN, Geneve), Fedora (Cornell University, Usa), Sherpa Romeo project: le politiche di copyright degli editori, Portale per la Letteratura scientifica Elettronica Italiana su Archivi aperti e Depositi Istituzionali, Directory of Open Access Journals (DOAJ): La directory dell università di Lund contiene quasi 4000 riviste open access, 18
19 Normativa Costituzione italiana, articolo 21, Legge 22 Aprile 1941, n. 633 sul diritto d autore, Legge 8 febbraio 1948 n. 47 (Disposizioni sulla stampa), articoli 1,2,3,5, Legge 3 febbraio 1963 n. 69 (Ordinamento della professione di giornalista), Legge 6 febbraio 1996 n. 52 (Legge comunitaria 1994), articolo 9, Legge 31 luglio 1997, n (Istituzione dell Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo), articolo 1 comma 6, Legge 7 marzo 2001, n. 62 Nuove norme sull editoria e sui prodotti editoriali, articoli 1,2,3,16, Allegato A alla delibera n. 236/01/CONS del 30 maggio 2001 (Regolamento per l organizzazione e la tenuta del registro degli operatori di comunicazione), Legge 1 marzo 2002, n. 39 (Legge comunitaria 2001), articolo 31, Legge 15 Aprile 2004 n. 106 sul deposito legale dei documenti, Decreto Legislativo 9 aprile 2003 n. 70. Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico, articoli 2,7, Decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 2006, n.252, Regolamento recante norme in materia di deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all uso pubblico, Documentazione OCSE: Working Party on the Information Economy, Digital Broadband Content: Scientific Publishing, 2004, Study on the economic and technical evolutionb of the scientific publication markets in Europe Final Report January 2006 (studio della commissione europea), study_en.pdf J. C. Guédon, Per la pubblicità del sapere. I bibliotecari, i ricercatori, gli editori e il controllo dell editoria scientifica, Pisa, Plus, 2004, NIH, Final Policy Statement on Public Access, OD html L. Bonora, L editoria elettronica: un po di storia e prospettive, A. Figà Talamanca, L Impact Factor nella valutazione della ricerca e nello sviluppo dell editoria scientifica, talam.htm 19
20 P. Suber, Promuovere l open access nelle scienze umane, M.C. Pievatolo, Il professore dà alle stampe: la pubblicazione ad accesso aperto, IntellectualProperty: FAQ sul diritto d autore, a cura di Serena Frediani, M. Cammarata, Servono regole chiare per l informazione sul web, 20
Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Linee guida per il deposito delle tesi di dottorato negli archivi aperti
Conferenza dei Rettori delle Università Italiane Linee guida per il deposito delle tesi di dottorato negli archivi aperti Ottobre 2007 Gruppo Open Access 1. Benedetta Alosi, Messina, alosib@unime.it 2.

References: articolo 42
 articolo 7
 articolo 21
 articolo 9
 articolo 1
 articolo 31