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2 febbraio 2017 /da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png 0 0 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2017-02-02 15:11:492017-02-02 15:11:49Concorrenza sleale e correttezza professionale
Privacy – In G.U. il nuovo Regolamento UE
Privacy. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Ue il nuovo Regolamento sulla protezione dati personali.
A seguito dell’approvazione del Parlamento Europeo del 14 aprile 2016 – dopo un travagliato iter legislativo durato 4 anni – il 4 maggio 2016 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il testo del nuovo Regolamento europeo sulla privacy.
Il Regolamento (UE) 2016/679, “relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati” costituisce l’insieme normativo idoneo a definire un quadro comune in materia di tutela dei dati personali per tutti gli Stati membri dell’UE.
La nuova normativa, infatti, sostituisce la Dir. n. 95/46/CE che per venti anni ha fissato i principi generali cui ogni Stato membro doveva attenersi nella regolamentazione della disciplina interna in tema di trattamento dei dati personali. Il nuovo Regolamento introduce, invece, una legislazione uniforme e valida in tutta Europa, che impone direttamente a tutti i soggetti interessati (imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni) una serie rilevante di novità.
Obiettivo delle regole contenute nel documento è quello di adeguare le norme di protezione dei dati ai cambiamenti determinati dall’evoluzione delle tecnologie, considerato che la precedente disciplina risale agli anni novanta cioè ad un’epoca “preistorica” se paragonata allo sviluppo attuale delle nuove tecnologie e di internet.
Al contempo vengono codificati diritti già tutelati dalla giurisprudenza comunitaria, quali il diritto all’oblio, il diritto di rettifica e il diritto di limitazione del trattamento.
Il Regolamento è composto da quasi 100 articoli divisi in 11 Capi (I. Disposizioni generali; II. Principi; III. Diritti dell’interessato; IV. Titolare del trattamento e responsabile del trattamento; V. Trasferimento di dati personali verso Paesi terzi o organizzazioni internazionali; VI. Autorità di controllo indipendenti; VII. Cooperazione e coerenza; VIII. Mezzi di ricorso, responsabilità e sanzioni; IX. Disposizioni relative a specifiche situazioni di trattamento; X. Atti delegati e atti di esecuzione; XI. Disposizioni finali)
L’art. 99, Reg. n. 2016/679 del 27 aprile 2016 stabilisce però che il Regolamento sarà vigente 20 giorni dopo la pubblicazione in GUUE, per diventare definitivamente applicabile in via diretta in tutti i Paesi UE a partire dal 25 maggio 2018, quando dovrà essere garantito il perfetto allineamento fra la normativa nazionale e le disposizioni del Regolamento.
Per leggere il testo completo del Regolamento clicca qui
13 maggio 2016 /da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2007/08/newsletter.gif 138 200 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2016-05-13 06:58:362016-05-13 06:58:36Privacy - In G.U. il nuovo Regolamento UE
Il nuovo ruolo della vittima del reato
La vittima del reato alla luce del decreto legislativo 212 del 15 dicembre 2015
Dal 20 gennaio sono entrate in vigore le nuove norme poste a tutela della vittima del reato, in attuazione della diretta 2012/29/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 2 ottobre 2012.
Il provvedimento in commento apporta importantissime modifiche al codice di procedura penale e alle norme di attuazione, conferendo alla persona offesa dal reato maggiori diritti e poteri. L’obiettivo del legislatore (quello europeo in primis) è quello di predisporre un’efficace strumento per la tutela, l’assistenza e partecipazione consapevole nel procedimento penale.
Tra le novità di maggior rilievo meritano di essere menzionate: il nuovo comma 2 bis dell’art. 90 del Codice di procedura penale, ad esito del quale se vi è incertezza sulla minore età della persona offesa dal reato, il giudice può disporre anche d’ufficio una perizia. Se l’incertezza persiste la minore età si considera presunta, ma ai soli fini processuali. Non meno rilevante la modifica apportata al comma 3 della stessa norma. Con essa il legislatore ha voluto dare un formale riconoscimento normativo della famiglia di fatto; in caso di decesso della persona offesa, infatti, le facoltà e diritti di questa sono attribuiti anche al convivente more uxorio.
Importanti novità anche in tema di diritto della vittima del reato ad essere informata del procedimento penale che la coinvolge.
In tale ottica viene introdotto l’art. 90 bis c.p.p., con il quale la persona offesa, fin dal suo primo contatto con l’autorità procedente, deve essere informata in merito: alle modalità di presentazione della denuncia o querela; della facoltà di ricevere comunicazione dello stato del procedimento; di essere informata della richiesta di archiviazione; della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato e di interpretazione e traduzione; della possibilità di chiedere il risarcimento dei danni derivanti del reato.
Di particolare rilievo è il diritto, introdotto dal nuovo art. 90 ter c.p.p., per la vittima di delitti commessi con violenza alla persona di essere informata circa la scarcerazione dell’autore del reato o della sua evasione.
LA CONDIZIONE DI PARTICOLARE VULNERABILITA’
Le maggiori novità riguardano la condizione di particolare vulnerabilità in cui possono trovarsi talune tipologie di vittima del reato.
Secondo il nuovo art. 90 quater tale condizione è “desunta, oltre che dall’eta’ e dallo stato di infermita’ o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalita’ e circostanze del fatto per cui si procede. Per la valutazione della condizione si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se e’ riconducibile ad ambiti di criminalita’ organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si caratterizza per finalita’ di discriminazione, e se la persona offesa e’ affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato”.
In questa prospettiva, il legislatore ha introdotto specifiche cautele per l’audizione della vittima particolarmente vulnerabile in tutte le fasi del processuali: così il nuovo ultimo comma dell’art. 134 c.p.p. ha disposto l’obbligo della riproduzione audiovisiva anche al di fuori dei casi di assoluta indispensabilità; nuove disposizioni affinché la persona particolarmente vulnerabile non abbia contatti con l’indagato e non venga chiamata più volte (comma 1 ter dell’art. 351 c.p.p.); la possibilità che il suo esame in sede di incidente probatorio o in dibattimento avvenga con modalità protette (artt. 392, comma 1-bis c.p.p., art. 398, comma 5-quater).
La riforma, così sinteticamente riportata, costituisce certamente un passo avanti per una piena tutela della persona offesa dal reato. Ovviamente resta da capire come e con quale grado di efficacia le nuove disposizioni saranno materialmente recepite dagli uffici giudiziari.
Clicca qui per consultare il decreto legislativo 212 del 15 dicembre 2015.
8 febbraio 2016 /da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2007/08/newsletter.gif 138 200 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2016-02-08 18:04:502016-02-08 18:04:50Il nuovo ruolo della vittima del reato
False comunicazioni sociali. Cambio di rotta della Cassazione.
La Suprema Corte di Cassazione ritorna sul nuovo delitto di false comunicazioni sociali ex artt. 2621 – 2622 c.c., mutando radicalmente orientamento.
La nuova disciplina delle false comunicazioni sociali, così come riformate dalla legge 69/2015, ha, fin dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, suscitato forti dubbi in dottrina e giurisprudenza circa la portata del nuovo delitto.
Come è noto, il legislatore del 2015 ha profondamente modificato la precedente disciplina, trasformando il reato di cui agli artt. 2621 e 2622 c.c., da illeciti contravvenzionali in due distinti delitti (art. 2621 c.c. per le società non quotate e art. 2622 c.c. per le società quotate), entrambe concepite come reati di pericolo e perseguibili d’ufficio, innalzando notevolmente, altresì, la cornice edittale della pena.
Dubbi tuttavia sono sorti in merito al significato letterale delle parole utilizzate dal legislatore per circoscrivere la rilevanza penale delle condotte ivi descritte. In particolare, ci si interrogava sul significato delle parole “fatti materiali rilevanti” e parallelamente sulle intenzioni del legislatore nell’aver abbandonato la precedente dizione “ancorché oggetto di valutazioni”. In altre parole, se la nuova formulazione avesse notevolmente ridotto l’area del penalmente rilevante ai soli fatti falsi (inteso come fatto / evento fisico), con esclusione dei c.d. falsi valutativi (interpretazione pacificamente ammessa nella previgente disciplina), o se, viceversa, l’ambito applicativo sia rimasto lo stesso.
La prima pronuncia della Cassazione. La Sentenza Crespi.
Subito dopo l’entrata in vigore della novella, la Corte di Cassazione si è pronunciata optando per una interpretazione rigorosa e restrittiva del riformato delitto di false comunicazioni sociali. I giudici di legittimità sostennero così l’avvenuta abrogazione della condotta relativa ai falsi valutativi.
La Sentenza n. 890/2016. Il fatto
La sentenza in commento riguarda il fallimento di una Società a responsabilità limitata il cui amministratore unico, al fine di ingannare il pubblico ed ottenere per la società un ingiusto profitto, nei bilanci degli esercizi dal 2002 al 2005 indicava fatti non corrispondenti al vero.
Tra i fatti oggetto di informazioni fraudolente vi era una parte considerevole di crediti c.d. incagliati, sostanzialmente inesigibili. L’esistenza dei crediti era sì reale, ma il suo valore veniva però sovrastimato, adducendo un improbabile capacità di realizzo, creando di conseguenza una artificiosa rappresentazione sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società.
Il nuovo criterio interpretativo
La Corte, ha messo in secondo piano l’approccio interpretativo testuale della norma, privilegiando una lettura logico – sistematico dei concetti “fatti materiali rilevanti”, dando agli stessi un significato tecnico e non di linguaggio comune. In particolare i Giudici di legittimità hanno rilevato che la parola materiale deve essere intesa come sinonimo di essenzialità, “nel senso che, nella redazione del bilancio devono trovare ingresso – ed essere valutati – solo dati informativi essenziali ai fini dell’informazione, restandone al di fuori tutti i profili marginali e secondari”.
Inoltre, la Corte, con espresso richiamo all’art. 2, punto 16, della Direttiva 213/34/UE (relativa ai bilanci di esercizio, ai bilanci consolidati ed alle relative relazioni di talune tipologie di imprese), ha affermato che il concetto di “rilevanza” (al pari della materialità) “deve, dunque, essere apprezzato in rapporto alla funzione precipua dell’informazione, cui sono preordinati i bilanci e le altre comunicazioni sociali dirette ai soci ed al pubblico, nel senso che l’informazione non deve essere “fuorviante”, tale, cioè, da influenzare, in modo distorto le decisioni degli utilizzatori”.
Anche il termine “fatti” deve essere inteso in senso lato, come “dato informativo della realtà che i bilanci e le altre comunicazioni, obbligatorie per legge, sono destinati a proiettare all’esterno”. Tale termine, nota ancora la Corte, non è stato scelto a caso dal legislatore, ma per la sua flessibilità, in quanto utile per ricomprendere non soltanto il bilancio ma anche le altre, obbligatorie, comunicazioni sociali.
Alla luce di tale interpretazione, la Corte è approdata alla conclusione che nella locuzione “fatti materiali rilevanti” possono senz’altro rientrarvi le valutazioni, poiché – “il bilancio -principale strumento di informazione- si compone, per la stragrande maggioranza, di enunciati estimativi o valutativi, frutto di operazione concettuale consistente nell’assegnazione a determinate componenti (positive o negative) di un valore espresso in grandezza numerica”.
Sulla base di tali considerazioni la Suprema Corte, negando rilevanza alla rimozione della locuzione “ancorché oggetto di valutazioni”, ha sconfessato il precedente orientamento elaborando il principio secondo cui “nell’art. 2621 c.c. il riferimento ai ‘fatti materiali’ quali possibili oggetti di una falsa rappresentazione della realtà non vale a escludere la rilevanza penale degli enunciati valutativi, che sono anch’essi predicabili di falsità quando violino criteri di valutazione predeterminati o esibiti in una comunicazione sociale. Infatti, quando intervengono in contesti che implicano l’accettazione di parametri di valutazione normativamente determinati o, comunque, tecnicamente indiscussi, gli enunciati valutativi sono idonei ad assolvere una funzione informativa e possono dirsi veri o falsi”
Stante l’evidente contrasto giurisprudenziale venutosi a creare sul nuovo delitto di false comunicazioni sociali è legittimo aspettarsi a breve un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite.
5 febbraio 2016 /da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2007/08/newsletter.gif 138 200 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2016-02-05 11:51:042016-02-05 11:51:04False comunicazioni sociali. Cambio di rotta della Cassazione.
Diritto bancario e Antitrust: AGCM / ABI
Diritto Bancario: Antitrust apre inchiesta su Abi per l’accordo Seda
Diritto Bancario e Antitrust: L’AGCM apre un’istruttoria sull’Abi (Associazione Bancaria Italiana) per far luce sull’accordo Seda, il servizio aggiuntivo sulle domiciliazioni bancarie offerto da tutte le banche aderenti all’Abi dall’ ottobre 2013 per il pagamento di bollette, tasse e tariffe. Come si legge nel Bollettino settimanale dell’ AGCM, il relativo accordo interbancario “potrebbe costituire un’intesa restrittiva della concorrenza con il possibile aumento dei prezzi complessivi a carico delle imprese rispetto al vecchio modello Rid“, aumento “che potrebbe essere trasferito a valle a carico dei consumatori“. Alla luce delle informazioni fornite dai principali consumatori del servizio Seda, ovvero le grandi imprese fatturatrici di servizi, secondo l’Antitrust “risulta che, ad una prima stima, il passaggio dal rid al Seda abbia comportato un significativo aumento delle commissioni complessivamente pagate. In particolare, alcune imprese e associazioni di imprese hanno evidenziato aumenti variabili per un minimo del 30% fino ad arrivare all’80%“.
La novità del nuovo sistema prevede che il prezzo per il servizio sia scomposto in due: uno da pagare alla banca che domicilia le bollette e l’altro da riconoscere a quella dell’impresa che fattura. L’Abi ha però deciso che a dover pagare sia solo la parte che incassa il credito e che la commissione non sia contrattata fra l’azienda e la banca del cliente, ma debba essere “pari alla commissione massima definita in maniera unilaterale” dalla banca medesima e aggiornata ogni due mesi. L’Antitrust sottolinea da parte di Abi “la definizione di un sistema di pricing per la corresponsione delle commisisoni seda che, generando il lock-in del beneficiario del servizio che paga la corrispondente commissione, inibisce le normali spinte concorrenziali, non consentendo a chi deve pagare la commissione per il servizio di scegliere la controparte a cui pagarla sulla base del minore livello delle commissioni applicate“.
La replica di Abi
Abi si dice pronta a dare i necessari chiarimenti. Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’Associazione, ha dichiarato che “l’associazione bancaria già prima del lancio di Seda aveva avviato un’interlocuzione con la Banca D’Italia e con l’Antitrust per spiegare le novità del modello” e conferma la piena disponibilità nel fornire delucidazioni e nell’esplorare ogni possibile spazio di miglioramento.
La conclusione del procedimento dell’Antitrust è fissata entro il 31 marzo 2017.
4 febbraio 2016 /da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2007/08/newsletter.gif 138 200 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2016-02-04 17:41:172016-02-04 17:41:17Diritto bancario e Antitrust: AGCM / ABI
Concorrenza & clemenza: il coordinamento
Concorrenza: il diritto comunitario mira a garantire l’applicazione uniforme delle regole poste a tutela della concorrenza attraverso lo “European Competition Network (ECN)”, che favorisce la cooperazione tra la Commissione Europea e le Autorità nazionali garanti della concorrenza. Lo ECN si configura come un efficace strumento di contrasto alle pratiche limitative della concorrenza poste in essere dalle imprese operanti a livello transnazionale.
Attraverso questa rete le Autorità nazionali attuano un virtuoso scambio di informazioni, condividono le proposte di decisioni, ottenendo opinioni e commenti dalle altre Autorità, al fine di condividere la propria esperienza e le migliori tecniche.
Il punto 1 della comunicazione della Commissione sulla cooperazione nell’ambito della rete delle Autorità garanti della concorrenza (GU 2004, C 101, pag. 43) afferma: “Il Regolamento n. 1/2003 (…) istituisce un sistema di competenze parallele in base al quale la Commissione e le Autorità garanti della concorrenza degli Stati membri (…) possono applicare l’articolo [101 TFUE] e l’articolo [102 TFUE]. La Commissione e le Autorità garanti della concorrenza degli Stati membri formano insieme una rete di pubbliche Autorità: esse operano nell’interesse pubblico e cooperano strettamente per tutelare la concorrenza. La rete costituisce un foro di discussione e di cooperazione in materia di applicazione e di vigilanza sul rispetto della politica comunitaria della concorrenza. Essa costituisce il quadro nel quale si realizza la cooperazione tra le Autorità europee garanti della concorrenza sui casi ai quali si applicano gli articoli [101 TFUE] e [102 TFUE] e rappresenta la base per instaurare e preservare una cultura comune in materia di concorrenza in Europa. La rete è denominata “European Competition Network” (ECN) (…)“.
Nel 2006 lo ECN adottò il programma modello di clemenza, altresì fece, nel 2007, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (“Agcm”), ideando un modello simile che prevedeva, e tuttora prevede, una domanda “semplificata” di clemenza. Il modello è inteso a favorire il contrasto ai cartelli.
In particolare si è voluto dar vita ad un meccanismo che incentivasse le imprese a denunciare l’esistenza di accordi illeciti, ricompensando la prima di esse capace di fornire elementi probatori attraverso un trattamento sanzionatorio di favore, e quindi concedendole l’immunità totale o la riduzione dell’importo dell’ammenda.
Nel caso sottoposto alla valutazione della Corte di Giustizia le Società DHL Express (Italy) Srl e DHL Global Forwarding (Italy) SpA proponevano ricorso contro l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei cofronti di Schenker Italiana SpA ed Agility Logistics Srl. Negli anni 2007 e 2008 dette società presentarono separatamente alla Commissione ed all’AGCI delle domande di clemenza adducendo la violazione del diritto della concorrenza dell’Unione nel settore dei servizi di trasporto internazionale di merci.
Con la decisone del 15 giugno 2011 l’Agcm ha stabilito che tutte le imprese anzidette avevano partecipato ad un’intesa in violazione dell’art. 101 TFUE. Riconosceva inoltre che la Schenker fosse stata la prima ad aver chiesto l’immunità dalle ammende in Italia, poiché aveva depositato la propria domanda in data 12 dicembre 2007, e le accordava l’immunità dall’irrogazione dell’ammenda. La DHL e l’Agility sono state invece condannate al pagamento delle ammende, il cui ammontare è stato successivamente ridotto. La DHL pertanto adiva i giudici italiani al fine di ottenere il parziale annullamento della decisione sostenendo che questa, ingiustamente, non le avesse attribuito la prima posizione nella graduatoria del programma nazionale di clemenza e, pertanto, il beneficio dell’immunità dalle ammende.
Secondo la DHL “i principi del diritto dell’Unione obbligano l’Autorità nazionale che riceva una domanda semplificata di clemenza a valutarla prendendo in considerazione la domanda principale d’immunità che la stessa società ha presentato alla Commissione“. La DHL sostiene pertanto che l’Agcm avrebbe dovuto tenere conto della domanda di immunità presentata dalla stessa alla Commissione in data 5 giugno 2007, quindi prima della domanda proposta dalla Schenker dinnanzi all’Agcm.
Il Consiglio di Stato sospende il procedimento e sottopone alla Corte le questioni pregiudiziali del caso.
La Corte così interpellata dichiara che:
“gli strumenti adottati nell’ambito della rete europea della concorrenza, segnatamente il programma modello di clemenza di tale rete, non hanno effetto vincolante nei confronti delle Autorità nazionali garanti della concorrenza“;
“tra la domanda d’immunità che un’impresa abbia presentato o sia in procinto di presentare alla Commissione europea e la domanda semplificata presentata per la medesima intesa a un’Autorità nazionale garante della concorrenza non sussiste alcuna connessione giuridica che obblighi tale Autorità a valutare la domanda semplificata alla luce della domanda d’immunità. La circostanza che la domanda semplificata rispecchi fedelmente o meno il contenuto della domanda presentata alla Commissione è, al riguardo, irrilevante”;
il diritto comunitario non impedisce che “un’Autorità nazionale garante della concorrenza accetti (…) una domanda semplificata d’immunità di un’impresa che abbia presentato alla Commissione non una domanda d’immunità totale, bensì una domanda di riduzione di ammende”.
Il diritto interno può prevedere che un’impresa che non sia stata la prima a depositare domanda di immunità presso la Commissione, e che pertanto possa esclusivamente beneficiare della riduzione dell’ammenda e non dell’immunità totale dinanzi a quest’ultima, possa altresì avanzare domanda semplificata di immunità totale alle Autorità nazionali garanti della concorrenza. Quanto detto è in linea con l’assunto secondo il quale gli strumenti adottati nell’ambito della Ecn non hanno carattere vincolante nei confronti delle Autorità nazionali.
Vai all’articolo e alla sentenza.
3 febbraio 2016 /da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2007/08/newsletter.gif 138 200 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2016-02-03 11:40:162016-02-03 11:40:16Concorrenza & clemenza: il coordinamento

References: art. 90
 art. 90
 art. 398
 art. 2622
 Sentenza 
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