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Timestamp: 2020-02-21 07:23:58+00:00

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Cassazione civile sez I del 17 febbraio 2010, n. 3817 - testo integrale Sentenza
Cassazione civile sez I del 17 febbraio 2010, n. 3817
Diritto d'autore · format · improvvisazione · siae
"Pur mancando un atto in forma scritta che prevedesse la cessione del diritto d’autore dal dante causa dei ricorrenti alla società del figlio, deve considerarsi che di tale diritto era stato pagato solo il 10% di quanto fissato nelle tabelle SIAE, e quindi deve presumersi per i ricorrenti che il M. potesse pretendere le differenze chieste, avendo controparte fatto circolare e utilizzato le trasmissioni ideate dall’altro contraente, dopo la loro realizzazione."
"La società controricorrente, non avendo corrisposto i diritti d’autore al M., non poteva trasmettere i programmi di lui successivamente alla loro realizzazione, avendo pagato solo quanto dovuto per l’attività di esecuzione delle trasmissioni e non il compenso per la creazione dei programmi."
Il Tribunale di Lucca, con sentenza del 13 agosto 2002, rigettava la domanda proposta da m.m. nei confronti della s.r.l. ... Italiana ..., per il pagamento di L. 4 64.694.258 quale compenso residuo per i diritti d’autore ancora dovutogli a integrazione della somma mensile di L. 3.000.000 oltre IVA, versata ad una società e destinata all’istante, per effetto d’un contratto scritto concluso dalle parti, avente ad oggetto l’attività dell’attore, svolta nell’ideazione e esecuzione di programmi televisivi prodotti e trasmessi dalla convenuta. Ad avviso del primo giudice era valida la previsione, nel contratto di cui sopra, di un compenso minore rispetto a quello previsto dalle tabelle SIAE, per le attività oggetto dell’accordo, non essendo tali tabelle imperative ed essendo disponibili i diritti in esse regolati anche per somme minori; pertanto il versamento mensile erogato, come confermato dai testi escussi, doveva ritenersi comprendere il corrispettivo di tutte le prestazioni del M..
A tale gravame ha resistito la ... s.p.a., succeduta alla originaria convenuta, e l’appello è stato rigettato con sentenza del 13 settembre 2004, notificata il 30 dicembre successivo, della Corte d’appello di Firenze.
La Corte di merito non solo ha considerato valido il contratto di cui sopra da leggere nei sensi indicati dal tribunale, ma ha ritenuto “alquanto dubbio che i programmi ideati dal M.” potessero considerarsi “opere dell’ingegno ... come tali ... tutelate dalla legge sul diritto d’autore”, perché privi di “interesse culturale” e contenenti “divagazioni demenziali” del dante causa degli appellanti nei programmi ideati, definito nel contratto “consulente” della controparte (le parole tra virgolette sono alle pagg. 2 e 3 della sentenza impugnata).
La L. n. 633 del 1941, art. 1, specifica che sono opere dell’ingegno quelle appartenenti “alla letteratura, alla musica ... al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione” ed è norma che, secondo la giurisprudenza costante della Cassazione, tutela la creatività in senso soggettivo a differenza di quanto accade nell’invenzione, non occorrendo quindi, per domandare i diritti di utilizzazione di tali opere, una creazione oggettiva, assolutamente originale e nuova, Né potendo escludersi tale tutela per avere l’opera un contenuto minimo o fondato su nozioni modeste o elementari (si cita in ricorso Cass. 11 agosto 2004 n. 15496).
Diritto d'autore Format Improvvisazione Siae

References: Sentenza

 sentenza 
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 art. 1
 Cass.