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Timestamp: 2020-08-08 03:46:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3317 del 11/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3317 del 11/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 11/02/2011, (ud. 29/10/2010, dep. 11/02/2011), n.3317
P.O. rappresentato e difeso disgiuntamente dall’Avv.
Gelpi Enrico del Foro di Como e dall’Avv. Pafundi Gabriele di Roma
presso il cui studio in Roma, viale Giulio Cesare n. 14 – A4 è
carica e AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,
la cui sede in Roma, via dei Portoghesi n. 12 sono domiciliati;
n. 17/4/2005 depositata l’11.03.2005.
udite le conclusioni per il ricorrente dell’Avv. Pafundi Gabriele;
udite per il contro ricorrente le conclusioni dell’Avv. De Bellis
P.O. ha proposto ricorso innanzi a questa Corte avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia che aveva rigettato l’appello del contribuente avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale che aveva ritenuto, conformemente a quanto ritenuto dalla Commissione di primo grado, che non vi fosse prova che la lettera raccomandata fosse relativa all’impugnativa dell’IRPEF relativa all’anno 1994. In ogni caso la L. n. 392 del 1978, art. 27, prevedeva che la facoltà di recesso potesse essere effettuata almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione e, quindi, il recesso non poteva avere effetto se non dal primo giugno 1994.
Avverso la suddetta sentenza è stato proposto ricorso innanzi a questa Corte dal P.O. per il tramite del suo avvocato sulla base di due motivi.
Con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione della normativa di legge relativa alla notifica degli atti in quanto la notifica della raccomandata può essere provata esclusivamente con la notifica dell’avviso di ricevimento, in quanto, in caso contrario, nessuno invio tramite lettera raccomandata avrebbe valore di regolare notifica.
Viene quindi formulato il relativo quesito con il quale si chiede a questa Corte di pronunciare se l’avviso di ricevimento della lettera raccomandata, ritualmente notificato, abbia valore probatorio anche della notifica dell’atto in essa contenuto, in quanto in caso contrario nessun invio con lettera raccomandata potrebbe essere mai provato.
Con il secondo motivo viene dedotta la violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 27, comma 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
In particolare si sottolinea che anche a volere concedere che vi fosse stata violazione della L. n. 392 del 1978, art. 27, il relativo contratto si sarebbe estinto il 24 novembre 1993 e non certamente nel giugno 1994, dal momento che lo stesso decorre dopo sei mesi dalla notifica dello stesso.
Al riguardo viene formulato uno specifico quesito con il quale si chiede a questa Corte di pronunciarsi sulla validità del recesso regolarmente notificata al locatario.
Si sono costituiti nel presente giudizio il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate che hanno contestato i motivi del ricorso ritenendo che la Commissione Tributaria Regionale avrebbe fatto buon governo della normativa di legge.
Il primo motivo del ricorso è fondato e deve essere accolto.
La singolare affermazione della Commissione Tributaria Regionale, priva di qualsivoglia logica, afferma che l’avviso di ricevimento della raccomandata, ritualmente notificata, non sarebbe sufficiente a provare l’avvenuta notifica dell’atto ad essa correlato.
Infatti è del tutto evidente che la regolare notifica della raccomandata può essere provata esclusivamente dall’avviso di ricevimento, non potendosi al riguardo provare in nessun altro modo tale notifica.
Del pari fondato è il secondo motivo del ricorso.
La L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 27, comma ultimo, testualmente prevede: “Indipendentemente dalla previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata”.
Nel caso di specie è del tutto pacifico che il conduttore non fosse più in grado di fare fronte al suddetto esborso in quanto si trovava in gravi difficoltà economiche, tanto da concordare con il locatore la fine del rapporto di locazione.
Ne consegue l’accoglimento del ricorso la cassazione della sentenza di secondo grado e, non essendo necessarie ulteriori attività probatorie, l’accoglimento del ricorso.
Le spese dei gradi di merito possono essere compensate in quanto le suddette sentenze sono frutto di palesi errori interpretativi della legge.
Viceversa i convenuti dovranno rifondere al ricorrente le spese del presente grado del giudizio liquidate come in dispositivo.
La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie la domanda e condanna la controparte alla spese del presente giudizio che liquida in Euro 1.100,00 e compensa le spese dei gradi del merito.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 27
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