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Timestamp: 2019-08-21 17:56:18+00:00

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Isola Pulita: January 2019
2019 30 GENNAIO Carabinieri notificano 11 avvisi di garanzia per traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture ed evasione fiscale Indagini sul traffico illecito dei rifiuti nel palermitano, arriva la nota del legale della Ecogestioni Che fine fa la differenziata di Isola delle Femmine? 2015 15
RITROVATI 600 FUSTI RIFIUTI RADIOATTIVI 1996, BOLOGNA STEFANO,CAPACI,CARINI, D'ANGELO GIUSEPPE, ECOGESTIONI Srl, ECORAD SICURAD, ISOLA DELLE FEMMINE, SANTA FLAVIA, SER ECO Srl, TUMORE AL CERVELLO
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Procura, esposto contro cementificio umbro, Onorevole Agea: "Emissioni potenzialmente dannose per l’ambiente e salute umana" „ Procura, esposto contro cementificio umbro, Onorevole Agea: "Emissioni potenzialmente dannose per l’ambiente e salute umana"
„I portavoce del M5S chiedono al Procuratore di appurare se le emissioni prodotte dal cementificio "Cementir" di Spoleto siano dannose per l’ambiente e per la popolazione“
Rischi ambientali e sanitari per i cittadini prodotti dal coincenerimento di rifiuti e rischi di perdita di resistenza meccanica dello stesso cemento prodotto. Sono i punti focali contenuti nell’esposto inviato alla Procura della Repubblica di Spoleto sottoscritto dagli eurodeputati del M5S Piernicola Pedicini e Laura Agea. I portavoce del M5S chiedono al Procuratore di appurare se le emissioni prodotte dal cementificio "Cementir" di Spoleto siano dannose per l’ambiente e per la popolazione ed eventualmente adottare misure cautelari per i responsabili e il sequestro degli impianti. ,COMMISSIONE EUROPEA,
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Procura, esposto contro cementificio umbro, Onorevole Agea: "Emissioni potenzialmente dannose per l’ambiente e salute umana" „ Procura, esposto contro cementificio umbro, Onorevole Agea: "Emissioni potenzialmente dannose per l’ambiente e salute umana" CEMENTIFICI, ,ITALCEMENTI,CEMENTIR,ISOLA DELLE FEMMINE,METALLI PESANTI,CROMO ESAVALENTEVI,RIFIUTI, DECRETO 693/2008, ,AGEA LAURA,PEDICINI PERNOCOLA ,SALUTE UMANA,TUMORI,AMIANTO
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2019 26 GENNAIO TAR PALERM... by on Scribd
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2019 29 GENNAIO Mancata Cattura di Provenzano -Una storia iniziata nel 1965 NAPOLI SALVATORE BERNARDO PROVENZANO ILARDO 1995 LA RIUNIONE A MEZZOIUSO
Nel febbraio del 1965 il capo della Polizia Vicari, contatta a Milano il dott. Mangano che nel frattempo era stato promosso , vice questore.
“Mangano ho un altro importante incarico da conferirle. Devo chiederle di tornare in Sicilia…dovrà sgominare i mafiosi, e perseguire le connivenze con le istituzioni, qualunque esse siano, forze dell’ordine, magistratura o politica. Ha fatto un lavoro eccellente un anno fa con l’arresto di Liggio e degli appartenenti alla sua cosca, ora le chiedo di completare l’opera, e debellare questo cancro che infesta la nostra bellissima terra”.
La notte del 30 marzo 1965 La Polizia inizia un’intensa azione di perlustrazione con uomini in abiti civili nelle campagne di Casale, frazione del comune di Belmonte Mezzagno in provincia di Palermo, alla ricerca dei latitanti Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, segnalati in zona da fonti confidenziali al vice questore Angelo Mangano.
Un ufficiale dell’Arma, non appena venuto a conoscenza delle operazioni della Polizia, si leva in volo con un elicottero dei carabinieri. Quest’ultimo non appena individuate le pattuglie della Polizia, destina proprio in quella zona i suoi uomini.
Nel frattempo il commissario capo di Pubblica Sicurezza del commissariato di Corleone Mario Pirrò cerca di mettersi in contatto con il capitano dei carabinieri che dirige la compagnia di Corleone, non appena lo vede gli dice in tono concitato: Perché siete entrati nella zona del nostro pattugliamento? State disturbando un’importante azione di polizia. L’elicottero, le squadriglie e le camionette fanno un gran caos. Abbiamo un’operazione di appiattamento con uomini in borghese e voi vi presentate con gli squilli di fanfara!!! Abbiamo avvistato con il cannocchiale un bandito e l’abbiamo perso di vista per l’anfrattuosità del terreno, ma sappiamo che è in zona”.
E il capitano: “caro Pirrò l’ operazione dell’Arma non interessa il corleonese. E poi chi sarebbe questo bandito? Oltretutto non capisco come tu possa accettare la presenza qui a Corleone di Mangano, lede il tuo prestigio, se lui sta qui la gente pensa che tu sei un incapace, faresti meglio a dimetterti, oppure caccia a pedate il vice questore Mangano, qui non lo vogliamo, non ha lasciato buona fama”.
L’operazione di polizia fallì. Bagarella e Provenzano messi in allarme, riuscirono a far perdere le loro tracce.
Alcuni giorni dopo in Procura a Palermo, l’ufficiale dell’Arma, lo stesso che si era alzato in volo con l’elicottero, incontrò il commissario Pirrò in compagnia dei due vice questori del capoluogo siciliano, Gambino e Giabanelli. L’ufficiale dell’Arma investì in malo modo Pirrò dicendogli : “Pirrò sei un burattino nelle mani di Mangano. Avete fatto un buco nell’acqua a Casale, lo capisci che ti devi sbarazzare di Mangano? Quello ti fa perdere prestigio, devi tutelare la tua dignità”. E rivolgendosi a Gambino e Giabanelli: “E anche voi due, siete vice questori come lui, perché dovete sottostare ai suoi ordini? Questa è un’ invasione di campo che io non avrei mai permesso, ai carabinieri questo non succede. La presenza di Mangano è da considerarsi offensiva per tutte le forze dell’ordine”.Pirrò gli risponde a tono: “Noi siamo onorati di avere in Sicilia Mangano e di lavorare al suo fianco! Un grande poliziotto che ha arrestato Liggio(…) noi addetti ai lavori sappiamo bene come sono realmente andate le cose a Corleone!”.
L’ufficiale dell’Arma roso dalla rabbia si allontana; Pirrò rivolgendosi a Giabanelli e Gambino dice: “è un uomo malevolo ed invidioso, è sempre dal Prefetto Ravalli a parlare male del Capo della Polizia Vicari, di Mangano, del PM Terranova del Procuratore Scaglione ed anche dei suoi collaboratori e superiori”.
Mangano incurante degli ostacoli continua le sue serrate indagini, relazionando di continuo sulla situazione nel corleonese al questore di Palermo dott. Inturrisi .
Da una relazione del vice questore Mangano al questore di Palermo Inturrisi.
“Sin dal 1° aprile l’organico della locale compagnia carabinieri veniva potenziato con uomini e mezzi (circa 80 uomini di cui 28 sottufficiali con una quindicina di autovetture)… con il solo scopo di seguire le varie fasi delle operazioni della Pubblica Sicurezza. Nella notte dal 2 al 3 aprile c. a., infatti, mentre gli agenti del commissariato di Corleone, rinforzati da elementi del reparto Mobile di Palermo eseguivano contemporaneamente numerose perquisizioni domiciliari in talune masserie delle contrade, Raieta, Cicio, Casale, Nicolosi, Bifarera, Drago e Rocche di Ban, le appresse indicate autovetture, oltre ad alcune campagnole, con carabinieri in abiti civili, furono sguinzagliate sulle tracce del personale operante della P.S., soffermandosi a fari spenti nelle immediate vicinanze dei luoghi delle operazioni: (segue elenco di nove autovetture private – modello, colore e numero targa – di proprietà di altrettanti carabinieri – n.d.a).
Sin dal mattino del 1° aprile in Corleone, all’ingresso ed all’uscita del paese, l’Arma istituiva degli inconsueti posti di blocco con il preciso compito di avvistare e segnalare i movimenti dei dipendenti del Commissariato, l’arrivo di rinforzi, di sorvegliare le autovetture della P.S. con targa civile, le quali ultime, venivano più volte fermate per il controllo. L’ingresso del commissariato, inoltre, veniva permanentemente sorvegliato da gruppi di carabinieri in abiti civili, che stazionavano nelle immediate vicinanze a bordo di autovetture con targa civile e controllavano tutte le persone che si recavano nell’ufficio di P.S. Quindi, fra queste, quelle che venivano ritenute in grado di fornire utili notizie per la cattura dei noti latitanti, venivano invitate alla caserma dei carabinieri e minacciate di dover fornire all’Arma, invece che al Commissariato, le notizie di cui fossero in possesso. Alcune di esse ritornate in Commissariato riferivano i fatti, e pregavano di non essere più invitate per timore di essere incluse in un rapporto di denuncia per associazione per delinquere ad opera dell’Arma. Altri invece per incontrarsi con i funzionari di P. S., chiedevano per interposta persona, appuntamenti notturni in luoghi nascosti o in trazzere non battute.
La conseguenza di questa sleale attività dell’Arma è stata la rarefazione dei confidenti di cui il commissariato poteva disporre, la diminuzione di notizie, tenuto conto che la popolazione in genere e finanche taluni professionisti, temevano di essere osservati mentre si recavano nell’ufficio di P. S:, o si trattenevano per strada con qualche funzionario e, quindi subire le minacce di rappresaglie annunziate dall’Arma.
Questi strani servizi svolti palesemente dall’Arma, suscitavano ridicoli commenti da parte della popolazione locale, che sarcasticamente commentava che ogni funzionario di P. S, aveva maggiore scorta di quanta avrebbe potuto averne il Presidente della Repubblica.
Dalla relazione del 29 maggio 1965 del questore di Palermo Inturrisi al capo della Polizia Vicari.
Chiarissima Eccellenza,
ritengo doveroso riferire sull’azione finora svolta per la cattura dei latitanti dal vice questore Mangano, su mie direttive e con la cooperazione dei funzionari della Divisione Criminale del Ministero e dei funzionari e personale della Questura di Palermo e del Commissariato di P. S. di Corleone(…).
Con l’arrivo del dott. Mangano è stato impresso un nuovo slancio all’azione di polizia nel corleonese(…). Nel corso di complesse indagini, fonti confidenziali attendibilissime ed insistenti riferivano che Provenzano Bernardo, catturando per triplice omicidio ed altro si trovava in Italia settentrionale e forse all’estero, presumibilmente in Germania, ove abitano due fratelli ed un cognato, emigrati per motivi di lavoro. Le stesse fonti affermavano che alcuni mesi addietro, il Provenzano aveva ottenuto la liquidazione della sua quota parte di proprietà di un’azienda armentizia, e che successivamente si era trasferito clandestinamente all’estero o a Venaria Reale (Torino), ove esiste un numeroso gruppo di corleonesi e dove negli anni passati il Provenzano aveva trovato occupazione(…).
(segue un corposo elenco che illustra altre importanti indagini di Polizia)…
(…)Una tale energica azione non ha mancato di avere ripercussioni, al di là del prevedibile, nell’ambiente dell’Arma, che intensificando battute, rastrellamenti, ha ripreso indagini da tempo tralasciate(…). Per altro verso, i Comandi Carabinieri dipendenti dal (…) hanno tentato di inserirsi nella fase investigativa condotta dal dott. Mangano e dai funzionari di
I successi attuati ed i possibili brillanti risultati hanno creato(…) una vera e propria psicosi del successo della P. S., che si è manifestata anche nei tentativi di influenzare negativamente ed attraverso dati inesatti lo stesso Procuratore Generale della Repubblica.
Il 19 corrente ho conferito con S. E. Garofalo, alla presenza dell’avv. Generale Mistretta, del Procuratore della Repubblica Scaglione e del colonnello CC Missori.
Il Procuratore Generale ha asserito di non essere disposto a tollerare l’attuale situazione e, che perdurando, provocherà un’inchiesta per i provvedimenti a carico degli Ufficiali di polizia giudiziaria responsabili della situazione
di tensione…Per ultimo non sono mancate da parte del (ufficiale dell’Arma che si levò in volo con l’elicottero n.d.a.) e di altri ufficiali pressioni per far incriminare l’azione del dott.Mangano.
Nel frattempo l’ufficiale dell’Arma che si levò in volo con l’elicottero, fonte di molti contrasti tra Carabinieri e Polizia venne “promosso”. Nuova destinazione Roma. Si chiamava tenente colonnello Ignazio Milillo, era il comandante del Gruppo Esterno di Palermo, aveva una figlia femmina e due maschi, che entrambi hanno seguito (in tutti i sensi) le orme paterne. La femmina, Nives, pochi anni dopo sarebbe stata assunta alle esattorie dei cugini Salvo, ed è citata nel volume 23 dell’ordinanza di rinvio a giudizio del Maxiprocesso per avere trascorso Natale e Capodanno 1982-83 in un noto albergo dei cugini, insieme al suo fidanzato , uomo d’onore della famiglia di Corso dei Mille, la più sanguinaria, ed a Stefano Calzetta, uno dei pentiti più attendibili, il quale racconta anche di quella volta che accompagnò il fidanzato di Nives fin sotto casa di un’altra impiegata delle Esattorie, a cui entrambi tagliarono le quattro gomme della macchina, perché imparasse “a non mancare più di rispetto alla signorina Nives”. Oggi è la segretaria della fondazione per la legalità intitolata a suo padre, che organizza seminari ospitati dal Comando Generale dell’Arma. Di recente Leoluca Orlando Cascio ha voluto intitolare al Milillo l’area verde antistante la Legione di Palermo, il cui comandante, Riccardo Galletta, “ha voluto ricordare il legame che da sempre unisce i Carabinieri alla città di Palermo e la figura del Generale Milillo, esempio per tutti i carabinieri presenti sull’isola”. Ora sapete perché sull’isola io mi fido solo della Polizia di Stato.
https://www.themisemetis.com/mafia/mancata-cattura-provenzano-storia-iniziata-nel-1965/2591/
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2019 17 GENNAIO LA DESTINAZIONE DELLA TASSA DI SOGGIORNO CONSIGLIO DI STATO SEZ V SENTENZA N 6644 23 NOVEMBRE 2018
Di Alessandro Del Dotto
Professionista - Avvocato
Se da più parti e in più occasioni è stata chiarita la prima condizione di attuabilità del potere impositivo (cfr. T.A.R. Toscana, Sez. I, sentenza 5 maggio 2017, n. 647; T.A.R. Molise, sentenza 25 luglio 2014, n. 4779) - partire dalla ben nota necessità di inclusione negli elenchi di competenza delle Regioni (ovvero, di riconoscimento dello status di città d’arte) - quello che sinora era rimasto ben poco chiaro era il destino del gettito dell’imposta di soggiorno.
La prima è quella che riconduce l’imposta di soggiorno a species del genus tassa di scopo, con l’unica differenza che rispetto alle ordinarie “imposte di scopo” (istituite con L. n. 296/2006 - finanziaria per l’anno 2007 -, art. 1, commi 145-151) - che prevedono uno speciale iter di attivazione e uno specifico meccanismo di funzionamento, pur restando ampio e illimitato l’ambito oggettivo (“
i) opere di realizzazione e manutenzione straordinaria dell'edilizia scolastica”, elenco implementato con l’art. 6 del d.lgs. n. 23/2011) - l’imposta di soggiorno si caratterizzerebbe per una precisa definizione fatta a monte dal Governo nell’esercizio dei poteri delegati dalla Finanziaria 2007; lo scopo, per quanto ampio, si caratterizzerebbe
nell’impiego degli introiti per tutte quelle iniziative, attività e interventi che hanno effetto diretto o indiretto nel settore del turismo, ancorché ne beneficino anche i residenti del luogo ove la stessa si applica.
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La Quinta Sezione, infatti, si è occupata di scrutinare la censura della ricorrente a detta della quale l’imposta era illegittimamente prevista con la destinazione del gettito dell’imposta a sostegno tra l’altro "dei servizi pubblici locali fruibili anche dai turisti”, doglianza che il T.A.R. Lombardia, sede di Brescia, aveva invece respinto e ritenuta infondata perché la destinazione del gettito era invece conforme alla finalità del tributo prevista dal medesimo art. 4, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2011 (secondo periodo), e cioè al "sostegno dei servizi pubblici comunque funzionali o collegati al turismo" (così riporta la sentenza appellata).
E’ in tal senso che i Giudici hanno voluto chiarire l’estrema ampiezza della disposizione dell’art. 4 di cui al d.lgs. n. 23 del 2011, la quale - è vero - sancisce che la destinazione dell’imposta è diretta al "finanziamento di interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive” e, dunque, in prima battuta, al medesimo settore del turismo - dalle imprese ricettive ai servizi connessi -, e tuttavia prosegue ricordando che non è escluso che essa sia impiegata per interventi "di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali”.
Tuttavia, la parte decisiva della normativa risiede nella formulazione legislativa che, alle illustrate e possibili devoluzioni di spesa, aggiunge la possibilità di impiego per il sostegno "dei relativi servizi pubblici locali”.
(Altalex, 17 gennaio 2019. Nota di Alessandro Del Dotto)
Sentenza 15-23 novembre 2018, n. 6644
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 5793 del 2013, proposto da
A. s.r.l., in persona dell’amministratore delegato e legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Massimo Giavazzi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Luca Crippa in Roma, viale Mazzini, n. 55;
Comune di Bergamo, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Vito Gritti e Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio del primo, in Roma, viale Giulio Cesare, n. 14a/4;
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, Sezione staccata di Brescia, Sezione seconda, n. 93/2013, resa tra le parti;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 15 novembre 2018 il consigliere Fabio Franconiero e uditi per le parti gli avvocati Giavazzi e Pafundi;
1. La A. s.r.l., società che gestisce un albergo classificato con tre stelle nel Comune di Bergamo, propone appello contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia – sezione staccata di Brescia in epigrafe, con cui è stato respinto il suo ricorso per l’annullamento parziale del regolamento comunale istitutivo dell’imposta di soggiorno ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale), approvato con delibera del consiglio comunale n. 213 del 12 dicembre 2011.
2. Con la sentenza appellata il giudice di primo grado ha in particolare (e per quanto ancora di interesse) ritenuto legittimi:
- il sistema di modulazione dell’ammontare dell’imposta (previsti dall’art. 4 del regolamento impugnato), parametrato, per quanto riguarda la categoria “alberghi”, sulle stelle ad essi attribuite, ai sensi della legge regionale 16 luglio 2007, n. 15 (Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo), trattandosi di un elemento comunque in grado di assicurare il criterio di legge «di gradualità in proporzione al prezzo» previsto per tale tributo (così l’art. 4, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2011);
- la destinazione del gettito dell’imposta (prevista dall’art. 2 del regolamento impugnato) a sostegno tra l’altro «dei servizi pubblici locali fruibili anche dai turisti», perché ritenuto conforme alla finalità del tributo prevista dal medesimo art. 4, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2011 (secondo periodo), e cioè al «sostegno dei servizi pubblici comunque funzionali o collegati al turismo» (così la sentenza appellata);
- la soggezione all’imposta dei soggiornanti in strutture ricettive non solo per finalità turistiche, ma anche per ragioni di lavoro (prevista dall’art. 5 del regolamento), a causa dell’assenza della «pretesa differenziazione» nella norma di legge istitutiva e delle «difficoltà operative» derivanti dalla necessità per i gestori di svolgere «gravose ed invasive indagini sulle reali finalità del soggiorno dei propri clienti», con i possibili rischi di elusione del tributo (così ancora la sentenza di primo grado).
3. Con il proprio appello la A. sottopone a specifiche censure le statuizioni così sintetizzate (mentre la stessa appellante ha rinunciato, in memoria conclusionale, a quella concernente l’attribuzione al gestore della struttura ricettiva della qualità di responsabile dell’imposta, ai sensi dell’art. 3 del regolamento impugnato).
4. Si è costituito in resistenza il Comune di Bergamo.
1. Con il primo motivo d’appello la A. ripropone la censura di violazione del criterio di imposizione consistente nella «gradualità in proporzione al prezzo» ai sensi dell’art. 4 d.lgs. n. 23 del 2011, relativamente alla modulazione dell’ammontare dell’imposta di soggiorno previsti dal Comune di Bergamo. In base al regolamento impugnato questi ultimi sono differenziati sulla base della tipologia di strutture ricettive (alberghi, residenze turistico-alberghiere, strutture ricettive non alberghiere, ostelli per la gioventù, attività agrituristiche) e, all’interno delle prime due categorie, sulla base delle stelle attribuite a ciascun albergo secondo il sistema di classificazione vigente in Lombardia (ai sensi della sopra citata legge regionale n. 15 del 2007). L’amministrazione ha previsto in particolare un importo crescente al crescere delle stelle attribuite alla struttura ricettiva: euro 1, 1,70, 2,50 e 3,50 rispettivamente previsti per alberghi con una, due, tre e quattro stelle ed oltre.
2. Secondo l’appellante, nell’ancorare il prelievo tributario alla qualità e quantità dei servizi offerti (come prevede l’art. 57 della legge regionale), il descritto sistema di modulazione dell’imposta di soggiorno non assicurerebbe il rispetto del criterio della «gradualità in proporzione al prezzo» ai sensi dell’art. 4 d.lgs. n. 23 del 2011, a causa del dato di comune esperienza per cui ad una classificazione superiore della struttura alberghiera non necessariamente corrisponde una tariffa superiore, come invece affermato dal Tribunale, e che proprio nel caso del Comune di Bergamo alberghi a tre stelle praticano prezzi superiori rispetto ad alberghi a quattro stelle a seconda dell’ubicazione. Secondo la società odierna appellante ciò darebbe luogo ad un’imposta regressiva contraria ai principi costituzionali in materia tributaria di capacità contributiva ed uguaglianza ex artt. 53 e 3 della Carta fondamentale, oltre che della legge delega per l’attuazione del federalismo fiscale, 5 maggio 2009, n. 42 – (art. 2, comma 2, lett. l) - in attuazione della quale è stato emanato il decreto legislativo n. 23 del 2011, istitutivo dell’imposta di soggiorno.
3. Con il terzo motivo d’appello (il secondo è stato rinunciato, come sopra accennato) la A. reitera la censura secondo cui la destinazione del gettito dell’imposta al finanziamento dei servizi pubblici locali sulla base del presupposto, addotto nel regolamento impugnato, che questi sono «fruibili anche dai turisti» si traduce in una violazione della destinazione impressa al tributo in questione dalla norma di legge istitutiva, laddove in particolare il più volte citato art. 4, comma 1, d.lgs. n. 23 del 2011 prevede che il gettito dell’imposta di soggiorno è destinato «a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali». L’appellante evidenzia che quest’ultima espressione si riferisce ai servizi pubblici locali rivolti in via esclusiva ai turisti e che la destinazione invece prevista dal regolamento del Comune di Bergamo comporta un’interpretazione abrogatrice della norma primaria.
4. Con il quarto motivo d’appello viene censurato il capo della sentenza di primo grado con cui sono state respinte le censure relative alla soggezione all’imposta dei soggiornanti nelle strutture alberghiere per finalità non turistiche. La A. reitera al riguardo la tesi per cui la finalità dell’imposta di soggiorno è quella di introdurre un prelievo tributario a carico dei soli turisti ed in particolare di fare concorrere le persone che pernottano in strutture ricettive degli oneri sostenuti dalle amministrazioni pubbliche per i servizi al turismo, mentre l’indiscriminata estensione dell’imposta a chi è invece costretto a viaggiare per lavoro si traduce in uno sviamento della causa normativa della stessa. Con riguardo alle difficoltà applicative che, secondo il Tribunale deriverebbero da questa estensione, l’appellante oppone la circostanza che la distinzione tra le due categorie in questione è stata adottata da altre amministrazioni locali.
5. Le censure così sintetizzate sono infondate.
6. Con riguardo alla prima deve essere confermato il rilievo del giudice di primo grado, secondo cui il criterio della «gradualità in proporzione al prezzo» per la commisurazione del tributo enunciato dal citato art. 4 d.lgs. n. 23 del 2011 (con un massimo di 5 euro) deve ritenersi rispettato sulla base del sistema vigente nella Regione Lombardia di classificazione delle strutture alberghiere basato sulle stesse attribuite a ciascuna di queste ultime. Non è infatti contestabile che ad una maggiore qualità della struttura e dei servizi ricettivi che in essa sono offerti, certificata in base al sistema ufficiale di classificazione, corrisponde tendenzialmente una tariffa di soggiorno maggiore per la clientela.
7. Le deduzioni della società appellante volte a dimostrare che questa corrispondenza non sarebbe sempre rispettata non sono idonee a fare emergere vizi di illegittimità del regolamento comunale dalla stessa impugnato. Ai fini del rispetto del criterio di legge della gradualità in proporzione al prezzo del soggiorno alberghiero non si può pretendere una rigida corrispondenza tra prezzi praticati dalla singola struttura alberghiera e importo dell’imposta di soggiorno. La censura della A. è inficiata da un approccio casistico non compatibile con il carattere generale delle disposizioni regolamentari dalla stessa censurate e nell’ambito delle quali, peraltro, vi sono fattori correttivi in base ai quali si tiene conto del prezzo praticato alla clientela, ad ulteriore comprova della legittimità del criterio di graduazione adottato dal Comune di Bergamo (in particolare, con riguardo agli alberghi a tre stelle, tra cui quello dell’odierna appellante, il regolamento prevede una maggiorazione di 0,50 per prezzi superiori ad € 110 e una riduzione di pari importo per prezzi inferiori ad € 45).
8. Inoltre, all’assunto della A. secondo cui il sistema di scaglioni introdotto dal Comune di Bergamo comporterebbe effetti regressivi dell’imposizione tributaria, in violazione del principio di progressività sancito in materia dalla Costituzione (art. 53), ribadito anche per l’istituzione dell’imposta di soggiorno [art. 2, comma 2, lett. l), l. n. 42 del 2009], va opposto il rilievo per cui, da un lato, il rispetto del precetto costituzionale va verificato con riguardo al sistema tributario nel suo complesso (cfr., di recente: Corte Cost. 23 gennaio 2014, n. 8) e nell’ordinamento giuridico italiano esso è già assicurato dall’imposizione diretta sul reddito delle persone fisiche. Del pari, anche il criterio direttivo sancito dalla disposizione della legge delega sul federalismo fiscale poc’anzi richiamata («salvaguardia dell’obiettivo di non alterare il criterio della progressività del sistema tributario e rispetto del principio della capacità contributiva ai fini del concorso alle spese pubbliche») va riferito al processo di decentramento della potestà impositiva a favore degli enti locali ed in funzione del raggiungimento della loro autonomia finanziaria ex art. 119 Cost., avviato con il d.lgs. n. 42 del 2009.
Tutto ciò precisato, con specifico riguardo all’imposta di soggiorno va quindi escluso che il principio di progressività in esame sia violato laddove il prelievo a tale titolo non sia strettamente correlato alla tariffa alberghiera praticata, tenuto anche conto del suo modesto ammontare.
9. Sono inoltre infondate le censure relative al rispetto del vincolo di destinazione del gettito dell’imposta stabilito dal più volte citato art. 4 d.lgs. n. 23 del 2011, dal momento che tale disposizione, con formulazione ampia, destina l’entrata tributaria in questione al finanziamento di interventi «in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive»; ed inoltre «di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali»; ed infine «dei relativi servizi pubblici locali». L’aggettivo «relativi» presente in quest’ultima espressione, laddove riferito ai beni culturali ed ambientali del comune impositore, può comunque essere inteso a tutti i servizi pubblici locali offerti da quest’ultimo alla collettività, quale ente pubblico a fini generali (cfr. per i comuni l’art. 13 del testo unico sugli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), e nell’ambito della cui azione amministrativa l’imposta di soggiorno per i non residenti si giustifica – come sottolineato dal Tribunale – per via dell’aggravio di spesa per tali servizi derivanti dall’afflusso e dal soggiorno di popolazione non residente.
10. Infine, non può dirsi contraria alla norma di legge istitutiva dell’imposta, di cui al più volte citato art. 4 d.lgs. n. 23 del 2011, la soggettività passiva prevista dal regolamento comunale impugnato per i soggiornanti in strutture ricettive per finalità non turistiche. Infatti, in base alla medesima norma l’imposta colpisce appunto il «soggiorno», a prescindere dal titolo per cui esso avviene. Inoltre, facoltizzati alla relativa istituzione sono non solo «i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte», ma anche «I comuni capoluogo di provincia», tra cui Bergamo, a prescindere da una vocazione turistica degli stessi quale risultante da atti ufficiali.
11. L’appello deve pertanto essere respinto.
Le spese di causa possono nondimeno essere compensate, per la particolarità delle questioni controverse.
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 art. 119
 art. 4
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