Source: http://www.gse.it/it/EnergiaFacile/faq/AsteCO2/Pagine/default.aspx
Timestamp: 2017-09-26 07:17:00+00:00

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GSE - Aste CO2
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E’ possibile consultare i risultati delle aste?
Note informative aggiornate sull’esito delle aste di quote di emissione sono pubblicate nel sito GSE, sezione Gas, CO2 e Servizi energetici > Aste CO2 nel riquadro “Avviso agli operatori”. La comunicazione è aggiornata per ogni sessione d’asta presso la piattaforma europea comune (CAP2), attualmente il lunedì, martedì e giovedì. Nello stesso riquadro è inoltre disponibile il Calendario consolidato delle aste che aggrega informazioni rilevanti relative alle sessioni d’asta presso le piattaforme attive ed è accompagnato da news che riportano il motivo dell’aggiornamento.
In “Risultati Aste”, il venerdì è pubblicato un report comprensivo dei risultati delle aste avvenute durante la settimana su tutte e tre le piattaforme attive, CAP2, la piattaforma nazionale britannica (ICE UK) e, la piattaforma nazionale tedesca (EEX DE).
Nella pagina “Contatore Aste CO2” sono disponibili dati aggregati, con cadenza settimanale, sui proventi incassati, quote collocate e prezzo indicativo di aggiudicazione.
Cosa sono le quote di emissione?
​Le quote di emissione del Sistema europeo per lo scambio di quote di emissione (EU ETS) sono diritti di emissione commerciabili, valevoli per l’adempimento degli obblighi di compensazione delle emissioni di gas climalteranti nell’ambito dell’EU ETS. Ciascuna quota corrisponde ad una tonnellata di CO2 equivalente, ovvero può essere usata per compensare l’equivalente di 1 tonnellata metrica di CO2 di qualunque gas serra coperto dalla Direttiva ETS. Non c’è omogeneità nel trattamento giuridico delle quote a livello europeo, ma nella maggior parte degli ordinamenti esse sono qualificate come bene immateriale, monetizzabile ed utilizzabile a discrezione del soggetto economico che ne detiene la proprietà.
Due sono le tipologie di quote di emissione europee: quote per gli impianti fissi (European Union Allowances - EUA) e quote per gli operatori del settore aviazione (European Union Allowances Aviation -EUA A). Le quote di emissione non sono completamente fungibili, ovvero una quota EUA può essere utilizzata anche dagli operatori aerei ma non è vero il contrario per le quote EUA A.
Tecnicamente, EUA ed EUA A sono stringhe alfanumeriche registrate su un registro elettronico regolato e gestito a livello europeo (Registro dell’Unione). Esse sono contenute in appositi conti (Accounts) che possono essere intestati a Stati membri, operatori ETS, trader, etc. La registrazione di una quota su un conto ne assegna il diritto di proprietà al titolare del conto stesso. Il Registro è anche lo strumento attraverso il quale gli operatori vincolati dalla Direttiva adempiono ai propri obblighi di compensazione delle emissioni, “restituendo” entro il 30 aprile di ogni anno un quantitativo di quote pari alle emissioni verificate dell’anno solare precedente.
Le quote sono "bancabili", cioè possono essere utilizzate in periodi di obbligo successivi a quello di generazione, rilascio e/o acquisto. Ciò significa che una quota può non essere restituita, entro aprile dell’anno di assegnazione o di acquisto. nell’anno di emissione e prima assegnazione, ma anche essere “bancata" per esser utilizzata in periodi successivi.
Con che tipologia di contratti sono messe all’asta le quote di emissione?
Le quote di emissione vengono messe all’asta attraverso contratti elettronici standardizzati predisposti, ai sensi del Regolamento della Commissione europea 1031/2010 e successive modificazioni (c.d. Regolamento Aste).
Tutte e tre le piattaforme d’asta - piattaforma comune europea (CAP2), piattaforma transitoria tedesca (EEX DE) e piattaforma definitiva britannica (ICE UK) - utilizzano tipologie di contratti “spot a due giorni” cioè contratti di natura non finanziaria assimilabili a quelli per lo scambio di commodity.
Dal 2018, ai sensi della regolazione degli strumenti finanziari (c.d. pacchetto MiFID) quote di emissione e relativi contratti derivati sono classificati come “prodotti finanziari”.
I contratti utilizzati per la vendita delle quote su EEX DE e CAP2 hanno le stesse caratteristiche e il medesimo codice identificativo, T3PA. Essi si caratterizzano per tempi di consegna inferiori al limite temporale previsto dal Regolamento Aste (1 giorno anziché 2 giorni). Per una descrizione più esaustiva si può fare riferimento al sito di EEX.
I contratti utilizzati presso ICE hanno codice identificativo (contract symbol) ECG; la loro descrizione tecniche è disponibile sul sito di ICE.
Come funziona la consegna delle quote? Quali sono le modalità di clearing/settlement previste dalle piattaforme?
Le quote da mettere all’asta, di proprietà degli Stati membri, sono generate all’interno del Registro unico europeo e conservate in un conto europeo collettivo (EU Auction Account o conto unionale) fino al momento della loro messa all’asta. Da qui, sulla base di ordini elettronici trasmessi dalle piattaforme d’asta al Gestore Unico del Registro (Auction Tables), poco prima dell’inizio della singola asta le quote sono trasferite in conti speciali (Auction Delivery Account) gestiti dalle società che si occupano di garantire il buon fine delle transazioni successive alle aste. Nel caso di EEX si tratta della sussidiaria European Commodity Clearing, ECC Lux, camera di compensazione incaricata di effettuare il physical settlement sia per le aste della piattaforma comune transitoria (CAP2) che della piattaforma tedesca (EEX DE). Nel caso di ICE UK si tratta di ICE Clearing Europe.
Le procedure di clearing utilizzate per le aste da entrambe le casse di compensazione sono simili tra loro e in linea con le disposizioni del Regolamento Aste. A titolo esemplificativo, si riportano quelle utilizzate da ECC per la CAP2, regolate negli elementi di dettaglio dal contratto in essere tra Commissione europea e Stati membri, da un lato, ed EEX dall’altro.
Una volta trasferite nell’Auction Delivery Account di ECC, le quote sono contabilizzate in appositi capitoli intestati ai rispettivi Responsabili del collocamento nell’ambito di un sistema di gestione elettronico finalizzato al settlement delle aste che funziona in parallelo al Registro Unico. Tale sistema di gestione tiene traccia sia degli spostamenti delle quote sul Registro da un conto all’altro, sia degli spostamenti dei corrispettivi finanziari derivanti dalla vendita all’asta delle quote dai conti correnti bancari degli acquirenti a quelli dei responsabili del collocamento sui quali vengono trasferiti i proventi dei diversi Stati membri.
All’apertura dell’asta, le quote transitano dall’Auction delivery account ad un holding/trading account anch’esso intestato alla Camera di compensazione. Qui vengono mantenute quale collaterale (ovvero come garanzia) fino alla conclusione dell’asta e successivamente fino al perfezionamento delle transazioni di quote per denaro con i singoli aggiudicatari: fintantoché tali soggetti non versano ad ECC le somme dovute ai responsabili del collocamento, le quote restano a titolo di garanzia (hold in escrow) in questo conto sotto la custodia di ECC stessa, che si fa garante verso entrambe le controparti (acquirenti e responsabili del collocamento) del buon fine delle transazioni. Il trasferimento fisico delle quote verso i conti dei bidders avviene a valle del pagamento e del trasferimento dei proventi d’asta ai responsabili del collocamento.
Quali quote sono assegnate tramite asta e come sono ripartite tra gli Stati membri?
Sono collocate tramite asta le quote europee per gli impianti fissi (European Union Allowances – EUA) e le quote europee per il settore aviazione (European Union Allowances Aviation - EUAA) non assegnate a titolo gratuito.
Nel 2017, oltre 938 milioni di quote saranno collocate tramite asta presso le tre piattaforme attive in Europa (NB. Non sono ricomprese le aste britanniche dopo il 1 novembre).
L’Italia collocherà all’asta nel 2017 94,7 milioni di EUA. Per il settore dell’aviazione è collocato all’asta il 15% delle relative quote in circolazione annualmente (EU Aviation Allowances – EUA A).
L’88% delle quote da collocare tramite asta è al momento distribuito tra gli Stati membri sulla base delle emissioni del periodo 2005-07; 10% è ripartito tra gli Stati membri tenendo in considerazione il più basso livello di PIL pro capite in connessione con elevate prospettive di crescita in termini economici e di emissioni (criterio di solidarietà). Un 2% sarà distribuito agli Stati membri che nel 2005 hanno raggiunto almeno l’obiettivo del -20% delle emissioni rispetto all’anno base (c.d. early mover).
Perché ricorrere al sistema d’asta ?
Dal 2013, il metodo d’asta è il criterio principale per l’assegnazione delle quote di emissione (EUA) nel sistema EU ETS. Eccezione è fatta per i settori manifatturieri esposti alla concorrenza internazionale. L’obiettivo di ricorrere al collocamento tramite asta è garantire una maggiore trasparenza e semplicità nel sistema di assegnazione delle quote e favorire una maggiore efficienza nella formazione del prezzo delle quote (e quindi della CO2) che stimoli investimenti a basso contenuto di emissioni di gas serra.
Il metodo d’asta rende necessaria una più diffusa internalizzazione dei costi derivanti da emissioni di gas serra, dando concretezza al principio ”chi inquina, paga”, favorendo efficienza energetica e utilizzo di tecnologie pulite.
Sono al pari generate delle risorse nelle disponibilità degli Stati dell’Unione europea, proprietari delle quote, che devono essere reinvestite in politiche per lo sviluppo di un’economia a basso contenuto di carbonio, basata su fonti rinnovabili ed un uso efficiente dell’energia.
​Tutti i soggetti vincolati dalla Direttiva ETS possono partecipare alle aste per coprire il proprio fabbisogno di emissioni. Saranno in particolare coinvolti i produttori di elettricità che dal 2013 non ricevono più quote gratuitamente, eccezion fatta per i produttori di energia elettrica che si avvalgono delle disposizioni di cui all’art. 10quater (nella versione inglese art. 10c) della direttiva ETS per l’ammodernamento del parco di generazione elettrica. Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia e Romania potranno continuare a beneficiare parzialmente dell’assegnazione a titolo gratuito per esigenze legate al rinnovamento del parco di generazione elettrica da termoelettrica.
Qual'è la destinazione dei proventi?
I proventi rientrano nella disponibilità degli Stati membri. La Direttiva ETS raccomanda che almeno la metà dei proventi, e la totalità dei proventi da quote del settore aviazione, dovrebbe essere impiegata per azioni di contrasto ed adattamento ai cambiamenti climatici, principalmente all’interno della UE ma anche a beneficio dei Paesi in via di Sviluppo. In particolare per:
ridurre le emissioni dei gas a effetto serra, favorire l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici, finanziare attività di ricerca e sviluppo e progetti dimostrativi nell’Unione europea e nei Paesi in via di sviluppo;
sviluppare le energie rinnovabili e l’efficienza energetica anche al fine di rispettare gli impegni comunitari al 2020, sviluppare altre tecnologie che contribuiscano alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio sicura e sostenibile;
favorire misure per evitare la deforestazione ed accrescere l'afforestazione e la riforestazione nei Paesi in via di Sviluppo;
incentivare la cattura e lo stoccaggio geologico ambientalmente sicuri di CO2;
sostegno finanziario per affrontare le problematiche sociali dei nuclei a reddito medio-basso.
Annualmente gli Stati membri dell’Unione europea rendicontano, notificando alla Commissione e pubblicando sul sito dell’Agenzia europea dell’Ambiente ​la destinazione d’uso dei proventi delle aste di quote di emissione, in adempimento agli obblighi europei previsti dall’art 17 del Regolamento europeo 525/2013 e dall’art. 24 del relativo atto di esecuzione.
Dove è possibile avere dettagli sulle destinazioni d’uso dei proventi derivanti dalle aste per l’Italia per finalità energetico-ambientali?
​In osservanza ad obblighi derivanti dalla normativa europea, l’Italia rende annualmente pubblici, entro il 31 luglio, i dati relativi alle destinazioni d’uso dei proventi d’asta, tramite un report ad hoc caricato sul sito dell’Agenzia europea dell’ambiente.
Le aste si svolgono su una piattaforma centralizzata a livello europeo (EU Common Auction Platform – EU CAP2) che, al momento, raccoglie le quote di proprietà di 24 su 28 Stati membri, inclusa l’Italia. Le aste della piattaforma comune collocano le quote di 24 Stati membri e la Polonia. Terminate le procedure di accreditamento la CAP2 collocherà anche le quote degli Stati dello Spazio Economico Europeo dei relativi Auctioneer (Come partecipare alle aste), le aste della piattaforma comune accoglieranno anche le quote della Croazia e degli Stati dello Spazio Economico Europeo (i.e. Islanda, Norvegia e Liechtenstein).
Le quote di proprietà di Germania e Regno Unito sono collocate invece attraverso due piattaforme nazionali. La Polonia, al pari di Germania e Regno Unito, ha scelto una modalità d’asta a sé stante (“Opt-Out”) ma temporaneamente sta utilizzando la piattaforma comune per collocare tramite asta le proprie quote di emissione. Le quote polacche sono tuttavia collocate in una sessione separata rispetto agli altri 24 Stati membri.
Gli impianti in ETS possono approvvigionarsi di quote su tutte le piattaforme a prescindere della propria nazionalità.
Banking delle quote dalla seconda alla terza fase: tale processo è automatico per le quote presenti nei conti di trading?
​Si, le quote di emissione presenti nei conti trading sono oggetto di un processo automatico di banking.
Cosa sono le early auction?
​Ai sensi del Regolamento Aste (art. 10 para 2), le quote di emissione collocate nel 2012 sono per metà di competenza 2013 e per metà 2014 in quanto early auction per favorire una transizione agevole al sistema d’asta, introdotto dal 2013.
Cosa sono le piattaforme d’asta?
Le aste si svolgono su piattaforme d’asta dedicate gestite da mercati regolamentati operanti sul mercato del carbonio e selezionate tramite gara d’appalto europea. Nei limiti di quanto previsto dal Regolamento Aste, le piattaforme:
• definiscono il calendario d’asta comune, armonizzato tra tutte le piattaforme;
• consentono l’incontro tra domanda e offerta di quote di emissione;
• definiscono le caratteristiche di vendita delle quote;
• gestiscono il meccanismo di formazione del prezzo;
• garantiscono la positiva conclusione dello scambio di quote per denaro.
25 Stati membri, tra cui l’Italia, hanno deciso di collocare le proprie quote su una piattaforma d’asta comune (Common Auction Platform – CAP2) gestita dalla borsa tedesca European Energy Exchange (EEX).
La CAP2 è operativa dal 5 settembre 2016 ed opererà per un periodo di cinque anni.
Germania e Regno Unito collocano le proprie quote all’asta su piattaforme nazionali.
Tutti gli operatori, a prescindere dallo Stato membro della UE in cui hanno sede, possono partecipare sia alle aste bandite dalla piattaforma d’asta comune sia alle aste bandite dalle piattaforme nazionali (Germania, Regno Unito). Nello specifico, la piattaforma d’asta comune europea opera in modalità definitiva, analogamente alle piattaforme britanniche e tedesca. Le piattaforme definitive aderiscono tout court al Regolamento e rimangono in esercizio per almeno cinque anni. La Polonia, pur avendo manifestato la propria intenzione a designare una propria piattaforma nazionale dedicata, ad oggi, non ha ancora individuato il soggetto preposto a tale funzione, e si avvale temporaneamente della piattaforma comune europea fintantoché tale designazione non è effettuata.
Qual è la modalità di accesso alle aste per gli offerenti ?
Per partecipare alle aste gli aventi diritto devono presentare domanda di ammissione alle singole piattaforme.
Per ciascuna piattaforma, l’ammissione è vincolata al superamento da parte dell’operatore di un processo di know-your-customer-check e al pagamento delle tariffe di partecipazione alla specifica piattaforma. Gli operatori possono partecipare o meno alle singole aste organizzate sulle piattaforme che gli hanno riconosciuto l’accesso.
Per ogni asta, il calendario riporta data, periodo d’offerta, condizioni contrattuali, e volumi minimi negoziabili.
Per ciascuna asta, i partecipanti presentano le proprie offerte (quantità di quote richieste e prezzo offerto) durante il periodo d’asta indicato dalle piattaforme nel calendario e senza conoscere le offerte presentate da altri soggetti.
Le offerte possono essere modificate o ritirate solo prima della fine del periodo di offerta.
Il volume minimo d’offerta è pari ad un lotto di 500 quote. Ciascuna asta avrà un unico prezzo di aggiudicazione (clearing price), a prescindere dai prezzi offerti dai singoli offerenti, determinato dalla piattaforma che ha bandito l’asta.
Il prezzo di aggiudicazione è quello per cui la quantità di quote domandata dai partecipanti all’asta eguaglia quella offerta dagli Stati membri. Nel caso in cui la domanda di quote sia inferiore all’offerta l’asta è annullata.
E' vero che per il mercato quote CO2 esistono 3 piattaforme europee di acquisto e scambio (c.d. mercato primario) e la gestione di due di queste è affidata ad EEX?
​Attualmente, sono operative tre piattaforme: la piattaforma d’asta comune europea (EU CAP2), la piattaforma d’asta tedesca (EEX DE), e la piattaforma britannica (ICE UK). Sia la piattaforma tedesca (EEX DE) sia la piattaforma comune europea (CAP2), sono gestite dal mercato regolamentato EEX. Gli operatori a prescindere dalla loro nazionalità possono partecipare alle aste organizzate da tutte e tre le piattaforme operative. 25 su 28 Stati membri hanno, infatti, individuato EEX quale gestore della piattaforma d’asta comune attraverso una procedura concorsuale congiuntamente alla Commissione. Germania, Regno Unito e Polonia hanno invece deciso di avvalersi dell’opportunità riconosciuta dal Regolamento Aste di dotarsi di una propria piattaforma nazionale. Tuttavia, attualmente sono operative solo la piattaforma nazionale britannica e la piattaforma tedesca: entrambe operano in modalità definitiva.
In assenza di identificazione di una propria piattaforma, la Polonia si sta avvalendo, invece, della piattaforma comune europea per il collocamento all’asta delle proprie quote, sia pur in sessioni d’asta a sé dedicate.
Tutte le piattaforme rimangono in vigore per non più di cinque anni, al termine dei quali saranno indetti nuovi processi competitivi per la selezione dei mercati regolamentati incaricati della gestione delle piattaforme. EEX è attualmente gestore della Piattaforma comune europea (CAP2), sulla quale l’Italia colloca le proprie quote. ICE UK è gestore della piattaforma britannica. EEX è inoltre gestore della piattaforma definitiva tedesca.
In che modo potrà esser garantito alle Piccole e Medie Imprese ed ai “piccoli emettitori” un accesso equo, diffuso e non discriminatorio?
La Direttiva ETS prescrive requisiti per un accesso diffuso, pieno, trasparente ed equo alle aste di quote di emissione dell’EU ETS al fine di tutelare in particolare PMI e piccoli emettitori. Tali requisiti sono parte integrante anche del Regolamento Aste e sono stati tra i criteri principali per la selezione dei mercati regolamentati cui è affidata la gestione delle piattaforme d’asta, sia quella comune che quelle nazionali.
Gli Stati membri non possono accordare un trattamento preferenziale ai propri comparti industriali. La Commissione e gli altri Stati membri hanno valutato ciascuna piattaforma nazionale che intendesse distaccarsi dal meccanismo centralizzato affinché potesse esser garantita parità di accesso a tutti gli offerenti. Il Regolamento Aste riconosce a PMI e “piccoli emettitori” la possibilità di accedere direttamente alle aste su tutte le piattaforme. Inoltre, per tutelare i soggetti che non fossero attrezzati internamente per sfruttare tale possibilità, il regolamento consente la partecipazione attraverso intermediari o raggruppamenti di imprese.
Oltre alle disposizioni specificamente dedicate all’accesso alle piattaforme, altre sono finalizzate a garantire un equo e non discriminatorio accesso alle aste di quote da parte dei soggetti più piccoli e caratterizzati da una minore dimestichezza con gli aspetti finanziari della gestione delle quote, tra queste, in particolare, la previsione di un prezzo unico di aggiudicazione delle quote messe all’asta. Ciò fa sì che tutti gli offerenti aggiudicatari paghino il medesimo prezzo (clearing price) indipendentemente da quanto offerto: non sono dunque penalizzati da una non completa conoscenza del mercato che potrebbe indurli in errori di valutazione nella stima del prezzo di offerta.
Resta ancora sospesa l’individuazione del Sorvegliante Unico d’Asta (SAM), soggetto imparziale che, ai sensi del Regolamento Aste, svolge per conto di Commissione e Stati membri le funzioni operative di vigilanza sul sistema delle aste.
In assenza di un soggetto responsabile, Commissione europea, German Emissions Trading Authority (DEHSt) e Department for Energy and Climate Change del governo britannico continuano la pubblicazione sul sito della Commissione europea di rapporti periodici riguardanti il funzionamento delle relative piattaforme d’asta, in adempimento ai compiti di reportistica previsti dalla Direttiva ETS per tutti gli Stati membri.
Le pubblicazioni sono scaricabili dal sito della Commissione Europea.
Com'è organizzata un’asta?
Ciascun offerente, durante una specifica finestra temporale, avanza la propria offerta (quantità di quote e prezzo unitario) senza conoscere le offerte altrui; l’offerta può essere modificata o ritirata solo prima della fine del periodo d’offerta. Il prezzo è unico per ciascuna seduta (clearing price). I partecipanti all’asta possono richiedere quantità di quote in multipli del lotto minimo pari a 500 quote.
Quando si è tenuta la prima asta?
Le aste sono partite il 26 ottobre 2012. In tale data la Germania ha iniziato la messa all’asta delle quote di emissione, mentre le aste sulla t-CAP sono partite il 13 novembre 2012, e quelle inglesi il 21 novembre.
Oltre 92 milioni di quote defalcate dal quantitativo di quote da mettere all’asta per l’anno 2013 sono state messe all’asta anticipatamente nel 2012. Dal 5 settembre 2016 è attiva la piattaforma definitiva comune europea (CAP2).
Quante sono le piattaforme?
Attualmente, sono operative tre piattaforme: la piattaforma d’asta comune europea (CAP2), la piattaforma d’asta tedesca (EEX DE), e la piattaforma britannica (ICE UK). Gli operatori a prescindere dalla loro nazionalità possono partecipare alle aste organizzate da tutte e tre le piattaforme operative.
Molti operatori, la Commissione europea e la maggioranza degli Stati membri avrebbero preferito un sistema completamente centralizzato a livello europeo basato su un’unica piattaforma d’asta, per garantire un’applicazione piena dei criteri di efficacia, efficienza e trasparenza, assicurando il principio di non discriminazione. Alcuni Stati membri hanno diversamente espresso preferenza per piattaforme d’asta nazionali. In via di mediazione, è stato consentito agli Stati membri che ne hanno fatto richiesta, di organizzare una propria piattaforma nazionale (meccanismo dell’opt-out).
Tutte le piattaforme devono comunque essere conformi alle disposizioni del Regolamento Aste e devono garantire il coordinamento con la piattaforma comune europea.
25 su 28 Stati membri hanno individuato EEX quale gestore della piattaforma d’asta comune attraverso una procedura concorsuale congiuntamente alla Commissione. Germania, Regno Unito e Polonia hanno invece deciso di avvalersi dell’opportunità riconosciuta dal Regolamento Aste di dotarsi di una propria piattaforma nazionale. Tuttavia, attualmente sono operative solo la piattaforma nazionale britannica e la piattaforma tedesca: entrambe operano in modalità definitiva. In assenza di identificazione di una propria piattaforma, la Polonia si avvale, temporaneamente, della piattaforma comune europea per la messa all’asta delle proprie quote, sia pur in sessioni d’asta a sé dedicate.
Tutte le piattaforme rimangono in vigore per non più di cinque anni, al termine dei quali saranno indetti nuovi processi competitivi per la selezione dei mercati regolamentati incaricati della gestione delle piattaforme.
Quale frequenza hanno le aste?
Al fine di evitare un condizionamento eccessivo sul mercato secondario, le aste sono relativamente frequenti. La piattaforma comune europea organizza aste per le quote EUA il lunedì, martedì, giovedì di ogni settimana. Le aste di quote del settore aviazione (European Union Aviation Allowances - EUA A) sono di norma organizzate con cadenza bi-settimanale. La piattaforma tedesca organizza aste settimanalmente, il venerdì mentre la piattaforma britannica ogni due settimane il mercoledì.
Le aste polacche, che si tengono temporaneamente presso la piattaforma comune europea (CAP2), hanno cadenza bi-settimanale Il volume complessivo di quote da allocare deve esser distribuito nell’anno civile, con frequenza ridotta durante le festività ed in estate. Nessun asta avrà luogo durante i giorni festivi riconosciuti dai mercati finanziari.
Cos’è il calendario d’asta?
Il calendario d’asta definisce date, periodo d’offerta, dimensioni e dettagli di ciascuna asta durante l’anno civile. È definito in anticipo in modo da garantire certezze al mercato ed è eventualmente modificato nel corso dell’anno per riequilibrare il volume di quote da porre all’asta, a fronte di mutamenti intercorsi nel processo (e.g. annullamento della sessione d’asta, etc.).
Di regola, la piattaforma d’asta definisce il calendario d’asta e lo pubblica entro il 30 settembre dell’anno precedente all’anno d’asta entrante. Per le piattaforme nazionali invece la data di pubblicazione del calendario è fissata al 31 ottobre di ogni anno, o successivamente appena possibile (art. 11 Regolamento Aste n. 1143/2013 che emenda parzialmente il regolamento aste - Reg. UE 1031/2010). La piattaforma d’asta determina il calendario d’asta, dopo aver consultato la Commissione e prendendone in massima considerazione il relativo parere.
Qual è il ruolo dell’Auctioneer?
Ciascuno Stato membro deve nominare un Auctioneer che è il responsabile dell’offerta delle quote per lo Stato membro di riferimento. Esso riceve inoltre i proventi derivanti dalla vendita delle quote, riservandosi di trasferirli allo Stato membro che rimane proprietario delle quote medesime.
L’Auctioneer, o responsabile per il collocamento, può essere un soggetto pubblico o privato. Il GSE è il responsabile del collocamento delle quote di emissione italiane, ai sensi del Decreto legislativo 13 marzo 2013, n. 30 (artt. 6 e 19).
E' previsto un soggetto deputato al monitoraggio indipendente delle aste?
Si, un ente terzo preposto alla sorveglianza è previsto ed è il Sorvegliante Unico d’Asta (art. 24 del regolamento Aste), ma allo stato attuale ancora non è stato identificato Il Sorvegliante Unico d’Asta.
Esso deve essere designato sulla base di una gara condotta congiuntamente da Commissione e Stati membri.
Il Sorvegliante Unico d’asta dovrebbe supervisionare il corretto svolgimento delle aste. Ogni mese, esso dovrebbe riferire agli Stati membri ed alla Commissione, fornendo un report consolidato annualmente sul mercato delle quote. Tali report dovrebbero essere pubblicati sul sito della Commissione. Il Sorvegliante Unico potrebbe altresì essere incaricato di preparare report ad hoc su tematiche specifiche connesse. Inoltre, a fronte di una sospettata violazione della normativa in tema d’aste da parte della piattaforma, il Sorvegliante constatata la natura della violazione presunta, dovrebbe avanzare raccomandazioni e rimedi alla situazione e, se appropriato, raccomandare la sospensione della piattaforma d’asta.
In assenza del SAM, al quale è demandata anche l’attività di reportistica sul sistema delle aste previste dalla Direttiva ETS, la Commissione europea, la German Emissions Trading Authority (DEHSt) e il Department for Energy and Climate Change del governo britannico pubblicano rapporti periodici riguardanti il funzionamento delle relative piattaforme d’asta. Le pubblicazioni sono scaricabili dal sito della Commissione Europea.
Perché si sono svolte aste precedenti al 2013?
Ciò deriva dalla pratica invalsa presso gli operatori elettrici del vendere prodotti in anticipo al fine di garantirsi da fluttuazioni di prezzo. In particolare, il settore elettrico vende elettricità con contratti a tre anni di anticipo; conseguentemente le compagnie acquistano, preventivamente, combustibile e quote di emissione per coprirsi dal rischio (hedging).
Altro motivo è stato quello di garantire una transizione graduale dal secondo al terzo periodo dell’EU ETS.
Qual è stato il volume di quote poste all’asta nel 2012 e nel 2013?
​Oltre 92 milioni di quote (92.201.500) sono state collocate attraverso aste anticipate nel 2012 per favorire l’adattamento degli operatori al nuovo sistema di Aste CO2. L’Italia ha collocato 11.324.000 di quote nello stesso periodo. Nel 2013 sono state collocate all’asta circa 808 milioni di quote (circa il 38,7% delle quote dell’intero sistema EU ETS per il 2013, pari a 2.084 milioni di quote ca.).
Ulteriori dettagli rispetto a quantitativi collocati e proventi generati sono disponibili nei Rapporti GSE sulle Aste CO2, in “Risultati Aste” nella pagina “Aste CO2” del sito istituzionale del GSE.
Qual è stato il volume di quote poste all’asta nel 2015?
I quantitativi di quote messi all’asta nel 2015 sono stati ridotti a causa del backloading. Sono state infatti messe all’asta complessivamente poco più di 630 milioni di quote EUA, contro gli oltre 800 previsti. I 200 milioni di quote accantonate temporaneamente nel 2015 andranno, assieme a quelle già oggetto di backloading nel 2014 e ai volumi oggetto di accantonamento temporaneo nel 2016, a popolare la Riserva di Stabilità del Mercato (vedi Rapporto GSE sulle aste di quote europee di emissione – I trim. 2015 per maggior dettaglio).
Nello stesso periodo sono state collocate oltre 69 milioni di EUA italiane valevoli per il periodo 2013-2020 (69.254.000), con proventi per oltre 527 milioni di euro (527.999.080 euro). I prezzi di aggiudicazione ottenuti dall’Italia sono i medesimi degli altri Stati membri aderenti alla t-CAP che con una media annua di 7,62 euro, 1,71 euro superiore rispetto a quanto fatto registrare lo scorso anno.
Nel corso del 2015 l’Italia ha partecipato a tutte le nove sessioni d’asta di quote EUA A tenutesi sulla t-CAP, collocando oltre 2 milioni di quote e maturando oltre 14 milioni di euro di proventi.
Che tipo di prodotti sono posti all’asta?
Il regolamento aste limita i prodotti negoziabili a contratti spot a due giorni o future a 5 giorni.
Quali Stati membri hanno scelto di istituire proprie piattaforme d’asta?
Germania, Polonia e Regno Unito hanno notificato alla Commissione la decisione di istituire proprie piattaforme nazionali.
Quali requisiti deve avere e quali procedure deve seguire un'impresa extra UE (p.es. svizzera) che voglia operare come trader di energia al fine di poter partecipare alle aste CO2?
Al momento le piattaforme attive in Europa per il mercato della CO2 sono EEX ed ICE UK.
All’interno dei relativi siti potrà trovare informazioni di maggior dettaglio circa le modalità di accreditamento presso le piattaforme.
Il rilascio delle quote gratuite avviene sempre e solo una volta l’anno?
Le tempistiche di assegnazione gratuita delle quote agli impianti fissi sono stabilite a livello europeo dall’art.11 della direttiva ETS.
In particolare, il comma 2 dell’art. 11 stabilisce che “Entro il 28 febbraio di ogni anno, le autorità competenti rilasciano il quantitativo di quote da assegnare per quell’anno”. Quanto disciplinato a livello europeo è stato recepito a livello nazionale nell’art. 23 del d.lgs. 30/2013, il quale prevede che ”il Comitato rilasci le quote assegnate […] entro il 28 febbraio di ogni anno”.
In linea con la decisione benchmark, tutti gli Stati membri ed i paesi dello spazio economico europeo (SEE) hanno calcolato il numero delle quote da assegnare a titolo gratuito alle installazioni del proprio territorio e hanno notificato alla Commissione le c.d. national implementation measures (NIMs).
Nella decisione NIMs, adottata il 5 settembre 2013, la Commissione ha concluso che la maggior parte delle NIMs sottoposte dagli Stati sono state definite in conformità alle regole. Su tali basi, la Commissione con propria decisione ha stabilito che gli Stati membri ed i paesi dello Spazio Economico Europeo possono procedere al rilascio. Il tempo necessario affinché le installazioni ricevano le quote sui propri conti dipende dalle procedure di ciascuno Stato membro e può esser stimato tra uno e tre mesi. La Commissione europea ha pubblicato un prospetto che dà lo stato dell’arte sullo stadio di avanzamento dei rilasci (Sito DG CLIMA).
Se un nuovo entrante entra a luglio che fa fino al febbraio seguente? Gli daranno le quote sia per il periodo luglio - dicembre dell’anno t-1 e quelle dell’intero anno t1?
​Per quanto riguarda il trattamento di un nuovo entrante che entri in ETS in periodo successivo al 1 gennaio 2013, il comma 2 dell’art. 17 della Decisione Benchmarking stabilisce che “Gli Stati membri accettano unicamente le domande presentate all’Autorità competente entro un anno a decorrere dall’avvio del funzionamento normale dell’impianto o del sotto-impianto interessato”. Dove per avvio del funzionamento normale si intende il primo giorno verificato ed approvato di un periodo continuativo di 90 giorni nel corso del quale l’impianto funziona almeno al 40 % della capacità di progetto ai fini della quale i dispositivi installati sono dimensionati.
Tale impostazione è stata recepita anche a livello nazionale attraverso il comma 1 dell’art. 22 del d.lgs. 30/2013 in cui è stabilito che “il gestore di un impianto nuovo entrante trasmette al Comitato domanda di assegnazione di quote a titolo gratuito per il periodo che ha inizio a partire dal 1° gennaio 2013, entro un anno a decorrere dalla data di avvio del funzionamento normale dell’impianto”.
Supponendo che la data di avvio del funzionamento normale dell’impianto nuovo entrante sia il primo luglio 2013, il gestore dell’impianto dovrà trasmettere la domanda di assegnazione al Comitato entro e non oltre il 30 giugno 2014.
Soltanto dopo aver presentato domanda di assegnazione seguirà la determinazione del quantitativo preliminare annuo da parte del Comitato, con riferimento alle quote da assegnare a titolo gratuito, dopo averne valutata l’eleggibilità; successivamente il quantitativo è inviato alla Commissione per approvazione (art.19, comma 4 – Decisione Benchmarking). Solo a questo punto ed entro il termine del 28 febbraio di ogni anno, l’impianto può vedersi riconosciuto un ammontare di quote a titolo gratuito per l’anno t e per l’anno t-1.
Con riferimento a quest’ultimo periodo, le quote saranno però parametrate alla capacità aggiuntiva, ridotta, o all’operatività in quanto impianto nuovo entrante.
Al di là delle tempistiche legate alla determinazione e successiva assegnazione delle quote, rimane il fatto che l’impianto nuovo entrante rientrerà nel campo di applicazione della Direttiva ETS ben prima dall’aver effettuato domanda di assegnazione ed aver viste assegnate le quote di emissione. Ciò significa, dunque, che il gestore sarà tenuto a restituire quote di emissione per le emissioni verificate anche senza aver ricevuto le quote a titolo gratuito che gli spettano e che gli verranno assegnate solo entro il 28 febbraio successivo all’approvazione del quantitativo da parte della Commissione.
Supponendo, infatti, che l’impianto inoltri la domanda di autorizzazione ad emettere il 1 luglio 2013 e che il Comitato ETS rilasci l’autorizzazione dopo 45 giorni, l’impianto nuovo entrante sarà soggetto alla Direttiva ETS a partire dal 1 luglio 2013 e dovrà seguire il ciclo di compliance previsto per tutti gli impianti in ETS. In particolare, il gestore dovrà comunicare entro il 31 marzo 2014 le emissioni dell’anno precedente e entro il 30 aprile 2014 dovrà restituire un numero di quote corrispondente alle emissioni complessive prodotte nell’anno civile precedente (2013).
Chi è il debitore principale dei crediti riconosciuti ti ai Nuovi Entranti della fase due dell’EU ETS?
​Stando alle disposizioni normative sinora disponibili, né dal decreto legislativo 30/2013 né dal DL 72/2010 è fatta menzione di chi sia il debitore. Peraltro, il GSE ai sensi del decreto legislativo 30/2013 in quanto responsabile del collocamento delle quote di emissione per l’Italia è custode dei proventi derivanti dalle aste e relativi interessi finché, ai sensi della normativa medesima, i Ministeri competenti non ne indichino le modalità per il versamento in appositi conti corrente accesi presso la Tesoreria dello Stato. Detti proventi sono successivamente ascritti al bilancio dello Stato.
Inoltre, il DL 72/2010, dispone che le modalità di rimborso dei crediti (art. 2, co. 5) sono stabilite con uno o più decreti del Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, anche in relazione alle effettive entrate.
Un nuovo entrante nell’ETS nel secondo periodo, cliente italiano di un trader, ed in attesa di ricevere il rimborso relativo alle quote gratuite non assegnate durante il periodo 2008-2012 può cedere questo credito a terzi? È quindi possibile che una società terza “acquisti” il suo diritto a ricevere tale rimborso per la mancata allocazione?
Dal punto di vista civilistico non dovrebbero sussistere ostacoli alla cessione del credito a terzi. Il cliente potrebbe infatti stipulare tranquillamente un accordo civilistico con la controparte senza ledere alcun diritto. Tra l’altro non sussiste alcun contratto con la Pubblica Amministrazione in quanto il diritto a ricevere il rimborso è regolato dalla norma e non da un contratto con la Pubblica Amministrazione. Se fosse stato questo il caso, la questione andava approfondita meglio per verificare che l’Ente approvasse il nuovo beneficiario. Ad ogni modo la questione è regolata dalla legislazione italiana, non da specifici testi normativi relativi all’ETS
Vi sono settori che ottengono quote CO2 gratuitamente. L’acquisto per rivendita a società terze come viene materialmente “registrato”?
Tecnicamente, le quote di emissione EUA ed EUA A sono stringhe alfanumeriche registrate su un registro elettronico regolato e gestito a livello europeo (Registro dell’Unione). Esse sono contenute in appositi conti (accounts) che possono essere intestati a Stati membri, operatori ETS, trader, etc. La registrazione di una quota su un conto ne assegna il diritto di proprietà al titolare del conto stesso. Il Registro è anche lo strumento attraverso il quale gli operatori vincolati dalla Direttiva adempiono ai propri obblighi di compensazione delle emissioni, “restituendo” entro il 30 aprile di ogni anno un quantitativo di quote pari alle emissioni verificate dell’anno solare precedente.
Se un impianto ha dichiarato fallimento nel corso del 2014 ma aveva ricevuto quote a titolo gratuito, queste quote rientrano nella piena disponibilità della Società oppure devono essere totalmente/parzialmente restituite all’Autorità competente?
Nel caso in cui il gestore dell’impianto fallito nel 2014 rispetta i termini per la regolare comunicazione all’Autorità Nazionale Competente della cessazione dell’attività (ai sensi del DLgs n.30/3013, art. 24 comma 3 entro 10 giorni dalla cessazione, o al massimo entro il 31 dicembre dell’anno in cui la cessazione ha avuto luogo), allora le conseguenze per questo impianto saranno le seguenti (pagina del Comitato ETS dedicata alla tematica):
- L’impianto potrà tranquillamente disporre delle quote residue dalla compliance 2013 o eventuali altri periodi
- L’impianto resta in possesso di quanto attribuitogli per il 2014
- A partire dall’anno successivo a quello di comunicazione della cessazione dell’attività (in questo caso dal 2015), l’impianto non riceverà più quote a titolo gratuito.
Il gestore dell’impianto in questione sarà comunque tenuto a presentare entro il 31 marzo 2015 la comunicazione delle emissioni per quei mesi in cui l’impianto era in funzione nel 2014, ed entro il 30 aprile 2015 è tenuto a riconsegnare quote pari alle emissioni verificate nel 2014.
Un eventuale recupero di quote da parte del Comitato stesso avviene solo verso impianti in mora, ovvero che non hanno rispettato i termini stabiliti dalla Direttiva 2011/278/CE (art. 24) per la comunicazione della cessazione di attività. Infatti, non rispettando i termini, l’impianto verrebbe tenuto in considerazione per le assegnazioni di quote dell’anno successivo (in questo caso 2015) che verrebbero poi tolte all’impianto perché indebitamente assegnate.
Chi partecipa all’asta
Possono le Banche e le Società d'investimento partecipare alle aste primarie? Qual è la situazione normativa italiana?
Le attuali piattaforme d’asta collocano le quote di emissione (prodotto di per sé non finanziario fino alla piena operativià del pacchetto MiFID II ossia a partire da gennaio 2018 – cfr. Rapporto GSE sulle Aste, III trimestre 2014 in “Risultati Aste” della pagina Aste CO2 della sezione Gas, CO2 e servizi energetici del sito) attraverso contratti di natura non finanziaria. I gestori delle piattaforme perciò richiedono alle banche e SIM che fanno richiesta di accesso alle aste un’autorizzazione specifica da parte delle autorità nazionali competenti. A titolo meramente indicativo, EEX, nella sezione “Special rules for investment firms & credit institutions” conferma che banche ed istituti finanziari devono essere autorizzati dalla propria autorità nazionale competente a presentare offerte per conto di propri clienti su quote di emissione non in forma di strumenti finanziari. Sono citate, a tale riguardo, le autorità che possono concedere un’autorizzazione, tra gli esempi troviamo l’Autorità inglese (FSA) e quella tedesca (BaFIN) di regolamentazione dei mercati finanziari [“Must be authorized to bid on behalf of clients in EUA spot auctions by their relevant competent national authority (e.g. FSA, BaFIN)”].
Per ICE si rimanda al seguente link. Per un approfondimento sul tema si rimanda ai rapporti annuali e trimestrali pubblicati dal GSE nella pagina Aste CO2 del sito www.gse.it.
Operatori aerei: quando e come partecipare alle aste?
Gli operatori aerei possono partecipare alle aste su tutte le piattaforme operative (Cap2, EEX DE, ICE UK), sia aste di quote specificamente dedicate al settore aereo (EUA A), qualora operativa, sia aste di quote per gli impianti fissi (EUA). Gli operatori aerei possono infatti utilizzare ai fini della compliance entrambe le tipologie di quote.
Con riferimento alle aste di quote EUA, orari, prodotti e sessioni d’asta sono riportati nel calendario consolidato consultabile nella sezione “Avvisi agli operatori” della pagina Aste CO2.
Le modalità di partecipazione sono quelle definite dalle singole piattaforme (vedi FAQ modalità di accesso per gli offerenti).
Considerando la possibilità di avvalersi di broker per l’acquisto delle quote, è possibile reperire una lista di broker riconosciuti onde evitare eventuali truffe?
Non è presente una lista ufficiale di trader. Inoltre, poiché molte transazioni avvengono in modalità c.d. OTC (over the counter) non esistono neppure elenchi completi di tutti i soggetti che operano sul mercato. A titolo indicativo, è possibile cominciare la ricerca a partire dagli elenchi di soggetti che già operano sulle diverse piattaforme di mercato su cui si scambiano quote di emissione e crediti di carbonio. A seguire, un lista non esaustiva di link agli elenchi di market participants delle principali piattaforme di mercato europee:
· EEX;
Certificazioni ambientali e bilanci carbonici positivi danno diritto di partecipazione alle aste ETS?
· Gestori di impianti fissi o operatori aerei che ricadono nell’ambito della Direttiva ETS;
· Imprese d’investimento autorizzate ai sensi della Direttiva 2004/39/CE (MiFID) che presentano un’offerta per conto proprio o per conto dei loro clienti;
· Enti creditizi autorizzati ai sensi della Direttiva 2006/48/CE (Direttiva relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio) che presentano un’offerta per conto proprio o per conto dei loro clienti;
· I raggruppamenti di gestori di impianti o di operatori aerei che agiscono in qualità di rappresentanti dei loro membri;
· I trader di energia e commodity a patto che la normativa dello Stato Membro in cui sono stabiliti lo consenta;
· Gli organismi pubblici o enti di proprietà pubblica che controllano gestori di impianti o operatori aerei.
Cosa si intende per raggruppamenti di gestori di impianti o di operatori aerei che agiscono in qualità di rappresentanti dei loro membri (Regolamento Aste, art. 18)?
I raggruppamenti di gestori di impianti o di operatori aerei che agiscono in qualità di rappresentanti dei loro membri sono una delle categorie indicate dal Regolamento 1031/2011 e successive modificazioni (Regolamento Aste, art. 18) tra gli aventi diritto di accesso diretto alle aste.
Non esiste una definizione giuridica specifica per questa categoria di soggetti al di fuori del Regolamento Aste; per il momento è, perciò, lasciato ai gestori delle piattaforme d’asta, attualmente operative, dare un’interpretazione rispetto a quali forme giuridiche che raggruppano imprese possano ricadere in questa categoria.
La Commissione europea sembra ritenere che, per essere conforme al Regolamento Aste, un raggruppamento debba avere una propria identità legale (seppure non necessariamente sotto la veste formale di Incorporated entity) e uno statuto che:
- indichi chiaramente che il raggruppamento è controllato da gestori di impianti ed operatori aerei ETS (legami laterali ovvero partnership, Joint Venture, associazioni, etc.)
- includa regole di membership tali per cui i reali membri controllanti il raggruppamento siano i gestori di impianti fissi ETS ed operatori aerei.
Tali regole consentirebbero alla piattaforma di verificare la congruenza con le richieste poste dall’articolo 18 del Regolamento Aste. Il raggruppamento, infatti, deve poter operare per conto proprio e con un proprio conto di deposito per poter essere ammesso alle aste e agire per conto dei suoi membri. Sempre stando alla Commissione, un European Economic Interest Grouping (EEIG) potrebbe rispondere a queste caratteristiche. Nulla osta a che un raggruppamento, ai sensi del Regolamento Aste, si avvalga di servizi specialistici esterni, inclusi quelli di trader non ammessi a partecipare direttamente alle aste per conto proprio o di terzi. Tuttavia, anche in questo caso, l’entità giuridica responsabile dei rapporti con le piattaforme d’asta e dei comportamenti tenuti dal raggruppamento nel partecipare alle singole aste è il raggruppamento medesimo.
Consentire la partecipazione di un trader che intende istituire un raggruppamento, tramite singoli rapporti bilaterali, costituirebbe di per sé uno sviamento della norma europea (Regolamento Aste) che pone per i trader condizioni specifiche, poste dall’art. 18 del Regolamento Aste.
A livello nazionale, trader di energia e commodity devono disporre delle necessarie autorizzazioni rilasciate dalle Autorità nazionali competenti ai sensi del par. 2 dell’art. 18 del Regolamento. Lo stesso vale per Enti creditizi ed imprese d’investimento, nel caso in cui, come nella condizione attuale del mercato primario, il prodotto negoziato (EUA e EUA A) sia di natura non finanziaria (dal gennaio 2018 la quota di emissione e relativi derivati sono equiparabili a strumenti finanziari ai sensi della MIFID II. CFR. Rapporto GSE sulle Aste, III trimestre 2014).
Per quanto riguarda la piattaforma d’asta britannica gestita da ICE, a titolo esemplificativo, per poter accedere alle aste è necessario stipulare un accordo con una Clearing member della Camera di compensazione di ICE (ICE Clear Europe) o con uno Exchange member che agisce comeAuction only access provider​.
Per quanto riguarda la piattaforme d’asta CAP2 e la piattaforma nazionale tedesca (EEX DE), entrambe attualmente gestite da EEX, oltre a quanto già indicato sopra, figurano tre modalità di accesso (EEX Guidance for bidders):
• Full EEX membership (Accesso a tutti i mercati spot e derivati) e prodotti (energia, gas naturale, emissioni e carbone);
• Emissions-only membership per l’accesso ai prodotti relativi al mercato delle emissioni (prodotti spot e derivati – EUA, EUA A, CER, ERU);
• Auction-only membership: Per questa modalità di partecipazione non è prevista né una fee annuale di membership né il requisito di capitale sociale minimo di 50.000 euro. Tale categoria di partecipazione si divide in due ulteriori sotto-categorie.
• la Free Access, in cui EEX imputa le offerte di acquisto nell’interesse del membro. In questo caso non sono previste tariffe tecniche né di membership. In questo caso un Auction coordinator, designato dal partecipante alle aste, predispone un format recante indicazione della sessione d’asta, del prezzo e del quantitativo di quote per cui si avanza proposta di acquisto. Sarà poi EEX Market Supervision ad avanzare concretamente l’ordine d’acquisto.
• la Trader Access che consente l’accesso diretto del soggetto al mercato spot dei prodotti di emissione. Per questa casistica è prevista una tariffa tecnica: a tal fine si rimanda al documento riepilogativo delle fee applicate al seguente link.
Possono i soggetti produttori di energia da fonti rinnovabili accedere alle aste?
Come funziona il sistema ETS ?
La Direttiva ETS (direttiva 2003/87/CE e successive modificazioni) prevede che, dal primo gennaio 2005, gli impianti dell’Unione europea con elevati volumi di emissioni non possano funzionare senza un’autorizzazione ad emettere gas serra. Ogni impianto autorizzato ad emettere deve monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con quote di emissione europee (European Union Allowances, EUA e European Union Aviation Allowances, EUA A - equivalenti a 1 tonnellata di CO2 eq.) che possono essere comprate e vendute.
Seppure in misura limitata, gli impianti possono utilizzare a questo fine anche crediti di emissione non europei, derivanti da progetti realizzati nell’ambito dei meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto (Clean Development Mechanism, CDM e Joint Implementation, JI). In generale, i gestori degli impianti possono scegliere tra investire per ridurre le proprie emissioni - introducendo tecnologie a basso contenuto di carbonio o attraverso misure di efficienza energetica - e acquistare quote. Questo meccanismo favorisce la formazione di un prezzo per le quote di emissione, e quindi per le emissioni di CO2, che gli operatori possono internalizzare nelle proprie scelte di investimento nella gestione degli impianti.
Come vengono assegnate le quote?
​Come criterio generale, gli Stati membri dell’UE assegnano agli operatori le quote a titolo oneroso attraverso aste pubbliche europee. Gli impianti manifatturieri, in particolare quelli esposti a rischio di delocalizzazione a causa dei costi del carbonio (carbon leakage), ricevono una parte di quote a titolo gratuito in base a parametri di riferimento (benchmark) armonizzati a livello europeo e quantificati in base alla performance del 10% degli impianti più efficienti per ciascun settore industriale.
Continueranno ad esistere i Piani Nazionali di Assegnazione (PNA) ?
I Piani Nazionali di Assegnazione sono stati operativi per il primo (2005-2007) e per il secondo (2008-2012) periodo di obbligo nell’EU ETS. Ciò ha determinato uno scarso livello di omogeneità tra i paesi membri, e trattamenti preferenziali accordati discrezionalmente da ciascuno Stato ai propri operatori industriali.
Dal 2013, con l’avvio della terza fase dell’EU ETS, i PNA sono stati sostituiti dalla cosiddette Misure Nazionali di Attuazione (National Implementing Measures - NIMs) che, sulla base di un tetto alle emissioni predefinito a livello europeo e a criteri armonizzati di assegnazione delle quote basati su parametri di riferimento (benchmark), determinano il quantitativo di quote da assegnare a titolo gratuito a ciascun operatore nell’Unione europea. Le NIMs sono preparate dalle Autorità nazionali competenti dei singoli Stati membri con riferimento agli impianti sul proprio territorio, ma in base a regole armonizzate a livello europeo e a parametri di riferimento, espressi in termini di emissioni per tonnellate di prodotto, orientati all’efficienza.
Il 5 settembre 2013, le NIMs per la fase III dell’EU ETS sono state approvate dalla Commissione europea con decisione 448/2013. Lo strumento normativo ha per destinatari gli Stati membri ed approva i piani provvisori, elaborati dagli stessi, per l’assegnazione di quote gratuite a beneficio dell’industria. L'atto emenda inoltre la decisione 2010/634/EU fissando il quantitativo complessivo assoluto di quote per l’Unione europea (CAP) dal 2013 in avanti in 2,084 miliardi di quote di emissione, correggendolo rispetto ai 2,039 mld precedentemente fissati. A partire dal 2013 e per ogni anno successivo, il quantitativo totale di quote determinato sarà ridotto di un fattore lineare del 1,74% rispetto al quantitativo medio annuo totale di quote rilasciato dagli Stati membri nel periodo 2008-2012, e pari a oltre 38 milioni di quote. La decisione della Commissione stabilisce, inoltre, la porzione di cap spendibile a sostegno dell’industria (c.d. cap industriale), attraverso il collocamento a titolo gratuito, e ne quantifica, ai sensi della Direttiva ETS (art. 10 bis, co. 5), il quantum pari ad oltre 809 milioni di quote nel 2013.
Come e con quale cadenza è determinato il nuovo cap unico europeo ?
​Il cap unico europeo è determinato nell’EU ETS alla vigilia di ciascun periodo di obbligo (2005-2007, 2008-2012, 2013-2020) e per tutti gli anni relativi al periodo stesso.
Mentre il cap del primo periodo 2005-2007 fu quantificato come somma algebrica dei Piani Nazionali di Assegnazione degli Stati membri, i tetti relativi al periodo 2008-2012 e 2013-2020 sono stati definiti in funzione di obiettivi politici, il primo legato agli impegni presi nell’ambito del Protocollo di Kyoto, il secondo nel quadro degli obiettivi del Pacchetto Clima-Energia.
Nel secondo periodo d’impegni gli Stati generalmente ripartivano ugualmente il quantitativo di quote assegnate a ciascun impianto per ciascun anno del periodo. Dal 2013, sarà invece applicato un fattore lineare di riduzione (- 1,74%) che ridurrà progressivamente l’ammontare delle quote collocabili ciascun anno. In virtù della proposta di riforma della direttiva ETS del 15 luglio 2015, il fattore lineare di riduzione annuale dovrebbe aumentare al 2,2% a partire dal 2021 (per una riduzione di ca 55 milioni di quote annue).
Cos’è il cap industriale?
Quantitativo massimo di quote assegnabili gratuitamente per gli impianti dei settori dell’Industria. La decisione della Commissione relativa alle misure nazionali di attuazione per l’assegnazione gratuita di quote ai sensi della Direttiva 2003/87/CE (c.d. Decisione NIMs) stabilisce la porzione di CAP spendibile a sostegno dell’industria (c.d. cap industriale), attraverso il collocamento a titolo gratuito, e ne quantifica, ai sensi della Direttiva ETS (art. 10 bis, co. 5), il quantum pari ad oltre 809 milioni di quote nel 2013.
Inoltre, la Commissione constatando che le NIMs dei 28 Stati membri e dei Paesi dello Spazio Economico Europeo superano il cap industriale, fissa con la decisione NIMs il fattore di correzione trans-settoriale (Annex II).
Perché è stato rivisto il fattore transettoriale di correzione?
​Il 24 gennaio u.s., la Commissione europea ha adottato la decisione che rivede il fattore transettoriale di correzione da applicare alle future decisioni di assegnazione di quote di emissione per gli impianti industriali rientranti nel campo di applicazione della direttiva ETS (Decisione 126/2017 che modifica la decisione 448/2013 del 5 settembre 2013) in risposta alla sentenza della Corte europea di giustizia del 28 aprile 2016 (cfr. Rapporto GSE sulle Aste CO2 II trimestre 2016).
La decisione ridefinisce i fattori di correzione transettoriale, per il periodo 2013-2020, funzionali al rispetto del limite individuato dalla direttiva ETS per le assegnazioni gratuite destinabili alla manifattura (c.d. cap industriale). La decisione sarà però applicata limitatamente alle decisioni di assegnazione di quote di emissione che saranno adottate a partire dal 1 marzo 2017. Ciò potrebbe conseguentemente comportare nel triennio 2018-2020 una riduzione dei quantitativi di quote di emissione da assegnare gratuitamente alla manifattura e conseguentemente un incremento dei volumi da collocare all’asta negli anni a venire.
La Commissione, supportata da valutazioni preliminari degli analisti, nondimeno valuta un impatto non rilevante sul mercato del carbonio. Ciò in virtù del fatto che le decisioni di allocazione risalgono prevalentemente al 2013. Qualora fosse stato invece deciso per un’applicazione retroattiva del fattore di correzione, i volumi di assegnazioni si sarebbero ridotti di circa 330 mln di EUA.
La limitazione temporale dell’applicazione della sentenza e conseguentemente della decisione in questione muove dall’esigenza di garantire certezza agli operatori ETS in particolare con riferimento ai quantitativi già assegnati e al fine di tutelare i rapporti giuridici sorti in buona fede, sulla base della normativa preesistente.
Qual'è il cap del 2013 e quello per i successivi anni?
​Con decisione NIMs, la Commissione ha emendato la decisione 2010/634/EU fissando il quantitativo complessivo assoluto di quote per l’Unione europea (CAP) per il 2013 in 2,084 miliardi di quote di emissione, correggendolo rispetto ai 2,039 miliardi di quote precedentemente fissati. A partire dal 2013 e per ogni anno successivo, il quantitativo totale di quote determinato sarà ridotto di un fattore lineare di -1,74% rispetto al quantitativo medio annuo totale di quote rilasciato dagli Stati membri nel periodo 2008-2012, e pari a oltre 38 milioni di quote.
Cap EU ETS 2013-2020
Che andamento potrebbe avere il cap nel quarto periodo d’obbligo (2021-2030) alla luce della riforma in corso dell’EU ETS?
​Un’elaborazione è stata pubblicata nel Rapporto GSE sulle Aste III trimestre 2015 (pag 55). Si rimanda alla sezione Aste CO2 del sito istituzionale del GSE.
Quali sono gli strumenti di flessibilità offerti dall’EU ETS agli operatori?
L’EU ETS concede agli operatori diversi strumenti di flessibilità:
• Possibilità di scegliere se ridurre le proprie emissioni o se compensarle acquistando quote;
• L’EU ETS non impone al singolo impianto di attenersi a predeterminati livelli di emissione. Consente invece ai gestori di impianti di scegliere se investire per ridurre strutturalmente le emissioni o comprare permessi di emissione per compensarle, secondo la propria convenienza/preferenza. Il livello complessivo delle quote di emissione in circolazione resta garanzia del raggiungimento degli obiettivi ambientali dello strumento regolatorio. Possibilità di assolvere ai propri impegni su un arco di tempo pluriennale. Il sistema consente agli operatori una certa flessibilità di gestione dei propri obblighi su periodi pluriennali (3 anni nel primo periodo, 5 anni nel secondo, 8 anni nel terzo) non vincolandoli al rispetto di limiti annuali grazie alla gestione delle quote, valide almeno per tutta la durata del periodo in cui vengono emesse.
Tale flessibilità è possibile grazie a 2 strumenti:Borrowing: gli operatori ricevono le quote per un determinato anno civile, ordinariamente entro il 28 febbraio di ciascun anno, ma possono restituire le quote per compensare le emissioni dell’anno fino al 30 aprile dell’anno successivo. In tal modo si crea una finestra temporale che consente agli operatori di utilizzare le quote nuove per la compliance dell’anno civile conclusosi. Banking (bancabilità): le quote non utilizzate alla fine di un dato periodo d’impegni possono esser utilizzate nel successivo previa conversione da parte dell’Autorità nazionale competente. Ciò a partire dal 2008, con l’esclusione quindi delle quote del primo periodo 2005-2007.
• Uso di offset: l’EU ETS consente agli impianti di usare quote diverse da quelle europee per compensare le proprie emissioni. Al momento, è consentito l’utilizzo di crediti di emissione derivanti da progetti di abbattimento delle emissioni realizzati nell’ambito dei meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto (Clean Development Mechanism e Joint Implementation). Dal 2013, sono introdotte limitazioni qualitative all’uso di crediti derivanti da progetti di contenimento dei gas industriali (HFC, NxO) e, per i crediti derivanti da progetti avviati dal 2013, e limitazioni legate all’origine geografica dei crediti. Si rimanda alla FAQ – “Quali tipologie di crediti internazionali possono essere utilizzati per la compliance ETS 2012? Quali per la compliance degli anni successivi?”.
Esistono schemi sulle modalità di compliance agli obblighi di emissioni CO2 delle aziende vincolate?
Le quote di emissione del Sistema europeo per lo scambio di quote di emissione (EU ETS) sono diritti di emissione commerciabili, valevoli per l’adempimento degli obblighi di compensazione delle emissioni di gas climalteranti nell’ambito dell’EU ETS. Ciascuna quota corrisponde ad una tonnellata di CO2 equivalente, ovvero può essere usata per compensare l’equivalente di 1 tonnellata metrica di CO2 di qualunque gas serra coperto dalla Direttiva ETS. Non c’è omogeneità nel trattamento giuridico delle quote a livello europeo, ma nella maggior parte degli ordinamenti esse sono qualificate come bene immateriale, monetizzabile ed utilizzabile a discrezione del soggetto economico che ne detiene la proprietà.
Per quanto riguarda le modalità concrete di compliance occorre ricordare che, tecnicamente, EUA ed EUA A sono stringhe alfanumeriche registrate su un registro elettronico regolato e gestito a livello europeo (Registro dell’Unione). Esse sono contenute in appositi conti (accounts) che possono essere intestati a Stati membri, operatori ETS, trader, etc. La registrazione di una quota su un conto ne assegna il diritto di proprietà al titolare del conto stesso. Il Registro è anche lo strumento attraverso il quale gli operatori vincolati dalla Direttiva adempiono ai propri obblighi di compensazione delle emissioni, “restituendo”, entro il 30 aprile di ogni anno, un quantitativo di quote pari alle emissioni verificate dell’anno solare precedente.
Quali sono i settori ed i gas oggetto della Direttiva ETS?
La Direttiva ETS include nel sistema europeo di scambio di quote di emissione gli impianti fissi che superano specifiche soglie di potenza termica nominale installata (20 MW) e, limitatamente ad alcuni settori, di capacità produttiva, nonché gli operatori aerei.
Relativamente ai gas serra, fino al 2012, l'EU ETS ha incluso solamente l’anidride carbonica, mentre dal 2013 in poi, sono incluse anche le emissioni di protossido di azoto e i perfluorocarburi.
Ne risultano coinvolti i seguenti settori:
Cosa è previsto per i “nuovi entranti” nel sistema ETS?
Gli impianti autorizzati ad emettere dopo il 30 giugno 2011 sono considerati “nuovi entranti” nell’EU ETS. Al momento dell’ingresso nel Sistema (per inizio attività, incremento della potenza installata o della capacità produttiva), essi assumono tutti gli obblighi e i diritti degli impianti già inclusi nell’EU ETS, inclusa l’eventuale assegnazione di quote a titolo gratuito in caso afferiscano a settori aventi diritto.
Il 5% del quantitativo complessivo di quote per gli impianti fissi ed il 3% per gli operatori aerei costituirà la riserva per i “nuovi entranti” a partire dal 2013.
Una parte di tale riserva (300 milioni di quote) è monetizzata dalla Banca europea per gli Investimenti (EIB) per sostenere investimenti in nuove tecnologie a basso contenuto di carbonio e l’avvio di progetti su scala commerciale nel settore della cattura, trasporto e stoccaggio di anidride carbonica (NER300).
Cosa sono i registri nazionali? Cos’è il Registro dell’Unione (c.d.Union Registry)?
I registri sono database elettronici standardizzati che contabilizzano le quote di emissione, ne tracciano la proprietà, il trasferimento e la cancellazione al fine della compensazione delle emissioni dei singoli impianti.
Fino al 2012, ciascuno Stato membro disponeva di un proprio registro nazionale. Dal 2013, i registri nazionali sono sostituiti da un unico registro europeo per la contabilizzazione delle quote (Union Registry).
Per l’Italia il registro nazionale era gestito da ISPRA, che rimane gestore nazionale del Registro unico dell'Unione.
Dove si trovano i requisiti per aprire un conto presso il Registro dell’Unione?
Informazioni di maggior dettaglio sono disponibili sul sito della Commissione europea, Direzione Generale “Azione per il Clima” e sul sito dell’Amministratore nazionale del registro italiano, ISPRA.
Cosa succede all’EU ETS in caso di adozione di un nuovo accordo internazionale sul clima?
L’EU ETS è un sistema regolatorio europeo che vive di vita propria a prescindere dalla regolazione internazionale. Ciò nonostante, in caso di approvazione di un nuovo accordo internazionale sul clima, il sistema potrebbe subire delle modifiche per divenire più ambizioso in termini di riduzioni delle emissioni.
Varianti qualitative e quantitative sono state già introdotte nella possibilità di utilizzo di offset (cioè crediti di emissione non generati nell’ambito dell’EU ETS) ai fini del rispetto degli obblighi imposti dalla normativa ETS (dir. ETS, art. 11 bis – cfr. FAQ “Crediti internazionali”).
L’Accordo di Parigi sul Clima del 12 dicembre 2015 dedica un intero articolo ai meccanismi di mercato (Art. 6). l’Accordo dà in qualche modo continuità alle disposizioni del Protocollo di Kyoto per l’emissions trading ed istituisce un “nuovo meccanismo” per contribuire al raggiungimento dei target assunti dai paesi coinvolti incentivando lo sviluppo sostenibile. I meccanismi di mercato previsti dall’accordo dovrebbero contribuire all’abbattimento dei costi delle tecnologie a basso contenuto di carbonio, anche offrendo una base giuridica internazionale per il collegamento tra i sistemi di emissions trading operativi, l’incremento del livello di ambizione e per lo stimolo alla domanda di crediti internazionali.
Per approfondimento si rimanda al Rapporto GSE sull’andamento delle aste di quote europee di emissione Aste 2016 e 2015 presenti sul sito istituzionale.
Cosa s’intende per “piccoli emettitori”?
L’art. 27 della Direttiva ETS introduce un regime preferenziale per i c.d. Piccoli emettitori, consentendo agli Stati membri di far uscire dal meccanismo europeo, e conseguentemente dai relativi oneri procedurali, gli impianti di ridotte dimensioni con emissioni verificate inferiori a 25.000 t CO2 eq. annue e, per la categoria degli impianti di combustione, dotati di una potenza iniziale installata inferiore a 35 MW (escluse le emissioni da biomassa) in ciascuno dei tre anni precedenti il 30 settembre 2011.
In particolare, un impianto poteva richiedere, pur rientrando originariamente nel campo di applicazione della direttiva ETS, l’esclusione dal Sistema: gli Stati hanno avuto, infatti, la possibilità di escludere tali impianti dall’EU ETS predisponendo misure alternative di riduzione delle emissioni. Anche gli ospedali erano beneficiari di tale trattamento preferenziale, indipendente dalle loro caratteristiche tecniche.
È previsto un trattamento preferenziale per i piccoli emettitori?
Si, ed è disciplinato dall’art.27 della Direttiva ETS. La disposizione consente agli Stati membri di uscire dal meccanismo europeo, e conseguentemente dai relativi oneri procedurali, per gli impianti con capacità emissiva inferiore a 25.000 tonnellate di CO2 e con capacità termica installata inferiore a 35 MW nei tre anni precedenti all’applicazione della direttiva.
Questi impianti sono quantitativamente numerosi nel sistema europeo.
Gli Stati hanno, pertanto, avuto la possibilità di escludere alcuni impianti dall’EU ETS predisponendo misure alternative di riduzione delle emissioni. Anche gli ospedali sono beneficiari di tale trattamento preferenziale, indipendente dalle loro caratteristiche tecniche.
Il Comitato ETS, sulla base della Delibera 12/2012B del 24 maggio 2012, ha adottato la proposta italiana per l’applicazione dell’articolo 27 della Direttiva ETS al fine di esentare dal sistema europeo di scambio di quote di emissione gli impianti con emissioni annue inferiori a 25.000 tCO2 o con potenza termica nominale inferiore a 35 MW per gli impianti che svolgono attività di combustione, nonché gli ospedali, indipendentemente dai requisiti previsti per le altre due tipologie di impianti fissi. La proposta, inviata alla Commissione il 4 giugno 2013, è stata elaborata con la ratio di esentare gli impianti che per dimensione dei flussi di emissione non potevano beneficiare di sufficienti economie di scala per poter trarre dal sistema ETS un efficiente incentivo per l’efficientamento dei processi e la riduzione delle emissioni.
È disponibile sul sito del Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico l’elenco degli impianti suddetti con relative emissioni consentite per il periodo 2013-2020.
Deroga opzionale: allocazioni temporanee gratuite per le centrali elettriche
Con la revisione della Direttiva ETS (Dir. 2009/29/CE), si è deciso di introdurre un approccio armonizzato a livello europeo per l’assegnazione di quote di emissione di gas ad effetto serra agli impianti ricompresi nel sistema.
Dalla terza fase in poi (2013-2020), le quote non sono più assegnate gratuitamente alle centrali elettriche, le quali invece devono acquistarle tramite asta, o sul mercato secondario.
Tuttavia, a dieci Stati membri è stata data l’opportunità di essere esentati da tale principio, continuando a ricevere invece parte dei propri permessi di emissione gratuitamente fino al 2019. Tale disposizione mira a favorire, in questi Paesi, la modernizzazione del rispettivo parco dedicato alla produzione di energia elettrica, evitando che tale conversione abbia forti e rapide ripercussioni sul consumatore.
Dal 2020 in poi anche il settore elettrico degli Stati beneficiari di tale eccezione dovrà approvvigionarsi di permessi di emissione sul mercato.
Quali Stati membri hanno beneficiato per il settore elettrico della deroga all’acquisto della totalità delle quote sul mercato? Come? Quante quote sono state assegnate?
​Sono dieci gli Stati membri, eleggibili (Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia e Romania). Le condizioni poste ai sensi della Direttiva ETS (art. 10 quater) sono:
nel 2007, lo Stato non aveva alcuna connessione con la rete elettrica gestita dalla UCTE (Union for the Coordination of Transmission of Electricity);
nel 2007 lo Stato aveva solo una connessione diretta o indiretta alla rete elettrica gestita dalla UCTE, con una capacità inferiore a 400 MW;
nel 2006, più del 30% della generazione di energia veniva prodotta da un singolo combustibile fossile e il PIL pro capite non superava del 50% quello medio della UE.
Le quote gratuite per il settore elettrico degli Stati sopracitati potevano essere assegnate solo per centrali elettriche per le quali il processo di investimento era già iniziato il 31 dicembre 2008, o a centrali che in quella data erano già operative. L’uso della deroga non è stato invece concesso a centrali elettriche più recenti per evitare distorsione della competizione sul mercato elettrico europeo. Le richieste per l’uso della deroga dovevano essere presentate entro la fine di settembre 2011 e avrebbero potuto esser rifiutate dalla Commissione in parte o nella loro interezza se non conformi alle regole disposte dalla direttiva ETS. La deroga viene applicata dal primo gennaio 2013 al 31 dicembre 2019. Gli Stati possono decidere anche di beneficiare di tale deroga per un periodo più limitato e per un quantitativo inferiore di quote a titolo gratuito. Il totale delle quote così assegnate non deve superare il 70% delle emissioni medie verificate degli impianti eleggibili ai sensi della direttiva ETS nel periodo 2005-2007, o in alternativa, qualora tali impianti siano entrati nel Sistema ETS successivamente al 2005, con riferimento alle emissioni verificate nel 2007.
Quali condizioni devono rispettare gli Stati esentati dall’acquisto di quote per il proprio settore elettrico?
​L’uso della temporanea assegnazione gratuita di quote è subordinata ad investimenti da intraprendere in modo da ammodernare la produzione di energia elettrica. Facendo ricorso alla deroga, lo Stato deve assicurarsi che gli investimenti garantiscano un aggiornamento dell’infrastruttura verso tecnologie pulite e verso la diversificazione del mix energetico e delle fonti di approvvigionamento. L’importo complessivo di tali investimenti dovrà essere pari o superiore al valore di mercato delle quote assegnate gratuitamente.
Per rispettare l’obbligo di verifica della corretta esecuzione degli investimenti iscritti nel Piano nazionale, gli Stati devono adottare le necessarie disposizioni giuridico-legali, prevedere sanzioni ed azioni correttive nel caso in cui gli impianti non intraprendano gli investimenti necessari.
Una volta concessa la deroga, la Commissione verifica i rapporti annuali forniti obbligatoriamente dagli Stati membri. Se i report non forniscono sufficiente evidenza della corretta realizzazione degli investimenti rispetto al Piano nazionale presentato, la Commissione valuta la conformità alle disposizioni della Direttiva EU-ETS e può avviare la procedura di infrazione.
L’entrata in vigore della nuovo pacchetto MIFID II comporterà modifiche ai requisiti dei soggetti che effettuano attività di trading di quote di emissione? L’operatore deve necessariamente essere una società di investimento?
Il pacchetto MiFID II costituisce il “nuovo” quadro giuridico per i mercati degli strumenti finanziari e disciplina, inter alia, i requisiti applicabili alle imprese di investimento, ai mercati regolamentati, ai prestatori di servizi di comunicazione dei dati e alle imprese di paesi terzi che effettuano servizi o attività di investimento nell’Unione. Tra le principali novità introdotte rileva la classificazione delle quote di emissione tra gli strumenti finanziari, insieme alle “unità” di emissione riconosciute all’interno dell'EU ETS (dir. 2014/65/UE, allegato I, annesso C). Ciò risponde al fine di rendere il mercato del carbonio più efficiente e trasparente, aumentandone la supervisione.
La “nuova” MIFID sembrerebbe comportare modifiche per i requisiti dei soggetti che effettuano attività di trading di quote di emissione o unità riconosciute dal sistema EU ETS, nel caso in cui i suddetti soggetti non rientrano nelle categorie esentate. Salvo le casistiche esentate dall’applicazione della MiFID II, infatti, i soggetti che operano sul mercato del carbonio saranno tenuti a rispettare la disciplina dei mercati di prodotti finanziari, dai requisiti minimi di capitale alle procedure per la gestione trasparente delle contrattazioni, fino alla disciplina fiscale.
L’applicazione del nuovo regime prevede però alcune eccezioni relative a particolari categorie di soggetti che potranno continuare ad operare secondo le proprie caratteristiche societarie, in particolare sono esentati dal rispetto della MIFID II:
a) gli operatori soggetti agli obblighi della direttiva 2003/87/CE e successive modificazioni, quando svolgono attività in conto proprio;
b) i soggetti che svolgono attività di trading quale attività accessoria, quando svolgano attività in conto proprio o per conto dei clienti e fornitori della propria attività principale: questi soggetti sembrerebbero essere per esempio le società/divisioni di trading delle utility energetiche e le ESCO.. Quest’ultima esenzione si applica purché l’attività di trading non sia applicata una tecnica di negoziazione algoritmica ad alta frequenza e dette persone comunichino ogni anno all’autorità competente che si servono di tale esenzione;
c) i trader che negoziano “per conto proprio” in strumenti finanziari e che non prestano servizi di investimento: purché non negozino quote di emissione o derivati sulle quote..
Gli Stati membri hanno tre anni di tempo per recepire nel diritto nazionale le nuove regole, che avranno applicazione a partire da gennaio 2018. Tra le altre cose, ciò significa che, dal 2018, per poter trattare quote di emissione e loro derivati i trader di energia e certificati ambientali dovranno adeguarsi alle disposizioni del nuovo pacchetto MiFID.
Si rimanda all’approfondimento presente nel Rapporto GSE sulle Aste CO2 III trimestre 2014 presente nella specifica sezione del sito istiuzionale.
Quando entrerà in vigore il nuovo pacchetto MIFID II?
​Il 30 giugno 2016 sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale UE elementi correttivi che differiscono al 3 luglio 2017 i termini di recepimento nazionale del c.d. pacchetto MiFID II e ne posticipano l’operatività al 3 gennaio 2018 (cfr. Rapporto GSE sulle Aste – III trimestre 2014). Ciò per consentire all'ESMA, alle autorità nazionali competenti e alle parti interessate di completare l'attuazione operativa.
Dove è possibile ottenere informazioni sul mercato del carbonio?
​Una panoramica sui fondamentali del mercato del carbonio e sulle definizioni di «mercato primario e secondario» è presente nel Rapporto GSE sulle Aste CO2 -2012, disponibile nella sezione Aste CO2, riquadro “Documenti” nella spalla destra del sito istituzionale del GSE.
Tutti i rapporti aste, disponibili trimestralmente nella stessa sezione web, riquadro “Risultati e Rapporti Aste”, inoltre, presentano l’analisi del mercato del carbonio e offrono una disamina comparativa tra segmento primario e secondario ma anche con gli altri mercati rilevanti.
Quali tipologie di crediti internazionali possono essere utilizzati per la compliance ETS 2012? Quali per la compliance degli anni successivi?
​Dal punto di vista qualitativo, dal 1 gennaio 2013 non possono più essere utilizzati ai fini di adempimento degli obblighi di emissione i crediti CER o ERU provenienti da progetti di riduzione di gas industriali (riduzione di HFC-23 ed N2O da produzione acido adipico), cosiddetti crediti internazionali “grigi”. Ciò significa che potranno essere utilizzati per la compliance 2012 (entro 31 aprile 2013) e non per le compliance degli anni successivi. CER rilasciati dopo il 2013 devono esser convertiti con crediti derivanti da progetti avviati in Paesi meno sviluppati.
Con riferimento agli ERU inoltre il nuovo Regolamento registro del 2 maggio 2013 introduce alcune restrizioni aggiuntive rilevanti a partire dalla compliance 2013 – III fase dell'EU ETS.
In particolare le nuove disposizioni restringono la possibilità di utilizzo di ERU in base ai seguenti criteri:
• Tipologia di progetti: ERU rilasciati dopo il 2013, utilizzabili solo se ricadono fuori dall’ambito di applicazione della Direttiva ETS o, in caso ricadano nell’ambito di applicazione della Direttiva ETS, siano stati rilasciati prima del 30-04-2013.
I crediti internazionali possono essere utilizzati direttamente ai fini di compliance nell’EU ETS?
​A partire dalla restituzione per compliance 2013, per essere utilizzati CER ed ERU dovranno essere convertiti in EUA. È l’operatore che deve farsi carico di chiedere alla propria Autorità Nazionale Competente l’autorizzazione alla conversione. Per crediti rilasciati prima del 31-12-2012, tale richiesta deve pervenire entro il 31 marzo 2015. Per i crediti rilasciati successivamente non sono al momento indicati termini per la richiesta di conversione.
Dal punto di vista quantitativo, il Regolamento della Commissione europea, c.d. Regolamento RICE, disciplina il diritto all’uso di crediti internazionali nel periodo 2008-2020. Il Regolamento RICE identifica le percentuali di utilizzo di crediti per le seguenti casistiche (art.1):
1. Impianti fissi operativi nella seconda fase (2008-2012): il limite di utilizzo è pari alla quantità prevista dal PNA 2008-12 o, qualora superiore, pari alla percentuale dell’11% delle quote allocate nello stesso periodo;
2. Impianti che non hanno avuto quote gratuite nel periodo 2008-2012: impianti che non hanno ricevuto il diritto ad utilizzare crediti internazionali nel periodo 2008-2012 e impianti nuovi entranti come definiti dai primi due indent dell’art. 3 (h) della Direttiva ETS (impianti che esercitano una o più attività indicate nell’allegato I della direttiva ETS e che hanno ottenuto l’autorizzazione ad emettere dopo il 30 giugno 2011 o impianti che esercitano un’attività inclusa nel sistema europeo ai sensi dell’articolo 24, paragrafi 1 o 2 - Procedure per l’inclusione unilaterale di altre attività e gas). Per tali casistiche il limite è fissato al 4,5% delle emissioni verificate nel periodo 2013-2020;
3. Impianti che hanno registrato un'estensione della capacità di cui all’art. 20 della Decisione Benchmarking dopo il 30 giugno 2011: potranno adottare, a seconda di quale sia la percentuale più alta, la percentuale dell’11% delle quote attribuite nel 2008-12 o il 4,5% delle emissioni verificate nel 2013-2020 o quanto già previsto nel Piano Nazionale di Allocazione;
4. Impianti che hanno ricevuto quote gratuite nel periodo 2008-2012 e che svolgono attività presenti nell’annesso I della Direttiva 2003/87/CE come emendato dalla Direttiva 2009/29/CE (nuovi settori 2008-2012): potranno adottare, a seconda di quale sia la percentuale più alta, la percentuale dell’11% delle quote attribuite nel 2008-12 o il 4,5% delle emissioni verificate nel 2013-2020 o quanto già previsto nel Piano Nazionale di Allocazione.
Operatori aerei: il limite di utilizzo è fissato all’1,5% delle emissioni verificate nel periodo 2013-2020.
L’articolo 2 del Regolamento RICE prevede che l’Autorità Nazionale Competente (in Italia, il Comitato ETS) pubblichi un elenco contenente, per ciascun impianto fisso e aereo, le percentuali e i quantitativi di utilizzo di CER ed ERU per il periodo 2008-2020, entro un mese dall’entrata in vigore del regolamento stesso. Il Comitato ETS ha reso pubbliche le stime dei diritti all’utilizzo dei crediti internazionali per gli operatori italiani rientranti nel campo di applicazione della direttiva ETS. Tali stime sono rimaste in consultazione fino al 15 gennaio 2013 per esser poi inviate alla Commissione europea per l’avallo definitivo e per poi poter esser inviate al Registro dell’Unione al fine di consentire l’accredito presso i conti degli operatori e consentirne il loro utilizzo.
Qualunque considerazione relativa alla possibilità di utilizzare CER-ERU nel periodo 2008-2020 richiederebbe valutazioni, caso per caso, e un eventuale riscontro dell’Autorità Nazionale Competente.
Lo scambio di CER “grigi" con ERU è svantaggioso?
​Per CER “grigi” si intendono crediti generati da progetti CDM (Clean Development Mechanism) che comportano la distruzione di trifluorometano (HFC-23) e ossido di azoto (N2O) derivanti dalla produzione di acido adipico (c.d. gas industriali). Ai sensi del Regolamento della Commissione europea 550/2011 del 7 giugno 2011 (si rimanda alla sezione Normativa delle pagine EU ETS e CO2 in ambito internazionale), CER ed ERU derivanti dalla riduzione oltre confine di gas industriali sono utilizzabili solo entro il 30 Aprile 2013; tali crediti sono, dunque, utilizzabili per la compliance 2012, ma non saranno più utilizzabili nel sistema EU ETS a partire dalla compliance per l’anno 2013. Ciò naturalmente a patto che siano stati rilasciati e consegnati per cancellazione all’Autorità nazionale competente prima del 30 aprile 2013 per riduzioni di emissioni attuate prima del 2013.
Per quanto riguarda gli ERU, come i CER grigi, essi saranno utilizzabili senza restrizioni per la compliance 2012 fino al 30 aprile 2013. Per gli anni successivi, essi saranno invece utilizzabili solo nei limiti di quanto previsto dal Regolamento N. 389/2013 della Commissione del 2 maggio 2013 che istituisce un registro dell’Unione (c.d. Regolamento Registro), identificante diverse tipologie di ERU a seconda della data di rilascio e del Paese che li ha rilasciati. Data la complessità della catalogazione, si rimanda allo Schema orientativo sull’uso di ERU nell’EU ETS, nella sezione documenti della pagina EU ETS e CO2 in ambito internazionale: tale strumento è privo di valore giuridico e si invita a fare riferimento al testo del Regolamento stesso.
In sintesi, sul piano regolatorio e senza alcun riferimento a considerazioni di carattere economico che spettano ai singoli operatori, CER grigi ed ERU sono equivalenti ai fini della compliance 2012. Qualunque considerazione relativa alla possibilità di utilizzare ERU nel periodo 2013-2020 richiederebbe valutazioni caso per caso e un eventuale riscontro dell’Autorità Nazionale Competente.
Una volta determinato il quantitativo di crediti internazionali restituibile nel terzo periodo, come va suddiviso nel periodo dal 2013 al 2020?
In materia di crediti internazionali, la normativa vigente (Direttiva ETS e successive modificazioni, Regolamento Registro N. 389/2013 del 2 maggio 2013 e il c.d. Regolamento RICE sul diritto all’uso di crediti internazionali) indicano limiti quantitativi su orizzonti temporali pluriennali senza dare indicazioni puntuali circa le tempistiche d’uso dei crediti da parte degli operatori ai fini di compliance.
Qual è il riferimento normativo per individuare il limite quantitativo di utilizzo di crediti internazionali?
​Il Regolamento c.d. RICE (Regolamento della Commissione sul diritto all’uso di crediti internazionali nel periodo 2013-2020), disciplina il limite d’uso di crediti internazionali nel periodo 2008-2020. (Si rimanda per maggiori dettagli alla FAQ – “Quali tipologie di crediti internazionali possono essere utilizzati per la compliance ETS 2012? Quali per la compliance degli anni successivi?”)
Il Dlgs 30/2013 di recepimento della Direttiva 29/2009/CE non indica espressamente la percentuale di utilizzo dei CER/ERU nel periodo 2008-2020, ma rimanda esplicitamente adatto successivo della Commissione.
Quali sono i limiti per ricorrere a crediti CER/ERU in sede di compliance per il settore aviazione?
​La Direttiva Aviation (Dir. 101/2008/CE), con l’articolo 11 bis, par. 1 bis prevedeva, durante il periodo 1 gennaio-31 dicembre 2012, che gli operatori aerei potessero utilizzare CER ed ERU fino al 15% del numero di quote loro assegnate gratuitamente. La Direttiva ETS, così come emendata dalla Direttiva 101/2008/CE, indicava anche che la percentuale di CER e ERU per i periodi successivi sarebbe stata rivista nell’ambito del riesame generale della direttiva stessa, tenendo anche conto dello sviluppo del negoziato internazionale.
Con l’entrata in vigore della Direttiva 29/2009/CE, l’articolato di riferimento per il settore dell’aviazione è stato profondamente modificato e l’articolo 11 bis, fino ad allora valido, è stato sostituito ed abrogato. Innanzitutto è stato eliminato il riferimento alla percentuale di utilizzo di CER/ERU con riferimento al periodo 1 gennaio-31 dicembre 2012. Inoltre, con riferimento al periodo 2013-2020, la Direttiva ETS, come emendata dalla Dir. 29/2009/CE, stabilisce che gli operatori aerei hanno la facoltà di utilizzare CER/ERU fino a una quantità corrispondente ad una percentuale non inferiore all’1,5 % delle loro emissioni verificate nel medesimo periodo.
Per informazioni di maggior dettaglio e caratterizzate da crisma di ufficialità si rimanda al Comitato ETS – Autorità nazionale competente per l’attuazione della Direttiva ETS in Italia – al fine di avere un responso ufficiale.
Esiste una definizione specifica per Green CER e Green ERU?
​No. Si tratta di una dizione tecnica e recentemente adottata in un’informativa elaborata da EEX, gestore della piattaforma comune europea e della piattaforma tedesca. Le suindicate limitazioni qualitative sono riflesse in accordi di mercato attualmente vigenti, e con riferimento alla borsa tedesca European Energy Exchange (EEX) l’informativa Customer Information del 20 novembre 2012 limita l’offerta di EEX dal 5 dicembre 2012 a due prodotti spot per i crediti CER:
(1) Grey CER Product – tale tipologia include progetti derivanti dalla distruzione del trifloruro di metano (HFC-23) ed ossido di azoto (N2O) dalla produzione di acido adipico;
(2) Green CER Product - che include i progetti eleggibili alla data di consegna del prodotto per compliance, conformemente alla normativa vigente in tema EU ETS.
I Progetti di abbattimento di HFC- 23, ossido di azoto N2O e grandi progetti idro non sono più eleggibili per la produzione di crediti utilizzabili per compliance.​
Come ricevere crediti di CO2 da attività di gestione del suolo (afforestazione, riforestazione, gestione di parchi/foreste)?
​Si rimanda al Ministero dell’Ambiente al fine di ottenere una risposta ufficiale ed esaustiva sui crediti derivanti dall’utilizzo e cambio d’uso del terreno (c.d. LULUCF).
Emissioni di CO2 nel Pacchetto UE Clima Energia
Cos’è il pacchetto Clima Energia dell’Unione Europea ?
Il Pacchetto Clima-Energia, approvato nel dicembre 2008, declina in termini normativi la strategia UE 20-20-20 ed istituisce sei nuovi strumenti legislativi europei volti a tradurne in pratica gli obiettivi al 2020:
1. Direttiva Fonti Energetiche Rinnovabili (Direttiva 2009/28/EC);
2. Direttiva Emission Trading (Direttiva 2009/29/EC);
3. Direttiva sulla qualità dei carburanti (Direttiva 2009/30/EC);
4. Direttiva Carbon Capture and Storage - CCS (Direttiva 2009/31/EC);
5. Decisione Effort Sharing (Decisione 2009/406/EC);
6. Regolamento CO2 Auto (Regolamento 2009/443/EC successivamente modificato dal Reg. 333/2014);
7. Regolamento veicoli commerciali leggeri (c.d. Reg. Van, Reg. No 510/2011 successivamente modificato dal Reg. 253/2014).
Il pacchetto Clima-Energia origina dall’accordo d’intesa del Consiglio europeo del marzo 2007: esso definisce le linee guida europee su Clima, Energia ed Ambiente, cancellandone quantomeno sul piano politico i confini. L'accordo è stato poi declinato nella strategia“20-20-20” con una serie di proposte legislative per il raggiungimento degli obiettivi al 2020.
Attualmente il pacchetto Clima-Energia è oggetto di dibattito, a livello europeo, per definire il nuovo quadro al 2030.
Perché rinnovabili, efficienza energetica ed emissioni di CO2 sono legate tra loro ?
Lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la diffusione dell’efficienza energetica comportano una riduzione globale delle emissioni di gas a effetto serra: l’utilizzo di fonti rinnovabili, infatti, comporta un “risparmio” di emissioni rispetto all’impiego di fonti fossili; l’efficienza energetica è sinonimo di “minor consumo” di energia, dunque di riduzione di emissioni.
La stessa Direttiva 28/2009 sottolinea che il controllo del consumo di energia europeo, il maggiore ricorso all’energia da fonti rinnovabili, congiuntamente ai risparmi energetici e ad un aumento dell’efficienza energetica, sono parti importanti del pacchetto Clima-Energia (20-20-20) e rappresentano misure necessarie per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e per rispettare il Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e gli ulteriori impegni assunti a livello europeo e internazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra oltre il 2012.
Chi sono i soggetti che per legge sono tenuti a ridurre le proprie emissioni in Europa ?
​​In Europa, gli impianti sottoposti a vincoli di emissioni ai sensi della Direttiva EU ETS sono gli impianti energivori (raffinerie, cokerie, impianti di combustione con potenza termica nominale superiore a 20 MW); impianti di trasformazione dei minerali metallici (ghisa ed acciaio, metalli ferrosi, alluminio, metalli non ferrosi); impianti per la trasformazione di prodotti non minerali (clinker, cemento, calce viva); impianti per la trasformazione della carta, cartone e pasta per carta; il settore chimica (nerofumo, acidi, ammoniaca, idrogeno, carbonato di sodio; cattura, stoccaggio e trasporto di anidride carbonica; settore dell’aviazione.
Che ruolo hanno le politiche nazionali?
Gli Stati membri pongono in essere le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi al quadro normativo europeo. In particolare, ai sensi della Direttiva EU ETS, essi provvedono alla designazione di una o più autorità competenti, ai fini dell'attuazione delle disposizioni della direttiva. Gli Stati membri garantiscono, inoltre, il coordinamento tra il proprio punto di contatto designato per l'approvazione delle attività di progetto ai sensi dell'articolo 6 del Protocollo di Kyoto (Joint Implementation) e le rispettive autorità nazionali designate, incaricate di attuare l'articolo 12 del Protocollo di Kyoto (Clean Development Mechanism). Per l’Italia, l’Autorità nazionale competente è il Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto ai sensi dell’art. 4 del d.lgs. 30/2013, c.d. Comitato ETS. Le modifiche apportate dalla direttiva 29/2009/CE implicano una maggiore armonizzazione del sistema ETS: a partire dal 2013, la definizione del cap annuo di quote di emissioni non è più definito dalle Autorità nazionali competenti ma definito a livello europeo.
Emissioni di CO2 in ambito internazionale
A cosa servono la Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici e il Protocollo di Kyoto? Quale valore giuridico hanno?
​La Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici ed il Protocollo di Kyoto costituiscono il riferimento normativo a livello globale per il fattore clima. La Convenzione ONU in particolare offre una regolamentazione quadro e trova successiva attuazione attraverso il Protocollo di Kyoto. Entrambi gli strumenti sono ascrivibili alla fattispecie dell’accordo internazionale e dunque vincolanti a livello giuridico per gli Stati che li hanno sottoscritti e ratificati.
Quali sono i paesi vincolati dal Protocollo di Kyoto?
I paesi vincolati dal Protocollo sono 192 (191 Stati ed 1 Organizzazione regionale d’integrazione economica, ossia l’Unione europea). I paesi Annex B sono gli Stati di storica industrializzazione ed hanno obiettivi quantificati di emissione. Un elenco dettagliato dei paesi parte del Protocollo, nonché della data di firma, ratifica e percentuale di emissione è disponibile sul sito UNFCCC al seguente link.
La geografia emissiva è profondamente cambiata nel corso degli ultimi 40 anni, durante i quali la responsabilità delle “nuove” emissioni globali si è spostata progressivamente dalle economie di storica industrializzazione a quelle emergenti. Dei primi dieci emettitori mondiali. Di questi, cinque sono “paesi in via di sviluppo”. Ciò ha di fatto decretato l’inefficacia del Protocollo di Kyoto e l’esigenza di ridefinire un quadro internazionale della regolazione per il clima. (per approfondimenti cfr. Rapporto GSE sulle Aste 2015, 2016 disponibile nella sezione Aste CO2 della sezione CO2, gas e servizi energetici - http://www.gse.it/it/Gas%20e%20servizi%20energetici/Aste%20CO2/Pagine/default.aspx )
Per approfondimenti si rimanda al Rapporto GSE sulle Aste CO2 2015 e 2016 disponibile nel box “Risultati e Rapporti Aste” nella specifica .
Quali sono gli strumenti che il Protocollo di Kyoto ha introdotto?
In assenza di un sistema di coercizione a livello internazionale paragonabile a quello esistente a livello statale, il Protocollo di Kyoto ha introdotto una logica economica e d’incentivo tesa a promuovere la riduzione di emissioni di gas climalteranti attraverso meccanismi di mercato. Tali meccanismi sono:
· Emissions Trading;
· Clean Development Mechanism (CDM);
· Joint Implementation (JI).
I meccanismi di Kyoto, ponendo le basi al mercato del carbonio mirano a:
· favorire lo sviluppo sostenibile attraverso investimenti e trasferimento tecnologico;
· facilitare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione ai sensi del Protocollo, in termini di efficienza ed efficacia. Ciò è possibile attraverso progetti di abbattimento delle emissioni realizzabili in paesi in transizione dall’economica pianificata all’economia di mercato od in via di sviluppo;
· stimolare la partecipazione del settore privato e l’adozione di policy sul clima in paesi attualmente esenti da obiettivi quantificati di riduzione delle emissioni.
Cos’è il mercato del carbonio? Chi può partecipare?
Il mercato del carbonio è il risultato degli strumenti di mercato nati a valle del Protocollo di Kyoto. Si parla di mercato in quanto vi è un “bene”, la tonnellata metrica di CO2 equivalente, che può essere definito economico in quanto scarso ed oggetto di domanda ed offerta. La domanda è rappresentata da quei soggetti, Stati o privati, che a fronte di obiettivi quantificati in termini di emissioni superano tali livelli.
Per mercato del carbonio, s’intende l’insieme di tutte le transazioni che hanno come oggetto la commodity CO2, espressa in una delle sue diverse “monete”, o prodotti finanziari da essa derivati, siano essi collegati al mercato regolatorio o volontario. Per estensione del termine, l’insieme degli investimenti realizzati per generare riduzioni delle emissioni e carbon commodity.
Ciascun sistema regolatorio si rimanda al Rapporto Aste III trimestre, 2013 contenente il focus “SPECIALE – Sistemi di emissions trading fuori dell’Unione europea” (e al Rapporto Aste annuale 2015) che sfrutta il mercato del carbonio per ridurre le emissioni ha le proprie “monete”. Il sistema internazionale istituito dal Protocollo di Kyoto ne utilizza principalmente tre: CER (Certified Emissions Reductions), che rappresentano le riduzioni ottenute da attività progettuali di tipo CDM; ERU (Emissions Reduction Units), che derivano da progetti in paesi in transizione da un’economia di piano ad un’economia di mercato ed AAU (Assigned Amount Units), unità di emissione riconosciute a ciascun paese vincolato dal Protocollo di Kyoto.
Tra i sistemi regionali, il Sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS) che vale oltre l’80% del mercato del carbonio nel suo complesso utilizza EUA - European Union Allowances - quote di emissione valevoli per gli impianti fissi ed EUA A – European Union Allowances Aviation - quote di emissione per gli operatori aerei. CER ed ERU sono parzialmente fungibili ad EUA e EUA A. Altri sistemi regionali e nazionali (RGGI, WCI, ETS svizzero, etc.) utilizzano diverse tipologie di quota. Esse al momento non sono fungibili tra loro.
Per ulteriori dettagli si rimanda alla domanda “Dove è possibile ottenere informazioni sul mercato del carbonio?” della sezione “EU ETS”.
Che relazione c’è tra Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici, Protocollo di Kyoto, fonti rinnovabili ed efficienza energetica?
La Convenzione ONU sui cambiamenti climatici, adottata nel 1992, costituisce la cornice giuridica predisposta a livello globale per affrontare il tema dei cambiamenti climatici. Il Protocollo di Kyoto, adottato nel 1997, può essere considerato il corollario ed il disposto attuativo del quadro giuridico istituito dalla Convenzione quadro per il Clima (ONU). L’obiettivo del Protocollo di Kyoto è la riduzione delle emissioni di gas climalteranti al fine del contenimento dell’innalzamento della temperatura.
L’obiettivo ambientale della stabilizzazione della concentrazione di gas climalteranti è raggiungibile prevalentemente attraverso azioni impattanti sul sistema energetico: attraverso la promozione delle fonti rinnovabili e la modifica della matrice energetica nazionale nella produzione di energia elettrica; ma anche attraverso la riduzione dei consumi di energia, attraverso azioni di efficienza energetica. Ne deriva che i confini tra Clima-Energia-Ambiente sono sostanzialmente non marcati e profonde interconnessioni sussistono tra tali aree tematiche. Dimostrazione di quanto appena affermato si riscontra nel pacchetto Clima-Energia predisposto dall’Unione europea o dalla legislazione in essere ed in fase di sviluppo riscontrabile non solo in paesi sviluppati quale la Germania, l’Australia ma anche in paesi emergenti quali Cina, Messico, Sud Africa.
Esiste nella normativa vigente sull’ETS un elenco specifico che definisce quali sono in dettaglio le Least Develped Countries?
Il concetto di Least Developed Country è stato introdotto nella direttiva ETS con la direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 (che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra). In particolare, l’art. 11 bis limita l’uso di crediti internazionali di tipo CER nel post 2012 solo per attività progettuali che siano realizzate in Paesi meno Sviluppati (acronimo inglese, LDC). Tale concetto è mutuato dal contesto Nazioni Unite ed attualmente comprende 48 paesi, perlopiù concentrati nel continente africano ma in parte anche in Asia, Caraibi e Pacifico. La lista aggiornata a fine 2012 è reperibile al seguente link
Pagina Aste CO2

References: art. 10
 art. 24
 art. 18
 art. 18
 sentenza 
 sentenza 
 art. 11