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Timestamp: 2017-01-20 18:10:38+00:00

Document:
Circolare Agenzia Entrate n. 51 del 25.09.2003
Decreto-legge 24 giugno 2003, n. 143, convertito dalla legge 1 agosto 2003,
n. 212. Proroga dei termini in materia di definizione agevolata di adempimenti tributari ai sensi della legge 24 dicembre 2002, n. 289
2 SALVAGUARDIA DEGLI EFFETTI DEL DECRETO-LEGGE 7 APRILE 2003, N. 59, NON CONVERTITO
2.1 Validità dei versamenti effettuati entro il 25 giugno 2003
3 RIAPERTURA DEI TERMINI DI DEFINIZIONE
3.1 Effetti della riapertura dei termini
3.2 Termine di decorrenza degli interessi - Rateazione
3.3 Spostamento di altri termini connessi
3.4 Trasmissione della dichiarazione
4 DEFINIZIONE AUTOMATICA PER GLI ANNI PREGRESSI
4.1 Effetti
4.2 Definizione automatica IVA
4.3 Riporto delle perdite
4.3.1 Applicabilità dell'articolo 102 del TUIR in presenza di perdite pregresse disponibili alla data di presentazione della dichiarazione integrativa
5 Regolarizzazione delle scritture contabili
6 Definizione dei carichi di ruolo pregressi
7 Proroga dei termini per la definizione agevolata ai fini dell'imposta di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazionI e sull'incremento di valore degli immobili
8 Chiusura delle liti fiscali pendenti
9 Effetti penali delle definizioni previste dagli articoli 8, 9 e 15 della legge 289 del 2002
10 PROROGA DEI TERMINI DI DECADENZA PER LE ISCRIZIONI A RUOLO
10.1 Proroga dei termini di decadenza di cui all'articolo 17, comma 1, lett. a) del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (comma 2-octies)
10.2 Modifiche al comma 1-bis dell'articolo 2 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462
11 SOSPENSIONE DELLA RISCOSSIONE
12 Proroga dei termini della definizione della tassa automobilistica erariale
13 Regolarizzazione delle violazioni in materia di servizio pubblico televisivo
Il decreto-legge 24 giugno 2003,
n.143 (di seguito decreto), convertito con modificazioni dalla legge 1 agosto 2003, n. 212 (di seguito legge di conversione), ha apportato alcune modifiche alla disciplina in
materia di definizioni agevolate degli adempimenti tributari di cui alla
legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003) e al decreto-legge
24 dicembre 2002, n. 282, convertito dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27.
La legge di conversione, inoltre, fa salvi gli effetti prodotti dal
decreto-legge 7 aprile 2003, n. 59, non convertito in legge.
Con la presente circolare vengono forniti chiarimenti in merito alle
novità recate dal citato decreto.
Ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge di conversione
restano validi gli atti e i provvedimenti emanati a seguito dell'adozione del decreto-legge n.
59 del 2003, concernente la proroga dei termini in
materia di definizione agevolata di adempimenti tributari, non convertito in legge nel termine di sessanta giorni stabilito dal terzo comma dell'articolo
77 della Costituzione. Sono, altresì, fatti salvi tutti i rapporti
giuridici sorti e, in via generale, tutti gli effetti che si sono prodotti nel periodo in cui
è stato in vigore il citato decreto-legge n. 59 del 2003.
Il Parlamento, ha, quindi "regolato con legge i rapporti giuridici
sorti sulla base del decreto-legge" non convertito, come consentito dal predetto articolo
77 Cost. Come è noto, infatti, in assenza di una espressa
previsione legislativa, gli effetti del decreto-legge non convertito perdono efficacia "sin dall'inizio".
Inoltre, il medesimo articolo 1, comma 2, considera utili i
versamenti effettuati entro il 25 giugno 2003 ai fini delle definizioni di cui agli articoli
7, 11, comma 4, 12, 15, 16 e 17, comma 1 della legge n.
289 del 2002, nonché delle disposizioni di cui agli articoli 5 e 5-quinquies del decreto-legge n.
282 del 2002.
Si fa presente che il menzionato decreto-legge n. 59 del 2003:
- ha differito dal 16 aprile al 16 maggio 2003 il termine per eseguire i versamenti relativi alla definizione degli adempimenti e degli obblighi tributari delle sanatorie previste dalla legge n. 289 del 2002 e dal decreto-legge n.
282 del 2002;
- ha rinviato ad apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze la corrispondente rideterminazione dei termini connessi alla predetta data;
- ha demandato ad apposito provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate il compito di stabilire i nuovi termini di presentazione delle dichiarazioni relative alle definizioni di cui agli articoli 8, 9, 9-bis e 14 della legge n. 289 del 2002.
In attuazione del citato decreto-legge sono stati emanati:
- il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 7 aprile 2003, che ha rideterminato i termini connessi alla nuova scadenza prevista dal decreto-legge;
- il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 15 aprile 2003, che ha fissato al 16 giugno 2003 il termine ultimo per la trasmissione telematica delle dichiarazioni relative alle citate definizioni.
Il richiamato provvedimento del Direttore dell'Agenzia deve
ritenersi superato per effetto della disposizione di cui all'articolo 1 del decreto che ha fissato al 30 giugno 2003 il termine per la trasmissione in
via telematica delle predette dichiarazioni.
In virtù del combinato disposto dell'articolo 1, comma 1, del
decreto e dell'articolo 1, comma 2, della legge di conversione, tutti i versamenti eseguiti fino al 25 giugno 2003 (data di entrata in vigore del
citato decreto) sono ritenuti utili ai fini delle definizioni di cui agli articoli 7, 8, 9, 9-bis, 11, comma 4, 12, 14, 15, 16 e 17, comma 1, della
legge n. 289 del 2002, nonché 5 e 5-quinquies del decreto-legge n. 282 del 2002.
Per effetto di tali disposizioni viene attribuita
validità anche ai versamenti in ritardo rispetto ai termini precedentemente stabiliti (16
maggio ovvero 20 giugno 2003 per il concordato degli anni pregressi) purché eseguiti entro il 25 giugno 2003. Ad esempio, deve ritenersi valido il
versamento effettuato il 22 giugno 2003 ai fini della definizione dell'imposta di registro per i contratti di locazione di durata pluriennale.
Più precisamente, la disposizione opera con riferimento ai
versamenti effettuati:
- tra il 21 e il 25 giugno 2003, ai fini della definizione di cui all'articolo
7, concernente il concordato anni pregressi, della legge n. 289 del 2002;
- tra il 17 aprile e il 25 giugno 2003, ai fini delle definizioni previste dai seguenti articoli della legge n. 289 del 2002:
. articolo 8: integrazione degli imponibili per gli anni pregressi;
. articolo 9: definizione automatica per gli anni pregressi;
. articolo 9-bis: definizione dei ritardati od omessi versamenti;
. articolo 11, comma 4: adempimento di
formalità omesse in materia di imposte indirette (imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni, e sull'incremento di valore degli immobili, bollo, imposta sulle assicurazioni) ovvero mancata esecuzione dei versamenti dell'imposta di registro per i contratti di locazione di durata pluriennale;
. articolo 12: definizione di ruoli per gli anni pregressi;
. articolo
Ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto, i contribuenti che
alla data del 25 giugno 2003 non abbiano effettuato versamenti utili per la definizione degli adempimenti e degli obblighi tributari contemplati dagli
articoli 7, 8, 9, 9-bis, 11, comma 4, 12, 14, 15, 16 della legge n. 289 del
2002, nonché dagli articoli 5 e 5-quinquies del decreto-legge n. 282 del 2002, possono accedere a tali definizioni effettuando i versamenti dovuti
entro il termine del 16 ottobre 2003.
La proroga al 16 ottobre 2003 del termine per avvalersi delle
richiamate disposizioni agevolative interessa non solo i contribuenti che non abbiano eseguito, fino al 25 giugno 2003, versamenti utili ai fini delle
sanatorie in precedenza specificate, ma anche coloro che, nei "termini precedentemente fissati", hanno
già aderito ad una o più definizioni di cui alla legge n. 289 del 2002.
Conseguentemente, questi ultimi, beneficiando della riapertura dei
termini, potranno:
- correggere errori commessi in precedenza;
- integrare le dichiarazioni già presentate.
Per effetto della riapertura dei termini i contribuenti interessati
potranno correggere eventuali errori precedentemente commessi. In particolare nell'ambito della medesima procedura definitoria, i contribuenti
- presentare dichiarazioni che correggono gli errori contenuti nelle dichiarazioni
già trasmesse. E' il caso, ad esempio, di chi ha chiesto la definizione tombale ai fini delle imposte dirette indicando erroneamente la imposta lorda originaria;
- integrare i versamenti eventualmente eseguiti in misura inferiore - anche per effetto di errore non scusabile - a quella richiesta per il perfezionamento della definizione;
- correggere entrambi gli errori quando siano stati commessi contemporaneamente.
Integrazione delle dichiarazioni
La riapertura dei termini consente, altresì, ai contribuenti di far
valere nuove opzioni definitorie che, considerate congiuntamente con quelle prima esercitate, determinino un ampliamento degli effetti complessivi delle
sanatorie. Ad esempio:
- con la presentazione di una nuova dichiarazione ai sensi dell'articolo
8, è consentito estendere gli effetti integrativi ad
annualità o tributi anche diversi da quelli trattati con la precedente dichiarazione integrativa ovvero dichiarare un maggiore imponibile (ad esempio 1500) superiore a quello risultante dalla prima richiesta di definizione (ad esempio 1000);
- è possibile presentare entro il 16 ottobre 2003 una nuova dichiarazione ai sensi dell'articolo 9 per estendere la definizione anche al settore IVA, non compreso nella prima
- i contribuenti che si sono avvalsi della definizione prevista dall'articolo
9 possono affrancare perdite che in tutto o in parte non erano state precedentemente affrancate;
- è ammesso definire ai sensi dell'art. 16 della finanziaria 2003 liti diverse da quelle alle quali si
è già aderito entro i termini precedentemente fissati ovvero da quelle per le quali sono stati eseguiti versamenti utili fino al 25 giugno 2003, data di entrata in vigore del decreto.
E', altresì, consentito ad un contribuente che abbia effettuato il
versamento ma non prodotto la dichiarazione, di presentare la stessa. In tal caso i versamenti effettuati potranno essere imputati a quelli risultanti
dalla dichiarazione e quest'ultima non dovrà ovviamente essere qualificata come dichiarazione integrativa o modificativa.
Per correggere gli errori o integrare il contenuto delle
dichiarazioni il contribuente deve presentare una nuova dichiarazione barrando nel frontespizio la casella "dichiarazione modificativa" ed
indicando l'importo risultante dalla precedente integrazione e dichiarazione. La nuova dichiarazione deve contenere non soltanto i dati
variati ma anche quelli non integrati originariamente indicati nella precedente dichiarazione. I versamenti
già effettuati possono essere scomputati da quelli risultanti dalla nuova dichiarazione fermo restando che
il contribuente, attesa la finalità della nuova dichiarazione, è comunque tenuto a corrispondere un importo non inferiore a quello che si era
già impegnato a versare quale risulta complessivamente dalla dichiarazione
L'interpretazione sistematica delle disposizioni introdotte dal
decreto, così come modificate dalla legge di conversione, porta ad escludere la
possibilità di revocare le opzioni effettuate in occasione della presentazione della originaria istanza di definizione.
Infatti, al di fuori della fattispecie espressamente prevista all'articolo 1, comma
2-quinquies, del decreto che - come si dirà - consente di convertire la originaria dichiarazione integrativa IVA in definizione automatica ai sensi
dell'articolo 9 della legge n. 289, le richiamate disposizioni non
consentono di attribuire alla nuova opzione definitoria effetti sostitutivi, che vadano
cioè a revocare gli effetti della precedente dichiarazione.
A titolo esemplificativo, deve pertanto ritenersi esclusa la
possibilità di sostituire la precedente istanza di integrazione ai sensi dell'articolo
8 ai fini delle imposte sui redditi con una nuova
dichiarazione di definizione automatica presentata ai sensi dell'articolo 9 per lo stesso settore impositivo; allo stesso modo, l'istanza di definizione
già presentata ai sensi dell'articolo 7, non potrà essere ritrattata o
sostituita da una nuova istanza di definizione presentata per il settore delle imposte dirette e/o per il settore dell'Iva, ai sensi dell'articolo
8 o dell'articolo 9.
Si osserva che il comma 2 dell'articolo 1 non ricomprende tra le
ipotesi di definizione agevolata (per le quali sono fissati i nuovi termini) quella di cui all'articolo
17, comma 1, della legge n. 289 del 2002,
concernente le violazioni in materia di servizio pubblico televisivo. Per quest'ultima definizione, pertanto, non
è consentito avvalersi della proroga.
Peraltro, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge di
conversione le stesse violazioni in materia di servizio pubblico televisivo devono ritenersi validamente definite se i versamenti sono stati effettuati
entro il 25 giugno 2003.
In attuazione dell'articolo 1, comma 2, del decreto che ha demandato
ad un apposito decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze il compito di rideterminare i termini connessi alla nuova scadenza del 16
ottobre 2003 dei provvedimenti che disciplinano le sanatorie previste dalla legge 289 del 2002,
è stato emanato il D.M. 3 settembre
2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 207 del 6 settembre 2003.
L'articolo 1, comma 1, del citato decreto ministeriale dispone che gli
interessi legali, dovuti nella misura del 3 per cento annuo per i versamenti rateali successivi alla prima rata, decorrono dal 17 ottobre 2003.
Tale disposizione trova applicazione con riguardo alle
seguenti sanatorie previste dalla legge 289 del 2002:
- definizione automatica dei redditi di impresa e di lavoro autonomo per gli anni pregressi di cui all'articolo
7, c. 5;
- integrazione degli imponibili di cui all'articolo
8, c. 3;
- definizione automatica di cui all'articolo
9, commi 12 e 17;
- definizione dei ritardati od omessi versamenti di cui all'articolo
9-bis, comma 1;
- definizione degli accertamenti, degli inviti al contraddittorio e dei processi verbali di cui all'articolo
9 della legge 289 le scadenze della prima e della seconda rata restano stabilite,
rispettivamente, al 30 novembre 2003 e al 20 giugno 2004; conseguentemente, poiché le predette date cadono di domenica, gli importi rateizzati devono
essere versati entro il 1 dicembre 2003 e il 21 giugno 2004.
Posto che il decreto ministeriale modifica solamente i termini di
decorrenza degli interessi legali relativi ai versamenti rateali, senza modificare le originarie scadenze delle rate,
è da ritenere che gli originari piani di rateazione restano invariati anche nell'eventualità che
la data di scadenza della rata coincida con quella di versamento dell'importo non rateizzato. A titolo esemplificativo si richiama la
fattispecie definitoria riservata ai soggetti colpiti dal sisma del 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, di cui
all'articolo 9, comma 17 della legge 289 del 2002.
Nel caso in cui le somme da versare eccedano 5.000 euro, tali
soggetti possono effettuare i versamenti dovuti in otto rate semestrali.
In tal caso, dovranno versare entro il 16 ottobre 2003, in aggiunta
alla somma di 5.000,00 euro, anche l'importo della prima rata, senza maggiorazione di interessi, atteso che il primo semestre di rateazione,
calcolato con decorrenza dal 17 aprile 2003 scade proprio in data 16 ottobre 2003; le restanti sette rate dovranno essere maggiorate degli interessi
legali a decorrere dal 17 ottobre 2003.
In tema di rateazione delle somme dovute ai sensi dell'articolo
16 della citata legge n. 289 del 2002, si rinvia al punto relativo alla
chiusura delle liti fiscali pendenti.
L'articolo 1, comma 2, del decreto ministeriale, con riferimento a
talune particolari fattispecie, modifica i termini del versamento e dei relativi adempimenti e obblighi tributari. I nuovi termini operano solamente
nei confronti dei soggetti che ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto effettuano entro il 16 ottobre 2003 il versamento utile per la
definizione di cui agli articoli 7, 8, 9, 9-bis, 11, comma 4, 12, 14, 15, 16 della legge 289 del 2002.
Riversamento da parte degli intermediari finanziari
Il richiamato articolo 1, comma 2, del decreto ministeriale dispone
che i soggetti convenzionati devono effettuare, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge 289, il riversamento delle somme riscosse dai
contribuenti che hanno optato per la dichiarazione integrativa riservata entro il 23 ottobre 2003.
Per effetto del rinvio dell'articolo 9, comma 1, al menzionato comma 4 dell'articolo 8, detto termine vale anche per il riversamento degli
importi incassati dai contribuenti che hanno aderito alla definizione automatica optando per la presentazione della dichiarazione in forma
Soci e Società di persone
Come è noto, le società e le associazioni di cui all'articolo 5 del TUIR (nonché i titolari delle aziende coniugali non gestiste in forma
societaria e delle imprese familiari) sono tenute a comunicare ai titolari dei redditi di partecipazione l'avvenuta adesione al concordato e
all'integrazione, di cui rispettivamente agli articoli 7 e 8 della legge 289. I contribuenti che effettuano entro il 16 ottobre 2003 i versamenti utili per dette definizioni devono rendere tali comunicazioni ai soci o agli associati, entro il 17 novembre 2003.
I soci e gli associati delle società e associazioni che, a loro
volta, intendano aderire alle predette sanatorie di cui agli articoli 7 e 8 della legge 289 devono eseguire il versamento degli importi dovuti entro il
16 gennaio 2004. In caso di opzione per il pagamento frazionato, le due rate di pari importo dovranno essere versate entro il 1 marzo 2004 e il 30
giugno 2004, con la maggiorazione degli interessi legali decorrenti dal 17 gennaio 2004.
Resta confermato l'avviso della scrivente (v. circolare n. 12 del 22 febbraio 2003), secondo cui il socio o associato qualora intenda estendere
anche a redditi di impresa e di lavoro autonomo, potrà procedere alla liquidazione unitaria delle somme dovute. In tale ipotesi il versamento
sarà eseguito entro il nuovo termine del 16 gennaio 2004.
Nel caso in cui la società o associazione abbia
già perfezionato l'adesione al concordato o l'integrazione dei propri imponibili, il termine
assegnato ai soci per aderire alla definizione, in modo corrispondente alle iniziative assunte dalla
società o associazione, deve ritenersi anch'esso prorogato al 16 ottobre 2003, anche se, in base alla pregressa disciplina e
con riguardo agli adempimenti assolti dalla società o associazione, esso venga a scadere in data anteriore.
Sulla base dell'articolo 1, comma 2 del decreto, con provvedimento
del Direttore dell'Agenzia sarà stabilito il termine entro il quale i soggetti che hanno effettuato i versamenti devono trasmettere in via
telematica i dati relativi alle sanatorie di cui agli articoli 7, 8, 9, 9-bis e 14 della legge 289 del 2002.
Il medesimo provvedimento dovrà altresì stabilire il termine di
presentazione in via telematica delle dichiarazioni riferite ai titolari di redditi prodotti in forma associata che versano entro il 16 gennaio 2004 le
somme per le definizioni previste dagli articoli 7, comma 10 e 8, comma 11 della legge 289.
Con specifico riguardo agli effetti conseguenti al perfezionamento
della definizione automatica di cui all'articolo 9, il comma 2-terdecies del decreto precisa che tali effetti si producono anche nel caso in cui, alla
data di entrata in vigore della legge di conversione, l'Amministrazione finanziaria, in presenza di un processo verbale di constatazione, abbia
ritenuto, con provvedimento formale, infondati i rilievi in esso contenuti e, quindi, abbia deciso di non provvedere all'emissione del relativo avviso
di accertamento. Parimenti, i predetti effetti si producono anche nel caso in cui la stessa Amministrazione abbia provveduto ad annullare in via di
autotutela l'atto impositivo eventualmente emanato sulla base del verbale di constatazione.
La previsione normativa si ricollega al principio secondo cui non
è consentito estendere la definizione a periodi di imposta interessati da un
processo verbale di constatazione o da un avviso di accertamento notificati alla data del 1 gennaio 2003.
Nell'evidenziare la ratio delle circostanze che precludono l'accesso
alla definizione, più volte la scrivente ha avuto modo di chiarire che l'effetto preclusivo viene meno nel caso in cui l'Amministrazione annulli
l'avviso di accertamento ovvero espliciti con un proprio atto formale l'infondatezza dei rilievi verbalizzati e quindi manifesti la determinazione
di non utilizzare il verbale a fini di accertamento. E' evidente come in tale caso la causa di preclusione viene a mancare, con la conseguenza -
evidenziata dalla norma in commento - che gli effetti delle opzioni definitorie
già esercitate non vengono meno, neppure nell'eventualità che il contribuente abbia inteso escludere dalla definizione i periodi di
imposta interessati dall'avviso di accertamento annullato ovvero dal verbale di constatazione oggetto di apprezzamento negativo da parte dell'ufficio.
L'affermazione è in linea con l'interpretazione fornita dalla
scrivente nella circolare 21 febbraio 2003, n. 12/E, laddove è stata evidenziata la
facoltà del contribuente, che abbia provveduto alla definizione del verbale di constatazione o dell'avviso di accertamento ai
sensi dell'articolo 15, di ricomprendere o meno tra le
annualità oggetto di definizione automatica quelle interessate dal medesimo verbale o avviso di
Poniamo l'esempio di un contribuente che, ricevuto un avviso di
accertamento per l'anno d'imposta 2001, abbia presentato dichiarazione ai sensi dell'articolo
9, escludendo dalla definizione automatica tale
Qualora, anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di
conversione, l'ufficio abbia annullato l'avviso di accertamento, la definizione automatica dei restanti periodi d'imposta conserva la sua
efficacia e il contribuente potrà scegliere se avvalersi o meno della
facoltà di definire automaticamente anche l'anno di imposta 2001, beneficiando della riapertura dei termini stabilita dal decreto.
Resta inteso che, nel caso in cui il contribuente decida di non
aderire alla definizione automatica per tale annualità, quest'ultima potrà essere oggetto di accertamento da parte dell'Amministrazione entro i termini
stabiliti dagli articoli 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, e 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633, come prorogati ai sensi dell'articolo 10 della legge n. 289 del 2002.
L'articolo 1, comma 2-ter, lett. a) del decreto riduce il costo della
definizione automatica di cui all'articolo 9 della legge n. 289 del 2002 per il settore impositivo dell'IVA. Tale riduzione scatta nel caso in cui
l'importo determinato ai sensi del citato articolo 9, comma 2, sia superiore a 11.600.000 euro e si sostanzia nella
facoltà di ridurre l'importo così determinato di una somma pari all'80% della parte eccedente 11.600.000 euro.
Ad esempio, qualora la somma determinata secondo il criterio di
calcolo enunciato dall'articolo 9, comma 2, fosse pari ad  15.000.000, sarà necessario versare ai fini della definizione l'importo di
 12.280.000 (11.600.000 + il 20% di  3.400.000).
Della riduzione in esame possono beneficiare, ai sensi del comma
2-quater dell'articolo 1 del decreto, anche i contribuenti che abbiano eseguito versamenti utili ai fini della definizione automatica IVA prima
dell'entrata in vigore della legge di conversione, per un importo superiore a quello ora richiesto. Essi potranno recuperare le somme versate in eccesso
secondo procedure che variano in funzione della modalità di presentazione della dichiarazione integrativa. Chi si
è avvalso della presentazione in forma palese della dichiarazione potrà utilizzare i crediti (derivanti dal
minor costo della definizione automatica ai fini IVA) in compensazione delle imposte e dei contributi, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Per i soggetti che, invece, hanno presentato la
dichiarazione in forma riservata saranno gli stessi intermediari a provvedere al rimborso diretto delle somme versate in eccesso, senza dover
corrispondere interessi, previa presentazione di una nuova dichiarazione entro il 16 ottobre 2003. In quest'ultimo caso
sarà l'intermediario ad utilizzare in compensazione le somme in precedenza rimborsate. Infine, il
contribuente che si sia avvalso della facoltà di rateizzare le somme dovute ai sensi dell'articolo
9, comma 12, potrà ridurre proporzionalmente le rate successive alla prima.
Ad esempio, si ipotizzi un contribuente che ha operato la definizione
automatica di cui all'articolo 9 per il settore impositivo dell'IVA, versando la somma complessiva di 12.000.000 di euro. Per effetto delle
disposizioni sopra richiamate, il contribuente ha titolo per recuperare l'importo di 320.000 euro pari all'80 per cento della somma eccedente
11.600.000 euro. Se ha optato per la presentazione della dichiarazione in forma palese,
potrà utilizzare il credito solo in compensazione, mentre se si è avvalso della dichiarazione in forma riservata
dovrà presentarne una nuova entro il 16 ottobre 2003, al fine di ottenere il rimborso direttamente
dall'intermediario.
Inoltre, il comma 2-quinquies del medesimo articolo 1, in deroga al
principio della non ritrattabilità della dichiarazione di condono, consente ai soggetti che hanno presentato entro il 30 giugno 2003 una dichiarazione
integrativa ex articolo 8 della citata legge 289 ai fini IVA, di convertire
l'originaria sanatoria in una definizione automatica (c.d. condono tombale) per lo stesso settore impositivo, a condizione che il costo della nuova
opzione non sia inferiore a quello risultante dalla dichiarazione integrativa
già presentata.
Si ritiene, tuttavia, che l'opzione in commento possa essere
esercitata anche se il costo della nuova forma di definizione sia inferiore, purché il contribuente provveda comunque al pagamento delle somme dovute in
base alla dichiarazione integrativa presentata.
A titolo esemplificativo, si consideri un imprenditore che dopo aver
integrato ai sensi dell'articolo 8 le dichiarazioni IVA relative ai periodi d'imposta dal 1997 al 2001, versando la somma complessiva di 6.000 euro,
decida ora di avvalersi entro il 16 ottobre 2003 della definizione di cui all'articolo
9. Qualora la somma dovuta in base alla nuova dichiarazione ammonti a 5.000 euro, la differenza non
potrà essere oggetto di rimborso né di compensazione.
Il comma 2-ter, lettera b), dell'articolo 1 del decreto apporta delle
modifiche al comma 7 dell'articolo 9, prevedendo che quando le perdite da affrancare superano l'importo di
 250.000.000, l'aliquota da applicare sull'eccedenza è ridotta al 5 per cento (ossia alla
metà). La restituzione delle somme eventualmente versate in eccesso
avverrà con le stesse modalità appena descritte per il condono tombale IVA, ossia mediante
l'istituto della compensazione di cui all'articolo 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, ovvero, in caso di dichiarazione riservata, mediante rimborso da parte
dell'intermediario.
Si ritiene che la facoltà di optare per il riporto delle perdite
entro i nuovi termini stabiliti dalla proroga sia concessa anche a coloro che, pur avendo
già operato la definizione automatica nei termini originari, per valutazioni proprie, avevano scelto di non affrancare le
perdite. Anche nei loro confronti torna applicabile la disposizione sopra illustrata, che consente di procedere all'affrancamento delle perdite
mediante l'applicazione dell'aliquota ridotta sulle perdite eccedenti l'importo di 250.000.000 di euro.
Esemplificando, una società ha effettuato la definizione automatica
per gli anni dal 1997 al 2001, scegliendo di non riportare le perdite ammontanti ad un importo complessivo di 300.000.000 euro. Per effetto della
proroga, intende ora procedere all'affrancamento integrale delle perdite. In tal caso
dovrà versare il 10 per cento di 250.000.000 di euro, ossia 250.000 euro ed il 5 per cento dei restanti 50.000.000 di euro, ossia 25.000
euro, per un totale di 275.000 euro.
Qualora, invece, la società avesse già affrancato le perdite
versando la somma complessiva di 300.000 euro (10 per cento di 300.000.000 di euro)
avrà diritto alla restituzione di 25.000 euro che potrà ottenere mediante compensazione ovvero, in presenza di dichiarazione riservata,
mediante rimborso da parte dell'intermediario.
Occorre rilevare che la proroga disposta dall'articolo 1 del decreto,
ed in particolare la possibilità di accedere alla definizione automatica ed all'affrancamento delle perdite
può avere dei riflessi nei riguardi degli adempimenti concernenti l'anno d'imposta 2002, ed in particolare sulla
liquidazione delle imposte con UNICO 2003.
Si ricorda infatti che il comma 7 del citato articolo 9 dispone che, ai fini della definizione automatica, non hanno alcuna rilevanza le perdite
risultanti dalle dichiarazioni originarie, escluse quelle conseguenti all'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 4 della legge 18
ottobre 2001, n. 383 (c.d. Tremonti bis), salvo che il contribuente opti per
l'affrancamento di cui al comma 10.
Come precisato al punto 3.7 della circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003, l'irrilevanza delle perdite si estende anche alle perdite riportabili
a nuovo, a decorrere dal primo periodo d'imposta successivo all'ultimo definibile, che, nel caso di esercizi coincidenti con l'anno solare,
è il 2002.
Pertanto, qualora un contribuente abbia calcolato l'imposta dovuta a
saldo per l'anno 2002 e in acconto per l'anno in corso in base al riporto di perdite pregresse e intenda usufruire della riapertura dei termini e
accedere alla definizione automatica, potrà scegliere di:
- affrancare le perdite versando il 10 per cento dell'ammontare fino a 250.000.000 di euro
nonché il 5% dell'eccedente; in tal caso non sarà necessario riliquidare l'imposta relativa all'anno 2002;
- affrancare solo parzialmente le perdite, ovvero non affrancarle; in tale circostanza il contribuente
dovrà integrare i versamenti già operati nei termini di UNICO 2003, e
potrà avvalersi del ravvedimento operoso di cui all'articolo 13 del d.lgs. n. 472 del 1997 per evitare il successivo controllo da parte dell'amministrazione.
Si ipotizzi, infine, il caso di un contribuente che, pur avendo
già definito automaticamente le annualità condonabili, non abbia proceduto
all'affrancamento delle perdite. Pertanto, essendo perdite irrilevanti, non le ha inserite nella liquidazione di imposta per l'anno 2002. Qualora il
contribuente decida di affrancare le perdite, versando le somme dovute ai sensi dell'articolo
9, comma 7, entro i nuovi termini previsti dal decreto, l'eventuale maggiore imposta versata a saldo per il periodo d'imposta 2002
potrà essere indicata in dichiarazione come credito ed utilizzata in compensazione ai sensi dell'articolo 17 ovvero richiesta a rimborso. Qualora
detta dichiarazione sia già stata presentata, sarà necessario presentarne una sostitutiva.
Inoltre, per quanto riguarda gli acconti dovuti per l'anno 2003, gli
stessi dovranno essere rideterminati in virtù delle imposte dovute, tenendo conto degli importi
già eventualmente versati. Eventuali somme che risultano comunque versate in eccesso, saranno utilizzate in sede di
compilazione della dichiarazione che sarà presentata per il periodo di imposta 2003.
Sempre in tema di perdite, si ritiene opportuno fare alcune
precisazioni per quanto concerne le modalità d'integrazione, ai sensi dell'articolo
8 della legge n. 289 del 2002, riferite ad annualità per le quali sia ancora possibile utilizzare perdite generatesi in periodi
d'imposta precedenti.
Al riguardo, nella circolare del 13 giugno 2003, n. 33, è stato precisato che non si applicano in sede di dichiarazione integrativa le
disposizioni dell'articolo 102 del TUIR, che impongono di utilizzare la
perdita d'esercizio in diminuzione del reddito, nel primo esercizio successivo a quello di formazione, per l'intero importo che trova capienza.
Tale interpretazione si fonda sul carattere eccezionale del provvedimento di
condono che mal si concilia con la ratio dell'articolo 102 del TUIR.
Infatti, il condono consente al contribuente di integrare il reddito
imponibile di un periodo d'imposta, ad esempio il 1998, che potrebbe essere preceduto da un periodo d'imposta chiuso con una perdita. Tale perdita
potrebbe essere ancora disponibile alla data del condono - qualora non utilizzata in compensazione nel 1998 e neppure nelle successive
annualità fino al 2001 - ovvero non disponibile, qualora legittimamente utilizzata in
compensazione nei periodi d'imposta successivi a quello che si intende condonare.
Prevedere un obbligo di generale applicazione dell'articolo 102 del TUIR significherebbe imporre al contribuente, che voglia condonare il solo
1998, di integrare anche i periodi d'imposta successivi in cui la perdita è stata utilizzata.
Si ritiene, pertanto, che in sede di condono,
così come non esiste un obbligo di applicazione dell'articolo 102 del TUIR, allo stesso modo non sussiste alcun divieto di utilizzo della perdita ancora disponibile alla
data di presentazione della dichiarazione integrativa.
Pertanto, nel caso in cui alla data del condono la perdita del
periodo d'imposta precedente sia stata interamente utilizzata in compensazione, il contribuente
dovrà evidenziare il maggior imponibile senza tenerne conto.
Resta inteso che nella diversa ipotesi in cui alla data di
presentazione della dichiarazione integrativa la perdita sia ancora disponibile, il contribuente
avrà facoltà di utilizzarla in compensazione del maggior imponibile che intende integrare, nei limiti ed alle condizioni
di cui al predetto articolo 102.
Si riporta di seguito un esempio.
Un contribuente nel periodo d'imposta 1999 intende integrare il
reddito complessivo ai fini delle imposte sui redditi per un importo pari a 200. La situazione che emerge dalle dichiarazioni originariamente presentate
- periodo d'imposta 1998 chiuso con una perdita di 1000;
- periodo d'imposta 1999 chiuso con un reddito complessivo imponibile pari a zero per effetto dell'utilizzo in compensazione per un importo pari a 300 della perdita del periodo d'imposta precedente;
- periodi d'imposta 2000 e 2001 chiusi con reddito complessivo imponibile pari a zero per effetto dell'utilizzo in compensazione della perdita residua del 1998, rispettivamente per 100 e 300.
Nella descritta ipotesi il contribuente potrà avvalersi di due
distinte modalità di integrazione.
a. Integrazione dei maggiori imponibili senza utilizzo in compensazione delle perdite pregresse (non applicazione dell'articolo 102 TUIR)
Nella dichiarazione integrativa relativa al 1999 il contribuente
indica nella sezione "Redditi", nel riquadro relativo alle imposte dirette, il maggior imponibile pari a 200 e la corrispondente maggiore imposta. Tale
importo rileva anche ai fini della determinazione della franchigia di cui al comma 6 dell'articolo 8 ai fini delle imposte sui redditi. Nella sezione
"Dati e notizie" nel riquadro "minori perdite" non deve essere indicato alcun importo, in quanto tale riquadro deve essere utilizzato esclusivamente
per la riduzione delle perdite del periodo d'imposta in cui le stesse si sono generate. Ne consegue che la perdita disponibile per i periodi
d'imposta successivi all'ultimo condonabile sarà pari a 300 per effetto dell'originario utilizzo nei periodi d'imposta 1999 (300), 2000 (100) e 2001
b. Integrazione dei maggiori imponibili con utilizzo in compensazione delle perdite pregresse (applicazione dell'articolo 102 TUIR)
Il contribuente utilizza parte della quota residua (300) della
perdita del 1998 in compensazione del maggior imponibile (200) che intende integrare nel 1999.
indica nella sezione "Redditi", nel riquadro relativo alle imposte dirette, un maggior imponibile pari a 200, non evidenziando alcuna maggiore imposta
per effetto dell'utilizzo della perdita del periodo d'imposta precedente. Ne consegue che la perdita disponibile per i periodi d'imposta successivi
all'ultimo condonabile sarà pari a 100.
La modifica normativa introdotta dall'articolo 1, comma 2-duodecies
all'articolo 14, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289
(Regolarizzazione delle scritture contabili), consente di procedere all'iscrizione in
contabilità anche di attività in precedenza "parzialmente omesse"
Al riguardo, si ritiene che la possibilità di far emergere la
parziale omissione attraverso la regolarizzazione contabile non possa essere riferita a beni
già iscritti in contabilità per un valore inferiore a quello effettivo: argomentando diversamente si finirebbe col consentire, di
fatto, una rivalutazione estranea al sistema delle regolarizzazioni.
L'integrazione normativa in commento recepisce quanto
già espresso in via interpretativa con il comunicato stampa del 13 maggio 2003.
In tale occasione è stata riconosciuta la
possibilità di procedere alla regolarizzazione contabile nel caso in cui un acquisto di merci,
regolarmente contabilizzato, non sia stato, per qualsiasi motivo, tenuto in considerazione ai fini della valutazione delle rimanenze finali. In tal
caso, si è detto, la regolarizzazione consente di adeguare sotto l'aspetto quantitativo le rimanenze dichiarate.
Il comma 2 dell'articolo 1 del decreto fissa al 16 ottobre 2003 il
nuovo termine per la definizione dei carichi di ruolo pregressi prevista dall'articolo
12 della legge n. 289 del 2002.
Il successivo comma 2-bis, confermando la nuova data di versamento
già prevista dal predetto comma 2, fissa inoltre alla medesima data del 16 ottobre 2003 il termine per la sottoscrizione dell'atto di definizione di
cui all'articolo 12
L'articolo 1, comma 2, della legge di conversione, stabilisce tra
l'altro che, ai fini della definizione di cui all'articolo 11, comma 4, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, sono utili i versamenti effettuati tra
il 17 aprile ed il 25 giugno 2003.
Per comprendere la portata della norma, torna utile tener presente
l'ambito di applicazione dell'articolo 11, comma 4. In proposito, si
rammenta che tale articolo attribuiva la possibilità di corrispondere i tributi dovuti e di adempiere alle
formalità omesse senza il pagamento di sanzioni ed interessi, a tutti coloro che, al 1 gennaio 2003, non avevano
ancora adempiuto alle formalità di registrazione o alla presentazione delle dichiarazioni e denunce e provveduto ad eseguire il relativo pagamento. Per
beneficiare di tale agevolazione, il contribuente doveva eseguire il versamento dei tributi dovuti alla registrazione o alla presentazione della
denuncia o dichiarazione entro il 16 aprile 2003.
Come precisato nella circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003, l'obbligo di versamento entro il termine stabilito per accedere alla
definizione agevolata non riguardava, invece, i tributi da corrispondere a seguito di avviso di liquidazione dell'ufficio.
In definitiva, sono interessate dal provvedimento in esame le
formalità (registrazione e presentazione di dichiarazioni e denunce) per le quali siano stati versati i relativi tributi tra il 17 aprile ed il 25
Inoltre, rientrano nella definizione agevolata anche le denunce e
dichiarazioni - omesse al 1 gennaio 2003 - presentate agli uffici delle Entrate nel periodo intercorrente tra il 17 aprile ed il 25 giugno 2003, per
le quali il versamento dei tributi deve essere effettuato a seguito di successiva richiesta dell'ufficio.
Infine, se eseguiti entro il termine sopra precisato, sono ricompresi
nel regime di favore i versamenti dell'imposta di registro da assolvere annualmente per i contratti di locazione di durata pluriennale di cui
all'articolo 17, comma 3, del testo unico dell'imposta di registro.
L'articolo 1, comma 2, del decreto proroga anche i termini per la
definizione agevolata degli adempimenti e degli obblighi tributari di cui all'articolo
Il comma 2 dell'articolo 1 del decreto fissa il nuovo termine del 16
ottobre 2003 per eseguire versamenti utili per la definizione delle liti.
In proposito si precisa che possono beneficiare della riapertura dei
termini anche i soggetti che intendono definire liti diverse da quelle alle quali hanno
già aderito entro i termini precedentemente fissati ovvero da quelle per le quali hanno eseguito versamenti utili fino al 25 giugno 2003,
data di entrata in vigore del decreto. Inoltre, qualora il contribuente rilevi che il precedente versamento
non risulta utile - in quanto inferiore all'importo dovuto per la definizione, anche a causa di errore non scusabile - si ritiene
possibile integrare il pagamento per effetto della riapertura dei termini.
Ai sensi del comma 2-sexies, secondo periodo, dell'articolo 1 del
decreto, i contribuenti che non hanno effettuato, anteriormente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto, versamenti utili per la chiusura
delle liti pendenti ed intendono avvalersi della rateazione di cui al comma 2 dell'articolo
16 della legge finanziaria 2003, devono versare entro il 16
ottobre 2003 sia la prima che la seconda rata trimestrale
Si precisa che sulla prima rata o in caso di versamento
in unica soluzione non sono mai dovuti interessi, stante il tenore del menzionato
comma 2 dell'articolo
Come è noto, dal perfezionamento delle procedure di definizione
previste dagli articoli 8, 9 e 15 della legge 289 del 2002 deriva, sul piano
penale, a favore del soggetto che aderisce al condono, l'esclusione della
punibilità per alcuni reati tributari e comuni, specificamente individuati dalle predette norme.
In proposito, l'articolo 1, comma 2-septies del decreto ha chiarito
che "Le disposizioni di cui agli articoli 8, comma 6, lettera c), 9, comma 10, lettera c), e 15, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e
successive modificazioni, si intendono nel senso che la esclusione della
punibilità opera nei confronti di tutti coloro che hanno commesso o concorso a commettere i reati ivi indicati anche quando le procedure di
sanatoria, alle quali è riferibile l'effetto di esclusione della
punibilità, riguardano contribuenti diversi dalle persone fisiche e da Questi sono perfezionate".
Con la specificazione contenuta in tale comma, il legislatore ha
inteso meglio definire l'ambito soggettivo di applicazione del beneficio penale quale effetto che scaturisce dal perfezionamento delle definizioni
In particolare, è stata innanzitutto prevista l'estensione
dell'esclusione della punibilità per i particolari reati indicati dal legislatore, oltre che nei confronti del soggetto che aderisce alla
sanatoria, anche a favore di coloro che abbiano concorso a commettere tali reati.
In secondo luogo è stato chiarito che tali effetti favorevoli si
producono anche nei casi in cui il condono viene effettuato da soggetti diversi dalla persona fisica:
è il caso, ad esempio, della definizione operata da una società, che determina l'esclusione della
punibilità a favore degli amministratori.
Con il comma 2-octies sono prorogati al 31 dicembre 2005 i termini di
decadenza di cui all'articolo 17, comma 1, lett. a). del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 per le iscrizioni a
ruolo delle somme relative alle dichiarazioni presentate negli anni 2001 e 2002.
Ciò, al fine di rendere coerenti i termini di versamento per le procedure di sanatoria previste dalla legge n. 289 del 2002 - specie per la
definizione di cui all'articolo 9-bis - con quelli stabiliti dal citato
articolo 17 del DPR n. 602 del 1973, ossia al fine di prorogare i termini di iscrizione a ruolo congiuntamente alla proroga dei termini di versamento.
In particolare, il richiamato articolo 17, comma 1, lett. a)
stabilisce le somme che risultano dovute a seguito della liquidazione delle imposte sui redditi effettuata a norma dell'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, "sono iscritte in
ruoli resi esecutivi a pena di decadenza entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione".
In proposito, si ricorda che con decreto legislativo 26 febbraio 1999,
n. 46 le disposizioni sulla riscossione mediante ruolo sono state estese alle entrate diverse dalle imposte sui redditi. In particolare, l'articolo
23 del menzionato decreto prevede, tra l'altro, che le disposizioni previste dall'articolo 17 del DPR n. 602 si applicano anche all'imposta sul valore
Ne consegue che la proroga dei termini stabiliti dall'articolo 17,
comma 1, lett. a) del DPR n. 602 del 1973, si applica anche all'imposta sul valore aggiunto emergente dalla liquidazione effettuata ai sensi
dell'articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633.
Il comma 2-nonies del decreto, per
finalità simili a quelle che hanno ispirato il comma 2-octies, ossia quelle di prorogare i termini di
iscrizione a ruolo congiuntamente alla proroga dei termini di versamento a favore del contribuente, introduce all'articolo 2 del decreto legislativo n.
462 del 1997 il nuovo comma 1-bis. Con tale disposizione il legislatore prevede (questa volta in via generale rispetto a quanto stabilito con il
comma 2-octies con riferimento alle procedure di sanatoria) che ogni qualvolta i termini di versamento delle somme dovute a seguito dei controlli
automatici effettuati ai sensi dell'articolo 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e dell'articolo 54-bis del DPR n. 633 del 1972 sono prorogati oltre il 31
dicembre dell'anno in cui è presentata la dichiarazione, sono prorogati al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello dell'unica o ultima rata
anche i termini per l'iscrizione a ruolo.
E' il caso, ad esempio, di una eventuale proroga dei termini di
versamento delle imposte stabilita con decreto del Ministro delle finanze a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali e imprevedibili,
ai sensi dell'articolo 9 della legge 27 luglio 2000, n. 212. Qualora il termine di versamento delle imposte sia ad esempio, in questo caso, fissato
oltre il 31 dicembre dell'anno in cui è presentata la dichiarazione, il termine per la relativa iscrizione a ruolo
è automaticamente prorogato al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di versamento dell'unica o
ultima rata.
Ai sensi del comma 2-octies, secondo periodo, dell'articolo 1 del
decreto, gli uffici dell'Agenzia delle entrate possono sospendere con propri provvedimenti la riscossione nei confronti dei soggetti che si sono avvalsi
delle definizioni agevolate previste dagli articoli 9-bis, 12, 15 e 16 della finanziaria 2003,
nonché dall'articolo 5-quinquies del decreto-legge n. 282
Per l'individuazione delle tasse automobilistiche erariali si rinvia
alla circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003, paragrafo 14.
L'articolo 1, comma 2 della legge di conversione che stabilisce
l'utilità dei versamenti effettuati tra il 17 aprile ed il 25 giugno 2003, ai fini della definizione agevolata dei rapporti fiscali, riguarda anche la
definizione delle violazioni in materia di tassa automobilistica erariale di cui all'articolo 5-quinquies del decreto-legge 24 dicembre 2002, n.
282 convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27.
Quest'ultimo articolo dava la possibilità al contribuente di sanare
le violazioni commesse entro il 31 dicembre 2001, connesse al mancato pagamento della tassa automobilistica erariale, versando entro il 16 aprile
2003, secondo le ordinarie modalità, la sola tassa automobilistica (senza sanzioni ed interessi).
Il comma 2 dell'articolo 5-quinquies stabiliva che, qualora alla data
di entrata in vigore della legge di conversione (22 febbraio 2003) "sia stata notificata cartella di pagamento", la definizione si potesse
perfezionare "mediante il pagamento al concessionario della riscossione della tassa medesima entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto" (23 aprile 2003).
Dal quadro normativo riepilogato emerge che i versamenti eseguiti tra
il 17 aprile ed il 25 giugno 2003 comportano la definizione agevolata delle violazioni commesse entro il 31 dicembre 2001, connesse al mancato pagamento
della tassa automobilistica erariale.
In proposito, sembra utile puntualizzare che anche il pagamento al
concessionario della riscossione della tassa automobilistica erariale, tra il 17 aprile ed il 25 giugno 2003, oltre il termine di 60 giorni sopra
precisato, comporta la definizione delle violazioni alle stesse tasse automobilistiche.
I contribuenti che anteriormente al 25 giugno 2003 non hanno
effettuato versamenti utili ai fini della definizione delle violazioni commesse entro il 31 dicembre 2001, connesse al mancato pagamento della
tassa automobilistica erariale, possono provvedervi mediante pagamento della sola tassa (senza sanzioni ed interessi) entro il 16 ottobre 2003 ai sensi
dell'articolo 1, comma 2 del decreto.
Il termine per effettuare i versamenti al concessionario della
riscossione previsti dal comma 2 dell'articolo 5-quinquies per le cartelle di pagamento relative alle violazioni sopra precisate notificate prima del
22 febbraio 2003, data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n.
282 del 24 dicembre 2002, è fissato al 27 ottobre 2003 (v.
articolo 1, comma 3 del D.M. 3 settembre 2003).
L'articolo 1, comma 2 della legge di conversione stabilisce che sono
utili anche i versamenti effettuati tra il 17 aprile ed il 25 giugno 2003 ai fini della definizione agevolata delle violazioni, commesse entro il 31
dicembre 2002, relative al canone di abbonamento al servizio pubblico televisivo e alla tassa di concessione sugli apparecchi radiotelevisivi di
cui all'articolo , comma 1 della finanziaria 2003.
Per l'individuazione delle violazioni, i cui versamenti sono
considerati validi, si rinvia alla circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003, paragrafo 12.
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