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Timestamp: 2020-07-07 16:46:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15783 del 23/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15783 del 23/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/06/2017, (ud. 11/05/2017, dep.23/06/2017), n. 15783
sul ricorso 1327/2016 proposto da:
A.T., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR
GIOVANNI DI LULLO;
avverso la sentenza n. 426/8/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di TRIESTE, depositata il 16/11/2015;
partecipata dell’11/05/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTO GIOVANNI
L’Ufficio fiscale di Trieste notificava ad A.T. un avviso di accertamento per la ripresa a tassazione di IRPEF, IRAP e IVA relative all’anno 2007.
La CTP di Trieste accoglieva il ricorso con sentenza confermata dalla CTR del Trentino Alto Adige. Secondo il giudice di appello l’obbligo del contraddittorio preventivo, sancito dalla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, riguardava qualunque accertamento, anche in assenza di accesso presso la sede del contribuente.
La ricorrente prospetta la violazione del L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7. La CTR non avrebbe considerato che in ipotesi di accertamento nel quale la verifica della documentazione era avvenuta, su espressa richiesta della contribuente, presso l’Agenzia, dopo la notifica di pvc con il quale l’ufficio, preso atto che nel corso dell’accesso ai locali dell’impresa non era stata rinvenuta alcuna documentazione, aveva richiesto l’acquisizione della stessa alla parte contribuente, non trovava applicazione la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7.
Orbene, la decisione impugnata si pone in contrasto con gli enunciati principi di diritto, se solo si consideri, quanto alla pretesa fiscale relativa ad IRPEF e IRAP, che l’accesso presso i locali della parte contribuente inizialmente operato dall’ufficio, successivamente conclusosi con il pvc del 19.10.2012, non ha dato luogo ad alcuna verifica documentale poichè, a causa della cessazione dell’attività, non è stata acquisita alcuna documentazione. Tutto ciò lascia ritenere che, in assenza di un reale accesso correlato allo svolgimento di attività di verifica, non poteva ipotizzarsi alcun obbligo di contraddittorio preventivo con riguardo al successivo esame della documentazione inoltrata dalla contribuente all’Ufficio ed esaminata fuori dai locali del contribuente. Elementi che escludevano, pertanto, di potere ritenere applicabile la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7. Senza peraltro considerare che opinando diversamente il termine dilatorio decorrente dalla notifica del pvc del 19.10.2012 sarebbe stato rispettato tenuto conto della notifica dell’accertamento avvenuta il 21.12.2012 – v. primo cpv. Della pag. 2 della sentenza impugnata-.
Ha, infatti, per l’un verso disposto l’annullamento integrale dell’atto impositivo dedotto in controversia per difetto di contraddittorio endoprocedimentale ancorchè, quanto all’accertamento a fini IRPEG e IRAP, non sussistesse in capo all’Amministrazione fiscale alcun obbligo di contraddittorio endoprocedimentale e, quanto all’accertamento a fini IVA pure oggetto di contestazione, ha omesso di acclarare l’assolvimento, da parte della società contribuente, dell’onere di specifica enunciazione delle ragioni che avrebbe potuto far valere in sede di procedimento amministrativo.
La CTR avrebbe infatti dovuto verificare che il contribuente aveva assolto l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere se il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, ed ancora che “…l’opposizione di dette ragioni si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare, in relazione al canone generale di correttezza e buona fede e al principio di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla finalità di corretta tutela dell’interesse sostanziale, per le quali è stato predisposto” – cfr. Cass. S. U. n.24823/2015 -.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta Civile, il 11 maggio 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 12
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 Cass.