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Timestamp: 2020-05-25 02:57:42+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23032 del 16/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23032 del 16/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 16/09/2019, (ud. 02/07/2019, dep. 16/09/2019), n.23032
sul ricorso 35730-2018 proposto da:
dall’avvocato MASSIMILIANO VIVENZIO;
INTERNAZIONALE DI MILANO – MONZA presso la PREFETTURA UTG DI MONZA E
avverso il decreto n. R.G. 8722/2018 del TRIBUNALE di MILANO,
depositato il 04/10/2018;
Il Tribunale di Milano, con decreto n. 6118/2018, ha respinto la richiesta di A.I., cittadino del Ghana, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ed umanitaria.
In particolare, il Tribunale, all’esito della disposta udienza, ha osservato che la vicenda personale narrata dal richiedente (essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine, in quanto cristiano, per sfuggire alle pressioni del padre perchè aderisse alle pratiche tradizionali di adorazione del woodoo) era del tutto inverosimile, confusa ed incoerente; quanto poi alla protezione sussidiaria, la regione di provenienza del richiedente non era interessata da conflitti armati interni (come riferito dall’ultimo rapporto di Amnesty International); infine, quanto alla protezione umanitaria, il richiedente non aveva dedotto nulla in merito alla propria condizione personale e sociale in Italia (avendo prodotto solo un certificato di frequenza di un corso di lingua italiana e documentazione medica attestante, in particolare, contusione lombare), al fine di consentire un giudizio comparativo tra le attali condizioni di vita in Italia e quelle lasciate nel Paese d’origine.
Avverso il suddetto decreto, A.I. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che non svolge attività difensiva).
1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione ed errata applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 9, 10 e 11, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,4 e 8, deducendo che il Tribunale aveva basato la decisione sull’inattendibilità delle dichiarazioni del ricorrente, senza un effettivo approfondimento della vicenda, anche mediante l’audizione personale del medesimo, stante la mancata disponibilità della videoregistrazione dell’audizione svoltasi in sede di commissione territoriale. Con il secondo motivo, si lamenta poi la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 in relazione all’errata valutazione del principio di vulnerabilità, non avendo il Tribunale dato giusto rilievo alle circostanze evidenziate nel corso dell’istruttoria (condizione di cristiano in un contesto caratterizzato da una religione tradizionale legata alla stregoneria, in particolare), senza svolgere peraltro adeguata istruttoria al fine di comparare le due differenti realtà di vita, nel Paese d’origine ed in Italia.
Vero che nella materia in oggetto il giudice ha il dovere di cooperare nell’accertamento dei fatti rilevanti, compiendo un’attività istruttoria ufficiosa, essendo necessario temperare l’asimmetria derivante dalla posizione delle parti (Cass. 13 dicembre 2016, n. 25534); ma il Tribunale ha attivato il potere di indagine nel senso indicato.
Inoltre, da ultimo si è ulteriormente chiarito (Cass. 27593/2018) che “in tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati”, cosicchè “la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate”. Si è poi precisato (Cass. 27503/2018) che “in tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati” (conf. Cass. 29358/2018).
In sostanza, l’attenuazione del principio dispositivo in cui la cooperazione istruttoria consiste si colloca non sul versante dell’allegazione, ma esclusivamente su quello della prova, dovendo, anzi, l’allegazione essere adeguatamente circostanziata, cosicchè solo quando colui che richieda il riconoscimento della protezione internazionale abbia adempiuto all’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel Paese straniero di origine dell’istante si registrino i fenomeni tali da giustificare l’accoglimento della domanda (Cass. 17069/2018; cfr. anche Cass. 29358/2018).

References: Sentenza 
 art. 360
 art. 35
 art. 360
 art. 5
 art. 3
 art. 3
 art. 3
 Cass. 
 Cass.