Source: https://avvemilianomancino.blogspot.com/2014/01/
Timestamp: 2018-06-19 17:55:59+00:00

Document:
Studio Legale Mancino: gennaio 2014
Ritorno del minore in famiglia se i genitori non perdono tempo e si ‘rimettono in carreggiata’
Il ritorno in famiglia del minore può verificarsi, ma le gravi situazioni dei genitori devono essere risolvibili in tempi compatibili con quelli di crescita del minore. Lo ha precisato la Corte di Cassazione con la sentenza 23892/13.
Dopo che il Tribunale aveva dichiarato l’adottabilità di un minore, i due genitori, con separati ricorsi, proponevano appello. La Corte territoriale revocava la dichiarazione di adottabilità. La vicenda, però, non si chiude qui. Infatti, il curatore speciale e il tutore del minore presentano ricorso per cassazione. Gli Ermellini sottolineano che il minore non può essere allontanato sempre e comunque dalla sua famiglia di origine, pur in presenza – come nel caso di specie – di gravi situazioni a rischio dei genitori, quali malattie mentali e tossicodipendenza. Il ritorno in famiglia del minore – precisano ulteriormente i giudici di Cassazione – può verificarsi «solo a condizione che tali situazioni siano risolvibili in tempi compatibili con quelli di crescita del minore oppure quando vi siano parenti che già abbiano assunto con lui rapporti significativi». «Ovviamente» - chiarisce la Cassazione – «la mera manifestazione di disponibilità dei genitori o dei parenti ad accudire i minori non rileva», se non accompagnata da comportamenti concretamente valutabili e tali da assicurare lo sviluppo dei minori stessi. I giudici a cui la Cassazione ha rinviato la causa dovranno, con una valutazione ampia, approfondita e motivata, fornire una prognosi – positiva o negativa - circa un recupero, da parte dei genitori, compatibile con i tempi di crescita del minore, eventualmente considerando l’opportunità di una nuova CTU.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it/La Stampa - Ritorno del minore in famiglia se i genitori non perdono tempo e si ‘rimettono in carreggiata’
Superenalotto, la vincita va pagata a chi presenta il titolo
Attenzione a non lasciare sul bancone della ricevitoria la schedina vincente perché poi diventa molto difficile riscuotere il premio. Secondo la Corte di cassazione, sentenza 2076/2014, infatti, il pagamento va effettuato al soggetto che di fatto esibisce il titolo anche se un terzo sostiene di aver subito la sottrazione del cedolino vincente.
Secondo la Suprema corte, che ha confermato la sentenza del giudice di pace di Crotone, infatti è da ritenersi «pienamente legittimo» il pagamento della schedina al titolare della ricevitoria, avvenuto «previo ritiro del documento di legittimazione in originale», in quanto il “regolamento del concorso” è tale “da rendere inopponibile a SISAL il malgoverno che del relativo importo aveva poi fatto l’accipiens”.
“Peraltro - prosegue la Cassazione -, considerato che, in tema di concorsi pronostici, per consolidata giurisprudenza di questa Corte, le condizioni generali unilateralmente predisposte e contenute in atti regolamentari, in quanto accettate dallo scommettitore, disciplinano il contratto complesso ed unitario che lo stesso conclude con l’ente gestore al momento della giocata, l’impugnante, che non ha mai confutato la qualificazione in termini di responsabilità contrattuale della sua azione nei confronti di SISAL, non poteva sottrarsi alla contestazione della lettura che di quelle disposizioni ha dato il giudice di merito, sulla stessa fondando l’operata scelta decisoria”.
fonte: ilsole24ore.com/Superenalotto, la vincita va pagata a chi presenta il titolo
Se il cliente preleva della merce dal supermercato e passa le casse senza averle pagate, si configura furto consumato e non solo tentato. E' quanto emerge dalla sentenza 16 gennaio 2014, n. 1701 della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione.
Il caso vedeva alcune donne essere notate mentre prelevavano dai banchi di vendita delle merci, distaccandone l'etichetta identificativa, per poi superare le casse, dove avevano pagato solo prodotti alimentari. Al momento del controllo eseguito dal personale del negozio, le donne erano state trovate in possesso delle altre merci sottratte.
Con la pronuncia n. 1701/2014 gli ermellini aderiscono al più recente indirizzo giurisprudenziale di legittimità, che si ritiene aderente al caso di specie, secondo il quale costituisce furto consumato e non tentato quello che si commette all'atto del superamento della barriera delle casse di un supermercato con merce prelevata dai banchi e sottratta al pagamento, a nulla rilevando che il fatto sia avvenuto sotto il costante controllo del personale del supermercato, incaricato della sorveglianza (Cass. pen., Sez. V, 19 gennaio 2011, n. 7086, Rv. 249842, ed altre conformi: n. 23020 del 2008, Rv. 240493; n. 37242 del 2010, Rv. 248650). Ciò nonostante il contrario orientamento della Suprema Corte, con la sentenza, Sez. V, n. 7042 del 20 dicembre 2010, Rv. 249835, secondo la quale, allorché l'avente diritto o persona da questi incaricata sorvegli l'azione furtiva, così da poterla interrompere in qualsiasi momento, il delitto non può ritenersi consumato neanche con l'occultamento della cosa sulla persona del colpevole, perché la cosa non è ancora uscita dalla sfera di vigilanza e controllo diretto dell'offeso.
Il più recente indirizzo, sancito con la sentenza Sez. V del 30.3.2012, n. 30283, ravvisa il momento consumativo del delitto di furto nell’impossessamento realizzato dall'autore occultando la merce in modo da eludere i controlli del personale abilitato, ovvero asportando le placche antitaccheggio, mentre il superamento delle casse vale a rivelare la volontà di non effettuare il pagamento dovuto.
fonte: Altalex.com/Furto al supermercato: il reato è consumato se si superano le casse
Decreto penale di condanna, l’opposizione sana la mancata notifica
L’omessa notifica al difensore del decreto penale di condanna è sanata dalla presentazione dell’opposizione che, in simili casi, sfugge al termine dei quindici giorni. Lo ha chiarito la Corte di cassazione con la sentenza 3680/2014.
Giurisprudenza oscillante
Per il caso della mancata notifica, la Suprema corte registra una giurisprudenza oscillante tra la nullità assoluta di ordine generale, che impedirebbe sia l’esecutività del decreto sia la decorrenza del termine per proporre opposizione, ed un diverso indirizzo, più morbido, cui aderisce la III Sezione, che ne limita gli effetti alla mancata decorrenza dei termini
fonte: ilsole24ore.com/Decreto penale di condanna, l’opposizione sana la mancata notifica
Va impugnata entro 30 giorni la delibera “provvisoria” emanata in assenza delle tabelle millesimali
In mancanza di tabelle millesimali, la delibera assembleare adottata in via provvisoria per la ripartizione delle spese condominiali va considerata annullabile e dunque impugnata entro 30 giorni. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 1439/2014, rigettando il ricorso di un condomino di un edificio che si era opposto senza successo, in primo e secondo grado, ad un decreto ingiuntivo, relativo alle spese dello stabile, sostenendo la nullità delle delibere
fonte: ilsole24ore.com/Va impugnata entro 30 giorni la delibera “provvisoria” emanata in assenza delle tabelle millesimali
Sì all’utilizzazione delle intercettazioni in altro procedimento se i reati sono connessi
Il procedimento è da considerarsi identico e dunque va escluso il divieto di utilizzazione delle intercettazioni quando tra il contenuto dell’originaria notizia di reato, alla base dell’autorizzazione, e quello dei reati per cui si procede vi sia una stretta connessione sotto il profilo oggettivo, probatorio, o finalistico. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza 3253/2014, rigettando il ricorso di un uomo agli arresti domiciliari, per associazione a delinquere e ricettazione di auto straniere, che contestava l’utilizzabilità delle intercettazioni perché disposte in un diverso procedimento pendente presso altra procura, quella di Palermo
fonte: ilsole24ore.com/Sì all’utilizzazione delle intercettazioni in altro procedimento se i reati sono connessi
Non volete pagare il canone RAI? Ecco come fare (senza diventare evasori)
Il 31 gennaio scade il termine per il pagamento del canone Rai (113,50 euro) senza sanzioni. E negli ultimi giorni, come sempre, si scatenano gli allegri inventori di bufale: l’ultima ve l’ho segnalata nei giorni scorsi in questo blog a pagamento (“Canone Rai, l’ennesima bufala sull’illegittimità”). Senza farla tanto lunga, il punto è questo: siccome non di abbonamento si tratta, bensì di vera e propria tassa sul possesso decisa da una legge (Regio decreto 246 del 1938) tuttora vigente, se decidiamo di non pagare più ma non provvediamo a una formale disdetta, siamo passibili di sanzioni come se fossimo evasori fiscali. Non credete a chi vi dice il contrario: ora fa bella figura con voi, poi però non verrà a darvi i soldi per pagare tassa, sovrattassa e multa. Però c’è anche un “trucco” lecito. E’ uno solo e ve lo indico in fondo a questo post.
C’è sempre un però. E infatti, come vi accennavo, ci sono anche dei mezzi perfettamente legali per non pagare più una tassa che viene considerata odiosa. E ve li spiego, ricordando che potete trovarli in gran parte sullo stesso sito della Rai (usate il link che vi ho messo in evidenza, anziché andare direttamente sul sito, che è un piccolo labirinto). Li prendo pari pari dal libro 1001 consigli per risparmiare (Hoepli): l’autore non mi citerà in giudizio di sicuro perché tanto sono sempre io (insieme a Pino Staffa), e poi è roba che avevo trasferito lì proprio dalle pagine del Tirreno…
fonte: Risparmiare facile - Blog - Repubblica.it

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza