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Timestamp: 2019-03-23 20:55:42+00:00

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In illo t(empo)(re): Dixit D(omi)n(u)s ( Iesus ) suis ( et ) turb- is iudeo(rum ). Amen dico . Nisi mandu- caveritis carnem filii hominis (et) biberitis eius sanguinem, n(on) habebitis vitam in vobis. Qui manducat meam carn- em (et) bibit meum san- guinem habet vitam aeternam, ( et ) ego resusci- tabo eum in novissimo die. Caro enim mea ve- re e(st ) cib(us ), ( et ) sanguis m(eu)s vere e(st ) potus. Qui man- ducat meam carnem ( et ) bibit meum sangui- nem, in me manet ( et ) ego in eo illo. Sicut mi- sit me vivens pater, ( et ) ego vivo p(ro)pter patrem, ( et ) qui manducat me, ipse vivit p(ro)pter me. Hic e(st ) panis qui de celo de- scendit. Non sicut man- ducaverunt patres v(est)ri manna \in deserto/ , ( et) mortui su(n)t . Qui manducat hunc panem, vivet in aet(er)nu(m ). Hec dixit ( Iesus ) in synago- , docens in Capharna- um. Multi ergo audie(n)- tes ex eius: di- xerunt. Durus est hic sermo. Et quis poterit eum audire? Sciens ( Iesus ) apud quia murmurarent de hoc eius, dixit eis. Hoc vos scandli- zat? Si ergo videritis filium hominis asceN- dentem ubi erat prius, Sp(iritu)s e(st) qui vivificat, caro n(on ) . VeR- ba que ego locutus sum , Sp(iritu)s (et) vita sunt. Sed sunt quidam ex qui credunt. Sciebat enim ab initio qui e(ss)e(n)t credentes, ( et ) quis tra- diturus e(ss)et eum, ( et ) di- cebat: Propterea dixi vobis, quia nemo po- test venire ad me, nisi fuerit ei datum a patre meo. Ex hoc ergo mul- ti discip(u)lo eius retro, ( et ) iam cum illo ambulabant. Dixit ( er)g(o ) , ad duodecim: Nun- qui d ( et ) vos vultis abire? Respondit ei Symon Petr(us ): Domine ad quem ibimus? Verba vite ae terne habes, ( et ) nos credimus ( et ) cogno- vimus quia tu es Chr(istu)s filius dei. Respondit eis s: Nonne ego vos duodecim elegi, ( et ) unus ex vobis diabolus est ? Dicebat de Iuda Sy- mone scariothe. Hic eni(m ) erat traditurus eum. Cu(m ) e(ss)et unus ex duodecim.
La scrittura dell'evangeliario è una tarda carolina databile al terzo quarto del XII secolo. Si tratta di una tipologia di carolina elegante e calligrafica, vergata con una penna a punta larga e taglio leggermete obliquo a sinistra che permette di realizzare un leggero contrasto tra linee spesse e i filetti ma non arriva a creare il tratteggio spezzato tipico della gotica. Il tratteggio è spesso, ma non pesante, per cui il chiaroscuro è accennato in poche lettere con occhielli o linee curve, come per esempio la lettera a, la lettera e la g e la letterah, lo spessore dei tratti orizzontali, infatti, è quasi sempre uguale a quello dei tratti verticali. La scrittura, non poggiata sul rigo di base, ma sospesa, è eseguita con ductus posato ed asse dritto, le lettere si distinguono chiaramente, ed è regolare la separazione delle parole che corrisponde allo spazio di una lettera(è da sottolineare che nell'intero corpo del testo si trovano rarissimi esempi di errata separazione delle parole o di spazi compromessi). Nonostante la compattezza delle parole l'aspetto della scrittura non appare serrato, anzi, la rotondità delle lettere, il loro modulo allungato, rettangolare e piuttosto grande, ma che non ingombra l'interlineo nemmeno con le lettere che hanno le aste verticali conferiscono senza dubbio alla scrittura un altissimo grado di leggibilità ed eleganza. Le lettere con aste verticali ed emergenti sono poco sviluppate in altezza e non superano quasi mai l'interlineo (b, d, h, f, i, l, p, q, r, sdritta, l). Le aste si aprono a spatola soprattutto nella parte superiore, presentano un piedino di coronamento e la base leggermente ricurva verso destra. Alcune caratteristiche della scrittura di questo manoscritto della biblioteca Painiana, sono riscontrabili in altri pochissimi manoscritti presenti nell'isola, a Palermo, e in altri conservati a Madrid ed a Parigi(tutti di probabile o certa origine siciliana). Le caratteristiche paleografiche che risultano essere in comune a questo gruppo di manoscritti, anche se ancora non sono state studiate in maniera approfondita, ad una prima analisi permettono già di ricostruire una scrittura con alcune caratteristiche grafiche nettamente diverse da quella della carolina tonda diffusa nel resto d’Italia nello stesso periodo. Alcune tra le peculiarità più evidenti, che la differenziano da altre scritture in carolina dello stesso periodo e le conferiscono uno status autonomo, sono senza dubbio il modulo allungato e rettangolare, la scrittura non poggiata sul rigo di base ma sospesa e il tratto caratteristico di alcune lettere, come ad esempio la a e la t. Anche l'analisi dell'ornamentazione risulta fondamentale nella caratterizzazione della scrittura e dei manoscritti. Tutte queste peculiarità ci permettono di parlare di una scrittura dei Normanni di Sicilia, che può essere definita una “Scrittura di Stato”, in quanto fino ad ora tali caratteristiche sono state individuate in manoscritti di gran pregio, evidentemente commissionati da uomini di stato e di chiesa e tutti di certa o probabile origine siciliana nel periodo in cui l'isola si trovava sotto il regno degli Altavilla.
Analisi delle lettere caratteristiche
La A è realizzata in due tratti. La spalla è dritta e la parte superiore è leggermente ripiegata sull'occhiello. La G è vergata in 3 tratti con occhiello chiuso. I due occhielli sono abbastanza ampi quasi accostati. L’occhiello inferiore sebbene tondo ed ampio è leggermente schiacciato e caratterizzato dal chiaroscuro tra i filetti il che produce quasi un effetto di spezzatura dell'occhiello. Nell'occhiello superiore si nota un caratteristico trattino di prolungamento che si protende verso destra quasi a legarsi con la lettera successiva. La lettera D viene eseguita nel manoscritto secondo due differenti tipologie: dritta e onciale. La d dritta è vergata in due tratti, presenta un occhiello molto ampio e asta corta terminante a spatola in alto. La D di modello onciale è eseguita in due tratti, presenta l'asta dritta molo corta, totalmente ricurva a sinistra e spesso terminante a spatola allo stesso modo delle aste dritte. I due tipi sono alternati secondo un criterio preciso: la d onciale si trova infatti solo in fine di parola, di solito nelle preposizioni apud e ad, nella congiunzione sed e nei pronomi o aggettivi quid e quod. Troviamo due tipi di R, dritta e curva. Quella dritta è realizzata in due tratti, il primo verticale terminante a spatola con taglio a sinistra, il secondo discendete verso destra e ondulato. Questa prima forma di r è quasi sempre presente e se seguita da vocale nel secondo tratto tende a legarsi ad essa. Il secondo tipo di r, si ricurva a forma di due, e si trova in rari casi, in fine di parola o di rigo e di solito dopo la vocale o. La S è presente in due forme alternate in maniera regolare. La forma dritta, simile alla f nell'asta verticale che si ricurva verso il basso a destra. Vergata in due tratti,è utilizzata solo all'interno di parola. Una S tonda di forma maiuscola, simmetrica ed elegante, è presente invece sempre in fine di parola. Quando si trova in fine di rigo spesso termina con un prolungamento del tratto superiore che serve da elemento riempitivo in fine di riga. La T ha il corpo compresso e il tratto orizzontale che poggia sul tratto verticale; quest'ultimo ha il corpo ricurvo e schiacciato, quasi a formare una c, al punto che quando la lettera è seguita da lettere come la e, u, r, o i, per esempio, il tratto superiore e quello inferiore si vanno a legare con la lettera che segue andando a creare un vero e proprio occhiello. Queste caratteristiche della t sono un tipico elemento della carolina siciliana dello stato Normanno.
Elementi tipici, abbreviazioni e particolarità grafiche
La lettera T è presente diversi tipi di legature. Nel manoscritto riscontriamo con costanza la presenza di una legatura catratterisitca della lettera t con la s ogni volta che ques'ultima precede la t, definita legatura "a ponte". Nel legamento st la terminazione superiore curva della s prosegue verso il basso formando l'asta della t, tagliata orizzontalmente dalla traversa. Nel manoscritto la lettera t tende a legarsi con costanza, sia in alto nel tratto orizzontale che in basso nel tracco più ricurvo, con alcune lettere che la seguono,la legatura appare più evidente soprattutto con la i e la u o la r, tutte lettere dalle aste verticale molto corte. La t, infatti, avendo una forma tonda e ricurva tende quasi a formare un occhiello con i tratti verticali di queste lettere, richiudendosi su di esse.
La congiunzione ET viene realizzata con modalità differenti, infatti, all'interno del manoscritto riscontramiamo l'uso per la congiunzione sia della nota tironiana sia del nesso et, sia, infine, delle due lettere singolarmente espresse (frequente nell'"antiqua tonda"). Secondo le istruzioni per la datazione dei codici dei secoli XI e XII di Armando Petrucci l'alternanza di queste tre diverse modalità di realizzazione sarebbe caratteristica della seconda metà del XII secolo e in particolare dell'ultimo quarto.
Il dittongo AE è espresso graficamente dalle E semplice.
Abbreviamento delle nasali M ed N mettendo un tratto orizzontale sopra la vocaleche precede, che però non è costante infatti si alterna al non abbreviare affatto. L’abbreviamento non è costante.
In linea con le carattestiche della carolina dell'Italia centrale e in particolare della romanesca, anche nella scrittura di stato dei Normanni si riscontra l'uso di lettere dell'alfabeto maiuscolo nella minuscola. Più largamente testimoniata nella tipizzazione, fino all'inoltrato XII, è la R, impiegata prevalentemente in fine di riga. Al termine di una riga, per lo più in fine parola, si notano anche N, M, nella forma di tipo capitale rustica o ma soprattuto onciale.
Il sistema abbreviativo contemplato dal copista prevede tutte le abbreviazioni tipiche della seconda metà del XII secolo: - Que si abbrevia con q; - Bus è abbreviato in b; - Autem è abbreviato in aūt con un trattino orizzonatale sopra la u. L'abbreviazione non compare sempre nel manoscritto non è abbreviato, la scelta per la forma estesa o la forma abbreviata non è costante e l'alternanza è del tutto abitraria. - Per la desinenza –orum, così come in molti casi anche per la forma al femminile –arum, è costante l’utilizzo del nesso con la r a forma di 2 unita alla vocale e un un tratto obliquo che si interseca con l’asta orizzontale della r che risulta prolungata. -	Uso della g con una piccolissima o posta nell’interlineo per indicare la parola ergo -	Uso del segno abbreviativo simile a un 9, un ricciolo posto sopra l’ultima lettera di una parola per indicare di solito la desinenza -us -	Il semplice trattino che, vergato nell’interlinea al di sopra di una lettera, nella sua funzione più generica indica una contrazione, viene utilizzato con costanza per indicare soprattuto la caduta della nasali delle nasali m ed n, ma anche per indicare i vari tipi di abbreviaizone,per contrazione o troncamento soprattuto. La scelta delle forme abbreviate però non è costante e si alterna a quella della forma estesa. In maniera altrettanto constante il trattino nell’interlineo posto sopra le vocali è utilizzato per abbreviare il verbo essere. Sopra la e per est, e sopra la doppia ee per esse. -	Talvolta la congiunzione sed è abbraviata con un punto e virgola che segue la lettera s, s;
Decorazione del manoscritto
Il manoscritto presenta molte miniature di pregio con un largo utilizzo dell'oro e di una vasta gamma di colori intensi come il blu, il carminio, il verde, il giallo, l'arancio, il rosso,l'azzurro e l'argento. L’ornamentazione è aniconica e le miniature più pregiate sono riservate alle iniziali delle partizioni maggiori del manoscritto: si tratta di poche ma pregiattissime iniziali miniate su grande campo, con figure umane e animali racchiuse in medaglioni, che possono essere associate allo stile della decorazione delle cattedrali normanni di Palermo e Monreale. Le partizioni minori sono aperte da iniziali più piccole ma non certo di minor pregio, e di solito corrispinfenti a 5 al massimo 8 righi. Le iniziali maiuscole sono anch'esse messe in risalto con l'utilizzo di un alfabeto maiuscolo onciale e l'alternanza dei colori rosso, azzurro e rosso carminio.

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