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Timestamp: 2020-06-01 06:57:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13943 del 07/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13943 del 07/07/2016
Cassazione civile sez. III, 07/07/2016, (ud. 19/04/2016, dep. 07/07/2016), n.13943
sul ricorso 265-2013 proposto da:
AZIENDA TERRITORIALE EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA DEL COMUNE ROMA
ATER, (OMISSIS) in persona del Direttore Generale pro tempore
P.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAULUCCI
DE’ CALBOLI 20/E, presso l’AVVOCATURA COMUNALE, rappresentata e
difesa dall’avvocato EDMONDA ROLLI giusta procura speciale a
D.M.B.;
avverso la sentenza n. 4193/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
ANNA MARIA SOLDI che ha concluso per il rigetto del ricorso.
1. Il Tribunale di Roma, accogliendo la domanda proposta da D.M. B. nei confronti dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica (ATER) del Comune di Roma, condannò la convenuta al pagamento della somma di Euro 32.064,85 a titolo di rimborso spese sostenute per lavori di rifacimento dell’appartamento assegnato in locazione al D.M. e di proprietà dell’ente convenuto. Il Tribunale respinse, invece, la domanda dell’attore di risarcimento dei danni ulteriori (alla salute ed all’attività professionale) avanzati dall’attore.
2. La pronuncia è stata appellata in via principale dall’ATER e in via incidentale dal D.M. e la Corte d’appello di Roma, con sentenza dell’11 settembre 2012, in parziale riforma di quella di primo grado, ha condannato l’ATER al pagamento della diversa somma di Euro 28.039,81, confermando nel resto la sentenza del Tribunale e compensando le spese del giudizio di appello.
Ha osservato la Corte territoriale che – a seguito del passaggio in giudicato di una diversa sentenza emessa tra le stesse parti in relazione al medesimo appartamento – il contratto di locazione era stato dichiarato risolto per grave inadempimento del D.M.. Da tale statuizione derivava che la sentenza del Tribunale doveva essere riformata nella parte in cui aveva riconosciuto all’attore la somma di cui sopra a titolo di rimborso di lavori eseguiti sull’immobile;
la sentenza passata in giudicato, infatti, aveva condannato il conduttore a rilasciare l’appartamento e a rimuovere le opere eseguite sul medesimo senza l’autorizzazione del locatore.
Ciò posto, la Corte d’appello ha ulteriormente riformato la sentenza di primo grado in ordine al mancato riconoscimento, in favore del conduttore, del risarcimento dei danni conseguenti alla situazione di degrado dell’immobile; situazione da ricondurre a vizi costruttivi, con conseguente responsabilità dell’ente ai sensi dell’art. 2051 c.c.. Tanto premesso, la Corte ha considerato non dimostrato il danno alla professione e dimostrato, invece, quello alla salute patito dal D.M. e dalla sua famiglia a causa delle condizioni malsane dell’immobile, oltre che sussistente il diritto al rimborso delle spese sostenute nel periodo in contestazione; pervenendo così alla somma sopra riportata.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Roma propone ricorso l’ATER con atto affidato ad un solo motivo.
D.M.B. non ha svolto attività difensiva in questa sede.
1. Con il primo ed unico motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.p.c., nonchè insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Rileva la ricorrente, riportando ampi stralci del proprio atto di appello, che la sentenza sarebbe errata nella parte in cui ha fatto applicazione del citato art. 2051. Dalla lettura della precedente sentenza passata in giudicato risulterebbe chiaro, infatti, che era stato il D.M. a compiere lavori arbitrari di ristrutturazione e modificazione dell’immobile che avevano poi causato i danni da lui lamentati. Non vi sarebbe, quindi, prova del nesso di causalità tra l’evento e il danno e vi sarebbe, invece, la prova del caso fortuito, tale da far venire meno la responsabilità a titolo di custodia.
1.1. Il motivo, quando non inammissibile, è comunque infondato.
La Corte d’appello, con un accertamento in fatto correttamente motivato e perciò insindacabile in questa sede, ha affermato che l’esistenza del precedente giudicato aveva ad oggetto solo la risoluzione del contratto, ma non anche gli ulteriori danni chiesti dal conduttore e non riconosciuti in primo grado. La sentenza ha poi accertato, richiamando la c.t.u., l’esistenza di una situazione malsana all’interno dell’appartamento in questione ed ha motivato anche in ordine all’esistenza del nesso di causalità tra quella situazione e i danni subiti dal D.M., ritenendo dimostrati questi ultimi in base alla documentazione medica prodotta. Da tale presupposto ha tratto la conclusione che costituiva onere dell’ATER dimostrare l’esistenza del caso fortuito.
Ciò comporta che il ricorso, mentre da un lato ripete censure in diritto che non si adattano al caso in esame, dall’altro contiene una serie di ulteriori osservazioni che si risolvono nel tentativo di sollecitare questa Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito.
Non occorre provvedere sulle spese, in considerazione del mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

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