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Timestamp: 2020-08-10 09:01:48+00:00

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Santa Margherita, “Palazzo Lombardo”. Confermata la sentenza del TAR: rigettata la maxi richiesta risarcitoria di oltre 700 mila Euro
27 Luglio 2020 / Attualità / di: Francesco Graffeo
Santa Margherita Belìce, “Palazzo Lombardo”. Confermata la sentenza del TAR: ricorso delle ex proprietarie inammissibile, rigettata la maxi richiesta risarcitoria di oltre 700mila Euro.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha messo la parola fine alla pluriennale vicenda del c.d. “Palazzo Lombardo” che era sito nella centralissima via Abruzzo di Santa Margherita di Belìce. Immobile originariamente di proprietà di due sorelle di S.Margherita, i cui lavori di costruzione avviati dall’impresa Lombardo furono interrotti a causa del sisma del 1968. La vicenda trae origine nel 2003, quando il Consiglio Comunale di Santa Margherita di Belìce decideva di provvedere alla ristrutturazione del c.d. “Palazzo Lombardo-Saieva” dando incarico all’amministrazione di avviare le procedure al fine di destinare l’edificio a sede del Palazzo Municipale.
Tuttavia, il progetto esecutivo non risultava essere stato redatto, mentre il progetto preliminare, poi, sarebbe stato stralciato dal programma triennale delle opere pubbliche; inoltre, l’originario progetto di ristrutturazione del Palazzo non rientrava più tra gli obiettivi della nuova amministrazione che, frattanto, grazie ad una puntuale relazione tecnica, prendeva atto dell’aggravarsi della situazione di pericolo per l’incolumità pubblica causata dall’immobile. Pertanto, nel marzo 2015 il Consiglio Comunale di Santa Margherita di Belìce revocava la precedente deliberazione del 2003, e forniva un nuovo indirizzo all’amministrazione comunale: ovvero, ricercare soluzioni idonee a salvaguardare il contesto urbano in cui è posto il palazzo , prevedendone anche l’ipotesi della sua demolizione parziale o totale e di attivare nelle more tutte le procedure per la sua messa in sicurezza.
Avverso tale deliberazione insorgevano le ex proprietarie , proponendo un ricorso innanzi al TAR Palermo, deducendo diverse censure di illegittimità della predetta deliberazione consiliare e chiedendo un maxi risarcimento calcolato in euro 706.950 per i danni asseritamente patiti dal procedimento amministrativo seguito dal Comune, sia a titolo di perdita di chance riferita alla mancata vendita dell’immobile, sia a titolo di danno esistenziale.
Il Tar Sicilia Palermo, accogliendo le eccezioni formulate dalla difesa del Comune di Santa Margherita Belice, difeso in primo grado dall'avvocato Santo Botta, aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalle ex proprietarie atteso che le stesse sono prive di legittimazione in merito al Palazzo che risulta acquisito al patrimonio comunale e, nel merito, avuto riguardo all’adeguatezza dell’istruttoria espletata dall’amministrazione comunale ed alla congruità della motivazione addotta, ha ritenuto pienamente legittima la deliberazione consiliare n.8/2015. Ciononostante, veniva proposto appello innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana per chiedere l’annullamento della sentenza del TAR da parte delle ex proprietarie.
Anche nel giudizio di appello, si costituiva il Comune di Santa Margherita Belìce, rappresentato e difeso dall’avvocato Maria Beatrice Miceli, il quale ha sostenuto l’infondatezza dei motivi di appello e, conseguentemente, la legittimità della sentenza di primo grado. Inoltre, l’avvocato Miceli ha rilevato che dai lavori di demolizione del Palazzo - che si sono definitivamente conclusi nel novembre 2018 - nessuna rivalsa è stata effettuata, né è prevista, in capo agli ex proprietari dell’immobile. All’esito del giudizio di secondo grado, l’appello proposto dalle ex proprietarie è stato rigettato anche con riferimento alla domanda risarcitoria di 706.950 euro che è stata ritenuta infondata. Il CGA, dunque, ha confermato la sentenza del TAR e ha condannato le sorelle margheritesi al pagamento di euro 2.000,00 oltre spese accessorie per legge, a titolo di spese del giudizio, che si aggiungono a quelle dovute del primo grado di giudizio.

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