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Timestamp: 2020-04-02 23:18:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6869 del 24/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6869 del 24/03/2011
Cassazione civile sez. VI, 24/03/2011, (ud. 24/02/2011, dep. 24/03/2011), n.6869
Dott. BERNABEI Renato – Consigliere –
sul ricorso 5743/2010 proposto da:
COMUNE DI CARTURA (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore,
lo studio dell’avvocato COSTA Michele, che lo rappresenta e difende
unitamente agli avvocati LORIGIOLA FULVIO, SEGANTINI FRANCESCO giusta
procura speciale alle liti a margine del ricorso;
S.G., F.A. (OMISSIS),
difende unitamente all’avvocato DOMENICHELLI VITTORIO giusta mandato
avverso la sentenza n. 16293/2009 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
di ROMA del 18/5/09, depositata il 10/07/2009;
udito per il ricorrente l’Avvocato COSTA MICHELE che si riporta agli
scritti insistendo per l’accoglimento del ricorso;
udito per i controricorrenti l’Avvocato MANZI FEDERICA per delega
dell’Avvocato MANZI LUIGI che si riporta agli scritti;
Con sentenza 10 luglio 2009 n. 16293, questa corte, accogliendo il ricorso proposto dai signori S.G. e F. A., cassò la sentenza in data 4 ottobre 2005 con la quale la Corte d’appello di Venezia, quale giudice di rinvio dalla cassazione, aveva determinato la stima dell’indennità di espropriazione dovuta ai ricorrenti dall’ente resistente, limitandosi ad escludere l’applicabilità della falcidia del 40 per cento di cui alla L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, e rinviò la causa alla corte di merito perchè ricalcolasse l’indennità di espropriazione con riferimento al valore pieno di mercato dell’area espropriata, secondo la previsione della L. n. 2359 del 1865, art. 39.
Per la revocazione a norma dell’art. 391 bis c.p.c. e art. 395 c.p.c., n. 4, della sentenza, non notificata, ricorre il Comune di Cartura. Resistono i signori S. e F. con controricorso.
Il ricorso, da trattare in camera di consiglio a norma dell’art. 391 bis c.p.c., comma 3 e art. 380 bis c.p.c., sarà dichiarato inammissibile se saranno condivise le considerazioni che seguono.
Con esso si denuncia l’errore di fatto, risultante dagli atti, commesso dalla corte nella valutazione dell’ammissibilità del ricorso, nel non avvedersi che tra la domanda formulata nel giudizio di rinvio dagli attori e la pronuncia di rinvio impugnata vi era totale e perfetta coincidenza.
Nell’impugnata sentenza si afferma la fondatezza della censura di violazione di legge, denunciata dai due ricorrenti, costituita dall’applicazione di un criterio di determinazione dell’indennità di espropriazione contrastante con l’art. 1 del primo Protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in data 20 marzo 1952 e dell’art. 6 della stessa convenzione, essendo stato il predetto criterio dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con sentenza n. 348 del 2007;
e si aggiunge che tale conclusione non può trovare ostacolo nella struttura chiusa del giudizio di rinvio di cui all’art. 394 c.p.c., non potendo il giudice applicare una norma dichiarata incostituzionale nella risoluzione di una questione non ancora decisa in modo definitivo.
Il ricorso, conseguentemente, non denuncia un errore derivante dall’omessa percezione di un elemento di fatto risultante dagli atti di causa, ma un errore diritto che suppone commesso nell’affermazione che il giudizio chiuso di rinvio – nel quale la parte non aveva proposto domande ulteriori rispetto a quelle indicate nella sentenza di cassazione con rinvio – non impedisce di rilevare la violazione di norme di diritto costituita dall’applicazione di una norma di legge incostituzionale.
Si propone pertanto la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso.
2. – La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti. Il Comune di Cartura ha depositato memoria Anche i resistenti hanno depositato memoria.
3. – Il collegio ha esaminato il ricorso, il controricorso, la relazione e le memoria depositate, e ha condiviso il contenuto e le conclusioni della relazione.
4. Con riferimento alla memoria depositata dal ricorrente, è da osservare brevemente che la sentenza impugnata per revocazione non si fonda, neppure implicitamente, sulla premessa di fatto che gli espropriati avrebbero chiesto nel giudizio di rinvio delle somme superiori a quelle che sono state loro attribuite, bensì – implicitamente semmai svalutando le conclusioni della parte nel giudizio di merito, perchè condizionate dal carattere (ordinariamente) chiuso del giudizio – sulla considerazione che la loro doglianza circa la decisione, fondata sull’applicazione di una disposizione di legge dichiarata incostituzionale, comporta la cassazione della sentenza. Non v’è stato, pertanto, alcun errore di fatto, idoneo a giustificare la richiesta revocazione ex art. 395 c.p.c., n. 4.
5. – Il ricorso è inammissibile. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.
La corte dichiara il ricorso inammissibile, e condanna l’ente ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per onorari, oltre al pagamento delle spese generali e degli accessori, come per legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 39
 art. 395
 art. 380
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 395