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Timestamp: 2017-06-28 12:11:27+00:00

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settembre | 2014 | Blog di GIAMPaolo SPOnga
Updates from settembre, 2014
10:10 il 30 September, 2014	Permalink
Tra assolutismo democratico e referendum Quello che stà succedendo nel disegno di legge delega è preoccupante.
Ricordiamo il funzionamento di questo strumento :
La legge delega è una legge approvata dal Parlamento che delega il governo ad esercitare la funzione legislativa,normalmente spettante alle camere, su di un determinato oggetto, tramite i decreti delegati.
La situazione diviene preoccupante qundo una sola persona, votata da un paio di milioni di cittadini, in seggi allestiti sotto dei gazebo privati in cui si doveva pagare per votare, ottenendo la maggioranza nella direzione del partito, che gli ha permesso di diventare segretario e presidente del consiglio dei ministri, scrive nella sua totalità questa legge e delega se stesso ed i suoi ministri ad esercitare il potere legislativo su una particolare materia senza piu il bisogno del parlamento e senza, magari, neppure l’appoggio degli iscritti a quel partito.
La legge delega per stessa ammissione del ministro competente è stata scritta dal governo, che inoltre ha presentato al parlamento degli emendamenti per modificarla.
La direzione nazionale del partito di maggioranza, eletta tramite liste create ad arte dal candidato vincente alle già citate primarie, esprime l’indirizzo politico su quella legge e impegna i parlamentari della repubblica a seguirlo, pena l’espulsione, benchè in questa repubblica sia ancora presente in costituzione l’assenza del vincolo di mandato.
L’uomo solo al comando, come presidente del consiglio scrive la legge delega in cui vuole carta bianca per fare i decreti delegati sul lavoro e successivamente presenta alcuni emendamenti durante la discussione parlamentare.
E come segretario di partito vuole che i parlamentari della repubblica ubbidiscano alla direzione del partito(in cui la maggioranza è stata eletta in liste a lui riferibili) per evitare che possano essere approvati dal parlamento degli emendamenti contrari alla sua volontà.
Io credo che un parlamentare che non si riconosce nei contenuti di quella legge delega e che nutra il sospetto di contrarietà di quelle norme ai principi ispiratori del partito, non abbia solo il diritto, ma abbia l’obbligo di chiedere un referendum ottenibile tramite una sottoscrizione che raggiunga il 5% del totale degli iscritti previsto dallo statuto di quel partito.
Cioè non condividerei la libera scelta del parlamentare di votare contro quel testo in aula per poi magari farsi espellere.
21:54 il 29 September, 2014	Permalink
Etichette: articolo 18 ( 3 ), cassa integrazione ( 2 ), reintegro La farsa del reintegro sul posto di lavoro per motivi discriminatori Il nuovo articolo 18 pensato dal governo colpirà solo gli stupidi.
Infatti, quale datore di lavoro è così idiota, ben sapendo che può licenziare per motivi economici un dipendente,che va ad insultarlo in modo razzista per poi vederselo reintegrato?
Sicuramente lo licenzierà per altri motivi.
E allora a che cosa serve questo nuovo articolo 18 magari esteso sotto i 15 dipendenti?
A fare da specchietto per le allodole, permetterà cioè di dire che le tutele sono estese, ma di fatto non lo sono.
L’articolo 18 è già stato rivisto, in quello nuovo è già previsto il licenziamento per motivi economici, è già previsto il pagamento dell’indennizzo, ed è già prevista la conciliazione prima di andare da un giudice.
A mio modo di vedere c’è da scrivere nella legge i parametri secondo i quali sono valide le modalità per un licenziamento economico, quelle cioè che possono escludere a priori,durante la conciliazione, il reintegro e che diminuiscono limitando ad alcuni casi specifici il ricorso al giudice.
Il parametro necessario ed indispensabile è quello della cassa integrazione, l’unico in grado di dare uniformità ed eguaglianza a tutti i lavoratori dell’azienda senza additare uno specifico lavoratore.
In caso affermativo, se almeno da 6 mesi l’azienda, che sia sotto o sopra i 15 dipendenti, ha messo in cassa integrazione una parte dei lavoratori, allora quei lavoratori possono essere licenziati per motivi economici escludendo il reintegro nella fattispecie legislativa ma prevedendo l’indennizzo in base alle tutele crescenti.
Nel frattempo quegli stessi lavoratori in cassa integrazione per alcune ore al giorno si devono rendere disponibili per corsi di formazione o per lavori pubblici comunali.
L’azienda così supera il vaglio sul suo bilancio per ottenere l’accesso agli ammortizzatori sociali e dimostra effettivamente che non è un singolo lavoratore ad essere discriminato perchè non produce come gli altri, ma che c’è l’effettiva necessità di privarsi della manodopera.
Se così non fosse, se il licenziamento per ragioni economiche può avvenire dal giorno prima al giorno dopo, da parte del datore di lavoro che si alza con il piede sbagliato, gli si concede un potere troppo grande, che tende allo schiavismo psicologico.
18:31 il 29 September, 2014	Permalink
Tassare i vecchi titoli di stato(non quelli nuovi) Per risolvere il problema degli alti tassi di interesse che l’Italia paga, ci sarebbe uno stratagemma accuratamente elaborato attraverso il quale si possono recuperare decine di miliardi di euro che oggi vengono pagati sul vecchio debito senza per questo attuare operazioni monetarie quali il riacquisto dei titoli, o il loro concambio.
Questo arguto stratagemma si può attuare anche da subito e permette di recuperare forse anche 40 miliardi di euro degli 80 che paghiamo ogni anno.
Saremmo così al livello della Francia che con un debito di 100 miliardi inferiore al nostro ne paga 45 di interessi.
Si tratta di tassare i titoli di stato.
Fin qua nulla di nuovo, la proposta è vecchia, se non fosse che non vengono tassati tutti, ma a scalare, piu è alta la differenza tra l’inflazione dichiarata dall’ISTAT e interessi, piu la tassa diviene piu alta.
I titoli i cui interessi hanno una differenza con l’inflazione superiore a 2 punti percentuali pagano l’aliquota dell’1% e l’1% per ogni ulteriore punto, della cifra totale si intende.
Così se abbiamo ad esempio l’inflazione all’1% e il titolo di stato che rende il 5% la tassa sarà del 2%, ovvero il guadagno netto dell’investitore passerà al 3%.
Se il titolo di stato rende il 6% di interessi , il risultato è il medesimo, ovvero il 3% di rendimento come nel precedente caso, pagando però il 3% di tasse.
Agli attuali tassi,nessuna fattispecie dei nuovi titoli di stato, neppure i ventennali, pagheranno questo aggravio, solamente i vecchi , quelli calcolati tempi addietro con la vecchia inflazione.
17:52 il 29 September, 2014	Permalink
Etichette: riforme costituzionali Camere non elettive all’estero Parliamo di riforma costituzionale, delle falsità generate da questo governo per far credere che sia l’ultima spiaggia per l’italia nel tentativo di allinearsi con il resto d’europa.
Parliamo di cosa succede nei 3 piu grandi paesi che fanno parte dell’unione europea : Regno Unito, Francia, Germania.
Il regno unito viene visto dall’attuale esecutivo italiano come un grande esempio democratico, con leggi all’avanguardia, mentre noi a causa del nostro parlamento, del bicameralismo perfetto stiamo perdendo il treno dello sviluppo.
Bene, nel Regno Unito c’è una camera non elettiva che ricalca il modello monarchico presente in italia prima del 1948, che da decenni senza successo tutti i governi stanno tentando di riformare, l’ultima proposta del governo di David Cameron è naufragata l’anno scorso e prevedeva l’elettività della seconda camera.
In Francia c’è una seconda camera non elettiva che Jospen definiva un “anacronismo” che in pratica è un sistema fondato sul bicameralismo perfetto,identico a quello vigente oggi in Italia, valido su qualsiasi legge, l’unica differenza è la possibilità del governo di istituire una commissione mista paritaria che può assegnare alla camera elettiva l’ultima parola, ma questo percorso viene usato di rado.
Anche in Germania come in Francia c’è una camera non elettiva e tutte le leggi passano per di là, con una differenza, il governo presenta i provvedimenti prima alla camera non elettiva e poi, in caso di voto positivo arriva alla camera elettiva.
Nelle materie non competenti il voto vale come parere preventivo, che però viene dato prima e non dopo l’approvazione delle leggi nella camera elettiva.
A me pare che in questi grandi paesi la tempistica della formazione delle leggi sia paragonabile a quella italiana, che la loro seconda camera usi lo stesso tempo di quella italiana ed anzi se si guarda il numero delle leggi approvate la somma di quelle prodotte in Germania,Francia e Regno Unito è inferiore al numero di leggi prodotte qui.
17:36 il 29 September, 2014	Permalink
Etichette: corte costituzionale ( 3 ), garanzia, soglie Garanzie a perdere Io penso che non possa esserci nessuna convergenza con quanto ha affermato oggi Giorgio Napolitano, tranne forse una che spieghero in seguito.
Ieri però il presidente del consiglio Matteo Renzi ha specificato che la mancata elezione del nuovo presidente della repubblica dopo solo 3 votazioni rappresenta per lui un fallimento del parlamento e della politica.
Dunque l’elezione ad esempio di Sandro Pertini avvenuta alla 16° votazione sarebbe un fallimento della politica e non invece una vittoria della politica.
Il fatto che la minoranza sia costretta ad arrendersi alla maggioranza, non perchè crede che quei candidati siano i migliori, ma per far si che le regole di garanzia non vengano modificate dalla maggioranza, la dice lunga sull’arroganza e sul regno del “terrore democratico” in stile napoleonico che si perpetua giornalmente.
Se è vero che le regole di garanzia hanno un senso non possono essere messe in crisi proprio mentre difendono quel senso,altrimenti smetterebbero di essere tali. Ci può essere una convergenza con le parole di Napolitano quando afferma :
“Ove vengano da parte di qualunque forza politica, o di singoli suoi rappresentanti in Parlamento, e finiscano per prevalere immotivate preclusioni nei confronti di candidature di altre forze politiche o la settaria pretesa di considerare idonei solo i candidati delle propria parte, il meccanismo si paralizza”.
Se per “settaria pretesa” si intende quella di chi dopo molte votazioni non ha i voti ed insiste nel voler far eleggere uno della propria parte,in modo arrogante vuole considerare i propri candidati come gli unici possibili, allora si , c’è piena convergenza cone le parole di Napolitano.
Se le regole di garanzia hanno un senso ed hanno ragione di esistere è proprio per garantire in occasioni come queste che si possa compiere la scelta migliore, come quella di Pertini anni addietro.
Se invece si impone la visione della politica come fosse un derby tra “reattivi” e “stanchi” la si trasforma in un riflesso involontario, come quello del gionocchio colpito dal martelletto del medico.
E in questo caso la percentuale di votanti alle urne non può che abbassarsi per arrivare sotto al 40%.
Le regole di garanzia hanno un significato ben preciso.
Il negoziante che vende un prodotto non può dire “questo oggetto è in garanzia solo se non si rompe”, altrimenti significa che quel prodotto non ha alcuna garanzia.
Così come dire “se la minoranza non vota i candidati di maggioranza le regole di garanzia non servono” significa scavalcare di fatto quella regola.
09:51 il 29 September, 2014	Permalink
Etichette: 3.85, euro ( 4 ), fondo, italia, miliardi, perduto, UE ( 2 ), unione europea ( 2 ) 3,85 miliardi di euro annui dati dall'Italia all'unione europea a fondo perduto(2014-2020) Parliamo di unione europea… cioè di quanti soldi l’italia ha dato all’europa e che non ha piu avuto indietro con gli FSE.
Per la Ragioneria generale dello stato il saldo negativo totale dal 2005 al 2011 è di 39,3 miliardi di €.
L’equivalente di due manovre finanziarie 2014….
Nella programmazione 2014-2020 c’è un “miglioramento”, l’italia verserà a fondo perduto “solo” 3,85 miliardi annui, nel mentre il governo italiano per risparmiare 100 milioni di euro taglia il voto a suffragio universale nelle provincie e al senato.
Negli ultimi anni l’incremento dei versamenti all’UE ha girato a percentuali di 2 cifre, mentre quello che l’italia ha ricevuto è aumentato solo dell’1%.
I fondi dati alla UE sono a tutti gli effetti spesa pubblica, e sono anche improduttivi se finiscono all’estero, perciò vanno tagliati.
1) si versa quanto si riceve
2) se non si spende quanto ricevuto quella cifra abbassa il debito pubblico dello stato che li ha versati.
Ricapitoliamo quanto ci è costata l’unione europea in questi anni :
70 miliardi il saldo negativo, cioè la differenza tra quanto l’italia ha versato e quanto ha ricevuto per i programmi di coesione sociale dal 2001 al 2013, in pratica soldi regalati ad altri stati europei.
(ulteriori 15 miliardi che l’UE ci restituirebbe andranno persi se non spesi entro fine 2015)
27 miliardi regalati o meglio gettati alle ortiche nei prossimi 7 anni(2014-2020), quasi 4 miliardi annui.
50 miliardi già versati ai vari fondi europei salva qualcosa che saliranno ancora nei prossimi anni
La cifra totale sarà superiore ai 200 miliardi di euro.
Tenendo conto che prima dell’introduzione dell’euro e prima dell’entrata di altri paesi nell’unione, l’Italia ci perdeva si, ma “solo” 1 miliardo di euro all’anno.
07:52 il 25 September, 2014	Permalink
Italia commissariata? Come è accaduto. Ho sentito dire che l’Italia è di fatto commissariata e si è messa nella gabbia europea con l’approvazione del pareggio di bilancio in costituzione e con il fiscal compact.
Non sono d’accordo con queste osservazioni perchè secondo me l’Italia si è messa in gabbia ben prima, quando ha dato al mercato dei capitali privati la possibilità di scegliere gli interessi sul debito statale ed ha rinunciato ai capitali pubblici.
Il pareggio di bilancio ed il fiscal compact nascono proprio perchè il mercato privato ha smesso di comprare i titoli di debito ed ha fatto salire i tassi di interesse ad un livello insostenibile, essendo di fatto l’unico modo per l’Italia di ottenere credito.
Dunque quei vincoli introdotti a cui si aggiunge il parametro del 3% servono semplicemente per far si che il mercato abbia fiducia e continui a comprare titoli di debito ad interessi bassi.
Quindi se si critica il pareggio di bilancio bisognerebbe criticare anche il sistema attraverso cui lo stato si finanzia.
Dunque l’austerità economica non è direttamente colpa della Germania, è un dato di fatto dovuto alle regole che tutti fino ad oggi hanno elogiato.
Come si può criticare il pareggio di bilancio senza una critica del trattato di Maastricht nel suo articolo 104,che istituì il divieto alle Banche centrali di finanziare i governi?
Se le banche centrali non possono finanziare i governi e il mercato di capitali privati non compra titoli di debito se non ad un interesse da default, l’unica strada imposta è quella dell’austerità.
Certamente l’austerità significa diminuire il pil, certamente il debito continua ad aumentare ma in misura inferiore a quanto accadeva 5 anni fa.
E’ chiaro che una situazione nella quale il pil scende e il debito aumenta porta comunque al fallimento di uno stato, ma lo porta in maggior tempo.
Quindi l’austerità economica non risolve il problema lo ritarda, e se non si fosse applicata oggi l’Italia starebbe peggio della Grecia, ma salvare l’italia non è come salvare la Grecia.
Ed anche lì la ricetta dell’austerità non è la salvezza ma ritarda solo quello che capiterà comunque.
Quindi sarebbe ora che si prendesse atto dell’errore fatto in precedenza che ha portato l’Italia non solo ad avere un debito enorme, ma a pagare negli ultimi decenni una quantità di interessi pari allo stesso ammontare debito.
E questo alto debito è causato dalla dipendeza dello stato dai capitali privati.
E questo alto debito ha costretto lo stato a politiche di austerità assolutamente necessarie, arrivati a questo punto.
E questo alto debito ha negli ultimi decenni portato ad una crescita del pil piu bassa.
Arrivati a questo punto le regole di austerità economica sono indispensabili, anche se venisse corretto l’errore di impostazione iniziale, cioè la possibilità per lo stato di essere finanziato dalla banca centrale.
07:45 il 25 September, 2014	Permalink
Italia e Irlanda : riforme differenti , risultati differenti Pare che l’economia irlandese quest’anno cresca e parecchio.
Da prendere come esempio sono i suoi intenti economici sopratutto in ambito finanziario, stanno infatti decidendo di restituire debiti per 22 miliardi di euro con un tasso di interesse al 5% per sostituirli con altri 22 miliardi ma a tassi attuali di mercato che sono del 3% per ottenere un risparmio di 400 milioni annui, la strategia che ho sempre suggerito.
L’altro fattore interessante è quello della stampa di euro fatta direttamente dalla banca centrale irlandese al posto della BCE per oltre 50 miliardi di euro nel 2011, anche questa è la misura che ho sempre consigliato.
Poi va bene, ci sono le riforme economiche,con l’abbassamento degli stipendi dei lavoratori con l’innalzamento delle tasse sui profitti, ma tenendo bassissima la tassazione sulle imprese.
Enorme taglio della spesa pubblica in rapporto al PIL, oltre 10 punti percentuali.
Applicazione della strategia basata sulla green economy, con piu tasse per chi inquina, a cominciare dalle automobili.
Raccolta differenziata e tassazione piu alta nei luoghi dove non viene effettuata.
Certo è verissimo che negli scorsi anni l’irlanda non ha avuto la crescita che si aspettava, anzi c’è stata una contrazione della produzione, ma le politiche di contenimento del debito e della spesa pubblica sono recessive negli anni sucessivi alla loro applicazione, ma se fatte nel modo giusto permettono successivamente di recuperare competitività.
L’austerità non permette necessariamente di recuperare competitività, può al contrario trasformarsi in una spirale recessiva ancora peggiore, l’esempio è l’italia che negli ultimi 3 anni ha aumentato le tasse per decine e decine miliardi, con l’aumento delle vecchie tasse(un esempio su tutti l’IVA passata dal 20% al 22%) , con la creazione di nuove tasse(ad esempio l’IMU) e con l’aumento della tassazione locale dovuta ai tagli dello stato centrale.
Questo aumento di entrate non si è tradotto in allentamento fiscale sul lavoro ed in particolare sulle aziende.
Questo significa l’avvitamento della crisi e la perdita di prodotto interno lordo magari proprio varso l’irlanda che le riforme le ha fatte e quando la disoccupazione(che era al 15% e oggi è sotto al 12%) tornerà ai livelli pre-crisi, le entrate aumenteranno e i lavoratori potranno essere pagati di piu di oggi.
07:39 il 25 September, 2014	Permalink
Cancelliamo il TFR dalla storia Forse siamo arrivati alla terza riforma del trattamento di fine rapporto in soli 10 anni.
Le precedenti hanno privato le aziende della liquidità al tasso di rivalutazione dell’1,5% per farla finire in un fondo statale o in fondi integrativi privati.
Sono state spostate decine di miliardi di euro dall’economia reale all’economia finanziaria.
Considerando poi quanto sia facile in questo periodo ottenere un prestito bancario, si può immaginare il giovamento che ne ha tratto il PIL.
Certo qualcuno oggi si è svegliato ed ha capito che era il caso di imporre alle banche la concessione di prestiti all’economia reale.
Come al solito si chiude il cancello quando i buoi sono scappati.
Forse la cosa migliore da fare è la cancellazione totale del TFR.
Tutti gli attori potrebbero trarne un beneficio.
Il TFR andrebbe così ad aggiungersi alla busta paga lorda ricevuta dal lavoratore, su cui verrebbero pagate le tasse.
Il lavoratore ottiene piu soldi, lo stato incamera piu denaro.
50 miliardi della cassa depositi e prestiti vengono dati alle imprese come fondo perequativo, ma al tasso di interesse dell’1%, ovvero piu basso di quello attualmente previsto per la rivalutazione del TFR, così anche le aziende ne traggono un vantaggio economico diretto
Anche dal punto di vista della sburocratizzazione e semplificazione ci sarebbe un beneficio, togliendo una voce di calcolo.
Per i lavoratori che hanno sottoscritto un fondo per la pensione integrativa, si può prevedere la possibilità che quei soldi continuino a giungere a tale fondo.
Il singolo lavoratore riceve la cifra in busta paga e la sua banca versa mensilmente la cifra concordata in precedenza, per il lavoratore non cambierebbe nulla.
In questo caso l’unica differenza sarebbe la detassazione di quella parte di remunerazione che dopo essere finita in busta paga finisce nel fondo pensione.
Per far questo il lavoratore la inserisce nel modello della dichiarazione dei redditi, esattamente come si può già fare ad esempio con i cedolini dell’assicurazione automobilistica.
07:37 il 25 September, 2014	Permalink
Etichette: articolo 18 ( 3 ), cassa integrazione ( 2 ) riforme killer : cassa integrazione e art. 18 Quando si dice di voler riformare gli ammortizzatori sociali e voler dare ai lavoratori l’assegno di disoccupazione e dei corsi per creare una nuova formazione del lavoratore bisogna valutare anche i rischi.
Ci sono mezzo milione di persone che stanno utilizzando questo strumento, se dall’oggi al domani venisse tolto sarebbero da considerare disoccupate, e questo farebbe aumentare del 3% la disoccupazione complessivamente rilevata.
Se è vero che l’attuale sistema non permette la formazione del lavoratore va tenuto conto che quel lavoratore è già formato per il lavoro che sta svolgendo, ed in una buona percentuale di casi la cassa integrazione permette al lavoratore di rientrare sul luogo di lavoro senza bisogno di ulteriori aggiornamenti professionali.
A tal proposito sarebbe da valutare il numero di lavoratori che usufruendo di questo strumento sono poi riusciti a continuare l’attività lavorativa e quanti invece sono diventati disoccupati.
Questa analisi permette di ottenere una percentuale che poi va comparata con la percentuale di neo-assunti che hanno beneficiato in questi anni della disoccupazione e dei corsi di formazione.
In pratica si ottiene una constatazione numerica che permette di capire se è piu facile ritornare ad avere il lavoro dopo alcuni mesi in cassa integrazione o se invece funziona meglio l’assegno di disoccupazione associato al corso di formazione.
Va rilevato come sia determinante in questo momento salvaguardare il piu possibile il lavoro, non tanto quello del singolo occupato, quanto quello delle commesse e degli ordinativi delle imprese, che possono finire all’estero in un qualsiasi momento.
Le aziende sono contenitori di conoscenze sulle loro produzioni e vanno salvaguardate.
E’ piu facile che l’azienda non sia redditizia per colpa dello stato che per colpa della propria organizzazione del lavoro.
La stessa azienda che va all’estero ottiene grandi successi.
Dare l’assegno di disoccupazione senza aver prima dato la cassa integrazione significa sventolare bandiera bianca e lasciare libere le aziende di andarsene in poco tempo.
Dar loro la possibilità della cassa integrazione permette anche di fare investimenti per migliorare la produzione, mettendo da parte per qualche tempo i lavoratori, ma salvaguardandone il ruolo
Piu che cancellare le casse integrazioni, quelle ordinarie e quelle straordinarie forse sarebbe meglio modificarne la durata, renderle piu corte nel passaggio dall’una all’altra, cosicchè da un lato si può arrivare prima agli assegni di disoccupazione, ma dall’altro con una fiscalità che deve essere di vantaggio e con i contratti di solidarietà associati con l’innalzamento delle tasse sugli eventuali profitti, si può chiudere il cerchio in cui tutte le ziende prima di lasciare per strada i lavoratori utilizzano gli strumenti per potersi rilanciare.
Ad esempio la detassazione totale degli investimenti fatti dalle aziende che utilizzano la cassa integrazione in deroga ma che prendono l’impegno di continuare a dare occupazione a tutti i lavoratori assunti.
Se viene tolta la cassa integrazione come può un ente pubblico salvare l’occupazione se non viene nemmeno a conoscenza che quell’azienda è in crisi?
Verranno licenziati un tot. di dipendenti senza nemmeno un dichiarato stato di crisi aziendale, con il solo scopo di ridurre le perdite, alcuni mesi dopo ne verranno licenziati altri e nessuno ne saprà nulla fin quando l’azienda chiuderà i battenti.
Oggi la cassa integrazione consente all’ente pubblico di monitorare la situazione e intervenire per tempo trattando con i datori di lavoro, ma sopratutto i lavoratori sono informati della situazione,ma domani non sarà piu così.
In pratica queste riforme sono un killeraggio occupazionale, con la modifica dell’articolo 18 si dice all’impresa in difficoltà che può licenziare per motivi economici, si stà dicendo all’impresa che i lavoratori diventano disoccupati e che non c’è una minima reazione dello stato per salvaguardare il loro posto di lavoro.
Non c’è alcuno sforzo di imprese e stato nell’investire per permettere alla produzione di essere competitiva e far riconquistare al lavoratore quel posto di lavoro.
Lo stato semplicemente dice all’impresa : se sei in difficoltà economica licenzia i lavoratori e i conti tornano.
Infine, non è detto che i cassintegrati non possano comunque svolgere delle attività al servizio del proprio comune o dei corsi di formazione per alcune ore a settimana, visto che ricevono soldi dallo stato.

References: articolo 18
 articolo 18
 articolo 18
 articolo 104
 articolo 18
 art. 18