Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-della-strada/art-190-codice-della-strada-comportamento-dei-pedoni
Timestamp: 2019-05-20 09:43:22+00:00

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Art. 190 codice della strada: Comportamento dei pedoni | La Legge per tutti
Art. 190 codice della strada: Comportamento dei pedoni
1. I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione. Da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere, ai pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, è fatto obbligo di marciare su unica fila.
2. I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei soprapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri.
3. È vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni; è inoltre vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali, qualora esistano, anche se sono a distanza superiore a quella indicata nel comma 2.
4. È vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità; è, altresì, vietato, sostando in gruppo sui marciapiedi, sulle banchine o presso gli attraversamenti pedonali, causare intralcio al transito normale degli altri pedoni.
7. Le macchine per uso di bambini o di persone invalide, anche se asservite da motore, con le limitazioni di cui all’art. 46, possono circolare sulle parti della strada riservate ai pedoni, secondo le modalità stabilite dagli enti proprietari delle strade ai sensi degli articoli 6 e 7.
8. La circolazione mediante tavole, pattini od altri acceleratori di andatura è vietata sulla carreggiata delle strade.
9. È vietato effettuare sulle carreggiate giochi, allenamenti e manifestazioni sportive non autorizzate. Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini od altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti.
10. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 ad euro 100.
Nell’immaginario collettivo pare che il pedone, non essendo alla guida di un autoveicolo, non sia tenuto ad osservare il codice della strada e che in strada possa comportarsi come vuole, con pochi vincoli e obblighi. Non è vero: l’articolo 190 del codice della strada elenca una serie di regolamenti proprio per chi si muove a piedi in strada e indica anche le sanzioni nel caso in cui tali indicazioni non vengano seguite.
Questo articolo regolamenta il comportamento dei pedoni indicando che essi hanno l’obbligo di camminare sui marciapiedi o sulle corsie loro dedicate e che, soltanto nel caso la strada ne sia sprovvista, possono camminare sulla carreggiata, avendo comunque cura di tenersi sui margini e di non invadere la parte riservata al movimento degli autoveicoli.
Il legislatore si è preoccupato soprattutto di regolamentare il momento più pericoloso della coabitazione stradale di pedoni e automobilisti: l’attraversamento della strada. L’articolo 190 indica che, se le strisce pedonali si trovano a meno di 100 metri da loro, i pedoni devono fare necessariamente qualche passo in più e raggiungerle mentre, solo se esse sono più lontane di 100 metri, possono attraversare lì dove sono, prendendo tutte le cautele del caso. Naturalmente attraversare la strada, anche sulle strisce, deve essere un atto da compiere velocemente, senza essere di intralcio alla circolazione veicolare: quindi, niente smartphone e tanta attenzione. Ma il legislatore non si è limitato ad ammonire i pedoni di non costituire un intralcio per i veicoli, lo ha fatto anche nei confronti degli altri pedoni, indicando il divieto di sostare in gruppo sui marciapiedi o sui margini della carreggiata, proprio per evitare che venga ostacolato il procedere delle altre persone.
La sanzione per chi viola queste disposizioni va da 25 a 100 euro.
Nel comma 9 si parla espressamente di divieto di svolgere sulle strade manifestazioni sportive non autorizzate, giochi e allenamenti. Non ci sono riferimenti espliciti a coloro che fanno running che, quindi, sono equiparati ai normali utenti della strada e devono seguire le indicazioni dell’articolo 190. Poiché, purtroppo, molto spesso nelle nostre città non esistono percorsi da training sicuri, chi vuole compiere il proprio allenamento per strada deve rispettare la normativa stradale: muoversi sulla parte corretta della carreggiata e attraversare seguendo le regole indicate. A ben guardare il runner non potrebbe neppure correre sui marciapiedi o sulle piste pedonali, essendo destinate ai pedoni, né sulle piste ciclabili, destinate alle biciclette. Restano solo i parchi, quando possibile.
Il comune buon senso ha fatto ritenere che il pedone fosse il soggetto più debole e la legge l’ha sempre tutelato. Tuttavia, negli anni più recenti, per evitare comportamenti pericolosi è stato considerato con maggiore attenzione l’articolo 190. Anche se le sanzioni ai pedoni vengono ancora considerate notizie da telegiornale, in realtà occorre riflettere bene sulle loro motivazioni che sono tutte collegate alla ricerca della sicurezza sulla strada, sia per gli automobilisti che per i pedoni stessi. La giurisprudenza, anche se di recente, ha valorizzato il concetto di concorso di responsabilità, continua a tutelare il pedone come soggetto più debole.
Con la sentenza n. 33207/2013 la Corte di Cassazione ha sancito il concetto per cui il conducente di un veicolo ha l’obbligo anche di prevedere le eventuali imprudenze e/o trasgressioni al codice della strada da parte degli altri utenti, come nel caso di un investimento avvenuto per l’attraversamento irregolare di un pedone. In altre parole, la responsabilità è sempre in carico al conducente che ha l’obbligo di prevedere tutte le situazioni che possono avvenire in base al comportamento imprudente di un pedone.
Sentenza 31/07/2013 n°33207 Corte di Cassazione
Per equilibrare il rapporto tra diritti e doveri dell’automobilista e del pedone la giurisprudenza ha individuato alcuni comportamenti del pedone in grado di aumentare la sua responsabilità in caso di incidente. Tra questi ricordiamo l’attraversamento con il rosso o fuori dalle strisce, se queste sono entro i 100 metri o quello effettuato con un modo di fare imprudente, ad esempio tagliando diagonalmente un incrocio. A tal proposito ricordiamo la sentenza n.23519/2015 della Corte di Cassazione a proposito del caso di un pedone che attraversando al di fuori delle strisce pedonali una strada di grande scorrimento, in condizioni di scarsa visibilità, si era trovato all’improvviso di fronte ad un’autovettura che non l’aveva potuto evitare. La Corte ha sostenuto che il conducente non doveva essere ritenuto responsabile perché il comportamento del pedone era stato così imprevedibile e imprudente da non consentire all’autista di effettuare una qualsiasi manovra.
Sentenza n. 23519/2015 della Corte di Cassazione
Un approfondimento ulteriore si ha con la sentenza n. 8112/2017 della Corte di Cassazione che riguarda il caso del pedone che attraversa fuori dalle strisce, sebbene esse fossero a circa 45 metri di distanza, su una strada rettilinea in condizioni di ottima visibilità e viene investito da un’auto che procede a grande velocità. La Corte d’Appello ha giudicato corretto decidere per un concorso di colpa, 25% per il pedone e 75% per l’automobilista. In sede di ricorso, la Corte Suprema ha confermato tale decisione ribadendo il concetto che chi guida un mezzo meccanico, oltre ad averne il pieno controllo, deve anche avere la capacità di prevedere le possibili imprudenze altrui.
Sentenza n. 8112/2017 della Corte di Cassazione

References: Art. 190
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