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Modello di Organizzazione e Controllo ex D.Lgs. 8 Giugno 2001 N Cementir Holding S.p.A. - PDF
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1 Modello di Organizzazione e Controllo ex D.Lgs. 8 Giugno 2001 N. 231 Cementir Holding S.p.A. Roma, 8 maggio 2008
2 INDICE PREMESSA...4 CORPORATE GOVERNANCE...4 STRUTTURA ORGANIZZATIVA...5 SEZIONE PRIMA IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI I REATI PREVISTI DAL DECRETO REATI IN DANNO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE REATI SOCIETARI REATI DI ABUSO DI MERCATO LE SANZIONI COMMINATE DAL DECRETO CONDIZIONE ESIMENTE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA LE LINEE GUIDA DI CONFINDUSTRIA SEZIONE SECONDA IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E CONTROLLO DI CEMENTIR HOLDING S.P.A FINALITÀ DEL MODELLO DESTINATARI DEL MODELLO ELEMENTI FONDAMENTALI DEL MODELLO CODICE ETICO E MODELLO GRUPPO CEMENTIR PRESUPPOSTI DEL MODELLO INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO E DEFINIZIONE DEI PROTOCOLLI IDENTIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO DEFINIZIONE DEI PROTOCOLLI REGOLE COMPORTAMENTALI DI CARATTERE GENERALE COMPORTAMENTI DA TENERE NEI RAPPORTI CON PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E CON LE AUTORITÀ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 2
3 2.10. COMPORTAMENTI DA TENERE NELL AMBITO DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI RISPETTO AI REATI SOCIETARI (ART 25TER DEL D.LGS. 231/2001) COMPORTAMENTI DA TENERE NELL AMBITO DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI RISPETTO AI REATI FINANZIARI O DI ABUSO DI MERCATO (ART 25 SEXIES DEL D.LGS. 231/2001 E GLI ILLECITI AMMINISTRATIVI PREVISTI DALL ART. 187 QUINQUIES DEL TUF) SEZIONE TERZA ORGANISMO DI VIGILANZA PREMESSA POTERI E FUNZIONI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA REPORTING DELL ORGANISMO DI VIGILANZA FLUSSI INFORMATIVI NEI CONFRONTI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA SEZIONE QUARTA SISTEMA DISCIPLINARE DESTINATARI E APPARATO SANZIONATORIO AGGIORNAMENTO DEL MODELLO INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEL PERSONALE MODELLO E SOCIETÀ DEL GRUPPO...34 Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 3
4 PREMESSA Cementir Holding - S.p.A. è una società quotata alla Borsa italiana nel segmento Blue Chip, attiva nel settore della produzione e commercializzazione del cemento e del calcestruzzo, con una forte presenza internazionale anche in posizione di leadership. Cementir Holding - S.p.A. - a seguito della riorganizzazione del gruppo Cementir, è diventata con decorrenza la holding del Gruppo con funzioni di mero indirizzo e controllo. In particolare, Cementir Holding - S.p.A. è la nuova denominazione sociale della già Cementir - Cementerie del Tirreno S.p.A., avendo quest ultima conferito con atto del il ramo di azienda industriale Cementir, comprendente le sole attività italiane del Gruppo, in una società interamente controllata, Cementir Italia S.r.l. CORPORATE GOVERNANCE Composizione e ruolo del Consiglio di Amministrazione Il Consiglio di Amministrazione della Cementir Holding S.p.A. è stato nominato dall Assemblea in data per il triennio così come modificato con l Assemblea del e scadrà, quindi, con l approvazione del bilancio al Il Consiglio è attualmente composto da quindici membri, in maggioranza non esecutivi ed annovera 4 Consiglieri indipendenti, oltre ad un Presidente onorario che partecipa alle riunioni del Consiglio di Amministrazione a scopo consultivo e senza diritto di voto. Al Presidente sono conferiti i più ampi poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione della Società, con la sola esclusione di quelli riservati all Assemblea ed al Consiglio dallo Statuto e dalla Legge; in caso di assenza od impedimento del Presidente, i relativi poteri sono esercitati dal Vice Presidente. In particolare il Consiglio di Amministrazione: - attribuisce le deleghe agli amministratori delegati ed al comitato esecutivo; - determina, esaminate le proposte dell apposito comitato e sentito il collegio sindacale, la remunerazione degli amministratori delegati e di quelli che ricoprono particolari cariche; - vigila sull andamento generale della gestione con particolare attenzione alle situazioni di conflitto di interessi; - esamina ed approva le operazioni aventi un significativo rilievo economico, patrimoniale e finanziario, con particolare riferimento alle operazioni con parti correlate; - verifica l adeguatezza dell assetto organizzativo ed amministrativo generale della Società e del Gruppo predisposto dagli amministratori delegati delle singole società. Collegio Sindacale Il Collegio Sindacale è composto da 3 membri effettivi e 3 supplenti eletti con voto di lista. In possesso dei prescritti requisiti di indipendenza ed onorabilità e con specifiche ed elevate competenze professionali. Comitato Esecutivo Al Comitato Esecutivo, composto dal presidente e da due consiglieri non esecutivi sono delegati i poteri del Consiglio di Amministrazione, salvo quelli espressamente a questo riservati dallo Statuto o dalla Legge. Comitato per il Controllo Interno Il Comitato per il Controllo Interno è composto da 3 membri, di cui la maggioranza sono consiglieri indipendenti; ha funzioni consuntive e propositive in ordine alla verifica dell effettivo rispetto delle procedure interne, sia operative che amministrative, adottate al fine di garantire una sana ed efficiente gestione, nonché ha il compito di identificare, prevenire e gestire nei limiti del possibile rischi di natura finanziaria ed operativa nonché frodi a danno della società. In particolare il Comitato per il Controllo Interno: definisce le linee di indirizzo del sistema dei controlli interni verificandone l adeguatezza ed il funzionamento; valuta il piano di lavoro preparato dal preposto al controllo interno e riceve dallo stesso le relazioni periodiche; valuta, unitamente ai responsabili amministrativi della società ed ai revisori, l adeguatezza dei principi contabili Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 4
5 utilizzati e, per il gruppo, l omogeneità degli stessi ai fini della redazione del bilancio consolidato; valuta le proposte formulate dalle società di revisione per l affidamento dell incarico di revisione, nonché il piano di lavoro predisposto per dette attività ed i risultati esposti nella relazione e nella lettera di suggerimenti; riferisce al consiglio almeno semestralmente in occasione dell approvazione del bilancio e della relazione semestrale sull attività svolta e sull adeguatezza del sistema di controllo interno; svolge gli ulteriori compiti che gli vengono attribuiti dal Consiglio di Amministrazione, con particolare riguardo ai rapporti con la società di revisione; svolge le proprie funzioni in coordinamento con il Collegio Sindacale il cui Presidente o sindaco da quest ultimo incaricato, partecipa ai lavori del comitato stesso. La Società ha anche istituito una Funzione di Internal Auditing alle dirette dipendenze del Presidente, con il compito di verificare l effettivo rispetto delle procedure interne, sia operative che amministrative, adottate al fine di garantire una corretta gestione, nonché al fine di identificare, prevenire e gestire, per quanto possibile, i rischi di natura finanziaria ed operativa nonché i rischi di frodi in danno della società. Il responsabile dovrà riferire del proprio operato al Comitato per il Controllo Interno, al Presidente ed ai Sindaci. Comitato per la Remunerazione Il Comitato per la remunerazione, composto in maggioranza da Consiglieri indipendenti, ha l incarico di formulare proposte al Consiglio di Amministrazione per la remunerazione degli amministratori delegati e/o di quelli che ricoprono particolari cariche, anche mediante l utilizzo di strumenti di incentivazione variabile legati ai risultati economici conseguiti dalla società e/o al raggiungimento di obiettivi specifici ivi comprese le stock option, nonché, su indicazione degli amministratori delegati, per la determinazione dei criteri per la remunerazione dell alta direzione della società, fermo restando la competenza degli amministratori delegati con riguardo alla definizione dei criteri e livelli remunerativi dell alta direzione. STRUTTURA ORGANIZZATIVA La Società si è dotata di una struttura organizzativa e professionale in funzione delle dimensioni e della struttura operativa del Gruppo, individuando con precisione i ruoli chiave dell organizzazione, le funzioni e le specifiche responsabilità assegnate. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 5
6 SEZIONE PRIMA 1. IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI Il D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che reca la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito anche il Decreto o il D. Lgs. 231/2001 ), entrato in vigore il 4 luglio 2001 in attuazione dell art. 11 della Legge Delega 29 settembre 2000 n. 300, ha introdotto nell ordinamento giuridico italiano, conformemente a quanto previsto in ambito comunitario, la responsabilità amministrativa degli enti, ove per enti devono intendersi le società commerciali, di capitali e di persone, e le associazioni, anche prive di personalità giuridica. Tale nuova forma di responsabilità, sebbene sia definita amministrativa dal legislatore, presenta i caratteri propri della responsabilità penale, essendone rimesso l accertamento al giudice penale competente dei reati dai quali essa è fatta derivare, ed essendo estese all ente le medesime cautele e garanzie del processo penale. La responsabilità amministrativa dell ente deriva dal compimento di reati, espressamente indicati nel D. Lgs. 231/2001, commessi, nell interesse o a vantaggio dell ente, da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, o che ne esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo (c.d. soggetti apicali ), ovvero che siano sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (c.d. sottoposti ). Oltre all esistenza dei requisiti sin qui descritti, il Decreto richiede anche l accertamento della colpevolezza dell ente, al fine di poterne affermare la responsabilità. Tale requisito è riconducibile ad una colpa da organizzazione, da intendersi quale mancata adozione, da parte dell ente, di misure preventive idonee a prevenire la commissione dei reati di cui al successivo paragrafo, da parte dei soggetti espressamente individuati dal Decreto. Laddove l ente sia in grado di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un organizzazione idonea ad evitare la commissione di tali reati, attraverso l adozione del Modello di Organizzazione e Controllo previsto dal Decreto, questi non risponderà a titolo di responsabilità amministrativa I REATI PREVISTI DAL DECRETO I reati, dal cui compimento è fatta derivare la responsabilità amministrativa dell ente, sono quelli espressamente e tassativamente richiamati dal D. Lgs. 231/2001 e successive modifiche ed integrazioni. Si elencano di seguito i reati che, allo stato, sono inclusi nel perimetro di applicazione del Decreto, precisando tuttavia che si tratta di un elenco destinato presumibilmente ad ampliarsi nel prossimo futuro: 1. Reati contro la Pubblica Amministrazione (Artt. 24 e 25 del D. Lgs. 231/2001): Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 316 ter c.p.); Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 316 bis c.p.); Truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.); Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.); Frode informatica a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640 ter c.p.); Corruzione per un atto d ufficio (art 318 c.p.) Corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio (319 c.p.) Corruzione in atti giudiziari ( 319 Ter c.p.) Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.); Corruzione di persone incaricate di pubblico servizio (art. 320 c.p.) Concussione (art. 317 c.p.) Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità Europee e di funzionari delle Comunità Europee e di Stati esteri. (art. 322 bis c.p.) 2. Reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, introdotti dalla Legge 409/2001 (Art. 25 bis D. Lgs. 231/2001 ): Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); Alterazione di monete (art. 454 c.p.); Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di carta filigranata (art. 460 c.p.); Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 6
7 Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo, o di carta filigranata (art. 461 c.p.); Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); Uso di valori bollati contraffatti o alterati (art. 464, commi 1 e 2, c.p.); Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.). 3. Reati societari, introdotti dal D. Lgs. 61/2002 e parzialmente modificati dalla Legge 262/2005 (Art. 25 ter D. Lgs. 231/2001 ): False comunicazioni sociali (art c.c.); False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art c.c.); Falso in prospetto (ora art. 173 bis del D. Lgs. 58/1998) Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art. 2624, commi 1 e 2, c.c.); Impedito controllo (art. 2625, comma 2, c.c.); Formazione fittizia del capitale (art c.c.); Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.); Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.); Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.); Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.); Omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.); Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.); Illecita influenza sull assemblea (art c.c.); Aggiotaggio (art c.c.); Ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638, commi 1 e 2, c.c.). 4. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili e Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, introdotti e modificati rispettivamente dalla Legge 7/2006 e dalla Legge 7/2003 (Art. 25 quater, 25 quater.1 del D. Lgs. 231/2001 ) 5. Delitti contro la personalità individuale, introdotti dalla Legge 228/2003 e parzialmente modificati con la Legge 38/2006 (Art. 25 quinquies D. Lgs. 231/2001 ): Riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.); Tratta e commercio di schiavi (art. 601 c.p.); Alienazione e acquisto di schiavi (art. 602 c.p.); Prostituzione minorile (art. 600 bis, commi 1 e 2, c.p.); Pornografia minorile (art. 600 ter c.p.); Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600 quinquies c.p.); Detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c.p.) 6. Abusi di mercato, introdotti dalla Legge 62/2005 (Art. 25 sexies del D. Lgs. 231/2001, art. 187 quinquies del D. Lgs. 58/1998 ): Abuso di informazioni privilegiate (art. 184 D. Lgs. 58/1998); Manipolazione del mercato (art. 185 D. Lgs. 58/1998). Illeciti amministrativi in materia di market abuse (art. 187 bis e 187 ter D. Lgs. 58/1998) 7. Legge 16 marzo 2006 n. 146 Art. 10: Reati Transnazionali, definiti come quei reati commessi: i) da un gruppo criminale organizzato, ii) in più di uno Stato;iii) in uno Stato, nonostante una parte sostanziale delle preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato;iv) in uno Stato, nonostante in essi sia implicato un Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 7
8 gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in diversi Stati; v) in uno Stato nonostante abbia effetti sostanziali in un altro. Fattispecie tipiche di Reati Transnazionali sono: Associazione per delinquere (art. 416 c.p.); Associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.); Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi esteri (art. 291-bis del D.P.R. 43/1973); Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 del D.P.R. 309/1990); Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 del D. Lgs. 286/1998); Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria (art. 377-bis c.p.); Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) 8. Legge 3 agosto 2007 n. 123 Art. 9 (art. 25 septies) Misure in tema di tutela e della salute e della sicurezza sul lavoro Omicidio colposo (art. 589 c.p.); Lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) 9. Legge 21 novembre 2007 n. 231 Art. 63 comma 3 (art 25 octies): Ricettazione (art.648 c.p.); Riciclaggio (art. 648 bis c.p.); Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter). Il rischio di commissione dei reati di cui agli Artt. 25 bis, 25 quater, 25 quinquies, septies ed octies del Decreto e all art. 10 della Legge 146/2006, per quanto non si possa escludere tout court, è stato ritenuto remoto e, comunque, ragionevolmente coperto dai principi enunciati nel Codice Etico della Società, che vincola tutti i destinatari alla più rigorosa osservanza delle leggi e delle normative ad essa applicabili. Quanto alle altre fattispecie di reato contemplate dal Decreto, di seguito si riporta una breve descrizione dei reati che potrebbero potenzialmente riguardare la Società; ovvero dei reati in danno della Pubblica Amministrazione, dei reati societari e di abuso di mercato (artt. 24, 25, 25-ter, 25-sexies) REATI IN DANNO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Truffa aggravata in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640, comma 2 n. 1, c.p.) Il reato si configura qualora, utilizzando artifici o raggiri e in tal modo inducendo taluno in errore, si consegua un ingiusto profitto, in danno dello Stato, di altro ente pubblico o dell Unione Europea. Tale reato può realizzarsi quando, ad esempio, nella predisposizione di documenti o dati per la partecipazione a procedure di gara, si forniscano alla Pubblica Amministrazione informazioni non veritiere (ad esempio supportate da documentazione artefatta), al fine di ottenerne l aggiudicazione. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) Il reato si configura qualora la condotta di truffa sopra descritta abbia ad oggetto finanziamenti pubblici, comunque denominati, erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dall Unione Europea. Tale fattispecie può realizzarsi nel caso in cui si pongano in essere artifici o raggiri, ad esempio comunicando dati non veri o predisponendo una documentazione falsa, per ottenere finanziamenti pubblici. Malversazione a danno dello Stato (art. 316bis c.p.) Il reato punisce il fatto di chi, avendo ottenuto dallo Stato, da altro ente pubblico o dalla Unione Europea, finanziamenti, comunque denominati, destinati a favorire la realizzazione di opere o attività di pubblico interesse, non li destina agli scopi previsti. Poiché il fatto punito consiste nella mancata destinazione del finanziamento erogato allo scopo previsto, il reato può configurarsi anche con riferimento a finanziamenti ottenuti in passato e che non vengano ora destinati alle finalità per cui erano stati erogati. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 8
9 Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316ter c.p.) Il reato si configura nei casi in cui - mediante l utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o mediante l omissione di informazioni dovute - si ottengano, senza averne diritto, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dall Unione Europea. In questo caso, contrariamente a quanto visto in merito al punto precedente (art. 316bis), non assume alcun rilievo la destinazione dei finanziamenti pubblici erogati, poiché il reato si consuma al momento del loro indebito - ottenimento. Va infine evidenziato che tale reato, avendo natura residuale, si configura solo qualora la condotta non integri gli estremi del più grave reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640 bis c.p.). Frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640ter, comma 1, c.p.) Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui, alterando il funzionamento di un sistema informatico o telematico o manipolando i dati in esso contenuti, si ottenga un ingiusto profitto arrecando danno allo Stato o ad altro ente pubblico. In concreto, il reato in esame potrebbe configurarsi qualora, una volta ottenuto un finanziamento, venisse violato il sistema informatico della Pubblica Amministrazione al fine di inserire un importo superiore a quello legittimamente ottenuto. Concussione (art. 317 c.p.) Il reato si configura nel caso in cui un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, abusando della sua qualità o del suo potere, costringa o induca taluno a dare o promettere indebitamente, a sé o ad altri, denaro o altra utilità. Il reato in esame presenta profili di rischio contenuti ai fini del D.Lgs. 231/01: trattandosi infatti di un reato proprio di soggetti qualificati, la responsabilità dell ente potrà ravvisarsi solo nei casi in cui un Dipendente od un Agente della Società, nell interesse o a vantaggio della stessa, concorra nel reato del pubblico ufficiale o dell incaricato di pubblico servizio, che, approfittando della loro posizione, esigano prestazioni non dovute. Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi. (art. 357 cod. pen.). Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale (art. 358 cod. pen.). Corruzione (artt c.p.) Il reato si configura nel caso in cui un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio si faccia dare o promettere, per sé o per altri, denaro o altra utilità per compiere, omettere o ritardare atti del suo ufficio ovvero per compiere atti contrari ai suoi doveri di ufficio. Il reato si configura altresì nel caso in cui l indebita offerta o promessa sia formulata con riferimento ad atti conformi o contrari ai doveri d ufficio già compiuti dal pubblico agente. Il reato sussiste dunque sia nel caso in cui il pubblico ufficiale, dietro corrispettivo, compia un atto dovuto (ad esempio: velocizzare una pratica la cui evasione è di propria competenza), sia nel caso in cui compia un atto contrario ai suoi doveri (ad esempio: garantire l illegittima aggiudicazione di una gara). Tale ipotesi di reato si differenzia dalla concussione, in quanto tra corrotto e corruttore esiste un accordo finalizzato a raggiungere un vantaggio reciproco, mentre nella concussione il privato subisce la condotta del pubblico ufficiale o dell incaricato del pubblico servizio. A norma dell art. 321 c.p., le pene previste per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio si applicano anche ai privati che danno o promettono a quest ultimi denaro o altra utilità. Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.) La pena prevista per tale reato si applica a chiunque offra o prometta denaro ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per indurlo a compiere un atto contrario o conforme ai doveri d ufficio, qualora la promessa o l offerta non vengano accettate. Parimenti, si sanziona la condotta del pubblico agente che solleciti una promessa o un offerta da parte di un privato Corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter) Il reato si configura nel caso in cui taluno offra o prometta ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 9
10 servizio denaro o altra utilità al fine di favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo. Potrà dunque essere chiamata a rispondere del reato la società che, essendo parte in un procedimento giudiziario, corrompa un pubblico ufficiale (non solo un magistrato, ma anche un cancelliere od altro funzionario) al fine di ottenerne la positiva definizione. A completamento dell esame dei reati previsti dall art. 24 del decreto (concussione, corruzione, istigazione alla corruzione e corruzione in atti giudiziari), si evidenzia che, a norma dell art. 322 bis c.p., i suddetti reati sussistono anche nell ipotesi in cui essi riguardino pubblici ufficiali stranieri, ossia coloro che svolgano funzioni analoghe a quelle dei pubblici ufficiali italiani nell ambito di organismi comunitari, di altri Stati membri dell Unione Europea, di Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali REATI SOCIETARI False comunicazioni sociali e false comunicazioni sociali in danno dei soci e creditori(artt e 2622 c.c.) Si tratta di due modalità di reato la cui condotta tipica coincide quasi totalmente e che si differenziano per il verificarsi o meno di un danno patrimoniale per i soci o i creditori. La prima (art c.c.) è una fattispecie di pericolo ed è costruita come una contravvenzione dolosa; la seconda (art c.c.) è costruita come un reato di danno. Le due fattispecie si realizzano con l esposizione nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, di fatti materiali che, ancorché oggetto di valutazioni, non siano veritieri e possano indurre in errore i destinatari della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, con l intenzione di ingannare i soci, i creditori o il pubblico; ovvero l omissione, con la stessa intenzione, di informazioni sulla situazione medesima la cui comunicazione è imposta dalla legge. Si precisa che: - la condotta deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; - le informazioni false o omesse devono essere rilevanti e tali da alterare sensibilmente la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene; - la punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico d esercizio al lordo delle imposte non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all 1%; in ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate differiscono in misura non superiore al 10% di quella corretta; - la responsabilità si estende anche all ipotesi in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi. Soggetti attivi del reato sono gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione delle scritture contabili sociali, i sindaci e i liquidatori (reato proprio). Falso in prospetto (art. 173-bis D. Lgs. 58/1998) Commette il reato chi, nei prospetti richiesti ai fini della sollecitazione all investimento o dell ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche d acquisto o di scambio, espone false informazioni od occulta dati o notizie in modo idoneo da indurre in errore i destinatari del prospetto. Si precisa che: - deve sussistere la consapevolezza della falsità e l intenzione di ingannare i destinatari del prospetto (dolo generico); - la condotta deve essere idonea ad indurre in inganno i destinatari del prospetto; - la condotta deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto (dolo specifico). Il reato è costruito come un reato comune, che può essere commesso da chiunque ponga in essere la condotta incriminata. Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della Società di Revisione (art c.c.) Il reato consiste in false attestazioni od occultamento di informazioni, da parte dei responsabili della revisione, concernenti la situazione economica patrimoniale o finanziaria della società al fine di conseguire per sé o per gli altri un ingiusto profitto. La sanzione è più grave se la condotta ha cagionato un danno patrimoniale ai destinatari delle comunicazioni. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
11 Soggetti attivi sono i responsabili della Società di Revisione (reato proprio), ma i componenti degli organi di amministrazione di Cementir Holding S.p.A. ed i suoi dipendenti possono essere coinvolti a titolo di concorso nel reato. E, infatti, ipotizzabile il concorso eventuale, ai sensi dell art. 110 c.p., degli amministratori, dei sindaci, o di altri soggetti della società revisionata, che abbiano determinato o istigato la condotta illecita del responsabile della società di revisione. Impedito controllo (art c.c.) Il reato consiste nell ostacolare o impedire lo svolgimento delle attività di controllo e/o di revisione - legalmente attribuite ai soci, ad organi sociali o a Società di Revisione - attraverso l occultamento di documenti od altri idonei artifici. Il reato, imputabile esclusivamente agli amministratori, è punito più gravemente se la condotta ha causato un danno. Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.) Il reato si realizza quando gli Amministratori, fuori dai casi di legittima riduzione del capitale sociale, restituiscono anche simulatamene, i conferimenti ai soci o li liberano dall obbligo di eseguirli. Il reato è imputabile esclusivamente agli amministratori. Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.) Il reato consiste nella distribuzione da parte degli Amministratori di utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, o di riserve che non possono per legge essere distribuite. Si precisa che il reato si estingue se la restituzione degli utili o la ricostituzione delle riserve avviene prima del termine previsto per l approvazione del bilancio. Soggetti attivi del reato sono solo gli amministratori. Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali (art c.c.) Il reato si realizza quando gli Amministratori, al di fuori dei casi previsti dalla legge, cagionano una lesione all integrità del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge attraverso l acquisizione o la sottoscrizione di azioni della società, o della controllante. Soggetti attivi del reato sono anche in questo caso solo gli amministratori. Si precisa che il reato si estingue se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine previsto per l approvazione del bilancio relativo all esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la condotta. Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.) Il reato si realizza attraverso riduzioni di capitale sociale, fusioni con altre società o scissioni attuate in violazione delle disposizioni di legge e che cagionino danno ai creditori (reato di evento). Si fa presente che il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio estingue il reato. Soggetti attivi del reato sono, anche in questo caso, gli amministratori. Omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.) Il reato si realizza attraverso la violazione degli obblighi di informativa previsti dall art. 2391, 1 comma c.c. (conflitto di interessi) quando dalla violazione siano derivati danni alla società o a terzi. Formazione fittizia del capitale (art c.c.) Il reato si configura attraverso l aumento fittizio, anche solo parziale, del capitale sociale realizzato, da Amministratori o da Soci, mediante attribuzione di azioni in misura complessivamente superiore all ammontare del capitale sociale, sottoscrizione reciproca di azioni, sopravalutazione rilevante dei conferimenti di beni in natura o di crediti. Soggetti attivi del reato sono dunque gli amministratori e i soci. Indebita ripartizione dei beni sociali dei liquidatori (art c.c.) Il reato si configura nell ipotesi in cui i liquidatori cagionino un danno ai creditori ripartendo i beni sociali tra i soci prima del pagamento dei creditori sociali o dell accantonamento delle somme per soddisfarli. Soggetti attivi del reato sono dunque solo i liquidatori. Illecita influenza sull assemblea (art c.c.) Il reato si attua quando con atti simulati o con frode si determina la maggioranza in assemblea, allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto. Il reato può essere commesso da chiunque ( reato comune ), quindi anche da soggetti esterni alla società. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
12 Aggiotaggio (art c.c.) La realizzazione del reato avviene attraverso la diffusione di notizie false o attraverso operazioni o artifici che provochino una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati e/o idonei ad accrescere la fiducia del pubblico o di istituti finanziari nella stabilità patrimoniale. Anche questo è un reato comune che può essere commesso da chiunque. Ostacolo all esercizio delle autorità pubbliche di vigilanza (art c.c.) Il reato può realizzarsi attraverso due distinte modalità entrambe finalizzate ad ostacolare l attività di vigilanza delle autorità pubbliche preposte: 1) attraverso comunicazioni alle autorità di vigilanza di fatti, sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria, non corrispondenti al vero, ovvero con l occultamento, in tutto o in parte, di fatti che avrebbero dovuto essere comunicati; 2) attraverso il semplice ostacolo all esercizio delle funzioni di vigilanza, attuato consapevolmente, in qualsiasi modo. In entrambe le modalità descritte i soggetti attivi nella realizzazione del reato sono gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori REATI DI ABUSO DI MERCATO a) Abuso di informazione privilegiata ( art. 184 del D. Lgs 58/1998) Il reato si realizza quando colui che è in possesso di informazioni privilegiate, in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell emittente, della partecipazione al capitale dell emittente, ovvero dell esercizio dell attività lavorativa di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio: a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime; b) comunica tali informazioni agli altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione o dell ufficio; c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a) Informazione privilegiata è un informazione non pubblica, di carattere preciso, concernente la Cementir Holding S.p.A. e/o società sue controllate e che, se resa pubblica, è in grado di incidere in modo sensibile sul prezzo degli strumenti finanziari emessi dalla Cementir Holding Spa. Gli strumenti finanziari sono i seguenti: Strumenti finanziari quotati emessi dalla Cementir o da sue controllate; Strumenti finanziari che attribuiscono il diritto di sottoscrivere, acquistare o vendere le azioni; Strumenti finanziari di debito convertibili nelle azioni o scambiabili con esse; Strumenti finanziari derivati sulle azioni indicati dall art. 1, comma 3 del Testo Unico; Strumenti finanziari, equivalenti alle azioni, rappresentanti tali azioni; Azioni quotate emesse dalle società controllate dalla Cementir e gli strumenti finanziari di cui ai punti precedenti ad esse collegati; Azioni non quotate emesse da società controllate dalla Cementir quando il valore contabile della partecipazione nella società controllata rappresenta più del 50% dell attivo patrimoniale della Società, come risultante dall ultimo bilancio approvato, e gli strumenti finanziari di cui ai punti precedenti ad esse collegati. b) Manipolazione del mercato ( art. 185 del D. Lgs. 58/1998) La realizzazione del reato avviene attraverso la diffusione di notizie false o la realizzazione di operazioni simulate o di altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari. Illeciti Amministrativi ( art. 187-bis e 187 ter D. Lgs. 58/1998) Nelle stesse ipotesi di cui sopra [a) e b) ], salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa da euro centomila a euro quindici milioni, 1.3. LE SANZIONI COMMINATE DAL DECRETO Il sistema sanzionatorio descritto dal D. Lgs. 231/2001, a fronte del compimento dei reati sopra elencati, si articola nelle seguenti sanzioni amministrative : a) pecuniarie; b) interdittive; Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
13 c) confisca; d) pubblicazione della sentenza. a) Le sanzioni pecuniarie, che sono sempre applicate in caso di responsabilità dell ente sono determinate dal giudice attraverso un sistema basato su quote. L importo della singola quota va da un minimo di euro 258 ad un massimo di euro e viene fissato sulla base delle situazione economica/finanziaria dell ente, allo scopo di assicurare l effettività della sanzione. Il giudice determina il numero delle quote (in un numero non inferiore a 100 e non superiore a 1000) tenendo conto: 1) della gravità del fatto; 2) del grado della responsabilità dell ente; 3) dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. Le sanzioni possono essere ridotte qualora: l autore del reato abbia commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l ente non ne abbia ricavato un vantaggio, ovvero ne abbia ricavato un vantaggio minimo, oppure quando il danno cagionato è di particolare tenuità; prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, l ente abbia risarcito integralmente il danno oppure, abbia eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero si sia adoperato in tal senso, ovvero sia stato adottato un modello idoneo a prevenire la commissione di ulteriori reati. Nel caso dei reati di abusi di mercato se il prodotto o il profitto dell ente è di rilevante entità la sanzione è aumentata sino a 10 volte tale prodotto o profitto. b) Le sanzioni interdittive, che nei reati di maggior rilievo si applicano in aggiunta alle sanzioni pecuniarie, sono: l interdizione, temporanea o definitiva, dall esercizio dell attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; l esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto, temporaneo o definitivo, di pubblicizzare beni o servizi. Le sanzioni interdittive si applicano solo nei casi espressamente previsti e purché ricorra almeno una delle seguenti condizioni: l ente abbia tratto dal reato un profitto rilevante e il reato sia stato commesso da un soggetto apicale, oppure da un soggetto subordinato, se viene provato che la commissione del reato sia stata agevolata da gravi carenze organizzative; in caso di reiterazione degli illeciti. Le sanzioni interdittive hanno una durata da 3 mesi a 2 anni, ma possono, in casi eccezionali, essere applicate in via definitiva. Le sanzioni interdittive possono essere applicate anche in via cautelare, su richiesta del Pubblico Ministero, qualora sussistano gravi indizi della responsabilità dell ente e vi siano fondati e specifici elementi tali da far ritenere il concreto pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per cui si procede. Le sanzioni interdittive, tuttavia, non si applicano (o sono revocate, se già cautelarmene applicate) qualora l ente, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado: abbia risarcito o riparato il danno ed eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato o si sia efficacemente adoperato in tal senso; abbia eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato, adottando modelli organizzativi idonei a prevenire la commissione di nuovi reati; abbia messo a disposizione il profitto ai fini della confisca. c) In merito alla confisca è previsto che il prezzo o il profitto del reato sia sempre confiscato e che, qualora non sia possibile eseguire la confisca direttamente sul prezzo o sul profitto del reato, la confisca può avere ad oggetto somme di danaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
14 d) La pubblicazione della sentenza di condanna consiste nella pubblicazione della condanna una sola volta, per estratto o per intero a spese dell ente, in uno o più giornali indicati dal Giudice nella sentenza, nonché mediante affissione nel comune ove l ente ha la sede principale CONDIZIONE ESIMENTE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA Introdotta la responsabilità amministrativa dell ente, l art. 6 del D. Lgs. 231/2001 stabilisce che lo stesso non risponde a titolo di responsabilità amministrativa qualora dimostri che: l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, Modelli di Organizzazione e Controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei Modelli e di curarne il relativo aggiornamento, è stato affidato ad un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i Modelli di organizzazione, gestione e controllo; non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo. L adozione del Modello di Organizzazione e Controllo (ovvero di seguito il Modello ) consente, dunque, all ente di potersi sottrarre all imputazione di responsabilità amministrativa. La mera adozione di tale documento, da parte dell organo dirigente dell ente da individuarsi nel Consiglio di Amministrazione, non pare, tuttavia, sufficiente ad escludere tout court detta responsabilità, essendo necessario che il modello sia, al contempo, efficace ed effettivo. Con riferimento all efficacia del modello, il Decreto richiede che esso: individui le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati; preveda specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; individui modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; preveda obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza del modello. Con riferimento all effettività del modello, il Decreto richiede: la verifica periodica, e, nel caso in cui siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni imposte dal modello, o intervengano mutamenti nell organizzazione o nell attività dell ente, ovvero modifiche legislative, la modifica dello stesso; l adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle prescrizioni imposte dal modello LE LINEE GUIDA DI CONFINDUSTRIA L art. 6, comma 3, del Decreto dispone espressamente che i Modelli di Organizzazione e Controllo possano essere adottati sulla base di codici di comportamento predisposti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della Giustizia, il quale, di concerto con gli altri Ministeri competenti, potrà formulare, entro 30 giorni, osservazioni sull idoneità dei Modelli a prevenire i reati richiamati dal D.Lgs. 231/2001. Le Linee Guida di Confindustria sono state approvate dal Ministero della Giustizia con il D.M I successivi aggiornamenti, pubblicati in data e , sono stati approvati dal Ministero della Giustizia che ha giudicato tali Linee Guida idonee al raggiungimento delle finalità previste dal Decreto. Nella definizione del Modello di Organizzazione e Controllo, le Linee Guida di Confindustria prevedono le seguenti fasi: l identificazione dei rischi, ossia l analisi del contesto aziendale per evidenziare in quali aree di attività e secondo quali modalità si possano verificare i reati previsti dal Decreto; la predisposizione di un sistema di controllo idoneo a prevenire i rischi di reato identificati, attraverso l adozione di specifici protocolli. Le componenti più rilevanti del sistema di controllo preventivo ideato da Confindustria, che devono essere attuate a livello aziendale per garantire l efficacia del modello, sono: l adozione di un Codice Etico; un sistema organizzativo sufficientemente formalizzato e chiaro, in particolare con riguardo all attribuzione di responsabilità, alle linee di dipendenza gerarchica e descrizione dei compiti; Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
15 procedure manuali e/o informatiche che regolino lo svolgimento delle attività, prevedendo opportuni controlli; poteri autorizzativi e di firma attribuiti in coerenza con le responsabilità organizzative e gestionali definite, prevedendo, laddove richiesto, l indicazione delle soglie di approvazione delle spese; sistemi di controllo di gestione capaci di fornire tempestiva segnalazione dell insorgere di criticità generali e/o particolari; comunicazione al personale e sua formazione; Nelle relative Linee Guida, Confindustria precisa, inoltre, che le componenti del sistema di controllo debbano informarsi ai seguenti principi: verificabilità, documentabilità, coerenza e congruenza di ogni operazione; applicazione del principio di separazione delle funzioni e segregazione dei compiti (nessuno può gestire in autonomia un intero processo); documentazione dei controlli. Nella predisposizione del relativo Modello di Organizzazione e Controllo, Cementir Holding S.p.A. tiene, dunque, conto delle indicazioni fornite dalle Linee Guida predisposte da Confindustria. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
16 SEZIONE SECONDA 2. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E CONTROLLO DI CEMENTIR HOLDING S.P.A FINALITÀ DEL MODELLO CEMENTIR Holding S.p.A. (di seguito alternativamente CEMENTIR o la Società ) è sensibile all esigenza di assicurare condizioni di correttezza e trasparenza nella conduzione degli affari e delle relative attività aziendali, a tutela della propria immagine e reputazione, delle aspettative dei propri azionisti e del lavoro dei propri dipendenti, ed è, altresì, consapevole dell importanza di dotarsi di un Modello di Organizzazione e Controllo, idoneo a prevenire la commissione di comportamenti illeciti da parte dei propri amministratori, dipendenti e collaboratori. Sebbene l adozione del Modello non costituisca un obbligo imposto dal Decreto bensì una scelta facoltativa rimessa a ciascun singolo ente, per i motivi sopra menzionati Cementir ha deciso di adeguarsi alle prescrizioni del Decreto, avviando un progetto di analisi dei propri strumenti organizzativi, di gestione e di controllo, volto a verificare la corrispondenza dei principi comportamentali e delle procedure già adottate alle finalità previste dal Decreto e, se necessario, all integrazione del sistema attualmente esistente. Il presente Modello è stato adottato dal Consiglio di Amministrazione della Società con delibera in data 8 maggio Segnatamente, attraverso l adozione del Modello di Organizzazione e Controllo, Cementir intende perseguire le seguenti finalità: determinare nei Destinatari del Modello, definiti nel successivo paragrafo 2.2, la consapevolezza di poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni ivi riportate, nella commissione di illeciti passibili di sanzioni penali comminabili nei loro stessi confronti, nonché di sanzioni amministrative irrogabili direttamente alla Società; ribadire che tali forme di comportamento illecito sono fortemente condannate da Cementir, in quanto le stesse (anche nel caso in cui la Società fosse apparentemente in condizione di trarne vantaggio) sono comunque contrarie, oltre che alle disposizioni di legge, ai principi etici ai quali la stessa si attiene nell esercizio delle attività aziendali; consentire alla Società, grazie ad un azione di monitoraggio sulle aree di attività a rischio, di intervenire tempestivamente per prevenire o contrastare la commissione dei reati stessi DESTINATARI DEL MODELLO Le disposizioni del presente Modello trovano applicazione nei confronti degli Amministratori, dei Sindaci e dei dipendenti (per tali intendendosi tutti coloro che sono legati alla Società da un rapporto di lavoro subordinato, ivi compresi i dirigenti) della Società oltre che nei confronti dei revisori, dei consulenti, dei partner commerciali e finanziari, e dei collaboratori a vario titolo della Società, in particolare, di coloro che svolgono attività identificate a rischio di reato, opportunamente formati e informati in relazione ai contenuti del Modello ELEMENTI FONDAMENTALI DEL MODELLO Con riferimento alle esigenze individuate nel Decreto, i punti fondamentali sviluppati da Cementir nella definizione del Modello, possono essere così riassunti: principi etici in relazione ai comportamenti che possono integrare le fattispecie di reato previste dal Decreto, che trovano riscontro sia nel Codice Etico adottato da Cementir, sia, più in dettaglio, nel presente Modello; mappa delle attività a rischio; procedure e protocolli relativi ai processi ritenuti a maggior rischio reato; Organismo di Vigilanza (di seguito anche Organismo ) ed attribuzione di specifici compiti di vigilanza sull efficace e corretto funzionamento del Modello; sistema sanzionatorio idoneo a garantire l efficace attuazione del Modello, contenente le disposizioni disciplinari applicabili ai Destinatari in caso di mancato rispetto delle misure indicate nel Modello medesimo; attività di informazione, sensibilizzazione e divulgazione ai Destinatari del presente Modello; regole e responsabilità per l adozione, l implementazione e le successive modifiche o integrazioni del Modello (aggiornamento del Modello), nonché per la verifica del funzionamento e dell efficacia dello stesso. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
17 2.4. CODICE ETICO E MODELLO Cementir intende operare secondo principi etici diretti ad improntare lo svolgimento dell attività aziendale, il perseguimento dello scopo sociale e la sua crescita nel rispetto delle leggi vigenti. A tale fine, Cementir si è dotata di un Codice Etico volto a definire una serie di principi di deontologia aziendale, che la Società riconosce come propri e dei quali esige l osservanza da parte degli Organi sociali, dei propri dipendenti e di tutti coloro che cooperano con essa, a qualunque titolo, nel perseguimento dei fini aziendali. Il Codice Etico ha, pertanto, una portata di carattere generale e rappresenta uno strumento adottato in via autonoma da Cementir Holding S.p.A. Il Modello, invece, risponde a specifiche prescrizioni contenute nel D. Lgs. 231/2001, finalizzate a prevenire la commissione di particolari tipologie di reati (per fatti che, apparentemente commessi a vantaggio della Società, possono fare sorgere a carico della stessa una responsabilità amministrativa da reato in base alle disposizioni del Decreto). In considerazione del fatto che il Codice Etico richiama principi di comportamento idonei anche a prevenire i comportamenti illeciti di cui al Decreto, tale documento acquisisce rilevanza ai fini del Modello e costituisce, pertanto, un elemento dello stesso GRUPPO CEMENTIR Con riguardo al Gruppo Cementir, inteso come Società Capogruppo e Società controllate (il Gruppo ), si è ritenuto opportuno far adottare il Codice Etico per conformare le attività e la conduzione degli affari di tutte le Società del Gruppo al rispetto della legge e delle normative dei Paesi di riferimento, in un quadro di integrità, legittimità, correttezza e trasparenza Il Codice Etico, cosi come il Modello di organizzazione previsto dal Decreto del quale si raccomanda alle controllate l adozione, si propone di enunciare i principi comportamentali e le regole etiche a cui conformarsi nella conduzione degli affari al fine di conciliare la ricerca della competitività sul mercato del Gruppo Cementir con il rispetto delle regole sulla concorrenza promuovendo, in un ottica di responsabilità sociale e di tutela ambientale, il corretto e funzionale utilizzo delle risorse. Di seguito si riporta il partecipogramma del Gruppo Cementir: Testo CEMENTIR HOLDING S.p.A. Testo AALBORG PORTLAND (DK) Cemento Grigio Cemento bianco Calcestruzzo e Aggregati - AALBORG PORTLAND - AALBORG PORTLAND WHITE - UNICON CEMENTIR ITALIA Cemento Grigio Calcestruzzo e Aggregati - CEMENTIR ITALIA - BETONTIR CIMENTAS (TR) Cemento Grigio Calcestruzzo - CIMENTAS - CIMBETON 2.6. PRESUPPOSTI DEL MODELLO Nella predisposizione del Modello, Cementir ha tenuto conto del sistema di controllo interno esistente in azienda, al fine di verificare se esso sia idoneo a prevenire gli specifici reati previsti dal Decreto nelle aree di attività a rischio identificate. Più in generale, il sistema di controllo interno della Società deve garantire, con ragionevole certezza, il raggiungimento di obiettivi operativi, di informazione e di conformità: l obiettivo operativo del sistema di controllo interno riguarda l efficacia e l efficienza della Società nell impiegare le risorse, nel proteggersi dalle perdite, nel salvaguardare il patrimonio aziendale; tale sistema è Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
18 volto, inoltre, ad assicurare che il personale operi per il perseguimento degli obiettivi aziendali, senza anteporre altri interessi a quelli della Società; l obiettivo di informazione si sostanzia nella predisposizione di rapporti tempestivi ed affidabili per il processo decisionale all interno e all esterno dell organizzazione aziendale; l obiettivo di conformità garantisce, invece, che tutte le operazioni ed azioni siano condotte nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, dei requisiti prudenziali e delle procedure aziendali interne. Il sistema di controllo coinvolge ogni settore dell attività svolta da Cementir attraverso la distinzione dei compiti operativi da quelli di controllo, riducendo ragionevolmente possibili conflitti di interesse. Alla base del sistema di controllo interno di Cementir vi sono i seguenti principi: ogni operazione, transazione e azione deve essere veritiera, verificabile, coerente e documentata; nessuno deve poter gestire un intero processo in autonomia (c.d. segregazione dei compiti); il sistema di controllo interno deve poter documentare l effettuazione dei controlli, anche di supervisione. La responsabilità in ordine al corretto funzionamento del sistema dei controlli interni è rimessa a ciascuna funzione aziendale per tutti i processi di cui essa sia responsabile. In particolare, il sistema di controllo interno si basa sui seguenti elementi: Codice Etico Cementir Holding S.p.A. ; Sistema organizzativo formalizzato e chiaro nell attribuzione delle responsabilità (si rimanda all organigramma esposto nella premessa al presente documento); Sistema di procedure e istruzioni interne; Strumenti informatici orientati alla segregazione delle funzioni; Sistema di controllo di gestione, nonché di reporting; Poteri autorizzativi e di firma assegnati in coerenza con le responsabilità; Funzioni preposte alla comunicazione esterna (principalmente Investor relator); Sistema di comunicazione interna e formazione del personale. La tipologia dei controlli aziendali esistente nel Gruppo Cementir prevede: controlli di linea, svolti dalle singole unità operative sui processi di cui hanno la responsabilità gestionale, finalizzati ad assicurare il corretto svolgimento delle operazioni; attività di monitoraggio, svolta dai responsabili di ciascun processo e volte a verificare il corretto svolgimento delle attività sottostanti, sulla base dei controlli di natura gerarchica; attività di rilevazione, valutazione e monitoraggio del sistema di controllo interno sui processi e sui sistemi amministrativo-contabili che hanno rilevanza ai fini della formazione del bilancio. Nonostante il sistema di controllo interno esistente, sopra descritto nei suoi elementi principali, contenga numerosi elementi validi per poter essere utilizzato anche per la prevenzione dei reati contemplati dal Decreto, la Società, sensibile alle esigenze di assicurare condizioni di correttezza e trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività sociali, nonché a tutela della propria immagine e reputazione, ha deciso di condurre un attenta analisi dei propri strumenti di organizzazione, gestione e controllo, per verificare la corrispondenza dei principi comportamentali e delle procedure già adottate alle finalità previste dal Decreto e, ove si sia reso necessario, per adeguarli INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO E DEFINIZIONE DEI PROTOCOLLI Il Decreto prevede espressamente, al relativo art. 6, comma 2, lett. a), che il Modello di Organizzazione e Controllo dell ente individui le attività aziendali, nel cui ambito possano essere potenzialmente commessi i reati richiamati dal Decreto. E stata, dunque, condotta un attenta analisi delle attività aziendali e delle strutture organizzative di Cementir, allo specifico scopo di identificare i rischi di reato concretamente realizzabili in ambito aziendale (c.d. aree di attività sensibili ), nonché i processi nel cui ambito, sempre in linea di principio, potrebbero crearsi le condizioni e/o gli strumenti per la commissione di alcune fattispecie di reato (c.d. processi strumentali e processi sensibili ). Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
19 IDENTIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO In considerazione delle attività caratteristiche di Cementir, l analisi si è concentrata, in particolar modo, sull individuazione delle aree sensibili alla commissione dei reati previsti agli Artt. 24, 25, 25 ter e 25 sexies del Decreto. Il rischio di commissione dei reati di cui agli Artt. 25 bis, 25 quater, 25 quinquies septies ed octies del Decreto e art.10 della Legge 146/2006, per quanto non si possa escludere tout court, è stato ritenuto remoto e, comunque, ragionevolmente coperto dai principi enunciati nel Codice Etico della Società, che vincola tutti i destinatari alla più rigorosa osservanza delle leggi e delle normative ad essa applicabili. I risultati dell attività sopra descritta sono stati raccolti in una Scheda descrittiva (c.d. matrice delle attività a rischioreato ), che illustra nel dettaglio i concreti profili di rischio di commissione dei reati richiamati dal D. Lgs. 231/2001 nell ambito delle attività aziendali di Cementir, e che è conservata presso la Società. Nello specifico, è stato riscontrato il rischio di possibile commissione dei reati previsti dal Decreto, in particolare delle fattispecie di cui ai menzionati Artt. 24, 25 e 25 ter, 25-sexies del Decreto e dall art. 187 quinquies del D. Lgs. 58/1998 nelle seguenti aree di attività aziendale: rapporti di profilo istituzionale con soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione; gestione degli adempimenti e comunicazioni e/o delle richieste connesse all'attività caratteristica (ottenimento, anche in occasione di verifiche, ispezioni e accertamenti, da parte di Enti Pubblici competenti e/o di Autorità Amministrative Indipendenti, tra le quali la Consob e l Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali); contenzioso giudiziale e stragiudiziale (es. civile, tributario, giuslavoristico, amministrativo e penale); assunzione del personale, cessazione del rapporto di lavoro, retribuzioni, ritenute fiscali e adempimenti connessi ai contributi previdenziali e assistenziali, relativi a dipendenti e collaboratori; adempimenti fiscali, societari e dei rapporti con gli Enti Pubblici coinvolti, anche in occasione di ispezioni e accertamenti; gestione e tenuta della contabilità generale; predisposizione dei progetti di bilancio civilistico e consolidato, nonché di eventuali situazioni patrimoniali, anche in occasione dell effettuazione di operazioni straordinarie, da sottoporre al Consiglio di amministrazione e/o all Assemblea dei Soci; adempimenti in materia societaria e delle attività di comunicazione al mercato delle informazioni price sensitive. In particolare, redazione dei documenti informativi, dei comunicati, di materiale informativo in qualunque forma predisposti, normalmente destinati ad investitori, analisti finanziari, giornalisti, altri rappresentanti dei mezzi di comunicazione di massa o al pubblico in generale; organizzazione e partecipazione a incontri, in qualunque forma tenuti, con investitori, analisti finanziari, giornalisti e altri rappresentanti dei mezzi di comunicazione di massa; comunicazione a terzi e al mercato di informazioni concernenti la società e le società appartenenti al Gruppo, non ancora comunicate al pubblico e destinate alla diffusione, per legge o per decisione della società; acquisto, vendita o altre operazioni, in qualsiasi forma concluse, aventi ad oggetto azioni proprie della Società, delle società controllate o delle società controllanti, incluse tra gli strumenti finanziari di cui all art. 180 lett. a) del TUF; acquisto, vendita o altre operazioni, in qualsiasi forma concluse, aventi ad oggetto altri strumenti finanziari di cui all art. 180 lett. a) del TUF, o ad essi collegati, emessi dalla Società, da società controllanti, controllate, collegate, partecipate o da altre società nelle quali i «soggetti rilevanti» della Società ai sensi del «Codice di comportamento» abbiano un potere di gestione ovvero un interesse giuridicamente rilevante DEFINIZIONE DEI PROTOCOLLI La Società, sensibile all esigenza di mantenere la necessaria flessibilità gestionale e di garantire, al contempo, il più rigoroso adeguamento ai dettami del Decreto, ha implementato i seguenti protocolli specifici a presidio dei processi nel cui ambito, in linea teorica, potrebbero essere compiuti i reati contro la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 D. Lgs. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/
20 231/2001), i reati societari (art. 25-ter D. Lgs. 231/2001) ed i reati di Market abuse (art. 25-sexies D. Lgs. 231/2001) in particolare: 1. Rapporti con la P.A. e le Autorità di Vigilanza; 2. Gestione del personale (selezione ed assunzione, assegnazione e gestione dei benefit; gestione dei rimborsi spese ed anticipi); 3. Gestione consulenze ed incarichi professionali; 4. Gestione omaggi, sponsorizzazioni, erogazioni e liberalità; 5. Gestione degli acquisti di beni e servizi; 6. Gestione dei flussi monetari e finanziari; 7. Bilancio e documenti periodici; 8. Predisposizione del budget; 9. Rapporti con la Società di Revisione ed i Sindaci 10. Gestione delle informazioni con particolare riferimento alle informazioni privilegiate; 11. Operazioni con parti correlate, ivi comprese le società del Gruppo; I protocolli contengono la disciplina più idonea a governare il profilo di rischio individuato, attraverso un insieme di regole originato da una dettagliata analisi di ogni singola attività e del relativo sistema di prevenzione del rischio. Essi rispondono, tra l altro, all esigenza di documentare e rendere verificabili le varie fasi del processo decisionale, onde consentirne la tracciabilità. Ciascun protocollo, formalmente adottato dalla Società, vincola tutti i soggetti coinvolti nelle funzioni dallo stesso, di volta in volta, interessate REGOLE COMPORTAMENTALI DI CARATTERE GENERALE RISPETTO DELLE LEGGI I Destinatari del Modello sono tenuti al rispetto delle leggi italiane o di quelle del paese in cui si trovano occasionalmente per ragioni di lavoro o in cui risiedono. Nessun Destinatario del Modello può costringere o sollecitare altri Destinatari a violare le leggi italiane o di un paese estero ove la Società svolge la propria attività od ha comunque interessi diretti o indiretti. CONFLITTO DI INTERESSI I Dipendenti e i componenti degli Organi Sociali destinatari del Modello devono valutare prima di ogni operazione la possibilità che si manifestino conflitti di interesse, attuali e/o potenziali, e provvedere affinché il conflitto venga evitato a priori. Sono esempi, non esaustivi e puramente indicativi, di conflitto d interesse: - condurre un operazione in una posizione di vertice e avere interessi economici diretti o indiretti (tramite familiari e parenti) con i fornitori e/o clienti che collaborano all operazione; - curare i rapporti con i fornitori e svolgere attività personali o tramite familiari con loro; - accettare favori da terzi per favorirli nei rapporti con la Società. Chiunque si trovi in una situazione di conflitto di interesse è tenuto a darne comunicazione al proprio superiore gerarchico, il quale, oltre a informare l Organismo di Vigilanza, deve valutare e attivare le misure per cui, nonostante il conflitto d interesse, l operazione sarà condotta nel rispetto delle abituali condizioni di mercato. In caso di dubbio o di impossibilità a risolvere il conflitto d interesse l operazione deve essere sospesa. Modello di Organizzazione e Controllo ex D. Lgs. 231/

References: ART. 187
 art. 11
 art. 173
 art. 187
 Art. 10
 Art. 9
 Art. 63
 art. 10
 art. 321
 art. 24
 art. 322
 art. 110
 art. 2391
 art. 184
 art. 1
 art. 185
 art. 187
 sentenza 
 art. 6
 art. 6
 art. 6
 art.10
 art. 187
 art. 180
 art. 180