Source: http://notiziario.ossigeno.info/2014/10/diffamazione-a-londra-chi-querela-deve-dimostrare-che-e-stato-danneggiato-49452/
Timestamp: 2017-05-28 20:32:19+00:00

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Diffamazione. A Londra chi querela deve dimostrare il danno | Ossigeno per l'informazione
Nel Mondo / Tesi Diffamazione. A Londra chi querela deve dimostrare il danno
09:40 | Nessun commento Dalla tesi di Martina Montoni (2014) l’intervista a Andrew Knight, giornalista inglese
Andrew Knight è un giornalista e insegnante alla London School of Journalism. Ha iniziato la sua carriera come giornalista in Scozia, lavorando per la redazione dell’Evening Express della città di Aberdeen. Durante questo periodo ha vinto numerosi premi per il suo lavoro, incluso quello come giornalista scozzese dell’anno. In seguito è stato promosso a direttore dell’importante quotidiano.
Nel 1989 ha iniziato a lavorare per la BBC scozzese con sede a Glasgow ma all’inizio degli anni Novanta è tornato alla sua passione principale, il giornalismo su carta stampata, ed è stato direttore per cinque anni del settimanale The Bath Chronicle, in cui ha lavorato soprattutto scrivendo editoriali inspirati da argomenti di attualità.
La sua esperienza come libero professionista è amplissima così da confermare la sua autorità nell’ambiente giornalistico e da renderlo tra i più importanti insegnanti di giornalismo degli ultimi dieci anni. Ha inoltre lavorato come manager editoriale per la rivista Trinity Mirror’s Western Mail & Echo di Cardiff, e attualmente continua a svolgere la sua professione come freelance e insegnante alla celebre scuola di giornalismo di Londra, dove insegna diritto dell’informazione.
L’ottobre scorso, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge n. 1119 che prevede l’abolizione del carcere per i giornalisti condannati per diffamazione a mezzo stampa. Questa decisione può essere considerata come un passo in avanti significativo per aggiornare e adattare la legislazione italiana agli standard europei?
Ho seguito con attenzione lo sviluppo del disegno di legge, e penso che l’aspetto più importante sia che questa legge propone l’abolizione della pena detentiva per il reato di diffamazione a mezzo stampa, e questa iniziativa può collocare la legislazione italiana al pari di molti altri paesi moderni e degli standard europei. L’unico problema potrebbe essere rappresentato dal fatto che il disegno di legge è fermo all’esame del Senato e, da quanto ho letto dai quotidiani, non sembra che ci sia nessuno che vi porga la giusta attenzione. Ritengo che la proposta di legge non sia abbastanza incisiva per riformare adeguatamente la normativa sulla diffamazione a mezzo stampa, perché al suo interno è ancora menzionata la possibilità di ottenere una condanna penale per diffamazione, oltre all’aumento delle pene pecuniarie e alla mancanza di misure concrete per prevenire l’abuso delle querele intimidatorie.
La mia speranza è che i politici italiani si applichino per introdurre una completa riforma della legge sulla diffamazione a mezzo stampa al più presto, perché se ciò non avverrà in breve tempo la libertà di espressione e informazione sarebbe in reale pericolo.
Il sistema normativo inglese ha depenalizzato il reato di diffamazione a mezzo stampa. Il dibattito politico-giuridico italiano approderà mai a una scelta come quella inglese, cioè alla depenalizzazione?
Sì, credo che prima o poi l’Italia riuscirà a raggiungere questo importante obiettivo di depenalizzazione, ma allo stesso tempo la mia opinione è che attualmente i politici italiani non siano completamente coinvolti e concentrati nel migliorare la legislazione sulla diffamazione a mezzo stampa. Tuttavia, dovrebbero comprendere che un paese libero è quello in cui il diritto alla libertà è tutelato, e andare in prigione per diffamazione è una violazione totale di questa libertà. La pena detentiva per i giornalisti italiani accusati di lesione della reputazione altrui deve essere abolita e questo obiettivo non verrà raggiunto fino a quando qualcuno inizierà una ferma protesta sostenuta dai partiti politici. Ho accolto con favore tutti gli sforzi per migliorare la legislazione in materia di diffamazione, ma penso che questa riforma, nonostante abolisca il carcere, rimanga ancora incompleta.
Vorrei sapere qual è la sua opinione in merito all’impegno di Article 19 nella lotta per raggiungere la depenalizzazione. Saprebbe individuare una simile organizzazione in Italia oppure, se così non fosse, ritiene che uno dei problemi del paese sia proprio quello di non avere un associazione così importante che si impegni per l’abolizione del carcere?
Article 19 è un’organizzazione vitale per la tutela della libertà di espressione in tutto il mondo. Non sono abbastanza informato riguardo la presenza di organizzazioni simili in Italia, ma posso affermare con fermezza che Article 19 sta attuando la sua campagna per la depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa anche in Italia. In alcune occasioni, questa organizzazione ha richiamato il Parlamento italiano per eliminare quelle misure del codice penale in materia di diffamazione e per far sì che la normativa vigente diventi adeguata agli standard internazionali relativi alla libertà di espressione. Recentemente, mi è capitato di leggere alcune pagine in cui Article 19 criticava fermamente il disegno di legge attuale, prima di tutto perché non sufficientemente a tutela della libertà di informazione.
Ritengo che la popolazione italiana potrebbe essere più coinvolta se a collaborare insieme fossero più organizzazioni che costantemente si impegnassero per informare le persone e per proteggere i diritti dei cittadini. Allo stesso tempo però credo che la presenza di forti organizzazioni non sia abbastanza perché alla fine dei conti sono gli esponenti politici ad avere il compito finale di riformare adeguatamente la normativa.
Non crede che in alcuni casi siano i giornalisti che non sembrano essere abbastanza coscienti del loro ruolo di mediatori intellettuali, svolgendo la propria funzione con faziosità, invece di puntare alla ricerca della verità dei fatti?
I giornalisti, in particolare coloro che sono alle prime armi nello svolgere la professione, alcune volte credono di poter scrivere qualsiasi cosa e restare impuniti. Questo atteggiamento non è corretto ed esistono numerose leggi nell’ordinamento inglese che regolano le modalità di approccio alla professione per i giornalisti e che proteggono prima di tutto i diritti delle persone comuni. Per esempio, il diritto a un processo imparziale o quello che protegge la reputazione di ciascun individuo da accuse infondate e false.
I giornalisti dovrebbero essere in generale più concentrati sull’importanza delle parole che usano quando scrivono un articolo, e lo dico perché in alcuni casi mi è capitato di riscontrare una certa mancanza di consapevolezza e sensibilità.
Quali sono i cambiamenti più importanti per i giornalisti ma anche per la popolazione inglese introdotti dal Defamation Act 2013?
Un cambiamento importante è basato sull’introduzione, nel Defamation Act 2013, dell’obbligo da parte del querelante di dimostrare che i commenti diffamatori abbiano fatto sì che venisse disprezzato o danneggiato. Al contrario, nel precedente Defamation Act 1996 l’onere della prova consisteva semplicemente nel dimostrare che la reputazione pubblica del querelante fosse stata minata a seguito della lesione della sua reputazione. Questo cambiamento è importante per i giornalisti poiché obbliga ogni querelante a dimostrare non più solamente che l’affermazione diffamatoria è stata pronunciata.
In più, sono state finalmente introdotte nuove difese. Sono soddisfatto prima di tutto che le vecchie difese siano state abolite e sostituite con altre più innovative. Ad esempio, faccio riferimento alla difesa Reynold che è stata sostituita da una nuova relativa all’interesse pubblico; ma ho accolto favorevolmente anche la decisione di sostituire che alla giustificazione e al commento imparziale siano stati dati nuovi nomi: verità e opinione onesta.
Un ulteriore cambiamento importante riguardante la nuova legge sulla diffamazione a mezzo stampa che ho molto apprezzato è in relazione a coloro che commettono un illecito civile ma che non vivono entro i confini del Regno Unito. Non siano soltanto cittadini inglesi, ma anche europei, ed era incredibile che i cittadini degli stati membri dell’UE non giovassero di nessuna tutela nell’eventualità di un coinvolgimento in un caso di diffamazione a mezzo stampa all’interno dei confini britannici.
Qual è l’impatto di questi cambiamenti e cosa invece necessita ancora di un miglioramento per migliorare la normativa inglese sulla diffamazione a mezzo stampa?
L’obbligo di dimostrare che la persona la cui reputazione sia stata lesa ha subito o avrebbe potuto subire un danno grave causato dalle affermazioni diffamatorie ha ovviamente ridotto il numero di querele e citazioni in giudizio. Ritengo che in questo modo ci saranno meno casi che finiranno dentro le aule delle Corti perché il querelante avrà più difficoltà nel vincere una causa e ottenere un risarcimento.
Devo dire che le tre nuove difese introdotte nel Defamation Act 2013 sono estremamente significative poiché codificano e semplificano quelle già esistenti. Inoltre, l’introduzione della regola di “un anno solo” è fondamentale perché solo pochi casi dureranno di più. Allo stesso tempo, penso che l’impatto migliore derivi dall’implementazione della normativa relativa alla diffamazione online.
Riguardo gli ulteriori cambiamenti che dovrebbero essere applicati alla normativa inglese sulla diffamazione a mezzo stampa, credo che esistano alcune aree chiave che potrebbero essere riformate. Per esempio, le aziende avranno difficoltà nel dimostrare una eventuale perdita finanziaria perché la normativa non specifica che tipo di prova queste aziende devono fornire. Sono inoltre preoccupato per i querelanti non inglesi. Il problema del Defamation Act 2013 è principalmente che questa normativa protegge gli autori dell’illecito civile che i cittadini britannici non domiciliati entro i confini del Regno Unito, ma non fa alcun riferimento agli stranieri. Per esempio, un cittadino americano che sporge una denuncia per un articolo su un quotidiano inglese che contenga affermazioni diffamatorie, potrebbe incontrare problemi all’interno delle Corti inglesi rispetto a un cittadino inglese. Credo che ciò sia inaccettabile.
Estratto dal capitolo cinque della tesi di laurea di Martina Montoni (2014) dal titolo “Il labile confine tra libertà di stampa e tutela della reputazione: analisi comparata della diffamazione in Italia, Regno Unito ed Europa” – Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Corso di laurea in Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria, cattedra di Deontologia della Professione giornalistica – Relatore: Prof. Giuseppe Federico Mennella – correlatore: David Terracina – Anno accademico: 2013-2014
L’obiettivo è quello di trattare le problematiche relative al delitto di diffamazione consumato tramite il tradizionale mezzo della stampa e la più recente modalità online, considerando non solo la legislazione e la giurisprudenza italiane, ma anche quelle inglese ed europea. Il punto di partenza è l’analisi della normativa sulla diffamazione, con particolare attenzione agli elementi costitutivi, al momento consumativo, alle caratteristiche fondamentali, e con specifico riferimento alle pronunce dei giudici di legittimità. Senza dimenticare di sottolineare il sistematico riproporsi di tematiche relative all’abolizione della responsabilità penale, gli itinerari consueti che si evidenziano in Italia sono sempre più lontani dalla necessità di aggiornare una normativa antica e troppo generica. Solo negli ultimi anni, la dottrina sembra voler sviluppare nuovi contributi, seppur non sufficientemente significativi. L’ordinamento inglese ha intrapreso, a partire dal 2009, la strada della depenalizzazione del reato di diffamazione, che si è conclusa con la recente emanazione del Defamation Act 2013, i cui numerosi cambiamenti hanno cerato di aggiornare la normativa britannica rendendola al passo con i tempi e adatta a modalità di fare informazione in continuo cambiamento. Il ruolo dell’Unione Europea è sempre più incisivo e influente con relazione al rispetto della libertà di espressione e all’eliminazione del procedimento penale in ambito di diffamazione. In particolare, l’Italia è stata più volte richiamata dalle varie istituzioni europee, tra cui l’Osce e il Consiglio d’Europa che non si sono impegnate a fornire solo mere osservazioni, ma hanno esaminato attentamente l’ultimo progetto di riforma della normativa sulla diffamazione, evidenziandone mancanze e potenzialità. Il mondo che viviamo affronta l’apice della diffusione globalizzata delle idee ed è quindi importante cogliere le potenzialità di questo nuovo corso sia per individuarne i possibili benefici, sia per migliorare aspetti ancora oscuri relativi alla società cui si appartiene. Spiegare l’importanza di regole e divieti diventa un impegno molto costruttivo se lo si fa in relazione a ciò che accade negli altri Paesi.
La diffamazione in Italia tra vecchi problemi e prospettive di riforma
L’onore e il dibattito penalistico come bene tutelabile
Il soggetto passivo nel reato di diffamazione
Gli elementi oggettivi e quelli soggettivi
Le situazioni scriminanti e le circostanze aggravanti
Il diritto di cronaca quale causa di giustificazione
La sentenza decalogo
Le prospettive di riforma del reato di diffamazione
Il caso Sallusti: una vicenda emblematica
Le nuove frontiere della diffamazione: quando un post diventa rischioso
La diffamazione nel Regno Unito e la transizione al Defamation Act 2013
Il sistema britannico in tema di diffamazione e la campagna di Article 19
Definizione di diffamazione dal punto di vista dell’ordinamento inglese
Gli individui e le istituzioni che possono e che non possono citare in giudizio per diffamazione
L’emanazione del Defamation Act 2013
I quattro aspetti che ciascun individuo deve verificare prima di muovere un’accusa
Difese ai cui i giornalisti possono far riferimento per proteggersi dalle accuse
I casi emblematici in materia di diffamazione
La diffamazione in Europa e il rapporto con le istituzioni italiane
Gli strumenti delle istituzioni comunitarie per richiamare gli stati
Alcune pronunce sull’etica del giornalismo italiano
La diffamazione “informatica” in Italia e nel Regno Unito
L’evoluzione della comunicazione e della tutela della reputazione
La condotta nella diffamazione sulla piattaforma web
La differenza tra ingiuria e diffamazione a mezzo internet
La stampa telematica
La diffamazione a mezzo internet nel disegno di legge n. 1119 in esame al Senato
La diffamazione online nel Defamation
L’approccio inglese alla diffamazione su internet
Intervista ad Alberto Spampinato e ad Andrew Knight
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