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Timestamp: 2020-04-10 09:51:32+00:00

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Ritardo del volo e risarcimento del danno: regolamento 261/04 e Convenzione di Montreal • IUSinAction
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In materia di danno da ritardo o cancellazione del volo vi sono due normative che vengono in rilievo: da una parte il regolamento CE 261/04 e dall’altra la Convenzione di Montreal.
Con la sentenza n. C-581/10 la Corte di Giustizia UE, sez. Grande, ha avuto modo di occuparsi di due questioni relative a questi temi.
Il primo quesito è il seguente: secondo il regolamento CE 261/04, i passeggeri di voli che subiscono ritardi prolungati possono beneficiare della stessa compensazione pecuniaria prevista per i passeggeri di voli cancellati?
A tal proposito, la Corte di Giustizia ritiene che in entrambe le situazioni i passeggeri subiscano un disagio simile, ossia una perdita di tempo pari o superiore a tre ore rispetto alla programmazione originaria del loro volo (v. anche sentenza Sturgeon e a., cit., punto 54).
In effetti, i passeggeri di entrambi i gruppi sono privati “in concreto della possibilità di riorganizzare liberamente il proprio spostamento, dato che si trovano di fronte ad un inconveniente grave nell’imminenza del volo o durante lo stesso oppure alla cancellazione di siffatto volo che dà luogo eventualmente all’offerta di un volo alternativo. Così, se per un motivo o per l’altro essi sono assolutamente costretti a raggiungere la loro destinazione finale in un determinato momento, non possono in alcun modo evitare la perdita di tempo relativa alla nuova situazione, dal momento che non dispongono in proposito di alcun margine di manovra”.
Inoltre, la soluzione prospettata appare conforme sia alla ratio del regolamento in questione, che è quella di rafforzare la tutela dei passeggeri del trasporto aereo, sia al considerando 3 della medesima normativa, dove, dandosi atto del numero eccessivamente elevato di passeggeri il cui volo viene cancellato senza preavviso e che subisce ritardi prolungati, si sottolinea l’equivalenza tra i disagi subiti da questi due gruppi di soggetti.
Così conclude la Corte: “Orbene, per ovviare a tale disparità, è necessario interpretare il regolamento n. 261/2004 nel senso che i passeggeri di voli che subiscono ritardi prolungati possono beneficiare della stessa compensazione pecuniaria prevista per i passeggeri di voli cancellati, ossia quella di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), punto iii), di detto regolamento (v. sentenza Sturgeon e a., cit., punto 61).
Ovviamente è altresì precisato come, al fine di bilanciare gli interessi dei passeggeri del traffico aereo con quelli dei vettori aerei, questi ultimi non siano tenuti al versamento di una compensazione pecuniaria se possono dimostrare che la cancellazione del volo o il ritardo prolungato sono dovuti a circostanze eccezionali che non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso, ossia circostanze che sfuggono all’effettivo controllo del vettore aereo (sentenza Sturgeon e a., punto 67).
La seconda questione concerne invece la compatibilità degli artt. 5-7 del suddetto regolamento con la Convenzione di Montreal.
Secondo alcune Compagnie aeree, infatti, qualora si sostenesse, ai sensi del Reg. 261/04, l’esistenza del diritto alla compensazione pecuniaria ai passeggeri di voli ritardati, detto regolamento sarebbe contrario all’articolo 29, seconda frase, della Convenzione di Montreal, il quale prevede un’azione di risarcimento per danni derivanti da ritardo nel trasporto aereo secondo condizioni e limiti precisi, che non corrispondono a quelli della predetta normativa comunitaria.
Sul punto la Corte di Giustizia ritiene che non vi sia alcuna incompatibilità.
L’articolo 19 della Convenzione di Montreal, infatti, implica che il danno derivi da un ritardo, che sussista un nesso di causalità tra il ritardo e il danno e che il danno sia individualizzato in ragione dei diversi tipi di pregiudizio subiti dai vari passeggeri.
La CGUE precisa innanzitutto che una perdita di tempo non è un danno derivante da ritardo, ma “costituisce un disagio al pari di altri disagi inerenti alle situazioni di negato imbarco, di cancellazione del volo e di ritardo prolungato che accompagnano tali situazioni, come l’assenza di comodità o il fatto di essere temporaneamente privati di mezzi di comunicazione normalmente disponibili”.
Un’altra differenza tra le due normative riguarda il fatto che la perdita di tempo è subita in modo identico da tutti i passeggeri di voli ritardati e, di conseguenza, è possibile porvi rimedio mediante una misura standardizzata, senza che sia necessario procedere ad una qualsivoglia valutazione della situazione individuale di ciascun passeggero coinvolto, così che siffatta misura può essere applicata immediatamente.
Infine, non sussiste necessariamente un nesso di causalità tra il ritardo effettivo, da un lato, e la perdita di tempo considerata come rilevante per stabilire la sussistenza del diritto alla compensazione pecuniaria ai sensi del regolamento n. 261/2004 o per calcolare l’importo di quest’ultima, dall’altro.
Infatti, il particolare obbligo di compensazione pecuniaria, imposto dal regolamento n. 261/2004, non risulta da qualsiasi ritardo effettivo, ma deriva solo da quello che comporta una perdita di tempo pari o superiore a tre ore rispetto all’orario di arrivo originariamente previsto.
Infine, la CGUE precisa altresì che, date le differenze tra i presupposti e le condizioni tra le due normative, l’obbligo di compensazione pecuniaria derivante dal regolamento n. 261/2004 è complementare all’articolo 29 della Convenzione di Montreal.
Da ciò deriva la facoltà, in capo ai passeggeri coinvolti, di instaurare comunque una causa diretta a ottenere il risarcimento del danno su base individuale alle condizioni di cui alla Convenzione di cui sopra.
Così si pronuncia la Corte: “A tal proposito la Corte ha constatato, interpretando l’articolo 12 del regolamento n. 261/2004, intitolato «Risarcimenti complementari», che tale articolo è destinato a completare l’applicazione delle misure previste dal citato regolamento, di modo che i passeggeri siano risarciti del danno complessivo subito a causa dell’inadempimento, da parte del vettore aereo, dei suoi obblighi contrattuali. Tale disposizione consente quindi al giudice nazionale di condannare il vettore aereo a risarcire il danno occasionato ai passeggeri dall’inadempimento del contratto di trasporto aereo sulla base di un fondamento giuridico diverso dal regolamento n. 261/2004, vale a dire, segnatamente, alle condizioni previste dalla Convenzione di Montreal o dal diritto nazionale (sentenza del 13 ottobre 2011, Sousa Rodríguez e a., C 83/10, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 38)”.
Sentenza 23 ottobre 2012
«Trasporto aereo – Regolamento (CE) n. 261/2004 – Articoli 5 7 – Convenzione di Montreal – Articoli 19 e 29 – Diritto a compensazione pecuniaria in caso di ritardo del volo – Compatibilità»
Nelle cause riunite C 581/10 e C 629/10,
Emeka N.,
Bill Chinazo N.,
Brian Cheimezie N.
Deutsche Lufthansa AG (C 581/10),
Civil Aviation Authority (C 629/10),
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dal sig. K. Lenaerts, vicepresidente, dai sigg. A. Tizzano, G. Arestis, J. Malenovský (relatore), dalla sig.ra M. Berger, presidenti di sezione, dai sigg. E. Juhász, A. Borg Barthet, J. C. Bonichot, D. Šváby e dalla sig.ra A. Prechal, giudici,
– per il governo polacco, da M. Szpunar nonché da K. Bożekowska Zawisza e M. Kamejsza, in qualità di agenti;
– per la Commissione europea, da K. Simonsson e K. P. Wojcik nonché da N. Yerrell, in qualità di agenti,
1 Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sull’interpretazione e sulla validità degli articoli 5 7 del regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91 (GU L 46, pag. 1).
2 La domanda relativa alla causa C 581/10 è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un alto, il sig. N. e la sua famiglia (in prosieguo, congiuntamente: i «membri della famiglia N.») e, dall’altro, la compagnia aerea Deutsche Lufthansa AG (in prosieguo: la «Lufthansa»), concernente il diniego, da parte di tale compagnia, di offrire una compensazione pecuniaria ai suddetti passeggeri, che hanno raggiunto l’aeroporto di destinazione con un ritardo di 24 ore rispetto all’orario di arrivo originariamente previsto.
3 La domanda relativa alla causa C 629/10 è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da una parte, la TUI Travel plc, la British Airways plc, la easyJet Airline Company Ltd e l’International Air Transport Association (in prosieguo, congiuntamente: la «TUI Travel e a.») e, dall’altra, la Civil Aviation Authority, concernente il diniego, da parte di quest’ultima, di garantire loro che non avrebbe interpretato il regolamento n. 261/2004 nel senso che esso impone alle compagnie aeree l’obbligo di offrire una compensazione pecuniaria ai passeggeri in caso di ritardo del volo.
5 Gli articoli 17 37 della Convenzione di Montreal costituiscono il Capo III della medesima, intitolato «Responsabilità del vettore ed entità del risarcimento per danni».
9 I considerando 1 4 e 15 del regolamento n. 261/2004 enunciano quanto segue:
b) di tre ore, per tutte le tratte aeree intracomunitarie superiori a 1 500 km e per tutte le altre tratte aeree comprese fra 1500 e 3500 km; o
La causa C 581/10
15 I membri della famiglia N. hanno effettuato una prenotazione su un volo della Lufthansa in partenza da Francoforte sul Meno (Germania) e diretto a Lagos (Nigeria) in data 27 luglio 2007, nonché sul volo di ritorno LH 565 da Lagos a Francoforte sul Meno in data 27 marzo 2008. L’ora del decollo di detto volo di ritorno era prevista per le 22:50. Il 27 marzo 2008 i membri della famiglia N. sono giunti in orario all’aeroporto di Lagos, ma il volo di ritorno non ha avuto luogo all’ora prevista ed essi sono stati alloggiati in albergo. Il 28 marzo 2008, alle 16:00, sono stati condotti dall’albergo all’aeroporto. Il decollo del volo LH 565 ha infine avuto luogo all’1:00 del 29 marzo 2008 con un apparecchio sostitutivo che la Lufthansa aveva fatto arrivare da Francoforte sul Meno, con lo stesso numero di volo ed essenzialmente con gli stessi passeggeri. L’aereo è atterrato a Francoforte sul Meno alle 7:10, ossia con più di 24 ore di ritardo rispetto all’orario di arrivo originariamente previsto.
16 In seguito a tale volo, i membri della famiglia N. hanno adito il giudice del rinvio, chiedendo in particolare che la Lufthansa, a causa del ritardo, fosse condannata a versare a ciascuno la somma di EUR 600, interessi non compresi, in base agli articoli 5, paragrafo 1, lettera c), e 7 del regolamento n. 261/2004.
18 Il giudice del rinvio ha sospeso il giudizio in attesa della decisione della Corte nelle cause riunite che hanno dato luogo alla sentenza del 19 novembre 2009, Sturgeon e a. (C 402/07 e C 432/07, Racc. pag. I 10923). Il procedimento ha ripreso il suo corso a seguito di tale sentenza.
3) Come sia conciliabile il criterio interpretativo posto alla base della citata sentenza Sturgeon e a., che consente di estendere il diritto alla compensazione pecuniaria di cui all’articolo 7 del regolamento n. 261/2004 ai casi di ritardo, con il criterio interpretativo applicato dalla Corte al medesimo regolamento nella sentenza del 10 gennaio 2006, IATA e ELFAA (C 344/04, Racc. pag. I 403)».
La causa C 629/10
«1) Se gli articoli 5 7 del [regolamento n. 261/2004] debbano essere interpretati nel senso che impongono il pagamento della compensazione pecuniaria prevista all’articolo 7 [di tale regolamento] ai passeggeri il cui volo abbia subito un ritardo ai sensi dell’articolo 6 [del suddetto regolamento] ed eventualmente in quali circostanze.
2) In caso di risposta negativa alla prima questione, se gli articoli 5 7 del [regolamento n. 261/2004] siano invalidi, in tutto o in parte, per violazione del principio della parità di trattamento.
3) In caso di risposta affermativa alla prima questione, se gli articoli 5 7 del [regolamento n. 261/2004] siano invalidi, in tutto o in parte, per
27 Con ordinanza del presidente della Corte del 30 novembre 2011, le cause C 581/10 e C 629/10 sono state riunite ai fini della fase orale e della sentenza.
Sulla prima questione nella causa C 629/10, ossia l’esistenza del diritto alla compensazione pecuniaria ai sensi del regolamento n. 261/2004 in caso di ritardo del volo e le condizioni alle quali tale compensazione è dovuta
28 Con la prima questione nella causa C 629/10, il giudice del rinvio chiede in sostanza se, e in caso di risposta affermativa a quali condizioni, i passeggeri di voli ritardati abbiano diritto alla compensazione pecuniaria ai sensi del regolamento n. 261/2004.
40 Alla luce delle precedenti considerazioni, occorre rispondere alla prima questione nella causa C 629/10 che gli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004 devono essere interpretati nel senso che i passeggeri di voli ritardati hanno diritto ad una compensazione pecuniaria in forza di detto regolamento quando, a causa di siffatti voli, subiscono una perdita di tempo pari o superiore a tre ore, vale a dire quando giungono alla loro destinazione finale tre ore o più dopo l’orario di arrivo originariamente previsto dal vettore aereo. Tuttavia, un siffatto ritardo non dà diritto ad una compensazione pecuniaria a favore dei passeggeri se il vettore aereo è in grado di dimostrare che il ritardo prolungato è dovuto a circostanze eccezionali che non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso, ossia circostanze che sfuggono all’effettivo controllo del vettore aereo.
Sulla prima e sulla seconda questione nella causa C 581/10 nonché sulla terza questione, lettera a), nella causa C 629/10, ossia la validità degli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004 alla luce della Convenzione di Montreal
41 Con la prima e la seconda questione nella causa C 581/10 e con la terza questione, lettera a), nella causa C 629/10, i giudici del rinvio chiedono in sostanza se gli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004 siano validi alla luce dell’articolo 29, seconda frase, della Convenzione di Montreal, qualora siano interpretati nel senso che i passeggeri di voli ritardati, che raggiungono la loro destinazione finale tre ore o più dopo l’orario di arrivo originariamente previsto dal vettore aereo, hanno diritto alla compensazione pecuniaria in forza del suddetto detto regolamento.
45 Pertanto, con la loro argomentazione, la Lufthansa, la TUI Travel e a. nonché i suddetti governi rimettono indirettamente in discussione lo stesso diritto alla compensazione pecuniaria come previsto dal regolamento n. 261/2004 e, in definitiva, la compatibilità degli articoli 5 7 di tale regolamento con la Convenzione di Montreal.
59 A tal proposito la Corte ha constatato, interpretando l’articolo 12 del regolamento n. 261/2004, intitolato «Risarcimenti complementari», che tale articolo è destinato a completare l’applicazione delle misure previste dal citato regolamento, di modo che i passeggeri siano risarciti del danno complessivo subito a causa dell’inadempimento, da parte del vettore aereo, dei suoi obblighi contrattuali. Tale disposizione consente quindi al giudice nazionale di condannare il vettore aereo a risarcire il danno occasionato ai passeggeri dall’inadempimento del contratto di trasporto aereo sulla base di un fondamento giuridico diverso dal regolamento n. 261/2004, vale a dire, segnatamente, alle condizioni previste dalla Convenzione di Montreal o dal diritto nazionale (sentenza del 13 ottobre 2011, Sousa Rodríguez e a., C 83/10, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 38).
60 Tenuto conto di quanto precede, occorre constatare che dall’esame della prima e della seconda questione nella causa C 581/10 nonché della terza questione, lettera a), nella causa C 629/10 non è emerso alcun elemento idoneo a inficiare la validità degli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004.
Sulla terza questione nella causa C 581/10 e sulla terza questione, lettera c), nella causa C 629/10, ossia la validità degli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004 alla luce del principio della certezza del diritto
61 Con la terza questione nella causa C 581/10 e con la terza questione, lettera c), nella causa C 629/10, i giudici del rinvio chiedono in sostanza se gli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004, come interpretati dalla citata sentenza Sturgeon e a., siano validi alla luce del principio della certezza del diritto.
64 In particolare, per quanto riguarda innanzi tutto il rapporto tra le citate sentenze IATA e ELFAA nonché Sturgeon e a., dai punti 46 48 della presente sentenza emerge che non sussiste alcun conflitto tra queste due sentenze, in quanto la seconda applica principi elaborati dalla prima.
65 Dai punti 30 39 della presente sentenza deriva inoltre che l’interpretazione del regolamento n. 261/2004 nel senso che impone l’obbligo di compensazione pecuniaria per i ritardi prolungati, non disattende la volontà del legislatore dell’Unione.
66 Per quanto attiene infine alla chiarezza degli obblighi imposti ai vettori aerei, occorre ricordare che il principio della certezza del diritto esige che i singoli possano conoscere senza ambiguità i loro diritti e obblighi e regolarsi di conseguenza (v. sentenze del 9 luglio 1981, Gondrand e Garancini, 169/80, Racc. pag. 1931, punto 17, del 13 febbraio 1996, Van Es Douane Agenten, C 143/93, Racc. pag. I 431, punto 27, nonché del 14 aprile 2005, Belgio/Commissione, C 110/03, Racc. pag. I 2801, punto 30).
69 Di conseguenza, occorre constatare che dall’esame della terza questione nella causa C 581/10 e della terza questione, lettera c) nella causa C 629/10 non è emerso alcun elemento idoneo a inficiare la validità degli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004.
Sulla terza questione, lettera b), nella causa C 629/10, ossia il principio di proporzionalità
70 Con la terza questione, lettera b), nella causa C 629/10, il giudice del rinvio chiede in sostanza se gli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004 siano validi alla luce del principio di proporzionalità, qualora siano interpretati nel senso che i passeggeri il cui volo sia stato ritardato hanno diritto alla compensazione pecuniaria in forza di tale regolamento.
71 Il principio di proporzionalità, che fa parte dei principi generali del diritto dell’Unione, richiede che gli atti delle istituzioni dell’Unione europea non superino i limiti di quanto idoneo e necessario al conseguimento degli obiettivi legittimi perseguiti dalla normativa di cui trattasi, fermo restando che, qualora sia possibile una scelta fra più misure appropriate, si deve ricorrere alla meno restrittiva e che gli inconvenienti causati non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti (sentenze del 12 marzo 2002, Omega Air e a., C 27/00 e C 122/00, Racc. pag. I 2569, punto 62, nonché del 12 gennaio 2006, Agrarproduktion Staebelow, C 504/04, Racc. pag. I 679, punto 35).
81 Dalla giurisprudenza emerge del resto che l’importanza rivestita dall’obiettivo di protezione dei consumatori, compresi quindi i passeggeri del trasporto aereo, è idonea a giustificare conseguenze economiche negative, anche considerevoli, per taluni operatori economici (v., in tal senso, sentenza dell’8 giugno 2010, Vodafone e a., C 58/08, Racc. pag. I 4999, punti 53 e 69).
84 Di conseguenza, occorre constatare che dall’esame della terza questione, lettera b) nella causa C 629/10 non è emerso alcun elemento idoneo a inficiare la validità degli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004.
Sulla seconda e sulla quinta questione nella causa C 629/10
85 Poiché tali questioni sono sollevate nell’eventualità di una risposta negativa alla prima questione nella causa C 629/10, non occorre fornire alcuna risposta al riguardo.
Sulla quarta questione nella causa C 629/10, concernente gli effetti temporali della presente sentenza
86 Con la quarta questione nella causa C 629/10, il giudice del rinvio intende sapere quali siano gli effetti temporali della presente sentenza per quanto riguarda il diritto alla compensazione pecuniaria dei passeggeri il cui volo sia stato ritardato di tre ore o più rispetto all’orario di arrivo originariamente previsto.
87 La TUI Travel e a. sostengono che nel caso in cui la Corte risponda in senso affermativo alla prima questione e in senso negativo alla terza questione, essa deve limitare l’efficacia temporale della presente sentenza in modo tale che gli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004 non possano essere fatti valere per fondare richieste di compensazione pecuniaria di passeggeri relative a voli ritardati risalenti a prima della data della presente sentenza, salvo per quanto attiene ai passeggeri che avevano già promosso un’azione giudiziaria al fine di ottenere, a tale data, detta compensazione pecuniaria. Infatti, nonostante la citata sentenza Sturgeon e a., le compagnie aeree e gli altri operatori interessati potrebbero ragionevolmente concludere, allo stato attuale, che l’articolo 7 del regolamento n. 261/2004 non si applica ai passeggeri il cui volo è ritardato, poiché detta sentenza sarebbe in contrasto con il chiaro tenore letterale di tale regolamento nonché con la citata sentenza IATA e ELFAA.
88 Occorre ricordare al riguardo che, secondo una giurisprudenza costante, l’interpretazione di una norma di diritto dell’Unione, che la Corte fornisce nell’esercizio della competenza attribuitale dall’articolo 267 TFUE, chiarisce e precisa il significato e la portata di tale norma, nel senso in cui deve o avrebbe dovuto essere intesa e applicata sin dal momento della sua entrata in vigore. Ne deriva che la norma così interpretata può e deve essere applicata dal giudice anche a rapporti giuridici sorti e costituitisi prima della sentenza che statuisce sulla domanda d’interpretazione sempreché, d’altro canto, sussistano i presupposti per sottoporre ai giudici competenti una controversia relativa all’applicazione di detta norma (v., in particolare, sentenze del 3 ottobre 2002, Barreira Pérez, C 347/00, Racc. pag. I 8191, punto 44, e del 17 febbraio 2005, Linneweber e Akritidis, C 453/02 e C 462/02, Racc. pag. I 1131, punto 41).
89 Solo in via eccezionale, applicando il principio generale della certezza del diritto inerente all’ordinamento giuridico dell’Unione, la Corte può essere indotta a limitare la possibilità per gli interessati di far valere una disposizione da essa interpretata onde rimettere in discussione rapporti giuridici costituiti in buona fede (v., in particolare, sentenze del 23 maggio 2000, Buchner e a., C 104/98, Racc. pag. I 3625, punto 39, nonché Linneweber e Akritidis, cit., punto 42).
91 La Corte ha già dichiarato al riguardo che una limitazione temporale degli effetti di siffatta interpretazione può essere ammessa solo nella stessa sentenza che statuisce sull’interpretazione richiesta. Tale principio garantisce la parità di trattamento degli Stati membri e degli altri soggetti nei confronti di tale diritto e rispetta, allo stesso modo, gli obblighi derivanti dal principio della certezza del diritto (sentenza del 6 marzo 2007, Meilicke e a., C 292/04, Racc. pag. I 1835, punto 37).
92 L’interpretazione richiesta dalla High Court of Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division (Administrative Court) nella causa C 629/10 riguarda il diritto alla compensazione pecuniaria ai sensi del regolamento n. 261/2004, che è dovuta ai passeggeri del trasporto aereo quando subiscono, a causa di un ritardo del volo, una perdita di tempo pari o superiore a tre ore, vale a dire quando giungono alla loro destinazione finale tre ore o più dopo l’orario di arrivo originariamente previsto dal vettore aereo. Al riguardo, già dal punto 61 della citata sentenza Sturgeon e a., emerge che i passeggeri degli aerei hanno un siffatto diritto.
1) Gli articoli 5 7 del regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91, devono essere interpretati nel senso che i passeggeri di voli ritardati hanno diritto ad una compensazione pecuniaria in forza di tale regolamento quando, a causa di siffatti voli, subiscono una perdita di tempo pari o superiore a tre ore, vale a dire quando giungono alla loro destinazione finale tre ore o più dopo l’orario di arrivo originariamente previsto dal vettore aereo. Tuttavia, un siffatto ritardo non dà diritto ad una compensazione pecuniaria a favore dei passeggeri se il vettore aereo è in grado di dimostrare che il ritardo prolungato è dovuto a circostanze eccezionali che non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso, ossia circostanze che sfuggono all’effettivo controllo del vettore aereo.
2) Dall’esame delle questioni pregiudiziali non è emerso alcun elemento idoneo a inficiare la validità degli articoli 5 7 del regolamento n. 261/2004.
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