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Timestamp: 2019-01-18 14:56:51+00:00

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Art. 136 cod. proc. civile: Comunicazioni | La Legge per tutti
Art. 136 cod. proc. civile: Comunicazioni
Il cancelliere, con biglietto di cancelleria, fa le comunicazioni che sono prescritte dalla legge o dal giudice al pubblico ministero (1), alle parti, al consulente, agli altri ausiliari del giudice e ai testimoni, e dà notizia di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge tale forma abbreviata di comunicazione (2) (3).
Comunicazione: è l’atto con il quale il cancelliere, per suo dovere d’ufficio (e, quindi senza una richiesta delle parti), porta a conoscenza delle parti e degli altri soggetti processuali determinati fatti o atti rilevanti per il processo (ad es. il cancelliere comunica il fatto dell’avvenuta pronuncia di un provvedimento del giudice) nei casi prescritti dalla legge o dal giudice. La comunicazione viene fatta per estratto o in forma abbreviata e può avvenire o mediante consegna diretta al destinatario (che rilascia ricevuta) o attraverso notifica dell’ufficiale giudiziario. Biglietto di cancelleria: è il documento con il quale si esegue la comunicazione, contenente gli estremi e la riproduzione parziale dell’atto comunicato.
(1) Il giudice ordina la comunicazione degli atti al pubblico ministero affinché possa intervenire nelle cause indicate dall’art. 70.
(2) In virtù del principio della libertà delle forme si ritiene che sia valida anche la comunicazione effettuata in una forma non prevista da tale norma, purché raggiunga lo scopo di assicurare la certezza sull’effettiva conoscenza del provvedimento da parte del destinatario e in ordine alla data di tale conoscenza. In base a tale criterio, nella prassi, è stato ritenuto sufficiente a tal fine il «visto» per presa visione sottoscritto e datato dal difensore, apposto sull’originale del biglietto di cancelleria senza la materiale consegna del biglietto stesso.
(3) Dalla comunicazione dell’atto decorrono per le parti i termini per il compimento di determinate attività, ad es.: per proporre il regolamento di competenza [v. 47]; per la riassunzione della causa [v. 50]; per l’impugnazione del p.m. contro le sentenze in materia matrimoniale [v. 72].
Funzione e natura.
Nel processo civile comunicazione e notificazione appartengono a due distinte categorie di trasmissione di documenti, che, anche quando siano effettuate attraverso il servizio postale, legittimano una regolamentazione differenziata. È pertanto da escludere che la mancata indicazione negli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c. (in relazione all’art. 149 stesso codice), riguardo alla comunicazione a mezzo posta, che a questa faccia seguito l’avviso di ricevimento, comporti una violazione dell’art. 3 della Costituzione, sol perché per la notificazione a mezzo posta effettuata dall’ufficiale giudiziario, l’avviso è invece previsto. Corte cost., 30 maggio 1977, n. 88.
1.1. Distinzione tra notificazione e comunicazione.
Sono inammissibili le q.l.c. del combinato disposto degli art. 739 comma 2 e 136 c.p.c., nella parte in cui, nel procedimento camerale in esito al quale il tribunale per i minorenni pronuncia provvedimenti ablativi o modificativi della potestà genitoriale, prevederebbe la comunicazione del decreto del tribunale con la forma abbreviata del biglietto di cancelleria, anzichè la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all’originale nelle forme dell’art. 137 c.p.c., e del combinato disposto degli art. 739 comma 2 e 741 c.p.c., nella parte in cui prevede che nei medesimi procedimenti camerali il termine di dieci giorni per proporre reclamo decorre dalla comunicazione del decreto con la forma abbreviata del biglietto di cancelleria, anzichè dalla notificazione nelle forme dell’art. 137 c.p.c., sollevate entrambe in riferimento agli art. 2, 3 comma 1 (per irragionevolezza della disciplina, dal momento che dalla comunicazione del solo dispositivo decorrerebbe il termine di dieci giorni per proporre reclamo e per ingiustificata disparità di trattamento rispetto a situazioni sostanzialmente simili, quali la notificazione integrale del decreto o della sentenza di adottabilità), 24 comma 2 (essendo il termine di dieci giorni per il reclamo tanto breve da ledere il diritto di difesa), 97 comma 1 (per violazione del principio del buon andamento dell’amministrazione) e 111 commi 2 (per violazione del principio di parità delle parti, in quanto al p.m., a differenza che alla parte privata, il provvedimento è comunicato integralmente) e 6 (in quanto la conoscenza del solo dispositivo, e non anche della motivazione, si spiegherebbe unicamente ove fosse prevista, come per le sentenze, una successiva comunicazione a cura della parte più diligente) cost., in quanto i giudici rimettenti, rinunciando a ricercare la possibilità di interpretare le norme censurate secondo Costituzione, adducendo un asserito diritto vivente contrario, identificato nella prassi seguita dai tribunali per i minorenni e pur mostrando di conoscere le argomentazioni letterali e sistematiche che quella interpretazione potrebbero sorreggere, finiscono per proporre non una q.l.c. bensì un mero dubbio interpretativo.Corte cost., 30 gennaio 2002, n. 1.
Una volta ottenuta dall'ufficio giudiziario l'abilitazione all'utilizzo del sistema di posta elettronica certificata, l'avvocato, che abbia effettuato la comunicazione del proprio indirizzo di PEC al Ministero della Giustizia per il tramite del Consiglio dell'Ordine di appartenenza, diventa responsabile della gestione della propria utenza, nel senso che ha l'onere di procedere alla periodica verifica delle comunicazioni regolarmente inviategli dalla cancelleria a tale indirizzo, indicato negli atti processuali, non potendo far valere la circostanza della mancata apertura della posta per ottenere la concessione di nuovi termini per compiere attività processuali. (Nella specie, nonostante la regolare comunicazione a mezzo PEC del decreto di fissazione dell'udienza di discussione nel giudizio di appello, il difensore dell'appellante non aveva proceduto ad effettuarne la notifica alla controparte, unitamente all'atto di appello, entro il termine di rito; la S.C., in applicazione del principio, ha confermato la statuizione di improcedibilità del ricorso in appello). Rigetta, App. Reggio Calabria, 01/03/2013
Cassazione civile sez. lav. 02 luglio 2014 n. 15070
1.1.1. Mancanza di attestazione di conformità all’originale.
La comunicazione dei provvedimenti del giudice a mezzo di biglietto di cancelleria, ai sensi dell’art. 136 c.p.c., non contiene alcuna certificazione di conformità all’originale, ma ha il solo scopo di porre le parti in grado di prendere visione del provvedimento. Pertanto, qualora il giudice dell’impugnazione abbia ordinato, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., l’integrazione del contraddittorio nei confronti di alcuni litisconsorti necessari pretermessi, l’omissione del nominativo di taluni di detti litisconsorti nel biglietto di cancelleria integra una mera irregolarità formale priva di effetto, poichè il procuratore destinatario della comunicazione ha l’onere di prendere visione dell’originale del provvedimento e di verificarne l’esatto contenuto. Cass. 28 marzo 1997, n. 2810.
1.1.2. Conformità e tutela del destinatario.
A seguito delle decisioni della Corte Costituzionale 477/2002, 28 e 97/2004 e 154/2005 ed in particolare dell’affermarsi del principio della scissione fra il momento di perfezionamento della notificazione per il notificante e per il destinatario, deve ritenersi che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, con la conseguenza che, ove tempestiva, quella consegna evita alla parte la decadenza correlata all’inosservanza del termine perentorio entro il quale la notifica va effettuata. Ai fini della tempestività dell’impugnazione, il principio per cui la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, sicché il termine per l’impugnazione deve ritenersi rispettato se tale consegna avvenga tempestivamente, postula che la parte provi, mediante idonea certificazione dell’ufficiale giudiziario, l’eventuale consegna in data anteriore a quella di effettuazione della notifica, dovendosi altrimenti presumere la coincidenza fra le due date. App. Roma 1 dicembre 2008.
1.2. Comunicazione con finalità processuale di determinazione di dies a quo.
In tema di azione revocatoria fallimentare, ai fini del computo a ritroso del termine di proponibilità della domanda, il “dies a quo”, segnato dalla pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento, coincide non già con la data della deliberazione della decisione, che ha natura di atto meramente interno, ma con quella del deposito in cancelleria, per effetto del quale la sentenza acquista efficacia esterna; tale data è quella risultante dall’attestazione apposta dal cancelliere ai sensi dell’art. 133, secondo comma, c.p.c., la quale rende ufficiale la consegna della sentenza, e, come atto di certezza legale, vincola fino a querela di falso ad assumere per vero l’avvenuto deposito della decisione nella data indicata; nel caso in cui tale attestazione manchi o risulti insufficiente, occorre poi fare riferimento, in alternativa, ad atti equipollenti aventi analoga efficacia di certezza legale, quali l’apposizione della formula esecutiva in calce alla sentenza, ovvero il rituale avviso ai difensori, ai sensi dell’art. 136 c.p.c., o ancora le annotazioni contenute nel registro cronologico e nel registro di repertorio. (Rigetta, App. Perugia, 19 Maggio 2003). Cass. 22 marzo 2007, n. 6991.
1.2.1. Momento di efficacia dell’ordinanza di revoca fuori udienza della provvisoria eseguibilità del decreto ingiuntivo.
L’ordinanza che abbia revocato fuori udienza la provvisoria esecuzione di un titolo giudiziale, sottrae al medesimo l’efficacia esecutiva fin dal deposito di essa, essendo la comunicazione finalizzata al compimento di atti successivi; conseguentemente il creditore che ha intimato precetto al debitore per l’adempimento, è soccombente, anche ai fini delle spese (art. 91 c.p.c.), nel giudizio di opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.), da questi instaurato. Cass. 6 marzo 1998, n. 2487.
1.2.2. Procedimento per l’accertamento tecnico preventivo e dies a quo per la denunzia dei vizi.
Il termine di decadenza per la denuncia dei vizi della cosa venduta ai sensi dell’art. 1495 c.c. decorre solo dal momento dell’acquisita oggettiva conoscenza dei vizi e nel caso che a tal fine si proceda ad accertamento tecnico preventivo dal momento della comunicazione della cancelleria del relativo esito. Cass. 23 maggio 2000, n. 6735.
1.3. Rapporto con norme speciali.
1.3.1. Processo fallimentare.
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, l’avvenuta procedimentalizzazione del giudizio e delle attività di trattazione ed istruttoria, a seguito della riforma di cui al D.Lgs. n. 5 del 2006 e del D.Lgs. n. 169 del 2007, implica che la notificazione al debitore del ricorso e del decreto di convocazione all’udienza (come previsto dalla nuova formulazione dell’art. 15, terzo comma, legge fall.) sia la regola anche quando il debitore si sia sottratto volontariamente o per colpevole negligenza al procedimento, rendendosi irreperibile; il quinto comma dell’articolo citato permette tuttavia, con una previsione analoga a quella di cui all’art. 151 c.p.c., che il presidente del tribunale, in sede di abbreviazione dei termini per la notifica e per le memorie, possa disporre che il ricorso ed il decreto predetti, se ricorrono particolari ragioni di urgenza, siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità non indispensabile alla conoscibilità degli stessi. Ne consegue che è valida la comunicazione al debitore del decreto di convocazione avvenuta, come ordinato con specifico provvedimento del presidente del tribunale, per il tramite di un ufficiale di polizia giudiziaria, e non nelle forme della notifica di cui agli artt. 136 e s. c.p.c. (Rigetta, App. Milano, 2 luglio 2008). Cass. 29 ottobre 2010, n. 22151.
Va disposta la restituzione, al giudice rimettente, degli atti relativi alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 119, secondo comma, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), censurato, in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, Cost., nella parte in cui prevede che il termine di quindici giorni per proporre reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento decorre, per i soggetti legittimati a tale impugnazione, agevolmente identificabili sulla base degli atti della procedura fallimentare, dalla data dell’affissione alla porta esterna del tribunale, anziché dalla data della comunicazione dell’estratto del medesimo decreto che a tali soggetti deve essere inviata, a norma del combinato disposto degli artt. 119, secondo comma, e 17, primo comma, della legge fallimentare - R.D. 16 marzo 1942, n. 267 - e dell’art. 136 c.p.c. Successivamente all’ordinanza di remissione, la norma impugnata è stata modificata, dapprima, con l’art. 109 del D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, la cui entrata in vigore è regolata dall’art. 153 dello stesso decreto legislativo, e poi con l’art. 9, comma 2, del D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con le quali norme è stato, fra l’altro, stabilito che contro il decreto che dichiara la chiusura del fallimento o ne respinge la richiesta è ammesso reclamo a norma dell’articolo 26 della legge fallimentare, sicché si rende necessaria, alla luce di tale ius superveniens, una nuova valutazione non solo della persistente rilevanza della questione nel giudizio a quo, ma altresì della possibilità di una interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata, alla stregua del mutamento intervenuto nel quadro normativo. Corte cost. ord., 25 luglio 2008, n. 303.
1.3.2. Processo esecutivo.
In tema di notificazioni e comunicazioni di atti del processo esecutivo, l’art. 489 c.p.c. - secondo il quale al creditore procedente ed agli intervenuti le notificazioni e le comunicazioni si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nell’atto di precetto o nel ricorso per intervento, mentre in mancanza possono farsi presso la cancelleria del giudice - non si applica ai soggetti ai quali la legge non impone di dichiarare la residenza o di eleggere il domicilio, con la conseguenza che a questi ultimi le notificazioni e le comunicazioni devono essere eseguite secondo le regole generali stabilite dagli art. 136 ss. c.p.c. è, pertanto, legittima la comunicazione al debitore del decreto di fissazione dell’udienza di audizione delle parti effettuata presso la residenza del debitore medesimo, senza che, d’altra parte, possa ritenersi che la comunicazione stessa debba essere eseguita, in applicazione della regola dettata dall’art. 170 c.p.c., presso il procuratore costituito nel giudizio di opposizione al precetto, sia perchè detta norma attiene al processo di cognizione - e quindi ha natura speciale rispetto alle norme generali contenute nei citati art. 136 ss. c.p.c. - sia perchè la nomina di un difensore per il suddetto giudizio di opposizione non è compiuta in un atto del processo esecutivo, che non è ancora iniziato. Cass. 30 luglio 2002, n. 11256.
Forme equipollenti.
2.1. Raggiungimento dello scopo.
Le comunicazioni di cancelleria devono avvenire, di norma, con le forme previste dagli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c., ossia con consegna del biglietto effettuata dal cancelliere al destinatario ovvero notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario. Esse, tuttavia, possono anche essere validamente eseguite in forme equipollenti semprechè risulti la certezza dell’avvenuta consegna e della precisa individuazione del destinatario, il quale deve sottoscrivere per ricevuta. App. Napoli 2 novembre 2009.
Sebbene le comunicazioni di cancelleria debbano avvenire, di norma, con le forme previste dagli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c., consegna del biglietto effettuata dal cancelliere al destinatario ovvero notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario, esse possono essere validamente eseguite anche in forme equipollenti, sempreché risulti la certezza dell’avvenuta consegna e della precisa individuazione del destinatario, il quale deve sottoscrivere per ricevuta. Conseguentemente, ove dell’ordinanza riservata del giudice dell’esecuzione il difensore della parte, successivamente al deposito, ne abbia estratto copia ad “uso opposizione”, come risultante dalle attestazioni della cancelleria a margine del provvedimento, la conoscenza del provvedimento è acquisita in via formale, all’esito di un’attività istituzionale di cancelleria che impone l’individuazione del soggetto richiedente e di quello che ritira la copia autentica del provvedimento nonché l’annotazione della data di rilascio della copia stessa, e costituisce, al pari della “presa visione”, forma equipollente della comunicazione di cancelleria. (Rigetta, Trib. Napoli, 6 dicembre 2006). Cass. lav., 2 ottobre 2008, n. 24418.
2.1.1. Oneri a carico delle parti.
In tema di notificazione delle impugnazioni, qualora la parte si sia costituita in un procedimento che si svolga fuori della circoscrizione cui è assegnato il proprio procuratore, e questi abbia provveduto ad eleggere domicilio nel luogo del procedimento medesimo, il sopravvenuto mutamento di tale domicilio è valido ed operante, al fine della notificazione presso il nuovo indirizzo dei successivi atti del processo, ivi incluso l’atto d’impugnazione, alla duplice condizione che il procuratore assuma un’iniziativa idonea a portare a conoscenza della controparte detto mutamento e che tale iniziativa si esteriorizzi in modo formale, con una dichiarazione esplicita, contenuta nel verbale d’udienza, o con la notificazione di apposito atto. Tali requisiti non sussistono nel caso in cui la variazione del domicilio eletto risulti esclusivamente dall’annotazione apposta dal cancelliere sul frontespizio del fascicolo d’ufficio del primo grado, con la conseguenza che deve ritenersi rituale la notificazione dell’atto d’appello eseguita nel domicilio originariamente eletto presso la cancelleria del giudice di primo grado, e valida la dichiarazione di contumacia della parte appellata. (Rigetta, App. Firenze, 14 giugno 2004). Cass. 2 febbraio 2010, n. 2358.
In tema di notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento, ove il difensore trasferisca lo studio professionale, presso cui la parte abbia eletto domicilio, ai sensi dell’art. 170 c.p.c., ad indirizzo diverso da quello risultante dagli atti del processo, egli ha l’onere di comunicare alla cancelleria del giudice adito, con mezzi idonei e tempestivi, la relativa variazione, per conferire ad essa rilevanza giuridica ai fini delle comunicazioni e/o delle notificazioni di pertinenza della cancelleria medesima; in mancanza, tali comunicazioni e/o notificazioni possono eseguirsi e perfezionarsi nel luogo risultante dagli atti del processo, senza che la cancelleria del giudice adito sia previamente tenuta ad accertare se, “medio tempore”, siano eventualmente intervenuti mutamenti di indirizzo, non essendo l’assolvimento del suddetto onere di comunicazione incombente sul difensore - di estrema semplicità e rispondente anche a comuni canoni di prudenza - idoneo a pregiudicare l’esercizio del diritto di difesa. (Rigetta, App. Catanzaro, 26 agosto 2005). Cass. 3 marzo 2010, n. 5079.
In materia di responsabilità disciplinare degli avvocati, non viola gli obblighi derivanti dal rapporto di colleganza (di cui all’art. 22 del codice deontologico forense) l’avvocato che, avuta - in assenza della comunicazione del cancelliere di cui all’art. 136 c.p.c. - conoscenza del dispositivo di una sentenza, favorevole al proprio rappresentato, ometta di fare parte di tale dispositivo il collega di controparte e, chiesta copia autentica della sentenza (completa di motivazione), la notifichi all’altra parte. (Cassa con rinvio, Cons. Naz. Forense Roma, 18 maggio 2009). Cass., Sez. Un., 23 dicembre 2009, n. 27214.
2.2.1. Regolamento di competenza.
La sentenza non va comunicata alla parte non costituita e pertanto, nel caso di sentenza emessa a definizione del giudizio per regolamento di competenza, il termine per la riassunzione decorre, per la parte contumace, dalla pubblicazione della sentenza stessa. (Regola competenza d’ufficio, Trib. Catanzaro, 28 maggio 2009). Cass. 20 marzo 2010, n. 6823.
2.2.2. Reclamo dei provvedimenti del giudice delegato.
Ai fini del decorso del termine di dieci giorni per proporre reclamo al tribunale fallimentare avverso i provvedimenti del giudice delegato, la conoscenza del provvedimento reclamato conseguita dalla parte a seguito di invio di copia di detto provvedimento da parte del curatore non può considerarsi equipollente alla comunicazione eseguita dal cancelliere, atteso che l’attribuzione al curatore fallimentare di un potere di comunicazione in ordine a specifici atti non implica l’esistenza, in capo allo stesso curatore, di un generale potere di comunicazione e che siffatto potere è invece previsto per il cancelliere (dall’art. 136 c.p.c. e dall’art. 45 disp. att. c.p.c.). Cass. 11 febbraio 2004, n. 2576.
2.2.3. Uso del fax.
La comunicazione di un provvedimento del giudice a mezzo fax, intervenuta in data antecedente il 1° marzo 2006, momento in cui è entrato in vigore l’art. 136, terzo comma, c.p.c., aggiunto dall’art. 2 della legge 28 dicembre 2005, n. 263, non è valida quando manchi la prova della consegna dell’atto e non venga raccolta la sottoscrizione per ricevuta proveniente dal destinatario. (Cassa con rinvio, Trib. Rieti, 3 maggio 2005). Cass. 11 luglio 2011, n. 15191.
La comunicazione a mezzo fax di un’ordinanza non è idonea a garantirne la legale conoscenza, in mancanza della prova relativa alla data di trasmissione e al numero di utenza telefonica del destinatario. Trib. Prato ord., 7 luglio 2009.
Deve ritenersi correttamente eseguita la notifica effettuata a mezzo fax. Infatti, l’art. 17, comma 1°, del D.Lgs n. 5/2003 dispone che “tutte le notificazioni e comunicazioni alle parti costituite possono essere fatte, oltre che a norma degli artt. 136 e ss., c.p.c., con trasmissione dell’atto a mezzo fax (.)”. Il successivo comma stabilisce però che le trasmissioni degli atti via fax e per posta elettronica devono essere effettuate nel rispetto della normativa, anche regolamentare, “concernente la sottoscrizione e la trasmissione dei documenti informatici e teletrasmessi”. Trib. Pavia, 1 luglio 2008.
2.2.4. Uso della posta elettronica.
La comunicazione di cancelleria effettuata all’indirizzo di posta elettronica dell’avvocato costituito in giudizio deve considerarsi invalida e insuscettibile di sanatoria vuoi perché difforme dalle “specifiche tecniche” per l’utilizzo dei sistemi di posta elettronica certificata nel processo civile, vuoi perché tali “specifiche tecniche” non sono ancora concretamente applicate, vuoi perché l’avvocato, che non abbia aderito ad alcuna convenzione, tra l’ordine degli avvocati di appartenenza e l’ufficio giudiziario, che preveda le comunicazioni via posta elettronica all’indirizzo e-mail indicato, non ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al proprio indirizzo di posta elettronica. Trib. Pisa, 24 ottobre 2011.
La notifica di un'ordinanza fuori udienza effettuata a mezzo e-mail semplice è valida unicamente qualora il destinatario confermi, con metodi non automatici, la ricezione della stessa in un breve lasso temporale.
Cassazione civile sez. VI 20 maggio 2013 n. 12205
La comunicazione di cancelleria ex art. 136 c.p.c. ammette equipollenti basati su elementi volontaristici e sul conseguimento dello scopo: ne consegue, nel caso in cui un avvocato abbia aderito ad una convenzione tra l’ordine degli avvocati ed un ufficio giudiziario che preveda le comunicazioni via posta elettronica all’indirizzo e-mail indicato da ciascun legale, la validità della comunicazione di cancelleria effettuata al detto indirizzo a mezzo posta elettronica, ancorché priva di firma digitale, ove sia pervenuta alla cancelleria una risposta per ricevuta, data non in automatico. (Rigetta, App. Bolzano, 28 Aprile 2005). Cass. lav., 19 febbraio 2008, n. 4061.
2.3. In materia fallimentare.
2.3.1. Ricorso straordinario per cassazione avverso il decreto di reclamo ex art. 26 legge fall.
In tema di reclamo endofallimentare avverso i decreti del giudice delegato, ai sensi dell’art. 26 legge fall. (nel testo vigente anteriormente al D.Lgs. n. 5 del 2006), il termine iniziale di decorrenza per la relativa presentazione coincide con la comunicazione del decreto alla parte, da effettuarsi, di regola, ai sensi degli artt. 136 e s. c.p.c., ovvero con forme equipollenti, in grado di assicurare l’effettiva ed integrale conoscenza del contenuto del provvedimento e la data in cui essa è avvenuta. Cass. 25 febbraio 2011, n. 4698.
2.3.2. Fissazione di udienza per insinuazione tardiva.
Nel procedimento prefallimentare, la mancata notificazione al debitore del ricorso per la dichiarazione di fallimento e del decreto di fissazione di udienza non ne determina la nullità, ma solo la necessità di assicurare l’effettiva instaurazione del contraddittorio, realizzabile mediante l’ordine di rinnovazione della notifica, la costituzione spontanea del resistente ovvero la rinnovazione della notificazione eseguita spontaneamente dalla parte; a tal fine, non è sufficiente, per contro, la sottoscrizione del debitore per “presa visione ed estrazione di copia” degli atti e documenti del procedimento, che produce gli effetti di una comunicazione di cancelleria ai sensi degli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. e non anche quelli della notificazione. Trib. Sulmona, 20 maggio 2010.
2.3.3. Reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato.
In tema di reclamo endofallimentare avverso i decreti del giudice delegato, ai sensi dell’art. 26 legge fall. (nel testo vigente anteriormente al D.Lgs. n. 5 del 2006), il termine iniziale di decorrenza per la relativa presentazione coincide con la comunicazione del decreto alla parte, da effettuarsi, di regola, ai sensi degli artt. 136 e s. c.p.c., ovvero con forme equipollenti, che però non possono prescindere da un’attività del cancelliere, organo infungibilmente deputato a tale incombenza processuale, secondo il predetto art. 136 e l’art. 45 disp. att. c.p.c. Cass. 25 gennaio 2008, n. 1746.
In tema di decorrenza del termine per proporre reclamo avverso decreto del giudice delegato, l’apposizione sul provvedimento della firma “per presa visione” concretizza l’acquisita conoscenza del provvedimento stesso da parte del suo destinatario in quanto la comunicazione all’interessato può essere effettuata dal cancelliere anche a mezzo di forme equipollenti rispetto alla comunicazione tramite biglietto di cancelleria, sempre che tali forme siano in grado di fornire la certezza dell’acquisita conoscenza del provvedimento da parte del destinatario. Cass. 18 aprile 2008, n. 10200.
3.1. Comunicazioni eseguite dall’Ufficiale Giudiziario.
Premesso che le comunicazioni di cancelleria, pur dovendo avvenire, di norma, in una delle forme previste dall’art. 136 c.p.c. (consegna del biglietto al destinatario a cura del cancelliere ovvero notificazione a mezzo ufficiale giudiziario) possono essere compiute con forme equipollenti - sempre che risulti certa, quale effetto dell’attività della cancelleria, la presa di conoscenza, da parte del destinatario, della notizia da comunicare e la data in cui tale comunicazione è avvenuta -, deve ritenersi che l’ordinanza cautelare sia pervenuta nella sfera di effettiva e rituale conoscenza di parte attrice nel momento in cui il procuratore della medesima ha provveduto a richiedere agli Ufficiali Giudiziari la notifica dell’intero provvedimento alla controparte al fine di determinare la decorrenza del termine per proporre reclamo al Collegio ex art. 669-terdecies c.p.c. Trib. Milano 6 giugno 2007.
3.2. Comunicazione da parte di altri organi.
3.2.1. Il curatore fallimentare.
La comunicazione degli atti processuali è regolata dall’art. 136 c.p.c. e dall’art. 45 disp. attuaz. stesso codice e non può essere sostituita, ai fini della decorrenza del termine d’impugnazione, dalla conoscenza di fatto del provvedimento; essa, tuttavia, ammette equipollenti in forma diversa dalle modalità disciplinate dal codice di rito, purchè pervenga da organo a ciò abilitato ed abbia raggiunto lo scopo di assicurare la certezza in ordine all’informazione della parte circa l’esistenza ed il contenuto del provvedimento ed in ordine alla data di tale conoscenza. Cass. 15 febbraio 1996, n. 1140.
Rinvio di udienza.
4.1. Nelle controversie di lavoro.
Anche nel rito del lavoro, un provvedimento di rinvio dell’udienza di discussione pronunciato fuori udienza è efficace e vincolante nei confronti delle parti solo in quanto la cancelleria provveda a comunicarlo a tutte. Ne consegue che, finché anche una sola parte non sia stata notiziata del rinvio, la comunicazione è inefficace e il provvedimento non può dirsi idoneo a modificare la data di discussione inizialmente fissata. (Rigetta, App. Brescia, 19 maggio 2007). Cass. lav., 16 dicembre 2009, n. 26360.
4.1.1. Raggiungimento dello scopo.
La comunicazione di un provvedimento del giudice è valida anche se eseguita in modo diverso dalle forme, di cui all’art. 136 c.p.c., sempre che vi sia un’attività a tal fine del cancelliere e vi sia la certezza che il provvedimento sia stato portato a conoscenza delle parti e sia altresì certa la data di tale conoscenza. Trib. Torre Annunziata Sez. lavoro, 4 agosto 2010.
Nei procedimenti di locazione, che a norma dell’articolo 46 della legge 27 luglio 1978, n. 392 e poi dell’articolo 447-bis c.p.c., debbono essere trattati con il rito del lavoro, poiché il giudice può in ogni udienza ritenere conclusa l’attività istruttoria e decidere la causa, la comunicazione dei provvedimenti di rinvio dell’udienza mediante bandi o avvisi non personalizzati ai singoli difensori - nella specie tramite affissione sulla porta della sala di udienza -, non può dirsi rispettosa dell’esigenza della presenza delle parti e della conoscenza tempestiva dei rinvii da parte delle stesse. La lesione del contraddittorio e delle possibilità di difesa in tal modo realizzate comporta la nullità della sentenza di primo grado, rilevabile dal giudice di appello con apposita pronuncia. Cass. 26 marzo 2009, n. 7353.
4.2. Nel giudizio innanzi al Giudice di Pace.
In tema di procedimento dinanzi al giudice di pace, non sussiste violazione dall’art. 320 c.p.c. ove il tentativo di conciliazione, contemplato da tale norma, sia stato precluso dalla ingiustificata assenza di una parte all’udienza di comparizione, né è ipotizzabile alcuna lesione del diritto di difesa, ove la parte assente sia stata posta in condizione di presenziare all’udienza, mediante la comunicazione di apposita ordinanza riservata. (Rigetta, Giud. Pace Catania, 27 settembre 2005). Cass. 19 agosto 2011, n. 17437.
4.3. Rispetto del principio del contraddittorio.
Il rinvio disposto dal giudice fuori udienza - nei giudizi in materia di locazione che si svolgono secondo le regole processuali del rito del lavoro (art. 447 bis c.p.c.) - deve essere comunicato dalla cancelleria ai singoli difensori nelle forme previste dall’art. 136 c.p.c. La notizia data tramite semplice affissione di un avviso sulla porta della sala d’udienza viola i principi costituzionali sul contraddittorio e sul diritto di difesa ed è pertanto affetta da nullità per inidoneità dell’atto al raggiungimento dello scopo, con conseguente nullità degli atti successivi che ne dipendono e della stessa sentenza. Cass. 26 marzo 2009, n. 7353.
La mancata comunicazione al procuratore costituito di una delle parti delle ordinanze pronunziate fuori udienza determina la nullità delle attività riconducibili alle udienze posteriormente celebrate, che si estende agli atti successivi del processo, per violazione del principio del contraddittorio. Peraltro, nel caso in cui non sussista in concreto violazione di detto principio per effetto della spontanea partecipazione del predetto difensore all’udienza successivamente fissata senza che la cancelleria abbia provveduto al relativo adempimento informativo, la nullità del procedimento deve intendersi sanata, in quanto tale partecipazione dimostra che la parte ha potuto svolgere le sue difese. Cass. 1 marzo 2007, n. 4866.

References: Art. 136
 art. 739
 art. 739
 art. 2
 sentenza 
e contrario
 Cass. 
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
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 art. 136
 art. 136
 Cass. 
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 Cass. 
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 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 136
 Cass. 
 art. 26
 Cass. 
 art. 136
 Cass. 
 Cass. 
 art. 669
 Cass. 
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