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Timestamp: 2018-02-21 17:07:49+00:00

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c-bis) i provvedimenti adottati nell'esercizio dei poteri speciali inerenti alle attivita' di rilevanza strategica nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni; N32
e) i provvedimenti di scioglimento degli organi di governo degli enti locali e quelli connessi, che riguardano la loro formazione e il loro funzionamento; N26
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2-bis. Il provvedimento che determina le esclusioni dalla procedura di affidamento e le ammissioni ad essa all’esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali va impugnato nel termine di trenta giorni, decorrente dalla sua pubblicazione sul profilo del committente della stazione appaltante, ai sensi dell’articolo 29, comma 1, del codice dei contratti pubblici adottato in attuazione della legge 28 gennaio 2016, n. 11. L’omessa impugnazione preclude la facoltà di far valere l’illegittimità
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c) le controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla pub
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a) l'attuazione delle pronunce giurisdizionali esecutive o
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14) legge 7 agosto 1990, n. 241: articoli 2-b
Allegato 2, articolo 13
1. L’equiparazione del sabato a giorno festivo, ai fini della proroga al giorno lavorativo successivo, non ha carattere generale, ma ha come suo ambito di applicazione gli atti processuali, ai sensi dell'art. 155, Codice di procedura civile e dell'art. 52, D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo). Pertanto tale equiparazione e non può essere applicata ai termini di scadenza dei pagamenti dovuti per le rate inerenti ai costi di costruzione e agli oneri di urbanizzazione, regolati in base alle regole di scadenza delle obbligazioni civili, ovverosia dagli artt. 1187 e 2963, Codice civile che, nel loro combinato disposto, prevedono la proroga per i soli termini in scadenza di giorno festivo, senza considerare come tale il sabato.
2. In caso di ritardo od omesso versamento del contributo di costruzione, il Comune non è obbligato ai sensi dell’art. 43, D.P.R. 380/2001 ad applicare le speciali procedure di riscossione coattiva, ma può, in alternativa, avvalersi delle normali azioni previste per l’esecuzione delle obbligazioni, tra cui la procedura di ingiunzione di cui all'art. 118, D. Leg.vo 104/2010.
3. L’amministrazione comunale ha il pieno potere di applicare, nei confronti dell'intestatario di un titolo edilizio, la sanzione pecuniaria prescritta dalla legge per il caso di ritardo ovvero di omesso pagamento degli oneri relativi al contributo di costruzione anche ove, in caso di pagamento dilazionato di detto contributo, abbia omesso di escutere la garanzia fideiussoria in esito alla infruttuosa scadenza dei singoli ratei di pagamento ovvero abbia comunque omesso di svolgere attività sollecitatoria del pagamento presso il debitore principale. Ed infatti non può affermarsi l'esistenza di un onere collaborativo gravante sulla Amministrazione creditrice, desumibile dai principi generali in tema di correttezza e buona fede nei rapporti obbligatori di tipo civilistico o dal principio di leale collaborazione proprio dei rapporti intersoggettivi di diritto pubblico, consistente in un obbligo di pronta escussione della garanzia fideiussoria costituita a suo favore o di sollecitazione del pagamento presso il debitore principale.
1. L’offerta deve essere conforme alle caratteristiche tecniche previste nel capitolato di gara per i beni da fornire sin dal principio, atteso che difformità, anche parziali, si risolvono in un aliud pro alio, che giustifica l’esclusione dalla selezione. Pertanto, ai fini dell’esclusione, non è necessaria un’espressa previsione in tal senso, essendo sufficiente il riscontro della difformità dell’offerta rispetto alle specifiche tecniche richieste dalla lex specialis, che abbiano per l’Amministrazione un valore essenziale.
2. Ai sensi dell’art. 120, comma 2-bis, D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo), l’onere di impugnazione dell’altrui ammissione è subordinato alla pubblicazione degli atti della procedura, perché diversamente l’impresa sarebbe costretta a proporre un ricorso “al buio”. Pertanto nel caso di difformità del prodotto offerto alle specifiche tecniche previste dal capitolato di gara, il dies a quo per la decorrenza del termine utile alla proposizione del ricorso avverso l’ammissione deve essere individuato dalla data in cui sia possibile evincere le esatte caratteristiche tecniche dell’offerta. (Nel caso di specie, ai fini dell’ammissione, le imprese non avevano dovuto presentare alcuna documentazione tecnica e, pertanto, non erano note le caratteristiche dei prodotti offerti - flaconi in plastica per soluzioni infusionali e sostituti del sangue - né risultava provato che l’impresa esclusa ne fosse altrimenti a conoscenza. Pertanto il dies a quo è stato individuato dalla data della determinazione di aggiudicazione definitiva alla quale era allegato il verbale da cui si evincevano le esatte caratteristiche tecniche dell’offerta).
1. Una fattispecie di responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione, configurabile in presenza di un contrasto dell’azione amministrativa con le regole di correttezza e di trasparenza (che tipicamente devono informare la fase delle trattative contrattuali), non chiama in causa le modalità di esercizio del potere, né quindi l’incidenza dello stesso su posizioni di interesse legittimo, ma assume a suo fondamento la difformità dell’azione della P.A., nella conduzione delle trattative contrattuali (anche se modellate secondo lo schema dell’evidenza pubblica), rispetto ai canoni di buona fede e correttezza che informano le relazioni precontrattuali tra soggetti privati ed ai quali deve attenersi anche il soggetto pubblico: canoni la cui violazione non insiste perciò su situazioni di interesse legittimo, ma di pieno diritto soggettivo, e la cui conoscenza va pertanto devoluta alla competenza del giudice ordinario.
2. In tema di decorrenza del termine per la proposizione dell’azione di impugnazione del provvedimento amministrativo, va ribadito quanto affermato da consolidata giurisprudenza, e cioè che esso decorre dalla consapevolezza dell'esistenza del provvedimento e della sua potenziale lesività. Di contro l'esistenza di ulteriori vizi o la compiuta conoscenza dei vizi inizialmente riscontrati, acquisita attraverso la conoscenza "integrale" del provvedimento medesimo o ulteriori atti del procedimento, consente di proporre motivi aggiunti nell'ambito dell'impugnazione già proposta. Tale indirizzo giurisprudenziale si basa sull'esigenza di certezza dell'azione amministrativa, rispetto alla quale il termine decadenziale per proporre ricorso ha medesima natura e sostanza, e che è tale da non ammettere dilazioni legate all'eventuale incompletezza della cognizione sugli atti del procedimento o sul contenuto integrale del provvedimento impugnato. I principi così tratteggiati risultano sostanzialmente validi anche in una prospettiva processuale non strettamente caducatoria, ma intesa alla somministrazione della (parallela e complementare) tutela risarcitoria, almeno quando la genesi dell’obbligo risarcitorio venga ricollegata all’adozione del provvedimento asseritamente illegittimo.
1. Sebbene il comma 2-bis dell’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010 (introdotto dall’art. 204 del D. Leg.vo 50/2016, comma 1, lettera b), nella disciplina del c.d. “rito super-speciale” previsto per l’impugnazione degli atti di esclusione e di ammissione alle procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi e forniture, faccia riferimento, ai fini della decorrenza dell’ivi previsto termine d’impugnazione di trenta giorni, esclusivamente alla pubblicazione del provvedimento di ammissione o esclusione sul profilo telematico della stazione appaltante ai sensi dell’art. 29 del D. Leg.vo 50/2016, comma 1, ciò non implica l’inapplicabilità del generale principio sancito dall’art. 41 del D. Leg.vo 104/2010, e riaffermato nel comma 5, ultima parte, dell’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010, in base al quale, per cui, in difetto della formale comunicazione dell’atto - o in difetto di pubblicazione dell’atto di ammissione sulla piattaforma telematica della stazione appaltante - il termine decorre dal momento dell’avvenuta conoscenza dell’atto stesso, purché siano percepibili i profili che ne rendano evidente la lesività per la sfera giuridica dell’interessato in rapporto al tipo di rimedio apprestato dall’ordinamento processuale. Ciò, non solo in assenza della pubblicazione sul profilo telematico della stazione appaltante, ma anche nel caso in cui la pubblicazione avvenga successivamente.
2. Secondo consolidato orientamento giurisprudenziale, la valutazione dell’anomalia di un’offerta costituisce un giudizio ampiamente discrezionale, espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in caso di manifesta e macroscopica erroneità o irragionevolezza, desumibili, tra l’altro, non da singole voci bensì da una verifica complessiva inerente l’attendibilità e l’affidabilità dell’offerta nel suo complesso in funzione della garanzia di una corretta esecuzione dell’appalto, nel senso che l’esclusione dalla gara dell’offerente per l’anomalia della sua offerta è l’effetto della valutazione (operata dall’Amministrazione appaltante) di complessiva inadeguatezza della stessa rispetto al fine da raggiungere.
1. La disposizione di cui all’art. 79 del D. Leg.vo 50/2016, comma 3 - a mente della quale le stazioni appaltanti prorogano i termini per la ricezione delle offerte quando pervengano da parte degli operatori economici richieste di chiarimento, seppur tempestive, ma che impongano alla stazione appaltante di produrre informazioni supplementari significative, e quando tali informazioni non siano fornite dalla S.A. al più tardi sei giorni prima del termine stabilito per la ricezione delle offerte - va interpretato nel senso che in questi casi la proroga del termine di presentazione delle offerte è atto doveroso, in quanto non necessitante di valutazioni comparative fra gli interessi pubblici e privati coinvolti. È pur vero che il presupposto fattuale, ossia la “significatività” della questione oggetto di quesito, implica apprezzamenti soggettivi, ma ciò è comune a tutti i provvedimenti vincolati che abbiano a presupposto un fatto, al ricorrere del quale il legislatore riconnette il doveroso esercizio del potere. Sotto altro punto di vista, la disposizione si limita a fissare l’obbligo di proroga del termine in caso di mancata risposta dell’amministrazione ai quesiti (rilevanti e significativi) nel termine contestualmente dato. La mancata risposta è dunque l’evento omissivo che autorizza gli offerenti a confidare nella proroga, o comunque a considerarla plausibile.
2. La disposizione di cui all’art. 74 del D. Leg.vo 50/2016, comma 4 - a mente della quale, sempre che siano state richieste in tempo utile, le ulteriori informazioni sul capitolato d’oneri e sui documenti complementari sono comunicate dalle stazioni appaltanti a tutti gli offerenti che partecipano alla procedura d’appalto almeno sei giorni prima della scadenza del termine stabilito per la ricezione delle offerte - deve essere letta in uno con quella dettata dall’art. 79 del D. Leg.vo 50/2016, comma 5, in forza della quale anche quando le informazioni supplementari non sono state richieste in tempo utile, o la loro importanza ai fini della preparazione di offerte adeguate è insignificante, le amministrazioni aggiudicatrici possono (questa volta) discrezionalmente valutare la proroga.
3. Non costituisce violazione della par condicio tra i concorrenti la pubblicazione di modifiche agli elementi fondamentali della procedura di gara - quali il termine per la presentazione delle offerte e la definizione della base d’asta su cui debbono essere applicati gli sconti - solo sul sito internet della stazione appaltante, soprattutto quando il disciplinare di gara stabilisca l’obbligo, stabilito dal disciplinare a carico dei concorrenti, di impegnarsi a verificare durante tutto l’esperimento della procedura di gara il sito internet della stazione appaltante con specifico riferimento ai chiarimenti.
4. L’ art. 104 del D. Leg.vo 104/2010, comma 3, laddove consente la proposizione di motivi aggiunti in appello qualora la parte venga a conoscenza di documenti, non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado, da cui emergano vizi degli atti o provvedimenti amministrativi impugnati, ha codificato il pregresso orientamento giurisprudenziale che ammetteva i motivi aggiunti in grado d’appello al solo fine di dedurre ulteriori vizi degli atti già censurati in primo grado, e non anche nella diversa ipotesi in cui con essi si intende impugnare nuovi atti sopravvenuti alla sentenza di primo grado.
1. L’esclusione dalla gara - sia pure per ragioni connesse all’anomalia dell’offerta - rappresenta per l’operatore economico un atto di carattere finale e definitivamente preclusivo al prosieguo della partecipazione, con conseguente nocumento immediato e diretto per le sue posizioni soggettive. Esso radica di conseguenza un evidente interesse a ricorrere in giudizio, e non può a tal proposito ritenersi che osti al riconoscimento del carattere immediatamente preclusivo dell’esclusione disposta per anomalia dell’offerta l’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010 (comma 2-bis) secondo cui è immediatamente impugnabile l’esclusione disposta “all’esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali”. Tale disposizione infatti non delimita il novero degli atti della serie di gara che risultano immediatamente impugnabili in quanto direttamente lesivi per i destinatari, ma risponde alla diversa esigenza di individuare un ristretto numero di ipotesi per le quali il Legislatore ha ritenuto di delineare disposizioni processuali ulteriormente acceleratorie rispetto a quelle già proprie del “rito appalti” di cui al medesimo articolo 120, tipizzando i casi di applicazione del c.d. “rito superspeciale” (o “rito anticipato e immediato”), ma non esaurendo affatto il novero degli atti di gara impugnabili, o la nozione stessa di “lesività”, la cui delimitazione deriva dall’applicazione di generali princìpi di ordine processuale.
2. Anche nel nuovo sistema delineato dall’articolo 97, comma 8, del D. Leg.vo 50/2016 (al pari di quello delineato dal precedente articolo 122, comma 9 del D. Leg.vo 163/2006), le ipotesi di esclusione automatica delle offerte anomale nel sottosoglia rappresentano un’eccezione al generale principio del confronto procedimentale e al contraddittorio relativo all’adozione di provvedimenti notevolmente incidenti sulla sfera giuridica delle imprese concorrenti. La previsione di siffatte ipotesi di esclusione automatica, per il suo carattere di eccezionalità, deve pertanto risultare da previsioni non equivoche della lex specialis di gara. (Nella fattispecie secondo la Corte il richiamo all’esclusione automatica non poteva in alcun modo essere inferito - neppure in via interpretativa - dalla previsione del disciplinare secondo cui, laddove il metodo sorteggiato per la determinazione dell’anomalia non portasse ad avere alcun offerente non anomalo, la soglia sarebbe stata calcolata con uno degli altri quattro metodi indicati dall’articolo 97 del D. Leg.vo 50/2016, fino all’individuazione di un aggiudicatario.)
1. Giusto il disposto dell’art. 120, comma 2-bis, del D. Leg.vo 104/2010 - che stabilisce il termine entro il quale va impugnato il provvedimento che determina le esclusioni dalla procedura di affidamento e le ammissioni ad esso all’esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali, decorso il quale è preclusa la facoltà di far valere l’illegittimità derivata dei successivi atti delle procedure di affidamento, anche con ricorso incidentale - è innegabile la sussistenza di un interesse concreto ed attuale in capo ad un concorrente ammesso ad una pubblica gara ad ottenere l’esibizione della documentazione comprovante il possesso da parte degli altri concorrenti ammessi dei prescritti requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali, al fine di consentirgli di contestare tempestivamente l’ammissione di questi ultimi.
2. Il disposto dell’art. 53 del D. Leg.vo 50/2016 - il quale stabilisce tra l’altro che il diritto di accesso agli atti è differito, in relazione alle offerte, fino all’aggiudicazione - deve essere interpretato nel senso che l’accesso ai documenti è differito all’aggiudicazione dell’appalto solo per le offerte tecnico-economiche, per la tutela del segreto industriale e commerciale, per cui stante la necessità d’impugnare ai sensi dell’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010 le ammissioni e le esclusioni alla gara, l’interessato potrà, invece, avere immediato accesso alla documentazione amministrativa circa i requisiti soggettivi degli altri concorrenti.
Nelle gare pubbliche, la consulenza tecnica (art. 67, D. Leg.vo 104/2010) si estrinseca in una valutazione - e quindi in un giudizio - alla stregua della discrezionalità tecnica. Il consulente non si limita cioè ad un’attività meramente ricognitiva e circoscritta ad un elemento o fatto specifico ma, utilizzando le proprie specifiche cognizioni tecniche, prende in carico situazioni ed oggetti complessi al fine di elaborare un proprio giudizio, e di conseguenza a rispondere al quesito ritenuto dal giudice utile ai fini del decidere con una soluzione tecnicamente idonea alla stregua di un “giudizio di valore”. Al contrario, la verificazione (art. 67, D. Leg.vo 104/2010) è diretta ad appurare la realtà oggettiva delle cose, e si risolve essenzialmente in un accertamento diretto ad individuare, nella realtà delle cose, la sussistenza di determinati elementi, ovvero a conseguire la conoscenza dei fatti, la cui esistenza non sia accertabile o desumibile con certezza dalle risultanze documentali. La verificazione di estrinseca quindi in un “giudizio di risultato” che, come tale, non richiede un momento di contraddittorio, che in questo caso concerne esclusivamente gli sviluppi e le risultanze della verificazione.
1. L’interesse ad agire ex art. 100 del Codice di procedura civile (applicabile al processo amministrativo anche per effetto del richiamo di cui all'art. 39 comma 1 del Codice del processo amministrativo), si compone di due elementi: l'esistenza di un attuale e concreto pregiudizio derivante alla parte dagli atti impugnati; il profilo di utilità che la parte ricorrente potrebbe ricavare dall’eventuale accoglimento della domanda svolta in giudizio. Sussiste pertanto interesse all’impugnativa di un atto allorché l’atto medesimo abbia arrecato una lesione diretta, attuale e concreta alla sfera giuridica del destinatario, tale che l’accoglimento dell’impugnativa lasci prefigurare un vantaggio pratico e concreto che può derivarne al ricorrente. Quanto al profilo di utilità, questo può anche consistere nel perseguimento di un interesse “mediano”, connesso alla caducazione dell'intero procedimento e consistente nella chance di un esito favorevole del procedimento rinnovato. Tuttavia tale profilo non assorbe il primo elemento costitutivo dell’interesse ad agire, ovvero la sussistenza di una lesione attuale e concreta, poiché diversamente opinando si finirebbe con l’apprestare tutela a un generico interesse a ripetere la procedura amministrativa illegittima per qualsivoglia motivo annullata dal giudice. (Nella fattispecie è stato respinto il ricorso del soggetto in ordine alla caducazione e conseguente ripetizione della procedura di gara sulla base del dimostrato assunto che la modifica ai requisiti speciali disposta dall’Amministrazione in corso di procedura e prima della scadenza del termine per la presentazione delle offerte non avrebbe apportato alcun vantaggio al concorrente risultato poi aggiudicatario.)
2. In assenza di un espresso obbligo di specifica verbalizzazione imposto dalla lex specialis di gara, non vi è ragione per derogare dal principio generale secondo il quale gli apprezzamenti dei singoli commissari sono destinati ad essere assorbiti nella decisione collegiale finale, costituente momento di sintesi della comparazione e composizione dei giudizi individuali, mentre la separata enunciazione dei punteggi attribuiti dai singoli commissari assume valore di formalità interna relativa ai lavori della commissione di aggiudicazione, i cui giudizi - ai fini della verbalizzazione e della pubblicità esterna - sono sufficientemente documentati con la sola attribuzione del voto complessivo finale. (Nella fattispecie è stato ritenuto legittimo l’operato della commissione che - in conformità alle previsioni contenute nel disciplinare di gara - aveva verbalizzato unicamente il punteggio finale espresso come media dei punteggi attribuiti dai singoli commissari, senza peraltro dare evidenza singolarmente di questi ultimi.)
3. Il principio della tassatività delle cause di esclusione di cui all’art. 46 del D. Leg.vo 163/2006, ora abrogato e sostituito dall’art. 83, comma 8, del D. Leg.vo 50/2016, fa il paio con l’ulteriore canone ermeneutico secondo il quale le norme della disciplina di gara - soprattutto ove poco chiare o dai contenuti polisensi - devono essere interpretate con proporzionalità e ragionevolezza, per evitare eccessivi formalismi ed indebite restrizioni della concorrenza fra le imprese.
1. Appalti e contratti pubblici - Rito appalti - Impugnazione provvedimenti di ammissione o esclusione alla gara - Termine di cui all’art. 120, comma 2-bis, del D. Leg.vo 104/2010 - Decorrenza - Pubblicazione sul profilo telematico della stazione appaltante - Principio di stretta interpretazione - Inapplicabilità in assenza di pubblicazione. 2. Appalti e contratti pubblici - Gare - Soccorso istruttorio - Omessa produzione garanzia fideiussoria per l’esecuzione ai sensi dell’art. 39, comma 9, del D. Leg.vo 50/2016 - Carenza non sanabile. 3. Appalti e contratti pubblici - Gare - Termine dilatorio per la stipula del contratto - Decorrenza - Dalla comunicazione della delibera dirigenziale di affidamento.
Ord. C. Cass. civ. 13/09/2017, n. 21200
1. Ricade in capo al proprietario (o al responsabile dell’abuso) ingiunto della demolizione l’onere di provare la data di ultimazione (con difforme destinazione d’uso) delle opere edilizie, dal momento che solo l’interessato può fornire inconfutabili atti, documenti ed elementi probatori che siano in grado di radicare la ragionevole certezza dell’epoca di realizzazione di un manufatto. In difetto di tali prove, resta integro il potere dell'amministrazione di negare la sanatoria dell'abuso e il suo dovere di irrogare la sanzione demolitoria. L’amministrazione, pur dovendo sempre espletare un’istruttoria adeguata anche relativamente all’epoca della edificazione (onde individuare il regime giuridico di riferimento), non deve fornire, quale condizione di legittimità per l'irrogazione della sanzione, (anche) prova certa dell’epoca di realizzazione dell’abuso.
2. L’art. 104 del D. Leg.vo 104/2010, comma 3, laddove consente la proposizione di motivi aggiunti in appello “qualora la parte venga a conoscenza di documenti, non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado, da cui emergano vizi degli atti o provvedimenti amministrativi impugnati”, ha codificato il pregresso orientamento giurisprudenziale che ammette i motivi aggiunti in grado d'appello al solo fine di dedurre ulteriori vizi degli atti già censurati in primo grado, e non anche nella diversa ipotesi in cui con essi si intenda impugnare nuovi atti sopravvenuti alla sentenza di primo grado.
Appalti e contratti pubblici - Gara - Accesso agli atti differito ex art. 53, comma 2, lett. c), D. Leg.vo 50/2016 - Si riferisce solo al contenuto delle offerte tecniche e economiche.
La norma di cui alla lettera c) del comma 2 dell'art. 53, D. Leg.vo 50/2016 - che prevede il differimento dell’accesso “in relazione alle offerte fino all’aggiudicazione” - concerne esclusivamente il contenuto delle offerte, ed è chiaramente posta a presidio della segretezza delle offerte tecnico-economiche, ma non impedisce l’accesso alla documentazione amministrativa contenuta normalmente nella busta A, relativa ai requisiti soggettivi dei concorrenti, essendo peraltro la conoscenza di tale documentazione elemento imprescindibile per l’esercizio del diritto di difesa in relazione al nuovo sistema delineato dall’art. 120, comma 2-bis, D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo), che onera i concorrenti dell’impugnazione immediata delle ammissioni e delle esclusioni. Proprio il nuovo regime diversificato di impugnazione previsto dal citato art. 120, comma 2-bis introdotto nel 2016, infatti, impone una tale interpretazione, nel senso cioè che l’operatore economico possa accedere alla documentazione amministrativa e ai verbali di gara relativi alla fase di ammissione dei concorrenti, già nella fase iniziale della procedura selettiva (senza attendere cioè quella finale di aggiudicazione, come era previsto nel vecchio regime di cui al D. Leg.vo 163/2006) e che il differimento previsto dall’art. 53 del D. Leg.vo 50/2016 (comma 2, lett. c)), sia ormai limitato alle buste della proposta che contengono le offerte tecniche e economiche.
1. Appalti e contratti pubblici - Rito appalti - Impugnazione provvedimenti di ammissione o esclusione alla gara - Termine di cui all’art. 120, comma 2-bis, del D. Leg.vo 104/2010 - Decorrenza - Pubblicazione sul profilo telematico della stazione appaltante - Principio di stretta interpretazione - Inapplicabilità in assenza di pubblicazione.
1. Appalti e contratti pubblici - Contenzioso e giurisdizione - Rito “superspeciale” di cui all’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010, commi 2-bis e 6-bis - Ricorso contro il provvedimento di aggiudicazione - È inammissibile. 2. Appalti e contratti pubblici - Contenzioso e giurisdizione - Rito “superspeciale” di cui all’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010, commi 2-bis e 6-bis - Valutazione dei fatti avvenuti successivamente ai provvedimenti di ammissione o esclusione - Necessità - Motivazione.
1. Nell’ambito del rito c.d. “superspeciale” di cui all’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010, commi 2-bis e 6-bis, è inammissibile il ricorso contro il provvedimento di aggiudicazione, dovendo tale ricorso essere trattato, previa separazione dei giudizi, in udienza pubblica nelle forme del rito “speciale” ordinario in materia di appalti di cui al medesimo art. 120 del D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo). Infatti, un’interpretazione della vigente disciplina processuale nel senso di ammettere il cumulo e la trattazione congiunta delle domande con applicazione ad entrambe del rito “speciale” in luogo del rito o “superspeciale” apparirebbe in contrasto con la ratio della disciplina dettata dal citato art. 120 del D. Leg.vo 104/2010, commi 2-bis e 6-bis, in quanto - introducendo surrettiziamente un terzo rito misto tra i due - ostacolerebbe il conseguimento sistematico delle finalità che con il rito dell’art. 120, comma 2-bis, la nuova norma intende realizzare.
2. La distinzione e la separatezza del rito c.d. “superspeciale” delineato dall’art. 120 del D. Leg.vo 104/2010, commi 2-bis e 6-bis, rispetto a quello ordinario (seppure costituente anch’esso rito speciale) del medesimo art. 120, non contempla per il Giudice del primo un divieto di prendere in considerazione i fatti storici medio tempore venuti in essere e risultanti dai suoi atti processuali, come l’avvenuta aggiudicazione della gara e gli effetti di eventuali impugnazioni di quest’ultima. Detti atti, pur non formanti oggetto del medesimo rito specialissimo, si riflettono parzialmente sulla persistenza dell’interesse a ricorrere in quest’ultimo, aspetto che non può, anche durante il processo, essere valutato in modo avulso dalla realtà storica costituita dalla sopravvenuta graduatoria, e dunque nell’indifferenza della posizione ivi conseguita dalle singole imprese partecipanti alla gara.
Sent. C. Cass. civ. 29/05/2017, n. 13454
1. Il Comune che annulla, in autotutela, l'aggiudicazione di un appalto per mancanza di risorse economiche, deve poi risarcire il danno subito dall'impresa aggiudicataria che, facendo affidamento sull'esito della gara e su richiesta della amministrazione stessa, ne abbia iniziato l'esecuzione, prima dunque della stipula del contratto.
2. L'azione risarcitoria per lesione dell'affidamento riposto sulla legittimità dell'atto amministrativo poi annullato in autotutela rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. e), dell’all. 1 al D. Leg.vo n. 104 del 2010, e non può, pertanto, essere proposta al giudice ordinario, vertendosi in un campo dove diritti ed interessi sono intimamente correlati. Invero, la giurisdizione esclusiva prevede la cognizione, da parte del giudice amministrativo, sia delle controversie relative ad interessi legittimi della fase pubblicistica, sia delle controversie di carattere risarcitorio originate dalla caducazione di provvedimenti della fase predetta, realizzandosi quella situazione d'interferenza tra diritti ed interessi, tra momenti di diritto comune e di esplicazione del potere che si pongono a fondamento costituzionale delle aree conferite alla cognizione del giudice amministrativo, riguardo ad atti e comportamenti assunti prima dell'aggiudicazione o nella successiva fase compresa tra l'aggiudicazione e la mancata stipula del contratto.
Il termine per l’impugnazione di un titolo edilizio emesso a favore di terzi comincia a decorrere solo dall’ultimazione dei lavori o, quanto meno, dal momento in cui il relativo avanzamento disvela univocamente le specifiche caratteristiche strutturali e dimensionali dell’erigendo manufatto. Oltretutto, grava su chi assume la tardività del ricorso l’onere di provare con idonei argomenti che, anche prima del completamento dei lavori, fosse con chiarezza evincibile la prospettica lesione dell’interesse del ricorrente.
Sono soggetti al c.d. rito appalti, ovvero al giudizio ordinario di legittimità che si svolge davanti al giudice amministrativo e che ha ad oggetto la complessiva attività della pubblica amministrazione finalizzata alla conclusione di contratti, gli atti delle procedure di affidamento relative a pubblici lavori, servizi o forniture, ai sensi degli artt. 120, comma 1, e 119, comma 1, lett. a) del Codice del processo amministrativo. Le citate disposizioni hanno carattere generale e sono riferite a tutti gli atti che si collocano nella fase c.d. pubblicistica di selezione del contraente privato e che precedono la stipula del contratto. Quindi, il riferimento non può che comprendere anche gli atti di esclusione di concorrenti adottati dalla stazione appaltante nell’ambito della procedura di gara. In conseguenza di ciò, anche a questi atti si applica l’art. 120, comma 5, del Codice del processo amministrativo, che assoggetta al termine di trenta giorni il ricorso in sede giurisdizionale contro gli atti delle procedure di affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.
1. Ai sensi dell’art. 112, comma 3, D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo), come modificato dal D. Leg.vo 195/2011, in caso di aggiudicazione dichiarata illegittima, l’impossibilità (sopravvenuta) di esecuzione in forma specifica dell’obbligazione nascente dal giudicato perché il contratto è stato interamente eseguito dall'illegittimo beneficiario non estingue l’obbligazione, ma la converte, ex lege, in una diversa obbligazione, di natura risarcitoria, avente ad oggetto l’equivalente monetario del bene della vita riconosciuto dal giudicato in sostituzione della esecuzione in forma specifica. L’insorgenza di tale obbligazione può essere esclusa solo dalla insussistenza originaria o dal venir meno del nesso di causalità, oltre che dell’antigiuridicità della condotta.
2. In base agli articoli 103, Cost. e 7, del D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo), il giudice amministrativo ha giurisdizione solo per le controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione o un soggetto ad essa equiparato, con la conseguenza che la domanda che la parte privata danneggiata dall’impossibilità di ottenere l’esecuzione in forma specifica del giudicato proponga nei confronti dell’altra parte privata, beneficiaria del provvedimento illegittimo, esula dall’ambito della giurisdizione amministrativa. (Nel caso di specie è stata ritenuta inammissibile per difetto di giurisdizione - trattandosi di controversia tra privati - la domanda di condanna in solido nei confronti della soggetto pubblico e della parte privata, mentre è stata accolta la domanda di risarcimento del danno nei confronti del soggetto pubblico.)
3. Nel caso di mancata aggiudicazione, il danno conseguente al lucro cessante si identifica con l’interesse c.d. positivo, che ricomprende sia il mancato profitto (che l’impresa avrebbe ricavato dall’esecuzione dell’appalto), sia il danno c.d. curriculare (ovvero il pregiudizio subìto dall’impresa a causa del mancato arricchimento del curriculum e dell’immagine professionale per non poter indicare in esso l’avvenuta esecuzione dell’appalto). Spetta, in ogni caso, all’impresa danneggiata offrire, senza poter ricorrere a criteri forfettari, la prova rigorosa dell’utile che in concreto avrebbe conseguito, qualora fosse risultata aggiudicataria dell’appalto, poiché nell’azione di responsabilità per danni il principio dispositivo opera con pienezza e non è temperato dal metodo acquisitivo proprio dell’azione di annullamento (ex art. 64, commi 1 e 3, D. Leg.vo 104/2010), e la valutazione equitativa, ai sensi dell’art. 1226, cod. civ., è ammessa soltanto in presenza di situazione di impossibilità - o di estrema difficoltà - di una precisa prova sull’ammontare del danno.
4. Il mancato utile spetta nella misura integrale, in caso di annullamento dell’aggiudicazione impugnata e di certezza dell’aggiudicazione in favore del ricorrente, solo se questo dimostri di non aver utilizzato o potuto altrimenti utilizzare maestranze e mezzi, in quanto tenuti a disposizione in vista della commessa. In difetto di tale dimostrazione, può presumersi che l’impresa abbia riutilizzato o potuto riutilizzare mezzi e manodopera per altri lavori, a titolo di aliunde perceptum vel percipiendum.
1. Il comma 1, ultimo periodo dell’articolo 89 del D. Leg.vo 50/2016, secondo il quale il concorrente deve allegare alla domanda di partecipazione in originale o copia autentica il contratto in virtù del quale l'impresa ausiliaria si obbliga nei confronti del concorrente a fornire i requisiti e a mettere a disposizione le risorse necessarie per tutta la durata dell'appalto, trova applicazione anche nel caso di un avvalimento infragruppo. (Nella fattispecie si trattava di procedura aperta per l’affidamento della fornitura, installazione e associati servizi di manutenzione ordinaria, riparazione guasti e assistenza tecnica locale dei sistemi di controllo per la rilevazione automatica degli esplosivi (ESD) nei bagagli da stiva per gli aeroporti, da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.)
2. Il termine di trenta giorni per l’impugnazione del provvedimento di esclusione dalla gara di cui al comma 2-bis dell’articolo 120, D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo) decorre “dalla sua (riferita al provvedimento che determina le ammissioni) pubblicazione sul profilo del committente della stazione appaltante. Lo specifico riferimento ad un “dies a quo”, comporta il legittimo affidamento dell’impresa circa la data a partire dalla quale, soltanto, potrà decorrere il termine per impugnare l’ammissione di altra concorrente. La pubblicazione sembra poter trovare un momento cognitivo equivalente, ai fini della decorrenza del termine impugnatorio, soltanto in una comunicazione o notificazione individuale del provvedimento, purché completa di ogni elemento utile a farne apprezzare la lesività da parte di un operatore di normale diligenza.
L’art. 120, comma 2-bis, del D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo), inserito dal D. Leg.vo 50/2016 (Codice dei contratti pubblici) secondo il quale “Il provvedimento che determina le esclusioni dalla procedura di affidamento e le ammissioni ad essa all'esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali va impugnato nel termine di trenta giorni, decorrente dalla sua pubblicazione sul profilo del committente della stazione appaltante” e “l'omessa impugnazione preclude la facoltà di far valere l’illegittimità derivata dei successivi atti delle procedure di affidamento, anche con ricorso incidentale” non pone dubbi sull’irricevibilità del ricorso proposto avverso l’aggiudicazione nel quale si sollevano censure contro il provvedimento di ammissione dell’aggiudicatario che, come tali, avrebbero dovuto essere tempestivamente proposte entro il termine di trenta giorni ivi previsto. E ciò anche a prescindere dalla pubblicazione del provvedimento di ammissione alla gara con le modalità di cui all’art. 29, D. Leg.vo 50/2016 se la parte ricorrente ne sia venuta comunque a conoscenza. In tal caso vale il principio secondo il quale in difetto della formale comunicazione dell'atto e nel caso in cui il ricorrente viene ad aver contezza dell'atto prima della sua comunicazione formale, il termine di impugnazione decorre dal momento dell'avvenuta conoscenza dell'atto purché siano percepibili quei profili che ne rendono evidente l'immediata e concreta lesività per la sfera giuridica dell'interessato.
In materia di appalti pubblici, il termine decadenziale di trenta giorni per impugnare gli atti delle procedure di affidamento di appalti pubblici, ed in particolare l'aggiudicazione definitiva in favore di terzi, decorre dalla conoscenza di quest'ultima comunque acquisita dall'impresa partecipante alla gara. Ne consegue che il suddetto termine per l'impugnazione del provvedimento di aggiudicazione inizia comunque a decorrere dalla presentazione dell'istanza di accesso agli atti riferita al medesimo provvedimento, in quanto tale circostanza denota l'avvenuta conoscenza dello stesso.
Appalti e contratti pubblici - Procedura di gara - Aggiudicazione - Impugnazione - Soggetti legittimati - Impresa che non ha partecipato alla procedura - Esclusione - Eccezioni.
In materia di appalti pubblici, l'operatore economico che non partecipi alla gara non può contestare la relativa procedura e l'aggiudicazione in favore di un'altra impresa in quanto la sua posizione giuridica sostanziale non è sufficientemente differenziata ma riconducibile a un mero interesse di fatto. Ciò tranne nel caso in cui oggetto di contestazione sia il mancato espletamento della procedura ovvero la presenza nel bando di gara di clausole immediatamente escludenti o che impongano oneri manifestamente incomprensibili o del tutto sproporzionati.
Ord. C. Cass. civ. 23/01/2017, n. 1642
In materia espropriativa, la domanda di risarcimento del danno del proprietario di area contigua a quella in cui è realizzata l'opera pubblica, appartiene alla giurisdizione ordinaria ove, nella prospettazione dell'attore, fonte del danno non siano nè il "se" nè il "come" dell'opera progettata, ma le sue concrete modalità esecutive, atteso che la giurisdizione esclusiva amministrativa si fonda su un comportamento della P.A. (o del suo concessionario) che non sia semplicemente occasionato dall'esercizio del potere, ma si traduca, in base alla norma attributiva, in una sua manifestazione e, cioè, risulti necessario, considerate le sue caratteristiche in relazione all'oggetto del potere, al raggiungimento del risultato da perseguire.
In tema di appalto di opere pubbliche, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia promossa dal cessionario del ramo di azienda per ottenere, oltre al risarcimento del danno, l'annullamento del provvedimento con cui la stazione appaltante ha rigettato, nel dichiarare la risoluzione di diritto dell'appalto, la richiesta di sostituzione della mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese aggiudicatario di quest'ultimo, venendo in rilievo non l'esercizio di un potere autoritativo, che si manifesti attraverso atti di natura provvedimentale, a fronte dei quali la posizione soggettiva del privato si atteggia ad interesse legittimo, ma la mera verifica, a carattere vincolato e su basi di parità, che la vicenda soggettiva occorsa rientri in una della fattispecie in presenza delle quali soltanto, ai sensi dell'art. 116 del D. Leg.vo n. 163 del 2006, la controparte privata ha il diritto di subentrare nella titolarità del contratto.
Appalti e contratti pubblici - Rito speciale - Applicabilità alle concessioni di servizi - Termine di cui all'art. 120, comma 5, D. Leg.vo 104/2010 - Inosservanza - Rispetto del termine ordinario - Errore scusabile.
Gli artt. 119 e 120 del D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo) che regolano, tra l'altro, il rito abbreviato per le controversie in materia di appalti, sono applicabili alle procedure di affidamento di servizi in concessione. Peraltro deve essere concesso il beneficio della rimessione in termini per errore scusabile, ai sensi dell’art. 37 del D. Leg.vo 104/2010 medesimo, in favore dell’impresa ricorrente che ha notificato il ricorso avverso l’affidamento di una concessione dopo la scadenza del termine di decadenza di trenta giorni previsto dall’art. 120, comma 5, c.p.a., ma nel rispetto di quello, ordinario, di sessanta giorni. (Nella fattispecie si trattava della concessione del servizio di ristoro tramite distributori automatici di alimenti e bevande presso i presidi ospedalieri della ASL).
È inammissibile il ricorso proposto ai sensi dell'art. 31 Cod. proc. amm. (D. Leg.vo 02/07/2010, n. 104) per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dal Comune in relazione a D.I.A. - ora S.C.I.A. - presentata in sostituzione del permesso di costruire, in quanto il controinteressato avrebbe dovuto impugnarla mediante azione di annullamento, alla stregua di un vero e proprio provvedimento tacito di assenso.
1. I poteri inibitori spettanti all’amministrazione nei confronti degli interventi oggetto di una denuncia di inizio di attività vanno esercitati entro il termine normativamente prescritto, decorso il quale il “consolidarsi” della DIA determina - ai sensi dell'art. 19, comma 4, L. 241/1990 - l’impossibilità per il Comune di intervenire, se non nell’esercizio dei poteri di autotutela.
2. L’intervento inibitorio è, tuttavia, considerato doveroso, e non soggetto al ricorrere dei presupposti propri del potere di autotutela, nei casi in cui la carenza dei presupposti della DIA sia denunciata dal terzo, titolare di una posizione giuridica qualificata e differenziata, ai sensi del comma 6 ter del medesimo articolo 19 e ciò anche dopo il consolidarsi del titolo edilizio.
3. Il soggetto titolare di una situazione giuridica qualificata e differenziata che lamenti un pregiudizio derivante da una denuncia o segnalazione certificata di inizio attività può ottenere il pieno e doveroso esercizio dei poteri inibitori, senza i limiti propri dell’autotutela, soltanto laddove abbia sollecitato l’intervento dell’amministrazione entro sessanta giorni dal momento in cui ha avuto conoscenza della lesione.
Il ricorso proposto per l'annullamento parziale del piano regolatore generale, che sia stato notificato solo al Comune e non anche alla Regione che lo ha approvato, deve considerarsi inammissibile. Tale omissione non può essere sanata dal giudice con l'ordine rivolto al ricorrente di procedere all'integrazione del contraddittorio, considerato che questa non può essere disposta nei confronti dell'Autorità emanante, che costituisce parte essenziale del giudizio.
In materia di appalti pubblici, la pretesa dell'appaltatore secondo cui in virtù di una clausola espressa del contratto la stazione appaltante sarebbe obbligata a procedere alla revisione prezzi si traduce in una pretesa di adempimento contrattuale, che comporta l'accertamento di un diritto soggettivo. Da quanto sopra consegue che la risoluzione della relativa controversia deve essere demandata al giudice ordinario, dal momento che, viceversa, appartengono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le sole controversie in tema di adeguamento, modifiche o deroghe al prezzo inerenti a contratti in cui manchi una siffatta previsione.
1. Appalti e contratti pubblici - Annullamento giudiziale dell'aggiudicazione - Facoltà discrezionale del giudice amministrativo - Conseguenze. 2. Appalti e contratti pubblici - Annullamento giudiziale dell'aggiudicazione - Subentro nuovo aggiudicatario - Condizioni contrattuali applicabili.
1. Ai sensi dell’art. 122 del D. Leg.vo 104/2010, al di fuori dei casi indicati dall'art. 121, comma 1, e dall'art. 123, comma 3, in caso di annullamento giudiziale dell'aggiudicazione di una pubblica gara spetta al giudice amministrativo il potere di decidere discrezionalmente, anche nei casi di violazioni gravi, se mantenere o no l'efficacia del contratto nel frattempo stipulato, tenendo conto, in particolare, degli interessi delle parti, dell'effettiva possibilità per il ricorrente di conseguire l'aggiudicazione alla luce dei vizi riscontrati, dello stato di esecuzione del contratto e della possibilità di subentrare nel contratto, nei casi in cui il vizio dell'aggiudicazione non comporti l'obbligo di rinnovare la gara e la domanda di subentrare sia stata proposta. Ciò significa che l'inefficacia non è conseguenza automatica dell'annullamento dell'aggiudicazione, che determina solo il sorgere del potere in capo al giudice di valutare se il contratto debba continuare o non a produrre effetti, sicché la privazione degli effetti del contratto per effetto dell'annullamento dell'aggiudicazione deve formare oggetto di una pronuncia giurisdizionale tipica.
2. Il subentro nel contratto, come in tutte le ipotesi di successione a titolo particolare nel rapporto negoziale, deve operare in relazione alle condizioni del contratto originario dichiarato inefficace, poiché è quel rapporto negoziale che la norma comunitaria e nazionale intende preservare, in alternativa alla conservazione dell’efficacia del contratto con contestuale risarcimento dei danni dell’impresa illegittimamente pretermessa.
In caso di revoca dell'aggiudicazione, il concetto di “subentro nel contratto” ad opera del nuovo aggiudicatario, più che implicare unicamente un “subingresso” nella prosecuzione residuale della prestazione già avviata con altro contraente, configura, invece, l’ipotesi in cui, in alternativa al rinnovo della gara, è possibile almeno consolidare la procedura di gara, prevedendo a favore del nuovo aggiudicatario “la possibilità di subentrare nel contratto”, cioè di sostituirsi all’originario vincitore della gara nella posizione di parte contraente con la stazione appaltante per l’esecuzione della prestazione indicata nell’offerta. In caso di appalto di servizi, pertanto, il nuovo aggiudicatario subentra nel contratto per l’intera durata programmata dell’appalto.
Va richiamata la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo sulla esecuzione delle convenzioni urbanistiche, e quindi anche sull’accertamento di eventuali violazioni e l’irrogazione delle conseguenti sanzioni. Tale competenza, già pacifica in conseguenza all’essere le convenzioni urbanistiche ricomprese nella categoria degli accordi procedimentali ex art. 11 legge 241/1990, è diventata esplicita dopo l’introduzione del D. Leg.vo 104/2010 (Codice del processo amministrativo), il quale prevede la giurisdizione del giudice amministrativo per le controversie in materia di interessi legittimi e di diritti soggettivi, concernenti l’esercizio o il mancato esercizio del potere amministrativo da parte delle pubbliche amministrazioni (articolo 7), e per le controversie aventi ad oggetto la formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi integrativi o sostitutivi di provvedimento amministrativo, compresi gli atti e i provvedimenti in materia urbanistica ed edilizia, concernente tutti gli aspetti dell’uso del territorio (articolo 133).
Appalti e contratti pubblici - Prezzo - Revisione - Controversia sulla revisione oggetto di clausola specifica - Giurisdizione amministrativa - Sussistenza - Fondamento.
Le controversie in tema di modifiche o deroghe al prezzo chiuso nei contratti di appalti pubblici - analogamente a quelle, contigue, sulla revisione del prezzo, dalle quali si distinguono solo per la mancanza di una clausola contrattuale - sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo anche nel regime (applicabile nella specie "ratione temporis") antecedente a quello di cui all'art. 133, lettera e), n. 2), del D. Leg.vo 2 luglio 2010, n. 104; indicativo in tal senso è l'art. 244, comma 3, del D. Leg.vo 12 aprile 2006, n. 163 (nel testo all'epoca vigente), il quale, facendo propria la previsione generale già contenuta nell'art. 6, comma 19, della L. 24 dicembre 1993, n. 537, ricomprende in tale giurisdizione le controversie relative "ai provvedimenti applicativi dell'adeguamento dei prezzi" ai sensi dell'art. 133, commi 3 e 4, del medesimo D. Leg.vo 163 del 2006
1. Appalti ll.pp. - Danno curriculare - Nozione - Vantaggio per l’impresa -Valutazione equitativa
1. Nel processo amministrativo, anche dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice approvato con D.Lgs. 2 luglio 2010 n. 104, art. 64, c. 3, C.p.a., il sistema probatorio è fondamentalmente retto dal principio dispositivo con metodo acquisitivo degli elementi di prova da parte del giudice, il quale comporta l’onere per il ricorrente di presentare almeno un indizio di prova perché il giudice possa esercitare i propri poteri istruttori: e ciò, per l’appunto, è contemplato dal «sistema» proprio in quanto il ricorrente, di per sé, non ha la disponibilità delle prove, essendo queste nell’esclusivo possesso dell’Amministrazione ed essendo quindi sufficiente che egli fornisca un principio di prova. Viceversa, la disciplina contenuta nell’art. 2697 Cod. civ. (corrispondente, ora, all’art. 64, c. 1, C.p.a.) secondo la quale spetta a chi agisce in giudizio indicare e provare i fatti, deve trovare integrale applicazione anche nel processo amministrativo ogniqualvolta non ricorra tale disuguaglianza di posizioni tra pubblica Amministrazione e privato, nel caso di specie, laddove si verte esclusivamente sulla spettanza, o meno, di un risarcimento del danno: con la conseguenza che, a pena di un’inammissibile inversione del regime dell’onere della prova, non è consentito al giudice amministrativo di sostituirsi alla parte onerata quando quest’ultima si trovi nell’impossibilità di provare il fatto posto a base della sua azione.
L’art. 140 del D. Leg.vo 163/2006 (risoluzione del contratto di appalto disposta dalla stazione appaltante) è una disposizione avente natura eccezionale, poiché individua un’ipotesi nella quale i contratti dell’amministrazione possono essere affidati senza l’ulteriore svolgimento di una gara ad evidenza pubblica, ed è quindi suscettibile esclusivamente di stretta interpretazione, potendo essere applicato esclusivamente qualora sia possibile stipulare con l’imprenditore, che ha presentato la seconda migliore offerta, un contratto avente lo stesso contenuto di quello concluso con l’aggiudicatario originale e poi risolto. Conseguentemente, detto articolo non può essere applicato unitamente al meccanismo di cui all’art. 29, comma 3, e 133, comma 8, dello stesso D. Leg.vo 163/2006, e cioè con l’aggiornamento dei prezzi di progetto alla data del nuovo contratto.

References: articolo 13
 art. 104
 sentenza 
 articolo 120
 articolo 122
 art. 100
 Cass. 
 sentenza 
 art. 53
 art. 120
 art. 120
 art. 120
 art. 120
 Cass. 
 art. 64
 Cass. 
 articolo 19
 art. 11
 art. 64