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Timestamp: 2020-08-15 14:31:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22527 del 27/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22527 del 27/09/2017
Cassazione civile, sez. trib., 27/09/2017, (ud. 11/07/2017, dep.27/09/2017), n. 22527
sul ricorso 24505-2013 proposto da:
dall’Avvocato ROBERTA CANNAROZZO;
F.F., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la
dall’Avvocato ARMANDO FALLICA;
avverso la sentenza n. 138/2012 della COMM.TRIB.REG. di PALERMO,
che il Comune di Palermo propone ricorso, affidato ad un motivo, per la cassazione della sentenza n. 138/30/12, depositata il 12/7/2012, della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, che ha accolto, compensando le spese processuali, l’appello proposto da F.F. avverso la decisione di primo grado, che aveva respinto l’impugnazione della cartella di pagamento, per tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu), anno 2006, emessa dal Comune di Palermo, relativamente alla struttura alberghiera denominata “(OMISSIS)”;
che il Giudice di appello, in particolare, ha ritenuto illegittima, ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, comma 2, l’applicazione di tariffe differenziate agli immobili adibiti ad alberghi, rispetto a quelli adibiti a civile abitazione, stante l’assenza, nel Regolamento comunale, di motivazione idonea a giustificare l’applicazione di maggiori tariffe, dovendosi considerare, ad avviso della CTR, i periodi di presenza nel corso dell’anno di clienti e la diversa utilizzazione di aree e locali facenti parte della struttura alberghiera, proprio al fine di evitare ingiustificate disparità di trattamento nella tassazione;
che il ricorrente Comune deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione della sentenza impugnata, giacchè la CTR ha ritenuto che tale disposizione contempli in un’unica categoria “locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri”, laddove il Regolamento del Comune di Palermo, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 37 del 26/2/1997, sulla base del quale è stato predisposto il ruolo Tarsu, ha legittimamente determinato la tassa dovuta da ciascuna classe di contribuenza, tenendo conto della maggiore capacità di produrre rifiuti che hanno gli alberghi rispetto alle civili abitazioni, inserendo i primi in una categoria distinta e tassabile con una diversa misura tariffaria, sulla base di dati di comune esperienza e tenendo anche conto dei costi del servizio;
che la censura investe il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, comma 2, in relazione alla contestata applicazione, da parte del Comune di Palermo, agli immobili adibiti ad alberghi, rispetto a quelli adibiti a civile abitazione, di differenti tariffe, ed alla idoneità – contestata dalla contribuente – di una motivazione basata sul dato di comune esperienza della maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto alle civili abitazione;
che, invero, il D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, comma 8, sancisce che la tariffa è determinata dagli enti locali, per cui legittimamente un Comune può introdurre una tariffa differenziata per fasce di utenza – quella domestica e quella non domestica – ed in tal senso si è espressa questa Corte, da ultimo con la sentenza n. 16175/2016, secondo cui ” In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe, in cui a categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce, infatti, un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal D.Lgs. n. 22 del 1997, senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore; i rapporti tra le tariffe, indicati dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 69,comma 2, tra gli elementi di riscontro della legittimità della delibera, non vanno d’altronde riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica.” (cfr. anche Cass. n. n. 12859/2012; n. 302/2010; n. 13957/2008; n. 5722/2007);
che, inoltre, quanto alla rilevata mancanza di motivazione specifica di detti scostamenti, la sentenza trascura di considerare il principio secondo cui, “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione della tariffa di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 65, poichè la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile “ex post”, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili.” (Cass. n. 7044/2014; n. 22804/2006), mentre il carattere stagionale dell’attività, così come altre specifiche caratteristiche dell’attività svolta dai contribuente, possono eventualmente dare luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore (Cass. n. 15861/2011);
che, invero, la cartella di pagamento impugnata aveva quale atto presupposto la Delib. n. 165 del 2006 della Giunta Comunale di Palermo, annullata dal TAR Sicilia con la sentenza n. 1550/2009, ed il Comune di Palermo assume di aver provveduto, giusta Det. Dirig. n. 6 del 2010, a rideterminare il tributo, applicando le tariffe Tarsu vigenti sino al 2005, ed a attivare le “procedure di rimborso/sgravio della Tarsu 2006” parziale delle somme iscritte a ruolo, per la parte eccedente la tariffa vigente sino ai 2005, in quanto non dovuta, mentre, per altro verso, la contribuente, la quale continua a contestare la legittimità della tariffa diversificata, non può ritenersi liberata dall’obbligo di pagamento per il servizio di raccolta rifiuti, trovando appunto applicazione, ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 69, comma 1, la tariffa in precedenza vigente (Cass. n. 8870/2010; n. 8088/2010, n. 8875/2010);
che la impugnata sentenza si è discostata dai principi sopra esposti, e neppure ha tenuto conto di quanto dedotto dal Comune, per cui va cassata, con rinvio della causa, per nuovo esame, alla CTR della Sicilia, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 68
 art. 68
 sentenza 
 art. 68
 art. 49
 sentenza 
 art. 69
 Cass. 
 sentenza 
 art. 65
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 art. 69
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