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Timestamp: 2018-08-18 12:29:36+00:00

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Si può contestare l'assegno con le sole iniziali?
Si può contestare l’assegno con le sole iniziali?
Se l’assegno riporta solo la sigla del traente non la firma per esteso la banca può essere ritenuta responsabile qualora lo paghi al prenditore.
Non commette un comportamento corretto la banca che paga assegni che non presentano la firma completa del titolare del blocchetto. Per cui, se viene consentito il versamento di un assegno che riporta una semplice sigla, e poi risulta che questa non è quella autentica, ma è stata falsificata, l’istituto di credito è tenuto a restituire i soldi al proprio cliente. In buona sostanza si può contestare l’assegno con le sole iniziali. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente e interessante sentenza [1] che affronta, per la prima volta (almeno per quanto è dato conoscere), tale problema.
1 Assegni: come deve comportarsi la banca?
2 Che succede se l’assegno è firmato solo con una sigla?
3 La firma illeggibile
4 Che succede in caso di falsificazione della firma sull’assegno?
Assegni: come deve comportarsi la banca?
Il codice civile [2] stabilisce che, nell’adempiere ai propri obblighi, il soggetto tenuto ad eseguire la prestazione (nel nostro caso la banca) deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Quando poi si tratta di attività professionali, è richiesto un canone di diligenza ancora più elevato proprio per via della maggiore competenza ed esperienza che ci si aspetta da chi svolge una determinata attività per lavoro.
Con riferimento al pagamento degli assegni, la banca, quando rilascia il carnet al proprio cliente, raccoglie prima la firma di questi in modo da poterla confrontare al momento del pagamento dei titoli a chi li presenta all’incasso: un adempimento che il cassiere dell’istituto di credito non è chiamato a fare con particolari tecniche o strumenti, ma ad occhio nudo, seppur con una certa cura. Se quindi il dipendente paga un assegno con una firma palesemente diversa da quella “depositata” in banca dal titolare del libretto, l’istituto di credito è responsabile e deve risarcire tutti i danni.
Che succede se l’assegno è firmato solo con una sigla?
Veniamo ora al problema di fondo: si può contestare l’assegno con le sole iniziali? Secondo la Cassazione è possibile. Infatti, sostengono i giudici supremi, non è conforme alla diligenza professionale richiesta dalla norma del codice civile che abbiamo richiamato poc’anzi il comportamento della banca che paghi degli assegni bancari su cui, al posto della firma per esteso da parte del traente (ossia il titolare del libretto) compaia solamente una sigla. Del resto è la stessa legge sugli assegni [3] a prescrivere la necessità della sottoscrizione completa, senza accontentarsi delle semplici iniziali. Tale norma così stabilisce: «Ogni sottoscrizione [dell’assegno, n.d.r.] deve contenere il nome e il cognome o la ditta di colui che si obbliga. È valida tuttavia la sottoscrizione nella quale il nome sia abbreviato o indicato con la sola iniziale». Viene quindi concessa la possibilità di “puntare” il solo nome, ma non anche il cognome. In termini pratici, sarà valida una firma M.Rossi in luogo di Mario Rossi, ma non anche MR o MaRo.
Per rispondere ai requisiti di legge, la firma sull’assegno deve essere chiara, univoca, certa, riconoscibile, nel senso che essa deve consentire che sia accertata l’identità del sottoscrittore. Tali regole valgono anche quando l’assegno (o la cambiale) sia emesso o girato da una persona giuridica come una società commerciale; in tale ipotesi si richiede anche che la dicitura di emissione o di girata – se pur non deve necessariamente contenere una specifica formula dalla quale risulti il rapporto di rappresentanza – deve quantomeno esplicitare un collegamento tra il firmatario e l’ente, cosicché non vi siano dubbi in ordine al fatto che la dichiarazione sia stata emessa dal firmatario in nome e per conto dell’ente [4].
La firma illeggibile
Che succede se, invece, la firma sull’assegno, seppur emessa per esteso, non è leggibile perché si tratta di uno scarabocchio? Anche in tal caso vengono meno i presupposti per il pagamento dell’assegno non avendo la sottoscrizione i canoni richiesti dalla legge e dalla giurisprudenza che abbiamo appena elevato. Tuttavia è valida la firma illeggibile quando il segno grafico sia noto e riconoscibile al debitore, o quando non vi siano comunque dubbi in ordine al fatto che la dichiarazione cartolare sia stata emessa dal sottoscrittore in nome e per conto dell’ente [5].
Nello stesso senso ha deciso anche il Tribunale di Milano [6] secondo cui, a norma della legge assegno, non è valida la sottoscrizione dell’amministratore o del rappresentante della società (senza indicazione del suo nominativo) se questa consiste in semplice un segno totalmente indecifrabile e in nessun modo riconducibile a un nome.
Che succede in caso di falsificazione della firma sull’assegno?
Se viene falsificata la firma sull’assegno la banca è responsabile solo quando la falsificazione è riconoscibile ad occhio nudo e senza l’ausilio di particolari strumenti o cognizioni superiori a quelle richieste a un dipendente di banca. Secondo la giurisprudenza, la misura della diligenza richiesta alla banca nel rilevamento di detta falsificazione è quella dell’accorto banchiere. Spetterà al giudice valutare se la falsificazione sia, o meno, riscontrabile attraverso un attento esame diretto, visivo o tattile, dell’assegno da parte dell’impiegato addetto, in possesso di comuni cognizioni teorico/tecniche, ovvero pure in forza di mezzi e strumenti presenti sui normali canali del mercato di consumo e di agevole utilizzo, o, piuttosto, se la falsificazione stessa sia, invece, riscontrabile soltanto tramite attrezzature tecnologiche sofisticate e di difficile e dispendioso reperimento e/o utilizzo o tramite particolari cognizioni teoriche e/o tecniche [7]. Solo in quest’ultimo caso la banca non può essere responsabile.
[1] Cass. sent. n. 13873/17 del 1.06.2017.
[3] Art. 11 legge assegni, ossia RD n. 1736/1933.
[4] Cass. sent. n. 13463/06.
[5] Cass. sent. n. 6000/06.
[6] Trib. Milano sent. del 9.12.1993.
[7] Cass. sent. n. 6513/14.

References: sentenza 
 Cass. 
 Art. 11
 Cass. 
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 Cass.