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Timestamp: 2019-01-21 01:24:08+00:00

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E' reato dichiarare falsamente che non esistono cause di incompatibilità ?
Non commette il reato di falso ideologico in atto pubblico (art. 483 c.p.) il privato, docente precario, che, nello stipulare il contratto con la scuola, dichiari, nel modulo predisposto dalla scuola stessa, di non trovarsi in situazione di incompatibilità che, invece, sussista. L'ha ribadito, in linea con l'orientamento della Cassazione, il Tribunale di Chieti, sez. Ortona emettendo sentenza d'assoluzione (n. 384/09 del 29/10 - 12/11/2009) "perchè il fatto non sussiste". Come afferma il Tribunale di Chieti, in effetti, il reato non non può ritenersi sussistente proprio perchè manca l'elemento oggettivo consistente in una falsa dichiarazione circa un fatto rispetto al quale il dichiarante ha un obbligo di verità. Tale previsione, infatti, non può essere estesa -con una sorta di analogia in malam partem- anche a quelle situazioni (anche praticanti avvocati o abilitati alla professione forense che si iscrivano all'albo, o anche avvocati che dichiarino successivamente al proprio Consiglio dell'Ordine l'insussistenza di cause di incompatibilità) in cui la dichiarazione falsa non riguarda una circostanza obiettiva, bensì l'esito di una valutazione di diritto.
Vedi, però, la sentenza della Cassazione penale, Quinta sezione, n 47085 del 26 novembre 2013.
Peraltro, per la responsabilità disciplinare, la consapevolezza della illegittimità della propria condotta non è necessaria, essendo infatti sufficiente la volontarietà dell’azione che ha portato al comportamento deontologicamente scorretto, mentre l’intensità del dolo rileva solo per la misura della sanzione. Vedasi Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Mariani Marini, rel. Salazar), sentenza del 20 luglio 2013, n. 124, e, in senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. PICCHIONI), sentenza del 27 settembre 2012, n. 132, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Tacchini), sentenza del 20 febbraio 2012, n. 17.
C.O.A. di Bologna su avvocato co.co.co.
Il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Bologna adottò, nel lontano 2002, una interessante delibera di rango regolamentare sulla questione della compatibità dell'iscrizione all'albo di avvocato legato da contratto co.co.co. ad un ente privatizzato. Il Consiglio ha deciso che la compatibilità o incompatibilità vadano dichiarate a seguito d'esame della fattispecie concreta, valutando soprattutto la durata del rapporto, l'oggetto e l'organizzazione del lavoro.
Leggi di seguito la delibera, tratta dal sito del C.O.A. di Bologna ...
C.N.F.: le norme su incompatibilità sono "di stretta interpretazione"
Lunedì 28 Maggio 2007 14:58	avv. Maurizio Perelli	Incompatibilità e conflitti dinteressi d'avvocato	- Risposte ai conflitti d\'interessi
Il C.N.F., con parere 93/2005, confermò il principio che "le ipotesi di incompatibilità devono essere di stretta interpretazione, posto che pongono sostanziali limitazioni ai diritti dei singoli". Leggi di seguito il parere del C.N.F. ...
OK a iscrizione dell'abogado svizzero all'albo avvocati stabiliti => NON DISCRIMINARE GLI ITALIANI
(vedi anche la newsletter di deontologia forense del CNF del 29 maggio 2013)
La sentenza del 27 febbraio 2013, n. 19, del Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Pasqualin), ha statuito che, in forza della legge 15 novembre 2000, n. 364 (con cui l’Italia ha ratificato e dato esecuzione all’Accordo di Lussemburgo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone), l’abogado che sia cittadino elvetico è legittimato a valersi dei diritti conferiti dalla Direttiva 98/5/CE, attuata con il d.lgs. n. 96/2001, sebbene privo di cittadinanza italiana o di altra nazione comunitaria. Nel caso di specie, il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Macerata aveva disposto la cancellazione dell’abogado dalla sezione speciale dell’Albo, perché ritenuto privo dei requisiti di cui all’art. 17, comma 1, nn. 1), 2) e 3) del r.d.l. n. 1578/1933, in quanto svizzero senza cittadinanza italiana o comunque comunitaria. Avverso tale provvedimento, il professionista proponeva impugnazione al CNF, che -in applicazione del principio di cui alla riportata massima- ha accolto il ricorso.
FONDAMENTALE APPARE LA LEGGE FEDERALE SVIZZERA SULLA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI AVVOCATI.
SE NON SI PUO IMPEDIRE AL CITTADINO SVIZZERO DI ISCRIVERSI ALL'ALBO DEGLI AVVOCATI IN ITALIA, NON SI VEDE COME (in considerazione soprattutto dell'art. 53 della l. 234/12) SIA TOLLERABILE NEGARE L'ISCRIZIONE A UN CITTADINO ITALIANO.
LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA 19/12 DEL CNF (cliccando su "leggi tutto")...
Parlamentari avvocati: assenteismo e redditi extra-parlamentari
Ricordo alcuni dati di uno studio realizzato qualche anno fa, tra gli altri, da Tommaso Nannicini, docente all'Università Bocconi (furono anticipati a Firenze durante la presentazione della quarta edizione di Eunomiamaster, svoltasi poi dal 23 gennaio 2009). L'analisi dei dati sull'attività dei parlamentari, divisi per professione precedente, rivela che le categorie professionali leader nella graduatoria dell'assenteismo sono anche quelle che percepiscono un reddito extraparlamentare più elevato. La classifica dei redditi di qualche anno fa era guidata dagli avvocati (che peraltro, quanto alla percentuale di assenze, si attestavano al 37%) con 113.500 euro annui, i professori guadagnavano 109.300 annui, gli imprenditori 106.000 euro annui, i militari 82.800 euro annui. La ricerca era basata su una banca dati di parlamentari dal 1987 al 2008 (ma si estendeva anche ai sindaci, esaminando una banca dati riferita al periodo dal 1993 al 2007). Ebbene, secondo me, non c'è nulla di scandaloso e nemmeno è scandaloso che i parlamentari facciano anche l'avvocato (o altre professioni) mentre sono parlamentari, ma non si devono inventare incompatibilità a limitare il diritto di lavorare di chi non ha il "potere del parlamentare" (penso soprattutto ai dipendenti pubblici e privati, soprattutto a part time ridotto).
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U.E. chiude procedura deficit ma raccomanda: liberalizzare le professioni e via la riforma forense

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 SENTENZA