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Timestamp: 2017-08-17 19:09:17+00:00

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Sentenza n. 18073/2015 su un infortunio mortale di un lavoratore in un reparto tranceria, con violazione degli artt. 18, comma 1, lett. 4; 26, comma 3; 37, comma 4, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e illecito amministrativo di cui al D. Lgs. 231/2001 | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Sentenza n. 18073/2015 su un infortunio mortale di un lavoratore in un reparto tranceria, con violazione degli artt. 18, comma 1, lett. 4; 26, comma 3; 37, comma 4, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e illecito amministrativo di cui al D. Lgs. 231/2001
Inviato da redazione il Sab, 08/10/2016 - 23:20
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA, segnala la interessante Sentenza n. 18073/2015< su un infortunio mortale di un lavoratore in un reparto tranceria, con violazione degli artt. 18, comma 1, lett. 4; 26, comma 3; 37, comma 4, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e illecito amministrativo di cui all'art. 25-septies d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231.
Sentenza n. 18073/2015< su un infortunio mortale di un lavoratore in un reparto tranceria, con violazione degli artt. 18, comma 1, lett. 4 26, comma 3; 37, comma 4, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e illecito amministrativo di cui all'art. 25-septies d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231
Sentenza n. 18073/2015<
Penale Sent. Sez. 4 Num. 18073 Anno 2015 Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE Relatore: IANNELLO EMILIO Data Udienza: 19/02/2015<
XXXXXXXXX XXXXXXXX, nato il 17/06/1950
YYYYY YYYYYYYY YYYYYY, nato il 11/09/1965
e dalla:
SITEM S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore
udito il Procuratore Generale in persona del Dott. MASSIMO GALLI che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito per la SITEM S.p.A. il difensore di fiducia Avv. DONATELLA TESEI di Giano dell'Umbria, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso, riportando seri motivi dello stesso;
udito per i ricorrenti Xxxxxxxxx Xxxxxxxx e Yyyyy Yyyyyyyy Yyyyyy il difensore di fiducia Avv. CARLO BACCAREDDA BOY del Foro di Milano il quale si è riportato i motivi dei ricorsi ne ha chiesto l'accoglimento con il conseguente annullamento della sentenza impugnata.
1. Con sentenza dell'8/10/2012 il Tribunale di Milano dichiarava Xxxxxxxxx Xxxxxxxx e Yyyyy Yyyyyyyy Yyyyyy (nelle rispettive qualità di amministratore delegato della società SITEM S.p.A. e direttore dello stabilimento Sitem di Limbiate) colpevoli del reato di omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e dall'avere agito nonostante la previsione dell'evento (art. 61, n. 3, cod. pen.), in relazione alla morte del lavoratore Zzzzzzz Zzzzzzzzz Zzzzzzz (dipendente della Cooperativa Work & Services S.c.a.r.I., società appaltatrice dei servizi di raccolta e accatastamento dei filati di lamierino realizzati all'interno dello stabilimento), il quale, la sera del 22/1/2006, durante la pausa per la cena, venne trovato privo di vita nel reparto tranceria, accartocciato su se stesso, sul nastro trasportatore posto sotto le presse, in particolare tra la pressa n. 5 e della pressa n. 6.
Si contestava loro, inoltre, la violazione degli artt. 18, comma 1, lett. 4 26, comma 3; 37, comma 4, d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, per aver omesso di promuovere la cooperazione e il coordinamento tra la SITEM S.p.A. e la Cooperativa Work & Services S.c.a.r.l. per la redazione di un unico documento di valutazione dei rischi e per l'assunzione dei provvedimenti necessari a eliminare o ridurre i rischi da interferenze e per non aver adempiuto agli obblighi di informazione e formazione dei dipendenti della Cooperativa Work & Service S.c.a.r.l. sui rischi specifici legati alle attività svolte e all'ambiente di lavoro.
Esclusa l'aggravante dì cui all'art. 61 n. 3 cod. pen. e concesse le attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle residue aggravanti, il Tribunale condannava il primo alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, il secondo a quella di un anno e quattro mesi di reclusione.
Dichiarava inoltre la SITEM S.p.A. responsabile dell'illecito amministrativo di cui all'art. 25-septies d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 e, conseguentemente, riconosciuta la riduzione di cui all'art. 12, applicava alla stessa la sanzione amministrativa di € 180.000,00.
2. Con sentenza del 25/10/2013 la Corte d’appello di Milano riformava parzialmente tale decisione in punto di trattamento sanzionatorio: essendo già stata esclusa l'aggravante della colpa cosciente veniva riconosciuta l'attenuante dell'intervenuto, risarcimento del danno; la Corte riteneva le attenuanti tutte prevalenti sulla residua aggravante e rideterminava pertanto le pene, rispettivamente, in un anno e due mesi di reclusione per Xxxxxxxxx Xxxxxxxx e un anno di reclusione per Yyyyy Yyyyyyyy Yyyyyy. Riduceva, inoltre, la sanzione amministrativa pecuniaria applicata alla SITEM S.p.A. ad € 130.000,00
Riteneva la Corte che l'ipotesi della caduta accidentale della vittima, avvalorata dalla ricostruzione del perito, fosse l'unica verosimile, non avendo trovato riscontro alcuno l'alternativa spiegazione causale proposta dalle difese di un incidente esterno ascrivibile all'atto volontario di terzi o dello stesso Zzzzzzz.
- che, in punto di fatto, l'impianto presentasse degli accessi pericolosi, che non escludevano la caduta accidentale nel nastro trasportatore sottostante le presse, era dimostrato dalle emergenze relative alla dinamica del sinistro ed era stato peraltro già segnalato nel documento di valutazione dei rischi redatto dalla Sitem nel 2007, nel quale si rilevava, a pagina 20, che l'imbocco verso il dispositivo di macinazione «ha protezioni insufficienti a garantire la sicurezza; in pratica l'apertura del condotto (o tunnel), che dai nastri porta ai macinatori, ha la forma di portello di forno. L'imbocco ha dei portelli che non sono collegati a nessun dispositivo elettromeccanico di blocco dei motori. L'imbocco è parecchio grande ed in caso di perdita di equilibrio o inciampo di un lavoratore in direzione dell'apertura questi potrebbe essere trascinato dai nastri trasportatori verso í meccanismi in moto».
Xxxxxxxxx Xxxxxxxx e Yyyyy Yyyyyyyy Yyyyyy articolano a fondamento del ricorso congiuntamente proposto cinque motivi.
Lamentano i ricorrenti che, con motivazione illogica, la Corte d’appello ha ritenuto inattendibili le indicazioni provenienti da tutti i testimoni uditi in dibattimento secondo cui le porte delle trance erano tutte chiuse al momento dei fatti, avvalorando invece l'opinione espressa dal perito secondo cui le porte della trancia n. 6 erano state lasciate aperte in quanto la macchina si sarebbe trovata In manutenzione.
Assumono che erroneamente la Corte d’appello, incorrendo anche in travisamento della prova, ha ritenuto di poter trarre dalle foto acquisite e dalle testimonianze dei dipendenti della Sitem conferma dell'origine accidentale della caduta della vittima nel nastro trasportatore. Rilevano, infatti, che le foto richiamate, all'opposto di quanto ritenuto, provano che era del tutto impossibile finire con le gambe sotto le trance, evidenziando piuttosto che, al di sopra dell'apertura che dà accesso al nastro trasportatore, vi era il corpo stesso della trancia, il quale costituiva un ostacolo naturale che impediva l'accesso al nastro anche a chi volontariamente tentasse di entrarvi.
Quanto ai testi, rilevano che essi avevano descritto minuziosamente la lunga serie di movimenti necessari per ispezionare il nastro trasportatore, con ciò stesso escludendo che sì potesse scivolare accidentalmente sotto le trance e soprattutto che, una volta finiti sotto la trancia, fosse possibile un contatto del corpo con le palette del nastro.
Lamentano che, anche sul punto, la Corte incorre in travisamento di prova nella parte in cui esclude l'esistenza di elementi obiettivi, circa in particolare le deformazioni rilevate in alcune parti dell'impianto, incompatibili con la ricostruzione operata dal perito. Soffermandosi sulla deposizione del teste Lattanzio rilevano che, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte d’appello, la stessa descrive la posizione della tramoggia soprastante la trancia n. 7 in termini esattamente opposti e inconciliabili con quella invece postulata dal perito.
Contestano, inoltre, l'affermazione secondo cui l'Zzzzzzz e gli altri soci della cooperativa potevano accedere senza limiti di sorta alle zone pericolose, posto che, nel corso dell'ordinaria lavorazione e durante le pause, il retro di tutte le trance era reso inaccessibile da una serie di ripari oltre che dalla presenza di una vera e propria cabina chiusa che inglobava la macchina.
4. La SITEM S.p.A. articola a fondamento del proprio ricorso cinque motivi sostanzialmente sovrapponibili a quelli testé riferiti.
Ad essi aggiunge il rilievo della mancata dimostrazione del presupposto della responsabilità amministrativa ad essa ascritto ai sensi del decreto legislativo spazio n. 231/2001 rappresentata dall'esistenza di un interesse o di un vantaggio dell'ente, connesso all'illecito penale commesso dalla persona fisica che lo rappresenta.
La Corte d’appello dà adeguatamente conto delle ragioni che l'hanno condotta a confermare sul punto il giudizio di primo grado, alla stregua di una lettura dei dati fattuali esaustiva e coerente.
6. Non superano in particolare i confini di una mera inammissibile prospettazione di una lettura alternativa degli elementi di prova le considerazioni svolte nel terzo e quarto motivo di ricorso, circa le indicazioni desumibili dalle foto dell'impianto (che secondo i ricorrenti dimostrerebbero che era impossibile finire con le gambe sotto le trance) e dalla deposizione del teste Lattanzio (circa la posizione della tramoggia soprastante la trancia n. 7, secondo i ricorrenti inconciliabile con la ricostruzione del percorso seguito dal corpo della vittima una volta finito nel nastro trasportatore).
Invero, sebbene in tema di giudizio di cassazione, in forza della novella dell'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. introdotta dalla legge n. 46 del 2006, è ora sindacabile il vizio di travisamento della prova, che si ha quando nella motivazione si fa uso di un'informazione rilevante che non esiste nel processo, o quando si omette la valutazione di una prova decisiva, esso può essere fatto valere nell'ipotesi in cui l'impugnata decisione abbia riformato quella di primo grado, non potendo, nel caso di c.d. doppia conforme, superarsi il limite del devolutum con recuperi in sede di legittimità, salvo il caso in cui il giudice d'appello, per rispondere alla critiche dei motivi di gravame, abbia richiamato atti a contenuto probatorio non esaminati dal primo giudice (v. Sez. 2, n. 5223 del 24/01/2007, Medina, Rv. 236130).
Lungi dall'aver omesso di prendere in esame le argomentazioni difensive svolte sul punto, la Corte d’appello ne ha correttamente evidenziato l'infondatezza richiamando l'incontrastato e certamente pertinente indirizzo di questa Corte secondo cui, in tema di violazione di normativa antinfortunistica in un cantiere edile, per ambiente di lavoro deve intendersi tutto il luogo o lo spazio in cui l'attività lavorativa si sviluppa ed in cui, indipendentemente dall'attualità dell'attività, coloro che siano autorizzati ad accedere nel cantiere e coloro che vi accedano per ragioni connesse all'attività lavorativa, possono recarsi o sostare anche in momenti di pausa, riposo o sospensione del lavoro (Sez. 4, n. 2989 del 26/02/1992, Pampirio, Rv. 189650).
Quanto poi alla pure ritenuta mancata informazione e formazione sui rischi specifici legati al luogo di lavoro, appare ancora una volta meramente e genericamente oppositiva l'affermazione, contenuta in entrambi i ricorsi, secondo cui «nulla lascia immaginare che ... l'zzzzzz non fosse stato formato e informato», come tale certamente non idonea a contrastare il contrario motivato convincimento espresso in sentenza, né tantomeno a manifestarne l'intrinseca incoerenza o la manifesta illogicità.
Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Così deciso il 19/02/2015
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