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Timestamp: 2018-03-22 10:06:00+00:00

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TECHNOGYM S.p.A. Sede in Gambettola (FC) Via Perticari 20. Capitale Sociale Euro ,00 int. vers. Iscritta al n R.E.A. - PDF
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1 TECHNOGYM S.p.A. Sede in Gambettola (FC) Via Perticari 20 Capitale Sociale Euro ,00 int. vers. Iscritta al n R.E.A. di Forlì Cesena Codice Fiscale / P. I.V.A. e iscrizione al Registro delle Imprese di Forlì Cesena n Modello di organizzazione, gestione e controllo ex. d.lgs. 231/2001 1
2 PARTE GENERALE 2
3 INDICE CAPITOLO 1 - DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO Introduzione Natura della responsabilità Autori del reato: soggetti in posizione apicale e soggetti sottoposti all altrui direzione Fattispecie di reato Apparato sanzionatorio Tentativo Vicende modificative dell ente Reati commessi all estero Procedimento di accertamento dell illecito Valore esimente dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo Codici di comportamento (Linee Guida) Sindacato di idoneità CAPITOLO 2 - DESCRIZIONE DELLA REALTÀ AZIENDALE ELEMENTI DEL MODELLO DI GOVERNANCE E DELL ASSETTO ORGANIZZATIVO GENERALE DELLA SOCIETÀ Technogym S.p.A Modello di governance di Technogym S.p.A Assetto organizzativo di Technogym S.p.A Il sistema di gestione della qualità, ambiente, sicurezza e responsabilità sociale CAPITOLO 3 - MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO E METODOLOGIA SEGUITA PER LA SUA PREDISPOSIZIONE Premessa Il Progetto di Technogym S.p.A. per la definizione del proprio modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. n. 231/ Avvio del Progetto e individuazione dei processi e delle attività nel cui ambito possono essere commessi i reati richiamati dal d.lgs. n. 231/ Identificazione dei key officer Analisi dei processi e delle attività sensibili Gap analysis ed Action Plan Definizione del modello di organizzazione, gestione e controllo Il modello di organizzazione, gestione e controllo di Technogym S.p.A CAPITOLO 4 L ORGANISMO DI VIGILANZA AI SENSI DEL D.LGS. N. 231/ L organismo di vigilanza di Technogym S.p.A Principi generali in tema di istituzione, nomina e sostituzione dell Organismo di Vigilanza Funzioni e poteri dell Organismo di Vigilanza Obblighi di informazione nei confronti dell Organismo di Vigilanza Flussi informativi Raccolta e conservazione delle informazioni Reporting dell Organismo di Vigilanza verso gli organi societari CAPITOLO 5 - SISTEMA DISCIPLINARE Funzione del sistema disciplinare Sanzioni e misure disciplinari Sanzioni nei confronti dei Dipendenti Sanzioni nei confronti dei Dirigenti Sanzioni nei confronti degli Amministratori Sanzioni nei confronti dei Sindaci Sanzioni nei confronti di collaboratori e soggetti esterni operanti su mandato della Società Misure nei confronti dell Organismo di Vigilanza CAPITOLO 6 - PIANO DI FORMAZIONE E COMUNICAZIONE Premessa Dipendenti Componenti degli organi sociali e soggetti con funzioni di rappresentanza della Società
4 6.4 Organismo di Vigilanza Altri destinatari CAPITOLO 7 - ADOZIONE DEL MODELLO CRITERI DI VIGILANZA, DI AGGIORNAMENTO E DI ADEGUAMENTO DEL MODELLO Verifiche e controlli sul Modello Aggiornamento ed adeguamento
5 CAPITOLO 1 - DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO 1.1 Introduzione Con il decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231 (di seguito, il d.lgs. n. 231/2001 o il Decreto ), in attuazione della delega conferita al Governo con l art. 11 della Legge 29 settembre 2000, n è stata dettata la disciplina della responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. In particolare, tale disciplina si applica agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica. Il d.lgs. n. 231/2001 trova la sua genesi primaria in alcune convenzioni internazionali e comunitarie ratificate dall Italia che impongono di prevedere forme di responsabilità degli enti collettivi per talune fattispecie di reato. Secondo la disciplina introdotta dal Decreto, infatti, le società possono essere ritenute responsabili per alcuni reati commessi o tentati, anche nell interesse o a vantaggio delle società stesse, da esponenti dei vertici aziendali (i c.d. soggetti in posizione apicale o semplicemente apicali ) e da coloro che sono sottoposti alla direzione o vigilanza di questi ultimi (art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 231/2001) 2. La responsabilità amministrativa delle società è autonoma rispetto alla responsabilità penale della persona fisica che ha commesso il reato e si affianca a quest ultima. Tale ampliamento di responsabilità mira sostanzialmente a coinvolgere nella punizione di determinati reati il patrimonio delle società e, in ultima analisi, gli interessi economici dei soci, i quali, fino all entrata in vigore del decreto in esame, non pativano conseguenze dirette dalla realizzazione di reati commessi, nell interesse o a vantaggio della propria società, da amministratori e/o dipendenti 3. Il d.lgs. n. 231/2001 innova l ordinamento giuridico italiano in quanto alle società sono ora applicabili, in via diretta ed autonoma, sanzioni di natura sia pecuniaria che interdittiva in relazione a reati ascritti a soggetti funzionalmente legati alla società ai sensi dell art. 5 del decreto. La responsabilità amministrativa della società è, tuttavia, esclusa se la società ha, tra l altro, adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione dei reati, modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati stessi; tali modelli possono essere adottati sulla base di codici di comportamento (linee guida) elaborati dalle associazioni rappresentative delle società, fra le quali Confindustria, e comunicati al Ministero della Giustizia. La responsabilità amministrativa della società è, in ogni caso, esclusa se i soggetti apicali e/o i loro sottoposti hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi. 1 Il d.lgs. n. 231/2001 è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2001, n. 140, la Legge 300/2000 sulla Gazzetta Ufficiale del 25 ottobre 2000, n Art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 231/2001: Responsabilità dell ente L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). 3 Così l introduzione delle Linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. n. 231/2001 di Confindustria, diffuse in data 7 marzo 2002, integrate in data 3 ottobre 2002 con appendice relativa ai c.d. reati societari (introdotti nel d.lgs. n. 231/2001 con il d.lgs. n. 61/2002) e aggiornate, da ultimo, al 31 marzo
6 1.2 Natura della responsabilità Con riferimento alla natura della responsabilità amministrativa ex d.lgs. n. 231/2001, la Relazione illustrativa al decreto sottolinea la nascita di un tertium genus che coniuga i tratti essenziali del sistema penale e di quello amministrativo nel tentativo di contemperare le ragioni dell efficacia preventiva con quelle, ancor più ineludibili, della massima garanzia. Il d.lgs. n. 231/2001 ha, infatti, introdotto nel nostro ordinamento una forma di responsabilità delle società di tipo amministrativo in ossequio al dettato dell art. 27, comma primo, della nostra Costituzione 4 ma con numerosi punti di contatto con una responsabilità di tipo penale. In tal senso si vedano tra i più significativi gli artt. 2, 8 e 34 del d.lgs. n. 231/2001 ove il primo riafferma il principio di legalità tipico del diritto penale; il secondo afferma l autonomia della responsabilità dell ente rispetto all accertamento della responsabilità della persona fisica autrice della condotta criminosa; il terzo prevede la circostanza che tale responsabilità, dipendente dalla commissione di un reato, venga accertata nell ambito di un procedimento penale e sia, pertanto, assistita dalle garanzie proprie del processo penale. Si consideri, inoltre, il carattere afflittivo delle sanzioni applicabili alla società. 1.3 Autori del reato: soggetti in posizione apicale e soggetti sottoposti all altrui direzione Come sopra anticipato, secondo il d.lgs. n. 231/2001, la società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell ente stesso (i sopra definiti soggetti in posizione apicale o apicali ; art. 5, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 231/2001); da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti apicali (i c.d. soggetti sottoposti all altrui direzione; art. 5, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 231/2001). È opportuno, altresì, ribadire che la società non risponde, per espressa previsione legislativa (art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 231/2001), se le persone su indicate hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi Fattispecie di reato In base al d.lgs. n. 231/2001, l ente può essere ritenuto responsabile soltanto per i reati espressamente richiamati dagli artt octies del d.lgs. n. 231/2001, se commessi nel suo interesse o a suo vantaggio dai soggetti qualificati ex art. 5, comma 1, del Decreto stesso o nel caso di specifiche previsioni legali che al Decreto facciano rinvio, come nel caso dell art. 10 della legge n. 146/2006. Le fattispecie possono essere comprese, per comodità espositiva, nelle seguenti categorie: delitti contro la Pubblica Amministrazione. Si tratta del primo gruppo di reati originariamente individuato dal d.lgs. n. 231/2001 (artt. 24 e 25) 6 ; 4 Art. 27 comma 1 della Costituzione della Repubblica Italiana: La responsabilità penale è personale. 5 La Relazione illustrativa al d.lgs. n. 231/2001, nella parte relativa all art. 5, comma 2, d.lgs. n. 231/2001, afferma: Il secondo comma dell articolo 5 dello schema mutua dalla lett. e) della delega la clausola di chiusura ed esclude la responsabilità dell ente quando le persone fisiche (siano esse apici o sottoposti) abbiano agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi. La norma stigmatizza il caso di rottura dello schema di immedesimazione organica; si riferisce cioè alle ipotesi in cui il reato della persona fisica non sia in alcun modo riconducibile all ente perché non realizzato neppure in parte nell interesse di questo. E si noti che, ove risulti per tal via la manifesta estraneità della persona morale, il giudice non dovrà neanche verificare se la persona morale abbia per caso tratto un vantaggio (la previsione opera dunque in deroga al primo comma). 6
7 delitti contro la fede pubblica, quali falsità in monete, carte di pubblico credito e valori di bollo, previsti dall art. 25-bis del Decreto e introdotti dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, recante Disposizioni urgenti in vista dell introduzione dell Euro 7 ; reati societari. Il d.lgs. 11 aprile 2002, n. 61, nell ambito della riforma del diritto societario, ha previsto l estensione del regime di responsabilità amministrativa degli enti anche a determinati reati societari (quali false comunicazioni sociali, illecita influenza sull assemblea, richiamati dall art. 25-ter d.lgs. n. 231/2001); delitti in materia di terrorismo e di eversione dell ordine democratico (richiamati dall art. 25-quater d.lgs. n. 231/2001, introdotto dall art. 3 della legge 14 gennaio 2003, n. 7). Si tratta dei delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali, nonché dei delitti, diversi da quelli sopra indicati, che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999 ) 8 ; abusi di mercato, richiamati dall art. 25-sexies del Decreto, come introdotto dall art. 9 della legge 18 aprile 2005, n. 62 ( Legge Comunitaria 2004 ) 9 ; 6 Si tratta dei seguenti reati: malversazione a danno dello Stato o dell Unione Europea (art. 316-bis c.p.), indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.), truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640 comma 2, n. 1 c.p.), truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), frode informatica in danno dello Stato e di altro ente pubblico (art. 640-ter c.p.), concussione (art. 317 c.p.), corruzione per l esercizio della funzione e corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio (artt. 318, 319 e 319-bis c.p.), corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.), induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.) corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio (art. 320 c.p.), delitti del corruttore (art. 321 c.p.), istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.), concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e degli Stati esteri (art. 322-bis c.p.). 7 L art. 25-bis è stato introdotto nel d.lgs. n. 231/2001 dall art. 6 del D.L. 350/2001, convertito in legge, con modificazioni, dall art. 1 della L. 409/2001. Si tratta dei reati di falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.), alterazione di monete (art. 454 c.p.), spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.), spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.), falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.), contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.), fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.), uso di valori di bollo contraffatti o alterati (art. 464 c.p.). La legge 23 luglio, n. 99 recante Disposizioni per lo sviluppo e l internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia all art. 15 comma 7, ha modificato l art. 25-bis che punisce ora anche la contraffazione e l alterazione di marchi o segni distintivi (art. 473 c.p.) nonché l introduzione nello Stato di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). 8 L art 25-quater è stato introdotto nel d.lgs. n. 231/2001 dall art. 3 della legge 14 gennaio 2003, n. 7. Si tratta dei delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali, nonché dei delitti, diversi da quelli sopra indicati, che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre Tale Convenzione, punisce chiunque, illegalmente e dolosamente, fornisce o raccoglie fondi sapendo che gli stessi saranno, anche parzialmente, utilizzati per compiere: (i) atti diretti a causare la morte - o gravi lesioni - di civili, quando l azione sia finalizzata ad intimidire una popolazione, o coartare un governo o un organizzazione internazionale; (ii) atti costituenti reato ai sensi delle convenzioni in materia di: sicurezza del volo e della navigazione, tutela del materiale nucleare, protezione di agenti diplomatici, repressione di attentati mediante uso di esplosivi. La categoria dei delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali è menzionata dal Legislatore in modo generico, senza indicare le norme specifiche la cui violazione comporterebbe l applicazione del presente articolo. Si possono, in ogni caso, individuare quali principali reati presupposti l art. 270-bis c.p. (Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell ordine democratico) il quale punisce chi promuove, costituisce organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti violenti con finalità terroristiche od eversive, e l art. 270-ter c.p. (Assistenza agli associati) il quale punisce chi dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persona che partecipano alle associazioni con finalità terroristiche od eversive. 9 La norma prevede che la società possa essere chiamata a rispondere dei reati di abuso di informazioni privilegiate (art. 184 TUF) e manipolazione del mercato (art. 185 TUF). In base all art. 187-quinquies del TUF, l ente può essere, altresì, ritenuto responsabile del pagamento di una somma pari all importo della sanzione amministrativa pecuniaria irrogata 7
8 delitti contro la personalità individuale, previsti dall art. 25-quinquies, introdotto nel Decreto dall art. 5 della legge 11 agosto 2003, n. 228, quali la prostituzione minorile, la pornografia minorile, la tratta di persone e la riduzione e mantenimento in schiavitù 10 ; reati transnazionali. L art. 10 della legge 16 marzo 2006 n. 146 prevede la responsabilità amministrativa della società anche con riferimento ai reati specificati dalla stessa legge che presentino la caratteristica della transnazionalità 11 ; delitti contro la vita e l incolumità individuale. L art. 25-quater.1 del Decreto prevede tra i delitti con riferimento ai quali è riconducibile la responsabilità amministrativa della società le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili; reati in materia di salute e sicurezza. L art. 25-septies 12 prevede la responsabilità amministrativa della società in relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale (Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime), commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro; reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. L art. 25- octies 13 del Decreto stabilisce l'estensione della responsabilità dell'ente anche con riferimento ai reati previsti dagli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale; delitti informatici e trattamento illecito dei dati. L art. 24-bis del Decreto prevede la responsabilità amministrativa della società in relazione ai delitti di cui agli articoli 615-ter, 617-quater, 617-quinquies, 635-bis, 635-ter, 635-quater e 635-quinquies del codice penale; delitti di criminalità organizzata. L art. 24-ter del Decreto stabilisce l'estensione della responsabilità dell'ente anche con riferimento ai reati previsti dagli articoli 416, sesto comma, 416-bis, 416-ter e 630 del codice penale e dei delitti previsti all articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309; per gli illeciti amministrativi di abuso di informazioni privilegiate (art. 187-bis TUF) e di manipolazione del mercato (art. 187-ter TUF), se commessi, nel suo interesse o a suo vantaggio, da persone riconducibili alle categorie dei soggetti apicali e dei soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza. 10 L art. 25-quinquies è stato introdotto nel d.lgs. n. 231/2001 dall art. 5 della legge 11 agosto 2003, n Si tratta dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.), tratta di persone (art. 601 c.p.), acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.), reati connessi alla prostituzione minorile e allo sfruttamento della stessa (art bis c.p.), alla pornografia minorile e allo sfruttamento della stessa (art. 600-ter c.p.), detenzione di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori (art. 600-quater c.p.), iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinquies c.p.). 11 I reati indicati dall art. 10 della legge 16 marzo 2006 n. 146 (associazione per delinquere, associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, fattispecie di immigrazione clandestina, induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria, favoreggiamento personale) sono considerati transnazionali quando l illecito sia stato commesso in più di uno Stato, ovvero, se commesso in uno Stato, una parte sostanziale della preparazione e pianificazione dell illecito sia avvenuta in altro Stato, ovvero ancora se, commesso in uno Stato, in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più Stati. In questo caso, non sono state inserite ulteriori disposizioni nel corpo del d.lgs. n. 231/2001. La responsabilità deriva da un autonoma previsione contenuta nel predetto art. 10 della legge n. 146/2006, il quale stabilisce le specifiche sanzioni amministrative applicabili ai reati sopra elencati, disponendo in via di richiamo - nell ultimo comma che agli illeciti amministrativi previsti dal presente articolo si applicano le disposizioni di cui al d.lgs. 8 giugno 2001, n Il d.lgs. n. 231/2007 ha abrogato le norme contenute nella legge n. 146/2006 con riferimento agli articoli 648- bis e 648-ter del codice penale (riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita), divenuti sanzionabili, ai fini del d.lgs. n. 231/2001, indipendentemente dalla caratteristica della transnazionalità. 12 Articolo aggiunto dall'art. 9, L. 3 agosto 2007, n L'art. 63, comma 3, del d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 2007 n. 290, S.O. n. 268, recante attuazione della direttiva 2005/60/CE del 26 ottobre 2005 e concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, nonché della direttiva n. 2006/70/CE, che ne reca le misure di esecuzione, ha introdotto il nuovo articolo nel decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, il quale prevede, appunto, la responsabilità amministrativa dell ente anche nel caso di reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. 8
9 delitti contro l industria e il commercio. L art. 25-bis del Decreto prevede la responsabilità amministrativa della società in relazione ai delitti di cui agli articoli 513, 513-bis, 514, 515, 516, 517, 517-ter e 517-quater del codice penale; delitti in materia di violazione del diritto d autore. L art. 25-nonies del Decreto prevede la responsabilità amministrativa della società in relazione ai delitti di cui agli articoli 171, primo comma, lettera abis), e terzo comma, 171-bis, 171-ter e 171-septies, 171-octies della legge 22 aprile 1941, n. 633; induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria (art. 377-bis c.p.), richiamato dall art.25-novies del Decreto 14. Delitti in materia ambientale. L art.25-undecies del Decreto prevede la responsabilità amministrativa della società in relazione ai delitti di cui agli articoli 727-bis e 733-bis del codice penale, alcuni articoli previsti dal d. lgs. n. 152/2006 (Testo Unico in materia Ambientale), alcuni articoli della legge n. 150/1992 a protezione di specie animali e vegetali in via di estinzione e di animali pericolosi, l art. 3, co. 6, della legge n. 549/1993 sulla tutela dell ozono stratosferico e dell ambiente e alcuni articoli del d. lgs. n. 202/2007 sull inquinamento provocato dalle navi. Reati per l impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. L art. 25-duodecies del Decreto prevede la responsabilità amministrativa della società in relazione ai reati dell art. 2, c. 1 del d.lgs. 16 luglio 2012, n. 109 nel caso in cui si utilizzino dei lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno o addirittura scaduto. Le categorie sopra elencate sono destinate ad aumentare ancora, a breve, anche per la tendenza legislativa ad ampliare l ambito di operatività del Decreto, anche in adeguamento ad obblighi di natura internazionale e comunitaria Apparato sanzionatorio Gli artt del d.lgs. n. 231/2001 prevedono a carico della società, in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati sopra menzionati, le seguenti sanzioni: sanzione pecuniaria (e sequestro conservativo in sede cautelare); sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni (con la precisazione che, ai sensi dell art. 14, comma 1, d.lgs. n. 231/2001, 14 L art. 25-novies è stato aggiunto dall art.4 della legge 116/ La legge 25 febbraio 2008 n. 34 recante disposizioni per l adempimento di obblighi derivanti dall appartenenza dell Italia alle Comunità Europee (Legge Comunitaria 2007), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 6 marzo 2008 n. 56, S.O. n. 54, prevede la delega al Governo per l attuazione di alcune decisioni quadro. Essa prevede diversi principi e criteri direttivi in materia di responsabilità degli enti e modifiche al d.lgs. 231/01. In particolare, l art. 29 (Principi e criteri direttivi di attuazione della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio del 22 luglio 2003 relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato) della legge prescrive al Governo di introdurre nel codice penale una fattispecie criminosa la quale, fatto salvo quanto attualmente previsto dall art c.c., punisca la condotta di amministratori, direttori generali, sindaci, liquidatori e responsabili della revisione i quali compiono od omettono di compiere, in violazione degli obblighi inerenti il loro ufficio a seguito della dazione o della promessa di utilità per sé o per altri, atti che comportano o possono comportare distorsioni di concorrenza riguardo all acquisizione di beni o servizi commerciali e anche di colui che dà o promette l utilità e di introdurre tra i reati di cui all art. 25-ter del d.lgs. 231/01, la fattispecie criminosa di cui sopra, con la previsione di adeguate sanzioni pecuniarie ed interdittive nei confronti delle persone giuridiche nel cui interesse o vantaggio sia stato posto in essere il reato. Ancora, la Decisione Quadro 2008/841/GAI del Consiglio del 24 ottobre 2008 relativa alla lotta contro la criminalità organizzata pubblicata Gazzetta ufficiale dell Unione europea n. L 300/43 dell 11 novembre 2008 all art. 5 (Responsabilità delle persone giuridiche) prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere dichiarate responsabili dei reati di cui all articolo 2 (relativi alla partecipazione ad un organizzazione criminale) commessi a loro beneficio qualora la mancata sorveglianza o il mancato controllo da parte di una persona di cui al paragrafo 1 abbia reso possibile la commissione, da parte di una persona soggetta alla sua autorità, di uno di tali reati. Nel corso del 2008 due provvedimenti, rispettivamente della Comunità e dell Unione Europea (Direttiva 2008/99/CE, 19 novembre 2008 e Gazzetta Ufficiale della UE Legge n. 328, 6 dicembre 2008), impongono agli Stati Membri di emanare, entro il 28 dicembre 2010, norme che prevedano la responsabilità penale delle Società per la commissione, favoreggiamento o l'istigazione dei reati ambientali. 9
10 Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l illecito dell ente ) che, a loro volta, possono consistere in: - interdizione dall esercizio dell attività; - sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; - divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; - esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli concessi; - divieto di pubblicizzare beni o servizi; confisca (e sequestro preventivo in sede cautelare); pubblicazione della sentenza (in caso di applicazione di una sanzione interdittiva). La sanzione pecuniaria è determinata dal giudice penale attraverso un sistema basato su quote in numero non inferiore a cento e non superiore a mille e di importo variabile fra un minimo di Euro 258,22 ad un massimo di Euro 1549,37. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina: il numero delle quote, tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità della società nonché dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti; l importo della singola quota, sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali della società. Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai soli reati per i quali siano espressamente previste (e cioè dei reati contro la pubblica amministrazione, di taluni reati contro la fede pubblica - quali la falsità in monete - dei delitti in materia di terrorismo e di eversione dell ordine democratico, dei delitti contro la personalità individuale, delle pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, dei reati transnazionali, dei reati in materia di salute e sicurezza nonché dei reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, dei delitti informatici e trattamento illecito dei dati, dei delitti di criminalità organizzata, dei delitti contro l industria e il commercio, dei delitti in materia di violazione del diritto di autore) e purché ricorra almeno una delle seguenti condizioni: a) la società ha tratto dalla consumazione del reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all altrui direzione quando, in tale ultimo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; b) in caso di reiterazione degli illeciti 16. Il giudice determina il tipo e la durata della sanzione interdittiva tenendo conto dell idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso e, se necessario, può applicarle congiuntamente (art. 14, comma 1 e comma 3, d.lgs. n. 231/2001). Le sanzioni dell interdizione dall esercizio dell attività, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e del divieto di pubblicizzare beni o servizi possono essere applicate - nei casi più gravi - in via definitiva 17. Si segnala, inoltre, la possibile prosecuzione dell attività della società (in luogo 16 Art. 13, comma 1, lettere a) e b) d.lgs. n. 231/2001. A tale proposito, Si veda anche l art. 20 d.lgs. n. 231/2001, ai sensi del quale Si ha reiterazione quando l ente, già condannato in via definitiva almeno una volta per un illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla condanna definitiva. 17 Si veda, a tale proposito, l art. 16 d.lgs. n. 231/2001, secondo cui: 1. Può essere disposta l interdizione definitiva dall esercizio dell attività se l ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed é già stato condannato, almeno tre volte negli ultimi sette anni, alla interdizione temporanea dall esercizio dell attività. 2. Il giudice può applicare all ente, in via definitiva, la sanzione del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione ovvero del divieto di pubblicizzare beni o servizi quando è già stato condannato alla stessa sanzione almeno tre volte negli ultimi sette anni. 3. Se l ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali é prevista la sua responsabilità é sempre disposta l interdizione definitiva dall esercizio dell attività e non si applicano le disposizioni previste dall articolo
11 dell irrogazione della sanzione) da parte di un commissario nominato dal giudice ai sensi e alle condizioni di cui all art. 15 del d.lgs. n. 231/ Tentativo Nelle ipotesi di commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti sanzionati sulla base del d.lgs. n. 231/2001, le sanzioni pecuniarie (in termini di importo) e le sanzioni interdittive (in termini di durata) sono ridotte da un terzo alla metà. E esclusa l irrogazione di sanzioni nei casi in cui l ente impedisca volontariamente il compimento dell azione o la realizzazione dell evento (art. 26 d.lgs. n. 231/2001). 1.7 Vicende modificative dell ente Il d.lgs. n. 231/2001 disciplina il regime della responsabilità patrimoniale dell ente anche in relazione alle vicende modificative dello stesso quali la trasformazione, la fusione, la scissione e la cessione d azienda. Secondo l art. 27, comma 1, del d.lgs. n. 231/2001, risponde dell obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria l ente con il suo patrimonio o con il fondo comune, laddove la nozione di patrimonio deve essere riferita alle società e agli enti con personalità giuridica, mentre la nozione di fondo comune concerne le associazioni non riconosciute 19. Gli artt del d.lgs. n. 231/2001 regolano l incidenza sulla responsabilità dell ente delle vicende modificative connesse a operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione di azienda. Il Legislatore ha tenuto conto di due esigenze contrapposte: da un lato, evitare che tali operazioni possano costituire uno strumento per eludere agevolmente la responsabilità amministrativa dell ente; dall altro, non penalizzare interventi di riorganizzazione privi di intenti elusivi. La Relazione illustrativa al d.lgs. n. 231/2001 afferma Il criterio di massima al riguardo seguito è stato quello di regolare la sorte delle sanzioni pecuniarie conformemente ai principi dettati dal codice civile in ordine alla generalità degli altri debiti dell ente originario, mantenendo, per converso, il collegamento delle sanzioni interdittive con il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato. 18 Si veda l art. 15 del d.lgs. n. 231/2001: Commissario giudiziale Se sussistono i presupposti per l applicazione di una sanzione interdittiva che determina l interruzione dell attività dell ente, il giudice, in luogo dell applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell attività dell ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività; b) l interruzione dell attività dell ente può provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull occupazione. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell attività, il giudice indica i compiti ed i poteri del commissario, tenendo conto della specifica attività in cui è stato posto in essere l illecito da parte dell ente. Nell ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura l adozione e l efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell attività viene confiscato. La prosecuzione dell attività da parte del commissario non può essere disposta quando l interruzione dell attività consegue all applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva. 19 La disposizione in esame rende esplicita la volontà del Legislatore di individuare una responsabilità dell ente autonoma rispetto non solo a quella dell autore del reato (si veda, a tale proposito, l art. 8 del d.lgs. n. 231/2001) ma anche rispetto ai singoli membri della compagine sociale. L art. 8 Autonomia della responsabilità dell ente del d.lgs. n. 231/2001 prevede 1. la responsabilità dell ente sussiste anche quando: a) l autore del reato non è stato identificato o non è imputabile; b) il reato si estingue per una causa diversa dall amnistia. 2. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell ente quando è concessa amnistia per un reato in relazione al quale è prevista la sua responsabilità e l imputato ha rinunciato alla sua applicazione. 3. L ente può rinunciare all amnistia. 11
12 In caso di trasformazione, l art. 28 del d.lgs. n. 231/2001 prevede (in coerenza con la natura di tale istituto che implica un semplice mutamento del tipo di società, senza determinare l estinzione del soggetto giuridico originario) che resta ferma la responsabilità dell ente per i reati commessi anteriormente alla data in cui la trasformazione ha avuto effetto. In caso di fusione, l ente che risulta dalla fusione (anche per incorporazione) risponde dei reati di cui erano responsabili gli enti partecipanti alla fusione (art. 29 del d.lgs. n. 231/2001). L art. 30 del d.lgs. n. 231/2001 prevede che, nel caso di scissione parziale, la società scissa rimane responsabile per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto. Gli enti beneficiari della scissione (sia totale che parziale) sono solidalmente obbligati al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto, nel limite del valore effettivo del patrimonio netto trasferito al singolo ente. Tale limite non si applica alle società beneficiarie, alle quali risulta devoluto, anche solo in parte, il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato. Le sanzioni interdittive relative ai reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto si applicano agli enti cui è rimasto o è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell ambito del quale il reato è stato commesso. L art. 31 del Decreto prevede disposizioni comuni alla fusione e alla scissione, concernenti la determinazione delle sanzioni nell eventualità che tali operazioni straordinarie siano intervenute prima della conclusione del giudizio. Viene chiarito, in particolare, il principio per cui il giudice deve commisurare la sanzione pecuniaria, secondo i criteri previsti dall art. 11, comma 2 20, del Decreto, facendo riferimento in ogni caso alle condizioni economiche e patrimoniali dell ente originariamente responsabile, e non a quelle dell ente cui dovrebbe imputarsi la sanzione a seguito della fusione o della scissione. In caso di sanzione interdittiva, l ente che risulterà responsabile a seguito della fusione o della scissione potrà chiedere al giudice la conversione della sanzione interdittiva in sanzione pecuniaria, a patto che: (i) la colpa organizzativa che abbia reso possibile la commissione del reato sia stata eliminata, e (ii) l ente abbia provveduto a risarcire il danno e messo a disposizione (per la confisca) la parte di profitto eventualmente conseguito. L art. 32 del d.lgs. n. 231/2001 consente al giudice di tener conto delle condanne già inflitte nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell ente scisso al fine di configurare la reiterazione, a norma dell art. 20 del d.lgs. n. 231/2001, in rapporto agli illeciti dell ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione, relativi a reati successivamente commessi 21. Per le fattispecie della cessione e del 20 Art. 11 del d.lgs. n. 231/2001: Criteri di commisurazione della sanzione pecuniaria - 1. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero delle quote tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell ente nonché dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. 2. L importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell ente allo scopo di assicurare l efficacia della sanzione.( ). 21 Art. 32 d.lgs. n. 231/2001: Rilevanza della fusione o della scissione ai fini della reiterazione - 1. Nei casi di responsabilità dell ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione per reati commessi successivamente alla data dalla quale la fusione o la scissione ha avuto effetto, il giudice può ritenere la reiterazione, a norma dell articolo 20, anche in rapporto a condanne pronunciate nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell ente scisso per reati commessi anteriormente a tale data. 2. A tale fine, il giudice tiene conto della natura delle violazioni e dell attività nell ambito della quale sono state commesse nonché delle caratteristiche della fusione o della scissione. 3. Rispetto agli enti beneficiari della scissione, la reiterazione può essere ritenuta, a norma dei commi 1 e 2, solo se ad essi è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell ambito del quale è stato commesso il reato per cui è stata pronunciata condanna nei confronti dell ente scisso. La Relazione illustrativa al d.lgs. n. 231/2001 chiarisce che La reiterazione, in tal caso, non opera peraltro automaticamente, ma forma oggetto di valutazione discrezionale da parte del giudice, in rapporto alle concrete circostanze. Nei confronti degli enti beneficiari della scissione, essa può essere inoltre ravvisata 12
13 conferimento di azienda è prevista una disciplina unitaria (art. 33 del d.lgs. n. 231/2001) 22 ; il cessionario, nel caso di cessione dell azienda nella cui attività è stato commesso il reato, è solidalmente obbligato al pagamento della sanzione pecuniaria comminata al cedente, con le seguenti limitazioni: (i) è fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente; (ii) la responsabilità del cessionario è limitata al valore dell azienda ceduta e alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali era, comunque, a conoscenza. Al contrario, le sanzioni interdittive inflitte al cedente non si estendono al cessionario. 1.8 Reati commessi all estero Secondo l art. 4 del d.lgs. n. 231/2001, l ente può essere chiamato a rispondere in Italia in relazione a reati - contemplati dallo stesso d.lgs. n. 231/ commessi all estero 23. La Relazione illustrativa al d.lgs. n. 231/2001 sottolinea la necessità di non lasciare sfornita di sanzione una situazione criminologica di frequente verificazione, anche al fine di evitare facili elusioni dell intero impianto normativo in oggetto. I presupposti su cui si fonda la responsabilità dell ente per reati commessi all estero sono: (i) il reato deve essere commesso da un soggetto funzionalmente legato all ente, ai sensi dell art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 231/2001; (ii) (iii) l ente deve avere la propria sede principale nel territorio dello Stato italiano; l ente può rispondere solo nei casi e alle condizioni previste dagli artt. 7, 8, 9, 10 c.p. (nei casi in cui la legge prevede che il colpevole - persona fisica - sia punito a richiesta del Ministro della Giustizia, si procede contro l ente solo se la richiesta è formulata anche nei confronti dell ente stesso) 24 e, anche in solo quando si tratti di ente cui è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il precedente reato. 22 Art. 33 del d.lgs. n. 231/2001: Cessione di azienda Nel caso di cessione dell azienda nella cui attività è stato commesso il reato, il cessionario è solidalmente obbligato, salvo il benefìcio della preventiva escussione dell ente cedente e nei limiti del valore dell azienda, al pagamento della sanzione pecuniaria. 2. L obbligazione del cessionario è limitata alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori, ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a conoscenza. 3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nel caso di conferimento di azienda. Sul punto la Relazione illustrativa al d.lgs. n. 231/2001 chiarisce: Si intende come anche tali operazioni siano suscettive di prestarsi a manovre elusive della responsabilità: e, pur tuttavia, maggiormente pregnanti risultano, rispetto ad esse, le contrapposte esigenze di tutela dell affidamento e della sicurezza del traffico giuridico, essendosi al cospetto di ipotesi di successione a titolo particolare che lasciano inalterata l identità (e la responsabilità) del cedente o del conferente. 23 L art. 4 del d.lgs. n. 231/2001 prevede quanto segue: 1. Nei casi e alle condizioni previsti dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale, gli enti aventi nel territorio dello Stato la sede principale rispondono anche in relazione ai reati commessi all estero, purché nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto. 2. Nei casi in cui la legge prevede che il colpevole sia punito a richiesta del Ministro della giustizia, si procede contro l ente solo se la richiesta è formulata anche nei confronti di quest ultimo. 24 Art. 7 c.p.: Reati commessi all estero - E punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che commette in territorio estero taluno dei seguenti reati:1) delitti contro la personalità dello Stato italiano; 2) delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo contraffatto; 3) delitti di falsità in monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano; 4) delitti commessi da pubblici ufficiali a servizio dello Stato, abusando dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni; 5) ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni internazionali stabiliscono l applicabilità della legge penale italiana. Art. 8 c.p.: Delitto politico commesso all estero - Il cittadino o lo straniero, che commette in territorio estero un delitto politico non compreso tra quelli indicati nel numero 1 dell articolo precedente, è punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della giustizia. Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa, occorre, oltre tale richiesta, anche la querela. Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. E altresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici. Art. 9 c.p.: Delitto comune del cittadino all estero - Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce 13
14 (iv) ossequio al principio di legalità di cui all art. 2 del d.lgs. n. 231/2001, solo a fronte dei reati per i quali la sua responsabilità sia prevista da una disposizione legislativa ad hoc; sussistendo i casi e le condizioni di cui ai predetti articoli del codice penale, nei confronti dell ente non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto. 1.9 Procedimento di accertamento dell illecito La responsabilità per illecito amministrativo derivante da reato viene accertata nell ambito di un procedimento penale. A tale proposito, l art. 36 del d.lgs. n. 231/2001 prevede La competenza a conoscere gli illeciti amministrativi dell ente appartiene al giudice penale competente per i reati dai quali gli stessi dipendono. Per il procedimento di accertamento dell illecito amministrativo dell ente si osservano le disposizioni sulla composizione del tribunale e le disposizioni processuali collegate relative ai reati dai quali l illecito amministrativo dipende. Altra regola, ispirata a ragioni di effettività, omogeneità ed economia processuale, è quella dell obbligatoria riunione dei procedimenti: il processo nei confronti dell ente dovrà rimanere riunito, per quanto possibile, al processo penale instaurato nei confronti della persona fisica autore del reato presupposto della responsabilità dell ente (art. 38 del d.lgs. n. 231/2001). Tale regola trova un contemperamento nel dettato dello stesso art. 38 che, al comma 2, disciplina i casi in cui si procede separatamente per l illecito amministrativo 25. L ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia imputato del reato da cui dipende l illecito amministrativo; quando il legale rappresentante non compare, l ente costituito è rappresentato dal difensore (art. 39, commi 1 e 4, del d.lgs. n. 231/2001) Valore esimente dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo Aspetto fondamentale del d.lgs. n. 231/2001 è l attribuzione di un valore esimente ai modelli di organizzazione, gestione e controllo della società. l ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato. Se si tratta di delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di minore durata, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia ovvero a istanza o a querela della persona offesa. Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, qualora si tratti di delitto commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia, sempre che l estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto. Art. 10 c.p.: Delitto comune dello straniero all estero Lo straniero, che, fuori dei casi indicati negli articoli 7 e 8, commette in territorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto per il quale la legge italiana stabilisce l ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato, e vi sia richiesta del Ministro della giustizia, ovvero istanza o querela della persona offesa. Se il delitto è commesso a danno delle Comunità europee di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della giustizia, sempre che: 1) si trovi nel territorio dello Stato; 2) si tratti di delitto per il quale è stabilita la pena dell ergastolo ovvero della reclusione non inferiore nel minimo di tre anni; 3) l estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da quello dello Stato a cui egli appartiene. 25 Art. 38, comma 2, d.lgs. n. 231/2001: Si procede separatamente per l illecito amministrativo dell ente soltanto quando: a) è stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi dell articolo 71 del codice di procedura penale [sospensione del procedimento per l incapacità dell imputato, N.d.R.]; b) il procedimento e stato definito con il giudizio abbreviato o con l applicazione della pena ai sensi dell articolo 444 del codice di procedura penale [applicazione della pena su richiesta, N.d.R.], ovvero e stato emesso il decreto penale di condanna; c) l osservanza delle disposizioni processuali lo rende necessario. Per completezza, si richiama inoltre l art. 37 del d.lgs. n. 231/2001, ai sensi del quale Non si procede all accertamento dell illecito amministrativo dell ente quando l azione penale non può essere iniziata o proseguita nei confronti dell autore del reato per la mancanza di una condizione di procedibilità (vale a dire quelle previste dal Titolo III del Libro V c.p.p.: querela, istanza di procedimento, richiesta di procedimento o autorizzazione a procedere, di cui, rispettivamente, agli artt. 336, 341, 342, 343 c.p.p.). 14
15 Nel caso in cui il reato sia stato commesso da un soggetto in posizione apicale, infatti, la società non risponde se prova che (art. 6, comma 1, d.lgs. n. 231/2001): a) l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo della società dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo di vigilanza. Nel caso di reato commesso da soggetti apicali, sussiste, quindi, in capo alla società una presunzione di responsabilità dovuta al fatto che tali soggetti esprimono e rappresentano la politica e, quindi, la volontà dell ente stesso. Tale presunzione, tuttavia, può essere superata se la società riesca a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati al soggetto apicale provando la sussistenza dei sopra elencati requisiti tra loro concorrenti e, di riflesso, la circostanza che la commissione del reato non deriva da una propria colpa organizzativa 26. Nel caso, invece, di un reato commesso da soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza, la società risponde se la commissione del reato è stata resa possibile dalla violazione degli obblighi di direzione o vigilanza alla cui osservanza la società è tenuta 27. In ogni caso, la violazione degli obblighi di direzione o vigilanza è esclusa se la società, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi. Si assiste, nel caso di reato commesso da soggetto sottoposto alla direzione o alla vigilanza di un soggetto apicale, ad un inversione dell onere della prova. L accusa, dovrà, nell ipotesi prevista dal citato art. 7, provare la mancata adozione ed efficace attuazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi. Il d.lgs. n. 231/2001 delinea il contenuto dei modelli di organizzazione e di gestione prevedendo che gli stessi, in relazione all estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, come specificato dall art. 6, comma 2, devono: individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni della società in relazione ai reati da prevenire; individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei reati; prevedere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli; introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. 26 La Relazione illustrativa al d.lgs. n. 231/2001 si esprime, a tale proposito, in questi termini: Ai fini della responsabilità dell ente occorrerà, dunque, non soltanto che il reato sia ad esso ricollegabile sul piano oggettivo (le condizioni alle quali ciò si verifica, come si è visto, sono disciplinate dall articolo 5); di più, il reato dovrà costituire anche espressione della politica aziendale o quanto meno derivare da una colpa di organizzazione. Ed ancora: si parte dalla presunzione (empiricamente fondata) che, nel caso di reato commesso da un vertice, il requisito soggettivo di responsabilità dell ente [ossia la c.d. colpa organizzativa dell ente] sia soddisfatto, dal momento che il vertice esprime e rappresenta la politica dell ente; ove ciò non accada, dovrà essere la società a dimostrare la sua estraneità, e ciò potrà fare soltanto provando la sussistenza di una serie di requisiti tra loro concorrenti. 27 Art. 7, comma 1, del d.lgs. n. 231/2001: Soggetti sottoposti all altrui direzione e modelli di organizzazione dell'ente Nel caso previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), l'ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. 15
16 L art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 231/2001 definisce, inoltre, i requisiti dell efficace attuazione dei modelli organizzativi: la verifica periodica e l eventuale modifica del modello quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell organizzazione e nell attività; un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello Codici di comportamento (Linee Guida) L art. 6, comma 3, del d.lgs. 231/2001 prevede I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati. Confindustria, alla quale aderisce Technogym S.p.A., in attuazione di quanto previsto al sopra citato articolo ha definito le Linee guida 28 per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo (di seguito, Linee guida di Confindustria ) fornendo, tra l altro, indicazioni metodologiche per l individuazione delle aree di rischio (settore/attività nel cui ambito possono essere commessi reati), la progettazione di un sistema di controllo (i c.d. protocolli per la programmazione della formazione ed attuazione delle decisioni dell ente) e i contenuti del modello di organizzazione, gestione e controllo. In particolare, le Linee guida di Confindustria suggeriscono alle società associate di utilizzare i processi di risk assessment e risk management e prevedono le seguenti fasi per la definizione del modello: identificazione dei rischi e dei protocolli; adozione di alcuni strumenti generali tra cui i principali sono un codice etico con riferimento ai reati ex d.lgs. 231/2001 e un sistema disciplinare; individuazione dei criteri per la scelta dell Organismo di Vigilanza, indicazione dei suoi requisiti, compiti e poteri e degli obblighi di informazione. Le Linee guide di Confindustria sono state trasmesse, prima della loro diffusione, al Ministero della Giustizia, ai sensi dell art. 6, comma 3, del d.lgs. 231/2001, affinché quest ultimo potesse esprimere le proprie osservazioni entro trenta giorni, come previsto dall art. 6, comma 3, del d.lgs. 231/2001, sopra richiamato. L ultima versione è stata pubblicata il 31 marzo Technogym S.p.A. ha adottato il proprio modello di organizzazione gestione e controllo sulla base delle Linee Guida elaborate dalle principali associazioni di categoria e, in particolare, delle Linee Guida Confindustria Sindacato di idoneità L accertamento della responsabilità della società, attribuito al giudice penale, avviene mediante: la verifica della sussistenza del reato presupposto per la responsabilità della società; 28 Si precisa che il riferimento alle Linee guida di detta associazione di categoria viene svolto in ragione dell iscrizione della Società, e/o di sedi secondarie della stessa, tanto alla Confcommercio che alla Confindustria. Tuttavia, poiché le Linee guida di Confindustria presentano una trattazione più completa ed organica degli argomenti attinenti al recepimento del d.lgs. 231/2001 rispetto al più ristretto Codice etico emanato dalla Confcommercio (e peraltro largamente ispirato nei suoi contenuti alle Linee guida di Confindustria la cui prima versione è anteriore a quella del predetto Codice etico), si è ritenuto preferibile utilizzare come riferimento primario nell ambito del presente documento il richiamo alle disposizioni delle Linee guida di Confindustria, ferma restando la costante verifica della compatibilità dei rinvii operati con i corrispondenti principi espressi dal Codice etico di Confcommercio. 16
17 il sindacato di idoneità sui modelli organizzativi adottati. Il sindacato del giudice circa l astratta idoneità del modello organizzativo a prevenire i reati di cui al d.lgs. n. 231/2001 è condotto secondo il criterio della c.d. prognosi postuma. Il giudizio di idoneità va formulato secondo un criterio sostanzialmente ex ante per cui il giudice si colloca, idealmente, nella realtà aziendale nel momento in cui si è verificato l illecito per saggiare la congruenza del modello adottato. In altre parole, va giudicato idoneo a prevenire i reati il modello organizzativo che, prima della commissione del reato, potesse e dovesse essere ritenuto tale da azzerare o, almeno, minimizzare, con ragionevole certezza, il rischio della commissione del reato successivamente verificatosi. 17
18 CAPITOLO 2 - DESCRIZIONE DELLA REALTÀ AZIENDALE ELEMENTI DEL MODELLO DI GOVERNANCE E DELL ASSETTO ORGANIZZATIVO GENERALE DELLA SOCIETÀ 2.1 Technogym S.p.A. Technogym S.p.A. è a capo di un gruppo di società ed unità operative attive in ambito europeo ed extraeuropeo, tra cui le più rilevanti, sono di seguito elencate: Laserpro S.r.l.; Sidea S.r.l.; Technogym East Europe SRO; Technogym International B.V.; Technogym Wellness & Biomedical Gmbh; Technogym France Sas; Technogym UK Ltd.; Technogym Trading S.A.; Technogym Usa Corp.; Technogym Benelux BV; Technogym Japan Ltd.; Technogym Shangai International Trading Co. Ltd.; Technogym Asia Ltd.; Mywellness S.p.A. con Socio Unico; Technogym Australia Pty Ltd; Technogym Portugal Unipessoal Lda; Technogym Z.A.O.; TG Holding B.V.; Technogym Emirates LLC; Twellness S.r.l.; Technogym Equipamentos de ginastica e solucao para bem-estar Ltda Technogym Fabricacao de Equipamento de ginastica Ltda In particolare, l attività della Società è indirizzata al consumatore finale e al mondo professionale genericamente inteso. In particolare il settore professionale è articolato su tre segmenti di mercato: - Club: all interno di questa linea di business la Società si interfaccia principalmente con Clienti quali centri fitness; - Home & Hospitality: all interno di questa linea di business la Società si interfaccia principalmente con Clienti quali catene alberghiere e Clienti Vip; - Health Corporate & Public: all interno di questa linea di business la Società si interfaccia principalmente con Clienti quali Governi, Ministeri, Università, categorie di medici. La Società ha come oggetto sociale la produzione ed il commercio all ingrosso ed al minuto di attrezzature, macchine, accessori, prodotti per l alimentazione, articoli d abbigliamento e di ogni altro prodotto destinato ad essere utilizzato nell esercizio di qualsiasi attività sportiva, del tempo libero, nella fisioterapia e nella riabilitazione articolare, muscolare e cardiovascolare, nonché la vendita, il noleggio, il commercio di prodotti per l informatica, elaboratori elettronici ed accessori, materiale audiovisivo e programmi per elaboratori, comprensivi dell analisi della programmazione, dell installazione e dell assistenza e della consulenza hardware e software inerente, e le operazioni di importazione ed esportazione dei suddetti prodotti, nonché la relativa consulenza, assistenza e riparazione. 18
19 La Società può esercitare attività di coordinamento ed assistenza tecnica, amministrativa e finanziaria, nonché attività di gestione della tesoreria nei confronti delle società del gruppo di appartenenza potendo altresì effettuare servizi di marketing, promozione, assistenza e consulenza commerciale alle stesse società partecipate e curare la diffusione, la promozione e l uso dei marchi sociali. La Società può compiere tutte le operazioni industriali, finanziare, commerciali, mobiliari ed immobiliari utili al conseguimento dello scopo sociale o ad esso connesse, sia direttamente che indirettamente, compresa la prestazione di garanzie anche fideiussorie e reali e anche a favore di terzi, nonché l assunzione e cessione di interessenze, quote e compartecipazioni, anche azionarie, in altre società o ditte costituite o costituende, sia in Italia che all estero. 2.2 Modello di governance di Technogym S.p.A. La Società è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da nove membri. Essi sono nominati dall assemblea ordinaria, la quale determina anche il numero dei membri dell organo amministrativo. Gli amministratori durano in carica per il periodo determinato dall assemblea, non superiore a tre esercizi, e sono rieleggibili. Il Consiglio di Amministrazione può delegare, nei limiti di cui all'art del Codice Civile, parte delle proprie attribuzioni ad uno o più dei suoi componenti, determinandone i poteri e, sentito il parere del Collegio Sindacale, la relativa remunerazione. Il consiglio può altresì disporre che venga costituito un comitato esecutivo composto da alcuni suoi membri. Nelle ipotesi di cui ai precedenti periodi si applica l'art del Codice Civile. La periodicità di cui al comma 5 dell'art del Codice Civile è fissata in 6 (sei) mesi. Il consiglio può altresì nominare Direttori Generali e procuratori speciali, determinandone i poteri. Al Presidente del Consiglio di Amministrazione, ed in caso di sua assenza od impedimento, al vicepresidente, spetta la rappresentanza legale della Società di fronte ai terzi ed in giudizio, con facoltà di impegnare la Società o di promuovere azioni ed istanze giudiziarie ed amministrative per qualsiasi grado di giurisdizione ed anche per giudizi di revocazione e cassazione e di nominare, all uopo, avvocati e procuratori alle liti, determinandone gli emolumenti. La firma sociale e la rappresentanza nei confronti dei terzi spettano altresì, nei limiti dei poteri a ciascuno conferiti, agli amministratori delegati, ai direttori generali, ai procuratori speciali ed ai direttori tecnici, i quali, nei suddetti rispettivi limiti, rappresentano la Società con effetti vincolanti nei rapporti sia interni che esterni relativi alla gestione sociale. La gestione della Società è controllata da un Collegio Sindacale. L assemblea nomina il Collegio Sindacale (costituito da tre sindaci effettivi e due supplenti), ne nomina il Presidente e determina per tutta la durata dell incarico il compenso annuale a loro spettante. I sindaci scadono alla data dell assemblea convocata per l approvazione del bilancio relativo al terzo esercizio della carica, e sono rieleggibili. Il controllo contabile della Società è esercitato dalla Società di Revisione secondo quanto deliberato dalla assemblea ordinaria dei soci e comunque in ottemperanza alle disposizioni di legge vigenti. 2.3 Assetto organizzativo di Technogym S.p.A. L attuale organizzazione della Società è momentaneamente composta come da schema che si allega alla presente come allegato 1. 19
20 2.4 Il sistema di gestione della qualità, ambiente, sicurezza e responsabilità sociale Nell'ambito del miglioramento dei propri processi di business e di supporto, la Società si è dotata, secondo un approccio integrato, di Sistemi di Gestione per la Qualità, l Ambiente, la Responsabilità Sociale e la Salute e Sicurezza. Per quanto riguarda i Sistemi di Gestione per la Qualità tutti i requisiti della UNI EN ISO 9001:2008 sono applicabili ai processi e attività di Technogym. In particolare Technogym assegna in outsourcing processi di assemblaggio, logistica, assistenza post vendita e processi speciali. Per la realizzazione dei processi in outsourcing sono definiti, concordati e sottoscritti dai fornitori capitolati e specifiche di fornitura tali da assicurare il controllo di tali processi. I processi e le attività nell ambito del Sistema di Gestione per la qualità non prevedono in generale l utilizzo di prodotti di proprietà del cliente. Nei casi in cui si dovessero utilizzare prodotti forniti dal cliente, questi sono gestiti e trattati alla stregua dei prodotti di Technogym, assicurandone l identificazione e la rintracciabilità. Nei casi in cui i prodotti di proprietà del cliente risultassero inadeguati all utilizzo previsto, Technogym provvede alla notifica e alla loro restituzione al cliente. Eventuali dati e documenti forniti dal cliente sono gestiti nel rispetto dei vincoli di riservatezza previsti dalla legislazione applicabile. All interno del Sistema di Gestione per la Qualità il processo di Progettazione, sviluppo, produzione, vendita, installazione ed assistenza delle attrezzature per la riabilitazione funzionale è stato certificato secondo la norma UNI EN ISO13485:2004 per i dispositivi medici di Technogym SpA. Per quanto riguarda i Sistemi di Gestione Ambientale la Società ha deciso di certificare il processo di Produzione delle attrezzature per il fitness e per la riabilitazione funzionale, attraverso le fasi di assemblaggio secondo la norma UNI EN ISO14001:2004. Per quanto riguarda i Sistemi di Gestione per la Salute e Sicurezza sul Lavoro la Società ha deciso di certificare il processo di Progettazione e produzione di attrezzature secondo la norma OHSAS 18001:2007. Inoltre essendo la Mission di TECHNOGYM quella di offrire soluzioni innovative per aiutare le persone a raggiungere il Wellness, la società ha lanciato, alla fine degli anni 90, il progetto Technogym Social Choice. Si tratta di un piano che raccoglie una serie di iniziative sviluppate e promosse sul territorio locale, in Italia e nel mondo, il cui filo conduttore è la volontà di promuovere e favorire la qualità della vita delle persone (ad esempio con interventi per migliorare la capacità motoria di anziani e disabili, iniziative culturali, collaborazioni scientifiche, ecc). Si sottolinea come gli strumenti e le risorse del sistema di gestione per la Qualità, l Ambiente, la Responsabilità Sociale e la Salute e Sicurezza, sono funzionali non solo al perseguimento degli scopi che sono loro propri, ma anche ai fini della prevenzione dei reati di cui al d.lgs. 231/2001 in quanto suscettibili, per loro natura, di ostacolare sia i comportamenti colposi, sia le condotte dolose che caratterizzano la commissione dei reati implicanti la responsabilità amministrativa della società. La particolare valenza dei presidi sopra menzionati ai fini della prevenzione dei reati richiamati dal d.lgs. 231/2001 verrà ove necessario specificamente evidenziata, con riferimento a ciascuna tipologia di reato a tal fine rilevante, nelle Parti Speciali del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo. 20
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References: art. 11
 art. 5
 Art. 5
 art. 27
 art. 5
 art. 5
 art. 5
 art. 10
 Art. 27
 art. 5
 articolo 5
 art. 25
 art. 25
 art. 25
 art. 3
 articolo 2
 art. 25
 art. 9
 art. 25
 art. 6
 art. 1
 art. 15
 art. 25
 art. 3
 articolo 2
 art. 270
 art. 270
 art. 187
 art. 25
 art. 5
 art. 10
 art. 25
 art. 25
 art. 25
 art. 24
 art. 24
 articolo 74
 art. 25
 art. 5
 art. 10
 art. 10
 art. 25
 art. 25
 art.25
 art.25
 art. 3
 art. 25
 art. 2
 art. 14
 art. 25
 art.4
 art. 29
 art. 25
 art. 5
 articolo 2
 sentenza 
 Art. 13
 art. 20
 art. 16
 articolo
11
 art. 15
 art. 27
 art. 15
 sentenza 
 art. 8
 art. 8
 art. 28
 art. 30
 art. 31
 art. 11
 art. 32
 art. 20
 Art. 11
 Art. 32
 articolo 20
 art. 4
 art. 5
 Art. 33
 art. 4
 Art. 7
 Art. 8
 Art. 9
 art. 2
 art. 36
 art. 38
 Art. 10
 Art. 38
 articolo 71
 articolo 444
 art. 37
 art. 7
 art. 6
 articolo 5
 Art. 7
 art. 7
 art. 6
 art. 6
 art. 6