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Timestamp: 2018-04-22 16:33:50+00:00

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PRESIDENTE DELLA PROVINCIA Sergio Reolon. ASSESSORE ALLA PIANIFICAZIONE STRATEGICA E URBANISTICA Irma Visalli UFFICIO DEL P.T.C.P. - PDF
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2 PRESIDENTE DELLA PROVINCIA Sergio Reolon ASSESSORE ALLA PIANIFICAZIONE STRATEGICA E URBANISTICA Irma Visalli UFFICIO DEL P.T.C.P. Settore ambiente e territorio Responsabile del Procedimento Paolo Centelleghe Servizio urbanistica Paola Agostini Coordinatori Antonella Galantin Elio Trusiani Collaboratori Luigi Baldovin, Fabiola Büchi, Michele Cagliani, Anna Za Contributi settoriali Settore Ambiente e Territorio: Tedy Castellaz, Nerea Cavallet, Franco Fiamoi, Viviana Valt Settore Gestione della Fauna e Risorse Idriche: Guglielmo Russino Settore Lavori Pubblici: Katya Biasuzzi, Fiorenzo De Col Settore Sviluppo Economico, Sociale, Culturale: Lorenzo Corazza, Giovanni Gobitti, Andrea Marchi, Giuseppe Pellegrini Stagisti Marco Dus, Lucia Gorza, Elisa Manfroi, Nicola Terzariol CONSULENZE SPECIALISTICHE Coordinatore scientifico Francesco Karrer Contributi scientifici Società economia e territorio: Aurelio Bruzzo, Diego Cason Ambiente e biodiversità: Università degli studi di Padova (Tommaso Sitzia, Franco Viola), Elisa Manfroi, Dionea s.a. e Terra s.r.l. Trasporti: Grazioso Piazza Geologia: Danilo Belli Paesaggio: Eva Casanova V.A.S.: Antonio Buggin, Istituto Bellunese Sviluppo Sostenibile (I.B.E.S.) Quadro Conoscitivo: Società Informatica Territoriale s.r.l. Aspetti giuridici: Livio Viel Hanno partecipato all'elaborazione i consiglieri della 1^ e V^ Commissione: Raffaele Addamiano, Marco Bortoluzzi, Maria Angela Bristot, Renzo Costantini, Denis Dal Soler (Presidente 1^ Commissione), Maria Teresa De Bortoli (Presidente 5^ Commissione), Pierluigi De Cesero, Mario De Nale, Edi Fontana, Nunzio Gorza, Armando Maroldo, Antonio Marrone, Renato Pesavento, Renato Vignato, Ennio Vigne
5 Piano Territoriale di Coordinamento Pro vinciale A.3.1 ELENCO DELLE PRINCIPALI SPECIE DA TUTELARE Elenco delle principali specie di interesse internazionale, la cui tutela è richiesta dal dettato di numerose norme di rango europeo o da convenzioni sopranazionali, recepite a livello nazionale e regionale. LISTA ROSSA IUCN Crex crex NT ver 3.1 (2001) Rhinolophus ferrumequinum LR/nt ver 2.3 (1994) Chionomys nivalis LR/nt ver 2.3 (1994) Muscardinus avellanarius LR/nt ver 2.3 (1994) Sciurus vulgaris NT ver 3.1 (2001) Parnassius apollo VU A1cde ver 2.3 (1994) Lycaena dispar LR/nt ver 2.3 (1994) Rosalia alpina VU A1c ver 2.3 (1994) Vertigo angustior LR/cd ver 2.3 (1994) Formica 'Formica spp. of the F. rufa group' LR/nt ver 2.3 (1994) CR = specie in pericolo in modo critico ossia con un altissimo rischio di estinzione nel futuro immediato. EN = specie in pericolo ossia con un altissimo rischio di estinzione in un prossimo futuro. VU = specie vulnerabile ossia con un alto rischio di estinzione nel futuro a medio termine. NT = specie a più basso rischio ossia quando non rientra in alcuna delle categorie di minaccia ma il suo stato di conservazione non è scevro di rischio. DD = specie con carenza di informazioni. DIRETTIVA HABITAT (Dir. 92/43/CEE) ALLEGATO II: specie animali e vegetali d interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione INSETTI: coleotteri: Cerambice delle querce, Capricorno maggiore, Cerambix cerdo, Rosalia alpina, Lucanus cervus; lepidottero Erebia calcaria, Euphydrias aurinia, Euphydryas aurinia, Crostacei: Gambero di fiume: Austropotamobius pallipes MOLLUSCHI: Vertigo moulinsiana, Helix pomatia ANFIBI: Tritone crestato italiano Triturus carnifex; Ululone dal ventre giallo Bombina variegata variegata MAMMIFERI: Orso Ursus arctos, Lince Lynx lynx, (entrambe specie prioritarie), Ferro di cavallo curiale Rhinolophus euryale, Ferro di cavallo maggiore Rhinolophus ferrumequinum, Vespertilio minore Myotis blythii. PESCI: Trota padana o marmorata Salmo (trutta) marmoratus; Scazzone, marsòn Cottus gobio, Lampreda padana Lethenteron zanandreai, Barbo Barbus plebejus. ELENCO DELLE PRINCIPALI SPECIE DA TUTELARE 3
6 Regione del Veneto - Provincia di BELLUNO Allegato A.3.1 ALLEGATO IV: specie animali e vegetali d interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa INSETTI: coleottero Rosalia alpina; lepidotteri Maculinea arion, Parnassius apollo, Parnassius mnemosyne, Lasiomata achine ANFIBI: Salamandra alpina Salamandra atra atra, Tritone crestato italiano Triturus carnifex, Ululone dal ventre giallo Bombina variegata variegata, Rospo smeraldino Bufo viridis viridis, Rana agile Rana dalmatina RETTILI: Lucertola di Horvath Lacerta (Archaeolacerta) horvathi, Ramarro occidentale Lacerta bilineata Lucertola muraiola Podarcis muralis, Biacco maggiore, Carbonasso Coluber viridiflavus, Colubro liscio Coronella austriaca, Colubro di Esculapio, Anda Elaphe longissima longissima, Biscia tassellata Natrix tessellata tessellata, Vipera dal corno Vipera ammodytes ammodytes MAMMIFERI: Microchirotteri: tutte le specie, Driomio Dryomys nitedula, Moscardino Muscardinus avellanarius avellanarius, Orso Ursus arctos, Gatto selvatico europeo Felis silvestris silvestris, Lince Lynx lynx, Serotino di Nilsson Eptesicus nilssoni, Serotino comune Eptesicus serotinus, Vespertlio mustaccino Myotis mystacinus, Nottola comune, Nyctalus noctula, Pipistrello albolimbato, Pipistrellus kuhlii, Pipistrello nano Pipistrellus pipistrellus, Orecchione meridionale Plecotus austriacus, Serotino bicolore Vespertilio murinus, Marmotta Marmota marmota, Driomio Dryomys nitedula, Moscardino Muscardinus avellanarius avellanarius. ALLEGATO V: specie animali e vegetali d interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione MOLLUSCHI: Helix pomatia ANFIBI, Rana dei fossi Rana synklepton esculenta, Rana montana Rana temporaria MAMMIFERI: Lepre alpina Lepus timidus, Sciacallo, S. dorato Canis aureus, Puzzola Mustela putorius, Martora Martes martes, Camoscio Rupicapra rupicapra, Stambecco Capra ibex 4 DIRETTIVA UCCELLI (Dir. 79/409/CEE) ALLEGATO I: specie per le quali sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l habitat, al fine di garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area di distribuzione Tarabuso Botaurus stellaris, Tarabusino Ixobrychus minutus, Nitticora Nycticorax nycticorax, Sgarza ciuffetto Ardeola ralloides, Garzetta Egretta garzetta, Airone bianco maggiore Egretta alba, Airone rosso Ardea purpurea, Cicogna bianca Ciconia ciconia, Cicogna nera Ciconia nigra, Moretta tabaccata Aythya nyroca, Pesciaiola Mergellus albellus, Falco pecchiaiolo Pernis apivorus, Nibbio bruno Milvus migrans, Avvoltoio degli Agnelli Gypaetus barbatus, Grifone Gyps fulvus, Biancone Circaetus gallicus, Falco di palude Circus aeruginosus, Albanella reale Circus cyaneus, Albanella minore Circus pygargus, Aquila reale Aquila chrysaetos, Falco pescatore Pandion haliaetus, Pellegrino Falco peregrinus, Francolino di monte Bonasa bonasia, Pernice bianca Lagopus mutus, Fagiano di monte Tetrao tetrix, Gallo cedrone Tetrao urogallus, Coturnice Alectoris graeca, Voltolino, Porzana porzana, Schiribilla Porzana parva, Re di quaglie Crex crex, Piviere tortolino Charadrius morinellus, Combattente Philomachus pugnax, Piro piro boschereccio Tringa glareola, Sterna comune Sterna hirundo, Gufo reale Bubo bubo, Civetta nana Glaucidium passerinum, Allocco degli Urali Strix uralensis,
7 Piano Territoriale di Coordinamento Pro vinciale Gufo di palude Asio flammeus, Civetta capogrosso Aegolius funereus, Succiacapre Caprimulgus europaeus, Martin pescatore Alcedo atthis, Picchio cenerino Picus canus, Picchio nero Dryocopus martius, Picchio tridattilo Picoides tridactylus, Averla piccola Lanius collurio. Oltre a queste specie, molte altre sono inserite nelle liste rosse di rango nazionale e locale, divenendo per questo motivo oggetto di monitoraggio e di differenti forme di attenzione. ELENCO DELLE PRINCIPALI SPECIE DA TUTELARE 5
10 Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale LA RETE STRADALE E FERROVIARIA Analisi funzionale della rete di trasporto stradale Per poter individuare nella misura più efficace gli indirizzi di piano è stata operata una analisi funzionale della struttura principale dei trasporti in provincia, ovvero la rete stradale esistente. Le strade sono state dapprima classificate ai sensi del Nuovo Codice della Strada (D.L. 30/04/92 e ss. mm. ii.), nel quale sono individuate due tipologie di classificazione: Classificazione amministrativa. Classificazione tecnico-costruttiva. Si è poi operata la classificazione funzionale indicata nel D.M. 5/11/2001 Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade, che ha consentito di affinare la classificazione superando i limiti della metodologia contenuta nel Nuovo Codice della Strada e di ripartire la viabilità in quattro livelli funzionali: Primo livello (funzione di RETE PRIMARIA ai sensi del D.M. 5/11/01): rete autostradale (A27), che realizza connessioni di area vasta, con principali movimenti di transito e scorrimento su lunghe distanze, funzione territoriale nazionale, componenti di traffico limitate. Secondo livello (funzione di RETE PRINCIPALE ai sensi del D.M. 5/11/01): rete stradale statale ed ex statale, strade provinciali principali (SP1 ed SP1 bis), che costituiscono i principali corridoi d interesse provinciale e l ossatura portante del sistema della viabilità. Terzo livello (funzione di RETE SECONDARIA ai sensi del D.M. 5/11/01): rete stradale provinciale storica, eccettuate la SP1 e la SP1 bis, di immediato supporto alla rete secondaria, con la duplice funzione di collegamento extraurbano intercomunale e rete di distribuzione intracomunale. Quarto livello (funzione di RETE SECONDARIA ai sensi del D.M. 5/11/01): rete locale con la funzione di garantire l accessibilità puntuale. Approfondimenti sulla procedura di classificazione della rete stradale 1. Classificazione amministrativa (D.L. 30/04/92 e ss. mm. ii.) Le strade extraurbane si distinguono in Statali, quando: a. Costituiscono le grandi direttrici del traffico nazionale. b. Congiungono la rete viabile principale dello Stato con quelle degli Stati limitrofi. c. Congiungono tra loro i capoluoghi di regione ovvero i capoluoghi di provincia situati in regioni diverse, ovvero costituiscono diretti ed importanti collegamenti tra strade statali. d. Allacciano alla rete delle strade statali i porti marittimi, gli aeroporti, i centri di particolare importanza industriale, turistica e climatica. e. Servono traffici interregionali o presentano particolare interesse per l'economia di vaste zone del territorio nazionale. A. Regionali, quando allacciano i capoluoghi di provincia della stessa regione tra loro o con il capoluogo di regione ovvero allacciano i capoluoghi di provincia o i comuni con la rete statale se ciò sia particolarmente rilevante per ragioni di carattere industriale, commerciale, agricolo, turistico e climatico. CLASSIFICAZIONE DELLA RETE STRADALE 3
11 Regione del Veneto - Provincia di BELLUNO B. Provinciali, quando allacciano al capoluogo di provincia capoluoghi dei singoli comuni della rispettiva provincia o più capoluoghi di comuni tra loro ovvero quando allacciano alla rete statale o regionale i capoluoghi di comune, se ciò sia particolarmente rilevante per ragioni di carattere industriale, commerciale, agricolo, turistico e climatico. C. Comunali, quando congiungono il capoluogo del comune con le sue frazioni o le frazioni fra loro, ovvero congiungono il capoluogo con la stazione ferroviaria, tranviaria o automobilistica, con un aeroporto o porto marittimo, lacuale o fluviale, con interporti o nodi di scambio intermodale o con le località che sono sede di essenziali servizi interessanti la collettività comunale. Ai fini del presente codice, le strade "vicinali" sono assimilate alle strade comunali. Le strade urbane sono sempre comunali quando siano situate nell'interno dei centri abitati, eccettuati i tratti interni di strade statali, regionali o provinciali che attraversano centri abitati con popolazione non superiore a diecimila abitanti. Allegato A Classificazione tecnico-costruttiva-funzionale (D.L. 30/04/92 e ss. mm. ii.) Le strade sono classificate, riguardo alle loro caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali, nei seguenti tipi: A. Autostrade. B. Strade extraurbane principali. C. Strade extraurbane secondarie. D. Strade urbane di scorrimento. E. Strade urbane di quartiere. F. Strade locali. G. Itinerari ciclopedonali. Le strade devono avere le seguenti caratteristiche minime: A. Autostrada: strada extraurbana o urbana a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia, eventuale banchina pavimentata a sinistra e corsia di emergenza o banchina pavimentata a destra, priva di intersezioni a raso e di accessi privati, dotata di recinzione e di sistemi di assistenza all'utente lungo l'intero tracciato, riservata alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore e contraddistinta da appositi segnali di inizio e fine. Deve essere attrezzata con apposite aree di servizio ed aree di parcheggio, entrambe con accessi dotati di corsie di decelerazione e di accelerazione. B. Strada extraurbana principale: strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia e banchina pavimentata a destra, priva di intersezioni a raso, con accessi alle proprietà laterali coordinati, contraddistinta dagli appositi segnali di inizio e fine, riservata alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore; per eventuali altre categorie di utenti devono essere previsti opportuni spazi. Deve essere attrezzata con apposite aree di servizio, che comprendano spazi per la sosta, con accessi dotati di corsie di decelerazione e di accelerazione. C. Strada extraurbana secondaria: strada ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine. 4
12 Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale D. Strada urbana di scorrimento: strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate. E. Strada urbana di quartiere: strada ad unica carreggiata con almeno due corsie, banchine pavimentate e marciapiedi; per la sosta sono previste aree attrezzate con apposita corsia di manovra, esterna alla carreggiata. F. Strada locale: strada urbana od extraurbana opportunamente sistemata ai fini di cui al comma 1 non facente parte degli altri tipi di strade. G. Itinerario ciclopedonale: strada locale, urbana, extraurbana o vicinale, destinata prevalentemente alla percorrenza pedonale e ciclabile e caratterizzata da una sicurezza intrinseca a tutela dell'utenza debole della strada. 3. Classificazione funzionale ai sensi del D.M. 5/11/2001 Visti i limiti della classificazione del Codice, che non risulta esaustiva dal punto di vista funzionale, il D.M. 5/11/01 Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade approfondisce il tema della classifica funzionale delle strade, introducendo una metodologia di ordinamento delle strade che basato su: La funzione esercitata dalla strada nel territorio. La funzione esercitata dalla strada nella rete stradale di appartenenza. A tale scopo individua quattro fattori fondamentali che, caratterizzando le reti stradali dal punto di vista funzionale, consentono di collocare la rete oggetto di studio in una classe precisa; essi sono: Tipo di movimento servito (di transito, di distribuzione, di penetrazione, di accesso); il movimento è da intendersi pure nel senso opposto, cioè di raccolta progressiva ai vari livelli. Entità dello spostamento (distanza mediamente percorsa dai veicoli). Funzione assunta nel contesto territoriale attraversato (collegamento nazionale, interregionale, provinciale, locale). Componenti di traffico e relative categorie (veicoli leggeri, veicoli pesanti, motoveicoli, pedoni, etc.). CLASSIFICAZIONE DELLA RETE STRADALE Con riferimento a quanto previsto dalla classificazione tecnica-costruttiva delle strade (art. 2 del Codice) ed in considerazione dei quattro fattori fondamentali 5
13 Regione del Veneto - Provincia di BELLUNO sopra elencati, si possono individuare nel sistema globale delle infrastrutture stradali i seguenti quattro livelli di rete, ai quali far corrispondere le funzioni riportate nella seguente tabella. Nella stessa tabella è presentata una corrispondenza indicativa tra gli archi della rete e i tipi di strade previsti dal Nuovo Codice della strada. Allegato A.3.2 RETE PRIMARIA: solo l'a27 soddisfa i criteri di classificazione (movimento di transito e scorrimento, distanze lunghe, funzione territoriale nazionale, componenti limitate). RETE PRINCIPALE: nel territorio provinciale non esistono strade extraurbane principali o strade urbane di scorrimento con le caratteristiche minime previste dal codice (carreggiate separate, intersezioni a livelli sfalsati, ecc.) per cui le funzioni di rete principale sono effettivamente assolte da: Le strade statali. Le strade regionali. Le strade provinciali ex statali. Le strade provinciali storiche SP 1 ed SP1 bis. RETE SECONDARIA: appartengono a questa rete tutte le strade provinciali ex statali che non classificate come rete principale e, in linea di massima, le strade provinciali storiche che collegano i capoluoghi di comune. 6
16 Relazione tra il progetto di PTCP e i piani delle Comunità Montane 1.Generalità L ordinamento degli enti locali, come noto, ha subito in questi ultimi anni un rilevante processo di trasformazione, teso sia ad un dislocamento delle attribuzioni amministrative secondo l ispirazione del principio di sussidarietà e del decentramento, sia ad una semplificazione e snellimento delle procedure burocratiche. Con le Leggi Bassanini (L. 59 e L.127 del 1997) abbiamo assistito ad una riforma sostanziale del diritto amministrativo in senso generale e ad un primo tentativo di riordino dell assetto e delle competenze attribuite agli Enti locali. Le Bassanini hanno così creato i presupposti giuridici per una riforma dell ordinamento degli enti territoriali e locali, tant è che prima è stata introdotta la legge delega 265/99 e poi nel 2000 è stato introdotto il D. Lgs. 267 ovvero il Testo unico degli Enti Locali. Il T.U.E.L, recependo sia le Bassanini sia quanto era contenuto nelle Leggi 142/90 e 241/90, ha ridisegnato l assetto delle strutture amministrative così dette periferiche, inserendo organismi e istituti volti a potenziare l attività di decentramento e a favorire l interazione tra amministrazioni pubbliche locali. La Regione del Veneto ha dato attuazione alla Riforma Bassanini con la Legge Regionale 13 aprile 2001, n. 11 che prevede la realizzazione di un ampio decentramento a favore degli Enti operanti a diretto contatto con i cittadini, mantenendo solo funzioni di programmazione, indirizzo e pianificazione. Per il coordinamento dei processi di trasferimento di funzioni e risorse avviati dalla Riforma Bassanini, la Giunta Regionale ha nominato un Commissario Straordinario per il decentramento amministrativo con il compito principale di coordinare e svolgere tutte le attività necessarie ad accelerare il processo di decentramento sia da parte dello Stato che nei confronti degli Enti Locali. Successivamente, con DGR n del è stata istituita la nuova Direzione Riforme Istituzionali e Processi di Delega che, da una parte, prosegue l'attività del Commissario Straordinario, dall'altra svolge nuove competenze in materia di federalismo amministrativo. In particolare spetta alla Direzione coordinare i processi regionali relativi alle riforme istituzionali in attuazione del Titolo V della Costituzione (attività di studio e analisi, partecipazione ai tavoli tecnici), predisposizione disegni di legge e pareri; attuazione dell'articolo 5 della L.R. 11/2001 che riconosce la specificità del territorio del Veneto, in particolare della Provincia di Belluno. 2
17 2. Le comunità montane Una comunità montana è un ente territoriale locale istituito con legge 3 dicembre 1971, n e ora disciplinato dall'art. 27 del D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico sugli Enti Locali). Le innovazioni contenute nel T.U.E.L., rispetto alla normativa precedente, soprattutto rispetto alla L.142/90, hanno profondamente modificato la disciplina delle comunità montane (art. 27). Le comunità montane non sono più considerate come enti locali preposti alla valorizzazione delle zone di montagna, ma come unione di Comuni: in questo modo viene sottolineato il loro ruolo di ente capofila per la gestione in forma associata di funzioni e servizi. Il compito di individuare gli ambiti e le zone omogenee per la costituzione delle Comunità montane spetta alla Regione, costituzione che deve avvenire con provvedimento del presidente della Giunta regionale. Oltre alle funzioni conferitole dai Comuni, dalla Provincia o dalla Regione, alla comunità montana spetta l esercizio associato di funzioni proprie dei Comuni, ovvero di funzioni che la Regione ha conferito ai Comuni (art. 28 T.U.E.L.) Altre funzioni di competenza della Comunità montana sono: A. Le funzioni attribuite dalla legge o gli interventi speciali per la montagna stabiliti dall Unione Europea o da leggi statali o provinciali; B. L adozione di piani pluriennali di opere e di interventi nonché l individuazione degli strumenti atti a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socioeconomico; C. Il concorso con gli altri Enti locali alla formazione del piano territoriale di coordinamento (PTCP); D. L adozione del piano pluriennale di sviluppo socio-economico e i suoi successivi aggiornamenti ( l approvazione del piano è invece competenza della Provincia). Le Comunità montane sono soggette alla disciplina dettata dall art. 32 del T.U.E.L., relativamente alle Unioni di Comuni. Nella regione Veneto ci sono attualmente 19 Comunità montane disciplinate dalla Legge Regionale n. 11 dell
19 In base alla normativa regionale, gli obiettivi dell ente sono: 1. la realizzazione degli interventi speciali per la montagna le cui azioni organiche e coordinate, dirette allo sviluppo globale, mediante la tutela e la valorizzazione delle qualità ambientali e delle potenzialità endogene proprie dell habitat montano,riguardano i profili territoriali, economici, sociali e culturali ; 2. la gestione ottimale dei servizi e degli interventi riferiti al territorio di competenza da realizzarsi anche attraverso convenzioni tra Comunità montane e Comuni con carattere di reciprocità in ragione delle strutture di cui sono dotati; 3. la promozione delle unioni di Comuni nonchè della fusione di tutti o parte dei Comuni associati; 4. la programmazione, nell'ambito della programmazione regionale e provinciale, delle infrastrutture e dei servizi civili idonei a consentire la base di un adeguato sviluppo economico; 5. la gestione associata dei servizi comunali; 6. il sostegno alle iniziative di natura economica e produttiva rivolte alla incentivazione e valorizzazione di tutte le risorse presenti sul territorio montano, nel quadro di una programmazione mirata degli obiettivi e degli interventi; 7. la partecipazione delle popolazioni montane al generale processo di sviluppo socio-economico della montagna, favorendone, in particolare, le condizioni di residenza, di sviluppo demografico, di mantenimento delle tradizioni locali e la crescita culturale, professionale ed economica. Alla Comunità montana la L.R.11/2001 (o Bassanini regionale ) attribuisce funzioni: 1. Art. 10, comma 1: nel settore degli interventi di tutela e valorizzazione dello spazio agro-forestale e di manutenzione del territorio; 2. Art. 10, comma 2: nell ambito delle linee guida del Piano regionale antiincendi boschivi per quanto concerne interventi di manutenzione territoriale, di progettazione, realizzazione e manutenzione delle infrastrutture di supporto ;nonché coordinamento dei corpi i volontari antincendio ed educazione ambientale; 3. Art. 10, commi 7 e 8 : in relazione all istruttoria tecnico-economica degli interventi previsti dalla legge forestale regionale n.52//78 su viabilità forestale e malghe, fatte salve le competenze regionali in materia di vincolo idro-geologico: 4. Art. 89 : relative alla programmazione, progettazione, esecuzione, manutenzione e gestione delle opere pubbliche di propria competenza; 5
20 5. Art. 108 : di Protezione Civile: 6. raccolta ed elaborazione dati, in particolare riguardo al rischio idrogeologico, al rischio incendi boschivi e al rischio valanghe, sulla base degli indirizzi regionali: 7. promozione di attività di protezione civile svolte dai Comuni appartenenti ala Comunità montana stessa, con particolare riferimento a quelle afferenti il volontariato, con il coordinamento della Provincia; 8. Allestimento di strutture, attrezzature e risorse necessarie per assolvere tali funzioni. Di competenza della Comunità montana sono anche le seguenti funzioni: 9. Gestione delle spese di esercizio degli impianti di sollevamento per l approvigionamento idrico secondo la L.R. 55/1994; 10. Gestione tecnica del patrimonio forestale e concessione dei contributi di cui alla L.R. 8/1985; 11. Classificazione e gestione del Piano di Viabilità silvo-pastorale di cui alla L.R. 14/1992 art. 3 e 6) 12. Regolamentazione della raccolta dei funghi epigei con riferimento al rilascio delle autorizzazioni e gestione dei relativi introiti, di cui alla L.R. 23/1996; 13. Gestione dei sentieri alpini (di concerto con il CAI), dei bivacchi e delle vie ferrate, di cui alla L.R. 33/2002. In Provincia di Belluno le Comunità Montane sono nove: Comunità montana Agordina; Comunità montana dell Alpago; Comunità montana Belluno-Ponte nelle Alpi; Comunità montana Cadore-Longaronese-Zoldo; Comunità montana Centro Cadore; Comunità montana Comelico Sappada; Comunità montana Feltrina; Comunità montana Val Belluna; Comunità montana Val del Boite. 6
22 DENOMINAZIONE COMUNI APPARTENENTI Superficie N.Comuni 1 AGORDINA Agordo, Alleghe, Cencenighe Agordino, Colle Santa Lucia, Falcade, Canale d'agordo, Gosaldo, La Valle Agordina, Livinallongo del Col Di Lana, Rivamonte Agordino, Rocca Pietore, S.Tomaso 660,56 16 Agordino, Selva di Cadore, Taibon Agordino, Vallada Agordina, Voltago Agordino 2 ALPAGO Chies d'alpago, Farra d'alpago, Pieve d'alpago, Puos d'alpago (parte), Tambre 170,67 5 d'alpago 3 BELLUNO - PONTE NELLE ALPI Belluno, Ponte nelle Alpi 205, CADORE-LONGARONESE-ZOLDO Castellavazzo, Forno di Zoldo, Longarone, Ospitale di Cadore, Soverzene, Zoldo 323,22 7 Alto, Zoppè di Cadore 5 CENTRO CADORE Auronzo di Cadore, Calalzo di Cadore, Domegge di Cadore, Lorenzago di Cadore, Lozzo di Cadore, Perarolo di Cadore, Pieve 594,92 9 di Cadore, Valle di Cadore, Vigo di Cadore 6 COMELICO E SAPPADA Comelico Superiore, Danta, S.Nicolò di Comelico, San Pietro di Cadore, S.Stefano 343,97 6 di Cadore, Sappada 7 FELTRINA Alano di Piave, Arsiè, Cesiomaggiore, Feltre, Fonzaso, Lamon, Pedavena, Quero, Santa giustina Bellunese, San 605,07 13 Gregorio nelle Alpi, Seren del Grappa, Sovramonte, Vas 8 VAL BELLUNA Lentiai, Limana, Mel, Sedico, Sospirolo, Trichiana 363, VALLE DEL BOITE Borca di Cadore, Cibiana, Cortina d'ampezzo, S.Vito di Cadore, Vodo di 411,62 5 Cadore Tabella 1. Comunità montane della Provincia di Belluno, fonte Regione Veneto. 8
23 3. Il piano pluriennale di sviluppo socio-economico della Comunità montana Il Piano Pluriennale di Sviluppo delle Comunità montane è previsto dall art. 13 L.R. 19/92 e successive modifiche. Esso consiste, secondo la definizione normativa, in un piano di sviluppo socio economico di validità quinquennale, da adottarsi in armonia con gli strumenti di programmazione regionale e provinciale. Secondo l art.13, comma 4, il piano pluriennale deve contenere: a) gli obiettivi fondamentali che la Comunità intende perseguire; b) l individuazione degli interventi, compresi quelli speciali, previsti dall articolo 1 della legge n. 97/1094, e del loro presumibile costo. Il Piano pluriennale è adottato, entro tre mesi dall approvazione dello Statuto e successivamente ogni cinque anni, dal Consiglio della Comunità montana ed è pubblicato all albo di ciascun Comune del territorio per almeno trenta giorni (art.14, comma 1). Secondo l art. 14, comma 2 il Consiglio, esaminate le eventuali osservazioni e le opposizioni, trasmette il piano pluriennale con le proprie controdeduzioni alla Provincia che, entro sessanta giorni dal ricevimento, lo approva o lo restituisce con richiesta motivata di integrazioni e modifiche. Successivamente, Il piano pluriennale approvato è trasmesso entro dieci giorni alla Giunta regionale come descritto art. 14, comma 3. Ai fini della stesura del Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) sono stati analizzati gli ultimi Piani Pluriennali di sviluppo delle Comunità montane della Provincia di Belluno, individuando gli obiettivi assunti, per settore d applicazione, e valutandone la coerenza con gli obiettivi previsti dal PTCP. Nelle pagine che seguono, in forma di quadri sinottici, sono riportati i risultati di tale lavoro, secondo questa legenda: CAMPO PTCP = il progetto/l azione proposto/a è presente negli elaborati del PTCP = il PTCP tratta dell argomento/tematica negli elaborati indicati nel campo Note = l azione o il tema non è trattato in forma diretta dal PTCP ma vi è un rapporto di coerenza. 9
24 Nella colonna denominata Note vengono indicati i riferimenti agli elaborati grafici ed alle Norme Tecniche del PTCP per i temi trattati in comune tra le pianificazioni. 10
25 Comunità Montana Agordina PERIODO: ASSE OBIETTIVI AZIONI PTCP NOTE VIABILITA' E TRASPORTI Rete ferroviaria Belluno-Ponte-Feltre Supportare i grandi collegamenti SMR di superficie Treviso-Montebelluna-Feltre- Belluno-Ponte-Conegliano-Treviso Collegamento ferroviario tra Cadore e Dobbiaco Tav.C.4 NT artt Collegamento ferroviario Feltre-Valsugana Prolungamento A27: Collegamento alla A23 e Tunnel Monte Cavallino Variante di Agordo Variante di Cencenighe Tav.C.4 NT artt Mantenimento dell efficienza della vecchia strada dei Castei Strada Regionale 203 Spostamento sede stradale tra Peron e Case Brancaleone Variante di Alleghe Tav.C.4 NT artt Passaggi pedonali sul Torrente Chioit e Ghirlo Strada statale 48 delle Dolomiti Variante in galleria a Pieve di Livinallongo Ex S.S. 203 bis e S.P. 1 della Sinistra Piave Collegamento rapido ed efficace con il casello autostradale di Cadola attraverso la Rotatoria di Mas di Sedico sul bivio con las.r. 203 e il miglioramento degli standard dimensionali e planimetrici dal bivio di Mas di Sedico sino all innesto (in variante) sulla S.P. 1 della Sinistra Piave Tav.C.4 NT artt

References: art. 32
 Art. 10
 Art. 10
 Art. 10
 Art. 89
 Art. 108
 art. 3
 art. 13
 art.13
 articolo 1
 art. 14
 art. 14