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Timestamp: 2019-12-06 08:04:40+00:00

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Il Codice dell'amministrazione digitale (Decreto legislativo 30/12/2010 N. 235, in G.U. 10/01/2011) | Tribunale di Lucca
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Il Codice dell'amministrazione digitale (Decreto legislativo 30/12/2010 N. 235, in G.U. 10/01/2011)
La presentazione di istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti, anche ai fini statistici, tra le imprese e le amministrazioni pubbliche avviene esclusivamente utilizzando le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. E’ questa una delle novità introdotte dal Decreto Legislativo 30 dicembre 2010, n. 235, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 10 gennaio 2011 n. 6 – che modifica ed integra il Codice dell’amministrazione digitale (Decreto Legislativo 7 marzo 2005 n. 82)
L’intervento normativo è volto ad adeguare gli strumenti che le amministrazioni pubbliche possono utilizzare nei rapporti con cittadini ed imprese mediante il ricorso alle tecnologie della comunicazione dell’informazione, nell’ottica (sotto il profilo economico) di conseguire un recupero di produttività. In particolare vengono richiamati i principi relativi alla valutazione della performance organizzativa e individuale nelle Amministrazioni pubbliche, nonché quelli relativi alla responsabilità dirigenziale secondo le modalità indicate nel decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dall’analogo decreto 27 ottobre 2009 n. 150.
Una delle novità introdotte è quella dei c.d. conservatori accredidati: “I soggetti pubblici e privati che svolgono attività di conservazione dei documenti informatici e di certificazione dei relativi processi anche per conto di terzi ed intendono conseguire il riconoscimento del possesso dei requisiti del livello più elevato, in termini di qualità e di sicurezza, chiedono l’accreditamento presso Digit PA”.
Nasce poi la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (BDNCP) al fine di favorire la riduzione degli oneri amministrativi derivanti dagli obblighi informativi ed assicurare l’efficacia, la trasparenza e il controllo in tempo reale dell’azione amministrativa per l’allocazione della spesa pubblica in lavori, servizi e forniture, con l’ulteriore obbligo di garantire il rispetto della legalità e del corretto agire della pubblica amministrazione e prevenire fenomeni di corruzione.
Le Pec nel D.L. 185/2008 e nel DPCM 6/05/2009
Dopo le prime norme dedicate alla Pec (DPR 68/2005, D.M. 2/11/2005 e vecchio CAD) il disegno di diffusione della Pec si è rafforzato, negli ultimi anni, con il D.L. 185/2008 (convertito in legge 2/2009), il DPCM 6/05/2009 e una serie di circolari ministeriali di “stimolo” alle pubbliche amministrazioni. In particolare, l’art. 16, comma 9, del D.L. 185 ha stabilito che le comunicazioni tra pubbliche amministrazioni, imprese in forma societaria e professionisti, in regola con gli adempimenti (obbligatori) previsti nello stesso decreto, possano avvenire tramite Pec senza che il destinatario debba dichiarare la propria disponibilità ad accettarne l’utilizzo. Poiché i suddetti adempimenti consistono sostanzialmente nella regolare pubblicazione dell’indirizzo Pec, tra queste categorie di soggetti non è necessario ottenere dal destinatario una preventiva dichiarazione di disponibilità, perché questa è implicita nella pubblicazione dell’indirizzo Pec: è questa la novità più rilevante della disciplina previgente al nuovo CAD. Per quanto concerne i cittadini, l’art. 16 bis, comma 5, del D.L. 185 e il DPCM 6/05/2009 hanno fatto nascere la c.d. CEC – PAC, cioè una Pec dedicata esclusivamente alle comunicazioni certificate tra pubbliche amministrazioni e cittadini. L’art. 3 del DPCM 6/05/2009 stabilisce che, per i cittadini che aderiscono al servizio, la CEC – PAC sia l’indirizzo valido ai fini dei rapporti con le pubbliche amministrazioni. La norma precisa che la volontà del cittadino, espressa nell’adesione al servizio, rappresenta l’esplicita accettazione dell’invio tramite CEC-PAC, da parte delle pubbliche amministrazioni, di tutti i provvedimenti e atti che riguardano lo stesso cittadino. Anche in tal caso, quindi, le pubbliche amministrazioni non devono chiedere una preventiva dichiarazione di disponibilità all’uso della Pec, perché questa deriva dalla presenza della CEC-PAc nell’indirizzario elettronico dei cittadini. Dalle predette norme deriva la possibilità di utilizzare la Pec, sia pure nei limiti sopra esposti, senza ottenere di volta in volta una espressa dichiarazione di disponibilità del destinatario.
Per le pubbliche amministrazioni,anzi, si può sostenere che l’uso della Pec costituisca un obbligo, rispetto a destinatari la cui Pec sia regolarmente pubblicata nel registro delle imprese, negli elenchi informatici dei professionisti o negli indirizzari CEC –PAC dei cittadini. Il mancato utilizzo della Pec da parte delle pubbliche amministrazioni costituisce, secondo quanto indicato nella circolare 1/2010/DDI, “una fattispecie di improprio uso di denaro pubblico”, per lo spreco derivante dal costo evitabile della corrispondenza cartacea; inoltre la mancata attuazione delle norme sulla Pec rileva ai fini della misurazione e valutazione della performance organizzativa/individuale (D.Lgs. 150/2009 e circolare n. 2/2010/DDI).
Il nuovo comma 1 stabilisce che “Per le comunicazioni di cui all’art. 48, comma 1, con i soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo ai sensi della vigente normativa tecnica, le pubbliche amministrazioni utilizzano la posta elettronica certificata”.
Il comma 1 bis dell’art. 6 dispone che la consultazione degli indirizzi PEC, di cui agli artt. 16, comma 10 e 16 bis, comma 5 del D.L. 185 nonché l’estrazione di elenchi dei suddetti indirizzi da arte delle pubbliche amministrazioni, debba essere effettuata sulla base di regole tecniche emanate da Digit PA.
L’art. 65 prevede un elenco di strumenti informatici che conferiscono vlidità alle istanze e dichiarazioni trasmesse alla pubblica amministrazione per via telematica. Tra questi strumenti figura come nel precedente testo, la Pec, ma con le modifiche apportate al nuovo comma 1, lettera c – bis, ove si precisa che le istanze e dichiarazioni devono essere “Trasmesse dall’autore mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare, anche per via telematica secondo modalità definite con regole tecniche adottate ai sensi dell’art. 71 e ciò sia attestato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato. In tal caso la trasmissione costituisce dichiarazione vincolante ai sensi dell’art. 6 comma 1, secondo periodo”. Anche in tal caso bisogna attendere, quindi le nuove regole tecniche di cui all’art. 71 e, nell’attesa, applicare quelle vigenti.
Nella nuova definizione di firma digitale cambia l’inquadramento di genere: la firma digitale non è più un particolare tipo di firma elettronica qualificata, ma la firma elettronica avanzata.
Art. 21 documento informatico sottoscritto con firma elettronica
Il comma 2 cambia con l’aggiunta delle firme elettroniche avanzate e dei riferimenti alle regole tecniche (mutuati dal precedente art. 20), pertanto, il documento informatico sottoscritto anche con firma elettronica avanzata, e non più soltanto qualificata o digitale, ha efficacia di cui all’art 2702 c.c. “Efficacia della scrittura privata”. La superiore dignità della firma digitale riemerge nel nuovo comma 2 bis, ove le scritture private di cui all’art. 1350 c.c., primo comma, numeri da 1 a 12, se fatte con documento informatico, devono essere sottoscritte con firma digitale (o qualificata); rimane salva l’eccezione di cui al successivo art. 25.
Art. 24 firma digitale
Art. 25 firma autenticata
La nuova autenticazione può riguardare qualsiasi forma elettronica, inclusa l’acquisizione digitale della sottoscrizione autografa. D’altro canto, il nuovo art. 52 della legge 89/1913 ha già previsto che le parti possano sottoscrivere l’atto pubblico informatico, in presenza del notaio, anche con una semplice firma elettronica consistente nell’acquisizione digitale della sottoscrizione autografa.
Avviso codice amministrazione digitale

References: Art. 21
 art. 20
 art. 25

Art. 24

Art. 25
 art. 52