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Timestamp: 2020-08-12 08:08:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23636 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23636 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 07/09/2017, dep.09/10/2017), n. 23636
sul ricorso 12127-2014 proposto da:
R.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI PIETRALATA
rappresentata e difesa dagli avvocati FRANCESCO ORECCHIONI
unitamente e disgiuntamente all’ELISABETTA MERLINO;
avverso la sentenza n. 643/2012 del TRIBUNALE di LANCIANO, depositata
il 19/11/2012;
che il Tribunale di Lanciano, in accoglimento del ricorso proposto da D.G. – precaria alle dipendenze del MIUR in virtù di una serie di consecutivi contratti a termine susseguitisi nel tempo – dichiarò il diritto della predetta al riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata nel corso dei rapporti a termine; quanto all’applicabilità della L. n. 312 del 1980, art. 53, sostenne, in via interpretativa, la infondatezza della tesi del resistente MIUR che riteneva limitati ai soli insegnanti di religione gli scatti biennali previsti dalla richiamata normativa e condannò il Miur alla corresponsione delle conseguenti differenze economiche nei limiti della prescrizione quinquennale;
che la Corte di Appello de L’Aquila ha dichiarato l’inammissibilità del gravame del MIUR ai sensi degli artt. 348 bis e ter c.p.c., confermando, nella motivazione, la riconosciuta progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato;
che la Corte territoriale ha posto a fondamento della pronuncia il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, richiamandosi ai principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a t.d. trasfuso nella indicata Direttiva;
che il MIUR chiede la cassazione della sentenza del Tribunale e della ordinanza di inammissibilità della Corte di merito, sulla base di unico motivo, al quale ha opposto difese la R., con controricorso;
2.1. che, col primo motivo, viene denunziata violazione dell’art. 112 cpc ed omessa pronuncia sull’eccezione di nullità del ricorso e sul difetto di prova, ai sensi dell’art. 360 n. 4 cpc, in relazione alla dedotta mancanza di indicazione degli elementi che avrebbero consentito di accertare l’anzianità effettivamente maturata da parte della ricorrente e dell’ammontare dei crediti;
2.2. che, col secondo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione: del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 36 e 70; violazione e falsa applicazione della Direttiva CE 28.6.1999 n. 1999/70, del D.Lgs. n. 368 del 2001; del D.Lgs. n. 287 del 1994, artt. 550 e ss., e della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4;
2.3. che, con il terzo motivo, si lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 312 del 1980, art. 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3;
3. che, in primo luogo, va dichiarato inammissibile il ricorso avverso l’ordinanza della Corte territoriale, essendo oggetto d’impugnazione unicamente la decisione del Tribunale ai sensi di quanto previsto dall’art. 348 ter c.p.c., comma 3;
3.1. che il primo motivo di ricorso avverso il provvedimento del Tribunale è inammissibile poichè, in dispregio degli oneri previsti per il ricorso di cassazione non precisa in quali termini era stata prospettata la genericità del ricorso introduttivo e perchè è principio pacifico nella giurisprudenza di questa Corte quello alla cui stregua il mancato esame da parte del giudice, sollecitatone dalla parte, di una questione puramente processuale non può dar luogo al vizio di omessa pronunzia, il quale è configurabile con riferimento alle sole domande di merito, e non può assurgere quindi a causa autonoma di nullità della sentenza, potendo profilarsi al riguardo una nullità (propria o derivata) della decisione, per la violazione di norme diverse dall’art. 112 c.p.c., in quanto sia errata la soluzione implicitamente data dal giudice alla questione sollevata dalla Parte (cfr. Cass. 24.6.2005 n. 13649, Cass. 28.3.2014 n. 7406);
3.2. che, con il secondo motivo, si assume che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa;
che il motivo è infondato, in quanto con riguardo alla questione della progressione economica in considerazione dell’anzianità di servizio la decisione impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, con le quali si è statuito che ” nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto; che il motivo di ricorso non prospetta, d’altronde, argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;
3.3. che, invece, va ritenuto manifestamente fondato il terzo motivo (il ricorso di primo grado ha affrontato la questione degli aumenti biennali ex L. n. 312 del 1980, art. 53; la domanda accolta dal primo giudice era anche quella tesa ad ottenere il riconoscimento di tali scatti biennali) osservandosi – in conformità a quanto enunciato da Cass. 22558/2016 cit. – che questi ultimi, a far tempo dalla contrattualizzazione dell’impiego pubblico, non hanno più fatto parte della retribuzione del personale di ruolo della scuola, docente, tecnico ed amministrativo;
che è stato, invero, osservato che nel contratto collettivo per il quadriennio normativo 1994/1997 ed il biennio economico 1994/1995, è effettuato un espresso richiamo alla L. n. 312 del 1980, art. 53, ma lo stesso, contenuto nel comma 7 dell’art. 66, è limitato ai soli insegnanti di religione, per i quali è prevista la perdurante vigenza della norma, così come integrata dal D.P.R. n. 399 del 1988, (art. 66 Attribuzione del nuovo trattamento economico al personale in servizio al 31.12.1995 – comma 7: Per gli insegnanti di religione restano in vigore le norme di cui alla L. n. 312 del 1980, art. 53, modificate e integrate dal D.P.R. 399 del 1988, art. 3, commi 6 e 7) e che non rileva, pertanto, che la L. n. 312 del 1980, art. 53, non sia stato inserito fra le disposizioni espressamente disapplicate dal comma 10, dell’art. 82, giacchè la disposizione prevede anche, al secondo comma, una norma di chiusura (Le disposizioni non indicate nel precedente comma 1 rimangono in vigore ad eccezione di quelle comunque contrarie o incompatibili con il presente contratto), escludendo la ultrattività delle discipline contrarie o incompatibili con quelle dettate dalle parti collettive;
che è stato evidenziato, in sintesi, che il CCNL 1994/1997 ha affermato la perdurante vigenza del solo dell’art. 53, comma 6, relativo ai docenti di religione e che nello stesso senso disponevano i contratti collettivi successivi (CCNL 26.5.1999 per il quadriennio 1998/2001 e C.C.N.L. 1998/2001), che nessuna significativa modificazione era stata apportata dal C.C.N.L. 24 luglio 2003 per il quadriennio 2002/2005 che ha ribadito la struttura della retribuzione fondata sulle posizioni stipendiali e, all’art. 142, ha richiamato fra le nonne non disapplicate la L. n. 312 del 1980, art. 53, ma solo limitatamente ai docenti di religione – dal C.C.N.L. 29 novembre 2007 per il quadriennio 2006/2009, e dal CCNL 4 agosto 2011;
4. che pertanto, in dissenso in parte qua rispetto alla proposta del relatore, va accolto il terzo motivo, laddove, per il resto, in conformità alla proposta, va rigettato il secondo motivo di ricorso e dichiarata l’inammissibilità del primo;
5. che la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto e la causa va rinviata alla Corte di appello di L’Aquila, in diversa composizione che provvederà anche sulle spese del presente giudizio – per la determinazione delle somme dovute solo per la progressione stipendiale in ragione dell’anzianità maturata.
dichiara l’inammissibilità del primo motivo, rigetta il secondo, accoglie il terzo, cassa la decisione in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di L’Aquila in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 art. 6
 CGUE 
 sentenza 
 art. 4
 art. 53
 Cass. 
 Cass. 
 art. 118
 art. 53
 Cass. 
 art. 53
 art. 53
 art. 3
 art. 53
 art. 53
 sentenza