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Timestamp: 2018-12-18 17:49:10+00:00

Document:
I precari della scuola? Sono dei "lavoratori stagionali", ma Dossier Camera sconfessa Governo
I precari della scuola? Sono dei "lavoratori stagionali",
ma Dossier Camera sconfessa Governo
di Vincenzo Brancatisano, Orizzonte scuola 3.4.2015
Ma tant’è. “C'è un lato comico nelle difese del Ministero”, ironizza l’avv. Walter Miceli, legale dell’Anief. “Cerco di immaginare che faccia abbiano potuto fare gli austeri membri della Commissione Europea quando hanno ascoltato la descrizione degli insegnanti precari come lavoratori stagionali, al pari dei raccoglitori di patate”.
Il precedente - Non è la prima volta che il Servizio Studi interviene in questa materia, mettendo sull’avviso il legislatore pronto legiferare in maniera sfavorevole nei confronti dei precari della scuola. Lo aveva fatto nel 2011 in occasione dell’emanazione della legge salvaprecari quando scrisse un parere poi girato al legislatore che faceva riferimento alla Nota della Direzione Generale per il personale scolastico del Miur del 25 settembre 2008 secondo la quale il rapporto di lavoro che s’instaura tra il docente supplente e l’amministrazione scolastica “ha caratteristiche del tutto peculiari, tali da giustificare e da rendere necessaria una diversità di trattamento”, poiché “il regime specifico delle supplenze nel settore della scuola si caratterizza quale disciplina separata e speciale, nell’ambito dei rapporti di lavoro a tempo determinato, in ragione della necessità di garantire, attraverso la continuità didattica, il diritto costituzionale all’educazione, all’istruzione e allo studio”.
E si tratta di norme comunitarie non campate per aria ma di norme comunitarie che secondo il Servizio Studi della Camera sono state recepite nell’ordinamento nazionale con il d. lgs. 9 luglio 2003, n. 216, recante disposizioni volte all'attuazione della parità di trattamento tra le persone per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro, indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall'età e dall'orientamento sessuale. Ma tant’è.
L’articolo 12, ricorda ora il Servizio Studi, dispone che i contratti a tempo determinato del personale della scuola per la copertura di posti vacanti e disponibili (supplenze annuali) non possono superare la durata complessiva di 36 mesi e istituisce un Fondo per il risarcimento dei danni conseguenti alla reiterazione di contratti su posti vacanti e disponibili per più di 36 mesi. In particolare, il comma 1 stabilisce il divieto, per i contratti a tempo determinato stipulati con personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario per la copertura di posti vacanti e disponibili (supplenze annuali), di superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi. Preliminarmente, si ricorda che - come già detto nella scheda di commento relativa all’art. 6 del testo in esame - in base all’art. 4 della L. 124/1999, per la copertura dei posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l'intero anno scolastico, si ricorre alle supplenze annuali. Più in generale, si ricorda che, ai sensi dell’art. 5, co. 4-bis, del D.lgs. 368/2001 (attuativo della direttiva 1999/70/CE), qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore abbia complessivamente superato i 36 mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato. Il successivo art. 10, co. 4-bis, inserito dall'art. 9, co. 18, del D.L. 70/2011 (L. 106/2011), tuttavia, esclude dalla richiamata previsione i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato. Peraltro, già prima dell’intervento normativo del 2011, l’art. 1, co. 1, del D.L. 134/2009 (L.167/2009), modificando l’art. 4 della L. 124/1999, aveva disposto che i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze (di cui ai co. 1, 2 e 3 del richiamato art. 4) possono trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo. Si tratta di una tematica sulla quale è di recente intervenuta la Corte di giustizia dell’Unione europea.
La sentenza Mascolo - Ed ecco il punto. In particolare, la Corte di giustizia dell’Unione europea – adita dalla Corte costituzionale e dal Tribunale di Napoli con domanda di pronuncia pregiudiziale in merito alla conformità della normativa italiana all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (Accordo quadro CES, UNICE e CEEP78 del 18 marzo 1999) – con sentenza del 26 novembre 2014 (cause riunite C-22/13, da C-61/13 a C-63/13 e C-418/13), si è pronunciata sull’applicazione al personale scolastico della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa al medesimo Accordo quadro.
La procedura d’infrazione - Da parte sua, l’Ufficio Rapporti con l’Unione europea segnala che il 25 ottobre 2012 la Commissione europea ha avviato nei confronti dell’Italia la procedura di infrazione n. 2010/2124 per la non corretta applicazione della direttiva 1999/70/CE, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato nel settore scolastico italiano. Finora, come detto, conoscevamo solo il dispositivo finale della presa di posizione della Commissione.
“Governo sconfessato!” - Caustico il giudizio dell’avvocato Vincenzo De Michele, studioso del precariato scolastico e patrocinatore assieme ad altri legali dei ricorsi presso la Corte di Giustizia. Che osserva: “Il Servizio Studi della Camera sconfessa il giudizio sulle motivazioni dell’art. 12 del Disegno di legge sulla Buona scuola e si chiede se sia compatibile con la sentenza Mascolo e con la procedura d’infrazione. E mi pare che sia incompatibile. Il Servizio ricostruisce la vicenda in maniera esaustiva rispetto al governo: stando a quest’ultimo, sembrerebbe quasi che se le sia inventate lui le immissioni. Questo parere ci dice che sostanzialmente il governo si è messo in contrasto con la normativa euuropea. Il governo non ha nessuna intenzione di sanare la situazione di inadempimento e di introdurre sanzioni effettive a carico dello Stato. La novità è che per la prima volta abbiamo da parte del Servizio la rappresentazione del contenuto integtrale della Commissione europea. Prima avevamo solo il dispositivo. Il governo ha assunto nelle difese una posizione indecente per uno stato di diritto per la dignità dei docenti e del personale Ata dipinti come lavoratori stagionali e la Commissione ha detto che non è così. Chiederemo il testo integrale del parere motivato. I cittadini devono sapere cosa questi signori hanno detto all’Europa: ne va della dignità dei lavoratori. Peraltro, chi lavora al Centro studi dimostra di meritare lo stipendio. Hanno dimostrato di conoscere il diritto comunitario meglio di questo sciagurato governo. Ora vogliamo conoscere il carteggio di come si è difeso il governo di fronte a docenti definiti stragionali”.
Fin qui tutto bene, ma è solo illusione. A dirlo è l’avv. Walter Miceli. “Io penso – conlude il legale dell’Anief – che il DDL sulla scuola abbia semplicemente riprodotto le medesime condizioni che hanno portato alla sentenza Mascolo della Corte di Giustizia: ossia la mancanza delle misure di prevenzione e di sanzione della abusiva reiterazione dei contratti a termine. Con un'unica differenza, per la verità: il serbatoio da cui attingere per stipulare i contratti a termine sui posti vacanti, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe essere la seconda fascia delle graduatorie d'istituto, e quindi i precari sfruttati non avrebbero neppure la prospettiva di accumulare punteggio utile ai fini di una futura immissione in ruolo per scorrimento di tali graduatorie. Noi però siamo convinti che la Corte Costituzionale e i Giudici del Lavoro impediranno il perpetuarsi di questa condizione di flagrante violazione dello stato di diritto ai danni dei lavoratori della scuola. In definitiva, il Ministro Giannini, con la sua sottovalutazione degli effetti della sentenza Mascolo, mi ricorda la storia di quell'uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: ‘Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene’.

References: art. 10
 art. 4
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