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Timestamp: 2017-02-21 12:07:31+00:00

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Piogge, danni da allagamento e responsabilità del Comune
Lo sai che? Pubblicato il 7 giugno 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Piogge, danni da allagamento e responsabilità del Comune L’AUTORE: Redazione
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Piogge intense e acquazzoni: quando la pubblica amministrazione è responsabile per l’allagamento delle strade e i conseguenti danni ad auto parcheggiate ed appartamenti.
Il clima non è più quello di una volta? Luogo comune o meno, i danni da allagamento per le forti piogge sono sempre più numerosi e le nostre città si dimostrano puntualmente impreparate ad affrontare l’emergenza. “Bolle d’acqua” estive, forti precipitazioni e nevicate invernali costituiscono ormai un serio rischio per chi non ha un garage dove custodire la propria auto o possiede un magazzino al piano terra. Chi deve risarcire i conseguenti danni quando questi potevano essere evitati da una rete viaria in grado di sopportare gli allagamenti e incanalare l’acqua nelle tubature sottostanti? Di certo il Comune. Ma il codice civile prevede anche la possibilità, per l’amministrazione, di andare esente da colpe quando dimostri l’imprevedibilità e inevitabilità del caso (è quello che viene chiamato “caso fortuito”). Ma procediamo con ordine.
Allagamenti: la responsabilità oggettiva del Comune
Chi è custode o proprietario di un bene, come una strada pubblica, deve risarcire tutti i danni da esso provocati, come appunto l’allagamento [1] anche se di tali danni non ha alcuna colpa. È quella che viene definita “responsabilità oggettiva per cose in custodia”. Tuttavia, se il fenomeno è stato determinato da un fatto impossibile da evitare anche con il più scrupoloso comportamento, nessun risarcimento è dovuto.
Il problema, a questo punto, è definire la linea di confine tra la prevedibilità o meno del danno. Ed è qui che ci aiutano le sentenze dei giudici poiché la legge non lo dice se non in termini molto generici.
Quando il temporale eccezionale esclude la responsabilità del Comune
Secondo la Cassazione, un temporale di particolare forza ed intensità, protrattosi nel tempo e con modalità tali da uscire fuori dai normali canoni della meteorologia, può, in astratto, integrare gli estremi del “caso fortuito” o della “forza maggiore”. L’eccezionalità ed imprevedibilità delle precipitazioni atmosferiche possono configurare caso fortuito, idoneo ad escludere la responsabilità per il danno verificatosi.
Tuttavia il Comune potrebbe essere comunque corresponsabile se ha aggravato il danno, per esempio non pulendo le grate sulle strade, otturate da rifiuti e terra [2].
E difatti, l’esimente del caso fortuito e quella della forza maggiore non possono essere invocate dal Comune in relazione ai danni provocati da piogge, uragani, temporali e altre precipitazioni atmosferiche pur di particolare forza ed intensità, protrattasi per un tempo molto lungo e con modalità tali da uscire fuori dai normali canoni della metereologia, se tali danni siano stati determinati dall’insufficienza del sistema di deflusso delle acque meteoriche della strada [3].
Inoltre, il carattere eccezionale di un fenomeno naturale, nel senso di una sua ricorrenza saltuaria anche se non frequente, non è, sufficiente, di per sé solo, a configurare il caso fortuito, in quanto ciò non significa che esso non sia comunque prevedibile in base alla comune esperienza [3].
Sempre la Corte ha precisato che [4] l’eccezionalità ed imprevedibilità delle precipitazioni atmosferiche possono configurare caso fortuito o forza maggiore, idonei ad escludere la responsabilità per il danno verificatosi, solo quando costituiscano causa sopravvenuta autonomamente sufficiente a determinare l’evento.
Nel 1998 la Cassazione aveva statuito che “possono integrare il caso fortuito precipitazioni imprevedibili o di eccezionale entità” [5].
Secondo un ulteriore sentenza [6], è certamente vero che una pioggia di eccezionale intensità può anche costituire caso fortuito, ma non è affatto vero che una pioggia forte costituisca sempre e comunque un caso fortuito. L’amministrazione, infatti, deve dimostrare – per evitare di pagare i danni – che le piogge in questione siano state da sole causa sufficiente dei danni nonostante la più scrupolosa manutenzione e pulizia da parte sua delle opere di smaltimento delle acque piovane; il che equivale in sostanza a dimostrare che le piogge siano state così intense (e quindi così eccezionali) che gli allagamenti si sarebbero verificati nella stessa misura pure essendovi stata detta scrupolosa manutenzione e pulizia.
[2] Cass. sent. n. 5877/2016 del 24.03.2016.
[3] Cass. sent. n. 26545/2014.
[4] Cass. sent. n. 18877/2015.
[5] Cass. sent. n. 5133/1998.
[6] Cass. sent. n. 5658/2010.
Sentenza Trib. Teramo, sent. del 24.07.2009
La responsabilità per i danni provocati da cose in custodia, di cui all’art. 2051 c.c., trova applicazione anche in relazione ai beni demaniali. Non può, infatti, aprioristicamente ritenersi che l’estensione del bene demaniale sia tale di per sé da rendere impossibile l’esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo per i terzi, con conseguente applicabilità del generale principio del “neminem laedere” di cui all’art. 2043 c.c. e limitazione della responsabilità, in caso di danno subito da un utente della strada, alle sole ipotesi della sussistenza di una situazione di pericolo occulto (c.d. insidia o trabocchetto), caratterizzata congiuntamente dall’elemento obiettivo della non visibilità e da quello soggettivo della non prevedibilità dell’evento. Affinché la p.a. possa andare esente dalla responsabilità di cui all’art. 2051 c.c., per i danni causati da beni demaniali, occorre avere riguardo non tanto all’estensione di tali beni, quanto alla concreta possibilità di esercitare un potere di controllo e di vigilanza su di essi, che deve essere oggetto di indagine mirata, caso per caso (in applicazione del suindicato principio il tribunale ha ritenuto sussistente la responsabilità del Comune ai sensi dell’art. 2051 c.c. in un caso di allagamento di un sottopassaggio stradale, atteso che l’ente convenuto, in considerazione della limitata estensione del piano sottostante al cavalcavia e della ubicazione dello stesso situato in prossimità del centro cittadino, avrebbe dovuto e potuto provvedere ad apprestare un sistema di deflusso e di aspirazione dell’acqua, sempre funzionante, in modo da evitare situazioni di pericolo per gli utenti).
Trib. S. Remo, sent. de 8.06.2004
Il Comune è responsabile, ex art. 2043 c.c., dei danni causati ad un immobile dall’allagamento a sua volta provocato dalla mancanza di adeguate opere di convogliamento delle acque reflue in una strada extraurbana, nè tale responsabilità è esclusa dal fatto che l’immobile sorga in una zona di per sè soggetta al pericolo di allagamento, a meno che esso non sia stato realizzato in contrasto con gli strumenti urbanistici. Inoltre, una pioggia anche di entità superiore alla media stagionale, non integra gli estremi del caso fortuito, e non esclude la responsabilità per i danni derivati dall’omissione di opere di contenimento, fino a che l’intensità del fenomeno resti uguale o di poco superiore al massimo registrato in passato.
Ai sensi dell’art. 2043 c.c. il comune risponde dei danni per l’allagamento d’un immobile cagionato dal difettoso convogliamento delle acque piovane lungo una strada extraurbana, sempreché l’immobile danneggiato non fosse stato edificato senza il rispetto degli strumenti urbanistici vigenti.
Cass. sent. n. 26545/2014
Possono integrare il caso fortuito o la forza maggiore precipitazioni di imprevedibile ed eccezionale gravità in quanto per caso fortuito deve intendersi un avvenimento imprevedibile, un quid di imponderabile che si inserisce improvvisamente nella serie causale come fattore determinante in modo autonomo dell’evento; inoltre, il carattere eccezionale di un fenomeno naturale, nel senso di una sua ricorrenza saltuaria anche se non frequente, non è, quindi sufficiente, di per sé solo, a configurare tale esimente, in quanto non ne esclude la prevedibilità in base alla comune esperienza. (Nel caso di specie veniva cassata la sentenza di secondo grado che riconosceva una responsabilità dell’ente e, contemporaneamente, la sussistenza della forza maggiore, in quanto è necessario porre in essere un’attenta analisi del contributo causale apportato dalla condotta dell’ente).
App. Roma, sent. del 15.02.1988
Nel caso in cui l’allagamento di locali seminterrati sia dovuto esclusivamente al riflusso entro la fogna privata di acque provenienti da quella comunale, senza che quest’ultima abbia dato luogo a fenomeni di tracimazione sulla strada si deve ritenere che nessuna responsabilità possa essere ascritta al comune proprietario della fognatura stessa; responsabile dei danni deve ritenersi il condominio ove lo stesso non abbia adottato le prescritte valvole antirigurgito.
Corte cassazione, sezione III, sentenza 24 settembre 2015 n. 18877 L’eccezionalità ed imprevedibilità delle precipitazioni atmosferiche possono configurare caso fortuito o forza maggiore, idonei ad escludere la responsabilità per il danno verificatosi, solo quando costituiscano causa sopravvenuta autonomamente sufficiente a determinare l’evento.
Corte cassazione, sezione III, sentenza 17 dicembre 2014 n. 26545 In tema di responsabilità civile, l’esimente del caso fortuito e quella della forza maggiore non possono essere invocate dal proprietario di una strada in relazione ai danni cagionati da precipitazioni atmosferiche pur di particolare forza ed intensità, protrattasi per un tempo molto lungo e con modalità tali da uscire fuori dai normali canoni della metereologia, allorché sia stata accertato che gli stessi trovano origine nell’insufficienza del sistema di deflusso delle acque meteoriche, realizzato a seguito di lavori di ammodernamento della strada in questione.
Corte cassazione, sezione III, sentenza 22 maggio 1998 n. 5133
L’eccezionalità ed imprevedibilità delle precipitazioni atmosferiche possono configurare caso fortuito, idoneo ad escludere la responsabilità per il danno verificatosi.
Corte cassazione, sezione III, sentenza 24 marzo 2016 n. 5877 La possibilità di invocare il fortuito (o la forza maggiore) deve ritenersi ammessa nel solo caso in cui il fattore causale estraneo al soggetto danneggiante abbia un’efficacia di tale intensità da interrompere tout court il nesso eziologico tra la cosa e l’evento lesivo, di tal che esso possa essere considerato una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento. E’ evidente, perciò, che un temporale di particolare forza ed intensità, protrattosi nel tempo e con modalità tali da uscire fuori dai normali canoni della meteorologia, può, in astratto, integrare gli estremi del caso fortuito o della forza maggiore, salva l’ipotesi in cui sia stata accertata l’esistenza di condotte astrattamente idonee a configurare una (cor)responsabilità del soggetto che invoca l’esimente in questione.
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Sentenza 
 art. 2043

Cass. 
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