Source: http://leg15.camera.it/resoconti/dettaglio_resoconto.asp?idSeduta=0225&resoconto=stenografico&indice=alfabetico&tit=00070
Timestamp: 2019-12-11 09:45:02+00:00

Document:
Seguito della discussione del disegno di legge: Modernizzazione, efficienza delle Amministrazioni pubbliche e riduzione degli oneri burocratici per i cittadini e per le imprese (A.C. 2161-A); e delle abbinate proposte di legge Pedica ed altri; Nicola Rossi ed altri; La Loggia e Ferrigno (A.C. 1505-1588-1688) (ore 18,10).
Ricordo che nella seduta del 16 ottobre 2007 è stato da ultimo approvato l'articolo 18 e che sono state accantonate alcune proposte emendative, nonché l'esame di taluni articoli e di tutte le proposte emendative ad essi riferite.
In particolare, sono stati accantonati l'emendamento Costantini 1.74 e la votazione dell'articolo 1; l'articolo aggiuntivo Costantini 2.031; tutte le proposte emendative riferite agli articoli 7, 9, 10, 11 e 12 e la votazione dei rispettivi articoli; gli emendamenti Attili 17.75, Costantini 17.71, Giudice 17.74, Costantini 17.72 e la votazione dell'articolo 17.
Avverto che la componente del gruppo Misto-La Destra ha esaurito i tempi a disposizione previsti nello schema recante il contingentamento.
Secondo la prassi, ai deputati di tale componente che ne facciano richiesta saranno consentiti - imputandoli al tempo previsto per gli interventi a titolo personale - brevi interventi per dichiarazione di voto della durata di un minuto.
Avverto la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A - A.C. 2161 sezione 1).
Avverto, altresì, che è in distribuzione un fascicolo contenente alcuni subemendamenti e che prima della seduta sono state ritirate tutte le proposte emendative a prima firma del deputato Turci, ad eccezione dell'articolo aggiuntivo 18.070.
Chiedo, pertanto, al relatore quali indicazioni voglia fornire per la ripresa dei lavori dell'Assemblea.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, riprenderei l'esame dalle proposte emendative e dagli articoli che sono stati accantonati, in particolare dall'articolo 1.
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 2161-A)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 e della proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l'allegato A - A.C. 2161 sezione 2), precedentemente accantonati.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Costantini 1.74.
LUIGI NICOLAIS, Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.Pag. 42
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Costantini 1.74, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Prendo atto che i deputati D'Agrò e Belisario hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che il deputato Viola ha segnalato che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Astenuti 136
(Ripresa esame dell'articolo 2 - A.C. 2161-A)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 2 e della proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l'allegato A - A.C. 2161 sezione 3), precedentemente accantonati.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Costantini 2.031.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Costantini 2.031, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Prendo atto che il deputato Vico ha segnalato che non è riuscito a votare e che il deputato Baldelli ha segnalato che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
(Ripresa esame dell'articolo 7 - A.C. 2161-A)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 7 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2161 sezione 4).
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, l'articolo 7 si riferiscePag. 43all'ambito di applicazione di alcune disposizioni della legge 7 agosto 1990, n. 241, e ieri era stato accantonato.
La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti D'Alia 7.74, Boscetto 7.6 e D'Alia 7.75, mentre raccomanda l'approvazione del suo emendamento 7.100.
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Zeller 7.73 ed esprime parere contrario sugli emendamenti Boscetto 7.7 e 7.8, mentre il parere è favorevole sull'emendamento Angelo Piazza 7.77.
PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento D'Alia 7.73, formulato dal relatore.
GIANPIERO D'ALIA. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, non ritiro l'emendamento perché ciò che propone la Commissione con l'emendamento 7.100, che ovviamente condividiamo, è parziale, in quanto riguarda solo le società a totale o prevalente capitale pubblico, ossia estende - e già questo è un fatto positivo - l'ambito di applicazione della normativa sul procedimento amministrativo anche a tali società.
Riteniamo che ciò non sia sufficiente e che occorra andare oltre, prevedendo un ambito di applicazione generale, che riguardi non solo le amministrazioni dello Stato, ma anche le regioni, gli enti locali e le società che da questi dipendono, perché la legge n. 241 del 1990 è una legge di attuazione dell'articolo 97 della Costituzione.
Inoltre, poiché parliamo di principi che non prevedono un'applicazione differenziata rispetto allo Stato, alle regioni o ai comuni, ma che hanno una loro immediata precettività, che riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, indipendentemente dalla dimensione territoriale, e poiché riteniamo che si tratti di principi la cui disciplina rientra nella competenza esclusiva dello Stato (rispetto alla quale le regioni possono ampliare la sfera della regolazione, ma non possono derogare alla legislazione statale di diretta applicazione dei principi contenuti nell'articolo 97), manteniamo questo emendamento, che riteniamo sia un atto doveroso.
Pertanto, chiediamo ai colleghi di maggioranza di riflettere sulla circostanza che, se si vuole realmente applicare una legge di semplificazione e se si vogliono procedimenti rapidi e garanzie per i cittadini, non si può circoscrivere la portata della legge solo alle amministrazioni statali, prevedendo poi procedure contrattate con le regioni e con gli enti locali, che disperdono le potenzialità e gli effetti di questa normativa nel nostro Paese.
Ciò a maggior ragione dopo l'approvazione della riforma del titolo V della Costituzione, che ha trasferito potestà legislative e competenze amministrative alle regioni e agli enti locali su larga scala. Quindi, quanto più il decentramento è avvenuto in maniera disorganizzata, disordinata e disorganica in questi anni nel nostro Paese, tanto più dobbiamo prevedere principi che si applichino su tutto il territorio e a tutte le amministrazioni, se vogliamo contenere i costi delle amministrazioni pubbliche e avere più trasparenza.
Queste sono le ragioni per le quali chiediamo un voto favorevole sul nostro emendamento e facciamo un appello ai colleghi di maggioranza, perché credo sia importante cogliere lo spirito di questa nostra proposta, che ha un significato realmente innovativo e che credo possa essere utile a ciascuno di noi, anche nell'interlocuzione con le regioni e con gli enti locali.Pag. 44
Per queste ragioni, insistiamo veramente in maniera accorata perché venga colto il senso di questa proposta, che non è strumentale, ma attiene al merito del provvedimento.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, innanzitutto intendo aggiungere la mia firma all'emendamento D'Alia 7.74, che è simile, anche se più ampio, al mio emendamento 7.6.
Noi abbiamo evidenziato l'esigenza di ampliamento della platea degli enti in ogni fase della discussione di questo disegno di legge. Per quale ragione? Perché non riusciamo a comprendere come mai, in relazione a determinate materie (quelle di cui agli articoli 2-bis, 11, 15, 25, commi 5, 5-bis e 6, nonché quelle del capo IV-bis), si affermi che si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche, mentre, più semplicemente, non si affermi che tutte le norme della legge n. 241 del 1990 vengano estese a tutte le amministrazioni pubbliche.
Limitare la valenza di queste modifiche - per tanti versi utili e positive - soltanto alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali, a nostro avviso, è incongruo.
Qualcuno aveva obiettato che non si poteva legiferare interferendo sugli aspetti caratteristici degli enti locali e delle regioni. Osserviamo come, nello stesso testo del disegno di legge, si aggiungano, dopo il comma 2, i commi 2-bis, 2-ter, 2-quater e 2-quinquies, che disciplinano il contesto normativo attuale nell'ambito dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, cioè nell'ambito dei livelli essenziali delle prestazioni. Però, il cittadino, che trova facilitazioni e possibilità di maggiore serietà nei suoi rapporti con le amministrazioni statali e con gli enti pubblici nazionali, ha certamente più rapporti con gli enti locali.
Anche se poi si cerca, con i commi 2-bis, 2-ter, 2-quater e 2-quinquies, di stabilire una disciplina minima per le prestazioni degli enti locali, sarebbe molto più serio e comprensibile evitare l'indicazione di alcune disposizioni da applicare agli enti locali e indicare, invece, le disposizioni che non si applichino a tali enti, rendendo così questa norma utile a tutti i cittadini, qualunque sia l'amministrazione con cui si confrontano.
Quindi, il fatto che l'onorevole D'Alia, oltre a utilizzare l'espressione «tutte le amministrazioni pubbliche», come nell'emendamento da noi proposto, abbia anche aggiunto le «società con totale o parziale capitale pubblico» mi sembra del tutto utile, perché sappiamo quali e quanti siano gli elementi di resistenza che queste società frappongono quando il cittadino cerca chiarezza e risposte sicure in tempi certi.
L'emendamento 7.100 della Commissione, invece, prevede l'applicazione delle disposizioni del disegno di legge in esame solo all'esercizio delle funzioni amministrative delle società con totale o prevalente capitale pubblico e contiene una limitazione della quale si capisce la logica, ma che ci pare troppo restrittiva.
Pertanto, anche io auspico un voto favorevole sull'emendamento D'Alia 7.74 e chiedo di sottoscriverlo.
L'onorevole Buontempo è informato che il suo gruppo ha esaurito il tempo a disposizione, quindi posso concedergli solo un minuto.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, sottoscrivo l'emendamento in esame perché, se non venisse approvato, contraddiremmo i precedenti articoli relativi alla responsabilità: dove vi è capitale pubblico - totalmente, o in parte privato - bisogna applicare le norme relative alla responsabilità.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, abbiamo già avuto occasione di trattare l'argomento ieri.
Il gruppo di Alleanza Nazionale è favorevole al principio che le disposizioni del disegno di legge in esame si applichino a tutte le amministrazioni pubbliche, nonché a tutto ciò che è ad esse equiparabile agli effetti dei rapporti con il cittadino e, quindi, anche alle società con totale o parziale capitale pubblico.
Mi sembra di aver affermato ieri che, se negassimo tale principio, approveremmo una legge che possiamo giudicare più o meno opportuna, ma per due terzi sarebbe inefficace, cioè verrebbe percepita come tale, per la maggior parte, dai cittadini.
Quindi, dovreste tutti votare a favore dell'emendamento D'Alia 7.74. Noi esprimeremo un voto favorevole su tale emendamento; anzi, voteremo a favore di tutti gli emendamenti che si collocano nella stessa direzione, segnalando che effettivamente l'emendamento 7.100 della Commissione è assolutamente insufficiente e inadeguato.
CARLO COSTANTINI. Signor Presidente, in linea di principio sono d'accordo con le considerazioni del collega D'Alia e di altri colleghi che mi hanno preceduto. Devo dire, però, che la questione è stata approfondita sul piano tecnico all'interno del Comitato dei nove dove è emersa una constatazione: l'attuale formulazione della legge n. 241 del 1990 già distingue l'ambito operativo della stessa, definendo una portata precettiva immediata nei confronti dello Stato e delle amministrazioni dello Stato e riferendosi, nel comma 2, alle regioni o e agli enti locali nell'ambito delle rispettive competenze rispetto alle regolazione delle materie disciplinate dalla presente legge.
In altri termini, è impossibile sul piano tecnico, in questa sede, definire una disposizione che sia immediatamente precettiva nei confronti del sistema delle autonomie locali. Del resto, abbiamo affrontato tale questione definendo i livelli essenziali delle prestazioni. Tutti gli articoli, le prescrizioni e i requisiti dell'attività amministrativa presenti in questa legge costituiscono requisiti essenziali delle prestazioni ai quali il sistema delle autonomie locali è obbligato ad attenersi.
Quindi, il parere contrario del relatore sull'emendamento D'Alia 7.74 e la presentazione dell'emendamento 7.100 della Commissione non scaturisce da una contrarietà di principio. Vi è la piena consapevolezza che, come del resto avviene già adesso, la legge sul procedimento amministrativo deve essere applicata dalle province e dai comuni. Dobbiamo, però, rispettare l'impostazione originaria della legge, che vede il legislatore statale definire in maniera prescrittiva i principi per le amministrazioni dello Stato e per le società pubbliche statali, rinviando all'autonomia costituzionale delle province e dei comuni per la definizione degli stessi principi.
Ripeto: il fatto che tutte le disposizioni previste in questo disegno di legge siano definite come livelli essenziali delle prestazioni che il sistema delle autonomie locali deve erogare, costituisce in qualche misura un vincolo per il recepimento di tali principi nei loro regolamenti e nell'ambito dell'autonomia regolamentare che la Costituzione riconosce loro e su cui siamo tutti d'accordo.
Per tale ragione, in sede di Comitato dei nove si è ritenuto di separare le due questioni. Si è ritenuto di lasciar perdere, in questa fase, i comuni e le province, e di riferirci esclusivamente alle società con totale capitale pubblico o a prevalente capitale pubblico, facendo riferimento, invece, alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e alla norma nel suo complesso, affinchè vengano poi recepiti autonomamente con le procedure previste dalla Costituzione nell'ambito degli statuti e dei regolamenti delle province e dei comuni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento D'Alia 7.74, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che l'onorevole Pedica ha segnalato che non è riuscito ad esprimere il proprio voto contrario.
Passiamo all'emendamento Boscetto 7.6.
Chiedo all'onorevole Boscetto se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 7.6 formulato dal relatore.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, per le ragioni che ho già esposto in relazione all'emendamento D'Alia 7.74 e pur avendo ascoltato il ragionamento svolto dal collega Costantini - che ha una sua valenza ma che, secondo me, è possibile superare - insisto per la votazione del mio emendamento 7.6 sottoscritto anche dai miei colleghi in Commissione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boscetto 7.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Maggioranza 235
Saluto le classi di terza media e terza liceo dell'Istituto Marsilio Ficino di Figline Valdarno (Firenze), che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Passiamo all'emendamento D'Alia 7.75.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento D'Alia 7.75, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.100 della Commissione, accettato dal Governo.
Hanno votato no 6).Pag. 47
Prendo atto che gli onorevoli Borghesi e Grassi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere il proprio voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Zeller 7.73.
KARL ZELLER. Signor Presidente, lo ritiro.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boscetto 7.7.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, colleghi, stiamo affrontando la materia relativa alla disciplina per i gestori di servizi di pubblica utilità e vi è un'estensione delle norme della legge n. 241 del 1990 anche ai gestori pubblici o privati con una serie di regolamentazioni riguardanti anche i casi di mancata osservanza di alcune disposizioni e dei livelli minimi di qualità e quantità predeterminati e pubblicati.
Si tratta di una norma certamente utile e ritengo, pertanto, che la nostra posizione debba essere di favore, salvo quanto si stabilisce al comma 4 dell'articolo 7. Tale norma dispone che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore, sono individuati i soggetti competenti all'attuazione dei commi 2 e 3 del presente articolo. Condividiamo questa parte, perché è logico che vengano individuati i soggetti competenti per l'attuazione di tali articoli. Tuttavia, vi è un inserimento che stabilisce che gli altri servizi di interesse generale soggetti all'applicazione degli articoli 4, 5, 7 e 9 vengono anch'essi identificati - o meglio individuati - con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Si parla, quindi, di gestori pubblici o privati di servizi di pubblica utilità e, poi, si delega, nella sostanza, al Governo l'indicazione di altri servizi di interesse generale, in relazione ai quali non vi è alcun accenno che possa permetterci di capire dove il decreto del Presente del Consiglio dei Ministri andrà a parare.
Si tratta, quindi, di una zona totalmente buia, relativamente alla quale noi abbiamo presentato sia un emendamento soppressivo del comma 4, ma anche - e, direi, in modo più incisivo e chirurgico - l'emendamento a mia prima firma 7.8, che elimina proprio questa possibilità per il Presidente del Consiglio dei Ministri e, in sostanza, per il Governo di scegliere dei servizi senza alcuna indicazione da parte del Parlamento.
La pregherei, pertanto, di mettere in votazione gli emendamenti a mia prima firma 7.7 e 7.8. Non illustrerò quest'ultimo, avendolo ampiamente fatto avvalendomi delle ragioni addotte a sostegno dell'emendamento a mia firma 7.7.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, mi associo alle considerazioni del collega Boscetto, perché credo che non sia possibile far dipendere l'applicazione di una legge sul procedimento amministrativo da una decisione del Governo, qualunque esso sia.
Ritengo, altresì, che non sia possibile che quest'ultimo possa, in qualche modo, individuare i gestori che sono soggetti a procedure «aggravate» - o comunque più trasparenti - e quali non lo siano. Mi sembra una questione su cui fare una riflessione.
Tuttavia, ritengo - e mi rivolgo anche al relatore e al presidente della Commissione - che dovremmo fare una riflessione anche in ragione del fatto che è stato approvato l'emendamento 7.100 della Commissione, con cui la disciplina sul procedimento amministrativo si applica a tutte le società con totale o prevalente capitale pubblico, tra cui anche quelle che gestiscono servizi di pubblica utilità.
Pertanto, ci ritroveremmo a votare un testo che, sostanzialmente, comunque è modificato e che dobbiamo rendere compatibile con l'emendamento 7.100 dellaPag. 48Commissione approvato in precedenza, con cui abbiamo stabilito l'applicazione indifferenziata - a tutte le società con totale o prevalente capitale pubblico - di tutte le disposizioni recate dalla presente legge, le quali modificano il testo della legge n. 241 del 1990.
Con questa norma, invece, affermiamo che vi sono una serie di gestori di servizi di pubblica utilità, che non sono sottoposti a tale disciplina; tuttavia, qualora avessero la forma di società con totale o prevalente capitale pubblico, andrebbero assoggettati alla disciplina così come l'abbiamo introdotta con l'emendamento 7.100 della Commissione. Pertanto, ritengo che dovremmo fare una riflessione, altrimenti smentiremmo quanto abbiamo approvato in precedenza.
Forse sono stato un po' confuso nell'esposizione, signor Presidente. Il punto è che abbiamo approvato l'emendamento 7.100 della Commissione, secondo il quale tutte le disposizioni che riguardano il procedimento amministrativo - così come le stiamo introducendo, modificando e integrando - si applicano a tutte le società con totale o prevalente capitale pubblico.
Con la previsione contenuta al comma 4, capoverso «articolo 29-bis», comma 4, invece, introduciamo una disciplina differenziata che prevede, peraltro, in quali casi sia il Governo, con proprio decreto, a stabilire l'applicazione della legge sul procedimento amministrativo per quanto riguarda la gestione dei servizi di pubblica utilità. Di conseguenza, dal momento che tali servizi possono essere gestiti anche attraverso società o totalmente, o prevalentemente partecipate dal pubblico, qualora noi approvassimo questa disciplina, di fatto avremmo «vulnerato» quanto approvato in precedenza.
Pertanto, ritengo che forse un approfondimento dovrebbe essere fatto per coordinare il testo contenuto nel comma 4, con quello approvato in precedenza.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Onorevole Presidente, onorevole relatore, mi associo alle considerazioni testé svolte dal collega D'Alia. In effetti, questo particolare - almeno per quanto mi riguarda - mi era sfuggito; invece, gli emendamenti Boscetto 7.7 e 7.8 hanno il pregio di richiamare l'attenzione su un punto di non secondaria importanza.
Oltre a quanto ha detto bene D'Alia, infatti, nella prima parte della riformulazione dell'articolo 29-bis della legge n. 241 del 1990, si fa riferimento ai «gestori pubblici o privati dei servizi di pubblica utilità di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 14 novembre 1995, n. 481»; e fino a qui, ci possiamo intendere, li abbiamo ben chiari.
Con la previsione contenuta al comma 4, capoverso «articolo 29-bis», comma 4, andremmo ad introdurre un'altra categoria - rimettendola con delega, peraltro, all'apprezzamento non preverificato del Presidente del Consiglio dei ministri - in cui si parla di «altri servizi di interesse generale». Mi si deve spiegare, però, quali sono questi altri servizi di interesse generale: è un genus diverso? Che cos'è? Abbiamo parlato di «gestori pubblici e privati dei servizi di pubblica utilità» - e va benissimo perché si tratta di una nozione in che, in qualche modo, ormai, in dottrina e nella pratica è circostanziata - ma questi «altri servizi di interesse generale» cosa sono?
Spesso vi sono servizi di interesse generale - ove, per «generale», si intende «verso una comunità» o una generalità, sia pure limitata, di soggetti - che possono essere forniti anche da un soggetto privato o di natura del tutto privatistica, volontariale o di altro genere.
Mi sembra che si stia introducendo - oltretutto con delega al Governo - una categoria così indifferenziata da non essere recepibile in un provvedimento di questo genere.
Pertanto, a meno che l'onorevole relatore, o chi lo ritenga opportuno, non ci fornisca una motivata precisazione di cosa siano questi «altri servizi», francamente sarei orientato, a nome del mio gruppo, aPag. 49votare a favore sia dell'emendamento Boscetto 7.7, ma, soprattutto, dell'emendamento Boscetto 7.8.
PRESIDENTE. Passiamo, quindi, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boscetto 7.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boscetto 7.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Angelo Piazza 7.77, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Astenuti 141
Hanno votato sì 326
Prendo atto che la deputata Schirru ha segnalato che non è riuscita a votare e che il deputato Rampi ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
Passiamo alla votazione dell'articolo 7.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, vorrei soltanto dire che il gruppo dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) sarà costretto ad astenersi su tale articolo. Infatti, nonostante la nostra richiesta, il relatore non ha fornito alcun chiarimento specifico su un aspetto centrale e mi riferisco a quali soggetti tale disciplina si riferisca. Si tratta di un aspetto centrale perché, altrimenti - caro collega di Italia dei Valori -, il lavoro che abbiamo svolto finora rischia di essere vanificato ed a noi non piace essere presi in giro o prenderci in giro fra di noi. Abbiamo scorporato dalle società partecipate quelle che gestiscono i servizi pubblici di pubblica utilità che sono soggetti a tale disciplina o solo con riferimento ad alcune disposizioni o solo se lo decide il Governo, il che mi pare non sia proprio il trionfo della trasparenza. Per tale ragione ci asterremo.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, sinceramente dispiace votare contro. Si tratta, infatti, di uno di quegli articoli nei confronti dei quali il gruppo di Alleanza Nazionale avrebbe avuto la massima disponibilità a votare a favore, perché si tratta di norme che, in definitiva, tendono ad estendere quanto più possibile nell'ambito della pubblicaPag. 50amministrazione disposizioni che vanno nella direzione della trasparenza e delle giuste risposte al cittadino. Questo elemento, sul quale abbiamo avuto un silenzio totale anche in termini di correttissima interlocuzione parlamentare, anche costruttiva, su un punto assolutamente qualificante, ci lascia effettivamente abbastanza sconcertati. Se non ci sono precisazioni, sia pure tardive, ma comunque pur sempre gradite sul punto, anche il gruppo di Alleanza Nazionale dovrà, perlomeno, astenersi.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente mi dispiace di non essere riuscito ad intervenire prima, ma ci tengo a chiarire e - se possibile - a far convergere sul voto anche i colleghi che si sono espressi in modo contrario.
A me sembra chiaro che l'articolo, dopo aver trattato l'ambito di applicazione relativo alle regioni e agli enti locali, faccia riferimento agli enti nazionali gestori di servizi di pubblica utilità e ciò non interferisce con quanto abbiamo votato prima con riferimento all'estensione delle disposizioni alle società con totale o parziale capitale pubblico; si tratta di enti soggetti alla funzione delle autorità di regolazione. Anche agli enti soggetti alle autorità di regolazione si applica tale disciplina ed, in virtù di questa condizione, lo si fa attraverso provvedimenti della stessa autorità: il concetto mi sembra abbastanza chiaro.
Nel momento in cui nasceranno enti nuovi, analoghi (non possiamo porre dei limiti) senza necessità di ripetere la procedura, sarà il Presidente del Consiglio dei ministri che, con decreto, estenderà tale norma anche ad eventuali ulteriori enti, sempre che rientrino in questa casistica.
MARIA FORTUNA INCOSTANTE. Signor Presidente anch'io vorrei fornire dei chiarimenti al riguardo. All'articolo 7, comma 4, del provvedimento al nostro esame, si prevede di inserire dopo l'articolo 29 della legge n. 241 del 1990 l'articolo 29-bis che risulta del seguente tenore:«I gestori pubblici o privati dei servizi di pubblica utilità (...) applicano al rapporto di utenza, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 della presente legge». Naturalmente, rifacendomi all'intervento del relatore, l'autorità di regolazione entro un tempo stabilito deve determinare le concrete modalità, con proprie disposizioni. Quindi, non stiamo limitando l'applicazione della legge ai gestori di servizi di pubblica utilità, ma semplicemente usando tale procedura attraverso le autorità di regolazione, garantendo la sua applicazione. Inoltre e concludo, in tale testo abbiamo previsto che, qualora vi siano altri servizi di interesse generale, avvenga una ricognizione e, con un'estensione del decreto del Presidente del Consiglio, si applichino tali disposizioni.
Pertanto, come hanno già chiarito il relatore ed i precedenti interventi, credo si tratti di un'estensione non di una restrizione, come sembra apparire da alcuni interventi.
CARLO COSTANTINI. Signor Presidente, ci tengo a svolgere questo intervento per recuperare il rapporto costruttivo che vi è stato fino ad ora. L'articolo 29 bis si riferisce ai gestori pubblici o privati dei servizi di pubblica utilità di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 481 del 1995.
Parliamo di energia elettrica, di gas e di telecomunicazioni. Non è vero, quindi, che incidendo su questo articolo, escludiamo o incidiamo sulle disposizioni votate precedentemente concernenti il complesso delle società a capitale pubblico o privato e certamente non esclusivamente i gestori dei servizi di pubblica utilità.Pag. 51
Tale considerazione vi deve in qualche modo convincere del fatto che questo emendamento è assolutamente inutile. Per altro verso, voglio anche dire che il testo amplia la portata applicativa di questa norma, perché, tutto al più, si può discutere dell'opportunità o dell'inopportunità che sia il Presidente del Consiglio a definire quali sono gli altri servizi di interesse generale ai quali estendere la normativa.
Di questo possiamo discutere, ma certo non c'è una limitazione, anzi, un ampliamento: questo articolo, in aggiunta ai gestori privati o pubblici di servizi di pubblica utilità, disciplinati dall'articolo 2 della legge n. 481, consente al Presidente del Consiglio dei ministri, con proprio decreto, di allargare il campo di applicazione di questa norma anche a servizi di interesse generale che dovranno essere individuati.
Se la vostra preoccupazione è riferita al fatto che questo allargamento sia deciso dal Presidente del Consiglio dei ministri è un conto, ma mi pare di avere compreso dai vostri interventi che la vostra preoccupazione fosse prevalentemente quella che questo articolo sarebbe andato in qualche modo a circoscrivere l'efficacia e la portata di quello che abbiamo deciso prima.
Vi assicuro, però, che non è così. Spero di essere stato chiaro.
Astenuti 196
(Ripresa esame dell'articolo 9 - A.C. 2161-A)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 9 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2161 - sezione 5).
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione raccomanda l'approvazione dell'emendamento 9.100 della Commissione, mentre esprime parere contrario sull'emendamento Buontempo 9.70.
La Commissione, intende, inoltre riformulare l'emendamento 9.101, presentato dalla stessa, cassando il secondo capoverso a partire dalla parola: «conseguentemente» e mantenendo, quindi, solo il primo, raccomandandone in questi termini l'approvazione; esprime parere favorevole anche sull'emendamento Marone 9.72.
La Commissione, infine, raccomanda l'approvazione dell'emendamento 9.102 della Commissione, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Costantini 9.73.
GIAN PIERO SCANU, Sottosegretario di Stato per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.100 della Commissione.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, le considerazioni che intendo svolgere su questo emendamento valgono anche per l'articolo su cui voteremo contro per alcune ragioni. Alcune le avevamo evidenziate ieri, ma probabilmente non sono state colte nella loro importanza.Pag. 52
Comprendo bene l'esigenza di introdurre una serie di semplificazioni nella procedura relativa alla proposizione del ricorso straordinario al Capo dello Stato, ma non credo sia opportuno ridurre i termini per l'impugnazione da 120 a 90 giorni, posto che comunque, ai fini del decorso del termine per la proposizione del ricorso straordinario al Capo dello Stato, non vale la sospensione feriale dei termini. I 120 giorni, quindi, non si sommano ai 45 giorni di sospensione feriale.
Secondo, perché, come dicevamo ieri, si tratta di un ricorso che può essere presentato dal soggetto interessato senza il ministero dell'avvocato, quindi senza dover gravare di costi il cittadino o il dipendente pubblico e così via.
Terzo, perché non sembra opportuno restringere il regime degli atti impugnabili e mi riferisco in particolar modo alla lettera b) del comma 1, che viene introdotto dall'articolo 9, in cui si escludono dagli atti che possono essere impugnati con ricorso al Capo dello Stato gli atti di gestione dei rapporti di lavoro dei pubblici dipendenti, ad eccezione di alcune categorie particolari.
Il che significa costringere i pubblici dipendenti ad avvalersi solo del ricorso al giudice del lavoro nelle controversie che li riguardano e non anche al Capo dello Stato, e quindi di doversi difendere necessariamente anche attraverso il ministero di un avvocato. Mi sembra un eccesso di semplificazione, che comprime i diritti dei pubblici dipendenti. Non ne vedo la ragione, al di là del fatto che si possa pensare che siamo contro i sindacati: non è questo l'aspetto da considerare quanto il tema dell'efficienza dell'amministrazione pubblica.
Mi pare corretta ed opportuna la proposta di soppressione del comma 6 del collega Marone: esso avrebbe in qualche modo compresso ancor di più tali diritti, vulnerando l'esecuzione dei decreti del Capo dello Stato già adottati. Credo, in buona sostanza che, in questo eccesso di semplificazione del «vorrei ma non posso», in cui varate delle norme manifesto che vengono poi sistematicamente vulnerate, le uniche cose che hanno effetto sono quelle che invece non dovreste fare. Ecco le ragioni per le quali dico già in partenza che siamo contro l'articolo 9, così come formulato dalla maggioranza.
Hanno votato no 69).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Buontempo 9.70.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, richiamo l'attenzione dei colleghi, perché altrimenti non è possibile capire di che si tratta. Si riducono i tempi per i ricorsi. Il ricorso al Capo dello Stato, l'ultimo appello previsto dalla nostra normativa, o lo si rivede del tutto, cancellandolo, oppure non può essere inferiore ai 90 giorni, perché, altrimenti, calcolando i tempi di un ricorso al TAR, si impedirebbe al cittadino di utilizzare tale istituto in via amministrativa. Il mio emendamento semplicemente invita a mantenere un termine congruo, perché non venga tolta al cittadino questa possibilità.
ROBERTO COTA. Signor Presidente, o si elimina la possibilità del ricorso straordinario al Capo dello Stato, che è comunque indubbiamente una manifestazione di centralismo, e si introduce una figura diversa di ricorso ad un'altra autorità, per esempio il Presidente della Regione; oppure, se si mantiene la suddetta impostazione di questa legge, non si possono introdurre dei termini che siano penalizzanti nei confronti dei cittadini, perché non ha senso introdurre un termine diverso per il ricorso al Capo dello Stato rispetto a quello per il ricorso al TAR, e cioè rispetto al procedimento cosiddetto ordinario. Ciò soprattutto in ragione del fatto, come è stato sostenuto anche dai colleghi intervenuti prima, che questa forma di ricorso può esser inoltrata direttamente dal cittadino: risulta quindi penalizzante proprio nei confronti dei cittadini e comprime i loro diritti in una materia dove è normale che non ci si rivolga ad un avvocato e si sollevi direttamente la questione.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, prendo la parola per aggiungere la firma all'emendamento Buontempo 9.70.
In realtà, stiamo operando un intervento normativo che si pone in una direzione esattamente contraria a quella che è la «filosofia» del provvedimento in esame.
Infatti, il provvedimento propone di abbreviare taluni termini per tutelare l'interesse del cittadino affinché le pubbliche amministrazioni forniscano risposte in tempi più rapidi e definiti: lo scopo è dunque quello di un'azione amministrativa più veloce, seria e controllabile. In materia di ricorsi straordinari al Capo dello Stato, invece si fa esattamente il contrario: il cittadino ha infatti bisogno in questo caso di molti giorni in più rispetto a quelli previsti per il ricorso al TAR per le più diverse ragioni (magari perché la situazione da cui deriva il ricorso non è ancora ben definita, o proprio perché il termine per il ricorso al TAR è già scaduto). È dunque un errore ridurre il termine per questo estremo rimedio.
Mi domando per quale ragione la Commissione non abbia seguito il parere della Commissione giustizia che chiedeva di mantenere fermo il termine di centoventi giorni poiché si tratta di un termine speciale e collegato ad un rimedio particolare: in altri termini, se si equipara o avvicina questo termine a quello per il ricorso al TAR, si finisce per svuotare di senso questo rimedio giurisdizionale. Peraltro, in Commissione avevo presentato un simile emendamento soppressivo - ed il relatore Giovanelli lo aveva accolto in parte - poiché inizialmente sembrava che si volesse addirittura prevedere per il ricorso straordinario il medesimo termine di 60 giorni che vige per il ricorso al TAR.
In conclusione, sulla base di tali ragionamenti, sentite sia le ragioni del proponente, onorevole Buontempo, sia le ottime argomentazioni dell'onorevole Cota (anche in relazione al fatto che i singoli privati possono utilizzare questo strumento), in considerazione del fatto che la filosofia del disegno di legge è del tutto diversa da quella di questa norma, vi chiedo di andare incontro agli interessi dei cittadini, ripristinando il termine di centoventi giorni. In questo modo, andremmo incontro anche al parere della Commissione giustizia, nonché alle associazioni degli avvocati, che più volte in questi giorni si sono pronunciate nel senso che sto indicando. Domando dunque ai colleghi - soprattutto a coloro che svolgono la professione di avvocato e a tutti coloro che colgono l'importanza della differenza fra i 60 giorni per il ricorso al TAR e i 120 giorni per quello al Capo dello Stato - di mantenere una norma che è nel nostro ordinamento da decine di anni, e che costituisce uno degli istituti storici del nostro diritto amministrativo e della nostra procedura amministrativa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamentoPag. 54Buontempo 9.70, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.101 della Commissione, nel testo riformulato.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, svolgo una dichiarazione di voto congiunta sull'emendamento 9.101 della Commissione e sull'emendamento Marone 9.72, su entrambi i quali preannunzio il nostro voto favorevole. L'emendamento Marone 9.72, in particolare, propone giustamente di sopprimere il sesto comma dell'articolo 9, che, se mantenuto, introdurrebbe una disciplina differente per i provvedimenti resi prima e per quelli resi dopo l'entrata in vigore della legge, il che si risolverebbe in una disparità di trattamento priva di qualsiasi giustificazione, col conseguente danno in termini di disuguaglianza fra i cittadini (Applausi del deputato Lisi).
Preannunzio dunque il nostro voto favorevole sull'emendamento Marone 9.72, nonché sull'emendamento 9.101 della Commissione, nel testo riformulato nel senso indicato dal relatore.
UGO LISI. Bravo!
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere la mia firma all'emendamento Marone 9.72.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.101 della Commissione, nel testo riformulato, accettato dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marone 9.72, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Hanno votato sì 470).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.102 della Commissione, accettato dal Governo.
Votanti 469Pag. 55
Prendo atto che il deputato Volontè ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Costantini 9.73, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Hanno votato sì 466
Prendo atto che il deputato Tassone ha segnalato di essersi erroneamente astenuto mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Votanti 335
Hanno votato no 49).
Prendo atto che la deputata Suppa ha segnalato che non è riuscita a votare.
(Esame dell'articolo 10 - A.C. 2161-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 10 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2161 sezione 6).
LANFRANCO TURCI. Signor Presidente, colgo l'occasione di questo intervento soprattutto per commentare l'articolo aggiuntivo 10.0100 della Commissione (Nuova formulazione) (mi si spiega, infatti, che in base al Regolamento devo intervenire ora mentre passiamo all'esame dell'articolo 10).
L'articolo 10-bis, di cui alla proposta emendativa presentata dal relatore, è uno dei punti nevralgici del disegno di legge che stiamo esaminando, che probabilmente segnerà, in un modo o in un altro, anche il valore di questa iniziativa legislativa.
Si tratta di un argomento che è entrato e uscito diverse volte nel corso dell'iter legislativo del disegno di legge e dei lavori in Commissione.
Lo spunto dell'articolo in questione presentato dal relatore è la proposta di legge che io presentai, insieme ad altri quarantasette colleghi (sia della maggioranza sia dell'opposizione), nel dicembre dello scorso anno.
Voglio dare atto tra l'altro della presenza, tra le firme della proposta di legge che presentai a suo tempo, anche di colleghi dell'opposizione, perché vorrei anche sottolineare che nell'insieme - pur nella dialettica che abbiamo finora visto nel corso del dibattito sui vari articoli tra i diversi schieramenti della Camera - l'opposizione ha dimostrato una partecipazione attenta, precisa, puntuale e, aggiungo, costruttiva. Mi dispiace che probabilmente arriveremo alla conclusione del voto finale mantenendo ancora la separazione di voto tra opposizione e maggioranza.
Tuttavia, ritengo che temi come quelli al nostro esame - e soprattutto il temaPag. 56recato dall'articolo 10-bis che prende le mosse, come ho detto, da quella proposta di legge che prevedeva l'istituzione di un'authority - sono temi che in un bipolarismo (passatemi l'espressione) ben temperato non dovrebbero essere oggetto solo di un'iniziativa o di un voto di una maggioranza, ma dovrebbero vedere tendenzialmente la convergenza di maggioranza e di opposizione proprio per il carattere istituzionale dei temi stessi.
Non stiamo parlando di un tema che connota una parte contro l'altra, ma dell'efficienza, della trasparenza, della funzionalità della pubblica amministrazione e della soddisfazione dei cittadini. La proposta di legge che avevo presentato si ispirava, appunto, a tali criteri e tuttavia - come ricordavo - ha avuto una storia molto tormentata.
Voglio a tutti ricordare che la citata proposta di legge aveva preso le mosse, prima ancora, da una polemica avviata nell'agosto dello scorso anno sul Corriere della Sera dal professore Ichino, la quale ebbe una grossa eco perché si parlava dei nullafacenti - e non dei fannulloni, attenzione! - nella pubblica amministrazione. Con l'espressione «nullafacenti» non si intendeva solo la categoria dei fannulloni - che pure esistono, in quote certo non decisive -, ma si faceva riferimento anche a quella parte di pubblici dipendenti male utilizzati in strutture inutili, doppioni di altre strutture e prive di funzioni effettive.
Quella polemica ebbe una larga eco nell'opinione pubblica e provocò anche, immediatamente, un risentimento sul versante sindacale: una parte del mondo sindacale reagì pesantemente a quella campagna di stampa, sostenendo che si trattava di una criminalizzazione indiscriminata dei dipendenti pubblici e di una cosa inammissibile ed inaccettabile.
In verità, non solo non si trattava di una campagna tesa a criminalizzare, in quanto tali, i dipendenti pubblici ma addirittura proponeva i temi per una valorizzazione del merito dei dipendenti pubblici, per applicare finalmente nella pubblica amministrazione criteri di merito e si tratta di un metodo che ogni giorno viene evocato nei nostri discorsi, sulla stampa, nei saggi di ricercatori e nelle ricerche universitarie, ma non trova concretamente applicazione in nessuna branca della pubblica amministrazione, né in quella amministrativa in senso stretto, né nella scuola, né nell'università, né nella sanità e neanche nella giustizia, in nessun comparto della pubblica amministrazione.
Dalla compagna estiva sui nullafacenti ha preso la mosse una proposta di legge tesa ad istituire un'authority che, in qualche modo, si assumesse l'onere di diffondere la pratica della valutazione dell'operatività delle strutture pubbliche, dei dirigenti (non solo dei dipendenti ma dei dirigenti prima di tutto), dell'insieme dei dipendenti e del grado di soddisfazione degli utenti della pubblica amministrazione, cioè del cosiddetto output. A tale fine si proponeva l'istituzione di un'authority che è stata immediatamente presa di mira e contrastata. Si è detto che volevamo creare il «grande fratello», una specie di occhio onnipotente capace di controllare i 3 milioni 300 mila dipendenti pubblici, che francamente rappresenta un'accusa ridicola perché sarebbero folli i proponenti di una tale iniziativa.
Pertanto abbiamo incontrato molti contrasti, perché estendere il criterio della valutazione, in termini sia di meritocrazia, sia di trasparenza, controllo e verifica dei risultati è materia che disturba troppi interessi nel nostro Paese e anche all'interno della stessa pubblica amministrazione. Eppure, la proposta prendeva le mosse da esperienze di altri Paesi europei. Ormai siamo in Europa da tutti punti di vista, ma quando si tratta di importare dall'Europa le migliori pratiche troviamo le più grandi difficoltà.
In molti Paesi europei, soprattutto del nord Europa, si ricorre alla pratica di quella che viene chiamata la public review. Annualmente o periodicamente ogni comparto della pubblica amministrazione dà conto dei risultati della sua attività e li confronta con i portatori di interessi, con i rappresentanti dell'opinione pubblica, con i ricercatori esperti di tali temi, per poter procedere ad un confronto fra l'autovalutazionePag. 57che la pubblica amministrazione fornisce di sé e la valutazione che le danno i cittadini utenti.
Ebbene, di fronte a tutto questo che era lo spirito della proposta di legge che abbiamo presentato a suo tempo, e ripeto con le firme di 47 parlamentari di molti degli schieramenti politici della Camera, abbiamo incontrato parecchie ostilità.
Un'ostilità è giunta da alcuni gruppi della maggioranza. Il gruppo di Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani hanno presentato parecchie obiezioni, facendo presente che il tema non era accettabile, che non si poteva costruire un ennesimo organismo su tale materia. Tuttavia, devo dire che abbiamo trovato incertezze, alti e bassi, anche nel corpo centrale della maggioranza, in quello che oggi è il Partito democratico. Infatti, se è vero, per un verso, che tale proposta di legge, presentata in questa Camera, è analoga, identica ad un'altra presentata dalla senatrice Finocchiaro (come prima firmataria) nell'altro ramo del Parlamento, è pur vero tuttavia che l'atteggiamento dei gruppi della Margherita e dei Democratici di Sinistra è stato altalenante, con posizioni favorevoli su alcuni aspetti, su altri contrarie e su altri reticenti.
Tutto ciò, per dirla francamente, si è riflesso anche nell'atteggiamento del Governo. Do atto al Ministro Nicolais che alla fine, continuando a discutere ci ha fatto trovare un'intesa, ma credo che il Ministro, con grande onestà intellettuale, dovrebbe riconoscere quante sono state le incertezze, anche nel Governo, intorno al provvedimento.
Accanto alle ostilità di una parte della maggioranza, a incertezze di un'altra parte - più significativa - della maggioranza, abbiamo trovato anche una particolare ostilità in alcune componenti sindacali, le quali hanno avanzato l'obiezione che la proposta di legge invaderebbe spazi dell'autonomia contrattuale.
Su tale punto dobbiamo capirci fino in fondo. In verità, in nome della difesa dell'autonomia contrattuale, da anni nel nostro Paese abbiamo, nella pubblica amministrazione, una prassi concreta di cogestione fra dirigenti, politici e sindacati in materia di pubblica amministrazione. La cogestione non fa bene alla dialettica sana, corretta, fra la pubblica amministrazione come datore di lavoro e i sindacati come rappresentanti dei dipendenti pubblici e non fa bene neanche all'efficienza della pubblica amministrazione. Sta di fatto che qui abbiamo trovato sicuramente un punto di resistenza forte che ha inciso anche sulle dialettica dell'Assemblea e sulle forze politiche.
Poiché, quando si parla di questi argomenti, chi sostiene questa tesi viene accusato di voler scaricare tutte le colpe della pubblica amministrazione sui dipendenti e sui sindacati, voglio ribadire che questa non è la mia tesi. L'ho detto ieri e lo ribadisco ora. Vi sono responsabilità anche più pesanti di quella che chiamiamo comunemente la politica. Quando i sindacalisti mi rispondono di guardare alle assunzioni clientelari, alle consulenze date a man bassa, all'uso politico di pezzi di apparati della pubblica amministrazione, dicono una cosa sacrosanta.
Nei costi della politica vi è la cattiva gestione da parte dei responsabili politici, ministeriali e degli enti locali, ed anche di «pezzi» dell'apparato pubblico, persino delle assunzioni nell'apparato pubblico. Abbiamo avuto un caso eclatante nei giorni scorsi che ha indotto il presidente della regione Campania, Bassolino, a licenziare in tronco il direttore responsabile dei lavori pubblici della regione Campania. Sapete cosa aveva fatto? In occasione di un convegno per il Partito Democratico, cui partecipavano il presidente della regione e l'assessore ai lavori pubblici, aveva emanato una circolare a tutti gli uffici dei lavori pubblici della regione Campania imponendo la presenza di almeno venti dipendenti al convegno organizzato dal presidente della regione e dall'assessore ai lavori pubblici. Di fronte all'accusa palese dei giornali il direttore è stato denunciato, ma credo che pensasse di interpretare la volontà dei suoi danti causa. Anche questo è l'esempio di una cattiva utilizzazione della pubblica amministrazione e, quindi,Pag. 58quando i sindacati mi dicono che vi sono responsabilità politiche, hanno perfettamente ragione.
Aggiungo un'altra cosa: vi è una responsabilità (la terza) della gran parte della dirigenza pubblica, la quale tende ad accomodarsi in questa situazione e ad adeguarsi - diciamo così - all'andazzo piuttosto che assumersi le proprie responsabilità, rivendicare i propri poteri, la propria autonomia e il proprio potere decisionale perché, alla fine, scontrarsi con i sindacati, per un verso, o con gli agenti politici, dall'altro, non è comodo neanche per il più coraggioso dirigente della pubblica amministrazione.
La proposta di legge riguardante l'authority tendeva a combattere questi tre fattori e a mettere in moto una dinamica diversa, capace di dare efficienza, autonomia e trasparenza alla pubblica amministrazione.
Che cosa abbiamo ottenuto e a quale punto siamo con l'articolo che stiamo esaminando? Caro Presidente, sono stato incerto fino all'ultimo se valutare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Ho deciso di valutarlo mezzo pieno. Ieri sera, in sede di Comitato ristretto, abbiamo concordato alcuni emendamenti importanti che danno maggiore spessore alla proposta che tra un momento discuteremo e approveremo e, quindi, dichiaro che il bicchiere è mezzo pieno, ma per lealtà verso me stesso e verso l'Assemblea, devo dire che è «solo» mezzo pieno e che non è ciò che avrebbe voluto chi di noi ha proposto il provvedimento in esame.
La costituzione di un'authority è stata negata. Faccio presente che il Parlamento ha approvato authority per tutte le ragioni e per tutti gli scopi: abbiamo approvato authority pletoriche, che costano miliardi, molte delle quali dovrebbero essere già iscritte nell'elenco degli enti inutili, tant'è vero che avevo proposto, nelle mie proposte di legge, di chiudere l'Alto commissario contro le corruzioni (che non serve assolutamente a nulla e che ha già cambiato tre presidenti in due anni e mezzo) con l'intento di portare quelle risorse dentro a questa authority. Non fa niente.
Si è negata l'istituzione di questa nuova authority perché era troppo impegnativa e dava troppa autorità - chiedo scusa del bisticcio di parole - all'organizzazione che mettevamo in moto. Si è inventato un ibrido che consiste in una commissione indipendente presso il CNEL. Cari colleghi, siamo accusati quotidianamente sui costi della politica. Quando affronteremo l'abolizione del CNEL che, francamente, pur essendo un organo di rilievo costituzionale, è totalmente inutile? Ancora non si sa.
Comunque viene collocata questa commissione presso il CNEL. Va bene. Abbiamo ottenuto almeno garanzie sull'indipendenza della commissione, sulle competenze, che devo dire sono formulate in modo accettabile e quindi abbiamo ritirato i nostri emendamenti. Inoltre, ieri sera, con un emendamento, che avevamo presentato e fatto proprio dal relatore, abbiamo ottenuto una chiara formulazione sull'accesso diretto agli atti della pubblica amministrazione anche in termini di valutazione, da parte di tutti i soggetti interessati, mentre la formulazione iniziale lasciava libero spazio alle decisioni dei dirigenti di dare o non dare accesso a tali dati e, soprattutto, sempre ieri sera, abbiamo concordato una modalità di nomina del presidente che fa salve le garanzie anche delle minoranze, perché passa attraverso una terna designata a maggioranza di due terzi da parte della Commissione competente della Camera e del Senato.
Sulla base di queste valutazioni abbiamo, per l'appunto, deciso di valutare il bicchiere mezzo pieno e quindi di esprimere, con il mio intervento, l'accettazione complessiva del compromesso.
Signor Presidente, se posso fare una battuta tra il realistico e l'ironico, mi permetta di dire che il disegno di legge è di epoca pre-veltroniana. Questo provvedimento si classifica nell'epoca politica precedente a Veltroni, perché - basandosi sulle parole del nuovo segretario del Partito Democratico, al grande empito riformatore e riformista che ha profuso in questi mesi - sarei sicuro che, se VeltroniPag. 59avesse avuto il bastone di comando in questi mesi, avrebbe imposto alla sua maggioranza una proposta di legge assai più avanzata di quella che io stesso avevo presentato. Facciamo i conti con l'epoca che stiamo superando; al Senato, sulla mia vecchia proposta di legge vi è la prima firma della senatrice Finocchiaro e chissà che al Senato non riescano a fare meglio.
Tuttavia, lancio da qui una sfida al nuovo segretario del Partito Democratico. Veda di dare un po' più di coraggio al suo Governo, ai suoi Ministri, compresi quelli del suo stesso partito, al suo gruppo nuovo e unificato presente in Parlamento e vediamo - se possibile - di fare qualche passo in avanti, altrimenti succederà che dovremmo dire che le riforme sono per la propaganda preelettorale mentre poi, nel Parlamento, si prende quel che passa il convento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
AUGUSTO ROCCHI. Signor Presidente, debbo dire che non avrei chiesto di parlare se l'intervento dell'onorevole Turci non avesse sollecitato questa discussione. Considero molto positivo il punto che si è raggiunto con la proposta emendativa della Commissione, il ruolo che hanno svolto il relatore e il Governo, nonché il dibattito interno alla Commissione per arrivare ad una soluzione positiva.
Se sono vere le cose - e non ho motivo di non credere diversamente - che l'onorevole Turci ha detto, penso che avrebbe dovuto avere maggiore apprezzamento per il risultato del lavoro che abbiamo realizzato, un lavoro che ha portato alla presentazione dell'emendamento della Commissione ed è servito a chiarire alcune cose, che vorrei brevemente richiamare e che sono presenti in quel testo.
Penso che - insisto su questo punto anche per sfatare alcuni miti - se c'è uno che ha a cuore il funzionamento, l'efficacia e l'efficienza della pubblica amministrazione è chi vuole difendere i soggetti più deboli della società. Essi, infatti, sono quelli che molte volte hanno più bisogno di tali servizi, rispetto ad altri che possono permettersi di trovare nel mercato risposte a esigenze, servizi e difficoltà della vita.
Quindi, mi fa piacere che sia ritornata tutta questa consapevolezza che il rilancio di un ruolo pubblico sia uno strumento essenziale per una politica sociale equa e sia essenziale nelle politiche di sviluppo qualificato. Pertanto, non vi è nessun dubbio su tale centralità e sul fatto che il miglioramento dell'organizzazione, dell'efficacia e della qualità dei servizi sia un bene di tutti.
So che non è accettabile nella presente discussione, anche se a volte appare prevalere, una visione distorta dei limiti di tale efficacia. Sembra che l'eredità del passato sia figlia di «chi sa chi», di come si è costruito tanta parte della struttura pubblica; sembra che i problemi di organizzazione del lavoro, di valorizzazione delle risorse umane, delle professionalità, delle capacità non facciano parte di questo problema e sembra che la soluzione sia quasi un elemento diretto contro chi dentro la pubblica amministrazione presta il proprio servizio e la propria opera.
Ritengo che, con il contributo dell'onorevole Turci, abbiamo tutti insieme contribuito al raggiungimento di una soluzione equilibrata, cioè di una commissione terza che nella sua autonomia deve contribuire dal punto di vista di elaborazione di analisi a prospettare ipotesi, modelli organizzativi e interventi, che poi i titolari, cioè le parti (lo Stato, in quanto datore di lavoro, e le organizzazioni sindacali dei lavoratori) dovranno tradurre in norme contrattuali, in scelte e in realizzazione di miglioramenti per l'efficacia e per l'azione della pubblica amministrazione.
Ritengo che questo passo sia positivo e coerente; ciò che l'onorevole Turci considera come un bicchiere mezzo vuoto, io lo vedo come mezzo pieno, anzi come tre quarti pieno.
Mi fa piacere che tutti insieme valorizziamo il ruolo della pubblica amministrazione e cerchiamo di intervenire con questa commissione terza per contribuire ad una elaborazione positiva. Da questo punto di vista - lo dico senza alcunPag. 60dubbio - la soluzione positiva di questo emendamento mi farà successivamente esprimere, a nome del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, un voto di sostegno positivo e convinto al provvedimento che va in questa direzione e con queste caratteristiche.
Si tratta di una soluzione positiva, nell'interesse del Paese e dei lavoratori della pubblica amministrazione, che molte volte, come in tutti i posti della vita lavorativa, con tanti sacrifici fanno il proprio dovere, a volte nella prestazione di servizi persino oltre quanto gli è richiesto dal punto di vista del modello organizzativo, e che molte volte non vedono riconosciuti l'impegno e il sacrificio che mettono per offrire un servizio ai cittadini italiani in termini di retribuzione, qualità professionale e realizzazione nel lavoro.
Con questo spirito, con questa volontà di maggiore efficacia, di miglioramento del ruolo della pubblica amministrazione e di centralità del ruolo pubblico per una politica di sviluppo economico e di sviluppo sociale, con l'istituzione anche di questa commissione, noi voteremo a favore della proposta della Commissione e del testo finale del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà, ma le ricordo che il gruppo dell'Italia dei Valori ha pochissimo tempo a disposizione, circa un paio di minuti.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, sottoscrivo in larga parte quanto affermato prima dall'onorevole Turci. Credo che il nostro Paese - mi rivolgo al Ministro Nicolais - abbia un problema serio, ossia quello dell'eccessivo numero di dipendenti dello Stato. Si tratta di un problema ineludibile e che dobbiamo affrontare.
Quando sono state trasferite alle regioni le competenza su molte materie, non si è mai dato luogo, unitamente a quel trasferimento di competenze, al trasferimento del personale, che quindi nel tempo è diventato eccessivo (Applausi dei deputati Baldelli e Dussin) e sta portando spesso gli enti locali ad effettuare delle assunzioni oppure ad utilizzare le consulenze per sopperire alla mancanza di personale (perlomeno, così vengono giustificate).
Per questo motivo, il gruppo dell'Italia dei Valori, fin dalla legge finanziaria scorsa, aveva presentato un emendamento, che è stato anche riproposto rispetto a questo disegno di legge e dichiarato inammissibile, per rendere obbligatoria la mobilità dei dipendenti dello Stato. Non è possibile non riuscire a intervenire su questo punto: credo che il legislatore non debba astenersi dal legiferare a causa del rapporto con le parti sociali e il sindacato. È un problema successivo, che il sindacato, i lavoratori e lo Stato affronteranno dopo che sarà stata adottata una legislazione in merito.
Pertanto, chiedo al Ministro Nicolais, approfittando di questa occasione, non di ritirare i suoi disegni di legge, ma di far sì che procedano.
PRESIDENTE. Onorevole Borghesi, la invito a concludere.
ANTONIO BORGHESI. Avevo proposto - concludo - che gli enti locali fossero obbligati, ogni volta che ritengono di sopperire alla mancanza di personale con contratti di consulenza, a prelevare risorse umane da un elenco di personale dello Stato in soprannumero, rendendo obbligatoria questa mobilità. Credo che questo tema sia ineludibile.
Il gruppo dell'Italia dei Valori voterà comunque a favore della proposta emendativa della Commissione che consideriamo un inizio.
PRESIDENTE. Sono così esauriti i tempi a disposizione del gruppo dell'Italia dei Valori.
Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alia, al quale ricordo che i tempi del suo gruppo si stanno fortemente assottigliando. Desidero informarla di ciò, dato che la vedo molto impegnato ad intervenire su tutti gli emendamenti.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, la ringrazio per avere ricordato la durata dei nostri interventi. Tuttavia, ho chiesto di intervenire sul complesso degli emendamenti proprio perché, su questo tema, svolgeremo solo tale intervento, che è stato stimolato, per la verità, dalla tenerezza dell'intervento del collega Turci e lo dico con affetto e con stima (Applausi del deputato Baldelli). Ho parlato di tenerezza, collega Turci, in quanto parliamo di aria fritta. Lei ha sostenuto uno sforzo - io la capisco - apprezzabile dal suo punto di vista, ma con il testo in esame la Commissione non ci propone un'autorità indipendente per valutare l'efficienza della pubblica amministrazione, del personale, dei dirigenti e quant'altro.
La Commissione ci propone, invece, l'ennesimo testo scritto sotto la dettatura delle organizzazioni sindacali e della sinistra radicale - come le ha ricordato il suo collega poc'anzi - che potrebbe collocarsi bene in uno degli sketch di Crozza su Walter Veltroni, ovvero nella teoria del «ma-anchismo»: siamo con i sindacati, ma anche con l'efficienza della pubblica amministrazione. Affermo ciò in quanto condivido quello che lei dice, tuttavia, mi fa tenerezza la circostanza che lei si accontenti di una bolla di sapone in uno stagno di acqua fresca.
Scendiamo nel merito del problema, in quanto abbiamo seguito con grande attenzione sia il dibattito, sul Corriere della Sera, sollecitato dal professore Ichino sul tema della misurazione dell'efficienza dell'amministrazione pubblica, sia le proposte che ne sono derivate. Tuttavia, di tutto ciò non vi è traccia nel testo in esame.
Non spacciamo, inoltre, quello di cui stiamo discutendo - lo dico con rispetto - per qualcosa di buono. Signor Presidente, stiamo parlando di una commissione - esaurisco i miei tempi, così non disturberò più - che è istituita nell'ambito del CNEL, composta da quattro membri, nominati dal Presidente della Repubblica, designati: uno dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative regionali, uno dalla delegazione degli enti locali in seno alla Conferenza Stato-città ed autonomie locali, uno dal Consiglio con il voto favorevole della maggioranza e uno dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti.
Il leader del gruppo dell'Italia dei valori direbbe: ma che c'azzecca con la pubblica amministrazione la composizione della commissione? Non avete avuto neanche il coraggio di chiamarla «autorità», in quanto di autorità e di autorevolezza non ha nulla! Tutto ciò fa ridere, perché, precedentemente, abbiamo approvato delle proposte emendative che non applicano alle regioni e ai comuni, in via immediata e diretta, la normativa sulla semplificazione, che, invece, necessita di un passaggio con la Conferenza Stato-regioni e con la Conferenza Stato-autonomie locali - chi più ne ha più ne metta - e, quindi, non ha una immediata applicazione.
Tuttavia, istituiamo una commissione di valutazione e le diamo un bel nome - che neanche Crozza le avrebbe dato! - ovvero «Commissione indipendente per la valutazione delle amministrazioni pubbliche», composta da soggetti che rappresentano gli enti ai quali non si applica immediatamente la normativa.
Collega Turci, vediamo che compiti svolge la commissione. La commissione assicura l'attività di monitoraggio, di valutazione e di verifica; promuove la conoscenza e la diffusione delle tecniche; provvede all'elaborazione di linee guida; effettua attività di ricerca; pubblica, anche per via telematica, i risultati dell'attività di monitoraggio e di valutazione; esamina, attraverso proprie indagini, segnalazioni e istanze, casi di scarsa efficacia ed efficienza; redige e presenta una relazione annuale al Parlamento.
Come provocazione al presidente Violante, dico che lavorano di più le due autorità che si occupano del conflitto di interesse! Le autorità preposte alla verifica del conflitto di interesse del Presidente del Consiglio dei ministri e dei membri del Governo, istituite nella passata legislatura con la «legge Frattini» (legge n. 145 del 2002), lavorano molto più di quanto non dovrebbe lavorare questa commissione, la quale verifica, studia, pubblica per via telematica on-line, senzaPag. 62avere alcun potere di intervenire, di valutare e di misurare gli standard e di stabilire i parametri attraverso cui si devono stipulare i contratti, i criteri oggettivi per la valutazione nelle amministrazioni dei dirigenti, e quant'altro.
Non fa nulla di tutto ciò e non può intervenire laddove vi siano casi di mala amministrazione. Leggevo sulla stampa di qualche giorno fa di un gruppo di dipendenti - l'unico caso nella storia di questo Paese - condannati, o meglio arrestati e processati, per assenteismo. Nonostante l'accertamento penale, nessuno di questi, tranne uno «sfortunato» che ha protestato, giustamente, è stato licenziato.
Cari colleghi, credo che sarebbe cosa buona e giusta - lo dico al collega Turci e ai colleghi dell'Italia dei Valori, che tanto hanno a cuore la questione - se votaste a favore dell'emendamento proposto dall'UDC, che istituisce un'autorità indipendente, cui attribuisce - udite, udite, cari colleghi dell'Italia dei Valori! - anche le competenze sull'Alto Commissariato per la lotta alla corruzione, che viene incorporato in questa autorità, che ha poteri ispettivi penetranti e che può intervenire su tutte le questioni che riguardano il pubblico impiego, ivi compresa...
PRESIDENTE. Onorevole D'Alia, la prego di concludere.
GIANPIERO D'ALIA. ... la misurazione dell'efficienza - signor Presidente, ho concluso, le chiedo scusa - e che può - udite che cosa assurda! - anche stabilire parametri oggettivi in base ai quali valutare i pubblici dipendenti e i dirigenti.
GIANPIERO D'ALIA. Altrimenti, parli con il signor Veltroni, ma togliamo questa roba da qui, perché fa solo ridere!
PRESIDENTE. Con mio dispiacere, anche il gruppo dell'UDC ha esaurito il tempo a disposizione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà.
MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, intervengo brevemente solo per chiarire e dare una risposta al collega che mi ha preceduto.
Come al solito, nel risparmiare, si crea un carrozzone. Ma a cosa serve? Prossimamente questo Governo e questo Parlamento cadranno e tutti i parlamentari della sinistra resteranno a spasso. Dove dobbiamo metterli?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianfranco Conte. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, ho ascoltato con molto interesse la disquisizione del collega Turci, che ho sempre visto impegnato su questo tema, ma debbo dire che il suo impegno non è stato assolutamente ripagato.
L'intervento del collega D'Alia ha esposto le ragioni in base alla quali l'istituzione della commissione si deve ritenere assolutamente insufficiente. Si tratta, in fondo, di una soluzione che non va incontro alle necessità dell'efficienza della pubblica amministrazione e che, purtroppo, allarga il campo delle commissioni e delle authority assolutamente inutili nel nostro Paese.
Se si fosse voluto realizzare seriamente un incremento della produttività e del merito nella pubblica amministrazione, sarebbero stati necessari interventi del tutto diversi.
Debbo dire che anche l'idea di un'authority pensata per realizzare questo obiettivo non mi convince, in considerazione del fatto che - vorrei richiamare l'attenzione anche degli altri colleghi - in questo momento abbiamo un esempio luminoso relativo alle attività delle authority, che sono state vantate come un successo da certi ambienti del centrosinistra.
Questo «luminoso» esempio è offerto dall'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici. Nella legge finanziaria dello scorso anno, abbiamo commesso, tutti insieme, un errore clamoroso, destinando risorse, da prelevare nell'ambito degli appalti pubblici, all'Autorità di cui sopra. Qual è stato il risultato? Un gigante creatoPag. 63dal nulla, che ora contiene al proprio interno dirigenti di livello generale (giunti fino a otto) e seicento dipendenti.
Si tratta di un'Autorità che è diventata insostenibile ed è addirittura vergognosa per il costo gravante sulle casse dello Stato, che ammonta a 60 milioni di euro.
Vi sembra il modo per far funzionare complessivamente la macchina dello Stato? Collega Turci, mi guarda esterrefatto, ma purtroppo è così: devo citare, fra gli esempi vari, un segretario del Ministro Padoa Schioppa, che da dirigente di seconda fascia è passato a fare il dirigente generale all'Authority per la vigilanza sui lavori pubblici, transitando da un modesto stipendio di 40.000 euro a uno di 180-200.000. I dirigenti generali arrivano fino a 230.000 euro. Il presidente dell'Authority citata si è portato molto sopra i 300.000 euro.
Vogliamo percorrere questa strada, per far funzionare la pubblica amministrazione? Prego, accomodatevi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!
ROBERTO COTA. Signor Presidente, ho ascoltato i diversi interventi e devo dire che non riesco a capire come si possa affermare che vi è l'esigenza di ridurre i pubblici dipendenti e poi presentare un articolo aggiuntivo come quello in esame.
Siamo perfettamente d'accordo - anzi, da sempre lo sosteniamo - che lo Stato è troppo macchinoso ed elefantiaco e sosteniamo che il federalismo debba essere la via non soltanto per trasferire le competenze, ma anche per creare efficienza all'interno della pubblica amministrazione.
Quindi, saluteremmo in maniera positiva qualunque provvedimento che migliorasse l'efficienza della pubblica amministrazione e, soprattutto, migliorasse l'efficienza dello Stato, cancellando le spese inutili collegate al pubblico impiego (che sono spese assistenziali, collegate spesso all'uso del pubblico impiego per procurarsi consensi elettorali, attraverso l'assunzione degli amici degli amici).
Ma, come si suol dire, si predica bene e si razzola male, perché la disposizione in esame - come ha sostenuto il collega Brigandì con una semplice, ma efficace, battuta - istituisce un nuovo carrozzone; quindi, è un articolo aggiuntivo che non ha alcun senso logico.
Mi chiedo come mai, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui si discute dei costi della politica, si crei un nuovo carrozzone, che serve per sistemare quattro persone, che riceveranno un'indennità pari all'80 per cento di quanto percepisce un presidente di sezione della Corte di cassazione. In altre parole, è un organismo che dovrebbe servire a sistemare quattro «trombati» - come si suol dire - cioè persone non rielette come parlamentari, oppure gravitanti comunque nel mondo della politica e ai quali si deve trovare una collocazione.
Poi non lamentiamoci se ci dipingono in un certo modo e se il messaggio che esce dal Parlamento è sbagliato. Escono messaggi sbagliati perché, spesso, vengono varati provvedimenti sbagliati.
Pertanto, non siamo d'accordo sull'articolo aggiuntivo in esame e non siamo d'accordo sull'impostazione legata all'istituzione della commissione in esso prevista.
Certamente, questo è il Governo che ha nominato 102 tra ministri e sottosegretari ed è anche vero che, soprattutto nei momenti di decadenza, come quello attuale, che riguarda l'Esecutivo, non c'è limite al peggio; però, invito davvero i colleghi, anche della sinistra, a riflettere sull'articolo aggiuntivo in esame e, se possibile, invito la Commissione a ritirarlo.
SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, forse, approfittando della possibilità di parlare sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo 10, a proposito della proposta emendativa volta a inserire un articolo 10-bis nel disegno di legge al nostro esame, vale la pena ricordare la storia di tale formulazione. Una prima formulazione dell'articolo 10 è stata propostaPag. 64quando il Ministro Nicolais ebbe la «trovata» di introdurre all'interno di questo provvedimento il riferimento ad una commissione istituita presso il CNEL con poteri di intervento in ordine ai fenomeni del cosiddetto «fannullismo».
Non ci soffermiamo sulla differenza tra il «fannullismo» e i nullafacenti: diciamo, in buona sostanza, che nel momento in cui (come qualcuno ha osservato con termini appropriati) alla previsione di una grave pressione fiscale non corrispondono per i cittadini servizi commisurati, è evidente che le inefficienze della pubblica amministrazione vengono sofferte ancora più fortemente.
A maggior ragione, ciò vale quando tali inefficienze si verificano in maniera eclatante per fenomeni di fannullismo o di assenteismo che poi giungono fino alle cronache dei giornali. Mi riferisco a quanto diceva il collega D'Alia in ordine ai fatti avvenuti nella ASL di Perugia, dove c'è stato ormai un «passaggio in cavalleria» - come si dice volgarmente - di tutta la vicenda e una riassunzione nel posto di lavoro di quasi tutti coloro che erano stati indagati.
In quell'occasione - il sottosegretario Scanu lo ricorderà - anche insieme al collega Turci, promuovemmo un appello per far inserire nella parte normativa del contratto nazionale degli statali, e quindi a cascata per tutti gli altri, una previsione che riguardasse la possibilità di intervenire in maniera effettiva (mantenendo quanto previsto anche rispetto al vecchio contratto) sul piano disciplinare, indipendentemente dall'eventuale procedimento penale in corso su quei fatti specifici. Quindi, la finalità era di allargare un binario parallelo dal punto di vista dell'intervento disciplinare, e far sì che quest'ultimo fosse effettivo.
Quell'appello - ahi noi! - è rimasto inascoltato, tanto che, signor Ministro e sottosegretario, su questa vicenda oggi il collega D'Alia ci ricorda che tutti coloro che sono stati sottoposti a procedimento penale sono già stati reintegrati.
Sembra tanto difficile per il Palazzo capire che probabilmente i cittadini che pagano le tasse vogliono in cambio servizi commisurati alle molte e spesso ingiuste tasse che pagano? Sembra forse strano che i cittadini pretendano che una pubblica amministrazione paghi meglio e di più coloro che lavorano e producono di più e paghi meno quelli che producono di meno, e che sanzioni o licenzi coloro che lavorano poco o che, addirittura, a lavoro nemmeno ci vanno?
Crediamo che tali principi costituiscano un elemento, quasi una premessa per dialogare sulla materia; una premessa alla redazione del contratto nazionale, signor Ministro, quando si inviano le direttive all'Aran.
Stiamo discutendo di una commissione che, per sintetizzare le parole del collega Turci, potremmo definire un ibrido in un bicchiere d'acqua mezzo pieno e mezzo vuoto, a seconda di come lo si guardi: nulla di particolarmente appassionante. Lo affermo, pur essendo uno di quelli che ha sottoscritto la proposta di istituzione dell'authority. Non perché creda nella necessità di costituire altre authority: anzi, sono d'accordo quando se ne sopprimono alcune per costituirne magari altre più utili.
Il rischio - addirittura il collega Turci parla del CNEL come un organo inutile - è di istituire un ibrido presso un organo inutile in un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Guardiamoci in faccia: stiamo affrontando un tema importante.
Forse qualcuno proverà, nei confronti dei giornali e dei mass media, a dire che è stata data una risposta, ma stiamo oggettivamente costituendo un ente che non so quanto sarà utile: esso è, piuttosto, una sorta di centro studi che ha ben poca efficacia e ben poca facoltà di intervento.
Vorrei riprendere il filo relativamente alla parte iniziale dell'intervento, per raccontare la storia di come il riferimento a questa commissione sia stato inserito e poi sia scomparso, anche in Commissione lavoro, quando è stata formulata l'osservazione che andava stralciato l'articolo 10, anziché soppresso (così impropriamente si definì come stralcio quella che doveva essere una soppressione). La ricerca dei mandanti politici di questa operazione, deiPag. 65danti causa di chi ha voluto sopprimere quella prima formulazione, che pure prevedeva delle sanzioni deboli, riconduce ai sindacati. Si tratta, infatti, di un'iniziativa scomoda per il sindacato e il fatto che oggi si sia trovato un accordo da questo punto di vista è la conferma che vi è un placet dei sindacati, perché - guarda caso - sono scomparse le sanzioni.
Possiamo anche osservare il testo a fronte. Nel vecchio testo, quello originario, signor Ministro, era scritto che la commissione indipendente «nelle ipotesi in cui rileva casi di inefficacia, inefficienza, mancato rispetto degli standard di qualità dell'attività delle amministrazioni pubbliche e dei livelli essenziali delle prestazioni, effettua specifiche segnalazioni al Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, che adotta le iniziative di propria competenza, nonché, ove ravvisi un danno per la finanza pubblica, alle Procure regionali della Corte dei conti e ai collegi dei revisori dei conti». Questa parte scompare. Nella nuova formulazione è stabilito che la Commissione «esamina (...) attraverso proprie indagini e attraverso segnalazioni e istanze di qualunque soggetto pubblico e privato, casi di scarsa efficacia e efficienza dell'azione delle amministrazioni pubbliche, effettua specifiche segnalazioni e formula raccomandazioni, da rendere anche pubbliche (...) alle amministrazioni interessate anche richiedendone l'attivazione di interventi ispettivi».
Quindi, signor Ministro, scompaiono le sanzioni: non si tratta di una questione di secondo livello. La Commissione era già un ibrido, perché è una Commissione presso il CNEL, non è un'autorità indipendente. Io sono tra quelli che - lo ripeto - hanno sottoscritto la proposta di istituire tale Autorità, non perché credo che quella proposta, nel caso specifico, sia risolutiva, ma perché ritengo che sia necessario discutere sul tema in maniera seria, forte e senza ingerenze di soggetti terzi. Non è un'inimicizia nei confronti del sindacato. Ritengo che metodologicamente il Parlamento debba essere sovrano e che coloro che devono avere un ruolo indipendente lo debbano svolgere e non possano essere subordinati ad altri. Ritengo che la partita principale la si giochi - e su questo lei, signor Ministro, certamente saprà darmi ragione - dando responsabilità datoriali ai dirigenti.
Le figure che vanno responsabilizzate e valorizzate in questa partita, se teniamo veramente a rendere più efficace la pubblica amministrazione e ad adottare dei controlli effettivi sulla presenza e sulla produttività dei dipendenti pubblici, sono i dirigenti: ad essi vanno conferiti poteri datoriali e va data la possibilità di attuare la mobilità. Anche coloro che parlano - come il collega Rocchi - di valorizzazione delle professionalità interne, nella giornata di ieri hanno bocciato una riduzione, proposta da noi, attraverso un emendamento - su cui non sono intervenuto, ma che è stato bocciato - concernente la percentuale dei «comma 6» (delle dirigenze esterne per capirci) che, tra l'altro, questo Governo ha esasperato con un meccanismo di spoil system, che termina con la fine del Governo in carica. Abbiamo, quindi, addirittura proposto in questo senso una riduzione dei «comma 6», che è stata bocciata.
Vi sono - o potevano esservi - aspettative di alto profilo rispetto a questa occasione. In sede di discussione sulle linee generali avevo auspicato che la maggioranza trovasse il coraggio di lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Prendo atto - prendiamo atto - che questo coraggio - ahinoi! - non c'è stato, ma c'è stato un compromesso al ribasso.
Se questa commissione verrà approvata, corriamo il rischio di trovarci di fronte ad un altro ibrido - per usare le parole del collega Turci - che non risolverà il problema perché sarà un altro ente da mettere, poi, magari, nella lista di quegli enti inutili che, ogni volta che si esamina il disegno di legge finanziaria, vengono infilati all'interno della prima stesura del provvedimento e che, poi - usciti dal Consiglio dei ministri - non si trovano più perché, magari, i vari ministri, nel difendere i propri, li fanno sparire dalla lista perché dentro vi sono amici o amici degli amici!Pag. 66
In questo senso, mi sembra che vi sia una volontà abbastanza determinata della maggioranza di proporre e di andare avanti su tale questione. Andate pure avanti, fate ciò, pur sapendo che questa non è la soluzione migliore, anzi, che non è affatto una soluzione.
Noi abbiamo - addirittura provocatoriamente - ripresentato il suo testo originario, signor Ministro, perché almeno quello aveva il beneficio di una parte sanzionatoria o consequenziale alle inefficienze rispetto alle corti dei conti regionali, che poteva in qualche modo giustificare un testo di quel genere. In assenza perfino di questo, le nostre perplessità ci sommergono, ma sommergeranno anche questa nuova commissione.
PRESIDENTE. Pregherei i colleghi che avessero ancora intenzione di intervenire sul complesso degli emendamenti, di segnalarlo in tempo debito.
LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, vorremmo conoscere le determinazioni della Presidenza in merito alla richiesta - presentata anche dal nostro gruppo - di ampliamento dei tempi. Abbiamo visto che - soprattutto sull'articolo 7 - si è incentrata una lunga discussione relativa all'essenza del provvedimento. Ancora non abbiamo coscienza e contezza di cosa ha determinato, in merito, la Presidenza e, pertanto, vorremmo saperlo.
PRESIDENTE. La Presidenza, secondo la prassi, ha autorizzato l'aumento di un terzo del tempo originariamente assegnato. La ringrazio perché lei ha provveduto a dare un po' di ossigeno all'onorevole D'Alia che, obiettivamente, ne aveva bisogno!
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Onorevole Presidente, vedo che tutti colleghi, ormai, sono entrati «a piè pari» sull'argomento della famigerata commissione, approfittando dell'intervento sul complesso degli emendamenti, e anche io mi regolerò allo stesso modo.
Voglio dirvi poche e sentite parole, ma un po' politicamente scorrette. A questo punto lo ritengo indispensabile, in particolare a questa tarda ora e senza pregiudizio di schieramento.
Ricordo che, nella passata legislatura, senza pregiudizio di schieramento, espressi contrariata meraviglia quando arrivò una «leggina» che proponeva la creazione dell'alto (questo aggettivo, ovviamente, non si nega a nessuno!) commissariato per la prevenzione e la repressione della corruttela nella pubblica amministrazione; non so se ho ripetuto bene tutte le parole ma, grosso modo, la sostanza della definizione era questa.
Dal momento che sono un po' all'antica e un po' sprovveduto, mi permisi di dire: ma scusate, occorre un commissariato - alto o basso che sia - per verificare che i funzionari, i dirigenti esecutivi, e via dicendo, non si abbandonino alla corruttela e alla devianza rispetto a quello che è il loro dovere? È necessario un commissariato apposta per questo? Sarebbe come se noi dovessimo inventarci un ispettorato superiore perché gli agenti della polizia di Stato non pratichino il borseggio!
Sarò un po' all'antica ma non compresi tale questione e assolutamente non volli votare a favore di questa realtà che, poi - senza nulla togliere a coloro che sono chiamati a svolgere certe funzioni, agli impiegati e ai collaboratori degli esecutivi - naturalmente si è rivelata come l'annuncio di un'ennesima superfetazione, destinata ad avvitarsi su sé stessa, senza portare alcuna utilità sostanziale al meccanismo. Ora mi chiedo: colleghi, stiamo vivendo fuori dalla realtà, oppure vogliamo guardarla in faccia?
Siamo in un momento in cui sembra che caste o non caste, giornalisti o pubblicisti, o chi volete si scagliano contro la dilapidazione delle risorse e le infinitePag. 67protuberanze della pubblica amministrazione; siamo in un momento in cui ci si chiede il dimagrimento di tutte le strutture e, soprattutto, si chiede un principio di responsabilizzazione di chi è chiamato a certe cariche; è un momento in cui si fustiga ogni sorta di carica pubblica.
Viviamo un momento in cui si sta ipotizzando o addirittura elaborando una riforma di carattere istituzionale e costituzionale che prevede praticamente di smantellare un ramo del Parlamento (e quant'altro possa venire in mente a titolo di esempio), e noi adesso ci inventiamo una commissione! Si tratta una commissione che - come hanno già correttamente spiegato alcuni colleghi e, quindi, non lo ripeto per non far perdere tempo all'Assemblea - dovrebbe svolgere funzioni che rientrano (sempre per noi «all'antica», lo ripeto) nella normale graduazione e ripartizione a piramide (se è ancora lecito usare tale termine) delle responsabilità con cui ciascuno di noi e chi assume pubbliche funzioni e responsabilità dovrebbe fare i conti.
Nell'ambito di ciascuna amministrazione chi è posto al vertice ed ha maggiori responsabilità - e proprio per questo anche maggiori gratifiche, riconoscimenti e poteri - deve esercitare un controllo rigoroso rispetto alla produttività della propria branca amministrativa, del proprio ufficio e delle persone chiamate a coadiuvarlo.
È proprio necessario mettere in piedi un nuovo organismo, sulla cui efficacia nessuno qui dentro, se parla a cuore aperto e con una coscienza libera, ha fiducia? Dovremmo mettere in moto la creazione di un nuovo organismo, pagato dal contribuente, per svolgere attività che ricalchino il principio di responsabilità (ecco la parola magica e semplice che dobbiamo richiamare a noi stessi una buona volta, anche dentro queste aule) secondo cui deve pagare chi sbaglia e chi omette, senza uno scarico infinito di responsabilità per cui non si trova mai chi deve rispondere di quanto non ha fatto o ha fatto male?
Prima l'ottimo collega Baldelli faceva un esempio a me familiare: si richiamava allo scandalo dell'assenteismo (del quale adesso si sta occupando la magistratura e, quindi, naturalmente non ipotechiamo alcun giudizio individuale) presso la ASL di Perugia. L'onorevole Baldelli constatava che tutti sono tornati al lavoro, e non è successo proprio nulla. Aggiungerei un'altra osservazione, collega Baldelli: che non c'è stato, non dico un presidente della giunta regionale, non dico neppure un assessore regionale, o un altro politico o amministratore che abbia sentito il dovere e la decenza di dimettersi per ciò che è accaduto sotto l'imperio della sua amministrazione, della sua responsabilità politica, dei suoi mancati controlli e della sua conclamata incapacità manageriale.
È questo il punto: non esiste più la responsabilità, cari colleghi; non è una questione di stipendio, di 200 euro in più o in meno; è il principio della responsabilità che sta venendo meno!
Molti di voi hanno irriso al CNEL dicendo che tale commissione si va a costituire presso il CNEL, e che si tratta di un organo inutile. Io, sempre politicamente scorretto qual sono, non mi faccio beffa del CNEL. Perché ci dovremmo far beffa di un organo di rilievo costituzionale? I costituenti non lo hanno mica inventato per caso! Lo hanno previsto, cari colleghi (non vi devo ricordare niente) perché, di fronte al riaffermato pluralismo democratico e politico, evidentemente si sentiva l'esigenza di dare uno spazio - in quel momento prevalentemente e sostanzialmente consultivo - anche agli interessi legittimi, alle competenze e alle categorie organizzate. Tutto ciò al fine di non lasciare che si verificasse quanto poi si è puntualmente verificato, e cioè l'esplosione e la giungla delle lobby, delle pressioni da corridoio. È quanto accade ancora oggi, anzi, in maniera più grave: si sente ormai l'esigenza di disciplinare anche le attività di lobby perché la lobbyship sta manifestandosi in maniera pure inconsulta ed incontrollata.
Quindi, non si tratta di svillaneggiare il CNEL, che tutto sommato esercita quellePag. 68funzioni che la Carta costituzionale gli ha assegnato più o meno bene (non voglio discuterne ora irriguardosamente), e che al limite potrebbe avere il taglio di certe competenze, di certe partecipazioni di coloro che sono chiamati a lavorare anche nella pubblica amministrazione per sovraintendere ad un certo tipo di funzioni.
Ma non è questo il punto! Non si tratta della questione se istituirlo presso il CNEL o da un'altra parte. Il problema è un organismo che rischia di avvitarsi su se stesso, di creare oneri inutili, di aumentare l'esasperazione dei cittadini rispetto a tutto ciò, ammesso che i cittadini vengano a conoscenza di un organismo del genere, perché della maggior parte di questi organismi che creiamo la gente non se ne accorge né avverte i benefici influssi. Questo è molto grave ed è antidemocratico!
Il problema, quindi, è creare un organismo dai contorni indefiniti, dalle funzioni indefinite, la cui impotenza è assolutamente da mettere preventivamente nel calcolo, che, a questo punto, dilapida, non utilizza, ulteriori risorse e sgrava di responsabilità a tutti i livelli, politici, dirigenziali e amministrativi, che devono essere invece rigorosamente richiamati alle proprie responsabilità.
Questo è il motivo per cui, forse con qualche calore, ma tuttavia, credo, non senza logica, vi faccio questo discorso che ho definito politicamente scorretto, un po' compiacendomi di questa definizione, per dire che dobbiamo ripensarci. Su questo passaggio, che - ahimè - purtroppo è un passaggio qualificante, leggasi dequalificante, di questo provvedimento, dobbiamo ripensarci; dovete ripensarci.
Approfitterei, signor Presidente, dell'ora tarda. Concludo, con una considerazione sull'ordine dei lavori, così lei mi concede ancora 15 secondi; sarei quasi propenso ad interrompere qui i lavori di questa sera, perché su tale punto qualificante o dequalificante penso che la maggioranza debba svolgere una buona riflessione notturna per rivederci e parlarne con qualche forma di ravvedimento attuoso.
Se così non fosse, debbo sicuramente preannunziare atteggiamenti tendenzialmente sfavorevoli del mio gruppo sulla maggior parte dei passaggi che saremo chiamati a votare.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione formula un invito al ritiro dell'emendamento Cogodi 10.70. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti D'Alia 10.75 e 10.79.
Il parere è favorevole sul subemendamento Attili 0.10.0100.13, mentre formula un invito al ritiro dei subemendamenti Buffo 0.10.0100.10, 0.10.0100.11 e 0.10.0100.12. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.10.0100.105, mentre invita al ritiro del subemendamento Attili 0.10.0100.14. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.10.0100.100 ed esprime parere favorevole sul subemendamento Attili 0.10.0100.15. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.10.0100.101 (volto a recepire le condizioni della V Commissione). La Commissione raccomanda l'approvazione del suo articolo aggiuntivo 10.0100 (nuove formulazioni). Non esprimerei i pareri sulle altre proposte emendative, perché se viene approvato quest'ultimo, probabilmente, molti risulteranno preclusi.
Mi aspetto dalla Presidenza il richiamo sull'espressione dei pareri, qualora li debba dare successivamente.
LUIGI NICOLAIS, Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione. Il parere è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento Cogodi 10.70, formulato dal relatore.
LUIGI COGODI. Signor Presidente, l'invito al ritiro della Commissione può anche essere accolto. Però sarebbe anche opportuno conoscere quale ragione...
PRESIDENTE. Chiedo all'Assemblea di fare silenzio.
LUIGI COGODI. ... abbia indotto la Commissione a sottrarre i commi 5, 6, 7, 8 e 9 da un'altra legge che il Governo ha presentato, che è in fase istruttoria presso la Commissione giustizia e che tratta l'argomento del riordino complessivo dell'amministrazione giudiziaria, l'istituzione dell'ufficio del processo ed il tema delle notificazioni, delle comunicazioni, della procura alle liti.
Tutta una materia che non può che essere ordinata in qualche modo rispetto ai fini che si intendono raggiungere. Concludo, esprimendomi sull'invito della Commissione e del Governo: non si comprende perché parte di una legge, esaminata presso un'altra Commissione, sia stata sottratta e trasferita in questo provvedimento, e nemmeno per intero, tagliando a metà un articolo che rimane così appeso alle nuvole; e non si comprende poi come si possa ricucire tutta questa materia in sede di Commissione di merito, che ne ha la competenza.
A noi risulta che il Governo non abbia presentato tale modifica, che essa si è originata in Commissione, in una Commissione poi che è estranea alla trattazione di questa materia e che vuole raccordare queste misure al tema di un processo telematico di cui non vi è regolazione, perché è in via di definizione in altra legge ed in altra Commissione. Se, tuttavia, la Commissione insiste, se il Governo ritiene di conformarsi all'invito al ritiro, ritiriamo l'emendamento; vorremmo, tuttavia, almeno conoscere quale sia la ragione per cui è accaduto questo fatto, introducendo, nella migliore delle ipotesi, una norma del tutto estranea ad un provvedimento che riguarda un altro oggetto.
LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Ringrazio l'onorevole Cogodi che ha posto una questione molto seria. Come lei sa, il provvedimento in esame taglia varie competenze, come rilevato in altra occasione persino in materia di adozioni internazionali. Avendo come obiettivo la semplificazione, necessariamente non si rimane all'interno di una logica di omogeneità, ma di necessaria eterogeneità: questa è la ragione per la quale - lei ha ragione - vengono trattate anche materie eterogenee, ma tutte ispirate al principio della semplificazione. Mi permetto perciò di insistere nell'invito a ritirare la proposta emendativa in esame, perché è vero quello che lei afferma, ma è la natura del provvedimento che comporta che si intervenga in campi diversi uno dall'altro. Spero che il Governo concordi con questa considerazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi pare di intendere che sussista una sua volontà di ritirare?
LUIGI COGODI. Accedo all'invito al ritiro, confermando tuttavia...
PRESIDENTE. Lei ha qualche riserva sul ritiro?
LUIGI COGODI. Una riserva intera, non qualche riserva, perché non si tratta di una materia trasversale, che taglia diverse materie e competenze: viene tagliata la possibilità di fare una cosa ben fatta, per farne una a metà mal fatta. Comunque, accogliamo l'invito al ritiro della Commissione, rilevando che il Governo nulla sapeva di questa vicenda.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'emendamento Cogodi è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento D'Alia 10.75, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che la deputata D'Ippolito Vitale ha segnalato che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento D'Alia 10.79, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dei subemendamenti all'articolo aggiuntivo 10.0100 (Nuova formulazione) della Commissione.
Avverto che il parere della Commissione bilancio sull'articolo aggiuntivo 10.0100 della Commissione è favorevole, a condizione che venga approvato il subemendamento della Commissione 0.10.0100.101.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Attili 0.10.0100.13, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Passiamo al subemendamento Buffo 0.10.0100.10, su cui è stato formulato un invito al ritiro come su tutti i subemendamenti presentati dall'onorevole Buffo.
Chiedo al cofirmatario, onorevole Pettinari, se acceda all'invito al ritiro di tali subemendamenti.
LUCIANO PETTINARI. Signor Presidente, accediamo all'invito al ritiro di questo subemendamento e dei due successivi.
Sono pertanto ritirati i subemendamenti Buffo 0.10.0100.10, 0.10.0100.11 e 0.10.0100.12.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.10.0100.105 della Commissione, accettato dal Governo.
Votanti 327Pag. 71
Hanno votato no 76).
Prendo atto che il presentatore del subemendamento Attili 0.10.0100.14 accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.10.0100.100 della Commissione, accettato dal Governo.
MARCO BOATO. Deve rifarla!
PRESIDENTE. Domando scusa: mi sono sbagliato.
Dispongo l'annullamento della votazione.
Indìco nuovamente la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.10.0100.100 della Commissione, accettato dal Governo.
Hanno votato sì 252
Hanno votato no 164).
Passiamo alla votazione del subemendamento Attili 0.10.0100.15.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, desidero solo chiedere che cosa significhi la dizione: «a cura del CNEL», come si legge nel testo del subemendamento. Dal momento che stiamo scrivendo una legge, vi chiedo di scriverla bene! La dizione «presso il CNEL» ha un senso, poiché individua una sede ed un luogo. Se la conferenza deve esser fatta dal CNEL, occorre scriverlo. L'espressione: «a cura del CNEL» non significa nulla. Dica il relatore cosa intende!
LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, questo subemendamento riguarda la conferenza annuale. Il testo originario dell'articolo aggiuntivo della Commissione affermava infatti che la conferenza si sarebbe tenuta presso il CNEL, ma non si capiva chi avrebbe dovuto indirla: il subemendamento serve dunque a questo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Attili 0.10.0100.15, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.10.0100.101 della Commissione, accettato dal Governo, che recepisce la condizione posta dalla V Commissione (Bilancio).
Presenti e votanti 452
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 10.0100 (Nuova formulazione) della Commissione.
LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, intervengo per una questione di coordinamento. A pagina 7, del fascicolo prima colonna, comma 2, del testo dell'articolo aggiuntivo, si fa riferimento a membri scelti tra persone di notoria indipendenza.
Al terzo comma si fa riferimento a «tre nomi (...), sulla base di criteri di assoluta imparzialità e indipendenza»: viene cioè ripetuto il concetto. Allora, per ragioni di coordinamento - lo dico adesso - va eliminato, l'inciso «sulla base di criteri di assoluta imparzialità e indipendenza», perché essi sono già previsti. Infatti il testo fa esplicito riferimento ai requisiti di cui al comma precedente: viene, cioè, ripetuto il concetto due volte e credo si tratti proprio di un errore materiale.
PRESIDENTE. Con le precisazioni del presidente Violante, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 10.0100 (Nuova formulazione) della Commissione, accettato dal Governo.
Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'articolo aggiuntivo 10.0100 (Nuova formulazione) della Commissione, risultano assorbiti o preclusi i restanti articoli aggiuntivi concernenti la medesima materia riferiti all'articolo 10, fino a Costantini 10.024.
Avverto, inoltre, che gli articoli aggiuntivi Costantini 10.025 e 10.026 sono stati ritirati dal presentatore.
Invito, quindi, il relatore ad esprimere il parere della Commissione sull'articolo aggiuntivo Pedica 10.035.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. La Commissione formula un invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Pedica 10.035, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Pedica 10.035 formulato dal relatore.
STEFANO PEDICA. No, signor Presidente, non accedo all'invito al ritiro del mio articolo aggiuntivo 10.035.
PRESIDENTE. Avverto che, per accordi intervenuti tra i gruppi, dopo questa votazione - che sarà l'ultima - sospenderemo l'esame del provvedimento che riprenderà nella seduta di domani mattina.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Pedica 10.035, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Come preannunciato, il seguito del dibattito e rinviato ad altra seduta.

References: e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
 articolo 10
e contrario