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Timestamp: 2018-08-18 17:48:19+00:00

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Le segnalazioni illegittime alla Centrale dei rischi finanziari | Avvocato a Bologna
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Le segnalazioni illegittime alla Centrale dei rischi finanziari
La Centrale dei Rischi (CR), istituita presso la Banca d'Italia, è un sistema informativo sull'indebitamento della clientela verso le banche e le società finanziarie (intermediari). Questo sistema è teso a favorire l'accesso al credito per i clienti "meritevoli", innalzando la qualità del credito concesso dagli intermediari e rafforzando la stabilità del sistema creditizio.
Si tratta di una risposta alle finalità previste dall'art. 5 TUB riguardanti la vigilanza, che le autorità creditizie svolgono "avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all'efficienza e alla competitività del sistema finanziario nonché all'osservanza delle disposizioni in materia creditizia".
Il servizio è richiamato da diverse fonti normative e compitamente disciplinato, in particolar modo, dalla circolare della Banca d'Italia n. 139 dell'11/2/1991 e successivi aggiornamenti.
Gli intermediari comunicano mensilmente alla Banca d'Italia il totale dei crediti verso i propri clienti: i crediti pari o superiori a 30.000 euro e i crediti in sofferenza di qualunque importo. La Banca d'Italia fornisce mensilmente agli intermediari le informazioni sul debito totale verso il sistema creditizio di ciascun cliente segnalato.
I dati custoditi dalla Centrale dei Rischi sono riservati, e chi intenda conoscere la propria posizione può rivolgersi alle Filiali della Banca d'Italia, mentre per la correzione di eventuali errori nelle segnalazioni, l'interessato deve rivolgersi direttamente all'intermediario.
Gli intermediari, oltre ad alimentare la banca dati fornendo i dati, classificandoli e rettificandoli, possono chiedere in qualunque momento informazioni riguardanti un determinato soggetto; la Banca d'Italia, a sua volta, si occupa di gestire il servizio di centralizzazione, alimentare l'archivio, conservare i dati e comunicarli quando richiesti.
Un tale strumento è stato pensato per perseguire finalità d'interesse pubblico, ad esempio migliorare la qualità degli impieghi del sistema creditizio accrescendone la stabilità (informando sul merito, analizzando e gestendo i rischi connessi al credito); tuttavia, poiché il cliente potrebbe essere escluso dall'accesso al credito a seguito di una valutazione unilaterale della sua posizione, è necessario adottare opportune cautele nell'utilizzo del sistema di segnalazione.
La maggior parte delle controversie che hanno implementato la giurisprudenza sul tema nasce dalle cd. segnalazioni dei crediti a sofferenza, categoria nella quale va ricondotta, secondo la circolare n. 139/1991, "l'intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall'azienda. Si prescinde, pertanto, dall'esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti".
Quando le banche effettuano una "segnalazione a sofferenza" alla Centrale Rischi, si rende necessaria una valutazione da parte dell'intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente, che non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest'ultimo nel pagamento del debito.
Si tratta di una situazione patrimoniale "deficitaria" grave e non transitoria, "equiparabile", ma non coincidente, con la condizione di insolvenza di cui all'art. 5 L.F. (Legge fallimentare), quindi un'impotenza finanziaria che non lascia presagire alcun margine di superamento, tale da porsi come lo stadio immediatamente prodromico alla situazione di insolvenza rilevante ai fini della dichiarazione di fallimento. Se l'insolvenza è stata accertata giudizialmente, la sofferenza sussiste per definizione.
La segnalazione in sofferenza di una cointestazione presuppone che tutti i cointestatari versino in stato d'insolvenza.
Prima di effettuare la segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi la banca è tenuta, ove necessario, anche a instaurare il contraddittorio con il cliente, specialmente laddove la situazione non sia pregiudicata al punto tale da poter ritenere senz'altro a rischio la riscossione del credito. Gli obblighi d'informazione, buona fede e correttezza impongono che l'intermediario dia preavviso al cliente in forma scritta (nonché agli eventuali coobbligati) della segnalazione alla Centrale Rischi, poiché la banca ha un dovere di protezione che si sostanzia nella salvaguardia dell'interesse del cliente.
Il codice in materia di protezione dei dati personali, e precisamente il "codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti" precisa all'art. 4, comma 7, che "al verificarsi di ritardi nei pagamenti il partecipante, anche unitamente all'invio di solleciti o di altre comunicazioni, avverte l'interessato circa l'imminente registrazione dei dati in uno o più sistemi di informazioni creditizie".
Nelle mani degli intermediari, la segnalazione alla Centrale dei Rischi ha, tuttavia, assunto frequentemente connotati di "pericolosità sociale", concretizzandosi in uno strumento di "minaccia" nei confronti dei clienti inadempienti. Il problema si è quindi posto con riferimento a segnalazioni illegittime (erronee o non dovute).
L'istituto creditizio ha un obbligo di diligenza nello svolgimento dell'istruttoria che precede la segnalazione, pertanto all'atto di comunicare alla Banca d'Italia la situazione "in sofferenza" assume i rischi connessi all'erronea o illegittima segnalazione.
Dottrina e consolidata giurisprudenza di legittimità e di merito (emblematiche due sentenze della Cassazione del 2010) hanno qualificato la responsabilità dell'intermediario come avente duplice natura, sia contrattuale che extracontrattuale.
Il cliente subisce danni morali e patrimoniali, poiché una segnalazione indebita ha l'effetto di escluderlo dal sistema creditizio, impedirgli di accedere ai fondi già concessi, pregiudicare la sua reputazione commerciale e personale nonché la propria credibilità nei confronti dei terzi.
Il danno provocato alla reputazione economica, all'affidabilità commerciale e all'immagine personale e sociale va a colpire dei diritti assoluti garantiti: per questo si ritiene che la banca ne sia responsabile, avendo svolto la sua attività senza la necessaria perizia, prudenza e diligenza.
In questo modo, violando il generale dovere di protezione e correttezza (neminem laedere) si verifica un danno ingiusto nella sfera personale del cliente punibile ex art. 2043 c.c.: tale responsabilità di natura aquiliana in capo alla banca, per la giurisprudenza maggioritaria, fonda un danno in re ipsa che non richiede di essere provato dal danneggiato e potrà essere liquidato dal giudice in via equitativa.
Dovrà tenersi conto di alcuni fattori sintomatici, come la durata della segnalazione (la situazione si aggrava al perdurare dell'iscrizione presso la Centrale Rischi), il tempo sufficiente affinché essa possa essere percepita da coloro che vi hanno accesso nonché l'effettiva carenza dei validi presupposti in base ai quali la banca l'ha effettuata, o un'incompleta istruttoria (ad esempio l'esigua entità del debito segnalato).
La giurisprudenza ritiene che la scarsa diligenza mostrata dalla banca in caso di segnalazione illegittima possa anche integrare una responsabilità di natura contrattuale, poiché sussiste a monte un rapporto contrattuale che va attuato nel rispetto dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio secondo le norme generali di cui agli artt. 1715, 1374, 1375 c.c.
Dal punto di vista probatorio il cliente sarà, tuttavia, tenuto a dimostrare l'esistenza di un nesso eziologico tra l'avvenuta segnalazione illegittima e il pregiudizio patrimoniale, sotto forma di danno emergente o lucro cessante, derivante dalla chiusura del canale di finanziamento e dalla perdita di altre linee di credito fornite da altri operatori finanziari.
L'art. 125 TUB facilita il raggiungimento della prova in tal senso, poiché garantisce alla figura del consumatore di essere informato dal finanziatore immediatamente e gratuitamente laddove il rifiuto della domanda di credito si basi su informazioni presenti in una banca dati.
2. LA CASISTICA IN ESAME E LE DECISIONI DELL'ARBITRO: responsabilità per illegittima segnalazione; risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale
L'ABF (Arbitro Bancario Finanziario), Collegio di Milano, nella decisione n. 531 del 31 gennaio 2014 ha deciso sulla presunta illegittimità della segnalazione in sofferenza presso la Centrale Rischi, operata dall'intermediario per non aver il ricorrente rimborsato un prestito personale ricevuto.
L'inadempimento lamentato dall'intermediario, tuttavia, attiene a un rapporto negoziale distinto, intercorso tra l'intermediario e il figlio del ricorrente, che non si ripercuote in alcun modo sul corretto adempimento dell'altro rapporto contrattuale.
Il ricorrente, infatti, aveva ottenuto dall'intermediario un conto corrente e un prestito personale, rendendosi contemporaneamente garante del mutuo fondiario concesso dallo stesso intermediario al proprio figlio.
In seguito al mancato pagamento di 7 rate del mutuo fondiario da parte del figlio, l'intermediario aveva costituito in mora entrambi i condebitori, richiedendo il pagamento delle rate scadute e del debito residuo; contestualmente, la banca aveva costituito in mora anche il ricorrente in relazione al prestito personale, richiedendo il rimborso immediato dell'importo finanziato e il rientro dell'esposizione del conto corrente.
Per il Collegio, la banca ha mancato di considerare la distinzione tra i due rapporti e neppure ha tenuto conto che il ricorrente, in qualità di garante, si è prontamente attivato mettendo a disposizione del figlio la provvista necessaria per il pagamento del debito residuo.
È palese la non legittimità della segnalazione in Centrale Rischi del nominativo del ricorrente.
Circa la domanda risarcitoria formulata in ricorso il Collegio, in linea con il proprio consolidato orientamento, conferma che "l'illegittima segnalazione di un nominativo nelle centrali rischi private lede il diritto assoluto del segnalato alla sua reputazione, nella specie alla reputazione di buon pagatore, tutte le volte, come nel caso che ci occupa, in cui è ragionevolmente prevedibile che l'informazione possa assumere una funzione causale nella produzione del danno non patrimoniale del cliente".
Nel caso in esame il Collegio rileva, inoltre, che il comportamento dell'intermediario è stato "particolarmente scorretto e negligente, avendo preteso la decadenza dal beneficio del termine in favore del ricorrente in assenza dei presupposti previsti dalla normativa vigente (art. 1186 c.c.) e dal contratto".
La banca va condannata al risarcimento del danno non patrimoniale subito dal cliente, equitativamente liquidato.
L'ABF, Collegio di Milano, con decisione n. 3153 del 22 aprile 2015 ha invece deciso sul ricorso proposto da un titolare di una carta di credito collegata a un rapporto di conto corrente acceso presso una filiale dello stesso intermediario. Alla ricorrente, a seguito dell'avvenuto superamento del limite soglia, era addebitato un importo unitamente alle spese per ritardato pagamento; le parti concludevano poi un accordo "a saldo e stralcio" delle complessive pretese, prevedendo il pagamento da parte della cliente di un importo da corrispondere mediante versamento di due assegni.
Tuttavia la ricorrente evidenzia che, relazionandosi con diversi operatori finanziari per ottenere l'erogazione di finanziamenti per l'esercizio della propria attività commerciale, apprendeva di essere stata iscritta nella sezione Sofferenze della Centrale Rischi, circostanza che impediva di ottenere i richiesti finanziamenti.
A seguito dell'avvenuto adempimento dell'accordo transattivo, l'intermediario non avrebbe avuto alcun titolo per procedere all'iscrizione della segnalazione, poiché le stesse Istruzioni per gli intermediari creditizi emanate dalla Banca d'Italia affermano che la segnalazione di una posizione di rischio tra le sofferenze non è più dovuta, tra l'altro, quando "il credito viene rimborsato dal debitore (...) anche a seguito di accordo transattivo liberatorio" (cfr. cap. 2, sez. 2, par. 1.5 - Sofferenze). Va, quindi, ordinata la cancellazione del nominativo della ricorrente dalla Centrale Rischi e riconosciuto il risarcimento del danno richiesto.
La giurisprudenza ha riconosciuto che, nell'ipotesi di illegittima segnalazione del debitore alla Centrale rischi, "possano essere risarciti sia il danno non patrimoniale alla persona, con riguardo ai valori della reputazione e dell'onore, (...) sia il danno al patrimonio, che può essere oggetto della prova presuntiva quale conseguenza per l'imprenditore di un peggioramento della sua affidabilità commerciale, essenziale anche per l'ottenimento e la conservazione dei finanziamenti, con lesione del diritto a operare sul mercato secondo le regole della libera concorrenza" (cfr. Cass. civ. 9 luglio 2014, n. 15609). Ai sensi dell'art. 2697, primo comma, c.c."grava sul ricorrente l'onere di provare l'esistenza (an debeatur) e la consistenza (quantum) del pregiudizio restando fermo che, qualora non sia possibile o comunque eccessivamente difficile quantificare esattamente il danno risarcibile, l'Arbitro possa procedere alla determinazione dello stesso in via equitativa".
Nel caso di specie, tale onere probatorio non risulta assolto con riferimento al danno patrimoniale, poiché la ricorrente si è limitata a produrre due comunicazioni rilasciate da altro intermediario attestanti il mancato accoglimento di altrettante richieste di credito, in considerazione delle "informazioni creditizie di tipo negativo presso le Banche Dati (SIC)" CRIF S.p.A. e C.T.C., oltre che, in relazione alla prima richiesta, per "punteggi basati su sistemi di 'credit scoring' presso CRIF". Si tratta, pertanto, di iscrizioni effettuate in altri sistemi di informazione creditizia, diversi dalla Centrale Rischi di Banca d'Italia.
Pertanto, non risulta che le richieste di finanziamento siano state negate per effetto delle segnalazioni nella Centrale Rischi effettuata dall'intermediario resistente, né la ricorrente ha adeguatamente motivato in ordine al nesso causale intercorrente tra la mancata concessione del credito e l'illegittima iscrizione presso la Centrale Rischi. Sotto questo profilo, la domanda risarcitoria non può trovare accoglimento, mentre in relazione al danno non patrimoniale "deve riconoscersi come l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi sia suscettibile di cagionare ex se una lesione della reputazione personale e dell'onore del soggetto iscritto, situazioni giuridiche soggettive la cui tutela costituzionale è stata più volte affermata dalla giurisprudenza". A differenza di quello patrimoniale, il pregiudizio a queste ultime non necessita di prova particolare, trattandosi di una conseguenza diretta dell'illegittima segnalazione del merito creditizio della persona o, quanto meno, fino a prova contraria, di un normale effetto della violazione del diritto alla reputazione personale del cliente derivante dall'illegittima segnalazione. Non essendo quindi possibile quantificare con esattezza il danno, in tal caso esso va liquidato in via equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c.
In altra decisione, n. 2519 del 23 luglio 2012, l'ABF Collegio di Napoli ha deciso sul ricorso di un uomo riguardante la scorrettezza della condotta della banca che aveva mantenuto la segnalazione in Centrale dei rischi del suo nominativo pur in presenza di un accordo transattivo, puntualmente adempiuto, "a saldo e stralcio" della sua esposizione debitoria. Con il ricorso, si chiede all'Arbitro di ordinare la cancellazione della segnalazione e di riconoscere il diritto al risarcimento del danno patrimoniale subito.
Il Collegio, tuttavia, opta per respingere il ricorso ritenendo che i criteri generali che ispirano la disciplina delle segnalazioni nella Centrale dei rischi impongono all'intermediario, anche in presenza di una definizione transattiva dei crediti classificati a sofferenza e a pagamento eseguito degli stessi, di procedere comunque alla segnalazione dell'esposizione, sebbene limitatamente alla quota parte dell'importo non recuperato, in quanto non coperto dalla transazione. Nel caso di specie, pertanto, l'impegno assunto dalla banca in ordine alla cancellazione della segnalazione non poteva ritenersi esteso anche alla parte dell'esposizione non coperta dalla transazione.
Interessanti le motivazioni addotte dal Collegio di Napoli nella decisione n. 289 del 17 gennaio 2014. Il ricorrente, titolare di una ditta individuale, deduceva di essere stato illegittimamente segnalato a sofferenza in Centrale dei rischi in maniera "automatica" dall'intermediario a causa di un disguido tecnico, poi protrattosi senza alcuna giustificazione. Lamentava pertanto la lesione dei propri diritti di reputazione e il buon nome commerciale essendo la sua ditta individuale una stimata realtà imprenditoriale.
Nonostante la banca abbia ammesso l'anomalia tecnica, per il Collegio il ricorso è infondato: dalle verifiche documentali (le uniche possibili in questo procedimento) emerge che la segnalazione erronea - e quindi illegittima - c'è indiscutibilmente stata, ma risulta concentrata in un arco temporale di due giorni lavorativi (a cavallo del fine settimana).
Il risarcimento del danno non può essere ammesso, atteso che alcun danno reputazionale può essersi verificato in danno del ricorrente, in quanto la segnalazione in centrale rischi aveva natura qualitativa, è perdurata solo per due giorni lavorativi ed è stata immediatamente rettificata, rendendone prontamente edotto il ricorrente. Inoltre, aggiunge l'Arbitro, la contestazione è avvenuta a lunga distanza dall'evento, evidentemente reputato di trascurabile rilievo dallo stesso ricorrente che non ha allegato alcun danno patrimoniale subito, nemmeno sotto un profilo di perdita di chance. Sulla base dei fatti sopra accertati, il Collegio non ritiene sussistere il danno non patrimoniale risarcibile, poiché"non si può ritenere concretizzata una lesione del buon nome del ricorrente di gravità tale da superare, secondo la giurisprudenza in materia, la soglia della risarcibilità (non essendo mai da considerare il danno non patrimoniale in re ipsa e, come tale, risarcibile indipendentemente dalla dimostrazione di concrete conseguenze per il soggetto)".
Per il Tribunale di S. Maria Capua Vetere del 28 maggio 2009 "la Segnalazione alla cd. Centrale Rischi presso la Banca d'Italia non costituisce un fatto automatico e implica una valutazione della banca dovendo il soggetto segnalante verificare se il proprio debitore si trovi in una situazione che induca a ritenere la riscossione del credito a rischio, tenendo conto degli elementi quali la liquidità del soggetto, la sua capacità produttiva e reddituale, la situazione di mercato in cui opera e l'ammontare complessivo del credito, fermo restando che tali elementi non possono integrare da soli i presupposti per la segnalazione laddove la concreta situazione del cliente non crei allarme quanto alla sua generale solvibilità".
La Corte di Cassazione, sentenza del 24 maggio 2010, n. 12626, precisa che il tenore letterale delle Istruzioni rese dalle Banca d'Italia e, segnatamente, l'accostamento che "tali Istruzioni hanno inteso stabilire tra 'stato di insolvenza' (anche non accertato giudizialmente) e 'situazioni sostanzialmente equiparabili' inducano a preferire quelle ricostruzioni che, oggettivamente gemmate (secondo l'espressione che trovasi adoperata in dottrina) dalla piattaforma della norma di cui alla L. Fall., art. 5, hanno tuttavia proposto, ai fini della segnalazione in sofferenza alla Centrale dei Rischi,una nozionelevior rispetto a quella dell'insolvenza fallimentare, così da concepire lo stato di insolvenza e le situazioni equiparabili in termini di valutazione negativa di una situazione patrimoniale apprezzata come deficitaria, ovvero, in buona sostanza, di grave (e non, transitoria) difficoltà economica, senza, cioè, fare necessario riferimento all'insolvenza intesa quale situazione di incapienza, ovvero di definitiva irrecuperabilità; conclusivamente ciò che rileva è la situazione 'oggettiva' di incapacità finanziaria (incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte) mentre nessun rilievo assume la manifestazione di volontà di non adempimento se giustificata da una seria contestazione sull'esistenza del titolo del credito vantato dalla banca".
Il Tribunale di Milano, 28 agosto 2014, evidenzia che "la segnalazione a sofferenza, proprio per il margine di discrezionalità attribuito all'intermediario nella valutazione rispetto ad altre segnalazioni a carattere automatico, richieda all'intermediario un'attenta verifica della situazione di fatto al fine di contemperare l'esigenza di contenimento del rischio creditizio e la tutela dell'interesse privato del soggetto segnalato".
Per il Tribunale di Mantova, 27 maggio 2008, "occorre precisare che la lesione arrecata per effetto dell'illegittima segnalazione è di notevole gravità comportando l'esclusione del segnalato dal credito bancario o comunque la difficoltà se non impossibilità di accedervi e che la banca incorre, in tal caso, nella cd. responsabilità da inesatte informazioni che si connota sia come responsabilità extracontrattuale da fatto illecito ex art. 2043 c.c. sia come responsabilità contrattuale per violazione delle norme di comportamento esistenti tra banca e cliente ai sensi degli artt. 1175, 1374 e 1375 c.c., determinandosi un danno che si ritiene sussistere in re ipsa e che legittima pertanto il diritto al risarcimento senza che incomba sul danneggiato l'onere di fornire la prova dell'esistenza del danno". Ancora, prosegue il Tribunale nella stessa pronuncia: "la lesione del diritto all'immagine e all'onore comporta il risarcimento oltre che del danno patrimoniale, se verificatosi, anche del danno non patrimoniale costituito dalla diminuzione della considerazione della persona da parte dei consociati in genere o di specifiche categorie di essi con le quali il soggetto opera, danno quest'ultimo da liquidarsi in via equitativa ai sensi degli artt. 2056 e 1226 c.c. e che si verifica a seguito dell'inserimento della notizia lesiva per un tempo sufficiente a consentirne la percepibilità da parte di coloro di coloro che hanno accesso alla Centrale Rischi".
La Corte di Cassazione, nella sentenza 6 giugno-9 luglio 2014, n. 15609 in tema di illegittima segnalazione del debitore alla Centrale dei Rischi, ha stabilito che "anche nei confronti dell'ente collettivo è configurabile la risarcibilità del danno non patrimoniale, intesa come qualsiasi conseguenza pregiudizievole di un illecito che, non prestandosi a una valutazione monetaria basata su criteri di mercato, non possa essere oggetto di risarcimento ma di riparazione: allorquando, cioè, il fatto lesivo incida su di una situazione giuridica dell'ente che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona umana garantiti dalla costituzione".
Ancora la Cassazione, sentenza 10 ottobre 2013, n. 23083, evidenzia che "ai fini dell'obbligo di segnalazione che incombe sulle banche, il credito può essere considerato in sofferenza allorché sia vantato nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente o che versino in situazioni sostanzialmente equiparabili, nozione che non si identifica con quella dell'insolvenza fallimentare, dovendosi far riferimento a una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come grave difficoltà economica".
Per il Tribunale di Bari, 8 ottobre 2015, la segnalazione alla Centrale dei rischi è legittima in caso di inadempimento protrattosi nel tempo, "sintomo di una situazione patrimoniale deficitaria e non transitoria, posto che nell'effettuare la segnalazione si prescinde dall'esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti".
Per il Tribunale di Napoli, 12 marzo 2007, "la segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia è equiparabile, ai fini della responsabilità da erronea segnalazione, alla levata del protesto e, pertanto, se illegittima (nella specie per insussistenza dello stato di insolvenza, ovvero di situazione equiparabile) comporta il diritto al risarcimento dei danni".
Il Tribunale di Milano, ordinanza 19 febbraio 2001, relativamente alle segnalazioni illegittime chiarisce che "l'accertamento di una lesione della onorabilità della persona determina in re ipsa anche l'accertamento di un danno risarcibile, da liquidarsi equitativamente indipendentemente dalla prova di un concreto nocumento agli interessi commerciali e patrimoniali del soggetto leso".
L'ingiusta segnalazione alla Centrale Rischi è in grado di provocare a carico del soggetto segnalato un danno personale e patrimoniale, soprattutto per coloro che esercitano un'attività commerciale o imprenditoriale: si palesa un rischio imminente e molto elevato di grave pregiudizio, sia per quanto riguarda l'eventuale revoca degli affidamenti già concessi sia quale causa di preclusione per la concessione di nuove agevolazioni, tanto a titolo personale quanto per le società di riferimento.
Poiché l'apposizione a sofferenza può determinare un tipico effetto negativo, quale l'impossibilità di accedere al reddito bancario, l'attività dell'imprenditore commerciale rischia di non poter procedere con irreparabili pregiudizi.
Sulla base di tali evidenze, la giurisprudenza si è interrogata sulla possibilità di agire in giudizio attraverso il ricorso d'urgenza ex art. 700 c.p.c. , in presenza dei requisiti richiesti dalla norma.
In un primo momento, una corrente giurisprudenziale filobancaria aveva evidenziato l'esistenza di un rimedio cautelare tipico desumibile dal combinato disposto degli artt. 10 e 5 del D.Lgs. 150/2011 (Disposizioni in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione), ritenendo dunque inammissibile il ricorso al procedimento d'urgenza a carattere residuale per reagire a violazioni del Codice della privacy, quale l'erronea o scorretta segnalazione a sofferenza del proprio nominativo nella Centrale rischi della Banca d'Italia.
In realtà, chi agisce per ottenere la sospensione o la cancellazione del proprio nominativo dalla centrale rischi"si duole non delle modalità con cui i dati relativi all'insolvenza siano stati raccolti, trasmessi o gestiti ma ancora e più semplicemente dell'assenza dei presupposti di fatto che legittimano la segnalazione alla Centrale Rischi. Ciò che viene in rilievo quindi è una violazione del precetto delneminem laedere, non una violazione delle modalità di trattamento dei dati" (Tribunale di Verona, 18 marzo 2013).
Questa violazione andrebbe tutt'al più ricondotta nell'alveo della responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c. in quanto si sostanzia in una carenza dei presupposti di fatto che avrebbero giustificato la segnalazione.
L'attuale giurisprudenza è ormai consolidata nel ritenere pacificamente ammissibile il ricorso alla tutela d'urgenza ex art. 700 c.p.c. per poter ottenere in tempi rapidi la cancellazione del nominativo illegittimamente segnalato.
In queste situazioni il "periculum in mora" (per una misura cautelare) va rintracciato nel rischio del segnalato a vedersi revocare affidamenti necessari presso altri istituti di credito allarmati dalla presunta insolvenza, oppure nel pregiudizio alla reputazione determinato dall'inserimento nella "blacklist", con inevitabili conseguenze nei rapporti futuri.
Più l'iscrizione resta in piedi, più l'esposizione pregiudizievole aumenta: di fronte ad un pregiudizio imminente e irreparabile, che coinvolge diritti aventi caratteristiche non esclusivamente patrimoniali, il tempo occorrente per adire le vie ordinarie potrebbe rivelarsi eccessivo.
Il cd. "fumus bonis iuris" (apparenza di un buon diritto), invece, sarebbe rappresentato, nell'esaminata situazione, dall'assenza dei presupposti legittimanti la segnalazione (versare in uno stato d'insolvenza o situazione equiparabile), evidenza che andrà provata dal ricorrente.
La tutela cautelare, nel contesto descritto, si pone come necessaria stante anche la mancanza, a differenza di quanto sostenuto da previgente giurisprudenza, di altro rimedio cautelare tipico in tal senso.
Lucia Izzo - Diritto e Contenzioso Bancario
Nº pagine viste 625716

References: art. 2043
 Cass. 
 sentenza 
 art. 5
 art. 2043
 sentenza 
 sentenza 
 art. 700
 art. 2043
 art. 700