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Timestamp: 2018-12-18 22:20:53+00:00

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PPT - D. Franchin*, R. Paganoni*, B. Pesenti*, G.Luzzana*, E. Salamone** PowerPoint Presentation - ID:5622073
D. Franchin*, R. Paganoni*, B. Pesenti*, G.Luzzana*, E. Salamone** PowerPoint Presentation
D. Franchin*, R. Paganoni*, B. Pesenti*, G.Luzzana*, E. Salamone**
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SETTIMANA EUROPEA PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUL LAVORO 18-22 ottobre 2004. “Ambienti di lavoro liberi dal fumo…di tabacco” DESCRIZIONE E PRIMI RISULTATI DI UN PROGETTO PILOTA DELL’ASL DI BERGAMO. D. Franchin*, R. Paganoni*, B. Pesenti*, G.Luzzana*, E. Salamone**
SETTIMANA EUROPEA PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUL LAVORO 18-22 ottobre 2004
“Ambienti di lavoro liberi dal fumo…di tabacco”DESCRIZIONE E PRIMI RISULTATI DI UN PROGETTO PILOTA DELL’ASL DI BERGAMO
*Dipartimento di Prevenzione, **Dipartimento delle Dipendenze,
Inclusione in maniera organica della Promozione della Salute tra i compiti dei Servizi Sanitari Aziendali
La lotta al tabagismo come primo programma di promozione della salute
Formazione dei medici competenti sul minimal advice/counselling antifumo (secondo le linee guida ISS)
Offerta di corsi per smettere di fumare da parte dell’ASL alle Aziende (con costi a carico di quest’ultime)
Ruolo promozionale del Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro
Interdisciplinarietà dell’intervento “sanitario”
Aziende del progetto
ABB T&D, 600 dipendenti, ref. Sig. Bertoncello;
BREMBO, 2700 dipendenti, ref. -Ing. Signori;
TENARIS DALMINE, 3000 dipendenti, ref. Sig. Ferrari;
FONDERIE MAZZUCCONI, 400 dipendenti, ref. Ing. Rota;
SAME TRATTORI, 1350 dipendenti, ref. Sig. Giavarini;
Dato comune a tutte le aziende
Elevata numerosità degli addetti
Disponibilità a collaborare con l’ASL su specifici progetti
Costante (o molto frequente) presenza del medico competente nei luoghi di lavoro
Aziende leader per gestione prevenzione e sicurezza
Obbiettivi generali del progetto
Contribuire a formare una cultura aziendale che consideri il rischio “fumo di tabacco” alla stregua degli altri rischi “specifici” presenti nei luoghi di lavoro.
Ridurre la prevalenza di fumatori e di esposti a fumo passivo nei luoghi di lavoro
Creare un modello sinergico (ASL e Aziende) di intervento nei luoghi di lavoro
Aumentare le zone smoke-free all’interno dei luoghi di lavoro fino al raggiungimento (ed eventuale certificazione) di aziende smoke free.
Stimolare l’introduzione organica delle attività per la disassuefazione dal fumo di tabacco tra gli obbiettivi dei Servizi Aziendali di Prevenzione e Protezione anche coinvolgendo i Medici Competenti
Peculiarità del contesto lavorativo in rapporto alle azioni di promozione della salute
L’abitudine tabagica è un comportamento;
I comportamenti sono poco modificati dalla circolazione delle informazioni ma risentono essenzialmente di determinanti di tipo relazionale;
I luoghi di lavoro sono teatro di fenomeni relazionali di diversa natura, prolungati e spesso di rilevante intensità;
I luoghi di lavoro sono quindi contesti adatti per progetti finalizzati alla modifica di comportamenti ed abitudini a rischio.
La IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, con sede a Lione) classifica il fumo attivo e passivo tra i cancerogeni di gruppo 1: agente sicuramente cancerogeno per l’uomo. (IARC Monographs – Vol. 83 – June 2002)
3,5 milioni di decessi/anno nel mondo imputabili al fumo di tabacco.
In Italia le morti attribuibili al fumo sono circa 90.000/anno.
L’OMS attribuisce al fumo il 93% dei tumori polmonari, l'83% delle bronchiti croniche e degli enfisemi polmonari e il 23% degli incidenti cardiovascolari.
Il 30% circa di tutti i decessi per neoplasia è associato al fumo di tabacco
Chi fuma ha solamente il 42% di probabilità di raggiungere i 73 anni di età, contro il 78% di chi non fuma.
I tassi di mortalità nei fumatori tra i 45 e i 60 anni di età sono doppi rispetto a quelli della popolazione generale della stessa età.
Fumo passivo al terzo posto, dopo il fumo attivo e l’alcool, tra le cause prevenibili di morte.
Nei fumatori passivi aumenta del 20-30% il rischio di ammalare di K polmonare
Il fumo :
Rappresenta un rischio diretto per fumatori attivi e passivi: sono oltre 4000 le sostanze tossiche o cancerogene o mutagene contenute nel fumo di tabacco.
potenzia altri fattori di rischio: dà soppressione delle difese polmonari e aumenta la vulnerabilità nei confronti degli altri rischi presenti (polveri, tossici inalabili, agenti biologici, amianto, radon, ecc.)
veicola altri fattori di rischio (piombo, PTFE, sostanze imbrattanti mani o guanti, i piani di lavoro su cui si appoggia la sigaretta, ecc.)
inoltre negli ambienti di lavoro
è un fattore di distrazione: può distogliere l’attenzione favorendo gli infortuni e gli errori nelle lavorazioni
può causare aumento della conflittualità interna tra lavoratori fumatori e non fumatori
è fattore di confondimento per l’attribuzione corretta del nesso eziologico nelle malattie professionali (BPCO, K polmonare, K vescicale, ecc), nelle azioni di monitoraggio biologico (CO, IPA) e negli studi epidemiologici
In base alle evidenze scientifiche (Jeffery RW, 1993 ; Ryan J, 1996)
Nei luoghi di lavoro dove vengono promosse iniziative per laPROMOZIONE DELLA SALUTE(con maggior efficacia per i programmi attivi per la cessazione dal fumo) si riducono gli infortuni e le assenze per malattia, con NOTEVOLI BENEFICI ECONOMICI(anche nel breve termine)PER LE AZIENDE e la COLLETTIVITA’.
altre evidenze utili per l’intervento
Favorire la cessazione del fumo è conveniente in termini di costo-efficacia: bassi costi per anno di vita guadagnato se paragonato ad altri interventi sanitari;
Il 70% dei fumatori vorrebbe smettere ma il tasso di cessazione spontaneo (quelli che ce la fanno da soli) è pari al 2.75%;
Un breve intervento mirato (minimal advice) da parte di personale sanitario raddoppia il tasso di cessazione spontanea. Un ulteriore incremento si ha utilizzando la terapia sostitutiva nicotinica e/o bupropione.
Il 30-40% dei partecipanti ai corsi per smettere risulta astinente dopo un anno.
La motivazione normativa
Titolo VII delD.Lgs 62694, così come modificato dalD.Lgs 25/2002:
il fumo di sigaretta rientra nella definizione diagente chimico pericoloso(art.72-ter, comma 1, numero 3) quindi il datore di lavoro:
nevaluta preliminarmentela presenza e i rischi per la salute dei lavoratori;
deveeliminare o ridurreal minimo i rischi derivanti dalla presenza di fumo nei luoghi di lavoro;
indica nella valutazione dei rischi lemisure preventive e protettivegenerali o specifiche, tra le quali la riduzione al minimo del numero dei lavoratori esposti;
NB: sono previste sanzioni penali per violazione degli obblighi su indicati
Art. 32 : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività ……..”
Art. 41:”L’iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…..”
Art. 2087:”L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
STATUTO DEI LAVORATORI (L.300/70)
Art. 9 : “I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità “.
DPR 303/56 NORME GENERALI SULL’IGIENE DEL LAVORO
Art. 9: nei luoghi di lavoro chiusi è necessario far si che i lavoratori “dispongano di aria salubre in quantità sufficiente, anche ottenuta con impianti di aerazione”.
D.LGS. 626/94 (attuazione di direttive europee riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori)
Art. 3 (misure generali di tutela): “eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e, ove ciò non è possibile, loro riduzione al minimo”
Art. 4, commi 1 e 2 : Il datore di lavoro
- valuta tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori (fumo passivo incluso),
- adotta le misure necessarie per il loro contenimento.
D.P.R. 27 APRILE 1955, N. 547, articolo 34: Divieto specifico di fumare in relazione al pericolo d’incendio.
Nelle aziende o lavorazioni in cui esistono pericoli specifici d’incendio:
. è vietato fumare …
le aziende, di cui all'elenco contenuto nel D.M. 16/2/82, soggette all’obbligo del Certificato prevenzione incendi rilasciato dal Comando VV.FF.;
le aziende che impiegano prodotti etichettati come infiammabili.
D.LGS. 626/94,Artt. 64, 65, 80: Divieto di fumare in presenza di rischi da agenti cancerogeni e biologici
D.LGS. 277/91, art.28: divieto di fumare nelle attività lavorative con rischio di esposizione a piombo o ad amianto
CASO PARIBAS - Tribunale di Milano marzo 2002
Morte di lavoratrice asmatica esposta a fumo passivo.
Condanna di datore di lavoro e preposto per omicidio colposo per non aver garantito un controllo sul rispetto del divieto di fumo e per non aver adottato alcun provvedimento disciplinare a carico dei singoli lavoratori tabagisti.
Fine 2002: prima presentazione del progetto alla comunità;
Gennaio-Febbraio 2003: reclutamento delle Aziende partecipanti; prime riunioni di prevenzione aziendali sul tema e incontri con le rappresentanze sindacali
Marzo-Maggio 2003: assemblee di sensibilizzazione nelle aziende;
Giugno 2003: formazione specifica dei medici competenti sulle linee guida dell’ISS e loro applicazione nei luoghi di lavoro;
Luglio 2003: inizio corsi per smettere di fumare;
Autunno 2003: introduzione del divieto di fumo.
regolamentazione dei divieti
promozione della disassuefazione
Le prime 3 fasi sono state attuate in tutte le aziende.
Ciascuna azienda ha caratterizzato l’intervento con delle peculiarità sia per quanto attiene alla strategie intra-aziendali per la creazione del consenso, che per l’introduzione del divieto di fumo (graduale per zone o generalizzato)
Fase di creazione del consenso
Favorire la presa di coscienza delle direzioni aziendali e dei lavoratori sul rischio legato al fumo di tabacco:
pubblicizzazione dell’iniziativa nella comunità (associazioni datoriali e sindacali in primis);
creazione del consenso intraaziendale: incontro tra la direzione aziendale, l’RSPP, il Medico competente e gli RLS;
sensibilizzazione di tutti i lavoratori mediante incontri ad hoc;
Azioni per la creazione del consenso: ruolo dell’ASL
Il progetto è stato presentato e approvato dalla Commissione Provincialeex art. 27 D.Lgs 626/94 (Associazioni datoriali, Associazioni sindacali, ASL, UOOML, D.P.L., INAIL).
Riproposto alla V Giornata Nazionale di Informazione sulla Promozione della Salute nei Luoghi di Lavoro,
e in un seminario monotematico presso l’Unione degli Industriali di Bergamo (relazioni su descrizione del progetto & fumo e rischio infortunistico).
Interessamento dei mass-media: trasmissione televisiva locale dedicata (Bergamo TV) e alcuni articoli sull’Eco di Bergamo.
Azione di richiesta di sostegno all’iniziativa da parte della direzione del servizio PSAL alleOOSS.
Azioni di creazione del consenso dentro le aziende:
Riunioni di prevenzione ex art.11 D.Lgs.626/94 (direzione aziendale, RSPP, RLS, medico competente): condivisione del progetto ed elaborazione di un programma di interventi vincolante.
Informazione a tutti i lavoratori (bacheca, busta paga, ecc.)
Programmazione di più assemblee di sensibilizzazione con intervento di un medico del lavoro consulente dell’Unione Industriali
Fase di regolamentazione dei divieti
Applicazione del divieto di fumo in azienda ed eventuale individuazione delle aree in cui sia consentito fumare;
Disposizione di segnaletica e posacenere all’ingresso delle aree smoke-free;
Definizione delle regole, delle responsabilità e delle modalità di controllo del rispetto dei divieti;
Fase di promozione della disassuefazione
Formazione dei medici competenti aziendali
Offerta di corsi di disassuefazione da parte dall’ASL (Dpto delle Dipendenze) ai dipendenti intenzionati a smettere;
Contenuti cognitivi per la formazione dei Medici Competenti
Rischi derivanti dal fumo di tabacco attivo e passivo, in generale e nei luoghi di lavoro.
Nozioni sulla dipendenza fisica e psicologico-comportamentale del fumatore.
Conoscenze sulla teoria degli stadi motivazionali, sec. Di Clemente e Prochaska, per effettuare un intervento antifumo efficace.
Nozioni sulla terapia sostitutiva nicotinica e sul bupropione.
Perché è vantaggioso (cost/effective) far smettere di fumare (J Respir Dis vol 19, 1998)
situazione iniziale consiglio del medico tempo/medico
100 fumatori
per pz (3.33 ore/anno)
2,5/anno smettono
2,5 in più smettono
Uno di qs eviterà
correlata al fumo
guadagno:15-20 anni
di aspettativa di vita
3.33 ore/anno
Azioni previste a carico del medico competente
Rilevazione iniziale e poi annuale della prevalenza di fumatori;
Minimal advice/counselling : Ask, Advise, Assess, Assist, Arrange a tutti i lavoratori nel corso delle visite mediche;
Somministrazione del test di FagerstrÖm (dipendenza) e di Mondor (motivazione) e rilevazione della disponibilità a partecipare ai corsi di disassuefazione.
Funzione di riferimento per i lavoratori intenzionati a smettere e per coloro a rischio di ricaduta (consigli comportamentali, dietetici ed eventualmente farmacologici in accordo con i medici di fiducia) – funzione che è conveniente indicare in ambulatorio e in bacheca tramite avvisi.
E’ importante che il medico si proponga in ambito lavorativo come non fumatore: il medico che fuma vanifica le campagne di educazione sanitaria (non solo contro il fumo);
Inoltre ai medici aziendali sono stati fornite:
Copia delle “Linee guida cliniche….” dell’ISS;
Copia della pubblicazione “Il trattamento del Tabagismo” della Regione Lombardia
Copia della guida “Come aiutare i pazienti a smettere di fumare” ed degli opuscoli per fumatori redatti dal Centro per l’Educazione alla Salute della Regione Veneto;
Copia delle slides utilizzate per la formazione;
Definizione degli indicatori per le azioni sanitarie
Numero di cartelle sanitarie individuali che riportano la posizione del dipendente nei confronti del fumo sul totale delle cartelle.
Numero di fumatori di cui si conosce l’esito del test di FagerstrÖm e/o Mondor sul totale dei fumatori .
Numero degli accessi all’ambulatorio per il problema fumo.
Numero di partecipanti ai corsi per smettere di fumare sul totale dei fumatori.
prevalenza di fumatori ad inizio e fine intervento (rilevazione annuale) ;
Percentuale di astinenti tra i partecipanti ai corsi ad un anno;
Percentuale di fumatori che hanno ridotto il numero di sigarette fumate
ALTRI INDICATORI POSSIBILI
n° segnalazioni di violazione dei divieti/trimestre;
variazioni degli indici infortunistici e dell’assenteismo per malattia;
Fase di valutazione ed evoluzione
Valutazione delle criticità ed estensione del modello, riveduto e corretto, in altre aziende.
Elaborazione di linee guida di intervento.
Inserimento dei corsi per smettere di fumare tra le attività offerte alle aziende interessate (formare più operatori)
Ridefinizione dei parametri utili ad una eventuale certificazione smoke-free
Risultati (alla data odierna)
Il fumo viene considerato come gli altri rischi occupazionali
È stato attuato in maniera condivisa il divieto di fumo nei luoghi di lavoro e individuate le aree riservate ai fumatori (tettoie esterne, salette aspirate a norma di DPCM 23.12.2003)
Gli 8 medici aziendali formati applicano l’intervento clinico minimo ai lavoratori nel corso della sorveglianza sanitaria
I corsi per smettere di fumare sono uno strumento conosciuto e utilizzato dalle aziende
Effetti “collaterali” del progetto
Seminario di aggiornamento sull’applicazione delle linee guida ISS per circa 30 medici specializzandi e neo specialisti presso la Scuola di Medicina del Lavoro dell’Università di Brescia, diretta dal Prof. Alessio.
Programmazione di una serata di aggiornamento alla Associazione bergamasca dei medici competenti (100 iscritti).
Istituzione “de facto” di uno sportello informativo per le aziende sul fumo di tabacco e luoghi di lavoro.
Sensibilizzazione sul fumo dei principali attori del contesto produttivo bergamasco (unione industriali, piccole imprese, comitati paritetici, OOSS). Ottima collaborazione per S&V2004.
Stimolo a introdurre la formazione sull’applicazione delle linee guida anche tra i MMG.
I corsi di disassuefazione
10 incontri di 90’ (2/settimana) con psicologo, medico, IP (in orario di lavoro)
costo del corso 2200 € (piccola quota in carico ai partecipanti)
4 corsi di disassuefazione tenuti in 2 aziende
75% di astinenti al termine dei corsi
Effetto “alone” dei corsisti su colleghi di lavoro
Previsto follow-up sui partecipanti da parte dei MC ad un anno: si auspica una maggiore efficacia rispetto alla popolazione generale per il perdurare del mutuo-aiuto tra i corsisti e per la costante presenza di personale medico disponibile e formato
Indagine conoscitiva in un’azienda (customer satisfaction)
303 dipendenti partecipanti alle assemblee di sensibilizzazione (grazie alle OOSS).
Somministrazione di questionari sull’abitudine al fumo e sul gradimento delle iniziative aziendali/ASL antifumo.
240 questionari raccolti (79% dei partecipanti).
Suddivisione per abitudine al fumo (N=240)
Test di FagerstrÖm (N=73)
Intenzione di smettere (N=73)
Test di Mondor (N=62)
Soddisfazione per l’iniziativa (N=240)
Fumo: problematica da discutere in Azienda?(N=240)
L’azienda deve tutelare i non fumatori e aiutare i fumatori a smettere ? (N=240)
Compiti del medico di Sanità Pubblica
Favorire il processo di attivazione delle risorse(locali, nazionali, ecc.) per risolvere i maggiori problemi di salute che riguardano le comunità(Detels R. 1991)
Le soluzioni ai problemi (già conosciuti) possono essere trovate attraverso l’analisi della letteratura e l’applicazione di interventi già validati o il loro adattamento a contesti specifici(Alfieri R. 1996)
È quello che abbiamo cercato di fare…….
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References: Art. 32

Art. 41

Art. 2087

Art. 9

Art. 9

Art. 3

Art. 4
 articolo 34
 art.28
 art. 27
 art.11