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Timestamp: 2018-03-23 20:42:39+00:00

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Art. 724 codice civile - Collazione e imputazione - Brocardi.it
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Articolo 724 Codice civile
Collazione e imputazione
Dispositivo dell'art. 724 Codice civile
I coeredi tenuti a collazione [747 c.c.], a norma del capo II di questo titolo [737 ss. c.c.], conferiscono tutto ciò che è stato loro donato (1).
Ciascun erede (2) deve imputare alla sua quota le somme di cui era debitore verso il defunto e quelle di cui è debitore verso i coeredi in dipendenza dei rapporti di comunione (3).
(1) Il conferimento può avvenire in natura, ossia restituendo alla massa il bene ricevuto in donazione, o per equivalente, corrispondendo una somma di denaro pari al valore del bene al tempo dell'apertura della successione.
(2) Anche il legittimario pretermesso che abbia vittoriosamente esperito l'azione di riduzione (v. art. 553 del c.c.).
(3) Il valore della quota del coerede debitore viene, dunque, ridotto per un valore corrispondente all'importo del debito.
La collazione serve ad evitare disparità di trattamento tra coeredi: nell'ipotesi in cui alcuni tra questi abbiano già ricevuto dei beni dal de cuius in vita, di tali donazioni si ritiene di doverne tener conto ai fini della formazione della quota.
L'imputazione consente, invece, di evitare che un erede riceva la propria quota e si renda, successivamente, inadempiente rispetto ai debiti che ha con la massa ereditaria.
347 E' stato osservato che l'ultimo comma dell'art. 261 del progetto, il quale faceva obbligo ai coeredi di dichiarare le liberalità soggette a collazione, era formulato in modo incerto, sì da far sorgere dubbi sul carattere giuridico di un tale obbligo. E' stato perciò proposto di modificare la formula, imponendo al notaio il dovere di ammonire i coeredi dell'obbligo che hanno di dichiarare le liberalità ricevute. Mi sono reso conto di tali dubbi, ma ho creduto (art. 724 del c.c.) più conveniente sopprimere il comma, perché superfluo. Infatti, poiché i coeredi, in base ai primi due commi dell'articolo, sono tenuti alla collazione e all'imputazione sulle loro rispettive quote delle somme dovute al defunto, l'obbligo della dichiarazione nulla aggiunge alla situazione giuridica sorgente dalle norme precedenti. Quanto all'art. 262 del progetto, concernente il ristabilimento dell'eguaglianza delle quote mediante la facoltà dei coeredi di prelevare dalla massa ereditaria i beni in proporzione delle rispettive quote, allorché un erede non conferisca in natura i beni donatigli o abbia dei debiti da imputare, ho chiarito, introducendo un emendamento propostomi nel corrispondente art. 725 del c.c., che i debiti di cui si tratta sono i debiti verso l'eredità, dei quali parla il secondo comma del precedente art. 724.
Massime relative all'art. 724 Codice civile
Cass. n. 3932/2016
I beni oggetto di trasferimento a titolo oneroso (anche se a favore del coerede) sono soggetti a collazione ereditaria solo se sia accertata la natura simulata del relativo atto dispositivo in accoglimento di un'apposita domanda formulata in tal senso dal coerede che chiede la divisione. In tal caso il "dies a quo" del termine di prescrizione dell'azione di simulazione varia in rapporto all'oggetto della domanda: se questa è proposta dall'erede quale legittimario, facendo valere il proprio diritto alla riduzione della donazione (che si asserisce dissimulata) lesiva della quota di riserva, il termine di prescrizione decorre dal momento dell'apertura della successione; mentre se l'azione sia esperita al solo scopo di acquisire il bene oggetto di donazione alla massa ereditaria per determinare le quote dei condividenti e senza addurre alcuna lesione di legittima, il termine di prescrizione decorre dal compimento dell'atto che si assume simulato, subentrando in tal caso l'erede, anche ai fini delle limitazioni probatorie ex art. 1417 c.c., nella medesima posizione del "de cuius".
Cass. n. 20633/2014
Qualora la donazione di danaro fatta in vita dal "de cuius" sia dichiarata nulla, la relativa somma diviene oggetto di un credito dal "de cuius" verso l'erede donatario, alla cui quota la somma stessa deve essere imputata, a norma dell'art. 724, secondo comma, cod. civ.
Cass. n. 12830/2013
L'istituto della collazione, limitato al conferimento nella massa ereditaria delle donazioni non contenenti espressa dispensa, è incompatibile con la divisione con la quale il testatore abbia ritenuto effettuato, ai sensi dell'art. 734 cod. civ., la spartizione dei suoi beni (o di parte di essi), distribuendoli mediante l'assegnazione di singole e concrete quote ("divisio inter liberos"), evitando così la formazione della comunione ereditaria e, con essa, la necessità di dar luogo al relativo scioglimento, in funzione del quale soltanto si giustificherebbe il conferimento nella massa previsto dagli artt. 724 e 737 cod. civ.
Cass. n. 25646/2008
Nel giudizio di divisione ereditaria, la collazione per imputazione nella quale il giudice, a norma degli artt. 724 e 725 c.c., imputa alla quota del coerede le somme di denaro delle quali il medesimo sia debitore verso gli altri coeredi, per poi disporre, a favore dei condividenti che siano creditori a tale titolo, il prelievo di beni dalla massa in proporzione delle rispettive quote non comporta una divisione parziale dell'eredità, bensì realizza un'attività di carattere meramente prodromico alle attività strettamente divisionali che non determina lo scioglimento anticipato della comunione ereditaria.
Cass. n. 5092/2006
Ai sensi dell'art. 724, secondo comma, c.c., il coerede debitore del de cuius, al fine di assolvere alla propria obbligazione, deve conferire alla massa l'intero debito, imputandolo alla sua quota, e non anche pagare direttamente agli altri coeredi, che ne abbiano fatto richiesta, in proporzione alle quote loro spettanti.
Cass. n. 3617/1987
Dal combinato disposto del secondo comma dell'art. 724 e del primo comma dell'art. 725 c.c. si evince che nel giudizio di divisione, il giudice, prima della formazione delle singole porzioni, deve imputare alla quota del coerede le somme di danaro delle quali il medesimo sia debitore verso gli altri coeredi in dipendenza dei rapporti di comunione e poi disporre, a favore dei condividenti che siano creditore a tale titolo, il prelievo di beni dalla massa in proporzione delle loro rispettive quote, ripartendo infine i beni ereditari residui tra i partecipanti alla comunione.
Cass. n. 398/1985
Con riguardo a divisione ereditaria allorquando i crediti e i debiti tra coeredi derivano dallo stato di comunione ereditaria, l'imputazione di essi allo scopo di assicurare il soddisfacimento delle ragioni creditorie, mediante il prelevamento dei beni dalla massa ereditaria nell'ambito delle operazioni divisionali, pur facendo parte del procedimento divisorio, non si identifica con la divisione vera e propria dei beni oggetto dei prelevamenti stessi, con la conseguenza che, al fine di accertare se le porzioni corrispondano alle rispettive quote ereditarie, occorre fare sempre riferimento al valore dei beni al momento della divisione e non a quello dell'apertura della successione.
Cass. n. 1100/1977
La domanda del coerede di detrazione, dalla massa ereditaria dividenda, dell'imposta di successione da lui anticipata - afferisca il tributo alla parte del bene che egli dovrebbe conferire per effetto della collazione (nel qual caso trattasi di domanda di rimborso a norma dell'art. 748, secondo comma, c.c.) ovvero all'intera porzione dei coeredi (nel qual caso trattasi, invece, di domanda di rivalsa a norma dell'art. 754, primo comma, c.c.) - non è necessariamente conseguenziale alla domanda di divisione e, come tale, non può ritenersi con essa proposta per implicito, ma richiede, fin dall'origine, un'autonoma e chiara proposizione, giacché l'ipotesi dell'ultima parte del secondo comma dell'art. 724 c.c. ricorre allorché un coerede sia debitore verso un altro in dipendenza dei rapporti di comunione ereditaria, vale a dire per debiti derivanti dalla gestione della comunione stessa, non anche quando - come nelle indicate ipotesi di ripetizione - la successione ereditaria (con o senza comunione) costituisca soltanto l'occasione per il sorgere di debiti fra coeredi.
Cass. n. 1221/1969
È consentito al coerede debitore di estinguere il debito verso l'eredità o verso la gestione della comunione ereditaria, mediante pagamento in valuta, anziché mediante imputazione, ove ciò avvenga prima della formazione delle porzioni ereditarie.
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References: Articolo 724

Articolo 724
 art. 553
 art. 725
 art. 724

Cass. 
 art. 1417

Cass. 

Cass. 

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Cass. 

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