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Timestamp: 2020-04-05 04:09:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2056 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2056 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. trib., 27/01/2017, (ud. 14/10/2016, dep.27/01/2017), n. 2056
sul ricorso 650/2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 135/2009 della COMM. TRIB. REG. della EMILIA
ROMAGNA, SEZ. DIST. di PARMA, depositata il 17/12/2009;
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, avverso la sentenza con la quale la Commissione tributaria regionale della Emilia Romagna, sezione distaccata di Parma, rigettando l’appello proposto dall’Ufficio, ha riconosciuto a M.S., esercente la professione di architetto, il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni 2003 e 2004.
Il giudice d’appello ha rilevato che non ricorrevano i presupposti per l’assoggettabilità all’IRAP del contribuente, libero professionista che prestava la propria attività senza l’utilizzo di personale dipendente e con modesto apporto di beni strumentali.
Con i due motivi di ricorso che, pur evocando distinti parametri normativi (art. 360 c.p.c., n. 3, art. 360 c.p.c., n. 5), possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi, si censura la sentenza impugnata per non avere il giudice di appello adeguatamente valutato i dati risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, i quali attestavano che, negli anni di imposta in contestazione, il contribuente aveva corrisposto a terzi importi significativi per prestazioni afferenti la propria attività professionale, sicchè doveva ritenersi sussistente, nella specie, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini dell’assoggettamento del professionista ad IRAP.
La motivazione della sentenza impugnata in merito alla sussistenza del presupposto impositivo dell’IRAP, dopo alcune enunciazioni di ordine generale sui caratteri dell’imposta, si risolve nell’affermazione secondo cui non dispone di una autonoma organizzazione “il libero professionista che presti la propria attività personale, senza l’utilizzo di personale dipendente nonchè senza l’apporto di capitali o con un modesto apporto di beni strumentali, come avvenuto nel caso concreto”.
In tale motivazione, del tutto generica e priva di specifici riferimenti alla fattispecie concreta, la C.T.R. non ha espresso alcuna considerazione in merito alle specifiche deduzioni formulate dall’Agenzia delle Entrate, che aveva evidenziato che il contribuente aveva sostenuto spese per compensi corrisposti a terzi, pari ad Euro 22.637,00 per l’anno 2003 ed Euro 12.668,00 per l’anno 2004. La motivazione della sentenza impugnata non consente, dunque, di individuare i fatti ritenuti giuridicamente rilevanti in ordine alla affermata insussistenza del presupposto impositivo dell’IRAP, non evidenziando gli elementi considerati o i presupposti della decisione ed impedendo così ogni controllo sul percorso logico-argomentativo seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento.
Il ricorso va dunque accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Emilia Romagna, sezione distaccata di Parma, in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Emilia Romagna, sezione distaccata di Parma, in diversa composizione.

References: Sentenza 
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 art. 360
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