Source: https://www.nascitacostituzione.it/02p1/02t2/034/art034-021.htm
Timestamp: 2019-02-16 00:08:06+00:00

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La nascita della Costituzione - Articolo 34 - 30 aprile 1947
Esaurito nella seduta di ieri lo svolgimento degli emendamenti all'articolo 28, chiedo alla Commissione di esprimere su di essi il suo parere.
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. Onorevoli colleghi, all'articolo 28 sono stati presentati 28 emendamenti. Risponderò a ciascuno di essi, raggruppandoli possibilmente per ordine di materia.
Premetto che in linea di massima mi dichiaro contrario a tutti gli emendamenti, non solo perché ritengo migliore la formulazione del progetto, ma anche perché — secondo il pensiero quasi unanime della Commissione — le sostituzioni finora approvate hanno modificato in peggio il testo da noi proposto.
Sulla base di queste osservazioni di carattere generale, prendo subito in esame il seguente emendamento, dell'onorevole Mazzei:
«L'insegnamento inferiore, impartito per almeno otto anni, è obbligatorio e gratuito.
«La Repubblica assicura agli allievi meritevoli, privi di mezzi, la possibilità di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione mediante borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze da conferirsi per concorso».
L'emendamento dell'onorevole Mazzei non solo in ordine di data è stata presentato per il primo, ma ha diritto ad essere preso in considerazione subito anche per il fatto che con esso si chiede di sostituire addirittura per intero l'articolo 28.
Faccio osservare all'onorevole Mazzei che in fondo il corpo del suo emendamento è uguale, salvo la forma, a quello che è il contenuto dell'articolo presentato dalla Commissione, ad eccezione di due punti: l'onorevole Mazzei vuole sopprimere la prima parte, la prima proposizione dell'articolo 28, là dove si dice: «La scuola è aperta al popolo». Se l'onorevole Mazzei ha letto i verbali che hanno portato la Sottocommissione alla conclusione che si esprime in questa formula, si darà ragione dei motivi per i quali questa formula è stata adottata, e anche dei motivi per i quali io mi onoro di insistere dinanzi all'Assemblea, perché questa formula stessa venga approvata. Noi abbiamo ritenuto, cioè, di fare un'affermazione di carattere generale, sintetica, propria di una Costituzione: affermazione secondo la quale si dica che la scuola è aperta a tutti, ossia aperta al popolo. Per questa ragione insistiamo sulla nostra formula.
Così pure l'emendamento dell'onorevole Mazzei differisce dal testo del progetto là dove non fa distinzione fra gli alunni che provengono da scuole private e quelli che provengono da scuole statali. L'Assemblea, già in sede dell'articolo 27, ha modificato la formula che era contenuta in quell'articolo e che riguardava le scuole parificate, il che potrebbe anche dar ingresso all'emendamento dell'onorevole Mazzei. Sennonché qui si tratta soltanto di una modifica formale. Infatti l'Assemblea col suo voto recente ha creduto di preferire: «scuole non statali» alla formula «scuole parificate».
Ha cambiato cioè soltanto la dizione; la sostanza quindi delle ragioni per cui noi insistiamo sull'ultima parte di questo articolo proposto dalla Commissione è anche quella secondo cui noi desideriamo che le provvidenze stabilite dall'articolo siano messe a disposizione di tutti gli alunni meritevoli, da qualunque scuola essi provengano.
L'onorevole Tumminelli ha anch'egli presentato un emendamento sostitutivo dell'intero articolo 28. Tale suo articolo sostitutivo si divide per la verità in due parti, con contenuto rispettivamente diverso. La prima parte, quella cioè che consiste nei tre primi commi, ci sembra che, per il suo contenuto, sia già compresa nella formula presentata dalla Commissione. Anche l'onorevole Tumminelli quindi, allo stesso modo dell'onorevole Mazzei, propone la soppressione della prima parte dell'articolo 28 ed io debbo dare all'onorevole Tumminelli la stessa risposta data poc'anzi all'onorevole Mazzei.
La seconda parte di questo suo emendamento, onorevole Tumminelli, non mi pare che sia più il caso di discuterla. Infatti, il concetto in esso contenuto ha già formato oggetto di discussione e, in parte, di approvazione allorquando abbiamo deliberato, ieri, sull'articolo 27.
Segue un altro emendamento sostitutivo dell'articolo 28, proposto dall'onorevole Bruni; il quale, in una formula assai apprezzabile perché molto sintetica, vorrebbe sostituire il nostro testo con una dichiarazione di carattere generale la quale escluda ogni riferimento di carattere particolare compreso nel nostro articolo.
Ma noi riteniamo che le ragioni che ci hanno indotto alla nostra formula siano tali da non poter accedere a quella dell'onorevole Bruni, anche se assai commendevole ed apprezzabile.
Gli onorevoli Bosco Lucarelli, Rodi e Marconi hanno proposto ciascuno un identico emendamento che consiste nel sostituire all'espressione da noi proposta «La scuola è aperta al popolo», l'altra: «La scuola è aperta a tutti».
Io personalmente sono favorevole a questo emendamento, perché mi pare che dire «tutti» specifichi in modo più concreto il concetto della legge, nel senso che esaurisce in termini più esatti quello che noi vogliamo dire allorquando, con la formula nostra, parliamo di scuole aperte al popolo.
Se pertanto gli onorevoli proponenti vi insisteranno, noi vedremo volentieri l'Assemblea seguire la loro proposta.
Gli onorevoli Bianchini Bianca, Titomanlio Vittoria e Gortani hanno presentato un emendamento sostitutivo del secondo comma dell'articolo 28. Tale comma, nella formula da noi proposta, è del seguente tenore: «L'insegnamento inferiore, impartito per almeno otto anni, è obbligatorio e gratuito».
La formula proposta dall'onorevole Bianchini e dagli altri colleghi reca invece:
«L'insegnamento, nei limiti dell'obbligo di frequenza scolastica, è gratuito».
A parte che si toglie la parola obbligatorio che secondo noi è essenziale ed a cui quindi non possiamo rinunziare, crediamo che la formula della onorevole Bianchini sia troppo vaga in confronto del nostro testo, che non solo precisa la frequenza scolastica, ma dice entro quale numero di anni questa frequenza scolastica sia obbligatoria.
Per questa ragione preghiamo la onorevole Bianchini e gli altri proponenti di non voler insistere nell'emendamento.
La onorevole Federici Maria propone un altro emendamento in sostituzione del secondo comma dell'articolo 28. Anche alla onorevole Federici rivolgo la preghiera di voler ritirare il suo emendamento, perché il voler mettere nella Costituzione la norma che la scuola obbligatoria elementare sia anche preceduta dalla scuola materna, ci sembra che sia un pretendere troppo da una Costituzione, i confini della quale, per quanto, come tutti abbiamo rilevato, siano abbastanza ampi non debbono essere talmente allargati da includere anche l'obbligo della scuola materna.
Io non entro nel merito del concetto sostenuto dalla onorevole Federici, perché in tal caso dovrei dissentire. Comunque, a noi sembra che non sia proprio di una legge costituzionale l'inserire in questo articolo anche il concetto sostenuto dalla formula dell'onorevole Bianchini. Confido perciò che l'emendamento sia ritirato.
Anche gli onorevoli Preti, Binni ed altri hanno proposto un emendamento sostitutivo del secondo comma. Ho letto già il secondo comma e i colleghi lo hanno sott'occhio, quindi non lo ripeto.
«La scuola elementare — questa è la formula dell'emendamento sostitutivo dell'onorevole Preti — e post-elementare, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita».
Preti. Abbiamo corretto. Vi è stato un errore. La dizione esatta è: «L'insegnamento elementare e post-elementare, ecc.».
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. Comunque, onorevole Preti, anche questo sembra inutile ai fini di quanto stabilisce la nostra formula. Abbiamo detto che l'insegnamento è obbligatorio, che ha la durata di otto anni ed è gratuito. Mi pare che quello che lei dice nulla aggiunga, nulla specifichi in meglio di quanto è contenuto nella nostra formula, per cui le rivolgo la preghiera di non insistere.
Quanto ella propone è già sufficientemente implicito nella nostra formula. Per quanto si riferisce all'insegnamento elementare e post-elementare, infatti, è ovvio che, se sono otto gli anni in cui esso si distribuisce, i primi cinque anni siano elementari ed i tre successivi post-elementari. Specificherà comunque la legge i termini precisi della graduazione. Farne menzione qui mi sembra una disposizione vincolativa non necessaria. Ritengo quindi che non sia questo il momento adatto per fare questa distinzione.
L'onorevole Pistoia, a sua volta, propone, con altri, un emendamento sostitutivo, pure al secondo comma, del seguente tenore: «Lo Stato provvede all'alunno tutta l'assistenza di cui ha bisogno per la frequenza della scuola».
A parte il carattere troppo impegnativo di questa formula, faccio osservare ai colleghi che l'hanno proposta che il contenuto di tale emendamento è già riflesso nella parte dell'articolo 28 in cui si dice che qualsiasi capace, qualsiasi meritevole privo di mezzi ha il diritto di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione. Per quanto poi attiene all'assistenza da dare a questi alunni per il periodo in cui frequentano la scuola elementare, si dice nell'ultimo comma dell'articolo 28 che borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze saranno attuate appunto per rendere possibile a chi è privo di mezzi di poter frequentare la scuola e dare quindi a costoro tutta l'assistenza di cui hanno bisogno per poter adempiere agli obblighi che impone la legge. Anche per questa ragione pregherei gli onorevoli proponenti di desistere dal loro emendamento. In ogni caso la Commissione mantiene la sua formula.
L'onorevole Colonnetti e l'onorevole Malagugini ed altri, in due emendamenti distinti, ma che presso a poco hanno lo stesso significato, propongono che invece di dire al terzo comma «I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione» si faccia precedere al termine «I capaci e meritevoli» la parola «solo», cioè dire «Solo i capaci e i meritevoli». Faccio osservare agli onorevoli proponenti che questo avverbio rafforzativo mi pare perfettamente inutile. Quando la Costituzione dice che i capaci e i meritevoli hanno quei determinati diritti, evidentemente questa aggiunta non modifica affatto il significato di quanto è contenuto nella formula. Per lo meno a me sembra pleonastico e per questa ragione prego i colleghi di non insistere. Comunque, se l'onorevole Colonnetti insisterà, l'Assemblea è padrona del suo voto.
L'onorevole Franceschini e altri propongono il seguente emendamento aggiuntivo al terzo comma: «L'istruzione professionale è sviluppata e diffusa secondo le esigenze del lavoro».
Riteniamo che questa specificazione sia troppo ridondante e si riferisca ad una specificazione e ad una casistica che ci sembra impropria per l'indole del testo costituzionale. D'altra parte si dice nella formula del progetto che la Repubblica assicura l'esercizio di questo diritto, cioè del diritto di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione, e noi sappiamo che i gradi dell'istruzione hanno parecchie vie: hanno la via di ordine tecnico, la via di ordine classico, di ordine professionale, ecc. Penserà il legislatore a precisare quelle assistenze che saranno necessarie per mettere coloro che adiscono gli studi in condizione di poter raggiungere la loro meta nel modo migliore.
L'onorevole Nobili Tito Oro ed altri propongono un emendamento aggiuntivo al terzo comma per affermare che «Gli alunni che dimostrino attitudini speciali congiunte a meriti di profitto costante, saranno segnalati dagli insegnanti all'ente che la legge indicherà per la più estesa valorizzazione».
Onorevole Nobili, io apprezzo il suo concetto, ma per le ragioni dette all'onorevole Franceschini in ordine ad un emendamento meno particolaristico e meno dettagliato del suo, devo pregarla di non voler insistere. Il suo emendamento ci porterebbe ad una specificazione di casi per cui la nostra Costituzione non sarebbe più una Costituzione ma un trattato di cose varie molto lontano dagli scopi e dall'indole del nostro lavoro.
L'onorevole Mattarella, unitamente ad altri colleghi, ha presentato un emendamento secondo il quale gli ultimi due commi dovrebbero unirsi in un comma solo che fa parte del testo da lui proposto.
Ho letto attentamente — come del resto ho letto attentamente tutti gli emendamenti presentati dagli onorevoli colleghi — questa sua proposta, e dico che, almeno dal mio punto di vista, non sono contrario, perché lo scopo dell'emendamento non è quello di emendare l'articolo nel senso di mutarlo nel contenuto e nella sostanza, ma di dare una formula che anche a me sembra migliore di quella adottata dalla Commissione.
Comunque io, per una ragione di carattere generale, devo mantenere la formula della Commissione, e non posso dire di accettare senz'altro quella dell'onorevole Mattarella come base per la votazione. Se l'onorevole Mattarella insisterà, penserà l'Assemblea a regolarsi nell'interesse della formula migliore da dare all'articolo 28.
Gli onorevoli Nobili Tito Oro, Vernocchi ed altri, hanno proposto un emendamento sostitutivo al 4° comma con la seguente formula:
«La Repubblica, ponendo a profitto anche la mutualità scolastica, assicura l'esercizio di tale diritto mediante borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, da conferirsi per concorso agli alunni che gli organi segnaletici dimostrino meritevoli di parteciparvi».
Io ripeto le stesse considerazioni che ho esposte quando si trattava dell'emendamento precedente. Anche qui si fa una specificazione troppo minuta, e prego gli onorevoli proponenti di non insistere in tutte queste aggiunte, le quali non fanno che prendere in considerazione dei casi che, se dovessero essere estesi, porterebbero ad una sequenza che non finirebbe mai. Tanto più che in linea generale l'obbligo del futuro legislatore di assistere nel miglior modo coloro che sono privi di mezzi è sancito in forma che non ammette dubbi. I vari casi saranno — se mai — stabiliti dal legislatore.
L'onorevole Bernini ed altri hanno presentato un emendamento per sostituire il quarto comma col seguente: «La legge rende effettivo questo diritto mediante speciali provvidenze».
All'onorevole Bernini, devo rispondere in senso diverso e contrario da quello che ho usato di fronte alla richiesta dell'onorevole Nobili. Mi pare infatti che qui si limiti troppo e siccome la nostra formula mi sembra che realizzi la media esigenza, la media opinione, prego di desistere, perché questo emendamento limita troppo il concetto e l'applicazione contenuta nella formula dell'articolo 28. La mia preghiera, naturalmente, si fonda su una considerazione, che può non aver valore assoluto, ma relativo.
L'onorevole Ermini ha proposto di sostituire, al quarto comma, alle parole «agli alunni di scuole statali e parificate» le parole «agli alunni che intendono compiere gli studi nelle scuole statali o parificate».
Faccio subito osservare che, a seguito della discussione svoltasi ieri in sede di articolo 27, la Commissione non insiste sul termine «parificate» neppure per l'articolo 28, e propone di sostituirlo con le parole «non statali».
Ritengo che neppure l'onorevole Ermini insisterà sul termine «parificate».
Circa, poi, il riferimento all'intenzione dell'alunno, che esige una specie di indagine sulla portata di questa «intenzione», penso che non sia il caso di addentrarvisi. Le questioni vanno poste e risolte sul piano oggettivo e non soggettivo, altrimenti ne deriverebbero complicazioni tali da rendere persino impossibile l'applicazione del concetto base contenuto nella nostra formula, la quale non esclude ma è comprensiva delle considerazioni con le quali l'onorevole Ermini ha illustrato il suo emendamento. Prego perciò l'onorevole Ermini di volerlo ritirare.
L'onorevole Lozza ed altri hanno proposto di sostituire, al quarto comma, alle parole «agli alunni di scuole statali e parificate» le altre: «agli alunni provenienti da qualsiasi scuola».
L'onorevole Lozza propone, inoltre, di abolire il «concorso» che è una garanzia per tutti.
Lozza. No, io non propongo la soppressione del «concorso».
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. Dunque, sul mantenimento del «concorso» siamo d'accordo. Credevo che lei volesse abolire questo concetto. Allora si tratta soltanto di modificare le ultime parole, dove si dice «scuole statali e parificate». La Commissione propone di dire: «scuole statali e non statali». Su questo l'Assemblea sarà interpellata e deciderà, ove l'onorevole Lozza insista nel suo emendamento.
Ci sono poi altri emendamenti aggiuntivi: anzitutto, dell'onorevole Colitto:
«Aggiungere i seguenti due commi:
«La Repubblica, inoltre, assume gratuitamente l'educazione e l'avviamento al lavoro e professionale dei cittadini inabili, con speciale riferimento ai minorati della vista, per un dovere di solidarietà umana e sociale e col proposito di recuperarne alla collettività nazionale le residue capacità di lavoro.
«La Repubblica assicura l'esercizio di questo diritto con la creazione di appositi istituti e di corsi specializzati, con borse di studio ed assegni familiari, e sopratutto con la emanazione di norme per il collocamento obbligatorio e la previdenza per la vecchiaia degli inabili, servendosi degli enti, istituti ed organizzazioni esistenti o da costituire».
L'onorevole Colitto si preoccupa dell'avviamento al lavoro professionale dei cittadini inabili ed in modo particolare di coloro che hanno perduto la vista. A me sembra che, con questo intendimento (che è nobile ed elevato ed è condiviso da me e dalla Commissione), da una parte si tratta di portare l'azione del legislatore costituente su un caso particolare secondo la formula dell'articolo 28, che non esclude quelle provvidenze che in casi particolari come questi il legislatore vorrà e potrà appunto adottare; d'altra parte questo emendamento parla anche di assistenza sociale, di assegni familiari, di emanazione di norme per il collocamento obbligatorio ecc.; prende cioè di mira tutta una serie di provvidenze che sono o parascolastiche o postscolastiche e che rientrano nella competenza delle leggi speciali che la Repubblica dovrà fare ai fini dell'assistenza sociale. Mi pare che, almeno per questa seconda parte, l'onorevole Colitto dovrebbe, se mai, riproporre il suo emendamento in sede di articolo 34.
Anche l'onorevole Bruni ha proposto un articolo aggiuntivo all'articolo 28:
«La Repubblica prenderà tutte le misure necessarie perché l'eguaglianza dei diritti di fronte all'istruzione e all'educazione, sia di fatto rispettata anche nelle scuole non statali, col provvedere ad un congruo finanziamento di esse e con l'istituire scuole statali — nel quadro della libertà d'insegnamento — del tipo richiesto dalle famiglie».
Io sono favorevole a questo concetto; sennonché ieri a questo riguardo l'Assemblea ha già manifestato il proprio dissenso e credo che l'onorevole Bruni dovrà ritirare il suo emendamento.
Inoltre l'onorevole Valenti ha proposto:
«La Repubblica, inoltre, assume gratuitamente l'educazione e la rieducazione professionale dei cittadini inabili».
Infine gli onorevoli Codignola e Cianca hanno proposto il seguente articolo 28-bis:
«La Repubblica cura l'istruzione dei lavoratori promuovendo istituzioni di cultura popolare e scuole di addestramento professionale ed organizzando pubbliche biblioteche in ogni comune».
Questi emendamenti hanno per contenuto una materia che formava già oggetto del contenuto della seconda parte dell'emendamento dell'onorevole Colitto. Rispondo agli onorevoli proponenti allo stesso modo come ho risposto già all'onorevole Colitto: in sede di rapporti economici, e precisamente all'articolo 34, essi potranno ripresentare le loro proposte. Se il contenuto di questi emendamenti ha qualche cosa che riguarda l'assistenza agli scolari, certamente la formula da noi proposta non esclude questa possibilità di applicazioni particolari ad opera del futuro legislatore; ragione per cui invito gli onorevoli proponenti a non insistere nei loro emendamenti.
A me pare di aver risposto a tutti i ventotto emendamenti che ho dovuto esaminare.
Concludo, come ho incominciato: pregando l'Assemblea di voler approvare la formulazione proposta dalla Commissione. (Applausi al centro).
Presidente Terracini. Chiedo ora ai colleghi presentatori di emendamenti se li mantengono.
L'onorevole Mazzei ha presentato il seguente emendamento:
Onorevole Mazzei, lo mantiene?
Mazzei. Sì, e chiedo che sia posto in votazione per primo.
Presidente Terracini. Credo che non sia possibile, e le spiegherò dopo le ragioni.
Segue l'emendamento dell'onorevole Tumminelli:
«L'insegnamento, impartito fino al 13° anno di età, è obbligatorio e gratuito.
«I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione.
«Lo Stato assicura l'esercizio di questo diritto con mezzi idonei allo scopo.
«Lo Stato riconosce a Enti privati la facoltà di formare scuole e istituti di educazione.
«La legge determina i diritti e gli obblighi delle scuole che chiedono la parificazione e prescrive le norme per la loro vigilanza.
«È prescritto l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale e per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole indicati dalla legge».
L'onorevole Tumminelli ha comunicato che non insiste.
Segue l'emendamento dell'onorevole Bruni:
«La scuola, in ogni ordine e grado, è aperta a tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche di ciascuno, e la Repubblica assicura ai non abbienti l'esercizio di questo diritto».
Presidente Terracini. Segue l'emendamento dell'onorevole Bosco Lucarelli:
«La scuola è aperta a tutti».
Onorevole Bosco Lucarelli, lo mantiene?
Bosco Lucarelli. Lo mantengo.
Onorevole Rodi, lo mantiene?
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Bianchini Laura, Titomanlio Vittoria, Gortani:
Onorevole Bianchini Laura, lo mantiene?
Bianchini Laura. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Preti, Binni, Silipo, Lozza, Bernamonti, Tega, Tonello, Badini Confalonieri:
«L'insegnamento elementare e postelementare, impartito per almeno otto anni, è obbligatorio e gratuito».
Onorevole Preti, lo mantiene?
Preti. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Pistoia, Vischioni, Tonello, Giua, Merlin Angelina:
«Lo Stato provvede all'alunno tutta l'assistenza di cui ha bisogno per la frequenza della scuola».
Onorevole Pistoia, lo mantiene?
Pistoia. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento dell'onorevole Colonnetti:
«Solo i meritevoli hanno diritto di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione».
Colonnetti. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Malagugini, Bernini, Basso, Binni, Di Gloria, Preti, Cevolotto, Codignola, Lozza, Silipo, Bernamonti, Giua, Longhena, Tonello, Tega, Foa, Badini Confalonieri:
«Solo i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione».
Onorevole Malagugini, lo mantiene?
Malagugini. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Franceschini, Gortani, Bosco Lucarelli, Bianchini Laura:
«L'istruzione professionale è sviluppata e diffusa secondo le esigenze del lavoro».
Onorevole Franceschini, lo mantiene?
Franceschini. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Nobili Tito Oro, Vernocchi, Tega, Merighi, De Michelis, Barbareschi:
«Aggiungere al terzo comma il seguente:
«Gli alunni che dimostrino attitudini speciali congiunte a meriti di profitto costante, saranno segnalati dagli insegnanti all'ente che la legge indicherà per la più estesa valorizzazione».
Onorevole Nobili, lo mantiene?
Nobili Tito Oro. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Mattarella, Zerbi, Lazzati, Bertola, Colombo, Galati, Cremaschi Carlo, Benvenuti, Monticelli, Medi:
«Sostituire gli ultimi due commi col seguente:
«La Repubblica assicura ai meritevoli privi di mezzi, mediante adeguate provvidenze da conferirsi per pubblico concorso agli alunni appartenenti a qualsiasi scuola statale o non statale, la possibilità di frequentare le scuole di ogni ordine e di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione».
Onorevole Mattarella, lo mantiene?
Mattarella. Lo mantengo.
«Sostituire il quarto comma col seguente:
Onorevole Nobili lo mantiene?
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Bernini, Binni, Di Gloria, Malagugini, Basso, Preti, Codignola:
«La legge rende effettivo questo diritto mediante speciali provvidenze».
Presidente Terracini. Segue l'emendamento dell'onorevole Ermini:
«Al quarto comma, alle parole: agli alunni di scuole statali e parificate, sostituire: agli alunni che intendono compiere gli studi nelle scuole statali o parificate».
Onorevole Ermini, lo mantiene?
Ermini. Rinuncio.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento degli onorevoli Lozza, Bernamonti, Silipo, Maltagliati, Farina, Lombardi Carlo, Musolino, Saccenti, Bardini, Platone:
«Al quarto comma, alle parole: agli alunni di scuole statali e parificate, sostituire le seguenti: agli alunni provenienti da qualsiasi scuola».
Onorevole Lozza, lo mantiene?
Lozza. Lo mantengo.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento dell'onorevole Colitto:
«La Repubblica assicura l'esercizio di questo diritto con la creazione di appositi istituti e di corsi specializzati, con borse di studio ed assegni familiari, e soprattutto con la emanazione di norme per il collocamento obbligatorio e la previdenza per la vecchiaia degli inabili, servendosi degli enti, istituti ed organizzazioni esistenti o da costituire».
Onorevole Colitto, lo mantiene?
Colitto. Mi riservo di ripresentarlo in sede di discussione dell'articolo 34.
Presidente Terracini. Segue l'emendamento dell'onorevole Bruni:
«La Repubblica prenderà tutte lo misure necessarie perché l'eguaglianza dei diritti, di fronte all'istruzione e all'educazione, sia di fatto rispettata anche nelle scuole non statali, col provvedere ad un congruo finanziamento di esse e con l'istituire scuole statali — nel quadro della libertà d'insegnamento — del tipo richiesto dalle famiglie».
Presidente Terracini. Segue l'emendamento dell'onorevole Valenti:
Onorevole Valenti, lo mantiene?
Valenti. Rinuncio, con la riserva di discuterne all'articolo 34.
Presidente Terracini. Gli onorevoli Codignola e Cianca, hanno, infine proposto il seguente articolo 28-bis:
«La Repubblica cura l'istruzione dei lavoratori promuovendo istituzioni di cultura popolare e scuole di addestramento professionale, ed organizzando pubbliche biblioteche in ogni comune».
Onorevole Codignola, lo mantiene?
Presidente Terracini. Passiamo ora, alle votazioni.
Onorevole Mazzei, lei ha chiesto che il suo emendamento sostitutivo sia posto in votazione per primo. Non credo vi siano motivi sufficienti per accogliere questa richiesta.
Nel suo emendamento è soppresso il primo comma del testo della Commissione, è modificato il secondo e sono riorganizzati il terzo e il quarto, usandovi però nel complesso le stesse parole del progetto.
È necessario, pertanto, che l'Assemblea deliberi sul primo comma e dopo, se mai, il suo testo sostitutivo degli altri 3 commi potrà essere messo in votazione. D'altra parte il suo emendamento non potrebbe essere votato nel complesso, ma dovrà essere votato nelle singole parti, in confronto con le singole parti del testo della Commissione.
Mazzei. Chiedo di parlare.
Mazzei. Mi duole di non poter condividere il modo di vedere dell'onorevole Presidente. È chiaro che quando io rifondo tutto un articolo, lo riorganizzo, lo dispongo tecnicamente in modo diverso, lo muto interamente. Il suo, signor Presidente, è un ragionamento già fatto l'altro giorno e lei ha avuto ragione perché l'Assemblea le ha dato ragione.
Vi sono principî elementari di logica giuridica, che anche se disconosciuti da tutte le Assemblee di questo mondo, restano sempre validi. Ed è proprio questo il caso nostro. Anche se l'Assemblea mi dà torto, io non posso non continuare a ritenere di aver egualmente ragione.
Quando si aggiunge o si toglie qualche cosa ad un articolo di legge è evidente che se ne vuol mutare il contenuto. Allora io dico che se riorganizzo l'articolo muto la linea di votazione dell'articolo stesso. Nel testo si riconosce il diritto di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione e poi si pretende di assicurare l'esercizio di questo diritto che non c'è; perché nello stesso testo della Commissione si dice che si assicura questo diritto con borse di studio, concorsi ecc., e quindi non tutti gli allievi privi di mezzi avrebbero assicurata la possibilità di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione.
Presidente Terracini. Non entriamo nel merito, onorevole Mazzei. Ella nel suo emendamento lascia cadere il primo comma del progetto, riportando integralmente il secondo comma. Nel terzo comma riprende gli stessi concetti contenuti nel terzo e nel quarto comma del testo del progetto, salvo che li riordina nella loro successione.
Mazzei. Ma non sono gli stessi concetti.
Presidente Terracini. Mi permetta, onorevole Mazzei. Lei dice nel secondo comma: «La Repubblica assicura agli allievi meritevoli, privi di mezzi, la possibilità di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione»; nel testo è detto: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione». È un diritto che evidentemente ella pure ammette. Poi il testo del progetto dice: «con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze da conferirsi per concorso»; e lei dice: «mediante borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze da conferirsi per concorso».
Non entro nell'esame giuridico che ella ha avuto occasione di esporre davanti all'Assemblea, ma rilevo soltanto che fra i due testi non vi è una netta differenza. Comunque, devo aggiungere che l'emendamento dell'onorevole Bruni riprende i concetti del testo della Commissione, compreso il primo, e che pertanto ritengo abbia diritto di esser posto con precedenza in votazione qualora si potesse votare nel complesso una di queste formule sostitutive. Ma, essendo l'articolo composto di vari elementi, bisogna procedere alla votazione dei singoli elementi contenuti nel testo; e pertanto bisognerà che noi procediamo per questo articolo, come per tutti gli altri, ad una votazione, la quale tenga presenti comparativamente il testo della Commissione e il testo proposto dai vari emendamenti.
Comunico che l'onorevole Mazzei ha chiesto sul suo emendamento la votazione per appello nominale unitamente agli onorevoli colleghi Bernabei, Pacciardi, Camangi, Della Seta, Azzi, Veroni, Nasi, Bocconi, Spallicci, Preti, De Mercurio, Paolucci, De Vita, Sardiello.
Prego l'onorevole Mazzei di indicare su quale parte dell'articolo intende che avvenga la votazione nominale.
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. Non si tratta di una questione politica per la quale valga la pena di fare l'appello nominale.
Mazzei. La richiesta vale per la prima parte, cioè quella soppressiva del primo comma del progetto.
Presidente Terracini. Sta bene. Il primo comma dell'articolo 28, nel testo proposto dalla Commissione è il seguente: «La scuola è aperta al popolo».
Vi sono vari emendamenti a questo comma; anzitutto quello dell'onorevole Bosco Lucarelli: «La scuola è aperta a tutti». L'onorevole Rodi propone la stessa formula: «La scuola è aperta a tutti».
Vi è poi l'emendamento dell'onorevole Bruni, che nella sua prima parte è del seguente tenore: «La scuola, in ogni ordine e grado, è aperta a tutti».
Vi sono quindi due formule che si contrappongono: la prima in cui si dice che la scuola è aperta al popolo; le altre che sostituiscono alla parola «popolo», la parola. «tutti». In quella dell'onorevole Bruni si aggiunge ancora: «in ogni ordine e grado».
Passiamo ora alla votazione.
Vi è la richiesta dell'onorevole Mazzei di votazione per appello nominale per la soppressione del primo comma. (Commenti).
Mazzei. Ritiro la richiesta (Applausi) per questo comma, riservandola per il secondo comma.
Il secondo comma del testo della Commissione è del seguente tenore: «L'insegnamento inferiore, impartito per almeno otto anni, è obbligatorio e gratuito».
A questo comma sono stati presentati i seguenti emendamenti:
«L'insegnamento, nei limiti dell'obbligo di frequenza scolastica, è gratuito.
«Bianchini Laura, Titomanlio Vittoria, Gortani».
«L'insegnamento elementare e postelementare, impartito per almeno otto anni, è obbligatorio e gratuito.
«Preti, Binni, Silipo, Lozza, Bernamonti, Tega, Tonello, Badini Confalonieri».
Invito la Commissione a pronunciarsi intorno a questi due emendamenti.
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. La Commissione ripete a mio mezzo di essere contraria all'accoglimento di questi due emendamenti ed insiste perché l'Assemblea voglia approvare la formula da essa proposta.
Presidente Terracini. La formulazione dell'onorevole Bianchini Laura è più ampia e si discosta maggiormente dal testo della Commissione.
Bianchini Laura. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
Bianchini Laura. A nome del mio Gruppo, dichiaro che noi voteremo per l'emendamento ora letto, primo: perché l'Italia ha firmato una convenzione internazionale che non limita al quattordicesimo anno di età l'obbligatorietà della frequenza scolastica; secondo: c'è già una proposta formulata dalla Commissione per la scuola materna del Ministero per estendere l'obbligatorietà della frequenza a partire dal quarto anno di età. E questa è la proposta di una Commissione ufficiale di studio. Quindi, se noi partissimo un giorno dai quattro anni, con la limitazione agli otto anni di frequenza arriveremmo con l'obbligatorietà ai 12 anni, mancando a un impegno già firmato. Terzo: faccio osservare inoltre che l'espressione del testo della Commissione è infelice. Infatti si parla di insegnamento inferiore che non si sa bene che cosa sia. E si dice che l'insegnamento è obbligatorio, mentre invece obbligatoria è la frequenza, e l'insegnamento è gratuito. Ecco perché la nostra formulazione, che è larga e senza limiti troppo precisati, mi sembra possa accogliere tanto la eventuale modifica in sede di scuola materna, come l'eventuale modifica in sede di attuazione di una convenzione internazionale.
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. Ricordo che nel nostro testo c'è la parola: «almeno».
Lozza. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
Lozza. Il gruppo comunista voterà contro l'emendamento Bianchini, perché è limitato dall'obbligo di frequenza scolastica; pur tenendo conto delle ragioni dette dalla onorevole Bianchini, osservo che non è specificato almeno un limite minimo. Nel comma presentato dalla Commissione è detto: «impartito per almeno otto anni». Limite minimo potranno essere 8-9 e anche 10 anni, e noi saremmo ben felici. Il legislatore seguirà la norma di estendere l'obbligo scolastico, ma intanto il limite minimo è da noi già oggi garantito per almeno otto anni.
Presidente Terracini. Pongo in votazione l'emendamento dell'onorevole Bianchini Laura:
(Dopo prova e controprova, non è approvato).
Passiamo alla formulazione dell'onorevole Preti, non accettata dalla Commissione:
«L'insegnamento elementare e post-elementare, impartito per almeno otto anni, è obbligatorio e gratuito».
Codignola. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
Codignola. Voto a favore di questa formulazione, avvertendo che, da un punto di vista tecnico, non è l'insegnamento che è obbligatorio e gratuito, ma l'istruzione che è obbligatoria e gratuita. Chiedo quindi all'onorevole Preti se è disposto a modificare in questo senso la sua formulazione.
Preti. Sì.
Presidente Terracini. Pongo in votazione l'emendamento dell'onorevole Preti, così modificato:
«L'istruzione elementare e post-elementare, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita».
Si dovrà votare ora il secondo comma nel testo della Commissione, la quale accettando la modifica di carattere tecnico dell'onorevole Codignola, lo formula così:
«L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita».
Taviani. Dichiaro di non poter accettare l'espressione «istruzione inferiore», che è peggiore dell'altra.
Presidente Terracini. Pongo in votazione il secondo comma, del quale ho già dato lettura.
Vi è ora un emendamento dell'onorevole Pistoia, il quale ha proposto di aggiungere, dopo il secondo comma, il seguente:
«Lo Stato provvede all'alunno tutta l'assistenza di cui ha bisogno per la frequenza nella scuola».
Lozza. Voto contro l'emendamento Pistoia, perché le garanzie che l'emendamento vuole dare le troviamo nei commi successivi dell'articolo 28.
Moro. Per la stessa ragione ora indicata dall'onorevole Lozza, poiché riteniamo comprese queste provvidenze nei commi successivi, voteremo contro.
Presidente Terracini. Pongo in votazione l'emendamento Pistoia e altri, del quale ho dato lettura.
Dobbiamo porre in votazione alcuni emendamenti, i quali uniscono il contenuto del terzo e quarto comma del progetto.
La formulazione dell'onorevole Bruni che, se accettata, dovrebbe essere collegata con i due commi già votati, è del seguente tenore:
«indipendentemente dalle possibilità economiche di ciascuno, e la Repubblica assicura ai non abbienti l'esercizio di questo diritto».
La pongo in votazione, perché più comprensiva e più lontana dal testo della Commissione rispetto all'emendamento dell'onorevole Mazzei.
Segue l'emendamento degli onorevoli Mattarella, Zerbi, Lazzati, Bertola, Colombo, Galati, Cremaschi Carlo, Benvenuti, Monticelli, Medi:
Mattarella. Rinunzio all'emendamento.
Presidente Terracini. Passiamo alla votazione del secondo comma dell'emendamento Mazzei:
Acquista ora vigore la richiesta di votazione per appello nominale. (Commenti).
Domando all'onorevole Mazzei se insiste nella domanda di appello nominale.
Mazzei. Io vorrei accontentare i colleghi, ma è necessaria la votazione, perché c'è la questione delle scuole statali e parificate.
Nobile. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
Nobile. Voterò a favore di questo emendamento. Il terzo comma dell'articolo, quale è stato proposto dalla Commissione, non è soddisfacente, perché quando si dice che: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione», si affermano due cose: la prima, che i capaci e meritevoli hanno diritto di accedere agli alti gradi dell'istruzione ed una tale affermazione è certamente pleonastica, giacché a nessuno verrebbe in mente di negare un tale diritto. In secondo luogo si afferma che i giovani privi di mezzi, se sono capaci e lo meritano, hanno diritto di pervenire ai gradi superiori dell'istruzione. Quest'affermazione è importante, ma appunto perciò deve essere fatta più chiaramente e più esplicitamente, come nell'emendamento proposto dall'onorevole Mazzei.
In quanto agli altri emendamenti, dove la formula del testo «I capaci e meritevoli» è stata corretta nell'altra «Solo i capaci e meritevoli», essi evidentemente vogliono accennare alla necessità di operare una selezione, fra gli studiosi, mediante esami. Ma di questo si è parlato in un articolo precedente, accennando agli esami di Stato. La ripetizione sarebbe qui fuor di posto ed assolutamente inopportuna.
Per questi motivi voterò a favore dell'emendamento Mazzei.
Lozza. Il Gruppo comunista voterà contro l'emendamento Mazzei, perché in esso si dice: «La Repubblica assicura ecc.»; mentre nel testo della Commissione si dice: «I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto...».
Questa formula a noi sembra più precisa.
Malagugini. Chiedo di parlare.
Malagugini. La preoccupazione dell'onorevole Mazzei non ha ragione d'essere, in quanto, approvato il terzo comma, noi proporremo di aggiungere: «La legge rende effettivo questo diritto mediante speciali provvidenze». L'appello nominale potrà essere chiesto eventualmente su questo capoverso.
Codignola. Io sono contrario alla proposta Mazzei, perché nel suo testo non è implicito il concetto, che, invece, è implicito nella proposta nostra, che dice: «Solo i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione.».
Tonello. Io non avrei difficoltà a votare favorevolmente, ma penso che non vi sia bisogno di procedere all'appello nominale.
Corbino. Anche senza appello nominale, su che cosa dovremmo ora votare? Io ho inteso due testi, e cioè: «capaci e meritevoli» e poi: «solo i capaci e i meritevoli». Voi avete votato ieri sull'esame di Stato, e penso che quando uno abbia superato l'esame di Stato debba essere già considerato meritevole e capace di frequentare tutti i gradi di istruzione.
Presidente Terracini. Adesso si stanno facendo delle dichiarazioni di voto sul testo proposto dall'onorevole Mazzei, ed in questo testo non vi è quell'inciso «solo», che è contenuto invece in un emendamento proposto dagli onorevoli Malagugini ed altri.
Moro. A nome del mio Gruppo, dichiaro che voteremo contro l'emendamento proposto dall'onorevole Mazzei, perché riteniamo che sia molto più incisivo il testo della Commissione, al quale noi ci atteniamo.
Condorelli. A me pare che risponda veramente alla intenzione del legislatore l'emendamento proposto dall'onorevole Mazzei, perché qui non si tratta di attribuire un astratto diritto, ma una possibilità concreta di raggiungere gli alti gradi della istruzione. Di questa attribuzione di diritto, che poi tecnicamente non sarebbe un diritto, mi pare che gli alunni meritevoli abbiano poco da farsene: a loro interessa la possibilità concreta di fatto, ed è questa che lo Stato deve effettivamente dare con le provvidenze a cui si è accennato. A me pare che si debba aderire all'emendamento dell'onorevole Mazzei.
Preti. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
Preti. Noi non aderiamo all'emendamento Mazzei, in quanto ci riserviamo di votare l'emendamento Malagugini.
Mazzei. Poiché sono ormai già noti i pareri dei diversi gruppi dell'Assemblea, ritiriamo la nostra proposta di appello nominale.
Presidente Terracini. Pongo in votazione l'emendamento dell'onorevole Mazzei.
Franceschini. Chiedo di parlare.
Franceschini. Desidero rilevare che il mio emendamento relativo all'istruzione professionale è stato pubblicato come aggiuntivo del terzo comma, mentre deve andare posto alla fine del secondo comma.
Presidente Terracini. L'onorevole Franceschini e altri hanno proposto di aggiungere al secondo comma le parole:
Avverto che su questo emendamento l'onorevole Franceschini ha chiesto la votazione per appello nominale, unitamente agli onorevoli Gortani, Garlato, Biagioni, Marconi, Bastianetto, Gotelli Angela, Delli Castelli Filomena, Bianchini Laura, Balduzzi.
Onorevole Franceschini, insiste nella richiesta?
Franceschini. Non vi insisto.
Presidente Terracini. Passiamo alla votazione dell'emendamento.
Lozza. Il Gruppo comunista voterà contro l'emendamento Franceschini. Ieri abbiamo ascoltato parole calde dall'amico Franceschini, abbiamo sentito il suo cuore teso verso la scuola e verso le scuole professionali; a noi pare però che nella Repubblica democratica italiana la scuola professionale debba svilupparsi, certo, seguendo le esigenze del lavoro, senza che questa affermazione sia posta nella Carta costituzionale; tutt'al più può essere posta in un regolamento scolastico. D'altra parte, questa formulazione potrebbe anche essere pericolosa; potrebbe darsi che, per esempio, l'industriale tale (o la tale Camera di commercio) aprisse una scuola per i suoi interessi particolari.
Abbiamo ascoltato le parole dell'onorevole Franceschini. Egli non diceva questo, ma è mio dovere mettere in evidenza il pericolo in cui si può incorrere con questa formulazione. Noi siamo per le scuole professionali, e abbiamo anche già detto: «La scuola è aperta al popolo». La scuola professionale sarà certo la scuola più curata in Italia. Spetta al legislatore formulare le leggi necessarie.
Codignola. Vorrei osservare all'onorevole Franceschini che, se questo emendamento si riferisce all'istruzione professionale media, aderisco alle osservazioni fatte dall'onorevole Lozza. In questo caso si tratta di una questione regolamentare, o al massimo legislativa; quindi, non mi pare che debba essere regolata da una Carta costituzionale. Se invece l'emendamento riguarda il problema dell'istruzione professionale degli adulti, dei lavoratori, questo è un problema più importante; ma in questo caso faccio presente all'onorevole Franceschini che c'è una mia proposta di emendamento, articolo 28-bis, che riguarda, in un ambito più vasto, il problema dell'istruzione professionale del popolo. Quindi chiedo all'onorevole Franceschini se non ritenga opportuno di non insistere in questa sede.
Moro. Osservo, a nome del mio Gruppo, che, malgrado le osservazioni dell'onorevole Lozza, sussiste, a nostro parere, l'opportunità di un richiamo esplicito all'istruzione professionale in Italia. È vero che anche questo è un tipo di scuola, come gli altri tipi di scuola, ma è pur vero che nella scuola professionale, com'è configurata negli ordinamenti dello Stato, non si esaurisce il problema dell'istruzione professionale. Con l'emendamento Franceschini si vuol dare insomma una direttiva al futuro legislatore perché, tenendo conto della esigenza di una istruzione professionale intesa nel senso più largo e in aderenza ai caratteri peculiari delle diverse regioni d'Italia, provveda a che l'attività lavorativa sia sussidiata e resa più efficace mediante un'opportuna istruzione professionale non intesa nel senso prettamente scolastico. Per queste ragioni noi voteremo a favore dell'emendamento Franceschini.
Malagugini. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
Malagugini. Quando ieri l'onorevole Franceschini ha illustrato il suo emendamento io mi sono vivamente compiaciuto del suo discorso e gli ho espresso pubblicamente i miei rallegramenti. Ma la formulazione dell'emendamento non mi soddisfa per le ragioni enunciate dall'onorevole Lozza e alle quali ha in parte aderito l'amico Codignola. D'altronde, onorevole Franceschini, a me pare che ella non dovrebbe avere alcuna difficoltà ad accettare l'invito rivoltole dal collega Codignola. Non so se ella abbia presente l'articolo 28-bis nella formulazione del proponente. In esso si dice: «La Repubblica cura l'istruzione dei lavoratori promuovendo istituzioni di cultura popolare e scuole di addestramento professionale, ed organizzando pubbliche biblioteche in ogni comune».
Questo articolo racchiude l'argomento importantissimo, che provoca le giuste preoccupazioni dell'onorevole Franceschini, in un insieme più vasto e non annulla, ma integra, il concetto ispiratore del suo emendamento aggiuntivo; sicché io gli farei viva preghiera di aderire alla richiesta dell'onorevole Codignola. Qualora però egli insistesse nella votazione del suo emendamento — poiché, per le ragioni prima dette, non ci sentiamo di votarlo così come è formulato e d'altra parte non vogliamo dare neppure l'impressione che noi si sia contro l'insegnamento professionale (questo sarebbe enorme) — ci asterremo dal voto.
D'Aragona. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
D'Aragona. È mia convinzione che, se vorremo avere scuole professionali feconde, le dovremo legare alla grande industria, perché le scuole professionali, così come sono oggi organizzate, non possono rispondere alle esigenze della grande industria, il che vuol dire quindi che le scuole professionali dovranno essere collegate con le officine. Ora, che cosa vuol dire la frase: «esigenze del lavoro»? Se domani il legislatore volesse introdurre questo sistema: gli apprendisti che entrano negli stabilimenti sono obbligati a frequentare le scuole professionali dello stabilimento per un determinato numero di ore quotidiane a carico della ditta, le «esigenze del lavoro» possono portare a stabilire l'applicazione di scuole professionali di questo genere?
Ecco la domanda che faccio. Mi pare quindi che in tale materia sia più accettabile la proposta contenuta nell'articolo 28-bis presentato dal collega Codignola, perché lascia aperta la strada a questa possibilità di applicazione delle scuole professionali. Per questa ragione dichiaro che voterò contro.
Colitto. Siamo anche noi d'accordo che l'istruzione professionale debba essere sviluppata e diffusa; ma non possiamo votare a favore dell'emendamento, perché ci sembra che la formula sia equivoca. Noi non intendiamo come si possa affermare che la diffusione e lo sviluppo delle scuole professionali debba avere come guida soltanto le esigenze del lavoro.
Presidente Terracini. Pongo in votazione l'emendamento Franceschini:
Al terzo comma dell'articolo 28 sono stati proposti i seguenti emendamenti:
«Solo i meritevoli hanno diritto di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione.
«Colonnetti».
«Solo i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione.
«Malagugini, Bernini, Basso, Binni, Di Gloria, Preti, Cevolotto, Codignola, Lozza, Silipo, Bernamonti, Giua, Longhena, Tonello, Tega, Foa, Badini Confalonieri».
Colonnetti. Chiedo di parlare.
Colonnetti. Desidero prima di tutto dichiarare che considero il mio emendamento come perfettamente equivalente a quello dell'onorevole Malagugini.
Tutta l'importanza dell'emendamento sta infatti nell'aggiunta della parola «solo»; a proposito della quale chiedo il permesso di spiegare all'onorevole Vice-Presidente della Commissione, che mi ha pregato di ritirare l'emendamento, la ragione per cui non posso aderire a questa sua richiesta. E la ragione è questa: che non si tratta — come l'onorevole Tupini ha detto — di un semplice pleonasmo, di una parola che non aggiunge niente. La parola «solo», messa qui, sta ad indicare una direttiva per la futura legislazione, onde impedire ai non meritevoli di arrivare ai più alti gradi della istruzione.
All'onorevole Corbino, il quale mi osservava poco fa che gli esami stanno precisamente a provvedere a questo scopo, rispondo che convengo che dal punto di vista teorico la cosa potrebbe essere sostenibile; ma tutti sappiamo che in pratica gli esami sono un congegno attraverso il quale tutti passano, se sono disposti a ripeterli tante volte quanto occorra. Sicché, malgrado l'istituzione degli esami, e dello stesso esame di Stato, chiunque sia disposto a continuare a pagare tasse, riesce sempre ad arrivare in fondo. La parola «solo» tende alla eliminazione di questo che è un vero e proprio privilegio dei ricchi, dei disposti a pagare; e sta ad affermare che ai non meritevoli, anche se disposti a pagare indefinitamente, deve essere in qualche modo preclusa la possibilità di continuare gli studi.
Fanfani. Chiedo di parlare.
Fanfani. Colgo l'occasione per parlare sia sull'emendamento presentato dall'onorevole Colonnetti, sia su quello presentato dall'onorevole Malagugini ed altri.
Mi pare che lo spirito del terzo comma dell'articolo 28 sia quello di garantire a tutti, anche se privi di mezzi, beninteso purché meritevoli e capaci, di ascendere a tutti i gradi dell'istruzione. Ora, l'emendamento dell'onorevole Colonnetti, e in maniera ancora più grave l'emendamento a firma dell'onorevole Malagugini, otterrebbero, se approvati, un effetto del tutto contrario.
Quando si dice che solo i meritevoli e i capaci hanno diritto di istruirsi, si invita la scuola a bocciare i somari. (Commenti). Ora io penso che questo non debba aver bisogno di essere consacrato nella Costituzione. (Si ride).
In secondo luogo, l'emendamento dell'onorevole Malagugini aggiunge che si debbono bocciare i somari, anche se privi di mezzi. In sostanza quindi si invita la Commissione esaminatrice degli esami di Stato o i professori ad una particolare — usiamo un eufemismo — «benevolenza», proprio per i privi di mezzi.
Ora, io pregherei i nostri onorevoli colleghi presentatori dei due emendamenti, proprio per la tutela di quel diritto che, insieme con la Commissione, ritengo essi abbiano ferma idea di affermare, di tornare al testo della Commissione, l'unico capace di garantire che i meno capaci, anche se privi di mezzi, siano in condizione di accedere alle scuole di ogni ordine e grado.
Per questa considerazione, il nostro Gruppo voterà contro i due emendamenti e conserva la speranza che i due proponenti torneranno al testo della Commissione, ravvisando in esso la piena tutela di quelle esigenze che hanno formato oggetto delle loro preoccupazioni e per le quali si sono mossi.
Laconi. Noi conveniamo, nel complesso, con le considerazioni fatte testé dall'onorevole Fanfani, per quanto ci rendiamo perfettamente conto delle esigenze che hanno determinato la presentazione di questi emendamenti. Si voleva affermare un criterio di selezione; si voleva dare — come diceva poco fa l'onorevole Colonnetti — un indirizzo nuovo alla scuola.
Il fatto è che il comma, così come è stato proposto dalla Sottocommissione, ha un diverso significato e trae il suo particolare accento dall'inciso: «anche se privi di mezzi». Premettendovi un «solo», l'accento del comma viene a spostarsi, e prevale l'affermazione di una norma pedagogica che ha il suo valore, ma che qui, in sede di Costituzione, appare troppo ovvia.
L'onorevole Malagugini diceva poco fa: ce ne sarebbe bisogno per la scuola. Siamo d'accordo; ma qui a noi giova e preme di affermare il concetto che, anche ai privi di mezzi, deve essere data la garanzia di poter accedere ai più alti gradi dell'istruzione.
Io credo pertanto che nel testo della Commissione ciò sia affermato con una efficacia molto maggiore. In altra sede e ad altri il compito di moralizzare la vita scolastica.
Bozzi. Io personalmente concordo con quanto hanno detto gli onorevoli Fanfani e Laconi. L'emendamento proposto dall'onorevole Colonnetti dà al testo un significato profondamente diverso. Infatti l'onorevole Colonnetti toglie l'inciso: «anche se privi di mezzi», che è la vera ragion d'essere di questa disposizione. L'accento della norma sta soltanto in ciò; mentre l'emendamento presentato verrebbe a dire soltanto che solo coloro che meritano debbono essere promossi. Non v'è davvero bisogno d'inserire questo elementare concetto nella Costituzione!
Io ritengo quindi che debba essere mantenuto fermo il testo della Commissione.
Colitto. Le ragioni indicate dagli onorevoli Corbino e Fanfani mi sembrano quanto mai evidenti, soprattutto se si considerino alla luce del testo chiarissimo svolto dalla Commissione.
Noi dichiariamo, pertanto, di votare contro.
Malagugini. Se avevo qualche dubbio sulla bontà dell'emendamento da me proposto, le parole del collega Fanfani lo hanno eliminato, nel senso di confermarmi la bontà, o almeno l'opportunità, dell'emendamento stesso. E proprio per le ragioni dette dall'onorevole Colonnetti: noi vogliamo cioè affermare che non deve essere possibile ad un somaro, solo perché provvisto di mezzi, di adire ai più alti gradi dell'istruzione. (Commenti).
La legge troverà le disposizioni per impedire che questo avvenga, ispirandosi al concetto espresso in quell'avverbio con cui il comma si inizia.
Pregherei piuttosto l'onorevole Colonnetti di voler ritirare il proprio emendamento e di aderire al nostro, che è comprensivo del suo e più completo.
Colonnetti. Devo dichiarare che se la interpretazione del mio emendamento dovesse essere quella datagli dall'onorevole Bozzi, e se la soppressione dell'inciso «anche se privi di mezzi» dovesse avere quel significato che egli ha detto, non potrei più insistere sull'emendamento, perché quella non era la mia intenzione. Ho già detto che l'essenziale del mio emendamento sta nell'aggiunta della parola «solo» e che io lo considero come del tutto equivalente all'emendamento dell'onorevole Malagugini. Quindi ritiro il mio emendamento, riservandomi di dare il mio voto all'emendamento Malagugini.
Bernini. Per quanto io sia di professione un grammatico, non riesco a capire che cosa tolga di essenziale quel «solo», se premesso a tutto il resto. Per conto mio, se non c'è quel «solo», l'affermazione principale diventa lapalissiana, perché l'affermazione principale è questa: «hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione» i capaci e meritevoli. Il resto «anche se privi di mezzi» è un inciso, non è formalmente essenziale. Tenete presente che questo è ciò che noi grammatici chiamiamo attributo, cioè qualche cosa che si aggiunge. Ripeto: l'essenziale dell'articolo sarebbe questo: i capaci e i meritevoli hanno diritto ecc. Ora non c'è bisogno di scomodare la Costituzione per affermare qualche cosa di questo genere. Quindi, soltanto se noi aggiungiamo la parola «solo», l'espressione «capaci e meritevoli» acquista valore.
In quanto poi all'inciso «se privi di mezzi», una delle due: o lo conserviamo nella posizione di attributo, oppure sarebbe stato più logico che il collega Laconi avesse proposto di toglierlo facendone un comma a parte. Ma se noi lo conserviamo mi pare che l'articolo abbia valore solamente se si aggiunga la parola «solo». Per me, questa è la vera, la più autentica affermazione democratica. Pertanto noi dichiariamo di insistere nel nostro emendamento.
Nobile. A me pare che con l'emendamento in discussione, come del resto hanno riconosciuto gli stessi proponenti, implicitamente si affermi che in Italia si possono conferire diplomi di laurea od altri diplomi analoghi senza che ci sia merito da parte di quelli che li conseguono. Proclamare una tale deficienza, se realmente esiste, in un solenne documento quale è la Costituzione, mi sembra inammissibile. Tanto valeva, quando si è parlato di esami di Stato, aggiungere che essi dovevano essere severi (Commenti).
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. Facciamo addirittura il regolamento scolastico!
Presidente Terracini. Dato che l'onorevole Colonnetti ha ritirato la sua formulazione, pongo in votazione l'emendamento al terzo comma presentato dall'onorevole Malagugini ed altri, del seguente tenore:
Pongo in votazione il terzo comma nel testo della Commissione:
«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione».
Vi è adesso l'emendamento aggiuntivo proposto dall'onorevole Nobili Tito Oro e altri, del seguente tenore:
Nobili Tito Oro. Dichiaro di ritirarlo.
Presidente Terracini. Al quarto comma sono stati presentati due emendamenti sostitutivi. Il primo è dell'onorevole Nobili Tito Oro e altri, del seguente tenore:
Nobili Tito Oro. Lo ritiro.
Presidente Terracini. Il secondo è dell'onorevole Bernini ed altri, del seguente tenore:
Su questo emendamento l'onorevole Bernini ha chiesto la votazione a scrutinio segreto, unitamente agli onorevoli Binni, Preti, Fogagnolo, Merlin Lina, Pressinotti, Tonello, Tega, Pistoia, Fioritto, Scarpa, Bianchi Costantino, Mariani Enrico, Grazi, Tonetti, Carpano Maglioli, Lussu, Codignola, Malagugini, Stampacchia, Bocconi, Mastino Pietro, Cianca, Montemartini.
Presidente Pecorari. Dichiaro chiusa la votazione ed invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.
Presidente Terracini. Comunico i risultati della votazione a scrutinio segreto sull'emendamento Bernini:
Presenti e votanti............ 406
Maggioranza.............. 204
Voti favorevoli........... 151
Voti contrari.............. 255
[Nel resoconto stenografico della seduta è riportato l'elenco dei deputati che hanno preso parte alla votazione.]
Presidente Terracini. Passiamo ora alla votazione del seguente emendamento degli onorevoli Lozza, Bernamonti, Silipo, Maltagliati, Farina, Lombardi Carlo, Musolino, Saccenti, Bardini, Platone:
Lozza. Chiedo di parlare.
Lozza. A noi pare che la nostra formulazione sia più precisa e risponda di più alle esigenze degli alunni in confronto alla formulazione proposta dalla Commissione, perché, quando noi diciamo «provenienti da qualsiasi scuola» pensiamo anche alla scuola paterna. Io penso ai giovani privatisti, a coloro che sono tornati dalla guerra, dopo aver perduto molti anni. Questi giovani vogliono rimettersi nel corso degli studi, vogliono entrare nella professione, ed è giusto.
Ora, se essi sono costretti a studiare con i loro mezzi, privatamente, affretteranno il corso ed impareranno poco.
Noi vogliamo dare una garanzia di preparazione a questi giovani, con provvidenze, con borse di studio, le quali diano loro modo di studiare con una certa tranquillità, diano loro modo di prepararsi.
Queste borse di studio non saranno conferite alla scuola, ma agli alunni: la legge dirà dove i giovani vincitori delle borse di studio andranno a studiare, se nella scuola di Stato o anche, per corsi speciali, presso scuole private. Ma lo deve dire la legge.
Ecco le preoccupazioni che hanno spinto noi alla formulazione dell'emendamento.
Marchesi. Chiedo di parlare.
Marchesi. Ritengo che tra la formula proposta ed accettata da noi e quella proposta dai colleghi democristiani ci sia una differenza sostanziale. E mi pare che nella formula democristiana, nelle parole «appartenenti a qualsiasi scuola» risorga l'esigenza finanziaria, in quanto si dice, o si pensa, che i sussidi e le provvidenze statali possano essere goduti anche da scolari che frequentino le scuole private.
Ora, i sussidi e le provvidenze statali non sono soltanto compensi dovuti o concessi alla capacità ed al merito testimoniati in un pubblico concorso; non sono premi di incoraggiamento. Sono strumenti di lavoro che impongono una continuità di buon volere e di merito, continuità che può essere attestata e controllata unicamente in una scuola pubblica nazionale.
Ripeto ancora una volta, colleghi democristiani: la scuola pubblica nazionale non può e non deve essere considerata come un lazzaretto per gli appestati. Anche i figli delle famiglie cattoliche possono entrare là dentro, come vi entrano in gran numero, senza che abbiano a riceverne danno. (Proteste al centro).
Per queste ragioni, noi accetteremo la formula proposta: «da qualsiasi scuola».
Condorelli. Io non accetto nessuna delle due formulazioni, perché nessuna delle due tiene conto della categoria più meritevole di sussidi da parte dello Stato, cioè della categoria degli autodidatti, di coloro che non hanno neanche la possibilità di accedere ad una scuola pubblica. Perciò, desidererei un emendamento che tenesse conto della situazione degli autodidatti, di coloro che, quasi sempre per povertà, non provengono da alcuna scuola né pubblica né privata, ma studiano, con lodevoli sforzi, da soli.
Presidente Terracini. Lo presenti, onorevole Condorelli.
Binni. Chiedo di parlare.
Binni. Per le ragioni dette dall'onorevole Lozza e dall'onorevole Marchesi, il Gruppo a cui appartengo voterà a favore dall'emendamento Lozza e, naturalmente, mi piace ribadire che in questo caso noi votiamo a favore di questo emendamento proprio secondo le linee che abbiamo seguite anche ieri, cioè per escludere qualsiasi ombra di sospetto che in qualche modo si voglia dare allo Stato il dovere di sovvenzionare, anche sotto forma di sussidi alle famiglie e agli scolari, le scuole private.
Moro. A nome del mio Gruppo dichiaro che noi voteremo contro l'emendamento Lozza. Certamente noi siamo d'accordo che al concorso, il quale deve selezionare i meritevoli e capaci, debbano essere ammessi gli studenti provenienti da qualsiasi scuola ed anche dalla scuola paterna. Non abbiamo su questo punto alcuna difficoltà. Il problema che si propone, invece, riguarda il momento successivo allo svolgimento del concorso, quando cioè lo studente riconosciuto meritevole deve godere, in una scuola, delle provvidenze che lo Stato abbia creduto opportuno di concedergli. E da questo punto di vista noi non possiamo aderire all'idea manifestata or ora dall'onorevole Marchesi che soltanto nella scuola nazionale, soltanto nella scuola di tutti, possono essere godute queste provvidenze dello Stato, non perché noi riteniamo che la scuola dello Stato sia un lazzaretto di appestati, ma per un naturale rispetto verso la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, verso quella parità, in linea di principio, delle scuole, che noi abbiamo consacrato nell'articolo approvato ieri.
Noi pensiamo che il controllo doveroso che si deve esercitare su questi scolari ritenuti meritevoli, tanto che le provvidenze dello Stato non sembrino essere state date invano, si possa realizzare così nella scuola pubblica come in quella particolare categoria di scuole non statali, che erano indicate nel testo della Commissione come parificate, e che ora dovrebbero essere classificate come scuole non statali che abbiano ottenuto la parità. Ancora ieri abbiamo sancito dei principî relativi al controllo dello Stato su queste scuole ed abbiamo stabilito degli esami periodici di Stato per i loro studenti; cioè abbiamo predisposto un complesso di mezzi tendenti ad impedire che in queste scuole la serietà e la dignità degli studi sia menomata.
Una volta ottenuta questa garanzia, io non vedo perché non si debba, nei termini da noi proposti, assicurare la libertà di scelta dell'alunno e rendere omaggio al merito che è stato a lui riconosciuto nel pubblico concorso, il quale indica non soltanto la capacità di seguire fruttuosamente gli studi, ma anche la capacità di scegliere l'ambiente più idoneo nel quale svolgere gli studi per i quali si è ritenuti meritevoli. Ho appena bisogno di rilevare a questo punto quanto ebbi occasione di precisare già nel mio intervento in sede di discussione generale. Altra è la questione dei sussidi alle scuole che noi non abbiamo chiesto, altra è la questione delle provvidenze statali agli alunni particolarmente meritevoli e bisognosi. Non si sussidiano in questo modo le scuole, si sussidiano i singoli studenti, in quanto rientrano in categorie selezionate. E si rende effettivo non soltanto il diritto alla istruzione, ma anche quello al libero apprendimento della verità.
Presidente Terracini. Onorevole Moro, le rammento che la sua è una dichiarazione di voto.
Moro. Ho finito. Vorrei solo richiamare l'attenzione dell'Assemblea sul fatto che, se noi dessimo questo significato e questo respiro alla norma, faremmo della scuola privata una scuola di classe, una scuola degli abbienti, ciò che non vogliamo assolutamente. Noi desideriamo che il diritto alla libera scelta della scuola spetti effettivamente a tutti i cittadini e che l'eguaglianza di essi si realizzi anche mediante il diritto di scegliere la propria scuola e di seguire un determinato indirizzo educativo. (Applausi al centro).
Presidente Terracini. Le dichiarazioni di voto si fanno sul testo dell'emendamento e non su quello che i colleghi hanno detto. Mi riferisco a quello che i colleghi di un settore hanno detto in riferimento alle parole dell'onorevole Marchesi.
Presidente Terracini. Ne ha facoltà; ma si ricordi che siamo in sede di dichiarazione di voto.
Lozza. È necessario che io mi spieghi con l'onorevole Moro; io avevo detto, spiegando e svolgendo l'emendamento, quello ch'egli ha detto un momento fa. Le mie parole si considerino indipendentemente dalla nobile difesa fatta dall'onorevole Marchesi della scuola di Stato. Nel mio emendamento centro di interesse è l'alunno. L'alunno andrà, secondo le indicazioni di legge, a godere la borsa di studio nella scuola indicata dalla legge, che, ho detto ieri e ripeto oggi, potrà essere la scuola di Stato, potrà essere una particolare scuola parificata o pareggiata, e potrebbe anche essere un particolare corso privato. Infine devo ricordare che ieri, nel mio emendamento, mi sono riferito alla scuola paterna, ai privatisti e agli autodidatti. Confermo che il mio emendamento si riferisce anche a queste ultime categorie di studenti e mi pare quindi che i colleghi democristiani possano tranquillamente votarlo.
Bernini. A me pare che i diritti degli alunni, di tutti gli alunni provenienti da qualunque scuola, siano sufficientemente garantiti dal fatto che anche gli alunni che provengono da scuole non statali potranno concorrere alle provvidenze dello Stato. Ma, a parer mio, lo Stato non può poi garantire le provvidenze se non agli alunni che frequenteranno le proprie scuole (Commenti).
Una voce. Siamo d'accordo.
Bernini. Si dice che le provvidenze vanno agli alunni, ma, onorevole Moro, di fatto, le provvidenze vanno alle scuole. (Commenti).
Eppoi, come è stato detto con molta acutezza dall'onorevole Marchesi, quanto più le scuole private avranno la possibilità di avere alunni i quali beneficino di queste provvidenze, tanto più saranno indotte, per quanto possono, a largheggiare nella valutazione degli alunni stessi. (Commenti al centro).
Una voce al centro. Ma c'è il concorso!
Bernini. Si, c'è il concorso. Ma come potrà avvenire il concorso? Quasi sempre dovrà avvenire per titoli. Sarà difficile, nella maggior parte dei casi, che si possano fare grandi concorsi per esami. Ed anche — credo di aver studiato abbastanza l'argomento — nei casi in cui avvenisse il concorso per esami, la valutazione dei titoli avrebbe sempre una notevole importanza. Quindi, si avrebbe questa curiosa conseguenza: che le scuole private, le quali hanno tutto l'interesse di avere il maggior numero possibile di alunni sovvenzionati attraverso le provvidenze, saranno poi le stesse che daranno i titoli per ottenere le provvidenze in questione (Commenti al centro). È stato stabilito con l'articolo 27 che le scuole private non abbiano sovvenzioni e che l'equipollenza di trattamento scolastico non abbia significato economico. Ora, se voi voterete questo, il principio della sovvenzione, che è stato cacciato dalla porta, rientrerà dalla finestra. (Commenti — Interruzioni al centro).
Presidente Terracini. Permetta, onorevole Bernini. Mi pare che ci si addentri di nuovo in particolari che non sono stati neanche toccati in sede di discussione; e aggiungo che mi pare che i colleghi che stanno parlando — non lei in particolare, onorevole Bernini — non abbiano sott'occhio il testo della Commissione e il testo proposto, perché mi sembra che si stia discutendo qualche cosa che è estranea sia al testo della Commissione, sia al testo che adesso porrò in votazione.
Bernini. Permetta, onorevole Presidente, ancora due minuti, ed ho finito.
Secondo me, l'equipollenza dovrà consistere nel fatto che le scuole parificate o private dovranno coi loro mezzi istituire queste provvidenze. D'altra parte, il principio della provvidenza, secondo me, diventa pericoloso, anche perché nelle provvidenze si potranno includere i beni delle Casse scolastiche delle scuole statali. Ora, mentre i beni delle Casse scolastiche delle scuole statali entreranno nelle provvidenze, d'altra parte, alle provvidenze stesse non contribuiranno i beni delle Casse scolastiche degli istituti pareggiati.
Poi c'è un altro inconveniente — ed ho finito: considerate un istituto come la scuola normale superiore di Pisa, la quale pone ogni anno a concorso un determinato numero di posti; come farà domani a porre questo numero di posti in concorso, se i vincitori potranno essere anche eventualmente frequentatori di scuole private? Non sarà più possibile e questi istituti spariranno.
Per queste ragioni, molto semplici e precise, noi voteremo a favore dell'emendamento Lozza.
Codignola. Noi voteremo a favole dell'emendamento Lozza. Ma vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea sul fatto che, se passasse eventualmente la formulazione proposta dalla Commissione, ci troveremmo di fronte ad una vera e propria contraddittorietà nel testo della Costituzione.
Tupini, Presidente della prima Sottocommissione. L'ho già detto; abbiamo modificato. La Commissione sostituisce «parificate» con «non statali», perché ci siamo resi conto di quanto è stato votato nella seduta di ieri.
Codignola. D'accordo, onorevole Tupini. Lei evidentemente pensa che la contraddittorietà di cui parlo sia di natura formale; invece essa è di natura sostanziale. D'accordo che non si può parlare più di scuole «parificate» perché non ne parla più l'articolo 27. Ma coll'articolo 27 noi abbiamo votato il principio fondamentale che è riconosciuta ad enti e a privati la facoltà di istituire scuole, senza onere da parte dello Stato. Se l'ultimo comma dell'articolo 28 passasse nella formulazione a suo tempo proposta dalla Commissione coerentemente alla prima formulazione dell'articolo 27, ciò significherebbe annullare quanto è stato votato ieri (Commenti al centro); perché è assolutamente evidente che in questo modo noi stabiliremmo un principio, quello cioè che in realtà le scuole tenute da privati hanno diritto a sovvenzioni. (Commenti).
Ora, in queste condizioni, io non vedo come sia possibile porre in discussione questo problema, perché esso verrebbe poi in discussione di nuovo in sede di coordinamento, sede nella quale ci porremmo la questione: qual è delle due norme quella giusta? È giusta quella votata ieri all'articolo 27, o quella dell'ultimo comma dell'articolo 28 che stiamo per votare ora?
Non è poi stabilita, nell'articolo 28, la reciprocità di trattamento che dovrebbe invece essere garantita, se dovesse passare una norma di questo genere.
Per quale ragione infatti le scuole parificate dovrebbero pretendere dallo Stato di mettere a loro disposizione il patrimonio pubblico, mentre invece esse non fanno altrettanto di fronte allo Stato?
Mi pare, dunque, sotto ogni riguardo, che la proposta presentata dall'onorevole Lozza e da altri colleghi comunisti sia coerente con quanto è stato approvato ieri. E perciò ripeto che noi voteremo a favore.
Dossetti. Chiedo di parlare.
Presidente Terracini. La prego, onorevole Dossetti: siamo in sede di dichiarazioni di voto; desidero non si riapra la discussione su argomenti già molto a lungo discussi e sui quali si è già votato.
Dossetti. Prometto, onorevole Presidente, di mantenere la mia dichiarazione negli stessi termini di sostanza e di estensione dei colleghi che mi hanno preceduto.
Presidente Terracini. No, non cado nel suo piccolo tranello. (Si ride). Io ho richiamato tutti i colleghi e purtroppo li ho richiamati dopo che avevano parlato: ora invece richiamo lei preventivamente. Ella deve attenersi al testo dell'emendamento.
Dossetti. Spero che manterrò l'impegno che ho assunto, anche dopo la precisazione che lei ha avuto la cortesia di farmi.
Noi dichiariamo di non poter accedere al testo che è stato proposto dall'onorevole Lozza, perché questo testo, per lo meno, consente un'interpretazione equivoca. Interpretazione equivoca la quale, secondo alcuni, vorrebbe portare ad una conclusione che noi riteniamo di non poter accettare. Questa conclusione viene sostenuta dai colleghi che hanno parlato prima, in base a considerazioni che a mio giudizio non tengono conto di una distinzione sulla quale si è insistito più volte durante questo dibattito: cioè la distinzione fra libertà di insegnamento nel suo aspetto dottrinale e culturale e libertà di insegnamento nel suo aspetto organizzativo, strutturale, di istituto.
A questa distinzione deve corrispondere l'altra di provvidenze scolastiche che sono rivolte a garantire la libertà di insegnamento nel primo senso e per contro di provvidenze scolastiche che sono rivolte ad ausiliare l'organizzazione scolastica non statale.
Ciò vuol dire che, quando ieri abbiamo escluso oneri per lo Stato circa l'aspetto organizzativo e strutturale, abbiamo posto una norma che non contraddice ad altre norme che abbiano invece come contenuto ed obiettivo soltanto quello di assicurare la libertà di insegnamento nel primo senso. (Commenti).
Una voce. Allora ritornate alla sovvenzione delle scuole.
Dossetti. Niente affatto; quando l'onorevole Bernini solleva tali obiezioni non considera che le provvidenze in discussione saranno evidentemente provvidenze riconducibili a diversi tipi. Alcune, direi, di carattere personale, cioè disposte a favore di una persona e altre di carattere che direi reale, o comunque legate ad un istituto. Evidentemente le provvidenze di carattere reale, cioè legate a istituti ed organizzazioni scolastiche, verranno escluse dalla disposizione o per lo meno non formeranno oggetto necessario della disposizione che ora noi consideriamo. Questa disposizione ha per obiettivo soltanto le provvidenze di carattere personale (Commenti), cioè date alla persona, e queste provvidenze sono evidentemente necessarie, devono essere affermate per tutti, una volta disposte in via generale, non possono essere escluse per gli alunni delle scuole non statali, se non si vuole in pratica rinnegare ancora una volta la libertà d'insegnamento. (Applausi al centro).
Tonello. Mi pare che il diavolo cacciato dalla porta, si voglia far rientrare dalla finestra! La verità è questa. I sussidi per le scuole private i colleghi vogliono farli rientrare da un'altra strada. Lo Stato che ha proprie scuole, se deve sovvenzionare lo studioso che ha speciali attitudini, non deve essere diffidente verso la propria scuola, verso i propri istituti. (Commenti). Può dire: cittadino, ti do il denaro, ma va nell'istituto dei preti? (Rumori — Interruzioni). Questa è egemonia, che voi volete; è a tutto questo che aspirate.
Non possiamo entrare nel vostro terreno. (Commenti). E questo è proprio il caso di impuntarsi, colleghi, che volete la scuola italiana e libera. Se volete che realmente lo Stato, veramente italiano, apprezzi le sue istituzioni, le sue scuole, è anche troppo quello che abbiamo detto, che le vostre scuole private siano equiparate ed equipollenti. Non possiamo dire di più, perché tutte le risorse dello Stato devono essere disposte dallo Stato.
Bruni. Chiedo di parlare.
Bruni. Desidero dire una parola molto sincera. Siccome sono favorevole al finanziamento delle scuole non statali, sotto certi requisiti e certi obblighi, sono favorevole alla formula che è stata proposta dalla Commissione. Sono molto più sincero di alcuni colleghi democristiani!
Laconi. Vorrei fare rilevare che qui si tratta di votare sull'emendamento, non sulle intenzioni che possono avere coloro che votano e coloro che non votano l'emendamento. Ho sentito una serie di oratori parlare in veste di futuri legislatori ed esprimere a questa Assemblea quale sarà l'indirizzo che domani essi seguiranno se ritorneranno in quella veste in quest'Aula.
Tutto ciò ha per noi un interesse molto limitato, credo anzi che non abbia nessun interesse. Sta di fatto che nell'emendamento proposto dall'onorevole Lozza si dice unicamente che le provvidenze saranno conferite per concorso agli alunni, qualunque sia la loro provenienza all'atto del concorso, non di fronte alla scuola statale; si dice semplicemente che, all'atto in cui il concorso viene bandito ed effettuato, le provvidenze saranno date agli alunni di qualsiasi scuola e non si incide sulla futura destinazione di questi alunni e sulla scelta che vorranno fare tra l'uno e l'altro tipo di scuola. Io non comprendo quindi per quale ragione una battaglia debba scatenarsi su un qualche cosa che non è previsto nell'emendamento Lozza e a me pare neanche nel testo della Commissione, e non rientra quindi nell'oggetto di questa discussione. Penso che le eccezioni che sono state sollevate da una parte e che gli argomenti che sono stati inopportunamente portati dall'altra, siano fuori questione. Noi voteremo in favore di questo emendamento nella semplice interpretazione che l'onorevole Lozza gli ha dato, e cioè nel senso che si vogliono estendere tutte le provvidenze a tutti gli studenti da qualsiasi scuola provengano all'atto in cui il concorso viene bandito.
Presidente Terracini. Egregi colleghi, noi non possiamo ignorare, per quanto formalmente lo dobbiamo, che la nostra Assemblea è costituita in Gruppi. Quando si tratta di dichiarazione di voto e su questioni che appaiono importanti, le dichiarazioni fatte da uno, due o tre rappresentanti di uno dei Gruppi ufficialmente costituiti, mi pare che dovrebbero essere considerate sufficienti a chiarirne il valore del voto. Se lei, onorevole Fanfani, fa una dichiarazione, c'è da presumere che non dirà di votare diversamente da come voterà l'onorevole Dossetti; il che in linea astratta potrebbe tuttavia anche avvenire, ma ne ho però qualche dubbio. Comunque ha facoltà di parlare.
Fanfani. La ormai nota amicizia che mi lega all'onorevole Dossetti sembrerebbe far supporre che non si potesse per ragioni diverse arrivare ad uno stesso voto. Ma ciò non essendo, devo spiegarmi. E dico questo, se il Presidente me lo consente, per accogliere il suo amabile invito.
Per quanto riguarda il merito, credo che, come membro di questa Assemblea, io possa avere il diritto (non so se interpreto male il regolamento) di spiegare...
Presidente Terracini. Non si formalizzi attorno ad una questione che ho toccato in modo tanto generico. Siamo in sede di dichiarazione di voto. Faccia la sua.
Fanfani. Cerco di spiegare il motivo del mio atteggiamento. Personalmente io voto contro l'emendamento proposto. (Commenti a sinistra — Rumori).
Constato che le borse di studio sono di due specie. Si può trattare di borse di studio atte a richiamare dei giovani su una particolare strada, su un particolare indirizzo, cioè ad invitarli ad adire ad un particolare genere di scuola. Per questa ipotesi, evidentemente, va bene l'emendamento presentato «provenienti da qualsiasi scuola».
Ma nell'ipotesi in cui le borse di studio servano semplicemente ad incoraggiare un giovane a continuare gli studi intrapresi, evidentemente il «provenienti» non serve perché è limitativo, ed in quella ipotesi occorrerebbe adoperare la formula «appartenenti a qualsiasi scuola».
Per questi motivi chiedo ai nostri colleghi proponenti l'emendamento in discussione, se non ritengano opportuno di aderire alla mia richiesta di sostituire alle parole «provenienti da» le parole «appartenenti a». Solo in questa ipotesi voterei a favore.
Mazzei. Anche a nome del Gruppo repubblicano, dichiaro che noi voteremo a favore dell'emendamento Lozza, ritenendo che esso dovrebbe significare un coordinamento con quanto già votato nell'articolo 27.
Votando l'articolo 27, noi abbiamo stabilito che gli enti e i privati hanno facoltà piena di istituire scuole, ma senza oneri per lo Stato.
Per criterio analogico, deve essere ammesso che oneri per lo Stato non devono esserci neppure per provvidenze successive.
Lo Stato, può, se crede, concedere di volta in volta provvidenze, ma non vi deve essere tenuto giuridicamente e costituzionalmente.
Per questi motivi, noi voteremo l'emendamento Lozza.
Lozza. Chiedo di parlare. (Commenti).
Presidente Terracini. Poiché è stato proposto un emendamento al suo emendamento, l'onorevole Lozza ha diritto di rispondere.
Lozza. Se accettassimo la proposta dell'onorevole Fanfani, finiremmo col bandire solo concorsi interni nelle scuole; invece, noi vogliamo che tutti gli alunni, di qualsiasi scuola di provenienza, siano uguali di fronte al concorso.
Presidente Terracini. L'onorevole Condorelli propone di sopprimere nel testo della Commissione le parole: «agli alunni di scuole statali e non statali».
Questo emendamento ha la precedenza su quello dell'onorevole Lozza.
Moro. Dichiaro che voterò contro l'emendamento Condorelli, in quanto esso toglie ogni garanzia d'una qualche eguaglianza di trattamento agli alunni di scuole statali ed a quelli di scuole non statali. Il che almeno in parte è invece garantito dall'emendamento Lozza, per quanto riguarda la provenienza degli alunni da qualsiasi scuola.
Corbino. Credo che, in fondo, noi discutiamo su una questione che non esiste, perché le preoccupazioni dell'onorevole Moro sono annullate dalla esplicita assicurazione dell'articolo 27, che garantisce la parità di trattamento e l'equipollenza del valore scolastico dei titoli. In sostanza, noi con l'articolo 28 non facciamo altro che stabilire alcune delle modalità con cui la Repubblica conta di aiutare gli studenti che non hanno mezzi, ed allora mi pare che l'emendamento soppressivo dell'onorevole Condorelli possa essere accettato da tutti per uscire da questa situazione di incertezza. (Approvazioni).
Presidente Terracini. Pongo in votazione l'emendamento dell'onorevole Condorelli soppressivo nel testo proposto dalla Commissione delle parole: «agli alunni delle scuole statali e non statali».
L'emendamento Lozza resta pertanto assorbito.
L'articolo 28 risulta, nel suo complesso, così formulato:
«La scuola è aperta a tutti.
«L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione.
«La Repubblica assicura l'esercizio di questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, da conferirsi per concorso».
L'onorevole Bruni comunica di rinunziare al comma aggiuntivo proposto.
Vi è ora l'articolo 28-bis, presentato dagli onorevoli Codignola e Cianca:
Codignola. Poiché alcuni colleghi mi hanno fatto osservare che questa materia ha carattere più legislativo che costituzionale, ritiro la proposta.
Presidente Terracini. Penso che l'onorevole Franceschini ed altri, che avevano proposto un emendamento a quello dell'onorevole Codignola, aderiranno alle dichiarazioni dell'onorevole Codignola.
Franceschini. Benché spiacente, ritiro il mio emendamento.

References: Articolo 34
 articolo 28
e contrario
 articolo 27
 articolo 34
 articolo 28
 articolo 28
 articolo 28