Source: http://www.escursioniapuane.com/SDF/ValSerenaia.html
Timestamp: 2020-04-01 15:20:14+00:00

Document:
﻿ Escursioni Apuane -Val Serenaia
(f.f.) la Val Serenaia, con il suo Orto di Donna, rappresenta uno dei luoghi più affascinanti delle intere Alpi Apuane: una conca glaciale circondata da alcuna delle montagne più belle tra le quali spicca il Monte Pisanino massima vetta apuana con i suoi 1947 metri. La zona è ricca di boschi e di belle e rare fioriture e la presenza di ben tre rifugi e di un campeggio offre la necessaria ospitalità per effettuare escursioni anche di più giorni. L’estrazione intensiva e disordinata del marmo ha modificato pesantemente il versante sinistro della valle togliendo un po’ di fascino ai luoghi, incontaminati sino alla seconda metà del 1800.
Questa valle, in alto di chiara origine glaciale mentre in basso è scavata dal Serchio di Gramolazzo, si trova interamente nel comune di Minucciano[1] ed è attraversata da una strada asfaltata che si stacca presso una galleria[2], a circa 800 metri di quota, dalla provinciale che unisce Minucciano e Gramolazzo.
La strada passa per Foce Rifògliola e costeggia Poggio Baldozzana e la costiera della Capradossa le cui pendici sono ammantate da faggi mentre il versante opposto è dominato dal possente versante settentrionale del Monte Pisanino.
La strada si sviluppa per circa 6 km molti dei quali all’interno di un fitto bosco ed arriva presso il Rifugio Val Serenaia ed il vicino campeggio con ampio parcheggio da cui si alza, verso destra, per finire al vicino Rifugio Donegani. Oltre questo essa diventa una marmifera chiusa da una sbarra e sale alle cave del versante nord-orientale della Cresta Garnerone.
Il piano di Serenaia, a quota 1050 metri, costituisce il fondovalle. La zona è dominata dalla massa del monte Pisanino sulla destra orografica, la testata della valle è costituita dal Monte Cavallo, dal Contrario e dal Grondilice mentre a sinistra c’è la cresta Garnerone ed il Pizzo d’Uccello. C’è da aggiungere che questa zona detiene il record di piovosità nelle Alpi Apuane superando i 3000 millimetri annui.
La testata della Valle è occupata da una bella faggeta ricca, nel versante destro orografico, di massi caduti in tempi lontanissimi dalle falde degli Zucchi e molto piacevole a percorrersi seguendo il sentiero 178.
I tre rifugi presenti in zona: Val Serenaia, Donegani, Orto di Donna oltre il bivacco K2 ed il campeggio a fondovalle rendono più agevole le moltissime escursioni possibili nelle vicinanze.
Infatti essa è percorsa da diversi sentieri, il 178 per la foce di Cardeto, il 180 per cava 27 ed il Rifugio Orto di Donna, il 187 per Foce Siggioli, il 179 da foce di Giovo al Cardeto, il 37 e 37bis per foce di Giovo, il 181 da Foce di Giovo per Foce Siggioli.
La parte alta, detta Orto di Donna, è stata dalla seconda metà del 1800 ed è ancora di più oggi oggetto di escavazione intensiva di marmo che ha cambiato la fisionomia della valle in particolare con i suoi estesi ravaneti che hanno distrutto porzioni consistenti di bosco. Solo in inverno quando la coltre nevosa nasconde le cave la valle torna ad acquisire l’antica ed incontaminata fisionomia.
I prati sono ricchi di piante belle e rare che danno il meglio di sé nella fioritura tardo primaverile: ricordiamo il Giglio di S. Giovanni, il Giglio Martagone e la rarissima Peonia Selvatica.
La toponomastica è incerta: per la cartina IGM Val Serenaia è l’intero bacino del Serchio di Gramolazzo ed Orto di Donna è la conca prativa in testata alla valle. Per altri invece Serenaia è la conca ed Orto di Donna sono le pendici sotto la Foce di Giovo, altri ancora usano i due termini come sinonimi.
Il Serchio è formato da due rami: quello appenninico, detto Serchio di Sillano, e quello apuano detto Serchio di Gramolazzo. Essi confuiscono nei pressi di Piazza al Serchio.
Il ramo di Gramolazzo scende dalla zona più elevata delle Alpi Apuane che incide profondamente e, a sua volta, si divide in due rami che circondano il monte Pisanino: quello di Gramolazzo propriamente detto nasce in Val Serenaia dalle pendici occidentali del Pisanino mentre il secondo ramo, detto Fosso dell’Acqua Bianca, nasce dal versante orientale e scende per la piana di Gorfigliano.
Entrambi vanno ad alimentare il lago di Gramolazzo presso il borgo omonimo. Questo lago è di origine artificiale e risale all’inizio del 1900 e fu creato per la produzione di energia elettrica come il vicino lago di Vagli.
Il toponimo Orto di Donna è legato in qualche modo alla leggenda del giovane fuggiasco da Pisa che fu accolto e curato da una giovane pastora di Gorfigliano, ma morì. Gli dei, commossi dal dolore della fanciulla, innalzarono a suo perenne ricordo il monte omonimo[3].
Detta anche Foce di Grondilice. È il valico a quota 1750 metri tra la vetta del monte Grondilice e la sua antecima Sud-Est, detta la Forbice, esso mette in comunicazione la valle di Vinca con Orto di Donna, in particolare con la zona di cava 27. È attraversata dal sentiero 186 (Foce Rasori - rifugio Orto di Donna). Qua parte la via normale al monte Grondilice segnata di blu. Su una roccia c’è una targa metallica che ricorda Dario Capolicchio (Palermo 1971 – Firenze 1993), socio del Cai di Sarzana, morto tragicamente nel 1993 a Firenze, dove studiava architettura, vittima dell’attentato terroristico mafioso dei Georgofili. Il luogo è molto panoramico sul Pisanino e gli Zucchi di Cardeto, sul Contrario e parte del Cavallo.
Si trova a 1642 metri di quota, è un intaglio roccioso tra la cresta nord del monte Cavallo ed il Pizzo Altare (1746 metri) che è il più meridionale degli Zucchi di Cardeto. Detto anche Foce di Mezzo o foce delle Forbici (termine riferito agli Zucchi), costituisce comunicazione tra Orto di Donna e la Valle dell’Acqua Bianca. Quindi essa collega Val Serenaia con il passo della Focolaccia e la zona di Resceto e Forno nel massese e con Gorfigliano e Campocatino in Garfagnana. Qua arriva il sentiero 178 dal Val Serenaia ed il 179 da Foce di Giovo ed è transito obbligato per la via normale al Pisanino e per le arrampicate al Cavallo.
Si trova a 1500 metri di quota ed è detta anche foce di Giogo. È una ampia sella erbosa tra la Cresta Garnerone ed il Pizzo d’Uccello e mette in comunicazione la Valle di Vinca con la Val Serenaia. È luogo molto frequentato dagli escursionisti e, in genere, molto ventoso. Il panorama da Foce di Giovo è splendido sul Sagro, sul Pisanino e sul Pizzo d’Uccello che incombe in tutta la sua imponenza, ma spostandoci di pochi metri possiamo godere della bella vista sull’intero Orto di Donna (monti Cavallo e Contrario), il luogo è erboso, ameno, ampio ed invita al riposo ed alla contemplazione. Qua è presente un palo con le indicazioni dei sentieri: il 181 a nord per il Giovetto (da cui si stacca la via normale per ascendere al Pizzo d’Uccello), Foce Siggioli ed Ugliancaldo, il 175 che scende in basso per Vinca, il 37 che scende verso il Rifugio Donegani e Val Serenaia, mentre dalla parte opposta va a Capanna Garnerone e Forno (nella parte iniziale coincide con il 175) ed il 179 per Cava 27 ed il rifugio Orto di Donna a sud.
Foce Rifogliola
Piccolo valico a 810 metri di quota attraversato dalla carrozzabile per Val Serenaia con una maestà con immagine di S. Antonio da Padova. Parte da qua il sentiero 189 per Poggio Baldozzana. E da parte opposta il sentiero del GT (Garfagnana Trekking) che porta a Gramolazzo anch’esso 189.
È la depressione maggiore che si trova tra la Forbice ed il monte Contrario a quota 1611 metri. Esso costituisce aspra e difficoltosa comunicazione tra la valle degli Alberghi e quella di Orto di Donna. Facilmente raggiungibile per tracce di sentiero da Cava 27. Più difficoltosa è la salita dalla valle degli Alberghi per pendii lisci e per sfasciumi. Nella parte alta del passo arriva anche la nuova ferrata (inaugurata nel 2002) del monte Contrario che inizia dalla Casa degli Alberghi. Il panorama è molto bello in particolare sull’aspra parte sud del Contrario. Da qua parte la strada normale per la vetta del monte Contrario.
La zona è servita da ben tre rifugi, probabilmente in numero eccessivo per le esigenze degli escursionisti, ma in estate la zona è molto frequentata anche da escursionisti stranieri. L’unico aperto anche nei fine settimana invernali è lo storico rifugio Donegani.
Si trova a quota 1503 metri in prossimità del passo delle Pecore, fu inaugurato il 29 giugno 2005. È il terzo rifugio della zona costruito ristrutturando l’edificio di cava 27 (la cava più alta del bacino) ad opera del comune di Minucciano e del Parco delle Apuane, con finanziamenti UE. Nei pressi c’è una scuola di roccia con palestre attrezzate. Si accede al rifugio con una strada di arroccamento di cava, con il sentiero 180 e successiva variante. Ad esso perviene anche il 179 da Foce di Cardeto per Foce di Giovo, seguendo il quale con la deviazione 186 si può scalare il Grondilice e proseguire per Foce Rasori. Tracce di sentiero portano al Passo delle Pecore (ed alla ferrata del Contrario ed al sentiero per gli Alberghi) ed in vetta al vicino monte Contrario. È punto di appoggio per numerose scalate, anche se il Donegani rimane in posizione più favorevole per il Pizzo ed il Pisanino. In inverno è chiuso.
Si trova a quota 1068 metri dove la strada si alza per il Donegani. Era l’antica casa dei guardiani delle cave nel fondo valle e fu ristrutturata nei primi anni del duemila. Ad esso è annesso il campeggio che si trova a 100 metri di distanza immerso nel verde e nel fresco dei faggi. È rifugio privato. Nelle vicinanze partono i sentieri 178 e 180 entrambi diretti alla Foce di Cardeto. È punto di appoggio per le numerose escursioni possibili nelle zona ed usato come ristorante da comitive di turisti desiderosi solo di respirare aria pura.
Situato a 1150 metri in Val Serenaia località Orto di Donna, sulle pendici est del Pizzo d’Uccello, proprio di fronte al monte Pisanino sulla strada per le cave di Orto di Donna. Il primo rifugio[4] in zona, conosciuto come Donegani vecchio, è, ormai diruto, cento metri più in alto (quota 1282 metri) sulla strada per Cava 27 alle pendici della Cresta Garnerone. Esso era stato inizialmente ricovero di cavatori della società Montecatini, costruito verso il 1860 e fu trasformato in rifugio ad opera del Cai di Lucca con la fattiva collaborazione dell’ingegner Guido Donegani[5]. In seguito il rifugio fu spostato dove si trova attualmente. Il rifugio chiuse alla fine del secolo (1997) per poi riaprire come struttura privata nel 2005, in seguito (2007) è stata stipulata una convenzione con il Cai nazionale con apertura di un locale invernale e sconti per i soci. Da esso parte il sentiero 37 per la Foce di Giovo e la Capanna Garnerone e nelle vicinanze il 180 per cava 27 ed il 187 per Foce Siggioli. Storicamente è stato il punto di appoggio per escursionisti e scalatori. Da qua si può salire sul Pisanino, sul Pizzo d’Uccello, sul Grondilice, sul Contrario e sul Cavallo e si può accedere facilmente al passo della Focolaccia ed al Monte Tambura. Numerose possibilità sono riservate ai rocciatori: dagli Zucchi di Cardeto ai percorsi del Pizzo e della cresta Garnerone.
Capanna K2
Si trova in alta valle di Orto di Donna sulle pendici settentrionali del Monte Contrario a 1500 metri, nel bosco, lungo il sentiero 179 dalla Foce di Cardeto per cava 27. Presso dei ruderi uno stradello di poche decine di metri porta alla capanna che spicca con il suo colore arancione. Continuando il sentiero si attraversa, subito dopo, un piccolo ravaneto e in cinque minuti siamo al rifugio Orto di Donna (1503 metri). Il ravaneto è legato ai tentativi di apertura di cave poi chiuse, poco dopo, perchè non produttive. La capanna è un prefabbricato metallico incustodito formato da un unico ambiente con tavolato per 6 posti letto, stufa a legna ed utensili per cucinare, l’acqua può essere trovata ad una fonte vicina che spesso, però, è a secco. A pochi metri si gode di bella vista sul Pisanino e gli Zucchi di Cardeto. Sempre aperto in inverno, negli altri periodi serve la chiave. C’è da dire che, purtroppo, la capanna K2 è stata segno di atti di vandalismo sempre molto sconcertanti a queste quote e quindi, ormai, rimane sempre aperta. La capanna è importante punto di appoggio per le escursioni e le scalate in zona, specialmente in inverno in quanto la neve permane a lungo, data l’altezza, spesso anche a primavera inoltrata. Fu costruito nel giugno 1968 dall’Associazione “ K2 Club[6]” di Avenza e poi donato alla sezione di Carrara del CAI nel 1988 nella ricorrenza del centenario della sua fondazione. La donazione ufficiale avvenne il 9 ottobre 1988 alla presenza di un centinaio di soci delle due associazioni, in particolare i due presidenti: Filippo Braccini (K2) e Pier Luigi Ribolini (CAI Carrara). Partecipò anche la guida alpina di Courmayeur Ubaldo Rey presidente onorario del K2 e membro della spedizione italiana al K2 nel 1954.
CENNI SUI MONTI CIRCOSTANTI
La conca di Val Serenaia è circondata da alcune delle montagne più interessanti delle Alpi Apuane, sulle quali fornisco alcuni cenni.
È la prima cima importante delle alpi Apuane che si incontra partendo da nord. Raggiunge i 1781 metri. Da qualsiasi parte lo si guardi ha una sagoma piramidale rocciosa e dà alla zona circostante un aspetto alpino. Il versante sud-ovest si affaccia sulla valle di Vinca di fronte al monte Sagro, quello orientale dà verso Val Serenaia di fronte alla mole possente del monte Pisanino ed il versante nord incombe sul Solco di Equi di cui forma la testata. La montagna, per le sue caratteristiche, rappresenta la più importante meta apuana degli alpinisti: in particolare è molto rinomata la famosa parte Nord con i suoi 700 metri di dislivello verticale. La parete nord fu vinta solo il 9 ottobre 1927 attraverso la “Via dei Genovesi”. La via normale lungo la cresta sud / sud-est è facile ed adatta agli escursionisti esperti, ma presenta le sue difficoltà per cui non deve essere sottovalutata. Interessante è anche la cresta Nattapiana con andamento nord-occidentale, essa è lunga 2 km e domina il paese di Vinca. I fianchi della montagna sono percorsi anche da due vie ferrate: la Domenico Zaccagna e la Mario Piotti. Il nome probabilmente deriva alla montagna dalla presenza di corvi che qua nidificano e dalla presenza in passato dell’aquila reale tornata negli ultimi anni.
Cresta Garnerone
È la cresta che divide, in parte, la valle di Vinca da quella di Orto di Donna. Inizia dalla foce di Giovo e finisce alla foce Garnerone dove continua poi con il monte Grondilice. È molto dentellata e si riconoscono, partendo dal Giovo: i due Denti di Giovo, le due guglie di Vinca (nord 1651 e sud), il Gobbo (1677m), la Foce del Gobbo (1650m), le tre vette del monte Garnerone (nord 1738m, centrale e sud 1767m), Foce Garnerone (1707m). La cresta è percorribile solo da rocciatori per le sue difficoltà in particolare a causa della roccia non sicura. Il sentiero 179 la costeggia con facile percorso in Orto di Donna.
Vetta che prosegue la cresta Garnerone, la quota è 1805 metri. Il monte ha aspetto massiccio che lo differenzia dalla vicina cresta ed è formato da roccia calcarea e la salita per la via normale si fa tra sfasciumi di marmo ed è ben segnata con segni blu. La salita parte dalla finestra omonima.
Per gli abitanti di Forno è il Monte degli Alberghi. Visto dal versante Sud-Ovest, quindi dal mare, il monte precipita con una aspra parete marmorea di 700 metri nel vallone degli Alberghi. Invece da Orto di Donna appare come un collinone erboso. La vetta è a 1789 metri. Esso è separato dalla zona del Grondilice mediante il Passo delle Pecore e dal vicino Cavallo mediante la Foce del Monte Cavallo. Il nome gli viene dal fatto di essere inserito nella linea di spartiacque con un andamento diverso da quello delle altre montagne, ma anche per l’aspetto completamente diverso che offre all’escursionista secondo i diversi punti di vista. Il monte presenta notevoli possibilità per arrampicata specialmente la parete Sud-0vest, è possibile comunque arrivare alla vetta dal Passo delle Pecore per tracce di sentiero con limitate difficoltà, però la cresta finale è piuttosto aerea. La prima ascesa documentata è di Lorenzo Bozano ed Emilio Quèsta il 30 aprile 1899 i quali nella loro relazione usarono il temine “cima 1729” , fu il milanese Axel Chun ad usare il termine Contrario usato correntemente dai pastori.
È delimitato a nord ed a ovest dalla Foce di Cardeto e da quella del Cavallo e a sud dal Passo della Focolaccia. Il monte si presenta come una imponente cresta rocciosa disposta in direzione nord-Ovest Sud-Est e movimentata da una serie di gobbe con quattro vette. La maggiore è la seconda da nord che raggiunge 1895 metri, le altre misurano, partendo da nord 1889, 1874 e 1851 metri. Verso mare il monte precipita in ripidissime lastronate ed in questo versante passa il sentiero 167 dalla Valle degli Alberghi. Invece il versante garfagnino, che chiude la conca dell’Acqua Bianca, è solcato da canali che permettono salite alpinistiche ed è percorso, in basso, dal sentiero 179. A sud la montagna si abbassa nella cosiddetta Coda del Cavallo movimentata da numerose incisioni e presenta pinnacoli di grande interesse per i rocciatori come la Punta Carina e la Punta Graziosa. La salita più semplice parte da sud e per la cresta sommitale raggiunge tutte le vette con qualche passaggio di secondo grado. Notevolmente impegnativa la traversata invernale.
Pinnacoli rocciosi che dal Pisanino scendono a Foce Cardeto. Si riconoscono quattro quote, dette appunto Zucchi: il Pizzo Altare (1746 metri), il più vicino alla foce Cardeto, il pizzo di Mezzo, il pizzo Maggiore (1749 metri) che è il più elevato ed un altro rilievo minore. Detti anche Forbici. La salita degli Zucchi e la traversata degli stessi è riservata ad alpinisti esperti. Nel fondovalle si riconoscono rocce staccatesi dagli Zucchi facilmente riconoscibili per avere la stessa conformazione geologica.
Il monte Pisanino è la vetta più alta delle Apuane con i suoi 1946 metri, ha forma piramidale con cresta sommitale tronca. Localmente denominato Pizzo della Cranca o della Caranca. Esso rimane alquanto isolato dal resto della catena ed è molto imponente a vedersi sia dalla Lunigiana che dalla Garfagnana, mentre non si vede per niente dal mare. I suoi fianchi sono per lo più erbosi e la roccia è scistosa con qualche zona di marmo. È circondato dalla Val Serenaia, dalla Valle del Serchio di Gramolazzo e da quella dell’Acqua Fredda. La montagna presenta difficoltà alpinistiche ed è quindi sconsigliata agli escursionisti eccetto la via normale dalla Foce di Cardeto per la Foce dell’Altare ed il Canale delle Rose, ma anche questa è da fare con rispetto e concentrazione. Lungo le sue pendici orientali ci sono splendide fioriture dalla Peonia Officinalis all’Arenaria di Bertoloni, alla Astranzia Pauciflora solo per citarne alcune. Il sentiero 178 porta alla via normale, segnata di blu, che inizia presso la Buca della Neve.
Forno Canal Regollo (ca 300m) - Foce Navola (1295m) innesto 173 - Foce Rasori (1320m) innesto 186 e 168 – Capanna Garnerone (1260m) innesto 173 A (con la revisione della numerazione diventa solo 173) – innesto 175 - Foce Giovo (1500m) innesto 181 e 179 – Rifugio Donegani (1150m). Unisce la zona di Forno con la valle di Vinca e la Garfagnana. Lungo questo percorso, prima della foce di Navola nella parte massese, era presente il rifugio Giovanni Pisano del Cai di Pisa. Da Capanna Garnerone il sentiero in breve esce dal bosco e costeggia a mezza costa la cresta Garnerone, prima in discesa, poi in lieve salita, supera un ravaneto, vegetazione varia e si innesta nel 175 insieme al quale arriva alla Foce di Giovo. Con la revisione della numerazione del 2008 il vecchio sentiero 37 A (in realtà bis) diventa 37 ed il vecchio tratto di 37 per il rifugio diventa 37 A.
Sentiero 37 A (o bis)
Con la revisione del 2008 il sentiero 37 A (bis) diventa la prosecuzione del 37, mentre il tratto del 37 in Orto di Donna diventa 37 A. Il sentiero evita la via di cava.
Sentiero 178
Val Serenaia (1050m) – innesto 180 - Foce di Cardeto (1642m) innesto 179 – innesto sentiero blu per il Pisanino - Innesto Strada Marmifera dell'Acqua Bianca. Il percorso permette di godere di panorami splendidi sulle Apuane settentrionali. Il sentiero 178, ben segnato, inizia dal parcheggio del campeggio, lo fiancheggia per un breve tratto, poi entra nel bosco di faggi e dopo pochi minuti costeggia una casetta (Baita Italia). Subito dopo inizia a salire decisamente nel bosco con un tratto a tornanti. In mezz’ora arriva ad un bel punto panoramico sul Pisanino e sul Pizzo ben visibili quando il bosco è spoglio. Segue un breve tratto più tranquillo e poi la salita per un ripido canalone, dopo si svolta a sinistra. Il sentiero poi riprende a salire e in breve arriva al bivio con il sentiero 180 che arriva da destra. Sale pochi metri ed arriva ad un ripiano roccioso con pochi alberi che permette di godere di una splendida vista sul Pizzo d’Uccello, Pisanino ed i suoi Zucchi. Percorrendo il breve ripiano è possibile vedere sulla destra il Cavallo, il Contrario, il passo delle Pecore ed il nuovo rifugio di Cava 27 con il ravaneto, il Grondilice, la Cresta Garnerone, la foce di Giovo ed il Pizzo. La visuale è aperta anche in estate poiché la vegetazione qua è piuttosto ridotta. Finito il ripiano roccioso il sentiero rientra nel bosco e, in una decina di minuti, arriva ad un grosso faggio con indicati i segni del sentiero, da esso inizia la parte più ripida della salita. Infatti supera una paretina di roccia su cui il sentiero è inciso con comode e facili voltoline ed in pochi minuti arriva ad un pianoro dal quale si gode di vista splendida su tutte le montagne che circondano Val Serenaia. Adesso il bosco è finito, il sentiero passa tra radi faggi costeggiando rocce montonate portandosi alle pendici degli Zucchi di Cardeto, dove prospera una vasta prateria di lamponi quasi ad altezza d’uomo. Adesso sale, costeggiando gli Zucchi, in maniera piuttosto ripida, poi la salita si addolcisce e, percorrendo le rocce sottostanti gli Zucchi, arriva al cartello dei sentieri A destra si stacca il 179 per cava 27, mentre il 178/179 si dirige alla vicina Foce di Cardeto, alla Marmifera dell’Acqua Bianca ed al Passo della Focolaccia. Alla Foce di Cardeto inizia la discesa per la Valle dell’Acqua Bianca, sulla destra sale un sentierino alpinistico per la cresta NO del Cavallo. Proseguendo per circa 5’ si arriva al bivio per il monte Pisanino, presso il quale c’è la caratteristica buca della neve. Il sentiero poi continua per la marmifera mentre un ramo che è però il 179 va al passo della Focolaccia.
SENTIERO 179
Foce Giovo (1500m) – innesto 186 - Cava 27 (1503m) innesto 180 - Foce Cardeto (1642m) innesto 178 - Passo Focolaccia (1642m). Percorre la parte alta dell’orto di Donna e continua seguendo le pendici del monte Cavallo. Il percorso è costituito da saliscendi, senza perdere quota in modo consistente. Il primo tratto è molto ameno ed entra nel bosco costeggiando la cresta Garnerone. In un tratto si apre con bella vista sulla cresta stessa, poi continua fino alla cava 27, con qualche tratto che richiede la giusta attenzione. Dal rifugio continuiamo e superiamo un piccolo ravaneto ed in pochi minuti arriviamo presso il bivacco K2. Il sentiero segue le pendici del monte Contrario e poi quelle del monte Cavallo in una zona chiaramente carsica per la presenza di doline ed anche di un piccolo nevaio. Anche questo tratto è essenzialmente nel bosco, la parte finale invece esce dal bosco e prende a salire fino alla foce di Cardeto. Qua il sentiero scende fino alla buca della neve ed all’imbocco della via normale per il Pisanino, poi percorre le pendici del monte Cavallo lasciandosi a sinistra il 178 per l’Acqua Bianca. Il percorso finale è su roccette per poi confluire nella marmifera che porta al passo.
Sentiero 180
Val Serenaia (1050m) – innesto deviazione per rifugio Orto di Donna - innesto sentiero 178 (ca1325m). Il vecchio sentiero 180 riportato dalle cartine si innestava con il 178, adesso viene considerato 180 quello che arriva al rifugio ed il pezzo che si innesta con il 178 viene chiamato raccordo. Rispetto agli anni ’80 la prima parte del sentiero è stata notevolmente modificata a causa dell’attività estrattiva. Infatti esso partiva poco prima del rifugio Donegani seguendo un pendio erboso che portava nel bosco, attualmente l’imbocco è più in basso su una lastronata che porta al punto di partenza che è ormai vicinissimo alle cave. Il sentiero segue il bosco di faggi fresco in estate ed è piuttosto ameno, a tratti permette di vedere il profilo del Pisanino. Il raccordo con il rifugio è piuttosto aspro in salita e costeggia il ravaneto di cava 27.
Pieve S.Lorenzo (350m) - Argigliano (378m) innesto trekking Lunigiana - Ugliancaldo (743m) innesto 176 – innesto 192 - Poggio Baldozzana 1330m) - Costiera di Capradossa (1465m) - Foce Siggioli (1390m) innesto 187 – innesto diramazione per il 37 - Foce del Giovetto (1497m) innesto 191 - Foce di Giovo (1500m). Da Baldozzana sale per prateria di quota e poi per un boschetto fino alla Capradossa. Qua diventa molto panoramico e percorre il filo della cresta con un po’ di esposizione fino alla Foce Siggioli. Segue un tratto su terreno infido, a tratti nel bosco, poi sale per un canalone dove una corda metallica aiuta la progressione. Poi costeggia, piuttosto esposto, le propaggini del Pizzo che danno verso Val Serenaia con altri due tratti con corda metallica, rientra nel bosco ed in modo ameno arriva al Giovetto. Da qua costeggia sulla sinistra quota 1539 tra macchie di faggio ed arriva al Giovo. Sentiero faticoso con qualche tratto un po’ esposto, classificato difficile nel tratto da Siggioli a l bosco prima del Giovetto.
Rifugio Donegani (1150m) – Foce Siggioli (1386m) raccordo ferrata Tordini Galligani e sentiero 181. Questo è un sentiero piuttosto semplice che passa nel bosco e si stacca dalla marmifera oltre il rifugio, ben indicato da una placca metallica. Serve per collegare la zona del rifugio con la Foce evitando il più impegnativo sentiero 181.
Sentiero 189
Gramolazzo (625m) – Foce Rifogliola (810m) – Poggio di Baldozzana (1338m) raccordo 181. Il tratto fino a Foce Rifogliola fa parte del GT. Il percorso segue boschi di castagno e faggi senza alcuna difficoltà.
Questo è un luogo da visitare sia pure solo in automobile e facendo due passi in tranquillità. La valle è veramente molto bella e non può non essere conosciuta dagli amanti delle Alpi Apuane.
ITINERARI RELATIVI A VAL SERENAIA:
VAL SERENAIA–FOCE DI CARDETO (mt. 1642)–RIFUGIO ORTO DI DONNA–VAL SERENAIA (Anello)
GRAMOLAZZO–FOCE RIFOGLIOLA (810m)-VAL SERENAIA (1050m)–FOCE DI CARDETO (1642m)–MARMIFERA–GORFIGLIANO (685m)-GRAMOLAZZO (Anello del Pisanino)
FOCE DI RIFOGLIOLA-BIVIO DI POGGIO BALDOZZANA (1288m)-CRESTA DI CAPRADOSSA-FOCE SIGGIOLI (1405m)–RIFUGIO DONEGANI (1121m)-RIFUGIO VAL SERENAIA (1060m)-FOCE DI RIFOGLIOLA (ANELLO)
1 Il comune di Minucciano è diviso dal punto di vista geografico, tra Lunigiana e Garfagnana. La galleria citata nel testo si trova proprio sul valico di confine. La sede comunale si trova a Minucciano che, insieme a Pieve San Lorenzo si trova nel versante lunigianese, mentre Gramolazzo è nel versante garfagnino.
2 La galleria traversa il Valico di Minucciano o Foce di Pellegrone o della Tea.
3 Per le storie e leggende relative alla zona rimandiamo a Paolo FANTOZZI, Le leggende delle Alpi Apuane, Le Lettere, Firenze, 2003.
4 Esso si trovava tra la cava 10 e la cava 12.
5 Guido Donegani (Livorno1877-Bordighera 1947) fu amministratore delegato e poi presidente della Montecatini, presidente della Banca Commerciale Italiana, deputato e senatore fascista e, soprattutto, appassionato di montagna.
6 Il Club k2 è un’associazione di Avenza di Carrara nata nel 1954 sulle ali dell’entusiasmo per la conquista della seconda più alta vetta del mondo da parte di alpinisti italiani il 31 luglio 1954. Le finalità dell’associazione erano l’alpinismo, l’escursionismo, lo sci ed il rispetto della natura. Nel 1968 i soci eressero la capanna K2 in Orto di Donna. Il primo presidente fu il professor Vico Perutelli.

References: e Contrario
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