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Timestamp: 2020-03-31 14:37:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19414 del 30/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19414 del 30/09/2016
Cassazione civile sez. III, 30/09/2016, (ud. 27/05/2016, dep. 30/09/2016), n.19414
sul ricorso 27020-2012 proposto da:
B.A., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
SAVORELLI 11, presso lo studio dell’avvocato ANNA CHIOZZA,
rappresentata e difesa dall’avvocato MAURIZIO TOSADORI giusta
T.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALBERTO PINALLI giusta
avverso la sentenza n. 207/2011 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,
depositata il 10/08/2011;
udito l’Avvocato ANNA CHIOZZA per delega;
1. B.A., dopo avere ottenuto un sequestro conservativo, convenne in giudizio T.F. esponendo di essersi rivolta a quest’ultimo agli inizi dell’anno 2000 perchè aveva saputo che era in grado di assicurare l’acquisto di autovetture a prezzi particolarmente vantaggiosi. Ed infatti, le propose di acquistare una vettura assicurando che avrebbe egli stesso “provveduto ad ogni cosa” così la B. sottoscrisse, in data (OMISSIS), un atto denominato “mandato ad intermediario prestatore di servizi per l’acquisto di un autoveicolo nuovo, presso il rivenditore C.G. in (OMISSIS)” per un prezzo di L. 43.500.000.
Versò, quindi, al T., in acconto, la somma di L. 21.750.000, con assegno bancario non trasferibile a lui intestato, previo accordo di versamento del saldo alla consegna dell’autovettura. Il T. trattenne a titolo di compenso per la sua opera l’importo di Lire 1.100.000. Ma l’auto non fu mai consegnata e la B., con lettera del (OMISSIS), risolse il mandato intimando la restituzione della somma pagata a titolo di acconto. Sulla base di tali premesse, l’attrice chiese di accertare l’inadempimento del contratto di mandato del T., di dichiararne, conseguentemente, la risoluzione e di condannare il convenuto alla restituzione della detta somma.
Il T. si costituì ed assunse che il mandato in realtà era stato conferito al C., mentre egli aveva assunto solo la qualità di “venditore” e procacciatore di affari della ditta del medesimo ed in tale qualità non rispondeva delle obbligazioni dello stesso C.. Inoltre, la somma pagata dalla B. era stata girata immediatamente al C.. Il Tribunale di Rovereto rigettò la domanda.
La sentenza venne confermata dalla Corte di Appello di Trento che fu però poi cassata da questa Corte, con sentenza n. 25260/2008 in quanto la Corte Territoriale si era soffermata sul rapporto tra la B. e il C. ma non aveva valutato, e qualificato, il rapporto tra la B. e il T..
2. La Corte d’Appello di Trento quale giudice del rinvio, con sentenza n. 207 del 10 agosto 2011, ha confermato la sentenza del Tribunale di Rovereto. Dopo aver rilevato l’esistenza dell’impegno assunto dal T. nei confronti della B., consistito nella assistenza ai fini dell’adempimento della compravendita dell’autovettura, lo ha qualificato come mandato ma non ha ravvisato alcuna responsabilità del T. alla mancata conclusione dell’affare. L’obbligazione del T. era consistita nel fare tutto il possibile ed il dovuto, per assistere l’acquirente fino alla consegna della autovettura.
3. Avverso tale decisione, B.A. propone ricorso in Cassazione sulla base di un motivo, illustrato da memoria.
3.1 Resiste con controricorso T.F…
4.1. Con l’unico motivo, il ricorrente deduce la “violazione o falsa applicazione di norme di diritto e segnatamente gli artt. 1176, 1710 e 1713 c.c.. Per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio, prospettato dalla parte appellante”.
Lamenta che la Corte territoriale ha errato perchè ha escluso la responsabilità del mandatario, definitivamente accertata sulla scorta dell’affermazione secondo cui l’obbligo assunto dal T. in adempimento del mandato conferitogli, non avrebbe comportato alcuna responsabilità da ricollegarsi automaticamente alla conclusione dell’affare. Nè avrebbe causato alcun danno alla ricorrente.
La Corte non è incorsa nelle violazioni addebitate. Ha, infatti, con congrua e logica motivazione esaminato tutto il materiale probatorio agli atti per addivenire alla conclusione che l’obbligo, verbalmente assunto dal T., e cioè di seguire in ogni sua fase, nell’interesse della ricorrente, l’adempimento del mandato conferito al C. non possa radicare una responsabilità del T. nella mancata conclusione dell’affare. L’unica negligenza che si può individuare nel comportamento del T. consiste nel non avere tempestivamente comunicato alla sua mandante le difficoltà del C. in modo da farle chiedere, immediatamente, la risoluzione del contratto. Anche se ciò, in ogni caso, non le avrebbe dato alcuna possibilità di recuperare l’acconto incassato dal C.. Per tutti questi motivi il giudice del merito ha ritenuto che il comportamento del T. non ha comportato alcun danno alla ricorrente. Ed il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente. L’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa. Come appunto fa la ricorrente nel caso di specie.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 2.000,00 di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione il 27 maggio 2016.

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