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Timestamp: 2019-07-17 02:50:22+00:00

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Obbligo di repechage del lavoratore esteso anche a un congruo arco temporale successivo. - Quotidiano Legale
Obbligo di repechage del lavoratore esteso anche a un congruo arco temporale successivo.
Inserito da Fulvio Graziotto | Mar 6, 2019 | Diritto del Lavoro, Dottrina, Giurisprudenza, Lavoro
Nel licenziamento per soppressione del posto di lavoro, il datore di lavoro deve provare che non sussisteva alcuna posizione di lavoro alla quale avrebbe potuto essere assegnato il lavoratore licenziato per l’espletamento di mansioni equivalenti a quelle svolte, e di non avere effettuato – per un congruo periodo di tempo successivo – alcuna nuova assunzione in qualifica analoga a quella del lavoratore licenziato.
Decisione: Sentenza n. 31495/2018 Cassazione Civile – Sezione Lavoro
Il datore di lavoro, che adduca a fondamento del licenziamento la soppressione del posto di lavoro cui era addetto il lavoratore licenziato, ha l’onere di provare che al momento del licenziamento non sussisteva alcuna posizione di lavoro analoga a quella soppressa alla quale avrebbe potuto essere assegnato il lavoratore licenziato per l’espletamento di mansioni equivalenti a quelle svolte, tenuto conto della professionalità raggiunta dal lavoratore medesimo e deve inoltre dimostrare di non avere effettuato per un congruo periodo di tempo successivo al recesso alcuna nuova assunzione in qualifica analoga a quella del lavoratore licenziato.
Il lavoratore ricorreva in Cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello, che rigettava l’impugnazione di illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
La Corte di appello aveva escluso la violazione del cd. “obbligo di repechage” del datore di lavoro, per la prova di mancanza di aree alternative per una possibile ricollocazione del lavoratore al momento del suo licenziamento.
La Suprema Corte accoglie il secondo motivo di ricorso del lavoratore, poiché poco tempo dopo erano state effettuate due nuove assunzioni, e la Corte di Appello si era limitata a valutare l’impossibilità solo al momento del licenziamento, senza prendere in esame le successive assunzioni avvenute a distanza di poco tempo.
Per il Collegio, «la corretta denuncia del vizio di violazione di legge, sotto il profilo dell’erronea sussunzione della fattispecie nella previsione normativa, di legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sindacabile dal giudice anche nelle ragioni, qualora esse risultino pretestuose: e non soltanto in relazione alla riorganizzazione aziendale comportante soppressione di posizioni lavorative (Cass. 30 novembre 2010, n. 24235), ma anche in relazione alla possibilità di repechage del lavoratore licenziando.
Pure esso integra, infatti, elemento costitutivo della fattispecie (come ancora recentemente ha ricordato questa Corte, in particolare riferimento al la verifica del requisito della “manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento” previsto dall’art. 18, settimo comma I. 300/1970, come novellato dalla I. 92/2012: Cass. 2 maggio 2018, n. 10435), che deve essere esercitato in attuazione del principio di buona fede (Cass. 8 marzo 2016, n. 4509), trovando giustificazione sia nella tutela costituzionale del lavoro che nel carattere necessariamente effettivo e non pretestuoso della scelta datoriale, non condizionabile da finalità espulsive legate alla persona del lavoratore».
La Cassazione rinvia quindi alla Corte di Appello per un nuovo esame.
Cass. 24882/2017
Cass. 13112/2014
Cass. 7381/2010
Cass. 21579/2008
Cass. 12367/2003
L’onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro
PrecedenteL’obbligo annuale di presentazione della dichiarazione fiscale e delega di funzioni.
SuccessivoPatto di famiglia: Aliquote più elevate sulle somme compensative corrisposte ai legittimari.
DIRITTO URBANISTICO: Denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismiche.

References: Sentenza 
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 Cass. 

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