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rivista di diritto privato 2 anno XIV - aprile/giugno PDF
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Gilda Pala
1 rivista di diritto privato rivista di diritto privato 2 anno XIV - aprile/giugno anno XIV - aprile/giugno 2009 Comitato scientifico Giorgio De Nova Natalino Irti Pietro Rescigno Piero Schlesinger Paolo Spada Adriano Vanzetti Direzione Giorgio De Nova Michele Capodanno Mario Cicala Enrico Gabrielli Luigi Augusto Miserocchi Vincenzo Roppo Giuliana Scognamiglio Giuseppe Tucci Giuseppe Vettori CACUCCI EDITORE Pubblicazione trimestrale Tariffa R.O.C.: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB S1/BA2 rivista di diritto privato Pubblicazione trimestrale Editrice Cacucci Editore S.a.s. Via D. Nicolai, Bari (BA) Telefono 080/ Fax 080/ Direttore responsabile Nicola Cacucci Comitato scientifico Giorgio De Nova, Natalino Irti, Pietro Rescigno, Pietro Schlesinger, Paolo Spada, Adriano Vanzetti Direttore Giorgio De Nova Condirettori Michele Capodanno, Mario Cicala, Enrico Gabrielli, Luigi Augusto Miserocchi, Vincenzo Roppo, Giuliana Scognamiglio, Giuseppe Tucci, Giuseppe Vettori Comitato editoriale Pietro Abbadessa, Fabio Addis, Giuseppe Amadio, Franco Anelli, Ciro Caccavale, Cristina Campiglio, Paolo Carbone, Angelo Chianale, Massimo Confortini, Giovanni D Amico, Enrico del Prato, Valerio Di Gravio, Fabrizio di Marzio, Aldo Angelo Dolmetta, Andrea Fusaro, Carlo Ibba, Giancarlo Laurini, Raffaele Lener, Francesco Macario, Vincenzo Meli, Massimo Miola, Mario Notari, Giacomo Oberto, Gustavo Olivieri, Mauro Orlandi, Fabio Padovini, Giuseppe B. Portale, Renato Rordorf, Luigi Salvato, Giuseppe Santoni, Davide Sarti, Michele Sesta, Michele Tamponi, Federico Tassinari, Gian Roberto Villa, Massimo Zaccheo, Attilio Zimatore, Andrea Zoppini Redattori-capo Francesco Delfini, Gregorio Gitti, Arturo Maniaci Realizzazione grafica Quorum Italia S.r.l. Bari Fotocomposizione e stampa Ragusa Grafica Moderna S.r.l. Modugno (BA) Autorizzazione Tribunale di Bari n. 16 Reg. Stampa del 16/04/2009. Num. R.G. 1500/2009 Tariffa R.O.C.: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 335/2003 (conv. in L. 27 febbraio 2004, n. 46) art. 1, comma 1. Abbonamenti Gli abbonamenti hanno durata annuale e si intendono rinnovati per l anno successivo se non disdetti entro la scadenza a mezzo di semplice lettera o . Italia Abbonamento annuale: 125,00. Estero Abbonamento annuale: 250,00. 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Sentenza 16 gennaio 2009, n. 128 del Tribunale di Pescara 75 36 7 Saggi e pareri8 9 rivista di diritto privato Saggi e pareri Prefazione al Trattato di diritto civile *1 di Francesco Galgano Questo Trattato è l ultimo stadio di una impresa, di sistemazione organica delle materie regolate dal codice civile e dalle leggi che lo integrano, alla quale attendo da molti decenni. Avevo cominciato, al principio degli anni ottanta, con un manuale di mille pagine, il Diritto privato, destinato agli studenti, giunto ora alla quattordicesima edizione. Il manuale si era dilatato, alla fine di quel decennio, in un opera in più volumi, di tremila pagine complessive, dal titolo Diritto civile e commerciale, progressivamente accresciuta nelle edizioni successive, fino all ultima, la quarta edizione, del Era destinata ad un pubblico più maturo, soprattutto ai professionisti del diritto, avvocati, magistrati, notai, oltre che ai laureati che si accingono ad affrontare gli esami di ammissione alle relative carriere. Il presente Trattato si rivolge al medesimo pubblico, ma in un quadro di riferimento che è, nel frattempo, alquanto mutato. Vuole soddisfare le esigenze di un sapere organico e sistematico in un epoca di vaste e incessanti trasformazioni delle fonti del diritto civile, e caratterizzata, in modo sempre più invasivo, dalla proliferazione dell editoria giuridica iperspecializzata su temi settoriali e, soprattutto, dominata dall avvento di tecniche di informazione telematica, che parcellizzano la conoscenza del diritto, creando l illusione ma solo di illusione si tratta che una rapida e puntuale informazione possa sostituire i classici strumenti della formazione giuridica. Sono ragioni in più, rispetto a quelle già avvertibili in passato, per riportare il nuovo che avanza, e che si manifesta con le odierne tecniche di informazione, entro l unità del sistema del diritto civile. * * * Una prefazione sul perché di questo Trattato e sul come sia stato concepito deve prendere le mosse da più lontano. Penso di non togliere nulla alla meritata fama che circondò il nome di Francesco Messineo se dico che la fortuna che, negli anni cinquanta, incontrarono i volumi del suo Manuale di diritto civile e commerciale fu soprattutto dovuta al fatto che egli seppe soddisfare un bisogno profondamente sentito tanto dai teorici quanto dai pratici del diritto, nella scuola come nelle aule di giustizia: quello di una trattazione * Si ringrazia il Prof. Galgano per aver consentito alla Rivista di pubblicare la Prefazione al suo Trattato di diritto civile, edito nel 2009 da Cedam. 710 Saggi e pareri rivista di diritto privato estesa all intera materia del codice civile e delle leggi ad esso collegate e, ad un tempo, dotata di quella organicità che solo la mano di un unico autore può imprimere. Il Manuale di Messineo, avvertì negli anni ottanta Giorgio De Nova, era allora «la dottrina», non una dottrina: era il sistema completo del diritto privato, capace di dare risposta a ciascun problema, ed una risposta coordinata con la risposta data ad ogni altro problema; e De Nova si rammaricava che «nessuna opera di pari ampiezza e di un unica mano l ha poi sostituita». La sua fama, in lontani continenti, è ancora immutata: mi è accaduto, in un recente viaggio in Argentina, di sentirmi chiedere se avevo conosciuto di persona Francesco Messineo, ed alla mia risposta affermativa ha fatto seguito un ulteriore domanda; mi è stato chiesto di descrivere com era, fisicamente. Nei decenni successivi all opera di Messineo le trattazioni sull intero diritto privato si sono, per un verso, contratte nei limiti dei manuali di istituzioni e, per altro verso, dilatate a dismisura in grandi trattati e grandi commentari, curati da più autori e, talvolta, da una moltitudine di autori. Non voglio essere critico nei confronti dell uno o dell altro genere letterario: io stesso mi sono cimentato, e mi cimento tuttora, nell uno come nell altro, dirigendo il Commentario del codice civile fondato da Scialoja e Branca e il Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell economia, da me stesso fondato. Proprio per l esperienza che ho di entrambi i generi posso però dire che entrambi svolgono funzioni essenziali, ma che né l uno, né l altro sono in grado di assolvere la funzione a suo tempo assolta dall antico Messineo: i «manuali per le matricole», per usare l espressione di Rodolfo Sacco, non possono e non debbono impartire che i primi rudimenti; le grandi opere collettive non possono soddisfare, per la molteplicità delle mani che concorrono a formarle, il bisogno di sapere sistematico e coordinato dei giovani laureati o l esigenza di rapido e sicuro orientamento degli operatori professionali del diritto. Il grande mercato che i manuali di istituzioni di diritto privato trovano come gli editori attestano presso laureati e professionisti dimostra quanto siano avvertiti, pur dopo il completamento degli studi universitari, quei bisogni di sapere sistematico e coordinato, di sicuro e rapido orientamento. Li si soddisfa in modo inadeguato piuttosto che lasciarli affatto delusi. Ricordo che Walter Bigiavi, un giurista che ha dominato la scena della cultura giuridica italiana della metà del Novecento, avvertiva il bisogno di tornare sui manuali. Un giorno, da suo giovane allievo qual ero allora, lo trovai intento nella lettura delle Istituzioni di diritto civile di Trabucchi. Non le consultava, le leggeva, perché da saggista qual era sentiva, mi spiegò, l esigenza di tornare al generale quadro di riferimento. 8 * * * L opera di Messineo è qui rievocata come la soddisfazione di un bisogno tuttora avvertito e non più soddisfatto, non come un modello al quale doversi in tutto e per11 rivista di diritto privato Saggi e pareri tutto adeguare. Il tempo di quel Manuale era segnato dall avvento, allora recente, del codice unificato di diritto privato, che reclamava un opera di sistemazione concettuale del nuovo assetto normativo della materia; ed era il tempo della ricostruzione materiale e morale della società civile italiana: Messineo vi contribuì, dal suo punto di vista, ricostituendo l unità del sistema delle conoscenze del giusprivatista. Nel nostro tempo, a oltre sessant anni dalla codificazione, la situazione è molto cambiata: il codice civile resta sullo sfondo, pur con le tante leggi successive che lo hanno in varie parti emendato; in primo piano emergono altre fonti di produzione giuridica con le quali il teorico e il pratico del diritto debbono quotidianamente misurarsi. È oggi un fatto che gli atti defensionali degli avvocati e le sentenze dei giudici citano sempre meno i codici e sempre più la giurisprudenza sui codici; è un fatto che l elaborazione dottrinale è, sempre più largamente, analisi e sistemazione del materiale giurisprudenziale. Ripeto qui quanto ho più volte scritto altrove: la nostra non è più l epoca della legislatio; l era post-industriale, nella quale ormai viviamo, è sulla scena del diritto l era della iurisdictio. Un tempo, quando la cultura giuridica celebrava l illuministico primato della legislatio, circolava questo detto: «basta una nuova legge per mandare al macero intere biblioteche». Oggi dobbiamo correggere l antico paradosso: è lecito asserire che basta, per mandare al macero intere biblioteche, un mutamento degli orientamenti della giurisprudenza. I fatti illeciti ne offrono un illuminante esempio. Nulla è mutato, dal 1942 ad oggi, nel testo normativo dei diciassette articoli che il codice civile ha dedicato loro. E tuttavia il senso di questi diciassette articoli è a tal punto cambiato, per gli incessanti mutamenti intervenuti nella giurisprudenza, da rendere più volte obsoleta la letteratura in argomento. Oltre vent anni or sono avevo avvertito l opportunità di fondare una rivista che, come il sottotitolo segnala, vuole essere la sede di Dialoghi con la giurisprudenza civile e commerciale. Non a caso la rivista si era aperta con un mio scritto su Le mobili frontiere del danno ingiusto. Avevo evocato, in quello scritto, l immagine dell universo in espansione, destinato a dilatarsi oltre ogni limite. L esperienza dei decenni successivi ha confermato che la metafora era calzante, rivelando di quanta forza espansiva sia dotato, al di là di ogni frontiera allora prevedibile, l universo della responsabilità civile. Non si pensi che al macero siano destinate, per le innovazioni giurisprudenziali, solo particolari settori della letteratura giuridica, quelli direttamente toccati dall evoluzione della giurisprudenza. Le implicazioni che ne derivano possono sconvolgere dalle fondamenta il sistema del diritto civile, le sue categorie ordinanti, la sua grammatica elementare. Mi riferisco a quanto è accaduto in conseguenza della estensione della tutela aquiliana ai diritti di credito, che ha sconvolto la summa divisio dei di- 912 Saggi e pareri rivista di diritto privato ritti patrimoniali, quale la pandettistica tedesca dell Ottocento, da Savigny a Windscheid, sembrava avere fondato, sulla base del diritto romano, in termini che apparivano ormai definitivi: diritti reali, come diritti assoluti sulle cose (iura in re), opponibili erga omnes, e diritti di obbligazione (iura in personam), come diritti relativi, spettanti nei confronti di uno o più soggetti determinati o determinabili. Qualcosa, invero, era già cambiato in forza di legge circa la differenza tra diritto reale e diritto di obbligazione. È diritto di obbligazione, e non diritto reale, il diritto al godimento della cosa altrui che il contratto di locazione attribuisce al locatario; e, tuttavia, il contratto di locazione è, a partire dal code Napoléon, sottratto al principio romanistico emptio tollit locatum e reso opponibile dal locatario ai successivi proprietari della cosa. Permaneva, pur tuttavia, il carattere antico dell assolutezza dei diritti reali, giacché solo essi fruivano di una difesa assoluta: solo il proprietario, oltre che il titolare di diritti reali minori aveva azione in giudizio contro chiunque contesti l esercizio del suo diritto. Si insegnava che i diritti di obbligazione, all opposto, fruiscono di una difesa solo relativa: il loro titolare può difenderli, con azione in giudizio, solo nei confronti della persona dell obbligato, mentre non può agire verso i terzi che contestino il suo diritto. Egli non può fare a meno, per la difesa del suo diritto nei confronti di costoro, della cooperazione del proprio debitore. Si era ritrovata su questo terreno la differenza fra la locazione, quale diritto personale di godimento della cosa altrui, e i diritti reali su cosa altrui. Sia il locatario sia l usufruttuario hanno diritto alla consegna della cosa; ma, se questa è detenuta da un terzo, l usufruttuario potrà direttamente agire nei suoi confronti per ottenerne la consegna; il locatario, invece, avrà azione solo verso il locatore, perché recuperi il possesso della cosa e, quindi, gliela consegni. Ancora: se, dopo la consegna, il godimento della cosa viene diminuito dalle molestie di un terzo che pretenda di avere diritti sulla cosa, il locatario deve rivolgersi al locatore per ottenere da questo il ristabilimento del proprio godimento. L usufruttuario, invece, può direttamente agire per negare l altrui servitù. Il secondo, insomma, è titolare di un diritto sulla cosa e può difendere da sé contro chiunque il proprio diritto; il primo non ha che una pretesa alla prestazione dell obbligato. Fino al principio degli anni settanta l antica sistemazione concettuale dei pandettisti conservava tutta la propria validità. Sennonché, a partire da quel tempo, la nostra giurisprudenza ha progressivamente esteso ai diritti di credito la tutela aquiliana, un tempo riservata ai diritti assoluti: al creditore, il cui diritto sia stato pregiudicato da un terzo, è riconosciuta azione contro di lui per il risarcimento del danno ai sensi dell art e, se possibile, per la reintegrazione in forma specifica (art. 2058). I diritti di credito erano così diventati diritti patrimoniali protetti nei confronti di chiunque, come un tempo erano stati solo i diritti reali. Oggi ben può parlarsi di 1013 rivista di diritto privato Saggi e pareri difesa assoluta dei diritti personali di godimento, e la distinzione fra diritti reali e diritti di obbligazione è stata rifondata su altre basi: i diritti reali, e solo i diritti reali, sono suscettibili di possesso; essi, e soltanto essi, sono suscettibili di acquisto a titolo originario. La differenza ora attiene solo alla legge di circolazione: i diritti reali si possono acquistare, in quanto suscettibili di possesso, anche a titolo originario; i diritti di credito, per contro, si possono acquistare solo a titolo derivativo. Un rivolgimento epocale delle categorie fondamentali del diritto civile si era, dunque, attuato non già per effetto di riforme legislative, bensì solo per conseguenza indiretta di una innovazione giurisprudenziale. Era bastata una sentenza, la celebre sentenza sul caso Meroni del 1971, per travolgere il dogma della relatività dei diritti di obbligazione. Fino a pochi anni prima, pronunciandosi sul non meno celebre caso Superga, la Cassazione era rimasta fedele all antico dogma: avere giudicato come «danno ingiusto», risarcibile a norma dell art. 2043, solo il danno lesivo di un diritto assoluto. La partizione classica dei diritti reali si rifletteva ancora nelle applicazioni giurisprudenziali. Con l affermata risarcibilità della lesione del credito la Cassazione ha armato di difesa erga omnes anche i diritti di obbligazione, ed ha così destinato al macero, oltre che la precedente letteratura sui fatti illeciti, anche l antica teoria generale del diritto civile. Ciò che si è fin qui detto per il fatto illecito vale, in larga misura, anche per quell altra fondamentale categoria, ordinante il moderno diritto civile, che è il contratto. Valgono, anche riguardo al contratto, le considerazioni sulle biblioteche da mandare al macero; come vale la constatazione che a procurare loro un simile destino sono state, più che le innovazioni della legislazione, quelle della giurisprudenza, che anche in questa materia sono da iscrivere, piuttosto che in particolarità nazionali, in più generali mutamenti intervenuti nel senso giuridico del nostro tempo. Lo scambio contrattuale ha teso ad oggettivarsi, perdendo molti dei tradizionali caratteri di volontarietà: più che a stabilire se lo scambio sia voluto dai contraenti, si tende oggi a valutare se esso sia uno scambio congruo, che soddisfi le esigenze di «giustizia» del contratto, apprezzate da una giurisprudenza che riserva al giudice la funzione detta sono parole della Cassazione di «governo giudiziario della discrezionalità contrattuale». L oblio è ormai caduto su quel superconcetto, collocato in posizione sovrastante il contratto, che era il negozio giuridico, avente la funzione di esaltare l imprescindibile signoria della volontà. E manuali di diritto privato, costruiti anni addietro sul predominio di questo superconcetto, si sono dovuti riscrivere, come è stato riscritto il manuale di Andrea Torrente, espungendolo dalla trattazione della materia, siccome non più adeguato alla esposizione del moderno diritto civile. Fatto illecito e contratto non sono mondi separati. Questo Trattato mette in evidenza la complementarità che fra l uno e l altro intercorre. Il contratto, per realizzare appieno la propria funzione, ha bisogno della responsabilità extracontrattua- 1114 Saggi e pareri rivista di diritto privato le, che gli viene in soccorso con la tutela aquiliana del credito e, ancor più, con la tutela aquiliana della libertà contrattuale. Per converso, la responsabilità contrattuale conquista territori in precedenza occupati dalla responsabilità extracontrattuale. È il caso della emergente figura della responsabilità da «contatto sociale», che espande l area della responsabilità per inadempimento, in passato circoscritta all inadempimento contrattuale, fino all inadempimento di un non contrattuale dovere di protezione, così apprestando una tutela delle ragioni del singolo più energica di quella che tradizionalmente gli era offerta dalla responsabilità aquiliana. 12 * * * Del contratto non è mutato solo il concetto; ne è mutata, nel tempo presente, anche la funzione. Lo si concepiva, in passato, come strumento di composizione di interessi particolari, da attuare secondo modelli di composizione prefigurati dalla legge; oggi tende, all opposto, a prendere il posto della legge, a prefigurare esso stesso nuovi modelli di composizione degli interessi. Le concezioni classiche del diritto non collocano il contratto, come non collocano la sentenza, fra le fonti normative; ma, se continuassimo a concepire il contratto e sentenza come mere applicazioni del diritto, e non come fonti di diritto nuovo, ci precluderemmo la possibilità di comprendere in qual modo muta il diritto del nostro tempo. L inidoneità della legge alla innovazione giuridica deriva da due caratteri dell economia contemporanea, la quale è, anzitutto, una economia metanazionale, in antitesi con il carattere nazionale dei sistemi legislativi, ed è, in secondo luogo, una economia in continua trasformazione, la quale reclama flessibili strumenti di adeguamento del diritto ai mutamenti della realtà, in antitesi con la rigidità delle leggi. La contraddizione fra internazionalità dei mercati e nazionalità del diritto non è certo assoluta: le convenzioni di diritto uniforme tendono, in qualche misura, a superare la contraddizione, come è accaduto con la Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale; sul versante dell economia possiamo ben dire che con i mercati internazionali coesistono i mercati nazionali; e le stesse imprese dette multinazionali sono relativamente tali, giacché esse affondano le proprie radici nei paesi d origine, che ne costituiscono, per così dire, il campo-base, dal quale prendono slancio per muovere alla conquista del mondo. La contraddizione in parola, nella larga e crescente misura in cui si manifesta, tende ad essere superata dal contratto: in particolare dalla circolazione internazionale dei contratti atipici. Nulla è più internazionalmente uniforme, sulla attuale scena del diritto, quanto il contratto atipico. Ci nutriamo, quotidianamente, di modelli contrattuali con nome inglese, perché ideati negli Stati Uniti, ma rivelatisi capaci di15 rivista di diritto privato Saggi e pareri soddisfare, al di là di ogni frontiera nazionale, le emergenti necessità degli scambi commerciali. Ma altrettanto significativo è come questa internazionalizzazione si realizzi; soprattutto, quale apporto venga in questa direzione offerto dalle giurisprudenze nazionali. Solo una osservazione superficiale può indurre a pensare che tutto si esaurisca nell aggiungere alle figure contrattuali tipiche una serie di figure atipiche. Un profondo mutamento si è manifestato, negli indirizzi giurisprudenziali, di fronte allo stesso concetto di autonomia contrattuale, di causa del contratto, di collegamento contrattuale e così via, ossia di fronte alle categorie ordinanti del sistema del diritto privato. Qui segnalo come, per aprire le frontiere nazionali alla circolazione dei contratti atipici, i nostri giudici abbiano manifestato la propensione a valutare la meritevolezza degli interessi perseguiti, secondo il criterio di cui all art. 1322, comma 2 o, del codice civile, oltre i confini del nostro ordinamento giuridico, sulla più vasta scena degli ordinamenti di affine civiltà giuridica, come è accaduto, in particolare, di fronte al contratto autonomo di garanzia, giudicato come valido contratto atipico, nonostante la sua contrarietà al principio di accessorietà della garanzia personale, perché riconosciuto come valido nella grande area dei Paesi con i quali intratteniamo rapporti commerciali. Il commercio internazionale ha dato vita, sotto il nome di Nuova lex mercatoria, della quale i Principi sui contratti commerciali internazionali, elaborati da Unidroit, costituiscono una riconosciuta fonte di cognizione, a nuove categorie del diritto regolatore dei contratti ed a nuove figure che, come è accaduto per l Hardship, hanno finito con l essere recepite nelle codificazioni nazionali, in particolare nella riforma tedesca del diritto delle obbligazioni, o sono comunque entrate, anche dove non recepite in sede legislativa, nel ragionamento dei giuristi nazionali. Rispetto agli anni di Messineo l impresa si presentava, dunque, alquanto più ardua: il materiale da ordinare, da sistemare, da coordinare si è enormemente accresciuto, e non solo per la proliferazione delle leggi speciali, non solo per la presenza del diritto comunitario e di nuove convenzioni internazionali di diritto uniforme; soprattutto per il grande sviluppo, a quei tempi impensabile, della attitudine manifestata dalla modellistica contrattuale e dalla giurisprudenza a creare nuove regole di diritto. Alla giurisprudenza ho ritenuto di dover riservare ampio spazio, ed uno spazio che non si esaurisse nel citare a piè pagina, secondo una inveterata tradizione, le sentenze conformi o contrarie a quanto predicato nel testo. Quando mi è sembrato necessario ho assolto anche una funzione informativa, ed ho in nota riportato per esteso, o per stralcio dei brani più significativi, le massime della motivazione. Ma una mera informazione sarebbe stata affatto inadeguata: nella mia trattazione, adeguandomi alla realtà della odierna organizzazione giuridica, ho assegnato alla giurisprudenza un rilievo almeno pari che alla legislazione e, ovviamente, un rilievo maggiore laddove il discorso si è imbattuto in figure di creazione giurisprudenziale 1316 Saggi e pareri rivista di diritto privato oppure in figure nate dalla pratica degli affari e non regolate da alcuna norma di legge, ma governate solo da principi giurisprudenziali. Il metodo seguito è stato di prospettare le questioni così come insorte nell esperienza giudiziale e di discuterne le soluzioni alla luce di quanto deciso dai giudici. L impresa che mi sono proposto è stata di ricostruire il sistema del diritto civile quale oggi risulta dal concorso del dettato legislativo e, in continuità con questo, dagli apporti della giurisprudenza e della modellistica contrattuale. 14 * * * Il discorso sulle biblioteche da mandare al macero non può essere spinto all estremo, fino a supporre la prossima abolizione totale di ogni biblioteca. È ben vero che, in tempi di trasformazioni rapide ed incessanti, quali sono i tempi in cui viviamo, c è un bisogno di informazione altrettanto rapida e continua; ed è altrettanto vero che a questo bisogno fanno fronte, con le sempre più avanzate tecnologie, l informatica giuridica e le reti telematiche, capaci di ragguagliare, giorno per giorno, sulle novità giurisprudenziali. Il diritto in rete resta però informazione, e null altro che informazione; non sostituisce la formazione. Una informazione disgiunta dalla formazione culturale conduce, fatalmente, alla progressiva perdita delle capacità critiche e selettive, con il rischio di una totale e definitiva atrofia dei corrispondenti circuiti cerebrali, proprio come in quella novella di Isaac Asimov, nella quale si immagina (ma la fantascienza sta diventando realtà?) che gli uomini del futuro, disabituati dalle calcolatrici elettroniche al calcolo mentale, abbiano perduto la facoltà di calcolare a mente che due più due fa quattro. Non sanno più ragionare; il computer li dispensa dal farlo, dando loro, già pronta, la soluzione. La formazione (cioè la cultura) si fa con quei prismi a sei facce, per dirla con Jorge Borges, che si chiamano libri; in quei prismi esagonali è depositata, nelle origini, negli sviluppi, nell attualità, ciò che si definisce come il sapere, e qui alludo al sapere giuridico. Ma le lamine di carta, per dirla ancora con Borges, che compongono questi prismi, e che sono i trattati, i commentari, le monografie, le enciclopedie, ciascuno formati da innumerevoli, meditate, documentate, argomentate lamine, sfuggono alla digitazione. Per l informatica non esistono, né sono mai esistite. Quale che sia lo strumento informatico utilizzato, compact disk o terminale elettronico, l utente altro non intercetta, pur avvalendosi delle più svariate parole chiave, se non massime di giurisprudenza e, quale «dottrina», titoli di articoli apparsi in riviste giuridiche. Sotto questo aspetto, le banche dati hanno il pregio della completezza, perché le riviste le conoscono tutte, proprio tutte, fino al «Circolo giuridico di Canicattì» e alla «Giurisprudenza dell Alto Lazio».17 rivista di diritto privato Saggi e pareri Plinio ammoniva: ponderantur sententiae, non numerantur, le opinioni si ponderano, non si contano. Ma l informatica, per sua stessa natura, non sa ponderare; non è in grado di offrire criteri selettivi; sa solo quantificare, sa solo numerare. Perciò fa dire agli avvocati, come spesso si legge nei loro atti giudiziari, che una data opinione è nettamente prevalente, anche se questa prevalenza è solo un dato statistico, basato sul maggior numero, che è fatalmente fatto di principianti o di pratici del diritto, rispetto al numero, inevitabilmente inferiore, dei veri e propri maestri del diritto. Per lo strumento informatico, e per chi da esso attinge informazioni, costoro sono altrettanto sconosciuti quanto la massa dei predetti principianti o dei predetti pratici che, per il solo fatto di scrivere sulla «Rivista giuridica della Daunia inferiore», sono d incanto trasformati in «dottrina». Ma anche costoro, a ben vedere, si indottrinano su strumenti informatici e, alla fine, neppure essi sanno distinguere il grano dal loglio: Luigi Mengoni vale quanto Pinco Pallino; e tre Pallino mettono in netta minoranza Mengoni, che diventa dottrina minoritaria, da non prendere in seria considerazione. La Cassazione, per fortuna, non decide sulla base di simili rilevazioni statistiche; e, se la giurisprudenza si evolve, ciò accade perché essa non sempre si adagia sulla communis opinio, sull opinione dei più. Le reti telematiche hanno certo fatto molti progressi; e si legga pure, come è consentito dalla telematica, la motivazione delle sentenze della Cassazione. Ben poco se ne ricava, se non si è in grado di collocarla, per le premesse da cui muove e per le implicazioni o gli sviluppi di cui è suscettibile, entro quel più generale quadro di riferimento che solo i predetti prismi a sei facce possono dare. Spesso si legge, nella motivazione delle sentenze, che i giudici hanno, nel giudicare, prestato adesione ad una autorevole dottrina, oppure che hanno da essa dissentito. Non la citano, per il divieto di legge al riguardo (un divieto, per la verità, che ha ormai perso ogni ragion d essere, non vivendosi più ai tempi dell ipse dixit, della tavola delle citazioni). Ma l autore del corredo informativo che accompagna le sentenze non sa identificare l autorevole dottrina menzionata nella sentenza; si limita a scrivere: vedi, in senso conforme, Pinco Pallino, in «Giurisprudenza molisana», e il navigatore in internet ne sa quanto prima. Un tempo, quando l informazione giurisprudenziale era curata solo da riviste cartacee, e non ce n erano che due, l arduo compito nel quale i loro redattori si cimentavano (e fu un compito nel quale io stesso, per una di quelle riviste, ebbi a cimentarmi) consisteva nell identificare, oltre che i precedenti di giurisprudenza, le basi dottrinali delle sentenze. Ed il valore aggiunto di quelle riviste, aggiunto alla integrale pubblicazione delle sentenze, consisteva in questo ulteriore apporto, informativo e formativo ad un tempo, cui i redattori attendevano sotto l esperto controllo del direttore della rivista. Oggi, di riviste del genere, ce ne sono un infinità, tutte in rete. Ma il servizio, senza dubbio meritorio, che esse 1518 Saggi e pareri rivista di diritto privato rendono sta solo nel pubblicare tante sentenze, dei più diversi organi giudiziari; quanto all ulteriore servizio informativo, meglio non parlarne: già è molto sperare che non disinformino, fuorviando l utente. Una mutazione della specie è, dunque, imminente? Siamo ormai prossimi al futuro immaginato da Asimov? Penso a Rodolfo Sacco, autore di un recente volume di Antropologia giuridica, nel quale è mirabilmente descritta l origine dell homo iuris sapiens, cioé dell homo sapiens «che conosce il diritto». Spero proprio che l autore non debba affrettarsi ad aggiornare la sua pregevole opera con un ultimo capitolo, dedicato ad una estrema evoluzione della specie, ossia dell uomo che altro non conosce del diritto se non ciò che è digitabile. Chi ha letto la novella di Asimov ne ricorda certo l epilogo, che è anche la morale del racconto: ad un certo punto nasce, per prodigio della natura, un essere umano capace di praticare il calcolo mentale, senza l ausilio di apparecchi elettronici; e questo suo naturale talento ne fa l uomo più potente della Terra, temuto ed invidiato dai suoi simili. Valga, nel nostro campo, la morale del racconto di Asimov: solo chi sa riscattarsi dalla dipendenza da internet può dominare lo scibile giuridico. 16 * * * A metà strada fra il discorso sul perché e il discorso sul come si colloca la spiegazione del titolo, che fa indistinto riferimento al diritto civile. I confini della materia trattata corrispondono a quelli che, nella nostra organizzazione giudiziaria, delimitano la giustizia civile, ossia la competenza della Cassazione civile, delle corti e dei tribunali civili. Espressione, questa, che risulta più ampia dell espressione «diritto civile», propria delle organizzazioni degli studi universitari. La giustizia civile comprende il diritto commerciale; e l espressione diritto civile ha questo stesso ampio significato come materia degli esami di avvocato, dei concorsi per uditore giudiziario e per la carriera notarile. Nelle università, al contrario, il diritto commerciale si distingue dal diritto civile, in omaggio ad una abitudine alla divisione del lavoro scientifico e della organizzazione didattica che è retaggio della plurisecolare separazione fra ius civile e ius mercatorum, fra codice civile e codice di commercio (e che per lungo tempo era stata anche separazione fra giurisdizione civile e giurisdizione commerciale). Dalle partizioni accademiche del sapere giuridico traggono origine le separate letterature sul diritto civile e sul diritto commerciale. Ciò che la codificazione del 1942 ha unito la divisione del lavoro scientifico e la forza della tradizione continuano a dividere. I primi tre libri e il sesto libro del codice civile sono diritto civile; il quinto libro è diritto commerciale; del quarto libro sono diritto civile i primi due titoli e gli ultimi quattro; è diritto commerciale il titolo quinto, mentre il terzo e il19 rivista di diritto privato Saggi e pareri quarto titolo (dal momento che non c è più distinzione fra contratti civili e contratti commerciali) sono territorio comune. Sicché l operatore della giustizia civile e, prima ancora, l apprendista operatore giuridico debbono, per conseguire una completa conoscenza del sistema, fare opera di assemblaggio di testi diversi, scritti da autori diversi, delimitati da un diverso orizzonte disciplinare. Se poi l assemblaggio è, per così dire, preconfezionato entro una vasta opera collettiva, estesa all intera materia del codice civile, l unità del sistema è solo editorialmente assecondata: l opera dei giuscivilisti e quella dei giuscommercialisti vengono giustapposte l una all altra, senza comunicazione fra esse. Chi, in sede civilistica, tratta del contratto pensa ai contratti regolati dal quarto libro, ma non pensa al contratto di società; chi tratta degli atti unilaterali pensa alla promessa di pagamento e, magari, all accettazione dell eredità, ma non pensa al voto e alla deliberazione, né pensa alla dichiarazione cartolare. Chi affronta il tema dell apparenza vede il creditore apparente e l erede apparente, ma non vede la società apparente o la preposizione institoria apparente. La rappresentanza organica è quella delle persone giuridiche del libro primo, non quella delle società. Chi tratta della responsabilità aquiliana non include nella propria costruzione la responsabilità degli amministratori di società, quella della società controllante e così via. Una categoria concettuale sovraordinata al diritto civile e al diritto commerciale, capace di ricomprendere entrambi, è quella del diritto privato. Non so quali ragioni indussero Messineo a preferire, nella intitolazione della sua opera, la distinta menzione del diritto civile e del diritto commerciale in luogo di questa sintetica e onnicomprensiva categoria. Posso però dire quali ragioni hanno indotto me ad abbandonare questa intitolazione. Le ragioni sono almeno tre, la prima delle quali risiede nel fatto che il concetto di diritto privato, che pure ha cittadinanza nell ordinamento degli studi universitari, basato sul propedeutico insegnamento delle istituzioni di diritto privato, resta un concetto colto, legato alla somma partizione del diritto fra ius publicum e ius privatum, e non ha riscontro sulla più vasta scena dell organizzazione giuridica, che conosce la giustizia «civile», il giudice «civile», l avvocato «civilista» e cosi di seguito, mentre corrispondenti oggettivazioni sono impensabili con l impiego dell appellativo «privato». Una seconda ragione sta nel fatto che «diritto privato» dice più di quanto non dicano diritto civile e diritto commerciale; allude ad una materia più vasta; in particolare, ricomprende anche il diritto agrario e il diritto del lavoro. A queste due aree disciplinari ho rivolto molteplici riferimenti, ma non ho dedicato una trattazione organica, come l ho invece rivolta, in continuità con il tema dell impresa, al diritto industriale. Sono aree disciplinari ad alto specialismo, cui si collega anche la specialità del rito processuale. I confini della materia trattata, ho detto prima, sono quelli della giustizia civile: sono, preciso ora, quelli della ordinaria giustizia civile. 1720 Saggi e pareri rivista di diritto privato Una terza, più forte, ragione ha natura metodologica: con la espressa menzione, nelle mie precedenti trattazioni, del diritto civile e del diritto commerciale avevo voluto, in ciò uniformandomi al precedente di Messineo, evocare nel modo più diretto gli elementi di riferimento del programma che mi ero proposto, che è la reciproca integrazione delle due aree disciplinari, e non la loro mera giustapposizione entro la super-categoria del diritto privato. Ora, con il presente Trattato di diritto civile, ho preferito compiere un atto di fedeltà alla codificazione italiana, che aveva superato la duplicità dei sistemi di diritto privato (comportante la distinzione fra obbligazioni civili e obbligazioni commerciali, fra contratti civili e contratti commerciali) e fondato un unitario sistema, sia pure «commercializzato» (giacché obbligazioni e contratti si ispiravano al codice di commercio, e non al previgente codice civile), racchiuso entro un altrettanto unitario codice civile. Il Trattato è un trattato di diritto civile, anche se affronta con la dovuta ampiezza le materie del quinto libro del codice civile, perché anche queste sono, nel nostro sistema legislativo, materie del codice civile e sono, nella nostra organizzazione giuridica, materia sulle quali si esercita la giurisdizione civile. L altra metà del mondo, alludo ora al mondo di common law, vive felice pur avendo abbandonato, e anzi menando vanto d avere abbandonato, l antica law merchant, ricomprendendola entro il common law. 18 * * * Il discorso sul come richiede anche, necessariamente, valutazioni di ordine quantitativo, relative sia alle dimensioni complessive di una simile opera, sia alle proporzioni da stabilire fra le sue varie parti. Le dimensioni complessive dovevano contemperare due opposte esigenze: quella, da un lato, di una trattazione completa, tale da toccare in modo esauriente, ogni aspetto della materia; l esigenza, d altro lato, di una trattazione convenientemente compatta, quale si addice ad un opera che non voglia essere solo oggetto di consultazione, ma anche mezzo di apprendimento e perciò suscettibile di essere per intero studiata entro una ragionevole unità di tempo. Un opera che abbia questi intendimenti non può, a mio avviso, superare il numero di volumi e di pagine di cui questa opera si compone; e può esservi contenuta senza compromettere le esigenze di completezza. Il contemperamento di queste opposte esigenze è alquanto arduo nelle opere collettive, dove la completezza è, fatalmente, soddisfatta al prezzo della dilatazione delle dimensioni dell opera. Per l esperienza che ho di queste imprese, come curatore e come coautore, so che ciascun collaboratore tende, inevitabilmente, a riformulare le premesse generali del proprio specifico argomento e ad arricchirlo con digres- Vedere altro
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References: art. 1
 art. 1
 art. 74
 art. 13
 art. 7
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 2043
 sentenza 
 art. 1322
 SENTENZA 
 art. 52
 Articolo 1
 art. 118
 art. 118
 Cass. 
 Art. 1
 ART. 1
 ART. 2
 ART. 1
 art.207
 Art. 2
 Art. 1
 Art. 1