Source: https://www.giuseppemazzotta.it/temi/con-parole-precise
Timestamp: 2020-01-18 04:11:43+00:00

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Con parole precise - Giuseppe Mazzotta
«Non pensate a un elefante!», ingiunge George agli studenti di scienze cognitive all'Università di Berkeley. Nessuno è mai riuscito ad eseguire il compito. Se dico a qualcuno di non pensare a un elefante, l'unica cosa che può accadere è che questo qualcuno pensi immediatamente all'immagine del pachiderma.
Gianrico Carofiglio - Con parole Precise
Il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale architrave di ogni società che voglia dirsi pienamente umana (Mauro Barsi)
Pubblicato: 01 Novembre 2019 | Stampa	| Email
Domenica 27 ottobre alla SS. Annunziata a Firenze c'è stata la festa di Agata Smeralda, con il cardinale Giuseppe Betori. Il presidente Mauro Barsi ha tracciato un bilancio dell'anno passato e dell'attività svolta fino ad oggi.
Carissimo Mauro come dici tu “sempre avanti!”
https://www.youtube.com/watch?v=LR14mjaJUO4#action=share
Categoria: Con parole precise
Così i giovani sognano gli adulti testimoni credibili e in ascolto
Pubblicato: 12 Agosto 2019 | Stampa	| Email
UN’AGENDA DOPO IL SINODO / 9
Nella 'Christus vivit' il Papa ridisegna i ruoli. Con più reciprocità e comprensione
Le gerarchie ormai si sono indebolite, i ragazzi costituiscono una costante provocazione al confronto e all’apertura, spazzando via molte formalità
ALESSANDRA SMERILLI SERGIO MASSIRONI
Chi è l’adulto? Participio passato del verbo adolescere, è sinonimo di 'cresciuto': in quasi tutte le culture è apparso desiderabile giungere a una reale maturità, e così il passaggio verso il mondo delle responsabilità è stato ritualizzato in una festa. Invece sono in molti a rilevare come oggi, almeno in Occidente, essenziale sia rimanere o ritornare giovani, se possibile per tutta la vita. A livello antropologico si tratta di una deregulation senza precedenti. Non è più definito che cosa sia proprio di ogni generazione e ciò che ci si debba aspettare dalle diverse età. Ognuno può prendersi il ruolo dell’altro. Le possibilità di ciascuno si moltiplicano, così come una competizione in cui chiunque può rivelarsi avversario. Per il cristianesimo si tratta dell’implosione di un rapporto tra le generazioni apparentemente imprescindibile per la trasmissione della fede: in famiglia e poi in comunità gerarchicamente strutturate i grandi educano i piccoli alla vita, introducendo a un ordine spirituale che si vorrebbe riflesso in quello sociale. Sebbene in qualche angolo del pianeta sembri funzionare ancora, internet materializza ovunque lo scardinamento di quel modello, connettendo ormai 'orizzontalmente' ragazzi e adulti a ogni latitudine, senza distinzione di ruoli e identità. Non deve dunque sorprendere che, in ambito cattolico, persino il Sinodo dei vescovi si orienti a non concepire più i giovani semplicemente come 'destinatari' della fede: non c’è semplicemente un messaggio da trasmettere da chi sa a chi non sa, ma un’esigenza continua di convertirsi insieme alla novità del Vangelo. Potremmo allora legittimamente chiederci: i giovani hanno ancora bisogno degli adulti? In che cosa possiamo aiutarli? Come ci interpella questo tempo? Ci sono questioni che investono la fede stessa in cui i millennials stanno evidentemente facendo da apripista e come da enzimi nel corpo sociale. Intensa, ad esempio, è generalmente la loro sensibilità per la cura della casa comune, nelle sfide che riguardano il rispetto per il creato e la necessità di cambiamento nei nostri comportamenti quotidiani. Durante un incontro sul rapporto tra economia e ambiente, ad esempio, un ragazzino di 12 anni interviene raccontando a tutti che quest’anno in quaresima ha vissuto il digiuno dalla plastica. Alla domanda: «Ma cosa vuol dire?», così risponde: «Ogni sabato vado a fare la spesa con mia mamma e vigilo su come fa gli acquisti, chiedendole con insistenza di limitare la plastica, in modo da scegliere confezioni ecologiche e materiali riciclabili». D’altra parte, gli adolescenti che fanno notare al loro prete come i foglietti della preghiera avrebbero potuto esser stampati fronte – retro e su carta riciclata sono gli stessi che vanno sollecitati con un certo vigore affinché non trasformino in una discarica lo scenario alpino in cui stanno pranzando al sacco. L’adulto, insomma, rimane determinante a strutturare in habitus ciò da cui mente e cuore sono attratti, favorendo e accompagnando il passaggio dall’entusiasmo a convinzioni che muovono poi i comportamenti reali. Il punto, forse, è riconoscere la circolarità delle sollecitazioni: anche dal più piccolo, sempre più spesso, si è messi in questione e chiamati a crescere ancora. In questo il contesto contemporaneo si dimostra realmente nuovo. Più si trascorre tempo incontrando i ragazzi e i giovani del nostro Paese, più ci si rende conto che verso i loro adulti di riferimento essi costituiscono una costante provocazione al confronto e all’apertura. Dove le gerarchie si sono indebolite e i ruoli sono diventati sempre più interscambiabili, la sostanza delle parole e dei comportamenti è la vera questione. In questo, spazzando via molte formalità, i giovani esercitano a propria volta una propria maieutica, che chiede a chi li ha preceduti di venire nuovamente o maggiormente alla luce. Durante una conferenza sui temi della finanza due adolescenti si stavano dimostrando attentissimi. Erano collaboratori di Radio Immaginaria, un network dei ragazzi. Dialogando con loro a margine dei lavori arrivano importanti domande: «Che cosa possiamo dire ai nostri genitori per convincerli ad essere più consapevoli di come usano il denaro? Come possiamo far capire loro che non possono lamentarsi di un mondo che non funziona, se poi loro stessi con le loro scelte contribuiscono a farlo andare così? Si dice che noi giovani non siamo interessati ai grandi temi, per esempio all’economia e della finanza, ma quanto dipende dal modo in cui ci vengono trasmessi?». Domande a degli adulti, sugli adulti: l’incontro tra generazioni rimane quindi imprescindibile, a condizione che includa l’interlocutore e divenga uno scambio. In realtà, il cambiamento d’epoca ci riconduce così ai fondamentali dell’educazione. Adulto è chi si assume la responsabilità di ciò che dice e di ciò che fa, del mondo così come è configurato, della sua bellezza e delle sue miserie. Sa di non sapere, riconosce il proprio potere e i suoi limiti: quelli strutturali, ma anche quelli necessari a dare agli altri spazio e respiro. Fragile, limitato, in movimento, l’adulto fa una proposta, si posiziona, si colloca con un carattere proprio nella complessità. È il contrario del bambino che scalpita, si gonfia e grida pretendendo di esser tutto e di ottenere tutto. Non è rigido, perché della realtà conosce le sfumature e l’instabilità: la sua coerenza non è ostentazione di principi, ma duttilità e costanza, partecipazione ai problemi altrui, affidabilità. Di fronte alle domande dei giovani, l’esortazione Christus Vivit (CV) di papa Francesco lancia un appello alla Chiesa che per essere credibile ai loro occhi «a volte ha bisogno di recuperare l’umiltà e semplicemente ascoltare, riconoscere in ciò che altri dicono una luce che la può aiutare a scoprire meglio il Vangelo. Una Chiesa sulla difensiva, che dimentica l’umiltà, che smette di ascoltare, che non si lascia mettere in discussione, perde la giovinezza e si trasforma in un museo. Come potrà accogliere così i sogni dei giovani?» (n. 41).
La prima generazione del nuovo millennio non vuole fare a meno o liberarsi di noi adulti, anzi. Il punto è che molte volte non riusciamo a interagire, perché le aspettative reciproche non si incrociano. Vorremmo che fossero pronti ad ascoltare quello che abbiamo da dire e da trasmettere e loro si aspettano, piuttosto, di trovarsi davanti a persone che li comprendano, che li guardino con fiducia e che li sollecitino nelle loro potenzialità e nel superamento di difficoltà e disagi. È capitato durante una lezione con diverse classi di licei e di istituti tecnici di Matera. Ci eravamo preparati, volevamo dare il meglio di noi; abbiamo cercato di arrivare con una presentazione ben fatta e accattivante; rischiavamo di parlare troppo. Fino a quando una insegnante ha chiesto la parola: possiamo mostrarvi quel che abbiamo realizzato noi? I ragazzi hanno cominciato, allora, a condividere la loro preparazione al nostro evento: in modo più originale e innovativo si sono fatti portavoce, gli uni verso gli altri, dei principali messaggi che noi adulti intendevamo trasmettere. E allora, perché chiamare dei relatori? La risposta non ha tardato a venire, con un momento di dialogo insieme ai ragazzi. Domande precise, puntuali, profonde: chiedevano una testimonianza credibile, aiuto, speranza e racconti di vita. «Siamo chiamati a investire sulla loro audacia ed educarli ad assumersi le loro responsabilità» (DF 70): a questo ci richiama il Sinodo. «Si tratta prima di tutto di non porre tanti ostacoli, norme, controlli e inquadramenti obbligatori a quei giovani credenti che sono leader naturali nei quartieri e nei diversi ambienti. Dobbiamo limitarci ad accompagnarli e stimolarli, confidando un po’ di più nella fantasia dello Spirito Santo che agisce come vuole» (CV230).
In alcune questioni che investono la fede, come il rispetto del Creato e la cura della casa comune, i Millennials stanno facendo da apripista. Ora dobbiamo lasciarci interpellare da loro Non c’è più un messaggio da trasmettere tra generazioni, ma un’esigenza di convertirsi insieme alla novità del Vangelo
Da Avvenire del 13 agosto 2019
Quantificazione dell'assegno divorzile e casa residenza famigliare
Pubblicato: 14 Febbraio 2019 | Stampa	| Email
Il coniuge divorziato ha diritto a conservare il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio salvo la prova che vi abbia effettivamente contribuito.
Ricordando la nota pronuncia Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 18287 del 11 luglio 2018, in materia di assegno divorzile, la Corte di Cassazione, nella recentissima sentenza 3869 del 08 febbraio 2019, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di pagamento di una «somma destinata alla ricerca di una nuova e idonea soluzione alloggiativa al momento del rilascio della villa destinata in precedenza ad abitazione familiare» ha ricordato che a) «la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch'essa assegnata dal legislatore all'assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi»; b) «all'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo – compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell'autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate»; c) «il riconoscimento dell'assegno di divorzio in favore dell'ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante, e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell'assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico – patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all'età dell'avente diritto». Fin qui le regole di base da applicarsi al caso concreto esaminato dalla Suprema Corte, nel quale emerge una circostanza alquanto interessante rispetto alla casa adibita a residenza famigliare dai coniugi: questa, infatti, risultando una casa di particolare pregio e valore, risultava tale da non essere «fungibile con qualsiasi altra abitazione reperibile nel medesimo Comune a costi contenuti» e tale circostanza è stata posta a fondamento della cassazione della decisione del giudice di merito che non ne aveva tenuto conto. La pronuncia, recentissima, espressa dal Giudice con la funzione di indirizzare anche l’orientamento del Giudice di merito, è di particolare interesse nella definizione del concetto di “Inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante ed impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive” che ha attraversato ben due revirement giurisprudenziali nell’arco di poco più di un anno. Il coniuge divorziato è titolare del diritto all’assegno con funzione perequativa del reddito, non solo se non ha in assoluto i mezzi necessari sic et simpliciter alla mera decorosa sopravvivenza, senza riferimento alcuno alle condizioni di reddito comparativamente considerate tra i coniugi, orientamento ormai definitivamente abbandonato con il superamento della nota sentenza Lamorgese (Sentenza 11504/17) avvenuto con la S.U. 18287/18; ma anche e soprattutto nel caso in cui la mancanza di questi mezzi si affermi rispetto al patrimonio complessivamente attribuibile alla famiglia in epoca precedente a quella propria del divorzio e del quale il coniuge richiedente resti privo, nonostante il contribuito prestato alla sua realizzazione, secondo, peraltro un accertamento che richiede il soddisfacimento di un rigoroso onere della prova a carico del richiedente.
L’assegno divorzile mantiene pertanto la sua funzione compensativa e perequativa, unitamente a quella assistenziale, semplicemente perdendo l’automatismo che lo agganciava al tenore di vita goduto in costanza di convivenza matrimoniale in epoca antecedente quella dello scioglimento del matrimonio medesimo automaticamente quantificandolo nella misura necessaria a mantenerlo: oggi è necessaria la prova di avere effettivamente contribuito a realizzarlo quel patrimoni nelle sue componenti costituive, in termini di beni mobili e immobili, redditi da lavoro o da altre fonti generato, e, certamente, il tema della casa rientra tra quelli nevralgici in questo ambito.
Pubblicato: 25 Maggio 2019 | Stampa	| Email
Stop alla trascrizione in Italia degli atti dello stato civile di Stati che all’estero riconoscono la qualità di genitori a chi abbia praticato la maternità surrogata.
Le Sezioni in cui si articola la Corte di Cassazione decidono adottando orientamenti potenzialmente anche diversi sulla medesima tipologia di questioni esaminate. In vista dell'uniforme applicazione della legge è prevista una speciale procedura mediante la quale la Cassazione decide a Sezioni Unite ossia regolando ipotesi tra loro omogenee, con un orientamento univoco e, perciò, particolarmente stabile.
E’ questo il caso di una decisione, la n. 12193 del 08 maggio 2019, intervenuta su una materia di estrema delicatezza, come la maternità surrogata.
L’intervento si è determinato in seguito a un iniziale «ricorso alla Corte d'appello di Trento, per sentir riconoscere, ai sensi della L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 67, l'efficacia nell'ordinamento interno del provvedimento emesso il 12 gennaio 2011 dalla Superior Court of Justice dell'Ontario (Canada), con cui era stato accertato il rapporto di genitorialità tra il R. ed i minori, e per sentirne ordinare la trascrizione negli atti di nascita di questi ultimi da parte dell'ufficiale di stato civile del Comune di Trento».
Poiché «l'ufficiale di stato civile, con atto del 31 maggio 2016, aveva rifiutato di trascrivere quello oggetto della domanda, con cui era stata riconosciuta la cogenitorialità del R. e disposto l'emendamento degli atti di nascita» la Corte d’Appello di Trento, all’uopo interpellata, «con ordinanza del 23 febbraio 2017» ha accolto la domanda.
Materia del contendere nelle situazioni proprie della tipologia di quella in oggetto è sempre la possibilità o meno di riconoscere l'efficacia in Italia del provvedimento straniero sul presupposto della sua compatibilità con l’ordine pubblico internazionale. Su questo argomento si fonda, tra gli altri, il ricorso proposto dal Pubblico Ministero, dal Ministero dell'interno e dal Sindaco di Trento alla Corte di Cassazione avverso la citata ordinanza, la quale aveva ritenuto conforme all’ordine pubblico «il provvedimento con cui il Giudice canadese» che riconosceva a M.C. ed A., già dichiarati figli di M.L., il medesimo status nei confronti di R.R. «con il quale i minori non hanno alcun legame biologico». L’ordinanza si era fondata su principio espresso dalla pronuncia della Corte di Cassazione, Sez. I, del 30 settembre 2016, n. 19599, che, tuttavia, riguardava «un minore generato da due donne, a ciascuna delle quali egli risultava legato da un rapporto biologico, in quanto una di esse lo aveva partorito, mentre l'altra aveva fornito gli ovuli necessari per il concepimento mediante procreazione medicalmente assistita», restandosi sostanzialmente nel quadro della fecondazione artificiale eterologa. Quindi nulla che abbia a che vedere con il caso ci occupa, riconducibile, invece, alla surrogazione di maternità, laddove «una donna presta il proprio corpo (ed eventualmente gli ovuli necessari al concepimento) al solo fine di aiutare un'altra persona o una coppia sterile a realizzare il proprio desiderio di avere un figlio, assumendo l'obbligo di provvedere alla gestazione ed al parto per conto della stessa, ed impegnandosi a consegnarle il nascituro» oltre che a rinunciare preventivamente a qualsiasi diritto nei confronti dei minori, in un quadro di totale assenza di legame biologico tra il sedicente genitore ed il nato dichiarato nel certificato di nascita.
La corte di Cassazione ha ravvisato nell'ordinanza impugnata un essenziale errore commesso nel seguire il ragionamento seguito dalla Sezione I, 19599/2016 che, invece, per i motivi sopra spiegati, non è «suscettibile di estensione al caso in esame, il cui unico punto di contatto con la fecondazione eterologa è rappresentato dall'estraneità alla coppia di uno dei soggetti che hanno fornito i gameti necessari per il concepimento, dal momento che la gestazione ed il parto non hanno avuto luogo nell'ambito della coppia, ma con la cooperazione di un quarto soggetto» e, per queste ragioni, la Corte a Sezioni Unite ha cassato l’ordinanza impugnata decidendo anche nel merito della questione che ne costituiva l'oggetto.
Ma la sentenza segna un decisivo passo avanti anche nella direzione propria del rapporto tra normativa di diritto interno e normativa internazionale, in questi ultimi anni, talvolta, contrassegnata da un’immotivata sudditanza della prima rispetto alla seconda quando, invece, come precisato dalla Corte, appunto a Sezioni Unite, ossia in modo tale che su questo punto non vi sia più difformità di orientamento, vi è «un profilo importante della valutazione di compatibilità, rimasto forse in ombra nelle enunciazioni di principio delle precedenti decisioni, ma dalle stesse tenuto ben presente nell'esame delle fattispecie concrete, ovverosia la rilevanza della normativa ordinaria, quale strumento di attuazione dei valori consacrati nella Costituzione, e la conseguente necessità di tener conto, nell'individuazione dei principi di ordine pubblico, del modo in cui i predetti valori si sono concretamente incarnati nella disciplina dei singoli istituti».
«Passa infatti la figura di questo mondo!» (1 Cor 7, 29 – 31)
Pubblicato: 25 Gennaio 2019 | Stampa	| Email
Dal Vangelo Secondo Luca 18, 09 – 14
Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». 14Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Possiamo scoprire che qui vengono implicati quattro tipi di persone: de che si occupano delle cose del mondo, e due che si dedicano alle cose dello spirito; ma in entrambi i gruppi, una persona lo fa con la logica del mondo e un’altra lo fa con la logica dello spirito. Infatti ci sono donne e uomini che si dedicano alle cose del mondo e lo fanno seguendo la logica del mondo (questo è il caso del pubblicano della parabola). Ma esistono anche donne e uomini che si dedicano alle cose del mondo senza essere del mondo, perché seguono il consiglio di San Paolo: «D’ora innanzi, […] quelli che usano i beni del mondo [vivano] come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!» (1 Cor 7, 29 – 31). E, d’altra parte, ci sono uomini e donne che si dedicano alle cose dello spirito, ma lo fanno seguendo la logica del mondo (come il fariseo della parabola). Esistono però anche uomini e donne che si dedicano alle cose dello spirito e lo fanno seguendo la logica dello spirito, secondo le parole di Gesù: «Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo» (Gv, 17,14).
La parabola ci presenta pertanto due personaggi che hanno qualcosa in comune: entrambi seguono la logica del mondo. Entrambi hanno bisogno di convertirsi. A entrambi farebbe bene lasciarsi raggiungere dallo sguardo trasformante di Dio, che ci avvolge con il suo amore misericordioso.
La tentazione non sta nell'oggetto bensì nella logica: non dipende dall’oggetto di cui ci occupiamo, ma dalla legge da cui lasciamo governare le nostre azioni, dalla logica secondo cui ci regoliamo. E tuttavia l’oggetto su cui si applica la logica mondana rende la tentazione più sottile.
Da Civiltà Cattolica 4044 – 15 dicembre 2018 / 5 gennaio 2019 – Josè Luis Narvaja S.I.
La tecnologia e gli antichi mestieri, un’antinomia che è uno stereotipo
Pubblicato: 31 Marzo 2019 | Stampa	| Email
Antichi mestieri, rischio estinzione
Cna: «Poco attrattivi per i giovani». Ma c’è chi resiste: ecco le storie
UN TEMPO c’erano l’arrotino, il calderaio, lo stagnino o i canestrai. Antichi mestieri che si tramandano di generazione in generazione ma che ora sono a rischio estinzione perché considerati poco attrattivi per i giovani. Secondo un’indagine svolta da Cna sulla base del Registro nazionale delle imprese storiche sono solo 112 le aziende nella città metropolitana, per la precisione 35 nell’agricoltura, 28 nel commercio, 18 nell’artigianato, 17 nell’industria e 14 nei servizi. «L’artigianato soffre di scarsa attrattività verso i giovani e di difficoltà nel ricambio generazionale» spiega Fabrizio Cecconi, direttore generale di Cna Firenze. Infatti, le imprese attive nel settore dei mestieri più antichi, come per esempio intaglio del legno o lavorazione del vetro, continuano ad esistere ma hanno vita non facile. Un’indagine della Camera di Commercio di Milano ne ha contate, nel 2018, 7.142 a Firenze che danno lavoro a 13.222 addetti con un business di 737 milioni all’anno. «I dati in Italia e in Toscana sono in calo – prosegue Giacomo Cioni, presidente Cna Firenze – mentre a Firenze, rispetto allo scorso anno, resta stabile. La strada però è tutta in salita». Ma ci sono anche aziende che ce la stanno mettendo tutta e che resistono nonostante le difficoltà grazie a strategie di diversificazione e internazionalizzazione. E’ il caso della Giusto Manetti Battiloro: l’impresa, a conduzione familiare (Bernardo, Lorenzo, Jacopo, Niccolò, Bonaccorso e Angelica Manetti costituiscono la 15ª generazione), produce foglie d’oro e d’argento seguendo i metodi di una volta ma, allo stesso, utilizzando tecnologie tra le più all’avanguardia nel mondo. Oggi hanno con 130 dipendenti e 27 milioni di fatturato. I Pestelli sono un’altra famiglia che fa scuola: la storia inizia nel 1908 quando Edoardo Pestelli dà vita a quella che, attraverso i figli Luigi e Francesco, il nipote Luigi fino ad arrivare al bisnipote Tommaso, è diventata la Pestelli Creazioni. Una gioielleria con la G maiuscola che oggi esporta le sue creazioni in tutto il mondo da Parigi a New York. Una passione che si tramanda di padre in figlio anche quella di Fedeli Restauri: sono restauratori dal 1899 quando Fedele Fedeli aprì il laboratorio che, passando al figlio Luigi, poi al nipote Andrea e quindi al pronipote Tommaso, è oggi la Fedeli Restauri. Quattro generazioni e oltre un secolo di conservazione, restauro e valorizzazione di beni culturali: l’azienda nel 2010 ha partecipato persino all’Expo di Shanghai e nel 2015 all’Expo di Milano in quanto Eccellenza del restauro in Italia. Con 5 milioni di immagini è uno degli archivi più importanti al mondo, tutelato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: l’Archivio storico Foto Locchi. Tutto inizia nel 1924 con il fotografo Tullio Locchi. Dopo la sua morte a proseguire l’attività sono la vedova con un collaboratore, Silvano Corcos che ben presto fa sì che la bottega si affermi come
«fotografo ufficiale» della città. Da Silvano alla figlia Deanna con il marito Giampaolo Ghilardi e da loro, oggi, alla figlia Erika: la storia continua.
Da La Nazione del 21 marzo 2019
È boom per la manifattura: in 5 anni crescita del 63,8%
Diecimila persone sono state assunte in aziende manifatturiere milanesi dal 2012 al 2017. Un incremento del 63,8% che mostra come il comparto stia vivendo un momento storico positivo, nonostante le difficoltà dell’economia italiana. Entrando nello specifico: le attività manifatturiere hanno prodotto 5.400 posti di lavoro nel 2017, erano 4.800 nel 2014. Un segno più importante, anche perché la manifattura ha compiuto importanti passi nell’ultimo decennio, sotto il segno dell’innovazione e supportata dalla tecnologia. Tecnologia che quindi non ha sottratto occupazione ma ha giocato il ruolo di driver, in grado invece di crearla. Sono alcuni dei dati emersi nello studio del Centro studi Pim e di Stefano Micelli, presidente dell’advisory board Manifattura Milano, spiegati ieri a Palazzo Marino durante l’incontro di presentazione del 'Manifattura Milano camp', che si terrà domani negli spazi di via D’Azeglio 3 dalle 11 alle 19 nell’ambito della Milano Digital Week. Un appuntamento voluto dall’amministrazione in collaborazione con Milano Luiss Hub dove saranno messe a confronto le esperienze e le storie di botteghe storiche, nuovi artigiani digitali, designer, FabLab e imprenditori 4.0 per testimoniare e promuove le opportunità offerte dalla manifattura digitale. Che è una manifattura nuova, che si distanzia molto da quella del passato: è connessa con il mondo della cultura, del turismo e del commercio, intreccia nuove relazioni con il consumatore e con il territorio, potendo fare leva sul turismo e sulla presenza di fiere ed eventi. E che punta sulla tecnologia grazie a forti link con la ricerca e con i makerspace e 'FabLab' cittadini.
«Manifattura Milano camp si inserisce nella più ampia strategia dell’amministrazione per incentivare il ritorno della manifattura leggera in città con l’obiettivo di creare buona occupazione», ha commentato ieri alla presentazione dell’evento l’assessore al Lavoro Cristina Tajani. Non tutte le imprese manifatturiere italiane si sono già adeguate alle opportunità offerte dalla tecnologia. Ieri hanno portato la loro testimonianza tre realtà milanesi che stanno vivendo fasi diverse del percorso di affiancamento tecnologico: la gioielleria Rino Merzaghi del 1870, legata alla tradizione dell’alto artigianato e abituata a realizzare creazioni con macchinari che risalgono all’Ottocento, si sta affacciando ora a questo mondo. Storia diversa per Fontana Milano 1915, attiva nella pelletteria, che da tempo fa affidamento sull’innovazione. E per SuperForma, specializzato nella creazione di prototipi e artefatti di grandi volumi mediante la stampa 3D. Manifattura Milano Camp ospiterà anche l’Official Arduino Day 2019, il compleanno di Arduino, la piattaforma open-source che ha sviluppato un metodo di apprendimento basato sul fare e mirato a rendere accessibili le tecnologie più complesse.
Le attività milanesi del comparto hanno prodotto 5.400 posti di lavoro nel 2017, erano 4.800 nel 2014 La tecnologia non ha sottratto occupazione, anzi è stata un volano per lo sviluppo delle realtà storiche e per quelle di nuova
Da Avvenire del 18 marzo 2019
Pubblicato: 04 Novembre 2018 | Stampa	| Email
La Cassazione Civile, S.U., Sentenza 11.07.2018, n. 18287 ha individuato i criteri interpretativi utili a declinare in con creto il riconoscimento e la quantificazione dell’assegno divorzile così come regolato dall’art. 5, comma sesto della legge 898/1970 e successive modifiche.
Da alcune pronunce, già rinvenibili nella Giurisprudenza di merito, emerge il carattere determinante dell’onere della prova gravante sul richiedente, stante il carattere disponibile del diritto, non potendo il Giudice prescindere dalla domanda: senza prova esaustiva del fondamento della richiesta, questa non potrà comunque essere accolta pur nella plausibilità delle ragioni che eventualmente la dovessero fondare. Rispetto a dette ragioni, escluso l’automatismo tra disparità di reddito e disposizione dell’assegno divorzile, quasi che questo avesse la funzione perequativa, propria del solo assegno di mantenimento nella separazione, e non quella composita assegnatagli, mediante plurimi criteri, dal citato articolo 5, l’assegno viene assegnato laddove questa disparità si sia determinata per i riflessi economici di scelte liberamente condivise dai coniugi in favore della famiglia, nel contesto relazionale di un matrimonio di una durata, apprezzabile rispetto alla realizzazione delle scelte sopra indicate nel caso concreto.
Il superamento di un recente orientamento giurisprudenziale, che aveva sostanzialmente azzerato il diritto all’assegno divorzile, si è determinato in ragione del fatto che l’opzione, fatta propria da un’importante sentenza della Corte di Cassazione la n. 11504 del 2017, coglieva un elemento di rilievo ma ne trascurava altricome, ad es., «l'autodeterminazione individuale e la libertà di scegliere il percorso da imprimere alla propria esistenza [S.U. 18287/2018]» che «costituisce certamente un valore assiologico portante nel sistema dei diritti della persona, ma è necessario che la declinazione di questo profilo dinamico dell'autodeterminazione sia effettiva ovvero non sia sconnessa dall'altro profilo fondante, quello della dignità personale, atteso che la libertà di scegliere e di determinarsi è eziologicamente condizionata dalla possibilità concreta di esercitare questo diritto[Ivi]». Una rilettura, questa volta definitiva, del disposto di cui all’articolo 5 della legge 898/1970, basato sulla giurisprudenza costituzionale che lo ha «ancorato proprio all'art. 2 Cost. ed alla dignità costituzionale che assume la modalità relazionale nello sviluppo della personalità umana[Ivi]». Da ciò l’esigenza di «accertare se l'eventuale rilevante disparità della situazione economico – patrimoniale degli ex coniugi all'atto dello scioglimento del vincolo sia dipendente dalle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio, con il sacrificio delle aspettative professionali e reddituali di una delle parti in funzione dell'assunzione di un ruolo trainante endofamiliare, in relazione alla durata, fattore di cruciale importanza nella valutazione del contributo di ciascun coniuge alla formazione del patrimonio comune e/o del patrimonio dell'altro coniuge[Ivi]»;diversamente non troverebbe alcuno spazio di applicazione, la tutela del coniuge, pur in presenza del «principio di solidarietà, posto a base del riconoscimento del diritto» il quale «impone che l'accertamento relativo all'inadeguatezza dei mezzi ed all'incapacità di procurarseli per ragioni oggettive sia saldamente ancorato alle caratteristiche ed alla ripartizione dei ruoli endofamiliari[Ivi].
Il Tribunale di Verona con la sentenza 1764 del 20.07.2018, il Tribunale di Roma con sentenza 16394 del 08.08.2018 e il Tribunale di Trieste con sentenza del n. 525 del 21.08.2018 hanno tutte escluso la sussistenza dei requisiti dell’assegno divorzile, il primo perché «il matrimonio ha avuto assai breve durata essendo stata proposta domanda di separazione a meno di quattro anni di distanza dalle nozze»; quello capitolino in quanto «la disparità economico patrimoniale tra le parti non è eziologicamente riconducibile (...) a determinazioni e scelte comuni e condivise» che abbiano condotto la richiedente l’assegno «ad un ruolo solo o prevalentemente nell’ambito famigliare»; l’ultimo per avere escluso «un divario sensibile tra le condizioni economico patrimoniali riferibili agli ex coniugi». Nei casi citati non ricorrevano, in concreto, le condizioni utili a fondare il diritto all’assegno divorzile, ipotesi plausibile per i giudizi avviati da istanze fondate sui criteri seguiti in epocaprecedente all’attuale orientamento giurisprudenziale, ma la decisione è stata in tutti i casi adottata in ossequio ai criteri assunti dalla recente Cassazione S.U. 18287/2018 quale presidio di tutela del coniuge il quale, al momento del divorzio, si trovi a vivere un condizione economica svantaggiata rispetto a quella dell’altro in ragione di scelte condivise nell’interesse della famiglia.
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References: sentenza 
 art. 5
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 art. 67
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 Sentenza 
 articolo 5
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