Source: http://www.amicidibeppegrillocapriatesangervasio.it/2015_11_01_archive.html
Timestamp: 2017-04-25 16:27:51+00:00

Document:
Nella risoluzione a firma Massimo De Rosa e Mirko Busto abbiamo detto
chiaramente quello che bisogna fare: non chiediamo al governo di andare
"a fare il bravo" a Parigi. Dobbiamo rivoluzionare il sistema.
Malware significa software progettato per funzionare in modi che
maltrattano o danneggiano l'utente. (Questo non include errori accidentali.)
Questa pagina spiega come il software di Microsoft sia malware.
Malware e software non libero sono due problemi separati. La differenza tra
software libero e software non libero
sta nell'avere
controllo del programma o viceversa. Non è una questione che riguarda
direttamente ciò che il programma fa in esecuzione. Comunque, nella
pratica, il software non libero è spesso malware, perché gli sviluppatori,
consapevoli dell'impossibilità da parte degli utenti di riparare eventuali
funzionalità malevole, sono tentati ad imporne.
DRM (che chiamiamo “Digital restrictions management”, in
italiano, “gestione digitale delle restrizioni”) significa funzionalità
volte a limitare il controllo che gli utenti hanno sui dati contenuti nei
propri computer.
Prigioni—sistemi che impongono restrizioni alle
Tiranni—sistemi che vietano l'installazione di
sistemi operativi non “autorizzati” dal produttore.
Microsoft Windows ha una backdoor universale tramite la quale si
può imporre agli utenti un qualsiasi cambiamento.
Ulteriori informazioni su quando è
In Windows 10 la backdoor universale non è più nascosta: tutti gli
“aggiornamenti” saranno forzati
Dal primo maggio 2016 su Rai YoYo non ci sarà mai più la pubblicità. I bambini non saranno più bombardati da spot pubblicitari. Una tv pubblica deve tutelare le persone partendo proprio dai più piccoli. A essere eliminata sarà anche la pubblicità nei canali culturali Rai 5
e Rai Storia.
Fonte Pubblicato
Con un decreto dall’effetto immediato, ovvero a partire già da oggi, lunedì 23 novembre, il Governo ha varato il piano per salvare le quattro
banche italiane che nelle ultime settimane avevano pubblicamente annunciato di non riuscire più a sopportare le eccessive sofferenze a cui erano esposti alcuni asset dei propri bilanci. Si tratta di
Banca Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Carichieti.
1. Sono iscritti al MoVimento 5 Stelle i cittadini italiani di maggiore età che ne abbiano fatto richiesta in rete secondo le procedure di cui al link www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/1.html,
dei quali sia stato accertato il possesso dei requisiti indicati nel “non statuto”. La procedura di identificazione ed accettazione viene effettuata dal gestore del sistema informatico del blog www.beppegrillo.it
incaricato dal capo politico del MoVimento 5 Stelle, nel rispetto della normativa sulla riservatezza e sulla protezione dei dati personali. La procedura di certificazione dell'iscrizione si conclude con comunicazione da inviare all'indirizzo mail indicato nella domanda,
entro sei mesi dall'inoltro della domanda stessa con allegata la relativa documentazione e comporta dalla data indicata nel sito l'abilitazione da parte del sistema informatico a partecipare alle votazioni in rete.
a) di partecipare nell'ambito del blog www.beppegrillo.it
alle discussioni su tematiche ed iniziative di interesse nazionale e locale, contribuendo anche alla determinazione dell'indirizzo politico degli eletti sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle, secondo le procedure previste nei link forum www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/2.html e lex www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/3.html ;
b) di partecipare, esprimendo il proprio voto, alle votazioni in rete
indette per le decisioni di indirizzo e di rilevanza politica, fra le quali, in particolare, la scelta dei candidati alle elezioni e la determinazione del programma politico da perseguire;
c) di candidarsi per le elezioni nazionali, europee, regionali e locali secondo le procedure previste nei link www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/4.html e sempreché in possesso dei requisiti ivi indicati; Gli iscritti al MoVimento 5 stelle non possono né rappresentare il MoVimento 5 Stelle, né utilizzare il simbolo per iniziative e manifestazioni non espressamente autorizzate dal capo politico del MoVimento 5 Stelle o, se nominati, da delegati territoriali.
Articolo 38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
Articolo 38 della costituzione italiana Pubblicato
Si è ottenuto poco
finora? Forse è vero, ma senza il MoVimento adesso non ci
rimarrebbero nemmeno le briciole. Non avremmo più diritti. Saremmo
nudi, senza difese, alla mercé dei potenti di turno. Avete visto
cos’hanno fatto alla Costituzione, alla scuola, alla sanità... E avrebbero fatto di peggio se
non ci fossero stati dei coraggiosi ad alzare la voce ed urlare il
proprio sdegno verso quello scempio dei nostri diritti. Non ci
sarebbero nemmeno milioni di persone pervase da un’improvvisa presa
di coscienza politica. Avremmo ancora a disposizione la solita finta
scelta tra truffatori che fingono di volere il bene dei cittadini,
fingono di andare l’uno contro l’altro, fingono di essere
diversi, di voler darci più opzioni di scelta, arrivando persino ad
insultarsi per reggere il gioco, salvo poi mangiare alla stessa
tavola, sazi. Ma ormai non fingono
nemmeno più. L’idea di onestà del MoVimento gli ha messo paura,
ha messo a rischio il loro piccolo mondo dorato fatto di privilegi.
Il MoVimento li sta mettendo in difficoltà, denunciando le loro
truffe, i loro furti, le loro menzogne. Ma la cosa che più di tutte
li mette in difficoltà è un’altra: la natura dei nuovi arrivati.
Con loro le lusinghe, le promesse di un posto migliore, di soldi e
privilegi non funzionano, perché rappresentano una razza mai vista
fino ad oggi in Parlamento: gli onesti. E con gli onesti non puoi
usare i trucchetti che hai sempre usato con gli altri. Non li puoi
irretire, corrompere ed ingabbiare con i soliti mezzucci, soprattutto
quando questi onesti hanno in mente una missione, un’ideale di
Paese migliore PER TUTTI. Si pongono per la
prima volta come vera e concreta alternativa agli italiani,
un’alternativa fatta di Onestà, Equità e Trasparenza, che dà
finalmente al cittadino la possibilità di SCEGLIERE. Se una persona vuole
il cambiamento, il Vero Cambiamento, ora lo può scegliere. Lo può
persino sostenere a voce alta. Può essere egli stesso in prima
persona ad operare quel cambiamento.
E se non è una
straordinaria novità questa, non so proprio cosa potrebbe esserlo.
L'Italia deve essere, prima di ogni altra cosa,
una comunità. In una comunità, tra i valori più importanti vi è
il senso di solidarietà. Il cittadino deve essere il centro della
politica. La sua stella polare. Va garantita a tutti una vita
dignitosa e, se possibile, la felicità. Il primo articolo della
nostra Costituzione dovrebbe esprimere il diritto alla felicità.
Ognuno vale uno quando contribuisce al benessere comune. Lavoriamo
per pagare le tasse. Il nostro tempo, la nostra vita vengono
trasformati in capitoli di spesa delle Finanziarie. Ebbene, questi
soldi, nostri soldi, devono essere utilizzati cambiando radicalmente
le priorità. La salute, la scuola, le pensioni, la protezione
sociale, l'ambiente, il recupero del tempo per vivere, queste sono le
priorità. Non gli armamenti, le grandi opere pubbliche inutili, le missioni di guerra o i
finanziamenti a partiti e giornali, alle banche, le pensioni d'oro.
Bisogna riavvolgere il nastro e ritornare a un senso di umanità. Non è una gara
in cui vince il più forte, siamo una comunità che si deve occupare
di tutti e abbiamo una grande opportunità, scrivere, ognuno di noi nel suo piccolo, la storia di questo paese, non molliamo ora. In alto i cuori
Avete presente un lavoratore che si trasferisce in un'altra città per motivi professionali? Basta prendere il caso degli oltre 7mila insegnanti costretti a spostarsi
per colpa della lotteria delle cattedre messa in piedi dalla riforma del governo. Bene, il lavoratore in trasferta che affitta casa propria per sbarcare il lunario, continuerà a pagare la Tasi e ci pagherà sopra anche l'Imu, perché quell'immobile sarà considerato seconda casa.
Infine c'è il caso di due persone che hanno un immobile in comproprietà.
Se uno dei due deve trasferirsi in un'altra città, dice la legge di Stabilità, pagherà sulla propria casa Imu e Tasi per la sua quota, come fosse una seconda casa per metà.
Sì, no, forse è possibile. Questo lo strano balletto di risposte che stanno ricevendo gli italiani che in questi giorni stanno chiedendo a banche e Poste come si possano cambiare le banconote e le monete in lire che hanno ancora conservato in casa sparse tra cassetti e comò. Tutto nasce dalla sentenza della Corte Costituzionale che il 5 novembre scorso – accogliendo il ricorso di un gruppo di risparmiatori – ha bocciato la norma del Salva Italia del governo Monti (legge 201/2011 art. 26) che anticipava al 6 dicembre 2011 il
termine ultimo per poter convertire le vecchie lire in euro, quando la legge del 2002 (introdotta per gestire l’introduzione dell’euro) fissava
invece al 28 febbraio 2012 la fine del diritto di cambio.
In altre parole, la Consulta – proprio come è accaduto la scorsa estate con il blocco degli assegni previdenziali deciso sempre dal governo dei professori – ha dichiarato illegittimo
un provvedimento nato come misura anticrisi. Anticipando, infatti, di tre mesi la prescrizione della lira, il provvedimento aveva fatto risparmiare allo Stato una cifra stimata tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro che,
invece di finire nelle tasche degli italiani in possesso delle lire, furono versate da Bankitalia in tre rate nella casse statali per concorrere alla riduzione del debito pubblico.
“Ma il fatto che al momento di entrata in vigore del decreto Salva Italia – ha spiegato la Cassazione – fossero già trascorsi 9 anni e 9 mesi dalla cessazione del corso legale della lira non è idoneo a giustificare il sacrificio
della posizione di coloro che, confidando nella pendenza del termine originariamente fissato dalla legge, non avevano ancora esercitato il diritto di conversione”.A questo punto la sentenza ha un’immediata conseguenza: la riapertura di
una nuova finestra di circa tre mesi durante i quali gli italiani possono tornare nelle filiali della Banca d’Italia e chiedere la conversione di una moneta che in pratica non valeva più nulla ed era considerata carta straccia fino alla scorsa settimana. Proprio come stanno spiegando quasi tutte le associazioni dei consumatori. Peccato, però, che tra il dire e il fare ci sia di mezzo lo stesso veto di Bankitalia che ha smentito questa possibilità, spiegando in un comunicato – e ribadendolo anche a ilfattoquotidiano.it
– che “sono in corso approfondimenti per definire le modalità con le quali eseguire la sentenza”. Al momento, quindi, “eventuali richieste di
conversione non possono essere accolte”. Come è possibile, quindi, che di circa 300 milioni
di banconote ancora in circolazione (secondo gli ultimi dati forniti a fine agosto 2012 dalla Banca d’Italia) non si sappia ancora come e dove cambiarle anche se per il massimo organo di garanzia costituzionale andrebbe fatto subito?
La sentenza della Corte Costituzionale non fornisce una soluzione, ma
si limita a cancellare la norma. E al momento tutte le opzioni sono aperte: dalla riapertura di una finestra, alla limitazione del cambio
solo per coloro che possano dimostrare di aver cercato di cambiare i titoli durante il periodo in cui questo era ancora consentito dalle norme iniziali.
La risposta si trova, quindi, in un mix di problematiche che vanno dalla solita lungaggine burocratica all’impatto sui conti pubblici
con la mancanza di soldi cash per finanziare questa restituzione. Del resto che la coperta sia troppo corta è evidente facendo due conti: nel 2012 Bankitalia spiegava che tra le banconote non ancora restituite mancavano all’appello 196 milioni di pezzi da mille lire, 12 milioni da 100mila lire, 300mila da 500mila lire, 40,6 milioni da diecimila lire, 30,9 milioni da cinquemila e 21,6 milioni per il taglio da duemila. Un gruzzoletto che, euro in più euro in meno – calcolando anche l’enorme quantità di vecchie monete rovinate, perse o andate distrutte – secondo alcuni esperti ammonta a circa 2.500 miliardi di lire, pari a un miliardo e 300 milioni di euro, che ora lo Stato – con una semplice partita di giro – dovrebbe dare a Bankitalia per consentirgli di convertire le monete.
“Nel fare chiarezza rispetto ad informazioni devianti e fuorvianti, secondo le quali la sentenza della Corte Costituzionale sarebbe un optional per i possessori di lire in banconote e monete”, Adusbef e Federconsumatori,
a sentenza ancora calda, hanno invitato “i cittadini che volessero convertirle, a recarsi da oggi e per circa tre mesi, in uno sportello della Banca d’Italia e pretendere il cambio in euro. Molti se ne saranno
disfatti o vogliono collezionarla, ma i valori in lire ancora non rientrati, si aggirano tra 1,2 ed 1,4 miliardi di euro”.
“Peccato che – sottolinea Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori
– di questi soldi non ci sia traccia e che le autorità competenti, in un rimpallo di responsabilità tra Bankitalia e ministero dell’Economia, stiano nicchiando dietro la scusa di necessari approfondimenti. Con un evidente risultato: il tempo passa e così potrebbe sfuggire l’opportunità per i possessori della vecchia moneta di richiedere la conversione”.
La sentenza della Consulta va, infatti, interpretata e la Banca d’Italia non può darle seguito autonomamente senza l’intervento del ministero dell’Economia che
con un decreto attuativo dovrebbe spiegare come e per chi sarà possibile convertire le vecchie lire. “Ma forse – spiega invece Fabio Picciolini, responsabile ufficio studi e progetti di Adiconsum
– potrebbe addirittura servire una legge, proprio come avvenne nel 2012
quando si chiese a Bankitalia, che ha solo un ruolo esecutivo, di consegnare allo Stato il miliardo e trecento milioni. Quella legge è, infatti, ancora in vigore e non è stata toccata dalla sentenza della Consulta”.
C’è, infine, un altro punto da chiarire: quando far partire i tre mesi messi a disposizione dalla Consulta
per presentarsi agli sportelli bancari per cambiare le lire? Se venisse
confermato che il countdown parte dal giorno di pubblicazione della sentenza, giovedì 5 novembre 2015, le possibilità dello Stato di tenersi
il tesoretto aumenterebbero a dismisura.
Fonte Il Fatto Quotidiano Pubblicato
L'Italia pare voglia passare al software libero ed open source, basta leggere la nuova legge n. 124 del 7 agosto 2015 che all'art. 1, punto "i", incoraggia l'uso del software open source (codice sorgente aperto) ... Ecco la pagina originale della Gazzetta Ufficiale:
ALLARME SPARGIMENTO FANGHI NEL SUD DELLA LOMBARDIA: letteralmente massacrate le province di Pavia e Lodi. Il fenomeno è ormai fuori controllo, stante l'assenza di studi, monitoraggi e controlli capillari.
E' in atto una vera e propria speculazione, un business che da anni sta
ingrassando le tasche di pochi e, al contempo, svuotando quelle dei cittadini, dato che sono ALTISSIMI i costi per la collettività in termini sanitari e di compromissione dell’ambiente in cui viviamo. Solo
in Provincia di Pavia vengono riversate circa 400.000 tonnellate di fanghi, il 20% della produzione annua nazionale e il 50% di quella dell’intera Lombardia! Oggi abbiamo presentato un'interrogazione all'Assessore Regionale all'Ambiente per chiedere una MORATORIA a nuovi impianti di trattamento dei rifiuti. Scarica qui l'interrogazione. Pubblicato
Molestie olfattive a Capriate San Gervasio, possibile aderire alle operazioni di segnalazione sino al 14 Novembre Le operazioni di monitoraggio per la questione odori molesti slittano di 15 giorni per cui l'inizio è previsto per il 15 Novembre 2015 e fino al 15 Febbraio 2016.
Tutti i cittadini interessati alle segnalazioni sono invitati a partecipare
alle operazioni di monitoraggio inviando entro il 14 Novembre la loro disponibilità all’Ufficio Ecologia e Lavori Pubblici. Per chi fosse interessato può scaricare il modulo da compilare per poter partecipare
alle operazioni di monitoraggio. Clicca qua per scaricare la documentazione e il modulo per l'adesione.
Il reddito di cittadinanza è una misura che tutela e restituisce dignità ai cittadini più deboli: è destinato ai disoccupati e
a coloro che percepiscono un reddito di lavoro o una pensione inferiori
alla soglia di povertà.
L'importo massimo è di 780 euro mensili a persona (9.360 euro l'anno), che variano a seconda del reddito che già si percepisce e a seconda dei componenti del nucleo familiare. La platea che potrà usufruirne ammonta a circa 9 milioni di italiani. Ma l'integrazione del reddito non sarà fine a se stessa. Accanto a questa, infatti, prevediamo misure per l'inserimento nel mondo del lavoro
e nella società, attraverso specifici percorsi di orientamento, di formazione professionale e di accompagnamento che aiuteranno i disoccupati a rientrare nel mondo del lavoro.
Finanziare il reddito costa quasi 17 miliardi di euro, che si possono finanziare con l'aumento della tassazione dei giochi d'azzardo, l'aumento delle tasse alle grandi imprese del petrolio e del gas, una vera riduzione dei costi della pubblica amministrazione
e dei costi della politica (riduzione delle indennità parlamentari, eliminazione enti inutili, taglio agli affitti della P.A., taglio alle spese di consulenza della P.A., taglio auto blu, taglio alle pensioni d'oro e divieto di pensioni cumulative).
Il nostro impegno non si ferma al Parlamento italiano. A gennaio 2014 abbiamo presentato una risoluzione al Consiglio d'Europa per introdurre il reddito di cittadinanza universale,
garantire a tutti dignità e rafforzare i diritti sanciti nella Carta Sociale Europea. Il testo è stato già sottoscritto da 18 parlamentari di
altri 5 Paesi e a settembre prossimo inizierà la discussione.

References: Articolo 38

Articolo 38
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 art. 26
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