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Timestamp: 2020-04-05 12:18:04+00:00

Document:
La Sardegna depredata dallo Stato Italiano della sua autonomia e continuità territoriale
| Venerdì, 05 Settembre 2014 14:42
caro traghetti
Il popolo sardo subisce mostruose predazioni da parte dello Stato italiano che considera la Sardegna una sua colonia, abitata da idioti e ignoranti che non reagiscono mai alle ingiustizie che gli vengono inflitte.
Solo l’ultima figuraccia davanti ai turisti che hanno pagato due volte il biglietto, ci ha aperto gli occhi sulla ennesima ingiustizia che ci vede privati della continuità territoriale e pertanto sequestrati nell’isola.
La Corte Costituzionale, con Sentenza n. 230/2013 depositata in Cancelleria il 23 luglio 2013, ha dato torto alla Regione Sardegna in un contenzioso instaurato dalla stessa (Regione) contro lo Stato Italiano, per essere stata privata del cosi detto “Diritto alla Continuità territoriale”, a causa della Vendita/Alienazione/Privatizzazione dei traghetti di trasporto passeggeri, che operava con navi della Tirrenia, comprate con i soldi dei Sardi, ma acquisite nel Patrimonio del Pubblico Demanio dello Stato Italiano, che al momento della sua vendita/privatizzazione/alienazione ha fatto finta di aver dimenticato che aveva già trasferito alla Regione Sardegna le funzioni dello Stato, relativamente al trasporto pubblico locale, trasferimento realizzato con la Legge Finanziaria del 2007, ossia la Legge Costituzionale n.296/2006 art. 1 comma 837 e comma 834, con il quale è stato modificato anche l’art.8 dello Statuto Speciale per la Sardegna di cui alla Legge Costituzionale n.3/1948.
Non riusciamo a comprendere come mai la Corte Costituzionale nella succitata Sentenza n.230/2013 abbia potuto non salvaguardare il principio costituzionale sulla “Gerarchia delle fonti del Diritto” dove si prevede che con leggi ordinarie non possano venire modificate leggi di livello costituzionale, come sono appunto le seguenti leggi ordinarie in base alle quali sono stati venduti/privatizzati i traghetti della Tirrenia:
- D.L. n.95/2012 convertito nella legge 135/2012 art. 6 comma 19,
- D.L. n.135/2009 art.19 ter convertito nella Legge n.166/2009 art.19 ter e del
- D.L. n.125/2010 convertito nella Legge n.163/2010 art.1 comma 5 bis, lett. f)
mentre l’art. 1 comma 837 della Legge Costituzionale n. 296/2006 prevede che: “Alla Regione Sardegna sono trasferite le funzioni relative al trasporto pubblico locale (Ferrovie Sardegna) e le funzioni relative alla continuità territoriale. Al fine di disciplinare gli aspetti operativi del trasporto di persone relativi il Ministero dei Trasporti e la Regione Autonoma della Sardegna, entro il 31 marzo 2007, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sottoscrivono un accordo attuativo relativo agli aspetti finanziari, demaniali, ed agli investimenti in corso (sic)”;
Vendita/Privatizzazione che si è realizzata anche in violazione della Legge Regionale n. 22 del 7 maggio 1953, e quindi in violazione anche del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/57, che all’art. 234 garantiva tutti i diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea, attuale Unione Europea.
Quindi la suddetta privatizzazione si è realizzata addirittura in violazione della Normativa Comunitaria che garantiva alla Sardegna la sua “continuità territoriale” sancita nella Legge Regionale n. 22/1953 del 7 maggio 1953 (antecedente al Trattato di Roma e mai impugnata dallo Stato Italiano) dove si prevedeva che lo Stato Italiano dovesse attribuire alla Sardegna i fondi necessari a finanziare le agevolazioni in tema di trasporto e che le agevolazioni previste dall’art.1 (stessa legge) dovessero avere come finalità il superamento dei disagi derivanti dall’insularità (isola) della Sardegna, agevolazioni che dovevano estendersi anche a favore delle iniziative a carattere consortile o cooperativistico, che si fossero proposte come finalità la realizzazione di punti franchi e di depositi franchi in tutta la l’Isola.
Punti franchi extradoganali che ai sensi dell’art. 1 della Legge Doganale del 1940, erano stati concessi dallo Stato Italiano alla Sardegna, ai sensi dell’art. art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3 del 1948, successivamente confermati con il D.lgs. n.75/98.
Punti franchi equiparati alle zone franche e ai depositi franchi dal D.P.R. n.1133/1969 e dall’art. 2 e 170 del D.P.R. n.43/73, emanati in recepimento delle seguenti Direttive Comunitarie n.69/73/CEE, n.69/74/CEE, e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, sulla “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti il regime delle Zone Franche depositi e punti franchi“.
Le leggi ordinarie in base alle quali è stata privatizzata la Tirrenia, sono state emanate e utilizzate proprio in violazione della succitata normativa Comunitaria e Nazionale, in particolare anche di quanto previsto dall’articolo 6 comma 3 del D.L. n.669/96 convertito nella Legge n. 30/1997 che ha riscritto il comma 114 dell’art. 3 della Legge n. 662/1996 dove si prevede che “i beni immobili e i diritti reali sugli immobili appartenenti allo Stato, situati nei territori delle Regioni a Statuto Speciale nonché delle province autonome di Trento e di Bolzano, sono trasferiti al patrimonio dei predetti enti territoriali, nei limiti e secondo quanto previsto dai rispettivi Statuti. Detti beni non possono essere conferiti nei fondi di cui al comma 86, né alienati o permutati (neanche da parte dello Stato).
Le norme che disciplinano la dismissione del Patrimonio Demaniale dello Stato Italiano prevedono costantemente che in occasione della Dismissione/Privatizzazione di Beni Demaniali, abbiano diritto di Prelazione sui suddetti beni, le Regioni e gli Enti Locali, ai sensi delle seguenti norme:
• art. 117 della Costituzione;
• Legge n.59/97 (art. 9);
• D.lgs. n. 281/97 (art. 1);
• D.lgs. n. 286/99;
• Legge n.267/2000 art. 4 art. 8 e art. 34;
• Legge n.234/2012
nonché ai sensi della Legge n.136/2001 (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 19 della Legge n.448/98, articolo precedentemente modificato dal comma 10 della Legge n.488/99 ha inserito il seguente periodo (prima del comma 1):
“sui beni e sugli immobili demaniali appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato, le Amministrazioni dello Stato possono proporre lo sviluppo, la valorizzazione o l’utilizzo con diritto di “Prelazione” anche sui beni del Ministero della Difesa”.
Sebbene la Corte Costituzionale abbia dichiarato legittima la suddetta “Privatizzazione della Tirrenia” la suddetta operazione è stata effettuata (tra l’altro) anche con la partecipazione attiva di falsi dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ossia di semplici impiegati privi del titolo giuridico idoneo a produrre gli effetti giuridici previsti dalla legge (privatizzazione).
Nella sentenza di cui alle premesse la Corte Costituzionale ha utilizzato, questa volta a sproposito, la giustificazione, ribadita più volte nel contesto della Sentenza che “la Vendita/Privatizzazione si è realizzata al fine di adeguare l’ordinamento nazionale ai principi comunitari in materia di cabotaggio marittimo e di liberalizzazione delle relative rotte”.
Normativa Comunitaria dove si prevede esattamente il contrario, ossia che la privatizzazione del Pubblico Demanio possa intervenire solo dopo espressa rinuncia al Diritto di Prelazione da parte del Titolare di quest’ultimo diritto (Regione, Provincia Comune) e solo dopo che il Dirigente del Ministero delle Finanze, che abbia una Funzione equiparata a quella un tempo riservata agli Intendenti di Finanza dalle norme sulla Contabilità di Stato, abbia proceduto alla preventiva SDEMANIALIZZAZIONE del Bene, e che il suddetto bene per poter venire alienato/privatizzato deve venire obbligatoriamente “iscritto preventivamente nel Patrimonio Disponibile del Pubblico Demanio” ai sensi dell’art. 823 del Codice Civile, dove si prevede che “i beni del Demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano, e che ai sensi dell’art. 829 il passaggio dei beni dal demanio al patrimonio dello Stato deve essere dichiarato dall’Autorità amministrativa (ossia dal Dirigente assunto tramite pubblico concorso bandito ai sensi dell’art. 97 della Costituzione).
| Domenica, 10 Agosto 2014 10:20
| Lunedì, 21 Luglio 2014 17:43
Dott. Randaccio: ecco perché la Sardegna ha diritto alla Zona Franca al Consumo.
| Giovedì, 10 Luglio 2014 20:27
sardegna free zone
SARDEGNA. Zona Franca al Consumo: esenzione Iva e Accise
La zona franca al consumo compete alla Sardegna ed ai Sardi in base al D.lgs. n. 75/98 ed in base al principio di “Non Discrimine”, chiamato anche “ Principio di Uguaglianza”, in nome del quale situazioni simili devono essere trattate in modo uguale (si veda in tal senso art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU, l’art. 21 della Carta di Nizza, il D.lgs. n.216/2003 con il quale è stata recepita in Italia la Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE.
Le Zone Franche extradoganali al Consumo sono disciplinate da:
Legge Doganale n.1424/40, dove l’art.1 precisa che i punti franchi e le zone franche sono territori extradoganali (legge in vigore quando fu emanato art. 12 dello Statuto Sardo);
T.U. Doganale, approvato con D.P.R. n.43/73 ancora in vigore (all’art.2 conferma l’extradoganalità dei punti franchi e delle zone franche);
D.lgs. n. 268/48;
Legge n.1438/48;
Legge n. 623/49;
Legge n. 384/54;
Legge n.1351/64 convertito in Legge n.28/65;
Legge n.762/73;
Decreto Legge n.746/83 convertito nella Legge n.17/1984;
Legge n.479/1992;
Legge n.28/97;
D.lgs. n.75/98.
ZONA FRANCA = NO IVA
1) Il D.L. n.1351/64, convertito nella Legge n.28/65, all’art. 20 bis “estende i benefici di cui all’art. 11 della Legge n.1438/48 (immissione in consumo di beni e merci senza il pagamento di dazi doganali e tributi fiscali di ogni genere) ai residenti in territori svantaggiati, il cui svantaggio è stato individuato dall’art.92 (attuale art.87) del Trattato di Roma, ossia “ove il tenore di vita sia anormalmente più basso oppure si abbia una grave forma di sotto occupazione.
2) L’art.1 della Legge n.479/1992, emanata in attuazione della Direttiva n.83/181/CEE del 28 marzo 1983, Direttive n.88/331/CEE del 13 giugno 1988 e n.89/604/CEE del 23 novembre 1989, nel riscrivere l’art. 12 del D.P.R. n.723/1965, al comma secondo precisa che non sono soggette all’imposta sul Valore Aggiunto (IVA) le merci per le quali l’esenzione dal predetto tributo è stata disposta, con carattere di obbligatorietà, dalle direttive del Consiglio delle Comunità Europee adottate in materia di armonizzazione delle disposizioni comunitarie tra gli Stati Membri nonché le direttive in materia di determinazione del campo di applicazione dell’art. 14, comma 1, lettera d) della Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio del 17 maggio 1977.
Il suddetto art.14, in combinato disposto con l’art.16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio, prevede che non sono soggette all’IVA i beni destinati ad essere immessi in una Zona Franca o in un Deposito Franco.
La direttiva sulla Armonizzazione delle legislazioni comunitarie tra gli Stati Membri è stata prevista in tema di Zone Franche dalla Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio del 04.03.1969 dove l’art.1 prevede che le merci che si trovano nei territori dichiarati zona franca sono considerate fuori dalla linea doganale europea (extradoganalità) ai fini dell’applicazione dei dazi doganali e di qualsiasi altra tassa o misura di effetto equivalente.
ZONA FRANCA = NO ACCISE
Il D.lgs. n.504/95 emanato in attuazione Direttiva n.92/12/CEE del Consiglio del 25.02.92, Direttiva n.92/108/CEE del Consiglio del 14.12.1992, è stato riscritto dal D.lgs.n.48/2010 emanato in attuazione della Direttiva n.2008/118/CEE, direttiva che all’art. 12, comma 1, lett. e), prevede che sono esentati dal pagamento delle accise i prodotti destinati ad essere utilizzati per il consumo (dei residenti in zona franca) nel quadro di un accordo concluso con paesi terzi e autorizzato in relazione all’esenzione anche dell’IVA.
L’art. 4 punto 2 della suddetta Direttiva n.2008/118/CEE precisa che per territorio dello stato membro si deve intendere il territorio della comunità a cui si applica il Trattato a norma dell’art. 299 dello stesso Trattato, ad eccezione dei territori terzi.
L’art. 4 punto 4 precisa che per territorio terzo si intendono i territori identificati all’art. 5 comma 2 e 3, ossia i territori extradoganali.
L’art. 2 della Legge n.28/97, che ha recepito la Direttiva n.95/7/CE del 20.05.1997 del Parlamento e del Consiglio, prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA, i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia i soggetti che risiedono in territori titolari del diritto alla Zona Franca.
Il suddetto art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 è stato integrato dall’art.1 comma 381 della Legge n.311/2004 che, oltre ad apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, ha precisato che i soggetti residenti nelle zone franche, qualora intendano avvalersi dell’opportunità di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento di dazi doganali, Iva ed Accise, devono presentare all’Agenzia delle Entrate, apposita Dichiarazione d’Intento redatta in conformità al modello approvato dal Ministero dell’Economia e Finanze, contenente l’indicazione della partita IVA del dichiarante, dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, e che detta dichiarazione deve essere consegnata o spedita anche ai fornitori ovvero presentata in Dogana, prima della effettuazione di ogni singola operazione.
Modalità di compilazione della suddetta Dichiarazione d’Intento sono state individuate nella Risoluzione Ministeriale n.82/E del 1° Agosto 2012 (Agenzia delle Entrate Direzione Centrale servizi ai contribuenti) emanata a seguito delle modifiche normative introdotte dall’art. 2, comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 (vedi anche Disegno di Legge n.958 del 2013) .
L’art. 132 comma 3 del D.P.R. n.917/86 prevede che i residenti nelle zone franche (Campione d’Italia) debbano chiedere l’iscrizione all’A.I.R.E., ossia l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, di cui all’art. 132 del D.P.R. 917/86, articolo n.132 attualmente confluito nell’aggiornamento dell’art. 18 del D.L. n.216/78, convertito nella Legge n.388/78.
Il legislatore italiano ha disciplinato la Zona Franca al Consumo con apposito Regolamento emanato con Decreto del Ministero delle Finanze n. 489 del 5/12/1997.
Dott.ssa Randaccio: Pigliaru deve fare pressione per la nomina di un vero dirigente alle Dogane sarde.
| Lunedì, 30 Giugno 2014 17:19
convegno sarroch
Ai tanti che mi telefonano e scrivono chiedendo il mio parere sull’intervento del Prof. Augusto Fantozzi al Convegno di Sarroch del 28 giugno u.s. rispondo quanto segue.
L’Esimio Professore non conosce (per sua fortuna, avendo ben altro e di meglio da fare!) l’intricata materia fiscale sulle ispezioni e le verifiche necessarie all’accertamento e la riscossione dei tributi nelle zone franche, nonché le modalità con le quali si devono gestire le operazioni relative all’autorizzazione dell’installazione dei Depositi Franchi, le modalità di custodia dei luoghi adibiti all’esercizio di attività produttive e commerciali, le procedure amministrative necessarie alla esportazione delle merci comunitarie, le operazioni di accertamento dell’affidabilità del richiedente l’installazione di un deposito e le rispettive autorizzazioni delegate da specifiche norme (emanate in attuazione di direttive comunitarie) in parte all’Agenzia delle Entrate ed in parte all’Agenzia delle Dogane, le norme di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese nelle zone franche.
Infatti la suddetta intricata materia è devoluta alla conoscenza esclusiva dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, trattandosi di leggi che non si studiano neanche nelle Facoltà Universitarie dedicate alla materia fiscale. Ovviamente si tratta di coloro (Dirigenti) che sono stati inquadrati nei ruoli dirigenziali, ossia i Dirigenti assunti tramite pubblico concorso, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, del D.P.R. n.1079/70 (art.1 e 18), della Legge n.397/75 (1,10,14), della Legge n.312/80 (art. 1 e 30) della Legge n.590/82 (art. 56) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137); dove quest’ultima legge (Bassanini 2) prevede non solo l’abrogazione delle norme in base alle quali i suddetti Dirigenti erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ma anche il divieto assoluto di bandire altri concorsi – sia Concorsi Interni che Concorsi Pubblici - atti a coprire i posti forzatamente lasciati liberi (leggi scippati!) ai Veri Dirigenti retrocessi in carriera.
Decapitazione dei veri dirigenti realizzata con una attività delittuosa, che ha causato, e sta ancora causando un immenso danno all’Erario e alla buona immagine che dovrebbe dare l’Erario, danno su cui la Magistratura Ordinaria e Contabile (nonostante ne sia stata dettagliatamente informata) ancora oggi si rifiuta persino di indagare! Perché - come precisato nei nostri innumerevoli incontri, l’attuale Dirigente delle Dogane di Cagliari, (e si presume anche tutti gli altri dirigenti delle altre Dogane della Sardegna) sono dei semplici impiegati che non sono tenuti ad avere le conoscenze e le competenze giuridico fiscali dei veri dirigenti, per cui chiediamo al Presidente della Regione Sardegna che si faccia parte diligente presso il Ministro delle Finanze (informandone contestualmente anche la Magistratura Ordinaria e Contabile), perché venga nominato un vero Dirigente presso tutte le Dogane della Sardegna, che ovviamente possieda competenze adeguate per far finalmente decollare tutta la Sardegna come zona franca extradoganale, non solo sui porti e nelle zone industriali ma anche al consumo, con le modalità previste dall’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, dall’art. 92 (attuale 87) e 234 del Trattato di Roma del 1957, della Legge n.1438/48, dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 , dalla Legge n.28/97, che in combinato disposto con l’art.2 della Direttiva n.95/7/Ce del Parlamento e del Consiglio prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva e delle Accise i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72 precisa che “i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n. 633/72 (ossia con l’Iva non imponibile), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita Dichiarazione D’intento.
Diritto alla zona franca al consumo da ultimo confermato dal D.lgs. n.75/98 che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo ed a quanto previsto dalla Direttiva n. 77/388/CEE del 17.05.1977 (art. 1), Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, della Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio, dalla Direttiva n.2006/112/Ce del Consiglio del 28.11.2006.
| Domenica, 29 Giugno 2014 14:35
Dott.ssa Randaccio: Vogliono amministrarci senza neanche conoscere la Costituzione Italiana.
| Giovedì, 12 Giugno 2014 17:16
mozione centrodestra zona franca
Ieri pomeriggio, ad insaputa del Movimento Zona Franca, che altrimenti avrebbe partecipato in massa all’evento, il Consiglio Regionale della Sardegna ha respinto la mozione presentata dal centrodestra che chiedeva l’immediata attivazione su tutto il territorio della Sardegna della Zona Franca al Consumo.
Seppure informata all’ultimo momento dell’evento, mi sono precipitata in Via Roma, ed ho potuto assistere in diretta agli sproloqui pronunciati dai Consiglieri di Sinistra che unanimemente hanno votato contro un diritto sacrosanto dei Sardi alla Zona Franca al Consumo, materia sulla quale i Consiglieri Regionali non avevano nemmeno il diritto a pronunciarsi, in quanto si tratta di una materia legata al sistema tributario di “esclusiva Competenza dello Stato" ai sensi dell’art.117 lett. e) della Costituzione Italiana.
Infatti, come da sempre specificato, scritto e ribadito in tutti i nostri incontri, il diritto della Sardegna alla Zona Franca Integrale, Extradoganale e al Consumo risulta garantito:
- dal Codice Doganale Italiano del 1940 nel rispetto del quale è stato emanato l’art.12 del nostro Statuto Sardo;
- dal Trattato di Roma del 1957 che ha garantito agli Stati membri il rispetto di tutti i diritti sorti in precedenza della nascita della stessa Comunita Economica Europea (CEE attuale UE);
- dalla legge Fiscale sull’Iva D.P.R. n.633/72;
- dal Trattato di Lisbona che dando una interpretazione autentica dell’art. 174 dello stesso trattato, conferma il principio che se si istituisce una zona franca franca in un’isola, per zona franca si debba intendere tutta l’isola,
- dalla seguente definizione giuridica di “Zona Franca” cosi come stigmatizzata nella Legislazione Fiscale Italiana che ha recepito le direttive comunitarie della Imposta sul Valore Aggiunto (Iva) e quella sulle Accise (D.P.R. n.633/72 e D.lgs.n.18/2010) che parla di “vasti territori extradoganali, comprensivi di Citta e Villaggi", dove a compensazione degli svantaggi individuati all’art.92 (attuale 87) del Trattato di Roma quali insularità, ultraperifericità, spopolamento, disoccupazione anomala, ecc. ecc. e in applicazione della Legge n.1438/48 (art. 11) - emanata prima del Trattato di Roma - e dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 "i residenti non sono soggetti al pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise".
Previsione confermata dalla Legge n.28/1997, con la quale è stata recepita la Direttiva n.95/7/CE del Parlamento e del Consiglio, dove all’art. 2 si prevede che “possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva” i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo che nell’apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n.633/72, precisa che i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva, ai sensi dell’ art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n.633/72 (e delle Accise D.lgs. n.18/2010), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita “Dichiarazione D’intento “.
Pertanto i residenti nei territori dichiarati zona franca, ai sensi del D.P.R. n.322/98 (art.8) non sono tenuti neanche alla presentazione della dichiarazione annuale in materia di IVA, trattandosi di “soggetti esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative“ (zone franche), tuttavia gli stessi sono tenuti alla registrazione delle operazioni nel Registro Cronologico tenuto con le modalità di cui al D.P.R. n.695/96 art.3 comma 2 e di quelle previste all’art. 14 del D.P.R. n.435/2001 dove si prevede che le annotazioni sul registro cronologico sono equiparate a tutti gli effetti a quelle previste nei registri previsti ai fini dell’imposta (IVA) e nel registro dei beni ammortizzabili di cui al D.P.R. n.695/1996 art. 3 (G.U. n.30/97 del 06.02.97) nonché da quanto previsto dall’art. 19 del D.P.R. n.600/73.
Così come appare evidente che in base al principio di non discrimine, debba ritenersi applicabile anche alla zona franca della Sardegna quanto previsto dall’art.1 della Direttiva n.77/388/CEE del 17.05.1977, quanto previsto dalla Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, dalle Direttive n.69/75/CEE e n.69/74/CEE del Consiglio modificate dalla Direttiva n.2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006, dove si prevede che i residenti nei territori dichiarati zona franca non sono soggetti al pagamento di dazi doganali IVA e Accise, essendo i suddetti territori considerati extradoganali, ossia come se si trovassero fuori dalla linea doganale dell’Europa.
Dott.ssa Randaccio: Che nessuno tocchi lo Statuto Sardo.
| Giovedì, 05 Giugno 2014 17:55
zona franca sicilia
A pagina 6 del quotidiano La Nuova Sardegna di oggi 5 giugno 2014 è apparsa una notizia data in formato estremamente sintetico, poco più di un trafiletto, relativo ad un emendamento che sarebbe stato proposto da un gruppo di Senatori, primo firmatario Giovanni Mauro, che presenta un emendamento alla nuova riforma del Titolo V° della Costituzione, emendamento con il quale si propone che in cambio della perdita della loro Autonomia e Specialità, (parte?) dei territori oppure (tutto?) il territorio della Sicilia e della Sardegna vengano riconosciuti come Zone Franche, con interventi prioritari nelle infrastrutture per compensare l’insularità dei due territori.
Sulla stessa pagina, questa volta a caratteri cubitali, viene riportato con tanto di fotografia, l’intervento del Consigliere Regionale Roberto Deriu del Pd e di altri ex parlamentari sardi che giudicano il nostro Statuto Sardo troppo Vecchio e bisognoso di grandi riforme!
Attenzione! Attenzione! Se questa proposta di modifica del nostro Statuto e quindi della nostra Autonomia e della nostra Specialità, venisse confermata solo per concedere anche alla Sicilia e ai Siciliani lo stesso nostro diritto alla Zona Franca, sarebbe estremamente pericoloso per entrambe le Isole che già lo possiedono a pieno titolo.
Infatti con la modifica o riscrittura del nostro Statuto Sardo (che invece ci va benissimo e ci piace!) potrebbe venire rimesso in discussione assieme al nostro attuale diritto alla Zona Franca Extradoganale, anche quello che (ai sensi del nostro statuto) compete attualmente anche alla Sicilia ed ai Siciliani, ossia: la Zona Franca Extradoganale estesa su tutto il territorio delle due Regioni, diritto che ci compete ai sensi del nostro Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n.3 del 1948, dove si fa implicito riferimento alle regole fissate dalla Legge Doganale n.1424 del 1940, dove all’art. 1 si prevede che i punti franchi, le zone franche e i depositi franchi debbano venire considerati come territori extradoganali; ossia le due Leggi che in combinato disposto con il D.lgs. n.75/1998, seppure a distanza di 50 anni, hanno dato attuazione all’articolo 12 del suddetto Statuto Sardo, istituendo la Zona Franca estesa su tutto il territorio della Sardegna, compresa la Zona Franca al Consumo, che compete ad entrambe le Isole (Sardegna e Sicilia) ai sensi del D.L. n.1351/64
convertito nella Legge n.28/65 che all’art. 20 bis, estende i benefici di cui all’art. 11 della Legge n.1438/1948 anche ai residenti nei territori svantaggiati come individuati all’art.92 (attuale 87) del Trattato di Roma, dove si prevede che gli Stati membri, onde garantire la pace sociale ed in base al principio di non discrimine, possono istituire le zone franche nei territori che presentano determinate caratteristiche che ne condizionano in negativo lo sviluppo, quali: l’insularità (isole), l’ultraperifericità, lo spopolamento, sottooccupazione, grave crisi post industriale, sovra costi del trasporto, nonché (aggiungiamo noi) i nuovi grandi esodi di popolazioni in fuga dalla guerra.
Infatti se venisse riscritto e approvato un nuovo Statuto Sardo non potremmo più rivendicare il fatto che il nostro diritto (Sardegna e Sicilia) alla suddetta Zona Franca, risulta garantito dal Trattato di Roma del 1957, che all’art. 234 aveva garantito il rispetto dei diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea (CEE), attualmente chiamata Unione Europea (UE).
Noi siamo ben felici che anche alla Sicilia e ai Siciliani venga garantita la Zona Franca integrale e al consumo, identica alla nostra, ai sensi del D.L.1351/64
convertito nella Legge n.28/65, ma vorremmo che i Siciliani capissero che anche loro, saranno garantiti nel proprio diritto, fintanto che non venga modificato lo Statuto Sardo, che garantisce automaticamente i diritti di entrambe le Isole, proprio ai sensi del succitato Trattato di Roma del 1957, Trattato che si ripete, è stato ratificato “dopo“ che il legislatore ha istituito con legge costituzionale le due Regioni Autonome a Statuto Speciale nelle due “Isole“ di Sicilia e Sardegna.
Vi prego, almeno per questa volta non facciamo gli sprovveduti davanti all’Europa dei Banchieri che ha fatto fallire l’Italia per comprarsela ai Saldi! Se cadiamo nel tranello di modificare i nostri due Statuti, per poter istituire le due nuove Zone Franche nel Mediterraneo, questa volta dovremmo chiedere l’autorizzazione all’Europa. E chi ci garantisce che poi l’Europa ce la conceda con tutti i diritti attualmente riconosciuti?
| Mercoledì, 04 Giugno 2014 21:58
| Giovedì, 22 Maggio 2014 16:16

References: Sentenza 
 art. 1
 Sentenza 
 art. 6
 art.19
 art.19
 art.1
 art. 12
 art. 117
 art. 4
 art. 8
 art. 34
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 14
 art. 12
 art.87
 art.14
 art. 1
 art. 8
 art.3
 art. 3