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Timestamp: 2020-06-05 13:39:08+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31321 del 29/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31321 del 29/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 29/11/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 29/11/2019), n.31321
sul ricorso 17841-2018 proposto da:
studio dell’avvocato WALTER FILICIANI, rappresentato e difeso
avverso la sentenza n. 647/1/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
RIGIONALE delle MARCHE, depositata il 04/12/2017;
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti della società CMP s.a.s. di M.M. & c., nonchè di M.M. e M.C. impugnando la sentenza resa dalla CTR Marche indicata in epigrafe. Il giudice di appello nel rigettare l’appello proposto dall’ufficio avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto i ricorsi dei contribuenti contro la pretesa concernente la rideterminazione di IRAP, IVA e altri tributi, nel dare atto che era cessata la materia del contendere in ordine alla valutazione di un capannone e che residuava la controversia quanto all’accertamento relativo ai detti tributi per l’anno 2003, precisava che il potere accertativo era stato esercitato nell’anno 2012 oltre il termine di decadenza, non potendo nemmeno il raddoppio dei termini, nel caso in esame peraltro illegittimo, “salvare l’atto impugnato”.
La CTR rigettava pertanto l’appello dell’Agenzia e condanna la stessa al pagamento delle spese del giudizio, liquidandole in Euro 3.000,00.
Avverso tale sentenza ha proposto autonomo ricorso, anch’esso notificato il 4.6.2018, ricorso M.M. affidato a tre motivi -, con esclusivo riferimento al regime delle spese del giudizio di merito.
Ai due ricorsi è stato assegnato lo stesso numero di ruolo generale, sicchè gli stessi vanno riuniti e trattati congiuntamente.
Con proposto dall’Agenzia delle entrate si profila
La CTR avrebbe erroneamente considerato tardiva la pretesa fiscale, considerando che con il raddoppio dei termini, l’accertamento relativo all’anno 2003, correlato alla dichiarazione dei redditi presentata nell’anno 2004 doveva considerarsi tempestivo in relazione all’originario termine di decadenza di 4 anni decorrente dall’anno successivo di presentazione della dichiarazione, al quale andava sommato il raddoppio dei termini di anni 4. Ragion per cui l’accertamento notificato il 5.11.2012 avrebbe dovuto ritenersi tempestivo.
Il secondo motivo di ricorso, che va esaminato con priorità per ragioni di ordine logico è infondato, risultando la sentenza comunque orientata a ritenere l’intervenuta decadenza del potere accertativo non potendosi considerare rilevante, a dire della CTR, il raddoppio dei termini, peraltro illegittimo, in relazione ad una pretesa relativa all’anno 2003 e fatta oggetto di accertamento nell’anno 2012.
La CTR, nell’escludere la legittimità del raddoppio dei termini e nel ritenere l’Ufficio decaduto dalla potestà accertativa ha totalmente tralasciato di considerare, per l’un verso, che l’anno di imposta al quale si riferiva la pretesa (anno 2003) era stato oggetto della dichiarazione dei redditi resa nell’anno successivo e che il termine quadriennale di decadenza ordinario andava conseguentemente a scadere il 31.12.2008. La stessa CTR ha poi errato nel ritenere illegittimo il raddoppio dei termini in relazione a quanto previsto dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, comma 3.
Si è ancora di recente precisato, esaminando il tema della portata dei successivi interventi legislativi di cui al D.Lgs. n. 128 del 2015 ed alla L. n. 208 del 2015, che “In tema di termini per l’accertamento tributario stabiliti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 (per le imposte sui redditi) e dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57 (per l’IVA): a) il regime transitorio introdotto dal D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 2, comma 3 (in vigore dal 2 settembre 2015) non è abrogato dal successivo regime transitorio previsto dalla L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 132 (in vigore dal 10 gennaio 2016); b) il primo regime transitorio (D.Lgs. n. 128 del 2015) stabilisce che il D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 2 commi 1 e 2, non si applicano nè in relazione agli avvisi di accertamento, ai provvedimenti che irrogano sanzioni amministrative tributarie ed agli altri atti impugnabili con i quali l’Agenzia delle entrate fa valere una pretesa impositiva o sanzionatoria, notificati alla data del 2 settembre 2015, nè in relazione agli inviti a comparire di cui al D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 5, notificati alla data del 2 settembre 2015, nè in relazione ai processi verbali di constatazione redatti ai sensi della L. n. 4 del 1929, art. 24, dei quali il contribuente abbia avuto formale conoscenza entro il 2 settembre 2015, sempre che i relativi atti recanti la pretesa impositiva o sanzionatoria siano notificati entro il 31 dicembre 2015; e) il secondo regime transitorio (L. n. 208 del 2015) disciplina diversamente il regime ordinario del raddoppio dei termini di accertamento previsto dal D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 2, commi 1 e 2, disponendo che la L. n. 208 del 2015, art. 1, commi 130 e 131 non si applicano agli avvisi relativi ai periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2016 e introducendo per tali periodi d’imposta anteriori una specifica normativa transitoria per le sole ipotesi in cui a detti periodi non sia applicabile il precedente regime transitorio dettato dal D.Lgs. n. 128 del 2015” – Cass. n. 26037/2016 -.
Orbene, a tali principi non si è affatto uniformato il giudice di appello, allorchè ha ritenuto di dovere escludere il raddoppio dei termini senza considerare il contenuto del pvc dal quale emergeva che sottesa all’accertamento tributario vi era una contestata operazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti – come emerge dall’accertamento riprodotto in stralcio all’interno del secondo motivo di ricorso per cassazione -, nè ha considerato che detto raddoppio, in relazione all’epoca della notifica dell’accertamento (5.11.2012)- v. pag.9 del ricorso per cassazione, nel quale è riportato in stralcio il ricorso introduttivo presentato dalla CMP s.a.s. con indicazione della data di notifica dell’accertamento – avrebbe dovuto escludere la tardività dell’azione accertativa.
Sulla base di tali considerazioni, in accoglimento del primo e del terzo motivo di ricorso dell’Agenzia delle entrate, disatteso il primo, la sentenza impugnata va cassata. Resta assorbito l’esame del ricorso proposto dal Maracci, concernente il regime delle spese del giudizio di merito.
La CTR Marche provvederà a liquidare anche le spese del giudizio di legittimità
Accoglie il primo ed il terzo motivo del ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate e dichiara assorbito il ricorso proposto da M.M..

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 43
 art. 57
 art. 43
 art. 57
 art. 2
 art. 1
 art. 2
 art. 5
 art. 24
 art. 2
 art. 1
 Cass. 
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