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Timestamp: 2018-11-15 14:32:31+00:00

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In nome del PAPAPRESIDENTE RE
Luigi Magni diresse nel 1977 un magistrale "In nome del Papa Re", storia dell'ultima condanna a morte dello Stato Pontificio avvenuta nel 1867 tre anni prima di Porta Pia, Pio IX regnante a Roma "luogo più putrefatto del mondo" secondo il coevo commentatore dei Diari Romani (1859).
Ci riporta a quegli ultimi strascichi di Medio Evo la sconcertante e peraltro attesa sentenza della Corte Costituzionale che dà ragione al Presidente della Repubblica vs. la Procura della Repubblica di Palermo in relazione al comportamento di quest'ultima rispetto a cosa doveva essere fatto delle intercettazioni delle conversazioni dell'indagato Nicola Mancino casualmente al telefono con il Presidente stesso.
Descrive in maniera impeccabile e brillante la situazione giuridica Franco Cordero, eccellenza assoluta della procedura penale, supportata da una lunghissima serie di giuristi assennati.
1. Non si può impedire intercettazione indiretta o bruciarla immediatamente sulla base dell'art.90 della Costituzione, in quanto quest'ultimo parla solo dello stato di accusa del Presidente che però non è accusato di nulla dalla Procura di Palermo.
Art. 90. Il Presidente della Repubblica non e' responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi e' messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
2. Ne' tantomeno si possono invocare le norme in tema di reati di cui all'art.90 della Costituzione , in quanto si parla di modalità di intercettazione legate allo stato d'accusa del Presidente, che non è il caso in ispecie
(Legge 219 del 1989 art.7 comma 2-3) "Devono in ogni caso essere deliberati dal comitato i provvedimenti che dispongono intercettazioni telefoniche o di altre forme di comunicazione, ovvero perquisizioni personali o domiciliari, nonché quelli che applicano misure cautelari limitative della libertà personale nei confronti degli inquisiti. Nei confronti del Presidente della Repubblica non possono essere adottati i provvedimenti indicati nel comma 2 se non dopo che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensione dalla carica"
3. A contrario per la difesa di Nicola Mancino vi è la prescrizione costituzionale dell'art.111 della Costituzione "Il processo penale e' regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova" nonchè l'art.269 del Codice di Procedura Penale
Art. 269. Conservazione della documentazione 1. I verbali e le registrazioni sono conservati integralmente presso il pubblico ministero che ha disposto l'intercettazione. 2. Salvo quanto previsto dall'articolo 271 comma 3, le registrazioni sono conservate fino alla sentenza non piu' soggetta a impugnazione. Tuttavia gli interessati, quando la documentazione non e' necessaria per il procedimento, possono chiederne la distruzione, a tutela della riservatezza, al giudice che ha autorizzato o convalidato l'intercettazione. Il giudice decide in camera di consiglio a norma dell'articolo 127. 3. La distruzione, nei casi in cui e' prevista, viene eseguita sotto controllo del giudice. Dell'operazione e' redatto verbale.
4. Ne' la Corte Costituzionale può far diventare gommosa la Costituzione come la legge che si interpreta per gli amici e si legge letteralmente per i nemici, estendendo la tutela dell'art.90 a tutti i casi non previsti dallo stesso (Livio Pepino, Luciano Violante) .
5. Infine, allo stesso modo, non si può estendere a soggetti diversi ciò che è previsto all'art.271 comma 2 del codice di procedura penale con il suo rimando all'art.200 (Eugenio Scalfari """insigne giurista"""""(?))
Art. 271. Divieti di utilizzazione 1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli articoli 267 e 268 commi 1 e 3. 2. Non possono essere utilizzate le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell'articolo 200 comma 1, quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati. 3. In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la documentazione delle intercettazioni previste dai commi 1 e 2 sia distrutta, salvo che costituisca corpo del reato.
Art. 200. Segreto professionale 1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorita' giudiziaria: a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano; b) gli avvocati, i procuratori legali, i consulenti tecnici e i notai; c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria; d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facolta' di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale.
Non sembra il caso ne' della lettera b) avvocati, notai ecc. ne' della lettera c) medici, farmacisti ne' della lettera d) perchè non esiste legge che riconosca al Presidente un segreto professionale.
Ora torna tutto! E' la lettera a) ministri di confessioni religiose!
In nome del PAPAPRESIDENTE RE!
Napolitano Presidente Ingroia Corte costituzionale Casta
permalink | inviato da ricke il 5/12/2012 alle 10:10 | commenti (0) |

References: sentenza 

Art. 90
 art.7

Art. 269
 sentenza 

Art. 271

Art. 200