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Timestamp: 2016-12-03 21:55:23+00:00

Document:
Decreto legge 25 settembre 2001, n. 350
Disposizioni urgenti in vista dell'introduzione dell'euro, in
materia di tassazione dei redditi di natura finanziaria, di emersione di attività detenute all'estero, di cartolarizzazione e di altre
GU 224 del 26/09/2001
23 novembre 2001, n. 409 ed eventuali successive modifiche] IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Art. 1. - Conversione in euro dei conti ed emissione di titoli di credito
le banche, previa informativa da darsi in via impersonale mediante la pubblicazione di apposito avviso nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana, possono trasformare in euro i conti della clientela denominati in lire, salvo che il cliente, entro quindici
giorni dalla pubblicazione dell'avviso, richieda alla banca, con atto scritto, di mantenere la denominazione in lire del conto fino al
31 dicembre 2001. Sui conti trasformati in euro i clienti possono continuare a operare in lire, anche mediante emissione di assegni,
espressi in valute dei Paesi partecipanti all'euro; in tali casi, la facoltà di cui all'ultimo periodo del comma 1 si intende riferita
3. I riferimenti negli assegni e negli altri titoli emessi,
nonché negli ordini di accreditamento e di addebitamento in conto in lire impartiti alle banche entro il 31 dicembre 2001, vengono intesi
come riferimenti all'unità euro, da calcolarsi in base ai rispettivi tassi di conversione. Ad essi si applicano le regole di
arrotondamento definite nel regolamento (CE) n. 1103/97 del Consiglio, del 17 giugno 1997. A decorrere dal 1 gennaio 2002 non
possono essere emessi assegni e altri titoli di credito in lire e, se emessi, non valgono come titoli di credito; dalla medesima data non
possono essere impartiti alle banche ordini di accreditamento o di addebitamento in conto in lire. Resta in ogni caso ferma la
facoltà di versare in conto banconote e monete metalliche in lire fino al 28 febbraio 2002.
4. Le disposizioni previste dai commi 1, 2 e 3 si applicano anche
alle Poste italiane S.p.a. e a tutti gli altri soggetti che svolgono attività finanziaria.
Art. 1-bis - Conversione in euro dei valori
1. I tabaccai e gli altri rivenditori autorizzati alla vendita al pubblico
dei valori bollati possono restituire al loro punto di approvvigionamento i valori, compresi i foglietti cambiari, privi
dell'indicazione in euro a decorrere dal 1 gennaio 2002 e non oltre il 28 febbraio 2002, ottenendo la contestuale sostituzione con valori
di corrispondente importo in euro, al netto dell'aggio a suo tempo percepito, previa verifica dell'assenza di abusi e falsificazioni nei
valori conferiti.
2. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze sono
determinate le modalità di attuazione della conversione dei valori di cui al presente articolo e delle forme di controllo finalizzate a
garantire in maniera tempestiva e completa la tutela contro possibili abusi e falsificazioni nella fase di introduzione dell'euro anche con
riferimento ai valori citati.
3. Con le medesime modalità di cui al comma 1 ha luogo la
sostituzione dei valori con indicazione sia in lire che in euro, una volta determinata la nuova tariffa del bollo in euro, a decorrere dal
giorno successivo a tale determinazione e fino al giorno finale del secondo mese successivo.
4. Quanto previsto dal presente articolo si applica anche ai valori
postali, ancorché gli stessi non siano dichiarati ufficialmente fuori corso per
l'affrancatura
Art. 2. - Chiusura degli sportelli, modalità di versamento
dell'acconto IVA, anticipo della data di pagamento degli emolumenti al personale statale.
1. Gli sportelli della Banca d'Italia, della Tesoreria provinciale
dello Stato, della Tesoreria centrale dello Stato, della Cassa depositi e prestiti, delle banche e degli uffici postali, per le
attività di bancoposta di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144, restano chiusi al pubblico il
2. Il 29 dicembre 2001 non saranno effettuate presso gli sportelli
degli uffici postali le operazioni di prelievo o di accredito, ovvero di movimentazione in tempo reale dei conti correnti postali.
3. In deroga a quanto stabilito dall'articolo 24, primo comma,
della legge 27 febbraio 1985, n. 52, gli uffici provinciali dell'Agenzia del territorio restano chiusi al pubblico il 29 ed il
31 dicembre 2001. Agli effetti di quanto previsto dall'articolo 24, secondo comma, della citata legge n. 52 del 1985, il giorno
28 dicembre 2001 è considerato ultimo giorno lavorativo.
4. Limitatamente all'anno 2001, i contribuenti versano entro il
24 dicembre le somme dovute a titolo di acconto dell'imposta sul valore aggiunto e i concessionari del servizio nazionale della
riscossione, le banche e le Poste italiane S.p.a. riversano entro il 28 dicembre le somme riscosse allo stesso titolo.
5. Le modalità di attuazione del comma 1 sono stabilite con
6. Limitatamente alla scadenza del 27 dicembre 2001, il pagamento
delle somme di cui all'articolo 28, comma 7, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, non
può essere effettuato mediante il versamento unitario previsto dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio
7. I termini di pagamento dei diritti doganali e di ogni altra
somma pagata in dogana, in scadenza dal 28 al 31 dicembre 2001, sono stabiliti al 27 dicembre 2001. 8. In relazione a quanto stabilito dal comma 1, il termine di
chiusura dell'esercizio finanziario 2001 per la Tesoreria dello Stato è fissato al 28 dicembre 2001 e alla medesima data cessano di avere
validità i titoli di spesa la cui perenzione matura il 31 dicembre 2001.
9. In deroga alle disposizioni recate dall'articolo 6 della legge
14 aprile 1977, n. 112, e dal decreto-legge 9 dicembre 1977, n. 892, convertito dalla legge 3 febbraio 1978, n. 23, ed a quelle contenute
nell'allegato al decreto del Ministro del tesoro in data 4 aprile 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 27 aprile 1995,
per l'anno 2001 lo stipendio e la tredicesima mensilità dovuti al personale statale possono essere corrisposti a decorrere dal
7 dicembre sulla base degli scaglionamenti stabiliti in apposito calendario predisposto dal Ministero dell'economia e delle finanze,
d'intesa con la Banca d'Italia, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Art. 3. - Chiusura del sistema dei pagamenti
"BI-REL" e proroga dei termini di adempimento delle obbligazioni
1. La Banca d'Italia, nei casi in cui in conformità alle decisioni
assunte nell'ambito del Sistema europeo delle banche centrali, stabilisce la chiusura del sistema dei pagamenti denominato BI-REL in
un giorno lavorativo, ne dà preventiva comunicazione mediante pubblicazione di un apposito avviso nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana. Tale pubblicazione è effettuata almeno quindici giorni prima del giorno di chiusura.
2. I termini in scadenza nei giorni di chiusura di cui al comma 1,
anche se di prescrizione o di decadenza, ai quali sia soggetto qualunque adempimento, pagamento od operazione da effettuarsi per il
tramite del sistema BI-REL, sono prorogati di diritto al primo giorno lavorativo successivo del sistema
BI-REL, determinato secondo il calendario comunicato dalla Banca d'Italia e pubblicato nella
Art. 4. - Tutela penale delle banconote e delle monete in euro non ancora emesse
1. Al decreto legislativo 24 giugno 1998, n. 213, dopo l'articolo
52-ter è inserito il seguente titolo:
Art. 52-quater. - Falsificazione di banconote e monete
in euro non aventi corso legale
1. Agli effetti della legge penale, alle monete aventi corso legale
nello Stato sono equiparate le banconote e le monete metalliche in euro che ancora non hanno corso legale,
nonché i valori di bollo espressi in moneta euro non aventi ancora corso legale. 2. L'equiparazione stabilita dal comma 1 ha efficacia per i reati
commessi prima del 1 gennaio 2002.
3. Per i delitti previsti dagli articoli 453, 454, 455, 456, 457,
459, 460, 461 e 464 del codice penale commessi entro la data di cui al comma 2, le pene rispettivamente stabilite sono diminuite di un
terzo, salvo che, nei casi di falsificazione, il colpevole abbia posto in circolazione le monete o i valori di bollo successivamente a
Art. 52-quinquies. - Responsabilità amministrativa degli enti
per falsità in monete euro non aventi corso legale
1. Per i delitti indicati nell'articolo 25-bis del decreto
legislativo 8 giugno 2001, n. 231, che hanno ad oggetto banconote o monete metalliche in euro che ancora non hanno corso legale ovvero
valori di bollo espressi in moneta euro che ancora non ha corso legale, si applicano all'ente le sanzioni pecuniarie previste dal
citato articolo 25-bis, diminuite di un terzo. La diminuzione non opera nei casi di falsificazione quando il colpevole ha posto in
circolazione le monete o i valori di bollo successivamente al 31 dicembre 2001.".
Art. 5. - Acquisto o detenzione di ologrammi. Modifica dell'articolo 461 del codice penale
01. Al primo comma dell'articolo 461 del codice penale, dopo la
parola: "filigrane" sono inserite le seguenti: ", programmi informatici ".
1. Nell'articolo 461 del codice penale, dopo il primo comma
è aggiunto il seguente: "La stessa pena si applica se le condotte previste dal primo comma hanno ad oggetto ologrammi o altri
componenti della moneta destinati ad assicurarne la protezione contro la contraffazione o l'alterazione.".
Art. 6. - Responsabilità amministrativa degli enti
1. Dopo l'articolo 25 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.
"Art. 25-bis (Falsità in monete, in carte di pubblico credito e in
valori di bollo). - 1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal codice penale in materia di
falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, si applicano all'ente le
a) per il delitto di cui all'articolo 453 la sanzione pecuniaria
da trecento a ottocento quote;
b) per i delitti di cui agli articoli 454, 460 e 461 la sanzione
pecuniaria fino a cinquecento quote;
c) per il delitto di cui all'articolo 455 le sanzioni pecuniarie
stabilite dalla lettera a), in relazione all'articolo 453, e dalla lettera b), in relazione all'articolo 454, ridotte da un terzo alla
d) per i delitti di cui agli articoli 457 e 464, secondo comma,
le sanzioni pecuniarie fino a duecento quote;
e) per il delitto di cui all'articolo 459 le sanzioni pecuniarie
previste dalle lettere a), c) e d) ridotte di un terzo;
f) per il delitto di cui all'articolo 464, primo comma, la
sanzione pecuniaria fino a trecento quote.
2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui agli articoli
453, 454, 455, 459, 460 e 461 del codice penale, si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2,
per una durata non superiore ad un anno.".
Art. 7. - Trasmissione dei dati e delle informazioni
1. Per le finalità di cui al regolamento (CE) n. 1338/2001 del
Consiglio, del 28 giugno 2001, e per le valutazioni sull'impatto economico-finanziario delle falsificazioni delle banconote e delle
monete metalliche denominate in euro, nonché degli altri mezzi di pagamento, le
autorità nazionali competenti ad individuare, raccogliere ed analizzare i dati tecnici e statistici,
nonché le altre informazioni sui casi di falsificazione, trasmettono al Ministero dell'economia e delle finanze i dati e le informazioni di
cui dispongono, secondo le modalità e i termini stabiliti dallo stesso Ministero, di concerto con il Ministero dell'interno. 2. Per dati tecnici e statistici si intendono i dati che consentono
di identificare i mezzi di pagamento falsi così come i dati relativi al numero e alla provenienza geografica degli stessi.
3. Per informazioni si intendono tutte le altre notizie relative ai
casi di falsificazione, ad esclusione dei dati personali.
4. Il Ministero dell'economia e delle finanze e la Banca d'Italia
stabiliscono, d'intesa, le modalità e i termini per lo scambio dei dati e delle informazioni di cui ai commi 1, 2 e 3.
Art. 8. - Obbligo di ritiro dalla circolazione
e di trasmissione delle banconote e delle monete in euro sospette di falsità
1. I gestori del contante si assicurano
dell'autenticità e dell'idoneità a circolare delle banconote e delle monete metalliche
in euro che intendono rimettere in circolazione e provvedono affinché siano individuate quelle false e quelle inidonee alla
2. Agli effetti della presente sezione, per gestori del
contante si intendono le banche e, nei limiti della loro attività di
pagamento, le Poste Italiane S.p.A., gli altri intermediari
finanziari e prestatori di servizi di pagamento nonché gli operatori
economici che partecipano alla gestione e alla distribuzione al
pubblico di banconote e monete metalliche, compresi:
a) i soggetti la cui attività consiste nel cambiare
banconote o monete metalliche di altre valute;
b) i soggetti che svolgono
attività di custodia e/o
trasporto di denaro contante di cui all'art. 14, comma 1, lettera b), del Decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, limitatamente
all'esercizio dell'attività di trattamento del denaro contante;
c) gli operatori economici, quali i commercianti e i
casinò, che partecipano a titolo accessorio alla gestione e distribuzione al pubblico di banconote mediante distributori automatici di banconote
nei limiti di dette attività accessorie;
3. Le verifiche sulle banconote in euro, previste al comma 1, sono
svolte conformemente alla Decisione della Banca Centrale Europea (ECB/2010/14) del 16 settembre 2010 e successive modificazioni
relativa ai controlli di autenticità ed idoneità delle banconote denominate in euro ed al loro ricircolo. Le verifiche sulle monete
metalliche in euro, previste al comma 1, sono svolte conformemente alla normativa europea e, in particolare, al Regolamento (CE) n.
1338/2001, come modificato dal Regolamento (CE) n. 44/2009 e dal
Regolamento (UE) n. 1210/2010.
4. I gestori del contante ritirano dalla circolazione le banconote
e le monete metalliche in euro da essi ricevute riguardo alle quali hanno la certezza o sufficiente motivo di credere che siano false e
le trasmettono senza indugio, rispettivamente, alla Banca d'Italia e all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
5. I gestori del contante, nei limiti delle
attività indicate al
comma 2, ritirano dalla circolazione le banconote e le monete
metalliche in euro da essi ricevute che risultano inidonee alla
circolazione ma che non risultano sospette di falsità e ne corrispondono il controvalore al portatore. Le banconote e le monete
metalliche sono trasmesse, rispettivamente, alla Banca d'Italia e al Centro nazionale di analisi delle monete -
CNAC, presso l'Istituto
La corresponsione del controvalore delle banconote che risultano inidonee alla circolazione in quanto danneggiate o mutilate
è subordinata al rispetto dei requisiti previsti dalla Decisione della Banca Centrale Europea 2003/4 del 20 marzo 2003.
La corresponsione del controvalore delle monete metalliche che
risultano inidonee alla circolazione in quanto danneggiate è subordinata al rispetto dei requisiti previsti dalla normativa
europea e, in particolare, al Regolamento (UE), n. 1210/2010. In relazione a quanto previsto dell'articolo 8, paragrafo 2, del
Regolamento (UE) n. 1210/2010, le monete metalliche in euro non
adatte alla circolazione che siano state deliberatamente alterate o
sottoposte a procedimenti aventi il prevedibile effetto di alterarle
non possono essere rimborsate.
6. Al "Centro nazionale di analisi delle monete - CNAC" presso
l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, di cui all'elenco
pubblicato dalla Banca Centrale Europea nella GUCE del 19 luglio 2002
C 173/02, sono attribuiti i compiti e le funzioni di cui al Regolamento (UE) n. 1210/2010 e specificatamente:
ricezione delle monete metalliche in euro sospette di essere contraffatte e di quelle non adatte alla circolazione;
effettuazione dei test di cui all'articolo 5 del Regolamento (UE) n. 1210/2010, sulle apparecchiature per il trattamento delle monete
metalliche in euro; effettuazione dei controlli annuali di cui all'articolo 6,
paragrafi 2 e 6 del Regolamento (UE) n. 1210/2010;
formazione del personale in conformità alle modalità definite dagli Stati membri.
7. La Banca d'Italia può effettuare ispezioni presso i gestori del
contante al fine di verificare il rispetto degli obblighi previsti
dalla Decisione della Banca Centrale Europea (ECB/2010/14) del 16
settembre 2010 e successive modificazioni, dal presente articolo e dalle disposizioni attuative del medesimo, con riferimento alle
banconote in euro. Per l'espletamento dei controlli nei confronti dei gestori del contante sottoposti a vigilanza ispettiva del Corpo della
Guardia di Finanza ai sensi dell'art. 53, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni, la
Banca d'Italia può avvalersi, anche sulla base di appositi protocolli d'intesa all'uopo stipulati, della collaborazione del
predetto Corpo, che esegue gli accertamenti richiesti con i poteri ad esso attribuiti per l'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto e
delle imposte sui redditi, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente. Gli
ispettori possono chiedere l'esibizione di documenti e gli atti che ritengono necessari,
nonché prelevare esemplari di banconote
processate al fine di sottoporle a verifica presso la Banca d'Italia; in tal caso il soggetto ispezionato ha diritto di far presenziare un
proprio rappresentante alla verifica.
8. Il Ministero dell'economia e delle finanze, la Banca d'Italia,
il "Centro nazionale di analisi delle monete - CNAC" e le altre autorità nazionali competenti, di cui al decreto del Ministero
dell'economia e delle finanze 26 settembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale, n. 271
del 19 novembre 2002, stipuleranno appositi protocolli d'intesa al
fine di coordinarele attività di cui al presente articolo e
all'articolo 8-bis.
9. La Banca d'Italia e il Ministero dell'economia e delle finanze,
nell'ambito delle rispettive competenze sulle banconote e monete
metalliche in euro, emanano disposizioni attuative del presente
articolo, anche con riguardo alle procedure, all'organizzazione
occorrente per il trattamento del contante, ai dati e alle
informazioni che i gestori del contante sono tenuti a trasmettere, nonché, relativamente alle monete metalliche in euro, alle misure
necessarie a garantire la corretta attuazione del Regolamento (UE) n. 1210/2010. Le disposizioni emanate ai sensi del presente comma sono
pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
10. In caso di violazione delle disposizioni di cui alla Decisione
della Banca Centrale Europea (ECB/2010/14) del 16 settembre 2010 e
successive modificazioni, al Regolamento (CE) n. 44/2009 del Consiglio del 18 dicembre 2008, recante modifiche al Regolamento (CE)
n. 1338/2001 del Consiglio del 28 giugno 2001, al Regolamento (UE) n.
1210/2010 del Parlamento e del Consiglio del 15 dicembre 2010, al
presente articolo, nonché delle disposizione attuative di cui al comma 9, la Banca d'Italia e il Ministero dell'economia e delle
finanze, nell'ambito delle rispettive competenze sulle banconote e
monete metalliche in euro, applicano, nei confronti dei gestori del contante, una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 ad
euro 50.000. Per le sanzioni erogate dalla Banca d'Italia si applica, in quanto compatibile, l'articolo 145 del Decreto legislativo 1°
settembre 1993, n. 385, così come modificato dal Decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.
11. Qualora, nel corso di un'ispezione, la Banca d'Italia individui
casi di inosservanza delle disposizioni di cui alla Decisione della
Banca Centrale Europea (ECB/2010/14) del 16 settembre 2010 e
successive modificazioni, al presente articolo, nonché delle disposizioni attuative di cui al comma 9, richiede al gestore del
contante di adottare misure correttive entro un arco di tempo specificato. Finché
non sia stato posto rimedio all'inosservanza
contestata, la Banca d'Italia può vietare al soggetto in questione
di rimettere in circolazione il taglio o i tagli di banconote
interessati. In ogni caso, il comportamento non collaborativo del
gestore del contante nei confronti della Banca d'Italia in relazione
a un'ispezione costituisce di per sé inosservanza ai sensi del
presente articolo e delle relative disposizioni attuative. Nel caso in cui la violazione sia dovuta a un difetto del tipo di
apparecchiatura per il trattamento delle banconote, ciò può
comportare la sua cancellazione dall'elenco delle apparecchiature
conformi alla normativa pubblicato sul sito della Banca Centrale Europea.
12. Le violazioni delle disposizioni di cui alla Decisione della
Banca Centrale Europea (ECB/2010/14) del 16 settembre 2010 e successive modificazioni, al presente articolo,
disposizione attuative di cui al comma 9, da parte di banche o di
altri intermediari finanziari e prestatori di servizi di pagamento
sono valutate dalla Banca d'Italia per i profili di rilievo che esse
possono avere per l'attività di vigilanza.
13. In caso di violazioni delle disposizioni di cui alla Decisione
successive modificazioni, al presente articolo, nonché delle disposizioni attuative di cui al comma 9, da parte di gestori del
contante diversi da quelli previsti al comma 12, la Banca d'Italia e
il Ministero dell'Economia e delle finanze, nell'ambito delle rispettive competenze sulle banconote e monete metalliche in euro,
informano l'autorità di controllo competente perché valuti l'adozione delle misure e delle sanzioni previste dalla normativa
14. Fermo restando quanto previsto ai precedenti commi, la Banca
d'Italia pubblica sul proprio sito internet i provvedimenti di rigore
adottati nei confronti dei gestori del contante per l'inosservanza
del presente articolo o delle disposizioni attuative del medesimo.
Art. 8-bis. Disposizioni concernenti la custodia delle
banconote e delle monete metalliche in euro sospette di falsità
1. La Banca d'Italia mantiene in custodia le banconote in euro
sospette di falsità ritirate dalla circolazione ovvero oggetto di
sequestro ai sensi delle norme di procedura penale fino alla loro
trasmissione all'Autorità competente.
2. In deroga a quanto previsto al comma 1, la Banca d'Italia
trasmette, nei casi previsti dal Regolamento (CE) n. 1338/2001 come
modificato dal Regolamento (CE) n. 44/2009, le banconote di cui al comma 1 alle altre Banche Centrali Nazionali, alla Banca Centrale
Europea e ad altre istituzioni ed organi competenti dell'Unione
3. La Banca d'Italia informa preventivamente
Giudiziaria della trasmissione delle banconote ai sensi del comma 2
quando la trasmissione concerne tutte le banconote in euro in
custodia nonché quando le verifiche cui la trasmissione è finalizzata possono determinare la distruzione di tutte le banconote
custodite che presentano le medesime caratteristiche di falsificazione.
4. Dal momento della trasmissione eseguita in
commi 2 e 3, con riferimento alle banconote trasmesse, non si
applicano alla Banca d'Italia le disposizioni nazionali che obbligano
il custode a conservare presso di sè le cose e a presentarle a ogni richiesta
dell'autorità giudiziaria. Se è disposta la restituzione
agli aventi diritto di banconote già trasmesse ai sensi dei commi 2
e 3, delle quali non è stata riconosciuta la falsità in giudizio,
la Banca d'Italia mette a disposizione degli aventi diritto l'importo
5. Alla Banca d'Italia non è dovuto alcun compenso per la
custodia delle banconote in euro sospette di falsità e la medesima
non è tenuta a versare cauzione per la custodia di banconote oggetto
di sequestro penale.
6. Le competenze e le funzioni svolte dalla Banca d'Italia in
relazione alle banconote sospette di falsità, di cui ai commi da 1 a
5 del presente articolo, sono esercitate dall' Istituto Poligrafico e
Zecca dello Stato quando si tratta di monete metalliche, fermo quanto già previsto dall'articolo 1 della legge 20 aprile 1978 n. 154 e
dall'articolo 8 del presente decreto.
7. Con decreto del Ministro della Giustizia possono essere
emanate disposizioni per l'applicazione dei commi precedenti e per il
loro coordinamento con le vigenti norme in materia penale e
processuale penale, sentita la Banca d'Italia e il Ministero
dell'Economia e delle finanze con riguardo, rispettivamente, alle
banconote e alle monete metalliche in euro. Il decreto è pubblicato
Art. 8-ter.Segreto d'ufficio
1. Le notizie, le
informazioni e i dati in possesso delle autorità pubbliche in ragione dell'esercizio dei poteri previsti nella presente sezione
sono coperti dal segreto d'ufficio anche nei confronti della pubblica amministrazione e possono essere utilizzati dalle predette
soltanto per le finalità istituzionali ad esse assegnate dalla legge. Il segreto non
può essere opposto all'autorità giudiziaria
quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o
per i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente.
Art. 9. - Disposizioni in materia di equalizzatore
a) il comma 9 dell'articolo 82 del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
b) il comma 12 dell'articolo 6 del decreto legislativo
21 novembre 1997, n. 461;
c) il comma 15 dell'articolo 7 del decreto legislativo
d) il comma 13 dell'articolo 14 del decreto legislativo
e) il comma 2 dell'articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n.
2. Le disposizioni del comma 1 hanno effetto per la determinazione
delle plusvalenze, dei differenziali positivi e dei proventi e delle minusvalenze, differenziali negativi e oneri realizzati a decorrere
dal 4 agosto 2001, nonché per i redditi di capitale di cui all'articolo 10-ter, comma 1, della legge 23 marzo 1983, n. 77,
percepiti a decorrere dalla stessa data.
3. Fino alla data del 3 agosto 2001 restano in vigore e continuano
ad applicarsi con decorrenza 1 gennaio 2001 gli elementi di rettifica delle plusvalenze e degli altri redditi diversi di natura
finanziaria, nonché di taluni redditi di capitale individuati dal decreto del Ministro delle finanze in data 4 agosto 2000, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 21 agosto 2000. Non si fa luogo al rimborso o alla ripetizione di quanto dovuto a titolo di ritenuta
o di imposta sostitutiva.
Art. 10 - Disposizioni in materia di imposta sostitutiva sugli
interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e
1. Al decreto legislativo 1 aprile
1996, n. 239, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 6, il comma 1
"1. Non sono soggetti ad imposizione gli interessi, premi ed altri
frutti delle obbligazioni e titoli similari di cui all'articolo 2, comma 1, percepiti da soggetti residenti in Paesi che consentono un
adeguato scambio di informazioni e che non siano residenti negli Stati o territori di cui all'articolo
76, comma 7-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come individuati dai decreti di cui al medesimo comma 7-bis. Non sono
altresì soggetti ad imposizione gli interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e
titoli similari percepiti da:
a) enti od organismi internazionali costituiti in base ad accordi
b) gli investitori istituzionali esteri,
ancorché privi di soggettività tributaria, costituiti in Paesi di cui al primo
c) Banche centrali, anche in relazione all'investimento delle
riserve ufficiali dello Stato, di Paesi che non hanno stipulato con la Repubblica italiana convenzioni per evitare la doppia imposizione
sul reddito, purché tali Paesi non siano inclusi nei decreti emanati ai sensi del predetto articolo 76, comma 7-bis. ;
"2. La banca o la società di intermediazione mobiliare di cui al
comma 1 deve acquisire:
a) un'autocertificazione dell'effettivo beneficiario dei proventi
dei titoli che attesti il possesso dei requisiti di cui al comma 1 dell'articolo 6 per la non applicazione dell'imposta. Relativamente
agli investitori istituzionali privi di soggettività tributaria, si considera beneficiario effettivo l'investitore istituzionale stesso e
l'autocertificazione di cui al primo periodo deve essere resa dal relativo organo di gestione. L'autocertificazione deve essere redatta
in conformità a quanto stabilito con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro il 30 novembre 2001.
La predetta autocertificazione produce effetti salvo revoca e non deve essere presentata qualora in precedenza siano state prodotte al
medesimo intermediario certificazioni equivalenti per le stesse o altre finalità;
b) i dati identificativi del soggetto non residente effettivo
beneficiario dei proventi dei titoli depositati, nonché il codice identificativo del titolo e gli elementi necessari a determinare gli
interessi, premi ed altri frutti, non soggetti ad imposta sostitutiva, di sua pertinenza ;
d) all'articolo 7, comma 4, primo periodo, le parole:
"dell'attestazione sono sostituite dalle seguenti: "della dichiarazione ; nel secondo periodo, le parole: "La predetta
attestazione sono sostituite dalle seguenti: "La predetta dichiarazione .
2. All'articolo 26-bis del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le lettere a) e b) sono sostituite dalla seguente: "a) soggetti residenti all'estero, di cui all'articolo 6,
comma 1, del decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239, e successive modificazioni ;
"1-bis. I requisiti di cui al comma 1 sono attestati mediante la
documentazione di cui all'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239 .
3. All'articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 21 novembre
1997, n. 461, le lettere a) e b) sono sostituite dalla seguente:
"a) soggetti residenti all'estero, di cui all'articolo 6, comma
1, del decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239, e successive modificazioni .
4. All'articolo 9 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461,
"3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano nei confronti dei
soggetti residenti all'estero, di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239, e successive modificazioni.
5. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai redditi di
capitale divenuti esigibili, nonché alle plusvalenze e agli altri redditi diversi di natura finanziaria realizzati a decorrere dal 1
gennaio 2002. Sino all'emanazione del decreto di cui all'articolo 76,
comma 7-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per
l'individuazione dei Paesi e territori aventi un regime fiscale privilegiato si fa riferimento agli Stati e alle
società indicati nel decreto ministeriale 24 aprile 1992.
6. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze possono
essere previste modalità semplificate di acquisizione delle informazioni da parte degli intermediari, basate sull'utilizzo di
mezzi informatici, che garantiscano adeguati livelli di sicurezza, riservatezza e
Art. 11. - Definizioni
1. Ai fini delle disposizioni di cui al presente capo, si intende
a) "interessati", le persone fisiche, gli enti non commerciali,
le società semplici e le associazioni equiparate ai sensi dell'articolo 5 del testo unico delle imposte sui redditi,
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; b) "intermediari", le banche italiane, le società
d'intermediazione mobiliare previste dall'articolo 1, comma 1, lettera e), del testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le
società di gestione del risparmio previste dall'articolo 1, comma 1, lettera o), dello stesso testo
unico, limitatamente alle attività di gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto terzi, le
società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, gli agenti di cambio
iscritti nel ruolo unico previsto dall'articolo 201 del predetto testo unico, le Poste italiane
S.p.a., le stabili organizzazioni in Italia di banche e di imprese di investimento non residenti; c) "decreto-legge n. 429 del 1982", il decreto-legge 10 luglio 1982, n.
429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516, recante norme per la repressione della evasione in materia di
imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare la definizione delle pendenze in materia tributaria;
d) "decreto-legge n. 167 del 1990", il decreto-legge 28 giugno 1990, n.
167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e successive modificazioni, recante norme in tema di rilevazione
a fini fiscali di taluni trasferimenti da e per l'estero di denaro, titoli e valori;
e) "decreto-legge n. 143 del 1991", il decreto-legge 3 maggio 1991, n.
143, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197, e successive modificazioni, recante provvedimenti urgenti per
limitare l'uso del contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenire l'utilizzazione del sistema finanziario a
scopo di riciclaggio;
[f)] [lettera soppressa]
g) "decreto
legislativo n. 319 del 1998", il decreto legislativo 26 agosto
1998, n. 319, recante il riordino dell'Ufficio italiano dei cambi, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 17 dicembre 1997, n. 433; h) "decreto
legislativo n. 74 del 2000", il decreto legislativo 10 marzo 2000,
n. 74, recante la nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della
legge 25 giugno 1999, n. 205.
Art. 12. - Rimpatrio
1. Nel periodo tra il 1 novembre 2001 e il 28 febbraio 2002 gli
interessati fiscalmente residenti in Italia che rimpatriano, attraverso gli intermediari, denaro e altre
attività finanziarie detenute almeno al 1 agosto
2001 fuori del territorio dello Stato, senza l'osservanza delle disposizioni di cui al decreto-legge n. 167 del 1990, possono
conseguire gli effetti indicati nell'articolo 14 con il versamento di una somma pari al 2,5 per cento dell'importo dichiarato delle
attività finanziarie medesime, che non è deducibile, né compensabile, ai fini di alcuna imposta, tassa o contributo. Le
attività così rimpatriate possono essere destinate a qualunque finalità, rientrano nel patrimonio personale e i relativi guadagni rientrano
conseguentemente nel reddito imponibile.
2. In luogo del versamento della somma di cui al comma 1, nel
periodo di tempo di cui al medesimo comma, gli interessati possono sottoscrivere, per un importo pari al 12 per cento dell'ammontare
delle attività finanziarie rimpatriate, titoli di Stato di cui all'articolo 18, comma 2, con tasso di interesse tale da rendere
equivalente alla somma dovuta il differenziale tra il valore nominale e la quotazione di mercato.
Art. 13. - Adempimenti
1. Gli interessati presentano agli intermediari una dichiarazione
riservata delle attività finanziarie rimpatriate, conferendo l'incarico di ricevere in deposito le
attività provenienti dall'estero e optando per il versamento della somma di cui
all'articolo 12, comma 1, ovvero per il conferimento del mandato alla sottoscrizione dei titoli di cui all'articolo 12, comma 2.
Nella dichiarazione gli interessati devono inoltre attestare che le
attività da rimpatriare erano da essi detenute fuori dal territorio dello Stato,
ai sensi dell'articolo 12, comma 1, almeno al 1 agosto 2001. Con
provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro dieci giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è approvato il modello di dichiarazione riservata. Per la determinazione del
controvalore in euro delle attività finanziarie espresse in valuta viene utilizzato il cambio stabilito con apposito provvedimento del
direttore dell'Agenzia delle entrate, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro il 31 ottobre 2001, sulla
base della media dei cambi fissati, ai sensi dell'articolo 76, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per il periodo da settembre 2000 ad agosto 2001. Nei casi diversi dal
rimpatrio di denaro la somma di cui all'articolo 12, comma 1, è commisurata all'ammontare delle altre
attività finanziarie rimpatriate indicato nella dichiarazione riservata. 2. Gli intermediari versano la somma di cui all'articolo 12, comma
1, secondo le disposizioni contenute nel capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.
241, senza effettuare la compensazione
di cui all'articolo 17 dello stesso decreto, entro il termine previsto per il versamento delle ritenute relative al mese di
ricezione della dichiarazione riservata, trattenendone l'importo dal denaro rimpatriato, ovvero, ove l'interessato non fornisca
direttamente la provvista corrispondente, effettuando i disinvestimenti necessari, anche in mancanza di apposite istruzioni
dello stesso. Gli intermediari versano alla Banca d'Italia, entro la data stabilita con il decreto di cui all'articolo 18, comma 2, le
somme corrispondenti ai mandati alla sottoscrizione dei titoli di cui all'articolo 12, comma 2.
3. Gli intermediari rilasciano agli interessati copia della
dichiarazione riservata. Gli intermediari comunicano all'amministrazione finanziaria, entro il termine stabilito per la
dichiarazione dei sostituti d'imposta, l'ammontare complessivo delle attività rimpatriate, quello delle somme di cui all'articolo 12,
comma 1, versate, ovvero dei titoli di cui all'articolo 12, comma 2, sottoscritti, senza indicazione dei nominativi dei soggetti che hanno
presentato la dichiarazione riservata.
4. Nei confronti degli intermediari, per la liquidazione,
l'accertamento, la riscossione, le sanzioni, i rimborsi e il contenzioso relativi alle somme di cui all'articolo 12, comma 1, si
Art. 14. - Effetti del rimpatrio
1. Salvo quanto stabilito dal comma 7, il rimpatrio delle
attività finanziarie effettuato ai sensi dell'articolo 12 e nel rispetto delle
modalità di cui all'articolo 13:
a) preclude nei confronti del dichiarante e dei soggetti
solidalmente obbligati, ogni accertamento tributario e contributivo per i periodi d'imposta per i quali non
è ancora decorso il termine per l'azione di accertamento alla data di entrata in vigore del
presente decreto, limitatamente agli imponibili rappresentati dalle somme o dalle altre
attività costituite all'estero e oggetto di rimpatrio;
b) estingue le sanzioni amministrative, tributarie e
previdenziali e quelle previste dall'articolo 5 del decreto-legge n. 167 del 1990, relativamente alla
disponibilità delle attività finanziarie dichiarate; c) esclude la punibilità per i reati di cui agli articoli 4 e 5
del decreto legislativo n. 74 del 2000, nonché
per i reati di cui al decreto-legge n. 429 del 1982, ad eccezione di quelli previsti
dall'articolo 4, lettere d) e f), del predetto decreto n. 429, relativamente alla
disponibilità delle attività finanziarie dichiarate.
2. Fermi rimanendo gli obblighi in materia di antiriciclaggio
indicati all'articolo 17 e quelli di rilevazione e comunicazione previsti dagli articoli 1, commi 1 e 2, e 3-ter del decreto-legge n.
167 del 1990, gli intermediari non effettuano le comunicazioni all'amministrazione finanziaria previste dall'articolo 1, comma 3,
del decreto-legge n. 167 del 1990. Gli intermediari non devono comunicare all'amministrazione finanziaria, ai fini degli
accertamenti tributari, dati e notizie concernenti le dichiarazioni riservate, ivi compresi quelli riguardanti la somma e i titoli di cui
all'articolo 12, commi 1 e 2.
3. Per quanto riguarda la non comunicazione all'amministrazione
finanziaria disposta dal comma 2, qualora non sia rispettata la limitazione ai dati e notizie indicati nel comma 2, gli intermediari
devono comunicare alla medesima amministrazione i dati e le notizie relativi alle dichiarazioni riservate,
nonché quelli eccedenti i medesimi.
4. Gli intermediari sono obbligati, ai sensi delle vigenti
disposizioni di legge, a fornire i dati e le notizie relativi alle dichiarazioni riservate ove siano richiesti in relazione
all'acquisizione delle fonti di prova e della prova nel corso dei procedimenti e dei processi penali,
nonché in relazione agli accertamenti per le finalità di prevenzione e per l'applicazione di
misure di prevenzione di natura patrimoniale previste da specifiche disposizioni di legge ovvero per
l'attività di contrasto del riciclaggio e di tutti gli
altri reati, con particolare riguardo alle norme antiterrorismo nonché per
l'attività di contrasto del delitto di cui all'articolo 416-bis del codice
5. Relativamente alle attività finanziarie oggetto di rimpatrio,
gli interessati non sono tenuti ad effettuare le dichiarazioni previste dagli articoli 2 e 4 del decreto-legge n. 167 del 1990 per
il periodo d'imposta in corso alla data di presentazione della dichiarazione riservata,
nonché per quello precedente, ove la dichiarazione medesima sia presentata nel periodo dal 1 gennaio al
28 febbraio 2002. Restano fermi gli obblighi di dichiarazione all'Ufficio italiano dei cambi previsti dall'articolo 3 del predetto
decreto-legge n. 167.
5-bis. Relativamente alle attività finanziarie rimpatriate
diverse dal denaro, gli interessati considerano quale costo fiscalmente riconosciuto a tutti gli effetti, in mancanza della
dichiarazione di acquisto, l'importo risultante da apposita dichiarazione sostitutiva di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto
legislativo 21 novembre 1997, n. 461, ovvero quello indicato nella dichiarazione riservata. In quest'ultimo caso gli interessati
comunicano all' intermediario, ai fini degli articoli 6 e 7 del predetto decreto legislativo, la ripartizione dell'importo
complessivo indicato nella dichiarazione riservata fra le diverse specie delle predette
6. In caso di accertamento, gli interessati possono opporre agli
organi competenti gli effetti preclusivi e estintivi di cui al comma 1 con invito a controllare la
congruità della somma di cui all'articolo 12, comma 1, in relazione all'ammontare delle
attività indicato nella dichiarazione riservata, ovvero l'effettività della sottoscrizione dei titoli di cui all'articolo 12, comma 2. Previa
adesione dell'interessato, le basi imponibili fiscali e contributive determinate dalle amministrazioni competenti sono definite fino a
concorrenza degli importi dichiarati.
7. Il rimpatrio delle attività non produce gli effetti di cui al
presente articolo quando, alla data di presentazione della dichiarazione riservata, una delle violazioni delle norme indicate al
comma 1 è stata già constatata o comunque sono già iniziati accessi, ispezioni e verifiche o altre
attività di accertamento tributario e contributivo di cui gli interessati hanno avuto formale
conoscenza. Il rimpatrio non produce gli effetti estintivi di cui al comma 1, lettera c),
quando per gli illeciti penali ivi indicati è già stato avviato il procedimento penale, di cui gli interessati hanno avuto formale
8. Gli interessati possono comunicare agli intermediari cui
è presentata la dichiarazione riservata i redditi derivanti dalle attività finanziarie rimpatriate, percepiti dopo la data di entrata
in vigore del presente decreto e prima della presentazione della dichiarazione medesima, fornendo contestualmente la provvista
corrispondente alle imposte dovute, che sarebbero state applicate dagli intermediari qualora le
attività finanziarie fossero già state depositate presso gli stessi. Nei confronti degli intermediari
si applica l'articolo 13, comma 4.
Art. 15. - Regolarizzazione delle attività finanziarie
1. In conformità alle disposizioni del Trattato istitutivo della
Comunità europea in materia di libera circolazione dei capitali, gli interessati che comunque detengono all'estero alla data di entrata in
vigore del presente decreto attività finanziarie, possono conseguire gli effetti indicati nell'articolo 14, ad eccezione del comma 8,
relativamente alle attività finanziarie mantenute all'estero e regolarizzate, con il versamento della somma indicata
nell'articolo 12, comma 1, ovvero con le modalità indicate all'articolo 12, comma 2, nel rispetto dei termini previsti nel
2. Gli interessati presentano agli intermediari la dichiarazione
riservata di cui all'articolo 13 delle attività finanziarie oggetto di regolarizzazione, optando per il versamento della somma di cui
all'articolo 12, comma 1, ovvero per la sottoscrizione dei titoli di cui all'articolo 12, comma 2. Alla dichiarazione riservata deve
essere allegata una certificazione degli intermediari non residenti che attesta che le
attività corrispondenti agli importi in essa indicati sono in deposito presso i medesimi intermediari.
3. Gli intermediari versano, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, la
somma indicata all'articolo 12, comma 1, ovvero versano alla Banca d'Italia il controvalore dei titoli di cui all'articolo 12, comma 2,
ed effettuano le relative comunicazioni e attestazioni con le modalità di cui all'articolo 13, commi 2, 3 e 4. 4. Gli intermediari effettuano le rilevazioni di cui all'articolo
1, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 167 del 1990 e le comunicazioni di cui al comma 3 dello stesso articolo.
Art. 16. - Regolarizzazione di altre attività
Comunità europea in materia di libera circolazione dei capitali, gli interessati che comunque detengono alla data di entrata in vigore del
presente decreto investimenti ed attività all'estero diversi dalle
attività di cui all'articolo 15 possono regolarizzare, nel periodo di tempo di cui all'articolo 12, i predetti investimenti e
attività con le modalità indicate nel predetto articolo 15, senza obbligo della certificazione ivi prevista. La regolarizzazione produce gli
effetti di cui all'articolo 14, ad eccezione del comma 8. 2. Nell'ipotesi di cui al comma 1, si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 15, commi 3 e 4.
Art. 17. - Disposizioni in materia di antiriciclaggio
1. Alle operazioni di cui agli articoli 12, 15 e 16 si applicano le
disposizioni concernenti gli obblighi di identificazione, registrazione e segnalazione previsti dal decreto-legge n. 143 del
1991 e tutte le altre disposizioni in materia penale, di lotta alla
criminalità organizzata e al terrorismo.
2. Le operazioni di cui agli articoli 12, 15 e 16 non costituiscono
di per sé elemento sufficiente ai fini della valutazione dei profili di sospetto per la segnalazione di cui all'articolo 3 del
decreto-legge n. 143 del 1991, ferma rimanendo la valutazione degli altri elementi previsti dal medesimo articolo 3 del decreto-legge n.
2-bis. L'utilizzo delle
modalità di cui agli articoli 12, 15 e 16 per effettuare il rimpatrio o la regolarizzazione di
attività detenute all'estero derivanti da reati diversi da quelli per i quali è esclusa la
punibilità ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera c), non produce gli effetti di cui al medesimo articolo 14 ed
è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 100 per cento del valore corrente delle
attività oggetto della dichiarazione riservata.
2-ter. Le disposizioni di cui al comma 2-bis non si applicano ai
casi di reati già estinti, non punibili o non più previsti come tali dall'ordinamento, salvo che per i delitti di associazione per
delinquere di tipo mafioso, di corruzione, di concussione, di estorsione, di sequestro di persona a scopo di estorsione, di
usura, di traffico di armi, di tratta e commercio di schiavi, di
alienazione e acquisto di schiavi, di produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, di associazione finalizzata al
traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi
lavorati esteri, nonchè dei delitti aggravati ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con
modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e comunque per i delitti puniti con l'ergastolo ovvero con pena edittale non inferiore
nel massimo a quindici anni di reclusione.
Art. 18. - Assegnazione dei titoli
1. Nell'ipotesi di cui all'articolo 12, comma 2, il Ministro
dell'economia e delle finanze assegna, tramite gli intermediari, un ammontare di titoli di Stato pari ai mandati all'investimento
conferiti con le dichiarazioni riservate. 2. Per l'attuazione del comma 1, il Ministro dell'economia e delle
finanze è autorizzato ad emettere titoli di Stato di durata non inferiore a dieci anni, le cui caratteristiche, compresi il tasso
d'interesse, la durata, l'inizio del godimento, le modalità e le procedure di assegnazione, sono stabilite con decreto dello stesso
Ministro, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro la data del 26 ottobre 2001.
3. Per l'assegnazione dei titoli di cui all'articolo 12, comma 2,
gli intermediari devono segnalare alla Banca d'Italia gli importi di cui al medesimo articolo 12, comma 2, oggetto del mandato ad essi
conferito con le dichiarazioni riservate, nei tempi e con le modalità contenute nel decreto di emissione dei predetti titoli. 4. Alla Banca d'Italia sono affidate le operazioni di assegnazione
dei titoli di cui al presente articolo.
Art. 19. - Disciplina sanzionatoria
1. Nell'articolo 5 del decreto-legge n. 167 del 1990, sono
a) al comma 2, le parole: "è punita con la sanzione
amministrativa pecuniaria di lire un milione" sono sostituite dalle seguenti:
"è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 5 al 25 per cento dell'ammontare degli importi non
dichiarati e con la confisca di beni di corrispondente
valore";
b) al comma 4, le parole: "è punita con la sanzione
"è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 5 al 25 per cento
dell'ammontare degli importi non dichiarati e con
la confisca di beni di corrispondente valore".
2. Per la violazione indicata all'articolo 14, comma 3,
l'intermediario è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria del 25 per cento dell'ammontare degli importi eccedenti quelli
indicati nella dichiarazione riservata.
2-bis. L'interessato che attesta falsamente nella dichiarazione
prevista dall'articolo 13 la detenzione fuori del territorio dello Stato del denaro o delle
attività rimpatriate alla data indicata ai sensi dell'articolo 12, comma 1, è punito con la reclusione da tre
mesi a un anno.
Art. 20. - Rilevazioni
[1.] [comma soppresso]
[2.] [comma soppresso]
3. L'Ufficio italiano dei cambi, nell'esercizio
dell'attività di raccolta delle informazioni per l'elaborazione delle statistiche
sulla bilancia dei pagamenti e sulla posizione patrimoniale verso l'estero, assegnata con il decreto legislativo n. 319 del 1998 e
nell'esercizio dell'attività di analisi statistica sui dati aggregati di cui all'articolo 5, comma 10, del decreto-legge n. 143
del 1991 fissa le modalità di rilevazione delle attività rimpatriate o regolarizzate.
Art. 21. - Disposizioni in materia di economia sommersa
1. Nell'ambito delle competenze e dei poteri ad essa spettanti, la
Guardia di finanza, secondo direttive generali del Ministro dell'economia e delle finanze, partecipa al piano straordinario di
accertamento, mirato al contrasto dell'economia sommersa, tenendo conto anche dell'esigenza di assicurare il corretto reimpiego delle
attività rimpatriate ai sensi delle disposizioni contenute nel presente capo.
a) al comma 1, le parole: "30 novembre 2001 sono sostituite dalle
seguenti: "28 febbraio 2002, con indicazione, oltre al numero e alle generalità dei lavoratori emersi, del relativo costo del lavoro in
misura non inferiore a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento";
b) al comma 2, lettera a), terzo periodo, le parole da "dell'8
per cento" fino alla fine sono sostituite dalle seguenti: "del 7 per cento per il primo periodo, del 9 per cento per il secondo periodo e
dell'11 per cento per il terzo periodo, e, ai fini dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si
applicano tassi di premio ridotti rispettivamente del 75 per cento per il primo anno, del 70 per cento per il secondo anno e del 65 per
"2-bis. Per il periodo di imposta in corso alla data di
presentazione della dichiarazione di emersione di cui al comma 1 non si applicano le sanzioni previste ai fini dell'imposta sul valore
aggiunto per le violazioni concernenti la liquidazione e i versamenti periodici di tale imposta,
nonché per la mancata presentazione della dichiarazione di inizio attività, e non sono dovuti interessi, a
condizione che il versamento dell'imposta sia effettuato entro il termine previsto per il versamento dovuto in base alla dichiarazione;
non si applicano altresì le sanzioni previste per l'omessa effettuazione delle ritenute e dei relativi versamenti dovuti fino
alla data di presentazione della dichiarazione" ;
d) al comma 3, dopo le parole: "e dei contributi previdenziali"
e) al comma 4, il quarto periodo è sostituito dai seguenti: "I
lavoratori possono, a domanda, ricostruire la loro posizione pensionistica relativamente ai periodi di lavoro pregressi effettuati
presso l'impresa che presenta la dichiarazione di emersione alla quale appartengono alla data del 28 febbraio 2002. La ricostruzione,
che avviene esclusivamente mediante contribuzione volontaria, integrata fino ad un massimo del 66 per cento della quota a carico
del datore di lavoro dal fondo di cui all'articolo 5 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, consente di coprire, fino ad un massimo di
sessanta mesi, periodi contributivi di venti mesi ogni dodici mesi di lavoro svolto presso la suddetta impresa a far data dal 28 febbraio
2002. La ricostruzione avviene alla fine di ogni periodo lavorativo di dodici mesi"
f) il comma 8 è sostituito dal seguente: "8. Le maggiori entrate derivanti dal recupero di base imponibile
connessa ai programmi di emersione, con esclusione di quelle contributive, affluiscono al fondo di cui all'articolo 5 della legge
23 dicembre 2000, n. 388. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, è determinata la quota destinata alla riduzione della pressione contributiva, al netto delle risorse destinate
all'integrazione del contributo previdenziale dei lavoratori che si impegnano nei programmi di emersione ai sensi del comma 2, lettera
b), del presente articolo, in misura non superiore al 66 per cento della quota residua rispetto alla contribuzione previdenziale
versata, e agli oneri concernenti la eventuale ricostruzione della loro posizione previdenziale relativamente agli anni pregressi, ai
sensi del comma 4 del presente articolo, nei limiti delle risorse all'uopo disponibili presso il fondo; con lo stesso decreto
è inoltre determinata la misura del trattamento previdenziale relativa ai periodi oggetto della dichiarazione di emersione in proporzione
alle quote contributive versate, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. Con uno o
più decreti del Ministro
dell'economia e delle finanze è altresì determinata la quota residua del predetto fondo destinata al riequilibrio dei conti
pubblici. I commi 2 e 3 dell'articolo 5 della citata legge n. 388 del 2000 sono abrogati";
g) dopo il comma 8, è aggiunto il seguente:
"8-bis. Il Ministro dell'economia e delle finanze procede
annualmente, sentite le organizzazioni sindacali e di categoria, ad una verifica dei risultati del processo di emersione in base al
numero degli imprenditori e dei lavoratori che si sono avvalsi delle disposizioni per incentivare l'emersione dell'economia sommersa, alla
differenziazione degli stessi per il settore di attività e ubicazione dei relativi insediamenti produttivi e, per i lavoratori,
alla rispettiva anzianità contributiva, nonché delle conseguenti maggiori entrate derivanti dal recupero di base
imponibile".
Art. 22. - Società per la cartolarizzazione
1. L'articolo 15 della legge 23 dicembre 1998, n. 448,
"Art. 15 (Società per la
cartolarizzazione). - 1. Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a costituire o a
promuovere la costituzione, anche attraverso soggetti terzi, di una società a
responsabilità limitata con capitale sociale iniziale di 10.000 euro avente ad oggetto esclusivo la realizzazione di una o
più operazioni di cartolarizzazione dei crediti d'imposta e contributivi. Ai crediti futuri sono assimilati altri proventi di
natura non tributaria appartenenti allo Stato. La società può essere costituita anche con atto unilaterale del Ministero
dell'economia e delle finanze; non si applicano in tale caso le disposizioni previste dall'articolo 2497, secondo comma, del codice
civile. Delle obbligazioni risponde, nei confronti dei portatori dei titoli e dei concedenti i finanziamenti di cui al comma 3,
nonché di ogni altro creditore, nell'ambito di ciascuna operazione di
cartolarizzazione, esclusivamente il patrimonio separato con i beni e i diritti di cui al comma 4.
2. Le caratteristiche delle operazioni di cartolarizzazione di cui
al comma 1 sono individuate con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze e, se l'operazione di cartolarizzazione
riguarda crediti di enti pubblici soggetti a vigilanza di altro Ministero, con uno o
più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro vigilante. All'atto di ogni
operazione di cartolarizzazione è nominato un rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale, oltre ai poteri stabiliti in sede
di nomina a tutela dell'interesse dei portatori dei titoli, approva le modificazioni delle condizioni dell'operazione.
3. La società di cui al comma 1 finanzia le operazioni di
cartolarizzazione, anche in più fasi, mediante emissione di titoli, ovvero mediante assunzione di finanziamenti. 4. I crediti e gli altri proventi ceduti di cui al comma 1,
nonché ogni altro diritto acquisito nell'ambito delle singole operazioni di cartolarizzazione dalla
società ivi indicata nei confronti dello Stato, di enti pubblici o di terzi, costituiscono patrimonio separato
a tutti gli effetti da quello della società stessa e da quello relativo alle altre operazioni. Su ciascun patrimonio separato non
sono ammesse azioni da parte di qualsiasi creditore diverso dai portatori dei titoli emessi ovvero dai concedenti i finanziamenti di
cui al comma 3. 5. Il ricavo delle operazioni di cessione dei crediti di imposta
viene destinato al rimborso dei debiti di imposta o in alternativa, secondo
modalità da definirsi, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.
disciplinati i casi in cui i titoli emessi e i finanziamenti assunti dalla
società di cui al comma 1 beneficiano in tutto o in parte della garanzia dello Stato e sono specificati i termini e le
condizioni della stessa.
7. Alla società di cui al comma 1 si applicano le disposizioni
contenute nel titolo V del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre
1993, n. 385, ad esclusione dell'articolo 106, commi 2, o 3, lettere b) e c), e 4, e dell'articolo 107,
nonché le corrispondenti norme sanzionatorie previste dal titolo VIII del medesimo testo unico. 8. I titoli emessi dalla
società di cui al comma 1 sono assimilati ai fini fiscali ai titoli di cui all'articolo 31 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e si considerano emessi all'estero qualora siano ammessi a quotazione
in almeno un mercato regolamentato estero ovvero ne sia previsto il collocamento anche sui mercati
esteri. Gli interessi e altri
proventi corrisposti in relazione ai finanziamenti concessi da soggetti non residenti, esclusi i soggetti residenti negli Stati o
nei territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati dal decreto del Ministro delle finanze in data 4 maggio 1999, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999 e raccolti dalla stessa
società per finanziare le operazioni di cartolarizzazione di cui al comma 1, non sono soggetti alle imposte sui redditi.
9. Ciascun patrimonio separato di cui al comma 4 non è soggetto
alle imposte sui redditi, né all'imposta regionale sulle attività produttive. Le operazioni di cartolarizzazione di cui al comma 1 e
tutti gli atti, contratti, trasferimenti e prestazioni posti in essere per il perfezionamento delle stesse, sono esenti dall'imposta
di registro, dall'imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale e da ogni altra imposta indiretta. Non si applica la
ritenuta prevista dai commi 2 e 3 dell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sugli
interessi ed altri proventi dei conti correnti bancari delle società di cui al comma 1.
10. Alle operazioni di cartolarizzazione aventi ad oggetto crediti
di imposta e contributivi o comunque crediti in relazione ai quali sia prevista l'iscrizione a ruolo ai sensi dell'articolo 24 del
decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui ai commi 3, 6, 7, 8, 9, 10, 11,
12 e 13 dell'articolo 13 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. I richiami all'INPS ed ai decreti ministeriali ivi contenuti devono,
rispettivamente, intendersi riferiti, in quanto compatibili, al Ministero dell'economia e delle finanze ed agli enti pubblici parte
delle operazioni di cui al comma 1, ovvero ai decreti di cui al comma 2.
11. Si applicano le disposizioni della legge 30 aprile 1999, n.
130, per quanto compatibili. In deroga al comma 6 dell'articolo 2 della medesima legge, la riscossione dei crediti e dei proventi
ceduti può essere svolta, oltre che dalle banche e dagli intermediari finanziari indicati nel citato comma 6, anche dallo
Stato, dagli enti pubblici di cui al comma 1 e dagli altri soggetti il cui intervento
è previsto dalle disposizioni del presente decreto e dai decreti di cui al comma 2. In tale caso le operazioni di
riscossione non sono oggetto dell'obbligo di verifica di cui al citato comma 6 della legge n. 130 del 1999.".
Art. 23. . Utilizzazione delle liquidità di
società controllate dallo Stato
1. Il Ministero dell'economia e delle finanze può dare indirizzi a
società da esso direttamente o indirettamente controllate e non quotate in mercati finanziari regolamentati, al fine di ottimizzarne
Art. 24. - Anticipo del contributo straordinario all'INPS
1. Il pagamento della terza rata dei contributi straordinari di cui
alle lettere a) e b), comma 2 dell'articolo 41 della legge 23 dicembre 1999, n. 488,
può essere anticipato al 30 novembre 2001. 2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono
definite le modalità di corresponsione del contributo straordinario di cui al comma 1.
Art. 25. - Emissione di titoli da rimborsare con azioni di
1. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono
determinate, anche in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato, denominazione, durata, prezzi e remunerazione,
modalità di emissione di titoli, il cui rimborso può essere effettuato anche attraverso la cessione di azioni detenute dallo Stato in
2. Con le stesse modalità sono individuate le caratteristiche di
operazioni finanziarie aventi ad oggetto azioni detenute dallo Stato in società di capitali.
3. Con il medesimo decreto sono individuate le società le cui
azioni possono essere cedute o essere oggetto delle operazioni finanziarie ai sensi del comma 2.
4. Alle cessioni di cui al presente articolo non si applicano le
disposizioni previste dai commi 2, 3, e 4 dell'articolo 1 del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 1994, n. 474.
5. I titoli di cui al comma 1 sono assimilati ai fini fiscali
ai titoli di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e si considerano emessi
all'estero qualora siano ammessi a quotazione in almeno un mercato regolamentato estero ovvero ne sia previsto il collocamento anche sui
mercati esteri. Le cessioni di cui al presente articolo non sono
soggette alla tassa sui contratti di trasferimento delle azioni.
[Art. 26] [soppresso] Art. 27. - Entrata in vigore
- Villafranca Padovana, 16 giorni fa	AteneoWeb s.r.l.

References: Art. 1

Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 52

Art. 52
 articolo 25

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 8

Art. 8

Art. 9

Art. 10
 articolo 76

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16
 articolo 15

Art. 17
 articolo 3
 articolo 14

Art. 18
 articolo 12

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25
 Art. 27