Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=289&ordinamento=asc
Timestamp: 2019-08-24 11:02:38+00:00

Document:
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 17:19:31, in Osservatorio Famiglia, linkato 1272 volte)
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 18:18:22, in Varie, linkato 1401 volte)
Magistrato progressista si pronuncia contro una giustizia dipietrificata - Il Foglio
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 18:53:32, in Magistratura, linkato 1317 volte)
Parla Bruti Liberati
Magistrato progressista si pronuncia contro una giustizia dipietrificata
L’ex presidente dell’Anm “apprezza” le idee di Orlando, apre sulle intercettazioni e e non si allinea ai veti di Spataro e Caselli
Dice al Foglio Edmondo Bruti Liberati, ex presidente dell’Anm e personalità di peso nella corrente di sinistra Magistratura democratica, che “inserire la riforma della giustizia nel calderone delle riforme istituzionali significa non farla”, e quasi sillabando aggiunge: “Prendo atto e apprezzo che nella proposta del responsabile di settore del Pd (Andrea Orlando, Foglio di venerdì scorso ndr) si sia esclusa – come posizione del partito – ogni modifica all’assetto costituzionale della magistratura”. Sembra poco e invece significa molto la professione di un pragmatismo “laico” e la linea di demarcazione rispetto alle tensioni/tentazioni ideologiche.
L'articolo prosegue su Il Foglio
Brescia: assolto magistrato dalle accuse di omissione atti d'ufficio
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 19:12:58, in Magistratura, linkato 1536 volte)
.. in tema di epiteti alla magistratura.
Giudice fannullone per cinque anni
Assolto: "La moglie l'ha lasciato..."
Milano - Non stava bene, il giudice. E non da ieri. A dire il vero, erano anni che aveva la testa altrove. Cinque anni. Così preso dai suoi problemi familiari, il magistrato, da accumulare fascicoli sulla sua scrivania. Un monte di carte. Però non s’è arreso. O meglio, non ha mollato la presa. Quell’ufficio l’ha tenuto occupato, pur facendo poco o nulla di quanto gli veniva richiesto. E anche se a mezzo servizio (e forse anche meno), ogni mese è passato all’incasso. Stipendio e anzianità di servizio. Insomma, quel che si dice una carriera. Finché il giocattolo si è rotto. Finché, cioè, qualcuno non ha presentato un esposto al Csm e una denuncia penale. Così il magistrato è stato rinviato a giudizio dal gip di Brescia con l’accusa di omissione in atti d’ufficio. Con il pubblico ministero che ne ha chiesto la condanna a 4 mesi. E con l’imputato che ha ammesso che era vero, aveva accumulato ritardi, ma il fatto è che la moglie l’aveva lasciato e per questo non riusciva più a lavorare. E per dire quanto stava male, ha spiegato che il problema non riguardava solo il caso per cui si trovava a processo, ma qualcosa come 300 (trecento!) fascicoli. E com’è andata a finire? Assolto nel giro di una mattinata. Per mancanza dell’elemento psicologico del reato. Cioè, mica colpa sua. È che da quando la consorte l’ha mollato non ce l’ha più fatta.
L'articolo prosegue su Il Giornale
La storia di Giuseppe Maria Blumetti, giudice della sesta sezione civile del Tribunale di Milano, parte da lontano. E inizia, più o meno, dieci anni fa. Quando sulla sua scrivania finisce una causa di separazione come ce n’è a migliaia nel Palazzaccio del capoluogo lombardo. Una pratica banale. Il magistrato era chiamato a stabilire - sulla base di una perizia - il valore di alcuni beni attribuiti da una precedente sentenza a un marito, ma che la moglie aveva fatto sparire. In altre parole, l’uomo - non potendo mettere le mani su quei beni - chiedeva di poterne almeno monetizzare il prezzo. Nel 2001, inizia la causa per l’accertamento del valore. Nel 2003, viene depositata la perizia (che fissa la cifra di 230mila euro). Poi, il buio. Codice alla mano, il giudice avrebbe avuto 30 giorni di tempo per firmare la sua ordinanza. Ma siccome siamo in Italia, come spesso accade quei trenta giorni vengono dilatati dal processo civile. Due mesi. Tre mesi. Sei mesi. Un anno. Due. Niente. La sentenza non arriva. L’avvocato che segue la causa tra marito e moglie cerca di sollecitare la pratica, ma dall’ufficio del giudice nessuna risposta. I colleghi del magistrato allargano le braccia, ammettendo di essere a conoscenza del problema ma non sapendo come risolverlo. Fino a quando il legale non decide che la misura è colma, e nel 2008 - cioè, dopo cinque anni di inutile attesa - presenta un esposto al Consiglio superiore della magistratura (che avrebbe sospeso la toga dalle funzioni) e una denuncia penale. E così il giudice «lumaca» finisce a processo.
Quel che accade davanti al collegio della I sezione del tribunale di Brescia, però, ha il sapore del grottesco. La prima udienza, infatti, è anche l’ultima. Al pubblico ministero e all’avvocato di parte civile, che si attendevano un’udienza «filtro» per iniziare a discutere del caso, viene comunicato che la vicenda va affrontata senza perdere altro tempo, che si procede all’immediata discussione, che ci sarà la camera di consiglio e la sentenza. È il 18 marzo scorso. Il giudice-imputato spiega al collegio che la ragioni di quel ritardo erano dovute al suo stato di prostrazione psichica (e a riprova porta due perizie), e che le sue difficoltà l’avevano portato a trascurare qualcosa come 300 fascicoli che gli erano stati affidati. Non esattamente un’attenuante. Avrebbe potuto prendersi un periodo di malattia, un’aspettativa, ammettere di non essere in grado di fare fronte al carico di lavoro e passare la mano a qualche collega. Avrebbe potuto - extrema ratio - persino dimettersi. E invece no. Ha accumulato ritardi su ritardi. E pace a chi chiede alla giustizia di essere - se non rapida - almeno decente. Il Tribunale, però, l’ha assolto per mancanza dell’elemento psicologico del reato. Cioè non c’è il dolo, e - soprattutto - l’imputato era afflitto da una condizione che gli impediva sì di assolvere le sue funzioni, ma non di vedersi accreditato lo stipendio ogni mese, per dodici mesi, nei cinque anni in cui non ha fatto nulla. Ma se non poteva lavorare, per quale ragione non l’ha responsabilmente ammesso prima di mettere un’altra zavorra al sistema? Tant’è, assolto. Subito. Nel giro di una mattinata. In due ore. E poi si dice che non esiste il processo breve.
Riforme: ANM chiede incontro con Fini e Schifani
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 19:18:14, in Magistratura, linkato 1387 volte)
RIFORME: ANM CHIEDE INCONTRO
CON PRESIDENTI CAMERA E SENATO
(ASCA) - Roma, 14 apr - La Giunta dell'Anm (Associazione Nazionale Magistrati) ha chiesto al presidente del Senato e al presidente della Camera dei Deputati un incontro per discutere sulle ipotesi di riforma della giustizia. Analoga richiesta verra' inoltrata successivamente ai gruppi parlamentari.
''L'Associazione nazionale magistrati ribadisce che e' assolutamente prioritario e ineludibile -afferma un comunicato- approvare riforme che restituiscano funzionalita' al sistema giudiziario, temi in relazione ai quali l'Anm ha avanzato gia' da tempo proposte serie, concrete e dettagliate''.
L'Anm ''conferma la propria disponibilita' al confronto sulle riforme dirette a garantire un servizio efficiente e a rafforzare le garanzie dei diritti dei cittadini''. min/sam/alf
Evviva la Consulta: Respinti i Ricorsi sui Matrimoni Gay
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 19:33:26, in Magistratura, linkato 1298 volte)
Si, sono convinta che vi sembrerà strano il mio "evviva la Consulta", ma qualcuno lo deve pur dire: gli omosessuali sono uomini, le transessuali se non operate sono uomini, gli avventori della pornografia e della prostituzione sono uomini. Anche le rappresentanti femminili della diversità di scelta sessuale sono in vendita in tutti i negozi di pornografia per uomini. Inoltre tutti i preti pedofili sono uomini.
Qualcuno deve pur pensare alle donne e ai loro figli. L.M.
Matrimonio civile fra omosessuali,
la Consulta respinge il ricorso: inammissibile
Roma - (Adnkronos) - La Corte Costituzionale ha valutato i ricorsi presentati da tre coppie gay a cui è stata negata la possibilità di sposarsi con rito civile. l Paese che lo consentono (SCHEDA). La Cassazione avverte: dare del gay è reato. Generale Nato accusa: "Il massacro di Srebrenica? Colpa dei soldati gay".
Roma, 14 apr. (Adnkronos) - ''Inammissibile e infondato''. Così la Corte Costituzionale giudica il ricorso presentato in tema di matrimoni omosessuali da tre coppie gay contro la decisione del Tribunale di Venezia e della Corte d'Appello di Trento relativa alla richiesta di pubblicazione di matrimonio tra nubendi dello stesso sesso, rifiutata dall'ufficiale di stato civile. La sentenza è giunta nella tarda mattinata, al termine della seduta in camera di Consiglio dei giudici costituzionali a Palazzo della Consulta.
"Rimaniamo tranquilli perche' la battaglia per l'affermazione dei diritti non sarebbe comunque finita oggi ed oggi non finisce. C'e' aspettativa rispetto alle motivazioni della sentenza, che conterranno anche le riflessioni della Corte". Cosi' Paolo Patane', presidente nazionale di Arcigay, commenta all'ADNKRONOS la sentenza della Corte Costituzionale.
Collegato Lavoro. RdB e SdL scrivono alla Commissione Lavoro
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 19:49:27, in Sindacati Giustizia, linkato 1255 volte)
Quanto alla complessiva tematica dell’arbitrato siamo a richiamarci alle ben esposte ragioni di cui al motivato messaggio del Presidente Napolitano. Riteniamo però indispensabile aggiungere come, proprio in ragione dell’indefettibile obbligo di rispettare “i principi della volontarietà dell'arbitrato e della necessità di assicurare una adeguata tutela del contraente debole” a cui il Presidente ha richiamato le Camere, l’unico strumento posto a tutela di tali principi nell’originario testo – ed evidentemente ritenuto insufficiente stante l’avvenuto rinvio alle Camere - era la previsione della clausola compromissoria “solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” (art. 31 comma 9). Al riguardo rileviamo come l’unica possibilità di ritenere tale previsione in qualche modo attestante la “volontarietà” del lavoratore e quindi posta a “tutela” della sua debolezza contrattuale sia quello di applicare a tale previsioni gli ordinari criteri civilistici della rappresentanza limitando gli effetti di tali eventuali accordi a quei soli lavoratori che aderiscano ai detti sindacati e che altresì possano quindi democraticamente concorrere alla formazione prima ed eventualmente alla critica e alla modifica o rimozione poi dei detti accordi qualora ritenuti non satisfattivi. Senza tale basilare principio di democrazia sindacale e di rispetto dei diritti e della volontà individuale dei lavoratori è impossibile ritenere tale previsione in modo alcuno strumento di “volontarietà” e “tutela” ed anzi essa risulterebbe null’altro che un abdicare, in favore di soggetti di natura privatistica e al di fuori di qualsiasi criterio di verifica democratica, dei principi statuali in quanto “solo il legislatore può e deve stabilire le condizioni perché possa considerarsi "effettiva" la volontà delle parti di ricorrere all'arbitrato; e solo esso può e deve stabilire quali siano i diritti del lavoratore da tutelare con norme imperative di legge e quali normative invece demandare alla contrattazione collettiva”, come correttamente rilevato dal Presidente Napolitano.
Giustizia:procedere a piccoli passi, dall'articolo di Bruti Liberati
Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 07:44:05, in Magistratura, linkato 1380 volte)
GIUSTIZIA: PROCEDERE A PICCOLI PASSI
NELL’AZIONE RIFORMATRICE
Roma, 15 aprile ’10 (Fuoritutto) Dopo le timide aperture del Pd al dialogo sulla riforma della giustizia del responsabile di settore Andrea Orlando, anche una toga rossa storica, Edmondo Bruti Liberati, ex componente del C.S.M. ed ex presidente dell’A.N.M., spezza il monolitico blocco della magistratura associata, riconoscendo la necessità di mettere mano ad alcune riforme e prendendo le distanze dai sostenitori di una giustizia pietrificata o più propriamente “dipietrificata”.
Il magistrato progressista, cui va riconosciuta un’onestà intellettuale non comune all’interno dell’associazionismo giudiziario, riconosce finalmente il primato istituzionale del Parlamento cui soltanto spetta il compito di legiferare e la necessità di affrontare il dialogo sulle riforme anche se con l’attuale compagine governativa, abbandonando quelle posizioni preconcette che finirebbero con l’isolare la magistratura dal contesto sociale.
Apre con estrema prudenza, tra vari paletti, sulla necessità di rivedere il sistema delle intercettazioni, di procedere all’accorpamento degli uffici giudiziari più piccoli, di modificare l’attuale sistema delle notifiche, sì da ottenere una velocizzazione dei processi e, anche se si tratta di aperture estremamente timide, talché rimane tuttora da verificare l’effettiva volontà di dialogare, va apprezzata l’iniziativa che incrina il blocco compatto del rifiuto a qualsiasi modifica costituzionale ed ordinamentale.
Presto si vedrà dalla reazione più o meno veemente dei sostenitori della linea più conservatrice (da Spataro, Caselli e Ingroia) se si tratta di effettiva disponibilità al dialogo o di semplice apertura tattica per guadagnare tempo o considerazione all’esterno, ma è troppo presto per iniziare il vero confronto su modifiche che lo stesso Governo non ha finora definito, lasciando aperta la possibilità di procedere ad aggiustamenti di proposte non del tutto maturate e consolidate.
Certamente va condivisa la preoccupazione di Bruti Liberati secondo cui inserire la riforma della giustizia nel calderone delle riforme istituzionali significherebbe non farla e comunque il governo dovrebbe trarre insegnamento dalla bocciatura in toto da parte del corpo elettorale della vecchia riforma costituzionale che pur conteneva talune modifiche condivise dall’opposizione.
Nessuna norma impone, infatti, di fare un’unica legge costituzionale per modificare la carta costituzionale.
Separare le riforme condivise da quelle approvate a colpi di maggioranza potrebbe significare assicurarsi un cambiamento istituzionale più contenuto, ma certo.
Se il governo saprà rinunciare all’idea di una grande unica riforma (di portata storica) che stravolga l’intero assetto istituzionale, procedendo a piccoli passi nell’opera riformatrice, sicuramente potrà trarne maggiori vantaggi.
www.agenziafuoritutto.it
Le notiziedi cronaca del 15 aprile 2010
Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 07:51:42, in Osservatorio Famiglia, linkato 1337 volte)
Ros/ Pm Milano chiede 27 anni per generale Ganzer
14:46 - CRONACA- 14 APR 2010
"Promosse e diresse associazione per delinquere"
Milano, 14 apr. (Apcom) - "Il generale Gianpaolo Ganzer promosse e diresse un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato e al falso deviando gravemente dai suoi compiti istituzionali". Con queste parole il pm di Milano Luisa Zanetti ha chiesto la condanna del comandante del Ros dei carabinieri Gianpaolo Ganzer imputato insieme ad altre 23 persone per una serie di presunte irregolarità in operazioni di contrasto alla criminalità organizzata. "Emerge una larghissima prova della responsabilità degli imputati a cominciare da Ganzer", ha aggiunto il pm.
Claps: Elisa presumibilmente accoltellata, non strangolata
Chiesti a periti esami per verificare tesi morte per emorragia
(ANSA)- NAPOLI, 14 APR - E' stata presumibilmente uccisa a coltellate Elisa Claps,la ragazza scomparsa 17 anni fa a Potenza, confermano a Salerno fonti giudiziarie. Gli esami richiesti ai periti nel corso dell'incidente probatorio riguardano infatti l'eventuale presenza di materiali metallici sulle ossa della salma nonche' l'eventuale presenza di tracce compatibili con Elisa sull'ascia acquisita fra i reperti.
L'ipotesi per la quale si cerca una conferma e', appunto, una morte per emorragia e non per strangolamento.
Erba: il 20 camera di consiglio sentenza
Frigerio: odio i coniugi Romano.Non li perdonero' mai
(ANSA)- MILANO, 14 APR - Il 20 i giudici della corte d'assise d'appello di Milano si riuniranno in camera di consiglio per la sentenza per la strage di Erba. La difesa dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all'ergastolo in 1/o grado per i 4 omicidi, ha chiesto di ascoltare un nuovo teste (richiesta respinta) e ha ribadito la richiesta di sottoporre i 2 imputati a una perizia psichiatrica. Intanto Frigerio, unico sopravvissuto della strage, ha detto di odiare i 2 imputati: 'Non li perdonero' mai'.
"Non sono io il suo aggressore"
Olindo scrive a Mario Frigerio
Pornografia minorile, 34 indagati
Udine,13enne mandava foto per ricariche
Sta scuotendo la provincia friulana la storia di una 13enne al centro di uno scambio di immagini porno in cambio di ricariche telefoniche. La giovane inviava le proprie immagini hard - senza che comparisse il viso - prima ai compagni di scuola, poi a numerosi altri giovani in Friuli e Veneto. Trentaquattro persone sono indagate per reati relativi alla pornografia minorile: 29 indagati sono minorenni e cinque hanno da poco tempo superato i 18 anni.
La vicenda - riferita da Messaggero Veneto e Gazzettino - è stata scoperta dai Carabinieri di Tolmezzo (Udine) che hanno sequestrato decine di telefonini, chiavette usb e hard disk di computer con foto e brevi filmati porno della ragazzina. I sequestri sono stati fatti su ordine della Procura della Repubblica di Tolmezzo e della Procura della Repubblica per i minorenni di Trieste.
L'inchiesta è scattata nei mesi scorsi sulla base di una serie di elementi che i Carabinieri hanno acquisito controllando il mondo giovanile in alcuni comuni della fascia collinare friulana. Le due Procure hanno così deciso di tenere sotto controllo una serie di numeri telefonici e hanno scoperto che la ragazza, che all'epoca frequentava la scuola media, trasmetteva le foto porno e brevi filmati in cambio di ricariche del cellulare.
Sembrava proprio un'idea brillante per passare la vigilia di Pasqua. I cinque ragazzi, indicati come di buona famiglia, dopo essersi introdotti nel parcheggio di un'officina meccania, scavalcando la recinzione, si sono messi alla guida di un furgone a metano e hanno dato inizio al gioco.
Si sono lanciati contro le auto parcheggiate nel piazzale della ditta e oltre agli ingenti danni hanno messo a rischio la propria vita, rischiando che il furgone saltasse in aria con loro a bordo. Dopo il primo "giro di autoscontro" del pomeriggio, il gruppo era tornato la sera per ripetere l'esperienza e terminare le riprese.
Ma ad attenderli c'erano i carabinieri. I denunciati, tutti lucchesi, hanno 14, 16, 17, 19 e 23 anni. Nessuno di loro aveva alle spalle segnalazioni alle forze dell'ordine. I cinque ragazzi hanno spiegato ai carabinieri che le immagini della "bravata" dovevano finire su Youtube. Nessuno e' rimasto ferito.
Emergenza Carceri: lavoratori Osapp Lazio e Lombardia in Sciopero della Fame
Di Loredana Morandi (del 15/04/2010 @ 08:17:30, in Sindacati Giustizia, linkato 1394 volte)
BENEDUCI (OSAPP): NON SERVONO NUOVE STRUTTURE, MA INVESTIMENTI IN QUELLE GIA' ESISTENTI
Emergenza carceri, sciopero della fame
della polizia penitenziaria nel Lazio
La protesta per denunciare la situazione esplosiva. I dati di Sant'Egidio: oltre 67mila detenuti in spazi per 42mila
ROMA - Scioperi della fame e permanenza a oltranza nelle carceri di Lazio e Piemonte. Leo Beneduci, segretario dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria), ha annunciato una clamorosa protesta dopo l’incontro con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sul piano carceri. E a fotografare la situazione esplosiva dietro le sbarre ci ha pensato la Comunità di Sant'Egidio che ha diffuso i dati sul sistema giudiziario. A marzo 2010 i penitenziari italiani hanno raggiunto il loro «record storico»: ben 67.271 detenuti in strutture che al massimo potrebbero accoglierne 42 mila. Un sovraffollamento che si registra nonostante il netto calo dei reati. «Il sistema giudiziario italiano è malato, ormai al collasso, perché il carcere non può essere l’unica risposta al problema sicurezza. Bisogna aprire alle misure alternative», afferma il portavoce della Comunità di Sant'Egidio, Mario Marazziti.
SCIOPERO DELLA FAME – Da tempo l’Osapp denuncia le condizioni «insopportabili» di vita e di lavoro nelle carceri. «Nell'attuale disastro penitenziario italiano – denuncia Beneduci - gli unici problemi che si vogliono affrontare sono quelli delle nuove carceri da costruire. In realtà, il sistema ha da tempo perso qualsiasi parvenza di umanità per il personale e per i detenuti». Secondo il sindacato degli agenti penitenziari, il problema va «affrontato nel complesso e non solo dal punto di vista delle infrastrutture. Basta vedere il caso di Rieti: un nuovo carcere pronto e consegnato da mesi e non in grado funzionare in mancanza di personale». Secondo l’Osapp, «i 700 milioni di euro nel 2010 e il miliardo e mezzo di euro nel triennio per le nuove carceri dovrebbero essere destinati a una reale riforma del sistema: aumentare gli addetti di polizia penitenziaria, depenalizzazione dei reati di minore allarme e pericolosità e il reale reinserimento sociale dei reclusi. Così i vantaggi sarebbero molteplici anche in termini di maggiore sicurezza per l'intera collettività”. Per protestare contro questa situazione, gli agenti penitenziari di Lazio e Piemonte hanno deciso lo sciopero della fame e l’autoconsegna nelle caserme, cioè la permanenza all'interno dell'istituto anche dopo il turno di servizio senza quindi raggiungere i propri familiari.
«NECESSARIE MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE» - «Il numero incredibile di suicidi, 18 solo in questi primi mesi del 2010, è un evidente segnale delle situazioni insostenibili nei carceri» afferma Marazziti. Anche Sant’Egidio chiede una riforma del sistema giudiziario che ponga l’accento sulle misure alternative. La Comunità ha calcolato che per chi ha scontato tutta la pena in carcere c'è un tasso di recidiva medio del 66%. Mentre, nel 2009, solamente il 5% di chi ha usufruito di misure alternative è tornato in carcere. «Nessun sistema può reggere se ai reati nuovi ogni anno si aggiungono 2/3 di quelli vecchi. In questo senso, il ddl Alfano sul piano carceri va bene – aggiunge Marazziti - e speriamo che il suo iter legislativo proceda. Non si rischia di generare insicurezze nel Paese, se chi deve scontare l'ultimo anno può uscire con misure alternative vere o se addirittura, chi deve scontare condanne fino a tre anni, può già, nel corso del processo, essere assegnato ad altri percorsi. Ma il ddl Alfano non è sufficiente, non è l'unico provvedimento necessario per risolvere l'emergenza carceri».
LA RICETTA DI SANT’EGIDIO - Per Marazziti bisogna far capire alla collettività che c'è più sicurezza nell'inventare misure alternative piuttosto che ricorrere esclusivamente al carcere. «Noi proponiamo alcune soluzioni – aggiunge – per il miglioramento delle condizioni in carcere. La prima è la creazione di strutture socio-sanitarie per permettere di scontare la pena in misura alternativa ad anziani e disabili, donne con bambini, persone senza dimora e malati oncologici. Occorrono poi misure alternative al carcere: per i tossicodipendenti, l'ingresso direttamente in comunità terapeutiche senza passare per il carcere in attesa della convalida dell'arresto; favorire sanzioni amministrative per reati di lieve entità; l'investimento di maggiori risorse per il lavoro interno ed esterno come primo passo per il reinserimento nella società».
LA SITUAZIONE NELLE CARCERI ROMANE – Dai dati di Sant’Egidio emerge anche con chiarezza la situazione nelle carceri capitoline. In primo luogo, a Roma sono diminuiti di molto i reati: nel 2006 se ne contavano 18.448 al mese e mentre nel gennaio 2009 sono stati 12.074. Nel periodo gennaio-agosto 2009 sono diminuiti sia i furti negli appartamenti (-7% rispetto al primo semestre del 2008), le rapine (-17%) e in generale tutti i reati di criminalità in strada sono calati dal 10% al 20%. Aumentano invece le denunce di usura (252 casi, ovvero il 13% in più) e gli omicidi volontari (+6 per cento). «In generale – conclude Marazziti – nella Capitale i reati sono diminuiti. I soggetti denunciati sono scesi da 368mila a 354 mila (-4%) eppure gli arresti sono aumentati del 5%. In media 440 persone entrano in carcere ogni giorno. E questo è un chiaro esempio di quanto il sistema sia malato e abbia bisogno di essere riformato».
Corriere Sera 14 aprile 2010
24/08/2019 @ 13.02.36

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