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Timestamp: 2020-05-25 08:08:22+00:00

Document:
[15.12.2015] Tribunale di Forlì 15.12.2015, est. E. Ramacciotti
Nell’ambito delle successioni ‘’mortis causa’’, il chiamato all’eredità acquista la qualità di erede a prescindere da un’esplicita accettazione della stessa. Oltre alla delazione ereditaria ed al possesso dei beni ereditari, presupposti necessari, ma non sufficienti ai fini di una accettazione implicita, devono ricorrere gli altri elementi della fattispecie prevista ex art. 485 c.c.: la mancata redazione dell’inventario dei beni ereditari entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione fa sì che il chiamato venga considerato quale erede puro e semplice. Il possesso non deve necessariamente manifestarsi in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà dei beni ereditari, ma si esaurisce in una situazione di fatto tra i beni e il chiamato all’eredità, con la consapevolezza della loro appartenenza al compendio ereditario: ne consegue che l’art. 485 c.c. include anche la detenzione a titolo di custodia o di affidamento temporaneo.
La X s.p.a., quale mandataria per procura speciale della Y s.r.l. ha convenuto in giudizio ex art.702 bis c.p.c. la signora Tizia onde ottenere una pronuncia giudiziale che accerti l'intervenuta accettazione tacita da parte della medesima dell'eredità del defunto marito Caio.
A sostegno dell'azione spiegata, la società ricorrente ha rappresentato di aver introdotto una procedura esecutiva immobiliare contro la signora Tizia pendente avanti l'intestato tribunale (R.G. 283/2011), nell'ambito della quale il Giudice dell'Esecuzione, non ritenendo sufficientemente provata la qualità di erede legittima del marito, con ordinanza in data 1.10.2014, ha invitato il creditore procedente ad instaurare giudizio per far accertare la qualità di erede della Tizia, onde poter dare ulteriore corso alla procedura esecutiva, avente quale oggetto l’immobile sito in Forlì, via ……, sul quale era stata costituita dal de cuius ipoteca a garanzia di un mutuo fondiario concessogli da Z.
Giova al riguardo premettere che in tema di successioni "mortis causa", la delazione che segue l'apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all'acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l'accettazione, mediante "aditio" oppure per effetto di "pro herede gestio", oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all'art. 485 c.c.
L'art. 485 c.c. contempla un caso di accettazione dell'eredità ex lege presupponente una fattispecie complessa di cui sono elementi l'apertura della successione, la delazione ereditaria, il possesso di beni ereditari e la mancata tempestiva realizzazione dell'inventano. In applicazione di tali principi, il soggetto, il quale deduce detta accettazione tacita come fatto costitutivo della domanda diretta a fare valere un credito nei confronti del chiamato, in quanto erede del debitore defunto, ha l'onere di provare la sussistenza di tutti gli elementi della fattispecie, ivi compreso il possesso di beni ereditari.
In tema di successione "mortis causa", la delazione ereditaria ed il possesso dei beni ereditari da parte del chiamato, pur non risultando sufficienti ai fini dell'acquisto della qualità di erede, in quanto la prima ne costituisce soltanto il presupposto, mentre il secondo non presuppone di per sé la volontà di accettare l'eredità, rappresentano tuttavia circostanze valutabili, unitamente alla mancata redazione dell'inventario, ai fini dell'accertamento di un'eventuale accettazione "ex lege", di cui sono elementi costitutivi, appunto, l'apertura della successione, la delazione ereditaria, il possesso dei beni ereditari e la mancata tempestiva redazione dell'inventario (cfr. in termini Cass. Sez. 5, Sentenza n. 16507 del 19/07/2006).
Il possesso dei beni ereditari previsto dall'art. 485 c.c. per l'acquisto della qualità di erede puro e semplice nel caso di mancata redazione dell'inventano nei termini di legge non deve necessariamente manifestarsi in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà dei beni ereditari, ma si esaurisce in una mera relazione materiale tra i beni e il chiamato all'eredità, e cioè in una situazione di fatto che consenta l'esercizio di concreti poteri sui beni, sia pure per mezzo di terzi detentori, con la consapevolezza della loro appartenenza al compendio ereditario: ne consegue che la previsione legale si estende ad ogni specie di possesso, quale che ne sia il titolo giustificativo, e include anche la detenzione a titolo di custodia o di affidamento temporaneo (Cass., Sez. 2, sentenza n. 4835 del 25.7.1980, ivi, Rv. 408659; conf. Cass. sent. n. 4707 del 14.5.1994; n. 11018 del 5.5.2008; n. 2911 del 19.3.1998).
Nel caso che ci occupa, dagli atti di causa è emerso che il sig. Caio, nato a …(FC), il 23.02.1934, è deceduto il 26.06.2003, senza lasciare testamento e lasciando quali chiamati all'eredità i figli, i quali hanno rinunziato all’eredità e la moglie Tizia, la quale è rimasta nel possesso dei beni ereditari, senza che agli atti vi sia prova che la medesima abbia compilato l'inventario entro il termine di tre mesi dal giorno dell'apertura della successione (art. 485, comma 1, c.c.), né successivamente, di talché si è realizzata nei confronti della predetta la fattispecie prevista dall'art. 485, comma 3, c.c., a tenore del quale "trascorso tale termine senza che l'inventano sia stato compiuto, il chiamato all'eredità è considerato erede puro e semplice".
La circostanza che la convenuta sia rimasta nel possesso dei beni caduti in successione, e nella specie dell'immobile sito in Forlì, via……, è chiaramente evincibile dalle notificazioni effettuate tanto nel corso del processo esecutivo quanto nel presente giudizio, atteso che l'incombente è stato curato per ben due volte presso il predetto luogo e l'atto è stato sempre ritualmente ritirato, rispettivamente in data 21.09.2011 presso le poste (atto di pignoramento) e in data 17.03.2015 (atto di citazione) dal figlio.
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References: art. 485
 art.702
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 sentenza 
 Cass.