Source: http://sentenze.altervista.org/concorso-per-il-reclutamento-del-personale-docente-nelle-scuole-dellinfanzia-primaria-secondaria-di-i-e-ii-grado-la-formula-di-cui-al-comma-10-dellart-400-per-cui-superano-le-pro/
Timestamp: 2020-08-14 21:30:15+00:00

Document:
Concorso per il reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado: la formula di cui al comma 10 dell’art. 400 per cui superano le prove scritte, grafiche o pratiche i candidati che abbiano riportato una votazione non inferiore a ventotto quarantesimi, laddove è previsto che la Commissione giudicatrice dispone di quaranta punti per le prove scritte, grafiche o pratiche, sta a significare che il punteggio su queste ultime è unitario e inscindibile. | Sentenze
Concorso per il reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado: la formula di cui al comma 10 dell’art. 400 per cui superano le prove scritte, grafiche o pratiche i candidati che abbiano riportato una votazione non inferiore a ventotto quarantesimi, laddove è previsto che la Commissione giudicatrice dispone di quaranta punti per le prove scritte, grafiche o pratiche, sta a significare che il punteggio su queste ultime è unitario e inscindibile.
Scritto il Marzo 26, 2020 Marzo 25, 2020 da sentenze
Consiglio di Stato sentenza n. 1187/2020 14 febbraio 2020
Ritenuto che il giudizio può essere definito con sentenza emessa ai sensi dell’art. 74 c.p.a.;
– con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e successivi motivi aggiunti, gli odierni appellanti – tutti partecipanti al concorso per il reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado, indette dall’Ufficio Scolastico Regionale per Lazio e Toscana, per la classe concorsuale A033 – impugnavano:
a) il bando del predetto concorso, indetto con decreto del direttore generale per il personale scolastico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 82 del 24 settembre 2012, e segnatamente l’art. 9, commi 1, 2 e 3, e l’art. 10, comma 1, i quali prevedono che sono ammessi alle prove orali, i candidati che hanno superato la prova di cui all’art. 7 del medesimo bando (ovverosia la prova scritta con un punteggio non inferiore a 21/30) e che hanno conseguito un punteggio non inferiore a 7/10 nella prova di cui all’art. 9 del medesimo bando;
b) gli atti precedenti, conseguenti e successivi, tra cui gli elenchi degli ammessi alla prova orale, nella parte in cui tali elenchi non contemplano gli appellanti che avevano partecipato alle prove scritte ed alla prova pratica, conseguendo un punteggio complessivo non inferiore a 28/40 e con un punteggio della sola prova pratica inferiore a 7/10;
c) le graduatorie di merito definitive del concorso pubblicate con distinti decreti degli Uffici Scolastici Regionali competenti, nelle parti in cui tali graduatorie non prevedono l’inserimento degli odierni appellanti;
– il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con sentenza n. 12025 del 2016, accoglieva il ricorso e, per l’effetto, annullava gli atti impugnati, rilevando quanto segue: «Deve quindi ritenersi l’illegittimità della valutazione delle prove scritte in modo disgiunto dalla valutazione di quella pratica, nonché dell’attribuzione a quest’ultima, valutata in maniera autonoma, di un punteggio condizionante ex se l’ammissione alla prova orale, in contrasto con la norma statale che contempla il carattere unitario della valutazione delle prove nel loro insieme, sicché la formula di cui al comma 10 dell’art. 400 per cui superano le prove scritte, grafiche o pratiche i candidati che abbiano riportato una votazione non inferiore a ventotto quarantesimi, laddove è previsto che la Commissione giudicatrice dispone di quaranta punti per le prove scritte, grafiche o pratiche, sta a significare che il punteggio su queste ultime è unitario e inscindibile. E’ pertanto giocoforza accogliere il gravame e, per l’effetto, previa riforma della sentenza impugnata, accogliere il ricorso di primo grado proposto dagli appellanti odierni e annullare gli atti e i provvedimenti indicati in epigrafe, entro i limiti dell’interesse fatto valere dagli appellanti medesimi e assorbito ogni altro profilo di censura dedotto».
– sennonché, nonostante il dispositivo di annullamento, i ricorrenti hanno proposto appello avverso la predetta pronuncia, lamentando che il giudice di prime cure, dopo avere dichiarato l’illegittimità dell’attribuzione alla prova pratica di un punteggio condizionante ex se l’ammissione alla prova orale, avrebbe inspiegabilmente subordinato l’ammissione alla prova orale al possesso del punteggio minimo 6/10 raggiunto nella sola prova (pratica) di laboratorio, incorrendo così in una palese contraddizione;
– in particolare, viene gravato il capo di sentenza in cui afferma che: «[…] per il superamento delle prove e l’ammissione all’orale il punteggio per la prova pratica potrà anche essere inferiore a 7/10 ma la soglia minima da raggiungere – non solo nella prova pratica ma per vero in ciascuna delle prove – dovrà essere non inferiore a 6/10, e ciò in base a quanto dispone il comma 11, ultimo periodo, del citato art. 400 (l’attribuzione ad una prova di un punteggio che, riportato a decimi, sia inferiore a sei preclude la valutazione della prova successiva)»;
– in sostanza, gli appellanti deducono che, avendo essi riportato un punteggio inferiore a 6/10 nella prova pratica, l’effetto conformativo della sentenza impugnata li vedrebbe sostanzialmente soccombenti, dal momento che essi non potranno essere comunque ammessi alle prove orali;
– su queste basi, chiedono che la sentenza venga riformata in quanto il giudice di primo grado avrebbe introdotto una nuova soglia minima non prevista dal decreto legislativo n. 297 del 1994, non richiamato nel bando e neppure applicato dalle commissioni, in violazione dell’art. 400, commi 9, 10 e 11, del d.lgs. n. 297 del 1994, e degli artt. 3 e 97 della Costituzione;
– si è costituito in giudizio, sia pure con memoria di mero stile, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;
– con ordinanza 4 agosto 2017, 3293, la Sezione ha respinto l’istanza di sospensione della esecutività della sentenza appellata;
– occorre prendere le mosse dai precedenti della Sezione, evocati dagli stessi appellanti, relativi alla medesima fattispecie normativa (sentenze 28 maggio 2015, n. 2677; 15 novembre 2017, n. 5295; 25 gennaio 2018, n. 504), i quali hanno statuito che:
i) la tipizzazione della procedura concorsuale per l’accesso all’insegnamento scolastico prevista dal decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, non consente all’Amministrazione la possibilità di discostarsi dalle disposizioni dettate dall’articolo 400 del predetto decreto, le quali prevedono che le prove scritte e pratiche sono valutate prevalentemente con un punteggio unitario che, se pari o superiore a 28/40 (equivalente a 7/10), consente ai candidati l’ammissione alla prova orale;
ii) di conseguenza, non può essere introdotto un ulteriore criterio selettivo il cui mancato rispetto, alterando il richiamato principio della valutazione congiunta, determini l’impossibilità di valutazione di successive prove per ciascuna classe di concorso;
iii) l’articolo 400 citato, al comma 9, specifica che le Commissioni giudicatrici dispongono di cento punti, di cui quaranta per le prove scritte, grafiche o pratiche, quaranta per la prova orale e venti per i titoli; in ciò evidenziandosi l’unitarietà delle prove scritte, grafiche o pratiche e, quindi, della conseguente attribuzione unitaria del punteggio nel limite previsto;
iv) tale affermazione trova ulteriore conferma nella previsione di cui al comma 10 dello stesso articolo, secondo cui i candidati superano la prova scritta, grafica o pratica se la Commissione giudicatrice attribuisce loro un punteggio di almeno 28 punti sui quaranta disponibili e altrettanto per la prova orale;
v) è indubitabile che i quaranta punti debbano essere attribuiti alla valutazione nel suo complesso delle prove scritte grafiche o pratiche, onde l’Amministrazione ha illegittimamente alterato il suddetto principio, attribuendo trenta punti per la valutazione delle prove scritte e grafiche e altri dieci punti per quelle pratiche, con ciò frazionando arbitrariamente le prove medesime ed il relativo punteggio, al fine di creare un ulteriore momento di selezione non consentito dalla vigente normativa;
vi) né può dirsi, in contrario, che il punteggio di 21/30 su tre prove è pari a quello di 28/40 su quattro prove, considerandosi che la media di 7/10 a prova, secondo quanto previsto dal richiamato comma 9 dell’articolo 400, deve essere riscontrata dalla Commissione dopo l’espletamento di tutte e quattro le prove e non artificiosamente dopo le prime tre; ben potendo la quarta prova consentire di raggiungere la soglia dei 28/40, anche in presenza di una soglia minima di 6/10 che potrebbe essere raggiunta in una o più delle altre prove scritte, così premiando quei candidati la cui professione si svolge prevalentemente nello svolgimento di mansioni pratiche;
vii) la valutazione della prova pratica e/o di laboratorio non può essere, quindi, essere effettuata a sé stante ed il relativo punteggio deve rientrare tra i quaranta punti a disposizione della Commissione giudicatrice per le prove scritte, grafiche e pratiche;
– ebbene, i richiamati precedenti (rispetto ai quali la sentenza di primo grado è pienamente conforme) lasciano del tutto impregiudicata la diversa questione relativa allo sbarramento consistente nel superamento, in ciascuna delle quattro prove, del punteggio minimo di 6/10;
– anzi, in senso contrario alla tesi degli appellanti, questa stessa Sezione ha affermato che «la lettura dell’articolo 400 evidenzia, infatti, che l’unico sbarramento consentito è il superamento, per ciascuna delle quattro prove, di un minimo di 6/10, ma non anche l’ulteriore frazionamento della valutazione, così come effettuato dal bando» (Consiglio Stato, sez. VI, 11 luglio 2016 n. 3038);
– dispone, infatti, il comma 11 del predetto articolo 400 che «[l]a valutazione delle prove scritte e grafiche ha luogo congiuntamente secondo le modalità stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1989, n. 116. Peraltro, l’attribuzione ad una prova di un punteggio che, riportato a decimi, sia inferiore a sei preclude la valutazione della prova successiva»;
– tale limite trova piena operatività nella fattispecie in esame, trattandosi di previsione direttamente discendente da norma di rango legislativo, la quale opera pur in mancanza di espressa riproduzione di essa nel bando;
– d’altra parte, l’illegittimità del bando per la mancanza di valutazione cumulativa come sopra rilevata ai fini del raggiungimento del punteggio minimo di 28/40 viene affermata proprio in applicazione del richiamato articolo 400 del decreto legislativo; con l’evidente conseguenza che di quest’ultima norma non può che farsi applicazione piena, dovendosi, di conseguenza, ritenerne l’operatività anche per la parte in cui dispone il necessario conseguimento del punteggio minimo di 6/10 per ciascuna prova (nel caso in esame gli appellanti, senza contestazione alcuna da parte del Ministero appello, dichiarano di avere conseguito il suddetto punteggio complessivo, pur avendo riportato un punteggio inferiore a 6/10 nella prova pratica);
– la disposizione, poi, con l’indicazione di una regola chiara, precisa e cogente, rende la consequenziale attività amministrativa di natura vincolata, con l’impossibilità di configurare un vizio di disparità di trattamento (tipico, invece, dell’azione discrezionale) laddove per altri candidati l’amministrazione erroneamente non ne abbia fatto applicazione;
– la previsione del limite minimo dei 6/10 per ciascuna prova risulta, del resto, pienamente ragionevole;
– la norma, infatti, correttamente prevede una valutazione complessiva delle prove ai fini del raggiungimento del punteggio di 28/40, in tal modo valorizzando, ai fini di una compensazione, le abilità specifiche del candidato che siano state dimostrate, con il raggiungimento di un punteggio elevato, in alcune di esse;
– tale valorizzazione e compensazione, peraltro, non può condurre ad obliterare un limite minimo di sufficienza che deve essere raggiunto per ciascuna prova, rispondendo esso alla necessità che il candidato non presenti comunque lacune rilevanti in singoli aspetti della preparazione, acclarati con le singole prove, ritenuti essenziali ai fini dell’espletamento dell’attività per la quale la procedura concorsuale viene indetta;
– l’appello va dunque respinto;
– le spese di lite del secondo grado di giudizio vanno interamente compensante tra le parti, in considerazione della particolarità della vicenda;
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello n. 4324 del 2017, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Compensa interamente tra le parti le spese di lite del secondo grado di giudizio.
Consiglio di Stato sentenza n. 1187/2020 14 febbraio 2020 concorsi scuola infanzia, reclutamento scuole infanzia
Precedente Termini domande Naspi e Dis-Coll, proroga Successivo Covid19, provvedimenti, sanzioni e controlli: rapporti tra Stato, Regioni e Comuni - D.l. n.19/2020

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 400
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 400
 articolo 400
 sentenza