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Timestamp: 2019-05-20 00:35:18+00:00

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Art. 1418 codice civile - Cause di nullità del contratto - Brocardi.it
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Articolo 1418 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1418 Codice civile
Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall'articolo 1325, l'illiceità della causa [1343], l'illiceità dei motivi nel caso indicato dall'articolo 1345 e la mancanza nell'oggetto dei requisiti stabiliti dall'articolo 1346 (2).
Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge [458, 778, 785, 788, 794, 1350, 1354, 1355, 1472, 1895, 1904, 1963, 1972, 2103, 2115, 2265, 2744] (3).
(1) Si tratta delle c.d. nullità virtuali, così definite in quanto la legge non individua un tipo ma rimanda alle norme imperative violate.
(2) Il comma si riferisce alle c.d. nullità strutturali, qualificate come tali perchè incidono sugli elementi costitutivi del negozio. Ne sono esempi: la pattuizione orale se il contratto è volto a trasferire la proprietà di un immobile (1350, 1325 c.c.); il contratto in cui il prezzo è versato per corrompere un pubblico ufficiale (1343 c.c.; 318 c.p.); il contratto di locazione (1571 c.c.) se entrambe le parti si dispongono a stipulare solo per consentire al locatario di realizzarvi una casa per appuntamenti; il negozio tra due privati che ha per oggetto la compravendita (1470 c.c.) del Colosseo.
(3) Si tratta delle c.d. nullità testuali, contenute in singole norme di legge.
Il primo comma si giustifica considerando il carattere imperativo delle norme violate che, come tale, non può che condurre alla nullità del negozio; inoltre, la previsione consente di sanzionare anche ipotesi che, pur illecite, non dovessero rientrare nella previsione di causa illecita.
Nel secondo comma il legislatore contempla altri casi di nullità dovuti alla mancanza di elementi essenziali o alla illiceità che afflige il contratto e che, come tale, è sempre sanzionata nel modo più severo.
Infine, poichè la nullità è un rimedio di carattere eccezionale che, quindi, necessita di una previsione espressa, il legislatore si preoccupa di richiamare anche le altre ipotesi di legge che la prevedono.
“ Exceptio nullitatis ”
Spiegazione dell'art. 1418 Codice civile
La nullità del contratto per contrarietà a norme imperative
Tralasciando, sull'esempio degli altri codici, di dare una definizione del fenomeno della nullità, la quale sarebbe inutile ed inopportuna in un testo di legge, il legislatore italiano inizia il capo della nullità con l'elencazione delle cause di nullità del contratto.
Il modo con cui questa norma è formulata dà luogo a taluni dubbi e perplessità.
Il primo comma considera la nullità del contratto per contrarietà a norme imperative. Nel progetto ministeriale (art. 294, 1° comma) si parla invece di norme imperative o proibitive; quest'aggiunta fu soppressa in base all'osservazione, in seno alla C.A.L. (Atti verb., n. 12, pag. 158) che la norma o è imperativa, nel senso di cogente, o è dispositiva; la norma proibitiva è sempre cogente e quindi è inutile tale specificazione. Se questa è la ragione per cui fu abbandonata la dizione originaria, non si comprende perché non si sia parlato senza altro di norme cogenti anziché di norme imperative, espressione ambigua, dato il significato tradizionale in cui essa viene usata in antitesi alle norme proibitive. Nella R. R. (n. 116) la configurazione delle norme imperative come ragione autonoma di nullità del contratto e giustificata in base alla osservazione che in tal modo si vengono a cornprendere nella nullità del contratto anche le ipotesi che potrebbero non rientrare nel concetto di causa illecita.
Nonostante tale ausilio dei lavori preparatori, resta dubbio in che senso debba intendersi l'espressione di «norme imperative» del testo definitivo. Che ad essa si debba attribuire, in conformità a quanto ristilta dalla discussione in seno alla C.A.L., il significato di norma cogente è un'opinione difficilmente sostenibile, non solo perché tutti i casi di nullità elencati nel comma successivo sono casi di nullità per contrarietà a norme cogenti, ma anche e sopratutto perché con questa interpretazione il disposto del 1° comma dell'art. 1418 viene a trovarsi in stridente contrasto con il disposto dell'art. 1325, il quale per la nul­lità di un contratto concluso senza l'osservanza di una prescrizione di forma richiede che la sanzione della nullità risulti dalla norma violata. Più attendibile è l'opinione che l’espressione in esame debba intendersi nel senso più ristretto di norme proibitive, come risulta implicitamente dalla R. R. e come è stabilito nel codice civile germanico; il primo comma sarebbe pertanto diretto a ricondurre sotto la sanzione della nullità, quelle ipotesi di illiceità del negozio che non rientrano a rigore nel concetto di illiceità per contrarietà del contenuto, in sè e per sè considerato, del negozio a una proibizione di legge. Queste ipotesi si riducono essenzialmente, a mio avviso, alla illiceità del contenuto del negozio in relazione al soggetto o ai soggetti del negozio (es.: articolo 1471, nn. 1 e 2 cod. civ.).
Interpretando in tal modo il primo comma dell'art. 141 8, si deve osservare che la configurazione in un comma a sè stante dell'ipotesi di violazione di una norma poibitiva, per quanto non erronea, dato che nel testo definitivo, a differenza del testo non coordinato del Libro IV, tale causa di nullità non è contrapposta alle cause elencate nel secondo comma, è tuttavia inopportuna; in una formulazione più precisa e più stringata il primo comma doveva essere abolito e sostituito da un'aggiunta, in quella parte del 2° comma dove si menziona l’illiceità del negozio.
L'inciso finale del 1° comma, aggiunto solo nel testo coordinato, risolve la questione circa gli effetti della violazione di un divieto di legge che non stabilisca espressamente la sanzione della nullità: la regola è la nullita del negozio contra legem, salvo una esplicita diversa disposizione. Con una, formulazione diversa e preferibile, il codice civile germanico non richiede che la sanzione diversa dalla nullità sia espressamente comminata, limitandosi a stabilire che detta diversa sanzione non deve risultare dalla legge. Si ammette così, in conformità del resto con l’insegnamento della migliore dottrina italiana sotto l'impero del codice abrogato, che la sanzione diversa dalla nullità possa anche essere desunta, nel silenzio della lettera della legge, dalla ratio legis. E’ da avvertire però che l'adozione di questo sisterna nel nostro ordinamento presenterebbe l'inconveniente di non offrire un criterio sicuro e certo per l'individuazione dei casi di nullità e di annullabilità, dato che il nostro legislatore ricollega talora alla violazione di norme proibitive aventi la medesima ratio in taluni casi la nullità ed in altri la semplice annullabilità (es. art. 1471, nn. 1 e 2, e nn. 3 e 4 cod. civ.).
La nullità del contratto per le altre cause di cui al secondo e terzo comma dell’articolo in esame
L'elencazione delle cause di nullità contenuta nel secondo comma presenta, di riflesso, gli stessi difetti dell’elencazione degli elementi essenziali del contratto contenuta nell'art. 1325 cod. civ.
Non è esatto considerare in linea generale la mancanza dell'accordo come causa di nullità del contratto, giacché, nel sistema accolto dal nuovo legislatore in ordine al problema del valore dell'elemento volitivo nella fattispecie negoziale, solo la divergenza bilaterale (simulazione) tra volontà e dichiarazione è causa di nullita del negozio; la divergenza unilaterale, come è stabilito testualmente negli articoli 428 e 1433 cod. civ. per l'errore ostativo e l’incapacità naturale
è causa di semplice annullabilità. Superflua è inoltre la menzione della illiceità della causa, giacché la causa non costituisce un elemento del
negozio distinto dall'elemento oggettivo e l’illiceità causale altro non è che l'illiceità dell'oggetto del negozio, ricordata più avanti nello stesso comma. E’ da osservare infine che l'elencazione considera sullo stesso piano delle cause generali di nullità del contratto una causa — il difetto di forma — propria solo di singoli tipi di contratto.
Il terzo comma dell'art. 1418 stabilisce, con una disposizione che poteva essere omessa, che la nullità del contratto può anche derivare da cause particolari stabilite volta per volta dalla legge. Ciò avviene, per non citare che le ipotesi principali, nel caso di contratto sottoposto a condizione illecita od impossibile (art. 1354 cod. civ.), di contratto di alienazione di un diritto o di assunzione di un obbligo sottoposto a condizione sospensiva puramente potestativa (art. 1455 cod. civ.) e di contratto in cui la determinazione della prestazione sia rimessa al mero arbitrio di un terzo, il quale non vuole o non può operare la determinazione e le parti non si accordano per la nomina di un nuovo arbitratore (art. 1349 cod. civ.).
Massime relative all'art. 1418 Codice civile
Cass. civ. n. 19196/2016
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19196 del 28 settembre 2016)
Cass. civ. n. 8066/2016
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 8066 del 21 aprile 2016)
Cass. civ. n. 11933/2013
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11933 del 16 maggio 2013)
Cass. civ. n. 26724/2007
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 26724 del 19 dicembre 2007)
Cass. civ. n. 14234/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14234 del 25 settembre 2003)
Cass. civ. n. 11256/2003
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11256 del 18 luglio 2003)
Cass. civ. n. 8236/2003
La violazione di una norma imperativa non dà luogo necessariamente alla nullità del contratto giacché l'art. 1418, primo comma, c.c., con l'inciso «salvo che la legge disponga diversamente», esclude tale sanzione ove sia predisposto un meccanismo idoneo a realizzare ugualmente gli effetti voluti della norma, indipendentemente dalla sua concreta esperibilità e dal conseguimento reale degli effetti voluti. Pertanto la vendita di un fondo compiuta senza il rispetto delle norme sul diritto di prelazione di cui agli artt. 8 della legge n. 590 del 1965 e 7 della legge n. 817 del 1971, non è viziata da nullità ai sensi del citato art. 1418 (né ai sensi dell'art. 1344 c.c.) sussistendo il rimedio dell'esercizio del riscatto (da parte degli aventi diritto alla prelazione) idoneo a conseguire l'obiettivo normativo dello sviluppo della proprietà contadina, a nulla rilevando l'accidentale decadenza della possibilità di esperirlo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8236 del 24 maggio 2003)
Cass. civ. n. 5372/2003
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5372 del 5 aprile 2003)
Cass. civ. n. 10119/1996
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10119 del 19 novembre 1996)
Cass. civ. n. 2057/1990
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2057 del 14 marzo 1990)
Cass. civ. n. 1901/1977
L'ipotesi di nullità del contratto per contrarietà alle norme imperative si verifica, salvo che la legge disponga altrimenti, indipendentemente da una espressa comminatoria della sanzione di nullità nei singoli casi. Infatti, la norma dell'art. 1418 c.c. esprime un principio generale, rivolta a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione di precetti imperativi non si accompagna una specifica previsione di nullità. In tali casi, compito del giudice, ai fini della declaratoria di nullità, è solo quello di stabilire se la norma o le norme contraddette dall'autonomia privata abbiano carattere imperativo, siano, cioè, dettate a tutela dell'interesse pubblico.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1901 del 13 maggio 1977)
La nullità nella logica del diritto

References: Articolo 1418

Articolo 1418
 articolo 1471
 art. 1471

Cass. 
 sentenza 

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