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Timestamp: 2016-10-27 05:02:35+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 331 del 16.11.2007
Criteri per la disapplicazione della
disciplina delle società non operative, ai sensi dell'art. 37-bis, comma 8, del
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, nei confronti di una società holding che
detiene partecipazioni all'estero. Interpello n...: 'Alfa', con sede
Con istanza pervenuta il
...presso l'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate di .... e successivamente
trasmessa alla competente Direzione regionale, la società in oggetto indicata
ha presentato al Direttore Regionale.... un interpello formulato ai sensi
dell'articolo 37-bis, comma 8, del
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, per la disapplicazione della norma antielusiva
contenuta nell'art. 30, comma 4-bis della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e
La Direzione Regionale, con nota protocollo n....., ha
invitato la scrivente ad esprimere un parere preventivo sulla suddetta istanza.
Fattispecie rappresentata.
La società Alfa esercita dal 30
gennaio 2004 l' attività di gestione di partecipazione e, in particolare,
detiene una partecipazione del 44 per cento nella società Beta con sede legale
in Monrovia,.... (Liberia), che opera nel settore della produzione di legname
Nel corso del 2006 la società interpellante non ha
evidenziato nel proprio conto economico alcun utile da partecipazione derivante
da tale quota di partecipazione dal momento che la partecipata Beta non ha
ancora iniziato la propria attività d'impresa. Detta società opera nel settore
del legname grezzo in Monrovia, Liberia, dove solo alla fine dell'ottobre 2006,
le Nazioni Unite hanno eliminato le misure restrittive e i divieti relativi a
tale tipo di produzione introdotte durante il governo del presidente Taylor.
La società istante riteneva che l'accordo
internazionale del 2004 potesse favorire la ripresa economica del paese in tempi
brevi ma così non è stato e, quindi, la fase di avviamento e impianto
logistica dell'attività che doveva durare solo alcuni mesi, si è protratta per
quasi tre anni, con notevole aggravio di costi.
La medesima società dichiara altresì che l'inizio
della produzione, che richiede l'espletamento delle ultime procedura
burocratiche ed autorizzative è previsto per i mesi di marzo-aprile 2007 con la
conseguenza che fino a quel momento, la società partecipata non produrrà
ricavi.
Infine, nell'istanza si fa presente che Alfa ha
presentato, in relazione della propria partecipata Beta apposita istanza di
interpello ai sensi dell'articolo 168
del Tuir, volta ad ottenere la disapplicazione di tale norma.
In virtù di quanto appena
rappresentato, la Società istante chiede la disapplicazione delle disposizioni
di cui all'articolo 30, commi 1, 2, 3 e 4, della Legge 23 dicembre 1994 n. 724,
disciplinante le società cosiddette "non operative".
Le situazioni descritte costituirebbero fattispecie di
carattere oggettivo che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi
presunti e del reddito presunto che giustificano la disapplicazione della
normativa in esame.
Parere della Direzione Centrale
Normativa e Contenzioso.
In via preliminare si osserva
che, nella fattispecie, la società istante ha proposto interpello sia per la
disapplicazione della disciplina delle società non operative, che della
normativa di cui all'articolo 168
del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR) relativa alle società collegate
estere situate in Paesi inclusi nella cd. "black list" individuata dal
DM 21 novembre 2001.
Ciò comporta la necessità di chiarire quale sia il
rapporto che intercorre tra le due discipline.
La disciplina delle c.d. società "non
operative" di cui articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, si
applica, al ricorrere di determinati presupposti soggettivi ed oggettivi, alle
imprese che non superano il cd. test di operatività, di cui al comma 1 del
medesimo articolo. Il mancato superamento del test comporta l'obbligo per le
stesse di dichiarare, ai fini IRES e IRPEF, un reddito almeno pari a quello
minimo presunto, determinato ai sensi del comma 3 del citato articolo 30.
Il successivo comma 4-bis prevede che la società
interessata possa richiedere la disapplicazione della disposizione in commento
presentando apposita istanza di interpello ai sensi dell'articolo 37-bis, comma
8, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, qualora ricorrano "oggettive
situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli
incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi
del presente articolo, ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni
rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto di cui al comma 4".
Con riferimento alle società holding, la circolare n. 5 del 2 febbraio 2007 ha chiarito che la
loro "operatività" è subordinata anche alla circostanza che le
società partecipate distribuiscano dividendi in misura superiore all'importo
presunto di ricavi attribuito alla holding in base ai coefficienti di cui al
comma 1 del citato art. 30.
Pertanto, nella predetta circolare si afferma che è
giusto valutare se e quando la mancata erogazione di dividendi costituisca una
ragionevole ipotesi per ottenere la disapplicazione della normativa a favore
della società . Ciò induce a trasferire, in linea di massima, l'indagine sulla
operatività in capo alle società partecipate, così che l'istanza di
disapplicazione, ove accolta con riferimento alle società partecipate, potrà
normalmente motivare l'accoglimento anche dell'istanza presentata dalla holding.
Nella circolare n. 44 del 9 luglio 2007, l'Agenzia ha
precisato che la disciplina delle società non operative si applica alla holding
anche quando quest'ultima detiene, come nel caso in esame, partecipazioni in
società escluse per legge dall'applicazione dell'articolo 30 della legge n. 724
del 1994, perché residenti all'estero e prive di una stabile organizzazione in
Anche in tal caso la predetta holding potrà presentare
istanza di disapplicazione per dimostrare che le oggettive situazioni di cui al
comma 4-bis dell'art. 30 sono riferibili alle società non residenti dalla
stessa partecipate.
Al riguardo, sempre la circolare n. 44 ha chiarito che nell'ambito delle
ipotesi che possono giustificare l'accoglimento dell'istanza rientra anche
quella in cui le società partecipate, considerate operative ai sensi
dell'articolo 30 della legge n. 724 del 1994, non abbiano riserve di utili
sufficienti, in caso di integrale distribuzione, a consentire alla holding di
superare il test di operatività.
Tale affermazione resta valida sia con riferimento alle
partecipate italiane che a quelle estere, in relazione alle quali, dunque,
occorre verificare se possono considerarsi operative e, in caso positivo,
valutare la disponibilità di eventuali utili accantonati a riserva.
Resta ferma, inoltre, la possibilità da parte
dell'amministrazione finanziaria di applicare alla società di diritto estero le
disposizioni di cui all'art. 73,
comma 5-bis, del TUIR, qualora ne ricorrano i presupposti. In tale ultimo caso,
quindi, la disciplina sulle società non operative potrà trovare applicazione
anche con riferimento alla società cd. "esterovestita".
Per quanto riguarda la disciplina di cui agli articoli 167 e 168 del TUIR, il soggetto
fiscalmente residente in Italia che detiene, rispettivamente, una
partecipazione, diretta o indiretta, di controllo o di collegamento in
un'impresa localizzata in un paradiso fiscale, è tassato non già in base
all'utile distribuito dal soggetto partecipato estero, ma al reddito da esso
prodotto, determinato tramite i criteri previsti dalla normativa italiana ed
imputato per trasparenza al socio italiano.
Ciò al fine di conseguire un duplice scopo:
- evitare che la tassazione del reddito
della partecipata estera in "black list" possa essere rinviata a tempo
- tassare in misura congrua un reddito che
nello Stato della fonte subisce un'imposizione irrisoria o nulla.
Con riferimento all'art. 168 TUIR, si fa presente che il
reddito del soggetto collegato estero "... è determinato per un importo
corrispondente al maggiore fra:
a) l'utile prima delle imposte risultante
dal bilancio redatto dalla partecipata estera, anche in assenza di un obbligo di
b) un reddito induttivamente determinato
sulla base di coefficienti di rendimento riferiti alle categorie di beni che
compongono l'attivo patrimoniale di cui al successivo comma 3".
Nella fattispecie considerata, la società istante è
una holding che detiene una partecipazione di collegamento in una società
estera, localizzata in un paradiso fiscale. L'istanza di disapplicazione della
disciplina di cui all'articolo 168
del TUIR, presentata dalla holding con riguardo alla collegata estera, ha avuto
parere negativo. Pertanto, alla holding, sempre con riferimento alla medesima
impresa estera, è imputato un reddito determinato in via presuntiva ai sensi
del comma 2 del citato articolo 168.
Da quanto accennato in precedenza emerge che la
disciplina della società non operative comporta la necessità di effettuare un
confronto tra il reddito d'impresa determinato in via ordinaria e quello minimo
presunto, calcolato ai sensi dell'articolo 30, comma 3, della legge n. 724 del
Nel caso di specie, non è possibile effettuare questo
confronto in quanto il reddito imputato alla holding è già determinato in via
presuntiva con criteri difformi da quelli previsti ordinariamente per la
determinazione del reddito d'impresa. Ne consegue l'inapplicabilità alla
fattispecie considerata delle disposizioni previste per le società non
D'altra parte, se trovassero applicazione entrambe le
discipline in commento, nell'ipotesi in cui il reddito calcolato ai sensi
dell'articolo 168 del TUIR e
imputato alla holding fosse inferiore a quello minimo di cui all'articolo 30,
comma 3, della legge n. 724 del 1994, si andrebbe a rideterminare in via
presuntiva, in aumento, un reddito già presunto e reputato congruo ai sensi di
una disciplina speciale.
A diverse conclusioni deve giungersi qualora in luogo
dell'articolo 168 del TUIR,
risulti applicabile l'articolo 167
del TUIR.
Infatti, in caso di esito negativo dell'apposita
istanza di interpello o di mancata presentazione della stessa, il reddito della
cfc (controlled foreign company) è determinato secondo le regole ordinarie del
reddito d'impresa previste dal TUIR, salve le peculiarità indicate al comma 6
del citato articolo 167 e
all'articolo 2 del D.M. 21 novembre 2001,
n. 429.
Poiché le modalità di determinazione del reddito di
tali imprese sono sostanzialmente coincidenti con quelle delle imprese
residenti, alla holding residente che ha partecipazioni cfc è imputato un
reddito determinato in via ordinaria e pertanto è possibile il raffronto con
quello minimo presunto di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994.
Da ultimo si precisa che in caso di disapplicazione
delle disposizioni di cui all'articolo 168 del TUIR, a seguito
dell'esito favorevole dell'apposita istanza di interpello, torna applicabile la
disciplina sulle società non operative. Infatti, la collegata estera
localizzata in un paradiso fiscale è trattata al pari di una qualunque altra
partecipata estera e pertanto per la stessa varranno le considerazioni svolte in
precedenza con specifico riferimento all'operatività delle holding.
Analoghe considerazioni valgono con riferimento alla
disapplicazione della disciplina di cui all'articolo 167 del TUIR.
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References: articolo 30
 articolo 30
 art. 30
 articolo 168
 articolo 167
 art. 2400