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Timestamp: 2019-02-21 03:42:33+00:00

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Differenze tra furto con strappo e rapina - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2018 Differenze tra furto con strappo e rapina
Corte di Cassazione, sezione seconda penale, Sentenza 9 ottobre 2018, n. 45409.
Sentenza 9 ottobre 2018, n. 45409
Integra il reato di furto con strappo la condotta di violenza immediatamente rivolta verso la cosa e solo in via del tutto indiretta verso la persona che la detiene, mentre ricorre il delitto di rapina quando la “res” sia particolarmente aderente al corpo del possessore e la violenza si estenda necessariamente alla persona, dovendo il soggetto attivo vincerne la resistenza e non solo superare la forza di coesione inerente alla normale relazione fisica tra il possessore e la cosa sottratta
Anche una reazione del tutto istintiva che si ponga in contrasto con la sottrazione imprime all’azione un’accelerazione finalizzata a vincere la resistenza della vittima cosicche’ la violenza necessariamente si estende alla sua persona e non resta confinata al superamento della forza di coesione inerente al normale contatto della cosa con la p.o.
In tema di rapina la circostanza ricorre nel caso di effettiva simultanea presenza di almeno due compartecipi nel luogo e nel momento del fatto, pur se la violenza sia posta in essere da uno soltanto di essi senza che rilevi che la persona offesa non abbia percepito la presenza anche di un secondo soggetto e non abbia, quindi, subito una maggiore intimidazione in quanto la ratio dell’aggravante consiste anche eventualmente in via esclusiva – nella maggiore pericolosita’ del fatto, dovuta all’apporto causale del correo al momento e sul luogo del delitto
– Visti gli atti, la sentenza impugnata e i ricorsi;
– Udita nell’udienza pubblica del 20/7/2018 la relazione fatta dal Consigliere Dott.ssa DE SANTIS Anna Maria;
– Udita la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale, Dott. TOCCI Stefano, che ha concluso per l’inammissibilita’ dei ricorsi;
4. I motivi proposti da entrambe le difese in ordine alla riqualificazione del furto con strappo nell’ipotesi di rapina aggravata originariamente contestata possono essere congiuntamente esaminati in quanto aggrediscono da complementari versanti le valutazioni operate dalla Corte territoriale.
Deve innanzitutto escludersi che la Corte d’Appello fosse tenuta a disporre la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale al fine di assumere la p.o. (OMISSIS) onde procedere alla riqualificazione della condotta in suo danno. Invero, il primo giudice era addivenuto alla derubricazione dell’originario addebito sul rilievo che la violenza usata dal (OMISSIS) fosse diretta alla cosa e non alla persona, escludendo una sostanziale resistenza della p.o. allo spossessamento diversa da una “reazione istintiva di protezione della borsa” (pag. 9). In particolare, il Gup riteneva di dover privilegiare le dichiarazioni rese dalla vittima e dalla figlia in sede di denunzia rispetto a quanto riportato nell’informativa di P.g. in cui si riferisce che “la denunziante vanamente tentava di trattenere a se’ la borsa”.
I giudici d’appello hanno al contrario osservato (pag. 5) che la (OMISSIS) ” ha subito violenza nel tentativo di resistere al (OMISSIS) e indizio chiaro del tipo di forza sviluppato dall’imputato e’ la collocazione delle lesioni patite dalla donna alle dita e al gomito che dimostrano come l’azione del (OMISSIS)… fosse rivolta alla persona oltre che alla cosa”.
La Corte territoriale, dunque, ai fini della riqualificazione non ha operato una difforme valutazione del compendio dichiarativo ma vi ha innestato in senso dirimente il dato relativo alla natura delle lesioni riportate dalla vittima, non considerato dal primo giudice.
Pertanto, il pur condivisibile principio che pone l’obbligo per il giudice di appello di rinnovazione della prova dichiarativa ai fini della riforma “contra reum” della decisione di primo grado, non soltanto nei casi di ribaltamento della precedente sentenza di assoluzione, ma anche nel caso di riqualificazione giuridica dell’ipotesi delittuosa ritenuta dal giudice di primo grado ed in relazione alla quale la sentenza riformata aveva comunque espresso un giudizio di colpevolezza dell’imputato (Sez. 1, n. 29165 del 18/05/2017, H., Rv. 270280; n. 53601 del 02/03/2017, Dantese e altri, Rv. 271638) non puo’ trovare applicazione nella specie, non vertendosi in ipotesi di difforme valutazione dell’attendibilita’ della p.o. rispetto a quanto ritenuto in primo grado, situazione che non chiama in causa i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimita’ con le sentenze Dasgupta e Patalano.
Questa Corte, nel delimitare i confini dell’obbligo di rinnovazione dell’assunzione della prova dichiarativa, ha infatti chiarito che il giudice d’appello che riformi la sentenza assolutoria di primo grado per effetto della diversa qualificazione giuridica del fatto, non e’ tenuto a procedere alla rinnovazione dell’istruttoria ove la sua decisione si sia fondata sul medesimo materiale probatorio utilizzato in primo grado e senza che vi sia stata una difforme valutazione della prova dichiarativa (Sez. 6, n. 12397 del 27/02/2018, Gagliano, Rv. 272545).
4.1 Quanto alle censurate ragioni poste a fondamento della riqualificazione deve rilevarsi che in tema di diagnosi differenziale tra le due fattispecie la giurisprudenza di legittimita’ e’ costante nell’affermazione del principio secondo cui integra il reato di furto con strappo la condotta di violenza immediatamente rivolta verso la cosa e solo in via del tutto indiretta verso la persona che la detiene, mentre ricorre il delitto di rapina quando la “res” sia particolarmente aderente al corpo del possessore e la violenza si estenda necessariamente alla persona, dovendo il soggetto attivo vincerne la resistenza e non solo superare la forza di coesione inerente alla normale relazione fisica tra il possessore e la cosa sottratta (Sez. 2, n. 41464 del 11/11/2010, P., Rv. 248751; n. 2553 del 19/12/2014, Bocchetti, Rv. 262281). Di siffatte coordinate ermeneutiche la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione, rilevando la ricorrenza nella specie di un coefficiente di violenza fisica diretto alla neutralizzazione della vittima, strumentale alla sottrazione e strutturalmente integrante la fattispecie ex articolo 628 cod. pen., richiamando a sostegno gli esiti lesivi alla mano e al gomito che attestano come la vittima stringesse la borsa in aderenza al corpo. Infatti,diversamente da quanto opinato dal primo giudice, anche una reazione del tutto istintiva che si ponga in contrasto con la sottrazione imprime all’azione un’accelerazione finalizzata a vincere la resistenza della vittima cosicche’ la violenza necessariamente si estende alla sua persona e non resta confinata al superamento della forza di coesione inerente al normale contatto della cosa con la p.o. (Sez. 2, n. 34206 del 03/10/2006, P.G. in proc. Vaccaro, Rv. 234776).
5. Le doglianze proposte da entrambi i ricorrenti in punto di ritenuta sussistenza dell’aggravante delle piu’ persone riunite sono inammissibili per manifesta infondatezza. La giurisprudenza di legittimita’ ha reiteratamente precisato che in tema di rapina la circostanza ricorre nel caso di effettiva simultanea presenza di almeno due compartecipi nel luogo e nel momento del fatto, pur se la violenza sia posta in essere da uno soltanto di essi (Sez. 2, n. 31320 del 31/05/2017, Labtoul, Rv. 270436) senza che rilevi che la persona offesa non abbia percepito la presenza anche di un secondo soggetto (Sez. 2, n. 50696 del 19/11/2014, Coccimiglio, Rv. 261324) e non abbia, quindi, subito una maggiore intimidazione (Sez. 2, n. 36474 del 22/09/2011, Tei, Rv. 251163) in quanto la ratio dell’aggravante consiste anche eventualmente in via esclusiva – nella maggiore pericolosita’ del fatto, dovuta all’apporto causale del correo al momento e sul luogo del delitto (Sez. 2, n. 4284 del 25/01/1988, Michisanti, Rv. 180861).
6. Analogamente destituito di pregio e’ il gravame di cui al terzo motivo del ricorso (OMISSIS) che revoca in dubbio la sussistenza dell’aggravante di cui all’articolo 628 c.p., comma 3, n. 3 quater. La Corte territoriale ha disatteso i rilievi difensivi sul punto osservando che l’intervallo temporale intercorso tra il prelievo effettuato dalla vittima, sotto il controllo del (OMISSIS) che la segnalava al complice, e il violento spossessamento attuato dal (OMISSIS) e’ stato frutto di una precisa scelta di quest’ultimo che ha atteso il momento piu’ opportuno per agire, senza tuttavia perderla di vista e senza, quindi, interrompere la qualificata connessione tra la fruizione dei servizi postali da parte dell’ (OMISSIS) e la consumazione degli illeciti in suo danno, espressiva nell’intento del legislatore di una modalita’ operativa di particolare allarme sociale e meritevole del previsto inasprimento sanzionatorio (cfr Sez. 2, n. 49490 del 25/10/2017, Ruffini, Rv. 271247).
7. Sulla scorta delle considerazioni che precedono deve pervenirsi a declaratoria d’inammissibilita’ dei ricorsi con conseguente condanna dei proponenti al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria precisata in dispositivo.
Il giudice, nell’esercizio del suo potere discrezionale, puo’ legittimamente negare la...

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 articolo 628