Source: http://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2014/10/la-disciplina-dei-materiali-da-scavo-i.html
Timestamp: 2018-05-27 05:18:12+00:00

Document:
Note di Grondacci : La disciplina dei materiali da scavo: i rischi per l’ambiente e la salute.
I MATERIALI DI SCAVO NASCONO COME RIFIUTI SECONDO LA NOSTRA NORMATIVA
I materiali da scavo secondo la normativa generale sono considerati tutt’ora rifiuti come afferma l’articolo 184 del DLgs 152/2006 secondo il quale: “ 3. Sono rifiuti speciali:….. b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 184-bis;”.
L’articolo 184 bis è quello che stabilisce le condizioni in base alle quali i materiali da scavo non vengano più considerati rifiuti ma sottoprodotti.
I SOTTOPRODOTTI SECONDO LA DIRETTIVA UE 2008/98 E LA LEGGE NAZIONALE
Per sottoprodotto secondo l’articolo 5 della Direttiva e l’articolo 184bis del DLgs 152/2006 si intende una sostanza od oggetto che può non essere considerato rifiuto a condizione tra l’altro che:
1. la sostanza o l’oggetto può essere utilizzata/o direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
2. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
I SOTTOPRODOTTI SECONDO LA CORTE DI GIUSTIZIA
Tutte la giurisprudenza comunitaria a cominciare dalla sentenza della causa C-9/00, ha stabilito tre condizioni che un residuo di produzione deve soddisfare per essere considerato un sottoprodotto e quindi non rifiuto , in particolare il riutilizzo di un materiale :
1. non sia solo eventuale ma certo,
2. non richieda trasformazione preliminare
3. avvenga nella continuità del processo di produzione.
Queste condizioni sono cumulative, nel senso che tutt'e tre devono essere soddisfatte.
Cassazione penale, sez. III, 17 aprile 2012, n. 17453
“Deve propendersi, ad avviso del Collegio, per un’interpretazione meno Estensiva dell’ambito di operatività della disposizione in esame e tale da escludere dal novero della normale pratica industriale tutti gli interventi manipolativi del residuo diversi da quelli ordinariamente effettuati nel processo produttivo nel quale esso viene realizzato.”
LA NUOVA NORMATIVA NAZIONALE SULLA GESTIONE DELLE TERRE E ROCCE DA SCAVO COME SOTTOPRODOTTI
La attuale normativa sulla gestione delle terre e rocce di scavo al fine di considerare tali materiali come sottoprodotti e non come rifiuti si distingue:
1. disciplina per la gestione del materiale da scavo di opere soggette a VIA (Decreto Ministero Ambiente 161/2012, per il testo completo vedi QUI)
2. disciplina per la gestione del materiale da scavo da cantieri di ridotte dimensioni: quelli che non producono oltre 6.000 m3 di materiale scavato totale (articolo 41bis legge 98/2013, vedi QUI).
COSA SI INTENDE PER MATERIALE DA SCAVO CONSIDERATO COME SOTTO PRODOTTO SECONDO LA NUOVA NORMATIVA NAZIONALE
Secondo il Decreto 161/2012, ma anche secondo l’articolo 41bis della legge 98/2013, sopra citati il materiale da scavo riguarda il suolo o sottosuolo, con eventuali presenze di riporto, derivanti dalla realizzazione di un'opera varie opere come ad esempio:
5. residui di lavorazione di materiali lapidei (marmi, graniti, pietre, ecc.) anche non connessi alla realizzazione di un'opera e non contenenti sostanze pericolose (quali ad esempio flocculanti con acrilamide o poliacrilamide).
SECONDO LA NUOVA NORMATIVA NAZIONALE IL MATERIALE DA SCAVO CONSIDERATO SOTTOPRODOTTO PUÒ CONTENERE MATERIALI INQUINANTI
La cosa da sottolineare è che il materiale scavato può riguardare anche i riporti e soprattutto può contenere materiale inquinante sia pure entro certi limiti (vedi QUI), in particolare lettera b) comma 1 articolo 1 Decreto 161/2012). Per i materiale da riporto l’allegato 9 al Decreto 161/2012 intende i riporti come “per lo più una miscela eterogenea di terreno naturale e di materiali di origine antropica..” quindi possono contenere anche materiale inquinante non naturale.
DEPOSITO DEL MATERIALE DA SCAVO DA RIUTILIZZARE
Corte di Giustizia 18 dicembre 2007 causa C-194/05 ha condannato l’Italia, per una normativa precedente ma molto simile a quella del Decreto 161/2012 di cui stiamo trattando, affermando che
“48. Inoltre non si può escludere, contrariamente a quanto suggerito, in sostanza, dalla Repubblica italiana, che l’«effettivo riutilizzo» previsto dalle disposizioni controverse avvenga solo dopo un periodo di tempo considerevole, se non addirittura indeterminato, rendendo quindi necessario il deposito a tempo indeterminato dei materiali in questione.”
Il Decreto 161 al comma 4 articolo 10 prevede che: “4. Il deposito del materiale escavato non può avere durata superiore alla durata del Piano di Utilizzo.” Il Piano di Utilizzo ha la durata che viene definita al momento della sua approvazione e soprattutto al comma 6 articolo 5 del Decreto si afferma che: “Salvo deroghe espressamente motivate dall'Autorità competente in ragione delle
opere da realizzare, l'inizio dei lavori deve avvenire entro due anni dalla presentazione del Piano di Utilizzo”. E’ chiaro quindi che la durate del deposito non è assolutamente definita con certezza dalla legge non solo ma considerato la durata delle opere in Italia, soprattutto quelle a maggiore impatto ambientale, possiamo capire come la durata potrebbe configurare quel “tempo indeterminato” di cui tratta la sentenza della Corte di Giustizia.
COME VIENE RIUTILIZZATO IL MATERIALE DA SCAVO NON PIÙ CONSIDERATO RIFIUTO MA SOTTOPRODOTTO SECONDO IL NUOVO DECRETO 161/2012
Verrà utilizzato per reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, ripascimenti, interventi a mare, miglioramenti fondiari o viari oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali, oppure in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava.
Verrà utilizzato un materiale quindi potenzialmente inquinante e comunque contaminato e verrà utilizzato non come rifiuto con tutte le autorizzazioni necessaria ma sulla base di un Piano di Utilizzo presentato da chi produce il materiale o lo riutilizzerà anche in un sito diverso da quello prodotto.
Non solo ma come afferma un Circolare Ministeriale recentissima (vedi QUI) la caratterizzazione del materiale da scavo e di riporto per capire il livello di inquinamento sarà oggetto di una trattativa tra proponente/utilizzatore e l’Agenzia Regionale per l’Ambiente competente per Provincia. Si generalizza il sistema previsto per le bonifiche a tutti i riutilizzi dei materiali da scavo senza però tutte le garanzie di normativa tecnica proprie della disciplina delle bonifiche (vedi QUI allegato 1 al Titolo II Pare IV al DLgs 152/2006: analisi di rischio).
Scaduto il termine di novanta giorni dalla presentazione del Piano di Utilizzo all'Autorità competente o delle eventuali integrazioni, se non arriva la autorizzazione, il proponente gestisce il materiale da scavo nel rispetto del Piano di Utilizzo presentato ma non approvato, fermi restando gli obblighi previsti dalla normativa vigente per la realizzazione dell'opera. Si applica quindi una sorta di silenzio assenso molto discutibile soprattutto in una materia delicata come questa.
LA DISCIPLINA DEI MATERIALE DA SCAVO PER I PICCOLI CANTIERI
1. ai cantieri di piccole dimensioni di cui al comma 7 articolo 266 DLgs 152/2006 cioè ai cantieri che producono materiale da scavo in quantità non superiori ai 6.000 m3
2. ai materiali da scavo derivanti da attività e opere non sottoponibili a VIA o ad Autorizzazione Integrata Ambientale
Anche qui il materiale non viene più considerato rifiuto ma sottoprodotto riutilizzato secondo le pratiche di cantiere, che non si sa bene cosa siano.
Il materiale verrà riutilizzato con una semplice dichiarazione del proponente. Non c’è bisogno di autorizzazione specifica al riutilizzo del materiale ma solo le eventuali autorizzazioni edilizie e al massimo di un parere ex post dell’Arpa competente territorialmente.
LA NORMATIVA LIGURE PER LA GESTIONE DEI MATERIALI DA SCAVO COME SOTTOPRODOTTI
La Regione Liguria con DGR 89 del 2013 (vedi QUI) ha disciplinato autonomamente la gestione del materiale di scavo soprattutto per i piccoli cantieri (quelli che non producono più di 1.000m3 di materiale)
Secondo la normativa ligure il riutilizzo per i piccoli cantieri può avvenire con dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà al posto del Piano di Utilizzo. La normativa Ligure come spiego, con apposita tabella di confronto, nel Commento più approfondito che linko alla fine di questo post, è ancora più permissiva della legge nazionale.
Per fortuna, almeno su questo punto la norma ligure è destinata ad essere dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale se la Regione non la cambierà. Infatti ci sono già state due sentenze della Corte Costituzionale (vedi QUI e QUI), che hanno chiarito nettamente come queste norme regionali siano incostituzionali perché la disciplina delle terre e rocce di scavo rientra nella materia ambiente che è di competenza esclusiva dello Stato.
L’articolo 8 del Decreto Legge 12 settembre 2014, n.133 (il cosiddetto sblocca Italia sic! Vedi QUI) rinvia ad un prossimo Decreto del Presidente della Repubblica che dovrà disciplinare procedure semplificate per il riutilizzo anche di quei materiali da scavo che continuano ad essere classificati come rifiuti e non come sottoprodotti.
Il Decreto pur rispondendo a contestazioni della UE (procedura Eu-Pilot 5554/13/ENVI):
sostanzialmente almeno nel testo fino ad ora discusso peggiora la situazione attuale:
1. elimina l’obbligo di comunicazione preventiva all’autorità competente di ogni trasporto di terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti
2. esclude, dalla nozione di terre e rocce da scavo, i residui della lavorazione dei materiali lapidei novità, consentendo agli operatori di qualificarli come sottoprodotti quindi non più rifiuti. In questo modo viene aggirato il minimo divieto che c'era nel Decreto 161/2012 (esaminato sopra) alla presenza di sostanze pericolose quali: flocculanti con acrilammide o poliacrilammide. Voglio ricordare che l'acrilammide è un cancerogeno e La poliacrilamide è utilizzata come agente flocculante nei limi da lavaggio di inerti.
3. prevista una procedura più rapida per attestare che le terre e le rocce da scavo generate nei cantieri di grandi dimensioni soddisfino i requisiti normativi nazionali e comunitari per essere qualificate sottoprodotti.
4. introdotto un iter più spedito per apportare modifiche sostanziali al piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo, con la possibilità di una proroga di un anno della durata del piano per le terre e le rocce da scavo generate nei grandi cantieri.
In questo modo il cerchio si chiude, molto probabilmente a spese del cittadino inquinato!
Mi chiedo come potrà la Unione Europea accettare una norma simile, ma su questo tornerò a tempo debito.....
PER UN APPROFONDIMENTO DELLA DISCIPLINA SOPRA ESAMINATA VEDI
Pubblicato da Marco Grondacci a 10:40

References: sentenza 
 articolo 1
 articolo 10
 articolo 5
 sentenza 
 articolo 266