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Timestamp: 2020-08-11 10:42:20+00:00

Document:
Presidente: IZZO FAUSTO Relatore: CENCI DANIELE Data Udienza: 15/04/2016
1.1.Quanto alla denunziata violazione di legge, infatti, è ben noto che «L'obbligo di correlazione tra accusa e sentenza è violato non da qualsiasi modificazione rispetto all'accusa originaria, ma soltanto nel caso in cui la modificazione dell'imputazione pregiudichi la possibilità di difesa dell'imputato: la nozione strutturale di "fatto" va coniugata con quella funzionale, fondata sull'esigenza di reprimere solo le effettive lesioni del diritto di difesa, posto che il principio di necessaria correlazione tra accusa contestata (oggetto di un potere del pubblico ministero) e decisione giurisdizionale (oggetto dei potere del giudice) risponde all'esigenza di evitare che l'imputato sia condannato per un fatto, inteso come episodio della vita umana, rispetto al quale non abbia potuto difendersi» (v. Sez. 1, n. 35574 del 18/05/2013, Crescoli, Rv. 257015; nello stesso cfr. altresì, ex plurimis, Sez. 6, n. 47527 del 13/11/2013, Di Guglielmi e altro, Rv. 257278; Sez. 6, n. 10140 del 18/02/2015, Bossi ed altro, Rv. 252802; Sez. 4, n. 10103 del 15/01/2007, Granata e altri, Rv. 236099).
Inoltre, «In tema di reati colposi, non sussiste la violazione del principio di correlazione tra l'accusa e la sentenza di condanna se la contestazione concerne globalmente la condotta addebitata come colposa, essendo consentito al giudice di aggiungere agli elementi di fatto contestati altri estremi di comportamento colposo o di specificazione della colpa, emergenti dagli atti processuali e, come tali, non sottratti al concreto esercizio del diritto di difesa» (così Sez. 4, n. 35943 del 07/03/2014, Denaro e altro, Rv. 250161; in senso conforme, v. Sez. 4, n. 51516 del 21/06/2013, Minscalco e altro, Rv. 257902; Sez. 4, n. 35666 del 19/06/2007, Lanzellotti, Rv. 237469).
1.2. Quanto alla censura incentrata su di un ritenuto vizio motivazionale, si osserva che, a ben vedere, il ricorrente non si confronta con la sentenza impugnata, in quanto gli aspetti oggetto di doglianza sono stati tutti già adeguatamente presi in considerazione e disattesi nella motivazione della sentenza di appello e, inoltre, che nell'impugnazione si vorrebbe attribuire alle risultanze dell'istruttoria un significato diverso, auspicabilmente più favorevole, di quello delineato, con doppia valutazione conforme, dai giudici di merito.
In ogni caso, quanto alla procedura corretta prevista nel POS, se ne è evidenziata da parte della Corte territoriale la macchinosità (p. 5 della sentenza impugnata) e, comunque, la mancanza di sicurezza di tipo oggettivo, in quanto era possibile avere accesso alle parti della macchina in movimento (pp. 6-8 della decisione di appello; p. 4 di quella del Tribunale); e la tolleranza di prassi aziendali scorrette non è stata desunta, contrariamente a quanto asserito nel ricorso, soltanto da un'ipotesi dell'ispettore del lavoro ma anche, e soprattutto, dalle dichiarazioni della persona offesa (p. 6 della sentenza impugnata), della cui solo parziale attendibilità ricostruttiva la Corte territoriale (p. 7 della sentenza) si mostra ben consapevole, al riguardo rifacendosi - legittimamente - in buona sostanza al tradizionale, sempre valido, criterio della scindibilità della valutazione del contenuto della deposizione (Sez. 6, n. 7900 del 22/04/1998, Martello, Rv. 211376; Sez. 6, n. 10625 del 16/10/1992, Palmucci, RV. 192149; Sez. 1, n. 8123 del 09/04/1991, Belfiore, Rv. 188046), nel contesto di una prova, complessivamente, di tipo logico (p. 3 della sentenza del Tribunale).
Così deciso il 15/04/2016.

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