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Timestamp: 2019-01-17 01:36:13+00:00

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Sentenza n. 668/2016 - Danno da SCOPPIO - GARAperizie
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Sentenza n. 668/2016 – Danno da SCOPPIO
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Sulla scia delle precedenti pronunce della Cassazione riguardanti l’interpretazione del contratto di assicurazione – la capostipite è la n. 3250/1979 in tema di disdetta – si inserisce la recente della terza sezione civile, la n. 668 pubblicata il 18 gennaio di quest’anno, nella quale ritroviamo una approfondita ricognizione dei canoni interpretativi valevoli per i contratti assicurativi.
La vicenda che ha portato al contraddittorio vede da una parte in qualità di assicurata un’industria produttrice di calcestruzzo e il rispettivo istituto di credito, vincolatario della polizza, dall’altra parte tre società coassicuratrici che negano l’indennizzo in virtù di una supposta restrittiva interpretazione della garanzia inclusiva dello scoppio e della relativa definizione, ciò favorito dalla adozione nel testo di un’espressione atecnica – “eccesso di pressione”, ingenerante dubbi per la pluralità di sensi che può assumere.Il fatto produttivo del danno è consistito nello scoppio di un’autoclave per la produzione del calcestruzzo, che ha causato danni materiali devastanti e la morte di una persona.
Dai motivi della decisione che riforma la sentenza di appello, numerosi sono gli insegnamenti che possiamo trarre sul tema in oggetto, emerge comunque il principio di diritto che viene stabilito e che riguarda l’obbligo della chiarezza: Il contratto di assicurazione deve essere redatto in modo chiaro e comprensibile. Ne consegue che, al cospetto di clausole polisenso, è inibito al giudice attribuire ad esse un significato pur teoricamente non incompatibile con la loro lettera, senza prima ricorrere all’ausilio di tutti gli altri criteri di ermeneutica previsti dall’art. 1362 c.c. e ss., ed in particolare quello dell’interpretazione contro ilpredisponente, di cui all’art. 1370 c.c. (omissis).Inequivoca chiarezza che, è bene ricordare, in tema di assicurazione è imposta dal secolare obbligo di uberrima bona fides (la massima buona fede, ndr) gravante su ambo le parti; di cui costituivano espressione, già all’epoca della stipula del contratto, gli artt. 1175 e 1375 c.c.; e che oggi è imposta all’assicuratore sia dall’art. 166 cod. ass., secondo cui “Il contratto (…) va redatto in modo chiaro ed esauriente”, sia dagli artt. 5 e 31 Reg. Isvap 16.10.2006 n. 5 (rectius 26.5.2010 n. 35, ndr), norme che per quanto detto non costituiscono altro che emersione normativa d’un precetto già immanente nell’ordinamento.Se dunque i compilatori della polizza offerta alla ditta assicurata, ed unilateralmente predisposta, adottarono soluzioni lessicali incerte od ambigue, questo è imputabile solo a loro stessi, “restando fermissimamente escluso che possano ricadere sull’assicurato le conseguenze della modestia letteraria o dell’insipienza scrittoria dell’assicuratore”.
Altri aspetti rilevanti della sentenza: si individua nel contratto di finanziamento concluso con l’ente vincolatario un importante riferimento da cui trarre elementi per l’interpretazione corretta, ovvero il collegamento funzionale tra contratto di assicurazione e contratto di finanziamento attraverso la c.d. appendice di vincolo acconsente di individuare in quest’ultima la comune intenzione dei contraenti; nella fattispecie l’evento assicurato dello “scoppio” veniva qualificato nel contratto di finanziamento, con riferimento all’obbligo di stipulare polizza, come “scoppio in generale”, con ciò oltrepassando l’ambiguità della locuzione presenta in polizza (“eccesso di pressione” contro la semplice pressione) e l’interpretazione restrittiva datane dalle compagnie. Il principio è che il contratto di finanziamento, e la relativa appendice assicurativa, sono da includersi nel circolo ermeneutico per l’interpretazione del contratto assicurativo.
In parallelo già il Donati rilevava nel suo noto trattato che se per un contratto di assicurazioni esistono documenti in contrasto – oppure, diremo noi, integrativi – e in particolare il contenuto dell’appendice è diverso rispetto quello della polizza, poiché il primo documento è un accordo che mira a modificare il contenuto del secondo, pertanto dovrà tenersi conto del contenuto dell’appendice e non di quello della polizza.
Sotto il profilo più tecnico assicurativo riguardante il contenuto e l’efficacia della garanzia in parola, possiamo rilevare dalla motivazione della sentenza che la formulazione standard di essa tende a ricoprire tutti i danni generati dallo scoppio qualunque sia la causa, tanto nel caso in cui la pressione sia superiore al valore massimo tollerabile da un macchinario in condizioni di normale esercizio, quanto inferiore ed idonea a dirompere da un macchinario difettoso.
Sentenza n. 668/2016 - Danno da Scoppio
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