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Timestamp: 2018-12-19 16:45:46+00:00

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Art. 416 cod. proc. civile: Costituzione del convenuto | La Legge per tutti
La costituzione del convenuto si effettua mediante deposito in cancelleria di una memoria difensiva, nella quale devono essere proposte, a pena di decadenza, le eventuali domande in via riconvenzionale (2) e le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio (3).
Nella stessa memoria il convenuto deve prendere posizione, in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione (4), circa i fatti affermati dall’attore a fondamento della domanda, proporre tutte le sue difese in fatto e in diritto ed indicare specificamente, a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali intende avvalersi ed in particolare i documenti che deve contestualmente depositare.
Residenza: [v. 18]; Elezione di domicilio: [v. 170]; Domanda riconvenzionale: [v. 36]; Eccezione: [v. 112]. Costituzione: è l’atto con cui la parte a mezzo del proprio difensore si rende giuridicamente presente nel processo rimanendo tale per tutto il procedimento in quel grado, sia che poi partecipi attivamente allo svolgimento delle attività processuali, sia che invece se ne astenga (semel praesens, semper praesens). Memoria difensiva: atto processuale mediante il quale il convenuto illustra per iscritto la propria posizione sui punti di fatto e di diritto oggetto della controversia. Nel processo del lavoro, la (—) sostituisce la comparsa di risposta [v. 167].
(1) Il termine, che non è libero [v. 415 nota (6)], si computa a ritroso, assumendo, cioè, come punto di partenza il giorno dell’udienza. Il convenuto non costituitosi è dichiarato contumace [v. 291]. Nonostante la perentorietà del termine di costituzione, secondo l’opinione dominante il convenuto può costituirsi fino alla prima udienza, come avviene nel rito ordinario [v. 171]. Tuttavia la perentorietà opera rispetto all’attività difensiva del convenuto, nel senso che questi incorre nella decadenza dalla possibilità di proporre domanda riconvenzionale ed eccezioni non rilevabili d’ufficio, nonché di indicare i mezzi di prova, e potrà partecipare al processo soltanto nell’ambito delle allegazioni e delle prove prodotte dall’attore (salva la rimessione in termini e l’uso dei poteri istruttori d’ufficio da parte del giudice).
(2) La decadenza dalla domanda riconvenzionale ha carattere assoluto e va rilevata d’ufficio, indipendentemente dall’eventuale acquiescenza del ricorrente.
(3) L’eventuale tardività è rilevabile d’ufficio. Anche in caso di costituzione tardiva, sono proponibili le eccezioni rilevabili d’ufficio, le mere difese o le difese in senso ampio intese quali contestazione dei fatti costitutivi affermati dall’attore, nonché le ecccezioni di nullità del rapporto e del ricorso introduttivo.
(4) La contestazione soltanto generica non ha altra conseguenza che la possibilità per il giudice di valutare tale contegno al fine di desumerne argomenti di prova, secondo quanto disposto dall’art. 116, c. 2. In particolare, non può essere considerata tale la «non contestazione» delle somme, il cui pagamento può essere disposto dal giudice, ai sensi dell’art. 423, c. 1. Tuttavia, la mancata contestazione di una circostanza la rende pacifica.
Costituzione in giudizio; 2. Momento di operatività del regime delle preclusioni; 3. Proposizione di domande riconvenzionali; 4. Eccezioni in senso stretto e mere difese; 5. Onere di contestazione specifica dei fatti affermati dall’attore; 6. Indicazione dei mezzi di prova: deposito dei documenti.
Nel rito del lavoro le parti concorrono a delineare la materia controversa, così che mentre la mancata contestazione del fatto costitutivo del diritto lo rende incontroverso, la mancata contestazione dei fatti dedotti in funzione probatoria opera sulla formazione del convincimento del giudice, sempre che tali dati fattuali, interessanti la domanda attrice, siano tutti esplicitati in modo esaustivo in ricorso. Ne consegue che è viziata la decisione con la quale il giudice di merito abbia ritenuto che il resistente avrebbe dovuto contestare non solo i dati di fatto esplicitati ma anche ulteriori circostanze solo implicitamente desumibili dalla pretese formulate e impropriamente definite fatti. Cass. lav., 9 febbraio 2012, n. 1878.
Nelle controversie assoggettate al rito del lavoro, al fine di verificare il rispetto dei termini fissati (per il convenuto in primo grado ai sensi dell’art. 416 c.p.c. e per l’appellato in virtù dell’art. 436 c.p.c.) con riferimento alla «udienza di discussione», non si deve aver riguardo a quella originariamente stabilita dal provvedimento del giudice, ma a quella fissata - ove, eventualmente, sopravvenga - in dipendenza del rinvio d’ufficio della stessa, che concreta una modifica del precedente provvedimento di fissazione, e che venga effettivamente tenuta in sostituzione della prima. Cass., Sez. Un., 20 giugno 2007, n. 14288.
Nel rito del lavoro, il convenuto ha l’obbligo, sancito a pena di decadenza dall’art. 416, terzo comma, c.p.c., di indicare specificamente nella comparsa di costituzione i mezzi di prova dei quali intende avvalersi e, in particolare, i documenti che deve contestualmente depositare, dovendosi ritenere possibile una successiva produzione, anche in appello, solo se sia giustificata dal tempo della formazione dell’atto ovvero dall’evolversi della vicenda processuale successivamente al ricorso ed alla memoria di costituzione. Cass. lav., 23 marzo 2009, n. 6969.
La parte rimasta contumace deve accettare il processo nello stato in cui si trova al momento in cui si costituisce, con tutte le preclusioni e decadenze già verificatesi; da ciò deriva l’onere per il convenuto di effettuare tutte le contestazioni relative ai fatti costitutivi del diritto vantato dall’attore nel momento della sua costituzione. La decadenza sancita dall’art. 416, terzo comma, c.p.c. si riferisce anche alla prova documentale; pertanto il convenuto costituitosi tardivamente, oltre il termine di cui all’art. 416 c.p.c., non ha facoltà di produrre documenti, salvo l’ipotesi di documenti formati successivamente al termine di costituzione, ovvero di provata difficoltà a procurarsi il documento, (come potrebbe essere in caso di successione nel processo ai sensi dell’art. 111 c.p.c.), ovvero nel caso che la relativa produzione sia giustificata dallo sviluppo del giudizio. Cass. lav., 29 ottobre 2003, n. 16265.
Momento di operatività del regime delle preclusioni.
Nel rito del lavoro, le decadenze e le preclusioni di cui agli artt. 414, 416 e 437 c.p.c. operano inderogabilmente e possono essere rilevate anche d’ufficio, ed i poteri officiosi del giudice nell’ambito della proposizione delle prove non possono essere esercitati qualora si siano verificate decadenze o preclusioni in danno delle parti onerate, che siano state ritualmente eccepite dalle controparti. Cass. lav., 27 settembre 2003, n. 14404.
Proposizione di domande riconvenzionali.
Nel rito del lavoro, il convenuto, ai sensi dell’art. 416, secondo comma, c.p.c., deve proporre le eventuali domande riconvenzionali nella memoria difensiva, a pena di decadenza rilevabile d’ufficio dal giudice; deve pertanto ritenersi inammissibile in quanto tardiva in un giudizio di locazione, la domanda proposta con memoria aggiunta dal locatore, il quale formuli solo in corso di causa un’istanza di ristoro dei danni da lui riscontrati nell’immobile dopo il rilascio, avendo proposto domanda riconvenzionale relativa al solo versamento dei canoni pattuiti e non versati. Cass. 20 agosto 2003, n. 12214.
Eccezioni in senso stretto e mere difese.
L’eccezione di decadenza ex art. 6 della L. n. 604 del 1966 rappresenta un’eccezione in senso stretto, non rilevabile d’ufficio. Di talché, deve essere proposta, a pena di decadenza, ex art. 416, comma 3, c.p.c., nella memoria difensiva almeno dieci giorni prima dell’udienza. Cass. lav., 23 settembre 2011, n. 19406.
A norma dell’art. 2969 c.c., la decadenza prevista dall’art. 6 della legge 15 luglio 1966 n. 604 - che impone al lavoratore l’onere dell’impugnativa del licenziamento entro il termine di sessanta giorni - non può essere rilevata d’ufficio, attenendo ad un diritto disponibile, ma necessita di un’eccezione (in senso stretto), che, nel rito del lavoro, deve essere proposta, dalla parte convenuta, nella memoria di costituzione. Cass. lav., 23 settembre 2011, n. 19405.
L'eccezione di estinzione del processo per tardiva riassunzione davanti al giudice di rinvio va proposta in sede di costituzione prima dell'udienza di discussione ex art. 416 cod. proc. civ., dovendosi interpretare la locuzione "prima di ogni difesa" conformemente alla "ratio" di garantire il tempestivo e ordinato svolgimento del giudizio, nel rispetto del principio della ragionevole durata del processo di cui all'art. 111 Cost. Rigetta, App. Roma, 06/12/2011
Cassazione civile sez. lav. 12 marzo 2015 n. 4979
Onere di contestazione specifica dei fatti affermati dall’attore.
Nel rito del lavoro, la mancata contestazione di un fatto costitutivo della domanda, ai sensi dell’art. 416, terzo comma, c.p.c., esclude il fatto non contestato dal tema di indagine solo allorché il giudice non sia in grado, in concreto, di accertarne l’esistenza o l’inesistenza, “ex officio”, in base alle risultanze ritualmente acquisite. Cass. lav., 4 aprile 2012, n. 5363.
Nel rito del lavoro, a norma dell’art. 416, terzo comma, c.p.c., il convenuto, nella memoria di costituzione in primo grado, “deve prendere posizione, in maniera precisa e non limitata a una generica contestazione, circa i fatti affermati dall’attore a fondamento della domanda”; pertanto, qualora nel ricorso introduttivo di una controversia agraria sia dedotto che il rapporto ebbe inizio in un certo periodo, agli effetti dell’art. 2 della legge n. 203 del 1982, è onere del convenuto assumere posizione sull’inizio del rapporto, indicando una data differente e offrendo le prove del caso. Cass. 13 marzo 2012, n. 3974.
L’onere di specifica contestazione, nelle controversie di lavoro, dei fatti allegati dall’attore, previsto dall’art. 416, 3º comma, c.p.c., al cui mancato adempimento consegue l’effetto dell’inopponibilità della contestazione nelle successive fasi del processo e, sul piano probatorio, quello dell’acquisizione del fatto non contestato ove il giudice non sia in grado di escluderne l’esistenza in base alle risultanze ritualmente assunte nel processo, si riferisce ai fatti affermati dall’attore a fondamento della domanda, ovvero ai fatti materiali che integrano la pretesa sostanziale dedotta in giudizio, e non si estende, perciò, alle circostanze che implicano un’attività di giudizio. Cass. lav., 15 maggio 2007, n. 11108.
Non incombe al lavoratore l’onere di provare il fatto costitutivo non ritualmente contestato ai sensi dell’art. 416, 3º comma, c.p.c. - nella specie, il versamento del contributo ex art. 2, L. n. 297 del 1982, cui la legge subordina l’assunzione, da parte del fondo di garanzia, dell’obbligo di pagamento del TFR - la cui inesistenza non sia stata accertata ex officio dal giudice e va escluso che un accertamento al riguardo possa avvenire in grado d’appello, su istanza di parte ovvero d’ufficio, ostandovi il divieto di nova ex art. 437 c.p.c. che, alla stregua del principio di non contestazione, non riguarda soltanto le domande e le eccezioni in senso stretto, ma è esteso altresì alle contestazioni nuove, cioè non esplicitate in primo grado e concretamente non rilevabili dal giudice. Cass. lav., 28 maggio 2007, n. 12363.
Indicazione dei mezzi di prova: deposito dei documenti.
In tema di opposizione allo stato passivo fallimentare e con riguardo alla prova testimoniale di prestazioni di lavoro, ai sensi dell’art. 416 c.p.c., poichè i fatti da allegare devono essere indicati in maniera specifica negli atti introduttivi, affinché le richieste probatorie rispondano al requisito di specificità, è sufficiente indicare come mezzi di prova i fatti allegati - nella specie, nella premessa dell’opposizione ex art. 98 legge fall., - a fondamento delle pretese iniziali, senza necessità di riformularli separatamente come capi di prova. Cass. 25 febbraio 2011, n. 4708.

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 6
 art. 416
 Cass. 
 Cass. 
 art. 416
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2
 art. 437
 Cass. 
 art. 98
 Cass.