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Timestamp: 2020-06-02 12:55:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17898 del 03/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17898 del 03/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 03/07/2019, (ud. 26/02/2019, dep. 03/07/2019), n.17898
sul ricorso 8536-2018 proposto da:
C.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CICERONE, 44,
presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI CORBYONS, che lo rappresenta
avverso la sentenza n. 3542/13/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 07/09/2017;
partecipata del 26/02/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO
Con sentenza in data 7 settembre 2017 la Commissione tributaria regionale della Lombardia accoglieva l’appello proposto C.S. avverso la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dal contribuente contro l’avviso di accertamento con il quale era stato rettificato, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4, 5 e 6, il reddito del C. in relazione all’anno d’imposta 2010.
Riteneva, in particolare, la CTR che il contribuente avesse dimostrato il possesso, negli anni immediatamente precedenti a quello oggetto di accertamento, di ingenti somme derivanti da varie operazioni nonchè la disponibilità di Euro 127.333,00 sul proprio conto corrente.
Avverso la suddetta sentenza, con atto del 7 marzo 2018, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale. Il contribuente ha depositato memoria.
Preliminarmente vanno disattese le eccezioni di inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 360 bis c.p.c., nonchè del principio di autosufficienza, atteso che, per un verso, la decisione impugnata non si inserisce nell’ambito di un orientamento nomofilattico di legittimità e, per altro verso, il ricorso contiene tutti gli elementi necessari a porre questa Corte in grado di avere piena cognizione della controversia.
In ordine logico, va prioritariamente esaminato il secondo motivo di ricorso, con il quale, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Agenzia delle entrate deduce la nullità della sentenza impugnata per motivazione apparente.
Il motivo è infondato, essendo le argomentazioni contenute nella pronuncia gravata idonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento e a rendere, pertanto, percepibile il fondamento della decisione.
Con il primo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione dell’art. 38, comma 4, D.P.R. n. 600 del 1973, nella formulazione ratione temporis applicabile, e dell’art. 2697 c.c., per avere la CTR erroneamente ritenuto che l’onere probatorio del contribuente fosse esclusivamente quello di dimostrare la disponibilità finanziaria pregressa, laddove secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente il contribuente è invece tenuto a provare anche la durata del possesso dei redditi.
Il motivo è infondato, avendo la CTR accertato che tale onere probatorio era stato adempiuto dal contribuente, il quale aveva dimostrato “la disponibilità di Euro 127.333,00 sul (…) proprio conto corrente negli anni 2008-2010”, accertamento non adeguatamente censurato dalla difesa erariale.
Risultando soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater.
Rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 26 febbraio 2019

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 38
 sentenza 
 art. 13