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Timestamp: 2018-05-27 05:21:45+00:00

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Corte di Cassazione, Sezione VI penale, sentenza 31 marzo 2011, n. 13315. Esercita abusivamente la professione medica il farmacista che compila ricette mediche in bianco. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, Sezione VI penale, sentenza 31 marzo 2011, n. 13315. Esercita abusivamente la professione medica il farmacista che compila ricette mediche in bianco.
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Corte di Cassazione – Sezione VI penale – sentenza 31.03.2011 n. 13315. Esercita abusivamente la professione medica il farmacista che compila ricette mediche in bianco.
Con sentenza del 28 ottobre 2009, la Corte di appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Cassino, sez, dist. di Sora, emessa nei confronti di G.F., B.P. e S..G. , dichiarava non doversi procedere per i reati loro ascritti ai capi A), D), F) ed I), limitatamente ai fatti commessi sino alla data del (——–) , perché estinti per prescrizione, eliminando la relativa pena e confermando nel resto.
In primo grado, gli imputati erano stati ritenuti responsabili per i reati di falsità ideologica in certificazioni amministrative ed abusivo esercizio della professione medica, per aver sino al ———- il F. , quale medico convenzionato con la A.S.L. di (—————), consegnato ricettari di prescrizioni mediche, a lui intestati e dallo stesso firmati e timbrati in ogni foglio in bianco, al G. ed al B. , titolari di due farmacie, che provvedevano di volta in volta a riempire le ricette (il primo oltre 5.015, il secondo oltre 8.475) in ogni loro parte e con l’indicazione dei farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Avverso la sentenza della Corte di appello, i tre imputati con i loro difensori propongono ricorso per cassazione, con atti distinti, deducendo identici motivi di impugnazione, che possono essere pertanto esposti e trattati congiuntamente e segnatamente:
In via pregiudiziale si osserva che i reati contestati, la cui consumazione risale al fino alla data del maggio 2002, sono estinti per prescrizione in seguito al decorso del relativo termine massimo di sette anni e sei mesi, considerato anche il periodo di mesi tre di sospensione.
Le diffuse argomentazioni svolte dalla Corte territoriale nella pronuncia impugnata, escludono qualsiasi possibilità di proscioglimento nel merito, ma anche valgono ad escludere la fondatezza delle censure svolte dai ricorrenti, che sono comunque da esaminare attesa la pronuncia di condanna degli stessi al risarcimento dei danni in favore della parte civile.
È da osservare, quanto al primo motivo di ricorso, che la tesi sostenuta dai ricorrenti – secondo cui non sarebbe ravvisabile la falsità ideologica, posto che i pazienti destinatari delle prescrizioni farmacologiche erano effettivamente affetti da patologie croniche per i quali il Dott. F. aveva predisposto uno specifico piano terapeutico, con la indicazione dei relativi medicinali – è priva di giuridico fondamento.
Quanto al terzo motivo, l’assunto difensivo – secondo cui il riempimento della prescrizione medica da parte dei farmacisti dovrebbe essere inquadrata nell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 482 cod. pen. – appare del tutto infondato, posto – quanto alla tipologia di falsità – che i farmacisti hanno concorso con il medico di base (pubblico ufficiale) nell’emettere prescrizioni mediche contenenti false attestazioni, nel senso già esaminato in precedenza, e che il reato invocato dai ricorrenti si realizza allorquando i fatti siano commessi (interamente) da un privato o da un pubblico ufficiale, al di fuori delle sue funzioni (cfr. Sez, 5, n. 10528 del 21/10/1983, dep. 07/12/1983, Perrone, Rv. 161601).
Anche per il quarto motivo deve costatarsi l’infondatezza delle doglianze (la contestata aggravante è stata implicitamente esclusa, non avendo avuto alcuna efficacia sulla determinazione della pena), oltre ad apparire le stesse ininfluenti ad apportare, se accolte, una situazione più favorevole ai ricorrenti, neppure agli effetti civili.
Conclusivamente, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio per la avvenuta estinzione dei reati ascritti agli imputati, difettando in atti la sussistenza di elementi che possano portare a diversa declaratoria, ai sensi dell’art. 129, comma 2, cod. proc. pen.
Relatore Calvanese Presidente de Roberto
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-06-27T17:47:51+00:00	27 giugno 2011|Cassazione penale 2011, Diritto Penale e Procedura Penale, Responsabilità e deontologia professionale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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