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⭐MICHELE BERTANI La disciplina del contratto di edizione nell'ordinamento italiano
MICHELE BERTANI La disciplina del contratto di edizione nell'ordinamento italiano
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1 MICHELE BERTANI La disciplina del contratto di edizione nell'ordinamento italiano Sommario: 1. Le fonti della disciplina. 2. La definizione normativa e gli elementi essenziali del tipo contrattuale. 3. Le parti. 4. La forma. 5. Le opere che possono formare oggetto del contratto. 6. I diritti acquistati dall'editore. 7. Le obbligazioni dell'autore. 8. Le obbligazioni dell'editore. 9. La durata del rapporto contrattuale. 10. Il recesso penitenziale di autore ed editore. 11. La risoluzione del contratto. 12. Lo scioglimento del contratto per fallimento dell'editore. 13. La cessione del contratto. 1. Lo schema negoziale alla base del contratto di edizione, che prevede lo "scambio cooperativo" tra il potere di sfruttamento economico dell'opera e l'assunzione dell'obbligazione di pubblicarla, è forse il più tipico tra i modelli di governo delle relazioni tra l'autore che crea l'opera e l'imprenditore che assume il rischio (per lucrare il profitto) della sua disseminazione nella società. L'importanza di questo schema negoziale sul piano politico-culturale spiega il percorso di elaborazione articolato che ha condotto alla sua tipizzazione legale nell'ambito delle principali tradizioni di civil law 1. La perdurante attualità della funzione socio-economica da esso svolta rende d'altro canto la disciplina legale del contratto di edizione un archetipo fondamentale nella regolazione dei rapporti negoziali tra cultura e impresa. Oltre ad aver ispirato la disciplina delle relazioni tra l'autore e l'impresario teatrale o l'organizzatore di concerti, regolate dagli altri due contratti (di rappresentazione ed esecuzione) tipizzati dalla legge del , lo schema di fondo alla base del contratto di edizione appare così idoneo a fungere da statuto generale delle relazioni tra l'autore e l'imprenditore culturale, con capacità espansive anche ai rapporti che intercorrono tra il creatore intellettuale e le nuove figure "editoriali" emerse dalle recenti rivoluzioni tecnologiche. Sul piano delle fonti normative il tipo contrattuale qui esaminato trova la propria disciplina negli artt della legge 22 aprile 1941 n. 633, nonché (a seguito del rinvio ex art. 118 co. 1 l.a.) negli artt della medesima legge, destinati in generale a disciplinare la trasmissione dei diritti d'autore; ed infine «dalle disposizioni contenute nei codici». Riguardo a quest'ultimo rinvio occorre anzitutto ricordare che i lavori preparatori della legge d'autore del 1941 hanno corso in parallelo 1 Su questo percorso mi permetto di rinviare al mio Il contratto di edizione dalla lex mercatoria alla tipizzazione legale, in AIDA 2009, 258ss. 2 V. a questo riguardo gli artt l.a.2 a quelli del codice civile del Dai relativi resoconti emerge tuttavia che i membri della commissazione ministeriale incaricata di elaborare il progetto della nuova legge d'autore ne immaginarono un coordinamento (non con il futuro codice civile del 1942, ma) con l'assetto codicistico ottocentesco in quel momento ancora vigente 3 : e così tra l'altro avendo presente non solo il codice civile del 1865, ma anche il codice di commercio del 1882, in ragione dell'appartenenza dell'attività editoriale alla "materia commerciale" 4. Pur essendo stata emanata nell'aprile del 1941 la nuova legge d'autore è entrata peraltro in vigore soltanto il 18 dicembre 1942, al momento di inizio della vigenza del suo regolamento di esecuzione 5, come prescrive l'art. 206 l.a. Anche nella prospettiva del diritto intertemporale il rinvio ex art. 118 l.a. alle «disposizioni contenute nei codici» va pertanto riferito (soltanto) al nuovo codice civile, in vigore (quanto meno con riguardo al libro IV) a partire dal 21 aprile In base alla definizione stabilita dall'art. 118 l.a. per «contratto di edizione» deve intendersi «il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno». Questa definizione qualifica immediatamente il contratto di edizione come lo strumento a disposizione dell autonomia privata per coordinare l'interesse dell'editore ad acquisire un titolo erga omnes per lo sfruttamento economico dell'opera con l'interesse dell'autore a vederla stampata e distribuita sul mercato a spese della controparte. Al di là della sua formulazione imprecisa la definizione in esame isola in 3 V. la Relazione della Commissione ministeriale sul progetto della legge 633/1941, leggibile in PIOLA CASELLI, Codice del diritto di autore, Utet, Torino, 1943, 12ss. 4 Così in particolare questo rilievo del codice di commercio trova spiegazione nel fatto che in base all art. 3 n. 10) di questo codice l esercizio dell attività editoriale era considerato un atto di commercio, mentre secondo l art. 8 l editore esercitando questa attività in modo professionale assumeva la qualifica di "commerciante": cosicché sulla scorta dell art. 54 nel caso di stipula del contratto di edizione, come per tutti gli altri atti «commerciali per una sola delle parti, tutti i contraenti» erano «soggetti alla legge commerciale». Nella dottrina coeva sulla qualificazione del contratto di edizione e più in generale dei contratti tra autori ed editori come atti di commercio v. per tutti STOLFI, La proprietà intellettuale 2, Utet, Torino, 1915, II, 234; PIOLA CASELLI, Trattato del diritto di autore e del contratto di edizione 2, Marghieri-Utet, Napoli-Torino, 1927, 805. È pur vero peraltro che secondo l'art. 1 co. 2 del codice di commercio al diritto (e così naturalmente al codice) civile era assegnata una funzione residuale di integrazione della disciplina della materia commerciale. E tanto spiega tra l'altro perché la parte generale sulle obbligazioni prevista dal codice civile del 1865 sia stata talvolta assunta dal legislatore quale modello per costruire il tipo contrattuale del contratto di edizione. 5 Si tratta del regio decreto 18 maggio 1942, n (di seguito indicato spesso come "regolamento della legge d'autore" o "r.a."). 23 modo inequivoco i due elementi fondamentali di questo tipo contrattuale, costituiti rispettivamente a) dal fatto che l'accordo inter partes prevede la costituzione in capo all'editore di un diritto assoluto di pubblicazione dell'opera a stampa; e b) dal fatto che la volontà dei contraenti contempla l'assunzione da parte dell'editore di un'obbligazione di stampare e distribuire l'opera a proprie spese. Nonostante l'art. 118 l.a. vi faccia espressa menzione vedremo invece che l'esercizio di un'impresa editoriale e rispettivamente la qualifica di autore delle opere negoziate non rappresentano elementi essenziali dello schema contrattuale qui esaminato, che può ben essere utilizzato anche da parti altrimenti qualificate, quali ad esempio un soggetto non imprenditore o rispettivamente un avente causa dell'autore per atto inter vivos o mortis causa. In via stipulativa seguiterò tuttavia ad identificare qui di seguito le parti in campo sulla scorta di questa qualificazione normativa, che a ben vedere testimonia l'id quod plerumque accidit. Tra gli elementi essenziali dello schema contrattuale qui analizzato non rientra infine la pattuizione di un compenso a favore dell autore, in quanto (come vedremo infra) la mancanza di garanzie normative riguardo all effettività di questo compenso rende la relativa prescrizione ex art. 130 l.a. sostanzialmente eludibile dalla volontà dei contraenti. In questo scenario il contratto di edizione si palesa come un tipo legale che attua la cooperazione tra autore ed editore per perseguire il loro comune interesse alla circolazione negoziale delle opere dell'ingegno. Nel disegno del legislatore del 1941 il tipo qui considerato appare d'altro canto come uno schema inderogabile per conseguire l'effetto di costituire in capo all'editore un potere di sfruttamento dell'opera a stampa opponibile erga omnes 6, poiché in mancanza di previsioni normative analoghe a quelle (che vedremo essere) previste per il contratto di edizione gli schemi atipici elaborati dalla prassi negoziale (e tra questi soprattutto la semplice licenza di utilizzazione dell'opera) sono inidonei a provocare questo effetto di acquisto derivativo-costitutivo. 6 In questi termini mi pare vada riletto il riferimento ex art. 107 l.a. al fatto che per quanto le parti siano libere di attuare il trasferimento dei diritti patrimoniali d'autore in tutti i modi e forme consentiti ex lege sono comunque fatte salve (tra l'altro anche, e per quanto qui interessa) le disposizioni ex artt. 118ss l.a. A conferma di questa rilettura basterà ricordare che nella Relazione della Commissione ministeriale sul progetto della legge d'autore del 1941 il relatore Piola Caselli rileva che le regole in tema di contratto di edizione «hanno, per la loro natura di norme di legge dettate da un interesse pubblico generale, il valore di norme cogenti, alle quali, quindi, le parti non possono derogare» (v. qui il punto 101 della Relazione, leggibile in PIOLA CASELLI, Codice del diritto di autore, cit., 35). 34 L'accesso a questo genere di effetti ha tuttavia per contropartita l assunzione da parte dell editore dell obbligo di pubblicare l opera, nonché l'applicazione di una serie di previsioni ulteriori a protezione dell'autore, scomponibili in due diverse categorie. Una prima serie di regole procede dal presupposto che l autore nell ambito della relazione asimmetrica con un imprenditore qual è l editore sia tipicamente un contraente debole, in quanto dotato di minor potere contrattuale. E vuole ragionevolmente garantire il soddisfacimento dell interesse del primo a concorrere nella determinazione delle modalità di sfruttamento della sua opera da parte del secondo ed a partecipare al suo successo commerciale 7. Mentre una seconda serie di previsioni vuole proteggere l interesse dell autore a recuperare la propria libertà d azione qualora dall attuazione del rapporto con l editore non sia adeguatamente soddisfatto il suo interesse alla diffusione dell opera 8. Tanto basta dunque per concludere che la costruzione del contratto di edizione come tipo vincolato per generare l'acquisto derivativo-costitutivo di diritti di sfruttamento dell'opera mira principalmente a soddisfare esigenze di tutela degli autori, quali contraenti deboli nel rapporto con gli editori. Ed al pari della disciplina rimanente della trasmissione del diritto patrimoniale d'autore punta così ad incentivare (non soltanto la creatività intellettuale, ma anche la disponibilità degli autori a consentire) la circolazione negoziale dei prodotti dell'ingegno umano 9. Per tutte le ragioni sin qui illustrate lo "scambio cooperativo" tra la costituzione di un titolo erga omnes di sfruttamento dell opera e l assunzione dell obbligo della sua pubblicazione a spese dell'editore esaurisce ragionevolmente il novero degli elementi essenziali del tipo contrattuale qui considerato. A corollario di questa ricostruzione emerge anzitutto che gli accordi in base ai quali le parti dichiarino di voler scambiare un diritto esclusivo di sfruttamento dell'opera a stampa con l'obbligazione di 7 Tra queste regole rientrano in particolare quelle previste dagli artt (divieto di cessione dei diritti futuri), (divieto di cessione delle opere future priva di limitazione temporale), (limitazione a dieci anni della durata dei contratti che prevedano la costituzione di diritti esclusivi su opere future), 122 (limitazione a venti anni del termine massimo di durata dei contratti di edizione), 130 (obbligo di determinazione del compenso dell autore in percentuale sul prezzo di copertina), 132 (divieto di cessione del contratto nel caso di pregiudizio alla reputazione dell autore o alla diffusione dell opera). 8 V. qui tra l altro gli artt (recesso dell autore qualora l editore non provveda alla nuova edizione dell opera), 128 (risoluzione del contratto per mancata pubblicazione dell opera nel termine pattuito), 133 (prelazione a beneficio dell autore sull acquisto delle copie dell opera da svendere o macerare). 9 Sul fatto che il regime delle risorse di proprietà intellettuale esprima un favor generale per la loro circolazione negoziale mi permetto di rinviare al primo capitolo del mio Proprietà intellettuale, antitrust e rifiuto di licenze, Giuffré, Milano,5 pubblicarla a spese dell'editore, per essere riconducibili al tipo legale del contratto di edizione, sono integrati ex lege (ove possibile, o sono comunque assoggettati ad uno scrutinio di validità) a mezzo delle regole inderogabili previste dagli artt l.a. per questo tipo contrattuale; mentre in mancanza di una volontà espressa in contrario, sono ulteriormente integrati a mezzo delle regole ivi previste che abbiano carattere meramente suppletivo. 3. La definizione ex art. 118 l.a. ed in generale la disciplina del tipo qui considerato qualificano come editore la parte che assume a proprio rischio l obbligazione di pubblicare l opera, e rispettivamente come autore quella che costituisce in favore della controparte un diritto alla sua pubblicazione a stampa. Pare peraltro da escludere che queste qualificazioni rappresentino altrettanti elementi tipologici del contratto di edizione. Così in particolare sembra preferibile concludere che la regolazione stabilita inter partes dello scambio cooperativo tra l obbligazione di pubblicare ed il diritto di sfruttare l opera a stampa possa essere integrata a mezzo delle regole ex artt. 118 ss. anche quando le parti del contratto siano prive di queste qualificazioni: e qui si pensi ad esempio ai casi nei quali l obbligazione sia assunta da un soggetto che non esercita attualmente un impresa editoriale, oppure lo sfruttamento economico dell opera sia negoziato da parte degli aventi causa dell autore per atti inter vivos o mortis causa. Ragionevolmente la qualificazione normativa dei contraenti come autore ed editore rispecchia infatti l id quod plerumque accidit. E così precisamente segnala che nell ipotesi tipica il contratto regolato dagli artt. 118ss. è stipulato tra il creatore dell opera ed un imprenditore (già) operante nel campo editoriale. Diversi indici testuali sembrano tuttavia segnalare l irrilevanza ai fini del perfezionamento dello schema contrattuale in esame della qualificazione delle parti come autore ed editore. Anzitutto l applicabilità della disciplina del contratto di edizione anche agli accordi aventi come parte un soggetto che non eserciti un impresa editoriale sembra essere prevista implicitamente dall art. 132 l.a., che prevede la cedibilità dei diritti di sfruttamento dell'opera acquistati dall'editore anche indipendentemente dalla cessione dell azienda editoriale. Vedremo peraltro che le limitazioni ivi previste alla 56 trasferibilità di questi diritti non presuppongono tanto la necessità che anche il cessionario eserciti attualmente un impresa editrice, ma mirano solo a proteggere l autore dal rischio che a seguito di questa cessione l opera riceva una collocazione editoriale ed una diffusione sul mercato diverse da quelle programmate inter partes al momento della stipulazione del contratto di edizione. Reciprocamente l applicabilità della disciplina del contratto di edizione agli accordi aventi come parte un soggetto diverso dall autore è consentita espressamente dall art. 121 l.a., che nel regolare il caso della sua morte prima del compimento dell opera contempla espressamente la possibilità della continuazione del rapporto contrattuale da parte dei suoi eredi. Resta infine inteso che l integrazione legale del contratto a mezzo delle regole inderogabili e dei naturalia negotii previsti dagli artt. 118ss. l.a. non potrà aver luogo ogni volta che la norma da applicare per integrare la volontà delle parti richieda necessariamente una prestazione o altra forma di partecipazione personale da parte dell autore. E qui si pensi ad esempio alle regole ex art. 129 l.a. in tema di modificazione dell'opera dopo la sua consegna, ovvero alla disciplina ex art. 134 n. 6) in tema di estinzione del rapporto a seguito di recesso per esercizio del diritto di ritiro dell'opera dal commercio. 4. In mancanza di diverse previsioni ex lege il contratto di edizione è valido anche qualora il consenso sia stato scambiato inter partes senza alcuna particolare formalità, verbalmente o per fatti concludenti. In base all'art. 110 l.a. la forma scritta è richiesta invece ai fini della prova giudiziale del contratto, cosicché per corollario discendente dagli artt e c.c. esso non può essere provato né per testimoni (sempre che il contraente non abbia perduto senza sua colpa il documento contrattuale) né per presunzioni 10. In particolare la limitazione qui considerata copre 10 Tenderei d altro canto ad escludere che per le opere a stampa possa trovare generalmente applicazione la presunzione stabilita dall'art. 109 co. 2 l.a., in base al quale «la cessione di uno stampo, di un rame inciso o di altro simile mezzo usato per riprodurre un opera d arte comprende, salvo patto contrario, la facoltà di riprodurre l opera stessa». Seppure possa operare nei rapporti tra autore ed editore per la stampa delle opere delle arti figurative questa regola non potrebbe ragionevolmente incidere sulla prova dell esistenza e del contenuto di un contratto di edizione. L art. 109 co. 2 l.a. genera infatti la presunzione di un mero consenso alla pubblicazione dell opera. Mentre il contratto ora ricordato produce una serie ben più ampia di effetti, quali tra l altro la costituzione in capo all editore di diritti (tipicamente esclusivi) di sfruttamento economico dell opera e l obbligazione di provvedere alla sua stampa e distribuzione. 67 ragionevolmente la prova dell'avvenuta pattuizione inter partes di tutti gli (e dei soli) elementi essenziali dello schema negoziale qui considerato, quali la manifestazione della volontà da parte dell'autore di costituire in capo all'editore un diritto di sfruttamento economico su una o più opere determinate e l'assunzione da parte dell'editore di un obbligo di pubblicarle. Poiché il compenso dell'autore non rientra invece tra gli elementi essenziali dello schema negoziale ex art. 118 l.a. la sua mancata prova per iscritto non impedisce di applicare questa disciplina al contratto che preveda lo scambio cooperativo tra diritto ed obbligazione di pubblicare l'opera 11. In mancanza di una prova scritta del suo ammontare o della fissazione di criteri per calcolarlo vedremo pertanto trovare applicazione il naturale negotii ex art. 130 l.a., che prevede un compenso a percentuale sul prezzo di vendita dell'opera, determinabile per applicazione analogica dell'art c.c. sulla scorta delle condizioni tipicamente praticate dall'editore per opere dello stesso genere 12. Procedendo dai principi generali del nostro ordinamento in tema di limitazioni probatorie degli atti giuridici resta peraltro inteso che l'imposizione dello scritto ad probationem ex art. 110 l.a. ha soltanto la funzione di precludere ai contraenti la prova per testi o presunzioni della fonte del loro rapporto negoziale. Ai fini della dimostrazione dell'esistenza e del contenuto del contratto d edizione questo limite trova pertanto applicazione solo se la controversia sia insorta tra autore ed editore. Mentre quando il contratto di edizione sia invocato in giudizio da una delle parti contro un terzo, da un terzo nei suoi confronti o tra terzi la prova predetta può essere fornita senza alcuna limitazione. In questo caso il contratto è infatti fatto valere giudizialmente (non come fonte di obbligazioni tra i contraenti, ma) come mero fatto storico. E dunque può 11 Così ragionando mi pare possa trovare una soluzione efficiente il quesito più volte affrontato in giurisprudenza se la limitazione probatoria ex art. 110 l.a. debba o meno riguardare l'intero regolamento negoziale inter partes, ed in quale misura possa esserne escluso il corrispettivo a favore dell'autore (e qui per la soluzione più rigorosa v. ad esempio Trib. Roma, 10 dicembre 1974, in IDA 1975, 200; PIETROLUCCI, Brevi considerazioni sul contratto di edizione musicale e sulla prova del compenso spettante all'autore, in IDA 1992, 94, nt. 16; per la linea più permissiva v. invece Trib. Milano, 13 aprile 2000, in AIDA 2000, 729, con di C.P.[artesotti] riepilogativa delle diverse posizioni in campo). A fortori l'applicabilità della limitazione probatoria ex art. 110 l.a. alla pattuizione relativa alla remunerazione dell'autore è esclusa dall'impostazione che nega carattere inderogabile all'obbligazione dell'editore di pagare questo compenso (in questo senso v. ad esempio App. Milano, 10 giugno 1992, in AIDA 1992, 47). In generale sul problema dell'obbligatorietà del compenso dell'autore v. infra il paragrafo V. infra il paragrafo 8. 78 essere provato con qualsiasi mezzo 13. In mancanza di questa prova l'editore può valersi poi dell'art. 167 l.a., che sul piano processuale fonda una presunzione relativa di titolarità dei diritti d'autore in capo a chi provi di esercitarne il possesso Sul piano dell'oggetto lo schema tipico del contratto di edizione richiede anzitutto che le opere negoziate siano ancora protette dal diritto d autore, poiché diversamente non sarebbe possibile generare l effetto di acquisto derivativo-costitutivo che caratterizza il tipo contrattuale qui esaminato. D altro canto questo tipo contrattuale è applicabile ad alcuni soltanto tra i generi di opere proteggibili dal diritto d autore. Anzitutto la definizione normativa ex art. 118 l.a. riserva espressamente questo contratto alle opere pubblicabili «per le stampe». A sua volta l art. 119 co. 1 nel dichiarare concedibili «tutti i diritti di utilizzazione [ ] nel caso dell edizione» stabilisce una limitazione che incide (non soltanto sul piano delle privative, ma) anche sotto il profilo delle opere negoziabili. Tanto basta allora per concludere che la disciplina del tipo qui considerato è destinata espressamente a regolare la sola pubblicazione delle opere suscettibili di una "edizione a stampa", intesa come riproduzione seriale a mezzo delle tecniche della stampa. E così precisamente mediante la fissazione di segni e/o immagini sopra una superficie idonea a conservarli nel tempo ed a permetterne successivamente la percezione: come accade nei casi maggiormente abituali della stampa (a caratteri mobili, con composizione meccanica o fotocomposizione) su carta; oppure nei casi meno frequenti della stampa su tessuto, plastica ed altre materie simili; ovvero nei casi altrettanto atipici che vedano l'uso su 13 In generale per l'affermazione e l'argomentazione di questo principio nei casi di prescrizione della forma scritta ad probationem v. per tutti TARUFFO, Prova testimoniale (dir. proc. civ.), in Enc. dir., Giuffré, Milano, 1988, XXXVII, 743; analogamente ai fini dell'applicazione dell'art. 110 l.a. v. ex multis VAL. DE SANCTIS, Contratto di edizione, nel Trattato di diritto civile e commerciale diretto da CICU- MESSINEO, Giuffré, Milano, 1965, 49; G.G[UGLIELMETTI], in nota a Trib. Milano, 21 ottobre 1992, in AIDA 1992, ; Cass. 11 febbraio 1994, ivi 1994, 214; Cass. 13 dicembre 1999, ivi 2000, 659; Trib. Roma 25 gennaio 2002, ivi 2003, 905; Trib. Milano, 18 febbraio 2002, ivi 2003, 907; Trib. Milano, 30 giugno 2004, ivi 2005, 1037; Trib. Milano, 10 dicembre 2007, ivi 2008, In giurisprudenza è peraltro radicata (seppure minoritaria) un opinione contraria, secondo la quale la necessità dello scritto ad probationem varrebbe anche nel caso che il contratto di edizione debba essere provato da o contro terzi (così ad esempio Trib. Milano, 21 ottobre 1992, cit.; Trib. Roma, 24 dicembre 1998, in AIDA 2000, 674, con nota critica di PARTESOTTI; App. Milano, 23 marzo 2001, ivi 2001, 808). 14 Per questa lettura dell'art. 167 l.a. v. GUARDAVACCARO, nel Commentario breve alle leggi su proprietà intellettuale e concorrenza 4, a cura di L.C. UBERTAZZI, Cedam, Padova, 2007,9 queste superfici di stampi di rame, delle tecniche della litografia, della fotografia ed altre analoghe. Procedendo dall'elencazione esemplificativa contenuta nell'art. 2 l.a. sono ad esempio idonee all'edizione a stampa le opere letterarie di carattere drammatico, scientifico, didattico, religioso; quelle musicali e drammatico-musicali; le tracce scritte delle opere coreografiche e pantomimiche; le opere del disegno, dell'incisione e delle arti figurative similari; le riproduzioni a stampa (mediante disegno, incisione o fotografia) delle opere della pittura, della scultura, della scenografia, dell'architettura e del disegno industriale; i soggetti e le sceneggiature delle opere cinematografiche e televisive; le opere fotografiche e quelle espresse con procedimenti analoghi 15 ; le banche dati anche elettroniche 16. A limitazione dell'autonomia negoziale l'art. 120 n. 1) l.a. stabilisce poi che «è nullo il contratto che abbia per oggetto tutte le opere o categorie di opere che l'autore possa creare, senza limite di tempo». In base al comma 1 n. 2) dell'art. 120 l.a. la durata massima dei vincoli contrattuali previsti per la costituzione di diritti esclusivi su opere future (siano esse tutte quelle create dall autore, oppure una o più specificamente determinate) è pari invece a 10 anni, sempre che l autore non sia legato all editore da un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o comunque ultradecennale 17. Qualora abbia ad oggetto un'opera da creare il contratto di edizione è peraltro valido soltanto a condizione che in base alle manifestazioni di volontà delle parti sia possibile determinare l'oggetto dell'obbligazione gravante sull'autore. Così ad esempio è sufficiente che le parti abbiano predeterminato il genere di opera, oppure il suo contenuto, anche eventualmente a mezzo di un titolo (seppure provvisorio). 15 Accade spesso che le opere delle arti figurative o della fotografia siano utilizzate come illustrazioni di opere letterarie. In questi casi il contratto di edizione regola normalmente i rapporti tra l'editore e l'autore della parte letteraria, mentre quelli con gli autori delle opere utilizzate a fini illustrativi sono retti da contratti di licenza separati. Lo schema della licenza è poi ragionevolmente utilizzato per i libri d'arte, i cataloghi e le pubblicazioni simili che riguardino opere delle arti figurative o fotografiche sulle quali sussistano diritti d'autore appartenenti a diversi titolari, come accade ad esempio per le pubblicazioni che documentino l'esperienza creativa di un determinato artista o fotografo. L'uso del contratto di edizione resta dunque confinato al caso (abbastanza atipico) delle pubblicazioni a stampa riguardanti opere letterarie e rispettivamente figurative o fotografiche che siano oggetto di diritti di sfruttamento economico appartenenti al medesimo titolare. 16 Due diversi cataloghi di opere certamente suscettibili di divenire oggetto di un contratto di edizione sono previsti dagli artt. 122 e 120 l.a. 17 Sulla portata di questa limitazione di durata del contratto v. peraltro infra il paragrafo 9. 910 Queste previsioni inderogabili mirano a proteggere l'autore quale contraente che nell'ipotesi tipica versa in una condizione di debolezza e dipendenza rispetto alla forza negoziale della controparte. In particolare le limitazioni qui considerate vogliono impedire che l'editore facendo leva sul rapporto asimmetrico con l'autore, specialmente se ad inizio carriera, possa imporgli condizioni contrattuali particolarmente onerose, che lo escludano stabilmente dalla partecipazione effettiva ai profitti generati dal successo della sua opera. Reciprocamente questa regola ha l'effetto di stimolare la competizione sul mercato dei diritti di sfruttamento delle opere a stampa, dal momento che vieta ad un editore la possibilità di accaparrarsi definitivamente quelli su tutte le opere future di un determinato autore. 6. Lo schema negoziale del contratto di edizione è caratterizzato dalla produzione di un effetto particolare altrimenti non attingibile dall'autonomia privata, quale l'acquisto a titolo derivativo-costitutivo da parte dell'editore di diritti parziari a carattere assoluto relativi all'utilizzazione economica dell'opera da pubblicare 18. L'idoneità del tipo qui considerato a produrre questo effetto è confermata testualmente dalla legge d'autore del Riguardo alla produzione di un acquisto a titolo derivativo di diritti aventi per contenuto poteri di sfruttamento economico dell'opera precedentemente ricompresi entro la sfera giuridica dell'autore/dante causa basterà rileggere l'art. 119 l.a., che più volte ricollega espressamente alla stipula del contratto di edizione l'effetto di «alienare», «trasferire» un diritto di utilizzazione economica dell'opera; ed al comma 2 dichiara espressamente che i diritti così «trasferiti» si presumono esclusivi. Altrettanto fanno poi genericamente gli artt. 120 n. 2) e 128 co. 1; e più specificamente l'art. 122 commi 2 e 5, che dichiara questo contratto «conferire diritti» di eseguire un certo numero di edizioni dell'opera; nonché l'art. 125 co. 1 n. 2), secondo il quale l'autore ha l'obbligo di garantire all'editore il pacifico godimento dei «diritti ceduti»; ed infine l'art. 132, che in difetto di consenso dell'autore vieta 18 Per questa analisi storica e comparatistica v. il mio Il contratto di edizione dalla lex mercatoria alla tipizzazione legale, cit., 258ss. Per una definizione di acquisto derivativo-costitutivo v. per tutti PUGLIATTI, voce Acquisto del diritto, in Enc. dir., Giuffré, Milano, 1958, I, , che individua quale tratto caratterizzante di questa nozione l'acquisto a titolo derivativo di un nuovo diritto limitato, che contenendo facoltà anteriormente ricomprese entro il diritto più ampio del titolare precedente interviene a limitarne il contenuto. 1011 all'editore la cessione dei «diritti acquistati» mediante il contratto di edizione. Riguardo al fatto che le situazioni giuridiche soggettive così acquistate dall'editore sono diritti parziari che hanno per contenuto una parte limitata dei poteri di sfruttamento dell'opera ricompresi entro i diritti patrimoniali d'autore basterà notare che non tutti quelli attribuiti originariamente all'autore sono negoziabili a mezzo del contratto di edizione, ma lo sono soltanto i poteri relativi alla sua pubblicazione a stampa 19. E basterà poi rammentare che in base all'art. 122 l.a. i diritti acquistati dall'editore hanno una durata non superiore a vent'anni, trascorsi i quali sono destinati ad estinguersi generando un accrescimento del contenuto di quelli dell'autore A questo proposito v. il paragrafo Ritengono accolto dalla legge del 1941 lo schema dell'acquisto derivativo-costitutivo ASCARELLI, Teoria della concorrenza e dei beni immateriali 3, Giuffré, Milano, 1960, 641, ; VAL. DE SANCTIS, Contratto di edizione, cit., 100; OPPO, Creazione intellettuale, creazione industriale e diritti di utilizzazione economica, in Riv. dir. civ. 1969, I, 18-19; AULETTA-MANGINI, Del marchio. Del diritto d'autore sulle opere dell'ingegno letterarie e artistiche 2, nel Commentario del codice civile a cura di SCIALOJA-BRANCA, Zanichelli-Il Foro Italiano, Bologna-Roma, 1977, Lo schema dell'acquisto derivativo-costitutivo è d'altro canto utilizzato per ricostruire gli effetti del Verlagsvertrag nell'ordinamento tedesco, nell'ambito del quale la costituzione in capo all'editore in base al 8 del Verlagsgesetz del 19 giugno 1901 di un nuovo Verlagsrecht derivato dall'urheberrecht (e più in generale la possibilità di concedere Nutzungsrechte sull'opera in base al 31 dell'urheberrechtsgesetz del 9 settembre 1965, di seguito UrhG) serve anche ad ovviare al divieto di alienazione del diritto d'autore, stabilito dal 29.1 UrhG coerentemente con l'impostazione monistica che lo ha ispirato. Su questi temi v. per tutti REHBINDER, Urheberrecht 14, Verlag C.H. Beck, München, 2006, 190, 196. Nella dottrina italiana una parte importante delle opinioni in campo nega peraltro che lo schema del contratto di edizione preveda la costituzione in capo all editore di diritti erga omnes, e sostiene per contro che a seguito della conclusione di questo contratto l autore si limiti a rinunciare all azione di contraffazione verso la controparte e ad assumere l obbligazione di garantire all editore il pacifico godimento dell opera. Più in generale sul fatto che dal contratto di edizione deriverebbero all'editore meri diritti personali di godimento v. ad esempio GRECO, I diritti sui beni immateriali, Utet, Torino, 1948, 301, 495; AUTERI, Contratti traslativi del diritto di autore e principio di indipendenza delle facoltà di utilizzazione, in Riv. dir. ind. 1963, II, ; GRECO-VERCELLONE, I diritti sulle opere dell'ingegno, nel Trattato di diritto civile italiano diretto da VASSALLI, UTET, Torino, 1974, XI, t. 3, ; RICOLFI, Il diritto d'autore, in ABRIANI-COTTINO-RICOLFI, Diritto industriale, nel Trattato di diritto commerciale diretto da COTTINO, Cedam, Padova, 2001, 498; MUSSO, Del diritto di autore sulle opere dell'ingegno letterarie e artistiche, nel Commentario del codice civile SCIALOJA-BRANCA, a cura di GALGANO, Zanichelli, Il Foro Italiano, Bologna-Roma, 2008, cit., La natura erga omnes della posizione giuridica soggettiva acquistata dall'editore è negata in particolare da Greco e Vercellone con ampie argomentazioni, che mi sembrano tuttavia opinabili. Così ad esempio non mi pare possibile invocare a sostegno di questa posizione il principio del numerus clausus dei diritti assoluti, dal momento che il chiaro riferimento testuale ex art. 119 l.a. alla natura di iura excludendi alios dei poteri acquistati dall'editore attua una qualificazione normativa di queste situazioni giuridiche soggettive come diritti assoluti, nel pieno rispetto del principio del numerus clausus. Nè d'altro canto mi pare rilevante che i diritti dell'editore non partecipino delle caratteristiche proprie di alcuni diritti reali parziari, quali tra l'altro l'assenza di obblighi di facere a carico dei loro titolari, la loro libera trasferibilità senza il consenso del "dominus" e la loro durata illimitata: perché questa circostanza non preclude il carattere assoluto dei diritti qui considerati, ma prova soltanto (come già ampiamente acquisito dalla riflessione scientifica su questi temi) che i diritti assoluti parziari su cose corporali e rispettivamente non corporali hanno caratteristiche strutturali e vanno assoggettati a regimi normativi tra loro non completamente omogenei. 1112 Questa ricostruzione non mi pare inficiata dal fatto che nel fissare la definizione normativa del tipo qui considerato l'art. 118 l.a. gli attribuisca l'effetto di concedere «l'esercizio del diritto di pubblicazione per le stampe». Prima facie queste espressioni potrebbero infatti far pensare ad uno schema negoziale dal quale discenda a beneficio dell'editore (non tanto l'acquisto di un nuovo diritto parziario sull'opera, quanto) la mera concessione dell'esercizio della privativa patrimoniale. L'esigenza di coordinare questa previsione isolata con i copiosi dati normativi che rinviano in modo univoco allo schema dell'acquisto derivativo-costitutivo suggerisce tuttavia di ritenere che l'art. 118 l.a. si limiti ad offrire una rappresentazione generica ed atecnica di questo fenomeno. Mentre un esame dei lavori preparatori rivela essere assai probabile che il passo qui considerato sia il risultato di un tentativo isolato (e sostanzialmente infruttuoso, alla luce di una rilettura sistematica delle norme in campo) dell'estensore Piola Caselli di trasporre nella legge del 1941 la sua personale costruzione monistica integrale del diritto d autore, certamente minoritaria in seno alla commissione che ne elaborò il progetto 21. Né occorre ricordare che queste differenze di regime possono dipendere dalla peculiarità del rapporto negoziale che genera i diritti dell'editore. E qui basterà segnalare ad esempio che i limiti ex art. 132 l.a. alla trasferibilità di questi diritti dipendono ragionevolmente dal legame esistente tra il loro esercizio e l'obbligazione di pubblicare l'opera. Resta infine da ricordare che secondo una posizione isolata il contratto di edizione avrebbe invece effetti (non derivativo-costitutivi, né meramente obbligatori, ma) definitivamente traslativi del diritto patrimoniale d'autore. E qui v. ad esempio ARIENZO, voce Edizione (Contratto di), in Noviss. Dig. It., Utet, Torino, 1957, VI, , che tuttavia non si cura di raccordare questa costruzione con la previsione ex art. 122 l.a. di una durata massima ventennale dei diritti acquistati dall'editore. Quanto infine alla posizione di PIOLA CASELLI rinvio infra alla nota Come ha dichiarato lo stesso PIOLA CASELLI, Codice del diritto d autore, cit., 546, la legge del 1941 avrebbe accolto una «concezione moderna del diritto di autore come un diritto che ha un doppio contenuto, il quale risulta da facoltà personali e non trasmissibili (diritto morale di autore) e da facoltà patrimoniali trasmissibili», con la conseguenza che «il contratto di edizione non può [ ] più avere per oggetto la trasmissione totalitaria del diritto di autore, ma soltanto il trasferimento all'editore dell'esercizio del diritto di utilizzazione economica» [per una prima enunciazione di questa costruzione in base alla legge del 1925, con riferimento al contratto (a quel tempo atipico) di edizione v. già PIOLA CASELLI, Del diritto di autore, cit., ; e più ampiamente ID., Trattato del diritto di autore e del contratto di edizione 2, cit., (per la derivazione di questa impostazione dalle teorie cd. monistiche tedesche basterà rileggere GIERKE, Deutsches Privatrecht, Dunker & Humblot, Leipzig, 1895, I, 767, 805, ove l'urheberrecht in quanto Personlichkeitsrecht è dichiarato inalienabile nella sostanza, ma al tempo stesso passibile di trasferimento limitatamente al suo esercizio]. Ad una lettura attenta la formulazione della disposizione in esame appare essere tuttavia una mera sovrastruttura all interno dell impianto sistematico rigidamente "pluralistico-duale" accolto dalla legge d autore del 1941 (e qui v. già le notazioni di FERRARA, Il diritto reale di autore, Jovene, Napoli, 1940, 19-20). Resta infine da ricordare che sempre secondo PIOLA CASELLI, Codice del diritto d'autore, cit., 546, , il contratto che non prevede lo sfruttamento esclusivo dell'opera avrebbe invece un mero effetto (obbligatorio) di rinuncia da parte del titolare della privativa a farla valere nei confronti dell'editore. 1213 Nella versione accolta dal legislatore del 1941 lo schema dell'acquisto derivativo-costitutivo prevede peraltro due costruzioni alternative. Nella prima l autore costituisce a beneficio dell editore diritti di sfruttamento economico a stampa aventi carattere esclusivo. Questa variante è quella maggiormente conosciuta dalla prassi negoziale, in quanto meglio risponde all obiettivo dell editore di vedersi integralmente riservati i risultati generati dalla sua attività di promozione e circolarizzazione dell opera sul mercato. Positivizzando un uso negoziale preesistente l art. 119 co. 2 stabilisce pertanto che nel caso di stipulazione di un contratto di edizione, «salvo patto contrario, si presume che siano stati trasferiti i diritti esclusivi» 22. Sulla scorta di un contratto così congegnato l editore acquista un titolo che la legge qualifica espressamente opponibile erga omnes, perché diversamente non si spiegherebbe il riferimento ex art. 119 al carattere esclusivo (e così precisamente: di ius excludendi omnes alios) del diritto trasferito. In ragione di questi caratteri di assolutezza ed esclusività il diritto dell'editore è pertanto opponibile per tutta la durata del contratto tanto all autore quanto (ai suoi aventi causa: e così precisamente) a coloro che abbiano acquistato la privativa patrimoniale per atti inter vivos o mortis causa: i quali al pari di chiunque altro in mancanza del consenso dell editore dovranno pertanto astenersi dall utilizzare l opera secondo le modalità pattuite ex contractu. Per le medesime ragioni questo diritto è poi opponibile a coloro che abbiano utilizzato l opera senza il consenso dell editore, che per conseguenza è legittimato all azione di contraffazione per tutti i casi di utilizzazione realizzati successivamente alla stipulazione del contratto di edizione e fino al termine della sua durata Su questo uso negoziale v. ad esempio STOLFI, La proprietà intellettuale, cit. II, Prima della tipizzazione legale del contratto di edizione ad opera della legge del 1941 ed anteriormente alla regolazione generale dei contratti di trasferimento dei diritti d autore prevista dalla legge del 1925 la dottrina ha dibattuto a lungo sul tema se l accordo per la costituzione in capo all editore di diritti non esclusivi rientrasse nell ambito dello schema del contratto di edizione. Per una ricostruzione di questo dibattito v. ad esempio STOLFI, La proprietà intellettuale, ibidem, il quale definiva "contratto di edizione improprio o irregolare" l'accordo che autorizzava l'editore alla pubblicazione senza conferirgli un diritto esclusivo di sfruttamento dell'opera.; e v. anche DE GREGORIO, Il contratto di edizione, Athenaeum, 1913, 84, che qualificava invece il conferimento all'editore di diritti esclusivi come un elemento essenziale dello schema del contratto di edizione. 23 La legittimazione all'azione di contraffazione dell'editore che abbia stipulato un contratto di edizione per lo sfruttamento esclusivo dell'opera è ammessa anche da parte dell'impostazione che fa discendere in capo all'editore meri diritti personali di godimento, sulla scorta dell'idea che nel caso degli oggetti di proprietà intellettuale sarebbe connaturale attribuire al titolare di un potere di godimento esclusivo (quando pure non vanti un vero e proprio diritto assoluto) la possibilità di difesa contro turbative esterne. V qui ad esempio GRECO, I diritti sui beni immateriali, cit., 301, 495 ed AUTERI, 1314 Nella seconda costruzione prevista dalla legge d autore il contratto di edizione prevede la costituzione in capo all editore di un diritto di sfruttamento economico dell opera a carattere non esclusivo. Questa costruzione si ricava a contrario dall art. 119 co. 2 l.a., che nel dichiarare presunto il trasferimento di diritti esclusivi ammette in modo tanto implicito quanto inequivocabile la possibilità di un trasferimento di diritti non esclusivi. Anche questo secondo schema contrattuale permette peraltro all editore di acquistare un titolo allo sfruttamento dell opera a stampa (per quanto non esclusivo, comunque) opponibile a terzi (e dunque in qualche modo dotato di efficacia erga omnes): e così tra l altro a qualsiasi titolare successivo della privativa per atto inter vivos o mortis causa, oppure (come vedremo fra breve) a qualsiasi cessionario di diritti esclusivi per mezzo di un successivo contratto di edizione, o più in generale a chiunque contesti all'editore la liceità dell'utilizzazione dell'opera. Non avendo carattere di ius excludendi questo diritto non legittima invece il suo titolare ad agire per contraffazione verso ogni utilizzatore dell opera non autorizzato dall autore o da altro titolare del diritto patrimoniale. Piuttosto la legittimazione resta riservata in capo al titolare dello ius excludendi. Ed il suo mancato esercizio non può essere sindacato dall editore, che nell acquistare un diritto non esclusivo ha programmaticamente ammesso la possibilità di dover concorrere nell utilizzazione dell opera con qualsiasi altro utilizzatore autorizzato (o semplicemente tollerato) dal titolare dello ius excludendi. Qualora mai lo sfruttamento dell opera da parte del terzo non autorizzato (o da parte di altri editori acquirenti diritti ugualmente non esclusivi) possa pregiudicare gli interessi che hanno mosso l editore a stipulare il contratto di edizione resta da chiedersi se questi possa avere azione ex contractu nei confronti dell autore: e qui si pensi ad esempio al caso dell editore titolare di un diritto non esclusivo che sia esposto alla concorrenza del contraffattore o di altro editore che offrano l opera sul mercato a prezzi pari o addirittura inferiori ai suoi costi. Questa strada sembra tuttavia difficilmente percorribile qualora manchino previsioni negoziali ad hoc, come ad esempio la fissazione ex contractu di un prezzo che l autore si impegna ad imporre a qualsiasi altro Contratti traslativi del diritto di autore e principio di indipendenza delle facoltà di utilizzazione, cit., 115. E v. anche GRECO-VERCELLONE, I diritti sulle opere dell'ingegno, cit., 301, che immaginano possibile un'applicazione analogica dell'art c.c. per ricavarne la legittimazione attiva dell'editore ogni volta che il terzo utilizzatore non pretenda di avere un titolo che lo legittimi allo sfruttamento economico dell'opera. 1415 acquirente di diritti non esclusivi. Qualora peraltro le circostanze ora illustrate rendano poco conveniente o addirittura antieconomico proseguire lo sfruttamento dell'opera resta aperta per l'editore la possibilità di valersi dei rimedi che vedremo essere previsti a suo vantaggio dalla legge d'autore 24. Entrambi gli schemi negoziali sin qui descritti prevedono che l'autonomia negoziale possa generare in capo all'editore diritti di sfruttamento dell'opera opponibili erga omnes, il contenuto dei quali è rimesso alle parti e determinato ex lege soltanto nella sua estensione massima. Può sorgere il dubbio se questa previsione sia idonea a pregiudicare la certezza delle relazioni economiche nel mercato editoriale. E tuttavia questo dubbio mi pare debba essere fugato dalla constatazione che a fronte dell'acquisto dei diritti erga omnes ora ricordati l'editore si obbliga contesualmente ad esercitarli mediante la pubblicazione dell'opera, ponendo così le premesse affinché della titolarità di questi medesimi diritti il mercato sia adeguatamente informato. Un corollario della ricostruzione sin qui illustrata riguardo agli effetti derivativo-costitutivi producibili dal contratto di edizione attiene ai criteri di risoluzione dei conflitti tra più acquirenti diritti incompatibili sulla medesima opera dell'ingegno. In base alla ricostruzione sin qui immaginata il contratto di edizione che preveda di costituire in capo ad un editore diritti esclusivi o non esclusivi su un'opera già oggetto di un precedente contratto conferente ad altro editore diritti esclusivi non è in grado di generare l'effetto programmato a beneficio del secondo editore, se è vero che nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet 25. Il secondo editore 24 Per il recesso penitenziale prima della pubblicazione di una nuova edizione v. il paragrafo Per i rimedi contro l'insuccesso commerciale dell'opera v. invece il paragrafo Per la prevalenza del contraente che può vantare il titolo d'acquisto anteriore v. già OPPO, Creazione intellettuale, creazione industriale e diritti di utilizzazione economica, cit., 39-41, il quale ricorda opportunamente che questo criterio non comporta automaticamente il prevalere del contraente che vanta un titolo di data anteriore, qualora l'acquisto non consegua immediatamente alla manifestazione del consenso (come accade ad esempio per le opere da creare) ma sia destinato a prodursi successivamente. A favore di questo medesimo criterio v. anche GRECO-VERCELLONE, I diritti sulle opere dell'ingegno, cit., , che pure ritengono il contratto di edizione inidoneo a generare effetti derivativo-costitutivi di diritti assoluti; NIVARRA, Osservazioni sulla nuova disciplina del pubblico registro cinematografico, in AIDA 1994, ; e v. anche VITT. DE SANCTIS-FABIANI, I contratti di diritto di autore, nel Trattato di diritto civile e commerciale fondato da CICU-MESSINEO e continuato da MENGONI, XXXI, t. 1, Giuffré, Milano, 2000, 25. Procedendo dalla ricostruzione che nega al contratto di edizione l'effetto di costituire in capo all'editore diritti erga omnes una diversa opinione ritiene invece che i conflitti tra acquirenti ex contractu di diritti incompatibili sulla medesima opera dell'ingegno vadano risolti sulla base dell'art c.c., che nel caso di più contratti concedenti a diversi contraenti diritti personali di godimento sulla medesima 1516 potrà poi naturalmente rivalersi verso l'autore sfruttando gli strumenti previsti dall'ordinamento per rimediare all'inadempimento contrattuale. Reciprocamente quando un contratto che prevede di costituire a beneficio di un editore diritti esclusivi su una determinata opera dell'ingegno sia stato anticipato da un altro contratto conferente diritti non esclusivi sulla medesima opera il secondo contraente dovrà sopportare l'uso concorrente del primo editore, che vanta un diritto d'uso dell'opera opponibile erga omnes 26. Anche in questo caso il secondo editore potrà poi naturalmente far valere verso l'autore i rimedi previsti per l'inadempimento del contratto di edizione. Vedremo peraltro che a seguito della stipulazione del contratto di edizione tra le obbligazioni assunte dall'autore rientra anche quella di garantire il pacifico godimento dei diritti costituiti in capo alla controparte. Nel caso di stipulazione di un secondo contratto di edizione incompatibile con altro già precedentemente stipulato l'autore viola pertanto questa obbligazione. In questo scenario il primo editore che abbia acquistato diritti esclusivi può scegliere se chiedere il solo risarcimento del danno così cosa assegna la prevalenza a chi abbia conseguito per primo il godimento predetto, mentre attribuisce un ruolo meramente residuale al criterio dell'anteriorità del titolo d'acquisto. Tra gli indici idonei a provare l'avvenuto conseguimento della fruizione dei diritti sull'opera Cass. 4 ottobre 1951, in IDA 1951, 339 ha così valorizzato il fatto della sua pubblicazione (analogamente Pret. Milano, 29 luglio 1992, in AIDA 1992, 110); mentre Cass. 29 luglio 1958, in IDA 1958, 411, ha dato rilievo al fatto della registrazione del contratti di edizione ex art. 104 l.a. Per una critica convincente a questo approccio v. già GRECO- VERCELLONE, I diritti sulle opere dell'ingegno, cit., , che pur qualificando i poteri conferiti all'editore come diritti personali di godimento ritengono l'art c.c. inapplicabile ai conflitti tra più acquirenti in ragione dell'inidoneità dell'opera dell'ingegno a costituire oggetto di possesso esclusivo, che costituisce ragionevolmente il presupposto imprescindibile per l'operare del criterio previsto dalla disposizione ora ricordata; per una critica ancor più radicale e qui condivisa v. OPPO, Creazione intellettuale, creazione industriale e diritti di utilizzazione economica, cit., 40-41, che rimarca l'inapplicabilità dell'art c.c. al di fuori dell'area dei diritti personali di godimento. Ad una conclusione in parte analoga rispetto a quella ora criticata giunge poi l'impostazione che attribuendo ai diritti acquistati dall'editore natura reale propone l'applicazione ai conflitti tra più acquirenti dell'art c.c., dal quale discende ancora una volta la prevalenza del contraente che per primo abbia conseguito il possesso dell'opera (in questo senso v. VAL. DE SANCTIS, Contratto di edizione, cit., 159; Cass. 13 novembre 1973, in Foro it. 1974, I, Anche questa linea ermeneutica non tiene tuttavia conto che l'inidoneità delle opere dell'ingegno a costituire oggetto di possesso esclusivo impedisce di applicare ai conflitti tra più acquirenti di diritti sulla medesima opera il criterio ex art c.c. La circostanza ora ricordata è infatti per sé sufficiente ad escludere l'applicazione della disciplina generale in tema di possesso delle cose corporali. E ragionevolmente questa impostazione non è contraddetta dal fatto che la legge speciale attribuisca talvolta qualche rilievo al possesso (non esclusivo) dell'opera, come accade ad esempio nel caso previsto dall'art. 167 l.a. In questo senso v. già OPPO, Creazione intellettuale, creazione industriale e diritti di utilizzazione economica, cit., 39-40; in giurisprudenza v. Trib. Torino, 24 novembre 1994, in AIDA 1995, Precisamente lo scenario ora evocato vede il titolare della privativa attribuire all'editore (non un mero diritto di utilizzare l'opera in concorso con altri, ma) un vero e proprio ius excludendi alios, che tuttavia non è opponibile a chi sulla scorta di un precedente contratto di edizione abbia già acquistato un diritto (seppur non esclusivo) di pubblicare l'opera a stampa. 1617 patito ed azionare le privative sull'opera nei confronti dell'altro editore che ne abbia eventualmente iniziato lo sfruttamento economico. Oppure può far valere l'inadempimento dell'obbligo di garantirne il pacifico godimento per ottenere (oltre al risarcimento del danno, anche) la risoluzione del contratto di edizione 27. In questo secondo caso la rimozione degli effetti del primo contratto apre poi il campo all'acquisto dei diritti sull'opera da parte del secondo editore, sempre che questi non abbia deciso di domandare a sua volta la risoluzione del proprio contratto di edizione. Quanto al contenuto delle situazioni giuridiche soggettive negoziabili per mezzo del tipo contrattuale in esame abbiamo visto che secondo l'art. 119 co. 1 il contratto «può avere ad oggetto tutti i diritti che spettano all'autore nel caso dell'edizione, o taluni di essi». Rientrano pertanto nello schema tipico del contratto di edizione i contratti che prevedono di costituire in capo all'editore diritti comprendenti le facoltà di sfruttamento economico dell'opera (quali ad esempio quelle previste dagli artt bis della legge d'autore italiana, oppure da un diverso ordinamento nazionale 28 ) qualificabili come ricomprese nel campo dell'edizione: quali la riproduzione in modo seriale a mezzo delle tecniche della stampa, con fissazione di segni e/o immagini sopra una superficie (tipicamente la carta, oppure qualsiasi altra) idonea a conservarli ed a permetterne la percezione; la distribuzione degli esemplari così formati, comprensiva di ogni forma di loro immissione in commercio, in circolazione o comunque a disposizione del pubblico, tra le quali anche l'importazione nello Schutzland, il noleggio ed il prestito; la traduzione in altra lingua ed ogni altra forma di elaborazione, tra le quali la trasformazione in altro genere artistico o letterario, le modificazioni e le 27 Per questa soluzione v. ad esempio Trib. Firenze, 28 marzo, in AIDA 2008, Occorre tener conto che un contratto di edizione regolato dalla disciplina ex artt. 118ss l.a. (che costituisce l'oggetto di questo studio) può prevedere la costituzione in capo dell'editore di diritti d'autore esistenti in territorio diversi da quello italiano: e qui si pensi ad esempio al caso di un contratto di edizione regolato dalla legge italiana mediante il quale autore ed editore negozino cumulativamente i diritti di sfruttamento economico di una o più opere per più territori nazionali. In questo caso il coordinamento talvolta richiesto della disciplina del contratto di edizione ex artt. 118ss. l.a. con il il regime legale dei diritti negoziati inter partes dovrà essere realizzato applicando le norme (così precisamente: la legge d'autore) dell'ordinamento straniero che regola le privative alle quali il contratto di edizione si riferisce. Così ad esempio il potere di recedere dal contratto ex art. 134 n. 6 l.a. sarà attribuito all'autore soltanto se l'ordinamento nazionale che regola i diritti costituiti in capo all'editore attribuisca al primo un droit de repentir di contenuto analogo a quello previsto dagli artt l.a. 1718 aggiunte, le riduzioni, i compendi; la ritrascrizione di un'opera orale in vista della sua edizione a stampa, e così via 29. Il testo delle disposizioni dedicate al contratto di edizione ed il sistema normativo che ne deriva non mi paiono d'altro canto impedire (e l'evoluzione tecnologica recente delle tecniche di sfruttamento delle opere dell'ingegno mi sembra semmai suggerire) di ricomprendere nell'area di applicazione degli artt. 118ss. l.a. le forme di pubblicazione delle creazioni intellettuale realizzate dalla cd. editoria elettronica. Così ad esempio mi sembra che possano considerarsi preordinati alla "pubblicazione dell'opera per le stampe" i contratti per mezzo dei quali le parti prevedono lo scambio cooperativo tra costituzione del diritto ed assunzione dell'obbligazione di realizzare una distribuzione dell'opera (anche, o soltanto) in formato elettronico, o addirittura la sua messa a disposizione all'interno di un sito collegato ad una rete telematica: e qui si pensi in particolare ad un contratto mediante il quale l'editore si obblighi a distribuire su supporto elettronico oppure a mettere a disposizione on-line in Internet esemplari dell'opera in formato digitale che l'acquirente possa leggere e stampare mediante un computer 30. Né mi pare si potrebbe obiettare che in questi casi la stampa dell'opera sia solo eventuale e venga realizzata (non dall'editore, ma) dall'utente finale. A ben vedere il riferimento letterale ex art. 118 l.a. alla «edizione per le stampe» è infatti pertinente anche in queste ipotesi, se è vero che la veste editoriale dell'opera viene predisposta dall'impresa culturale, che cura anche la distribuzione (o, nel caso di uploading in un sito web, la comunicazione) degli esemplari al pubblico, mentre resta estranea alla sua attività la mera fase esecutiva della 29 Mi pare che il riferimento testuale ex art. 119 co. 1 l.a. ai «diritti che spettano all'autore nel caso dell'edizione» rimandi a quelli strettamente connessi allo sfruttamento degli esemplari stampati (in questo senso v. già ASCARELLI, Teoria della concorrenza e dei beni immateriali, cit., ; GRECO- VERCELLONE, I diritti sulle opere dell'ingegno, cit., 273) o quanto meno stampabili dell'opera. Diversamente AUTERI, Contratti traslativi del diritto di autore e principio di indipendenza delle facoltà di utilizzazione, cit., 120; VAL. DE SANCTIS, Contratto di edizione, cit., 76-79, secondo i quali il rinvio ex art. 119 co. 1 l.a. ricomprenderebbe tra l'altro ogni oltre ad ogni forma di riproduzione (anche non a stampa), la recitazione pubblica e la comunicazione al pubblico delle opere suscettibili di pubblicazione a stampa. Secondo questa impostazione rientrerebbe pertanto nel tipo del contratto di edizione qualsiasi accordo che attenga alla pubblicazione a stampa dell'opera, anche se integrato con previsioni relative ad utilizzazioni di altro genere. Per una diversa definizione dei confini di questo tipo contrattuale v. tuttavia supra il mio Il contratto di edizione dalla lex mercatoria alla tipizzazione legale, cit. 258ss.. 30 Per rimanere nell'ambito dell'editoria giuridica basterà qui ad esempio ricordare il fenomeno della messa a disposizione on-line degli scritti della dottrina giuridica anglosassone a mezzo di servizi telematici quali Westlaw o Lexis-Nexis. 1819 fissazione del testo sulla carta, che nella società dell'informazione è attività facilmente realizzabile dall'utente finale con costi irrisori. I problemi marginali (e risolvibili in via ermeneutica 31 ) di adattamento di alcune regole secondarie della disciplina tipica del contratto di edizione non mi paiono per contro sufficienti per sconsigliare la linea interpretativa qui proposta, che sul piano politico-giuridico ha tra l'altro l'effetto (a mio modo di vedere irrinunciabile) di estendere anche al campo dell'editoria elettronica l'ampia serie di garanzie degli interessi dell'autore codificata nella disciplina tipica del contratto di edizione. In base alla Zweckübertragungslehre (o dottrina dello scopo del trasferimento) resta peraltro inteso che l'editore acquista tutti i diritti necessari per perseguire gli obiettivi definiti dal contratto 32. E tanto vale in generale per il diritto di prima pubblicazione dell'inedito, l'acquisto del quale rappresenta per l'editore un prius imprescindibile per qualsiasi forma di sfruttamento economico dell'opera non ancora pubblicata 33. Nell'affermare implicitamente questo principio l'art. 119 co. 5 l.a. stabilisce poi che «l'alienazione di uno o più diritti di utilizzazione non implica, salvo patto contrario, il trasferimento di altri diritti che non siano necessariamente dipendenti dal diritto trasferito, anche se compresi, secondo le disposizioni del titolo I, nella stessa 31 Qualche difficoltà può sorgere ad esempio per l'applicazione della disciplina ex art. 122 l.a. in tema di contratti di edizione "a termine" e "per edizione". A ben vedere queste regole sono tuttavia previste per garantire all'autore ed imporre all'editore una misura minima di esemplari dell'opera disponibili sul mercato. Ma nel caso dell'editoria elettronica questa garanzia discende già dal fatto che per loro natura gli esemplari elettronici sono moltiplicabili in copia senza limitazioni quantitative e con costi marginali insignificanti. Tanto basta dunque per concludere che la scelta di predisporre e distribuire gli esemplari in formato elettronico comporta per corollario il sicuro soddisfacimento dell'obbligo di produrre un numero minimo di copie dell'opera. Mentre niente impedisce che le parti stabiliscano un numero massimo di esemplari elettronici che in base al contratto l'editore è autorizzato a distribuire online. Non problematica mi pare poi l'applicazione dell'art. 123 l.a. sull'obbligo di contrassegno, che può ben essere adempiuto con la cd. marcatura elettronica degli esemplari dell'opera circolarizzati on-line. Quanto infine all'art. 124 l.a. le regole ivi previste in tema di obbligo di avviso dell'autore in caso di esaurimento dell'edizione devono trovare applicazione ogni volta che le parti abbiano pattuito una limitazione quantitativa del numero di copie dell'opera distribuibile dall'editore on-line. E devono poi essere applicate ogni volta che l'editore abbia deciso di rimuovere l'opera dal circuito telematico nel quale era precedentemente disponibile. 32 Sulla Zweckübertragungslehre quale regola di interpretazione del contratto ispirata dal canone generale di indipendenza dei singoli diritti di utilizzazione economica sull'opera v. AUTERI, Contratti traslativi del diritto di autore e principio di indipendenza delle facoltà di utilizzazione, cit., Analogamente il contratto di edizione che prevede espressamente di costituire in capo all'editore il solo diritto di riproduzione richiede (salvo il caso di previsioni espresse in contrario) di essere integrato mediante l attribuzione del diritto di distribuzione dell opera, alla quale la riproduzione degli esemplari è tipicamente preordinata. E tanto vale poi ragionevolmente nel caso opposto di sola menzione in contratto del diritto di distribuzione dell'opera. 1920 categoria di facoltà esclusive». In questo scenario l'art. 119 co. 4 soggiunge che «salvo pattuizione espressa, la alienazione non si estende ai diritti di utilizzazione dipendenti dalle eventuali elaborazioni e trasformazioni di cui l'opera è suscettibile, compresi gli adattamenti alla cinematografia, alla radiodiffusione ed alla registrazione su apparecchi meccanici». E tanto ben si comprende proprio sulla scorta della Zweckübertragungslehre, dal momento che forme di utilizzazione quali la trasposizione cinematografica dell'opera letteraria in mancanza di una pattuizione espressa non rientrano ragionevolmente tra gli obiettivi perseguiti mediante la stipulazione di un contratto di edizione per le stampe. Al comma 3 dell'art. 129 una terza applicazione della Zweckübertragungslehre attribuisce poi all'editore la facoltà di aggiornare l'opera qualora la sua natura lo esiga e l'autore abbia rifiutato di provvedervi. Già abbiamo visto poi che la disciplina tipica del contratto di edizione trova applicazione a schemi negoziali che pur prevedendo anche la costituzione in capo alla controparte dell'autore di diritti di utilizzazione dell'opera a stampa abbiano un contenuto più ampio. E qui si pensi ad esempio al contratto che riguardi anche il diritto di fare una traduzione in altra lingua dell'opera letteraria, oppure di inciderla e distribuirla su supporto discografico. Una complicazione ulteriore prevede che il contratto costituisca in capo alla controparte dell'autore (oltre ai diritti relativi alla pubblicazione a stampa, anche) i diritti di rappresentazione o di esecuzione dell'opera, per la negoziazione dei quali il legislatore ha predisposto gli schemi tipici regolati dagli artt e rispettivamente 141 l.a. Le regole ora ricordate sono già state peraltro coordinate dal legislatore del 1941 con quelle sul contratto di edizione, cosicché nel caso qui considerato troveranno applicazione le une e le altre. In linea di principio gli artt l.a. regoleranno lo sfruttamento a stampa dell opera, mentre gli artt l.a. disciplineranno la sua rappresentazione o esecuzione. Allo scopo di proteggere l'autore quale contraente debole il legislatore stabilisce d'altro canto alcune limitazioni quantitative e temporali all'oggetto del contratto di edizione. Anzitutto l'art. 119 co. 3 l.a. nel vietare di ricomprendere in questo oggetto i diritti cd. futuri «eventualmente attribuiti da leggi posteriori, che comportino una protezione del diritto di autore più larga nel suo contenuto o di maggiori durata», 20 Vedere altro
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 art. 8
 art. 54
 art. 130
 art. 107
 art. 118
 art. 132
 art. 121
 art. 129
 art. 134
 art. 109
 art. 118
 art. 130
 art. 110
 art. 110
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