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Timestamp: 2018-12-16 11:47:42+00:00

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Sentenze e massime - Ultime dalla Corte di Cassazione: aprile 2008
Indipendenza della fidejussione rispetto al rapporto principale - Cassazione civile , SS.UU., sentenza 05.02.2008 n° 2655
Sentenza 5 febbraio 2008, n. 2655
Con atto notificato il 16/5/2005, il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate proponevano ricorso contro la decisione in epigrafe indicata, chiedendone la cassazione con ogni consequenziale statuizione.
La spa Assicurazioni Generali resisteva con controricorso e depositata memoria da entrambe le parti, la controversia veniva decisa all'esito della pubblica udienza del 15/1/2008.
Dalla lettura della sentenza impugnata, del ricorso e del controricorso, emerge in fatto che con decreto ministeriale in data 1/6/1999, la srl Dragon Sud veniva dichiarata decaduta dal contributo ricevuto per la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale che, contrariamente all'impegno assunto, non era mai stato messo in opera perchè destinato a parco giochi.
Fallita nel frattempo la Dragon Sud, l'Ufficio di Ariano Irpino dell'Agenzia delle Entrate intraprendeva il recupero dell'erogazione iscrivendone a ruolo l'importo nei confronti della spa Assicurazioni Generali, che aveva prestato fideiussione in favore della beneficiaria.
La concessionaria Uniriscossioni notificava la relativa cartella e la spa Assicurazioni Generali la impugnava dinanzi al Tribunale di Napoli, sostenendo che la controparte non avrebbe potuto iscrivere direttamente a ruolo perchè, nel caso di specie, non si trattava di un'entrata di natura tributaria, ma di un ordinario credito di fonte privatistica, per soddisfarsi del quale avrebbe dovuto dapprima munirsi del necessario titolo.
Il giudice adito annullava la cartella ed il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate si gravavano alla Corte di appello che, tuttavia, confermava la decisione di primo grado sottolinenando, quanto all'eccezione di difetto di giurisdizione riproposta dalle Amministrazioni appellanti, che il rapporto dedotto in giudizio non aveva niente a vedere con quello (pubblicistico) di finanziamento e, quanto al merito, che in base al chiaro disposto del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 21, le entrate che, come quella in esame, "ave(vano) causa in rapporti di diritto privato" potevano essere "iscritte a ruolo (solo) quando risulta(va)no da titolo avente efficacia esecutiva". Il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate hanno censurato l'anzidetta decisione, deducendo con il primo motivo "Difetto di giurisdizione - Violazione degli artt. 1936 e 1944 c.c. - Omessa motivazione (in relazione all'art. 360 c.p.c., nn 1, 3 e 5)", in quanto la Corte di appello aveva ritenuto la propria giurisdizione senza considerare che avendo carattere meramente accessorio, il rapporto di garanzia era destinato a seguire le sorti di quello principale che, attenendo ad una sovvenzione pubblica, costituiva materia riservata alla cognizione del giudice amministrativo.
Con il secondo motivo il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate hanno invece dedotto la "Violazione degli L. n. 46 del 1999, artt. 17 e L. n. 449 del 1997, art. 24, comma 32, e falsa applicazione del D.Lgs. n. 76 del 1990, art. 39, comma 11 e D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 21, - Omessa o comunque insufficiente e contraddittoria motivazione (in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5)", in quanto l'Ufficio di Ariano Irpino aveva legittimamente proceduto all'iscrizione a ruolo, perchè anche se attivata nei confronti del fideiussore, la procedura aveva per oggetto il recupero del contributo e, dunque, un'entrata di matrice indubbiamente pubblica che, di conseguenza, poteva essere riscossa senza necessità della previa formazione di un titolo esecutivo, non avendo il succitato art. 21 comportato alcuna abrogazione della normativa concernente tale tipo di entrate.
Così riassunto il contenuto del ricorso e premesso che diversamente da quanto sostenuto nella memoria di parte ricorrente non v'era bisogno d'integrare il contraddittorio nei confronti del Ministero dell'Industria (oggi dello Sviluppo Economico), in quanto la controversia riguardava unicamente la legittimità del ruolo emesso dall'Ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate, osserva il Collegio che questa Suprema Corte ha già più di una volta affermato (C. Cass. 1996/365 e 1998/10188) che per quanto fra loro collegate, l'obbligazione principale e quella fideiussoria mantengono una propria individualità non soltanto soggettiva, data l'estraneità del fideiussore al rapporto richiamato dalla garanzia, ma anche oggettiva in quanto la causa fideiussoria è fissa ed uniforme, mentre l'obbligazione garantita può basarsi su qualsiasi altra causa idonea allo scopo.
Ne deriva che la disciplina dell'obbligazione garantita non influisce su quella della fideiussione, per la quale continuano perciò a valere le normali regole, ivi comprese quelle sul pagamento e la giurisdizione.
Nè vale in contrario replicare che per l'Amministrazione non vi sarebbe nessuna differenza fra il rapporto intercorrente con il beneficiario del finanziamento e quello intercorrente con il fideiussore, che essendosi assunto il medesimo obbligo di restituzione gravante sul garantito, diventa suo condebitore solidale ai sensi dell'art. 1944 c.c..
L'obiezione non può essere condivisa perchè anche a prescindere da ogni considerazione sulla effettiva possibilità di equiparare la solidarietà ordinaria a quella fideiussoria, rispetto alla quale difetta quella comunione d'interessi che caratterizza la prima, rimane comunque il fatto, già puntualmente sottolineato dalla citata C. Cass. 1998/10188, che si tratta pur sempre di rapporti nettamente distinti, atteso che quello con il beneficiario riguarda i diritti e gli obblighi derivanti dalla concessione del finanziamento, mentre quello con il fideiussore trova il suo fondamento nella garanzia dal medesimo prestata ed ha per oggetto non la restituzione del contributo, ma il pagamento di una somma equivalente per l'ipotesi di mancato adempimento del debitore principale.
In applicazione dei predetti principi, che il Collegio condivide e ribadisce, va pertanto dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario a conoscere dell'opposizione proposta dalla spa Assicurazioni Generali contro la cartella esattoriale notificatale dalla spa Uniriscossioni.
Il primo motivo del ricorso va, pertanto, rigettato non senza sottolineare che anche nel caso in cui si fosse voluto accedere alla tesi caldeggiata da parte ricorrente, avrebbe dovuto ugualmente concludersi per la giurisdizione dell'AGO in quanto, per giurisprudenza consolidata di queste Sezioni Unite, la posizione del beneficiario che, come la Dragon Sud, abbia ottenuto la erogazione del contributo, assume la consistenza del diritto soggettivo, che a sua volta comporta la devoluzione al giudice ordinario di tutte le controversie relative alla decadenza, revoca o ripetizione della sovvenzione (v., tra le più recenti in tal senso, C. Cass. 2007/117 e 2007/8232).
Parimenti da rigettare è anche il secondo motivo, a proposito del quale è sufficiente rilevare che una volta riconosciuta l'applicabilità delle comuni regole all'obbligazione fideiussoria delle Assicurazioni Generali, deve per l'effetto affermarsi la impossibilità, per l'Amministrazione, di farla valere subito a mezzo d'iscrizione a ruolo, stante l'inequivoco divieto frapposto al riguardo dal D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 21, che per le entrate di natura privatistica, consente tale tipo di riscossione solo previa formazione di adeguato titolo esecutivo.
Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in complessivi 8.100,00 Euro, 100,00 dei quali per esborsi, oltre gli accessori di legge.
La Corte di Cassazione, a sezioni unite, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario, rigetta il ricorso e condanna il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese di lite, liquidate in complessivi 8.100,00 Euro, 100,00 dei quali per esborsi, oltre gli accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 15 gennaio 2008.
Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2008.
Risarcimento del danno da atto amministrativo illegittimo
SENTENZA N. 9040 DEL 08/04/2008
La S.C. ha affermato che la possibilità di agire per il risarcimento del danno ingiusto causato da atto amministrativo illegittimo senza la necessaria pregiudiziale impugnazione dell’atto lesivo, comporta che il termine di prescrizione dell’azione di risarcimento decorre dalla data dell’illecito e non da quella del passaggio in giudicato della sentenza di annullamento da parte del giudice amministrativo (come invece aveva affermato Sez. Un. 21/07/1999, n. 483, prima dell’affermarsi dell’orientamento giurisprudenziale contrario alla pregiudiziale di annullamento dell’atto illegittimo), non costituendo l’esistenza dell’atto amministrativo un impedimento all’esercizio dell’azione risarcitoria.
SENTENZA N. 16145 UD.05/03/2008
Preliminare ad effetti anticipati - Cassazione civile , SS.UU., sentenza 27.03.2008 n° 7930
Sentenza 27 marzo 2008, n. 7930
O.E., con citazione del 27.4.95, conviene la S.p.A. Ice- Snei innanzi al Tribunale di Napoli e, sulla premessa del possesso esclusivo ed ininterrotto dal 5.1.68 d'un appartamento e pertinente box nell'edificio alla traversa 2 della via *** in ***, catastalmente intestato alla convenuta, chiede dichiararsi l'intervenuto suo acquisto della proprietà dell'immobile per usucapione.
La motivazione della maggior parte delle quali si traduce in affermazioni apodittiche, riproduttive di massime tralaticie, mentre, nelle poche obiettivamente argomentate, l'iter logico dell'adottata soluzione prende le mosse dalla considerazione per cui il possesso non è escluso dalla conoscenza del diritto altrui, nè è subordinato all'esistenza della correlativa situazione giuridica,dacchè esso è ricollegato, sia sotto il profilo materiale (corpus) sia sotto quello psicologico (animus), ad una situazione di fatto, che si concretizza nell'esercizio di un potere oggettivo sulla cosa manifestantesi in un'attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà o di altro diritto reale e distinguentesi dalla detenzione solo per l'atteggiamento psicologico del soggetto che lo esercita, caratterizzato, nel possesso, dal cd. animus rem sibi habendi (ossia, l'intenzione o il volere di esercitare la signoria che è propria del proprietario o del titolare del diritto reale) e, nella detenzione, dal cd. animus detinendi (che implica il riconoscimento della signoria altrui).
Per altro verso, devesi considerare che il preliminare di compravendita con il quale siano contestualmente pattuite anche la consegna anticipata della res e la corresponsione del pari anticipata del prezzo in una o più soluzioni non è un contratto atipico, almeno se con tale termine s'intende definire un contratto caratterizzato da una funzione economico-sociale non riconducibile agli schemi normativamente predeterminati e tuttavia suscettibile di riconoscimento e di tutela, sul presupposto dell'autonomia contrattuale che l'ordinamento riconosce ai privati, in ragione dellasua liceità e della sua meritevolezza.
Decidendo a Sezioni Unite, dichiara inammissibili i ricorsi iscrittial R.G. con i numeri 13911/03 e 13686/03; respinge i ricorsi iscritti al R.G. 10084/03 e 10431/03; compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio di legittimità.
Depositato in Cancelleria il 27 marzo 2008.
Condominio: anche nei rapporti esterni ciascun proprietario risponde “pro quota” - Sezioni unite civili – sentenza 4 marzo – 8 aprile 2008, n. 9148
Cassazione – Sezioni unite civili – sentenza 4 marzo – 8 aprile 2008, n. 9148
Presidente Carbone – Relatore Corona
Pm Iannelli – difforme - Ricorrente Società Edilfast srl - Controricorrenti Rabbi ed altri
Con decreto 24 marzo 1884, il Presidente del Tribunale di Bologna ingiunse al Condominio di via Frassinago 15, Bologna, ed ai condomini Anna, Adriana e Alfredo Rabbi, Ugo Caraffi, Giampaolo Bertuzzi, Donata Malipiero, Adriana Testoni ed alla società I.B.O. s.r.l. di pagare alla Edilfast s.r.l. L. 66.800.276, quale residuo del corrispettivo per i lavori eseguiti nell'edificio condominiale.
Proposero opposizione con distinti atti di citazione Anna e Adriana Rabbi, le quali dedussero l'inammissibilità della duplice condanna emessa sia a carico del condominio, sia nei loro confronti in via solidale, posto che avevano adempiuto pro quota alle obbligazioni assunte nei confronti della società Edilfast; Alfredo Rabbi asserì di aver acquistato il solo diritto di usufrutto di una unità immobiliare in data 2 giugno 1993, quando i lavori commessi alla società Edilfast erano stati già ultimati: in ogni caso, trattandosi di spese riguardanti opere di manutenzione straordinaria, esse erano a carico del nudo proprietario.
Riuniti i giudizi e chiamati in causa il Condominio, i condomini Innocenzo Quarantotto, Tranquilla Biagini e la società I.b.o. s.r.l., i quali chiesero il rigetto della domanda proposta con il ricorso per ingiunzione, con sentenza 28 aprile 2000 il Tribunale di Bologna revocò il decreto; con sentenza 19 febbraio 2003, la Corte d'Appello di Bologna respinse l'impugnazione proposta dalla società Edilfast.
Ha proposto ricorso per cassazione con sei motivi la società Edilfast; hanno resistito con controricorso Anna, Adriana e Alfredo Rabbi. Non ha svolto attività difensiva l'intimato Condominio via Frassinago 15, in persona dell'amministratore in carica.
1.4 con il quarto motivo, omessa compensazione delle spese processuali con riferimento ad Alfredo Rabbi;
Con il quinto motivo, violazione dell'art. 91 cod. proc. civ., ai sensi degli artt. 360 nn. 3 e 5 cod. proc. civ., non sussistendo soccombenza nei confronti del Condominio, che era stato chiamato in giudizio da Alfredo Rabbi;
Per la verità, si tratta di obbligazioni immediatamente connesse con l'attribuzione ereditaria dei beni: di obbligazioni ricondotte alla titolarità dei beni eredi tari in ragione dell'appartenenza della quota. Ciascun erede risponde soltanto della sua quota, in quanto è titolare di una quota di beni eredi tari. Più in generale, laddove si riscontra lo stesso vincolo tra l'obbligazione e la quota e nella struttura dell'obbligazione, originata dalla medesima causa per una pluralità di obbligati, non sussiste il carattere della indivisibilità della prestazione, è ragionevole inferire che rispetto alla solidarietà non contemplata (espressamente) prevalga la struttura parziaria del vincolo.
2.3 Le direttive ermeneutiche esposte valgono per le obbligazioni facenti capo, ai gruppi organizzati, ma non personificati.
Per ciò che concerne la struttura delle obbligazioni assunte nel cosiddetto interesse del "condominio" - in realtà, ascritte ai singoli condomini - si riscontrano certamente la pluralità dei debitori (i condomini) e la eadem causa obbligandi, la unicità della causa: il contratto da cui l'obbligazione ha origine. È discutibile, invece, la unicità della prestazione (idem debitum) che certamente è unica ed indivisibile per il creditore, il quale effettua una prestazione nell'interesse e in favore di tutti condomini (il rifacimento della facciata, l'impermeabilizzazione del tetto, la fornitura del carburante per il riscaldamento etc.). L'obbligazione dei condomini (condebitori), invece, consistendo in una somma di danaro, raffigura una prestazione comune, ma naturalisticamente divisibile.
Non il secondo ed il sesto. Stando alle disposizioni sul condominio (art. 67 disp. att., del resto in conformità con quanto stabilito per le spese gravanti sull'usufrutto dagli artt. 1004 e 1005 cod. civ.), fanno carico all'usufruttuario le spese attinenti all'ordinaria amministrazione ed al semplice godimento delle cose e dei servizi comuni, mentre le innovazioni, le ricostruzioni e le spese di manutenzione straordinaria competono al proprietario: ma le spese fanno capo all'usufruttuario limitatamente al tempo in cui egli è titolare del diritto reale su cosa altrui. Correttamente, perciò, la Corte d'Appello non ha considerato responsabile Alfredo Rabbi, in quanto l'usufrutto da lui era stato acquistato in epoca successiva alla data, in cui l'esecuzione dei lavori era stata commissionata ed eseguita.
GIURISDIZIONE – OMESSA REGISTRAZIONE DEL LAVORATORE – SANZIONI – CONTROVERSIE – GIURISDIZIONE DEL GIUDICE TRIBUTARIO – CONTRASTO CON LA COSTITUZIONE -
ORDINANZA N. 3144 DEL 11/02/2008
Le S.U., nel ribadire che le controversie relative all’opposizione avverso l’ordinanza con cui l’Agenzia delle entrate irroga la sanzione amministrativa per l’omessa registrazione del lavoratore dipendente nelle scritture obbligatorie spettano alla giurisdizione tributaria residuale, individuata attraverso l’organo competente all’irrogazione (S.U. n. 2888 del 2006), ha escluso il contrasto con la Costituzione di tale previsione (art. 2, d.lgs. n. 546 del 1992, come modificato dalla legge n. 448 del 2001) e della nuova disposizione (d.l. n. 223 del 2006, convertito nella legge n. 248 del 2006, peraltro non applicabile ratione temporis nella specie), che ha demandato l’irrogazione di tali sanzioni alla Direzione provinciale del lavoro. Rispetto alla prima ha ritenuto che, anche a voler assumere che l’art. 102 Cost. richieda che la giurisdizione tributaria attenga a controversie connesse a tributi, la sanzione in argomento ha valenza tributaria; rispetto alla seconda che non sono ravvisabili profili di incostituzionalità poiché, non essendo la giurisdizione tributaria costituzionalmente garantita, è nella facoltà del legislatore sottrarre al giudice tributario un settore della materia tributaria.
http://www.cortedicassazione.it/Documenti/3144.pdf
DELITTI CONTRO LA FAMIGLIA - VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE – OMESSA PRESTAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA IN DANNO DI PIÙ FAMILIARI
SENTENZA N. 8413 UD. 20/12/2007 - DEPOSITO DEL 26/02/2008
PROCESSO CIVILE - RICORSO PER CASSAZIONE - QUESITO DI DIRITTO - INADEGUATEZZA - INAMMISSIBILITA'
SENTENZA N. 3519 DEL 14/02/2008
Pronunciando in ordine ad un ricorso avverso una sentenza del TSAP, la Cassazione l’ha ritenuto inammissibile per inadeguatezza dei quesiti di diritto. In riferimento al ricorso per violazione dell’art. 360, c.1, n. 1, ha rilevato la mancata individuazione della discrasia tra la ratio decidendi della sentenza impugnata, (non indicata), e il principio di diritto (non enunciato) da porre a fondamento della decisione invocata, essendosi il ricorrente limitato a prospettare genericamente la violazione dei limiti esterni della giurisdizione. In riferimento al ricorso per violazione dell’art. 360, c.1, n. 3, ha rilevato la mancata enunciazione degli errori di diritto in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata, le cui argomentazioni non sono neanche richiamate.
PROCESSO - RICORSO PRINCIPALE IMPROCEDIBILE - CONSEGUENZE SUL RICORSO INCIDENTALE
Intervenendo a composizione di un contrasto, le Sezioni Unite affermano sulla base di una interpretazione logico-sistematica, che non solo quando il ricorso principale sia dichiarato inammissibile, ma anche quando esso viene dichiarato improcedibile, il ricorso incidentale ove tardivo perde ogni efficacia.
http://www.cortedicassazione.it/Documenti/9741.pdf
PROFESSIONI – AVVOCATI – PRATICANTI - PROCEDIMENTO DISCIPLINARE – SANZIONE DELLA SOSPENSIONE
La sanzione della sospensione applicabile ai praticanti, pur trovando attuazione attraverso differenti modalità, non è diversa dalla sospensione dell’esercizio della professione prevista per gli avvocati e può essere scontata anche dopo l’iscrizione del professionista nell’albo, atteso che l’ordinamento disciplinare della professione è unitario, come si desume dal rinvio contenuto nell’art. 58 del r.d. n. 37 del 1934, oltre che dalla funzione della pratica forense.
Ultime dalla CassazioneSentenze e massime della Corte di Cassazione - Ultimi orientamenti giurisprudenziali

References: sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 art. 24
 art. 39
 art. 21
 art. 21
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 21

SENTENZA 
 sentenza 
e contrario

SENTENZA 
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Sentenza 
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SENTENZA 

SENTENZA 
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