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Timestamp: 2019-06-16 20:43:53+00:00

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DLgs 231/2001 Responsabilita amministrativa
(Pubblicato nella G. U. n. 140 del 19 giugno 2001)
[Aggiornato con il D. L. 25 settembre 2001, n. 350 (in G. U. 26/9/2001, n. 224), convertito con L. 23 novembre 2001, n. 409 (in G. U. 24/11/2001, n. 274) ha disposto (con l'art. 6) l'introduzione dell'art. 25-bis. Il D. Lgs. 11 aprile 2002, n. 61 (in G. U. 15/4/2002, n. 88) ha disposto (con l'art. 3) la modifica della rubrica della sezione III (da "Responsabilitï¿½ amministrativa per reati previsti dal codice penale" a "Responsabilitï¿½ amministrativa da reato") e l'introduzione dell'art. 25-ter. Il D. P. R. 30 maggio 2002, n. 115 (in S. O n. 126/L relativo alla G. U. 15/6/2002, n. 139) ha disposto (con l'art. 299) l'abrogazione dell'art. 75. Il D. P. R. 14 novembre 2002, n. 313 (in S. O. n. 22/L, relativo alla G. U. 13/2/2003, n. 36) ha disposto (con l'art. 52 ) la modifica dell'art. 85 e l'abrogazione degli artt. 80, 81 e 82. La L. 14 gennaio 2003, n. 7 (in G. U. 27/1/2003, n. 21) ha disposto (con l'art. 3) l'introduzione dell'art. 25-quater. Il D. 26 giugno 2003, n. 201 (in G. U. 4/8/2003, n. 179) ha disposto (con l'art. 8) la modifica dell'art. 6. La L. 11 agosto 2003, n. 228 (in G. U. 23/8/2003, n. 195) ha disposto (con l'art. 5) l'introduzione dell'art. 25-quinquies. La Legge 18 aprile 2005, n.62 (in G.U. n. 96 del 27/4/2005 - s.o. n.76) ha disposto (con lï¿½art.9 co.2 lett. a) l'introduzione dell'art. 25-sexies. La Legge 3 agosto 2007, n. 123 (in G. U. n. 185 del 10/08/2007) ha introdotto l'art. 25-septies con effetto dal 25/08/2007]
Visti gli articoli 11 e 14 della legge 29 settembre 2000, n. 300, che delega il Governo ad adottare, entro otto mesi dalla sua entrata in vigore, un decreto legislativo avente ad oggetto la disciplina della responsabilitï¿½ amministrativa delle persone giuridiche e delle societï¿½, associazioni od enti privi di personalitï¿½ giuridica che non svolgono funzioni di rilievo costituzionale secondo i principi e criteri direttivi contenuti nell'articolo 11;
CAPO I - RESPONSABILITï¿½ AMMINISTRATIVA DELL'ENTE
SEZIONE I - PRINCIPI GENERALI E CRITERI DI ATTRIBUZIONE DELLA RESPONSABILITï¿½ AMMINISTRATIVA
1. Il presente decreto legislativo disciplina la responsabilitï¿½ degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.
2. Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalitï¿½ giuridica e alle societï¿½ e associazioni anche prive di personalitï¿½ giuridica.
3. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonchï¿½ agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.
Art. 2. Principio di legalitï¿½
1. L'ente non puï¿½ essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilitï¿½ amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto.
1. L'ente non puï¿½ essere ritenuto responsabile per un fatto che secondo una legge posteriore non costituisce piï¿½ reato o in relazione al quale non ï¿½ piï¿½ prevista la responsabilitï¿½ amministrativa dell'ente, e, se vi ï¿½ stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti giuridici.
2. Se la legge del tempo in cui ï¿½ stato commesso l'illecito e le successive sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono piï¿½ favorevoli, salvo che sia intervenuta pronuncia irrevocabile.
1. Nei casi e alle condizioni previsti dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale, gli enti aventi nel territorio dello Stato la sede principale rispondono anche in relazione ai reati commessi all'estero, purchï¿½ nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui ï¿½ stato commesso il fatto.
2. Nei casi in cui la legge prevede che il colpevole sia punito a richiesta del Ministro della giustizia, si procede contro l'ente solo se la richiesta ï¿½ formulata anche nei confronti di quest'ultimo.
Art. 5. Responsabilitï¿½ dell'ente
1. L'ente ï¿½ responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:
a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unitï¿½ organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonchï¿½ da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;
1. Se il reato ï¿½ stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera a), l'ente non risponde se prova che:
a. l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
b. il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento ï¿½ stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
c. le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
d. non vi ï¿½ stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b).
a. individuare le attivitï¿½ nel cui ambito possono essere commessi reati;
b. prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
c. individuare modalitï¿½ di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
d. prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;
e. introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.
3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, puï¿½ formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneitï¿½ dei modelli a prevenire i reati.
4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente. 5. E' comunque disposta la confisca del profitto che l'ente ha tratto dal reato, anche nella forma per equivalente.
(il D. 26 giugno 2003, n. 201 ha disposto che "per i codici di comportamento inviati al Ministero della giustizia fino alla data di entrata in vigore del suddetto regolamento n. 201/2003, il termine di trenta giorni di cui al comma 3 del presente articolo, decorre da tale data")
1. Nel caso previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), l'ente ï¿½ responsabile se la commissione del reato ï¿½ stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.
2. In ogni caso, ï¿½ esclusa l'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l'ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
3. Il modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell'organizzazione nonchï¿½ al tipo di attivitï¿½ svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell'attivitï¿½ nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio.
a) una verifica periodica e l'eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attivitï¿½;
Art. 8. Autonomia delle responsabilitï¿½ dell'ente
1. La responsabilitï¿½ dell'ente sussiste anche quando:
a) l'autore del reato non ï¿½ stato identificato o non ï¿½ imputabile;
2. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell'ente quando ï¿½ concessa amnistia per un reato in relazione al quale ï¿½ prevista la sua responsabilitï¿½ e l'imputato ha rinunciato alla sua applicazione.
3. L'ente puï¿½ rinunciare all'amnistia.
a) l'interdizione dall'esercizio dell'attivitï¿½;
d) l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli giï¿½ concessi;
2. La sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento nï¿½ superiore a mille.
4. Non ï¿½ ammesso il pagamento in misura ridotta.
1. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero delle quote tenendo conto della gravitï¿½ del fatto, del grado della responsabilitï¿½ dell'ente nonchï¿½ dell'attivitï¿½ svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti.
2. L'importo della quota ï¿½ fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione.
3. Nei casi previsti dall'articolo 12, comma 1, l'importo della quota ï¿½ sempre di lire duecentomila.
1. La sanzione pecuniaria ï¿½ ridotta della metï¿½ e non puï¿½ comunque essere superiore a lire duecento milioni se:
b) il danno patrimoniale cagionato ï¿½ di particolare tenuitï¿½;
2. La sanzione ï¿½ ridotta da un terzo alla metï¿½ se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado:
a) l'ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si ï¿½ comunque efficacemente adoperato in tal senso;
b) ï¿½ stato adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
3. Nel caso in cui concorrono entrambe le condizioni previste dalle lettere del precedente comma, la sanzione ï¿½ ridotta dalla metï¿½ ai due terzi.
4. In ogni caso, la sanzione pecuniaria non puï¿½ essere inferiore a lire venti milioni.
a) l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entitï¿½ e il reato ï¿½ stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato ï¿½ stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative;
1. Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attivitï¿½ alla quale si riferisce l'illecito dell'ente. Il giudice ne determina il tipo e la durata sulla base dei criteri indicati nell'articolo 11, tenendo conto dell'idoneitï¿½ delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso.
2. Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione puï¿½ anche essere limitato a determinati tipi di contratto o a determinate amministrazioni. L'interdizione dall'esercizio di un'attivitï¿½ comporta la sospensione ovvero la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali allo svolgimento dell'attivitï¿½.
4. L'interdizione dall'esercizio dell'attivitï¿½ si applica soltanto quando l'irrogazione di altre sanzioni interdittive risulta inadeguata.
1. Se sussistono i presupposti per l'applicazione di una sanzione interdittiva che determina l'interruzione dell'attivitï¿½ dell'ente, il giudice, in luogo dell'applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell'attivitï¿½ dell'ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
a) l'ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessitï¿½ la cui interruzione puï¿½ provocare un grave pregiudizio alla collettivitï¿½;
b) l'interruzione dell'attivitï¿½ dell'ente puï¿½ provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui ï¿½ situato, rilevanti ripercussioni sull'occupazione.
2. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attivitï¿½, il giudice indica i compiti ed i poteri del commissario, tenendo conto della specifica attivitï¿½ in cui ï¿½ stato posto in essere l'illecito da parte dell'ente.
3. Nell'ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura l'adozione e l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Non puï¿½ compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice.
4. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attivitï¿½ viene confiscato.
5. La prosecuzione dell'attivitï¿½ da parte del commissario non puï¿½ essere disposta quando l'interruzione dell'attivitï¿½ consegue all'applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva.
1. Puï¿½ essere disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attivitï¿½ se l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entitï¿½ ed ï¿½ giï¿½ stato condannato, almeno tre volte negli ultimi sette anni, alla interdizione temporanea dall'esercizio dell'attivitï¿½.
2. Il giudice puï¿½ applicare all'ente, in via definitiva, la sanzione del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione ovvero del divieto di pubblicizzare beni o servizi quando ï¿½ giï¿½ stato condannato alla stessa sanzione almeno tre volte negli ultimi sette anni.
3. Se l'ente o una sua unitï¿½ organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali ï¿½ prevista la sua responsabilitï¿½ ï¿½ sempre disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attivitï¿½ e non si applicano le disposizioni previste dall'articolo 17.
1. La pubblicazione della sentenza di condanna puï¿½ essere disposta quando nei confronti dell'ente viene applicata una sanzione interdittiva.
2. La sentenza ï¿½ pubblicata una sola volta, per estratto o per intero, in uno o piï¿½ giornali indicati dal giudice nella sentenza nonchï¿½ mediante affissione nel comune ove l'ente ha la sede principale.
3. La pubblicazione della sentenza ï¿½ eseguita, a cura della cancelleria del giudice, a spese dell'ente.
1. Nei confronti dell'ente ï¿½ sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che puï¿½ essere restituita al danneggiato. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.
2. Quando non ï¿½ possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa puï¿½ avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilitï¿½ di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.
1. Si ha reiterazione quando l'ente, giï¿½ condannato in via definitiva almeno una volta per un illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla condanna definitiva.
Art. 21. Pluralitï¿½ di illeciti
1. Quando l'ente ï¿½ responsabile in relazione ad una pluralitï¿½ di reati commessi con una unica azione od omissione ovvero commessi nello svolgimento di una medesima attivitï¿½ e prima che per uno di essi sia stata pronunciata sentenza anche non definitiva, si applica la sanzione pecuniaria prevista per l'illecito piï¿½ grave aumentata fino al triplo. Per effetto di detto aumento, l'ammontare della sanzione pecuniaria non puï¿½ comunque essere superiore alla somma delle sanzioni applicabili per ciascun illecito.
2. Nei casi previsti dal comma 1, quando in relazione a uno o piï¿½ degli illeciti ricorrono le condizioni per l'applicazione delle sanzioni interdittive, si applica quella prevista per l'illecito piï¿½ grave.
4. Se l'interruzione ï¿½ avvenuta mediante la contestazione dell'illecito amministrativo dipendente da reato, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio.
1. Chiunque, nello svolgimento dell'attivitï¿½ dell'ente a cui ï¿½ stata applicata una sanzione o una misura cautelare interdittiva trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tali sanzioni o misure, ï¿½ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
2. Nel caso di cui al comma 1, nei confronti dell'ente nell'interesse o a vantaggio del quale il reato ï¿½ stato commesso, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duecento e seicento quote e la confisca del profitto, a norma dell'articolo 19.
SEZIONE III - RESPONSABILITï¿½ AMMINISTRATIVA DA REATO
(il D. Lgs. 11 aprile 2002, n. 61 ha disposto (con l'art. 3) la modifica della rubrica della sezione III (da "Responsabilitï¿½ amministrativa per reati previsti dal codice penale" a "Responsabilitï¿½ amministrativa da reato"))
2. Se, in seguito alla commissione dei delitti di cui al comma 1, l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entitï¿½ o ï¿½ derivato un danno di particolare gravitï¿½; si applica la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote.
3. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 317, 319, aggravato ai sensi dell'articolo 319-bis quando dal fatto l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entitï¿½, 319-ter, comma 2, e 321 del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote.
Art. 25-bis. Falsitï¿½ in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo
1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal codice penale in materia di falsitï¿½ in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
a. per il delitto di cui all'articolo 453 la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote;
b. per i delitti di cui agli articoli 454, 460 e 461 la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote;
c. per il delitto di cui all'articolo 455 le sanzioni pecuniarie stabilite dalla lettera a), in relazione all'articolo 453, e dalla lettera b), in relazione all'articolo 454, ridotte da un terzo alla metï¿½;
d. per i delitti di cui agli articoli 457 e 464, secondo comma, le sanzioni pecuniarie fino a duecento quote;
e. per il delitto di cui all'articolo 459 le sanzioni pecuniarie previste dalle lettere a), c) e d) ridotte di un terzo;
f. per il delitto di cui all'articolo 464, primo comma, la sanzione pecuniaria fino a trecento quote.
(Il D. L. 25 settembre 2001, n. 350 (in G. U. 26/9/2001, n. 224), convertito con L. 23 novembre 2001, n. 409 (in G. U. 24/11/2001, n. 274) ha disposto (con l'art. 6) l'introduzione dell'art. 25-bis)
1. In relazione ai reati in materia societaria previsti dal codice civile, se commessi nell'interesse della societï¿½, da amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone sottoposte alla loro vigilanza, qualora il fatto non si fosse realizzato se essi avessero vigilato in conformitï¿½ degli obblighi inerenti alla loro carica, si applicano le seguenti sanzioni pecuniarie:
a. per la contravvenzione di false comunicazioni sociali, prevista dall'articolo 2621 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centocinquanta quote;
b. per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, previsto dall'articolo 2622, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;
c. per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, previsto dall'articolo 2622, terzo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote;
d. per la contravvenzione di falso in prospetto, prevista dall'articolo 2623, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;
e. per il delitto di falso in prospetto, previsto dall'articolo 2623, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a trecentotrenta quote;
f. per la contravvenzione di falsitï¿½ nelle relazioni o nelle comunicazioni delle societï¿½ di revisione, prevista dall'articolo 2624, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;
g. per il delitto di falsitï¿½ nelle relazioni o nelle comunicazioni delle societï¿½ di revisione, previsto dall'articolo 2624, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote;
h. per il delitto di impedito controllo, previsto dall'articolo 2625, secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
i. per il delitto di formazione fittizia del capitale, previsto dall'articolo 2632 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
l. per il delitto di indebita restituzione dei conferimenti, previsto dall'articolo 2626 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
m. per la contravvenzione di illegale ripartizione degli utili e delle riserve, prevista dall'articolo 2627 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;
n. per il delitto di illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della societï¿½ controllante, previsto dall'articolo 2628 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
o. per il delitto di operazioni in pregiudizio dei creditori, previsto dall'articolo 2629 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote; p. per il delitto di indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori, previsto dall'articolo 2633 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;
q. per il delitto di illecita influenza sull'assemblea, previsto dall'articolo 2636 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta quote;
r. per il delitto di aggiotaggio, previsto dall'articolo 2637 del codice civile e per il delitto di omessa comunicazione del conflitto dï¿½interessi previsto dallï¿½articolo 2629-bis del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote;
s. per i delitti di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autoritï¿½ pubbliche di vigilanza, previsti dall'articolo 2638, primo e secondo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote; t. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entitï¿½, la sanzione pecuniaria ï¿½ aumentata di un terzo.
(il D. Lgs. 11 aprile 2002, n. 61 ha disposto (con l'art. 3) l'introduzione dell'art. 25-ter)
Art. 25-quater. Delitti con finalitï¿½ di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico
1. In relazione alla commissione dei delitti aventi finalitï¿½ di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a. se il delitto ï¿½ punito con la pena della reclusione inferiore a dieci anni, la sanzione pecuniaria da duecento a settecento quote; b. se il delitto ï¿½ punito con la pena della reclusione non inferiore a dieci anni o con l'ergastolo, la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.
3. Se l'ente o una sua unitï¿½ organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 1, si applica la sanzione dell'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attivitï¿½ ai sensi dell'articolo 16, comma 3.
4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 si applicano altresï¿½ in relazione alla commissione di delitti, diversi da quelli indicati nel comma 1, che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall'articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999.
(la L. 14 gennaio 2003, n. 7 ha disposto (con l'art. 3) l'introduzione dell'art. 25-quater)
Art. 25-quinquies. Delitti contro la personalitï¿½ individuale
a. per i delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote;
b. per i delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, e 600-quinquies, la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote; c. per i delitti di cui agli articoli 600-bis, secondo comma, 600-ter, terzo e quarto comma, e 600-quater, la sanzione pecuniaria da duecento a settecento quote.
(la L. 11 agosto 2003, n. 228 ha disposto (con l'art. 5) l'introduzione dell'art. 25-quinquies)
In relazione ai reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato previsti dalla parte V, titolo I-bis, capo II, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, il prodotto o il profitto conseguito dall'ente ï¿½ di rilevante entitï¿½, la sanzione ï¿½ aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto.
(articolo aggiunto dalla Legge 18 aprile 2005, n.62)
Art. 25-septies. Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro
1. In relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote. 2. Nel caso di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1, si applicano le sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno.
(la Legge 3 agosto 2007, n. 123 ha introdotto l'articolo 25-septies)
1. Le sanzioni pecuniarie e interdittive sono ridotte da un terzo alla metï¿½ in relazione alla commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti indicati nel presente capo del decreto.
CAPO II - RESPONSABILITï¿½ PATRIMONIALE E VICENDE MODIFICATIVE DELL'ENTE
SEZIONE I - RESPONSABILITï¿½ PATRIMONIALE DELL'ENTE
Art. 27. Responsabilitï¿½ patrimoniale dell'ente
1. Nel caso di trasformazione dell'ente, resta ferma la responsabilitï¿½ per i reati commessi anteriormente alla data in cui la trasformazione ha avuto effetto.
1. Nel caso di scissione parziale, resta ferma la responsabilitï¿½ dell'ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto, salvo quanto previsto dal comma 3.
2. Gli enti beneficiari della scissione, sia totale che parziale, sono solidalmente obbligati al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall'ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data dalla quale la scissione ha avuto effetto. L'obbligo ï¿½ limitato al valore effettivo del patrimonio netto trasferito al singolo ente, salvo che si tratti di ente al quale ï¿½ stato trasferito, anche in parte il ramo di attivitï¿½ nell'ambito del quale ï¿½ stato commesso il reato.
3. Le sanzioni interdittive relative ai reati indicati nel comma 2, si applicano agli enti cui ï¿½ rimasto o ï¿½ stato trasferito, anche in parte, il ramo di attivitï¿½ nell'ambito del quale il reato ï¿½ stato commesso.
1. Se la fusione o la scissione ï¿½ avvenuta prima della conclusione del giudizio, il giudice, nella commisurazione della sanzione pecuniaria a norma dell'articolo 11, comma 2, tiene conto delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente originariamente responsabile.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 17, l'ente risultante dalla fusione e l'ente al quale, nel caso di scissione, ï¿½ applicabile la sanzione interdittiva possono chiedere al giudice la sostituzione della medesima con la sanzione pecuniaria, qualora, a seguito della fusione o della scissione, si sia realizzata la condizione prevista dalla lettera b) del comma 1 dell'articolo 17, e ricorrano le ulteriori condizioni di cui alle lettere a) e c) del medesimo articolo.
4. Resta salva la facoltï¿½ dell'ente, anche nei casi di fusione o scissione successiva alla conclusione del giudizio, di chiedere la conversione della sanzione interdittiva in sanzione pecuniaria.
1. Nei casi di responsabilitï¿½ dell'ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione per reati commessi successivamente alla data dalla quale la fusione o la scissione ha avuto effetto, il giudice puï¿½ ritenere la reiterazione, a norma dell'articolo 20, anche in rapporto a condanne pronunciate nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell'ente scisso per reati commessi anteriormente a tale data.
2. A tale fine, il giudice tiene conto della natura delle violazioni e dell'attivitï¿½ nell'ambito della quale sono state commesse nonchï¿½ delle caratteristiche della fusione o della scissione.
3. Rispetto agli enti beneficiari della scissione, la reiterazione puï¿½ essere ritenuta, a norma dei commi 1 e 2, solo se ad essi ï¿½ stato trasferito, anche in parte, il ramo di attivitï¿½ nell'ambito del quale ï¿½ stato commesso il reato per cui ï¿½ stata pronunciata condanna nei confronti dell'ente scisso.
1. Nel caso di cessione dell'azienda nella cui attivitï¿½ ï¿½ stato commesso il reato, il cessionario ï¿½ solidalmente obbligato, salvo il beneficio della preventiva escussione dell'ente cedente e nei limiti del valore dell'azienda, al pagamento della sanzione pecuniaria.
2. L'obbligazione del cessionario ï¿½ limitata alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori, ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a conoscenza.
1. Per il procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato, si osservano le norme di questo capo nonchï¿½, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura penale e del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
Art. 37. Casi di improcedibilitï¿½
1. Non si procede all'accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente quando l'azione penale non puï¿½ essere iniziata o proseguita nei confronti dell'autore del reato per la mancanza di una condizione di procedibilitï¿½.
1. Il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente ï¿½ riunito al procedimento penale instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui l'illecito dipende.
a) ï¿½ stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi dell'articolo 71 del codice di procedura penale;
b) il procedimento ï¿½ stato definito con il giudizio abbreviato o con l'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, ovvero ï¿½ stato emesso il decreto penale di condanna;
2. L'ente che intende partecipare al procedimento si costituisce depositando nella cancelleria dell'autoritï¿½ giudiziaria procedente una dichiarazione contenente a pena di inammissibilitï¿½:
a) la denominazione dell'ente e le generalitï¿½ del suo legale rappresentante;
3. La procura, conferita nelle forme previste dall'articolo 100, comma 1, del codice di procedura penale, ï¿½ depositata nella segreteria del pubblico ministero o nella cancelleria del giudice ovvero ï¿½ presentata in udienza unitamente alla dichiarazione di cui al comma 2.
4. Quando non compare il legale rappresentante, l'ente costituito ï¿½ rappresentato dal difensore.
1. L'ente che non ha nominato un difensore di fiducia o ne ï¿½ rimasto privo ï¿½ assistito da un difensore di ufficio.
1. L'ente che non si costituisce nel processo ï¿½ dichiarato contumace.
3. Se l'ente ha dichiarato o eletto domicilio nella dichiarazione di cui all'articolo 39 o in altro atto comunicato all'autoritï¿½ giudiziaria, le notificazioni sono eseguite ai sensi dell'articolo 161 del codice di procedura penale.
4. Se non ï¿½ possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dai commi precedenti, l'autoritï¿½ giudiziaria dispone nuove ricerche. Qualora le ricerche non diano esito positivo, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sospende il procedimento.
Art. 44. Incompatibilitï¿½ con l'ufficio di testimone
1. Non puï¿½ essere assunta come testimone:
2. Nel caso di incompatibilitï¿½ la persona che rappresenta l'ente puï¿½ essere interrogata ed esaminata nelle forme, con i limiti e con gli effetti previsti per l'interrogatorio e per l'esame della persona imputata in un procedimento connesso.
1. Quando sussistono gravi indizi per ritenere la sussistenza della responsabilitï¿½ dell'ente per un illecito amministrativo dipendente da reato e vi sono fondati e specifici elementi che fanno ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per cui si procede, il pubblico ministero puï¿½ richiedere l'applicazione quale misura cautelare di una delle sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, presentando al giudice gli elementi su cui la richiesta si fonda, compresi quelli a favore dell'ente e le eventuali deduzioni e memorie difensive giï¿½ depositate.
2. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza, in cui indica anche le modalitï¿½ applicative della misura. Si osservano le disposizioni dell'articolo 292 del codice di procedura penale.
3. In luogo della misura cautelare interdittiva, il giudice puï¿½ nominare un commissario giudiziale a norma dell'articolo 15 per un periodo pari alla durata della misura che sarebbe stata applicata.
1. Nel disporre le misure cautelari, il giudice tiene conto della specifica idoneitï¿½ di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto.
2. Ogni misura cautelare deve essere proporzionata all'entitï¿½ del fatto e alla sanzione che si ritiene possa essere applicata all'ente.
3. L'interdizione dall'esercizio dell'attivitï¿½ puï¿½ essere disposta in via cautelare soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata.
1. Sull'applicazione e sulla revoca delle misure cautelari nonchï¿½ sulle modifiche delle loro modalitï¿½ esecutive, provvede il giudice che procede. Nel corso delle indagini provvede il giudice per le indagini preliminari. Si applicano altresï¿½ le disposizioni di cui all'articolo 91 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
2. Se la richiesta di applicazione della misura cautelare ï¿½ presentata fuori udienza, il giudice fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso al pubblico ministero, all'ente e ai difensori. L'ente e i difensori sono altresï¿½ avvisati che, presso la cancelleria del giudice, possono esaminare la richiesta dal pubblico ministero e gli elementi sui quali la stessa si fonda.
3. Nell'udienza prevista dal comma 2, si osservano le forme dell'articolo 127, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 10, del codice di procedura penale; i termini previsti ai commi 1 e 2 del medesimo articolo sono ridotti rispettivamente a cinque e a tre giorni. Tra il deposito della richiesta e la data dell'udienza non puï¿½ intercorrere un termine superiore a quindici giorni.
1. L'ordinanza che dispone l'applicazione di una misura cautelare ï¿½ notificata all'ente a cura del pubblico ministero.
2. La cauzione consiste nel deposito presso la Cassa delle ammende di una somma di denaro che non puï¿½ comunque essere inferiore alla metï¿½ della sanzione pecuniaria minima prevista per l'illecito per cui si procede. In luogo del deposito, ï¿½ ammessa la prestazione di una garanzia mediante ipoteca o fideiussione solidale.
3. Nel caso di mancata, incompleta o inefficace esecuzione delle attivitï¿½ nel termine fissato, la misura cautelare viene ripristinata e la somma depositata o per la quale ï¿½ stata data garanzia ï¿½ devoluta alla Cassa delle ammende.
1. Le misure cautelari sono revocate anche d'ufficio quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilitï¿½ previste dall'articolo 45 ovvero quando ricorrono le ipotesi previste dall'articolo 17.
2. Quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare piu proporzionata all'entitï¿½ del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere applicata in via definitiva, il giudice, su richiesta del pubblico ministero o dell'ente, sostituisce la misura con un'altra meno grave ovvero ne dispone l'applicazione con modalitï¿½ meno gravose, anche stabilendo una minore durata.
1. Nel disporre le misure cautelari il giudice ne determina la durata, che non puï¿½ superare la metï¿½ del termine massimo indicato dall'articolo 13, comma 2.
2. Dopo la sentenza di condanna di primo grado, la durata della misura cautelare puï¿½ avere la stessa durata della corrispondente sanzione applicata con la medesima sentenza. In ogni caso, la durata della misura cautelare non puï¿½ superare i due terzi del termine massimo indicato dall'articolo 13, comma 2.
4. La durata delle misure cautelari ï¿½ computata nella durata delle sanzioni applicate in via definitiva.
1. Il giudice puï¿½ disporre il sequestro delle cose di cui ï¿½ consentita la confisca a norma dell'articolo 19. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 321, commi 3, 3-bis e 3-ter, 322, 322-bis e 323 del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
1. Se vi ï¿½ fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della sanzione pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili dell'ente o delle somme o cose allo stesso dovute. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 316, comma 4, 317, 318, 319 e 320 del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
1. Il pubblico ministero che acquisisce la notizia dell'illecito amministrativo dipendente da reato commesso dall'ente annota immediatamente, nel registro di cui all'articolo 335 del codice di procedura penale, gli elementi identificativi dell'ente unitamente, ove possibile, alle generalitï¿½ del suo legale rappresentante nonchï¿½ il reato da cui dipende l'illecito.
2. L'annotazione di cui al comma 1 ï¿½ comunicata all'ente o al suo difensore che ne faccia richiesta negli stessi limiti in cui ï¿½ consentita la comunicazione delle iscrizioni della notizia di reato alla persona alla quale il reato ï¿½ attribuito.
1. L'informazione di garanzia inviata all'ente deve contenere l'invito a dichiarare ovvero eleggere domicilio per le notificazioni nonchï¿½ l'avvertimento che per partecipare al procedimento deve depositare la dichiarazione di cui all'articolo 39, comma 2.
1. Se non procede alla contestazione dell'illecito amministrativo a norma dell'articolo 59, il pubblico ministero emette decreto motivato di archiviazione degli atti, comunicandolo al procuratore generale presso la corte d'appello. Il procuratore generale puï¿½ svolgere gli accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le condizioni, contesta all'ente le violazioni amministrative conseguenti al reato entro sei mesi dalla comunicazione.
1. Quando non dispone l'archiviazione, il pubblico ministero contesta all'ente l'illecito amministrativo dipendente dal reato. La contestazione dell'illecito ï¿½ contenuta in uno degli atti indicati dall'articolo 405, comma 1, del codice di procedura penale.
2. La contestazione contiene gli elementi identificativi dell'ente, l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto che puï¿½ comportare l'applicazione delle sanzioni amministrative, con l'indicazione del reato da cui l'illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di prova.
1. Non puï¿½ procedersi alla contestazione di cui all'articolo 59 quando il reato da cui dipende l'illecito amministrativo dell'ente ï¿½ estinto per prescrizione.
1. Il giudice dell'udienza preliminare pronuncia sentenza di non luogo a procedere nei casi di estinzione o di improcedibilitï¿½ della sanzione amministrativa, ovvero quando l'illecito stesso non sussiste o gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere in giudizio la responsabilitï¿½ dell'ente. Si applicano le disposizioni dell'articolo 426 del codice di procedura penale.
2. Il decreto che, a seguito dell'udienza preliminare, dispone il giudizio nei confronti dell'ente, contiene, a pena di nullitï¿½, la contestazione dell'illecito amministrativo dipendente dal reato, con l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto che puï¿½ comportare l'applicazione delle sanzioni e l'indicazione del reato da cui l'illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di prova nonchï¿½ gli elementi identificativi dell'ente.
3. La riduzione di cui all'articolo 442, comma 2, del codice di procedura penale ï¿½ operata sulla durata della sanzione interdittiva e sull'ammontare della sanzione pecuniaria.
4. In ogni caso, il giudizio abbreviato non ï¿½ ammesso quando per l'illecito amministrativo ï¿½ prevista l'applicazione di una sanzione interdittiva in via definitiva.
1. L'applicazione all'ente della sanzione su richiesta ï¿½ ammessa se il giudizio nei confronti dell'imputato ï¿½ definito ovvero definibile a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale nonchï¿½ in tutti i casi in cui per l'illecito amministrativo ï¿½ prevista la sola sanzione pecuniaria. Si osservano le disposizioni di cui al titolo II del libro sesto del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
2. Nei casi in cui ï¿½ applicabile la sanzione su richiesta, la riduzione di cui all'articolo 444, comma 1, del codice di procedura penale ï¿½ operata sulla durata della sanzione interdittiva e sull'ammontare della sanzione pecuniaria.
1. Il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare la sola sanzione pecuniaria, puï¿½ presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data dell'annotazione dell'illecito amministrativo nel registro di cui all'articolo 55 e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto di applicazione della sanzione pecuniaria, indicandone la misura.
2. Il pubblico ministero puï¿½ chiedere l'applicazione di una sanzione pecuniaria diminuita sino alla metï¿½ rispetto al minimo dell'importo applicabile.
3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di esclusione della responsabilitï¿½ dell'ente, restituisce gli atti al pubblico ministero.
1. Prima dell'apertura del dibattimento di primo grado, il giudice puï¿½ disporre la sospensione del processo se l'ente chiede di provvedere alle attivitï¿½ di cui all'articolo 17 e dimostra di essere stato nell'impossibilitï¿½ di effettuarle prima. In tal caso, il giudice, se ritiene di accogliere la richiesta, determina una somma di denaro a titolo di cauzione. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 49.
Art. 66. Sentenza di esclusione della responsabilitï¿½ dell'ente
1. Se l'illecito amministrativo contestato all'ente non sussiste, il giudice lo dichiara con sentenza, indicandone la causa nel dispositivo. Allo stesso modo procede quando manca, ï¿½ insufficiente o ï¿½ contraddittoria la prova dell'illecito amministrativo.
1. Il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere nei casi previsti dall'articolo 60 e quando la sanzione ï¿½ estinta per prescrizione.
2. In caso di applicazione delle sanzioni interdittive la sentenza deve sempre indicare l'attivitï¿½ o le strutture oggetto della sanzione.
1. Nel caso di trasformazione, fusione o scissione dell'ente responsabile, il giudice dï¿½ atto nel dispositivo che la sentenza ï¿½ pronunciata nei confronti degli enti risultanti dalla trasformazione o fusione ovvero beneficiari della scissione, indicando l'ente originariamente responsabile.
Art. 71. Impugnazioni delle sentenze relative alla responsabilitï¿½ amministrativa dell'ente
1. Contro la sentenza che applica sanzioni amministrative diverse da quelle interdittive l'ente puï¿½ proporre impugnazione nei casi e nei modi stabiliti per l'imputato del reato dal quale dipende l'illecito amministrativo.
2. Contro la sentenza che applica una o piï¿½ sanzioni interdittive, l'ente puï¿½ sempre proporre appello anche se questo non ï¿½ ammesso per l'imputato del reato dal quale dipende l'illecito amministrativo.
3. Contro la sentenza che riguarda l'illecito amministrativo il pubblico ministero puï¿½ proporre le stesse impugnazioni consentite per il reato da cui l'illecito amministrativo dipende.
1. Le impugnazioni proposte dall'imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo e dall'ente, giovano, rispettivamente, all'ente e all'imputato, purchï¿½ non fondate su motivi esclusivamente personali.
1. Competente a conoscere dell'esecuzione delle sanzioni amministrative dipendenti da reato ï¿½ il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di procedura penale.
2. Il giudice indicato nel comma 1 ï¿½ pure competente per i provvedimenti relativi:
4. Quando ï¿½ applicata l'interdizione dall'esercizio dell'attivitï¿½, il giudice, su richiesta dell'ente, puï¿½ autorizzare il compimento di atti di gestione ordinaria che non comportino la prosecuzione dell'attivitï¿½ interdetta. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.
Art. 75. Esecuzione delle sanzioni pecuniarie (abrogato dal Dpr 115/2002)
[1. Le condanne al pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie sono eseguite nei modi stabiliti per l'esecuzione delle pene pecuniarie.
2. Per il pagamento rateale, per la dilazione del pagamento e per la sospensione della riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie si osservano le disposizioni di cui agli articoli 19 e 19-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall'articolo 7 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. ]
(il D. P. R. 30 maggio 2002, n. 115 ha disposto (con l'art. 299) l'abrogazione dell'art. 75)
1. La pubblicazione della sentenza di condanna ï¿½ eseguita a spese dell'ente nei cui confronti ï¿½ stata applicata la sanzione. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 694, commi 2, 3 e 4, del codice di procedura penale.
1. L'estratto della sentenza che ha disposto l'applicazione di una sanzione interdittiva ï¿½ notificata all'ente a cura del pubblico ministero.
1. L'ente che ha posto in essere tardivamente le condotte di cui all'articolo 17, entro venti giorni dalla notifica dell'estratto della sentenza, puï¿½ richiedere la conversione della sanzione amministrativa interdittiva in sanzione pecuniaria.
2. La richiesta ï¿½ presentata al giudice dell'esecuzione e deve contenere la documentazione attestante l'avvenuta esecuzione degli adempimenti di cui all'articolo 17.
3. Entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta, il giudice fissa l'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori; se la richiesta non appare manifestamente infondata, il giudice puï¿½ sospendere l'esecuzione della sanzione. La sospensione ï¿½ disposta con decreto motivato revocabile.
4. Se accoglie la richiesta il giudice, con ordinanza, converte le sanzioni interdittive, determinando l'importo della sanzione pecuniaria in una somma non inferiore a quella giï¿½ applicata in sentenza e non superiore al doppio della stessa. Nel determinare l'importo della somma il giudice tiene conto della gravitï¿½ dell'illecito ritenuto in sentenza e delle ragioni che hanno determinato il tardivo adempimento delle condizioni di cui all'articolo 17.
1. Quando deve essere eseguita la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attivitï¿½ dell'ente ai sensi dell'articolo 15, la nomina del commissario giudiziale ï¿½ richiesta dal pubblico ministero al giudice dell'esecuzione, il quale vi provvede senza formalitï¿½.
2. Il commissario riferisce ogni tre mesi al giudice dell'esecuzione e al pubblico ministero sull'andamento della gestione e, terminato l'incarico, trasmette al giudice una relazione sull'attivitï¿½ svolta nella quale rende conto della gestione, indicando altresï¿½ l'entitï¿½ del profitto da sottoporre a confisca e le modalitï¿½ con le quali sono stati attuati i modelli organizzativi.
4. Le spese relative all'attivitï¿½ svolta dal commissario e al suo compenso sono a carico dell'ente.
Art. 80. Anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative (abrogato dal Dpr 313/2002)
[1. Presso il casellario giudiziale centrale ï¿½ istituita l'anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative di cui al capo II.
2. Nell'anagrafe sono iscritti, per estratto, le sentenze e i decreti che hanno applicato agli enti sanzioni amministrative dipendenti da reato appena divenuti irrevocabili nonchï¿½ i provvedimenti emessi dagli organi giurisdizionali dell'esecuzione non piï¿½ soggetti ad impugnazione che riguardano le sanzioni amministrative.
3. Le iscrizioni dell'anagrafe sono eliminate trascorsi cinque anni dal giorno in cui hanno avuto esecuzione se ï¿½ stata applicata la sanzione pecuniaria o dieci anni se ï¿½ stata applicata una sanzione diversa sempre che nei periodi indicati non ï¿½ stato commesso un ulteriore illecito amministrativo. ]
(il D. P. R. 14 novembre 2002, n. 313 ha disposto (con l'art. 52 ) l'abrogazione degli artt. 80, 81 e 82)
Art. 81. Certificati dell'anagrafe (abrogato dal Dpr 313/2002)
[1. Ogni organo avente giurisdizione, ai sensi del presente decreto legislativo, in ordine all'illecito amministrativo dipendente da reato ha diritto di ottenere, per ragioni di giustizia, il certificato di tutte le iscrizioni esistenti nei confronti dell'ente. Uguale diritto appartiene a tutte le pubbliche amministrazioni e agli enti incaricati di pubblici servizi quando il certificato ï¿½ necessario per provvedere ad un atto delle loro funzioni, in relazione all'ente cui il certificato stesso si riferisce.
2. Il pubblico ministero puï¿½ richiedere, per ragioni di giustizia, il predetto certificato dell'ente sottoposto a procedimento di accertamento della responsabilitï¿½ amministrativa dipendente da reato.
Art. 82. Questioni concernenti le iscrizioni e i certificati (abrogato dal Dpr 313/2002)
[1. Sulle questioni relative alle iscrizioni e ai certificati dell'anagrafe ï¿½ competente il tribunale di Roma, che decide in composizione monocratica osservando le disposizioni di cui all'articolo 78. ]
2. Se, in conseguenza dell'illecito, all'ente ï¿½ stata giï¿½ applicata una sanzione amministrativa di contenuto identico o analogo a quella interdittiva prevista dal presente decreto legislativo, la durata della sanzione giï¿½ sofferta ï¿½ computata ai fini della determinazione della durata della sanzione amministrativa dipendente da reato.
Art. 84. Comunicazioni alle autoritï¿½ di controllo o di vigilanza
1. Il provvedimento che applica misure cautelari interdittive e la sentenza irrevocabile di condanna sono comunicati, a cura della cancelleria del giudice che li ha emessi, alle autoritï¿½ che esercitano il controllo o la vigilanza sull'ente.
a) le modalitï¿½ di formazione e tenuta dei fascicoli degli uffici giudiziari;
[b) i compiti ed il funzionamento dell'Anagrafe nazionale; ] (lettera abrogata)
c) le altre attivitï¿½ necessarie per l'attuazione del presente decreto legislativo.
2. Il parere del Consiglio di Stato sul regolamento previsto dal comma 1 ï¿½ reso entro trenta giorni dalla richiesta.
(il D. P. R. 14 novembre 2002, n. 313 ha disposto (con l'art. 52 ) la modifica dell'art. 85)

References: Art. 2

Art. 5

Art. 8
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Art. 21
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Art. 25

Art. 25

Art. 25

Art. 25

Art. 27

Art. 37

Art. 44
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Art. 66
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Art. 71
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Art. 75
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Art. 80

Art. 81

Art. 82

Art. 84
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