Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/11/novita-fiscali-del-20-novembre-2008cassazione-accertamento-dei-conti-bancari-dei-soci-pro-contribuente-bozza-del.html
Timestamp: 2018-10-15 23:13:48+00:00

Document:
Novità fiscali del 20 novembre 2008:Cassazione: accertamento dei conti bancari dei soci “pro contribuente”; bozza del modello unico PF 2009; società non residente: lavorazioni su beni in Italia; rivalutazione dell’assegno di mantenimento corrisposto al coniuge: può essere dedotta? | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 20 novembre 2008:Cassazione: accertamento dei conti bancari dei soci “pro contribuente”; bozza del modello unico PF 2009; società non residente: lavorazioni su beni in Italia; rivalutazione dell’assegno di mantenimento corrisposto al coniuge: può essere dedotta?
1) La Cassazione sull’accertamento dei conti bancari dei soci “pro contribuente”
2) Alcool etilico: Regime della trasformazione sotto controllo doganale
3) Utilizzo del numero identificativo IVA da parte di società non residente per lavorazioni su beni in Italia
4) Pronta anche la bozza del modello unico PF 2009
5) La rivalutazione dell’assegno di mantenimento corrisposto al coniuge può essere dedotta ?
E’ dell’Amministrazione finanziaria il compito di provare che un conto corrente formalmente intestato a soggetti terzi risulta riferibile al contribuente nei cui confronti sia stato effettuato l’accertamento.
Con il documento (ordinanza/sentenza) n. 27186 del 14 novembre 2008, la Corte di Cassazione (si veda in basso lo stralcio dell’ordinanza), accogliendo la tesi del contribuente e quella della C.T.R. della Sicilia, ha posto un freno al metodo induttivo ed ha precisato che i conti bancari personali dei soci non sono sufficienti, da soli, a sorreggere un accertamento nei confronti di un’impresa familiare.
E’ il Fisco che, infatti, deve fornire le ulteriori prove come l’assenza di fonti apparenti che giustificano i versamenti o il fatto che l’intestazione del conto sia fittizia.
Il caso ha riguardato un accertamento Iva effettuato nei confronti di una società siciliana in base alle indagini finanziarie (art 51, comma 2, n. 2 del D.P.R. 633/1972), sulla base della norma che prevede che i versamenti e i prelevamenti risultanti dai rapporti intrattenuti con banche e poste possono essere posti a base delle rettifiche e degli accertamenti, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nella dichiarazione o che non si riferiscono ad operazioni imponibili.
Peraltro, adesso, dopo le ultime modifiche introdotte, la disposizione opera non soltanto per i rapporti intrattenuti con banche e poste, ma con tutti gli intermediari finanziari.
In sostanza, le operazioni e i prelevamenti che non sono giustificati o non risultanti dalle scritture contabili rappresentano, in relazione ai rapporti nominalmente intestati al contribuente, una presunzione legale, in base alla quale il Fisco può ascrivere un maggiore reddito o maggiori ricavi.
Si è, invece, in presenza di una presunzione semplice, quando si tratta di dimostrare che rapporti nominalmente intestati a terzi sono fittizi, in quanto riconducibili ad altro contribuente.
Da qui l’onere probatorio in capo all’ufficio e la necessità che gli elementi presuntivi abbiano i requisiti di gravità, precisione e concordanza.
Accertamenti bancari ai soci: Presunzioni del fisco da provare
Nella stessa materia, si ricorda la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sentenza n. 377/1/08 depositata il 02/10/2008 che ha pure stabilito come i versamenti e i prelevamenti “sospetti” sui conti correnti personali dei soci possono dare origine solo a semplici presunzioni di evasione fiscale che devono essere effettivamente riscontrati con prove certe dall’Amministrazione finanziaria, su cui incombe, quindi, l’”onere della prova”.
E’ quanto ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale del Lazio con la sentenza n. 377/1/08 depositata il 02/10/2008 (in tal senso si veda nel quotidiano Italia Oggi del 05/11/2008).
In particolare, in virtù dell’art. 51 del D.P.R. n. 633/72, la C.T.P. di Roma aveva annullato la rettifica operata dall’Ufficio delle Entrate ritenendola illegittima.
Dal canto suo la C.T.R. del Lazio ha, quindi, confermato la decisione dei giudici sottostanti, stabilendo che “l’onere della prova sulla riferibilità delle movimentazioni bancarie a operazioni commerciali occulte spetta all’amministrazione finanziaria; quindi le Entrate, in tema di riscontri bancari hanno l’obbligo di fornire un qualche preciso elemento che, collegato a tali movimentazioni, possa collegare in qualche modo i versamenti rilevati con i ricavi attribuibili alla società”.
(Corte di Cassazione, sentenza del 08/10/2008, depositata il 14/11/2008, n. 27186)
“Nella dettato normativo non è invero rinvenibile una presunzione di riferibilità all’attività fiscalmente rilevante del contribuente delle movimentazioni di conti allo stesso collegabili solo in virtù del rapporto organico o familiare del titolare degli stessi. Se è vero, infatti, che la possibilità di acquisizione dei dati dei conti correnti può essere estesa anche a quelli intestati a persone che per la loro contiguità al contribuente possono essere considerate per ciò solo sospette in base a considerazioni desumibili dalla comune esperienza questo non significa che le movimentazioni rilevate possano per ciò solo essere sic et simpllciter imputate al contribuente in quanto così operando si fa assurgere quella che è una semplice possibilità, sia pure avvalorata dalla concreta osservazione del fenomeno, a regola di comune esperienza rispondente al canone dell’id quod plerumque accidit, così da dare per scontata l’esistenza di una situazione sostanziale confliggente con quella formale anche in assenza di una norma che autorizzi espressamente una tale operazione mentre è necessario un ulteriore passaggio consistente nell’accertamento che l’intestazione sia sostanzialmente fittizia nel senso che il conto corrente esaminato sia in realtà utilizzato dal contribuente stesso.
In tal senso è stato infatti ritenuto che “L ‘art 51 secondo comma nn. 2 e 7 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 accorda all’ufficio il potere di richiedere agli istituti di credito notizie dei movimenti sui conti bancari intrattenuti dal contribuente e di presumere la loro inerenza ad operazioni imponibili ove non si deduca e dimostri che i movimenti medesimi siano stati conteggiati nella dichiarazione annuale o siano ricollegabili ad atti non soggetti a tassazione. Conti “intrattenuti” sono quelli le cui poste attive e passive siano imputabili al contribuente.
La base logica della norma è da ravvisarsi in una valutazione del legislatore di rilevante probabilità (id quod plerumque acddit) che il contribuente utilizzi ll rapporto bancario per i pagamenti e gli incassi della propria attività.
La lettera e la ratio della disposizione in esame non ne autorizzano l’applicazione con riguardo a conti bancari intestati esclusivamente a persone diverse, solo perché legate da vincoli familiari o commerciali salvo che l’ufficio opponga e poi provi in sede giudiziaria tale, eventualmente avvalendosi degli indizi ricavabili da tali vincoli che l’intestazione a terzi sia fittizia, cioè esprima un ‘apparenza voluta per far risultare come altrui operazioni in realtà compiute dal contribuente, o comunque sia superata, in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilità al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie annotate sui conti”(Cassazione civile, sez. trib., 28 giugno 2001, n, 8826; cfr. Cass. 2 marzo 1999 n. 1728)” e che “… anche se deve ritenersi che nelle società di persone il vincolo societario che lega i soci alla società è sicuramente più forte rispetto a quello presente in altri tipi di società, resta pur sempre il fatto che la società di persone ha una sua autonomia patrimoniale, per cui l’utilizzazione dei conti intestati ai soci non può essere ammessa sempre e comunque, ma è possibile a condizione che si superi il dato formale della intestazione e si raggiunga la prova che quei conti sono riconducibili alla società, totalmente o parzialmente.
Tale prova, ovviamente, incombe sul Fisco che deve offrire al giudice utili elementi di valutazione, anche se di carattere presuntivo” (Cassazione civile, sez. trib., 16 aprile 2003, n. 6073; nello stesso senso Cassazione civile, sez. trib., 18 aprile 2003, n. 6232 e Cassazione civile, sez. trib., 14 novembre 2003, n. 172439), nonché, infine, che “L ‘amministrazione, in sede di rettifica e di accertamento d’ufficio delle imposte sui redditi di una società di capitali a/sensi dell’art. 37, comma 3, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, può utilizzare, oltre ai dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari formalmente intestati all’ente, anche quelli relativi a conti formalmente intestati ai soci; amministratori o procuratori generali; allorché risulti provata, anche tramite presunzioni; la natura fittizia dell’intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all’ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati’ (Cassazione civile, sez. trib., 12 settembre 2003, n. 13391).
E’ chiaro allora che l’operatività della presunzione è diversa in quanto la stessa non opera quale criterio previsto dalla legge per l’attribuibilità ex lege e iuris et de iure al contribuente delle risultanze dei conti correnti intestati a soggetti che con lo stesso abbiano una qualche relazione ma come ordinario criterio di valutazione degli elementi di fatto la cui introduzione nel giudizio spetta a colui su cui fa carico l’onere probatorio, così che spetta al fisco indicare gli elementi concreti, diversi dalla semplice relazione con l’intestatario, che collegano il conto al contribuente, elementi che, questo si, possono essere anche di semplice valenza presuntiva, quali l’assenza di fonti apparenti che giustifichino i versamenti in conto oppure la coincidenza tra versamenti o prelevamenti e operazioni di presumibile equivalente valore effettuate dal contribuente o anche l’abnormità delle movimentazioni di denaro rispetto all’attività del titolare del conto.
L’accoglimento del primo motivo comporta la cassazione dalla decisione impugnata in relazione alla censura accolta e il rinvio della causa, anche per le spese, ad altra sezione della stessa Commissione tributaria regionale.
la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, rigetta il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Sicilia.
(Corte di Cassazione, ordinanza/sentenza n. 27186, del 08/10/2008, depositata il 14/11/2008)
Riguardo la trasformazione di alcool etilico, proveniente dal Brasile e Pakistan in etilacetato, in deroga a quanto previsto dalla seconda parte del punto C2) della circolare n. 30/D/2001, le dogane territorialmente competenti in relazione al luogo in cui saranno effettuate le operazioni di trasformazione, o la prima di tali operazioni (in caso di trasformazioni successive), saranno competenti al rilascio della relativa autorizzazione, secondo la procedura normale (per iscritto) con utilizzo del relativo modello (allegato 67).
Inoltre, per adempiere agli obblighi di cooperazione amministrativa, delle autorizzazioni rilasciate dovrà essere data sollecita comunicazione all’Agenzia delle Dogane, utilizzando per l’invio dei dati previsti l’apposito formulario contenuto nel regolamento.
(Agenzia delle Dogane, circolare del 18/11/2008, n. 4/D)
3) Utilizzo del numero identificativo IVA in Italia da parte di società non residente per lavorazioni su beni, acquisti/cessioni effettuate in Italia
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 447/E/2008, ha fornito interessanti chiarimenti riguardo la lavorazione di beni avvenuta in Italia da parte di un non residente (1), in particolare ha risposto in maniera dettagliata a tutti i quesiti posti nella specifica istanza di interpello posta dal soggetto interessato.
Ecco di seguito le quattro delucidazioni contenute in tale documento di prassi:
Acquisti di beni in Italia e cessioni dirette dalla Francia
L’acquisto dei beni in Italia da parte della ALFA SA (che ha sede legale in Francia ed é identificata ai fini IVA in Italia), con invio in Francia, costituisce una cessione intracomunitaria da parte dei fornitori italiani senza che sia necessario utilizzare il numero identificativo IVA in Italia della stessa Società.
Parimenti la società francese può effettuare cessioni intracomunitarie direttamente nei confronti dei propri clienti italiani, i quali realizzano un acquisto intracomunitario.
Beni oggetto di lavorazione in Italia.
L’art. 40, comma 4-bis, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331 stabilisce che, in deroga ai criteri stabiliti dall’art. 7, quarto comma, lett. b), del DPR n. 633/1972, le prestazioni di servizi relative a beni mobili, qualora siano eseguite nel territorio dello Stato, “non si considerano ivi effettuate se sono rese ad un committente soggetto passivo di imposta in altro Stato membro ed i beni sono spediti o trasportati al di fuori del territorio dello Stato”, attribuendo alle stesse il regime di non imponibilità ad IVA (art. 46, comma 2, del DL 331 del 1993).
Analogamente le stesse prestazioni se effettuate su beni destinati a Paesi extra-UE risultano non imponibili, ai sensi dell’art. 9, primo comma, n. 9), del DPR n. 633/1972.
Per quanto riguarda le cessioni, l’art. 41 del D.L. n. 331/1993 dispone che, affinché si realizzi una cessione intracomunitaria occorre che il cedente e l’acquirente siano entrambi operatori economici, che l’operazione sia a titolo oneroso, che vi sia un effettivo trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale su beni e che gli stessi siano inviati in un altro Stato comunitario.
Qualora le materie prime, provenienti da altri Stati membri, siano introdotte in Italia per essere lavorate da terzisti italiani gli adempimenti connessi con i due casi sopra citati sono i seguenti.
1) Beni consegnati e destinati a clienti non residenti
Per i beni che al termine della lavorazione siano destinati a clienti non residenti, appartenenti ad altri Stati UE o extra-UE, con termini di consegna FOB, l’operatore nazionale, incaricato della lavorazione:
– prende in carico la materia prima di proprietà del soggetto non residente, annotandola nel registro dei “beni di terzi in conto lavorazione”;
– compila, per la sola parte statistica, l’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari relativo alle merci introdotte, se tenuto alla presentazione dei modelli INTRA acquisti con cadenza mensile;
– ultimata la lavorazione il terzista emette fattura non imponibile per la propria prestazione intestandola direttamente al committente non residente ai sensi dell’art. 40, comma 4-bis citato, se il prodotto finito è a destinazione di un paese comunitario; in tal caso compila, per la parte statistica, il modello riepilogativo delle cessioni intracomunitarie, se tenuto a tale adempimento con cadenza mensile.
Per i beni destinati a Paesi extracomunitari, emette fattura non imponibile, ai sensi dell’art. 9, comma 1, n. 9) del DPR n. 633/1972, provvedendo ai correlati adempimenti doganali per l’esportazione dei beni finiti.
2) Beni consegnati con destinazione indeterminata
Per i beni consegnati al terzista italiano con termine di resa “ex works” (franco fabbrica), i quali successivamente alla lavorazione formino oggetto di cessioni nei confronti di soggetto nazionale, comunitario o extra-UE, la società francese, tramite il proprio numero identificativo italiano, deve:
– in primo luogo effettuare un acquisto intracomunitario e compilare l’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari relativo alle merci introdotte;
– per la successiva cessione a soggetti residenti in altri Stati della UE, emettere fattura non imponibile ai sensi dell’art. 41 del D.L. n. 331/1993, compilare l’elenco riepilogativo delle cessioni intracomunitarie e conservare la lettera di vettura come prova dell’effettivo invio dei beni in altro Paese comunitario;
– per le cessioni verso paesi extra-UE emettere fattura non imponibile ai sensi dell’art. 8 del DPR n. 633/1972, provvedendo altresì ad adempiere ai connessi obblighi doganali;
– per le cessioni a favore di altri soggetti italiani, che costituiranno cessioni interne, emettere fattura soggetta ad IVA.
Dal canto suo, il terzista italiano, terminata la lavorazione, emette, per la prestazione effettuata, fattura con IVA intestata al numero identificativo IVA italiano.
Servizi acquistati in Italia dalla ALFA SA
Le prestazioni di servizi che la ALFA SA acquista direttamente sul mercato italiano, non connesse alla lavorazione ed al trasporto dei beni, possono essere fatturate direttamente alla società francese, senza che transitino per il numero identificativo IVA italiano.
Il relativo trattamento fiscale discende dalla rilevanza territoriale delle operazioni, ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. n. 633/1972.
Servizi prestati in Italia dalla ALFA SA
Infine, le prestazioni di servizi effettuate da tecnici, inviati dalla Francia, per la riparazione degli scambiatori installati in Italia, sono assoggettate ad IVA utilizzando il numero identificativo italiano, giacché territorialmente rilevanti in Italia, ai sensi dell’art. 7, quarto comma, lett. b, del D.P.R. n. 633/1972.
La società ALFA SA. (che ha presentato istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate), con sede legale in Francia, identificata ai fini IVA in Italia, ha chiesto un parere sulla seguente fattispecie.
Tale società produce ed installa scambiatori di calore a placche e onde in alluminio che vengono utilizzati per la separazione dell’aria, degli idrocarburi, l’epurazione e la liquefazione dei gas, la refrigerazione a basse temperature.
Tali scambiatori sono venduti in Italia e sul mercato mondiale.
In alcuni casi gli scambiatori sono inseriti in speciali contenitori metallici che ne permettono l’utilizzazione.
L’operazione viene svolta prevalentemente dalle società terziste specializzate, situate in Italia, che al termine della lavorazione spediscono i beni al cliente finale (italiano, comunitario o extra-UE).
La ALFA SA, infine, ha fatto presente che per alcuni prodotti si approvvigiona in Italia.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 19/11/2008, n. 447/E)
Il 19/11/2008, è stata pubblicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate la bozza del modello unico PF 2009.
Queste di seguito sono le novità segnalate nella bozza stessa:
La dichiarazione dei redditi Modello UNICO Persone Fisiche /2008 2009 presenta alcune delle novità.
In tra cui in particolare si evidenzia che:
– è aumentato ad euro 4.000,00 il limite relativo all’ammontare degli interessi passivi pagati in dipendenza di mutui contratti per l’acquisto dell’abitazione principale su cui applicare la percentuale di detrazione del 19% (comma 202 art. 1, legge 24 dicembre 2007, n. 244, Finanziaria 2008).;
– è estesa alle spese sostenute per canoni di locazione relativi ai contratti di ospitalità, la detrazione del 19% delle spese per canoni di locazione sostenute da universitari fuori sede (comma 208 art. 1 Finanziaria 2008).;
– è riconosciuta ai docenti di ogni ordine e grado, per l’attività di autoaggiornamento e formazione, una detrazione d’imposta pari al 19% delle spese sostenute nel 2008 fino ad un importo massimo di 500,00 euro (comma 207 art. 1 Finanziaria 2008).;
– è riconosciuta una detrazione nella misura del 19% per le spese sostenute sull’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico (comma 309 art. 1 Finanziaria 2008).;
– è riconosciuta una detrazione nella misura del 19% per i contributi versati per il riscatto del corso di laurea del soggetto fiscalmente a carico, il quale non ha iniziato ancora l’attività lavorativa e non è iscritto ad alcuna forma obbligatoria di previdenza (comma 77 art. 1, legge 24 dicembre 2007, n. 247);
– è stata introdotta, per i dipendenti del settore privato, un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionale e comunale, pari al dieci per cento, sulle somme erogate per prestazioni di lavoro straordinario, nel limite complessivo di 3.000 euro (art. 2 decreto legge 27 marzo 2008, n. 93 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126);
– sono riaperti i termini per la rivalutazione di partecipazioni e terreni (comma 91 art. 1 Finanziaria 2008);
– è previsto un regime fiscale agevolato per i contribuenti cosiddetti “minimi” (commi 96-117 art. 1 Finanziaria 2008);
– è prevista la possibilità di restituire il “bonus fiscale”, indebitamente percepito, attraverso la dichiarazione dei redditi (decreto legge 1° ottobre 2007 n. 159 e Circolare n. 68/E del 14 dicembre 2007);
– è previsto l’obbligo di presentazione della dichiarazione IRAP 2009 in forma autonoma (comma 52 art. 1 Finanziaria 2008).
– è prevista, anche per quest’anno, la possibilità di destinare una quota pari al cinque per mille dell’IRPEF a finalità di interesse sociale (art. 63 bis decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133).
Con la stessa norma è stato altresì ampliato il numero dei soggetti destinatari, tra cui sono stati inseriti i Comuni per il sostegno delle attività sociali svolte;
– è prorogata fino al 2010 la detrazione del 36% delle spese sostenute per i lavori di recupero del patrimonio edilizio (commi 17-19 art. 1 Finanziaria 2008);
– è prorogata fino al 2010 la detrazione del 20% delle spese sostenute per la sostituzione di frigoriferi e congelatori e per l’acquisto di motori ad elevata efficenza e variatori di velocità (commi 20-24 art. 1 Finanziaria 2008);
– è prorogata fino al 2010 la detrazione del 55% delle spese sostenute per interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici esistenti (commi 20-24 art. 1 Finanziaria 2008);
– è prorogata fino al 30 giugno 2009 la sospensione degli sfratti per finita locazione (art. 22 ter del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 e art. 1 del DL 20 ottobre 2008, n. 158
La somma corrisposta al coniuge è ammessa in deduzione solo nella misura determinata dal provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Pertanto, le maggiori somme corrisposte al coniuge a titolo di adeguamento Istat possono essere dedotte solo nel caso in cui la sentenza del giudice preveda un criterio di adeguamento automatico dell’assegno dovuto al coniuge.
In sostanza, non é possibile dedurre gli assegni corrisposti volontariamente dal coniuge al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 19/11/2008, n. 448/E)
Software per la predisposizione dei contratti e delle richieste di pagamento
L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile la versione software: 6.1.0 del 19/11/2008. Si tratta del software “Contratti di locazione”, disponibile per gli utenti Windows e per gli utenti MacIntosh, composto, a partire dalla versione 2.0.0, di due distinte applicazioni:
– Pagamenti successivi alla registrazione.
– Locazioni: Indice ISTAT ottobre 2008
Sono stati pubblicati in G.U. gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativi al mese di ottobre 2008, resi noti ai fini delle locazioni di immobili.
In particolare, l’indice di ottobre 2008 è stato del 3,40%.
(Comunicato ISTAT 18/11/2008, G.U. 18/11/2008, n. 270)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 sentenza