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Timestamp: 2019-10-19 08:49:27+00:00

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Cass. Pen. Sez. III 06/07/2018 n. 30625 - Combustione di residui vegetali: quali condizioni e chi deve provarle? - Tuttoambiente.it
Combustione di residui vegetali: quali condizioni e chi deve provarle?
n. 30625
In tema di gestione dei rifiuti, la combustione di residui vegetali effettuata senza titolo abilitativo nel luogo di produzione, oppure di materiale agricolo o forestale naturale, anche derivato da verde pubblico o privato, realizzata al di fuori delle condizioni previste dall'articolo 182, comma 6-bis, primo e secondo periodo (piccoli cumuli e quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro, e mai nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni) integra il reato di smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali non pericolosi, di cui all'art. 256, comma 1, lett. a), del D.L.vo 152/2006. L’onere della prova della sussistenza delle condizioni di liceità delle attività di raggruppamento ed incenerimento di residui vegetali previste dal citato art. 182, comma sesto bis, primo e secondo periodo, incombe su colui che ne invoca l'applicazione. Viceversa, la combustione di rifiuti urbani vegetali, abbandonati o depositati in modo incontrollato, provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali, è punita esclusivamente in via amministrativa, ai sensi dell'art. 255 del citato D.L.vo 152/2006.
1.Il Tribunale di Avellino con sentenza del 16 maggio 2016, ha condannato M.P. alla pena di C 3.400,00 relativamente ai reati di cui agli art. 81, comma 2, 674, cod. pen. e 256, comma 1, lettera A9, in relazione all'art. 185, lettera F), d. Igs. 152/2006, perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso effettuava, senza alcuna autorizzazione, un'attività di smaltimento mediante incenerimento a terra, di scarti vegetali (rifiuti speciali non pericolosi CER 02.01.03), in tal modo illegalmente provocando, in un luogo di pubblico transito e comunque verso luoghi privati di altrui uso, fumi atti ad offendere o molestare le persone. Il 10 agosto 2013.
2.L'imputato ha proposto ricorso, personalmente, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'ad 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.
2.1. Violazione di legge, art. 256 bis, comma 6, e art. 182, comma 6 bis, d. Igs. 152 del 2006.
La normativa applicabile al settore agricolo, con la legge 11 agosto 2014, n. 116, ha subito una modifica mediante l'introduzione di ipotesi di esclusione della punibilità, con l'aggiunta del comma 6 bis, all'art. 182 e con la modifica del comma 6, dell'art. 256 bis, d. Igs. 152/2006. Le sanzioni penali per la combustione illecita di rifiuti non si applicano, pertanto, all'abbruciamento di materiale agricolo forestale naturale, anche derivato dal verde pubblico o privato. Le stesse costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione di rifiuti, purché relativa ad una quantità giornaliera non superiore a 3 metri steri, per ettaro.
Nel caso di specie il ricorrente stava provvedendo all'abbruciamento di fogliame di scarti vegetali, raggruppati in un piccolo cumulo, largo 2 m. e alto circa 1 m., su terreno di proprietà. L'attività, quindi, non è andata oltre i limiti quantitativi indicati dal legislatore nell'art. 182, comma 6 bis, d. Igs. 152/2006.
2.2. Mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione.
Inoltre senza alcuna motivazione, sulla configurabilità del reato di cui all'articolo 674, cod. pen., è stata ritenuta provata la contestata contravvenzione con l'aumento della pena, da C 2.600,00 ad C 3.400,00.
2.3. Violazione di legge, art. 674, cod. pen.
3.Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, articolato in fatto, e valutato nel suo complesso richiede alla Corte di Cassazione una rivalutazione del fatto, non consentita in sede di legittimità.
3.1. Il ricorrente ritiene legittimo il suo comportamento ai sensi dell'art. 182, comma 6 bis, d. Igs. 152 del 2006, che prevede come normale pratica agricola (non vietata dalla legge penale) le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali.
E' la stessa norma dell'art. 182, comma 6 bis, d. Igs. 152/2006 a prevedere espressamente il divieto di combustione nei periodi di massimo rischio per gli incendi; periodo dichiarato dalle Regioni, nel caso la regione Campania ha determinato il periodo del divieto dal 22 luglio al 30 settembre 2013, con il Decreto Presidenziale n. 157 del 18 luglio 2013.
L'onere della prova della liceità, competeva, comunque, al ricorrente: « In tema di gestione dei rifiuti, l'onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità delle attività di raggruppamento ed incenerimento di residui vegetali previste dall'art. 182, comma sesto bis, primo e secondo periodo, d. Igs. 3 aprile 2006 n. 152 incombe su colui che ne invoca l'applicazione» (Sez. 3, n. 5504 del 12/01/2016 - dep. 10/02/2016, Lazzarini, Rv. 26583901).
4.Anche l'ulteriore motivo del ricorso risulta manifestamente infondato e generico, poiché per l'accertamento del reato di cui all'art. 674, cod. pen. non è necessaria nessuna perizia, ma il giudice può fondare il proprio convincimento sulla base di altre prove, nel caso le dichiarazioni testimoniali della P.G. che ha riferito del «tanto fumo» (Sez. 3, n. 5504 del 12/01/2016 - dep. 10/02/2016, Lazzarini, Rv. 26583901). Del resto la P.G. è intervenuta su segnalazione circa la presenza di un fuoco.
5.Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della cassa delle ammende della somma di C 2.000,00, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.

References: art. 182
 sentenza 
 art. 81
 art. 256
 art. 182
 art. 674