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Timestamp: 2020-03-30 08:14:02+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 6907 del 11/03/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6907 del 11/03/2020
Cassazione civile sez. I, 11/03/2020, (ud. 03/12/2019, dep. 11/03/2020), n.6907
sul ricorso n. 34494/18 proposto da:
-) F.M.M., elettivamente domiciliato a Messina, via dei
Verdi n. 55, presso lo studio dell’avvocato Roberto Materia, che lo
avverso il decreto del Tribunale di Milano 10.10.2018;
F.M.M., cittadino bengalese, chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:
(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis); a fondamento dell’istanza dedusse di avere lasciato il (OMISSIS) per essere stato vittima di soprusi da parte di membri del partito al governo, i quali gli avevano demolito la casa e distrutto il negozio; e comunque a causa dell’instabilità politica e della povertà del paese; la Commissione Territoriale rigettò l’istanza;
avverso tale provvedimento F.M.M. propose ricorso dinanzi al Tribunale di Milano ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35, che lo rigettò con decreto 10.10.2018;
(a) il ricorrente non era credibile perchè aveva fornito una versione dei fatti contraddittoria e lacunosa;
(b) il diritto all’asilo non spettava perchè, non essendo il ricorrente credibile, non era possibile stabilire se avesse davvero lasciato il suo Paese per sfuggire alla tortura o ad una condanna a morte;
(d) non sussistevano nemmeno i presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 5), perchè il ricorrente aveva fondato dalla richiesta sui maltrattamenti e sfruttamenti subiti in Libia, paese di transito, ma senza nemmeno aver mai allegato che egli si era stabilmente radicato in quel paese;
il decreto è stato impugnato per cassazione da F.M.M. con ricorso fondato su due motivi;
Il Ministero dell’Interno non si è difeso.;
infatti la copia del decreto impugnato, allegata dal ricorrente per i fini di cui all’art. 369 c.p.c., reca in calce una attestazione di conformità all’originale datata “30.11.2018” e sottoscritta dall’avv. Gianpiero Molica;
la procura speciale a ricorrere per cassazione è datata invece “6.11.2018” (è, dunque, anteriore all’attestazione di conformità all’originale del decreto impugnato), ed è sottoscritta per autentica dall’avv. Roberto Materia;
ricorrendo tale ipotesi, questa Corte ha già stabilito che “nel caso in cui la sentenza impugnata sia stata redatta in formato digitale, l’attestazione di conformità della copia analogica predisposta per la S.C. (…) può essere redatta, la L. n. 53 del 1994, ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter, dal difensore che ha assistito la parte nel precedente grado di giudizio, i cui poteri processuali e di rappresentanza permangono, anche nel caso in cui allo stesso fosse stata conferita una procura speciale per quel singolo grado, sino a quando il cliente non conferisca il mandato alle liti per il giudizio di legittimità ad un altro difensore (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 10941 del 08/05/2018, Rv. 648805 – 01); per contro, una volta conferita la procura speciale a ricorrente per cassazione, il precedente difensore non può più ritenersi “munito di procura”, e non può di conseguenza attestare la conformità all’originale del provvedimento impugnato;

References: Sentenza 
 art. 4
 art. 5
 art. 35
 art. 5
 sentenza 
 art. 9