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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 29 settembre 2016, n. 4030 - Renato D'Isa
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sentenza 29 settembre 2016, n. 4030
sul ricorso numero di registro generale 2593 del 2016, proposto dal Sig. -OMISSIS- n. q. di legale rappresentante dell’omonima impresa individuale, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Ra. Ma. C.F. (omissis) e -OMISSIS- Roma C.F. (omissis), con domicilio eletto presso lo Studio Ba. Co. Il. in Roma, via (…);
il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., U.T.G. – Prefettura di Caserta, in persona del Prefetto p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici sono domiciliati in Roma, via (…);
Ministero della Difesa e Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona dei legali rappresentanti p.t. non costituiti in giudizio;
della sentenza del T.a..r Campania, Napoli, Sezione I n. 837 del 2016.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno e dell’U.T.G. – Prefettura di Caserta;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 luglio 2016 il Cons. Paola Alba Aurora Puliatti e uditi per le parti gli Avvocati Ra. Ma. e l’Avvocato dello Stato Ma. Vi. Lu.;
1.- Con ricorso al T.a..r Campania, sede di Napoli, r.g.n. 1994 del 2015, il Sig. -OMISSIS- impugnava la nota della Prefettura di Caserta Cat. 12.B.16/ANT/AREA 1^ del 7ottobre 2014 – prot. uscita del 3 marzo 2015 n. 0011935 classifica 59.01- recapitata l’11 marzo successivo, avente ad oggetto l’aggiornamento dell’informativa antimafia e ogni altro atto presupposto.
2. – Il ricorrente deduceva che, con precedente nota prot. 1354/12.b.16/ANT/AREA 1^ del 1° dicembre 2008, la stessa Prefettura aveva rilasciato informazione antimafia atipica su richiesta del Comune di (omissis), il quale aveva revocato l’aggiudicazione provvisoria di una procedura aperta per l’affidamento di alcuni lavori di sistemazione stradale.
L’atto era stato annullato con sentenza del T.a.r. Campania, sede di Napoli, Sezione I, n. 7026 del 6 novembre 2009, per l’inidoneità degli elementi indiziari posti a base dell’informativa.
2.1. – Con sentenza n. 3622 del 7 luglio 2011, la stessa Sezione del T.a.r. ha annullato la nota del Comune di (omissis) n. 10320 del 4 giugno 2010 con cui era stato revocato un contratto di appalto di lavori di sistemazione ed adeguamento di tratti stradali, nonché altra successiva informazione antimafia del Prefetto di Caserta n. 1521/PL/09.
2.2. – Il ricorrente deduceva ancora che con sentenza n. 1469/14 del 23 giugno 2014 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, seconda Sezione Penale, lo aveva assolto dal reato di turbata libertà degli incanti relativamente alla gara per il parcheggio per non aver commesso il fatto e dichiarato di non doversi procedere per il medesimo titolo di reato quanto ad altre due gare; conseguentemente, aveva richiesto l’aggiornamento dell’informativa con istanza del 7 ottobre 2014, culminata nel provvedimento prefettizio impugnato.
A seguito di istruttoria, in data 23 aprile 2015, sono stati depositati in giudizio gli atti dell’indagine compiuta dalle forze di polizia e le relazioni redatte dal Gruppo Ispettivo Antimafia il 12 dicembre 2014 e il 6 febbraio 2015, da cui è emerso l’iter motivazionale seguito dal Prefetto per confermare il provvedimento interdittivo, che hanno formato oggetto di impugnazione con motivi aggiunti, coi quali il ricorrente ha lamentato l’erronea valutazione dei presupposti di fatto e l’irragionevolezza, nonché la non univocità degli elementi indiziari addotti.
3. – Con la sentenza in epigrafe, il ricorso è stato respinto con compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
4. – Con l’appello in esame, il Sig. -OMISSIS- lamenta l’ingiustizia della sentenza per error in iudicando e in procedendo, per violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 3, 27, 41, 97 e 111 della Cost., per violazione e falsa applicazione dell’art. 93 del D.lgs n. 159 del 2011, per violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della l. 241/1990 e successive modifiche e integrazioni, per eccesso di potere per assoluto difetto di istruttoria, errore sui presupposti, contraddittorietà, ultra petitum e omessa pronuncia.
5. – Resiste in giudizio l’Amministrazione intimata.
6. – Alla pubblica udienza del 28 luglio 2016, la causa è stata trattenuta in decisione.
1. – L’appello non può essere accolto.
2. – La sentenza appellata ha ritenuto l’insussistenza del lamentato profilo di carenza di istruttoria e di motivazione ed ha ritenuto corretta la valutazione dei presupposti di fatto, nonché l’univocità degli elementi indiziari addotti.
Il T.a.r. ha evidenziato che l’onere probatorio in materia di informativa antimafia è attenuato rispetto a quello proprio del giudizio penale, soprattutto in considerazione dei diversi principi fondanti l’uno e l’altro sistema.
Il T.a.r. ha rilevato, poi, che la sentenza del Tribunale penale di Santa Maria Capua Vetere n. 1469 del 23 giugno 2014 non ha assolto il ricorrente da tutti i reati ascritti, ma limitatamente alla sola vicenda relativa alla gara per il parcheggio, mentre per la partecipazione alle altre gare per l’affidamento dei lavori relativi al campo sportivo e per la rete idrica e di pubblica illuminazione, vi è stata sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, sostanzialmente un “non liquet” da parte del Giudice Penale.
Il T.a.r. ha sottolineato, pertanto, l’autonomia della valutazione amministrativa ai fini della prevenzione antimafia, che si è basata sui fatti emersi in sede penale, nonostante l’assenza di condanna, sull’ampio coinvolgimento del ricorrente in un sistema di pilotaggio di gare d’appalto e di “contiguità e rapporti con soggetti legati alla criminalità organizzata, nonché appartenenti a clan camorristici” (come confermano le valutazioni del Gruppo Ispettivo Antimafia nelle sedute del 12 dicembre 2014 e 6 febbraio 2015).
3. – L’appellante lamenta che l’operazione ermeneutica dei giudici di primo grado avrebbe svuotato di contenuto il dictum del giudice penale, che ha assolto l’appellante dal reato di turbata libertà degli incanti relativo alla gara per il parcheggio per non aver commesso il fatto ed ha dichiarato di non doversi procedere per i medesimi titoli di imputazione per le altre gare, escludendo l’aggravante di cui all’art. 353, comma II, c.p..
3.1. – Il T.a.r. avrebbe operato un’indebita sostituzione nella valutazione che invece doveva essere compiuta dal Prefetto ed avrebbe anche sminuito la portata dell’ordinanza emessa dal Tribunale per il riesame di Napoli, XII Sezione coll. D), n. 6140/2010 R.I.M.C. che ha escluso il pericolo di recidiva specifica ed ha affermato il superamento delle condizioni fattuali in cui si sono generate le condotte imputate al -OMISSIS-
4. – Il Collegio ritiene che i fatti e gli argomenti addotti dall’appellante non siano utili ad un esito favorevole dell’impugnazione.
5. – Preliminarmente, secondo la più recente giurisprudenza di questa Sezione, in materia trovano applicazione i seguenti principi (cfr. Cons. Stato, Sez. III, 3 maggio 2016, n. 1743):
– quanto alla ratio dell’istituto dell’interdittiva antimafia, si tratta di una misura volta – ad un tempo – alla salvaguardia dell’ordine pubblico economico, della libera concorrenza tra le imprese e del buon andamento della pubblica Amministrazione: l’interdittiva antimafia comporta che il Prefetto escluda che un imprenditore – pur dotato di adeguati mezzi economici e di una adeguata organizzazione – meriti la fiducia delle Istituzioni (vale a dire che risulti affidabile) e possa essere titolare di rapporti contrattuali con le pubbliche Amministrazioni o degli altri titoli abilitativi, individuati dalla legge;
– ai fini dell’adozione del provvedimento interdittivo, rileva il complesso degli elementi concreti emersi nel corso del procedimento: una visione parcellizzata di un singolo elemento, o di più elementi, non può che far perdere a ciascuno di essi la sua rilevanza nel suo legame sistematico con gli altri;
– nei contesti sociali in cui attecchisce il fenomeno mafioso, all’interno della famiglia si può verificare una influenza reciproca di comportamenti e possono sorgere legami di cointeressenza, di solidarietà, di copertura o quanto meno di soggezione o di tolleranza;
– una tale influenza può essere desunta non dalla considerazione (che sarebbe in sé errata e in contrasto con i principi costituzionali) che il parente di un mafioso sia anch’egli mafioso, ma per la doverosa considerazione, per converso, che la complessa organizzazione della mafia ha una struttura clanica, si fonda e si articola, a livello particellare, sul nucleo fon -OMISSIS- della famiglia, sicché in una famiglia mafiosa anche il soggetto che non sia attinto da pregiudizio mafioso può subire, nolente, l’influenza del capofamiglia e dell’associazione;
6. – A questi principi enucleati di recente dalla Sezione, occorre aggiungere quelli che sono stati costantemente affermati dalla giurisprudenza:
7. – Alla luce di tali criteri interpretativi, il Collegio ritiene che, nel caso in esame, le deduzioni di parte appellante non inficiano la legittimità dell’informativa anche per le considerazioni che seguono.
7.1. – Infondate sono le censure con cui si deduce la violazione dell’art. 93 D.lgs 159/2011 e dell’art. 3 della l. 241 /1990: anche ai fini del riesame dell’informativa antimafia, il Prefetto acquisisce notizie aggiornate avvalendosi dei gruppi interforze e valuta se dai dati raccolti possano desumersi elementi relativi a tentativi di infiltrazione.
Nella specie, il Prefetto si è avvalso degli accertamenti svolti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Caserta, dal Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta, dal Gruppo di Investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza di Napoli e degli esiti della riunione del Gruppo Ispettivo Antimafia del 6 febbraio 2015.
7.2. – Il quadro indiziario posto a base dell’informativa impugnata si compone di una pluralità di elementi: molte frequentazioni con soggetti gravati da precedenti penali per associazione mafiosa (il 9 marzo 2002 il Sig. -OMISSIS- è stato controllato dalla polizia di Caserta in compagnia di -OMISSIS- -OMISSIS- , affiliato al clan dei “casalesi”, pluripregiudicato per reati di associazione mafiosa; il 30 marzo 2002 è stato controllato dalla polizia di (omissis) in compagnia di -OMISSIS- , gravato da precedenti di polizia per associazione mafiosa; il 29 novembre 2004 è stato controllato in compagnia di -OMISSIS- e -OMISSIS- , entrambi gravati da precedente di polizia per associazione mafiosa); il contesto sociale in cui opera l’imprenditore appellante e lo scenario della gestione illecita degli appalti pubblici facente capo al clan dei casalesi, emergenti dalle indagini penali e dalle intervenute condanne.
In questo contesto assumono un significativo valore indiziante anche i fatti accertati con la sentenza penale n. 1469/2014 del 23 giugno 2014 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, a prescindere dalla intervenuta assoluzione dell’appellante.
Non ultimo, va rilevato che, come emerge dal provvedimento impugnato, l’impresa era stata destinataria anche nel 2011 di provvedimento interdittivo, non impugnato.
7.3. – La citata sentenza n. 1469/14, come rilevato dal T.a.r., ha assolto il ricorrente -OMISSIS- dal reato di turbata libertà degli incanti relativamente alla gara per il parcheggio, ma ha pronunciato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per le imputazioni concernenti altre due gare.
Va rilevato, a tal proposito, che la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione non può in alcun modo far presumere la mancanza di responsabilità penale dell’interessato.
Difatti, ai sensi dell’art. 129, comma 2, c.p.p., “quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta”.
Pertanto, non è illogica, né contraddittoria rispetto all’invocata sentenza del giudice penale, la valutazione del Prefetto di Caserta.
7.4. – Il T.a.r. non ha integrato la motivazione del provvedimento impugnato: il provvedimento prefettizio riporta ampi stralci della sentenza penale da cui emergono i fatti valutati, in particolare i contatti del Sig. -OMISSIS- con la criminalità organizzata (i contatti diretti con -OMISSIS- cl. 78, la partecipazione a due procedure oggetto di turbativa, l’inserimento abituale nel giro, emergente dalle intercettazioni).
7.5. – Le valutazioni del Tribunale del riesame di Napoli, XII Sezione coll. D, di cui al provvedimento n. 6140 del 2010, depositato nel febbraio 2012, invocato dall’appellante, si riferiscono alla rilevanza penale dei fatti risalenti al 2006 e 2007 che hanno visto coinvolto il Sig. -OMISSIS- nella gestione illecita di appalti da parte della criminalità organizzata ed esprimono un giudizio di non pericolosità dei singoli imprenditori coinvolti ai fini della applicazione di misure cautelari, di cui escludono la necessità tenuto conto anche del notevole lasso di tempo trascorso dai fatti.
Tuttavia dalla motivazione della stessa decisione del Tribunale del riesame si traggono conferme consistenti delle avvenute infiltrazioni.
Non può trascurarsi, infatti, che lo stesso Tribunale del Riesame, nella motivazione della citata ordinanza, ha affermato chiaramente che “il sistema di gestione illecita degli appalti pubblici manovrato dai casalesi esiste ed è reso possibile grazie all’opera stabile, costante ed esperta, di alcuni soggetti di elevato spessore criminale che nelle singole occasioni – come indubbiamente dimostrato dalle indagini – si avvalgono del consenso e della disponibilità di uno specifico imprenditore”. Pertanto, pur nell’affermare che la “forza del sistema non sono i singoli imprenditori”, il giudice penale rileva che gli imprenditori, tra cui il Sig. -OMISSIS- sono stati strumentalizzati per la “turnazione” e ne hanno tratto concreto vantaggio, “dimostrando di conoscere il metodo di azione del sodalizio”.
7.6. – Anche l’ordinanza 79/12 del 10 maggio 2012 del Tribunale di Santa Maria Capua a Vetere, che si è pronunciata sull’istanza di riesame di un provvedimento del Tribunale di rigetto di precedente richiesta di dissequestro dell’impresa, pur accogliendola, ha rilevato che non sono esclusi gli indizi di colpevolezza a carico del ricorrente, e che la precedente ordinanza del 10 febbraio 2012 del Tribunale del riesame si limitava a vagliare i soli presupposti delle esigenze cautelari in carcere.
Vero è che l’ordinanza in questione formula nei confronti del Sig. -OMISSIS- un “positivo giudizio prognostico circa la futura astensione dal compimento di azioni delittuose della medesima specie di quelle contestate” e da ciò trae la conclusione dell’assenza del presupposto per il mantenimento del vincolo reale sull’impresa; tuttavia, tale valutazione di carattere penalistico non intacca però l’elevato profilo di discrezionalità della diversa competenza prefettizia, cui è demandato di apprezzare rischi – e non responsabilità penali – e di valutare il diverso pericolo di “permeabilità” delle scelte di impresa alle infiltrazioni della criminalità organizzata, ai fini specifici della possibilità di consentirne la partecipazione alle gare pubbliche.
8. – In conclusione, l’appello va respinto e, per l’effetto, va confermata la sentenza del T.a.r. Campania, Napoli, Sezione I, n. 837 dell’11 febbraio 2016 e rigettato il ricorso introduttivo del giudizio.
9. – Le spese dei due gradi di giudizio si compensano tra le parti, in considerazione della peculiarità della vicenda.
(Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello r.g.n. 2593 del 2016, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza del T.a.r. Campania, Napoli, Sezione I, n. 837 dell’11 febbraio 2016 e rigetta il ricorso introduttivo del giudizio.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente e le altre parti private.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 luglio 2016 con l’intervento dei magistrati:
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 26 gennaio 2017, n. 325

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