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Timestamp: 2020-01-29 11:28:01+00:00

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unalex Giurisprudenza Tribunale Federale (CH) 01.04.2008 - 5C.306/2006 /biz
unalex. Giurisprudenza Decisione CH-291
Decisione CH-291
Tribunale Federale (CH) 01.04.2008 - 5C.306/2006 /biz
Art. 1, 7, 8 Convenzione di Lugano 1988 – Controversie di natura civile e controversie di natura pubblica – Rapporti giuridici intercorrenti fra un ente pubblico e soggetti privati – Competenza in materia di assicurazioni – Nozione di «materia di assicurazioni» – Soggetti legittimati ad agire ai sensi dell'art. 11 del Regolamento «Bruxelles I bis» –
Tribunale Federale (CH) 01.04.2008 - 5C.306/2006 /biz, unalex CH-291
it - Commentario al Regolamento «Bruxelles I» e alla Convenzione di Lugano 2007 (3 cit.)
Rientra nella nozione di «materia civile e commerciale» ai sensi dell'art. 1, comma 1, della Convenzione di Lugano un contratto di assicurazione concluso da un ente pubblico non nell'esercizio di pubblici poteri, bensì secondo regole non dissimili da quelle vigenti fra soggetti privati.
Le dimensioni e la professionalità dell'assicurato non sono di per sé fattori che giustifichino il rifiuto della protezione ad esso garantita dall'art. 8 n. 2 della Convenzione di Lugano e in generale dalle disposizioni sulla competenza in materia di assicurazioni previste da tale convenzione.
Una società francese appaltava ad una società italiana la costruzione di un albergo in Italia. Una società svizzera si impegnava a a finanziare l'80% dei lavori. A garanzia della somma mutuata, essa stipulava un contratto di assicurazione con un ente pubblico assicurativo italiano. Successivamente, la società francese cessava i pagamenti per problemi di liquidità. Vistosi rifiutare il pagamento dell'indennizzo da parte dell'assicuratore italiano, la società svizzera lo citava in giudizio in Svizzera. I giudici di merito si dichiaravano competenti sulla base dell'art. 8 n. 2 della Convenzione di Lugano e condannavano l'assicuratore al pagamento di una determinata somma. Il convenuto ricorreva dinnanzi al Tribunale federale (CH) e faceva valere il difetto di giurisdizione delle autorità giudiziarie svizzere. Esso affermava, inter alia, innanzitutto l'inapplicabilità della Convenzione di Lugano, data la sua qualità di ente pubblico e la conseguente natura pubblicistica del rapporto intercorrente fra le parti. In subordine, l'inapplicabilità delle disposizioni della Convenzione a tutela dell'assicurato, date le dimensioni e la professionalità della società svizzera.
Il Tribunale federale (CH) conferma la giurisdizione dei giudici svizzeri. Esso afferma, da un lato, che l'art. 1 della Convenzione di Lugano mira ad escludere dal campo di applicazione della medesima solo quei rapporti giuridici che vedono coinvolta quale parte un'autorità pubblica che abbia esercitato il proprio pubblico potere. Qualora la medesima autorità abbia agito invece secondo regole non dissimili da quelle vigenti fra persone private, i negozi giuridici da essa conclusi ricadono sotto la Convenzione di Lugano. Questa seconda ipotesi ricorrerebbe nel caso di specie. Dall'altro, il Tribunale afferma che dimensioni e professionalità dell'assicurato non sono di per sé fattori che giustifichino il rifiuto della protezione ad esso garantita dalle disposizioni della Convenzione.
A. a) Il contendere verte intorno alla prospettata realizzazione di un albergo denominato «Hôtel des pêcheurs» e della prima parte di un centro residenziale dal medesimo nome sull'isola di Cavallo, in Corsica. Promotrice era la società francese C. S.A., che nel novembre 1988 aveva stipulato con l'impresa D. S.p.A. di Roma (I) un contratto di fornitura per la costruzione menzionata, la cui esecuzione venne subappaltata ad altra ditta italiana.
b) Con contratto 13 aprile 1989, la società svizzera B. AG (attrice) si impegnò a finanziare l'80 % dei lavori, per un importo originale di CHF 31 milioni in seguito ridotto a CHF 27 milioni. A garanzia della somma mutuata, l'attrice concluse, in data 3 luglio 1989, un contratto di assicurazione retto dal diritto italiano con la A. S.p.A. Servizi assicurativi del commercio estero, Roma (convenuta e ricorrente). Segnatamente per il caso in cui la mutuataria fosse risultata inadempiente per insolvenza di diritto o di fatto, la ricorrente si impegnava a rifondere a B. AG il 60 % delle somme erogate.
c) Effettuato il pagamento della sesta, ed in parte della settima delle 14 rate semestrali convenute, dopo il febbraio 1995 C. S.A. cessò i pagamenti per sopravvenuti problemi di liquidità, causati non da ultimo dalla notizia di un attentato terroristico compiuto ai danni del villaggio in oggetto. Preso atto dell'insolvenza di fatto di C. S.A., B. AG annunciò allora il sinistro alla convenuta, che tuttavia rifiutò qualsiasi indennizzo.
B. a) Con petizione 20 febbraio 1998, l'attrice ha introdotto azione avanti al Pretore del Distretto di Lugano chiedendo la condanna della qui ricorrente al pagamento degli importi di CHF 8.257.002,80 (in seguito adeguato in CHF 10.713.509,44) oltre a CHF 44.415,‑ (premio assicurativo pagato in eccesso) e CHF 100.000,‑ per spese preprocessuali (importo portato in seguito a CHF 146.175,‑); il tutto oltre a interessi e spese.
b) Con sentenza 2 agosto 2005, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e condannato la qui ricorrente al versamento dell'importo di CHF 4.239.066,85 (oltre a interessi di durata e tasso variabile). B. AG si è vista accollare la tassa e le spese di giustizia in misura di 3/5, A. S.p.A. i rimanenti 2/5; B. AG è stata inoltre condannata a pagare a A. S.p.A. CHF 75.000,‑ a titolo di ripetibili ridotte.
C. Entrambe le parti hanno impugnato la sentenza pretorile. Il Tribunale di appello del Cantone Ticino, con la sentenza impugnata datata 26 ottobre 2006, ha respinto l'appello di A. S.p.A. ed ha parzialmente accolto quello di B. AG, aumentando l'importo dovuto da A. S.p.A. all'attrice a CHF 8.478.133,55 oltre a interessi di durata e tasso variabile. L'istanza cantonale ha posto 1/5 delle spese di prima istanza a carico dell'attrice ed il rimanente della qui ricorrente, che è stata pure condannata al versamento di CHF 225.000,‑ quali ripetibili ridotte. Alla convenuta sono poi state messe a carico le spese di appello relative al proprio rimedio cantonale, e per 2/3 quelle relative all'appello dell'attrice, alla quale sono altresì stati riconosciuti CHF 20.000,‑ a titolo di ripetibili ridotte di seconda sede.
D. Contro la sentenza del Tribunale di appello, la convenuta inoltra il presente ricorso per riforma, dolendosi unicamente del fatto che le autorità giudiziarie ticinesi abbiano ammesso la propria competenza ratione loci.
2. Con ricorso per riforma può essere fatta valere una violazione del diritto federale, compresi i trattati internazionali conclusi dalla Confederazione, ad esclusione dei diritti costituzionali (art. 43 cpv. 1 OG; DTF 127 III 248 consid. 2c pag. 252 con rinvii) e del diritto cantonale (art. 55 cpv. 1 lit. c OG; DTF 127 III 248 consid. 2c). Il Tribunale federale pone a fondamento della sua sentenza i fatti così come sono stati accertati dall'ultima autorità cantonale, salvo che siano state violate disposizioni federali in materia di prove, oppure tali accertamenti siano dovuti ad una svista manifesta rispettivamente necessitino di completazione, in particolare perché la Corte cantonale, applicando erroneamente il diritto, ha omesso di chiarire una fattispecie legale, sebbene le parti le abbiano sottoposto, nei tempi e nei modi prescritti dalla legge, le necessarie allegazioni di fatto ed offerte di prova (art. 63 e 64 OG; DTF 130 III 136 consid. 1.4 pag. 140; 127 III 248 consid. 2c pag. 252). Mera critica all'apprezzamento delle prove effettuato dalla Corte cantonale non è, per contro, ammissibile, né possono essere addotti fatti nuovi o offerti nuovi mezzi di prova (art. 55 cpv. 1 lit. c ed art. 63 cpv. 2 OG; DTF 131 III 153 consid. 6.5 pag. 163; 130 III 136, loc. cit.; 129 III 135 consid. 2.3.1 pag. 144).
3.1 Richiamando due sentenze pronunciate da questo Tribunale federale in altrettanti incarti relativi alla convenuta (DTF 124 III 382 e 436), il Pretore prima ed il Tribunale di appello poi hanno ammesso la competenza per territorio delle autorità giudiziarie svizzere, luogo di domicilio del contraente dell'assicurazione giusta l'art. 8 n. 2 Convenzione di Lugano (RS 0.275.11; CL). I giudici cantonali hanno in particolare ribadito che l'emissione di polizze assicurative da parte della convenuta rientrerebbe senz'altro nella nozione di «materia civile e commerciale» ai sensi dell'art. 1 cpv. 1 CL, atteso che la convenuta, ciò facendo, non esplicherebbe atti di sovranità. La clausola di proroga del foro presente nel contratto in oggetto, da esaminarsi in base alla Convenzione di Lugano sebbene pattuita anteriormente all'entrata in vigore della citata convenzione (art. 54 cpv. 1 CL), sarebbe poi priva d'efficacia essenzialmente poiché pattuita non posteriormente al sorgere della controversia, in urto con quanto stabilito all'art. 12 n. 1 CL.
3.2 La convenuta riconosce che la propria eccezione d'incompetenza ratione loci «è stata respinta a mezzo di una pedissequa ripresa della giurisprudenza di codesta alta Corte, e meglio sulla sola base delle DTF 124 III 382 e 124 III 436». Propone tuttavia, per vari motivi che si tratteranno qui di seguito, un cambiamento di giurisprudenza.
3.3.1 Questo Tribunale federale ha rilevato in quelle sentenze che il concetto di «materia civile e commerciale» giusta l'art. 1 cpv. 1 CL, interpretato – come da costante giurisprudenza dalla Corte di Lussemburgo in applicazione dell'art. 1 cpv. 1 della parallela Convenzione di Bruxelles (DTF 124 III 382 consid. 6c; 436 consid. 2c) – in maniera autonoma e svincolata dalle legislazioni statali pertoccate (DTF 124 III 382 consid. 6d; 436 consid. 2c), mira ad escludere dal campo di applicazione della Convenzione di Lugano unicamente quei rapporti giuridici che vedono coinvolta quale parte un'autorità pubblica che abbia esercitato il proprio pubblico potere; qualora la medesima autorità abbia agito invece secondo regole non dissimili da quelle vigenti fra persone private, i negozi giuridici da essa conclusi ricadono sotto la Convenzione di Lugano (DTF 124 III 382 consid. 6d e 6e; 436 consid. 3a). Ora, i contratti assicurativi conclusi dalla convenuta sono assolutamente paragonabili ai contratti che potrebbe concludere un assicuratore privato (DTF 124 III 382 consid. 6f; 436 consid. 3b), né paiono espressione di un rapporto di subordinazione di una parte rispetto a quell'altra (DTF 124 III 436 consid. 3b); ad essi si applica pertanto la Convenzione di Lugano. Non osta a ciò che la polizza assicurativa sia stata conclusa prima dell'entrata in vigore della medesima Convenzione, determinante essendo unicamente il fatto che quest'ultima sia entrata in vigore prima della litispendenza della causa (art. 54 cpv. 1 CL; DTF 124 III 436 consid. 4a).
4.1 La convenuta si sofferma in primo luogo sulla nozione di «materia civile e commerciale» dell'art. 1 cpv. 1 CL. A suo avviso, la discriminante adottata dal Tribunale federale nei menzionati precedenti, ossia «sapere se l'autorità (A.) ha agito iure gestionis o iure imperii», contrasterebbe con il principio di un'applicazione della CL quanto più uniforme possibile all'interno degli Stati firmatari.
La sentenza che la ricorrente adduce (sentenza CGCE del 14 ottobre 1976 in re LTU Lufttransportunternehmen GmbH & Co. contro Eurocontrol, 29/76, Racc. 1976, 1541), resa in applicazione della Convenzione di Bruxelles dal tenore sostanzialmente identico alla Convenzione di Lugano, e le parole pronunciate in proposito dall'Avvocato generale avanti alla Corte dell'Aja [recte: Lussemburgo], tuttavia, non suffragano assolutamente la sua tesi: l'estratto di sentenza riprodotto esclude dal campo di applicazione della Convenzione di Bruxelles unicamente gli atti compiuti dall'autorità pubblica iure imperii, ed è pertanto perfettamente coerente con quanto ritenuto a suo tempo dal Tribunale federale (vedasi, fra i tanti, Yves Donzallaz, La Convention de Lugano, vol. I, margin. 825; Hélène Gaudemet-Tallon, Compétence et exécution des jugements en Europe, Règlement n. 44/2001, Conventions de Bruxelles et de Lugano, 3a ed. 2002, margin. 39 pag. 27). L'Avvocato generale, dal canto suo, intendeva unicamente richiamare i criteri interpretativi già adottati in presenza di lacune della Convenzione di Bruxelles, rifiutando una lettura della nozione di materia civile e commerciale plasmata sulla concezione di uno solo fra gli Stati firmatari (vedasi in proposito le conclusioni dell'avvocato generale Gerhard Reischl del 15 settembre 1976, Racc. 1976, pag. 1553 segg.). Come da ciò si possa dedurre che l'attività della ricorrente sia di natura pubblica – come sembra debbano leggersi le allegazioni della medesima -, rimane misterioso.
Peraltro, la correttezza dell'interpretazione della nozione di «materia civile e commerciale» adottata da questo Tribunale nelle menzionate sentenze pubblicate è stata ripetutamente confermata, in termini che non si prestano ad alcun equivoco e soprattutto che smentiscono la tesi sostenuta dalla qui ricorrente, dalla Corte di Lussemburgo in applicazione dell'art. 1 cpv. 1 della Convenzione di Bruxelles (si veda, fra le più recenti, la sentenza CGCE del 15 febbraio 2007 in re Lechouritou et al. contro Dimosio tis Omospondiakis Dimokratias tis Germanias, C-292/05, Racc. 2007, I-1519, n. 30 a 35).
4.2 A giudizio della convenuta, nondimeno, «il rapporto contrattuale tra le parti è di natura pubblicistica, e non interessa il diritto privato». Essa fonda tale asserzione sul fatto di essere ente di diritto pubblico, in precedenza sezione speciale di altro ente pubblico (l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni) a sua volta sottoposto al Ministero del Tesoro, con scopo di preminente interesse pubblico ed attività legata alle politiche di cooperazione e sviluppo economici, e pertanto distinta da quella di un assicuratore privato. Ricorda inoltre l'aspetto deficitario della propria attività. L'aspetto di interesse pubblico di sostegno alle esportazioni sarebbe dunque preminente. Pure il procedimento deliberativo rifletterebbe il carattere pubblico della sua attività; ed il diritto dell'assicurato ad avvalersi delle sue prestazioni trarrebbe origine da un atto di imperio pubblico.
4.4 La convenuta ritiene poi non doversi far ricorso, nel caso di specie, al criterio della tutela dell'assicurato, in applicazione di quanto ritenuto dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea in una vertenza fra riassicurato e riassicuratore (sentenza CGCE del 13 luglio 2000 in re Group Josi Reinsurance Company S.A. contro Universal General Insurance Company, C-412/98, Racc. 2000, I-5925). La divergente opinione espressa da questa Corte non sarebbe più sostenibile di fronte alla più recente e contraria giurisprudenza europea, applicabile alle parti protagoniste della presente vertenza.
Diversamente potrà semmai svilupparsi il discorso in applicazione del nuovo Regolamento (CE) 44/2001, che ha sostituito la Convenzione di Bruxelles: sebbene ne abbia ripreso, in grandi linee, le regole, vi si legge, al nuovo art. 14 n. 5 che concretizza l'art. 13 n. 5 e che sostituisce il precedente art. 12bis della Convenzione, che una proroga di foro stipulata al momento del contratto, o comunque prima della ricorrenza dell'evento assicurato, è possibile pure in caso di assicurazione di «grandi rischi», così come definiti alle relative Direttive comunitarie (vedasi, fra i tanti, Jan Kropholler, op. cit., n. 14 ad art. 14 del Regolamento (CE) 44/2001; Bernard Dutoit, Guide pratique de la compétence des tribunaux et de l'exécution des jugements en Europe; Les conventions de Bruxelles et de Lugano, le Règlement «Bruxelles I», Fiches Juridiques Suisses Genève 2007, margin. 115 pag. 37). Ma questa nuova fattispecie non appare nella Convenzione di Lugano attualmente in vigore ed applicabile alla presente vertenza.
5. Il ricorso della convenuta si rivela infondato nella misura in cui è ammissibile, e deve essere corrispondentemente respinto. La tassa di giustizia è a carico della ricorrente soccombente (art. 156 cpv. 1 OG). Non sono dovute ripetibili per la sede federale, l'opponente non essendo stata invitata a presentare determinazioni (art. 159 cpv. 1 OG).
2. La tassa di giustizia di CHF 25.000,‑ è posta a carico della ricorrente.

References: Art. 1
 sentenza 
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 DTF 
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 art. 63
 DTF 
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 art. 14
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