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Timestamp: 2020-08-04 00:19:36+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6907 del 17/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6907 del 17/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 17/03/2017, (ud. 17/10/2016, dep.17/03/2017), n. 6907
sul ricorso 21407-2013 proposto da:
FALLIMENTO (OMISSIS) SPA in persona dei Curatori, elettivamente
domiciliato in ROMA PIAZZA VESCOVIO 21, presso lo studio
dell’avvocato TOMMASO MANFEROCE, che lo rappresenta e difende giusta
avverso la sentenza n. 81/2013 della COMM.TRIB.REG. della Lombardia,
17/10/2016 dal Consigliere Dott. RAFFAELE SABATO;
SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per l’inammissibilità del
L’Agenzia delle entrate ha notificato alla s.r.l. (OMISSIS), poi sottoposta a fallimento, venditrice e distributrice di produzioni editoriali, atti di contestazione con cui ha irrogato sanzioni pari a Euro 1.263.000 nonchè recuperato interessi, avendo la società presentato istanze di rimborsi accelerati infrannuali di credito i.v.a. in ordine a trimestri degli anni 2005, 2006 e 2007, invocando il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, comma 2, che consente il rimborso stesso quando si verifichi una delle condizioni di cui all’art. 30, comma 3, avendo in particolare dichiarato di versare nella situazione di cui alla lett. a) di tal ultima disposizione, in quanto la differenza tra l’aliquota media sugli acquisti e sulle importazioni avrebbe superato quella mediamente applicata sulle operazioni attive, con una maggiorazione del 10% (D.L. n. 250 del 1995, art. 3, comma 6, convertito dalla L. n. 349 del 1995); in sede di controllo, al contrario, l’ufficio ha appurato l’assenza del presupposto, avendo la società erroneamente determinato l’aliquota media includendovi le operazioni di cui al D.P.R. n. 622 del 1972, artt. 8, 9 e 74 non soggette a i.v.a. o non imponibili in virtù delle semplificazioni del regime di tale imposta nel settore della distribuzione dei prodotti editoriali.
La commissione tributaria provinciale di Milano ha accolto, previa riunione, i tre ricorsi della contribuente.
La sentenza, appellata dall’ufficio, sarebbe stata confermata – giusta quanto riferito in ricorso – dalla commissione tributaria regionale della Lombardia in Milano con sentenza 81/27/13 depositata dalla commissione tributaria regionale di Milano in data 17 giugno 2013.
Avverso questa decisione l’agenzia propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, rispetto al quale la curatela deposita controricorso e memoria.
2. – E’ in atti la sentenza n. 81/27/13 depositata dalla commissione tributaria regionale di Milano in data 17 giugno 2013, cui fa riferimento il ricorso per cassazione. Essa, come deduce la controricorrente, pur vedendo quali parti le medesime del presente procedimento, concerne fattispecie processuale del tutto diversa rispetto a quella cui si riferisce il ricorso, che – come sempre indica la curatela – “riprende integralmente… altra impugnazione… avverso la diversa decisione resa “inter partes”… n. 85/27/13”.
3. – Va dichiarata l’improcedibilità del ricorso. Invero, nel caso di specie nessuna conseguenza, di per sè, discende pur sussistente – tra gli estremi della sentenza impugnata e quella di effettivo riferimento, potendo essere conseguenza di un mero errore materiale, senza comportare incertezza nell’oggetto del giudizio, qualora la corrispondenza tra la sentenza depositata e quella nei cui confronti è rivolta l’impugnazione sia confermata da una verifica della congruenza tra contenuto della sentenza in atti e motivi (cfr., per il giudizio di appello, sez. L n. 20828 del 2014 e sez. 5 n. 16921 del 2007), atteso che non costituisce requisito di validità dell’atto di impugnazione l’indicazione della sentenza impugnata nei suoi estremi numerici e di data (surrogabili da specificazioni relative al contenuto della sentenza, in collegamento con i motivi di gravame). Ai fini dell’individuazione dell’oggetto del gravame riveste, infatti, un ruolo determinante la produzione del documento che incorpora le statuizioni contestate, tanto che il mancato deposito dello stesso, ex art. 369 cod. proc. civ., comma 2, n. 2, è dichiarato a pena di improcedibilità, essendo funzionale al riscontro, da parte della Corte di cassazione – a tutela dell’esigenza pubblicistica (e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata formale. La previsione a carico della parte dell’onere di depositata copia autentica della sentenza impugnata, sanzionata dall’improcedibilità, esclude secondo la giurisprudenza (sez. 5, n. 14207 del 2015) – che al mancato deposito possa supplirsi con la conoscenza che della stessa sentenza si attinga “aliunde”.
4. – Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.
La corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione a favore della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 8.700.00 per compensi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori di legge.

References: Sentenza 
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 art. 38
 art. 3
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 art. 369
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