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Timestamp: 2020-05-29 00:54:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7519 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7519 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 23/03/2017, (ud. 07/12/2016, dep.23/03/2017), n. 7519
sul ricorso 11336-2011 proposto da:
G.N. C.F. (OMISSIS), nella qualità di genitore nonchè di
amministratore di sostegno del figlio G.E., domiciliato in
ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la cancelleria della Corte di
Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato GIOVANNI LIMINA,
Avvocati MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1552/2010 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 31/12/2010 R.G.N. 618/2009;
07/12/2016 dal Consigliere Dott. CAVALLARO LUIGI;
udito l’Avvocato TOSCANO ISIDORO per delega Avvocato LIMINA GIOVANNI;
udito l’Avvocato MARITATO LELIO per delega orale Avvocato PULLI
CLEMENTINA;
Con sentenza depositata il 31.12.2010, la Corte d’appello di Catanzaro confermava la statuizione di primo grado che aveva rigettato la domanda di G.N. volta a conseguire l’indennità di comunicazione per i sordi prelinguali in favore del di lui figlio E., nonostante questi fosse affetto da autismo e ritardo mentale e del linguaggio, limitato a pochi fonemi.
Avverso tale pronuncia ricorre G.N. con un motivo, con cui svolge due censure, illustrate con memoria. Resiste l’INPS con controricorso.
Con l’unico motivo di ricorso, parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 508 del 1988, art. 4, e L. n. 381 del 1970, art. 1, comma 2, nonchè vizio di motivazione, per avere la sentenza impugnata ritenuto che la condizione di autismo e di portatore di sindrome di Down, con grave ritardo mentale e del linguaggio (di fatto limitato a pochi fonemi), non costituissero presupposti idonei a vulnerare la comunicazione del proprio figlio minore, sì da guadagnargli la corresponsione dell’indennità oggetto della domanda.
Il motivo è infondato. Questa Corte, infatti, ha già avuto modo di chiarire che la concessione dell’indennità di comunicazione disciplinata dalle disposizioni dianzi richiamate presuppone che la difficoltà di comunicazione da cui è affetto il richiedente sia derivata da una menomazione dell’udito, congenita o acquisita in età evolutiva, che gli abbia impedito l’apprendimento del linguaggio parlato (c.d. sordi prelinguali). Detto altrimenti, il fatto costitutivo del diritto è quella sordità che, essendo stata contratta prima dell’apprendimento del linguaggio, ha impedito all’invalido di acquisire quest’ultimo secondo il processo evolutivo normale (così espressamente Cass. n. 22290 del 2014, sulla scorta di Cass. n. 9887 del 2005), non già la sussistenza di altre infermità che abbiano comunque ostacolato o impedito l’apprendimento del linguaggio. E poichè, nel caso di specie, la Corte di merito ha accertato che la capacità uditiva del minore è nei limiti della norma, difettano in radice i presupposti per il riconoscimento dell’indennità oggetto della domanda, le infermità di cui è portatore il minore potendo semmai dar luogo, concorrendone gli ulteriori requisiti, alle comuni prestazioni previste a sostegno dell’invalidità civile.
Il ricorso, pertanto, va rigettato. Le spese del giudizio di legittimità, in difetto di idonea dichiarazione ex art. 152 att. c.p.c., seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 1
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 152