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Rassegna stampa 28 giugno 2019 - Studio Legale Roma - P&I Guccione e Associati
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da Alessia peilex|Pubblicato 28 giugno 2019
27/06/2019 14.00 – Quotidiano Enti Locali e Pa
Razionalizzazione delle partecipate in Campania, tutto da rifare
Con la delibera n. 120/2019/COMP la Corte dei conti, della Campania, ha approvato il referto sull’attuazione del piano di razionalizzazione delle società partecipate della Regione Campania, quale frutto di una dettagliata analisi che ha preso in esame le fasi del processo di revisione societaria intrapreso dalla Regione a partire dal 2014 fino a oggi. Il referto si è occupato dei vari interventi attuati dalla Regione con l’adozione dei piani operativi prescritti dapprima con l’articolo 1, comma 611 e seguenti, della legge 190/2014, poi dall’articolo 24 del Dlgs 175/2016 (piano di revisione straordinaria delle partecipazioni) e, da ultimo, dall’articolo 20 dello stesso decreto (piano di razionalizzazione periodica).Di qui l’autorevolezza di un referto che ha abbracciato un’ampia istruttoria delle procedure che si sono susseguite negli ultimi anni, nella direzione indicata dal legislatore di una spending review volta a realizzare, nello specifico ambito delle partecipate, un sostanziale riassetto organizzativo mediante la riduzione degli asset societari. Questo al duplice fine di recuperare risorse per ridurre il carico fiscale e il debito pubblico, nonché di liberare il mercato dalla presenza spesso impropria dello Stato e delle Autonomie locali. Si tratta di finalità alle quali il legislatore ha assegnato importanza prioritaria, tanto da prevedere sanzioni fino a 500 mila euro a carico degli enti soci nel caso di mancata adozione dei piani, e che pur tuttavia in molti casi non hanno ancora trovato attuazione sul territorio, né hanno messo freno alla proliferazione degli organismi partecipati dalla Pa e agli sprechi che da ciò derivano. Questo in effetti è il caso della Regione Campania, che da quanto si legge nella delibera ha intrapreso un processo di razionalizzazione senza produrre reali efficienze, dacché il comparto regionale delle partecipate ha continuato a generare costanti perdite, specie nel polo ambientale. Il fattore inefficienza I giudici hanno scritto che «tra i fattori di criticità alla base del deterioramento della finanza regionale e territoriale nello scorso decennio vi è stata, senza dubbio, l’inefficienza del sistema delle partecipate, latrice di squilibri economici finanziari, destinati periodicamente, ma con enorme ritardo, a riverberarsi sul bilancio regionale». Il referto della magistratura contabile ha sottolineato, in particolare, il modo subdolo con cui l’inefficienza degli organismi strumentali alla Pa ha finito per «contagiare» il bilancio del socio pubblico, a distanza anche talora di anni dallo squilibrio gestionale che si è verificato nella partecipata. Questo perché «la spesa degli organismi partecipati è sottratta al controllo autorizzativo sulla spesa da parte del Consiglio e della burocrazia dell’ente dominus», con la conseguenza che «essa si palesa nella sua reale dimensione solo quando lo stato di insolvenza o inefficienza dell’organismo partecipato è tale da richiedere interventi di ripiano, con improvvise richieste di ricapitalizzazione o di copertura di disavanzi di gestione in forma di debiti fuori bilancio (…) che hanno spesso, come alternativa, l’interruzione improvvisa di servizi e funzioni essenziali». In questo modo, ha continuato il collegio, il bilancio dell’ente territoriale «subisce gli effetti di gestioni squilibrate prima con una latente sovradimensionamento della spesa per organismi partecipati, poi con improvvisi choc finanziari». Le indicazioni per evitare sprechi Per la Corte «è fondamentale la creazione di un adeguato sistema dei controlli interni (…) e l’adozione di misure organizzative periodiche che verifichino le condizioni di mantenimento di singoli organismi e/o l’esigenza di misure correttive sul sistema delle partecipate, onde evitare che per il bilancio regionale la spesa per questi organismi si riveli di fatto priva di copertura e insostenibile finanziariamente». Da questo punto di vista il collegio ha riscontrato l’insufficienza delle iniziative messe in campo dalla Regione non solo sotto il profilo delle azioni di risanamento, ma anche perché l’opzione dell’amministratore unico raccomandata dall’articolo 11 del Dlgs 175/2016 è rimasta ovunque sulla carta, vanificando i risparmi di spesa che questa forma di governance potrebbe comportare in rapporto ai costi di funzionamento delle partecipate. Da ultimo, la Sezione ha ricordato che le partecipazioni in società possono essere mantenute soltanto se soddisfano obbiettivi di efficienza nel disimpegno dei servizi affidati, mentre in caso contrario va decisa senza indugi la dismissione, anche per evitare la persistenza di un’irregolarità che, nel corso del tempo, potrebbe causare danni erariali.
28/06/2019 – Il Tirreno (ed. Grosseto)
Enegan, prove di sodalizio con la bolzanina Alperia
i colossi dell’ energia
Il presidente dell’ utility interviene sulle voci di un’ acquisizione da parte dei trentini «Valutiamo una partnership. E se va in porto, ci saranno benefici per il territorio»
Giovanna Mezzanagrosseto. C’ è aria di manovre nell’ universo Enegan, l’ utility toscana, trader di gas e luce, cofondata dal manager maremmano Massimo Bismuto. Fornitrice di energia elettrica e gas naturale a imprese e privati, due sedi operative – una a Grosseto in via Pakistan e l’ altra a Vinci – la società sta facendo prove di avvicinamento alla bolzanina Alperia, provider di servizi energetici a 360 gradi. Da un lato c’ è la Toscana e la Maremma, dall’ altro l’ Alto Adige: e su entrambi i fronti c’ è una società che spinge molto sulle offerte green, tanto che per modello di business e apertura al mercato energetico Enegan e Alperia potrebbero essere definite complementari. Sarà forse anche per questo che i rumor di una acquisizione – dei toscani da parte dei trentini – avevano, in prima battuta, convinto. E invece no. Se le distanze dovessero davvero accorciarsi, sarà per stringere un sodalizio e non per celebrare un matrimonio mediante acquisizioni, fusioni, incorporazioni… È quanto precisa il presidente di Enegan Andrea Guarducci intervenendo dopo i mormorii di una acquisizione di Enegan da parte di Alperia. cosa bolle in pentola Che i due colossi dell’ energia si stiano studiando è vero. «Stiamo valutando una possibile e importante partnership collaborativa – dichiara il presidente Guarducci – che potrebbe impegnarci nei prossimi anni in un progetto congiunto di evoluzione». Si prospetta dunque un sodalizio, una collaborazione stretta ma alla pari, tant’ è che non ci sarebbe nessuno pronto a acquisire qualcun altro: né a stretto giro né in futuro, precisano da Enegan, che è la “diretta emanazione” di quattro famiglie di soci fondatori: Acciai, Bismuto, Guarducci e Pucci. le voci A dare corpo ai rumor di una probabile acquisizione dei toscani da parte dei trentini era stato in prima battuta Il Sole 24 ore: a maggio il quotidiano economico scriveva che Alperia era a un passo dall’ acquisizione di Enegan e valutava la transazione per una cifra superiore a 100 milioni di euro. Poi le voci sono diventate insistenti anche in Maremma, a Grosseto, dove l’ operazione era stata data addirittura per conclusa. «È un percorso nel quale non si parla di cifre – libera di nuovo il campo da equivoci il presidente Guarducci – a dimostrazione che progetto e entità scritte oggi dal quotidiano (il riferimento è al servizio pubblicato nell’ edizione di ieri del Tirreno, ndr) sono lontane dalla realtà». il punto «L’ ipotesi di percorso – conclude Guarducci – è solo quello della realizzazione di una partnership». Se l’ ipotesi dovesse diventare realtà, essa «non potrà che portare a un impatto positivo e a una notevole creazione di valore, per l’ azienda e per i territori dove Enegan opera» dettaglia Guarducci che precisa che «per il momento di concreto e definito non c’ è niente». – BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
28/06/2019 – Corriere della Sera
«Basta con le finzioni Sull’ autonomia il premier risolverà»
L’ intervista /1
Fontana: le critiche del M5S? Sanno di dire cose false
Milano Governatore Attilio Fontana, il premier Conte ha detto che si fa garante del percorso che porterà all’ autonomia e che mercoledì si chiude la partita. Si fida? «Sì, perché il premier è una persona seria. L’ ha dimostrato con quello che ha detto oggi e con quello che mi aveva detto mesi fa quando, qui in Lombardia, mi ha assicurato che il processo che avrebbe portato all’ autonomia sarebbe arrivato in porto. Ripeto, mi fido ma a una condizione». Quale? «Che finisca questa sorta di melina e questa serie di finzioni che hanno ammorbato la situazione». Si fida meno del vicepremier Di Maio e dei Cinque Stelle? «Mi fido di tutti quelli che portano seriamente avanti il discorso dell’ autonomia. Mi fiderò meno quando vedrò delle proposte inaccettabili». Eppure di stop sul percorso dell’ autonomia ce ne sono stati tanti. «Tanti stop, tante affermazioni prive di significato, ma sono convinto che se si osserva il documento con calma e attenzione si potrà arrivare a una soluzione. Il Paese ha bisogno di una riforma che va verso la semplificazione, la responsabilizzazione, la sburocratizzazione. È necessaria una maggiore velocità nelle decisioni». Malumori nei Cinque Stelle e nella sinistra, tanto che il governatore della Toscana, Enrico Rossi ha annunciato un ricorso alla Corte costituzionale. «Ritengo sia molto difficile rispondere a chi vuole ricorrere alla Corte costituzionale quando si è in piena applicazione della Costituzione. È un vero ossimoro. Se qualcuno dice che sono troppe le 23 materie affidabili alle Regioni in realtà sta andando contro la Costituzione». Teme un’ alleanza Pd-Cinque Stelle contro l’ autonomia? «Sarebbe curioso visto che un loro importante presidente di Regione (Stefano Bonaccini, governatore pd dell’ Emilia-Romagna, ndr ) sta lottando per ottenere l’ applicazione dell’ autonomia. Se così fosse vorrebbe dire che le forze reazionarie stanno cercando di prendere il sopravvento: quelli che non vogliono mettersi in gioco, che non vogliono guardare avanti, che temono che con la responsabilizzazione vengano allo scoperto le loro magagne». Lato Cinque Stelle. C’ è chi dice che in realtà con l’ autonomia le vostre Regioni prenderebbero molti più soldi. «Ci sono due alternative. O non hanno letto la riforma o dicono una cosa falsa sapendo che è falsa. Si trasferiscono le competenze con le risorse che oggi si spendono per quelle competenze». E che la riforma penalizzerà le Regioni del Sud. «Assolutamente no, non cambia niente. Sostanzialmente la riforma è a costo zero perche chiediamo i soldi che oggi lo Stato spende. E nel momento in cui l’ autonomia consentirà alla Lombardia di andare ancora meglio, ci saranno più risorse nel residuo fiscale e nelle casse dello Stato invece che 54 miliardi ce ne andrebbero a finire 60. Un vantaggio per tutte le Regioni che utilizzano il residuo fiscale». Lombardia e Veneto hanno già messo in pratica una sorta di autonomia candidandosi ai Giochi olimpici del 2026 e vincendoli. «È la prova che bisogna avere ancor più autonomia. Sono convinto che se le Olimpiadi fossero state nelle mani del solo governo sarebbero andate alla Svezia e non a noi. Abbiamo rischiato delle risorse e ottenuto questo risultato». MAURIZIO GIANNATTASIO
«Penalizza il Sud o aumenta la spesa Così è un suicidio»
L’ intervista/2
Buffagni: testo da correggere, la Lega ci lavori con noi
roma Sottosegretario Stefano Buffagni, l’ autonomia regionale danneggia il Sud? «Noi abbiamo studiato il testo e poiché non viviamo di annunci, ma di lavoro, possiamo dire che porta a tagliare le risorse al Sud, o addirittura a far aumentare la spesa pubblica, il che non va bene. Q uella bozza prevede decisioni in antitesi rispetto alle esigenze di creare efficienza che ha il Paese». Volete tornare indietro, come sospetta Erika Stefani? «I referendum in Lombardia furono lanciati grazie al M5S. La Lega voleva lo statuto speciale, che è incostituzionale e noi abbiamo proposto di lavorare sul federalismo differenziato, senza però che venisse tolto un euro a nessun altro territorio». Salvini punta a favorire le regioni a trazione leghista? «Sono certo di no, ma non so se Salvini abbia letto bene il testo. Quella proposta aumenta i trasferimenti al Nord a discapito del Sud, o in alternativa facendo aumentare la spesa pubblica. Prospettiva a dir poco inopportuna per l’ Italia oggi». Quali i nodi da sciogliere? «Bisogna decidere insieme l’ impianto economico e finanziario, per evitare storture. E sulla scuola non ci siamo proprio. Il ministro Bussetti, della Lega, ha firmato con il premier Conte un accordo in cui si salvaguarda l’ unità e l’ identità culturale del sistema scolastico. L’ antitesi esatta rispetto a quel che c’ è ora nel testo». Tutto da rifare? «Il testo non è pronto per un’ intesa, ma io penso che gli errori si possano risolvere con un lavoro unitario, perché il tema è nel contratto di governo». Perché allora Salvini voleva approvarlo due giorni fa? «Perché Matteo è un fenomeno a comunicare». E voi siete quelli che bloccano tutto? «No. Noi le cose vogliamo farle, ma bene. La fretta è una cattiva consigliera e spesso anche gli annunci». Frenate perché volete che il 20 luglio si chiuda la finestra per votare in autunno? «Nel 2015 io votai a favore dell’ autonomia, perché se fatta bene è utile. Non ho ansie da prestazione, ma non voglio prendere in giro i cittadini». Stefani ha accolto «come uno stimolo» l’ allarme dei tecnici di Chigi sui rischi di far crescere la spesa. «Altra conferma che il testo non è pronto. Lo ha detto il ministro, non Buffagni». Non è troppo cedere tutte e 23 le competenze previste dalla Costituzione? «Se alla Lega serve per piantare bandierine, glielo lasciamo fare. Per noi è fondamentale la sostanza. Le autostrade che toccano più regioni, ad esempio, devono avere un controllo unico, non frammentazioni disfunzionali». La Lega vuole la «secessione» delle regioni ricche? «Sono sicuro che non sia così, pero dobbiamo affrontare un tema. In Calabria solo il 16% delle scuole ha il tempo pieno, un servizio che in Lombardia c’ è nel 52% degli istituti. Vogliamo investire per dare risposte migliori al Sud, o annunciare titoli per aiutare una parte sola del Paese?». La Lega al Sud ha fatto il pieno di voti… «Con l’ impostazione loro condanneremmo una parte del Paese a non crescere. È una mossa suicida e sono certo non lo vogliano. Dobbiamo aiutare chi è indietro ad arrivare al livello di chi sta meglio». Salvini minaccia, se bloccate tutto si va al voto. È un bluff, o fa sul serio? «Credo che Matteo voglia dare risposta a un territorio che conosce bene e in noi troverà sempre disponibilità, ma dobbiamo lavorare nel merito, non sui giornali. Sono certo che anche lui abbia a cuore il futuro dei suoi figli e di tutti i ragazzi e che punti a una istruzione di livello in tutte le regioni».MONICA GUERZONI
28/06/2019 – Italia Oggi
Concessione lavori, gestione da privilegiare
Delibera Anac su affidamento con l’ offerta più vantaggiosa
In una concessione di lavori pubblici è inopportuno assegnare più di dieci punti a valutazioni agli elementi soggettivi; da privilegiare i profili gestionali. Lo ha affermato l’ Autorità nazionale anticorruzione (Anac) con la delibera n. 452 del 29 maggio 2019 resa pubblica nei giorni scorsi e relativa ad una bando per procedura aperta per l’ affidamento in concessione mediante project financing, ai sensi dell’ art. 183 comma 15 del codice dei contratti pubblici, con diritto di prelazione da parte del promotore, della concessione per la progettazione ed esecuzione degli interventi di recupero funzionale e riqualificazione e gestione del mercato coperto sito a Ferrara. Il focus da parte dell’ Anac su questo bando nasce dall’ esercizio della vigilanza che l’ Autorità svolge sull’ andamento del mercato e che presta attenzione soprattutto alla fattispecie più complesse e innovative. Il caso esaminato è quello del bando, pubblicato il 17 aprile 2019, con termine di presentazione delle offerte 19 giugno 2019 per un valore totale della concessione pari a 6,4 milioni di cui 2,7 per le opere da eseguire, con spesa a totale carico del concessionario, e con criterio di aggiudicazione è quello dell’ offerta economicamente più vantaggiosa, come prescritto dall’ art. 183 del codice appalti. L’ Anac, esaminati gli atti di gara, ha rilevato alcune criticità in relazione all’ attribuzione dei punteggi concernenti i diversi elementi e sub-elementi di valutazione dell’ offerta tecnica. A tale proposito la norma di riferimento è il citato articolo 183 che al comma 5 prevede, oltre a quanto previsto dall’ articolo 95 del codice, che debba essere assicurato che l’ esame delle proposte risulti esteso agli aspetti relativi alla qualità del progetto definitivo presentato, al valore economico e finanziario del piano e al contenuto della bozza di convenzione. L’ obiettivo della disposizione, ha detto l’ Anac è assicurare che la valutazione compiuta dalla stazione appaltante sia indirizzata «non solo alla fase progettuale e di realizzazione delle opere, ma anche a quella successiva relativa alla gestione delle stesse; infatti, la qualità, la coerenza e la solidità del progetto gestionale costituiscono garanzia di affidabilità del livello qualitativo previsto nell’ ambito del progetto definitivo delle opere, soprattutto nei casi, come quello in esame, in cui queste ultime devono essere eseguite esclusivamente con risorse a carico del soggetto proponente». I criteri di valutazione adottati dalla stazione appaltante non paiono, però, all’ Anac «rispondenti alla disposizione normativa e alla finalità a essa sottesa» e vengono citati, a titolo esemplificativo, l’ assegnazione di soli 7 punti complessivi nell’ ambito della valutazione dell’ elemento economico dell’ offerta; per l’ Anac si tratta di un «punteggio irrilevante, in quanto addirittura inferiore rispetto a quello conseguibile in caso di possesso di una certificazione di gestione ambientale (8 punti)». Negativo anche attribuire 15 punti all’ organigramma aziendale e 8 al possesso di un certificato di gestione ambientale, criteri soggettivi che dovrebbero attenere alla precedente fase di qualificazione, ma che possono essere considerati, secondo l’ Anac a condizione che «incidano in maniera diretta sulla qualità della prestazione» e che complessivamente non superino 10 punti. © Riproduzione riservata.
Illeciti professionali, decide l’ appaltante
esclusione anche in pendenza di ricorsi
La stazione appaltante può comunque escludere da una gara un’ impresa che si sia resa colpevole di gravi illeciti professionali, anche in pendenza di un ricorso che contesti i fatti oggetto dell’ illecito professionale. È quanto ha affermato la Corte di giustizia europea nella sentenza del 19 giugno 2019 (causa C-14/18) che, con riguardo ad un appalto per l’ affidamento di un servizio (refezione scolastica), ha ritenuto la normativa italiana in contrasto con la direttiva 2014/24. L’ articolo 80, comma 5, lettera c), del Codice (nella versione precedente lo Sblocca cantieri) autorizza a escludere dalla gara un operatore economico qualora, in particolare, si dimostri, con mezzi adeguati, in primo luogo, che lo stesso operatore si è reso colpevole di gravi illeciti professionali tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità; in secondo luogo, che i medesimi gravi illeciti professionali, che possono risultare da significative carenze verificatesi nell’ esecuzione di un precedente appalto pubblico, hanno dato luogo alla risoluzione del contratto concluso dal medesimo con l’ amministrazione aggiudicatrice, a una condanna al risarcimento del danno o ad altre sanzioni e, in terzo luogo, che tale risoluzione non è stata contestata in giudizio o è stata confermata all’ esito di un giudizio. Nella direttiva appalti (2014/24) l’ articolo 57, comma 4, lettera c) e g , prevede invece la facoltatività dell’ esclusione che verrebbe, diversamente, minata dalla semplice proposizione da parte di un candidato o di un offerente di un ricorso diretto contro la risoluzione di un precedente contratto di appalto pubblico di cui era firmatario, quand’ anche il suo comportamento fosse risultato tanto carente da giustificare tale risoluzione. Da qui, la decisione della Corte di ritenere contraria al diritto eurounitario una normativa come quella italiana in forza della quale la contestazione in giudizio della decisione di risolvere un contratto di appalto pubblico assunta da un’ amministrazione aggiudicatrice per via di significative carenze verificatesi nella sua esecuzione impedisce all’ amministrazione aggiudicatrice che indice una nuova gara d’ appalto di effettuare una qualsiasi valutazione, nella fase della selezione degli offerenti, sull’ affidabilità dell’ operatore cui la suddetta risoluzione si riferisce. © Riproduzione riservata.
Incentivi.gov.it imposta a tutte le p.a.
La conversione in legge del dl n. 34/2019 contiene anche una forte implementazione della piattaforma telematica incentivi.gov.it il cui utilizzo sarà imposto a tutte le amministrazioni centrali e locali, le quali saranno tenute per legge a popolarne i contenuti. Sono in arrivo novità anche sul fronte degli incentivi per l’ internazionalizzazione e per il riuso/riciclo. Piattaforma telematica denominata «Incentivi.gov.it». Dopo aver fatto il suo esordio nei mesi scorsi, la piattaforma telematica denominata incentivi.gov.it, istituita presso il Ministero dello sviluppo economico, diventa uno strumento previsto dalla legge. Le amministrazioni pubbliche centrali e locali saranno tenute a comunicare preventivamente alla piattaforma le misure di sostegno destinate al tessuto produttivo. La pubblicazione in piattaforma costituirà condizione legale di efficacia dei provvedimenti che ne dispongono la concessione. Agevolazioni fiscali sui prodotti da riciclo e riuso. Per l’ anno 2020, sarà riconosciuto un contributo pari al 25% del costo di acquisto di semilavorati e prodotti finiti derivanti per almeno il 75% della loro composizione, dal riciclaggio di rifiuti o di rottami oppure compost di qualità derivante dal trattamento della frazione organica differenziata dei rifiuti. Alle imprese e ai soggetti titolari di reddito di lavoro autonomo acquirenti, il contributo è riconosciuto sotto forma di credito d’ imposta, fino a un importo massimo annuale di 10 mila euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 10 milioni di euro per l’ anno 2020. Internazionalizzazione. Spicca l’ estensione degli strumenti finanziari gestiti da Simest a tutti gli interventi orientati su paesi esteri, non più solamente ai paesi extra-europei. Farà presto il suo esordio anche il nuovo incentivo sotto forma di credito d’ imposta per la partecipazione di Pmi a fiere internazionali. In questo caso, la novità è rappresentata dall’ estensione dell’ agevolazione alle fiere che si svolgono in Italia. L’ obiettivo, in questo caso, è migliorare il livello e la qualità di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane esistenti alla data del 1° gennaio 2019. Il credito d’ imposta, in regime «de minimis», è riconosciuto nella misura del 30% delle spese fino a un massimo di 60 mila euro, nel limite dello stanziamento complessivo per la misura pari a 5 milioni di euro per l’ anno 2020. Saranno finanziate le spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’ estero. © Riproduzione riservata.
La qualificazione si acquisisce
Novità per gli investitori introdotta in materia di project finance dal decreto Sblocca cantieri
Progettisti da associare o consorziare per i dossier alla p.a.
Gli investitori istituzionali che intendono muoversi come promotori di interventi di Ppp (partenariato pubblico privato), se non saranno qualificati per la parte tecnico-progettuale, dovranno presentare le proposte di concessione di lavori pubblici o lavori di pubblica utilità, non presenti negli strumenti di programmazione approvati dall’ amministrazione, associando o consorziando progettisti qualificati. È questa una delle novità introdotte per la disciplina del project finance dal decreto cosiddetto Sblocca cantieri (decreto 32/2019 convertito in legge n. 50/2019). In particolare, è la lettera cc) del comma 20 a intervenire sull’ articolo 183 del codice prendendo in considerazione il profilo della qualificazione tecnico-professionale inerente alla fase di predisposizione degli elaborati tecnici a supporto della proposta di investimento che l’ investitore intende formulare all’ amministrazione. Lo scopo della norma è, da un lato, quello di evitare che le amministrazioni si trovino a dovere esaminare dossier con approfondimenti tecnici non del tutto adeguati e, dall’ altro, quello di porre il professionista, lo studio o la società di ingegneria in una posizione di tutela anche per quel che concerne lo sviluppo successivo della proposta, laddove ritenuta di interesse pubblico dall’ amministrazione concedente. Nel merito, il legislatore, con il nuovo comma 17-bis dell’ articolo 183 ha quindi esteso anche agli investitori istituzionali la possibilità di presentare proposte tramite le modalità della finanza di progetto, ricomprendendo anche gli istituti nazionali di promozione, quali ad esempio la Cassa depositi e prestiti spa che si configura come istituto nazionale di promozione ai sensi della normativa europea sugli investimenti strategici. Analoga apertura viene fatta agli istituti nazionali di promozione. Questi soggetti si aggiungono quindi all’ elenco del precedente comma 17 dell’ articolo 183 che già comprende, fra gli altri, i fondi immobiliari, gli organismi di investimento collettivo del risparmio istituiti in Italia (Oicr), gli enti di previdenza le imprese di assicurazione italiane, gli intermediari bancari e finanziari italiani vigilati e gli investitori istituzionali esteri. Non appare però ben chiaro, alla luce del dettato normativo, come devono essere individuati i requisiti di qualificazione dei professionisti, studi e società che potrebbero essere associati o consorziati dai soggetti investitori per la redazione del progetto di cui la proposta si compone. Se, infatti, il presupposto per il coinvolgimento dei progettisti è che i soggetti investitori siano «privi dei requisiti tecnici» occorrerebbe che in qualche momento tali requisiti fossero stati definiti. Così accade con l’ appalto integrato, quando il requisito di «qualificazione progettuale» viene indicato dalla stazione appaltante. Qui la norma sembra dare per scontata una sorta di autodichiarazione dell’ investitore in merito all’ assenza di tali requisiti, forse commisurati alla natura del progetto di fattibilità e del piano economico finanziario da predisporre. In ogni caso, una volta acquisito il dato dell’ assenza di tali requisiti, il soggetto investitore ha due scelte o associa il progettista qualificato o forma un consorzio. Va rilevato che la nuova norma non tratta della fase successiva di affidamento dei lavori da parte dei soggetti concessionari risultati vincitori del bando, anche se in tale senso soccorre l’ art. 177, comma 1 che contempla un obbligo di affidamento a terzi (ad esclusione delle concessioni affidate con project finance tramite gara) di una quota pari all’ 80% dei contratti di lavori, servizi e forniture, per le concessioni di importo superiore a 150 mila euro, utilizzando una procedura ad evidenza pubblica. © Riproduzione riservata. PAGINA A CURA DI ANDREA MASCOLINI
Salini Impregilo, contratto da 215 milioni di dollari in Argentina
Fisia Italimpianti, società del gruppo, sarà impegnata in un mega progetto infrastrutturale e di ingegneria per la riduzione dell’inquinamento organico del bacino del Riachuelo, il fiume più contaminato dell’Argentina
Fisia Italimpianti, società del gruppo Salini Impregilo, ha acquisito un contratto da 215 milioni di dollari per la costruzione del Lotto 2 del sistema Riachuelo di Buenos Aires (Argentina), un mega progetto infrastrutturale e di ingegneria per la riduzione dell’inquinamento organico del bacino e quindi del Rio de la Plata, dove sfocia il fiume Riachuelo, il fiume più contaminato dell’Argentina.
Fisia Italimpianti, con sede a Genova e oltre 90 anni di esperienza, è presente in Argentina dal 2017 e con questo progetto entra nel mercato sudamericano dei grandi impianti di depurazione.
28/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Appalti, sprint nei primi cinque mesi dell’anno: +60% per i valori sulla spinta di comuni e ferrovie
Osservatorio Cresme Europa Servizi: dati in forte rialzo anche per l’edilizia sanitaria, dove sono stati rilevati 408 appalti (+16%) per 1,827 miliardi (+346%)
Il mercato dei lavori pubblici continua a spingere sull’acceleratore. Dopo i primi cinque mesi dell’anno segni largamente positivi per il numero dei bandi e del valore degli interventi. Secondo il monitoraggio dell’osservatorio Cresme Europa Servizi, da gennaio a maggio sono sttai promossi 9.498 appalti per un importo di 12,916 miliardi. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, le gare crescono del 14,9% e i valori del 60 per cento.
Il dato di maggio 2019 include i 3 lotti Telt dell’ammontare di 2,3 milardi per la costruzione del tunnel di base della sezione transfrontaliera del collegamento ferroviario Lione-Torino a partire dagli attacchi lato Francia, cantieri operativi 5, 6/7 e 8. Anche senza questi tre maxiappalti il totale dei primi cinque mesi sarebbe comunque in rialzo.
Le amministrazioni comunali si confermano il primo ente per numero di gare e per valori. Il 61% dei bandi promossi sul territorio nazionale arriva proprio dai municipi: le 5.875 procedure per 2,619 miliardi corrispondono a un incremento del 15% sia per gli avvisi che per i valori.
I bandi Telt fanno impennare il risultato delle Ferrovie che totalizzano 2,5 miliardi (+726%) con soli 47 bandi (-6%). Dati in forte rialzo anche per l’edilizia sanitaria, dove sono stati rilevati 408 appalti (+16%) per 1,827 miliardi (+346%), e per l’Anas che ha pubblicato 80 gare (-24%) per 1,129 miliardi (+680%).
Classi d’importo
Solo segni positivi, dai piccoli tagli ai maxilavori. La fascia delle grandi opere, quella superiore ai 50 milioni, ha visto andare in gara 23 bandi (+27%) per 5,11 miliardi (+175%). Tra 15 e 50 milioni il Cresme ha registrato 73 bandi (+62%) per 1,9 miliardi (+87%). Stesso importo anche tra 5 e 15 milioni (+18%), mentre il grosso delle procedure arriva dai micro lavori finoa 150mila euro (3.357 procedure, il 35% del totale).
La gara più rilevante di maggio è quella del ministero della Difesa che appalta a Ghedi (Brescia) la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di realizzazione di hangar di manutenzione, linee volo 1 e 2 con 15 hangaretti ciascuna, palazzina Comando e simulatori, warehouse, polo tecnologico, centrali elettriche, opere di urbanizzazione e predisposizione impianti dati e telecomunicazione per un importo di 121,6 milioni.
Dl Crescita, sì definitivo del Senato: dalle scuole al fondo salva-opere tutte le novità per le costruzioni
La fiducia è stata approvata con 158 sì, 104 no e 15 astenuti. Per il provvedimento si apre la fase dei provvedimenti attuativi
Tra le numerose misure di interesse delle imprese, ce ne sono alcune molto importanti per quelle che operano nell’edilizia, in particolare nell’edilizia privata. Ecco le dieci novità di maggiore impatto sul settore delle costruzioni, anche se in alcuni casi – tariffe Inail e deduzione Imu – l’effetto è differito al 2023.
2 – «Magazzino» delle imprese/1. Esenzione Tasi dal 2022
Un’altra importante novità è l’esenzione della Tasi sugli immobili delle imprese destinati alla vendita. Anche in questo caso, come la misura che riguarda la riduzione delle tariffe Inail (si veda oltre), la novità non ha un impatto immediato, ma decorre dal 1 gennaio 2022. L’agevolazione è condizionata al fatto che l’immobile non sia né venduto né affittato in qualsiasi modo.
3 – «Magazzino» delle imprese/2. Deduzione totale Imu dal 2023
Viene estesa anche alle zone di rischio sismico 2 e 3 l’agevolazione del cosiddetto “sismabonus acquisti”, che riconosce una detrazione del 75%-85% (a seconda, rispettivamente, se il miglioramento sismico conseguito è di una classe o di due classi) agli acquirenti di immobili acquistati dalle imprese, sottoposti a interventi di miglioramento sismico, e venduti entro 18 mesi dalla conclusione dei lavori. Sono ammessi all’agevolazione gli interventi di demolizione e ricostruzione, anche con variazioni volumetriche. L’agevolazione si applica a partire dal 1 gennaio 2017 e scade il 31 dicembre 2021. L’importo massimo di spesa è confermato a 96mila euro per singola unità immobiliare.
Una ulteriore novità in tema di sgravi fiscali sugli interventi edilizi prevede che il titolare dello sgravio fiscale dell’eco-bonus o del sima-bonus possa scegliere di utilizzare la detrazione come uno sconto sull’importo dei lavori effettuati dall’impresa. La somma viene anticipata all’impresa diventando credito d’imposta (da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo). L’impresa a sua volta potrà cedere tale credito d’imposta (corrispondente allo sconto applicato al proprietario) ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. Resta ovviamente confermata la non cedibilità a banche e intermediari finanziari.
8 -Riduzione delle tariffe Inail, dal 2023
Una delle modifiche di rilevo introdotte nel corso della discussione parlamentare riguarda la possibilità concessa alle imprese dell’edilizia di poter accedere alla Sezione speciale del Fondo di garanzia per le Pmi introdotto dal Dl Semplificazioni (n.135/2018). La garanzia si applica alle Pmi che hanno crediti con la Pa che sono in difficoltà nella restituzione di finanziamenti bancari. La garanzia copre un importo pari al massimo all’80% dell’esposizione alla data dell’11 febbraio 2019 e fino a un importo massimo di 2,5 milioni di euro. La garanzia è consentita anche alle imprese titolari di finanziamenti erogati da banche e altri intermediari finanziari, assistiti da garanzia ipotecaria di primo grado su beni immobili civili, commerciali e industriali, le cui posizioni creditizie, non coperte da altra garanzia pubblica, siano state classificate come «inadempienze probabili» entro la data dell’11 febbraio 2019 (secondo quanto risulta alla centrale rischi della Banca d’Italia).
10 Fondo salva-opere (e salva-imprese)
La versione definitiva del cosiddetto fondo “salva-opere” prevede un rientro fino al 70% dei crediti insoddisfatti di imprese sub-appaltatrici, sub-affidatarie e sub-fornitrici, in caso di fallimento dell’appaltatore o dell’affidatario dei lavori. Il fondo è alimentato da un contributo pari allo 0,5% del valore del ribasso offerto dall’aggiudicatario delle gare di appalti pubblici di lavori, e si applica a tutte le gare di lavori da 200mila euro in su e a tutte le gare di servizi da 100mila euro in su. La misura prevede che sia il Mit a erogare i fondi, sulla base della certificazione dei crediti insoddisfatti effettuata dalle amministrazioni aggiudicatarie su richiesta degli interessati. Per le somme versate dal Fondo, il ministero è surrogato nei diritti dei soggetti che hanno ricevuto il contributo nell’ambito della procedura concorsuale. Il meccanismo di funzionamento del fondo e le modalità di erogazione dovranno essere definite con un Dm attuativo interministeriale Infrastrutture-Economia entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione. In attesa dell’entrata a regime del meccanismo di alimentazione del Fondo, vene assegnata a quest’ultimo, una dote di 42,5 milioni di euro (suddivisa in due annualità) da destinare alla soddisfazione dei crediti maturati a seguito di procedure concorsuali avviate tra il 1° gennaio 2018 e la data di entrata in vigore della legge di conversione. Dal fondo salva opere sono esclusi gli appalti aggiudicati da enti locali (comuni, città metropolitane e province, anche autonome) e regioni. I versamenti vanno effettuati dalle amministrazioni aggiudicatrici o dal general contractor entro 30 giorni dall’aggiudicazione definitiva. Il versamento va fatto allo Stato, le somme vengono successivamente assegnate al F. Il committente o il general contractor, «svolte le opportune verifiche» certifica il credito. La certificazione viene poi trasmessa al Mit e costituisce la prova del credito nei confronti del Fondo. La certificazione è inopponibile alla massa dei creditori concorsuali.
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References: art. 183
 art. 183
 articolo 183
 articolo 95
 sentenza 
 articolo 80
 articolo 57
 articolo 183
 articolo 183
 articolo 183
 art. 177