Source: https://www.laleggepertutti.it/188408_i-minorenni-possono-testimoniare
Timestamp: 2019-04-18 23:32:34+00:00

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I minorenni possono testimoniare?
Quando può essere citato un minore da un giudice a testimoniare in un processo? Come si misura la sua credibilità? Come viene tutelato? C’è un limite di età?
Come persona che ha assistito ad un fatto o come vittima del fatto stesso: un minorenne può testimoniare in un processo amministrativo, civile o penale? Ne ha la capacità? Le sue dichiarazioni vengono ritenute credibili?
A volte si pone il problema di dover chiamare nell’aula di un tribunale un ragazzino o una ragazzina, la cui testimonianza può essere chiave per un processo. Che sia in una causa di separazione o di divorzio, in cui il minorenne viene ascoltato per avere la sua versione dei fatti, per conoscere le sue sensazioni e per decidere il suo futuro, cioè con quale dei due genitori collocarlo. O che sia in un processo penale per un fatto delittuoso a cui il minore, suo malgrado, ha assistito oppure per un abuso di cui il ragazzino è stato vittima.
La domanda che ci si pone, però, è: i minorenni possono testimoniare nonostante la loro età? E ciò che diranno in aula avrà lo stesso peso di una dichiarazione resa da un maggiorenne? Vediamo.
1 Quando può essere chiamato a testimoniare il minorenne
1.1 La testimonianza nel processo amministrativo
1.2 La testimonianza nel processo civile
1.3 La testimonianza nel processo penale
2 I minorenni devono sempre testimoniare?
Quando può essere chiamato a testimoniare il minorenne
Sono tre i contesti in cui i minorenni possono testimoniare perché chiamati dall’autorità giudiziaria a farlo: il procedimento amministrativo, il processo civile e le indagini o processi penali. Non è detto che l’audizione debba avvenire per forza in un’aula di tribunale: a seconda del tipo di indagine, dell’età del minore e del suo coinvolgimento nella vicenda, il ragazzino può essere sentito in un contesto diverso, come l’ufficio di un agente di Polizia, di un assistente sociale, addirittura a scuola se lì il minore può sentirsi più a suo agio.
Il ragazzo può essere anche tutelato dalla presenza di una figura professionale che lo assista in un eventuale momento di difficoltà.
La testimonianza nel processo amministrativo
In questo caso si parla di un fatto al quale il minore assiste o resta coinvolto e sul quale può fornire la sua versione dei fatti. Il processo amministrativo, ad esempio, può riguardare un incidente stradale al quale il ragazzo ha assistito da un marciapiede o dall’interno di una delle auto coinvolte.
I minorenni possono testimoniare direttamente sul posto, se richiesto dalla Polizia stradale, o può essere convocato in un ufficio per rilasciare la sua deposizione (di Polizia o dei servizi sanitari che hanno operato in loco).
L’attendibilità del ragazzo sarà tanto più elevata quanto più l’interrogatorio sarà seguito da un esperto in psicologia infantile. Si pensi, ad esempio, ad un minorenne che ha assistito ad un incidente particolarmente violento, in cui ci sono stati feriti gravi o vittime, si è visto parecchio sangue o, peggio ancora, è rimasto gravemente coinvolto uno dei suoi parenti. È evidente che il trauma subìto dal minorenne sarà enorme. Solo chi conosce bene come approcciarsi ad un ragazzo di tenera età saprà come condurre un colloquio dal quale esca una dichiarazione il più veritiera possibile.
In ambito giudiziario civile, non solo i minorenni possono testimoniare ma, addirittura, lo devono fare perché la loro deposizione può essere vincolante per il risultato del procedimento. Succede quando:
il figlio sedicenne deve essere riconosciuto, il ché non può avvenire senza il suo consenso;
il minore deve essere inserito nella famiglia legittima. Anche in questo caso, ciò non può avvenire senza il consenso del ragazzo se ha compiuto i 16 anni;
il minore che abbia compiuto 14 anni deve essere adottato.
Ci sono altri casi in cui il minorenne può testimoniare anche se la sua dichiarazione, per quanto utile, non risulterà vincolante. Si tratta dei procedimenti che hanno come oggetto l’adozione o l’affidamento di un ragazzino che abbia compiuto i 12 anni.
In particolare, per quanto riguarda l’affido condiviso in caso di separazione dei genitori, la legge [1] ha modificato l’articolo 252 del Codice civile ed ha stabilito che «in caso di disaccordo tra i genitori, ovvero di mancato consenso degli altri figli conviventi, la decisione è rimessa al giudice tenendo conto dell’interesse dei minori. Prima dell’adozione del provvedimento, il giudice dispone l’ascolto dei figli minori che abbiano compiuto gli anni 12 e anche di età inferiore ove capaci di discernimento».
La stessa legge [2] dispone che se l’ascolto è in contrasto con l’interesse del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede all’adempimento dandone atto con provvedimento motivato.
Il minorenne può testimoniare solo davanti al giudice, anche con l’aiuto di esperti o di altri ausiliari. I genitori, anche quando parti processuali del procedimento, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore, se già nominato, ed il pubblico ministero, sono ammessi a partecipare all’ascolto se autorizzati dal giudice, al quale possono proporre argomenti e temi di approfondimento prima dell’inizio dell’adempimento.
Prima di procedere all’ascolto il giudice informa il minore della natura del procedimento e degli effetti dell’ascolto. Viene redatto un verbale nel quale è descritto l’atteggiamento del minore, ovvero è effettuata registrazione audio video.
Torniamo alla domanda di base: i minorenni possono testimoniare? Anche in un processo penale? Su questo aspetto, dopo diverse controversie ed interpretazioni del Codice di procedura penale da diverse parti, si è espressa la Cassazione con una sentenza [3] secondo cui l’articolo 120 del cpp non contiene alcun divieto alla testimonianza dei minori. Secondo la Suprema Corte, infatti, quell’articolo stabilisce soltanto che i minori di 14 anni (oltre ad altre categorie indicate come gli infermi di mente, persone sotto effetto di alcol o droghe, ecc.) non possono intervenire come testimoni ad atti di procedimento. Significa – precisa la Cassazione – che, di per sé, la minore età non è un impedimento a testimoniare. Semmai, occorrerà valutare l’attendibilità del teste.
A tal proposito, i giudici di merito rimandano di nuovo al Codice di procedura penale, nello specifico al passaggio in cui si affida l’esame del minore al presidente dell’organo giudicante sulla base di domande e contestazioni proposte dalle parti, eventualmente con l’ausilio di un familiare o di un esperto psicologo. Tuttavia – conclude la sentenza della Cassazione – il giudice ha la facoltà di consentire la deposizione in forma ordinaria quando l’esame diretto non possa nuocere alla serenità del testimone.
I minorenni devono sempre testimoniare?
È sempre la Cassazione a spingere sulla possibilità (quando fattibile) di sentire direttamente la deposizione di un minore, anche in tenera età, piuttosto che quella resa al posto suo dai genitori [5]. Quest’ultima, secondo gli ermellini, può essere viziata da inutilità quando il giudice omette di procedere, nonostante la richiesta della difesa, all’assunzione del testimone diretto, anche nel caso in cui quest’ultimo sia persona minore d’età [6].
Ci sono soltanto pochi casi (più unici che rari) in cui la giurisprudenza è d’accordo sul fatto che i minorenni possono testimoniare in forma indiretta. Cita testualmente un’altra sentenza della Cassazione [7]: «In tema di reati contro la libertà sessuale, le dichiarazioni rese dal minore in sede di incontro videoregistrato presso il servizio psichiatrico alla presenza di un funzionario o agente di polizia giudiziaria possono essere oggetto di testimonianza de relato da parte dell’ufficiale di Procura generale».
Questo significa, dice ancora la Suprema Corte [8] che «anche i bambini in tenera età sono in grado di ricordare ciò che hanno visto e soprattutto ciò che hanno subito con coinvolgimento diretto, pur spettando al giudice di valutare con particolare attenzione la credibilità del dichiarante e l’attendibilità delle dichiarazioni». Ciò non esclude, ovviamente, la necessità di verificare che il minore sia «oggettivamente credibile» e che si renda conto di quello che presumibilmente ha subito e di quello che sta raccontando. In questi casi si ricorre spesso all’incidente probatorio, pur con tutte le cautele del caso a tutela del minore.
[1] Art. 23 co.1 lettera f) Dlgs. n. 154/2013 in vigore dal 07.02.2014.
[2] Art. 53 Dlgs. n. 154/2013.
[3] Cass. pen. sez. III sent. n. 19789/2003.
[4] Art. 498 co. 4 cod. proc. pen.
[5] Cass. pen. Sez. III sent. n. 18058/2004.
[6] Cass. pen. Sez. III sent. n. 1984/2001.
[7] Cass. pen. Sez. III sent. n. 23423/2001.
[8] Cass. pen. Sez. III sent. n. 36619/2003.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 23
 Art. 53
 Cass. 
 Art. 498
 Cass. 
 Cass. 
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