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Timestamp: 2019-03-19 22:49:37+00:00

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Art. 832 - 951 Libro III Codice Civile Vicolo Italia
Codice Civile -> Libro III -> 832 - 951
Art. 832 - Contenuto del diritto.
Art. 833 - Atti d'emulazione.
Art. 834 - Espropriazione per pubblico interesse.
Nessuno può essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà, se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di una giusta indennità [838, 865; Cost. 42 III, 43].
Art. 835 - Requisizioni.
Art. 836 - Vincoli e obblighi temporanei.
Per le cause indicate dall'articolo precedente l'autorità amministrativa, nei limiti e con le forme stabiliti da leggi speciali, può sottoporre a particolari vincoli od obblighi di carattere temporaneo le aziende commerciali e agricole [Cost. 44].
Art. 837 - Ammassi.
Allo scopo di regolare la distribuzione di determinati prodotti agricoli o industriali nell'interesse della produzione nazionale sono costituiti gli ammassi [2617].
Art. 838 - Espropriazione di beni che interessano la produzione nazionale o di prevalente interesse pubblico.
Salve le disposizioni delle leggi penali e di polizia, nonché le norme dell'ordinamento corporativo e le disposizioni particolari concernenti beni determinati, quando il proprietario abbandona la conservazione, la coltivazione o l'esercizio di beni che interessano la produzione nazionale, in modo da nuocere gravemente alle esigenze della produzione stessa, può farsi luogo all'espropriazione dei beni da parte dell'autorità amministrativa, premesso il pagamento di una giusta indennità [att. 56; c.p. 499 ss.].
Art. 839 - Beni d'interesse storico e artistico.
Le cose di proprietà privata, immobili e mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, sono sottoposte alle disposizioni delle leggi speciali [c.p. 733].
Capo II - Della proprietà fondiaria.
Art. 840 - Sottosuolo e spazio sovrastante al suolo.
La proprietà del suolo si estende al sottosuolo, con tutto ciò che vi si contiene, e il proprietario può fare qualsiasi escavazione od opera che non rechi danno al vicino. Questa disposizione non si applica a quanto forma oggetto delle leggi sulle miniere, cave e torbiere [826 II]. Sono del pari salve le limitazioni derivanti dalle leggi sulle antichità e belle arti, sulle acque, sulle opere idrauliche e da altre leggi speciali [c. nav. 714 ss.].
Il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che egli non abbia interesse ad escluderle [833; c. nav. 823].
Il proprietario può chiudere in qualunque tempo il fondo [c.p. 637].
Art. 842 - Caccia e pesca.
Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno [923].
Per l'esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo [923].
Art. 843 - Accesso al fondo.
Il proprietario deve permettere l'accesso e il passaggio nel suo fondo, sempre che ne venga riconosciuta la necessità, al fine di costruire o riparare un muro o altra opera propria del vicino oppure comune [c.p. 637].
Il proprietario deve parimenti permettere l'accesso a chi vuole riprendere la cosa sua che vi si trovi accidentalmente o l'animale che vi si sia riparato sfuggendo alla custodia. Il proprietario può impedire l'accesso consegnando la cosa o l'animale [896 III].
Art. 844 - Immissioni.
Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi [890, 949; c.p.c. 7 n.3; c.p. 674].
Art. 845 - Regole particolari per scopi di pubblico interesse.
La proprietà fondiaria è soggetta a regole particolari per il conseguimento di scopi di pubblico interesse nei casi previsti dalle leggi speciali e dalle disposizioni contenute nelle sezioni seguenti [846 - 872].
Sezione II - Del riordinamento della proprietà rurale.
Art. 846 - Minima unità colturale.
Nei trasferimenti di proprietà, nelle divisioni e nelle assegnazioni a qualunque titolo, aventi per oggetto terreni destinati a coltura o suscettibili di coltura, e nella costituzione o nei trasferimenti di diritti reali sui terreni stessi non deve farsi luogo a frazionamenti che non rispettino la minima unità colturale [c.p.c. 577].
S'intende per minima unità colturale l'estensione di terreno necessaria e sufficiente per il lavoro di una famiglia agricola e, se non si tratta di terreno appoderato, per esercitare una conveniente coltivazione secondo le regole della buona tecnica agraria [847].
Art. 847 - Determinazione della minima unità colturale.
L'estensione della minima unità colturale sarà determinata distintamente per zone, avuto riguardo all'ordinamento produttivo e alla situazione demografica locale, con provvedimento dell'autorità amministrativa, da adottarsi sentite le associazioni professionali (1).
(1) Soppresse dal d.lgs.lt. 23 novembre 1944, n. 369.
Art. 848 - Sanzione dell'inosservanza.
Gli atti compiuti contro il divieto dell'art. 846 possono essere annullati dall'autorità giudiziaria, su istanza del pubblico ministero. l'azione si prescrive in tre anni dalla data della trascrizione dell'atto [att. 57].
Art. 849 - Fondi compresi entro maggiori unità fondiarie.
Indipendentemente dalla formazione del consorzio previsto dall'articolo seguente, il proprietario di terreni entro i quali sono compresi appezzamenti appartenenti ad altri, di estensione inferiore alla minima unità colturale [846], può domandare che gli sia trasferita la proprietà di questi ultimi [2932], pagandone il prezzo, allo scopo di attuare una migliore sistemazione delle unità fondiarie. In caso di contrasto decide l'autorità giudiziaria, sentite le associazioni professionali (1) circa la sussistenza delle condizioni che giustificano la richiesta di trasferimento [att. 57].
Art. 850 - Consorzi a scopo di ricomposizione fondiaria.
Quando più terreni contigui e inferiori alla minima unità colturale [846] appartengono a diversi proprietari, può, su istanza di alcuno degli interessati o per iniziativa dell'autorità amministrativa, essere costituito un consorzio tra gli stessi proprietari, allo scopo di provvedere a una ricomposizione fondiaria idonea alla migliore utilizzazione dei terreni stessi [851 - 856].
Per la costituzione del consorzio si applicano le norme stabilite per i consorzi di bonifica [851, 862].
Art. 851 - Trasferimenti coattivi.
Art. 852 - Terreni esclusi dai trasferimenti.
Art. 853 - Trasferimento dei diritti reali.
Nei trasferimenti coattivi [851] le servitù prediali sono abolite, conservate o create in relazione alle esigenze della nuova sistemazione.
Art. 854 - Notifica e trascrizione del piano di riordinamento.
Il provvedimento amministrativo di approvazione definitiva del piano dev'essere trascritto presso l'ufficio dei registri immobiliari nella cui circoscrizione sono situati i beni [2645].
Art. 855 - Effetti dell'approvazione del piano di riordinamento.
Art. 856 - Competenza dell'autorità giudiziaria.
Nelle materie indicate dagli articoli 850 e seguenti è salva la competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria per la tutela dei diritti degli interessati. l'autorità giudiziaria non può tuttavia con le sue decisioni provocare una revisione del piano di riordinamento [854], ma può procedere alla conversione e liquidazione in danaro dei diritti da essa accertati.
Sezione III - Della bonifica integrale.
Art. 857 - Terreni soggetti a bonifica.
Art. 858 - Comprensorio di bonifica e piano delle opere.
Art. 859 - Opere di competenza dello Stato.
Il piano generale indicato dall'articolo precedente stabilisce quali opere di bonifica siano di competenza dello Stato [860].
Art. 860 - Concorso dei proprietari nella spesa.
Art. 861 - Opere di competenza dei privati.
Art. 862 - Consorzi di bonifica.
Essi sono persone giuridiche pubbliche [11] e svolgono la loro attività secondo le norme dettate dalla legge speciale.
Art. 863 - Consorzi di miglioramento fondiario.
Nelle forme stabilite per i consorzi di bonifica [862] possono essere costituiti anche consorzi per l'esecuzione, la manutenzione e l'esercizio di opere di miglioramento fondiario comuni a più fondi e indipendenti da un piano generale di bonifica.
Essi sono persone giuridiche private [12 ss.]. Possono tuttavia assumere il carattere di persone giuridiche pubbliche quando, per la loro vasta estensione territoriale o per la particolare importanza delle loro funzioni ai fini dell'incremento della produzione, sono riconosciuti di interesse nazionale con provvedimento dell'autorità amministrativa.
Art. 864 - Contributi consorziali.
Art. 865 - Espropriazione per inosservanza degli obblighi.
Sezione IV - Dei vincoli idrogeologici e delle difese fluviali.
Art. 866 - Vincoli per scopi idrogeologici e per altri scopi.
Anche indipendentemente da un piano di bonifica [857 ss.], i terreni di qualsiasi natura e destinazione possono essere sottoposti a vincolo idrogeologico, osservate le forme e le condizioni stabilite dalla legge speciale, al fine di evitare che possano con danno pubblico subire denudazioni, perdere la stabilità o turbare il regime delle acque.
Art. 867 - Sistemazione e rimboschimento dei terreni vincolati.
Art. 868 - Regolamento protettivo dei corsi d'acqua.
Sezione V - Della proprietà edilizia.
Art. 869 - Piani regolatori.
Art. 870 - Comparti.
Art. 872 - Violazione delle norme di edilizia.
Colui che per effetto della violazione ha subìto danno deve esserne risarcito, salva la facoltà di chiedere la riduzione in pristino quando si tratta della violazione delle norme contenute nella sezione seguente o da questa richiamate [2933].
Sezione VI - Delle distanze nelle costruzioni, piantagioni e scavi dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi.
Art. 873 - Distanze nelle costruzioni.
Art. 874 - Comunione forzosa del muro sul confine.
Il proprietario di un fondo continguo al muro altrui può chiederne la comunione [2932] per tutta l'altezza o per parte di essa, purché lo faccia per tutta l'estensione della sua proprietà. Per ottenere la comunione deve pagare la metà del valore del muro, o della parte di muro resa comune, e la metà del valore del suolo su cui il muro è costruito. Deve inoltre eseguire le opere che occorrono per non danneggiare il vicino [876, 885, 888].
Art. 875 - Comunione forzosa del muro che non è sul confine.
Quando il muro si trova a una distanza dal confine minore di un metro e mezzo ovvero a distanza minore della metà di quella stabilita dai regolamenti locali, il vicino può chiedere la comunione del muro [874] soltanto allo scopo di fabbricare contro il muro stesso, pagando, oltre il valore della metà del muro, il valore del suolo da occupare con la nuova fabbrica, salvo che il proprietario preferisca estendere il suo muro sino al confine [877].
Art. 876 - Innesto nel muro sul confine.
Se il vicino vuole servirsi del muro esistente sul confine solo per innestarvi un capo del proprio muro, non ha l'obbligo di renderlo comune a norma dell'articolo 874, ma deve pagare un'indennità per l'innesto.
Art. 877 - Costruzioni in aderenza.
Questa norma si applica anche nel caso previsto dall'articolo 875; il vicino in tal caso deve pagare soltanto il valore del suolo [879].
Art. 878 - Muro di cinta.
Art. 879 - Edifici non soggetti all'obbligo delle distanze o a comunione forzosa.
Alla comunione forzosa non sono soggetti gli edifici appartenenti al demanio pubblico [822] e quelli soggetti allo stesso regime [824], né gli edifici che sono riconosciuti di interesse storico, archeologico o artistico, a norma delle leggi in materia. Il vicino non può neppure usare della facoltà concessa dall'articolo 877.
Art. 880 - Presunzione di comunione del muro divisorio.
Il muro che serve di divisione tra edifici si presume comune fino alla sua sommità e, in caso di altezze ineguali, fino al punto in cui uno degli edifici comincia ad essere più alto [881].
Art. 882 - Riparazioni del muro comune.
Le riparazioni e le ricostruzioni necessarie del muro comune sono a carico di tutti quelli che vi hanno diritto [877] e in proporzione del diritto di ciascuno [1104], salvo che la spesa sia stata cagionata dal fatto di uno dei partecipanti.
Il comproprietario di un muro comune può esimersi dall'obbligo di contribuire nelle spese di riparazione e ricostruzione, rinunziando al diritto di comunione [1070, 1350 n.5, 2643 n. 5], purché il muro comune non sostenga un edificio di sua spettanza.
Art. 883 - Abbattimento di edificio appoggiato al muro comune.
Il proprietario che vuole atterrare un edificio sostenuto da un muro comune può rinunziare alla comunione di questo [882], ma deve farvi le riparazioni e le opere che la demolizione rende necessarie per evitare ogni danno al vicino.
Art. 884 - Appoggio e immissione di travi e catene nel muro comune.
Art. 885 - Innalzamento del muro comune.
Ogni comproprietario può alzare il muro comune, ma sono a suo carico tutte le spese di costruzione e conservazione della parte sopraedificata [903 II]. Anche questa può dal vicino essere resa comune a norma dell'articolo 874.
Art. 886 - Costruzione del muro di cinta.
Ciascuno può costringere il vicino a contribuire per metà nella spesa di costruzione dei muri di cinta che separano le rispettive case, i cortili e i giardini posti negli abitati. l'altezza di essi, se non è diversamente determinata dai regolamenti locali o dalla convenzione, deve essere di tre metri [888].
Art. 887 - Fondi a dislivello negli abitati.
Art. 888 - Esonero dal contributo nelle spese.
Art. 889 - Distanze per pozzi, cisterne, fosse e tubi.
Art. 890 - Distanze per fabbriche e depositi nocivi o pericolosi.
Chi presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, vuole fabbricare forni, camini, magazzini di sale, stalle e simili, o vuol collocare materie umide o esplodenti o in altro modo nocive, ovvero impiantare macchinari, per i quali può sorgere pericolo di danni, deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza [844].
Art. 891 - Distanze per canali e fossi.
Chi vuole scavare fossi o canali presso il confine, se non dispongono in modo diverso i regolamenti locali, deve osservare una distanza eguale alla profondità del fosso o canale. La distanza si misura dal confine al ciglio della sponda più vicina, la quale deve essere a scarpa naturale ovvero munita di opere di sostegno. Se il confine si trova in un fosso comune o in una via privata, la distanza si misura da ciglio a ciglio o dal ciglio al lembo esteriore della via [911].
Chi vuol piantare alberi presso il confine [893] deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, dagli usi locali [c.p.c. 7 n.1]. Se gli uni e gli altri non dispongono, devono essere osservate le seguenti distanze dal confine:
Art. 893 - Alberi presso strade, canali e sul confine di boschi.
Art. 894 - Alberi a distanza non legale.
Il vicino può esigere che si estirpino gli alberi e le siepi che sono piantati o nascono a distanza minore di quelle indicate dagli articoli precedenti [892, 893].
Art. 895 - Divieto di ripiantare alberi a distanza non legale.
Se si è acquistato il diritto di tenere alberi a distanza minore di quelle sopra indicate, e l'albero muore o viene reciso o abbattuto, il vicino non può sostituirlo, se non osservando la distanza legale [892]. La disposizione non si applica quando gli alberi fanno parte di un filare situato lungo il confine.
Art. 896 - Recisione di rami protesi e di radici.
Art. 897 - Comunione di fossi.
Art. 898 - Comunioni di siepi.
Art. 899 - Comunione di alberi.
Sezione VII - Delle luci e delle vedute.
Art. 900 - Specie di finestre.
Le finestre o altre aperture sul fondo del vicino sono di due specie: luci, quando danno passaggio alla luce e all'aria, ma non permettono di affacciarsi sul fondo del vicino [901]; vedute o prospetti, quando permettono di affacciarsi e di guardare di fronte, obliquamente o lateralmente [905 ss.].
Art. 901 - Luci.
Art. 902 - Apertura priva dei requisiti prescritti per le luci.
l'apertura che non ha i caratteri di veduta o di prospetto [900] è considerata come luce, anche se non sono state osservate le prescrizioni indicate dall'articolo 901.
Art. 903 - Luci nel muro proprio o nel muro comune.
Se il muro è comune, nessuno dei proprietari può aprire luci senza il consenso dell'altro; ma chi ha sopraelevato il muro comune può aprirle nella maggiore altezza a cui il vicino non abbia voluto contribuire [885].
Art. 904 - Diritto di chiudere le luci.
La presenza di luci in un muro non impedisce al vicino di acquistare la comunione del muro medesimo [874] né di costruire in aderenza [877].
Art. 905 - Distanza per l'apertura di vedute dirette e balconi.
Non si possono aprire vedute dirette [900] verso il fondo chiuso o non chiuso e neppure sopra il tetto del vicino, se tra il fondo di questo e la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette non vi e la distanza di un metro e mezzo.
Il divieto cessa allorquando tra i due fondi vicini vi è una via pubblica [907].
Art. 906 - Distanza per l'apertura di vedute laterali od oblique.
Non si possono aprire vedute laterali od oblique [900] sul fondo del vicino se non si osserva la distanza di settantacinque centimetri, la quale deve misurarsi dal più vicino lato della finestra o dal più vicino sporto.
Art. 907 - Distanza delle costruzioni dalle vedute.
Quando si e acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino [1027 ss.], il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri, misurata a norma dell'articolo 905.
Sezione VIII - Dello stillicidio.
Art. 908 - Scarico delle acque piovane.
Sezione IX - Delle acque.
Art. 909 - Diritto sulle acque esistenti nel fondo.
Art. 910 - Uso delle acque che limitano o attraversano un fondo.
Il proprietario di un fondo limitato o attraversato da un'acqua non pubblica, che corre naturalmente e sulla quale altri non ha diritto, può, mentre essa trascorre, farne uso per l'irrigazione dei suoi terreni e per l'esercizio delle sue industrie, ma deve restituire le colature e gli avanzi al corso ordinario [c.p. 632].
Art. 911 - Apertura di nuove sorgenti e altre opere.
Chi vuole aprire sorgenti, stabilire capi o aste di fonte e in genere eseguire opere per estrarre acque dal sottosuolo o costruire canali o acquedotti, oppure scavarne, profondarne, o allargarne il letto, aumentarne o diminuirne il pendio o variarne la forma, deve, oltre le distanze stabilite nell'articolo 891, osservare le maggiori distanze ed eseguire le opere che siano necessarie per non recare pregiudizio ai fondi altrui, sorgenti, capi o aste di fonte, canali o acquedotti preesistenti e destinati all'irrigazione dei terreni o agli usi domestici o industriali.
Art. 912 - Conciliazione di opposti interessi.
Art. 913 - Scolo delle acque.
Art. 914 - Consorzi per regolare il deflusso delle acque.
Si applicano a tale consorzio le disposizioni del secondo e del terzo comma dell'articolo 921 [863, 865].
Art. 915 - Riparazione di sponde e argini.
Qualora le sponde o gli argini che servivano di ritegno alle acque siano stati in tutto o in parte distrutti o atterrati, ovvero per la naturale variazione del corso delle acque si renda necessario costruire nuovi argini o ripari, e il proprietario del fondo non provveda sollecitamente a ripararli o a costruirli, ciascuno dei proprietari che hanno sofferto o possono ricevere danno può provvedervi, previa autorizzazione del tribunale (1), che provvede in via d'urgenza [c.p.c. 700].
Le opere devono essere eseguite in modo che il proprietario del fondo, in cui esse si compiono, non ne subisca danno, eccetto quello temporaneo causato dall'esecuzione delle opere stesse [916, 917].
(1) Parole così sostituite a quella "pretore" ad opera dell'art. 149, d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 916 - Rimozione degli ingombri.
Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche quando si tratta di togliere un ingombro formatosi sulla superficie di un fondo o in un fosso, rivo, colatoio o altro alveo, a causa di materie in essi impigliate, in modo che le acque danneggino o minaccino di danneggiare i fondi vicini [917].
Art. 917 - Spese per la riparazione, costruzione o rimozione.
Art. 918 - Consorzi volontari.
L'adesione degli interessati e il regolamento del consorzio devono risultare da atto scritto [1418].
Art. 919 - Scioglimento del consorzio.
Art. 920 - Norme applicabili.
Salvo quanto è disposto dagli articoli precedenti, si applicano ai consorzi volontari ivi indicati le norme stabilite per la comunione [1100 ss.].
Art. 921 - Consorzi coattivi.
Per le forme di costituzione e il funzionamento si osservano le norme stabilite per i consorzi di miglioramento fondiario [863].
Il consorzio può anche procedere all'espropriazione dei singoli diritti, mediante il pagamento delle dovute indennità [865].
Capo III - Dei modi di acquisto della proprietà.
Art. 922 - Modi di acquisto.
La proprietà si acquista per occupazione [923 ss.], per invenzione [927 ss.], per accessione [934 ss.], per specificazione [940], per unione o commistione [939], per usucapione [1158 ss.], per effetto di contratti [1376 ss.], per successione a causa di morte [456 ss.] e negli altri modi stabiliti dalla legge.
Sezione I - Dell'occupazione e dell'invenzione.
Art. 923 - Cose suscettibili di occupazione.
Le cose mobili che non sono proprietà di alcuno si acquistano con l'occupazione [827].
Tali sono le cose abbandonate e gli animali che formano oggetto di caccia o di pesca [842].
Art. 924 - Sciami di api.
Il proprietario di sciami di api ha diritto d'inseguirli sul fondo altrui, ma deve indennità per il danno cagionato al fondo [843]; se non li ha inseguiti entro due giorni o ha cessato durante due giorni d'inseguirli, può prenderli e ritenerli il proprietario del fondo.
Art. 925 - Animali mansuefatti.
Gli animali mansuefatti possono essere inseguiti dal proprietario del fondo altrui, salvo il diritto del proprietario del fondo a indennità per il danno [843; c.p. 636]. Essi appartengono a chi se ne è impossessato [932], se non sono reclamati entro venti giorni da quando il proprietario ha avuto conoscenza del luogo dove si trovano.
Art. 926 - Migrazione di colombi, conigli e pesci.
I conigli o pesci che passano ad un'altra conigliera o peschiera si acquistano dal proprietario di queste [923], purché non vi siano stati attirati con arte o con frode.
Chi trova una cosa mobile deve restituirla al proprietario, e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo al sindaco del luogo in cui l'ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamento [928; c.p. 647].
Art. 928 - Pubblicazione del ritrovamento.
Art. 929 - Acquisto di proprietà della cosa ritrovata.
Art. 930 - Premio dovuto al ritrovatore.
Art. 931 - Equiparazione del possessore o detentore al proprietario.
Agli effetti delle disposizioni contenute negli articoli 927 e seguenti, al proprietario sono equiparati, secondo le circostanze, il possessore e il detentore [1140].
Art. 932 - Tesoro.
Il tesoro appartiene al proprietario del fondo in cui si trova [959, 988; c.p. 647]. Se il tesoro è trovato nel fondo altrui, purché sia stato scoperto per solo effetto del caso, spetta per metà al proprietario del fondo e per metà al ritrovatore. La stessa disposizione si applica se il tesoro è scoperto in una cosa mobile altrui.
Per il ritrovamento degli oggetti d'interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, si osservano le disposizioni delle leggi speciali [826 II].
Art. 933 - Rigetti del mare e piante sul lido. Relitti aeronautici.
I diritti sopra le cose gettate in mare o sopra quelle che il mare rigetta e sopra le piante e le erbe che crescono lungo le rive del mare sono regolati dalle leggi speciali [c. nav. 510 ss.].
Parimenti si osservano le leggi speciali per il ritrovamento di aeromobili e di relitti di aeromobili [c. nav. 993 ss.].
Sezione II - Dell'accessione, della specificazione, dell'unione e della commistione.
Art. 934 - Opere fatte sopra o sotto il suolo.
Qualunque piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di questo, salvo quanto è disposto dagli articoli 935, 936, 937 e 938 e salvo che risulti diversamente dal titolo [952 ss.] o dalla legge [975 III, 986 II, 1150 V, 1593].
Art. 935 - Opere fatte dal proprietario del suolo con materiali altrui.
In ogni caso la rivendicazione dei materiali [948] non è ammessa trascorsi sei mesi dal giorno in cui il proprietario ha avuto notizia dell'incorporazione [2964 ss.].
Art. 936 - Opere fatte da un terzo con materiali propri.
Se il proprietario preferisce di ritenerle, deve pagare a sua scelta il valore dei materiali e il prezzo della mano d'opera oppure l'aumento di valore recato al fondo [1150].
Se il proprietario del fondo domanda che siano tolte, esse devono togliersi a spese di colui che le ha fatte [2933]. Questi può inoltre essere condannato al risarcimento dei danni.
Il proprietario non può obbligare il terzo a togliere le piantagioni, costruzioni od opere, quando sono state fatte a sua scienza e senza opposizione o quando sono state fatte dal terzo in buona fede [1147].
La rimozione non può essere domandata trascorsi sei mesi dal giorno in cui il proprietario ha avuto notizia dell'incorporazione [2964 ss.].
Art. 937 - Opere fatte da un terzo con materiali altrui.
La rivendicazione non è ammessa trascorsi sei mesi dal giorno in cui il proprietario ha avuto notizia dell'incorporazione [2964 ss.].
Nel caso che la separazione dei materiali non sia richiesta o che i materiali siano inseparabili, il terzo che ne ha fatto uso e il proprietario del suolo che sia stato in mala fede sono tenuti in solido [1292 ss.] al pagamento di una indennità pari al valore dei materiali stessi. Il proprietario dei materiali può anche esigere tale indennità dal proprietario del suolo, ancorché in buona fede, limitatamente al prezzo che da questo fosse ancora dovuto. Può altresì chiedere il risarcimento dei danni, tanto nei confronti del terzo che ne abbia fatto uso senza il suo consenso, quanto nei confronti del proprietario del suolo che in mala fede abbia autorizzato l'uso.
Art. 938 - Occupazione di porzione di fondo attiguo.
Art. 939 - Unione e commistione.
Art. 940 - Specificazione.
Art. 941 - Alluvione.
Art. 942 - Terreni abbandonati dalle acque correnti.
Art. 943 - Laghi e stagni.
Art. 944 - Avulsione.
Art. 945 - Isole e unioni di terra.
Le isole e unioni di terra che si formano nel letto dei fiumi o torrenti appartengono al demanio pubblico [822](1).
(1) Articolo così modificato ad opera dell'articolo 2, l. 5 gennaio 1994, n. 37.
Art. 946 - Alveo abbandonato.
(1) Se un fiume o un torrente si forma un nuovo letto, abbandonato l'antico, il terreno abbandonato rimane assoggettato al regime proprio del demanio pubblico.
(1) Articolo così sostituito ad opera dell'articolo 3, l. 5 gennaio 1994, n. 37.
Art. 947 - Mutamenti del letto dei fiumi derivanti da regolamento del loro corso.
(1) Le disposizioni degli articoli 942, 945 e 946 si applicano ai terreni comunque abbandonati sia a seguito di eventi naturali che per fatti artificiali indotti dall'attività antropica, ivi comprendendo anche i terreni abbandonati per i fenomeni di inalveamento.
(1) Articolo così modificato ad opera dell'art. 4, l. 5 gennaio 1994, n. 37.
Capo IV - Delle azioni a difesa della proprietà.
Art. 948 - Azione di rivendicazione.
[c.p.c. 15, 21]. Il proprietario può rivendicare la cosa [1706, 1994, 2789] da chiunque la possiede o detiene [1140] e può proseguire l'esercizio dell'azione anche se costui, dopo la domanda, ha cessato, per fatto proprio, di possedere o detenere la cosa [2653 n.1]. In tal caso il convenuto è obbligato a ricuperarla per l'attore a proprie spese, o, in mancanza, a corrispondergliene il valore, oltre a risarcirgli il danno.
L'azione di rivendicazione non si prescrive [935 II], salvi gli effetti dell'acquisto della proprietà da parte di altri per usucapione [1158 ss.].
Art. 949 - Azione negatoria.
[c.p.c. 15, 21]. Il proprietario può agire per far dichiarare l'inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivato di temerne pregiudizio [1012, 1079].
Art. 950 - Azione di regolamento di confini.
[c.p.c. 15 II, 21]. Quando il confine tra due fondi è incerto, ciascuno dei proprietari può chiedere che sia stabilito giudizialmente.
Art. 951 - Azione per apposizione di termini.
Se i termini tra fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni [c.p.c. 7 n.1; c.p. 631].

References: Art. 832

Art. 833

Art. 834

Art. 835

Art. 836

Art. 837

Art. 838

Art. 839

Art. 840

Art. 842

Art. 843

Art. 844

Art. 845

Art. 846

Art. 847

Art. 848

Art. 849

Art. 850

Art. 851

Art. 852

Art. 853

Art. 854

Art. 855

Art. 856

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