Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-14674-del-13-06-2017
Timestamp: 2020-01-28 05:14:28+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 14674 del 13/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14674 del 13/06/2017
Cassazione civile, sez. lav., 13/06/2017, (ud. 22/03/2017, dep.13/06/2017), n. 14674
sul ricorso 13903-2013 proposto da:
C.I., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
avverso la sentenza n. 189/2012 della CORTE D’APPELLO DI CAGLIARI
SEZ. DIST. DI SASSARI, depositata il 15/06/2012 R.G.N. 95/2011.
che con sentenza n. 189/12 del 16 maggio 2012 la Corte di Appello di Cagliari – Sezione distaccata di Sassari, in parziale riforma della sentenza del locale Tribunale che aveva integralmente accolto il ricorso, ha escluso la domanda di conversione dei contratti a termine affetti da nullità in rapporto a tempo indeterminato e ha limitato la condanna della Azienda Trasporti Pubblici al risarcimento dei danni liquidati, L. n. 183 del 2010, ex art. 32 in 3 (tre) mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita; che avverso tale sentenza C.I. ha proposto ricorso affidato a quattro motivi, al quale ha opposto difese con tempestivo controricorso la Azienda Trasporti Pubblici, che a sua volta ha censurato con due motivi di ricorso incidentale i capi della decisione relativi al rigetto dell’eccezione di risoluzione del rapporto per mutuo consenso e alla quantificazione del risarcimento del danno;
che i primi due motivi di ricorso, nel denunciare la violazione di plurime disposizioni di legge (D.L. n. 702 del 1978, art. 5 convertito in L. n. 3 del 1979, come modificato dalla L. n. 299 del 1980; della L. n. 142 del 1990, artt. 23 e 25; del D.Lgs. n. 368 del 2001) nonchè l’omesso esame su un punto decisivo della controversia, censurano la sentenza impugnata per avere ritenuto applicabile alla fattispecie il D.L. n. 702 del 1978, art. 5 e successive modificazioni, che, nel prevedere che le assunzioni del personale da parte dei comuni, delle province e delle loro aziende dovesse avvenire solo per pubblico concorso o per prova pubblica selettiva limitata al personale salariato e ausiliario, stabiliva la “nullità di diritto” dei provvedimenti adottati in violazione delle obbligatorie procedure;
che ad avviso del ricorrente la norma sopra citata: ha avuto efficacia limitata sino al 31 dicembre 1980; è stata abrogata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; non è inoltre applicabile agli enti pubblici economici, qual è la Azienda Trasporti Pubblici, che nel proprio statuto afferma con chiarezza la natura privatistica dei rapporti di lavoro e non subordina le assunzioni al previo concorso pubblico;
che il C. sottolinea anche la contraddittorietà della decisione impugnata nella parte in cui, pur avendo affermato la non applicabilità del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 ha comunque ritenuto di dovere escludere la conversione del rapporto a termine affetto da nullità, creando un tertium genus non previsto dal legislatore che, quanto alle conseguenze della invalidità della clausola di durata, ha differenziato la disciplina solo fra settore pubblico e settore privato;
che entrambi i motivi sono infondati per le ragioni già evidenziate da queste Corte che, pronunciando in fattispecie sovrapponibili a quelle oggetto di causa, ha statuito che “alle aziende di trasporti pubblici, se pure il loro statuto preveda la possibilità di assumere personale con una modulazione del rapporto di lavoro di natura privatistica, si applica la disciplina generale dettata dal D.L. n. 702 del 1978, art. 5, commi 15 e 17, convertito con modificazioni nella L. n. 3 del 1979, con esclusione della conversione dei rapporti da tempo determinato a tempo indeterminato” (Cass. 9.7.2014 n.15714; Cass. 18.6.2014 n. 13858; Cass. 31.7.2014 n. 17457; Cass. 8.9.2014 n. 18855; Cass. 16.9.2014 n. 19493; Cass. 13.12.2016 n. 25547);
che il capo della sentenza relativo al risarcimento del danno è oggetto di censure formulate da entrambe le parti perchè: da un lato il ricorrente principale, con il terzo ed il quarto motivo di ricorso, denuncia la violazione del principio di effettività del risarcimento del danno, della L. n. 183 del 2010, art. 32 degli artt. 1218, 1219, 1223, 1224, 1225 e 1226 c.c., ed evidenzia che il risarcimento deve essere riconosciuto in misura adeguata tale, dunque, da impedire l’utilizzo abusivo del contratto a termine secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia europea in applicazione della direttiva 70/99; dall’altro il ricorso incidentale, premessa la analogia con l’ipotesi disciplinata dal D.Lgs n. 165 del 2001, art. 36 evidenzia che il danno deve essere allegato e provato dal lavoratore e che non possono essere invocati il diritto dell’Unione e la giurisprudenza della Corte di Giustizia nei casi, quali quello dedotto in giudizio, in cui non possa configurarsi un abuso perchè si è di fronte a violazioni meramente formali della normativa interna;
che sulla base delle considerazioni sopra esposte, quanto alle conseguenze della ritenuta nullità della clausola appositiva del termine, deve ritenersi superato l’orientamento espresso da Cass. nn. 19112, 188855, 17588, 17587 e 17546 del 2014, perchè anteriore a S.U. n. 5072/16, e, pertanto, devono essere respinti sia il terzo ed il quarto motivo del ricorso principale sia l’impugnazione incidentale, giacchè la Corte territoriale, sia pure sulla base di un diverso percorso motivazionale, ha liquidato il danno ai sensi della L. n. 183 del 2010, art. 32 quantificandolo in misura superiore al minimo, in considerazione del numero dei contratti che ha rilevato essere stati stipulati, con accertamento in fatto non oggetto sul punto di alcuna censura;
che, pertanto, entrambe le impugnazioni devono essere rigettate con conseguente integrale compensazione delle spese del giudizio di legittimità, giustificata dalla soccombenza reciproca;
che sussistono la condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.
La Corte respinge sia il ricorso principale sia il ricorso incidentale e compensa le spese del giudizio di legittimità.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e per il ricorso incidentale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 5
 art. 36
 art. 5
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 32
 art. 36
 Cass. 
 art. 32
 art. 13
 art. 13
 art. 13