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I diritti sociali: dal riconoscimento alla garanzia. Il ruolo della giurisprudenza
Trapani, 8-9 giugno 2012ANDREA GUAZZAROTTIGIURISPRUDENZA CEDU E GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE SUI DIRITTISOCIALI A CONFRONTO
La tutela dei diritti sociali nella
CEDU: quando la diversità dei “cataloghi costituzionali” conta.
Nonostante la CEDU si incentri prevalentemente, se non esclusivamente, sulla tutela dei diritticivili e politici, la Corte EDU ha sviluppato una giurisprudenza non insignificante su quelli che, con
molta approssimazione, possono chiamarsi “diritti sociali”. Il precedente più citato, in materia, è il
noto caso
, ove la Corte ebbe modo di affermare che, «sebbene (la Convenzione) enunciessenzialmente diritti civili e politici, molti di questi hanno delle implicazioni di natura economica o
sociale. (…) (N)essuna barriera impermeabile separa i diritti socio
economici dall’ambito coperto
dalla Convenzione».
I limiti del catalogo, sommati ad altre differenze strutturali di fondo, rendono la giurisprudenza
CEDU sui diritti sociali sensibilmente diversa da quella della nostra Corte costituzionale. L’analisi“sinottica” di alcuni casi di entrambe le giurisdizioni
può chiarire tale differente filosofia di fondo.Il caso
N. c. Regno Unito
riguardava una questione politicamente scottante, perché relativa al
potere degli Stati di gestire l’immigrazione clandestina. Il caso era originato dall’espulsione di un
malato di AIDS verso un Paese di provenienza così povero da non garantire cure adeguate e anzi da
far presagire l’elevato rischio di degenerazione della malattia e di morte dello straniero da espellere.Il che potrebbe equivalere persino ad esporre quest’ultimo al rischio di subire trattamenti dis
degradanti ai sensi dell’art. 3 CEDU. L’unico precedente della Corte, non senza ambiguità, avevariconosciuto la violazione di tale norma in un caso d’espulsione di una malata di AIDS, la quale si
trovava in uno stadio terminale della malattia e usufruiva delle cure (gratuite) di un centro per
l’assistenza alle ultime fasi di vita.
Nel caso successivo, però, il quadro non era altrettanto grave e
la Corte ha affermato di non poter impedire l’espulsione verso Paesi in cui è comunque
Airey c. Irlanda
, sent. del 9 ottobre 1979, § 26 (in tema di gratuito patrocinio, derivato dal
generico diritto al “giusto processo”, ex art. 6.1 CEDU).
(GC), 27 maggio 2008.
D. c. Regno Unito
, 2 maggio 1997.
sibile reperire cure contro l’AIDS e di dover prescindere dal fatto che si tratti di
cure fornite solo alla piccola parte della popolazione economicamente in grado di procurarsele. IlGoverno britannico, convenuto in entrambi i casi, eccepiva nel secondo giudizio che la tutela offerta
dall’art. 3 CEDU, per la sua assolutezza, mal si concilia con disposizioni sull’assistenza sanitaria
contenute in strumenti internazionali
come la Carta sociale europea
, la cui natura è meramente
e non attribuisce al singolo diritti azionabili.
Il Governo aggiungeva che ammettere
la tutela dell’assistenza sanitaria attraverso la «porta sul retro» dell’art. 3 sarebbe totalmentecontrario all’
original intent della Convenzione. La risposta della Corte sul punto è assai cauta:
invertendo l’ordine della citazione del caso
, cit., (e con esso, il senso), la Corte ricorda come,«sebbene molti dei diritti [della Convenzione] abbiano implicazioni di natura sociale o economica,la Convenzione è essenzialmente diretta a
lla protezione di diritti civili e politici»; «l’articolo 3 nonimpone agli Stati contraenti l’obbligo di alleviare le disparità [esistenti tra Stati ricchi e stati poveri,
in materia di assistenza sanitaria] garantendo cure gratuite e illimitate a tutti gli stranieri irregolaripresenti nel proprio territorio. Affermare il contrario farebbe gravare sugli Stati contraenti unfardello troppo grande».
Gli apologeti dell’avvento di una Corte europea “dei diritti sociali” hanno
parlato di una decisione con cui
l’indivisibilità dei diritti, affermata nel caso Airey, viene
Ma il giudizio, per non tener conto del “contesto” in cui si muove la Corte,
appare eccessivamente
La Corte EDU, in sostanza, era chiamata a piegare l’art. 3
CEDU (divieto di tortura e trattamenti
disumani e degradanti) al fine di garantire la tutela della salute quale diritto inviolabile dell’uomo,
come tale posseduto anche dagli stranieri irregolari. Di una questione perfettamente sovrapponibilesi è occupata anche la nostra Corte costituzionale, nella sentenza n. 252/2001. In tale decisione, la
Consulta ha riconosciuto la natura incondizionata di “un nucleo irriducibile del diritto alla salute”,in quanto “ambito inviolabile della dignità umana”, come tale da
garantirsi anche agli stranieriirregolari. Cosa che, del resto, è espressamente enunciata dal T.U. sugli stranieri, laddove prevede la
garanzia di cure “urgenti o comunque essenziali” anche agli irregolari.
La Corte, desumendone un
favor legislativo per la tutela della salute, ne deduce la possibilità di ritenere coperta la garanzia non
solo di situazioni “urgenti” bensì anche di altro tipo, purché appunto “essenziali”. Una simile
interpretazione del giudice costituzionale italiano vale a rigettare la richiesta di una declaratoria
d’incostituzionalità diretta a colpire la normativa sulle espulsioni laddove non prevede
un divieto diespulsione per il soggetto che si trovi nella necessità di usufruire di una terapia essenziale per lasua salute
. Per la Corte costituzionale, una simile tutela esiste già tra le pieghe delle disposizioni del
T.U. sugli stranieri, per cui non andrebbe eseguita l’espulsione «di un soggetto che potrebbe subire, per via dell’immediata esecuzione del provvedimento, un irreparabile
pregiudizio [al dirittocostituzionale alla salute]».
Come si vede, mentre la nostra Corte può agevolmente pronunciarsi sul diritto costituzionale allasalute, la Corte EDU può garantirlo solo di riflesso, nella misura in cui la sospensione delle cureterminali allo straniero da espellere, per il momento in cui viene a cadere, si traduce in un
, cit., §24.
Ivi, §44.
J.-P. M
ARGUENAUD
L’avènement d’une Cour européenne des droits sociaux
2009, p. 742, n. 11.
Assieme con il divieto di segnalazione all’autorità degli stranieri irregolari che accedono alle strutture
ie. Cfr., rispettivamente, gli artt. 2 e 35, co. 3, del T.U., e l’art. 35, co. 5.
Sent. n. 225/2001, cit., § 5.
provvedimento inutilmente e gravemente afflittivo.
Più una garanzia della “buona morte”, dunque,
che un diritto alla salute inviolabile nel suo nucleo duro. A tal fine, non rileva la astratta situazionedi povertà e carenza di cure per gli indigenti che caratterizza il Paese di destinazione
dell’espulsione, accontentandosi la Corte EDU che in tale Paese sussista l’astratta possibilità di
procurarsi le cure per la malattia in questione, ma prescindendo dalle probabilità concrete che talicure vengano effettivamente godute dallo straniero espulso.
La Corte EDU, in altre parole, si
occupa solo “di riflesso” della salute del ricorrente, che scatta
come corollario del divieto di
infliggere, anche indirettamente e non intenzionalmente, trattamenti disumani all’individuo.
Altra comparazione di casi sovrapponibili può aversi in materia di pensioni sociali. Dinanzi alla
Corte EDU è stato sostenuto che l’assenza di una pen
sione sociale e/o di qualsiasi altra forma di
sostegno economico pubblico che possa sottrarre l’individuo alla fame e all’indigenza si tradurrebbeinevitabilmente nell’abbandono dell’individuo a una condizione “inumana e degradante” per opera
nerte, cioè ancora una volta nella violazione dell’art. 3 CEDU.
Una simileinterpretazione è stata fatta propria, a parole, dalla Corte EDU: «
a wholly insufficient amount of pension and social benefits may raise an issue under Article 3 of the Convention
Strasburgo,però, si rifiuta di indagare sulla
inadeguatezza della misura della pensione sociale (oprovvidenze simili) di cui è titolare il ricorrente, bensì pretende la prova della
condizionedi estrema indigenza del ricorrente e il nesso di causalità tra basso ammontare della pensione edeventuale situazione di degrado psico-fisico lamentata.
Opposto è l’approccio della Cortecostituzionale italiana, che può disporre dell’art. 38 Cost. e della garanzia ivi sancita del diritto
ntenimento e all’assistenza sociale
. Un caso per tutti che bene si staglia contro la giurisprudenza
di Strasburgo è quello dell’inadeguatezza economica dell’indennizzo contro la disoccupazione
involontaria, deciso dalla sentenza n. 497/1988, laddove la Cor
te utilizza direttamente l’art. 38, co.2, per affermare l’incostituzionalità della normativa nel punto in cui non prevedeva un meccanismodi adeguamento del valore monetario contro l’erosione da svalutazione. Per la Consulta è sufficientel’
inadeguatezza del trattamento economico, che nel caso in questione viene ritenuta
, cit., § 51ss.
Cfr. F. S
Misère et Convention européenne des Droits de l'homme
Revue Quart Monde,
N°151 -
, 1994 ; I
La protection des droits sociaux par la Cour européenne des droits de l’homme: un exercice de ‘jurisprudence fiction’?
, 2003, p. 760s.
Larioshina c. Russia
(dec.), 23 aprile 2002. In termini ancor più pregnanti, la Corte ha affermatodi non poter escludere la responsabilità dello Stato, ex art. 3, «where an applicant, in circumstances whollydependent on State support, found herself faced with official indifference when in a situation of seriousdeprivation or want incompatible with human dignity» (
Budina c. Russia
(dec.), 18 giugno 2009). Il caso
, cit., è significativamente utilizzato dalla Corte per affermare che, sebbene l’art. 8 CEDU nongarantisca alcun “diritto all’abitazione”, «an obligation to secure shelter to particularly vulnerable individuals
may flow from Article 8 of the Convention in exceptional cases» (
Yordanova e altri c. Bulgaria
, del 24aprile 2012, § 130).
Kutepov and Anikeyenko c. Russia
, 25 ottobre 2005, §
Errore. Solo documento principale.
, cit. Nel caso
M.S.S. c. Belgio e Grecia
, GC, 21 gennaio 2011, § 249ss., la Corte ha
riconosciuto la violazione dell’art. 3 da parte della Grecia nei confronti di un richiedente asilo abbandonato
completamente a condizioni di totale precarietà dalle autorità pubbliche, rilevando come i rapporti del
Commissario sui Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa e dell’Alto Commissariato sui Rifugiati delle
Nazioni Unite accertino la
della condizione di precarietà e vulnerabilità dei richiedenti asilo inGrecia.
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References: § 26
 art. 6
 sentenza 
 §24
 §44
 § 5
 sentenza 
 § 51
 art. 3
 § 130
 § 249