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Timestamp: 2017-01-20 20:07:39+00:00

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HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 180 codice civile: Amministrazione dei beni della comunione L’AUTORE: Redazione
L’amministrazione (1) dei beni della comunione e la rappresentanza in giudizio per gli atti ad essa relativi spettano disgiuntamente ad entrambi i coniugi.
Il compimento degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, nonché la stipula dei contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento e la rappresentanza in giudizio per le relative azioni spettano congiuntamente ad entrambi i coniugi (2).
Diritti personali di godimento: diritti che attribuiscono il potere di pretendere da un altro soggetto (debitore) la concessione di una cosa in godimento (si pensi al contratto di locazione [v. 1571]).
(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 59) (Riforma del diritto di famiglia).
(2) Secondo la giurisprudenza, quando un solo coniuge conclude un contratto di locazione, in qualità di conduttore, ciò non implica la necessaria partecipazione dell’altro coniuge alle vicende sostanziali e processuali del contratto. Se, invece, un coniuge concede in locazione un bene della comunione, la legittimazione a far valere i diritti derivanti dal contratto spetta anche all’altro coniuge.
Gli atti di straordinaria amministrazione, quelli cioè più importanti per la vita familiare, devono essere realizzati da entrambi i coniugi in accordo tra loro, per evitare abusi dell'uno ai danni dell’altro.
Nella comunione legale tra coniugi ex art. 177 c.c. non vi è potere di rappresentanza reciproca in capo a ciascuno di essi, mancando ogni previsione normativa in tal senso, sicchè, per l'ipotesi di alienazione di un fondo, la "denuntiatio" ex art. 8, l. 26 maggio 1965, n. 590, ad uno solo dei coniugi coltivatori in regime di comunione non ha effetto nei confronti dell'altro ai fini del decorso del termine di esercizio del diritto di prelazione. Cassa con rinvio, App. Perugia, 11/11/2010
Cassazione civile sez. III 10 luglio 2014 n. 15754 La rappresentanza in giudizio per gli atti relativi all'amministrazione dei beni facenti parte della comunione legale spetta, a norma dell'art. 180 c.c., ad entrambi i coniugi e, quindi, ciascuno di essi è legittimato ad esperire qualsiasi azione, non solo le azioni di carattere reale o con effetti reali, dirette alla tutela della proprietà o del godimento della cosa comune, ma anche, e a maggior ragione, le azioni relative ai diritti di obbligazione, senza che sia necessaria la partecipazione al giudizio dell'altro coniuge. Cassa con rinvio, App. Torino, 17/10/2005
Cassazione civile sez. II 26 luglio 2013 n. 18123 La comunione legale tra coniugi costituisce una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente a oggetto tutti i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Nei rapporti con i terzi, pertanto, ciascun coniuge mentre non può disporre della propria quota, bene può disporre dell'intero bene comune, mentre il consenso dell'altro coniuge si configura come un negozio unilaterale autorizzativo che rimuove un limite all'esercizio del potere dispositivo sul bene e si traduce in un vizio da far valere ai sensi dell'art. 184 c.c. nel termine di un anno dalla conoscenza dell'atto o dall'atto della trascrizione.
Cassazione civile sez. II 30 gennaio 2013 n. 2202 Per l'esecuzione in forma specifica, a norma dell'art. 2932 c.c., di un preliminare di vendita di un bene immobile rientrante nella comunione legale dei coniugi, non è necessaria la sottoscrizione di entrambi i promittenti venditori, ma è sufficiente il consenso del coniuge non stipulante, traducendosi la mancanza di detto consenso in un vizio di annullabilità, da far valere, ai sensi dell'art. 184 c.c., nel rispetto del principio generale della buona fede e dell'affidamento, entro il termine di un anno, decorrente dalla conoscenza dell'atto o dalla trascrizione.
Cassazione civile sez. II 24 luglio 2012 n. 12923 In tema di regime patrimoniale della famiglia, lo scioglimento della comunione legale dei beni fra i coniugi si verifica ex nunc con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, il quale non è impedito dalla proposizione dell'appello con esclusivo riferimento all'addebito, all'affidamento dei figli ed all'assegno di mantenimento, importando esso acquiescenza alla parte autonoma della sentenza sulla separazione. Tale indirizzo interpretativo (inaugurato da Cass. S.U. n. 15279 del 4 dicembre 2001) non vale soltanto per il futuro, in quanto dal mutamento di esegesi sulla scindibilità della pronuncia sulla separazione dal capo riferito all'addebito, non derivano preclusioni o decadenze per la parte, il cui diritto di azione e difesa non è compromesso, onde non è applicabile il principio in tema di overruling, secondo cui il mutamento della precedente interpretazione della Corte di cassazione su di una norma processuale non opera nei confronti della parte, che in detta interpretazione abbia incolpevolmente confidato.
Cassazione civile sez. II 16 aprile 2012 n. 5972 Giustizia amministrativa
Le azioni rivolte alla tutela dell'integrità del patrimonio immobiliare, in cui ai sensi dell'art. 180 c.c. la rappresentanza in giudizio deve considerarsi spettante disgiuntamente ad entrambi i coniugi, rientrano tra quelle a carattere reale o con effetti reali, dirette alla tutela della proprietà e del godimento comune, con la conseguenza che gli effetti si estendono anche nei riguardi nel coniuge assente, escludendosi il litisconsorzio necessario, sulla base della natura unica ed inscindibile del rapporto dedotto in giudizio e l'incidenza sul rapporto medesimo dell'iniziativa dell'unico coniuge, con effetti sulla comunione in quanto tale.
Consiglio di Stato sez. IV 21 ottobre 2013 n. 5103 La circostanza che ciascun coniuge sia titolare della legittimazione processuale in relazione ai beni in comunione ex art. 180 c.c., non comporta che lo stesso sia abilitato anche alla spendita del nome dell'altro coniuge in assenza di procura ad hoc.
T.A.R. Napoli (Campania) sez. VII 16 luglio 2013 n. 3708
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References: Art. 180
 art. 177
 art. 8
 sentenza 
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 Cass. 
 art. 180