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Timestamp: 2020-05-29 17:47:22+00:00

Document:
Informativa ANC Napoli Nord n° 31-2019
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Informativa ANC Napoli Nord n° 31-2019 – 28 settembre 2019
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I giudici della Corte di Cassazione, con la sentenza 23301 del 18/09/2019 si sono espressi in merito agli effetti previdenziali nel caso di definizione della lite tributaria di cui all’art. 39, co. 12, del D.L. n. 98/2011.Nella sentenza i giudici hanno sancito che la definizione delle liti pendenti ha effetto esclusivamente sul versante fiscale non in ambito contributivo. Infatti, così come prevede la legge, possono essere definite unicamente le controversie instaurate dinnanzi alla giurisdizione tributaria non ordinaria.
Inoltre, ricordano gli ermellini, laddove il legislatore abbia voluto eccezionalmente estendere una definizione fiscale in ambito contributivo lo ha fatto espressamente, come ad esempio in tema di mediazione fiscale (art. 17-bis del D.Lgs. n. 546/1992) o di accertamento con adesione (art. 2 del D.Lgs. n. 218/1997). In casi diversi da quelli appena indicati, la definizione fiscale concordata non può incidere sull’imponibile contributivo.
In definitiva, l’attuale prassi del sistema di riscossione dei contributi prevede che, laddove ci sia un accertamento del maggior reddito, i contributi vengono solo indicati nell’accertamento stesso, ma la pretesa verrà richiesta dall’INPS mediante avviso di addebito ex art. 30, del D.L. n. 78/2010. Pertanto, il contribuente può in ogni caso e in qualsiasi modo censurare il maggior imponibile contributivo, a nulla rilevando che il rapporto fiscale sia stato definito.
Il socio cedente quote di srl non è soggetto ad un generico obbligo di non concorrenza
Il Tribunale di Bologna si pronuncia premettendo che, in materia di S.r.l. e, più in generale, di società di capitali, la legge non prevede alcun generico obbligo di non concorrenza per il socio uscente, diversamente da quanto invece è espressamente previsto, come noto, per le società in nome collettivo ex art. 2301 c. c..
Escluso quindi che un obbligo di non concorrenza sia imposto ex lege, l’iter argomentativo dei Giudici bolognesi muove verso l’individuazione delle specifiche ipotesi nelle quali tale divieto possa operare.
In secondo luogo, nella sentenza in commento viene chiarito che ove manchino espresse previsioni contrattuali, sarebbe possibile individuare un obbligo di non concorrenza applicabile alle società di capitali, facendo applicazione analogica, al ricorrerne dei presupposti, dell’art. 2557 c.c..
Come noto, la norma trova applicazione in ipotesi di cessione d’azienda, e recita: “chi aliena l’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta”.
Ed invero, secondo un già consolidato orientamento della Corte di Cassazione, il dettato dell’art. 2557 c.c. può trovare applicazione analogica in materia di società di capitali, trattandosi di una norma che non ha natura eccezionale, in quanto con essa “il legislatore non ha posto una norma derogativa del principio di libera concorrenza, ma ha inteso disciplinare nel modo più congruo la portata di quegli effetti connaturali al rapporto contrattuale posto in essere dalle parti” (Cass. civ. 27505, 11/11/2008; Cass. civ. 9682, 24/07/2000; Cass. civ. 549, 20/01/1997).
Si tratta invero di una indagine complessa, nella quale, come affermato dalla Suprema Corte, è richiesto al giudice del merito di indagare tenendo conto di tutte le circostanze e le peculiarità del caso concreto, se tale cessione abbia realizzato effetti equivalenti a quelli cui avrebbe portato l’alienazione dell’intera azienda, e se abbia inoltre comportato la sostituzione dell’imprenditore cessionario con quello societario nella gestione della stessa (in questo senso, Cass. Civ. 19430, 23/09/2011).
'“Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2017-2019”: in scadenza i termini per la compilazione del Questionario della Corte dei conti
Con un Comunicato reso noto sul proprio sito istituzionale, la Corte dei conti ricorda alle Amministrazioni territoriali che l’accesso, ai fini della compilazione del Questionario per la valutazione dello stato di attuazione del “Piano triennale per l’informatica nella P.A.” sarà possibile fino al 30 settembre 2019.
Il “Questionario per la valutazione dello stato di attuazione del Piano Triennale per l’informatica nella P.A.” predisposto dalla Corte dei conti – Sezione delle Autonomie, con il contributo tecnico del “Team per la Trasformazione Digitale”, è strumentale all’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione della “Agenda Digitale” da parte dei Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Province autonome (vedi Entilocalinews n. 30 del 29 luglio 2019).
Tutte le Amministrazioni coinvolte sono pertanto tenute a procedere alla compilazione e alla trasmissione di tale Documento entro il 30 settembre 2019.
L’indagine ha come scopo quello di fornire una Relazione dettagliata al Parlamento sullo stato di avanzamento e diffusione di strumenti digitali e informatizzazione nelle Pubbliche Amministrazioni che l’Agenda Digitale ha posto come obbiettivi raggiungibili attraverso l’attuazione del “Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2017-2019”.
Si ricorda infine che l’accesso al Questionario potrà avvenire esclusivamente attraverso l’utilizzo di credenziali di accesso “Spid”. Poiché tali credenziali sono riferite alla singola persona fisica è necessario che ogni Ente individui un incaricato, al fine di procedere alla compilazione del Questionario, munendolo preliminarmente di tali credenziali.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 30
 art. 2301
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.