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Timestamp: 2020-06-02 02:58:47+00:00

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Art. 147 codice penale - Rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena - Brocardi.it
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Rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena
Dispositivo dell'art. 147 Codice penale
L'esecuzione di una pena può essere differita(1):
1) se è presentata domanda di grazia, e l'esecuzione della pena non deve essere differita a norma dell'articolo precedente;
2) se una pena restrittiva della libertà personale deve essere eseguita contro chi si trova in condizioni di grave infermità fisica(2);
Nel caso indicato nel numero 1, l'esecuzione della pena non può essere differita per un periodo superiore complessivamente a sei mesi, a decorrere dal giorno in cui la sentenza è divenuta irrevocabile, anche se la domanda di grazia è successivamente rinnovata.
Nel caso indicato nel numero 3) del primo comma il provvedimento è revocato, qualora la madre sia dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale sul figlio ai sensi dell'articolo 330 del codice civile, il figlio muoia, venga abbandonato ovvero affidato ad altri che alla madre(3).
Il provvedimento di cui al primo comma non può essere adottato o, se adottato, è revocato se sussiste il concreto pericolo della commissione di delitti(4).
(2) La valutazione inerente la gravità dell'infermità fisica deve tenere conto della considerazione oggettiva della malattia, in relazione alle condizioni di efficienza sanitaria del singolo istituto carcerario, intese come possibilità di fruire, in stato di libertà, di cure e trattamenti sostanzialmente diversi e più efficaci rispetto a quelli che possono essere prestati in regime di detenzione.
(3) Tale comma ha subito delle modifiche successivamente alla riforma del diritto di famiglia, avvenuta con il d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154. Nello specifico, attraverso l'articolo 93, comma 1, lett. h) di tale decreto ha sostituito l'espressione "potestà" con "responsabilità genitoriale".
(4) Il comma in esame è stato introdotto successivamente per effetto della legge 8 marzo 2001, n. 40 (art.1 comma 8).
Spiegazione dell'art. 147 Codice penale
Mentre l'articolo precedente regola i casi di rinvio obbligatorio della pena (art. 146), qui il rinvio è invece facoltativo, e quindi dipende dalla discrezionalità del giudice.
Nel caso in cui sia presentata domanda di grazia (art. 174) al Presidente della Repubblica, l'esecuzione può essere differita per un periodo massimo di sei mesi che decorrono dal giorno in cui la sentenza è divenuta irrevocabile. Dunque, tale differimento opera solamente nei casi in cui l'esecuzione della pena non sia ancora iniziata.
Nel caso di grave infermità fisica, il giudice deve valutare se le condizioni di salute del condannato siano o meno compatibili con le finalità rieducative della pena e con le concrete possibilità di reinserimento sociale conseguenti alla rieducazione. All'esito di tale valutazione, qualora l'espiazione della pena appaia contraria al senso d'umanità per le eccessive sofferenze da essa derivanti, ovvero appaia priva di significato rieducativo, troverà applicazione la presente norma.
Il caso dunque di rinvio facoltativo opera dunque in casi residuali, come ad esempio quando il condannato sia affetto da AIDS non conclamata.
Il rinvio è altresì facoltativo nei casi in cui il condannato sia madre di prole inferiore ai tre anni d'età (v. differenza con art. 146).
In tutti i casi suesposti il provvedimento non può essere adottato oppure va revocato quando vi sia il pericolo della commissione di delitti, giudizio fondato anch'esso sulla discrezionalità del giudice.
Massime relative all'art. 147 Codice penale
Cass. pen. n. 46560/2017
In caso di presentazione di domanda di grazia, il differimento dell'esecuzione della pena non può superare complessivamente sei mesi, decorrenti dal giorno in cui la sentenza è divenuta irrevocabile, anche nell'ipotesi in cui la decisione sulla domanda non sia stata assunta in questo lasso di tempo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 46560 del 10 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 52979/2016
In tema di misure alternative alla detenzione, nel caso di istanza di condannato ultrasettantenne con problemi di salute, il tribunale è tenuto a motivare specificamente sulla compatibilità del mantenimento in carcere con la tutela del diritto alla salute, la funzione rieducativa della pena e il senso di umanità, incidendo inevitabilmente l'età del detenuto sulle valutazioni richieste dagli artt. 147 cod. pen. e 47-ter ord. pen. in relazione ai principi costituzionali di riferimento. (Fattispecie nella quale la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza di rigetto dell'istanza di detenzione domiciliare o di differimento della pena di un soggetto di settantacinque anni, gravemente cardiopatico, cieco ad un occhio e non in condizioni di camminare).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 52979 del 14 dicembre 2016)
Cass. pen. n. 789/2014
In tema di differimento facoltativo della pena detentiva, ai sensi dell'art. 147 cod. pen., comma primo, n. 2), è necessario che la malattia da cui è affetto il condannato sia grave, cioè tale da porre in pericolo la vita o da provocare rilevanti conseguenze dannose e, comunque, da esigere un trattamento che non si possa facilmente attuare nello stato di detenzione, operando un bilanciamento tra l'interesse del condannato ad essere adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva negato il differimento ad un detenuto che aveva rifiutato un ciclo di fisiokinesiterapia e che non necessitava di costanti contatti con presidi sanitari esterni).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 789 del 10 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 26678/2013
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 26678 del 19 giugno 2013)
Cass. pen. n. 972/2012
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 972 del 13 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 1371/2011
La detenzione domiciliare non va concessa quando le patologie, pur gravi e plurime, possono essere adeguatamente trattate in regime di detenzione carceraria.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1371 del 19 gennaio 2011)
Cass. pen. n. 43488/2010
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 43488 del 9 dicembre 2010)
Cass. pen. n. 8100/2010
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8100 del 1 marzo 2010)
Cass. pen. n. 44968/2009
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 44968 del 24 novembre 2009)
Cass. pen. n. 475/2004
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 475 del 9 gennaio 2004)
Cass. pen. n. 32747/2003
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 32747 del 4 agosto 2003)
Cass. pen. n. 25928/2001
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 25928 del 26 giugno 2001)
Cass. pen. n. 17208/2001
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 17208 del 28 aprile 2001)
Cass. pen. n. 16183/2001
È immanente al vigente sistema normativo una sorta di incompatibilità presunta con il regime carcerario per il soggetto che abbia compito i settanta anni, sicché, nell'ipotesi di esecuzione della pena detentiva che lo riguardi, in presenza di un'istanza di differimento per motivi di salute o, in alternativa, di detenzione domiciliare, l'indagine del giudice in ordine alla gravità delle infermità che lo affliggono e alla loro compatibilità con lo stato detentivo non è decisiva, pur se utile, mentre è determinante l'accertamento della sussistenza di circostanze eccezionali, tali da imporre l'inderogabilità dell'esecuzione stessa ovvero da contrastare con la possibilità di renderla meno afflittiva, ricorrendone le condizioni di legge, mediante la detenzione domiciliare.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 16183 del 20 aprile 2001)
Cass. pen. n. 8936/2001
Ai fini del differimento facoltativo dell'esecuzione della pena per infermità fisica, il grave stato di salute va inteso come patologia implicante un serio pericolo per la vita o la probabilità di altre rilevanti conseguenze dannose, eliminabili o procrastinabili con cure o trattamenti tali da non poter essere praticati in regime di detenzione inframuraria neppure mediante ricovero in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura ai sensi dell'art. 11 della legge 26 luglio 1975 n. 354 (cd. ordinamento penitenziario). (Fattispecie nella quale è stato ritenuto corretto il diniego del rinvio dell'esecuzione nei confronti di un condannato affetto da ipertensione arteriosa, ectasia aortica, cardiopatia ipertensiva in aortomiocardiosclerosi senile, pregresso adenocarcinoma prostatico e cisti renali in reni di tipo senile, patologie ritenute tutte di non particolare gravità e oramai stabilizzate).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8936 del 5 marzo 2001)
Cass. pen. n. 4328/2000
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4328 del 4 agosto 2000)
Cass. pen. n. 727/2000
Ai fini della concessione del rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena per grave infermità fisica, è necessario che le condizioni patologiche siano tali da rendere obiettivamente impossibile fronteggiarle in ambiente carcerario, a nulla rilevando che esse, indipendentemente dal tipo di malattia che lo ha determinato, possa essere trattato meglio in ambiente extracarcerario. (Fattispecie nella quale il condannato, dopo essere stato sottoposto ad intervento chirurgico di rivascolarizzazione arteriosa in centro clinico specializzato, aveva trascorso quindici giorni di ricovero post-operatorio presso un ospedale civile, dopo il quale le sue condizioni di salute erano ritornate soddisfacenti).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 727 del 6 marzo 2000)
Cass. pen. n. 5949/1999
In tema di rinvio dell'esecuzione della pena per grave infermità fisica, ai sensi dell'art. 147, comma 1, n. 2, c.p., pur sussistendo il dovere, per il giudice, di tener conto, indipendentemente dalla compatibilità o meno dell'infermità con le possibilità di assistenza e cura offerte dal sistema carcerario, anche dell'esigenza di non ledere comunque il fondamentale diritto alla salute ed il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, previsti rispettivamente dagli artt. 32 e 27, comma III, della Costituzione, non può dirsi però che la mancanza di un espresso richiamo a tali principi, in caso di diniego del beneficio, costituisca di per sè, necessariamente, un vizio di mancata motivazione, censurabile in sede di legittimità. Occorre, infatti, a tale ultimo fine, che detta mancanza si accompagni all'accertata sussistenza di un quadro patologico di tale gravità da far risaltare ictu oculi la possibilità che esso, nonostante la fruibilità di adeguate cure anche in stato di detenzione, dia luogo ad una sofferenza aggiuntiva, derivante proprio dalla privazione di libertà in sè e per sè considerata, in conseguenza della quale l'esecuzione della pena risulti incompatibile con i richiamati principi costituzionali; e ciò considerando inoltre che la detta sofferenza aggiuntiva è comunque inevitabile ogni qual volta la pena debba essere eseguita nei confronti di soggetto in non perfette condizioni di salute, di tal che essa può assumere rilievo solo quando si appalesi, presumibilmente, di entità tale — in rapporto appunto alla particolare gravità di dette condizioni — da superare i limiti dell'umana tollerabilità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5949 del 4 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 4574/1997
Non rientra tra le gravi infermità fisiche, per le quali l'art. 147 c.p. consente il rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena, lo stato di grave debilitazione fisica conseguente a patologia anoressica.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4574 del 21 agosto 1997)
Cass. pen. n. 3046/1997
Ai fini del rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena, nel caso previsto dall'art. 147, comma primo, n. 2, c.p. deve farsi riferimento soltanto alla oggettiva «gravità» dell'infermità fisica, la quale sia tale da dar luogo, cumulata alla ordinaria afflittività della restrizione della libertà, ad un «trattamento contrario al senso di umanità» e ad una sostanziale elusione del diritto individuale, costituzionalmente garantito, alla tutela della salute da parte dell'ordinamento, nulla rilevando, per converso, l'eventuale compatibilità dello stato patologico con la permanenza in carcere, sotto il profilo della possibilità di apprestamento, anche in costanza dello stato di detenzione, delle opportune terapie.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3046 del 17 maggio 1997)
Cass. pen. n. 6283/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6283 del 4 febbraio 1997)
Cass. pen. n. 4690/1996
Il differimento della pena per motivi di salute può essere giustificato solo con l'impossibilità di praticare utilmente le cure necessarie nel corso dell'esecuzione della pena, non già dalla possibilità di praticarle meglio fuori della struttura penitenziaria.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4690 del 11 ottobre 1996)
Cass. pen. n. 266/1996
Non può farsi luogo al differimento facoltativo dell'esecuzione della pena ai sensi dell'art. 147, primo comma, n. 2 c.p. quando il condannato si rifiuti, senza plausibile giustificazione, di sottoporsi ad intervento chirurgico e l'infermità da cui è affetto sia curata con terapia medica, non risolutiva, ma regolarmente effettuata in regime di detenzione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 266 del 21 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 5486/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5486 del 24 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 4727/1995
Per legittimare il rinvio dell'esecuzione della pena per grave infermità fisica ai sensi dell'art. 147 n. 2 c.p. è necessario che ci si trovi in presenza o di una prognosi infausta quoad vitam oppure che il soggetto abbia bisogno di cure e trattamenti indispensabili tali da non poter essere praticati in regime di detenzione intramuraria neppure mediante ricovero in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura ai sensi dell'art. 11 della L. 26 luglio 1975, n. 354 (c.d. ordinamento penitenziario). (Fattispecie relativa a diagnosi di stenosi dell'uretra e del collo vescicale, nonché di adenoma prostatico).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4727 del 24 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 4192/1995
Pur dovendosi, di regola, escludere l'interesse del condannato ad ottenere il beneficio della liberazione anticipata, ai sensi dell'art. 54 dell'ordinamento penitenziario, quando manchi l'attualità dello stato di detenzione, deve ritenersi che detto principio non operi quando lo stato di libertà dell'interessato non derivi dall'avvenuta espiazione della pena ma dall'esistenza di un provvedimento quale il differimento dell'esecuzione ai sensi dell'art. 147 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4192 del 8 settembre 1995)
Cass. pen. n. 542/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 542 del 5 aprile 1995)
Cass. pen. n. 982/1995
In tema di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena che debba essere eseguita contro chi si trova in stato di grave infermità fisica (art. 147, comma 1, n. 2, c.p.), deve ritenersi evidente, anche se non espressamente previsto dal legislatore (a differenza di quanto si verifica, invece, con riguardo al caso previsto dal n. 3 del citato art. 147 c.p.), che il provvedimento che concede il differimento possa e debba essere revocato qualora si accerti che siano cessate, per guarigione, quelle condizioni di grave infermità che erano state alla base della concessione. La espressa previsione, infatti, in determinati casi, della possibilità di revoca lascia chiaramente intendere che detta possibilità sussiste anche in ogni altro caso di differimento, quando il relativo motivo sia venuto meno. (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stata ritenuta legittima la revoca di un provvedimento di differimento pena, a suo tempo adottato nei confronti di un soggetto affetto da cecità in considerazione soprattutto della gravissima compromissione alla vita di relazione derivante da detta menomazione fisica, essendo risultato che quel medesimo soggetto, in epoca successiva, non solo era stato comunque in grado di svolgere una serie di normali attività di relazione, ma aveva anche diretto un vasto traffico di stupefacenti).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 982 del 29 marzo 1995)
Cass. pen. n. 4581/1994
Il differimento dell'esecuzione della pena previsto dall'art. 147, n. 2, c.p. può essere concesso solo in caso di infermità fisica del condannato tale da rendere incompatibile la sua presenza nella struttura carceraria per l'impossibilità di provvedere in tale ambiente alle cure necessarie; pertanto la previsione di un intervento chirurgico non urgente, da eseguirsi in centro altamente specializzato, non costituisce di per sè motivo valido per tale differimento in quanto l'intervento stesso potrà essere eseguito in centro clinico penitenziario od eventualmente in centro estraneo con l'autorizzazione di cui all'art. 11 dell'ordinamento penitenziario.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4581 del 1 dicembre 1994)
La concessione del rinvio dell'esecuzione della pena con la contestuale arbitraria imposizione al condannato di obblighi tali da far configurare il periodo di differimento come un vero e proprio regime di sostanziale detenzione domiciliare comporta la necessità di computare detto periodo ai fini della determinazione della sanzione da espiare.
Cass. pen. n. 2080/1994
La guaribilità o reversibilità della malattia non sono requisiti richiesti dalla normativa vigente in tema di differimento dell'esecuzione della pena, per la cui concessione è sufficiente che l'infermità sia di tale rilevanza da far apparire l'espiazione in contrasto con il senso di umanità cui fa riferimento l'art. 27 della Costituzione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2080 del 7 luglio 1994)
Cass. pen. n. 1462/1994
Ai fini del riconoscimento delle condizioni di «grave infermità fisica», in presenza delle quali, ai sensi dell'art. 147, primo comma, n. 2, c.p., può darsi luogo al differimento della pena, pur dovendosi ritenere che dette condizioni siano da considerare sussistenti quando, tra l'altro, risulti non assolutamente impossibile, ma semplicemente non agevole l'apprestamento, in stato di detenzione, delle cure e degli interventi necessari, va tuttavia tenuto presente che per «stato di detenzione» non può e non deve intendersi soltanto quello caratterizzato dalla presenza del condannato in uno stabilimento carcerario, ma anche quello che, occorrendo, può realizzarsi in un centro clinico dell'amministrazione penitenziaria e perfino in un luogo esterno di cura ove, ai sensi dell'art. 11, secondo comma, dell'ordinamento penitenziario, il condannato, in caso di necessità, può essere ricoverato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1462 del 30 aprile 1994)
Cass. pen. n. 1068/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1068 del 12 aprile 1994)
La potestà punitiva dello Stato, che l'esecuzione della pena attiva con la costrizione del condannato, ha un limite - che ne impone, pertanto il rinvio - costituito dalla tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo che neppure la generale inderogabilità dell'esecuzione della condanna può sopravanzare, allorché la pena, per le condizioni di grave infermità del soggetto, finisca per costituire un trattamento contrario al senso di umanità, così perdendo la tendenza alla rieducazione. (Nella specie si è ritenuto che la generica precarietà di condizioni di salute, non incompatibili con lo stato di detenzione, non autorizzasse un differimento dell'esecuzione della pena).
Cass. pen. n. 1537/1993
Per grave infermità fisica legittimante il differimento della esecuzione della pena ai sensi dell'art. 147 c.p. è da intendersi quello stato patologico che, indipendentemente dal tipo di malattia che lo ha determinato, non è suscettibile di adeguate cure nell'ambiente carcerario. (Nella specie la Cassazione ha ritenuto corretta la decisione del tribunale di sorveglianza che aveva escluso che l'insufficienza cardiaca da miocardiopatia postinfartuale, l'ipertensione arteriosa e la bronchite cronica, da cui era affetto il condannato, determinassero uno stato patologico assolutamente incompatibile con il regime carcerario).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1537 del 18 giugno 1993)
Cass. pen. n. 5037/1993
In tema di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena per gravi ragioni di salute, il giudice di merito, con adeguata e coerente motivazione, deve dar ragione delle sue scelte, bilanciando il principio costituzionale dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (art. 3 Cost.) con quello di tutela della salute (art. 32 Cost.) e del senso di umanità (art. 27 Cost.) che deve caratterizzare l'esecuzione della pena. (Nella specie si è ritenuta corretta la motivazione del giudice di merito che aveva negato il differimento dell'esecuzione per coesistenza di infermità cronicizzate all'apparato respiratorio con ipertrofia prostatica, ernia inguinale e algie al rachide lombosacrale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5037 del 15 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 4402/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4402 del 15 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 2819/1992
La potestà punitiva dello Stato, che l'esecuzione della pena attua con la costrizione del condannato, ha un limite costituito dalla tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo (art. 32 Cost.), che neppure la generale inderogabilità dell'esecuzione della condanna può sopravanzare allorquando la pena, per le condizioni di grave infermità fisica del soggetto (art. 147, comma primo n. 2, c.p.), finisca col costituire un trattamento contrario al senso di umanità, così perdendo la tendenza alla rieducazione. Nella motivazione del potere di rinvio di esecuzione della pena, il giudice di merito deve dare ragione delle sue scelte, bilanciando il principio costituzionale di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (art. 3 Cost.) con quelli della tutela della salute (art. 32 Cost.) e del senso di umanità (art. 27 Cost.) che deve caratterizzare l'esecuzione della pena, per modo che in sede di legittimità se ne possa valutare la correttezza e la completezza. (Nella specie la Corte di cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale di sorveglianza di rigetto dell'istanza di sospensione dell'esecuzione della pena proposta da condannato ultrasettantenne, a cui era stata accertata stenosi di vari tronchi coronarici che in alcuni tratti raggiungeva il 75 per cento, cardiopatia ischemica, diabete, insufficienza renale ed altre malattie).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2819 del 6 luglio 1992)
Cass. pen. n. 1050/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1050 del 5 maggio 1992)
Cass. pen. n. 104/1992
In tema di rinvio dell'esecuzione della pena, ai sensi dell'art. 147 n. 2 c.p., poiché la ratio ispiratrice della norma, in relazione ai referenti di rango costituzionale, è costituita dal divieto di trattamento disumano del condannato (art. 27 terzo comma Cost.) e dall'obbligo di conservare alla pena il principio di legalità (art. 25 secondo comma Cost.), occorre che il giudice valuti, da un lato, l'entità dell'aggravio di pena che indubbiamente comporta l'espiazione in costanza di grave infermità fisica e, d'altro lato, se tale aggravio di pena, compatibile con la certezza della sanzione (e dunque con esigenze di prevenzione generale), non realizzi una violazione del principio di legalità della pena in espiazione e non si risolva in un'inutile violazione del divieto di trattamenti disumani verso il condannato, per la maggiore sofferenza che per lui rappresenta l'espiazione della suddetta pena. (Nella fattispecie, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza di rigetto dell'istanza di differimento dell'esecuzione della pena, rilevando che i concetti di gravità del danno fisico, di possibilità di cura di esso all'interno del carcere o all'esterno erano stati tutti risolti in chiave di compatibilità della malattia con la permanenza dello stato di custodia, senza alcuna considerazione per le possibili minori garanzie che, in vista dell'auspicato recupero funzionale degli organi colpiti, potevano offrire gli interventi operatori programmati ove eseguiti in sospensione dell'esecuzione della pena, considerato che anche il supporto psicologico può rivestire importanza rilevante, anche se non decisiva, nella buona riuscita di interventi operatori).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 104 del 10 marzo 1992)
Cass. pen. n. 358/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 358 del 3 marzo 1992)
Corte cost. n. 274/1990
È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, l'art. 684 c.p.p. 1988 nella parte in cui attribuisce al Ministro di grazia e giustizia e non al tribunale di sorveglianza di provvedere al differimento della esecuzione della pena, a norma dell'art. 147, primo comma, n. 1, c.p.
(Corte costituzionale, sentenza n. 274 del 31 maggio 1990)
n. 274/1990
(, sentenza n. 274 del 31 maggio 1990)
Cass. pen. n. 1189/1990
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1189 del 17 maggio 1990)
Cass. pen. n. 304/1987
Ai fini del differimento dell'esecuzione di una pena restrittiva della libertà personale ex art. 147 c.p., non è sufficiente che l'infermità fisica menomi in maniera anche rilevante la salute del soggetto e sia suscettibile di generico miglioramento mediante il ritorno alla libertà, ma è necessario invece, che l'infermità sia di tale gravità da far apparire l'espiazione della pena detentiva in contrasto con il senso di umanità cui si ispira la norma costituzionale. Neanche la prognosi infausta quoad vitam crea, automaticamente, un contrasto fra l'esecuzione della pena ed il senso di umanità né rende di per sé operativa la disposizione dell'art. 147, n. 2, c.p., ma occorre che la malattia sia, allo stato, di tale gravità da escludere, ad un tempo, la pericolosità del condannato e la sua capacità di avvertire l'effetto rieducativo del trattamento penitenziario.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 304 del 14 marzo 1987)
Cass. pen. n. 1361/1986
Ai fini del differimento dell'esecuzione di una pena restrittiva della libertà personale consentito ai sensi dell'art. 147, primo comma n. 2, c.p. per chi si trova in condizioni di grave infermità fisica, deve ritenersi grave non esclusivamente quello stato patologico del condannato che determina il pericolo di morte, ma pure ogni altro stato di infermità fisica che cagioni il pericolo di altre rilevanti conseguenze dannose o, quantomeno, esiga un trattamento che non si possa attuare in ambiente carcerario e che necessariamente abbia probabilità di regressione nel senso del recupero, totale o parziale, dello stato di salute.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1361 del 27 settembre 1986)

References: Articolo 147
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 art. 146

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 art. 147
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 art. 147
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