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Timestamp: 2020-08-14 14:47:38+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 12184 del 08/05/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12184 del 08/05/2019
Cassazione civile sez. I, 08/05/2019, (ud. 27/02/2019, dep. 08/05/2019), n.12184
sul ricorso 11238/2018 proposto da:
M.J., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la
avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI, del 09/03/2018;
Il Tribunale di Napoli, con decreto depositato il 9 marzo 2018, ha rigettato la domanda di M.J., cittadino della Nigeria, volta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale o, in subordine, della protezione umanitaria.
E’ stato, in primo luogo, ritenuto che difettassero i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, sul rilievo che le dichiarazioni del ricorrente non erano credibili e comunque la lamentata minaccia alla sua incolumità proveniva da soggetti non statali. Inoltre, con riferimento alla richiesta di protezione sussidiaria, è stata evidenziata dal Tribunale l’insussistenza del pericolo del ricorrente di essere esposto a grave danno in caso di ritorno nel paese d’origine, atteso che la violenza alimentata da motivi religiosi, sfociata in un vero e proprio conflitto armato, non interessava l’area di provenienza del ricorrente (Delta State), ma aree diverse della Nigeria.
Ha proposto ricorso per cassazione M.J. affidandolo a cinque motivi. Il Ministero dell’Interno si è costituito in giudizio con controricorso.
1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360, comma 1, n. 5, per omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti.
Lamenta il ricorrente che la ricostruzione dei fatti operata dal Tribunale, verosimilmente per un refuso, era completamente diversa da quella dallo stesso fornita.
Contesta le dichiarazioni che, secondo il Tribunale, lo stesso avrebbe reso innanzi alla Commissione Territoriale, essendo, infatti, nato e vissuto nello stato di Bayelsa della Nigeria – e non nel Delta State – non aveva mai frequentato l’Università, non era fuggito perchè minacciato da membri della setta segreta Eyes, ma per le aggressioni e ulteriori minacce della banda di criminali detta “(OMISSIS)”.
Il ricorrente ha riportato nel ricorso per cassazione il contenuto integrale del verbale della sua audizione innanzi alla Commissione territoriale, ma non ha neppure dedotto di aver riportato tali circostanze nel ricorso innanzi al Tribunale di Napoli, non indicando quindi nè il luogo nè il modo di deduzione in primo grado dei fatti il cui esame ritiene omesso, essendosi limitato genericamente ad affermare di aver dedotto nel ricorso presentato al giudice di merito di essere stato “minacciato e malmenato da una banda di criminali”, senza fornire nessun altro dettaglio attinente alla sua vicenda personale.
Il ricorso difetta quindi, sul punto, del requisito della necessaria autosufficienza e specificità.
3. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27, commi 1 e 1 bis.
Lamenta il ricorrente che il decreto si è soffermato su alcune imprecisioni del suo racconto senza considerare le difficili condizioni personali in cui lo stesso si trovava e senza escludere la sostanziale verità del fatto raccontato, non valutando quindi la sostanziale coerenza e plausibilità della narrazione.
4. Il motivo è inammissibile per genericità.
5. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 7, 8 e 11 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2.
Anche tale motivo è palesemente generico, non avendo il ricorrente parimenti indicato alcun elemento concreto attinente alla vicenda processuale che lo riguarda.
7. Con il quarto motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a) e art. 14, lett. c) e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3.
Rileva che il giudice di primo grado non ha acquisito le necessarie informazioni in ordine alla situazione socio-politica della regione di provenienza del ricorrente, limitandosi a far riferimento a rapporti datati, atteso che da siti affidabili, quali quello del Ministero degli Esteri ed Amnesty International, emergerebbe una situazione di conflitto all’interno del paese con continui episodi di violenza ad opera di gruppi armati. Sul punto, cita un rapporto di Amnesty International del 2017-2018 sul gruppo armato di Boko Haram ed episodi di uccisioni illegali, tortura e maltrattamenti e altre violazioni di diritti umani in varie regioni del paese.
Il giudice di merito ha ben evidenziato che la violenza interreligiosa della setta islamista Boko Haram non è estesa a tutto il territorio nigeriano, interessando specificamente la zona nord, che dista oltre 400 km dal luogo di provenienza del ricorrente.
Il ricorrente, nel riportare le informazioni tratte dai recenti rapporti di Amnesty International – senza neppure allegare, peraltro, di averle sottoposte all’esame del Tribunale – ha fornito dati che non si riferiscono alla zona di provenienza del ricorrente (in particolare, nè allo stato del Delta State, ritenuto dal Tribunale, nè a quello del Bayelsa, indicato nel presente ricorso), di talchè il ricorso si appalesa aspecifico.
In ogni caso,il Tribunale ha accertato – mediante il ricorso a diverse fonti internazionali aggiornate – la insussistenza di una situazione di violenza indiscriminata nello Stato di provenienza del ricorrente (Nigeria), ed il mezzo di impugnazione si limita a fornire una diversa lettura dei fatti, traducendosi sostanzialmente in una inammissibile rivisitazione del merito (Cass. 8758/2017).
9. Con il quinto motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 8, comma 3 ed al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a) e art. 14, lett. c) e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3.
10. Il motivo è infondato ai limiti dell’inammissibilità.
Ne consegue che questo Collegio, condividendo il principio di diritto sopra riportato, provvederà anche all’esame di questa domanda.
Orbene, il ricorrente non ha allegato alcuna specifica condizione di vulnerabilità tale da giustificare la concessione del permesso per motivi umanitari, facendo riferimento in modo assai generico a situazioni di torture, trattamenti inumani e violazioni di diritti umani, ma senza contestualizzarli nella sua regione di provenienza (vi è il richiamo generico al territorio nigeriano) e senza comunque correlarli alla sua vicenda personale.
Il rigetto del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, essendosi il Ministero dell’Interno costituito in giudizio.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 2.100,00, oltre S.P.A.D..

References: Sentenza 
 art. 8
 art. 27
 art. 2
 art. 3
 art. 14
 art. 8
 art. 8
 art. 3
 art. 14
 art. 8