Source: https://canestrinilex.com/risorse/bambina-morsa-nellarea-cani-padrone-condannato-cass-3187419/
Timestamp: 2019-12-14 17:02:39+00:00

Document:
cane lesioni personali
In tema di lesioni colpose, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi, pesino all’interno dell’abitazione.
In tema di omessa custodia di animali, l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto l’art. 672 c.p., collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico.
Ancora di recente, questa Corte ha ribadito che tale posizione di garanzia prescinde dalla nozione di appartenenza ed è dunque irrilevante il dato formale relativo alla registrazione dell’animale all’anagrafe canina o all’apposizione di un microchip di identificazione.
In materia di lesioni colpose, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione, laddove la pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di compagnia quali il cane, di regola mansueto così da obbligare il proprietario ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale
sez. IV Penale, sentenza 27 giugno – 18 luglio 2019, n. 31874
Presidente Piccialli – Relatore Pezzella
Il giudice di prime cure aveva condannato la G. , riconosciutele le circostanze attenuanti generiche, alla pena complessiva di 500 Euro di multa, oltre spese processuali, con condanna generica al risarcimento dei danni cagionati alla costituita parte civile, oltre alle spese di assistenza e di rappresentanza di quest’ultima, avendola ritenuta responsabile del reato previsto e punito dall’art. 590 c.p., in relazione all’art. 672 c.p., perché cagionava lesioni personali a P.D. consistite in "morso cane coscia posteriore sinistra" dalle quali derivava una malattia nel corpo giudicata guaribile in giorni 10 s.c..
All’odierna ricorrente venivano contestati profili di colpa generica (negligenza, imprudenza, imperizia), in uno con un profilo di colpa specifica (la violazione della norma di cui all’art. 672 c.p.) perché, in qualità di proprietaria e conduttrice di un cane di sesso femminile, razza pastore tedesco, identificato da microchip n. (omissis) , rispondente al nome di "(omissis) " omettendo di custodirlo con le debite cautele, non mantenendone il costante controllo e non munendolo di museruola, non impediva che lo stesso, circolando libero nell’area cani di via (omissis) nel comune di (omissis) aggredisse P.D. , accompagnato da familiare maggiorenne, procurandogli le lesioni sopra descritte. In (omissis) il (omissis) .
Il giudice del gravame del merito - ci si duole- nell’impugnata sentenza qualifica invece come "violativa delle regole cautelari" desunte dal regolamento vigente nell’area cani la condotta dell’odierna imputata, ritenendo che le stessa avrebbe lasciato "del tutto incustodito all’interno dell’area cani" il suo quadrupede e di conseguenza non si sarebbe potuta avvedere "del rischio promanante dall’ingresso nel parco del piccolo D. e della R. ".
La motivazione della sentenza impugnata sarebbe illogica nella parte in cui esclude che la condotta di R. possa definirsi come negligente, sostenendo il giudice di "non poter esigere che l’anziana controllasse ogni anfratto dell’area cani prima di accedervi".
Alla scena assistette Gj (sentito come teste nel procedimento di primo grado) il quale, notando che il bambino era rimasto ferito all’altezza della gamba sinistra (dalla quale sgorgava sangue), chiamò i soccorsi sanitari, mentre sul posto giungevano anche il marito della R. e Ru.Gi. (anch’egli teste in primo grado).
Medicato dal personale del 118, il bambino venne trasportato presso il Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento di (omissis) ove gli venne diagnosticato un "morso cane coscia posteriore sinistra", e dove gli vennero applicati i necessari punti di sutura, con una prognosi di giorni dieci.
1. in primis, su una contestazione, invero blanda, della colpa contestatale, laddove la G. sostiene di avere adempiuto ad ogni obbligo di diligenza - sub specie di vigilanza e controllo - nella conduzione del proprio pastore tedesco, all’interno dell’area cani, ivi compresi quelli promananti dal "Decalogo Aree Cani" adottato dalla Regione Lombardia in concerto con l’Ordine dei Medici Veterinari e l’ASL (…) - Dipartimento Veterinario;
Nel caso in esame, la difesa dell’imputata sostiene che la condotta della R. , nonna-custode del piccolo D. (consistita nell’accompagnare il nipote all’interno dell’area cani perdendolo, poi, di vista nei pochi istanti che precedettero l’aggressione del pastore tedesco) debba essere considerata improbabile e del tutto imprevedibile perché vietata dal "Decalogo Aree Cani" che proibirebbe l’accesso alle persone prive di cane al seguito - e perciò tale da elidere ogni connessione causale tra la gestione del proprio animale e la reazione dello stesso alla vista del minore, poi esitata nei morsi e nelle conseguenti lesioni personali.
Il richiamo è alla norma di cui all’art. 672 c.p., su cui si tornerà in seguito, che sanziona a livello amministrativo l’incauta custodia di animali, ma anche alle regole locali di cui all’art. 7, e art. 8, comma 2, del "Decalogo Aree Cani" vigente all’epoca dei fatti in contestazione, volte a garantire la sicurezza all’interno di aree ove i cani possono muoversi liberamente entrando in contatto con altri animali ed esseri umani, imponendo a padroni e conduttori di mantenere un costante controllo visivo sul quadrupede, si da poterlo richiamare in presenza di situazioni di rischio potenziale, avendo sempre a disposizione una museruola da usare nei casi di emergenza.
Il decalogo in questione, adottato di concerto dalla Regione Lombardia - ASL (…)/Dipartimento Veterinario e dall’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Milano recita:
- Art. 7 "Il proprietario deve sempre avere il controllo del cane. Tenete il cane al guinzaglio finché non siete all’interno dell’area e chiudete il cancello di accesso. Lo stesso va fatto all’uscita. Il proprietario deve avere a disposizione la museruola. Non fate vivere l’uso della museruola al vostro cane come una punizione: cercate di abituarlo in modo graduale premiandolo con una carezza o un bocconcino quando gliela mettete".
- Art. 8 "Il cane non deve mai essere lasciato incustodito all’interno dell’area cani; il conduttore deve sempre essere presente all’interno dell’area per farlo giocare in libertà e insegnategli i principali esercizi di obbedienza".
7. La recente Sez. 4, n. 51448 del 17/10/2017, Polito, Rv. 271329, alla cui articolata e condivisibile motivazione si rimanda, ha chiarito perché in un caso come quello che ci occupa trovi applicazione la sanzione penale e non la norma depenalizzata di cui all’art. 672 c.p. (che punisce, oggi con una sanzione amministrativa, "chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta"," chi, in luoghi aperti, abbandona a se stessi animali da tiro, da soma o da corsa, o li lascia comunque senza custodia, anche se non siano disciolti, o li attacca o conduce in modo da esporre a pericolo l’incolumità pubblica, ovvero li affida a persona inesperta" e "chi aizza o spaventa animali, in modo da mettere in pericolo l’incolumità delle persone".
Già nel provvedimento del 2009 si era premesso che la previsione di un elenco di razze canine "pericolose" non ha ridotto gli episodi di aggressione e non ha fondamento scientifico "in quanto non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane sulla base dell’appartenenza ad una razza o ai suoi incroci".
9. Si tratta, come è del tutto evidente, di un complesso di cautele che riassumono i principi comportamentali che la giurisprudenza di questa Corte ha in passato avuto modo di affermare con riguardo ai non pochi incidenti che hanno per protagonisti i cani, e che costituiscono un valido contributo alla prevenzione degli infortuni in materia, attraverso la "normativizzazione" delle cautele dovute.
Va peraltro aggiunto che la posizione di garanzia che grava sul detentore del cane "copre" anche i comportamenti imprudenti altrui.
11. La sentenza impugnata, pertanto, opera un buon governo anche del consolidato orientamento di questa Suprema Corte, secondo cui è configurabile l’interruzione del nesso causale tra condotta ed evento quando la causa sopravvenuta innesca un rischio nuovo e incommensurabile, del tutto incongruo rispetto al rischio originario attivato dalla prima condotta" (così Sez. 4 n. 25689 del 3.5.2016, Di Giambattista ed altri, Rv. 267374; conf. Sez. 4, n. 3312 del 2/12/2016 dep. il 2017, Zarcone, Rv. 269001). Ed ancora è stato affermato che, in tema di rapporto di causalità, non può ritenersi causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento il comportamento negligente di un soggetto che trovi la sua origine e spiegazione nella condotta colposa altrui (Sez. 4, n. 18800 del 13/4/2016, Bonanni, Rv. 267255).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 Art. 7
 Art. 8
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