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Timestamp: 2019-09-21 13:55:13+00:00

Document:
Con sentenza depositata il 9.9.2009, la Corte d'appello di Perugia rigettava il gravame proposto da G.A. avverso la pronuncia con cui il Tribunale di Terni aveva respinto la sua domanda di rivalutazione contributiva ex art. 13, l. n. 257/1992, e succ. mod. e integraz., sul presupposto che egli fosse lavoratore autonomo e, come tale, estraneo al beneficio in questione.
La Corte preliminarmente rilevava che l'appellante, pur avendo interposto appello deducendo esclusivamente l'erroneità della statuizione di primo grado per ciò che riguardava la non applicabilità ai lavoratori autonomi del beneficio invocato, con successiva memoria autorizzata aveva dedotto la propria qualità di lavoratore dipendente, di cui erroneamente non si era accorto il giudice di prime cure, e in considerazione dell'inammissibilità di nuove doglianze successive alla proposizione dell'appello rigettava il gravame, compensando le spese. Contro questa pronuncia ricorre G.A., affidandosi a due motivi. Resistono l'INPS e l'INAIL con distinti controricorsi. Il ricorrente e l'INPS hanno anche depositato memoria ex art. 378 c.p.c.
Con il secondo motivo, inoltre, il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 342 c.p.c., per avere la Corte di merito ritenuto che con la memoria depositata in appello egli avesse effettivamente ampliato il thema decidendum, invece che limitarsi a mutare il motivo per cui aveva chiesto l'applicazione dei benefici di cui all'art. 13, l. n. 257/1992, e succ. mod. e integraz.-
I due motivi possono essere trattati congiuntamente, stante l'intima connessione delle censure svolte, e sono infondati. Questa Corte ha infatti da tempo posto il principio secondo cui, potendo i motivi di impugnazione della sentenza di primo grado essere formulati solo con l'atto di appello, l'appellante non può aggiungere altre censure nel corso dell'ulteriore attività processuale, in quanto il diritto di impugnazione si esplica e si consuma con l'atto di appello, che fissa i limiti della devoluzione della controversia in sede di gravame (cfr. Cass. n. 7088 del 2001 e, più recentemente, Cass. n. 10649 del 2015).

References: sentenza 
 art. 13
 art. 378
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.