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Timestamp: 2020-05-29 02:44:57+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 4 novembre 2019, n.28222
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | VENERDÌ 29 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 4:44
Risarcimento del danno non patrimoniale a beneficio del coniuge separato.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 4 novembre 2019, n.28222MASSIMA
Il risarcimento del danno non patrimoniale può essere riconosciuto al coniuge separato a condizione che si accerti che il fatto illecito del terzo abbia provocato quel dolore e quelle sofferenze morali che di solito si accompagnano alla morte di una persona cara, previa dimostrazione che, nonostante la separazione, anche se solo di fatto, e non giudizialmente o consensualmente raggiunta, vi sia ancora un vincolo affettivo particolarmente intenso.
La Corte di Appello di Firenze, con sentenza n. 01491 del 2016, ha rigettato l'appello avverso la sentenza del Tribunale della stessa città, proposto da R.D.D., R.G.L. e R.E. quali figli i primi due e moglie di R.I., deceduto in incidente stradale accaduto in (OMISSIS).
Il Tribunale di Firenze, per quanto ancora rileva in questa sede, ritenuto il concorso di colpa, in percentuale del cinquanta per cento, di R.I. nella causazione del sinistro, aveva liquidato Euro cinquantamila in favore di ciascuno dei due figli, oramai maggiorenni ( R.D.D. e R.G.L.) a titolo di danno non patrimoniale e non aveva riconosciuto alcun risarcimento in favore di R.E., moglie del deceduto, separata di fatto dallo stesso, viceversa accordando il risarcimento dei danni in favore di R.C., R.G., R.Z., M.I. e M.G., fratelli, sorelle e nuova compagna di vita, e di lei fratello, di R.I..
Avverso la sentenza della Corte territoriale ricorrono con tre motivi R.D.D., R.G.L. ed R.E..
Resiste con controricorso UNIPOLSAI Assicurazioni s.p.a..
E.L. quale procuratore speciale di R.C., R.G., R.Z., M.I. e M.G. è rimasto intimato.
Non risulta il deposito di memorie.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 4 novembre 2019, n.28222 -
Il primo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2043,2059 e 2727 c.c., e artt. 115 e 116 c.p.c..
Parte ricorrente afferma che erroneamente, violando i principi in tema di prova presuntiva, la Corte di merito ha ritenuto che la circostanza che R.I. non convivesse più, da lungo tempo, nè con la moglie R.E., dal quale era soltanto separato di fatto, nè con i figli, e non avesse, quindi, più provveduto al loro sostentamento, giustificasse il riconoscimento, in favore dei figli, del risarcimento in misura notevolmente ridotta rispetto a quanto previsto dalle Tabelle del Tribunale di Milano.
Il secondo mezzo, pure per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, e segnatamente degli artt. 1226 e 2056 c.c., è incentrato sulla misura del risarcimento, come sopra detto asseritamente estremamente limitato, accordato dai giudici di merito ai figli della vittima.
Il terzo motivo, anch'esso per violazione e falsa applicazione di norme di diritto, nella specie degli artt. 2043,2059 e 2727 c.c., e 115 e 116 c.p.c. censura l'omesso riconoscimento del risarcimento del danno non patrimoniale a R.E., moglie legittima dello R.I., dallo stesso separata soltanto di fatto.
I primi due mezzi si muovono essenzialmente sulla linea dell'asserita contraddittorietà delle testimonianze assunte in primo grado, affermando che entrambi i testi sentiti, B.M., figlio della convivente dello R.I. e C.T., vicino di casa dell'attuale, al momento del decesso, convivente dello R.I., avrebbero offerto delle versioni distorte della realtà, affermando, peraltro, di essere a conoscenza di fatti di cui normalmente degli estranei al nucleo familiare originario non possono essere a conoscenza, nonchè sull'erronea applicazione delle cd. Tabelle Milanesi.
I due mezzi possono essere congiuntamente scrutinati, in quanto strettamente connessi.
Essi sono infondati, oltre che, in parte, inammissibili.
Inammissibili in quanto si chiede a questa Corte il riesame di circostanze fattuali e comunque della valutazione della prova, notoriamente precluse al giudice di legittimità (da ultimo si veda: Cass. n. 16467 del 04/07/2017 che conferma che al giudice di merito è rimessa la valutazione delle risultanze delle prove e il giudizio sull'attendibilità dei testi, nonchè la scelta tra le varie risultanze probatorie, di quelle maggiormente idonee a sorreggere la motivazione e detta attività selettiva si estende all'effettiva idoneità del teste a riferire la verità).
Le censure si appuntano, inoltre, sull'improprio, nella prospettazione di parte ricorrente, ricorso al ragionamento presuntivo da parte dei giudici del merito.
In detta prospettiva deve ribadirsi l'orientamento di questa Corte (da ultimo: Cass. n. 01234 del 17/01/2019 e in precedenza Cass. n. 11511 del 23/05/2014) che afferma l'incensurabilità in sede di legittimità l'apprezzamento del giudice di merito circa la valutazione della ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza previsti dalla legge per valorizzare determinati elementi di fatto come fonti di presunzione, restando circoscritto il sindacato di legittimità alla tenuta della motivazione sul punto, nei limiti di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
In ordine alla valutazione delle prove, ferma restando la suddetta valutazione di sostanziale inammissibilità della censura, così come formulata, deve osservarsi che la sentenza della Corte territoriale, aderendo alla motivazione del Tribunale, ha affermato, con logico e coerente percorso motivazionale (pag. 12), che non vi era contraddizione tra quanto affermato dai due testi entrambi escussi su iniziativa della convivente di fatto M.I., pure parte processuale nella fase di merito, in quanto uno aveva fatto riferimento alla durata della relazione tra R.I. e la nuova compagna, e l'altro alla durata della convivenza tra i due, che era iniziata in Italia, successivamente all'esordio, avvenuto in Romania, del legame affettivo.
In ordine alla liquidazione del danno deve rilevarsi che i ricorrenti R.D.D. e R.L.G. sono figli, oramai ultratrentenni, in quanto nati nel (OMISSIS) e nel (OMISSIS), al momento del decesso del padre R.I. (deceduto nel giugno 2007), ma da tempo, come incontestato, non più conviventi con lo stesso.
La Corte ha confermato per i due figli un risarcimento di Euro cinquantamila ciascuno, affermando, con convinta adesione alla motivazione di prime cure, che il legame di R.I. con i figli non poteva dirsi del tutto cessato, sebbene questi avesse, oramai, una nuova compagna e convivesse con la stessa da molti anni ed ha giustificato la ridotta - di oltre due terzi - misura del risarcimento del danno non patrimoniale, rispetto al minimo previsto dalle cd. Tabelle milanesi, sulla base della circostanza che la convivenza con i figli era cessata da quasi venti anni.
Il percorso motivazionale seguito dalla Corte di Appello di Firenze è coerente con la giurisprudenza di legittimità, che nell'affermare la generale valenza delle Tabelle del Tribunale di Milano, quale parametro ai sensi dell'art. 1226 (e 2056) c.c. per la liquidazione dei danni (Cass. n. 12408 del 07/06/2011), ha ritenuto legittimo lo scostamento da esse, sia per i valori massimi che per quelli minimi, in considerazione delle circostanze del caso concreto, individuate correttamente, nella sentenza in scrutinio, dalla lontananza non solo geografica, in quanto è incontestato che R.D.D. e L.G. non vivessero più con R.I. da molto tempo, ma anche affettiva.
Deve, inoltre, rilevarsi che nella censura si fa riferimento ad un'inversione dell'onere probatorio operato asseritamente dal giudice di merito, tuttavia non si individua, in concreto, alcun elemento dal quale potere inferire che il legame affettivo tra i due figli da una parte ed il padre si fosse mantenuto così come normalmente avviene in costanza di convivenza.
La conclusione alla quale è pervenuta il giudice del merito va, pertanto, confermata, in quanto coerente con le affermazioni di questa Corte, in casi analoghi (nei quali, tuttavia, non erano stati correttamente individuati, dai giudici di merito, elementi idonei a giustificare lo scostamento dal minimo degli importi delle cd. Tabelle milanesi: Cass. n. 03505 del 23/02/2016): nel caso di specie, assume, invero, un ruolo determinante la cessazione della convivenza da quasi un ventennio in una con l'impossibilità di ricostituirla stante la consolidata distanza affettiva tra R.I. ed i figli.
Il primo ed il secondo motivo del ricorso sono pertanto rigettati.
Il terzo mezzo è pure esso infondato.
La sentenza in esame ha escluso che ad R.E. spettasse il risarcimento del danno valorizzando adeguatamente circostanze di fatto quali: la cessazione della convivenza tra la ricorrente e il marito R.I. da oltre venti anni, l'instaurazione di una nuova relazione affettiva da parte di R.I. in Italia, con sostanziale cessazione dei rapporti con la moglie, pur senza addivenire ad una separazione legale, l'assenza di un contributo economico da parte di R.I. al sostentamento della moglie, mentre è incontestato che in favore dei figli vi erano state delle elargizioni, seppure modeste, in caso di bisogno.
La Corte di merito ha richiamato la costante affermazione della giurisprudenza di legittimità, secondo la quale (Cass. n. 01025 del 17/01/2013, con riferimento a coniuge separato legalmente da un solo mese) il risarcimento del danno non patrimoniale può essere riconosciuto al coniuge separato a condizione che si accerti che il fatto illecito del terzo abbia provocato quel dolore e quelle sofferenze morali che di solito ai accompagnano alla morte di una persona cara, previa dimostrazione che, nonostante la separazione, anche se solo di fatto, e non giudizialmente o consensualmente raggiunta, vi sia ancora un vincolo affettivo particolarmente intenso.
L'esclusione del risarcimento del danno patrimoniale, in assenza di una stabile convivenza e di fondati indizi di una possibile ripresa della stessa è stata, pertanto, adeguatamente motivata (sul rilievo della situazione di convivenza, in caso di danno subito dai prossimi congiunti della vittima: Cass. n. 01410 del 21/01/2011).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Si reputa opportuno disporre che in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l'indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza.
condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in Euro 6.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15% e oltre CA ed VA per legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Dispone oscuramento dati identificativi e generalità.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Corte di Cassazione nella Sezione Terza Civile, il 4 luglio 2019.

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