Source: https://www.laleggepertutti.it/95701_incidenti-e-incroci-no-concorso-colpa-se-e-impossibile-avvistare-il-veicolo
Timestamp: 2018-05-24 19:34:22+00:00

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Lo sai che? Incidenti e incroci: no concorso colpa se è impossibile avvistare il veicolo
Concorso di colpa solo se al conducente può essere imputata la (sia pur minima) responsabilità nell’ambito del sinistro stradale: pertanto, se l’automobilista sia stato nell’oggettiva impossibilità di avvistare l’altro veicolo e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati da quest’ultimo in modo rapido, inatteso e imprevedibile, non può esserci alcun concorso.
Per escludere qualsiasi forma di responsabilità, al conducente non deve essere ascrivibile, dunque, alcun profilo di colpa. È quanto chiarito più volte dalla Cassazione [1].
1 Ogni conducente si presume responsabile
2 Diritto di precedenza
3 La precedenza di fatto
4 Concorso di colpa anche con la precedenza
Ogni conducente si presume responsabile
Ogni conducente del veicolo, infatti, “nasce responsabile”: questo significa che i danni si presumono, già in partenza, di responsabilità al 50% dei due veicoli coinvolti nel sinistro [2], salvo che uno dei due sia in grado di dimostrare che l’improvvisa ed imprevedibile comparsa sulla traiettoria di marcia dell’altro mezzo – valutata anche la breve distanza di avvistamento, insufficiente per operare una idonea manovra di fortuna – ha reso del tutto inevitabile l’incidente. Ne consegue che ove il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione di responsabilità, il giudice è autorizzato ad applicare il concorso di colpa.
La giurisprudenza sia di legittimità che di merito è del tutto concorde nel ritenere che la mera circostanza che il conducente sia favorito dal diritto di precedenza non lo esonera dall’obbligo di usare la dovuta attenzione nell’attraversamento di un incrocio.
In generale, nell’approssimarsi ad un incrocio come nelle altre manovre riguardanti la circolazione, il conducente è tenuto a rispettare il canone generale della massima prudenza allo scopo di evitare incidenti. Ne consegue che il conducente favorito dal diritto di precedenza che si appresti ad impegnare un incrocio, anche nel caso in cui il crocevia sia regolato da semaforo proiettante luce verde, deve tenere una condotta prudente per essere in grado di mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari al fine di evitare il sinistro tenuto conto delle particolari condizioni del caso (come, per esempio, le condizioni meteorologiche e la situazione topografica) nonché in relazione alla eventuale possibilità che gli altri utenti della strada non rispettino l’obbligo di precedenza. I giudici hanno così ribadito come il conducente favorito dalla precedenza non possa fondare il suo diritto al risarcimento dei danni solo sulla fiducia che gli altri utenti della strada si attengano alle prescrizioni di legge; egli, al contrario, è responsabile del sinistro in misura concorsuale laddove non si attenga anch’egli alle suddette regole di condotta.
La giurisprudenza ha elaborato anche la figura della precedenza di fatto. Si tratta della precedenza che si acquisisce in quelle situazioni in cui il conducente, pur marciando su una strada senza diritto di precedenza, possa attraversare l’incrocio senza che si verifichi la collisione. Al riguardo è stato affermato che la precedenza cronologica o di fatto può essere invocata solo nelle ipotesi in cui il conducente sfavorito sia giunto all’incrocio con tale anticipo da consentirgli l’attraversamento e l’immissione in area senza pericolo di collidere con il veicolo favorito e senza che il conducente cui spetti la precedenza di diritto sia costretto ad effettuare manovre di emergenza o a rallentare, oltre i limiti richiesti dalla presenza del crocevia, o addirittura, a fermarsi.
Concorso di colpa anche con la precedenza
Di recente la Cassazione [3] ha detto che, nell’incidente automobilistico, non basta avere la precedenza per non vedersi attribuire il concorso di colpa in caso di incidente all’incrocio. È necessario anche dimostrare di non aver violato le regole di prudenza. L’eventuale inosservanza di tali regola pur da parte di chi viene da destra può portare a una responsabilità al 50%.
Sempre la Suprema Corte ha ricordato che [4] Il conducente di un veicolo, che sopraggiunge ad un incrocio stradale ad alta velocità è corresponsabile nel caso in cui resti coinvolto in un incidente, anche qualora il conducente dell’altro veicolo incidentato non abbia rispettato l’obbligo di precedenza. Il Supremo Collegio ribadisce che pur sussistendo un concorso di colpa da parte della vittima ciò non esclude, in forza del principio di affidamento, «la limitazione di responsabilità in ordine alle conseguenze delle altrui condotte prevedibili o, in altri termini, il poter contare sulla correttezza del comportamento di altri, riduce i suoi margini in ragione della diffusività del pericolo, che impone un corrispondente ampliamento della responsabilità in relazione alla prevedibilità del comportamento scorretto od irresponsabile di altri agenti».
In tema di circolazione della strada, tuttavia, il sopra citato principio trova un temperamento «nell’opposto principio secondo il quale l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nel limite della prevedibilità».
Da ciò deriva che «l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione».
[1] Da ultimo cfr. Cass. sent. n. 4998/14.
[2] È la cosiddetta presunzione di responsabilità ex art. 2054 cod. civ.
[3] Cass. sent. n. 3696/2918 del 15.02.2018.
[4] Cass. sent. n. 7669/18 del 16.02.2018
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 13 dicembre 2017 – 16 febbraio 2018, n. 7669
1. Con sentenza del 21 aprile 2017 la Corte d’Appello di Messina ha confermato integralmente la sentenza del Tribunale di Messina, in funzione di giudice monocratico, riconoscendo F.F. , colpevole del reato di cui all’art. 589 comma 2^ cod. pen. per avere cagionato in data 11 dicembre 2006 un sinistro stradale nel quale perdeva la vita G.G.F. (deceduto il (omissis) ), con imprudenza negligenza ed imperizia e violazione degli artt. 141 e 145 C.d.S. in quanto, non adoperando la necessaria prudenza, in prossimità di un’intersezione, e procedendo alla guida della sua autovettura ad una velocità non consentita (94 km orari ove vigeva il limite dei 50 km orari), travolgeva l’autoveicolo condotto dalla vittima che, provenendo dalla corsia di marcia opposta, impegnava una svolta a sinistra, omettendo di dare la precedenza alla F. .
2. Avverso la sentenza della Corte territoriale propone ricorso l’imputata, a mezzo del suo difensore, affidandolo ad un unico motivo che articola in due profili. In primo luogo, censura la sentenza ex art. 606 comma 1^, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 157 e 589 cod. pen., lamentando il vizio di motivazione per essersi i giudici di merito avvalsi dell’elaborato tecnico del consulente del Pubblico Ministero, da ritenersi inutilizzabile ai sensi degli artt. 359 e 360 cod.proc. pen., avendo il magistrato requirente posto dei veri e proprii quesiti al consulente. In secondo luogo, osserva che il compendio probatorio acquisito dimostra che la tipologia della strada percorsa dall’imputata non può qualificarsi come riferibile ad un “centro abitato”, con conseguente limite orario pari a 50 km/orari, trattandosi di una semplice strada di collegamento, mentre alla velocità tenuta dall’auto della F. , non poteva dirsi di per sé causa del sinistro, addebitabile in modo esclusivo all’imprudente condotta di guida del G. che aveva impegnato una svolta a sinistra senza curarsi della tipologia dei luoghi e del sopraggiungere di auto nella direzione opposta.
3. Rileva, inoltre, l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
1. La prima delle due censure sollevate dal ricorso è inammissibile.
2. Va premesso che “L’accertamento effettuato in sede di consulenza tecnica non garantita disposta dal P.M. ai sensi dell’art. 359 cod. proc. pen. può essere utilizzato solo per le determinazioni che l’organo dell’accusa assume nella fase delle indagini preliminari; lo stesso, quindi, non può, di regola, assumere valore probatorio al dibattimento, salve restando le ipotesi di consenso delle parti in tal senso, di sopravvenuta impossibilità di ripetizione dell’accertamento e di escussione in dibattimento del consulente nella piena dialettica del contradditorio e dell’esame incrociato. (Sez. 3, n. 22268 del 24/04/2008 – dep. 04/06/2008, Caleffi, Rv. 24025801).
3. Emerge, nondimeno, dalla lettura del verbale del dibattimento che all’udienza del 14 ottobre 2009, tutte le parti hanno acconsentito alla produzione della relazione tecnica, nulla opponendo, mentre il consulente del Pubblico Minstero, ing. A.G. è stato escusso come testimone e sia l’imputato, tramite il suo difensore, che le altre parti hanno partecipato all’esame. Ne consegue che tanto l’espressione del consenso all’utilizzo della consulenza tecnica da parte dell’imputato, quanto l’avere il medesimo provveduto al controesame del teste integrano i presupposti dell’utilizzabilità dello strumento.
4. La seconda doglianza è parimenti manifestamente infondata.
5. Il ricorrente non mette in dubbio le modalità di accadimento (ricostruite dal giudice di primo grado sulla base degli esiti degli accertamenti eseguiti nell’immediatezza dai Carabinieri ed acquisiti all’istruttoria dibattimentale e sulle deposizioni dei testi oculari, escussi in giudizio) ma sostiene che l’incidente ebbe luogo per esclusiva imprudenza della vittima, che effettuò una svolta a sinistra, senza dare la precedenza ai veicoli procedenti in senso contrario. La manovra del G. , infatti, dovrebbe essere considerata causa interruttiva del nesso causale fra la condotta dell’imputata – cui erroneamente si rimprovera l’eccessiva velocità non trattandosi di centro abitato – e l’evento morte.
6. Ora, la sentenza affronta la questione correttamente rilevando che la condotta consistita nel tenere una velocità inadeguata ai luoghi, trattandosi comunque di un tratto di strada con intersezioni, non consente di attribuire efficacia causale esclusiva all’imprudenza certamente commessa dalla vittima che omise di dare la precedenza, perché la condotta di guida deve essere tale da consentire di fronteggiare una manovra scorretta di altri utenti della strada.
7. Si tratta di una motivazione del tutto coerente che recepisce il modo di declinare il c.d. principio di affidamento come maturato in ambito di circolazione stradale, ove, l’esclusione o la limitazione di responsabilità in ordine alle conseguenze alle altrui condotte prevedibili o, in altri termini, il poter contare sulla correttezza del comportamento di altri, riduce i suoi margini in ragione della diffusività del pericolo, che impone un corrispondente ampliamento della responsabilità in relazione alla prevedibilità del comportamento scorretto od irresponsabile di altri agenti.
8. Ed invero, “In tema di circolazione stradale, il principio dell’affidamento trova un temperamento nell’opposto principio secondo il quale l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nel limite della prevedibilità. (Sez. 4, n. 5691 del 02/02/2016 – dep. 11/02/2016, Tettamanti, Rv. 26598101; Sez. 4, n. 27513 del 10/05/2017 – dep. 01/06/2017, Mulas, Rv. 26999701) tanto che “l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione (Sez. 4, n. 25552 del 27/04/2017 – dep. 23/05/2017, Luciano, Rv. 27017601).
9. Ciò che va valutata, nella specifica situazione di fatto, è la ragionevole prevedibilità della condotta della vittima, ma anche la propria capacità di porre in essere la manovra di emergenza necessaria ad evitare l’evento, per il caso del concretizzarsi del pericolo temuto, dovuto al comportamento imprudente o negligente altrui, così come alla violazione delle norme di circolazione da parte della vittima o di terzi.
D’altro canto, il comportamento richiesto al conducente, in questa ipotesi, era proprio quello descritto sia dal secondo comma dell’art. 141 C.d.S. secondo cui “Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile” che dall’art. 145 C.d.S. che stabilisce l’obbligo dei conducenti, che si approssimino ad un’intersezione di “usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti”.
Ebbene, non può dubitarsi che fra gli ostacoli prevedibili vi sia un’auto che, ad un’intersezione, svolti a sinistra, senza controllare se si siano veicoli che sopraggiungano, cui deve essere assicurato il diritto di precedenza, il che implica di per sé che l’approssimarsi ad un’intersezione tenendo una velocità che impedisce di porre in essere una manovra di emergenza, tale da evitare il pericolo costituito dalla prevedibile altrui condotta imprudente, costituisca condotta causalmente connessa con l’impatto e con le sue conseguenze.
8. Deve, infine, escludersi che il reato possa dichiararsi estinto per prescrizione, perché il fatto è accaduto in data 11 dicembre 2006, mentre il decesso di G.G.F. è intervenuto il (omissis) , pertanto, in applicazione dell’art. 157 cod. pen., nel testo sostituito con l’art. 6 della Legge 5 dicembre 2005, n. 251, che ha previsto il raddoppio dei termini per i reati di cui all’art. 589, comma 2^ e 3^ la prescrizione non è maturata.
9. All’inammissibilità consegue il pagamento delle spese processuali e la condanna al versamento della somma di C. 2.000,00 alla cassa delle ammende.

References: Cass. 
 art. 2054
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 606
 sentenza