Source: https://www.iusexplorer.it/Dejure/Sentenze?idDocMaster=7606688&idDataBanks=2&idUnitaDoc=0&nVigUnitaDoc=1&pagina=1&NavId=1220842929&IsCorr=False
Timestamp: 2018-10-21 16:52:13+00:00

Document:
Cassazione civile, 04/10/2018, (ud. 28/05/2018, dep.04/10/2018), n. 24180 Vedi massime correlate
SENTENZA, ORDINANZA E DECRETO IN MATERIA CIVILE - Motivazione - - poteri ed obblighi del giudice
Dott. SPIRITO    Angelo                             -  Presidente   -
Dott. DI FLORIO  Antonella                          -  Consigliere  -
Dott. CIGNA      Mario                         -  rel. Consigliere  -
Dott. DELL'UTRI  Marco                              -  Consigliere  -
Dott. PELLECCHIA Antonella                          -  Consigliere  -
MINISTERO DIFESA (OMISSIS), in persona del Ministro in carica pro
presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e
V.G.,          S.P.,          V.C.;
V.G.,          S.P.,          V.C., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIALE DELLE MEDAGLIE D'ORO 266, presso lo
studio dell'avvocato TARTAGLIA ANGELO FIORE, che li rappresenta e
difende giusta procura a margine del controricorso e ricorso
MINISTERO DIFESA (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 3214/2016 della CORTE DI APPELLO DI ROMA,
depositata il 30/05/2016;
28/05/2018 dal Consigliere Dott. CIGNA Mario;
Generale Dott. PEPE Alessandro che ha concluso chiedendo
l'accoglimento del ricorso per cassazione del Ministero della Difesa
e cassazione con rinvio della gravata sentenza della Corte di
Appello di Roma, ovvero rinvio a nuovo ruolo in attesa della
pronunzia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla
questione della compensatio lucri cum damno.
V.G., S.P. e V.C., rispettivamente padre, madre e sorella del defunto Caporal Maggiore dell'Esercito Italiano V.S., convennero dinanzi al Tribunale di Roma il Ministero della difesa, il Ministero dell'Economia e delle Finanze, lo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano e lo Stato Maggiore della Difesa per sentirli dichiarare responsabili della morte del loro congiunto, dovuta a patologia tumorale insorta a causa dell'omessa adozione di misure di prevenzione, precauzione e sicurezza idonee a ridurre al minimo i rischi per la salute derivanti dall'inalazione di particelle tossiche prodotte dall'esplosione di proiettili composti da uranio impoverito nel territorio bosniaco, nel quale V.S. aveva prestato servizio nel periodo novembre 1998-aprile 1999 quale pilota di mezzi cingolati; per l'effetto condannarli al risarcimento dei danni subiti sia iure proprio sia iure ereditario.
Con sentenza 1046/2010 l'adito Tribunale, accertata la responsabilità del Ministero della Difesa, lo condannò al pagamento, a titolo di risarcimento danni, della somma di Euro 256.800,00 in favore di ciascuno dei genitori e di Euro 131.045,00 in favore della sorella.
Con sentenza 30-3/20-5-2016 la Corte d'Appello di Roma ha dichiarato il difetto di giurisdizione in favore del G.A. limitatamente al risarcimento dei danni subiti da V.S. richiesti iure ereditario dagli attori, con conseguente riduzione della liquidazione operata dal Tribunale, ed ha confermato nel resto l'impugnata sentenza.
In particolare la Corte, per quanto ancora rileva, ha, in primo luogo, rigettato le doglianze concernenti il merito della controversia (per un duplice autonomo ordine di motivi: da un lato, ritenendo le stesse inammissibili ex art. 342 c.p.c. in quanto aspecifiche; dall'altro, condividendo e facendo proprio la motivazione della sentenza impugnata, testualmente riportata).
La Corte, inoltre, ha ritenuto l'insussistenza dell'indebito cumulo risarcitorio, afferivano al danno patrimoniale, mentre il Tribunale aveva liquidato solo il danno non patrimoriale.
Avverso detta sentenza il Ministero della Difesa propone ricorso per Cassazione, affidato a tre motivi.
Resistono con controricorso V.G., S.P. e V.C., che propongono anche ricorso incidentale.
Il P.G. ha concluso per raccoglimento del ricorso principale e per il rigetto di quello incidentale.
Con il primo motivo il ricorrente Ministero denunzia - ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 - nullità dell'impugnata sentenza per avere la stessa erroneamente dichiarato inammissibile l'appello per difetto di specificità; le doglianze, invece, erano specifiche, essendo stata in particolare contestata sia (in base - tra l'altro - alla relazione della Commissione Parlamentare d'inchiesta ed al parere della Commissione medico-legale del Ministero della Difesa) la affermata sussistenza di correlazione causale tra le patologie tumorali e l'esposizione alle polveri di uranio impoverito sia (in base alla sentenza penale 17639/08 di questa S.C.) la corrispondenza della condotta attribuita al Ministero della Difesa alla fattispecie penale dell'omicidio colposo.
Con il secondo motivo il ricorrente Ministero, denunziando - ex art. 360 c.p.c., n. 3 - violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell'art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 111 Cost., comma 6, lamenta omessa motivazione; in particolare sostiene che la effettuata mera riproduzione della motivazione della sentenza di primo grado non era idonea, a fronte delle specifiche censure di cui sopra, ad individuare la motivazione della Corte d'Appello ed a riconoscere la giustificazione del decisum.
Con il terzo motivo il ricorrente Ministero, denunziando - ex art. 360 c.p.c., n. 3 - violazione e falsa applicazione del principio di compensatio lucri cum damno desumibile dall'art. 1223 c.c., sostiene che le provvidenze erogate in favore dei genitori, lungi dal potere essere qualificate come afferenti esclusivamente alla sfera del danno non patrimoniale, avevano natura indennitaria ed erano state erogate indipendentemente dalla considerazione di pregiudizi di natura patrimoniale derivanti dallo stesso evento lesivo su cui era fondata la domanda dei genitori di risarcimento dei danni subiti iure proprio per effetto del decesso del figlio; di conseguenza, in ossequio al principio della compensatio lucri cum damno, al fine di evitare un ingiustificato arricchimento (allo stesso soggetto, e cioè al Ministero, venivano imposte due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo), nel calcolo dell'entità del pregiudizio effettivamente subito, le somme corrisposte ai genitori a titolo indennitario dovevano essere scomputate dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno.
Con l'unico motivo di ricorso incidentale V.G., S.P. e V.C., denunciando - ex art. 360 c.p.c., n. 3 - violazione dell'art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c., lamentano che la Corte territoriale non abbia dichiarato inammissibile l'appello, nonostante l'intervenuto giudicato formale e sostanziale formatosi nel corso del giudizio grazie al passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale di Roma n. 11360 del 31-5/1-6-2012, avente ad oggetto il risarcimento del danno subito, per effetto dello stesso fatto lesivo, da Va.St. e V. Caterina, altri fratelli del de cuis V.S..
Il ricorso incidentale, da trattare con priorità in quanto involgente una questione logicamente preliminare, è infondato.
Come, invero, già affermato da questa S.C., in tema di giudicato, qualora due giudizi facciano riferimento ad uno stesso rapporto giuridico ed uno dei due si sia concluso con sentenza definitiva, il principio, secondo il quale l'accertamento così compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe le cause preclude il riesame dello stesso punto, non trova applicazione allorchè tra i due giudizi, come nel caso di specie, non vi sia identità di parti, essendo l'efficacia soggettiva del giudicato circoscritta, ai sensi dell'art. 2909 cod. civ., ai soggetti posti in condizione di intervenire nel processo (Cass. 3187/2015).
I primi due motivi di ricorso principale, da trattare congiuntamente in quanto tra loro connessi, sono infondati.
La Corte territoriale, invero, ha rigettato le doglianze concernenti il merito della controversia (correlazione tra patologia tumorale ed uranio impoverito, illiceità del fatto per violazione degli artt. 2087 e 2050 c.c., esercizio della funzione istituzionale delle Forze Armate, inapplicabilità della regola sulla responsabilità aquiliana) sia perchè ritenute generiche ed aspecifiche sia perchè comunque superate dalla condivisa (e testualmente riportata) motivazione dell'impugnata sentenza.
Orbene, come già evidenziato da questa S.C., la sentenza di appello che si rifaccia alla motivazione della statuizione impugnata non è nulla, qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all'organo giudicante e risultino in modo chiaro, atteso che il giudice del gravame può aderire a quella motivazione senza necessità, ove la condivida, di ripeterne tutti gli argomenti o di rinvenirne altri. (Cass. 10937/2016; v. anche Cass. S.U. 642/2015).
Nel caso di specie la Corte territoriale ha espressamente fatto propria la motivazione addotta dal Tribunale, sicchè non residua alcun dubbio sull'attribuibilità alla Corte medesima delle ragioni giustificative esposte; siffatte ragioni appaiono, inoltre, chiare ed esaustive, nonchè idonee a superare le su riportate censure concernenti il merito della controversia; ed invero la Corte, pienamente condividendo - tra l'altro - i giudizi espressi dalle costituite Commissioni mediche, ha ritenuto esistente non solo il collegamento causale tra l'attività espletata in missione dal militare e l'evoluzione della patologia tumorale obiettivamente diagnosticata e rappresentante la causa primaria del decesso ma anche il nesso causale tra il comportamento colposo dell'Autorità militare (mancata informazione adeguata del personale militare in, servizio, mancata pianificazione e valutazione degli elementi di rischio) mancata predisposizione e consegna delle misure di protezione individuale atte almeno a ridurre il rischio da affrontare) e la detta patologia.
Siffatto rigetto della censura concernente la motivazione sul merito della controversia comporta il superamento della doglianza riguardante l'affermata inammissibilità dell'appello per aspecificità, da ritenersi assorbita.
Con sentenze 12564 e 12565/2018 questa S.C. a sezioni unite ha, invero, ribadito che la "compensatio lucri cum damno" (integrante un'eccezione in senso lato, rilevabile d'ufficio e proponibile per la prima volta anche in appello; conf. Cass. 991/2014) "opera in tutti i casi in cui sussista una coincidenza tra il soggetto autore dell'illecito tenuto al risarcimento e quello chiamato per legge ad erogare il beneficio, con l'effetto di assicurare al danneggiato una reintegra del suo patrimonio completa e senza duplicazioni"; nello specifico, poi, ha confermato che nelle ipotesi, quale quella in questione, in cui, pur in presenza di titoli differenti, vi sia unicità del soggetto responsabile del fatto illecito fonte di danni ed al contempo obbligato a corrispondere al danneggiato una provvidenza indennitaria, vale la regola del diffalco, dall'ammontare del risarcimento del danno, della posta indennitaria avente finalità compensativa.
In conclusione, pertanto, vanno rigettati i primi due motivi di ricorso principale ed il ricorso incidentale; va, invece, accolto il terzo motivo di ricorso principale e, per l'effetto, va cassata, in relazione al motivo accolto, l'impugnata sentenza, con rinvio per nuovo esame, alla luce del su indicato principio, alla Corte d Appello di Roma, diversa composizione, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese relative al presente giudizio di legittimità.
La Corte rigetta i primi due motivi di ricorso principale ed il ricorso incidentale; accoglie il terzo motivo di ricorso principale; cassa, in relazione al motivo accolto, l'impugnata sentenza, con rinvio per nuovo esame alla Corte d'Appello di Roma, diversa composizione, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese relative al presente giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 28 maggio 2018.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 342
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 111
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 art. 324
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.