Source: https://www.studiocerbone.com/corte-di-cassazione-ordinanza-14-gennaio-2020-n-453-nel-giudizio-di-appello-soggetto-al-rito-del-lavoro-il-vizio-della-notificazione-omessa-o-inesistente-e-assolutamente-insanabile-e-determina/
Timestamp: 2020-02-22 04:37:41+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 14 gennaio 2020, n. 453 - Nel giudizio di appello soggetto al rito del lavoro, il vizio della notificazione omessa o inesistente è assolutamente insanabile e determina la decadenza dell'attività processuale cui l'atto è finalizzato - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 gennaio 2020, n. 453 – Nel giudizio di appello soggetto al rito del lavoro, il vizio della notificazione omessa o inesistente è assolutamente insanabile e determina la decadenza dell’attività processuale cui l’atto è finalizzato
Sei qui: Home » CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 gennaio 2020, n. 453 – Nel giudizio di appello soggetto al rito del lavoro, il vizio della notificazione omessa o inesistente è assolutamente insanabile e determina la decadenza dell’attività processuale cui l’atto è finalizzato
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 gennaio 2020, n. 453
Differenze retributive – Domanda – Notifica del ricorso in appello – Decreto di fissazione dell’udienza – Vizio – Decadenza dell’attività processuale
1. la Corte d’appello di Napoli, con sentenza n. 8648 depositata il 10.1.2018, ha dichiarato improcedibile l’appello di D.V.S. avverso la sentenza di primo grado con cui era stata respinta la domanda di condanna della datrice di lavoro I. s.a.s. di A.F. al pagamento di differenze retributive;
2. la Corte territoriale ha dato atto della mancata prova, ad opera dell’appellante, della notifica del ricorso in appello, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza ritualmente comunicato a mezzo PEC, nonché della mancata costituzione della società appellata e della mancata comparizione all’udienza di cui all’art. 437 c.p.c. del medesimo appellante;
4. avverso tale sentenza il sig. D.V. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi; la I. s.a.s. di A.F. è rimasta intimata;
5. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale non partecipata, ai sensi dell’articolo 380 bis cod. proc. civ..
6. col primo motivo di ricorso il D.V. ha dedotto, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., violazione e falsa applicazione degli artt. 421 e 435 c.p.c.; carenza, insufficienza e contraddittorietà della motivazione;
8. col secondo motivo il ricorrente ha denunciato, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., violazione e falsa applicazione dell’art. 348 c.p.c.; carenza, insufficienza e contraddittorietà della motivazione; omessa valutazione di un punto decisivo della controversia;
9. ha anzitutto rilevato il contrasto insanabile tra le statuizioni contenute nella sentenza d’appello che, a pag. 1 ha dato atto della presenza dell’appellante all’udienza del 12.12.2017 (“l’appellante è comparso e ha chiesto un rinvio non dando prova della notifica dell’atto di appello”) e invece a pag. 3 ha registrato la mancata comparizione dello stesso all’udienza suddetta (“la parte appellante non è neanche comparsa all’udienza di discussione, pur avendo avuto regolare comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza, non ha curato di depositare l’atto di appello notificato, né la parte appellata si è costituita”);
13. parimenti inammissibile è la censura di motivazione insufficiente e contraddittoria in ragione dell’applicabilità del nuovo testo dell’art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c. (sentenza d’appello del 2017) che limita il sindacato di legittimità sulla motivazione alla violazione di legge, cioè dell’art. 132 c.p.c., secondo quello che è stato definito il “minimo costituzionale” della motivazione; nel caso in esame, la motivazione non solo è formalmente esistente come parte del documento, ma si compone di argomentazioni logiche e coerenti; pure la deduzione di omesso esame di un fatto decisivo si rivela inammissibile in quanto non afferente ad un fatto inteso in senso storico fenomenico e quindi non conforme allo schema legale del nuovo art. 360. n. 5 c.p.c. (cfr. Cass., S.U., 8053 del 2014);
15. al riguardo la sentenza citata ha statuito che “Nel rito del lavoro l’appello, pur tempestivamente proposto nel termine previsto dalla legge, è improcedibile ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo consentito – alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio della cosiddetta ragionevole durata del processo “ex” art. 111 Cost., comma 2 – al giudice di assegnare, ex art. 421 cod. proc. civ., all’appellante un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 cod. proc. civ.“.
21. non vi è luogo a provvedere sulle spese in quanto la I. s.a.s. di A.F. non ha svolto attività difensiva;
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 111
 art. 421
 art. 13