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Timestamp: 2019-12-05 21:48:23+00:00

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Art. 518 cod. proc. civile: Forma del pignoramento | La Legge per tutti
L’ufficiale giudiziario redige delle sue operazioni processo verbale (1) nel quale dà atto dell’ingiunzione di cui all’articolo 492 e descrive le cose pignorate, nonché il loro stato, mediante rappresentazione fotografica ovvero altro mezzo di ripresa audiovisiva, determinandone approssimativamente il presumibile valore di realizzo con l’assistenza, se ritenuta utile o richiesta dal creditore, di un esperto stimatore da lui scelto. Se il pignoramento cade su frutti non ancora raccolti o separati dal suolo, l’ufficiale giudiziario ne descrive la natura, la qualità e l’ubicazione.
Quando ritiene opportuno differire le operazioni di stima l’ufficiale giudiziario redige un primo verbale di pignoramento, procedendo senza indugio e comunque entro il termine perentorio di trenta giorni alla definitiva individuazione dei beni da assoggettare al pignoramento sulla base dei valori indicati dall’esperto, al quale è consentito in ogni caso accedere al luogo in cui i beni si trovano (2).
Il giudice dell’esecuzione liquida le spese ed il compenso spettanti all’esperto, tenuto conto dei valori di effettiva vendita o assegnazione dei beni o, in qualunque altro caso, sulla base dei valori stimati (3).
Se il debitore non è presente, l’ufficiale giudiziario rivolge l’ingiunzione alle persone indicate nell’articolo 139, secondo commav(4), e consegna loro un avviso dell’ingiunzione stessa per il debitore. In mancanza di dette persone affigge l’avviso alla porta dell’immobile in cui ha eseguito il pignoramento.
Pignoramento: [v. 492]; Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Processo verbale: [v. 126]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Vendita: [v. 503]; Assegnazione: [v. 505]; Titolo esecutivo: [v. 474]; Precetto: [v. 480]; Fascicolo dell’esecuzione: [v. 488].
(1) Il pignoramento mobiliare si attua formalmente mediante la redazione del processo verbale [v. 126], la cui mancanza rende nullo il pignoramento. È dalla data della redazione del processo verbale che iniziano a decorrere sia gli effetti sostanziali che processuali del vincolo del pignoramento.
(2) Uno dei casi in cui può manifestarsi l’opportunità di differire le operazioni di stima è proprio l’ipotesi in cui debba essere nominato un esperto stimatore, a seguito di valutazione discrezionale dell’ufficiale giudiziario oppure dietro espressa richiesta del creditore [v. c. 1]. A garanzia delle operazioni fino a quel momento effettuate, l’ufficiale giudiziario redige un primo verbale di pignoramento. In ogni caso le operazioni di stima non possono protrarsi oltre i trenta giorni successivi, onde evitare che una durata eccessiva pregiudichi le ragioni del creditore ma anche del debitore.
(3) Viene previsto un doppio parametro di liquidazione dei compensi all’esperto, a seconda che vi sia stata vendita o assegnazione o meno. Nel primo caso il giudice dell’esecuzione tiene conto dei valori effettivi dei beni venduti o assegnati, mentre nel secondo considererà solo i valori di stima; tutto ciò, probabilmente, nell’intento di non gravare di costi ulteriori il creditore. Molto opportunamente la liquidazione dei compensi torna al giudice, anche nei casi in cui l’ausiliario sia stato nominato dall’ufficiale giudiziario. Evidente è la discrasia tra la disciplina in questione e quella assolutamente innovativa prevista nell’art. 498, c. 8 (al quale si rinvia).
(4) E cioè: a persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni e non palesemente incapace. (9) L’eventuale mancata conoscenza dell’ingiunzione da parte del debitore non comporta l’invalidità del pignoramento, che produce i suoi effetti a far data dalla redazione del verbale, ma determina, come unico effetto, il mancato inizio del decorso del termine per l’opposizione agli atti esecutivi [v. 617]. È, invece, causa di nullità del pignoramento la mancata sottoscrizione dell’ufficiale giudiziario procedente.
Irregolarità formali nel verbale di pignoramento; 1.1. Inosservanza del termine per li deposito; 1.2. Mancata indicazione o assenza dei testimoni e del debitore esecutato; 1.3. Incompetenza territoriale dell’ufficiale giudiziario; 2. Esecuzione del pignoramento; 2.1. Custodia; 2.2. Sottrazione al pignoramento; 2.3. Prosecuzione a seguito di rigetto dell’opposizione; 3. Ingiunzione ex art. 492; 3.1. Luogo dell’avviso; 3.2. Omissione dell’avviso; 4. Titoli di credito; 4.1. Modalità del pignoramento.
Irregolarità formali nel verbale di pignoramento.
1.1. Inosservanza del termine per il deposito.
Poiché il termine previsto dalle nuove norme in materia di pignoramento è espressamente qualificato come perentorio, è del tutto incompatibile con lo schema legale una scadenza del tutto incerta delle operazioni finali del pignoramento: ne consegue che il mancato completamento delle operazioni di stima dei beni pignorati nel termine di trenta giorni non presenta le condizioni per una giuridica ammissibilità del pignoramento. Trib. Bologna, 3 maggio 2006.
Nel porre l’esigenza che nell’udienza fissata dal giudice dell’esecuzione per l’assegnazione o l’autorizzazione alla vendita del bene pignorato siano proposte le opposizioni ai precedenti atti esecutivi, il comma 2 dell’art. 530 c.p.c. si riferisce solo alle opposizioni per le quali non sia ancora intervenuta decadenza e non anche a quelle che avrebbero dovuto essere proposte precedentemente, nel termine di decadenza fissato dall’art. 617 c.p.c.; conseguentemente, nell’udienza predetta non può essere fatta valere, con opposizione agli atti esecutivi, l’inosservanza del termine di deposito dell’atto di pignoramento, fissato dall’art. 518 c.p.c., se sia decorso il termine di cinque giorni dalla conoscenza del tardivo deposito. Cass. 2 giugno 1992, n. 6675.
1.2. Mancata indicazione o assenza dei testimoni e del debitore esecutato.
Nel procedimento per la riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato l’indicazione dei testimoni nell’atto di pignoramento, ovvero la presenza dei medesimi non sono requisiti richiesti a pena di nullità, non essendo ciò previsto da né dall’art. 6, R.D. 14 aprile 1910, n. 639, né dall’art. 518 c.p.c., né dalla disciplina della formazione degli atti di competenza degli ufficiali giudiziari (D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229; l. 11 giugno 1962, n. 546). Cass. 6 aprile 1993, n. 4115.
Nell’esecuzione mobiliare contemplata nel R.D. 14 aprile 1910, n. 639, la validità del pignoramento prescinde dall’assenza del debitore al momento della redazione del relativo verbale, come dall’assenza di due testimoni, tenendo conto che la presenza dell’uno non è contemplata, mentre la presenza degli altri è prevista senza sanzione di nullità, ed altresì insensibile all’eventuale omissione dell’intimazione al debitore circa la vendita all’incanto dopo il decorso di dieci giorni, ovvero all’eventuale omissione della comunicazione di quel verbale al sindaco ai fini della nomina di uno stimatore, trattandosi di adempimenti successivi al pignoramento stesso. Cass. 29 maggio 1992, n. 6489.
Nell’espropriazione mobiliare è nulla la notificazione del pignoramento effettuato in assenza del debitore con l’affissione dell’avviso alla porta dell’immobile, se non è accompagnato dalla comunicazione della notizia mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Trib. Perugia, 14 maggio 1990.
1.3. Incompetenza territoriale dell’ufficiale giudiziario.
La domanda con la quale il debitore esecutato deduce la nullità del pignoramento, per essere stato eseguito da ufficiale giudiziario territorialmente incompetente, configura un’opposizione agli atti esecutivi, non all’esecuzione, in quanto attiene alla regolarità formale del pignoramento medesimo e non alla validità sostanziale dell’azione esecutiva; la sentenza che decide su detta domanda non è, quindi, appellabile, ma può essere impugnata solo con ricorso per Cassazione. Cass. 27 giugno 1975, n. 2534.
Esecuzione del pignoramento.
2.1. Custodia.
2.2. Sottrazione al pignoramento.
Sussiste il reato di cui all’art. 388, comma 3, c.p., così come novellato dall’art. 87, l. 24 novembre 1981, n. 689, nella ipotesi in cui il debitore esecutato, dopo aver avuto notificato dall’ufficiale giudiziario titolo esecutivo e precetto ed aver appreso che lo stesso sta procedendo al pignoramento della sua auto posteggiata nei pressi, riesce con uno stratagemma ad allontanarsi a bordo dell’auto in questione; invero, il pignoramento mobiliare ai fini della sussistenza della responsabilità ex art. 388 c.p. deve ritenersi effettuato con l’ingiunzione ex art. 492 c.p.c. mentre la redazione del verbale ai sensi dell’art. 518 c.p.c. costituisce una formalità rilevante e costitutiva esclusivamente ai fini di una regolare continuazione del procedimento esecutivo mobiliare. Pret. Castellammare G., 28 gennaio 1988.
2.3. Prosecuzione a seguito di rigetto dell’opposizione.
Qualora il processo espropriativo sia rimasto sospeso con provvedimento del giudice dell’esecuzione a seguito della proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi, è la pronuncia della sentenza che provvede sull’opposizione a determinare, in caso di rigetto di questa, la prosecuzione del processo con il compimento dell’atto esecutivo impedito dalla sospensione. Cass. 23 giugno 1982, n. 3831.
Ingiunzione ex art. 492.
3.1. Luogo dell’avviso.
L’avviso di cui all’art. 518, terzo comma, relativo all’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario deve dare al debitore in ordine all’astensione da ogni atto diretto a sottrarre i beni pignorati alla garanzia del credito (art. 492), deve essere effettuato nel luogo del pignoramento, nei confronti del debitore se presente, ovvero di persona addetta all’azienda ai sensi dell’art. 139, secondo comma. Cass. 4 gennaio 1974, n. 125.
3.2. Omissione dell’avviso.
Qualora il pignoramento mobiliare abbia raggiunto gli scopi essenziali cui è destinato, con la scelta e l’apprensione del bene da parte dell’ufficiale giudiziario, e la formazione del relativo verbale, il debitore esecutato che abbia avuto conoscenza dell’atto, non è legittimato a dolersi, con l’opposizione agli atti esecutivi, dell’omissione dell’intimazione di cui all’art. 492 (ingiunzione di astenersi da atti rivolti a sottrarre alla grandezza del credito il bene staggito), né dell’eventuale erronea adozione della forma del pignoramento diretto, anziché di quello presso il terzo possessore, in quanto gli indicati vizi procedurali non incidono sulla validità del pignoramento, e non sono tali da ledere specifici interessi del debitore medesimo. Cass. 29 giugno 1977, n. 3684.
4.1. Modalità del pignoramento.
Il pignoramento di un credito incorporato in un titolo cambiario che, anziché nella forma del pignoramento presso il debitore diretto (prenditore o giratario del titolo), con materiale acquisizione del medesimo (artt. 1997 c.c. e 513 c.p.c.), venga irritualmente eseguito nella forma del pignoramento presso terzi ai sensi dell’art. 543 c.p.c., cioè presso l’obbligato cambiario, è affetto da nullità radicale ed insanabile, la quale si riflette sugli atti successivi, ad esso collegati direttamente e necessariamente, e così anche sull’assegnazione del credito, e può essere dedotta e fatta valere dal debitore con l’opposizione agli atti esecutivi, senza essere vincolato al termine perentorio posto dall’art. 617 c.p.c. Cass. 7 aprile 1990, n. 2917.
Il sistema di controllo di legittimità dei provvedimenti del giudice dell'esecuzione (realizzato attraverso i rimedi alternativi della opposizione agli atti esecutivi, di cui all'art. 617 c.p.c., e del reclamo, di cui al successivo art. 630) esclude che gli stessi possano ritenersi sottoposti al (diverso) regime delle impugnazioni previsto, per le sentenze, dall'art. 323 del codice di rito, ed esclude, ancora, che, in relazione ad essi, possa legittimamente parlarsi di definitività dell'atto giurisdizionale (di assenza, cioè, di ogni altro rimedio nell'ambito dell'ordinamento processuale), condizione necessaria affinché un provvedimento decisorio possa dirsi impugnabile, in sede di legittimità, con il rimedio del ricorso straordinario ex art. 111 cost. In particolare, il provvedimento del giudice dell'esecuzione dichiarativo della nullità di un atto di pignoramento perché affetto da un vizio di violazione di norma processuale rilevabile di ufficio, in quanto incidente sull'idoneità stessa dell'atto al conseguimento del suo scopo (nella specie, pignoramento di titoli azionari eseguito nella forma del pignoramento presso terzi e non presso il debitore, benché la società, in sede di dichiarazione ex art. 547 c.p.c., avesse negato di possedere tali titoli) deve ritenersi suscettibile del rimedio della opposizione agli atti esecutivi, e non anche del ricorso straordinario per Cassazione, diversamente dal caso in cui la questione di nullità del pignoramento non sia stata rilevata di ufficio, bensì sollevata dal debitore in sede di opposizione, con conseguente decisione pretorile avente natura di sentenza, essendosi quell'organo giudicante trovato, nella sostanza, a decidere egli stesso su di una opposizione agli atti esecutivi. Cass. 29 settembre 1997, n. 9549.
Detta nullità, oltreché con l’opposizione agli atti esecutivi non vincolata al termine suddetto, può anche essere rilevata d’ufficio dal giudice dell’esecuzione, in qualsiasi momento del processo esecutivo. La pronuncia del G.E. (d’ufficio o) su detta opposizione, ancorché emessa nella forma dell’ordinanza, ha natura sostanziale di sentenza, impugnabile con ricorso per Cassazione a norma dell’art. 111 Cost. Cass. 24 marzo 1982, n. 1882.
Contra: L’opposizione con la quale il debitore fa valere l’irregolarità del pignoramento di un credito, incorporato in un titolo di credito emesso da un terzo, perché eseguito con le forme del pignoramento presso terzi (art. 543 c.p.c.) anziché con quelle del pignoramento presso il debitore (mediante, cioè, la materiale apprensione del titolo), ha natura di opposizione agli atti esecutivi e deve essere, pertanto, proposta nel termine di cinque giorni dalla ingiunzione al debitore di astenersi dal compimento di atti diretti a sottrarre alla garanzia i beni che si assoggettano alla espropriazione, dalla quale dipende il pregiudizio del debitore e l’interesse, quindi, dello stesso alla opposizione. Cass. 7 luglio 1993, n. 7394.

References: art. 492
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 388
 art. 492
 sentenza 
 Cass. 
 art. 492
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 630
 art. 111
 art. 547
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.