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Timestamp: 2019-06-17 18:40:06+00:00

Document:
Bocchetta Granezza Lugo di Vicenza 07-09-1944
Località Bocchetta Granezza, Lugo di Vicenza, Vicenza, Veneto
Descrizione: La strage impunita dei “14 della Speer” di Bocchetta Granezza, avviene il pomeriggio del 7 settembre ’44, a conclusione del rastrellamento nel Bosco Nero e nell’ambito dell’Operazione “Hannover”. La vicenda inizia la sera del 5 settembre 1944 quando 15 (o 16) autieri dell'organizzazione Speer lasciano con almeno sei camion la loro base logistica di Asiago: una fuga concordata in precedenza e che avviene sotto la protezione di una ventina di partigiani; portano con loro oltre ai camion anche fusti di benzina, una mitragliera da 22 mm con oltre duemila colpi e altro materiale. Dopo circa un’ora la colonna di camion raggiunge la zona di Granezza controllata dai partigiani, e tra Malga Cima Fonte e il bivio “di Caltrano” si ferma per la notte. Il 6 mattina gli autieri sono raggiunti dal comandante e vice comandante della Brigata “7 Comuni” (“Cervo” e “Giulio”) che si complimentano con loro, ma li invitano ad abbandonare i mezzi e portarsi al sicuro in quanto è in atto un rastrellamento. Sabotati i camion e resa inservibile la mitragliera, prendono a piedi la via dei boschi scortati da due partigiani del luogo. Dopo ore di cammino per sfuggire all’accerchiamento e giunti in una radura, convinti probabilmente di essere al sicuro, si fermano a riposare e si addormentano. L'unico vigile, Dante Valoncini, all' “altolà” dato dalla pattuglia fascista, riesce a fuggire, così come le due guide partigiane. Gli altri autieri, essendo disarmati si arrendono, pensando forse di qualificarsi come prigionieri dei partigiani: vengono viceversa catturati e uniti ad altri due prigionieri, due malgari, padre e figlio, Rino e Antonio Pozza. Nel pomeriggio del 7 settembre, circa alle 14:00, all'arrivo in moto del federale di Vicenza Innocenzo Passuello e alla presenza del suo capo di stato maggiore Jacopo Ugo Basso, hanno inizio le sevizie. Passuello, riconosciuti i due malgari Pozza come figlio e marito di Clotilde Pernechele, la donna che lo aveva allevato da piccolo, gli risparmia, ma con l’obbligo di assistere alla fine degli altri. Alle sevizie è costretta ad assistere, insieme ai due malgari, anche Marcellina Brazzale che sviene dopo aver visto lo scempio in atto sul corpo vivo del terzo autiere. La mattanza termina circa alle ore 16:00.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-05-04 21:37:45
1.	Binotto Duilio di Antonio e di Attilia Brazzale, cl. 1924, nato a Calvene (VI), celibe, ragioniere, residente a Milano;
2.	Calgaro Tarcisio di Albertino e di Olimpia Fracasso, cl. 1925, nato a Vicenza, residente a Montagnana (PD);
3.	Calzari Virginio Battista di Angelo e Rosa Assunta Bosoni (o Basani), cl. 1919, nato a Zorlasco (MI) - ora comune di Casalpusterlengo (LO), celibe, residente a Milano;
4.	Cozzi Carlo di Maio e Maria Sgorbissa (o Sgarbissa), cl. 1923, nato e residente a Monfalcone (TS), celibe;
5.	Ferrandin Attilio di Antonio e Ida Pasetto, cl. 1922, nato e residente a Soave (VR), celibe;
6.	Ganz Arturo di Giovanni e Carla Tomasini, cl. 1925, nato e residente a Bolzano il 2 giugno 1925, elettricista, celibe;
7.	Magarotto Orlando di Albino e Innocenza Lazzaro, cl. 1925, nato e residente a Vigonza (PD), operaio, celibe;
8.	Màoli Leonello di Tullio e Emilia Dal Cappello, cl. 1921, nato e residente a Grezzana (VR) meccanico, celibe;
9.	Muzzolon Mario di Giuseppe, cl. 1922, nato a Grancona (VI), celibe, residente a Verona;
10.	Pavan Gianni di Giovanni e di Lucia Brocco, cl. 1925, nato e residente Montagnana (PD), celibe;
11.	Pellegrini Franco Giuseppe di Francesco e di Annunciata Musetti, cl. 1920, nato a Bergamo, impiegato amministrativo, celibe, residente a Milano;
12.	Pezzoli Virgilio Franco di Giuseppe e Maria Anna Taramelli, cl. 1924, nato e residente a Bergamo, celibe;
13.	Roccatti Giovanni Battista, detto “Nino” di Tommaso e Cristina Bertoletti, cl. 1915, nato a Torino, maestro di tennis, celibe, residente a Castelrotto (BZ);
14.	Zaupa Luigi di Angelo ed Eusebia Zini, , cl. 1922, nato e residente ad Arzignano (VI), meccanico, celibe.
Elenco vittime legate a partigiani 14
Note responsabile Passuello Innocenzo di Francesco e Maria Capocchi, cl. 03, nato a Lusiana, ingeniere industriale, coniugato con 6 figli; emigra nel Comune di Roana nel ’23, poi si trasferisce a Roma; è a Vicenza nel febbraio ’44, poi sfollato a Marostica. Viene nominato dal federale Caneva segretario politico del fascio di Bassano e ispettore federale dell’11^ zona (dal 25 febbraio al 13 luglio ‘44), poi commissario del fascio di Schio e ispettore federale della zona (dal 21aprile al 27 maggio ’44), quindi vice federale di Vicenza (dal 13 luglio al 20 ottobre ‘44). Il 10 luglio \'44, “Radio Bari”, comunica: “Il [ex] commissario del fascio di Bassano del Grappa, ing. Passuello, è una spia dei tedeschi. Suo complice è un certo Toniolo. I patrioti sanno quello che debbono fare.”. Allontanato per sicurezza da Bassano, sostituisce Caneva come federale di Vicenza e diventa il primo comandante della 22^ BN “Faggion” (tess. n. 84001).Tra l’altro comanda il rastrellamento di S. Vito e Torrebelvicino del 24-25/4/44, di Enego del 1-2/5/44, di Malo del 5/8/44, di Piana di Valdagno, Granezza e Grappa del settembre ‘44. Passuello percosse e fece fucilare dopo il rastrellamento di Granezza, in piazza ad Asiago, il giovane patriota Gnata (17 anni); a Bocchetta Granezza i 14 autisti della organizzazione SPEER di Asiago, che avevano abbandonato l\'autoparco per raggiungere, con gli autocarri, gli accampamenti dei partigiani, vengono catturati e trucidati il 7 settembre nel modo più barbaro e incredibile (“senza occhi, senza orecchie ed evirato”) dai fascisti vicentini della 22^ BN \"Faggion\", comandata dal federale Passuello: una delle stragi tra le più feroci ed impunite avvenute nel territorio vicentino. Quando dall’ottobre ‘44 fu allontanato dalla federazione, con i suoi sicari e guardie del corpo (Paolo Indelicati e Rodolfo Boschetti), entra nel servizio segreto della SD germanica, con Zilio e Perillo.
Note procedimento Arrestato dopo la Liberazione a Roma il 10/6/45, nell\'abitazione del prof. Vincenzo Emilio Brigida, è trovato in possesso di un “lasciapassare” del AMG (Governo Militare Alleato) di Bergamo. Da Roma è trasferito presso le carceri di Procida (Napoli) e su richiesta della CAS di Vicenza dall’11 agosto ’44 è spostato nelle locali carceri di S. Biagio. Il processo, lui ancora a Procida, inizia il 16/7/46, accusato “di avere, nella sua qualità di commissario federale del PFR di Vicenza, e di comandante la 22^ BN “Faggion”, svolto attività particolarmente grave nella lotta contro il movimento di liberazione, partecipando al comando della 22^ Bn anzidetta a numerosi rastrellamenti nei quali vennero catturati, uccisi in combattimento e giustiziati numerosi patrioti (art. 5 DLL 27.7.44 n. 159 – art. 1e 3 DLL 22.4.45 n. 142; art. 51 CPMG)”, e con Perillo e Zilio è accusato: “di aver in concorso fra loro e con altri ufficiali italiani e germanici, elaborato e condotto a termine l’azione di rastrellamento detto del Grappa, in cui vennero catturati, fucilati e impiccati moltissimi partigiani, molti altri deportati in Germania, altri ancora costretti all’arruolamento nell’esercito repubblicano, nonché aver tenuto intelligenza e contatto col tedesco invasore (art. 5 DLL 27.7.44 n. 159 – art. … e 51 CPMG)”. All’inizio del processo, Moneta, Vittorelli, Rack e la Naldi, sono in libertà provvisoria; Passuello (a Procida), Perillo e Zilio detenuti. Durante le udienze si susseguono decine di testimoni e sono presentate dagli avvocati molte dichiarazioni scritte in loro difesa: un metodo usuale tra i repubblichini coinvolti nei processi del dopoguerra, che oltre a tentare di minimizzare il loro ruolo, presentano testimonianze attenuanti o di benemerenza che avevano costruito con metodo e accortezza già all’epoca in cui compivano i delitti di cui erano accusati; una linea difensiva che è tornata utili nelle udienze processuali, ma soprattutto nei ricorsi in Cassazione. Passuello è condannato dalla CAS di Vicenza il 20/7/46 all’ergastolo, per collaborazionismo grave e concorso in omicidio; il 21/7/46 ricorre in Cassazione; il 30/6/47 la Corte Suprema annulla la sentenza e rinvia il procedimento alla CAS di Brescia. Su istanza degli imputati, il processo viene trasferito da Brescia a Firenze per ragioni di ordine pubblico. A Firenze, superata la fase delle Corti d’Assise Speciali, gli imputati vengono giudicati da una Corte d’Assise Ordinaria. Passuello, detenuto nel carcere di Porto Azzurro, è imputato (oltre che per i fatti già ricordati nel processo di Vicenza del 16-20 luglio 1946, ulteriormente aggravati dal fatto che sonno “…giustiziati numerosi partigiani, dopo essere stati per ordine del Passuello orribilmente torturati”) con Perillo: “del reato [articoli… omissis] per aver in correità fra di loro e con altri delle b.n. e militari tedeschi, nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, con più azioni esecutive della stessa risoluzione criminosa, partecipato materialmente e disponendo ad altri ordinata e deliberata l’uccisione di numerosi partigiani catturati nei vari rastrellamenti eseguiti e specialmente nel rastrellamento del Grappa, e più particolarmente le seguenti uccisioni:…” . Il 17/6/48 la Corte d’Assise di Firenze dichiara Passuello colpevole della collaborazione a lui ascritta e dell’omicidio del partigiano Gnata: lo condanna a 30 anni, ma la Corte dichiara anche condonati i 2/3 della pena (-20 anni) per gli indulti del 22.6.46 e 9.2.48 e lo assolve per insufficienza di prove da tutti gli altri reati ascritti. Il 18/6/48 ricorre contro la sentenza di Firenze. Il 7/2/49 la Corte Suprema si pronuncia rigettando il ricorso di Passuello, che comunque è liberato il 9/1/51. Ha scontato meno di 6 anni di carcere. Ricorre nuovamente: la sua richiesta di amnistia, come da DPR 11.7.59, n. 460, gli è concessa dalla Corte d’Appello di Firenze il 18/3/1960.
Note responsabile Basso Jacopo Ugo di Gio Batta e Corinna Solferini, cl. 1890, nato a Montecchio Precalcino (VI). Tenente degli Alpini nella Guerra 15/18, ferito e mutilato, è successivamente decorato con Medaglia d\'Argento al V.M., promosso capitano e congedato con il grado di maggiore. Nel 1919, sostituisce il padre nella carica di segretario comunale di Montecchio Precalcino. Ex dirigente locale del Partito Popolare, aderisce al PNF nel 1922. Nel 1926 Basso è \"Seniore\" (maggiore) della 42^ Legione \"Berica\" C. N. da montagna di Vicenza. Nel 1934 è mobilitato per l\'Africa Orientale (A.O.), ma poi sostituito assai repentinamente nel comando. Continua a risiedere a Montecchio Precalcino sino al settembre ‘34, quando viene trasferito d\'ufficio a Poiana Maggiore (VI). Nel 1939 è il comandante\" del 42° Btg. C. N. da montagna. Nell\'Aprile \'41 combatte (sic!) in Albania con la Milizia, da dove viene rimpatriato perché affetto da malaria. Nel “periodo badogliano” (25 luglio - 8 settembre 1943) “aveva tenuto un atteggiamento aderente al fascismo, provocando anche un incidente a proposito del distintivo del partito che [egli] continuava ad ostentare.” Dopo l\'8 Settembre è uno dei primi a iscriversi al PFR ed è nominato \"Ispettore di zona del fascio repubblicano per il Basso Vicentino\", mentre nel contempo svolge le funzioni di segretario comunale a Poiana M., \"...la cui amministrazione si imperniava in lui, provenendo da lui tutti i rapporti informativi, gli ordini, le proposte, ecc. firmate dal Podestà Paganotti\", ed è anche commissario prefettizio a Noventa Vicentina: \"...aveva nelle vaste zone del Basso Vicentino una delle posizioni più elevate...\". In queste sue vesti, recita l\'accusa al processo del luglio ‘45, \"...segnalava con relazioni scritte, dirette a tramite del podestà di Poiana Maggiore, alle autorità fasciste e tedesche la presenza di volontari della libertà nelle zone di Cagnano e Asigliano Veneto. A seguito di tali segnalazioni in detta zona vi fu il 25 luglio 1944 un rastrellamento ad opera dei tedeschi durante il quale trovò la morte una donna e fu incendiata una casa e saccheggiate le abitazioni di detta zona, nonché nella veste di cui sopra svolse opera più che attiva al fine di indurre la popolazione di Noventa e Poiana al lavoro nelle fortificazioni tedesche\". Con l\'istituzione delle Brigate Nere (Decreto n° 446, del 30 giugno 1944), Ugo Basso entra a far parte della 22^ Brigata Nera \"Faggion\" di Vicenza con il grado di maggiore; nell\'Agosto 1944 è nominato Capo di Stato Maggiore, con il grado di tenente colonnello, e partecipa attivamente al rastrellamento di Granezza e del Grappa; dal Novembre 1944 alla Liberazione è vice comandante della Brigata con il grado di colonnello. Nei giorni che precedono la Liberazione partecipa assieme al federale Raimondo Radicioni, Ottorino Caniato, Giovanni Giolo e Giuseppe Abolafio alla rapina alla Banca d\'Italia di Vicenza, il ricavato della quale é utilizzato per pagare i fascisti intenzionati a “mimetizzarsi”, cioè ad entrare in clandestinità. Arrestato il 6 giugno ’45, è processato nel luglio dalla CAS di Vicenza: \"La figura morale e politica del Basso è molto conosciuta a Vicenza. Egli era il capo di stato maggiore della Milizia, il brigatista, il rastrellatore, il gerarca per eccellenza. Veramente in questo processo è stata molto messa in burla la brigata nera. Abbiamo visto infatti un comandante che avrebbe dovuto organizzare i piani militari, il quale invece non solo, secondo lui, non organizza nulla ma anche quando qualcosa si faceva era l\'ultimo ad essere informato. Come possiamo prestare fede ad una simile esposizione di fatti? Come ci possono credere tanto ingenui? La verità invece è che il Basso era sul serio il capo di stato maggiore della sua Brigata nera e che ha fatto quello di cui ora è imputato con piena coscienza e piena volontà\". In sentenza, il giudice Luigi Fabris, a riguardo degli sconti di pena previsti per coloro che si fossero particolarmente distinti nel corso della Grande Guerra (Art. 26 del Codice Penale Militare di Guerra), sottolinea a riguardo della Medaglia d\'Argento al V. M. di Basso, che “il passato meritevole è cancellato dal comportamento successivo, specialmente nel periodo di tempo considerato”. Il Basso venne riconosciuto in sentenza quale \"affiancatore e manutengolo del tedesco invasore\" in quanto il rastrellamento del Grappa \"...fu un\'operazione di carattere politico militare iniziata dai tedeschi il 20 settembre 1944, e durata parecchi giorni, la quale diede luogo a vari scontri tra i germanici e le formazioni partigiane: ad essa partecipò la Brigata Nera di Vicenza, la quale ebbe le precipue mansioni di affiancare le formazioni germaniche, bloccare le varie località, fermare e concentrare tutta la popolazione maschile valida, e consegnarla ai tedeschi... Il Basso, a quell\'epoca era Capo di Stato Maggiore della Brigata e, anche mettendo il temperamento accentratore del federale, non si può pensare che il Basso fosse estraneo, e addirittura ignaro, delle operazioni che logicamente dovevano essere conosciute, preparate ed eseguite dal Capo di S.M. ...in ogni caso, risulta che egli partecipò alle operazioni di blocco e di contatto, che si conclusero con le consegne di molti giovani ai tedeschi ...cosicché ben può dirsi che non sia lieve la responsabilità del Basso in ordine alla barbara carneficina dei 30 e più patrioti ...sulla piazza e nelle vie di Bassano\". Malgrado al processo non si sia parlato anche dell’eccidio di Bocchetta Granezza, il Basso viene condannato alla pena di morte, ma la Corte di Cassazione il 24 agosto accoglie il suo ricorso e annulla la sentenza, rinviando l\'imputato a nuovo giudizio presso la CAS di Padova. Non sappiamo l\'esito di questo secondo processo, ma contrariamente alla voce popolare che girava a Montecchio Precalcino, suo paese natale (che lo voleva detenuto nelle carceri per sette anni, poi liberato per amnistia, e successivamente decapitato a Montopoli di Sabina (Rieti) dai partigiani del Grappa), il Basso fu ben presto scarcerato e nominato segretario comunale a Montopoli di Sabina già nel 1949, e dove muore di \"angina pectoris\" il 10 dicembre 1952.
Descrizione: Nei pressi di Bocchetta Granezza esiste inoltre il Monumento realizzato nel luogo dell\'eccidio
Descrizione: I nomi delle vittime sono ricordati anche nel Sacello dei Caduti della Divisione partigiana “Monte Ortigara”.
Descrizione: La tomba monumentale degli autisti della Speer si trova al cimitero di Asiago.
Descrizione: La prima domenica di settembre vengono commemorati i caduti della Speer davanti al Monumento che li ricorda. Nella medesima giornata, anniversario della Battaglia di Granezza, si rende omaggio al Monumento del “Partigiano ignoto” sul M. Corno e si tiene la cerimonia ufficiale presso il Sacello dei Caduti della Divisione partigiana “Monte Ortigara” che sorge a fianco del Rifugio “Granezza.
Benito Gramola, Tino Marchetti, Maria Grazia Rigoni, “Tu che passi sosta e medita”. Monumenti, cippi e lapidi della Resistenza sull’Altopiano, Ed. AVL, Quaderno della Resistenza Vicentina n° 3, Vicenza 2003.
Benito Gramola – Tino Marchetti – Maria Grazia Rigoni, Una strage impunita. Il martirio dei 14 della Speer (Bocchetta Granezza, 7 settembre 1944), Ed. AVL, Quaderni della Resistenza vicentina” n. 4, Vicenza 2004.
Horald W. Tilman, Missione “Simia”. Un maggiore inglese tra i partigiani, Ed. Comune di Belluno, Belluno 1981.
Romeo Covolo, CD: 6-7 Settembre 1944. Rastrellamento di Granezza, Ed. AVL-ANPI, Asiago 2013.
ASVI, CAS, b. 3, fasc. 210,
ASVI, CAS, b. 11 fasc. 750,
ASVI, CAS, b. 15, fasc. 909,
ASVI, CAS, b. 16 fasc. 952 e 991;
ASVI, CLNP, b. 11 fasc. 3, 7, 34 e fasc. Denunce a Capo Uff. PM, b. 15 fasc. 2 e 7, b. 16 fasc. P, b. 26 fasc. Vari;
ATVI, CAS, sentenza n. 3/45, 4/45 del 14 luglio 1945, n. 11/45 – 12/45 del 31 luglio 1945 e n. 117/46-74/46 del 20 luglio 1946;
ASCVVI, b. 1943/45;
ACMont.S, reg. Atti di morte, a. n. 21, parte I e faldoni degli Atti Storici;
ACMp, fasc. Stati Matricolari ex dipendenti comunali e fasc. Registro delle Delibere del Podestà 1937/40;
APMp, Libro Cronistorico, pag. 199;

References: art. 1
 art. 51
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