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Timestamp: 2020-04-07 02:16:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3193 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3193 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. I, 07/02/2017, (ud. 17/11/2016, dep.07/02/2017), n. 3193
S.M. e D.T.R., elettivamente domiciliate in Roma,
Via Mercalli 13/c, presso lo studio dell’avv. Pierluigi Giammaria,
rappresentate e difese dagli avv.ti Luca e Ugo Frasca, per procura a
margine del ricorso, i quali dichiarano di voler ricevere le
comunicazioni relative al processo presso p.e.c.
(luca.frasca.pecordineavvocatilaquila.it e
ugo.frasca.pecordineavvocatilaquila.it) e fax (0862/422624);
F.F.E., elettivamente domiciliato in Roma, via Piero
Foscari 40, presso lo studio dell’avv. Vincenzo Colaiacovo, che lo
rappresenta e difende per procura in calce al controricorso e
ricorso incidentale, e indica per le comunicazioni relative al
processo il fax 0864210017 e la p.e.c. v.colaiacovo.pec.it;
avverso la sentenza n. 304/2013 del Tribunale di Sulmona emessa in
data 23 aprile 2013 e depositata l’8 maggio 2013, R.G. n. 226/2012;
Generale Cons. Dott. ZENO Immacolata, che ha concluso per
accoglimento per quanto di ragione del primo motivo, assorbimento
del secondo motivo e rigetto del terzo motivo del ricorso
principale, inammissibilità o, in subordine, rigetto del ricorso
1. Il Tribunale di Sulmona, con sentenza n. 304/13, ha respinto l’opposizione proposta da S.M. e D.T.R. al precetto notificato da F.F.E. sulla base di decreto ingiuntivo emesso dallo stesso Tribunale e anche esso oggetto di opposizione. Nel respingere l’opposizione il Tribunale ha ritenuto non dedotte dalle opponenti circostanze da cui desumere l’inesistenza giuridica del titolo o il suo venir meno mentre ha rilevato che dall’atto di precetto risulta che le opponenti hanno pagato gran parte della somma precettata lasciando inevase le sole spese monitorie rispetto alle quali hanno addotto come giustificazione l’esito negativo del tentativo di bonario componimento del contenzioso giudiziale, dovuto al comportamento del F. e del suo procuratore, senza peraltro agire in via risarcitoria per l’asserita ingiustificata rottura delle trattative.
2. La sentenza è stata appellata da S.M. e D.T.R. e la Corte di appello de L’Aquila ha dichiarato inammissibile l’appello con ordinanza resa ex art. 348 bis c.p.c..
3. Ricorrono ora per cassazione S.M. e D.T.R. avverso la sentenza del Tribunale di Sulmona deducendo: a) violazione dell’art. 474 c.p.c.; b) violazione dell’art. 295 c.p.c. e omessa e/o contraddittoria motivazione; c) violazione dell’art. 96 c.p.c. e omessa e/o contraddittoria motivazione.
4. Si difende con controricorso F.F.E. e propone ricorso incidentale con il quale deduce la violazione dell’art. 89 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, in ordine alla richiesta di cancellazione di una serie di frasi contenute negli scritti difensivi della controparte, ritenute gravemente offensive dal F., richiesta che sarebbe stata del tutto ignorata dal Tribunale.
5. Le ricorrenti replicano con controricorso al ricorso incidentale.
6. Con il primo motivo di ricorso si rileva che il Tribunale ha respinto l’opposizione all’esecuzione fondata su un titolo (il decreto ingiuntivo) che lo stesso Tribunale ha revocato con sentenza n. 370 del 14 maggio 2013. Le ricorrenti citano la giurisprudenza di legittimità secondo cui la sopravvenuta carenza del titolo esecutivo, che produce la illegittimità dell’esecuzione forzata con effetto ex tunc, può essere rilevata di ufficio in ogni stato e grado del giudizio, ed anche per la prima volta nel giudizio di cassazione, trattandosi di presupposto dell’azione esecutiva, e fanno rilevare di aver dedotto e documentato la revoca del decreto ingiuntivo in sede di impugnazione davanti alla Corte di appello che, ciononostante, ha ritenuto di pronunciare l’inammissibilità dell’appello, ex art. 348 ter c.p.c., violando in tal modo l’art. 474 c.p.c..
7. Con il secondo motivo di ricorso le ricorrenti affermano che il paradosso di due decisioni divergenti (revoca del decreto ingiuntivo e rigetto dell’opposizione al precetto) si sarebbe potuto evitare se già in primo grado fosse stata accolta la richiesta di sospensione del giudizio di opposizione all’esecuzione ex art. 295 c.p.c..
8. Con il terzo motivo di ricorso le ricorrenti censurano la decisione di primo grado laddove ha respinto con oscura motivazione e anticipando impropriamente l’esito del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo la domanda risarcitoria ex art. 96 c.p.c., formulata con l’opposizione al precetto.
9. Con l’unico motivo di ricorso incidentale il controricorrente fa rilevare l’omessa pronuncia della Corte distrettuale sull’appello incidentale con il quale si era censurata l’omessa pronuncia del Tribunale sulla domanda di cancellazione delle frasi gravemente offensive contenute negli scritti difensivi di controparte.
10. Il primo motivo di ricorso è fondato. Come anche di recente ha ribadito questa Corte l’opposizione all’esecuzione ha per oggetto la sussistenza originaria e la permanenza del titolo esecutivo nell’intero corso del processo esecutivo (Cass. sez. lavoro n. 4432 del 7 marzo 2016). Pertanto l’avvenuta caducazione del titolo esecutivo nelle more del giudizio di opposizione rende quest’ultima fondata, per qualunque motivo sia stata proposta (Cass. civ. sez. 3, n. 3977 del 13 marzo 2011 e sez. 6-3 n. 1925 del 3 febbraio 2015). L’accoglimento del primo motivo in conformità alla citata giurisprudenza comporta l’assorbimento degli altri due motivi del ricorso principale. Quanto al terzo motivo, in particolare, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che l’accertamento della mala fede del creditore pignorante, per i fini di cui all’art. 96 c.p.c., comma 2, è devoluto al giudice dell’opposizione all’esecuzione, il quale nel compiere il relativo accertamento dovrà valutare la condotta tenuta dal creditore nel giudizio di esecuzione, e non in quello di opposizione, a meno che non venga invocata dall’opponente anche la responsabilità dell’opposto per avere in mala fede o colpa grave resistito al giudizio di opposizione all’esecuzione, ai sensi del primo comma della norma citata. Con la recente pronuncia della Cassazione civile sez. 5 n. 18057 del 24 settembre 2016 si è inoltre precisato che va condannata ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3, aggiunto dalla L. n. 69 del 2009, la parte che non abbia adoperato la normale diligenza per acquisire la coscienza dell’infondatezza della propria posizione e comunque abbia agito senza aver compiuto alcun serio sforzo interpretativo, deduttivo, argomentativo, per mettere in discussione con criteri e metodo di scientificità la giurisprudenza consolidata ed avvedersi della totale carenza di fondamento del ricorso. Alla luce di questi criteri giurisprudenziali in nessun modo può ritenersi che i comportamenti esterni al processo esecutivo richiamati nel terzo motivo di ricorso possano avere rilevanza ai fini della domanda risarcitoria proposta dalle ricorrenti mentre la circostanza dell’accoglimento dell’opposizione per effetto della sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, conseguente al soddisfacimento della posizione creditoria del F., nelle more del giudizio di opposizione all’esecuzione, determina l’assorbimento del giudizio sulla esistenza di mala fede o colpa grave nella instaurazione del processo esecutivo e nella resistenza all’opposizione prima ancora che la sua infondatezza.
11. Il ricorso incidentale è inammissibile alla luce della giurisprudenza di legittimità secondo cui poichè la cancellazione di frasi o parole ingiuriose contenute negli scritti difensivi è rimessa al potere discrezionale del giudice di merito, che può disporla anche d’ufficio a norma dell’art. 89 c.p.c., l’istanza di cancellazione costituisce una mera sollecitazione per l’esercizio dell’anzidetto potere discrezionale, di guisa che non può formare oggetto di impugnazione l’omesso esame di essa nè l’omesso esercizio del suddetto potere (Cass. civ. sez. 3, n. 22186 del 20 ottobre 2009).
12. In considerazione dell’esito del giudizio le spese dei due gradi di merito vanno interamente compensate mentre quelle del giudizio poste a carico del controricorrente.
La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale, assorbiti il secondo e il terzo motivo. Dichiara inammissibile il ricorso incidentale. Cassa la sentenza del Tribunale di Sulmona e, decidendo nel merito, annulla il precetto. Compensa le spese processuali dei due gradi del giudizio di merito e condanna il controricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in Euro 1.700 di cui Euro 200 per spese, oltre accessori di legge e spese forfettarie.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 sentenza 
 art. 348
 art. 295
 art. 96
 sentenza 
 art. 13
 art. 13