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IL CONTO APERTO una premessa - PDF
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1 nel 54 anniversario della Liberazione ( ) IL CONTO APERTO una premessa Il saggio qui presentato che riguarda un caso emblematico della Resistenza padovana, e cioè le vicende che si svolsero a ridosso della Liberazione in un piccolo centro della Bassa, Codevigo ben si inserisce nel taglio interpretativo che le pubblicazioni del CSEL da tempo privilegiano, come dimostrano i recenti volumi di Tiziano Merlin ( Lotta di classe e guerra di Liberazione nell Estense- Montagnanese, Padova, 1997) e di Egidio Ceccato ( Resistenza e normalizzazione nell Alta Padovana, Padova, 1999). Si tratta di studi che, al di là della condivisione o meno delle tesi in essi espresse, costituiscono ormai sia per l analisi critica delle fonti che per l originalità dell approccio un punto di riferimento fondamentale per chiunque voglia affrontare la storia della Resistenza nel padovano. E che, alla luce di un solido apparato documentario, rivisitano stilemi interpretativi consolidati, fornendo spunti nuovi di indagine e di approfondimento. Da questo punto di vista, il saggio di Marco Rossi che contesta il revisionismo storiografico sulla Resistenza, e sulla lotta di Liberazione in generale, a partire da un fatto specifico, gli eccidi compiuti a Codevigo, sui quali la magistratura aprì in tempi recenti nuove indagini può essere di ulteriore utilità. La microstoria che egli ricostruisce, pur inserita nel quadro d insieme, fa e- mergere due aspetti. Da un lato la conferma che, almeno in parte, la guerra di Liberazione dai nazisti invasori fu anche fenomeno di guerra civile contro i fascisti, con gli inevitabili strascichi di vendetta personale che ciò inevitabilmente comportò; dall altro, la constatazione che non pochi dei casi di violenza (e di esecuzione sommaria) registrati nella zona oggetto d indagine, trovano una loro lontana origine nelle violenze dello squadrismo della prima ora e nella successiva repressione antipopolare del fascismo istituzionalizzato. In questo entrò, a Liberazione avvenuta, anche la scelta del ceto dirigente dell epoca (per opzione strategica, o per condizionamento del Governo Militare Alleato non importa) di vanificare la volontà del CLNAI (e dei CLN locali) di procedere ad una decisa epurazione dagli incarichi pubblici o societari, nel caso delle attività economiche di chiunque fosse stato comunque corresponsabile con la dittatura prima, e con la RSI e e l occupazione nazista poi. materiali di storia, n pagina 3
2 E, tuttavia, la vicenda di Codevigo colpisce anche perché vittime ed esecutori avevano solo in pochi casi radici nel paese in cui tali fatti tragici avvennero. Il piccolo centro padano fu piuttosto il catalizzatore, nell epilogo che lì si consumò, di fatti e persone che rimandano a luoghi lontani: furono l evolversi della guerra, e le scelte operative delle brigate partigiane, a rendere l area un insolito concentrato di odi, rancori, e di conti da regolare. Questo è il pretesto, per l autore, per affrontare il tema del revisionismo storico, e delle omissioni che spesso lo connota: dalla falsificazione vera e propria dei fatti, alla rimozione dei nessi causa-effetto che, soli, possono spiegare un determinato accadimento. Anche Marco Rossi, tuttavia, come del resto i già citati Merlin e Ceccato, è a suo modo un revisionista. Con una avvertenza, però: che il suo revisionismo (in buona compagnia con i Merlin ed i Ceccato) poggia su una solida rilettura di fatti, testimonianze, documenti e letteratura, che cerca di ritrovare, appunto, quei nessi tra causa ed effetto dal revisionismo volutamente trascurati. La differenza tra il revisionismo di Rossi e quello dei revisionisti doc, consiste proprio nel proporre una interpretazione aperta dei fatti in oggetto, avanzando ipotesi, confortandole con i dati in suo possesso, ma avvertendo anche il lettore che, comunque, la sua non è la verità, ma solo una plausibile lettura (peraltro aperta al confronto) degli avvenimenti. Così abbiamo voluto celebrare questo 54 anniversario della Liberazione: proponendo la ri-lettura di un episodio controverso della Resistenza padovana, consapevoli, come l autore, che la storia è sempre un difficoltato percorso di ricerca al quale la parola fine non si addice. Padova, 25 Aprile 1999 Giorgio Roverato MARCO ROSSI ringrazia per l aiuto e la CLN: Comitato di Liberaz. Nazionale collaborazione il CSEL e l ANPI di Padova, la Biblioteca F. Serantini di Pisa e la DC: Democrazia Cristiana CVL: Corpo Volontari della Libertà Fondazione L. Micheletti di Brescia. FAI: Federazione Anarchica Italiana FLI: Federazione Libertaria Italiana GNR: Guardia Nazionale Repubblicana SIGLE USATE NEL TESTO: MVSN: Milizia Volontaria per la Sicurezza AMG: Allied Military Government Nazionale ANPI: Assoc. Naz. Partigiani d Italia PCI: Partito Comunista Italiano BN: Brigata Nera RSI: Repubblica Sociale Italiana materiali di storia, n pagina 4
3 IL CONTO APERTO L epurazione e il caso di Codevigo: appunti contro il revisionismo di Marco Rossi 1. Smontare il revisionismo Spaventati spaventosi è l ora di contarli il loro regno è alla fine Ci hanno vantato i carnefici ci hanno venduto il male nulla hanno detto senza colpa Belle parole di consenso vi hanno velato di putredine la loro bocca si apre sulla morte Ma l ora ecco è venuta di amarsi e di raccogliersi per vincerli e punirli. (P. Eluard) Ricordo di aver giocato con i miei compagni delle Elementari si era negli anni 60 a tedeschi e partigiani, proprio così come si sarebbe potuto giocare a indiani e cow-boys : non c erano particolari regole, ma quelli di noi che facevano i partigiani non potevano ricorrere a certi colpi bassi riservati solo ai tedeschi. La storiografia resistenziale e di sinistra per troppo tempo ha cercato di arginare il dilagare dei vari revisionismi orchestrati dalle destre, negando il fatto che nella guerra partigiana non sempre le cose andarono come ingenuamente potevano credere dei bambini, oppure sottolineando il valore morale di quella violenza; in altre parole, al cosiddetto revisionismo storico si è teso a dare delle risposte sostanzialmente etiche piuttosto che sul piano storico. La mitizzazione della Resistenza era peraltro iniziata mentre ancora divampava il conflitto quando, per un complesso di ragioni politiche, culturali e propagandistiche, da più parti questa venne definita come un secondo Risorgimento e presentata quale continuazione ideale della Grande Guerra contro gli Imperi Centrali, secondo beninteso l interpretazione che la considerò la quarta guerra d indipendenza 1. In questa 1 Sulla connotazione risorgimentale della cosiddetta guerra di liberazione nazionale si vedano: Claudio PAVONE, Le idee della Resistenza: antifascismo e fascismo di fronte alla tradizione del Risorgimento, in Passato e presente, 7/1959; Aldo GAROSCI, Primo e secondo Risorgimento, in Rivista storica ita- materiali di storia, n pagina 5
4 sta rappresentazione convergevano infatti diversi interessi e preoccupazioni politiche. Gli antifascisti cattolici e liberali temevano che la guerra di Liberazione nazionale si sviluppasse in senso sociale divenendo guerra di classe. I monarchici da parte loro speravano in questo modo di non veder messo in discussione il loro potere dinastico, dato che i Savoia erano stati protagonisti dell Unità d Italia. Il Partito Comunista di Togliatti, che intitolò a Garibaldi le sue formazioni partigiane 2, preferiva invece ricollegarsi alla retorica staliniana della guerra patriottica avendo ben presente che, dopo la storica conferenza di Yalta, i comunisti italiani avrebbero dovuto rinunciare alla rivoluzione socialista. Emblematiche di questo indirizzo politico rimangono le disposizioni imparti- te il 3 agosto 44 dal Comando generale dei Distaccamenti e delle Brigate d assalto Garibaldi a tutte le proprie formazioni: Simboli e saluto. Il simbolo delle Brigate Garibaldi è la stella a cinque punte, tricolore. liana, 1/1962; Mario ISNENGHI, Breve storia dell Italia unita ad uso dei perplessi, Milano, Analogamente, i fascisti di Salò si richiamarono sovente ai miti e agli eroi risorgimentali (Mazzini, Curtatone e Montanara, Mameli, ecc.) intitolando ad essi alcuni reparti; vedi, ad esempio, la Brigata Nera Giuseppe Garibaldi costituita a Morbegno (Sondrio) nell inverno del 44 e formata da fascisti toscani, fedeli a Buffarini Guidi, reparti della BN A. Resega di Milano e della BN C. Rodini di Como. Sull utilizzo di temi e personaggi risorgimentali da parte della Repubblica Sociale Italiana si veda Fondazione Luigi Micheletti (a cura di), L immagine della RSI nella propaganda, Milano, La nostra bandiera è il tricolore italiano. Il saluto in vigore è il saluto militare in vigore nell esercito italiano. Si eviti il saluto col pugno chiuso, si evitino i distintivi o le bandiere di partito (niente stelle rosse, niente falci e martello, niente bandiere rosse), questo non perché quei segni siano simboli ostili, ma perché deve essere chiaro anche esteriormente che la lotta che combattiamo è la lotta di tutti i patrioti uniti, indipendentemente dalle loro particolari tendenze politiche. Si controlli che anche nei confronti della popolazione questo appaia chiaro. Si facciano cantare canti patriottici, che non diano spiccato carattere di partito alle nostre manifestazioni, particolarmente in occasione delle occupazioni di centri abitati. Nomi dei distaccamenti. Oltre ai nomi dei nostri eroi del Risorgimento, si scelgano nomi di caduti delle Brigate e dei martiri di o- gni partito. Segnaliamo che già si sono dati i nomi di Gramsci, Lavagnini, Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Paolo Braccini, del Generale Perrotti, di don Pasquino. Si curi particolarmente di ricordare figure popolari nella zona dove operano le nostre formazioni. Anche nei nomi appaia l unità che anima tutto il popolo in lotta. 3 Di conseguenza ogni altra visione della Resistenza, quali quelle contrastanti 3 Tratto da Luciano BERGONZINI, L Emilia Romagna nella guerra di liberazione. La lotta armata, Bari, Numerose analoghe direttive sono riportate nel documentatissimo saggio di Claudio PAVONE, Una guerra civile. Saggio sulla moralità della Resistenza, Torino, materiali di storia, n pagina 6
5 la Resistenza, quali quelle contrastanti di guerra sociale o di guerra civile, fu puntualmente negata o minimizzata e tutta l articolata e diversificata esperienza della lotta armata partigiana fu ammantata dal tricolore e amputata delle sue radici storiche che affondavano nell antifascismo proletario e sovversivo del Biennio Rosso, degli Arditi del Popolo e della guerra di Spagna 4. Anche i primi G.A.P. (Gruppi d Azione Partigiana), nati nella clandestinità per colpire i nazi-fascisti e sabotare le strutture belliche, furono ben presto ribattezzati come Gruppi d Azione Patriottica. In sintonia con tale raffigurazione, la guerra partigiana è stata quindi purificata di tutti quegli aspetti contraddittori e conflittuali che potevano in qualche modo appannare la sua immagine unitaria e patriottica, oppure svelarne le caratteristiche meno rassicuranti di movimento rivoluzionario e anticapitalistico rivendicate da quelle componenti estremiste che parlavano già di Resistenza tradita. Questo costante lavoro di manipolazione e svuotamento, svolto nei confronti di quel dirompente fenomeno politico e sociale che era stato la guerra partigiana, non solo permise ai vari governi democratici succedutisi nel dopoguerra di riabilitare e reinserire nelle istituzioni considerevoli settori fascisti già pesantemente compromessi con il regime del Ven- 4 Si vedano: Renzo DEL CARRIA, Proletari senza rivoluzione, Milano, 1976; Cesare BERMANI, Il nemico interno. Guerra civile e lotte di classe in Italia ( ), Roma, 1997; Marco ROSSI, Arditi, non gendarmi! Dall arditismo di guerra agli arditi del popolo ( ), Pisa, tennio e la Repubblica Sociale Italiana, ma disarmò la storiografia nei confronti di quanti, da destra, avevano iniziato una lunghissima e sistematica opera di denigrazione della Resistenza andando a pescare nel torbido di fatti di sangue ed episodi di violenza rimossi e nascosti dagli stessi protagonisti della lotta partigiana, criminalizzati sul piano giudiziario e indotti al senso di colpa 5. Anche se ancora non indagate a sufficienza ha scritto Francesco Germinario per cinquant anni una ricca memorialistica di reduci della RSI e una consistente pubblicistica neofascista hanno letto dal loro punto di vista il fenomeno della Resistenza rielaborando il lutto della sconfitta del Schematizzando molto, si può osservare che in questa pubblicistica la Resistenza è presentata come una scelta imposta dai comunisti a danno degli interessi della nazione. Non sono rari, in queste ricostruzioni, fenomeni di despecificazione o, il che può essere peggio, di secca criminalizzazione del nemico, con i partigiani gappisti in primo luogo presentati come criminali. Questa è l immagine della Resistenza che per mezzo secolo è stata fornita dalla cultura politica del neofascismo, da Enzo Erra e Pisanò a Rauti e Romualdi [...] Quanto alla RSI, il neofascismo l ha immediatamente depoliticizzata, presentandola come una scelta 5 Significativa, contro tale senso di colpa, la ribellione di Nuto REVELLI, Fucilavamo i fascisti e non me ne pento, (intervista di A. Gnoli su La Repubblica, 16 novembre 1991), persona che ha dimostrato come sia possibile storicizzare l odio senza dover pentirsi del proprio passato di partigiano, scrivendo un libro di grande umanità come Il disperso di Marburg, Torino, materiali di storia, n pagina 7
6 per l onore della nazione 6, facendo proprie le parole del comandante della X Mas, Junio Valerio Borghese: Io servivo non fazioni, ma la Patria. Questa depoliticizzazione per lungo tempo almeno fino a quando Claudio Pavone non ha correttamente affrontato tale aspetto (Vedi Documento n. 1 in Appendice) è stata fatta filtrare attraverso la formula della guerra civile tra Italiani con cui, furbescamente, la destra fascista voleva eludere il fatto, innegabile, che i repubblichini erano stati dei collaborazionisti, fino all ultimo complici dell occupazione nazista. Dall altra parte, invece, attorno al concetto di guerra civile si è andato negli ultimi anni producendo quello che lo storico Claudio Del Bello ha definito un autentico paradosso, così sintetizzabile: Si nega la guerra civile affermandola, si afferma la guerra civile negandola 7. Infatti dopo aver per un quarantennio negato dogmaticamente tale concetto, di colpo si è cominciato a parlare di riconciliazione nazionale ; cosa questa quantomeno illogica dopo che per tanto tempo era stata sostenuta l inesistenza di una guerra civile in Italia e dichiarato che la democrazia aveva definitivamente superato e chiuso il capitolo fascista, anche se quel conflitto era continuato ben oltre la presunta Liberazione tra aggressioni squadristiche, trame occulte e stragi di Stato. 6 Francesco GERMINARIO, La storia secondo il fascismo, in Liberazione, 21 marzo Tratto da Guerra civile e Stato. Per una revisione da sinistra, Roma, 1998; il volume è una interessante raccolta di interventi di Cesare BERMANI, Silverio CORVISIERI, Claudio DEL BELLO, Sandro PORTEL-LI. Sicuramente, come ogni rivoluzione, neanche la lotta di Liberazione fu un pranzo di gala, e sarebbe assurdo negare gli eccessi che furono compiuti sia collettivamente che individualmente; ma, invece di consegnare all oblio o alla celebrazione strumentale quegli avvenimenti, sarebbe stato necessario avviare un effettivo processo di ricerca storica che aiutasse a comprendere il peso del passato, le contingenze belliche, le condizioni di vita, l ambiente, le culture, le dinamiche sociali e i fattori psicologici che misero in moto comportamenti violenti che non potevano fermarsi, come per incanto, nel momento in cui il potere politico decise che l insurrezione era da ritenersi terminata e che tutti, buoni o cattivi, dovevano tornare a casa facendo finta che non fosse successo niente. Molto opportunamente Pavone ci ricorda che La guerra civile fra fascisti e antifascisti può [...] essere vista come la ricapitolazione e lo svolgimento finale, sotto la cappa di piombo dell occupazione tedesca, di un conflitto apertosi nel ; ma oltre a questa ininterrotta lotta, durata sordamente per oltre un ventennio, nella lotta partigiana si andarono coagulando e mescolando mai sopiti conflitti rurali, nuove rivendicazioni operaie, criminalità comune, rancori interfamiliari, questioni personali, contrasti ideologici e manovre politiche che sarebbe antistorico definire estranei alla Resistenza. Non volendo o non potendo impegnarsi in questa necessaria rielaborazione, le sinistre e l antifascismo si sono trovati quindi a subire il dilagare del revisionismo storico nostrano, attraverso cui le destre hanno processa- 8 Si veda C. PAVONE, op. cit. materiali di storia, n pagina 8
7 attraverso cui le destre hanno processato la Resistenza per condannare il comunismo 9 ; e se questa offensiva per alcuni decenni è stata limitata e spesso dissimulata, negli ultimi anni è andata facendosi spavalda quanto sguaiata, forte anche di un sistema di informazione e di una cultura dominante che non solo distruggono la memoria storica ma rendono praticamente impossibile il formarsi di una memoria collettiva anche nel presente. Il caso più emblematico e recente è senz altro rappresentato dal Libro nero del comunismo 10, stampato dalla casa editrice legata a quello che è stato definito il Partito della Televisione, che offrendo lo spettacolo degli orrori del comunismo con i suoi 100 milioni di presunte vittime induce il lettore a minimizzare la gravità dello sterminio di 6 milioni di e- brei compiuto dai nazisti ed a considerare il sistema capitalistico come il migliore dei mondi in cui l umanità può vivere; ma il successo commerciale che comunque non significa di lettura di questo testo in vendita nei supermercati, è molto meno preoccupante della sistematica rilettura filofascista che storici, veri o sedicenti tali, hanno avviato di una serie di eventi e personaggi legati alla storia del fascismo italiano e dell utilizzo in ambito politico che di questa si sta facendo. Lasciando perdere la tentata riabilitazione di personaggi come Bottai, Ciano, Gentile, Franco e della monarchia o del 9 Un importante mappa bibliografica dei revisionismi storici è stata curata da C. BERMANI in Guerra civile e Stato, cit. 10 Stéphane COURTOIS, Nicolas WERTH, Jean- Louis PANNE, Andrzej PACZKO-WSKI, Karel BARTOSEK, Jean-Louis MARGOLIN, Il libro nero del comunismo, Milano, Gentile, Franco e della monarchia o dello stesso Mussolini, magari contrabbandata come rivalutazione umana o culturale ed affidata all ambigua penna di personaggi non-fascisti 11, e non approfondendo le polemiche sul consenso di massa verso il regime o sulle leggi razziali del 38; sicuramente il terreno prediletto dal revisionismo più aggressivo è stato quello delle stragi rosse, attraverso la riesumazione spettacolare dei morti per mano partigiana, la loro decontestualizzazione storica e la richiesta per questi del riconoscimento di eguale dignità politica in quanto anch essi Italiani caduti per la Patria, combattendo l invasore. Così, di volta in volta, si assiste ad un rovesciamento delle parti, in cui i fascisti finiscono per avere tutte le giustificazioni possibili per le loro scelte più nefande, mentre a chi li combatté non è concessa neanche un attenuante generica: ecco quindi il Triangolo della morte in Emilia cancellare il ricordo dell assassinio dei 7 fratelli Cervi, le Foibe quello della Risiera di San Sabba, Via Rasella quello delle Fosse Ardeatine, Piazzale Loreto quello di quanto avvenuto nella stessa piazza il 10 agosto del 44. A chi si propone una omologazione delle parti ha intelligentemente osservato Santo Peli non è difficile reperire episodi apparentemente rivelatori di una logica identica per entrambi i contendenti, caratteristici di una guerra senza prigionieri. Simili rivisitazioni hanno come presupposto e come effetto l azzeramento 11 Tra questi non si possono non citare Indro MONTANELLI, Giordano Bruno GUER-RI, Sergio ROMANO, Roberto GERVA-SO e, per certi aspetti, Ernesto GALLI DELLA LOGGIA. materiali di storia, n pagina 9
8 l azzeramento del tempo storico, la rimozione o l occultamento della sostanza di un approccio alla realtà che si pretenda storico, cioè almeno una corretta sistemazione dei fatti lungo un asse cronologico stabilire il prima, il durante e il dopo ; e, di conseguenza, anche l azzeramento dei molteplici nessi causali che solo la storicizzazione rende possibili. 12 Contro questa strategia, da tempo perseguita anche in Italia, che sistematicamente si prefigge di smantellare la memoria dell antifascismo, qualcuno sta prendendo posizione e qualcosa comincia a muoversi anche in campo accademico e tra gli intellettuali (vedi Documenti nn. 2 e 3 in Appendice); ma si tratta di una difesa quasi sempre statica, legata ad una visione che ritiene l antifascismo soprattutto un valore. Invece è necessario sviluppare una puntuale critica del revisionismo che, attraverso l indagine storica, ne smascheri le mistificazioni e smonti pezzo per pezzo il meccanismo, senza aver paura di scendere sul suo terreno, a partire da situazioni locali o fatti volutamente dimenticati, come quelli accaduti a Codevigo. 2. La questione della violenza Per introdurre questa questione mi piace ricorrere alle parole di Italo Calvino: [...] a poco più d un anno dalla Liberazione già la rispettabilità ben pensante era in piena riscossa, e approfittava d ogni aspetto contin- 12 Santo PELI, Rendere il colpo : novità e difficoltà della violenza partigiana, in I viaggi di Erodoto, 28/gennaio-aprile gente di quell epoca gli sbandamenti della gioventù postbellica, la recrudescenza della delinquenza, la difficoltà di stabilire una nuova legalità per esclamare: Ecco, noi l avevamo sempre detto, questi partigiani, tutti così, non ci vengano a parlare di Resistenza, sappiamo bene che razza d ideali Alimentata e fatta propria da diversi settori politici, comunque uniti dall anticomunismo, quell ipocrita rispettabilità si è rafforzata al punto da essere in grado di stillare una sua storia che è la negazione stessa della storia in quanto non rappresenta un altro punto di vista, anche discutibile, quale può essere stato quello di uno studioso come De Felice 14. Essa pretende invece il monopolio della verità, pur avendo come presupposti autentiche falsificazioni e più che ambigui moralismi, ricalcanti peraltro le direttive che già nel 44 Giorgio Almirante, capo gabinetto del Minculpop di Salò, impartiva ai direttori dei giornali in questi termini: [...] Sono invece opportune le notizie circa atrocità ed altre azioni del genere commesse dai banditi, che colpiscano e contrastino con il senso morale del popolo italiano (Es.: fortificazione di una chiesa, utilizzata quale caposaldo, innalzamento della bandiera rossa sul campanile). 13 Italo CALVINO, Il sentiero dei nidi di ragno, Milano, 1993 (prima ediz. in Torino, 1947). 14 Per una visione critica ma non preconcetta dell opera di Renzo De Felice, si veda Eros FRANCESCANGELI, Note sul revisionismo storico di De Felice, in Praxis. Tribuna teorica del marxismo rivoluzionario, supplemento a Voce operaia, 4/Luglio materiali di storia, n pagina 10
9 Vanno riferite anche gesta che si prestino ad essere presentate come delitti comuni. In tal caso, non dare all episodio un inopportuno carattere politico. (Per es.: parlando dell uccisione di vecchi, donne e bambini non rilevare mai, senza una speciale necessità, che si tratta di familiari di fascisti, i quali erano probabilmente l obiettivo dell attentato). 15 Un esempio assai chiaro di come si è voluto accreditare per verità storica la propaganda fascista, ci è fornito dalla leggenda secondo cui se i gappisti romani, autori dell attentato di via Rasella, si fossero presentati alle autorità naziste, queste non avrebbero ordinato la rappresaglia delle Fosse Ardeatine, compiuta appena 24 ore dopo. Tale falso propagandistico risulta infatti ideato da Pizzirani, segretario federale repubblichino, alcuni giorni dopo la strage, ed è stato smentito dagli stessi vertici militari nazisti, Kappler e Kesselring, che resero pubblica la notizia della rappresaglia solo a massacro avvenuto. 16 La lotta partigiana fu, a tutti gli effetti, una guerra nella guerra per cui appare chiaro il carattere pretestuoso di una certa storiografia che, dopo oltre mezzo secolo, continua a speculare sul carattere violento della medesima. 15 La velina in questione è datata 11 settembre 44, ed è integralmente riportata in Ricciotti LAZZERO, Le SS italiane. Storia dei che giurarono fedeltà ad Hitler, Milano, Il primo a riprendere e ad avvalorare storicamente questa versione fu Giorgio PISANO in Sangue chiama sangue. Le terrificanti verità che nessuno ha mai avuto il coraggio di dire sulla guerra civile in Italia, Milano, Il problema però è, ancora una volta, che tale violenza rimane illeggibile senza un analisi e un inquadramento storici. Altrimenti essa si presta alle interpretazioni strumentali che hanno per scopo non tanto quello di dimostrare che i partigiani fecero ricorso alla violenza, quanto quello di pervenire all equazione per cui la sinistra è portatrice di violenza, tanto più inumana in quanto commessa contro dei fratelli, e quindi esecrabile come fu quella di Caino. A tale argomentazione, si potrebbe semplicemente obbiettare che Abele non indossava la divisa delle Brigate Nere o delle SS, oppure trincerarsi dietro la diversa scala di valori che stava dietro l agire dei partigiani e quello dei fascisti. Ma purtroppo la forza di una simile mistificazione è il risultato di una costruzione basata su una serie di micidiali semplificazioni: i partigiani erano assassini,i partigiani erano comunisti, quindi i comunisti sono degli assassini ; o, analogamente, se la resistenza ha praticato il terrorismo e se la resistenza è stata anche lotta di classe, vuol dire che la lotta di classe produce il terrorismo. Certo, la violenza più o meno organizzata degli antifascisti ha assunto talvolta aspetti criticabili perché, ad esempio, la durezza dello scontro in atto e una certa visione ideologica di stampo nazional-patriottico tendevano a vedere un nazista da liquidare in ogni soldato tedesco piuttosto che un proletario in divisa o un potenziale disertore Sull argomento si veda la ricerca curata dall Archivio Antifascista, Diserzione e Resistenza, pubblicata sul settimanale della FAI Umanità Nova del 21 aprile 1996; si veda pure Lutz KLINKHAMMER, Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili ( ), Roma, materiali di storia, n pagina 11
10 Ma è altrettanto fuori discussione che l esercizio della violenza, e il progressivo dilagare di forme di crudeltà inaudite e razionalmente incomprensibili, fu stabilito in primo luogo dalla strategia dell annientamento applicata dalle truppe di occupazione germaniche e dai loro gregari repubblichini, venendo quindi a predeterminare il livello di violenza dello scontro; si pensi soltanto all infame rapporto di 10, 50 e persino 100 fucilati per ogni soldato tedesco ucciso, applicato nelle rappresaglie, ma anche all analoga logica di sterminio attuata dai nazisti in tutta l Europa occupata. 18 Dopo oltre un secolo, tornava quindi d attualità l analisi di von Clausewitz: Fintanto che non ho abbattuto il nemico devo temere che egli abbatta me, quindi non sono più padrone delle mie azioni, ma egli impone a me la legge come io la impongo a lui. 19 A questa doverosa annotazione di storia militare, va inoltre aggiunto che quella violenza affondava le sue radici nel prolungato e sanguinoso scontro sociale del primo dopoguerra durante cui fascisti e sovversivi avevano iniziato a combattersi senza esclusione di colpi, andando ben oltre l ambito della lotta politica e rasentando le dimensioni sia per numero di morti che per estensione geografica di una guerra civile che si sarebbe svi- luppata e generalizzata appunto tra il 43 e il 45. Riprendendo le considerazioni di Claudio Pavone, si può perciò affermare che La violenza esercitata dai fascisti della Repubblica sociale fu davvero un ritorno alle origini o, meglio, fu una sovrapposizione della violenza della prima ora alla violenza che si era fatta Stato 20. Altro dato, da tenere presente, è che il maggior numero di uccisioni di fascisti avvenute nei giorni dell insurrezione e nelle settimane seguenti si registrarono, non casualmente, in città o zone più duramente sottoposte negli anni precedenti al terrore nazi-fascista: è il caso di Milano, di Torino, della Liguria, delle province attraversate dalla Linea Gotica. Dopo questa prima fase esauritasi in poche settimane, una seconda ondata di esecuzioni sommarie sarebbe stata registrata successivamente quando numerosi fascisti, detenuti in carcere o internati dagli Alleati, furono rimessi in libertà e talvolta anche reintegrati nei loro incarichi statali, come poterono rendersi conto ad esempio due partigiani emiliani che, inviati a Brescia per prelevare un ricercato fascista, scoprirono che non solo nella questura di quella città prestavano ancora servizio dei funzionari repubblichini ma che detto personaggio aveva ricoperto sino a pochi giorni prima l incarico di segretario del comandante alleato della zona Inoltre numerose testimonianze riguardanti casi di disertori tedeschi si trovano in Ives BIZZI, La Resistenza nel Polesine, Susegana (TV), Cfr. L. KLINKHAMMER, op. cit. 19 Cfr. Karl von CLAUSEWITZ, Pensieri sulla guerra, Milano, Claudio PAVONE, Per una riflessione critica su rivolta e violenza nel Novecento, in I viaggi di Erodoto, 28/gennaio-aprile Cfr. Massimo STORCHI, Combattere si può, vincere bisogna. La scelta della violenza fra Resistenza e dopoguerra (Reggio Emilia ), Venezia, materiali di storia, n pagina 12
11 Un aspetto ricorrente, riscontrabile anche nei fatti di Codevigo, nelle modalità di esecuzione di gran parte delle uccisioni avvenute a ridosso della Liberazione, è quello del tentativo di far scomparire i cadaveri, aspetto questo in cui si sommavano fattori sia pratici che simbolici. Infatti, il metodo della sparizione dei corpi era quello adottato durante il periodo della lotta armata clandestina onde evitare le rappresaglie nazi-fasciste e, con ogni probabilità, a tale pratica si ricorse ancora nel timore di conseguenze penali magari ad opera delle autorità militari USA, notoriamente contrarie; inoltre non è da sottovalutare un elemento psicologico per cui il nemico così viene ucciso due volte, cancellandone anche la traccia fisica e negando alla famiglia pure la possibilità di piangerne la scomparsa 22. Sulla tematica della violenza, non sembra comunque infondata la tesi di alcuni storici che, rovesciando talune accuse revisioniste, ritengono i partigiani fattori di un relativo contenimento, piuttosto che di un innalzamento della violenza seguita alla Liberazione, facendo osservare che certe, seppur brutali, punizioni inflitte ai fascisti avessero un carattere più simbolico che cruento, quali il taglio dei capelli imposto alle collaborazioniste, il denudamento o la temporanea reclusione nei porcili di industriali o proprietari agrari iscritti al Fascio, così come è stato ricostruito da Bertolucci nel film Novecento ; punizioni queste impensabili per i sospetti banditen caduti nelle mani dei nazisti o delle varie polizie della RSI. A tale riguardo Pavolini, fondatore e capo delle Brigate Nere, era stato più che esplicito commentando, in un discorso a Milano nel 44, l ultimatum rivolto ai giovani renitenti e disertori: Noi fascisti non amiamo particolarmente le amnistie. In sostanza, non si è fatto che sanzionare, fissandole [sic], finalmente, un limite di otto giorni, quella distinzione praticamente già in atto tra il traviato che si presenta e viene reintegrato al lavoro e l accozzaglia immonda dei banditi, verso cui non è possibile altra misura che il fuoco dei mitra. 23 Basterebbero queste parole a spiegare molte cose accadute in seguito, secondo una sorta di contrappasso, ma la persistente opera di criminalizzazione dell antifascismo armato, portata avanti dalle destre, è stata in qualche modo favorita da certi silenzi. Come afferma Sandro Portelli, i partigiani e la sinistra hanno parlato a lungo, non senza giustezza e non senza retorica, del sacrificio dei partigiani che hanno dato la vita per la libertà, ma molto meno del fatto che i partigiani a loro volta hanno sparato, hanno ucciso, hanno, insomma, fatto la guerra, e che in guerra ci sono le vittime anche dall altra parte. Non solo: ma che in guerra la morale sfuma, che errori e ambiguità ci possono essere anche dalla parte di chi ha ragione. Siccome noi abbiamo negato tutto questo, adesso a ogni ambiguità, a ogni ombra, il senso comune revisionista nega tutta la Resistenza Ibidem. 23 Cfr. Ricciotti LAZZERO, Le Brigate Nere, Milano, S. PORTELLI in Guerra civile e Stato, cit.. materiali di storia, n pagina 13
12 3. L epurazione negata Presso la Casa del Lavoratore di Cadoneghe è conservata una foto in cui si vede un corteo antifascista sfilare a Padova dopo la liberazione della città; vi appaiono in prima fila i partigiani, disarmati, e in secondo piano sono visibili alcuni cartelli in cui si può chiaramente leggere Epurazione sul serio, Estirpiamo la gramigna! 25. Dovrebbe essere una manifestazione vittoriosa, ma si ha invece la spiacevole impressione di trovarsi di fronte a dei vinti. Cerchiamo allora di capire quale verità può nascondere quell immagine. Nei giorni dell insurrezione e nelle settimane immediatamente successive, funzionarono una giustizia semiufficiale gestita dai Tribunali formati ed ispirati dai CLN 26 e una giustizia sommaria e gene- 25 La foto è riprodotta, in copertina e all interno, sul Numero monografico per il 50 anniversario della Resistenza della rivista Storia e Cultura, curato da Lino SCALCO (n , Padova, 1994). Secondo la didascalia la foto sarebbe stata scattata il 28 aprile 1945, ma considerando che le ultime truppe tedesche abbandonarono Padova il 30 aprile appare del tutto improbabile che due giorni prima possa essersi svolta una simile manifestazione popolare con i bambini per strada, i partigiani senza armi e i cartelli che esprimevano dissenso sulle misure di epurazione. 26 In Piemonte, per il Tribunale di Guerra, furono impartite disposizioni drastiche: I ministri di Stato, i sottosegretari di Stato, i prefetti, i segretari federali in carica dopo l 8 settembre 43 sono già tutti condannati a morte per intesa col nemico [...] Di conseguenza per costoro sarà sufficiente l accertamento dell identità fisica per ordinarne l esecuzione capitale. Nei riguardi di coloro che hanno portato le armi a favore dello straniero contro le forze armate legittime, sarà sufficiente stabilire l appartenenza dell imputato dopo l 8 settembre 43 a ralmente spontanea attuata sia dalla popolazione, che da gruppi di antifascisti e da singoli che davanti ai loro compagni uccisi avevano giurato Pietà l è morta. Riguardo gli indirizzi generali e le norme di funzionamento di tali Corti si può citare un documento ufficiale del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia del 45: Uno dei più importanti compiti che spettano ai CLN provinciali è quello di organizzare con la necessaria rapidità l opera di eliminazione e punizione dei fascisti repubblicani e loro complici attraverso i necessari provvedimenti di polizia e gli opportuni procedimenti giudiziari, al fine, da un lato, di impedire agli avversari di svolgere ulteriormente l opera nociva, e dall altro di dare esempi di severa ed inflessibile giustizia punitiva, che valgano a restaurare l ordine morale, impedendo altresì eccessi e giudizi sommari. 27 Furono momenti tremendi in cui ogni fascista e ogni repubblichino, che fosse uomo o donna, militare o civile, gerarca o milite quindicenne, rischiarono d essere, più o meno legalmente, linciati o fuciqualsiasi formazione volontaria di parte (Brigate nere, Muti, X MAS, SS italiane, Cacciatori degli Appennini, milizie speciali indossanti la camicia nera, RAP, RAU) per pronunciare condanna all esecuzione capitale che dovrà avere immediata esecuzione senza diritto ad inoltrare domanda di grazia. La citazione è ripresa da Pier Giuseppe MURGIA, Il Vento del Nord. Storia e cronaca del fascismo dopo la Resistenza ( ), Milano, Tratto da G. GRASSI (a cura di), Verso il governo del popolo. Atti e documenti del CLNAI 1943/46, Milano, materiali di storia, n pagina 14
13 lati 28. In questa resa dei conti sicuramente si inserirono vendette personali ed episodi in cui non era ravvisabile un movente politico, altresì molti innocenti o quasi-innocenti pagarono con la vita il sospetto d essere stati dalla parte del torto. Essere vincitori, è anche una cosa terribile, ci ricorda giustamente Heinrich Boll 29. Ma si trattò di una violenza, pre- 28 Fin dal 2 aprile 1945, ad esempio, il Comando militare del CLN veneto aveva impartito istruzioni specifiche sulla compilazione di Elenchi neri, già previsti da una precedente circolare dell estate del 44. Questo il contenuto di tali disposizioni: I comandi delle Brigate provvederanno tempestivamente (qualora non l abbiano già fatto) a compilare in stretta collaborazione con i Comitati locali gli elenchi neri. Detti elenchi devono essere compilati centro per centro [abitato] anche se piccolo e risiedere presso il Comitato e l organizzazione militare di quel centro presso il Comitato della Brigata. Grosso modo detti elenchi comprenderanno quattro voci: 1) Militanti nelle forze repubblicane fasciste: armati che opporranno resistenza verranno immediatamente passati per le armi; se non opporranno resistenza verranno disarmati e posti in campo di concentramento. 2) Persone non militanti delle forze repubblicane fasciste, che prima del 25 luglio e dopo l 8 settembre si siano resi [sic] colpevoli di reati contro il popolo e che coscienti della loro colpevolezza possono tentare di eclissarsi. Questi verranno immediatamente fermati e internati. 3) Persone che pur appartenendo alla categoria 2 non si considerano intenzionati di eclissarsi e contro i quali [sic] non occorre subito passare al fermo. 4) Sfollati e persone sospette contro i quali si passerà immediatamente al fermo. Tratto da Chiara SAONARA (a cura di), Politica e organizzazione delle resistenza armata. Atti del Comando Militare Regionale Veneto (1945), Vicenza, Heinrich BOLL, Intervista sulla memoria la rabbia la speranza, Bari, Altri scrittori cattolici quali Raimondo MANZINI, Emmanuel Marie e Jean Marie DOMENAGH rivista ed inevitabile, che assunse dimensioni anche inferiori rispetto a quanto si sarebbe potuto preventivare: nella classifica di severità compilate dagli studiosi stranieri, al primo posto viene il Belgio, all ultimo l Italia. L epurazione italiana fu, relativamente, più mite di quella del Lussemburgo 30. Sull entità numerica del fenomeno e- purativo, nel corso degli anni, si sono sommate le polemiche più accese e le stime più diverse. Se nel 52 l infausto Ministro degli Interni Scelba, sulla base di un rapporto redatto dai Carabinieri, cercò di rassicurare la cosiddetta opinione pubblica parlando di morti, la più recente storiografia repubblichina conta circa caduti fascisti nei giorni della Liberazione 31 ; ma pur volendo considerare credibile simile cifra bisognerebbe capire quanti di questi rimasero uccisi nei combattimenti durante l insurrezione, quanti morirono sotto i bombardamenti o in azione contro le truppe anglo-americane, quanti furono eliminati dall esercito di Liberazione jugoslavo, quanti in esecuzioni sommarie compiute dai partigiani e quanti dopo sentenza di morte emessa dalle Corti Straordinarie d Assise 32. tennero tale violenza un sentimento umano, comprensibile e legittimo. 30 Da articolo di Emilio SANNA, La resa dei conti, in Storia Illustrata, 354, maggio 1987; sull argomento si veda Luc HUYSE, La reintegrazione dei collaborazionisti in Belgio, in Francia e nei Paesi Bassi, in Passato e Presente. Rivista di storia contemporanea, 44, maggio-agosto Giorgio PISANO, Storia della guerra civile, Milano, Secondo G. PISANO, op. cit., le Corti d Assise Straordinarie, istituite dopo il 9 maggio 1945 con ordinanza del brigadiere generale Upjohn delle forze interalleate, e soppresse con Decreto del 5 ottobre dello stesso anno, materiali di storia, n pagina 15
14 Fonti alleate parlarono di illegal shootings nel mese di maggio in Veneto, Liguria, Lombardia, Emilia- Romagna e Piemonte, con ulteriori 143 in giugno e 177 in luglio in tutto il Nord Italia. 33 Secondo Ferruccio Parri, in una delle sue ultime interviste 34, i morti sarebbero stati circa tredicimila; una cifra non lontana da quelle degli storici Giorgio Bocca ( ) e Hans Woller (dalle alle , di cui solo nel 45) 36 e quelle risultanti dalla documentazione rinvenuta in tempi recenti dall expartigiano Nazario Sauro Onofri presso l Archivio Centrale dello Stato; secondo quest ultimo rapporto del Ministero dell Interno, rimasto riservato per volere di De Gasperi, il numero dei fascisti giustiziati sarebbe stato di emisero condanne per oltre fascisti, di cui a pene detentive e a pena di morte, ma di queste non viene precisato quante furono realmente eseguite; in Piemonte, ad esempio, su 203 condanne a morte pronunciate ne furono eseguite 18; cfr. Guido NEPPI MODONA, (a cura di), Guerra di liberazione e giustizia penale, Milano, 1984 e G. PISANO, op. cit. A Padova, tra il giugno 45 e l ottobre 47, la Corte d Assise straordinaria emise 478 sentenze per collaborazionismo, ma anche in questo caso le condanne alla pena capitale eseguite non risultano essere state molte. 33 Cfr. Hans WOLLER, I conti con il fascismo. L epurazione in Italia , Bologna, Cfr. Silvio BERTOLDI, L anno del mondo nuovo, supplemento al n. 9 della rivista Oggi, Dello stesso autore si veda anche l articolo Salò. Storie di sommersi e salvati, in Corriere della Sera, 16 dicembre Giorgio BOCCA, La Repubblica di Mussolini, Bari, H. WOLLER, op. cit. 37 Sempre secondo tale informativa la regione italiana con il maggior numero di fascisti uccisi risulterebbe essere il Piemonte (2.523), seguita da Emilia Romagna (1.958 morti), Lombardia (1.360), Liguria (1.360), Veneto (907), Però a questo punto converrà fare un passo indietro, per meglio comprendere come nella società italiana non solo non fu possibile punire la maggioranza dei criminali fascisti, ma neppure allontanarli dalle posizioni di potere. Avvenuta la liberazione di Roma il 5 giugno del 44, il re Vittorio Emanuele trasferì i poteri costituzionali al figlio Umberto, nominato luogotenente, e Badoglio presentò le dimissioni da capo del governo provvisorio sorto al Sud. A sostituirlo alla presidenza del Consiglio, venne chiamato Ivanoe Bonomi, personaggio che aveva avuto non poche responsabilità nell avvento del fascismo ma ben visto per la sua moderazione dagli anglo-americani 38. Nella formazione del nuovo governo, fu bocciata la candidatura a Ministro degli Esteri, sostenuta dal CLN, di Carlo Sforza, l unico ambasciatore che a suo tempo si era dimesso per non essere complice del regime fascista. Questo primo governo Bonomi rimase in carica quattro mesi, durante i quali i contrasti tra il fronte dei partiti di sinistra (comunisti, socialisti e azionisti ) e lo schieramento di centro-destra (democristiani, liberali, demolaburisti) resero problematica ogni decisione sulle prospettive politiche ed economiche da attuarsi nei territori via via liberati della penisola, sull atteggiamento nei confronti degli an- Friuli (472) e via via fino al Molise con un solo giustiziato. Tra le città invece risaltano Torino (1.138), Treviso (630), Milano (610), Genova (569), Cuneo (426), Udine (391), Bologna (349). Sintesi di questo documento è stata pubblicata su La Voce del 20 aprile 1994 nell articolo, non firmato, Le fucilazioni del 25 aprile: guerra di cifre. 38 Sulle connivenze politiche di Ivanoe Bonomi, quale ministro della Guerra, col nascente squadrismo fascista si veda Piero GOBETTI, Scritti politici, Torino, materiali di storia, n pagina 16
15 glo-americani e sulla partecipazione alla guerra contro i nazi-fascisti. Tali divergenze in sostanza riguardavano però la profondità e l estensione delle misure antifasciste da prendere, non esclusa la verifica dell identità antifascista delle personalità politiche che pretendevano di guidare l Italia post-mussolini. Le questioni centrali erano due: la prima riguardava le misure di epurazione contro i fascisti, e la seconda la funzione e i poteri che dovevano esercitare i Comitati di Liberazione Nazionale. Per il primo punto, a parole ogni forza politica andava affermando che si doveva procedere in modo rapido ed energico all epurazione, ma forti erano le resistenze ad attuare quanto previsto già dalla Dichiarazione sull Italia, formulata a Mosca nell ottobre 43 da una conferenza interalleata che aveva affermato la necessità che tutti gli elementi fascisti o filofascisti fossero rimossi dall amministrazione e dalle istituzioni di carattere pubblico, come specificato dal Decreto Legislativo Sforza del 27 luglio 44 che stabiliva le seguenti sanzioni contro il fascismo : Art. 1. Sono abrogate tutte le disposizioni penali emanate a tutela delle istituzioni e degli organi politici creati dal fascismo. Le sentenze già pronunciate in base a tali disposizioni sono annullate; Art. 2. I membri del governo fascista e i gerarchi del fascismo, colpevoli di aver annullate le garanzie costituzionali, distrutte le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesse e tradite le sorti del Paese condotto alla attuale catastrofe, sono puniti con l ergastolo e, nei casi di più grave responsabilità, con la morte [...]; Art. 3. Coloro che hanno organizzato squadre fasciste, le quali hanno compiuto atti di violenza o di devastazione, e coloro che hanno promosso o diretto l insurrezione del 28 ottobre 1922 sono puniti secondo l art. 120 del Codice penale del Coloro che hanno promosso o diretto il colpo di Stato del 3 gennaio 1925 e coloro che hanno in seguito contribuito con atti rilevanti a mantenere in vigore il regime fascista sono puniti secondo l art. 118 del Codice stesso. Chiunque ha commesso altri delitti per motivi fascisti o valendosi della situazione politica creata dal fascismo è punito secondo le leggi del tempo; Art. 5. Chiunque, posteriormente all 8 settembre 1943, abbia commesso o commetta delitti contro la fedeltà e la difesa militare dello Stato, con qualunque forma di intelligenza o corrispondenza o collaborazione col tedesco invasore, di aiuto o di assistenza ad esso prestata, è punito a norma delle disposizioni del Codice penale militare di guerra. Le pene stabilite per i militari sono applicate anche ai non militari [...]; Art. 8. Chi, per motivi fascisti o avvalendosi della situazione politica creata dal fascismo, abbia compiuto fatti di particolare gravità che, pur integrando gli estremi di reato, siano contrari a norme di rettitudine o di probità politica, è soggetto alla interdizione temporanea dai pubblici uffici ovvero alla privazione dei diritti politici per una durata non superiore a dieci anni. Qualora l agente risulti socialmente pericoloso può esserne disposta l assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro per un tempo non materiali di storia, n pagina 17
16 inferiore ad un anno né superiore a dieci [...]; Art. 9. Senza pregiudizio dell azione penale, i beni dei cittadini i quali hanno tradito la patria ponendosi spontaneamente ed attivamente al servizio degli invasori tedeschi sono confiscati a vantaggio dello Stato [...]. Il secondo, altrettanto nodale, punto di disaccordo riguardava i poteri, le funzioni e la durata dei Comitati di Liberazione e, nel dopoguerra, sarà proprio sull esistenza o sulla scomparsa di queste strutture che si giocherà la carta principale della ristrutturazione sociale fra destra e sinistra politica. Intanto, già con Bonomi, liberali e democristiani si opposero ai CLN, vedendoli come l embrione di una repubblica dei Soviet e ravvisandovi il pericolo maggiore per la continuità del sistema capitalistico; i liberali, in primo luogo, insistevano perché i Comitati non proliferassero nelle aziende, nei quartieri, nei paesi, ecc. e che, dopo la lotta partigiana, si ritornasse alle strutture prefasciste, temendo che questa seppur limitata esperienza di autorganizzazione andasse oltre l obiettivo della liberazione nazionale, trasformandosi in movimento anticapitalistico e di sovversione sociale. Analoga posizione avrebbero assunto anche i democristiani che, per bocca del più fidato portavoce di De Gasperi, Giulio Andreotti, individuavano nei CLN un pericolo grave per la rinascita democratica dell Italia e un mezzo che può essere sfruttato per tentativi rivoluzionari. Sui due punti delineati le posizioni all interno del governo divennero sempre meno compatibili, tanto da determinare la rottura e le dimissioni di Bonomi; la classica goccia che fece traboccare il vaso fu la richiesta avanzata da Scoccimarro, membro comunista dell Alto Commissariato per l epurazione, che a- veva chiesto l allontanamento di alcuni funzionari dei ministeri del Tesoro e della Marina, denunciandone i trascorsi fascisti. Bonomi successe quindi a se stesso, con un governo appoggiato dal PCI ma senza socialisti e Partito d Azione, che erano stati i più intransigenti sostenitori dell epurazione e della centralità dei CLN; soltanto dopo la completa Liberazione, il 12 giugno 45, Bonomi fu costretto dalla spinta insurrezionale a dimettersi e venne soppiantato da un governo d ispirazione resistenziale, presieduto da Ferruccio Parri, azionista e candidato del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, con il socialista Nenni alla vicepresidenza, il democristiano De Gasperi agli Esteri e Togliatti alla Giustizia. Nonostante però che i Comitati di Liberazione Nazionale avessero fin da subito diramato rigide disposizioni contro la pratica delle esecuzioni sommarie 39 e 39 Si veda il seguente stralcio dal foglio d ordini diramato dal Comando militare regionale del CLN Veneto ai Comandi di zona e di piazza, in data 22 maggio 1945, pubblicato in C. SAONARA (a cura di), op. cit.: L azione politica dei partiti e specialmente quella militare del C.V.L. hanno fatto sì che gli alleati siano disposti a rinunciare dell esercizio [sic] dei loro diritti di occupanti, ove non si verifichino inconvenienti che siano indice di disordine. Perciò chi crea ed alimenta inconvenienti di tal genere è gravemente responsabile verso il paese e verso il C.V.L. e come tale sarà giudicato e punito [...] Per gli alleati, che non hanno subito la triste epoca del malgoverno nazifascista, ogni esecuzione sommaria è atto assolutamente illegale. Nessuno più degli organi superiori del C.V.L. è deciso a concludere senza debolezze l azione materiali di storia, n pagina 18
17 che l effimero governo Parri avesse avviato l epurazione nella massima legalità, l Allied Military Government d intesa con la maggioranza dei partiti antifascisti (DC, Liberali ma anche PCI) chiuse il capitolo della appena avviata defascistizzazione della società italiana, e in questo modo un gran numero di alti gradi militari, magistrati, funzionari di polizia, giornalisti, docenti universitari, fucinatori, spie, aguzzini e collaborazionisti della Repubblica Sociale Italiana poterono impunemente riciclarsi nelle istituzioni e nei partiti della nuova Repubblica nata dalla Resistenza, grazie anche al sacrificio di quei camerati che, nei giorni nell ira popolare, avevano espiato con la vita crimini non solo loro e ben più vaste responsabilità. 40 deciso a concludere senza debolezze l azione punitiva della giustizia fino in fondo, ma è assolutamente necessario impedire ogni atto che ci riporti ai metodi della SS, della Muti, e della X Mas ecc. ecc. Il Comando Alleato ha precisato che mentre lascerà corso al più severo ma legale esercizio della giustizia processerà i Comandanti di zona per omicidio colposo nell eventualità che si ripetano esecuzioni illegali. Sempre in merito all ordine e alla disciplina, è necessario eliminare con la massima energia manifestazioni che, pure essendo di non grande importanza, minacciano di svalutare i risultati ottenuti con tanti sacrifici. Evitare in modo assoluto: Gruppi che scorazzano [sic] su autocarri o autovetture con le armi spianate. Sparatorie diurne e notturne. Estorsioni di danaro o di merci varie. Atteggiamenti in genere che se si addicevano alle formazioni nazifasciste, non sono per i volontari della Libertà che debbono costituire e- sempio di consapevolezza e di serietà. In conclusione il vostro compito non è finito e tutti abbiamo responsabilità gravi verso il Paese e verso gli Alleati per tener fede al sacro impegno verso i nostri gloriosi morti. 40 Il ruolo svolto dall AMG in Italia per la stabilizzazione politica fu subito estremamente deciso, imponendo il disarmo dei partigia- Lo stesso Ferruccio Parri, dimettendosi, avrebbe asserito che la quinta colonna all interno del governo, dopo avere sistematicamente minato la sua posizione, si accingeva, ora che aveva ottenuto il proprio scopo, a restituire il potere a quelle forze politiche e sociali che avevano formato la base del regime fascista 41 ; ma è pur vero che lo stesso Parri non fu estraneo alla cosiddetta politica di pacificazione che, come primo atto, vide l ordine di disarmo dei partigiani secondo le direttive delle autorità politicomilitari alleate. Tale corresponsabilità è attestata da alcuni passi di un suo discorso ai prefetti riuniti a Milano il 29 luglio 45, discorso in cui non manca un allusione ai fatti accaduti nel padovano: La direttiva è questa: che il disarmo va perseguito soprattutto nei casi che possono essere più gravi e pericolosi, va perseguito come direttiva generale, non importa se per perseguire questo risultato si parlerà di metodi persecutori e vessatori. Questo deve farsi in questo primo periodo. Deve essere raggiunta questa smobilitazione degli animi e questo ni, indagando su episodi di violenza compiuti dagli antifascisti anche prima della Liberazione, mettendo in salvo vari gerarchi fascisti e generali nazisti, non concedendo la libertà di stampa ai giornali sovversivi e creando strutture paramilitari segrete in funzione anticomunista. Su tale politica si vedano Giuseppe DE LUTIIS, Il lato oscuro del potere. Associazioni politiche e strutture paramilitari segrete dal 1946 a oggi, Roma, 1996 e Mario COGLITORE, L identità assente, Padova, Citazione tratta da Damiano TAVO- LIERE, L Italia rovesciata. Quaderno n La guerra partigiana e il governo Parri, Roma, materiali di storia, n pagina 19
18 disarmo. Voi sapete quanto danno ci hanno fatto certi incidenti avvenuti nell Italia settentrionale, come quelli di Schio, di Padova, di Verona e altri di questo genere. Il danno sul piano internazionale è stato molto grave e occorre che non si ripetano. Occorre che voi prestiate la vostra opera a impedire che si ripetano e a reprimerli. 42 Così in nome della legalità e della civiltà si fermò la giustizia popolare e quindi, dopo averli processati e anche condannati, la giustizia di Stato rimise in libertà i fascisti repubblichini in nome della riconciliazione nazionale. Togliatti, firmando nella sua veste di Ministro di Grazia e Giustizia del governo Parri, il Decreto Presidenziale di amnistia e indulto del 22 giugno 46 rimandò quindi in circolazione migliaia di assassini fascisti e torturatori repubblichini, anche se a posteriori avrebbe implicitamente ammesso l arrendevolezza del PCI nei confronti dell opinione pubblica moderata e del potere economico: Noi abbiamo fatto un decreto di amnistia e lo abbiamo affidato a quella magistratura che era favorevole al fascismo e che l avrebbe applicata come essa voleva. Ma non potevamo fare diversamente in un regime democratico borghese [...] dovevamo mostrare a determinati strati del ceto medio, soprattutto delle città, che non era vero che la repubblica conquistata, soprattutto per opera dei comunisti e dei socialisti, fosse un regime di terrore e di sangue. 43 L amnistia ebbe comunque conseguenze politicamente devastanti, tanto da sollevare appena un mese dopo la protesta all interno dell Assemblea costituente del socialista Sandro Pertini: Attraverso queste maglie del decreto di amnistia noi abbiamo visto uscire non soltanto coloro che dell amnistia erano meritevoli, cioè coloro che avevano commesso reati politici di lieve importanza, ma anche gerarchi: Sansonelli, Suvich, Pala; abbiamo visto uscire propagandisti e giornalisti che si chiamano Giovanni Ansaldo, Spampanato, Amicucci, Concetto Pettinato, Gray. Costoro, per noi, sono più responsabili di quei giovani che, cresciuti e nati nel clima politico pestifero creato da questi propagandisti, si sono arruolati nelle brigate nere ed in lotta aperta hanno affrontato i partigiani e ne hanno anche uccisi [...] Attraverso queste maglie abbiamo visto uscire coloro che hanno incendiato villaggi con i tedeschi, che hanno violentato donne colpevoli solo di aver assistito i partigiani [...] Abbiamo visto uscire una parte della banda Kock, la Marchi, la Rivera, Bernasconi [...] Ricordiamo che l epurazione è mancata: si disse che si doveva colpire in alto e non in basso, ma praticamente non si è colpito né in alto né in basso. Vediamo ora lo spettacolo di questa amnistia che raggiunge lo scopo contrario a 42 In Romano CANOSA, Le Sanzioni contro il fascismo. Processi ed epurazioni a Milano negli anni , Milano, Brani di uno dei due discorsi pronunciati da Palmiro Togliatti a Reggio Emilia nei giorni 24 e 25 settembre 46, tratti da M. STORCHI, op. cit. materiali di storia, n pagina 20
19 quello per cui era stata emanata: pensiamo, quindi, che verrà giorno in cui dovremo vergognarci di aver combattuto contro il fascismo e costituirà colpa essere stati in carcere ed al confino per questo. 44 La protesta antifascista contro la mancata epurazione, e la non concessione di provvedimenti legislativi ed economici in favore degli ex-internati nei campi di concentramento, giunsero a trasformarsi in rivolta armata. Il 27 agosto a Milano, presso una sede della Federazione Libertaria Italiana vicina alle posizioni più intransigenti e classiste (cfr. Documento n. 4 in Appendice), si riunirono i comandanti di 77 formazioni partigiane per prendere posizione in favore dei gruppi di loro compagni tornati sui monti e negare fiducia alla politica ritenuta troppo accondiscendente dell ANPI, costituendo su proposta dei militanti della FLI un autonomo Movimento di Resistenza Partigiana. Il punto più alto della ribellione fu toccato, con grave preoccupazione del governo, quando 28 formazioni partigiane presero posizione sulle Prealpi, informando carabinieri ed autorità civili che se attaccate non avrebbero esitato ad usare le armi, mentre persino la Federazione Nazionale Combattenti e Reduci dei campi di sterminio solidarizzava pubblicamente con il neonato Movimento Dalla replica di Sandro Pertini al ministro di Grazia e Giustizia Fausto Gullo, subentrato a Togliatti, citata da Pasquale CASCELLA, La pacificazione che c è stata, in l Unità, 25 aprile Per una più approfondita conoscenza di queste vicende si veda Maurizio LAMPRONTI, L altra resistenza, l altra opposizione, Poggibonsi, De Gasperi da parte sua, appena succeduto a Parri nella guida del governo, provvide a seppellire definitivamente l epurazione e consentì anche che gli epurati potessero appellarsi contro le sentenze emesse nei loro confronti facendo ricorso proprio a quel Consiglio di Stato e a quella Corte di Cassazione che non erano stati neppure sfiorati dall epurazione. Con simili giudici, forti del Codice Rocco del 1930, si ebbero sentenze che risultavano autentiche provocazioni, come quando dei carabinieri che avevano fucilato alcuni partigiani vennero assolti perché prostrati nell animo e fiaccati nella volontà. 46. Contemporaneamente nella società, erano invece i sindacati e i vertici del PCI a rendersi garanti della riconciliazione permettendo, ad esempio, il reinserimento alla Fiat di capireparto filofascisti già allontanati dagli operai, mentre Agnelli e Valletta velocemente riabilitati tornavano ad essere padroni della grande fabbrica torinese Circa la composizione delle varie sezioni della Corte va tenuto presente che i giudici professionali erano tutti magistrati di carriera che avevano esercitato le loro funzioni durante il Ventennio e qualcuno era stato persino giudice presso la Cassazione istituita a Brescia sotto la RSI. A riguardo va ricordato il J accuse pronunciato da Piero Calamandrei nella sua arringa in difesa della memoria dei fratelli Carlo e Nello Rosselli durante il processo Roatta nel 45; si veda Zara ALGARDI, Processi ai fascisti, Firenze, Fu Togliatti in persona a giustificare tale decisione, liquidando al contempo come vecchie rivalità le rivendicazioni di classe: Un grande stabilimento dell Italia del Nord non è in grado di proseguire il lavoro, in quanto sono stati allontanati ben 1200 esperti tecnici, e non sotto accuse di atrocità e collaborazionismo, ma semplicemente perché invisi alla massa. Questo è un grave errore, qui esulano motivi politici ed entrano in gioco le materiali di storia, n pagina 21
20 A completare il quadro, nel dicembre del 53 sarebbe intervenuto un indulto presidenziale per i reati politici e quelli ad essi connessi, e per i reati inerenti a fatti bellici commessi da chi avesse appartenuto a formazioni armate dall 8 settembre 1943 al 18 giugno Ma la legge non è pacificazione ha scritto Michel Foucault 49 perché dietro la legge la guerra continua a infuriare e difatti infuria all interno di tutti i meccanismi di potere, anche dei più regolari : così fu e continua ad essere. 4. Morte a Codevigo SECONDA PARTE L immobilità, afosa d estate e nebbiosa d inverno, di questo piccolo paese lungo la provinciale tra Padova e Chioggia non fa certo pensare a grandi eventi storici, eppure da queste parti la guerra è passata pesantemente lasciando la sua scia di morte, di odii, di sospetti come peraltro in tante altre misconosciute contrade d Europa 50. vecchie rivalità di carattere sindacale tra tecnici e operai. Cfr. P. G. MURGIA, op. cit.. 48 Ibidem. 49 Michel FOUCAULT, Difendere la società. Dalla guerra delle razze al razzismo di Stato. Firenze, Il territorio teatro delle vicende esaminate, nell aprile 45 era fortemente militarizzato e presidiato, data la vicinanza del fronte; una delle posizioni principali del sistema difensivo tedesco era lungo il Brenta, dal mare a Padova, indi lungo il Bacchiglione fino a Vicenza e di là a Verona e al Garda, con antistante posizione di sicurezza sui Berici - Euganei - Canale Gorzone ecc. (Da Relazione militare del Comando del C.L.N. veneto, relativa all ultima decade dell aprile 1945). Oltre a forti reparti tedeschi che avevano predisposto Oltre ai si dice e ai ricordi talvolta reticenti degli anziani, a testimoniare gli eventi di quel lontano maggio del 45 rimangono un Ossario nel cimitero del paese, un fascicolo penale riaperto nel 1990, e quindi archiviato, presso la Procura della Repubblica di Padova 51 e molte mezze verità. Fino ad oggi gli unici tentativi di ricostruzione storica e di rivendicazione politica appartengono a quella Destra che ha le sue radici nella RSI, la cosiddetta Repubblica di Salò. Sull argomento sono apparsi negli ultimi anni diversi articoli sia sulla stampa quotidiana locale che in varie pubblicazioni legate al neo-fascismo e ai reduci di guerra repubblichini, ma i due testi più importanti anche se spesso in contradfortificazioni, batterie, difese antisbarco e antiaeree nella zona di Chioggia, vi erano ovunque distaccamenti e caserme di tutti i corpi della RSI (GNR, Brigate Nere, X Mas, SS italiane), inclusa la famigerata banda Magnati che a Conetta aveva allestito le sue camere di tortura. 51 Il 6 ottobre 1990 la stampa locale e nazionale dava con un certo risalto la notizia dell apertura di un inchiesta da parte del procuratore della Repubblica di Padova, Marcello Torregrossa, con l incarico ai Carabinieri di svolgere indagini in merito; in realtà già nell immediato dopoguerra era stato intentato un procedimento penale nei confronti di Arrigo Boldrini, Gino Gatta, Ennio Cervellati, ma durante l inchiesta lo stesso Comando militare alleato aveva preso le difese dei comandanti partigiani della 28 a Garibaldi. Nell agosto 1996, essendo stato passato il relativo rapporto giudiziario alla Procura militare, il sostituto procuratore militare Sergio Dini e il capo della Procura militare di Padova, Maurizio Block, dichiaravano l incompetenza della Magistratura Militare a riguardo, in quanto trattavasi di reati compiuti da reparti combattenti non regolari quali erano quelli partigiani. Cfr. Il Gazzettino, 23 agosto materiali di storia, n pagina 22

References: sentenza 
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 art. 120
 art. 118
 Art. 5
 Art. 8
 Art. 9