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Timestamp: 2020-05-24 22:28:55+00:00

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Ancora un esempio di motivazione apparente resa da una commissione tributaria con seguente accoglimento del ricorso per cassazione • Lex & Formazione
di Mirco Minardi - 13 Maggio 2020
Cass. 8428/2020 ha annullato la sentenza di una CTR in quanto affetta da nullità ex art. 132 n. 4 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 4 c.p.c.
Il Collegio ha osservato preliminarmente come, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4, il difetto del requisito della motivazione si configuri, alternativamente, nel caso in cui:
la stessa manchi integralmente come parte del documento/sentenza (nel senso che alla premessa dell’oggetto del decidere, siccome risultante dallo svolgimento processuale, segua l’enunciazione della decisione senza alcuna argomentazione),
ovvero nei casi in cui la motivazione, pur formalmente comparendo come parte del documento, risulti articolata in termini talmente contraddittori o incongrui da non consentire in nessun modo di individuarla, ossia di riconoscerla alla stregua della corrispondente giustificazione del decisum.
Secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza della Corte, infatti, la mancanza di motivazione, quale causa di nullità della sentenza, va apprezzata, tanto nei casi di sua radicale carenza, quanto nelle evenienze in cui la stessa si dipani in forme del tutto inidonee a rivelare la ratio decidendi posta a fondamento dell’atto, poiché intessuta di argomentazioni fra loro logicamente inconciliabili, perplesse od obiettivamente incomprensibili.
In ogni caso, si richiede che tali vizi emergano dal testo del provvedimento, restando esclusa la rilevanza di un’eventuale verifica condotta sulla sufficienza della motivazione medesima rispetto ai contenuti delle risultanze probatorie (ex plurimis, Sez. 3, Sentenza n. 20112 del 18/09/2009, Rv. 609353-01).
Sussiste, dunque, la nullità della sentenza per motivazione solo apparente quando essa risulta fondata su una mera formula di stile, riferibile a qualunque controversia, disancorata dalla fattispecie concreta e sprovvista di riferimenti specifici, del tutto inidonea dunque a rivelare la ratio decidendi e ad evidenziare gli elementi che giustifichino il convincimento del giudice e ne rendano dunque possibile il controllo di legittimità, ovvero caratterizzata da un “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e da “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass. Sez. Un. 8053/2014). E’ allora necessario che il “decisum” sia supportato dalla compiuta esposizione degli argomenti logici che hanno sostenuto il giudizio conclusivo, in modo da consentire la verifica “ab externo” dell’esame critico svolto dal giudice di appello sulla censura mossa dall’appellante alla sentenza impugnata (Cass. 5 Aprile 2017, n. 10998; Cass. 11 Marzo 2016, n. 4791).
La Corte ha aggiunto che la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto della decisione, richiesta dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, rappresenta “un requisito da apprezzarsi esclusivamente in funzione della intelligibilità della decisione e della comprensione delle ragioni poste a suo fondamento, la cui mancanza costituisce motivo di nullità della sentenza solo quando non sia possibile individuare gli elementi di fatto considerati o presupposti nella decisione”, stante il principio della strumentalità della forma, per il quale la nullità non può essere mai dichiarata se l’atto ha raggiunto il suo scopo (art. 156 c.p.c., comma 3), e tenuto altresì conto del fatto che lo stesso legislatore, nel modificare l’art. 132, citato per mezzo della L. n. 69 del 2009, art. 45, comma 17, ha espressamente stabilito un collegamento di tipo logico e funzionale tra l’indicazione in sentenza dei fatti di causa e le ragioni poste dal giudice a fondamento della decisione (Cass. nn. 22346/15, 920/15, 22845/15). Peraltro, non si è mancato di sottolineare che la motivazione “per relationem” ad un precedente giurisprudenziale di legittimità esime il giudice dallo sviluppare proprie argomentazioni giuridiche, ma il percorso argomentativo deve comunque consentire di comprendere la fattispecie concreta, l’autonomia del processo deliberativo compiuto e la riconducibilità dei fatti esaminati al principio di diritto richiamato, dovendosi ritenere, in difetto di tali requisiti minimi, la totale carenza di motivazione e la conseguente nullità del provvedimento – cfr. Cass. n. 11227/2017 -.
Nel caso di specie, la sentenza impugnata rientrava agevolmente nello stigma delle sentenze nulle. Ed infatti, la stessa, non conteneva alcuna ricostruzione delle ragioni poste a base della pretesa fiscale, rispetto alle quali non vi era nemmeno un richiamo alla sentenza di primo grado. I fatti del procedimento non risultavano riportati all’interno della motivazione, nè si poteva apprezzare la rilevanza degli stessi rispetto alla motivazione stessa.
La decisione in esame, omettendo ogni esposizione anche solo sommaria dei fatti di causa, si era limitata sostanzialmente a richiamare un precedente che poteva forse riferirsi alla Corte di Cassazione – anche se tale circostanza non era stata esplicitata – per affermare che lo stesso non appariva rilevante rispetto alla fattispecie in quanto relativo all’autorità portuale di Gioia Tauro, non potendosi esso applicare alla fattispecie, in cui operava “solo la Autorità portuale dell’Ufficio circondariale di Porto Santo Stefano”. “Tale precisazione, tuttavia, in assenza della specificazione dell’oggetto della lite, delle ragioni della decisioni di primo grado e del motivo di appello, non consentiva di giungere ad una valutazione in termini di piena validità della sentenza impugnata, non potendosi individuare le ragioni che, rispetto ai fatti di causa (rimasti inespressi) avrebbero giustificato una soluzione diversa da quella espressa dal precedente giurisprudenziale evocato(Cass. 2018 nr 17681)”.

References: Cass. 
 sentenza 
 art. 132
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 45
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza