Source: http://www.jeffcooperacademy.it/magistrato-risponde/leggi-circolari-armi
Timestamp: 2018-10-17 21:00:01+00:00

Document:
NUOVE NORME EUROPEE IN TEMA DI ARMI
Armi da fuoco: un archivio informatico per identificarne i proprietari
Consumatori - 29-11-2007 - 12:11
Il Parlamento ha approvato una direttiva che, nel fissare rigorose condizioni per acquistare e detenere armi da fuoco, introduce un rigido regime di marcatura delle armi e delle loro parti e un archivio informatico che permetteranno di rintracciare tutte le armi e i loro proprietari. Gli Stati membri dovranno poi vigilare attentamente sui rivenditori e sulle compravendite on line, procedere a un migliore scambio di informazioni e stabilire le sanzioni appropriate in caso di violazioni.
Sulla base di un compromesso negoziato per diciotto mesi dalla relatrice Gisela KALLENBACH (Verdi/ALE, DE) con il Consiglio, il Parlamento ha approvato - con 588 voti favorevoli, 14 contrari e 11 astensioni - una modifica della direttiva relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi. Ha infatti adottato - con 567 voti favorevoli, 12 contrari e 11 astensioni - un maxiemendamento che riprende gran parte dei suggerimenti formulati dai deputati. La direttiva dovrebbe quindi entrare in vigore nel 2008 ed essere d’applicazione partire dal 2010. Come accade attualmente, gli Stati membri potranno adottare nelle rispettive legislazioni disposizioni più rigorose di quelle previste dalla direttiva.
Scopo della modifica è di recepire nella direttiva vigente le disposizioni contenute nel protocollo dell'ONU contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, firmato nel dicembre del 2001. Ma un emendamento precisa che è necessario «cogliere l'opportunità» della revisione per apportare miglioramenti alla direttiva al fine di risolvere alcuni problemi e, in particolare, quelli identificati nel rapporto stilato nel 2000 dalla Commissione sull'attuazione della direttiva stessa.
Il compromesso raggiunto estende anzitutto il campo d'applicazione della direttiva anche alle parti e alle munizioni delle armi di fuoco, comprese quelle importate da paesi terzi. Sono quindi introdotte nuove definizioni per, tra l'altro, "arma da fuoco", "parti" di armi e "munizione". Notando poi il «comprovato aumento» del loro uso nell'UE, le armi “trasformate” vengono inserite nella definizione di "armi da fuoco". E’ anche modificata la definizione di "armaioli" sui quali, peraltro, vista la natura speciale della loro attività, «è necessario che gli Stati membri esercitino un rigoroso controllo», in particolare per verificarne l’integrità e le competenze professionali.
Va precisato, peraltro che la direttiva non si applica all'acquisizione e alla detenzione, conformemente alla legislazione nazionale, di armi e di munizioni da parte delle forze armate, della polizia o dei servizi pubblici, dei collezionisti e degli organismi a carattere culturale e storico in materia di armi e riconosciuti come tali dallo Stato membro nel quale sono stabiliti. Essa non si applica neppure ai trasferimenti commerciali di armi e munizioni da guerra e non pregiudica l'applicazione delle disposizioni nazionali relative al porto d'armi o relative alla regolamentazione della caccia e del tiro sportivo.
Gli Stati membri dovranno istituire, entro fine dicembre 2014, un archivio di dati «computerizzato» - centralizzato o decentrato -in cui ogni informazione necessaria relativa a ciascuna arma vi sia menzionata e sia accessibile alle autorità competenti. Tale archivio, è inoltre precisato, registra e conserva «per non meno di 20 anni» (invece dei dieci anni proposti dalla Commissione), per ciascuna arma da fuoco, il tipo, la marca, il modello, il calibro, il numero di serie, nonché i nomi e gli indirizzi del fornitore e dell'acquirente o del possessore dell'arma.
Durante tutto il loro periodo di attività, inoltre, gli armaioli sono tenuti a conservare un registro delle armi da fuoco da loro acquistate o vendute, con i dati che consentono di identificare e rintracciare tali armi (gli stessi previsti per l'archivio). Cessata l'attività, gli armaioli debbono consegnare il registro all'autorità nazionale competente.
E proprio ai fini dell'identificazione e della rintracciabilità di qualsiasi arma da fuoco assemblata, gli Stati membri dovranno esigere una marcatura unica che comprenda il nome del fabbricante, il paese o il luogo di fabbricazione, il numero di serie e l'anno di fabbricazione (se non fa parte del numero di serie). Ciò, è precisato, non pregiudica l'apposizione del marchio di fabbrica. Come richiesto dai deputati, la marcatura dovrà essere apposta su una parte essenziale o strutturale dell'arma da fuoco, la cui distruzione renderebbe l'arma inutilizzabile. Inoltre, gli Stati membri dovranno imporre la marcatura di ogni unità elementare di imballaggio di munizione complete. A tal fine, gli Stati membri potranno decidere di applicare le disposizioni stabilite dalla Convenzione sul reciproco riconoscimento delle punzonature di prova delle armi da fuoco portatili (CIP). Saranno poi tenuti a garantire che le armi o le loro parti presenti sul proprio territorio siano marcate e registrate o, in caso contrario, siano «disattivate». Dovranno, infine, assicurare che tutte le armi possano essere collegate ai loro attuali proprietari.
Al fine di agevolare la tracciabilità delle armi da fuoco, delle loro parti e delle munizioni, e combattere efficacemente contro il loro traffico e la loro produzione illegale, dovrà essere migliorato anche lo scambio di informazioni tra gli Stati membri. A tal fine, la Commissione dovrà istituire, al più tardi entro un anno dall'entrata in vigore della direttiva, un gruppo di contatto per lo scambio di informazioni.
Gli Stati membri potranno consentire l'acquisizione e la detenzione di armi da fuoco «solo alle persone in possesso della licenza o del permesso corrispondente ai sensi della legislazione nazionale». Come richiesto dai deputati è specificato che queste persone devono avere «un motivo valido». Devono inoltre aver compiuto 18 anni d'età, salvo per la pratica della caccia e del tiro al bersaglio, ma purché abbiano il permesso dei genitori o siano accompagnate da un genitore o da un adulto titolare di porto d'armi. Queste persone, poi, non possono «costituire un pericolo per se stesse, per l'ordine pubblico o la pubblica sicurezza». La condanna «per un reato volontario grave», è precisato, considerata indicativa di un tale pericolo.
Come richiesto dai deputati, gli Stati membri dovranno assicurare che l'acquisizione di armi da fuoco, di loro parti e munizioni per il tramite di «tecniche di comunicazione a distanza» (in pratica via Internet), salvo che per gli armaioli, sia soggetta, se autorizzata, «a rigorosi controlli». D'altra parte, gli Stati membri potranno vietare a persone residenti nel loro territorio la detenzione di un'arma acquisita in un altro Stato membro «soltanto se vietano l'acquisizione della stessa arma nel proprio territorio».
I cacciatori e i tiratori sportivi, come suggerito dai deputati, potranno detenere senza autorizzazione preventiva una o più armi da fuoco durante un viaggio effettuato attraverso due o più Stati membri per praticare le loro attività. A condizione, però, che siano in possesso della "carta europea d'arma da fuoco" su cui figura l'indicazione di detta o dette armi e possano dimostrare i motivi del loro viaggio presentando, per esempio, un invito o un’altra prova della loro attività di caccia o di tiro sportivo nello Stato membro di destinazione. Quest’ultimo, è anche precisato, non può subordinare l'accettazione di una "carta europea d'arma da fuoco" al pagamento di tasse o diritti. Tale carta, cui è conferita maggiore importanza, dovrà avere un periodo di validità di massimo 5 anni, estendibili, e dovrà essere sempre in possesso di una persona che usa un'arma da fuoco.
Gli Stati membri dovranno stabilire le sanzioni da infliggere in caso di infrazione delle disposizioni nazionali adottate in attuazione della direttiva e adottare ogni misura necessaria per assicurarne l'esecuzione. Le sanzioni previste dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive».
Infine, la Commissione dovrà presentare una relazione sull'applicazione della direttiva entro cinque anni dalla sua trasposizione nel diritto nazionale e, entro due anni dalla sua entrata in vigore, uno studio sulla commercializzazione di repliche di armi, per determinare se è opportuno includerle nel campo d'applicazione del provvedimento. Uno studio dovrà poi valutare l’opportunità di semplificare la classificazione delle armi riducendo da quattro a due le categorie previste: proibite e soggette a autorizzazione.
Background - l'industria italiana delle armi sportive
L’ANPAM, Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni sportive, aderente alla Confindustria, raggruppa le principali aziende del settore che occupano oltre 3.000 dipendenti diretti, con un fatturato annuale di circa 1 miliardo di euro. Viene dall'Italia il 70% della produzione europea di armi sportive e venatorie. Si noti che, alle ultime Olimpiadi, il 100% delle 18 medaglie in palio per la disciplina "tiro a volo" sono state vinte con fucili italiani, da tiratori di 13 paesi diversi.
http://www.europarl.europa.eu/news/expert/infopress_page/063-14055-332-11-48-911-20071128IPR14030-28-11-2007-2007-false/default_it.htm
Si prepara una più severa la normativa sul porto d’armi: sarà necessario un nulla osta anche per la detenzione
Approvato dal Consiglio dei ministri un disegno di legge che rivede i requisiti necessari e le regole per la custodia
Annunciato dal ministro dell'Interno Amato, dopo il caso dell'uomo che aveva aperto il fuoco dal balcone della sua casa di Guidonia, il disegno di legge contiene disposizioni importanti che riguardano anche la cura nella custodia delle armi e la verifica periodica dei requisiti.
Disegno di legge governativo recante: “Revisione delle norme in materia di porto e detenzione di armi, di accertamento dei requisiti psico-fisici dei detentori, nonché in materia di custodia di armi, munizioni ed esplosivi”.
Le novità più rilevanti del ddl riguardano l'introduzione del nulla osta alla detenzione, che si aggiunge al vigente nulla osta previsto per l'acquisto dell'arma, nonché il requisito dell'idoneità psicofisica e della capacità tecnica al maneggio dell'arma, anche per chi voglia semplicemente detenerla.
Altre disposizioni importanti riguardano la maggior cura nella custodia delle armi per evitare gravi evenienze e la verifica periodica della idoneità psico-fisica.
Con il ddl vengono modificati alcuni punti del testo unico n.773 del 1931, in particolare, è vietata la vendita o la cessione di armi comuni a privati senza il nulla osta all'acquisto e alla detenzione. Vengono rideterminate, altresì, le sanzioni come l'arresto e l'ammenda per chi aliena le armi, sia per l'acquirente che per il cessionario.
Il questore è l'autorità preposta al rilascio del nulla osta che in nessun caso può essere rilasciato a minori. Il nulla osta abilita all'acquisto dell'arma che deve avvenire entro due mesi dalla data del rilascio. Decorso questo termine senza che l'acquisto sia avvenuto, occorre rinnovare la richiesta.
Il nulla osta all'acquisto è valido per il trasporto non più soltanto nei luoghi di privata dimora ma anche, nei casi di bisogno accertato, all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Non è richiesto il nulla osta per i titolari di porto d'armi, di licenza di collezione di armi antiche, artistiche, rare o di interesse storico, limitatamente a tali armi e per le persone che hanno diritto di andare armate per la loro qualità permanente, limitatamente al numero ed alla specie delle armi loro consentite. Non è richiesto il nulla osta per i titolari di licenza di porto d'armi sportivo, per tiro a volo o per l'esercizio dell'attività venatoria solo ed esclusivamente con riguardo all'acquisto e al trasporto delle armi specificamente destinate a tali attività.
Viene soppresso il porto del «bastone animato», arma assolutamente obsoleta, per cui, d'ora in avanti, la licenza di porto d'armi riguarderà esclusivamente le armi comuni da sparo e quelle da caccia.
La licenza di porto d’armi può essere rifiutata oltre che per i soggetti condannati per delitti non colposi contro le persone commessi con violenza, per reati contro la persona o il patrimonio, contro lo Stato e l'ordine pubblico, ovvero condannati per diserzione in tempo di guerra o porto abusivo di armi, anche per coloro che siano stati condannati per delitti diversi, o non siano di buona condotta ovvero non diano sufficiente affidamento di non abusare delle armi.
La licenza di portare armi ed il nulla osta al loro acquisto e alla loro detenzione non possono essere rilasciati a chi non dimostri di avere l'idoneità psicofisica e la capacità tecnica al maneggio delle armi. Per i titolari di licenza di porto d’armi per uso venatorio e di tiro a volo, l’idoneità psicofisica al maneggio delle armi viene verificata ogni tre anni. L'idoneità psicofisica e la capacità tecnica devono essere comprovate al momento del rilascio, mentre l'idoneità psicofisica deve essere confermata periodicamente per tutta la durata della detenzione.
Il questore, tuttavia, ha facoltà di rilasciare, a determinate condizioni e prescrizioni, il nulla osta anche in assenza delle certificazioni di idoneità psicofisica e capacità tecnica al maneggio delle armi nei soli casi di acquisto per collezione o raccolta o altri giustificati motivi che non comportano l'impiego dell'arma. In questo caso, il nulla osta contiene, insieme alle prescrizioni per la custodia, l'espressa indicazione del divieto di impiego delle armi e di acquisto e detenzione delle munizioni. Rilevanti conseguenze discendono dalla perdita dell'idoneità psicofisica. In tal caso il prefetto adotta i provvedimenti inibitori sul presupposto di un possibile abuso da parte del soggetto che abbia perso i fondamentali requisiti pure per la semplice detenzione. Le armi e le munizioni, infatti, devono essere consegnate senza diritto ad indennizzo all'ufficio di polizia o dei carabinieri, per la successiva cessione ad enti autorizzati o per la distruzione.
In caso di rinvenimento di armi, parti di armi, munizioni ed esplosivi, è previsto l'obbligo di informare l’autorità di pubblica sicurezza. Lo stesso obbligo è posto a carico di chi venga a conoscenza dell'esistenza di depositi clandestini di armi, munizioni ed esplosivi. La trasgressione all'obbligo comporta un reato punibile con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda fino a euro 200.
Nei confronti di coloro che detengono armi o munizioni acquisite in forza di una licenza di porto d'armi scaduta e non rinnovata, si applicano le disposizioni relative alla detenzione di armi. Per coloro che detengono, invece, armi o parti di esse e munizioni di qualsiasi specie, acquisite legalmente ma non denunciate, è prevista la non punibilità a condizione che, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore delle relative disposizioni e, comunque, prima dell'accertamento del reato, provvedano a denunciarne la detenzione all'ufficio di polizia o comando dei carabinieri, competenti per territorio oppure cedano le armi o le munizioni a soggetti autorizzati a detenerle, ovvero a consegnarle, senza diritto ad indennizzo, agli uffici di polizia o dei carabinieri, competenti per territorio.
Si è ritenuto, infine, di rivedere la disciplina relativa ai soggetti legittimati a portare senza licenza le armi in un’ottica che miri a limitare il numero delle persone che possono andare armate.
IL DIRETTORE DELL’UFFICIO PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE (Dr. Cazzella)
MINISTERO DELL'INTERNO - Risposta a Quesito
557/13.20013-10171(1) Roma, 31 marzo 2004
Rif. Prot. n. 3297/31314/Area 1 del 5.11.2003
Oggetto: detenzione cartucce per armi comuni da sparo. Quesito.
Con la nota sopra distinta, codesto U.T.G. ha chiesto chiarimenti in ordine al rilascio dell'autorizzazione alla detenzione di un quantitativo di cartucce per arma comune da sparo in numero superiore ai limiti stabiliti all'art. 97 reg. esec. Tulps, nei confronti dei soggetti che svolgono attività agonistica di tiro e, in particolare, se nella fattispecie sia possibile il rilascio della licenza di deposito esplosivi di cui al richiamato art. 97.
Al riguardo, occorre preliminarmente evidenziare, dalla lettura del primo comma dell'articolo 97 suddetto: "possono tenersi in deposito o trasportarsi nello Stato senza licenza...omissis...un numero di millecinquecento cartucce da fucile da caccia caricate a polvere, nonché duecento cartucce per pistola o rivoltella e un numero illimitato di bossoli innescati e di micce di sicurezza", che il legislatore ha utilizzato il termine deposito anche in relazione alla "mera" detenzione delle cartucce.
Sembra, quindi, potersi ritenere che le disposizioni di cui all'art. 97, in relazione al deposito di cartucce, comprese quelle di cui al relativo 3° comma: "Per tenere in deposito...omissis...cartucce cariche in quantità superiore a quella indicata, occorre la licenza del prefetto ai termini degli articoli 50 e 51 della legge", si riferiscano a un deposito "sui generis" e non al deposito di esplosivi in appositi locali, adibiti a tale scopo e soggetti a determinate prescrizioni (allegato B reg. Tulps), tra cui i requisiti di sicurezza determinati dalla commissione tecnica (provinciale) di cui all'art. 49 del citato T.U..
Pertanto, laddove la richiesta sia adeguatamente motivata, (per esempio, nel caso in cui il richiedente svolga attività di istruttore di tiro o partecipi a livello agonistico a gare di Tiro a segno) potrà rilasciarsi la specifica licenza che autorizzi il deposito del maggior quantitativo di munizioni. Con riferimento a tale ultimo aspetto, atteso che le istanze di autorizzazione in argomento riguardano, perlopiù, cartucce per pistola (il limite di 1.500 posto dall'art. 97 per le munizioni da fucile da caccia, difatti, sembra soddisfare ampiamente le esigenze dell'utenza), appare adeguato, comunque, autorizzare il deposito di tali cartucce non oltre il limite massimo di 1.500. È evidente che per tale deposito, all'interno della privata abitazione, non risulta "tecnicamente" la necessità di un apposito locale. Le cartucce, infatti, potranno essere custodite in idoneo contenitore atto a garantirne l'integrità e la non accessibilità, ferma restando la facoltà dell'autorità di P.S. di porre particolari prescrizioni in relazione alla loro custodia. Sulla problematica in argomento, in occasione di due analoghi quesiti, si è espressa anche la Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi - per le funzioni consultive in materia di sostanze esplosive e infiammabili, nella seduta del 17.04.2002, di cui si allega il relativo parere. Si rappresenta, per completezza, che questo ufficio, con l'allegata circolare 559/C.16105.XV.H.MASS(39), datata 27.3.1999, ha già richiamato la possibilità di rilascio della licenza prefettizia surrichiamata (in relazione agli artt. 50 Tulps e 97/3° del relativo regolamento), per maggiori quantitativi (di cartucce) detenibili.
Il direttore dell'ufficio per l'amministrazione generale Cazzella.
NOTA: Trattasi di una circolare chierificatrice ove si statuisce che:
Circolare 557/PAS/14318.10171 (1) del 20 ottobre 2006 - Detenzione di munizioni per arma corta - Limiti art. 97 Reg. Tulps.
Ufficio per l'amministrazione generale - Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale - Area armi ed esplosivi - Settore I - Roma,
Al riguardo, nel confermare i contenuti della circolare 557/B.20013-10171(1) del 31 marzo 2004, ad oggetto "detenzione cartucce per armi comuni da sparo. Quesito", si ritiene che, anche tenuto conto delle esigenze di snellimento dell'azione amministrativa, la suddetta licenza di cui agli artt. 51 Tulps e 97 reg. esec. Tulps, possa altresì autorizzare il titolare al trasporto delle munizioni oggetto della licenza stessa, nel quantitativo massimo ritenuto sufficiente a soddisfare le giornaliere esigenze di allenamento del richiedente, che si ritiene, comunque, non possa eccedere il numero di 600 cartucce.
Il direttore dell'ufficio per l'amministrazione generale Dr. Cazzella
Circolare 557/PAS.13772-10171(1) del 6 novembre 2007 - OGGETTO: detenzione di munizioni per arma corta – limiti art. 97 Reg.esec. T.U.L.P.S. – Requisiti personali.
La Questura di Ferrara ha richiesto chiarimenti in ordine alla volontà di detenere un quantitativo limitato a 1500 cartucce per arma corta, espressa da alcune particolari categorie di utilizzatori, quindi in numero superiore ai limiti stabiliti all’art. 97 Reg. Esec. T.U.L.P.S..
In particolare, si chiede di sapere se tale licenza possa essere rilasciata a favore di qualsiasi persona autorizzata, con licenza comunale (assoggettata al regime di “Dichiarazione di Inizio Attività”) a svolgere l’attività di Direttore o Istruttore di Tiro, oppure se tale possibilità debba essere riservata ad una più ristretta categoria di soggetti.
Al riguardo, quest’Ufficio ritiene che la licenza in parola possa essere rilasciata esclusivamente a favore di “Istruttori di Tiro” abilitati dall’Unione Italiana Tiro a Segno, a seguito della frequenza di apposito corso di formazione, i quali possono svolgere anche le funzioni di Direttore di Tiro.
Il solo Direttore di Tiro, infatti, ha come propria funzione quella di assicurare il rispetto delle procedure di sicurezza sulla linea di tiro, non rientrando tra i suoi compiti quello di impartire nozioni pratiche circa l’impiego delle armi da fuoco e, men che meno, ha la necessità di utilizzare quantitativi di munizioni superiori a quelli normalmente detenibili.
Per quanto riguarda, inoltre, la categoria dei tiratori sportivi che svolgono attività agonistica, a favore dei quali è stata prevista la possibilità di rilasciare le licenze di deposito munizioni in questione, si ritiene che, per costoro, non possa essere ritenuta sufficiente, ai fini della concessione del titolo, la sola esibizione del tesserino federale che ne attesti la qualifica di agonista.
Tale documento, infatti, non prova che la persona partecipi effettivamente a competizioni sportive di livello tale da richiedere una particolare costanza ed intensità degli allenamenti, adeguati a giustificare la detenzione di 1500 munizioni.
Si ritiene, pertanto, necessario che, per poter ottenere la licenza di cui trattasi, l’interessato esibisca, oltre all’attestazione rilasciata dalla Federazione sportiva di riferimento inerente il suo tesseramento quale tiratore agonista per l’anno in corso, anche idonea documentazione dalla quale si evinca che lo
stesso ha partecipato effettivamente a competizioni di livello nazionale o internazionale nell’anno precedente.
Ministero dell'Interno - Circolare N.4.-10. 8616/10089. D (1) Roma, 23 novembre 1979 avente per
OGGETTO: Guardie particolari giurate - Porto dell'arma fuori servizio - Quesito.
L'art. 256 del Regolamento per l'esecuzione del T.U. delle leggi di P. S. stabilisce, com'é noto, che, per portare le armi, le guardie particolari giurate devono munirsi della licenza prevista dall'art.42 del citato testo unico, nonché dall'art.71 dello stesso Regolamento di P. S. e che tale licenza, la quale consente il porto d'armi a tassa ridotta, non può essere rinnovata se non consti che permane la qualifica di guardia particolare giurata.
Ciò premesso, atteso che gli articoli 73, 3° comma e 74 del Regolamen­to di P. S. fanno espresso divieto alle categorie di persone ivi tassativamente indicate di portare le armi fuori servizio, mentre nessuna analoga limitazione si rinviene nelle leggi di P. S. a proposito delle guardie giurate, questo Ministero, applicando i noti canoni interpretativi degli argomenti "a silentio" e "a contrario sensu", ha sempre ritenuto - conformemente alla giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione (Cass. Sez.2", 7 ottobre 1930), recentemente ribadita in altre specifiche sen­tenze dell'Autorità Giudiziaria Ordinaria - di assimilare le cennate guardie giurate, per quanto attiene il porto dell'arma, agli altri privati cittadini muniti di normale licenza del Prefetto, ai sensi del citato art.42 TULPS.
Ciò in quanto tale indirizzo che non contrasta - a proprio avviso - con la normativa che disciplina la materia, non presenta aspetti di incompatibilità con l'esigenza, eventualmente avvertita in qualche provincia, di limitare eccezionalmente la circolazione delle armi, potendosi in tal caso inserire, all'occorrenza, fra le norme relative all'espletamento del servizio di vigilanza privata - approvate con decreto del Questore ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 19 marzo 1936, n.508 - la prescrizione che il porto delle armi sia limitato, per determinati. casi, al luogo e al tempo in cui si svolge il servizio stesso e potendosi altresì fare ricorso, allo stesso fine, all'analogo potere discrezionale limitativo, riconosciuto alla competente Autorità di P. S. dall'art.9 del testo unico anzidetto.
Al riguardo preme, tuttavia, sottolineare che da varie parti è stato la mentato che l'apposizione, talvolta generalizzata, di siffatte prescrizioni limitative comporta riflessi negativi per quanto concerne la pienezza del diritto di legittima difesa, in funzione del quale sono state emanate le disposizioni legislative che consentono l'autorizzazione per il porto d'arma.
È stato infatti osservato che le esigenze di difesa delle guardie particolari giurate, non meno di quelle dei privati in genere, essendo legate a circostanze di fatto Ia cui natura ed entità sfuggono ad un preventivo apprezzamento dell'Autorità, mal si prestano ad essere circoscritte entro determinati limiti temporali e spaziali.
Ciò in quanto, essendo la guardia giurata, a cagione del proprio servizio, esposta più dei privati cittadini ad azioni di rappresaglia e ad atti di violenza in genere, appare evidente che essa ha maggiore necessità di tutelare in ogni tempo la propria vita ed integrità fisica che vedrebbe più gravemente compromesse se fosse costretta a circolare disarmata fuori delle ore di servizio, soprattutto quando di ciò fossero consapevoli gli elementi della malavita locale.
Poiché, tuttavia, altre sentenze della stessa autorità Giudiziaria ordinaria, discostandosi dal suesposto orientamento, sono pervenute ad opposte conclusioni, sia pure avuto riguardo, in qualche caso, all'esistenza di limitazioni all'uopo imposte dalle competenti Autorità provin­ciali di P. S. , questo Ministero ha ritenuto di sollecitare in proposito il parere del Consiglio di Stato e ciò tenuto altresì conto dei dubbi interpretativi in più occasioni manifestati da alcuni organi periferici di P. S., nonché delle doglianze espresse dai rappresentanti sindacali della categoria interessata.
Il cennato Consesso, con parere n. 54379 dei 5 "maggio c. a. , qui per venuto il 30 ottobre u. s. , ha reso noto che deve considerarsi legittima la tesi, sostenuta da questa Amministrazione, della inesistenza di limiti legali al porto delle armi da parte delle guardie particolari giurate fuori servizio.
Premesso, infatti, che dette guardie per esercitare la funzione di vigilanza e custodia delle proprietà mobiliari e immobiliari "devono essere munite di licenza "ad hoc" del Prefetto, la quale peraltro non attribuisce di per sé anche la facoltà di portare armi", per la cui legittimazione si "deve invece richiedere e ottenere la licenza prevista a tale fine in via generale per tutti (art. 256 del R. D, n.635 e art.42 del R. D. b. 773)", il ripetuto Consesso ha chiarito che "le guardie giurate in possesso di porto d'armi rientrano, sia per espressa disposizione legistativa che per la medesima natura della funzione esercitata, nell'ambito dei privati che per avventura abbiano ottenuto l'identica autorizzazione. Esse, infatti, sono guardie private incaricate di effettuare una vigilanza privata per beni normalmente privati, né possono ricomprendersi, come è di tutta evidenza, nelle previsioni di cui agli artt.73 (esenzione dall'obbligo di ottenere la licenza) o 74 (speciale autorizzazione per impiegati pubblici) del Regolamento di P. S. ", atteso che "esiste una grossa differenza tra l'esercizio di pubbliche funzioni (quelle ad es. degli agenti di P. S. o dei dipendenti statali addetti a servizi per i quali sia necessario essere armati) e lo svolgimento di attività di difesa personale o della proprietà privata, che non consente accostamenti neppure analogici".
Conseguentemente, ad avviso del Consiglio di Stato, “alle guardie giurate va fatta applicazione, per quanto riguarda il porto d'armi, delle medesime norme dettate all'uopo per la generalità dei cittadini senza che sia possibile invece applicare loro talune disposizioni eccezionali dettate per talune categorie di pubblici funzionari. Né può distogliere da tale conclusione l'osservazione che per le guardie giurate è previsto il paga mento di una tassa di porto d'armi d'importo minore di quello comune (questa è l'unica particolarità che distingue la loro normativa da quella generale), poiché ciò si giustifica con il "favor laboratoris" che ha sempre inspirato il legislatore".
In definitiva - come testualmente asserito nel parere in parola - "la guardia giurata è un lavoratore dipendente perché presta la propria opera sotto la direzione e nell'interesse altrui, mentre il privato cittadino agisce nel proprio personale interesse, il che è un motivo sufficiente per differenziare la loro posizione dal punto di vista fiscale (ma solo in que­sto!)". E pertanto, "poiché ai privati l'autorizzazione al porto d'armi consente di recarsi fuori dal proprio domicilio armati senza limite di tempo (a meno che. ciò non sia stabilito nella singola licenza), la stessa regola deve valere anche per le guardie giurate".
DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA U FFICIO PER L 'A MMINISTRAZIONE GENERALE, Ufficio per gli Affari della Polizia Amministrativa e Sociale Area Armi ed Esplosivi – Settore I - 557/PAS. 14767.12982(10)8 Roma. (senza data)
OGGETTO: - Modalità di acquisto delle armi di cui possono essere dotati gli addetti alla Polizia Municipale con qualifica di agenti di p.s.. - Compilazione del modulo di rilevazione armi, mod. 38, nel caso di armi acquistate dai Comuni.
Pervengono a questo Ufficio alcuni quesiti, anche da parte di amministrazioni locali, volti a conoscere se per l'acquisto delle armi, da parte dei Comuni e Province, per la relativa dotazione agli addetti alla polizia municipale o locale, con qualifica di agenti di p.s., sia necessario il nulla osta all'acquisto di cui all'art. 35 T.U.L.P.S..
E' stato, inoltre, chiesto quale debba essere la corretta procedura di inserimento nel sistema informatico interforze SDI, mediante la compilazione del mod. 38, di tali armi acquistate.
Quanto al primo quesito, si osserva preliminarmente che il D.M. 4 marzo 1987, n. 145, recante “Norme concernenti l'armamento degli appartenenti alla polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza”, non disciplina espressamente le modalità di acquisto delle armi in questione.
Tuttavia, il relativo art. 2 (Rinvio ai regolamenti comunali), stabilisce che i regolamenti comunali - nel determinare i servizi nei quali gli addetti alla polizia municipale portano le armi senza licenza, nonché i relativi termini e modalità di espletamento – debbono osservare, tra l'altro, le disposizioni vigenti in materia di acquisto delle armi e delle munizioni.
A tale ultimo riguardo, si rammenta che la vigente normativa, segnatamente l'art. 30 della legge 18 aprile 1975, n. 110, prevede la deroga all'osservanza degli adempimenti previsti dalla legge in materia di armi, parti di esse, munizioni od esplosivi, (e, quindi, anche della necessità di richiedere il n.o. ex art. 35 del T.U.) per le sole Forze Armate e Corpi Armati dello Stato.
Si ritiene, quindi, che l'acquisto delle armi da parte dei Comuni o delle Province, in quanto Enti locali, debba necessariamente subordinarsi, oltre che al presupposto dell'espletamento delle procedure di formazione della volontà dell'Ente con le relative delibere degli Organi collegiali competenti, al conseguente rilascio del nulla osta ex art. 35 T.U.L.P.S..
In particolare, si fa presente che, ogni istanza al Questore per l'acquisto delle armi in parola, dovrà essere presentata, corredata della copia delle relative delibere, dal Comandante del Corpo, o, in alternativa, dal Sindaco (o dal Presidente della Provincia) pro-tempore, ovvero da un dipendente del Comune con qualifica dirigenziale da quest'ultimo delegato, in nome e per conto dell'Ente (comune o provincia), ed in tali termini si dovrà provvedere al conseguente rilascio del N.O..
In relazione, poi, al secondo quesito, si rappresenta che la compilazione del modello 38 (di cui si allega, ad ogni buon fine, il modello di ultima adozione), per il successivo inserimento nello SDI, dovrà avvenire indicando, nel riquadro relativo Acquirente o Detentore – Società/Ente, il nome del Comune (o della Provincia) nello spazio dedicato alla Ragione Sociale (scrivendo Comune di . . Provincia di . . .) e, nello spazio dedicato al relativo rappresentante, il nominativo del soggetto a cui è stato rilasciato il nulla osta.
Ciò in quanto solo l'inserimento di entrambi i dati richiamati (es. Comune – Sindaco pro-tempore) può consentire, in sede di accertamenti di Polizia giudiziaria, di individuare, in tempo reale, non solo l'appartenenza di un'arma, oggetto di accertamenti, ad un Ente locale, ma anche il funzionario che può dare notizie ufficiali sulle sorti delle armi stesse.
Nel caso di avvicendamenti di responsabili, dovrà essere aggiornato il modello con i relativi adempimenti formali.
Per completezza, va inoltre osservato che il limite numerico delle armi comuni da sparo, previsto dall'art. 10 della legge 110/75, per il privato, nel numero massimo di tre, non trova applicazione nella fattispecie in esame, dovendosi, invece, applicare quanto previsto all'art. 3 del citato D.M. 145/87, ove è indicato sia il numero complessivo delle armi di cui si possono dotare i Corpi di polizia municipale, ovvero pari al numero degli addetti (con qualifica di agenti di p.s.), maggiorato fino al del 5%, o almeno di un'arma.
Si richiamano, infine, tutti gli obblighi di gestione e custodia delle armi in dotazione ai Corpi di Polizia municipale/locale previsti dagli articoli 11 e successivi del più volte menzionato D.M. 145/87, sia se assegnate in via continuativa ai dipendenti sia se custodite all'interno di armerie all'uopo istituite.
I Signori Prefetti avranno cura di portare a conoscenza del contenuto della presente l'Amministrazione provinciale e quelle comunali delle province di rispettiva competenza.
I Signori Questori dovranno provvedere, oltre alla vigilanza sulla corretta gestione delle armerie, alla revisione dei dati concernenti le armi degli Enti locali già inserite nel sistema informatico SDI, affinché sia data piena attuazione alle previsioni della presente circolare anche per i pregressi acquisiti.
LEGGE 25 gennaio 2006, n.29 - Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2005. (G. Uff. N. 32 del 8 Febbraio 2006)
Art. 9. (Modifiche all'articolo 55 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, a parziale recepimento della direttiva 2004/57/CE della Commissione, del 23 aprile 2004)
1. All'articolo 55 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) le parole: "di qualsiasi genere" sono sostituite dalle seguenti: "di Iª, IIª, IIIª, IVª e Vª categoria, gruppo A e gruppo B,";
2) dopo le parole: "dal Questore" sono inserite le seguenti: ", nonché materie esplodenti di Vª categoria, gruppo C, a privati che non siano maggiorenni e che non esibiscano un documento di identità in corso di validità";
"Gli obblighi di registrazione delle operazioni giornaliere e di comunicazione mensile all'ufficio di polizia competente per territorio non si applicano alle materie esplodenti di Vª categoria, gruppo D e gruppo E".
Nota all'art. 9: - Il testo dell'art. 55 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 giugno 1931, n. 146, come modificato dalla presente legge, così recita:
«Art. 55 (art. 54 testo unico 1926). - Gli esercenti fabbriche, depositi o rivendite di esplodenti di qualsiasi specie sono obbligati a tenere un registro delle operazioni giornaliere, in cui saranno indicate le generalità delle persone con le quali le operazioni stesse sono compiute. I rivenditori di materie esplodenti devono altresì comunicare mensilmente all'ufficio di polizia competente per territorio le generalità delle persone e delle ditte che hanno acquistato munizioni ed esplosivi, la specie, i contrassegni e la quantità delle munizioni e degli esplosivi venduti e gli estremi dei titoli abilitativi all'acquisto esibiti dagli interessati.
È vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere materie esplodenti di I, II, III, IV, V categoria, gruppo A e gruppo B , a privati che non siano muniti di permesso di porto d'armi ovvero di nulla osta rilasciato dal Questore, nonché materie esplodenti di V categoria, gruppo C, a privati che non siano maggiorenni e che non esibiscano un documento di identità in corso di validità.
Gli obblighi di registrazione delle operazioni giornaliere e di comunicazione mensile all'ufficio di polizia competente per territorio non si applicano alle materie esplodenti di V categoria, gruppo D e gruppo E.
L'acquirente o cessionario di materie esplodenti in violazione delle norme del presente articolo è punito con l'arresto sino a diciotto mesi e con l'ammenda sino a lire 300.000.».
Art. 10. (Modifica all'articolo 5 della legge 18 aprile 1975, n. 110) 1. All'articolo 5, primo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, le parole: "e dei giocattoli pirici" sono soppresse.
Il testo vigente dell'art. 5, della legge 18 aprile 1975, n. 110, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 21 aprile 1975, n. 105, così come modificato dalla presente legge, così recita:
«Art. 5 (Limiti alle registrazioni. Divieto di giocattoli trasformabili in armi). - Le disposizioni di cui al primo comma dell'art. 55 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, non si applicano alla vendita al minuto cartucce da caccia a pallini, dei relativi bossoli o inneschi nonché alla vendita dei pallini per le armi ad aria compressa.».
- L'art. 4-bis del decreto-legge 22 novembre 1956, n. 1274, convertito nella legge 2 dicembre 1956, n. 1452, è abrogato.
- Le disposizioni del citato testo unico, del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e quelle della presente legge non si applicano ai giocattoli.
I giocattoli riproducenti armi non possono essere fabbricati con l'impiego di tecniche e di materiali che ne consentano la trasformazione in armi da guerra o comuni da sparo o che consentano l'utilizzo del relativo munizionamento o il lancio di oggetti idonei all'offesa della persona. Devono inoltre avere l'estremità della canna parzialmente o totalmente occlusa da un visibile tappo rosso incorporato.
Nessuna limitazione è posta all'aspetto dei giocattoli riproducenti armi destinati all'esportazione.
Chiunque produce o pone in commercio giocattoli riproducenti armi senza l'osservanza delle disposizioni del quarto comma è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da lire un milione a lire cinque milioni. Quando l'uso o il porto d'armi è previsto quale elemento costitutivo o circostanza aggravante del reato, il reato stesso sussiste o è aggravato anche qualora si tratti di arma per uso scenico o di giocattoli riproducenti armi la cui canna non sia occlusa a norma del quarto comma.».
DIRETTIVA 2007/23/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 23 maggio 2007 relativa all'immissione sul mercato di articoli pirotecnici ( Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 14.6.2007)
1. La presente direttiva stabilisce norme volte ad attuare la libera circolazione degli articoli pirotecnici nel mercato interno assicurando nel contempo un livello elevato di protezione della salute umana e di sicurezza pubblica nonché la tutela e l'incolumità dei consumatori, e tener conto degli aspetti pertinenti connessi alla protezione ambientale.
2. La presente direttiva fissa i requisiti essenziali di sicurezza che gli articoli pirotecnici devono soddisfare per poter essere immessi sul mercato.
3. La presente direttiva si applica agli articoli pirotecnici quali definiti all'articolo 2, paragrafi da 1 a 5.
4. Esulano dal campo di applicazione della presente direttiva:
b) l'equipaggiamento che rientra nel campo d'applicazione della direttiva 96/98/CE;
c) gli articoli pirotecnici da impiegarsi nell'industria aeronau­tica e spaziale;
d) le capsule a percussione da usarsi specificamente nei giocattoli che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 88/378/CEE del Consiglio, del 3 maggio 1988, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri sulla sicurezza dei giocattoli;
e) gli esplosivi che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 93/15/CEE;
f) le munizioni, vale a dire i proiettili e le cariche propulsive nonché le munizioni a salve utilizzati in armi portatili, altre armi da fuoco e pezzi d'artiglieria.
2) «immissione sul mercato»: la prima messa a disposizione sul mercato comunitario di un prodotto in vista della sua distribuzione e/o della sua utilizzazione a titolo oneroso o gratuito. I fuochi d'artificio prodotti da un fabbricante per uso proprio e che siano stati riconosciuti da uno Stato membro sul suo territorio non sono considerati immessi sul mercato;
3) «fuoco d'artificio»: un articolo pirotecnico destinato a fini di svago;
4) «articoli pirotecnici teatrali»: articoli pirotecnici per uso scenico, in interni o all'aperto, anche in film e produzioni televisive o per usi analoghi;
5) «articoli pirotecnici per i veicoli»: componenti di dispositivi di sicurezza dei veicoli contenenti sostanze pirotecniche utilizzati per attivare questi o altri dispositivi;
6) «fabbricante»: la persona fisica o giuridica che progetta e/o fabbrica un articolo pirotecnico che rientra nel campo di applicazione della presente direttiva, o che lo fa progettare o fabbricare, in vista dell'immissione sul mercato con il proprio nome o marchio commerciale;
7) «importatore»: la persona fisica o giuridica stabilita nella Comunità che, nel corso della propria attività, compie la prima immissione sul mercato comunitario di un articolo pirotecnico originario di un paese terzo;
8) «distributore»: la persona fisica o giuridica presente nella catena di fornitura che, nel corso della propria attività, mette a disposizione un articolo pirotecnico sul mercato;
9) «norma armonizzata»: una norma europea adottata da un organismo di normalizzazione europeo riconosciuto su mandato della Commissione secondo le procedure fissate nella direttiva 98/34/CE e la conformità alla quale non è obbligatoria;
10) «persona con conoscenze specialistiche» una persona autorizzata dallo Stato membro a manipolare e/o utilizzare sul suo territorio fuochi d'artificio di categoria 4, articoli pirotecnici teatrali di categoria T2 e/o altri articoli pirotecnici di categoria P2 quali definiti all'articolo 3.
1. Gli articoli pirotecnici sono classificati in categorie dal fabbricante conformemente al loro tipo di utilizzazione, alla loro finalità e al livello di rischio potenziale, compreso il livello della loro rumorosità. Gli organismi notificati di cui all'articolo 10 confermano la classificazione in categorie secondo le procedure di valutazione di conformità di cui all'articolo 9.
categoria 1: fuochi d'artificio che presentano un rischio potenziale estremamente basso e un livello di rumorosità trascurabile e che sono destinati ad essere utilizzati in spazi confinati, compresi i fuochi d'artificio destinati ad essere usati all'interno di edifici d'abitazione;
categoria 2: fuochi d'artificio che presentano un basso rischio potenziale e un basso livello di rumorosità e che sono destinati a essere usati al di fuori di edifici in spazi confinati;
categoria 3: fuochi d'artificio che presentano un rischio potenziale medio e che sono destinati ad essere usati al di fuori di edifici in grandi spazi aperti e il cui livello di rumorosità non è nocivo per la salute umana;
categoria 4: fuochi d'artificio che presentano un rischio potenziale elevato e che sono destinati ad essere usati esclusivamente da persone con conoscenze specialistiche, comunemente noti quali «fuochi d'artificio professionali», e il cui livello di rumorosità non è nocivo per la salute umana;
categoria T1: articoli pirotecnici per uso scenico che presentano un rischio potenziale ridotto;
categoria T2: articoli pirotecnici per uso scenico che sono destinati esclusivamente all'uso da parte di persone con conoscenze speciali­stiche;
categoria P1: articoli pirotecnici diversi dai fuochi d'artificio e dagli articoli pirotecnici teatrali che presentano un rischio potenziale ridotto;
categoria P2: articoli pirotecnici diversi dai fuochi d'artificio e dagli articoli pirotecnici teatrali che sono destinati alla manipolazione o all'uso esclusivamente da parte di persone con conoscenze specialistiche.
Obblighi del fabbricante, dell'importatore e del distributore
1. I fabbricanti assicurano che gli articoli pirotecnici immessi sul mercato soddisfino i requisiti essenziali di sicurezza di cui all'allegato I.
2. Se il fabbricante non è stabilito sul territorio della Comunità, l'importatore di articoli pirotecnici garantisce che il fabbricante abbia ottemperato ai suoi obblighi ai sensi della presente direttiva o si assume egli stesso tali obblighi.
L'importatore può essere ritenuto responsabile da autorità e organismi nella Comunità per quanto concerne tali obblighi.
3. I distributori devono operare con la dovuta diligenza attenzione conformemente al diritto comunitario applicabile. In particolare verificano che l'articolo pirotecnico riporti le necessarie marcature di conformità e sia accompagnato dai documenti richiesti.
4. I fabbricanti di articoli pirotecnici:
a) sottopongono l'articolo pirotecnico a un organismo notificato di cui all'articolo 10 che esegue una verifica di conformità a norma dell'articolo 9;
b) appongono la marcatura CE e l'etichetta dell'articolo pirotecnico conformemente all'articolo 11 e all'articolo 12 o 13.
1. Gli Stati membri adottano le disposizioni appropriate per assicurare che gli articoli pirotecnici possono essere immessi sul mercato soltanto se soddisfano i requisiti della presente direttiva, recano la marcatura CE e sono conformi agli obblighi di cui alla valutazione di conformità.
2. Gli Stati membri adottano provvedimenti appropriati per assicurare che articoli pirotecnici non rechino indebitamente la marcatura CE.
1. Gli Stati membri non vietano, limitano od ostacolano l'immissione sul mercato di articoli pirotecnici che soddisfano i requisiti della presente direttiva.
2. Le disposizioni della presente direttiva non ostano a provvedimenti da parte di uno Stato membro volti a vietare o limitare il possesso, l'uso e/o la vendita al pubblico di fuochi d'artificio di categoria 2 e 3, articoli pirotecnici teatrali e altri articoli pirotecnici che siano giustificati per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, incolumità delle persone, o protezione ambientale.
3. Nelle fiere campionarie, nelle mostre e nelle dimostrazioni per la commercializzazione di articoli pirotecnici gli Stati membri non vietano l'esibizione e l'uso di articoli pirotecnici che non siano conformi alle disposizioni della presente direttiva, a condizione che un'evidente indicazione grafica indichi chiaramente la denominazione e la data della fiera campionaria, della mostra o della dimostrazione in parola nonché la non conformità e la non disponibilità alla vendita degli articoli fintanto che non siano messi in conformità dal fabbricante, se è stabilito nella Comunità, o dall'importatore. In occasione di tali eventi sono applicate disposizioni appropriate di sicurezza conformemente ai requisiti fissati dall'autorità competente dello Stato membro interessato al fine di garantire la sicurezza delle persone.
4. Gli Stati membri non ostacolano la libera circolazione e l'uso di articoli pirotecnici fabbricati a fini di ricerca, sviluppo e prova e che non siano conformi alle disposizioni della presente direttiva, a patto che un'evidente indicazione grafica indichi chiaramente la loro non conformità e non disponibilità a fini diversi da ricerca, sviluppo e prova.
1. Gli articoli pirotecnici non sono venduti né messi altrimenti a disposizione dei consumatori al di sotto dei seguenti limiti di età:
categoria 1: 12 anni,
categoria 2: 16 anni,
categoria 3: 18 anni;
b) altri articoli pirotecnici e articoli pirotecnici teatrali:
categorie T1 e P1: 18 anni.
2. Gli Stati membri hanno facoltà di innalzare i limiti di età di cui al paragrafo 1, ove ciò sia giustificato per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o incolumità delle persone. Gli Stati membri hanno anche facoltà di abbassare i limiti di età per le persone che hanno ricevuto una formazione professionale o che si trovano in formazione.
3. I fabbricanti, gli importatori e i distributori vendono o mettono altrimenti a disposizione i seguenti articoli pirotecnici esclusivamente a persone con conoscenze specialistiche:
a) fuochi d'artificio di categoria 4;
b) altri articoli pirotecnici di categoria P2 e articoli pirotecnici teatrali di categoria T2.
1. La Commissione, conformemente alla procedura di cui alla direttiva 98/34/CE, può invitare gli organismi europei di normalizzazione a elaborare o rivedere norme europee a supporto della presente direttiva o incoraggiare gli organismi internazionali pertinenti ad elaborare o a rivedere norme internazionali.
2. La Commissione pubblica nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il riferimento di tali norme armonizzate.
3. Gli Stati membri garantiscono che le norme armonizzate pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea siano riconosciute e adottate. Gli Stati membri considerano come conformi ai requisiti essenziali di sicurezza di cui all'allegato I, gli articoli pirotecnici che rientrano nel campo di applicazione della presente direttiva allorché essi sono conformi alle norme nazionali pertinenti che attuano le norme armonizzate pub­blicate nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Gli Stati membri pubblicano i riferimenti delle norme nazionali che attuano le norme armonizzate.
Quando gli Stati membri adottano strumenti nazionali di attuazione delle norme armonizzate essi pubblicano i numeri di riferimento di tali strumenti.
4. Qualora uno Stato membro o la Commissione ritengano che le norme armonizzate di cui al paragrafo 2 del presente articolo non soddisfino appieno i requisiti essenziali di sicurezza di cui all'allegato I, la Commissione o lo Stato membro interessato sottopongono la questione al comitato permanente istituito dalla direttiva 98/34/CE adducendo le ragioni pertinenti. Il comitato esprime il suo parere entro sei mesi dal deferimento. Alla luce del parere del comitato la Commissione informa gli Stati membri delle misure da adottarsi in relazione alle norme armonizzate e alla pubblicazione di cui al paragrafo 2.
Ai fini della verifica di conformità degli articoli pirotecnici il fabbricante applica una delle seguenti procedure:
a) esame CE del tipo (modulo B) di cui all'allegato II, punto 1, e, a scelta del fabbricante:
I) conformità al tipo (modulo C) di cui all'allegato II, punto 2,
II) garanzia della qualità di produzione (modulo D) di cui all'allegato II, punto 3,
III) garanzia della qualità del prodotto (modulo E) di cui all'allegato II, punto 4;
b) verifica dell'esemplare unico (modulo G) di cui all'allegato II, punto 5;
c) garanzia totale di qualità del prodotto (modulo H) di cui all'allegato II, punto 6, nella misura in cui la procedura riguardi fuochi d'artificio di categoria 4.
1. Gli Stati membri informano la Commissione e gli altri Stati membri in merito agli organismi che essi hanno designato per eseguire le procedure di verifica di conformità di cui all'articolo 9, comunicano le mansioni specifiche affidate a detti organismi e i numeri d'identificazione previamente assegnati loro dalla Commissione.
2. La Commissione rende pubblico sul proprio sito Internet un elenco degli organismi notificati con i rispettivi numeri d'identificazione e con l'indicazione delle mansioni per le quali sono stati notificati. La Commissione provvede ad aggiornare tale elenco.
3. Gli Stati membri applicano i criteri minimi di cui all'allegato III in relazione alla verifica degli organismi da notificare alla Commissione. Gli organismi che soddisfano i criteri di verifica di cui alle pertinenti norme armonizzate relative agli organismi notificati si presume che soddisfino i relativi criteri minimi.
4. Uno Stato membro che abbia notificato alla Commissione un determinato organismo revoca la notifica qualora si renda conto che detto organismo non soddisfa più i criteri minimi di cui al paragrafo 3. Esso ne informa immediatamente gli altri Stati membri e la Commissione.
5. Quando è revocata la notifica di un organismo, gli attestati di conformità e i documenti attinenti rilasciati dall'organismo in questione conservano la loro validità, a meno che non sia accertato un pericolo reale e diretto per la salute e la sicurezza.
6. La Commissione rende pubblica sul proprio sito Internet la revoca della notifica dell'organismo in questione.
Obbligo di apposizione della marcatura CE
1. Una volta completata con esito positivo la verifica di conformità conformemente all'articolo 9, i fabbricanti appon­gono in modo visibile, leggibile e indelebile la marcatura CE sugli articoli pirotecnici stessi o, ove ciò non sia possibile, su una piastrina d'identificazione ad essi attaccata o sulla confezione. La piastrina d'identificazione deve essere concepita in modo tale da precluderne il riutilizzo.
Il modello da usarsi per la marcatura CE è conforme a quanto stabilito dalla decisione 93/465/CEE.
2. Sugli articoli pirotecnici non si possono apporre marchi o iscrizioni che possano fuorviare terzi quanto al significato e alla forma della marcatura CE. Sugli articoli pirotecnici è possibile apporre qualsiasi altro contrassegno a patto che ciò non pregiudichi la visibilità e leggibilità della marcatura CE.
3. Qualora articoli pirotecnici siano oggetto di altri strumenti comunitari che riguardano altri aspetti e prescrivono l'apposi­zione della marcatura CE, la marcatura in questione indica che i prodotti summenzionati sono anche presunti conformi alle disposizioni degli altri strumenti che ad essi si applicano.
Etichettatura degli articoli diversi dagli articoli pirotecnici per i veicoli
1. I fabbricanti assicurano che gli articoli pirotecnici diversi dagli articoli pirotecnici per i veicoli siano adeguatamente etichettati, in modo visibile, leggibile e indelebile, nella lingua ufficiale o nelle lingue ufficiali dello Stato membro in cui l'articolo è venduto al consumatore.
2. L'etichetta degli articoli pirotecnici comprende almeno il nome e l'indirizzo del fabbricante o, qualora il fabbricante non sia stabilito nella Comunità, il nome del fabbricante nonché il nome e l'indirizzo dell'importatore, il nome e il tipo dell'articolo, i limiti minimi d'età quali indicati all'articolo 7, paragrafi 1 e 2, la categoria pertinente e le istruzioni per l'uso, l'anno di produzione per i fuochi d'artificio delle categorie 3 e 4 nonché, se del caso, una distanza minima di sicurezza. L'etichetta comprende la quantità equivalente netta (QEN) di materiale esplosivo attivo.
categoria 1: se del caso, «da usarsi soltanto in spazi aperti» e indicazione della distanza minima di sicurezza;
categoria 2: «da usarsi soltanto in spazi aperti» e, se del caso, indicazione della distanza minima o delle distanze minime di sicurezza;
categoria 3: «da usarsi soltanto in spazi aperti» e indicazione della distanza minima o delle distanze minime di sicurezza;
categoria 4: «può essere usato esclusivamente da persone con conoscenze specialistiche» e indicazione della distanza minima o delle distanze minime di sicurezza.
categoria T1: se del caso, «da usarsi soltanto in spazi aperti» e indicazione della distanza minima di sicurezza;
categoria T2: «può essere usato esclusivamente da persone con conoscenze specialistiche» e indicazione della distanza minima o delle distanze minime di sicurezza.
5. Se l'articolo pirotecnico non presenta uno spazio sufficiente per soddisfare i requisiti di etichettatura di cui ai paragrafi da 2 a 4 le informazioni sono riportate sulla confezione minima di vendita.
6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli articoli pirotecnici esposti in fiere campionarie, mostre e dimostrazioni per la commercializzazione di articoli pirotecnici, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 3, oppure fabbricati a fini di ricerca, sviluppo e prova, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4.
1. L'etichetta degli articoli pirotecnici per i veicoli riporta il nome del fabbricante o, qualora il fabbricante non sia stabilito nella Comunità, il nome dell'importatore, il nome e il tipo dell'articolo e le istruzioni in materia di sicurezza.
2. Se l'articolo non presenta spazio sufficiente per soddisfare i requisiti di etichettatura di cui al paragrafo 1, le informazioni richieste sono apposte sulla confezione.
3. Una scheda con i dati di sicurezza compilata in conformità dell'allegato della direttiva 2001/58/CE della Commissione, del 27 luglio 2001, che modifica per la seconda volta la direttiva 91/ 155/CEE, è fornita agli utilizzatori professionali nella lingua da loro richiesta.
La scheda con i dati di sicurezza può essere trasmessa su carta o per via elettronica, purché il destinatario disponga dei mezzi necessari per accedervi.
1. Gli Stati membri adottano tutti i provvedimenti opportuni per assicurare che gli articoli pirotecnici possano essere immessi sul mercato soltanto se, adeguatamente immagazzinati e usati ai fini cui sono destinati, non mettono in pericolo la salute e la sicurezza delle persone.
2. Gli Stati membri effettuano periodiche ispezioni degli articoli pirotecnici all'ingresso nella Comunità nonché nei luoghi di deposito e fabbricazione.
3. Gli Stati membri adottano tutti i provvedimenti opportuni per assicurare che, quando gli articoli pirotecnici sono trasferiti all'interno della Comunità, siano rispettati tutti i requisiti in materia di pubblica sicurezza, incolumità delle persone e protezione di cui alla presente direttiva.
4. Gli Stati membri organizzano e attuano una sorveglianza appropriata dei prodotti immessi sul mercato tenendo debita­mente conto della presunzione di conformità dei prodotti recanti la marcatura CE.
5. Gli Stati membri informano annualmente la Commissione in merito alle loro attività di sorveglianza del mercato.
6. Qualora uno Stato membro accerti che un articolo pirotecnico, che reca la marcatura CE corredato della dichiara­zione di conformità CE e usato conformemente allo scopo cui è destinato, è suscettibile di mettere in pericolo la salute e la sicurezza delle persone, esso adotta le misure cautelari opportune per ritirare tale articolo dal mercato, vietarne l'immissione sul mercato o limitarne la libera circolazione. Lo Stato membro ne informa la Commissione e gli altri Stati membri.
7. La Commissione rende pubblici nel suo sito Internet i nomi degli articoli che, a norma del paragrafo 6, sono stati ritirati dal mercato, sono stati vietati o di cui è stata limitata l'immissione sul mercato.
Informazione rapida sui prodotti che presentano gravi rischi
Qualora uno Stato membro abbia motivi sufficienti per ritenere che un articolo pirotecnico presenti un grave rischio per la salute e/o la sicurezza delle persone nella Comunità, esso ne informa la Commissione e gli altri Stati membri ed effettua le valutazioni del caso. Esso informa la Commissione e gli altri Stati membri della situazione di contesto e dei risultati della valutazione.
1. Qualora uno Stato membro non concordi con le misure cautelari adottate da un altro Stato membro a norma dell'articolo 14, paragrafo 6, o qualora la Commissione ritenga che tali misure siano contrarie alla legislazione comunitaria, la Commissione consulta senza indugio tutte le parti interessate, valuta le misure e prende posizione sulla giustificabilità o meno delle misure. La Commissione notifica la propria posizione agli Stati membri e informa le parti interessate.
Se la Commissione ritiene giustificate le misure nazionali, gli altri Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che il prodotto non sicuro sia ritirato dal mercato nazionale e ne informano la Commissione.
Se la Commissione ritiene le misure nazionali ingiustificate, lo Stato membro interessato le revoca.
2. Se le misure cautelari di cui al paragrafo 1 sono motivate da una carenza delle norme armonizzate, la Commissione demanda la questione al comitato permanente istituito dalla direttiva 98/ 34/CE, qualora lo Stato membro che ha preso l'iniziativa dei provvedimenti mantenga la sua posizione. In tal caso la Commissione o tale Stato membro avvia la procedura di cui all'articolo 8.
3. Se un articolo pirotecnico non è conforme ma reca la marcatura CE, lo Stato membro competente procede in modo appropriato contro chiunque abbia apposto la marcatura e ne informa la Commissione. La Commissione informa gli altri Stati membri.
Misure che comportano un rifiuto o una limitazione
1. Qualsiasi misura adottata in forza della presente direttiva:
a) per vietare o limitare l'immissione di un prodotto sul mercato, ovvero
b) per ritirare un prodotto dal mercato,
menziona le motivazioni esatte su cui si basa. Tali misure vengono notificate senza indugio alla parte interessata infor­mandola nel contempo dei mezzi di ricorso a sua disposizione in virtù della normativa nazionale dello Stato membro interessato e dei limiti di tempo cui sono soggetti tali mezzi di ricorso.
2. Ove venga adottata una misura di cui al paragrafo 1, la parte interessata deve avere la possibilità di far conoscere previamente il suo punto di vista, a meno che tale consultazione sia resa impossibile dall'urgenza del provvedimento da adottarsi, in particolare se motivato da esigenze di sanità pubblica o di sicurezza.
1. Le seguenti misure intese a modificare elementi non essenziali del presente atto, anche integrandolo con l'aggiunta di nuovi elementi non essenziali, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'arti­colo 19, paragrafo 2:
a) adattamenti necessari per tener conto di eventuali modifi­che future delle raccomandazioni delle Nazioni Unite;
b) adattamenti al progresso tecnico degli allegati II e III;
c) adattamenti delle disposizioni in materia di etichettatura stabilite agli articoli 12 e 13.
2. Le seguenti misure sono adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 19, paragrafo 3:
a) istituzione di un sistema di tracciabilità, compresi un numero di registrazione e un registro a livello UE per l'identificazione dei tipi di articoli pirotecnici e del loro fabbricante;
b) istituzione di criteri comuni in materia di raccolta e aggiornamento periodici dei dati sugli incidenti connessi all'uso di articoli pirotecnici.
Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/ 468/CE è fissato a tre mesi.
Gli Stati membri stabiliscono le disposizioni applicabili alle infrazioni alla legislazione nazionale adottata ai sensi della presente direttiva e ne garantiscono l'applicazione. Le sanzioni previste sono efficaci, proporzionate e dissuasive.
Gli Stati membri adottano inoltre le necessarie disposizioni che consentano loro di bloccare partite di articoli pirotecnici non conformi alla presente direttiva.
1. Gli Stati membri adottano e pubblicano entro il 4 gennaio 2010 le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi comuni­cano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.
2. Essi applicano tali disposizioni entro il 4 luglio 2010, per i fuochi d'artificio delle categorie 1, 2 e 3, ed entro il 4 luglio 2013, per gli altri articoli pirotecnici, per i fuochi d'artificio della categoria 4 e per gli articoli pirotecnici teatrali.
3. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.
4. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.
5. Le autorizzazioni nazionali concesse antecedentemente alle date indicate al paragrafo 2 continuano ad essere valide sul
territorio dello Stato membro che le ha rilasciate fino alla loro data di scadenza o fino a un massimo di dieci anni dalla data di entrata in vigore della direttiva, a seconda di quale dei due termini è il più breve.
6. In deroga al paragrafo 5 le autorizzazioni nazionali relative ad articoli pirotecnici per i veicoli concesse prima delle date indicate al paragrafo 2 continuano ad essere valide fino alla loro scadenza.
d) compatibilità di tutti i componenti in relazione alla loro stabilità chimica
e) resistenza dell’articolo pirotecnico all’effetto dell’acqua qualora questo sia destinato ad essere usato nell’umido o nel bagnato e qualora la sua sicurezza o affidabilità possano essere pregiudicate dall’acqua;
f) resistenza alle temperature basse e alte qualora l’articolo pirotecnico sia destinato ad essere conservato o usato a tali temperature e la sua sicurezza o affidabilità possano essere pregiudicate dal raffreddamento o dal riscaldamento di un componente o dell’articolo pirotecnico nel suo insieme;
h) adeguate istruzioni e, ove necessario, marcature in relazione alla manipolazione in condizioni di sicurezza, all’immagazzinamento, all’uso (comprese le distanze di sicurezza) e allo smaltimento scritte nella lingua ufficiale o nelle lingue ufficiali dello Stato membro in cui il prodotto viene consegnato;
j) l’indicazione di tutti i dispositivi e accessori necessari e istruzioni per l’uso al fine di assicurare un funzionamento sicuro dell’articolo pirotecnico.
Durante il trasporto e in condizioni normali di manipolazione, ove non altrimenti indicato nelle istruzioni fornite dal fabbricante, gli articoli pirotecnici dovrebbero contenere la composizione pirotecnica.
Gli articoli pirotecnici non devono contenere:
a) esplosivi commerciali, ad eccezione di polvere nera o miscele ad effetto di lampo.
I diversi gruppi di articoli pirotecnici devono soddisfare almeno i seguenti requisiti.
1) Il fabbricante classifica i fuochi d’artificio secondo diverse categorie conformemente all’articolo 3 sulla base del contenuto esplosivo netto, delle distanze di sicurezza, del livello sonoro o di fattori affini. La categoria è chiaramente indicata sull’etichetta:
IV) i petardini da ballo della categoria 1 non contengono più di 2,5 mg di fulminato d’argento;
4) I fuochi d’artificio non devono avere una traiettoria erratica e imprevedibile.
3) L’articolo pirotecnico deve essere progettato in modo tale da ridurre al minimo i rischi per la salute, i beni materiali e l’ambiente derivanti da frammenti allorché innescato involontariamente.
4) La copertura delle micce deve avere un’adeguata resistenza meccanica e proteggere adeguatamente il contenuto esplosivo allorché esposta a uno stress meccanico normale e prevedibile.

References: art. 97
sui generis
 art. 97
 art. 97
 art.42
 art.42
 art. 2
 art. 35
 art. 35

Art. 9

Art. 10