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Timestamp: 2018-07-21 07:49:22+00:00

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Riconoscimento del figlio: rischi per il padre
Lo sai che? Riconoscimento del figlio: rischi per il padre
La mia ex compagna, rimasta incinta dopo la fine della nostra relazione, ha chiesto il riconoscimento del figlio e chiede il rimborso, dopo 4 anni, delle spese per il mantenimento del figlio. Quali sono i rischi cui va incontro il padre?
Il padre non può rifiutarsi di riconoscere, come proprio, il bambino nato da un’unione (occasionale o meno). Tutte le volte in cui il padre non vuole riconoscere il bambino, la madre – così come il figlio divenuto maggiorenne – può chiedere al tribunale l’accertamento della paternità tramite il test del Dna (leggi: Come fare se lui non vuole riconoscere il bambino). Si parla, a riguardo, di «azione di riconoscimento della paternità».
Sebbene in astratto l’uomo non può essere fisicamente obbligato a sottoporsi all’esame del sangue, tale comportamento – se avviene senza una valida ragione – può essere considerato, dal giudice, come prova della paternità e consente al tribunale di emettere la sentenza di riconoscimento del bambino senza bisogno del test. Una volta accertata la filiazione naturale, il giudice dichiara ed attribuisce in capo al figlio uno status che ha efficacia retroattiva – ossia decorre sin dalla sua nascita – con l’obbligo per il padre di rimborsare, pro quota, la madre che abbia provveduto integralmente al mantenimento del figlio.
Oltre quindi alla ricostruzione del legame di filiazione, il riconoscimento del figlio comporta per il padre anche il rischio di dover pagare il 50% delle somme, sino ad allora sostenute dalla sola madre, necessarie per la crescita del bambino. Tale interpretazione ha più volte ottenuto l’avallo della giurisprudenza della Cassazione [1].
La paternità, quindi, si attribuisce fin dal momento della nascita con la conseguenza che dalla stessa data decorre anche l’obbligo di rimborsare pro quota l’altro genitore che abbia provveduto integralmente al mantenimento del figlio.
In relazione, poi, alla determinazione delle somme dovute a tale titolo, il giudice può utilizzare il criterio «equitativo», ossia quanto ritenuto di giustizia sulla base delle circostanze concrete.
La determinazione delle somme può ad esempio essere effettuata anche in riferimento all’assegno di mantenimento dovuto in caso di separazione, in rispetto del principio secondo cui le potenzialità economiche del genitore convivente col figlio concorrono a garantire il soddisfacimento delle sue esigenze di vita «ma non comportano una proporzionale diminuzione del contributo posto a carico dell’altro genitore».
[1] Cass. ord. n. 17140/17 dell’11.07.2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 20 giugno – 11 luglio 2017, n. 17140
Presidente Genovese – Relatore Sambito
Con sentenza in data 10.11.2016, la Corte d’Appello di Torino, Sezione per i minorenni, ha confermato la sentenza definitiva con la quale, a seguito della statuita paternità di B.G. nei confronti di M.C. , è stato stabilito il contributo dovuto dal padre al mantenimento della figlia e l’importo da restituire alla madre G.M. , per il periodo antecedente la data della domanda. Per la cassazione della sentenza, che ha rilevato come la questione della competenza a provvedere sulla domanda di mantenimento era preclusa, per esser già stata decisa con la sentenza pronunciata a seguito dell’appello avverso la sentenza non definitiva, ha proposto ricorso il B. , sulla base di due motivi, con cui denuncia la violazione delle norme sulla competenza, in relazione agli artt. 269, 273, 277 e 38 disp. att. c.c. nonché la violazione e falsa applicazione degli artt. 148 e 2697 c.c. La G. ha resistito con controricorso, successivamente illustrato da memoria.
2. Il primo motivo, con cui il ricorrente afferma che la domanda volta ad ottenere il rimborso delle spese sostenute dalla nascita del figlio fino alla domanda giudiziale esula dalla competenza del giudice minorile, trattandosi di credito per regresso tra condebitori, e che del pari rimessa al Tribunale ordinario è la competenza a statuire sull’assegno di mantenimento, è inammissibile perché, sotto il primo dei profili dedotti, la questione è nuova, non constando che il ricorrente l’abbia sollevata in sede di appello (la sentenza dà atto che la censura è riferita alla competenza a “stabilire l’assegno di mantenimento”), e, sotto il secondo profilo, perché non incide sulla ratio decidendi della sentenza, che la ha ritenuta inammissibile, per esser stata la questione già decisa con la precedente sentenza.
3. Il secondo motivo, con cui si deduce l’errore nella prova della quantità della spesa oggetto di rimborso è in parte inammissibile, perché addebita in modo generico il mancato svolgimento di attività istruttoria, che neppure individua, ed, in parte, infondato, poiché non tiene conto che la sentenza di accertamento della filiazione naturale dichiara ed attribuisce uno status che ha efficacia retroattiva, sin dal momento della nascita, secondo la previsione degli artt. 147 e 148 c.c., con la conseguenza che dalla stessa data decorre anche l’obbligo di rimborsare pro quota l’altro genitore che abbia integralmente provveduto al mantenimento del figlio. Questa Corte (cfr. Cass. n. 12640 del 2015 e giurisprudenza ivi richiamata) ha, anche, precisato che tale rimborso, per la sua natura lato sensu indennitaria, essendo diretto ad indennizzare il genitore, che ha riconosciuto il figlio, per gli esborsi sostenuti da solo per il suo mantenimento, autorizza il giudice di merito ad utilizzare il criterio equitativo per la determinazione delle somme dovute a tale titolo poiché è principio generale (desumibile da varie norme, quali ad esempio art. 379 c.c., co 2, artt. 2054 e 2047 c.c.) che l’equità costituisca criterio di valutazione del pregiudizio non solo in ipotesi di responsabilità extracontrattuale ma anche con riguardo ad indennizzi o indennità previste in genere dalla legge, 4. Non può sottacersi, peraltro, che la determinazione del quantum è stata effettuata in riferimento, anche, all’ammontare dell’assegno di mantenimento dovuto in ipotesi di separazione, è riferita ai redditi dell’obbligato (specificamente individuati, in base agli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza) e rispetta il principio secondo cui le potenzialità economiche del genitore convivente col figlio (in concreto non conosciute) concorrono a garantirgli un soddisfacimento delle sue esigenze di vita, ma non comportano una proporzionale diminuzione del contributo posto a carico dell’altro genitore (cfr. Cass. n. 18538 del 2016), sicché la censura tende, in definitiva, ad un’inammissibile rivisitazione delle valutazioni di merito compiute dalla Corte territoriale.
5. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. Non va applicato l’art. 13, co 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, trattandosi di processo esente.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese, che si liquidano in complessivi Euro 8.100,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre a spese generali ed accessori come per legge.
2 Giu 2017 | di Redazione
17 Mag 2017 | di Redazione
Come fare se lui non vuole riconoscere il bambino
12/09/2017 alle 07:16
PERCHE’ SI DA SEMPRE E SOLO ALLA DONNA IL DIRITTO DI SCEGLIERE SE ESSERE O NON ESSERE GENITORE???? E’ ORA CHE VENGA FATTA UNA LEGGE PER GLI UOMINI CHE SCELGONO DI NON VOLER ESSERE PADRI, E’ UN DIRITTO SACROSANTO, SE LE DONNE VOGLIONO RIMANERE IN CINTA DA UN RAPPORTO SESSUALE, PERCHE’ L’UOMO CHE NON HA SCELTO QUESTO DEVE ESSERE OBBLIGATO A CAMBIARE LA PROPRIA VITA PER LA SCELTA DI UN’ALTRA??? QUESTO COMPORTAMENTO DOVREBBE ESSERE CONSIDERATO REATO, SE UNA DONNA VUOLE AVERE UN RAPPORTO SESSUALE CON UN UOMO IL QUALE NON VUOLE AVERE UN FIGLIO E QUESTA INVECE RIMANE IN CINTA DOVREBBE ESSERE CONSIDERATO REATO E LA DONNA ARRESTATA…..E’ ORA DI FINIRLA CHE LA SCELTA SIA SEMPRE E SOLO FEMMINILE!!!! IL RAPPORTO SESSUALE NON E’ MOTIVO VALIDO PER DECIDERE DELLA VITA DI UN UOMO!!!!LE DECISIONI VANNO PRESE IN DUE BASTA CHE DA UNA PARTE NON SI E’ D’ACCORDO DI AVERE UN FIGLIO PER OBBLIGARE ANCHE ALL’ALTRA PERSONA DI NON AVERLO!!! QUESTA E’ GIUSTIZIA!!!

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 379
 Cass.