Source: http://consiglio.regione.sardegna.it/XVIlegislatura/interpellanze/81
Timestamp: 2020-02-18 07:41:40+00:00

Document:
Interpellanza n. 81/C4
ZEDDA Massimo sugli effetti della sentenza della Corte d'appello di Roma n. 2245 del 9 aprile 2018.
premesso che le tante vicende che hanno interessato l'area della necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, il relativo contenzioso e i risarcimenti erogati con fondi pubblici presentano ancora interrogativi ai quali l'attuale Giunta regionale dovrebbe dare pronta risposta;
- sono noti i fatti del passato riguardanti Tuvixeddu, ma sono meno noti gli sviluppi degli ultimi mesi relativi alle richieste di risarcimento;
- la sentenza del Consiglio di Stato n. 1183/2017 pubblicata il 15 marzo 2017, che conferma i vincoli e la tutela dell'area in cui insiste la necropoli di Tuvixeddu, recita: [l'area] "nel centro urbano di Cagliari, riveste importanza storica e culturale poiché comprende il colle di Tuvixeddu, ove si trova la più grande necropoli punica tuttora esistente" in tutto il bacino del Mediterraneo;
- "L'area in questione è stata al centro di interventi di due diversi tipi. Da un lato, per iniziativa pubblica, sono stati emanati provvedimenti di vincolo volti alla sua salvaguardia. Dall'altro, per iniziativa privata, è stata progettata la sua trasformazione in un quartiere di abitazioni...", sentenza del Consiglio di Stato n. 1183/2017 pubblicata il 15 marzo 2017;
- nel 2015 (Presidente Pigliaru, centrosinistra) la Regione ha pagato al privato 84 milioni di euro per la vicenda Tuvixeddu, dopo che il primo arbitrato, richiesto dal privato in base all'accordo di programma del 2000 (tra Regione, Comune e privati), aveva dato ragione al privato;
- gli arbitri sono stati pagati con parcelle milionarie da parte della Regione che ha dovuto, inoltre, sostenere un costo rilevantissimo per pagare la società di revisione contabile incaricata dal collegio arbitrale di decidere in sua vece chi avesse ragione tra i due contendenti;
- oltre ai costi del primo giudizio arbitrale, la Regione (Presidente Solinas, centrodestra), con il disegno di legge n. 22 del 18 giugno 2019, ha pagato un ulteriore importo di 556.883 euro con un debito fuori bilancio per un secondo arbitrato, proposto dal gruppo privato per paralizzare gli effetti restitutori degli 83 milioni di euro;
- in totale la Regione ha pagato quasi 87 milioni di euro;
- la Regione ha impugnato la decisione degli arbitri (Presidente Pigliaru, centrosinistra) e ha vinto presso la Corte d'appello di Roma, con sentenza n. 2245 del 9 aprile 2018;
- la sentenza, ribaltando la decisione degli arbitri che avevano dato ragione ai privati, non corregge, non rimodula, non riduce, ma demolisce l'arbitrato e stravolge a tal punto quella decisione tanto che, da 84 milioni di risarcimento per il privato, stabilisce, invece, che gli si riconosca 1 milione;
- in data 29 novembre 2019 è emersa nel dibattito in aula da parte della Giunta regionale la conferma circa la presenza nell'ambito dei crediti esigibili nel bilancio della Regione dell'importo di 83 milioni, anche se in parte svalutati;
- è pur vero che l'importo di 83 milioni di euro non sarà sufficiente a far venir meno tutti i problemi della Sardegna, ma certamente potrebbe servire per iniziare a risolverne qualcuno;
- la cifra ingente del risarcimento versato dalla Regione e non dovuto ai sensi della sentenza della corte d'appello di Roma consentirebbe di portare avanti politiche fondamentali per lo sviluppo della Sardegna come la messa in sicurezza delle strade provinciali, la riqualificazione degli edifici scolastici, la realizzazione di nuovi e moderni ospedali, la sistemazione della stazione aeroportuale di Alghero, il collegamento con mezzi elettrici o con una metropolitana leggera dell'aeroporto di Olbia con la città, l'ampliamento della stazione aeroportuale di Cagliari e l'acquisto di un radar che possa governare più voli contemporaneamente,
1) cosa sia stato fatto, dall'avvio della legislatura, dal Presidente Solinas, per recuperare coattivamente l'ingentissimo credito di oltre 83 milioni di euro di risorse pubbliche;
2) qualora, come parrebbe essere, quei denari non siano mai stati accantonati dalle società del gruppo privato, se abbia dato mandato di procedere in sede fallimentare al fine di fare accertare l'insolvenza della società debitrice;
3) se sia stata informata l'autorità penale dei possibili reati distrattivi che eventualmente potrebbero derivare ove non si fosse provveduto all'accantonamento delle somme provvisoriamente attribuite, dal lodo arbitrale, al gruppo privato, visto che la decisione degli arbitri è stata poi travolta dalla sentenza dell'autorevole corte d'appello di Roma;
4) perché non sia stato affidato l'incarico al legale, contattato dalla Regione prima dell'elezione del Presidente Solinas, al fine di studiare le possibilità di recupero del denaro pubblico e che aveva proposto un'azione revocatoria per riottenere gli 83 milioni di euro che parrebbero essere transitati in altre società dello stesso gruppo privato.

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