Source: http://404960.blogspot.com/2012/
Timestamp: 2018-06-20 07:45:39+00:00

Document:
Anche a Genova. Come già era successo a Milano, in Puglia e in innumerevoli altri casi (googlando "il pd perde le primarie" si ottengono la bellezza di 2730 risultati) anche le primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra nel capoluogo ligure restituiscono un risultato a sorpresa. A sfidare il centrodestra non sarà la sindaca uscente Marta Vincenzi e nemmeno la portatissima Roberta Pinotti. Sarà l'indipendente Marco Doria a rappresentare la coalizione di centrosinistra. Ovviamente le reazioni si sprecano. Si va dal pacato Civati alle irridenti cronache del Giornale e di Libero. Si sprecano i paragoni con le tante elezioni primarie in cui il PD non è riuscito a far vincere il proprio candidato (qui l'analisi di Caldarola) e da più parti si incita a presentare il conto al PD ligure . Dal mio punto di vista, invece, il punto è un altro ed è molto semplice. La sproporzione elettorale tra il PD e gli altri partiti del centrosinistra (qui qualche dato elettorale di SEL) è tale che il PD le primarie può solo perderle. Ogni volta che il PD indica ufficialmente un candidato, se questo vince è del tutto ovvio. Se perde è una disfatta. Ha ragione Follini a chiedere al partito di pensarci su? Secondo me sì. Secondo me le primarie di coalizione sono una fesseria ed il fatto che i cittadini, invece, ci sono così affezionati vuol dire una cosa sola: che non si fidano del PD.
Riprendo questo blog che non aggiorno da tempo per dire due cosette, stupide, quasi insignificanti, sul famigerato articolo 18 dello statuto dei lavoratori, di cui si parla (a seconda dei casi) come se fosse la causa di tutti i mali o, viceversa, la soluzione di tutti i problemi. Per amore di verità e per stanchezza rispetto alle tante idiozie che ascoltiamo/leggiamo sul punto tutti i giorni, vorrei mettere nero su bianco i fatti, niente di più e niente di meno. Innanzitutto cosa recita l'art. 18 della L. n.300 del 1970? Dice così:
Art. 18. Reintegrazione nel posto di lavoro. 1. Ferme restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro [...]
Primo fatto: L'art. 18 si applica nei casi in cui un giudice dichiara inefficace o annulla un licenziamento. Sembra banale ribadirlo, ma siccome mille volte mi è toccato ascoltare cose del tipo "basta con il fatto che un datore di lavoro è costretto a riassumere uno che rubava (o non lavorava, o era l'amante della moglie del padrone, etc. etc. e ci sono anche esempi illustri di tali falsità)" è bene chiarirlo: se un datore di lavoro licenzia legittimamente un proprio dipendente, in nessun caso sarà tenuto a reintegrarlo. Ma quand'è che un licenziamento è legittimo? La normativa di riferimento in questo caso è costituita dal Codice civile e dalla citata L. n.604/66. Vediamola
Art. 2119 del Codice Civile Recesso per giusta causa. Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede, per giusta causa compete l'indennità indicata nel secondo comma dell'articolo precedente.
Legge n.604/66
Art. 1 Nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, intercedente con datori di lavoro privati o con enti pubblici, ove la stabilità non sia assicurata da norme di legge, di regolamento e di contratto collettivo o individuale, il licenziamento del prestatore di lavoro non può avvenire che per giusta causa ai sensi dell'art. 2119 del Codice civile o per giustificato motivo.
Art. 2 (1) 1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro. 2. Il prestatore di lavoro può chiedere, entro 15 giorni dalla comunicazione, i motivi che hanno determinato il recesso: in tal caso il datore di lavoro deve, nei sette giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto. 3. Il licenziamento intimato senza l'osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 é inefficace. 4. Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all'articolo 9 si applicano anche ai dirigenti.
Art. 3 Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso é determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.
Art. 4 Il licenziamento determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, dall'appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali é nullo, indipendentemente dalla motivazione adottata.
Art. 5 L'onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro
Art. 8 Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro é tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianità di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.
Secondo fatto: il datore di lavoro può procedere legittimamente ad uno o più licenziamenti individuali quando ricorrano un giusta causa od un giustificato motivo, soggettivo od oggettivo. Non mi dilungherò su cosa sia da ricomprendere nell'una e nell'altra fattispecie. I link che ho inserito riportano delle spiegazioni abbastanza esaustive di un sito istituzionale (la regione Lazio), e chi avrà la pazienza di leggere troverà sicuramente una risposta ad ogni dubbio. Qui ci interessa chiarire che, dunque, in Italia, nel 2012, licenziare legittimamente un dipendente è possibile. E non è possibile solo in pochi e sporadici casi. Si può licenziare qualcuno perché ha accusato il suo superiore senza prove, perché ha uno scarso rendimento, perché ha rubato in azienda, perché ha consentito che terzi utilizzassero il proprio pc aziendale contenente dati riservati, perché ha istigato i colleghi al sabotaggio, perché timbra al posto del collega e per altre decine di motivi che chiunque può trovare con una ricerca su google o direttamente sul sito della Cassazione. Cos'è, allora, che non va nell'art.18? Perché, nonostante gli Italiani si siano dichiarati apertamente contrari, in occasione del Referendum del 2003 alla sua abolizione, gran parte dei media e l'intero centrodestra italiano vedono questa norma come e peggio del fumo negli occhi? A questa domanda non voglio rispondere. Ognuno si faccia la sua idea. Io voglio solo che si sappia che ogni volta che qualcuno dice che in Italia è impossibile licenziare, mente. In Italia è solo sanzionato con la reintegrazione nel posto di lavoro il licenziamento ingiustificato o discriminatorio. Nel primo caso quando avviene in una azienda che impiega più di 15 lavoratori, nel secondo caso a prescindere dalla dimensioni dell'azienda.
Etichette: Articolo 18, giusta causa, giustificato, illegittimo, legittimo., licenziamento, motivo

References: articolo 18

Art. 18
 sentenza 

Art. 2119

Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 8
 Articolo 18