Source: http://www.martinimanna.it/secondo-la-cgue-gestire-una-piattaforma-come-the-pirate-bay-puo-costituire-contraffazione/
Timestamp: 2017-10-20 09:00:12+00:00

Document:
Secondo la CGUE gestire una piattaforma come The Pirate Bay può costituire contraffazione - Martini Manna Law firmSecondo la CGUE gestire una piattaforma come The Pirate Bay può costituire contraffazione - Martini Manna Law firm
La Corte di Giustizia Europea (CGUE), nella sentenza dello scorso 14 giugno (caso C-610/15), è tornata a esprimersi sull’interpretazione della nozione di “comunicazione al pubblico” prevista dall’Art. 3(1) della c.d. Direttiva infosoc (2001/29/CE). La pronuncia è stata emanata su rinvio pregiudiziale della Suprema Corte olandese, chiamata a sua volta a decidere una disputa intercorsa tra una fondazione a tutela di titolari di diritti d’autore, Stichting Brein, e i gestori della celebre piattaforma di condivisione di torrent “The Pirate Bay”: la prima aveva infatti chiesto ai giudici del merito il blocco dei domain name e indirizzi IP relativi alla piattaforma contestata, ottenendolo in primo grado, ma non nel secondo.
Con la decisione qui in commento la CGUE ha stabilito che la gestione di una piattaforma online attraverso cui utenti terzi condividono opere tutelate da diritto d’autore, grazie all’indispensabile indicizzazione dei relativi metadati e alla fornitura di un motore di ricerca da parte del suo provider, è da considerarsi comunicazione al pubblico; con la conseguenza che, ove dette opere siano condivise dagli utenti illecitamente – come effettivamente accadeva nel caso di specie – anche tale provider/gestore sarà ritenuto responsabile della loro contraffazione e potrà quindi essere destinatario di ordini inibitori.
I giudici europei sono giunti a questa conclusione dopo aver riscontrato che, in concreto, la gestione della piattaforma incriminata possiede entrambi gli elementi costitutivi di una comunicazione al pubblico, posto che questa: i) comporta senza dubbio un “atto di comunicazione”, dal momento che consente agli utenti di avere accesso alle opere ivi condivise da qualunque luogo e in qualunque momento questi scelgano individualmente; e ii) si rivolge a decine di milioni di peers (per stessa indicazione dei gestori della piattaforma) che costituiscono perciò un “pubblico” considerevole di destinatari, da ritenersi “nuovo” – ossia composto da soggetti non considerati dai titolari dei diritti sulle opere al momento della loro prima comunicazione – poiché gli amministratori dichiarano espressamente nei blog e nei forum disponibili sulla piattaforma che su quest’ultima vengono condivise opere protette senza l’autorizzazione dei relativi titolari.
La gestione della piattaforma in esame possiede, inoltre, anche due degli elementi complementari interdipendenti che la giurisprudenza da tempo ha individuato come indici della sussistenza di una comunicazione al pubblico: si tratta rispettivamente del fatto che tale gestione, da un lato, viene svolta da amministratori che intervengono con piena consapevolezza a favore della condivisione di opere protette – ancorché messe a disposizione da parte dei soli utenti – posto che questi prestano servizi di indicizzazione, elencazione, filtro ed eliminazione dei file torrent presenti sulla piattaforma (servizi senza i quali l’accesso alle opere sarebbe impossibile o comunque più difficoltoso); e, dall’altro, è realizzata al chiaro scopo di trarre un profitto consistente in introiti pubblicitari.
La sentenza in commento si pone nel solco di altre due precedenti decisioni del tutto simili recentemente adottate dalla CGUE nei casi C-160/15 e C-527/15 – non a caso richiamate nella motivazione –, commentate qui e qui su questo blog, con cui i giudici europei hanno stabilito che sia la mera fornitura di link a opere protette disponibili online che la vendita di device per lo streaming in tv di queste ultime sono da considerarsi comunicazioni al pubblico ai sensi della Direttiva Infosoc.
Da Michele Papa|29 06 2017|Giurisprudenza|0 Commenti

References: CGUE 
 CGUE 
 sentenza 
 CGUE 
 sentenza 
 CGUE