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Timestamp: 2020-04-02 13:47:23+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19926 del 05/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19926 del 05/10/2016
Cassazione civile sez. lav., 05/10/2016, (ud. 23/06/2016, dep. 05/10/2016), n.19926
sul ricorso 26431-2010 proposto da:
S.E., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, P.ZZA
MARTIRI DI BELFIORE 2, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO
MINISTERO ECONOMIA FINANZE, C.F. (OMISSIS), REGIONE EMILIA ROMAGNA;
domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso 1′ Avvocatura
avverso la sentenza n. 699/2009 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
depositata il 14/04/2010 R.G.N. 1265/2005;
Il Tribunale di Parma accolse la domanda di S.E. volta al riconoscimento del diritto a percepire l’assegno di invalidità nel concorso del requisito reddituale accertato con riferimento all’anno di erogazione della prestazione e non a quello solare antecedente alla data della domanda.
Con sentenza del 9/6/2009 – 14/4/2010 la Corte d’appello di Bologna accolse, invece, l’impugnazione dell’Inps avverso la suddetta decisione e rigettò la domanda dell’assistita dopo aver osservato che in alcuna parte della normativa di riferimento era dato desumere la volontà del legislatore di individuare l’ammontare dei redditi percepiti dall’istante con riguardo all’anno coevo alla data della domanda.
Inoltre, secondo la stessa Corte, la parte interessata non poteva limitarsi a dichiarare qual’era la sua situazione reddituale, posto che la relativa certificazione avrebbe dovuto essere acquisita presso l’ufficio finanziario con riferimento all’anno precedente a quello della domanda.
Per la cassazione della sentenza ricorre S.E. con due motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.
L’Inps conferisce delega ai propri difensori in calce alla copia notificata del ricorso. Rimangono solo intimati il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Regione Emilia Romagna.
1. Col primo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione della L. 30 marzo 1971, n. 118, artt. 11, 12 e 13 della L. 30 aprile 1969, n. 153, della L. 29 dicembre 1990, n. 407, art. 3 e del D.M. 31 ottobre 1992, n. 533, art. 1 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denunziando l’erroneità della decisione della Corte d’appello di considerare come reddito di riferimento, ai fini del riconoscimento della prestazione in esame, quello dell’anno precedente la domanda amministrativa. Assume, invece, la ricorrente che per quel che concerne le prestazioni assistenziali in prima erogazione il reddito di riferimento di cui alle citate disposizioni di legge deve essere quello dell’anno in corso al tempo della domanda, nel rispetto dei principi di compresenza, contestualità e coesistenza dei requisiti per il loro conseguimento.
2. Col secondo motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. con riferimento agli artt. 99, 100, 101 e 115 c.p.c., della L. 4 gennaio 1968, n. 15, art. 4 e successive modifiche, art. 437 c.p.c., comma 2, artt. 2697, 2727, 2729 e 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Assume la ricorrente che il tema della disputa era rappresentato, nella fattispecie, dalla necessità di dover decidere il contrasto insorto tra le parti in ordine all’anno di riferimento del reddito da considerare ai fini della decorrenza della prestazione, vale a dire il reddito dell’anno in corso alla data della domanda o quello dell’anno precedente, mentre il giudice d’appello si era posto il problema di esaminare la nuova questione della prova dei redditi mai dibattuta tra le parti e non eccepita dall’ente previdenziale, anche perchè in sede amministrativa la provvidenza era stata già riconosciuta con decorrenza dall’anno successivo alla domanda.
In ordine al primo motivo si osserva che la decisione della Corte territoriale si discosta dai principi che sono stati costantemente affermati da questa Corte in fattispecie del tutto analoghe a quella in esame – cfr., fra le altre, Cass. Sez. 6 – Lav., Ordinanza n. 8633 dell’11.4.2014, Cass. n. 17624/2010, Cass n 6339/2010, Cass. n. 1664/2007 secondo cui “in tema di prestazioni assistenziali, i requisiti reddituali che condizionano il riconoscimento del beneficio debbono coesistere con l’erogazione del trattamento. Ne consegue che il relativo accertamento giudiziale va operato con riferimento all’anno da cui decorre la prestazione e non – come invece previsto ai fini dell’accertamento amministrativo, nel cui ambito è applicato, per ragioni pratiche, un criterio probabilistico di permanenza dei requisiti stessi – con riferimento all’anno precedente, trovando conferma tale regola nel disposto di cui al D.L. n. 297 del 2008, art. 35, commi 8 e 9, convertito nella L. n. 14 del 2009, secondo il quale ai fini della liquidazione o ricostituzione delle prestazioni previdenziali ed assistenziali “il reddito di riferimento è quello conseguito nell’anno solare precedente il 1 luglio di ciascun anno ed ha valore per la corresponsione del relativo trattamento fino al 30 giugno dell’anno successivo”, e, in sede di prima liquidazione di una prestazione, “è quello dell’anno solare in corso, dichiarato in via presuntiva”.
Il primo motivo è, dunque, fondato.
Egualmente fondato è il secondo motivo, atteso che dalla stessa sentenza d’appello si ricava che la domanda era stata accolta in primo grado nel concorso del requisito reddituale accertato con riferimento all’anno di erogazione della prestazione invocata e che l’Inps aveva impugnato tale decisione sostenendo che occorreva, invece, aver riguardo al reddito dell’anno solare antecedente alla data della domanda, per cui il tema di indagine era rimasto circoscritto a tale specifica questione.
Il ricorso è, dunque, fondato e va accolto.
Conseguentemente, la sentenza deve essere cassata con rinvio, essendo necessario procedere ad un nuovo accertamento dei fatti (riesame del reddito di riferimento).
Il giudice di rinvio, che si designa nella Corte di appello di Bologna in diversa composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 1
 art. 4
 art. 437
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 35
 sentenza 
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