Source: http://dirittoplus.it/
Timestamp: 2017-01-17 10:54:28+00:00

Document:
Articoli, sentenze di diritto civile, penale ed amministrativo in primo piano.	Sottoscrivi questo feed RSS
Giovedì, 11 Dicembre 2014 12:11	Contratti tra privati e P.A. | Senza forma scritta il professionista non ha diritto al compenso	Scritto da Avv. Giuseppe Maniglia
Il contratto, inoltre, deve essere sottoscritto da entrambi le parti (privato/professionista e P.A.) in un atto contestuale, anche se non sottoscritto contemporaneamente, non essendo valido un contratto stipulato a distanza o a mezzo corrispondenza (es. lettere, e-mail, fax, etc..).Deve sussistere, in altre parole, un contratto sottoscritto in contemporanea da entrambi le parti.
Nel caso affrontato dalla sentenza in commento, dei professionisti avevano adito il Tribunale per ottenere la condanna di un Comune siciliano al pagamento del compenso per l'attività professionale di progettazione di lavori pubblici. Gli stessi avevano ricevuto un primo incarico con una delibera, cosicché ognuno aveva sottoscritto un distinto disciplinare di incarico. Dopo la consegna degli elaborati, il Sindaco aveva inviato ai progettisti una lettera con la quale si chiedeva la redazione di un nuovo progetto unitario che tenesse conto di sopraggiunte scelte progettuali.Veniva conferito, quindi, un nuovo incarico formalizzato con delibera della Giunta comunale che investiva congiuntamente i quattro professionisti dell'incarico di redigere un nuovo progetto ed era stato sottoscritto un disciplinare di incarico di progettazione e direzione lavori.Il progetto veniva conseguentemente portato a termine, ma l'Amministrazione comunale rimaneva inerte non corrispondendo il compenso richiesto dai professionisti.Una volta instaurato il giudizio, il Comune chiedeva il rigetto della richiesta considerato che “al momento della sua proposta contrattuale il Sindaco non era stato autorizzato a stipulare alcun contratto e non era quindi in grado di esprimere alcuna volontà negoziale dell'Ente locale”. Inoltre, la delibera della giunta comunale non richiamava la lettera del Sindaco di proposta dell’incarico e non prevedeva la copertura finanziaria.Sia il Tribunale, che la Corte di appello, avevano - quindi - escluso la volontà dell'organo deliberativo del Comune di conferire validità a un precedente atto invalido del Sindaco. La Corte ha anche escluso l'utilizzabilità della lettera "perchè priva dell'indicazione degli elementi costitutivi del contratto (determinazione del compenso o delle modalità di determinazione, tempi di consegna dei progetti, modalità di pagamento) e insuscettibile di essere considerata una valida proposta contrattuale.”
A confermare le superiori pronunce ci pensa la Corte di Cassazione con la sentenza in commento, richiamando un consolidato orientamento in giurisprudenza (Cass. civ. sezione 3^ n. 1702 del 26 gennaio 2006, sezione 1^ n. 1167 del 17 gennaio 2013 e n. 1752 del 26 gennaio 2007) e confermando che per il contratto d'opera professionale, “quando ne sia parte committente una P.A., e pur ove questa agisca "iure privatorum", è richiesta, in ottemperanza al disposto del R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, artt. 16 e 17, la forma scritta "ad substantiam", che è strumento di garanzia del regolare svolgimento dell'attività amministrativa nell'interesse sia del cittadino, costituendo remora ad arbitri, sia della collettività, agevolando l'espletamento della funzione di controllo, e, per tale via, espressione dei principi di imparzialità e buon andamento della P.A. posti dall'art. 97 Cost. Il contratto deve, quindi, tradursi, a pena di nullità, nella redazione di un apposito documento, recante la sottoscrizione del professionista e del titolare dell'organo attributario del potere di rappresentare l'ente interessato nei confronti dei terzi. Di conseguenza, in mancanza di detto documento contrattuale, ai fini d'una valida conclusione del contratto rimane del tutto irrilevante l'esistenza di una deliberazione con la quale l'organo collegiale dell'ente abbia conferito un incarico a un professionista, o ne abbia autorizzato il conferimento, in quanto essa non costituisce una proposta contrattuale, ma un atto con efficacia interna all'ente avente natura autorizzatoria e quale unico destinatario il diverso organo legittimato ad esprimere la volontà all'esterno." Sulla necessità della forma scritta si segnala altresì la sentenza della Corte di Cassazione, sez. I civile, 4 settembre 2009, n. 19206, citata in un parere dell'Autorità nazionale anticorruzione (A.N.A.C.). CONTRATTI CONCLUSI A DISTANZA
"Del pari, è escluso che un simile contratto possa essere concluso a distanza, a mezzo di corrispondenza, occorrendo che la pattuizione sia versata in un atto contestuale, anche se non sottoscritto contemporaneamente." Il contratto a mezzo corrispondenza, infatti, può essere concluso quando i contraenti siano ditte commerciali (R.D. 18 novembre 1923, n. 2240, art. 17, richiamato dal R.D. 3 marzo 1934, n. 383, art. 87)."Rilevato, pertanto, che “al momento della sua proposta contrattuale il Sindaco non era stato autorizzato a stipulare alcun contratto e non era quindi in grado di esprimere alcuna volontà negoziale dell'Ente locale, […] la Corte ha correttamente escluso che vi sia stata alcuna volontà dell'organo deliberativo del Comune di conferire validità a un precedente atto invalido del Sindaco.Avv. Giuseppe Maniglia
Collegamenti esterni: Forma dei contratti pubblici, Definizione Pubblica Amministrazione	Pubblicato in
Leggi tutto...	Martedì, 02 Luglio 2013 08:16	L’abbandono volontario della casa familiare con i figli minori può comportare l’addebito della separazione. E non solo...	Scritto da Avv. Giuseppe Maniglia
Nella fase iniziale della separazione, ovvero quando il rapporto culmina in una rottura insanabile, desta particolare preoccupazione l'atteggiamento del padre o della madre che si allontani in modo duraturo dal domicilio familiare insieme ai figli minori. Compito dell'avvocato divorzista è quello di attivare, nel più breve tempo possibile, le procedure giudiziali idonee per far cessare un simile comportamento.
LA VICENDA AFFRONTATA DALLA CASSAZIONE CIVILE SENTENZA N.10719 DEL 08/05/2013Il caso riguarda uno dei coniugi (moglie), che - volontariamente e senza alcun apparente e giustificato motivo - abbandonava la casa coniugale, allontanandosi insieme ai figli minorenni, ovvero quello che comunemente viene definito come abbandono del tetto coniugale della moglie con i figli.
Tale allontanamento comportava la sottrazione ingiustificata all'altro genitore (marito) di “ogni contatto per un protratto periodo di tempo con i figli”.Nell’ambito del giudizio di separazione i Giudici di primo e di secondo grado, rilevavano la gravità del comportamento della moglie, pronunciavano l’addebito della separazione a suo carico, disponevano l'affidamento dei figli minori al padre, unitamente all'assegnazione della casa coniugale ed, infine, imponevano l'obbligo per la madre di versare a titolo di contributo nel mantenimento dei figli minori la somma di euro 250 mensili.
Nella specie la moglie non era riuscita a dimostrare una giusta causa che potesse giustificare l’allontanamento dalla casa (tetto) coniugale.È bene ricordare che“l'allontanamento (della casa coniugale, ndr) prima della separazione, nella specie con i figli minori, al fine di escludere l'addebito, deve essere fondato su una giusta causa, il cui onere probatorio grava su chi realizza questa grave violazione dei doveri coniugali”. ABBANDONO DELLA CASA (TETTO) CONIUGALE DA PARTE DELLA MOGLIE O DEL MARITO CON FIGLI MINORENNI PRIMA DELLA SEPARAZIONE - ADDEBITO
Il principio era già stato in passato enunciato dalla giurisprudenza di legittimità nel senso che "il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto porta all'impossibilità della convivenza, salvo che si provi - e l'onere incombe a chi ha posto in essere l'abbandono - che esso è stato determinato dal comportamento dell'altro coniuge, ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto”. (Cass. 17056 del 2007; 12373 del 2005).IN CONCLUSIONE:L’abbandono non concordato della casa (tetto) coniugale prima della separazione, insieme ai figli minori, da parte di uno della moglie o del marito, senza provare un giustificato motivo (es. intollerabilità della convivenza per violenze, etc…), può comportare sia l’addebito della separazione nei confronti del coniuge che si allontani dalla casa familiare, che l’affidamento dei figli e dell'abitazione all'altro coniuge.
Avv. Giuseppe Maniglia Per conferire il mandato potete contattarmi su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
o al 3384741345. Potete, altresì, richiedere una consulenza legale online previo preventivo.
Leggi tutto...	Lunedì, 06 Maggio 2013 16:38	Quali conseguenze sanzionatorie comporta il rifiuto a sottoporsi all’alcoltest (etilometro)? Ed inoltre: una volta rifiutato il controllo dell’alcoltest ci si può ripensare?	Scritto da Avv. Giuseppe Maniglia
RIFIUTO ETILOMETRO - REATO DI NATURA ISTANTANEALa giurisprudenza recentemente ha avuto modo di ribadire come il reato di rifiuto di sottoporsi al test alcolimetrico è un reato a natura istantanea e si perfeziona con il rifiuto dell’interessato, a nulla rilevando il fatto che lo stesso subito dopo rielabori la sua decisione, decidendo di sottoporsi all’alcooltest.Quindi vietato ripensarci!
La sentenza in oggetto riguarda un conducente che opponeva rifiuto a sottoporsi al test alcolimetrico, ma a distanza di un’ora dal fatto dichiarava la propria disponibilità a sottoporsi al predetto alcoltest che gli agenti, però, non effettuavano.Ebbene, sia i Giudici di merito, che la Corte di Cassazione, in applicazione del predetto principio, confermavano la legittimità dell’operato degli agenti, condannando l’automobilista alle pene previste.
Leggi tutto...	Giovedì, 14 Marzo 2013 18:38	Nella successione legittima spetta al coniuge superstite il diritto di abitazione sulla casa coniugale. Il valore economico di tale diritto deve essere tolto dall’asse ereditario, prima di procedere alla divisione tra i coeredi. Cass. S.U. n. 4847/13	Scritto da Avv. Giuseppe Maniglia
Leggi tutto...	Sabato, 15 Dicembre 2012 10:25	A provare l’avvenuta notifica a mezzo posta è il timbro sull’avviso di ricevimento e non il foglio stampato del servizio on line di Poste italiane. Cass. 19387/2012	Scritto da Avv. Giuseppe Maniglia
Leggi tutto...	Giovedì, 29 Novembre 2012 15:20	Necessario il consenso di tutti gli eredi comproprietari per la vendita di un bene ereditario (Cass. n. 17216 del 09/10/2012).	NECESSARIO IL CONSENSO DI TUTTI I COMPROPRIETARI E COEREDI PER LA VENDITA BENE IN COMUNIONE - APPLICABILITÀ' DELL'ART. 1108 DEL CODICE CIVILE.
CIVILE-Infortunio scolastico in palestra -Responsabilità e risarcimento alunno-Chi paga e cosa fare-Sentenza Cassazione 25/09/2012 n. 16261	Separazione giudiziale-tradimento-addebito: L'inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale non può giustificare, da sola, una pronuncia di addebito, qualora sia conseguenza di una crisi coniugale irreversibile. Cass. 16089/2012	CIVILE – Divisione ereditaria giudiziale- sorteggio- In ipotesi di quote uguali, il metodo di assegnazione per sorteggio costituisce l'opzione normale che può essere disattesa solo in presenza di valide ragioni. Cassazione civile n. 14713/2012	CIVILE- Ricusazione del Giudice-Istanza-Rigetto: l’ordinanza con la quale viene rigettata la richiesta di ricusazione non è impugnabile e non ricorribile in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (Cass., Sentenza n. 10721/2012)	InizioPrec12345SuccFine	Pagina 1 di 5	Site Map

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 17
 art. 87
 SENTENZA 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Sentenza