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Timestamp: 2017-12-11 06:00:15+00:00

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Contratto d’appalto di servizio pubblico: patti accessivi e giurisdizione | Sindacato FSI
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Contratto d’appalto di servizio pubblico: patti accessivi e giurisdizione
N. 4488/05 REG.DEC.
N. 3444 REG.RIC.
sul ricorso in appello n.r.g. 3444 del 2004, proposto dalla SO.GE.A. s.r.l. rappresentata e difesa dagli avv.ti Pompilio Dello Preite ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Massimo Trifilidis in Roma, via Piave n. 41;
il Comune di MONTERONI (Lecce) rappresentato e difeso dall’avv.to Angelo Vantaggiato ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Angeletti in Roma, via Pisanelli n. 2;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia, sede staccata di Lecce, II Sezione, n. 1586/2004 pubblicata il 2 marzo 2004;
Designato relatore, alla camera di consiglio dell’8 febbraio 2005, il consigliere Adolfo Metro ed uditi, altresì, gli avvocati A. Taurino, per delega dell’avv. P. Dello Preite, ed A. Vantaggiato come da verbale d’udienza;
Con contratto del 1984 il comune di Monteroni affidò alla Sogea s.r.l. il servizio di raccolta, trasporto e distruzione dei rifiuti per un periodo di nove anni.
Con delibera n. 75/92 il comune decise di potenziare e ristrutturare il servizio fino alla scadenza del contratto e tale integrazione veniva formalizzata con contratto del 3/4/92, il cui art. 4 previde l’aumento automatico del canone annuo del 5%, secondo le previsioni dell’articolo 33, comma 4, della L. 41/86 (c.d. prezzo chiuso), a decorrere dal secondo anno successivo.
Con delibera G.M. n. 236/93, il comune decise di prorogare il servizio fino al 31/12/93, agli stessi prezzi e condizioni del contratto del 3/4/92, con esclusione dell’articolo 4, perchè incompatibile con le nuove disposizioni di cui all’art. 15, comma 5 della L. n. 498/92.
Con delibera C.C. n. 12 del 4/2/94, assunta dopo la scadenza del precedente contratto, il comune prorogò il servizio ai sensi dell’articolo 6, comma 1, della L. 537/93 per la durata di un anno, agli stessi prezzi e condizioni, ma con una riduzione del canone nella misura del 10% e con esclusione dell’art. 4 del contratto.
Tali condizioni contrattuali venivano, poi, prorogate, nel tempo, con svariati atti deliberativi, agli stessi patti e condizioni, fino al 2000 allorchè altra società, la Enotecnica s.r.l., fu individuata come socio privato della società mista che avrebbe dovuto gestire il servizio rifiuti a prevalente capitale comunale.
Con raccomandata del 1/3/01 la Sogea s.r.l. chiese al comune il pagamento della somma di £. 1.775.080.995, oltre agli interessi legali, ai sensi dell’art. 4 del contratto del 3/4/92, ossia l’applicazione dell’aumento automatico del 5% per ogni anno, a decorrere dal secondo anno successivo alla stipula.
Il comune fece presente che i contratti successivi a quello del 3/4/92 avevano escluso l’applicazione del predetto art. 4, a seguito dell’abrogazione dell’articolo 33, comma 4, della L. n. 41/86 da parte dell’art. 15 della L. n. 498/92.
In risposta a tale nota la ricorrente replicò sostenendo che tale disposizione non si applicava ai contratti di servizi pubblici, che dovevano obbligatoriamente recare una clausola di revisione periodica del prezzo ed elaborava un nuovo conteggio.
Con nota prot. n. 5724 del 15/6/01, il vice segretario comunale respinse quanto preteso dalla ricorrente affermando che, nel periodo di riferimento, il comune non aveva intrattenuto con la stessa un rapporto continuativo, ma aveva prorogato il rapporto con diversi atti deliberativi, senza sottoscrivere alcun contratto.
Tale nota è stata impugnata per eccesso di potere, erroneità dei presupposti di fatto e di diritto, contraddittorietà ed illogicità della motivazione.
Il Tar della Puglia, dopo aver affermato la sua giurisdizione, ha respinto il gravame, ritenendo che la fattispecie in esame si caratterizza per la presenza di autonomi e distinti rapporti contrattuali di durata infrannuale, ai quali non può essere applicato il sistema revisionale del c.d. “prezzo chiuso”, atteso che, nella fattispecie, non può trovare applicazione l’articolo 6, comma 4 della L. n. 537/93, come modificato dall’articolo 44, comma 1 della L. n. 724/94, in quanto il successivo comma 11 di tale disposizione stabilisce che la ricognizione periodica dei prezzi dei contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e servizi deve essere effettuata annualmente e che tale revisione non può essere applicata ai contratti di durata inferiore a un anno; inoltre, l’affidamento del servizio sulla base della sola delibera di giunta comunale, senza che a tale atto sia seguita la stipula del contratto, induce a ritenere nulli i relativi rapporti, per mancanza della forma scritta.
La società appellante sostiene, al riguardo, che la sentenza ha erroneamente qualificato come “autonomi distinti rapporti contrattuali infrannuali” le varie proroghe, succedutesi nel tempo, dell’originario ed unico rapporto contrattuale e che, nel caso di specie, pur se le parti non hanno inserito alcuna clausola di revisione, può trovare applicazione l’art. 1339 c.c., secondo il quale le clausole imposte dalla legge vanno inserite, di diritto, nel contratto.
L’appello ha ad oggetto l’applicabilità della clausola di revisione prezzi ai contratti infrannuali stipulati dal comune con la ditta appellante.
Il giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 7 della L. 21 luglio 2000 n. 205/00, ha affermato la giurisdizione del giudice amministrativo sulla controversia oggetto di appello.
Peraltro, nelle more del giudizio, è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 204/04, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 33 del D.lg. 31 marzo 1998 n. 80, come sostituito dall’art. 7, lett. a, della L. n. 205/00, nella parte relativa alla devoluzione alla giurisdizione esclusiva del G.A. di tutte le controversie in materia di pubblici servizi, “anziché” delle controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi “escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi…”
Pertanto, la controversia in esame, in quanto rivolta a reclamare l’adempimento di un obbligo di pagamento assunto con patti accessivi al rapporto di concessione ed avente natura di corrispettivo della concessione medesima, rientra nella espressa preclusione, conseguente a detta declaratoria, di esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo per le cause in tema di “indennità, canoni ed altri corrispettivi”.
Per tali motivi, la sentenza di I grado, ai sensi dell’art. 34, I comma della L. n. 1034/71, va annullata senza rinvio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione V, definitivamente pronunciando sull’appello in epigrafe, dichiara il difetto di giurisdizione e, per l’effetto, annulla senza rinvio, la sentenza di I grado.
Compensa, tra le parti, le spese di onorario e di giudizio.
Così deciso in Roma, l’8 febbraio 2005, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione quinta, nella Camera di Consiglio, con l’intervento dei signori:

References: sentenza 
 art. 4
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