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Timestamp: 2017-08-23 00:49:08+00:00

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L'imputabilità soggettiva all'impresa della falsità della documentazione prodotta per ottenere il rilascio di un'attestazione di qualificazione, come chiarito dalla resistente Autorità, nella determinazione n. 6 del 15/11/2006, ha, come fondamentale conse
L’imputabilità soggettiva all’impresa della falsità della documentazione prodotta per ottenere il rilascio di un’attestazione di qualificazione, come chiarito dalla resistente Autorità, nella determinazione n. 6 del 15/11/2006, ha, come fondamentale conse
Ne deriva, come ulteriore conseguenza, che l’impresa non può ottenere una nuova attestazione per il periodo di un anno dalla data di inserimento nel casellario delle imprese qualificate della relativa notizia, come precisato nelle determinazioni dell’Autorità nn. 6/2004 e 1/2005 (in analogia alla fattispecie che dà vita alla causa di esclusione di cui all’art. 75, comma 1, lett. h) del D.P.R. 554/99, oggi art. 38 del D. Lgs. n. 163/2006) (sent. n.197/2008);
l’imputabilità del falso all’impresa va intesa in termini di riferibilità oggettiva e soggettiva del falso alle stessa, che ha compiuto l’azione con dolo o colpa, nozione quest’ultima qualificabile in termini di violazione dei doveri di diligenza, atteso che l’impresa che chiede la qualificazione ha l’onere di verificare diligentemente e preventivamente la correttezza dei dati risultanti dai certificati che essa produce e la rispondenza dei certificati stessi ai lavori eseguiti e ben conosciuti (n.3389/2007).
Da rigettare è , la domanda risarcitoria in quanto genericamente proposta in ordine alla sussistenza degli elementi costitutivi dello stesso, atteso che per consolidata giurisprudenza consolidata (ex plurimis Tar Lazio, sez.III, n.7804/2008) la domanda di risarcimento danni è regolata dal principio dell’onere della prova di cui all’art. 2697 c.c., in base al quale chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento, per cui grava sul danneggiato l’onere di provare, ai sensi dell’art. 2697 citato, tutti gli elementi costitutivi della domanda di risarcimento del danno per fatto illecito (danno, nesso causale e colpa).
Con il proposto gravame è stata impugnata la deliberazione assunta nella seduta del 20.3.2008 con cui il Consiglio dell’intimata Autorità ha disposto l’inserimento nel casellario informatico, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art.17, comma 1, lett. m) e dell’art.27, comma 2, lettere s) e t), del DPR n.34/2000, che l’odierna ricorrente in sede di presentazione alla SOA Attico spa dell’istanza di qualificazione aveva prodotto documenti che non avevano trovato riscontro oggettivo in atti o attestazioni di pubbliche amministrazioni.
nella controversia in esame l’intimata Autorità – sulla quale incombeva l’onere di dimostrare in sede di adozione della sanzione de qua nonché nel presente giudizio la sussistenza di tutti i presupposti che ne avevano legittimato l’assunzione e, in particolar modo, l’imputabilità soggettiva all’impresa della falsità della documentazione, in ossequio al consolidato indirizzo della Cassazione Civile formatosi in materia di giudizio di opposizione all’irrogazione di sanzioni pecuniarie, ma le cui conclusioni non possono non valere anche per la fattispecie in esame, secondo cui "Nel procedimento di opposizione al provvedimento irrogativo di una sanzione amministrativa pecuniaria, l’Amministrazione, pur essendo formalmente convenuta in giudizio, assume sostanzialmente la veste di attrice; spetta, quindi, ad essa, ai sensi dell’art. 2697 c.c., fornire la prova dell’esistenza degli elementi di fatto integranti la violazione contestata e della loro riferibilità all’intimato, mentre compete all’opponente, che assume sostanzialmente la veste di convenuto, la prova dei fatti impeditivi o estintivi"(ex plurimis Cass. Sez. civ. sez.I, n. 5277 del 7/3/2007) – ha ritenuto sussistente la riferibilità alla società ricorrente dell’avvenuta presentazione del certificato riconosciuto falso sul presupposto che i “i soggetti che ricoprono ruoli di rappresentanza, amministrazione e conduzione tecnica dell’impresa cessionaria hanno preso parte all’attività dell’impresa cedente (ing. vc – direttore tecnico della ricorrente)
In merito il Collegio, in linea con quanto prospettato con il secondo motivo di doglianza, sottolinea l’insufficienza dell’elemento addotto nel contestato provvedimento per affermare l’imputabilità alla società ricorrente del falso in questione, in quanto si basa sul presupposto, non dimostrato, che il predetto ingegnere fosse stato nella condizione di conoscere, alla stregua degli ordinari parametri di diligenza, la falsità afferente il certificato lavori del comune di Altavilla.
a) il suddetto certificato era stato prodotto dalla dante causa della Costruzioni al fine di ottenere il rilascio da parte della SOA dell’attestazione n.920/35/00;
b) nessuna contestazione in ordine alla regolarità dell’avvenuto rilascio di tale attestazione con riferimento al certificato in questione era stata sollevata sia alla data del primo trasferimento del ramo di azienda alla menzionata società sia alla data del successivo trasferimento dello stesso all’attuale istante e, conseguentemente, deve escludersi che il menzionato ingegnere fosse stato nelle condizioni di conoscere la falsità del certificato lavori emesso dal comune di Altavilla Vicentino.
Alla luce di tali considerazioni pertanto, la doglianza in esame deve essere accolta, con conseguente annullamento della gravata annotazione e con assorbimento delle altre doglianze dedotte.
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 12586 del 5 dicembre 2009, emessa dal Tar Lazio, Roma
N. 12586/2009 REG.SEN.
N. 06590/2008 REG.RIC.
sul ricorso n.6590 del 2008 proposto dalla srl RICORRENTE. , in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Antonio Magliocca ed elettivamente domiciliata presso lo studio degli avv.ti Domenico Di Falco e Bruno Capponi in Roma, Via Donatello n.75;
l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori Servizi e Forniture, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso la cui sede in Roma in Via dei Portoghesi n.12, è domiciliataria;
Soc Attico Soa Spa non costituita in giudizio;
I) l’Annullamento
a) della nota prot. n.23137/08/VILA/SOA, inviata alla ricorrente con raccomandata del 18.04.2008, con la quale l’intimata Autorità comunicava che a seguito del controllo ex art.14 del DPR n.34/2000 sulla richiesta di nuovo contratto alla Soc. ATT.I.CO S.O.A spa dell’impresa RICORRENTE srl – cessionaria dell’impresa RICORRENTE DUE. srl, a sua volta cessionaria dell’impresa SITEM spa – e sull’attestazione n.2194/23/00 (sostituita dalla n.2807/23/00) rilasciata alla srl RICORRENTE DUE, il Consiglio dell’Autorità ha deliberato nella seduta del 20.03.2008, l’inserimento nel casellario informatico, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art.17, comma 1, lett. m) e dell’art.27, comma 2, lettere s) e t), del DPR n.34/2000, della notizia relativa all’avvenuto accertamento che l’impresa RICORRENTE srl in fase di istanza di qualificazione ha fornito prove documentali che non hanno trovato riscontro oggettivo in atti di attestazioni di pubbliche amministrazioni;
b) di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale;
II) la Condanna dell’intimata Autorità al risarcimento del danno.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Autorita’ di Vigilanza Sui Lavori Pubblici;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 14 ottobre 2009 il dott. Giuseppe Sapone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
a) l’attuale istante nel marzo 2007 aveva acquistato dalla srl RICORRENTE DUE. Costruzioni un ramo di azienda in relazione al quale la cedente aveva ottenuto dalla Soa Attico spa l’attestazione di qualificazione n.2194/23/00, poi sostituita dalla n.2087/23/00;
b) la società cedente a sua volta aveva acquistato la predetta struttura aziendale dalla SITEM IMPIANTI spa, con riferimento alla quale quest’ultima era titolare dell’attestazione n.920/35/00 rilasciata dalla SOA Bentley spa;
c) in forza dell’acquisto del ramo azienda de quo la società ricorrente ha presentato istanza all’intimata SOA Attico spa al fine di ottenere il rilascio della relativa attestazione;
d) avendo la soa in questione acclarato che tra i certificati di esecuzione lavori a tal fine prodotti vi era anche quello rilasciato dal comune di Altavilla Vicentina, la cui autenticità era stata disconosciuta dal suddetto ente territoriale, ha comunicato tale circostanza all’intimata Autorità, la quale, dopo aver sentito in merito la ricorrente, ha adottato la contestata determinazione.
Il gravame è affidato ai seguenti ed articolati motivi di doglianza:
I) Violazione di legge – Eccesso di potere – Violazione e falsa applicazione degli artt. 17, lett. n) e 27 comma , lett.s) del DPR n.24/2000. Eccesso di potere per erronea e/o omessa valutazione dei presupposti di fatto e di diritto – Inesistenza dei presupposti di fatto e di diritto – Difetto di istruttoria;
II) Violazione di legge – Violazione dei principi di buona fede e di incolpevole affidamento – Eccesso di potere per carenza di istruttoria – Ingiustizia grave e manifesta – Irragionevolezza;
III) Violazione di legge – Cattivo uso di potere – Violazione e falsa applicazione dell’art.27, comma 2, lett. t) del DPR n.3472000. Ingiustizia grave e manifesta.
Si è costituita l’intimata Autorità contestando con dovizia di argomentazioni la fondatezza delle prospettazioni ricorsuali e concludendo per il rigetto delle stesse.
Alla pubblica udienza del 14 ottobre 2009 il ricorso è stato assunto in decisione.
Prima di passare all’esame delle dedotte doglianze il Collegio intende richiamare la propria giurisprudenza nella materia oggetto della presente controversia.
In merito è stato affermato che:
a) l’imputabilità soggettiva all’impresa della falsità della documentazione prodotta per ottenere il rilascio di un’attestazione di qualificazione, come chiarito dalla resistente Autorità, nella determinazione n. 6 del 15/11/2006, ha, come fondamentale conseguenza la perdita, da parte dell’impresa stessa, del requisito dell’affidabilità morale e professionale. Ne deriva, come ulteriore conseguenza, che l’impresa non può ottenere una nuova attestazione per il periodo di un anno dalla data di inserimento nel casellario delle imprese qualificate della relativa notizia, come precisato nelle determinazioni dell’Autorità nn. 6/2004 e 1/2005 (in analogia alla fattispecie che dà vita alla causa di esclusione di cui all’art. 75, comma 1, lett. h) del D.P.R. 554/99, oggi art. 38 del D. Lgs. n. 163/2006) (sent. n.197/2008);
b) l’imputabilità del falso all’impresa va intesa in termini di riferibilità oggettiva e soggettiva del falso alle stessa, che ha compiuto l’azione con dolo o colpa, nozione quest’ultima qualificabile in termini di violazione dei doveri di diligenza, atteso che l’impresa che chiede la qualificazione ha l’onere di verificare diligentemente e preventivamente la correttezza dei dati risultanti dai certificati che essa produce e la rispondenza dei certificati stessi ai lavori eseguiti e ben conosciuti (n.3389/2007).
Ciò considerato, nella controversia in esame l’intimata Autorità – sulla quale incombeva l’onere di dimostrare in sede di adozione della sanzione de qua nonché nel presente giudizio la sussistenza di tutti i presupposti che ne avevano legittimato l’assunzione e, in particolar modo, l’imputabilità soggettiva all’impresa della falsità della documentazione, in ossequio al consolidato indirizzo della Cassazione Civile formatosi in materia di giudizio di opposizione all’irrogazione di sanzioni pecuniarie, ma le cui conclusioni non possono non valere anche per la fattispecie in esame, secondo cui "Nel procedimento di opposizione al provvedimento irrogativo di una sanzione amministrativa pecuniaria, l’Amministrazione, pur essendo formalmente convenuta in giudizio, assume sostanzialmente la veste di attrice; spetta, quindi, ad essa, ai sensi dell’art. 2697 c.c., fornire la prova dell’esistenza degli elementi di fatto integranti la violazione contestata e della loro riferibilità all’intimato, mentre compete all’opponente, che assume sostanzialmente la veste di convenuto, la prova dei fatti impeditivi o estintivi"(ex plurimis Cass. Sez. civ. sez.I, n. 5277 del 7/3/2007) – ha ritenuto sussistente la riferibilità alla società ricorrente dell’avvenuta presentazione del certificato riconosciuto falso sul presupposto che i “i soggetti che ricoprono ruoli di rappresentanza, amministrazione e conduzione tecnica dell’impresa cessionaria hanno preso parte all’attività dell’impresa cedente (ing. Vincenzo Scarpati – direttore tecnico della RICORRENTE DUE Costruzioni srl e direttore tecnico della RICORRENTE srl)”.
In merito il Collegio, in linea con quanto prospettato con il secondo motivo di doglianza, sottolinea l’insufficienza dell’elemento addotto nel contestato provvedimento per affermare l’imputabilità alla società ricorrente del falso in questione, in quanto si basa sul presupposto, non dimostrato, che il predetto ingegnere Vincenzo Scarpati fosse stato nella condizione di conoscere, alla stregua degli ordinari parametri di diligenza, la falsità afferente il certificato lavori del comune di Altavilla.
Al riguardo deve essere rilevato che:
a) il suddetto certificato era stato prodotto dalla dante causa della RICORRENTE DUE Costruzioni al fine di ottenere il rilascio da parte della SOA Bentley dell’attestazione n.920/35/00;
b) nessuna contestazione in ordine alla regolarità dell’avvenuto rilascio di tale attestazione con riferimento al certificato in questione era stata sollevata sia alla data del primo trasferimento del ramo di azienda alla menzionata RICORRENTE DUE sia alla data del successivo trasferimento dello stesso all’attuale istante e, conseguentemente, deve escludersi che il menzionato ingegnere fosse stato nelle condizioni di conoscere la falsità del certificato lavori emesso dal comune di Altavilla Vicentino.
Da rigettare è, invece, la domanda risarcitoria in quanto genericamente proposta in ordine alla sussistenza degli elementi costitutivi dello stesso, atteso che per consolidata giurisprudenza consolidata (ex plurimis Tar Lazio, sez.III, n.7804/2008) la domanda di risarcimento danni è regolata dal principio dell’onere della prova di cui all’art. 2697 c.c., in base al quale chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento, per cui grava sul danneggiato l’onere di provare, ai sensi dell’art. 2697 citato, tutti gli elementi costitutivi della domanda di risarcimento del danno per fatto illecito (danno, nesso causale e colpa).
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione III, definitivamente pronunciando sul ricorso n.6590/2008 come in epigrafe proposto, accoglie la proposta impugnazione della gravata annotazione, con conseguente annullamento della stessa, e rigetta la domanda risarcitoria.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 ottobre 2009 con l’intervento dei Magistrati:
Il 05/12/2009

References: art. 38
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art.14
 art. 38
 Cass. Sez.