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Timestamp: 2020-08-07 19:03:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13066 del 23/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13066 del 23/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 23/06/2016, (ud. 13/04/2016, dep. 23/06/2016), n.13066
sul ricorso 5227/2011 proposto da:
F.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA AGRI 1, presso lo studio dell’avvocato PASQUALE
NAPPI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato TIZIANA
ANTONELLO FERRANDI, giusta delega in atti;
TRENITALIA S.P.A.;
avverso la sentenza n. 13/2010 della CORTE D’APPELLO DI TRENTO
SEZIONE DISTACCATA DI BOLZANO, depositata il 01/03/2010 r.g.n.
48/2009;
13/04/2016 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;
La società Trenitalia s.p.a. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Bolzano con cui venne accolta la domanda proposta dal suo dipendente F.M., diretta al riconoscimento dell’anzianità di servizio del periodo di lavoro svolto con contratto di formazione e lavoro, all’esito del quale il rapporto era stato trasformato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, oltre alla condanna della datrice di lavoro al pagamento delle differenze retributive maturate in conseguenza del computo della detta anzianità di servizio.
Secondo l’assunto del ricorrente, la clausola del contratto individuale di formazione e lavoro, nella quale si prevedeva, per l’ipotesi della successiva conversione, la valorizzazione dell’anzianità in tal modo maturata ai soli fini giuridici e non a quelli economici doveva essere considerata nulla per contrasto con il D.L. n. 726 del 1994, art. 3 che invece prevede che detto periodo di lavoro “è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione.
La società appellante censurava la decisione allegando che l’anzianità di “formazione e lavoro” non era stata computata da essa datrice di lavoro ai soli fini degli scatti stipendiali prima denominati “classi di stipendio” e poi denominati, a decorrere dal c.c.n.l. 1.9.2003, “aumenti periodici di anzianità – APA”, trattandosi di un istituto di pura fonte contrattuale (aumenti retributivi automatici e periodici, di ammontare differenziato in base alle categorie di appartenenza), e perciò rimesso alla totale disponibilità delle parti stipulanti, che non si prestava, pena la violazione dell’art. 39 Cost., all’applicazione al periodo di formazione-lavoro appunto perchè l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori con rapporto “trasformato” avviene nella classe iniziale della categoria stipendiale, cioè la classe zero.
La società Trenitalia è rimasta intimata.
1.-Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione del D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5 convertito con modificazioni in L. n. 863 del 1984; violazione e falsa applicazione dell’art. 12 disp. gen. (preleggi) e dell’art. 1362 c.c. in relazione all’interpretazione del D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5 convertito, con modificazioni, in L. n. 863 del 1984, fatta propria dalla Corte d’appello in relazione al paragrafo 7.5 dell’accordo interconfederale 18.12.98 e il punto 5.2 dell’accordo nazionale FF.SS./OO.SS. per i dipendenti delle ferrovie statali 7.7.95 (art. 360, n. 3.
Lamenta che la Corte territoriale ritenne che “non si pone in contrasto con la norma imperativa di cui al D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5, convertito con modificazioni in L. n. 863 del 1984 –
secondo cui il periodo di formazione e lavoro va computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato – la disposizione del contratto collettivo (nella specie il paragrafo 7.5 dell’accordo interconfederale 18.12.98 e il punto 5.2 del c.c.n.l. per i dipendenti delle ferrovie statali 7.7.95) che, nel regolamentare gli aumenti retributivi periodici, esclude l’utile computo del periodo di f.l., non nega l’anzianità di servizio stabilita dalla legge, ma si limita a prevedere una decurtazione retributiva per i dipendenti il cui apporto alla produttività aziendale sia stato ridotto a causa della specificità del rapporto di f.l..
2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione al medesimo punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).
3.- Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 1 e 3 della direttiva 2000/78/CE, recepita nell’ordinamento interno con D.Lgs. n. 216 del 2003 (in materia di discriminazioni sul lavoro fondate sull’età), nonchè con la direttiva 1999/70/CE, recepita nel nostro ordinamento col D.Lgs. n. 368 del 2001.
4.- I motivi, che per la loro connessione possono essere congiuntamente esaminati, sono fondati, cosi come del resto ritenuto in analoghe controversie da questa Corte (cfr., da ultimo, Cass. n. 981/15, Cass. ord. n. 5554/15), da cui il Collegio non ha ragione di discostarsi.
La questione in oggetto è stata sottoposta all’esame delle Sezioni unite di questa Corte, a seguito di un contrasto di giurisprudenza denunciato dalla Sezione lavoro con ordinanza dell’11 novembre 2009 –
28 gennaio 2010, n. 1860.
Era in discussione se fossero valide o meno, in riferimento alla prescrizione di cui al D.L. n. 726 del 1984, art. 3, commi 5 e 12, come convertito nella L. n. 863 del 1984, le norme della contrattazione collettiva (nella specie, accordo interconfederale del 18 dicembre 1998 e accordo nazionale tra l’Azienda e le OO.SS. del 1 luglio 1995) nella parte in cui escludono il diritto del lavoratore, il cui contratto di formazione e lavoro sia stato trasformato in contratto a tempo indeterminato, di beneficiare degli aumenti periodici di anzianità computando anche l’anzianità di servizio maturata nel periodo del contratto di formazione e lavoro.
Più in particolare, se la garanzia posta per il lavoratore dall’art. 3, commi 5 e 12, cit., riguardasse solo gli istituti di fonte legale (quale, all’epoca, l’indennità di anzianità ed attualmente il trattamento di fine rapporto), non suscettibili di deroghe “in peius” ad opera della disciplina collettiva, ovvero anche istituti di fonte contrattuale, quali gli aumenti periodici della retribuzione (c.d.
scatti di anzianità), istituti la cui regolamentazione è interamente rimessa alla contrattazione collettiva. Le Sezioni unite, con sentenza del 23 settembre 2010 n. 20074, hanno risolto la questione in senso favorevole ai lavoratori, ritenendo di dover privilegiare la tesi secondo cui, se è vero che gli scatti di anzianità costituiscono un istituto giuridico di fonte esclusivamente contrattuale, l’equiparazione posta dalla legge tra periodo di formazione e quello di lavoro ordinario esprime un generale canone che si sovrappone, per il suo carattere inderogabile, anche alla contrattazione collettiva, la quale può si disciplinare nel modo più vario istituti contrattuali rimessi interamente alla sua regolamentazione, come gli scatti di anzianità, ma non può introdurre un trattamento in senso lato discriminatorio in danno dei lavoratori che abbiano avuto un pregresso periodo di formazione.
Nè è possibile, ad avviso delle Sezioni Unite, per la contrattazione collettiva, a fronte della prescrizione legale suddetta, “sterilizzare” il periodo di formazione e lavoro prevedendo che a qualche fine, come quello degli scatti di anzianità, non valga; il legislatore considera che la formazione al lavoro sia ex lege equiparabile al lavoro prestato.
Analogamente non è possibile una disciplina differenziata in ragione della pregressa formazione perchè ciò integrerebbe la fattispecie di una discriminazione vietata, come si desume dalla pronuncia della Corte di giustizia del 18 giugno 2009, n. C-88/08, che, seppure sotto il profilo della discriminazione per l’età, ha ritenuto contrastante con gli artt. 1, 2 e 6 della direttiva del Consiglio 27 novembre 2000, 2000/78/CE, sulla parità di trattamento in materia di lavoro, una disciplina nazionale (nella specie, austriaca) che, proprio al fine degli scatti di anzianità, escludeva la formazione acquisita dal lavoratore prima dei diciotto anni di età.
Il principio, successivamente condiviso da Cass. n. 14229/11 e Cass. n. 19198/13 e quindi dalle richiamate pronunce n. 7981/15, e ord. n. 5554/15, deve essere qui ribadito.
5.- Il ricorso deve essere pertanto accolto, la sentenza impugnata cassarsi con rinvio ad altro giudice, in dispositivo indicato, per l’ulteriore esame della controversia, oltre che per la regolamentazione delle spese, ivi comprese quelle del presente giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 3
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 Cass. 
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