Source: https://www.laleggepertutti.it/234342_responsabilita-fiscale-del-nuovo-amministratore-di-societa
Timestamp: 2019-03-25 02:29:05+00:00

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Responsabilità fiscale del nuovo amministratore di società
Condannato per evasione fiscale l’amministratore anche se il nuovo manager avrebbe potuto presentare la dichiarazione nei novanta giorni di proroga concessi dalla legge al contribuente.
Che beffa essere nominato da poco amministratore di una importante società e trovarsi, già dopo pochi mesi, inquisito per il reato di omessa dichiarazione dei redditi. Si potrebbe però pensare che, per i periodi precedenti alla nomina, il nuovo delegato non abbia alcuna responsabilità non essendo stato questi alla guida dell’azienda. Ciascuno risponde solo per le proprie condotte e non per quelle altrui. Dunque, se il vecchio amministratore non ha adempiuto ai doveri nei confronti del fisco, il suo successore non può avere alcuna colpa in merito. Ed allora, perché l’Agenzia delle Entrate ha avviato la segnalazione alla Procura della Repubblica e perché mai questa, nonostante la visura della camera di commercio parli chiaro in merito alla successione nella carica, ha ugualmente notificato un avviso di indagini preliminari? Il caso è stato analizzato da una recente e interessante sentenza della Cassazione [1]. La Corte si occupa di chiarire qual è la responsabilità fiscale del nuovo amministratore di società per le omissioni nella presentazione della dichiarazione dei redditi relative alle annualità precedenti alla sua designazione. Ma procediamo con ordine e partiamo da un esempio.
Immaginiamo che il legale rappresentante di una società venga inquisito per il reato di omessa dichiarazione Ires e Iva per i periodi di imposta anteriori all’accettazione dell’incarico, quando cioè alla guida della società c’era ancora un altro amministratore. Nel procedimento penale, conseguente alle indagini, questi si difende sostenendo di essere stato nominato solo in data successiva alle omissioni fiscali e pertanto di non poter rispondere delle violazioni commesse dal precedente amministratore. Come deciderà il giudice un caso del genere? Ecco quali sono state le spiegazioni della Suprema Corte.
Affinché scatti il reato di omessa dichiarazione dei redditi è necessario il mancato adempimento entro 90 giorni dalla data di scadenza del termine (termine concesso per “ravvedersi”) e il superamento della soglia di punibilità di 30mila euro di imposte evasa.
Secondo la Cassazione l’amministratore che subentra nella carica ha l’onere di verificare con diligenza la contabilità, i bilanci e le ultime dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti, verifica che può – e anzi deve – fare prima di essere nominato, in modo da aver ben chiara la situazione societaria e le eventuali responsabilità dei suoi predecessori. In caso contrario, non solo sarà chiamato a rispondere del reato del mancato versamento di imposte in precedenza non versate, ma anche del reato di omessa presentazione della dichiarazione.
La responsabilità per i reati tributari è di regola attribuita al legale rappresentante pro-tempore, ossia all’amministratore in carica al momento dell’accertamento dell’omissione da parte delle autorità. È lui, infatti, che rappresenta e gestisce l’ente; del resto la società – non essendo una persona fisica e non potendo essere responsabile delle condotte penali – si identifica con il suo rappresentante ossia l’amministratore. Tuttavia, andare a identificare la responsabilità solo in chi ha commesso la violazione di legge, se anche può apparire corretto da un punto di vista soggettivo, visto che la responsabilità penale è personale – è cioè di chi compie la violazione – non garantisce la perseguibilità di alcuni reati. Facile altrimenti sarebbe, alla fine di ogni anno di imposta, cambiare l’amministratore per complicare la vita agli inquirenti. Del resto è indubbio che il nuovo amministratore possa ben conoscere, da una indagine dei libri sociali, gli adempimenti che i suoi predecessori hanno posto in essere e quelli che invece non hanno compiuti. Nel momento in cui si assume la rappresentanza legale di una società di capitali, è indispensabile quindi effettuare un controllo accurato volto a rilevare almeno le più evidenti anomalie contabili e fiscali in modo da evitare, in futuro, contestazioni sull’operato altrui.
Risultato: chi assume la carica di amministratore accetta volontariamente anche le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze. Ed è pertanto, sulla scorta di questo principio, che per la Cassazione il nuovo amministratore risponde del reato di omesso versamento delle imposte e di omessa dichiarazione dei redditi anche per gli anni nei quali il legale rappresentante era diverso: si tratta, infatti, di una violazione facilmente riscontrabile al momento di assunzione dell’incarico.
Ad esempio, un omesso versamento di imposte dovute o l’omessa presentazione della dichiarazione, sono riscontrabili fin dal momento di assunzione dell’incarico. Al contrario, la dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false non è un reato facilmente rilevabile e il suo accertamento richiederebbe tempi più lunghi, sicché in quest’ultimo caso il nuovo amministratore non è responsabile per il passato.
Il nuovo amministratore si può esonerare dalla responsabilità se, all’atto dell’accettazione dell’incarico, chiede al vecchio tutta la documentazione contabile e magari lo diffida con un atto scritto? La risposta, secondo i giudici supremi, è negativa. Infatti, in caso di inerzia del predecessore, il successore ha l’obbligo di denunciarlo alle autorità.
Sicuramente si tratta di una sentenza molto rigorosa che impone, d’oggi in poi, molta prudenza prima di accettare un incarico di amministratore poiché, almeno per quanto riguarda la responsabilità fiscale, il nuovo rappresentante pro tempore essere dichiarato responsabile per le violazioni di chi lo ha preceduto.
Anche in un’altra occasione la stessa Cassazione [2] ha ritenuto corretta la condanna del rappresentante legale di una società, dimessosi appena dopo la scadenza del termine ordinario per la presentazione della dichiarazione dei redditi. Anche in quel caso il manager non aveva presentato le dichiarazioni Iva e Ires confidando in una regolarizzazione da parte del suo successore. Regolarizzazione mai arrivata.
[1] Cass. sent. n. 39049 del 28.08.2018.
[2] Cass. sent. n. 19196/2017.
Reati tributari – Omessa dichiarazione – Amministratore subentrante – Anni precedenti la sua nomina – Risponde del reato
Il nuovo amministratore risponde del reato di omessa dichiarazione anche per gli anni nei quali l’amministratore era un altro soggetto. Risponderà del reato di mancato versamento delle imposte in precedenza non versate e del reato di omessa presentazione della dichiarazione qualora ometta il controllo della contabilità, dei bilanci e delle dichiarazioni antecedenti.
• Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 29 agosto 2018 n. 39230
Reati tributari – Amministratore di fatto – Nozione – Presupposti (Decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74)
• Corte di Cassazione, sezione 3, Sentenza del 3 luglio 2017, n. 31906
Finanze e tributi – In genere – Reati tributari – Omesso versamento di IVA – Amministratore subentrante dopo la dichiarazione e prima della scadenza del termine per il versamento – Reato di cui all’art. 10ter D.Lgs. n. 74 del 2000 – Elemento soggettivo – Configurabilità – Ragioni
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 18 agosto 2015 n. 34927
Tributi erariali indiretti – Iva (Imposta sul valore aggiunto) – Omissione di versamento – Reato – Consumazione – Dichiarazione annuale – Importo superiore a euro 50.000,00 – Sanzioni
Il reato di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto (articolo 10-ter D.Lgs. n. 74 del 2000), la cui consumazione avviene nel momento in cui l’imposta dovuta in virtù della dichiarazione annuale non viene pagata, per un importo superiore ad € 50.000,00, entro il termine previsto per il saldo dell’acconto relative al periodo di imposta dell’anno successive, non è in rapporto di specialità, bensì in rapporto di progressione illecita con l’articolo 13, 1° comma, D.Lgs. n. 471 del 1997 che prevede la sanzione amministrativa per il mancato versamento periodico dell’imposta entro il mese successive in cui è maturato il debito mensile iva. Ne consegue l’applicazione al trasgressore di entrambe le sanzioni.
• Corte di Cassazione, sezioni Unite, sentenza 12 settembre 2013 n. 37424
Tributi erariali indiretti – Iva (imposta sul valore aggiunto) – Omissione di versamento – Irretroattività della norma penale – Inadempimento dell’0bbligazione – Versamento dell’acconto
Con riferimento alle omissioni di versamento dell’imposta sul valore aggiunto per l’anno 2005, si configura, senza che da ciò derivi violazione del principio di irretroattività della norma penale, il reato di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto (articolo 10-ter D.Lgs. n. 74 del 2000), entrato in vigore il 4/7/2006 e che punisce l’inadempimento dell’obbligazione tributaria entro la scadenza del termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta dell’anno successive.
Tributi e finanze (in materia penale) – Imposta sui redditi – Omesso versamento di ritenute certificate – Periodo d’imposta 2004 – Configurabilità del reato di cui all’art. 10 bis D.Lgs. 74/2000 – Esclusione – Ragioni – Inadempimento costituente illecito amministrativo – Fondamento
Stante la irretroattività delle leggi penali, l’omesso versamento delle ritenute alla fonte operate nel periodo di imposta il 2004 non integra il reato di cui all’articolo 10 bis del D.L.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (introdotto dall’articolo 1, comma 414, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, entrato in vigore il 10 gennaio 2005 e che ha prorogato il termine per il versamento fino al 30 settembre 2005), ma resta qualificato come illecito amministrativo sanzionato dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 18 dicembre 1997, n. 471, in quanto secondo le norme all’epoca vigenti le ritenute dovevano essere versate entro il giorno 15 del mese successivo e, pertanto, gli illeciti da omesso versamento si erano consumati e perfezionati prima dell’entrata in vigore della nuova norma penale.
• Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 16 maggio 2012 n. 18757

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