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Timestamp: 2020-07-05 10:13:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2818 del 02/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2818 del 02/02/2017
Cassazione civile, sez. lav., 02/02/2017, (ud. 08/11/2016, dep.02/02/2017), n. 2818
sul ricorso 19382-2010 proposto da:
A.D., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in
avverso la sentenza n. 3700/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 10/03/2010 R.G.N. 1282/2006;
1. A.D. dipendente dell’INPS in servizio presso la sede di Roma Tiburtino con posizione C4, con ricorso al Tribunale di Roma, chiedeva che per il periodo compreso tra il 6 ottobre 1999 e il 24 aprile 2001 gli fossero riconosciute le differenze retributive correlate all’avvenuto svolgimento delle superiori mansioni dirigenziali; derivante dalla assunzione, nel suddetto periodo, delle funzioni di titolare della direzione dell’Ufficio di Riscossione Contributi e Vigilanza presso la predetta Sede di Roma Tiburtino.
2. In accoglimento del ricorso il Tribunale adito condannava l’INPS al pagamento delle richieste differenze retributive per il suindicato periodo.
3. La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 10 marzo 2010 attualmente impugnata, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda proposta con il ricorso introduttivo del giudizio.
La Corte territoriale osservava che con il riassetto organizzativo disposto, con effetto immediato, dalla Delib. Consiglio di Amministrazione 28 luglio 1998, n. 799 adottata dall’Ente in virtù dei suoi poteri di autorganizzazione, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 27, comma 1, è stata disposta una riduzione delle figure dirigenziali e l’ufficio ricoperto dal ricorrente, benchè fosse dirigenziale nel precedente organigramma, non è più stato considerato tale, come più volte affermato dalla giurisprudenza di legittimità.
4. Il ricorso di A.D., illustrato da memoria, domanda la cassazione della sentenza per sei motivi; resiste, con controricorso, l’INPS.
1.2. Con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 2, commi 1 e 2 e artt. 3, 4, 6, 17, 19, 21 e 27 bis, nel testo originario e in quello modificato dal D.Lgs. n. 80 del 1998, in relazione all’Ordinamento dei Servizi dell’INPS, approvato con Delib. 27 luglio 1989, n. 770, ed al Regolamento di Organizzazione dell’INPS nonchè all’Ordinamento dei Servizi approvato con Delib. 28 luglio 1998, n. 779 e del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 56, commi 3, 4 e 5, nel testo modificato dal D.Lgs. n. 80 del 1998.
Si ribadisce che per il periodo compreso tra il 6 ottobre 1999 e il 24 aprile 2001 A.D. ha diretto l’Ufficio di Riscossione Contributi e Vigilanza presso la predetta Sede di Roma Tiburtino, a seguito di incarico formalmente conferitogli e che tali funzioni avevano natura dirigenziale e si aggiunge che l’ordinamento dei servizi n. 770 del 1989 era rimasto in vigore fino all’emanazione dei provvedimenti di attuazione del regolamento di organizzazione, avvenuta con l’ordine di servizio n. 36 dell’11 ottobre 1999.
1.6. Con il sesto motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, relativamente alla asserita riduzione delle figure dirigenziali disposta dal Regolamento di Organizzazione n. 799 del 1998. Si sostiene che la Corte territoriale non avrebbe specificato in quale punto della relativa Deliberazione e in quale articolo del Regolamento sarebbe stata disposta tale riduzione e la sua entità. Si sostiene che, al contrario, nessuna modifica – nell’organico era stata disposta prima della Delib. 12 luglio 2000, n. 409, che aveva fissato in 601 unità l’organico dei dirigenti.
3.1. Premesso che della questione della tardività della produzione documentale non vi è traccia nella sentenza impugnata, il ricorrente omette di indicare quando la documentazione asseritamente “nuova” – e, in particolare: la Delib. Consiglio Amministrazione INPS 28 luglio 1998, n. 799 – sarebbe stata introdotta in giudizio e quando ed in che termini sarebbero state sollevate eccezioni in merito, sì da consentire a questa Corte di apprezzare la veridicità dell’anzidetta asserzione. Inoltre la parte non trascrive nè produce unitamente al ricorso per cassazione la memoria difensiva dell’INPS da cui dovrebbe trarsi a contrario la prova della novità delle difese fondate sulla detta Delibera.
In tal modo la parte non rispetta il duplice onere imposto, a pena di inammissibilità del ricorso, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il quale impone che, quando siano in gioco atti processuali ovvero documenti o prove orali la cui valutazione debba essere fatta ai fini dello scrutinio di un vizio di violazione di legge, ex art. 360 c.p.c., n. 3, di carenze motivazionali, ex art. 360 c.p.c., n. 5, o di un error in procedendo, ai sensi dei nn. 1, 2 e 4 medesima norma, è necessario non solo che il contenuto dell’atto o della prova orale o documentale sia riprodotto in ricorso, ma anche che ne venga indicata l’esatta allocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, rispettivamente acquisito o prodotto in sede di giudizio di legittimità (Cass. 6 novembre 2012, n. 19157; Cass. 23 marzo 2010, n. 6937; Cass. 12 giugno 2008, n. 15808; Cass. 25 maggio 2007, n. 12239; vedi pure: Cass. 12 dicembre 2014, n. 26174; Cass. 7 febbraio 2011, n. 2966).
4.1. Nelle suddette sentenze è stato osservato che: a) in base al D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 17 poi trasfuso nel D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 27, comma 1, gli enti pubblici non economici nazionali, e quindi anche l’INPS, devono adeguare i propri ordinamenti a quelli stabiliti nel decreto legislativo, adottando appositi regolamenti di organizzazione; b) l’INPS ha adempiuto a tale dovere con la ricordata Delib. n. 799 del 1998; c) nell’art. 16 sono state ridisegnate le funzioni dirigenziali, e, diversamente da altre disposizioni di carattere organizzativo, per l’efficacia di quelle attinenti alla dirigenza non è stato previsto alcun differimento sino all’integrale realizzazione del nuovo modello organizzativo; d) dal rilievo secondo cui il differimento costituiva una conseguenza logicamente necessaria, non potendo le nuove mansioni dirigenziali essere esercitate senza quel modello, non può trarsi l’ulteriore conseguenza che le mansioni esercitate secondo il modello precedente mantenessero il loro carattere dirigenziale; e) una simile conclusione da un lato non considera che una siffatta classificazione avrebbe in definitiva comportato la reviviscenza di regole sulla dirigenza pubblica del tutto incompatibili con le norme recate dal D.Lgs. n. 80 del 1998 (poi consolidate con il D.Lgs. n. 165 del 2001) e, dall’altro lato, non tiene conto dei profili valutativi (e peraltro indirettamente regolativi) delle norme di cui alla citata Delib.; f) le suddette fonti normative, nonchè il contratto collettivo nazionale di lavoro di settore 1998/2001 – sottoscritto nel febbraio 1999 ma riguardante, per volontà delle parti (art. 2, comma 1, del CCNL stesso), il periodo dal 1 gennaio 1998 – portano a concludere che le medesime mansioni che nel precedente regime pubblicistico venivano considerate dirigenziali possono essere diversamente qualificate nel regime privatistico del pubblico impiego, in considerazione del diverso contenuto e rilievo che ad esse è stato attribuito in tale ultimo regime; g) nel suindicato ambito è collocabile anche il personale del ruolo esaurimento (espressamente preso in considerazione dall’art. 13, comma 1, del citato CCNL 1998/2001) e, nel nostro caso, gli ispettori generali del ruolo ad esaurimento, di cui alla L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 15, richiamato dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 3, in cui è confluito, fra l’altro, il D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 25 (sul punto vedi anche: Cons. Stato, sez. 6, sentenze n. 1887 e n. 1888 del 2005).
4.2. Conseguentemente, la tesi di A.D., fondata sul rilievo secondo cui la funzione di direzione dell’Ufficio di Riscossione Contributi e Vigilanza presso la predetta Sede di Roma Tiburtino avrebbe avuto natura e carattere dirigenziale, non è conferente, poichè, in base al ricordato D.Lgs. n. 80 del 1998, è dirigenziale solo la funzione che risponde al modello ivi disegnato, cosicchè, qualora l’ente pubblico interessato si adegui alle nuove regole, pur mantenendo transitoriamente un assetto non corrispondente al nuovo modello, la valutazione delle funzioni che si esercitano in tale organizzazione, per stabilire se esse siano o no dirigenziali, dovrà essere riferita alle nuove regole e non a quelle precedenti.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 27
 sentenza 
 art. 2
 art. 56
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 17
 art. 27
 art. 15
 art. 69
 art. 25