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Timestamp: 2019-10-17 23:42:29+00:00

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Novità fiscali del 28 novembre 2011: le società fallite non devono comunicare la PEC | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 28 novembre 2011: le società fallite non devono comunicare la PEC
istituito il codice tributo per pagare, con Modello F24, la ritenuta sugli interessi corrisposti a soggetti non residenti; codice tributo relativo a ritenuta per l’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti a soggetti UE; il curatore non deve comunicare al Registro delle imprese l’indirizzo di Pec della società fallita; notifica fiscale al vecchio domicilio non valida; al via l’Organismo italiano di valutazione; aconti di novembre 2011: circolare di Assonime; Governo Monti: la terza riunione al Consiglio dei ministri per contrastare la crisi economica; fase sperimentale per il redditometro; riduzione dell’acconto anche per la cedolare secca e il regime dei “minimi”; modello F24: istituita nuova causale per i contributi di assistenza contrattuale per la provincia di Trento a favore di Federalberghi; “UNORA” di retribuzione per la solidarietà
1) Istituito il codice tributo per pagare, con il Modello F24, la ritenuta sugli interessi corrisposti a soggetti non residenti
2) Codice tributo relativo a ritenuta per l’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti a soggetti UE
3) Il curatore non deve comunicare al Registro delle imprese l’indirizzo di Pec della società fallita
4) Notifica fiscale al vecchio domicilio non valida
5) Al via l’Organismo italiano di valutazione
6) Acconti di novembre 2011: Circolare di Assonime
7) Governo Monti: La terza riunione al Consiglio dei ministri per contrastare la crisi economica
8) Fase sperimentale per il redditometro
9) Riduzione dell’acconto anche per la cedolare secca e il regime dei “minimi”
10) Modello F24: Istituita nuova causale per i contributi di assistenza contrattuale per la provincia di Trento a favore di Federalberghi
11) “UNORA” di retribuzione per la solidarietà
Istituito il codice tributo per il versamento, tramite modello F24, della ritenuta sugli interessi corrisposti a soggetti non residenti (di cui all’art. 23, comma 4, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111).
A ciò ha provveduto l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 110/E del 24 novembre 2011, riguardante gli interessi su prestiti obbligazionari emessi da soggetti non residenti.
Sostituti di imposta italiani che pagano interessi a soggetti residenti in Stati UE.
Decorrenza: Interessi corrisposti dal 6 luglio 2011
Per i prestiti in corso al 6 luglio 2011, il sostituto può decidere di pagare entro il 30 novembre 2011 la ritenuta e gli interessi legali.
In tal caso la ritenuta è dovuta nella misura del 6%, e comprende anche l’imposta di registro sull’atto di garanzia.
L’art. 23, comma 1, del citato D.L. n. 98/2011 ha introdotto il comma 8-bis all’art. 26-quater del D.P.R. n. 600/1973, che disciplina l’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti a soggetti residenti in Stati membri dell’Unione europea.
Il successivo comma 4 dispone che: “Per i prestiti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto le disposizioni di cui al comma 8- bis dell’articolo 26-quater del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 sono applicabili anche agli interessi già corrisposti a condizione che il sostituto d’imposta provveda entro il 30 novembre 2011 al versamento della ritenuta e dei relativi interessi legali. In quest’’ultimo caso l’imposta è dovuta nella misura del 6 per cento ed è anche sostitutiva dell’imposta di registro sull’atto di garanzia”.
Adesso, per consentire al sostituto d’imposta il versamento, mediante il modello F24, della suddetta ritenuta, l’Agenzia ha istituito il seguente codice tributo:
– “1063” denominato “Ritenuta su interessi versata dal sostituto d’imposta – Articolo 23, comma 4, dl n. 98/2011”.
In sede di compilazione del modello F24 il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate “esclusivamente” nella colonna “Importi a debito versati”, con indicazione nel campo “Anno di riferimento” dell’anno in cui si effettua il versamento, nel formato “AAAA”.
In particolare, il comma 1, dell’art. 23 del D.L. n. 98/111, nell’introdurre il comma 8-bis all’art. 26 – quater del D.P.R. n. 600/1973 che disciplina l’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti a soggetti residenti in Stati membri dell’Unione europea, stabilisce che i soggetti che effettuano la ritenuta alla fonte ai sensi dell’art. 23 dello stesso D.P.R. devono applicare una ritenuta del 5% sugli interessi corrisposti a soggetti non residenti a condizione che detti interessi siano destinati a finanziare il pagamento di interessi e altri proventi su prestiti obbligazionari emessi dai percettori che siano:
– negoziati in mercati regolamentati dell’UE e degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996;
– garantiti dai soggetti di cui all’art. 23 che corrispondono gli interessi ovvero dalla società capogruppo controllante ovvero da altra società controllata dalla stessa controllante.
L’applicazione della ritenuta opera in mancanza dei requisiti indicati nel comma 4, lettera c), dello stesso art. 26-quater necessari per poter godere dell’esenzione da imposte sugli interessi e i canoni pagati a società non residenti.
2) Codice tributo per il versamento della ritenuta per l’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti a soggetti UE
E’ stato istituito il codice tributo “1063” per consentire il versamento, mediante il modello F24, della ritenuta e dei relativi interessi legali che danno diritto all’esenzione dalle imposte sugli interessi e sui canoni corrisposti a soggetti residenti in Stati membri dell’Unione europea.
L’esenzione è, infatti, applicabile per i prestiti in corso alla data del 6 luglio 2011, anche agli interessi già corrisposti a condizione che il sostituto d’imposta provveda entro il 30 novembre 2011 al versamento della ritenuta e dei relativi interessi legali.
L’imposta è dovuta nella misura del 6% ed è anche sostitutiva dell’imposta di registro sull’atto di garanzia.
A istituire il nuovo codice è la risoluzione n. 110/E del 24 novembre 2011 dall’Agenzia delle Entrate, in riferimento alla misura prevista all’art. 23, comma 4, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 (per i particolari si veda il punto 1 delle novità fiscali del giorno).
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa n. 190 del 24 novembre 2011)
Il curatore non deve comunicare al Registro delle imprese l’indirizzo di Pec della società fallita.
Si tratta della precisazione del Consiglio Nazionale dei Commercialisti sulla Pec, che non, riguarda, quindi, le società sottoposte a procedure concorsuali.
A parte ciò, entro il 29 novembre 2011 le società dovranno procedere alla comunicazione al Registro delle imprese del proprio indirizzo di Pec (posta elettronica certificata).
Tale obbligo è legato all’art. 16, comma 6, del D.L. n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla L. n. 2 /2009, rubricato “Riduzione dei costi amministrativi” in base al quale: “Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto tutte le imprese, già costituite in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore, comunicano al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata. L’iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese e le sue successive eventuali variazioni sono esenti dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria”.
Qualora si accedesse all’interpretazione per cui anche le società dichiarate fallite siano tenute all’obbligo di comunicazione dell’indirizzo Pec, occorre stabilire quale sia il soggetto tenuto ad effettuare tale comunicazione.
Al riguardo, ha osservato il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, nella propria nota di novembre 2011, vengono ribaditi alcuni fondamentali concetti:
– il fallimento non viene più annoverato tra le tra le cause di scioglimento della società di capitali (art. 2484 c.c.). Ai sensi dell’art. 118 l.f., il curatore chiede la cancellazione della società dal registro delle imprese al verificarsi di: i) integrale ripartizione finale dell’attivo; ii) insufficienza dell’attivo tale che non siano soddisfatti, neppure in parte, i creditori;
– la società esiste fino a quando il curatore non ne chieda la cancellazione dal Registro delle imprese e, con essa, continuano ad esistere i suoi organi. Le funzioni di questi ultimi, logicamente, soffrono delle limitazioni dovute essenzialmente alle esigenze delle procedura. Gli amministratori conservano intatti i loro poteri direttamente correlati alla gestione dei rapporti che sono esclusi dallo spossessamento (cfr. art. 2499 c.c. relativamente alla trasformazione di società in pendenza di procedura concorsuale);
– gli amministratori restano in carica e mantengono la rappresentanza legale della società. Tale principio si evince da vari indici normativi (ad es., artt. 48, 49, 87 e 146 l.f.) dove il ruolo e la presenza dell’organo di amministrazione è evidenziato anche in costanza di fallimento. Inoltre, come specifica l’art. 152 l.f., la proposta di concordato è sottoscritta da coloro che hanno la rappresentanza legale della società (oltre ad essere deliberata dagli amministratori nelle società di capitali e nelle società cooperative).
Nei casi in cui il curatore voglia provvedere alla comunicazione dell’indirizzo Pec al Registro delle imprese viene, comunque, precisato che:
– che trattandosi di mera comunicazione, egli agisce, senza dubbio, quale semplice trasmettitore della voluntas dell’ente, vale a dire quale nuncius del legale rappresentante con applicazione delle relative disposizioni in punto di responsabilità (art. 1433 c.c.).
Precisazione del Ministero dello Sviluppo
Secondo il parere n. 223761 del 24 novembre 2011 del Ministero dello Sviluppo Economico, le società fallite non sono obbligate a comunicare l’indirizzo di posta elettronica certificata al competente Registro delle imprese.
Non tutte le procedure concorsuali sono però esentate dall’obbligo di comunicare la Pec. Difatti, il citato parere del Ministero evidenzia un particolare trattamento riservato ai concordati.
Per quelli preventivi nella fase che precede l’omologa, per quelli liquidatori o in prosecuzione dell’attività vale quanto disposto dall’art. 16, comma 6, del D.L. n. 185/2008: La comunicazione della posta elettronica certificata al Registro delle Imprese deve essere effettuata dal rappresentante legale della società, entro il prossimo 29 novembre 2011, anche mediante incarico a un professionista.
Viceversa, nel caso di concordati liquidatori nella fase successiva all’omologa, l’obbligo di comunicazione della Pec al Registro delle Imprese ricade sul liquidatore.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24877 del 24 novembre 2011, ha stabilito che non è valida la notifica dell’accertamento fiscale al contribuente che abbia cambiato residenza (con effetto immediato nel periodo che precede il cd. decreto Bersani e dopo 30 giorni se successiva).
La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria che aveva notificato l’accertamento presso il vecchio domicilio fiscale del contribuente.
Nel caso di specie, la notifica è risultata invalida, poiché la variazione del domicilio fiscale della contribuente era divenuta efficace nel periodo che precede l’entrata in vigore della riforma.
Alla luce della riforma del 2006, la Cassazione ha precisato che “in tema di notifica degli avvisi di accertamento tributario, l’art. 60, ultimo comma, del dpr n. 600/73, nella parte in cui prevede che le variazioni o le modificazioni dell’indirizzo del contribuente, non risultanti dalla dichiarazione annuale, hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal 60 giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica, è stato espunto dall’ordinamento a seguito di declaratoria di incostituzionalità (C. Cost. n. 360/03), con conseguente espansione della regola generale, secondo la quale l’effetto delle variazioni anagrafiche, ai fini delle notifiche, è immediato”.
Mentre, invece, il nuovo termine dei 30 giorni, introdotto dall’art. 37, comma 27, D.L. n. 223 del 2006, convertito in Legge n. 248 del 2006, non si può applicare retroattivamente e riguarda le sole notifiche eseguite dopo l’entrata in vigore di tale neo normativa.
Valida la notifica degli atti presso la filiale della società
Secondo la sentenza 24842 del 24 novembre 2011 della Corte di Cassazione, è, invece, valida la notifica degli atti presso la filiale della società (nel caso di specie una S.p.A.), in tal caso, non è necessario che il plico venga consegnato presso la sede legale né che a riceverlo sia l’amministratore.
La Suprema Corte ha evidenziato che “deve considerarsi valida la notificazione eseguita nella sede effettiva di una società avente personalità giuridica anziché nella sede legale, operando anche ai fini della disciplina delle notificazioni contenuta nell’art. 145 c.p.c. la disposizione di cui all’art. 46 cpv. c.c., secondo il quale, qualora la sede legale della persona giuridica sia diversa da quella effettiva, i terzi possono considerare come sede della stessa anche quest’ultima”.
Inoltre, “ai fini della equiparazione di fronte ai terzi, ex art. 46 c.c., della sede effettiva a quella legale, deve intendersi per sede effettiva il luogo in cui hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e dove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti, ossia il luogo deputato e stabilmente utilizzato per l’accentramento dei rapporti interni e con i terzi in vista del compimento degli affari dell’ente medesimo”.
E’, quindi, emerso che la validità della notifica dell’atto può essere desunta da circostanze di fatto, come nel caso di specie, ove la società aveva adattato la filiale a sede operativa, effettuandone nei locali talune compravendite.
Infine, è stato precisato che non deve ricevere l’atto necessariamente un socio o il rappresentante legale.
Dal 29 novembre 2011, prende il via l’Organismo Italiano di Valutazione, il cui scopo è quello di:
– essere lo standard setter italiano in materia di principi di valutazione di riferimento e nella disciplina delle modalità di misurazione del “fair value”;
– potere essere il referente dell’International Valuation Standard Council (Ivsc).
L’Organismo, costituito da Assirevi, Aiaf, Andaf, Dottori commercialisti, Borsa italiana e Università Bocconi, avrà sede presso l’Università Bocconi.
Sarà, quindi, possibile consultare il sito web www.fondazioneoiv.it.
Il 30 novembre 2011 scadrà per la generalità dei contribuenti (cioè i soggetti con il periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) il termine per il versamento della seconda rata di acconto delle imposte IRES e IRAP.
A tal fine, Assonime, con la circolare n. 30 del 2011, ha segnalato le principali innovazioni normative e le principali questioni interpretative emerse sull’argomento.
(Assonime, nota del 25 novembre 2011)
Il Consiglio dei Ministri, presieduto dal Senatore a vita Mario Monti, si è riunito per la terza volta il 25 Novembre 2011.
In apertura dei lavori il Presidente Monti ha relazionato sull’incontro che ha avuto il 24 novembre 2011 con il Cancelliere Merkel e il Presidente Sarkozy.
Il Presidente Monti ha sottolineato che l’Italia ha dimostrato nel suo recente passato di aver compiuto progressi significativi in materia di consolidamento fiscale, mentre l’impegno a rendere tale consolidamento sostenibile sarà attuato in tempi rapidi attraverso misure di impulso alla crescita.
Da parte loro, Sarkozy e Merkel hanno espresso piena fiducia nel Presidente Monti e nel suo Governo e ribadito il sostegno all’Italia dicendosi consapevoli che un crollo dell’Italia porterebbe inevitabilmente alla fine dell’euro, provocando uno stallo del processo di integrazione europea dalle conseguenze imprevedibili.
Il Presidente del Consiglio ha riconfermato l’impegno a raggiungere gli obiettivi stabiliti in sede europea (ed in particolare il pareggio di bilancio nel 2013), identificando con chiarezza un programma di riforme strutturali “equo ma incisivo” da perseguire con il consenso delle parti sociali.
Il Consiglio dei Ministri ha, quindi, avviato la discussione per identificare il percorso operativo da intraprendere, nel più breve tempo possibile, per la definizione del pacchetto di misure da adottare.
Inoltre, il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato d’emergenza nei territori della provincia di Messina e dell’isola d’Elba, colpiti da eccezionali avversità atmosferiche.
(Consiglio dei Ministri n. 3 del 25/11/2011)
E’ iniziata da pochi giorni la fase sperimentale, in cui viene testato il funzionamento del nuovo strumento di controllo. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è disponibile il software “ReddiTest”, necessario per sperimentare in maniera dialogata con gli Ordini professionali, il funzionamento del nuovo redditometro.
La metodologia di stima su cui si basa il nuovo strumento di controllo fiscale, si riferisce a gruppi omogenei di famiglie, differenziate per aree geografiche. Sono stati, infatti, individuati 11 gruppi rappresentativi, ai quali sono stati poi applicati criteri di appartenenza geografica (nord ovest, nord est, centro, sud e isole).
Se le spese effettive sono superiori al reddito, emerge una situazione di “non coerenza” che, a seconda dello scostamento, può generare un differente rischio di evasione.
In particolare, se il rischio è alto si entra in una lista di controllo approfondito, se il rischio è medio parte una fase di contraddittorio tra contribuente e amministrazione, infine se il rischio è basso non si procede con ulteriori controlli.
In questo modo il fisco mira a concentrare le energie sull’evasione di una certa entità confidando nell’effetto dissuasivo del redditometro stesso.
Categorie, Ordini e sindacati, chiamati a partecipare alla sperimentazione, potranno scaricare il software di acquisizione dei dati “ReddiTest” e inserire i casi pratici raccolti sul territorio, relativi a singole famiglie, con riferimento alle sette categorie (abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, attività sportive, ricreative e cura della persona, investimenti immobiliari e mobiliari netti, altre spese significative).
Terminato l’inserimento dei dati, che rimarranno anonimi, la procedura guida alla creazione del file da trasmettere alla Sose, per la successiva elaborazione. Per poter inviare i file, è necessario essere in possesso delle credenziali di accesso all’area riservata del sito, rilasciate previa registrazione.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota pubblicata il 25 novembre 2011)
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa n. 192 del 25 novembre 2011)
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 111/E del 25 novembre 2011, ha istituito la causale contributo “HTL1” per il versamento, tramite modello F24, dei contributi di assistenza contrattuale previsti dai contratti collettivi di lavoro, per la provincia di Trento, a favore di Federalberghi
In particolare, al fine di consentire il versamento, tramite Modello F24, dei predetti contributi, la predetta risoluzione ha istituito la seguente causale contributo:
– “HTL1” denominata “Datori di lavoro – contributi di assistenza contrattuale per la provincia di Trento, a favore di Federalberghi”.
In sede di compilazione del modello di versamento “F24” la suddetta causale è indicata nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, del campo “importi a debito versati”.
I dipendenti del Fisco donano un’ora del proprio lavoro. I dipendenti dell’Agenzia delle Entrate devolvono un’ora o più del proprio stipendio a favore di iniziative di responsabilità sociale. Sono già partite, infatti, le adesioni al progetto di fund raising promosso dal Comitato UNORA, frutto della cooperazione di 5 organizzazioni no profit per gestire il payroll giving. L’innovativo sistema di raccolta fondi a scopo benefico consente di effettuare donazioni tramite trattenute mensili dalla propria busta paga. Le iniziative di solidarietà promosse dal Fisco in vista del Natale proseguono, inoltre, con una giornata che il 13 dicembre l’Agenzia dedica all’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma.
“UNORA” di responsabilità sociale – Grazie all’accordo che l’Agenzia delle Entrate ha siglato con il Comitato italiano UNORA, tutti i dipendenti dell’Amministrazione potranno farsi parte attiva nella lotta contro povertà e malattie. Il payroll giving, nuovo sistema di raccolta fondi all’insegna di sicurezza e trasparenza, consente di effettuare donazioni a partire da una somma corrispondente a un’ora del proprio stipendio. Basta firmare un modulo di adesione per consentire una trattenuta mensile direttamente dalla busta paga. Le donazioni, che sono fra l’altro deducibili, andranno a sostenere l’attività di 5 Onlus di rilevanza nazionale (ActionAid International Italia, Lega del Filo d’Oro, Amref Italia, Intersos Onlus, Associazione italiana sclerosi multipla).
Entrate, “Ogni malato di leucemia ha la sua buona stella” – Il 13 dicembre a tutti i dipendenti del Fisco che, con un contributo minimo di 12 euro, vorranno diventare sostenitori dell’Ail, associazione impegnata nel finanziamento di progetti di ricerca e assistenza contro le malattie del sangue, sarà consegnata presso la sede di via Cristoforo Colombo una Stella di Natale. Il sostegno degli Uffici centrali dell’Agenzia delle Entrate andrà quest’anno alla sezione Ail di Roma, impegnata a garantire l’assistenza domiciliare ai pazienti curati nella Capitale.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa n. 191 del 25 novembre 2011)

References: Articolo 23
 art. 26
 art. 2499
 sentenza 
 sentenza 
 art. 46