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Timestamp: 2018-05-28 03:40:36+00:00

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Le presunzioni sui prelievi dal conto corrente sono retroattive
Con la sentenza n. 14026 del 3 agosto 2012 (ud. 4 aprile 2012) la Corte di Cassazione è tornata ad affrontare l’argomento indagini finanziarie, soffermandosi, fra l’altro, sulle modifiche introdotte dalla legge n.311 del 2004, confermandone la retroattività, sia sul versante delle operazioni fuori conto che dei compensi.
La doglianza del contribuente
Il contribuente denuncia l’illegittima applicazione retroattiva del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, c. 1, n. 2, come modificato dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, c. 402, lett. a n. 1 (in vigore dallo 01.01.2005), con conseguente violazione delle norme di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, c. 1, n. 2, alla L. n. 212 del 2000, art. 3, c. 1 e art. 10, cc. 1 e 2, ed agli artt. 3, 24 e 53 Cost., non avendo considerato i Giudici di appello che la norma innovativa che consentiva di recuperare a “reddito” imponibile i prelevamenti risultanti dalle “operazioni e rapporti” intrattenuti dal cliente (nella specie con la banca), doveva ritenersi norma avente carattere meramente procedimentale e come tale doveva ritenersi immediatamente applicabile agli accertamenti eseguiti successivamente alla entrata in vigore della legge finanziaria 2005, anche se aventi ad oggetto periodi di imposta anteriori a tale data.
Per la Corte il motivo è infondato atteso che alle modifiche normative apportate dalla Legge Finanziaria del 2005 deve riconoscersi, “da un lato, funzione esplicativa del maggiore imponibile che è oggetto della presunzione speciale prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2 dall’altro funzione ampliativi dei poteri di indagine della Amministrazione finanziaria”.
L’originaria previsione normativa secondo cui sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti i singoli dati ed elementi risultanti anche dalle “operazioni annotate nei conti” – ove non sia dimostrato che gli stessi siano stati considerati nel reddito imponibile ovvero non debbano essere ritenuti soggetti a tassazione – nonchè “sono posti come ricavi” i prelevamenti annotati negli stessi conti e non risultati dalle scritture contabili ove il contribuente non ne indichi i beneficiari, sostituita dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, c. 402, lett. a, n. 1 (Legge Finanziaria 2005) secondo cui, “in difetto di prova contraria fornita dal contribuente, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti non solo i dati risultanti dai conti bancari ma anche quelli relativi agli altri ‘rapporti ed operazioni’ bancarie, nonchè vengono recuperati ad imponibile come ‘ricavi o compensi’ i prelevamenti e gli importi riscossi ‘nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni’ (relativamente ai quali non sia stato indicato il soggetto beneficiario e non vi sia riscontro nelle scritture contabili), è stata infatti costantemente interpretata dalla giurisprudenza di questa Corte nel senso che la indicazione dei ‘compensi’ accanto alla originaria indicazione dei ‘ricavi’, non assumesse carattere innovativo quanto all’oggetto della prova presuntiva legale, limitandosi soltanto a chiarire, rendendola esplicita, la portata precettiva implicita della originaria norma”.
Ed infatti, un’interpretazione logico-sistematica della norma in questione – collocata nel TU D.P.R. n. 600 del 1973 – conforme ai principi costituzionali di eguaglianza di trattamento e capacità contributiva (artt. 3 e 53 Cost.), “non può che ritenere estesa la presunzione legale a tutti i soggetti percettori di redditi imponibili, senza porre, in particolare, distinzioni tra le categorie reddituali relative alle attività soggette ad obblighi di tenuta delle scritture contabili, distinzione difficilmente giustificabile su di un piano di ragionevolezza della norma (e che potrebbe anzi legittimare fondati sospetti di incostituzionalità alla stregua dei parametri sopra indicati) avuto riguardo al …

References: sentenza 
 art. 32
 art. 1
 art. 32
 art. 3
 art. 10
 art. 32
 art. 1