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Timestamp: 2020-07-10 00:51:14+00:00

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di Carlotta De Leo - corriere.it
«Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone», «ha subito una grave ingiustizia». Un’intercettazione ambientale - anticipata dal Riformista e trasmessa nella trasmissione tv Quarta Repubblica - riaccende la polemica sull’intricata vicenda dei diritti tv Mediaset. Un processo concluso nel 2013 in Cassazione con la condanna del Cavaliere per frode fiscale. Ma proprio uno dei giudici chiamati a decidere, Amedeo Franco, avrebbe definito quella sentenza «una porcheria». Il file audio (qui il testo completo) è stato inviato dai legali di Berlusconi alla Corte europea di Strasburgo insieme a una recente sentenza del tribunale di Milano che offrirebbe un’opposta ricostruzione del caso.
Le parole di Franco sarebbero state registrate nel 2013, dopo la sentenza di agosto, in un colloquio privato con Silvio Berlusconi e altri testimoni che registrarono tutto. In quell’occasione il giudice, ormai deceduto, sostenne che all’inizio non aveva voluto firmare le motivazioni della condanna (qui il testo integrale). E che quella non era nemmeno la sezione giusta per il processo («che senso ha mandarla alla sezione feriale? Una questione così delicata...»). L’esistenza dell’intercettazione era stata resa nota dallo stesso Berlusconi lo scorso anno a Porta Porta. Ora, svela Il Giornale, quel file audio è stato inviato dai legali del Cavaliere alla Corte europea di Strasburgo dove Berlusconi aveva fatto ricorso contro la sua incandidabilità (nel 2018 però, i giudici avevano chiuso il caso senza sentenza).
Nel 2013 Berlusconi venne condannato in via definitiva per frode fiscale. Per i giudici, Mediaset aveva gonfiato i prezzi dei film americani che passavano sulle sue reti attraverso un meccanismo che «produceva effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende» dell’orbita berlusconiana. Lo schema si basava su una sorta di «socio occulto», il mediatore Farouk «Frank» Agrama. A seguito di quella condanna, il Cavaliere venne dichiarato decaduto dal Senato nel novembre del 2013. A marzo del 2014 fu interdetto dai pubblici uffici per due anni.
La condanna del 2013, sostengono i legali del Cavaliere, sarebbe stata messa in discussione da una recente sentenza del Tribunale di Milano. Il giudice Damiano Spera - rigettando la richiesta di danni di Reti Televisive Italiane (il polo tv di Berlusconi) - scrive che la mediazione di Agrama non era fittizia e i contratti erano effettivi. Secondo i legali di Berlusconi, questa sentenza offrirebbe una ricostruzione ben diversa dalla condanna del 2013. Non a caso, rivela Il Giornale, sarebbe stata inviata a Strasburgo insieme all’audio di Franco.
«Colpo di stato giudiziario»
Il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, parte all’attacco: «Ma chi è che dall’alto ha deciso che la Cassazione doveva condannare Berlusconi? Chi era il regista del complotto che ha cambiato la storia della politica italiana degli ultimi anni? Un vero colpo di Stato giudiziario». «Un golpe giudiziario non solo contro Berlusconi ma contro la democrazia del nostro Paese» aggiunge Tajani in una conferenza stampa a Palazzo Madama in cui è stata anticipata la richiesta di una commissione parlamentare di inchiesta . Di «sentenza truccata, alterata al punto da cambiare il corso della storia politica italiana» parla invece la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli. «Oggi possiamo affermare con ancor più chiarezza, che non si è trattato di una sentenza ma di una esecuzione politica per via giudiziaria» ha aggiunto la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini.
Salvini: ora riforma della giustizia
«Disgusto, rispetto anche ai magistrati perbene» commenta il leader della Lega Matteo Salvini, durante la trasmissione Quarta Repubblica di Nicola Porro. «Proveremo a fare una riforma della giustizia - aggiunge Salvini - una riforma non contro ma con i magistrati». «È l’ennesima prova che in Italia esiste un pezzo di magistratura che fa politica e attacca avversari politici, invece di cercare la giustizia e dare risposte ai cittadini» attacca Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia. Richiesta di «chiarezza» arriva anche dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi: «Non so dove sia la verità ma so che un Paese serio su una vicenda del genere - legata a un ex Presidente del Consiglio - non può far finta di nulla. Per me Berlusconi è un avversario politico. Ma, proprio per questo, è doveroso fare chiarezza su ciò che esce dagli audio».
Esposito: «Mai subito pressioni»
Il giudice Antonio Esposito, presidente della sezione della Suprema Corte che condannò il Cavaliere, non ha mai «in alcun modo, subito pressioni né dall’alto né da qualsiasi altra direzione». È quanto afferma in una nota lo stesso magistrato, in riferimento alla vicenda degli audio del giudice Amedeo Franco. In particolare, nella nota si sottolinea come Esposito «non subì mai pressioni dalla Procura della Repubblica di Milano con la quale mai ebbe contatto alcuno».
Silvio Berlusconi Processo Mediaset giudice Franco La tua condanna? Una porcheria

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