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Timestamp: 2018-12-16 09:08:32+00:00

Document:
N. 06857/2018REG.PROV.COLL.
N. 01088/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1088 del 2017, proposto dal Comune di Napoli, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Fabio Maria Ferrari, Antonio Andreottola, Giacomo Pizza, con domicilio eletto presso lo studio Nicola Laurenti in Roma, via F. Denza n. 50/A;
Maurizio Rosatti, rappresentato e difeso dagli avvocati Corrado Diaco, Simona Gambardella, con domicilio eletto presso lo studio Alberto Linguiti in Roma, viale Mazzini, 55;
della sentenza del CONSIGLIO DI STATO - SEZ. VI n. 00172/2017, resa nel giudizio recante RG 8269/2015 promosso da Rosatti Maurizio avverso la sentenza del TAR Campania - Napoli n°1576/2015 del 17 marzo 2015 di definizione del giudizio prodotto per l'annullamento della disposizione dirigenziale n. 333 del 25 maggio 2001 di demolizione opere abusive eseguite alla via Toledo n. 306;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Maurizio Rosatti;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 novembre 2018 il Cons. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti gli avvocati Giacomo Pizza e Corrado Diaco;
1. Il Comune di Napoli ha presentato ricorso per la revocazione della decisione del Cons. Stato, sez. VI, n° 172/2017 del 17 gennaio 2017, di accoglimento dell’appello proposto dal sig. Rosatti Maurizio avverso la sentenza del TAR Campania - Napoli n° 1576/2015 del 17 marzo 2015, di reiezione del ricorso per l’annullamento dell’ordinanza di demolizione di opere abusive eseguite alla via Toledo n. 306.
Nelle premesse dell’atto introduttivo ha dedotto che:
il signor Rosatti Maurizio con il ricorso (sub. R.G. 8434/2001) ha chiesto l’annullamento del provvedimento n° 333 del 25 maggio 2001, con cui il Comune gli aveva ordinato il ripristino dello stato dei luoghi, oltre all'irrogazione di una sanzione pecuniaria, pari allora a 2.000.000 di lire, per le opere edilizie abusive realizzate consistenti in “tre vetrine in ferro e vetro di mt. 1,50 x 1,40 x 0,50 di profondità e rialzate da terra di mt. 0,50 circa” installate sulla facciata dell'immobile, in fregio all'androne di ingresso del palazzo, vincolato ex lege 1089/1939, sito in Napoli alla via Toledo n° 306;
il TAR Campania - Napoli con la sentenza n° 1576/2015 del 17 marzo 2015 ha respinto il ricorso, ritenendo infondate le censure sollevate;
avverso la sentenza il signor Rosatti ha proposto appello innanzi al Consiglio di Stato, sez. VI (sub R.G. 8269/2015), ed in prossimità dell’udienza pubblica per la discussione del merito del gravame ha depositato della documentazione tra cui “Autorizzazione della Soprintendenza di Napoli del 6.12.1958” avente ad oggetto le vetrine;
in sede di discussione alla pubblica udienza del 10 novembre 2016, stante la tardività del deposito documentale, oltretutto integrato con ulteriore deposito effettuato dall’appellante nella stessa udienza, il difensore del Comune appellato chiedeva il rinvio per poter verificare la veridicità ed esattezza della documentazione esibita o, in alternativa, insistendo per uno specifico approfondimento istruttorio sul punto;
il Collegio giudicante, senza assumere alcuna provvedimento a riguardo, introitava il ricorso in decisione, cui faceva seguito la sentenza di accoglimento n° 172/2017 del 17 gennaio 2017.
2. Ricostruita la scansione diacronica del processo, il Comune lamenta che la decisione d’accoglimento dell’appello si fonda “sull’apparente autorizzazione della Soprintendenza del 6 dicembre 1958”, e sul rilievo che il Comune di non si sarebbe adoperato “diligentemente nella ricerca del suddetto titolo abilitativo”.
3. A giudizio del Comune, il tenore della decisione non lascerebbe adito a dubbi che il convincimento del collegio giudicante favorevole all'appellante si sia formato sulla prospettata circostanza, artatamente operata dall’appellante, della presenza di un atto autorizzativo della Soprintendenza, ossia su un inesistente presupposto, comprovato da atti incolpevolmente non potuti produrre in giudizio dal Comune: da qui il ricorso per revocazione sotto i diversi profili previsti rispettivamente ai nn. 1), 3) e 4) dell’art. 395, comma 1, c.p.c.
4. Si è costituito in giudizio il sig. Rosatti Maurizio instando, per l’infondatezza del ricorso per revocazione in tutte e tre le ipotesi dedotte dal Comune.
5. Alla pubblica udienza del 15 novembre 2018 la causa, su richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione.
6. Sulla fase c.d. rescindente volta a verificare la sussistenza dei motivi di revocazione di cui all’art 395 c.p.c., come espressamente richiamato dall’art.106, comma 1, c.p.a.
7. Fra le distinte fattispecie astratte di revocazione dedotte dal Comune integra gli estremi della causa di revocazione la scoperta dopo la sentenza di uno o più documenti decisivi che la parte non ha potuto produrre in giudizio per fatto dell’avversario di cui all’art. 395, comma 1, n. 3 c.p.c.
7.1 Il Comune ha adempiuto all’onere probatorio su di esso incombente del carattere incolpevole dell’impedimento alla tempestiva produzione nel giudizio d’appello che ha dato origine alla sentenza impugnata (cfr., Cons. Stato, sez. V, 26 marzo 2009 n. 1812; Id, sez. V, 19 aprile 2007 n. 1808; Id. sez. VI, 29 dicembre 1993 n. 1067).
7.2 Integra l’assenza di colpa, l’ignoranza dell’esistenza dei documenti di cui il Comune non era a conoscenza senza che gli si possa addebitare alcun comportamento negligente in ragione della strategia processuale tenuta dalla parte avversaria (cfr., in termini, Cass. 28 maggio 2014 n. 12000).
Questi ha tardivamente depositato (per la prima volta) in giudizio l'autorizzazione della Soprintendenza del 6 dicembre 1958 – produzione oltretutto integrata il giorno dell’udienza pubblica – senza che il Comune, nonostante l’espressa richiesta all’uopo formulata di differimento dell’udienza di discussione, abbia potuto verificarne non solo il contenuto dell’atto, ma anche il procedimento da cui è scaturita l’autorizzazione e il luogo di conservazione del documento.
7.2 Dopo l’udienza di merito del 10 novembre 2016, all’esito della richiesta di accesso presentata alla Soprintendenza il 17 novembre 2016, il Comune ha acquisito l’ordinanza della Soprintendenza d’immediata sospensione dei lavori relativi alla realizzazione delle vetrine con contestuale ordine di “riportare alla stato pristino l'androne ed il cortile del palazzo in questione”; nonché la comunicazione del 13 novembre 1958 con la quale la “Ditta Armenio”, dante causa dell’appellante, comunica che “In ossequio all'ordine di questa Soprintendenza, questa Ditta ha sospeso immediatamente i lavori, e si impegna a rimuovere senz'altro le installazioni già messe in opera, come risulta dalla acclusa fotografia”.
7.3 Nel contempo il Comune ha potuto accertare che l’autorizzazione depositata in giudizio dall’appellante ha ad oggetto quattro piccole vetrine smontabili – da allocare al mattino e rimuovere la sera.
7.4 Sicché, oltre all’assenza di colpa del Comune della mancata produzione tempestiva dei documenti decisivi richiamati, sussiste la prova del comportamento ostativo della controparte che è andato ben oltre la mancata collaborazione (cfr., in termini, Cass. 6 dicembre 2011 n. 26175).
7.5 In definitiva i documenti rinvenuti in ritardo – decisivi nell’economia della sentenza oggetto di revocazione – attestano che la Soprintendenza non ha mai autorizzato gli abusi sanzionati dal Comune con il provvedimento n° 333 del 25 maggio 2001, consistenti in “tre vetrine in ferro e vetro di mt. 1,50 x 1,40 x 0,50 di profondità e rialzate da terra di mt. 0,50 circa infisse nell'androne di ingresso del palazzo”.
8. Gli ulteriori motivi proposti a fini rescindenti sono assorbiti.
9. Rilevata la fondatezza dell’istanza di revocazione per documento sopravvenuto, occorre passare alla fase rescissoria.
9.1 Non vanno passate sotto silenzio le allegazioni probatorie dedotte dall’appellante sulla situazione di fatto come consolidatasi nel corso del tempo.
Le vetrine sono poste in fregio alle pareti dell’androne del fabbricato, e non sulla facciata esterna.
9.2 Eccettuato l’ordine di demolizione del 23 novembre 2006 avente ad oggetto la rimozione della vetrina posta – per l’appunto – sul portale del fabbricato, la locale Soprintendenza, organo statale specificamente preposto alla tutela dell’immobile vincolato di cui trattasi, non ha adottato alcun provvedimento sanzionatorio per le tre vetrine per cui è causa.
9.3 Circostanza di fatto, ex se sintomatica dell’assenza di alcun specifico pregiudizio – specificamente accertato ai sensi dell’art. 167 d.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 dall’autorità competente – recato dalle vetrine all’immobile vincolato, corroborata dalle ulteriori valutazioni espresse dalla stessa Soprintendenza che, nell’ordinare la rimozione della tabella della ditta Armenio posta sul portale del fabbricato (25 settembre 1985), non ha (più né mai) adottato alcun provvedimento per le vetrine di proprietà dell’impresa, sebbene iconograficamente ben rappresentate nella foto allegata alla scheda di catalogo redatta nel 1978 in atti.
10. A fronte della rilevata assenza di provvedimenti sanzionatori della Soprintendenza, fa riscontro lo scarso o nullo rilievo urbanistico ed edilizio di vetrine realizzate all’interno dell’androne dell’immobile.
10.1 Lungi dall’incidere sul carico urbanistico, dall’alterare la sagoma esterna dell’edificio, da incrementare i volumi o le superfici calpestabili preesistenti, le vetrine, ancorché eseguite senza titolo edilizio, non sono hinc et nunc sanzionabili, ai sensi dell’art. 33 d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, con la misura ripristinatoria.
10.2 La situazione sedimentatasi, come consolidatasi nel corso del tempo, e la natura delle opere impongono un approfondimento istruttorio che, nel contraddittorio con la parte, evidenzi la ragione giustificatrice della demolizione adottata a distanza di oltre 50 anni dalla esecuzione delle opere (cfr., in termini, sul rilievo in materia del legittimo affidamento ingeneratosi in capo alla parte destinataria della sanzione reale per effetto del decorso del tempo, Cons. Stato, ad. plen. n. 9 del 2017); e che, al contempo, nel bilanciamento dei contrapposti interessi – quello pubblico al rispetto della normativa edilizia e della pianificazione urbanistica, da un lato e quello privato all’esercizio dell’attività d’impresa cui le vetrine sono strumentali, dall’altro – dia conto dell’effettivo nocumento recato dai lavori abusivi all’assetto edilizio del centro urbano.
11. Conclusivamente, nel giudizio rescissorio, facente seguito alla fase rescindente, va accolto l’appello proposto dal sig. Maurizio Rosatti, con la conseguenza che, in riforma della sentenza del TAR e in accoglimento del ricorso di primo grado, s’impone l’annullamento del gravato provvedimento per carenza d’istruttoria e di motivazione.
12. La soccombenza reciproca delle parti in causa giustifica la compensazione delle spese di lite del presente grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso per revocazione, come in epigrafe proposto, revoca la sentenza Cons. Stato, sez. VI, n° 172/2017 del 17 gennaio 2017, ed accoglie ai sensi e nei limiti della motivazione l’appello proposto dal sig. Rosatti Maurizio e, per l’effetto, in riforma dell’appellata del TAR Campania - Napoli n°1576/15 del 17/03/2015, accoglie il ricorso di prime cure nei sensi e nei limiti di cui in motivazione.
Bernhard Lageder,	Presidente FF
Oreste Mario Caputo Bernhard Lageder

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 Cass. 
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