Source: http://webtv.camera.it/archivio?legislatura=17&seduta=237&intervento=374718
Timestamp: 2020-01-27 23:04:55+00:00

Document:
Venerdì 30 Maggio 2014 ore 15:00
AULA, Seduta 237 - Svolgimento interpellanze urgenti
https://webtv.camera.it/evento/6457
In Aula ha avuto luogo lo svolgimento di interpellanze urgenti sui seguenti argomenti: elementi ed iniziative in merito alla gara di appalto e alla realizzazione dell’impianto Cemex per la cementificazione dei rifiuti radioattivi presenti a Saluggia (Vercelli), nonché elementi circa i criteri per la localizzazione del deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi (Busto – M5S); iniziative urgenti per avviare il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere e per rilanciare le politiche di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne (Roberta Agostini - PD); intendimenti del Governo circa l’assunzione degli idonei del concorso pubblico a 964 posti di allievi agenti della Polizia di Stato, destinando gli ultimi 160 idonei in graduatoria alla copertura dei volontari in ferma quadriennale nelle Forze armate (Brunetta – FI-PdL); intendimenti del Governo circa l’assunzione degli idonei del concorso pubblico a 964 posti di allievi agenti della Polizia di Stato, anche in vista di Expo 2015 (Ciprini – M5S); intendimenti del Governo in ordine all’introduzione del divieto di erogazione di vitalizi ai condannati per reati di tipo mafioso (Nuti – M5S); iniziative, anche normative, per garantire un sistema di canoni demaniali equo e progressivo (Ruocco – M5S).
Per il Governo sono intervenuti il sottosegretario per lo sviluppo economico Claudio De Vincenti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Ivan Scalfarotto.
237^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 30 maggio 2014 - Ore 15
http://webtv.camera.it/evento/6457
Segretario ROSSOMANDO ANNA
Sottosegretario per lo sviluppo economico DE VINCENTI Claudio
Sottosegretario per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento SCALFAROTTO Ivan
Deputato ABRIGNANI Ignazio (FI-PdL)
Elementi ed iniziative in merito alla gara di appalto e alla realizzazione dell'impianto Cemex per la cementificazione dei rifiuti radioattivi presenti a Saluggia (Vercelli), nonché elementi circa i criteri per la localizzazione del deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi - n. 2-00557
Iniziative urgenti per avviare il Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere e per rilanciare le politiche di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne - n. 2-00544
Intendimenti del Governo circa l'assunzione degli idonei del concorso pubblico a 964 posti di allievi agenti della Polizia di Stato, destinando gli ultimi 160 idonei in graduatoria alla copertura dei volontari in ferma quadriennale nelle Forze armate - n. 2-00537
Intendimenti del Governo circa l'assunzione degli idonei del concorso pubblico a 964 posti di allievi agenti della Polizia di Stato, anche in vista di Expo 2015 - n. 2-00554
Intendimenti del Governo in ordine all'introduzione del divieto di erogazione di vitalizi ai condannati per reati di tipo mafioso - n. 2-00558
Iniziative, anche normative, per garantire un sistema di canoni demaniali equo e progressivo - n. 2-00526
ANNA ROSSOMANDO, legge il processo verbale della seduta del 26 maggio 2014.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Michele Bordo, Brunetta, Cicchitto, Costa, Dambruoso, De Girolamo, Di Lello, Ferranti, Fontanelli, Galan, La Russa, Leone, Manciulli, Pisicchio, Ricciatti, Vignali e Vito sono in missione a decorrere dalla seduta odierna. I deputati in missione sono complessivamente settantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’ al resoconto della seduta odierna. Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell’ al resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Busto n. 2-00557, concernente elementi ed iniziative in merito alla gara di appalto e alla realizzazione dell'impianto Cemex per la cementificazione dei rifiuti radioattivi presenti a Saluggia, in provincia di Vercelli, nonché elementi circa i criteri per la localizzazione del deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi . Chiedo all'onorevole Busto se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Lo vedo in piedi, quindi immagino di sì. Ne ha facoltà.
MIRKO BUSTO. Signor Presidente, c'era una volta la Sogin. La Sogin nasce nel 1999 per smantellare e disattivare gli impianti nucleari in dismissione e gestire i rifiuti radioattivi sin lì prodotti. L'attuale parco scorie nucleari italiane ammonta oggi a 90 mila metri cubi, disseminati in 23 depositi temporanei, che attendono di essere raccolti in un unico deposito nazionale, così come tra l'altro ci chiede l'Europa con l'apposita direttiva. Purtroppo, fino ad oggi, la Sogin, di cui forse molti italiani non hanno quasi mai sentito parlare, ha fatto davvero poco per mettere in sicurezza l'ambiente e la salute delle persone. Infatti è sconcertante il dato che, dal 2003 ad oggi, a fronte di 2,3 miliardi di euro investiti, solo il 9 per cento degli obiettivi dichiarati dall'azienda di quindi di dismissione delle scorie e degli impianti, sono stati raggiunti. Quindi, oggi discutiamo di dismissione del nucleare italiano, ma paradossalmente la prima azienda a dover subire una revisione completa dovrebbe essere proprio la Sogin, perché dov’è che esiste un'azienda che in dieci anni di attività e finanziata con soldi pubblici raggiunge solo il 9 per cento degli obiettivi proposti ? Certo, bisogna anche dire che il Governo Berlusconi, nonostante il referendum italiano contro il nucleare, si era lanciato per riprendere il cammino nucleare e questo cammino era guidato dalla stessa Sogin, che era nata con lo scopo opposto, quello di chiudere la stagione del nucleare. Questi sono i paradossi del Paese Italia. E probabilmente, se non ci fosse stato il catastrofico evento di Fukushima, nel marzo del 2011, oggi avremmo queste centrali nucleari proprio in costruzione sul nostro territorio, aggiungendo altre scorie e altri problemi in futuro. Diciamo soltanto un dato. La Sogin è finanziata, come dicevamo prima, da tutti noi e trae praticamente tutte le sue risorse dalla componente A2 delle nostre bollette elettriche. Questo è un vero e proprio fiume di denaro, che in questi anni è andato ad oliare progetti, appalti e operazioni estere, non sempre chiari e quasi mai redditizi per la collettività. Eppure Sogin, pur trattando i rifiuti più pericolosi presenti sul panorama italiano, ovvero le scorie nucleari, ha goduto di una certa calma e distensione, anche dovuta al fatto che c’è un certo segreto di fronte al modo in cui vengono trattate le scorie nucleari. Però oggi sempre di più appare importante – anche in seguito alle indagini di cui parleremo e di cui si sa e si sentono i – accendere i riflettori sulla Sogin e sul suo operato. Ma parliamo di quello che è l'obiettivo specifico di questa interpellanza, cioè Saluggia. Saluggia, come diceva lei, Presidente, è un paesino in provincia di Vercelli e ha un triste primato italiano. Proprio nel suo territorio ci sono il 96 per cento dei rifiuti radioattivi italiani ed è a tutti gli effetti la «pattumiera nucleare» di questo Paese. Nel deposito Avogadro ci sono 64 elementi MOX irraggiati, provenienti dalla centrale del Garigliano e di Trino Vercellese. Grosse quantità di quei combustibili radioattivi sono già stati spediti in Francia e Gran Bretagna per essere trattati prima di ritornare in Italia. Tra l'altro, questo ha sollevato molte proteste, soprattutto in Val Susa, per la mancata informazione della popolazione e dei piani di evacuazione e quant'altro. E, peraltro, sappiamo anche che questi rifiuti dovranno ritornare indietro e finire in questo famoso deposito nazionale. Ma c’è un altro problema, oltre ai rifiuti irraggiati, ai rifiuti radioattivi e alle barre di combustibile irraggiato. Il problema più grave e più impellente sono i rifiuti radioattivi liquidi dell'impianto Eurex di Saluggia. Questi sono lì da quarant'anni, nei serbatoi dell'impianto, e costituiscono appunto l'inventario di radioattività più cospicuo dell'intero territorio nazionale. Sono circa 230 metri cubi, con un'attività complessiva di circa 5,5 per 1015 becquerel. E dove si trovano ? Lo sappiamo tutti, a pochi metri da un fiume, la Dora, e a meno di 2 chilometri dai pozzi dell'acquedotto più grande del Piemonte, quello del Monferrato, e in grado di servire più di cento comuni. Quindi, in una zona assolutamente non adatta. E, allora, qual è stata la storia di questi rifiuti ? La storia della messa in sicurezza di questi rifiuti la vogliamo raccontare perché è indicativa. Inizia nel 1977 con un decreto ministeriale che rilasciava la licenza d'esercizio dell'impianto Eurex e che fissava in cinque anni il periodo per la realizzazione di un impianto di solidificazione dei rifiuti liquidi prodotti. Cinque anni nel 1977. Nulla è stato fatto, per varie motivazioni, e nel corso degli anni vi è stata più volte una proroga. Siamo arrivati al 2000. Conoscete nell'anno 2000 la famosa piena della Dora a causa dell'alluvione; il fiume arriva a sfiorare i serbatoi contenenti le scorie liquide. Allora, c’è la famosa dichiarazione del premio Nobel Carlo Rubbia, che sostiene che si è sfiorata una catastrofe planetaria. Afferma che se si fosse arrivati ai contenitori metallici interrati in cui ci sono le scorie liquide più pericolose d'Europa, ci sarebbe stato un danno irreparabile per la Pianura Padana. Attimi di terrore, grande attenzione mediatica, ma poi calma, distensione e silenzio per un po’ di tempo, fino al 7 dicembre 2000, quando, con decreto del Ministero delle attività produttive, viene fissato come termine ultimo per la solidificazione dei rifiuti liquidi di Eurex la data del 31 dicembre 2005. E, allora, ecco che nel 2003 viene dato e parte l'appalto. Anzi, prima viene scelta come tecnologia la solidificazione con cementazione, quindi il Cemex, quello che è l'oggetto della presente interpellanza. E, poi, nel 2010, si decide di aprire la gara d'appalto per cementificare le scorie liquide. E, allora, qui iniziamo con la parte che descrive questo Paese nel pieno del suo squallore. Una gara bandita in un primo tempo per 145 milioni di euro, per la quale si presenta l'Ansaldo Energia, società statale specializzata in impianti nucleari all'estero. Viene annullata in autotutela da Sogin. Viene, quindi, bandito un nuovo appalto di 135 milioni di euro che viene vinto da un'altra azienda, la Maltauro e Saipem, insieme, con un ribasso che porta il costo per la Sogin a 98 milioni di euro. Niente di male, sono cose che succedono. Peraltro, la Sogin ammette essa stessa che sono stati abbassati i criteri di accesso per le aziende e, quindi, si è esteso anche a società che avessero eseguito progetti nel campo nucleare o equivalenti, per esempio petrolchimici. E, infatti, Maltauro e Saipem non ne hanno di esperienza nel nucleare. Ed eccoci arrivati ai giorni nostri perché fin qua uno dice: va bene, sono cose interne, succede, si danno gli appalti, si tolgono gli appalti, va bene. Però, oggi succedono delle cose interessanti. Nell'ambito dell'inchiesta su corruzione e mazzette dell'Expo 2015, la magistratura individua una sorta di cupola degli appalti nella quale convergono nomi noti del regime partitocratico che ha avvelenato il nostro Paese negli ultimi decenni: l'ex parlamentare DC Gianstefano Frigerio, l'ex funzionario del PCI Primo Greganti, l'ex senatore del PdL Luigi Grillo, l'ex esponente dell'UdC ligure, poi passato a NCD, Sergio Cattozzo, l'ex di Expo 2015 Angelo Paris e l'imprenditore vicentino Enrico Maltauro, il vincitore della gara per il Cemex di Saluggia. Quindi, questi sono gli stessi nomi che abbiamo già sentito nominare, alcuni di essi almeno, in particolare Primo Greganti che, tra l'altro, fino a pochi giorni fa aveva libero accesso a Palazzo Madama, così come denunciato dal nostro collega senatore Giarrusso, che ci ha anche esposto la stranezza degli ingressi cancellati e richiesto per questo un'indagine interna al Senato. Infatti, ricordiamolo cosa è successo. Quando si è chiesto di conoscere gli accessi di Primo Greganti, tesserato PD e arrestato per le tangenti dell'Expo 2015, agli uffici del Senato, il sistema informatico si è improvvisamente bloccato ed è rimasto fuori servizio per mezza giornata. Quando ha ripreso a funzionare, non risultavano tracce di ingressi in Senato di Primo Greganti. Strano. Peccato che la Guardia di finanza, pedinando Greganti, aveva appurato e documentato come ogni mercoledì questi si presentasse in Senato, dove regolarmente accedeva. Intercettazioni telefoniche. Anche questo ci fa capire la gravità della situazione, perché sappiamo che Greganti entrava in Senato, ma non sappiamo con chi interloquiva. L'inchiesta dovrebbe chiarire come sia stato possibile che Greganti entrasse senza che i suoi ingressi venissero registrati, oppure come sia stato possibile cancellare la registrazione di questi ingressi che avrebbero indicato almeno chi andava a incontrare. Ma tornando all'appalto Cemex a Maltauro sarebbe stato chiesto dalla «cupola» l'1,5 per cento del valore dell'appalto – pari a circa 1 milione 350 mila euro, queste le indagini attuali – di cui 600 mila sarebbero stati effettivamente versati. Nell'insieme si parla di un giro di denaro che supera i 2 milioni di euro. Vorrei aggiungere un inciso: qui stiamo parlando di un impianto di solidificazione di scorie nucleari messo in una posizione critica, che dal 1977 deve essere messo in sicurezza e noi oggi, nel 2014, parliamo di tangenti per costruirlo. Questa cosa qui per me è significativa di che cavolo di Paese siamo diventati e continuiamo ad essere, nonostante gli uomini nuovi al comando. C’è anche un'altra cosa interessante sull'attualità che abbiamo scoperto noi del MoVimento 5 Stelle perché stiamo col fiato sul collo su queste porcate. L'attualità parla della torta più grande da spartire: il deposito unico nazionale dei rifiuti nucleari italiani, un'opera che – in teoria – entro il 2025 dovrebbe contenere quei 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi. L'ISPRA ha configurato i criteri per l'allocazione del deposito già dal 28 febbraio di quest'anno. L'ente a sua volta ha chiesto al Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare ed al Ministro dello sviluppo economico il permesso per poter divulgare i criteri; il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Orlando e poi Galletti, hanno dato assenso, mentre pare che il Ministero dello sviluppo economico non avrebbe nemmeno risposto alla sollecitazione dell'ISPRA. Magari ci sa dire qualcosa. Stando alle ultime dichiarazioni del nuovo presidente di Sogin, Giuseppe Zollino, si tratterebbe di un ritardo di natura politico-elettorale... non disturbiamo l'elettore che dorme, non diciamo dove si farà il deposito nazionale che poi magari qualcuno si inquieta e poi magari finisce per non votarci. Grazie. Chiediamo dunque al Governo di verificare la reale capacità e professionalità della cordata Maltauro-Saipem incaricate di effettuare i lavori per il Cemex di Saluggia al fine di garantire un corretto avanzamento delle attività di Sogin, nonché, la salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini. Inoltre chiediamo se si corra il rischio di un aumento dei tempi e dei costi e se, addirittura, vi siano rischi concreti per l'ambiente e la popolazione se l'impianto non venisse realizzato a regola d'arte, data la probabile mancanza di competenza. Vista la natura molto delicata della materia in questione, chiediamo se non sia il caso di rivedere con attenzione l'intero quadro degli appalti di Sogin nonché la disciplina che regola le assunzioni interne oppure anche di verificare l'adeguatezza delle procedure di controllo messe in atto dall'ente di controllo tecnico, cioè l'ISPRA, cosa particolarmente importante oggi, perché si sta provvedendo all'istituzione della nuova autorità di controllo, l'ISIN, e l'individuazione di eventuali carenze è fondamentale. Chiediamo quale sia il piano di lavoro della cordata Maltauro-Saipem, o meglio, il cronoprogramma relativo alla specifica gara di appalto riguardante il Cemex e con quali tempistiche sia prevista la chiusura dei lavori e a quale punto si trovino oggi i lavori, visto che ci risulta da indiscrezioni che i lavori sono fermi e comunque molto indietro rispetto a quanto pianificato forse data anche l'inesperienza dell'appaltatore. Se si intenda anche verificare il comportamento degli organismi di controllo amministrativi e per quali ragioni non abbiamo mosso rilievi o assunto iniziative a fronte del grande numero di appalti annullati in autotutela. Chiediamo se il Governo non ritenga opportuno intervenire a livello normativo per istituire un vero e proprio osservatorio per il nucleare nel vercellese che dia modo alla cittadinanza – ed a specifiche organizzazioni territoriali – di controllare e verificare lo stato dei lavori ed il livello di sicurezza dell'ambiente e della salute. Vorremmo inoltre chiedere al Ministro se le informazioni inerenti ai criteri configurati dall'ISPRA per l'allocazione del deposito nucleare nazionale siano corrette e, nel caso, quali siano le motivazioni secondo le quali il Ministro dello sviluppo economico stia ritardando la pubblicazione degli stessi. Un calcolo elettorale di fronte ad un impianto che doveva essere messo in sicurezza dal 1977 e che oggi costituisce un gravissimo rischio per la popolazione italiana ma ci sembra qualcosa di assolutamente intollerabile.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, De Vincenti, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO DE VINCENTI, . Signor Presidente, gli interpellanti pongono una serie di quesiti ai quali cercherò di dare risposta singolarmente. Relativamente al primo quesito, si evidenzia come il Ministero dello sviluppo economico, pur essendo titolare di un potere di indirizzo di azione sul processo di nucleare, non si sostituisce nei ruoli e nelle responsabilità operative che attengono a Sogin Spa, né nei rapporti intercorrenti tra Sogin Spa e i propri appaltatori, che rimangono regolati dalla legislazione corrente. Inoltre, come comunicato anche dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, l'impianto oggetto della richiesta degli onorevoli interpellanti è soggetto a valutazione di impatto ambientale. Il relativo procedimento si è concluso con il decreto VIA del 19 settembre 2008, positivo con prescrizioni, e la verifica di ottemperanza di dette prescrizioni è assicurata dalla competente Direzione generale per le valutazioni ambientali del Ministero da ultimo citato, cioè il Ministero dell'ambiente. Ad ogni buon conto, per quanto attiene all'affidamento dei lavori per il Cemex di Saluggia alla cordata Maltauro-Saipem – fermo restando che la qualificazione ai fini dell'aggiudicazione dei lavori avviene nell'ambito delle procedure previste dalla legge e, soprattutto, con riferimento alla specifica opera da realizzare – si rappresenta che le due aziende hanno una storia industriale di rilievo. Il Gruppo Maltauro – attivo sin dal 1921 – riunisce società finanziarie e industriali, operanti prevalentemente nel settore delle costruzioni e dell'edilizia e nel campo della soluzione di problemi ambientali. Le società del gruppo sono parte di varie associazioni e organismi, che ricordo: AGI (Associazione Imprese Generali), ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), e sono state tra le prime imprese qualificate all'esecuzione di lavori pubblici dalle Società Organismi di Attestazione (SOA). Per ciò che riguarda Saipem Spa – società soggetta all'attività di direzione e coordinamento dell'ENI Spa –, quest'ultima è, invece, leader mondiale nel settore dei servizi per l'industria petrolifera e . Quanto al secondo quesito, si evidenzia che il nuovo Cda di Sogin Spa, secondo quanto riferito dalla stessa società, a valle di una specifica ha avviato attività di aventi ad oggetto le procedure di affidamento dei contratti, che vedono presenti, a vario titolo, le imprese coinvolte nelle indagini in corso da parte della procura della Repubblica di Milano e che, comunque, più in generale, Sogin Spa ha adottato un proprio regolamento, volto a disciplinare le modalità operative di gestione delle attività di ricerca, selezione ed assunzione del personale, nel rispetto anche dei principi di trasparenza, pubblicità ed imparzialità, previsti dall'articolo 18 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito in legge n. 133 del 2008. Pertanto, la società, indipendentemente dagli esiti delle indagini condotte dall'autorità giudiziaria, ha già confermato di aver adottato spontaneamente iniziative orientate alla qualità e alla trasparenza. Quanto al terzo quesito, si evidenzia come in materia nucleare occorra una specifica preparazione tecnica, idonea strumentazione, formazione, informazione e addestramento, oltre ad una approfondita conoscenza dei progetti e piani operativi autorizzati ed approvati per la disattivazione del sito. L'ISPRA – e successivamente sarà l'ISIN – svolge da tempo, in qualità di autorità di controllo per la sicurezza nucleare e per la radioprotezione, funzioni istituzionali di vigilanza delle attività sui siti nucleari. Peraltro, pur essendo l'ISPRA un ente vigilato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è stato allo stesso tempo riconosciuto, da parte del Ministero dello sviluppo economico, quale ente che svolge un ruolo di centrale rilevanza nelle materie afferenti il settore nucleare. Al riguardo, ricordo che nel decreto legislativo n. 45 del 2014, recante «Attuazione della direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi», e nello schema di disegno di legge concernente la «Ratifica ed esecuzione degli emendamenti alla Convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari del 3 marzo 1980, adottati a Vienna 1'8 luglio 2005, e norme di adeguamento all'ordinamento interno» – il cui iter di approvazione è ancora in corso –, il Ministero dello sviluppo economico (MISE) ha proposto un ampliamento dei poteri di controllo dell'ISPRA (ISIN) nell'ambito della materia nucleare. Anche il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al riguardo, fa presente che al fine di garantire che siano raggiunti elevati standard di sicurezza nella gestione sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, nonché delle relative procedure di controllo, la disciplina nazionale e comunitaria prevede verifiche internazionali da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Le verifiche riguardano anche l'Autorità di regolamentazione competente. Tali attività di verifica devono essere effettuate almeno ogni dieci anni. Ovviamente ciò non preclude la possibilità di verifiche temporalmente più ravvicinate. In ogni caso, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare rende noto che ha in corso approfondimenti sull'adeguatezza delle procedure di controllo dell'ente di controllo tecnico ISPRA-Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale, per individuare e colmare eventuali carenze in considerazione della concomitante fase di istituzione dell'ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, che è l'ISIN che ho già citato. Inoltre, per i necessari controlli, il Ministro potrà avvalersi del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, dotato di apposita sezione specializzata nel contrasto dell'inquinamento da sostanze radioattive, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge 8 luglio 1986, n. 349. Per quanto attiene al quarto quesito, si precisa quanto segue. L'autorizzazione alla realizzazione dell'impianto Cemex è stata rilasciata con decreto ministeriale del 23 dicembre 2010 e prevede che l'impianto venga realizzato entro quattro anni dall'approvazione del Rapporto Particolareggiato di Progetto (RPP), il cui iter non si è ancora concluso da parte di ISPRA, anche se la procedura può ormai considerarsi in fase finale. Il contratto di appalto per la progettazione e la realizzazione dell'impianto Cemex è stato formalizzato il 26 febbraio 2013. In base al cronoprogramma contrattuale, il termine per lo sviluppo del progetto esecutivo è previsto nel secondo trimestre del 2014. La durata complessiva dei lavori, stabilita nel contratto, è pari a 1.260 giorni naturali e consecutivi. Ad oggi è ancora in corso lo sviluppo della progettazione esecutiva da parte dell'appaltatore e, pertanto, la consegna delle aree e l'avvio della fase realizzativa sono state riprogrammate nel quarto trimestre del 2014. Quanto al quinto quesito, rappresento che l'articolo 133 del decreto legislativo n. 230 del 1995 prevede l'istituzione presso il Ministero della sanità, della salute, scusatemi, di una commissione permanente sulla protezione contro i rischi da radiazioni ionizzanti, avente il compito, tra gli altri, di informare e aggiornare regolarmente la popolazione che rischia di essere interessata dall'emergenza radiologica, sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili nonché sui comportamenti da adottare in caso di emergenza radiologica. Si precisa, inoltre, che nel caso di eventi incidentali negli impianti nucleari la tutela della pubblica incolumità è affidata, secondo quanto previsto nel decreto legislativo citato, alle misure previste in appositi piani di emergenza. La redazione di detti piani di emergenza è curata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della protezione civile, cui spetta la gestione del sistema di allertamento nazionale. Si specifica che nei piani di emergenza si prevedono le modalità di comunicazione degli eventi incidentali al Dipartimento della protezione civile e i flussi di comunicazione con la struttura tecnica centrale, le strutture operative nazionali e le regioni. I piani di emergenza trovano applicazione anche nel caso di eventi occorsi in impianti posti al di fuori del territorio nazionale o, comunque non preventivamente correlabili con alcuna specifica area del territorio nazionale. Pertanto si ritiene che al di là di campagne informative – peraltro sempre utili – il sistema istituzionale offra adeguate garanzie di presidio informativo. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, inoltre, comunica che, ad oggi, tutti gli impianti nucleari in dismissione gestiti dalla Sogin Spa, hanno ottenuto il giudizio positivo di compatibilità ambientale con prescrizioni. Per la centrale nucleare di Garigliano, con decreto dell’ 8 novembre 2011, è stato istituito dal Ministero citato l'Osservatorio ambientale in presidio permanente, che è responsabile della supervisione di tutte le attività relative alla dismissione dell'impianto. Inoltre per il «parco nucleare piemontese» è stato istituito con la legge regionale 18 febbraio 2010, n. 5, il «tavolo di confronto e trasparenza e partecipazione sulle attività di messa in sicurezza dei materiali e dei siti nucleari, sull'impiego di sorgenti di radiazioni ionizzanti e sul trasporto di materie radioattive e fissili» per il quale è prevista la partecipazione anche degli «organismi di rappresentanza degli interessi diffusi». Per quanto, infine, concerne la richiesta di eventuali interventi a livello normativo, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ricorda che in base all'articolo 7, comma 4, del decreto legislativo n. 45 del 2014, è già previsto che lo stesso Ministero e il Ministero dello sviluppo economico assicurino le necessarie occasioni di effettiva partecipazione da parte del pubblico ai processi decisionali concernenti la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. Infine, quanto al quesito successivo, si rappresenta che il procedimento normativo che disciplina il percorso procedimentale volto alla ricerca ed individuazione del sito più idoneo per l'ubicazione del deposito nazionale è stato tracciato con il decreto legislativo n. 31 del 2010, recante la «Disciplina dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché benefici economici a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99» (e specificamente l'articolo 27 del decreto legislativo citato). Invero, l'unica disposizione che menziona un onere di pubblicazione – peraltro gravante su Sogin – è il comma 3 del citato articolo 27, che prevede, per l'appunto, l'onere di tempestiva pubblicazione e diffusione della carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (carta quest'ultima che dovrà essere redatta da Sogin Spa sulla base dei criteri che verranno definitivamente elaborati da ISPRA). In ogni caso, ad oggi, ISPRA non ha ancora definito i criteri di idoneità, pur avendo trasmesso ai Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente una versione preliminare del documento, precisando che i contenuti dovevano essere sottoposti, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 153 del decreto legislativo n. 230 del 1995, ad una ulteriore fase finale di consultazione tecnica a partire dal mese di gennaio 2014. Secondo quanto riferito da ISPRA a dicembre 2013 tale fase di consultazione prevede la trasmissione della guida tecnica all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, al Consiglio nazionale delle ricerche, all'Istituto superiore di sanità, all'Istituto geografico militare e all'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo sostenibile perché possano formulare, nel periodo di 45 giorni, eventuali osservazioni. La guida tecnica verrà peraltro trasmessa anche a Sogin Spa in qualità di soggetto attuatore ai sensi del decreto legislativo n. 31 del 2010 e successive modifiche, per eventuali motivate proposte di modifica. In tale nota ISPRA, inoltre, manifestava la propria intenzione di pubblicare sul proprio sito salvo diverso avviso da parte di Ministeri, l'attuale versione della guida tecnica, in un'ottica di trasparenza e di informazione del pubblico. Tale intenzione è stata confermata da ISPRA, che, in un apposita comunicazione al Ministero dello sviluppo economico redatta proprio in relazione dell'interpellanza di cui oggi parliamo, ha reso noto che la fase di consultazione sulla guida tecnica si è conclusa il 28 febbraio scorso. A partire da tale data è stato possibile per l'istituto avviare la valutazione delle osservazioni, dei commenti e delle motivate proposte di modifica ricevute, al fine di predisporre la versione definitiva. L'istituto è ora in grado di procedere all'emanazione della guida tecnica n. 29 con la sua pubblicazione sul proprio sito che avverrà nei prossimi giorni. Lo stesso istituto, per quanto di competenza, precisa che a valle dell'approvazione del progetto particolareggiato, in attesa di approvazione, lo ricordo, da parte dello stesso ISPRA, viene svolta dal medesimo la vigilanza sulla progettazione esecutiva e sulle attività realizzative, ivi inclusi gli aspetti di attuazione del programma di garanzia di qualità. In merito agli eventuali rischi sull'ambiente e sulla popolazione, nel caso in cui l'impianto non venisse realizzato, sempre ISPRA comunica che, allo stato, i rifiuti liquidi radioattivi ad alta attività sono stoccati in condizioni di sicurezza in una struttura bunkerizzata di recente realizzazione, denominata nuovo parco serbatoi. Resta comunque prioritaria la realizzazione di un impianto di condizionamento di detti rifiuti in quanto l'inglobamento degli stessi in una matrice solida qualificata è condizione necessaria alla loro definitiva messa in sicurezza, anche ai fini del conferimento al deposito nazionale.
PRESIDENTE. L'onorevole Busto ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
MIRKO BUSTO. Signor Presidente, purtroppo no, non siamo soddisfatti, perché si dice che il Ministero non si sostituisce, eppure questa azienda la finanziamo noi e quindi è a tutti gli effetti pagata dai contribuenti italiani. Allora, non è questione di non sostituirsi, qui c’è un grave rischio per la salute dei cittadini, c’è una situazione di malagestione del della gestione delle scorie, che si protrae dal 1977, in quel caso specifico, e comunque a seguito del referendum sul nucleare, e ci viene detto che sono «cavoli» della Sogin, nel senso che non si può intervenire e bisogna lasciar fare, che è tutto a posso. A me sembra preoccupante questa risposta, anche quando si dice che, trattandosi di appalti di questa natura, va bene lo stesso che se ne occupino la Maltauro (che si occupa di edilizia, andava bene per fare l'Expo, forse) e la Saipem, che si occupa di petrolifero, perché esistono delle norme tecniche specifiche per quanto riguarda la gestione dei rifiuti nucleari ben diverse. Forse anche questi ritardi di cui lei parlava derivano anche da questa mancata esperienza tecnica. Forse, forse – lo ha detto anche lei – ci sono comunque due semestri di ritardo, ammesso che ci si arrivi a due semestri di ritardo. Poi dice che Sogin fa le inchieste interne; sì, Sogin fa le inchieste interne ed è un'ottima cosa che adesso si faccia un'inchiesta interna. Ma, in primo luogo, cambiando un vertice, non è così facile cambiare tutto il sistema interno: se all'interno ci sono delle sacche di malagestione, non è così facile eliminarle soltanto cambiando un vertice. Forse, dovendo questo essere un interesse dei cittadini italiani e del suo Ministero, forse sarebbe il caso che vi fosse una gestione più cautelativa. Poi, del ritardo ho detto. Vi è il tavolo della partecipazione e della trasparenza, eppure, nonostante questo tavolo, riceviamo da tutte le associazioni ambientaliste presenti sul territorio un grido di protesta sul fatto che non c’è abbastanza trasparenza e capacità di partecipazione. Noi che siamo portavoci dei cittadini, e dei cittadini associati anche nelle associazioni ambientaliste, non possiamo fare altro che venire e dire queste cose a lei, Ministro: c’è mancanza ancora di trasparenza e di consapevolezza di quello che sta succedendo. Per quanto riguarda i criteri, questa cosa è ancora paradossale perché allora Zullino forse si è sbagliato perché ha dichiarato direttamente che c'era un problema elettorale e che erano pronti da due, diversi mesi, quindi, per carità, tutto può essere, però è un po’ strano che subito dopo le elezioni, questi criteri appaiono improvvisamente, mentre prima erano in fase preparatoria. Per carità, sarà una completa occasionalità, comunque grazie.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Agostini n. 2-00544, concernente iniziative urgenti per avviare il Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere e per rilanciare le politiche di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne . Chiedo all'onorevole Roberta Agostini se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ROBERTA AGOSTINI. Signor Presidente, colleghi, sottosegretari, noi abbiamo presentato questa interpellanza urgente, sottoscritta da molti colleghi e colleghe del gruppo del Partito Democratico, per comprendere esattamente la situazione delle politiche di contrasto alla violenza che erano state avviate nei mesi precedenti dal precedente Governo. Nei mesi scorsi, quest'Aula si è trovata molte volte a discutere di come avviare una risposta seria in grado di fronteggiare un fenomeno sempre più grave e pervasivo come quello della violenza contro le donne e contro i bambini, un fenomeno strutturale che richiede una risposta strategica, non emergenziale e non episodica, come abbiamo detto molte volte, un fenomeno che – anche se avviene spesso e volentieri all'interno delle mura domestiche e dunque dentro una cerchia privata – richiede una forte risposta pubblica. Non era scontato che uno dei primi atti, tra l'altro votato all'unanimità dal Parlamento, fosse la ratifica della Convenzione di Istanbul, che peraltro entrerà in vigore dal 1o agosto perché è stata sottoscritta da dieci Paesi e non era neppure scontato che una delle prime leggi votate anche con una grande discussione fosse proprio quella voluta dal Governo, la conversione in legge del cosiddetto decreto sul femminicidio, la legge n. 119 del 2013. È il segno di un'iniziativa forte che questo Parlamento ha voluto assumere su di sé per il contrasto al fenomeno della violenza. In particolare, quest'ultima legge che citavo prevedeva all'articolo 5 la predisposizione di un Piano nazionale antiviolenza, finanziato per il 2013 con 10 milioni di euro e lo stanziamento di risorse per i centri antiviolenza e le case rifugio di 17 milioni per il biennio 2013- 2014 e di ulteriori dieci milioni per il 2015. Come abbiamo detto, quando abbiamo discusso quel testo di legge, si tratta di cifre che non sono sufficienti a coprire e a implementare le politiche di contrasto contro la violenza, ma almeno rappresentano un punto di partenza utile per avviare e sostenere alcune politiche a livello nazionale e locale, che peraltro avrebbero bisogno di un finanziamento più stabile e più permanente. In relazione, diciamo, all'obiettivo della predisposizione del piano nazionale il Governo precedente aveva avviato una serie di tavoli, sette per l'esattezza, la famosa task force indispensabile per un'ottica integrata e multidisciplinare in grado di affrontare il fenomeno della violenza dove coinvolte erano moltissime amministrazioni – le amministrazioni interessate –, molti ministeri interessati e numerose realtà sociali e associative. Si tratta, io penso, di realtà che spesso rappresentano presidi in primi linea non solo per accogliere le donne vittime di violenza ma anche per promuovere politiche di prevenzione essenziali se vogliamo contrastare il fenomeno agendo alla sua radice cioè provando ad impostare positivamente le relazioni tra le persone e tra i generi a partire dalle scuole e dalle famiglie e si tratta di realtà che devono essere messe in rete, strutturate e aiutate permanentemente a svolgere il proprio lavoro e il proprio ruolo. Dalle notizie, però, che abbiamo il lavoro dei tavoli si è interrotto con il cambio di Governo e le risorse non sono state impiegate, neppure quelle relative all'anno 2013. Io credo e penso che sia piuttosto evidente che l'assenza di un ministro o di un sottosegretario responsabile del Dipartimento abbia indebolito anche l'efficacia degli strumenti e delle politiche che dovrebbero essere rilanciate. Ci sono state diverse interrogazioni e richieste di chiarimento. Penso, ad esempio, a quella presentata dalla collega Murer che è in Commissione affari sociali e a cui spero si risponderà a breve. Io penso e sono convinta che non si possano lasciare passare settimane e mesi di fronte a dati che sono dati che continuano ad essere drammatici. In occasione dell'8 marzo il Viminale ci dice che nel 2013 il numero delle vittime è salito a quota 177, una tendenza che sembrava smentita dai primi due mesi del 2014 ma che purtroppo è stata confermata dalle cifre della prima settimana di marzo, con altre sei donne uccise, e con cifre come quelle diffuse dall'agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali che ci dice che il 33 per cento della popolazione femminile ha subito abusi fisici e sessuali dall'età di 15 anni e parliamo di 62 milioni di persone. Quindi, io chiedo che cosa si intenda fare per utilizzare le risorse che erano state stanziate, quali sono i tempi e quali sono i criteri per distribuire e per utilizzare quelle risorse e quali sono i tempi per arrivare finalmente, per varare finalmente il nuovo piano antiviolenza e per rafforzare la rete e le politiche che questo Parlamento rivolgendosi al Governo, sia con una mozione parlamentare ma poi anche nella discussione sull'ultima legge contro il femminicidio, aveva chiesto che venissero attuate.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Ivan Scalfarotto, ha facoltà di rispondere.
IVAN SCALFAROTTO, Signor Presidente, onorevoli deputati, onorevole Roberta Agostini, in linea con quanto stabilito dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la cosiddetta Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia con la legge 27 giugno 2013, n. 77, il Governo ha adottato, il 14 agosto 2013, il decreto-legge n. 93, convertito in legge 15 ottobre 2013, n. 119, recante «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province». La suddetta Convenzione di Istanbul entrerà in vigore il 1o agosto 2014, essendo avvenuta la ratifica da parte del decimo Stato membro. Al riguardo, si evidenzia che l'Italia è stata uno dei primi Stati a ratificarla, facendosi promotrice in numerose sedi internazionali di azioni di sensibilizzazione per gli altri Paesi. Il citato decreto-legge n. 93 del 2013 prevede, all'articolo 5, l'adozione da parte del Ministro delegato alle pari opportunità, previa intesa in sede di Conferenza unificata, di un piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, che deve essere elaborato con il contributo delle amministrazioni interessate, delle associazioni di donne impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza, in sinergia con la nuova programmazione dell'Unione europea per il periodo 2014-2020. Tenuto conto della complessità degli interventi da porre in essere per l'adozione del suddetto Piano, il compito di elaborarlo è stato affidato ad una interistituzionale, costituita il 22 luglio 2013, che riunisce tutti i Ministeri interessati (Pari opportunità, Giustizia, Interno, Salute, Istruzione, Esteri, Difesa, Economia e Finanze, Lavoro e delle politiche sociali, Sviluppo Economico) e i rappresentanti delle autonomie territoriali e del mondo dell'associazionismo, coordinata dal Dipartimento per le pari opportunità. Al fine di giungere in tempi rapidi all'elaborazione del Piano, i lavori della suddetta sono stati organizzati costituendo sette sottogruppi tematici di lavoro, ai quali partecipano i rappresentanti delle amministrazioni statali, delle associazioni, delle regioni e degli enti locali, denominati: Codice Rosa; Comunicazione; Valutazione del rischio; Formazione; Educazione; Reinserimento delle vittime e Raccolta Dati. Ciascun sottogruppo, affidato all'amministrazione statale competente per materia, partecipante alla suddetta sta ultimando l'elaborazione delle diverse proposte di intervento finalizzate: al sostegno delle vittime di violenza mediante il loro reinserimento sociale e lavorativo e al recupero dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive (articolo 5, comma 2, lettera del decreto-legge n. 93 del 2013); alla formazione dei diversi soggetti coinvolti nella presa in carico delle vittime, come per esempio operatori sociosanitari, forze dell'ordine, volontari del soccorso, operatori dei centri antiviolenza (questo secondo l'articolo 5, comma 2, lettera ), del sopra citato decreto-legge); alla valutazione dei fattori di rischio cui sono esposte le vittime di violenza (secondo l'articolo 5, comma 2, lettera ), del sopra citato decreto-legge); alla corretta rappresentazione dei generi nel sistema dei media e della comunicazione (secondo l'articolo 5,comma 2, lettera ), del sopra citato decreto-legge); alla realizzazione di specifici percorsi formativi per i docenti contro la violenza di genere e per il rispetto della diversità (articolo 5, comma 2, lettera ), del sopra citato decreto-legge); alla definizione di un sistema integrato di informazioni statistiche adeguato a misurare il fenomeno della violenza contro le donne (secondo l'articolo 5, comma 2, lettera ), del sopra citato decreto-legge); e, infine, all'elaborazione di procedure di intervento omogenee all'interno delle strutture di pronto soccorso per la tutela e l'assistenza delle vittime di violenza domestica e sessuale (secondo l'articolo 5, comma 2, lettera ), del sopra citato decreto-legge). All'ultimazione dei lavori dei sottogruppi tematici, coordinati dal Dipartimento per le pari opportunità, sarà compito dello stesso Dipartimento investire la per la condivisione del Piano. Attesa la complessità delle azioni che si intendono perseguire con il Piano, il Governo conta di poter adottare lo stesso entro il mese di ottobre. In ordine alle risorse finanziarie stanziate per l'attuazione del Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, è stato incrementato per l'anno 2013 il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità di 10 milioni di euro (articolo 5, comma 4, del decreto-legge n. 93 del 2013), stanziando, successivamente, con l'articolo 1, comma 217, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014) risorse finanziarie aggiuntive pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016. Tali risorse saranno allocate sulle diverse aree d'intervento una volta completato il Piano in questione. Per quanto riguarda, invece, il potenziamento delle forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza, secondo quanto previsto dal sopra richiamato articolo 5, comma 2, lettera ), del decreto-legge n. 93 del 2013, sono stati, inoltre, stanziati ed assegnati, dall'articolo 5-, comma 1, dello stesso decreto-legge n. 93 del 2013, 10 milioni di euro per l'anno 2013 e 7 milioni di euro per l'anno 2014, nonché 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015. Tali risorse, secondo quanto previsto dall'articolo 5-, comma 2, del sopra citato decreto-legge, devono essere annualmente ripartite tra le regioni dal Ministro delegato per le pari opportunità previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le province autonome di Trento e Bolzano, tenendo conto dei criteri stabiliti nella disposizione stessa. Al fine di accelerare i tempi del riparto delle risorse da trasferire alle regioni per il finanziamento dei centri antiviolenza, il Governo ha predisposto la bozza di decreto, accorpando le risorse riferite agli esercizi finanziari 2013 e 2014, per un complessivo importo pari ad euro 17 milioni, che verrà trasmessa, nei prossimi giorni, alla Conferenza Stato-regioni per la prevista intesa. È intenzione del Governo, infatti, erogare le suddette risorse entro il mese di luglio.
PRESIDENTE. L'onorevole Roberta Agostini ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
ROBERTA AGOSTINI. Signor Presidente, io ringrazio il sottosegretario per la risposta e per l'impegno. Chiederei di insistere in questo lavoro, che ha bisogno – io penso – dell'impegno quotidiano di ciascuno di noi. Credo che uno dei problemi del nostro Paese è che spesso – non sempre, ma spesso – si fanno delle buone leggi che poi non si applicano e rimangono semplicemente delle buone leggi sulla carta. Credo che la legge che noi abbiamo varato ad ottobre, quella cosiddetta sul femminicidio, è stata una legge che ha visto l'impegno di moltissime forze parlamentari, di moltissime associazioni. Ricordo il lavoro che abbiamo fatto nelle Commissioni per migliorare il testo che ci veniva dal Governo. Credo che uno di quegli articoli che proprio lei citava nella sua risposta, l'articolo 5 del decreto-legge, sia un articolo che riassume bene il senso di questo lavoro, che in tante donne, associazioni, forze politiche hanno fatto in questi anni per condurre la battaglia contro la violenza sulle donne. E proprio quell'articolo 5 ha bisogno poi di essere effettivamente applicato. C’è bisogno di una velocità non solo nell'elaborazione del piano, ma poi anche nella spesa delle risorse che, con tanta fatica e con tanto impegno, erano state trovate. Dunque, io faccio un appello al Governo a non vanificare questo lavoro, a non vanificare il fatto che per la prima volta noi scriviamo, nero su bianco, in un testo di legge l'impegno, la previsione di un vero e proprio piano nazionale antiviolenza. Per la prima volta definiamo un piano nazionale antiviolenza con l'aiuto, il supporto, la concertazione di tutte quelle realtà che sul territorio da anni lavorano a questo. Quindi, non disperdere questo lavoro e, anzi, assumere con sempre maggiore forza quel ruolo di punto di riferimento nella battaglia contro la violenza sulle donne che è importantissimo affinché il fenomeno della violenza emerga. Infatti, purtroppo noi sappiamo che il fenomeno della violenza è spesso un fenomeno sommerso, perché le donne hanno paura di uscire, di andare a denunciare, perché non sanno dove andare, perché spesso e volentieri non ci sono centri antiviolenza, punti di ascolto, sportelli, case rifugio, proprio sul territorio. L'8 marzo il Presidente della Repubblica ha insignito di alcune massime onorificenze personalità importanti, come Franca Viola, che hanno fatto della battaglia contro la violenza proprio un segno distintivo anche della loro biografia. Credo che dobbiamo tutti quanti impegnarci di più per raccogliere il testimone di una battaglia di civiltà. La soluzione non è dietro l'angolo, sarà l'esito di un cambiamento culturale profondo, che deve affrontare il nodo delle relazioni tra gli uomini e le donne. Però, c’è una responsabilità particolare, una responsabilità concreta delle istituzioni. Quindi, c’è un piano delle garanzie, c’è un piano delle tutele individuali, c’è un piano politico, c’è un piano sociale, c’è una limitazione, di fatto, con la violenza dei propri diritti essenziali. Quindi, io credo che noi dovremmo provare di più a dare forza e seguito concreto al lavoro che questo Parlamento ha cominciato a fare sin dall'inizio del suo insediamento e dare legittimità politica a questo lavoro con gli atti concreti che il Governo dovrà perseguire nei prossimi mesi, con le tappe che lei ha indicato – a luglio l'erogazione dei fondi e a ottobre il piano nazionale antiviolenza –, provando a mettere un passo avanti all'altro e rinsaldando sempre di più questo ruolo di baluardo contro la violenza che le istituzioni devono assumere.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Brunetta e Abrignani n. 2-00537, concernente intendimenti del Governo circa l'assunzione degli idonei del concorso pubblico a 964 posti di allievi agenti della Polizia di Stato, destinando gli ultimi 160 idonei in graduatoria alla copertura dei volontari in ferma quadriennale nelle Forze armate . Chiedo all'onorevole Abrignani se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica.
IGNAZIO ABRIGNANI. Signor Presidente, illustre sottosegretario, poche sere fa in televisione, guardando la finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico, tutti gli italiani si sono resi conto della necessità di rafforzare le nostre forze di pubblica sicurezza. C’è stata in quella occasione, senza stare a ripetere tutto ciò che gli Italiani hanno visto, sicuramente una sottovalutazione di alcune situazioni, e indubbiamente è stata indicata da più parti, anche da parte del Ministero degli interni, la necessità di rafforzare le forze di pubblica sicurezza presenti in occasione di eventi straordinari, a Roma come in altre città d'Italia. Uno dei motivi per cui venne sollevato il problema e una delle risposte che in qualche modo venne data anche da alcune autorità presenti, fu relativa all'impossibilità di spogliare, se così vogliamo dire, il territorio di quella città, soprattutto quando si tratta di città di particolare grandezza come Roma, Milano, Torino o Napoli, di forze di polizia che in carico a commissariati di sicurezza, non possono essere tutte insieme «dirottate» in occasione di eventi di questo genere. Venne anche sollevata un'altra problematica, rispetto a quella serata, ossia quella relativa ai costi che in qualche modo gravano sull'amministrazione statale in occasione di questi eventi. Tanto è vero che qualcuno, a mio parere in maniera errata, propose di spostare i costi a carico delle squadre di calcio, che peraltro già di per se svolgono la loro attività all'interno degli stadi. Dico che per me fu un errore perché in un momento in cui lo Stato viene spesso visto lontano dai cittadini, abdicare a una delle garanzie democratiche, com’è quella della difesa dei cittadini, ad altri, ecco non mi sembra proprio un buon viatico rispetto al rapporto Stato-cittadini. Perché dico questo (e poi verrò all'interpellanza) ? Evidentemente vi sono, rispetto a questo tipo di situazioni, ma in generale, sia problemi di organico, sia problemi di costi. In più noi vediamo che in occasioni di eventi appunto particolari, entrambe queste situazioni emergono. E questo è tanto vero che la legge di stabilità per il 2014, la numero 147 del 2013 (quella che una volta si chiamava finanziaria) ha previsto una deroga del 55 per cento al blocco dei per il reclutamento di nuovi agenti al fine di integrare le forze dell'ordine, in particolare per il rafforzamento del presidio dell'Expo Milano 2015. Allora anche questa deroga, che così vogliamo indicare, evidentemente con il consenso del Governo, sta a testimoniare la necessità di non solo rafforzare l'organico dello Stato in materia di pubblica sicurezza, ma soprattutto, laddove esistono eventi di natura internazionale come può essere l'Expo 2015, o nazionale come la finale di Coppa Italia, come ricordavo prima, esiste un problema, indubbiamente, di pubblica sicurezza. Allora vengo un po’ al cuore dell'interpellanza, dopo questa breve premessa. Il bando di concorso del 26 marzo 2013 per 964 allievi agenti della Polizia di Stato, prevedeva appunto che una parte dei vincitori sarebbe stata inviata direttamente ai concorsi di formazione in Polizia, mentre un'altra sarebbe andata a comporre la cosiddetta seconda aliquota, cioè i vincitori di concorso destinati al servizio come volontari in ferma quadriennale nelle Forze armare con successivo passaggio nella Polizia di Stato. Il 29 novembre 2013 è stata pubblicata la graduatoria di merito finale di tale concorso e il 13 dicembre 2013 la suddetta graduatoria è stata incrementata di ulteriori 119 unità, per un totale di mille posizioni. Attualmente esistono 672 unità, 160 in seconda aliquota e 500 idonei non vincitori, potenzialmente disponibili all'assunzione immediata. Perché, lei mi chiederà, io le ricordo questi dati così precisi che peraltro conosce ? Perché noi non riusciamo ad avere risposta su questo argomento, tanto è vero che come forza politica Forza Italia ha fatto approvare, in data 8 aprile 2014, un nostro ordine del giorno, approvato con parere favorevole dal Governo, nel quale si impegnava il Governo a valutare l'opportunità di procedere con l'assunzione dei candidati idonei non vincitori della seconda aliquota e dei VFP4 idonei all'ultimo concorso per l'arruolamento di 964 allievi agenti. Ciò, per poter consentire l'impegno delle suddette forze di polizia a tutela della sicurezza dell'esposizione universale Expo Milano 2015 e in altre zone a rischio sicurezza, considerando che l'arruolamento di questo personale permetterebbe di rispettare i tempi necessari e un sensibile risparmio per l'amministrazione. Peraltro, questo ordine del giorno fa seguito alla deroga del Governo della legge n. 147 del 2013; quindi, c’è qualcosa che non riusciamo a capire perché la legge dice che bisogna integrare le forze di polizia per alcuni eventi internazionali, esiste la possibilità della deroga, noi ci siamo visti approvare dal Governo un ordine del giorno sul tema ed oggi invece siamo ancora qui con questa interpellanza urgente. Peraltro, la carenza di organici nella polizia di Stato è stata più volte segnalata anche dai sindacati del comparto sicurezza, in particolare il sindacato di polizia Spir-Uil di Roma ha denunciato come sia necessario addestrare al più presto il personale per fronteggiare le esigenze di sicurezza che interesseranno il nostro Paese nel 2015, a fronte dei grandi eventi internazionali previsti. La legge 30 ottobre 2013, n. 125, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101 ha previsto, tra le disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni, l'assorbimento degli idonei delle graduatorie vigenti e, quindi, anche l'eventuale «scorrimento» delle stesse a copertura degli organici vacanti. Tra l'altro, sappiamo che il Comando generale dell'Arma dei carabinieri – «cugino» della polizia di Stato – ha avviato una procedura per il reclutamento di 763 allievi carabinieri effettivi, individuabili mediante lo «scorrimento» della graduatoria finale di merito del concorso del 2012. A fronte di tutto questo accade che in data 14 marzo 2014 viene indetto, attraverso la pubblicazione in della Repubblica italiana, un concorso per 650 allievi agenti della polizia di Stato che contraddice quanto fino a quel momento statuito da legge dello Stato e affermato dal nostro ordine del giorno accolto dal Governo. Se poi vogliamo finalizzare idealmente, teoricamente questo bando in vista degli eventi internazionali, con particolare riferimento a quello del 2015, evidentemente, dati i tempi per l'espletamento di detto concorso, quest'ultimo non risulterebbe di nessuna utilità. Inoltre, secondo noi questo nuovo concorso viola in particolare l'articolo 4 del decreto-legge n. 101 del 2013, recante disposizioni urgenti in tema di immissione in servizio di idonei vincitori di concorso. Infatti, il decreto ha disciplinato con disposizioni inderogabili il reclutamento e l'utilizzo delle graduatorie degli idonei dei precedenti concorsi, ampliando il già stringente principio giurisprudenziale secondo cui lo scorrimento delle graduatorie ancora efficaci avrebbe dovuto rappresentare la regola, mentre l'indizione di un nuovo concorso l'eccezione. Infine, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha invitato le amministrazioni pubbliche a rilevare, entro il 23 maggio 2014, tutte le graduatorie concorsuali vigenti ed il numero dei vincitori e degli idonei. Attraverso questa interpellanza urgente noi vogliamo sapere se il Governo intenda, in ossequio ai principi di economicità, speditezza ed efficienza dell'azione amministrativa, sbloccare l'assunzione degli allievi agenti della polizia di Stato procedendo all'individuazione degli stessi mediante «scorrimento» della graduatoria finale, destinando gli ultimi 160 idonei in graduatoria, ma non vincitori, a garantire la copertura dei volontari in ferma quadriennale delle Forze armate. Infine, vogliamo capire come il Governo intenda altrimenti garantire l'ordinato svolgimento di eventi internazionali, soprattutto a fronte del necessario incremento della presenza delle forze dell'ordine nelle città protagoniste di tali manifestazioni.
IVAN SCALFAROTTO, Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interpellanza all'ordine del giorno, gli onorevoli Brunetta e Abrignani chiedono al Governo di attingere alla graduatoria del concorso per allievi agenti della Polizia di Stato a 964 posti – poi ampliati a 1.083 – il cui bando risale al 26 marzo 2013. All'uopo viene chiesto all'amministrazione dell'interno di avvalersi della facoltà di scorrimento della graduatoria degli idonei. Invero, gli onorevoli interpellanti sembrano anche porre la distinta richiesta di assumere immediatamente non solo gli idonei, ma anche i vincitori dello stesso concorso, collocati nella cosiddetta seconda aliquota, destinati alla ferma quadriennale prima dell'immissione in ruolo. Anche per questi ultimi, infatti, si registrerebbe la stessa potenziale disponibilità all'assunzione immediata. Sempre a parere degli onorevoli interpellanti, tale soluzione avrebbe molteplici ricadute positive. In primo luogo, verrebbe ad essere rispettata l'indicazione normativa contenuta nella recente legge n. 165 del 2013, di conversione del decreto-legge n. 101 del 2013, secondo la quale l'amministrazione pubblica, senza alcuna eccezione, prima di procedere a nuove assunzioni ha l'obbligo di esaurire il serbatoio anche degli idonei, collocati utilmente nelle graduatorie ancora vigenti. Inoltre, anche il Consiglio di Stato – ricordano gli onorevoli interpellanti – si è espresso nel senso di ritenere che l'istituto dello scorrimento sia la regola, mentre l'indizione di un nuovo concorso rappresenti, invece, l'eccezione. Non mancano, infine, gli onorevoli interpellanti di evidenziare come l'immissione immediata degli idonei e degli altri potenziali interessati, venga incontro alle accresciute esigenze di sicurezza determinate dallo svolgimento di Expo 2015 e da altri impegnativi eventi per i quali è verosimile ipotizzare la necessità di un potenziamento dei servizi di prevenzione e di controllo. Infine, sussisterebbero irragionevoli motivi di disparità con il sistema di reclutamento dell'Arma dei carabinieri, che ha avviato una procedura di assunzione di idonei del concorso indetto per il reclutamento di 763 allievi Carabinieri, tramite scorrimento della relativa graduatoria. Il tema evidenziato dagli onorevoli Brunetta ed Abrignani è da tempo all'attenzione dell'amministrazione dell'interno, in quanto sono note le aspirazioni degli idonei a vedere soddisfatte le loro aspettative al reclutamento. Dobbiamo osservare, tuttavia, che le argomentazioni portate a sostegno della tesi non depongono nel senso di un vincolo giuridico stringente, per le ragioni che si vanno a riassumere. Intanto, il decreto-legge n. 101 del 2013 ha corrisposto alla sentita esigenza, pendente da molto tempo, di dare una risposta in termini equitativi e risolutivi alla delicata questione che le amministrazioni pubbliche, anziché procedere all'esaurimento della graduatorie ancora aperte, preferissero ricorrere all'instaurazione di rapporti di lavoro precario; sicché quelle norme pongono disposizioni di principio tendenti a contrastare un fenomeno annoso e a creare le condizioni perché non abbia più a ripetersi. Si deve considerare, inoltre, che le norme contenute nel codice dell'ordinamento militare, che disciplinano il reclutamento nelle carriere iniziali delle forze di polizia e che per questo motivo debbono ritenersi norme speciali, prevedono che si provveda annualmente alla determinazione dei posti da mettere a concorso, dando luogo ad un meccanismo assunzionale del tutto peculiare, modellato, infatti, sulle specifiche esigenze della difesa e correlato alla necessità di garantire, con cadenza periodica predeterminata, un sufficiente numero di volontari. Anche lo stesso Consiglio di Stato, nella citata sentenza del 2011, pur affermando la valenza generale dell'istituto dello scorrimento della graduatoria, ha tuttavia fatto presente che la sua applicazione recede innanzi a discipline settoriali speciali che introducano, come appunto quella in discorso, canali assunzionali paralleli rispetto a quelli applicabili al pubblico impiego, per specifiche ragioni di prevalente interesse pubblico. Va poi osservato che per l'Arma dei carabinieri – e questo spiega esaurientemente la differenza tra le due situazioni – ricorrono presupposti differenti, in quanto l'Arma può valutare l'opportunità di prorogare i termini di validità della graduatoria, avvalendosi della facoltà che le è espressamente riservata dall'articolo 708 del citato codice militare. Peraltro, va aggiunto che l'Arma si è una sola volta avvalsa di tale facoltà e per contingenti ragioni connesse alla sopravvenuta manovra di revisione della spesa pubblica che, a graduatoria già formata e individuati pure i vincitori, aveva inciso sulle possibilità assunzionali. Vi è poi da rilevare che l'immissione immediata degli idonei finirebbe col determinare lo scavalcamento da parte di questi ultimi dei vincitori appartenenti alla cosiddetta seconda aliquota, tuttora in ferma quadriennale, con evidenti effetti di iniquità e conseguenti rischi di contenzioso. La questione, per i suoi delicati risvolti e anche per il vivo interesse che ha destato, è oggetto comunque della più attenta valutazione da parte dei vertici del Viminale. In tale contesto valutativo si terranno in considerazione anche le specifiche esigenze che gli onorevoli interpellanti sollevano con riferimento allo svolgimento di Expo 2015 e di altre manifestazioni suscettibili di determinare un impatto nella gestione dei dispositivi di sicurezza. Voglio rassicurare, a tal riguardo, che è già stato predisposto un complesso ed articolato programma di interventi e che, in ogni caso, la Polizia di Stato immetterà a breve ulteriori 407 unità provenienti dalla seconda aliquota di vincitori del precedente concorso 2008, che si andranno ad aggiungere alle 923 unità che stanno completando il corso di formazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Abrignani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
IGNAZIO ABRIGNANI. Signor Presidente, mi dispiace confermare quello che ho detto prima, ma assolutamente non mi sento soddisfatto. Non voglio dire che mi sento preso in giro, ma, insomma, noi avevamo chiesto una risposta. Una risposta che riteniamo, tra l'altro, anche di buonsenso. Ancora una volta oggi mi sento dire che è all'attenzione, è alla massima attenzione, che ci sono dei vincoli giuridici, ma mi sembra che c’è una volontà politica di non dare una risposta. Infatti potrebbe trattarsi non solo di un discorso di buonsenso. Io capisco che l'Arma dei carabinieri l'ha fatto una sola volta, ma non mi sembra una motivazione rispetto a una situazione che è cristallizzata. Noi, sì, abbiamo sollevato il problema dei 160 idonei e degli altri 520. Allora, una risposta poteva essere: cominciamo dai 160 idonei. Invece, ancora una volta ci sentiamo dire che, pur essendo alla massima attenzione e pur essendo controllata, a oggi non si capisce cosa intende fare il Governo. Tra l'altro, da tempo qualcuno ha anche cristallizzato il concetto che gli ordini del giorno non hanno nessun valore in quest'Aula. Insomma, però, in qualche modo il Governo aveva dato parere favorevole su quell'ordine del giorno che, come ripeto, risale all'8 aprile, per cui poco più di un mese fa. Ritengo che forse è il caso di cominciare a togliere il concetto della massima attenzione dando una risposta indirizzata in un senso o in un altro. Ripeto, uno può anche cominciare dagli idonei. Non riteniamo che ci sia alcuna iniquità, ma sarebbe un gesto politico per affermare che è iniziato il discorso dello scorrimento. Invece, vediamo che non c’è nessuna intenzione di revocare il concorso messo in piedi e, soprattutto, di dare una risposta a questi signori che aspettano da tempo essendo stati comunque dichiarati idonei per lo Stato ad assumere quella funzione. Non hanno alcuna risposta, se non ancora una volta quella della massima attenzione. Dopodiché, infine, sul piano che il sottosegretario ha indicato per il potenziamento in occasione di eventi importanti, andremo a valutare, sia da un punto di vista di quando il piano ci sarà, sia dei costi relativi e soprattutto della fattibilità degli stessi.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Ciprini n. 2-00554, concernente intendimenti del Governo circa l'assunzione degli idonei del concorso pubblico a 964 posti di allievi agenti della Polizia di Stato, anche in vista di Expo 2015 . Chiedo all'onorevole Nesci se intenda illustrare l'interpellanza, di cui è cofirmataria o se si riservi di intervenire in sede di replica.
DALILA NESCI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, l'interpellanza di oggi prima di tutto chiama in causa la coscienza della politica già sporcatasi le mani con la riforma Fornero che ha compromesso il futuro delle nuove generazioni. I cittadini ci chiedono onestà e franchezza, concretezza e coerenza. Si tratta di valori indispensabili, senza i quali l'amministrazione della cosa pubblica diventa una presa in giro, uno strumento elettorale, un contentino del momento. Ed è proprio la coerenza che deve prevalere. Non si può raccontare la favola del risparmio sperperando grandi risorse pubbliche, utili, invece, a immettere i giovani nel mondo del lavoro. Il 29 novembre 2013 fu pubblicata la graduatoria finale di merito del concorso per 964 allievi agenti della Polizia di Stato. Il 13 dicembre 2013 la suddetta graduatoria subì una rettifica e, quindi, i posti disponibili vennero elevati di 119 unità, passando a 1.083 le posizioni utili. Il bando di concorso, pubblicato il 26 marzo 2013, stabilì che una parte dei vincitori fosse inviata direttamente ai corsi di formazione, mentre un'altra andasse a comporre la cosiddetta seconda aliquota, cioè i vincitori di concorso destinati al servizio come volontari in ferma quadriennale nelle Forze armate, con successivo passaggio nella Polizia di Stato. Le due aliquote vennero ripartite dal n. 1 al n. 923, la prima, e dal n. 924 al n. 1.083, la seconda. I restanti candidati, dalla posizione 1.084 alla posizione 1.597, furono dichiarati idonei non vincitori. Al momento, perciò, esistono 672 unità – 160 vincitori in seconda aliquota e 512 idonei non vincitori – potenzialmente disponibili ad un'assunzione immediata. Ricordo che il 25 novembre 2013 il Capo della polizia, il prefetto Alessandro Pansa, dichiarò che «non è pensabile offrire al cittadino lo stesso servizio di sicurezza di qualche anno fa, con 15 mila poliziotti, 15 mila carabinieri e migliaia di finanzieri in meno». Il Ministro dell'interno Angelino Alfano, durante la presentazione del protocollo Milano Expo 2015-Mafia annunciò lo sblocco del cosiddetto delle forze dell'ordine, «con una deroga del 55 per cento» per «incrementare la presenza di forze dell'ordine in vista dell'Esposizione universale». Il tema della carenza di organico nella polizia è stato oggetto di più interrogazioni parlamentari, comunicati stampa di sindacati di polizia e articoli su testate giornalistiche a diffusione nazionale. La legge 30 ottobre 2013 n. 125, nota a tutti come legge D'Alia, ha confermato una serie di disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni. In adunanza plenaria, nella sentenza n. 14 del 2011 (quella citata dal sottosegretario), il Consiglio di Stato ha dedotto, che la decisione di scorrimento è idonea, poiché rappresenta un possibile e fisiologico sviluppo delle stessa procedura concorsuale, attuativo dei principi costituzionali, e che non può essere collocata su un piano diverso e contrapposto rispetto alla determinazione di indizione di un nuovo concorso. In relazione alle procedure di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni, la legge n. 165 del 2001 prescrive «modalità di svolgimento che garantiscano l'imparzialità e assicurino economicità e celerità di espletamento». L'8 aprile 2014, durante la seduta pubblica n. 225 al Senato, il Governo, nella persona del sottosegretario per la difesa, deputato Domenico Rossi, esprimendo parere conforme a quello dei relatori, ha accolto come raccomandazione alcuni ordini del giorno, impegnando così il Governo a risolvere il problema ancora oggi in esame. Il 22 aprile 2014, l'ufficio per le relazioni sindacali del Ministero dell'interno ha emanato un documento in cui sono esplicati i motivi per i quali sarebbe inapplicabile la legge D'Alia alla fattispecie e sarebbe pertanto impossibile lo scorrimento della graduatoria di cui oggi ci occupiamo, così come ha detto lei. Le motivazioni giuridiche contenute nel suddetto documento riguardano la sentenza del Consiglio di Stato n. 100 del gennaio 2014. Ma ricordo che, nella fattispecie, il Consiglio di Stato si era espresso su ricorso non basato sulla legge D'Alia, ma su una legislazione precedente. Prima della legge D'Alia non vi era un diritto soggettivo degli idonei all'assunzione e l'amministrazione aveva ampia discrezionalità. Con la legge D'Alia, invece, questa discrezionalità è venuta a cadere e l'assorbimento degli idonei nelle graduatorie vigenti diventa un dovere per le pubbliche amministrazioni e un diritto soggettivo inderogabile per gli idonei e i vincitori di concorso. Ancora, con il decreto legislativo 28 gennaio 2014, n. 8 e la successiva nota del 4 marzo, il Ministero della difesa e lo stato maggiore della difesa hanno espressamente dichiarato di non aver più bisogno di personale VFP4 in nelle Forze Armate, poiché mancano adeguate risorse economiche per l'immissione. Allora, non si comprende in che modo la mancata assunzione nelle Forze armate di questo personale di 160 unità possa essere ostativa allo scorrimento. Le disposizioni di legge prevedono l'obbligo di scorrimento, non più una valutazione di opportunità. L'eventuale diatriba sull'ermeneutica e sul campo d'applicazione della legge D'Alia potrebbe essere superata per decreto, con una rettifica della graduatoria finale di merito; così come avvenuto il 13 dicembre 2013, quando vi fu un ampliamento dei posti messi a concorso: da 964 a 1.083. Dicono che il MoVimento 5 Stelle non sappia proporre, lo smentiamo per l'ennesima volta e suggeriamo una soluzione pratica al problema, come abbiamo fatto per i sovrintendenti della polizia e per ruoli della guardia di finanza e della polizia penitenziaria. Nel caso di cui parliamo oggi, si può rettificare e ampliare nuovamente la graduatoria: da 1.083 posti a 1.597. Si possono dichiarare vincitori in prima aliquota tutti i candidati dalla posizione n. 1 alla n. 1.436 e dichiarare vincitori in seconda aliquota coloro che si sono classificati tra la posizione n. 1.437 la n. 1.597. In questo modo, non verrebbe violato il decreto legislativo n. 66 del 2010 e non ci sarebbe discussione sull'applicabilità della legge D'Alia al comparto. Sarebbero inoltre garantiti i principi di meritocrazia e costituzionalità, nonché di economicità, speditezza ed efficienza dell'azione amministrativa. Con decreto, nel 2014, il Comandante generale dell'Arma dei carabinieri ha avviato una procedura per il reclutamento di 763 allievi Carabinieri effettivi, mediante lo scorrimento della graduatoria finale di un concorso del 2012. Tale graduatoria è stata esaurita, assumendo non solo i vincitori non ancora assunti, ma anche gli idonei all'epoca non vincitori. Il concorso degli allievi agenti della Polizia ha le stesse caratteristiche. La legge D'Alia, è opportuno rimarcare, ha ampliato e reso inderogabile il già stringente principio giurisprudenziale secondo cui lo scorrimento delle graduatorie ancora efficaci avrebbe dovuto rappresentare la regola, mentre l'indizione del nuovo concorso l'eccezione. È bene ricordarlo: lo ha chiarito in adunanza plenaria il Consiglio di Stato, con la sentenza del 28 luglio 2011, n. 14. Dal mese di gennaio ad oggi, sono state presentate ventiquattro interrogazioni parlamentari, quattro interpellanze, quattro ordini del giorno ed una mozione. Soltanto tre interrogazioni hanno ricevuto la risposta dal Governo, da parte del sottosegretario Bocci, ma inadeguata e insoddisfacente. Il 5 maggio, il Dipartimento della funzione pubblica ha invitato tutte le amministrazioni di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a rilevare le graduatorie concorsuali vigenti e il numero dei vincitori e degli idonei, proprio in osservanza dell'articolo 4 della legge D'Alia. L'adempimento, quindi, dovrà avvenire entro e non oltre il 23 maggio 2014. Ciò dimostra che lo Stato sa di dover rispettare la nuova normativa, che impone l'assunzione di tutti i vincitori e idonei delle graduatorie vigenti. Infine, lo stesso D'Alia, davanti alle Commissioni I e XI della Camera dei Deputati, nella seduta congiunta del 15 ottobre 2013, alla domanda formulata dal collega Fiano «se l'efficacia delle graduatorie concorsuali si intendesse applicata anche ai lavoratori del comparto difesa e sicurezza», da Ministro, rispose affermativamente, e quindi, ad evitare ulteriori contenziosi. Chiediamo, dunque, di procedere immediatamente ad una rettifica o scorrimento della graduatoria finale di merito del concorso per 964 allievi agenti della Polizia di Stato, già elevato a 1.083, oppure ad un ampliamento tale da garantire, in ogni caso, la copertura della quota di vincitori in seconda aliquota. Si tratta di una soluzione che ha il vantaggio dall'economicità – lo ripeto – e della speditezza. Quindi, ci auguriamo che, da qui in avanti, lo scorrimento di tutte le graduatorie sia inteso come la via maestra anche dal Governo in carica e speriamo che il vostro Esecutivo voglia essere coerente con le intenzioni di risparmio. Soprattutto, auspico che sia rapido nel dare opportunità alle nuove generazioni, che non possono attendere tempi biblici.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato, Ivan Scalfarotto, ha facoltà di rispondere.
IVAN SCALFAROTTO, Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'interpellanza all'ordine del giorno della seduta odierna, l'onorevole Ciprini, unitamente ad altri onorevoli, chiede al Governo di procedere all'assunzione degli allievi agenti della Polizia di Stato ricompresi nella seconda aliquota, nonché di coloro che sono risultati idonei nel concorso pubblico a 964 posti, bandito il 26 marzo 2013. Ciò anche in considerazione di importanti eventi internazionali e, in particolare, dell'Expo 2015, che richiederanno un grande impegno da parte delle forze di Polizia. Si tratta di una questione sostanzialmente già trattata nell'interpellanza dell'onorevole Brunetta e dell'onorevole Abrignani, a cui ho appena risposto. Per tale motivo, non potrò che ribadire le considerazioni che ho esposto pochi minuti fa e che mi accingo, comunque, a ripercorrere per grandi linee. Il tema evidenziato è da tempo all'attenzione dell'amministrazione dell'interno, in quanto sono note le aspirazioni degli idonei a vedere soddisfatte le loro aspettative al reclutamento. Tuttavia, le argomentazioni che vengono portate a sostegno della tesi non depongono nel senso di un vincolo giuridico stringente, per le ragioni che vado ad illustrare. In primo luogo, il decreto-legge n. 101 del 2013 ha corrisposto alla sentita esigenza, che era pendente da molto tempo, di dare una risposta in termini equitativi e risolutivi alla delicata questione che le amministrazioni pubbliche, anziché procedere all'esaurimento delle graduatorie ancora aperte, preferissero ricorrere all'instaurazione di rapporti di lavoro precario; sicché quelle norme pongono disposizioni di principio tendenti a contrastare un fenomeno annoso e a creare le condizioni perché non abbia più a ripetersi. Si deve, poi, considerare che le norme contenute nel codice dell'ordinamento militare, che disciplinano il reclutamento nelle carriere iniziali delle forze di polizia e che per questo motivo debbono ritenersi norme speciali, prevedono che si provveda annualmente alla determinazione dei posti da mettere a concorso, dando luogo ad un meccanismo assunzionale del tutto peculiare, modellato, infatti, sulle specifiche esigenze della difesa e correlato alla necessità di garantire, con cadenza periodica predeterminata, un sufficiente numero di volontari. Lo stesso Consiglio di Stato in adunanza plenaria, nella sentenza n. 14 del 2011, pur affermando la valenza generale dell'istituto dello scorrimento della graduatoria, ha tuttavia fatto presente che la sua applicazione recede innanzi a discipline settoriali speciali che introducano, come appunto quella in discorso, canali assunzionali paralleli rispetto a quelli applicabili al pubblico impiego, per specifiche ragioni di prevalente interesse pubblico. Va poi osservato che per l'Arma dei carabinieri ricorrono presupposti differenti, in quanto l'Arma può valutare l'opportunità di prorogare i termini di validità della graduatoria, avvalendosi della facoltà che le è espressamente riservata dall'articolo 708 del citato codice militare. Peraltro, va aggiunto che l'Arma si è una sola volta avvalsa di tale facoltà, e per ragioni contingenti connesse alla sopravvenuta manovra di revisione della spesa pubblica che, a graduatoria già formata e individuati pure i vincitori, aveva inciso sulle possibilità assunzionali. Vi è, infine, da rilevare che l'immissione immediata degli idonei finirebbe con il determinare lo scavalcamento da parte di questi ultimi dei vincitori appartenenti alla cosiddetta seconda aliquota, tuttora in ferma quadriennale, con evidenti effetti di iniquità e conseguenti rischi di contenzioso. La questione, comunque, per i suoi delicati risvolti e anche per il vivo interesse che ha destato, è oggetto della più attenta valutazione da parte dei vertici del Viminale. In tale contesto valutativo si terranno, anche, in considerazione le specifiche esigenze che gli onorevoli interpellanti sollevano con riferimento allo svolgimento di Expo 2015. Vogliamo rassicurare, a tal riguardo, che è già stato predisposto un complesso ed articolato programma di interventi e che, in ogni caso, la Polizia di Stato immetterà a breve ulteriori 407 unità provenienti dalla seconda aliquota di vincitori del precedente concorso 2008, che si andranno ad aggiungere alle 923 unità che stanno completando il corso di formazione.
TIZIANA CIPRINI. Signor Presidente, non siamo soddisfatti della risposta e adesso andiamo a spiegarne i motivi. Innanzitutto, replichiamo dal punto di vista tecnico-giuridico, evidenziando che non vi sono motivi giuridici validi da poter opporre alla nostra richiesta di scorrimento della graduatoria e conseguente assunzione degli agenti, perché il decreto-legge n. 101 del 2013, cosiddetto decreto D'Alia, ha introdotto il diritto degli idonei all'assunzione prima di bandire un nuovo concorso, escludendo qualsiasi discrezionalità dell'amministrazione se fare lo scorrimento o meno delle graduatorie al fine dell'assunzione degli idonei. Esso, pertanto, si applica a tutte le amministrazioni, compreso il Ministero dell'interno. Il comparto sicurezza e difesa sicuramente ha alcune regole speciali, ma tali regole non riguardano le assunzioni e l'obbligo di assumere gli idonei in base ad un provvedimento di carattere generale come il decreto-legge n. 101; quindi, c’è anche una questione di gerarchia delle fonti normative. Tra l'altro, l'articolo 2199 del decreto legislativo n. 66 del 2010, pur imponendo l'alimentazione annuale delle Forze armate e di polizia, espressamente, fa salvo il rispetto dei vincoli normativi previsti in materia di assunzione del personale e, dunque, rinvia al decreto-legge n. 101. A tal fine si richiama anche la decisione del comandante generale dell'Arma dei carabinieri che con decreto del 2 gennaio del 2014 ha avviato la procedura per il reclutamento di 763 allievi carabinieri effettivi, mediante lo scorrimento della graduatoria finale di concorso. Tra l'altro, ciò è una prova evidente che non vi sono ragioni giuridiche valide per non applicare lo scorrimento della graduatoria anche al comparto sicurezza e difesa. La sentenza, poi, del Consiglio di Stato n. 100 del 2014 è precedente al decreto D'Alia, pertanto la situazione potrebbe essere risolta facilmente anche effettuando, mediante un decreto, laddove ci fosse la volontà politica, una rettifica della graduatoria finale di merito per un ampliamento dei posti messi a concorso da 964 a 1.083 e, dunque, ampliando la graduatoria a 1.597 e dichiarando vincitori in prima aliquota tutti i candidati dalla posizione numero 1 alla posizione 1.487 e dichiarando i restanti vincitori in seconda aliquota. Ricordo anche che i 160 vincitori in seconda aliquota non sono stati assunti, contrariamente a quanto aveva riferito il sottosegretario Bocci. Dunque, parliamo appunto di sole 672 unità, di cui 160 di seconda aliquota e 512 idonei. Ma vi sono anche – alcuni l'hanno già ribadito – le risorse e la copertura finanziaria, per fare queste assunzioni, come previsto dalla legge di stabilità 2014, che ha istituito un apposito fondo con una dotazione pari a 51,5 milioni di euro per l'anno 2014 e 126 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015. Pertanto, evidentemente, il problema non è tecnico-giuridico ma è politico. C’è un evidente e imbarazzante atteggiamento contraddittorio da parte del Governo e del Ministro Alfano, che si ostina a non venire in Aula e quindi a non metterci la faccia. Quindi, abbiamo già ricordato che l'allora Ministro della pubblica amministrazione, D'Alia, proprio in Commissioni congiunte alla Camera, rispose affermativamente rispetto all'applicabilità del decreto-legge n. 101 del 2013 anche al comparto sicurezza. Tra l'altro, l'Arma dei carabinieri, che è sempre comparto sicurezza e difesa, ha anche proceduto, come abbiamo ricordato, allo scorrimento della graduatoria degli idonei del 2012, quindi non si capisce perché questa regola non sia valida anche per la Polizia di Stato. Forse la legge non è uguale per tutti ? Forse il decreto-legge n. 101 del 2013 non si applica ai concorsi di Polizia, delle forze dell'ordine del Ministro Alfano ? Perché il Ministero dell'interno si rifiuta di applicare la legge come ha fatto l'Arma dei carabinieri ? Il personale idoneo del concorso degli allievi agenti, bandito nel marzo 2013, è disponibile per essere assunto in servizio e ha già compiuto tutte le visite mediche di controllo, dunque non occorre spendere altro denaro pubblico per fare visite di attualizzazione del personale assunto. Tra l'altro, bandire un nuovo concorso per assumere altro personale comporta costi e spese per lo Stato. In periodi di ci domandiamo perché spendere altro denaro pubblico se si possono assumere agenti già pronti per le esigenze, ad esempio, anche di Expo 2015. Chi pagherà questi soldi ? Forse c’è l'interesse a bandire nuovi concorsi perché ci sono dietro manovre di corruzione politica legata alla compravendita di posti pubblici come, ad esempio, presso la Guardia di finanza, come è emerso in una nota trasmissione televisiva, a Pozzuoli ? Ebbene, l'atteggiamento del Ministro Alfano è incomprensibile anche politicamente e forse dovrebbe dare una spiegazione del suo rifiuto ad assumere questi idonei anche alla sua stessa maggioranza di cui fa parte, perché persino parlamentari della sua stessa maggioranza hanno già presentato moltissime interrogazioni parlamentari (l'abbiamo prima ricordato), compresi il PD, con Fiano e Rosato, Fratelli d'Italia, Forza Italia, SEL, Scelta civica, gruppo Misto e MoVimento 5 Stelle, tranne che il Nuovo Centrodestra, cioè il partito di Alfano. Quindi, molti candidati idonei hanno già fatto ricorso al TAR contro la mancata assunzione, con conseguente contenzioso e costi e spese per lo Stato. Alfano ha dichiarato che occorre nuovo personale di agenti di polizia per Expo 2015, ma non assume il personale idoneo di cui al concorso del marzo 2013, ben sapendo che facendo un nuovo concorso i vincitori non sarebbero mai pronti per giugno 2015, per Expo. Tale comportamento è anche contrario ai principi di economicità e speditezza dell'azione amministrativa, oltre che contraddittorio dal punto di vista politico. Il Ministro dell'interno, durante la presentazione del protocollo «Milano Expo 2015 mafia », annunciò proprio lo sblocco del delle forze dell'ordine e, dati tutti gli scandali connessi alla nuova tangentopoli di Expo, ci sembra opportuno che degli agenti di polizia vadano proprio a monitorare questa situazione. Quindi, il Ministro Alfano, di fatto, sta negando a centinaia di giovani di età compresa tra i 19 e i 29 anni il loro diritto e sta tradendo le loro aspettative, le aspettative di tanti giovani che chiedono non solo un posto di lavoro che hanno conquistato partecipando a un concorso pubblico, ma anche il diritto di indossare una divisa. Il Ministro non solo non risponde alla maggioranza di cui fa parte, ma nega un diritto a centinaia di giovani e cittadini per motivi francamente incomprensibili e che non spiega. La nostra interpellanza serve proprio per mettere in luce ed evidenziare l'ipocrisia del Governo, che dice una cosa e poi non porta a conclusione quanto dice. Dunque, in realtà manca la volontà politica. Tra l'altro, recentemente Alfano ha anche dichiarato in Commissione affari costituzionali che avrebbe assunto 2.600 unità tra polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. Ieri, invece, nel corso di una trasmissione televisiva, il deputato Gelli, del PD, si è dichiarato pronto a sottoscrivere tutte le interpellanze sulla questione; peccato che manchi però la sua firma sulla nostra, forse perché evidentemente il PD vota sempre contro tutto ciò che propone il MoVimento 5 Stelle, a prescindere dalla bontà delle proposte. Per tutti questi motivi, mi dichiaro e ci dichiariamo insoddisfatti delle ragioni della risposta.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Nuti n. 2-00558, concernente intendimenti del Governo in ordine all'introduzione del divieto di erogazione di vitalizi ai condannati per reati di tipo mafioso . Chiedo, anzi non glielo chiedo perché è già in piedi, quindi do la parola all'onorevole Nuti, per illustrare la sua interpellanza per quindici minuti.
RICCARDO NUTI. Signor Presidente, con l'interpellanza urgente si chiede al Governo di sapere quali sono i soggetti che percepiscono dei vitalizi da parte di questo organo della Repubblica e che sono stati condannati per mafia e se il Governo ha intenzione di introdurre una modifica della normativa proprio come proposto dal Movimento 5 Stelle. In particolare, abbiamo depositato una proposta di legge che introduce l'esclusione dal vitalizio di coloro che sono stati condannati per reati di mafia, erogato non solo da parte delle regioni italiane, bensì da qualunque organo della Repubblica italiana. Coloro che sono stati condannati per reati di mafia, non solo hanno arrecato un danno economico e di immagine allo Stato, bensì hanno anche sostenuto con le proprie condotte illecite un potere che è in diretta contrapposizione con lo Stato e quindi con tutta la collettività. In altre parole, si tratta di individui che hanno contribuito ad alimentare un sistema che trova la propria ragion d'essere nel continuo tentativo di far collassare il buon funzionamento della democrazia stessa per sottometterla alla propria volontà criminale. Per questo, appare naturale introdurre l'eliminazione del vitalizio per questi soggetti ed ampliare la norma a tutte le istituzioni repubblicane che in virtù del delicato ruolo che rivestono dovrebbero ergersi a simbolo della lotta contro l'illegalità.
IVAN SCALFAROTTO, Signor Presidente, l'interpellanza urgente presentata dall'onorevole Nuti, relativa all'esclusione del vitalizio anche per i condannati per delitti di tipo mafioso, pone l'accento su una questione di sicuro interesse pubblico, che presenta ampi profili giuridici ed economici, attesa l'operatività del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174 in ambito di finanza regionale. Ai fini di una compiuta comprensione del problema, riteniamo sia utile precisare che la norma su cui si chiede di intervenire, sollecitando che possa essere ampliato il novero dei reati da cui far discendere l'esclusione dell'erogazione del vitalizio è la lettera dell'articolo 2 del predetto decreto, proposto di iniziativa del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro dell'Interno e del Ministro dell'Economia e delle Finanze, e prevista in un'ottica di regolamentazione economica degli enti territoriali anche con finalità di . Il riferimento agli articoli 28 e 29 del codice penale opera come richiamo generale all'istituto della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, normalmente collegata nel nostro ordinamento all'entità della pena irrogata in concreto. Quanto all'ambito di applicazione, è l'articolo 29 del codice penale a stabilire che in caso di condanna all'ergastolo o alla pena detentiva per un tempo non inferiore a cinque anni, così come in presenza di una dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto, ovvero di tendenza a delinquere, debba essere applicata l'interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici. Alla previsione di carattere generale, si aggiungono poi singole disposizioni di legge che in taluni reati contro la pubblica amministrazione prevedono la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. L'interdizione dai pubblici uffici in questi casi consegue quindi di diritto alla condanna e, ove non inserita nel relativo provvedimento decisorio, potrà essere comminata nella fase di esecuzione. Pertanto, secondo la legislazione vigente, per i delitti contro l'ordine pubblico – tra cui è compreso il delitto di associazione per delinquere di tipo mafioso – la pena accessoria dell'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici potrà comunque operare in tutti i casi in cui vi sia stata una sentenza di condanna ad una pena pari o superiore ai cinque anni di reclusione, senza necessità di una diversa ed ulteriore previsione normativa. Detto ciò, si fa presente che il decreto legge n. 174 del 2012 (recante disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali) all'articolo 2 prevede espressamente che, a decorrere dal 2013, una quota pari all'80 per cento dei trasferimenti erariali a favore delle regioni, possa essere erogata al ricorrere di determinate condizioni. Tra tali condizioni la lettera prevede che la regione abbia «escluso, ai sensi degli articoli 28 e 29 del codice penale, l'erogazione del vitalizio in favore di chi sia condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione». Il vitalizio di cui parla la norma, è bene precisarlo, è quindi quello che la regione può prevedere e corrispondere in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della regione, di consigliere regionale, di assessore regionale di cui alla lettera del medesimo articolo 2 del decreto-legge n. 174 del 2012 prima citato. La norma, quindi, attraverso un meccanismo indiretto di erogazione condizionata dei trasferimenti erariali, sollecita le Regioni alla concreta esclusione dell'erogazione del vitalizio in favore dei soggetti condannati in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione per i quali siano stati emesse le pene accessorie di cui agli articoli 28 e 29 del codice penale, senza con ciò introdurre un'ipotesi ulteriore di interdizione. In buona sostanza, poiché il citato decreto-legge persegue finalità di razionalizzazione e riduzione dei costi della politica nelle regioni, si è inteso subordinare il trasferimento di fondi, dallo Stato alle regioni, alla condizione che l'ente abbia effettivamente proceduto all'esclusione del vitalizio per i condannati in via definitiva per i delitti contro la pubblica amministrazione. Rileviamo, quindi, che la ricognizione dei soggetti eventualmente destinatari di vitalizio non è nella disponibilità del Ministero della giustizia, trattandosi di erogazione di competenza delle regioni, come già indicato. Venendo ora, alle specifiche richieste degli onorevoli interpellanti, dirette a sollecitare una modifica della previsione normativa della lettera del precitato decreto oltre l'originario ambito operativo, sia con riferimento alle tipologie di reato sia con riferimento ai soggetti destinatari che ricoprono varie cariche pubbliche, si può allo stato indicare che la questione è all'attenzione dell'intero Governo, stante il condivisibile interesse sociale che sottende la richiesta ed assicurando, anche in questa sede, il costante impegno del Governo ad adottare le misure più idonee per sostenere il principio di legalità e trasparenza dell'amministrazione pubblica.
PRESIDENTE. L'onorevole Nuti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
RICCARDO NUTI. Signor Presidente, io mi aspetto che quando si faccia una domanda ci sia una risposta, altrimenti non capisco perché si fanno le interrogazioni, quando non si riceva risposta, e in questo caso anche le interpellanze. Se si chiede se il Governo ha intenzione di modificare la normativa per impedire che si concedano i vitalizi a coloro che sono stati condannati per reati di mafia – con l'esempio di Salvatore Cuffaro, che è uno dei tanti che percepisce 6 mila euro al mese –, il Governo dovrebbe rispondere: «sì, è nostra intenzione; no, non è nostra intenzione». Dire semplicemente «è all'attenzione» significa che ci stiamo pensando e nel momento in cui uno Stato pensa se deve dare il vitalizio ai condannati per mafia perdonatemi, ma questo significa essere un po’ complici. Detto ciò, mi sembra quanto meno assurdo che siccome i vitalizi li erogano le regioni allora lo Stato non possa chiedere alle regioni quali siano i soggetti destinatari da parte dell'ente regionale di questi vitalizi, perché altrimenti diciamo che le regioni sono tutte a Statuto autonomo e non devono dare conto allo Stato e a questo punto è sbagliato avere rivolto l'interpellanza urgente al Governo nazionale, perché dobbiamo rivolgere la singola domanda a tutte le regioni. Mi chiedo cosa ci fa un Governo che non è in grado di dire a questo Paese quali sono i soggetti che prendono un vitalizio, nonostante siano stati condannati per mafia, e che risponde «è all'attenzione del Governo questo provvedimento» e non ci dice se lo vuole modificare o meno. Mi dica lei se così si può essere soddisfatti o no.
PRESIDENTE. Deduciamo di no.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Ruocco n. 2-00526, concernente iniziative, anche normative, per garantire un sistema di canoni demaniali equo e progressivo . Chiedo all'onorevole Ruocco se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
CARLA RUOCCO. Signor Presidente, sono mesi che ascoltiamo centinaia di imprese che operano sul demanio marittimo e che sono in seria difficoltà, sull'orlo del fallimento. Siamo di fronte a veri e propri drammi, che stanno portando all'esasperazione e alla disperazione così tante famiglie, mettendone in gioco l'avvenire e le certezze costruite con il lavoro di generazioni. Sappiamo tutti come una normativa oscura e ambigua possa generare confusione. Difatti, la normativa dei canoni demaniali ha subito, nel corso degli anni, differenti modifiche, che hanno comportato disparità di applicazioni. La legge n. 296 del 27 dicembre 2006, meglio conosciuta come finanziaria 2007, ha permesso all'Agenzia del demanio di rideterminare i canoni annui relativi alle concessioni che ospitano tali strutture, introducendo un sistema di calcolo commisurato ai valori di mercato che ha aperto, appunto, all'istituzione e alla richiesta di cifre molto elevate. Non tutti i canoni marittimi demaniali sono uguali. Alcuni piccoli imprenditori balneari italiani, a partire dal 2007, si sono visti aumentare vertiginosamente il loro canone, con incrementi da più 300 per cento al 1.500 per cento in un solo anno, da un anno all'altro. La stessa Agenzia del demanio nel 2007 ha fatto emergere diverse criticità: la situazione concessoria del demanio non è stata tenuta sotto controllo da molti enti locali. Difatti, solo il 49 per cento dei comuni si è uniformato alle disposizioni della Finanziaria del 2007. Molti concessionari si sono rifiutati di pagare quanto richiesto dall'ente gestore, impugnando i relativi atti in sede legale, con effetti negativi sulle somme riscosse. In più, lo schema di decreto legislativo sul federalismo demaniale approvato definitivamente con il decreto legislativo n. 85 del 2010 ha disciplinato l'attribuzione diretta dallo Stato agli enti locali territoriali di parte del patrimonio immobiliare statale, e quindi anche dei beni demaniali marittimi. L'obiettivo stabilito era quello della valorizzazione dei beni spesso sottoutilizzati, a beneficio delle collettività locali. Ma i Comuni delegati alla gestione delle attività amministrative hanno avuto molte difficoltà nell'applicare le molteplici disposizioni normative. Il comportamento omissivo di comuni e regioni ha messo in evidenza come il sistema delle concessioni demaniali marittime, basato sulla separazione tra la titolarità della gestione dei beni demaniali e la titolarità dei proventi derivanti dalla stessa attività di gestione abbia prodotto un federalismo monco, accompagnato da una serie di difficoltà. Molteplici, quindi, i nodi emersi sulla determinazione dei canoni demaniali marittimi che, con l'applicazione di sproporzionati valori OMI per le opere incamerate dallo Stato, ha portato alcuni canoni a valori tali da non poter essere corrisposti. Di conseguenza, oggi diverse centinaia di piccole e medie imprese si trovano tra l'incudine di Equitalia e il martello della revoca della concessione demaniale, perché non sono in grado di pagare migliaia di euro, pertanto rischiano di perdere la propria impresa così come migliaia di dipendenti e collaboratori rischiano di restare senza lavoro. Vorrei ricordare, inoltre, che il decreto legislativo n. 59 del 2010, che ha recepito la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo, la cosiddetta direttiva Bolkestein, ha comportato la riorganizzazione del mercato interno in base al principio della libera circolazione, creando un mercato concorrenziale e acuendo una crisi già molto forte. In particolare, tra gli effetti negativi c’è stato quello della frenata degli investimenti causata dall'enorme incertezza che domina l'intero comparto. Il Governo in merito non ha mai saputo dare delle risposte adeguate, se non sbiadite e provvisorie soluzioni, come la proroga delle concessioni demaniali marittime fino al 31 dicembre 2015 con la conversione in legge del decreto Milleproroghe n. 194 del 2009 e la tanta usata e mai abbandonata sanatoria prevista dalla legge di stabilità 2014 con il pagamento delle somme relative ai canoni e gli indennizzi per l'utilizzo dei beni demaniali marittimi in un'unica soluzione. Di sanatorie ormai questo Paese sta morendo ! 4000 chilometri di costa balneabile fanno del nostro Paese uno dei più felicemente dotati in materia di spiagge. L'arenile è un bene pubblico e viene affittato a privati, attraverso concessioni elargite dal demanio marittimo. Se si considera che circa il 30 per cento dei nostri litorali da bagno fa capo a uno stabilimento si possono immaginare i proventi che derivano da questo «tesoretto» di sabbia. Invece, nelle casse del demanio entrano solo pochi granelli. Un metro di costa valeva fino a pochi anni fa dai 7 euro in Sardegna, che vanta ben 848 chilometri di costa balneabile, ai 116 euro dell'Emilia Romagna, che sfiora i cento chilometri di spiagge, mentre la quota media nazionale riscossa supera di poco di poco i 24 euro. Ci rifiutiamo di credere che lo Stato, per di più in un momento così drammatico per l'occupazione, diventi il «braccio armato» nella distruzione di imprese. Ci rifiutiamo di credere che lo Stato, svenda il nostro patrimonio pubblico che è un patrimonio sociale, perché fa parte della nostra identità, e con questa interpellanza chiediamo di fare chiarezza sulla classificazione delle categorie a cui ricondurre le attività esercitate sui beni, attraverso un costante e chiaro monitoraggio dello Stato. Chiediamo un registro di catalogazione dei dati per poter equilibrare l'intero sistema così da rendere il quadro più chiaro e comprensibile. Si potrà in questo modo dare, finalmente, concretezza agli obiettivi per assicurare un futuro alle imprese e rilanciarne gli investimenti.
IVAN SCALFAROTTO, . Signor Presidente, onorevoli deputati, con il documento in esame, gli onorevoli interpellanti, dopo aver evidenziato che la disciplina dei canoni demaniali marittimi ha subito nel corso degli anni sostanziali modifiche, sollecitano il Governo ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, ai fini di stabilire un sistema di canoni più equo e progressivo, di procedere ad una classificazione delle spiagge e delle relative strutture balneari in più categorie e di regolare le procedure di pubblico incanto per l'ottenimento di nuove concessioni. Al riguardo, sentita l'Agenzia del demanio, si rappresenta quanto segue. La riorganizzazione dell'intera materia delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative è di ampio spettro riguardando vari profili, compreso quello relativo alle procedure di assegnazione delle stesse alla luce della procedura d'infrazione n. 2008/4908 avviata dall'Unione europea nei confronti dello Stato italiano. Il riordino ha preso le mosse dall'articolo 11, comma 2, della legge 15 dicembre 2011, n. 217, recante «Modifiche al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. Procedura di infrazione n. 2008/4908. Delega al Governo in materia di concessioni demaniali marittime». A tal fine è stato costituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per gli affari regionali, un tavolo tecnico composto da tutte le amministrazioni interessate (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero degli affari europei, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ed Agenzia del demanio). Nel corso degli incontri i rappresentanti delle amministrazioni menzionate hanno lavorato all'elaborazione di un'ipotesi di schema di decreto legislativo relativo alle procedure di assegnazione delle concessioni, che tuttavia non è ancora stato definito compiutamente. Da ultimo, è opportuno far presente che è intenzione del Governo di presentare un emendamento volto ad introdurre un articolo aggiuntivo al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante «Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale» (atto Senato n. 1465), che dispone la proroga al 15 ottobre 2014 del termine per il riordino della materia delle concessioni demaniali marittime, fissato al 15 maggio 2014 dall'articolo 1, comma 732, della legge n. 147 del 2013. Contestualmente, la proposta emendativa prevede la sospensione fino alla data del 15 settembre 2014, del pagamento dei canoni per le concessioni demaniali marittime indicate all'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. Tale sospensione è stata già accordata per l'anno 2013 e non è suscettibile di recare effetti negativi per la finanza pubblica, tenuto conto che le somme in argomento saranno comunque acquisite al bilancio dello Stato entro l'esercizio finanziario 2014. Nel contempo, il Governo potrà compiere tutte le attività utili per definire compiutamente l'attesa riorganizzazione dell'intera materia delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruocco ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
CARLA RUOCCO. Signor Presidente, assolutamente no, perché non avevamo chiesto ovviamente un impegno a continuare questo clima di sospensione, di attendismo, ma il nostro intendimento era quello finalmente di dare una certezza alla gente che sta aspettando, che esercita questo tipo di attività balneare e, contemporaneamente, anche di dare una sicurezza alle casse dello Stato, degli introiti, quindi il riordino della materia. Invece, si va per sospensioni: tutte chiacchiere per quello che riguarda il riordino. Il patrimonio balneare è un patrimonio immenso per lo Stato. Rileviamo che continua ad essere gestito malissimo. Se la politica è assente in questi casi, in cui si tratta di risorse, immaginiamoci davanti ai problemi come si colloca. Questa dovrebbe essere una risorsa, quindi, in qualche modo l'impegno a gestirla bene potrebbe risolvere tantissimi problemi. Immaginiamoci, invece, quando dall'altro lato abbiamo proprio degli impegni di spesa che devono essere versati, figuriamoci il Governo, se non sa gestire le risorse, come può far fronte alle relative spese.

References: articolo 27
 articolo 5
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 sentenza 
 articolo 2