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D.M. 13 FEBBRAIO 2014 Procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole.
PubblicatoTiziano Forte
Presentazione sul tema: "D.M. 13 FEBBRAIO 2014 Procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole."— Transcript della presentazione:
D.M. 13 FEBBRAIO 2014 Procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese di cui all'art. 30, comma 5-bis, del D.Lgs. n°81/2008) Dott. Giacomo D’Antuono
Con il D.M. 13 febbraio 2014 sono state recepite le procedure semplificate per l'adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese, ai sensi dell'art. 30, comma 5-bis, del D.Lgs n° 81/2008 e s.m.i.
Il documento, approvato dalla CCP nella seduta del 27 novembre 2013, ha lo scopo di fornire alle PMI, che decidano di adottare un modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza, indicazioni organizzative semplificate, di natura operativa, utili alla predisposizione e alla efficace attuazione di un sistema aziendale idoneo a prevenire le conseguenze dei reati previsti dall'art. 25-septies, del D.Lgs n°231/2001.
Il modello di gestione della sicurezza in azienda: Art. 30 D.Lgs.81/081) Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni […] deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi: al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti […] alle attività di valutazione dei rischi […] ….
Il modello di gestione della sicurezza in azienda: Art. 30 D.Lgs.81/082) Il modello organizzativo e gestionale deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell'avvenuta effettuazione delle attività. 3) Il modello organizzativo deve in ogni caso prevedere, […] un'articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, nonché un sistema disciplinare idoneo […] 4) Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate […]
Il modello di gestione della sicurezza in azienda: Art. 30 D.Lgs.81/085) In sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) 5)-bis. La commissione consultiva [..] elabora procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese.[..] (comma introdotto dall'articolo 20 del D.Lgs. n°106 del 2009) 6) L'adozione del modello [..] nelle imprese fino a 50 lavoratori rientra tra le attività finanziabili ai sensi dell’articolo 11.
D.M. 13 FEBBRAIO 2014 Le PMI che decidono di adottare un modello di organizzazione e gestione della sicurezza, possono avvalersi delle indicazioni organizzative semplificate, di natura operativa, contenute nel documento approvato dalla CCP in data Tali procedure semplificate risultano utili per la predisposizione e l’efficace attuazione di un sistema aziendale idoneo a prevenire i reati previsti dall’art. 25 septies (Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro) del D.Lgs n°231/2001, come sostituito dall’art.300 del D.Lgs n°81/08
Le PMI possono utilizzare la modulistica allegata al decreto e quella successivamente pubblicata sul sito nella sezione “sicurezza nel lavoro” Le piccole e medie imprese potranno modificare ed integrare la modulistica, disponibile nella presente sezione, a seconda della complessità tecnico organizzativa della struttura aziendale La CCP, previo monitoraggio, rielabora le procedure semplificate di cui all’art.30, comma 5-bis, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto
Differenze nella terminologia per riferirsi alle dimensioni dell’enteCiascuno stato membro dell'UE ha tradizionalmente utilizzato una propria definizione di PMI. Per esempio, in Italia, il limite era 250 impiegati che salivano a 500 in Germania e scendevano a 100 in Belgio. Oggi, invece, l'Unione Europea ha uniformato il concetto di PMI come segue: Tipo Occupati Fatturato (Milioni di €) Totale di bilancio (Milioni di €) Media impresa < 250 e ≤ 50 oppure ≤ 43 Piccola impresa < 50 ≤ 10 Micro impresa < 10 ≤ 2
POLITICA AZIENDALE DI SALUTE E SICUREZZA, OBIETTIVI E PIANO DI MIGLIORAMENTOL’alta direzione deve definire la politica aziendale, indicando la propria visione, i valori essenziali e le convinzioni dell’azienda in materia di salute e sicurezza sul lavoro. I contenuti della politica aziendale comprendono l’impegno dell’alta direzione: - a rispettare e applicare integralmente la legislazione in materia di SSL; - a prevenire infortuni e malattie professionali e a migliorare nel tempo le condizioni di SSL, attraverso l’individuazione di aree di miglioramento; - a verificare periodicamente e ad aggiornare la Politica. A fronte di quanto riportato nella politica aziendale sono definiti obiettivi di miglioramento di cui va pianificata la realizzazione attraverso uno specifico piano di miglioramento.
Piano di miglioramentoGli obiettivi e la pianificazione delle attività di miglioramento del sistema (vedi allegato 2) sono definiti considerando, ad esempio l’evoluzione della legislazione, i rischi per la salute e la sicurezza (vedi paragrafo 5), la Politica di SSL e i risultati conseguiti, la consultazione ed il coinvolgimento dei lavoratori, anche per il tramite degli RLS/RLST, l’analisi effettuata durante il riesame della direzione (vedi paragrafo 17.5 “Riesame”). Nel Piano di Miglioramento sono individuate: le responsabilità, le tempistiche, le priorità degli interventi da realizzare e le risorse umane, strumentali e finanziarie necessarie alla loro realizzazione. Il Datore di Lavoro deve pertanto definire le modalità con le quali controllare funzionalità, efficacia e puntualità di realizzazione del piano di miglioramento, anche attraverso opportuni indicatori di sistema (esempi di indicatori sono 4 riportati in allegato 2) La verifica complessiva dello stato di attuazione degli obiettivi definiti, nonché l’individuazione di nuovi obiettivi, si effettua in occasione del Riesame (vedi par. 17.5).
**Indicatori Ai soli fini del presente documento per indicatore si intende un parametro capace di misurare sinteticamente il grado di raggiungimento degli obiettivi aziendali; gli indicatori contribuiscono alla valutazione che l’Alta direzione effettua sul MOG anche in fase di riesame: ad esempio percentuali, rapporti, coefficienti eccetera. A titolo esemplificativo si elencano possibili indicatori per il sistema:
RISPETTO DEGLI STANDARD TECNICO STRUTTURALI DI LEGGE RELATIVI ATTREZZATURE, IMPIANTI, LUOGHI DI LAVORO, AGENTI CHIMICI, FISICI E BIOLOGICI (ART. 30, COMMA 1, LETT. A), D.LGS 81/2008). Il MOG deve assicurare un sistema aziendale per il rispetto degli standard tecnico strutturali fissati dalla legge: in fase di implementazione del MOG in occasione di acquisti (ad esempio di macchine, impianti, DPI, materie prime, etc.) in fase di mantenimento della conformità di macchine/attrezzature/ impianti/luoghi di lavoro. L’azienda, deve predisporre modalità che garantiscano l’aggiornamento alle prescrizioni legislative applicabili alla propria realtà aziendale secondo lo schema di seguito riportato).
L’azienda può prevedere l’utilizzo di risorse interne o esterne per la consultazione delle fonti di aggiornamento e l’identificazione della normativa applicabile. In allegato 3 si riporta una scheda che può essere utilizzata per elencare tutte le norme di salute e sicurezza applicabili all’azienda, definire il campo di applicazione (contenuto/materia), la funzione aziendale interessata ed il responsabile dell’aggiornamento della normativa e della sua diffusione alle funzioni interessate.
L’azienda deve individuare:le funzioni aziendali competenti che, in fase di nuovi acquisti o di nuova installazione, devono provvedere ad acquistare, nel rispetto delle normative vigenti, attrezzature/macchine e sostanze e preparati pericolosi. gli standard tecnico-strutturali di legge – applicabili alla propria azienda – riguardanti le attrezzature, gli impianti, i luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici; l’Alta direzione deve successivamente pianificare gli interventi necessari (vedi allegato 13 “piano di monitoraggio”) per verificarne il rispetto ed individuare le funzioni aziendali competenti che devono, ad esempio: far effettuare i controlli periodici nei casi previsti dalla legge attraverso gli organismi pubblici o privati abilitati; vigilare regolarmente sul mantenimento dei dispositivi di sicurezza e sul buono stato di attrezzature, macchine ed impianti e segnalare le eventuali non conformità riscontrate; attuare tempestivi interventi manutentivi a seguito delle segnalazioni di non conformità o di guasti. In allegato 4 si riporta una scheda utilizzabile per ogni macchina, per tenere sotto controllo le manutenzioni ordinarie e straordinarie effettuate.
ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE DEI RISCHI E DI PREDISPOSIZIONE DELLE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE CONSEGUENTI (ART. 30, COMMA 1, LETT. B), D.LGS 81/2008) La Valutazione dei Rischi (VdR – cfr. art. 28 del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i.) è un processo di valutazione documentata di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori presenti in azienda a delle persone che accedono ai luoghi di lavoro dell’azienda; la finalità della VDR è anche quella di individuare adeguate misure di prevenzione e protezione e di elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza. Questo processo è condotto sotto la responsabilità – non delegabile - del Datore di Lavoro – DL - che effettua la valutazione ed elabora il documento in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Protezione – SPP - e con il Medico Competente – MC - (ove presente), previa consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – Rls – o con Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale – RLST.
Il DL può, qualora lo ritenga opportuno, coinvolgere in tale processo o in alcune sue fasi, altri soggetti aziendali. Il DL, procede alla valutazione attraverso le seguenti fasi: Identificazione dei pericoli valutazione di tutti i rischi connessi con gli aspetti di salute e sicurezza identificati in funzione dei processi e delle mansioni identificazione di misure idonee per prevenire, ove possibile, eliminare o comunque ridurre al minimo i rischi valutati (vedi allegato 5 - scheda consegna-gestione DPI) definizione delle priorità e pianificazione degli interventi valutazione e monitoraggio sull’applicazione delle misure adottate e valutazione della loro efficacia
L’analisi e la valutazione del rischio può essere condotta anche con le metodologie standardizzate, per le aziende per le quali la legislazione lo preveda, cfr. art. 29, comma 5, del decreto legislativo n. 81/2008 (decreto interministeriale 30 novembre 2011 – Gazzetta Ufficiale del 6 dicembre 2011 n. 285). La valutazione dei rischi è aggiornata, utilizzando le informazioni ottenute dalle attività di monitoraggio e, comunque, ogni volta che intervengano cambiamenti significativi di processo produttivo o di organizzazione del lavoro, cambiamenti legislativi o seguito di eventi quali emergenze, infortuni, incidenti. La valutazione dei rischi deve indicare le misure di prevenzione e protezione attuate; essa deve altresì contenere un programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza. Gli interventi di miglioramento vengono programmati in base alla loro priorità e quindi tenendo conto della rilevanza del rischio come scaturita dal processo di valutazione. Gli interventi previsti da tale programma devono essere ricompresi nel piano di miglioramento (allegato 2).
dell’analisi delle possibili situazioni di emergenza; ATTIVITÀ DI NATURA ORGANIZZATIVA, QUALI GESTIONE DELLE EMERGENZE E PRIMO SOCCORSO (art. 30, comma 1, lett. c), D.lgs 81/2008) Il DL o un suo incaricato, individua le possibili emergenze e le relative modalità di gestione tenendo conto: della valutazione dei rischi connessa con le attività ed i processi produttivi; della localizzazione delle attività e delle caratteristiche dei luoghi di lavoro; dell’analisi delle possibili situazioni di emergenza; del massimo numero di persone (interne ed esterne) che possono essere presenti nei luoghi di lavoro.
ATTIVITÀ DI NATURA ORGANIZZATIVA, QUALI GESTIONE DELLE EMERGENZE E PRIMO SOCCORSO (art. 30, comma 1, lett. c), D.lgs 81/2008) Il DL o un suo incaricato pianifica la gestione delle emergenze come segue: designa i lavoratori, previa consultazione del RLS/RLSt e del MC (ove presente), incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza. Gli addetti, prima d’essere adibiti a tali mansioni, devono essere formati ed addestrati come previsto dalla legge. Gli addetti alle emergenze e al primo soccorso devono essere disponibili all’occorrenza; la pronta disponibilità è intesa come presenza fisica, sempre assicurata, all’interno degli ambienti di lavoro. Pertanto, nella loro individuazione, è necessario tenere conto: della dislocazione dei lavoratori in più sedi aziendali, dei turni e della presenza di disabili. L’elenco degli addetti antincendio/primo soccorso viene reso noto a tutti i lavoratori e messo loro a disposizione ad esempio tramite apposita lista affissa in bacheca o simili;
ATTIVITÀ DI NATURA ORGANIZZATIVA, QUALI GESTIONE DELLE EMERGENZE E PRIMO SOCCORSO (art. 30, comma 1, lett. c), D.lgs 81/2008) 2. definisce le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di emergenza affinché tutto il personale non impegnato nella gestione dell’emergenza possa mettersi al sicuro individuando le vie di esodo, i punti di raccolta, le raccomandazioni rispetto agli atteggiamenti da tenere durante l’evacuazione e, nelle aziende con più di 9 dipendenti, redige il Piano di emergenza; 3. organizza le modalità di comunicazione con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione delle emergenze; stabilisce le modalità di diramazione dell’allarme (es.: sonoro, vocale, luminoso ecc.); 5. informa i lavoratori circa le misure predisposte e i comportamenti da adottare; 6. garantisce la presenza di planimetrie chiare, con l’indicazione delle vie di fuga e dei presìdi antincendio;
ATTIVITÀ DI NATURA ORGANIZZATIVA, QUALI GESTIONE DELLE EMERGENZE E PRIMO SOCCORSO (art. 30, comma 1, lett. c), D.lgs 81/2008) Organizza esercitazioni con cadenza periodica, simulando le emergenze possibili, identificate e riportate, ove presente, nel piano di emergenza. Le esercitazioni devono consentire di verificare la consapevolezza dei lavoratori e degli addetti alle emergenze in merito a: vie di fuga; porte resistenti al fuoco, ove esistenti, ubicazione dei dispositivi di allarme e delle attrezzature di spegnimento; collocazione della cassetta di primo soccorso, posizione dei luoghi di raccolta ecc.. L’esito delle prove di emergenza deve essere oggetto di attenta valutazione dell’adeguatezza delle misure di gestione delle emergenze programmate e può dare luogo a miglioramenti delle stesse. I lavoratori devono osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal DL e previste, ove presente, dal piano di emergenza, ai fini della protezione individuale e collettiva, prendersi cura della propria sicurezza, della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro. Il Medico Competente, ove presente, collabora con il DL all’organizzazione del servizio di primo soccorso.
GESTIONE APPALTI Il DL o un suo incaricato deve assicurarsi, nella selezione degli appaltatori e nella gestione degli appalti, che vengano applicati i principi di salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori. Per la selezione degli appaltatori il DL o suo incaricato deve pertanto procedere come segue: selezionare gli appaltatori, sia lavoratori autonomi sia imprese, previa verifica dell’idoneità tecnico professionale; se i lavori ricadono nel campo d’applicazione del art. 26 del D. Lgs. 81/08 e s.m.i redigere il DUVRI,. ovvero avvalersi, nei casi previsti dallo stesso articolo, della possibilità di individuare un incaricato responsabile della cooperazione e del coordinamento, attivare le procedure di cui al TITOLO IV del D. Lgs. 81/08 nel caso si tratti di cantieri temporanei e mobili, comunicare all’appaltatore o agli appaltatori la propria politica e, se necessario, il soggetto di riferimento per l’attività oggetto dell’appalto.
ATTIVITÀ DI NATURA ORGANIZZATIVA, QUALI GESTIONE DELLE EMERGENZE E PRIMO SOCCORSO (art. 30, comma 1, lett. c), D.lgs 81/2008) Per l’efficace attuazione del MOG è necessario che: l’osservanza delle prescrizioni e delle regole operative afferenti a salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e le eventuali sanzioni disciplinari costituiscano parte integrante del regolamento contrattuale fra le parti (vedere paragrafo 16); il controllo sugli adempimenti sia affidato ad un soggetto identificato; agli inadempimenti siano collegati meccanismi di reazione e di sanzione (economica, contrattuale); sia assicurata l’applicazione delle sanzioni. Durante l’effettuazione dei lavori, il DL o suo incaricato direttamente o tramite il soggetto identificato per il controllo, deve verificare che gli appaltatori operino ed agiscano in maniera compatibile e congruente con le indicazioni di SSL stabilite in sede di contratto, con la Politica dell’azienda, e con il DUVRI (se presente). Si ricorda che oltre quanto sopra richiamato ci possono essere obblighi specifici in tema ad esempio in materia di ambienti confinati, di qualificazione imprese, formazione, informazione, addestramento, procedure di lavoro, ecc. per i quali si rimanda ai testi di legge.
8. RIUNIONI PERIODICHE DI SICUREZZA E CONSULTAZIONE DEI8. RIUNIONI PERIODICHE DI SICUREZZA E CONSULTAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA 8.1. Comunicazione e rapporto con l’esterno Il DL o un suo incaricato gestisce le comunicazioni interne ed esterne relativamente alle tematiche di Salute e Sicurezza, coinvolgendo quando opportuno i lavoratori dell’azienda, anche attraverso i loro RLS/RLST, come previsto dalla legislazione vigente e dai contratti collettivi di lavoro, raccogliendo osservazioni, commenti e proposte dai lavoratori e dagli altri soggetti interessati (enti locali, cittadini, dipendenti diretti e indiretti, clienti e fornitori, ecc.). Le comunicazioni interne sono diffuse ad esempio per mezzo di bacheche, posta interna, posta elettronica, ovvero tramite riunioni specifiche, opuscoli ecc.
8. RIUNIONI PERIODICHE DI SICUREZZA E CONSULTAZIONE DEI8. RIUNIONI PERIODICHE DI SICUREZZA E CONSULTAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA 8.2. Consultazione e partecipazione L’efficace attuazione del MOG passa necessariamente attraverso la piena responsabilizzazione di tutti i soggetti presenti nel luogo di lavoro. L’Azienda incoraggia quindi la piena adesione al MOG di tutti i lavoratori e promuove la cooperazione in materia di salute e sicurezza. L’Azienda assicura al RLS/RLST il tempo necessario per lo svolgimento del proprio incarico (contratti collettivi di lavoro) e la massima collaborazione. I lavoratori, anche attraverso l’RLS/RLST, devono essere consultati in particolare per quanto previsto dalla legislazione vigente. Un momento specifico di consultazione è la riunione ex art 35 del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., che va effettuata almeno annualmente per le aziende con più di 15 dipendenti (vedere anche il paragrafo 17.5 “Riesame” e gli Allegati 17 e 18).
9. SORVEGLIANZA SANITARIAIl DL o un suo incaricato nomina il MC per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti, verificando il possesso dei titoli necessari per legge (art. 38 e 39) e fornendo al MC medesimo tutte le informazioni previste. Il MC, collaborare con il DL ed il RSPP alla valutazione dei rischi – VDR -, programma ed effettua la sorveglianza sanitaria attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici; la periodicità dei controlli tiene conto delle normative applicabili nonché dei livelli di rischio. Il MC visita almeno una volta all’anno gli ambienti di lavoro dell’azienda; il sopralluogo prevede la redazione di un apposito verbale. Il MC partecipa alla riunione periodica. La cartella sanitaria e di rischio, istituita ed aggiornata, per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, dal MC, è custodita, con salvaguardia del segreto professionale e della privacy, presso il luogo concordato col Datore di Lavoro o con un suo incaricato al momento della nomina. Il DL o un suo incaricato vigila sul corretto svolgimento dei compiti da parte del Medico Competente e provvede ad individuare ed inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal protocollo di sorveglianza sanitaria e di rischio. Prima d’adibire il lavoratore alla mansione prevista, il DL verifica il rilascio del giudizio d’idoneità alla mansione stessa sia in caso di prima assegnazione che a seguito di un cambio di mansione.
10. ATTIVITÀ DI INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI (art10. ATTIVITÀ DI INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI (art. 30, comma 1, lett. e), D.lgs 81/2008). Il DL o un incaricato definisce le modalità per un efficace e corretta gestione delle attività di informazione e formazione dei lavoratori. In base alle risultanze della VdR ed in conformità con la legislazione vigente ed i contratti collettivi di lavoro applicati, tenendo conto delle capacità e delle condizioni dei lavoratori, il DL o suo incaricato pianifica, predispone ed attua il “Programma annuale di formazione, informazione e addestramento” (vedi allegato 6), per tutte le figure aziendali e lo aggiorna in occasione della revisione ed eventuale rielaborazione della VdR, nel caso di modifiche legislative, di nuove assunzioni, di cambiamenti nelle mansioni, nei cambiamenti di attività o processi (nuove macchine, attrezzature, impianti, nuove modalità operative, etc.). Al termine degli interventi formativi deve essere verificato il grado di apprendimento, sia per i corsi organizzati dal DL stesso che per quelli erogati presso soggetti esterni, e deve essere registrata la presenza dei partecipanti (vedi allegato 7). È necessario, inoltre, formare i lavoratori sugli aspetti principali del MOG e su ruoli, compiti e responsabilità di ciascuna figura in esso coinvolta. Il datore di lavoro o suo incaricato può raccogliere i dati formativi, informativi e di addestramento in apposite schede, per avere evidenza delle competenze professionali dei lavoratori (allegato 8). In allegato 9 si riporta un modello per registrare le attività di addestramento.
11. ATTIVITÀ DI VIGILANZA CON RIFERIMENTO AL RISPETTO DELLE PROCEDURE E DELLE ISTRUZIONI DI LAVORO IN SICUREZZA DA PARTE DEI LAVORATORI (art. 30, comma 1, lett. f), D.lgs 81/2008) Il datore di lavoro deve dare direttive per la realizzazione di un sistema di controllo sul rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro che hanno impatto sulla salute e sicurezza, da parte dei lavoratori e, con le modalità previste dal MOG, vigilare sulla loro corretta attuazione. Il dirigente (ove presente) attua le direttive del datore di lavoro organizzando le attività lavorative e vigila sul rispetto da parte del personale posto alle sue dipendenze. Il preposto sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.
11. ATTIVITÀ DI VIGILANZA CON RIFERIMENTO AL RISPETTO DELLE PROCEDURE E DELLE ISTRUZIONI DI LAVORO IN SICUREZZA DA PARTE DEI LAVORATORI (art. 30, comma 1, lett. f), D.lgs 81/2008) La vigilanza del rispetto delle disposizioni aziendali è distribuita, secondo le competenze di ciascuno, tra DL, dirigente (ove presente) e preposto. Il DL deve quindi individuare le figure del sistema di sicurezza previste dalla legislazione, conferire i relativi incarichi e responsabilità e comunicarli ai lavoratori ed ai soggetti interessati. L’eventuale utilizzo della delega di funzioni non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al delegante in relazione al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite. L’obbligo di vigilanza si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del sistema di controllo di cui al successivo paragrafo 17. Le violazioni riscontrate dall’attività di vigilanza saranno sanzionate secondo il sistema disciplinare del MOG (paragrafo 16).
12. ACQUISIZIONE DI DOCUMENTAZIONI E CERTIFICAZIONI OBBLIGATORIE PER LEGGE (art. 30, comma 1, lett. g), D.lgs. 81/2008). Il DL o un suo incaricato deve adeguatamente gestire e custodire i documenti e le certificazioni obbligatorie per legge (vedi allegato 10). La definizione delle modalità di gestione di tale documentazione è effettuata stabilendo almeno: le modalità di comunicazione della documentazione il sistema di conservazione e controllo le modalità di revisione, necessarie specialmente in caso di cambiamenti organizzativi, tecnici, strutturali, dei processi, ecc. la figura/e in azienda che ne ha/hanno responsabilità
Di seguito alcuni esempi, non esaustivi, di documentazione obbligatoria per legge, ove previsto:Valutazione e gestione del rischio (DVR, DUVRI, PSC, POS, PSS, ecc) Stato architettonico dell’immobile (agibilità, certificazione energetica, ecc.) Conformità impianti elettrici (messa a terra, scariche atmosferiche, ecc.) Conformità di impianti produttivi, impianto elevatore, termico, di condizionamento, antincendio, nuove istallazioni, normative ATEX, PED, ecc. Macchine e attrezzature (certificazione CE, libretti uso e manutenzione, documentazione specifica per le attrezzature di cui all’allegato VII del D. Lgs. 81/08, ecc.) Appaltatori (autocertificazione del possesso dei requisiti tecnico- professionali, iscrizione alla CCIA, ecc.).
13. PERIODICHE VERIFICHE DELL’APPLICAZIONE E DELL’EFFICACIA DELLE PROCEDURE ADOTTATE (art. 30, comma 1, lett. h), D.lgs 81/2008). Le verifiche periodiche dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate o dei modelli sono un requisito importante e determinante del MOG. Il processo di verifica dell’applicazione delle procedure/modelli si realizza in diverse fasi che possono essere riconducibili essenzialmente a sorveglianza, misurazione o monitoraggio. Il processo di verifica dell’efficacia delle procedure/modelli deve tener conto almeno dei seguenti elementi: Infortuni Incidenti, situazioni pericolose Non conformità, Azioni correttive ed Azioni preventive.
13.1. Sorveglianza/monitoraggio o misurazione dell’adozione delle procedure/modelliL’azienda deve attivare un processo di sorveglianza/monitoraggio e misurazione sull’attuazione Le attività di tale processo devono essere registrate e i risultati confrontati con gli obiettivi prefissati, in modo da verificare che ciò che è stato attuato è concorde con ciò che è stato pianificato e produce i risultati voluti. Tali attività sono svolte generalmente dalle risorse interne dell’azienda, secondo il piano di monitoraggio (Allegato 13) predisposto dall’azienda. Per aspetti specialistici si può ricorrere a risorse esterne all’impresa. L’attività di sorveglianza/monitoraggio e misurazione deve comprendere: la pianificazione, con la definizione dei tempi, dei compiti e delle responsabilità; l’identificazione del personale incaricato e, ove necessario, la formazione e l’addestramento necessari allo svolgimento di tali attività; le modalità di gestione degli eventuali strumenti di misura utilizzati; la verifica delle caratteristiche tecnico professionali con cui le attività stesse devono essere svolte, in caso di affidamento di queste attività a terzi Indicatori di prestazione che consentono di monitorare nel tempo il miglioramento continuo. Qualora a seguito delle attività di sorveglianza/monitoraggio e misurazione si rilevino non conformità, l’azienda deve attivare il processo di gestione delle non conformità e di pianificazione e di attuazione delle azioni correttive (paragrafo 13.3). Gli esiti del monitoraggio sono oggetto del Riesame (paragrafo 17.5).
13.2. Indagine su infortuni, incidenti e situazioni pericoloseIl DL o un suo incaricato deve stabilire, implementare e mantenere attive modalità operative che gli consentano di registrare, indagare ed analizzare gli infortuni, gli incidenti e le situazioni pericolose. È importante quindi: registrare prontamente gli eventi sopra definiti (per registrare ed analizzare gli incidenti e le situazioni pericolose vedere l’allegato 11, mentre per registrare ed analizzare gli infortuni vedere l’allegato 12); 2. determinare i fattori che possano aver causato o contribuito a causare il loro verificarsi; 3. individuare le azioni correttive, volte ad eliminare, ove possibile, le cause esistenti che hanno determinato l’evento; 4. attuare le azioni correttive individuate e verificarne l’efficacia; 5. mettere in atto ove possibile azioni preventive.
13.3. non conformità, azioni correttive ed azioni preventiveVanno stabilite, implementate e mantenute attive modalità operative per registrare ed analizzare le non conformità (NC). Lo scopo è quello di individuare e porre in atto le necessarie azioni correttive o preventive e successivamente verificarne l’efficacia. Si intende per non conformità un qualsiasi scostamento dai requisiti fissati dal MOG dell’azienda. Per azione correttiva si intende un’azione posta in essere per eliminare le cause di non conformità. Per registrare ed analizzare le non conformità vedere l’allegato 11.
le modalità di invio della documentazione alle funzioni interessate; 14. IL MODELLO ORGANIZZATIVO E GESTIONALE DI CUI AL C. 1 DELL’ART. 30, DEL D. LGS. N. 81/08 DEVE PREVEDERE IDONEI SISTEMI DI REGISTRAZIONE DELL’AVVENUTA EFFETTUAZIONE DELLE ATTIVITÀ DI CUI AL COMMA 1 (art. 30, comma 2, D. Lgs n. 81/2008). Il DL o un suo incaricato deve definire le modalità con cui gestire e custodire la documentazione, per fornire l’evidenza del funzionamento del MOG al fine di disporre di documenti comprensibili, corretti, aggiornati. La definizione delle modalità di gestione di tale documentazione è effettuata stabilendo almeno: le modalità di redazione ed approvazione della documentazione (in funzione della complessità aziendale possono essere scelti più livelli di approvazione. Ad esempio: redazione verifica controllo approvazione) le modalità di invio della documentazione alle funzioni interessate; il sistema di conservazione e controllo; le modalità di revisione, necessarie specialmente in caso di cambiamenti organizzativi, tecnici, strutturali, dei processi, ecc.; chi/coloro che hanno la responsabilità di gestione; la data di emissione e di aggiornamento.
Moduli/Registrazioni Istruzioni Operative (se ritenute opportune) 14. IL MODELLO ORGANIZZATIVO E GESTIONALE DI CUI AL C. 1 DELL’ART. 30, DEL D. LGS. N. 81/08 DEVE PREVEDERE IDONEI SISTEMI DI REGISTRAZIONE DELL’AVVENUTA EFFETTUAZIONE DELLE ATTIVITÀ DI CUI AL COMMA 1 (art. 30, comma 2, D. Lgs n. 81/2008). Il MOG dovrà dotarsi della documentazione necessaria alla sua gestione e verifica in funzione della complessità e dell’azienda, delle lavorazioni svolte e dei rischi presenti, quale ad esempio: Moduli/Registrazioni Istruzioni Operative (se ritenute opportune) Manuale (se ritenuto opportuno) Procedure (se ritenute opportune) La documentazione potrà essere anche composta solo da moduli e registrazioni quali, ad esempio, quelli allegati al presente documento purché sufficienti e funzionali al rispetto dei requisiti definiti dal documento stesso in relazione alla necessità aziendali.
Tale attribuzione deve essere nota a tutti ed effettivamente adottata.15. IL MODELLO ORGANIZZATIVO DEVE IN OGNI CASO PREVEDERE, PER QUANTO RICHIESTO DALLA NATURA E DIMENSIONI DELL’ORGANIZZAZIONE E DEL TIPO DI ATTIVITÀ SVOLTA, UN’ARTICOLAZIONE DI FUNZIONI CHE ASSICURI LE COMPETENZE TECNICHE E I POTERI NECESSARI PER: LA VERIFICA, VALUTAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DEL RISCHIO (art. 30, comma 3, D. Lgs 81/2008) Il DL non può delegare le attività di valutazione dei rischi, la redazione del relativo documento (o della modulistica prevista dalle procedure standardizzate) e di designazione del RSPP. Il DL può, invece, delegare le altre funzioni con le modalità ed i limiti previsti dall’art. 16 del D. Lgs 81/08 e s.m.i. Per tutti i processi ed attività aziendali il DL deve comunque assicurare una chiara attribuzione di compiti e funzioni nell’ambito del proprio modello organizzativo, tenendo conto di quanto disposto dalla legislazione. Tale attribuzione deve essere nota a tutti ed effettivamente adottata.
preposti, (se presenti); dirigenti (se presenti); 15. IL MODELLO ORGANIZZATIVO DEVE IN OGNI CASO PREVEDERE, PER QUANTO RICHIESTO DALLA NATURA E DIMENSIONI DELL’ORGANIZZAZIONE E DEL TIPO DI ATTIVITÀ SVOLTA, UN’ARTICOLAZIONE DI FUNZIONI CHE ASSICURI LE COMPETENZE TECNICHE E I POTERI NECESSARI PER: LA VERIFICA, VALUTAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DEL RISCHIO (art. 30, comma 3, D. Lgs 81/2008) Vanno individuati, in azienda, i ruoli e le responsabilità in materia di salute e sicurezza delle seguenti figure, secondo quanto previsto dalla legislazione: Datore di Lavoro preposti, (se presenti); dirigenti (se presenti); RSPP, nei casi in cui i compiti del SPProtezione non siano svolti dal DL; Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione (se presenti) Addetti alle Emergenze ed al Primo Soccorso; Lavoratori; Medico competente (se presente); Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza/RLS Territoriale. A seconda della tipologia di attività svolta può essere necessario individuare i ruoli e le responsabilità, in materia di salute e sicurezza, di ulteriori figure (come previsto, ad esempio, dal titolo IV del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. o dal DM ).
violazione/elusione del sistema di controllo 16. UN SISTEMA DISCIPLINARE IDONEO A SANZIONARE IL MANCATO RISPETTO DELLE MISURE INDICATE NEL MODELLO (art. 30, comma 3, D.lgs. 81/2008) L’azienda, deve definire modalità per individuare e sanzionare comportamenti che costituiscono o che possono favorire: violazione/elusione del sistema di controllo mancato rispetto delle procedure e prescrizioni previste dal MOG mancato rispetto degli obblighi previsti dalla legislazione in materia di salute e sicurezza commissione di reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro L’azienda definisce e formalizza il sistema disciplinare (ove presente l’Alta direzione è compito di questa formalizzare lo stesso) e lo comunica a tutti i soggetti interessati quali ad esempio: Datore di lavoro, Dirigenti, Preposti, Lavoratori, Auditor/gruppo di audit, Organismo di vigilanza (ove istituito), RSPP
L’azienda dovrà inoltre, definire idonee modalità per selezionare, tenere sotto controllo e, ove opportuno, sanzionare collaboratori esterni, appaltatori, fornitori e altri soggetti aventi rapporti contrattuali con l’azienda stessa (nei casi in cui via sia un qualche rilevanza sulla SSL aziendale). Perché tali modalità siano applicabili l’azienda deve prevedere che nei singoli contratti siano inserite specifiche clausole applicative con riferimento ai requisiti e comportamenti richiesti ed alle sanzioni previste per il loro mancato rispetto, fino alla risoluzione del contratto stesso. Il tipo e l’entità delle sanzioni potranno essere determinati, ad esempio, in relazione:  all’intenzionalità del comportamento  alla rilevanza della violazione di norme o disposizioni  al grado di negligenza, imprudenza o imperizia  al livello delle responsabilità connesse alle mansioni attribuite  al tipo di conseguenze (ad esempio: danno economico e/o d’immagine aziendale, danno di tipo fisico e di salute delle persone, ecc.). Nel definire il tipo e l’entità delle sanzioni è opportuno tener conto delle disposizioni previste dal contratto collettivo di lavoro applicato e dallo statuto dei lavoratori di cui alla legge n. 300/70.
17. IL MODELLO ORGANIZZATIVO DEVE ALTRESÌ PREVEDERE UN IDONEO SISTEMA DI CONTROLLO SULL’ATTUAZIONE DEL MEDESIMO MODELLO E SUL MANTENIMENTO NEL TEMPO DELLE CONDIZIONI DI IDONEITÀ DELLE MISURE ADOTTATE. IL RIESAME E L’EVENTUALE MODIFICA DEL MODELLO ORGANIZZATIVO DEVONO ESSERE ADOTTATI, QUANDO SIANO SCOPERTE VIOLAZIONI SIGNIFICATIVE DELLE NORME RELATIVE ALLA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI E DELL’IGIENE DEL LAVORO, OVVERO IN OCCASIONE DI MUTAMENTI NELL’ORGANIZZAZIONE E NELL’ATTIVITÀ IN RELAZIONE AL PROGRESSO SCIENTIFICO E TECNOLOGICO (art. 30, comma 4, D.lgs. 81/2008) Un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del modello va effettuato, oltre che con le attività di vigilanza e verifica descritte nei paragrafi 11, e 15, attraverso la combinazione delle attività di due processi che sono strategici per l’effettività e la conformità del MOG: gli audit interni di sicurezza ed il riesame.
Diversamente dalle condizioni sopra indicate, o per diversa scelta organizzativa, l’Alta Direzione deve individuare l’organismo di cui alla lettera b), comma 1, dell’Articolo 6 del D. Lgs. 231/01 (Organismo di Vigilanza – OdV) secondo i criteri di indipendenza e professionalità. A tal fine possono essere utilizzati i criteri definiti per individuare gli auditor interni (vedi paragrafo 17.3). Tale organismo può essere di tipo monocratico. L’Alta Direzione deve mettere a disposizione dell’OdV, regolarmente e ogni qual volta vi è un cambiamento, tutta la documentazione aziendale inerente al MOG (es. valutazione dei rischi, piano di emergenza, documentazione inerente la sorveglianza sanitaria, documentazione tecnica sulle attrezzature, documentazione inerente la formazione, programmazione ed esiti degli audit interni, etc..). L’OdV può inoltre richiedere la documentazione che ritiene necessaria o opportuna al fine di svolgere il suo ruolo di vigilanza con continuità di azione. La documentazione di audit viene in ogni caso trasmessa all’OdV. Quando il DL non coincide con l’Alta Direzione aziendale, questa deve attuare azione di controllo anche sull’operato del DL in tema di salute e sicurezza rispondente a quanto fissato per l’efficace attuazione del MOG.
17.1. Audit interno di sicurezzaL’audit è un esame sistematico, documentato e indipendente6 per determinare se quanto pianificato e predisposto dal MOG viene efficacemente attuato, è idoneo al conseguimento degli obiettivi ed è coerente con la politica in materia di salute e sicurezza. IL DL o un suo incaricato deve: Programmare gli audit Identificare gli auditor interni per l’effettuazione degli audit Verificare il rispetto del programma di audit Verificare in sede di riesame le risultanze dell’audit L’audit interno deve verificare, tra l’altro, l’effettiva applicazione del sistema disciplinare (vedere Lettera circolare del Ministero del lavoro Prot. 15/VI/ /MA001.A001 dell’11/07/2011).
17.2. Programmazione dell’audit /1Di norma ogni anno va programmato un audit interno completo; se del caso possono essere individuate le eventuali aree/processi con maggiori criticità, in termini di salute e sicurezza, che richiedono audit più frequenti. L’audit deve interessare tutti gli ambiti del MOG e i risultati vanno valutati in fase di riesame. Nel programmare un audit interno è necessario tener conto dei seguenti aspetti: modifiche significative nella struttura produttiva o nelle politiche aziendali risultati di precedenti audit segnalazione dalle parti interessate, in particolare dall’ RLS/RLST e dai lavoratori rapporti di non conformità incidenti e infortuni (in particolare quelli gravi) presenza di processi lavorativi di particolare complessità e/o rischiosità presenza di diverse unità produttive dislocate sul territorio contesti produttivi molto differenziati (cantieri di tipologie differenti: ristrutturazioni immobiliari, strade, gallerie, ponti, ecc.)
17.2. Programmazione dell’audit /2La programmazione è gestita a scelta del datore di lavoro o da un suo incaricato (vedi allegato 14). Oltre agli audit programmati possono essere effettuati anche audit straordinari, ad esempio in caso di infortuni, incidenti o quasi incidenti, etc. Per ogni audit va designato un Responsabile dell’Audit (RA), che in accordo con il DL o con suo incaricato, pianifica, individua la data/e di audit, predispone il piano dell’audit (tenendo conto delle risultanze di precedenti audit). Il piano di svolgimento dell’audit deve riportare i contenuti minimi di cui all’allegato 15. Le funzioni aziendali ed i lavoratori operanti nelle aree aziendali sottoposte a verifica, devono essere informati preliminarmente dello svolgimento dell’audit, ad esempio attraverso la consegna di copia del piano di audit, e devono essere disponibili e presenti durante l’attività di audit.
17.3. Identificazione degli auditor interni /1Il DL o un suo incaricato per la propria unità produttiva, o in generale l’Alta Direzione, deve identificare gli auditor interni che devono essere soggetti indipendenti dalle attività oggetto di audit (vedi nota paragrafo 17.1 nota 6) . Nelle piccole e medie imprese le caratteristiche dimensionali e di semplicità organizzativa rendono sufficiente un solo auditor interno. Vi possono essere casi di imprese con processi di maggiore complessità, e/o articolate geograficamente, e/o operanti in una pluralità di siti (cantieri, ecc.) tali da rendere necessario il ricorso ad un gruppo di due o più auditor interni di cui uno deve ricoprire il ruolo di responsabile. Gli auditor, oltre ad essere informati in merito al MOG aziendale (art. 30), devono avere una formazione in materia di: modelli di organizzazione e gestione per la salute e sicurezza sul lavoro; modalità di svolgimento delle attività di audit interno di un MOG (può essere un utile riferimento la ISO 19011); legislazione in materia di salute e sicurezza applicabile all’azienda;.
17.3. Identificazione degli auditor interni /2Gli auditor devono avere: capacità di stilare rapporti scritti, redigere check list, intervistare il personale; conoscenza nel campo della SSL o formazione sufficiente a conoscere la legislazione applicabile, le caratteristiche e le specificità dello specifico settore produttivo dell’organizzazione sottoposta ad audit, i rischi presenti, le tecniche di prevenzione utilizzabili per fronteggiarli. Qualora l’impresa si avvalga di auditor esterni, gli stessi devono possedere i suddetti requisiti, non essere in conflitto di interessi (ad esempio il consulente che ha collaborato negli ultimi due anni precedenti la data dell’audit, nella progettazione o nella gestione del MOG con incarico e responsabilità diretta) e deve assicurare la riservatezza delle informazioni e dei dati raccolti durante l’attività di audit).
17.4. Conduzione dell’auditIl RA/auditor procede, dopo un’eventuale riunione di apertura, all’esecuzione dell’audit sulla base del piano di audit e rileva, attraverso evidenze oggettive, la conformità o la non conformità delle attività valutate rispetto ai requisiti fissati, documentandone i risultati. Al termine dell’audit il RA/auditor redige un verbale di audit (vedi allegato 16) per documentare quanto emerso, tale verbale deve contenere: giudizio di sintesi con osservazioni e rilievi positivi e negativi; indicazione delle Non Conformità/Osservazioni riscontate con rinvio ai relativi rapporti che devono essere allegati al rapporto stesso. L’audit termina con la presentazione (ad esempio in sede di riunione di chiusura), effettuata da RA/auditor al DL ed ad altri soggetti che il DL potrà discrezionalmente coinvolgere, delle risultanze di audit, incluse eventuali non conformità, i rilievi o le osservazioni registrate e gli aspetti positivi emersi. Per ogni non conformità rilevata è necessario trattare o attuare un’azione correttiva che va gestita come riportato nel paragrafo 13.3. La documentazione prodotta deve essere archiviata. I risultati dell’Audit saranno oggetto del riesame per il miglioramento del sistema.
17.5. Riesame/1 L’alta direzione e/o il DL, se non coincidenti, deve periodicamente riesaminare il Modello Organizzativo per verificare che: sia attuato con efficacia sia idoneo per il mantenimento ed il miglioramento nel tempo delle misure adottate garantisca il raggiungimento degli obiettivi di SSL permetta di esprimere una valutazione sulle prestazioni complessive consenta di programmare le attività per il miglioramento continuo. I risultati che scaturiscono da questo processo, in relazione al periodo indagato possono portare, se necessario, a modificare il MOG, la sua articolazione di funzioni, i suoi obiettivi. È opportuno che questo processo sia attuato almeno una volta l’anno. È opportuno individuare una funzione aziendale che si occupi di raccogliere i dati e gli elementi che consentano un efficace riesame del modello.
17.5. Riesame /3 L’esito del riesame deve essere verbalizzato annotando gli elementi trattati e le azioni che si è deciso di attuare e/o le soluzioni ad eventuali problemi riscontrati (vedi allegato 17). Per la declinazione dei nuovi obiettivi fissati a seguito del riesame può essere utilizzato il modulo in Allegato 2. Qualora il DL lo ritenga opportuno può far coincidere il Riesame con la riunione periodica, ove prevista, di cui all’art 35 del D. Lgs, 81/2008 e s.m.i. (vedi allegato 18). In questo caso le figure aziendali ed i temi trattati devono rispettare anche quanto previsto dalla legislazione.
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References: Art. 30
 Art. 30
 Art. 30
 art. 28
 art. 29
 art. 26