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Timestamp: 2020-04-08 06:41:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2335 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2335 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/01/2017, (ud. 23/06/2016, dep.31/01/2017), n. 2335
sul ricorso 23845-2013 proposto da:
P.F. (OMISSIS) quale erede pro quota della madre
A.F., nonna materna della vittima M.M., M.A.
(OMISSIS), V.D. (OMISSIS), elettivamente domiciliate in
MARIATERESA ELENA POVIA, rappresentate e difese dall’avvocato
MENOTTO ZAULI giusta procura speciale a margine del ricorso;
persona dei suoi procuratori speciali PA.VI. e
difende unitamente all’avvocato LEOPOLDO MISEROCCHI giusta procura
avverso la sentenza n. 1086/2012 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
udito l’Avvocato MARIATERESA POVIA;
P.F., A.F., M.A. e V.D. convennero dinanzi al Tribunale di Forlì R.R. e la compagnia assicuratrice Assitalia, chiedendo il risarcimento dei danni subiti in conseguenza del decesso del proprio congiunto, M., M., il quale, in sella alla propria bicicletta, era stato investito dall’autovettura condotta dal convenuto, decedendo a causa dell’incidente.
La corte di appello di Bologna, investita dell’impugnazione proposta dagli attori in prime cure, la rigettò.
Avverso la sentenza della Corte felsinea P.F., M.A. e V.D. hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di 8 motivi di censura.
Resiste la Generali Assicurazioni (già Assitalia) con controricorso.
Tutti i motivi di censura con esso rappresentati a questa Corte (errata valutazione delle deposizioni dei testi Ra., D. e Mi.; errata valutazione delle risultanze della CTU in ordine alla velocità tenuta dall’autovettura e mancata considerazione delle osservazioni del CTU di parte; erronea valutazione dei movimenti del ciclista in relazione allo spazio disponibile; errata ricostruzione ipotetica della inevitabilità dell’evento anche a fronte di una velocità inferiore a quella accertata; errata valutazione delle circostanze relative alle segnalazioni acustiche; errata valutazione della circostanza della mancanza di lesioni all’arto inferiore sinistro del ciclista; errata applicazione della disposizione di cui all’art. 2054 c.c.) sono irrimediabilmente destinati ad infrangersi sul corretto impianto argomentativo della sentenza d’appello che, assistito da un altrettanto corretto ed esaustivo supporto motivazionale, scevro dai vizi logico-giuridici oggi denunciati, appare meritevole di integrale conferma, volta che tutte le censure mosse alla sentenza d’appello, nel loro complesso, pur formalmente abbigliate in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge e un di decisivo difetto di motivazione, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
E’ principio di diritto ormai consolidato, in particolare, quello secondo il quale l’art. 360, n. 5, codice di rito non conferisce in alcun modo e sotto nessun aspetto alla corte di Cassazione il potere di riesaminare il merito della causa, consentendone, di converso, il solo controllo – sotto il profilo logico-formale e della conformità a diritto – delle valutazioni compiute dal giudice d’appello, al quale soltanto, va ripetuto, spetta l’individuazione delle fonti del proprio convincimento valutando le prove (e la relativa significazione), controllandone la logica attendibilità e la giuridica concludenza, scegliendo, fra esse, quelle funzionali alla dimostrazione dei fatti in discussione (salvo i casi di prove cd. legali, tassativamente previste dal sottosistema ordinamentale civile).
Il ricorrente, nella specie, pur denunciando, apparentemente, pretese violazioni di legge e presunti deficit motivazionali della sentenza di secondo grado, inammissibilmente (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova valutazione di risultanze di fatto (ormai cristallizzate quoad effectum) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai cristallizzato, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione procedimentale, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello – non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata -, quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità.

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