Source: http://leg16.camera.it/410?idSeduta=0130&tipo=stenografico
Timestamp: 2017-09-26 05:28:27+00:00

Document:
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alessandri e Caparini sono in missione a decorrere dall'odierna seduta pomeridiana.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto dell'odierna seduta pomeridiana.
Annunzio di petizioni (ore 17,04).
ALESSANDRO ROCCHI, da Roma, chiede nuove norme in materia di intercettazioni telefoniche (583) - alla II Commissione (Giustizia);
MARINO SAVINA, da Roma, chiede l'attivazione di un sistema di raccolta differenziata presso punti di ristoro ubicati negli uffici pubblici (584) - alla VIII Commissione (Ambiente);
AMERIGO RUTIGLIANO, da Roma, chiede l'inasprimento delle pene previste interventi per contrastare l'immigrazione clandestina e la criminalità organizzata, nonché l'aumento delle pene per i reati sessuali (585) - alla II Commissione (Giustizia);
CATELLO PANDOLFI, da Sorrento (Napoli), chiede:
misure diverse per ridurre i costi della politica (586) - alla I Commissione (Affari costituzionali);
norme per contrastare il fenomeno della disoccupazione (587) - alla XI Commissione (Lavoro);
nuove norme per assicurare l'equità fiscale e un buon livello di servizi pubblici su tutto il territorio nazionale (588) - alla VI Commissione (Finanze);
misure a favore della salvaguardia del parco regionale dei Monti Lattari (589) - alla VIII Commissione (Ambiente);
maggiori controlli sulla quantità di fluoro contenuto nelle acque minerali e negli acquedotti (590) - alla VIII Commissione (Ambiente);
misure per assicurare la funzionalità dell'ospedale di Sorrento (591) - alla XII Commissione (Affari sociali);Pag. 2
FRANCESCO PREVITE, da Castiglione di Sicilia (Catania), chiede che, in occasione della ratifica della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, siano approvate disposizioni per ottenere il riconoscimento dei diritti e delle necessità degli handicappati mentali per garantire la tutela della loro salute, un adeguato sostegno alle loro famiglie e la sicurezza a tutti i cittadini, e che siano assunte le iniziative idonee a promuovere una modifica della medesima Convenzione, ai fini del riconoscimento dello stato giuridico-sociale degli handicappati mentali (592) - alle Commissioni riunite III (Affari esteri) e XII (Affari sociali).
PRESIDENTE. Saluto gli studenti dell'istituto comprensivo Lorenzo Bartolini di Vaiano, in provincia di Prato, e della scuola media Giancarlo Roli di Trieste che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
PRESIDENTE. Comunico che il collega Mario Pepe (PdL) è stato colpito da un grave lutto: la perdita della madre.
Al collega la Presidenza della Camera ha già fatto pervenire le espressioni della più sentita partecipazione al suo dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'intera Assemblea.
Seguito della discussione del disegno di legge: S. 847 - Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti (Approvato dal Senato) (A.C. 2031-A) (ore 17,10).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali ed è intervenuto in sede di replica il rappresentante del Governo, mentre i relatori vi hanno rinunciato.
(Esame degli articoli - A.C. 2031-A)
Ricordo che, a norma dell'articolo 123-bis, comma 3-bis, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili in Commissione non possono essere ripresentati in Assemblea e, ove ripresentati, non sono pubblicati.
Inoltre non sono pubblicati, in quanto non ricevibili: gli emendamenti già presentati presso le Commissioni, ma in quella sede ritirati; i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso le Commissioni, riferiti a parti del testo non modificate dalle Commissioni stesse.
Faccio, inoltre, presente che sono stati pubblicati gli emendamenti Zaccaria 1.50, 3.80 e 9.70 che, pur non essendo stati previamente presentati nelle Commissioni e non essendo riferiti a parti modificate in sede referente, sono comunque volti a riprodurre in modo puntuale condizioni o osservazioni contenute nel parere reso dal Comitato per la legislazione.
La Presidenza ritiene comunque di ammettere alla votazione, in via eccezionale, in questa particolare circostanza, i predetti emendamenti, fermo restando che la questione dovrà essere approfondita, in via generale, in sede di Giunta per il Regolamento.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A - A.C. 2031-A), che è distribuito in fotocopia.Pag. 3
Avverto che la Presidenza, sulla base del predetto parere, a norma dell'articolo 123-bis del Regolamento, non ritiene ammissibili, in quanto recano nuovi o maggiori oneri finanziari privi di idonea quantificazione e copertura, le seguenti proposte emendative: Caparini 1.8, Paladini 3.5 e 3.60, Mattesini 3.6, Vassallo 3.7, Lanzillotta 3.8 e 5.25, Delfino 7.4.
Avverto che le Commissioni hanno presentato gli emendamenti 3.300, 5.300, 9.300, 9.301 e 9.302.
Avverto, infine, che il Governo ha trasmesso una nuova formulazione dell'emendamento 3.200, che è in distribuzione.
ROBERTO ZACCARIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, nella sua comunicazione lei ha fatto riferimento ad una questione regolamentare che ha un certo rilievo (lo dico perché potrebbe interessare a due o tre colleghi che sono presenti in questo momento in Aula). Essendo questo provvedimento un collegato alla manovra finanziaria, per esso vige un regime particolare in ordine alla presentazione degli emendamenti. Questo regime comporta, come lei ha ricordato poco fa, che non possano essere presentati direttamente in Assemblea emendamenti che non siano stati precedentemente esaminati dalla Commissione di merito. Questo tipo di regola ha avuto un'eccezione per effetto di un'interpretazione della Presidenza (mi pare del maggio scorso) che ha consentito di presentare direttamente in Assemblea emendamenti che fossero collegati a pareri, a condizioni o ad osservazioni delle Commissioni. Ciò vuol dire che chi presenta questi emendamenti svolge un'attività di servizio per l'Assemblea, perché non è detto che i singoli parlamentari siano presenti nelle singole Commissioni.
I miei emendamenti (ne ho presentati una decina) erano tutti collegati ad osservazioni del Comitato per la legislazione, che, fino a prova contraria, svolge un'attività di collaborazione sulla qualità tecnica della legislazione. Dunque, di tali emendamenti ne sono stati pubblicati tre, come è stato da lei ricordato. Di questo ringrazio la Presidenza, perché quel precedente risulta confermato.
Vorrei, però, fare un'osservazione, in considerazione del fatto che nella Giunta per il Regolamento si sta discutendo di questo problema e di problemi analoghi, con riferimento proprio alla possibilità di portare la voce del Comitato per la legislazione, ma anche delle Commissioni, quando esprimano condizioni piuttosto incisive, direttamente in Aula.
Dai miei emendamenti sono stati espunti quelli con un carattere discrezionale, che non erano soltanto la declinazione del parere del Comitato, ma contenevano un margine di discrezionalità.
Ne voglio citare uno, perché mi pare piuttosto importante per capire come dobbiamo comportarci. Nel testo del cosiddetto disegno di legge Brunetta in esame, all'articolo 5, comma 2, lettera f, vi è una norma fra i principi e criteri direttivi che reca: «prevedere che l'accesso alla prima fascia dirigenziale avvenga mediante ricorso a procedure selettive pubbliche concorsuali per una percentuale dei posti, adottando le necessarie misure volte a mettere a regime il nuovo sistema di accesso in raccordo con il regime vigente (...)». Questo principio prevede una discrezionalità immensa, in relazione ad un principio costituzionale, che afferma che si accede alla pubblica amministrazione mediante concorso. Dunque, il mio emendamento tendeva, recependo un'osservazione del Comitato per la legislazione, a prevedere la fissazione di una percentuale.
Non si può prevedere che entra senza concorso l'80 per cento dei dirigenti, perché sarebbe una violazione del principio costituzionale. Dunque, avevo presentato - con discrezionalità, lo riconosco - un emendamento che prevedeva che si potesse coprire fuori concorso non più del 10 per cento dei posti disponibili. Abbiamo un conflitto tra due discrezionalità: una, senza limiti, che è quella del testo, ed una, Pag. 4la mia, che pone un limite a quella discrezionalità. Il mio emendamento è stato considerato improcedibile.
Rivolgo queste considerazioni a lei, e alla Presidenza e alla Giunta per il Regolamento. Se un'osservazione ha un contenuto discrezionale, ma tende a limitare una discrezionalità che, per effetto di questa norma, potrebbe essere incostituzionale, quella discrezionalità dovrebbe essere privilegiata.
PRESIDENTE. Onorevole Zaccaria, riguardo alle obiezioni che sono state sollevate, preciso che, come già accaduto in circostanze analoghe, non sono stati ritenuti ricevibili, e quindi non sono stati pubblicati nel fascicolo, gli emendamenti che, pur essendo rivolti, nelle intenzioni del presentatore, a recepire ulteriori rilievi contenuti nel parere del Comitato per la legislazione, tuttavia sono riferiti a condizioni o osservazioni, come peraltro l'onorevole Zaccaria ha già rilevato, formulate in modo non puntuale, e quindi tali da consentire un significativo margine di discrezionalità in sede di presentazione delle relative proposte emendative.
Questa discrezionalità limita una maggiore discrezionalità del testo? È possibile, ma il nostro Regolamento non prevede questa accezione. Come la Presidenza ha comunque già precisato, considerata la lettera delle norme vigenti, l'ammissibilità riconosciuta con riferimento agli emendamenti sopra citati non può che considerarsi eccezionale, atteso che una disciplina generale di tale materia non potrà essere individuata se non nella sede propria, che è la Giunta per il Regolamento.
Non disconoscendo, quindi, la ragionevolezza dell'osservazione, tuttavia essa va rimandata al luogo proprio, che è la Giunta per il Regolamento.
FURIO COLOMBO. Signor Presidente, vorrei chiederle, come Presidente di questa Assemblea in questo momento, di far pervenire al Capo dello Stato un pensiero di solidarietà, di affetto e di sostegno, certamente da parte mia e da parte dei colleghi che vorranno unirsi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Avverto che le Commissioni hanno presentato gli emendamenti 3.301 e 7.300, nonché una nuova formulazione dell'emendamento 9.303, che sono in distribuzione. Il termine per la presentazione di subemendamenti riferiti a tali proposte emendative, già comunicato per le vie brevi ai gruppi, è fissato alle 18,30 di oggi.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 17,20).
(Esame dell'articolo 01 - A.C. 2031-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 01 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2031-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Lanzillotta. Ne ha facoltà.
LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, intendo sottolineare come questo articolo, che è stato premesso all'intero disegno di legge dalle Commissioni, dimostri come uno dei punti cardine del disegno di legge, che è una delle questioni su cui siamo contrari, apra la strada ad una grandissima confusione normativa e, soprattutto, spalanchi la strada all'incursione Pag. 5della legge nella materia della disciplina del rapporto di pubblico impiego.
Questa norma, che modifica il decreto legislativo n. 165 del 2001 in materia di lavoro pubblico, ribalta la logica del rapporto tra legge e contratto, prevedendo la derogabilità dei contratti con norma di legge. Ciò significa che qualsiasi leggina - settoriale, corporativa, derivante da qualsiasi Commissione o derivante da qualsiasi spinta di interessi particolari - potrà infiltrarsi nella normativa di carattere generale, che viene adottata con tutti quei presidi e con tutte quelle garanzie, riguardanti sia l'ordinamento che l'impatto finanziario, che questo stesso provvedimento tenta di rafforzare.
Un'operazione, quindi, che in modo del tutto illusorio cerca di correggere anche delle distorsioni della gestione della contrattazione del settore pubblico, soprattutto a livello decentrato, e rischia invece di riportarci indietro nel tempo, di riportarci cioè a quegli anni Ottanta in cui la spesa pubblica in materia di personale era aumentata anche in virtù di un'attività non controllata del Parlamento. Ed è stata proprio quella legislazione che l'attuale Ministro del lavoro, Sacconi, cercò di arginare e correggere con la privatizzazione del rapporto di pubblico impiego.
Questa norma, che contiene in sé la filosofia della diversa direzione che intende assumere la legislazione in tale materia, è secondo me fortemente da contrastare, perché rischia di riportarci indietro di vent'anni e di produrre gravi guasti, sia alla pubblica amministrazione che alla finanza pubblica.
ALESSANDRO NACCARATO. Signor Presidente, le proposte emendative che ha presentato il gruppo del Partito Democratico cercano di migliorare il disegno di legge in discussione e si fondano sulla convinzione che l'efficienza della pubblica amministrazione sia un fattore fondamentale della competitività e della qualità della vita dei cittadini.
Il tema fondamentale della proposta all'attenzione della Camera è la riforma della disciplina del rapporto di lavoro e della contrattazione. Il disegno di legge, nell'individuazione in particolare all'articolo 1 dei principi della delega, dimostra in maniera evidente che vuole limitare l'ambito di intervento della contrattazione collettiva a vantaggio dell'area legislativa. In questo modo il Governo - e il Ministro Brunetta si è espresso in modo inequivocabile su questo punto in diverse occasioni - prova a limitare il ruolo delle organizzazioni sindacali perché, sbagliando, prova ad addossare sulle stesse tutte le responsabilità dell'inefficienza della pubblica amministrazione.
A noi pare importante, e molti nostri emendamenti vanno in questa direzione, ribadire invece che i rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono disciplinati dalle disposizioni del codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, salvo che la legge non disponga altrimenti. Credo che se si tornerà, come vuole il Governo, al predominio della legislazione, la pubblica amministrazione tornerà ad essere ostaggio dei più vari e particolari interessi corporativi, con i relativi aumenti di costi per lo Stato e per i bilanci pubblici. Si rischia così di annullare tutti i passi in avanti fatti negli ultimi anni, in termini di autonomia della dirigenza e di valutazione delle strutture pubbliche.
Per migliorare la pubblica amministrazione non serve ricondurre tutto il comparto sotto le ali dell'intervento legislativo, e in questo senso vanno i nostri emendamenti: è molto più produttivo ed utile responsabilizzare gli attori, in particolare i dirigenti, ed obbligarli ad esercitare i poteri sull'organizzazione, sugli incentivi e sulla gestione delle risorse e dei premi previsti nei contratti. Non servono polemiche, non serve la propaganda sui «fannulloni»: serve invece maggiore innovazione, più formazione e cultura, e le risorse per aumentare la responsabilità, la dignità sociale e lo spirito di servizio dei dipendenti pubblici.Pag. 6
Credo che da questo punto di vista serva anche una maggiore autonomia delle strutture preposte alla valutazione, e continuare sulla strada della separazione tra politica e amministrazione, sia quando si nominano i dirigenti sia quando si valutano i risultati. Per questi motivi abbiamo presentato gli emendamenti all'articolo in esame, con l'obiettivo di modificare e migliorare il disegno di legge; con l'augurio che, contrariamente a quanto avvenuto in Commissione, l'Aula valuti con attenzione queste proposte e le approvi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, credo che il Ministro Brunetta abbia la capacità di pensare e di diffondere slogan molto efficaci, però quando poi c'è bisogno di trasformare quegli slogan in azioni operative ne derivano provvedimenti come questo, che denotano come in realtà gli slogan restino del tutto tali.
Ho già rilevato in altra situazione come il Governo abbia avuto, invece, un comportamento antitetico agli slogan, o meglio ha fatto la cosa più facile da fare, cioè quella di attaccare il personale comune, il personale normale. Ma credo che chiunque si sia occupato di pubblica amministrazione ed abbia amministrato sappia bene che in realtà in un'azienda è difficile che ce la si prenda con il personale esecutivo: in azienda, se le cose non funzionano, il primo che deve pagare, il primo che deve essere responsabilizzato, è il dirigente che non funziona.
Quindi, anche nella pubblica amministrazione se il personale è fannullone, il primo da aggredire - che permette a quel personale di essere fannullone - è un dirigente incapace.
Quella doveva essere la strada, invece questo Governo nei confronti della dirigenza ha atteggiamenti che sono di assoluta copertura di comportamenti che, evidentemente, sono tutt'altro fuorché quelli dei dirigenti.
Voglio ricordare che rispetto a quel provvedimento, di cui adesso mi sfugge il numero, nel quale erano stati inseriti alcuni articoli che prevedevano una responsabilità sia sul piano della retribuzione del dirigente, sia sul piano dell'indennizzo dovuto in caso di comportamenti del dirigtente sbagliati, errati o dannosi per il cittadino, il Governo, e cioè il Ministro Brunetta, ha chiesto il ritiro degli articoli che prevedevano tale responsabilità.
Ma con il provvedimento al nostro esame, signor Ministro, introducete delle norme che sono tutt'altro che il merito! I primi a dover essere valutati sul piano del merito sono i dirigenti, ma voi introducete un meccanismo di autovalutazione. In altri termini, signor Ministro, il dirigente è, nella sua valutazione, autoreferenziale.
Ho fatto l'amministratore, per quattro anni ho fatto il presidente di una grande provincia del nord di questo Paese; dopo quattro anni il personale era ridotto del 20 per cento rispetto all'inizio del mio mandato e nel frattempo quella provincia era passata dal trentottesimo all'ottavo posto in Italia per opere pubbliche realizzate.
Questo vuol dire che siamo riusciti a dare produttività al lavoro. Ma, signor Presidente, io non mi sono sognato di andare dagli uscieri e di prendermela con loro se le cose non funzionavano! Ho preso i dirigenti, li ho chiusi per una settimana con una società che ha insegnato loro che cosa vuol dire essere dirigenti, che cosa vuol dire la leadership, come si fa a motivare il personale, e in questo modo abbiamo ottenuto quei risultati.
Credo che lei, invece, ci stia vendendo tanto fumo, perché in questo disegno di legge si parla di merito, ma quando si tratta di realizzarlo non c'è in realtà nulla che vada verso quell'obiettivo in termini concreti e reali: ed a pagare saranno ancora una volta i cittadini, perché la soluzione della class action senza risarcimento è una cosa che fa ridere i polli (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
PRESIDENTE. Avverto che sono state ritirate dai presentatori le seguenti proposte Pag. 7emendative: Mattesini 01.2, Fedriga 1.6 e 5.43, Laura Molteni 1.16 e 1.17, Caparini 1.9, 1.27, 3.49, 3.61, 3.62, 5.22, 5.23, 5.27, 5.28 e 5.40, Calderisi 2.10, 2.28, 2.01, 3.37 e 4.5, Pastore 2.17, Cazzola 3.48 e 5.37, Vanalli 3.57, 9.2 e 9.23.
Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 01 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sull'emendamento Paladini 01.1, mentre ricordo che l'identico emendamento Mattesini 01.2 è stato ritirato; le Commissioni, altresì invitano al ritiro dell'emendamento Calderisi 01.3, in quanto già compreso nel testo.
RENATO BRUNETTA, Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore: l'emendamento Calderisi 01.3 è superfluo perché già contenuto nel testo.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Paladini 01.1.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, abbiamo prestato particolare attenzione a questa questione che pone un problema sì di contrattazione, ma anche di autorevolezza delle fonti legislative. Ci pare che questo testo, al di là della formulazione che potrebbe essere sicuramente migliorata, ponga in essere una salvaguardia per il Parlamento (le norme che il Parlamento vara, infatti, possano essere modificate, soppresse o ulteriormente integrate in questa sede).
Per questi motivi ci asterremo sull'articolo 01, e voteremo contro l'emendamento soppressivo Paladini 01.1.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta che riprenderà alle 17,40.
PRESIDENTE. Saluto gli alunni dell'Istituto comprensivo di Omignano Scalo, in provincia di Salerno, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 01.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Delfino, Renato Farina, Nirenstein, Stradella, Bragantini e Vietti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che la deputata De Torre ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Calderisi 01.3.
GIUSEPPE CALDERISI. Signor Presidente, annuncio il ritiro dell'emendamento in esame, perché i relatori - e anche il Ministro - hanno dichiarato che il contenuto Pag. 8della proposta è già ricompreso nel testo del provvedimento e, quindi, è superfluo porlo in votazione.
PRESIDENTE. Sta bene. Ricordo che avremmo dovuto porre in votazione il mantenimento dell'articolo 01 se vi fosse stato un unico emendamento soppressivo, ma siccome gli emendamenti erano due, dobbiamo ora porre in votazione l'articolo 01.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 01.
Prendo atto che il deputato Ciocchetti ha segnalato che non è riuscito a votare e che il deputato Iapicca ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole. Prendo altresì atto che la deputata De Torre ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario e che il deputato Cera ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 2031-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2031-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Naccarato. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO NACCARATO. Signor Presidente, per quanto riguarda il complesso degli emendamenti all'articolo 1, anche in questo caso il gruppo Partito Democratico ha presentato delle proposte dirette a migliorare il disegno di legge in esame. In questo caso, considerato che si tratta dei principi della delega, il tentativo del disegno di legge è quello di limitare l'ambito d'intervento della contrattazione a vantaggio dell'area legislativa. A noi questo pare un errore molto grave perché la contrattazione è un fattore di responsabilizzazione e di coinvolgimento dei lavoratori, dei dipendenti e delle organizzazioni sindacali. Limitare questo aspetto rischia di peggiorare l'efficienza della pubblica amministrazione che, invece, è per noi fattore di sviluppo e di competitività.
Tra gli emendamenti presentati ve ne sono alcuni, in particolare, che insistono sul tema della trasparenza, dell'autonomia della pubblica amministrazione e della formazione. Penso, ad esempio, all'emendamento Berretta 1.18 con il quale si cerca di introdurre un sistema di formazione e aggiornamento continuo del personale come condizione necessaria per il raggiungimento e il mantenimento della qualità dei servizi erogati.
Si tratta, secondo noi, di un caso significativo in cui si vede come nel provvedimento del Governo non vi sia attenzione a questi aspetti, che rischiano di diventare assolutamente residuali, così impoverendo il tessuto della pubblica amministrazione.
Per questi motivi abbiamo presentato numerosi emendamenti, sperando che l'attenzione dell'Assemblea sia diversa rispetto a quanto accaduto in Commissione, e che vi sia la disponibilità a valutarli e ad approvarli proprio per migliorare il provvedimento.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sull'emendamento Delfino 1.1, nonché Pag. 9sull'emendamento Lanzillotta 1.2, mentre il parere è favorevole sull'emendamento Caparini 1.3. Il parere è, altresì, favorevole sull'emendamento Lanzillotta 1.4.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Fedriga 1.5, a condizione che sia riformulato sostituendo le parole «singole strutture periferiche» con le seguenti: «relative strutture amministrative». Il parere è contrario sull'emendamento Fedriga 1.6...
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento Fedriga 1.6 è stato ritirato.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Le Commissioni esprimono parere contrario sull'emendamento Delfino 1.7.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento Caparini 1.8 è inammissibile e che l'emendamento Caparini 1.9 è stato ritirato.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Le Commissioni esprimono parere contrario sugli identici emendamenti Paladini 1.10 e Mattesini 1.11.
Il parere è, altresì, contrario sugli emendamenti Paladini 1.12, Lanzillotta 1.13, nonché sugli identici emendamenti Delfino 1.14 e Lo Monte 1.15.
PRESIDENTE. Ricordo che gli emendamenti Laura Molteni 1.16 e 1.17 sono stati ritirati.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Berretta 1.18 e Mattesini 1.19, nonché sugli identici emendamenti Delfino 1.20 e Lo Monte 1.21.
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Lanzillotta 1.22 e 1.23, nonché sugli identici emendamenti Delfino 1.24, Paladini 1.25 e Lo Monte 1.26.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento Caparini 1.27 è stato ritirato.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Le Commissioni esprimono parere contrario sugli identici emendamenti Paladini 1.28 e Lo Monte 1.29, nonché sugli identici emendamenti Delfino 1.30 e Amici 1.31.
Le Commissioni esprimono, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Santagata 1.32, Zaccaria 1.50, Paladini 1.33 e Zeller 1.34.
RENATO BRUNETTA, Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Delfino 1.1.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, abbiamo sempre detto che concordiamo sull'esigenza di arrivare a risultati migliori sotto il profilo dell'efficienza e dell'efficacia del rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini.
Diciamo però anche, con altrettanta forza, che una delega non può essere spinta al punto che viene praticamente messa nelle mani del Governo anche tutta la materia attinente alla questione delle relazioni sindacali nella pubblica amministrazione.
Vi è stato un lungo e profondo processo, che ha portato nel Paese a consolidare certi rapporti: riteniamo che tali questioni debbano anche essere migliorate, rese più efficienti e modernizzate, ma crediamo che ciò possa derivare da un confronto forte tra le organizzazioni sindacali più rappresentative e il Governo.
Quindi, per questo riteniamo che espungere tale dato da questa delega già amplissima sarebbe un atteggiamento di responsabilità e di attenzione, affinché nel pubblico impiego vi sia la possibilità di dinamiche relazionali e sindacali con la Pag. 10pubblica amministrazione a livello moderno, ma nello stesso tempo capaci di rappresentare al meglio anche le esigenze dei lavoratori.
Per questo insistiamo per l'approvazione dell'emendamento in esame.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delfino 1.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Cambursano ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lanzillotta 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lanzillotta. Ne ha facoltà.
LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, vorrei solo sottolineare la contraddittorietà tra un principio base (soprattutto, un obiettivo base) contenuto in questa delega - cioè quello della convergenza dei sistemi di lavoro e di impiego pubblico con quello privato - e questo emendamento, che ribadisce il principio della disciplina del lavoro pubblico sulla base delle norme del codice civile e del rispetto dei principi generali dell'ordinamento costituzionale in materia di pubblica amministrazione e di lavoro. Vorrei sottolineare questo per far constare come, al di là di petizioni di principio che sono nella legge, in realtà, si vuole mantenere un ambito che viene sottratto progressivamente alla contrattazione. Credo che questo sia negativo, non perché i principi della privatizzazione e della contrattazione siano dei tabù, ma perché credo che pensare che la pervasività della legge in questa materia sia qualcosa che porta a risultati positivi, sia foriero, invece, di pessime prospettive, perché si romperebbe l'unitarietà dell'ordinamento. Soprattutto, vorrei richiamare il Governo sul fatto che intanto vi è una competenza statale in materia di lavoro pubblico, in quanto si applicano le norme del codice civile. Altrimenti, ricadremmo nell'ambito della materia dell'organizzazione pubblica, che è competenza esclusiva delle regioni, e, quindi, questa legge finirebbe per applicarsi ad un ambito molto, molto ristretto. Poiché non credo che il Governo abbia questa finalità, credo sia molto inopportuno dichiararsi contrari all'emendamento in oggetto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 1.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Berruti e Ciocchetti hanno segnalato che non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Caparini 1.3, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Hanno votato sì 273
Hanno votato no 197).Pag. 11
Prendo atto che il deputato Ciocchetti ha segnalato che non è riuscito a votare e che la deputata Pollastrini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 1.4, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Hanno votato sì 511
Prendo atto che i deputati Di Pietro e Vannucci hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Ciocchetti ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fedriga 1.5, sul quale il relatore ha espresso parere favorevole purché riformulato. Chiedo all'onorevole Fedriga se accetti la riformulazione proposta dal relatore.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Sì, signor Presidente.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fedriga 1.5, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Prendo atto che i deputati Vannucci e Misiti hanno segnalato che non sono riusciti a votare.
Ricordo che l'emendamento Fedriga 1.6 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delfino 1.7, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che la deputata Lanzillotta ha segnalato che non è riuscita a votare e che il deputato Vannucci ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Ricordo che l'emendamento Caparini 1.8 è stato dichiarato inammissibile. Ricordo, altresì, che l'emendamento Caparini 1.9 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Paladini 1.10 e Mattesini 1.11.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Paladini. Ne ha facoltà.
GIOVANNI PALADINI. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Paladini 1.10 e Mattesini 1.11, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 1.12, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Zucchi e Vannucci hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 1.13, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Zucchi, Berretta, Miotto e Vannucci hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Delfino 1.14 e Lo Monte 1.15.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, su questa materia avevamo già tenuto un lungo confronto e dibattito in occasione dell'esame del collegato, il disegno di legge n. 1441-quater, e alla fine si era arrivati a una formulazione che in qualche misura teneva conto dell'esigenza di promuovere assunzioni e bandi che facessero riferimento anche alle necessità territoriali, ma che allo senso tempo portava al riconoscimento di una possibile partecipazione senza vincoli legati specificatamente al dato territoriale.
Con la presente proposta emendativa siamo coerenti con la posizione che avevamo a suo tempo tenuto e ci pare, invece, che l'ulteriore passo in avanti realizzato da questa norma effettivamente crei delle disparità nella partecipazione a questi bandi alle quali non siamo favorevoli. La modifica che proponiamo a questo comma va proprio nella direzione di non contraddire quanto avevamo espresso in altra sede su altro provvedimento legislativo, tenendo conto, nello stesso tempo, di quanto si era detto in merito al provvedimento n. 1441-quater con il quale si era già approfondita la questione con una grande disamina. Per questi motivi, speriamo che questa proposta emendativa trovi l'approvazione dell'Assemblea.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delfino 1.14 e Lo Monte 1.15, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.Pag. 13
Prendo atto che il deputato Borghesi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Ricordo che gli emendamenti Laura Molteni 1.16 e 1.17 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Berretta 1.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Presenti e votanti 514
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mattesini 1.19, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Delfino 1.20 e Lo Monte 1.21.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, poniamo qui all'attenzione dell'Assemblea un emendamento che a noi sembra sia pienamente in linea con la più volte ribadita volontà, ma vorrei dire disponibilità del Governo e del Ministro Brunetta a far in modo che si proceda nella definizione dei decreti legislativi in grande sintonia, confronto e rapporto con tutte le parti sociali. Richiedere che, prima dell'emanazione comunque dei diversi decreti legislativi, si possa procedere, da parte del Governo, all'ascolto e a una consultazione dell'organizzazione sindacale più rappresentativa, mi pare che non tolga niente all'autonomia decisionale da parte del Governo e offra anche, in sede di approvazione di questo emendamento, una garanzia in più alle parti sociali dal momento che, oltre alle dichiarazioni di principio e agli impegni assunti verbalmente dal Governo, anche il testo legislativo prevede che questa possibilità di consultazione e di ascolto sia certamente effettuata. Per questa ragione, non comprendiamo le ragioni di un parere contrario su questo emendamento e auspichiamo un diverso atteggiamento da parte del Parlamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delfino 1.20 e Lo Monte 1.21, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Hanno votato no 266).Pag. 14
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 1.22, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputati Paladini e Ciocchetti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati De Girolamo e Speciale hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lanzillotta 1.23.
LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, vorrei sottolineare alla Camera che questo emendamento tende a dare più forza ai pareri parlamentari. Siamo di fronte ad una delega molto ampia, con principi talvolta indeterminati, in una materia estremamente delicata. Voglio ricordare che anche le precedenti leggi di riforma dell'amministrazione pubblica e del pubblico impiego hanno previsto il doppio parere e cioè una verifica successiva di ciò che del parere parlamentare era stato recepito. Diversamente, il parere parlamentare, che è semplicemente acquisito e rispetto al quale il Governo non deve dare conto di quello che viene accolto e delle motivazioni per le quali eventualmente non viene recepito, rischia di essere un rito del tutto inutile. Non è questione di maggioranza e di opposizione ma di dare un senso al lavoro che fa il Parlamento. Quindi io raccomanderei alla Camera una particolare considerazione di questo emendamento, soprattutto alla maggioranza visto che, poi, le condizioni dei pareri sono sue, quindi sarebbe opportuno verificarne l'esito.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 1.23, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delfino 1.24, Paladini 1.25 e Lo Monte 1.26, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Ricordo che l'emendamento Caparini 1.27 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Paladini 1.28 e Lo Monte 1.29, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 15
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delfino 1.30 e Amici 1.31, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Paladini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Santagata 1.32.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, intervengo solo per ritirare questo emendamento e, dal momento che ho la parola, annuncio il ritiro anche del mio emendamento 6.9, se me lo consente.
PRESIDENTE. Prendo dunque atto che sono stati ritirati gli emendamenti Santagata 1.32 e 6.9.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zaccaria 1.50.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, non è molto chiaro il senso del parere contrario espresso dal relatore e dal Governo. Ricordo che il testo della norma, il comma 5 dell'articolo 1, che con tale proposta emendativa si vuole emendare recita: «Le disposizioni della presente legge si applicano alla Presidenza del Consiglio dei ministri (...)». Una cosa naturale, una legge che riguarda la pubblica amministrazione si applica alla Presidenza del Consiglio. Però, si dà il caso che questa sia un disegno di legge delega, composta di questo testo e di una serie di decreti legislativi, allora sorge il dubbio che alla Presidenza del Consiglio si intendano applicare le norme di questo testo, che come tale non sono immediatamente cogenti, mentre i decreti legislativi approvati sulla base di questo testo non sono applicabili, o almeno stando a quanto si dice qui, non saranno applicabili alla Presidenza del Consiglio. Siccome questo è un emendamento tecnico che chiarisce semplicemente che le norme dei decreti legislativi emanati in attuazione di questa legge delega saranno applicabili alla Presidenza del Consiglio, vorrei sapere se questo grande manifesto la Presidenza del Consiglio lo fa per applicarlo ad altri. Credo che questo emendamento, o non sia stato capito o, se c'è un parere contrario, non ne riesco a scorgerne il significato. Almeno a me non risulta chiaro. E credo che non risulti chiaro neanche ad alcuni cultori del diritto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 1.50, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pag. 16Paladini 1.33, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Presenti e votanti 523
Prendo atto che il deputato Ciocchetti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zeller 1.34, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Astenuti 243
Prendo atto che il deputato La Loggia ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e che il deputato Dell'Elce ha segnalato che non è riuscito a votare.
(Esame dell'articolo 2 - A.C. 2031-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2031-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Poli. Ne ha facoltà.
NEDO LORENZO POLI. Signor Presidente, gli emendamenti presentati dal nostro gruppo in Commissione sono il risultato di un confronto aperto sul provvedimento che si è sviluppato tenendo conto del dibattito sostenuto in Senato e delle audizioni delle diverse parti sociali. Il nostro obiettivo era quello di apportare delle modifiche al provvedimento per migliorarlo. Il provvedimento, discusso nelle Commissioni riunite, I e XI, contiene alcuni principi che destano perplessità. Siamo d'accordo sulla presenza di misure volte a sanzionare l'improduttività e l'inefficienza e a rafforzare i controlli, così come apprezziamo gli interventi previsti di premialità tesi a promuovere il merito, l'efficienza e la produttività, ma non possiamo essere d'accordo sul tentativo di voler mutare il rapporto tra le fonti del diritto. Vale a dire che occorre meglio definire il rapporto tra legge e contratto collettivo.
Riteniamo necessario affermare che la disciplina del rapporto di lavoro pubblico non può avere altro cardine se non il decreto legislativo n. 165 del 2001, che ha svolto sin dalla sua emanazione una ruolo di vero e proprio testo unico della normativa in materia di lavoro pubblico.
Nell'intero testo riscontriamo una chiara interferenza con la contrattazione collettiva e, nello specifico, abbiamo presentato diversi emendamenti all'articolo 2. Tuttavia, su tutto il disegno di legge delega Pag. 17vi è una pericolosa contraddizione di fondo tra la paventata necessità di convergenza della disciplina del lavoro pubblico con quello privato e le recentissima sottoscrizione della riforma del sistema contrattuale. Infatti, il 22 gennaio 2009 il Governo ha sottoscritto, con le parti sociali, un solenne accordo di riforma del sistema della contrattazione che ha esplicitamente pari valenza per il lavoro pubblico e per quello privato. Con il testo in esame, invece, si riducono pesantemente le materie oggetto di confronto tra le parti.
Il provvedimento ha l'evidente intento di riformare molte materie attraverso, però, un intervento legislativo eccessivo, dal momento che lo strumento della contrattazione collettiva nazionale e decentrata ha garantito, in diversi ambiti, flessibilità negli interventi che si adattano a diverse realtà della pubblica amministrazione italiana, pur nel rispetto dei criteri e principi definiti dalla legge e, nello specifico, dal decreto legislativo n. 165 del 2001.
Non riteniamo necessario precisare, ai sensi dell'articolo 2 del decreto, con legge gli ambiti di disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati rispettivamente alla legge e alla contrattazione collettiva, perché in tal senso è esaustivo il decreto legislativo n. 165 del 2001 che individua proprio gli ambiti generali, come ci si attende che una legge preveda.
Vogliamo una risposta alle nostre proposte emendative. Infatti, creare un elenco tassativo non potrà avere alcun effetto positivo, ma ridurrà inevitabilmente il potere organizzativo e gestionale del datore di lavoro e della dirigenza pubblica. La situazione normativa attuale della pubblica amministrazione è scaturita dall'azione congiunta della contrattazione e delle norme e ha prodotto, sulle materie oggetto della riforma, una situazione complessivamente omogenea in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Con i decreti attuativi, invece, si corre il rischio di creare delle condizioni per una pubblica amministrazione in cui problemi analoghi hanno soluzioni normative diverse.
La diversità delle pubbliche amministrazioni per tipo di attività svolte, natura dei beneficiari delle loro prestazioni e caratteristiche delle professionalità coinvolte, implica la necessità non solo di mettere in campo una pluralità di approcci e strumenti, ma anche di modificare significativamente, nel corso del tempo, i sistemi di valutazione e controllo, per riuscire a tenere in tensione l'organizzazione stessa. In sintesi, l'adeguatezza di un sistema di valutazione dipende dalle circostanze specifiche in cui quell'organizzazione si trova e non dalla rispondenza a criteri generali validi universalmente.
Non siamo d'accordo con la decontrattualizzazione del rapporto di pubblico impiego che si sta realizzando attraverso il provvedimento in esame. Così facendo, infatti, si rischia di perdere il concetto di funzione pubblica e non possiamo permetterci di ridurre la funzione pubblica a mera managerialità. Se vi sono aspetti che vanno gestiti in modo manageriale, vanno posti fuori dall'ambito della pubblica amministrazione e, eventualmente, attribuiti ad agenzie ad hoc.
L'interesse che tutelano le pubbliche amministrazioni non è privato. Lo Stato e le amministrazioni pubbliche tutelano l'interesse generale e l'interesse dei cittadini ed è chiaro che svolgono una funzione diversa da quella di un datore di lavoro privato. I criteri di efficienza, che in questo provvedimento opportunamente si richiamano, devono trovare, pertanto, necessaria conformità con le generalità del fine che la pubblica amministrazione persegue.
I decreti delegati previsti saranno chiamati ad incidere in positivo sulla questione dell'aumento della produttività della pubblica amministrazione e della qualità del servizio da essa offerto, ma il testo presenta contraddizioni e lacune. Infatti, si affronta il tema dell'aumento della produttività come se fosse condizionato, in modo prevalente, dalla performance individuali che evidentemente costituiscono un elemento importante, ma solo se poste a fianco della revisione dei modelli organizzativi, dei processi di semplificazione burocratica Pag. 18e della progettualità di cui ha peccato, sino ad ora, la pubblica amministrazione, così come ha peccato di coerenti politiche di formazione. Questi elementi, appena elencati, risultano poco presenti o del tutto assenti nel testo in esame.
In merito alla delega prevista all'articolo 5 in materia di modifica della disciplina della dirigenza pubblica, dobbiamo evidenziare che presenta forti limiti. È molto dettagliata la parte che rafforza il ruolo del dirigente nella gestione delle risorse umane, prevedendo sanzioni a decurtazione della retribuzione di risultato in mancanza di precisi adempimenti al riguardo, mentre niente viene detto sul suo compito strategico di gestione ed attuazione dell'azione amministrativa e sul necessario rafforzamento dell'indipendenza e dell'autonomia dalla politica in ordine al potere di gestione economico e finanziario per il miglior raggiungimento dei compiti ad essa assegnati.
Da ultimo, ma non meno importante, è stata introdotta una norma interpretativa in materia di vicedirigenza. La modificazione della vicedirigenza, così come richiesta dal Governo, non favorirà di certo la già complessa autonomia dei funzionari nello svolgimento dei propri compiti istituzionali e non garantirà nemmeno la tanto auspicata meritocrazia ed efficienza. Infatti, la vicedirigenza fu introdotta proprio per porre rimedio ad indiscriminati avanzamenti di carriera a vantaggio di personale sprovvisto di laurea nell'esercizio di funzioni di elevata responsabilità e compiti di direzione. Il livellamento operato in questi ultimi anni dalla contrattazione collettiva sta comportando l'attribuzione di incarichi e di fasce retributive più alte a personale non sempre in possesso dei requisiti culturali richiesti e sulla base di un'ampia discrezionalità.
Non si può lasciare alla discrezionalità delle parti la regolamentazione dei pubblici uffici, senza prevedere e stabilire normativamente ed inderogabilmente limiti e confini a questo potere. Inoltre, in merito alla riorganizzazione prevista per il sistema di controllo svolto dalla Corte dei conti, ne proponiamo la soppressione, dal momento che l'articolo così formulato incide sulle funzioni di controllo e svilisce la funzione magistratuale, che deve essere caratterizzata da indipendenza ed autonomia dal potere politico. La disposizione prevista dal testo in esame è ripetitiva di norme già vigenti. Ci riferiamo a tutta la parte riguardante le funzioni e, in particolare, i controlli sulla gestione delle amministrazioni statali, peraltro estesi al sistema regionale e locale. Stiamo correndo il rischio di creare una serie di decreti che potranno incidere poco o per nulla sulla produttività complessiva della macchina pubblica.
Per questi motivi, condividiamo l'intento contenuto nella riforma delle pubbliche amministrazioni che è quello di garantire la loro efficienza e trasparenza, ma - non ritenendo condivisibili diversi aspetti - confidiamo che venga adeguatamente modificato il testo sulla base delle proposte presentate e, soprattutto, che non risulti una semplice ratifica del provvedimento così come risultante dal testo formulato dal Senato (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lanzillotta. Ne ha facoltà.
LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, si tratta di uno degli articoli centrali dell'originario disegno di legge. Infatti, vorrei sottolineare che nel corso dell'iter al Senato - dove peraltro il testo è stato notevolmente corretto e migliorato, anche grazie al contributo del gruppo del Partito Democratico - a questo disegno di legge sono stati attaccati dei pezzi che, come vedremo più avanti, non solo non c'entrano, ma vanno in parte in palese contraddizione con lo spirito e con le finalità di questo disegno di legge, che tende alla razionalizzazione, alla semplificazione e all'alleggerimento delle amministrazioni pubbliche. Questo è uno dei punti centrali, quello cioè della rideterminazione del rapporto tra legge e contratto.
Tuttavia, questo articolo, la cui finalità generale potrebbe anche essere accettata, non coglie le cause fondamentali che, nel Pag. 19corso di questi anni, hanno solo parzialmente fatto conseguire risultati nella privatizzazione, che pure - ricordo al Ministro - è stato lo strumento che ha consentito, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali, di riportare sotto controllo la spesa pubblica per il personale, mentre le componenti della spesa che più sono andate fuori controllo sono state quelle più direttamente gestite dalla politica attraverso leggi e leggine.
Credo che di questo vada dato atto, perché i dati di contabilità nazionale lo prevedono. Cos'è che effettivamente non ha funzionato? Vi è un problema del datore di lavoro pubblico, perché, per quanto possiamo dire che l'amministrazione deve operare secondo logiche privatistiche, bisogna considerare, traendone le conseguenze, che l'amministrazione non è una azienda, non ha i vincoli, non ha il mercato, e dunque ha un sistema e una gerarchia di obbiettivi che sono differenti da quelli dell'azienda. Pertanto, bisogna orientare ed obbligare prima di tutto il vertice politico, da cui promanano le direttive e gli indirizzi ai comitati di settore dell'ARAN, a farsi carico e ad essere attivo nel processo di contrattazione e non ad avere comportamenti collusivi.
In tutte queste norme vi è un grande furore antisindacale. Non nego che talvolta il ruolo del sindacato sia andato al di là del suo spazio, invadendo ambiti come quello dell'organizzazione delle amministrazioni e talvolta impedendo una gestione efficiente delle stesse. Ma i principi che sono qui riportati, nonché l'idea che una parte della contrattazione ritorni alla legge non giova in alcun modo a correggere questo andamento, perché non si spende una parola sulla responsabilità della politica e su una eventuale sanzione degli organi politici per l'andamento difforme della contrattazione, mentre invece uno dei punti deboli è proprio questo. Inoltre, se non in un emendamento successivo che mi pare di aver capito verrà accolto, non vi è un legame forte tra la responsabilità dei dirigenti e la gestione dirigenziale in materia di organizzazione pubblica e di organizzazione degli uffici. Oggi il dirigente che, all'interno di una struttura amministrativa, deve confrontarsi con il sindacato, e pagarne in qualche modo tutte le conseguenze sul piano delle dinamiche interne, non ha alcun vantaggio.
Questa delega non coglie nessuno di questi punti; tende, inoltre, a riportare, in modo vago ed indeterminato, alla competenza della legge alcuni spazi che già oggi le appartengono, talché la vaghezza di questa normativa fa sì che non si capisce, esaminandola, cosa vi sia di nuovo. Allora, poiché il Ministro ha annunciato che vi sarà moltissimo di nuovo, ciò ci fa ricavare che la delega non descrive il punto d'arrivo, né le vere finalità; anche per questo noi avevamo chiesto, con il precedente emendamento, che vi fosse un ruolo più stringente sul monitoraggio dei decreti delegati.
Vi è poi il profilo della nuova organizzazione dell'ARAN, di cui viene rafforzata l'autonomia - e questo è giusto -, nonché il regime dell'incompatibilità.
Ministro, le nomine all'ARAN spettano al Consiglio dei Ministri; dunque, credo che vi sia ancora una volta il problema della considerazione che gli organi di indirizzo politico attribuiscono alla contrattazione e all'autonomia degli organi preposti all'esercizio della funzione negoziale. Non vi è norma che tenga, anche perché, se mi consente, come vedremo successivamente, il problema non è tanto e solo l'autonomia dell'ARAN da forme di collusione o di intreccio con gli interessi amministrati, ma di volta in volta da forme di conflitto di interesse con settori dell'amministrazione che sono oggetto dell'intervento dell'ARAN.
Dunque, la formulazione riguardo l'incompatibilità con gli incarichi sindacali denota un'attenzione un po' strabica ed è sempre centrata su questo aspetto, ripetuto con una qualche ossessività, e rischia di ignorare altri conflitti di interesse con settori molto forti e capaci di esercitare condizionamenti di singole categorie, rispetto ai quali non viene instaurato alcun elemento di incompatibilità e di ineleggibilità.Pag. 20
Quindi, in linea generale, signor Ministro, su questo punto (che è uno degli aspetti centrali del disegno di legge) noi manteniamo le nostre riserve. Esprimiamo, inoltre, il dubbio che si tratti di un fortissimo arretramento culturale e politico, da cui possa nascere un'inversione di quella politica amministrativa che, pur con criticità, problemi e difficoltà, ha comunque riportato sotto controllo la spesa per il personale e l'ha sottratta alla gestione dei gruppi d'interesse e delle corporazioni. Quest'ultimi, invece, rischiano di riaffacciarsi nei prossimi mesi in Parlamento nei progetti di legge che ormai chiunque potrà proporre su questa materia, perché questi provvedimenti riapriranno uno spazio che oggi è negato.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere i pareri delle Commissioni.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Delfino 2.1, Paladini 2.2, Delfino 2.3, nonché sugli identici emendamenti Delfino 2.4 e Paladini 2.5, sugli emendamenti Paladini 2.6, Lanzillotta 2.7 e sugli identici emendamenti Delfino 2.8 e Lo Monte 2.9. Ricordo che l'emendamento Calderisi 2.10 è stato ritirato. Il parere è contrario sugli emendamenti Delfino 2.11, Lanzillotta 2.12, Paladini 2.13, 2.14, 2.15 e 2.16. Ricordo, inoltre, che l'emendamento Pastore 2.17 è stato ritirato. Il parere è altresì contrario sull'emendamento Paladini 2.18.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Lanzillotta 2.19, a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: sostituire la parola «attraverso» con le parole: «dalle organizzazioni sindacali, mediante», e aggiungere infine le parole: «nonché del personale dell'agenzia».
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Paladini 2.20, Mattesini 2.21 e 2.22, Delfino 2.23 e sugli identici emendamenti Paladini 2.24 e Santagata 2.25, nonché sugli emendamenti Paladini 2.26 e Delfino 27. Ricordo che l'emendamento Calderisi 2.28 è stato ritirato. Il parere è contrario sugli emendamenti Santagata 2.29 e Paladini 2.30.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delfino 2.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Trappolino e Capitanio Santolini hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, Pag. 21sull'emendamento Delfino 2.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che deputati Traversa e Lehner hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delfino 2.4 e Paladini 2.5, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paladini 2.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paladini. Ne ha facoltà.
GIOVANNI PALADINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo emendamento si chiede che, salvi i dipendenti pubblici in regime di diritto pubblico (i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle forze di polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia), si applichi quanto già previsto dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
Vi è una contraddizione tra la lettera a) e la lettera b). Infatti, i rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono disciplinati, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, dalle disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel decreto stesso. Le eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che introducano discipline dei rapporti di lavoro la cui applicabilità sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o a categorie di essi, possono essere derogate da successivi contratti o accordi collettivi e per la parte derogata non sono ulteriormente applicabili, salvo che la legge disponga espressamente in senso contrario.
A norma del comma 3 dell'articolo 2 del citato decreto, i rapporti individuali di lavoro di cui al comma 2 sono regolati contrattualmente. Quindi, i contratti collettivi sono stipulati secondo i criteri e le modalità previste nel titolo III del decreto stesso e i contratti individuali devono conformarsi ai principi di cui all'articolo 45, comma 2. A norma del citato comma 3, l'attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi o, alle condizioni previste, mediante contratti individuali. Le disposizioni di legge, regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti da contratti cessano di avere efficacia a far data dall'entrata in vigore del relativo rinnovo contrattuale. I trattamenti economici più favorevoli in godimento sono riassorbiti con le modalità e nelle misure previste dai contratti collettivi e i risparmi di spesa che ne conseguono incrementano le risorse disponibili per la contrattazione collettiva.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.6, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Pag. 22
Prendo atto che il deputato Biasotti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lanzillotta 2.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Damiano. Ne ha facoltà.
CESARE DAMIANO. Signor Presidente, ascoltando il parere del relatore, si può dire che abbiamo fatto strike, non si è salvato un solo emendamento. L'unico accolto con riformulazione, per quanto riguarda l'indipendenza dell'Aran dalle organizzazioni sindacali - una formula piuttosto infelice - estende, nella riformulazione, questo concetto di indipendenza anche al personale dipendente. Spero che con questo non si intenda alludere al fatto che il personale dipendente dell'Aran non potrà essere iscritto a nessuna organizzazione sindacale, per dimostrare la sua indipendenza. Questo mi sembrerebbe poco costituzionale.
Quindi, come si vede, siamo di fronte ad un provvedimento che, in questo articolo fondamentale, fa rilevare la sua filosofia, quella che il Governo ha scelto, quella dell'invadenza della legge sulla contrattazione, quindi con il ritorno all'invadenza della politica sulla pubblica amministrazione ed ad una logica di centralizzazione, ossia a tutto quello che si era cercato di sconfiggere con riforme importanti, per ridare effettivamente alla pubblica amministrazione la possibilità di essere dinamica, moderna ed efficiente.
Noi che ci battiamo contro questo tentativo siamo definiti reazionari, ma credo che sia reazionaria questa impostazione. Infatti, vorrei capire come si possa, da una parte, teorizzare l'aumento della produttività, del merito e della competenza e, dall'altra, subordinare l'azione della pubblica amministrazione a regole legislative, alle leggi e alle leggine, che ovviamente alimenteranno non la produttività, ma la corporativizzazione del sistema.
Se si vuole affermare un principio di modernizzazione, si accolga questo emendamento, che chiarisce, per evitare una norma di delega eccessivamente generica, che l'ambito demandato alla disciplina pubblicistica (leggi e atti organizzativi) coincide con le materie assegnate a tali fonti dall'articolo 2, comma 1, lettera c) della legge n. 421 del 1992. Ricordo che è la prima legge delega di riforma del pubblico impiego, ove si indicano i profili della disciplina del rapporto di lavoro che rilevano sull'organizzazione e sullo svolgimento dell'attività delle amministrazioni, e, di conseguenza, esclude questi ambiti dalla contrattazione.
Ad avvalorare questa tesi, che sottoponiamo all'Aula, osserviamo che l'ipotesi di modifica del testo attuale del disegno di legge nella direzione da noi indicata è, in qualche modo, ripresa dal documento programmatico dello stesso Ministro per la pubblica amministrazione del 4 giugno 2008 sulla riforma del lavoro pubblico e della contrattazione collettiva, nel quale dovrebbero individuarsi i principi ispiratori del testo normativo in esame, perché si richiama esplicitamente proprio l'elenco delle materie di cui all'articolo 2 che ho citato precedentemente.
Inoltre, e concludo, un'ulteriore estensione delle materie sottoposte al regime di diritto pubblico - va ricordato - comporterebbe l'attribuzione della relativa potestà normativa non al legislatore statale, ma a quelli regionali, salvo che per il personale dell'amministrazione dello Stato e degli enti pubblici nazionali.
Per questo, sottoponiamo all'Aula la valutazione di questo emendamento, che va nella direzione della salvaguardia di un equilibrio fra legge e contrattazione e delle dinamiche di produttività, di merito e di riconoscimento del lavoro anche nella Pag. 23pubblica amministrazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 2.7, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Mazzarella ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Delfino 2.8 e Lo Monte 2.9.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, questo articolo, che prevede principi e criteri in materia di contrattazione collettiva e integrativa e funzionalità delle amministrazioni pubbliche, è stato oggetto di largo approfondimento nelle Commissioni, soprattutto alla ricerca della definizione di principi ispiratori per la delega che individuassero, senza mortificare nessun attore in campo (il Governo, la pubblica amministrazione, le forze sociali e sindacali più rappresentative), criteri rispetto ai quali potessimo avere una larga convergenza, anche perché siamo su una materia sulla quale già precedenti Governi, soprattutto con il decreto legislativo n. 165 del 2001, avevano innovato profondamente. Essa era stata oggetto di un lunghissimo confronto, di una definizione rispetto alla quale la materia si poteva considerare in larga parte positivamente definita. Ora, il tentativo di andare oltre sarebbe certamente positivo, se andassimo oltre nella definizione di un testo che chiarisca in modo migliore rispetto alla normativa oggi vigente le materie che vengono riservate alla contrattazione collettiva e quelle oggetto di legificazione.
C'era, sulla base dei processi e dei confronti di questi anni, una volontà, più volte ribadita, di andare verso una progressiva delegificazione; non solo, ma come è stato ricordato anche in sede di discussione sulle linee generali, si tentava di procedere nella direzione di rendere più armonica la fase di contrattazione per il lavoro privato con quella del lavoro pubblico.
A noi pare che, invece, gli elementi che troviamo nel provvedimento in esame portino al risultato opposto, perché sono molte di più le materie che vorremmo riformare, secondo questa delega, con l'intervento legislativo; materie, torno a dire, che già erano affrontabili e già erano affrontate con lo strumento della contrattazione collettiva nazionale e decentrata. Essa consentiva, infatti, anche un altro risultato, rispetto alla peculiarità del vasto pianeta della pubblica amministrazione: maggiore flessibilità negli interventi, rispetto anche alla specificità delle diverse realtà pubbliche ed amministrative.
Sotto questo profilo, noi riteniamo quindi che l'emendamento oggi in esame, come abbiamo ribadito in Commissione, vada nella direzione di auspicare che nella delega, più che stabilire puntuali e definitivi elenchi tassativi delle materie, vi sia un approccio ampio che però riconosca in termini pieni i processi di delegificazione, di assunzione di responsabilità, e quindi di flessibilità della pubblica amministrazione nelle diverse realtà.
Su questo credo che il Governo debba porre una particolare attenzione, perché alla fine noi riterremo che anche dal punto di vista della pubblica amministrazione finirà per ridursi il potere, la capacità organizzativa del datore di lavoro e della stessa dirigenza pubblica.
TERESIO DELFINO. Se, infatti, tutto è legificato, evidentemente la legge non può Pag. 24essere superata; come abbiamo detto a proposito dell'articolo iniziale 0.1, su cui noi ci siamo astenuti, dove c'è la legge non ci può essere più la possibilità di una contrattazione, anche decentrata. Per questo auspichiamo l'approvazione dell'emendamento in esame.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delfino 2.8 e Lo Monte 2.9, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Ricordo che l'emendamento Calderisi 2.10 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delfino 2.11, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Renato Farina ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 2.12, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che le deputate Di Centa e Goisis hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto contrario e che i deputati Rota e Monai hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, sono solo preoccupato perché in Aula accadono dei fenomeni strani: nel passaggio da una votazione dall'altra, che avviene in una frazione di secondo, aumentano e diminuiscono i deputati di trenta unità. Non vorrei che, nottetempo, qualcuno avesse aperto delle botole nelle quali cade qualcuno, che poi improvvisamente viene riespulso e tirato fuori. Se lei potesse controllare, non che qualcuno voti per due, ma che magari ci sia qualche buco nel quale cade qualcuno, sarebbe utile.
PRESIDENTE. La ringrazio anche per l'attenzione che ha nei confronti degli altri colleghi. Controlleremo. Mi raccomando, ognuno voti per sé.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.13, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.14, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che la deputata De Pasquale ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.15, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paladini 2.16.
GIOVANNI PALADINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo la soppressione della lettera f) che fissa i criteri e i vincoli per la contrattazione integrativa con legge. L'applicabilità di tale norma extracontratto ad amministrazioni dotate di autonomia di bilancio è impossibile, mentre per quanto riguarda la contrattazione integrativa l'inapplicabilità delle norme è già contenuta all'articolo 40 del decreto legislativo n. 165 del 2001 (tra l'altro ad applicazione di carattere generale).
Infatti, ai sensi del comma 1 di tale articolo nei contratti collettivi nazionali e integrativi la contrattazione collettiva si svolge su tutte le materie relative al rapporto di lavoro e alle relazioni sindacali. Ai sensi del comma 2, la contrattazione collettiva disciplina, in coerenza con il settore privato, la durata dei contratti collettivi nazionali e integrativi, la struttura contrattuale e i rapporti tra diversi livelli. Le pubbliche amministrazioni attivano autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto dei vincoli di bilancio risultanti dagli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. La contrattazione collettiva integrativa si svolge sulle materie e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che questi ultimi prevedono; essa può avere ambito territoriale e riguardare più amministrazioni. Le pubbliche amministrazioni non possono sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali o che comportino oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. Le clausole difformi sono nulle e non possono essere applicate.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Invito i colleghi a votare ognuno per sé.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.16, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Presenti e votanti 513
Ricordo che l'emendamento Pastore 2.17 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lanzillotta 2.19, sul quale è stato espresso parere favorevole condizionatamente ad una riformulazione. Chiedo dunque ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal relatore.
GIUSEPPE BERRETTA. Signor Presidente, non accettiamo la riformulazione perché l'obiettivo dell'emendamento è proprio quello di evitare che si appunti l'attenzione solo ed esclusivamente sul rapporto tra componenti dell'Aran e organizzazioni sindacali. La nostra esigenza, che pensavamo potesse essere condivisa anche dal Governo, è quella di avere un'Aran più forte e più indipendente (più indipendente da tutti, quindi anche dal potere politico).
Peraltro riteniamo che una norma che si occupi solo ed esclusivamente del rapporto tra Aran e organizzazioni sindacali metta a serio rischio un diritto costituzionale, quello previsto dall'articolo 39 di aderire a organizzazioni sindacali. Per tale ragione, riteniamo che la riformulazione proposta non sia accettabile e chiediamo che l'emendamento in esame venga posto in votazione così come da noi formulato.
PRESIDENTE. Onorevole Scandroglio, devo intendere quindi che il parere delle Commissioni sull'emendamento Lanzillotta 2.19 è contrario?
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Sì, signor Presidente, il parere delle Commissioni è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 2.19, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Mi raccomando! Onorevole Compagnon!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.20, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mattesini 2.21, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mattesini 2.22, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che la deputata Mondello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Delfino 2.23.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, abbiamo posto all'attenzione delle Commissioni, del Governo, del Comitato dei diciotto, un tema che non riteniamo secondario: bisognava muoversi nell'ambito delle finalità previste da questo articolo, tenendo conto di quanto già maturato nel corso di questi mesi, segnatamente con l'accordo del 22 gennaio 2009 tra Governo e parti sociali. Abbiamo proposto questo emendamento, anche in Aula, con l'intenzione di richiamare l'attenzione del Governo e della maggioranza proprio su questo aspetto. Pur consapevoli che non possiamo inserire in un testo legislativo un accordo frutto di una libera contrattazione tra Governo e parti sociali, chiedevamo che ne fosse evocato lo spirito, i criteri, le procedure, le modalità per definire i principi ed i criteri in materia di contrattazione collettiva ed integrativa decentrata; questo era il senso dell'emendamento. Avevamo anche dato la disponibilità ad una sua riformulazione che cogliesse lo spirito di questo accordo e andasse in questa direzione. Abbiamo visto che su questo non vi è stato, assolutamente, alcuna disponibilità; ne prendiamo atto e chiediamo all'Aula di valutare positivamente la nostra proposta emendativa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delfino 2.23, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.Pag. 28
Astenuti 161
Prendo atto che i deputati De Nichilo Rizzoli, Di Biagio, Pelino e Giacomoni hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Paladini 2.24 e Santagata 2.25.
FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, nell'ultima votazione i voti contrari sono stati 267. In questo momento in Aula ci sono 33 deputati nel primo settore, 35 nel secondo, 38 nel terzo, 40 nel quarto, 41 nel quinto. Pur ammettendo qualche voto del Governo, qualcuno del Comitato dei diciotto e qualche voto sparso, da 187 voti si passa a 267 (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).
Per cortesia, dica al Ministro Brunetta di darci una mano a combattere i fannulloni anche in quest'Aula e non soltanto nella pubblica amministrazione (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)!
PRESIDENTE. Scusate, ripeto l'invito. Come più volte ribadito, è un dovere per ognuno di noi votare non per tre ma per sé, come giustamente qualcuno mi ha ricordato. Quindi, invito ognuno a votare per sé, altrimenti poi disporremo ovviamente il controllo delle schede.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Paladini 2.24 e Santagata 2.25, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paladini 2.26.
ILEANA ARGENTIN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, credo che forse un po' «rosicherò» perché sono seduta al primo banco come a scuola e, quindi, nessuno può votare per me, ma - mi creda - è assolutamente impossibile vedere il secondo percorso del centrodestra (quindi, non la prima fila ma la seconda), e le posso fare tutti i nomi, visto che ho un buon campo di osservazione, anche se non mi piace avere questo ruolo. Allora anch'io vorrei che fosse sostituito il mio banco con un altro, magari accessibile, di quelli che si trovano in fondo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Ricordo che alla ripresa dei lavori, dopo la settimana del 1o marzo, sarà introdotto il nuovo sistema di votazione Pag. 29e, a questo punto, credo che questi interventi, giusti, non saranno più necessari.
Chiedo ancora cortesemente a tutti i deputati di votare per sé. Terremo per un po' la votazione aperta.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.26, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Onorevole Malgieri...
Scusate, lo abbiamo appena richiamato.
Chiedo ai deputati segretari a questo punto di eseguire un controllo delle tessere di votazione (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Delfino 2.27.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, questa nostra proposta emendativa tende a rafforzare quanto è già previsto dall'articolato, perché alla lettera h) del comma 2, dell'articolo 2, dove sono previste delle misure rispetto alla mancata applicazione, noi proponiamo che ciò avvenga anche «nei casi di applicazione incompiuta o distorta». Infatti, ci pare che la previsione, così come prevista, sia oggettivamente valida ma debba, però, essere estesa anche alla fattispecie che il nostro emendamento prevede. Non vediamo contraddizioni e non capiamo ovviamente l'espressione del parere contrario da parte del Governo.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, non posso non rimarcare (non farò nomi) il fatto che nell'ultima votazione un presidente di Commissione ha votato per due, non al suo posto, mentre qualcuno votava al posto dove lui avrebbe dovuto votare. A me pare, Presidente, che stiamo superando ogni limite!
PRESIDENTE. Abbiamo disposto proprio per questo il controllo delle tessere da parte dei segretari. Aspettiamo che i colleghi segretari finiscano il loro controllo.
Saluto gli studenti dell'istituto tecnico statale commerciale per geometri e per il turismo Calducci-Galilei, della città di Fermo, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
ANTONIO DI PIETRO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, le sarei grato se potesse chiedere scusa a quella classe per il cattivo esempio che stiamo dando votando per due (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Se anche loro si comportassero come ci si comporta qui, sarebbero buttati fuori dalla classe (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Lei dovrebbe buttare fuori dalla «classe» chi vota per due! Bisogna chiedere scusa (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Scusate, colleghi... per cortesia (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...
MATTEO BRIGANDÌ. Volevo dire che sarebbe opportuno che gli indagati di reato andassero via da quest'Aula, come hanno sempre detto (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
GIULIO SANTAGATA. Chiedo di parlare.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, per ritirare il mio emendamento 2.29.
PRESIDENTE. Sta bene, tuttavia siamo sull'emendamento Delfino 2.27.
FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, volevo tranquillizzare l'onorevole Brigandì: se tutti gli indagati lasciassero quest'Aula, vi sarebbe il rischio che non vi sia più il numero legale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Va bene, evitiamo...
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delfino 2.27, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Ciocchetti e Mogherini Rebesani hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Ricordo che gli emendamenti Calderisi 2.28 e Santagata 2.29 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 2.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Velo e Iapicca hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Trappolino ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Ricordo che l'articolo aggiuntivo Calderisi 2.01 è stato ritirato, quindi dovremmo passare all'articolo 3.
STEFANO SAGLIA, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, le chiedo, d'intesa con il presidente della I Commissione, onorevole Bruno, di poter accantonare l'articolo 3, perché vi è un subemendamento Pag. 31che dobbiamo esaminare all'interno del Comitato dei diciotto, e di valutare l'ipotesi di concludere i lavori fra le 19,45 e le 20, in modo da poter convocare il Comitato dei diciotto al termine della seduta per procedere all'esame di tale subemendamento.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, l'esame dell'articolo 3 si intende accantonato, per permettere al Comitato dei diciotto di esprimere il parere sul subemendamento.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, vorrei farle presente che l'articolo 3 titola: «Principi e criteri in materia di valutazione delle strutture e del personale delle amministrazioni pubbliche (...)». Tale articolo, in qualche modo, è connesso all'articolo 4, che titola: «Principi e criteri finalizzati a favorire il merito e la premialità».
Credo che razionalità voglia che si proseguano i nostri lavori, secondo una modalità condivisa fin dall'inizio. Quindi, se il Comitato dei diciotto ha bisogno di dieci minuti per poter risolvere un problema concernente un subemendamento, credo che si possa dare questa opportunità e poi, dopo una breve sospensione, riprendere i lavori tra dieci minuti.
PRESIDENTE. Onorevole Quartiani, se ho ben capito, le Commissioni e il Comitato dei diciotto, in particolare, avendo chiesto una chiusura anticipata della seduta, hanno necessità di lavorare sull'articolo 3. Mi sembra che la sua osservazione, comunque, sia coerente. Vorrei capire se esiste la possibilità da parte del relatore e del presidente della Commissione di esaminare gli articoli successivi che non siano strettamente correlati, come ha osservato giustamente l'onorevole Quartiani, all'articolo 3. Se esiste tale possibilità, allora procediamo con i lavori, altrimenti, sospendiamo la seduta e aggiorniamo i nostri lavori a domani mattina. Credo che si possa lavorare insieme un'altra mezz'ora, a condizione, però, che vi sia coerenza nei lavori dell'Assemblea.
STEFANO SAGLIA, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.
STEFANO SAGLIA, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, mi rimetto alla decisione della Presidenza rispetto al giudizio che comporta la correlazione fra diversi articoli. Noi possiamo affrontare tutte le proposte emendative e tutti gli articoli. Vi è solo, specificatamente, un subemendamento sul quale, credo, debba esservi anche un giudizio di congruità finanziaria da parte della Commissione bilancio. Noi siamo in grado di affrontarli tutti: ci rimettiamo alla sua decisione.
PRESIDENTE. Per l'ordinato svolgimento dei nostri lavori, possiamo, pertanto, esaminare l'articolo 4, considerato che il presidente della Commissione ritiene che l'Assemblea sia in grado procedere al suo esame, senza aver esaminato l'articolo 3. Successivamente, propongo di sospendere i lavori, per permettere alle Commissioni di approfondire l'articolo 3, che, come si è sottolineato, mi sembra un articolo molto consistente e corposo, e riprendere, quindi, i lavori domani mattina.
(Esame dell'articolo 4 - A.C. 2031-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2031-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Giovanelli. Ne ha facoltà.
ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, questo Pag. 32articolo non vede da parte nostra significativi emendamenti, ma il giudizio critico sull'articolo è conseguente - ed è questo il tema che voglio riportare all'attenzione dell'Assemblea - al giudizio critico che abbiamo espresso fino adesso sul provvedimento.
Non sfugge a nessuno, credo, che la modernizzazione della pubblica amministrazione e la valorizzazione delle sue risorse e delle sue potenzialità passi, in particolare, attraverso la definizione di metodologie e di sistemi atti a favorire il merito e la premialità. La verità è che, con l'impostazione di questo provvedimento, il Governo ha deciso di imboccare una strada che renderà più difficile definire percorsi virtuosi finalizzati alla valorizzazione del merito e della premialità.
Si è compiuta la scelta - del tutto inopinata e da noi non condivisa - di ritornare ad una prevalenza della legge e ad una invadenza della politica dentro un'autonoma sfera gestionale della pubblica amministrazione, la scelta di creare una prospettiva nella quale è la politica che rimette le mani in pasta, senza una dinamica, un confronto, una dialettica interna alla pubblica amministrazione tesa davvero a creare quel contraddittorio, quella tensione che sola può creare le condizioni per andare alla valorizzazione del merito e della premialità.
Credo che questo sia un errore gravissimo e testimonia come il Ministro si sia, in verità, arreso; dopo grandi proclami di modernizzazione e di volontà modernizzatrice della pubblica amministrazione, dopo essere venuto a dirci che voleva agire per progetti industriali e che voleva stare nel solco della continuità delle migliori esperienze riformatrici degli anni Novanta nel campo della pubblica amministrazione, egli si riduce a rimettere tutto - o quasi tutto - in mano alla legge e a mettere in un angolo tutto quel complesso lavoro (lo capisco) che è fatto di autonomia, di responsabilità, di trasparenza, di progetti di riorganizzazione, di confronto con le organizzazioni sindacali e di distinzione fra chi vale e chi non vale all'interno della pubblica amministrazione.
Per quanto la delega sarà dettagliata, non troveremo mai dei criteri sufficienti a definire premialità e merito; noi andremo verso una direzione per la quale la politica si assumerà quel ruolo invasivo che per anni abbiamo combattuto, in particolare quando la politica è così frammentata e così debole; essa spingerà verso una serie di strumenti e di sottostrumenti tesi a condizionare la pubblica amministrazione, a violare la sua sfera autonoma e a mettere da una parte il principio di premio e di merito. Ecco perché, al di là delle proposte emendative presentate su questo articolo, il nostro giudizio non può essere che profondamente negativo e siamo intervenuti per richiamare l'attenzione dell'Assemblea proprio su questo punto. Ci stiamo prendendo in giro: il Ministro afferma delle cose e poi pratica un'altra strada, che è quella di un ritorno indietro ad anni che ci hanno portato ad una pubblica amministrazione che non può essere il vanto del nostro Paese, a confronto con altri Paesi europei, in termini di qualità, di efficienza e di efficacia.
Dopo un anno di lavoro quali atti può il Ministro rappresentarci come esempi del suo percorso e dell'innovazione che ha sostenuto di voler portare avanti? Questa era l'occasione di andare avanti davvero sulla strada riformatrice; purtroppo, alla prova dei fatti, ci troviamo di fronte ad un pauroso e anche molto pericoloso ritorno indietro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Nessuno altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni sulle proposte emendative presentate all'articolo 4.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sulle proposte emendative Delfino 4.1, Beretta 4.2, Santagata 4.3 e 4.4.
PRESIDENTE. Ricordo che la proposta emendativa Calderisi 4.5 è stata ritirata.
MICHELE SCANDROGLIO, Relatore per la XI Commissione. Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Fedriga 4.6, qualora riformulato sostituendo la parola: «periferiche» con la seguente: «amministrative». Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Mattesini 4.7 e Lanzillotta 4.8, sugli identici emendamenti Delfino 4.9 e Lanzillotta 4.10, nonché sugli identici emendamenti Delfino 4.11 e Lo Monte 4.12.
RENATO BRUNETTA, Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delfino 4.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Cimadoro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e che il deputato Moles ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Berretta 4.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Berretta. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE BERRETTA. Signor Presidente, in estrema sintesi l'obiettivo di questo emendamento è quello di imporre alle amministrazioni la determinazione annuale degli obiettivi. Noi condividiamo l'idea che la retribuzione incentivante debba essere strettamente correlata al conseguimento di determinati obiettivi. Tuttavia, l'esperienza del passato ci dice che, talvolta, le pubbliche amministrazioni, anche per esigenze di bilancio, omettono tale determinazione e ciò comporta un vulnus sia dal punto di vista dell'organizzazione della pubblica amministrazione sia dal punto di vista dei diritti dei lavoratori che devono poter accedere a questi trattamenti di carattere incentivante. È un emendamento di mero buon senso e speravamo in una maggiore attenzione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Berretta 4.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Delfino ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santagata 4.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Hanno votato no 270).Pag. 34
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santagata 4.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Argentin e Paladini hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati Nola e Gnecchi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Ricordo che l'emendamento Calderisi 4.5 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fedriga 4.6. Chiedo ai presentatori se accettano la riformulazione proposta dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fedriga 4.6, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mattesini 4.7, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Nola e Goisis hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzillotta 4.8, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Giulio Marini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere il voto e che il deputato Girlanda ha segnalato di aver votato a favore mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici Pag. 35emendamenti Delfino 4.9 e Lanzillotta 4.10, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Paladini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e che il deputato Stracquadanio ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Delfino 4.11 e Lo Monte 4.12.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, abbiamo espresso la disponibilità a confrontarci sull'oggetto di questa delega ovvero sui principi e criteri finalizzati a favorire il merito e la premialità anche perché, su questo tema, ci sono nel Paese e nella pubblica amministrazione, già positive esperienze di strumenti incentivanti realizzati da diverse amministrazioni. Tuttavia, c'è anche una situazione più generale di inefficienza rispetto alla quale trovare appropriate modalità per stimolare, favorire e premiare il merito e la dedizione di un pubblico dipendente, non può che essere condiviso in linea generale. Allora noi, affrontando questo tema di cui alla lettera e), del comma 2 dell'articolo 4, riteniamo che prestare una più specifica attenzione - cosa non prevista nell'articolato - alle figure professionali non dirigenziali aventi responsabilità di procedimento e funzioni, i cosiddetti «quadri» della pubblica amministrazione, significherebbe affrontare un tema non di secondo ordine della pubblica amministrazione. Infatti, in questi anni si è prestata sicuramente molta attenzione alle posizioni apicali.
Si è cercato, inoltre, anche con questo provvedimento di valutare la capacità e la professionalità del singolo dipendente pubblico legato alla struttura amministrativa, però noi riteniamo che questo tema sia un po' in ombra e disatteso. Pertanto, intendevamo con questa proposta emendativa richiamare in modo forte nella delega la possibilità che le figure professionali non dirigenti ma aventi responsabilità di procedimento e funzione a rilevanza esterna, potessero avere una premialità adeguata.
Per questo motivo ci rammarichiamo del parere contrario espresso dal relatore e dal Governo e riteniamo che uno sguardo all'universalità di quanti lavorano nella pubblica amministrazione sarebbe testimonianza che il tema della migliore efficienza e della migliore produttività del lavoro pubblico viene affrontato in modo complessivo e organico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delfino 4.11 e Lo Monte 4.12, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Astenuti 241
Secondo quanto già preannunciato, per consentire al Comitato dei diciotto di riunirsi, sospendiamo a questo punto l'esame del provvedimento il cui seguito è rinviato ad altra seduta, al pari degli altri argomenti all'ordine del giorno.
Mercoledì 11 febbraio 2009, alle 9,30:
S. 847 - Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti (Approvato dal Senato) (2031-A).
- Relatori: Stracquadanio, per la I Commissione e Scandroglio, per l'XI Commissione.
2. - Seguito della discussione delle mozioni La Loggia ed altri n. 1-00061, Capodicasa ed altri n. 1-00114, Romano ed altri n. 1-00115 e Messina ed altri n. 1-00116 in materia di compartecipazione della regione Sicilia al gettito d'imposta su redditi prodotti nel proprio territorio.
3. - Seguito della discussione delle mozioni Realacci ed altri n. 1-00110, Piffari ed altri n. 1-00117, Ghiglia, Guido Dussin, Iannaccone ed altri n. 1-00118 e Libè ed altri n. 1-00119 concernenti iniziative per favorire uno sviluppo ambientale sostenibile.
1 Nom. Ddl 2031-A - subem. 01.1 469 469 235 205 264 57 Resp.
2 Nom. articolo 01 489 462 27 232 251 211 56 Appr.
3 Nom. em. 1.1 506 506 254 245 261 54 Resp.
4 Nom. em. 1.2 516 516 259 252 264 53 Resp.
5 Nom. em. 1.3 517 470 47 236 273 197 52 Appr.
6 Nom. em. 1.4 513 512 1 257 511 1 52 Appr.
7 Nom. em. 1.5 rif. 511 479 32 240 478 1 52 Appr.
8 Nom. em. 1.7 516 515 1 258 251 264 52 Resp.
9 Nom. em. 1.10, 1.11 516 516 259 250 266 52 Resp.
10 Nom. em. 1.12 515 515 258 248 267 52 Resp.
11 Nom. em. 1.13 508 508 255 243 265 52 Resp.
12 Nom. em. 1.14, 1.15 515 514 1 258 250 264 51 Resp.
13 Nom. em. 1.18 514 514 258 253 261 51 Resp.
14 Nom. em. 1.19 514 514 258 252 262 51 Resp.
15 Nom. em. 1.20, 1.21 522 522 262 256 266 51 Resp.
16 Nom. em. 1.22 514 514 258 252 262 52 Resp.
17 Nom. em. 1.23 521 521 261 252 269 51 Resp.
18 Nom. em. 1.24, 1.25, 1.26 517 517 259 252 265 51 Resp.
19 Nom. em. 1.28, 1.29 521 521 261 253 268 51 Resp.
20 Nom. em. 1.30, 1.31 521 520 1 261 250 270 51 Resp.
21 Nom. em. 1.50 522 522 262 253 269 51 Resp.
22 Nom. em. 1.33 523 523 262 251 272 51 Resp.
23 Nom. em. 1.34 521 520 1 261 250 270 50 Resp.
24 Nom. articolo 1 528 285 243 143 279 6 50 Appr.
25 Nom. em. 2.1 521 521 261 250 271 48 Resp.
26 Nom. em. 2.2 521 520 1 261 249 271 48 Resp.
27 Nom. em. 2.3 520 519 1 260 249 270 48 Resp.
28 Nom. em. 2.4, 2.5 527 527 264 254 273 48 Resp.
29 Nom. em. 2.6 529 529 265 253 276 48 Resp.
30 Nom. em. 2.7 533 533 267 255 278 45 Resp.
31 Nom. em. 2.8, 2.9 527 527 264 260 267 45 Resp.
32 Nom. em. 2.11 525 524 1 263 247 277 45 Resp.
33 Nom. em. 2.12 528 528 265 253 275 45 Resp.
34 Nom. em. 2.13 528 528 265 254 274 45 Resp.
35 Nom. em. 2.14 528 528 265 250 278 45 Resp.
36 Nom. em. 2.15 527 527 264 251 276 45 Resp.
37 Nom. em. 2.16 513 513 257 247 266 45 Resp.
38 Nom. em. 2.18 522 522 262 249 273 45 Resp.
39 Nom. em. 2.19 496 496 249 237 259 45 Resp.
40 Nom. em. 2.20 519 519 260 248 271 45 Resp.
41 Nom. em. 2.21 525 524 1 263 250 274 45 Resp.
42 Nom. em. 2.22 525 525 263 250 275 45 Resp.
43 Nom. em. 2.23 512 351 161 176 84 267 45 Resp.
44 Nom. em. 2.24, 2.25 513 513 257 246 267 45 Resp.
45 Nom. em. 2.26 501 501 251 239 262 45 Resp.
46 Nom. em. 2.27 500 500 251 244 256 45 Resp.
47 Nom. em. 2.30 507 507 254 247 260 45 Resp.
48 Nom. articolo 2 508 487 21 244 271 216 45 Appr.
49 Nom. em. 4.1 506 506 254 242 264 45 Resp.
50 Nom. em. 4.2 512 510 2 256 240 270 45 Resp.
51 Nom. em. 4.3 514 514 258 244 270 45 Resp.
52 Nom. em. 4.4 514 513 1 257 246 267 45 Resp.
INDICE ELENCO N. 5 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 58)
53 Nom. em. 4.6 rif. 528 483 45 242 280 203 45 Appr.
54 Nom. em. 4.7 520 517 3 259 249 268 45 Resp.
55 Nom. em. 4.8 523 522 1 262 251 271 45 Resp.
56 Nom. em. 4.9, 4.10 524 522 2 262 253 269 45 Resp.
57 Nom. em. 4.11, 4.12 529 528 1 265 261 267 45 Resp.
58 Nom. articolo 4 530 289 241 145 278 11 45 Appr.

References: e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
 provvedimento n. 
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
e contrario
 articolo 01
 articolo 1
 articolo 2
 articolo 4