Source: http://gianpaolopasini.blogspot.com/
Timestamp: 2018-12-13 01:33:17+00:00

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Sono ancora attivo.. tranquilli che prima o poi torno.
Pubblicato da Gianpaolo a 21:21 Nessun commento:
Pubblicato da Gianpaolo a 20:41 Nessun commento:
Nel 1988 Berlusconi, che già da tempo ha messo un piede nella casa editrice rilevando le azioni di Leonardo Mondadori, annuncia: “Non voglio restare sul sedile posteriore”. De Benedetti, che controlla il pacchetto di maggioranza, resiste all’assalto e si accorda con la famiglia Formenton, erede di Arnoldo, che s’impegna a vendergli il suo pacchetto azionario entro il 30 gennaio 1991. Ma gli eredi cambiano idea e, nel novembre del 1989, fanno blocco con Berlusconi che, il 25 gennaio 1990, si insedia alla presidenza della casa editrice. Oltre a tre tv e al Giornale, dunque, il Cavaliere s’impossessa del gruppo editoriale che controlla Repubblica, Panorama, Espresso, Epoca e i 15 giornali locali Finegil, spostandolo dal campo anti-craxiano a quello filo-craxiano. La “guerra di Segrate”, per unanime decisione dei contendenti, finisce dinanzi a un collegio di tre arbitri, scelti da De Benedetti, dai Formenton e dalla Cassazione. Il lodo arbitrale, il 20 giugno 1990, dà ragione all’Ingegnere: il suo patto con i Formenton resta valido, le azioni Mondadori devono tornare a lui. Berlusconi lascia la presidenza, arrivano i manager della Cir debenedettiana: Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera. Ma il Cavaliere rovescia il tavolo e, assieme ai Formenton, impugna il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Se ne occupa la I sezione civile, presieduta da Arnaldo Valente (secondo Stefania Ariosto, frequentatore di casa Previti). Giudice relatore ed estensore della sentenza: Vittorio Metta, anch’egli intimo di Previti. La camera di consiglio si chiude il 14 gennaio 1991. Dieci giorni dopo, il 24, la sentenza viene resa pubblica: annullato il Lodo, la Mondadori torna per sempre a Berlusconi. L’Ingegnere lo sapeva già: un mese prima il presidente della Consob, l’andreottiano Bruno Pazzi, aveva preannunciato la sconfitta al suo legale Vittorio Ripa di Meana. “Correva voce – testimonierà De Benedetti – che la sentenza era stata scritta a macchina nello studio dell’avvocato Acampora ed era costata 10 miliardi… Fu allora che sentii per la prima volta il nome di Previti, come persona vicina a Berlusconi e notoriamente molto introdotta negli uffici giudiziari romani”. Nonostante il trionfo, comunque, Berlusconi non riesce a portare a casa l’intera torta. I direttori e molti giornalisti di Repubblica, Espresso e Panorama si ribellano ai nuovi padroni. Giulio Andreotti, allarmato dallo strapotere di Craxi sull’editoria, impone una transazione nell’ufficio del suo amico Giuseppe Ciarrapico: Repubblica, Espresso e i giornali Finegil tornano al gruppo Caracciolo-De Benedetti; Panorama, Epoca e il resto della Mondadori rimangono alla Fininvest.
Il 23 febbraio 2007, in Corte d’appello, Previti, Pacifico e Acampora si vedono aumentare la pena di un altro anno e 6 mesi e Metta di 1 anno e 9 mesi, “in continuazione” con le condanne ormai definitive per Imi-Sir. Scrivono i giudici che la sentenza Mondadori fu “stilata prima della camera di consiglio”, “dattiloscritta presso terzi estranei sconosciuti” e al di “fuori degli ambienti istituzionali”. Tant’è che al processo ne sono emerse ”copie diverse dall’originale”. B. era all’oscuro dell’attività corruttiva dei suoi legali (che non assistevano la Fininvest nella causa, seguita dagli avvocati Mezzanotte, Vaccarella e Dotti)? Nemmeno per sogno: aveva – scrivono i giudici – “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto “l’episodio delittuoso si svolse all’interno della ‘guerra di Segrate’, combattuta per il controllo di noti ed influenti mezzi di informazione; e si deve tener conto dei conseguenti interessi in gioco, rilevanti non solo sotto un profilo meramente economico, comunque ingente, ma anche sotto quello prettamente sociale della proprietà e dell’acquisizione dei mezzi di informazione di tale diffusione”. Quando De Benedetti, sconfitto dalla banda Previti-Metta & C, accettò la transazione Ciarrapico per recuperare almeno parte del maltolto, si verificò un fatto inspiegabile: B. si oppose con foga al tentativo – assolutamente normale – della Cir di accennare, nel preambolo dell’accordo, alla sentenza che aveva appena annullato il lodo. Perché mai non voleva firmare un atto che facesse riferimento alla sentenza Metta? Perché – deduce la Corte – era “a conoscenza dell’inquinamento metodologico a monte determinato dall’intervenuta corruzione del giudice”. Alla fine i giudici citano la testimonianza “pienamente attendibile” della Ariosto, cui Previti aveva confidato “probabilmente nel luglio 1991 di essere stato lui a vincere la guerra di Segrate, e non Dotti”. Anche i giudici d’appello definiscono Berlusconi il “privato corruttore”. Ma, diversamente dai loro colleghi che avevano disposto il rinvio a giudizio, stabiliscono che Previti, Pacifico e Acampora non concorrono nel reato del giudice Metta, bensì in quello del “privato corruttore”, cioè di B.: “L’attività degli extranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta, che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere, in via diretta, dal privato interessato… La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”. In pratica i tre avvocati Fininvest agirono come intermediari di B. che li incaricò di pagare Metta e, in seguito alla sentenza comprata, s’intascò la Mondadori. Essi, diversamente da lui, non meritano le attenuanti generiche, “non ravvisandosi alcun elemento positivo per attenuare il trattamento sanzionatorio”. E questo per “l’enorme gravità del reato [e per] la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile secondo i quali la giurisdizione è valore a presidio e a tutela di tutti i cittadini con conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte nella causa civile e per le ricadute nel sistema editoriale italiano, trattandosi di controversia (la cosiddetta guerra di Segrate) finalizzata al controllo dei mezzi di informazione; [per] la spiccata intensità del dolo; [per] i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente”.
da Il Fatto Quotidiano del 5 luglio 2011
Pubblicato da Gianpaolo a 23:06 Nessun commento:
Eccomi qua, dopo tanto tempo ho voglia di scrivere qualcosa.
Niente di speciale solamente volevo spiegare il perchè non ho piu postato.
Ebbene, questo Blog è nato come momento di sfogo nei confronti dell'ex sindaco silvano Polo, di una certa ipocrisia razzista e fin qua mi sembra d'avere fatto un discreto lavoro di controinformazione [nel mio piccolo].
Al momento delle elezioni comunali ho fatto la mia parte al primo turno, ma non sono andato a votare al ballottaggio, semplicemente schifato dai 2 candidati e dalle alleanze, era piu forte di me!
Così rischiavo di dare l'opportunità di essere rieletto il solito Polo, ma mi è andata bene!
L'attuale amministrazione è lontana dalle mie idee, ma finora non posso lamentarmi, d'altra parte qui in Veneto comanda la Lega di Bossi e il Partito di Berlusconi, sperare di piu non si poteva. Almeno la leghina a cui faceva riferimento l'es sindaco non si sente latrare tanto.
Poi, dopo questa cosa mi sono dedicato a fare un copia - incolla di articoli vari che evidenziavano la mala politica imperversante, ma alla fine a che pro? Anche se glielo spiattelli in faccia che sta sbagliando, l'elettore medio indigeno è fondamentalmente di destra, a nulla vale rendere noto i vari scandali di cui si rendono colpevoli i vari politici locali, oltre che nazionali.
E io non sono nessuno per far cambiare idea a nessuno, non ne ho voglia, senò diventa come la classica litigata da bar.
Quindi, mi sento libero di postare qualsiasi cosa, ovviamente con lo spirito che mi ha spinto ad aprire questo blog.
Un salutone a coloro che mi leggono ed un invito a lasciare commenti.
Pubblicato da Gianpaolo a 16:58 Nessun commento:
da L'Arena del 9.8.2010!
Roma, 9 ago. (Apcom) - "Dubbi legittimi" li considera il finiano Carmelo Briguglio, che sul sito di Generazione Italia si chiede: si sono mossi "pezzi di Servizi deviati" sulla vicenda della casa di Montecarlo "sulla quale Gianfranco Fini ha fornito risposte dettagliate e fin troppo sincere?". E l'esponente di Futuro e libertà chiede anche al presidente del Consiglio di smentire la richiesta di dimissioni del presidente della Camera avanzata dal portavoce del Pdl Capezzone. "Ragioniamo: in un Paese democratico e occidentale - scrive Briguglio - può accadere che la stampa di proprietà della famiglia del Primo Ministro (o a lui vicinissima o da lui 'controllata') possa imbastire una violenta campagna mediatica contro il presidente di un ramo del Parlamento? A questa domanda rispondiamo noi: in nessun Paese europeo, in nessuna democrazia occidentale, può accadere qualcosa del genere. Soprattutto perchè né Angela Merkel, né David Cameron, né Nicolas Sarkozy o Josè Luìs Zapatero e tantomeno Barack Obama possono essere proprietari o possono avere familiari proprietari di giornali o televisioni". "Torniamo in Italia. Può accadere ancora - prosegue Briguglio - che l`aggressione giornalistica sia condotta da quei media così direttamente legati al capo del Governo, non casualmente, ma in coincidenza perfetta con i tempi della crisi politica e 'personale' tra le due alte cariche dello Stato e fondatori del maggior partito del Paese? Più precisamente: si può sollevare da parte della stessa stampa uno 'scandalo' (che non è scandalo, come non lo fu, se non al contrario, il caso-Boffo) né prima né dopo, ma proprio quando uno dei due decide di dare vita a un soggetto politico autonomo in dissenso dal premier-capo del partito che lo ha espulso? E` da Paese normale che parte della stessa stampa sguinzagli per il Paese inviati per indagare sulla vita privata e familiare degli oppositori interni del premier?". "Ferma restando la libertà di informazione e il rispetto per la professione, chiunque sia ad esercitarla, è legittimo - continua il deputato di FLI - avanzare non diciamo dei sospetti ma almeno dei dubbi, se una delle due firme dell`inchiesta del Giornale contiene il cognome di un notissimo direttore dei servizi segreti al tempo coinvolto nell`affaire-Sisde e poi condannato da un tribunale della Repubblica? E` una coincidenza? E` un`omonimia? O è una parentela? E visto che siamo in tema, c`è qualche dossier confezionato, stavolta non da un`ipotetica gendarmeria vaticana, ma da pezzi deviati dei Servizi alla base della vicenda della casa a Montecarlo sulla quale Gianfranco Fini ha fornito risposte dettagliate e fin troppo sincere? Qualcuno ha pensato, a prescindere dalla consapevolezza dell`utilizzatore finale, di fare un favore al Capo? Sono domande che ci poniamo. Presto o tardi arriveranno le risposte. A parte la magistratura per la parte di sua competenza, le risposte le daranno la politica, gli osservatori e soprattutto i cittadini che nessuno creda siano gli eterni bambini degli standard pubblicitari". "Ma c`è una domanda alla quale solo Sivio Berlusconi non solo può ma deve dare una risposta: se il portavoce del suo partito chiede ufficialmente le dimissioni del presidente della Camera, è questa la linea ufficiale del Pdl e del suo leader che è anche il presidente del Consiglio? Lo vorremmo sapere. Se non siamo indiscreti", conclude il finiano.
Pubblicato da Gianpaolo a 21:02 Nessun commento:
Ed è un legislatore zelantissimo. La sua ultima fatica è la legge che limita le intercettazioni telefoniche in nome della privacy.
Il destino poi ha voluto che tutta questa vicenda arrivasse alle orecchie della magistratura di Milano proprio mentre l'avvocato Ghedini era impegnatissimo sul fronte della privacy. Infatti, ha fatto sapere ai magistrati che volevano interrogarlo come testimone di non potersi presentare. Finché i magistrati si sono scocciati e hanno deciso di ordinarne la convocazione coatta. E siamo alle tre notizie.
La prima è che l'avvocato Ghedini ha scritto un'interrogazione parlamentare per denunciare la protervia del pubblico ministero di Milano e per chiedere al suo collega nel collegio di difesa del premier, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, di inviare i suoi ispettori. Evento che renderà l'avvocato Ghedini ancora più invidiato dai colleghi. Se fino ad ora aveva potuto solo cambiare le leggi, adesso potrà dire di poter cambiare anche i giudici. Se per disgrazia gli andasse male, potrà avvalersi del piano b, detto anche "soluzione Brancher". Ed ecco la seconda notizia: Aldo Brancher è il nuovo ministro del nuovo ministero "per il federalismo" e questo gli consentirà di essere "legittimamente impedito" a presenziare alla prossima udienza del processo nel quale è accusato di appropriazione indebita.
La terza notizia, che scaturisce dal combinato disposto delle prime due, è che l'avvocato Ghedini, se non riuscirà a cambiare il giudice, sarà presto il ministro del nuovo ministero «per la Privacy».
Pubblicato da Gianpaolo a 22:52 Nessun commento:
Pubblicato da Gianpaolo a 16:35 Nessun commento:
Carissimi, oggi 25 novembre 2007 voglio cimentarmi anche io nella stesura di un blog, oramai ce l'hanno tutti: cani e porci.... forse sono meno animale io? Eheh! Grazie a tutti fin da ora per la collaborazione!
non sembra....ma a volte mi incazzo!
Piazza di San Bonifacio
Con questo blog vorrei raccontare qualcosa che vedo attorno al mio mondo, dalla mia prospettiva, per capire se sono io fuori pista o se qualcosa in questo mondo non va..... magari mi limiterò solo al mio paesino.....che sta prendendo una piega poco piacevole. Quale? Beh...pian piano si potrà capire.

References: sentenza 
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