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Timestamp: 2020-02-19 09:24:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11910 del 30/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11910 del 30/05/2011
Cassazione civile sez. lav., 30/05/2011, (ud. 05/05/2011, dep. 30/05/2011), n.11910
G.A., C.G., B.C.,
P.G., CA.AM., tutti elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA DELLA GIULIANA N. 80, presso lo studio dell’avvocato
GARCEA ANNAISA, rappresentati e difesi dall’avvocato GARCEA RAIMONDO,
avverso la sentenza n. 123/2006 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 21/02/2006 R.G.N, 976/03;
1. Con sentenza del 21 febbraio 2006, la Corte d’Appello di Catanzaro respingeva il gravame svolto da P.G. ed altri 4 litisconsorti contro la sentenza di primo grado che aveva rigettato le domande di condanna della SUA spa al pagamento dell’indennità giornaliera di buono pasto.
– la Regione Calabria aveva affidato alla SLIA s.p.a. la gestione dell’impianto di smaltimento dei rifiuti in località (OMISSIS), stipulando con la stessa un capitolato di appalto nel quale la società si impegnava ad assumere il personale già in servizio presso il precedente gestore dell’impianto (la Degremont Italia s.p.a.) e ad applicare il contratto collettivo delle imprese esercenti servizi di smaltimento rifiuti (AUSITRA) più vantaggioso per i lavoratori rispetto a quello applicato dal precedente gestore;
– il lavoratore aveva richiesto in giudizio la condanna della SLIA al pagamento dell’indennità giornaliera di buono pasto nella misura di L. 9.000 alla stregua degli accordi sindacali intercorsi tra il precedente gestore dell’impianto e la Regione;
– infine, il generico riferimento “agli ultimi accordi sindacali stipulati tra le parti” non consentiva di evincere dal contesto a quali accordi si riferisse e perchè proprio all’accordo in tema di indennità di mensa stipulato dalla Dregremont Italia s.p.a.
3. Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale, P. e gli altri litisconsorti hanno proposto ricorso per cassazione fondato su tre motivi, illustrato con memoria. L’intimata non ha resistito.
5. Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363,1367 c.c. per aver la Corte territoriale interpretato le clausole negoziali non già alla stregua del senso letterale delle parole, sibbene sulla scorta di considerazioni diverse ed irrilevanti. Ad avviso del ricorrente la norma contrattuale in questione (così nel ricorso) è suscettibile della sola interpretazione nel senso della derogabilità della contrattazione collettiva da parte degli accordi integrativi aziendali stipulati fra il precedente gestore dell’impianto di smaltimento e la RSU aziendale ovvero, ove ritenuta oscura, alla luce del successivo art. 23 del capitolato. La diversa opzione interpretativa, nel senso dell’esclusione, fra “gli accordi integrativi stipulati fra le parti”, degli accordi locali applicabili nell’azienda, priverebbe di utilità il disposto dell’art. 7 del capitolato e di effetto giuridico il successivo art. 23 che richiama, espressamente, la contrattazione aziendale e locale. Il motivo si conclude con la formulazione di tre distinti quesiti di diritto ex art. 366-bis c.p.c., benchè, come detto, inapplicabile ratione temporis.
6. Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1418 e 1346 c.c. per aver la Corte di mento ritenuto indeterminabile un oggetto del contratto, determinabile, invece, quantomeno per relationem ai pregressi accordi sindacali facilmente individuabili. Anche questo motivo si conclude con la formulazione del quesito di diritto.
10. Come già ritenuto da questa Corte (v., ex multis, Cass. 15057/2001), il capitolato richiamato da un contratto di appalto concluso da un Ente diverso dallo Stato, non ha natura normativa, ma contrattuale e l’interpretazione di esso compete, istituzionalmente, al Giudice di merito. L’interpretazione delle clausole del capitolato è, pertanto, censurabile in cassazione solo per violazione delle norme di ermeneutica di cui all’art. 1362 c.c. e segg., ovvero per vizi di motivazione, qualora quella adottata dal Giudice di merito sia contraria a logica e incongrua tale, cioè, da non consentire il controllo del procedimento logico seguito per giungere alla decisione. 11 sindacato di questa Corte non può, dunque, investire il risultato interpretativo, che appartiene all’ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito.
14. La Corte territoriale ha dato espressa ed esauriente contezza delle proprie determinazioni, enunciate in narrativa, esplicitando l’iter motivazionale attraverso cui la stessa è pervenuta alla statuizione adottata, di talchè il ricorso si risolve in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni effettuate e, in base ad esse, delle conclusioni raggiunte dal Giudice del merito, proponendo un’inammissibile richiesta di sostituzione delle argomentate conclusioni della Corte territoriale con la prospettata diversa lettura ed interpretazione delle clausole pattizie.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 23
 art. 23
 art. 366
 Cass.