Source: http://docplayer.it/1109566-Italia-piano-nazionale-per-l-inclusione-giugno-2001.html
Timestamp: 2017-04-23 16:03:07+00:00

Document:
ITALIA. Piano nazionale per l'inclusione GIUGNO PDF
ITALIA. Piano nazionale per l'inclusione GIUGNO 2001
Download "ITALIA. Piano nazionale per l'inclusione GIUGNO 2001"
1 ITALIA Piano nazionale per l'inclusione 2001 GIUGNO2 INDICE PREMESSA CAPITOLO 1 : QUADRO DI RIFERIMENTO 1.1 Quadro di riferimento e principi ispiratori della analisi 1.2 L'esclusione sociale: i temi chiave 1.21 La povertà : relativa,assoluta,soggettiva Educazione e formazione L'impatto demografico La distanza dal mercato Le differenze di genere 1.3 L'accesso alla protezione sociale ed ai beni e ai servizi 1.4 Bisogni sociali per specifiche categorie CAPITOLO 2 : APPROCCIO STRATEGICO ED OBIETTIVI PRINCIPALI 2.1 I principi fondamentali dell'intervento sociale 2.2 Principali piani ed interventi operanti nella lotta all'esclusione sociale Piani nazionali Piani settoriali La programmazione locale e regionale L'interazione tra i diversi livelli L'intervento dei fondi comunitari 2.3 Il monitoraggio e la valutazione 2.4 Le risorse finanziarie Le risorse nazionali e locali Le risorse del no profit 2.5 Verso un sistema integrato 2.6 Sulla preparazione del Piano CAPITOLO 3 : LE POLITICHE DI INTERVENTO PER LA LOTTA ALL'ESCLUSIONE SOCIALE 3.1 Promuovere la partecipazione all'occupazione Istruzione e formazione Le riforme in corso Le priorità Le azioni Integrazione del sistema e sviluppo trasversale Le politiche trasversali di inclusione sociale Le priorità 3.2 Promuovere la partecipazione alle risorse,ai diritti,ai beni e ai servizi Il nuovo welfare Le priorità 3.3 Prevenire i rischi di esclusione Le priorità 3.4 Intervenire a favore delle persone più vulnerabili Le priorità 3.5 Mobilitare l'insieme degli attori CAPITOLO 4 : GLI INDICATORI 4.1 L'esclusione sociale:un fenomeno complesso da misurare 4.2 Alcuni aspetti metodologici 4.3 Gli indicatori presentati nell'attuale Piano di inclusione sociale 4.4 Le strategie per la produzione di nuovi indicatori e base dati 23 CAPITOLO 5 : LE BUONE PRASSI 5.1 Considerazioni preliminari 5.2 Diverse dimensioni e criteri inerenti la scelta 5.3 Le buone prassi selezionate ALLEGATI I. I DATI SULL'INCLUSIONE SOCIALE I.1 Nota metodologica I.2 Statistiche di supporto al Piano Inclusione I.3 indicatori del Piano inclusione II. LE RISORSE FINANZIARIE III. LE BUONE PRASSI IV. IL PIANO UMBRIA V. IL PIANO SOCIALE VI. RIFERIMENTI NORMATIVI 34 INTRODUZIONE Il Piano italiano per l'inclusione sociale 2001 è stato definito, in modo particolare, sulla base delle priorità, delle linee di intervento, delle misure, delle azioni dei diversi piani nazionali, settoriali e regionali, operanti per il periodo Gli elementi trasversali, unificanti il Pon Inclusione sono riconducibili all'approccio multidimensionale, alle differenze territoriali,alla prospettiva di uno sviluppo integrato del sistema sociale,al superamento dell'ottica assistenziale delle politiche di inclusione. Il piano si articola in 5 capitoli. Nel primo vengono analizzati, anche attraverso dati statistici, le tematiche chiave e i target prioritari delle politiche di inclusione sociale. Il secondo capitolo si caratterizza per l'analisi dei principi fondamentali, degli strumenti, delle modalità e delle risorse in gioco. Viene evidenziato il processo di decentramento delle politiche sociali in atto nel paese ed il tendenziale funzionamento integrato del sistema nel suo complesso, valorizzando, in particolare, la funzione di monitoraggio e di valutazione come strumento di policy. Il terzo capitolo,sulla base dei 4 principali obiettivi di Nizza, è dedicato alla indicazione delle priorità e delle misure messe in atto per la lotta all'esclusione sociale secondo le seguenti aree di intervento : 1. promozione della occupazione e politiche trasversali di inclusione; 2. promozione della partecipazione alle risorse,ai beni e ai servizi; 3. interventi per le persone più vulnerabili; 4. mobilitazione degli attori. Il quarto capitolo è dedicato alla analisi ed alla indicazione di metodologie relative alla definizione di un quadro concettuale di riferimento nella scelta e nell'uso degli indicatori, presentando i sette indicatori strutturali e prospettando l'utilizzo e le strategie di produzione di nuovi indicatori, al fine di una analisi e conoscenza a più ampio spettro della situazione della inclusione /esclusione sociale. Nel quinto capitolo, infine, viene fornito il quadro di riferimento metodologico che è stato alla base della scelta delle Buone prassi. Gli allegati, che fanno parte integrante del Pon Inclusione, contengono: 1. dati statistici integrativi del testo; 2. dati statistici riferiti agli indicatori selezionati; 3. dati finanziari delle risorse pubbliche; 4. schede analitiche delle Buone prassi; 5 il quadro normativo di riferimento; 6. il Piano nazionale sociale. 45 CAPITOLO I - QUADRO DI RIFERIMENTO 1.1 Quadro di riferimento e principi ispiratori dell analisi L'approccio adottato in questo primo capitolo per la descrizione dei fenomeni e l identificazione dei problemi principali, coincide sostanzialmente con l impostazione data dalla Commissione nella sua COM (2000) 79 Finale "Costruire una Europa Inclusiva". Verso un sistema sociale integrato In Italia la lotta contro l'esclusione sociale e la povertà viene considerata come uno degli elementi trainanti per il progresso economico e per lo sviluppo della occupazione. Una delle sfide principali per la società italiana è la costruzione di un sistema sociale caratterizzato da uno sviluppo integrato e sinergico tra i sistemi economici, finanziari e di benessere sociale. E in questa prospettiva che il governo italiano ha sviluppato in questi anni interventi in materia di lotta alla povertà e di inclusione sociale, politiche di welfare delle reti, di equità sociale e di empowerment, attraverso una riforma dal basso del welfare locale. Le politiche di inclusione partono dal presupposto che la condizione di esclusione sociale concerne forme di deprivazione materiale e di fragilità sociale che non riguardano esclusivamente forme di povertà economica materiale o di disagio estremo, ma anche le carenze rispetto ai legami familiari e sociali, i sistemi abitativi, le reti di servizi di sostegno ed integrazione sociale, la formazione e le forme momentanee di emarginazione lavorativa e sociale. La strategia scelta è quella di superare una visione assistenziale delle politiche di inclusione a favore di interventi di sviluppo complessivo del sistema. In questo quadro vengono sviluppate politiche e iniziative rivolte anche a soggetti che tradizionalmente non rientravano nelle categorie della marginalità sociale: soggetti sociali a scarso livello di reddito e con forti bisogni di servizi e di interventi di inclusione nel mercato della occupazione (es. tipologie familiari frammentate, famiglie monoparentali, donne sole con figli a carico, ecc), soggetti con forme di sofferenza sociale (non necessariamente od esclusivamente legate al reddito), in cui vengono a trovarsi fasce di popolazione che soffrono di deficit di reti di servizi (anziani in primo luogo), soggetti con forme mobili di marginalità, connesse a situazioni di carenza momentanea di lavoro, come i lavoratori poveri ossia quei soggetti con attività lavorative precarie e sottopagate a rischio di disoccupazione. La multidimensionalità delle politiche di inclusione A livello delle cause i fattori che concorrono alla determinazione degli specifici fenomeni di disuguaglianza possono presentare caratteri: - oggettivi e soggettivi come età, sesso, livello di istruzione, reddito, consumi, atteggiamento nella ricerca di un impiego, presenza di uno stato di disagio sociale, ecc.; - territoriali, cioè legati allo stato del territorio (in primo luogo il Mezzogiorno, alcune aree urbane del Centro Nord), capaci di agevolare o ostacolare l inclusione sociale. In questa ottica ed ai fini della predisposizione del piano, la povertà e l esclusione sociale vengono considerate nei loro aspetti di forme complesse e pluridimensionali, dove agiscono terreni di azione legati ad una vasta gamma di politiche: da quelle "classicamente assistenziali" a quelle di riduzione della povertà, dalle politiche di moderna protezione sociale, di integrazione sociale e culturale, ad interventi per l'orientamento, la formazione e l'occupazione per le fasce più vulnerabili della popolazione, dalle politiche di sviluppo della economia sociale, di armonizzazione dei tempi e delle esigenze di vita familiare, di sviluppo di reti,a quelle per gli alloggi e per lo sviluppo dei servizi sociali, per la salute, la giustizia, la cultura lo sport,il tempo libero, fino ad 56 arrivare a quelle relative allo sviluppo del sapere e delle nuove tecnologie della informazione e della comunicazione. Pertanto, in coerenza con l analisi precedente, le politiche di piano del governo italiano non si indirizzano unicamente alla questione "vulnerabilità dei bassi redditi" ma si allargano al fenomeno multidimensionale che comprende non solo l'accesso al lavoro, ma anche i dispositivi per combattere diversi tipi di "deprivation", compresi ostacoli che da soli o insieme impediscono la piena partecipazione in aree quali: - sostegno al reddito; - educazione, formazione; - ambiente; - alloggio; - cultura ; - accesso ai servizi sociali; - accesso alle opportunità formative e di lavoro; - accesso alle nuove tecnologie. Le differenze territoriali Il processo di sviluppo della economia italiana ha avuto andamenti differenziati sulla base del territorio ; una differenziazione soprattutto nello sviluppo occupazionale, ma anche nello sviluppo dei servizi alle persone ed alla comunità. In particolare gli elementi di differenziazione concernono: - una concentrazione delle opportunità lavorative in particolari aree del territorio nazionale; - una diversità che si riflette anche sui fenomeni di diseguaglianza fra la popolazione, a partire dalla notevole disparità di opportunità di accedere e permanere nel mercato fino ad arrivare allo sviluppo e all accesso dei servizi alle persone; - una disparità che determina una diversa concentrazione dei fenomeni di povertà (nel Mezzogiorno risiede infatti circa il 65% delle famiglie povere). Quanto al disagio sociale,in senso più lato,si deve infine sottolineare come ciascun contesto territoriale sia caratterizzato dal prevalere di specifiche tipologie di svantaggio. Inoltre la stessa tipologia di esclusione sociale ha caratteristiche ed include gruppi sociali diversi, dal punto di vista della appartenenza di genere, di livello di istruzione, di età, di reti familiari di acceso ai servizi, sia servizi sociali che culturali. L'analisi statistiche del piano tengono conto delle differenze di genere, di istruzione di accesso ai servizi nonché i dislivelli di esclusione di tipo qualitativo, ma mettono anche e soprattutto in luce le differenziazioni inter ed intra regionali, evidenziati nelle tabelle allegate al testo, differenze considerate elementi essenziali ai fini della analisi e della messa in prospettiva di misure concrete. In questa ottica appare importante per l'italia prospettare una politica di sviluppo del sociale e delle linee di PON Incl, operando non solo nella prospettiva di un banchmarking tra paesi europei,ma anche in funzione di un benchmarking interregionale. 1.2 L esclusione sociale: i temi chiave Gli elementi presi in esame nel presente capitolo, al fine di fornire un quadro di contesto finalizzato alla predisposizione ed attuazione di politiche di inclusione sociale, sono i seguenti : povertà (relativa, assoluta e soggettiva); educazione, formazione; formazione continua; conoscenza delle nuove tecnologie; 67 invecchiamento della popolazione; genere; occupazione; distanza dal mercato; accesso ai servizi; accesso alla protezione sociale; bisogni di specifiche categorie (disabili, anziani, immigrati) La povertà relativa, assoluta e soggettiva La povertà In Italia esiste dal 1984 una Commissione di Indagine sulla povertà, ora Commissione di Indagine sulla Esclusione Sociale (CIES), di nomina del Presidente del Consiglio, che ha il compito di effettuare studi sulla povertà e l esclusione sociale e di formulare valutazioni e proposte sulle politiche. Questa Commissione, in collaborazione con l ISTAT, effettua ogni anno una stima della diffusione e intensità della povertà in Italia, utilizzando una misura della povertà relativa, cui dal 1997 ha affiancato anche una misura di povertà assoluta, cioè basata sulla identificazione di un paniere di beni e servizi definiti come essenziali. In entrambi i casi viene utilizzata l Indagine sui consumi delle famiglie effettuata annualmente dall ISTAT e viene preso in considerazione il consumo, non il reddito. La povertà relativa Per la misurazione della povertà relativa, la Commissione d indagine sull esclusione sociale (CIES) utilizza la definizione della International Standard of Poverty Line applicata a dati sulla spesa per consumo delle famiglie. Secondo questa definizione una famiglia di due persone è povera se ha una spesa per consumo inferiore o uguale al consumo medio pro-capite del paese. In Italia tale valore era pari nel 1999 a lire mensili, opportunamente ricalcolato per famiglie di numerosità diversa secondo una scala di equivalenza (tab. 1 allegato). - Nel 1999, famiglie si trovano in condizione di povertà, pari a individui; - la diffusione della povertà è pari a 11,9% delle famiglie italiane; - nel Mezzogiorno risiede il 65,9% delle famiglie povere; - le famiglie numerose sono quelle più esposte al rischio di povertà con un incidenza del 22,9%; - l incidenza della povertà è pari al 22,9% a livello nazionale per le famiglie numerose (con 5 o più componenti). Le famiglie italiane che nel 1999 si trovavano in una condizione di povertà relativa erano 2 milioni e 600mila, pari a 7 milioni e 508mila individui. La diffusione della povertà 1 era pari a 11,9 nel caso delle famiglie e a 13,1 nel caso degli individui, un valore superiore dovuto al fatto che le famiglie povere sono mediamente più numerose. L intensità della povertà, invece, era nel 1999 pari a 22,9% 2. L aspetto qualificante della povertà in Italia è il forte squilibrio territoriale tra regioni centrosettentrionali e regioni meridionali: nelle prime risiede il 67,1% delle famiglie italiane e il 34,1% di quelle povere, mentre nel Mezzogiorno risiede il 32,9% delle famiglie e ben il 65,9% di quelle povere (tab. 2 allegato). 1 La diffusione della povertà misura la percentuale di soggetti poveri rispetto all universo di riferimento. 2 L intensità della povertà esprime, in termini percentuali, quanto in media la spesa delle famiglie povere è al di sotto della linea di povertà. In Italia quindi le famiglie povere spendevano mediamente il 22,9% in meno della spesa media pro-capite. 78 L osservazione delle caratteristiche delle famiglie povere mette in evidenza come quelle maggiormente a rischio siano le famiglie numerose (5 o più componenti), per le quali l incidenza della povertà è del 22,9 % a livello nazionale (tab. 3). La presenza di figli minori nel nucleo familiare è collegata all aumento dell incidenza di povertà: nelle famiglie con un solo figlio minore l incidenza è pari al 10,8%; quando i figli sono due si arriva al 16,4%, e con 3 figli o più al 27,0%. Ciò spiega anche perché l incidenza della povertà relativa dei minori (16,2%) è elevata quanto quella degli anziani, l altro segmento di popolazione a maggior rischio di povertà (16,1%) (tab. 3bis). Per quanto riguarda le tipologie familiari si evidenziano alcuni aspetti significativi. Tra le famiglie unipersonali l incidenza della povertà, che nel complesso è del 10,1%, è solo del 3,2% se la persona ha meno di 65 anni, mentre sale al 15,4% se è maggiore. Allo stesso modo, anche nel caso della coppia, se la persona di riferimento ha meno di 65 anni la povertà mostra un valore più basso (5,1%, contro il16,1%) (tab. 3 allegato). Per quanto riguarda l età della persona di riferimento, il rischio di povertà è sostanzialmente simile per tutte le classi fino a 64 anni, ed è compreso tra 8,5% e 10,9%, mentre aumenta sensibilmente quando la persona di riferimento è anziana (16,4%). Leggermente superiore l incidenza della povertà nelle famiglie con persona di riferimento donna (12,6% contro 11,7%) con particolare riferimento alle famiglie monogenitore e alle anziane sole. Inoltre, si osserva una chiara correlazione tra titolo di studio e diffusione della povertà: al crescere del titolo di studio diminuisce l incidenza della povertà (tab. 4 allegato). Riguardo alla condizione professionale (tab. 5), l incidenza maggiore della povertà si verifica nel caso delle famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (28,7%). Anche le famiglie con persona di riferimento pensionata evidenziano valori elevati a livello nazionale (13,5%) e ancora più significativi nel Sud. Tali valori sono invece inferiori per le famiglie con persona di riferimento occupata, sia con un lavoro dipendente sia con un lavoro autonomo. La povertà assoluta La povertà assoluta - definita rispetto ad una spesa per consumi inferiore al valore monetario di un paniere essenziale di beni e servizi - riguarda una quota di popolazione più ridotta (tab. 6 allegato), stante la soglia più bassa individuata da questa misura. - nel 1999 il 4,8% delle famiglie italiane si trovava in condizione di povertà assoluta, pari a circa ; - nelle regioni meridionali la diffusione era pari al 11 %. Nel 1999 il 4,8% delle famiglie italiane si trovava in una condizione di povertà assoluta, pari a circa 1 milione e 38mila, con un aumento oltre 70mila unità rispetto al Ovviamente, anche nel caso della povertà assoluta si osserva una maggiore concentrazione nelle regioni meridionali, dove la diffusione è dell 11,0% contro l 1,4% nel Nord e il 2,6% nel Centro. I senza fissa dimora Nell ambito del fenomeno della povertà esiste una fascia di soggetti che è nell impossibilità di godere di un bene indispensabile per una soddisfacente integrazione sociale: la casa. Per senza dimora si intendono, quindi, le persone prive delle risorse economiche, delle motivazioni e delle capacità necessarie per disporre di un abitazione nel presente e in un futuro prossimo - Nel 2000 si stima che, in tutto il territorio nazionale, i senza dimora siano circa 17 mila; - si tratta soprattutto di uomini (80%), nel 54% dei casi tra i 28 e i 47 anni; - solo la metà dei senza dimora è di nazionalità italiana. 89 Gli aspetti qualificanti di tale condizione sono l assenza di una dimora stabile e abituale e il carattere multidimensionale delle forme di marginalità di tali persone. Ciò significa che le persone senza dimora soffrono, in primo luogo, della mancanza di una dimora, ma che la loro condizione si caratterizza per una somma di fattori di fragilità sociale (dipendenza da sostanze, assenza di reti di relazioni, sofferenza psichica) che sono la conseguenza di eventi biografici penalizzanti (violenze, carcerazioni, abusi, abbandoni). Accertare il numero di persone che si trovano nella condizione di senza dimora è estremamente difficile. La Commissione di Indagine sulla Esclusione Sociale ha tuttavia tentato per la prima volta di stimare il fenomeno, con uno studio ad hoc, che è stato effettuato nel 2000: si è così giunti ad una stima di circa persone senza dimora in tutto il territorio nazionale3. Tale stima deve essere assunta come un indicazione di massima sull ordine di grandezza del fenomeno al fine della programmazione degli interventi a favore di queste persone. Si tratta di soggetti prevalentemente maschi (80%) e di età intermedia (il 54% ha tra i 28 e i 47 anni); solo la metà è di nazionalità italiana. La maggior parte delle persone senza dimora si trova in tale condizione da un periodo di tempo non superiore a tre anni, ma ben il 12,1% si trova sulla strada da oltre 10 anni. Percezione soggettiva della poverta' Gli anni novanta sono stati anni di grosse tensioni per i bilanci familiari. Ciò è rispecchiato sia dalle indagini sui bilanci e sui consumi delle famiglie, sia dalle indagini che registrano le percezioni che le famiglie hanno della propria situazione. Così nel 1993, dopo lo shock della svalutazione, il 38% delle famiglie riteneva che la propria situazione economica fosse peggiorata rispetto all anno precedente. Questa percentuale si è poi gradualmente ridotta, raggiungendo il 27,4% nel 1998, dopo l entrata nell Euro e con il contenimento dell inflazione, per poi risalire leggermente a 28,3% nel nel 1999 solo l 1% delle famiglie si dichiara molto povero ; - il 7,5% delle famiglie ha difficoltà ad acquistare gli abiti e il 4,8% a sostenere spese mediche; - il 3,4% e il 2,3% delle famiglie, rispettivamente, ha problemi nel pagare l affitto e i generi alimentari; - gli indicatori soggettivi di povertà confermano la situazione di svantaggio del Sud rispetto al Centro- Nord. Oltre un quarto delle famiglie italiane in ogni caso ritiene di aver peggiorato le proprie condizioni economiche, da un anno all altro; mentre solo circa il 6% ritiene di averle migliorate. Benché la percezione soggettiva della propria condizione e la situazione oggettiva siano due fenomeni distinti e non perfettamente sovrapponibili, i dati provenienti da due diverse indagini dell Istat - l indagine sui consumi e l indagine Multiscopo sulle famiglie - segnalano almeno un dieci per cento di famiglie italiane che sperimenta soggettivamente e oggettivamente condizioni di difficoltà economica. Per una parte di esse, inoltre, si tratta di difficoltà molto gravi, anche se solo l 1% di tutte le famiglie si dichiara molto povera ; nel 1999, il 7,5% delle famiglie ha avuto difficoltà ad acquistare gli abiti necessari e il 4,8 ha avuto problemi ad affrontare spese mediche. Percentuali di famiglie molto inferiori, ma pur sempre significative (rispettivamente il 3,4% e il 2,3%), hanno avuto difficoltà a soddisfare bisogni primari come il pagamento dell affitto e l acquisto di cibo. 3 La ricerca è stata realizzata dalla Fondazione Zancan su incarico della Commissione d indagine sull esclusione sociale. 910 Le famiglie con persona di riferimento donna si dichiarano più frequentemente povere o molto povere e segnalano più di quelle a conduzione maschile difficoltà incontrate nell anno per acquistare abiti, sostenere spese mediche, pagare l abito e i generi alimentari (ciò avviene come per i dati di povertà per le famiglie monogenitore e le donne anziane sole) Educazione e formazione Il livello di istruzione condiziona fortemente l accesso e la qualità della conoscenza, rappresentando un fattore potente di inclusione sociale. I tassi di scolarità nelle scuole superiori sono andati aumentando nel corso di questi anni passando dal 68,3% del all 82,3 % nell anno , e tale aumento ha riguardato in modo particolare le giovani donne. Il quadro del sistema formativo italiano si presenta oggi più articolato - Circa il 5% dei ragazzi di ogni leva non completano il percorso di scuola media; - Il 3,3% dei 18-24enni e il 5,1% dei 25-34enni ha solo la licenza elementare; - l 11,8% dei ragazzi iscritti alle scuole superiori esce dal sistema scolastico dopo il primo anno di corso; - - solo il 38% degli iscritti all università riesce a conseguire la laurea. secondo un ottica integrata. Come mostra il rapporto Isfol 4, l offerta formativa nazionale ha ampliato gradualmente il suo raggio d azione dalla formazione iniziale alla formazione per disoccupati, fino alle attività per lavoratori occupati. In termini di copertura della domanda potenziale, la formazione regionale copre ormai l 11.4 % dei giovani in cerca di prima occupazione, il 9.2% degli adulti disoccupati e l 1.8% dei lavoratori occupati. A questi si aggiungono i quasi 300 mila lavoratori occupati i quali sono interessati da attività di formazione continua 5. L aumento dell offerta e della partecipazione al sistema formativo, tuttavia, non deve far dimenticare la permanenza di zone d ombra che riguardano maggiormente la componente maschile: - la permanenza di una quota (circa il 5% di ogni leva) di ragazzi che non completano il percorso di scuola media; - la presenza del 4% di ed il 5,7% dei anni in possesso della sola licenza elementare (5 anni di scolarità); - la permanenza di una quota piuttosto alta (11,8%) di uscite dal sistema scolastico al termine del primo anno della secondaria superiore; - l'aumento del tasso di disoccupazione fra i giovani della fascia di età dai 15 ai 19 anni; - il calo dei tassi di passaggio all'università passati dal 64% del al 60,5 del ; - il permanere di un basso tasso di produttività dell'università, nonostante una tendenza positiva (il tasso di produttività universitaria è attorno al 38%). A questi fattori di criticità va aggiunto che i tassi di scolarizzazione nel Paese continuano a non essere omogenei. Il Sud denuncia ritardi in quasi tutte le classi di età. Le difficoltà a mantenere un regolare percorso per gli studenti meridionali cominciano già nella scuola media inferiore. Circa i due terzi della popolazione possiede un titolo di studio di bassa qualificazione. Un dato che riguarda soprattutto le fasce di età più avanzate, con riflessi negativi in modo particolare per il loro accesso, il rientro, la mobilità o riqualificazione nel mercato del lavoro. Per effetto della legge sull'innalzamento dell'obbligo scolastico gli alunni disabili inseriti nella scuola superiore sono passati da dell'anno scolastico a dell'anno successivo, a cui bisogna inoltre aggiungere che circa la metà degli alunni disabili completa l'obbligo a 15 anni nella scuola media, senza passare cioè al ciclo successivo. 4 Isfol, Rapporto Tali attività sono finanziate dalla legge 263/93 e dall ex Obiettivo 4 del FSE. 1011 Aumenta il numero complessivo degli alunni in situazione certificata di handicap, per i quali la scuola è tenuta ad intervenire con attività di sostegno; tuttavia ogni anno scolastico circa il 12% degli alunni in situazione di handicap risulta respinto o non valutato. Due criticità A) la formazione permanente L'educazione non costituisce unicamente un episodio iniziale e temporaneo della nostra esistenza. Una società moderna predispone delle strutture tese a sviluppare formazione e conoscenza lungo tutto l'arco della vita, il che non costituisce unicamente un fattore di competitività della forza lavoro ma anche un elemento direttamente legato alla qualità della vita e alla coesione sociale. In Italia le risorse stanziate per la formazione continua tra il 1996 e il 2000 dal Ministero del Lavoro assommano a 1030 miliardi, concentrandosi in modo prevalente sulla formazione aziendale (802 miliardi cui si affiancano 130 miliardi per azioni di sistema e 105 miliardi per la formazione dei formatori). B) l'analfabetismo tecnologico Le nuove tecnologie rappresentano uno degli elementi più dirompenti delle società contemporanee che, in rapida progressione, stanno entrando a far parte di ogni aspetto della vita quotidiana dei cittadini. Il personal computer e Internet modificano il modo di lavorare, di informarsi, di relazionarsi con il mondo esterno, generando una nuova serie di bisogni di apprendimento. Dal 1997 la disponibilità di p.c. nelle abitazioni delle famiglie italiane è quasi raddoppiata, passando dal 16,7% al 28,1%. La diffusione maggiore si riscontra nelle Regioni del Nord (oltre il 30 %), mentre è l'italia insulare ad avere il tasso di penetrazione più basso (17,5%). Il 29,6% delle persone di 30 anni e più dichiarano di usare il p.c. almeno qualche volta all'anno, ma più dell'80% lo usa almeno una volta alla settimana. Le donne sono ancora svantaggiate rispetto agli uomini: solo il 25,1% usa il p.c. contro il 34,3% degli uomini. Ancora più forte è la crescita della quota di famiglie con accesso a Internet: dal 2,3% del 1997 al 18,8% del Le persone di 10 anni e più che dichiarano di usare Internet almeno qualche volta all'anno sono il 18,1% ma il dato è ancora nettamente inferiore a quello di molti paesi europei e anche tra i ragazzi da 11 a 18 anni la quota di coloro che accedono ad Internet arriva solo al 28,6%. Più basso anche in questo caso l utilizzo di Internet da parte delle donne (14%, contro il 26,2% dei maschi) per tutte le fasce di età. La casa resta il luogo privilegiato in cui si usa Internet: infatti il 7,2% si connette solo da casa, il 5,1% solo da fuori da casa e il 5,8% da entrambi i luoghi. Da notare, anche in questo caso, il ritardo delle Regioni del Sud e delle isole che presentano percentuali di utilizzo di Internet notevolmente inferiori a quelle delle Regioni del Nord. Il sistema scolastico potrebbe quindi attrezzarsi per permettere, soprattutto ai giovani delle Regioni meridionali, di colmare questa lacuna L impatto demografico L Italia è uno dei paesi con uno dei più elevati livelli di invecchiamento della popolazione. Fra il 1980 e il 1999 la speranza di vita è cresciuta di circa cinque anni per entrambi i sessi, raggiungendo un valore di 75,9 anni per gli uomini e 82,3 per le donne. In questo stesso periodo, il numero medio di figli per donna è passato da 1,68 a 1,20. I miglioramenti della sopravvivenza e i livelli di fecondità ben al di sotto del tasso di sostituzione delle generazioni hanno condotto le quote di popolazione anziana e ultraottantenne a valori che, nel 2000, si attestano, rispettivamente, al 18% e al 3,9% Nel 1999, la speranza di vita degli uomini e di 75,9 anni, quella delle donne di 82,3; - il numero medio di figli per donna è di 1,20; - nel 2000, il 18% della popolazione ha 65 anni e più, mentre il 3,9% ha 80 anni e più; - - il Nord presenta il valore più elevato dell indice di vecchiaia, con 154,6 anziani per 100 giovani da0a14anni.12 Il processo di invecchiamento interessa tutte le Regioni, anche se le differenze territoriali permangono notevoli: tra il 2000 e il 2010, l incremento medio annuo della popolazione di almeno 65 anni è pari al 16,3 per mille a livello nazionale, mentre supera il 20 per mille in Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, LazioeSardegna, e si mantiene inferiore al 10 per mille in Liguria, Molise, Basilicata. L invecchiamento demografico genera crescenti bisogni in termini di prestazioni assistenziali, ma anche nuove politiche di benessere sociale finalizzate alle esigenze della popolazione anziana. Per decenni il modello di welfare italiano si è basato sulla disponibilità della famiglia e in particolare della donna a sostenere, al suo interno e fuori dalle mura domestiche, tanto gli anziani quanto gli altri soggetti vulnerabili (disabili, disoccupati, eccetera) Tuttavia l invecchiamento delle reti di solidarietà familiari e la crescita dell occupazione femminile mette a repentaglio la tenuta del modello di welfare tradizionale e richiede forte innovazione e diversificazione dell'offerta dei servizi e degli interventi, nonché la creazione di sinergie e collaborazioni tra servizi, reti familiari, volontariato e associazioni di auto e mutuo aiuto La distanza dal mercato 6 L'occupazione è aumentata: a gennaio 2001 il numero degli occupati è risultato pari a unità, con un incremento di unità (+3,2 %) rispetto allo stesso mese del Il tasso di occupazione della popolazione in età compresa tra 15 e 64 anni è risultato pari al 54%, 1,7 punti percentuali in più rispetto a gennaio Il risultato è la sintesi dell'accrescimento sia della componente maschile (dal 66,4% al 67,7%), sia soprattutto di quella femminile (dal 38,3% al 40,3 %). - Nel gennaio 2001, il tasso di occupazione è pari al 54% con un aumento di 1,7 punti percentuali rispetto allo stesso mese dell'anno precedente; - il tasso di disoccupazione, in lieve flessione sia per gli uomini che per le donne, è pari al 10,1%; - i giovani in cerca di un'occupazione passano, in un anno, dal 32,3% al 29,2% del A fronte della lieve flessione della popolazione in età lavorativa, l'aumento del numero degli attivi ha prodotto un nuovo incremento del tasso di attività, passato dal 59,1% del gennaio 2000 all'attuale 60,1%. Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a unità. L'area della disoccupazione ha presentato una riduzione di unità (-10,1 %). A un'ulteriore sensibile diminuzione dei disoccupati in senso stretto ( unità, pari a -12,0 per cento in termini tendenziali) e delle persone in cerca di prima occupazione ( unità, pari a -7,9 %) si è associato un nuovo e consistente calo delle altre persone in cerca occupazione ( unità, pari a -11,0 %). Il tasso di disoccupazione è sceso dall'11,4 % di gennaio 2000 all'attuale 10,1%, riducendosi sia per la componente maschile (dal 9,0 al 7,8 %) sia per quella femminile (dal 15,3% al 13,7%). L'incidenza dei giovani (15-24 anni) in cerca di occupazione sulle forze di lavoro della stessa età è diminuita, nel confronto annuale, dal 32,3% al 29,2%. La crescita congiunturale ha riguardato l'insieme dei settori di attività economica. L allargamento della base occupazionale ha interessato il Centro (+0,5 %) e soprattutto il Mezzogiorno (+0,7 %). Nel Nord il livello dell'occupazione è rimasto sostanzialmente invariato. Tuttavia il mercato del lavoro italiano presenta ancora alcuni sostanziali punti di criticità: - un elevato tasso disoccupazione, in particolare di lungo periodo ; - un elevato tasso di disoccupazione giovanile; 6 Confrontare Piano Nazionale per l Occupazione 12 Vedere altro
CAPITOLO 3 Lavoro e conciliazione dei tempi di vita L importanza di una buona occupazione Un attività adeguatamente remunerata, ragionevolmente sicura e corrispondente alle competenze acquisite nel percorso Dettagli Patto europeo. per la salute mentale e il benessere. Bruxelles, 12-13 GIUGNO 2008
Patto europeo per la salute mentale e il benessere CONFERENZA DI ALTO LIVELLO DELL UE INSIEME PER LA SALUTE MENTALE E IL BENESSERE Bruxelles, 12-13 GIUGNO 2008 Slovensko predsedstvo EU 2008 Slovenian Presidency Dettagli Obiettivi Europa 2020 e Indicatori di Posizione della Sardegna e dell'italia Valori degli indicatori aggiornati all'ultimo anno disponibile
23 dicembre 2013 Popolazione e famiglie L Istat diffonde oggi nuovi dati definitivi del 15 Censimento generale della popolazione e delle abitazioni. In particolare vengono rese disponibili informazioni, Dettagli LA FORMAZIONE PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE FINANZIATA DAL FONDO SOCIALE EUROPEO 1
24 aprile 2013 OCCUPATI E DISOCCUPATI DATI RICOSTRUITI DAL 1977 L Istat ha ricostruito le serie storiche trimestrali e di media annua dal 1977 ad oggi, dei principali aggregati del mercato del lavoro, Dettagli Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà SERVIZIO NUOVE POVERTA AREA PROGETTI INNOVATIVI PROGETTO SPERIMENTALE
COSA OFFRONO I SERVIZI SOCIALI DI UN COMUNE AI CITTADINI? A cura di Paola Bottazzi Questo documento vuole essere una sintetica descrizione dei servizi e delle opportunità che i servizi sociali del Comune-tipo Dettagli I redditi 2011 dichiarati dai cittadini di Trieste
I redditi 2011 dichiarati dai cittadini di Trieste N.B. Tutti i dati presentati in questo studio sono stati elaborati dall ufficio statistica del Comune (dott.ssa Antonella Primi) per esigenze di conoscenza Dettagli L ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE - ANF E L ASSEGNO FAMILIARE - AF
L ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE - ANF E L ASSEGNO FAMILIARE - AF A cura di Adelmo Mattioli Direttore regionale Inca-Cgil Emilia Romagna Silverio Ghetti Segretario regionale Spi-Cgil Romagna L ASSEGNO Dettagli Colmare il divario di retribuzione tra donne e uomini. http://ec.europa.eu/equalpay
Colmare il divario di retribuzione tra donne e uomini Sommario Cos è il divario di retribuzione tra donne e uomini? Perché persiste il divario di retribuzione tra donne e uomini? Quali azioni ha intrapreso Dettagli PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE Diritto all apprendimento permanente
PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE Diritto all apprendimento permanente Articolo 1 (Principi generali) 1. Ogni persona ha diritto all apprendimento permanente. 2. Per apprendimento permanente si Dettagli Dai rapporti temporanei all occupazione stabile: un percorso sempre più incerto?
Dai rapporti temporanei all occupazione stabile: un percorso sempre più incerto? di Anna de Angelini La maggior flessibilità in entrata introdotta dalla normativa sui rapporti di lavoro a partire seconda Dettagli Gli stranieri: un valore economico per la società. Dati e considerazioni su una realtà in continua evoluzione
Gli stranieri: un valore economico per la società. Dati e considerazioni su una realtà in continua evoluzione Con il patrocinio di e dal Ministero degli Affari Esteri Rapporto annuale sull economia dell Dettagli ATTIVITÀ GRATUITE A BENEFICIO DI ALTRI
ANALISI TERRITORIALE DEL VALORE DEL PATRIMONIO ABITATIVO Gli immobili in Italia - 2015 ANALISI TERRITORIALE DEL VALORE DEL PATRIMONIO ABITATIVO Nel presente capitolo è analizzata la distribuzione territoriale Dettagli Famiglie e lavoro. Rapporto annuale 2014
Famiglie e lavoro Rapporto annuale 2014 Famiglie e lavoro Rapporto annuale 2014 Il presente rapporto è frutto di un lavoro di ricerca dello Staff SSRMdL di Italia Lavoro, coordinato da Maurizio Sorcioni, Dettagli L attuazione della Legge 162/98 in Sardegna
A cura dell ABC Sardegna, ediz. rivista in ottobre 2005 L attuazione della Legge 162/98 in Sardegna La Legge Nazionale 162/98 ha apportato modifiche alla legge quadro sull handicap L.104/1992, concernenti Dettagli Adult Literacy and Life skills (ALL) - Competenze della popolazione adulta e abilità per la vita
Adult Literacy and Life skills (ALL) - Competenze della popolazione adulta e abilità per la vita 1 di Vittoria Gallina - INVALSI A conclusione dell ultimo round della indagine IALS (International Adult Dettagli I "social protection floors" per la giustizia sociale e una globalizzazione equa
Conferenza Internazionale del Lavoro 101^ Sessione 2012 IV Rapporto (2B) I "social protection floors" per la giustizia sociale e una globalizzazione equa Quarto punto dell'agenda Ufficio Internazionale Dettagli 5. Il contratto part-time
5. Il contratto part-time di Elisa Lorenzi 1. L andamento dei contratti part-time Il part-time è una modalità contrattuale che in Italia, nonostante la positiva dinamica registrata negli ultimi anni, riveste Dettagli PRESENTAZIONE PROGETTO
PRESENTAZIONE PROGETTO Serie di attività svolte per sollecitare : Un maggior impegno sociale, Coinvolgimento attivo nella vita cittadina, Crescita della cultura della solidarietà, Dedicazione di parte Dettagli QUEST ANNO POCHE REGIONI HANNO AUMENTATO L IRPEF
QUEST ANNO POCHE REGIONI HANNO AUMENTATO L IRPEF Finalmente una buona notizia in materia di tasse: nel 2015 la stragrande maggioranza dei Governatori italiani ha deciso di non aumentare l addizionale regionale Dettagli Ripartire dai poveri: l ottavo rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia
in collaborazione con Il contesto di riferimento BANDO 2015 UN NIDO PER OGNI BAMBINO L obiettivo fissato dall Unione Europea che si prefiggeva di raggiungere una ricettività del 33% dei nidi e in generale Dettagli La vita quotidiana nel 2009
SISTEMA STATISTICO NAZIONALE ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA 2 0 1 0 Settore Famiglia e società La vita quotidiana nel 2009 Indagine multiscopo annuale sulle famiglie Aspetti della vita quotidiana Anno Dettagli G LI ITALIANI E LA BICICLETTA: DALLA RISCOPERTA ALLA CRESCITA MANCATA
G LI ITALIANI E LA BICICLETTA: DALLA RISCOPERTA ALLA CRESCITA MANCATA AUDIMOB O SSERVATORIO SUI C OMPORTAMENTI DI M OBILITÀ DEGLI I TALIANI Maggio 2012 LE FERMATE AUDIMOB S U L L A M O B I L I T A n. 15 Dettagli Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali LIBRO BIANCO SUL WELFARE PROPOSTE PER UNA SOCIETÀ DINAMICA E SOLIDALE
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali LIBRO BIANCO SUL WELFARE PROPOSTE PER UNA SOCIETÀ DINAMICA E SOLIDALE ROMA FEBBRAIO 2003 Il Libro Bianco sul welfare è stato redatto da un gruppo di lavoro Dettagli Regolamento per gli interventi e servizi sociali del Comune di Milano
Regolamento per gli interventi e servizi sociali del Comune di Milano approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 19 del 6 febbraio 2006 e rettificato con deliberazione del Consiglio Comunale Dettagli I VERSAMENTI VOLONTARI
N UCLEO DI VALUTAZIONE E VERIFICA DEGLI I NVESTIMENTI PUBBLICI Dagli indicatori alla Governance dello sviluppo del contesto campano Melania Cavelli Sachs NVVIP regione Campania Conferenza AIQUAV, Firenze, Dettagli approfondimento e informazione CHI È LA PERSONA SENZA DIMORA OGGI i clochard esistono ancora? Fondazione Comunità Solidale
Fondazione Comunità Solidale approfondimento e informazione CHI È LA PERSONA SENZA DIMORA OGGI i clochard esistono ancora? chi è la persona senza dimora povertà assoluta e povertà relativa Di cosa parleremo: Dettagli LA SPESA PER CONSUMI DELLE FAMIGLIE
8 luglio 2015 LA SPESA PER CONSUMI DELLE FAMIGLIE Anno 2014 Dopo due anni di calo, nel 2014 la spesa media mensile per famiglia in valori correnti risulta sostanzialmente stabile e pari a 2.488,50 euro Dettagli La riforma dell ISEE. Maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia
Maggiore equità ed efficacia nella valutazione della condizione economica della famiglia 2 La riforma dell ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) rappresenta un passo fondamentale per Dettagli Focus Le iscrizioni al primo anno delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado del sistema educativo di istruzione e formazione
...... Le partecipate...... Sintesi Nonostante le norme tese a liquidare o cedere le partecipate comunali in perdita, i Comuni italiani dispongono ancora di un portafoglio di partecipazioni molto rilevante, Dettagli Distribuzione dei redditi e povertà nei Paesi OCSE: una crescita diseguale?
Growing Unequal? : Income Distribution and Poverty in OECD Countries Summary in Italian Distribuzione dei redditi e povertà nei Paesi OCSE: una crescita diseguale? Riassunto in italiano La disuguaglianza Dettagli I trasferimenti ai Comuni in cifre
I trasferimenti ai Comuni in cifre Dati quantitativi e parametri finanziari sulle attribuzioni ai Comuni (2012) Nel 2012 sono stati attribuiti ai Comuni sotto forma di trasferimenti, 9.519 milioni di euro, Dettagli 71 MICROCREDITO E GARANZIA PER I GIOVANI: UN BINOMIO POSSIBILE (SE SI VUOLE)
Regione Autonoma della Sardegna PIANO D AZIONE PER IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI SERVIZIO INDICE PREMESSA 4 1. IL MECCANISMO DI INCENTIVAZIONE LEGATO AGLI OBIETTIVI DI SERVIZIO DEL QSN 2007-2013 Dettagli LE CONDIZIONI DI POVERTÀ TRA LE MADRI IN ITALIA
Save the Children è la più grande organizzazione internazionale indipendente che lavora per migliorare concretamente la vita dei bambini in Italia e nel mondo. Esiste dal 1919 e opera in oltre 120 paesi Dettagli DICHIARAZIONE DEI REDDITI 730/2015 Campagna Fiscale dal 15/04 al 05/07
DEDUZIONI IRAP 2013 E 2014 Art. 11 D.Lgs. 446/1997, come modificato dall art. 1, commi 484 e 485, L. 228/2012 LE DEDUZIONI IRAP 2013 E 2014 La quota forfetaria deducibile per ogni singolo lavoratore subordinato Dettagli Il lavoro. 4.1 L attività e l inattività della popolazione
Capitolo 4 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo capitolo 4 Il lavoro Gli indicatori presentati in questo capitolo riguardano la condizione di occupazione. Dettagli EUROPA 2020 - FAR CONOSCERE I FONDI EUROPEI AI COMMERCIALISTI
2) Assenza di discriminazione e parità di trattamento nell ambito professionale a. Direttiva 2011/98/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa a una procedura unica di domanda Dettagli GUIDE Il lavoro part time
LA PENSIONE DI REVERSIBILITA (O AI SUPERSTITI) La pensione di reversibilità (introdotta in Italia nel 1939 con il Rdl. n. 636) spetta ai: Superstiti del pensionato per invalidità, vecchiaia o anzianità, Dettagli I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo
I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo Le raccomandazioni della CIDSE per la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio, 20-22 giugno 2012) Introduzione Il Dettagli PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE ANZIANI
PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE ANZIANI PIANO DISTRETTUALE DEGLI INTERVENTI del Distretto socio-sanitario di Corigliano Calabro Rif. Decreto Regione Calabria n. 15749 del 29/10/2008 ANALISI DELBISOGNO Dettagli La riforma delle pensioni. Obiettivi e strumenti Nuove regole Misure temporanee
La riforma delle pensioni Obiettivi e strumenti Nuove regole Misure temporanee Obiettivi Strumenti 2 Obiettivi e strumenti della riforma sostenibilità I REQUISITI DI PENSIONAMENTO SONO LEGATI ALLA LONGEVITA' Dettagli Schema di disegno di legge recante norme relative alle persone non autosufficienti, alle politiche sociali e alla famiglia
Schema di disegno di legge recante norme relative alle persone non autosufficienti, alle politiche sociali e alla famiglia Art. 1 (Delega al Governo in materia di protezione sociale e cura delle persone Dettagli TENDENZE DEMOGRAFICHE E TRASFORMAZIONI SOCIALI NUOVE SFIDE PER IL SISTEMA DI WELFARE CAPITOLO 4
TENDENZE DEMOGRAFICHE E TRASFORMAZIONI SOCIALI NUOVE SFIDE PER IL SISTEMA DI WELFARE CAPITOLO 4 4 4. Tendenze demografiche e trasformazioni sociali: nuove sfide per il sistema di welfare QUADRO D INSIEME Dettagli 19. Le politiche e gli interventi di contrasto alla povertà ( 1 )
19. Le politiche e gli interventi di contrasto alla povertà ( 1 ) Daniela Mesini e Carla Dessi 19.1. Premessa Quali sono gli interventi di contrasto alla povertà e all esclusione sociale realizzati in Dettagli LIMITARE LA CIRCOLAZIONE DELLE AUTO? PER I CITTADINI SI PUÒ FARE
LIMITARE LA CIRCOLAZIONE DELLE AUTO? PER I CITTADINI SI PUÒ FARE AUDIMOB O SSERVATORIO SUI C OMPORTAMENTI DI M OBILITÀ DEGLI I TALIANI Dicembre 2007 LE FERMATE AUDIMOB S U L L A M O B I L I T A n. 3 La Dettagli Indagine sull utilizzo di Internet a casa e a scuola
Indagine sull utilizzo di Internet a casa e a scuola Realizzata da: Commissionata da: 1 INDICE 1. Metodologia della ricerca Pag. 3 2. Genitori e Internet 2.1 L utilizzo del computer e di Internet in famiglia Dettagli REGOLAMENTO PER L EROGAZIONE DI CONTRIBUTI ECONOMICI AGLI INDIGENTI
CONSORZIO PER LA GESTIONE DEI SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI REGOLAMENTO PER L EROGAZIONE DI CONTRIBUTI ECONOMICI AGLI INDIGENTI (Approvato con Deliberazione dell Assemblea Consortile n. 04 del 28/04/2014) Dettagli INSEGNANTI ITALIANI: EVOLUZIONE DEMOGRAFICA
ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LAA PREVIDENZA E ASSISTENZAA COMPLEMENTARE Studio per un PROGETTO di WELFARE integrato - Primi risultati Ipotesi di intervento tramite un fondoo pensione per fronteggiare eventuali Dettagli Investire nell infanzia. EU Network of Independent Experts on Social Inclusion. spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale
EU Network of Independent Experts on Social Inclusion Investire nell infanzia spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale Uno Studio sulle Politiche Nazionali Questa pubblicazione è stata elaborata Dettagli IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE IN ITALIA
IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE IN ITALIA SALUTE ISTRUZIONE E FORMAZIONE LAVORO E CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA BENESSERE ECONOMICO RELAZIONI SOCIALI POLITICA E ISTITUZIONI SICUREZZA BENESSERE SOGGETTIVO Dettagli VENTI ANNI DI ECONOMIA E SOCIETÀ:
2CAPITOLO 2 VENTI ANNI DI ECONOMIA E SOCIETÀ: L ITALIA TRA LA CRISI DEL 1992 E LE ATTUALI DIFFICOLTÀ Come nel 1992, nel 2011 l Italia vive una grave crisi di carattere finanziario, con serie ripercussioni Dettagli IL SETTORE DELL ASSISTENZA E DELL AIUTO DOMICILIARE IN ITALIA
IL SETTORE DELL ASSISTENZA E DELL AIUTO DOMICILIARE IN ITALIA Il settore dell assistenza e dell aiuto domiciliare in Italia L assistenza domiciliare. Che cos è In Italia l assistenza domiciliare (A.D.) Dettagli Popolazione e struttura demografica
Capitolo 3 L analisi del territorio nella programmazione degli interventi di sviluppo agricolo capitolo 3 e struttura demografica La dimensione e la struttura della popolazione, e le dinamiche demografiche Dettagli Lo spettacolo dal vivo in Sardegna. Rapporto di ricerca 2014
Lo spettacolo dal vivo in Sardegna Rapporto di ricerca 2014 2014 REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA Redazione a cura della Presidenza Direzione generale della Programmazione unitaria e della Statistica regionale Dettagli Disegnato il percorso di riforma dell'adi per il 2012
Disegnato il percorso di riforma dell'adi per il 2012 martedì, 17 gennaio, 2012 http://www.lombardiasociale.it/2012/01/17/disegnato-il-percorso-di-riforma-delladi-per-il-2012/ L'analisi del Contesto E Dettagli Progetto di legge di iniziativa popolare: Per un fisco più equo e giusto
Progetto di legge di iniziativa popolare: Per un fisco più equo e giusto Negli ultimi mesi lo scenario europeo ha avuto un'evoluzione nuova e positiva. I margini di flessibilità del Fiscal Compact sono Dettagli INDAGINE SUL PART TIME NELLA PROVINCIA DI FIRENZE
INDAGINE SUL PART TIME NELLA PROVINCIA DI FIRENZE Ricerca condotta dall Ufficio della Consigliera di Parità sul personale part time dell Ente (luglio dicembre 007) INDAGINE SUL PART TIME NELLA PROVINCIA Dettagli Capitolo 11 Gli anni di vita persi per morte prematura
Capitolo 11 Gli anni di vita persi per morte prematura Introduzione Gli indicatori calcolati sugli anni di vita persi per morte prematura (PYLLs) combinano insieme le informazioni relative alla numerosità Dettagli GLI ITALIANI, IL DISAGIO EMOTIVO E LA SOLITUDINE
GLI ITALIANI, IL DISAGIO EMOTIVO E LA SOLITUDINE un indagine demoscopica svolta da Astra Ricerche per Telefono Amico Italia con il contributo di Nokia Qui di seguito vengono presentati i principali risultati Dettagli IL RUOLO DEL TURISMO NELL ECONOMIA LUCANA
COORDINAMENTO Michele Mangano VI Rapporto su enti locali e terzo settore A cura di Francesco Montemurro, con la collaborazione di Giulio Mancini IRES Lucia Morosini Roma, marzo 2013 2 Indice 1. PREMESSA... Dettagli INFORMAZIONI SUL CONTRAENTE PER LA VALUTAZIONE
INFORMAZIONI SUL CONTRAENTE PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO RCT/RCO Parma, ottobre 2013 2 INFORMAZIONI DI CARATTERE GENERALE Ragione sociale Pedemontana Sociale - Azienda Territoriale per i Servizi alla Dettagli EU Network of Independent Experts on Social Inclusion
EU Network of Independent Experts on Social Inclusion Valutazione dell'attuazione della Raccomandazione della Commissione Europea sull'inclusione Attiva Uno Studio sulle Politiche Nazionali This publication Dettagli Regolamento Centri di Aggregazione Sociale/Ludoteche
COMUNE di ORISTANO Provincia di Oristano Assessorato ai Servizi Sociali Regolamento Centri di Aggregazione Sociale/Ludoteche Approvato con Delibera di C.C. n. 38 del 20.05.2014 1 INDICE TITOLO I DISPOSIZIONI Dettagli Doing Better for Families. Un maggiore supporto alle famiglie. Summary in Italian. Sintesi in italiano
Doing Better for Families Summary in Italian Un maggiore supporto alle famiglie Sintesi in italiano Tutti i governi dell'ocse desiderano creare maggiori possibilità di scelta per i genitori, tanto in ambito Dettagli CHECK UP 2012 La competitività dell agroalimentare italiano
Rapporto annuale ISMEA Rapporto annuale 2012 5. La catena del valore IN SINTESI La catena del valore elaborata dall Ismea ha il fine di quantificare la suddivisione del valore dei beni prodotti dal settore Dettagli DISPOSIZIONI SULLA FORMAZIONE DELLE CLASSI NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO
DISPOSIZIONI SULLA FORMAZIONE DELLE CLASSI NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO Art. 1 Disposizioni generali 1.1. Per gli anni scolastici 1997-98, 1998-99 e 1999-2000, nell'autorizzazione al funzionamento Dettagli LA PENSIONE DI VECCHIAIA
Le pensioni di vecchiaia e di invalidità specifica per i lavoratori dello spettacolo (Categorie elencate nei numeri da 1 a 14 dell art. 3 del Dlgs CPS n.708/1947) Questa scheda vuole essere un primo contributo Dettagli CARTA DEI VALORI DEL VOLONTARIATO
Protocollo N. del. Deliberazione N. del ASSESSORATO SERVIZI SOCIALI Proposta N. 66 del 24/03/2015 SERVIZIO SERVIZI SOCIALI Proposta di deliberazione che si sottopone all approvazione della Giunta Comunale Dettagli COOPERATIVA LOMBARDA F.A.I. Societa Cooperativa Sociale - Onlus. Carta. dei Servizi. Famiglie Anziani Infanzia
COOPERATIVA LOMBARDA F.A.I. Societa Cooperativa Sociale - Onlus Carta dei Servizi Famiglie Anziani Infanzia Indice di revisione n. 1 del 1/3/2014 3 INDICE CHI SIAMO IDENTITA E VALORI 4 5 COSA FACCIAMO Dettagli TENDENZE RIGUARDANTI L ORARIO DI LAVOROL
SCHEDA INFORMATIVA TENDENZE RIGUARDANTI L ORARIO DI LAVOROL EUROPEAN TRADE UNION CONFEDERATION (ETUC) SCHEDA INFORMATIVA TENDENZE RIGUARDANTI L ORARIO DI LAVORO 01 Tendenze generali riguardanti l orario Dettagli Formazione a distanza nell Educazione Continua in Medicina
Formazione a distanza nell Educazione Continua in Medicina UN ESPERIENZA Dott.ssa Stefania Bracci Datré S.r.l via di Vorno 9A/4 Guamo (Lucca) s.bracci@datre.it Sommario In questo contributo presentiamo Dettagli Istituto per il Credito Sportivo
Istituto per il Credito Sportivo REGOLAMENTO SPAZI SPORTIVI SCOLASTICI CONTRIBUTI IN CONTO INTERESSI SUI MUTUI AGEVOLATI DELL ISTITUTO PER IL CREDITO SPORTIVO INDICE 1. Perché vengono concessi contributi Dettagli CONTRIBUTI FIGURATIVI
I CONTRIBUTI COSA SONO: I contributi determinano il diritto e l'importo della pensione. SI SUDDIVIDONO IN: - mensili - settimanali - giornalieri Un anno, composto di 12 mesi, comporterà 12 contributi mensili Dettagli RAPPORTO GLI ALUNNI CON DISABILITÀ NELLA SCUOLA ITALIANA:
RAPPORTO GLI ALUNNI CON DISABILITÀ NELLA SCUOLA ITALIANA: BILANCIO E PROPOSTE Edizioni Erickson Presentano il Rapporto: Attilio Oliva Vittorio Nozza Andrea Gavosto Intervengono: Valentina Aprea Maria Letizia Dettagli (Risoluzioni, raccomandazioni e pareri) RACCOMANDAZIONI CONSIGLIO
26.4.2013 Gazzetta ufficiale dell Unione europea C 120/1 I (Risoluzioni, raccomandazioni e pareri) RACCOMANDAZIONI CONSIGLIO RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO del 22 aprile 2013 sull'istituzione di una garanzia Dettagli Neet: i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano in Lombardia
Neet: i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano in Lombardia Caratteristiche e cause del fenomeno e analisi delle politiche per contenerlo e ridurlo AGOSTO 2011 Not Dettagli Sviluppare le competenze per far crescere la competitività delle imprese e l occupazione nel Sud

References: Articolo 1
 Art. 11
 art. 1
 Art. 1
 Art. 1
 art. 3