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Timestamp: 2019-01-18 04:26:38+00:00

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ILLEGITTIMO PRIVILEGIARE L’ACCUSA SENZA AVER ASCOLTATO I FILE–AUDIO DELLE CONVERSAZIONI INTERCETTATE | Studio Legale Dacquì
La mancanza di valutazione degli elementi portati dalla difesa a favore dell’accusato a confutazione di quelli evidenziati dall’accusa a sostegno della misura cautelare applicata comporta, a giudizio della Suprema Corte, una chiara violazione di legge tanto da determinare l’annullamento del provvedimento restrittivo. [1]
[1] Cass. Pen. Sez. VI 3 aprile 2012, n. 15701/12, Tambè
Tale corretto principio che si inserisce nel solco di un orientamento consolidato è perfettamente in linea con le norme codificate in materia.
La sentenza n. 15701/12 della VI^ Sezione Penale del Supremo Collegio, che qui si annota, nel trattare la questione sottopostole, circa la violazione del diritto di difesa relativa al ristrettissimo tempo messo a disposizione per l’ascolto dei dialoghi intercettati, dà l’occasione per ribadire che il deposito degli atti in cancelleria a disposizione delle parti comporta, per come sancito dalla Consulta con la sentenza n. 192/1997, non solo il diritto di prenderne visione e di estrarre copia di modo che la difesa possa agevolmente disporre per la redazione delle eventuali richieste ma, anche, il diritto di ottenere la trasposizione su nastro magnetico di conversazioni o comunicazioni, utilizzate ai fini dell’adozione del provvedimento cautelare, anche se non depositate.
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 336/2008 ha precisato che l’ascolto diretto delle conversazioni o comunicazioni intercettate non possa essere surrogato dalle trascrizioni effettuate, senza contraddittorio, dalla polizia giudiziaria, le quali possono essere, per esplicito dettato legislativo (art. 268, comma 2, cod. proc. pen.), anche sommarie, osservando, altresì, che l’accesso diretto alle registrazioni può essere ritenuto necessario, dalla difesa dell’indagato, per valutare l’effettivo significato probatorio delle stesse atteso che la qualità delle registrazioni può non essere perfetta ed imporre una vera e propria attività di «interpretazione» delle parole e delle frasi registrate, specie se nelle conversazioni vengano usati dialetti o lingue straniere.
Il diritto di difesa è sacro ed inviolabile sicchè “la possibilità per il pubblico ministero di depositare solo i «brogliacci» a supporto di una richiesta di custodia cautelare dell’indagato, se giustificata dall’esigenza di procedere senza indugio alla salvaguardia delle finalità che il codice di rito assegna a tale misura, non può limitare il diritto della difesa ad accedere alla prova diretta, allo scopo di verificare la valenza probatoria degli elementi che hanno indotto il pubblico ministero a richiedere ed il giudice ad emanare un provvedimento restrittivo della libertà personale” [2].
E’ nota, altresì, la questione relativa al fatto che il deposito di cui all’art. 293, 3° comma c.p.p. dell’ordinanza applicativa della custodia cautelare, della richiesta del pubblico ministero e degli atti su cui essa si basi, deve precedere, a pena di nullità, l’interrogatorio previsto dall’art. 294 c.p.p.. [3]
E’ di palmare evidenza che l’avviso ed il termine non sono dati esclusivamente per approntare l’interrogatorio di garanzia ma anche per avere “un maggiore grado di consapevolezza in vista dei successivi interventi e determinazioni”. [4]
Ed ancora, “dopo l’esecuzione della misura cautelare, non sussistono ragioni di riservatezza tali da giustificare limitazione al diritto di difesa” per cui deve essere assicurata al difensore “la più ampia e agevole conoscenza degli elementi su cui è fondata la richiesta del pubblico ministero” (..) al fine anche “di valutare con piena cognizione di causa quali siano gli strumenti più idonei per tutelare la libertà del proprio assistito, dalla richiesta di riesame ovvero di revoca o sostituzione della misura alla proposizione dell’appello”. [5]
Né d’altronde si può sostenere, ovviamente, che ladiscovery ha spazi e tempi limitati nel senso che essa si attua o s’intende adempiuta fino al momento dell’interrogatorio di garanzia.
[1] Cass. Pen. Sez. II^, 27 maggio 2008 n. 28662, Mannola
[2] Corte Cost. sent. n. 336/2008
[3] Cass. Pen. Sezioni Unite sentenza n. 26798 del 28 Giugno 2005 – depositata il 20-07-2005
[4] cfr. ut supra
[5] Corte Cost. sent. n. 219/1994

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