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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PARMA - PDF
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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PARMA FORMAZIONE INFORMAZIONE IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LUOGO DI LAVORO AI SENSI DELL ACCORDO STATO-REGIONI DEL 21 DICEMBRE 2011 LAVORATORI DI NUOVA ASSUNZIONE
2 ARGOMENTI I videoterminali Le attrezzature di lavoro La movimentazione manuale dei carichi Il rischio elettrico I Dispositivi di Protezione Individuali Rumore Vibrazioni Microclima e illuminazione Le procedure di sicurezza
3 VIDEOTERMINALI DEFINIZIONI VIDEOTERMINALE (VDT): uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato. POSTO DI LAVORO: l'insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, ovvero software per l'interfaccia uomo - macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiatura connesse, comprendenti l'unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l'ambiente di lavoro immediatamente circostante. LAVORATORE: il lavoratore che utilizza una attrezzatura munita di videoterminale in modo sistematico ed abituale, per venti ore settimanali, dedotte le pause di cui all'art. 175 del D.Lgs. 81/2008.
4 SORVEGLIANZA SANITARIA VIDEOTERMINALI Tutti i lavoratori che rientrano nella definizione dell'art. 173 del D.Lgs. 81/2008 devono essere sottoposti a visita medica e ad un esame degli occhi e della vista effettuati dal Medico Competente. I lavoratori idonei con prescrizioni e quelli che hanno superato il cinquantesimo anno d'età sono sottoposti a visita di controllo con periodicità almeno biennale; quinquennale negli altri casi. In ogni caso la periodicità delle visite mediche dipende dall'impegno visivo e dalle caratteristiche visive dell'operatore. Queste visite devono essere più frequenti per i soggetti che presentano già dei disturbi visivi. Quando si rende necessario fornire ai lavoratori speciali occhiali da lavoro e di correzione, il costo è a carico del datore di lavoro.
5 ORARIO DI LAVORO E PAUSE VIDEOTERMINALI Il comma 3 dell art. 175 del D.Lgs. 81/2008, in assenza di disposizioni contrattuali, prevede delle pause di 15 min. ogni 120 min. di applicazione continuativa al VDT. Durante l'attività al VDT, il lavoratore è tenuto a cambiare posizione del corpo, a interrompere l'uso della tastiera ed, eventualmente, a spegnere lo schermo ( ad es. alzarsi dalla sedia per fare una telefonata). Le modalità e la durata delle pause possono essere stabilite a livello individuale ove il Medico Competente nè ravvisi la necessità. E esclusa la comulabilità delle interruzioni all inizio e al termine dell orario di lavoro La pausa è considerata a tutti gli effetti parte integrante dell'orario di lavoro.
6 VIDEOTERMINALI PERICOLI CONNESSI ALL'UTILIZZO DI VIDEOTERMINALI E opportuno evidenziare subito che, per quanto riguarda la pericolosità delle radiazioni emesse dai videoterminali, queste sono rilevabili solo ad una distanza di pochi millimetri dallo schermo, e non possono, pertanto, interessare l'operatore. Il lavoro al VDT, pur non essendo causa di effetti nocivi irreversibili a breve o lungo termine, può tuttavia evidenziare l'esistenza di disturbi visivi preesistenti. Per questo, è importante una corretta prevenzione, soprattutto per quel che riguarda le visite mediche specifiche. I principali apparati interessati alla patologia da VDT sono: apparato visivo apparato locomotore
7 VIDEOTERMINALI DISTURBI VISIVI L insieme dei disturbi visivi provocati dall eccessivo affaticamento dell apparato visivo viene comunemente indicato come ASTENOPIA I segni associati a questa sindrome sono: fatica accomodativa (messa a fuoco); fatica muscolare; fatica percettiva (visione annebbiata, visione sdoppiata, ecc.); irritazione oculare (bruciore, lacrimazione, senso di corpo estraneo, fastidio alla luce, ecc.).
8 DISTURBI VISIVI VIDEOTERMINALI Le possibili cause possono essere riconducibili a: eccesso o insufficienza di illuminazione generale; presenza di riflessi da superfici lucide; luce diretta proveniente dalle finestre o da fonti artificiali non adeguatamente schermate; presenza di superfici di colore estremo (bianco o nero); scarsa definizione dei caratteri. Al momento attuale, comunque, non esiste alcuna dimostrazione che l utilizzo del VDT possa causare danni permanenti irreversibili all occhio.
9 APPARATO LOCOMOTORE VIDEOTERMINALI I sintomi caratteristici sono dolori, rigidità, parestesie localizzate (comunemente noti come formicolii) per lo più alle braccia, alle gambe ed alle estremità (polsi e dita). Le cause di tali disturbi possono essere riconducibili alla inadeguatezza del posto di lavoro che obbliga l operatore ad assumere posizioni fisse prolungate e spesso non corrette, in particolare: - posizioni di lavoro inadeguate per l errata scelta e disposizione degli arredi e dei VDT; - posizioni di lavoro fisse o mantenute per tempi prolungati anche in presenza di postazioni di lavoro ben strutturate; - movimenti rapidi e ripetitivi delle mani, digitazione o uso del mouse per tempi lunghi.
10 VIDEOTERMINALI SCHERMO I caratteri sullo schermo devono avere una buona definizione e una forma chiara, una grandezza sufficiente e vi deve essere uno spazio adeguato tra i caratteri e le linee. L immagine sullo schermo deve essere stabile; la luminosità ed il contrasto tra i caratteri devono poter essere facilmente regolabili da parte dell utilizzatore del VDT. L uso degli schermi addizionali (filtri) antiriflesso, contrariamente a quanto si riteneva, allo stato attuale delle conoscenze non apporta benefici sostanziali e documentati.
11 SCHERMO VIDEOTERMINALI Lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile liberamente. Il monitor deve essere posizionato sul tavolo di lavoro, in modo tale che il margine superiore dell'apparecchio non si trovi ad un livello più elevato dell'occhio dell'utilizzatore, al fine di non causare inopportuni movimenti di estensione del collo. La distanza ideale tra gli occhi dell operatore e lo schermo è di cm (Figura 1). Fig. 1
12 LA TASTIERA VIDEOTERMINALI La tastiera deve essere tale da favorire una posizione delle mani e delle braccia che non affatichi l'operatore. La tastiera deve essere: - indipendente dagli altri componenti; - inclinabile rispetto al piano di lavoro; - consentire posizioni intermedie; - possedere un bordo anteriore sottile al fine di permettere un corretto appoggio del polso sul tavolo; - possedere una superficie opaca al fine di evitare possibili riflessi fastidiosi per l operatore. Deve essere posizionata frontalmente allo schermo ad una distanza dal bordo della scrivania di cm (Figura 2). Fig. 2
13 VIDEOTERMINALI PIANO DI LAVORO Il piano di lavoro deve avere una superficie poco riflettente, essere di dimensioni sufficienti e permettere una disposizione flessibile dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio. Deve essere stabile e di altezza fissa o regolabile indicativamente fra i 70 e 80 cm (Figura 3). Deve avere uno spazio idoneo per il comodo alloggiamento degli arti inferiori e del sedile Fig. 3
14 SEDILE DI LAVORO VIDEOTERMINALI Il sedile di lavoro deve essere stabile, a cinque razze, permettere all utilizzatore una certa libertà di movimento ed una posizione comoda; il sedile deve poter essere regolabile in altezza e deve possedere uno schienale regolabile e facilmente inclinabile (Figura 4). Un poggia piedi potrà essere messo a disposizione di coloro che lo desiderino. L impiego del poggia piedi risulta necessario allo scopo di alleggerire la compressione del bordo della sedia sulla superficie posteriore delle cosce, quando l operatore è di statura inferiore alla media e utilizza una sedia non regolabile in altezza. Fig. 4
15 VIDEOTERMINALI ILLUMINAMENTO Sorgenti naturali La luce naturale deve costituire parte integrante della illuminazione ambientale; la vicinanza di finestre, però, potrebbe comportare fenomeni di abbagliamento, se l'operatore è rivolto verso le stesse, oppure la presenza di riflessi sullo schermo, se l'operatore volta le spalle alla finestra. A distanza maggiore di 3-44 metri la luce naturale diventa insufficiente ai fini di una buona visione del videoterminale. Pertanto un illuminamento artificiale diurno potrebbe risultare necessario, anche in uffici dotati di buona finestratura. L eccessivo illuminamento delle superfici orizzontali può provocare, anche in tempi brevi, una riduzione dello stato di benessere e di rendimento; divengono inoltre più evidenti i fenomeni di riflessione con conseguente perdita di definizione di immagine (tipico è il caso di abbagliamento da foglio bianco). Si hanno condizioni di sfavorevoli di illuminazione con abbagliamenti diretti, riflessi e contrasti eccessivi (Figura 5). Fig. 5
16 VIDEOTERMINALI ILLUMINAMENTO - Sorgenti artificiali Le sorgenti artificiali maggiormente impiegate negli uffici sono le lampade fluorescenti. Quelle ottimali per il lavoro al VDT sono quelle cosiddette "bianche a tonalità calda" che emanano una luce tendente al giallo. Per minimizzare i riflessi devono essere montate a soffitto, con paraluce a lamelle anti-abbagliamento, in file parallele alla direzione dello sguardo dell operatore, ma non sopra la testa dello stesso. Un ambiente è adeguato per il lavoro al VDT quando: - gli schermi sono posti a 90 rispetto alle finestre; - le finestre sono schermate (ad esempio con veneziane ) (Figura 6). Fig. 6
17 VIDEOTERMINALI Fig. 7
18 USO DEI COMPUTER PORTATILI VIDEOTERMINALI In generale, l uso dei computer portatili comporta maggiori difficoltà nel mantenere una posizione ergonomica. Anche se le attività connesse all uso del computer portatile non rientrano in quelle tutelate dal titolo VII del D.Lgs. 81/2008 relativo ai videoterminali si ritiene importante fornire alcuni consigli utili: non posizionare il computer portatile direttamente sulle gambe, ma tenerlo un po più alto anche usando un piano di appoggio di fortuna valigetta/coperta/cuscino/un libro spesso; se il sedile è troppo basso rispetto al piano di lavoro, sopraelevarlo con un cuscino/una coperta/un asciugamano; se necessario creare un poggiapiedi con un oggetto di dimensioni opportune; regolare l inclinazione, la luminosità e il contrasto sullo schermo in modo ottimale; cambiare spesso posizione facendo pause molto frequenti; evitare di piegare la schiena in avanti; mantenere gli avambracci, i polsi e le mani allineati durante l uso di mouse e tastiera, evitando di piegare o angolare i polsi; quando si prevede di dover effettuare un lavoro prolungato è bene munirsi e fare uso di un monitor e di un mouse separati rispetto al computer portatile.
19 VIDEOTERMINALI Di seguito vengono presentati alcuni semplici esercizi, che richiedono pochi minuti e che possono essere fatti nelle pause di lavoro.
20 VIDEOTERMINALI
21 LE ATTREZZATURE DI LAVORO ART. 69 D.Lgs. 81/2008 Definizioni Attrezzatura di lavoro: qualsiasi macchina, apparecchio, utensile od impianto inteso come il complesso di macchine, attrezzature e componenti necessari all attuazione di un processo produttivo destinato ad essere usato durante il lavoro. Uso di una attrezzatura di lavoro: qualsiasi operazione lavorativa connessa ad una attrezzatura di lavoro, quale la messa in servizio o fuori servizio, l'impiego, il trasporto, la riparazione, la trasformazione, la manutenzione, la pulizia, lo smontaggio. Rispetto alla normativa precedente nel D.Lgs. 81/2008 è stato introdotto il Titolo III riguardante l utilizzo delle attrezzature di lavoro. Nell art. 69 sono state riportate le definizioni di attrezzatura di lavoro e dell uso di un attrezzatura di lavoro. Si può sottolineare il fatto che anche la manutenzione e la pulizia di un attrezzatura di lavoro comportano una criticità per il lavoratore addetto a tali mansioni.
22 LE ATTREZZATURE DI LAVORO ART. 69 D.Lgs. 81/2008 Definizioni Zona pericolosa: qualsiasi zona all'interno ovvero in prossimità di una attrezzatura di lavoro nella quale la presenza di un lavoratore costituisce un rischio per la salute o la sicurezza dello stesso. Lavoratore esposto: qualsiasi lavoratore che si trovi interamente o in parte in una zona pericolosa. Operatore: il lavoratore incaricato dell uso di una attrezzatura di lavoro L at. 69 continua con altre definizioni di zona pericolosa, lavoratore esposto e operatore. La definizione di zona pericolosa serve a chiarire che le macchine causano infortuni non solo sui lavoratori direttamente coinvolti nella loro conduzione ma anche ad lavoratori. Anche nella definizione di lavoratore esposto il legislatore ha voluto mettere in evidenza che la legge tutela gli operatori (coloro che usano in prima persona) e i lavoratori esposti (in maniera diretta e indiretta).
23 LE ATTREZZATURE DI LAVORO ART. 70 D.Lgs. 81/2008 Le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle direttive comunitarie di prodotto. Le attrezzature di lavoro costruite in assenza delle direttive comunitarie e quelle messe a disposizione dei lavoratori prima dell emanazione di direttive comunitarie di prodotto, devono essere conformi ai requisiti generali di sicurezza riportati nell allegato V del D.Lgs. 81/2008.
24 LE ATTREZZATURE DI LAVORO ART. 71 D.Lgs. 81/2008 Comma 1 Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive comunitarie. Il datore di lavoro deve mettere a disposizione delle attrezzature di lavoro che presentano una funzionalità determinata al lavoro da eseguire e tali da garantire lo svolgimento delle attività in piena sicurezza. Di contro le attrezzature di lavoro devono essere utilizzate dal lavoratore alle disposizioni contenute nelle direttive di prodotto
25 LE ATTREZZATURE DI LAVORO ART. 71 D.Lgs. 81/2008 Comma 2 All atto della scelta delle attrezzature di lavoro, il datore di lavoro prende in considerazione: a) le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro da svolgere; b) i rischi presenti nell ambiente di lavoro; c) i rischi derivanti dall impiego delle attrezzature stesse; d) i rischi derivanti da interferenze con le altre attrezzature già in uso. Il Datore di lavoro prima di scegliere l attrezzatura di lavoro deve valutare i rischi presenti nel luogo di lavoro e e quelli che derivano più strettamente dall utilizzo delle attrezzature stesse. Deve inoltre valutare anche l interferenza eventuale con altre attrezzature presenti nel luogo di lavoro.
26 LE ATTREZZATURE DI LAVORO ART. 71 D.Lgs. 81/2008 Comma 8 Fermo restando quanto disposto al comma 4, il datore di lavoro, secondo le indicazioni fornite dai fabbricanti ovvero, in assenza di queste, dalle pertinenti norme tecniche o dalle buone prassi o da linee guida, provvede affinché: a) le attrezzature di lavoro siano sottoposte ad un controllo iniziale.. b) le attrezzature di lavoro suscettibili di dare origine a situazioni pericolose siano sottoposte a dei controlli periodici e dei controlli straordinari al fine di garantire il mantenimento delle condizioni di sicurezza delle attrezzature stesse. Comma 9 Comma 9 I risultati dei controlli di cui al comma 8 devono essere riportati per iscritto e, almeno quelli relativi agli ultimi tre anni, devono essere conservati e tenuti a disposizione degli organi di vigilanza.
27 LE ATTREZZATURE DI LAVORO ART. 71 Commi Riduzione dei rischi Commi Verifiche e controlli previsti in particolare per le attrezzature di lavoro riportate nell allegato VII del D.Lgs.81/2008 (attrezzature di sollevamento, apparecchi a pressione, centrifughe, ). Tali verifiche periodiche devono essere realizzate da organismi abilitati presso i Ministeri del Lavoro, della Salute e dello Sviluppo Economico. ART. 73 Informazione, formazione e addestramento 1. Nell ambito degli obblighi di cui agli articoli 36 e 37 il datore di lavoro provvede, affinché per ogni attrezzatura di lavoro messa a disposizione, i lavoratori incaricati dell uso dispongano di ogni necessaria informazione e istruzione e ricevano una formazione e un addestramento adeguati, in rapporto alla sicurezza relativamente: a) alle condizioni di impiego delle attrezzature; b) alle situazioni anormali prevedibili. 2. Il datore di lavoro provvede altresì a informare i lavoratori sui rischi cui sono esposti durante l uso delle attrezzature di lavoro, sulle attrezzature di lavoro presenti nell ambiente immediatamente circostante, anche se da essi non usate direttamente, nonché sui cambiamenti di tali attrezzature. 3. Le informazioni e le istruzioni d uso devono risultare comprensibili ai lavoratori interessati.
28 LE ATTREZZATURE DI LAVORO Nei laboratori e negli altri locali universitari (uffici, aule, sale studio, biblioteche, ) vengono utilizzate nella maggioranza dei casi delle attrezzature di lavoro che devono essere conformi alle seguenti direttive europee: - Direttiva macchine. - Direttiva bassa tensione. - Direttiva sulla compatibilità elettromagnetica. - Direttiva sui dispositivi medici - Direttiva PED sulle attrezzature a pressione (ad es. autoclave). Tutte queste direttive sono state recepite in Italia dalle seguenti norme di legge: - Nuova Direttiva macchine recepita con D.Lgs. 27/01/2010 n 17; - Direttiva 73/23/CEE Bassa Tensione recepita con la Legge 791/ Direttiva compatibilità elettromagnetica recepita con D.Lgs. 615/ Direttiva PED sulle attrezzature a pressione recepita con D.Lgs. 93/ Direttiva 93/42/CEE sui dispositivi medici recepita con D.Lgs. 46/1997.
29 LE ATTREZZATURE DI LAVORO Tutte quelle attrezzature di lavoro riconducibili alle direttive sopra citate devono essere progettate e costruite in conformità ai requisiti essenziali di sicurezza e salute che sono elencati nelle direttive stesse. Questa conformità deve essere attestata dal fabbricante mediante determinate procedure e apponendo la marcatura CE sulle attrezzature. Fig. 8 Ogni attrezzatura deve essere obbligatoriamente accompagnata: 1. dalla dichiarazione di conformità; 2. dalla marcatura CE; 3. dal manuale d uso il quale deve essere in italiano.
30 LE ATTREZZATURE DI LAVORO
31 LE ATTREZZATURE DI LAVORO La DICHIARAZIONE DI CONFORMITA CE deve contenere gli elementi seguenti: ragione sociale e indirizzo completo del fabbricante e, se del caso, del suo mandatario; nome e indirizzo della persona autorizzata a costituire il fascicolo tecnico, che deve essere stabilita nella Comunità; descrizione e identificazione della macchina, con denominazione generica, funzione, modello, tipo, numero di serie, denominazione commerciale; un'indicazione con la quale si dichiara esplicitamente che la macchina è conforme a tutte le disposizioni pertinenti della presente direttiva e, se del caso, un'indicazione analoga con la quale si dichiara la conformità alle altre direttive comunitarie e/o disposizioni pertinenti alle quali la macchina ottempera. (Questi riferimenti devono essere quelli dei testi pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea); all'occorrenza, nome, indirizzo e numero di identificazione dell'organismo notificato icato che ha effettuato l'esame CE del tipo di cui all'allegato IX e il numero dell'attestato dell'esame CE del tipo; all'occorrenza, nome, indirizzo e numero di identificazione dell'organismo notificato icato che ha approvato il sistema di garanzia qualità totale di cui all'allegato X; all'occorrenza, riferimento alle norme armonizzate di cui all'articolo 4 che sono state applicate; all'occorrenza, riferimento ad altre norme e specifiche tecniche applicate; luogo e data della dichiarazione; identificazione e firma della persona autorizzata a redigere la dichiarazione a nome del fabbricante o del suo mandatario.
32 LE ATTREZZATURE DI LAVORO Per l operatore delle attrezzature di lavoro le istruzioni d usod è uno degli elementi più importanti difatti viene equiparato, nel contesto degli adempimenti tecnici a un dispositivo di sicurezza. Le informazioni che devono essere riportate nel manuale d uso sono: - la messa in funzione; - l utilizzazione; - il trasporto; - l installazione, il montaggio e lo smontaggio; - la manutenzione e la riparazione; -. L operatore delle attrezzature deve fare riferimento sempre alle istruzioni d uso per le azioni da adottare in caso di emergenza
33 LE ATTREZZATURE DI LAVORO Istruzioni della macchina Le istruzioni devono essere redatte in una o più lingue ufficiali della Comunità. Il fabbricante o il suo mandatario si assume la responsabilità di tali istruzioni apponendovi la dicitura Istruzioni originali. Qualora non esistano Istruzioni originali nella o nelle lingue ufficiali del paese di utilizzo della macchina, il fabbricante o il suo mandatario o chi immette la macchina nella zona linguistica in questione deve fornire la traduzione nella o nelle lingue di tale zona. Tali traduzioni devono recare la dicitura Traduzione delle istruzioni originali. Il contenuto delle istruzioni non deve riguardare soltanto l'uso previsto della macchina, ma deve tener conto anche dell'uso scorretto ragionevolmente prevedibile.
34 LE ATTREZZATURE DI LAVORO In un attrezzatura di lavoro le misure di sicurezza per proteggere l operatore e/o le persone esposte ai pericoli si possono definire nel seguente modo: PROTEZIONE: elemento di un attrezzatura costituito da una barriera fisica (coperchio, schermo, porta, ). DISPOSITIVO DI SICUREZZA: dispositivo che elimina o riduce il rischio da solo o associato ad un riparo. Le protezioni mobili devono per quanto possibile restare uniti all attrezzatura quando sono aperti. Inoltre devono essere munite di un dispositivo di bloccaggio che impedisca l avviamento dei componenti mobili (questo dispositivo è noto come microinterruttore di sicurezza). Fig. 9
35 LE ATTREZZATURE DI LAVORO Arresto Arresto normale La macchina deve essere dotata di un dispositivo di comando che consenta l arresto generale; tale comando deve essere prioritario rispetto al comando di avviamento. Arresto di emergenza Le macchine devono essere munite di uno o più dispositivi di arresto di emergenza che consentono di evitare situazioni di pericolo. Il dispositivo deve essere chiaramente individuabile e ben visibile e deve provocare l arresto nel tempo più breve possibile senza creare ulteriori rischi. Questo dispositivo di emergenza è noto come pulsante d arresto d a fungo ; normalmente è di colore rosso ed è posto in un luogo accessibile dell attrezzatura Fig. 10
36 LE ATTREZZATURE DI LAVORO Arresto di emergenza Se il dispositivo di arresto d emergenza non può ridurre il rischio non deve essere previsto sull attrezzatura di lavoro. Inoltre tale dispositivo non è previsto nelle attrezzature portatili tenute e/o condotte a mano. La nuova Direttiva ha chiarito il concetto che l arresto di emergenza deve essere installato in aggiunta alle misure di sicurezza e non in sostituzione. Avviamento L avviamento di una macchina deve essere possibile soltanto tramite un azione volontaria su un dispositivo previsto per questo scopo. La rimessa in marcia può essere effettuata tramite un azione volontaria su un dispositivo diverso dal dispositivo di comando di avviamento.
37 LE ATTREZZATURE DI LAVORO I principali pericoli meccanici delle macchine individuati dalla Norma UNI-EN 292 sono schiacciamento; cesoiamento; taglio o di sezionamento; impigliamento; trascinamento o di intrappolamento; urto; perforazione o puntura; attrito o di abrasione; proiezione di un fluido ad alta pressione; proiezione delle parti (della macchina o pezzi lavorati); scivolamento, di inciampo e di caduta in relazione alla macchina;
38 LE ATTREZZATURE DI LAVORO SCALE Il tipo di scala deve essere definito in relazione all attività che s intende svolgere nel rispetto delle seguenti specifiche: l altezza da raggiungere sulla scala deve essere tale da consentire al lavoratore di avere in qualsiasi momento un appoggio e una presa sicura; il lavoro sulla scala non deve essere svolto sporgendosi lateralmente; il lavoratore deve salire/scendere la scala senza portare materiali pesanti o ingombranti che possano pregiudicare la presa; la scala deve essere conforme alle norme tecniche UNI EN 131 così come previsto dal D.Lgs. 81/2008 allegato XX.
39 LE ATTREZZATURE DI LAVORO SCALE Le norme tecniche UNI EN 131 prevedono che le scale siano dotate di un foglio o libretto di istruzioni per l uso e la manutenzione contenente le seguenti informazioni: una breve descrizione della scala con l indicazione degli elementi costituenti; le indicazioni per un corretto impiego; istruzioni per la manutenzione e la conservazione; gli estremi dei certificati delle prove previste dalle norme tecniche UNI EN 131; una dichiarazione di conformità del costruttore alla norme tecniche UNI EN 131; eventualmente dei pittogrammi con rappresentazioni grafiche dei divieti di utilizzo.
40 LE ATTREZZATURE DI LAVORO SCALE Le scale devono inoltre essere dotate di un etichetta di identificazione del prodotto, ossia un adesivo che riporti le seguenti informazioni: 1. nome del produttore 2. pittogrammi con rappresentazioni grafiche di un corretto utilizzo e dei divieti di utilizzo; 4. dichiarazione di conformità alla norma EN 131 oppure al D.Lgs. 81/08; 5. definizione di tipologia della scala ed eventuale codice prodotto.
41 LE ATTREZZATURE DI LAVORO SCALE Nelle scale doppie occorre controllare che i dispositivi di trattenuta dei montanti siano in tiro prima della salita, onde evitare il pericolo di un brusco spostamento durante il lavoro Durante la permanenza sulle scale doppie si dovrà evitare che il personale a terra passi sotto la scala. Le scale doppie non devono essere usate chiuse come scale semplici, poiché in tale posizione possono scivolare facilmente. Le scale doppie devono sempre essere aperte completamente. Le scale doppie e a castello non posso essere utilizzate per gli accessi ad altro luogo come in Fig. 11 Fig. 11
42 SCALE LE ATTREZZATURE DI LAVORO E vietato salire sui gradini a piedi nudi, con tacchi alti, ciabatte, zoccoli, sandali o altre calzature che possono sfilarsi. Non sporgersi troppo ai lati o indietro (Fig. 12) Sulle scale doppie non bisogna stare mai a cavalcioni ed il predellino può servire solo per l appoggio di attrezzi (Fig. 13) Sulle scale doppie prive di montanti prolungati di almeno cm, si deve evitare di salire sugli ultimi tre gradini. La salita e la discesa vanno effettuate con il viso rivolto verso la scala, tenendosi sulla linea mediana della scala ed entrambe le mani posate esclusivamente ed alternativamente sui pioli (Fig. 14). Fig. 12 Fig. 13 Fig. 14
43 SCALE LE ATTREZZATURE DI LAVORO Non mettere mai la scala su una tavola, una cassa o altro posto instabile (si veda Fig. 15). Non reggetevi mai su una sola gamba poggiando l altra, per esempio, sul bordo di una finestra (Fig. 16). Fig. 15 Le scale in appoggio presenti nelle biblioteche devono essere utilizzate opportunamente fissate al sistema di tenuta posizionato negli scaffali. Fig. 16
44 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI Il Datore di Lavoro adotta le misure necessarie o ricorre ai mezzi appropriati (mezzi meccanici) per evitare la necessità di una movimentazione manuale. Il Datore di Lavoro deve organizzare i posti di lavoro in modo che la movimentazione manuale dei carichi sia sicura tenendo conto delle indicazioni contenute nell allegato XXXIII del D.Lgs. 81/2008 Il Datore di Lavoro informa i lavoratori: sul peso del carico; centro di gravità o lato più pesante; movimentazione corretta; rischi per la salute. I rischi presenti per la movimentazione manuale di un carico sono : il carico è troppo pesante (30 Kg per gli uomini, 20 Kg per le donne fonte NIOHS National Istitute Occupational Safety and Healt - USA); ingombro del carico; instabilità; deve esser maneggiato a distanza dal tronco; può comportare lesioni in caso di urto.
45 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI Posizioni corrette per sollevare un peso Figure piedi ben appoggiati a terra gambe divaricate ginocchia piegate schiena dritta braccia tese buona presa delle mani
46 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI Posizioni scorrette per sollevare un peso Figure piedi appoggiati male a terra gambe unite ginocchia unite schiena piegata cattiva presa delle mani
47 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI Alcuni esempi
48 IL RISCHIO ELETTRICO Le condizioni di pericolo che si possono presentare abbastanza frequentemente sono: CONTATTO DIRETTO contatto con parti dell impianto o dell apparecchiatura che sono normalmente in tensione (ad es. cavi, morsetti di apparecchi elettrici,..). CONTATTO INDIRETTO contatto con parti dell impianto o dell apparecchiatura non in tensione ma che possono trovarsi in tensione a seguito di un guasto (involucro esterno di un apparecchiatura, impugnatura di un utensile, ). Esempi contatti indiretti Esempi contatti diretti
49 IL RISCHIO ELETTRICO Per il contatto diretto le misure di protezione totale sono costituite dall isolamento e dagli involucri (guaina di un cavo elettrico, le scatole per gli interruttori). Per il contatto indiretto la misura di protezione più utilizzata e quella di realizzare un impianto di messa a terra opportunamente coordinato con interruttore automatico (interruttore differenziale, interruttore magnetotermico). Fig. 21
50 IL RISCHIO ELETTRICO I collegamenti di cavi elettrici, interruttori o scatole di derivazione devono essere protetti contro la possibilità di contatto accidentali. Le prese, le spine e i cavi devono essere integri e in buone condizioni. Evitare di riparare con il nastro isolante i cavi elettrici danneggiati e sostituirli con cavi elettrici nuovi. Fig. 22 Non sovraccaricare con più spine ogni singola presa. Fig. 23
51 IL RISCHIO ELETTRICO Negli uffici-studi è possibile collegare una spina multipla (tipo ciabatta ) ad un singola presa purché tale spina non sia appoggiata al pavimento ma che venga fissata al muro. Nei laboratori occorre utilizzare delle spine con lo stesso grado di protezione delle prese elettriche; evitare l uso di spine multiple. Fig. 24 Non disinserire la spina tirandola dal cavo. Fig. 25
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GESTIONE IN SICUREZZA: PREVENZIONE DAL RISCHIO ELETTRICO
SIC13 Pag. 1/5 SOMMARIO 1. OGGETTO E SCOPO... 2 2. CAMPO E LUOGO DI APPLICAZIONE... 2 3. RESPONSABILITÀ... 2 3.1. Responsabilità di applicazione... 2 3.2. Responsabilità di redazione... 2 3.3. Responsabilità

References: art. 175
 ART. 69
 art. 69
 ART. 69
 ART. 70
 ART. 71
 ART. 71
 ART. 71
 ART. 71
 ART. 73
 Art. 198