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Caso Giachetta, Preabianca M5S CGIE presenta interrogazione dopo il servizio delle Iene - Voci Estere
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Caso Giachetta, Preabianca M5S CGIE presenta interrogazione dopo il servizio delle Iene
Melbourne, 7 aprile 2017
Gentile Segretario Generale Schiavone,
vorrei sottoporre alla Sua attenzione ed a quella di tutti i membri del CGIE, la questione della truffa INCA/ CGIL di Zurigo segnalatami da un gruppo di cittadini italiani residenti in Svizzera e rappresentati da Marco Tommasini.
Come già a vostra conoscenza, l’argomento in parola è stato anche oggetto di indagine del Senato (Comitato per le questioni degli italiani all’ estero) e, di recente, vi è stato dato risalto nella stampa.
Per facilità di consultazione Sua e degli altri membri del CGIE, ho allegato la relativa documentazione esplicativa della questione oggetto di questa mia missiva.
I danneggiati dal patronato INCA/ CGIL da troppo tempo aspettano una risposta che faccia giustizia e chiarisca in modo inequivocabile le responsabilità ai fini di un giusto risarcimento della loro tribolazione.
In termini generali, chiedo che nella propria funzione di organismo di II livello di rappresentanza di tutti i cittadini italiani residenti all’estero, il CGIE intervenga opportunamente presso tutte le Sedi competenti ai fini della salvaguardia del corretto funzionamento e vigilanza dell’operato degli istituti di patronato attivi all’estero ed ai fini soprattutto della salvaguardia degli utenti che ad essi si rivolgono per l’assistenza ed il disbrigo delle proprie pratiche pensionistiche e non solo .
Ringrazio in anticipo per la attenzione che si vorrà porre alla questione ed, in attesa di ricevere elementi di risposta da fornire ai cittadini italiani interessati che gli sollecitano,
Dossier “Il caso INCA/ CGIL di Zurigo”
Il caso INCA/ CGIL di Zurigo
2. LE CRITICITA
2.1 Indagine conoscitiva
2.2 Mancanza dell’ accredito dei Patronati all’ estero
2.3 Denuncia al tribunale di Roma
2.4 Impegno espresso da Camusso, Segretario Generale CGIL
2.5 Spese legali
Durante una decina di anni fino al 2009 il responsabile della sede del patronato INCA di Zurigo e contemporaneamente consigliere Comites raggirava a chi si rivolgeva al patronato il capitale della previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità, la cosiddetta pensione del 2° pilastro.
Deviava i capitali dagli istituti di previdenza svizzeri su un conto bancario intestato al patronato. Per svolgere la truffa utilizzava impropriamente i documenti delle pratiche degli assistiti, falsificava le loro firme che faceva convalidare al Consolato di Zurigo e deviava la loro corrispondenza all’indirizzo dell’ufficio INCA di Zurigo .
In luglio 2008 qualcosa andò storto. Un assistito ricevette la corrispondenza dell’istituto di previdenza e si accorge del trasferimento illegale del capitale. Denunciò immediatamente l’accaduto al Consolato Generale di Zurigo. Il Ministero del lavoro di seguito, il 11 novembre 2008, fa un’ispezione straordinaria presso la sede INCA di Zurigo. Ma non riscontra nulla di straordinario. Dopo 2 mesi, il 19 gennaio 2009, venne comunque licenziato. Trasferisce le sue attività e fascicoli ad un altro Patronato, il patronato INAC, situato negli stabilimenti di un noto giornale dell’emigrazione a Zurigo, poco distante dall’ INCA. Qui ci rimane per altri 6 mesi quando, in luglio 2009, è arrestato. Nel frattempo le truffe proseguirono indisturbatamente.
Il 16 settembre 2015 è condannato dal tribunale distrettuale di Zurigo per truffa, falso e appropriazione indebita a 9 anni di reclusione. È riconosciuto colpevole di aver raggirato 12 milioni di franchi a 76 connazionali. In veste di direttore del patronato che dipende dalla CGIL aveva gestito fra il 2001 e il 2009 le prestazioni previdenziali prelevate illegalmente a 250 persone per la maggior parte pensionati, per una somma complessiva di 34 milioni di franchi .
Parecchie persone rimasti coinvolte costituiscono insieme ai loro famigliari il Comitato Difesa Famiglie (CDF) e intraprendono la via legale. Nel giugno 2013 il tribunale elvetico, in ultima istanza, condanna l’INCA al risarcimento dei danni. Questo si sottrae alla sentenza chiudendo le sedi in Svizzera per fallimento e le riapre sotto nuovo nome. Riprende le attività e continua a percepire il finanziamento del Ministero del Lavoro, come se nulla fosse accaduto .
Il CDF inoltra causa civile contro l’INCA in Italia. Il 21/04/2016 il giudice la ritiene matura per la decisione che pronuncerà il 06/07/2017. Nella causa l’Inca nega la responsabilità per le sedi che operano all’ estero.
Nel frattempo il Comitato del Senato per le questioni degli italiani all’estero (CQIE) svolge un’indagine conoscitiva sui patronati. Riscontra varie irregolarità nel loro operato tra le quali il caso INCA di Zurigo. Nel documento conclusivo del 23 marzo 2016, riconosce che i patronati sono responsabili delle proprie attività anche verso gli assistiti residenti all’ estero .
2. LE CRITICITA’
Il Comitato del Senato per le questioni degli italiani all’estero (CQIE) ha concluso il 23 marzo 2016 un’indagine conoscitiva sui patronati che operano all’estero . Il Ministero del Lavoro ne trascura il resoconto, in speciale modo che:
* i patronati che operano all’estero sono responsabili delle proprie attività anche verso gli assistiti residenti all’ estero,
* lascia l’ INCA continuare le attività e devolve al patronato il finanziamento del Ministero ignorando la sentenza del tribunale supremo elvetico che condanna l’INCA al risarcimento
Il Consolato di Basilea e di Zurigo comunicano che per i Patronati operanti sul proprio territorio manca l’accredito previsto per gli operatori dall’ Art.6 della Legge 152 del 2001. Sen. Di Biagio presenta l’ interrogazione parlamentare 4/07023 dove segnala l’ irregolarità.
Il CDF ha inoltrato denuncia civile contro l’ INCA nazionale al tribunale di Roma. Il 21/04/2016 il giudice ritiene la causa matura per la decisione ma la rinvia al 06/07/2017.
* Le persone rimaste prive della pensione vecchiaia hanno maturato un’ età molto avanzata e perciò appare priva di logica la lunga e inutile attesa.
Nell’ ambito dell’ indagine del CQIE il Segretario Generale della CGIL si era impegnata, ad indirizzare- attraverso i propri avvocati – l’azione dei pensionati nella richiesta di risarcimento del danno subito dalle casse elvetiche. La promessa è rimasta sulla carta ed è il CDF ad affrontare a proprie spese la causa contro le casse.
L’Art.9, comm.2 della legge 30 marzo 2001, n.152 scandisce l’ esonero alle spese relative al patrocinio legale per gli assistiti che promuovono cause o ricorsi per errori imputabili al patronato. Di fatto è il CDF a doversi incaricare delle spese.
Il CDF richiede l’impegno:
1. Per fare in modo che sia istaurato un sistema di controllo per evitare il ripetersi di una simile truffa
2. Per fare in modo che l’ INCA o la CGIL come ente promotore risarciscono le persone rimaste prive della sicurezza pensionistica a causa della truffati al patronato INCA/CGIL di Zurigo.
3. Eventualiter in accordo all’ Art.9, comm.2 della legge 30 marzo 2001, n.152 che l’ INCA o la CGIL si incaricano delle spese legali verso terzi in speciale verso le casse pensioni.
I patronati hanno svolto per decenni un lavoro di fondamentale importanza per la tutela dei diritti e degli interessi degli italiani all’estero. Nel contesto attuale, non solo non si è esaurita ma acquista un rilievo ancora maggiore, considerando le nuove esigenze delle nostre comunità, con particolare riferimento alle prime generazioni e ai nuovi fenomeni migratori che interessano il nostro Paese.
Che tale funzione possa continuare ad essere un punto di riferimento riteniamo che sia assolutamente necessario che sai ristabilita e assicurata la fiducia da parte degli utenti.
LA RISPOSTA DI SCHIAVONE A MATTEO
Egregio Consigliere Matteo Preabianca
Anch’io come tutti i consiglieri die CGIE e i presidenti dei Comites
abbiamo ricevuto la documentazione inviata dal signor Marco Tommasini, il quale
richiama ancora il CGIE ad esprimersi e/o intervenire sulla questione INCA Zurigo.
Devo informarTi che la questione sollevata dal signor Marco Tommasini è stata ampiamente
trattata dal CGIE nell’assemblea plenaria del 27 – 29 novembre 2013 e fu oggetto di un
ordine del giorno approvato all’unanimità e inviato ai due rami del parlamento.
Allo scrivente, consigliere in rappresentanza della comunità italiana in Svizzera, risulta che
nella passata legislatura sia il MAECI sia i parlamentari della circoscrizione estero, On. Franco Narducci,
On. Gianni Farina e il Senatore Claudio Micheloni, sono intervenuti a varie riprese per recuperare risorse
pubbliche a favore delle famiglie coinvolte nella fattispecie, sia per mettere in atto nuovi accorgimenti
legislativi a protezione dei cittadini italiani che potrebbero trovarsi in analoghi raggiri.
Il MAECI, su sollecitazione del parlamento, ha fatto la sua parte intervenendo almeno nei primi mesi con
contributi recuperati dal capitolo assistenza diretta agli italiani all’estero e per assumere un avvocato
in difesa delle famiglie.
Allo stato attuale sembra che un buon numero di famiglie coinvolte in questa assurda e disumana situazione
abbia, comunque, recuperato il maltolto. Tra questi la famiglia Tommasini. Siamo a conoscenza del diversi interventi
promossi dal Signor Marco Tommasini sia nei media di lingua tedesca, sia In quelli di lingua italiana come anche di
interviste a programmi televisivi, che hanno aiutato ad attirare l’attenzione sul caso in questione.
La notizia merita tutta l’attenzione umana e la solidarietà sia per la gravità, sia per le conseguenze causate.
Su questi aspetti il CGIE si è già espresso e ha fatto il necessario. (allegati due documenti al riguardo)
Nella sintesi del Signor Marco Tommasini, allegata alla Tua email, è indicata anche la data dell’imminente sentenza del
Tribunale amministrativo di Roma. Dunque fra tre mesi si conosceranno l’esito dell’indagine e la sentenza del TAR
e finalmente sarà la giustizia a decidere e ad esprimere la sentenza.
Personalmente, l’anno scorso durante un’assemblea organizzata dal Comites dei Basilea,
ho avuto modo di dire al Signor Marco Tommasini, presente il Console Michele Camerota,
che il CGIE avrebbe ancora potuto sollecitare il parlamento e pensando all’evoluzione
della questione, posso anche immaginare che il Presidente del CQIE al Senato, non sia stato a guardare.
Consigliere Matteo Preabianca sono convinto che anche Lei, da questa brevissima risposta, avrà intuito
che il CGIE non rifugge dalle sue responsabilità in materia di diritti e di rappresentanza degli italiani all’estero,
anzi, e che lo stesso ripone piena fiducia nella magistratura, che dopo aver completato il suo lavoro ed avrà acquisito
gli elementi per giudicare potrà ripristinare la verità e ripianare il dolo.
Colgo l’occasione per ringraziarTi per aver rimesso la questione all’attenzione di tutti i consiglieri e per avermi
dato l’opportunità di ricordare quei pochi elementi di cui , almeno io, sono a conoscenza.
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