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Timestamp: 2020-01-21 21:26:09+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16581 del 05/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16581 del 05/07/2017
Cassazione civile, sez. lav., 05/07/2017, (ud. 09/03/2017, dep.05/07/2017), n. 16581
sul ricorso 2393/2014 proposto da:
IGEA S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 99, presso
lo studio dell’avvocato ELISA BUCCIARELLI, rappresentata e difesa
dall’avvocato LUIGI TOPPETA, giusta delega in atti;
VIA DI VILLA PEPOLI 4, presso lo studio dell’avvocato MARIA GRAZIA
FACENNA, rappresentata e difesa dall’avvocato SANDRO MAMMARELLA,
avverso la sentenza n. 826/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 05/08/2013 r.g.n. 928/2012;
09/03/2017 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;
udito l’Avvocato MARCO CORRADI per delega verbale Avvocato SANDRO
Con sentenza n. 826/2013, depositata il 5 agosto 2013, la Corte di appello di L’Aquila respingeva il gravame della società Igea S.r.l. avverso la sentenza del Tribunale di Lanciano nella parte in cui, respinto il ricorso di M.G., aveva interamente compensato fra le parti le spese del giudizio, rilevando come il primo giudice avesse esplicitato le ragioni della propria decisione nella diversa posizione delle parti e pervenendo su tale premessa alla compensazione anche delle spese del proprio grado per la reciproca soccombenza, posto che anche l’appello della lavoratrice veniva respinto.
Ciò posto, si osserva che la Corte, specificando il generico richiamo alle “reciproche posizioni delle parti” operato dal giudice di primo grado (che, sulla base di esse, ha poi erroneamente fondato il riscontro della sussistenza dì “giusti motivi” per la compensazione integrale, nonostante che quest’ultimo non fosse più elemento previsto dalla nuova norma regolatrice) nella condizione di debolezza della lavoratrice licenziata, in rapporto a quella del datore di lavoro, e nella sua evidente buona fede nell’instaurazione del giudizio, si è palesemente discostata dalla giurisprudenza di questa Corte di legittimità, la quale ha precisato che “in tema di compensazione delle spese processuali, ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2 (nella formulazione introdotta dalla L. n. 69 del 2009, ratione temporis applicabile), quando la decisione sia stata assunta in base ad atti o argomentazioni esposti solo in sede contenziosa, a fronte della novità o dell’oggettiva incertezza delle questioni di fatto o di diritto rilevanti nel caso specifico, ovvero dell’assenza di un orientamento univoco o consolidato all’epoca della insorgenza della controversia, in presenza di modifiche normative o pronunce della Corte Costituzionale o della Corte di Giustizia dell’Unione Europea intervenute, dopo l’inizio del giudizio, sulla materia”: Cass. n. 24234/2016; conforme: Cass. n. 5267/2016.
Ne consegue che, dovendo le “gravi ed eccezionali ragioni” previste dalla L. n. 69 del 2009 “riguardare specifiche circostanze e aspetti della questione decisa” (così Cass. n. 14411/2016), non possono ritenersi tali nè la posizione di debolezza della lavoratrice, che è condizione interna alla maggior parte dei rapporti di lavoro, derivante da una disparità normalmente esistente sul piano economico-sociale e peraltro, in quanto tale, anteriore all’esplicarsi del conflitto proprio della singola controversia e da essa indipendente; nè la buona fede di cui possa esservi evidenza – come, nella specie, ritenuto dalla Corte territoriale – nella proposizione della causa, trattandosi di stato soggettivo che deve naturalmente unirsi alla determinazione di adire la via giudiziale, come è dato desumere dalla previsione di responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.) per il soggetto che, invece, agisca, o resista in giudizio, con mala fede o colpa grave.

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 Cass. 
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