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Timestamp: 2020-08-12 04:53:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 27417 del 29/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27417 del 29/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 29/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep.29/12/2016), n. 27417
sul ricorso 12376-2013 proposto da:
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA Dl PORTOGHESI 12,
C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, MAZZA CAVOUR
presso la CORI) 1)1 CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato
VITO CORNETTA giusta procura in calce al controricorso;
avverso la semenza n. 94/2/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
RIGIONALE DI NAPOLI – SEZIONE DISTACCATA DI SALERNO, emessa
l’8/03/2012 e depositata il 28/03/2012;
udito l’Avvocato Vito Cornetta che si riporta al controricorso.
Il 28 marzo 2012 la Commissione Regionale della Campania – in parziale riforma della decisione di primo grado – accoglieva la richiesta di C.V., rappresentante di commercio, volta ad ottenere il rimborso IRAP versata in relazione agli anni 2005 – 2008.
Nella decisione impugnata, la CIR – dopo aver ricordato gli arresti giurisprudenziali in materia – ha affermato “non sembrano esserci dubbi che ricorrano i requisiti descritti, per cui l’attività del contribuente va ritenuta esente dall’IRAP”.
Con la prima censura, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, art. 3, comma 1, lett. c e art. 4 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Assume che gli elementi della dichiarazione avrebbero provato l’esistenza di un’attività organizzativa non trascurabile. Dalle pronunzie della Suprema Corte sarebbe emerso il concetto che il professionista puro corrisponderebbe soltanto a chi fosse in possesso di uno studio in locazione, con un telefono e strumenti informatici di base.
Con la seconda censura, l’Agenzia denuncia difetto di motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ex art. 360 c.p.c., n. 5.
Infatti, l’esenzione dall’IRAP sarebbe stata accertata senza alcuna congrua motivazione e senza considerare i dati numerici oggettivi, costituiti dai compensi, dagli ammortamenti e dai compensi a terzi.
Ha resistito il C., rilevando, da un lato, l’insindacabilità della valutazione circa l’esistenza di un’organizzazione autonoma da parte della CTR e la non obbligatorietà del richiamo al requisito reddituale e, dall’altro, la congruità e la sufficienza della motivazione della decisione impugnata.
Il secondo motivo di ricorso – che, per ragioni logico espositive, va esaminato con priorità – è manifestamente fondato.
Invero immediatamente evidente il vizio di motivazione denunciato che condiziona irrimediabilmente la sentenza impugnata: manca del tutto la specificazione degli elementi posti a base della decisione che, come detto, si limita a un assiomatico richiamo alla ricorrenza dei “requisiti descritti”.
In proposito, il consolidato orientamento di questa Corte – successivo alla sentenza S.U. n. 12108 del 26/05/2009 – è nel senso che “In tema di IRAP, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio di attività di agente di commercio di cui alla L. 9 maggio 1985, n. 204, art. 1 è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se è con motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni” (Sez. 5, n. 13095 del 25/07/2012; conf. Sez. 5, n. 2589 del 05/02/2014). Tali principi sono stati ribaditi dalla recente sentenza Sez. U, n. 9451 del 10/05/2016.
Il giudice di appello non si è conformato a tali principi, omettendo qualunque richiamo alla fattispecie concreta.
Il primo motivo resta assorbito.
La decisione impugnata va cassata, con rinvio a diversa sezione della CFR Campania, anche per la decisione sulle spese del grado.
Accoglie il secondo motivo, assorbito il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CFR Campania in diversa composizione.

References: Sentenza 
 art. 2
 art. 3
 art. 4
 art. 360
 sentenza 
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 art. 2
 art. 3
 art. 1
 sentenza 
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