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Timestamp: 2020-08-06 22:25:43+00:00

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Invalidita | Giovanni Lanzo
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‘Un sapore di ruggine e ossa’: quando la speranza nasce da una tragica fatalità
Titolo: La locandina del film
Fonte: BIM Distribution
La pellicola di Jacques Audiard, acclamata a Cannes, è ispirata ai racconti di Craig Davidson e insegna, senza buonismo e luoghi comuni, l’importanza della maturità e dell’accettazione
Anni fa Carlo Verdone nel suo ‘Perdiamoci divista’ parlando con una Asia Argento che interpretava una disabile tutta pepe, faceva notare come un’invalidità potesse innescare sensi di colpa nelle persone, banalmente definite, “sane”. È partendo da questo ragionamento, ma riuscendo a toccare innumerevoli altre temi sociali e numerose sfaccettature dell’animo umano, che si sviluppa ‘Un sapore di ruggine e ossa’ l’ultimo film di Jacques Audiard, già regista de ‘Il Profeta’, basato sulla raccolta di racconti ‘Ruggine e ossa’ (Rust and Bone) di Craig Davidson. Una pellicola che ha entusiasmato la platea dell’ultimo Festival di Cannes.
La storia è quella di Ali, ex pugile e promessadella lotta libera, gigante dall’animo di ragazzino, che si ritrova solo con Sam, il figlio di 5 anni che conosce appena. Gli è stato affidato perché la madre è finita in carcere per spaccio di droga e perché usava proprio il bimbo come corriere tra l’Olanda e il Belgio. Senza fissa dimora, senza soldi, senza amici, Ali decide di trovare rifugio presso sua sorella ad Antibes, nel Sud della Francia. I due sono ospitati dalla donna, che fa la cassiera, con un marito costretto a fare il trasportatore in nero per sbarcare il lunario. Mentre lei si occupa del bambino Ali trova lavoro presso un’agenzia di security e una sera mentre fra il buttafuori un locale notturno, dopo una rissa incontra Stéphanie. Lui la riaccompagna a casa e le lascia il suo numero di telefono. Non hanno niente in comune. Lui è povero e rozzo, di suo ha solo la prestanza fisica e fondamentalmente un cuore d’oro, lei è bella, sicura di sé e addestra orche a Marineland. Dopo quella notte sembra che questi due mondi non saranno più costretti ad incontrarsi.
GUARDA IL TRAILER DI ‘UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA’
Ali continua i suoi lavori precari stringendo amicizia col losco Martial che lo porta nel mondodegli incontri di lotta clandestini, Stéphanie, invece, ha un tragico incidente sul lavoro in seguito al quale perde entrambe le gambe. Sola, depressa, lasciata all’autocommiserazione si riavvicina alla persona più improbabile di tutti, quel rozzo buttafuori dall’animo delicato. Tra i due inizia un rapporto prima d’amicizia, poi di sesso e infine d’amore che li porterà non solo ad una maturazione mentale e spirituale ma anche ad un grande senso di accettazione. Ali diventerà Uomo a tutti gli effetti, non più incosciente ragazzone buono solo a dare pugni e a rimorchiare in discoteca, Stéphanie riuscirà ad accettare la sua nuova situazione capendo che non è cambiato nulla e che lei è e sarà sempre una donna a tutti gli effetti.
Col questo nuovo film, Jacques Audiard propone un insegnamento a superare le barrieresenza buonismo, senza luoghi comuni, senza paura di mostrare lati di paesi civili e moderni come Francia e Belgio che portano dentro di loro ancora dei semi d’intolleranza e provincialismo. Quando Ali porta Stéphanie sulla spiaggia e le chiede “Vuoi fare il bagno?” lei gli risponde a metà tra il basito e lo scocciato “Ma ti rendi conto di cosa hai detto?!” e lui candidamente controbatte “Capisco è perché non hai il costume, ma neanche io ce l’ho, ma lo faccio lo stesso”. Ali non vede la sedia a rotelle, non vede la disabilità come una vergogna o qualcosa che deve essere compatita in maniera politicamente corretta. Il bagno nudo di Stéphanie rappresenta così una catarsi, una liberazione, un’uscita dallo stato larvale. Di contro si oppone la scena in discoteca in cui un avventore cerca di rimorchiare Stéphanie ma appena vede le protesi dice “Scusami, non sapevo” suscitando in lei una reazione violenta. Un’altra scena che il regista usa per criticare la società dei consumi è quando sul treno Ali cerca tra i sedili e la spazzatura del cibo per sfamare il figlio e ne trova tanto, comprese bottiglie d’acqua ancora chiuse e cestini da viaggio intonsi, dimostrando quanto nell’opulento, o creduto tale, Occidente c’è gente che fa la fame e altra che si permette di buttare il cibo. Anche la situazione dei lavoratori dipendenti negli anni della crisi vengono mostrati dal regista con un realismo unico.
Audiard usa la fotografia delicata e intensa per trasmettere emozioni reali, scene prive didialogo ma così forti da arrivare sino all’anima dello spettatore. Per quanto riguarda il cast abbiamo una superlativa Marion Cottilard, che col glauco dei suoi occhi profondi affascina noi spettatori ci rende partecipi del suo dramma, anche le scene di nudo non sono mai volgari anzi di una delicatezza che a tratti sfiora quasi la pudicizia; Matthias Schoenaerts rientra perfettamente in Ali questa figura possente ma dall’animo essenziale quasi bambinesco, un gigante dai piedi d’argilla e dal cuore di zucchero che non si rende conto, data la sua spontaneità, del peso delle proprie azioni, un personaggio fisico e al contempo spirituale.
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L’invalidità e le lunghe file nei pubblici uffici, battaglia persa in partenza
L’invalidità e le lunghe file nei pubblici uffici. Una battaglia persa in partenza!
Un Paese all’avanguardia non può ignorare i disagi di coloro che sono affetti da gravi patologie invalidanti. Anche la soluzione della problematica relativa all’assenza di corsie preferenziali da riservare presso le strutture pubbliche, per queste persone invalide, fa capire se davvero siamo o no una nazione attenta a certi problemi. La burocrazia, poi, non aiuta, l’indifferenza di taluni, peggiora le cose.
La crisi economica e i tagli alle spese, non c’entrano nulla con l’assenza di corsie preferenziali per gli invalidi, costretti a fare la fila per ore, come un qualunque cittadino. Se per l’abbattimento delle barriere architettoniche la battaglia sembra persa in partenza, la cronica mancanza di fondi per l’adeguamento degli edifici è la solita scusa alla quale le istituzioni si aggrappano ogni volta per giustificare le proprie responsabilità, quella per consentire ai tanti invalidi, di bypassare la fila agli sportelli degli uffici pubblici, non costa nulla ed è di semplice ed immediata applicazione. Basterebbe che negli uffici aperti al pubblico venisse affisso un avviso che consenta ai tanti invalidi civili, di passare per primi agli sportelli a sbrigare le proprie faccende! I casi sono tanti, forse troppi per non accorgersi del problema e troppo spesso, nonostante le rassicurazioni ricevute, si continua a far finta di niente. E’ proprio così, purtroppo! La battaglia intrapresa da anni, dal venafrano Nicandro Perna, invalido civile al cento per cento a causa di una laringectomia totale, con conseguente perdita dell’uso delle corde vocali e dell’olfatto, sembra una di quelle sfide contro la burocrazia e l’indifferenza delle istituzioni, perse fin dal momento in cui si decide di intraprenderle. Eppure non si sta chiedendo nulla di trascendentale, un cartello che consenta a persone malate come il Sig. Perna, di scavalcare le lunghe file che spesso si trovano agli uffici pubblici o quelle per pagare bollette, o peggio, le lunghe attese negli studi medici o nelle strutture sanitarie. Ma, l’onestà intellettuale che contraddistingue lo stesso Sig. Nicandro Perna, una cosa la evidenzia, sia l’Asrem di Isernia il 12 febbraio 2012 che il Sig. Prefetto di Isernia, lo scorso 13 marzo, hanno assicurato che qualcosa, in tal senso, sarebbe stata fatta. La proposta molto convincente del Prefetto è quella di rilasciare appositi tesserini a tutti coloro che rientrano in queste categorie, un’idea semplice e di immediata applicazione, utile per riservare, com’è giusto che sia, presso strutture pubbliche, uffici postali etc. percorsi facilitati per chi è affetto da queste gravi patologie.
A distanza di qualche mese, però, sia la sensibilizzazione della Prefettura che quella dell’Asrem, affinchè si riservassero corsie preferenziali agli utenti affetti da gravi patologie invalidanti, sembra non aver ricevuto riscontro alcuno. Qualcuno ha ipotizzato si tratti dei soliti ritardi nell’attuazione delle direttive, propri della burocrazia italiana, altri, piuttosto arrabbiati la buttano sulla solita indifferenza di chi, certi problemi non li vive. Nell’uno o nell’altro caso, per risolvere la questione, basta davvero poco, facendo felice, finalmente, chi è costretto a subire ancora più disagi di quelli che quotidianamente subisce. Si spera dunque che oltre a dare seguito alle precise disposizioni ricevute, chi deve materialmente predisporre e “attaccare” questi avvisi, si faccia un breve esame di coscienza, non fosse altro per rispetto dei problemi degli altri, “trovando” il tempo per scrivere su un banale foglio di carta: “diamo la precedenza a chi è più sfortunato di noi”. Chissà che un giorno non si ritrovi lui stesso, costretto a chiedere le medesime cose lamentate dal Sig. Perna e da tanti altri più sfortunati di noi? Nel frattempo, tanto per chiudere il cerchio, sarebbe opportuno che chi ha accolto la richiesta di Nicandro Perna, l’Asrem lo ripetiamo è stata la prima, controllasse se nelle proprie strutture, quanto disposto dal coordinatore Ambito territoriale di Isernia, sia stato attuato. Intanto il Sig. Perna, visti i precedenti, ha interessato del problema anche il Direttore generale dell’Asrem perchè… non si dica che non ne sapeva nulla! (u.s.)
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Falsa cieca: prende la pensione e fa la parrucchiera
Era stata certificata come cieca, prendeva la pensione d’invalidità e l’indennità di accompagnamento, ma andava in bicicletta e faceva la parrucchiera. Denunciata a piede libero dalla Guardia di Finanza per truffa aggravata ai danni dello Stato.
A seguito dell’ultimo accertamento, avvenuto circa tre anni fa, i medici avrebbero precisato che la donna non poteva essere adibita a nessuna attività lavorativa. La sua cecità sarebbe stata tale da non consentirgli di contare le dita della mano, se non poste a pochi centimetri dal viso.
Ma ci sono dei video ripresi dalla Guardia di Finanza. La signora va in bici evitando gli alberi dei viali della città, scansa un palo della luce, argomenta su un articolo di giornale mentre è in banca.
Come se non bastasse, la donna, originaria della provincia di Cosenza, lavora come parrucchiera in un negozio del centro di Lugo (Ravenna), dove vive ormai da alcuni anni. E lì, tra tagli e messe in piega, svolge un lavoro che secondo la commissione di medici che l’ha visitata non avrebbe potuto fare, proprio a causa della sua cecità.
Per questo suo lavoro di parrucchiera la donna dichiarava al fisco circa 15 mila euro l’anno, ed è stato questo a far scattare le indagini. Infatti il lavoro della Guardia di Finanza, coordinato dal pm Isabella Cavallari, è partito dall’incrocio di due banche dati, la lista dei non vedenti e quella dei professionisti della provincia di Ravenna.
Secondo i primi calcoli il danno procurato allo Stato, tra pensione e indennità di accompagno percepiti, ammonterebbe a circa 43 mila euro.
Ora il Gip Antonella Guidomei, ha sospeso preventivamente l’erogazione della pensione. L’atto con la quale è stato notificato alla donna il provvedimento, sarebbe stato letto e sottoscritto senza alcun aiuto.
Fonte Vitadidonna
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INDICE della Legge n.104/92:
Art. 1– Finalità
Art. 2– Principi generali
Art. 3– Soggetti aventi diritto
Art. 4– Accertamento dell’handicap
Art. 5– Principi generali per i diritti della persona handicappata
Art. 6– Prevenzione e diagnosi precoce
Art. 7– Cura e riabilitazione
Art. 8– Inserimento ed integrazione sociale
Art. 9– Servizio di aiuto personale
Art. 10– Interventi a favore di persone con handicap in situazione di gravità
Art. 12– Diritto all’educazione e all’istruzione
Art. 13– Integrazione scolastica
Art. 14– Modalità di attuazione dell’integrazione
Art. 15– Gruppi di lavoro per l’integrazione scolastica
Art. 16– Valutazione del rendimento e prove d’esame
Art. 17– Formazione professionale
Art. 18– Integrazione lavorativa
Art. 19– Soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio
Art. 20– Prove d’esame nei concorsi pubblici e per l’abilitazione alle professioni
Art. 21– Precedenza nell’assegnazione di sede
Art. 22– Accertamenti ai fini del lavoro pubblico e privato
Art. 23– Rimozione di ostacoli per l’esercizio di attività sportive, turistiche e ricreative
Art. 24– Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche
Art. 25– Accesso alla informazione e alla comunicazione
Art. 26– Mobilità e trasporti collettivi
Art. 27– Trasporti individuali
Art. 28– Facilitazioni per i veicoli delle persone handicappate
Art. 29– Esercizio del diritto di voto
Art. 30– Partecipazione
Art. 31– Riserva di alloggi
Art. 32– Agevolazioni fiscali ( Abrogato dalla Legge n. 330/1994 )
Art. 33– Agevolazioni
Art. 34– Protesi e ausili tecnici
Art. 35– Ricovero del minore handicappato
Art. 36– Aggravamento delle sanzioni penali
Art. 37– Procedimento penale in cui sia interessata una persona handicappata
Art. 38– Convenzioni
Art. 39– Compiti delle regioni
Art. 40– Compiti dei comuni
Art. 41– Competenze del ministro per gli affari sociali e costituzione del comitato nazionale per le politiche dell’handicap
Art. 42– Copertura finanziaria
Art. 43– Abrogazioni
Art. 44– Entrata in vigore
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Pubblicato il 2 settembre 2010 da weefvvgbggf
(AGI) – Modena, 1 sett. – “Un quarto dei pensionati modenesi riceve dai 500 ai 750 euro al mese: poiche’ l’Istat considera povero l’individuo con una spesa procapite di 999,67 euro al mese (in una famiglia di due componenti), possiamo dedurre che oltre 50 mila pensionati modenesi vivono sotto la soglia di poverta’”.
E’ quanto dichiara il segretario provinciale della Fnp-Cisl, Pietro Pifferi, commentando l’analisi condotta dal suo sindacato (che tra Modena e provincia conta quasi 32 mila iscritti) sulla condizione dei pensionati modenesi. Per recuperare il potere d’acquisto delle pensioni, la Cisl chiede di estendere la quattordicesima almeno fino ai redditi intorno ai 1.250 euro al mese, di rivedere il sistema di perequazione annuale e di finanziare in modo adeguato il fondo per la non autosufficienza. Dall’analisi del sindacato, emerge anche che il 58,95 per cento delle pensioni e’ erogato a donne che, pero’, rispetto agli uomini incassano poco piu’ della meta’: il loro assegno mensile, infatti, ammonta mediamente a 617,93, contro i 1.138,58 euro mensili dei pensionati maschi. L’importo medio, che ammonta a 831,61 euro, e’ un po’ piu’ alto della media nazionale (773,98 euro), ma inferiore a quello dell’Italia settentrionale (871,77 euro). I pensionati modenesi ammontano a 208.526 (213.082 le pensioni erogate a Modena e provincia pari all’1,36% del totale nazionale, c’e’ in fattio chi percepisce piu’ di una prestazione pensionistica). “La forbice tra pensioni maschili e femminili si spiega innanzitutto con l’alta percentuale di donne tra i pensionati superstiti, sociali e invalidi civili, ma anche con il minor numero di anni di contribuzione e il salario inferiore, rispetto agli uomini, percepito durante la vita lavorativa – prosegue il segretario provinciale della Fnp-Cisl – Da notare che gli assegni o pensioni sociali e le pensioni per invalidi civili hanno piu’ a che fare con l’assistenza che con la previdenza e rappresentano complessivamente meno dell’8 per cento del totale delle pensioni modenesi”. L’importo medio delle pensioni di anzianita’ e vecchiaia e’ di 1.246,89 euro per gli uomini e 685,25 euro per le donne, mentre l’assegno per l’invalidita’ vale mediamente 794,09 euro per i maschi e 507,95 euro per le femmine; solo nelle pensioni per i superstiti l’assegno per le donne, pari a 536,11 euro, supera l’importo medio degli uomini (366,71).(AGI) Ari (Segue)
Pubblicato settembre 1st, 2010 in invalidi civili
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