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Timestamp: 2020-07-11 23:43:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2372 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2372 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.31/01/2017), n. 2372
sul ricorso 12523/2015 proposto da:
AC COSTRUZIONI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUCREZIO CARO 67,
presso lo studio dell’avvocato ALFREDO BARBIERI, rappresentato e
difeso dall’avvocato ETTORE MARIA GLIOZZI, giusta delega in calce al
ISTITUTO NAZ1ONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (I.N.P.S.), in persona
domiciliato in ROMA, VIA CESARE BEVVARIA 29, presso l’AVVOCATURA
ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO e
GIUSEPPE MATANO, giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 1111/2014 della CORTE S’APPELLO di TORINO,
011/12/2016 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES;
udito l’Avvocato ANNA RUSSO, per delega dell’Avvocato ETTORE MARIA
GLIOZZI, che si riporta;
udito l’Avvocato EMANUELE DE ROSE, che si riporta.
“Con sentenza del 19 gennaio 2015 la Corte di Appello di Torino confermava la decisione del Tribunale in sede di rigetto della domanda proposta da AC Costruzioni s.r.l. nei confronti dell’INPS ed intesa ad accertare che tutte le prestazioni effettuate da R.L. e G.V. in favore di essa società erano prestazioni di lavoro autonomo e che alcun rapporto di lavoro subordinato era intercorso tra esse parti e, quindi, ad annullare il verbale unico di accertamento del 19 marzo 2013 emesso dalla DTL di (OMISSIS) nei confronti della AC Costruzioni e di S.A., in solido.
La Corte territoriale rilevava la correttezza della decisione del Tribunale – che aveva ritenuto sussistente un rapporto di lavoro subordinato tra la AC Costruzioni ed il R. ed il G. – alla luce delle risultanze istruttorie.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la AC Costruzioni s.r.l. affidato a tre motivi.
Con il primo motivo di ricorso, si deduce violazione degli artt. 41 e 35 Cost. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) assumendo che l’impugnata sentenza aveva violato la libertà di iniziativa economica tanto dell’azienda che dei due lavoratori artigiani i quali, dopo aver prestato la propria attività lavorativa come dipendenti, poi avevano deciso di aprire la partita IVA e rendere la propria attività come lavoratori autonomi.
Con il secondo motivo viene dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 2094, 2099 e 2222 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) per aver il giudice del gravame erroneamente ritenuto sussistente un rapporto di lavoro subordinato pur in assenza di alcuna prova circa gli elementi tipici della subordinazione.
Con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 11 preleggi (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) in quanto la Corte di Appello aveva deciso la causa applicando – sia pure senza affermarlo espressamente – la L. n. 92 del 2012 (cd. Legge Fornero), in particolare la presunzione introdotta dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69 bis, anche in considerazione delle modifiche apportate dalla L. n. 134 del 2012, art. 46 bis, che ha convertito con modificazioni il D.L. n. 83 del 2012.
Il primo ed il terzo in quanto del tutto inconferenti con la motivazione della impugnata sentenza che, come già sopra esposto, all’esito della disamina delle risultanze istruttorie ha ritenuto sussistente un rapporto di lavoro subordinato tra la AC Costruzioni ed il R. ed il G..
Il secondo perchè, nonostante il formale richiamo a violazione di norme di legge in esso contenuto nell’intestazione, articola censure che si risolvono nella denuncia di una errata o omessa valutazione del materiale probatorio acquisito ai fini della ricostruzione dei fatti alfine di ottenere una rivisitazione del merito della controversia non ammissibile in questa sede.
Invero, è stato in più occasioni affermato dalla giurisprudenza di legittimità che la valutazione delle emergenze probatorie, come la scelta, tra le varie risultanze, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive (cfr., e plurimis, Cass. n. 17097 del 21/07/2010; Cass. n. 12362 del 24/05/2006; Cass. n. 11933 del 07/08/2003).
Le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico della ricorrente e vengono liquidate in favore dell’INPS nella misura di cui al dispositivo.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 69
 art. 46
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.