Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2016/02/17/mlpsprime-indicazioni-operative-decreto-depenalizzazione-reati-lavoro-e-legislazione-sociale/
Timestamp: 2017-07-28 16:43:19+00:00

Document:
MLPS:PRIME INDICAZIONI OPERATIVE DECRETO DEPENALIZZAZIONE REATI LAVORO E LEGISLAZIONE SOCIALE | Francesco Colaci's BLOG
« INPS:MESSAGGIO DOMANDE RICONOSCIMENTO SVOLGIMENTO LAVORI USURANTI
A PROPOSITO TAGLI PENSIONI REVERSIBILITA’ »
MLPS:PRIME INDICAZIONI OPERATIVE DECRETO DEPENALIZZAZIONE REATI LAVORO E LEGISLAZIONE SOCIALE
Di seguito si illustrano le prime indicazioni operative fornite dal MLPS con la circolare n. 6 / 16, avente ad oggetto: D.Lgs. n. 8/20 I 6 recante “diposizioni in materia di depenalizzazione,in attuazione della delega di cui all’art. 2, comma 2, L. n. 28 aprile 2014. n. 67″ , in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio“,onde assicurare l’uniformità di comportamento di tutto il personale ispettivo, 1)Entrata in vigore Dal 6 febbraio 2016
2) Cosa dispone
La depenalizzazione dei reati puniti con la sola pena pecuniaria, apportando importanti modifiche in ordine al regime delle sanzioni applicabili ad alcune fattispecie di illeciti posti in essere in materia di lavoro e legislazione sociale.
Sono oggetto di depenalizzazione :
a)i reati puniti con pena pecuniaria e ,quindi ,delitti e contravvenzioni sanzionati rispettivamente con multa o ammenda;
b) fattispecie punite con la sola pena pecuniaria che, nelle forme aggravate, prevedono l’applicazione della sola pena detentiva, oppure della pena detentiva in alternativa o congiunta alla pena pecuniaria; in tali casi, la fattispecie aggravata resta esclusa dalla depenalizzazione andando ad integrare una autonoma fattispecie di reato.
4)Reati esclusi
Sono esclusi dall’ambito di applicazione del Decreto,
a) i reati previsti dal codice penale, fatto salvo quanto previsto dall’art. 2, comma 6, ( atti contrari alla pubblica decenzain un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico),
b) i reati di cui al D.Lgs. n. 286/1998 ,contenente” disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”
c)le fattispecie di reato indicate nell’elenco allegato al Decreto ,che esclude espressamente dalla depenalizzazione i reati contemplati dal D.Lgs. n. 81/2008, testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ne deriva che i reati ivi previsti, puniti con la sola pena pecuniaria della multa o dell’ammenda, conservano natura penale e pertanto continuano ad essere perseguiti secondo la disciplina già in vigore.
5) Regimi sanzionatori
Si distinguono due regimi sanzionatori in ragione del tempus commissi delicti:
a)quello applicabile agli illeciti commessi antecedentemente all’entrata in vigore del Decreto in esame ,ossia prima del 6 febbraio 2016;
b)quello applicabile agli illeciti commessi successivamente alla data predetta
6) Regime intertemporale
Per le condotte iniziate e cessate prima del 6 febbraio 2016 si applicano le specifiche disposizioni di cui agli artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 8/2016, concernenti rispettivamente l’applicabilità delle sanzioni amministrative alle violazioni anteriormente commesse e la trasmissione degli atti all’autorità amministrativa
8) Regime ordinario Alle violazioni commesse successivamente all’entrata in vigore del Decreto, si applicano gli artt. I e 6 dello stesso testo normativo
9)Esame regime intertemporalc – artt. 8 e 9, D.Lgs. n. 8/2016
Si prevede l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie anche alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del Decreto (6 febbraio 2016). sempre che il procedimento penale non sia stato già definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili.
Il che vuol significare che il Legislatore ha disposto espressamente l’applicazione retroattiva delle sanzioni amministrative che sostituiscono le originarie sanzioni penali.
In attuazione del principio penale del favor rei. l’art. 8, al comma 3 stabilisce, inoltre, che “ai fatti commessi prima del! ‘entrata in vigore del presente decreto ... non può essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato( ... )“.
Peraltro ,con riferimento alle condotte poste in essere anteriormente al 6 febbraio e già interessate da procedimenti penali non ancora definiti, l’art. 9 disciplina le modalità di trasmissione degli atti dall’autorità giudiziaria alla autorità amministrativa e dunque alle DTL territorialmente competenti,nel senso che , entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Decreto legislativo, l’autorità giudiziaria interessata dispone la trasmissione degli atti del procedimento penale alla DTL competente ad irrogare la relativa sanzione amministrativa salvo che il reato, a quella data, risulti prescritto o estinto per altra causa (art. 9, comma 1 ).
-laddove l’azione penale non sia stata ancora esercitata, a tale trasmissione provvede direttamente il pubblico ministero, sempre che il reato non risulti già estinto per qualsiasi causa e pertanto il PM non ne richieda al giudice l’archiviazione (art. 9. comma 2);
-se l’azione penale è stata esercitata, il giudice pronuncia sentenza inappellabile, di assoluzione o di non luogo a procedere ex art. 129 c.p.p., perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, disponendo in tal caso la trasmissione degli atti alla DTL per il seguito di competenza (art. 9, comma 3).
Alla luce del quadro regolatorio sopra delineato, la circolare in esame prevede che le DD.TT.LL. , a seguito della ricezione degli atti trasmessi dall’autorità giudiziaria o dal PM, dovranno redigere e notificare al trasgressore ed all’obbligato in solido, entro e non oltre 90 giorni dalla ricezione degli atti stessi,380 per i trasgressori residenti all’estero ,il verbale unico di contestazione e notificazione ex art.14 legge n.689/
10) Quantificazione sanzioni da parte DTL
Ai fini della quantificazione delle sanzioni amministrative. gli Uffici dovranno procedere secondo quanto stabilito agli artt. 8, comma 3, e 9 comma 5 del Decreto.
Atteso che ai sensi dell’art. 8, comma 3 “ può essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato“, si dovrà procedere alla quantificazione della sanzione assumendo come importo base la pena edittale stabilita in misura fissa per l’originario reato e su tale importo applicare la riduzione di cui all’art. 16, L. n. 689/1981. Nel caso in cui la pena edittale sia determinata tra un limite minimo e massimo, la quantificazione della sanzione amministrativa viene effettuata applicando direttamente i criteri dell’art. 16 L. n. 689/1981.
La possibilità, infatti, prevista dall’art. 9, comma 5, di applicare la sanzione nella misura pari alla metà di quella inflitta costituisce una ipotesi configurabile soltanto nei casi in cui il Legislatore abbia escluso l’applicazione del regime più vantaggioso previsto dall’art. 16 L. n. 689/1981 (il che è sancito espressamente solo con riferimento alle fattispecie di cui all’art. 4 del Decreto).
A titolo di esempio nel caso di somministrazione illecita/abusiva ex art. 18, comma I e 2. l’importo della sanzione determinata nel verbale sarà pari ad euro 50 per ciascun lavoratore e per ciascuna giornata, il cui importo viene ridotto ex a11. 16 L. n. 689/ 1981.
Qualora il trasgressore non dovesse versare l’importo di cui all’art. 16, troveranno applicazione le ulteriori disposizioni della L. n. 689/1981, con particolare riguardo alla necessità di redigere il rapporto di cui all’art. 17 e, successivamente alla presa in carico della pratica da parte dell’Area legale e contenzioso, con la redazione e notificazione dell’ordinanza-ingiunzione ex art.18 legge citata.
11) Emanazione Ordinanza Ingiunzione
Ai fini dell’emanazione dell’ordinanza-ingiunzione, in ragione del dettato dell’art. 8, comma 3, in sede di quantificazione della sanzione ex art. 11 della L. n. 689/1981, l’Area legale e contenzioso dovrà rispettare l’originario limite massimo della pena prevista per il reato oggetto di depenalizzazione.
12)Regime delle prescrizioni ex art. 15, D.Lgs. n. 124/2004
II regime intertemporale sopra illustrato riguarda anche gli illeciti commessi precedentemente all’entrata in vigore del Decreto per i quali sia stato già adottato e trasmesso alla Procura della Repubblica ai sensi dell’art. 347 c.p.p. il provvedimento di prescrizione obbligatoria, ma non sia stato ancora notificato, alla data del 6 febbraio, il verbale di ottemperanza e di contestuale ammissione al pagamento in sede amministrativa ai sensi dell’art. 15, D.Lgs. n.124/2004.
Inoltre, il medesimo regime trova applicazione in tutti i casi in cui, nonostante il verbale di ottemperanza sia stato notificato, entro il 6 febbraio, allo stesso non sia comunque seguito il pagamento in sede amministrativa nel termine di legge.
Diversamente, tutte le ipotesi di illecito per le quali entro il 6 febbraio sia stato emanato il verbale di ottemperanza, con contestuale ammissione al pagamento in sede amministrativa e sia intervenuto il pagamento nel rispetto del termine previsto dall ‘art. 15, D.Lgs. n. 124/2004 ,sono definite secondo la previgente disciplina dettata dal citato articolo, anche nel caso in cui il pagamento sia intervenuto oltre la data del 6 febbraio. Dell’avvenuto pagamento gli Uffici provvederanno a dare rituale comunicazione alla Procura della Repubblica.
13) Esame Regime ordinario
Per gli illeciti commessi successivamente all’entrata in vigore del Decreto in oggetto (ossia dopo il 6 febbraio 2016), le modalità procedurali per la relativa contestazione sono declinate come di seguito illustrato.
Le sanzioni amministrative edittali, vengono articolate su tre fasce, secondo le rispettive misure minime e massime
a) da euro 000 a euro 10.000 per i reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo ad euro 5.000
b) da euro 000 a euro 30.000 per i reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo ad euro 20.000;
c) da curo 000 a euro 50.000 per i reati puniti con la multa o J’ammenda superiore nel massimo ad euro 20.000.
L’importo da irrogare per le sanzioni stabilite in misura variabile, in base alle fasce di cui sopra, segue i criteri di determinazione della sanzione amministrativa ex art. 16, L. n. 689/1981, normativa espressamente richiamata dall’art. 6 del Decreto in esame.
14) Commutazione delle pene pecuniarie penali articolate in termini proporzionali, (Rientra ad es.le ipotesi di somministrazione illecita/abusiva, per cui l’ammenda e’ fissata dall’art. 18, commi I e 2. D.Lgs. n. 276/2003).
Nei suddetti casi, l’art. I, comma 6, dispone che “la somma dovuta è pari all’ammontare della multa o dell’ ammenda ma non può. in ogni caso. essere inferiore a euro 5. 000 né superiore a euro 5 O. 000“.
In altri termini, se in virtù del calcolo proporzionale la somma dovuta risultasse inferiore 5.000 euro, la sanzione da irrogare dovrà essere sempre adeguata a tale minimo;
Su tale importo di 5.000 euro andranno applicati gli istituti di cui all’art. 13 D.Lgs. n. 124/2004 (diffida)e all’art. 16 L. n.689/1981. (pagamento in misura ridotta)
15)Esempi di calcolo
Al riguardo, fermo restando che l’importo delle nuove sanzioni verrà gestito tramite SGIL, si riportano i seguenti esempi di calcolo
a)Pena proporzionale fissa
Somministrazione illecita/abusiva ed utilizzazione illecita/abusiva (art. 18. commi l e 2, D.Lgs. n. 276/2003) – Illecito non diffidabile
L’ammenda per l’originario reato era pari ad euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro ( es. nel caso di un solo lavoratore per I O giornate: 50 x I O = 500 euro; ad oggi, la sanzione da irrogare in concreto è pari all’importo minimo di riferimento, dunque a 5.000 euro che, ridotto ex a11. 16 L. n. 689/ 1981, è di 1.666,67 euro).
Laddove, invece, la sanzione risultante dal calcolo fosse superiore a 5.000 euro. si procede direttamente alla riduzione ex art. 16 dell’Importo (es. nel caso in cui siano interessati 10 lavoratori per quindici giornate: 50 x I O x 15 = 7.500 euro che, ridotto ex art. 16, è di 2.500
b)Pena proporzionale variabile
Omessa assunzione dì un privo di vista avviato al lavoro di massaggiatore o masso fisioterapista (ari. 4 L. n. 686/1961) – Illecito diffidabile
In tale fattispecie, atteso che l’ammontare dell’ammenda è determinata tra un limite minimo e un limite massimo, al fine di verificare se la sanzione da irrogare sia inferiore o superiore ai 5.000 euro, si fa riferimento ai criteri di cui all’ art. 13. D.Lgs. n. 124/2004 e art. 16 L. n. 689/198 l. Se l’importo così determinato risultasse inferiore al tetto minimo dei 5.000 euro, su tale importo di5.000 euro occorrerà operare le riduzioni dì cui agli arti. 13 D.Lgs n. 124/2004 e art. 16 L. n.689/1981.
In particolare l’art. 4 della L . 686/1961 prevede una ammenda che varia tra il limite minimo dì 2 euro ed il limite massimo dì 12 euro per lavoratore per ciascuna giornata. Trattandosi dì illecito diffidabile, l’importo è pari a 2 euro per ciascun lavoratore moltiplicato per i giorni dì mancata assunzione. Qualora il risultato fosse inferiore ai 5.000 euro, la determinazione della somma dovuta con diffida, in considerazione del limite minimo di 5.000 euro, sarà pari a 1.250 euro. In caso di mancata ottemperanza alla diffida l’importo base della sanzione è pari a 4 euro da moltiplicare per i giorni di mancata assunzione; qualora il risultato ottenuto fosse inferiore ai 5.000 euro, I’ importo dovuto ai sensi dell’ art. 16 sarà pari a 1.666,67 euro.
16)Altri casi di depenalizzazione: art. 3, D.Lgs. n. 8/2016
L’art. 3, D.Lgs. n. 8/2016 individua ulteriori ipotesi di illeciti oggetto di depenalizzazione, non rientranti nella clausola generale di cui all’art. 1 , comma I, del medesimo Decreto, in quanto, ai sensi della disciplina previgente non risultavano puniti con la sola pena pecuniaria della multa o del!’ ammenda.
Si segnala, al riguardo, il disposto di cui al comma 6, dell’articolo citato, concernente la riformulazione del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, ex art.2, comma I-bis, del D.L. n. 463/1983, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 638/1983.A seguito della suddetta modifica, si configurano due diverse fattispecie di illecito, una di natura penale e l’altra dì carattere amministrativo.
In particolare, il delitto di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, nonché dai committenti sui compensi dei titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2 comma 26 della L. n. 335/1995, per un importo superiore a euro I 0.000 annui, continua ad essere punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 (ipotesi non depenalizzata).
Nell’ipotesi in cui, invece, “l’imporlo omesso non è superiore a euro 10.000 annuir s applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000“.
Il datore di lavoro non risulta punibile né assoggettabile alla sanzione amministrativa laddove provveda al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla notifica della contestazione della violazione.
In considerazione del meccanismo di cui sopra, si ritiene che si debba escludere l’applicazione dell’art. 13, D.Lgs. n. 124/2004, risultando applicabile esclusivamente la procedura di cui agli artt. 14 e 16, L. n. 689/1981.
Circa l’individuazione dell’autorità competente a contestare la relativa sanzione, la norma fa esplicito riferimento all’autorità individuata dal D.L. n. 463/1983, che tuttavia, sul punto non contiene disposizioni espresse.
Pertanto, fermo restando la competenza del personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’INPS e dell’fNAIL ad irrogare le sanzioni per gli illeciti commessi dal 6 febbraio p.v., si ritiene che l’unico criterio rintracciabile nell’ambito del quadro regolatorio vigente risulta essere quello contemplato dall’art. 35, comma 2, della L. n. 689/1981, in forza del quale “per le violazioni consistenti nell’omissione totale o parziale del versamento di contributi e premi, l‘ordinanza–ingiunzione è emessa, ai sensi dell ‘art. 18. dagli enti ed istituti gestori-delle forme di previdenza ed assistenza obbligatori Si ritiene, pertanto, per ragioni di economia amministrativa. che l’autorità destinataria degli atti trasmessi dall ‘ autorità giudiziaria possa essere la sede provinciale dell’INPS territorialmente competente.
This entry was posted on 17/02/2016 at 21:20 and is filed under Uncategorized.	You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 129
 art.14
 art. 18
 art.18
 art. 11
 art. 15
 art. 16
 art. 16
 art. 16
 art. 13
 art. 16
 art. 16
 art. 16
 art. 3
 art.2