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Timestamp: 2020-04-07 01:05:16+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3232 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3232 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. II, 07/02/2017, (ud. 02/12/2016, dep.07/02/2017), n. 3232
sul ricorso (iscritto al n.r.g. 14529/11) proposto da:
s.r.l. AGRITURISTICA MILANESE, (c.f.: (OMISSIS)) in persona
dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore dott.
P.U.; rappresentata e difesa dall’avv. Gianpaolo Buono,
giusta procura a margine del ricorso; con domicilio eletto presso lo
studio dell’avv. Marco Montozzi in Roma, via Della Giuliana n. 35;
Avv. I.A., (c.f. (OMISSIS)) difensore di se stesso; con
domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Donatella Cerè in Roma,
via A. Depretis n. 60;
M.C.; + ALTRI OMESSI
V.A.M.; V.C.; V.M.; VE.Cl.
eredi di I.I. (o I.) e di VE.Mi.Fa.; la terza e
la quarta in rappresentazione del premorto VE.Mi.Fa.;
avverso la sentenza n. 1327/2010 della Corte di Appello di Napoli,
deliberata il 5/03/10; depositata il 13/04/10; non notificata;
Uditi l’avv. Gianpaolo Buono per la ricorrente e l’avv.
I.A. per il controricorrente;
SGROI Carmelo, che ha concluso per l’accoglimento del terzo motivo
del ricorso e l’inammissibilità dei restanti motivi.
Con atto di citazione notificato in data 27, 28 e 29 novembre 1997 Agrituristica Milanese s.r.l. agiva in giudizio esponendo di essere proprietaria di un fondo sito in (OMISSIS), ubicato sullo scoglio denominato (OMISSIS), il quale risultava intercluso. L’attrice conveniva pertanto i proprietari dei fondi confinanti e domandava la costituzione di una servitù di passaggio in favore del proprio.
Si costituivano soltanto I.A. e M.C., che chiedevano il rigetto della domanda attrice.
Esperita consulenza tecnica d’ufficio, il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, respingeva la domanda.
La società Agrituristica Milanese interponeva gravame e, nella resistenza dei convenuti costituitisi in primo grado, la Corte di appello di Napoli rigettava l’impugnazione. Nella pronuncia era spiegato che il fondo dell’appellante era collegato con la via pubblica attraverso un sentiero che era divenuto impraticabile per alcuni smottamenti; tuttavia lo stesso non era rimasto intercluso, essendo stato realizzato un accesso, anche se non propriamente agevole: il transito era infatti attuabile attraverso una passerella di carattere precario che correva su di un costone tufaceo che presentava concreti ed evidenti pericoli di cedimenti e frane. Secondo la Corte distrettuale, i lavori di risanamento idonei al ripristino del passaggio erano bensì onerosi, avendo il C.T.U. indicato in Euro 979.458,77 il costo dell’intervento per il consolidamento del costone: tuttavia tale opera appariva indispensabile, e addirittura obbligatoria per la società appellante, e ciò allo scopo di evitare pericoli gravi e concreti per la pubblica incolumità.
Ne discendeva, secondo la corte di merito, che i lavori di risanamento si trovavano “in rapporto di mera occasionalità con la realizzazione della passerella e dell’accesso alla pubblica via”, sicchè di essi non di doveva tener conto: doveva quindi attribuirsi rilievo alla sola spesa necessaria per la realizzazione di una nuova passerella d’accesso, stimata dal consulente in Euro 16.472,82. Quest’ultimo intervento, concludeva la Corte, non poteva ritenersi eccessivamente dispendioso, sicchè andava negato che ricorresse un’ipotesi di interclusione relativa, a norma dell’art. 1051 c.c..
Contro questa sentenza Agrituristica Milanese ha proposto ricorso in cassazione facendo valere tre motivi; ha resistito con controricorso I.A.; gli altri intimati non hanno svolto difese; con ordinanza interlocutoria n. 12225/2016 resa dalla sez. 6 -, è stata disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti di M.M.; I.I. (o I.) ed I.A.M., il ricorso in integrazione è stato notificato agli eredi di I.I. (o I.) e del marito Ve.Mi.Fa., essendo stata verificata la ritualità delle altre notifiche. Parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
p. 1 – Con il primo motivo sono dedotte la violazione e la falsa applicazione dell’art. 324 c.p.c. e art. 2909 c.c.; degli artt. 115 e 116 c.p.c.; degli artt. 2697, 1058 e 2652 c.c..
p.1.a – Assume in proposito la parte ricorrente che sarebbe erroneo il rilievo, contenuto in chiusa della sentenza di appello, con il quale le era stato addebitato di non aver neppure dimostrato – stante la dichiarata contumacia di molti convenuti – che costoro fossero proprietari dei fondi attraverso i quali avrebbe dovuto essere costituita la servitù di passaggio; in contrario rileva che sarebbe oramai coperto da giudicato il capo di decisione di primo grado con il quale il tribunale, esaminando la (peraltro tardiva) contestazione della legittimazione passiva di tutti i convenuti, sollevata dall’avv. I.A., l’aveva disattesa, facendo riferimento alle risultanze documentali in atti, comprensive anche di quelle acquisite dal consulente tecnico di ufficio; oltre a ciò non sarebbe stato proposto appello incidentale sul punto.
p.1.a.1. – Il rilievo è inconferente in quanto la Corte di Appello non ha respinto il gravame per la mancanza della prova della legittimazione dei convenuti bensì per ragioni attinenti alla infondatezza nel merito della pretesa agita, riducendosi dunque la sopra riportata annotazione, ad un rilievo di carattere meramente rafforzativo delle già raggiunta decisione, del tutto irrilevante in quanto neppure connesso alla riproposizione ex art. 346 c.p.c. della relativa questione, oggetto di eccezione, respinta dal Tribunale.
p. 2 – Con il secondo motivo vengono denunciate la violazione e la falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. in cui sarebbe incorsa la Corte del merito, allorchè ritenne tardivamente prodotta la documentazione relativa all’attività amministrativa del Comune che sollecitava la messa in sicurezza della passerella che univa il fondo della ricorrente con la parte del sentiero in comune con il terreno degli intimati.
p. 2.a – Il motivo è inammissibile per difetto di interesse in quanto, al di là di una discutibile scelta espositiva – che afferma l’esistenza di un vizio che impedirebbe l’esame e l’utilizzo processuale di un documento, per poi trarre, dal contenuto di esso, argomenti per la decisione – appare evidente che la tardività della produzione non ha impedito alla Corte territoriale di valutare l’atto prodotto.
p. 3 – Con il terzo motivo si assume la violazione o la falsa applicazione dell’art. 1051 c.c.; degli artt. 115, 116 e 61 c.p.c.; si assume altresì l’esistenza di un vizio di motivazione, ritenuta ad un tempo illogica e contraddittoria.
p. 3.a – A sostegno del mezzo parte ricorrente critica innanzi tutto la delimitazione dei confini applicativi dell’art. 1051 c.c. operata dalla Corte di Appello, interrogandosi – e dando risposta negativa al quesito – se sia sufficiente ad escludere la interclusione di un fondo la preesistente sussistenza di un accesso alla via pubblica poi divenuto impraticabile; a fini argomentativi richiama ampi stralci della consulenza di ufficio a riprova: della eliminazione del passaggio in precedenza praticato per effetto dei cedimenti della parete rocciosa; del costo del consolidamento dello stesso e del ripristino del passaggio; degli impedimenti amministrativi al rilascio delle autorizzazioni per le opere necessarie al ripristino della passerella. Critica altresì le conclusioni alle quali è pervenuta la Corte di Appello per respingere la domanda in relazione al costo dell’intervento – motivate dal fatto che il consolidamento sarebbe stato comunque a carico della società ricorrente al fine di eliminare i pericoli per l’incolumità pubblica derivati dal movimento franoso interessante il costone e comunque a carico della società ricorrente, così che il costo da sostenere per il ripristino del passaggio avrebbe interessato la sola passerella, facendo venir meno l’estremo dell’eccessiva onerosità dell’opera.
p.3.b – Il motivo è fondato dal momento che la Corte distrettuale ha distinto il disagio o la difficoltà ripristinatoria del precedente transito, nascenti da condizioni orografiche esistenti nel fondo dominante, dalle modalità specifiche del transito sulla passerella, negando l’evidenza fattuale che il manufatto (passerella) in tanto sarebbe stato fruibile in quanto fosse rimasto stabile l’ambiente in cui esso era inserito: in contrario va affermato che la difficoltà ripristinatoria del passaggio che consente la richiesta di transito coattivo sul fondo di terzi sussiste sia che la interruzione del passaggio interessi direttamente l’ iter sia che venga ad incidere sulle condizioni del terreno circostante.
p. 4 – La sentenza va dunque cassata in accoglimento del terzo motivo e la causa rinviata alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione soggettiva, anche per la regolazione delle spese del giudizio di cassazione.
Accoglie il terzo motivo di ricorso e respinge gli altri; cassa l’impugnata decisione e rinvia alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 2909
 sentenza 
 art. 346
 sentenza