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Timestamp: 2017-02-22 08:27:52+00:00

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Pensione di invalidità civile: la casa non fa reddito
Lo sai che? Pubblicato il 10 luglio 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Pensione di invalidità civile: la casa non fa reddito L’AUTORE: Redazione
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L’importante è il reddito, che non deve essere superiore a 4.805,19: ottiene il beneficio della pensione di invalidità civile anche chi è proprietario di un immobile.
Anche se hai una casa di proprietà, puoi ugualmente avere diritto alla pensione di invalidità civile se il tuo reddito percepito non supera la soglia prevista dalla legge. Infatti, nel caso sia stata presentata domanda per il riconoscimento della pensione di invalidità civile, ai fini del calcolo dei limiti di reddito previsti dalla legge non si considera la casa di proprietà. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Non è la prima volta che la Corte offre questa interpretazione del concetto di “reddito” necessario per conseguire il beneficio previdenziale: già l’anno scorso si era espressa in questo modo e, ancor prima, con sentenze del 2012 e 2013 [2], sicché si può parlare ormai di un orientamento consolidato.
Come abbiamo spiegato nella nostra guida sulla pensione di invalidità civile, il contributo spetta ai cittadini italiani o comunitari tra i 18 e 65 anni (anche quelli extracomunitari, purché in possesso di permesso per soggiornanti CE di lungo periodo), con un reddito non superiore a 4.805,19 euro. L’assegno ammonta, per il 2015, a 279,75 euro per 13 mensilità.
Il calcolo del reddito ai fini della pensione di invalidità
È proprio sui criteri di calcolo del reddito che si è pronunciata la Cassazione, chiarendo che «il reddito» previsto per «l’attribuzione della pensione di invalidità civile» non può «comprendere anche quello della casa di abitazione».
È stata così accolto il ricorso di una donna alla quale l’Inps aveva negato la pensione di invalidità solo perché proprietaria di un immobile.
In particolare la Cassazione sottolinea che “in tema di pensione di inabilità, ai fini del requisito reddituale non va calcolato il reddito della casa di abitazione”.
Questo significa che chi abbia un reddito molto basso può ugualmente accedere alla pensione di invalidità nonostante sia proprietario di una casa o altro immobile.
[1] Cass. sent. n. 14026/16 dell’8.07.2016.
[2] Cass. sent. n. n. 5479/2012, 14456/12, 20387/2013.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 21 aprile – 8 luglio 2016, n. 14026
La Corte d’appello di Firenze, in riforma della sentenza del Tribunale di Firenze, ha accolto la domanda di V.V. volta ad accertare che il reddito,ai fini dell’attribuzione della pensione di invalidità civile (non doveva comprendere anche quello della casa di abitazione.
La Corte ha richiamato un precedente della Cassazione secondo cui l’assegno divorzile, proprio perché interamente deducibile ai fini del pagamento dell’Irpef , doveva essere detratto dal reddito ai fini della pensione di invalidità civile. Secondo la Corte tale sentenza era in contrasto con quanto sostenuto dall’Inps di ritenere differenti le condizioni di deducibilità ai fini fiscali da quelle relative al reddito da considerare per l’accesso alle prestazioni. Ha concluso, pertanto, ritenendo infondata la pretesa dell’Istituto di escludere la detraibilità del reddito della casa di abitazione .
Ricorre Inps con un motivo. Resiste il V. con controricorso ulteriormente illustrato con memoria ex art 378 cpc.
Con un unico motivo l’Inps denuncia violazione dell’art. 14 septies del DL 663/1979 cony, in L .n. 3311980 e dell’art 2 DM n 553/1992 in relazione agli art 12 e 13 L. n. 118/1971.
Deduce che il reddito della casa doveva essere computato nel reddito rilevante ai fini della concessione della pensione di inabilità civile di cui all’art 12 L. n 118/1971. Rileva che ai fini previdenziali ed assistenziali rileva il reddito assoggettabile ad Irpef e quindi anche il reddito della casa di abitazione come espressamente prevede il decreto ministeriale n. 533/1992, mentre soltanto ai fini della determinazione dell’imposta in ambito fiscale rileva il cd reddito complessivo che deve essere diminuito degli oneri deducibili e quindi del reddito della casa di abitazione principale L’INPS aggiunge che quando nelle norme sull’invalidità civile si parla di “redditi assoggettabili” (oltre che di redditi esenti), si esprime un concetto più ampio di quello di “redditi assoggettati” cui invece si riferisce il TUIR esclusivamente ai fini della tassazione.
Il ricorso è infondato. La questione è stata già oggetto di numerose pronunce di questa Corte (cfr 5479/2012, 14456/12, 20387/2013) secondo cui “In tema di pensione di inabilità, ai fini del requisito reddituale non va calcolato il reddito della casa di abitazione”.
Le norme specifiche di riferimento sono costituite dalla L. n. 118 del 1971, art. 12 e dalla L. n. 153 del 1969, art. 26: la prima rinvia per le condizioni economiche, richieste per la concessione della pensione di inabilità, a quelle stabilite dalla seconda norma per il riconoscimento di pensioni ai cittadini ultrasessanta – cinquenni sprovvisti di reddito, e per queste ultime pensioni dal computo del reddito sono esclusi gli assegni familiari e il redditi della casa di abitazione. Orbene le svolte argomentazioni sono sufficienti per ritenere l’assunto dell’INPS privo di pregio, proprio per l’applicabilità della normativa della pensione sociale in tema di pensione di inabilità, con la conseguente esclusione – ai fini della concessione di quest’ultima, dal computo del reddito di quello della casa di abitazione.
Nè infine può trovare applicazione, contrariamente a quanto affermato dall’INPS, il D.M. 31 ottobre 1992, n. 553, art. 2, secondo il quale nella dichiarazione di cui all’art. i debbono essere denunciati, al lordo degli oneri deducibili e delle ritenute fiscali, i redditi di qualsiasi natura assoggettabili all’IRPEF o esenti da imposta, in quanto la casa di abitazione nel caso di specie ai fini assistenziali non costituisce onere deducibile, ma una voce di reddito.
Contro la tesi qui accolta non vale citare il precedente di questa Corte n 4223/2012 che attiene a diversa fattispecie e non esamina l’art 12 L. n. 118/1971 che deve trovare applicazione nel presente giudizio.
In conclusione il ricorso è destituito di fondamento e va rigettato. Sussistono giusti motivi per compensare le spese di causa avuto riguardo al consolidarsi della tesi qui accolta in epoca successiva alla proposizione del ricorso
La Corte rigetta il ricorso, compensa le spese processuali.
APPROFONDIMENTI 11 Nov 2015 | di Noemi Secci
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