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Timestamp: 2020-06-01 17:05:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1561 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1561 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 06/12/2016, dep.20/01/2017), n. 1561
sul ricorso 17733-2015 proposto da:
SACCHETTI, 482, presso lo studio dell’avvocato EMANUELA VIRGINE,
rappresentata e difesa dall’avvocato MARIA ROSARIA SAVOIA giusta
SOCIETA’ COOPERATIVA ORIENTE E MUTUALITA’ A RL;
avverso la sentenza n. 16/2015 della CORTE D’APPELLO DI LECCE
“1.- Con la sentenza impugnata la Corte “Appello di Lecce ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da Equitalia E.T.R. S.p.A. (oggi Equitalia Sud S.p.A.) avverso la sentenza del Tribunale di Lecce – sezione di Maglie, con la quale era stata accolta l’opposizione proposta dalla Società Cooperativa Oriente e Mutualità a r.l. avverso sei intimazioni di pagamento notificate dall’Agente della Riscossione (erroneamente indicate nella stessa sentenza come cartelle di pagamento).
2.- Col primo motivo la ricorrente denuncia erronea e falsa applicazione dell’art. 617 c.p.c. e art. 618 c.p.c., comma 2, – violazione dell’art. 615 c.p.c. – in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e censura la statuizione di inammissibilità dell’appello che la Corte di merito ha basato sul fatto che il Tribunale avrebbe qualificato espressamente la domanda come opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c..
La ricorrente sostiene, invece, che la Corte d’Appello avrebbe erroneamente interpretato il dictum del primo giudice, in quanto la sentenza di primo grado non avrebbe qualificato la domanda “in modo puntuale ed inequivocabile”.
3.- Il motivo presenta diversi profili di inammissibilità.
In primo luogo, si riscontra un difetto di autosufficienza per la mancata riproduzione delle parti della sentenza di primo grado che sarebbero idonee a sorreggere le ragioni della ricorrente. Infatti, il ricorso riporta, alle pagine 3 e 4, soltanto parti della sentenza del Tribunale. Tuttavia, non si tratta delle parti di motivazione sulle quali la Corte d’Appello ha basato la dichiarazione di inammissibilità del gravame. In particolare, Corte ha fatto riferimento all’affermazione del primo giudice secondo cui oggetto del giudizio era una “opposizione riguardante la regolarità formale del titolo”: trattasi di affermazione decisiva per la qualificazione della domanda, che non è affatto smentita dalle parti della sentenza di primo grado riportate in ricorso (ed anzi, l’ultimo paragrafo della motivazione del Tribunale avvalora la notazione della Corte d’Appello secondo cui il vizio rilevato sarebbe di natura derivata, consistente nell’omessa notificazione dei titoli esecutivi posti a fondamento degli atti impugnati).
3.1.- In secondo luogo, l’inammissibilità del motivo consegue alla mancanza di specificità di esso rispetto alla ragione della decisione suddetta. Infatti, la ricorrente riproduce il contenuto degli atti di parte ed i passi della motivazione della sentenza di primo grado dei quali si è già detto, senza tuttavia preoccuparsi di censurare l’affermazione della Corte “Appello secondo cui il primo giudice avrebbe individuato l’oggetto del giudizio nella questione concernente “la regolarità formale del titolo”.
4.- In conclusione, il primo motivo non consente di superare la ratio deciciendi della sentenza impugnata circa la qualificazione data dal primo giudice all’opposizione come opposizione agli atti esecutivi.
Questa, come ritenuto dalla Corte d’Appello, ha reso inappellabile la sentenza in base al principio c.d. dell’apparenza, per il quale l’individuazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale va effettuata facendo esclusivo riferimento alla qualificazione data dal giudice all’azione proposta, con il provvedimento impugnato, a prescindere dalla sua esattezza e dalla qualificazione dell’azione data dalla parte, e tanto al fine di escludere che la parte possa conoscere ex post, ad impugnazione avvenuta, quale era il mezzo di impugnazione esperibile. Ne consegue che, nel caso di sentenza emessa in sede di opposizione in materia esecutiva, la stessa è impugnabile con l’appello, se l’azione è stata qualificata come opposizione all’esecuzione (fatto salvo il periodo di vigenza dell’art. 616 c.p.c., u.c., ult. inc., abrogato dalla L. n. 69 del 2009, art. 49, comma 2), mentre è esperibile il ricorso per cassazione, qualora l’azione sia stata definita come opposizione agli atti esecutivi (così già Cass. n. 26294/07 e ord. n. 30201/08, ord. n. 2261/10, nonchè Cass. S.U. n. 390/11 e Cass. ord. n. 171/12).
La sentenza impugnata è perciò conforme a diritto laddove ha ritenuto inammissibile l’appello perchè avente ad oggetto una sentenza di primo grado pronunciata ai sensi degli artt. 617 e 618 c.p.c..
5.- Alla dichiarazione di inammissibilità del primo motivo consegue la carenza di interesse ad impugnare relativamente alle questioni poste con i motivi restanti, che attengono tutti al merito dell’opposizione, sul quale il giudice a qua non si è pronunciato per la ritenuta inammissibilità dell’appello.”.
La memoria della società ricorrente non offre argomenti per superare detti motivi.
Perciò il ricorso va dichiarato inammissibile.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 618
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 sentenza 
 art. 49
 Cass. 
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 art. 13
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