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Timestamp: 2017-10-19 21:34:34+00:00

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By Avv. Renato D'Isa on 14 settembre 2011 • ( 1 commento )
Corte di Cassazione – Sezione Seconda Civile, Sentenza 19 luglio 2011, n.15841. Infiltrazioni di acqua: le spese di ripristino vanno divise a metà, ex art. 1125, quando il solaio è anche cortile di accesso al condominio
Lo ha deciso la Corte di cassazione con la sentenza n. 15841/2011
In merito ad una causa per la determinazione della competenza e della ripartizione delle spese di ripristino di un lastrico-cortile di copertura di proprietà singolare, avente come parti la società proprietaria del lastrico (convenuta), la proprietaria del box auto danneggiato da infiltrazioni di acqua piovana (attrice) e il Condominio (terzo chiamato), la Suprema Corte ha condannato la società (attrice) al pagamento di dette spese poichè è “imputabile in maniera preponderante il degrado della pavimentazione e delle conseguenti infiltrazioni di acqua, per cui sarebbe illogico accollare per un terzo le spese relative alle necessarie riparazioni ai condomini del locali sottostanti, mediante applicazione analogica dell’articolo 1125 c.c., “che stabilisce che le spese per la manutenzione e la ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute, in via generale, in parti uguali dai proprietari dei due piano l’uno all’altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l’intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto. Tale disposizione, infatti, accolla per intero le spese relative alla manutenzione di una parte di una struttura complessa (il pavimento del piano superiore) a chi con l’uso esclusivo della stessa determina la necessità di tale manutenzione, per cui si può dire che costituisce una applicazione particolare del principio dettato dall’art. 1123 cod. civ., comma 2. ”
sentenza 19 Luglio 2011, n. 15841
M.D., premesso di esser proprietaria di un box auto interrato nel condominio sito in omissis, via omissis e che lo stesso era interessato da infiltrazioni di acqua piovana provenienti dal soprastante terrazzo-giardino a livello stradale di proprietà esclusiva della omissis srl, pur se facente parte dello stesso condominio, citò quest’ultima società innanzi al Tribunale di omissis affinchè fosse condannata ad eseguire le opere necessarie ad eliminare dette infiltrazioni ed a ristorarla dei danni subiti.
La convenuta si costituì dichiarando di esser disposta all’emenda dei danni ed all’eliminazione delle cause dei medesimi ma rilevò che l’onere relativo avrebbe dovuto esser ripartito secondo quanto stabilito per il lastrico solare, dall’art. 1126 cod. civ. – vale a dire per un terzo a carico proprio e due terzi a carico del Condominio o, comunque, di quei condomini proprietari dei locali sottostanti il lastrico- ; chiese ed ottenne di chiamare in causa il Condominio il quale, costituitosi, aderì alla prospettazione di parte attrice in merito alla esclusiva responsabilità della convenuta e sostenne che, comunque, il contraddittorio avrebbe dovuto essere integrato anche nei confronti di tutti i condomini.
Il Tribunale di omissis accolse la domanda della M., ordinando alla società convenuta di eseguire le opere necessarie all’eliminazione delle infiltrazioni, quantificandone l’importo in Euro 3.280,91 oltre IVA e condannandola nel contempo al pagamento di Euro 1.399,20 a titolo di risarcimento del danno, ritenendo sussistente l’esclusiva responsabilità della omissis srl sia a titolo extracontrattuale , richiamando l’art. 2051 cod. civ. – per aver omesso di approntare tempestive opere emendative e conservative sulla proprietà esclusiva – sia contrattuale, dando applicazione all’art. 13 del regolamento di condominio, che prevedeva analogo obbligo ripristinatorio.
La Corte di Appello di omissis, pronunziando sentenza n. 2204/2005, accolse in parte l’impugnazione della società omissis, ritenendo applicabile il disposto di cui all’art. 1126 cod. civ. – e conseguentemente ripartendo l’onere economico di cui sopra per due terzi a carico del condominio “e per esso, a carico dei proprietari condomini dei box sottostanti il lastrico di copertura” ed un terzo a carico dell’appellante- ma respingendo le censure avverso il capo relativo al risarcimento del danno; condannò la stessa M. ed il Condominio al pagamento delle spese dei due gradi del giudizio.
La M. ha proposto ricorso per la cassazione di detta decisione, articolandolo in cinque motivi; la omissis srl ha resistito con controricorso; il Condominio non ha svolto difese;
1 – Con il primo motivo il ricorrente deduce la “violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c. e dell’art. 1126 c.c. in rapporto all’art. 360 c.p.c., n. 3” invocando l’applicazione del principio indicato da questa Corte nella sua funzione nomofilattica (sentenza n. 18.194/2005) secondo cui “Se nell’ambito di un condominio il solaio di copertura di vani interrati di proprietà esclusiva funge anche da cortile o da accesso all’edificio, le spese relative alla impermeabilizzazione sono a carico del condominio” così escludendo il presupposto dal quale era partito il giudice del gravame: che cioè potesse equipararsi ad una terrazza a livello di proprietà esclusiva il lastrico di passaggio comune, posto parzialmente fuori dalla sagoma d’ingombro del fabbricato condominiale.
La ricorrente trae poi da tale interpretazione la conseguenza che sarebbe invocabile la responsabilità da custodia ex art. 2051 cod. civ. a carico della omissis srl, escludente ogni partecipazione alle spese da parte di essa ricorrente (non avendo il Condominio impugnato il capo di sentenza riconoscente l’obbligo di partecipare per due terzi alle spese di riparazione).
2 – Con il secondo motivo viene denunziata la ” messa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5″ avendo la Corte romana ritenuto, contrariamente a quanto si assume risultante dalle acquisizioni istruttorie, che la superficie, di cui la controricorrente era proprietaria individuale, fosse qualificabile come “lastrico solare con funzione di copertura del fabbricato di proprietà comune”.
3 – 4 – Con il terzo mezzo la ricorrente sostiene che la gravata decisione sarebbe incorsa in una ” violazione e falsa applicazione degli artt. 1362-1366 c.c. in relazione all’art. 13 del regolamento di Condominio, in ragione dell’art. 360 c.p.c., n. 3″, non avendo ritenuto la disposizione pattizia applicabile al caso in esame; con il connesso quarto motivo adduce l’esistenza di una ” omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5″ per avere, la Corte posto a base della ritenuta non applicabilità dell’art. 13 reg. cond., un fatto – la comunione sull’area adibita a scorrimento, direttamente sovrastante il box ammalorato-contrastante con la pacifica proprietà uti singulus di detta area, in capo alla omissis srl.
7 – In merito all’esatta ricostruzione dello stato dei luoghi, interessato da parte del mezzo in esame , come pure dal secondo e quarto motivo – con cui si è censurata l’affermazione, contenuta in sentenza, della natura “comune” della pavimentazione e la sua natura di lastrico solare -, va rilevato che la M. non contesta quanto riportato nella narrativa del controricorso, secondo cui il CTU ing L. avrebbe accertato: 1 – che la M. era proprietaria di un box, distinto al n. omissis, sottostante un ampio lastrico-cortile che permetteva il transito tra le palazzine che avevano ingresso da via omissis, lastrico di proprietà esclusiva della società controricorrente; 2 – che detto lastrico-cortile rappresentava – anche- la copertura comune della corsia di manovra e di tutti i box situati al piano sottostante le palazzine “C” e “B”, in particolare di quei box denominati, secondo numerazione romana, dal 1^ al 4^ e dall’11^ al 21^; 3 – che le cause dell’infiltrazione di acqua piovana dovevano farsi risalire alla cattiva manutenzione della porzione di pavimentazione immediatamente sovrastante l’angolo interno del box. 7/a – Premesso quanto sopra in punto di fatto, va altresì precisato,prima di passare alla delibazione del iberna deddendum relativo al motivo in esame, che, se pure la M. iniziò la causa per veder accertata la responsabilità extracontrattuale e contrattuale della società omissis, tuttavia, a seguito delle difese di quest’ultima il dibattito si è focalizzato – com’era corretto che fosse, non essendo dubbia la responsabilità della proprietaria del lastrico di copertura- su chi ed in quale proporzione dovesse porsi il carico delle spese di ripristino, così che non è accettabile l’opzione interpretativa della stessa M. laddove deduce la perdurante applicabilità dell’art. 2051 cod. civ. e dell’art. 13 del regolamento condominiale, come conseguenza dell’accettazione del principio- che più oltre si andrà ad illustrare-contenuto nella citata decisione 18.194/2005. 8 – Giudica la Corte che sia utilmente invocabile il principio stabilito nella propria sentenza n. 18.194/2005 -nonchè dalla successiva n. 10.858/2010 che si è rifatta in foto alla precedente – .
8/b – Sussistono allora – come messo in luce dagli arresti giurisprudenziali sopra riportati- , le condizioni per una applicazione analogica dell’art. 1125 cod. civ., che stabilisce che le spese per la manutenzione e la ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute, in via generale, in parti eguali dai proprietari dei due piani l’uno all’altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l’intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto: tale disposizione, infatti, accolla per intero le spese relative alla manutenzione di una parte di una struttura complessa (il pavimento del piano superiore) a chi con l’uso esclusivo della stessa determina la necessità di tale manutenzione, per cui si può dire che costituisce una applicazione particolare del principio dettato dall’art. 1123 cod. civ., comma 2.
8/c – Una situazione sostanzialmente analoga si verifica nel caso in esame, in quanto l’usura della pavimentazione del cortile è determinata dall’utilizzazione esclusiva che della stessa viene fatta dalla collettività dei condomini, per cui deve trovare applicazione il principio ubi eadem ratto ibi eadem legis dispositio.
10 – Il quarto motivo è superato in forza delle considerazioni sull’oggetto attuale del contendere di cui al p. 7/a e comunque inammissibile in quanto, censurando l’interpretazione dell’art. 13 del regolamento di condominio da parte della Corte distrettuale, si è omesso di specificare in qual modo si sarebbero violate le regole di ermeneutica, genericamente richiamate con riferimento agli artt. 1362 1366 cod. civ..
11 – La sentenza va dunque cassata in ordine al motivo accolto, con assorbimento dell’esame del motivo relativo alla liquidazione delle spese dei due giudizi di merito; la causa rinviata alla Corte di Appello di omissis che, in diversa composizione, statuirà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
LA CORTE DI CASSAZIONE Accoglie il ricorso; cassa la sentenza in ordine al motivo accolto e rinvia ad altra sezione della Corte di Appello di omissis che provvederà anche sulle spese.
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Corte di Cassazione, IV sezione, sentenza del 14 settembre 2011, n. 34070. Se il cane attraversa la strada e fa cadere il motociclista il padrone risponde del reato di lesioni colpose.
i danni come vanno ripartiti?

References: Sentenza 
 art. 1125
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 art. 2051
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