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Timestamp: 2020-06-02 16:46:54+00:00

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Vi ricordate il boss di Cosa Nostra Rosaio Caci? Quello che con i familiari ha rioccupato i beni che lo Stato ha confiscato con sentenza definitiva della Cassazione – inappellabile – nel 2005, siti in Vico delle Mele nel cuore di Genova? Bene se l’è presa perché noi gli stiamo rovinando l’immagine e le sue relazioni sociali! Non è uno scherzo, è tutto folkloristicamente vero!
Non gli è piaciuto che qualcuno, cioè noi, rompesse il silenzio e la complicità istituzionale che gli ha permesso di continuare ad occupare i beni che lo Stato ha confiscato alla cosca mafiosa (quella di Piddu Madonia) di cui è stato accertato essere appartenente. Non ha gradito che qualcuno, cioè noi, promuovesse una campagna di informazione e impegno civile per chiedere che la sentenza di confisca fosse applicata con la liberazione di quegli immobili e l’assegnazione dei beni a fini sociali come previsto dalla legge Rognoni-La Torre. Non ha digerito che di lì deve sloggiare perché vi è una sentenza della Corte di Appello che ordina lo sgombero coatto in attuazione della sentenza della Cassazione. Certo si era abituato a che tutti tacessero, per paura o complicità, e questo scrollone non è stato di suo grado. Deve anche capire che le storielle non cambiano i fatti!
La cosa più divertente è che lui affermi, tramite legale, che lui non è mafioso. Ora, qualcuno potrebbe anche credergli, magari anche il suo legale, solo se non conosce i fatti e le carte processuali e le sentenze. Infatti i beni che la Direzione Investigativa Antimafia gli sequestrarono, passarono in amministrazione provvisoria al Tribunale di Caltanissetta in quanto competente visto che il vertice della cosca mafiosa di appartenenza del Caci è quella di Caltanissetta (decina degli Emmanuello-Fiandaca di Genova della cosca di Piddu Madonia di Caltanissetta), e che la Cassazione ha confiscato in via definitiva sulla base della legge Rognoni – La Torre che permette allo Stato di aggredire i patrimoni mafiosi, frutto delle attività illecite con la confisca e l’assegnazione a fini sociali. Da lì in avanti i beni confiscati alla cosca di Cosa Nostra sono passati al Demanio, in quanto proprietà dello Stato! Lui ha avuto condanna per sfruttamento della prostituzione e droga (17 anni di carcere)! Certo non è un lavavetri che sembra rappresentare oggi il principale pericolo sociale del Paese, ma è mafioso. Non lo abbiamo affermato o sentenziato noi, bensì i magistrati, la magistratura giudicante, in tutti e tre i livelli di giudizio!
Il tentativo di far risultare i beni di altri è classico modus operandi adottato dai mafiosi per cercare di evitare la confisca. Pensiamo solo a quanti anni ci sono voluti perché la Cassazione stabilisse che i beni della famiglia Badalamenti fossero confiscati! Troppi e semplicemente perché l’abile attività dei legali cercava di far risultare quella casa di Cinisi, a “centopassi” da quella di Peppino Impastato, quale proprietà del figlio incensurato. Troppi, ma alla fine la Cassazione ha stabilito che quella casa era frutto dell’attività mafiosa e quindi ha proclamato la confisca. Qui, invece, siamo al delirio più totale, in quanto la sentenza di confisca, cioè il pronunciamento della Cassazione, definitivo ed inappellabile, c’è stato e quindi non esiste alcun ricorso civile, amministrativo o penale che tenga!!! Lo si vuole comprendere questo o no?
E’ grave che il Comune di Genova e la Prefettura non abbiano proceduto a promuovere le azioni necessarie ad uno sgombero rapido degli immobili, considerato che erano a conoscenza sia della Sentenza della Cassazione sia del fatto che i beni sono stati occupati abusivamente da Rosario Caci & C. Anzi, questo è inammissibile ed abbiamo chiesto che i responsabili di questo siano individuati e puniti. Ma ciò non toglie che se Prefettura e Comune hanno chiuso gli occhi davanti ad un fatto gravissimo quale quello in questione, quei beni non sono più di Rosario Caci, della signora Caci o di chi si vorrebbe far risultare fossero per scongiurare la confisca, ma i beni sono dello Stato perché la confisca c’è Stata!
Ora affermare che noi con i “sigilli” posti su quei beni, con i presidi davanti a quei beni, con le denunce pubbliche ed alle Autorità preposte, con i volantinaggi e gli articoli sul nostro sito o quelli di giornalisti seri e coraggiosi, roviniamo l’immagine, turbiamo la serenità e compromettiamo le relazioni sociali dei Caci, è davvero troppo! Inoltre se è vero che il signor Caci ha voluto rompere con quel passato, perché non ha avviato una collaborazione con lo Stato dicendo tutto quello che sapeva sull’organizzazione mafiosa di cui faceva parte? Come mai non si è dissociato e pentito? Anche questa sua scelta omertosa a tutela di Cosa Nostra è colpa nostra? E’ colpa dei magistrati che in tre gradi di giudizio non hanno capito nulla e non hanno visto il santo che avevano davanti? Ma non scherziamo!!!
Noi torneremo a porre i “sigilli” a quei beni, come già abbiamo fatto! Se potremo saremo anche sul posto quando lo sgombero sarà effettuato perché se le Forze dell’Ordine agiscono lo fanno per dovere ma anche nell’interesse della società ed è giusto che il sostegno alla loro azione sia evidente. Continueremo ad insistere perché quei beni vengano assegnato per il progetto di utilità sociale che abbiamo presentato insieme a molteplici associazioni. Non ci facciamo intimidire e tiriamo dritti perché il maltolto deve essere restituito!!! L’aggressione ai patrimoni mafiosi, intrisi di dolore, sangue e morte, è l’arma più forte che lo Stato ha per colpire le mafie, rendendo evidente che queste non sono e non possono essere invincibili. E questa, sia chiaro, è questione civile, che coinvolge e riguarda tutti, non solo magistrati e forze dell’ordine e noi siamo qui a fare la nostra parte perché stiamo da questa parte: la legalità e la giustizia!
Ma vediamo un po’ questa “diffida” che ci è giunta, e andiamo con ordine nel fornire, da subito, le risposte al legale dei Caci.
”…i miei assistiti [Caci Rosario e Caci Concetta] mi hanno segnalato che a far data dagli ultimi giorno dello scorso mese di ottobre e con azioni ripetute nei pressi dell’appartamento sito in via Mele…”
Intanto siamo in Vico delle Mele, via Mele non esiste e se esiste non è quella in adiacenza di Piazza Senarega e Vico del Santo Sepolcro. Inoltre hanno segnalato delle iniziative pubbliche, per cui abbiamo dato ampia informazione non solo attraverso il nostro sito, ma anche con l’invio alla nostra mailing list, comunicati stampa, volantini, un video on line, un’intervista al Tg3 della Liguria e sempre con comunicazione preventiva alle competenti autorità, tanto che al presidio sabato 27 ottobre eravamo in Vico delle Mele davanti ai beni confiscati con il giornalista Marco Preve ed il fotografo di Repubblica, nonché con la troupe della Rai Regionale, e sabato 3 novembre eravamo a presidiare i beni confiscati, con tanto di autorizzazione della Questura e del Comando della Polizia Municipale, con anche la presenza di un nutrito numero di agenti in divisa dei diversi reparti. Hanno segnalato l’acqua calda!
”Il comportamento da voi posto in essere appare illegittimo e gravemente diffamatorio…”
Dove? Quando? Ci spieghino. Dire che quei beni sono beni confiscati è illegittimo e diffamatorio? Dire che Rosario Caci e famiglia (di fatto se non unita dal sacro vincolo) stanno occupando un bene confiscatogli dallo Stato in via definitiva – inappellabile –, con sentenza di Cassazione, sulla base della normativa antimafia, è illegale e diffamatorio? Dire che quei beni sono stati confiscati al Caci perché frutto delle attività illecite della cosca di Cosa Nostra di Piddu Madonia, è illegale e diffamatorio? No, questi sono i fatti!
”Tali beni, pur risultando di proprietà della signora Concetta Caci – omonima del signor Caci – (avendoli quest’ultima acquistati tra il 1987 ed il 1992), venivano ricondotti dall’Autorità Giudiziaria penale alla sfera del Signor Rosario Caci, soggetto già convivente della signora Caci
… L’autorità Giudiziaria penale disponibilità del Signor Caci attraverso la interposizione fittizzia della Signora Caci con conseguente operatività della confisca…”
Eccoci al dunque. Si ammette che i beni che erano stati sequestrati dalla DIA, al termine di un regolare processo, dopo tutti e tre gradi di giudizio, sono stati confiscati in quanto è stata provato che erano frutto dell’attività illecita. Ciò significa che il signor Rosario Caci e la signora Concetta Caci non hanno dimostrato e provato alcuna loro ragione e, quindi, la Cassazione , ha confiscato quei beni. Ogni altra iniziativa successiva appare chiaramente un uso distorto e dilatorio del Diritto che non può bloccare, sospendere o rovesciare una sentenza definitiva della Cassazione.
”Sulla scorta di tali presupposti di fatto in data 24 febbraio 2006 l’Agenzia del Demanio – Filiale Liguria – ordinava alla signora Concetta Caci il rilascio degli immobili… La signora Caci tuttavia, che risiede e domicilia nell’appartamento (Genova Via Mele 4/1) oggetto di provvedimento di confisca unitamente alla figlia Nuncia Caci – in stato di gravidanza e prossima al parto -, provvedeva ad impugnare il provvedimento con ricorso amministrativo al Capo dello Stato, ricorso che è attualmente in attesa di decisione.”
I funzionari del Demanio dovevano procedere in data 24 febbraio 2006 e con essi il Comune e la Prefettura. Detto questo la signora Concetta Caci, come il signor Rosario Caci, sapevano che quel bene era stato da prima sequestrato dalla DIA e assegnato all’amministrazione provvisoria del Tribunale di Caltanissetta e sapevano bene che “a seguito dell’emissione di un’ordinanza della Corte d’Assise penale di Caltanissetta (confermata dalla Corte di Cassazione), nell’anno 2005 veniva disposta la confisca in favore dello Stato”. Quindi quel ricorso amministrativo è chiaramente, come detto, un uso distorto e dilatorio del Diritto, con il solo fine di mantenere il possesso reale di un bene che lo Stato ha, secondo la legge, in via definitiva confiscato. Ripetiamo CONFISCATO in via DEFINITIVA!
”L’appartamento è attualmente occupato anche dal signor Rosario Caci avendo questi ivi fissato il proprio temporaneo domicilio in conseguenza degli obblighi verso le Autorità di Pubblica Sicurezza; il signor Caci è invalido al 100%”
Appunto: 1) le responsabilità di chi ha permesso questo devono essere individuate e perseguite e ciò lo abbiamo chiesto con chiarezza – clicca qui – ; 2) il fatto che il signor Rosario Caci, conscio del sequestro e della confisca, abbia mantenuto l’occupazione di quei beni, unitamente a Concetta Caci, Nuncia Caci ed al figlio come comunicatoci dagli agenti addetti alle verifiche dell’obbligo di dimora, è illegale e inaccettabile. Che poi questo sia avvenuto con la compiacenza di alcuni funzionari, ci rappresenta solo una inquietante aggravante, mentre che il signor Caci sia invalido al 100% non è questione che può minimamente cambiare la realtà dei fatti, come non la può cambiare lo stato della signora Nunzia (incinta o neo-partoriente che sia)!
”il Sig. Rosario Caci non ha subito alcuna condanna penale per reati di associazione mafiosa; il provvedimento di confisca non è fondato su reati di tipo mafioso; l’operatività della confisca è attualmente sottoposta al vaglio di legittimità e correttezza a seguito del ricorso amministrativo proposta al Capo dello Stato”
Qui è da toccarsi se ci siamo o no. Un provvedimento di sequestro e confisca dei beni di organizzazioni mafiose c’è ed è inequivocabile, quindi non sappiamo se prendere questo passaggio come una battuta di spirito o un tentativo di mistificazione della realtà e dei fatti accertati (non da noi ma dallo Stato). Il provvedimento è contro il patrimonio mafioso punto e basta, non certo applicabile ad un santo o per reati che non rientrino nei reati di mafia, non scherziamo! Inoltre: ci si dimentica forse che per i vizi di legittimità e correttezza delle sentenze è la Cassazione la sede (ultima istanza possibile nel nostro ordinamento)? Una volta che la Cassazione sentenzia una condanna come una confisca, questa è definitiva, punto e basta! Un ricorso amministrativo non cambia e non può cambiare una sentenza definitiva. Il Presidente della Repubblica può concedere la grazia, ma non può modificare una sentenza della Cassazione. Questo in Italia! Parliamo di altri Paesi?
”E’ evidente pertanto che la campagna di comunicazione da voi posta in essere (con manifesti, volantini, pagine web, articoli sulla stampa, dichiarazioni tv, ecc) risulta improntata su circostanze non vere e che pongono i miei clienti (e i loro familiari) in una situazione di grave discredito sociale con evidenti e ben comprensibili conseguenze sulla vita di relazione e sulla loro immagine.”
Qui è inutile ogni commento, va da se!
”Vi invito e diffido pertanto dal porre in essere ogni ulteriore iniziativa che possa pregiudicare la vita e l’immagine dei signori Caci Rosario e Caci Concetta, dovendo in difetto avviare ogni iniziativa di legge a tutela dei miei assistiti. Con riserva in ogni caso di avviare le meglio viste azioni anche al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi in conseguenza del vostro comportamento”.
Ecco dunque che come Ufficio di Presidenza domenica 11 novembre 2007 saremo di nuovo in Vico delle Mele (non in Via Mele!) e continueremo a ripetere le cose che abbiamo detto e scritto, riporremo i “sigilli” a quei beni dello Stato. Saremo lì ogni qualvolta lo riterremo opportuno per evitare che cada il silenzio su questa storia inquietante. Rispediamo al mittente il tentativo palese di intimidazione perché chi eventualmente deve pagare i danni non siamo certo noi, bensì chi ha occupato indebitamente i beni confiscati e quanti hanno permesso tale gravi fatti. Noi abbiamo detto fatti veri e reali, abbiamo chiesto che venisse applicata la sentenza di confisca, abbiamo chiesto che questi beni vengano assegnati a fini sociali come previsto dalla legge Rognoni-La Torre ed abbiamo avanzato un progetto specifico. Noi andiamo avanti in questa strada e non vediamo l’ora che la sentenza della Corte di Appello che dispone lo sgombero coatto venga attuata perché la mafia deve restituire il maltolto, gli piaccia o no ai signori Caci!
la lettera di diffida del legale dei signori Caci - formato pdf - clicca qui

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