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Timestamp: 2017-09-22 01:01:14+00:00

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Volontario in ferma breve – Vaccinazioni obbligatorie – Leucemia mieloide acuta – Diritto all’indennizzo – Soggetti a carico | sentenza del giorno
Volontario in ferma breve – Vaccinazioni obbligatorie – Leucemia mieloide acuta – Diritto all’indennizzo – Soggetti a carico
Deve ritenersi tuttora vigente la limitazione del riconoscimento dell'assegno una tantum esclusivamente in favore dei familiari "a carico" della persona deceduta a causa delle vaccinazioni o in conseguenza delle patologie contratte per emotrasfusioni.
Tribunale di Lecce – Sezione lavoro, dott. Cinzia Mondatore - Sentenza n. 7486 del 21 luglio 2010 (*)
(.*) Sentenza riformata dalla Corte di Appello di Lecce – Sentenza n. 1712 del 24 giugno 2014
Il giudice del lavoro dott.ssa Cìnzia MONDATORE, ha pronunciato la seguente
nella causa iscritta al n. 18599/2008 R.G., discussa all'udienza del 26/5/2010, promossa da
M.P. e M.L., in proprio e quali eredi di M.F., rappresentati e difesi dall'avv. Francesco Terruli, come da mandato in atti; RICORRENTI
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Lecce, presso cui è per legge domiciliato;
Azienda Sanitaria Locale di Lecce, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Elio Spro, come da mandato in atti;
Regione Puglia, in persona del Presidente pro tempore della Giunta Regionale, rappresentata e difesa dall'avv. Adriana Shiroka, come da mandato in atti; RESISTENTI
OGGETTO : Indennizzo ex art. 21. 210/92.
Con l'atto ìntroduttivo del presente giudizio, i ricorrenti ìndicati in epigrafe hanno chiesto la condanna delle parti convenute, ciascuno per quanto di propria competenza, alla corresponsione dell'indennizzo costituito dall'assegno una tantum» pari a euro 150.000,00 previsto dall'art. 21. 210/1992 e dall'art. 1 co. 3 1. 238/1997 deducendo che, per le ragioni specificate in ricorso, il decesso del proprio figlio M.F., avvenuto il 26/9/2001 per "leucemia mieloide acuta tipo M2", era causalmente riconducibile alle vaccinazioni a lui somministrate, quale volontario di ferma breve, nel periodo 3/7/2000 - 7/3/2001, in previsione di operazioni fuori area.
Le parti convenute si costituivano, come specificato in epigrafe, ciascuna deducendo il proprio difetto di legittimazione passiva e chiedendo, nel merito, il rigetto del ricorso perché infondato.
Circa l'individuazione del soggetto passivamente legittimato in relazione alla domanda giudiziale di pagamento dell'indennizzo ex 1. 210/1992, va, preliminarmente, richiamato il più recente insegnamento della Corte di legittimità, secondo cui
"In tema di indennizzo ai sensi della legge n. 210 del 1992, la titolarità passiva del rapporto per la generalità delle controversie amministrative e giudiziali spetta al Ministero della salute, indipendentemente dal momento di presentazione della domanda amministrativa per il riconoscimento del beneficio ovvero dalla data di trasmissione della medesima dalle Usl al Ministero della salute, dovendosi ritenere che l'art: 123 del d.lgs. n. 112 del 1998, nel conservare 'allo Stato le funzioni in materia di ricorsi per la corresponsione degli indennizzi in questione, abbia stabilito la perdurante legittimazione a contraddire del Ministero della salute sia in sede amministrativa che giudiziale, così da assicurare al medesimo una visione generale delle problematiche espressamente riservate allo Stato dall'art. 112, comma 2, lett. j) del d.lgs. n. 112 del 1998, prevedendo il trasferimento alle Regioni - mediante diversi D.P.C.M. susseguitisi nel tempo e, come tali, non suscettibili di derogare alla disposizione di legge - dei soli oneri economia, ricadenti nell'ambito delle competenze amministrative attribuite alle Regioni ai sensi dell'art. 114 del d.!gs. n. 112 de! 1998" (così Cass. 13/10/2009 n. 21703).
Quanto al merito del ricorso in esame, si deve, poi, evidenziare che, benché i ricorrenti abbiano agito "in proprio e quali eredi" del proprio figlio, in realtà l'unico oggetto della domanda è costituito dall'assegno una tantum di cui alla legge 210/1992 e successive modifiche.
L'art. 2 co. 3 1. 210/1992, in proposito, prevede: "Qualora a causa delle vaccinazioni o delle patologie previste dalla presente legge sia derivata la morte, l'avente diritto può optare fra l'assegno reversibile di cui al comma l e un assegno una tantum di lire 150 milioni. Ai fini della presente legge, sono considerati aventi diritto nell'ordine i seguenti soggetti a carico: il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli minorenni, i fratelli maggiorenni inabili al lavoro. I benefici di cui al presente comma spettano anche nel caso in cui il reddito della persona deceduta non rappresenti l'unico sostentamento della famiglia." (così l'art. 2 co. 31. 210/1992, nel testo introdotto dall'art. 7 d.l. 548/1996, conv. con modif. in 1. 641/1996).
Alla stregua della norma ora citata, deve, invero, escludersi che gli odierni ricorrenti abbiano diritto all'assegno una tantum richiesto, per mancanza della condizione di "soggetti a carico" della persona deceduta ("sono considerati aventi diritto nell'ordine i seguenti soggetti a carico: ( ... )").
Sul punto parte ricorrente ha sostenuto che il tenore letterale dell'art. 2 co. 3 1. 210/1992, in precedenza citato, che indubbiamente considera "aventi diritto" soltanto i familiari "a carico", è stato modificato dall'art. 1 co. 3 1. 238/1997, così formulato: "Qualora a causa delle vaccinazioni o delle patologie previste dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210, sia derivata la morte, l'avente diritto può optare fra l'assegno reversibile di cuii al comma l e un assegno una tantum di lire 150 milioni. Ai fini della presente legge, sono considerati aventi diritto, nell'ordine, i seguenti soggetti: il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli minorenni, i fratelli maggiorenni. I benifici di cui al presente comma spettano anche nel caso in cui il reddito della persona deceduta non rappresenti l'unico sostentamento della famiglia. Ai soggetti ai quali è stato già corrisposto l'assegno una tantum nella misura di lire 50 milioni spetta, a domanda, da presentare entro ii termine del 30 settembre 1997, l'integrazione di lire 100 milioni, con esclusione di interessi legali e rivalutazione monetaria.".
In realtà, la norma da ultimo citata, originariamente introdotta per il solo anno 1997 (secondo il co. 8), non ha affatto sostituito il testo dell'art. 2 co. 3 L 210/1992, in precedenza citato: nel concorso tra le due norme, quindi, e in mancanza di una espressa abrogazione dell'art. 2 co. 3 1. 210/1992, deve ritenersi tuttora vigente la limitazione del riconoscimento dell'assegno una tantum esclusivamente in favore dei familiari "a carico" della persona deceduta a causa delle vaccinazioni o in conseguenza delle patologie contratte per emotrasfusioni.
Con riferimento alle argomentazioni articolate dalla difesa dei ricorrenti con le note del 17/5/2010, in particolare, va osservato che il periodo "I benefici di cui al presente comma spettano anche nel caso in cui il reddito della persona deceduta non rappresenti l'unico sostentamento della famiglia” è contenuto anche nel testo dell'art. 2 co. 31. 210/1992 (così come modificato dal d.l. 548/1996) e il suo significato è, in realtà, parzialmente limitativo proprio del requisito della vivenza "a carico", nel senso che tale requisito, precisa il legislatore, si ritiene sussistente anche nell'ipotesi in cui il soggetto deceduto concorra al mantenimento dei familiari "a carico", pur non essendo l'unica fonte di sostentamento della famiglia.
Le norme che successivamente hanno introdotto benefici aggiuntivi, d'altra parte, hanno confermato, anche ai fini di tali benefici, il requisito della vivenza "a carico": così, ad esempio, l'art. 1 co. 3 l. 229/2005 (''Qualora a causa della vaccinazione obbligatoria sia derivato il decesso in data successiva a quella di entrata in vigore della presente legge, l'avente diritto può optare tra l'ulteriore indennizzo di cui al comma l e un assegno una tantum pari a 150.000 euro, da corrispondere in cinque rate annuali di 30.000 euro ciascuna. Ai fini della presente legge sono considerati aventi diritto nell'ordine i seguenti soggetti a carico: il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli minorenni, i fratelli maggiorenni inabili al lavoro.").
Si tratta, invero, di un requisito coerente con la natura assistenziale e non risarcitoria dell'indennizzo ex 1. 210/1992 (cfr., circa la natura assistenziale dell'indennizzo, ancora, tra le più recenti, Cass. 13/10/2009 n. 21703).
Ne consegue la pronuncia di cui in dispositivo.
La particolarità della fattispecie e l'obiettiva incertezza circa l'interpretazione della normativa succedutasi nel tempo nella materia per cui è causa fanno apparire equa la compensazione tra le parti delle spese processuali.
Il giudice del lavoro del Tribunale di Lecce,
definitivamente pronunciando sul ricorso depositato il 3/11/2008 da M.P- e M.L., in proprio e quali eredi di M.F., nei confronti di Regione Puglia, Ministero della Salute e Azienda USL Lecce, così provvede:
b) dichiara compensate le spese processuali;
c) fissa in sessanta giorni il termine per il deposito della sentenza.
Lecce, 26/5/2010
depositata in minuta il 21/7 /2010
resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 21/7/2010
Ultimo aggiornamento Martedì 15 Luglio 2014 17:57

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 art. 21
 Cass. 
 Cass.