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Timestamp: 2019-09-16 14:27:20+00:00

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La Regione Toscana ha promulgato una nuova disciplina sui demani collettivi civici
«In applicazione dell’articolo 118, comma quarto, della Costituzione al soggetto gestore è riconosciuta ampia autonomia statutaria e regolamentare»
Il 30 maggio, il Bollettino ufficiale della Regione Toscana ha pubblicato il testo della legge regionale n. 27 “Disciplina dell’esercizio delle funzioni in materia di demanio collettivo civico e diritti di uso civico”.
Pubblichiamo il testo integrale della legge, così come appare nel sito della Regione Toscana, oltre al commento del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Basilicata e a due articoli tratti da “StampToscana” e dalle pagine web della “Coldiretti” toscana.
Regione Toscana - Legge regionale 23 maggio 2014, n. 27
Disciplina dell’esercizio delle funzioni in materia di demanio collettivo civico e diritti di uso civico
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all’articolo 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), in particolare l’articolo 66;
4. Appare opportuno emanare una disciplina regionale per l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di usi civici, nel rispetto dell’uso previsto dalla legge statale e nell’ambito del trasferimento di cui al d.p.r. 11/1972 ed al d.p.r. 616/1977;
5. Una complessiva regolamentazione da parte della Regione appare infatti indispensabile alla luce del carattere datato della normativa statale del 1927 che ancora, sostanzialmente, presiede alla materia. Nel rispetto dei caratteri di inalienabilità, di inusucapibilità e di imprescrittibilità dei beni civici, sanciti dalla legislazione statale del 1927 e del 1928, la Regione persegue l’obiettivo di una complessiva rivisitazione normativa della materia, rimodulandola e aggiornandola, sia quanto alle procedure, che agli enti coinvolti. Ciò al fine di superare l’impostazione normativa statale che, in quanto previgente alla Costituzione, è di difficile traduzione nella struttura ordinamentale odierna. Quanto alla titolarità e ai limiti della relativa competenza legislativa regionale, con l’articolo 66 del d.p.r. 616/1977, fu disposto in favore delle regioni a statuto ordinario, il trasferimento delle funzioni amministrative statali nella materia “agricoltura e foreste”, nell’ambito delle quali si collocano gli usi civici, che la l.1766/1927 aveva attribuito ai commissari per la liquidazione degli usi civici e al Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Le competenze regionali si intrecciano ora con le competenze statali, esclusive e concorrenti, in materia di ordinamento civile, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali e di governo del territorio;
6. In coerenza e in attuazione del principio costituzionale di adeguatezza, di cui all’articolo 118, comma primo, della Costituzione, al fine di consentire il più adeguato esercizio delle funzioni amministrative disciplinate e lo svolgimento omogeneo delle stesse su tutto il territorio regionale, esse sono state allocate prevalentemente in capo alla Regione, fatte salve quelle comunali di cui all’articolo 4;
7. L’amministrazione degli usi civici compete al soggetto gestore (comune o amministrazione separata frazionale o comunale), che la esercita a profitto della collettività degli utenti, assicurando non soltanto la tutela e la conservazione dei beni del demanio collettivo civico e dei diritti di uso civico, ma promuovendo altresì lo sviluppo sostenibile delle aree interessate dagli usi civici, mediante la mobilitazione di una pluralità di risorse interne e trattenendo in loco gli effetti moltiplicativi. Ciò, nell’ambito di una visione più imprenditoriale del demanio collettivo civico. Quando la gestione degli usi civici afferisce a un’amministrazione separata frazionale o comunale, al soggetto gestore è riconosciuta la personalità giuridica di diritto privato. Ciò in sintonia con l’articolo 3 della l. 97/1994 ed altresì con la legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 (Legge forestale della Toscana), la quale ultima prevede che la gestione di detti beni debba avvenire secondo le regole del diritto privato. A questo riguardo inoltre si segnala, con riferimento alla l. 97/1994, la non trascurabile circostanza che i beni del demanio collettivo civico in Toscana ricadono prevalentemente in zone montane e marginali anche dal punto di vista economico. Anche in considerazione di ciò si è ritenuto di derogare in parte, con finalità semplificative, sulla base dell’articolo 3 della l. 97/1994, alle disposizioni previste dalla legge regionale 24 aprile 2001, n. 19 (Delegificazione della disciplina regionale in materia di persone giuridiche private e abrogazione della legge regionale 4 agosto 1986, n. 35 “Norme di organizzazione per l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di persone giuridiche private”), e del regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 17 luglio 2001, n. 31/R (Regolamento di attuazione della l.r. 24 aprile 2001, n.19 in materia di persone giuridiche private). Infine, qualora l’amministrazione degli usi civici attenga all’intero territorio comunale, appare opportuno prevedere che la relativa gestione competa al comune, il quale la esercita in amministrazione separata, a profitto della popolazione residente, fatta salva la possibilità, anche in tal caso, della costituzione dell’ente gestore;
8. Le caratteristiche storico ambientali dei beni del demanio collettivo civico esistenti in Toscana, unitamente al dato culturale di una gestione da sempre volutamente e responsabilmente comunitaria da parte delle popolazioni locali, inducono ad assegnare la totalità dei beni del demanio civico alla categoria di cui all’articolo 11, comma primo, lettera a), della l. 1766/1927. Questa precisa scelta legislativa impone l’applicazione del regime legale di cui all’articolo 12 della medesima legge, in ordine soprattutto agli atti di straordinaria amministrazione, regime senza dubbio di maggiore tutela e improntato al mantenimento di una gestione di tipo collettivistico;
10. In applicazione dell’articolo 118, comma quarto, della Costituzione al soggetto gestore è riconosciuta ampia autonomia statutaria e regolamentare, condizionata tuttavia dal controllo della Regione, la quale deve garantire la destinazione e la conservazione degli usi civici per le generazioni future;
14. La presente legge preclude la possibilità di ricorrere alla legittimazione dei possessi abusivi, prevista dall’articolo 9 della l. 1766/1927. Ciò allo scopo di tutelare l’integrità dei beni del demanio collettivo civico ed in attuazione del d.p.r. 616/1977, che ha operato il trasferimento delle competenze amministrative del commissario per gli usi civici in capo alla Regione;
1. La presente legge disciplina l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio collettivo civico e diritti di uso civico, di seguito denominati usi civici, mediante il riordino e la sistemazione della materia, coniugando le esigenze delle collettività titolari dei diritti e dei beni con quelle legate allo sviluppo sostenibile del territorio.
2. La presente legge non si applica ai beni immobili originariamente civici che, a seguito di disposizioni legislative precostituzionali o preunitarie, hanno perso definitivamente e irreversibilmente l’antica destinazione civica e, acquisita natura privata, sono stati conferiti dai proprietari in comunione o in condominio.
a) demanio collettivo civico: l’insieme di beni immobili in proprietà collettiva fino dall’origine degli utenti, anche se formalmente accatastati in capo ai comuni, nonché quelli nel tempo pervenuti o acquisiti a qualsiasi titolo, destinati in perpetuo all’utilità della collettività;
b) diritti d’uso civico: diritti reali sui terreni di proprietà altrui, esercitati dagli utenti che hanno diritto di trarne particolari utilità;
c) terreni gravati da diritti d’uso civico: i terreni appartenenti a privati cittadini e a enti pubblici sui quali gli utenti esercitano i diritti d’uso civico;
d) utente: ogni soggetto residente, titolare degli usi civici riconducibili alla originaria frazione storica o al territorio comunale, con esclusione dei residenti nelle eventuali nuove frazioni, aventi origine diversa e natura autonoma dall’originaria;
e) collettività: l’insieme degli utenti;
f) soggetto gestore: l’ente gestore che amministra gli usi civici ai sensi dell’articolo 15, o il comune, nei casi di cui all’articolo 21;
i) liquidazione: procedimento volto allo scioglimento della situazione di comune godimento tra il soggetto proprietario e la collettività esercente i diritti d’uso civico;
a) l’istruttoria ed accertamento demaniale;
b) la certificazione della consistenza del demanio collettivo civico e dei diritti d’uso civico;
c) il riconoscimento della personalità giuridica privata dell’ente gestore, previa approvazione del relativo statuto;
d) l’indizione delle elezioni per la costituzione o il rinnovo del comitato di amministrazione, nonché la fissazione della data delle elezioni;
e) l’approvazione dei regolamenti e del piano di valorizzazione del patrimonio adottati dal soggetto gestore;
f) la vigilanza sulla gestione dei beni del demanio collettivo civico da parte del soggetto gestore e i poteri sostitutivi di cui all’articolo 29;
h) la reintegra del demanio collettivo civico ai sensi dell’articolo 25;
l) l’affrancazione dei canoni di natura enfiteutica, lo scioglimento di promiscuità e la liquidazione dei diritti d’uso civico su terreni di proprietà altrui, nonché la liquidazione dei diritti di cui all’articolo 12;
m) la dichiarazione di chiusura delle operazioni relative all’accertamento e alla sistemazione complessiva e definitiva degli usi civici e l’archiviazione dei relativi procedimenti;
n) la gestione delle procedure conciliative di cui all’articolo 26;
o) in conformità con la legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro) l’individuazione dei contenuti di specifici corsi di aggiornamento per professionisti in materia di usi civici per l’espletamento di compiti di istruttoria e di verifica demaniale favorendone altresì la realizzazione;
p) l’istituzione e aggiornamento della banca dati degli usi civici di cui all’articolo 28.
Art. 4 - Competenze del comune
a) la pubblicazione del manifesto di convocazione delle elezioni, la compilazione delle liste degli elettori aventi diritto, il ricevimento delle liste dei candidati, la notifica agli eletti e la comunicazione alla Regione del risultato dell’elezione, la convocazione degli eletti per l’elezione del presidente del comitato di amministrazione separata dei beni del demanio collettivo civico e dei diritti di uso civico;
b) il controllo contabile, come disciplinato dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 31, sul bilancio preventivo e consuntivo dell’ente gestore, ove costituito ai sensi dell’articolo 15;
c) la trasmissione alla Regione delle segnalazioni e delle informative finalizzate all’esercizio del potere sostitutivo di cui all’articolo 29;
d) la pubblicazione all’albo pretorio degli atti riguardanti gli accertamenti demaniali e i conseguenti adempimenti procedurali;
2. La competenza relativa ai controlli contabili di cui al comma 1, lettera b), può essere delegata dal comune all’unione dei comuni di cui fa parte.
Art. 5 - Demanio collettivo civico
2. Il demanio collettivo civico è inalienabile, salvo quanto previsto dall’articolo 10.
Art. 6 - Regolamento per la gestione degli usi civici
1. Il regolamento per la gestione degli usi civici disciplina l’esercizio dei diritti degli utenti, determinandone il contenuto, i limiti e l’eventuale corrispettivo, nonché le procedure per le richieste di utilizzo e le modalità di imposizione e riscossione dei canoni.
2. Il regolamento è redatto dal soggetto gestore in conformità alle disposizioni previste dal titolo II del regio decreto 26 febbraio 1928, n. 332 (Approvazione del regolamento per l’esecuzione della legge 16 giugno 1927, n. 1766 sul riordinamento degli usi civici del Regno) nonché al regolamento di attuazione di cui all’articolo 31.
Art. 7 - Piano di valorizzazione dei beni del demanio collettivo civico
2. Il piano di valorizzazione è redatto dal soggetto gestore in conformità all’articolo 12, comma 3, della legge 16 giugno 1927, n. 1766 (Conversione in legge del R. D. 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento degli usi civici nel Regno, del R. D. 28 agosto 1924, n. 1484, che modifica l’art. 26 del R. D. 22 maggio 1924 n. 751 e del R. D. 16 maggio 1926, n. 895 che proroga i termini assegnati all’art. 2 del RDL 22 maggio 1924 n. 751); nonché al regolamento di attuazione di cui all’articolo 31, previo svolgimento delle procedure di valutazione di coerenza con il piano di indirizzo territoriale (PIT) con valenza di piano paesaggistico.
Art. 8 - Espropriazione per pubblica utilità
2. I terreni gravati da diritti d’uso civico possono essere oggetto di provvedimenti di espropriazione per pubblica utilità, previo parere favorevole del dirigente regionale competente. Tale parere tiene conto della prevalenza dell’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera pubblica o di pubblica utilità rispetto all’interesse collettivo ambientale soddisfatto dal bene del demanio collettivo civico.
Art. 9 - Mutamento di destinazione del demanio collettivo civico
b) su istanza del soggetto competente alla realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità.
4. Ai fini di cui al comma 3, lettera b), è assicurata la partecipazione al procedimento di mutamento di destinazione del soggetto gestore ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), ed è disposta la corresponsione di un canone, il cui importo è determinato nell’atto di autorizzazione.
5. Il decreto di autorizzazione al mutamento di destinazione contiene la clausola del ritorno dei beni del demanio collettivo civico, in quanto possibile, all’antica destinazione al cessare dello scopo per il quale l’autorizzazione è stata richiesta. Qualora non sia possibile restituire a tali beni l’antica destinazione, la Giunta regionale stabilisce la nuova destinazione dei beni medesimi ai sensi dell’articolo 41 del r.d. 332/1928.
Art. 10 - Alienazione del demanio collettivo civico
1. In applicazione dell’articolo 12 della l. 1766/1927 l’alienazione dei beni del demanio collettivo civico è autorizzata dalla Giunta regionale, su proposta del soggetto gestore, in presenza delle seguenti condizioni:
a) dall’alienazione deriva un reale beneficio per la collettività;
c) il ricavato dell’alienazione è reinvestito per l’ampliamento e la valorizzazione della consistenza del demanio collettivo civico.
Art. 11 - Affidamento in gestione del demanio collettivo civico
3. La proposta di affidamento è approvata dall’assemblea degli utenti ovvero dall’organo di gestione individuato dal comune ai sensi dell’articolo 21 ed è autorizzata dal dirigente regionale competente.
Art. 12 - Beni del demanio collettivo civico ricompresi in aree protette
1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 11, comma 5, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), nei casi in cui il demanio collettivo civico ricada all’interno di un parco, riserva o area naturale protetta, l’esercizio dei diritti della collettività può essere temporaneamente ed eccezionalmente ridotto o compresso, qualora sia incompatibile con le esigenze di tutela dell’area di cui si tratti.
2. I provvedimenti di cui al comma 1 sono adottati dall’ente gestore del parco, riserva o area naturale, con atto motivato, previo parere della Giunta regionale.
3. Nei casi di cui al comma 1, l’ente gestore del parco, riserva o area naturale, ai sensi dell’articolo 15, comma 2, della l. 394/1991, corrisponde al soggetto gestore dei beni del demanio collettivo civico un indennizzo commisurato alla riduzione o compressione dei diritti della collettività, determinato sulla base dei criteri definiti dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 31.
4. Ai sensi dell’articolo 11, comma 5, della l. 394/1991, il dirigente regionale competente provvede, secondo i criteri e le procedure stabiliti nel regolamento di attuazione di cui all’articolo 31, alla liquidazione dei diritti esclusivi di caccia e degli altri diritti di prelievo faunistico, ancorché originati da precedenti operazioni di liquidazione.
Art. 13 - Beni del demanio collettivo civico e pianificazione comunale
Art 14 - Assegnazione a categoria
1. I beni del demanio collettivo civico sono assegnati alla categoria di cui alla lettera a) dell’articolo 11, della l. 1766/1927.
CAPO II - Gestione dei beni del demanio collettivo civico
Art. 15 - Ente gestore ed organi
1. L’ente gestore amministra gli usi civici degli utenti residenti nel territorio frazionale o nell’intero territorio comunale ed ha personalità giuridica di diritto privato.
a) l’assemblea degli utenti;
Art. 16 - Statuto e personalità giuridica di diritto privato dell’ente gestore
1. La Giunta regionale approva lo statuto dell’ente gestore.
Art. 17 - Assemblea degli utenti
1. L’assemblea degli utenti è composta dalla collettività.
3. Le modalità di convocazione e di funzionamento dell’assemblea nonché i termini per l’adozione degli atti di cui al comma 2, sono stabiliti dallo statuto.
Art. 18 - Comitato di amministrazione e presidente
1. Il comitato di amministrazione è composto da cinque componenti, compreso il presidente, dura in carica cinque anni, ed è eletto dagli utenti iscritti nelle liste elettorali del comune con le modalità previste dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 31. Il presidente ha la rappresentanza legale del soggetto gestore.
b) all’adozione del proprio regolamento di funzionamento;
1. Il soggetto gestore garantisce la conoscibilità degli atti adottati, assicurandone la pubblicità mediante affissione all’interno della sede, la pubblicazione sul proprio sito istituzionale o in alternativa sul sito istituzionale del comune territorialmente competente.
Art. 20 - Accesso a contributi pubblici
Art. 21 - Competenze del comune quale soggetto gestore
2. Il comune approva lo statuto dell’amministrazione separata, con il quale individua gli organi comunali competenti ad esercitare le funzioni degli organi del soggetto gestore, ferma restando la legale rappresentanza del sindaco.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano altresì ai fini dell’amministrazione degli usi civici frazionali, nelle more della costituzione del soggetto gestore di cui all’articolo 15.
4. È fatta salva la facoltà di costituire l’ente gestore di cui all’articolo 15 anche quando i beni del demanio collettivo civico sono di proprietà degli utenti residenti nell’intero territorio comunale o in comuni contermini. La costituzione è disposta dalla Regione su richiesta del comune o della collettività, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 31.
Art. 22 - Gestione degli usi civici
2. Per i beni eccedenti il soddisfacimento dei bisogni degli utenti, il regolamento può prevedere forme di gestione diverse dall’esercizio individuale, che realizzino comunque un beneficio per la generalità degli utenti.
Art. 23 - Proventi e spese
1. È fatto divieto di ripartire tra gli utenti i proventi introitati a qualsiasi titolo dal soggetto gestore.
2. In applicazione dell’articolo 24 della l. 1766/1927, le somme derivanti dalle alienazioni e dall’affrancazione dei canoni di liquidazione dei diritti d’uso civico sono investite in titoli del debito pubblico intestati al soggetto gestore, con vincolo in favore della Regione Toscana. Tali somme, previa autorizzazione regionale, possono essere utilizzate per l’ampliamento e la valorizzazione del demanio collettivo civico, anche al fine di realizzare interventi in favore della collettività.
4. Il comune esercita diritto di rivalsa sul bilancio del soggetto gestore ai fini del recupero delle spese anticipate per le attività di verifica e di sistemazione dei territori del demanio collettivo civico, e di quelle per lo svolgimento dei compiti di cui all’articolo 4, comma 1, lettera a).
5. Le procedure per l’applicazione del presente articolo sono disciplinate dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 31.
CAPO III - Riordino e sistemazione degli usi civici
Art. 24 - Liquidazione dei diritti d’uso civico
1. Il procedimento di liquidazione dei diritti d’uso civico è attivato dalla Regione su istanza del proprietario del fondo gravato, o del soggetto gestore, o d’ufficio. La liquidazione è definita, nel rispetto della procedura disciplinata dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 31, prioritariamente mediante scorporo di una porzione del fondo gravato, che entra a far parte dei beni del demanio collettivo civico, ovvero mediante pagamento di un canone affrancabile, con le modalità di cui agli articoli 5, 6 e 7 della l. 1766/1927.
Art. 25 - Occupazione abusiva di beni del demanio collettivo civico
1. Le occupazioni abusive di cui all’articolo 9 della l. 1766/1927 non sono oggetto di legittimazione.
Art. 26 - Conciliazione
1. La Regione favorisce la sollecita definizione dei procedimenti concernenti la liquidazione, lo scioglimento di promiscuità e ogni altra procedura finalizzata al riordino e alla sistemazione della materia di cui alla presente legge, promuovendo apposite procedure conciliative, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 31.
Art. 27 - Accertamento demaniale
Art. 28 - Banca dati degli usi civici
1. La Regione istituisce la banca dati georeferenziata contenente l’inventario regionale dei beni del demanio collettivo civico e dei terreni gravati da diritti d’uso civico tramite il Sistema informativo agricoltura della Regione Toscana, di cui alla legge regionale 8 marzo 2000, n. 23 (Istituzione dell’anagrafe regionale delle aziende agricole, norme per la semplificazione dei procedimenti amministrativi ed altre norme in materia di agricoltura) quale parte integrante del sistema informativo regionale (SIR), coerente con il basamento informativo regionale, conforme alle disposizioni e agli standard previsti dalla normativa nazionale e regionale in materia, in particolare agli articoli 15 e seguenti della legge regionale 5 ottobre 2009, n. 54 (Istituzione del sistema informativo e del sistema statistico regionale. Misure per il coordinamento delle infrastrutture e dei servizi per lo sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza) e nativamente integrata con il sistema informativo del catasto, della fiscalità e del territorio di cui all’articolo 8 della legge regionale 27 dicembre 2011, n. 68 (Norme sul sistema delle autonomie locali).
2. I dati ufficiali relativi alla perimetrazione georeferenziata dei beni del demanio collettivo civico sono conservati presso la base informativa geografica regionale di cui all’articolo 29 della l.r. 1/2005.
Art. 29 - Poteri sostitutivi
1. La Regione ha facoltà di nominare un commissario ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge regionale 31 ottobre 2001, n. 53 (Disciplina dei commissari nominati dalla Regione), nelle forme e con le modalità previste dalla stessa legge regionale, qualora il soggetto gestore:
a) non provveda, entro i termini previsti dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 31, alla predisposizione o all’adozione dello statuto, del regolamento per la gestione degli usi civici, del piano di valorizzazione dei beni del demanio collettivo civico ovvero alla predisposizione e approvazione del bilancio preventivo e consuntivo;
c) incorra nel compimento di atti idonei a compromettere l’integrità e la consistenza dei beni del demanio collettivo civico, mettendone a rischio la conservazione.
2. Per quanto non espressamente disposto dal presente articolo, si applicano le disposizioni di cui alla l. r. 53/2001 e del regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 5 agosto 2009 n. 49/R (Regolamento di attuazione della legge regionale 31 ottobre 2001, n. 53 “Disciplina dei commissari nominati dalla Regione”).
Art. 30 - Trascrizione per l’imputazione dei beni del demanio collettivo civico e dei diritti d’uso civico
1. Il decreto del Presidente della Giunta regionale con il quale è certificata la consistenza del demanio collettivo civico e dei diritti d’uso civico costituisce titolo per la trascrizione della proprietà del demanio collettivo civico ovvero del diritto d’uso civico gravante su beni altrui, in favore della collettività comunale o frazionale rappresentata dal soggetto gestore.
2. A seguito del decreto di cui al comma 1, il soggetto gestore provvede a richiedere, all’Ufficio dei registri immobiliari presso la competente direzione regionale dell’Agenzia delle entrate, la trascrizione, ai sensi dell’articolo 2643 e seguenti del codice civile:
b) del diritto d’uso civico gravante su beni di terzi in favore della collettività.
1. Con il regolamento di attuazione della presente legge, da emanarsi entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della medesima, sono disciplinati:
a) le modalità per la costituzione dell’ente gestore, ivi comprese quelle finalizzate alla presentazione dell’istanza da parte della collettività ai sensi dell’articolo 21, comma 4;
c) le modalità di indizione delle elezioni per la costituzione o il rinnovo del comitato di amministrazione di cui all’articolo 18;
g) i criteri per la determinazione dell’indennizzo di cui all’articolo 12, comma 3, nonché per la determinazione del canone di cui all’articolo 11, comma 2;
h) le modalità specifiche per la liquidazione dei diritti esclusivi di caccia e degli altri diritti di prelievo faunistico ai sensi dell’articolo 12, comma 4;
i) le modalità di esperimento delle procedure conciliative di cui all’articolo 26.
1. In sede di prima applicazione della presente legge, i comitati delle Amministrazioni separate dei beni di uso civico (ASBUC) già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, entro centottanta giorni dall’entrata in vigore del regolamento di attuazione di cui all’articolo 31, provvedono all’adozione del nuovo statuto dell’ente gestore e all’invio alla Regione ai fini della relativa approvazione e del riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato.
2. I soggetti di cui al comma 1 provvedono altresì, entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento di attuazione di cui all’articolo 31, alla predisposizione o all’adeguamento del regolamento per la gestione degli usi civici e del piano di valorizzazione dei beni del demanio collettivo civico, ai fini della relativa approvazione da parte dell’assemblea e al successivo invio alla Regione per l’approvazione.
3. Il comune, in qualità di soggetto gestore ai sensi dell’articolo 21, entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento regionale di cui all’articolo 31, predispone o adegua il nuovo statuto del soggetto gestore nonché il regolamento per la gestione degli usi civici e il piano di valorizzazione dei beni del demanio collettivo civico e li invia alla Regione per l’approvazione.
4. A seguito dell’approvazione dello statuto del soggetto gestore, la Regione procede alla certificazione della consistenza del demanio collettivo civico e dei diritti d’uso civico sulla base di precedenti istruttorie, commissariali o regionali, non opposte ovvero rese definitive da sentenza.
5. Entro i dodici mesi successivi alla certificazione di cui al comma 4, il soggetto gestore procede agli adempimenti previsti all’articolo 30.
Art. 34 - Clausola valutativa
1. Per l’attuazione della presente legge è autorizzata la spesa di euro 50.000,00 per ciascuna delle annualità 2014, 2015 e 2016, cui si fa fronte con gli stanziamenti della unità previsionale di base (UPB) 521 “Interventi per lo sviluppo rurale, aiuti al reddito, agli investimenti e allo sviluppo delle imprese agricole, zootecniche e forestali - spese correnti” del bilancio di previsione 2014 e del bilancio pluriennale a legislazione vigente 2014-2016.
2. Al fine della copertura della spesa di cui al comma 1, al bilancio di previsione 2014 e al bilancio pluriennale a legislazione vigente 2014-2016 sono apportate le seguenti variazioni rispettivamente per competenza e cassa di uguale importo e per la sola competenza:
in diminuzione UPB 741 “Fondi - Spese correnti”, per euro 50.000,00; in aumento UPB 521 “Interventi per lo sviluppo rurale, aiuti al reddito, agli investimenti e allo sviluppo delle imprese agricole, zootecniche e forestali - spese correnti”, per euro 50.000,00
in diminuzione UPB 741 “Fondi - Spese correnti”, per euro 50.000,00; in aumento UPB 521 “Interventi per lo sviluppo rurale, aiuti al reddito, agli investimenti e allo sviluppo delle imprese agricole, zootecniche e forestali - spese correnti”, per euro 50.000,00.
http://raccoltanormativa.consiglio.regione.toscana.it/articolo?urndoc=urn:nir:regione.toscana:legge:2014-05-23;27
Il commento del Coordinamento della Proprietà collettiva in Basilicata
Approvata in Toscana la nuova legge regionale sugli usi civici 23 maggio 2014, n. 27. Un plauso alla Regione Toscana che ha redatto tale norma in un lavoro partecipato con tutti i soggetti gestori dei beni.
Tale norma riconosce la Comunità dei residenti quale legittima proprietaria dei beni civici e promuove e valorizza la gestione comunitaria del territorio civico, accentuandone la visione imprenditoriale per positive ricadute di carattere sociale e ambientale, ma mantenendo l’ottica conservativa del bene per le generazioni future e la sua gestione sostenibile; ha diversi aspetti innovativi rispetto alle altre leggi regionali in materia, questi i punti salienti e le novità:
- le affrancazioni dei canoni di natura enfiteutica sono di competenza regionale, e non comunale come avviene nel resto d’Italia (art. 3, punto l);
- prevista l’adozione dei “piani di valorizzazione” per uno sviluppo sostenibile dei beni del demanio collettivo civico con una visione più imprenditoriale (art. 7), prevedendo anche forme di affidamento in gestione del demanio (art. 11);
- per una maggiore tutela, tutte le terre civiche sono assegnate a categoria “a” di cui all’art. 11 della Legge 1766/1927 (art. 14);
- l’art. 19 prevede la trascrizione del vincolo di uso civico presso l’Ufficio dei Registri Immobiliari (Agenzia delle Entrate);
- sono VIETATE le LEGITTIMAZIONI, strumento che, dall’entrata in vigore della Legge 1766/1927, si è usato tanto e forse se n’è abusato (art. 25);
- è prevista l’istituzione di una banca dati online integrata col sistema informativo regionale (art. 28).
Gli uffici regionali devono ora procedere alla redazione del regolamento (previsto dall’art. 31) per l’applicazione della nuova Legge Regionale della Toscana n. 27/2014.
http://demaniocivico.blogspot.it/2014/08/toscana-nuova-legge-regionale-sugli-usi.html
Usi civici, dalla conferma del governo della legge toscana a una nuova vita
Firenze – È stata confermata dal governo, il 10 luglio scorso, la Legge regionale su usi civici. Una conferma che dà finalmente il via agli uffici regionali per procedere alla sistemazione e redazione del regolamento che varrà per la sua applicazione. È un momento molto importante nel percorso giuridico di una figura che affonda le sue radici nell’alto medioevo e che configura, a tutti gli effetti, un altro modo di “possedere”. Una modalità alternativa a quella della proprietà privata, ma non concorrente, dal momento che lo sviluppo storico, in particolare con la rivoluzione settecentesca iniziata in Inghilterra con le “enclosures” ne ha decretato la sconfitta.
E tuttavia, accanto alla proprietà esclusiva di tipo romanistico, gli usi civici hanno continuato ad esercitare un loro ruolo, importante in particolare per quanto riguarda le economie agrarie; infatti era proprio dal loro godimento che, fino a metà del secolo scorso e in qualche area del territorio nazionale ancora oggi, gli usi hanno consentito sia un reddito di “sostegno” a quello principale della famiglia contadina, sia, in particolare là dove sono rimasti strutturati e riconosciuti come i masi del Trentino, una vera e propria regolamentazione “alternativa” del godimento della terra.
Ma andiamo a vedere a in cosa consistono. La caratteristica più interessante (tanto che ha dato il la anche a teorizzazioni per un’applicazione del principio a beni particolarmente difficili da identificare con le tradizionali categorie giuridiche del numero chiuso e della tipicità dei diritti reali) è che il titolare del diritto proprietario o di “godimento” è collettivo. Vale a dire, l’uso civico si incardina quasi sempre in una comunità, in un gruppo, e, in tempi moderni, è spesso la comunità identificata da un comune a goderne. Le fattispecie in cui possono essere distinti gli usi civici sono due, come ben sapeva il legislatore italiano che fra il 1927 e il 1928 tentò di dare ordine alla materia: da un lato, si tratta di terre terre di proprietà collettiva vera e propria (demanio civico), dall’altro di terre di proprietà privata, ma su cui grava un diritto di uso civico in favore della collettività. In tutte e due i casi, il godimento del bene reale fa capo a un titolare “multiplo”, collettivo, che ben dà ragione a chi ha definito gli usi civici “un altro modo di possedere”.
Ciò comporta dunque l’uso di una categoria che il nostro legislatore, come la maggior parte dei legislatori europei occidentali di scuola napoleonica (il famoso articolo 532 del Code Napoleon, tradotto nell’art. 810 del Codice civile italiano ne è la sintesi, esportato sulle punte delle baionette francesi in tutta Europa) ha sempre visto con sfavore assoluto: quella della proprietà collettiva. O meglio, del “possesso” (vale a dire, dell’uso) collettivo di un medesimo bene. Ancora, di un diritto di proprietà, ma sarebbe meglio dire di godimento, di un soggetto composito, multiplo, che non esclude magari anche una titolarità di tipo individuale “tradizionale”. Insomma, stiamo parlando di tutte quelle “utilità” concesse a una determinata comunità che agli occhi di un legislatore tradizionale appaiono come “gravami”. E che la nobiltà inglese della fine del ‘700 (albori della rivoluzione industriale e della costruzione di un nuovo mondo basato sull’individuo e sulla ricchezza dell’individuo) cercò di escludere dalle proprie terre con la costruzione di muri di confine. Appunto, le “enclosures”.
Ma di cosa si tratta in concreto? Ecco qua: il diritto di legnatico, ad esempio, che dà a una particolare comunità il diritto di raccogliere legna in un particolare bosco, considerato di proprietà (possesso) collettiva, o di fungatico, o erbatico, o via così, riguardando in definitiva tutte quelle “utilità” di cui il bene è portatore.
Insomma, gli usi civici, di cui oggi il legislatore toscano è chiamato a redigere un “nuovo ordine”, appaiono come le sentinelle avanzate e sorprendentemente moderne, in un mondo in cui si ricomincia a parlare di “beni collettivi” (l’acqua, l’aria, l’ambiente) di “un altro modo di possedere”.
StampToscana - martedì 22 luglio 2014
www.stamptoscana.it/articolo/societa/usi-civici-dalla-conferma-governo-legge-toscana-nuova-vita
Usi civici, nuova legge in Toscana per valorizzare patrimonio comunità rurali
La Toscana ha una nuova legge regionale sugli “usi civici”. L’assessore regionale all’agricoltura commenta con soddisfazione l’approvazione della nuova normativa che disciplina il demanio collettivo civico e i diritti di uso civico generalmente definiti, appunto, “usi civici”.
L’assessore sottolinea come, dopo oltre 30 anni dal passaggio delle competenze dallo Stato alle Regioni, la Toscana ha finalmente un impianto normativo omogeneo su una materia finora dominata dall’incertezza interpretativa delle norme statali.
Ma vediamo i punti salienti della nuova legge, che si propone di tutelare gli usi civici come importante integrazione del reddito delle popolazioni residenti nelle zone interessate, che solitamente sono zone marginali e montane.
Esempi di diritti d’uso civico sono il pascolo, il legnatico, la raccolta dei frutti del sottobosco: la loro tutela è volta a favorire ed agevolare la permanenza delle popolazioni nelle zone svantaggiate. La legge promuove inoltre lo sviluppo sostenibile del patrimonio civico – come spiega l’assessore - mobilitando una pluralità di risorse interne e trattenendo in loco gli effetti moltiplicativi, in una visione più imprenditoriale del demanio collettivo civico.
Ferme restando le prerogative di inalienabilità, inusucapibilità e imprescrittibilità dei beni civici, principi che incardinano la legislazione nazionale e che sono stati posti a base anche di questa norma, l’impianto legislativo sugli usi civici è stato ammodernato per favorire una gestione più semplice ed efficace dei beni sia nelle procedure che negli enti coinvolti, dal momento che la legge nazionale di riferimento risale addirittura al 1927 ed è precedente alla costituzione.
La nuova legge della Toscana è il frutto di un percorso partecipato, che ha coinvolto i Comitati preposti all’amministrazione dei beni collettivi presenti in regione, e per la prima volta sono state introdotte definizioni dei termini tecnici utilizzati al fine di eliminare equivoci interpretativi.
La legge riconosce la Comunità dei residenti quale legittima proprietaria dei beni civici e promuove e valorizza la gestione comunitaria del territorio civico, accentuandone la visione imprenditoriale ma mantenendo l’ottica conservativa del bene per le generazioni future e la sua gestione sostenibile.
Si specifica inoltre la natura giuridica dell’Ente gestore del demanio collettivo (comitato ASBUC al quale viene attribuita la personalità giuridica di diritto privato) per permetterne una gestione più semplice ed efficiente e in sintonia con la legge regionale sulla montagna e quella forestale della Toscana, si stabilisce che la gestione dei beni debba avvenire secondo le regole del diritto privato.
Infine è istituita la banca dati degli usi civici ed è stabilito che il soggetto gestore, per conto della Comunità proprietaria, abbia l’obbligo di trascrizione catastale dei beni civici.
La nuova legge - come ribadisce l’assessore regionale - intende mantenere e custodire il valore storico identitario dei beni civici, consentendo di tenere in vita un forte legame Comunità-territorio, da parte della popolazione, con positive ricadute di carattere sociale e ambientale.
19/05/2014 - N.165
www.toscana.coldiretti.it/usi-civici-nuova-legge-in-toscana-per-valorizzare-patrimonio-comunita-rurali-.aspx?KeyPub=GP_CD_TOSCANA_INFO%7CPAGINA_CD_TOSCANA_NCS&Cod_Oggetto=57627889&subskintype=Detail

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Art. 34
 articolo 532