Source: http://www.iussit.com/colpa-medica-responsabilita-contrattuale-della-struttura-sanitaria/
Timestamp: 2018-07-23 17:02:29+00:00

Document:
Colpa medica, responsabilità contrattuale della struttura sanitaria - Iussit.com
Sentenza n. 24073 del 13 ottobre 2017
Responsabilità contrattuale della struttura sanitaria – imputabilità per colpa dell’inadempimento e rapporto con il nesso di causalità materiale – condotta omissiva e prevedibilità oggettiva.
Nell’ambito della responsabilità contrattuale di una struttura sanitaria in relazione ad un caso di errore medico, l’omesso svolgimento di un esame clinico non risolutivo con certezza ai fini di una corretta diagnosi comporta comunque il sorgere di responsabilità contrattuale in capo alla struttura; l’omissione di tale atto, nonostante la complessità tecnica e la particolare difficoltà di desumere da questo una diagnosi differente, non interrompe il nesso di causalità tra la condotta ed il sorgere del danno, ciò in virtù di una probabilità oggettiva legata a regole statistiche o a leggi scientifiche. L’eventuale lettura sbagliata di un esame bioptico avrebbe rilevanza solo successiva, in ottica di valutazione della perizia professionale del medico.
sul ricorso …/2014 proposto da:
Azienda Ospedaliera XXX ZZZ AAA DI YYY in persona del legale rappresentante, Direttore generale pro-tempore, considerata domiciliata ex lege in ROMA, presso la Cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato (…) giusta procura a margine del ricorso;
(…), elettivamente domiciliata in (…), presso lo studio dell’avvocato (…), che la rappresenta e difende giusta procura a margine del controricorso;
(…), elettivamente domiciliato in (…), presso lo studio dell’avvocato (…), rappresentato e difeso dall’avvocato (…) unitamente all’avvocato (…) giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 372/2013 della CORTE D’APPELLO di Reggio Calabria, depositata il 10/10/2013;
In riforma della decisione di prime cure la Corte d’appello di Reggio Calabria, con sentenza 11.10.2013 n. 372, ha accertato la responsabilità per inadempimento contrattuale dell’Azienda Ospedaliera “XXX-ZZZ-AAA” di Reggio Calabria e la responsabilità da “contatto sociale” del medico chirurgo (…), dipendente dell’Azienda predetta, in relazione alla esecuzione della operazione di asportazione totale di un rene, cui era stata sottoposta (…) su consiglio del sanitario il quale aveva diagnosticato una neoplasia in base alla presenza di una estesa neoformazione evidenziata dalla indagine ecografica, confermata dal risultato della TAC all’addome, omettendo tuttavia di approfondire la indagine diagnostica mediante esecuzione di esame bioptico estemporaneo, essendo risultato affetto l’organo asportato, al successivo esame istologico, da una patologia infettiva (pielonefrite xantogranulomatosa con ampia area emorragica) che avrebbe richiesto una nefrectomia soltanto parziale in luogo della asportazione totale dell’organo.
Resistono con distinti controricorsi (…) e (…).
Con il primo motivo (violazione e falsa applicazione degli articoli 40 e 41 c.p. e dell’articolo 2043 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e con il secondo motivo (vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), l’Azienda Ospedaliera deduce che le risultanze della c.t.u. medico-legale non consentivano di pervenire ad accertare la incidenza eziologica della omessa diagnosi sulla successiva asportazione totale del rene, in quanto l’ausiliario aveva ritenuto che la esecuzione dell’esame bioptico estemporaneo non avrebbe consentito con certezza di pervenire ad una corretta diagnosi, essendo comunque estremamente difficoltoso distinguere la infezione dal carcinoma.
Indipendentemente dall’inesatto riferimento alla responsabilità da illecito extracontrattuale (articolo 2043 c.c.), la impostazione difensiva della ricorrente, volta ad escludere la responsabilità contrattuale dell’ente, è falsata dalla errata trasposizione del criterio del “più probabile che non”, che opera sul piano della causalità materiale ed attiene alla verifica del nesso di determinazione consequenziale “condotta omissiva o commissiva – evento dannoso”, sul distinto piano dell’accertamento della imputabilità per colpa dell’inadempimento: la difficoltà di indagine diagnostica, e più correttamente la difficoltà che, secondo quanto affermato dal CTU, il medico incontra nella interpretazione del dato biologico ai fini della individuazione della particolare patologia infettiva – successivamente riscontrata dall’esame istologico post operatorio -, ricade, infatti, sul piano della verifica dell’elemento soggettivo (condotto secondo il parametro della negligenza, imprudenza, imperizia e della scorretta applicazione delle leges artis), e dunque si colloca in un momento logicamente successivo rispetto a quello della verifica della causalità materiale che richiede invece la correlazione tra la condotta (nella specie omessa) e I’ “eventum damni” (asportazione del rene).
A tali criteri si è conformata la Corte territoriale quando ha affermato che “la difficoltà di pervenire comunque ad una diagnosi differenziale non vale ad escludere la astratta idoneità della indagine non effettuata” ad individuare la corretta patologia, e quindi ad impedire l’erronea asportazione totale del rene (cfr. sentenza appello in motivazione pag. 8): è rimasto quindi accertato che l’esame bioptico era richiesto come necessario proprio per confermare od escludere la neoplasia ed evidenziare eventuali patologie diverse. Dunque trattavasi di condotta eziologicamente rilevante rispetto alla successiva scelta terapeutica di asportazione totale o invece solo parziale del rene. Tanto è sufficiente, ai fini dell’esaurimento del giudizio di causalità materiale (ipotetica omissiva), non venendo ad incidere su detto accertamento l’ulteriore ipotesi formulata dal CTU in ordine alla difficoltà della lettura dell’esame diagnostico omesso – che attiene solo al successivo momento della corretta interpretazione dell’esame bioptico da valutarsi alla stregua del parametro della perizia professionale e che, presuppone, per essere compiuta- l’espletamento della indagine diagnostica ed il relativo oggetto da interpretare.
La sentenza della Corte d’appello si è conformata ai principi di diritto indicati e va dunque esente dal vizio di violazione degli articoli 40 e 41 c.p..
Il secondo motivo, con il quale si deduce il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione, è inammissibile in quanto sottopone alla Corte un vizio di legittimità non più presente nell’elenco tassativo previsto dall’articolo 360 c.p.c., a seguito della modifica del n. 5 della predetta norma ad opera del Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54 conv. in L. n. 134 del 2012 applicabile alla sentenza impugnata in quanto pubblicata successivamente alla data dell’11.9.2012, non evidenziando alcun “fatto storico decisivo” che il Giudice di appello avrebbe illegittimamente omesso di valutare (cfr. Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014; id. Sez. U, Sentenza n. 19881 del 22/09/2014), ma limitandosi a reiterare gli stessi argomenti difensivi svolti nel precedente motivo di ricorso, già ritenuti infondati.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.
colpa medica, contatto sociale, errore diagnostico

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 360
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 54
 sentenza 
 cass. Sez. 
 Sentenza 
 Sentenza 
 articolo 13
 articolo 1
 articolo 13