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Timestamp: 2016-09-28 23:52:29+00:00

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Art. 2733 codice civile - Confessione giudiziale - Brocardi.it
Capo IV - Delle presunzioni >
Articolo 2733
Articolo 2733Codice Civile
Dispositivo dell'art. 2733 Codice Civile
Essa forma piena prova contro colui che l'ha fatta, purché non verta su fatti relativi a diritti non disponibili (1).
In caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è liberamente apprezzata dal giudice [1309, 2728, 3] (2).
(1) La disposizione, ribadendo il principio di esperienza secondo cui chi ammette un fatto a sè sfavorevole e favorevole ad altri dice il vero, stabilisce che la prova confessoria è prova legale, cioè vincola non soltanto la parte dichiarante, a cui non consente alcuna prova avversa, ma soprattutto il giudice. Egli infatti deve sempre subordinare ad essa il proprio convincimento, mentre l'unica occasione in cui valuta con una libera discrezionalità riguarda l'ipotesi di diritti indisponibili da parte del dichiarante.
(2) Nella circostanza di litisconsorzio necessario (v. 102 c.p.c.), il giudizio deve concludersi con una decisione unica rispetto a tutte le parti della controversia, perciò la disposizione in commento stabilisce che possa conservare efficacia probatoria piena, quale prova legale, la confessione espressa da tutti i litisconsorti; altrimenti, se resa soltanto da alcuni, sarà discrezionalmente valutata dal giudice.
La norma si occupa della confessione resa in giudizio, al fine di dichiararne la piena efficacia probatoria.
Cass. n. 7015/2012
Le dichiarazioni rese in giudizio dal difensore, contenenti affermazioni relative a fatti sfavorevoli al proprio rappresentato e favorevoli all'altra parte, non hanno efficacia di confessione, ma possono essere utilizzate dal giudice come elementi indiziari, valutabili agli effetti dell'art. 2729 c.c. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito che aveva riconosciuto il possesso sulla base delle ammissioni del difensore del convenuto per usucapione, in quanto corroborate da altri elementi inferenziali desunti dalla condotta proprietaria dell'attore).
Cass. n. 17239/2010
Le dichiarazioni rese in sede d'interrogato�rio libero o non formale, che � istituto finalizzato alla chiarificazione delle allegazioni delle parti e dotato di funzione probatoria a carattere mera�mente sussidiario, non possono avere valore di confessione giudiziale ai sensi dell'art. 229 c.p.c., ma possono solo fornire al giudice elementi sussidiari di convincimento utilizzabili ai fini del riscontro e della valutazione delle prove gi� acquisite; ne consegue che rientra nel potere di�screzionale del giudice di merito la scelta relativa alla concreta utilizzazione di tale strumento pro�cessuale, non suscettibile di sindacato in sede di legittimit�, e che la mancata considerazione delle sue risultanze, da parte del giudice, non integra il vizio di omesso esame di un punto decisivo della controversia.
Cass. n. 13212/2006
In tema di prova civile, la confessione giu�diziale o stragiudiziale richiede una esplicita di�chiarazione della parte o del suo rappresentante in ordine alla verit� di fatti ad essa sfavorevoli o favorevoli all'altra parte, e, pur potendo desumersi da un comportamento o da fatti concludenti, non pu� consistere in una dichiarazione solo impli�citamente o indirettamente ammissiva dei fatti in discussione, che � utilizzabile quale elemento meramente presuntivo od indiziario; infatti, la di�chiarazione intanto pub essere qualificata come confessione in quanto consti di un elemento sog�gettivo, consistente nella consapevolezza e volon�t� di riconoscere la verit� di un fatto a s� sfavore�vole e favorevole all'altra parte e di un elemento oggettivo, che � configurabile quando, dall'am�missione non controversa di un fatto, derivi un concreto pregiudizio all'interesse del dichiarante e un vantaggio corrispondente per il destinatario della dichiarazione. (Nella specie, � stato escluso che - con riferimento alla pattuizione del compen�so in misura corrispondente ai minimi previsti dalla tariffa forense - potesse qualificarsi come confessione stragiudiziale la comunicazione con cui il legale aveva manifestato al cliente la volont� di pretendere la liquidazione degli onorari nella misura dovuta e non pi� nei minimi tariffari, ai quali in precedenza aveva dichiarato di limitare la pretesa).
Cass. n. 26686/2005
Pur essendo vero che le ammissioni conte�nute nella comparsa di risposta � cos� come in uno degli atti processuali di parte indicati dall'art. 125 c.p.c. � siccome facenti parte del processo, possono assumere anche il carattere proprio della confessione giudiziale spontanea, alla stregua di quanto previsto dagli artt. 228 e 229 c.p.c., � tuttavia necessario che la comparsa, affinch� possa produrre tale efficacia probatoria, sia stata sotto�scritta dalla parte personalmente, con modalit� tali che rivelino inequivocabilmente la consapevolezza delle specifiche dichiarazioni dei fatti sfavorevoli contenute nell'atto. Conseguentemente, � inidonea a tale scopo la mera sottoscrizione della procura scritta a margine o in calce che, anche quando riportata nel medesimo foglio in cui � in�serita la dichiarazione ammissiva, costituisce atto giuridicamente distinto, bench� collegato.
Cass. n. 4744/2005
Le dichiarazioni contenute nella comparsa di risposta, contenenti affermazioni relative a fatti sfavorevoli al proprio rappresentato e favorevoli all'altra parte, non hanno efficacia di confessione ma possono soltanto fornire elementi indiziari qualora l'atto sia sottoscritto dal difen�sore e non dalla parte personalmente, atteso che la confessione giudiziale spontanea pu� essere manifestata efficacemente solo da chi abbia il potere di disporre del diritto controverso e quindi non dal difensore. a meno che questi sia munito d'apposito mandato in tal senso, che si aggiunga alla procura alle liti.
Cass. n. 18655/2003
La confessione giudiziale costituisce una dichiarazione di scienza, il cui elemento essenziale � una affermazione inequivoca in ordine ad un fatto storico dubbio, resa la quale gli effetti che ne derivano sono stabiliti dalla legge; ne consegue che � irrilevante l'indagine sull'intento perseguito dall'autore di essa nel renderla, in quanto non spiega alcuna rilevanza n� che l'autore della con�fessione abbia voluto scientemente costituire una prova, n� il fine per il quale ha pronunciato la di�chiarazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che ave�va ritenuto la dichiarazione resa da una parte in ordine al fatto che sul fondo oggetto della contro�versia i componenti di un nucleo familiare svol�gessero attivit� continuativa e coordinata, volta alla normale conduzione del fondo).
Cass. n. 15515/2003
Le dichiarazioni rese in giudizio dal di�fensore, contenenti affermazioni relative a fatti sfavorevoli al proprio rappresentato e favorevoli all'altra parte non hanno efficacia di confessione ma costituiscono elementi di libero apprezzamen�to da parte del giudice di merito (in applicazione di tale principio di diritto, la S.C. ha cassato la sentenza di merito per difetto di motivazione, in quanto questa, a seguito della negazione dell'esi�stenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il proprio assistito e il datore di lavoro, resa dal difensore, ha interpretato la stessa come rinuncia ad un capo di domanda senza apprezzarla libera�mente).
Cass. n. 2469/2003
Per potersi qualificare alla stregua di una confessione stragiudiziale, l'affermazione con�tenuta in uno scritto difensivo depositato in un giudizio tra terzi deve essere direttamente im�putabile alla parte, e non solo al suo difensore, giacch� questi non ha la disponibilit� del diritto cui la pretesa confessione si riferisce.
Cass. n. 607/2003
Le dichiarazioni rese dalla parte in sede di interrogatorio formale costituiscono confessione giudiziale se, sotto il profilo soggettivo, ricorre l'animus confitendi, consistente nella consape�volezza e volont� di riconoscere un fatto a s� sfavorevole e vantaggioso per l'altra parte, indi�pendentemente dalla consapevolezza delle con�seguenze che possono derivarne, dovendo altres� la certezza in ordine al verificarsi di detto fatto ricavarsi esclusivamente da siffatte dichiarazioni, senza necessit� di un qualsiasi ulteriore conforto probatorio.
Cass. n. 11946/2002
Le missive preprocessuali e le affermazioni contenute negli atti processuali provenienti dal legale della parte non hanno valore confessorio, ma hanno carattere indiziario, e come tali posso�no essere legittimamente 'utilizzate e liberamente valutate dal giudice ai fini della formazione del proprio convincimento; di esse non pu� essere aprioristicamente omesso l'esame in quanto il giudice ha comunque l'obbligo di valutare in con�creto la rilevanza degli elementi indiziari acquisiti al giudizio ed � tenuto a dare conto in motivazio�ne sia quando li ritenga sufficienti per fondarvi la propria decisione; sia, all'opposto, quando non li ritenga determinanti.
Cass. n. 4727/2001
Le ammissioni contenute negli scritti di�fensivi sottoscritte unicamente dal procuratore ad litem, pur non avendo valore confessorio, costituiscono elementi indiziari che possono liberamente essere valutati dal giudice per la for�mazione del suo convincimento. Quando invece esse rechino anche la sottoscrizione della parte, in calce o a margine dell'atto, ben pu� ad esse essere attribuito, dal giudice, valore confessorio, dovendo presumersi che la parte abbia avuto la piena conoscenza di quelle ammissioni e ne abbia assunto anch'essa la titolarit�.
Cass. n. 2574/1994
La confessione giudiziale ha piena efficacia di prova legale solo quando, quale riconoscirnen�to puro e semplice della verit� di fatti sfavorevoli alla parte dichiarante, assume carattere di uni�vocit� e di incontrovertibilit�, vincolante per il giudice. Quando, invece, vengono dichiarati altri fatti e circostanze idonei ad infirmare, modificare od estinguere l'efficacia dell'evento confessato, la confessione resa in giudizio � apprezzata libera�mente dal giudice.
Cass. n. 4337/1993
La confessione, resa nel giudizio penale, non costituisce fonte di prova neppure nel processo civile. Essa pu� tuttavia essere utilizzata dal giu�dice come elemento di riscontro di altri elementi se non oppugnata da contrarie e pi� attendibili risultanze.
Quesiti degli utentirelativi all'articolo 2733 del c.c.
Argomento: Articolo 2733 Codice civile - Confessione giudiziale | Quesito n. 7112 22/11/2012
“Perche questo articolo, cosi' come il 2738, 3�co., non � applicabile al litisconsorzio facoltativo?”
Consulenza legale i 24/11/2012
La norma in analisi non trova applicazione in caso di litisconsorzio facoltativo in quanto il litisconsorte confitente non ha alcun potere di disposizione in ordine a situazioni giuridiche che fanno capo agli altri litisconsorti, soggetti del rapporto processuale, avendo la dichiarazione confessoria nei confronti del solo confitente valore di prova legale. Questo perchè il litisconsorzio facoltativo consiste nell'unione di posizioni scindibili.
Diversamente, nel caso di litisconsorzio necessario la norma trova il suo fondamento nell'impossibilità logica di una diversificazione dell'efficacia della prova nei confronti delle parti di un rapporto che, per sua natura essendo unico e inscindibile, deve necessariamente essere unitariamente valutato (Cass. Civ, Sez. II 16.11.1992 n. 12277).
Argomento: Articolo 2733 Codice civile - Confessione giudiziale | Quesito n. 7111 22/11/2012
“In caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti sar� quindi valutata dal giudice come argomento di prova?”
In merito al quesito proposto merita di essere ricordata la posizione della Corte di Cassazione, pressoché unanime nel ritenere che la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti necessari è liberamente apprezzata dal giudice nei confronti di tutti in quanto "l'art. 2733, III co., c.c., non distingue tra i litisconsorti che l'hanno resa e gli altri. Invece, in caso di litisconsorzio facoltativo, la confessione resa da uno dei litisconsorti a seguito delle domande rivoltegli in sede di interrogatorio formale ha valore di prova legale nei confronti del confitente, ma non nei confronti delle persone diverse da lui, in quanto costui non ha alcun potere di disposizione in ordine a situazioni giuridiche che fanno capo ad altri distinti soggetti del rapporto processuale, nei confronti dei quali ai giudice è consentito di apprezzare liberamente la dichiarazione confessoria" (ex multis Cass. Civ. Sez. III, 19 gennaio 2006, n.1013).
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