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Timestamp: 2020-03-28 21:50:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2348 del 01/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2348 del 01/02/2011
Cassazione civile sez. III, 01/02/2011, (ud. 11/01/2011, dep. 01/02/2011), n.2348
sul ricorso 1052/2009 proposto da:
INA ASSITALIA SPA (OMISSIS), già Assitalia Le Assicurazione
d’Italia SpA, in persona del suo procuratore speciale, avv. F.
M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. D’AREZZO 32,
presso lo studio dell’avvocato MUNGARI Matteo, che la rappresenta e
difende giusta mandato a margine del ricorso;
ISTITUTO LUCE SPA (OMISSIS), in persona del suo Presidente e
Amministratore Delegato Avv. S.L., elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 2/B, presso lo studio
dell’avvocato LEVATO Biagio Francesco, che lo rappresenta e difende
YARNO CINEMATOGRAFICA SRL IN LIQUIDAZIONE;
avverso la sentenza n. 4918/2007 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Sezione Seconda Civile, emessa l’11/10/2007, depositata il
22/11/2007; R.G.N. 7578/2003.
udito l’Avvocato MUNGARI MATTEO;
udito l’Avvocato LEVATO BIAGIO FRANCESCO;
L’INA Assitalia S.p.A. propone ricorso per cassazione, fondato su due motivi ed illustrato da successiva memoria, avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma che, in riforma della pronuncia di primo grado, ha condannato essa ricorrente al pagamento, in favore dell’Istituto Luce S.p.A., della somma di Euro 51.646, qualificando come contratto diverso dalla fideiussione, e perciò non soggetto alla decadenza di cui all’art. 1957 cod. civ., comma 1, il negozio inter partes, teso a garantire l’Istituto Luce dal rischio di inadempimento del contratto, stipulato con la Yarno Cinematografica s.r.l., di produzione e distribuzione del film “Non chiamarmi Omar”.
Resiste con controricorso, pure illustrato da successiva memoria, l’Istituto Luce.
1.- Con il primo motivo la società ricorrente, sotto il profilo della violazione di legge, lamenta il malgoverno, da parte del giudice di secondo grado, delle regole di ermeneutica contrattuale, assumendo che, dalla comune intenzione delle parti desumibile dal senso letterale delle parole contenute nella polizza n. (OMISSIS), apparirebbe palese l’accessorietà del contratto stipulato con l’Istituto Luce rispetto al contratto da questa concluso con la Yarno Cinematografica.
1.1.- Il mezzo è inammissibile per difetto di autosufficienza, in difetto di riproduzione del testo integrale della polizza.
2.- Con il secondo motivo la ricorrente sostiene la medesima tesi, censurando la sentenza impugnata sotto il profilo del vizio di motivazione, ravvisabile nel mero riferimento, nella motivazione della sentenza, alla tesi dell’Istituto Luce.
2.1- Il secondo motivo – a parte la mancanza del momento di sintesi richiesto dall’art. 366 bis cod. proc. civ., secondo l’interpretazione datane dalle Sezioni Unite di questa Corte – è inammissibile in quanto fondato su una erronea ricostruzione della sentenza impugnata, la quale, oltre a fare riferimento ai rilievi dell’Istituto Luce, sviluppa in realtà con congrua ed autonoma motivazione le critiche alla sentenza di primo grado.
La censura sostanziale – che tale motivazione sia erronea, come si legge alla pag. 16 del ricorso – si fonda in realtà su argomenti che richiederebbero un nuovo esame, non consentito al giudice di legittimità, del contratto in questione.
3.- Il ricorso va pertanto rigettato, con la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 3.700,00 di cui Euro 3.500,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.
la Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 3.700,00 di cui Euro 3.500,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

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