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La Perequazione della pensione – Sentenza Corte Costituzionale 70/2015 | DIRITTO IN TASCA
HomeLa Perequazione della pensione – Sentenza Corte Costituzionale 70/2015
25 gennaio 2017 13 febbraio 2017 Diritto in Tasca Diritto Avanzato, Diritto Previdenzialelegge 6 dicembre 2011 n. 201, legge fornero, pensione, Perequazione, sentenza 70/2015
Viene contestualmente determinata anche la percentuale di variazione definitiva, da applicare per l’anno precedente, in sostituzione di quella previsionale.
La differenza tra la variazione previsionale e quella definitiva comporta un conguaglio, da applicare alle pensioni.
RELAZIONE SENTENZA CORTE COST. N. 70/2015
1) Cosa stabilisce la sentenza e quadro normativo.
a) Legge Fornero (dl 201/2011 conv. con L. 214/2011) blocca l’adeguamento delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo INPS (€ 1405,05 per il 2012 e € 1443,00 per il 2013) per il 2012/2013;
b) Interviene la Corte Cost. con sent. 70/2015 per dire che il blocco è illegittimo (già era intervenuta in altre occasioni, es. sent. 316/2010);
c) Interviene il Governo con dl 65/2015 (conv. L. 109/2015) in “applicazione” della sentenza, ma prevede comunque, per il 2012-2013, un adeguamento inferiore a quanto previsto dalla normativa previgente la l. Fornero (quindi in contrasto con la sentenza della corte cost.);
d) I Tribunali stanno concedendo i decreti ingiuntivi, non tenendo conto del dl 65 (questo potrebbe essere motivo di opposizione da parte dell’inps)
La sentenza n. 70/2015 ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 24 comma 25 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 (convertito e modificato con L. n. 214/2011 – art. 1 comma 1).
Tale comma, modificato, prevede che “in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998 n. 488, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento. Per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante ai sensi del presente comma, l’aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato”; quindi veniva riconosciuta la rivalutazione piena (100% indice FOI) solo delle pensioni non superiori a tre volte il trattamento minimo INPS dell’anno precedente l’anno di competenza delle rivalutazioni.
In particolare la sentenza ha specificato che “L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio. Risultano, dunque, intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. e al contempo attuazione del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma, Cost.”.
Normativa Legge Fornero: art.24 comma 25 Dl 201/2011 per gli anni 2012 e 2013 (incostituzionale)
-100% di adeguamento sulla pensione non superiore a 1.405,05 euro;
– Oltre 1.405,05 euro e fino a 1.443 euro viene garantito l’importo di 1.443 euro;
– Nessun adeguamento per importi superiori a 1.443 euro.
A seguito della sentenza, andrà applicata la normativa previgente, ossia:
Normativa ante Fornero art. 69 L.388/2000 da applicare agli anni 2012-2013
– 100% di adeguamento per la fascia di importo non superiore a 1.405,05 euro;
– 90% per la fascia di importo compresa tra 1.405,05 euro e 2.341,75 euro;
– 75% per la fascia di importo superiore a 2.341,75 euro.
Le regole Attuali. Dal 1° gennaio 2014, la legge 147/2013 (Legge di stabilità), ha introdotto un sistema di rivalutazione suddiviso in cinque scaglioni. Per le pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo l’adeguamento avviene in misura piena (100%); per le pensioni di importo superiore e sino a quattro volte il trattamento minimo viene riconosciuto il 95% dell’adeguamento; per quelle di importo superiore e sino a cinque volte il minimo l’adeguamento è pari al 75%; adeguamento che scende al 50 % per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il minimo e al 45% per i trattamenti superiori a 6 volte il trattamento minimo inps.
A seguito della sentenza, il Governo ha emanato il d.l. 65/2015 (conv. Con L. 109/2015) il cui art. 1 stabilisce che “Il comma 25 è sostituito dal seguente: “25. La rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, relativa agli anni 2012 e 2013, e’ riconosciuta:
a) nella misura del 100 per cento per i trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione e’ comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato; b) nella misura del 40 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi. Per le pensioni di importo superiore a quattro volte il predetto trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione e’ comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato;
c) nella misura del 20 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi. Per le pensioni di importo superiore a cinque volte il predetto trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione e’ comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato;
d) nella misura del 10 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi. Per le pensioni di importo superiore a sei volte il predetto trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione e’ comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato;
e) non e’ riconosciuta per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi.”;
2) dopo il comma 25 e’ inserito il seguente:
“25-bis. La rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, relativa agli anni 2012 e 2013 come determinata dal comma 25, con riguardo ai trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS e’ riconosciuta:
Rimane ferma l’abrogazione del comma 3 dell’articolo 18 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 5. Restano fermi i livelli del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato fissati dall’articolo 1, comma 1, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Il provvedimento di assestamento per l’anno 2015 e le previsioni di bilancio per gli anni successivi terranno conto degli effetti della richiamata sentenza della Corte costituzionale e del presente articolo”
Rivalutazione sulla base del d.l. 65/2015 (somme percepite da agosto)
– 100% di adeguamento per la fascia di importo non superiore a 1.443,00 euro;
– 40% per la fascia di importo compresa tra 1.443 euro e 1.873 euro;
– 20% per la fascia di importo compresa tra oltre 1.873 euro fino a 2.341,75 euro
– 10% per la fascia di importo compresa tra oltre 2.341,75 euro e fino a 2.810,10 euro
– zero oltre 2.810,10 euro
C) È necessaria la domanda amministrativa?
TESI FAVOREVOLE:
Ai sensidall’art.443c.p.c. 1, la domanda relativa alle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatorie di cui al comma 1 dell’articolo 442 cpc non è procedibile se non quando siano esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa o siano decorsi i termini ivi fissati per il compimento dei procedimenti stessi o siano, comunque, decorsi centottanta giorni dalla data in cui è stato proposto il ricorso amministrativo[149att.].
Se il giudice nella prima udienza di discussione rileva l’improcedibilità della domanda a norma del comma precedente, sospende il giudizio e fissa all’attore un termine perentorio di sessanta giorni per la presentazione del ricorso in sede amministrativa[148att.].
Il processo deve essere riassunto, a cura dell’attore, nel termine perentorio di centottanta giorni che decorre dalla cessazione della causa della sospensione[1472att.].
La Cassazione in varie sentenze emesse in tema di incostituzionalità di una legge, ha precisato che non occorre la “domanda amministrativa” qualora l’ INPS debba solo ricalcolare la pensione già liquidata, senza dover valutare dei fatti nuovi di cui non era prima a conoscenza. In questo caso non vi è da integrare la documentazione personale, ma occorre solo sollecitare il ricalcolo di quanto erogato (Cass. 20892/07, nonché Cass. Sezioni Unite 18 luglio 1996 n. 6491).
Tra l’ altro l’ INPS è perfettamente a conoscenza dell’ ammontare della pensione integrativa, poiché gestisce il Casellario Centrale delle Pensioni (art. 34 della legge 448/98).
E’ sufficiente quindi inviare all’ INPS una semplice raccomandata interruttiva della prescrizione.
D) Cosa serveper inoltrare il ricorso:
Statini pensione anni dal 2012 al 2015 (tutti o solo gennaio) + dicembre 2011
Cud 2013-14-15 (perché il “tre volte il minimo” si calcola sommando tutte le varie pensioni dell’ interessato, e quindi aggiungendo anche la pensione integrativa e quella eventuale di reversibilità. Infatti è su tale base complessiva che si calcola la perequazione automatica);
Mandato firmato (ovvio);
Eventuale autocertificazione per esenzione contributo unificato (se risulta un reddito, cumulato con quello dei conviventi, non superiore ad € 34.107,72);
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Aumenti alle pensioni – Sentenza Corte Costituzionale 70/2015 | DIRITTO IN TASCA ha detto:
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