Source: https://www.laleggepertutti.it/253902_ordine-del-sindaco-di-tagliare-lerba-che-fare
Timestamp: 2019-02-15 22:20:49+00:00

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Ordine del sindaco di tagliare l'erba: che fare?
Sfalcio dell’erba di un terreno o di un giardino: i motivi per impugnare l’ordine del Comune rivolto al proprietario del fondo.
Il sindaco ha il potere di intervenire con provvedimenti urgenti rivolti alla tutela dell’igiene, sanità e sicurezza pubblica. Può pertanto ordinare ai proprietari di terreni di provvedere tempestivamente alla bonifica, allo scolo delle acque stagnanti, allo sgombero delle aree divenute ricettacolo di rifiuti (anche se abbandonati da terzi) o allo sfalcio dell’erba. Già! hai compreso bene: il sindaco può ordinare di tagliare l’erba. Ovviamente, per farlo, dovrà anche spiegarne le ragioni. Non può certo emettere un’ordinanza di questo tipo solo a tutela dell’estetica del giardino o delle aree circostanti; devono al contrario sussistere ragioni gravi e urgenti a tutela della collettività. È ad esempio il caso di un campo abbandonato da anni a sé stesso, dove la vegetazione è divenuta talmente alta e fitta da divenire abitacolo di animali pericolosi come topi, serpenti e zanzare, causa di aria insalubre per i vicini o di possibili intralci alla circolazione nelle strade limitrofe. Insomma, alla base dell’ordine del sindaco di tagliare l’erba devono sempre sussistere delle ragioni volte a preservare l’igiene, la sicurezza o la sanità pubblica.
Di certo la questione interessa più i proprietari di fondi estesi o di terreni ad uso agricolo e non, spesso abbandonati perché gli eredi non si mettono d’accordo tra loro o perché il proprietario non riesce a trovare acquirenti o magari è emigrato all’estero. Difficilmente – anche se non è impossibile – si potrà emettere un’ordinanza di questo tipo nei confronti del piccolo giardino prospiciente casa, le cui dimensioni non implicano un pericolo per la collettività.
Una recente sentenza del Tar Veneto [1] spiega come deve avvenire il procedimento di formazione di tale ordinanza e quale parte può avere il cittadino destinatario dell’ordine: insomma, spiega quali sono i diritti di quest’ultimo e cosa fare se viene raggiunto dall’ordine del sindaco di tagliare l’erba del proprio campo. Vediamo cosa è stato detto in questo caso.
Immaginiamo quindi che tu abbia un terreno adiacente alla strada comunale. Non lo hai mai voluto coltivare, un po’ perché è troppo piccolo e quindi non conveniente, un po’ perché non è questa la tua attività. Lo hai messo in vendita ma nessun offerente si è mai fatto avanti. Negli anni il campo è rimasto pressoché abbandonato: nessuno si è preso cura di sfrondare gli alberi, tagliare l’erbaccia, bonificarlo. L’eccessiva vegetazione in prossimità della via pubblica, che potrebbe costituire un pericolo per gli automobilisti mette in allarme il Comune che all’improvviso ti notifica un ordine con cui ti commina delle sanzioni e ti impone di tagliare l’erba. Contro questa specifica disposizione, adottata senza prima avviare un procedimento amministrativo e senza un preavviso, ti opponi davanti al giudice. Il Comune però si difende dicendo che l’urgenza del caso non ha consentito di avviare un’istruttoria lunga e farraginosa sicché si è stati costretti a inviare direttamente l’ordinanza. Chi ha ragione?
Secondo la pronuncia in commento, prima di arrivare all’ordine categorico di sfalcio dell’erba in un’area privata, il Comune deve interloquire con il cittadino. Non può limitarsi a sanzionarlo e poi notificargli un’ordinanza di ripristino da parte del sindaco.
Non è corretto pertanto ordinare formalmente ad un utente di provvedere allo sfalcio della vegetazione presente nel suo giardino senza prima avergli comunicato l’avvio del procedimento. Anche perché il Comune, nell’immediatezza del necessario sopralluogo può facilmente adottare accorgimenti utili a limitare il rischio per le persone e la circolazione dei veicoli.
Insomma, questo significa che l’eventuale ordine rivolto al cittadino e piombatogli addosso dalla sera alla mattina è illegittimo e si può considerare davanti al tribunale amministrativo regionale (il Tar) entro 60 giorni dalla sua notifica.
L’utilità di una fase amministrativa preventiva, in cui si favorisce il dialogo tra l’ente locale e il proprietario, ha il vantaggio di consentire a quest’ultimo da un lato di evitare le sanzioni, e dall’altro di concordare modalità e tempi per la potatura, eventualmente coordinandosi con le autorità e gestendo le operazioni in tutta tranquillità. Tranquillità che invece non sussiste se viene già emesso l’ordine in quanto la sua mancata attuazione può comportare il rischio di un procedimento penale. Esiste infatti un articolo del codice penale [2] a norma del quale chi non rispetta un provvedimento dell’Autorità, impartito per ragioni di sicurezza o di igiene, commette reato ed è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro. Si tratta quindi di una lama al collo che chi è in buona fede vorrebbe certamente evitare.
A fondamento dell’ordine di sfalcio dell’erba non possono sussistere generiche motivazioni; il Comune deve specificatamente chiarire l’omesso avviso di avvio del procedimento e indicare quali sono stati i motivi dell’urgenza che hanno impedito la previa comunicazione al proprietario del fondo.
In effetti anche se la legge [3] prevede la possibilità di omettere questa incombenza formale in caso di particolare urgenza, tuttavia, nel caso sottoposto al Tar Veneto non sussistevano i motivi della necessità e dell’urgenza (o meglio, il Comune non li ha specificati). Il provvedimento era infatti particolarmente generico, specifica la sentenza. Inoltre il Comune, «nelle more del rapido espletamento del contraddittorio procedimentale, potrebbe adottare opportuni accorgimenti (per esempio, recintare l’area interessata, apporre cartelli e segnalazioni di pericolo, ecc), così da scongiurare rischi per persone e cose».
In sintesi, il sindaco, prima di intimare lo sfalcio di un giardino, deve avvertire l’interessato e concordare con lui il ripristino dell’area. Diversamente se agisce in modalità troppo affrettata il rischio per l’amministrazione locale è di ritrovarsi pure a pagare le spese del ricorso.
[1] Tar Veneto, sent. n. 1018/2018 del 30.10.2018.
[3] Art. 7 l. n. 241/1990.
TAR Veneto, sez. I, sentenza 17 – 30 ottobre 2018, n. 1018
Visti il ricorso ed i relativi allegati; Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente; Vista l’ordinanza n. 149/2018 del 19 aprile 2018, con cui è stata accolta l’istanza cautelare; Viste la memoria di costituzione e difensiva e la documentazione del Comune di Bassano del Grappa; Visti tutti gli atti della causa; Nominato relatore nell’udienza pubblica del 17 ottobre 2018 il dott. Pietro De Berardinis; Uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale; Visto l’art. 74 del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (c.p.a.)
Considerato che con il ricorso indicato in epigrafe il sig. Giovanni Sponza ha impugnato l’ordinanza del Comune di Bassano del Grappa n. 24 del 17 gennaio 2018, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione; Considerato che con tale ordinanza, emessa dal dirigente dell’Area n. 4, il Comune ha ingiunto al sig. Sponza il taglio di vegetazione radicata nel fondo di sua proprietà che si protenderebbe sulla pubblica via, la potatura delle siepi che invaderebbero la strada e la rimozione di quanto già caduto sulla sede stradale; Considerato che il ricorrente, premesso che nel terreno di sua proprietà sono presenti alberi secolari e di pregio, deduce a supporto del gravame i seguenti motivi:
1) incompetenza, perché il provvedimento impugnato avrebbe natura di ordinanza volta a rimuovere pericoli per l’incolumità pubblica e, perciò, sarebbe di competenza del Sindaco ex art. 54 del d.lgs. n. 267/2000 (T.U.E.L.);
2) violazione dell’art. 7 della l. n. 241/1990, per avere la P.A. omesso la comunicazione di avvio del procedimento sfociato nel provvedimento impugnato;
3) eccesso di potere ai sensi dell’art. 21-octies, comma 1, della l. n. 241/1990, in quanto l’ordinanza impugnata sarebbe stata emessa in spregio ai criteri di economicità, efficacia ed efficienza ex art. 1 della l. n. 241/1990, nonché sarebbe inficiata da una motivazione generica e carente, anche per quanto riguarda l’urgenza della sua adozione. Inoltre, non darebbe conto del parere del Corpo Forestale dello Stato; Considerato che l’istanza cautelare è stata accolta da questo Tribunale con ordinanza n. 149/2018 del 19 aprile 2018, attesa la sussistenza del periculum in mora; Considerato che, in vista dell’udienza di merito, si è costituito in giudizio il Comune di Bassano del Grappa, depositando memoria con cui ha eccepito: in rito, il difetto di giurisdizione dell’adito G.A., nonché l’inammissibilità del ricorso perché l’ordinanza impugnata sarebbe atto endoprocedimentale e, comunque, non sarebbe l’atto conclusivo del procedimento; nel merito, l’infondatezza dei motivi di impugnazione; Considerato che all’udienza pubblica del 17 ottobre 2018 la causa è stata trattenuta in decisione; Ritenuto, in via preliminare, di dover respingere le eccezioni di rito formulate dalla difesa comunale in quanto prive di fondamento, per le seguenti ragioni:
a) relativamente all’eccezione di difetto di giurisdizione, la difesa comunale basa tale eccezione sulla circostanza che l’ordinanza impugnata trova fondamento nel regolamento di Polizia Urbana, il cui art. 30 richiama, a propria volta, l’art. 17 della l. n. 689/1981 ai fini dell’individuazione dell’organo deputato all’adozione della sanzione amministrativa. L’ordinanza richiama, altresì, gli artt. 29 e 211 del d.lgs. n. 285/1992 (Codice della strada), il cui art. 205 prevede la possibilità dell’opposizione ex art. 22 della l. n. 689/1981: opposizione che, com’è noto, in base all’art. 22 cit. va proposta dinanzi al G.O.;
– la tesi del Comune non è condivisibile, poiché l’irrogazione della sanzione amministrativa ex l. n. 689/1981 è un atto distinto ed eventuale rispetto all’ordinanza impugnata, legato all’inadempimento di quest’ultima e che, perciò, interviene, se ne ricorrono i presupposti, in un momento successivo: ma ciò non toglie che la predetta ordinanza resti un provvedimento amministrativo, assoggettato – come tale – alla giurisdizione generale di legittimità del G.A.;
– donde la palese infondatezza dell’eccezione di difetto di giurisdizione;
b) quanto all’eccezione di inammissibilità del ricorso, perché l’ordinanza impugnata sarebbe un mero atto endoprocedimentale, la difesa comunale asserisce che il vero atto conclusivo del procedimento sarebbe l’atto sanzionatorio definitivo, che disponga l’applicazione delle sanzioni amministrative e l’obbligo della rimessa in pristino, come previsto dagli artt. 11, quarto comma, e 30 del regolamento di Polizia Urbana. L’ordinanza impugnata, quale semplice invito o diffida, sarebbe atto interlocutorio e privo di autonoma portata lesiva;
– anche tale assunto non può essere condiviso, essendo confutato dalla mera lettura del provvedimento impugnato, il quale non si limita per nulla ad un semplice invito o diffida, ma “ordina” al sig. Sponza di eseguire una serie di attività (taglio di vegetazione, potatura di siepi, rimozione di alberi, ramaglie e terriccio presenti sulla strada). È evidente, perciò, che si tratta di un atto direttamente lesivo degli interessi del ricorrente e, quindi, da costui immediatamente impugnabile;
– del resto, la medesima ordinanza gravata reca in calce l’indicazione, ai sensi dell’art. 3, comma 4, della l. n. 241/1990, dell’autorità dinanzi a cui è possibile ricorrere e del termine per proporre ricorso: ciò dimostra che la stessa Amministrazione comunale ha configurato l’ordinanza in questione come provvedimento direttamente lesivo ed autonomamente impugnabile; Ritenuta, nel merito, la sussistenza degli estremi per pronunciare sentenza cd. semplificata ex art.74 c.p.a., attesa la fondatezza del ricorso per le ragioni di seguito riportate; Considerato, infatti, che:
– è anzitutto infondato e da respingere il primo motivo di ricorso, poiché il provvedimento impugnato non ha natura di ordinanza contingibile e urgente, non richiamando esso nelle proprie premesse né l’art. 50, né l’art. 54 del T.U.E.L., ma il regolamento di Polizia Urbana del Comune: si tratta, perciò, di un atto gestionale, che rientra nelle competenze dirigenziali ai sensi dell’art. 107 T.U.E.L. (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 26 settembre 2013, n. 4778);
– risulta, invece, fondato e da accogliere il secondo motivo di ricorso, a mezzo del quale il sig. Sponza lamenta che non gli è stato comunicato l’avvio del procedimento, così impedendogli di presentare il proprio apporto partecipativo;
– nel caso di specie è pacifico e incontestato tra le parti che il provvedimento impugnato non è stato preceduto dall’avviso ex art. 7 della l. n. 241/1990;
– al riguardo la difesa comunale obietta che, com’è ben noto, ai sensi dell’art. 7, comma 1, della l. n. 241/1990, la comunicazione di avvio del procedimento può essere omessa qualora vi siano particolari esigenze di celerità procedimentale. Tuttavia, in contraddizione con tale argomento, afferma, poi, che l’interessato avrebbe comunque la possibilità di presentare memorie e documenti nel procedimento attivato con l’ordinanza impugnata: ciò sul presupposto – di cui si è poc’anzi dimostrata l’erroneità – che questa costituisca un mero atto endoprocedimentale;
– inoltre, la P.A., nell’ipotesi in cui si determini nel senso del mancato ricorso alle prescritte garanzie partecipative, ha l’onere di specificare le “ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento” che giustificano l’omissione di dette garanzie, ex art. 7, comma 1, cit. (v. T.A.R. Liguria, Sez. II, 17 maggio 2010, n. 2677). È, invece, illegittima l’omissione dell’avviso di avvio del procedimento motivata da esigenze di celerità del procedimento indicate genericamente (v. T.A.R. Valle d’Aosta, 16 gennaio 2002, n. 5);
– nel caso di specie non solo il provvedimento impugnato reca un riferimento alla “urgente necessità di eliminare i pericoli in atto segnalati” che è generico e, pertanto, insufficiente ai fini dell’omissione della comunicazione ex art. 7 cit., ma tale motivazione appare, altresì, pretestuosa. Il Comune, infatti, nelle more del rapido espletamento del contraddittorio procedimentale, potrebbe adottare opportuni accorgimenti (ad es. recintare l’area interessata, apporre cartelli e segnalazioni di pericolo, ecc.), così da scongiurare rischi per persone e cose;
– donde, in definitiva, la fondatezza della suesposta censura;
– alla stregua di quanto ora illustrato, risulta fondato e da accogliere, altresì, il terzo motivo di ricorso, nella parte in cui reca la censura di difetto di motivazione, per avere l’ordinanza impugnata addotto una motivazione carente in ordine all’urgenza della sua adozione; Ritenuto, pertanto, per tutto ciò che si è detto, che il ricorso sia fondato e da accogliere, in virtù della fondatezza del secondo e del terzo motivo (quest’ultimo, nei termini ora esposti); Ritenuto, per conseguenza, di dover annullare l’ordinanza impugnata; Ritenuto, da ultimo, di dover liquidare le spese secondo il principio della soccombenza, nella misura di cui al dispositivo
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto – Sezione Prima (I^), così definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’ordinanza comunale con esso impugnata.
Condanna il Comune di Bassano del Grappa al pagamento in favore del ricorrente delle spese e degli onorari di causa, che liquida in via forfettaria in € 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge.

References: sentenza 
 Art. 7
 sentenza 
 art. 54
 art. 1
 art. 30
 art. 205
 art. 22
 sentenza 
 art.74
 art. 7
 art. 7
 art. 7