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Timestamp: 2019-12-12 03:11:57+00:00

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b.andreoli, Autore a FIAMO - Pagina 3 di 8
Come reperire un Omeopata unicista qualificato?
martedì, 19 giugno 2018 by b.andreoli
La FIAMO offre a tutti i Pazienti un importante strumento di consultazione per reperire in Italia, regione per regione, un Medico Omeopata adeguatamente formato e di sicura professionalità.
Invitiamo quindi tutti coloro che desiderano avvicinarsi a questa Medicina non convenzionale, anche solo per chiedere informazioni generali, di rivolgersi esclusivamente a chi possiede titoli ufficiali e riconosciuti e di diffidare da chiunque altro si definisca “Omeopata” senza poterlo fare – pena il rischio di affidarsi a chi potrebbe giocare con la salute delle persone.
Non tutti gli Omeopati italiani sono presenti all’interno di questo registro, ma solamente i soci FIAMO; esistono anche altre associazioni omeopatiche in Italia. Invitiamo però i Pazienti a chiedere il titolo formativo di chi esercita l’Omeopatia, che prima di tutto deve essere un Medico (chirurgo o odontoiatra) e poi deve essersi perfezionato/a con un percorso regolamentato da una specifica normativa.
L’Omeopatia rappresenta una pratica medica non convenzionale, la quale, assieme ad Agopuntura e Fitoterapia, trova i propri riferimenti normativi riguardanti le competenze richieste per poterla praticare nell’Accordo Stato-Regioni del 07 febbraio 2013, oltre che in una norma europea stilata al fine di definire gli standard minimi di qualità della terapia omeopatica come atto medico.
In Italia, solo il Medico Chirurgo o Medico Odontoiatra o Medico Veterinario, perfezionato dopo la laurea e l’abilitazione ed iscritto ad un ordine professionale, può esercitare l’Omeopatia. Come minimo, quindi, si tratta di un percorso formativo che prevede una laurea di sei anni, un’abilitazione professionale e un perfezionamento di altri tre o quattro anni, oltre alla successiva formazione continua.
L’Omeopatia si embrica all’interno della Medicina nel suo complesso, andando a fornire un metodo clinico e terapeutico complementare che si può affiancare a qualsiasi altra terapia “convenzionale”. Questo implica che per consigliarla sia indispensabile poter effettuare una visita medica completa di anamnesi ed esame obiettivo, interpretare o richiedere esami o approfondimenti medici (come ad esempio ecografie, radiografie o analisi del sangue) e distinguere i casi in cui l’Omeopatia può essere prescritta da sola, quelli in cui va necessariamente affiancata ad una corretta terapia farmacologica convenzionale e quelli in cui non risulta utile prescriverla.
Da ciò si evince che l’Omeopatia rappresenta un’integrazione e uno strumento terapeutico ulteriore nelle mani del dottore e non un contraltare alla Medicina “ufficiale”, che qualsiasi medico conosce e pratica quotidianamente. In questo modo, nessuno toglie strumenti e cure indispensabili al Paziente, ma piuttosto si offre a quest’ultimo una modalità di cura ulteriore e fortemente individualizzata, che – nei casi in cui si renda utilizzabile – mira a ristabilire lo stato di salute generale della persona.
Altre figure improvvisate o non riconosciute (terapisti “olistici”, “naturopati” o altro) non possono prescrivere medicinali omeopatici, e questo va fortemente sottolineato e compreso.
Omeopatia unicista e Omeopatia “sintomatica” a confronto
lunedì, 11 giugno 2018 by b.andreoli
“Dottore, ho il raffreddore e il mal di gola”, “Aiuto, mi è spuntato un herpes al labbro e domani sera ho un appuntamento!”, “Ho preso una botta alla caviglia giocando a calcetto, cosa posso prendere?” sono soltanto alcune tra le innumerevoli domande che ci sentiamo fare ogni giorno.
Ma come si conciliano le legittime aspettative di guarigione dei pazienti con l’Omeopatia, soprattutto quella unicista, che invece tende a curare la persona nella sua totalità, somministrando QUEL rimedio e solo quello, mirato, calibrato e individualizzato, per dirla in maniera più precisa “costituzionale”, che vada a curare l’energia vitale nel suo insieme e non solo il singolo sintomo?
La risposta non è sempre facile: una prima osservazione è che se il paziente ha già il “suo” rimedio costituzionale, cucito addosso a lui come un abito di sartoria, QUEL rimedio dovrebbe funzionare anche per le patologie acute. Non sempre però questo avviene, e le motivazioni possono essere diverse: prima di tutto la dose e la diluizione, che possono non essere sufficienti a stimolare la risposta dell’organismo in tempi brevi; poi il fatto che alcune patologie (traumatiche o virali, solo per citarne alcune) rispondono più rapidamente a rimedi particolari, più o meno “specifici” per quella fase acuta della patologia; altre volte ancora aiuta a noi Omeopati conoscere i rimedi “complementari”, ovvero più affini al rimedio costituzionale che abbiamo dato al nostro Paziente. E talora ci accorgiamo, magari proprio dalla mancata “rapida e dolce guarigione” del nostro Paziente, che forse il rimedio costituzionale che gli abbiamo dato non è proprio quello giusto, il che ci permette di “aggiustare” la nostra mira e correggere, migliorandola, la nostra prima prescrizione.
È quindi ben comprensibile, per tutto quello che ho appena detto, come non esista “IL” rimedio per il mal di gola, bensì esistano “VARI” rimedi, come Apis Mellifica, Belladonna, Ignatia Amara, Mercurius Solubilis, Phytolacca, solo per citarne alcuni, che possono alla giusta diluzione e dosaggio stimolare il processo di guarigione in tempi rapidi e senza effetti collaterali.
Allo stesso modo, come si potrà scegliere tra Natrum Muriaticum, Rhus Tox, Nitricum Acidum o Cantharis per curare un brutto herpes labiale? Semplicemente chiedendo un consiglio al vostro Medico Omeopata, non a Wikipedia o ad un’altra figura non medica: l’Omeopata è prima di tutto un Medico Chirurgo, che ha frequentato e studiato alla facoltà di Medicina e Chirurgia per almeno sei anni, e magari ha preso un diploma in una disciplina specialistica dopo altri quattro o cinque, e sicuramente ha completato il percorso di studi in Omeopatia presso una Scuola qualificata per altri tre, cui si aggiunge il proprio bagaglio di esperienza a volte pluridecennale.
Nulla insomma che possa essere sostituito dal “Dottor Google”, che non abbiamo mai visto in vita nostra, e mai vedremo!
Testo: dott. Alessandro Politi, Medico Omeopata, Medico di Medicina Generale
La preparazione del medicinale omeopatico e cenni di Farmacopea: cosa dice la Farmacopea Omeopatica Europea o dei singoli Stati Membri
lunedì, 04 giugno 2018 by b.andreoli
Si è già chiarito che, a seguito dell’adeguamento a una Direttiva europea, il medicinale omeopatico è legittimato in tutti gli Stati Membri. Ma non tutti i Paesi in cui si utilizza o si produce e commercializza l’Omeopatia posseggono una propria Farmacopea Omeopatica (mentre ne hanno tutti una Ufficiale per gli altri farmaci).
Le Farmacopee rappresentano un insieme di norme relative a qualità e tecniche delle preparazioni farmaceutiche, dei singoli costituenti e contenitori, a garanzia della loro sicurezza d’uso. Nel caso specifico, esse descrivono i metodi di realizzazione delle preparazioni omeopatiche.
In Europa, le Farmacopee omeopatiche più storiche e utilizzate, sono quelle:
Tedesca GHP (German Homoeopathic Pharmacopoeia; HAB in lingua tedesca Homöopathisches ArzneiBuch) – dal 1872 la 1a edizione
Francese PhOF (Pharmacopée Homeopathique Française) – dal 1898 la 1a edizione
La più recente Farmacopea Omeopatica Europea (European Pharmacopoeia), attinge norme dall’una e dall’altra delle suddette Farmacopee, a volte riportandone i Metodi di entrambe.
Le preparazioni omeopatiche si ottengono attraverso un processo di deconcentrazione progressiva (diluizioni di solito 1:10, 1:100, o 1:50.000, a seconda delle “scale” che si vogliono ottenere) del materiale di partenza, e di dinamizzazione successiva ad ogni passaggio di diluizione. Il prodotto omeopatico così diluito e dinamizzato viene utilizzato per la realizzazione del medicinale nella forma farmaceutica desiderata (prodotto finito).
di Hahnemann, o dei flaconi separati, e secondo le due scale di rapporti alternative, decimale (DH, anche se non è stato Hahnemann a codificare le decimali, bensì C. Hering) e centesimale (CH)
di Korsakov detto anche del “flacone unico”, in scala centesimale e con simbolo K
cinquanta-millesimale (diluite di un fattore 1:50.000 e con 100 succussioni, secondo la procedura descritta da Hahnemann nel § 270 della 6^ edizione dell’ORGANON, e con simbolo LM o Q)
Tutti i metodi sopraelencati possono essere impiegati sia per le sostanze liquide (o solubilizzabili in miscele idroalcoliche) che per quelle solide (triturazioni).
Per chi volesse approfondire l’argomento tecnico, si veda la pagina del Dipartimento FIAMO di farmaceutica omeopatica.
Bibliografia e letture utili:
F.S. Hahnemann – Organon dell’arte di guarire – Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica a cura del Dr. G. Fagone – Edizioni Salus Infirmorum (2010)
lunedì, 28 maggio 2018 by b.andreoli
Nell’ambito della medicina veterinaria, si possono constatare i risultati che si ottengono applicando la medicina omeopatica in campo animale. Non sto parlando solo dei nostri cari amici a quattro zampe, che con la loro presenza ci allietano le giornate più cupe, nei confronti del quali qualcuno potrebbe pur dire che i risultati siano influenzati dal nostro processo di umanizzazione. Parlo degli animali da reddito, animali che in un allevamento sono numeri, apparentemente privi di identità, utilizzati solo per scopi alimentari, dove l’uomo è presente solo per quanto riguarda i loro bisogni primari e necessari per la produzione a cui sono dedicati.
Già il dr. Franco del Francia nato a Firenze nel 1928, medico veterinario, padre dell’Omeopatia in Italia e in Europa, aveva intrapreso il cammino di ricerca sull’utilizzo dell’omeopatia negli animali da reddito dagli anni ‘80, con risultati sorprendenti; collaborando con agenzie del settore agro-alimentare e con l’istituto zooprofilattico, aveva ottenuto risultati scientifici significativi che mantengono un valore senza tempo.
Con l’Omeopatia si possono a volte ottenere migliori risultati produttivi ed economici, complessivamente superiori di quelli ottenuti con la medicina classica e con costi nettamente inferiori nel bilancio dell’impresa zootecnica.
L’uomo inoltre non deve dimenticare il problema dei residui di farmaci nei prodotti di origine animale, prodotti che finiscono nelle tavole delle nostre famiglie; tutt’ora è vivo e sempre molto discusso il problema dell’antibiotico resistenza, in cui il nostro organismo assimila continuamente con l’alimentazione antibiotici che potrebbero rendere il nostro corpo così resistente in caso di malattia che le terapie attualmente conosciute nella medicina classica ufficiale potrebbero mostrare notevole difficoltà nell’esserci d’aiuto. Non per ultimo il problema delle deiezioni provenienti dagli allevamenti che finiscono nei campi, dove naturalmente si producono i cereali per uso animale e umano, che ricadono con i residui ancora una volta nella nostra tavola.
Ecco che l’Omeopatia in campo veterinario ha veramente un grande valore: da una parte agisce in modo dolce e naturale nella cura delle malattie e nel controllo del dolore dei nostri animali domestici, i quali rispondono alle terapie con una ripresa della loro vita normale accanto a noi umani; dall’altro ha un valore primario indirettamente per il bene di tutti noi esseri umani nel ridurre dalla nostra alimentazione sostanza chimiche che, accumulandosi ripetutamente nel nostro organismo, potrebbero potenzialmente crearci malattie sempre più resistenti nel tempo.
Sopprimere un sintomo non è “guarire”: concetti cruciali nell’Organon, opera principale di Hahnemann
lunedì, 21 maggio 2018 by b.andreoli
Persino la pubblicità dei medicinali da banco ci dice che, se togli in fretta un sintomo, non ti perdi la lezione di tennis, la gita fuori porta, la serata con gli amici. Ma qualcuno si è mai chiesto se questo significhi “curare”, o addirittura “guarire”, una malattia, magari divenuta cronica? Se da vent’anni si soffre di cefalee o di emorroidi, è davvero prendendo un medicinale palliativo o sintomatico per tutta la vita che mi curo da questo male? Che cosa significa “guarire” e cosa “curare”?
Tanto per cominciare, nel § 148 del suo “Organon – dell’Arte di guarire”, Hahnemann distingue una malattia acuta (che “se insorta da poco, scompare, inosservata, non raramente in poche ore”) da una malattia cronica (che “impiega invece a scomparire maggior tempo e con segni di malessere”). Ma nel § 185, in riferimento proprio alle cosiddette malattie locali (quelle che si localizzano sulla pelle, sulle mucose, o anche in un punto preciso), egli dice: “Finora l’idea dominante nell’insegnamento era che solo queste parti erano colpite da malattia e che il resto del corpo non partecipasse della malattia, teoria dottrinaria assurda che ha portato al trattamento medico più dannoso”.
Poi al § 187 ci indica che esse hanno la loro origine in una sofferenza interna: “Considerarle solo come semplici malattie locali e allo stesso tempo trattarle solamente o quasi solamente in un qual certo modo chirurgico, con topici o altri rimedi simili, come ha fatto fin dalle epoche più remote la scuola antica, è tanto assurdo quanto sono perniciosi i suoi risultati.” Ma il passaggio più bello e illuminante è forse al § 189: “Non esiste un’eruzione alle labbra, non una suppurazione ungueale senza che, prima e in pari tempo, non vi sia una perturbazione interna dell’organismo”. Cosa che anche J.T. Kent sintetizza magnificamente nell’aforisma “Non sei malato perché hai un tumore, ma hai un tumore perché sei malato”: e non c’è male che colpisca una singola parte o cellula, senza che tutto il corpo lo sappia e corra ai ripari.
Qual è dunque la possibile soluzione? È rivelata orbene al § 190: “Il trattamento veramente razionale di un male esterno, non dovuto a cause traumatiche, deve agire su tutto l’organismo, deve tendere alla guarigione con la distruzione del male generale, con rimedi interni. Soltanto tale cura sarà utile, sicura, giovevole e radicale”. E ancora: “Con questo [solo] medicamento, usato soltanto per uso interno (e già alla prima dose, se il male è insorto da poco) guarisce lo stato generale malato dell’organismo e anche il male locale, contemporaneamente” (§ 193); “Nelle malattie locali acute, insorgenti rapidamente, come pure in quelle instauratesi già da lungo tempo, non devesi applicare, sulla parte esterna malata, alcun medicamento, fosse anche quello salutare, omeopatico, usato per uso interno” (§194).
In questo tipo di interpretazione, i sintomi non sono la malattia, ma un segnale di disagio interno. Se con un medicinale locale e soppressivo andiamo a togliere quel semaforo allarmante, togliamo l’unico segnale che ci avverte del pericolo profondo: cerchiamo di non confondere il semaforo che ci avverte di un pericolo, col pericolo stesso.
lunedì, 14 maggio 2018 by b.andreoli
Frasi come “mens sana in corpore sano”, “siamo quello che mangiamo” oppure “siamo quello che pensiamo”, sono diffuse sia nella cultura occidentale sia in quella orientale, dando un’idea dell’importanza dei diversi aspetti dello stile di vita nel mantenimento della salute.
Per non perdersi nel mare magnum delle indicazioni che nei secoli sono state formulate riguardo al corretto stile di vita, utilizzeremo una classificazione “classica”, basata sui principi fondamentali della costituzione dell’uomo, tanto antica quanto utile.
Secondo la filosofia antica, l’uomo è costituito, in ordine di densità, da “terra, acqua, aria, fuoco e quintessenza”. Il termine Terra simboleggia la parte più materiale dell’uomo, ossia le funzioni corporee quali l’alimentazione, il movimento fisico, le funzioni sessuali ed il sonno. Le scienze che studiano l’influenza dell’alimentazione sullo sviluppo delle malattie sono molteplici. Il lettore curioso potrà informarsi sui più recenti studi di correlazione tra l’alimentazione e lo sviluppo delle malattie dell’organismo. E’ da sottolineare come anche Hahnemann abbia dato nell’Organon indicazioni sull’alimentazione e lo stile di vita nei malati affetti da malattie acute e malattie croniche. In particolare, nel malato affetto da una malattia acuta bisognerebbe prediligere le necessità istintive dell’organismo, come la temperatura della stanza o il tipo di posizione corporea oppure la tipologia di cibi o bevande desiderate, seppur in modica quantità, ed evitare “tutti gli sforzi spirituali come pure tutte le commozioni d’animo”. Al contrario, nel malato affetto da una malattia cronica bisognerebbe limitare l’utilizzo di sostanze che abbiano un azione medicamentosa, quali ad esempio caffè, the, spezie, erbe, radici (la lista continua al paragrafo 260) e prediligere l’attività fisica moderata all’aria aperta evitando qualsiasi sforzo dell’animo o dei sentimenti.
L’attività fisica è infatti un altro fattore di estrema importanza nel mantenimento della salute, come testimoniano le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed il recente interesse scientifico per le tradizionali discipline orientali come lo Yoga, il Tai Chi ed il Qi-gong.
Rispetto al soddisfacimento funzioni sessuali per una corretta salute psico-fisica, i tempi moderni hanno tanto da riflette in un’epoca dove la pornografia digitale ha raggiunto i massimi sviluppi con effetti psichici simili alle droghe chimiche sulla popolazione giovanile.
Alle attività diurne segue poi il sonno notturno, ambito della vita che non viene mai tenuto nella giusta considerazione. Basta dare uno sguardo alle regole della corretta igiene del sonno presenti sul sito della Associazione Italiana di Medicina del Sonno, per rendersi conto di quanto dormiamo in maniera scorretta e di come questo influenzi la nostra vita diurna.
L’essere umano è però costituito anche di Acqua ed Aria. La qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo ha una importanza tale che il dibattito sull’inquinamento ambientale ha raggiunto finalmente una portata globale, nonostante ancora oggi la crescita economica individuale e collettiva sia ancora troppo spesso collegata al grado di inquinamento dell’ambiente in cui si vive.
Infine l’essere umano è costituito anche da “aria-fuoco-quintessenza” termini simbolici che ad un’analisi globale, seppur superficiale, indicano la sfera della psiche, della mente, delle emozioni. Il nostro secolo ha visto il fiorire della Psicologia, delle Neuroscienze e della riscoperta delle Filosofie, segno di un malessere evidente nell’ambito della mente/psiche/anima e di un bisogno di risposte e norme di vita in tale ambito. Mi piace concludere questo excursus ricordando ed invitando alla lettura di una bellissima lettera che Samuel Hahnemann ha scritto nel 1799 ad un suo paziente, un sarto di Gotha: “Il buon sarto ancora non era guarito, nonostante la cura omeopatica in atto fosse efficace”. Hahnemann indica con saggezza e sottile ironia il motivo per il suo paziente cui non riusciva a guarire completamente: il sarto, come ogni uomo, aveva dimenticato come vivere con sereno distacco l’affanno letale della vita.
Si tratta di un esempio di quanto Hahnemann avesse ben centrato il motivo profondo della malattia umana: l’uomo stesso. “Siamo ciò che pensiamo” non si stancava mai di ripetere Buddha ai suoi discepoli.
Dimenticavo: il buon sarto che seguì i consigli sul corretto stile di vita espressi in quella lettera, lasciò questo mondo all’età di novantuno anni.
Omeopatia e discussioni in rete: che cosa c’è di vero?
lunedì, 07 maggio 2018 by b.andreoli
L’Omeopatia è una disciplina medica che in Italia possiede un riferimento normativo ben definito e che risulta di esclusiva competenza del medico – oppure del farmacista, solo all’interno delle competenze specifiche.
Non essendo una materia di insegnamento ufficiale all’interno delle Università, così come le altre Medicine Non Convenzionali (MNC), non tutti i medici la conoscono o la praticano, così come molti cittadini non la utilizzano e non ne conoscono la metodologia propria. Questo non significa tuttavia che si possano sostenere o avvalorare posizioni false o imprecise.
Al fine di sgombrare il campo da una serie di luoghi comuni e notizie non veritiere, spesso presenti in fonti reperibili online o nell’immaginario comune, definiamo con ferma chiarezza alcuni punti fondamentali:
Le terapie ufficialmente riconosciute, facenti parte della medicina convenzionale, NON vanno MAI dismesse né tantomeno sconsigliate nel momento in cui risultino necessarie per un paziente, soprattutto nei casi di patologia grave (tumori, malattie neurodegenerative, psichiatriche, diabete, etc). In casi del genere l’Omeopatia può essere piuttosto affiancata, al fine di migliorare la risposta stessa ai farmaci, oppure allo scopo di diminuirne la probabilità di effetti avversi di determinate terapie – soprattutto se comuni – oppure di migliorare la qualità di vita del paziente
Nel momento in cui un paziente chiede di poter essere curato con l’Omeopatia, va rispettata la sua scelta e va condotta una visita medica omeopatica accurata, al fine di stabilire se e in che modo l’Omeopatia potrebbe essere consigliabile per quel paziente. È necessario informare in modo corretto ed esaustivo il paziente, come indica anche il codice di deontologia professionale, acquisendo il consenso informato. Il codice deontologico, all’Articolo 15, contempla l’utilizzo di MNC
Eventuali casi di malpractice individuale non hanno nulla a che vedere con la professionalità dell’intera categoria dei medici omeopati
A volte si confonde erroneamente l’Omeopatia con la “medicina biologica” fondata da Hamer: si sappia invece che Hamer e Hahnemann sono personaggi che nulla hanno in comune, e le terapie da essi proposte risultano totalmente diverse, distinte e per nulla sovrapponibili. Oltretutto, si dice che Hamer abbia sempre disdegnato la medicina omeopatica. Come FIAMO non seguiamo né appoggiamo il genere di pratica clinica proposta da Hamer, ed eventuali posizioni professionali di singoli medici non hanno nulla a che vedere con l’intera categoria dei medici omeopati
Sulla base di quanto sopra esposto, invitiamo tutti i pazienti, o qualsiasi persona che riceva informazioni discordanti riguardo l’Omeopatia, a rivolgersi esclusivamente ad un medico abilitato e perfezionato in Omeopatia, oppure a contattarci al seguente link.
Testo: Consiglio Direttivo FIAMO, maggio 2018
La sperimentazione omeopatica o “proving”
lunedì, 30 aprile 2018 by b.andreoli
Il “proving” è la sperimentazione pura del farmaco omeopatico sull’uomo sano, svolta con metodo “induttivo” e “dal concreto all’astratto”, non allo scopo non di dimostrarne l’efficacia ma piuttosto per ottenerne il quadro generale dei sintomi propri del rimedio stesso.
Contrariamente alla sperimentazione allopatica, quella omeopatica considera anche sintomi qualitativi e non solo oggettivi/quantitativi.
Le regole del proving sono chiare e precise: dura circa un mese, viene eseguito in “doppio cieco” o in “triplo cieco”, spesso con la presenza di placebo, su gruppi di volontari sani. Essi devono trovarsi in stato di relativo equilibrio, senza assumere farmaci o altri rimedi omeopatici: alcuni vanno ad assumere il “verum”, ossia la sostanza da studiare (di origine vegetale, minerale o animale), opportunamente dinamizzato, ed altri – senza saperlo – assumono il placebo. Nessuno conosce ciò che si assume, se non il “direttore” del proving.
Oltre al direttore, ci sono generalmente altre figure che partecipano alla sperimentazione, detti “supervisori” (i quali monitorano l’andamento dei sintomi di uno o più sperimentatori volontari) e “coordinatore” (il quale per l’appunto coordina il lavoro dei supervisori e ne rende conto al direttore).
La raccolta dei sintomi relativi al cambiamento dello stato mentale, emozionale e fisico è effettuata per mezzo di appositi diari tenuti dai volontari o provers: ciò permette di “scrivere la materia medica omeopatica” del rimedio sperimentato, oppure di ampliarla o di riconfermarla.
Come diceva Hahnemann con l’espressione “similia similibus curentur (“i simili sono curati dai simili”), il medicinale omeopatico studiato con il proving è in grado di curare il ritratto dei sintomi presenti nel singolo malato quando emergono spontaneamente in una condizione di patologia: in pratica, ogni malattia viene curata con rimedi capaci di riprodurne i sintomi caratteristici nell’individuo sano.
Nel decennio dal 1812 al 1822 Hahnemann e i suoi allievi dell’”Associazione dei Prover” di Lipsia sperimentarono su se stessi fino a quaranta rimedi ciascuno, costruendo così l’Omeopatia e la sua prima “Materia Medica“; altri, dopo di loro, hanno sperimentato con successo altri rimedi, come ad esempio l’appassionato dottor Hering.
Attualmente abbiamo a disposizione la seconda edizione delle “Linee guida per il Proving” redatta dalla LMHI nel 2012, che regolamenta la sperimentazione omeopatica moderna. Molti omeopati contemporanei si stanno impegnando in nuovi e interessanti provings e tra i più attivi in Italia si annoverano ad esempio il Dott. Dominici, il Dott. Mangialavori e le scuole di Omeopatia di Verona, Firenze e Reggio Calabria, mentre tra gli omeopati oltre frontiera si ricordano tra i tanti gli Omeopati Sherr, Scholten, Sankaran e Vithoulkas.
Repertorio e repertorizzazione dei sintomi omeopatici
lunedì, 23 aprile 2018 by b.andreoli
Proseguendo nella disamina degli aspetti metodologici caratterizzanti la Medicina omeopatica, parliamo oggi di un testo fondamentale per la selezione del rimedio omeopatico più indicato: il Repertorio.
L’analisi di un Paziente si svolge all’interno di una visita medica approfondita, la quale possiede alcuni aspetti tipicamente caratterizzanti. Per l’analisi del caso, l’Omeopata utilizza poi dei testi particolari – costituenti la base della “letteratura omeopatica” – chiamati “Materia Medica” e “Repertorio”.
Per la scelta del rimedio, il Medico omeopata si é servito fin dai primissimi tempi di uno strumento indispensabile, chiamato Repertorio: si tratta di un grosso libro suddiviso in capitoli che raggruppano i “sintomi mentali”, i “sintomi fisici” (raccolti in capitoli diversi a seconda dell’organo o il sistema che li esprime) e i “sintomi generali”. Per l’Omeopatia, ognuno di questi tipi di sintomatologia riveste la stessa importanza, soprattutto se “storico”, ossia presente da molto tempo nella storia clinica del Paziente.
Il repertorio si apre con il capitolo Mind, un importantissimo capitolo dove ritroviamo sintomi, raccolti in cosiddette “rubriche”, relativi ad emozioni come la tristezza, l’apatia, la rabbia oppure l’allegria, e molto altro. É qui che si declinano i molteplici aspetti del carattere e le illusioni vengono analizzate nel dettaglio; qui si contemplano gli sbalzi di umore, le passioni e le paure (specificate una per una), le ansie e le ossessioni. Qual è l’influenza del mare, del sole, del vento o della pioggia, della musica, della solitudine o della compagnia sullo stato mentale del nostro paziente? Il Mind ce lo racconta.
Esiste poi un capitolo specifico per le donne ed uno per gli uomini. Nel primo ritroviamo sintomi relativi all’apparato genitale, alle mestruazioni ed al parto, alla menopausa, ma anche al desiderio e alle difficoltà sessuali. Nel secondo sono raccolti i sintomi fisici degli organi genitali maschili e i disturbi della sessualità nell’uomo.
Esiste un capitolo per ogni parte del corpo e per la sua funzione. Alle orecchie per esempio si associa l’udito, al retto la defecazione e alla vescica la minzione.
Gli ultimi capitoli del Repertorio descrivono poi i sogni notturni e i tipi di febbre, insieme ai diversi modi di viverla.
Infine, nel gran capitolo Generals sono raccolti i sintomi che appaiono in relazione con l’ambiente in senso generale. È qui che si analizzano per esempio i gusti e le avversioni alimentari, sempre considerati all’interno di una visita medica omeopatica nella loro peculiare manifestazione.
Tutti i sintomi nel Repertorio sono accompagnati da una lista più o meno lunga di rimedi omeopatici che hanno dimostrato un effetto curativo specifico proprio sui sintomi stessi, con un’intensità variabile misurata in “gradi”.
Repertorizzare i sintomi omeopatici significa ricercare i sintomi del caso clinico in studio all’interno del Repertorio ed “incrociare” i rimedi corrispondenti al fine di poterne sceglierne uno, il più adatto per quel Paziente.
La repertorizzazione é una pratica che richiede precisione ed una certa dimestichezza. Spesso é necessario tradurre il sintomo nel linguaggio usato nel Repertorio, che si cominciò a scrivere nel 1800 (quando le parole e le attività della popolazione non erano del tutto uguali alle nostre), oppure in lingua inglese, ma senza alterarne il significato né dandone alcun tipo di interpretazione.
Il Repertorio più utilizzato storicamente é stato quello di James Kent, omeopata di Philadelphia del secolo IXX, che rieditò varie volte la propria opera rendendola più maneggevole e completa.
Attualmente esistono programmi informatici che includono Repertori di diversi Autori e che facilitano enormemente il lavoro del Medico omeopata. Essi provvedono a fornire in tempo immediato una correlazione automatica tra tutti i sintomi evidenziati dall’Omeopata, generando una griglia contenente una lista di rimedi omeopatici tra i quali selezionare il più adeguato al caso specifico con un’attenta “diagnosi differenziale” tra rimedi – che si va a basare sulla loro “Materia Medica”, da conoscere nel dettaglio.
Che cos’è la Materia Medica omeopatica
lunedì, 16 aprile 2018 by b.andreoli
La “Materia Medica” omeopatica è un testo che raccoglie l’elenco delle medicine utilizzate in omeopatia, con la relativa descrizione delle proprietà cliniche. Potremmo definirla quindi il libro di “Farmacologia Omeopatica”.
La Materia Medica, assieme al Repertorio, costituisce un testo di base per l’Omeopatia classica unicista ed è uno strumento di consultazione quotidiano essenziale ed imprescindibile per il Medico Omeopata, fondamentale per guidare e sostenere la corretta prescrizione omeopatica basata sulla “Legge dei Simili” (“principio di similitudine”).
Esistono due tipi di Materia Medica:
La Materia Medica Pura raccoglie tutti i dati disponibili, al momento della sua compilazione, delle sperimentazioni delle singole sostanze sui soggetti sani che hanno partecipato al cosiddetto “proving”. Quest’ultimo rappresenta la sperimentazione delle proprietà di una sostanza somministrata ad un gruppo di soggetti in buona salute. Il tipo di dati che si ottiene e raccoglie spazia da osservazioni tossicologiche fino alla sperimentazione in doppio cieco di una sostanza su gruppi di soggetti sani volontari.
La Materia Medica Clinica, invece, raccoglie una valutazione riassuntiva dell’azione delle singole medicine integrata dall’esperienza clinica del suo compilatore. Così facendo, nel tempo è possibile condividere e rivalutare l’azione delle singole sostanze, sia per quanto riguarda specifici sintomi che per quadri complessi di malattia.
La Materia Medica Omeopatica, nel suo insieme, costituisce un continuo “lavoro in corso”, in cui le precedenti acquisizioni non diventano obsolete ed inutili, ma possono al contrario essere precisate e riviste alla luce delle nuove esperienze e delle mutate abitudini e stili di vita delle persone.
La sintomatologia di rimedi “policresti”, come ad esempio – ma non solo – Sulphur o Arsenicum, si è continuamente arricchita di dati nel corso dei duecento anni trascorsi dalla loro primissima sperimentazione (proving): questi dati non vanno considerati come una semplice somma, ma come un’immagine che evolve interpretando il mutare delle persone e dei loro bisogni. L’”ansia di notte” o il “dolore bruciante dello stomaco” avvertiti da Arsenicum risultano immutati nella loro manifestazione, mentre la causa scatenante nonché la modalità di manifestarsi risentono ampiamente della cultura, delle abitudini, dell’ambiente e delle relazioni di chi le soffre: la Materia Medica evolve costantemente, integrando al suo interno queste nuove risposte e modalità, attualizzando un’arte medica che è nata più di duecento anni fa mettendola in relazione alla popolazione contemporanea ed alle sue caratteristiche e bisogni – anch’essi in continua evoluzione e mutamento.

References: § 270
 § 148
 § 185
 § 187
 § 189
 § 190