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Timestamp: 2017-01-16 12:52:10+00:00

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Il litisconsorzio in appello • Lex & Formazione
di Mirco Minardi - 12 maggio 2013	Visto che abbiamo parlato di cause inscindibili, dipendenti e scindibili cerchiamo di capire meglio a cosa facciamo riferimento.
Chi sono le parti nel giudizio d’appello? Nel capo II del titolo III del c.p.c. noi non troviamo gli stessi termini che troviamo per il giudizio di primo grado. Non si parla di litisconsorzio perché in secondo grado le regole sono diverse.
Il codice parla a tal proposito di:
a) causa inscindibile;
b) cause dipendenti;
c) cause scindibili.
Le prime due (causa inscindibile e dipendenti) ricevono lo stesso trattamento e cioè tutte le parti devono essere citate nel giudizio d’impugnazione. Se ciò non avviene il giudice concede un termine perentorio per la notifica alla parte pretermessa. Se la notifica non viene effettuata il giudice dichiara l’inammissibilità dell’impugnazione (art. 331 c.p.c.).
La terza ha un trattamento completamente diverso. Qui non è necessario che tutte le parti partecipino al giudizio, è solo opportuno. Per cui avremo una litis denuntiatio, salvo che l’impugnazione sia preclusa o esclusa, perché in tal caso non c’è bisogno nemmeno della litis denuntiatio. Finché la parte non vi provvede il processo è sospeso.
Si tratta allora di capire quando si ha una causa inscindibile, quando una causa dipendente, quando una causa scindibile.
Abbastanza facile è stabilire quando si ha una causa inscindibile:
1) litisconsorzio necessario (divisioni ereditarie, scioglimento di comunioni, ecc.)
2) intervento principale
3) intervento adesivo
4) chiamata in causa per comunanza di causa;
5) chiamata in causa per ordine del giudice per la tutela del terzo titolare di una posizione dipendente;
6) impugnazione del successore particolare del diritto controverso in caso di mancata estromissione del dante causa (art. 111 c.p.c.)
7) intervento obbligatorio del P.M.
Più complesso stabilire quando si ha una causa dipendente o scindibile. Secondo autorevole dottrina per stabilire se una causa è scindibile occorre valutare l’assetto di interessi che viene toccato dall’impugnazione, sicché a priori non è possibile stabilire se una causa è scindibile o dipendente.
Il punto è questo: ogni qual volta l’impugnazione è potenzialmente idonea a generare un contrasto di giudicati tra la sentenza di secondo grado e la statuizione non impugnata di primo grado, allora abbiamo dipendenza. Altrimenti si ha scindibilità.
Tuttavia, la S.C. (14700/2010) non sembra condividere tale assunto. Ad esempio in tema di obbligazioni solidali anche di recente ha affermato la natura scindibile dei singoli rapporti tra condebitore e creditore.
– Qualora più debitori hanno concorso nella produzione di un evento dannoso si ha una obbligazione solidale;
– l’obbligazione solidale determina la costituzione, non già di un unico rapporto obbligatorio con pluralità di soggetti dal lato attivo o dal lato passivo, bensì di tanti rapporti obbligatori, tra loro distinti, quanti sono i condebitori o i concreditori in solido;
– Ne deriva che, qualora siano convenuti in giudizio tutti i condebitori in solido, esistono, nell’unico processo, più cause tra loro distinte, ciascuna avente quali parti il creditore ed un condebitore in solido, cioè esistono più cause scindibili.
– In quest’ipotesi, stante la scindibilità delle cause, proposto appello da tutti i condebitori in solido, deducendo ciascuno di costoro motivi specifici diversi da quelli dedotti dagli altri, i motivi dedotti da un condebitore non si comunicano agli altri.
– Pertanto, così come, rigettato l’appello di uno del condebitori, questi non può avvalersi, opponendola al creditore, della riforma della sentenza di primo grado pronunciata in accoglimento di uno o più motivi di gravame dedotti da altro condebitore, egualmente – qualora siano rigettati gli appelli di tutti i condebitori ciascuno di questi non può dedurre quali motivi di ricorso per Cassazione questioni che abbiano formato oggetto di motivi specifici di appello proposti dagli altri condebitori, poiché, in sede di legittimità, tali questioni sarebbero nuove rispetto a lui e, quindi, inammissibili (cfr. Cass. n. 13585/2006).
Cass. 16390/2009 Il vincolo solidale nell’adempimento dell’obbligazione non incide sull’autonomia e indipendenza dei rapporti sostanziali tra il creditore e ciascun obbligato. Ne consegue che la mancata impugnazione da parte di uno dei debitori solidali, soccombenti in un rapporto obbligatorio scindibile, qual è quello derivante dalla solidarietà, determina il passaggio in giudicato della sentenza nei suoi confronti, ancorché altri condebitori solidali l’abbiano impugnata e ne abbiano ottenuto l’annullamento o la riforma (cfr. Cass. civ., Sez. 2^, 29/01/2007, n. 1779).
Facciamo degli esempi. FIDEJUSSIONE
Tizio-creditore conviene in giudizio il fideiussore Caio, il quale chiama il debitore Sempronio per esercitare il regresso. La domanda di Tizio viene accolta. Se Caio-fidejussore impugna solo per contestare l’esistenza del contratto di fidejussione, la partecipazione di Sempronio non è necessaria, pertanto a quest’ultimo va fatta solo la litis denuntiatio.
Se Caio-fidejussore impugna invece la statuizione che ha accertato l’esistenza del debito di Sempronio, si ha causa dipendente perché altrimenti, in caso di accoglimento, avremmo che Sempronio-debitore deve pagare Tizio-creditore, nonostante la sentenza abbia accertato che il debito non esiste.
Altro esempio. DEBITORI IN SOLIDO
Tizio conviene in giudizio Caio e Sempronio quali debitori in solido i quali vengono condannati. Impugna solo Caio per sostenere l’inesistenza del credito. Si ha una causa dipendente perché qualora l’appello fosse accolto, Sempronio potrebbe chiedere il 50% a Caio ma questi gli potrebbe opporre la sentenza di appello che ha accertato l’inesistenza del credito. Se Caio impugna solo per affermare che egli non è debitore in quanto, ad esempio, era già receduto dalla società al momento del sorgere dell’obbligazione, non si ha causa inscindibile perché non vi sarebbe incompatibilità tra la sentenza che riconosce Sempronio debitore di Tizio e quella che invece afferma che Caio non è debitore.
GARANZIA IMPROPRIA. Tizio agisce per ottenere il risarcimento dei danni nei confronti di Caio, il quale chiama in garanzia impropria Sempronio. La sentenza di primo grado accoglie la domanda, condannando Caio a risarcire Tizio e Sempronio a tenere indenne Caio dalla soccombenza. Se Caio impugna contro Tizio per sostenere che non è responsabile nel danno, non può non chiamare nel giudizio anche Sempronio, giacché se non lo facesse e la sua impugnazione venisse accolta dichiarandolo esente da responsabilità e nel frattempo fosse passata in giudicato la condanna di Sempronio, si creerebbe un evidente conflitto di giudicati fra la sentenza di primo grado che avendo condannato Sempronio suppone la responsabilità di Caio e la sentenza di secondo grado che la responsabilità di quest’ultimo ha escluso. Siamo dunque di fronte a cause dipendenti ed ecco perché bisogna applicare l’art. 331 c.p.c. (25).
Facciamo ora l’ipotesi che nell’identica situazione di cui sopra, Caio rimanga inerte e non impugni (sapendo comunque che sarà risarcito da Sempronio) ed impugni invece Sempronio. Dovrà chiamare in giudizio anche Caio? Tutto dipende da com’è formulato il gravame. Se infatti Sempronio impugna per sostenere che non sussiste la responsabilità di Caio, dovrà necessariamente integrare il contraddittorio ex art. 331 c.p.c. con quest’ultimo, per la stessa ragione vista nell’esempio precedente: se infatti non lo fa, l’eventuale sentenza di riforma che assolva Sempronio sul presupposto che Caio non è responsabile, si porrebbe in insanabile contrasto con la sentenza di primo grado passata in giudicato, che ha affermato la responsabilità di quest’ultimo. Supponiamo invece che il motivo per cui Sempronio impugna, sia quello di andare esente da responsabilità dimostrando unicamente che il rapporto di garanzia era invalido, che era scaduto, ecc. In tal caso non occorre che egli chiami in giudizio anche Caio, giacché quand’anche la sua impugnazione venisse accolta ed egli fosse ritenuto esente da responsabilità per insussistenza del rapporto di garanzia, la sentenza di gravame non si porrebbe in contrasto con quella di primo grado che ha ritenuto la responsabilità di Caio: giacché non v’è incompatibilità fra la sentenza di condanna del garantito per avere commesso il fatto e la sentenza di assoluzione del garante per insussistenza della garanzia. In tal caso dunque siamo in presenza di cause scindibili in sede di gravame, giacché l’una non condiziona l’altra, per cui la norma da applicare sarà l’art. 332 c.p.c., in base alla quale Sempronio dovrà limitarsi a notificare il gravame a Caio per metterlo in condizione di proporre impugnazione incidentale, ove lo voglia, per dimostrare l’insussistenza anche della sua responsabilità.
Nel giudizio di cui sopra promosso da Tizio contro Caio per risarcimento danni e nel quale quest’ultimo abbia chiamato in garanzia Sempronio, può avvenire anche che Tizio perda la causa e vengano assolti Caio e Sempronio. Se Tizio impugna contro Caio per vedere accolta la sua pretesa, occorre vedere se debba integrare il giudizio anche con Sempronio. Qui tutto dipende dal tenore della pronuncia del giudice di primo grado nei confronti di quest’ultimo. Può infatti essere avvenuto che il giudice, dopo avere ritenuto esente da responsabilità Caio, abbia pronunciato espressamente anche sull’insussistenza della responsabilità del garante di riflesso all’insussistenza della responsabilità del garantito. In questo caso le due cause sono dipendenti, giacché se Tizio non chiama nel giudizio anche Sempronio ed ottiene l’affermazione della responsabilità di Caio, la pronuncia si profila in contrasto con quella di primo grado, nella quale l’esclusione della responsabilità del garante ha come presupposto l’insussistenza della responsabilità del garantito. Pertanto ove l’impugnazione non sia stata diretta anche contro Sempronio, dovrà essere nei suoi confronti integrato il contraddittorio ai sensi dell’art. 331 c.p.c. (28). Può però in primo grado essere avvenuto che assolto Caio, il giudice non abbia disposto espressamente l’assoluzione di Sempronio, ma abbia dichiarato assorbita la domanda di garanzia, come spesso avviene, non essendovi responsabilità del garantito. In questo caso anche se Tizio dirige l’impugnazione solo contro Caio ed ottiene la riforma della sentenza di assoluzione di quest’ultimo, non vi sarà contrasto con la sentenza di primo grado, perché questa non si è pronunziata sulla condanna del garante. Le due cause pertanto sono scindibili, per cui l’impugnante dovrà solo notificare l’impugnazione ex art. 332 a Sempronio il quale, se vorrà, potrà proporre impugnazione incidentale al fine di vedere pronunciata espressamente l’inesistenza della sua responsabilità
Riassumendo: una causa è scindibile se il giudicato della parte non chiamata non può porsi in contrasto con quello eventuale a seguito dell’accoglimento dell’impugnazione.
L’individuazione di una causa scindibile o inscindibile (o dipendente) è rilevante anche per quanto concerne il termine per l’impugnazione.
Difatti nelle cause incindibili (o dipendenti) la notifica della sentenza fa scattare il termine di trenta giorni per impugnarla nei confronti di tutte le parti.
Nelle cause scindibili, invece, il termine per l’impugnazione non è unico, ma decorre dalla data delle singole notificazioni della sentenza a ciascuno dei titolari dei diversi rapporti definiti con l’unica sentenza, mentre per le altre parti si applica la norma dell’impugnabilità nel termine di cui all’art. 327 c.p.c..
Per le stesse ragioni la notifica della sentenza fatta dall’attore vincitore al terzo chiamato in garanzia impropria, nonostante l’assenza di qualsivoglia statuizione riguardante direttamente queste parti è del tutto ininfluente ai fini della decorrenza del termine breve.
Tizio conviene in giudizio Caio per il pagamento dei canoni di locazione. Caio chiama in giudizio in garanzia impropria Sempronio verso il quale ha stipulato un contratto di sublocazione.
Tizio ottiene la condanna verso Caio ma il Tribunale non si pronuncia in ordine alla domanda verso Sempronio.
Tizio notifica la sentenza a Caio. Caio propone appello dopo lo scadere dei trenta giorni ma prima della scadenza del termine annuale (oggi semestrale) solo per la omessa pronuncia.
E’ tempestivo l’appello?
La risposta è sì, perché il principio secondo il quale, nel processo con pluralità di parti, vige la regola dell’unitarietà del termine dell’impugnazione (sicché la notifica della sentenza eseguita a istanza di una sola delle parti segna, nei confronti della stessa e della parte destinataria della notificazione, l’inizio della decorrenza del termine breve per la proposizione dell’impugnazione contro tutte le altre parti) trova applicazione soltanto nelle ipotesi di cause inscindibili (o tra loro comunque dipendenti), ovvero in quella in cui la controversia concerna un unico rapporto sostanziale o processuale, e non anche quando si tratti di cause scindibili o, comunque, tra loro indipendenti, per le quali, in applicazione del combinato disposto degli art. 326 e 332 c.p.c., è esclusa la necessità del litisconsorzio. In tali ipotesi (quale quella di specie, relativa a chiamata in garanzia impropria), il termine per l’impugnazione non è unico, ma decorre dalla data delle singole notificazioni della sentenza a ciascuno dei titolari dei diversi rapporti definiti con l’unica sentenza, mentre per le altre parti si applica la norma dell’impugnabilità nel termine di cui all’art. 327 c.p.c..
Cassazione civile , sez. III, 04 febbraio 2010, n. 2557
Se la sentenza pronunciata tra piu’ parti in causa inscindibile o in cause tra loro dipendenti non e’ stata impugnata nei confronti di tutte, il giudice ordina l’integrazione del contraddittorio fissando il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e, se e’ necessario, l’udienza di comparizione. L’impugnazione e’ dichiarata inammissibile se nessuna delle parti provvede all’integrazione nel termine fissato.
Se l’impugnazione di una sentenza pronunciata in cause scindibili e’ stata proposta soltanto da alcuna delle parti o nei confronti di alcuna di esse, il giudice ne ordina la notificazione alle altre, in confronto delle quali l’impugnazione non e’ preclusa o esclusa, fissando il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e, se e’ necessario, l’udienza di comparizione. Se la notificazione ordinata dal giudice non avviene, il processo rimane sospeso fino a che non siano decorsi i termini previsti negli articoli 325 e 327 primo comma.

References: sentenza 
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 Cass. 

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 art. 331
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 art. 332
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 art. 326
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