Source: https://www.laleggepertutti.it/109655_la-cartella-di-pagamento-non-si-notifica-per-raccomandata-a-r
Timestamp: 2018-06-18 19:11:57+00:00

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La cartella di pagamento non si notifica per raccomandata a.r.
Lo sai che? La cartella di pagamento non si notifica per raccomandata a.r.
Ingiunzioni di pagamento: Equitalia e gli altri Agenti per la riscossione non possono spedire direttamente la raccomandata, ma devono ricorrere ai messi comunali o all’ufficiale giudiziario.
Sono nulle tutte le notifiche delle cartelle di pagamento inviate ai contribuenti tramite raccomandata a.r.
Non è sopita la questione sulla validità della spedizione della cartella di pagamento, effettuata da Equitalia o dagli altri Agenti per la riscossione delle imposte locali, a mezzo della raccomandata con avviso di ricevimento. Gli interventi della Cassazione degli ultimi anni, che avevano dato ragione al fisco, sancendo la legittimità di tale metodo di notifica, non sono ancora condivisi da tutti. Anzi, a dirla tutta, c’è una nutrita schiera di giudici di merito che la pensa diversamente. Tra questi il Giudice di Pace di Taranto [1] secondo cui l’invio della cartella di pagamento mediante raccomandata spedita direttamente dall’Agente per la riscossione (e non per il tramite dell’ufficiale giudiziario, dei messi comunali o degli agenti della polizia municipale, così come sembra imporre la legge) sarebbe nulla. Anzi, più che nulla, del tutto inesistente, tanto che il suddetto vizio non potrebbe essere sanato neanche dalla produzione, in causa, dell’ingiunzione di pagamento (produzione che, di norma, costituendo ammissione di ricezione dell’atto, comporta anche la sanatoria delle irregolarità, secondo il principio del “raggiungimento dello scopo della notifica”).
L’orientamento è stato appena espresso in una recente sentenza con cui il dott. Giacovelli [1] ripercorre tutte le modifiche che la legge, in materia, ha subìto negli anni; ed è proprio dal confronto delle disposizioni tra loro che si comprende – stando alla lettura della sentenza – l’intenzione del legislatore di sottrarre ad Equitalia la possibilità di recarsi direttamente alla posta e spedire le cartelle di pagamento tramite le raccomandate a.r. nelle consuete (e famigerate) bustone bianche.
Il testo originario della norma, in vigore dal 1974, nel corso degli anni è stato più volte modificato ed ha avuto più formulazioni [2]. La prima versione della legge stabiliva che la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore (ossia Equitalia), di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Dunque il legislatore in un primo momento storico aveva tassativamente previsto che la notifica a mezzo posta fosse fatta direttamente “da parte dell’esattore”.
La sentenza in commento fa anche il punto sull’attuale stato della giurisprudenza, arrivando a scardinare, una per una, tutte le sentenze delle Cassazione che – a parere del giudice – sarebbero solo apparentemente di contrario avviso, mentre invece si riferirebbero o a ipotesi sorte quando ancora vi era la precedente norma, oppure a situazioni differenti.
Il giudice, infine, richiama una serie di precedenti che condividono lo stesso orientamento [3].
Così come non hanno alcuna attinenza né assumono alcun rilievo, nel caso di specie, le pronunce della Cassazione citate dall’opposta con l’atto di costituzione a sostegno del proprio assunto difensivo, atteso che: – circa la sentenza n. 14327/2009, dall’esame della sua motivazione, emerge che essa è stata emessa in relazione ad un caso in cui era ancora vigente la vecchia formulazione dell’art. 26 DPR 602/73, che prevedeva espressamente la notifica a mezzo posta della cartella direttamente ad opera dell’esattore, previsione che poi è stata eliminata con il provvedimento di legge dell’anno 1999; – circa l’ordinanza n. 15948/2010 essa fa riferimento solamente all’inesistenza della relata di notifica precisando che per il caso di notifica con mezzo della posta non è richiesta la relata di notifica poiché la prova dell’avvenuta notifica è data dall’avviso di ricevimento della raccomandata, pertanto tale ordinanza, se si presta a risolvere il tema della necessità o meno della relata di notifica in caso di notificazione di cartella di pagamento mediante utilizzazione del mezzo postale, nulla dice in ordine al problema – diverso ed anzi logicamente antecedente – relativo alla ritualità della notifca effettuata con tale mezzo direttamente dal Concessionario della riscossione; – inoltre, l’affermazione contenuta nella sentenza n. 11708/2011 sarebbe puntuale qualora fosse riferibile al testo dell’art. 26 co. 1 così come rimasto in vigore fino al 30.6.1999, ma la Corte non affronta realmente i termini nei quali si pone la vexata quaestio (né tantomeno risolve il relativo contrasto giurisprudenziale in atto tra i giudici tributari di merito) sul se il concessionario sia, o meno, legittimato ad eseguire, dopo il 30.6.1999. Pertanto, anche questa sentenza non risolve affatto la questione di diritto interessata dall’eccezione di inesistenza della notifica sollevata dalla scrivente difesa dell’opponente.
Tale situazione, come confermata dalla richiamata sentenza della Cassazione, i ntegra una situazione di inesistenza della notifica e, a fronte della quale, non è richiamabile l’applicazione della sanatoria del raggiungimento dello scopo previsto dall’art. 156 cpc valevole solo per i casi di nullità. Ne consegue, pertanto, anche sotto questo profilo, l’annullamento della cartella impugnata in accoglimento del presente motivo della presente opposizione.
Le predette decisioni hanno chiarito la differenza esistente tra la notifica a mezzo posta ex art. 26 DPR 600/73 come modificato dall’art. 1 co. 1 lett. c) del Dlgs n. 193/2001 e la semplice spedizione a mezzo del servizio postale che non può qualificarsi notificazione. Infatti, la spedizione postale non è sufficiente per considerare corretta la notifica della cartella di pagamento senza provvedere a compilare la relazione di notifica della cartella stessa prima di consegnarla al’ufficio postale nel plico da spedire al contribuente a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. L’Ufficio postale deve unicamente certificare la spedizione della raccomandata e non può sostituire la relata di notifica sull’atto che deve essere esclusivamente certificata da un Pubblico Ufficiale designato, quale ufficiale giudiziario o persona equiparata. Quindi, l’agente della riscossione non redigendo la relata non ha adempiuto a quanto previsto dall’art. 148 c.p.c. determinando in tal modo la nullità non sanabile della notifica. A comprova di quanto esposto il Concessionario nella busta – nella quale ha riposto la cartella di pagamento impugnata – non ha trascritto il numero cronologico della notificazione violando quindi l’art. 60 DPR n. 600/73 co. 1 lett. b/bis e non ha provveduto alla sottoscrizione in qualità di Agente notificatore ex art. 3 L. 890/82.
L’ingiunzione di pagamento oggetto della presente opposizione va annullata altresì per illegittima applicazione della maggiorazione per ritardato pagamento prevista dall’art. 27 comma 6 della legge 24/11/1981 n. 689. Tale maggiorazione non é dovuta giacché la suindicata previsione normativa che la parte opposta ha forzatamente ritenuto di poter applicare al caso di specie prevede una fattispecie tutt’affatto diversa, essa infatti riguarda l’ipotesi in cui sia stata emessa alcuna ordinanza e/o sentenza mentre nel caso che ci occupa sono state emesse addirittura delle ordinanze. L’inapplicabilità della suddetta maggiorazione risiede altresì nei motivi che vengono di seguito esposti. La Legge 24/1 1/1981 n. 689, entrata in vigore il 01.12.1981, fu emanata in un periodo in cui, vigendo ancora il D.P.R. 15.06.1959 n. 393 (il vecchio codice della strada), la contravvenzione non oblata nei termini non aveva valore di titolo esecutivo e pertanto, affinché l’ente creditore potesse procedere alla riscossione della medesima, doveva instaurarsi un procedimento consistente nella presentazione da parte della autorità irrogante la contravvenzione di un rapporto al Pretore (art. 142 vecchio c.d.s.) e nella successiva inflizione da parte del Pretore della ammenda mediante emissione di decreto penale di condanna (art. 143 vecchio c.d.s.). Tale disciplina è poi stata modificata proprio dalla entrata in vigore della Legge 689/81 che agli artt. 17 e 18 ha previsto la presentazione da parte del funzionario o dell’agente accertatore del rapporto al Prefetto (art. 17 comma 1) e la eventuale successiva emissione di ordinanza-­ingiunzione da parte del Prefetto (art. 18 comma 2) che costituisce titolo esecutivo per la somma ingiunta (art. 18 ultimo comma) sulla quale, in mancanza di pagamento nei termini, è dovuta la maggiorazione prevista dall’art. 27 cornma 6 della legge 24/11/1981 n. 689.
Il suddetto procedimento è poi stato radicalmente semplificato dal Decreto legislativo 30/04/1992 n. 285 (il nuovo codice della strada), che, entrato in vigore il 1.01.1993, ha derogato alle disposizioni di cui all’art. 17 della Legge 689/81, attribuendo automaticamente valore di titolo esecutivo al verbale di accertamento di violazione non impugnato e non pagato nei termini (art. 203 CDS. II legislatore ha, pertanto, deciso di differenziare la fattispecie della ordinanza-ingiunzione prefettizia per i verbali impugnati, per la quale è senz’altro applicabile anche la maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 689, dalla fattispecie del mancato pagamento in misura ridotta del verbale di accertamento, per la quale la sanzione prevista è soltanto quella stabilita dall’art. 203 comma 3 c.d.s. (pagamento della metà del massimo edittale più le spese) e non anche la maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 24/II/1951 n. 689. Riassumendo, l’art. 203 comma 3 c.d.s., in deroga alla disciplina prevista dall’art. 17 della Legge 689/81 che prevedeva l’emissione di una ordinanza-ingiunzione, ha conferito al verbale valore di titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo edittale e per le spese senza fare alcun riferimento alla maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 689/81. A tali considerazioni si aggiunga che con l’entrata in vigore del nuovo codice della strada, ben successiva alla entrata in vigore della L. 689/81, se il legislatore avesse ritenuto di estendere la applicabilità della maggiorazione per ritardato pagamento prevista dall’art. 27 comma 6 della L. 689/81 anche ai verbali di accertamento, lo avrebbe esplicitato nella formulazione dell’art. 203 c.d.s. nel quale invece non è fatta menzione alcuna della irrogabilità di tale maggiorazione. Qualora poi l’Autorità opposta volesse far discendere dalla disposizione di cui all’art. 206 c.d.s. I’applicabilità anche ai verbali della suddetta maggiorazione, tale interpretazione non avrebbe ragione d’essere in quanto l’art. 27 della Legge 689/81, richiamato dall’art. 206 c.d.s., si riferisce chiaramente ed unicamente al mancato pagamento nei termini di una somma intimata con ordinanza-ingiunzione e non certo con la notifica di un verbale di accertamento di violazione. L’equivoco in cui é caduta l’Amministrazione opposta sorge dal fatto che con grande superficialità si sia ritenuto che i verbali di accertamento di violazione possano essere del tutto equiparati all’ordinanza-ingiunzione prefettizia. Ebbene così non é, si tratta infatti di atti ben distinti in quanto il verbale rappresenta soltanto l’accertamento di una violazione di una norma ed è elevato da un soggetto privo del potere di imporre il pagamento di qualsivoglia maggiorazione, potere che è infatti prerogativa di un organo della Autorità Pubblica quale è il Prefetto, mentre l’ordinanza-ingiunzione consiste per l’appunto in un provvedimento emanato da una Autorità Pubblica (nella fattispecie il Prefetto). Ne consegue da atti distinti derivano necessariamente conseguenze distinte ed esattamente: a) l’obbligo di pagare la somma ingiunta e la maggiorazione prevista dall’art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 689 per il caso del mancato pagamento nei termini della ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto; b)l’obbligo di pagare una somma pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa edittale oltre alle spese per il caso del mancato pagamento in misura ridotta del verbale di accertamento di violazione. Ma vi è anche un altro importante motivo da addurre a sostegno della tesi della illegittimità della applicazione ai verbali della maggiorazione prevista dall’art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 689 ed è il seguente: la contestazione dell’infrazione, se non effettuata immediatamente al trasgressore, viene eseguita a mezzo notificazione del verbale, nel quale viene recata l’indicazione soltanto dell’importo della somma ridotta non anche della somma dovuta in caso di mancato pagamento nei termini della sanzione ridotta, né tanto meno della maggiorazione ex art. 27 comma 6 della Legge 24/11/1981 n. 689. Quindi, atteso che il verbale non reca l’indicazione dell’esatto importo per il pagamento del quale può diventare automaticamente titolo esecutivo e considerato che anche i più accaniti sostenitori della tesi della indiscriminata applicabilità della maggiorazione ex art. 27 comma 6 L. 689/81 concordano nel sostenere che la maggiorazione è dovuta solo sulle somme indicate nel titolo esecutivo, è facile concludere che, non sussistendo nel titolo esecutivo l’esatta indicazione delle somme dovute, poiché la riscossione del titolo ha inizio con l’iscrizione a ruolo, il termine del pagamento decorre dal giorno della notifica della cartella esattoriale, per cui solo in caso di ritardo del pagamento della cartella sarebbero dovute le maggiorazioni ex art. 27 comma 6 della L. 689/81. Diverso invece è il caso della ordinanza-ingiunzione emanata dal Prefetto a seguito di ricorso: questa infatti indica esattamente sia l’ammontare effettivo della sanzione da pagare che il termine entro cui pagarla, dunque in tal caso la maggiorazione è facilmente calcolabile ed applicabile.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 art. 26
 art. 3
 sentenza 
 art. 27
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