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Timestamp: 2020-05-24 23:22:37+00:00

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focus 9 luglio 2019
Studi - Cultura Il Fondo unico per lo spettacolo
Il Fondo unico per lo spettacolo (FUS), istituito dalla L. 163/1985 al fine di ridurre la frammentazione dell'intervento statale e la conseguente approvazione di apposite leggi di finanziamento, è attualmente il principale - ma non l'unico - strumento di sostegno al settore dello spettacolo.
In particolare, le finalità del FUS consistono nel sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante – incluse, a seguito di quanto previsto dalla L. di bilancio 2018 (L. 205/2017: art. 1, co. 329), le manifestazioni carnevalesche –, nonché nella promozione e nel sostegno di manifestazioni ed iniziative di carattere e rilevanza nazionali da svolgere in Italia o all'estero.
Sino al 2016 il FUS finanziava anche il settore cinematografico, per il quale, dal 2017, la L. 220/2016 ha istituito il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo.
L'importo complessivo del Fondo – stabilito, fino al 2016, in Tabella C della legge di stabilità – è allocato su differenti capitoli, sia di parte corrente che di conto capitale, dello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali.
Tra gli ultimi interventi che hanno incrementato le risorse del FUS si ricorda la L. 175/2017 (art. 4), che ha incrementato la dotazione del FUS di € 9,5 mln annui per il 2018 e il 2019 e di € 22,5 annui dal 2020, e la L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 605), che ha incr ementato lo stanziamento di € 8 mln per il 2019.
In base al DM 31 dicembre 2018, di ripartizione in capitoli delle Unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e per il triennio 2019–2021, lo stanziamento per il 2019 ammonta a € 366,4 mln.
I capitoli su cui sono allocate le risorse sono i seguenti: 1390 – Osservatorio per lo spettacolo; 1391 – Consiglio nazionale dello spettacolo (ora, Consiglio superiore dello spettacolo) e interventi integrativi per i singoli settori; 6120 e 6620 – Commissioni per l'erogazione dei contributi; 6621 – Fondazioni lirico sinfoniche; 6622 – Attività musicali; 6623 –Attività teatrali di prosa; 6624 – Danza; 6626 – Attività teatrali di prosa svolte da soggetti privati; 8721 – Attività circensi e spettacolo viaggiante.
Fino al 2016, erano considerati anche i capp. 8570 – Produzione cinematografica, 8571 – Produzione, distribuzione, esercizio e industrie tecniche, e 8573 – Promozione cinematografica.
Di seguito, l'andamento delle risorse del FUS, limitatamente ai capitoli relativi al settore dello spettacolo, nel periodo 2007-2019:
Andamento delle risorse destinate al FUS (esercizi 2007-2019)
La L. 163/1985 aveva stabilito quote percentuali minime del FUS da destinare ai diversi settori da sostenere.
In seguito, dopo la riforma del titolo V della Costituzione (L. costituzionale 3/2001) – che ha attribuito alla competenza concorrente la promozione e l'organizzazione di attività culturali, fra le quali è ricompreso lo spettacolo (sentenza Corte Cost. 255/2004) –, l'art. 1 del D.L. 24/2003 (L. 82/2003), in attesa che la legge di definizione dei principi fondamentali di cui all'art. 117 Cost. definisse gli ambiti di competenza dello Stato, aveva stabilito che i criteri e le modalità di erogazione dei contributi alle attività dello spettacolo, previsti dalla L. 163/1985, e le quotepercentuali di ripartizione annuale del FUS dovevano essere indicati annualmente con decreti del Ministro per i beni e le attività culturali non aventi natura regolamentare.
Successivamente, tuttavia, con la già citata sentenza 255/2004, la Corte costituzionale aveva evidenziato la necessità ineludibile di una riforma profonda della allora vigente disciplina del finanziamento allo spettacolo dal vivo, caratterizzata da una procedura accentrata di ripartizione del FUS, per adeguarla alla mutata disciplina costituzionale derivante dal nuovo titolo V della Costituzione. La Corte sottolineava che "per i profili per i quali occorra necessariamente una considerazione complessiva a livello nazionale dei fenomeni e delle iniziative […] dovranno essere elaborate procedure che continuino a svilupparsi a livello nazionale, con l'attribuzione sostanziale di poteri deliberativi alle Regioni od eventualmente riservandole allo stesso Stato, seppur attraverso modalità caratterizzate dalla leale collaborazione con le Regioni".
Dopo la sentenza della Corte, è stata, dunque, approvata la L. 239/2005, che ha previsto che i decreti ministeriali concernenti i contributi a valere sul FUS sono adottati d'intesa con la Conferenza unificata. I decreti possono comunque essere adottati qualora l'intesa non sia stata raggiunta entro 60 giorni dalla trasmissione alla Conferenza unificata.
Da ultimo, il DM 25 del 30 gennaio 2019, recante la ripartizione del FUS fra i diversi settori per il 2019, per un importo complessivo di € 345.966.856 (la premessa del DM evidenzia che alcuni stanziamenti confluiti nei capitoli afferenti il FUS prevedono beneficiari specifici e, come tali, non possono costituire oggetto di riparto del FUS per il 2019) ha stabilito l'assegnazione delle seguenti quote:
a) Fondazioni lirico-sinfoniche: 52,685394%
b) Attività musicali: 18,039747%
c) Attività teatrali: 21,148779%
d) Attività di danza: 3,522416%
e) Under 35: 0,260141%
f) Progetti multidisciplinari, Progetti Speciali, Azioni di sistema: 2,589598%
g) Attività circensi e spettacolo viaggiante: 1,589748%
Quote residue sono destinate all'Osservatorio dello Spettacolo e alle spese per il funzionamento di Comitati e Commissioni.
I criteri e le modalità di erogazione dei contributi nell'ambito di ciascun settore sono stati ridefiniti, da ultimo, a seguito delle novità previste dal D.L. 91/2013 (L. 112/2013).
In particolare, per tutti i settori dello spettacolo dal vivo diversi da quello relativo alle fondazioni lirico-sinfoniche, l'art. 9, co. 1, del D.L. ha previsto che i criteri di assegnazione dei contributi devono tener conto dell'importanza culturale della produzione svolta, dei livelli quantitativi, degli indici di affluenza del pubblico, nonché della regolarità gestionale degli organismi.
E', dunque, intervenuto, dapprima, il DM 1 luglio 2014, adottato d'intesa con la Conferenza unificata (successivamente modificato con DM 5 novembre 2014, DM 3 febbraio 2016, DM 5 febbraio 2016, DM 30 settembre 2016 e DM 3 gennaio 2017), che ha abrogato, a decorrere dal 2015, i precedenti DM 8 novembre 2007 (Danza), DM 9 novembre 2007 (Attività musicali), DM 12 novembre 2007 (Attività teatrali) e DM 20 novembre 2007 (Attività circensi e spettacolo viaggiante).
Al riguardo, si ricorda che il TAR Lazio, con sentenza n. 7479 del 28 giugno 2016, ravvisando la natura sostanziale di regolamento del DM 1° luglio 2014, lo aveva ritenuto illegittimo, in quanto emanato in violazione delle disposizioni procedimentali di cui all'art. 17 della L. 400/1988 (che prevede, tra l'altro, il parere obbligatorio del Consiglio di Stato), pur senza che la legge attributiva del potere contenesse alcuna indicazione espressa sotto il profilo formale, rilevante alla stregua di disciplina speciale. Secondo il Collegio, infatti, l'Amministrazione, nell'attuare la previsione legislativa, aveva posto in essere una vera e propria "ristrutturazione" del sistema del finanziamento dello spettacolo.
La medesima sentenza aveva, altresì, annullato anche i successivi atti che avevano portato all'assegnazione dei contributi relativi all'annualità 2015, in favore delle attività teatrali di prosa, ritenendo l'illegittimità anche sostanziale dell' intero sistema di valutazione stabilito dall'art. 5 del DM 1° luglio 2014.
Come risulta dal comunicato stampa del 2 luglio 2016, nello stesso giorno era intervenuta, su richiesta del Mibact, la sospensione della sentenza del TAR Lazio da parte del Consiglio di Stato.
Nelle more del giudizio di merito, l'art. 24, co. 3- sexies, del D.L. 113/2016 ( L. 160/2016) ha disposto che l' art. 9, co. 1, del D.L. 91/2013 si interpreta nel senso che il decreto ministeriale ivi previsto ha la stessa natura non regolamentare prevista per i decreti di cui all' art. 1, co. 1, del D.L. 24/2003 e che le regole tecniche di riparto sono basate sull'esame comparativo di appositi programmi di attività pluriennale presentati dagli enti dello spettacolo e possono definire apposite categorie tipologiche dei soggetti ammessi alla presentazione della domanda per ciascuno dei settori di attività (danza, musica, teatro, circo, spettacolo viaggiante).
Da ultimo, con sentenza n. 5035 del 13 ottobre 2016, il Consiglio di Stato aveva riformato la sentenza del TAR Lazio n. 7479 del 28 giugno 2016, evidenziando che il DM 1 luglio 2014 aveva natura non regolamentare e che doveva, pertanto, ritenersi che l'art. 24, co. 3- sexies, del D.L. 113/2016 era una norma di interpretazione autentica non innovativa. Inoltre, aveva evidenziato che il decreto ministeriale si collocava nell'ambito dei criteri predefiniti dal legislatore e che la considerazione complessiva dei parametri di valutazione e il loro effettivo contenuto inducevano a ritenere che l'amministrazione statale avesse effettuato una ripartizione di punteggi tra dimensione qualitativa e quantitativa che non poteva ritenersi contraria al principio di ragionevolezza tecnica.
Successivamente, è stato emanato il DM 332 del 27 luglio 2017 – che si applica per le domande di contributo a decorrere dall'anno di contribuzione 2018 –, che ha abrogato, dal 1° gennaio 2018, il DM 1° luglio 2014, e le sue modifiche e integrazioni, fatte salve le disposizioni relative alla presentazione della documentazione consuntiva afferente l'erogazione dei contributi assegnati nel triennio 2015-2017 e comunque fino alla chiusura dei relativi procedimenti amministrativi. Modifiche al DM 27 luglio 2017 sono poi state apportate con DM 245 del 17 maggio 2018 e, da ultimo, con DM 317 del 3 maggio 2019.
Qui la pagina dedicata sul sito del MIBACT.
Per il settore delle Fondazioni lirico-sinfoniche, l'art. 11, co. 20 e 21, dello stesso D.L. 91/2013 ha invece disposto che:
il 50% della quota è ripartito in considerazione dei costi di produzione derivanti dalle attività realizzate da ogni fondazione nell'anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione, sulla base di indicatori di rilevazione della produzione;
il 25% della quota è ripartito in considerazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la capacità di reperire risorse;
il 25% della quota è ripartito in considerazione della qualità artistica dei programmi.
Gli indicatori di rilevazione della produzione, i parametri per la rilevazione del miglioramento dei risultati della gestione e quelli per la rilevazione della qualità artistica dei programmi sono stati individuati con DM 3 febbraio 2014, che ha definito anche i criteri generali per la ripartizione della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche (e che ha, dunque, sostanzialmente sostituito il DM 29 ottobre 2007).
A sua volta, l'art. 11, co. 20-bis, del medesimo D.L. 91/2013 ha previsto, per il triennio 2014-2016, che il 5% della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche doveva essere riservata alle fondazioni che avessero raggiunto il pareggio di bilancio nei tre esercizi finanziari precedenti.
Successivamente, l'art. 5 del D.L. 83/2014(L. 106/2014) ha stabilito che, a decorrere dal 2015, le fondazioni dotate di forme organizzative speciali – ovvero, in base a due diversi DM del 5 gennaio 2015, la Fondazione Teatro alla Scala di Milano e l'Accademia di Santa Cecilia – percepiscono una quota del FUS determinata percentualmente con valenza triennale.
Con D.D. 10 aprile 2015 sono state fissate le percentuali a valere sul FUS – valide per tre anni a decorrere dal 2015 – per la Fondazione Teatro alla Scala di Milano e l'Accademia di Santa Cecilia (rispettivamente, pari a 15,95% e 6,50%).

References: art. 1
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
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