Source: http://www.cupsit.it/2012/11/15/e-passato-al-senato-il-ddl-sulle-professioni-non-regolamentate-ora-deve-ritornare-alla-camera/
Timestamp: 2018-07-16 04:59:22+00:00

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E' passato al senato il DDL sulle professioni non regolamentate. Ora deve ritornare alla camera. | C.U.P.S.I.T. - Comitato Unitario Patrocinatori Stragiudiziali Italiani
E’ passato al senato il DDL sulle professioni non regolamentate. Ora deve ritornare alla camera.
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PARTECIPATE ALLA RIUNIONE SOCI DEL CUPSIT. VENERDI 16 NOVEMBRE ALLE ORE 16. INVOLUZIONE DEI DIRITTI DELLE VITTIME DELLA STRADA E RIFORMA DELLA PROFESSIONE FORENSE: IL FUTURO DEL PATROCINATORE STRAGIUDIZIALE INDIPENDENTE
Da Borsa Italiana Lavoro: ok senato Ddl su professioni non regolamentate, torna a Camera -2–
E’ stato approvato dopo una lunga discussione il DDL sulle professioni non regolamentate con qualche modifica. Ne parleremo alla riunione soci.
La più sostanziale è quella promossa dal senatore Musso votato nonostante il parere contrario della relatrice e del Sottosegretario De Vincenti che recita:
MUSSO (*)
«3. Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma precedente, contraddistingue la sua attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l’espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge. L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori, di cui al titolo III della parte II del codice del consumo approvato con decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, ed è sanzionato ai sensi del medesimo codice».
E che sostituisce l’emendamento Paravia che era stato approvato dalla Commissione e che a noi non piaceva .
1.9 (testo 2)
«2. Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma precedente, contraddistingue la sua attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con le seguenti parole: «professione non organizzata in ordini o collegi». L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori, di cui al titolo III della parte II del codice del consumo approvato con decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, ed è sanzionato ai sensi del medesimo codice».
ECCO IL RESOCONTO INTEGRALE DI CUI RACCOMANDO LA LETTURA :
Legislatura 16ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 836 del 15/11/2012
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
STRADIOTTO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell’8 novembre.
MURA (LNP). Signora Presidente, prima di procedere alla votazione del processo verbale, chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
PRESIDENTE. L’elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicati nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall’articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,40).
(Relazione orale) (ore 9,41)
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 3270
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 3270, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall’unificazione dei disegni di legge d’iniziativa dei deputati Froner ed altri; Anna Teresa Formisano; Buttiglione ed altri; Della Vedova e Cazzola; Quartiani ed altri; 1329 e 1464.
Ricordo che nella seduta di ieri la relatrice ha svolto la relazione orale ed ha avuto luogo la discussione generale, al termine della quale l’Assemblea ha convenuto, su proposta della relatrice, di sospendere la discussione del disegno di legge per svolgere ulteriori approfondimenti.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, la sospensione che è stata richiesta ieri era volta ad un approfondimento di temi che erano stati sollevati in modo innovativo rispetto a quello che era stato l’accordo raggiunto in Commissione, anche relativamente agli emendamenti presentati per l’Aula.
Dopo un approfondimento, anche con il Governo, ho ritenuto opportuno non presentare emendamenti come relatrice e proseguire nell’esame del testo così come pervenutoci dalla Commissione, in quanto ritengo che sia comunque organicamente definita la disciplina di queste professioni e non siano necessarie ulteriori modifiche. Quindi, chiedo di procedere all’esame degli emendamenti.
PRESIDENTE. Ritiene di aver svolto anche la replica o la vuole svolgere adesso?
FIORONI, relatrice. La do per svolta, perché mi pronuncerò poi sui singoli emendamenti in relazione alle argomentazioni che emergeranno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, a condizione, però, che lo si lasci intervenire. (Brusìo).
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, il Governo ha seguito con grande interesse questo provvedimento di iniziativa parlamentare. Abbiamo lavorato in supporto al lavoro prima della Camera e poi della 10a Commissione al Senato.
Ci sembra che il testo abbia trovato un punto di equilibrio importante, in cui s’introduce una forma di regolamentazione leggera di questo tipo di attività di professioni a tutela, in primo luogo, dei consumatori e degli utenti di queste professioni, e che questo tipo di regolamentazione leggera lasci lo spazio giusto all’interazione tra regolamentazione e concorrenza all’interno di queste attività.
Il parere del Governo è favorevole su questo provvedimento e anche di soddisfazione per il fatto che il provvedimento d’iniziativa parlamentare così voluto dai Gruppi parlamentari possa raggiungere il suo compimento entro la fine della legislatura.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
STRADIOTTO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il testo proposto all’Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo e gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo.
In merito agli emendamenti, il parere è non ostativo, fatta eccezione per la proposta 11.0.300, su cui il parere è contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione».
PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli articoli del disegno di legge n. 3270, nel testo proposto dalla Commissione.
Passiamo all’esame dell’articolo 1, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
CASTRO (PdL). Signora Presidente, il collega Sacconi ed io abbiamo presentato una serie organica e organizzata di emendamenti. Approfitto della cortesia sua e dei colleghi per una definizione riassuntiva della nostra posizione, riservandoci di intervenire su quegli ulteriori emendamenti che abbiano una loro specificità meritevole di appropriata illustrazione. Per sgombrare il terreno da ogni equivoco, intendiamo formulare un sincero ringraziamento al presidente Cursi, alla relatrice, senatrice Fioroni, e a tutti quanti, a cominciare dal capogruppo del PdL in Commissione, senatore Ghigo, che hanno lavorato alla ricerca di un compromesso, al quale riconosciamo positività nello sforzo per conseguirlo, ma compiuta insufficienza per quanto riguarda il risultato finale. Siamo stati costretti, quindi, nonostante l’ampia disponibilità manifestata ancora ieri sera durante la sospensiva, a ritenere di dover confermare tutti i nostri emendamenti.
La ratio di questo emendamento è molto semplice, signora Presidente: noi riteniamo una specificità autentica e positiva della tradizione italiana gli ordini professionali. Riteniamo che con questo tentativo gli erogatori di servizi qualificati, di servizi intellettuali, di prestatori di servizi esperti (o comunque li vogliamo denominare) raggiungerebbero una condizione giuridicamente e normativamente recepita il cui esito è oggettivamente intrusivo e confondente nei confronti degli utenti rispetto – lo ribadisco – alla compiutezza del ruolo, e di protezione del ruolo medesimo, degli ordini.
È noto come il collega Sacconi ed io rappresentiamo tradizioni politiche molto attente alla vocazione comunitaria e assai poco affette da quello che potrebbe chiamarsi giacobinismo, quindi ricordiamo esattamente come una legge emblematica del giacobinismo, ossia la legge Le Chapelier del 14 giugno 1791, abrogando i sindacati – volendo usare un’espressione moderna – abrogò anche le corporazioni, che degli ordini professionali sono i padri.
In questo senso, il Governo in carica è invece un po’ «giacobinuccio»: non a caso ha manifestato positiva intenzione di accompagnamento rispetto a questa norma che invece, secondo noi, sarebbe significativamente lesiva di quella che, a tutti gli effetti, riteniamo essersi materiata come competenza distintiva del sistema organizzativo della nostra economia. La capacità degli ordini professionali, mescolando virtuosamente vocazione pubblica e matrice privata, consente di realizzare un compromesso sano tra gli interessi degli utenti e dei loro servizi e gli interessi dei professionisti che quei servizi medesimi forniscono.
Ecco perché abbiamo voluto ribadire, lungo tutta la traiettoria dei nostri emendamenti, questa distintività, questa necessaria non confondibilità di ruoli e prospettive. Lo facciamo nell’interesse degli utenti, lo facciamo nell’interesse di una specificità organizzativa del nostro modello economico che rappresenta proprio in questa fase di turbolenza sociale di incertezza, un elemento di positività, di chiarezza e di propulsione. (Applausi dei senatori Sacconi e Ladu).
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, per quanto riguarda l’emendamento 1.2, vorrei solo limitarmi a dire che sono sostanzialmente sulla linea contenutistica di quanto illustrato dal senatore Castro.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, ho presentato due emendamenti sostanzialmente gemelli, dovuti al fatto che il passaggio in Commissione di questo provvedimento, che è arrivato dalla Camera con spunti interessanti in senso di apertura alla concorrenza, rischia adesso di subire nuovamente una logica un po’ di sudditanza rispetto agli ordini professionali.
In particolare, è stato introdotto l’obbligo, per i professionisti delle professioni di cui parliamo in questo provvedimento, di inserire in ogni documento la dicitura «professione non organizzata in ordini o collegi», che dà una connotazione negativa, oggettivamente ghettizzante, in cui si vuole reintrodurre la distinzione tra le professioni vere, che sarebbero quelle degli ordini, e quelle di serie B o finte, che sarebbero quelle che non accedono a questa regolamentazione di serie A. Io credo che questo vada contro lo spirito e il senso del provvedimento al nostro esame, che volutamente cerca di dare una regolamentazione a tali nuove professioni, che spesso esprimono delle professionalità e dei tipi di lavoro nuovi che non esistevano quando sono stati creati gli ordini.
Ho pertanto proposto questi due emendamenti, l’1.306 e l’1.307, per definire in positivo quella caratteristica, facendo riferimento proprio al fatto che sono professioni disciplinate dalla legge di cui stiamo discutendo. Tale caratteristica avrebbe anche un maggiore e migliore contenuto di informazione e trasparenza, perché ormai chiunque è in grado di prendere gli estremi di una legge, metterli su Google e scoprirne il contenuto, mentre la dicitura «professioni non organizzate in ordini o collegi» è obiettivamente un po’ oscura e lascia capire vagamente che si tratta di una qualcosa di sospetto; il che, forse, è proprio l’intenzione dell’emendamento approvato in Commissione.
Ho presentato due emendamenti perché nel primo, l’1.306, coerentemente con quanto ho appena affermato, sostituisco la suddetta dicitura con quella di professioni disciplinate in base alla legge di cui stiamo discutendo. Nel secondo emendamento, l’1.307, immaginando la necessità di qualche collega di volere comporre entrambi gli interessi in gioco, propongo semplicemente di aggiungere questo riferimento, senza togliere quello che ho appena finito di criticare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dopo aver attentamente valutato gli emendamenti presentati al provvedimento in esame recante disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi, la Presidenza ritiene estranei all’oggetto del disegno di legge gli emendamenti 1.301, limitatamente al comma 2-bis, 11.0.300. Il comma 2-bis dell’emendamento 1.301 è infatti diretto a introdurre una deroga per l’accesso alla professione forense, mentre l’emendamento 11.0.300 reca disposizioni relative al collocamento obbligatorio dei fisioterapisti non vedenti.
Pertanto, la Presidenza dichiara questi due emendamenti improponibili ai sensi dell’articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità all’oggetto della discussione.
Invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario sull’emendamento 1.300, e ne specifico il motivo. Questo emendamento, al pari di tanti altri ad esso collegati, come ha anche illustrato il senatore Castro, è teso in qualche modo a definire queste professioni come servizi intellettuali e non come professioni. La disciplina delle professioni nel nostro ordinamento giuridico è rimessa all’articolo 2229 del codice civile che, in qualche modo, implicitamente, ritiene che le professioni intellettuali siano quelle organizzate in ordini o collegi, ma non esclude, anche sulla base di interpretazioni dottrinali che si sono succedute nel tempo, che le professioni intellettuali possano essere esercitate anche al di fuori degli ordini e dei collegi: ritengo quindi che un emendamento di siffatta natura, oltre che essere contrario al nostro ordine giuridico, privo del diritto di libertà di esercizio della professione questi prestatori di lavoro autonomo, che risulterebbero pregiudicati da questo provvedimento. Noi, invece, vogliamo tutelare questi professionisti e non danneggiarli.
Esprimo inoltre parere contrario sull’emendamento 1.301, 1.2, 1.302, 1.303, 1.8, 1.305, 1.306, 1.307, 1.308, 1.309, 1.310 e 1.311. Esprimo parere favorevole sull’emendamento 1.304, mentre per quanto attiene all’emendamento 1.312 chiedo un accantonamento. Infatti, in relazione all’articolo 1 di cui stiamo discutendo, chiedo di accantonare il comma 5 dell’articolo, sul quale ieri è insorta una dissertazione in merito alla necessità di escludere il secondo periodo, con riferimento ai contratti collettivi. Chiedo pertanto di passare all’esame di questo comma in una fase successiva e, di conseguenza, di accantonare anche l’esame dell’emendamento 1.312.
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Esprimo parere conforme a quello della relatrice
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, intervengo in merito alla proposta della relatrice di accantonare il comma 5 dell’articolo 1. Credo che o si accantona l’intero articolo oppure non ha nessun senso accantonare questo comma che, oltretutto, è fondamentale rispetto all’articolo 1.
Non è un di cui, bensì l’essenza dell’articolo 1.
Sottopongo quindi, signora Presidente, alla sua valutazione questa opportunità. In caso contrario, i lavori su questo provvedimento iniziano molto male.
PRESIDENTE. Senatrice Bugnano, prendo atto della sua posizione. Tuttavia, la Presidenza ritiene che, se si accantona tutto l’articolo 1, in pratica si accantona l’intero disegno di legge, mentre procederemo ad accantonare il comma 5 e a non votare l’articolo 1 nel suo complesso.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.300.
SACCONI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
SACCONI (PdL). Signora Presidente, come ha osservato poco fa il collega Castro in sede di illustrazione, la caratteristica degli emendamenti non di voler penalizzare le attività che in questa sede si vogliono regolare, ma, al contrario, di distinguerle, soprattutto agli occhi non sempre attenti del consumatore, rispetto alle attività ordinistiche.
Tutti gli ordini professionali hanno rivolto una richiesta in tal senso al Parlamento, la quale c’è apparsa condivisibile. In particolare, l’impiego del termine professioni nel linguaggio corrente, e soprattutto nella percezione dell’utente e del consumatore di questi servizi, si riferisce alle attività ordinistiche. Si tratta, cioè, di quelle attività che, comunque le si giudichi dal punto di vista dei presidi rivolti alla difesa del consumatore, hanno caratteristiche di accesso, che richiedono il titolo di laurea e l’esame di Stato, e sono sottoposte ad una vigilanza che abbiamo voluto recentemente incrementare, condividendo i processi di riforma avviati anche dal precedente Governo con i primi atti della scorsa estate, e poi completati con ulteriori interventi da parte di questo Governo. Quest’ultimo ha condiviso la necessità di mantenere la caratteristica storica del nostro sistema di servizi professionali, la quale consiste proprio nella loro organizzazione in ordini; ordini che comportano, per dette professioni, un carattere deontologico, e quindi non un esclusivo riferimento della loro attività alle esigenze del cliente.
Ricorrentemente, e credo ancor più nel futuro, ci rivolgeremo a queste attività professionali attraverso il principio di sussidiarietà, chiedendo loro di svolgere, ancora più di quanto già oggi lo fanno, funzioni nell’interesse non solo di un cliente ma generale. Si tratta di funzioni che, invece di essere esercitate direttamente dalle amministrazioni pubbliche, possono utilmente essere svolte dalle professioni organizzate negli ordini proprio in ragione dell’ancoraggio alla deontologia di quelle attività.
La Commissione ha affrontato questo tema e ricorrentemente si è posto questo problema. Innanzitutto insisto per tutelare il consumatore, affinché non vi sia confusione davanti ai suoi occhi. Vi sono attività che certamente, ictu oculi, possono essere distinte da quelle ordinistiche e ve ne sono altre, nella grande platea che qui viene compresa, che possono invece in qualche modo confondersi. Un fatto è la funzione che può svolgere un dottore commercialista vigilato dall’ordine professionale e sottoposto ad una serie di presidi; altro è svolgere una funzione che, per quanto la si ritenga esperta, non ha quelle caratteristiche.
Allora la richiesta di utilizzare un termine diverso, per esempio «prestazione di servizi intellettuali» o di «attività intellettuali» o di «attività esperte», regolate nel modo che qui viene descritto, ha questo preciso significato: evitare, soprattutto, che il consumatore possa essere tratto in inganno e possa ritenere di avvalersi di una funzione che ha tutti i presidi che ricordavo prima e che, invece, da questo punto di vista, si compone quantomeno di caratteristiche diverse, con tutto il rispetto per queste attività. Questo è il senso dell’emendamento 1.300.
In conclusione, vorrei dire che soprattutto mi colpisce la resistenza a non accettare un compromesso su questo termine. La pervicace resistenza, che taluni hanno dimostrato, a non volerlo modificare mi induce ancor più a temere che in alcuni degli ambienti che saranno regolati da questa disciplina vi sia l’intenzione di rivolgersi in termini ambigui nei confronti dei consumatori. Questa richiesta, che sale unanimemente dagli ordini professionali, quindi, ha un fondamento; certamente coincide con un interesse corporativo ma coincide anche, e non poco, con un interesse oggettivo della platea degli utenti e dei consumatori che non può in alcun modo essere tratta in inganno da prestazioni diverse cui vengono riconosciute caratteristiche di esperienza che però sono differenti da quelle delle attività professionali.
Per questo motivo chiedo all’Aula di approvare un emendamento in fondo semplice che non tocca la sostanza della regolazione che qui è descritta ma evita che in alcun modo si possa determinare una impropria confusione nell’offerta di questi servizi. (Applausi dal Gruppo PdL).
*ICHINO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
ICHINO (PD). Signora Presidente, vorrei motivare il voto contrario del mio Gruppo su tutti gli emendamenti firmati dai colleghi Castro e Sacconi tranne l’1.312, del quale dovrebbe essere presentata una riformulazione. Il motivo di questo voto contrario è che in quegli emendamenti si esprime la pretesa che la qualifica di «professionista» debba essere riservata soltanto a chi esercita professioni organizzate in ordini o albi. Ora, questa pretesa contrasta con il lessico del codice civile il quale, all’articolo 2229 (la rubrica dell’articolo è: «Esercizio delle professioni intellettuali»), dice: «La legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi.». Ciò significa che esiste una grande categoria, una nozione di carattere generale, individuata dall’espressione «professioni intellettuali», nell’ambito della quale esiste una sottocategoria, o sottoinsieme, costituito da quelle professioni per le quali è necessaria l’iscrizione a un albo o ordine. Questo significa che sono «professioni intellettuali» anche quelle per le quali non è richiesta l’iscrizione ad albi o ordini, e può qualificarsi come «professionista» chiunque le eserciti.
La pretesa di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti o medici di essere essi soltanto «professionisti» è dunque del tutto infondata. La tutela dell’affidamento del cliente è data dal fatto che solo l’avvocato iscritto all’ordine può chiamarsi «avvocato», non che solo lui possa chiamarsi «professionista»; dal fatto che solo l’architetto iscritto può chiamarsi «architetto» ma non che solo lui possa chiamarsi «professionista». Quindi non vediamo per quale motivo dobbiamo privare l’altra metà del cielo professionale, chiamiamola così, della denominazione che il codice civile le ha riservato e che anche nella prassi quotidiana dei traffici noi riserviamo a chiunque eserciti in modo continuativo e prevalente, e con una competenza specifica, la propria attività.
Noi nutriamo, semmai, qualche perplessità sull’altro versante di questo articolo 1, cioè sulla parte nella quale, estendendosi il campo di applicazione di questa legge all’area del lavoro subordinato, il campo stesso resta del tutto indefinito. Perché dire che la legge si applica a tutti i subordinati che, nella loro attività, esercitino una qualche facoltà intellettuale, significa ricomprendere nei destinatari della nuova disciplina quantomeno l’intera categoria impiegatizia e l’intera categoria dirigenziale. Ma questo è un altro problema che io auspico possa essere risolto con una riformulazione del comma 2. Darà comunque un contributo ridurre la rilevanza della questione, eliminando l’ultimo periodo del comma 5, l’emendamento 1.312 nella sua riformulazione. Ma, ripeto, si tratta di un discorso a parte, che riguarda il versante della legge riferito al lavoro subordinato. (Applausi del senatore Legnini).
PRESIDENTE. Senatore Compagna, parla in dissenso dal Gruppo?
COMPAGNA (PdL). No, signora Presidente, il mio intervento è sull’ordine dei lavori, anche se nel merito…
PRESIDENTE. Senatore Compagna, siamo in fase di votazione. Se è sull’ordine dei lavori, le do la parola successivamente, appena finita la votazione.
COMPAGNA (PdL). Allora provo a fare una dichiarazione di voto in favore degli emendamenti illustrati dai colleghi.
PRESIDENTE. Scusi, senatore Compagna, a norma del Regolamento in dichiarazione di voto può intervenire un senatore per Gruppo. Poiché su questo emendamento è già intervenuto il senatore Sacconi, le darò la parola su un altro emendamento. Su questo la dichiarazione di voto è già stata fatta.
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, solo per una richiesta. Ho sentito adesso il senatore Ichino parlare di una riformulazione dell’emendamento 1.312. Ma questa riformulazione dov’è?
PRESIDENTE. Ancora dev’essere presentata. Infatti è stato chiesto l’accantonamento dell’emendamento 1.312.
BUGNANO (IdV). Ma lui parlava di una riformulazione già esistente.
PRESIDENTE. Non le so dire. Alla Presidenza al momento non risulta.
GHIGO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Anche a lei devo dire che se è per dichiarazione di voto…
GHIGO (PdL). Signora Presidente, il senatore Sacconi ha fatto una dichiarazione di voto a titolo personale.
PRESIDENTE. Allora, ne ha facoltà.
GHIGO (PdL). Io nella funzione di Capogruppo in Commissione, dichiaro il voto contrario agli emendamenti presentati proprio dal senatore Sacconi.
CASTRO (PdL). Domando di parlare.
CASTRO (PdL). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castro, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi. Colleghi, ognuno al sul posto, così evitiamo sgradevoli perdite di tempo.
Ognuno si rechi al proprio posto e voti per sé. (Il senatore segretario Stradiotto scende dal banco della Presidenza per controllare la corrispondenza tra schede e senatori). C’è una verifica in corso sulla regolarità del voto. Se ogni collega stesse al posto suo…
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 3270, 1329 e 1464
PERDUCA (PD). Signora Presidente, non vorrei che anche quella dei «pianisti» diventasse una professione, perché da qua ho visto almeno venti luci accese cui non corrispondeva alcun senatore. Lo dico perché poi c’è chi si vanta a mezzo stampa di essere sempre qui dentro e di votare sempre, tutte le volte, magari anche per gli altri. Non chiedo cose spiacevoli, ma solo maggiore attenzione e rispetto delle regole.
PRESIDENTE. Il senatore Segretario ha effettuato un controllo. Consentitemi però di reiterare la richiesta che ognuno voti per sé.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.301, escluso il comma 2-bis dichiarato improponibile.
COMPAGNA (PdL). Signora Presidente, vorrei intervenire sull’ordine dei lavori e non sulle implicazioni pianistiche connesse alla votazione precedente, e far osservare soprattutto alla relatrice, pur sapendo che siamo in fase di votazione degli emendamenti, che, forse per mia disattenzione, né nel corso della discussione generale né nel corso della sospensione, né della replica, ho sentito emergere quello che almeno per me è emerso stamattina. Gli emendamenti sui quali ci siamo pronunciati, a prescindere dalle implicazioni pianistiche, che non ho rilevato, a differenza del collega Perduca, non sono di «tinteggiatura lessicale» del dispositivo della legge: sono una parte più che centrale e decisiva. Da questo punto di vista non mi convince l’argomento e il richiamo al codice civile del collega Ichino, perché il codice civile è certamente un faro, non meno della Costituzione, ma qui si tratta, se ho ben capito, di sfuggire alle mura del codice civile per edificare poi muretti di professionalità che abbiano diritto…
PRESIDENTE. Scusi, senatore Compagna, non la voglio interrompere. Prendo la sua come una dichiarazione di voto sull’emendamento perché sull’ordine dei lavori non la capisco. Lei esprime un dissenso politico del tutto legittimo ma che non c’entra molto con l’ordine dei lavori.
COMPAGNA (PdL). C’entra un poco anche con l’ordine dei lavori perché noi che siamo in Aula e non proveniamo dai lavori di Commissione abbiamo sentito di chiedere una sosta nella quale non abbiamo capito di cosa si è parlato e stamattina ci troviamo di fronte a un’Aula divisa in due, a prescindere da dove sono collocati i «pianisti». Queste è un po’ singolare. Chiedo scusa ma è un modo di esprimere malessere forse nei confronti, ovviamente non personali, della relatrice e della conduzione dei lavori. (Applausi dal Gruppo PdL).
PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PORETTI (PD). Signora Presidente, intervengo a favore per aprire questo dibattito come ha segnalato il senatore Compagna. Poco fa è stato chiarito, in parte dal senatore Sacconi e in parte dal senatore Ichino, che effettivamente questa legge così minimale non lo è: da una parte c’è chi dice che professionisti sono solo quelli iscritti agli ordini e alle corporazioni; dall’altra parte c’è chi dice che professionisti sono coloro che svolgono una professione nel senso che svolgono un’attività intellettuale. E il consumatore, senatore Sacconi, evitiamo di dire che è difeso dagli ordini, altrimenti davvero facciamo una macchietta, una parodia. Gli ordini difendono i propri iscritti. Gli ordini difendono sé stessi e non certo il consumatore che non è così impreparato di fronte a questa situazione.
Gli ordini difendono la propria esistenza, la propria corporazione, mentre i consumatori vorrebbero ben altro. (Brusìo).
PRESIDENTE. Io vorrei invece un po’ di calma e un po’ di ordine in questa fase.
PORETTI (PD). Gli utenti e i consumatori vorrebbero un mercato di liberi professionisti ai quali rivolgersi, e difficilmente troveranno gli ordini a tutelare le loro esigenze perché gli ordini – è inutile che ve lo racconti io oggi – non stanno di certo a cercare di difendere i consumatori, tutelando semplicemente i propri iscritti.
Credo, quindi, che sia utile aprire questo dibattito. Il senso del nostro emendamento era evidentemente in tutt’altra direzione, quella in cui finalmente si dovrebbe muovere l’Italia, anche a partire da questo piccolissimo disegno di legge.
ICHINO (PD). Signora Presidente, intervengo per annunciare a titolo strettamente personale il mio voto favorevole all’emendamento 1.301 che, a mio avviso, offre una ridefinizione del campo di applicazione della legge molto più chiara e limpida rispetto al testo base, che altrimenti passerebbe così com’è. Credo che su questo punto un ripensamento più attento da parte del Governo e della relatrice potrebbe portare all’accoglimento dell’emendamento, anche con qualche modifica, ma con un miglioramento netto, comunque, in termini di qualità della scrittura della norma, che poi è quella che dà il segno complessivo della legge.
Su questo punto, lo ripeto, non rappresento il mio Gruppo, ma esprimo solo la mia posizione personale.
CALIENDO (PdL). Domando di parlare.
CALIENDO (PdL). Signora Presidente, vorrei richiamare l’attenzione su una questione che riguarda anche l’emendamento 1.301, avente come prima firmataria la senatrice Poretti.
Signora Presidente, io credo che tutti dovremmo riflettere un attimo su un punto. La Costituzione, all’articolo 33, prevede l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio professionale. Quella richiamata dal senatore Ichino è solo una specificazione dell’articolo 2062 del codice civile, che fa riferimento alle categorie professionali.
Introdurre dunque il concetto di «professione», senza ulteriori specificazioni o senza l’utilizzazione di altri termini, crea certamente un problema di incasellamento organico e sistematico all’interno del codice civile e del nostro ordinamento.
Chiederei quindi un’ulteriore riflessione ai relatori e alla Commissione per individuare qualche soluzione alternativa o tale da poter escludere la possibilità che si usino espressioni che non consentono un incasellamento corretto rispetto alla Costituzione (Applausi dei senatori Saccomanno e Scarpa Bonazza Buora).
SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
SANGALLI (PD). Signora Presidente, intervengo a nome del Gruppo del Partito Democratico per una dichiarazione di voto che conferma il parere contrario della relatrice sull’emendamento 1.301.
La motivazione di tale contrarietà non è data, almeno a mio modo di vedere, dal merito e dalla forma di questo emendamento: è un emendamento che recepisce la necessità di non vincolare di nuovo il mercato e di non seguire una strada corporativa. Questo passaggio dell’articolo 1, a lungo dibattuto in Commissione, ha realizzato un equilibrio forse non perfetto, ma stabile tra le professioni, il mercato e la concorrenza, per cui devo dire che qualche volta forse «il meglio è nemico del bene» e che in questo caso probabilmente è preferibile che prevalga «il bene» e che si lasci per un attimo da parte «il meglio».
Si potrebbe pensare di trovare, magari con un ordine del giorno che abbia contenuti analoghi, il modo per poter esprimere la volontà del «meglio», ma sull’emendamento 1.301 il nostro voto sarà contrario.
GHIGO (PdL). Signora Presiente, a nome del Gruppo PdL dichiaro il voto contrario a questo emendamento.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, anche sulla base della dichiarazione di voto del senatore Sangalli, mi domando se, per aiutare ad approfondire la questione tale emendamento non possa essere adottato come ordine del giorno, visto e considerato che la parte che maggiormente creava problemi è stata dichiarata improponibile, ai sensi del Regolamento.
PRESIDENTE. Invito la relatrice a pronunziarsi sulla proposta testé avanzata dal senatore Perduca.
FIORONI, relatrice.. Signora Presidente, il senatore Perduca mi ha anticipato perché avevo proprio intenzione di chiedere il ritiro di tale emendamento e la sua trasformazione in ordine del giorno.
PRESIDENTE. L’emendamento 1.301 è pertanto trasformato nell’ordine del giorno G1.301, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Il Governo esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l’ordine del giorno G1.301 non verrà posto ai voti.
Metto ai voti l’emendamento 1.2, presentato dal senatore Benedetti Valentini.
Metto ai voti l’emendamento 1.302, presentato dal senatore D’Ambrosio Lettieri, identico all’emendamento 1.303, presentato dal senatore Gustavino.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.304.
BOLDI (LNP). Signora Presidente, per quanto riguarda tutti questi emendamenti che tendono a modificare leggermente un testo, nel quale comunque è già scritto che le professioni sanitarie sono assolutamente escluse da tale normativa, voglio semplicemente dire che per quello che riguarda queste ultime è assolutamente indispensabile, considerata la divaricazione che esiste tra capacità di valutazione dell’utente – che in questo caso è il paziente – e il professionista che queste professioni seguano dei ben precisi percorsi formativi. La salute è un bene costituzionalmente tutelato e il paziente, quando si presenta davanti a un professionista della salute, deve sapere esattamente che questo ha, di base, determinate conoscenze.
Voglio anche dire che io ero stata una delle presentatrici di un emendamento che faceva un richiamo specifico alle professioni regolamentate secondo la legge n. 43 del 2006, e spiego perché. All’interno di questa legge c’è un articolo 5 che spiega molto bene quale dev’essere il percorso per arrivare a istituire nuove professioni sanitarie, in maniera tale che non ci siano sovrapposizioni. Infatti, il rischio che stiamo correndo, e ciò vale per tutte le professioni, è di fare «todoscaballeros» ; in tal modo l’utente non saprà più assolutamente chi ha davanti quando ha bisogno di un servizio di tipo intellettuale (ciò, a maggior ragione, non era tollerabile per quanto riguardava le professioni sanitarie).
Il comma 2, anche se viene soppresso l’aggettivo «regolamentate», credo possa ugualmente avere una sua validità, anche perché addirittura lasciare la sola parola «regolamentate», togliendo il riferimento alla legge 43 del 2006, potrebbe consentire, ad esempio, ad un iridologo, un posturologo, a un pranoterapista o a qualsiasi persona che si inventi una professione qualunque di affermare di essere un professionista in quel campo e di svolgere una professione sanitaria.
Forse, in questo modo chiariamo meglio che tutte le professioni sanitarie o che si svolgono in ambito sanitario, quelle già regolamentate e riconosciute ma, eventualmente, anche altre nuove che si dovessero creare, devono seguire uno specifico percorso e non possono essere studiate o campate in aria.
Faccio notare, tra l’altro, che in uno degli articoli di questa legge la sorveglianza viene attribuita al Ministero dello sviluppo economico. Sarebbe ben strano che una professione sanitaria fosse sotto la sorveglianza del Ministero dello sviluppo economico. (Applausi della senatrice Bianconi). Se così fosse, veramente sarebbe il massimo. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Bianconi e Scarpa Bonazza Buora).
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Onorevole Presidente, colleghi, le considerazioni appena svolte dalla collega Boldi mi inducono ad una osservazione, ad una riflessione ad alta voce: ogni volta che ci troviamo ad affrontare una normativa che riguarda le professioni purtroppo – non vorrei, non vorremmo fosse così – riemerge un pregiudizio ideologico di evidentissima portata. La tenaglia tra una certa veterosinistra e poteri forti iperliberizzatori si sostanzia e si materializza. (Brusìo fra i banchi del Gruppo PD. Richiami del Presidente.). È puntuale.
E questo pregiudizio, nella sua ipocrisia, si svela proprio quando andiamo a prevedere delle eccezioni per le professioni sanitarie. Ebbene, per le professioni sanitarie che attengono alla pelle, alla salute, tutti concordano nel dire che per certe professioni deve esservi una tutela in relazione ai curricula,agli esami, alla verifica, alla riserva professionale perché si tratta della pelle dei cittadini, della salute. In sottofondo leggasi a contrario: beh, quando si tratta di altre professioni che riguardano la consulenza legale, la consulenza commerciale, la consulenza tecnica, ingegneristica, o architettonica, se anche c’è una maggiore liberalizzazione, se c’è anche l’avvocato da supermercato, se c’è il commercialista di strada va bene perché bisogna aprire, liberalizzare, ognuno può svolgere la professione, l’attività o prestare il servizio.
Vi rendete conto della profonda incultura o insensibilità – nessuno si offenda – che sta al fondo inconfessato di questa questione? Come se oggi nel mondo moderno, così complesso e delicato nella parte burocratica della vita di ciascuno di noi, che affligge la vita professionale dell’artigiano, del commerciante, di chiunque di noi l’assistenza, per esempio, legale o commerciale fosse meno delicata di quella che attiene alla preservazione, alla custodia, alla salvaguardia della salute fisica. È questo il grave equivoco culturale che denunzio ed avverto.
Lo stesso vale per la questione dell’ordine professionale, non inteso in senso – certo – più dinamico, più moderno – d’accordo – ma come fosse – ho sentito prima le parole dei colleghi radicali – una specie di contrapposizione, di inimicizia tra il consumatore o destinatario dei servizi professionali e la categoria professionale che deve rendere questi servizi. Come se una disciplina della categoria professionale deontologica, legislativa, delle procedure, dei limiti non fosse una garanzia per il consumatore; come se il consumatore non fosse di fronte a una platea di offerenti servizi sregolamentata e disidentitaria, non fosse alla mercé degli avventurieri, di coloro che non meritano fiducia.
Eccola la contraddizione profonda ed ecco perché aderisco a quanto i senatori Sacconi e Castro hanno detto e cioè come non dobbiamo farci avviluppare in questa suggestione ideologica, che poteri forti, da un lato… (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, scusate tanto.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). È una suggestione ideologica lanciata da poteri forti, da un lato, e nello stesso tempo da falsi liberalizzatori che spesso troviamo in una veterosinistra che non è una sinistra moderna con la quale amerei confrontarmi sul terreno di una società moderna e articolata, che non è fatta di sregolazione, ma di libertà regolamentata, che è l’unica forma di libertà che trova cittadinanza e può essere realizzata in una società complessa.
Quindi, votiamo senz’altro questo episodico e pur rispettabile emendamento, ma questa è l’occasione per far emergere questa contraddizione profonda, dalla quale dobbiamo liberarci, colleghi: lo dico ai miei versanti politici e lo dico alla sinistra. Liberiamoci da questo pregiudizio ideologico verso le attività professionali propriamente intese e garantite, perché è insieme la garanzia verso i professionisti migliori e più seri che debbono essere difesi dall’aggressione degli avventurieri e degli impreparati, ma anche dei consumatori, che in questa serietà hanno la prima garanzia, altrimenti sono della materia bruta affidata agli avventurieri. Non vediamo una contraddizione tra queste due valenze, perché non c’è. (Applausi dal Gruppo PdL).
FIORONI, relatrice. Domando di parlare.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, cerco un attimo di chiarire le cose, anche se nella mia relazione sono stata abbastanza chiara, ma forse alcuni degli intervenuti, muovendo eccezioni alle quali avevo già risposto, non l’hanno ascoltata. Comunque mi ripeto su alcuni punti: in relazione a questo emendamento voglio specificare perché ho espresso parere favorevole, in quanto ritengo che la dicitura «regolamentate» sia assolutamente pleonastica… (Brusìo).
PRESIDENTE. Per favore, colleghi, non è francamente accettabile che si parli nelle vicinanze della relatrice.
FIORONI, relatrice. Ritengo che la dicitura «regolamentate» sia assolutamente pleonastica nel quadro di un provvedimento che non è volto a costruire ordini professionali e, quindi, a regolamentarli attraverso un sistema di riconoscimento che richieda l’intervento dello Stato, ma è semplicemente volto ad individuare forme di attestazione di competenze e di qualifica professionale per una pluralità di professionisti che operano nel nostro sistema economico, senza una definizione distandard qualitativi. Quindi, è una forma di riconoscibilità per il consumatore finale e uno strumento che viene dato ai professionisti stessi per aggiornarsi nel corso del tempo, e non va assolutamente a sovrapporsi a quelle che sono le professioni ordinistiche.
Ho espresso parere favorevole su questo emendamento, perché ritengo che all’interno della definizione di cui all’articolo 1 siano già escluse di per sé tutte le professioni, non solo organizzate in ordini o collegi, ma anche sostanzialmente quelle regolamentate: tutte quelle professioni, comprese quelle sanitarie, che sono riconosciute e regolamentate dallo Stato. (Applausi dei senatori Pinotti e Sangalli).
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 1.304, presentato dal senatore Paravia.
Passiamo all’emendamento 1.8.
DE LILLO (PdL). Domando di parlare.
DE LILLO (PdL). Signora Presidente, alla luce dell’approvazione dell’emendamento 1.304, ritiro l’emendamento 1.8.
Per ritornare brevemente sul tema delle professioni sanitarie e collegarmi a ciò che è stato detto dai colleghi, è indubbio che la nuova evoluzione della formazione in materia sanitaria, con corsi di laurea specifici che anni fa non c’erano (quando vi era l’unica e autonoma professione del medico nell’ambito sanitario o al massimo quella dell’infermiere), corsi di laurea in scienze infermieristiche, scienze ostetriche, tecniche della riabilitazione e in tante altre ulteriori specificazioni che sono un arricchimento per una sanità moderna, chiaramente impone un minimo di organizzazione che però verrà rivista in un successivo e apposito provvedimento.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.305.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.305, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Dichiaro aperta la votazione, reiterando la richiesta che ognuno voti per sé.
Colleghi, c’è una verifica in corso che è sempre sgradevole. Se ognuno stesse al suo posto e votasse per sé, sarebbe meglio. (Commenti del senatore Battaglia). Un attimo, c’è una verifica in corso. Colleghi, per cortesia, il senatore segretario sta solo facendo una verifica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.307.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Musso, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.307, presentato dal senatore Musso.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.306.
SANGALLI (PD). Signora Presidente, il nostro Gruppo sull’emendamento 1.306 lascia liberi i colleghi di esprimere il proprio voto per il seguente motivo. Stabilire per questi professionisti che ogni volta devono indicare che non rientrano nelle professioni regolamentate vuol dire quasi segnarli con un marchio di negatività. Faccio un esempio perché ho sentito dire varie cose sulle professioni, francamente inconcepibili anche dal punto di vista delle relazioni e dell’educazione nei rapporti.
Quando parliamo di un consulente di marketing, ad esempio, che non fa riferimento a nessuna delle professioni regolamentate perché non esiste un ordine dei consulenti di marketing, ma che probabilmente è una persona con laurea e con master ottenuto in università internazionali o quando parliamo di figure per il supporto aziendale discutiamo di figure che stanno crescendo di numero nel nostro sistema economico e nelle nostre imprese.
Non stiamo certamente parlando di persone che vanno contro le professioni regolamentate o che si sovrappongono ad esse. A un consulente di marketinginternazionale dobbiamo dire che deve scrivere sulla sua carta che è un consulente ma che non fa parte di nessuna professione regolamentata? (Applausi dal Gruppo PD). Devo dire che veramente questa direzione mette in difficoltà.
Lascerei in questo senso libertà di voto al nostro Gruppo sull’emendamento 1.306 del senatore Musso.
*ICHINO (PD). Domando di parlare.
ICHINO (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all’emendamento 1.306, dal momento che la formulazione attuale mi sembra francamente vessatoria nei confronti di quegli stessi liberi professionisti che invece la legge vuole sostenere.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, vorrei aggiungere la mia firma all’emendamento 1.306 del senatore Musso, perché chiarisce il comma 3 dell’articolo 1, che era già frutto di una mediazione trovata in Commissione che prevedeva l’obbligo da parte del professionista non regolamentato di dichiarare di non appartenere ad ordini o collegi. Ciò può apparire come una discriminante nei confronti dei professionisti non regolamentati, che appaiono quasi di serie B rispetto a coloro che invece sono iscritti a ordini o collegi. L’emendamento del senatore Musso invece chiarisce tutto ciò e richiama espressamente tutto quanto viene disciplinato dagli estremi della legge.
Ritengo pertanto che l’emendamento 1.306 sia da sostenere e questa sarà la posizione del nostro Gruppo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che a norma di Regolamento le dichiarazioni di voto devono essere svolte da un senatore per ciascun Gruppo, con l’eccezione delle dichiarazioni in dissenso.
Per aggiungere la propria firma, i colleghi possono segnalarlo alla Presidenza o semplicemente dichiarare di voler firmare l’emendamento, ma senza aggiungere ulteriori dichiarazioni.
PORETTI (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma e quella del senatore Perduca all’emendamento 1.306 del senatore Musso.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, condividendo in pieno lo spirito dell’emendamento del senatore Musso, chiedo di aggiungere la mia firma.
GHIGO (PdL). Signora Presidente, vorrei fare una riflessione chiarendo che il nostro Gruppo esprimerà voto contrario su questo emendamento. Ciò non tanto nel merito, perché mi rendo conto che su questo tema ci possono essere sensibilità diverse, quanto invece nel metodo. Ho svolto un lavoro in Commissione, insieme alla collega Fioroni, per tentare di raggiungere una mediazione. Ho assunto la responsabilità di respingere degli emendamenti di un collega autorevole qual è il senatore Sacconi, il quale però non ha ritenuto sufficiente quella mediazione. Ritengo che in questo caso specifico il PD, cambiando approccio nei confronti di un emendamento presentato in Commissione, abbia assunto un atteggiamento non consono al lavoro svolto in Commissione.
Pertanto, invito il mio Gruppo a votare contro l’emendamento 1.306.
BIANCO (PD). Domando di parlare.
BIANCO (PD). Signora Presidente, desidero aggiungere la mia firma all’emendamento 1.306.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di tutte queste aggiunte di firme.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, ringraziando i colleghi che hanno aggiunto la loro firma al mio emendamento, vorrei far presente al senatore Ghigo e al Gruppo del PdL che ho preso atto del compromesso raggiunto in Commissione. Il mio emendamento non intende allontanarsi da quella linea, ma semplicemente chiarire meglio l’aspetto definitorio, come è stato detto dai senatori Sangalli e Ichino, in modo non vessatorio, non ghettizzante, non penalizzante verso le professioni emergenti. Richiamare una legge che chiunque può andare a vedere su Internet è preferibile a una definizione generica qual è quella attualmente attuata.
BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, il mio Gruppo fino a questo momento ha votato in modo contrario a tutti gli emendamenti che si sono susseguiti. Questo perché – come ho già anticipato ieri – riteniamo il provvedimento nel suo complesso assolutamente inutile e anche un po’ pasticciato, di conseguenza non emendabile. Però, rispetto a questo particolare emendamento, ho colto l’onestà intellettuale del senatore Ghigo che, a nome del suo Gruppo, ha anticipato un voto contrario facendo riferimento ad una mediazione che si è raggiunta in Commissione e, dunque, ad una impossibilità di stravolgere il testo proprio perché frutto di una mediazione in quella sede.
Stiamo invece assistendo, nel corso della discussione in quest’Aula, ad una mediazione del genere di quella raggiunta sul disegno di legge in materia di diffamazione. Ho già avuto modo di ricordarne il parallelo ieri. In sostanza, sta emergendo dai lavori dell’Aula una mediazione non convincente da più punti di vista.
Signora Presidente, le rinnovo, per quando arriveremo al punto, la richiesta da parte del mio Gruppo di non procedere ad un accantonamento dell’articolo 1 in quanto – come ho già anticipato – esso titola: «Oggetto e definizioni» e, pertanto, è il nervo del provvedimento. Se – come risulta dalle anticipazioni contenute nei vari interventi svolti – l’articolo 1 dovesse essere stravolto, verrebbe stravolto l’intero provvedimento. Di conseguenza, non avrebbe senso né logico, né giuridico né politico accantonare questo articolo, ma lo chiarirò meglio in seguito.
Ma ritornando all’emendamento 1.306, pur ribadendo la contrarietà del mio Gruppo all’intero provvedimento, effettivamente esso, nella denegata e non creduta ipotesi che questo provvedimento arrivi alla fine ad un voto favorevole, potrebbe leggermente migliorarlo. Pertanto esprimiamo voto favorevole.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.306, presentato dal senatore Musso e da altri senatori.
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi del senatore Perduca e della senatrice Poretti).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.308.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.308, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.309.
BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.309, presentato dalla senatrice Bugnano.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.310.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.310, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.311.
CASTRO (PdL). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.311, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
PRESIDENTE. In merito all’emendamento 1.312, chiedo conferma alla relatrice se è ancora valida la richiesta di accantonamento che aveva in precedenza avanzato.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, la mia richiesta è ancora valida.
CASTRO (PdL). Signora Presidente, ancora nella giornata di ieri è stata oggetto di una ampia riflessione una modifica al testo del comma 5 dell’articolo 1.
Manifestiamo la nostra disponibilità, intercettando alcune osservazioni svolte dal collega professore Ichino. Dobbiamo però in premessa ribadire che la confluenza è naturalmente del tutto accidentale tra il collega Sacconi e me, sostenitori del tradizionalismo comunitario, e il professore Ichino, campione di una sorta di giacobinismo baltico confindustriale (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi). Tuttavia, le sue osservazioni sono pregevoli perché, così come è formulata, è letteralmente inagibile la disposizione testuale del comma 5.
Quindi, accogliendo in qualche modo alcune suggestioni, proponiamo una riformulazione dell’emendamento che si limita a sopprimere il secondo e ultimo periodo del comma 5. Da questo punto di vista, credo di venire in contro alle ragioni di coerenza e qualità dell’apparato normativo avanzate dal collega Ichino e complessivamente si razionalizza un testo altrimenti inagibile.
PRESIDENTE. Desidero capire attentamente la riformulazione, essendo la situazione complicata. Senatore Castro, lei la soppressione del secondo periodo del comma 5, dalle parole: «Nell’ipotesi di lavoro dipendente», sino alla fine.
CASTRO (PdL). Signora Presidente, è esatto e la ringrazio.
PRESIDENTE. A questo punto invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla nuova formulazione proposta.
FIORONI, relatrice. Ringrazio il senatore Castro per la riformulazione, che consiste nella soppressione del secondo capoverso, che accolgo con parere positivo.
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.312 (testo 2).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.312 (testo 2), presentato dai senatori Castro e Sacconi.
BASSOLI (PD). Domando di parlare.
BASSOLI (PD). Signora Presidente, intervengo per segnalare che ho commesso un errore durante la votazione dell’emendamento 1.312. Il mio voto è favorevole e non contrario, come risulta.
MANCUSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
MANCUSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, anch’io per errore ho votato in senso contrario, mentre sono favorevole all’emendamento 1.312 (testo 2).
PRESIDENTE. La Presidenza ne prendo atto.
Metto ai voti l’articolo 1, nel testo emendato.
Passiamo all’esame dell’articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
CASTRO (PdL). Signora Presidente, credo che le ragioni che hanno condotto il collega Sacconi e me ad affermare una nitida contrarietà all’impianto del disegno di legge al nostro esame siano già state adeguatamente illustrate. Ci riserviamo tuttavia, di fronte a specifiche necessità di puntualizzazione, di intervenire previa sua autorizzazione.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
FIORONI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.300, 2.301, 2.302, 2.303, 2.304, 2.305, 2.306, 2.307, 2.308 e 2.309.
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 2.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 2.301, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 2.302, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 2.303, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 2.304, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 2.305.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 2.305, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 2.306, presentato dal senatore Perduca e dalla senatrice Poretti.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 2.307.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 2.307, presentato dalla senatrice Bugnano.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 2.308, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 2.309, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’articolo 2.
Passiamo all’articolo 3 sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
FIORONI, relatrice. Esprimo parere contrario sull’emendamento 3.300.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 3.300.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 3.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’articolo 3.
Passiamo all’esame dell’articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, sulla base delle motivazioni già espresse in relazione al primo emendamento all’articolo 1, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, il parere del Governo è conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 4.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 4.301, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 4.302, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’articolo 4.
Passiamo all’esame dell’articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il parere del Governo è conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 5.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 5.3.
BOLDI (LNP). Signora Presidente, trovo che la soppressione della parola: “eventuali” al comma 1, lettera e), sia quanto mai necessaria. Infatti, ammettiamo tutto quello che vogliamo, ma non possono esserci “eventuali” requisiti per la partecipazione all’associazione, con particolare riferimento ai titoli di studio relativi alle attività professionali oggetto dell’associazione. Devono esserci dei requisiti, altrimenti di cosa stiamo parlando? Mi sembra un’assurdità! Se noi lasciamo la parola: “eventuali”, chiunque un mattino al risveglio potrà decidere di partecipare ad un’associazione. Allora tutto quello che abbiamo detto sulla tutela dell’utente, lo mandiamo a Patrasso!
Voteremo a favore dell’emendamento 5.3. (Applausi dal Gruppo LNP).
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, tengo a ribadire anche in quest’occasione che abbiamo cercato, attraverso piccoli aggiustamenti, di rendere un po’ più chiaro questo testo, che è un vero pasticcio. Come ha benissimo evidenziato la collega Boldi, l’inserimento della parola “eventuali” apre una prateria rispetto alla possibilità di iscrizione, alla non certezza dei requisiti e quindi di garanzie per i consumatori.
In questo provvedimento, non solo in questo passaggio ma anche in altri – quando ci arriveremo ne parleremo, dietro la facciata della tutela dei consumatori, e quindi di questo nostro auspicio che i consumatori possano essere maggiormente tutelati in tutte le occasioni, in realtà non ci sono misure o strumenti che realmente possano agire in tal senso. Quindi, l’incertezza di questo provvedimento è nelle sue corde. Credo che il nostro emendamento servirebbe semplicemente a tentarne un piccolo miglioramento.
CENTARO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
CENTARO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, in una legge la parola “eventuali” non può essere inserita, per un motivo semplicissimo: o questi requisiti ci sono, e quindi devono essere presenti al momento dell’iscrizione di un’associazione, oppure non vi è necessità. Quindi, la parola “eventuali” sia in un caso che nell’altro non ha necessità di essere in un testo normativo. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Cursi). La partecipazione ad un’associazione muove da presupposti che identificano i soggetti che hanno titolo per poter dirsi componenti di quella associazione. Quindi, di per sé implicano la presenza dei requisiti.
Sia per ragioni di carattere sistematico generale che insegnano anche all’università, sia per ragioni concrete, mi pare che l’emendamento della collega Bugnano debba essere accolto. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
INCOSTANTE (PD). Se avete cambiato idea, ditelo chiaramente!
PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice e al rappresentante del Governo se intendono modificare il parere precedentemente espresso sull’emendamento 5.3.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, penso che l’emendamento possa essere accolto.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 5.3, presentato dalla senatrice Bugnano.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 5.301, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Passiamo all’emendamento 5.4.
Chiedo alla relatrice e al rappresentante del Governo se intendono modificare il parere precedentemente espresso sull’emendamento 5.4.
FIORONI, relatrice. Per coerenza, esprimo parere favorevole anche su questo emendamento, tendente ad eliminare la parola «eventuale» al comma 1, lettera e).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 5.4, presentato dalla senatrice Bugnano.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 5.302, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 5.2, presentato dal senatore Giambrone e dalla senatrice Bugnano.
Metto ai voti l’articolo 5, nel testo emendato.
Passiamo all’esame dell’articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
LEDDI (PD). Signora Presidente, con l’emendamento 6.302, a mia prima firma, intendo richiamare l’attenzione su un problema specifico, in relazione al quale vorrei esprimere una preoccupazione che riguarda l’intero disegno di legge al nostro esame.
La mia preoccupazione è che questo disegno di legge non vada esattamente nella direzione della semplificazione e della sburocratizzazione, che sembrerebbero essere il denominatore comune teorico di tutti noi, salvo poi verificare nei fatti che l’unico vero denominatore comune è la mancata applicazione della semplificazione e della sburocratizzazione negli atti che ci accingiamo ad approvare.
L’impressione è che quotidianamente noi sciogliamo lacci e lacciuoli nel mondo della burocrazia oppressiva ed usiamo poi, in base al principio per cui non si spreca nulla, gli stessi lacci e lacciuoli per costruire altri nodi, come mi pare stiamo facendo.
Nel caso di specie, con questo emendamento io richiamo un fatto particolare. Mi riferisco alla questione, assai nota in 6a Commissione – che sull’argomento ha già espresso un parere unanime – dei promotori finanziari e della loro iscrizione ad albi-organismi.
Nel nostro Paese abbiamo 30.000 promotori finanziari, professione delicata, organizzata e controllata. Di questi 30.000 promotori, 22.000, già iscritti all’albo, hanno l’obbligo di iscrizione ad un ulteriore nuovo organismo, cui devono accedere anche con esame di ammissione. Dal 2007, poi, sono sottoposti ad una terza registrazione presso un altro organismo, il RUI (Registro unico degli intermediari), con un ulteriore onere. Abbiamo quindi 30.000 persone che per esercitare una professione, volendo essere regolamentate e vigilate, hanno l’obbligo di iscrizione a tre organismi diversi, con tre Autorità di vigilanza: parliamo di professionisti che chiedono di poter svolgere la loro professione come chiunque altro, avendo possibilmente un solo soggetto di controllo, un solo albo di riferimento ed un solo onere conseguente a tutto questo.
Credo che una cosa buona da fare con questo provvedimento – che ha, a mio avviso, i limiti che garbatamente ho provato a sottolineare – potrebbe essere quella di provare a risolvere questa situazione. (Applausi dal Gruppo PdL).
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 6.300 e 6.301.
Quanto all’emendamento 6.302, vorrei invitare la presentatrice, senatrice Leddi, a ritirarlo o a trasformarlo eventualmente in un ordine del giorno, perché la problematica comunque esiste ed è sentita anche per tante altre professioni, per cui ritengo che se ne possa parlare in una sede differente. Diversamente, il parere sarà contrario, così come sugli emendamenti 6.303, 6.304 e 6.305.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo esprime un parere conforme all’avviso del relatore e concorda anche sull’invito a trasformare l’emendamento 6.302 in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 6.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 6.301, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
La relatrice ha proposto di ritirare l’emendamento 6.302 o di trasformarlo in ordine del giorno. Cosa intende fare, senatrice Leddi?
LEDDI (PD). Signora Presidente, sono assolutamente contraria al ritiro, mentre sono disponibile ad esaminare la trasformazione in ordine del giorno, però con una sottolineatura molto chiara: ho ormai la consapevolezza – è fine legislatura – che gli ordini del giorno servano a “far vedere”, mentre credo abbiamo bisogno di “fare” più che di “far vedere”. (Applausi dei senatori Musso, Mancuso e Contini).
Su questa materia è stato espresso un parere esplicito ed unanime della 6a Commissione all’atto dell’esame del relativo decreto legislativo, che è stato totalmente disatteso dal Governo. Benissimo: trasformo l’emendamento in un ordine del giorno, invitando però la Presidenza a monitorare che l’impegno preso ­ un ordine del giorno è, appunto, un impegno a fare ­ e le indicazioni in esso contenute non siano più disattesi. Quindi, se viene accolto l’ordine del giorno, chiedo che ci sia l’impegno a porre in essere gli atti conseguenti. (Applausi dei senatori Musso, Mancuso e Contini).
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, vorrei aggiungere la firma di tutto il Gruppo ApI:FLI all’ordine del giorno G6.302 della senatrice Leddi. Come componenti della 6a Commissione abbiamo tutti seguito la questione: l’iscrizione ad un ulteriore albo dei mediatori finanziari comporta oneri che non sono assolutamente sostenibili da una categoria a cui appartengono migliaia di persone. È stato disatteso il parere della 6a Commissione del Senato, così come quello espresso nello stesso senso della VI Commissione della Camera. È stata anche presentata un’interrogazione, a prima firma del senatore Costa, poi sottoscritta da tutti noi, alla quale il Governo ha risposto con un’apertura.
Quindi, l’ordine del giorno che presentiamo chiede un impegno forte del Governo e mi auguro segua a quella piccola apertura del sottosegretario Ceriani.
SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, mi spiace che la collega Leddi ritiri il suo emendamento perché la sua premessa era molto chiara. Mi sarei aspettato dal Governo un impegno maggiore, al di là di proporne la trasformazione in un ordine del giorno. Mi auguro che, a seguito dell’intervento della senatrice Leddi, il Sottosegretario replichi nuovamente, con l’assunzione di un impegno vero. È vero che siamo alla fine della legislatura, ma in questo settore si sono accumulati veramente pasticci su pasticci, che l’emendamento cercava di chiarire.
Sono anche un po’ stupito che non si possano sciogliere questi nodi, e quindi risolvere questo problema una volta per tutte. È comunque pur sempre un ordine del giorno al quale, calando la testa e con dispiacere, anche i senatori del Gruppo di Coesione Nazionale chiedono di aggiungere la propria firma.
COSTA (PdL). Domando di parlare.
COSTA (PdL). Signora Presidente, anch’io intendo aggiungere la mia firma a tale ordine del giorno, anche perché, così come ha detto la senatrice Germontani, ho presentato un’interrogazione sull’argomento. Lei, che è rispettosa delle istituzioni, voglia avere l’amabilità, con il piglio che la contraddistingue, di far sì che questo ordine del giorno venga considerato nelle sedi e con i modi dovuti e con la tempestività del caso. Non è possibile che la Commissione competente per materia, all’unanimità, decida di orientarsi in un certo modo sull’argomento, dopo aver svolto tante audizioni, aver ascoltato l’universo intero interessato alla questione e acquisito un parere sul quale puntualmente ci si è orientati, e poi il Governo ci venga a dire che la Banca d’Italia ha ravvisato l’utilità di non considerare questa opinione che, ripeto, è dell’universo intero che presta attenzione all’argomento.
Riserviamo affetto e rispetto alla Banca d’Italia, la cui opinione è certamente meritevole di attenzione, ma è troppo impersonale dire: «la Banca d’Italia». Si vada a verificare per quale motivo la Banca d’Italia, se è vero ciò che è stato riferito in Commissione per le vie brevi e informalmente, ha ravvisato l’utilità di disattendere l’opinione del mondo che ruota intorno ai promotori finanziari.
Non è possibile non tornare sull’argomento.
Sicché, signora Presidente, spero voglia considerare questo non uno dei tanti ordini del giorno che, così come ha detto la senatrice Leddi, andrà nel dimenticatoio. Ci sono 100.000 persone che aspettano e tutto il mondo finanziario che non riesce a capire perché il promotore finanziario iscritto in un albo debba necessariamente essere iscritto ad un altro solo perché rende una prestazione per la quale esiste un altro albo, che è quello dei mediatori. Quella dei promotori finanziari assorbe la funzione del mediatore. Chi sa cosa significa agente, mediatore, intermediario sa perfettamente che questi capricci non possono essere consentiti.
Solitamente, quando una persona è iscritta in un albo, gli è inibito di iscriversi in un altro. Non esiste in Italia la legislazione che consente l’iscrizione in due albi. Questo è proprio un comportamento capriccioso! (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Purtroppo, signora Presidente, la collega Leddi ha ritirato l’emendamento, negando all’Aula la possibilità di esprimersi al riguardo.
L’Aula si sarebbe pacificamente espressa con un voto favorevole a questo che è un emendamento di puro buon senso. Del resto, spesso la collega Leddi presenta emendamenti di puro buon senso.
Auspichiamo che il Governo e la relatrice possano cambiare idea perché, se tutti conveniamo sulla opportunità della misura, non si capisce perché dobbiamo fare la finta di trasformare l’emendamento in un ordine del giorno che, come tutti sappiamo, non serve a niente, quando potremmo intervenire una volta per tutte e risolvere la questione.
Speriamo quindi che il rappresentante del Governo e la relatrice possano cambiare idea al riguardo. Siamo ancora in tempo per sistemare la faccenda.
PRESIDENTE. Per riassumere, ricordo che la presentatrice ha accettato la richiesta di trasformare l’emendamento 6.302 in un ordine del giorno, con la richiesta rivolta alla Presidenza di monitorare in modo particolare gli atti conseguenti all’assunzione dell’impegno.
Con riferimento a questo ultimo punto, vorrei ricordare a lei, senatrice Leddi, e a tutti i senatori che, salvo nuove disposizioni, auspicabili, sia regolamentari che relative all’organizzazione, il Regolamento del Senato già prevede, all’articolo 46, commi 1 e 2, degli strumenti procedurali per eseguire tale monitoraggio.
LEDDI (PD). Domando di parlare.
LEDDI (PD). Signora Presidente, come le è evidente, il problema sollevato trova un’ampia condivisione.
Prima di procedere con coerenza nel senso già indicato, vorrei sentire se la relazione, alla luce del dibattito che è stato svolto, ha cambiata opinione o se ritiene comunque di mantenere la richiesta di trasformazione dell’emendamento 6.302 in un ordine del giorno.
GHIGO (PdL). Domando di parlare.
GHIGO (PdL). Signora Presidente, come è emerso anche dalle varie posizioni assunte in Aula, il merito dell’emendamento, che, presumibilmente è stato a lungo discusso in seno alla Commissione finanze, riscuote un forte consenso.
Proprio per questo motivo ritengo sarebbe un errore approvarlo senza compiere un dovuto approfondimento, che personalmente non sono in grado di fare in questa sede. Ritengo, pertanto, che la trasformazione in ordine del giorno sia, per l’impianto generale del provvedimento in esame, la soluzione migliore.
PRESIDENTE. Poiché è stato chiesto se la relatrice intende confermare il parere precedentemente espresso, invito la senatrice Fioroni a pronunziarsi al riguardo.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, confermo il parere espresso per il motivo che ho già illustrato nel momento in cui ho chiesto la trasformazione dell’emendamento in un ordine del giorno.
Comprendo la problematica, ma a me sembra che inserirla in questo disegno di legge possa pregiudicare l’organicità del provvedimento stesso, che ha una determinata finalità ed una determinata ratio.
SANGALLI (PD). Domando di parlare.
SANGALLI (PD). Signora Presidente, invitiamo il nostro Gruppo a conformarsi al parere della relatrice e alle sue argomentazioni, dato che quello trattato è un tema di ipertrofia regolamentativa.
Il problema è che c’è una ipertrofia regolamentativa in un settore come questo, che tuttavia non aggravata dal disegno di legge che stiamo discutendo. È però un problema molto importante per i promotori finanziari che, tra l’altro, rappresentano un altro settore in espansione.
Quindi, l’ordine del giorno deve essere cogente e, in occasione di un prossimo disegno di legge penso che possa diventare un elemento di convergenza di consenso da parte di tutti. Pertanto, sosteniamo fortemente l’ordine del giorno in oggetto.
CURSI (PdL). Domando di parlare.
CURSI (PdL). Signora Presidente, se non erro, in 10a Commissione stiamo esaminando alcuni emendamenti al testo del decreto-legge sulla crescita proprio in materia di promotori finanziari. In quella sede possiamo approfondire meglio questo argomento.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, chiedo intanto alla collega Leddi se accetta la mia firma all’emendamento 6.302, perché la 6a Commissione, cui appartengo, si è occupata di queste questioni e, a differenza del senatore Costa, che porta rispetto alla Banca d’Italia, il senatore Lannutti non porta rispetto a una Banca d’Italia chiaramente collusa con le banche. (Applausi del senatore Ramponi).
Signora Presidente, qui ho sentito dire tante cose. Finora non ho chiesto di intervenire anche per rispetto ai colleghi, perché ho visto che, anche con riferimento a questa norma, c’erano alcune proposte di buonsenso, ad esempio dei senatori Poretti e Perduca. Qui tutti si sono definiti esperti in “consumerismo”, ma non so se sappiano che cosa sia il consumerismo. Lei, signora Presidente, ha un minimo di dimestichezza in materia e anche chi parla ce l’ha, essendomi battuto per un trentina di anni a difendere i consumatori.
Chiedo pertanto di sottoscrivere l’emendamento 6.302 e che sia posto in votazione. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Ramponi).
PRESIDENTE. Colleghi, l’emendamento 6.302 è stato trasformato nell’ordine del giorno G6.302, di cui do lettura: «Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3270, impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all’emendamento 6.302», a firma della senatrice Leddi e di tutti gli altri senatori che hanno dichiarato di volerlo sottoscrivere.
LEDDI (PD). Signora Presidente, una delle ragioni per cui l’ordine del giorno può essere presentato, oltre alla garanzia di monitoraggio data dalla Presidenza, è quella rappresentata dal Presidente della 10ª Commissione.
Siccome sono qui per risolvere i problemi e non solo per parlarne, desidero precisare che la mia preoccupazione era che un voto contrario all’emendamento 6.302 potesse pregiudicare un passaggio successivo della norma. Diversamente, sono certa, o perlomeno vorrei essere certa, che se questo ordine del giorno, posto al voto con parere favorevole del Governo, venisse approvato, si tradurrebbe in un fatto legislativo nel provvedimento successivo. (Applausi della senatrice Incostante).
Chiedo quindi la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Leddi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’ordine del giorno G6.302, presentato dalla senatrice Leddi e da altri senatori.
Il Senato approva all’unanimità. (v. Allegato B).
Questa mi sembra un’altra indicazione forte al Governo, affinché assuma un impegno vero in questo senso. (Applausi).
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 6.303, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 6.304, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 6.305, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
PRESIDENTE. A nome dell’Assemblea voglio salutare gli allievi e gli insegnanti dell’Istituto di istruzione superiore «Sandro Pertini» di Alatri, in provincia di Frosinone.(Applausi).
nn. 3270, 1329 e 1464 (ore 11,34)
PRESIDENTE. Metto ai voti l’articolo 6.
Passiamo all’esame dell’articolo 7, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
FIORONI,relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 7.300, 7.301, 7.302, 7.303, 7.304 e 7.305.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 7.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 7.301, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 7.302, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 7.303, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 7.304, presentato dalla senatrice Poretti e dal senatore Perduca.
Metto ai voti l’emendamento 7.305, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’articolo 7.
Passiamo all’esame dell’articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 8.300 e 8.301.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, esprimo parere conforme al parere espresso dalla relatrice.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 8.300, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’emendamento 8.301, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’articolo 8.
Passiamo all’esame dell’articolo 9, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, intervengo per illustrare l’emendamento 9.300. L’articolo 9 di questo provvedimento tratta della certificazione di conformità alle norme tecniche UNI e prevede, così come oggi è scritto, la partecipazione ai lavori degli specifici organi tecnici di rappresentanti delle associazioni professionali di cui stiamo discutendo.
Ora, ricordo, innanzitutto a me stessa e poi anche all’Aula, che le norme UNI rappresentano da sempre gli strumenti necessari per il raggiungimento di alcuni obiettivi, che sono il miglioramento e il mantenimento della competitività sul mercato, un rapporto contrattuale chiaro con i fornitori, i clienti e i consumatori, la riduzione dei costi e la garanzia della bontà del prodotto. Insomma, si tratta di norme di qualità e trasparenza.
Prevedere che ai tavoli tecnici che predispongono queste norme partecipino rappresentanti di queste associazioni a nostro parere potrebbe integrare non solo un conflitto d’interessi, ma anche un vantaggio competitivo inaccettabile in ambito europeo. Ecco perché chiediamo che tale possibilità sia eliminata e vi sia assoluta trasparenza nella regolamentazione UNI.
FIORONI, relatrice. Signora Presidente, alle argomentazioni della senatrice Bugnano vorrei replicare dicendo che il sistema di certificazione di conformità a norme tecniche, come previsto da questo disegno di legge, si modella sulla base di ciò che già sta accadendo per la certificazione di conformità di norme tecniche UNI per i prodotti commerciali. È stata prevista nel disegno di legge la partecipazione delle associazioni perché sono enti di rappresentanza dei professionisti. Visto che l’intero sistema è di autoregolamentazione volontaria, la partecipazione delle associazioni di professionisti è prevista proprio per dare un contributo nell’individuazione delle norme tecniche di riferimento, accanto alle altre associazioni che rappresentano i consumatori, le imprese e in generale tutti coloro che possono essere stakeholder in questo processo di certificazione.
L’unica riformulazione che eventualmente potrei chiedere è che, anziché «collaborano all’elaborazione della normativa tecnica UNI», si potrebbe dire che «possono collaborare all’elaborazione della normativa tecnica UNI». Ciò per evitare che la mancata collaborazione impedisca di adottare una normativa tecnica UNI. Il parere sull’emendamento della senatrice Bugnano è quindi negativo, ad eccezione del caso in cui si accetti una riformulazione in tal senso.
Ripeto, si potrebbe inserire la seguente formulazione: le associazioni professionali e le forme aggregative «possono collaborare all’elaborazione della normativa tecnica UNI». La senatrice Bugnano metteva in evidenza che far partecipare le associazioni significa creare delle condizioni di restrizione della concorrenza perché partecipano solo le associazioni professionali, mentre gli altri professionisti, ossia coloro che non fanno parte delle associazioni di rappresentanza, sarebbero pretermessi.
L’emendamento della senatrice Bugnano non può essere accettato, ma possiamo accogliere una riformulazione, anche se non è proprio conforme allo spirito dell’emendamento, che potrebbe migliorare il testo normativo.
Sugli altri emendamenti esprimo parere contrario.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo concorda con l’avviso della relatrice e si permette di sollecitare la senatrice Bugnano, se lo ritiene, ad evitare la possibile impasse derivante da un supposto obbligo di collaborazione. Quindi, se si modificasse l’emendamento nel senso illustrato dalla relatrice, il Governo esprimerebbe parere favorevole, altrimenti rimane contrario.
PRESIDENTE. Senatrice Bugnano, siamo in presenza di una proposta di riformulazione. Cosa intende fare?
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, al di là del fatto che tecnicamente non mi sembra una riformulazione dell’emendamento 9.300, bensì una modifica dell’articolato, in quanto la mia proposta era semplicemente soppressiva, mentre qui viene aggiunta una parola all’articolato, tale aggiunta stravolge completamente il senso del mio emendamento. Peraltro, non lo dico solo io, in quanto mi risulta che anche la XIV Commissione della Camera dei deputati ha evidenziato tale problematicità in sede di espressione del parere su questo provvedimento. Poi probabilmente non se ne è tenuto conto, ma comunque non si tratta solo di una mia opinione balzana.
Pertanto, mantengo il mio emendamento e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 9.300.
POSSA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
POSSA (PdL). Signora Presidente, per chiarezza del dibattito vorrei chiedere che il termine “riformulazione” usato nei confronti di un emendamento venga effettivamente adottato con proprietà. Nella fattispecie, non si tratta di una riformulazione, bensì di un altro emendamento che i relatori – per carità – hanno assolutamente diritto di proporre, ma che va in senso contrario. Sostituire la parola “collaborano” con “possono collaborare ” – cui peraltro sono favorevole – è un altro emendamento, non una riformulazione.
In secondo luogo, desidero esprimere voto contrario sull’emendamento 9. 300 della senatrice Bugnano perché ho lavorato nelle commissioni UNI e in quelle sedi bisogna essere presenti nelle fasi in cui i vari stakeholder contrastano tra loro. Non si può semplicemente inviare una documentazione. È la fase del dibattito da cui scaturiscono le norme.
BOLDI (LNP). Signora Presidente, intendo confermare quanto già detto dalla senatrice Bugnano riguardo alle osservazioni formulate da parte della 14ª Commissione. Inoltre, voglio ribadire che un prodotto commerciale è un prodotto commerciale e una prestazione di servizio intellettuale è una prestazione di servizio intellettuale e non un prodotto commerciale. Credo infatti che sia questo il nucleo da cui scaturisce l’errore e su cui si basa tutta questo provvedimento che, semmai dovesse vedere la luce, ci porterà a dei disastri.
PRESIDENTE.. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 9.300, presentato dalla senatrice Bugnano.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 9.301.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 9.301, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 9.302, presentato dai senatori Castro e Sacconi.
Metto ai voti l’articolo 9.
Passiamo all’esame dei successivi articoli.
Metto ai voti l’articolo 10.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,49)
Metto ai voti l’articolo 11.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, l’emendamento 11.0.300 è improponibile.
BUGNANO (IdV). Passiamo alla votazione finale.Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, nell’annunciare il voto contrario del Gruppo dell’Italia dei Valori al provvedimento in esame, cercherò in poche parole di evidenziare alcuni dei punti che ci hanno portato ad una tale decisione.
In buona sostanza, il provvedimento è per la maggiore parte superfluo ed inutile, una sorta di norma manifesto – chiamiamola in questo modo – in quanto tutto ciò che in esso è previsto, o per la gran parte, è già possibile a legislazione vigente. I professionisti non regolamentati già oggi possono dare vita a proprie associazioni, le quali a loro volta possono sin da ora aggregarsi. Già oggi, e quindi senza bisogno di una nuova normativa, le disposizioni in materia di associazioni garantiscono la dotazione di statuti, regole democratiche e di funzionamento e deontologiche.
È chiaro quindi che tutto l’aspetto dell’associazionismo delle professioni regolamentate è assolutamente accessibile già da oggi da parte dei professionisti delle professioni non regolamentate.
Più volte si è detto, anche da parte dei relatori, che questo provvedimento andrebbe a tutelare i consumatori. Come ho avuto già modo di affermare, si tratta di una posizione assolutamente pregevole che il Gruppo dell’Italia dei Valori condivide. Peccato che in realtà, se andiamo a leggere il provvedimento e non assumiamo solo proclami come dovremmo fare normalmente, vediamo che in realtà si tratta di una vera e propria norma manifesto.
Vi leggo al riguardo l’articolo 7 il quale, nel suo incipit, dice: «Al fine di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti, previe le necessarie verifiche, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, una attestazione relativa» e prosegue con l’elenco di una serie di requisiti.
Quindi, possiamo dire che le associazioni che andiamo a regolamentare con questo disegno di legge, proprio per favorire i consumatori e la trasparenza del mercato, potranno rilasciare quelle certificazioni che daranno tranquillità ai consumatori e trasparenza al mercato.
Peccato che il comma 2 dell’articolo 7 ci dica: «le attestazioni di cui al comma 1 non rappresentano requisito necessario per l’esercizio dell’attività professionale.» e d’altronde non avrebbe potuto essere diversamente. Questo, però, vuol dire che continueranno ad esserci professionisti che esercitano professioni non regolamentate che potranno lavorare liberamente senza associarsi in gruppi di questo tipo ma soprattutto senza ricevere la certificazione di garanzia. È tutto chiaro, quindi, ma lo voglio sottolineare per la serietà del lavoro che credo un’Aula parlamentare dovrebbe portare avanti. Smettiamola di votare a favore di provvedimenti che contengono norme inutili, norme manifesto e vere e proprie prese in giro, soprattutto in un settore delicato come quello di cui stiamo parlando.
Quindi, per concludere, la proposta di legge sulle professioni non regolamentate non solo non aggiunge niente a ciò che già esiste nel nostro ordinamento e nella nostra legislazione ma, se possibile, inserisce degli appesantimenti e degli oneri che comunque avranno anche dei costi per questi professionisti che non riceveranno nessun benefico da questa legge ma, appunto, dovranno sobbarcarsi dei costi. Sarebbe stato molto meglio e molto più serio, forse, al di là delle proprie posizioni e delle prospettazioni politiche sul tema ordinistico e su quanto ne deriva, se l’Aula avesse affrontato il tema degli ordini e delle professioni nel loro complesso e nella loro armonia perché alcuni ritengono che anche i profili ordinistici della regolamentazione delle professioni possano avere tutta una serie di problematiche.
Ci siamo abituati ormai troppo spesso ad affrontare temi complessi in modo frammentato e a creare semplicemente complicazioni. Ritengo che il disegno di legge al nostro esame andrà proprio in questa direzione e per tale motivo ribadisco il voto contrario del gruppo dell’Italia dei Valori. (Applausi dal Gruppo IdV).
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio Gruppo voterà a favore del provvedimento al nostro esame che segna un passo avanti importante rispetto ad un mondo di professioni in gran parte nuove e complesse e ad alto contenuto intellettuale che riguardano, è stato detto nel dibattito, circa 3 milioni di operatori.
In particolare, con questo provvedimento finalmente si compie un passo avanti che per il nostro Paese è molto importante, dato che la nostra condizione è diversa da quella della maggior parte dei Paesi europei e dei Paesi più avanzati, rispetto ad un impianto delle professioni intellettuali che è tuttora strettamente ordinistico. Ritengo che tale passo fosse necessario e che ciò sia, in qualche modo, risultato anche dai lavori dell’Aula di questa mattina e dai lavori della Commissione che hanno messo a confronto, anche su conflitti apparentemente secondari e su parole che però risultavano abbastanza decisive nella logica complessiva del provvedimento, una visione residuale, ancora legata all’impianto degli ordini professionali, e una visione innovativa che, se non è ancora improntata a particolari iniezioni di concorrenza, tuttavia si premura finalmente di superare questo impianto.
Esistono una quantità di professioni più o meno nuove, dai fotografi agli arteterapeuti, agli informatici, ai naturopati (e chi più ne ha, ne metta), i quali, evidentemente, hanno bisogno di affermarsi sia rispetto alle esigenze di un sistema produttivo e dei consumi che si è completamente evoluto rispetto a non molti anni fa, sia rispetto alla prospettiva e alla necessità di dare a tutti coloro che svolgono tali professioni un quadro di regole chiare che, anche se in parte già applicabili come diceva la senatrice Bugnano, tuttavia è utile codificare e chiarire. Quanto ciò sia utile lo si è visto con la discussione di questa mattina.
Il modello che viene proposto da questo provvedimento – aspetto molto importante – è un modello di autoregolamentazione. È un modello che non si basa su riserve, su ordini o su albi, che hanno natura esclusiva, bensì sulla volontarietà e non esclusività di associazioni che poi possono dare luogo ad una serie di azioni nel campo della formazione permanente, dei codici di condotta professionale degli associati, delle sanzioni disciplinari e così via. Questo è un orientamento che ci vede fortemente favorevoli.
La discussione sugli emendamenti proposti in Aula ci ha reso ulteriormente favorevoli, mentre i lavori di Commissione avevano costretto, come ha correttamente riferito nella sua ottima relazione la relatrice, senatrice Fioroni, forse a qualche compromesso di troppo rispetto a quello che si vuole cercare di promuovere in capo a queste nuove professioni. Sono particolarmente lieto che un mio emendamento, inizialmente, non voglio dire osteggiato, anzi nel merito condiviso, ma che per le logiche di cui si diceva prima, all’inizio sembrava avere poche possibilità di successo, sia stato approvato a larga maggioranza dall’Aula. È un emendamento che in realtà non ha una portata sostanziale, ma che, proprio come si diceva prima, introduce anche nella terminologia la piena e pari dignità di queste professioni rispetto a quelle ordinistiche.
Quindi, il fatto di non definire queste professioni per differenza e in senso negativo e ghettizzante rispetto a quelle, ma di farlo come professioni realmente disciplinate dalla norma che approviamo oggi va esattamente nella direzione opposta rispetto ad altre proposte, del tutto legittime, ma che non mi vedono d’accordo, che addirittura volevano togliere a queste professioni il termine stesso di “professione”, come se fosse tuttora potere degli ordini professionali stabilire cosa sia professione e cosa no. È proprio quello che non dovevamo fare e che per fortuna non abbiamo fatto.
Stiamo cercando con questo provvedimento, forse, diceva la senatrice Bugnano, più norma manifesto che di portata sostanziale, tuttavia anche i simboli hanno il loro peso, di dare una risposta ad un numero sempre crescente di operatori che svolgono la loro attività, sempre più decisiva, non solo rispetto a se stessi, ma anche rispetto al panorama dei consumi, delle esigenze, della domanda di servizi che una società moderna esprime. A tutte queste professioni abbiamo dato oggi una prima risposta importante, sia perché fornisce un quadro regolatorio che prima era assente, parziale o frammentarie sia perché segue una logica non ordinistica, ma basata sulla sola autoregolamentazione e sulla volontarietà, quindi potenzialmente liberalizzante ancorché si tratti di una nuova norma e quindi di una norma in più rispetto a quelle che c’erano fino a ieri.
Per tutti questi motivi, il mio Gruppo e io stesso, convintamente, esprimiamo il voto favorevole su questo provvedimento. (Applausi del senatore Galioto).
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, nell’annunciare il voto favorevole del gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI, svolgo alcune, ulteriori osservazioni rispetto a quelle già svolte in discussione generale, che sono emerse anche dal dibattito di questa mattina sugli emendamenti.
Questo provvedimento, come abbiamo già detto, è stato lungamente atteso da associazioni e da tanti professionisti che svolgono le cosiddette professioni non regolamentate. Abbiamo detto ieri che ci sono più di tre milioni di professionisti, secondo gli ultimi dati, non regolati in albi e collegi, che contribuiscono in modo determinante all’incremento del PIL del nostro Paese. Quindi stiamo parlando di settori economici importanti, perché, accanto alle professioni ordinistiche o protette, si sono sviluppate anche nel nostro Paese, con un’intensità sempre crescente nel corso degli ultimi anni, tante professioni che non hanno ottenuto il riconoscimento legislativo e che, nella quasi totalità dei casi, hanno dato vita ad autonome associazioni professionali rappresentative di tipo privatistico.
Si tratta appunto delle cosiddette «professioni non regolamentate e non protette», diffuse in particolare nel settore dei servizi, che non hanno necessità di alcuna iscrizione a un ordine o collegio professionale per poter essere esercitate. Sono professioni che garantiscono quindi tanti servizi e sono multiformi esempi di proposte professionale di primario livello quantitativo.
Dal punto di vista precettistico, il fatto di non aver un riconoscimento normativo ha solo rallentato certi processi di progresso sociale e non avere un’identità giuridica ha creato grandi difficoltà nella vita lavorativa quotidiana nei settori di interesse dove vigeva questa illogica vacatio. Questo disegno di legge quindi permette di fare un gran passo avanti in questo senso in quanto favorisce visibilità e certezza giuridica ai cosiddetti “clandestini del mercato”. In Italia per molti decenni – e questo dobbiamo dirlo – alcune corporazioni, insieme agli albi maggiormente rappresentativi per numero e impatto storico hanno impedito a certe professioni di ottenere, attraverso una convinta discussione parlamentare significativi sbocchi normativi.
Con questo provvedimento invece l’Italia si conforma a Paesi occidentali più evoluti e sensibili all’argomento in esame. Com’è stato detto ieri, questo è nella logica delle liberalizzazioni che abbiamo avviato e sulla cui strada stiamo andando anche con quest’ulteriore provvedimento all’esame della 10a Commissione, il cosiddetto «crescita 2».
Quindi, anche questo provvedimento va in questa ottica. La cosa da non sottovalutare poi proprio in questo particolare momento storico è che, votando questo provvedimento, tanti giovani e tante giovani donne – di ieri il dato da me fornito che si riferisce proprio alle giovani donne impegnate in questi settori – troveranno condizioni di lavoro maggiormente tutelate. E questo permetterà anche a tante nuove professionalità di inserirsi nel mercato del lavoro con maggiori garanzie e nello stesso tempo con l’opportunità di intraprendere nuove carriere e di creare nuove professioni. Questa occasione è offerta da questo disegno di legge che rappresenta un grande vantaggio che si dà ad un’intera generazione per plasmare nuove professioni richieste dal mercato. Sarà possibile quindi esercitare una professione essendo riconosciuti da associazioni e da certificatori multipli e non corporativi, con il riconoscimento dell’esercizio della professione in sintonia con le previsioni della disciplina comunitaria.
Questo consentirà anche di certificare la propria professionalità nei confronti degli utenti, anche a chi esercita professioni non inserite negli Albi, negli ordini professionali e non, come per il passato, attraverso le richieste di nuovi ordini professionali e di nuove college. Si persegue quindi un meccanismo molto liberale, che dà la possibilità alle professioni liberali di esercizio riconosciuto e certificato di raggrupparsi in associazioni, non pezzi di parastato, come successo fino ad oggi, ma associazioni regolamentate e competitive tra di loro.
In questo senso io credo che si debba apprezzare l’approvazione dell’emendamento 1.306 del senatore Musso che abbiamo sottoscritto come Gruppo e che ha reso ancor più evidente e chiaro il senso dell’intero provvedimento, che non si tratta di creare ordini di serie b, ma di disciplinare le professioni non regolamentate per tutelare i consumatori e garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali. È anche importante l’approvazione unanime da parte dell’Assemblea dell’ordine del giorno, proposto prima come emendamento e poi approvato unanimemente come ordine del giorno, che impegna il Governo a rivedere la disciplina che comporta per i promotori finanziari una duplicazione degli oneri pubblicitari, doppia iscrizione all’albo unico nazionale dei promotori finanziari nel registro degli intermediari assicurativi perché ciò ha comportato fino ad oggi un’arbitraria scissione all’interno di una figura di mercato, il promotore finanziario, che si presenta invece in modo unitario a prescindere dalle possibili differenze di qualificazione formale dei prodotti collocati.
Questa univocità della figura del promotore finanziario risulta come puntuale riflesso della sostanziale unitarietà del mercato in cui il professionista opera, caratterizzata dalla sempre più marcata integrazione tra comparto assicurativo e finanziario, oltre che dalla crescente difficoltà di definire e distinguere con nettezza i confini tra prodotti di natura finanziaria e prodotti di natura assicurativa.
Guardiamo quindi favorevolmente all’approvazione di questo ordine del giorno, il cui senso è stato condiviso da tutta l’Aula: in questa direzione io stessa ho presentato emendamenti al decreto-legge che è oggi all’esame della 10a Commissione.
In conclusione, possiamo quindi dire che ci apprestiamo a votare un testo liberale e moderno, che recepisce i princìpi di diritto dell’Unione europea, che prevede un largo e puntuale confronto tra tutti gli operatori, che è aperto a continui aggiornamenti e, soprattutto, è volontario e perciò, per definizione, non esclusivo e non vincolante per tutti quei soggetti che non vogliano in esso riconoscersi. (Applausi dal GruppoPer il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Musso).
CAGNIN (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
CAGNIN (LNP). Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, l’atteggiamento non ostativo tenuto dal Gruppo della Lega Nord sin dall’inizio della discussione di questo provvedimento dimostra che, nonostante le perplessità avanzate, sia in Commissione che in fase di discussione generale in quest’Aula, condividiamo tuttavia la necessità di migliorare lo svolgimento dell’attività nell’ambito delle professioni non organizzate, rendendolo più in linea con i dettami dell’articolo 117 della Costituzione, della libera concorrenza e della garanzia di qualità dei servizi erogati da coloro che operano in questo settore.
Molte sono però le perplessità che non hanno trovato risposta. Più che un completamento della riforma delle professioni, questo ci sembra un provvedimento che prova a dare una risposta innovativa e di liberalizzazione nel tentativo di regolamentare queste professioni, vincolandole però in modo tale da determinare il rischio che si creino nuove associazioni ordinistiche.
Mi riferisco, in particolare, all’articolo 3, in base al quale le associazioni possono riunirsi in forme aggregative che, pur rappresentando le associazioni, agiscono in piena indipendenza ed imparzialità, rilasciando attestazioni. Ci sembra – ma più che un dubbio, è una certezza – che in questo modo si compia il primo passo per il passaggio dall’aggregazione a vere e proprie forme ordinistiche dei sistemi professionali.
Ciò viene inoltre avallato dal successivo articolo 7, in cui si asserisce che le attestazioni rilasciate ai propri iscritti non rappresentano un requisito necessario per l’esercizio dell’attività professionale. Tale specificazione conferma che esiste concretamente il pericolo che certe attestazioni possano distorcere il mercato.
Altra forte perplessità fa sorgere l’articolo 4, in cui si prevede la costituzione di comitati di indirizzo e sorveglianza sui criteri di valutazione e rilascio dei sistemi di qualificazione e competenza professionale. Si tenta così di creare un meccanismo di autoregolamentazione che dà una soluzione a metà strada tra la necessità di regolamentare il settore e quella di mantenere comunque un sistema liberale sulle professioni.
Per quanto riguarda invece la preparazione professionale, va da sé che, come già detto in discussione generale, non vogliamo che sul mercato operino persone impreparate e non in grado di fornire servizi all’altezza della professione svolta. È per questo che sosteniamo l’importanza della formazione e della preparazione, le sole che determinano l’acquisizione della professionalità. La preparazione, però, non può essere delegata alle associazioni, per non creare discriminazioni e togliere alle Regioni una competenza importante e di garanzia.
Sono le realtà territoriali quelle più coinvolte e qualificate per svolgere questo particolare compito e questo tipo di attività.
Insomma, sono rimaste profonde perplessità su molti punti e ci sembra che questo disegno di legge non dia le giuste risposte e che, in definitiva, la sua applicazione porti ad un peggioramento della situazione attuale. Permanendo quindi le forti perplessità enunciate in discussione generale, il Gruppo della Lega Nord si asterrà. (Applausi dal Gruppo LNP).
SANGALLI (PD). Signor Presidente, intervengo in sede di dichiarazione di voto al posto del senatore Bubbico, che non sta bene in questi giorni, e approfitto per formulargli gli auguri di una pronta guarigione. (Applausi).
Prima di dichiarare il voto convintamente favorevole del Partito Democratico, vorrei ringraziare in modo non formale, per l’assiduità, la precisione e la capacità del lavoro svolto, la relatrice, senatrice Fioroni, alla quale in questo momento va la gratitudine del mondo delle professioni non regolamentate per un lavoro giudicato da centinaia di migliaia di persone importante ed indispensabile per il loro futuro. Non si sarebbe potuto raggiungere un risultato come questo senza un’interlocuzione leale, precisa e professionale tra tutti i Gruppi all’interno della Commissione. In questo senso mi preme personalmente e politicamente ringraziare il senatore Enzo Ghigo, per le modalità di lavoro che abbiamo seguito nella costruzione di questo provvedimento. (Applausi).
L’approvazione di tale disegno di legge rappresenta un importante passo in avanti verso la qualificazione del mercato delle professioni non regolamentate, nonché un significativo contributo alla costruzione di un sistema professionale nel nostro Paese pienamente rispondente ai principi e ai criteri richiamati dall’Unione europea nella Strategia di Lisbona, in particolare quelli della conoscenza e della formazione, cui sono tenuti a uniformarsi tutti i soggetti che operano nel mercato. Conferire un adeguato assetto normativo al mondo delle nuove professioni, superando la rigidità della regolamentazioni ordinistiche e privilegiando modalità di adesione volontaria e consapevole a sistemi di qualificazione e riconoscimento professionale nell’ambito dell’autoregolamentazione rappresenta una riforma per la crescita che si inserisce pienamente in un processo di liberalizzazione e sviluppo del nostro Paese.
In questa dichiarazione di voto finale vorrei ricordare i tanti che sono intervenuti nel dibattito esprimendo preoccupazioni in merito alle professioni non regolamentate, credo, non per colpa loro ma di una scarsa informazione che normalmente c’è su questo tema così magmatico e ampio. Non vi sono preoccupazioni circa la sovrapposizione alle professioni ordinistiche; stiamo parlando di attività che si stanno proponendo sul mercato, e che da anni si propongono, in relazione all’innovazione tecnologica dei processi produttivi, ai sistemi di relazione tra imprese e anche tra persone, nonché alle novità nei campi della comunicazione, della relazione umana, della cura, della comunicazione di impresa, delle arti, delle scienze e delle tecniche.
Non stiamo parlando di alcunché di simile alle professioni ordinistiche. Siamo in ambiti di attività in cui centinaia di migliaia di operatori, molto spesso giovani, con altissime competenze professionali e spesso dotati, oltre che di laurea, anche di titoli di ben più alto blasone e lignaggio, operano come liberi professionisti in una condizione che molto spesso è considerata marginale e non tutelata in alcun modo.
Non introduciamo nuovi albi, né costruiamo nuove barriere all’ingresso.
L’intero disegno di legge è anzi contrario alla costruzione di qualunque barriera di ingresso. È un provvedimento che promuove la competitività; le associazioni sono volontarie, ma vincolate ad avere caratteristiche, comportamenti, metodi selettivi, metodi formativi conformi alla migliore qualità che l’Europa richiede a professionisti di questo rango.
Stiamo allineandoci ad un processo spontaneo in atto da tempo nei Paesi europei più evoluti e nei Paesi industriali più avanzati del mondo, un processo rispetto al quale non si prevedono direttive imminenti per il nostro Paese. Forse, per la prima volta, precediamo delle direttive che, magari, ci potrebbero vedere a disagio o, come capita in molti casi, fuori linea.
Facciamo qualcosa di moderno, non di perfetto, ma di moderno. E stiamo facendo qualcosa di moderno per un Paese che ha molto, molto, molto bisogno di libertà. Ne hanno bisogno le persone, le imprese, il lavoro. La libertà come atto consapevole, intesa come possibilità di poter operare con altri per conseguire il proprio successo e realizzare le proprie ambiziosi e non sentirsi soli.
Quello oggi all’esame dell’Aula è un provvedimento che condividiamo davvero molto in un’ottica di liberalizzazione e di crescita del nostro Paese (Applausi dal Gruppo PD).
GHIGO (PdL). Signor Presidente, nell’esprimere il voto favorevole del Gruppo PdL a questo provvedimento vorrei svolgere alcune brevi considerazioni sul perché convintamente abbiamo sostenuto il provvedimento, sia pure con delle legittime differenziazioni che all’interno di un Gruppo come il nostro sono plausibili e motivo di ricchezza e di dibattito.
Ho ritenuto di far prevalere alcuni aspetti e sostenere l’approvazione di questo provvedimento già approvato dalla Camera dei deputati che, a mio modesto modo di vedere, da una risposta ad un comparto – come è già stato detto da molti – ad una platea di operatori e di professionisti stimata in 3 milioni di soggetti.
In un momento particolare come quello che sta vivendo il nostro comparto economico, la nostra economia, in un momento in cui il livello di occupazione continua a scendere, dare l’opportunità ad una platea così ampia, attraverso questa normativa e attraverso le forme associative di qualificazione della loro associazione e della loro professionalità, di trovare un riconoscimento che qualifichi la loro professione mi sembra quanto mai opportuno. Questo per quanto riguarda la platea degli operatori.
Per quanto riguarda, invece, i consumatori, cioè le persone che devono usufruire di una prestazione professionale di questo genere, il provvedimento in esame mette in condizione il consumatore di essere più certo di poter godere di una prestazione professionale certificata, cioè legata ad una certificazione garantita dalle associazioni alle quali queste categorie si iscriveranno.
Come ho già sottolineato poi in un mio precedente intervento svolto in discussione generale, un ulteriore punto che ritengo di una certa rilevanza, sempre in relazione al particolare impegno che tutti dobbiamo esercitare nella lotta all’evasione, è quello che consente di rendere conformi, di coordinare queste professioni perché ciò permette al sistema fiscale di attuare maggiori e migliori controlli.
Sono assolutamente convinto che nel campo dell’evasione possano essere drenati alcuni aspetti legati alla riconoscibilità di tali professioni.
Per questi motivi che ho voluto sintetizzare e per tanti altri che sono stati oggetto di interventi precedenti e per il lavoro svolto insieme alla senatrice Fioroni in Commissione annuncio che esprimeremo un voto favorevole.
Colgo, infine, l’occasione per ringraziare il presidente Curzi per aver seguito con attenzione l’iter di questo provvedimento e per averci dato la possibilità, pur non condividendo a volte le nostre posizioni, di poter accedere alla discussione in Aula e poter giungere oggi con soddisfazione all’approvazione di questo provvedimento. (Applausi dei senatori Cursi e Sangalli).
CASTRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, il modello disegnato dall’articolo 2229 del codice civile è limpido: da un lato le professioni costituite in ordini, dall’altro il libero mercato per coloro i quali erogano servizi qualificati ed esperti. Con questa legge costituiamo, signor Presidente, un tertium genus, l’esito del quale è inesorabilmente quello di destrutturare gli ordini professionali e di iperstrutturare le associazioni degli erogatori di servizi esperti.
Riteniamo sinceramente che, soprattutto in questa drammatica e lancinante fase di crisi, colpire gli ordini professionali significhi indebolire e ingracilire quella funzione – che, non a caso, è funzione e insieme vocazione pubblica – degli ordini che sono vettori di certezza nella regolazione dei rapporti economici e giuridici. E la certezza in tempo di crisi è coesione sociale.
Riteniamo che questa operazione sia complessivamente molto pericolosa per effetto della sua distorsività nei confronti dei cittadini e dei consumatori. Se posso, signor Presidente, concludere con una battuta lieve, noi diciamo “Viva Von Ketteler, Viva Toniolo, abbasso Le Chapelier”. Quanto alla coppia De Vincenti-Fioroni in astensione, anche il mio voto sarà di astensione.(Applausi del senatore Benedetti Valentini).
SACCONI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
SACCONI (PdL). Signor Presidente, la mia dichiarazione è in dissenso rispetto a quella del Gruppo: mi asterrò ‑ come ha poco fa annunciato il collega senatore Maurizio Castro ‑ e lo farò condividendo per un certo verso l’esigenza di una regolazione di attività che oggi si svolgono in termini sregolati e che richiedono una regolazione nell’interesse soprattutto del mercato e dei fruitori di questi servizi e anche di coloro che con qualificazione vogliono prestare queste attività.
Penso in generale che il mercato richieda sempre un’adeguata regolazione e che pertanto la stessa collocazione di molte attività nell’ambito del sistema ordinistico, per quanto possa avere nel tempo dimostrato dei limiti, si sia rivelata più efficace ai fini della tutela del consumatore del mercato dell’assenza di questi istituti. La necessità che ci ha portato a presentare alcuni emendamenti, che non sono stati accolti, è stata quella di non confondere diversi tipi di regolazione proprio ai fini della migliore comprensione, da parte dei fruitori di questi servizi, delle caratteristiche di tutela che sono proprie delle diverse attività professionali.
Per questo il mancato accoglimento di questi emendamenti ci conduce a un voto di astensione, con l’auspicio che la Camera dei deputati possa riconsiderare le nostre proposte, là dove già non vi è stato un parere conforme delle due Camere, e che possa emergere una disciplina utile alla migliore qualificazione di queste attività erogatrici di servizi tecnici e intellettuali esperti. Non mi sembra che nel nostro sistema manchino i soggetti che prestano attività esperte, il problema è favorire quanto più possibile la loro qualificazione e soprattutto la loro trasparenza in modo che l’utente possa scegliere liberamente in un libero e ordinato mercato.(Applausi del senatore Castro).
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 3270, nel suo complesso, nel testo emendato, con l’avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.
Il Senato approva.(v. Allegato B).
Mirko Melozzi 19 novembre 2012 in 16:07
Questo provvedimento non ci darebbe purtroppo “l’immunità” dalla Riforma Forense ma rappresenterebbe comunque, se approvato, un traguardo importante.
No comment sull’emendamento, per fortuna sostituito, dell’On. Paravia che si commenta da solo.

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