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Timestamp: 2020-06-06 09:15:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15227 del 22/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15227 del 22/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 22/07/2016, (ud. 28/04/2016, dep. 22/07/2016), n.15227
sul ricorso 10332-2015 proposto da:
F.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA FRANCESCO SLACCI 39, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO
SINESIO, rappresentato e difeso dall’avvocato LORENZO MARIA DENTICI,
VITALAIRE ITALIA S.P.A., c.f. (OMISSIS), in persona del legale
GORIZIA 52, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO AFFENITA,
rappresentata e difesa dall’avvocato SALVATORE FAVIT, giusta delega
avverso la sentenza n. 240/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 18/02/2015 R.G.N. 1685/2014;
28/04/2016 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;
udito l’Avvocato FAVIT SALVATORE;
Con sentenza del 18 febbraio 2015, la Corte d’Appello di Palermo, pronunziando in sede di reclamo L. n. 92 del 2012, ex art. 1, comma 58, dichiarava nulla la decisione resa dal Tribunale di Palermo e rigettava la domanda proposta da F.M. nei confronti di Vitalaire Italia S.p.A., avente ad oggetto, sul presupposto del riconoscimento della sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato, in ragione dell’erronea qualificazione attribuita al rapporto intercorso sulla base del “contratto quadro servizi di trasporto e consegna a domicilio” stipulato il 25.6.2008, la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare intimatogli il 21.12.2012.
Con il primo motivo, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 1655 e 2094 c.c., il ricorrente lamenta l’erroneità del giudizio espresso dalla Corte in ordina alla qualificazione del rapporto di lavoro intercorso tra le parti per aver dato preminente rilievo al regolamento contrattuale astrattamente disposto dalle parti rispetto al concreto atteggiarsi del rapporto, in particolare trascurando come questo si sia concretato in una prestazione esclusivamente personale, non supportata da alcuna organizzazione imprenditoriale, circoscritta alla proprietà del mezzo, del resto vendutogli dalla stessa Società, seppure diversamente denominata, sotto la cui direzione, estrinsecantesi nelle stesse forme che hanno connotato il rapporto formalmente autonomo successivamente costituito, ha espletato la stessa attività in regime di subordinazione.
Con il secondo motivo la medesima censura è riproposta sotto il profilo dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio individuato nell’omessa considerazione del tenore del contrato d’appalto sottoscritto tra le parti e della sua non corrispondenza con la situazione reale.
Con il quarto motivo, inteso a denunciare la violazione e falsa applicazione degli art. 409 c.p.c. e del D.Lgs. n. 76 del 2003, artt. 61 e 69 del ricorrente imputa alla Corte territoriale la mancata qualificazione del rapporto come collaborazione coordinata e continuativa cui sarebbe conseguita la conversione della medesima, stante la non riscontrabilità di uno specifico progetto, programma o fase di lavoro, in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Il quinto motivo, ancora relativo ad un vizio di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, è volto a censurare, sempre sul presupposto dell’erronea qualificazione del rapporto inter partes, la mancata valutazione della circostanza che ha dato luogo alla cessazione del rapporto, circostanza relativa alla mancata presentazione del veicolo adibito al servizio per i controlli di qualità e sicurezza, sotto il profilo della conformità dello stesso alla disciplina limitativa sui licenziamenti individuali per rilevarne, alla stregua della disciplina sanzionatoria di cui al CCNL per le imprese chimiche, applicabile alla fattispecie, l’assenza dell’invocata causa giustificativa o comunque l’applicabilità di una mera sanzione conservativa con diritto del ricorrente alla reintegrazione nel posto di lavoro o, in subordine, anche in considerazione dei vizi formali dati dall’inosservanza della procedura di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 7 alla tutela indennitaria attenuata.
Il primo motivo deve ritenersi infondato, atteso che la Corte territoriale, lungi dal fondare, come qui sostiene il ricorrente, la propria valutazione sul rilievo prioritario del nomen iuris dalle parti attribuito al contratto concluso, espressamente ammette la possibilità per il ricorrente di “dimostrare che il rapporto avesse avuto connotazioni diverse da quelle contenute nella richiamata fonte (il contratto)”, peraltro giungendo a concludere nel senso del mancato assolvimento da parte del ricorrente del relativo onere probatorio, affermazione questa non specificamente censurata ed invero da doversi confermare, stante la correttezza sul piano logico e giuridico della valutazione della Corte territoriale circa l’inconferenza, anche tenuto conto della peculiarità del servizio affidato, dei rilievi svolti dal ricorrente a confutazione degli argomenti addotti dalla Corte stessa a sostegno del proprio giudizio teso ad escludere la natura subordinata del rapporto, inconferenza che va certamente predicata con riguardo al carattere personale della prestazione resa e correlativamente alla limitatezza dell’organizzazione al medesimo facente capo, nonchè con riguardo alle ulteriori circostanze da quella per cui era la Società ad impartire direttive in ordine alle consegne da effettuare, a quella per la quale quelle direttive solo con riguardo alle consegne urgenti venivano ad interferire sulla libera scelta viceversa di norma esercitata dal ricorrente di organizzare il giro secondo “l’ordine che mi veniva più comodo” (come il ricorrente stesso spontaneamente dichiarava), a quella per cui il ricorrente era tenuto alla reperibilità ed ancor più con riferimento all’indimostrato assunto per cui le modalità di esecuzione della prestazione formalmente regolata dal contratto d’appalto con la Vitalaire sarebbero state esattamente identiche a quelle relative al periodo in cui lo stesso lavorava presso altra società svolgente il medesimo servizio in regime di subordinazione.
Infondato risulta altresì il terzo motivo non ravvisandosi nell’impugnata sentenza il denunciato travisamento della circostanza indicata – data dall’effettuazione del servizio in questione quale titolare di una ditta individuale ma in periodo antecedente a quello della conclusione del contratto con la Vitalaire – ed il suo riverberare, a motivo dell’errata collocazione temporale della stessa al periodo di vigenza del predetto contratto, sulla valutazione della vicenda de qua.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 409
 art. 7
 sentenza 
 art. 13
 art. 13