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Timestamp: 2019-07-20 08:30:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7615 del 18/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7615 del 18/03/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/03/2019, (ud. 06/12/2018, dep. 18/03/2019), n.7615
sul ricorso 15089-2018 proposto da:
ANGELO GIULIANI;
che il ricorrente nominato in epigrafe ha impugnato il decreto col quale la corte d’appello di Perugia gli ha riconosciuto la somma di Euro 1.666 a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata del processo, ai sensi della L. n. 89 del 2001;
che il ricorso si fonda su un unico motivo – riferito alla violazione dell’art. 91 c.p.c., oltre che del D.M. n. 55 del 2014 – con il quale ci si duole della misura, inferiore al minimo di tariffa, delle spese liquidate;
che in tema di liquidazione delle spese processuali successiva al D.M. n. 55 del 2014, questa Corte ha già avuto modo di precisare che – non sussistendo più il vincolo legale della inderogabilità dei minimi tariffari – i parametri di determinazione del compenso per la prestazione defensionale in giudizio e le soglie numeriche di riferimento costituiscono criteri di orientamento e individuano la misura economica “standard” del valore della prestazione professionale; con la conseguenza che il giudice è tenuto a specificare i criteri di liquidazione del compenso solo in caso di scostamento apprezzabile dai parametri medi, fermo restando che il superamento dei valori minimi stabiliti in forza delle percentuali di diminuzione incontra il limite dell’art. 2233 c.c., comma 2, il quale preclude di liquidare somme praticamente simboliche, non consone al decoro della professione; vedi, in termini, Cass. n. 30286 del 2017, che riprende Cass. n. 2386 del 2017 ed a cui ha fatto seguito Cass. n. 11601 del 2018, la quale ultima espressamente sottolinea che il potere del giudice di scendere anche al di sotto (o di salire anche al di sopra) dei limiti risultanti dall’applicazione delle percentuali massime di scostamento va esercitato sulla base di apposita e specifica motivazione;
che, infatti, ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, i valori medi di detto scaglione, per i giudizi davanti alla corte di appello, sono di Euro 510 per la fase di studio, di Euro 510 per la fase introduttiva, di Euro 945 per la fase istruttoria e di Euro 810 per la fase decisoria, riducibili fino al 70% per la fase istruttoria e fino al 50% per le altre fasi alla stregua del medesimo decreto ministeriale, art. 4, comma 1;
che pertanto la sentenza gravata va cassata con rinvio alla corte di appello di Perugia, in diversa composizione, che riliquiderà le spese del giudizio di merito, e ove intenda scendere al di sotto dei minimi tariffari (pur sempre nel rispetto del limite del decoro della professione imposto dall’art. 2233 c.c., comma 2), motiverà specificamente sulle ragioni di tale decisione.

References: Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4
 sentenza