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Timestamp: 2018-02-21 10:01:34+00:00

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4.2. L utilizzo dei dati antiriciclaggio in materia fiscale
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Damiano Carlini
1 Camera dei Deputati 97 Senato della Repubblica accertamenti finanziari. Infatti, le disposizioni contenute nel decretolegge n. 223 del 2006 impongono agli operatori finanziari la trasmissione all anagrafe tributaria dei dati identificativi, compreso il codice fiscale, di ogni contribuente con cui hanno intrattenuto rapporti (tale comunicazione è esclusa per le operazioni effettuate tramite bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a 1500 euro) a partire dal 1 o gennaio Tali informazioni potranno essere utilizzate oltre che nelle indagini di polizia tributaria e per attività connesse alla riscossione mediante ruolo, anche nelle indagini di polizia giudiziaria, negli accertamenti di carattere patrimoniale, nel corso di procedimenti penali e in altri procedimenti giudiziari. Ulteriore novità era contenuta nel disposto dell articolo 35, comma 12, del decreto-legge n. 223 del 2006, che aggiungendo all articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo il comma 2, una nuova norma destinata alle persone fisiche che esercitano arti e professioni e alle società o associazioni fra artisti e professionisti, sanciva che tali soggetti «sono obbligati a tenere uno o più conti correnti bancari o postali ai quali affluiscono, obbligatoriamente, le somme riscosse nell esercizio dell attività e dai quali sono effettuati i prelevamenti per il pagamento delle spese». L obiettivo della disposizione era, da un lato, garantire il pieno monitoraggio, ai fini dell accertamento tributario, della fonte da cui si generano i ricavi dei professionisti e, dall altro, rinforzare i limiti alla circolazione di contanti e titoli al portatore sanciti dalla normativa antiriciclaggio di cui alla legge 5 luglio 1991, n. 197, così come modificata dal decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 56, che peraltro pone a carico di alcune categorie professionali specifici obblighi di comunicazione delle violazioni in materia. Con l entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, l attività professionale è stata svincolata da una serie di obblighi strumentali che di fatto ne compromettevano l esercizio. Sono state, infatti, abrogate le norme che imponevano agli esercenti arti e professioni, anche in forma associata, di tenere uno o più conti correnti bancari o postali dedicati, anche se non in via esclusiva, ai compensi e alle spese relativi all esercizio dell attività. Viene meno, inoltre, per gli stessi soggetti, l obbligo introdotto dal decreto-legge Visco-Bersani di incassare i pagamenti esclusivamente tramite strumenti finanziari «tracciabili», come assegni non trasferibili, bonifici, sistemi elettronici e altre modalità di pagamento bancario o postale. Le disposizioni, ora abrogate, contenute nell articolo 35 (commi 12 e 12-bis) del decretolegge n. 223 del 2006, fissavano un tetto di 100 euro per i pagamenti in contanti a partire dal 1 o luglio 2009, di 500 per il periodo 1 o luglio giugno 2009 e di euro per quelli effettuati fino al 30 giugno L utilizzo dei dati antiriciclaggio in materia fiscale Con l entrata in vigore del decreto legislativo n. 231 del 2007, che ha recepito la terza direttiva antiriciclaggio (2005/60/CE), dal 29
2 Camera dei Deputati 98 Senato della Repubblica dicembre 2007 sono mutati gli strumenti di contrasto al fenomeno del riciclaggio di denaro e di finanziamento di attività terroristiche, anche attraverso il coinvolgimento di banche, intermediari finanziari, professionisti, agenti immobiliari e case da gioco. Di particolare rilievo risultano essere alcune disposizioni contenute nel decreto citato in quanto si è riconosciuta la possibilità di utilizzare i dati raccolti, ai fini della normativa antiriciclaggio, anche in sede fiscale. L attuale articolo 36, comma 6, del decreto legislativo n. 231 del 2007, infatti, prevede «l utilizzabilità ai fini fiscali, secondo le disposizioni vigenti», dei dati e delle informazioni registrate da parte degli intermediari finanziari e degli altri soggetti destinatari della nuova normativa antiriciclaggio. Al riguardo, la relazione illustrativa del decreto ha precisato che l utilizzo ai fini fiscali dei dati e delle informazioni registrati dai soggetti obbligati è conforme al principio generale in materia di accertamenti tributari previsto dall articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, in forza del quale è fatto obbligo a tutti coloro che «a causa o nell esercizio delle loro funzioni, vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie»di«comunicarli direttamente ovvero, ove previste, secondo le modalità stabilite da leggi o norme regolamentari per l inoltro della denuncia penale, al comando della Guardia di Finanza competente». A tal proposito occorre ricordare l articolo 2, comma 14-ter del decreto-legge n. 203 del 2005 (collegato alla legge finanziaria per l anno 2006) che era intervenuto a disciplinare le modalità di risposta degli intermediari finanziari a seguito delle richieste di indagini finanziarie da parte del Fisco. L articolo citato prevede che, per le operazioni fuori conto, per i periodi di imposta antecedenti al 1 o gennaio 2006, gli intermediari finanziari utilizzino le sole rilevazioni richieste dalla normativa antiriciclaggio, superando così la preclusione di legge di cui all articolo 3, comma 10, della legge n. 197 del 1991, in base alla quale i dati e le informazioni in possesso dell Ufficio italiano cambi e degli organi di vigilanza erano coperti dal segreto d ufficio anche nei confronti della pubblica amministrazione e pertanto anche dell amministrazione finanziaria. Ulteriore disposizione di particolare interesse, contenuta nel decreto legislativo n. 231 del 2007, è rappresentata dall articolo 6 che prevede la possibilità per l UIF (Unità di informazione finanziaria) di avvalersi dei dati contenuti nell anagrafe dei rapporti finanziari di cui all articolo 37 del decreto-legge n. 223 del Il definitivo impulso alla realizzazione della nuova anagrafe dei rapporti finanziari si è avuto, come già precisato, con le misure varate in via urgente nel luglio del 2006, in particolare con l articolo 37, commi 4e5,deldecreto-legge n. 223 del Infatti, le disposizioni contenute in questo provvedimento impongono agli operatori finanziari la trasmissione all anagrafe tributaria dei dati identificativi, compreso il codice fiscale, di ogni contribuente con cui hanno intrattenuto rapporti (tale comunicazione è esclusa per le operazioni effettuate tramite bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a 1500 euro) a partire dal 1 o gennaio Tali
3 Camera dei Deputati 99 Senato della Repubblica informazioni possono essere utilizzate oltre che nelle indagini di polizia tributaria e per attività connesse alla riscossione mediante ruolo, anche nelle indagini di polizia giudiziaria, negli accertamenti di carattere patrimoniale, nel corso di procedimenti penali e nei procedimenti giudiziari. L obiettivo del legislatore è quello di fornire all amministrazione finanziaria gli strumenti per poter monitorare costantemente le disponibilità dei contribuenti presso istituti di credito ed ogni altro operatore finanziario. L istituzione dell anagrafe e la sua entrata in funzione, infatti, hanno consentito un salto di qualità nell attività di contrasto alla lotta all evasione fiscale ed alla prevenzione di fenomeni di inquinamento dell economia legale mediante flussi finanziari di illecita provenienza. In ordine all individuazione dei rapporti finanziari da comunicare, l interpretazione letterale del comma 4 dell articolo 37 del citato decreto prevedeva l esclusione dall obbligo di comunicazione di tutte le operazioni extra-conto («non contenute» cioè in un rapporto), fermo restando che per queste ultime operazioni gli intermediari hanno l obbligo, dal 1 o gennaio 2006, di rilevarle e tenerle in evidenza con le generalità dei soggetti che le pongono in essere, al fine dell attuazione della procedura telematica delle richieste e delle risposte nell ambito delle indagini finanziarie. Tale lacuna, inerente la comunicazione all anagrafe delle operazioni extra-conto, è stata da ultimo colmata prevedendo l obbligo per gli intermediari finanziari di comunicare all anagrafe tributaria, ai sensi dell articolo 63, del decreto legislativo n. 231 del 2007, oltre ai rapporti aventi carattere continuativo anche: l esistenza di qualsiasi operazione compiuta al di fuori di un rapporto continuativo (extra-conto); i dati anagrafici dei soggetti che intrattengono con gli operatori finanziari qualsiasi rapporto o effettuano operazioni al di fuori di un rapporto continuativo per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi. Quanto fin qui esposto consente di affermare che i dati raccolti e registrati, ai fini della normativa antiriciclaggio, potranno costituire fonte d innesco per accessi, ispezioni e verifiche le cui risultanze potranno essere utilizzate all interno di un accertamento tributario Limiti e problematiche La legge finanziaria per l anno 2005, come sopra accennato, ha profondamente innovato il sistema degli accertamenti bancari, ampliando in maniera sensibile le potenzialità dello strumento investigativo in esame. Le innovazioni normative apportate hanno lasciato, comunque, aperto il campo ad alcune vexatae quaestiones in materia. La novella del 2005, se da un lato ha, infatti, portato con sé significativi cambiamenti, dall altro ha lasciato invariate e, in alcuni
4 Camera dei Deputati 100 Senato della Repubblica casi, ha ulteriormente complicato alcune problematiche interpretative e applicative tutt altro che marginali. Occorre premettere che le presunzioni proprie degli accertamenti bancari, ai fini delle imposte dirette, sono di due tipi. I versamenti configurano presunzioni di componenti reddituali positive, quali proventi, ricavi, compensi e, pertanto, sono utilizzabili per rettificare qualsiasi categoria di reddito, ovviamente qualora il contribuente non dimostri di averne tenuto conto ai fini della determinazione del reddito o che le operazioni cui gli stessi si riferiscono non hanno rilevanza fiscale. Di contro, i prelevamenti non risultanti dalle scritture contabili, a queste stesse condizioni e in assenza di indicazione del soggetto beneficiario da parte del contribuente, sono considerati ricavi o compensi. La dottrina prevalente in materia sostiene che le presunzioni contenute nell articolo 32, comma 1, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e nell articolo 51, comma 2, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, siano presunzioni legali relative. In altre parole, la normativa vigente, a patto che il contribuente non adduca prove contrarie, consente all amministrazione finanziaria in sede di accertamento di non dover esplicitare le caratteristiche di gravità, precisione e concordanza delle proprie risultanze investigative L utilizzo delle presunzioni nei confronti dei professionisti L attuale comma 1, n. 2, dell articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 prevede che i prelevamenti e gli importi riscossi nell ambito dei rapporti od operazioni intrattenuti o effettuati con gli enti creditizi e di intermediazione finanziaria siano posti a base di rettifiche e accertamenti, tanto come ricavi, quanto come compensi, laddove tali movimentazioni in uscita non risultino dalle scritture contabili e il contribuente non ne indichi il soggetto beneficiario. In conclusione, sono equiparati a componenti positivi di reddito i prelevamenti risultanti dalla documentazione acquisita ai sensi dell articolo 32, comma 1, n. 7, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 che manchino di una giustificazione contabile e per i quali il contribuente soggetto IVA non indichi il beneficiario dell erogazione, sia esso titolare di reddito d impresa ovvero soggetto esercente arti e professioni. Questo è stato l orientamento assunto sin da subito, in via interpretativa, dall Agenzia delle Entrate in sede di primo commento alle innovazioni della legge finanziaria per il 2005 con la circolare n. 10/E/2005. Dello stesso parere è anche la Corte costituzionale che, con la sentenza n. 225 del 8 giugno 2005, ha confermato la legittimità dell utilizzo delle presunzioni negli accertamenti bancari e, in particolare, la possibilità di considerare ricavi anche i prelevamenti non giustificati.
5 Camera dei Deputati 101 Senato della Repubblica La Corte costituzionale ha respinto l eccezione di illegittimità costituzionale sollevata sul punto, ritenendo assolutamente infondata la questione ed adducendo che: l assunto relativo alla indeducibilità delle componenti negative dal maggior reddito d impresa accertato in base alla norma impugnata risulta smentito dalla più recente giurisprudenza di legittimità, secondo cui, in caso di accertamento induttivo, si deve tenere conto in ossequio al principio di capacità contributiva non solo dei maggiori ricavi, ma anche dell incidenza percentuale dei costi relativi, che vanno, dunque, detratti dall ammontare dei prelievi non giustificati; così interpretata, la norma si sottrae alla censura di violazione dell articolo 53 della Costituzione, risolvendosi, quanto alla destinazione dei prelievi non risultanti dalle scritture contabili, in una presunzione di ricavi iuris tantum suscettibile, cioè, di prova contraria attraverso la indicazione del beneficiario dei prelievi; tale interpretazione, poi, non appare, lesiva del canone di ragionevolezza di cui all articolo 3 della Costituzione, non essendo manifestamente arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati dai conti correnti bancari effettuati da un imprenditore siano stati destinati all esercizio dell attività d impresa e siano, quindi, in definitiva, detratti i relativi costi, considerati in termini di reddito imponibile. Le argomentazioni della Consulta, dunque, se da un lato ampliano l ambito di operatività istruttoria dell amministrazione finanziaria, dall altro lasciano alcuni dubbi operativi che caratterizzano la materia, quali l individuazione del criterio in base al quale dovrebbero essere individuati i costi da contrapporre ai ricavi generati dalla presunzione che assimila i prelevamenti non giustificati a componenti positivi di reddito. Resta inteso che, nell applicare la norma ad annualità precedenti ed ai fini della corretta applicazione dell inversione dell onere della prova, prevista dall articolo 32, comma 1, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, secondo cui anche i «prelevamenti» dai predetti conti sono presi a base della rettifica come «compensi», qualora il contribuente non dimostri che gli stessi non hanno rilevanza ai fini della determinazione del reddito, occorrerà in ogni caso considerare quanto già precisato dalla circolare n. 28/E del 2006, secondo la quale «i contribuenti interessati possono ritenersi sollevati dall onere di fornire la predetta dimostrazione in relazione a prelievi che, avuto riguardo all entità del relativo importo ed alle normali esigenze personali o familiari, possono essere ragionevolmente ricondotte nella gestione extra-professionale». Questa precisazione è di fondamentale importanza, in quanto impone agli uffici impositori di non tenere conto dei prelevamenti «ragionevolmente» riconducibili alla sfera extra-professionale, in relazione all importo e alle normali esigenze personali o familiari.
6 Camera dei Deputati 102 Senato della Repubblica È evidente come l importo e le normali esigenze personali o familiari saranno valutate caso per caso, a seconda della situazione patrimoniale e reddituale del libero professionista Considerazioni circa la retroattività della norma Una problematica che non ha ancora trovato una definitiva e condivisa soluzione riguarda la decorrenza dell estensione ai titolari di reddito di lavoro autonomo della citata presunzione legale relativa sui prelevamenti, in materia di imposte dirette. Sul punto, l Agenzia delle Entrate ha chiarito con la circolare del 16 marzo 2006, n. 10/E (punto 3.8) che le nuove disposizioni hanno ad oggetto poteri istruttori e, quindi, hanno natura procedimentale. Per tale precipua ragione, gli effetti derivanti da tali disposizioni si riflettono a carico del contribuente anche per gli anni pregressi, con riferimento a tutte le annualità accertabili al momento dell inizio dell attività di verifica. In senso analogo, esiste peraltro un consolidato orientamento giurisprudenziale che ha sancito, in relazione alle modifiche introdotte in materia di accertamenti bancari dall articolo 18 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, l applicabilità della presunzione legale relativa in argomento anche ai periodi di imposta precedenti l entrata in vigore della citata legge, per i quali siano ancora pendenti i termini per l accertamento, in forza del principio tempus regit actum. Alla medesima conclusione è giunta la circolare 3 febbraio 2005, n. 2 dell Assonime, anche se vengono evidenziati significativi dubbi sull applicabilità della presunzione iuris tantum ai redditi di lavoro autonomo, considerato che la norma incide in modo sostanziale sulla determinazione del reddito professionale, nella misura in cui risulta di fatto limitato e, in taluni casi, impossibilitato il diritto di difesa del contribuente, visto che questi nel periodo in cui sono stati effettuati i movimenti finanziari poteva, legittimamente, non aver raccolto elementi probatori idonei a superare la prova diabolica richiesta dalla citata presunzione. In senso contrario, si è espressa l Associazione bancaria italiana (ABI), con la circolare 23 febbraio 2006, n. 5, affermando che le richieste dell amministrazione finanziaria, prodotte sulla base dei nuovi e più ampi poteri di indagine, riguardanti i periodi d imposta anteriori all anno 2005, devono sostanzialmente essere riscontrate sulla base della previgente normativa. La motivazione addotta dall ABI per tale presa di posizione risiede nel fatto che gli operatori finanziari sono materialmente impossibilitati a recuperare gli ulteriori dati e notizie richiesti dalla novella legislativa, tenuto anche conto che non è stata eseguita l archiviazione elettronica di tali dati, in mancanza di uno specifico obbligo in tale senso. Tale orientamento, unitamente al parere sulla tempistica da assegnare per le risposte alle richieste di indagini bancarie, è stato peraltro condiviso dal Comando generale della Guardia di Finanza con la circolare 21 aprile 2005, n , «salvi i casi di conclamata fraudolenza della condotta del soggetto verificato».
7 Camera dei Deputati 103 Senato della Repubblica Sul punto, appare opportuno precisare che lo Statuto del contribuente prevede, invece, il divieto di retroattività delle norme, in ossequio al principio stabilito dall articolo 11 delle disposizioni preliminari al codice civile, secondo cui «la legge non dispone che per l avvenire: essa non ha effetto retroattivo». Questo principio è stato recepito dall articolo 3 dello Statuto del contribuente, il quale dispone che, salvo le norme di interpretazione autentica, le disposizioni tributarie non possono avere effetto retroattivo. In sostanza per l ordinamento tributario, solo le disposizioni di legge che il legislatore definisce espressamente come «interpretative» possono avere effetto per il passato. Questo principio, però, è limitato alle norme a carattere sostanziale, cioè quelle relative alla determinazione dell obbligazione tributaria. Per le norme cosiddette procedurali, in linea con l orientamento espresso dalla citata circolare 32/E/2006, è ammessa la retroattività L incidenza dei costi occulti: le indicazioni dell amministrazione finanziaria Con riferimento ai profili oggetto di trattazione, particolare attenzione merita la problematica riguardante il regime di deducibilità dei costi e delle spese correlabili ai ricavi e ai compensi non dichiarati risultanti dalle indagini finanziarie. Al riguardo, occorre preliminarmente rammentare che, in forza della presunzione legale prevista dal numero 2, primo comma, dell articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, i predetti ricavi e compensi sono «posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli articoli 38, 39, 40 e 41» dello stesso decreto; ciò significa che essi assumono, a seconda della metodologia e tipologia di accertamento prescelta, distinta valenza nell ambito della determinazione della pretesa tributaria, anche in funzione dell ammissibilità e delle modalità del riconoscimento dei componenti negativi. In particolare, per quanto concerne l accertamento dei redditi di impresa determinati sulla base delle scritture contabili ai sensi dell articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, occorre, in via di principio, rapportarsi al disposto dell articolo 109, comma 4, lettera b), ultimo periodo, del TUIR il quale prevede che «le spese e gli oneri specificamente afferenti i ricavi e gli altri proventi, che pur non risultando imputati al conto economico concorrono a formare il reddito, sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi». La lettura di questa disposizione, condizionata dalle anzidette connotazioni di certezza e precisione degli elementi probanti gli oneri e le spese extracontabili, va fatta sistematicamente nell ambito dell operatività del primo comma del citato articolo 39, che anche in sede di valorizzazione degli esiti delle indagini effettuate consente di riprendere come ricavo, a base dell esercizio della pretesa tributaria, le movimentazioni finanziarie, senza il parallelo riconoscimento
8 Camera dei Deputati 104 Senato della Repubblica di maggiori costi o spese in mancanza di qualsivoglia giustificazione da parte del contribuente. In altri termini, in caso di accertamento fondato sia sul metodo analitico di cui alle lettere a), b) e c) del citato primo comma, sia su quello analitico-induttivo di cui alla successiva lettera d), «nessun margine si offre all ufficio procedente ai fini di un possibile riconoscimento di componenti negative di cui non è stata fornita da parte del contribuente prova certa». La soluzione interpretativa fornita dall Agenzia delle Entrate appare in linea con l orientamento espresso dalla più recente giurisprudenza di legittimità la quale, in ordine alla specifica problematica dei costi, ha ritenuto che la norma dell articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 muova dal presupposto che il contribuente tende ad occultare i ricavi, ma non anche i costi. In proposito, si può fare riferimento alla sentenza n , del 4 maggio 2005, della Corte di Cassazione, secondo la quale «alla presunzione di legge (relativa) va contrapposta una prova, non una altra presunzione semplice ovvero una mera affermazione di carattere generale»; e ciò nella considerazione che sarebbe irragionevole far valere una diversa regola di esperienza che a ricavi occulti siano genericamente e automaticamente accompagnati costi occulti, mentre potrebbe assumere pari e superiore valore una regola contraria che «a ricavi occulti siano accompagnati costi già dichiarati in misura maggiore del reale». La Suprema Corte, quindi, ribadisce il principio che ove la presunzione legale operi legittimamente è lo stesso contribuente che, sia in sede amministrativa, sia eventualmente in quella contenziosa, dovrà farsi carico della dimostrazione delle proprie ragioni. Naturalmente, qualora il contribuente abbia giustificato nel corso del contraddittorio le movimentazioni finanziarie effettuate, non opera la presunzione a livello legale e quindi, in linea di massima, non si configura un parallelo problema di deducibilità di costi. Tuttavia, qualora a fronte di un prelevamento il contribuente indichi come beneficiario un fornitore di cui non ha provveduto a rilevare nei registri contabili le relative operazioni di acquisto, ma di cui fornisce successivamente, in via extracontabile, documentazione probante, l ufficio procedente dovrà invece riconoscere detto costo in coerenza con i criteri della ricostruzione analitico-induttiva del reddito. In pratica si afferma che, ai fini del riconoscimento fiscale del costo, è sempre necessario fornire la prova dell impiego della spesa nell attività produttiva di reddito, ma questa può essere fornita con qualsiasi strumento idoneo. In tal senso, quindi, non sembra che possa assolvere ad una funzione limitativa della prova al riguardo opponibile l elencazione esemplificativa di atti e documenti che provengono dalla pubblica amministrazione, da pubblici ufficiali, da soggetti terzi in qualità di «parte» di rapporti contrattuali di diversa natura, così come nel caso di rimborsi, risarcimenti, mutui o prestiti, che come indicato dalla circolare possono assumere valida valenza giustificativa in caso di discordanza tra i dati bancari e finanziari e le rilevazioni contabili.
9 Camera dei Deputati 105 Senato della Repubblica La circolare dell Agenzia delle Entrate n. 32/E suggerisce agli uffici procedenti, sotto il profilo operativo, di astenersi da una valutazione degli elementi acquisiti particolarmente rigida e formale. Si invita, infatti, a non trascurare le eventuali dimostrazioni, anche di natura presuntiva, che si tratti di spese non aventi rilevanza fiscale sia per la loro esiguità, sia per la loro occasionalità e, comunque, per la loro coerenza con il tenore di vita rapportabile al volume di affari dichiarato. Si pone, però, il problema di coniugare i richiamati inviti alla ragionevolezza, con l affermazione contenuta nella circolare, riferita all utilizzo della presunzione nel quadro della ricostruzione analiticoinduttiva, secondo cui «nessun margine si offre all ufficio procedente ai fini di un possibile riconoscimento di componenti negative di cui non è stata fornita dal contribuente prova certa». Appare, dunque, imprescindibile ai fini del rispetto del requisito della motivazione dei recuperi fiscali, la preventiva selezione delle operazioni e dei prelevamenti da ritenere soggetti all onere di dimostrazione dell irrilevanza fiscale o dell indicazione del beneficiario, da effettuarsi attraverso la valutazione delle particolari connotazioni oggettive e soggettive dell attività produttiva di reddito sottoposta a controllo. Solo tale riscontro preventivo consentirebbe di stabilire se prendere o meno in considerazione tutte le operazioni rilevate dai rapporti finanziari e fornire la conseguente motivazione delle decisioni assunte in concreto. Un supporto a tale conclusione, appare individuabile nella stessa circolare dell Agenzia delle Entrate in cui, trattando della gestione delle risultanze delle indagini, si afferma che «la documentazione così ottenuta sarà analizzata a cura dell organo procedente al fine di riscontrare direttamente se le movimentazioni attive (accreditamenti) e passive (prelevamenti) ivi evidenziate siano o meno coerenti con la contabilità del soggetto sottoposto a controllo, ovvero non siano imponibili o non rilevino per la determinazione del reddito e/o della base imponibile» La «contestazione per masse» Tra le novità apportate al quadro normativo di riferimento in materia di indagini bancarie vi è la previsione della possibilità di ricostruire la capacità contributiva attraverso una «contestazione per masse». Tale fattispecie prevede di considerare, ai fini dell utilizzo del meccanismo dell inversione dell onere della prova di cui al numero 2 dell articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, solo l ammontare complessivamente risultante dai conti. La precedente normativa imponeva, infatti, ai verificatori di considerare «i singoli fatti ed elementi risultanti dai conti»; ciò significava dover monitorare tutte le singole operazioni di versamento e prelevamento per la determinazione della cifra finale di evasione da addebitare. Secondo la nuova norma, invece, a base delle rettifiche e degli
10 Camera dei Deputati 106 Senato della Repubblica accertamenti, i verificatori devono considerare «i dati ed elementi attinenti ai rapporti e alle operazioni acquisiti e rilevati rispettivamente a norma del n. 7 dell articolo 33, secondo e terzo comma». Tuttavia la circolare 32/E, ha precisato che «l abolizione dell inciso sopra riportato, in concreto, non consente di ritenere che la contestazione dei singoli addebiti possa avvenire per masse o addirittura sulla base di un mero saldo contabile, atteso che, anche dopo tale soppressione, l analisi deve riguardare ogni singolo elemento della movimentazione, quand anche ricompresa in un operazione unica e, a maggior ragione, quando si tratti di operazioni autonome». In sostanza il richiamo agli uffici procedenti è diretto a garantire soluzioni il più possibile rispondenti alla reale capacità contributiva del soggetto sottoposto ad ispezione, cosicché la presunzione legale relativa non divenga un escamotage su cui poggiare le risultanze dell accertamento. Alla luce di tali considerazioni, assume fondamentale importanza il preventivo contraddittorio con il contribuente sottoposto ad indagine, quale imprescindibile esigenza al fine di riequilibrare il diritto di difesa, inevitabilmente incrinato dalla presunzione medesima La gestione dei dati acquisiti da soggetti terzi La vigente normativa non pone limiti all utilizzo dei dati e degli elementi acquisiti attraverso gli accertamenti bancari dei contribuenti, anche nei confronti di soggetti terzi, al fine di accertare eventuali imponibili sottratti a tassazione. Ipotesi frequente nella pratica è quella in cui l ufficio finanziario procedente intenda riferire le risultanze dei conti correnti bancari a carico di soggetti diversi da coloro che formalmente ne risultino avere la titolarità o disponibilità, sostenendo cioè che le relative movimentazioni debbano in realtà imputarsi al contribuente. La questione è di particolare gravità in quanto le presunzioni relative di imponibilità delle risultanze dei conti bancari, codificate dall articolo 32, 1 o comma, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e dall articolo 51, 2 o comma, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, operano nei confronti del soggetto formalmente titolare del conto bancario verificato. Sicché il contraddittorio va instaurato nei confronti del titolare del conto. Solo dopo il riscontro di tali movimentazioni e una più completa analisi della situazione patrimoniale-reddituale del titolare formale dei conti, potrà eventualmente essere emesso un avviso di accertamento o rettifica nei confronti del soggetto ritenuto effettivo titolare del rapporto bancario, se gli elementi raccolti deporranno univocamente in questo senso. La prova di questa disponibilità per interposta persona è a carico dell amministrazione finanziaria. Le presunzioni possono operare solo laddove sia certa la riferibilità del conto al soggetto destinatario della verifica. Non possono, invece, trovare applicazione alla stregua di una presunta riferibilità ad esso di rapporti intestati ad altri.

References: articolo 35
 articolo 19
 articolo 35
 articolo 36
 articolo 36
 articolo 2
 articolo 3
 articolo 6
 articolo 37
 articolo 37
 articolo 37
 articolo 63
 articolo 32
 articolo 51
 articolo 32
 articolo 32
 sentenza 
 articolo 53
 articolo 3
 articolo 32
 articolo 18
 articolo 11
 articolo 3
 articolo 32
 articolo 39
 articolo 109
 articolo 39
 articolo 32
 sentenza 
 articolo 32
 articolo 33
 articolo 32
 articolo 51