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Timestamp: 2019-08-18 04:04:29+00:00

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Art. 686 cod. proc. civile: Conversione del sequestro conservativo in pignoramento | La Legge per tutti
Art. 686 cod. proc. civile: Conversione del sequestro conservativo in pignoramento
Conversione del sequestro conservativo in pignoramento.
Questioni relative all’efficacia della conversione: a) Condizioni e decorrenza; 2. Segue: b) Efficacia verso i terzi (in particolare i terzi acquirenti); 3. Mancanza della sentenza di condanna esecutiva e l’inosservanza del disposto di cui all’art. 156 disp. att.: opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi; 4. Riduzione del pignoramento; 5. Comma secondo dell’art; 686; 6. Fattispecie particolari.
Questioni relative all’efficacia della conversione: a) Condizioni e decorrenza.
L’eccezione di estinzione del processo esecutivo, avendo ad oggetto una vicenda processuale non rilevabile d’ufficio, ma rimessa al potere dispositivo della parte, non richiede per la sua esposizione l’adozione di formule sacramentali, ma esige in ogni caso l’esplicita manifestazione di volontà della parte di avvalersi dell’estinzione stessa, e, in ipotesi di contestuale proposizione di più eccezioni, la necessità che dall’esame di esse non sia desumibile una rinuncia a quella di estinzione. (Nell’affermare detto principio, la S.C. ha ritenuto congruamente e logicamente motivata la sentenza impugnata che, nel confermare il rigetto del reclamo avverso l’ordinanza di estinzione pronunciata dal giudice dell’esecuzione per il ritardo nell’annotazione della sentenza di condanna, che aveva impedito la conversione in pignoramento del sequestro conservativo di immobile, aveva attribuito alle altre difese del debitore il valore di conferma che l’esecuzione, proprio per tale causa, non era mai sorta). Cass. 23 gennaio 2009, n. 1696.
La conversione del sequestro conservativo in pignoramento opera ipso iure nel momento in cui il sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva, iniziando in quello stesso momento il processo esecutivo, di cui il sequestro stesso, una volta convertitosi in pignoramento, costituisce il primo atto, mentre l’attività imposta al sequestrante dall’art. 156, disp. att., c.p.c., da eseguirsi nel termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza di condanna esecutiva, è attività di impulso processuale che il sequestrante, divenuto creditore pignorante, ha l’onere di compiere nel detto termine perentorio e la cui mancanza comporta l’inefficacia del pignoramento. Cass. 6 maggio 2004, n. 8615.
Quest’ultima opera di diritto, ma deve essere eccepita dal debitore esecutato prima di ogni altra difesa (artt. 630 e 562 c.p.c.) nell’ambito del processo esecutivo promosso dal creditore procedente. Alla stregua di tali principi si deduce che un soggetto estraneo alla procedura esecutiva non ha, di regola, interesse a chiedere al giudice dell’esecuzione di dichiarare l’inefficacia del pignoramento derivata da quella del precedente sequestro, fatta salva l’ipotesi in cui il creditore procedente, avvalendosi della sentenza di condanna come titolo esecutivo, inizi un’azione esecutiva contro di lui oppure in una sede diversa come azione dichiarativa, poiché in questo caso egli avrebbe interesse ad un accertamento negativo della pretesa esecutiva. Cass. 3 settembre 2007, n. 18536.
Il sequestro conservativo, a seguito della sentenza di condanna, si converte automaticamente in pignoramento, il cui perfezionamento è tuttavia risolutivamente condizionato al rispetto delle formalità ex art. 156 disp. att. c.p.c., in difetto delle quali viene meno la possibilità di procedere ad esecuzione forzata sulla base della sentenza di condanna assicurata con il sequestro. Ne consegue l’onere per il creditore sequestrante di azionare il titolo nell’ordinaria forma del pignoramento ex artt. 474 e 491 c.p.c. Trib. Roma, 20 ottobre 2008.
La conversione del sequestro conservativo in pignoramento opera di diritto nel momento in cui il sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva. Ne consegue che l’ulteriore attività del creditore disposta ex art. 156, disp. att. c.p.c., serve soltanto a dare impulso all’instaurato processo esecutivo, sicché il mancato compimento di tali formalità non incide sulla conversione ormai verificatasi, ma unicamente sul processo esecutivo, determinando l’inefficacia del pignoramento da far valere con l’eccezione di estinzione del processo esecutivo ex art. 630 c.p.c. Trib. Trapani, 28 giugno 2007.
Alla «sentenza esecutiva», quale titolo richiesto dall’art. 686 c.p.c. per la conversione del sequestro in pignoramento, va equiparato il decreto ingiuntivo divenuto definitivo per mancata o tardiva opposizione, posta la sua idoneità ad acquistare autorità ed efficacia di cosa giudicata sia per quanto riguarda la regolarità formale del titolo, sia in ordine all’esistenza del credito che sussiste anche qualora sia mancata la fase di cognizione piena sul merito. Trib. Roma, 31 gennaio 2006.
La conversione del sequestro conservativo in pignoramento si opera ipso iure nel momento in cui il sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva, iniziando in quello stesso momento il processo esecutivo, di cui il sequestro stesso, una volta convertitosi in pignoramento, costituisce il primo atto, mentre l’attività imposta al sequestrante dall’art. 156 delle disposizioni di attuazione al c.p.c., da eseguirsi nel termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza di condanna esecutiva, è attività di impulso processuale che il sequestrante, divenuto creditore pignorante, ha l’onere di compiere nel detto termine perentorio e la cui mancanza comporta l’inefficacia del pignoramento. In tal caso l’estinzione del processo esecutivo deve esser fatta valere dalla parte proponendo al giudice dell’esecuzione la relativa eccezione, con la conseguenza che essendo tale istanza di parte un atto giudiziario che introduce una specifica fase incidentale del processo, si applicano le norme sul patrocinio (art. 83 comma 3 c.p.c.), restando giuridicamente inesistente l’istanza presentata dal sequestrato personalmente, in quanto proveniente da soggetto privo dello jus postulandi. Cass. 29 aprile 2006, n. 10029.
L’ordinanza ex art. 186-quater c.p.c., prima dell’acquisizione dell’efficacia di sentenza, non comporta la conversione del sequestro conservativo in pignoramento. Trib. Monza, 31 ottobre 2003.
Conf.: L’ordinanza ingiuntiva ex art. 186-ter c.p.c. non può comportare la conversione del sequestro conservativo in pignoramento, prima della sua definitiva efficacia esecutiva. Pret. Milano, 18 maggio 1998.
Contra: L’ordinanza ex art. 186-ter c.p.c. provvisoriamente esecutiva comporta la conversione del sequestro conservativo in pignoramento. Autorizzato il sequestro conservativo per una somma complessiva, comprensiva di più causali di credito, è ammissibile la conversione parziale di sequestro conservativo in pignoramento, laddove, pur a seguito di pronuncia di ordinanza di ingiunzione ex art. 186 c.p.c., concernente solo ad alcune di dette causali, il giudizio di merito, nel corso del quale detta ordinanza è stata pronunciata, prosegua (anche) in relazione alle altre ragioni di credito. Trib. Monza, 31 gennaio 2003.
Allorché il sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva, opera automaticamente (ex art. 686 c.p.c.) la conversione del sequestro conservativo in pignoramento ed inizia la fase esecutiva. In questa fase si collocano gli adempimenti previsti dall’art. 156 disp. att. c.p.c. a carico di chi ha ottenuto la sentenza. Ne discende che l’omissione di tali adempimenti è fatto estintivo del processo di esecuzione, nel cui ambito, pertanto, l’omissione dev’essere eventualmente dedotta ed eccepita. App. Milano, 5 dicembre 1989.
Qualora il creditore sequestrante, ottenuta la sentenza di condanna esecutiva, che determina la conversione ipso iure della misura cautelare in pignoramento, non provveda agli adempimenti previsti nell’art. 156 disp. att. c.p.c., va dichiarata l’inefficacia del pignoramento stesso, nonché degli atti successivi del processo esecutivo. Trib. Pavia, 28 ottobre 1983.
Per il disposto dell’art. 686 c.p.c., la conversione del sequestro conservativo in pignoramento si opera ipso iure nel momento in cui il sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva, venendo così ad iniziarsi il processo esecutivo, di cui sussiste il primo atto (il pignoramento in cui si e convertito ipso iure il sequestro conservativo). L’attività imposta al sequestrante dall’art. 156 disp. att. c.p.c., da eseguirsi nel termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza di condanna esecutiva, e attività di impulso processuale che il sequestrante, divenuto creditore pignorante, ha l’onere di compiere nel detto termine perentorio. Il mancato tempestivo compimento di quell’attività di impulso processuale provoca l’estinzione del processo esecutivo, per il disposto dell’art. 630, primo comma, c.p.c., e consequenzialmente, per il disposto dell’art. 632, primo comma, c.p.c., la inefficacia del pignoramento in cui si e convertito ipso iure il sequestro conservativo. A norma dell’art. 630, secondo comma, c.p.c., l’estinzione, per quel motivo, del processo esecutivo deve essere eccepita dai soggetti interessati «prima di ogni altra difesa»; e l’ultimo e definitivo momento preclusivo dell’eccezione e l’udienza stabilita, a norma degli artt. 530, secondo comma, e 569, secondo comma, c.p.c., per la fissazione del tempo e delle modalità della vendita. Cass. 15 marzo 1974, n. 747.
L’art. 686 c.p.c., nell’accogliere il principio della conversione del sequestro conservativo in pignoramento, stabilisce che la conversione si operi nel momento in cui il creditore sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva. In conseguenza, la trasformazione della misura cautelare in atto iniziale di esecuzione avviene, ipso iure, al momento del formarsi del titolo esecutivo. Cass. 30 marzo 1971, n. 924.
Segue: b) Efficacia verso i terzi (in particolare i terzi acquirenti).
In tema di sequestro conservativo presso terzi, la conversione in pignoramento, ai sensi dell’art. 686 c.p.c., implica che il vincolo di indisponibilità dei beni sequestrati, di cui all’art. 2906 c.c., persista a carico del terzo, già autore della dichiarazione positiva resa ex art. 547 c.p.c., nonostante questi ne abbia disposto, adempiendo alla prestazione di restituzione di detti beni nei confronti del proprio creditore, successivamente esecutato, con ciò violando l’intimazione a non disporne senza ordine del giudice; detta inefficacia opera sia nei confronti del creditore sequestrante e, poi, pignorante (e, nella specie, in favore dell’avente causa di questi), sia a favore dell’ulteriore creditore, intervenuto in via surrogatoria, con susseguente assegnazione in sede esecutiva, ai sensi dell’art. 511 c.p.c. Cass. 7 febbraio 2012, n. 1689.
Il vincolo d’indisponibilità del bene derivante dall’esecuzione, su di esso, di un sequestro conservativo opera con diverse scansioni temporali nei confronti dei possibili interessati, nel senso che, al momento dell’attuazione del provvedimento cautelare, l’operatività del vincolo è circoscritta in favore del solo creditore procedente, mentre, dal momento della conversione del sequestro in pignoramento, essa andrà ad estendersi anche agli altri creditori, intervenuti ed interveniendi, con la conseguenza che la disciplina degli effetti di una eventuale alienazione a terzi del bene de quo è, in relazione alle due ipotesi ora ricordate, da ritenersi, al meno in astratto, non omogenea, potendosi porre la questione della tutela dell’affidamento con riferimento alla posizione dell’acquirente del bene oggetto di sequestro (eventualmente autorizzato entro determinati limiti di somma), ma non anche di colui che tale acquisto abbia compiuto dopo la conversione in pignoramento della misura cautelare, poiché da quel momento il processo esecutivo proseguirà all’esclusivo scopo di soddisfare tutti i creditori, intervenuti o interveniendi. Cass. 5 agosto 1997, n. 7218.
Il creditore che abbia ottenuto sentenza di condanna esecutiva e di convalida del sequestro, nel processo di esecuzione, che segue la conversione del sequestro in pignoramento, non può giovarsi degli effetti del sequestro in relazione a bene immobile acquistato da un terzo cui il debitore lo abbia alienato con atto trascritto dopo la trascrizione del provvedimento di autorizzazione del sequestro, quante volte, ancorché dopo la trascrizione dell’acquisto, sia stata eseguita la cancellazione della trascrizione del sequestro. Cass. 17 giugno 1994, n. 5870.
Con riguardo agli effetti della vendita forzata di un bene immobile l’inopponibilità all’acquirente, a norma dell’art. 2919 c.c., dei diritti che non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante - e di quelli intervenuti nell’esecuzione - e così delle alienazioni di quel bene che, pur se anteriormente stipulate, siano state trascritte successivamente al pignoramento, trova applicazione anche per il creditore che sia divenuto pignorante a seguito della conversione del sequestro conservativo inizialmente concesso ed eseguito, sempre che ne ricorra l’anteriorità della relativa trascrizione, in quanto l’art. 2906 c.c. estende al sequestrante la tutela accordata al creditore pignorante, né assume rilievo la circostanza che la vendita sia stata eseguita su istanza di altro creditore il cui pignoramento, successivo alla trascrizione della vendita, sia stato riunito all’unico processo esecutivo a norma dell’art. 493 c.p.c. Cass. 21 aprile 1990, n. 3348.
Gli effetti prodotti dal sequestro conservativo nel periodo anteriore alla conversione in pignoramento, conseguente alla pronuncia di sentenza esecutiva di condanna in favore del creditore sequestrante, si conservano dopo tale momento. Pertanto, gli atti di disposizione del bene, posti in essere dal debitore, non sono opponibili al creditore, senza alcuna soluzione di continuità, anche dopo la conversione. Cass., 23 gennaio 1978, n. 148.
Il pignoramento derivante dalla conversione di sequestro conservativo (art. 686 c.p.c.) non retroagisce, quanto ai suoi effetti, al momento della concessione della misura cautelare. Da ciò consegue che il creditore intervenuto nella successiva esecuzione - sia questa promossa dallo stesso sequestrante o da altri - non può opporre gli effetti del pignoramento, di cui agli artt. 2913 e ss. c.c., agli atti pregiudizievoli in ordine ai beni del debitore, intervenuti tra la concessione del sequestro e il pignoramento: in particolare, l’ipoteca iscritta sull’immobile dopo la trascrizione del sequestro conservativo è inopponibile unicamente al creditore sequestrante e non anche ai creditori intervenuti nell’esecuzione. Cass., 26 agosto 1976, n. 3058.
In tema di conversione in pignoramento del sequestro conservativo eseguito su beni immobili, il pignoramento non è inesistente qualora sia mancata l’annotazione, nel termine perentorio stabilito dal secondo comma dell’art. 156 disp. att. c.p.c., della sentenza di condanna esecutiva a margine della trascrizione del sequestro nei registri immobiliari. Detta annotazione ha la funzione - diversa ed autonoma rispetto al pignoramento in cui ipso iure si e convertito il sequestro conservativo nel momento in cui il sequestrante ha ottenuto sentenza di condanna esecutiva - di integrare, in conseguenza della sopravvenuta conversione in pignoramento, quella della pregressa trascrizione del sequestro conservativo, cioè la funzione, esplicante i suoi effetti erga omnes, di rendere ulteriormente inefficaci, nei confronti del creditore sequestrante-pignorante e dei creditori intervenuti, gli atti traslativi o costitutivi di diritti sui beni già sequestrati ed ora pignorati che siano compiuti dal debitore in favore di terzi. Cass. 15 marzo 1974, n. 747.
Nell’ipotesi in cui, ai sensi dell’art. 686 c.p.c., il sequestro conservativo si converte in pignoramento, gli effetti prodotti dal sequestro nel periodo anteriore alla conversione si conservano successivamente, purché il pignoramento non sia divenuto inefficace per il mancato adempimento, da parte del creditore, delle formalità previste dall’art. 156 disp. att. c.p.c. Pertanto, una volta divenuta inefficace per tale motivo la conversione del sequestro del pignoramento, le ipoteche iscritte da terzi sul bene sequestrato, dopo il sequestro ma prima del nuovo pignoramento eseguito dal creditore procedente, diventano opponibili a quest’ultimo. Tale opponibilità sussiste anche nel caso in cui la trascrizione del sequestro non sia stata cancellata con l’ordinanza emessa in contraddittorio dalle parti a mente dell’art. 562 c.p.c. Di vero poiché la trascrizione diviene inefficace, anche in mancanza della materiale cancellazione qualora venga meno, per qualsiasi causa, il fatto giuridico che la giustifica, una volta mancata la conversione del sequestro in pignoramento, la conseguente inefficacia della trascrizione del sequestro può essere rilevata, anche in via incidentale, in separato giudizio, nonostante la mancanza della cennata ordinanza di cancellazione. Cass., 27 gennaio 1967, n. 243.
Mancanza della sentenza di condanna esecutiva e l’inosservanza del disposto di cui all’art. 156 disp. att.: opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi.
L’opposizione proposta dal debitore per contestare che il sequestro conservativo, ancorché convalidato, si sia convertito in pignoramento, deducendo la carenza del requisito all’uopo fissato dall’art. 686 c.p.c., cioè la mancanza di una sentenza di condanna esecutiva in favore del creditore, integra una opposizione all’esecuzione, non agli atti esecutivi, in quanto pone in discussione l’esistenza del titolo esecutivo. Su tale domanda, pertanto, la competenza va determinata alla stregua degli ordinari criteri di valore, in relazione all’ammontare del credito. Cass. 6 maggio 2004, n. 8615.
La conversione del sequestro in pignoramento opera automaticamente, in virtù del disposto dell’art. 686 c.p.c., con la pubblicazione della condanna esecutiva, espressione interpretata in senso lato come titolo esecutivo giudiziale a contenuto decisorio. La contestazione circa la realizzazione della conversione, laddove afferisca all’inesistenza di una condanna esecutiva a favore del sequestrante, ha il contenuto di un’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.; le contestazioni relative alla tempestività del deposito di cui all’art. 156 disp. att. c.p.c. hanno il contenuto di un’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. da proporsi nei termini perentori stabiliti dalla suddetta norma. Pret. Milano, 18 maggio 1998.
Con la sentenza definitiva di convalida del sequestro la misura cautelare si converte a tutti gli effetti in pignoramento con la conseguenza che i vizi attinenti originariamente al sequestro si ripercuotono su tale atto e su quelli successivi della procedura esecutiva, e così possono e devono essere fatti valere dinanzi al giudice della esecuzione con l’opposizione di cui all’art. 617 c.p.c., la quale è proponibile senza l’osservanza del termine di decadenza quando il vizio dedotto configura una nullità radicale del sequestro convertito in pignoramento, (nella specie per essere stato eseguito il sequestro conservativo di un credito cambiario presso il terzo debitore e non sui titoli a norma dell’art. 1997 c.c.). Cass. 10 maggio 1982, n. 2890.
La conversione del sequestro conservativo in pignoramento si opera ipso iure al momento in cui, il creditore sequestrante ottiene la sentenza di condanna esecutiva e, nello stesso momento, sussistendo già il suo atto introduttivo, ha inizio il processo, il quale, tuttavia, necessita di un ulteriore atto di impulso costituito dal tempestivo deposito della sentenza anzidetta nella cancelleria del giudice dell’esecuzione, secondo il disposto dell’art. 156 disp. att. c.p.c., la cui inosservanza importa l’inefficacia del pignoramento. I vizi relativi a tale deposito, siccome attinenti al modo dell’esecuzione, cioè alla regolarità formale di un atto del processo esecutivo, devono essere denunziati nella forma dell’opposizione agli atti esecutivi dinanzi al giudice dell’esecuzione, la cui competenza al riguardo ha carattere funzionale. La mancanza di previsione di una notificazione o comunicazione dello avvenuto deposito della sentenza, per effetto della quale il sequestro conservativo e convertito in pignoramento, comporta non già che la relativa opposizione all’atto esecutivo resti svincolata dal termine perentorio, previsto dall’art. 617 c.p.c., bensì soltanto che la decorrenza di tale termine abbia inizio, anziché dal giorno del compimento dell’atto dal giorno in cui il debitore abbia legale conoscenza del processo esecutivo. Cass., 27 luglio 1973, n. 2202.
L’opposizione con la quale il debitore esecutato deduce che, in conseguenza dell’inosservanza del termine perentorio per il deposito in cancelleria della sentenza di condanna esecutiva (artt. 156 disp. att. c.p.c. e 686 c.p.c.), è mancata la conversione del sequestro ed il pignoramento e divenuto inefficace, e un’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) il termine di cinque giorni per proporre detta opposizione decorre dal primo atto di esecuzione, successivo al deposito della sentenza di condanna esecutiva, portato legalmente a conoscenza del debitore esecutato. Cass., 27 aprile 1967, n. 757.
La conversione del sequestro conservativo in pignoramento si opera ipso iure al momento in cui il creditore sequestrante ottiene la sentenza di condanna esecutiva nello stesso momento, sussistendo già il suo atto introduttivo, ha inizio il processo, il quale, tuttavia, necessita di un ulteriore atto di impulso costituito dal tempestivo deposito della sentenza anzidetta nella cancelleria del giudice dell’esecuzione, secondo il disposto dell’art. 156 disp. att. c.p.c., la cui inosservanza importa l’inefficacia del pignoramento. I vizi relativi a tale deposito, siccome attinenti al modo dell’esecuzione, cioè alla regolarità formale di un atto del processo esecutivo, devono essere denunziati nella forma dell’opposizione agli atti esecutivi dinanzi al giudice dell’esecuzione, la cui competenza al riguardo ha carattere funzionale. La mancanza di previsione di una notificazione o comunicazione dello avvenuto deposito della sentenza, per effetto della quale il sequestro conservativo e convertito in pignoramento, comporta non già che la relativa opposizione all’atto esecutivo resti svincolata dal termine perentorio previsto dall’art. 617 c.p.c., bensì soltanto che la decorrenza di tale termine abbia inizio, anziché dal giorno del compimento dell’atto dal giorno in cui il debitore abbia legale conoscenza del processo esecutivo. Cass., 25 febbraio 1964, n. 454.
Riduzione del pignoramento.
Operatasi l’automatica conversione dal sequestro conservativo in pignoramento, per effetto della pubblicazione della sentenza esecutiva di condanna (art. 686 c.p.c.), mentre è preclusa al creditore la possibilità di procedere all’espropriazione dei beni sequestrati oltre i limiti dei crediti accertati e riconosciuti dalla stessa sentenza, è però consentito al debitore ottenere dal giudice dell’esecuzione la riduzione del pignoramento, così da adeguare il valore dei beni sottoposti all’esecuzione all’importo effettivo dei crediti (art. 496 c.p.c.) Pertanto, non è sorretta da apprezzabile interesse la censura con la quale il debitore lamenti in Cassazione che il giudice del merito abbia convalidato il sequestro così come era stato concesso, senza tener conto delle decurtazioni apportate al creditore nel corso del giudizio. Cass. 21 aprile 1990, n. 3348.
Comma secondo dell’art. 686.
Poiché la illiquidità del credito non può conciliarsi con le finalità dell’esecuzione forzata, nessuna rilevanza, ai fini della partecipazione al processo esecutivo, può riconoscersi al fatto che il creditore per un credito illiquido si trovi ad avere eseguito sul medesimo bene sequestro conservativo. La misura cautelare, invero, è intesa unicamente a sottrarre il bene alla disponibilità del debitore, onde né può svolgere anche una concomitante funzione nell’eventuale conflitto fra creditori, né può conferire al credito gli estremi di certezza e liquidità di cui difetta o, comunque, produrre effetti che rispetto a tali requisiti abbiano natura vicaria nei fini dell’attuazione della funzione propria dell’espropriazione mobiliare od immobiliare. Soltanto la conversione del sequestro in pignoramento legittima l’intervento del sequestrante nell’espropriazione promossa da altri. Cass., 8 settembre 1990, n. 1348.
Contra: Poiché il sequestro conservativo ha la funzione e la struttura di un pignoramento condizionato al sopravvenire della sentenza esecutiva di condanna del debitore sequestrato - la quale ha gli effetti di rendere attuale quella funzione che era rimasta sospesa nel periodo anteriore alla sentenza stessa, operando automaticamente la conversione del sequestro in pignoramento - ne consegue che la disposizione contenuta nel capoverso dell’art. 686 c.p.c. va intesa nel senso che il sequestrante partecipa alla distribuzione della somma ricavata dalla vendita coatta dei beni sequestrati eseguita nel processo esecutivo promosso da altro creditore anche se, non essendo intervenuta la sentenza di condanna esecutiva e non essendosi quindi il sequestro conservativo ancora convertito in pignoramento, il suo credito non ha ancora i requisiti della certezza e della liquidità. In tal caso si realizza la fattispecie prevista dall’art. 512 c.p.c. e il giudice dell’esecuzione può, alternativamente, o sospendere il processo esecutivo, o provvedere alla distribuzione parziale della somma ricavata, accantonando la parte che spetterebbe al sequestrante, in entrambi i casi fino al sopravvenire della sentenza di condanna esecutiva. Cass., 25 giugno 1977, n. 2733.
Dal necessario coordinamento delle disposizioni normative di cui al primo e secondo comma dell’art. 686 c.p.c., discende che il creditore sequestrante partecipa alla distribuzione della somma ricavata dalla vendita coatta dei beni sequestrati, eseguita nel processo esecutivo promosso da altro creditore, soltanto a condizione che il sequestro conservativo si sia convertito in pignoramento, per essere intervenuta sentenza di condanna esecutiva. peraltro, prima di detta conversione il sequestrante, pur chiamato nel processo di espropriazione forzata presso terzi a norma dell’art. 547 comma terzo c.p.c., è legittimato ad intervenire in tale processo per partecipare alla distribuzione del ricavato solo ove possa far valere un credito certo, liquido ed esigibile. Trib. Bolzano, 28 agosto 1994.
Nell’ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stato trascritto da un creditore il sequestro conservativo su un bene immobile, successivamente ceduto dal debitore ad un terzo, con acquisto trascritto anteriormente alla conversione della misura cautelare in pignoramento, a seguito dell’inizio dell’espropriazione forzata sul predetto bene ed a norma dell’art. 107 l. fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, che perde ogni potere di impulso ai sensi dell’art. 51 l. fall., e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento del curatore o un provvedimento di sostituzione del giudice dell’esecuzione; se il curatore interviene nell’esecuzione, si realizza un fenomeno di subentro nel processo, come manifestazione del più generale potere di disposizione dei beni del fallito ex art. 31 l. fall., ma non una vera e propria sostituzione processuale ex art. 81 c.p.c., potendo perciò il curatore giovarsi degli effetti sostanziali e processuali del solo pignoramento, ex art. 2913 c.c., ma non sostituirsi nelle posizioni giuridiche processuali strettamente personali del creditore istante, dalle quali non deriva i propri poteri, che, invece, hanno fonte nella legge fallimentare; ne consegue che mentre al curatore, come partecipante alla medesima esecuzione che con lui prosegue, sono inopponibili gli atti pregiudizievoli trascritti successivamente al pignoramento, egli non può giovarsi della inopponibilità degli atti che hanno per oggetto la cosa sequestrata in quanto tale, trattandosi di effetti di cui si avvantaggia, ex art. 2906 c.c., solo il creditore sequestrante (in applicazione di tale principio, la suprema corte ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto opponibile al curatore fallimentare, intervenuto nell’esecuzione in precedenza promossa, il trasferimento immobiliare trascritto dal terzo dopo il sequestro ma prima della sua conversione in pignoramento).Cass. 11 dicembre 2009, n. 25963.
Nel caso di sequestro conservativo eseguito su titoli di credito, l’osservanza delle forme previste dall’art. 1997 c.c. per l’imposizione del vincolo non è richiesta per la validità del vincolo stesso tra le parti, ma al solo scopo di renderlo efficace rispetto ai terzi, affinché possa essere opposto ai nuovi possessori del titolo. Ne consegue che l’inosservanza delle forme richieste dal menzionato art. 1997 c.c. non può mai provocare l’invalidità del pignoramento e degli atti successivi, una volta verificatasi la conversione ai sensi dell’art. 686 c.p.c. Cass. 15 marzo 2001, 3747; conforme Cass. 4 settembre 1996, n. 8060.
Il diniego di autorizzazione ad eseguire un sequestro su beni di uno stato straniero non può esplicare efficacia retroattiva sul sequestro chiesto ed ottenuto prima dell’emanazione del decreto ministeriale dichiarativo della condizione di reciprocità. Ottenuto il sequestro sui beni di uno stato straniero senza bisogno dell’autorizzazione ministeriale, la successiva dichiarazione della condizione di reciprocità non determina la necessità della autorizzazione per la conversione del sequestro in pignoramento. È nullo il sequestro eseguito sopra beni di uno stato estero destinati all’esercizio di funzioni sovrane o per fini pubblici (nella specie, si è ritenuto che anche i depositi bancari rientrassero in questa categoria di beni, stante la destinazione promiscua del denaro). Trib. Piacenza, 11 giugno 1990.
Il conservatore dei registri immobiliari non può, ai sensi dello art. 2674 c.c., rifiutare l’annotazione della sentenza esecutiva di condanna prevista nell’art. 686 c.p.c., ai fini della conversione del sequestro conservativo in pignora mento, pur se la relativa istanza gli sia presentata oltre il termine di cui all’art. 156 disp. att. c.p.c. Trib. Milano, 4 marzo 1982.
Qualora, dopo la conversione del sequestro conservativo di crediti e di cose mobili del debitore in possesso di terzo, con la sentenza di condanna esecutiva e l’adempimento delle formalità prescritte dall’art. 156 disp. att. c.p.c. e la proposizione dell’istanza per l’assegnazione o la vendita, si riscontri l’illegittimo comportamento del terzo, consistente nell’aver pagato i crediti e restituito le cose staggite al debitore, il giudice dell’esecuzione deve dichiarare improseguibile la procedura esecutiva, quanto alle cose, salva la responsabilità per danni del terzo verso il creditore sequestrante-pignorante, mentre, quanto ai crediti, deve procedere ugualmente alla loro assegnazione o vendita, attesa l’inefficacia del pagamento effettuato dal terzo in pregiudizio del creditore (artt. 2906 e 2917 c.c.) In tale situazione, se il pretore-giudice della esecuzione non provveda nel senso indicato, ma erroneamente rimetta l’intera controversia al tribunale, per ragioni di valore, e la causa venga ritualmente riassunta davanti a quest’ultimo, la citazione in riassunzione va considerata come autonomo atto introduttivo, con la conseguenza che il tribunale medesimo dovrà provvedere limitatamente alle pretese risarcitorie, accogliendo quelle per l’indebita restituzione delle cose e la conseguente improseguibilità su di esse dell’espropriazione forzata, respingendo quelle per l’indebito pagamento dei crediti, inidoneo ad incidere sul corso dell’esecuzione, che al riguardo dovrà proseguire nella competente sede pretorile. Cass. 12 febbraio 1979, n. 959.
In pendenza della procedura concorsuale di liquidazione dell’eredita beneficiata, il sequestro conservativo ad istanza del creditore del defunto sui beni compresi nell’eredità può essere autorizzato e convalidato, ma non può convertirsi in pignoramento. Cass., 6 dicembre 1974, n. 4070.

References: Art. 686
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 art. 630
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 art. 31
 art. 81
 art. 2913
 art. 2906
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 art. 1997
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 art. 2674
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