Source: http://sintesidialettica.it/leggi_articolo.php?AUTH=194&ID=391
Timestamp: 2018-10-23 10:11:06+00:00

Document:
ante litteram: la Scuola di Arti e Mestieri del Regno di Napoli (1810)" > La "formula-college" ante litteram: la Scuola di Arti e Mestieri del Regno di Napoli (1810)
La "formula-college" ante litteram: la Scuola di Arti e Mestieri del Regno di Napoli (1810)
di Michele Giustiniano
La Scuola di Arti e Mestieri, istituita nel maggio del 1810 dal Re di Napoli Gioacchino Murat, è un “college” ante litteram per la formazione di fabbri, falegnami e costruttori di carrozze. L’idea, già di per sé valida ed innovativa, di erigere un istituto per la formazione delle maestranze, è resa decisamente moderna e avanzata rispetto ai tempi dal raccordo col mondo della produzione e del lavoro previsto dalla legge istitutiva. Il testo normativo prevede e regola tutto nei minimi dettagl, dall’organizzazione della didattica all’approvvigionamento delle materie prime, dalla selezione degli allievi alla loro suddivisione in squadre (“compagnie”) con tanto di superiori gerarchici, dall’organigramma del personale dirigenziale e docente all’assegnazione di fondi ordinari e straordinari per le spese di fondazione e gestione dell’ente.
2. Classi e laboratorî
3. Organizzazione didattica
4. Il mantenimento degli allievi
5. Provviste e norme amministrative
Nel suo breve periodo di permanenza al potere nel Regno di Napoli, Gioacchino Murat non ebbe la possibilità di realizzare un progetto organico di riforma scolastica, sia per questioni legate a disagi strutturali, sia per la stessa brevità del suo regno. Ciononostante, nel periodo murattiano non mancarono tentativi decisamente importanti di innovazione del sistema di istruzione.
Tra tutti, è particolarmente degna di essere ricordata l’istituzione della Scuola di Arti e Mestieri (eretta con il Decreto 613 del 4 Maggio 1810), che merita certamente di essere approfondita soprattutto sotto il profilo giuridico- pedagogico1.
L’intenzione del legislatore è chiarissima sin dalle prime parole della legge istitutiva, nella quale, in via preliminare, si sottolinea come la scuola stessa abbia come fine principale la formazione «dei buoni artefici e dei buoni maestri»2, secondo un’ottica concreta, che potrebbe apparire al lettore attento addirittura “pragmatista” ante litteram.
L’intuizione qualificante ed estremamente attuale della normativa è il legame strettissimo ed immediato con il mondo produttivo, mentre il tallone d’Achille della normativa stessa sta nel raccordo molto meno immediato della Scuola di Arti e Mestieri col sistema scolastico generale della Pubblica Istruzione.
I destinatari dell’Istituzione sono allievi individuati primariamente in base ad un criterio anagrafico: si tratta, infatti, di fanciulli di età minore ai 12 anni. Questo esprime chiaramente la preoccupazione del legislatore di avere “materiale umano” plasmabile, disciplinato e selezionato attraverso il cosiddetto “esame di ammissione”.
Per quanto concerne più direttamente l’istruzione, gli alunni dovevano essere distribuiti in tre classi, nelle quali sarebbero state realizzate le aspirazioni alla base del progetto istitutivo.
Il corso, concretamente, viene articolato in tre laboratorî o, se si preferisce la dizione originale, officine:
1) Fabbri, limatori, fonditori e tornitori di metalli;
2) Falegnami, mobilieri e tornitori del legno;
3) Carrozzaio, corradose e sellao.
Particolarmente interessante è l’indicazione contenuta nell’art.6 delle disposizioni generali, secondo la quale l’ammissione alle singole officine andrà a determinarsi secondo le inclinazioni e le disposizioni di ciascun allievo3.
Pur non specificando meglio e più concretamente cosa si intenda per “inclinazioni e disposizioni” di ciascun allievo, si scorge una preoccupazione di natura pedagogica, connessa con una preoccupazione anche di natura inevitabilmente economica e mirante a non sprecare risorse nel tentativo di imporre un tipo di formazione che, per propria inclinazione e/o disposizione, l’allievo non ritiene, né è in grado, di sostenere fruttuosamente.
2. L’ organizzazione della scuola.
Il legislatore codifica l’amministrazione della scuola, con una cura abbastanza minuziosa, nel titolo II della legge.
Le figure istituzionali preposte all’amministrazione e alla direzione della scuola sono un Direttore, chiamato Direttore dei lavori, un Provveditore, due capofficine ed un guardamagazzini.
La previsione di un Direttore dei lavori, dalle competenze distinte, in modo abbastanza netto, da quelle di un Provveditore, è interessantissima e merita alcune osservazioni.
Con l’istituzione di questa figura, infatti, si delinea qualcosa di assolutamente avanzato per quei tempi, vale a dire la separazione della competenza didattica da quella amministrativa al vertice della conduzione della scuola.
Il Direttore di lavori (figura con competenza didattica) è incaricato della condotta e della vigilanza nel settore tecnico-professionale, in particolare «della condotta dei lavori», vigilando sull’istruzione relativa alle arti ed ai mestieri, sovraintendendo all’esecuzione di esercitazioni e lavori, disegnando «piante e spaccati», compilando «i dettagli degli oggetti da eseguirsi» ed esercitando la funzione di guida sui capofficina ,«dirigendo e somministrando tutte le spiegazioni necessarie». Di lui, il testo della norma dice che «dimostrerà i suoi disegni ed i suoi dettagli agli allievi e li eserciterà a eseguirli ed a tracciare e distribuire le opere che ne costituiscono i soggetti»4.
Di competenza squisitamente amministrativa è, invece, il Provveditore, figura che il legislatore prevede per il mantenimento e la sistemazione degli allievi.
Questa figura amministrativa sovraintende anche alla cura dei locali e all’approvvigionamento del vitto degli allievi, come pure «alla conservazione della loro salute e dei loro costumi ed a tutte le parti del servizi nello stabilimento»5.
Una sorta di Provveditore ai bisogni, materiali e non, degli allievi, dal momento che oggetto della sua cura sono la «loro salute» ed i «loro costumi»; termini abbastanza generici, ma non equivoci nel linguaggio ottocentesco.
Sul piano gerarchico, tra gli allievi da una parte e la dirigenza didattica (Direttore dei Lavori) e quella Amministrativa (Provveditore) dall'altra, è il Capofficina, incaricato più direttamente di istruire e dirigere gli allievi. Subordinati, per quanto concerne l’aspetto didattico al Direttore, i Capofficina «si conformeranno esattamente nell’esecuzione dei lavori ai disegni ed ai dettagli del Direttore e saranno obbligati ad assistere alle officine, durante il tempo dei lavori per dirigere ed istruire gli allievi»6.
In base alle necessità, alle esigenze didattiche e materiali degli alunni ed alla disponibilità di risorse economiche, la scuola poteva avvalersi anche di «professori e maestri», sia per le istruzioni di carattere tecnico-professionale, sia soprattutto per quelle materie facenti parte di quella che potremmo comunemente chiamare “cultura generale”7.
3. Organizzazione didattica.
L’organizzazione didattica passa attraverso una preliminare distribuzione degli alunni in squadre, chiamate dal legislatore con linguaggio militare «compagnie», ciascuna delle quali composta da 27 alunni. Tale distribuzione, curata dal Provveditore e dal Direttore «dietro l’approvazione del Ministro degli Interni»8, avviene «per tutti gli esercizi relativi allo studio delle arti»9.
Ogni compagnia prevede 24 allievi “comuni”, un caposquadra, chiamato sempre con linguaggio militare sergente, e due caporali. Tale suddivisione obbedisce alla eventuale necessità pratica e didattica di sdoppiare un gruppo in due sezioni «composte ciascuna da un caporale e dodici allievi, destinati allo stesso mestiere»10.
I sergenti e i caporali sono scelti tra gli alunni, in base a tre parametri (esperienza, grado di istruzione ed abilità)11 e rispetta un’esigenza didattica, fatta di efficienza, emulazione ed economia, attenta sia alla qualità dell’attività tecnico-professionale, sia alla sua continuità12.
La legge naturalmente fissa i criteri per quella che è la necessaria verifica sui livelli raggiunti, che viene prevista con cadenza semestrale e che costituisce ugualmente un elemento di estrema attualità. Tale verifica rappresenta una sorta di “esame di livello” che viene denominato esperimento.
L’esperimento, affidato al Direttore dei lavori e svolto alla presenza del Provveditore, consiste in un vero e proprio esame per sergenti, caporali ed allievi. «Questo esame si aggirerà sulle cognizioni nelle arti e nell’abilità nel praticarle»13. L’esito costituisce una vera novità nella legislazione scolastica: i meritevoli saranno promossi nelle classi superiori, mentre coloro che non saranno riconosciuti meritevoli potranno addirittura “retrocedere” nelle classi inferiori. La condizione di sergente o caporale nulla garantisce sull’esito, né impedisce una sorta di degradazione. Infatti, il testo della legge, all’art.17, recita testualmente: «I sergenti, i caporali e gli allievi che non avranno fatto alcun progresso, discenderanno nelle classi inferiori».
Interessante l’individuazione di cinque allievi, scelti dagli esaminatori tra sergenti, caporali ed allievi di prima classe, «ai quali il Ministro rimetterà delle patenti di aspirante»14, in virtù delle quali essi coadiuveranno il Direttore di lavori «e faranno sotto i suoi ordini le parti del servizio, delle quali egli crederà a proposito di incaricargli»15.
A tali “aspiranti” la normativa riconosce il diritto di essere «nutriti e vestiti a spese della scuola», nonché una serie di vantaggi e benefici. Tra gli altri, ad esempio, sono previsti il diritto all’alloggio separato, l’esenzione da talune limitazioni relative alle comunicazioni esterne, ma soprattutto «durante il secondo anno saranno messi nelle principali officine della capitale per istudiare e paragonare i processi della arti. Alla fine del secondo anno saranno di nuovo esaminati e quelli che ne saranno trovati degni avranno una patente di capacità nell’arte o mestiere che hanno esercitato» (art.21).
Il testo di legge, naturalmente, per ciascuna di queste operazioni prescrive di redigere un apposito verbale che deve essere opportunamente conservato.
4. Il mantenimento degli allievi.
Interessante è la normativa riguardante il mantenimento degli allievi, per ognuno dei quali la legge prevede un fondo di sessanta ducati annui16. A questa dotazione, in verità abbastanza generosa, si accompagna una dotazione iniziale, chiamata «fondo straordinario»17, di seimila ducati.
Il fondo ordinario è diretto all’acquisto di tutto quanto occorre al mantenimento degli allievi ed al trattamento economico del Provveditore, del Direttore dei lavori, dei professori e degli istruttori. Al di là di questi scopi, tali somme sono finalizzate all’acquisto delle materie prime e delle attrezzature necessarie.
Il fondo straordinario, invece, erogato soltanto nel primo anno, viene pensato per «le prime spese di fondazione» e più precisamente prevede: 3000 ducati per la «compra degli strumenti ed ordigni», 1000 ducati per la «compra di materie prime», 1400 ducati per «spese del primo stabilimento» e ducati 600 per «spese imprevedute».
Viene previsto un sistema di autofinanziamento della scuola, che, però, riguarda le sole materie prime e l’ammortizzazione delle apparecchiature, in quanto, se i prodotti dell’attività della scuola vengono messi in vendita, la legge sancisce un principio chiaramente enunciato: «Il prodotto della vendita degli oggetti fabbricati ed il salario delle giornate di lavoro appartengono agli allievi»18.
Praticamente alla fine dell’anno viene previsto che il ricavato dalla vendita dei prodotti venga versato in cassa ed, effettuate le dovute e previste detrazioni, si accantoni quanto spetta agli allievi; questi riceveranno le loro spettanze all’uscita della scuola, secondo le proporzioni previste dalla normativa. Più precisamente «gli aspiranti avranno diritto alla somma di ducati sei al mese presi dalla somma totale. Il resto sarà diviso egualmente fra le compagnie e la somma che spetterà a ciascuna compagnia sarà divisa tra gli allievi delle differenti classi che la compongono, come sarà stabilito nei regolamenti» (art.26).
5. Provviste e norme amministrative.
La normativa prescrive, in maniera abbastanza analitica, le modalità di funzionamento del sistema di approvvigionamento dell’intero sistema scolastico, in quanto affida al Direttore dei lavori l’onere di redigere quello che viene chiamato un «elenco di necessità», prospettando uno «stato delle materie, ordegni e strumenti necessari al mantenimento delle officine», dando al Provveditore la facoltà di apporre un visto ed al Ministro il potere di autorizzare l’acquisto19.
Come in ogni adeguata legislazione, si prevede la ricezione della merce alla presenza di un funzionario, nella fattispecie il Direttore dei lavori, che, in base a quanto stabilito negli ordinativi, avrà anche il compito di rifiutare ai fornitori la merce inidonea, con un sistema di controllo incrociato che coinvolge magazziniere, Direttore e Provveditore20. Le modalità di richiesta di quanto occorre alla scuola sono lineari: quando il capofficina dovrà prelevare qualche oggetto dal magazzino ne farà istanza al Direttore dei lavori, il quale visterà la domanda, specificandone la quantità21.
La legge presenta poi minute istruzioni sulle modalità di consegna, carico e scarico del materiale, compreso gli oggetti prodotti dagli allievi, i quali ugualmente saranno custoditi nel magazzino e riportati nel registro di carico e scarico.
A questo riguardo, l’art.31 della normativa predispone che il magazziniere «conserverà anche un registro colle normalità medesime di tutti gli oggetti fabbricati, tanto per quelli che sono immessi nel magazzino quanto per gli altri che n’escono. Sarà fatta menzione su questo registro del loro valore comparativamente al prezzo delle materie ed a quello della manodopera».
Dietro tanta normativa, che a prima vista appare fredda e impersonale, si cela invece una finalità pedagogica: tutelare gli allievi, anzi far sì che «ciascun allievo avrà un assortimento degli strumenti necessari all’arte che esercita: esso dovrà aver cura di conservarli nel migliore stato di servizio»22.
La preoccupazione del legislatore è duplice:
non far mancare nulla di quanto possa essere necessario o utile;
eliminare gli sprechi e contenere le spese a carico dello stato.
A questo scopo «I Capi officina sono tenuti a dar conto delle materie che saranno loro consegnate» «il Direttore dei lavori sarà obbligato a giustificare l’uso o l’esistenza in officina di tutte le materie liberate da guardamagazzino» ed il Ministro degli Interni «suggerirà i fondi che saranno dedicati a questo stabilimento».
6. Conclusione.
Data la notoria sorte del regno murattiano e della persona stessa del Re, gli intenti riformatori del Murat non furono coronati da successi. Ciononostante il sovrano merita di essere ricordato per gli sforzi profusi in favore dell’elevazione della condizione socio-culturale dei suoi sudditi.
Come abbiamo già sottolineato, la Scuola di Arti e Mestieri ha il difetto di presentarsi poco legata al sistema di istruzione e le sue finalità pratiche tendono ad oscurare il discorso educativo della persona in tutte le sue attitudini e manifestazioni. Non è, infatti, previsto un vero e proprio curriculum studiorum e non viene previsto, ad esempio, l’insegnamento religioso.
Tuttavia, considerati i tempi, la legge istitutiva di questo ente di formazione ha dei meriti che non si possono tacere.
In primo luogo, va evidenziata la notevole sensibilità del legislatore nel momento in cui raccorda l’istituzione di un centro di formazione tecnico-pratica con le esigenze del mercato, in particolare di quello produttivo (oggi diremmo del mondo del lavoro).
Le vicende del Regno, la sua economia tendenzialmente in espansione, il bisogno di manodopera tecnicamente più qualificata e l’esempio di altre nazioni portano il governo napoletano a porsi su posizioni di grande modernità.
Al servizio di tale impostazione pratica e raccordata col mondo del lavoro abbiamo, in secondo luogo, una scuola concepita come laboratorio, allorché il corso si articola nelle tre officine di cui abbiamo parlato in precedenza23.
Il fatto, poi, che la scuola nasca per soddisfare un sistema produttivo ed economico non impedisce alla normativa di renderla duttile e funzionale alle esigenze e alle attitudini degli allievi, come si evince dalla statuizione secondo la quale l’ammissione alle singole officine si determina a seconda delle disposizioni dei singoli discenti24.
Ulteriore strumento al servizio della duttilità e dell’efficienza della scuola, in relazione agli elementi appena menzionati, è lo sdoppiamento tra direzione didattica e direzione amministrativa, coraggiosamente realizzato dalla normativa, allorché delinea competenze diverse, ma teleologicamente complementari, tra Direttore e Provveditore.
Lungi, però, dall’ergere l’elemento pratico e di addestramento a unico parametro per l’elaborazione del piano di studi, il legislatore si preoccupa di garantire una formazione anche teorica, relativa sia alla cultura generale sia a quella più specificamente matematico-geometrica.
Rilevante è anche l’attenzione ad evitare massificazioni per pervenire ad un addestramento quasi individualizzato: numero chiuso, raggruppamento per compagnie, sdoppiamento dei gruppi sono lo strumento per rendere funzionale ed efficace l’istruzione della scuola di arti e mestieri.
Il ricorso a studenti più grandi quali guide dei più piccoli, espediente utilizzato sovente in passato e tutt’oggi (basti pensare al successo della cosiddetta peer education), garantisce un rapporto più immediato tra vertice e base e contribuisce a responsabilizzare i più grandi, rendendoli al tempo stesso, in un certo senso, maestri ed alunni.
Del resto la formula “college”, individuata dal legislatore come la migliore per ottenere quella sorta di educazione integrale e specialistica, appare lungimirante, così come appare molto radicato nella concretezza l’impianto finanziario della legge, che prevede non solo una copertura economica di base da parte del Governo, ma addirittura una sorta di autofinanziamento.
Il legislatore, influenzato dall’idea di uguaglianza della rivoluzione francese, tende a realizzare la cosiddetta uguaglianza sostanziale attraverso il principio dell’autofinanziamento della scuola grazie agli introiti provenienti dal lavoro degli allievi, che dà la possibilità di esonerare dal pagamento i bisognosi, e attraverso il principio in base al quale tutti gli alunni, anche quelli che non pagano, accedono al ricavato del prodotto e hanno uguali diritti.
Un ultima annotazione è dedicata alla patente finale. Non un diploma, ma un'abilitazione che, oltre a testimoniare il raggiungimento di determinate attitudini ed abilità, costituisce titolo preferenziale per gli incarichi pubblici.
Per tutti questi elementi di grande innovazione e modernità, la Scuola di Arti e Mestieri costituisce un capitolo da inserire in una riflessione più ampia che esula dalla sola storia della pedagogia.
-W. CARIDDI, Il pensiero politico e pedagogico di V. Cuoco, Milella, Lecce 1981.
-B. CROCE, Storia della storiografia italiana nel sec. XIX, Laterza, Bari 1921.
-G. GENTILE (a cura di), Vincenzo Cuoco, Scritti pedagogici inediti o rari, Dante Alighieri, Roma-Milano 1909.
-G. GENTILE, Vincenzo Cuoco. Studi e appunti, La Nuova Italia, Venezia 1927.
-Bullettino delle leggi del Regno di Napoli 1810, Fonderia della Segreteria di Stato, Napoli 1812.
-L. GILKEY, Il destino della religione nell’era tecnologica, trad. it., Armando Siciliano editore, Roma 1972.
-D. SESSA, Il progetto di riforma scolastica per il Regno di Napoli elaborato da Vincenzo Cuoco (1809), in “Scuola Neoumanista”, a.XXI, n.2, Napoli, 1991.
-D.SESSA, La scuola di arti e mestieri istituita dal re Gioacchino Murat nel regno di Napoli. (1810), in “Scienza e Sapienza”, a.III, n.1-2, Salerno, 1998.
-D.SESSA, Sistema scolastico e Facoltà Teologica nel “Rapporto al Re” di Vincenzo Cuoco (1809), in “Studi Storici e Religiosi”, a.IV, n.2, Capua, 1995.
1 Cfr. Bullettino delle leggi del Regno di Napoli. Anno 1810, Napoli, Fonderia della Segreteria di Stato 1812, pp. 319-329.
2 Ivi, p. 321.
3 Bullettino, cit, p. 320.
4 Ivi, pp. 321-322.
5 Ivi, p. 321.
6 Art. 8, p. 322.
7 Cfr. Art. 7 e 6, p. 320: “Il lavoro delle officine sarà di 8 ore al giorno. Due ore al giorno saranno impiegate nello studio della teoria delle arti. Si insegnerà a questo effetto la geometria descrittiva applicata alle arti, il disegno e 1’acquerello per le piante e le macchine” (ivi, p. 320).
8 Ivi, art. 14, p.323.
9 Ivi, art. 11, p. 322.
10 Ivi, art. 12, p. 323.
11 Ivi, art. 13, p. 323.
12Non a caso gli alunni che non avessero partecipato per un anno agli esercizi della pratica delle arti, avrebbero formato una classe particolare, chiamata dei soprannumerari (Cfr. Ivi, art. 15, p. 323).
13Ivi, art. 17, p. 324.
14Ivi, art. 20, p. 325.
15Ivi. Da notare che l’ottenimento di tale patente (come di altre, ad esempio la patente di capacità in un’arte o mestiere) costituisce titolo preferenziale per impieghi in lavori fatti per conto del Governo (Cfr. art. 22, p. 325).
16 Ivi, art. 23, p. 327.
17 Ivi, art. 24, p. 326.
18 Ivi, art. 25, p. 327. Unica rivalsa dell’amministrazione riguarderà; “l’importo delle materie prime somministrate per essere messe in opera e le spese di conservazione o di rimpiazzo degli strumenti ed ordigni” (Ivi).
19 Ivi, art. 28, p. 327. Il medesimo articolo mette a disposizione del Provveditore una somma da destinare alle spese definite come “imprevedute ed urgenti” (Ivi).
20 Ivi, art. 29, p. 328.
21 Si tratta della richiesta del cosiddetto “visto buono” , che appartiene all’antica legislazione napoletana. In questo caso il Provveditore lo apporrà per autorizzare il magazziniere a consegnare il materiale richiesto (Ivi, art. 30, p. 528).
22 Ivi, art. 52, p. 329
23 Ivi, p. 320.

References: Art. 8
 Art. 7
 art. 14
 art. 11
 art. 12
 art. 13
 art. 15
 art. 17
 art. 20
 art. 22
 art. 23
 art. 24
 art. 25
 art. 28
 art. 29
 art. 30
 art. 52