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Timestamp: 2020-06-01 09:56:14+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 27366 del 29/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27366 del 29/12/2016
Cassazione civile, sez. II, 29/12/2016, (ud. 09/11/2016, dep.29/12/2016), n. 27366
F.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
ROMA, PIAZZA DANTE 12, presso lo studio dell’avvocato SILVIO
AVELLANO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato GUIDO
L.M. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
PIAZZALE C L.O 32, presso lo studio dell’avvocato LIDIA SGOTTO
CIABATTINI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
GIUSEPPE ROSSI, per proc. speciale del 24/102016 rep. n.68695;
avverso la sentenza n. 649/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
09/11/2016 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI;
udito l’Avvocato Avellano Silvio difensore della ricorrente che ha
udito l’Avv. Sgotto Ciabattini Lidia difensore della controricorrente
L.M., con citazione del 23/6/1995, conveniva in giudizio F.G. esponendo: di essere proprietaria di un sedime annesso ad un fondo (il sedime era graffato in mappa) acquistato con atto notarile del 21/5/1972 e del quale era entrata in possesso sin dal giorno dell’acquisto; che la convenuta aveva leso il suo diritto di proprietà occupando il sedime con vasi di fiori.
Pertanto, chiedeva che fosse accertato il suo diritto di proprietà per titolo o per usucapione e che la convenuta fosse condannata a rimuovere le fioriere, illegittimamente, posizionate sul suo terreno.
La F. replicava, affermando di essere proprietaria del suddetto sedime per acquisto fattone con atto notarile del 24/1/1991 e, subordinatamente, per usucapione e che sul fondo gravava, soltanto una servitù di passaggio a favore del fondo dell’attrice.
Dopo espletamento di CTU. il Tribunale di Alessandria, valutati i documenti acquisiti, accoglieva la domanda della L. che dichiarava proprietaria del sedime in contestazione e condannava la convenuta a rimuovere le fioriere.
La F. ha proposto appello che è stato rigettato dalla Corte di Appello di Torino con sentenza n. 649 del 2011. Secondo la Corte di Torino, il fatto che il sito in questione fosse catastalmente accorpato con graffatura al mappale n. 72 e sia regolarmente delimitato su tutti i lati, pur se di per se stesso non esaustivo assumeva rilevanza decisiva alla luce di ulteriori elementi, considerati nella logica correlazione e nell’immediato raffronto. La suddetta striscia termina da un lato contro il marciapiede antistante l’abitazione della L. e dall’altro con un cancelletto che immette sulla (OMISSIS), il sito per contro non era antistante all’abitazione della F. ed era diviso dal di lei cortile, da un basso muretto sul quale era posizionata una recinzione a rete, il tutto interrotto da un cancelletto che immette nel cortile della F.. Ora, non si ravviserebbe alcuna valida spiegazione accendendo alla tesi della F. del motivo per cui la striscia in questione dovesse essere nettamente separata dalla proprietà F. con apertura di un cancello che immette sulla (OMISSIS).
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da F. con ricorso affidato a tre motivi. La L. ha resistito con controricorso. In prossimità dell’udienza pubblica le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c.. In data 31 ottobre 2016 l’avv. Lidia Sgotto Ciabattini ha depositato per conto della sig.ra L.M. atto di nomina di nuovo procuratore.
1.- F.G. deduce:
a) Con il primo motivo, la violazione degli artt. 948, 950 e 2697 c.c. sostenendo: che la L. avrebbe esercitato un’azione di rivendicazione della proprietà; che la Corte di Appello avrebbe accolto tale domanda, pur in assenza della prova rigorosa della proprietà che non poteva essere costituita dalla sola “graffatura” del sito con il mappale (OMISSIS), mancando la prova documentale del trasferimento del bene negli atti di vendita del 1957 e del 1972 e, trascurando la circostanza che i dati catastali non costituivano prova, ma semplici indizi.
b) Con il secondo motivo, l’omessa in sufficiente o contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5). Secondo la ricorrente, lo stato dei luoghi e l’accorpamento del sito al mappale (OMISSIS) non costituivano valida motivazione ai fini dell’accertamento della proprietà; – che contraddittoriamente la Corte territoriale avrebbe attribuito rilevanza alla graffatura del sedime al mappale (OMISSIS), mentre in precedenza aveva dato atto che il mappale (OMISSIS) era da verificare.
Pur tralasciando di approfondire se il nostro sistema normativo consenta di configurare un’azione di mero accertamento e verificare se l’attore di un’azione di mero accertamento dell’esistenza del proprio diritto di proprietà, possa prescindere dalla prova anche dell’acquisto legittimo dei vari danti causa, immediati e mediati, sino a risalire ad un acquisto a titolo originario dal quale ha avuto origine la catena dei trasferimenti, comunque, l’azione proposta dalla L., così come è stata qualificata dalla stessa Corte distrettuale, era un’azione di rivendicazione diretta a far cessare le turbative e le molestie provenienti dalla sig.ra F..
Pertanto, la L., agendo in rivendica della proprietà di cui si dice, avrebbe dovuto fornire la prova (anche risalendo ai propri danti causa) dell’acquisto a titolo originario della “res” oggetto della controversia. Nè il rigore del principio secondo il quale l’attore in rivendica deve provare la sussistenza dell’asserito diritto di proprietà sul bene anche attraverso i propri danti causa fino a risalire ad un acquisto a titolo originario, ovvero dimostrare il compimento dell’usucapione, è attenuato dalla proposizione, da parte del convenuto (nel nostro caso da parte della sig.ra F.), di una domanda riconvenzionale (o di un’eccezione) di usucapione, atteso che il convenuto in un giudizio di rivendica non ha l’onere di fornire alcuna prova, pur nell’opporre un proprio diritto di dominio sulla cosa rivendicata.
Ha errato, pertanto, la Corte distrettuale nel ritenere che la L. fosse proprietaria del bene, oggetto di causa, sulla base di elementi diversi da quelli necessari a fornire la cc.dd. probatio diabolica, ovvero, la prova dell’acquisto legittimo dei vari danti causa, immediati e mediati in ordine all’acquisto della sig.ra L., sino a risalire ad un acquisto a titolo originario dal quale ha avuto origine la catena dei trasferimenti.
La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa ad altra sezione della Corte di Appello di Torino anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte di cassazione, il 9 novembre 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
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