Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-x/sezione-ii/art2503.html
Timestamp: 2020-07-05 04:02:03+00:00

Document:
Art. 2503 codice civile - Opposizione dei creditori - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUINTO - Del lavoro > Titolo V - Delle società > Capo X - Della trasformazione, della fusione e della scissione > Sezione II - Della fusione delle società > Articolo 2503
Articolo 2503 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2503 Codice civile
La fusione può essere attuata solo dopo sessanta giorni dall'ultima delle iscrizioni previste dall'articolo 2502 bis, salvo che consti il consenso dei creditori delle società che vi partecipano anteriori all'iscrizione o alla pubblicazione prevista nel terzo comma dell'articolo 2501 ter, o il pagamento dei creditori che non hanno dato il consenso, ovvero il deposito delle somme corrispondenti presso una banca, salvo che la relazione di cui all'articolo 2501-sexies sia redatta, per tutte le società partecipanti alla fusione, da un'unica società di revisione la quale asseveri, sotto la propria responsabilità ai sensi del sesto comma dell'articolo 2501 sexies, che la situazione patrimoniale e finanziaria delle società partecipanti alla fusione rende non necessarie garanzie a tutela dei suddetti creditori.
Se non ricorre alcuna di tali eccezioni, i creditori indicati al comma precedente possono, nel suddetto termine di sessanta giorni, fare opposizione(1). Si applica in tal caso l'ultimo comma dell'articolo 2445(2).
(1) L'opposizione alla fusione determina la sospensione degli effetti della delibera assembleare di approvazione della fusione stessa.
(2) La Corte Costituzionale con sentenza 20 febbraio 1995, n. 47 ha dichiarato la norma illegittima, per violazione dell'art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che la liberazione dei soci illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali anteriori alla fusione consegua esclusivamente al consenso espresso o presunto, nei modi di cui all'art. 2499, dei creditori della società di persone partecipanti alla fusione.
La legge concede al creditore di opporsi alla fusione per scongiurare il rischio della sopravvenuta incapienza del debitore, posto che con la fusione il patrimonio sociale può modificarsi in peius e su di esso vengono a concorrere tutti i creditori delle società che si fondono.
Spiegazione dell'art. 2503 Codice civile
Il procedimento di opposizione che può essere attivato da qualunque creditore la cui pretesa sia ragionevolmente fondata. L'opposizione ha natura contenziosa ed ha come presupposto l'esigenza di evitare il pregiudizio che i creditori possono subire a causa della confusione dei patrimoni. Essa sarà accolta a seguito di accertamento positivo circa la sussistenza del pregiudizio, cioè del concreto e attuale rischio per i creditori di vedere affievolirsi la possibilità di recupero del loro credito.
Il termine di 60 giorni è posto a pena di decadenza per ciascun creditore che, decaduto dal diritto, non potrà più opporsi.
È discusso se l'atto di fusione possa essere perfezionato prima del decorso dei termini previsto dalla norma (60 giorni), sotto la condizione sospensiva della mancata opposizione nei termini di legge.
Secondo il Consiglio Notarile di Milano (massime nn. 57 e 62), l'atto di fusione non può essere perfezionato prima che sia decorso il termine per l'opposizione dei creditori.
Tuttavia si ritiene che l'atto di fusione stipulato in violazione della norma sia valido ma improduttivo di effetti erga omnes.
Massime relative all'art. 2503 Codice civile
Cass. civ. n. 25368/2013
Il fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, il quale agisca per la devoluzione, in proprio favore, del patrimonio di una banca di credito cooperativo, nell'ipotesi di incorporazione di questa, non ha l'onere di esperire preventivamente l'opposizione alla fusione, di cui all'art. 2503 cod. civ., dal momento che tale rimedio ha la funzione di impedire - ove accolto - il realizzarsi della fusione, ossia lo stesso presupposto del diritto alla devoluzione vantato, con la conseguenza che il fondo né avrebbe interesse ad opporsi, né sarebbe a ciò legittimato in quanto privo della qualità di creditore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25368 del 12 novembre 2013)
Cass. civ. n. 2921/1996
Con riguardo ad un'ipotesi di fusione c.d. eterogenea di società, e tenuto conto della parziale dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 2503 c.c. (sentenza della Corte costituzionale n. 47 del 20 febbraio 1995), la fusione senza opposizione dei creditori nel termine stabilito dall'articolo citato non è sufficiente a determinare la liberazione del socio accomandatario, illimitatamente responsabile, della società incorporata per le obbligazioni sociali anteriori all'iscrizione nel registro delle imprese della delibera di fusione, occorrendo a tal fine che nei riguardi dei creditori sia attivato il meccanismo previsto dall'art. 2499 c.c., ossia che a ciascuno di essi sia data comunicazione, con raccomandata, di detta delibera e che il creditore sociale medesimo dia il proprio consenso alla deliberazione ovvero lo neghi espressamente entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione. Ove questa manchi, permane, nonostante l'intervenuta fusione eterogenea, la responsabilità per le obbligazioni pregresse del socio illimitatamente responsabile della società di persone incorporata, del quale può essere, pertanto, dichiarato il fallimento (in estensione) in conseguenza del fallimento della società di capitali incorporante.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2921 del 29 marzo 1996)

References: Articolo 2503

Articolo 2503
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza