Source: http://www.blucorsi.it/FAQ.aspx
Timestamp: 2019-10-19 07:06:02+00:00

Document:
Chiarezza sulle professioni
L' Osteopata . La professione dell'osteopata prevede che il titolo sia rilasciato da scuole private dopo una formazione di 6 anni (part-time, dopo aver conseguito una laurea in ambito sanitario) o di 5 anni (full-time, dopo il conseguimento del diploma di scuola superiore). Il Registro Osteopati d'Italia monitora i protocolli didattici delle scuole affiliate ed esegue anche un esame unico nazionale con la discussione di una tesi di fronte una commissione esterna. Purtroppo però, esistono percorsi più brevi (da pochi fine settimana a 3 anni) che permettono il raggiungimento del titolo, questo accade perché in Italia la professione di osteopata non è regolamentata. L'osteopata pratica tecniche manuali su articolazioni, muscoli e sistema fasciale e viscerale per mantenere in equilibrio l'organismo nella sua globalità; solitamente non si serve di apparecchiature strumentali. (Vedi: Galleria Fotografica, Tecniche Osteopatiche) (collegamento).
Il Chiropratico è un professionista che si è formato presso università all'estero (USA, Canada, Francia, Regno Unito, Danimarca). Allo stato attuale non ci sono scuole di chiropratica in Italia. Si serve di manipolazioni molto simili all'osteopatia ma principalmente indirizzate alla colonna vertebrale. La chiropratica lavora sulle disfunzioni vertebrali per mantenere il sistema nervoso e gli organi da esso innervati in salute. Si differenzia dall'osteopatia anche per numero e durata delle sedute: l'osteopata fa circa 3 sedute da 30-45 minuti mentre il chiropratico ne fa 10-15 della durata di 8-15 minuti.
Il Fisioterapista è un professionista che ha conseguito, presso un'università, la laurea di 3 anni (oppure 3anni + 2 per ottenere il titolo di Dottore in fisioterapia). Il fisioterapista si serve di particolari esercizi, posture e massaggi e di altri mezzi fisici come gli ultrasuoni, la corrente elettrica (TENS), la Tecar, ionoforesi, magnetoterapia e altre terapie strumentali prescritte da un medico Fisiatra. Il Fisioterapista può lavorare negli ospedali, in uno studio privato o convenzionato.
Il Massofisioterapista è un professionista con titolo di studio equipollente al fisioterapista (laurea triennale). Egli è in grado di svolgere tutte le terapie di massaggio e di fisioterapia in ausilio all'opera dei medici sia nel libero esercizio della professione sia nell'impiego in strutture pubbliche o private. Pertanto esegue ed applica tutte le tecniche del massaggio e della fisioterapia sul paziente secondo le istruzioni del sanitario (medico specialista).
Il Massaggiatore non ha una laurea, ma ha fatto dei corsi privati, dove ha imparato le tecniche di massaggio a scopo di bellezza o di relax. I massaggi a scopo terapeutico e riabilitativo sono invece riservati al massofisioterapista e al fisioterapista. L'attività è svolta come collaboratore o dipendente di centri estetici o centri termali.
Il Chinesiologo è un professionista laureato in Scienze motorie, iscritto all'Unione Nazionale Chinesiologi (U.N.C.). La laurea è rilasciata dall'università dopo 3 anni di studi (o 4 per il vecchio ordinamento). Il diplomato Isef, prima del 1999, ha ottenuto l'equipollenza del titolo con la laurea breve in Scienze Motorie. Il titolo di Dottore in Sc. Motorie si raggiunge a completamento con la specialistica (3 anni +2) o con il vecchio ordinamento (4 anni). I laureati in Sc. Motorie possono insegnare Educazione Fisica nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle palestre e centri sportivi oppure possono insegnare nei centri di riabilitazione privati o convenzionati la rieducazione posturale.
Il Posturologo è un professionista laureato in Sc.Motorie o Fisioterapista che ha fatto un corso di Posturologia. Questo titolo non è regolamentato in Italia (come l'Osteopatia), pertanto ci sono corsi che durano pochi weekend e altri che durano circa 2 anni part time. Il posturologo mette in relazione la postura del corpo con tutte le influenze derivanti da sistema vestibolare, occhi, mandibola (malocclusione) appoggio plantare, cicatrici e altri traumi. Si lavora per mezzo di esercizi propriocettivi che servono a migliorare la postura e la percezione del proprio corpo rispetto allo spazio esterno che ci circonda. Il posturologo non prescrive né plantari né bite; la prescrizione di queste ortesi sono di pertinenza del medico ortopedico, del fisiatra e odontoiatra.
Il Podologo è un tecnico specializzato nei problemi del piede. Adesso esiste una laurea triennale in Podologia che abilita alla professione sanitaria di podologo. Può lavorare in ospedale nei reparti di Ortopedia, Diabetologia, centri ambulatoriali di podologia, strutture private o convenzionate oppure svolge l'attività di libero professionista. I Podologi eseguono un esame obiettivo del piede e trattano le callosità, le unghie ipertrofiche, deformi o incarnite, nonché il piede doloroso con metodi incruenti, ortesici oppure idromassoterapici. I podologi, prevengono e svolgono la medicazione delle ulcerazioni delle verruche del piede, previa prescrizione medica. Inoltre, individuano e segnalano al medico le sospette condizioni patologiche che richiedono un approfondimento diagnostico o un intervento terapeutico.
Il Fisiatra è un medico. Il suo percorso di studi universitario è: Laurea in Medicina e Chirurgia (6 anni) più la specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione (5 anni). Egli si occupa della diagnosi, terapia e riabilitazione della disabilità conseguente a varie malattie ortopediche e neurologiche come per esempio, osteoporosi, lombalgia, cervicalgia, scoliosi e si occupa di prescrivere ogni tipo di presidio come plantari, tutori o corsetti. Per legge, è la figura che coordina i centri di riabilitazione in cui lavorano fisioterapisti e altri tecnici della riabilitazione.
Il Neurologo è un medico che ha conseguito la specializzazione in Neurologia dopo la laurea in Medicina e Chirurgia (6+5 anni). Egli si occupa delle malattie del sistema nervoso e delle sue degenerazioni, la sua consultazione avviene nel caso di deficit della forza, della sensibilità, dell'equilibrio, vertigini, cefalea, disturbi della coordinazione, sindromi dolorose o crisi epilettiche.
C'è differenza tra Neurologo e Neurochirurgo, quest'ultimo ha conseguito una specializzazione di 6 anni dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e si occupa di eseguire interventi chirurgici sul sistema nervoso centrale e periferico per patologie erniarie, drenaggio post-emorragiche o tumori del sistema nervoso.
Per essere ancora più chiari: L'osteopata, il chiropratico, fisioterapista, massofisioterapista, chinesiologo, posturologo, podologo, massaggiatore, non sono dei medici!
Il medico è quella persona che ha conseguito presso un'università la laurea in Medicina e Chirurgia.
Se il vostro Osteopata, fisioterapista ecc. si definisce dottore e non è un medico, il titolo suddetto può riferirsi alla laurea specialistica in Scienze Motorie o in Fisioterapia.
Solo il medico può prescrivere farmaci o esami del sangue, radiografie, ecografie ecc.
Chiarezza sulle professioni 2
Se ne fa una rapida carrellata senza per questo ritenere di essere esaustivi della materia.
ISEF e Laureati in SCIENZE MOTORIE
Non sono da considerare Fisioterapisti i professori di educazione fisica, i cosiddetti ISEF, o i più recenti Laureati in Scienze Motorie, in quanto operatori formati per il settore dell’istruzione e dello sport, o, al massimo, per l’area “della prevenzione e dell’attività (non riabilitazione) motoria adattata, finalizzata a soggetti di diversa età e a soggetti disabili”.
La Legge istitutiva della “Laurea in Scienze Motorie” (D.L. 8 maggio 1998 n.178, pubblicato sulla G.U. n.131 dell’8.6.’98) stabilisce infatti testualmente, al punto 7 dell’art. 2 che: “Il Diploma di laurea in scienze motorie non abilita all’esercizio delle attività professionali sanitarie di competenza dei laureati in medicina e chirurgia e di quelle di cui ai profili professionali disciplinati ai sensi dell’articolo 6, comma 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e successive modificazioni e integrazioni”, fra cui, appunto, si trova il Profilo del Fisioterapista.
E’ del 2013 un Documento prodotto da un Tavolo Tecnico ministeriale tra Laureati in Fisioterapia e in Scienze Motorie, istituito per stabilire le competenze delle due professioni. In realtà si è trattato di focalizzare le competenze del Laureato in Scienze Motorie, poiché le nostre sono definite, sotto ogni aspetto, da precise ed inequivocabili norme primarie, che, nel testo, non vengono nemmeno citate, perchè date per scontate, come le attività di prevenzione primaria, secondaria o terziaria.
Il testo è facilmente reperibile. Vi suggeriamo questo link: http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=13123
Finalmente, si è fatta chiarezza sul confine tra trattamenti terapeutico-riabilitativi, comprensivi di riacutizzazioni e aggravamenti, trattamenti propri delle professioni sanitarie e l'attività fisica in fase di stabilizzazione.
Riportiamo, a mo’ di esempio, quello che si può leggere a pagina 4.
Appare evidente che i programmi regionali di attività fisica adattata non possano comprendere le seguenti categorie di problemi:
- esiti di ictus cerebri entro l'anno dall'esordio;
- malattia di Parkinson e parkinsonismi “instabili”; andranno utilizzati appositi strumenti di autonomia e specifici per il problema (FIM, Barthel, UPDRS) che costituiscano un cut-off specifico come criterio di esclusione;
NOTA BENE - Nel 2006 è stato fatto un subdolo e vergognoso tentativo di rendere equipollente la Laurea in Scienze Motorie a quella in Fisioterapia, introducendo di soppiatto, in una legge di urgente approvazione, il famigerato art. 1-septies, che prevedeva appunto tale equipollenza tramite una non ben precisata frequenza ad un indefinito “corso su paziente”, mai attivato.
L’art. 1-septies è rimasto “lettera morta” per 5 anni e due legislature ed é stato definitivamente abrogato dall’Aula del Senato il 5 aprile 2011, che ha definitivamente convertito in legge il ddl 572/B.
CHINESIOLOGO, OSTEOPATA, NATUROPATA
Non sono da considerare Fisioterapisti od operatori della riabilitazione, professionisti come il CHINESIOLOGO, l’OSTEOPATA e il NATUROPATA che si rifanno alla L. 4/2013, che ha regolamentato le professioni non iscritte a ordini e collegi, e che non riguarda le Professioni Sanitarie di qualsiasi natura.
Questa la lettura che ne ha dato anche la Conferenza Stato-Regioni il 7 febbraio 2013. Ragion per cui qualsiasi attività sanitaria non ha nulla a che fare con la L. 4/2013 e deve essere svolta esclusivamente da professionisti sanitari che abbiano acquisito le specifiche competenze stabilite da norme di rango primario (Profili Professionali, LL. 42/99, 251/00, 43/06) e, sempre, sotto la vigilanza del Ministero della Salute.
Non sono da considerarsi Fisioterapisti, quindi Professione Sanitaria, neppure i cultori di quelle che vengono definite “medicine naturali” o “terapie non convenzionali”, come la chiropratica, lo schiatzu, il micromassaggio estremo-orientale, l’auricoloterapia, altre discipline della Medicina Orientale, ecc.
Non devono essere confusi terapia e soggetto che la pratica. “L’esistenza di una terapia o di una metodica terapeutica, non individua necessariamente una professione (ovvero un profilo professionale).
Ogni terapia o metodica terapeutica, costituisce solamente “uno strumento a disposizione del professionista sanitario, deputato al suo utilizzo, che la applicherà in scienza e coscienza, a seconda dell’opportunità o della effettiva necessità della persona assistita” (da un Documento dell’A.I.T.R/A.I.FI. al riguardo). In altre parole, non possono essere considerati Fisioterapisti l’osteopata, il chiropratico, lo schiatzuterapista, l’auricoloterapista, ecc., perché la conoscenza della terapia non abilita automaticamente al suo esercizio e non denomina un operatore sanitario specifico.
MASSOFISIOTERAPISTA TRIENNALE PRE 1999
E’ invece equipollente al titolo di Fisioterapista il massofisioterapista con diploma triennale conseguito in base alla legge 403/71 ediplomatosi entro il 17 marzo 1999 da corsi iniziati entro il 31 dicembre 1995. Questo operatore gode dell’equipollenza automatica in base all’articolo 4, comma 1, della legge 42/99.
Il MASSOFISIOTERAPISTA biennale, con titolo conseguito in base alla legge 403/71 e diplomatosi entro il 17 marzo 1999, da corsi iniziati entro il 31 dicembre 1995, può godere della equivalenza (non equipollenza) al Fisioterapista in base all’articolo quattro, comma due, legge 42/99. La procedura per il riconoscimento dell’equivalenza si avvia su istanza dell’interessato inoltrata alla Regione o alla Provincia Autonoma che ha autorizzato e svolto il corso al termine del quale è stato conseguito il titolo di cui si chiede la valutazione ai fini dell’equivalenza.
Infatti, ad agosto 2013 il Ministero della Salute, con una sua nota inviata alle Regioni e alle Province autonome, ha dato finalmente il via libera all’applicazione delle equivalenze dei titoli del pregresso ordinamento di area riabilitativa.
Questo in attuazione di quanto aveva disposto il DPCM 26 luglio 2011 concernente i criteri e le modalità per il riconoscimento dell'equivalenza ai diplomi universitari dell'area sanitaria dei titoli del pregresso ordinamento. Il tutto in attuazione del comma 2, art. 4, L. 42/99.
Su disposizione ministeriale le attività istruttorie sono state predisposte entro il 31 ottobre 2013 con la pubblicazione, sui rispettivi Bollettini Ufficiali, degli avvisi pubblici per almeno sette delle otto Professioni sanitarie afferenti all’area della Riabilitazione e precisamente per: Fisioterapista; Logopedista; Ortottista-Assistente di Oftalmologia; Podologo; Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva; Tecnico della riabilitazione psichiatrica e Terapista Occupazionale.
In questa fase si è deciso di stralciare la posizione dell’Educatore Professionale per alcune problematiche che lo riguardano e che verranno prese in esame in separata sede.
Con la pubblicazione degli avvisi, gli interessati hanno avuto 60 giorni per poter presentare le rispettive domande per chiedere la valutazione dei titoli in loro possesso ai fini dell’equivalenza con il profilo corrispondente, sempre che questi titoli siano stati conseguiti entro il 17 marzo 1999, da corsi non culturali iniziati entro il 31 gennaio 1995.
Questo provvedimento ha sanato, una volta per tutte, anche la posizione dei massofisioterapisti biennali pre ’96 che, a differenza dei loro colleghi triennali, non avevano potuto godere dell’equipollenza automatica alla figura del Fisioterapista.
MASSOFISIOTERAPISTA TRIENNALE POST 1999
Per quel che riguarda tutti i MASSOFISIOTERAPISTI che sono stati formati da istituti privati dopo il 17 marzo 1999, data di entrata in vigore della L. 42/99, questi sono, ad oggi e fino a prova contraria, da considerarsi unicamente “operatori di interesse sanitario non riconducibili alle professioni sanitarie”.
Questi titoli non solo non godono di quanto dispone il citato DPCM 26 luglio 2011, ma cambiano lo status del possessore, visto che cosa siano gli “operatori di interesse sanitario” lo ha chiarito la sentenza n. 300 del 2007 della Corte Costituzionale, quando afferma che: «tali profili vanno riferiti esclusivamente ad attività aventi carattere “servente” ed “ausiliario” rispetto a quelle pertinenti alle professioni sanitarie – peraltro ad un livello inferiore rispetto a quello proprio delle ”arti ausiliarie delle professioni sanitarie”, anche esse rientranti nella materia delle professioni di cui all’art. 117, 3° comma, Cost.».
Si ricorda cheil titolo di massaggiatore sportivo non è di per sé titolo sanitario ed è conseguibile sia da massofisioterapisti equipollenti-equivalenti, che da Fisioterapisti, come approfondimento della formazione base, con appositi corsi.
MASSAGGIATORE CAPO-BAGNINO (MCB)
Non sono professione sanitaria di area riabilitativa nemmeno i Massaggiatori Capo Bagnini degli stabilimenti idroterapici (MCB), che alcune Regioni hanno ripreso a formare grazie al fatto che il Regio Decreto 1334 del 1928 che li ha inventati non è mai stato soppresso.
Sul Mcb era intervenuto il TAR di Milano che, con una sentenza ad oggi definitiva, la 676/2011, confermando le indicazioni del Ministero della Salute, aveva sancito che: «il campo operativo di siffatta figura resta limitato allo svolgimento di compiti meramente esecutivi» e «che il massaggiatore-capo bagnino degli stabilimenti idroterapici possa svolgere la propria attività esclusivamente in rapporto di dipendenza e sotto la supervisione e responsabilità del fisioterapista». Chiarendo poi che questo operatore, non risultando tra le figure necessarie per ottenere l'accreditamento delle Strutture, potrebbe eventualmente essere assunto in sovrappiù, ma anche in questa evenienza non può porre in essere atti propri di altre arti o di altre professioni sanitarie.
A fare ulteriore chiarezza, su un quadro già di per sé desolante, è intervenuta una recente sentenza del Consiglio di Stato, la n. 3410 del 21 giugno 2013, che ha smentito quanto aveva sancito il TAR Abruzzo che, con sentenza 311/02, aveva sostenuto che, anche in assenza di un assetto unitario a livello nazionale, le Regioni potevano organizzare i corsi per Mcb attingendo ai programmi svolti da coloro che chiedono il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero.
Ora non è più così, perchè per il Consiglio di Stato: «La circostanza che il Testo Unico delle Leggi Sanitarie (TULS) contempli ancora la figura del Mcb è irrilevante in assenza di una compiuta disciplina di settore armonicamente ricomposta sui due livelli di competenza previsti dalla Costituzione (statale e regionale)». Questo perché «le nuove professioni non possono cominciare a vivere nell’ordinamento se manca l’individuazione dei profili che le caratterizzano e la descrizione dei relativi percorsi formativi».
Le figure di massaggiatore e operatore della salute (Mos), operatore del_massaggio sportivo e di operatore di tecniche orientali create da Regione Lombardia, sono state soppresse dai vari gradi di giudizio dei tribunali amministrativi (TAR) competenti. I titoli rilasciati non hanno nessuna valenza e non abilitano a niente.
A ribadire ulteriormente la diffusione e la pericolosità del fenomeno dell’abusivismo in Riabilitazione, sta anche il fatto che nel 1997 è stata fondata, a Trento, l’Associazione Nazionale Vittime dell’Abusivismo in Riabilitazione (A.N.V.A.R.), con lo scopo di tutelare ed informare pazienti ed operatori del settore. Fondatrice una giovane signora trentina, vittima di gravi lesioni fisiche permanenti, causate da un “riabilitatore” abusivo a cui si era affidata con fiducia (e poca informazione).
Una nota circolare del Ministero (12/9/2002, DIRP/V/02/2715) ha chiarito che attualmente la figura del massoterapista NON ESISTE e glieventuali corsi NON ABILITANO nessuno.
In questi termini tali corsi possono essere perseguiti se promettono abilitazione nel settore “riabilitazione”, “rieducazione”,”fisioterapia”, etc…
Quella del massaggio Shiatsu è da considerarsi pratica sanitaria a tutti gli effetti, come da recente (e ancora poco conosciuta) nota del Ministero della Salute.
Il Ministero, rispondendo ad un quesito dell’Autorità Giudiziaria/Ordine pubblico, relativa all’esercizio dello Shiatsu in Italia, ha chiarito che “esistono due tipi di massaggi (estetico oppure curativo). Lo shiatsu rientra tra le attività curative, pertanto tale pratica spetta esclusivamente al medico, al fisioterapista e al massofisioterapista” (7 luglio 2002 DIRP/III/MDAL/02/8974, Proc. Pen. 8075/01 R.g..) Ovvio che per massofisioterapista è necessario intendere l’operatore in possesso di titolo valido come precedentemente chiarito.
Lo stesso Decreto Istitutivo del C.d.L. in Scienze Motorie sancisce che questi operatori non possono operare nel campo delle professioni sanitarie, tra le quali è compreso il Fisioterapista.
Inoltre il Ministero della Sanità, in una sua nota, ha dichiarato che “il diplomato ISEF non trova legittimità in alcun modo ad operare nel settore terapeutico-riabilitativo, proprio del Fisioterapista, giacché il primo, pur operando sul benessere del corpo, come pure opera la seconda figura, effettua interventi di ambito, per così dire, fisiologico, laddove l’intervento del Fisioterapista mira, invece, attraverso l’intervento e le manovre terapeutiche a restaurare, per quanto possibile, la funzionalità di strutture fisiche colpite da forma patologica”.
Il precedentemente citato art. 1-septies della legge 27/2006, che voleva rendere equipollente la laurea in scienze motorie a quella in fisioterapia, tramite frequenza ad imprecisato “corso su paziente”, è di fatto stato abrogato, ripristinando la legalità.
Ogni assegnazione di compiti e mansioni proprie del Fisioterapista a personale privo di titolo valido è illegittimo e può inoltre comportare, in caso di eventi lesivi e non, una responsabilità in sede giudiziaria civile e/o amministrativa, da parte degli amministratori e dei funzionari dei Centri dove viene eseguita in modo abusivo questa mansione. Una ulteriore loro responsabilità deriva dalla violazione dell’art. 348 del C.P..
E' obbligatoria l'Educazione continua in medicina (E.C.M.)?
Sì, a partire dal 2002, anno in cui inizia la fase a regime del Programma nazionale di E.C.M. E' esonerato dall'obbligo dell'E.C.M. il personale sanitario che frequenta, in Italia o all'estero, corsi di formazione post-base propri della categoria di appartenenza (corso di specializzazione, dottorato di ricerca, master, corso di perfezionamento scientifico e laurea specialistica, previsti e disciplinati dal Decreto del MURST del 3 novembre 1999, n. 509, pubblicato nella G.U. n. 2 del 4 gennaio 2000; corso di formazione specifica in medicina generale, di cui al Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n. 368, emanato in attuazione della Direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli; formazione complementare es. corsi effettuati ai sensi dell’art. 66 “Idoneità all’esercizio dell’attività di emergenza” di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 2000 n. 270 Regolamento di esecuzione dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale; corsi di formazione e di aggiornamento professionale svolti ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera d) “Piano di interventi contro l’AIDS” di cui alla Legge 5 giugno 1990, n. 135, pubblicata nella G.U. n. 132 dell’8 giugno 1990) per tutto il periodo di formazione (anno di frequenza). Sono esonerati, altresì, dall’obbligo E.C.M. i soggetti che usufruiscono delle disposizioni in materia di tutela della gravidanza di cui alla legge 30 dicembre 1971, n. 1204, e successive modificazioni, nonché in materia di adempimento del servizio militare di cui alla legge 24 dicembre 1986, n. 958, e successive modificazioni, per tutto il periodo (anno di riferimento) in cui usufruiscono o sono assoggettati alle predette disposizioni.
Osteoporosi. Ne soffre il 13% degli italiani
14 DIC - L’osteoporosi è una malattia destinata ad aumentare con il progressivo innalzamento dell’invecchiamento della popolazione. Fumo, sedentarietà, predisposizione familiare, alimentazione, scarsa esposizione al sole sono alcuni tra i fattori di rischio. In Italia, però, si fa ancora troppo poco per prevenire questo disturbo, il cui rischio e le cue conseguenze negative sulla salute e la qualità di vita restano sottovalutate.
È quanto emerge dai risultati della campagna “Dai un calcio all’osteoporosi”, promossa da Sangemini e Firmo, Fondazione Raffaella Becagli-Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie Ossee, che ha coinvolto oltre 3000 persone e ha portato, nel mese di settembre, due camper allestiti come ambulatori itineranti in giro per l’Italia dal Nord al Sud per valutare il rischio di osteoporosi della popolazione. In particolare le persone che hanno partecipato all’iniziativa sono state sottoposte all’ultrasonometria quantitativa al calcagno, un esame non invasivo simile alla M.O.C (Mineralometria Ossea Computerizzata) che ha permesso di valutare la quantità di minerale osseo e di conseguenza la sua resistenza. Insieme a questo esame è stato somministrato il test Frax, un questionario sviluppato dall’Oms per valutare il rischio di fratture in grado di integrare i fattori di rischio clinico e quelli della densità minerale ossea.
I risultati saranno illustrati e discussi con attenzione nel corso del VII Congresso OrtoMed, Società Italiana di Ortopedia e Medicina, appuntamento annuale che riunisce i principali esperti del settore, in corso a Firenze da oggi fino al 15 dicembre.
I dati descrivono un quadro preoccupante. È emerso che il 13% della popolazione esaminata, di età media 58 anni, è affetta da osteoporosi e il 36% del campione è risultato osteopenico. Colpisce, peraltro, che nel “paese del sole” il 26,1% si esponga al sole meno di dieci minuti al giorno, abitudine che può portare a indebolire la salute delle ossa.
In particolare è emerso che il 15% del campione ha avuto fratture da trauma a bassa energia (come, ad esempio, una piccola caduta), mentre il 20% dei soggetti ha dichiarato casi familiari di osteoporosi. L’alimentazione, insieme allo stile di vita, sono gli elementi critici: infatti il 17% esclude dalla propria dieta i latticini e l'11.2% è sedentario. Tanti i fumatori, il 43%, mentre in pochi, solo il 4%, hanno dichiarato di bere regolarmente alcolici. Stupisce, infine, che il 26.1% si espone al sole meno di dieci minuti al giorno, abitudine negativa che può portare a indebolire la salute delle ossa.
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References: art. 1
 art. 4
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