Source: http://docplayer.it/69496-Questioni-e-documenti-i-bambini-e-gli-adolescenti-negli-istituti-per-minori.html
Timestamp: 2017-06-24 07:58:28+00:00

Document:
Questioni e Documenti I BAMBINI E GLI ADOLESCENTI NEGLI ISTITUTI PER MINORI - PDF
Download "Questioni e Documenti I BAMBINI E GLI ADOLESCENTI NEGLI ISTITUTI PER MINORI"
1 Questioni e Documenti I BAMBINI E GLI ADOLESCENTI NEGLI ISTITUTI PER MINORI2 Questioni e Documenti Quaderni del Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza I BAMBINI E GLI ADOLESCENTI NEGLI ISTITUTI PER MINORI I risultati dell indagine realizzata dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza Firenze Istituto degli Innocenti dicembre 20043 La presente pubblicazione è stata realizzata dall Istituto degli Innocenti di Firenze in attuazione della convenzione stipulata con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali - Dipartimento per le politiche sociali e previdenziali, per la realizzazione delle attività del Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza. Tutta la documentazione prodotta dal Centro nazionale è disponibile sul sito web Comitato di redazione Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza Hanno coordinato la realizzazione del quaderno Adriana Ciampa, Ermenegildo Ciccotti, Alessandro Salvi, Sabrina Breschi, Enrico Moretti Hanno collaborato Roberto Ricciotti, Chiara Barlucchi, Liuba Ghidotti, Paola Pistacchi, Marco Zelano Questioni e Documenti Quaderni del Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza Coordinatore della collana Aldo Fortunati Si ringraziano inoltre per la collaborazione Attilio Miglio, Regione Piemonte Alessandra Corò, Regione Veneto Cristina Rossetti, Regione Toscana Carlo Di Carlo, Regione Puglia Gabriella Garifo, Regione Siciliana Realizzazione redazionale Alessandra Catarsi, Maria Cristina Montanari, Paola Senesi Realizzazione grafica Barbara Giovannini Sito web a cura di Elena Fiorelli, Carlo Toccaceli Blasi Istituto degli Innocenti Piazza SS. Annunziata, Firenze - Italia tel fax sito web Progetto grafico Rauch Design, Firenze La riproduzione è libera, con qualsiasi mezzo effettuata compresa la fotocopia, salvo citare la fonte e l autore4 SOMMARIO 1 PREMESSA I bambini e gli adolescenti negli istituti per minori Il piano straordinario per la chiusura degli istituti entro il 31 dicembre 2006 (Adriana Ciampa) - Il processo di deistituzionalizzazione tra informazione e regolazione (Alessandro Salvi) LA RICERCA Metodologia di realizzazione dell indagine - Gli istituti per minori in Italia al 30 giugno 2003 (Chiara Barlucchi) - Le bambine e i bambini presenti negli istituti al 30 giugno 2003 (Liuba Ghidotti) - Collaboratori della ricerca - Tavole statistiche - Strumenti di rilevazione LE POLITICHE REGIONALI Regione Piemonte - Regione Veneto - Regione Toscana - Regione Puglia - Regione Siciliana LE ASSOCIAZIONI E LA DEISTITUZIONALIZZAZIONE Associazione Amici dei Bambini (Marco Griffini) - Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (Donata Nova Micucci, Frida Tonizzo) - Associazione comunità Papa Giovanni XXIII (Valter Martini) - Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Lucio Babolin) - Coordinamento nazionale delle comunità per minori (Francesca Cesarini)5 DOCUMENTI Legge 4 maggio 1983 n. 184, Diritto del minore ad una famiglia - Legge 28 marzo 2001, n. 149, Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell adozione e dell affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile - Documento per la stesura di un Piano di interventi per rendere possibile la chiusura degli istituti per minori entro il Documentazione bibliografica6 PREMESSA Giovanni Daverio Direttore generale per la famiglia, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese La Convenzione sui diritti del fanciullo, firmata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia dalla legge dello Stato n. 176 del 1991, pone al centro di ogni politica e di ogni azione di Governo l interesse superiore del fanciullo. Tra le prime enunciazioni di principio sancisce il diritto del fanciullo a un nome, alla cittadinanza, a conoscere i propri genitori, a essere allevati da essi. In altre parole l articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo riconosce al fanciullo il diritto alla famiglia. Il diritto alla famiglia, acquisito fin dal momento della nascita, è un diritto complesso, in cui confluisce la titolarità di altri ineludibili diritti. Il diritto a essere educato, a essere nutrito, ad avere una casa idonea al suo sviluppo psicofisico, il diritto al gioco, alla salute, il diritto all affetto vanno a comporre, come tasselli di un mosaico, il diritto alla famiglia. Partire dall interesse superiore del fanciullo significa pensare a un mondo a misura di bambino che gli garantisca il diritto a crescere e a sviluppare la sua personalità in un clima di amore e di comprensione, sotto la cura e la responsabilità dei genitori, in un atmosfera di affetto e di sicurezza materiale e morale. Partire dall interesse superiore del fanciullo significa, quindi, partire dalla famiglia. Il cammino che porta un bambino a diventare un uomo è fortemente condizionato dall ambiente familiare in cui vive, dalla capacità della famiglia di costruire attraverso l affetto, l attenzione e l ascolto l autostima indispensabile al ragazzo per crescere, dall orientamento del suo nucleo familiare a sorreggerlo nel passaggio dall infanzia all adolescenza e dall adolescenza all età adulta. L obiettivo trasversale interno alle attuali politiche governative è proprio quello di sostenere la famiglia con tutti gli strumenti disponibili, al fine di rendere attuabile il diritto dei cittadini di minore età al benessere. La legge n. 149 del 2001 di modifica della disciplina dell adozione e dell affidamento nell affermare in maniera forte il diritto del minore a crescere e a essere educato nella propria famiglia, prevede una serie di strumenti a sostegno della famiglia. Il principio sancito da questa legge è quello della famiglia come risorsa della società. Una risorsa tanto per i propri componenti, quanto per le famiglie temporaneamente in situazione di disagio. La famiglia da oggetto di attenzione di progetti e iniziative condotti da altri, diventa soggetto al quale è riconosciuta la libertà di scelta, di progettazione, di gestione e di valutazione dei servizi dei quali riconosce il bisogno. In tal senso si colloca anche l aiuto delle famiglie alla famiglia in difficoltà. Il disagio familiare non deve impedire al minore di vivere positivamente nel nucleo familiare d origine, ma deve rappresentare l occasione perché la famiglia accetti un aiuto nella prospettiva del superamento della difficoltà. La famiglia d origine, a eccezione di rari 17 Premessa 2 casi estremi, deve rimanere soggetto di diritti e di doveri nei confronti del figlio. A essa, temporaneamente non in grado di assicurare al minore un clima affettivo idoneo a un equilibrata crescita psicofisica, va ad affiancarsi una famiglia affidataria che consenta al minore di crescere in un ambiente sereno, che gli garantisca l effettività di tutti i suoi diritti, compreso quello di mantenere i rapporti con la sua famiglia di origine e di ricongiungersi a essa nel momento in cui cessi la situazione di disagio. L incentivazione del mutuo aiuto tra le famiglie, la promozione della rete di famiglie ed educatori e la garanzia di sostegno anche di tipo economico alle famiglie affidatarie sono gli orientamenti a cui si ritiene di dover adempiere. La legge 149/2001 afferma un altro principio: ove non sia possibile per il minore crescere in una famiglia, quella d origine o quella affidataria, dovrà essere affidato a una comunità di tipo familiare «caratterizzata da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia»(articolo 2). Le comunità familiari, alternativa all affido nei casi in cui questo non sia possibile, sono un opportunità da cogliere. Questa esperienza di grande generosità rende concretamente la famiglia una risorsa e necessita del sostegno della società civile tutta: dello Stato e delle Regioni con l implementazione di politiche di sostegno economico; delle associazioni di famiglie, soggetti primi in grado di assicurare significativi apporti nei percorsi formativi e di svolgere anche una funzione di garanzia nei confronti delle istituzioni. La legge 149/2001, infine, prevede la chiusura entro il 31 dicembre 2006 degli istituti per minori. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali a tal proposito, sulla base anche di quanto contenuto nel Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva , ha istituito un gruppo di lavoro all interno dell Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza, preposto alla redazione di un piano straordinario per permettere la chiusura degli istituti entro il 2006 e parallelamente ha affidato al Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza una ricerca per monitorare la situazione dei minori negli istituti (al 30 giugno 2003) e la redazione di un opuscolo informativo-promozionale per l affidamento eterofamiliare. Il gruppo di lavoro dell Osservatorio nazionale ha prodotto nello scorso mese di marzo un documento articolato finalizzato alla predisposizione del piano straordinario nel quale si evidenziano molteplici strumenti per permettere a ogni bambino con una famiglia in difficoltà di avere un accoglienza consona al dettame della legge 149/2001 e nel quale si ribadisce la8 priorità della promozione di politiche sociali esplicitamente dirette al sostegno della famiglia in quanto tale. Nello stesso tempo il Centro nazionale ha portato a termine l indagine sui minori negli istituti che evidenzia come dall anno 2000 vi sia stata una diminuzione di queste strutture residenziali (215 strutture) e dei bambini e adolescenti residenti (2633 minori). Le risultanze della ricerca che rispetto all anno 2000 registrano una riduzione di oltre la metà delle strutture e dei due terzi dei bambini e adolescenti inseriti costituiscono punti di snodo strategici e di estrema importanza per ipotizzare percorsi virtuosi finalizzati a garantire un effettiva chiusura di tutti gli istituti per minori entro il 31 dicembre Il lavoro compiuto in questi mesi è riportato in questa pubblicazione che non manca, peraltro, di prestare un attenzione particolare alle peculiarità territoriali riscontrate e alla variegata realtà di strutture che hanno, a volte, una storia secolare. 39 10 Il piano straordinario per la chiusura degli istituti entro il 31 dicembre 2006* 5 Tutti i bambini hanno diritto ad una famiglia. È questo l imperativo che la Convenzione sui diritti del fanciullo 1 e la legge 149/ pongono a carico di decisori politici e operatori nel settore delle politiche per l infanzia. Tutti i bambini hanno diritto a una famiglia, in primo luogo a quella d origine o biologica. È questa la scelta chiara del legislatore del La stessa legge pone cinque principi cardine. 1) Quando è temporaneamente impossibile per il bambino vivere nella sua famiglia d origine, l ordinamento italiano predispone lo strumento dell affidamento familiare, quale breve parentesi di vita al di fuori del contesto familiare di provenienza che consenta al minore un percorso di crescita sereno «in grado di assicurargli il mantenimento, l educazione, l istruzione e le * Adriana Ciampa, dirigente del Servizio minori della Direzione generale per la famiglia, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese. 1 Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176: «Articolo Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.» 2 Legge 28 marzo 2001, n. 149, Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell adozione e dell affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 26 aprile 2001, n Recita l articolo 1 della legge 149/2001: «3. L articolo 1 della legge n. 184 è sostituito dal seguente: Art Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell ambito della propria famiglia. 2. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto. 3. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l abbandono e di consentire al minore di essere educato nell ambito della propria famiglia. Essi promuovono altresì iniziative di formazione dell opinione pubblica sull affidamento e l adozione e di sostegno all attività delle comunità di tipo familiare, organizzano corsi di preparazione ed aggiornamento professionale degli operatori sociali nonché incontri di formazione e preparazione per le famiglie e le persone che intendono avere in affidamento o in adozione minori. I medesimi enti possono stipulare convenzioni con enti o associazioni senza fini di lucro che operano nel campo della tutela dei minori e delle famiglie per la realizzazione delle attività di cui al presente comma. 4. Quando la famiglia non è in grado di provvedere alla crescita e all educazione del minore, si applicano gli istituti di cui alla presente legge. 5. Il diritto del minore a vivere, crescere ed essere educato nell ambito di una famiglia è assicurato senza distinzione di sesso, di etnia, di età, di lingua, di religione e nel rispetto della identità culturale del minore e comunque non in contrasto con i princìpi fondamentali dell ordinamento».11 Il piano straordinario per la chiusura degli istituti entro il 31 dicembre relazioni affettive di cui egli ha bisogno» senza spezzare il legame con la famiglia d origine. Infatti l esperienza dell affidamento dovrebbe essere rivolta tutta al recupero di quel legame e al reinserimento in famiglia nel più breve tempo possibile, una volta risolti i problemi di inidoneità temporanea. 2) Ove non sia possibile ricorrere all affidamento familiare è consentito l inserimento del minore in una comunità di tipo familiare 4. 3) Subordinatamente al fatto che sul territorio non siano presenti strutture di tipo familiare, è possibile la collocazione «in un istituto di assistenza pubblico o privato, che abbia sede preferibilmente nel luogo più vicino a quello in cui stabilmente risiede il nucleo familiare di provenienza. Per i minori di età inferiore a sei anni l inserimento può avvenire solo presso una comunità di tipo familiare». 4) Quando è definitivamente impossibile per il bambino vivere nella sua famiglia d origine lo strumento a disposizione è quello dell adozione legittimante, che spezza il legame affettivo e giuridico con la famiglia biologica e lo sostituisce con un nuovo legame con la cosiddetta famiglia sociale 5 : la famiglia adottiva. 5) «Il ricovero in istituto deve essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia» 6. È per la realizzazione di quest ultimo principio che il Governo ha investito l Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza 7 con 4 L Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza durante i lavori per la stesura delle linee per il Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva per il biennio , ai sensi dell art. 2 della legge 23 dicembre 1997, n. 451, ha elaborato una definizione condivisa: «Le comunità familiari o di tipo familiare sono quelle in cui le caratteristiche umane, culturali, affettive, relazionali sono allo stesso tempo centrali e non schematicamente determinabili in termini tecnici. Esse sono particolarmente adatte a garantire processi di appartenenza analoghi a quelli possibili in una famiglia, nonché stabilità e normalità della situazione di vita. Oltre ai parametri posti per legge sulle caratteristiche strutturali e sul numero massimo di minori accolti (6), pare auspicabile proporre: a) presenza di una coppia genitoriale, preferibilmente con figli propri, come responsabili educativi; b) presenza, qualora il numero di minori accolti superi i 3, di personale educativo aggiuntivo, con caratteristiche di stabilità e professionalità. Ad essi può utilmente aggiungersi una rete di volontariato». 5 Pocar F. e Ronfani P., La famiglia e il diritto, Roma, Laterza, Articolo 2, legge 184/1983 come modificata dalla legge 149/ Istituito dall articolo 2 della legge 23 dicembre 1997, n. 451, Istituzione della Commissione parlamentare per l infanzia e dell Osservatorio nazionale per l infanzia, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 1997, n. 302.12 la creazione di un gruppo ad hoc e permanente per il monitoraggio della chiusura degli istituti entro il del compito di confrontarsi su quelle che dovrebbero essere le priorità e le azioni di un piano straordinario del Governo per rendere possibile il raggiungimento di tale obiettivo 9. Al tavolo siedono, oltre al Ministero del welfare, che ne detiene la presidenza, e agli esperti nominati dal Ministro del welfare, i rappresentanti delle Regioni 10 e dell ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani), i rappresentanti degli ordini professionali dei pedagogisti, degli assistenti sociali e degli educatori professionali e numerosi esponenti delle associazioni familiari e del terzo settore 11. Il confronto si è aperto con l indicazione di una via maestra innovativa, cardine del Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva per il biennio : la famiglia deve essere protagonista nelle iniziative che la riguardano e l intervento del settore pubblico deve poterle consentire di «decidere le soluzioni nelle situazioni di disagio, diventando soggetto attivo di fronte ai propri bisogni». È proprio dalla «famiglia e con la collaborazione della famiglia che lo Stato può partire per la realizzazione di una nuova politica per l infanzia». Nell ambito di una cultura che trova le sue radici nel principio di sussidiarietà orizzontale, occorre prevedere un organizzazione dei servizi alla persona e quindi un modo di intendere la solidarietà sociale nelle relazioni al servizio della persona stessa che realizzi in maniera ancora più efficace la sussidiarietà. Protagonismo della famiglia nelle scelte che la riguardano e attuazione del principio di sussidiarietà (orizzontale e verticale) dominano nell individuazione delle priorità e delle azioni d intervento possibili per realizzare il diritto di tutti i bambini a una famiglia. Tali programmi e interventi sviluppano esperienze innovative di accoglienza familiare e risposte integrative/sostitutive alla famiglia non idonea, in armonia con i principi della Convenzione sui diritti del fanciullo e in particolare il superiore interesse del fanciullo, con il principio del diritto del minore alla famiglia secondo le priorità d intervento 7 8 Istituito durante la seconda Conferenza nazionale per l infanzia e l adolescenza, svoltasi a Collodi il novembre Tale piano è in attuazione di quanto già previsto nel Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva per il biennio , ai sensi dell art. 2 della legge 451/ Veneto, Toscana, Piemonte e Lombardia. 11 Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (CNCA), Associazione comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione amici dei bambini (Ai.Bi.), Federazione opere accoglienza minori (FOAM), Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (ANFAA), Telefono Azzurro.13 Il piano straordinario per la chiusura degli istituti entro il 31 dicembre sancite dalla legge 184/1983 così come modificata dalla legge 149/2001 con il principio dell appropriatezza nella scelta dell alternativa e della professionalità delle soluzioni che tengano conto dell importanza per il bambino del modello di attaccamento. Gli attori di questo complesso processo sono lo Stato, le Regioni, gli enti locali, il terzo settore e in particolare le associazioni familiari. Gli obiettivi generali del piano straordinario, che dovrebbe essere dotato di un fondo autonomo per la sua implementazione, sono i seguenti. Promuovere l istituto dell affidamento familiare in base alle innovazioni e modifiche introdotte dalla legge 149/2001, in particolare rendendolo più flessibile e idoneo alle effettive esigenze di tutela del minore e del suo preminente interesse a vivere in un ambiente sano e sereno, valorizzando reti di famiglie e associazioni di famiglie entro cui la singola famiglia affidataria trovi sostegno amicale e professionale. Promuovere l adozione attraverso la piena attuazione della legge 184/1983 (e in particolare della lettera a dell articolo 39 bis) in modo da ottemperare correttamente alla disposizione che attribuisce alle Regioni il compito di concorrere «a sviluppare una rete di servizi in grado di svolgere i compiti previsti dalla legge 184/1983». Promuovere, accanto all adozione e all affido, forme complementari di accoglienza familiare e garantire a tale accoglienza complementare caratteristiche di stabilità e di forza dei legami. Inoltre, avviare a tale accoglienza familiare complementare le situazioni difficili e complesse. Promuovere un confronto tra Stato e Regioni e tra Regioni per la ricerca di un lessico comune e condiviso che definisca le tipologie di tutte le strutture che accolgono minori fuori della famiglia e di conseguenza nel rispetto dell autonomia delle Regioni e degli enti locali garantisca livelli minimi di assistenza omogenei su tutto il territorio nazionale, al fine di evitare elementi di discriminazione nell ambito della piena attuazione dei diritti dei minori. In particolare, incentivare le comunità in cui è prevista la presenza di famiglie come responsabili educativi e favorire la sperimentazione di altre forme innovative di accoglienza attraverso le quali si esprime la creatività e la responsabilità educativa di una famiglia, di un gruppo di famiglie, di un associazione di famiglie, di una rete integrata di servizi. Infine, appare opportuno prevedere strutture di accoglienza specificamente attrezzate per il trattamento della crisi e per14 assicurare al minore adeguati livelli di tempestività dell intervento, sicurezza e protezione. L allontanamento, infatti, per quanto attuato con intento protettivo, cade su soggetti che portano i segni di esperienze traumatiche come un paradossale rafforzamento di vissuti molto negativi di disvalore ed espulsione precedentemente sperimentati. 9 Ciascun obiettivo generale si declina in una serie di obiettivi specifici e in interventi di lungo, medio e breve termine, con la previsione dei risultati attesi e dei relativi indicatori. Il gruppo ha completato la stesura definitiva del documento, ma per economia di spazio non è possibile a chi scrive fornire ulteriori dettagli di un lavoro lungo e complesso, non sempre facile dal punto di vista del mediatore! Il documento è stato approvato dalla riunione plenaria dell Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza il 16 marzo 2004 ed è stato presentato al Convegno organizzato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dalla Regione Piemonte Tutti i bambini hanno diritto ad una famiglia. Il documento, pubblicato in appendice a questo quaderno, è disponibile anche sul sito web del Ministero del lavoro e delle politiche sociali insieme all altro documento del gruppo di lavoro dell Osservatorio nazionale che si è confrontato sulla figura del garante per l infanzia, in attuazione della Convezione di Strasburgo sull esercizio dei diritti dei minori Entrambi i documenti sono consultabili alla pagina web Channel/MenuIstituzionale/Sociale/minori/osservatorio/docOsservatorio.htm15 16 Il processo di deistituzionalizzazione tra informazione e regolazione* Introduzione; 2. Informazione, regolazione e documentazione; 3. Conclusioni 1. Introduzione Gli esiti di questa nuova ricerca del Centro nazionale sui bambini e gli adolescenti presenti negli istituti forniscono occasione per tornare ad approfondire alcuni aspetti del rapporto che intercorre tra l elaborazione delle politiche da un lato e le informazioni sulle politiche dall altro. Tra i suoi diversi motivi d interesse, infatti, l indagine invita a riflettere sulle funzioni e gli apporti dei sistemi d informazione applicati agli interventi per l infanzia e l adolescenza. A questo si aggiunge la considerazione ulteriore che gli sforzi più significativi debbano essere compiuti principalmente a sostegno della crescita di assetti organizzati dei servizi sul territorio che possano generare e diffondere dati a partire dalle proprie attività. In questo senso, il principale obiettivo diventa la capacità di costruire modelli di regolazione e funzionamento che estendano la propria efficacia anche sotto il profilo della resa conoscitiva e informativa, indirizzando il sistema verso funzioni non esclusivamente legate alle pur necessarie esigenze di coordinamento, controllo e gestione delle prestazioni, ma anche alle specifiche istanze di raccolta, elaborazione e analisi dei dati. Una prospettiva ambiziosa che non intende sottovalutare i numerosi effetti positivi delle ricerche sui fenomeni minorili ma che si pone, piuttosto, quale ulteriore corollario delle regole di comportamento che determinando ruoli, responsabilità e criteri di relazione tra i soggetti fissi anche i presupposti per lo stabilirsi di dinamiche di scambi e flussi informativi utilizzando, nel modo più idoneo possibile, le leve attive del contributo e della partecipazione di chi opera sul territorio e nei servizi. Il secondo obiettivo, confermato nella sua opportunità anche dai risultati di questo nuovo lavoro del Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza, si lega invece alle potenzialità espresse dall interazione reciproca tra le conoscenze che derivano dalle iniziative di ricerca empirica e l affermazione di modelli normativi aperti agli aspetti della raccolta e della diffusione informativa. * Alessandro Salvi, Istituto degli Innocenti.17 Il processo di deistituzionalizzazione tra informazione e regolazione 12 In questa chiave, è infine da leggersi anche un terzo e ultimo obiettivo rivolto a poco più di due anni dalla scadenza del dicembre alle possibilità di costruire e mettere a regime infrastrutture e sistemi informativi coerenti con i sistemi delle responsabilità ed efficaci in termini di corrispondenza dei dati prodotti alle esigenze specifiche correlate al compimento del processo di deistituzionalizzazione. 2. Informazione, regolazione e documentazione Se è vero che tra i principali sistemi correntemente utilizzati per la raccolta e l elaborazione di dati e informazioni sui fenomeni sociali ricorrono alcune tipologie prevalenti riconducibili, da una parte, alle principali fonti statistiche di carattere internazionale e nazionale (istituzioni europee, ISTAT, ministeri e altre amministrazioni centrali dello Stato, Regioni, enti locali e altri enti pubblici e privati) e, dall altra, a ricerche, indagini e studi di natura quantitativa e/o qualitativa su temi e questioni emergenti, occorre riconoscere che nel campo delle politiche sociali non è sempre possibile né utile limitarsi alle prime e non è sempre corretto (e spesso è assai oneroso) orientare le prospettive conoscitive solo sulle seconde. Tutta la tensione mostrata oggi verso l informazione, si afferma, è coerente con il sempre maggiore rilievo assunto dai temi della conoscenza dei fenomeni e della diffusione delle informazioni nell ambito dei programmi d intervento, che fondano i risultati attesi su quadri conoscitivi sempre più ricchi e articolati capaci di sostenere l assunzione delle decisioni e la più ampia e circolare ricaduta informativa tra tutti i soggetti interessati. Se il primo gruppo di fonti (si pensi ai censimenti nazionali, alle fonti anagrafiche, agli altri dati di natura demografica sulla popolazione e le famiglie, ma anche ad alcuni tipi di indagini campionarie nazionali, come le multiscopo dell ISTAT) sembra svolgere al meglio il proprio compito sottolineando la funzione di conoscenza di sfondo, contestuale e preliminare a successivi approfondimenti, le ricerche empiriche sembrano ottenere la massima funzionalità laddove si rilevino argomenti o fenomeni particolarmente ostici a essere aggrediti attraverso le statistiche ufficiali e vi sia la possibilità di raggiungere un obiettivo informativo attraverso esplorazioni sul campo. La nostra indagine conferma come, a tal proposito, agli interrogativi sul maggiore peso specifico delle fonti statistiche rispetto alle potenzialità delle ricerche empiriche sia da preferirsi un approccio che 1 Art. 2, comma 4 della legge 4 maggio 1983, n. 184, Diritto del minore ad una famiglia, come modificata dalla legge 149/2001: «Il ricovero in istituto deve essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia».18 consideri la complementarietà e l integrazione tra i due sistemi, marcandone le specifiche utilità e ricoprendone le reciproche carenze. E anche la metodologia di lavoro definita per impostare il progetto di ricerca, che in altra parte del volume si trova più diffusamente illustrata, mostra infatti come i presupposti dell attività siano stati proprio: la ricognizione preliminare delle fonti statistiche nazionali (in modo particolare, la rilevazione annuale sui presidi residenziali dell ISTAT); la verifica dei sistemi di classificazione previsti dal vigente quadro normativo e utilizzati in ambito nazionale per definire la tipologia degli istituti di accoglienza; il confronto con le amministrazioni regionali e delle Province autonome sul fenomeno a livello territoriale. 13 Un contesto conoscitivo che, oltre a sostenere i primi passi della ricerca, è stato più volte ripreso nel corso del suo svolgimento per effettuare i confronti e le verifiche utili a ridurre le possibili incongruenze e a potenziare gli aspetti di attendibilità e validità dei dati emersi. Il caso dell indagine sugli istituti induce, però, a porsi alcune ulteriori domande sulle funzioni delle ricerche promosse nell ambito della pubblica amministrazione, allo scopo di valutarne meglio le implicazioni operative. Nel sistema pubblico dei servizi residenziali per minori 2, l esigenza o fabbisogno informativo, infatti, non è rilevante solo ai fini di potenziare la conoscenza sul fenomeno degli istituti o sulle caratteristiche dei bambini in comunità o istituzionalizzati, ma anche allo scopo di identificare con chiarezza i soggetti in campo e definirne le forme di relazione. In questo contesto, l informazione si afferma decisamente quale presupposto e strumento necessario per la determinazione del modello di regolazione, attraversando tutte le diverse fasi: della programmazione delle politiche d intervento; dell esercizio delle competenze e delle responsabilità dei diversi attori; della definizione delle procedure di controllo; 2 Per sistema pubblico dei servizi qui si intende il complesso delle norme, dei soggetti e degli strumenti che concorrono a determinare il quadro dell attività delle strutture residenziali per minori, siano esse a titolarità pubblica (con gestione diretta o in appalto) o privata (cooperativa sociale, istituzione religiosa, associazione, fondazione o soggetto gestore di altra natura). In questo senso è da sottolineare l introduzione da parte della legge 8 novembre 2000, n. 328, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, dello strumento dell accreditamento individuato per le strutture a titolarità privata quale condizione necessaria per poter ricevere finanziamenti pubblici.19 Il processo di deistituzionalizzazione tra informazione e regolazione 14 della progettazione ed erogazione delle prestazioni; dei criteri per il monitoraggio del sistema. Anche limitandosi ad alcuni aspetti essenziali quali l organizzazione di sistemi di anagrafe o registro delle strutture residenziali, l adozione di criteri di regolamentazione delle procedure per l apertura dei servizi di accoglienza, l attuazione delle verifiche sul rispetto degli standard e degli adempimenti di legge circa la presa in carico e la segnalazione dei minori si riconosce come i processi informativi siano un requisito intrinseco dell azione d indirizzo e gestione del sistema, fino ad assumere valenza di parte del procedimento amministrativo che coinvolge gli enti e le istituzioni nazionali, regionali e locali. Con l introduzione del concetto di regolazione a complemento dell informazione, si chiariscono meglio anche alcune delle potenzialità di questa indagine: a) in primo luogo, il contributo conoscitivo sulla fase attuale del percorso di superamento della realtà degli istituti; b) in secondo luogo, l apporto informativo ai progetti di riconversione e sviluppo dei servizi promossi a livello regionale; c) in terzo luogo, la sperimentazione di processi di scambio e informazione tra le amministrazioni regionali in relazione alle esperienze e alle buone pratiche sulla deistituzionalizzazione in atto. In questi termini, insistere sulla portata informativa della regolazione significa entrare nel merito di quei sistemi organizzati di interventi e prestazioni che alimentano stabilmente e regolarmente flussi informativi: stabilità e regolarità nella raccolta, elaborazione e diffusione dei dati appaiono, infatti, i principali elementi che caratterizzano questo genere di sistemi informativi, accanto alla loro collocazione in certo modo interna all organizzazione. Per i fini dei soggetti pubblici di governo, tuttavia, l interrogativo non sta tanto nel porre un alternativa tra sistemi d informazione e sistemi di regolazione e neppure nel riflettere sull eventuale maggiore rilievo della raccolta delle informazioni attraverso strumenti di regolazione o attraverso strumenti d informazione, quanto piuttosto nella prospettiva di concepire sistemi di regolazione che nel tempo producano flussi informativi e dati in modo stabile e regolare, alimentati in virtù della capacità dell assetto organizzativo di generare e diffondere informazioni durante il suo funzionamento. E proprio le due fondamentali questioni della diffusione delle informazioni al di fuori del modello di regolazione d origine e delle forme d integrazione tra modelli di regolazione (o settori d interven-20 to) diversi diventano anche le due principali aree di problematicità che le istituzioni pubbliche si trovano a gestire: in questo caso, gli abituali rischi di frammentazione, disomogeneità e incongruenza (solo per rimanere alla questione dei dati) permangono quando entrino in relazione informazioni derivanti sia da enti o istituzioni diverse, sia da settori diversi della stessa organizzazione. Anche ai fini di prevenire questo genere di rischi, all invito a riflettere sulle capacità delle organizzazioni di produrre informazioni fa seguito la necessità di investire primariamente sul protagonismo e sull apporto degli operatori dell organizzazione, visti in una funzione complementare a quella specificamente oggetto del rapporto di lavoro e del ruolo nell ente di appartenenza: una funzione che si lega alla partecipazione attiva al processo di raccolta delle informazioni che riguardano la propria organizzazione e all esercizio di competenze di gestione della documentazione prodotta sull attività. È questa una prospettiva che affida all operatore di base compiti di osservazione e rilevazione che lo rendono in qualche modo la prima figura di ricercatore all interno della sua organizzazione. 15 Per tornare al tema delle comunità e degli istituti per minori, è chiaro a questo punto l investimento da compiere nella direzione di sostenere complessivamente tutto il sistema verso una maggiore capacità di muovere informazioni, documentare il lavoro e far conoscere le esperienze, a partire dalla competenza delle risorse professionali, dal potenziamento e dalla qualificazione di strumenti e processi di documentazione di base (la cartella personale, il progetto educativo individuale, il diario giornaliero, il progetto generale del servizio ecc.). E anche la messa a fuoco di nuovi modelli di regolazione delle comunità di accoglienza da parte delle Regioni sembra dover essere accompagnata da azioni di supporto (anche di natura formativa) allo sviluppo di una cultura della documentazione e dell informazione tra gli operatori e nei servizi che dalle esigenze dell attività professionale arrivi agli obiettivi più ampi dei sistemi informativi complessi e dei processi di elaborazione delle politiche d intervento. Questo percorso di crescita e di qualificazione di azioni documentali che ha ricevuto forte impulso dagli indirizzi della legge 28 agosto 1997, n. 285, Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l infanzia e l adolescenza passa inoltre anche attraverso la prospettiva di promuovere intese e collaborazioni tra tutti i soggetti del sistema (Regioni, enti locali, servizi sociali, comunità per minori) che precedano e orientino gli aspetti di natura più squisitamente informativa, determinando a monte le regole di comportamento (gli accordi di programma, per esempio, per riprendere uno degli Vedere altro
NUOVE SPERIMENTAZIONI NEL LAVORO SOCIALE E PSICOLOGICO PER LA TUTELA DEI MINORI E IL SUPPORTO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA Liviana Marelli Presidente LA GRANDE CASA Società Cooperativa Sociale ONLUS Membro Dettagli 1. Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell ambito della propria famiglia.
Nuovo testo della Legge n. 184 del 1983 Diritto del minore ad una famiglia come modificata dalla legge del 28/3/2001 n. 149 TITOLO I Principi generali Art. 1 1. Il minore ha diritto di crescere ed essere Dettagli Programmazione e qualità della produzione statistica
Martedì 9 Novembre 2004, ore 16,45 Sala nord-ovest Sessione parallela Programmazione e qualità della produzione statistica coordinatore Giorgio Alleva Paola Baldi Il ruolo delle Regioni e degli Enti locali Dettagli Tutelare l infanzia negata e garantire il diritto del minore alla famiglia
Piano d azione: Garantire e tutelare il diritto all infanzia Area SERVIZI ALLA PERSONA Bando senza scadenza: Tutelare l infanzia negata e garantire il diritto del minore alla famiglia Procedura per la Dettagli COS E L AFFIDAMENTO FAMILIARE
COS E L AFFIDAMENTO FAMILIARE L affidamento familiare è un intervento temporaneo d aiuto e di sostegno ad un minore che proviene da una famiglia in difficoltà. Attraverso l affidamento, il bambino incontra Dettagli Le strutture residenziali e semiresidenziali per minori: standard e requisiti tra passato e presente Lorella Baggiani Regione Toscana Settore
Le strutture residenziali e semiresidenziali per minori: standard e requisiti tra passato e presente Lorella Baggiani Regione Toscana Settore Politiche di contrasto al disagio sociale Il sistema toscano Dettagli 1. Quali sono le procedure per aprire una struttura che presta servizi socioassistenziali? 3. Quali sono le strutture socioassistenziali per minori?
1. Quali sono le procedure per aprire una struttura che presta servizi socioassistenziali? Le procedure per aprire una struttura socioassistenziale sono definite dalla normativa regionale. Il rappresentante Dettagli Autorità Garante dell Infanzia e dell Adolescenza
Autorità Garante dell Infanzia e dell Adolescenza TITOLO AZIONE: La tutela dei diritti dei minori: la governance delle azioni del Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione Campania Premessa Dettagli REGOLAMENTO DEL SERVIZIO AFFIDAMENTO FAMILIARE DEL COMUNE DI FIRENZE
REGOLAMENTO DEL SERVIZIO AFFIDAMENTO FAMILIARE DEL COMUNE DI FIRENZE Premessa normativa Art.1 - Principi generali Art.2 - Tipologia e modalità di affidamento Art.3 - Durata dell affidamento Art.4 - Come Dettagli DGR 361/07 Sostegno famiglie affidatarie
DGR 361/07 Sostegno famiglie affidatarie Oggetto:. DGR 11/2007. Utilizzazione delle risorse provenienti dal fondo nazionale per le politiche sociali di cui al capitolo di spesa n. H41106 per il sostegno Dettagli NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA
NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA Premessa Nel marzo 2007 è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni Dettagli Relazione tecnica relativa al Servizio per l affido familiare
Relazione tecnica relativa al Servizio per l affido familiare 1.1 Informazioni generali Denominazione intervento: servizio integrato per l affido. 1.2 Soggetto titolare ed enti coinvolti Comuni dell ambito Dettagli AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DI BASILICATA SEDE
Consiglio Regionale della Basilicata - Gruppo LB / FRATELLI D ITALIA ALLEANZA NAZIONALE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DI BASILICATA SEDE PROPOSTA DI LEGGE ISTITUZIONE DEL SERVIZIO REGIONALE PER Dettagli REGOLAMENTO DEL SERVIZIO DI AFFIDAMENTO FAMILIARE
REGOLAMENTO DEL SERVIZIO DI AFFIDAMENTO FAMILIARE ART. 1 OGGETTO DEL REGOLAMENTO E PRINCIPI GENERALI L affidamento familiare, rappresenta uno strumento prioritario di aiuto al minore e alla sua famiglia, Dettagli SCHEMA DI PROTOCOLLO D INTESA PER LO SVILUPPO DI PERCORSI DI ACCOGLIENZA E DI INSERIMENTO SCOLASTICO DEDICATO AI BAMBINI E AI RAGAZZI ADOTTATI
Allegato A SCHEMA DI PROTOCOLLO D INTESA PER LO SVILUPPO DI PERCORSI DI ACCOGLIENZA E DI INSERIMENTO SCOLASTICO DEDICATO AI BAMBINI E AI RAGAZZI ADOTTATI Il giorno., dell anno. alle ore., presso la sede Dettagli AMBITO TERRITORIALE DI BERGAMO COMUNE DI SORISOLE COMUNE DI GORLE COMUNE DI PONTERANICA COMUNE DI ORIO AL SERIO COMUNE DI TORRE BOLDONE
AMBITO TERRITORIALE DI BERGAMO DI GORLE DI ORIO AL SERIO DI PONTERANICA DI SORISOLE DI TORRE BOLDONE 02 PRESENTAZIONE 03 L art.1 della legge 149 del 2001 Diritto del minore ad una famiglia sancisce che Dettagli REGOLAMENTO SULL AFFIDAMENTO FAMILIARE
COMUNE DI CASSANO DELLE MURGE PROVINCIA DI BARI C.F. e Partita IVA 00878940725 ASSESSORATO ALLE POLITICHE SOCIALI E ALL INFANZIA REGOLAMENTO SULL AFFIDAMENTO FAMILIARE APPROVATO CON DELIBERA DI CONSIGLIO Dettagli Comunità Familiare per Minori La Goccia. Progetto Generale di Comunità
Comunità Familiare per Minori La Goccia Progetto Generale di Comunità Premessa: il valore della famiglia La Comunità familiare per Minori La Goccia nasce nella consapevolezza che la famiglia rappresenta Dettagli Adozione e Affidamento: storie di integrazione famigliare
Adozione e Affidamento: storie di integrazione famigliare Indice Affidamento familiare Più forme di accoglienza I veri protagonisti dell affidamento: i bambini La Famiglia del bambino La Famiglia affidataria Dettagli Prot. n. 4273 / A 2 Andria, 12 ottobre 2015
8 CIRCOLO DIDATTICO "A. ROSMINI" Corso Italia, 7-76123 ANDRIA C.F. 90000300724 Tel 0883/246459 - Fax 0883/292770 email: baee05600t@istruzione.it Sito web: www.circolodidatticorosmini.gov.it pec baee05600t@pec.istruzione.it Dettagli SPAZI PER BAMBINI E ADULTI
PROVINCIA DI BERGAMO SETTORE ISTRUZIONE, FORMAZIONE, LAVORO E POLITICHE SOCIALI allegato e Gruppo di Coordinamento Provinciale dei servizi integrativi SPAZI PER BAMBINI E ADULTI QUESTIONI, RIFLESSIONI Dettagli Fanno parte della Collana TRENTINOFAMIGLIA :
La collana TRENTINOFAMIGLIA è un iniziativa del Progetto Speciale Coordinamento politiche familiari e di sostegno alla natalità atta ad informare sui progetti in atto in Provincia di Trento e a raccogliere Dettagli Progetto Vivere in Comunità anno 2016
DIPARTIMENTO GIUSTIZIA MINORILE E DI COMUNITÀ ISTITUTO PENALE PER I MINORENNI L E C C E Progetto Vivere in Comunità anno 2016 PER I MINORI OSPITI DELLA COMUNITA PUBBLICA PER MINORI Via Monteroni, 157/A Dettagli Il territorio e la promozione dei servizi relazionali pubblici e privati. Verso il primo piano regionale per i bambini e gli adolescenti nel Veneto Padova il 18 dicembre Francesco Gallo 1 Premessa Con Dettagli III.2. Legge sul sostegno alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (Legge per le famiglie Lfam) 80 Ivan Pau-Lessi
Rivista del Servizio di sostegno pedagogico della scuola media numero 19 104 III.2. Legge sul sostegno alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (Legge per le famiglie Lfam) 80 Ivan Pau-Lessi Dettagli Consiglio regionale Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Consiglio regionale Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia IX LEGISLATURA - ATTI CONSILIARI - PROGETTI DI LEGGE E RELAZIONI PROPOSTA DI LEGGE N. 12 Presentata dai Consiglieri Ritossa, Di Natale Presentata Dettagli Deliberazione Giunta Esecutiva n. 42 del 3 dicembre 2010
Deliberazione Giunta Esecutiva n. 42 del 3 dicembre 2010 Oggetto: Approvazione Protocollo di Intesa tra Centro Affidi Comune di Firenze e Forum Toscano delle Associazioni per i diritti della Famiglia - Dettagli Comune di Comune di Comune di Comune di. San Marco in Lamis San Giovanni Rotondo Rignano Garganico San Nicandro Garganico
Comune di Comune di Comune di Comune di San Marco in Lamis San Giovanni Rotondo Rignano Garganico San Nicandro Garganico PRESENTAZIONE L art. 1 della legge 149 del 2001 Diritto del minore ad una famiglia Dettagli Le parole chiave: Per non svuotare la sussidiarietà
LINEE GUIDA PER UN PATTO PER IL RICONOSCIMENTO E LA VALORIZZAZIONE DELL APPORTO DEL TERZO SETTORE ALLA RETE DI SOSTEGNO AL WELFARE DI BOLOGNA E PROVINCIA Le parole chiave: 1. SUSSIDIARIETA 2. STABILE REGIA Dettagli UNA VISIONE DELL ADOZIONE E DELL AFFIDAMENTO
UNA VISIONE DELL ADOZIONE E DELL AFFIDAMENTO Benedetta Baquè Psicologa - Psicoterapeuta I BISOGNI DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI Ogni bambino ha diritto a crescere in una famiglia, la propria o se questa non Dettagli REGIONE TOSCANA PREAMBOLO
Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 1552 PROPOSTA DI LEGGE d iniziativa del deputato NACCARATO Disciplina per l affido dell anziano e dell adulto per la salvaguardia del diritto Dettagli 1. Il welfare locale. 1. 1 Contesto normativo
1. 1 Contesto normativo L evoluzione normativa, avvenuta negli ultimi trentanni a livello nazionale in materia sanitaria e sociale e a livello regionale (dalle Leggi Regionali n. 78/1979, n. 13/ 1980, Dettagli DG Prevenzione Sanitaria Ufficio VII Lavori in corso sul sistema disabilità
DG Prevenzione Sanitaria Ufficio VII Lavori in corso sul sistema disabilità Presso la Conferenza Unificata fra lo Stato, le Regioni, le Province Autonome e le Autonomie Locali era stato istituito, nel Dettagli SPERIMENTAZIONE LINEE GUIDA AFFIDO FAMILIARE
SPERIMENTAZIONE LINEE GUIDA AFFIDO FAMILIARE BUONE PRASSI PREMESSA L affidamento familiare, intervento di protezione e tutela nei confronti di minori temporaneamente privi di idoneo ambiente familiare, Dettagli Leonardo da Vinci Tra-Pre-Vi Training for the Prevention and Treatment of Youth Violent Behaviour.
Centro di Solidarietà di Reggio Emilia/Italy Leonardo da Vinci Tra-Pre-Vi Training for the Prevention and Treatment of Youth Violent Behaviour. Relazione 1: Il sistema della protezione di minori con problemi Dettagli SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA
SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA Ente proponente il progetto: CONGREGAZIONE SUORE ORSOLINE DEL SACRO CUORE DI MARIA Codice di accreditamento: NZ00039 Albo e classe Dettagli PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE IL DIRITTO DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI ALL EDUCAZIONE E ALL ISTRUZIONE DALLA NASCITA FINO A SEI ANNI
PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE IL DIRITTO DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI ALL EDUCAZIONE E ALL ISTRUZIONE DALLA NASCITA FINO A SEI ANNI 1 IL DIRITTO DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI ALL EDUCAZIONE E ALL Dettagli La violenza assistita e la rete dei Servizi attivi: dalla normativa all azione sul territorio
La violenza assistita e la rete dei Servizi attivi: dalla normativa all azione sul territorio Martina Zorz Assistente Sociale Comune di Locate Varesino martedì 28 Aprile 2015 I DATI Rete interprovinciale Dettagli REGOLAMENTO AFFIDAMENTO FAMILIARE
REGOLAMENTO AFFIDAMENTO FAMILIARE Art. 1 Normativa L articolo 31 della Costituzione sancisce che è compito dello Stato agevolare la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi. Con l Dettagli BANDO STIAMO TUTTI BENE: EDUCARE BENE, CRESCERE MEGLIO
BANDO STIAMO TUTTI BENE: EDUCARE BENE, CRESCERE MEGLIO Premessa Le Linee Programmatiche della Compagnia hanno stabilito che, nell ambito del tema Istruzione, fosse emanato, nel corso del 2015, un bando Dettagli TESTO DI LEGGE APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE DELLA LIGURIA NELLA SEDUTA DEL 6 MARZO 2007
REGIONE LIGURIA TESTO DI LEGGE APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE DELLA LIGURIA NELLA SEDUTA DEL 6 MARZO 2007 INTERVENTI DI PREVENZIONE DELLA VIOLENZA DI GENERE E MISURE Dettagli PROGETTO DI FORMAZIONE SUL TEMA
FIRENZE 1 PROGETTO DI FORMAZIONE SUL TEMA IL SISTEMA DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO: RIFERIMENTI CONCETTUALI E NORMATIVI POSTI A CONFRONTO CON LA REALTÀ AZIENDALE FIRENZE 2 INDICE PREMESSA 3 MOTIVAZIONI Dettagli Premessa... 3. Obiettivi del progetto... 3. Partecipanti... 4. Fasi del progetto... 4. Metodologia di lavoro e iter della partecipazione...
PROGETTO ESECUTIVO PER LA REALIZZAZIONE DI UN PROGETTO SPERIMENTALE VOLTO ALLA CREAZIONE E IMPLEMENTAZIONE DEL SISTEMA INFORMATIVO SULLA CURA E LAPROTEZIONE DEI BAMBINI E DELLA LORO FAMIGLIA PARTE DEL Dettagli Legge 12 luglio 2011, n. 112
Legge 12 luglio 2011, n. 112 Legge 12 luglio 2011, n. 112 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 19 luglio 2011, n. 166) Istituzione dell Autorità garante per l infanzia e l adolescenza. Dettagli CENTRO DI SOSTEGNO A MINORI E FAMIGLIE e SPAZIO NEUTRO
ALLEGATO 3 DIRETTIVA PROGETTUALE CENTRO DI SOSTEGNO A MINORI E FAMIGLIE e SPAZIO NEUTRO Il progetto è costituito da due servizi diversi per finalità, obiettivi e metodologia, pertanto, la direttiva progettuale Dettagli Deliberazione Consiglio Comunale n 119 del 6 ottobre 2009
Deliberazione Consiglio Comunale n 119 del 6 ottobre 2009 Regolamento Affidamento Familiare Art. 1 Oggetto Il presente Regolamento disciplina i principi e le modalità cui devono uniformarsi la gestione, Dettagli Star bene a scuola. L adozione come risorsa Poppi, 31 ottobre 2014
Star bene a scuola. L adozione come risorsa Poppi, 31 ottobre 2014 Adozioni nazionali e internazionali in Toscana: il quadro complessivo e i percorsi in atto per favorire l'inserimento scolastico dei bambini Dettagli PROTOCOLLO DI INTESA TRA IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
PROTOCOLLO DI INTESA TRA IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA E IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROGRAMMA SPECIALE PER L ISTRUZIONE E LA FORMAZIONE NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI 1 VISTO Dettagli Approvazione del nuovo sistema di governo regionale per la Formazione Continua in Sanita' e costituzione relativi organismi.
REGIONE PIEMONTE BU28 14/07/2011 Deliberazione della Giunta Regionale 22 giugno 2011, n. 7-2208 Approvazione del nuovo sistema di governo regionale per la Formazione Continua in Sanita' e costituzione Dettagli DOCUMENTO DELLE POLITICHE AZIENDALI
Azienda Pubblica Servizi alla Persona Città di Siena DOCUMENTO DELLE POLITICHE AZIENDALI Approvato dal Consiglio di Amministrazione nella seduta del 25 agosto 2010 Pag. 1 di 5 1. Denominazione, sede e Dettagli La Casa Famiglia: affetto e accoglienza a misura di bambino
La Casa Famiglia: affetto e accoglienza a misura di bambino Premessa AiBi - Amici dei Bambini è un Organizzazione Umanitaria Internazionale costituita il 21 gennaio 1986, i cui principi ispiratori nascono Dettagli PROTOCOLLO D INTESA TRA DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA E CONFINDUSTRIA
PROTOCOLLO D INTESA TRA DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA E CONFINDUSTRIA Premesso che il programma di Governo ha previsto una legislatura caratterizzata da profonde riforme istituzionali; che tale Dettagli REGIONE MARCHE GIUNTA REGIONALE
DELIBERAZIONE DELLA 2 OGGETTO: INDIRIZZI IN MATERIA DI INTERVENTI SOCIO-SANITARI TERRITORIALI RELATIVI ALL AFFIDAMENTO FAMILIARE DI CUI ALLA LEGGE 4 MAGGIO 1983, N.184, E SUCCESSIVE MODIFICHE LA VISTO Dettagli MEDIAZIONE FAMILIARE INCONTRI PROTETTI SOSTEGNO NELL AFFIDO
Il servizio di mediazione e sostegno SMS, nei suoi diversi ambiti di applicazione ha come caratteristica la restituzione di responsabilità e di autodeterminazione alle parti del sistema famiglia che si Dettagli Articolo 1 Finalità. Articolo 2 Azioni e funzioni del Garante
73 Articolo 1 Finalità LEGGE REGIONALE 16 marzo 2007 n. 9 Disciplina dell Ufficio del Garante regionale dei diritti dell infanzia e dell adolescenza (Bollettino Ufficiale 28 marzo 2007 n. 7, parte prima) Dettagli Bandi 2015 ARTE E CULTURA. Buone prassi di conservazione del patrimonio. www.fondazionecariplo.it
Bandi 2015 ARTE E CULTURA Buone prassi di conservazione del patrimonio BENESSERE GIOVANI COMUNITÀ www.fondazionecariplo.it BANDI 2015 1 Bando con scadenza 9 aprile 2015 Buone prassi di conservazione del Dettagli D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006
D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006 Approvazione criteri per l assegnazione contributi ai Soggetti gestori delle funzioni socioassistenziali per le attività delle Equipe Adozioni e per la promozione dell affidamento Dettagli ASSOCIAZIONE DEI COMUNI DEL MIRANESE
ASSOCIAZIONE DEI COMUNI DEL MIRANESE PER IL COORDINAMENTO DELLE POLITICHE GIOVANILI CONVENZIONE 2015 2017 Testo approvato con deliberazioni consiliari di Martellago del, n., Mirano del, n., Noale del, Dettagli Regolamento. L affido è istituito e regolamentato dalla Legge N.184/83, dalla Legge N.149/01 e dalla D.G.R 79-11035 del 17.11.2003.
Regolamento Premessa L affidamento familiare aiuta i bambini ed i ragazzi a diventare grandi, nutrendo il loro bisogno di affetto e di relazione con figure adulte che si prendano cura di loro, al fine Dettagli Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale
VERSIONE PROVVISORIA Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale Audizione dell Istituto nazionale di statistica: Dott. Manlio Dettagli ALLEGATO A) al capitolato speciale d appalto. Indirizzi generali per la predisposizione del Progetto di gestione
ALLEGATO A) al capitolato speciale d appalto Indirizzi generali per la predisposizione del Progetto di gestione 1 PROGETTO ASILO NIDO GESTIONE DEL SERVIZIO ASILO NIDO E DEL POST-NIDO Premessa: La traccia Dettagli PROTOCOLLO D INTESA PROGETTO CITTA SOSTENIBILI E AMICHE DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI
Inserire il Logo del Comune PROTOCOLLO D INTESA PROGETTO CITTA SOSTENIBILI E AMICHE DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI Seconda annualità 2014/15 Premesso che i diritti dell Infanzia e dell Adolescenza sono Dettagli PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Servizio politiche sociali e abitative LINEE GUIDA PER L ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI MEDIAZIONE FAMILIARE
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Servizio politiche sociali e abitative LINEE GUIDA PER L ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI Luglio 2009 Rev. 1 luglio 2009 2 di 11 INDICE PREMESSA PAG. 3 QUADRO NORMATIVO PAG. Dettagli COMUNE DI PALERMO. Prot. n. 349836 del 29/04/2013
COMUNE DI PALERMO AREA DELLA CITTADINANZA SOCIALE SETTORE SERVIZI SOCIO - ASSISSTENZIALI U.O. DIREZIONE, AFFARI GENERALI, GESTIONE DEL PERSONALE Via Garibaldi n.26 90133 Palermo Prot. n. 349836 del 29/04/2013 Dettagli CARTA DEI SERVIZI PER L INFANZIA 0 3 ANNI AMBITO TERRITORIALE IX 2004. Finalità, principi e criteri di attuazione. Parte I
1 CARTA DEI SERVIZI PER L INFANZIA 0 3 ANNI AMBITO TERRITORIALE IX 2004 I nidi d Infanzia e i servizi integrativi costituiscono il sistema dei servizi educativi e si configurano come centri territoriali Dettagli PROVINCIA DI PIACENZA
PROVINCIA DI PIACENZA DI SVILUPPO E QUALIFICAZIONE DEI SERVIZI EDUCATIVI PER BAMBINI N ETA 0-3 ANNI INDIRIZZI GENERALI PER IL TRIENNIO 2001-2003 Approvato con atto C.P. 29.10.2001 n.133 Ufficio Politiche Dettagli La dimensione pedagogico educativa: cardine degli interventi efficaci sul Sistema Scuola-Famiglia-Territorio
COMUNE DI MASSA Assessorato Turismo, Cultura, Pubblica Istruzione e Gemellaggi La dimensione pedagogico educativa: cardine degli interventi efficaci sul Sistema Scuola-Famiglia-Territorio COMUNE DI MASSA Dettagli Centro Polifunzionale di Gavirate. Centro di Accoglienza di Cittiglio. Fondazione FELICITA MORANDI. Associazione IL PASSO onlus
Centro di Accoglienza di Cittiglio Centro Polifunzionale di Gavirate Fondazione FELICITA MORANDI Associazione IL PASSO onlus Luglio 2012 FONDAZIONE FELICITA MORANDI Servizi e interventi a favore dei minori Dettagli a cura di: Società Italiana di Psicologia dei Servizi Ospedalieri e Territoriali
EROGATA DALLE STRUTTURE ORGANIZZATIVE COMPLESSE DI PSICOLOGIA, TERRITORIALI ED OSPEDALIERE, DEL S. S. N. E PER GLI INTERVENTI A FAVORE DELLO SVILUPPO DELL INTEGRAZIONE SOCIO SANITARIA. a cura di: Società Dettagli O GG E TTO : DELIBERA QUADRO - SISTEMA SOCIOEDUCATIVO DI PROMOZIONE, PREVENZIONE E TUTELA PER BAMBINI E ADOLESCENTI LA GIUNTA REGIONALE
O GG E TTO : DELIBERA QUADRO - SISTEMA SOCIOEDUCATIVO DI PROMOZIONE, PREVENZIONE E TUTELA PER BAMBINI E ADOLESCENTI N. 535 IN 27/03/2015 RICHIAMATI: LA GIUNTA REGIONALE del REGISTRO ATTI DELLA GIUNTA - Dettagli Il diritto di bambini e ragazzi alla famiglia: come rilanciare adozioni e affidi
Commissione parlamentare per l infanzia e l adolescenza, Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Convegno Dettagli PROTOCOLLO D INTESA OSSERVATORIO INTEGRATO D AREA IN MATERIA DI PREVENZIONE E RECUPERO DEL DISAGIO MINORILE
PROTOCOLLO D INTESA OSSERVATORIO INTEGRATO D AREA IN MATERIA DI PREVENZIONE E RECUPERO DEL DISAGIO MINORILE E DELLA DISPERSIONE SCOLASTICA ISTITUZIONI SCOLASTICHE DEL TERRITORIO DI SCORDIA AZIENDA UNITÀ Dettagli REGOLAMENTO DISTRETTUALE SULL AFFIDO FAMILIARE DI MINORI
REGOLAMENTO DISTRETTUALE SULL AFFIDO FAMILIARE DI MINORI REGOLAMENTO DISTRETTUALE SULL AFFIDO FAMILIARE DI MINORI TITOLO I Finalità e soggetti Art.1 Normativa L affidamento familiare per minori è regolato Dettagli PROGETTO SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE INTERVENTI PER LA PRESA IN CARICO E IL TRATTAMENTO DI MINORI VITTIME DI ABUSO NELL AREA VASTA FIRENZE
Allegato B PROGETTO SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE INTERVENTI PER LA PRESA IN CARICO E IL TRATTAMENTO DI MINORI VITTIME DI ABUSO NELL AREA VASTA FIRENZE PREMESSA Negli ultimi anni l attenzione al disagio in generale, Dettagli Accordo Quadro tra Regione Abruzzo e Italia Lavoro S.p.A.
Accordo Quadro tra Regione Abruzzo e Italia Lavoro S.p.A. La Regione Abruzzo, rappresentata dal componente la Giunta preposto alle Politiche attive del lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali, Dettagli Auser: Sistemi di Welfare e Comunità
Auser: Sistemi di Welfare e Comunità 1. Ricomporre i Bisogni della Persona Provando a declinare alcune problematiche dall'agenda sociale, sembra che il tema degli anziani, dei mutamenti demografici, delle Dettagli Attivare e facilitare i gruppi di auto/mutuo aiuto
LAVORO SOCIALE IN TASCA COLLANA DIRETTA DA M.L. RAINERI Valentina Calcaterra Attivare e facilitare i gruppi di auto/mutuo aiuto Indice Introduzione 9 1. Cos è un gruppo di auto/mutuo aiuto 11 I fondamenti Dettagli LAVORARE CON LE FAMIGLIE NELLE COMUNITÀ PER MINORI
Giammatteo Secchi LAVORARE CON LE FAMIGLIE NELLE COMUNITÀ PER MINORI LAVORO SOCIALE IN TASCA COLLANA DIRETTA DA M.L. RAINERI Gli operatori sociali in tutela minori si confrontano ogni giorno con situazioni Dettagli Calendario. Vorrei salire sul trenino dei colori nel mondo dove siamo tutti migliori, e molti diritti hanno i bambini, sia i grandi che i piccini.
Vorrei salire sul trenino dei colori nel mondo dove siamo tutti migliori, e molti diritti hanno i bambini, sia i grandi che i piccini. Un mondo per giocare, correre e cantare, dove ho il sorriso di chi Dettagli CORTE DEI CONTI SEZIONE DELLE AUTONOMIE
CORTE DEI CONTI SEZIONE DELLE AUTONOMIE LINEE GUIDA PER LE RELAZIONI DEI REVISORI DEI CONTI SUI BILANCI DI PREVISIONE DELLE REGIONI PER L ANNO 2015, SECONDO LE PROCEDURE DI CUI ALL ART. 1, COMMI 166 E Dettagli Adozioni in Toscana, alcuni dati di sintesi
Adozioni in Toscana, alcuni dati di sintesi A cura del Centro Regionale di Documentazione per l Infanzia e l Adolescenza Istituto degli Innocenti Per quanto le adozioni, coerentemente con quanto avviene Dettagli Art. 2 Finalità. LEGGE REGIONALE 4 dicembre 2009, n. 31. Norme regionali per l esercizio del diritto all istruzione
Bollettino Ufficiale della Regione Puglia - n. 196 del 7-12-2009 25631 LEGGE REGIONALE 4 dicembre 2009, n. 31 Norme regionali per l esercizio del diritto all istruzione e alla formazione. La seguente legge: Dettagli Unità d offerta accreditata dal Comune di Milano tel 02.48007174 fax 02.48196125 e-mail: bpcomunita@virgilio.it
CARTA DEI SERVIZI CARTA DEI SERVIZI COMUNITÀ EDUCATIVE COMUNITÀ FAMILIARE SERVIZIO SEMIRESIDENZIALE ALLOGGIO PER L AUTONOMIA COMUNITA EDUCATIVE COMUNITA FAMILIARE FONDAZIONE PIO ISTITUTO BUON PASTORE Via Dettagli DETERMINA DELLA CNFC DEL 10 OTTOBRE 2014 Dossier Formativo
DETERMINA DELLA CNFC DEL 10 OTTOBRE 2014 Dossier Formativo VISTO il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e in particolare, l art. 16-ter che istituisce la Commissione Dettagli Liberare il potenziale dell Economia Sociale per la crescita in Europa: la Strategia di Roma
Liberare il potenziale dell Economia Sociale per la crescita in Europa: la Strategia di Roma Documento basato sui risultati della Conferenza di Roma, 17 e 18 novembre 2014 In occasione della Presidenza Dettagli I - Le radici dell affido. L albero dell affido Attività formativa dell Associazione Murialdo gennaio-giugno 2006
I - Le radici dell affido L albero dell affido Attività formativa dell Associazione Murialdo gennaio-giugno 2006 Cosa è affidamento? L affidamento familiare, previsto dalla legge 184/1983 così come modificata Dettagli DIRETTIVA DEL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA SULLE MISURE FINALIZZATE AL MIGLIORAMENTO DEL BENESSERE ORGANIZZATIVO NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
DIRETTIVA DEL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA SULLE MISURE FINALIZZATE AL MIGLIORAMENTO DEL BENESSERE ORGANIZZATIVO NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI A tutti i Ministeri - Uffici di Gabinetto -Uffici del Dettagli Regolamento Affidamento Familiare
Art. 1 - Oggetto 1. Il presente Regolamento disciplina i principi e le modalità cui devono uniformarsi la gestione, l erogazione e l accesso all affidamento familiare rivolto ai minori e alle loro famiglie Dettagli Corso di aggiornamento Inserimento scolastico dei minori adottati o in affidamento familiare
Corso di aggiornamento Inserimento scolastico dei minori adottati o in affidamento familiare 1 incontro 11 aprile 2011 Assistente sociale Maria Grazia Pensabene Servizio politiche sociali e abitative - Dettagli Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ed il piano di zona. www.ulss.tv.it
Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ed il piano di zona www.ulss.tv.it Principi costituzionali Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo Dettagli i formazione 2009-2011
Piano di formazione 2009-2011 per la formazione di base, professionale e manageriale del personale del Servizio Sanitario Regionale, e del Sistema regionale per l Educazione Continua in Medicina (ECM). Dettagli Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione
Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione Bozza di Linee guida per l aggiornamento del Programma triennale Dettagli Consulta DS per l infanzia e l adolescenza Gianni Rodari. Adozione e Affido Familiare Una famiglia per ogni bambino
I figli non sono vostri figli. Sono i figli e le figlie della sete che di sé stessa ha la vita... Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L'Arciere vede il bersaglio Dettagli Senato della Repubblica, VII Commissione Audizione del Forum delle associazioni familiari sul ddl n. 1260 atti Senato
Roma, 14 maggio 2014 Senato della Repubblica, VII Commissione Audizione del Forum delle associazioni familiari sul ddl n. 1260 atti Senato Sistema di educazione e istruzione per la prima infanzia Alcune Dettagli I beni culturali come volano della crescita economica e sociale. del territorio. 4. I beni culturali come volano della crescita economica e sociale
I beni culturali Il problema I beni culturali un elemento di estremo rilievo per la crescita della cultura e della qualità della vita dei cittadini - possono favorire lo sviluppo di alcune iniziative economiche Dettagli C O M U N E DI S P I N E A 30038 Prov.di Venezia SETTORE SERVIZI AI CITTADINI
C O M U N E DI S P I N E A 30038 Prov.di Venezia SETTORE SERVIZI AI CITTADINI PROTOCOLLO D INTESA Fra i seguenti soggetti: AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI SPINEA : Responsabile Settore Servizi Ai Cittadini Dettagli Linee guida della Commissione Consultiva Teatro per la valutazione dei Teatri Nazionali e dei Teatri di rilevante interesse culturale
Roma, 17 febbraio 2015 Linee guida della Commissione Consultiva Teatro per la valutazione dei Teatri Nazionali e dei Teatri di rilevante interesse culturale Premessa generale In relazione al DM 1 luglio Dettagli DGR 61-7119 DEL 15.10.2007 OGGETTO: SISTEMA REGIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA IN SANITA ED ISTITUZIONE DEL SISTEMA DI ACCREDITAMENTO ECM REGIONALE.
DGR 61-7119 DEL 15.10.2007 OGGETTO: SISTEMA REGIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA IN SANITA ED ISTITUZIONE DEL SISTEMA DI ACCREDITAMENTO ECM REGIONALE. DGR 62-7503 DEL 19.11.2007 OGGETTO: MODIFICA ED INTEGRAZIONE Dettagli CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE
Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 1299 PROPOSTA DI LEGGE D INIZIATIVA DEI DEPUTATI RONDINI, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, MATTEO BRAGANTINI, BUONANNO, CAON, FEDRIGA, GRIMOLDI, Dettagli 2017 © DocPlayer.it Privacy Policy | Condizioni del servizio | Feed-back

References: articolo 7
 articolo 1
 articolo 1
 art. 2
 Articolo 2
 articolo 2
 art. 2
 articolo 39
 Art. 2
 Art. 1
 Art.1
 Art.2
 Art.3
 Art.4
 ART. 1
 art.1
 art. 1
 Art. 1
 articolo 31
 Art. 1
 Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 1
 Art.1
 ART. 1
 Art. 2
 art. 16

Art. 1
 Art. 2