Source: http://www.ascom.padova.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3772:13-11-2017-split-payment-codici-tributo-per-il-versamento-dell-iva-dovuta-dalle-p-a-e-dalle-societa&catid=20:seac-info-2017&Itemid=101
Timestamp: 2017-11-22 01:51:35+00:00

Document:
13/11/2017 - Split payment: codici tributo per il versamento dell’IVA dovuta dalle P.A. e dalle società - Ascom Padova
13/11/2017 - Split payment: codici tributo per il versamento dell’IVA dovuta dalle P.A. e dalle società
Split payment: codici tributo per il versamento dell’IVA dovuta dalle P.A. e dalle società
Con Risoluzione 10 novembre 2017, n. 139, l’Agenzia delle Entrate ha istituito dei codici tributo per il versamento dell’IVA dovuta dalle pubbliche amministrazioni e dalle società a seguito della scissione dei pagamenti (art.17-ter, D.P.R. n. 633/1972).
Per il Mod. F24 è stato istituito il codice tributo "6041", denominato "IVA dovuta dalle PP.AA. e SOCIETA’ identificate ai fini IVA - scissione dei pagamenti per acquisti nell’esercizio di attività commerciali - art. 5, comma 01, D.M. 23 gennaio 2015".
Per il Mod. F24 EP è stato istituito il codice tributo "621E", denominato "IVA dovuta dalle PP.AA. e SOCIETA’ identificate ai fini IVA - scissione dei pagamenti per acquisti nell’esercizio di attività commerciali - art. 5, comma 01, D.M. 23 gennaio 2015".
La convivenza di fatto in Italia implica il pagamento delle imposte italiane per lo straniero: Sentenza
Con Sentenza 10 novembre 2017, n. 26638, la Corte di Cassazione ha precisato che, qualora un soggetto straniero sia formalmente residente all’estero e ivi sia proprietario di un’abitazione ma conviva di fatto in Italia, lo stesso è soggetto a tassazione italiana.
In particolare, i Giudici hanno affermato che se "la persona dispone di un’abitazione permanente in entrambi gli Stati Contraenti, è considerata residente nello Stato Contraente nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette."
Licenziato il dipendente per le mail offensive verso i colleghi
In materia di licenziamento disciplinare, la Corte di Cassazione ha statuito la piena legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente, che ha inviato dal pc aziendale mail contenenti espressioni scurrili ed offensive verso i colleghi, laddove lo stesso doveva ritenersi informato dei controlli periodici compiuti dall’azienda sulle registrazioni presenti nei pc dell’impresa.
La Suprema Corte, con la Sentenza n. 26682 del 10 novembre 2017, anteriore alla pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha disposto alcune limitazioni alle iniziative aziendali, ha chiarito che il datore di lavoro può effettuare verifiche sugli strumenti informatici nel rispetto della libertà e della dignità dei lavoratori e dei principi di correttezza e, nel caso di specie, l’attività di controllo non ha avuto ad oggetto l’attività lavorativa ed il suo corretto adempimento, per cui risulta necessario l’accordo coi sindacati.
In merito al licenziamento per giusta causa, la Corte di Cassazione ha statuito la legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente per il reiterato ed omesso adempimento dei propri compiti, segnalato al datore di lavoro dal caporeparto.
Con la Sentenza n. 26677 del 10 novembre 2017 viene ribadito che l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha valenza meramente esemplificativa e che, nel caso in esame, come sottolineato dal giudice di merito, risulta irrimediabilmente compromesso il vincolo fiduciario con il datore.
No al licenziamento per fatti diversi da quelli contestati
Secondo la Corte di Cassazione è da ritenersi illegittimo il licenziamento del dipendente (nel caso di specie un casellante addetto alla riscossione del pedaggio autostradale, accusato di impossessamento e indebito utilizzo di una tessera prepagata appartenente ad un terzo) fondato su fatti diversi da quelli descritti nella contestazione disciplinare.
La Suprema Corte, con la Sentenza n. 26678 del 10 novembre 2017, ha ribadito che ammettere la liceità di accuse "in progress" o "allusive" rimetterebbe in maniera inammissibile al giudice il compito di integrarle, in violazione del principio di immutabilità della contestazione.
Durata massima dei trattamenti di integrazione salariale: istruzioni del Ministero del Lavoro
Il Ministero del Lavoro, con la Circolare n. 17 dell’8 novembre 2017, interviene per fornire istruzioni operative per quanto concerne le modalità di computo delle durate massime dei trattamenti di integrazione salariale previsti dal D.Lgs n. 148/2015 (trattamenti di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e assegno ordinario garantito dai Fondi di solidarietà). In particolare il Ministero si sofferma sul concetto di quinquennio mobile e di biennio mobile, fornendo a riguardo esemplificazioni.
È "caporalato" quando il lavoratore sfruttato è costretto sotto minaccia di perdita del posto di lavoro
Con la Sentenza n. 51443 del 10 novembre 2017 la Corte di Cassazione è intervenuta in merito al configurarsi del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ai sensi delle nuove disposizioni previste dalla Legge n. 199/2016 sul "caporalato".
La Suprema Corte a riguardo ha stabilito che si configura il reato di "caporalato" non solo quando il lavoratore risulta sfruttato: il configurarsi di tale reato si sostanzia necessariamente anche in una preventiva minaccia intimidatoria (anche psicologica), che metta il lavoratore nella condizione di totale rassegnazione a dover svolgere la propria attività in violazione dei suoi diritti retributivi e normativi.
L’INPS, con il Messaggio n. 4476 del 10 novembre 2017, rende noto che, da una verifica effettuata, è risultato che molti utenti, che avevano presentato domanda di assegno di natalità (c.d. bonus bebé) per gli anni 2015/2016, non hanno ancora provveduto alla presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per l’anno 2017. Tale dichiarazione è utile al rilascio dell’ISEE che - si ricorda - costituisce un requisito di legge non solo per l’accoglimento delle domande nel primo anno di spettanza della prestazione, ma anche per la prosecuzione del beneficio negli anni successivi al primo.
In conseguenza a ciò, l’Istituto, con riferimento agli utenti in questione, ha provveduto alla sospensione dell’erogazione dell’assegno per l’anno in corso. Al fine di regolarizzare la propria situazione, i soggetti interessati dovranno provvedere alla present azione della DSU per l’anno in corso entro e non oltre il prossimo 31 dicembre 2017.
Istruzioni per l’esonero contributivo per i conducenti impegnati in servizi di trasporto internazionale
L’INPS, con Circolare n. 167 del 10 novembre 2017, ha fornito le istruzioni operative in merito all’esonero contributivo previsto per i conducenti che esercitano la propria attività con veicoli, a cui si applica il Regolamento CE n. 561/2006, equipaggiati con tachigrafo digitale e prestanti la propria attività in servizi di trasporto internazionale per almeno 100 giorni annui.
Per la fruizione del beneficio i datori devono inoltrare una richiesta mediante l’apposita procedura telematica "TRANS.INT.", all’interno dell’applicazione "DiResCo - Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente", sul sito internet dell’Istituto. In caso di ammissione al beneficio, i datori esporranno, a partire dal flusso Uniemens di competenza novembre 2017, i lavoratori per i quali spetta l’esonero valorizzando, nella sezione "DenunciaIndividuale", nell’elemento "TipoCon tribuzione" il nuovo codice "T1" e nell’elemento "Contributo" andrà indicata la contribuzione ridotta calcolata sull’imponibile previdenziale del mese. Per il recupero degli arretrati eventualmente spettanti, riferiti al periodo tra gennaio 2016 e ottobre 2017, va esposto nel flusso Uniemens nell’elemento "AltreACredito" "CausaleACredito" il nuovo codice causale "R668".

References: art. 5
 art. 5
 Sentenza

 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza