Source: http://www.giacomooberto.com/Bozen2012/traccia.htm
Timestamp: 2019-11-19 10:46:24+00:00

Document:
IL FUTURO EUROPEO DEL DIRITTO PATRIMONIALE DELLA FAMIGLIA
(Conferenza in lingua italiana)
PRENUPTIAL AGREEMENTS IN CONTEMPLATION OF DIVORCE
EHEVERTRÄGE ANLÄSSLICH DER SCHEIDUNG
(Traccia ipertestuale per una triplice relazione multilingue)
Sommario/Table of Contents/Inhaltsübersicht: 1. Esiste (o esisterà mai) un diritto europeo della famiglia? – 2. Il rilievo «extracomunitario» ed «ecumenico» delle disposizioni del Regolamento n. 2201 del 2003 (in particolare in tema di determinazione della competenza giurisdizionale). – 3. Il futuro europeo del regime dei rapporti patrimoniali endofamiliari. – 4. L’accordo franco-tedesco del 2010 sul regime patrimoniale uniforme. – 5. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce: an Historical Overview. – 6. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce in the U.S.A. – 7. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce in the United Kingdom. – 8. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce in Continental Europe. – 9. Eheverträge anlässlich der Scheidung nach deutschem Recht: Die Rechtssprechung vor 2001. – 10. Eheverträge anlässlich der Scheidung nach deutschem Recht: Die notarielle Praxis. – 11. Eheverträge anlässlich der Scheidung nach deutschem Recht: Die Rechtssprechung nach 2001.
1. Esiste (o esisterà mai) un diritto europeo della famiglia?
· Se si intende un codice di famiglia europeo, probabilmente no.
Come ho spiegato in un mio studio sull’argomento (cfr. Oberto, La comunione coniugale nei suoi profili di diritto comparato, internazionale ed europeo, in Il diritto di famiglia e delle persone, 2008, pag. 367-400 e in La Voce del Foro, 1-2/2010, pag. 7-42 [Versione .pdf disponibile online alla pagina web seguente: http://www.giacomooberto.com/download/oberto_comunione_dir_compar_internazi.pdf]):
· Certo non si può pensare ad un «codice europeo della famiglia», così come lo intendiamo oggi, alla luce del trattato istitutivo dell’UE (titolo V: spazio di libertà, sicurezza e giustizia)
· V. artt. 67 e 81 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (dopo Lisbona).
· Da ciò nasce quella che ho chiamato l’ «ottica di Bruxelles», vale a dire l’ottica diretta a disciplinare le sole questioni processuali dell’individuazione del giudice competente, del riconoscimento e dell’esecuzione (libera circolazione) delle decisioni, alla questione del diritto applicabile.
· A quest’ottica, sempre nella prospettiva dell’ avvicinamento (approximation, rapprochement, Annäherung), s’affianca però quella che ho chiamato «ottica di Roma», cioè l’individuazione di regole di d.i.p. uniformi,
· Fa poi capolino (quale effetto delle due precedenti) un terzo tipo di ottica, oggi esclusa dai Trattati, ma che prima o poi finirà con l’affermarsi, che è l’ottica del diritto materiale uniforme, sulla scia dell’accordo bilaterale franco-tedesco (su cui v. infra).
· Il tutto nel quadro di un processo di universalizzazione o, se si preferisce, di ecumenizzazione del diritto comunitario, di cui vien detto nel § immediatamente seguente.
2. Il rilievo «extracomunitario» ed «ecumenico» delle disposizioni del Regolamento n. 2201 del 2003 (in particolare in tema di determinazione della competenza giurisdizionale).
3. Il futuro europeo del regime dei rapporti patrimoniali endofamiliari.
Venendo al tema specifico dei rapporti patrimoniali nella famiglia andranno prese in considerazione due recenti proposte della Commissione UE:
Si tenga presente che le due proposte si collocano sia nell’ottica di Bruxelles, che in quella di Roma. Ma esiste una “terza ottica”: quella del diritto materiale uniforme. Quest’ottica è quella indicata dall’accordo bilaterale franco-tedesco del 2010.
Sul punto occorre fare un salto indietro, pensando alla genesi delle due proposte sui regimi patrimoniali, cui ho fatto riferimento sopra.
Esse invero furono precedute da
· un rapporto di studio, demandato ad un consorzio di università, su cui v. la pagina web seguente:
http://www.pedz.uni-mannheim.de/daten/edz-k/gdj/03/report_regimes_030703_fr.pdf.
, seguito da un libro verde, sui cui v. la pagina web seguente:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:52006DC0400:IT:NOT.
· cfr. inoltre:
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/06/288&format=HTML&aged=0&language=FR&guiLanguage=en.
Nel passaggio dal rapporto di studio al libro verde si perse un suggerimento molto interessante, proprio sul diritto materiale uniforme:
Alcune proposte dello studio predetto venivano infatti anche a toccare il tema dell’armonizzazione del diritto materiale nei vari Stati membri dell’U.E. Sul punto, in particolare, pur riconoscendo che «Il paraît illusoire, dans l’état d’esprit actuel des États membres et au vu des trop profondes divergences de leurs positions vis-à-vis de la notion et du contenu de leur « régime matrimonial secondaire légal », d’espérer parvenir à une entente sur l’adoption d’un régime légal unique et commun à tous les États membres de l’Europe», lo studio avanza l’idea di un vero e proprio regime convenzionale europeo sussidiario (cfr. il paragrafo n. 2.2.2.2., intitolato Un régime conventionnel européen subsidiaire), che le coppie europee potrebbero liberamente scegliere, se lo desiderano, in luogo di quelli legali o convenzionali previsti dai rispettivi ordinamenti.
In tal modo, sempre secondo il citato lavoro, «En se limitant à proposer un régime matrimonial européen “ subsidiaire ”, on ne porterait aucunement atteinte à la compétence laissée à chaque État de déterminer de manière spécifique son régime matrimonial légal applicable de plein droit, pour ses nationaux ou sur son territoire, aux époux qui ne concluent pas de contrat de mariage. On franchit toutefois le pas d’une certaine harmonisation, en permettant à deux époux d’adopter eux-mêmes un régime matrimonial qui serait commun à tous les citoyens européens et qui régirait de façon unifiée leurs relations patrimoniales quelle que soit leur nationalité respective et quels que soient les États d’Europe où ils seraient amenés à résider. Sans doute, est-il probable que, dans un premier temps, ce régime matrimonial européen ne présenterait de réel attrait que pour de futurs époux qui auraient de sérieuses raisons de penser qu’ils “ seront mobiles ” à travers l’Europe, en ce sens qu’ils se savent appelés à résider successivement dans différents États membres. Ils résoudraient ainsi préventivement les questions de droit international privé qui pourraient ultérieurement se poser dans leur situation concrète, et ils sauraient que, quel que soit l’État où ils se trouveraient, leur régime matrimonial européen y serait connu et pratiqué».
4. L’accordo franco-tedesco del 2010 sul regime patrimoniale uniforme.
· Un singolare e rilevante esperimento nel campo dell’armonizzazione dei diritti materiali interni è costituito dall’ accordo bilaterale franco-tedesco che ha dato vita ad un regime patrimoniale uniforme e convenzionale tra coniugi; accordo firmato il 4 febbraio 2010, di cui possono usufruire le coppie francesi, quelle tedesche, nonché quelle miste franco-tedesche. La convenzione descrive un regime convenzionale di partecipazione agli acquisti (participation aux acquêts/Wahl-Zugewinngemeinschaft), modellato su quello conosciuto dal Code Civil agli artt. 1569-1581, come regime convenzionale e dal BGB ai §§ 1363-1390 ss. come regime legale.
· Il regime prescelto è dunque quello della Zugewinngemeinschaft tedesco, peraltro sottoposto ad alcuni principi tratti dal regime convenzionale francese della participation aux acquêts; in particolare:
· Il consenso di entrambi i coniugi è necessario per gli atti di disposizione che riguardano determinati beni considerati objets du ménage o comunque idonei ad assicurare il logement de la famille (la casa d’abitazione e i suoi arredi, l’auto di cui si servono i coniugi, ecc.): consenso richiesto dal diritto francese ma non da quello tedesco (article 5);
· La data di cessazione del regime, in cui vengono valutati i patrimoni rispettivi per determinare la créance de participation coincide con la data della domanda giudiziale introduttiva del divorzio: ciò al fine di evitare possibili manovre fraudolente di un coniuge nei riguardi dell’altro. Si tengano presenti, a tale riguardo, le disposizioni dell’art. 10 del citato accordo, a mente delle quali (ma trattasi di principi già presenti nelle legislazioni francese e germanica, e del tutto assenti, invece, nella nostra comunione de residuo), nel patrimonio finale vanno computati anche beni ceduti a terzi per frodare le ragioni del coniuge, così come quelli oggetto di dissipazione e (a determinate condizioni) di donazione a terzi.
· L’accordo franco-tedesco resta aperto a tutti gli altri Paesi membri dell’U.E. che intendessero aderirvi. Si tratta quindi di un felice inizio di una vera e propria armonizzazione dei diritti materiali dei Paesi U.E. nel campo dei regimi patrimoniali; un’armonizzazione che si attua nel segno di una valorizzazione di un regime – quello della partecipazione differita agli acquisti – di cui l’accordo franco-tedesco disegna con nettezza e precisione i tratti fondamentali, affrontando temi da noi purtroppo negletti, quali quello (appena ricordato) della tutela delle ragioni del coniuge «debole», così come quello della natura del credito finale di quest’ultimo, che costituisce, per l’appunto, un mero credito di partecipazione ad un plusvalore: un credito, cioè, pecuniario, laddove da noi si discute ancora se i diritti ex communione de residuo siano diritti di credito o veri e propri rapporti reali (contitolarità, cioè, reale differita e non mera compartecipazione agli acquisti: per un approfondimento cfr. Oberto, La comunione legale tra coniugi, I, Milano, 2010, p. 849 ss.).
· Quanto mai interessanti sono le considerazioni che si possono svolgere sul campo d’applicazione dell’accordo, invocabile, di fatto, non solo da cittadini tedeschi e/o francesi. Ecco i rilievi in proposito ricavabili dal sito seguente:
· http://www.europepatrimoine.fr/a_actualite.php?id_article=106
Ce régime matrimonial pourra être choisi par les époux dont le régime matrimonial relève de la loi française ou de la loi allemande.
Les règles de conflit allemandes disposent qu’à défaut de choix des époux, la loi allemande est applicable aux époux :
♦ dont les deux possèdent la nationalité allemande (ou ont possédé la nationalité allemande, à condition que l’un des époux la possède encore),
♦ qui possèdent leur résidence habituelle commune en Allemagne (ou ont possédé leur dernière résidence habituelle commune en Allemagne, à condition que l’un des époux y réside encore),
♦ à défaut, qui possèdent les liens les plus étroits avec l’Allemagne.
Il est en outre permis aux époux de soumettre leur régime matrimonial à la loi allemande si l’un des époux a la nationalité allemande ou si l’un des époux réside habituellement en Allemagne. De même, en cas de possession de biens immobiliers en Allemagne, ces derniers peuvent être régis par la loi allemande.
Selon les règles de conflit françaises, issues de la Convention de la Haye sur la loi applicable aux régimes matrimoniaux du 14 mars 1978, à défaut de choix des époux, la loi française est en principe applicable aux époux qui ont fixé leur première résidence habituelle commune après le mariage en France.
Les époux peuvent en outre choisir de soumettre leur régime matrimonial à la loi française :
♦ si l’un des époux a la nationalité française,
♦ si l’un des époux réside habituellement en France
♦ ou si l’un des époux établit une nouvelle résidence habituelle après le mariage en France.
Les époux peuvent également faire régir par la loi française les biens immobiliers sis en France qu’ils possèdent.
Le champ d’application de l’accord est, on le voit, très étendu. Il suffit que les époux disposent de la nationalité ou de la résidence habituelle ou de biens immobiliers, en lien avec la France ou l’Allemagne.
Le rapport explicatif de l’accord énonce que les époux ne sont pas tenus de choisir expressément comme loi applicable à leur régime matrimonial, la loi française ou la loi allemande, il suffit que les règles de conflit désignent l’une de ces lois comme étant celle applicable à leur régime matrimonial.
L’auteur conseille néanmoins de désigner également dans leur contrat de mariage, la loi applicable à leur régime matrimonial.
Per approfondimenti su tutti i temi di questo § 23 faccio rinvio al mio scritto seguente:
· La comunione coniugale nei suoi profili di diritto comparato, internazionale ed europeo, in Dir. fam. pers., 2008, p. 367 ss., disponibile alla pagina web seguente:
http://giacomooberto.com/download/oberto_comunione_dir_compar_internazi.pdf.
5. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce: an Historical Overview.
Coming to the history of prenups, I have to point out that the widespread idea, according to which they would be something “new,” something foreign to our legal tradition is not true.
Many rules of the Roman Law referred to the right of spouses to provide in their pacta nuptialia (very often called “pacta antenuptialia”) for the restitution of the dowry either to the woman, or to her family. They took into consideration in an explicit way the case in which the marriage would end with a divorce, because in this case the husband had to give back the dowry. Therefore such agreements set forth rules on how, to whom, in what time, etc. the dowry should have been given back in case of divorce.
“Cum quaerebatur, an verbum: Soluto matrimonio dotem reddi, non tantum divortium, sed et mortem contineret, hoc est, an de hoc quoque casu contrahentes sentiant? Et multi putabant hoc sensisse; et quibusdam aliis contra videbatur: secundum hoc motus Imperator pronunciavit, id actum eo pacto, ut nullo casu remaneret dos apud maritum.” (D. 50, 16, 240).
Also in the following centuries we find evidence of prenuptial agreements aimed at setting patrimonial rules on the assets of the parties in case of marriage crisis (legal separation, in this case, as, of course, divorce was not allowed):
Bononien. restitutionis dotis, 16 May 1595, in Mantica, Decisiones Rotae Romanae, Romae, 1618, p. 539 ss.: «Placuit Dominis, sententiam esse confirmanda: quia cum convenerit, ut in eventum separationis tori, D. Constantius teneretur D. Lisiae eius uxori praestare scuta 270, pro alimentis, et si in solutione eorum cessaverit per annum, ipsa possit agere ad restitutionem totius dotis: & D. Constantius dictam summam non solverit anno 1589. necessario sequitur, quod dos eidem D. Lisiae debeat restitui».
Giurba, Decisionum novissimarum Consistorii Sacrae Regiae Conscientiae Regni Siciliae, I, Panormi, 1621, p. 399, refers about a judgment rendered by the supreme court of Sicily on 20 June 1612.
6. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce in the U.S.A.
Coming to the present state of the situation, we know that such agreements are widely known and practised in the United States.
Historically, judges in the United States accepted the view that prenuptial agreements were corrupting what marriage was supposed to stand for, and often they would not recognize them. Currently they are recognized, although they may not always be enforced. Both parties should have lawyers represent them to ensure that the agreement is enforceable. Some attorneys recommend videotaping the signing, although this is optional. Some states such as California require that the parties be represented by counsel if spousal support (alimony) is limited.
In the United States, prenuptial agreements are recognized in all fifty states and the District of Columbia. Likewise, in most jurisdictions, some elements are required for a valid prenuptial agreement:
1. agreement must be in writing (oral prenups are generally unenforceable);
2. full and/or fair disclosure at the time of execution;
3. the agreement cannot be unconscionable.
With respect to financial issues ancillary to divorce, prenuptial agreements are routinely upheld and enforced by courts in virtually all states. There are circumstances in which courts have refused to enforce certain portions/provisions of such agreements. For example, in an April, 2007 decision by the Appellate Division in New Jersey, the court refused to enforce a provision of a prenuptial agreement relating to the wife’s waiver of her interest in the husband’s savings plan. The New Jersey court held that when the parties executed their prenuptial agreement, it was not foreseeable that the husband would later increase his contributions toward the savings plan.
In California parties can waive disclosure beyond that which is provided, and there is no requirement of notarization, but it is good practice. There are special requirements if parties sign the agreement without attorney, and the parties must have independent counsel if they limit spousal support (also known as alimony or spousal maintenance in other states). Parties must wait seven days after the premarital agreement is first presented for review before they sign it, but there is no requirement that this be done a certain number of days prior to the marriage. Prenups often take months to negotiate so they should not be left until the last minute (as people often do). If the prenup calls for the payment of a lump sum at the time of divorce, it may be deemed to promote divorce. This concept has come under attack recently and a lawyer should be consulted to make sure the prenup does not violate this provision.
In California, Registered Domestic Partners may also enter into a prenup. Prenups for Domestic Partners can have added complexities because the federal tax treatment of Domestic Partners differs from that of married couples.
7. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce in the United Kingdom.
Prenuptial agreements have historically not been considered legally valid in Britain. This was true until the test case between the German heiress Katrin Radmacher and Nicolas Granatino, indicated that such agreements can “in the right case” have decisive weight in a divorce settlement.
The parties were both foreign nationals, the wife German and the husband French, who had signed a pre-nuptial agreement valid under German law but then divorced in the UK. In the High Court Baron J had awarded the husband £ 5.6m even though the pre-nupital agreement had stated that neither party would seek maintenance from the other in the event of divorce. The wife therefore appealed.
Giving the lead judgment Thorpe LJ allowed the wife’s appeal broadly on the grounds that Baron J had not given sufficient weight to the existence of agreement in her initial award, though still providing the husband with some housing and other funds to reflect the shared residence of the couple’s children. At paragraph 53 of the judgment he also made the following statement “in future cases broadly in line with the present case on the facts, the judge should give due weight to the marital property regime into which the parties freely entered. This is not to apply foreign law, nor is it to give effect to a contract foreign to English tradition. It is, in my judgment, a legitimate exercise of the very wide discretion that is conferred on the judges to achieve fairness between the parties to the ancillary relief proceedings”.
Other relevant parts of the reasoning by Lord Justice Thorpe:
“There are many instances in which mature couples, perhaps each contemplating a second marriage, wish to regulate the future enjoyment of their assets and perhaps to protect the interests of the children of the earlier marriages upon dissolution of a second marriage. They may not unreasonably seek that clarity before making the commitment to a second marriage. Due respect for adult autonomy suggests that, subject of course to proper safeguards, a carefully fashioned contract should be available as an alternative to the stress, anxieties and expense of a submission to the width of the judicial discretion.”
“I also hold my opinion because: i) In so far as the rule that such contracts are void survives, it seems to me to be increasingly unrealistic. It reflects the laws and morals of earlier generations. It does not sufficiently recognise the rights of autonomous adults to govern their future financial relationship by agreement in an age when marriage is not generally regarded as a sacrament and divorce is a statistical commonplace.”
“As a society we should be seeking to reduce and not to maintain rules of law that divide us from the majority of the member states of Europe. Europe apart, we are in danger of isolation in the wider common law world if we do not give greater force and effect to ante-nuptial contracts.”
“In the circumstances, I agree in effect with my Lords that this is a case in which the pre-nuptial agreement made by the parties should be given decisive weight in the section 25 exercise. Their agreement was entered into willingly and knowingly by responsible adults. The husband had a proper understanding of the consequences of his agreement. It is to be inferred that without that agreement no marriage would have taken place, and that the wife’s father would not have made over to her the additional resources which followed her marriage. The parties entered into their agreement with the help and advice of a German lawyer, under German law, making an agreement which was familiar to the civil law under which both parties and their families had grown up in Germany and France.”
The decision by the Court of Appeals has been confirmed by the Supreme Court, in the year 2010.
Relevant parts of the S.C. reasoning:
“We would advance the following proposition, to be applied in the case of both ante- and post-nuptial agreements, in preference to that suggested by the Board in MacLeod: "The court should give effect to a nuptial agreement that is freely entered into by each party with a full appreciation of its implications unless in the circumstances prevailing it would not be fair to hold the parties to their agreement."”
“91. On 1 August, 1998 the parties attended at the office of Dr Magis near Düsseldorf. Their meeting with him lasted for between two and three hours. The husband told Dr Magis that he had seen the draft agreement but that he did not have a translation of it. Dr Magis was angry when he learned of the absence of a translation, which he considered to be important for the purpose of ensuring that the husband had had a proper opportunity to consider its terms. Dr Magis indicated that he was minded to postpone its execution but, when told that the parties were unlikely again to be in Germany prior to the marriage, he was persuaded to continue. Dr Magis, speaking English, then took the parties through the terms of the agreement in detail and explained them clearly; but he did not offer a verbatim translation of every line. The parties executed the agreement (which bears the date of 4 August, 1998) in his presence.”
“The agreement stated (in recital 2) that (a) the husband was a French citizen and, according to his own statement, did not have a good command of German, although he did, according to his own statement and in the opinion of the officiating notary (Dr Magis), have an adequate command of English; (b) the document was therefore read out by the notary in German and then translated by him into English; (c) the parties to the agreement declared that they wished to waive the use of an interpreter or a second notary as well as a written translation; and (d) a draft of the text of the agreement had been submitted to the parties two weeks before the execution of the document.”
“Clause 1 stated the intention of the parties to get married in London and to establish their first matrimonial residence there. By clause 2 the parties agreed that the effects of their marriage in general, as well as in terms of matrimonial property and the law of succession, would be governed by German law. Clause 3 provided for separation of property, and the parties stated: "Despite advice from the notary, we waive the possibility of having a schedule of our respective current assets appended to this deed."
"The waiver shall apply to the fullest extent permitted by law even should one of us – whether or not for reasons attributable to fault on that person’s part – be in serious difficulties.
Each of us is aware that there may be significant adverse consequences as a result of the above waiver.”
117. We agree with the Court of Appeal that the judge was wrong to find that the ante-nuptial agreement had been tainted in these ways. We also agree that it is not apparent that the judge made any significant reduction in her award to reflect the fact of the agreement. In these circumstances, the Court of Appeal was entitled to replace her award with its own assessment, and the issue for this court is whether the Court of Appeal erred in principle.”
“Our conclusion is that in the circumstances of this case it is fair that he should be held to that agreement and that it would be unfair to depart from it. We detect no error of principle on the part of the Court of Appeal. For these reasons we would dismiss this appeal.”
8. Prenuptial Agreements in Contemplation of Divorce in Continental Europe.
We saw that at the basis of the rationale of Radmacher v Granatino lays the assumption that, had such a prenup been brought before a court in France or in Germany, it would have been considered as valid and enforceable. This remark is certainly true if we consider what we call in Continental Europe the choice of the régime, with particular reference to the choice for a system of separation of assets.
The situation is different if we have regard to the antenuptial regulation of alimony (maintenance) in case of divorce or separation. This possibility is excluded in countries such as France or Italy, whereas more and more countries in Continental Europe allow such provisions. I could cite here the case of the Family Law Code of Catalogne (Codi de familia), whose article 15 provides the possibility for spouses to agree on assets and patrimonial issues “àdhuc en previsió d’una ruptura matrimonial.” Here it is interesting to remark that same provisions are available to cohabiting partners, according to articles 3 (for heterosexual couples) and 22 (for homosexual couples) of the Law Nr. 10 of 15 July 1998 (d’unions estables de parella/de uniones estables de pareja).
As far as Italy is concerned, we know that the Supreme Court of Cassation has always deemed as null and void any agreement made in contemplation of future divorce, either concluded during the legal separation or before. I spent a lot of energy to try to give evidence that this case law is wrong as well as “diseducating,” because it engenders the idea that among spouses “pacta non sunt servanda.” However, very recently a decision by my Court (the first one of this kind in Italy) stated that agreements reached by married couples at the moment of their separation are valid also in their provisions in contemplation of divorce.
In such framework special attention has to be dedicated to the situation of prenups in Germany (and here we change language…).
9. Eheverträge anlässlich der Scheidung nach deutschem Recht: Die Rechtssprechung vor 2001.
Nach deutschem Recht hat die Privatautonomie in Ansehung der Scheidung immer eine wichtige Rolle gespielt. Das entspricht auch den Spekulationen des klassischen deutschen Denkens. Ich könnte z.B. hier Hegel (Grundlinien der Philosophie des Rechts, Leipzig, 1930, S. 147), zitieren, nach dem „Ehepakten“ seien „gegen den Fall der Trennung der Ehe durch natürlichen Tod, Scheidung u. dergl. gerichtet und Sicherungsversuche (…), wodurch den unterschiedenen Gliedern auf solchen Fall ihr Anteil an dem Gemeinsamen erhalten wird“.
Seit vielen Jahren beurteilt die deutsche Rechtssprechung als gültig Eheverträge, die auch für den Fall der Scheidung vorsorglich abgeschlossen werden.
So z.B. nach einer Entscheidung des BGH vom 1995 „Für Vereinbarungen vermögensrechtlicher Art, die Ehegatten während der Ehe oder vorsorglich schon vor der Eheschließung für den Fall einer späteren Scheidung treffen, besteht grundsätzlich volle Vertragsfreiheit (§ 1408 Abs. 1 und Abs. 2 BGB). Eine besondere Inhaltskontrolle, ob die Regelung angemessen ist, hat – anders als bei einer Vereinbarung nach § 1587 o BGB – nicht stattzufinden. Die Wirksamkeit der Vereinbarung hängt nicht von zusätzlichen Bedingungen ab, z.B. davon, daß für einen Unterhaltsverzicht oder einen Ausschluß des Versorgungsausgleichs eine Gegenleistung oder die Zahlung einer Abfindung vereinbart ist“ (BGH 27.9.1995).
Nach einem berühmten deutschen Autor (Grziwotz) stehen Ehegatten „zwei Wege offen, Regelungen für eine einvernehmliche Auseinandersetzung für den Fall der Scheidung ihrer Ehe zu treffen: der (vorsorgende) Ehevertrag und die Scheidungsvereinbarung. Ein umfassender Ehevertrag kann zwar das Zusammenleben der Ehegatten während der Ehe regeln, in den meisten Fällen werden seine Bestimmungen jedoch erst bei einer Scheidung aktuell. In ‚guten Zeiten’ bedarf es nämlich meist des Rechts nicht, um die wechselseitigen Rechte und Pflichten festzulegen. In der emotionalen Sondersituation der Trennung wirkt es dagegen entlastend, wenn Mechanismen für eine geordnete Auseinandersetzung zur Verfügung stehen. Neben den Ehevertrag als ‚Versicherung gegen die Risiken der Ehe’ tritt die in der Ehekrise geschlossene Scheidungsvereinbarung. Besteht zwischen den Ehegatten ein Konsens darüber, daß ihre Scheidung möglichst streitfrei und kostengünstig abgewickelt werden soll, können sie die Punkte, über die sie (noch) einig sind, vertraglich niederlegen“ (Grziwotz 1996a, 131).
Bevor das BVerfG und der BGH einige Schränke einführten, waren die meisten Autoren der Meinung, dass für die vertragliche Regelung nachehelicher Unterhaltsansprüche volle Vertragsfreiheit grundsätzlich bestehe.
„Grenzen sind Unterhaltsvereinbarungen nur durch gesetzliche Verbote, die guten Sitten und das Verbot treuwidrigen Verhaltens gesetzt. Der Bundesgerichtshof hält selbst einen vollständigen Verzicht einer schwangeren Verlobten auf nachehelichen Unterhalt für wirksam. Dies ist auch zutreffend, da bei Vertragsschluß die weitere Entwicklung, insbesondere nach einer Scheidung noch nicht absehbar ist. Allerdings kann es wegen dieser Unsicherheit der künftigen Entwicklung einem Ehemann verwehrt sein, sich auf den früheren Verzicht zu berufen, wenn dieser bei beiderseitiger Berufstätigkeit erklärt wurde und die Notwendigkeit der Pflege und Betreuung gemeinschaftlicher Kinder eine Aufgabe der Erwerbstätigkeit durch die Ehefrau erfordert. Dies gilt in gleicher Weise, wenn der Verzicht anläßlich einer Ehekrise erfolgte und die Ehe nach deren Beilegung noch zehn Jahre bestand. Sittenwidrig ist ein Unterhaltsverzicht, der als Gegenleistung für einen übereinstimmenden Sorgerechtsvorschlag gleichsam als Handel ‚Unterhaltsverzicht gegen Kinder’ gefordert wird“ (so Grziwotz).
„Dass in einem solchen Falle der Entschluß, sich scheiden zu lassen, einem der beiden Ehegatten aus wirtschaftlichen Gründen schwerer fallen könnte als dem andern, hat keine Auswirkungen auf die Wirksamkeit der Vereinbarung“ (BGH 19.12.1989, FamRZ 1990, 372; vgl. auch BGH 2.10.1996).
10. Eheverträge anlässlich der Scheidung nach deutschem Recht: Die notarielle Praxis.
1999, als ich mein Buch über die „Verträge der Ehekrise“ (I contratti della crisi coniugale) veröffentlicht habe, ließ ich von einem deutschen Notar einige Muster übersenden. Ich werde jetzt hier einige Beispiele kopieren. Der erste Fall betrifft einen vollständigen Unterhaltsverzicht.
Der Ehemann verzichtet gegenüber seiner Ehefrau vollständig auf die Gewährung nachehelichen Unterhalts (auch für den Fall der Not).
Für den Unterhaltsanspruch der Ehefrau verbleibt es bei der gesetzlichen Regelung, jedoch mit folgenden Maßgaben:
Der Anspruch auf Unterhalt wird auf höchstens ... DM monatlich begrenzt. Die Ehefrau verzichtet auf einen etwa weitergehenden Unterhaltsanspruch.
Die Ehefrau ist verpflichtet, die zu einem Steuervorteil für ihren Ehemann erforderlichen Erklärungen abzugeben, wenn ihr die hieraus entstehenden Nachteile ersetzt werden. Der obige Höchstbetrag ist also immer als Nettobetrag zu verstehen.
Der Höchstbetrag ist nach den heutigen Lebenshaltungskosten festgelegt. Wir vereinbaren deshalb, daß der Höchstbetrag noch oben oder nach unten im gleichen prozentualen Verhältnis verändert, wie sich der von statistischen Bundesamt festgestellte Preisindex für die Lebenshaltung aller privaten Haushalte nach oben oder unten verändert. Die erste Anpassung erfolgt nach Rechtskraft der Ehescheidung durch Vergleich des für den Monat des Vertragsschlusses festgestellten Preisindex mit dem dann festgestellten Preisindex. Jede weitere Anpassung erfolgt dann jeweils für den Januar eines Jahres.
Durch die Vereinbarung einer Höchstgrenze bleiben die gesetzlichen Vorschriften über den nachehelichen Unterhalt im Übrigen unberührt“.
Ein zweites Beispiel betrifft dagegen den Fall, wo der Scheidungsunterhalt im Vorhaus festgestellt wird.
Für den Fall der Scheidung der von uns beabsichtig­ten Ehe vereinbaren wir in Bezug auf den nachehelichen Unterhalt:
Der Unterhaltsanspruch wird insgesamt ausgeschlossen, wenn die Ehe nicht länger als fünf Jahre Bestand hatte.
Dieser Ausschluß gilt jedoch nicht, wenn und soweit der Unterhaltstatbestand des § 1570 BGB (Pflege oder Erziehung eines gemeinschaftlichen Kindes) vorliegt.
c) Im Übrigen verbleibt es bei den gesetzlichen Bestimmungen.
Der Unterhaltsanspruch wird, sofern er gemäß den vorstehenden Vereinbarungen besteht, der Höhe nach wie folgt begrenzt:
Für den Eheteil, der ein gemeinschaftliches Kind betreut, beträgt der Unterhaltsanspruch höchstens pro Monat DM … .
In allen anderen Fällen, in denen ein Unterhaltsanspruch kraft Gesetzes nach Maßgabe der vorstehend vorgenommenen Beschränkungen besteht, beträgt der Unterhaltsanspruch die Hälfte des vorgenannten Betrages.
Tritt eine Änderung in der Höhe des Lebensbedarfs infolge der allgemeinen wirtschaftlichen Verhältnisse ein, so ist der genannte Betrag entsprechend zu ändern. Er soll sich dabei im gleichen Prozentverhältnis erhöhen oder vermindern, in dem sich der vom Statistischen Bundesamt festgestellte durchschnittliche jährliche Preisindex für die Gesamtlebenshaltung aller privaten Haushalte – berechnet auf der Basis 1980 = 100 – im Vergleich zu demselben Index für den Monat des Vertragsabschlusses erhöht oder vermindert. Die Neufestsetzung findet jeweils im April eines Kalenderjahres statt, wobei dann jeweils der Index für das vergangene Kalenderjahr mit dem Index für den Monat des Vertragsabschlusses verglichen wird.
Die Beträge gelten in ihrer veränderten Höhe jeweils vom ersten Januar an als geschuldet, der dem Monat der planmäßigen Neufeststellung vorangegangen ist. Bei einer Umstellung auf eine neue Indexbasis gilt die neue Indexreihe von ihrer amtlichen Veröffentlichung an.
Die Vertragsteile beantragen die Genehmigung dieser Wertsicherungsvereinbarung gemäß § 3 des Währungsgesetzes durch die Landeszentralbank.
Die Anwendung der Vorschrift des 323 ZPO wird im Übrigen ausgeschlossen.
Für den Fall, daß ein Unterhaltsanspruch nach den vorstehenden Vereinbarungen besteht, gelten im Übrigen die gesetzlichen Bestimmungen“.
Nach der deutschen Lehre kann ferner „die Unterhaltspflicht erst nach einer bestimm­ten Ehedauer oder bei Geburt eines gemeinsamen Kindes eintreten oder zeitlich begrenzt werden. Häufig schließen Ehegatten den nachehelichen Unterhalt, ausgenommen den Fall der Kinderbetreuung, aus, um so die beiderseitige Verantwortung auf “ehebedingte Risiken” zu beschränken. Damit kann ein “Übergangsunterhalt” für eine bestimmte Zeit verbunden werden, der dem sorgeberechtigten Ehegatten nach Abschluß der Kinderbetreuung die Wiedereingliederung in das Erwerbsleben ermöglichen soll. Denkbar sind schließlich noch Vereinbarungen über die Art der Unterhaltsgewährung und die Abhängigkeit des nachehelichen Unterhaltsanspruches vom Scheidungsverschulden. Die letztgenannte Regelung wird von Ehepaaren häufig gewünscht, sollte aber nur in Ausnahmefällen vereinbart werden. Besonders krasse Fälle werden bereits durch die gesetzlichen Ausschließungsgründe erfaßt; eine weitergehende vertragliche Wiedereinführung des Schuldprinzips führt nur zum Waschen schmutziger Wäsche mit allen damit verbundenen Eingriffen in den Intimbereich der Ehegatten und den daraus resultierenden Zufälligkeiten“ (so Grziwotz).
11. Eheverträge anlässlich der Scheidung nach deutschem Recht: Die Rechtssprechung nach 2001.
Soweit es bei einer Vereinbarung zum Nachscheidungsunterhalt um die Benachteiligung des Unterhaltsberechtigten durch eine einseitige Lastenverteilung geht, hat eine Entscheidung des Bundesverfassungsgerichts im Jahre 2001 (BVerfG 6.2.2001) zu einer Änderung der Rechtssprechung des BGH geführt.
Das Bundesverfassungsgericht hat die Kritik an der schrankenlosen Vertragsfreiheit, mit der Verzichtsvereinbarungen – abgesehen vom Fall der Sittenwidrigkeit – möglich waren, aufgegriffen. Es hat verlangt, dass im Rahmen einer richterlichen Inhaltskontrolle auch verfassungsrechtliche Schranken beachtet werden, welche der Privatautonomie bei einseitiger Dominanz eines Ehepartners aus Gründen gestörter Vertragsparität im Hinblick auf die Schutzbedürftigkeit des verzichtenden Ehegatten gesetzt sein können. Insoweit setze die nach Art. 2 I GG gewährte Privatautonomie voraus, dass die Bedingungen zur Selbstbestimmung des Einzelnen auch tatsächlich gegeben seien. Enthalte ein Ehevertrag eine erkennbar einseitige Lastenverteilung und sei er z. B. im Zusammenhang mit einer Schwangerschaft geschlossen worden, gebiete es die Schutzwirkung des Art. 6 IV GG, den an sich möglichen Unterhalts verzicht richterlich zu überprüfen. Bei der verlangten Überprüfung gehe es um die Drittwirkung von Grundrechts Positionen der Vertragsparteien, die über die Anwendung der zivilrechtlichen Generalklausein durch richterliche Inhaltskontrolle zu verwirklichen seien.
Mit seiner Grundsatzentscheidung vom 11.2.2004 hat der BGH vor dem Hintergrund der erwähnten Rechtsprechung des Bundesverfassungsgerichts die Abkehr von der vorher von ihm bejahten grundsätzlich vollen Vertragsfreiheit für Vereinbarungen zum nachehelichen Unterhalt und zu sonstigen versorgungs- und güterrechtlichen Scheidungsfolgen vollzogen. Zunächst hält der BGH als Ausgangspunkt richtigerweise daran fest, dass die gesetzlichen Regelungen über den nachehelichen Unterhalt, Zugewinn und Versorgungsausgleich im Rahmen ihrer Privatautonomie grundsätzlich der vertraglichen Disposition der Ehegatten unterliegen. Im Ergebnis hat er diese Ausgangsüberlegung allerdings dadurch in Frage gestellt, dass er konstatiert, der Schutzzweck der gesetzlichen Regelungen dürfe durch vertragliche Vereinbarungen nicht beliebig unterlaufen werden, indem eine durch die individuelle Gestaltung der Lebens Verhältnisse nicht gerechtfertigte und dem benachteiligten Ehegatten unzumutbare Lasten Verteilung herbeigeführt werde.
Der BGH weist daraufhin, dass sich nicht allgemein und für alle denkbaren Fälle beantworten lasse, unter welchen Voraussetzungen eine Unterhaltsvereinbarung für den Scheidungsfall unwirksam (§ 138 BGB: Sittenwidrigkeit) oder anzupassen sei (§ 242 BGB: Treu und Glauben). Der BGH verpflichtet den Tatrichter zu prüfen, ob auf Grund einer vom gesetzlichen Scheidungsfolgenrecht abweichenden Vereinbarung eine evident einseitige Lastenverteilung entsteht, die hinzunehmen für den belasteten Ehegatten unzumutbar erscheint.
Eine Schwangerschaft reicht z.B. für sich genommen nicht aus, eine Nichtigkeit festzustellen, und zwar auch dann nicht, wenn der Pflichtige die Eheschließung vom Vertragsabschluss abhängig macht. Sie indiziert aber eine schwächere Verhandlungsposition und damit eine Disparität bei Vertragsschluss und führt zwingend zu einer verstärkten richterlichen Kontrolle.
Hält ein Vertrag der Wirksamkeitskontrolle stand und ist er auch nicht aus sonstigen Gründen sittenwidrig, hat eine richterliche Ausübungskontrolle nach § 242 BGB zu folgen. Dabei ist zu prüfen, inwieweit der begünstigte Ehegatte im Zeitpunkt der Scheiterns der Lebensgemeinschaft seine ihm durch den Vertrag eingeräumte Rechtsmacht missbraucht wenn er sich auf die Abbedingung von (unterhaltsrechtlichen) Scheidungsfolgen beruft, obwohl sich nunmehr in diesem Zeitpunkt eine evident einseitige Lastenverteilung ergibt, die hinzunehmen für den belasteten Ehegatten bei angemessener Würdigung der Ehe nicht zumutbar ist, auch wenn die Belange des begünstigten Ehegatten und dessen Vertrauen in die Gültigkeit der getroffenen Abrede angemessen berücksichtigt werden. Das kommt insbesondere in Betracht, wenn die tatsächliche einvernehmliche Gestaltung der ehelichen Lebensverhältnisse von den ursprünglich geplanten und dem Vertrag zugrunde gelegten Lebensverhältnissen abweiche.
Ich persönlich stimme völlig mit folgender Aussage von einer deutschen Autorin (Hofer) überein, die diese Rechtssprechung kritisiert, indem Sie bemerkt, dass die starke Belastung einer Vertragsseite oder bestimmte persönliche Eigenschaften (z.B. Geschlecht, Schwangerschaft) zum Anlass für richterliche Eingriffe in Verträge nicht gemacht werden könne. Eine solche Konzeption bedeute eine „Bevormundung“, sofern in Eigenverantwortung getroffene Entscheidungen nicht respektiert werden, und stehe im Widerspruch zum Prinzip der Privatautonomie. Ferner bin ich der Meinung, dass die Befugnisse eines deutschen (bzw. italienischen, oder französischen etc.) Richters ganz unterschiedlich sind als diejenigen der Richter von Common Law Ländern. Tatsächlich, in den kontinentaleuropäischen Rechtssystemen des Civil Law ist den Richtern nicht erlaubt, den Inhalt von Rechtsgeschäften zu bestimmen.
INIZIO DEL TESTO/BEGINNING OF THE TEXT/ANFANG DES TEXTES
SOMMARIO/TABLE OF CONTENTS/INHALTSÜBERSICHT

References: § 23
 § 1587
 § 1570
 § 3
 Art. 2
 Art. 6
 § 242