Source: http://ilpresidiocentrostudi.blogspot.com/2015/03/v-publicacoes-da-associacao-il-presidio.html
Timestamp: 2019-05-22 13:19:07+00:00

Document:
IL PRESIDIO Centro Studi: V - Publicações da Associação IL Presidio - Centro Studi
1. Michelangelo e la consegna delle chiavi di Pietro
2. Una chiamata «un poco oltre»
3. Giovanni, teologo dell’Io Sono accanto a Pietro
4. Una «fondazione giovannea»?
Nota La questione giovannea in Gioacchino da Fiore: un richiamo
TRACCE BIBLICHE
DI UNA FONDAZIONE GIACOMO-GIOVANNEA
L’IMPOSIZIONE DI NOME NUOVO
A SIMONE, GIACOMO E GIOVANNI
SIGNIFICATO BIBLICO E CONSEGUENZE
NELL’ORDINE DELLA ‘FONDAZIONE’
CHIAMATA E MUTAMENTO DI NOME
§ 1. La chiamata dei dodici e il mutamento di nome
alla ‘triade’ Simone, Giacomo e Giovanni
§ 2. L’imposizione di nome nuovo,
§ 3. I casi di mutamento di nome nell’AT
e la conferma al valore di ‘fondazione’
§ 4. I casi di mutamento di nome nel NT
e la sfida all’argomento sul valore di ‘fondazione’
LA ‘TRIADE’ PIETRO - GIACOMO - GIOVANNI
§ 1. «Comuni»
a. Testimoni della trasfigurazione e comuni nell’adombramento
b. Testimoni della resurrezione della figlia del capo della Sinagoga
c. Testimoni e confidenti dell’agonia nel Getsemani
d. Suscitano il ‘discorso escatologico’
§ 2. Le «tre colonne»
§ 3. Successività della chiamata dei due fratelli in rapporto a Pietro
e distinto valore significativo della rinuncia
PIETRO E LE MEDIAZIONI DI GIOVANNI
§ 1. Pietro, testimone primario del ‘Cristo’,
testimone secondario dell’Io Sono (Egō Eimi)
§ 2. Il disagio di Pietro
nella manifestazione del Cristo-Io Sono sulle acque
§ 3. La mediazione di Giovanni all’ultima cena
§ 4. La corsa al sepolcro
§ 5. La mediazione di Giovanni nel riconoscimento del Risorto-Io Sono
al mare di Tiberiade
§ 6. L’excessum di Pietro
§ 7. Giovanni a fianco di Pietro nel kérigma del Nome e dello Spirito
a. Nell’episodio della guarigione dello storpio «nel Nome»
b. In rapporto al «dono dello Spirito Santo»
IL NOME NUOVO «BOANÊRGÉS»
E IL SUO SIGNIFICATO BIBLICO
IL NOME NUOVO BOANÊRGÉS
§ 1. Lo stato d’empasse dell’esegesi
e la comune proposta interpretativa
§ 2. L’analogia con la chiamata e mutamento di nome di Simone
§ 3. I punti d’appoggio dell’ordinaria proposta interpretativa
in senso ‘caratteriale’
§ 4. Quadro complessivo dell’identità dei due fratelli
§ 5. Approccio alla questione interpretativa
§ 6. Sul concetto biblico di ‘tuono’
e il suo valore teofanico
§ 7. Giovanni, teologo del tuono
a) Nel Vangelo
b) In Apocalisse: il tuono dal trono
§ 8. L’associazione voce-tuono e la dischiusura
di significato del nome nuovo «Figli del tuono»
§ 9. Prime indicazioni sulla natura della fondazione
§ 10. Definizione di identità sul piano della potenza
§ 11. Definizione di identità sul piano metastorico
§ 12. ‘Assimilazione di spirito’ retrospettive:
Melchisedek, Elia e David
RICONSIDERAZIONE DEI TESTI
RELATIVI ALLA CHIAMATA DEL «FUOCO DAL CIELO»
E AL «SEDERE ALLA DESTRA E SINISTRA NEL REGNO»
A. Il testo di Lc 9,51-55 relativo alla chiamata del «fuoco
dal cielo»
§ 1. L’«andare a Gerusalemme»
§ 2. La chiamata del fuoco dal cielo
B. Il testo di Mt 20,20-23 e parall. Mc 10,35-40:
il «sedere alla destra e alla sinistra nel regno
/ nella gloria»
§ 3. La forza della richiesta
§ 4. L’oggetto della richiesta
§ 5. Il fondo davidico ed escatologico della richiesta
a) Il fondo davidico
b) Il fondo escatologico
§ 6. La risposta di Gesù
VERIFICA SUL PROGETTO DI UNA
FONDAZIONE GIACOMO-GIOVANNEA
A) LA FONDAZIONE SU GIACOMO
GIACOMO «FIGLIO DEL TUONO»
E LA SUA FONDAZIONE POSTUMA
§ 2. Il suo orientamento “ad occidente”
§ 3. La Stella sul sepolcro e la nascita della città
§ 4. Il culto dell’apostolo
§ 5. Il «Cammino di Santiago», «Cammino delle Stelle»
§ 6. Conferma del ruolo di fondatore per Giacomo Boanêrgés
§ 7. Giacomo, apostolo senza “parola”
§ 8. Giacomo, apostolo della “Voce”
e la risonanza postuma del «figlio del tuono»
§ 9. Ritrovamento di significato del nome nuovo Boanêrgés
§ 10. Tipologia pentecostale della fondazione jacobea
§ 11. Giacomo all’origine del “Pilar”.
§ 12. Il Pilar e «il miracolo incomparabile»
§ 13. Richiami conclusivi
GIACOMO E L’‘ALTRO GIACOMO’
§ 1. L’’altro Giacomo’, colonna come Giovanni e accanto a lui
Nota su Giacomo e l’altro Giacomo
§ 2. Tratti significativi
§ 3. Il primato di Giacomo nella Chiesa primitiva
e nella letteratura apocrifa
§ 4. Giacomo e l’‘altro Giacomo’: gli accenti specifici di identità
in rapporto al kérigma e alla fondazione
§ 5. L’‘altro Giacomo’ e Giovanni
B) LA FONDAZIONE SU GIOVANNI
Assenza storica di una «Fondazione giovannea»
GIOVANNI, L’‘AMATO’
§ 1. Giovanni, «fratello di Giacomo»
e ultimo della triade
§ 2. Il discepolo amato
§ 3. L’amato che «giace nel seno»
Excursus teologico
Giovanni teologo dell’«Io Sono» e del «Sono Io»
GIOVANNI, TEOLOGO DELL’«IO SONO»
§ 1. La «manifestazione del Nome»
sintesi unificante della cristologia giovannea
A) L’Io Sono nel kérigma pre-pasquale
§ 2. L’Io Sono attestante la natura divina
e inclusivo del mistero di morte-resurrezione
§ 3. L’Io Sono attestante l’identità messianica
§ 4. Le identificazioni nell’Io Sono in forma predicativa
B) L’«Io Sono» nel kérigma post-pasquale
§ 5. La manifestazione del Risorto-Io Sono
§ 6. Il Risorto-Io Sono ovvero «Il Vivente»
GIOVANNI, TEOLOGO DEL «SONO IO»
§ 1. «Io Sono» (Egō Eimi) e «Sono Io» (Eimi Egō):
una distinzione basilare nella teologia giovannea
§ 2. I testi
§ 3. La costante: «dove Sono Io»
L’«ESSERE E RESTARE» GIOVANNEO
SUL PARADIGMA VT DEL “NOME E MEMORIALE”
§ 1. L’«Essere-Restare» sul paradigma «Nome e Memoriale»
§ 2. Il paradigma Essere – Restare
in contesto pneumatologico
§ 3. Il Restare statico e le sue associazioni dinamiche
a) L’archetipo della Lucerna
b) Restare ed Operare
§ 4. Riconsiderazione del paradigma
DI UNA «FONDAZIONE GIOVANNEA»
§ 1. Il restare giovanneo e il progetto conseguente
§ 2. Il restare di Giovanni e il venire di Cristo
§ 3. Il paradigma venire-restare
§ 4. Il paradigma venire-restare nella dinamica della folgore
§ 5. Assimilazione pneumatologica della fondazione giovannea
IL FONDO VETEROTESTAMENTARIO
E LA «PROMESSA DAVIDICA»
L’ALLEANZA E LA PROMESSA DAVIDICA
DALL’AT ALL’APOCALISSE
§ 1. Le remote origini dell’Alleanza davidica
§ 2. Nome, elezione e profilo carismatico
§ 3. La Promessa messiaica della perpetuazione della Casa davidica
§ 4. Alleanza eterna e perpetua sul fondamento esemplare remoto
del Nome e Memoriale
§ 5. Il «Giuramento di Jahwè», fondamento prossimo dell’Alleanza
e Promessa davidica
§ 6. Il Giuramento di Jahwè
relativo al carattere messianico della Promessa davidica
§ 7. David, ‘fondatore’ nel suo nome
§ 8. La profezia messianica sulla «Radice» davidica
a) Assimilazine pneumatologica
b) Gli attributi dello Spirito che «resta»
§ 9. La questione del settimo attributo:
il «restare» dello Spirito settenario
a) Il candelabro a sette bracci (menorah)
b) La settimana ebraica
§ 10. Dalla Radice al Germoglio:
il corso storico dell’eredità davidica
§ 11. I «Figli dell’olio», eredi davidici e restauratori del tempio
§ 12. Le due Pietre dei «Figli dell’olio»
a) Zorobabele e la «Pietra di testata»
b) Giosuè e la Pietra del Settenario
c) Considerazioni conclusive
§ 13. Il compimento della Promessa davidica in Cristo
e nell’oltre dell’Apocalisse
LA «CITTÀ DI DAVID»
E LA SUA CARATTERIZZAZIONE TEOLOGALE E MESSIANICA
§ 1. David erede di Melchisedek e della «sua Città»
§ 2. La «Città di David» nella sua corrispondenza
con il «Presidio di Sion»
§ 3. La «Città di David» nell’AT e il suo definirsi in rapporto all’Arca,
al Nome e alla Promessa messianica
a) In rapporto all’Arca
b) In rapporto al Nome
c) In rapporto alla Promessa messianica:
Città natale del Messia
IN PROSPETTIVA ESCATOLOGICA:
«CIVITAS DEI VIVENTIS»
§ 1. La «Grande Madre» (Sal 87), fondazione di rigenerazione
per tutte le genti, segnatamente pagane
§ 2. «Città del Dio Vivente» e il tema della vivificazione
§ 3. La Città posta sul fondamento della Pietra Angolare,
oggetto di mutamento di nome
LA «CASA DI DAVID»
E LA PROMESSA DELLA SUA PERPETUITÀ
§ 1. Il progetto davidico di edificazione della
«Casa al Nome di Jahwè»
§ 2. L’inversione del progetto
e la profezia sulla «Casa di David»
§ 3. La risposta di David
e il richiamo all’Adam prototipico
§ 4. La «Legge di Adam» nella sua corrispondenza
con la Casa davidica (2 Sa)
§ 5. L’«Adam che emana e ascende» (1 Cr)
e il riferimento all’immagine della Lucerna
§ 6. La Lucerna, immagine della Casa davidica
§ 7. Salomone, edificatore della «Casa al mio Nome»;
caduta del Regno e continuità della ‘lucerna’
LA RESTAURAZIONE DELLA CASA DAVIDICA
NEI PROFETI MINORI
§ 1. La profezia di Amos
§ 2. La ripresa della profezia di Amos da parte di Giacomo
§ 3. La profezia di Zaccaria e Gioele
LA PROMESSA DAVIDICA
ALLA CONFLUENZA CON LA “FONDAZIONE GIOVANNEA”
E FINALI ACCOSTAMENTI TRA PIETRO E GIOVANNI
Sezione Ia
DAVID E GIOVANNI:
LE ‘ASSIMILAZIONI DI SPIRITO’
§ 1. I due ‘amati’ e la comuni virtù pneumatologiche
§ 2. I due teologi del Nome e del Regno
§ 3. Il tema comune della Casa, della Dimora, del restare
§ 4. La comune lungimiranza sul mistero di resurrezione
§ 5. Il comune sguardo su Gerusalemme,
quale città delle promesse messianiche
DAVID, GIACOMO E L’‘ALTRO’ GIACOMO:
§1. David e Giacomo Boanêrgés,
la Gerusalemme ecumenica, l’Arca e la Stella
§ 2. David e l’‘altro’ Giacomo di stirpe davidica
sulla questione della Promessa davidica
nella sua confluenza con la Fondazione giovannea
Sezione IIa
FINALI ACCOSTAMENTI TRA PIETRO E GIOVANNI
CHIESA E REGNO,
PIETRA E ‘PIETRA ANGOLARE’
§ 1. David e Pietro, Regno e Chiesa:
una presenza e un’assenza in Apocalisse
§ 2. Assilmilazione litica del fondatore:
Pietro - Pietra nella fondazione della Ecclesia
§ 3. Pietra e Pietra angolare quali
basi rispettive della Fondazione petrina e giovannea
§ 4. La Pietra angolare ‘edotta’ dalla stirpe davidica
§ 5. Le distinte tipologie petrina e giovannea
§ 6. Chiesa e Regno
in rapporto alle rispettive ‘inimicizie’
PER UNA “FONDAZIONE GIOVANNEA”?
§ 1. Il fondamento degli «Apostoli e Profeti»:
distinzione e complementarietà delle due componenti
§ 2. Il fondamento profetico
§ 3. Il fondamento ‘apostolico’
§ 4. Il fondamento cristologico-essenziale della Pietra angolare
GIOVANNI E LA SUA MEDIAZIONE
IN RAPPORTO ALLA CATHEDRA PETRI
§ 1. «Simone dunque Pietro» (Gv 21,7) nella mediazione di Giovanni
§ 2. «E’ il Signore» ovvero «il Signore E’»
§ 3. L’’‘ottica petrina’ e il supplemento dell’‘ottica giovannea’
§ 4. Versioni bibliche e fedeltà ai testi
§ 5. «Joannes ubi es?»
Quale forma di presenza accanto a Pietro?
§ 6. Il debito di Pietro
e la necessaria complementarietà del carisma giovanneo
§ 7. La Cattedra di Pietro e il ‘banco’ di Giovanni
Excursus N. 1
LA TEOLOGIA DEL «SONO IO» IN Gv 17,24
§ 1. Il testo e le versioni ordinarie
§ 2. Il «voglio» come volontà di adesione
§ 3. Quale dono?
§ 4. L’economia supposta dal «voglio»
§ 5. Assimilazione pneumatologica
§ 6. Il «Sono Io» come dichiarazione di presenza
§ 7. «Dove Sono Io»: il «seno del Padre»
e il tema del reditus in sinu
§ 8. Il «dove Sono Io» nel quadro di una teologia trinitaria,
luogo teologico della ‘spirazione’ dello Spirito
§ 9. La finalizzazione dell’assimilazione al «Sono Io»
a) «... Affinché dove Sono Io essi pure Siano con Me»
b) « ... affinché vedano la gloria (quella) mia che mi hai dato …».
Excursus N. 2
SULLA CORRISPONDENZA DELLA «CITTÀ DI DAVID»
CON IL «PRESIDIO DI SION»: RIPRESA E SVILUPPI
§ 1. Preesistenza e origine del «Presidio di Sion»
in richiamo a Melchisedek
§ 2. Sulla natura del «Presidio di Sion»
e le ragioni della sua corrispondenza con la «Città di David»
1. Nel celebre affresco del Giudizio Universale della Cappella Sistina, Michelangelo raffigura Pietro nell’atto di consegnare le chiavi al Cristo della parusia, a significare la rimessa del mandato di pontificato a compimento del ciclo storico e temporale della Chiesa.
Con lo sguardo fisso sul Cristo, il gesto petrino di rimessa delle chiavi appare diretto, passando al di sopra del capo dell’apostolo Giovanni, raffigurato in posizione sottostante sul lato sinistro del Cristo, in forma simmetrica rispetto a Maria.
La scena michelangiolesca potrebbe offrire lo spunto per una riflessione e una verifica indubbiamente stimolante. Essa infatti potrebbe indurre la domanda se, sulla base del confronto biblico, trova conferma il gesto di Pietro in quella forma diretta ed esclusiva con cui è rappresentato, o ancora, se trova conferma, in tale circostanza, una forma di presenza di Giovanni secondaria e in certo modo ‘subordinata’ quale è quella rappresentata nell’affresco.
Effettivamente, il confronto biblico - nel caso, la finale del Vangelo dello stesso Giovanni - sembra offrire un contributo ulteriore al riguardo, attestando la presenza di Giovanni accanto a Pietro in una forma, tuttavia, ben più significativa di quella supposta dalla scena michelangiolesca.
Secondo la narrazione, a chiamare in causa Giovanni, è lo stesso Pietro subito dopo la conferma solenne del suo pontificato (Gv 21,15-17). Ciò nonostante, per una indefinita forma di attrazione, egli si volge indietro ad osservare il «discepolo che li seguiva, quello stesso che Gesù amava» (v. 20), manifestando interesse per il suo destino, tanto da osare la domanda diretta: «Signore, di questo che ne sarà?» (Gv 21,21). La domanda ottiene una risposta, o piuttosto una ‘replica’, dura e immediata:
!Ea; aujto; qevlw mevei e{w" e[rcomai,
tiv pro;" sev_ suv moi ajkolouvqei.
a te che importa? Tu seguimi!» (Gv 21,22).
Tradizionalmente riconosciuti difficili all’interpretazione, i termini di tale risposta lasciano comunque trasparire con sufficiente chiarezza l’allusione a quello che si potrebbe dire un progetto giovanneo, un ruolo giovanneo enunciato in rapporto alla parusia o secondo avvento di Cristo.
Al tempo stesso in cui è solennemente confermato il progetto petrino: «Pasci le mie pecore…» (v.16), a Pietro viene indirettamente enunciato un altro progetto a lui sconosciuto e rispetto al quale la dura replica di Cristo lascia intendere che egli non sarà messo a parte, nel richiamo al limite e alla sufficienza dalla sua sequela: «A te che importa? Tu seguimi!».
Ancora, da tali termini, sembra potersi percepire una forma indefinita di successività, di ulteriorità di questo progetto giovanneo rispetto al progetto petrino, nella decisa proiezione del primo in una prospettiva escatologica connaturalmente relativa al venire (érchomai) di Cristo, di richiamo alla categoria del Regno il cui kérigma, rigorosamente cristologico, ha attraversato e dominato tutto l’arco dei Vangeli.
Per una risposta tanto dura da parte di Gesù, si dovrebbe supporre che la domanda di Pietro sia mossa, all’origine, non proprio da un sentimento disinteressato, quanto piuttosto da una sorta di curiosità mista a un velato sentimento di gelosia. In tal senso si rivelerebbe pure una forma di lungimiranza di Pietro, nell’avvertenza indistinta di una forma di successività di Giovanni, di un suo possibile oltre; un oltre che diviene limite alla sua comprensione e che la risposta di Gesù viene implicitamente a confermare
Questo aspetto di ulteriorità del progetto giovanneo, lasciato intendere per la fine («mentre io vengo»), può offrire un richiamo suggestivo, in forma di ‘inclusione’, a quel «poco oltre» con cui i sinottici avevano situato, agli inizi, la chiamata di Giovanni associato al fratello Giacomo.
E’ proprio così - «un poco oltre» - che Marco e Matteo situano la chiamata dei fratelli Giacomo e Giovanni rispetto alla chiamata di Pietro:
«… E andando un poco oltre (proba;" ojlivgo),
vide Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello
... e subito li chiamò» (Mc 1,18-19 e par. di Mt 4,21).
Una lettura ermeneutica in senso meramente spaziale, corrispondente al dire ‘alcuni metri più in là’ risulterebbe, effettivamente, di remissiva povertà. Nella questione interpretativa, il dato significativo - o anche semplicemente suggestivo - sembra piuttosto essere rappresentato dalla situazione della chiamata dei due fratelli, ulteriore rispetto alla chiamata di Simone, cosa non priva di conseguenze ermeneutiche, come in seguito sarà dato considerare.
Tradizionalmente associato all’immagine dell’aquila per la lungimiranza e la profondità dello sguardo, Giovanni si confermerà, in tutto l’arco dei suoi scritti, nella sua vocazione pneumatologica ed escatologica: la prima, per la profonda capacità di penetrazione nel mistero, in assimilazione allo Spirito che «tutto penetra, anche le profondità di Dio» (1 Cor 2,10), la seconda, per la vocazione e missione specifica di testimone delle cose ultime, come autore dell’Apocalisse.
Ma già nei Vangeli e nelle lettere, tale vocazione si manifesta in rapporto ad un particolare ed esclusivo riferimento teologale: l’«Io Sono».
«L’Io Sono», scriveva negli anni 60 l’allora professor Joseph Ratzinger, «rappresenta la formula centrale della Cristologia giovannea». Dei quattro evangelisti, Giovanni è per eccellenza il teologo dell’«Io Sono» (!Egwv Eijmi) e non meno - come si vedrà - del «Sono Io» (Eijmi!Egwv), nella distinta pregnanza teologica delle due formule, esclusiva del suo Vangelo e debolmente avvertita dalla tradizione ermeneutica in genere.
Come sarà dato considerare, l’ottica lungimirante di Giovanni accompagna Pietro offrendo a lui provvida mediazione e complementarietà in ciò che concerne l’intelligenza relativa all’ordine pneumatologico ed escatologico; una complementarietà che potrà giustificarsi e ricondursi all’ordine proprio dei carismi nella comune chiamata alla sequela e alla comune imposizione di nome nuovo.
Nell’accostamento finale tra Pietro e Giovanni (Gv 21,22) sembrano chiaramente emergere due distinte vocazioni, due investiture e due mandati conseguenti: il pascere di Pietro, il restare di Giovanni, la vocazione pastorale di Pietro, la vocazione pneumatologica ed escatologica di Giovanni, una distinzione questa che troverebbe ragione nella proiezione della Chiesa nell’orizzonte del Regno e che si porrebbe nell’ordine della complementarietà e del progresso del progetto salvifico.
Quanto alla profezia su Giovanni, oggetto della replica di Cristo a Pietro, con aderenza al testo greco, essa alluderebbe a una concomitanza tra il restare di Giovanni e il venire di Cristo: «Se io voglio che lui resti mentre io vengo …». E’ chiaro che un riferimento alla persona storica di Giovanni non troverebbe senso, avendo egli concluso il suo ciclo mortale tra il 98 e il 117 (sotto l’Imperatore Traiano). Se non relativa alla sua persona, la profezia di un restare (menō) di Giovanni potrà sostenersi nel riferimento implicito a un progetto giovanneo nel quale si esprima una continuità del carisma giovanneo, così come il venir meno della persona storica di Pietro non ha tolto continuità al carisma petrino e al suo progetto.
Se così fosse, inevitabili affiorerebbero e si affollerebbero le domande: c’è, nel piano provvidenziale della historia salutis, un carisma di fondazione per Giovanni che, nell’ora opportuna del tempo della Chiesa, possa ad essa rendersi presente accompagnando e sostenendo Pietro nel suo orientamento verso il suo «porto escatologico»?
Vi sarebbero argomenti e ragioni di una fondamentazione giovannea nella Chiesa accanto alla fondamentazione petrina, tanto da osare la distinzione a sostegno del bene della complementarietà?
Vi sarebbero ragioni, quindi, di una visibilità della componente giovannea e di una sua istituzionalizzazione, oltre l’assorbimento entro la componente petrina, nell’unica e indifferenziata visibilità di quest’ultima?
Posta la collocazione del progetto giovanneo in diretto rapporto con la parusia, sarebbe prevedibile una interposizione di questo tra il compimento del mandato petrino e l’avvento della parusia?
Saranno questi alcuni degli interrogativi di fondo che la presente opera si propone di affrontare in un itinerario di riflessione che si porrà su di una linea di continuità e sviluppo rispetto alle nostre opere precedenti.

References: § 1

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