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Timestamp: 2018-02-20 00:05:02+00:00

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studi legali diritto penale bologna, avv.penale Bologna, diritto persona offesa dal reato – querela – persone giuridiche
da Sergio Armaroli | Mar 20, 2016 | Consulenza Legale | 0 commenti
Per sapere quando un reato è perseguibile d’ufficio oppure è procedibile a querela, bisogna guardare la norma incriminatrice, perché è nella norma incriminatrice che si dice che il reato è perseguibile a querela.
Se non è indicato che è perseguibile a querela, vale la regola generale.
studi legali diritto penale bologna,
lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli patrocinante in cassazione tratta diritto penale a Bologna e in tutta Italia.
La querela, prevista dall’art. 336 codice di procedura penale, è l’atto mediante il quale la persona offesa da uno dei delitti per i quali non è disposta la procedibilità d’ufficio (per i quali è prevista la denuncia), manifesta la propria volontà di perseguire penalmente il fatto di reato di cui la stessa è vittima.
Art. 332. – Contenuto della denuncia.
1. La denuncia contiene la esposizione degli elementi essenziali del fatto e indica il giorno dell’acquisizione della
notizia nonché le fonti di prova già note. Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.
Art. 334. – Referto.
Chi ha l’obbligo del referto deve farlo pervenire entro quarantotto ore o, se vi è pericolo nel ritardo,immediatamente al pubblico ministero o a qualsiasi ufficiale di polizia giudiziaria del luogo in cui ha prestato lapropria opera o assistenza ovvero, in loro mancanza, all’ufficiale di polizia giudiziaria più vicino.
Il referto indica la persona alla quale è stata prestata assistenza e, se è possibile, le sue generalità, il luogo dove si trova attualmente e quanto altro valga a identificarla nonché il luogo, il tempo e le altre circostanze dell’intervento; dà inoltre le notizie che servono a stabilire le circostanze del fatto, i mezzi con i quali è statocommesso e gli effetti che ha causato o può causare.
Se più persone hanno prestato la loro assistenza nella medesima occasione, sono tutte obbligate al referto, confacoltà di redigere e sottoscrivere un unico atto.
E’ previsto inoltre che l’autorità che riceve la querela debba attestare la data ed il luogo di presentazione, e procedere all’identificazione della persona che la propone (art. 337, comma 4).
E, in perfetta adesione alla lettera ed alla ratio del dettato normativo, secondo la giurisprudenza di questa Corte, essendo la querela un atto negoziale di diritto pubblico, riservato alla persona offesa dal reato, alla cui conforme manifestazione di volontà la legge ricollega la procedibilità dell’azione penale, è necessario (a differenza della denuncia, che si concreta in semplice “notitia criminis” e può provenire da chiunque) che la sua sottoscrizione sia vera e genuina; sicchè, nel caso in cui il suo inoltro non venga effettuato personalmente, diviene imprescindibile l’autenticazione della firma del querelante (cfr. Cass. pen. sez. – 5 n. 4695 del 25.2.2000, Rv. 215984).
In tal caso sono previste rigorose regole per la nomina di un curatore speciale (art. 121 c.p., art. 338 c.p.p.).
Il carattere personalissimo del diritto di querela richiede, inoltre, che la norma di cui all’art. 121 c.p., sia di stretta interpretazione, di modo che, solo se il titolare del diritto versi in una condizione patologica che ne alteri fa psiche, in modo tale da impedirgli di autodeterminarsi consapevolmente e volontariamente, si rende necessaria la nomina del curatore speciale (cfr. Cass. pen. sez. 3 n. 10013 del 20.6.1980, Rv. 146113).
2.2. I medesimi rilievi valgono nell’ipotesi in cui la persona offesa sia una persona giuridica. L’art. 337 c.p.p., comma 3, richiede invero che la dichiarazione di querela proposta dal legale rappresentante di una persona giuridica, di un ente o di una associazione debba contenere la indicazione specifica della fonte dei poteri di rappresentanza.
2.3. Potendo la querela essere presentata anche a mezzo di un curatore speciale (art. 336 c.p.p., comma 1), nell’ottica evidenziata in precedenza vanno lette le disposizioni previste dall’art. 122 c.p.p., e art. 37 disp. att. c.p.p..
La disposizione di attuazione, a sua volta, stabilisce che la procura speciale prevista dall’art. 122, possa essere rilasciata anche preventivamente per l’eventualità in cui si verifichino i presupposti per il compimento dell’atto al quale si riferisce.
2.3.1. Secondo un indirizzo interpretativo rigoroso (rimasto peraltro isolato) non sarebbe mai conferibile il potere di proporre querela per fatti non ancora verificatisi (cfr. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 4996 del 19/12/2006, Guarini). Tale indirizzo non è condivisibile perchè in contrasto con le disposizioni normative sopraindicate, delle quali si determinerebbe una sostanziale abrogazione.
Gli altri due orientamenti interpretativi che si confrontano, come evidenziato con la sentenza della Sez. 5 n. 25138 del 23.3.2012, non sono incompatibili, come potrebbe sembrare; “ed invero, l’interpretazione più restrittiva ritiene necessario che il mandante precisi sempre per quali specifici reati intende che venga proposta querela, anche se si tratta di società ed i reati per i quali viene presentata querela dal procuratore speciale siano strettamente connessi all’attività sociale (nel caso esaminato da Sez. 5, Sentenza n. 24687 del 17/03/2010, Rizzo si trattava di una società di telecomunicazioni ed i reati cui si faceva riferimento erano quelli di diffamazione). Per questo indirizzo, dunque, la procura speciale, preventivamente rilasciata per la proposizione della querela, deve, a pena di inammissibilità, contenere il riferimento a specifici reati oppure l’indicazione delle situazioni in cui il mandatario debba attivarsi, non essendo sufficiente un generico mandato a proporre querela. Al contrario, per il più recente orientamento espresso dalla seconda sezione, il riferimento a specifici reati non è affatto necessario, ben potendosi individuare implicitamente i fatti cui si riferisce la procura speciale rilasciata ex art. 37 disp. att. c.p.p., con riferimento alle qualità del soggetto od allo scopo dell’ente che rilascia la procura”. “Non è sufficiente un generico mandato a proporre querela, perchè in tal caso si violerebbe il requisito della specificità richiesto dall’art. 122 c.p.p., essendo invece necessario indicare nella procura tutti gli elementi utili alla individuazione della volontà del mandante al momento del rilascio della procura speciale preventiva (è, dunque, necessario che il mandante precisi almeno per quali tipologie di reati intende che venga proposta querela o in quali particolari situazioni il mandatario debba opportunamente attivarsi)”.
remissione tacita querela giudice di pace
remissione tacita querela sezioni unite
accettazione tacita remissione querela sezioni unite
procura speciale querela di falso fac simile
remissione querela sentenza di non luogo a procedere
cass. pen. sez. iv, 12/12/2013, n. 4059
d.lgs. n. 274 del 2000, art. 28, comma 3
remissione querela giudice di pace fac simile
diritto di querela art 120
diritto di querela persona giuridica
codice penale diritto di querela
diritto di querela persona offesa
diritto querela eredi
querela art 336 cpp
querela penale conseguenze
articolo 120 codice della strada
(Cassazione penale sez. III, 04 dicembre 2014 – 11 febbraio 2015, n. 6197)
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE
Dott. AMORESANO Silvio – rel. Consigliere – Dott. SAVINO Mariapia Gaetan – Consigliere – Dott. GAZZARA Santi – Consigliere –
Dott. MENGONI Enrico – Consigliere – ha pronunciato la seguente:
1. Parte civile.;
2. E.G. nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza del 4.10.2013 della Corte di Appello di Lecce;
udito il P.M., in persona del Sost. Proc. Gen. Dott. SALZANO Francesco, che ha concluso, chiedendo il rigetto del ricorso di E. e, in accoglimento del ricorso della parte civile, l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata;
udito il difensore di parte civile, avv. Pasquale Annichiarico, che ha chiesto l’accoglimento del suo ricorso ed il rigetto del ricorso dell’imputato; udito il difensore dell’imputato, avv. Cristiano Galfano, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del suo ricorso ed il rigetto del ricorso della parte civile.
1. La Corte di Appello di Lecce, con sentenza del 4.10.2013, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Brindisi, sez. di Francavilla Fontana, in composizione monocratica, emessa in data 31.5.2012, con la quale E.G., previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, era stato condannato per i reati di cui agli artt. 81 e 517 c.p. (capo a) e art. 646 c.p. (capo b), dichiarava non doversi procedere in ordine al reato di cui al capo b) perchè l’azione penale non poteva essere esercitata per mancanza di querela e per l’effetto revocava le statuizioni civili, rideterminando la pena per il residuo delitto di cui al capo a) in mesi 6 di reclusione.
Premetteva la Corte territoriale che, secondo la ricostruzione dei fatti, operata dal Tribunale sulla base delle risultanze processuali, nel piazzale della stazione di rifornimento carburante, gestita dall’ E., era praticata l’illecita attività di imbottigliamento e vendita al pubblico di bombole di gpl marchiate Agipgas, senza che l’Eni s.p.a., proprietaria del marchio, ne fosse a conoscenza. La vendita al pubblico avveniva tramite riempimento di bombole vuote consegnate dagli stessi avventori oppure attraverso la cessione di bombole preventivamente riempite e stoccate nel piazzale (dove venivano rinvenute 729 bombole marchiate Agipgas).
Tanto premesso, disattendendo i motivi di appello, riteneva la Corte territoriale che sussistesse il reato di cui agli artt. 81 e 517 c.p.. Contrariamente all’assunto dell’imputato dal verbale di sequestro non risultava la presenza sulle bombole del diverso marchio dell’imputato ovvero del diverso colore dato alle bombole medesime. L’idoneità a trarre in inganno gli acquirenti era attestata, oltre che dalla presenza del marchio Agip, dal fatto che l’imbottigliamento avvenisse ad opera di personale in tuta Agip che provvedeva poi a vendere le bombole, preventivamente riempite e stoccate.
Nè l’appellante aveva fornito la prova che le bombole stoccate fossero proprio quelle da lui acquistate all’asta (con l’obbligo di ricondizionamento e apposizione di suoi segni distivi).
Il reato di cui all’art. 646 c.p., andava invece dichiarato improcedibile, risultando la querela sporta da soggetto non munito di procura speciale (in mancanza dei requisiti previstidall’art. 122 c.p.p.
, in particolare di quello di specifica determinazione di fatti).
2. Ricorre per cassazione E.G., a mezzo del difensore, denunciando la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione all’affermazione di responsabilità per il reato di cui agli artt. 81 e 517 c.p..
Pur risultando dagli atti che l’ E. avesse regolare licenza di imbottigliamento gas e che avesse acquistato all’asta bombole marchiate Agip, la Corte territoriale ha ritenuto configurabile il reato.
Irrilevante era poi la circostanza della mancanza di obiezioni in sede di sequestro e della presenza di addetti con tute Agip. 3. Ricorre, a sua volta, per cassazione Eni s.p.a., denunciando la violazione dell’art. 120 cod.pen. e dell’art.337 cod.proc.pen..
In ogni caso, il conferimento espresso, attraverso la procura notarile, di instaurare singole controversie davanti a qualunque autorità giudiziaria, comprendeva anche la proposizione di denunce- querele, per cui non era necessaria una procura con i requisiti di cui all’art. 122 c.p.p..
2. Quanto al ricorso della parte civile, va preliminarmente ricordato che il diritto di querela è un diritto personalissimo che spetta, come recita l’art. 120 c.p., ad “ogni persona offesa”.
Proprio perchè l’ordinamento, per determinati reati, fa dipendere la procedibilità dell’azione penale, dalla volontà della parte offesa, viene rivestita di particolari cautele la manifestazione di tale volontà per garantire che essa sia riferibile al titolare di quel diritto e non sia viziata o condizionata da elementi esterni.
Si richiede inoltre che essa venga proposta con le forme previste dall’art. 333, comma 2, e che, quando sia recapitata da un incaricato o spedita per posta in piego raccomandato, la sottoscrizione risulti autenticata (art. 337 c.p.p., comma 1) oppure, se proposta oralmente, venga raccolta a verbale con sottoscrizione del querelante o del procuratore speciale (art. 337, comma 2).
2.4. E’ pacifico che agli atti non vi sia alcuna manifestazione della volontà di querelarsi da parte del rappresentante legale dell’ENI, nè personalmente nè a mezzo di procuratore speciale, in relazione al fatto specifico dell’appropriazione indebita contestata a E. G..
Vi è solo una procura speciale rilasciata in via preventiva al dr. T.A., Direttore Generale della Divisione Refining &
Maarketing dell’ENI s.p.a., in data 15.4,2004, dall’Amministratore delegato dell’ENI, Dott. M.V..
Palesemente in tale punto (nè ve ne sono altri, non essendo stati neppure evidenziati dalla ricorrente parte civile) non si fa riferimento alle tipologie di reato per le quali il mandante intendeva venisse proposta querela od alle situazioni in cui il mandatario dovesse attivarsi (secondo il dictum in precedenza evidenziato della sentenza n. 25138/2012), ma neppure alla volontà di delegare al procuratore speciale la presentazione di querele sia pure in modo generico.
Correttamente, pertanto, la Corte territoriale ha ritenuto che la procura in atti non contenesse i requisiti richiesti dal combinato disposto degli artt. 122 e 337 c.p.p..
2.5. Non pertinente è poi il richiamo alla sentenza delle Sezioni Unite n. 40354 del 18.7.2013, Rv. 255975, secondo cui il bene giuridico protetto dal delitto di furto è individuabile non solo nella proprietà o nei diritti reali personali o di godimento, ma anche nel possesso-inteso come relazione di fatto che non richiede la diretta fisica disponibilità – che si
configura anche in assenza di un titolo giuridico e persino quando esso si costituisce in modo clandestino o illecito, con la conseguenza che anche al titolare di tale posizione di fatto spetta la qualifica di persona offesa e, di conseguenza, la legittimazione a proporre querela.
“Il possesso penalistico di cui si parla non è necessariamente caratterizzato da immediatezza a differenza di quello civilistico che, come è noto, può configurarsi anche per mezzo di altra persona. Esso peraltro non implica necessariamente una relazione fisica con il bene. E’ concepibile pure il possesso a distanza, quando vi sia possibilità di ripristinare ad libitum il contatto materiale; o anche solo virtuale, quando vi sia effettiva possibilità di signoreggiare la cosa. Per ripetere un antico ed efficace esempio, il possessore della valigia rimane tale anche se essa è nelle mani del portabagagli che è, invece, mero detentore” (pag. 18 sent. n. 40354/2013 cit.).
Esso piuttosto competeva all’ E., il quale, secondo la stessa contestazione, aveva il possesso dei contenitori, non avendoli restituiti al legittimo proprietario.
3. In ordine al ricorso dell’ E., va ricordato che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, “In tema di elemento oggettivo del delitto di vendita di prodotti industriali con segni mendaci di cui all’art. 517 c.p., la condotta descritta con l’espressione “mette altrimenti in circolazione” che nella fattispecie è alternativa a quella del “porre in vendita”, avuto riguardo all’oggetto giuridico del reato, alla diversità lessicale con l’espressione “mettere in commercio” presente nella diversa fattispecie di cui all’art. 516 cod.pen. nonchè alla finalità del precetto,
deve ritenersi riferita a qualsiasi attività con cui si miri a far uscire a qualsiasi titolo la res dalla sfera giuridica e di custodia del mero detentore, così da includere tutte le operazioni di immagazzinamento finalizzato alla distribuzione o la circolazione della merce destinata alla messa in vendita, con esclusione solo della mera detenzione in locali diversi da quelli di vendita o del deposito prima dell’uscita della merce dalla disponibilità del detentore (Cass. Sez. 3 n.7639 del 25.5.1998; Sez. 3 n. 9979 del 29.1.2003). Anche secondo Cass. Sez. 3 n. 14644 del 23.2.2005 ai fini della integrazione del reato di cui all’art. 517 c.p., la condotta di messa in vendita o di messa in circolazione si verifica quando il prodotto esce dalla sfera di custodia del fabbricante per un qualsiasi scopo che non escluda la possibilità di circolazione (Fattispecie in cui i prodotti recanti segni mendaci erano detenuti nel deposito di un centro commerciale in attesa della loro distribuzione finale nei punti di vendita).
3.1. All’ E. risulta contestato di aver posto in vendita e, comunque, altrimenti messo in circolazione 739 contenitori-bombole ed i Giudici di merito hanno accertato (la circostanza peraltro non è neppure specificamente contestata) che il prevenuto praticava l’illecita attività di imbottigliamento e vendita al pubblico di bombole marchiate AGIP e che detta vendita avveniva sia attraverso il riempimento estemporaneo di bombole vuote consegnate dagli stessi avventori, sia attraverso la cessione di bombole previamente riempite e stoccate presso il piazzale della stazione di servizio.
Ha, inoltre, sottolineato che ad ingenerare ancor di più confusione nei consumatori era la circostanza che l’imbottigliamento e la vendita avvenivano ad opera di personale in tuta AGIP. 3.3. Il ricorrente, attraverso una formale denuncia di violazione di legge e vizio di motivazione, richiede sostanzialmente una rilettura delle risultanze processuali, non consentita in questa sede, non indicando, peraltro, in
modo specifico, da quali atti emerga, contrariamente a quanto accertato dai Giudici di merito, che fosse stato apposto il collarino Oriagas e che il colore fosse verde.
Quanto all’acquisto delle bombole all’asta, a parte il fatto che l’imputato non aveva assolto all’onere di dimostrare che quelle sequestrate fossero proprio quelle acquistate, ha evidenziato la Corte di merito che vi era comunque l’obbligo di “ricondizionamento e apposizione di segni distintivi suoi propri”. In mancanza (e si è visto come vi fosse la prova del contrario) tale circostanza, se pur vera, non escludeva la configurabilità del reato di cui all’art. 517 c.p..
Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2015.

References: Art. 332

Art. 334
 Cass. 
 art. 338
 Cass. 
 art. 37
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 37
 sentenza 

cass. 
 art. 28

articolo 120
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 646
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez.