Source: http://latolleranza.blogspot.com/2016/01/isola-delle-femmine-italcementi-e.html
Timestamp: 2018-03-21 06:46:27+00:00

Document:
La Tolleranza: Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Uffici della Regione lumaca, indennizzo milionario all'impresa energetica
Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Uffici della Regione lumaca, indennizzo milionario all'impresa energetica
Uffici della Regione lumaca, indennizzo milionario all'impresa energetica
Via al maxi-acconto alla New Energy per un impianto di biomasse sfumato: l'amministrazione deve all'azienda 12 milioni
Un risarcimento record, forse tra i più elevati mai riconosciuti fino a oggi dalla Regione a un’impresa privata a causa della malaburocrazia. Dopo una battaglia legale andata avanti per anni, alla fine l’assessorato al Territorio e ambiente ha alzato bandiera bianca e ha varato un decreto d’impegno in bilancio per 1,4 milioni di euro: un acconto sui 12 milioni che, secondo i giudici amministrativi, Palazzo d’Orleans deve alla New Energy, impresa che a causa dei ritardi nella concessione delle autorizzazioni ambientali ha perso un finanziamento europeo e non ha mai realizzato un impianto di biomasse. Una crepa nel muro di gomma della Regione che per i suoi sbagli non ha quasi mai pagato, di certo non per queste cifre, e che rischia di travolgere le già non floride casse pubbliche. Soltanto all’assessorato Ambiente nel corso del 2015 sono arrivate sentenze di risarcimento danni per oltre tre milioni di euro, alcune delle quali già liquidate. Il caso più eclatante riguarda comunque la New Energy.
LEGGI / Burocrazia, lo Svimez boccia la Sicilia
Era il 2005 quando la società chiese alla Regione l’autorizzazione per realizzare un impianto destinato a produrre energia elettrica attraverso la combustione di farine animali: un processo che, se non svolto adeguatamente, produce diossina. Proprio per scongiurare questa eventualità occorre che l’impianto sia progettato in modo da mantenere temperature adatte, cosicché nei gas generati dalla combustione la diossina sia al di sotto dei livelli previsti dalla legge. E le carte, la New Energy le aveva tutte in regola. Infatti in conferenza di servizi aveva espresso parere favorevole al rilascio del nulla osta. Mancava solo una cosa: l’autorizzazione all’emissione in atmosfera. Da qui iniziò un tunnel infinito di rimpalli di competenze che nel 2010 portarono la società a rivolgersi al Tar.
Ma cosa riguardano le altre sentenze che condannano l’assessorato al Territorio a sborsare tre milioni di euro? "In gran parte ritardi nel rilascio delle autorizzazioni e mancata manutenzione su fiume e dighe con conseguenti danni per gli agricoltori", dicono dall’ufficio legale del dipartimento Ambiente.
L’ultima condanna è arrivata per i danni provocati dal fiume Dirillo, nel Catanese, ma nel corso del 2015 sono diversi i decreti di spesa per liquidare risarcimenti ad agricoltori e privati cittadini. Tra i decreti di spesa più elevati per malaburocrazia nel 2015 c’è quello da 327 mila euro a vantaggio di tre agricoltori di Acireale che hanno subito danni per la mancata manutenzione degli alvei, nonostante le segnalazioni fatte in assessorato, senza aver mai ricevuto alcuna risposta.http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/01/13/news/uffici_della_regione_lumaca_indennizzo_milionario_all_impresa_energetica-131157596/
IL CASO Impianto di biomasse bloccato a Modica, la Regione dovrà risarcire 15 milioni
di Ignazio Marchese— 11 Settembre 2015
La società aveva ricevuto anche il finanziamento di circa 13 milioni di euro per la costruzione dello stabilimento e l’inizio dell’attività
MODICA. Tra meno di 20 giorni la Regione dovrà versare alla società New Energy circa 15 milioni di euro per avere bloccato la realizzazione di un impianto di energia elettrica alimentato da fonti alternative (biomasse) nel territorio di Modica in provincia di Ragusa. La società aveva ricevuto anche il finanziamento di circa 13 milioni di euro per la costruzione dello stabilimento e l’inizio dell’attività.
Era il 2005 quando presentò il progetto allo Sportello unico delle attività produttive del comune nel Ragusano. Da allora nonostante richieste e diversi ricorsi al Tar e al Cga le autorizzazioni non arrivarono e i giudici di appello hanno condannato nel 2015 al risarcimento. “Ho dato copia delle sentenze e delle carte all’ufficio contenzioso della Regione – dice l’assessore regionale al Territorio Maurizio Croce – E’ evidente che ci sono dei profili di responsabilità che dovranno essere accertati e qualcuno dovrà rispondere dei milioni di euro che la Regione dovrà versare alla New Energy”
http://ragusa.gds.it/2015/09/11/impianto-di-biomasse-bloccato-a-modica-la-regione-dovra-risarcire-unazienda-con-15-milioni_408046/
…… Considerato il mancato adeguamento della
stessa Amministrazione (malgrado la nota della stessa Avvocatura n.35625 del
7/5/08 in atti)……
inoltre il primo Giudice ha osservato che, nella fattispecie, la complessità
del quadro determinatasi per effetto dell’indebita sovrapposizione
di diversi procedimenti è stata ulteriormente
aggravata dagli incerti comportamenti e dagli ondivaghi
provvedimenti rispettivamente tenuti e adottati dall’Arta, il quale non
soltanto ha disertato nel tempo le varie sedute della
conferenza di servizi ex art. 12 D.Lgs. n. 387/2003 indetta dall’AI, ma -quanto
agli atti di propria competenza relativi alla verifica
dell’assoggettabilità del progetto alla V.I.A. e/o all’autorizzazione alle
emissioni in atmosfera - ha pure sostanzialmente disatteso,
dopo averlo richiesto, un parere dell’Avvocatura
distrettuale dello Stato (n. 80385 del 20 novembre 2006) sul procedimento da
seguire per il rilascio dell’autorizzazione a norma dell’art. 269 del D.lgs. n.
152/2006 (parere con il quale l’Avvocatura evidenziava l’implicita abrogazione
delle norme regionali incompatibili con il nuovo procedimento, ivi compresa la
competenza del C.P.T.A.);
Non esiste alcun articolo di legge che prevede che l'ARTA, per il
rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, debba richiedere un
parere alle CPTA, tantomeno obbligatorio ma non vincolante.
26 9 MAGGIO 2012 ART 11 COMMA 110 A decorrere dall’entrata in vigore
della presente legge sono soppresse le Commissioni provinciali per la tutela
dell’ambiente e la lotta contro l’inquinamento e le relative funzioni sono
svolte dall’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente - Dipartimento
regionale dell’ambiente.
L.R. n 78 1980 Art. 18 Fermo
restando l'obbligo di cui all'art. 20 della legge 13 luglio 1966, n. 615, di
limitare le emissioni inquinanti entro i più ristretti limiti che il progresso
della tecnica consente, le commissioni provinciali di cui all'art. 16 della
legge regionale 18 giugno 1977, n. 39, provvedono a fissare i limiti di
emissione ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 15
aprile 1971.
http://www.regione.sicilia.it/presidenza/personale/n2/Sito_HTML/leggi/1980-08-04%20Legge%20Reg.%204%20agosto%201980%20%20n.%2078.pdf
L. R. 39 1977 ARTICOLO 17 La
Commissione provinciale per la tutela dell' ambiente e la lotta contro l'
inquinamento: - verifica il possesso, da parte degli insediamenti produttivi ed
urbani, di impianti, installazioni o di altri dispositivi idonei a contenere
entro i limiti prescritti lo smaltimento delle scorie inquinanti sia nell'
atmosfera che nelle acque o nel sottosuolo, per accertare il contributo all'
inquinamento; - formula pareri su richiesta del Comitato regionale per la
tutela dell' ambiente e su richiesta degli enti locali; - esamina ed analizza i
dati acquisiti in tema di rilevamento dell' inquinamento e promuove adeguate
iniziative; - effettua i sopralluoghi richiesti dal Comitato regionale per la
tutela dell' ambiente e dagli enti locali; - svolge periodicamente indagini
epidemiologiche anche per la individuazione di eventuali relazioni tra l'
inquinamento e la salute degli addetti agli impianti e delle popolazioni.
http://www.artasicilia.eu/old_site/web/newsite/verticale/serv_3/site/normativa/aria/LEGGE%20REGIONALE%20N.%2039%20DEL%2018-06-1977.pdf
D.lgs. n.
152/2006 articolo
269. Autorizzazione alle
emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
D.R.S. N. 1043
Assessorato del
VISTO lo Statuto
della Regione Siciliana;
VISTA la legge
regionale 29 dicembre 1962, n. 28, e successive modifiche ed integrazioni;
regionale 8 luglio 1977, n. 47;
regionale 30 aprile 1991, n. 10;
VISTO il D. lgs.
18 giugno 1999, n. 200;
regionale 15 maggio 2000, n. 10;
VISTO il D.L.
31.12.1996, n. 669, convertito in L. 28.02.1997, n. 30;
VISTO la legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10, art. 66;
regionale 16 dicembre 2008, n. 19, recante “Norme per la riorganizzazione dei Dipartimenti
regionali. Ordinamento del Governo e dell'Amministrazione della Regione”;
VISTO il D. P.
Reg. 5 dicembre 2009, n. 12, Regolamento di attuazione del Titolo II della citata legge
regionale 19/2008;
Reg. 18 gennaio 2013, n. 6, di rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti
regionali;
VISTO l’art. 68,
comma 5, della legge regionale 12 agosto 2014, n. 21;
regionale 7 maggio 2015 n. 10, di adozione del bilancio dell’esercizio 2015 della Regione
Siciliana;
VISTO il Decreto
dell’Assessore Regionale dell’Economia n. 1149 del 15/05/2015;
sentenza del TAR Sicilia Palermo, Sez. Prima, n. 1478/09 del 23.04.2009, depositata il
09.09.2009, comunicata a questo Assessorato in data 17.09.2009, con la quale, in
accoglimento del ricorso proposto dalla New Energy s.r.l. (da qui in avanti NE), l’Ass.to
Reg.le Territorio e Ambiente è stato condannato a proporre un adeguato ristoro
alla parte ricorrente a causa del ritardo ed aggravio procedimentale, secondo il
criterio del potenziale 25% del reddito annuo netto conseguibile nel 2008 dall’Azienda
ricorrente in caso di realizzazione del progetto di un impianto di produzione di
energia elettrica da biomasse;
sentenza del C.G.A. n. 1368/2010 dell’08.06.2010, depositata il 04.11.2010, notificata il
23.11.2010, con la quale viene stabilito che all’impresa spetta un risarcimento, “da
porre a carico del solo ARTA”, così determinato:
- l’importo
corrispondente a tutto quanto già liquidato dal TAR, da computarsi fino alla data del
16.04.2010;
- le maggiori
somme maturate e maturande per la medesima precedente voce, dal 16.04.2010 fino
alla comunicazione in via amministrativa o, se antecedente, fino alla notificazione
della decisione (comunicazione avvenuta il 04.11.2010);
corrispondente alle spese documentate di istruttoria sostenute da NE per ottenere il finanziamento
(in alternativa) di Unicredit;
- risarcimento
per la perdita del contributo pubblico di € 12.929.504, o, in alternativa (se la società
manifesti l’intenzione di realizzare comunque l’impianto in questione) mettere a
disposizione di NE l’importo di € 12.929.504, con prestazione di cauzione fideiussoria,
oppure (se la società desiste dall’iniziativa), corrisponderle le spese documentate di
progetto, il rimborso degli oneri affrontati a vario titolo, nonché il 10% della somma
versata per acquisire l’area sulla quale realizzare l’impianto;
sentenza del C.G.A. n. 416/2015 del 25.02.2015, depositata il 29.05.2015, notificata con
formula esecutiva il 12/10/2015, con la quale viene ordinato all’ARTA di dare
esecuzione alla propria precedente sentenza n. 1368 del 2010, ed a provvedere
inoltre al pagamento del compenso del verificatore, per la quota di € 5.000,00;
richiesta di variazione di bilancio sul cap. 442505 di cui alla nota prot. n.
41558 dell’11.09.2015,
afferente alle voci della predetta sentenza già liquidabili, e la nota della Ragioneria
Generale della Regione prot. n. 53637 del 6.10.2015;
VISTA la nota
del Ministero dello Sviluppo Economico prot. n. 13328 del 19.06.2015, relativa al
compenso spettante al verificatore, con la quale vengono comunicate le modalità dei
versamenti da effettuare a favore di Maria Grazia Fusco;
VISTO l’atto
stragiudiziale di invito e diffida del 14/10/2015 con il quale il legale rappresentante
della società NE ed il legale difensore della medesima società diffidano l’Assessore
al Territorio e Ambiente ad ottemperare alle decisioni n. 1368/2010 e
416/2015 del CGA, provvedendo, tra l’altro, a liquidare la somma di
- € 1.456.012,97
oltre gli interessi legali maturati dal 30.09.2015 e fino all’effettivo soddisfo a
titolo di risarcimento del danno da ritardo;
- € 4.314,30 a
titolo di spese legali, oltre gli interessi maturati dal 30.09.2015 e
fino all’effettivo
soddisfo;
VISTO il DRS n.
891 del 20/10/2015 registrato in data 21/10/2015 al n. 74 dalla Ragioneria Centrale
Territorio e Ambiente relativo all’impegno delle somme scaturenti dalle sopra citate
decisioni n. 1368/2010 e 416/2015 del CGA;
prot. 50055 del 30/10/2015 con la quale il Dipartimento dell’Ambiente ha richiesto un
parere all’Avvocatura dello Stato di Palermo in merito alla legittimità di protrarre la
sospensione dell’erogazione delle somme di cui in condanna in favore della NE ed in
particolare della voce di condanna relativa al risarcimento in attesa dell’informativa
antimafia liberatoria della Prefettura di Roma;
VISTO il parere
formulato da parte dell’Avvocatura dello Stato di Palermo con nota prot. n. 103497 del
06/11/2015 per la quale “nessun effetto preclusivo sulla materiale corresponsione
della somme a titolo di risarcimento del danno da ritardo e aggravio procedimentale (….)
può attribuirsi alla mancata acquisizione, ancora alla data odierna, dell’informativa
antimafia da tempo richiesta”;
VISTO l’esito
negativo alla richiesta effettuata presso EQUITALIA relativa a crediti vantati dallo Stato nei
confronti di New Energy s.r.l.;
ACCERTATA la
regolarità amministrativo-contabile della documentazione prodotta;
pertanto, di dover provvedere a liquidare in favore di NE la parte relativa al risarcimento per
la perdita del contributo pubblico e alle spese legali come da importi di cui
in diffida per € 1.461.547,55;
ed inoltre di dover liquidare in favore del verificatore
Maria Grazia Fusco e per essa il Ministero dello Sviluppo Economico le spese liquidate
in sentenza di ottemperanza n. 416/2015 per compenso verificatore per € 5.000,00,
per l’importo complessivo di € 1.466.547,55 come da prospetto allegato;
rispetto della normativa vigente in tema di patto di stabilità per l’esercizio corrente
Art. UNICO
motivazioni di cui in premessa, è liquidata in favore di New Energy s.r.l.,
cod. fisc. - P. IVA
01285150882 la somma di € 1.461.547,55 ed in favore del verificatore Maria Grazia
Fusco cod. fisc. FSCMGR59H56A757W e per essa al Ministero dello Sviluppo
Economico, la somma di € 5.000,00, per un importo complessivo di € 1.466.547,55
(unmilionequattrocentosessantaseimilacinquecentoquarantasette/55) a valere sul cap.
442505 (SPESE
PER LITI, ARBITRAGGI, RISARCIMENTI ED ACCESSORI, NONCHE' PER L'ASSISTENZA
LEGALE AI DIPENDENTI ED AI PUBBLICI AMMINISTRATORI. (SPESE OBBLIGATORIE)) del Bilancio
della Regione siciliana – Assessorato Territorio ed Ambiente – Rubrica Dipartimento
Ambiente, esercizio finanziario 2015.
decreto sarà pubblicato sul sito istituzionale dell’Assessorato, in ossequio all’art. 68
della l.r. 12 agosto 2014, n. 21 e trasmesso alla Ragioneria Centrale Territorio e Ambiente.
Palermo, li
IL DIRIGENTE DEL
(Dr. Francesco
Schillaci)
Da liquidare a
Risarcimento €
1.456.012,97 compresi interessi maturati al 30/09/2015
interessi € 1.216,67 al 30/11/2015 data indicativa del soddisfo
Spese legali €
4.314,30 compresi interessi maturati al 30/09/2015
interessi € 3,61 al 30/11/2015 data indicativa del soddisfo
Totale NE €
1.461.547,55
verificatore € 5.000,00
TOTALE DA LIQUIDARE €
1.466.547,55
D.R.S. N. 891
regionale 16 dicembre 2008, n. 19, recante “Norme per la riorganizzazione dei
Dipartimenti regionali. Ordinamento del Governo e dell'Amministrazione della Regione”;
Reg. 5 dicembre 2009, n. 12, Regolamento di attuazione del Titolo II della citata
legge regionale 19/2008;
regionale 7 maggio 2015 n. 10, di adozione del bilancio dell’esercizio 2015 della
Regione Siciliana;
sentenza del TAR Sicilia Palermo, Sez. Prima, n. 1478/09 del 23.04.2009, depositata
il 09.09.2009, comunicata a questo Assessorato in data 17.09.2009, con la quale,
in accoglimento del ricorso proposto da New Energy s.r.l., l’Ass.to Reg.le Territorio
e Ambiente è stato condannato a proporre un adeguato ristoro alla parte ricorrente
a causa del ritardo ed aggravio procedimentale, secondo il criterio del potenziale
25% del reddito annuo netto conseguibile nel 2008 dall’Azienda ricorrente in caso
di realizzazione del progetto di un impianto di produzione di energia elettrica
da biomasse;
sentenza del C.G.A. n. 1368/2010 dell’08.06.2010, depositata il 04.11.2010, notificata
il 23.11.2010, con la quale viene stabilito che all’impresa spetta un risarcimento,
“da porre a carico del solo ARTA”, così determinato:
corrispondente a tutto quanto già liquidato dal TAR, da computarsi fino alla
data del 16.04.2010;
corrispondente alle spese documentate di istruttoria sostenute da NE per ottenere
il finanziamento (in alternativa) di Unicredit;
per la perdita del contributo pubblico di € 12.929.504, o, in alternativa (se
la società manifesti l’intenzione di realizzare comunque l’impianto in
questione) mettere a disposizione di NE l’importo di € 12.929.504, con
prestazione di cauzione fideiussoria, oppure (se la società desiste dall’iniziativa),
corrisponderle le spese documentate di progetto, il rimborso degli oneri
affrontati a vario titolo, nonché il 10% della somma versata per acquisire l’area
sulla quale realizzare l’impianto;
sentenza del C.G.A. n. 416/2015 del 25.02.2015, depositata il 29.05.2015 e trasmessa
in via amministrativa in pari data, pervenuta il 05.06.2015, con la quale viene
ordinato all’ARTA di dare esecuzione alla propria precedente sentenza n. 1368 del
2010, ed a provvedere inoltre al pagamento del compenso del verificatore, per
la quota di € 5.000,00;
41558 dell’11.09.2015, afferente alle voci della predetta sentenza già
liquidabili, e la nota della Ragioneria Generale della Regione prot. n. 53637
del 6.10.2015;
del Ministero dello Sviluppo Economico prot. n. 13328 del 19.06.2015, relativa
al compenso spettante al verificatore;
RITENUTO di
dover provvedere in questa fase ad impegnare in favore degli aventi diritto la
parte relativa al risarcimento per la perdita del contributo pubblico pari al
25% del reddito annuo conseguibile nel 2008, agli interessi legali su detto
risarcimento dal 22.01.2011 al 30.09.2015, alle spese legali liquidate dalla
sentenza C.G.A. n. 1368/2010, alle spese liquidate in sentenza di ottemperanza
n. 416/2015 per compenso verificatore, per l’importo complessivo di €
1.593.449,76, come da prospetto allegato;
RAVVISATA l’opportunità
di integrare, con il presente, il D.R.S. n. 881 del 19.10.2015, da annullare e
sostituire;
motivazioni di cui in premessa, è impegnata in favore di New Energy s.r.l., Cod.
fisc. - P. IVA 01285150882 e del verificatore, d.ssa Maria Grazia Fusco, Cod. fisc.
FSCMGR59H56A757W, la somma complessiva di € 1.593.449,76 (unmilionecinquecentonovantatremilaquattrocentoquarantanove/76),
secondo quanto specificato nell’allegato prospetto, a valere sul cap. 442505 (SPESE PER LITI,
ARBITRAGGI, RISARCIMENTI ED ACCESSORI, NONCHE' PER L'ASSISTENZA LEGALE AI
DIPENDENTI ED AI PUBBLICI AMMINISTRATORI. (SPESE OBBLIGATORIE)) del Bilancio
della Regione siciliana – Assessorato Territorio ed Ambiente – Rubrica
Dipartimento Ambiente, esercizio finanziario 2015.
decreto annulla e sostituisce il D.R.S. n. 881 del 19.10.2015.
decreto sarà pubblicato sul sito istituzionale dell’Assessorato, in ossequio all’art.
68 della l.r. 12 agosto 2014, n. 21, nonché all’art. 18, c. 5, del D. Lgs. n. 83/2012
ed avrà efficacia soltanto ad avvenuta registrazione da parte della Ragioneria
N. 00416/2015REG.PROV.COLL
N. 01233/2011 REG.RIC
sul ricorso numero di registro generale 1233 del 2011, proposto da:
New Energy S.r.l., rappresentata e difesa dagli avv. Lucia Di Salvo, Paolo Angius, Francesco Surdi, Roberto Surdi, con domicilio eletto presso Roberto Surdi in Palermo, Via Ammiraglio Gravina n. 2/F;
Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente-Dipartimento dell'Ambiente, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale, domiciliata in Palermo, Via De Gasperi n. 81;
Assessorato Regionale Energia e Servizi di Pubblica Utilita'-Dipartimento Energia, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale, domiciliata in Palermo, Via De Gasperi n. 81; Comune di Modica, non costituito;
per la esecuzione
della sentenza del CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIA n. 01368/2010, resa tra le parti, concernente autorizzazione per un impianto di produzione di energia alimentato da biomasse;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 25 febbraio 2015 il Cons. Antonino Anastasi e uditi per le parti l’avv. F. Surdi e l'avv. dello Stato Tutino;
1. In data 20.3.2006 New Energy presentò all’Assessorato Regionale competente un’istanza di autorizzazione unica ex art. 12 D. L. vo 387/2003 per la realizzazione di un impianto di energia elettrica alimentato da fonti alternative ( biomasse) nel territorio del comune di Modica.
Nella conferenza dei servizi del 27.10.2006 fu espresso parere favorevole salvo rilascio dell’autorizzazione ad emissioni in atmosfera da parte dell’ARTA.
Da quel momento, pur essendosi la società attivata per conseguire detta autorizzazione, il procedimento sostanzialmente si è arrestato per concludersi solo nel 16 aprile 2010 con il rilascio dell’autorizzazione unica n. 150.
In precedenza N.E. nel 2008 aveva impugnato avanti al TAR Palermo gli atti di arresto del subprocedimento autorizzatorio per le emissioni, chiedendone l’annullamento, ed aveva chiesto il risarcimento del danno patito per il mancato tempestivo rilascio del titolo.
Con la sentenza n. 1478 del 9.9.2009 il TAR:
a) ha accolto la richiesta di annullamento;
b) ha ritenuto sussistenti i presupposti per il risarcimento del danno da ritardo e aggravio procedimentale;
c) ha ordinato all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente di proporre alla società il pagamento di una somma da determinarsi prendendo a base il 25% del potenziale reddito annuo netto conseguibile nel 2008 dall’Azienda ricorrente in caso di realizzazione del progetto di che trattasi, da dividersi per 12 mensilità e quindi da moltiplicare per ogni mese compreso tra la data di indizione della prima conferenza di servizi indetta dallo stesso ARTA ex art. 269 D. Lgs. 152/06 e l’effettiva emanazione del relativo provvedimento di competenza, detratti i termini ordinari previsti dalla legge per la conclusione del procedimento ex art. 269 cit..
La sentenza è stata impugnata in via principale dall’Amministrazione e in via incidentale dalla società.
Il CGA con la sentenza n. 1368 del 4.11.2010 ha:
a) respinto l’appello principale;
b) accolto in parte l’appello incidentale.
Per l’effetto il Consiglio ha così determinato il risarcimento spettante a N.E. da parte dell’ARTA:
a) risarcimento per il ritardo liquidato con i criteri dettati dal TAR ma applicati fino al 16.4.2010;
b) risarcimento liquidato con stessi criteri dal 16.4.2010 fino alla comunicazione della sentenza appello ( in fatto avvenuta il 4.11.2010):
c) rimborso delle spese documentate di istruttoria sostenute da N.E. per accedere ad finanziamento Unicredit, poi revocato;
d) risarcimento per la perdita del contributo pubblico in conto impianti prima concesso e poi revocato per euro 12.929.504 da quantificarsi in alternativa nella concessione, previa fideiussione, di una somma pari all’importo del contributo stesso oppure ( se la società desiste dall’iniziativa) nel rimborso delle spese di progettazione e degli oneri amministrativi sostenuti nonchè del 10% di quanto speso da N.E. per acquistare l’area ASI ove doveva essere allocato l’impianto.
g) quanto sopra con interessi legali dalla scadenza dei sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza fino al soddisfo.
Con il ricorso in ottemperanza che viene in decisione N.E. ha tra l’altro chiesto il risarcimento da ritardo ( voci a e b) quantificandolo in euro 9.994.065.
L’ARTA invece ha prodotto una relazione Irfis-Finsicilia dalla quale si evince che nel 2008 l’attività di impresa non poteva produrre utili di esercizio.
Questo Consiglio con la ordinanza 393 del 2013 ha disposto una verificazione, affidandola ad un dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico.
In data 13.12.2013 il verificatore designato ( la d.ssa Maria Grazia Fusco, dirigente di II fascia del citato Dicastero) ha depositato la relazione di verificazione.
La Parti hanno presentato memorie.
In particolare N.E. ha presentato note critiche alla relazione di verificazione.
Nella camera di consiglio del 25 febbraio 2015 il ricorso è stato spedito in decisione.
2. Oggetto specifico della presente decisione è la quantificazione del danno da ritardo e aggravio procedimentale spettante all’impresa New Energy per effetto della sentenza del TAR Palermo n. 1478 del 2009 e della sentenza di questo Consiglio n. 1368 del 2010.
Il calcolo dell’importo spettante all’impresa a tale titolo – secondo quanto statuito dalla sentenza in esecuzione – si ricava con operazione meramente aritmetiche dal reddito annuo netto potenzialmente conseguibile dall’impianto nel 2008.
Secondo il verificatore detto utile 2008 può essere quantificato in misura minore se si ipotizza una entrata in esercizio dell’impianto nell’anno 2007 o alternativamente in misura maggiore se si ipotizza una entrata esercizio nell’anno 2008.
La rilevante differenza dipende dal fatto che per gli impianti entrati in esercizio nel 2008 gli incentivi furono maggiorati dalla legge n. 244/2007 ( finanziaria 2008).
Al riguardo il Collegio non condivide le argomentazioni di N.E., la quale sostiene che l’avvio dell’esercizio non poteva che essere posteriore al 1.1.2008.
Infatti il termine a quo per il calcolo del risarcimento da ritardo risulta fissato dalla sentenza del TAR ( sul punto pedissequamente confermata dalla sentenza ottemperanda) a centoventi giorni dalla prima conferenza ex art. 269 D. l. vo 152/2006 e quindi in sostanza, come sembra risultare dagli atti, al 23.2.2007.
Ora, il TAR non può aver definito un danno da ritardo decorrente da una certa data quantificandolo in termini di mancata percezione di utili senza contestualmente ipotizzare che a quella data l’impianto dovesse – teoricamente – funzionare.
E’ lapalissiano infatti che un impianto non funzionante non possa produrre utili di sorta.
Il vero è che nel metodo di calcolo definito dal TAR e approvato da questo Consiglio l’entrata in esercizio realisticamente ipotizzabile ( ad almeno dodici mesi dal febbraio 2007) non ha alcun rilievo, dovendosi invece per fictio ( e cioè in base al metodo di calcolo del risarcimento valorizzato in sede di cognizione) considerare coincidenti l’entrata in esercizio dell’impianto e il decorso del diritto al risarcimento del danno da ritardo nella percezione di utili.
Tanto chiarito sulla questione di fondo, le quantificazioni dell’utile 2008 cui perviene il verificatore risultano del tutto attendibili e convincenti ad avviso di questo Collegio, il quale le fa integralmente proprie.
In particolare, limitando ora l’analisi alla voce del conto economico che N.E. maggiormente contesta, il metodo di calcolo dei costi di approvvigionamento delle biomasse solide e liquide privilegiato dal verificatore – nella misura in cui fa riferimento a dati medi nazionali desumibili dai listini dell’Agenzia Granaria di Milano e dell’Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli – risulta l’unico concretamente utilizzabile.
Certamente l’utilizzo di tabelle nazionali, anzichè locali, determina approssimazioni nel relativo conteggio: ma tale approccio metodologico appare inevitabile, attesa la sostanziale inattitudine probatoria dei documenti ( in particolare: dichiarazioni postume della ditta Ecologia italiana s.r.l.) presentati da N.E. nel corso dell’istruttoria .
Ulteriormente, si rileva che il parametro operativo relativo al periodo di funzionamento potenziale annuo dell’impianto è stato definito dal verificatore in 7.000 ore e cioè ad un livello di sfruttamento così intensivo che nel 2008 solo due impianti in Italia risultano aver raggiunto.
Al riguardo, la circostanza che le Parti concordassero invece nel prevedere un irrealistico livello di 8.000 ore non sembra rilevante, in quanto l’incarico conferito al verificatore da questo Consiglio era quello di pervenire ad una stima obiettiva dell’utile potenziale ritraibile dall’impianto.
Da ultimo, per quanto riguarda il danno asseritamente derivante dalla mancata cessione a terzi dell’energia termica generata dall’impianto mediante una rete di teleriscaldamento, il relativo progetto ( all’epoca non presentato da NE in sede procedimentale) risulta ancora oggi privo di autorizzazione ed in uno stato del tutto preliminare: quindi l’utile ricavabile dalla cessione di calore era insuscettibile di incidere positivamente sul conto economico 2008 dell’impresa.
In conclusione, in aderenza alla stima formulata dal verificatore, il reddito annuo netto ritraibile dall’impianto nell’anno 2008 va definito in euro 1.439.937 ( un milione quattrocentotrentanovemila novecentotrentasette).
Su questa base va definito, secondo i criteri dettati dal TAR e dalla sentenza ottemperanda, il risarcimento per il danno da ritardo e aggravio procedimentale.
In conclusione, il ricorso di New Energy va accolto per quanto di ragione e per l’effetto va ordinato all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente di dare esecuzione alla sentenza di questo Consiglio n. 1368 del 2010 nel termine di giorni centoventi dalla comunicazione o se anteriore notificazione della presente sentenza.
In caso di inottemperanza è sin d’ora nominato commissario ad acta l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, con facoltà di delega a dirigente dell’Assessorato.
Le spese della presente fase del giudizio sono compensate tra le Parti, vista la complessità delle questioni trattate.
Il compenso totale spettante al verificatore è definito in euro 10.000 ( diecimila) ed è posto carico dell’ARTA per euro 5.000 e di New Energy per euro 3.000, che si sommano all’anticipo di euro 2.000 già corrisposto dall’impresa.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale accoglie il ricorso in epigrafe nei termini di cui in motivazione e per l’effetto così decide:
a) ordina all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente di dare esecuzione alla sentenza di questo Consiglio n. 1368 del 2010 nel termine di giorni centoventi dalla comunicazione o se anteriore notificazione della presente sentenza;
b) in caso di inottemperanza nomina sin d’ora commissario ad acta l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, con facoltà di delega a dirigente dell’Assessorato;
c) compensa tra le Parti spese e onorari di questa fase del giudizio;
d) definisce il compenso totale spettante al verificatore in euro 10.000 ( diecimila) e lo pone a carico dell’ARTA per euro 5.000 e di New Energy per euro 3.000, da sommare all’anticipo di euro 2.000 già corrisposto dall’impresa;
e) manda alla Segretaria per la trasmissione telematica di copia della presente sentenza al verificatore d.ssa Maria Grazia Fusco presso il Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo Economico;
f) ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 25 febbraio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Marco Lipari, Presidente
Antonino Anastasi, Consigliere, Estensore
Silvia La Guardia, Consigliere
Giuseppe Mineo, Consigliere
Alessandro Corbino, Consigliere
Il 29/05/2015
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=IZ6TRVA3ESOOPB4VC2JNY53NTI&q=
N. 1368/10 Reg.Dec.
N. 1509 Reg.Ric.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, ha pronunciato la seguente
sul ricorso in appello n. 1509 del 2009 proposto dagli
ASSESSORATI REGIONALI ALL’INDUSTRIA e AL TERRITORIO E ALL’AMBIENTE, in persona dei rispettivi Assessori pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici in via A. De Gasperi n. 81, sono per legge domiciliati;
la NEW ENERGY s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tem-pore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Paolo Angius, Francesco Sur-di e Roberto Surdi, elettivamente domiciliata in Palermo, via Ammi-raglio Gravina n. 2/F, presso lo studio degli ultimi due difensori;
del COMUNE DI MODICA, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Franco D’Urso, elettivamente domiciliato in Palermo, via Serretta n. 6, presso lo studio dell’avv. Anna Bonfiglio;
della sentenza del T.A.R. per la Sicilia - sede di Palermo (sez. I) - n. 1478 del 9 settembre 2009.
Visti l’atto di costituzione in giudizio e l’appello incidentale della New Energy S.r.l. (d’ora in poi “NE”);
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Modica;
Vista l’ordinanza n. 1254 del 17 dicembre 2009, con la quale è stata accolta in parte la domanda di sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata;
Vista l’ordinanza n. 451 del 9 aprile 2010, con la quale sono stati disposti incombenti istruttori;
Relatore il consigliere Gabriele Carlotti;
Uditi alla pubblica udienza dell’8 giugno 2010 l’avv. dello Stato Rubino per gli assessorati appellanti, l’avv. S. Polizzotto, su delega dell’avv. P. Angius, per la società appellata e l’avv. F. Surdi per il Comune di Modica;
F A T T O e D I R I T T O
1. - Gli Assessorati regionali all’Industria e al Territorio e Ambiente (nel prosieguo indicati, rispettivamente, con gli acronimi “AI” e “Ar-ta”) hanno impugnato la sentenza, di estremi specificati in epigrafe, con la quale il T.A.R. per la Sicilia, sede di Palermo, ha:
- annullato, in accoglimento dell’articolata impugnativa promossa in primo grado dalla NE, alcuni atti afferenti al procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica per un impianto di energia elettrica alimen-tato da biomasse, da realizzare in Modica;
- accolto in parte la connessa domanda risarcitoria avanzata dalla NE.
2. - Si sono costituiti, per resistere all’impugnazione, la NE e il Co-mune di Modica; la NE ha altresì interposto un appello incidentale diretto contro l’accoglimento soltanto parziale della domanda risarcitoria rivolta al T.A.R..
3. - All’udienza pubblica dell’8 giugno 2010 la causa è stata trattenuta in decisione.
4. - Per una migliore intelligenza delle questioni devolute alla cogni-zione del Collegio giova premettere alla successiva esposizione una succinta ricostruzione dei tratti salienti della vicenda sulla quale si è innestata la presente controversia.
La NE presentò nel mese di febbraio del 2005 allo Sportello unico per le attività produttive di Modica e successivamente, con istanza, prot. n. 1789, del 20 marzo 2006 all’AI, un’istanza ai sensi dell’art. 12 del D.P.R. n. 387/2003 onde ottenere il rilascio dell’autorizzazione unica per la realizzazione di un impianto di ener-gia elettrica alimentato da fonti alternative (biomasse).
Nel verbale della conferenza di servizi del 27 ottobre 2006 tutte le amministrazioni coinvolte approvarono il progetto in questione “previa acquisizione dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera di competenza dell’ARTA”.
Posto che per la definizione del procedimento mancava unica-mente l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera di cui all’art. 268 del D.Lgs. n. 152/2006, la NE si attivò prontamente presso l’Ufficio 3 Tutela dell’Inquinamento Atmosferico dell’Arta; peraltro, la società aveva già fatto istanza alla Provincia regionale di Ragusa, tramite la C.P.T.A. (Commissione provinciale per il territorio e l’ambiente), per ottenere il rilascio dell’autorizzazione alle emissioni ai sensi della precedente normativa (ossia ex D.P.R. n. 203/1988).
Da questo punto in poi il procedimento, nonostante il moltipli-carsi delle istanze e degli atti, entrò in una vera e propria impasse durata oltre tre anni e mezzo e risoltasi solamente nell’aprile 2010 (ossia a processo di appello quasi concluso e dopo un’espressa sollecitazione di questo Consiglio mercé l’ordinanza n. 1254/2009 citata nelle premesse), con l’adozione dell’autorizzazione richiesta (D.R.S. n. 150 del 16 aprile 2010).
Per decidere le questioni sottoposte al vaglio del Collegio non occorre ripercorrere analiticamente la vicenda, obiettivamente com-plessa, lungo la quale si è snodata la storia tormentata del procedimento autorizzativo in esame: a tali fini può dunque rinviarsi alla narrativa del fatto contenuta nella sentenza impugnata.
Occorre invece dar conto, nei passaggi essenziali, dell’artico-lato itinerario motivazionale che sorregge la pronuncia appellata.
Il T.A.R. ha accolto la domanda cassatoria proposta dalla NE sulla base delle seguenti argomentazioni:
- dopo aver respinto le eccezioni relative all’inammissibilità del primitivo ricorso e all’estromissione dell’AI, il Tribunale ha osservato che nell’iter procedimentale, avviato dalla NE e non ancora concluso all’epoca della deliberazione della sentenza appellata, si era determinata una concorrenza di procedure che, al contrario, sarebbero dovute confluire nell’ambito del procedimento disciplinato dall’art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003, incardinato presso l’AI, competente per l’emana-zione dell’autorizzazione unica;
- in particolare, si sono intrecciati sia il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera sia quello per la Valutazione di Incidenza di cui all’art. 5 D.P.R. 8 settembre 1997 sia il procedimento per la V.I.A. e l’A.I.A. sia, infine, il procedimento ai sensi del D.Lgs. n. 133/2005 in tema di impianti per incenerimento dei rifiuti;
- siffatto modo di procedere è stato giudicato dal Tribunale contrario alla logica della massima concentrazione del procedimento di autorizzazione unica ex art.12 D.Lgs. n. 387/2003;
- inoltre il primo Giudice ha osservato che, nella fattispecie, la com-plessità del quadro determinatasi per effetto dell’indebita sovrapposizione di diversi procedimenti è stata ulteriormente aggravata dagli incerti comportamenti e dagli ondivaghi provvedimenti rispettivamente tenuti e adottati dall’Arta, il quale non soltanto ha disertato nel tempo le varie sedute della conferenza di servizi ex art. 12 D.Lgs. n. 387/2003 indetta dall’AI, ma - quanto agli atti di propria competenza relativi alla verifica dell’assoggettabilità del progetto alla V.I.A. e/o all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera - ha pure sostanzialmente disatteso, dopo averlo richiesto, un parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato (n. 80385 del 20 novembre 2006) sul procedimento da seguire per il rilascio dell’autorizzazione a norma dell’art. 269 del D.lgs. n. 152/2006 (parere con il quale l’Avvocatura evidenziava l’implicita abrogazione delle norme regionali incompatibili con il nuovo procedimento, ivi compresa la competenza del C.P.T.A.);
- con riferimento a una delle principali questioni controverse del procedimento, ossia la problematica circa la necessità di assoggettare, o no, il progetto della NE anche all’autorizzazione prevista dal D.Lgs. n. 133/2005, il T.A.R. ha poi rilevato che l’art. 3, comma 1, del D.Lgs. n. 133/2005 prevede l’esclusione dall’applicazione della suddetta normativa degli impianti che utilizzino rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e forestali, ovvero rifiuti vegetali delle industrie alimentari di trasformazione (ove l'energia termica generata è recuperata), esclusione nella quale devono farsi rientrare, ancorché non espressamente elencati, anche le sanse esauste e gli olii vegetali;
- in ordine alla competenza sulla Valutazione di Incidenza, il primo Giudice ha osservato che, in disparte ogni considerazione circa la tardiva esigenza (avvertita solamente nel 2007) di sottoporre il progetto in questione a detta Valutazione (nonostante fosse notoria la presenza del vicino sito S.I.C. 080007 “spiaggia Maganuco”), l’Arta aveva vietato la realizzazione dell’impianto, non essendo ancora chiaro se lo stesso fosse da assoggettare a V.I.A. (sebbene in tal caso la procedura a norma del citato art. 5 sarebbe rientrata nella stessa V.I.A. di competenza dell’Arta) e che, alla data di presentazione al predetto Asses-sorato del progetto della NE, non era ancora entrata in vigore la L.R. n. 13/2007, recante il trasferimento della relativa competenza ai Comuni;
- sulla base principalmente dei riferiti rilievi (e degli altri in questa sede non riportati), il Tribunale è pervenuto alla conclusione che l’Arta avesse irritualmente aggravato il procedimento relativo al pro-getto presentato dalla NE;
- inoltre, secondo il T.A.R., il Commissario ad acta, nominato per l’esecuzione dell’ordinanza cautelare n. 854/2008, avendo agito nell’esercizio di un’autonoma discrezionalità quale organo straordinario delle amministrazioni sostituite, aveva legittimamente annullato in via sostitutiva i seguenti atti:
1) il parere del 2 aprile 2007 del C.P.T.A.;
2) la nota n. 43234 del giugno 2007 del Servizio 2 V.A.S./V.I.A AR-TA;
3) la nota n. 488 del 12 ottobre 2007 del Servizio 3 dell’ARTA;
4) il parere del 16 e del 23 ottobre 2007 del C.P.T.A.;
5) la nota n. 16893 del 27 febbraio 2008 del Servizio 2 V.A.S. – V.I.A. dell’Arta;
6) il parere del 22 febbraio 2008 del C.P.T.A.;
7) la nota n. 35733 dell’8 maggio 2008 del Servizio 2 V.A.S. – V.I.A. dell’Arta;
- il Tribunale ha quindi annullato i residui provvedimenti impugnati (ossia la nota, prot. n. 85105, del 12 agosto 2009 dell’Arta e il verbale della Conferenza dei Servizi del 12 novembre 2008), in considerazione della circostanza che l’Arta aveva sostanzialmente disatteso l’ordinanza cautelare n. 854/2008, reiterando dilatorie argomentazioni anche in ordine alla definizione del procedimento, di propria competenza, sull’autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
Il Tribunale ha, per contro, accolto solo in parte la domanda di risarcimento del danno formulata dalla NE. A tal riguardo il T.A.R. ha, in primo luogo, ritenuto chiaramente riscontrabili i presupposti per il riconoscimento di una colpa dell’Amministrazione intesa come apparato, individuata nell’Arta; in questo senso ha valutato come significativi elementi probanti tale colpa: “a) sia la mancata collaborazione con questo decidente in ordine alle ordinanze sia istruttorie che cautelari emesse; b) sia la mancata dovuta partecipazione alle sedute della conferenza di servizio indetta dall’Ass.to Reg.le Industria ex art.12 D.Lgs. 387/03; c) la mancata applicazione – anche ove ammesso il separato procedimento - della previsione di cui all’art. 269 D.Lgs. 152/06 per l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (disattendendo per altro il parere richiesto all’Avvocatura, che ha dato corso alle ondivaghe determinazioni assunte su indicazione del CPTA); d) sia la mancata tempestiva individuazione della vicinanza del progetto della New Energy ad un sito SIC, che avrebbe consentito una più celere definizione dell’intero procedimento, per come sopra evidenziato”.
Il primo Giudice ha altresì ravvisato “un nesso di causalità tra i fatti in narrativa e la attuale mancata conclusione del procedimento finalizzato all’emissione dell’autorizzazione unica prevista dall’art.12 D.lgs.387/03, risultando ormai di ostacolo solo il provvedimento inerente alle emissioni in atmosfera” e tuttavia non ha condiviso la quantificazione proposta dalla ricorrente (che ebbe a prospettare un danno pari ad € 12.929.504,00 per la potenziale perdita del contributo comunitario, sino al raggiungimento dell’importo complessivo di € 33.725.352,00, in caso di impossibilità di realizzare il progetto di investimento), avendola giudicata eccessiva. Sul punto il T.A.R. ha osservato quanto segue: “Occorre infatti considerare, oltre alla mancanza delle ulteriori determinazioni che ancora devono essere adottate dall’Amministrazione, anche la non definitività comunque del bene vita atteso (i.e.: l’autorizzazione unica il cui esito non può in questa sede essere previsto ed è rimesso alla conferenza di servizi dell’Ass.to Industria), sia la non provata revoca definitiva del finanziamento richiesto”. In forza delle riferite considerazioni, il T.A.R. ha quindi fatto ricorso, per la quantificazione del danno risarcibile, all’art. 35, comma 2, del D.Lgs. n. 80/1998, norma ritenuta applicabile anche al di fuori dell'ambito della giurisdizione esclusiva in quanto volta a raccordare l'art. 278 del c.p.p. in seno al processo amministrativo (Cons. St., sez. V n. 4461 del 2 settembre 2005) e, per l’effetto, ha ordinato all’Arta di proporre alla NE, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o, se antecedente, dalla notificazione della sentenza ora appellata, il pagamento di “una somma da determinarsi tenendo conto:
i - del potenziale 25% del reddito annuo netto conseguibile nel 2008 dall’Azienda ricorrente in caso di realizzazione del progetto di che trattasi,
ii - che la quantificazione sopra ottenuta dovrà essere divisa per 12 mensilità e quindi moltiplicata per ogni mese compreso tra la data di indizione della prima conferenza di servizi indetta dalla stessa ARTA ex art.269 D.Lgs.152/06 e l’effettiva emanazione del relativo provve-dimento di competenza, detratti i termini comunque ordinari previsti dalla legge per la conclusione del procedimento ex art.269 cit.;
iii. - che la frazione del mese superiore a 15 gg. va computata come intero periodo”.
5. - Avverso la sentenza, sopra riferita nei suoi contenuti essenziali, sono insorti in appello gli Assessorati indicati nelle premesse, affidando l’impugnazione a plurimi, ma non rubricati, mezzi di gravame così riassumibili:
I) la lunga durata del procedimento è da ascriversi esclusivamente alle oggettive difficoltà incontrate dall’Arta nella soluzione di complesse questioni di carattere tecnico-giuridico, relative rispettivamente alla determinazione delle modalità di articolazione del sub-procedimento di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, alla corretta qualificazione delle biomasse indicate nel progetto e alla compatibilità ambientale dell’intervento in ragione dell’identificazione del sito prescelto, giacché contiguo al S.I.C. “Spiaggia di Maganuco”;
II) il primo profilo attiene alla questione delle attribuzioni regionali in tema di autorizzazioni alle emissioni in atmosfera: in sintesi, la tesi patrocinata dagli Assessorati è che il T.A.R. non avrebbe tenuto in adeguata considerazione il ruolo autonomo svolto dalle C.P.T.A. (asseritamente non costituenti mere diramazioni dell’Arta, ma aventi unicamente la funzione, nell’ambito della peculiare organizzazione amministrativa isolana, di prestare supporto tecnico a tutte le parti pubbliche chiamate ad adottare determinazioni conclusive nell’ambito delle materie di competenza delle stesse C.P.T.A.) né l’esigenza di coordinare la legislazione regionale in tema di organizzazione, coordinamento esattamente definito, per quanto concerne lo specifico settore delle emissioni, soltanto con il D.A. 9 agosto 2007, n. 175/GAB (che avrebbe previsto di acquisire comunque, nell’ambito della Conferenza dei Servizi di cui al citato art. 12, il parere delle C.P.T.A. competenti per territorio).
6. - La NE ha contestato tutto quanto ex adverso dedotto e, a sua vol-ta, ha impugnato la sentenza, con autonomo appello incidentale, nel capo relativo al parziale rigetto della domanda risarcitoria formulata in prime cure (e riproposta in appello), deducendo l’erroneità delle statuizioni con le quali il primo Giudice ha ritenuto di non accordare il risarcimento in relazione:
- alla pretesa non definitività del bene della vita, posto che, fin dall’ottobre 2006, mancava, per la positiva conclusione del procedi-mento, unicamente l’atto di fissazione degli specifici limiti alle emis-sioni in atmosfera;
- al fatto che già nel maggio 2008 (e quindi alcuni mesi prima la deli-berazione della sentenza impugnata) l’AI aveva avviato il procedi-mento di revoca del decreto di concessione del finanziamento a fondo perduto dell’ammontare complessivo di euro 12.929.504,00.
7. - Tanto premesso, il Collegio reputa totalmente infondato l’appello proposto in via principale dagli Assessorati regionali.
Il fondamentale punto di partenza delle considerazioni che seguiranno è rappresentato dalla circostanza che la NE ha proposto un’istanza ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003. Come noto, siffatta disposizione, informata al principio di semplificazione, prevede, tra l’altro, che:
- la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di e-nergia elettrica alimentati da fonti rinnovabili siano assog-gettati a una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione, previo svolgimento di una Conferenza dei servizi alla quale sono chiamate a partecipare tutte le amministrazioni interessate;
- il termine finale massimo per la conclusione del procedimento non può comunque essere superiore a centottanta giorni.
La ridetta previsione si applica anche alla Regione Sicilia (v. CGA 9 dicembre 2008, n. 1006) e la competenza in ordine alla proce-dura è incardinata nell’AI.
Sull’unicità della procedura si è già pronunciato questo Consi-glio con la decisione n. 295 dell’11 aprile 2008, nella quale si è affermato, come puntualmente ricordato dal T.A.R. nella sentenza impugnata, che “in base ai principi posti dai comma 3 e 4 del predetto art. 12 d. lgs. n. 387/2003, la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili richiede ‘una autorizzazione unica’, a seguito di ‘un procedimento unico’, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, mediante conferenza dei servizi. In tal modo, le determinazioni delle amministrazione interessate, devono essere espresse solo in sede di conferenza di servizi, così da assicurare l’unicità del procedimento, mediante il coordinamento dei vari interessi pubblici, rilevanti per l’autorizzazione unica finale”. In altri termini “Nel contesto normativo sopra riportato, tutte le amministrazioni (…) devono esprimere il proprio avviso in sede di conferenza dei servizi” (v. anche le decisioni CGA 9 dicembre 2008, n. 1005; 9 dicembre 2008, n. 1006, cit.). Ed invero, l’intento del Legi-slatore statale è stato chiaramente quello di favorire le iniziative volte alla realizzazione degli impianti in questione. Onde perseguire tale obiettivo si è operata una drastica semplificazione del relativo procedimento autorizzatorio, realizzata attraverso la concentrazione dell’apporto valutativo di tutte le amministrazioni interessate nell’am-bito di un’apposita Conferenza dei Servizi, da svolgere in vista dell’adozione di un unico provvedimento conclusivo dal contenuto espresso e polistrutturato.
Rispetto a tale chiaro quadro regolatorio la fattispecie sottopo-sta all’esame devolutivo del Collegio mostra evidenti anomalie. La prima, essenziale deviazione dal modello delineato nella fonte primaria è da ravvisare nella scelta, compiuta in occasione della seduta della Conferenza dei servizi tenutasi il 27 ottobre 2006, di condizionare il rilascio dell’autorizzazione richiesta dalla NE all’acquisizione del provvedimento riguardante le emissioni in atmosfera. Orbene, le lungaggini successivamente determinatesi trovano in apicibus la loro origine proprio in tale decisione, la cui paternità è unicamente riconducibile all’AI quale amministrazione procedente, quantunque sollecitata da una conforme indicazione dell’Arta (v. il punto 12 del verbale della seduta).
Questo aspetto della vicenda merita di essere ricordato poiché illumina la genesi di una procedura che, una volta fuoriuscita dai precisi binari segnati dal Legislatore statale, è poi proseguita in modo erratico, oltrepassando ogni ragionevole limite di durata.
Ancorché il ridetto verbale della Conferenza dei servizi non sia investito da alcuna impugnativa e seppure il T.A.R. abbia accertato la responsabilità del solo Arta (condannandolo al risarcimento del danno subito dalla NE) senza annullare alcun atto adottato dall’AI, nondimeno il Collegio, chiamato dai motivi di appello a ricostruire i fatti posti a base della condanna pronunciata dal Tribunale, non può far a meno di individuare, sebbene a soli fini ricognitivi, proprio nella determinazione di non osservare il nitido disposto normativo né la giurisprudenza di questo Consiglio l’origine del successivo stravolgimento del procedimento di autorizzazione unica delineato in sede legislativa.
Tale deragliamento procedimentale segna, insomma, l’inizio di una manifesta maladministration risoltasi poi, a causa del successivo e determinante contributo colposo dell’Arta e della C.P.T.A. di Ragusa, in un macroscopico e ingiustificato superamento, non soltanto del termine finale stabilito per la conclusione del procedimento ex art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003 (espressione di un principio fondamentale che si impone, vincolandola, perfino sulla legislazione concorrente regionale in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale di energia; cfr. Corte cost. n. 364 del 2006 e n. 282/2009), ma - anche ipoteticamente aderendo alle tesi ricostruttive delineate dalle parti appellanti - pure dei ristretti termini imposti dall’art. 269 del D.Lgs. n. 152/2006, con conseguente lesione degli interessi pretensivi dei quali la NE era e rimane portatrice. Non va infatti dimenticato che, alla stregua della giurisprudenza della Corte costituzionale, la tutela dell’ambiente (non espressamente prevista dallo statuto regionale) rientra nell’ambito della legislazione esclusiva di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, sicché la disciplina statale in materia costituisce un limite alla disciplina che le Regioni e le Pro-vince autonome possono dettare in altri ambiti di loro rispettiva com-petenza (sentenze n. 378 del 2007, n. 104 del 2008 e n. 67 del 2010).
8. - Va poi sgombrato il campo da alcune questioni dedotte dalle am-ministrazioni appellanti che, tuttavia, si rivelano del tutto inconducenti rispetto al reale oggetto del contendere e alla correlata prospettiva risarcitoria.
In primo luogo è vero che il T.A.R. si è essenzialmente soffer-mato sul principale aspetto della lite relativo, come accennato, alla violazione dei termini del procedimento, nondimeno il Commissario ad acta prima, in sede di autotutela amministrativa, e lo stesso Tribu-nale poi hanno anche annullato taluni atti medio tempore adottati dalle varie amministrazioni coinvolte nella vicenda. Peraltro l’annullamento disposto dal T.A.R. è stato giustificato sulla base della stigmatizzata inosservanza dell’ordinanza cautelare n. 854/2008. Questo profilo della controversia non è privo di rilievo, posto che, per un verso, l’allegata natura endoprocedimentale di tali atti non incide sulla loro ormai definitiva eliminazione dal mondo giuridico, giacché i relativi capi di decisione non sono stati fatti oggetto di espressa impugnativa né sono individuabili nell’appello censure dirette in modo specifico contro di essi; per altro verso, i detti annullamenti corroborano ulteriormente il quadro di complessiva illegittimità in cui hanno operato gli Assessorati ricorrenti.
9. - In secondo luogo può prescindersi dall’approfondire le censure attinenti alla sussistenza, o meno, dei presupposti per l’accertamento della responsabilità delle suddette amministrazioni per il danno da ritardo. Ed invero, quand’anche, in ipotesi, il Collegio ritenesse di dover aderire alla tesi dell’inapplicabilità ratione temporis alla fattispecie dell’art. 2-bis della L. n. 241/1990, introdotto dalla L. n. 69/2009 (sul punto, si veda comunque, infra, sub §. 14), non per questo le amministrazioni potrebbero andare esenti da responsabilità, non foss’altro perché l’autorizzazione richiesta anni fa dalla NE è comunque intervenuta in corso di causa e quindi, da un lato, risulta rispettata la regola di giudizio posta da Cons. St., ad. plen., n. 7/2005, in ordine alla risarcibilità del solo danno da ritardo derivante dalla lesione di interessi pretensivi, corrispondenti alla sostanziale lesione del correlato bene della vita, ma soprattutto, dall’altro lato, si rivelerebbe ex post erronea (come in effetti deve ritenersi; v. infra) la prognosi dubitativa che ha condotto, in primo grado, il T.A.R. ha denegare in parte il risarcimento richiesto dalla NE.
10. - In terzo luogo è priva di qualunque pregio e scevra di rilevanza ai fini decisori la circostanza che, soltanto anni dopo l’entrata in vigore del citato D.Lgs. n. 387/2003 e solamente in occasione del procedimento del quale si controverte, le amministrazioni regionali abbiano affrontato funditus il problema del ruolo delle C.P.T.A. nell’alveo della Conferenza dei Servizi in questione. L’obiezione non riveste alcun valore esimente della condotta dilatoria posta in essere dagli Assessorati. Il ritardo con il quale si è ritenuto di dover affrontare e risolvere il predetto problema organizzativo non può certo ridondare in danno dell’aspettativa della NE di ottenere, nei tempi stabiliti dalla legge, un provvedimento sulla propria istanza. Fra l’altro, e il punto è dirimente, non è stata mai contestata la natura obbligatoria, ma non vincolante (v. sul punto anche la nota, prot. n. 86509, del 23 novembre 2009 dell’Arta, a pag. 3), del parere delle C.T.P.A., tanto che nell’autorizza-zione finale detto parere è stato disatteso, sulla scorta della nota dell’Arta n. 5130 del 27 gennaio 2010. Paiono, dunque, veramente incomprensibili le ragioni che non hanno consentito alle amministrazioni regionali e, in particolare, all’Arta di sciogliere in tempi decisamente più brevi il nodo procedimentale connesso alla richiesta e all’ottenimento di tale, non vincolante, atto endoprocedimentale (e ciò - si badi bene - a prescindere dall’approfondito scrutinio della prima facie non infondata obiezione della NE secondo cui, quand’anche le predette biomasse fossero da considerarsi rifiuti, il parere della C.P.T.A. non era affatto necessario nella specie, attesa la posizione favorevole assunta, il 17 maggio 2006, dal Commissario per l’emergenza rifiuti mercé l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006, n. 3508, “Disposizioni urgenti di protezione civile”).
Va poi rilevato, incidentalmente, che l’atto con il quale l’Arta, soltanto nel mese di dicembre 2009 (D.A. 29 dicembre 2009, n. 213/GAB) ha revocato, per reiterate violazioni di legge e plurime negligenze in relazione alla vicenda in esame, l’incarico del Presidente della C.P.T.A. di Ragusa certamente non interferisce e tanto meno attenua la responsabilità dell’amministrazione regionale per il blocco determinatosi nell’istruttoria della pratica in questione, non potendo essa pretendere di distinguere la sua posizione da quella dei propri organi consultivi. È fin troppo evidente che se l’impasse nella quale è scivolato il procedimento di autorizzazione fosse da attribuire unicamente alla C.T.P.A. (ma non è così perché l’Arta avrebbe potuto disattendere, come ha fatto in seguito, i relativi pareri negativi), nondimeno l’amministrazione avrebbe potuto adottare tempestivamente il provvedimento di sostituzione, intervenuto invece tardivamente solo verso la fine del contenzioso, protrattosi nel secondo grado del giudizio.
11. - Analogamente a quanto già osservato, e in quarto luogo, nessuna valenza esonerativa della responsabilità nelle quali sono incorse le amministrazioni (ancorché nel caso di specie il thema decidendum sia circoscritto alla sola posizione dell’Arta) può riconoscersi all’allegata difficoltà interpretativa circa la qualificabilità, o meno, degli olii esausti di frittura e delle sanse esauste come combustibile da biomassa. Anche a voler trascurare le condivisibili argomentazioni svolte sul punto dal T.A.R. e pure le risultanze documentali richiamate dalla NE (ad esempio, l’autorizzazione del G.R.T.N. del 19 aprile 2005 recante la qualifica dell’impianto come I.A.F.R.), è invero decisivo osservare che la qualificazione di un prodotto quale idoneo e ammissibile com-bustibile da biomasse è un compito spettante in via istituzionale alla conferenza dei servizi e alle amministrazioni che a essa partecipano. Si intende insomma significare, da un lato, che il modulo procedimentale e di semplificazione amministrativa rappresentato dalla conferenza dei servizi è precipuamente finalizzato alla definizione in un unico contesto di tutte le eventuali difficoltà interpretative od operative connesse a un determinato intervento e, dall’altro lato, che dette difficoltà costituiscono un evento ordinario e prevedibile, e non una circostanza straordinaria e imprevedibile, dell’amministrare. Detto altrimenti e in termini ancora più chiari, ogni Legislatore, nel fissare i termini di durata di un procedimento, tiene conto implicitamente della possibile insorgenza delle difficoltà alle quali si è accennato e comunque postula un’idonea capacità delle amministrazioni di risolverle entro tempi ragionevoli. Anche in questo caso, dunque, non può ricadere sul cittadino o sull’impresa (nella specie, sulla NE) l’ondivaga incertezza mostrata dalle amministrazioni istituzionalmente preposte a determinarsi sul punto. Senza contare poi che, nel dubbio, gli Assessorati ben avrebbero potuto risolversi, per quanto di rispettiva competenza, per l’adozione di un provvedimento negativo. Ciò che invece era loro precluso era proprio l’impasse che ha posto la NE nella necessità di reagire in via giurisdizionale a un inammissibile non liquet. Ed invero, rispetto al vano moltiplicarsi, per più anni, di vari atti e di rimpalli tra le amministrazioni interessate sarebbe stato di gran lunga preferibile, per la migliore tutela delle ragioni della NE, adottare entro il termine di legge un provvedimento negativo, quand’anche fondato sulle allegate (ma indimostrate) carenze informative da parte della società istante, dal momento che in questo modo la NE avrebbe potuto aggredire l’eventuale atto sfavorevole in tempi sicuramente più brevi, sia in sede cautelare sia nel merito, avanti l’autorità giudiziaria.
12. - Al lume dei superiori rilievi debbono essere respinte anche le doglianze incentrate sulla necessità di stabilire se fosse, o meno, ri-chiesta la V.I.A. e la valutazione di incidenza. A quest’ultimo riguardo gli Assessorati attribuiscono ai ritardi del Comune di Modica la causa di parte delle dilazioni verificatesi. L’argomento, oltre che infondato in diritto (posto che anche la V.I.A. e la valutazione di incidenza debbono rifluire nel procedimento unico ex art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003), è pretestuoso in fatto, giacché l’entrata in vigore della L.R. n. 13/2007 fu successiva all’istanza presentata dalla NE (e quindi, se gli Assessorati avessero rispettato i termini di legge, il procedimento si sarebbe potuto concludere sulla base della normativa precedente e della relativa allocazione delle competenze). Del tutto inconducente è poi l’affermazione secondo cui, soltanto dopo la predetta legge regionale, sarebbe emersa la natura di S.I.C. della “Spiaggia di Maganuco”: a tal proposito le amministrazioni appellanti obliterano che proprio l’Arta, nel 2005, ebbe ad adottare il decreto 21 febbraio 2005, recante l’”Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciale ricadenti nel territorio della Regione, individuati ai sensi delle direttive n. 79/409/CEE e n. 92/43/CEE”, pubblicato sulla G.U.R.S. n. 42/2005, nel cui allegato A risulta inserita la suddetta spiaggia e che lo stesso sito compare anche nel decreto Arta del 5 maggio 2006, “Approvazione delle cartografie delle aree di interesse naturalistico SIC e ZPS e delle schede aggiornate dei siti Natura 2000 ricadenti nel territorio della Regione”. Da quanto appena riferito si perviene alla conclusione che, quand’anche fosse vera l’ultima asserzione (circa la scoperta del tutto “casuale” del S.I.C.), si tratterebbe dell’ennesima dimostrazione dello stato di complessiva confusione organizzativa e informativa in cui versavano le amministrazioni regionali appellanti, le quali evidentemente (almeno così deve ritenersi sulla base delle difese dalle medesime spiegate in giudizio) nemmeno erano in grado di attingere, d’ufficio, le informazioni necessarie all’espletamento delle relative istruttorie dagli atti adottati dai loro stessi uffici. La circostanza, ovviamente, non costituisce una causa giustificativa del danno prodotto, semmai corrobora ulteriormente la prova della grave colpa dell’apparato sotto il profilo della negligenza.
13. - I superiori rilievi escludono altresì la fondatezza delle contesta-zioni in ordine alla sussistenza della colpa delle amministrazioni (e, in particolare, dell’Arta) e del nesso di causalità tra la condotta lesiva e il danno subito dalla NE, siccome accertati dal T.A.R.. Per quanto concerne il primo profilo, relativo all’elemento soggettivo della condotta lesiva, non occorre dilungarsi sulle gravi e ingiustificate illegittimità nelle quali sono incorse le amministrazioni regionali, avendo esse patentemente violato la lettera (unicità e durata massima del procedimento) e la ratio (unificatrice e semplificatoria) del sunnominato art. 12. Le illegittimità sussistono e, come già segnalato, si tratta di violazioni gravi rispetto alle quali il tentativo di sostenerne la complessiva scusabilità si presenta inconsistente.
Il nesso eziologico tra le ridette condotte, commissive e omis-sive, e il pregiudizio patito dalla società controinteressata è d’altronde evidente: proprio a causa dei ritardi e delle violazioni di legge ascrivibili agli Assessorati la NE non ha potuto per molto tempo realizzare e avviare l’impianto progettato e, come si chiarirà infra, ha anche definitivamente perduto il consistente finanziamento comunitario all’uopo ottenuto.
14. - Non coglie nel segno infine la doglianza incentrata sulla mancata dimostrazione della realizzabilità dell’impianto e sulla pretesa erroneità dei criteri liquidatori declinati dal tribunale ai sensi dell’art. 35 del D.Lgs. n. 80/1998.
Sul primo aspetto si ribadisce che il danno subito dalla NE è derivato dal ritardo nella conclusione del procedimento, dovuto anche all’adozione di atti illegittimi (e annullati dal Commissario ad acta e dal T.A.R.). Tale danno, in disparte la questione dell’applicabilità diretta alla fattispecie dell’art. 2-bis della L. n. 241/1990 (sebbene i relativi principi fossero già viventi nell’ordinamento prima dell’entrata in vigore della norma e nonostante il ritardo dell’amministrazione sia comunque perdurato successivamente all’entrata in vigore della disposizione), sussisterebbe anche se il procedimento autorizzatorio non si fosse ancora concluso e finanche se l’esito fosse stato in ipotesi negativo, atteso che l’inosservanza del termine massimo di durata del pro-cedimento ha comportato, quale immediata e pregiudizievole conse-guenza, l’assoluta imprevedibilità dell’azione amministrativa e quindi l’impossibilità per la NE di rispettare la programmata tempistica dei propri investimenti, con la conseguenza di una correlata crescita dei costi di internalizzazione delle dilazioni amministrative. Non può difatti obliterarsi che il ritardo nella conclusione di un qualunque procedimento, qualora incidente su interessi pretensivi agganciati a programmi di investimento di cittadini o imprese, è sempre un costo, dal momento che il fattore tempo costituisce una essenziale variabile nella predisposizione e nell’attuazione di piani finanziari relativi a qualsiasi intervento, condizionandone la relativa convenienza economica.
In questa prospettiva ogni incertezza sui tempi di realizzazione di un investimento si traduce nell’aumento del c.d. “rischio amministrativo” e, quindi, in maggiori costi, attesa l’immanente dimensione diacronica di ogni operazione di investimento e di finanziamento. In ogni caso, come sopra accennato, la possibilità di una previsione, già in prime cure, in ordine alla positiva, futura conclusione del procedimento in questione è stata ampiamente comprovata dall’avvenuto rilascio dell’autorizzazione unica. Si deve infatti segnalare fin d’ora che il T.A.R. avrebbe potuto tranquillamente sciogliere in maniera esplicita la relativa prognosi favorevole: in effetti lo stesso Tribunale, pur essendosi pronunciato sulla “non definitività del bene” della vita atteso e sulla “non provata revoca del finanziamento richiesto”, nondimeno ha poi declinato criteri liquidatori sulla base del “reddito annuo netto conseguibile” dalla NE a partire dal 2008 (epoca in cui la società avrebbe potuto ragionevolmente pronosticare il concreto avvio dell’impianto, come da cronoprogramma dei lavori) fino all’effettiva emanazione del provvedimento di competenza, detratti i tempi ordinari di conclusione del procedimento. All’evidenza, in virtù di siffatta statuizione, il Tribunale ha implicitamente (ma, ad avviso del Colle-gio, correttamente) smentito la precedente affermazione circa la carente prova della spettanza, mostrando così di aver ricondotto il danno subito dall’impresa alla mancata, tempestiva conclusione del procedimento di autorizzazione in senso favorevole alla NE.
Quanto appena osservato consente dunque di respingere anche le censure sopra richiamate.
15. - Può dunque passarsi all’esame dell’appello incidentale interpo-sto contro la sentenza dalla NE.
Tutte le superiori considerazioni e, in particolare, quelle svolte nel precedente §. 14 comprovano la fondatezza, almeno in parte, dell’impugnazione.
Non vi è dubbio che il T.A.R. avrebbe potuto agevolmente in-ferire dagli atti in suo possesso l’intervenuta perdita, da parte della NE, del rilevante contributo pubblico ottenuto in conto impianti.
I presupposti per addivenire a tale conclusione erano ravvisabili nei seguenti elementi:
- la disciplina che regola il finanziamento contempla una causa di disimpegno automatico della concessione provvisoria delle agevolazioni nel caso di mancato completamento dei lavori entro termini che, nella specie, erano già ampiamente trascorsi in pendenza del procedimento di autorizzazione;
- l’imminente (all’epoca della deliberazione della sentenza im-pugnata) scadenza del termine ultimo (30 giugno 2009) fissato dalla Commissione europea in materia di Orientamenti sulla chiusura degli interventi sui fondi strutturali (v. anche il decreto del 15 aprile 2009 dell’AI sulla rendicontazione degli oneri sostenuti dalle imprese ausiliate entro la data del 31 marzo 1999);
- l’avviato (nel maggio 2008) procedimento di revoca del finan-ziamento concesso;
- la mancata difesa sul punto delle Amministrazioni che, in pri-mo grado, non hanno mai affermato che il finanziamento fosse ancora erogabile.
Nel corso del presente giudizio di impugnazione l’AI ha reso poi sul punto, sebbene a seguito di un’espressa richiesta in tal senso del Collegio, una dichiarazione consistente in un pieno riconoscimento della fondatezza delle doglianze avversarie, giacché nella nota, prot. n. 2841, dell’11 maggio 2010 si è definitivamente chiarito, tra l’altro, che:
- effettivamente la NE aveva ottenuto un finanziamento a fondo perduto, dell’importo sopra indicato, concesso in via provvisoria ai sensi dell’art. 69 della L.R. n. 32/2000 e della misura 1.17 del Completamento di Programmazione al P.O.R. Sicilia 2000/2006, a fronte di un investimento complessivo preventivato pari a euro 33.997.000,00;
- la NE non è più legittimata a usufruire del finanziamento in ra-gione del perfezionato procedimento di revoca (mercé il D.R.S. n. 79 del 18 marzo 2010);
- tale revoca era vincolata in ragione della scadenza del termine finale di rendicontazione delle spese oggetto dell’agevolazione, dapprima fissato nella data del 30 giugno 2008 e poi differito al 30 giugno 2009, ma l’autorizzazione è stata rilasciata soltanto in data 16 aprile 2010 e, quindi, la NE non avrebbe mai potuto rispettare i predetti termini, posto che il bando per il P.O.R. Sicilia 2000/2006 subordinava espressamente (punto 12.1.) l’inizio dei lavori all’ottenimento, da parte dei beneficiari del contributo, di tutte le autorizzazioni prescritte per la cantierabilità degli interventi (privo di pregio è quindi il contrario argomento difensivo, a pag. 5 della memoria depositata il 28 maggio 2010).
A fronte di tali concludenti e convergenti evidenze in nessun conto deve tenersi l’estrema difesa dell’Amministrazione la quale, nella citata nota, prot. n. 2841, dell’11 maggio 2010, ha prospettato la possibilità, per la NE, di concorrere per la fruizione dei benefici previsti dal Programma Operativo 2007/2013 (senza nemmeno chiarire peraltro se l’intervento progettato dalla NE sia ancora finanziabile alla stregua della disciplina del nuovo P.O.R.). A siffatto rilievo è facile obiettare che il danno subito dall’appellante incidentale discende dall’aver irrimediabilmente perso, a causa dell’illecita condotta dell’amministrazione regionale, un rilevante contributo già concesso in via provvisoria e che tale perdita, certa, liquida e definitiva, non può trovare compensazioni di sorta in una mera speranza di ottenere in futuro un analogo finanziamento.
16. - Non può invece trovare pieno accoglimento l’altra richiesta avanzata dalla NE e relativa alla perdita anche dell’altro finanziamento privato messo a disposizione dalla Unicredit-Banca di impresa, per l’ammontare di euro 26.767.000,00. Il rigetto in parte qua deriva dalla considerazione che la possibilità di ottenere, in futuro, un altro finanziamento ordinario sul libero mercato non può ritenersi preclusa o, almeno, la NE non ha offerto prova del contrario né del peggioramento medio tempore delle condizioni di indebitamento. Per questa voce dunque potranno essere liquidate soltanto le spese documentate di istruttoria sostenute dalla NE per ottenere il predetto finanziamento dalla Unicredit.
17. - In conclusione alla NE spetta un risarcimento, da porre a carico del solo Arta, stante il vincolo sul punto del giudicato interno, così determinato:
- l’importo corrispondente a tutto quanto già liquidato dal T.A.R., sebbene da computarsi fino alla data del 16 aprile 2010;
- sulla base degli stessi criteri indicati nella sentenza impugnata, le maggiori somme maturate e maturande dalla NE, per la medesima voce di cui al precedente alinea, dal 16 aprile 2010 fino alla comuni-cazione in via amministrativa o, se antecedente, fino alla notificazione della presente decisione;
- l’importo corrispondente alle spese documentate di istruttoria sostenute dalla NE per ottenere il finanziamento della Unicredit.
A tali oneri va poi sommato il risarcimento dovuto alla perdita del contributo pubblico. In relazione a tale aspetto e in considerazione della possibilità che la NE non abbia più convenienza a realizzare l’investimento a suo tempo preventivato, occorre prospettare un’opzione risarcitoria - che sarà oggetto dell’accordo tra le parti in sede di proposta ex art. 35 del D.Lgs. n. 80/1998 - articolata nella seguente alternativa:
- se entro il termine per la formulazione della proposta, secondo quanto stabilito dal T.A.R., ma con decorrenza del dies a quo dalla notificazione o dalla comunicazione della presente decisione, la NE manifesti l’intenzione di realizzare comunque l’impianto in questione, allora l’Arta dovrà mettere a disposizione della NE, a valere sulle proprie disponibilità di bilancio, l’importo di euro 12.929.504,00, affinché la NE possa utilizzarlo nei modi e nei termini (ovviamente questi ultimi dovranno essere diversamente rideterminati in ragione del decorso del tempo) fissati dall’originario provvedimento di concessione ora revocato; in questo caso tuttavia la NE dovrà prestare cauzione fideiussoria per il caso di successiva revoca del finanziamento;
- se, invece, entro il termine di cui al precedente alinea, la NE ritenga di desistere dall’iniziativa perché non più conveniente dal punto di vista economico, allora l’Arta dovrà corrispondere alla NE le spese documentate di progetto e pure il rimborso di tutti gli oneri affrontati dalla NE, inclusi quindi tutti gli esborsi sostenuti per ottenere da altre amministrazioni o da soggetti privati atti, certificazioni, relazioni o documenti destinati a confluire nel procedimento in esame e in quelli ad esso correlati, nonché il 10% della somma versata dalla predetta società per acquisire, dal Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale della Provincia di Ragusa, l’area sulla quale insediare l’impianto (ciò a compensazione dei costi sopportati per il mantenimento infruttuoso di un lotto non più utilizzabile per le finalità originariamente preventivate).
Tali importi dovranno essere maggiorati degli interessi legali a decorrere, ancora, dalla data scadenza del termine di sessanta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della presente decisione e fino all’effettivo soddisfo.
18. - Va da ultimo esaminata la posizione del Comune di Modica, il quale si è costituito per far rilevare la sua completa estraneità alla controversia e l’infondatezza dell’appello incidentale (nella parte in cui si prospetta anche la responsabilità dell’ente civico).
Dall’esame di tutta la documentazione versata in atti e in considerazione dei superiori rilievi emerge effettivamente l’assenza di qualunque responsabilità in capo al Comune di Modica nella genesi del ritardo lamentato dalla NE e, quindi, previo rigetto dell’eccezione di difetto di legittimazione passiva, va comunque dichiarato parzialmente infondato l’appello incidentale là dove, sia pure in subordine, ipotizza una partecipazione causale dell’amministrazione comunale.
19. - Alla stregua di tutto quanto sopra osservato, ritiene il Collegio di poter assorbire ogni altro motivo o eccezione, in quanto ininfluenti e irrilevanti ai fini della presente decisione. In particolare, nessun rilievo assume, per la sua inconsistenza, l’ultima difesa delle Amministrazioni appellanti (v. la citata memoria del 28 maggio 2008), le quali giungono a sostenere ex post e solo in sede di giudizio (atteso che la revoca del contributo reca una diversa motivazione) che, sulla base dell’autorizzazione unica intervenuta nel 2010 (rispetto a un’istanza del 2005), la NE, fin dall’origine, non avrebbe potuto avere accesso al contributo finanziario in questione (peraltro, già concesso e pure revocato) a causa della natura dei combustibili in esso conferibili, qualificati come rifiuti e non come biomasse. A tal proposito il Collegio ritiene che prospettare, in via presuntiva e di prognosi controfattuale, che il predetto contributo sarebbe stato ugualmente revocato non soltanto collide con la realtà che emerge dai provvedimenti adottati dalle stesse amministrazioni appellanti, ma si rivela come un estremo, inane sforzo retorico per tentare di sottrarre l’Arta alle conseguenze patrimoniali del suo illecito (in senso civilistico) operato.
20. - In conclusione, va respinto l’appello principale interposto dagli Assessorati regionali, mentre deve essere accolto, in parte, quello incidentale proposto dalla NE. Per l’effetto, merita parziale riforma la sentenza impugnata, con condanna dell’Arta al risarcimento del danno, nei confronti della società controinteressata, nei limiti e secondo le modalità sopra stabilite.
21. - Il regolamento delle spese processuali del doppio grado del giu-dizio segue la soccombenza ed è liquidato come da dispositivo, previa parziale compensazione tra gli Assessorati e la NE in ragione della reciproca soccombenza. Devono invece compensarsi integralmente le spese processuali tra le predette parti e il Comune di Modica, atteso il ruolo del tutto marginale assunto da quest’ultimo nell’ambito della presente controversia.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia-na in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, respinge l’appello principale e accoglie in parte quello incidentale; per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, accoglie nei limiti di cui in motivazione l’impugnativa promossa in primo grado e condanna l’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente a corrispondere alla New Energy S.r.l. le somme indicate in parte motiva, secondo i tempi e le modalità ivi stabilite.
Previa parziale compensazione, le amministrazioni soccombenti sono tenute in solido a rifondere la New Energy delle spese processuali del secondo grado del giudizio, liquidati in complessivi euro 4.000,00 (quattromila/00); compensa integralmente le spese tra le predette parti e il Comune di Modica.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità am-ministrativa.
Così deciso in Palermo dal Consiglio di Giustizia Amministra-tiva per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, nella camera di consiglio dell’8 giugno 2010, con l'intervento dei signori:: Riccardo Virgilio, Presidente, Paolo D’Angelo, Gabriele Carlotti, estensore, Filippo Salvia, Pietro Ciani, Componenti.
F.to: Riccardo Virgilio, Presidente
F.to: Gabriele Carlotti, Estensore
F.to: Loredana Lopez, Segretario
il 04 novembre 2010
http://www.ambientediritto.it/sentenze/2010/CGA/CGA_2010_n.1368.htm
N. 01478/2009 REG.SEN.
N. 00313/2008 REG.RIC
Sul ricorso numero di registro generale 313 del 2008, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
New Energy s.r.l. in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Francesco Surdi e Roberto Surdi, presso lo studio dei quali in Palermo, via Emerico Amari n. 57, è elettivamente domiciliato,
- l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente Dipartimento Territorio e Ambiente, in persona del legale rappresentante pro-tempore,
- l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente Dipartimento Territorio e Ambiente Commissione provinciale per la tutela dell’Ambiente e la lotta contro l’Inquinamento di Ragusa, in persona del legale rappresentante pro-tempore,
- L’Assessorato Regionale Industria – Dipartimento regionale per l’Industria in persona del legale rappresentante pro-tempore,
rappresentati e difesi dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato presso i cui Uffici siti in Palermo, via A. De Gasperi n.81 sono domiciliati ex elge;
-Dipartimento Territorio e Ambiente Reg.Siciliana, Commissione Prov.Le Tutela Ambiente della Reg. Sic. - Ragusa, Consorzio Asi di Ragusa non costituiti in giudizio;
-il Comune di Modica, non costituito in giudizio;
-Ing. Castrenze Marfia n.q. di Commissario ad acta già nominato con ordinanza 282 del 16/12/08 per l’esecuzione dell’ordinanza cautelare n.854 del 18/7/08
previa sospensione dell'efficacia,
• con ricorso introduttivo:
a)- del parere del 16 e 23 ottobre 2007, protocollato dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente in data 16 novembre 2007 al n.83259;
b)- ove occorra, e per quanto di ragione, della nota A.R.T.A del Servizio 3^ prot. n.488 del 12/10/2007, richiamata nel parere impugnato del 16 e 23 novembre 2007 della C.P.T.A. di Ragusa;
c)- ove occorra, e per quanto di ragione ,della nota A.R.T.A del Servizio 2^ prot. n.43234 dell’8/6/2007, richiamata nel parere impugnato del 16 e 23 novembre 2007 della C.P.T.A. di Ragusa;
d)- ove occorra, e per quanto di ragione, della nota A.R.T.A. del Servizio 2^/V.A.S. V.I.A. prot. n.43234 dell’8 giugno 2007;
e)- ove occorra, e per quanto di ragione, del parere espresso dalla C.P.T.A. nella seduta del 2 aprile 2007 assunto al prot. dell’A.R.T.A. al n.33154 dell’8/5/2007 richiamato nella nota prot. n.43234 dell’8 giugno 2007 del Servizio 2^/V.A.S. – VI.A. e di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e conseguente;
nonché per il risarcimento del danno
derivante dal mancato tempestivo rilascio dell’autorizzazione all’emissioni in atmosfera comportanti l’eventuale revoca delle agevolazioni comunitarie a favore del ricorrente;
• con primo ricorso per motivi aggiunti:
f)-della nota prot. n.16893 del 27/2/2008 ;
g)-della nota prot. n.221 del 7/3/2008, con cui l’A.R.T.A. ha trasmesso all’Assessorato regionale Industria il parere espresso dalla Commissione Provinciale Tutela Ambiente nella seduta del 22/2/2008;
h)-della nota della C.P.T.A. del 17/3/2008 contenente il parere espresso dalla Commissione provinciale Tutela Ambiente nella seduta del 22/2/2008;
i)-della nota prot. n.35733 dell’8/5/2008 del Servizio 2 V.A.S. V.I.A. dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana;
derivante dal mancato tempestivo rilascio dell’autorizzazione all’emissioni in atmosfera comportanti l’eventuale revoca delle agevolazioni comunitarie a favore del ricorrente, previa condanna a tal fine dell’A.R.T.A. e/o del Comune di Modica, anche in solido ove ritenuto responsabile;
• con secondo ricorso per motivi aggiunti:
l)-della nota prot.85105 del 12/11/2008 del dirigente Responsabile del Servizio 2 V.A.S. – V.I.A. dell’Ass.to Reg.le Territorio ed Ambiente;
m)-ove occorra, e per quanto di ragione, del verbale della conferenza di servizi tenutasi il 12/11/2008;
n)-ove occorra, del provvedimento dell’ASI con il quale è stata disposta la revoca dell’assegnazione del lotto di terreno e di tutti gli atti impugnati con i precedenti mezzi;
derivante dal mancato tempestivo rilascio dell’autorizzazione all’emissioni in atmosfera e/o della valutazione di incidenza comportanti l’eventuale revoca delle agevolazioni comunitarie a favore del ricorrente e/o l’impossibilità a realizzare il previsto investimento;
• con domanda ex co.14 art.21 L.1034/71, da valere anche come nuovi motivi aggiunti:
o)-del Decreto n.203 del Commissario ad acta nominato dal Segretario Generale della Regione Siciliana adottato in asserita ottemperanza dell’ordinanza n.282/08;
al risarcimento dei danni patiti e patendi in ragione dei provvedimenti impugnati e del comportamento inerte dell’Amministrazione.
Visto il ricorso ed i motivi aggiunti, con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Assessorato Reg.Le del Territorio e dell'Ambiente;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Assessorato Reg.Le dell'Industria;
Vista l’ordinanza istruttoria n.46 del 12/02/2008, rimasta inevasa, e reiterata con ordinanza n.113 del 14/4/2008, eseguita il 27/508 e il 12/6/08;
Visto il ricorso per motivi aggiunti, notificato il 04/7/08 e depositato il 8/8/2008 con il quale mezzo è stato altresì intimato in giudizio il Comune di Modica;
Vista l’ordinanza cautelare n.854 del 18/7/2008;
Vista l’istanza ex art. 21 co.14 L.1034/71 per l’esecuzione della misura cautelare e la relativa ordinanza collegiale n.282 del 16/12/2008 con la quale si è provveduto alla contestuale nomina del Commissario ad acta, eseguita il 26/3/2009 con il deposito del provvedimento del Commissario ad acta n.203 del 10/3/2009;
Visto il secondo ricorso per motivi aggiunti, notificato il 12/01/2009 e depositato il 23/01/2009;
Vita la nuova istanza ex art.21 co.14 L.1034/71 per l’esatta esecuzione dell’ordinanza cautelare da valere anche come ricorso per motivi aggiunti avverso il provvedimento commissariale n.203 del 10/3/09 cit.;
Viste le memorie difensive di parte ricorrente e la memoria conclusiva dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, depositata tardivamente con il consenso della controparte;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23/04/2009 il dott. Roberto Valenti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Vista la documentazione versata in ultimo da parte ricorrente direttamente alla presente pubblica udienza cui non si è opposta l’Avvocatura dello Stato;
La società ricorrente premette di aver presentato in data 14/2/05 allo Sportello unico per le attività produttive di Modica e successivamente, con istanza prot.1789 del 20/3/06 all’Assessorato Reg.le All’Industria, istanza ex art.12 DPR 387/03 per ottenere il rilascio dell’autorizzazione unica per un impianto di energia elettrica alimentato da fonti alternativa (biomasse).
Nel verbale del conferenza di servizi del 27 ottobre 2006, emerge che tutti i soggetti coinvolti avevano approvato il progetto di che trattasi “previa acquisizione dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera di competenza dell’ARTA”
Dopo alterne vicende in relazione alla assoggettabilità o meno del progetto alla V.I.A. e A.I.A., considerato quanto in ultimo precisato dallo stesso Ass.to Territorio ed Ambiente con nota 45511 del 11/7/06, è stato definitivamente accertato che il progetto in questione non necessitava di VIA e AIA.
Considerato che per la definizione della procedimento unico per il rilascio dell’autorizzazione unica ex art.12 DPR 387/03 cit mancava ancora l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera di cui all’art.268 D.Lgs 152/06, parte ricorrente si attivava prontamente presso l’Ufficio 3 Tutela dell’Inquinamento Atmosferico dell’A.R.T.A.: per altro con nota 12/2/05 aveva già fatto istanza alla provincia regionale di Ragusa, per il tramite della C.P.T.A. per il rilascio dell’autorizzazione alle emissioni ai sensi della precedente normativa ex DPR 203/88 (art.6 e 7).
Con nota assunta al protocollo dell’ARTA il 12/5/06 prot. 33297 (come richiamata nei provvedimenti impugnati, tra cui nella nota ARTA 43294 del 8/6/2007), parte ricorrente chiedeva all’ARTA il parere di competenza in ordine al realizzando progetto.
Con nota 73317 del 23/10/06, l’Ass.to Territorio ed Ambiente ha quindi proceduto ad indire la conferenza di servizi prevista dall’art.269 D.Lgs.152/06 per il rilascio della autorizzazione allo scarico in atmosfera.
Fa notare parte ricorrente che ai sensi della normativa pregressa, art.17 DPR 203/88, per il caso di centrali termoelettriche non trova applicazione l’art.6 dello stesso DPR e le autorizzazioni sono rilasciate dal Ministero (in ambito regionale dall’Assessorato) all’Industria. Lo stesso Ass.to Industria Dip. Corpo Reg.le delle Minisere URIG, aveva già espresso parere favorevole , giusta nota n.8544 del 19/12/05.
Con nota 43234 del 8/6/07 – richiamato il parere del CPTA del 12/4/07 – l’Amministrazione ha vietato la realizzazione delle opere fin tanto che non fosse chiarita la assoggettabilità o meno del progetto alla VIA e all’AIA, evidenziando che il progetto doveva altresì ottenere la valutazione di incidenza.
In data 10/1/08 l’Ass.to Industria ha trasmesso al Comune di Modica e all’ARTA la nota n.1044 -pari data- con la quale ha chiesto rispettivamente a) al Comune di Modica, di accertare l’esclusione del progetto dalle procedura di incidenza, trasmettendone l’esito all’ARTA; b) all’ARTA, di voler verificare l’esclusione dell’iniziativa dall’art.3 D.Lgs.133/05.
Con nota 83315 del 16.11.2007 l’ARTA ha trasmesso all’As.sto Reg.le Industria il parere del C.P.T.A. di Ragusa del 16 e 23 ottobre 2007.
Avverso i provvedimenti in epigrafe è stato proposto il presente ricorso, notificato il 26/01/20080 e depositato il 06/02/2008, con cui parte ricorrente ne ha chiesto l’annullamento previa sospensione degli effetti.
Nel mezzo si articolano le seguenti censure:
1-Difetto di competenza della C.P.T.A. – Violazione e falsa applicazione del D.Lgs.152/06 – Incompatibilità delle C.P.T.A. con la nuova disciplina di cui al D.Lgs152/06 – Illegittimità;
2-Violazione e falsa applicazione di legge sotto diversi profli – Difetto di istruttoria – Eccesso di potere;
3-Violazione e falsa applicazione del D.P.R. 12/4/96 – Violazione di legge e di regolamento CE 1774/2002 e s.m.e.
Ha formulato altresì la New Energy domanda di risarcimento del danno, quantificata in €.20.000.000,00 (Ventimilioni di Euro).
Con ordinanza istruttoria n.46 del 19/02/2008, rimasta inevasa e reiterata con ordinanza n.113 del 18/4/2008, sono stati richiesti documentati motivati chiarimenti in ordine ai fatti di causa. Le amministrazioni hanno dato riscontro con note del 27/05/2008 (dell’A.R.T.A.) e del 12/06/2008 (dell’Ass.to Industria). In particolare, con scritto difensionale del 27/5/2008 del Dirigente Responsabile del Servizio 2 VIA /VAS, venivano eccepiti profili di inammissibilità del ricorso per tardività.
Considerata la documentazione versata in riscontro alle ordinanze istruttorie in premessa, la società ricorrente ha proposto un primo ricorso per motivi aggiunti, intimando con detto mezzo anche il Comune di Modica.
In particolare, con detto ricorso è impugnato, tra gli altri, la nota n.16893 del 27/2/08 il servizio 2/VAS – VIA dell’ARTA con il quale si è rappresentato l’obbligo, da parte della ricorrente, di attivare le procedure di Valutazione di incidenza ex art.3 DPR 357/97 dal momento che l’area interessata è vicina al SIC ITA 080007 “spiaggia Maganuco”. Con lo stesso provvedimento l’ARTA ha evidenziato che la competenza era del Comune di Modica, presso il quale doveva essere presentata la relativa istanza la cui copia con il relativo protocollo era da depositare anche all’ARTA che sarebbe intervenuta solo in via sostitutiva decorsi 60 giorni. Con nota 1044 del 10/1/08, il CPTA rimarcava la necessità anche della applicazione del D.Lgs.133/05.
Con lo stesso mezzo sono altresì impugnati: i) la nota n.221 del 7/3/08 dell’ARTA di trasmissione all’Ass.to Industria del parere del C.P.T.A. del 22/2/2008; ii) lo stesso parere del C.P.T.A. del 22/2/08 cit.; la nota n.35733 dell’8/5/08 del Servizio 2 V.A.S. – V.I.A. dell’A.R.T.A..
Nel ricorso, previa contestazione sui profili di inammissibilità eccepiti dall’ARTA, si articolano le seguenti censure:
1-Difetto di competenza del C.T.P.A. – Violazione e falsa applicazione di legge – Illegittimità degli atti adottati dal C.P.T.A. – Erroneità manifesta – Ulteriore violazione di norme ed illegittimità derivata;
2-Violazione e falsa applicazione della L.133/05 – Violazione di legge in relazione al D.Lgs.152/06 – Violazione D.P.R.12/4/1996 – Violazione del Regolamento CE 1774/2002 - Violazione D.M. 5.5.2006 – Violazione Del D.L.68/2008 conv. in L.118/2002 – Eccesso di potere sotto diversi profili – Violazione di legge per difetto di motivazione;
3-Violazione di legge sotto altri profili – Violazione del D.P.R: 357/1997 – Violazione L.R.13/2007 – Difetto di istruttorie ed eccesso di potere – Illegittimità derivata.
4-Violazione e falsa applicazione del D.Lgs.152/06 – Violazione art.5 D.P.R. 357/97 – Violazione del D.A: 245/GAB del 22/10/2007 – Violazione L.R. 13/2007 – Eccesso di potere sotto diversi profili ed illegittimità derivata;
5-Violazione di legge ed eccesso di potere sotto ulteriori profili – Illegittimità derivata
6-Violazione e falsa applicazione di norme e del D.A. 245/GAB del 22/10/2007 – Eccesso di potere per violazione anche del principio di non aggravamento del procedimento amministrativo e sotto ulteriori profili;
7-Violazione e falsa applicazione di norme – Eccesso di potere per sviamento e violazione dell’iter procedimentale- Violazione del legittimo affidamento e di economicità dell’azione amministrativa;
8-Violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili, con riferimento in particolare all’art.12 D.Lgs.37/2003.
Ha chiesto la società ricorrente l’annullamento dei provvedimenti impugnati, previa sospensione degli effetti, articolando al contempo domanda risarcitoria nei confronti sia dell’ARTA che del Comune di Modica, anche in solido. Il Comune di Modica, benché ritualmente intimato (come da cartolina di avvenuta notifica depositata in atti) non ha resistito al mezzo.
Con ordinanza n.854 del 18/07/2008 la domanda cautelare è stata accolta.
Veniva quindi depositata in data 5/12/2008 istanza ex art.21 co.14 L.1034/71 per l’esecuzione di ordinanza cautelare non eseguita, in ordine alla quale il Collegio provvedeva nella Camera di Consiglio del 16/12/2008 con ordinanza collegiale n.282 disponendo contestualmente anche in ordine alla nomina del Commissario ad Acta.
In prossimità della pubblica udienza del 16/01/2009 già fissata per la trattazione del ricorso, parte ricorrente faceva pervenite, in data 12/01/2009, richiesta di rinvio per la proposizione di ulteriori motivi aggiunti che venivano infatti depositati il 23/01/2009. Con detto ulteriore mezzo, notificato il 12/01/2009, sono stati impugnati gli ulteriori provvedimenti in epigrafe indicati dei quali è chiesto l’annullamento, con formulata richiesta di risarcimento del danno.
In detto ricorso si articolano le seguenti doglianze:
1-Violazione e falsa applicazione dei principi in materia di conferenza di servizi – Violazione di legge – Violazione di norme regolamentari – Eccesso di potere sotto diversi profili;
2-Violazione e falsa applicazione dei principi in materia di conferenza di servizi – Violazioni di norme - Eccesso di potere sotto diversi profili – Disparità di trattamento;
3-Violazione e falsa applicazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi e multiformi profili in relazione al preannunciato provvedimento dell’ASI di voler recedere dal contratto di compravendita del terreno su cui dovrebbe sorgere il realizzando impianto.
Con nota n.19518 depositata il 26/3/2009 l’ARTA dava notizia del provvedimento adottato dal Commissario ad acta in esecuzione dell’ordinanza n.228 cit. Lo stesso Commissario relazionava questo Tribunale con nota depositata il successivo 27/3/2009 allegando il provvedimento n.203 del 10/3/2009.
Veniva quindi proposto nuova istanza, da valere anche come motivi aggiunti, avverso il provvedimento dello stesso Commissario ad acta n.203 cit., eccependo la violazione e la falsa applicazione dell’art.21 L.1034/71, oltre l’eccesso di potere sotto diversi profili. Con il provvedimento commissariale cit, in particolare, sono stati annullati i seguenti atti: 1) parere 02/042007 del C.P.T.A., già impugnato con il ricorso introduttivo e rubricato in epigrafe con lett.e); 2) nota 43234 del 0/06/2007 del Servizio 2 V.A.S./V.I.A ARTA, già impugnato con ricorso introduttivo e rubricato in epigrafe con lett.c) e d); 3)nota n.488 del 12/10/2007 del Servizio 3 dell’ARTA, già impugnata con ricorso introduttivo e rubricata in epigrafe con lett.b); 4) parere 16 e 23 ottobre 2007 del C.P.T.A., già impugnato con ricorso introduttivo e rubricato in epigrafe con lett.a); 5) nota n.16893 del 27/02/2008 del Servizio 2 V-A.S. – V.I.A. dell’ARTA, già impugnata con il primo ricorso per motivi aggiunti e rubricato in epigrafe con lett.f); 6) parere del 22/2/2008 del C.P.T.A., già impugnato con il primo ricorso per motivi aggiunti e rubricato in epigrafe con lett.h); 7) nota n.35733 del 8/5/08 del Servizio 2 V.A.S. – V.I.A. dell’ARTA, già impugnato con il secondo ricorso per motivi aggiunti e rubricato ut supra con lett.i).
In prossimità dell’udienza di discussione, parte ricorrente ha depositato memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso e della domanda risarcitoria.
Con memoria depositata fuori termine con il consenso di parte ricorrente, l’Avvocatura ha replicato chiedendo il rigetto del gravame, previa estromissione dal giudizio dell’Assessorato Regionale all’Industria, inerendo la questione solo ed unicamente atti dell’Assessorato Territorio ed Ambiente, parimenti intimato e costituito in giudizio..
Alla pubblica udienza del 23 aprile 2009 parte ricorrente ha prodotto documenti relativi alle determinazioni assunte dal Comune di Modica con provvedimento 048 del 21/4/09, contenente il parere positivo sulla Valutazione di Incidenza riguardo al progetto di che trattasi.
Su richiesta delle parti, il ricorso è stato quindi trattenuto per la decisione.
1-Va in primo luogo disattesa la paventata inammissibilità del ricorso, come diversamente opinato con scritto difensionale direttamente prodotto dall’A.R.T.A. in riscontro alle ordinanza istruttorie disposte da questo Collegio.
1.1-Invero, come già evidenziato con l’ordinanza cautelare n.854 del 18/7/2008, il provvedimento n.43234 del ‘8/06/2007 non è stato formalmente notificato alla società ricorrente, mentre il ritiro di copia da parte del solo progettista - non avente la funzioni di legale rappresentante della New Energy - non vale a far decorrere i termini processuali di impugnazione nei confronti della stessa New Energy. Secondo la Giurisprudenza Amministrativa qui condivisa, “Chi eccepisce la tardività del ricorso deve dare rigorosa dimostrazione del fatto che il ricorrente ha conosciuto l'atto impugnato in un momento anteriore di almeno sessanta giorni rispetto alla notificazione del ricorso stesso. In particolare, ai fini della decorrenza del termine per l'impugnazione di un atto amministrativo, per il quale non vi è stata la notifica o la comunicazione occorre la piena conoscenza dello stesso da parte dell'interessato. Tale piena conoscenza deve essere provata in modo certo ed inequivocabile da parte di chi eccepisce la tardività del ricorso ed il relativo onere non può ritenersi adempiuto sulla base della prospettazione di mere presunzioni che non assurgono a dignità di prova” (cfr. Consiglio Stato , sez. VI, 23 giugno 2008 , n. 3150; Consiglio Stato , sez. IV, 31 marzo 2005 , n. 1445): non può in altri termini presumersi la conoscenza di un provvedimento, da parte di chi ha interesse ad impugnarlo, dal solo fatto che dello stesso sia venuto a conoscenza un altro soggetto anche se legato al primo da determinati rapporti (T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 13 luglio 2004 , n. 6817), ivi compresi l’avvocato difensore o un tecnico titolare del mandato di compiere attività professionali connesse all’affare cui l’atto impugnato si riferisce (T.A.R. Palermo, Sez.I, sent.1905 del 2/8/2007).
1.2-Sempre in via preliminare va scrutinata la richiesta di estromissione dell’Ass.to Reg.le Industria avanzata dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato con memoria del 17/4/2009. La stessa richiesta deve essere disattesa, siccome con il secondo ricorso per motivi aggiunti è altresì impugnato il verbale della seduta del 12.11.2008 della conferenza di servizi indetta ex art.12 D.Lgs.387/03 dal medesimo Ass.to all’Industria (per quanto investa la parte relativa alle dichiarazioni rese dal rappresentante dell’ARTA).
2-Nel merito, si osserva che l’interesse sostanziale che agita la presente controversia è da individuare nel conseguimento, da parte della società ricorrente, dei provvedimenti necessari alla emanazione -in ultimo- dell’autorizzazione unica per la realizzazione del previsto impianto di energia elettrica alimentato da fonti alternativa (biomasse), di cui all’art.12 D.Lgs.387/2003.
2.1-Con il ricorso introduttivo parte ricorrente ha sostanzialmente chiesto l’annullamento dei provvedimenti in epigrafe meglio evidenziati al fine di vedere accertare e dichiarare l’incompetenza del C.P.T.A ad esprimere pareri nell’ambito del nuovo procedimento previsto dal D.Lgs.152/06 per il rilascio della prodromica autorizzazione alle emissioni in atmosfera. Preliminarmente si osserva la perfetta identità tra i provvedimenti rubricati in epigrafe con lett c) e d) che quindi, ai fini del gravame, vanno considerati come unico provvedimento per evidente errore materiale più volte impugnato con il medesimo ricorso introduttivo.
2.2-L’iter procedimentale già avviato con la richiesta inoltrata dalla s.r.l. New Energy allo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune di Modica, cui hanno fatto seguito le ulteriori richieste in narrativa evidenziate tra cui quelle inoltrate sia all’A.R.T.A. che all’Assessorato Industria, per quanto di rispettiva competenza, è risultato alquanto accidentato e travagliato.
2.3-Infatti, sinteticamente, si è determinata una (apparente) concorrenza di procedimenti amministrativi regolati da norme differenti, alcuni dei quali hanno subito sostanziali modifiche nel corso della lunga e ancora non conclusa fase istruttoria.
Si registra infatti una sovrapposizione di procedimenti e sub procedimenti che, invero, sarebbero dovuti confluire –pur nel rispetto delle relative competenza- nell’ambito del procedimento unico disciplinato dall’art.12 del D.Lgs.387/2003 ed incardinato presso l’Ass.to Reg.le all’Industria, ramo dell’amministrazione regionale avente competenza alla emanazione del provvedimento finale di interesse del ricorrente(i.e.: l’autorizzazione unica). In tal senso risulta infatti orientarsi anche la giurisprudenza amministrativa del C.G.A. che, con decisione n.295/08 dell’11/4/2008, ha affermato che “in base ai principi posti dai comma 3 e 4 del predetto art. 12 d. lgs. n. 387/2003, la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili richiede , a seguito di , al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, mediante conferenza dei servizi. In tal modo, le determinazioni delle amministrazione interessate, devono essere espresse solo in sede di conferenza di servizi, così da assicurare l’unicità del procedimento, mediante il coordinamento dei vari interessi pubblici, rilevanti per l’autorizzazione unica finale”. In altri termini “Nel contesto normativo sopra riportato, tutte le amministrazioni (…) devono esprimere il proprio avviso in sede di conferenza dei servizi” (C.G.A.295/08 cit.).
2.4-Diversamente, nella procedura di che trattasi ex art.12 D.Lgs387/03 cit. si sono innestati sia il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (già avviato dalla New Energy con nota del 12/2/05 tramite il C.P.T.A. nella vigenza normativa previgente alle nuove disposizioni introdotte con l’art.269 D.Lgs.152/06); sia il procedimento per la Valutazione di Incidenza, di cui all’art.5 D.P.R.8/9/1997 (in combinato disposto con la normativa regionale L.R.13/2007 e connesso D.A. cit.); sia il procedimento per la V.I.A. e A.I.A.; sia il prospettato procedimento ex D.Lgs 133/05 in tema di impianti per incenerimento dei rifiuti (come prospettato dal C.P.T.A. di Ragusa). Il ché risulta già contrario alla logica della massima concentrazione del procedimento amministrativo che sottende l’istituto della conferenza di servizi in generale e, per quanto qui interessa, il procedimento di autorizzazione unica ex art.12 D.Lgs.387/03 cit. in particolare.
2.5-Il quadro appena tratteggiato è ulteriormente aggravato dai comportamenti e provvedimenti non certo coerenti adottati in specie dall’Assessorato Reg.le Territorio ed Ambiente, che non solo non ha partecipato nel tempo alle sedute della conferenza di servizi ex art.12 D.Lgs387/03 indetta dall’Assessorato Industria, ma –quanto ai provvedimenti di propria competenza relativi alla verifica di assoggettabilità alla V.I.A.e/o all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (solo con nota 73317 del 23/10/2006 è stata fissata la prima riunione della conferenza di servizi)- ha sostanzialmente disatteso (dopo averlo richiesto) il parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato (n.80385 del 20/11/2006) sul procedimento da seguire per il rilascio dell’autorizzazione ex art.269 D.lgs152/06 (parere con il quale l’Avvocatura evidenziava l’implicita abrogazione delle norme incompatibili con il nuovo procedimento, ivi compresa la competenza del C.P.T.A.).
Sul punto in parola, le osservazioni contenute nel prefato parere dell’Avvocatura, la cui inosservanza ha certamente comportato un dell’iter procedimentale imputabile alla P.A. resistente, risultano ampiamente condivisibili dovendosi ritenere che la nuova normativa di cui all’art.296/06 ha inteso far confluire nella prevista conferenza di servizi di cui al co.3 (fermo restando quanto già dedotto in ordine alla unicità della procedura speciale ex art.12 D.lgs.387/03) l’intera fase istruttoria prima demandata alle CC.PP.TT.AA..
Ed infatti, la mancata applicazione della nuova disciplina contenuta nell’art.269 D.Lgs. 3 aprile 2006 n.152 (in G.U.R.I. n.88 del 14 aprile 2006, suppl.ord. n.96) è comunque causa delle ondivaghe determinazioni assunte dall’ARTA (mercé le indicazioni inconferenti del C.P.T.A.) riscontrabili a partire dalla nota 35811 del 23/5/06 (con la quale l’ARTA ha significato che l’impianto non rientra nelle procedura di cui agli artt.5 e 10 del D.P.R.12/4/96 essendo di potenza inferiore a 50MW, ma che lo stesso deve essere sottoposto al rilascio dell’AIA ex D.Lgs.59/05), cui ha fatto seguito la nota n.37174 del 29/5/06 (con cui si è corretta la precedente nota, escludendosi l’assoggettabilità dell’impianto all’AIA). Successivamente, per quanto qui rileva, sono state adottate dall’ARTA le seguenti contraddittorie determinazioni: nota n.45511 del 11/7/2006 (con la quale l’ARTA ritratta le precedenti affermazioni sospendendo la procedura di esclusione ex art.5 D.P.R. 12/4/96 al fine di acquisire informazioni); nota 68736 del 5/10/2006 (con cui si ribadisce che il progetto non deve essere sottoposto alla procedura di VIA); nota n.43234 del 8/6/2007 (con la quale -richiamando il parere del CPTA del 12/4/2007 secondo cui l’impianto aveva una potenza superiore a 50KW- ha vietato la realizzazione delle opere fino al definitivo accertamento o meno della assoggettabilità alla VIA, evidenziando al contempo la “nuova” esigenza della Valutazione di Incidenza); provvedimento 16893 del 27/2/2008 (con cui è stato nuovamente escluso che l’impianto debba essere sottoposto alla VIA, fermo restando la necessità della Valutazione di Incidenza).
2.6-Quanto alla prospettata necessità di assoggettare il progetto della New Energy anche all’autorizzazione prevista dal D.Lgs.133/05, come rappresentato dal C.P.T.A. in ultimo con il parere (impugnato) del 22/2/2008, non può in questa sede che ribadirsi quanto già evidenziato in sede cautelare. L’art.3 co.1 del D.Lgs.133/905 prevede infatti l’esclusione dall’applicazione della suddetta normativa per gli impianti che, tra l’altro, utilizzano rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e forestali, ovvero rifiuti vegetali derivati dalle industrie alimentari di trasformazione (ove l'energia termica generata è recuperata). Pur non elencando in modo specifico le sanse esauste e gli olii vegetali, non vi sono utili argomenti per non far rientrare le suddette categorie nell’ambito dell’esclusione della normativa in parola. Significativamente, per altro, l’art.2 D.lgs387/03 annovera le biomasse tra le fonti energetiche rinnovabili.
3-Viene adesso in rilievo la questione inerente la competenza in ordine alla Valutazione di Incidenza. L’art.5 D.P.R. 357/97 prevede che la stessa confluisca nella V.I.A. solo ove il progetto da esitare sia da assentire alla prima procedura, rimanendo diversamente autonoma.
3.1-Con L.R. 13/07 si è attribuito ai Comuni la valutazione di incidenza già di competenza dell’ARTA per i singoli progetti insistenti o prossimi a siti S.I.C. e Z.P.S., salvo l’intervento in sostituzione dello stesso Ass.to Reg.le Terr. e Ambiente ove la procedura non si concluda nel termine di 60 gg.. Inoltre, con D.A. 22/10/07, è stato previsto che le domande pendenti all’Ass.to Terr. e Ambiente, non ancora esitate per la valutazione di incidenza, transitano ai Comuni competenti per territorio che avrebbero provveduto al ritiro delle relative pratiche sulla base dell’elenco trasmesso ad ognuno degli enti da parte dello stesso Assessorato.
3.2-In disparte ogni valutazione in ordine alla tardiva esigenza (avvertita solo nel 2007) di sottoporre il progetto in questione alla Valutazione di Incidenza, malgrado era fatto di per sé notorio, soprattutto all’Ass.to intimato, la presenza del vicino sito S.I.C. 080007 “spiaggia Maganuco”, si evidenzia comunque con il provvedimento prot.43234 del 8/6/2007 (impugnato con il ricorso introduttivo), con cui per la prima volta è stata avanzata la richiesta di Valutazione di Incidenza, lo stesso ARTA ha contestualmente disposto il divieto alla realizzazione dell’impianto siccome non era ancora chiaro se lo stesso era o meno da assoggettare a V.I.A. ex D.P.R.12/4/1996: nel qual caso la procedura ex art.5 D.P.R.357/97 sarebbe rientrata nella stessa VIA di competenza dello stesso ARTA. Per altro, come evidenziato nella ordinanza cautelare n.854/08, alla data di presentazione all’ARTA del progetto di che trattasi per il vaglio della assoggettabilità alla VIA non era entrata in vigore la succitata L.R.13/07 di attribuzione della relativa competenza: detta documentazione, unitamente alla notoria vicinanza all’indicato sito S.I.C., non poteva non consentire all’Ass.to di esprimersi tempestivamente anche in ordine alla necessità della valutazione di incidenza (che –ripetesi- a quella data era di competenza dello stesso Ass.to). Sempre in sede cautelare si è altresì affermato che “la normativa sopravvenuta - ed attesa l’esigenza di celerità connessa allo strumento della conferenza di servizi disciplinata sia per il rilascio dell’autorizzazione unica (ex art.12 L.387/2003) sia per il l’autorizzazione all’emissioni in atmosfera (ex art.269 D.lgs.152/06) - non può condurre ad un aggravamento del procedimento amministrativo”.
4- Le considerazioni che precedono mirano principalmente a individuare il contesto procedimentale irritualmente aggravato dall’A.R.T.A. in relazione al progetto presentato dal ricorrente.
4.1-Ritiene il Collegio di dover procedere adesso allo scrutinio dell’ultimo mezzo proposto, con il quale si impugna il decreto 203 adottato dal Commissario ad Acta in esecuzione dell’ordinanza cautelare n.854/08. Ed invero, per la soluzione della questione qui dedotta non possono non incidere le sopravvenienze successive alla intervenuta misura cautelare 854/08 cit. mercè la quale è stato onerato l’Assessorato Regionale Territorio Ambiente ad “una pronta, tempestiva e definitiva conclusione dei procedimenti di propria competenza, anche in ordine alla valutazione di incidenza per quanto di propria competenza”.
4.2-Lamenta parte ricorrente la violazione di legge ex art.21 L.1034/71, come modificato dalla L.205/00, per inesatta esecuzione dell’ordinanza cautelare n.854/08, oltre l’eccesso di potere.
4.2-La censura merita approfondimento.
4.4-Considerato il mancato adeguamento della stessa Amministrazione (malgrado la nota della stessa Avvocatura n.35625 del 7/5/08 in atti), ed a seguito della nuova ordinanza n.282/08 del 16/12/2008 (su ricorso ex co.14 art.21 L.1034/71), il Commissario ad Acta, intervenuto in via sostitutiva, con Decreto 203 ha annullato i seguenti provvedimenti:
1) parere 02/042007 del C.P.T.A., già impugnato con il ricorso introduttivo e rubricato in epigrafe con lett.e);
2) nota 43234 del 0/06/2007 del Servizio 2 V.A.S./V.I.A ARTA, già impugnato con ricorso introduttivo e rubricato in epigrafe con lett.c) e d);
3) nota n.488 del 12/10/2007 del Servizio 3 dell’ARTA, già impugnata con ricorso introduttivo e rubricata in epigrafe con lett.b);
4) parere 16 e 23 ottobre 2007 del C.P.T.A., già impugnato con ricorso introduttivo e rubricato in epigrafe con lett.a);
5) nota n.16893 del 27/02/2008 del Servizio 2 V.A.S. – V.I.A. dell’ARTA, già impugnata con il primo ricorso per motivi aggiunti e rubricato in epigrafe con lett.f);
6) parere del 22/2/2008 del C.P.T.A., già impugnato con il primo ricorso per motivi aggiunti e rubricato in epigrafe con lett.h);
7) nota n.35733 del 8/5/08 del Servizio 2 V.A.S. – V.I.A. dell’ARTA, già impugnato con il secondo ricorso per motivi aggiunti e rubricato ut supra con lett.i).
In ordine ai provvedimenti emessi dal Commissario ad Acta, anche per l’esecuzione delle ordinanza cautelari rimaste ineseguite, la Giurisprudenza Amministrativa ha affermato quanto segue: “Il regime di impugnazione degli atti adottati dal commissario al fine di dare attuazione ad una misura cautelare concessa dal G.A., ai sensi dell'art. 21 penultimo comma l. 6 dicembre 1971, n. 1034, dipende dalla natura del potere concretamente esercitato dal Commissario e dalla capacità di sopravvivenza del provvedimento commissariale alla conclusione del giudizio di merito, di talché se il Commissario abbia agito stretto da rigidi vincoli derivanti dall’ordinanza cautelare, nella qualità di mero ausiliario del giudice della cautela, ed abbia per tale via emesso un atto univocamente destinato a disciplinare il rapporto controverso nelle more della decisione di merito, l’impugnazione di tale atto può avvenire esclusivamente per il tramite dell’incidente di esecuzione, davanti allo stesso Giudice della cautela, mentre ove abbia agito esercitando una discrezionalità amministrativa non incisa significativamente dalla misura cautelare, e quindi nella qualità di organo straordinario dell’Amministrazione, e sia pervenuto per tale via all’emissione, pur in pendenza del giudizio, di un provvedimento attributivo del bene della vita avente carattere definitivo, in quanto capace di sopravvivere alla sentenza di merito favorevole al ricorrente, l’unico rimedio consentito avverso il provvedimento commissariale è quello del ricorso ordinario, da proporsi nel termine decadenziale di cui all’art. 21 l. n. 1034 del 1971” (T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. II, 09 maggio 2006, n. 500). La questione qui dedotta rientra, ad avviso del Collegio, nella seconda delle ipotesi riportate nella massima che precede, e che trova qui applicazione, siccome il Commissario ad Acta ha agito quale organo straordinario dell’Amministrazione ed al di fuori di stringenti vincoli solo al fine di rimuovere i (principali) provvedimenti di ostacolo alla conclusione del procedimento ex art.12 D.Lgs387/03 in cui si sostanzia l’unico bene/vita cui tende in definitiva l’azione proposta con presente gravame.
4.5-Per tale via, il Decreto impugnato, nella parte in cui ha disposto in via di autotutela l’annullamento dei provvedimenti in narrativa, costituendo gli stessi ostacolo alla definizione del procedimento, non è incorso nella prospettata violazione di legge od eccesso di potere.
4.6-Ciò comporta che, venendo meno i provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo e con il primo ricorso per motivi aggiunti (considerato altresì che quello rubricato sub.g. , pur non annullato con il prefato decreto commissariale, non assurge comunque a natura provvedimentale essendo solo una nota di trasmissione del parere CPTA annullato), occorre avere attenzione unicamente al secondo ricorso per motivi aggiunti e –in parte qua- alla impugnazione dello stesso decreto commissariale.
4.7-In relazione a quest’ultimo parte ricorrente lamenta l’elusione della pronuncia cautelare con la quale si era infatti disposto di concludere celermente il procedimento di competenza dell’ARTA.
4.8-Tuttavia con documentazione versata alla presente pubblica udienza, senza opposizione delle altre parti presenti, la NEW ENERGY attesta che in data 21/4/2009 la procedura relativa alla valutazione di incidenza si è favorevolmente conclusa in suo favore giusto parere favorevole del Comune di Modica n.48 del 21/4/2009. Per questa parte quindi non sussiste alcun interesse per la stessa impresa ricorrente (salvo quanto già ampiamente rappresentato sull’andamento del procedimento) ad accertare –in parte qua- l’illegittimità del Decreto commissariale n.203 cit.
4.9-Né lo stesso Commissario avrebbe inoltre potuto disporre in relazione all’ulteriore provvedimento mancante (i.e.: Autorizzazione all’emissione in atmosfera ex art.269 D.Lgs.152/06) considerato la sopravvenienza della nota n.85105 del 12/11/2008, impugnata appunto con il secondo ricorso per motivi aggiunti ma non rientrante tra i provvedimenti sospesi in via cautelare con la prefata ordinanza 854/08 cui doveva dare esecuzione lo stesso Commissario. Anche per questa parte, quindi, il provvedimento commissariale impugnato resiste alle censure mosse risultando legittimo.
5-Viene adesso in considerazione il secondo ricorso per motivi aggiunti con il quale rsono stati impugnati i (residui) provvedimenti ut supra rubricati con lett.m), n) ed l).
5.1-Il mezzo è fondato e va accolto limitatamente al provvedimento di cui alla nota prot.85105 del 12/08/2009 dell’ARTA e al verbale della Conferenza di Servizio del 12/11/2008 nella parte in cui è riportata la nota prot.85105 cit. per farne parte integrante.
Risulta infatti fondata ed assorbente la seconda censura spiegata in detto mezzo sotto il profilo dell’eccesso di potere per sviamento ed aggravamento procedimentale, di economicità ed efficacia dell’attività amministrativa.
Ed invero, come correttamente evidenziato dalla parte ricorrente, con la prefata nota l’ARTA ha sostanzialmente disatteso l’ordinanza cautelare n.854/08 di questa Sezione, reiterando dilatorie argomentazioni anche in ordine alla definizione del procedimento di propria competenza sulla autorizzazione alle emissioni in atmosfera. Per altro risulta smentito per tabula che l’ARTA non abbia mai ricevuto richieste di VIA, siccome la stessa si è più volte e con ondivaghi provvedimenti espressa proprio in ordine alla assoggettabilità del progetto della New Energy alla procedura di cui al D.P.R. 12/4/96 (come ampiamente riportato in narrativa).
5.2-Per la restante parte il ricorso va invece respinto, siccome infondato, trattandosi di “avvio del procedimento” dell’ASI volto alla revoca e/o risoluzione del contratto di compravendita (così a pag.25 del relativo ricorso) non avente valenza provvedimentale, indipendentemente dai possibili profili di giurisdizione inerenti l’eventuale definitivo adottabile dall’ASI di Ragusa.
6-Resta adesso da scrutinare la domanda di risarcimento del danno formulata dal ricorrente anche con il secondo ricorso per motivi aggiunti, ulteriormente specificata –in relazione al petitum- in ultimo con la memoria del 10/4/2009.
6.1-La domanda risarcitoria può trovare solo parziale accoglimento nei sensi e nei limiti di cui d’appresso.
6.2-Sono chiaramente riscontrabili in primo luogo i presupposti per il riconoscimento di una colpa dell’Amministrazione intesa come apparato, ed individuata nell’Ass.to Reg.le Territorio ed Ambiente. Considerato quanto già dedotto in narrativa, sono significativi elementi probanti di tale colpa: a) sia la mancata collaborazione con questo decidente in ordine alle ordinanze sia istruttorie che cautelari emesse; b) sia la mancata dovuta partecipazione alle sedute della conferenza di servizio indetta dall’Ass.to Reg.le Industria ex art.12 D.Lgs.387/03; c) la mancata applicazione –anche ove ammesso il separato procedimento- della previsione di cui all’art.269 D.Lgs.152/06 per l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (disattendendo per altro il parere richiesto all’Avvocatura, che ha dato corso alle ondivaghe determinazioni assunte su indicazione del CPTA); d) sia la mancata tempestiva individuazione della vicinanza del progetto della New Energy ad un sito SIC, che avrebbe consentito una più celere definizione dell’intero procedimento, per come sopra evidenziato.
6.3-Sussiste inoltre un nesso di causalità tra i fatti in narrativa e la attuale mancata conclusione del procedimento finalizzato all’emissione dell’autorizzazione unica prevista dall’art.12 D.lgs.387/03, risultando ormai di ostacolo solo il provvedimento inerente alle emissioni in atmosfera.
6.4-Tuttavia, in relazione al danno risarcibile, questa Sezione non può condividere la quantificazione formulata, anche da ultimo con la memoria cit., dalla parte ricorrente che ha prospettato un danno pari ad €.12.929.504,00 pari alla potenziale perdita del contributo comunitario, con salvezza di richiedere ulteriori danni , sino al raggiungimento dell’importo complessivo di €.33.725.352,00 , in caso di impossibilità di realizzare il progetto di investimento.
Occorre infatti considerare, oltre alla mancanza delle ulteriori determinazioni che ancora devono essere adottate dall’Amministrazione, anche la non definitività comunque del bene vita atteso (i.e.: l’autorizzazione unica il cui esito non può in questa sede essere previsto ed è rimesso alla conferenza di servizi dell’Ass.to Industria), sia la non provata revoca definitiva del finanziamento richiesto.
Ciò induce il Collegio, ai fini della quantificazione del danno risarcibile, a poter fare applicazione della particolare procedura prevista dall’art.35 co.2 D.Lgs.80/98, ritenuto dalla giurisprudenza generalmente applicabile anche al di fuori dell'ambito della giurisdizione esclusiva in quanto norma volta ad introdurre e raccordare l'art. 278 del c.p.p. nel seno del processo amministrativo (cfr., Cons. Stato., sez. v n. 4461 del 2.9.2005). Secondo la giurisprudenza amministrativa qui condivisa “Il ricorso al sistema di liquidazione del danno ex art. 35 d.lg. n. 80 del 1998 con la indicazione dei criteri è utilizzabile anche ex officio dal giudice amministrativo, in specie laddove la liquidazione del danno non discenda dall'immediata applicazione di parametri quantitativi certi e sia dunque necessario ricorrere, in tutto o in parte, ad una determinazione equitativa” (T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 21 aprile 2006 , n. 391).
In specie, come già premesso, la quantificazione formulata da parte ricorrente appare infatti eccessiva e da rivedere sulla scorta dei criteri di cui di seguito, ordinando all'Assessorato Reg.le Territorio ed Ambiente di proporre alla società ricorrente il pagamento, a titolo di risarcimento danni a causa del ritardo ed aggravio procedimentale di cui si è dato atto, di una somma da determinarsi tenendo conto:
i-del potenziale 25% del reddito annuo netto conseguibile nel 2008 dall’Azienda ricorrente in caso di realizzazione del progetto di che trattasi,
ii-che la quantificazione sopra ottenuta dovrà essere divisa per 12 mensilità e quindi moltiplicata per ogni mese compreso tra la data di indizione della prima conferenza di servizi indetta dalla stessa ARTA ex art.269 D.Lgs.152/06 e l’effettiva emanazione del relativo provvedimento di competenza, detratti i termini comunque ordinari previsti dalla legge per la conclusione del procedimento ex art.269 cit.;
iii.che la frazione del mese superiore a 15 gg va computata come intero periodo;
Tale proposta dovrà essere formulata dall'Amministrazione Reg.le al Territorio ed Ambiente entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della presente sentenza.
7-La complessità delle questioni sottese al ricorso, induce il Collegio a non far applicazione delle regole della soccombenza compensando tra le parti le spese di giudizio, ad eccezione di quelle relative alla attività del Commissario ad acta, alla cui determinazione si provvederà con separato provvedimento, che vengono poste a carico dell’A.R.T.A..
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima, accoglie il ricorso in epigrafe nei sensi e nei limiti di cui in motivazione e, per quanto di ragione,:
-annulla i provvedimenti impugnati rubricati in epigrafe con lett.l) ed m);
-condanna l’A.R.T.A. a proporre un adeguato ristoro alla parte ricorrente secondo i criteri indicati in motivazione nel termine di giorni sessanta dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione a cura di parte della presente sentenza.
Spese del giudizio compensate tra le parti;
Spese del Commissario ad acta, da determinare con separato provvedimento, a carico dell’A.R.T.A..
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 23/04/2009 con l'intervento dei Magistrati:
Giorgio Giallombardo, Presidente
Nicola Maisano, Primo Referendario
Roberto Valenti, Primo Referendario, Estensore
Il 09/09/2009
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=3EJPQIF7WUNK25L2GK24ESIKZE&q=
C.P.T.A. 2006 PARERE LEGALE SOPPRESSIONE UFFICIO LEGISLATIVO LEGALE DELLA REGIONE SICILIA
TOLOMEO 2007 27 MARZO 3 SERV CIRCOLARE 23731 OBBLIGATORIO PARERE CPTA ALLE EMISSIONI NEW ENERGY ANZA
TOLOMEO 2007 27 MARZO 3 SERV CIRCOLARE 23731 OBBLIGATORIO PARERE CPTA ALLE EMISSIONI NEW ENERGY ANZA by Pino Ciampolillo
New Energy 2015 Cga Sentenza Di Condanna Al Risarcimento Anza' Tolomeo by Pino Ciampolillo
TOLOMEO 2007 NEW ENERGY 2015SENTENZA 00416 CGA 2015 RISARCIMENTO 15 MILIONI ANZA' TOLOMEO ASSESSORATO CPTA by Pino Ciampolillo
NEW ENERGY 2010 Sentenza n 1368 2010 ANZA TOLOMEO CPTA NEW ENERGY TAR N. 1368 10 Reg.Dec. N. 1509 Reg.Ric.... by Pino Ciampolillo
CPTA ARTA COMPETENZE NEW ENERGY ANZA' TOLOMEO by Pino Ciampolillo
http://ciampolillo-pinoisoladellefemmine.blogspot.it/2015/08/blog-post_18.html
NEW ENERGY S.r.l. CGARS SENTENZA N. 00416/2015 REG.PROV.COLL CGARS SENTENZA 1368 2010 TAR PALERMO SENTENZA N. 01478/2009 REG.SEN.
ANZA', CGARS 1368 2010, CGARS 416 2015, CPTA, DANNO ERARIALE 1 MILIONE 593 MILA 449 EURO 76 CENTESIMI, DRS 1043 2015, DRS 891 2015, GENTILE, MONCADA, NEW ENERGY, SCHILLACI, TAR PA 1478 2009, TOLOMEO,
Impianto bloccato dalla burocrazia La Regione dovrà pagare 15 milioni
La cifra dovrà essere versata alla società ragusana New Energy. Croce: "Chi ha sbagliato pagherà".
PALERMO - Tra meno di 20 giorni la Regione dovrà versare alla società New Energy circa 15 milioni di euro per avere bloccato la realizzazione di un impianto di energia elettrica alimentato da fonti alternativa (biomasse) nel territorio di Modica (Rg). La società aveva ricevuto anche il finanziamento di circa 13 milioni di euro per la costruzione dello stabilimento e l'inizio dell'attività. Era il 2005 quando presentò il progetto allo sportello unico delle Attività produttive del comune nel ragusano. Da allora nonostante richieste e diversi ricorsi al Tar e al Cga le autorizzazioni non arrivarono e i giudici di appello hanno condannato nel 2015 al risarcimento. "Ho dato copia delle sentenze e delle carte all'ufficio contenzioso della Regione - dice l'assessore regionale al Territorio Maurizio Croce - E' evidente che ci sono dei profili di responsabilità che dovranno essere accertati e qualcuno dovrà rispondere dei milioni di euro che la Regione dovrà versare alla New Energy".
http://livesicilia.it/2015/09/10/impianto-bloccato-dalla-burocrazia-la-regione-dovra-pagare-15-milioni_662111/
TOLOMEO 2007 27 MARZO 3 SERV CIRCOLARE 23731 OBBLIGATORIO PARERE CPTA AUTORIZZAZIONI ALLE EMISSIONI NEW ENERGY ANZA
Tolomeo Dr. Pietro Denunciato Da Moncada Per Blocco Autorizzazioni Integrata Ambientale Aumentano Le Valuta... by Pino Ciampolillo
NEW ENERGY 2015 SENTENZA CGA CGA 2015 New Energy
Tolomeo Dr. Pietro Denunciato Per Atti Omissivi Da Moncada e Da Terna 26 Febbraio 2009 Prov_ag Moncada Cont... by Pino Ciampolillo
Italcementi Decreto Aia 693 18 Luglio 20008 Ing Tolomeo Pietro Sansone Vincenzo Zuccarello Assessore Interl... by Pino Ciampolillo
2007, 2015, ANZA', NEW ENERGY, NEW ENERGY 2015 SENTENZA CGA CGA 2015 New Energy, BIOMASSE TOLOMEO,CPTA,ANZA,'NEW ENERGY,2015,TOLOMEO 2007 27 MARZO 3 SERV CIRCOLARE 23731 ,CPTA , NEW ENERGY
Impianto bloccato dalla burocrazia La Regione dovrà pagare 15 milioni Giovedì 10 Settembre 2015 NEW ENERGY 2015 SENTENZA CGA CGA 2015 New Energy
PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E LA LOTTA
CONTRO L'INQUINAMENTO (C.P.T.A.)
Istituzione delle C.P.T.A
Le Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente e la lotta contro l’inquinamento sono state istituite con l’art. 16 della legge regionale n. 39 del 18 giugno 1977, che ne definisce i compiti con il successivo art. 17. La normativa è stata successivamente più volte modificata ed integrata (cf. normativa) modificando i compiti sia delle commissioni che degli Uffici di Segreteria.
Le commissioni si occupano di tutela ambientale, rilasciando specifici pareri, quando previsti dalla normativa vigente e/o se richiesti da enti pubblici, ed esaminando ed analizzando i dati acquisiti in tema di rilevamento dell’inquinamento al fine di promuovere adeguate iniziative alle autorità competenti.
Per gli aspetti amministrativi ed istruttori ogni commissione si avvale del supporto amministrativo, tecnico e logistico, di un Ufficio di Segreteria, che costituisce struttura periferica del Servizio 3.
Composizione delle C.P.T.A. della Sicilia ( AG - CL - CT - EN - ME - PA - RG - SR - TP )
Nominate ai sensi dell'art. 16 della legge regionale del 18 giugno 1977, n. 39 e successive modifiche ed integrazioni e durano in carica 5 anni. Sono composte da:
un presidente;
dal direttore del reparto medico micrografico del laboratorio Provinciale di igiene e profilassi;
dal direttore del reparto chimico del laboratorio Provinciale di igiene e profilassi;
dal responsabile del servizio veterinario della A.U.S.L. competente;
da un rappresentante nominato dalla A.U.S.L. competente;
da un rappresentante della C.G.I.L.;
da un rappresentante della C.I.S.L.;
da un rappresentante della U.I.L.;
da un rappresentante della Federazione degli Industriali della Sicilia;
da un rappresentante del Consorzio A.S.I. della Provincia;
da un rappresentante dell'I.S.P.E.S.L. della Provincia;
da 3 esperti di ecologia rappresentanti la Provincia Regionale;
le funzioni di segretario e segretario supplente sono svolte dal personale designato della C.P.T.A. competente.
Aspetti generali e competenze delle Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente
- verificano il possesso, da parte degli insediamenti produttivi ed urbani, di impianti, installazioni o di altri dispositivi idonei a contenere entro i limiti prescritti lo smaltimento delle scorie inquinanti sia nell'atmosfera che nelle acque o nel sottosuolo, per accertare il contributo all'inquinamento;
- formulano pareri su richiesta del Comitato regionale per la tutela dell'ambiente e su richiesta degli enti locali;
- esaminano ed analizzano i dati acquisiti in tema di rilevamento dell’inquinamento e promuove adeguate iniziative;
- effettuano i sopralluoghi richiesti dal Comitato regionale per la tutela dell'ambiente e dagli enti locali;
- svolgono periodicamente indagini epidemiologiche anche per la individuazione di eventuali relazioni tra l’inquinamento e la salute degli addetti agli impianti e delle popolazioni.
Per gli aspetti amministrativi ed istruttori ogni commissione si avvale del supporto amministrativo, tecnico e logistico, di un Ufficio di Segreteria (cf. Organigramma).
Aspetti generali e competenze Segreteria
Le strutture periferiche del Servizio 3 – le unità operative da S3.4 a S3.12 – operano come Uffici di Segreteria delle Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente e la lotta contro l’inquinamento (C.P.T.A.), svolgendo attività di supporto tecnico e amministrativo con i seguenti compiti:
- attività istruttoria generica per gli adempimenti della commissione previsti dall’art. 17 della l.r. 39/77 e s.m.i.;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dal Servizio 3 dell’ARTA e finalizzate al rilascio di autorizzazioni ai sensi dell’art. 269 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dalla Provincia Regionale secondo quanto previsto dal D. P. Reg. n. 73/GR7/S.G. del 24 marzo 1997 e dal D. P. Reg. n. 374/GR7/S.G. del 20 novembre 1998, e finalizzate al rilascio di autorizzazioni ai sensi dell’art. 269 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dal Servizio 2 dell’ARTA e finalizzate al rilascio di autorizzazioni A.I.A. ai sensi del D. Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dall’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque ai fini del rilascio dell’autorizzazione per impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti ai sensi del dell’art. 208 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152;
- partecipazione a Conferenze di Servizi (istruttoria, parere) convocate dall’Assessorato Regionale Industria ai fini del rilascio di autorizzazioni per impianti di produzione di energia elettrica ai sensi del D. Lgs. 29 dicembre 2003, n. 387;
- partecipazione alle procedure (istruttoria, parere) attivate dai Comuni per il rilascio delle autorizzazioni allo scarico ex art. 40 L.R. 27/1986;
- adempimenti amministrativi di cui al Decreto Interassessoriale n. 61 del 17/01/07;
- adempimenti tecnico-amministrativi di cui all’art. 4 del D.A. 176/Gab del 9 agosto 2007;
- segreteria della C.P.T.A. ed ufficio di collegamento con la Provincia ex art. 11 L.R. 40/1995;
- supporto al Responsabile del Servizio 3 per tutti gli adempimenti di competenza dell’ufficio.
http://artaservizio3dta.altervista.org/site/cpta.htm
Sapienza (AEF) solo da noi 5 anni per un'autorizzazione
Inviato da Laura Crisci
"Cinque anni per ottenere un permesso che in tutta Europa si ha in sei mesi, in questo modo la burocrazia ci impedisce di competere in un settore strategico come quello dell'energia". Lo afferma Massimo Daniele Sapienza, Presidente di Asso Energie Future, commentando la condanna del Tar alla Regione Sicilia che dovra' pagare 20 milioni di euro ad un'azienda che ha aspettato cinque anni prima di ottenere un'Autorizzazione unica per un impianto a biomasse.
"Casi come questo - aggiunge Sapienza - testimoniano il fallimento totale del canale principe previsto dal nostro ordinamento per autorizzare impianti a fonte rinnovabile: l'autorizzazione unica per gli impianti a fonte rinnovabile prevista dalla legge 387 del 2008". "I cittadini e le imprese italiane partono con un handicap enorme in un settore cruciale per il nostro sviluppo", dichiara il Presidente di AEF. "La burocrazia impedisce a questo paese di svilupparsi e al danno si aggiunge anche la beffa per le istituzioni che dovranno pagare multe sui loro ritardi".
"Non siamo impreparati di fronte alla decisione del Tar di Palermo che ha condannato la Regione siciliana al risarcimento del danno causato dai ritardi nel rilasciare l'autorizzazione alle emissioni in atmosfera alla New Energy di Ragusa". Lo dice Sergio Gelardi, dirigente generale del dipartimento Ambiente della Regione siciliana, che ha voluto precisare che la sentenza di primo grado dell'ottobre del 2009 contro il ritardo di cinque anni con cui e' stato concesso il permesso, ha condannato la Regione a risarcire circa 2 milioni di euro, e non gia' i 20 milioni chiesti dall'azienda, e che gli effetti di questa sentenza sono stati sospesi, su istanza dell'assessorato regionale al Territorio, dal Consiglio di giustizia amministrativa. "Abbiamo appellato la sentenza - continua Gelardi - nella quale abbiamo ravvisato alcuni profili critici, e attendiamo la decisione di merito del Cga.
Nel frattempo, dopo un ritardo di diversi anni, la Commissione provinciale per la tutela dell'ambiente di Ragusa ha dato il suo parere dietro mia precisa richiesta e il Dipartimento ha potuto emanare il suo provvedimento, con il quale l'autorizzazione e' stata rilasciata. In ogni caso - prosegue Gelardi - ritardi e situazioni di stallo nel rilascio delle autorizzazioni dovute non sono accettabili e l'esistenza di una norma del 1977 che porta ancora oggi a subordinare le procedure autorizzative al parere di un organo periferico, le Cpta appunto, e' un elemento frenante che va rimosso. Su questo argomento ho ricevuto precisi indirizzi dal Presidente Lombardo e dall'Assessore Di Mauro e abbiamo predisposto un disegno di legge, che va considerato prioritario, per la soppressione delle Cpta.
Non vi e' dubbio - conclude Gelardi - che attendiamo l'esito dell'appello che abbiamo presentato al Cga e che confidiamo che esso ci sara' favorevole. Ma nella malaugurata ipotesi di una nostra soccombenza davanti al giudice del riesame, il danno dei ritardi causati non potra' essere sopportato dalla Regione e ci rivarremo in tutte le sedi di fronte ai funzionari che hanno cagionato il danno patrimoniale. E, per questo stesso motivo, abbiamo gia' attivato la procedura per la sospensione, in via cautelativa, delle funzioni in atto svolte dalla Cpta di Ragusa".
La sentenza è del settembre scorso, ma la notizia gira solo da qualche giorno ed è anche stata raccontata male. Il Tar di Palermo, con la sentenza 1478 del 9 settembre 2009, ha condannato la Regione Sicilia, in particolare l’Assessorato al Territorio e Ambiente, a risarcire i danni alla New Energy Srl di Modica, in provincia di Ragusa, per i ritardi nell’espletamento della pratica per un impianto di produzione di energia rinnovabile da biomasse.
La stampa nazionale di settore ha parlato di un maxirisarcimento da 20 milioni di euro che sarebbe stato imposto dal Tar alla Regione come ristoro all’azienda, che ha presentato il progetto nel 2005 e ancora non ha avuto una risposta dagli uffici. In realtà, però, le cose stanno diversamente.
La sentenza del Tar, tra l’altro appellata dalla Regione al Consiglio di Giustizia Amministrativa, parla sì di ristoro ma con cifre inferiori, da calcolare in base all’effettivo ritardo. L’azienda, in pratica, aveva chiesto un risarcimento per il mancato guadagno più 13 milioni di euro circa di danni perchè, finchè la Regione non molla l’autorizzazione, non può ricevere un contributo europeo di pari valore.
ASSESSORATO DELL’ENERGIA E
DEI SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Autorizzazione alla società New Energy s.r.l., con sede in
Roma, per la costruzione e gestione di una piattaforma ecologica
alimentata a biomassa per la produzione di energia
elettrica nel comune di Modica.
Con decreto n. 150 del 16 aprile 2010 del dirigente dell’ex servizio
II del dipartimento regionale dell’energia, registrato c/o l’Agenzia delle
entrate, ufficio di Palermo 3 il 22 aprile 2010 al n. 3207, serie 3/A - alla
società New Energy s.r.l., con sede legale in Roma, via Po, 22 - P. IVA
01285/50882 - è stata rilasciata l’autorizzazione unica, ai sensi dell’art.
12 del decreto legislativo n. 387/2003, per la costruzione e gestione di
una piattaforma ecologica alimentata a biomassa per la produzione di
energia elettrica, di potenza pari a 8,425 MWe, da realizzare nel comune
di Modica, all’interno dell’agglomerato industriale ModicaPozzallo
- su un lotto di terreno identificato catastalmente al N.C.T. di
Modica al foglio 169, p.lla 1584 e foglio 164, p.lla 807.
http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g10-41/g10-41.pdf
ANZA', CGARS 1368 2010, CGARS 416 2015, CPTA, DANNO ERARIALE 1 MILIONE 593 MILA 449 EURO 76 CENTESIMI, DRS 1043 2015, DRS 891 2015, GENTILE, NEW ENERGY, SAMMARTANO, SCHILLACI, TAR PA 1478 2009, TOLOMEO,
Pubblicato da isolapulita@gmail.com a 06:55:00
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Consiglio Comunale Isolano: BILANCIO CONSUNTIVO 20...
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