Source: https://www.informazionipertutti.it/2015/06/tutela-giuridica.html
Timestamp: 2019-11-19 16:32:30+00:00

Document:
MISURE DI PROTEZIONE DELLA PERSONA
1) INTERDIZIONE (nomina Tutore):
Il tribunale si pronuncia con sentenza di rigetto o accoglimento del ricorso. Contro tale sentenza è ammessa, da parte delle persone che hanno potuto attivare un procedimento, oltre che del neo nominato tutore/curatore, l’impugnazione innanzi alla Corte d’Appello entro 30 giorni dell’avvenuta notifica nei loro confronti.-
2) INABILITAZIONE (nomina Curatore):
3) NOMINA DI AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO:
Istituto attraverso il quale un Giudice Tutelare affianca una persona, amministratore di sostegno, a chi non sia in grado di provvedere a se stesso, in virtù di una propria condizione di disabilità.-
L’amministratore di sostegno copie tutti gli atti o le categorie di atti specificatamente individuati dal Giudice Tutelare al momento della sua nomina.-
Sono destinatari le persone con disabilità che, in virtù della loro menomazione fisica psichica, temporanea o permanente, non sono in grado, in tutto o in parte, di curare i propri interessi patrimoniali.-
By Gianfranco Censori - giugno 11, 2015
Etichette: amministratore di sostegno, curatore, giudice tutelare, inabilitazione, interdizione, tribunale, tutela giuridica, tutele, tutore
Anonimo 3 agosto 2016 13:30
Grazie gentilissimo a presto,Patrizia
Gianfranco Censori 4 agosto 2016 15:35
Anonimo 16 agosto 2016 07:35
Buongiorno Dott. Gianfranco, gradirei avere una informazione, sono il nipote di uno zio ultra ottantenne sposato (SOLO IN CHIESA dal 2008) che possiede con questa "Signora" una casa in conproprieta' al 50% dove convivevano e, da quel che possiamo sapere… anche due appartamenti con proprieta' al 100%, ora, questo zio, da quando si e' affiancato alla "signora" non si e' fatto piu' sentire, prima abitava vicino a noi, due settimane fa, pero', l'ospedale del comune dove risiede ci ha contattato, dicendo, che ha un paio di mesi di vita e che dovendo essere dimesso, deve essere trasferito in una casa di riposo o altro perche', la "Signora" non lo vuole a casa con se' (nella casa di proprieta cmq al 50%) nemmeno con una badante in quanto sostiene di essere malata, sembra.... perche' stiamo vagano nel buio.... che i soldi della casa di riposo dobbiamo anticiparli noi nipoti.... (lo zio non riesce piu’ a ragionare bene con una certa costanza data la malattia, ha momenti lucidi e momenti di assenza)abbiamo pensato di nominare un amministratore di sostegno per poter, almeno anche parzialmente, non mettere tanti denari noi, visto che con mutui vari e tutti i pagamenti, che ogni famiglia ha, NON NE ABBIAMO, ed ecco la domanda.... la situazione e' questa... lo zio ha ancora in vita un fratello ultranovantenne che ha tre figli, io, sono uno du altri 6 nipoti che ha, figli di due sorele che purtroppo sono venute a mancare, secondo i figli dello zio in vita, lui non puo' prendersi cura ed eventualmente intervenire con le spese, dello zio malato (lo zio in vita non e' indigente ma chiaramente molto anziano), e' vero che lui non deve risponere per primo delle esigenze dello zio malato perche’ essendo novantenne verrebbe eslcusso in quanto cio’ (che giustamente ha risparmiato) essendo anziano con molta probabilita’ serve a lui per sostenersi? Chi dichiara che non e’ in grado il giudice oppure si deve presentare qualche domanda? o deve sottoscrivere qualche rinuncia? se rinuncia al sostentamento (qualora sia obbligatorio)per primo poi, ha diritto a tutta l'eredita' cmq? e noi, figli delle sorelle mancate abbiamo gli stessi doveri dei figli dello zio in vita? visto che, cmq non avremmo (nel caso ci sia) lo stesso diritto sull'eredita'? infine, i figli dello zio in vita ci hanno chiesto di firmare la non opposizione alla nomina dell'amministratore di sostegno (che sara' uno di loro), ma possiamo astenerci? andiamo incontro a qualche problema?, dobbiamo veramente pagare la spese di sostentamento (molto gravose per noi)senza poi riuscire (noi figli delle sorelle decedute) a recuperare nulla? e, per firmare la non opposizione possiamo chiedere di leggere il ricorso? Visto che nel ricorso che da quel che sappiamo e’ gia’ stato presentato dove, sempre da quel che sappiamo i nostri nomi (cugini non ancora firmatari) sono stati apposti come sostegnoscusi moltissimo per la questione confusa e le molte domande, pero' moralmente noi siamo gia' molto impegnati, andiamo a trovarlo quasi tutti i giorni e cerchiamo di sostenerlo moralmente, andiamo anche con i cugini(quelli dello zio in vita) e li sosteniamo se vogliono fare qualcosa per il buon vivere dello zio ma, abbiamo sempre piu' l'impressione che loro ci stiano nascondendo qualcosa e ci vogliano coinvolgere in qualcosa che non ci spetta, potremmo anche farlo.... ma almeno vogliamo essere informati, grazie per la sua risposta Dott. Gianfranco
Gianfranco Censori 17 agosto 2016 10:56
- L'art. 433 del codice civile obbliga i parenti più prossimi a prestare gli alimenti nel caso in cui il beneficiario-parente ne abbia bisogno. Gli alimenti sono, in generale, le prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trovi in stato di bisogno economico, anche se per propria colpa e tal istituto di fonda semplicemente sugli obblighi di solidarietà familiare.
Secondo la norma civile, sono tenuti all'obbligazione alimentare, nell'ordine i seguenti soggetti:
il coniuge; i figli; i genitori; gli adottanti; i generi e le nuore; i suoceri; i fratelli e le sorelle germani; i fratelli e le sorelle unilaterali.
Attenzione, tale obbligo sorge in capo del soggetto che si trova nel grado più vicino, secondo l'ordine sopra indicato. Nell'eventualità in cui vi siano più parenti dello stesso grado, l'obbligazione si divide in proporzione tra gli stessi parenti.
Quindi, l'obbligo di mantenimento incombe pro quota a tutti i parenti più prossimi, cioè a tutti i fratelli di sua madre, a sua madre e tutti i cugini che ha detto.
- Amministrazione di sostegno:
Per la cura degli interessi personali e patrimoniali dei soggetti con limitata autonomia, non in grado di provvedere ai propri bisogni anche solo temporaneamente, esiste l’amministratore di sostegno, introdotto con la L.6/2004. Viene nominato dal Giudice Tutelare su ricorso.
L’amministratore può essere scelto dallo stesso beneficiario o dal giudice tutelare che dovrà preferire, ove possibile, il coniuge, il convivente, il padre, la madre, il figlio, il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado. Diversamente potrà essere scelto un soggetto esterno alla famiglia, come, ad esempio, un avvocato.-
Non capisco quindi la vostra intenzione di astenervi alla scelta dell'amministratore di sostegno da parte dei figli dello zio in vita, visto che del suo operato dovrà comunque renderne conto a chi di dovere.-
Ovviamente per firmare la non opposizione avete tutto il diritto di leggere il ricorso in modo che possiate verificare se c'è una qualche anomalia.-
Anonimo 23 agosto 2016 08:05
La ringrazio Dott. Gianfranco per le precise, esaurienti e rapide risposte.... infatti... PROVVEDERO' a firmare la non opposizione, era, che purtroppo, i cugini avevano avuto "informazioni" sul non firmare nessun tipo di documento, primo perche' noi non eravamo responsabili in quanto, l'unico responsabile secondo loro, sarebbe lo zio in vita e poi, perche' sempre secondo loro, qualsiasi firma in qualsiasi documento sarebbe "compromettente"..... se mi permette un'ultima domanda, i cugini che non si attiveranno in alcun modo per gestire la situazione dello zio, a cosa potrebbero andare incontro? a qualche denuncia da parte delle autorita'? la "moglie, solo in chiesa" dello zio potrebbe denunciarli per qualche mancanza, scusi ancora per le domande e ANCORA MILLE GRAZIE PER TUTTE LE RISPOSTE.
Gianfranco Censori 24 agosto 2016 15:43
- I cugini che non si attiveranno in alcun modo per gestire la situazione dello zio, dovranno risponderne o all'amministratore di sostegno se nominato, o direttamente alle autorità se saranno costretti ad intervenire i servizi sociali del Comune.-
- La "moglie solo in chiesa" dello zio, non ha alcun titolo giuridico, per richiedere qualcosa o per denunciare qualcuno, per una qualche eventuale mancanza nei confronti del suo ex convivente.-
Anonimo 2 marzo 2017 00:47
Buon giorno!!! Per f­avore Aiutatemi p­er ­favore alla mia zi­a ­che nata in Ukrai­­na , Attualment­e ­ristretta c/o la c­asa­ di Reclusione di­ Vig­evano (Pavia) c­on po­sizione giuridi­ca di­ APELLANTE CUI­ ATTI "­ STALKING".. ­CHIEDO ­PER FAVORE V­OSTRO AIU­TO sono la ­nipote �������� ­DI POTERE an­dare a t­rovare e aiut­are la ­mia zia urgen­te a r­ecarsi c/o il c­arcer­e di Vigevano x ­moti­vi giudiziari. . ­Fid­uciosa in un vostr­o ­cellere riscontro r­i­ngrazio anticipatame­­nte porgendo rispetto­­sa assegui. In Fede ­L­iliia. 01.03.17 Vig­ev­ano (PV) via. GRAV­ELL­ONA , 240.. aiutatemi non so cosa fare��
Gianfranco Censori 3 marzo 2017 23:47
I colloqui dei detenuti e degli internati con i familiari e le terze persone sono regolati dall’art. 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354 e dall’art. 37 del D.P.R 30 giugno 2000, n. 230.
il convivente indipendentemente dal sesso
i parenti e gli affini entro il quarto grado
Per terze persone si intendono:
persone che hanno “ragionevoli motivi” per incontrare la persona detenuta o internata
Chi vuole visitare un condannato, un internato e un imputato dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, deve essere autorizzato dal direttore dell'istituto
Chi vuole visitare un imputato in attesa della pronuncia della sentenza di primo grado deve presentare il permesso rilasciato dall'autorità giudiziaria che procede
Legittimato a chiedere il colloquio è sempre il detenuto.
Nella prassi i familiari si presentano anche senza la richiesta del congiunto, che può anche rifiutare il colloquio.
Nella richiesta di colloquio con terza persona il detenuto deve specificare i “ragionevoli motivi”.
Infatti, l’autorizzazione da parte del direttore è discrezionale, mentre per quanto riguarda il colloquio con i familiari consiste in una mera verifica dei requisiti.
Coniuge e familiari italiani o cittadini UE
Documento riconoscimento in corso di validità
Autocertificazione sull’esistenza del rapporto di parentela
Coniuge e familiari non cittadini UE
Documento rilasciato dal consolato italiano nel paese di origine oppure documento tradotto in italiano da cui risulti la parentela
Coniuge e familiari non cittadini UE residenti in Italia
Autocertificazioni limitatamente ai fatti o qualità certificabili dall’amministrazione italiana
Convivente italiano o cittadino UE
Autocertificazione dello stato di convivenza o stato di famiglia (dichiarazione soggetta a controllo di veridicità e passibile di denuncia per falso in caso non veritiera)
Convivente straniero non cittadino UE
Dichiarazione della dimora italiana di convivenza ininterrotta fino all’arresto, soggetta a verifica
Se la convivenza è avvenuta all’estero la certificazione rilasciata dal proprio consolato da cui risulti la convivenza oppure un documento tradotto che attesti la convivenza
Certificazione su mancanza di carichi pendenti, di sentenze penali di condanna o di essere sottoposti a misure di prevenzione (dichiarazione soggetta a controllo di veridicità e passibile di denuncia per falso)
Controlli prima di entrare al colloquio
controllo sulla persona con deposito di effetti personali indicati dall’operatore penitenziario
Quanti colloqui
I detenuti e gli internati possono usufruire di sei colloqui al mese.
I detenuti per i reati di particolare gravità previsti dal I° periodo del I° comma dell’art. 4-bis o.p. (legge 26 luglio 1975, n. 354) possono usufruire fino a quattro colloqui al mese.
Possono essere concessi un numero maggiore di colloqui
a soggetti gravemente infermi,
quando il colloquio si svolge con bambini con meno di dieci anni
in altre particolari circostanze
Quante persone contemporaneamente possono visitare un detenuto
Il Regolamento penitenziario prevede che a ogni colloquio siano presenti al massimo tre persone, ma è possibile la deroga quando si tratta di congiunti o conviventi.
I colloqui hanno durata di un’ora ciascuno. In particolari circostanze è possibile prolungare la durata del colloquio con congiunti e conviventi.
Rodolfo 12 giugno 2017 17:47
Gentile Avv. Censori,
chiedo il Suo aiuto per un problema di natura condominiale e precisamente.
Assemblea ordinaria del 24 maggio 2017 – non ero presente né rappresentato.
Il primo punto all’ordine del giorno prevedeva l’approvazione del rendiconto consuntivo 01.01.2016/31.12.2016 e relativo stato di riparto.
Martedì scorso 06 giugno mi veniva consegnato dalla custode copia del verbale dell’assemblea con all’interno una accompagnatoria e un nuovo preventivo di riparto.
Con la suddetta accompagnatoria l’amministratore precisava quanto era stato deliberato pertanto allegava una nuova ripartizione tenuto conto delle spese di reintegro morosità in capo al condominio, dalla quale si evince che i conguagli a credito non saranno compensati con le rate della gestione bensì utilizzati per coprire parte del debito in capo al condominio.
Relativamente all’importo restante, verrà emessa una rata a gennaio 2018.
Dal verbale dell’assemblea ordinaria del 24 maggio u.s. si legge:
“Relativamente agli appartamenti venduti all’asta, si precisa che il debito pregresso nell’ultimo biennio verrà sostenuto dai nuovi proprietari mentre il pregresso precedente, pari ad € 22.736,52, rimane in capo al condominio”.
Inoltre si legge: “L’assemblea, chiamata a votare, approva all’unanimità il rendiconto preventivo 01.01.2017/31.12.2017 ed il relativo stato di riparto: prima rata anticipata 10.02.2017 già richiesta; rata saldo es. precedente e seconda rata ordinaria 10.06.2017 (non verrà emessa per chi è a credito); terza rata ordinaria 31.07.2017; quarta rata ordinaria 30.09.2017: quinta rata ordinaria 15.12.2017.
Con riferimento al debito pregresso, relativo alle proprietà morose, si precisa appunto che non verrà restituito il conguaglio (per chi è a credito) e verrà emessa una rata per l’importo rimanente a gennaio 2018.
Alla luce di quanto suesposto Le chiedo di aiutarmi a capire se questa procedura è corretta poiché, secondo la mia interpretazione, contiene alcune anomalie.
Infatti mi chiedo perché l’amministratore non ha proceduto, secondo una prassi consolidata con il nostro condominio, a compensare i crediti e successivamente a gennaio 2018 emettere una rata (sempre in relazione alla quota millesimale di ognuno) a reintegro delle morosità?
Posso procedere con i pagamenti seguendo il primo stato di riparto (che prevedeva infatti la compensazione del mio credito) e poi a gennaio 2018 partecipare, con tutti gli altri condomini, alla rata di reintegro?
Perché, rispetto al contenuto della comunicazione dell’amministratore, interpreto che noi creditori veniamo penalizzati due volte; perdiamo il credito e pagheremo una seconda volta a gennaio 2018 mentre i non creditori si troveranno a pagare una sola volta, sempre a gennaio 2018, per il rimanente importo.
Ringrazio per la cortese disponibilità e mi scuso per essere stato prolisso nell’esposizione ma ho voluto fornirLe tutti gli elementi utili per la valutazione.
Gianfranco Censori 14 giugno 2017 16:15
Delibere nulle.
Sono considerate nulle quelle delibere che:
- sono fuori dai poteri dell’assemblea;
- sono contrarie a norme imperative di legge, o comunque a norme costituzionali.
Delibere annullabili:
Sono invece, annullabili tutto il resto delle delibere. Quindi quelle prese in assemblee illegittimamente convocate e con maggioranze non qualificate, oppure che riguardano argomenti non compresi nell'ordine del giorno. L’impugnativa può essere proposta unicamente con atto di citazione, entro il termine tassativo di trenta giorni. Non basta quindi una semplice lettera raccomandata all'amministratore o al condominio.. A impugnarla possono essere i condomini dissenzienti e quelli astenuti, che sono loro equiparati. Anche i condomini assenti possono impugnare le delibere e i 30 giorni scattano quando hanno avuto comunicazione della delibera. Naturalmente, se un condomino assente è stato rappresentato da un delegato, che ha votato a favore o contro, è come se avesse votato a favore o contro lui.. Ciò vale per le delibere annullabili: come abbiamo chiarito precedentemente, quelle nulle possono invece essere impugnate anche da chi votato a favore.
Va aggiunto che anche i provvedimenti dell’amministratore presi senza il necessario assenso dell’assemblea, se impugnati in giudizio e non nell'assemblea stessa, hanno lo stesso termine per l’impugnazione.-
Rodolfo 14 giugno 2017 19:14
Grazie Gianfranco per la rapida e precisa risposta.
Poichè la procedura che l'amministratore intende seguire appare poco chiara in quanto non specifica in quale misura e con quale criterio emetterà la rata a gennaio 2018,ti chiedo se posso effettuare i miei pagamenti seguendo il primo stato di riparto (come meglio precisato nella mia precedente comunicazione).
Gianfranco Censori 15 giugno 2017 16:10
Per poter effettuare i pagamenti secondo il primo stato di riparto devi impugnare da delibera dell'assemblea ordinaria del 24 maggio 2017, altrimenti verresti comunque considerato come moroso.-
Anonimo 20 giugno 2017 11:27
Salve dottor Censori, vorrei porle un quesito: ma è possibile che il fascicolo di una causa è in remissione al giudice da 10 mesi? Cosa si puo' fare in merito? Dieci mesi mi sembrano assurdi
Gianfranco Censori 21 giugno 2017 19:39
In effetti dieci mesi sembrano assurdi anche a me, ma purtroppo solo il tuo avvocato può sollecitare l'evasione della tua pratica.-
Rodolfo 13 novembre 2017 19:58
chiedo il Suo parere rispetto al seguente quesito.
Durante un'udienza in tribunale - sez.lavoro una persona (attrice nella vertenza) a me vicina è stata ingiuriata.
L'episodio è avvenuto alla presenza del Giudice, dei due avvocati difensori e dei due avvocati della parte convenuta.
La persona offesa sarebbe intenzionata a presentare querela ed
a questo proposito desidererei sapere se può citare come testi
il Giudice stesso e tutti gli avvocati oppure ciò non è possibile
per qualche motivo e quale eventualmente.
Gianfranco Censori 14 novembre 2017 22:31
La persona offesa può presentare querela e citare come testi chi ritiene opportuno, ma è il caso che chieda preventivamente la loro disponibilità, perché in caso contrario potrebbe ottenere l'effetto contrario a quello che si prefigge.-
Anonimo 22 gennaio 2018 10:56
Buongiorno Sig Censori mi chiamo Nicola,non so se la pagina dove ho scritto sia quella giusta Spero che possa aiutarmi a risolvere questo problema.Ho vinto una sentenza di lavoro a tempo indeterminato immediatamente esecutiva con immediato riintegro sul posto di lavoro con una società importante Nel gennaio 2017. Dopo un primo pagamento iniziale che mi hanno versato su disposizione del giudice del lavoro,improvvisamente le retribuzioni in mio favore si sono bloccati.Parlando con il mio avv.che purtroppo si occupa solamente di sentenze di lavoro mi ha assicurato che la società non ha fatto appello e che di conseguenza devo percepire regolarmente gli stipendi e mi devono anche assumere. ecco le mie domande al quale vorrei sottoporre alla sua attenzione sono:Posso denunciare penalmente la società per non avere ottemperato la sentenza? devo andare prima a fare la denuncia alla caserma dei carabinieri, e poi cercarmi un avv. penalista? Oppure prima andare da un avv.penalista e poi eventualmente denunciarlo? Grazie in anticipo se potrà aiutarmi.
Gianfranco Censori 24 gennaio 2018 16:48
Quando il giudice emette la sentenza, questa viene notificata con Posta elettronica certificata agli avvocati delle parti, affinché ne prendano conoscenza: il che significa che il cliente può sapere, in tempo reale, l’esito della causa, se ha vinto o se ha perso e, in ultimo ma non meno importante, se vi è stata “condanna alle spese processuali”.-
A questo punto, la sentenza va notificata materialmente alla controparte e al suo difensore. Poiché quest’onere è condizione perché decorra il termine di 30 giorni per fare appello e per procedere all’esecuzione forzata.-
Insieme alla sentenza o successivamente deve essere notificato anche l’atto di precetto, ossia un ultimo avvertimento che si dà alla controparte con cui la si invita ad adempiere al comando del giudice. Entro 90 giorni – e non oltre – dalla notifica del precetto, la parte che ha vinto la causa può procedere ad esecuzione forzata. Se il termine scade senza avviare alcun atto di pignoramento, è necessario notificare un ulteriore precetto. E così via.-
Non vorrei che il tuo avvocato voglia abbandonarti a metà strada, e comunque la questione non ha alcuna rilevanza a livello penale, quindi o continua lui o devi rivolgerti a un altro avvocato per il seguito.-
Ho paura che il tuo avvocato non ti abbia sufficientemente informato dei rischi a cui andavi incontro, ed ora magari si sta pentendo della strada intrapresa.-
Anonimo 23 gennaio 2018 10:35
Egr. Dott. Gianfranco Censori buongiorno e buon anno!
Sono cortesemente a chiederLe la seguente informazione: causa decesso di un mio fratello, devo, insieme ad un altro fratello, avviare la procedura per la successione. Questo mio fratello conviveva in un immobile, (valore circa 40.000 euro), intestato a lui con nostra madre che resterà ovviamente usufruttuaria. Essendo io invalido al 100% con accompagno ho diritto a qualche esenzione/riduzione su qualche imposta? E poi, approssimativamente, visto il valore del citato immobile, quanto potrebbero essere le spese per questa successione? Per me si tratterebbe della prima casa, visto che dove vivo adesso è intestata a mia moglie, mentre per l'altro mio fratello si tratterebbe della seconda casa. Con la speranza di essere stato abbastanza chiaro e in attesa di un Suo pregiato riscontro, Le porgo cordiali saluti. Giuseppe
Gianfranco Censori 24 gennaio 2018 16:56
Purtroppo ogni agevolazione è prevista solo per la prima casa di residenza, quindi se non si è residenti nella stessa per legge viene considerata comunque come una seconda casa, con tutto quello che ne consegue.-
Anonimo 24 gennaio 2018 21:30
La ringrazio per la risposta. Cordiali saluti, Giuseppe
Gianfranco Censori 25 gennaio 2018 22:48
Roberta 22 febbraio 2018 11:43
dopo aver gia approfittato più volte della sua disponibilità in ambito fiscale provo a vedere se può darmi anche un consiglio anche in ambito legale.
Circa 28 anni fa ho acquistato casa con mio marito ma per vari motivi sia la casa che il mutuo furono intestati solo a lui anche se in realtà abbiamo pagato entrambi (anche se in quote diverse). Nel 2012 ci siamo separati e da allora io ho continuato a vivere gratuitamente nella casa assieme a mio figlio (gia maggiorenne).
Ora dovremmo procedere con il divorzio. La mia domanda è: a parte vendere la casa e dividerci il ricavato, c'è altro modo per avere qualche diritto sulla mia quota di casa? Preciso che il figlio a breve probabilmente andrà a vivere per conto suo, il mio ex mi lascerebbe vivere ancora qui in cambio di 1/2 affitto, la cosa sarebbe anche giusta ma la mia paura è che se succedesse qualcosa a lui dopo il divorzio perderei tutti i diritti sulla mia quota di casa. Si può fare una donazione di una quota o c'è altro modo per fare in modo che la casa risulti un po' anche mia?
Gianfranco Censori 23 febbraio 2018 17:51
Per la serie "non si può avere contemporaneamente la botte piena e la moglie ubriaca", c'e un piccolo problema.-
Infatti se volete vendere la casa, un conto se è libera, altro conto se c'è un vincolo, perché il valore ovviamente cambia.-
Infatti se la casa è libera ha un valore in base ai prezzi di mercato, invece se c'è o una tua quota di proprietà, o un usufrutto a tuo favore, potete vendere solo la nuda proprietà, quindi il ricavato sarà molto inferiore.-
Ovviamente è preferibile una donazione di una quota della casa a tuo favore, in modo che saresti al riparo da eventuali future sorprese o magari ripensamenti.-
Roberta 26 febbraio 2018 11:08
sempre molto disponibile. Al momento non c'è nessun vincolo ma per evitare di vendere credo che la donazione di una quota e il pagamento da parte mia del 50% dell'affitto sia la cosa migliore per tutelare entrambi. Nuovamente grazie
Gianfranco Censori 27 febbraio 2018 19:05
Rodolfo 4 dicembre 2018 19:29
chiedo il suo aiuto per il seguente problema.
Tutti i giorni, in modo particolare nel tardo pomeriggio, il mio appartamento viene invaso da sgradevoli odori derivanti da cibi che vengono cucinati dal condomino che abita sopra di me.
Diversi mesi orsono avevo notiziato verbalmente, prima la nostra custode, successivamente l'amministratore circa l'inconveniente senza
ottenere alcun risultato.
Ho poi scritto una mail all'amministratore sollecitando il suo intervento al fine di fare cessare questa situazione. Non mi è stato dato alcun riscontro e continuo a subire questo pesante disturbo.
Infatti ogni sera devo aprire le finestre per fare uscire l'odore sgradevole e pungente con l'ulteriore conseguenza di fare entrare anche il freddo nel mio appartamento.
Desidererei sapere se l'amministratore ha il dovere di intervenire ed in caso non lo facesse come posso fare valere le mie istanze.
Ho sbagliato a presentare la richiesta all'amministratore?
Dovevo invece segnalare il problema all'ASL?
Gianfranco Censori 5 dicembre 2018 22:09
A livello giuridico si può fare poco, nel senso che non si può impedire a un condomino di cucinare quello che vuole e come lo vuole, quindi bisogna trovare una soluzione amichevole che riduca al minimo possibile la diffusione di odori da un appartamento a un altro.-
E' quindi l'amministratore che deve trovare una soluzione obbligando il condomino ad adottare delle misure che riducano al minimo la diffusione degli odori, tipo la chiusura di porte e finestre quando cucina ed eventualmente l'istallazione di assorbi-odori.-
Rodolfo 11 dicembre 2018 19:50
Insisterò presso l'amministratore affinchè si possa risolvere
Gianfranco Censori 12 dicembre 2018 17:54
Anonimo 7 marzo 2019 17:10
Gentilissimo Dott. Censori salve sono Tommaso 51 abitiamo un condominio con 15 famiglie dove è stato deciso di rifare i citofoni con video e istallare un sistema di video sorveglianza ora l'amministratore ha deciso di dividere le spese in parti uguali senza tenere conto dei millesimali noi saremo penalizzati essendo i minori sulla tabella secondo lei è giusto? mi può spiegare? grazie come sempre distinti saluti
Gianfranco Censori 13 marzo 2019 19:10
Infatti il sistema di video sorveglianza tutela tutti i condomini allo stesso modo, quindi a prescindere dalla grandezza degli appartamenti, perché teoricamente anche chi ha appartamenti più piccoli può conservare in casa gli stessi oggetti valore di quelli più grandi, pertanto la normativa prevede che la spesa venga divisa in parti uguali.-
Anonimo 22 marzo 2019 18:30
buonasera Dott.Censori ho un problema abito in un condominio, il proprietario del piano terra con ampio terrazzo ,sottostante il mio balcone ,sta realizzando un percolato tutta struttura fissa in legno,con spessore di parecchi cm, e copertura con telone rigido sotto il mio balcone dicendomi che il comune ha dato il permesso,e quindi la puo'fare.Posso vietare,questa realizzazione in quanto va a ledere la mia proprietà, facilitando maleintenzionati ad avere il passaggio piu' facile, e dare possibilità ai gatti di salire nel mio balcone facendo sporcizie e cose varie,volevo sapere se puo' farla,oppure se per legge non la puo' fare ,e se puo'indicarmi qualche consiglio o art. grazie
Gianfranco Censori 24 marzo 2019 11:43
La normativa prevede che il Comune non può subordinare il rilascio della licenza all'autorizzazione del condominio perché si tratta di normative di tipo diverso, con regole e presupposti differenti: la prima di carattere pubblicistico, la seconda privatistico. A riguardo di quest’ultimo punto, il proprietario deve evitare che il pergolato:
- pregiudichi il decoro architettonico dell’edificio;
- pregiudichi la stabilità dell’edificio;
- violi le norme sulle distanze minime anche in senso verticale, ossia rispetto al piano superiore, limitando a quest’ultimo lo spazio e l’aria.
Peraltro, se il regolamento di condominio non prescrive diversamente, il proprietario della costruzione non deve prima sottoporre la questione all'approvazione dell’assemblea di condominio e chiedere il consenso di questa, ma deve solo dare notizia dell’inizio dei lavori all'amministratore che, a sua volta, dovrà riferirlo agli altri condomini. Sarà poi onere di questi, se ritengono che il manufatto pregiudichi il decoro architettonico dell’edificio o la stabilità, chiederne la demolizione.-
Anonimo 15 maggio 2019 15:30
Buonasera Dott.Censori, abitiamo una palazzina con 3 piani ogni piano un proprietario .L'ultimo possiede un terrazzo calpestabile e fruito solo dal proprietario questo appartamento è coperto con asfalto in guaina che per problemi da infiltrazione ha bisogno di riparazione, noi altri su codesta copertura abbiamo le nostre singole antenne tv ora vorremmo sapere se le spese riguardo il terrazzo calpestabile e alla copertura in asfalto vanno divise e in quale modo,oppure tocca solo al legittimo usufruitore che è il proprietario. Grazie per le informazioni e cordiali saluti.
Gianfranco Censori 17 maggio 2019 22:01
Nel vostro caso, siccome il terrazzo viene utilizzato da tutti, anche se da qualcuno solo per le antenne TV, quindi la spesa va divisa in tre parti uguali.-
Anonimo 9 luglio 2019 00:49
Salve Dottor Censori non ho trovato l'apposita sezione per avere o fare una domanda in merito!
In poche parole stò trattando di vendere una pizzeria piccola artigianale di 55mq per motivi gravi familiari ho fatto un annuncio online con un prezzo basso circa 18mila euro altrimenti a ottobre sarei costretto appunto a chiuderla per problemi....il locale è avviato 1 anno e mezzo,ma è vero che se la vendo ad un prezzo basso rispetto a quello che denunciato dopo 2-3 anni mi possono venire a reclamare perchè non credono o meglio calcolano un prezzo superiore in base agli incassi.....ad esempio se una pizzeria denuncia 60mila euro di incassi "non utili" e la pizzeria in questione è appena 1 anno e mezzo in futuro cosa può succedere per l'ufficio delle entrate...io in fin dei conti faccio tutto alla luce del sole,lo messo in vendita a cifre superiori ma oggi la gente preferisce tipo con 60mila euro aprirsela.....a come posso tutelarmi io e il compratore in futuro da eventuali accertamenti e vengono a dirmi che la pizzeria vale di più di quello percepito oppure dicendo che la pizzeria valeva di più rispetto alla cifra venduta?
In fin dei conti se attobre sono costretto a chiudere per problemi di salute familiare...e mettendola a prezzi alti nessuno si faceva sentire,ad esempio appena messo 18 mila euro (è uscito un compratore)....cosi almeno riesco a prendere almeno la cifra che ho speso per l'arredo,non sono libero di SVENDERLA O VADO INCONTRO AD ACCERTAMENTI futuri perchè per loro in base all'incassi di 1 anno e mezzo in cui la possiedo varrebbe di più?
Cè un alternativa per evitare questo che ho sentito dire e svenderla al prezzo che voglio?
Perchè devo chiuderla e rimetterci l'arredo seminuvo di appena 2 anni?
Gianfranco Censori 11 luglio 2019 15:57
In caso di cessione di un'attività ad un prezzo molto basso, l'Agenzia delle Entrate potrebbe effettuare delle verifiche per accertarsi che non ci sia stato un accordo tra le parti che prevedesse anche una quota in nero, quindi se la vendita della pizzeria viene fatta in regola non hai di che preoccuparti, a parte la perdita di carattere economico.-
Ovviamente su eventuale richiesta potrai motivare la scelta della svendita, e il compratore potrà semplicemente vantarsi di aver concluso un ottimo affare.-
Anonimo 1 agosto 2019 14:51
Dott.Censori in un condominio primo secondo e terzo piano noi abitiamo il secondo ove due camere sono coperte da un terrazzo calpestabile usufruito esclusivamente dal proprietario essendo esso sua di propria pertinenza risulta agi atti notarili ora vorremmo sapere siccome su questo terrazzo per problemi di infiltrazioni bisogna intervenire con spese abbastanza rilevanti di chi sono gli oneri grazie per la informazione distinti saluti
Gianfranco Censori 3 agosto 2019 15:34
Qualora dell’uso del lastrico solare abbiano diritto esclusivo uno o alcuni dei condomini, questi ultimi concorrono nella misura di 1/3 al sostentamento delle relative spese, mentre i restanti 2/3 devono essere sostenuti da tutti i condomini (ivi eventualmente compresi quelli in precedenza citati) che fruiscono della copertura comune in proporzione delle rispettive quote millesimali (ex art. 1126).-

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 1126