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Timestamp: 2020-07-11 02:02:45+00:00

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Art. 16 cod. proc. penale: Competenza per territorio determinata dalla connessione | La Legge per tutti
Art. 16 cod. proc. penale: Competenza per territorio determinata dalla connessione
Cassazione penale sez. III 04 giugno 2014 n. 37858
La competenza per territorio per i procedimenti connessi rispetto ai quali più giudici sono ugualmente competenti per materia, a norma dell'art. 16, comma l, c.p.p., appartiene al giudice competente per il reato più grave e, in caso di pari gravità, al giudice competente per il primo reato. In proposito dovendosi considerare che, al fine di stabilire quale sia il reato più grave, deve farsi riferimento all'imputazione contestata dal p.m., determinando la "gravità" del reato in ragione della pena più elevata nel massimo o, in caso di parità, della pena più elevata nel minimo; con l'ulteriore precisazione che, poiché occorre avere riferimento esclusivo alle sanzioni edittali, resta priva di rilevanza, nel caso che queste si equivalgano, la maggiore o minore entità del danno in concreto provocato dalle singole condotte criminose.
Cassazione penale sez. IV 28 maggio 2013 n. 24172
Le regole sulla competenza derivante dalla connessione di procedimenti non sono subordinate alla pendenza dei procedimenti nello stesso stato e grado, essendo anche quello basato sulla connessione un criterio originario e autonomo di attribuzione della competenza
Cassazione penale sez. un. 28 febbraio 2013 n. 27343
Il riparto di potestà tra g.o. e giudice militare attiene alla giurisdizione e non alla competenza, in conformità all'art. 103, comma 3, cost., con la conseguenza che, in caso di connessione di reati, la "potestas iudicandi" spetta al g.o. anche per il reato militare solo se il reato comune sia da considerarsi più grave secondo i criteri di cui all'art. 16, comma 3, c.p.p. (Nella specie, la Corte ha escluso la giurisdizione del g.o. con riferimento al delitto di collusione previsto dall'art. 3 legge 9 dicembre 1941 n. 1383, sebbene si procedesse anche per il reato di falso, rilevando che, mentre per quest'ultimo non era contestata l'aggravante della falsificazione di un atto facente fede fino a querela di falso relativamente al primo la contestazione aveva ad oggetto anche l'aggravante dell'essere il militare rivestito di un comando previsto dall'art. 47 n. 2 c.p.m.p.). Annulla in parte con rinvio, App. Mil. Roma, 15/06/2011
Cassazione penale sez. I 28 settembre 2012 n. 44514
In tema di competenza per territorio, nei reati associativi, il criterio della connessione con i reati fine ex art. 16 c.p.p. è applicabile solo qualora all’atto della costituzione del sodalizio criminoso risulti altresì l’accordo su fatti determinati di reato poi effettivamente realizzati e non invece quando l’accordo sia generico e i reati non determinabili nello spazio e nel tempo.
Tribunale Brescia sez. riesame 19 gennaio 2012
Nei procedimenti per i reati indicati dall'art. 51 comma 3 bis c.p.p., in relazione alla fase dibattimentale la normativa riguardante la competenza per territorio derivante dalla connessione, quale delineata dagli art. 8 e ss., 12 e 16 c.p.p. non subisce deroga. (Fattispecie in materia di associazione finalizzata al narcotraffico in cui si è riconosciuta la competenza del g.u.p. di Milano per l'udienza preliminare, ma si è dichiarata l'incompetenza del Tribunale di Milano per la fase del giudizio in applicazione delle regole sulla competenza per connessione, con trasmissione diretta degli atti al giudice - extradistrettuale - ritenuto competente).
Tribunale Milano sez. VII 13 gennaio 2011
Ai fini della determinazione della competenza per territorio nell'ipotesi di reati connessi, qualora non sia possibile accertare quale sia la condotta più grave tra quelle contestate all'imputato, si deve fare ricorso, ai sensi dell'art. 16 comma 1 c.p.p., al criterio alternativo del reato "commesso per primo".
Cassazione penale sez. VI 06 maggio 2010 n. 17790
Qualora si proceda per reato associativo che rientri nel novero di quelli indicati nell'art. 51, comma 3 bis c.p.p., e per reati connessi, la competenza territoriale per il primo esercita una "vis attractiva" anche su quella degli altri, sempre che ne sia accertato il luogo di consumazione, sulla base delle regole stabilite negli art. 8 e 9, comma 1, c.p.p. o, quando sia impossibile la loro applicazione, in base a quelle del successivo art. 16, potendosi far ricorso ai criteri sussidiari indicati nei commi secondo e terzo del citato art. 9 solo in via residuale, allorché non possano trovare applicazione quei parametri oggettivi che, garantendo il collegamento tra competenza territoriale e luogo di manifestazione di almeno uno degli episodi che costituiscono la vicenda criminosa, meglio assicurano il principio costituzionale della "naturalità" del giudice, come fisiologica allocazione del processo, fin quando e dove possibile nel "locus commissi delicti". (Nella specie, relativa a procedimento per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di t.l.e., risultando che il sodalizio criminoso operava, oltre che in territorio cinese, nella città di Brescia, dove risiedevano gli organizzatori stranieri dei traffici illeciti, la Corte ha dichiarato la competenza dell'a.g. bresciana, sulla base del comb. disp. art. 9, comma 1, e decimo, comma 3, c.p.p., ritenendo del tutto irrilevante che il sequestro del tabacco importato dall'organizzazione fosse avvenuto nel porto di Gioia Tauro). V. Corte cost., 21 aprile 2006 n. 168 Dichiara competenza
Cassazione penale sez. I 17 marzo 2010 n. 13929
In tema di competenza per territorio, ove altri reati concorrano con un reato associativo compreso nell'elenco di cui all'art. 51 comma 3 bis c.p.p., il quale determini quindi la competenza in funzione di quella dell'ufficio del p.m. presso il tribunale del capoluogo distrettuale, l'incertezza circa il luogo in cui il sodalizio criminoso si è costituito non può di per sé giustificare l'applicazione del criterio sussidiario di attribuzione della competenza dettato dall'art. 9 comma 3 c.p.p. (priorità dell'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro) e neppure quella delle regole dettate per il caso di connessione di reati dall'art. 16 c.p.p., dovendosi prioritariamente verificare, sempre in relazione al reato associativo, in quali luoghi il suddetto sodalizio abbia concretamente iniziato ad operare e si sia radicato ed ancora, nell'ordine, con riferimento al criterio di cui al comma 1 del citato art. 9 c.p.p.) quale risulti essere l'ultimo luogo nel quale è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione.
Cassazione penale sez. I 17 novembre 2009 n. 49356
Quando si procede per uno dei reati associativi indicati nell'art. 51, comma 3 bis, c.p.p., e per reati connessi, la competenza va determinata con riferimento al reato di competenza distrettuale nei limiti in cui sia possibile individuare, anche sulla base di manifestazioni sintomatiche, il luogo in cui l'associazione è stata posta in essere o, in subordine, è stata realizzata una parte della sua attività tipica. Qualora non sia possibile in alcun modo individuare un radicamento sul territorio dell'attività dell'associazione, in sé stessa considerata, vanno presi in esame, ai sensi dell'art. 16 c.p.p., i reati connessi, in ordine di decrescente gravità, e se neppure per essi è possibile individuare il luogo di realizzazione della condotta o di parte di essa, si deve far ricorso ai criteri dell'art. 9, commi secondo e terzo, stesso codice. Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Trento, 30 giugno 2009
La competenza per territorio nei procedimenti per uno dei reati associativi indicati dall'art. 51 comma 3 bis c.p.p. e per reati connessi si determina con riferimento al luogo di realizzazione del reato associativo, e deve farsi ricorso ai criteri sussidiari di cui all'art. 9 commi 2 e 3 c.p.p. se, ove non sia possibile individuare il luogo appena indicato, non sia neppure possibile individuare il luogo di commissione dei reati connessi, in ordine di decrescente gravità, secondo quanto disposto dall'art. 16 c.p.p. Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Trento, 30/06/2009
Cassazione penale sez. I 17 novembre 2009 n. 49627
In ipotesi di reati connessi, agli effetti della competenza per territorio ai sensi dell'art. 16, comma 1, c.p.p., ove non sia possibile individuare il luogo di commissione del reato più grave secondo le regole oggettive dettate dagli art. 8 e 9 comma 1, c.p.p., giudice competente deve ritenersi quello del luogo in cui risulta commesso, in via a mano a mano gradata, il reato successivamente più grave fra gli altri reati connessi. Quando non sia possibile individuare, secondo le dette regole, il luogo di commissione per nessuno dei reati connessi, la competenza spetterà al giudice competente per il reato più grave in applicazione, in via gradata, dei criteri suppletivi di cui ai commi 2 e 3 dell'art. 9 c.p.p.
La connessione tra più procedimenti determina lo spostamento della competenza per territorio ai sensi dell'art. 16 c.p.p. solo se i procedimenti si trovano nella stessa fase processuale, ferma restando la sua natura di criterio originale ed autonomo di attribuzione della competenza. Dichiara competenza
Cassazione penale sez. I 14 maggio 2009 n. 24072
La continuazione è idonea a determinare lo spostamento della competenza per connessione, ai sensi degli art. 12, lett. b), e 16 c.p.p., solo se l'episodio in continuazione riguardi lo stesso imputato o, se sono più di uno, gli stessi imputati, giacché l'interesse di un imputato alla trattazione unitaria di fatti in continuazione non può pregiudicare quello del coimputato in uno di questi fatti a non essere sottratto al giudice naturale secondo le regole ordinarie della competenza.
Cassazione penale sez. VI 24 aprile 2009 n. 20060

References: Art. 16
 art. 16
 art. 8
 art. 8
 art. 16
 art. 9
 art. 9
 art. 9
 art. 8
 art. 12