Source: http://www.legali.com/spip.php?article1537
Timestamp: 2013-05-23 12:37:34+00:00

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Conflittualità e affidamento condiviso: una sentenza male interpretata - Legali.com
di Matteo Santini ⋅ lunedì 26 settembre 2011
Più correttamente la senatrice Emanuela Baio non entra nel merito della sentenza – perché non ha potuto esaminarla nella sua interezza – ma implicitamente si pronuncia sotto ipotesi: se davvero dice questo sbaglia. Afferma, infatti: “la ratio della norma è valida per tutti i casi di separazione, sia per quelli consensuali e pacifici, ma soprattutto per le situazioni conflittuali”. E aggiunge: “Di fronte al conflitto tra coniugi non ritengo opportuna la scelta di affido unico a discapito dell’affido condiviso e quindi del benessere di chi ne pagherà le conseguenze maggiori: i figli". "I genitori, qualunque siano i rapporti che tra di loro intercorrano, sono e saranno genitori per tutta la vita e i figli per crescere hanno bisogno di entrambi, solo così si può assicurare loro un corretto e armonico equilibrio psicofisico. … Compito delle istituzioni è di garantire ai bambini la possibilità di crescere serenamente e avere l’affetto di entrambi i genitori, è l’unica via per assicurare una crescita serena a coloro che saranno gli adulti di domani.". Rammentando che la Sen. Baio è stata relatrice in Commissione Giustizia del Senato del disegno di legge che ha introdotto l’affidamento condiviso, il suo parere ha il significato e il peso di una interpretazione autentica della legge in vigore. Piaccia o non piaccia.
Se si fa la corretta distinzione, ci si rende conto, invece, che è solo a livello di merito che si introducono qua e là affermazioni false, per altro non decisive. Basandosi esattamente su quest’ultima circostanza - ovvero sulla linea generale del ragionamento e sulle concrete conclusioni, anziché sulle singole frasi – la Corte di Cassazione ha salvato la decisione, astenendosi tuttavia dal condividere le parti della motivazione infedeli alla norma. Anzi, prendendone esplicitamente le distanze. Non a caso, per difendere il giudice di Brescia, prende ad esempio proprio Cassazione 16593/2008 – permanentemente utilizzata per respingere la tesi che la conflittualità possa essere motivo per negare l’affidamento condiviso. Sosteneva quella, infatti, che “L’affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi comunque precluso, di per se’, dalla mera conflittualità esistente fra i coniugi, poiché avrebbe altrimenti una applicazione, evidentemente, solo residuale, finendo di fatto con il coincidere con il vecchio affidamento congiunto. Occorre viceversa, perche’ possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore”. In concreto, gli Ermellini non tanto sviluppano nuove argomentazioni, quanto si preoccupano di spiegare e giustificare la decisione della Corte di merito. Sotto questo profilo, viene raccolta la parte valida, ovvero la conclusione, ma ci si astiene dal sostenerne il ragionamento. Tutto al contrario, si afferma che “la sentenza impugnata non ha disatteso il principio del diritto della minore alla bigenitorialità nel momento in cui ha ritenuto pregiudizievole per l’interesse della medesima l’affidamento condiviso. … La sentenza non si è limitata ad un generico riferimento ad una mera conflittualità tra coniugi, ma ha esposto un percorso argomentativo conforme all’orientamento di questa Corte (cfr ex multis Cass. 16953/2008; Cass. 1202/2006) e congruamente sostenuto dalle fonti sulle quali si basa”. Rammentato che Cass. 1202/2006, benché antecedente alla novella della legge 54, attiene esattamente ad una valutazione di inidoneità per ingerenze familiari, e che la 169953/2008, esattamente come in questo caso, dopo avere sostenuto la tesi di cui sopra conclude, nel caso specifico, per un affidamento esclusivo, può ben ritenersi Cass. 17191/2011 una ulteriore conferma della irrilevanza della conflittualità, ove non si individui un genitore aggredito e uno aggressore, ovvero uno idoneo e uno non idoneo.

References: sentenza 
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 Cass. 
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