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Le società cooperative nell’ordinamento civilistico a cura della Dott.ssa Tiziana Rumi Reggio Calabria 3 luglio ppt scaricare
PubblicatoAdriano Cara
Presentazione sul tema: "Le società cooperative nell’ordinamento civilistico a cura della Dott.ssa Tiziana Rumi Reggio Calabria 3 luglio 2008."— Transcript della presentazione:
Le società cooperative nell’ordinamento civilistico a cura della Dott.ssa Tiziana Rumi Reggio Calabria 3 luglio 2008
Le società cooperative Origini storiche e requisiti Il movimento cooperativo è nato in Inghilterra nella prima metà del XIX secolo. Nel 1844 fu aperto uno spaccio di generi alimentari dagli Equitable Pioniers di Rochdale al fine di difendere la classe lavoratrice dalla pressione dello sviluppo del capitalismo, assicurando condizioni di vita e di reddito migliori. Successivamente il movimento perse, poco alla volta la sua originaria impronta sociologica e classista e le cooperative finirono per essere considerate, nei vari ordinamenti europei, come formule organizzative dell’iniziativa economica privata alla quale potevano fare ricorso tutte le categorie sociali, anche quelle più evolute e meno bisognose di protezione.
Le società cooperative Origini storiche e requisiti Le cooperative si caratterizzavano per i seguenti requisiti: A) mutualità, intesa come reciprocità delle prestazioni volta ad escludere l’imprenditore - intermediario capitalista; B) principio della porta aperta, ovvero la possibilità per uomini e donne di aderire e/o di uscire dalla cooperativa; C) democraticità dell’organizzazione, espressa dal voto a testa, indipendentemente dal valore della partecipazione sociale; D) limitazione della remunerazione del capitale e distribuzione degli avanzi di gestione come ristorni, ovvero accantonamento degli stessi per il potenziamento e lo sviluppo dell’impresa. Il successo dell’iniziativa, nata come cooperativa di consumo, portò nel 1854 alla nascita della Rochdale Manifacturing Society, che estese la sua attività al campo della produzione. Il movimento si diffuse, poi, in diversi paesi europei compresa l’Italia.
Le società cooperative Le Fonti La legislazione italiana in questa materia ha avuto una lunga storia. Le tappe più significative sono così sintetizzabili: Il codice di commercio del 1882 (artt. 219 – 228). Successivamente la l. 25.6.1909, n. 442 ed il relativo regolamento (r. d. 12.2.1911,n. 278) regolavano le cooperative e i loro consorzi ammessi agli appalti pubblici; Il r.d. 30.12.1923, n. 3269 (legge del registro) relativo alle agevolazioni tributarie per le cooperative; La legislazione fascista con i r. d. l. 30.12.1926, n. 2288 e 11.12.1930, n. 1882; Il codice civile del 1942, dove la mutualità diventa elemento essenziale delle cooperative; La Costituzione (v. art. 45) riconosce la funzione sociale della cooperazione;
Le società cooperative Le Fonti Il d. lgs. 14.12.1947, n. 1577 (Provvedimenti per la cooperazione) c. d. legge Basevi, che ha ridisegnato in modo più democratico la disciplina della vigilanza a mezzo delle ispezioni ordinarie e straordinarie, affidando l’esecuzione delle prime alle associazioni nazionali di rappresentanza delle cooperative, e quella delle seconde alla autorità ministeriale. La legge ha anche esteso a tutte le cooperative l’obbligo di iscrizione nel registro prefettizio, dapprima istituito per le cooperative ammissibili ai pubblici appalti, quale condizione per il godimento di tutti i benefici tributari e di altro genere previsti dalle leggi. Questa legge, oltre a stabilire il numero minimo di soci richiesto per la costituzione delle cooperative ha disciplinato, per la prima volta, i requisiti mutualistici, indicandoli nei limiti alla distribuzione degli utili e delle riserve, e nella devoluzione disinteressata del capitale.
Le società cooperative Le Fonti La legge Basevi è stata novellata sia con la l. 17.2.1971, n. 127, che ha sancito il divieto di trasformazione della società cooperativa in società ordinaria anche se la relativa deliberazione sia presa all’unanimità, sia dalla l. 31.1.1992, n. 59 che ha modificato sia il limite massimo delle quote o azioni che ciascuna persona fisica può possedere, sia il numero minimo dei soci delle cooperative, ridotto a 15.
Le società cooperative Le Fonti La successiva legislazione repubblicana si presenta vasta e frammentaria. Il d.p.r. 29.9.1973, n. 601 che ha disciplinato unitariamente le agevolazioni tributarie per la cooperazione (artt. 10 – 13). La l. 17.7.1975, n. 400 ha uniformato ed accelerato la procedura di liquidazione coatta amministrativa delle cooperative. La l. 5.8.1981, n. 416 sull’editoria ha introdotto le cooperative editrici con un’apposita disciplina. Interessanti sono poi due leggi degli anni ’90 e, precisamente, la l. 8.11.1991, n. 381, che ha disciplinato la nuova figura delle cooperative sociali e la già citata l. 31.1.1992, n. 59 che si è occupata anche del finanziamento delle cooperative.
Le società cooperative Le Fonti Le riforme degli anni 2001 – 2003 si sono concretate nelle tre leggi seguenti: L. 3.4.2001, n. 142 sulla Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore; D. lgs. 2.2.2002, n. 220, Norme in materia di riordino della vigilanza sugli enti cooperativi; D. lgs. 17.1.2003, n. 6 sulla Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative. Oggi la disciplina generale delle società cooperative si trova nel Libro V del codice civile, sotto il Titolo VI, rubricato Delle società cooperative e delle mutue assicuratrici (artt. 2511 – 2548 c. c.) come riformato dalla Novella del 2003.
Le società cooperative definizione e scopo mutualistico La nuova definizione della società cooperativa è contenuta nell’art. 2511 c. c., il quale stabilisce che le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico. L’elemento fondamentale della definizione è lo scopo mutualistico che caratterizza ogni tipo particolare di società e giustifica l’organizzazione interna delle cooperative. Lo scopo mutualistico attribuisce, inoltre, alle cooperative particolare meritevolezza e, quindi, funzione sociale ex art. 45 Cost., sempre che la mutualità serva a realizzare bisogni economici particolarmente significativi.
Le società cooperative definizione e scopo mutualistico Secondo l’opinione tradizionale e prevalente lo scopo mutualistico consiste nella reciprocità di prestazioni tra società e soci (c. d. gestione di servizio) che sarebbe assente dallo scopo delle società ordinarie. Lo scopo mutualistico delle cooperative si traduce in particolare nell’obbligo della società di fornire beni, servizi e occasioni di lavoro ai propri membri a condizioni più favorevoli di quelle di mercato. Il vantaggio mutualistico può essere realizzato con due tecniche distinte: quella del vantaggio immediato, e quella del vantaggio differito (o ristorno). Non mancano in dottrina accenni alla rilevanza esterna della mutualità (es. estensione a terzi del beneficio mutualistico).
Le società cooperative coop. a mutualità prevalente e coop. diverse La Novella ha introdotto una distinzione nuova nel nostro ordinamento tra cooperative a mutualità prevalente (definite anche protette) e cooperative a mutualità non prevalente (definite anche diverse). Le cooperative a mutualità prevalente sono caratterizzate dal fatto: a) di agire prevalentemente con i propri soci; b) di possedere nello statuto alcune clausole che limitano la partecipazione dei soci agli utili di esercizio e alle riserve accumulate durante la vita della società. Del primo criterio distintivo (prevalenza degli scambi con i soci rispetto a quelli con i terzi) si occupano gli artt. 2512 e 2513 c. c. Il criterio generale è che la gestione cooperativa si considera indirizzata prevalentemente verso i soci quando il volume complessivo degli scambi con i soci è superiore al 50% degli scambi con i terzi non soci.
Le società cooperative coop. a mutualità prevalente e coop. diverse Del secondo criterio (limitazione della partecipazione dei soci agli utili) si occupa l’art. 2514 c. c. che stabilisce che una cooperativa rientra nella categoria della mutualità prevalente quando, oltre ad agire prevalentemente con i soci, il suo statuto preveda: a) il divieto di distribuzione di dividendi nella misura dell’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi aumentato di due punti e mezzo; b) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi; c) il divieto di ripartizione delle riserve tra i soci cooperatori durante la vita della società; d) in caso di scioglimento del rapporto sociale o di scioglimento dell’intera società, la devoluzione del patrimonio sociale (eccedente il capitale che va rimborsato ai soci) ai Fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.
Le società cooperative coop. a mutualità prevalente e coop. diverse Le principali distinzioni tra le due forme di cooperative : a) le coop. a mutualità prevalente sono dotate di un patrimonio gravato da vincoli di indivisibilità tra i soci, mentre le cooperative diverse hanno un patrimonio in larga misura divisibile tra i soci; b) solo le cooperative a mutualità prevalente godono delle agevolazioni tributarie riservate dalla legge alle imprese mutualistiche; c) solo le cooperative diverse, non avendo una marcata impronta mutualistica, possono trasformarsi in società lucrative, a condizione che devolvano ai fondi mutualistici il valore effettivo del patrimonio sociale che eccede il capitale (art. 2545 decies e ss.).
Le società cooperative scopo mutualistico e attività lucrativa Le cooperative abbandonano spesso il modello ideale della mutualità pura aggregandosi in consorzi o dando vita a gruppi di imprese. Le cooperative possono costituire consorzi riconducibili a tre tipologie: consorzi di cooperative ammissibili ai pubblici appalti; consorzi di cooperative in forma cooperativa e consorzi di cooperative per il coordinamento della produzione e degli scambi. Inoltre, ex art. 27 quinquies dei Provvedimenti per la cooperazione le cooperative e i loro consorzi possono costituire ed essere soci di S.p.A. o S. r. l.. Infine, l’art. 2545 septies ha introdotto nel nostro sistema il gruppo cooperativo paritetico. il nostro ordinamento consente alle cooperative di perseguire anche uno scopo di lucro, purché vengano rispettate alcune regole patrimoniali particolari, che escludano il c. d. lucro soggettivo.
Le società cooperative scopo mutualistico e attività lucrativa La distinzione tra cooperative a mutualità prevalente e quelle diverse incide anche su questo punto. Difatti, per le cooperative a mutualità prevalente il legislatore ha introdotto una serie di regole (la prevalenza e la non lucratività) che riducono i margini del c. d. lucro soggettivo. Per le cooperative diverse, non fiscalmente agevolate, invece, il legislatore ha ampliato la possibilità di svolgere attività speculative dei cui risultati possono profittare i soci e i finanziatori dell’impresa. Tuttavia, il legislatore non ha tracciato una netta linea di demarcazione tra le due tipologie di cooperative.
Le società cooperative scopo mutualistico e attività lucrativa Per tutte le cooperative l’art. 2525 c. c. e le leggi speciali stabiliscono limiti massimi ai conferimenti in danaro dei soci. Nelle cooperative nessun socio può avere una quota o possedere azioni di valore superiore a 100.000 euro o, nelle coop. con più di 500 soci, superiore al 2% del capitale sociale. La l. 59 del 1992 (artt. 7 – 21) ha permesso la c. d. rivalutazione delle quote imputando gli utili di esercizio al capitale sociale, attraverso un vero e proprio aumento gratuito del capitale sociale, che prima si riteneva vietato per effetto delle clausole statutarie di non lucratività della legge Basevi. Gli utili di esercizio vengono così indirettamente attribuiti ai soci cooperatori, sia pure entro i limiti della partecipazione massima oggi consentita (100.000 euro) eventualmente rivalutata; e i soci potranno appropriarsene in occasione dello scioglimento del rapporto sociale o in caso di scioglimento della società, senza conseguenze sul trattamento di favore goduto dalla società.
Le società cooperative scopo mutualistico e attività lucrativa Il codice e le leggi speciali stabiliscono per le cooperative un sistema particolare di distribuzione e devoluzione degli utili. In tutte le cooperative almeno il 30% degli utili deve essere innanzitutto destinato alla riserva legale (2545 quater). Una quota del 3% degli utili deve essere poi corrisposta ai Fondi mutualistici (art. 11 l. 59 del 1992 e 2545 quater). Nelle cooperative a mutualità prevalente non è consentita la ripartizione delle riserve tra i soci in caso di scioglimento del singolo rapporto sociale. E’ però consentito il rimborso del capitale rivalutato e del sovraprezzo (2535 c. c.; artt. 7 e 9 l. 59 del 1992). Invece nelle cooperative diverse può esservi una liquidazione della quota comprendente il valore delle riserve tra i soci. Per quanto infine riguarda lo scioglimento della società nelle cooperative protette il patrimonio eccedente il capitale deve essere devoluto ai Fondi mutualistici; mentre nelle cooperative diverse esso può essere ripartito tra i soci.
Le società cooperative scopo mutualistico e attività lucrativa Per evitare la sottocapitalizzazione delle cooperative la legge ha introdotto una serie di misure che consentono anche a queste società di fare ricorso al risparmio dei soci e dei terzi. Le cooperative sono state abilitate alla raccolta del risparmio attraverso obbligazioni (art. 2 d. lgs. 342 del 1999) e, entro certi limiti, possono raccogliere risparmio presso i soci. Inoltre, le cooperative possono ottenere dai propri soci prestiti fiscalmente agevolati. La l. 59 del 1992 aveva introdotto le figure dei soci sovventori e degli azionisti di partecipazione cooperativa entrambi portatori di interessi lucrativi e non mutualistici. La riforma ha confermato ed ampliato le linee di tendenza della del 1992 e per tutte le cooperative ha previsto accanto ai soci cooperatori i c.d. finanziatori, soci e non soci (2526 c. c.) tra i quali rientrano le due categorie suddette. I finanziatori sottoscrivono strumenti finanziari diversi dalle azioni e possono avere particolari diritti patrimoniali e amministrativi. La legge però evita che gli interessi lucrativi dei soci finanziatori possano prevalere sugli interessi mutualistici dei soci cooperatori.
Le società cooperative scopo mutualistico e attività lucrativa L’art. 2511 c. c. considera la variabilità del capitale come un elemento essenziale della definizione di società cooperativa. La variabilità del capitale delle cooperative significa che in esse il capitale sociale può essere aumentato gratuitamente mediante l’accoglimento da parte degli amministratori delle domande di ingresso di nuovi soci (porta aperta: 2528 c. c.); mentre nelle società lucrative l’aumento del capitale (a pagamento) avviene normalmente attraverso un procedimento di modificazione formale dell’atto costitutivo (con deliberazione dell’assemblea straordinaria). Variabilità del capitale nelle cooperative esiste anche per le ampie possibilità di recesso concesse dalla legge e per la possibilità di esclusione dei soci.
Le società cooperative Costituzione A differenza delle S. p. A. e delle S. r. l. che possono nascere anche per atto unilaterale (artt. 2328 e 2463 c. c.) la cooperativa ha un fondamento contrattuale. Si tratta di un contratto con comunione di scopo. Il carattere contrattualistico è notevolmente appannato in alcuni tipi di cooperative come i consorzi agrari. Non contrasta con il fondamento contrattuale della cooperativa, invece, il procedimento di costituzione per pubblica sottoscrizione (art. 2333 ss. c. c.). che è applicabile anche alle cooperative in quanto richiamato dall’art. 2519 c. c.
Le società cooperative Costituzione Quanto al contenuto del contratto di società cooperativa, si applica, per quanto compatibile l’art. 2247 c. c. In tale definizione si rinvengono i quattro elementi caratteristici: Persone; Fondo comune (costituito dai conferimenti di soci); Oggetto sociale(esercizio in comune di un’attività economica); Causa mutualistica (soddisfazione di un bisogno comune). Quest’ultimo elemento, che diverge essenzialmente dalla definizione dell’art. 2247 c. c., non è definito ma solo indicato nell’art. 2511 c. c.
Le società cooperative Atto costitutivo - requisiti Come per le S.p.A., le regole per il funzionamento della cooperativa sono normalmente inserite in uno statuto, che è parte integrante dell’atto costitutivo (art. 2521, 4 c.) e ne condivide la natura di atto di autonomia privata. La forma dell’atto costitutivo è quella dell’atto pubblico ed i suoi elementi contenutistici sono individuato dall’art. 2521. Tra essi assume particolare importanza la denominazione della società cooperativa. Accanto alla denominazione, nell’atto costitutivo è richiesta l’indicazione del comune in cui si trova la sede della società e delle eventuali sedi secondarie.
Le società cooperative Atto costitutivo - requisiti L’atto costitutivo deve indicare, altresì, la quota di capitale sottoscritta da ciascun socio, i versamenti eseguiti e se il capitale è ripartito in azioni il loro valore nominale. La costituzione di società cooperative presuppone la causa mutualistica. Nell’atto costitutivo devono anche essere stabilite >, e si può prevedere >. L’art. 2521, 3 c. n. 8, prevede che l’atto costitutivo indichi anche le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni. Nel caso di cooperative protette il limite per distribuire gli utili è pari all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato, mentre nelle cooperative diverse il limite è rimesso all’autonomia statutaria.
Le società cooperative Atto costitutivo - modificazioni Nelle cooperative assumono rilievo le deliberazioni che modifichino l’oggetto sociale, i requisiti dei soci, le norme regolamentari sul rapporto mutualistico ecc.. Il passaggio dalla prevalenza alla non prevalenza e viceversa può dipendere o da modifiche dell’atto costitutivo (es. eliminazione di clausole di non lucratività) o da comportamenti della società (es. mancato rispetto delle clausole statutarie sulla prevalenza). L’art. 2545 octies, infatti,stabilisce che la società perde la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente quando per due esercizi consecutivi non rispetta la condizione di prevalenza di cui all’art. 2513 c. c. o modifica le previsioni statutarie ex art. 2514 c. c.
Le società cooperative trasformazione A differenza delle cooperative a mutualità prevalente, quelle diverse possono trasformarsi in società ordinarie. La trasformazione delle cooperative diverse implica la devoluzione ai Fondi mutualistici del valore effettivo del patrimonio, dedotti il capitale, i dividendi maturati e il valore del capitale minimo della nuova società (art. 2545 undecies c.c.). L’art. 2506 septies c. c. ha previsto la possibilità della trasformazione di società di capitali in società cooperativa, con conseguente modifica dello scopo sociale.
Le società cooperative fusione e scissione Quanto alla fusione ed alla scissione di società cooperative, l’art. 2545 novies si limita a rinviare agli artt. 2501 e 2506 c. c. La fusione di cooperative può attuarsi mediante costituzione di una società nuova o incorporazione in una società di una o più altre (art. 2501 c. c.). La fusione è omogenea se riguarda due o più società tutte caratterizzate dallo scopo mutualistico; La fusione è eterogenea o promiscua quando riguarda società mutualistiche e lucrative. Quest’ultima, tuttavia, non è ammessa tranne che nelle ipotesi delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo (artt. 31 e 36 t. u. b.). Con la scissione una società assegna l’intero suo patrimonio a più società preesistenti o di nuova costituzione, o parte del suo patrimonio, in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni o quote ai suoi soci (art. 2506 c. c.).
Le società cooperative pubblicità Oltre alla pubblicità nel registro delle imprese le cooperative sono assoggettate a specifici oneri pubblicitari. L’art. 15 d. lgs. 2.2.2002, n. 220 ha istituito a fini anagrafici e della fruizione dei benefici fiscali e di altra natura l’Albo nazionale delle società cooperative edilizie di abitazione e i loro consorzi. Infine, con decreto ministeriale del 23.6.2004 è stato istituito il nuovo Albo delle cooperative a mutualità prevalente.
Le società cooperative Atto costitutivo – i soci L’atto costitutivo deve indicare anche il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza dei soci (2521, 3c., n. 1). La pluralità dei soci è elemento essenziale dell’atto costitutivo. L’art. 2522 c. c. stabilisce in 9 il numero minimo dei soci in ogni caso necessario. La riduzione dei soci al di sotto del numero minimo comporta la necessità della sua reintegrazione entro 1 anno, pena la liquidazione della cooperativa. Il numero di soci inizialmente necessario scende a 3, purché si tratti di persone fisiche, se la società adotti le forme della S. r. l..
Le società cooperative Atto costitutivo – i soci Se la cooperativa ha la forma di S.r.l. non deve avere, alternativamente, più di 20 soci, o un attivo patrimoniale superiore ad 1 milione di euro. L’art. 2522, 4c., fa salve le previsioni di leggi speciali per particolari categorie di cooperative (es. di produzione e di lavoro ammesse ai pubblici appalti). Un numero minimo di soci (200) è sempre richiesto per le banche popolari e per le cooperative di credito. In ogni caso occorre che i soci possiedano i requisiti personali indicati nell’atto costitutivo. L’art. 2527 c. c., a tal riguardo, contiene due regole fondamentali.
Le società cooperative Atto costitutivo – i soci Quanto ai soci in prova, il loro numero non può superare 1/3 del totale dei soci. Al termine del primo quinquennio il socio in prova diventa socio ordinario, a meno che, non avendo superato in modo soddisfacente il periodo di prova, non sia escluso al termine del procedimento previsto dall’art. 2533 c. c. L’ammissione di nuovi soci si ricollega al principio della porta aperta espressione dello spirito solidaristico della cooperazione, e comporta la variabilità del capitale sociale (art. 2524 c. c.). Tale principio, però, non comporta che chiunque, possedendo i requisiti necessari, faccia domanda di ingresso, abbia un diritto ad essere accolto: infatti l’art. 2528 c. c., riformato, non concede agli aspiranti soci la possibilità di rivolgersi al tribunale in caso di rifiuto illegittimo della società. Limiti alla libertà di ingresso dei nuovi soci sono dovuti sia a ragioni di efficienza dell’impresa sia al fatto che le società cooperative sono caratterizzate dall’intuitus personae.
Le società cooperative Atto costitutivo – i soci Solo per particolari categorie di cooperative i soci devono presentare specifici requisiti stabiliti dalla legge. Ad es. nelle cooperative di lavoro i soci devono essere lavoratori ed esercitare l’arte o il mestiere corrispondenti alla specialità delle cooperative di cui fanno parte o affini; nelle cooperative agricole l’attività di coltivazione deve essere esercitata in via esclusiva ecc. Nelle cooperative l’ammissione di nuovi soci non comporta modifica dell’atto costitutivo, secondo le regole vigenti nelle società di capitali (2524, 2 c., c. c.). Quando ciò avviene l’ingresso di nuovi soci serve ad aumentare il capitale sociale mediante nuovi conferimenti (aumento c. d. a pagamento) e soddisfa esigenze finanziarie della cooperativa.
Le società cooperative A mmissione nuovi soci Nelle cooperative di credito una maggiore protezione è riservata a colui che aspiri ad essere ammesso nella società. In particolare, nel caso delle banche popolari, l’art. 30 del t.u.b. ha stabilito che: a) le deliberazioni del consiglio di amministrazione, favorevoli o contrarie all’ammissione del socio, devono essere motivate avuto riguardo all’ >, alle > e allo >; b) l’interessato, in caso di rigetto della domanda, può presentare istanza di revisione al collegio dei probiviri; c) il consiglio di amministrazione è tenuto a riesaminare la domanda quando il collegio dei probiviri ne faccia richiesta.
Le società cooperative Ammissione nuovi soci Ex art. 34 t.u.b. quando risulta che la banca rigetti ripetutamente e senza giustificato motivo le domande di ammissione a socio è in facoltà della Banca d’Italia obbligare la società a motivare e comunicare agli interessati le deliberazioni di rigetto. La Novella, per tutte le cooperative prevede che gli amministratori debbano motivare e comunicare la deliberazione di rigetto entro 60 gg. (2528, 3c, c. c.). Qualora la domanda di ammissione non sia accolta dagli amministratori, chi l’ha proposta può entro 60 gg. chiedere che sul diniego si pronunci l’assemblea (2528, 4c, c. c.). Il nuovo socio deve versare un sovraprezzo determinato dall’assemblea in occasione della approvazione del bilancio (2528, 2c, c. c.).
Le società cooperative T rasferimento partecipazione sociale Quanto al trasferimento della partecipazione sociale, l’art. 2530 c. c. stabilisce che la quota o le azioni dei soci cooperatori non possono essere cedute con effetto verso la società se la cessione non è autorizzata dagli amministratori. La norma aggiunge che l’atto costitutivo può vietare la cessione e in tal caso il socio può recedere con preavviso di 90 gg. dalla società purché siano decorsi 2 anni dall’ingresso nella società. Sussiste, tuttavia, una più ampia tutela per il socio che voglia trasferire a terzi la quota sociale, in quanto l’art. 2530 c. c. pur prevedendo la necessità del placet degli amministratori consente al socio di rivolgersi al tribunale in caso di diniego illegittimo dell’autorizzazione. Difatti, il provvedimento che concede o nega l’autorizzazione deve essere comunicato al socio entro 60 gg. al fine di consentirgli il ricorso al tribunale. La riforma dunque concede al socio un vero e proprio diritto al trasferimento della quota (2530, 5c, c. c.).
Le società cooperative Atto costitutivo –recesso Quanto al diritto di recesso l’art. 2532 c. c. esordisce affermando che il socio cooperatore può recedere dalla società nei casi previsti dalla legge o dall’atto costitutivo (2521, 3 c., n. 7). Il recesso, che non può essere parziale, è ammesso per legge: a) quando l’atto costitutivo vieta la cessione di quote o azioni (2530 u. c. c. c.); b) quando è previsto per le S.p.A. o S.r.l.. Nelle leggi speciali l’art. 31 del t. u. b. ha stabilito che in caso di trasformazione di banca popolare in S. p. A. è fatto salvo il diritto di recesso dei soci dissenzienti o assenti. La stessa cosa è prevista dall’art. 36 t. u. b. in caso di fusione di casse di credito cooperativo da cui risultino banche popolari o banche S. p. A.. Il recesso ha effetto con la chiusura dell’esercizio in corso se comunicato 3 mesi prima e in caso contrario con la chiusura dell’esercizio successivo.
Le società cooperative Atto costitutivo – esclusione del socio L’atto costitutivo deve anche stabilire le condizioni per l’esclusione del socio, che nelle società lucrative sono stabilite dalla legge. L’art. 2533 c. c., richiamando gli artt. 2524, 2586 e 2288, 1c, ammette i seguenti casi di esclusione facoltativa o volontaria:a) mancato pagamento delle quote o delle azioni; b)gravi inadempimenti che derivano dalla legge o dal contratto;c) interdizione o inabilitazione del socio; d) condanna del socio ad una pena che importa l’interdizione anche temporanea dai pubblici uffici; e) in caso di conferimento del godimento di una cosa, per il perimento della cosa per causa non imputabile; f) può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata dalla società (2286, 3c, c. c.); g) infine, il socio può essere escluso nei casi stabiliti dall’atto costitutivo (2521, 3 c., n. 7, c. c.).
Le società cooperative Atto costitutivo – esclusione del socio Il socio è escluso automaticamente o di diritto nel caso in cui venga dichiarato fallito (2288 c. c.). In questo caso non è necessaria una deliberazione degli organi sociali. L’esclusione del socio può derivare anche dalla mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti personali. La deliberazione di esclusione deve essere effettuata dagli amministratori o, se l’atto costitutivo lo prevede, dall’assemblea e deve essere motivata. Contro la deliberazione di esclusione il socio può proporre opposizione al tribunale, entro 30 gg. dalla comunicazione.
Le società cooperative M orte del socio L’art. 2534 c. c. si occupa della morte del socio e prevede che i suoi eredi abbiano diritto alla liquidazione della quota. La norma configura la morte del socio come causa di scioglimento del rapporto sociale e conferma la rilevanza dell’elemento dell’intuitus personae all’interno delle imprese mutualistiche. Tuttavia l’atto costitutivo può prevedere la trasferibilità mortis causa della partecipazione sociale. Il 2c. dell’art. 2534 c. c. stabilisce, infatti, che l’atto costitutivo può prevedere la continuazione della società con gli eredi, se provvisti dei requisiti per l’ammissione nella società. In tal caso gli eredi del socio defunto vantano un vero e proprio diritto all’ammissione, direttamente tutelabile davanti all’autorità giudiziaria.
Le società cooperative L iquidazione quota soci uscenti Con riguardo alla liquidazione della quota del socio uscente l’art. 2535 c. c. detta una nuova disciplina che tiene conto della distinzione tra cooperative a mutualità prevalente e diverse e tra soci cooperatori e soci finanziatori. Nelle cooperative a mutualità prevalente, per le quali l’art. 2514 c. c. prevede il divieto di distribuzione delle riserve tra i soci cooperatori, il socio uscente avrà diritto al rimborso del solo capitale conferito più il sovraprezzo e la rivalutazione. Per le cooperative diverse l’art. 2535 c. c. rinvia, invece, all’atto costitutivo i criteri per la liquidazione della quota. La liquidazione comprende il sovraprezzo, se non imputato ad aumento gratuito del capitale, e le riserve divisibili. La quota di capitale attribuita al socio a titolo di dividendo o ristorno può essere rimborsata a rate entro un periodo di 5 anni.
Le società cooperative Scioglimento società Sono cause di scioglimento della società: A) la perdita totale del capitale sociale (2545 duodecies c. c.); B) la riduzione dei soci al di sotto del numero minimo (9 o 3) se questo non viene reintegrato entro 1 anno; C) la liquidazione coatta amministrativa disposta dall’autorità governativa. In caso di irregolarità o di eccessivo ritardo nello svolgimento della liquidazione, l’autorità di vigilanza può sostituire i liquidatori o, se questi sono stati nominati dal tribunale, può chiederne la sostituzione al medesimo (2545 octiesdecies c. c.). Nelle cooperative a mutualità prevalente il residuo attivo di liquidazione, detratti il capitale versato e rivalutato e i dividendi maturati, deve essere devoluto ai Fondi mutualistici.
Le società cooperative R esponsabilità soci La riforma ha opportunamente eliminato il precedente regime di responsabilità dei soci (che prevedeva una responsabilità multipla dei soci limitata o illimitata) stabilendo all’art. 2518 c. c. che nelle cooperative per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio. Quanto al socio moroso che non esegue tutti i conferimenti dovuti può essere escluso dalla società (2531 c. c.). Esso, tuttavia, risponde verso la stessa per 1 anno dal giorno in cui cessa di far parte della società e se entro questo anno la società diventa insolvente dovrà restituire alla medesima quanto ricevuto per la liquidazione della quota o per il rimborso delle azioni (2536 c. c.). Il creditore particolare del socio cooperatore non può agire esecutivamente sulla quota o sulle azioni dello stesso (art. 2537 c. c.)
Le società cooperative D iritto di informazione dei soci L’art. 2545 bis, riprendendo una disposizione della l. 59 del 1992, attribuisce ai soci delle cooperative un particolare diritto di informazione. I soci, infatti, hanno diritto di consultare oltre i libri sociali (2422 c. c.) anche il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e il libro delle deliberazioni del comitato esecutivo (se esiste). Il diritto spetta ai soci che rappresentano 1/10 del numero complessivo dei soci, o 1/20 quando la cooperativa ha più di 30.000 soci. Il diritto di consultazione deve essere esercitato attraverso un rappresentante il quale può farsi assistere da un professionista di fiducia e non può essere esercitato se il socio è moroso o inadempiente verso la società.
Le società cooperative Atto costitutivo – il capitale sociale Come in ogni società anche nelle cooperative il fondo comune è uno degli elementi costitutivi sebbene non abbia la stessa importanza che ha nelle società lucrative. L’art. 2524, 1c, c. c. afferma che il capitale della società, anche se è a responsabilità limitata, non è determinato in un ammontare prestabilito a differenza di quanto prevede l’art. 2328, n. 4, c. c., per le S.p.A..
Le società cooperative Atto costitutivo – il capitale sociale La diversa incidenza del capitale nella società cooperativa esclude l’applicazione delle norme sul capitale minimo delle società di capitali e, quindi, l’art. 2329, n. 1, c. c., che per la valida costituzione delle S.p.A. richiede che sia stato interamente sottoscritto il capitale. La mancanza di un capitale minimo prescritto dalla legge esclude l’applicabilità delle norme contenute negli artt. 2446 c. c. (perdita del capitale per oltre 1/3) e 2447 c. c. (riduzione del capitale al di sotto del limite legale), fermo restando che la perdita del capitale sociale implica lo scioglimento della cooperativa.
Le società cooperative Aumento gratuito del capitale Quanto alla possibilità di aumento gratuito del capitale sociale, dopo la riforma è necessario distinguere tra cooperative a mutualità prevalente e diverse. Nelle prime una eventuale imputazione di riserve a capitale sarebbe in contrasto con le previsioni dell’art. 2514 che vieta la distribuzione delle riserve tra i soci. La legge, però, ha espressamente consentito la possibilità di un aumento gratuito del capitale mediante la utilizzazione di utili di esercizio e, secondo alcuni, mediante riserve costituite con utili di esercizio, purché nei limiti della quota massima detenibile da parte dei soci. Questo aumento di capitale avviene con deliberazione dell’assemblea ordinaria in occasione dell’approvazione del bilancio, senza modificazione dell’atto costitutivo.
Le società cooperative I l capitale sociale: quote e azioni La partecipazione sociale nelle cooperative può essere rappresentata da quote o da azioni a seconda che la società sia disciplinata con un rinvio alla S. r. l. o alla S. p.A. Le azioni delle cooperative, poiché la partecipazione sociale è legata a condizioni subiettive dei soci, devono essere necessariamente nominative. La legge stabilisce per il valore nominale di ciascuna azione o quota dei limiti legali minimi (€ 25,00) e massimi (€ 500,00). Le azioni delle società cooperative, per dottrina e giurisprudenza, non sono assimilabili a quelle delle S.p.A. né sotto il profilo strutturale (in quanto la cooperativa non è una società di capitale), né sotto quello funzionale, perché non sono destinate alla circolazione: il principio della porta aperta fa da contrappeso alla incedibilità delle quote o azioni non autorizzata dagli amministratori.
Le società cooperative I l capitale sociale: quote e azioni Una importante eccezione è costituita dalle banche popolari le cui azioni circolano libere ma ad effetti incompleti; infatti gli acquirenti anche se ad essi il consiglio di amministrazione abbia rifiutato l’ammissione a socio, possono esercitare i diritti a contenuto patrimoniale relativi alle azioni acquistate. In secondo luogo, le azioni delle banche popolari incorporano una frazione del reale valore del patrimonio sociale, della quale consentono il trasferimento. Nella società cooperativa, a differenza di quanto accade nella S.p.A., la partecipazione del socio è a carattere personale e non è legata al titolo - azione che rappresenta solo una frazione del capitale sociale ed assolve la funzione di certificato di quota.
Le società cooperative Atto costitutivo – il capitale sociale – quote e azioni Data la diversa natura delle azioni di società cooperativa rispetto a quella delle S.p.A., la Novella del 2003 ha previsto all’art. 2525, 5c., le norme della S.p.A. applicabili alle cooperative: si tratta degli artt. 2346 – 2349, 2354 e 2355 c. c. L’indicazione risulta insufficiente ed equivoca. Insufficiente in quanto vi sono norme non richiamate e certamente applicabili (es. divieto di emissione di azioni a voto multiplo, ex art. 2351 c. c.;i limiti all’acquisto di azioni proprie ex art. 2357 – quater; i divieti di sottoscrizione reciproca di azioni ex art. 2360 c. c. e di modificazione implicita dell’oggetto sociale mediante acquisto di partecipazioni in altre imprese ex art. 2361, 1 c., c. c.). Equivoca perché richiede la continua attività dell’interprete.
Le società cooperative I l capitale sociale – prestiti dei soci e obbligazioni Le cooperative ed i consorzi di cooperative hanno necessità di ingenti risorse finanziarie che possono reperire anche attraverso i prestiti dei soci e l’emissione di obbligazioni. I prestiti dei soci sono finanziamenti che la cooperativa riceve direttamente dai propri aderenti. Dai prestiti la cooperativa trae il vantaggio di sottrarsi al condizionamento delle banche, mentre il socio che concede il prestito può contare su un tasso di remunerazione più elevato di quello corrente e sulla possibilità di controllare l’impiego dell’investimento. Quanto alle obbligazioni i limiti ed i criteri di emissione sono fissati dal Cicr.
Le società cooperative I l capitale sociale – gli strumenti finanziari Accanto alle azioni o quote (nelle cooperative s. r. l.) la riforma espressamente prevede l’emissione di strumenti finanziari e di altri titoli di debito (art. 2526 c. c.). La distinzione si collega a quella tra soci cooperatori e soci finanziatori. Sono soci cooperatori i titolari di azioni o quote che aderiscono alla cooperativa avendo interesse a godere delle prestazioni mutualistiche. Soci finanziatori sono sia i sottoscrittori di strumenti finanziari remunerati con la partecipazione agli utili anche se i titoli non attribuiscano poteri sociali, come ad esempio il voto, sia i soci cui lo statuto attribuisca poteri di intervento nella vita della società (i c. d. poteri di voice), anche se la remunerazione del finanziamento non è collegata agli utili.
Le società cooperative I l capitale sociale – i soci sovventori L’art. 4 l. 59 del 1992 prevede la categoria dei soci sovventori. Le azioni dei soci sovventori (l. 59 del 1992) sono nominative e liberamente trasferibili. Tuttavia, particolari condizioni di circolazione possono essere stabilite dall’atto costitutivo o dallo statuto. Il sovventore effettua un apporto la cui entità è determinata liberamente, indipendentemente dai limiti massimi stabiliti per i conferimenti dei soci ordinari. Tuttavia i voti attribuiti ai sovventori non devono comunque superare 1/3 dei voti spettanti a tutti i soci. Analogamente, i soci sovventori possono essere nominati amministratori, ma la maggioranza di questi ultimi deve essere costituita da soci ordinari. Non possono prevedere soci sovventori le società ed i consorzi operanti nel settore dell’edilizia abitativa, le banche di credito cooperativo, le banche popolari e le cooperative di assicurazione.
Le società cooperative I l capitale sociale : le azioni di pertecipazione cooperativa L’art. 5 l. 59 del 1992 ha anche introdotto la figura degli azionisti di partecipazione cooperativa. La disciplina di tali azioni riprende quella delle azioni di risparmio e, pertanto, esse possono essere al portatore. Ai sottoscrittori di tali azioni la legge attribuisce un privilegio nella ripartizione degli utili (maggiorata del 2% rispetto a quella delle quote o delle azioni dei soci della cooperativa) e nel rimborso del capitale (che viene fatto per l’intero valore nominale). Tali azioni sono però prive di diritto di voto e devono essere offerte in misura non inferiore alla metà in opzione ai soci e lavoratori dipendenti della società. Esiste anche un limite all’emissione di tali azioni che non possono superare il valore contabile delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio della cooperativa.
Le società cooperative Il capitale sociale – acquisto di azioni proprie L’art. 2529 c. c. prevede anche per le cooperative la possibilità di acquisto di azioni o quote proprie a seconda che esse abbiano la forma di S.p. A. o S. r. l.. Ciò differenzia la cooperativa dalla S.r.l. cui l’acquisto delle proprie quote è inibito dall’art. 2474 c. c. La disciplina è diversa rispetto a quella dettata dall’art. 2357 e ss. per le S.p.A. e si spiega col fatto che nelle cooperative tale acquisto si giustifica per aiutare i soci che versino in stato di gravi difficoltà economiche. Le condizioni per l’acquisto sono le seguenti: a) sia previsto nello statuto; b) sussistano le condizioni previste dall’art. 2545 quinquies (rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento superiore ad ¼); c) l’acquisto è limitato agli utili distribuibili e alle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Le società cooperative Organi sociali Gli organi sociali delle cooperative sono: L’Assemblea; Gli Amministratori; Il collegio sindacale; Amministratori e sindaci nominati da Stato o da enti pubblici; Il collegio dei probiviri.
Le società cooperative Organi sociali - Assemblea Le regole dettate dal codice civile per l’assemblea si riferiscono alle cooperative in forma di S.p.A. ma sono applicabili anche alle cooperative in forma di S. r. l.. I punti caratterizzanti riguardano: a) le forme di convocazione; b) diritto di intervento e diritto di voto (2538 c. c.); c) l’uguaglianza dei soci nel voto (2538 c. c.); d) il voto per corrispondenza o con mezzi telematici (2538 c. c.); e) la rappresentanza (2539 c. c.); f) le assemblee separate (2540 c. c.).
Le società cooperative Organi sociali - Amministratori La riforma ha previsto che l’atto costitutivo debba indicare il sistema di amministrazione adottato (art. 2521, 3 c., n. 10, c. c.). Se adottano il sistema delle S.p.A., anche le cooperative possono scegliere tra il sistema tradizionale (basato sulla presenza del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, v. art. 2380 bis e ss.); il sistema dualistico (caratterizzato dalla presenza di un consiglio di gestione e un consiglio di sorveglianza, v. art. 2409 octies c. c.); e il sistema monistico (basato su un consiglio di amministrazione e da un comitato costituito al suo interno, v art. 2409 sexies decies). I membri del consiglio di amministrazione devono essere in maggioranza soci cooperatori o persone indicate dai soci cooperatori persone giuridiche (art. 2542 c. c.). I possessori di strumenti finanziari non possono eleggere più di 1/3 degli amministratori (2542, 4 c., c. c.).
Le società cooperative Organi sociali – Collegio sindacale Prima dell’entrata in vigore della riforma del 2003, l’art. 13 d. lgs. 220 del 2002 prevedeva che alle cooperative ed ai loro consorzi si applicavano le norme sul collegio sindacale previste per le S.p.A. e le S. r. l. dall’art. 2488 c. c.. L’attuale art. 2543 c. c. stabilisce definitivamente che la nomina del collegio sindacale è obbligatoria se il capitale sociale delle cooperative non è inferiore a quello minimo stabilito per la S. p. A. (120.000 euro) o se per due esercizi consecutivi sono stati superati due dei limiti indicati dal 1 c. dell’art. 2435 bis c. c. (totale dell’attivo patrimoniale 3. 125.000 euro; ricavi delle vendite e prestazioni 6.250.000 euro; dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità). La nomina è altresì obbligatoria se la società emetta strumenti finanziari non partecipativi.
Le società cooperative Organi sociali – Amministratori e sindaci nominati d Stato o Enti pubblici Nelle cooperative è consentita la nomina extra assembleare della sola minoranza di amministratori e sindaci e tale facoltà dipende esclusivamente da previsioni statutarie, prescindendo dalla circostanza che lo Stato o gli enti pubblici siano soci della società (2542 u. c., c. c.) Non vi può essere nomina extra assembleare di amministratori e sindaci nelle banche popolari e nelle banche di credito cooperativo (artt. 29 e 33 t. u. b.).
Le società cooperative Organi sociali – I Probiviri Accanto ad amministratori e sindaci, gli statuti di cooperative spesso prevedono un collegio dei probiviri al quale attribuiscono funzioni arbitrali per la soluzione di controversie interne alla società. Le disposizioni statutarie vanno dall’ipotesi di clausola compromissoria pura e semplice al deferimento obbligatorio delle controversie ad un collegio stabilmente inserito nella vita della società, nominato dalla società e rinnovato come un vero e proprio organo sociale.
Le società cooperative I controlli L’art. 2545 quinquiesdecies c. c. ha introdotto anche per le cooperative l’istituto del controllo giudiziario previsto dall’art. 2409 per le S.p.A.. La legittimazione all’azione è concessa ai soci titolari del decimo del capitale sociale, ovvero a 1/10 del numero complessivo di essi e nelle cooperative con più di 3000 soci a 1/20 dei soci. La norma si applica anche alle cooperative in forma di s. r. l.. Per tutte le cooperative, la riforma del codice civile e delle leggi speciali ha mantenuto in vita il risalente sistema dei controlli pubblici. In base al d. lgs. 220 del 2002, la vigilanza cooperativa è devoluta al Ministero delle attività produttive e si esercita mediante revisioni o ispezioni straordinarie.
Le società cooperative I controlli La revisione cooperativa deve avvenire almeno una volta ogni 2 anni e per le società aderenti è eseguita dalle Associazioni nazionali di rappresentanza del movimento cooperativo. A seguito delle ispezioni possono essere presi i seguenti provvedimenti: a) cancellazione dall’Albo nazionale degli enti cooperativi; b) gestione commissariale ex art. 2545 sexiesdecies c. c.; c) scioglimento della cooperativa per atto dell’autorità ex art. 2545 septiesdecies c. c.; d) sostituzione dei liquidatori ex art. 2545 octiesdecies c. c. ; e) liquidazione coatta amministrativa ex art. 2545 terdecies c. c.. Fanno eccezione a questo sistema le cooperative di credito, sottoposte alla vigilanza della Banca d’Italia; le banche di credito cooperativo sottoposte alla vigilanza dell’autorità governativa; le cooperative edilizie a contributo erariale, sottoposte alla vigilanza del Ministero dei lavori pubblici.
Le società cooperative Controlli – Certificazione di bilancio Il d. lgs. 220 del 2002 all’art. 11 ha disciplinato la certificazione annuale del bilancio di esercizio, affidata ad una società di revisione, per le cooperative e loro consorzi che presentino uno dei seguenti requisiti: –valore della produzione superiore a 60 milioni di euro; –riserve indivisibili superiori a 4 milioni di euro; –prestiti o conferimenti di soci finanziatori superiori a 2 milioni di euro. La mancata richiesta della certificazione comporta la sanzione della gestione commissariale.
Le società cooperative CRISI ECONOMICA In caso di insolvenza delle cooperative, accanto alla liquidazione coatta, il codice prevede espressamente il fallimento (art. 2545 terdecies c. c.). Il concorso tra le due procedure è regolato dal criterio della prevenzione di cui all’art. 196 l. fall. Sono sottratte al fallimento: –le cooperative che hanno per oggetto un’attività non commerciale, es. cooperative agricole; –i piccoli imprenditori commerciali ex art. 1, 2 c., l. fall. riformato dal d. lgs. n. 5 del 2006; –le cooperative che per disposizione di leggi speciali, pur avendo un oggetto commerciale, siano sottoposte a liquidazione coatta.
Le mutue assicuratrici: art. 2546 c. c. e ss. Sono società cooperative caratterizzate dalla stretta interdipendenza che per legge esiste tra la qualità di socio e la qualità di assicurato. Le due posizioni di socio e assicurato nascono e restano tra loro strettamente collegate. Nelle cooperative di assicurazione, invece, si può essere assicurati senza diventare soci e il socio ha diritto alle prestazioni assicurative solo se ed in quanto stipula un distinto ed autonomo contratto di assicurazione con la società. Il rapporto sociale permane anche se viene meno il rapporto di assicurazione. Nelle mutue assicuratrici per le obbligazioni sociali risponde solo la società con il proprio patrimonio.
Le mutue assicuratrici: art. 2546 c. c. e ss. I soci assicurati sono obbligati verso la società a pagare dei contributi che costituiscono conferimenti e premi di assicurazione. Il patrimonio sociale può risultare insufficiente e pertanto l’atto costitutivo può prevedere la costituzione di fondi di garanzia per il pagamento delle indennità, mediante speciali conferimenti da parte dei soci assicurati o di terzi, attribuendo anche a questi ultimi la qualità di socio. Nelle mutue assicuratrici coesistono due categorie di soci: soci assicurati e soci sovventori. L’atto costitutivo può attribuire ai soci sovventori più voti, ma non oltre 5, e devono comunque essere inferiori al numero dei voti spettanti ai soci assicurati. I soci sovventori possono essere nominati amministratori ma la maggioranza deve essere costituita da soci assicurati.
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References: art. 45
 art. 45
 art. 27
 art. 2514
 art. 34
 art. 2351
 art. 2357
 art. 2360
 art. 2361
 art. 2380
 art. 2409
 art. 2409
 art. 2543
 art. 2545
 art. 2545
 art. 2545
 art. 2545
 art. 1
 art. 2546
 art. 2546