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Timestamp: 2014-04-25 05:22:16+00:00

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maternità | articolo37
Pubblicato il 10 marzo 2013 da articolo37	0
Decido di scrivere questo post dopo l’8 marzo perché non dobbiamo avere parole sulla questione femminile solo nel giorno di festa (!). Le parole di oggi riguardano il terzo Rapporto sulla Coesione sociale, uscito lo scorso dicembre e curato da Inps, Istat e Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In particolare, riprendo quello che il Rapporto dice a proposito di mercato del lavoro e conciliazione tempo di lavoro e cura della famiglia. All’indirizzo http://dati.coesione-sociale.it è disponibile il data warehouse contenente più di 700 indicatori – disaggregati per lo più a livello regionale – su demografia, lavoro, capitale umano, povertà, salute, politiche di protezione e assicurazione sociale, politiche attive sul mercato del lavoro.
I grassetti come al solito sono miei:
Nel secondo trimestre 2012 gli occupati sono 23 milioni 46mila, in calo dello 0,2% in confronto allo stesso trimestre del 2011 (-48 mila unità). La diminuzione riguarda esclusivamente la componente maschile. Il tasso di occupazione (15-64 anni), dopo la flessione del precedente trimestre, segnala un moderato calo tendenziale (-0,1 punti percentuali), attestandosi al 57,1%.
Nel 2010, gli occupati a tempo determinato sono 2 milioni 303mila, il 13,4% dei lavoratori dipendenti. Si tratta in gran parte di giovani e donne. Gli occupati part-time sono invece 3 milioni 551mila, il 15,5% dell’occupazione complessiva. In quest’ultimo caso prevale nettamente la componente femminile.
Nel 2010 rispetto all’anno precedente si rileva una leggera flessione del differenziale salariale donna/uomo dal 5,5% al 5,3%.
Nel 2011, i lavoratori dipendenti beneficiari di maternità obbligatoria sono circa 380mila. Fra le neo-mamme, il 91% ha un contratto a tempo indeterminato (e vive al Nord nel 57% dei casi), il 9% a tempo determinato (di cui il 50% concentrato nel Sud e Isole).
I congedi parentali sono ancora poco utilizzati dai padri, ne ha usufruito appena l’11% dei lavoratori dipendenti.
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Pubblicato il 13 ottobre 2011 da articolo37	0
Due donne, due mamme formato 2.0. Sono Paola Innocenti e Laura De Benedetto della community al femminile WithandWithin.
Paola Innocenti, mamma single incasinata, perde il lavoro dopo il terzo figlio e si inventa WithandWithin constatando che non esistono canali di promozione professionali per donne che vogliono reinventarsi professionalmente dopo i 40 anni.
Laura De Benedetto, moglie, mamma, lavora nel Marketing del settore web advertising. E’ presidente dell’associazione di networking professionale ToscanaIN e social networking addicted con oltre 10.400 contatti diretti su LinkedIN.
Laura sarà tra le protagoniste de “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).
In attesa di ascoltarla, ecco cosa ha raccontato, insieme a Paola, dell’esperienza di questo social network tutto al femminile, lanciato solo poche settimane fa.
Come nasce WithandWithin? Chi lavora al progetto? Da quali esperienze professionali provenite?
WithandWithin è una community che nasce come strumento di condivisione e incontro tra donne. Intende diventare uno strumento di promozione professionale di esperienze e competenze tipicamente femminili non valorizzate dal mercato convenzionale del lavoro. Le donne infatti posseggono incredibili risorse che messe a disposizione con creatività di altre donne possono diventare non solo occasioni di risparmio ma anche fonti di guadagno!
Al progetto lavora Paola Innocenti, fondatrice che arriva dal settore sviluppo prodotti / merchandisingche sta collaborando con donne come me Laura De Benedetto (e uomini :-) ) che provengono da esperienze nel mondo web e appassionate di social media marketing.
Mi racconti chi eri prima del tuo social network?
Sono veramente web addicted! Internet e i social network sono la mia passione e il mio lavoro! Ma sono anche, come tutte le donne, moglie, mamma, impegnata nel lavoro e nel sociale e, come tutte le mamme, vorrei un mondo migliore a misura di donne vere che vedono ogni giorno come una sfida, una gimcana tra scuola materna, ufficio, spesa in una società costruita su orari ed esigenze maschili (ahimè).
Vivo la nascita di una start-up con le sue difficoltà e, con l’entusiasmo di tutte (soprattutto le utenti) i suoi successi. Posso capire se è possibile un mondo virtuale diverso sperando che nel frattempo cambi anche quello reale! Con WithandWithin vorrei fare networking con altre donne che utilizzano la rete per reinventarsi con creatività una nuova vita professionale.
Come è stato accolto il social network?
La versione italiana è andata online il 19 settembre e, la settimana dopo, è partita quella inglese. Abbiamo già oltre 600 utenti registrate, tanti oggetti in scambio (abiti dismessi dei bambini, scarpe e borse che ci hanno stufano, bellissime case in Marocco, Sicilia, Toscana) e vetrine professionali interessanti e sfaccettate (dall’avvocato all’estetista, dall’ingegnere alla wedding planner). E, per il momento, tutto tramite il passaparola delle utenti tester che hanno invitato le loro amiche dunque invitiamo anche voi ad entrare nel nostro / vostro spazio, darci un feedback e invitare le vostre amiche ad utilizzarlo: più siamo e più networking facciamo!
In cosa è diverso rispetto a Linkedin?
WithandWithin, a differenza di LinkedIN, è aperto anche alle donne che amano cucinare, vendono marmellate, hanno un agriturismo ed un blog ossia alla promozione di lavori atipici e/o professioni in cui il target principale sono le donne stesse (vacanze, alimentazione, ecc.). Poi LinkedIN è uno spazio professionale al 100% riservato per lo più a manager inserite prevalentemente in azienda mentre WithandWithin è una community dove le donne possono condividere anche esperienze di vita personale (per esempio le malattie del bambino, le ricette per la crescita, ecc.) con la certezza di essere capite. Non solo! L’area dello scambio consente di dare nuova vita ad oggetti dismessi o di condividere la propria casa, in linea col cambiamento dei sistemi di consumi vuoi per l’attuale crisi che per le logiche sempre più collaborative degli stessi, facilitate dalle novità introdotte dal web.
Chi sono le donne che si iscrivono? Quale è il profilo tipo?
Le donne iscritte a WithandWithin sono donne diversissime tra loro: dalla studentessa che fa la baby-sitter nel tempo libero all’affermato architetto, dalla social media manager alla coach d’impresa, dall’imprenditrice alla casalinga). O ancora mamme che hanno la passione per le ricette, creano bijoux o hanno un blog e vogliono farlo sapere ad altre donne.
Cosa cercano e cosa offrono?
Cercano lezioni di lingue straniere da madrelingua (tedesco, inglese, ecc.), baby- oppure dog-sitter, rammendatrici, ecc. e danno in cambio favole originali e personalizzate, consiglie come personal shopper o di arredamento, lezioni su come creare un profilo su LinkedIN (nel mio caso, dato che sono tra le utenti più connesse in Italia :-).
Cosa racconterai all’iniziativa di sabato e cosa pensi che possa ti aspetti dal nostro evento?
Vorrei presentare in breve le sezioni CONDIVIDI, GUADAGNA e SCAMBIA adesso a disposizione su WithandWithin e, per ognuna, fare degli esempi interessanti ed originali di utenti che utilizzano la community al meglio per esprimersi, risparmiare e guadagnare.
Inviato su Le nuove professioni delle donne	Tag Articolo37, Donne Pensanti, Ggd Bologna, Laura De Benedetto, maternità, Paola Innocenti, social network, WithandWithin	Unovirgoladue, dalla cinepresa al web
Pubblicato il 12 ottobre 2011 da articolo37	0
Una docu-inchiesta per raccontare lo stato (difficile) dell’essere madre in Italia. L’esperienza di Unovirgoladue, questo il titolo del documentario divenuto blog e poi anche libro per le Edizioni Ediesse, sarà raccontata da Silvia Ferreri a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).
“Maternità e lavoro: un matrimonio impossibile? Dal documentario Uno virgola due alla blogosfera” è il titolo del suo speech.
Questa l’intervista a Silvia, che ringrazio per la pazienza e la collaborazione.
Come nasce il tuo documentario?
Il mio documentario nasce dall’esigenza di raccontare quel disagio che spesso sentivo raccontare dalle donne che parlavano dei problemi che una gravidanza potesse causare al lavoro. Era per me un mondo sconosciuto e mi ricordo che rimasi scioccata, mi affacciai a quel mondo come ad un giardino mai visto prima. Pensavo di trovare donne felici e gioia e, invece, vidi un sacco di sofferenza. La gravidanza spesso era fonte di stress e dolore per le donne che al lavoro perdevano qualcosa.
Hai avuto difficoltà nel reperire le testimonianze?
Sì, molta difficoltà. Le donne fanno molta fatica a parlare di questo dolore…è intimo, è una violenza troppo forte e spesso si sentono in colpa. Per questo non parlano. Molte mi scrivevano e mail, ma la mail non ti mette in gioco. Poi quando si arrivava all’intervista video, tutte quelle che mi avevano mandato mail si sono tirate indietro. Cercare le testimonianzw è stato un lavoro di un anno.
Il documentario è anche un libro. Quanto le parole hanno contribuito a completare ciò che avevi raccontato con le immagini?
Hanno contribuito molto. Intanto per quelle interviste che non ero riuscita a girare, ma che appunto sono riuscita a raccontare e poi perché mi ha permesso di raccontare tutto l’iter del documentario, delle sue difficioltà e di come fare questa ricerca abbia cambiato me e tutte le persone che lavoraravano con me.
Di questa tua esperienza professionale c’è un evento o una storia che ti ha colpito in maniera particolare?
Tutte le storie sono forti e mi hanno colpito. La cosa che più mi colpiva non erano tanto i racconti dolorosissimi e terribili quanto la voglia il desiderio delle donne di raccontarlo. Ci sono donne che mi hanno detto “Sei la prima persona che davvero mi ascolta, la prima a cui la mia storia interessa davvero”. Si rischia l’isolamento sia al lavoro, sia tra gli amici che spesso non hanno voglia di sentire una persona “pesante” sia in famiglia. Se l’uomo che hai accanto non è pronto ad accogliere e capire questa tua sofferenza ,vieni emarginata anche a casa. Si chiama doppio mobbing. E’ pazzesco ma è così.
Ora il blog si chiama mater et labora e racconti la tua esperienza di mamma. Se una giornalista ti intervistasse come mamma, cosa le racconteresti di questa tua esperienza, quali difficoltà ci sono per una donna che fa questo lavoro, come concili le due cose?
Le difficoltà principali sono tre. Sono il mio assillo e la mia croce.
La prima è quella che ci accomuna quasi tutte. La precarietà. Lavoro in televisione, ma vivo nel terrore che il mio contratto non venga rinnovato. Con un figlio tutto diventa amplificato.
La seconda è quella di aver perso completamente la mia creatività, ovvero non sono ancora riuscita a cominciare un nuovo libro o un progetto che potrebbe assorbirmi troppo. Finito il lavoro in televisione non riesco a fare altro.
E qui veniamo alla terza. Il senso di colpa. Ogni minuto in cui sono lontana dalla televisione è dedicato a lui. Quindi tutto il resto si annulla che sia un nuovo progetto creativo o una lezione di pilates. Lo so devo trovare un equilibrio, ma forse lui è ancora troppo piccino. Mio marito mi spinge continuamente a fare, scrivere, uscire, meditare, fare un massaggio, non so qualunque cosa mi possa far bene e mi possa ridare un po’ del mio tempo. Lui è molto presente e abbiamo una stupenda baby sitter che vive con noi, eppure io non mi ritiro mai. In questo ho ancora molto a imparare.
Cosa ti aspetti dalla nostra iniziativa?
Un bell’incontro tra donne e non solo. E un po’ di sana cucina bolognese che non vedo l’ora::)
Inviato su Le nuove professioni delle donne	Tag Articolo37, Donne Pensanti, Ggd Bologna, lavoro, maternità, Silvia Ferreri, Unovirgoladue	Mammafelice…di blog e di fatto
Pubblicato il 4 ottobre 2011 da articolo37	1
“Professione blogger: una scelta possibile?” è il titolo dello speech che Barbara Damiano, alias Mammafelice terrà a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).
In attesa di conoscerla e ascoltarla, ringrazio Barbara per la bella chiacchierata.
Come nasce Mammafelice?
Mammafelice è nato quando sono rimasta incinta. Gli ingredienti: un contratto di lavoro a termine (non rinnovato), tanta voglia di continuare a lavorare, una gravidanza difficile, trascorsa sempre a letto. Questo blog è stata l’occasione per riprendermi la mia vita, dedicarmi del tempo di qualità e avviare un progetto lavorativo tutto mio, che senza l’obbligo di riposo, non avrei potuto realizzare. E’ stato, insomma, un insieme di eventi sfortunati che mi hanno dato lo slancio per cambiare la mia vita.
Mi racconti chi eri prima del tuo blog?
Prima del blog ero sempre io. Sono blogger da sempre, da quando esistono i blog, ma ero anche una donna che lavorava sodo.
All’interno di Mammafelice ho provato ad inserire le competenze che possedevo da prima: sono stata una consulente di marketing, una formatrice e un’organizzatrice di eventi. Questo mi ha aiutato ad acquisire competenze trasversali che ho potuto rendere, oserei dire, un po’ più divertenti.
L’idea, però, come è nata?
Quattro anni fa era difficile pensare di diventare blogger di professione, ma se ne scorgevano gli spiragli, soprattutto grazie all’esempio delle blogger statunitensi. Io avevo un’idea, volevo svilupparla, volevo rischiare il tutto per tutto. Il mio obiettivo era diventare felice facendo qualcosa che mi permettesse di farmi valere come professionista, ma anche di godere la mia maternità appieno.
Ho dunque investito tempo e denaro per perseguire il mio sogno, e ho cercato di non risparmiarmi mai, soprattutto quando occorreva fare fatica senza ancora previsione di guadagno.
Nel tuo blog scrivi che hai lavorato duramente per un anno prima di diventare blogger di professione. Che consigli daresti a una mamma o a una donna che vuole cercare nel web una nuova vita professionale?
So cosa si prova ad essere mamma in Italia, e quanto sia forte il desiderio di lavorare da casa facendo un’attività che ci renda anche autonome e soprattutto ci soddisfi. Tuttavia il desiderio spesso non basta (ma è indispensabile).
Per cercare una nuova vita professionale in Rete, occorre prima di tutto possedere una professionalità specifica anche fuori dalla Rete: competenze tecniche, comunicative, commerciali, di marketing…Un blog è un’attività che richiede forte specializzazione, o forti investimenti che sopperiscono, ad esempio, alle mancanze tecniche.
La facilità con cui si può gestire un blog, nasconde in sé grandi complicazioni tecniche da tenere sempre a mente. Oltre alla professionalità, aggiungerei anche energia, voglia di fare, creatività, dedizione… ovvero un carattere risoluto, ottimista, propositivo ed entusiasta, che produce nuove idee e non ha paura di sperimentare o di sbagliare.
In questi anni da blogger c’è qualcosa (un evento o una storia) che ti ha colpito in maniera particolare?
Ho la fortuna di avere un blog femminile, e ogni giorno scopro storie e avvenimenti che mi colpiscono profondamente. Amicizie, maternità, storie di dolore e di felicità totali, modi di vivere creativamente. Ogni giorno il blog mi regala una nuova pagina di emozioni, e provo un’immensa gratitudine per ciò che mi accade.
Porto me stessa, le mie debolezze e le mie vittorie. Porto i miei pasticci, la quotidianità, la mia faccia. Non ho voluto separare la mia vita offline dalla mia vita online: ho raccontato me stessa attraverso la mia scoperta della felicità, cercando di vivere creativamente la mia vita digitale, così come quella reale. Ho mescolato le mie vite e ho lasciato che le persone vi entrassero dentro e vi attingessero a piene mani.
Come riesci a gestire la conciliazione dei tempi?
Dormendo poco. Cosa che, immagino, potrebbe rispondere qualsiasi mamma che abbia un lavoro autonomo. Il tempo dedicato a mia figlia vince sempre sulle mie scadenze di lavoro. Per questo motivo mi trovo spesso a lavorare a tarda notte, ma grata per avere la possibilità di farlo. Non meno importante: mio marito. Come dico sempre, è meglio sposare l’uomo giusto subito, ovvero qualcuno che ci appoggi e che abbia il desiderio di fare fatica insieme a noi.
Cosa racconterai a Le nuove professioni delle donne e cosa pensi che possa darti questa iniziativa?
Proverò a raccontare le competenze necessarie, a mio parere, per intraprendere la professione di blogger in Italia. Ma proverò anche a raccontare i motivi per cui, secondo me, vale la pena tentare: le soddisfazioni, le emozioni, la bellezza di questo mestiere sì incerto, ma incredibilmente vitale. La felicità a cui dobbiamo sempre puntare, la possibilità di scrivere nuovi capitoli della nostra vita senza dire mai la parola ‘fine’.
Inviato su Le nuove professioni delle donne	Tag Articolo37, Barbara Damiano, blogger, Donne Pensanti, Ggd Bologna, Mammafelice, maternità	Ed io rinascerò
Pubblicato il 9 settembre 2011 da articolo37	5
Per molte di noi la maternità è un punto di svolta: fisico, emotivo e – capita sempre più spesso – anche professionale (lasciamo il lavoro perché costrette o perché non riusciamo a conciliare i tempi della famiglia con quelli dell’ufficio).
La storia di oggi nasce (è proprio il caso di dirlo) da una sala parto, dove insieme ad un bambino è nata anche la consapevolezza per una donna di reinventarsi un lavoro.
La storia è quella di Michela, meglio conosciuta in rete come Mammaeconomia. La seguo da tempo sui social media (abbiamo twittato compulsivamente nei giorni della prima manovra di Ferragosto) e così le ho chiesto di raccontare la sua storia.
Ringrazio Michela per questa sua testimonianza. Non commento il testo, se non con l’uso dei grassetti:
MUOIO, MUOIO, MUOIO. MA POI RINASCO
Le ostetriche lo raccontano così “quando la mamma urla “Muoio”, vuol dire che il bambino sta per nascere”. E allora perché smentirmi? Perché non essere standard?
Anche io ho urlato MUOIO mentre bimbopatato nasceva in quel momento intenso e indescrivibile in cui non sei più solo tu.
Lo dicono tutti e lo dico anch’io: bimbopatato mi ha cambiato la vita. Ho 32 anni, una laurea in economia e diverse esperienze di lavoro alle spalle. Tutte più o meno fallimentari, le prime forse perché ero troppo giovane e la delusione di un mondo del lavoro non proprio come lo immaginavo mi ha travolta.
In generale la mia è una storia affettiva splendida e una storia professionale dissestata. Ho fatto l’analista di mercato, la praticante (schiava) commercialista, la responsabile amministrativa a tempo indeterminato fino al momento di rottura, fino a quel MUOIO che mi ha fatta rinascere.
Insieme ad Ernesto, bimbopatato è il suo nome nell’universo 2.0, sono arrivate altre cose, tra cui la possibilità di fare il tirocinio da giornalista in un nuovo canale televisivo.
E all’improvviso mi si è aperto un mondo! Ho deciso che non avrei accettato di abbandonare il piccolo a 4 mesi per buttarmi sul lavoro e ho fatto una cosa che la Michela di prima avrebbe assolutamente condannato: ho rifiutato il posto fisso e ho scelto un contratto a progetto. Ma sono stata chiara: ho rinunciato a dei diritti e ho chiesto minori doveri (ad esempio una gestione flessibile della mia presenza in redazione).
Mio marito è direttore di un quotidiano online e gestisce da remoto la redazione, così senza nonni e senza risorse economiche abbiamo riorganizzato la nostra vita professionale intorno ad Ernesto.
Abbiamo trovato un “equilibrio precario” che ci rende tutti felicissimi, perché stiamo tantissimo insieme, facciamo lo stesso lavoro, ci confrontiamo e progettiamo.
E poi sono successe altre cose: non mi ricordo nemmeno perché una sera, avevo da poco ripreso a lavorare dopo la maternità, ho deciso di aprire un blog e un account twitter e ho iniziato a raccontare la mia storia di vita precaria e contenta, a scrivere liberamente di quello che mi interessa e che conosco bene. Insomma mi sono creata l’occasione per misurarmi con le mie competenze e capacità, nessuno mi aveva mai dato modo di farlo. L’unico che ha sempre visto la Michela che vedo io ora era mio marito, ma io lo mandavo a quel paese dicendogli che in me vedeva troppe capacità ottenebrato dagli occhi dell’amore.
Ma dal momento in cui sono uscita dalla sala parto a oggi io ho perso quella patina di rassegnazione professionale che mi stava distruggendo.
E intanto sono pronta per nuovi cambiamenti…
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