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Timestamp: 2018-12-11 03:34:24+00:00

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PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE ALLEGATO 12. ASSE 2 - Miglioramento dell ambiente e dello spazio rurale - PDF
PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE ALLEGATO 12. ASSE 2 - Miglioramento dell ambiente e dello spazio rurale
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1 PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE ALLEGATO 12 ASSE 2 - Miglioramento dell ambiente e dello spazio rurale QUADRI DI RAFFRONTO Descrizione e giustificazione degli impegni in base all impatto ambientale previsto in rapporto ai bisogni e alle priorità ambientali BASELINE DELLE SEGUENTI SCHEDE MISURA: Indennità Natura 2000 relativa ai terreni agricoli 214/a - Pagamenti agroambientali Sottomisura Corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti 214/b - Pagamenti agroambientali - Miglioramento qualità dei suoli 214/c - Pagamenti agroambientali Sottomisura agricoltura biologica 214/d - Pagamenti agroambientali Sottomisura Tutela habitat seminaturali e biodiversità 214/e - Pagamenti agroambientali Sottomisura Prati stabili, pascoli e prati-pascoli 214/g - Pagamenti agroambientali Salvaguardia e miglioramento della risorsa idrica Benessere animale 1
2 SOMMARIO PREMESSA 3 MISURA 213- INDENNITÀ NATURA MISURA 214/A- PAGAMENTI AGROAMBIENTALI - CORRIDOI ECOLOGICI, FASCE TAMPONE, SIEPI E BOSCHETTI 7 MISURA 214/B - PAGAMENTI AGROAMBIENTALI MIGLIORAMENTO QUALITÀ DEI SUOLI 11 MISURA 214/C- PAGAMENTI AGROAMBIENTALI - AGRICOLTURA BIOLOGICA 16 MISURA 214/D- PAGAMENTI AGROAMBIENTALI - TUTELA DEGLI HABITAT SEMINATURALI E DELLA BIODIVERSITÀ 22 MISURA 214/E- PAGAMENTI AGROAMBIENTALI - PRATI STABILI, PASCOLI E PRATI PASCOLI 28 MISURA 214/G - PAGAMENTI AGROAMBIENTALI - MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLE ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO 34 MISURA 215- BENESSERE ANIMALE 37 2
3 Premessa Il presente allegato risponde all esigenza di definire le relazioni che intercorrono tra gli impegni di base (baseline) definiti a livello comunitario, nazionale e regionale, e gli impegni che sono stati stabiliti per ogni singola scheda- Misura. Il percorso logico di seguito rappresentato evidenzia, di conseguenza, le modalità con cui è data applicazione alle iniziative agroambientali, a partire dalle analisi svolte nella Valutazione Ambientale Strategica e nella Valutazione Ex- Ante, di cui sono riportati rispettivamente gli obiettivi di sostenibilità e i fabbisogni prioritari. Nel quadro successivo, le indicazioni dei due rapporti sopra menzionati VAS e Valutazione ex Ante (nella versione inviata nel febbraio 2007) vengono tradotti, insieme ad una sintesi delle specifiche motivazioni, negli Obiettivi operativi. Il quadro Ambito territoriale e operativo identifica i territori nei quali gli interventi agroambientali sono finalizzati a rispondere ai fabbisogni prioritari e agli obiettivi di sostenibilità, e in cui l attuazione di una determinata strategia agroambientale mira a migliorare significativamente i caratteri dello spazio rurale e a salvaguardare le risorse naturali aria, acqua e suolo e la biodiversità. Nel quadro Baseline sono contenute le indicazioni cogenti della normativa vigente, in relazione a ciascuna tipologia di intervento ed ai vincoli connessi alle modalità di realizzazione degli interventi stessi. Nel quadro successivo si opera il confronto tra gli impegni obbligatori della baseline (dove, per ogni impegno inserito in misura, sono stati presi in considerazione sia i relativi obblighi di condizionalità che gli ulteriori obblighi specifici) e quanto viene stabilito come impegno aggiuntivo, in base al quale vengono corrisposti l indennità o i pagamenti agroambientali, calcolati tenendo conto dei maggiori costi e dei mancati redditi. Nell ultimo quadro Livello ed entità dell aiuto sono dettagliati gli importi ed i parametri necessari alla determinazione dell entità dei contributi da corrispondere ai beneficiari. 3
4 Misura 213- Indennità Natura 2000 Analisi VAS La Regione Veneto con la DGR 2371/2006 (Allegato A) ha approvato una metodologia per l elaborazione delle Misure di conservazione dei Siti Natura 2000 che ha previsto: 1. L accorpamento dei siti in 5 Classi Omogenee per caratteristiche omogenee; 2. Individuazione di 8 Obiettivi di Conservazione; 3. Individuazione di specifiche Misure di conservazione per ogni Sito; 4. Individuazione dei siti che necessitano dei Piani di Gestione. VAS: P. 115 Obiettivi di sostenibilità conservazione e tutela della biodiversità in situ ed extra situ conservazione e tutela della biodiversità in situ ed extra situ riduzione della pressione antropica Analisi Valutazione Ex-ante Il sistema regionale di tutela in situ del patrimonio naturale, rappresentato dalle aree naturali protette (parchi, riserve, ecc.) e dalla Rete Natura 2000, interessa una superficie di circa ettari, pari al 23% della superficie territoriale del Veneto: per il 10% sono localizzate in pianura, per il 20% in collina e per il 47% nelle zone montane. Queste ultime sono caratterizzate dalla minore diffusione degli insediamenti civili e dalla prevalenza di aree boschive. Anche la distribuzione per Provincia è disomogenea andando da un massimo del 54% di territorio provinciale tutelato (Belluno) ad un minimo del 9% (Verona). Con specifico riferimento alle aree Natura 2000, costituite da 102 SIC e 67 ZPS, si evidenzia, quale significativo punto di forza della Regione, la loro relativamente elevata incidenza quantitativa, pari a circa il 20% del territorio regionale la Superficie Agricola Utilizzata - SAU) totale, per il 7,1% ricade in aree Natura 2000 (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 39) Gli elementi di potenziale criticità della Rete Natura 2000, di cui bisogna tener conto nel processo di programmazione, anche ai fini della attuazione della specifica Misura sono costituiti da: una notevole diffusione di siti di dimensioni estremamente ridotte, i quali presentano una distribuzione piuttosto frammentata soprattutto nella zona di pianura, dove si inseriscono in una matrice ambientale fortemente antropizzata e sono più facilmente soggetti a situazioni di isolamento; la necessità di completare la definizione ed approvazione sia degli specifici Piani di gestione (quando previsti) dei siti, sia degli strumenti cartografici; nella fase attuale il principale riferimento regionale è rappresentato dalle Misure di Conservazione per le ZPS approvate con la DGR 2371 del (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 41) Fabbisogni prioritari Incrementare la diversificazione paesaggistica e degli habitat. Creare/mantenere i corridoi ecologici per il collegamento tra ecosistemi, habitat e aree di tutela naturale. Sostenere le attività agricole ad elevata valenza naturale (minor impatto ambientale) Obiettivi operativi La Misura 213 Indennità Natura 2000 relativa ai terreni agricoli è volta alla conservazione attiva degli habitat presenti in Veneto (tra cui le Z.P.S), in particolare quelli strettamente connessi al territorio rurale, contribuendo al mantenimento della biodiversità e all incremento delle popolazioni animali e vegetali che caratterizzano questi ambiti. (cfr VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 158) La gestione attiva dei siti è caratterizzata dal rispetto dei vincoli previsti dalle Misure di conservazione per le ZPS, riconoscendo un ristoro ai mancati redditi o ai maggiori oneri connessi all attuazione delle disposizioni di vincolo definite dalla DGR n del 27 luglio Ambito territoriale e operativo La Misura interessa le aree della Regione Veneto delimitate dalla Rete Natura 2000, ai sensi della D.G.R n del 18 aprile 2006 Rete ecologica europea Natura 2000 aggiornamento banca dati e D.G.R n. 441 del 27 febbraio Indennità su ZPS con obblighi cogenti nei siti approvati dalla DGR 2371/06, Allegato C, parte seconda, di seguito elencati: IT BASSO GARDA IT EX CAVE DI CASALE VICENZA IT COLLI EUGANEI MONTE LOZZO MONTE RICCO IT GRAVE E ZONE UMIDE DELLA BRENTA 4
5 BASELINE Valutazione di incidenza ai sensi del Dpr 357/1997, articoli 5 e 6, così come modificato dal Dpr 120/2003 Sussiste l obbligo di predisposizione della Valutazione di Incidenza, redatta ai sensi di quanto disposto dalla Direttiva 92/43/CEE, art. 6, comma 3, così come recepito dal Dpr 357/1997, articoli 5 e 6, così come modificato dal Dpr 120/2003 per tutti i piani, progetti e interventi in rapporto alla possibilità degli stessi di incidere direttamente o indirettamente sulla conservazione degli habitat e specie di importanza comunitaria. Riferimento condizionalità : DGR n. 339 del 20/2/2007 ATTO A1 DIRETTIVA 79/409/CEE, CONCERNENTE LA CONSERVAZIONE DEGLI UCCELLI SELVATICI A livello regionale gli impegni sono disciplinati dalla DGR 10 ottobre 2006, n. 3173, che regolamenta la materia della valutazione d incidenza per i piani e progetti. Lo stesso Atto prevede l esame della relazione d incidenza a cura dell autorità competente all approvazione del piano, o del progetto o dell intervento, che ha la possibilità di formulare prescrizioni o eventuali misure di mitigazione. ATTO A5 DIRETTIVA 92/43/CEE, RELATIVA ALLA CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT NATURALI E SEMINATURALI E DELLA FLORA E DELLA FAUNA SELVATICA A livello regionale gli impegni sono disciplinati dalla DGR 10 ottobre 2006, n. 3173, che regolamenta la materia della valutazione d incidenza per i piani e progetti. Lo stesso atto prevede l esame della relazione d incidenza a cura dell autorità competente all approvazione del piano, o del progetto o dell intervento, che ha la possibilità di formulare prescrizioni o eventuali misure di mitigazione. NORMA 2.1 :GESTIONE DELLE STOPPIE E DEI RESIDUI COLTURALI E vietata la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi, di prati naturali o seminativi. NORMA 4.1 PROTEZIONE DEL PASCOLO PERMANENTE Descrizione della norma e degli adempimenti Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento dell habitat, tutte le superfici a pascolo permanente sono soggette ai seguenti impegni: a) divieto di riduzione della superficie a pascolo permanente a norma dell art. 4 del regolamento (CE) n. 796/04 e successive modifiche e integrazioni; b) divieto di conversione della superficie a pascolo permanente ad altri usi all interno dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE, salvo diversa prescrizione della competente Autorità di gestione; c) esclusione di lavorazioni del terreno fatte salve quelle connesse al rinnovo e/o infittimento del cotico erboso e alla gestione dello sgrondo delle acque. nonché gli impegni di seguito elencati: d) carico minimo di bestiame per ettaro di pascolo permanente pari a 0,2 UBA; e) in relazione alle norme, usi e costumi locali vigenti, è consentita l effettuazione di uno sfalcio annuale sulle superfici pascolate; f) in assenza di pascolamento è obbligatoria l esecuzione di almeno uno sfalcio all anno; in ogni caso, lo sfalcio e il pascolamento devono permettere il contenimento dello sviluppo di infestanti e della diffusione di specie arbustive indesiderate NORMA 4.2 : GESTIONE DELLE SUPERFICI RITIRATE DALLA PRODUZIONE Sulle superfici a seminativo soggette all obbligo del ritiro dalla produzione (set aside) è obbligatoria la presenza di una copertura vegetale durante tutto l anno e l attuazione di pratiche agronomiche consistenti esclusivamente in sfalcio/trinciatura/pascolamento; Per le Zone SIC e ZPS divieto annuale di intervento dal 1 marzo al 31 luglio. Per le altre aree divieto da 15/3 a 15/7; Periodo di divieto annuale: non inferiore a 150gg consecutivi tra 15/2 e 30/9; Obbligo di sfalcio non oltre il 10 ottobre: (deroghe) Norma 4.4 MANTENIMENTO DEGLI ELEMENTI CARATTERISTICI DEL PAESAGGIO Divieto di eliminazione degli elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario con alta valenza ecologica; Divieto di eliminazione terrazzamenti esistenti; Divieto di esecuzione livellamenti non autorizzati; Ulteriori disposizioni normative regionali di vincolo Dgr 2371/06: Allegato C- parte prima: applicazione delle misure di carattere generale per tutte le ZPS Allegato C- parte seconda: applicazione delle misure di conservazione per le ZPS di cui è stata approvata con DGR 3878/05 l individuazione e la restituzione cartografica degli habitat e habitat di specie ZPS cartografati con obblighi cogenti: IT BASSO GARDA IT EX CAVE DI CASALE VICENZA IT COLLI EUGANEI MONTE LOZZO MONTE RICCO IT GRAVE E ZONE UMIDE DELLA BRENTA 5
6 OBBLIGHI COGENTI NELLE ZPS ATTUALMENTE DOTATE DI CARTOGRAFIA APPROVATA DESCRIZIONE OBBLIGHI COGENTI Impegni su superfici investite a prato, prato-pascolo e pascolo in ZPS con obblighi cogenti 1- Tutela habitat con presenza di specie floristiche di pregio Prati: attuazione di sfalci tardivi, a partire dal 15 giugno di ogni anno; Pascoli: obbligo del rispetto del carico massimo previsto per l habitat (mediamente compreso tra 0,6 e 2,6 UBA/ha). Molto diffusa la tipologia 1,5 UBA/ha. CONTROLLABILITÀ DELLE AZIONI E RELAZIONI CON LA BASELINE PRATO: [ NORMA 4.1 f) in assenza di pascolamento è obbligatoria l effettuazione di almeno uno sfalcio l anno l attuazione dello sfalcio tardivo oltre il 15/6 di ogni anno, che comporta la perdita di reddito derivante dallo sfalcio più produttivo e ricco di unità foraggere, è impegno ambientale cogente nelle zps sopra indicate, e oltrepassa i requisiti obbligatori previsti dalla norma 4.1 f)]. PASCOLO: [ la NORMA 4.1 lettera d) prevede un carico minimo pari a 0,2 UBA/ha. L ATTO A4 prevede per le zone vulnerabili il rispetto dei 170 kg/ha di azoto, che equivale a 2 UBA. Per le zone non vulnerabili vale il limite stabilito dalla Direttiva Nitrati, pari a 340 kg di N/ha, corrispondente a 4 UBA/ha. Per i pascoli e i prati-pascoli delle ZPS con obblighi cogenti la consistenza delle UBA per ettaro prevista da studi regionali come carico massimo di pascolamento varia da 0,6 a 2,6 UBA, ma, per i pascoli nei quali gli obblighi sono attualmente cartografati, può essere generalmente fatto riferimento alla tipologia di pascolo più diffusa (brometo mesofilo), per la quale il carico massimo è pari a 1,5 UBA/ha]; 2- Habitat prioritari per la riproduzione di determinate specie faunistiche segnalate all interno del sito a. attuazione di sfalci regolari tradizionali tardivi, a partire da 15 giugno di ogni anno individuando, se necessario, le parcelle da sottoporre a sfalcio a rotazione; b. Obbligo di sfalcio tramite barra d involo o attrezzature equivalenti dei foraggi e con mezzi recanti impatto minimo sulla compattazione del suolo, asportando il foraggio sfalciato; c. Obbligo di sfalcio dal centro degli appezzamenti verso il perimetro esterno; d. Divieto di qualsiasi utilizzo di prodotti fitosanitari e di fertilizzanti di sintesi chimica; e. Eventuale decespugliamento manuale o meccanico, compatibilmente con le esigenze dell habitat. PRATO: [ NORMA 4.1 f) in assenza di pascolamento è obbligatoria l effettuazione di almeno uno sfalcio l anno a) L attuazione dello sfalcio tardivo oltre il 15/6 di ogni anno, che comporta la perdita di reddito derivante dallo sfalcio più produttivo e ricco di unità foraggere, è impegno ambientale cogente nelle zps sopra indicate, e oltrepassa i requisiti obbligatori previsti dalla norma 4.1 f) condizione aggiuntiva agli obblighi di condizionalità è anche la potenziale perdita di reddito dovuta allo sfalcio per parcelle]. b) e c) [L utilizzo della barra di involo o mezzi equivalentii, nonché lo sfalcio eseguito a partire dal centro degli appezzamenti sono obblighi cogenti superiori a quanto previsto dalla norma 4.1-protezione del pascolo permanente]; d) [ La NORMA 4.1 non impone tali divieti nell esercizio dell attività agronomica realizzabile nei prati, si tratta pertanto di obblighi stringenti imposti dalle misure di conservazione nelle ZPS. Peraltro il divieto di utilizzo di prodotti fertilizzanti di sintesi chimica sui prati va ben oltre ai requisiti minimi previsti dal rispetto del CBPA, che non impone neppure un limite fisiologico ai fabbisogni di azoto per i prati (v. tabella 1 del CBPA). A tal fine, il CBPA prescrive esclusivamente che la fertilizzazione azotata risponda ai criteri del bilancio dell azoto generalmente stimando fabbisogni e asportazioni colturali]; e) [ si tratta di impegno agroambientale aggiuntivo cogente rispetto a quanto previsto dalla NORMA 4.1 dopo il punto f), poiché in questo caso specifico il contenimento delle specie arbustive infestanti deve essere garantito compatibilmente con le esigenze dell habitat non ricorrendo ad operazioni esclusive di sfalcio.]. Livello ed entità dell aiuto Misure di carattere generale e misure di conservazione L indennità verrà riconosciuta annualmente con gli importi massimi indicati nella tabella seguente: Importo contributo massimo Euro / ha Zona Zona vulnerabile Zona non vulnerabile Prati e foraggere pluriennali
7 Misura 214/a- Pagamenti agroambientali - Corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti Analisi VAS La siepe può essere vista anche in un ottica più prettamente rivolta alla conservazione creazione dei corridoi ecologici così come indicato nell articolo 10 della Direttiva Habitat (92/43/CEE). Il mantenimento delle siepi esistenti, realizzate anche con il precedente Piano di Sviluppo Rurale, e la creazione di ulteriori corridoi lineari, devono essere attuati operando in primo luogo un attenta pianificazione territoriale in modo da incrementare quella naturalità diffusa tipica della pianura veneta, che possa rafforzare quei collegamenti tra aree ad elevata naturalità oggi scarsi o poco efficienti VAS: P. 63 Per quanto riguarda la conservazione dello stato naturale dei Corpi idrici, l indice di funzionalità fluviale è un indicatore applicabile ai singoli corpi idrici; dalle situazioni di criticità evidenziate si prevede un trend di miglioramento, anche grazie all applicazione di Misure come le fasce tampone lungo l asta fluviale. VAS: P. 88 L erosione viene citata come minaccia di degradazione da cui difendere il suolo tra gli obiettivi dell Asse 2; alcuni interventi previsti, quali colture permanenti, incremento del livello di sostanza organica nel suolo, rinaturalizzazione delle aree rurali, fasce tampone, hanno un evidente effetto positivo sulla riduzione dell erosione che risulta pertanto adeguatamente considerata. VAS: P. 122 Obiettivi di sostenibilità Conservazione e tutela della biodiversità in situ ed extra situ Conservazione e tutela della biodiversità in situ ed extra situ Riduzione della pressione antropica Tutela della qualità delle acque superficiali Tutela della qualità delle acque sotterranee Riduzione del rischio di erosione Analisi Valutazione Ex-ante AGGIORNAMENTO DEL RAPPORTO DI VALUTAZIONE INTERMEDIA DEL PSR (DEF. MARZO 2006) RIDUZIONE DEI CARICHI RESIDUI E DEGLI INDICI DI RILASCIO DI AZOTO E FOSFORO l azione che riduce maggiormente i fenomeni di trasporto degli inquinanti è sicuramente l introduzione di fasce tampone, oggetto di una specifica sperimentazione nell ambito del citato lavoro svolto dal DAAPV (Dipartimento di Agronomia e Produzioni Vegetali dell Università di Padova). L analisi sperimentale svolta dal DAAPV per la valutazione dell effetto delle fasce tampone e siepi riparali sulla qualità delle acque e sulla perdita di nutriente mostra una riduzione dell azoto pari al 40%, passando da 344 kg/ha senza le fasce tampone di azoto rilasciato, a 206 kg/ha nella tesi con le fasce tampone. I valori per il fosforo appaiono ancor più favorevoli, con una riduzione del 70%. (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 202) 3. Conclusioni e indicazioni in vista della futura programmazione al fine di garantire la permanenza delle infrastrutture ecologiche già realizzate, sarà necessario prevedere una specifica riserva finanziaria destinata al rinnovo degli impegni già in essere. (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 222) VALUTAZIONE EX-ANTE PSR Pertanto, con il nuovo PSR, si dovrà proseguire la strada intrapresa nei due precedenti periodi di programmazione con il sostegno per il mantenimento e la realizzazione di corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti (sottomisura a) della Misura 214) e per interventi di imboschimento delle superfici agricole (Misura 221) (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 42) In particolare nelle zone di pianura, dove si trovano i siti Natura 2000 di minore estensione e dove gli agroecosistemi sono più frammentati, si dovranno ricreare i collegamenti tra gli habitat e mantenere i corridoi ecologici ancora presenti, realizzando, grazie al nuovo PSR, tutte quelle infrastrutture ecologiche (siepi, boschetti, filari arborati ecc.) che rivestono tanta importanza per la conservazione della biodiversità (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 45) Il primo obiettivo, Promuovere la conservazione e il miglioramento qualitativo delle risorse idriche attraverso la prevenzione dell inquinamento delle acque superficiali e sotterranee derivante dalle attività agricole, risponde al fabbisogno della collettività di invertire, o almeno contrastare, la generale tendenza riscontrata nell analisi verso un aumento dei livelli di pressione agricola sulla risorsa, verificabili nella Regione sia in termini quantitativi (aumento dei consumi idrici) sia e soprattutto qualitativi (aumento dei carichi inquinanti), Positivi, ma plausibilmente minori, effetti sulla riduzione dei carichi chimici inquinanti possono essere attribuiti anche agli interventi derivanti dalle seguenti Misure/SottoMisure: - SottoMisura 214/a (corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti), finalizzata soprattutto alla salvaguardia della biodiversità, ma con effetti anche sulla qualità dell acqua (funzione di assorbimento della soluzione circolante svolta dalle fasce tampone); (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 105) L obiettivo specifico di Tutelare la risorsa suolo dai principali fenomeni di degradazione, Il miglioramento delle caratteristiche strutturali o fisiche del suolo, concorre all obiettivo di contrastare i fenomeni di erosione superficiale, i quali, seppur non molto estesi a livello regionale (relativamente ad altre regioni italiane), risultano tuttavia particolarmente intensi in specifiche aree, soprattutto collinari...l impatto di linee di intervento potenzialmente in grado di contribuire, ugualmente, alla riduzione dell erosione superficiale nelle aree a rischio, attraverso un aumento del livello di copertura dei suoli, quali le SottoMisure agroambientali 214/a (corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti) (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 106) Fabbisogni prioritari Incrementare la diversificazione paesaggistica e degli habitat Creare/mantenere i corridoi ecologici per il collegamento tra ecosistemi, habitat e aree di tutela naturale Sostenere le attività agricole ad elevata valenza naturale (minor impatto ambientale) 7
8 Una terza, centrale, finalità dell Asse è quella della salvaguardia e valorizzazione della biodiversità agricola, cioè delle varie forme di vita e componenti della diversità biologica che costituiscono l ecosistema agricolo. Per sole ragioni di chiarezza espositiva sono in tale ambito distinti due obiettivi specifici: Favorire la conservazione e la valorizzazione delle aree agricole e forestali ad elevato valore naturalistico e la biodiversità ad esse collegata A tali finalità concorrono, in forma specifica e diretta, numerose linee di intervento, tra cui : la Sottomisura 214/a (Corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti), rivolta prioritariamente al mantenimento delle formazioni vegetali già realizzate con l attuale PSR, il precedente Reg.CE 2078/92 e altri strumenti regionali (Piano Direttore 2000 e LR 42/97); i nuovi impianti sono esclusivamente destinati a collegamenti ecologici e/o a progetti integrati di area; (VALUTAZIONE EX-ANTE: P ) Obiettivi operativi La sottomisura a) della Misura 214 Corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti raccoglierà l eredità delle Azioni 4 Fasce tampone e 13 Siepi e boschetti della Misura 6 della attuale programmazione. Sembra pertanto lecito supporre che si avranno buoni risultati soprattutto dal punto di vista dell incremento della biodiversità grazie al mantenimento e alla realizzazione di quelle infrastrutture ecologiche che offrono importanti siti riproduttivi e aree di rifugio e nutrimento per la fauna selvatica, oltre a costituire degli elementi di differenziazione e riqualificazione paesaggistica. Inoltre la conservazione e messa a dimora di fasce tampone, attraverso l azione di ancoraggio del terreno e di assorbimento della soluzione circolante da parte delle radici delle piante, avrà un impatto favorevole sulla stabilità del suolo e sulla qualità dell acqua. Infine l accrescimento di queste formazioni vegetali contribuirà ad assorbire la CO 2 atmosferica, fissandola nella biomassa arborea e nel terreno. (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 158) Riassumendo, si possono elencare gli obiettivi operativi con il seguente ordine di priorità: a. miglioramento del grado di biodiversità del territorio rurale attraverso il potenziamento delle connessioni ecologiche e l aumento della presenza di siti riproduttivi e di aree di rifugio per la fauna selvatica; b. riduzione dei fenomeni di erosione superficiale e di percolazione e dilavamento dei composti azotati e fosfatici provenienti dagli appezzamenti coltivati nelle acque superficiali e profonde; c. miglioramento della capacità di fissazione della CO2 atmosferica e del suo immagazzinamento nel suolo. Ambito territoriale e operativo Mantenimento di corridoi ecologici, fasce tampone, siepi e boschetti: ambiti di pianura e collina (def. ISTAT). In base alla localizzazione degli interventi, verrà data priorità al mantenimento delle formazioni lineari presenti nelle seguenti zone: 1. ambito territoriale del Bacino Scolante in Laguna di Venezia designato vulnerabile ai nitrati con PCR 1 marzo 2000, n. 23; 2. le rimanenti zone designate vulnerabili ai Nitrati di origine agricola, (D.Lgs n. 152/99; DCR n. 62/2006, e successive integrazioni); 3. aree della Rete Natura 2000, parchi e altre aree naturali protette, nonché oasi di protezione della fauna istituite ai sensi della legislazione nazionale e regionale vigente; 4. il rimanente territorio regionale di pianura e collina. Sulla base del Manuale per la gestione dei siti Natura 2000 pubblicato dal Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del DM , che contiene le linee guida per la gestione dei siti Natura 2000, il mantenimento delle siepi e delle fasce boscate così come definito dalle misure di conservazione relative alle Zone di Protezione Speciale (DGR n. 2371/07) si configura come un intervento di Gestione Attiva (GA) e quindi non costituisce un obbligo cogente, oggetto di regolamentazione (RE) e di rispetto obbligatorio. BASELINE ATTO A3 DIRETTIVA 86/278/CEE, CONCERNENTE LA PROTEZIONE DELL AMBIENTE, IN PARTICOLARE DEL SUOLO, NELL UTILIZZAZIONE DEI FANGHI DI DEPURAZIONE IN AGRICOLTURA A3.11) I divieti: è vietato l uso di fanghi con caratteristiche diverse dalla tabella B1/1 della Direttiva B; nonché dei fanghi pericolosi, o che non siano stabilizzati, o comunque quando sia stata accertata l esistenza di un pericolo per la salute degli uomini, degli animali e per la salvaguardia dell ambiente; è vietato applicare i fanghi ai terreni: a) allagati, soggetti a esondazioni e/o inondazioni naturali con tempi di ritorno inferiore a 5 anni, acquitrinosi, o con falda affiorante, o con frane in atto; b) con pendii maggiori del 15%, e/o soggetti a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 3267/23, limitatamente ai fanghi con contenuto di sostanza secca inferiore al 30%; h) ricoperti di neve, gelati o saturi d acqua; ATTO A4 DIRETTIVA 91/676/CEE ARTICOLI 4 E 5 Descrizione degli impegni nelle Zone Designate Vulnerabili ai Nitrati di origine agricola A4.3) Divieti Divieti di utilizzazione agronomica dei letami, dei concimi azotati e degli ammendanti organici: e) sui terreni gelati, innevati, con falda acquifera affiorante, con frane in atto e terreni saturi di d acqua;. A 4.6) Accumulo temporaneo Condizioni per l accumulo temporaneo dei letami e lettiere esauste di allevamenti di avicunicoli, esclusi gli altri materiali assimilati: - solo a fini di utilizzazione agronomica; - solo previo uno stoccaggio di almeno 90 giorni; - solo sui terreni agricoli utilizzati per lo spandimento; - per un periodo non superiore a 30 giorni; 8
9 - in quantità funzionale alle esigenze delle colture dell appezzamento utilizzato per l accumulo, come previsto dal comma 3, lettera c) dell articolo 25 dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006; - evitando ogni fuoriuscita di liquidi e/o percolati e mantenendo condizioni microaerobiche all interno della massa, con le adeguate impermeabilizzazioni previste dalla lettera a) del comma 3 dell articolo 25 dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006. Divieto di accumulo a distanze inferiori a: - 5 m dalle scoline; m dai corpi idrici; - 30 m dalle sponde dei corsi d acqua superficiali; - 40 m dalle sponde dei laghi, nonché delle zone umide individuate ai sensi della Convenzione di Ramsar del 2 febbraio Requisiti minimi aggiuntivi alla condizionalità per le Zone non Vulnerabili, previsti nel documento Mipaf 05/06/07 - rispetto del codice di buona pratica agricola (CBPA, ai sensi del DM 19 aprile 1999); - decreto interministeriale 7 aprile 2006 recante Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, di cui all articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n (S.O. n. 120 alla G.U. n. 109 del ), così come recepito dalla DGR 24945/06 (titoli I-IV); DGR 2495/06 Norme tecniche Titolo III: trattamenti e stoccaggi degli effluenti zootecnici in zone non vulnerabili: Art. 7, comma c7, lettera e): la collocazione dell accumulo [in campo di effluenti zootecnici palabili] non è ammessa a distanze inferiori a 20 m dai corpi idrici e non può essere effettuata sullo stesso luogo,, per più di un annata agraria. ATTO B9 DIRETTIVA 91/414/CEE CONCERNENTE L IMMISSIONE IN COMMERCIO DEI PRODOTTI FITOSANITARI A livello regionale gli impegni sono regolamentati dalla DGR del 9 agosto 2002, n che istituisce il Registro dei trattamenti con prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti. L atto prevede i seguenti obblighi: - compilazione del Registro dei trattamenti con prodotti fitosanitari da parte di tutte le aziende agricole ad eccezione di quante effettuano trattamenti ad uso domestico e per autoconsumo. - per l acquisto e l utilizzo dei prodotti classificati molto tossici, tossici e nocivi è necessario richiedere un apposita autorizzazione che viene rilasciata dall autorità regionale preposta, dopo che il richiedente ha seguito adeguati corsi di aggiornamento ed ha superato un appropriata prova di valutazione; - Rispetto delle condizioni di utilizzo dei prodotti fitosanitarli e presenza dei dispositivi di protezione individuale previsti dalla norma; - Presenza di un sito a norma per l immagazzinamento dei prodotti fitosanitari. NORMA 3.1 Difesa della struttura del suolo attraverso il mantenimento in efficienza della rete di sgrondo delle acque superficiali Descrizione della norma e degli adempimenti Al fine di mantenere la struttura del suolo, la presente norma stabilisce che gli agricoltori devono mantenere in efficienza la rete di sgrondo per il deflusso delle acque superficiali e, ove presente, la baulatura. Sono quindi previsti i seguenti adempimenti: manutenzione della rete idraulica aziendale, rivolta alla gestione e conservazione delle scoline e dei canali collettori, al fine di garantirne l efficienza e la funzionalità nello sgrondo delle acque. Qualora i fenomeni di allagamenti e ristagni siano presenti nonostante l applicazione puntuale della suddetta norma, la condizionalità è da ritenersi rispettata. NORMA 4.2: Gestione delle superfici ritirate dalla produzione Descrizione della norma e degli adempimenti Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento degli habitat, le superfici ritirate dalla produzione sono soggette alle seguenti prescrizioni: a) presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l anno; b) attuazione di pratiche agronomiche consistenti in operazioni di sfalcio, o altre operazioni equivalenti, al fine di conservare l ordinario stato di fertilità del terreno, tutelare la fauna selvatica e prevenire la formazione di un potenziale inoculo di incendi, in particolare nelle condizioni di siccità, ed evitare la diffusione di infestanti; Recepimento regionale (DGR 339/2007): b)attuazione di pratiche agronomiche consistenti in operazioni di sfalcio, o altri interventi equivalenti (trinciatura), pari ad almeno uno l anno, non oltre il 10 ottobre. - per le aree individuate ai sensi della Direttiva 79/409/CEE e della Direttiva 92/43/CEE, il periodo di divieto annuale di sfalcio, o altra operazione equivalente, è compreso tra il 1 marzo e il 31 luglio di ogni anno; - per le altre aree il periodo di divieto annuale di sfalcio, o altra operazione equivalente, è compreso tra il 15 marzo e il 15 luglio di ogni anno. NORMA 4.4 Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio: Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento degli habitat tramite il mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio sull intero territorio nazionale, gli agricoltori beneficiari di un pagamento diretto nell ambito dei regimi di aiuti di cui all Allegato 1 del Reg.(CE) n. 1782/03 devono rispettare i seguenti impegni: divieto di eliminazione dei terrazzamenti esistenti delimitati a valle da un muretto a secco oppure da una scarpata inerbita, divieto di effettuazione di livellamenti non autorizzati; il rispetto dei provvedimenti regionali adottati ai sensi della Direttiva 79/409/CEE e della direttiva 92/43/CEE; il rispetto dei provvedimenti regionali di tutela degli elementi caratteristici del paesaggio non compresi al punto predente. DESCRIZIONE DEGLI IMPEGNI CONFRONTO CON BASELINE Limite minimo per la conservazione di fasce tampone, siepi e boschetti: 0,25 ha; Limite massimo di superficie aziendale ad impegno: 20% della SAT; Trinciatura della fascia erbacea solo una volta l anno, e in tempi [ sebbene la NORMA 4.4 Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio non comprenda fra gli obblighi la conservazione di fasce tampone e siepi arboreeo/arbustive, l impegno agroambientale proposto è motivato dalla cura e dal mantenimento di formazioni lineari non economicamente redditizie che comportano sia oneri di gestione ordinaria, che mancati redditi dovuti sia all ombreggiamento indotto alle colture seminative adiacenti (limitandone la produzione), sia perché non garantiscono un ricavo conseguibile dalla produzione del legname, sottraendo peraltro superficie produttiva all esercizio di attività agricole ordinarie ]; [ si tratta di impegno agroambientale aggiuntivo rispetto a quanto previsto dalla 9
10 compatibili con la riproduzione della fauna selvatica (divieto dal 1/11 al 15/7 di ogni anno); Divieto di impiego di prodotti fitosanitari, compresi i diserbanti non residuali e fertilizzanti di sintesi chimica e organici; Divieto di impiego di fanghi; Divieto di taglio a raso delle formazioni arboreo/arbustive e regolamentazione delle potature in riferimento alle diverse specie che compongono le formazioni lineari al fine di assicurarne adeguata continuità territoriale; Non sono ammessi interventi di conservazione di formazioni arboree contigue ad appezzamenti aziendali destinati alla produzione di biomassa arborea/arbustiva; Non sono ammessi interventi di conservazione di impianti arborei già esistenti finalizzati alla produzione di biomassa con specie arboree o arbustive a rapido accrescimento, ivi compresa la short rotation forestry; Nel caso di necessario infoltimento delle formazioni devono essere rispettate le tipologie di specie arboree e arbustive che verranno indicate in sede di Bando in un apposito elenco. NORMA 4.2 lett. b), che individua un divieto annuale di sfalcio - peraltro valevole per le sole superfici ritirate dalle produzione e ammissibili all aiuto diretto - tra il 15 marzo e il 15 luglio di ogni anno. Nel caso proposto, il divieto di sfalcio inizia a partire dal 1 novembre, al fine di maggiormente garantire lo stazionamento della fauna selvatica potenzialmente svernante]; [ la Condizionalità (ATTI A3, A4, B9 e le NORME BCAA) non impongono tali divieti nell esercizio dell attività agronomica realizzabile negli ambiti marginali degli appezzamenti coltivati. Si tratta, pertanto, di obblighi stringenti imposti dal presente impegno agroambientale. Infatti, il divieto di utilizzo di prodotti fertilizzanti di sintesi chimica o organica nelle fasce erbaceo/arboreo/arbustive presenti ai margini degli appezzamenti, va ben oltre ai requisiti minimi previsti dal rispetto del CBPA, e dall ATTO A4 (nel caso di zone vulnerabili ai nitrati). In proposito, le disposizioni di Condizionalità relative all utilizzo di prodotti fitosanitari non vietano che si faccia uso di prodotti erbicidi, anche non residuali, lungo i margini degli appezzamenti, nemmeno nel caso in cui le alberature siano poste a diretto contatto con una scolina aziendale o interaziendale. Il limite di rispetto da corsi d acqua pubblici esiste esclusivamente nel caso dell utilizzo degli effluenti zootecnici, dove si traduce nel rispetto di distanze variabili fra i 5 e i 10 m rispettivamente per i corsi d acqua censiti come non significativi o significativi, elencati nella tabella 18 del Piano regionale di Tutela delle Acque adottato (DGR 29/12/2004, n. 4453)]; [ l ATTO A3 non prevede limiti di rispetto dalle scoline aziendali, da capofossi o da corsi d acqua, canali arginati, fiumi nel caso di utilizzazione agronomica di fanghi di depurazione in agricoltura]. [ sebbene la NORMA 4.4 Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio non preveda prescrizioni o regolamentazioni nel caso di potature delle alberature aziendali, l imposizione di tale impegno agroambientale garantisce di rispondere alle osservazioni formulate dal valutatore nel Rapporto di valutazione intermedia del PSR laddove (pag. 214) si segnala che elevati livelli di ricchezza (frequenza di specie) sono osservabili fino a 500 m (dalla siepe), mentre i migliori risultati si hanno entro i 200 m. Oltre i 500 m di distanza media (fra siepi preesistenti, boschi, boschetti) si ha un drastico calo della ricchezza di specie a diffusione spontanea. Vietare il taglio a raso della siepe risponde pertanto all esigenza di mantenere la rete naturale di corridoi ecologici esistenti]; [ tali prescrizioni non originano da obblighi imposti dalla Condizionalità o da altri requisiti minimi da applicare nel contesto delle Misure agroambientali, ma derivano da motivazioni tecnico/pratiche correlate alla volontà di assicurare la permanenza delle formazioni arboree nel territorio agricolo anche oltre il periodo pluriennale di impegno promosso con la presente programmazione. Si intende evitare in tal modo che formazioni lineari arboreo/arbustive costituite da specie naturalizzate o selezionate per scopi diversi (es. cloni di pioppo selezionati per la produzione di biomassa a fini energetici) vengano riconosciute ammissibili all impegno proposto dalla presente Misura]. Livello ed entità dell aiuto L entità del premio annuale è così distinta: a - Conservazione siepi, fasce tampone (vincolo del 20% massimo della superficie a premio) Derivanti da precedenti programmazioni pubbliche (Bacino Scolante, PSR , altre programmazioni pubbliche): premio pari a 1,29 /ml, per un massimo di 430 euro/ha Non derivanti da precedenti programmazioni pubbliche: formazioni lineari esistenti complete di fascia erbacea di rispetto: premio pari a 0,80 /ml per un massimo di 266 euro/ha. b - Conservazione boschetti (vincolo del 10% massimo della superficie a premio) Derivanti da precedenti programmazioni pubbliche: premio pari a 0,12 /mq, per una massimo pari 120 euro/ha. 10
11 Misura 214/b - Pagamenti agroambientali Miglioramento qualità dei suoli Analisi L analisi di contesto individua, per il tema suolo, alcune criticità, così riassumibili: - l erosione del suolo assume livelli di rischio particolarmente elevati nelle zone collinari ed in questi ambiti risulta necessario favorire pratiche conservative per prevenire i fenomeni erosivi; - la diminuzione della sostanza organica nel suolo, a seguito di un elevata intensificazione delle tecniche produttive in contesti di scarsa disponibilità di fertilizzanti organici, ha portato a situazioni di sempre più difficile sostenibilità delle produzioni. E necessario, quindi, aumentarne l apporto nei terreni valorizzando soprattutto l'utilizzo dei reflui di allevamento ma anche altre fonti di sostanza organica,.. VAS: P. 163 VAS Obiettivi di sostenibilità Conservazione delle funzioni del suolo mantenimento della sostanza organica e biodiversità del suolo Riduzione del rischio di erosione Riduzione del rischio idrogeologico Analisi Valutazione Ex-ante E necessario adottare politiche di sostegno pubblico differenziate in termini territoriali, volte soprattutto a favorire e consolidare i processi (già avviati dalle precedenti politiche agroambientali) di sviluppo dei sistemi di gestione aziendale e di tecniche agronomiche a minor impatto ambientale, nella consapevolezza che allo stato attuale tali sistemi e tecniche ancora non sono in grado di raggiungere, in assenza di sostegno pubblico diretto, adeguati livelli di sostenibilità economica. (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 31) Nella Regione Veneto, i principali fattori o fenomeni presenti in grado di degradare la risorsa [suolo] sono: la vulnerabilità all erosione, la carenza di sostanza organica e i processi di salinizzazione nelle aree costiere. Considerando l erosione attuale, inclusiva anche del fattore tipo di copertura del suolo e quindi maggiormente connessa con l attività agricola, i territori nelle classi di rischio medie ed elevate (10-20; e t/ha/anno di perdita di suolo) si Fabbisogni prioritari Aumentare la copertura del suolo e il ricorso a pratiche agricole antierosive nelle aree a rischio di erosione Mantenere attività agricole sostenibili nelle aree collinari a rischio di erosione medioelevata Incrementare il contenuto di sostanza organica nel suolo Favorire un maggiore impiego e una corretta gestione ed utilizzazione agricola dei reflui e dei compost zootecnici 11
12 localizzano soprattutto in aree di collina, ambito questo quindi in cui si dovrebbero concentrare gli interventi. (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 33) Altra fonte di degrado della qualità del suolo è rappresentata dalla salinizzazione nelle aree costiere a causa dell intrusione delle acque marine nelle acque di superficie e di falda, Le aree agricole interessate (fonte ISTAT), sono pari a circa ettari di SAU, afferenti a quasi aziende, aventi dimensioni medie superiori al dato regionale, un orientamento colturale a seminativi e una scarsa diffusione delle attività zootecniche, circoscritte queste a pochi allevamenti di medie-grandi dimensioni. Importante, per le caratteristiche fisiche della matrice in esame, risulta il contenuto medio di sostanza organica nel suolo, che sulla base della carta realizzata dall Ufficio Europeo dei Suoli, risulta essere basso in ampie aree della pianura veneta (nel 23% della pianura il livello medio di carbonio organico è tra l 1% e il 2%); quasi il 66% del territorio di pianura presenta valori medi e soltanto il restante 11% presenta una situazione soddisfacente. La minore presenza di allevamenti, in grado di apportare significative quantità di sostanza organica e la diffusione della monocoltura maidicola potrebbero aver accentuato il fenomeno in talune aree. (VAL. INTERMEDIA PSR : P ) Estendere ordinamenti e metodi di produzione con caratteristiche di maggiore sostenibilità ambientale Il primo obiettivo, Promuovere la conservazione e il miglioramento qualitativo delle risorse idriche attraverso la prevenzione dell inquinamento delle acque superficiali e sotterranee derivante dalle attività agricole, risponde al fabbisogno della collettività di invertire, o almeno contrastare, la generale tendenza riscontrata nell analisi verso un aumento dei livelli di pressione agricola sulla risorsa, verificabili nella regione sia in termini quantitativi (aumento dei consumi idrici) sia e soprattutto qualitativi (aumento dei carichi inquinanti). Da evidenziare, infine, la nuova SottoMisura 214/b (Miglioramento qualità dei suoli) la cui specifica finalità è quella di aumentare il contenuto di sostanza organica nei suoli, mediamente medio-basso o in alcune aree anche molto basso (condizione questa che si verifica il circa il 25% delle superfici agricole di pianura); tale fenomeno, in tendenziale accentuazione, è come noto la conseguenza dei processi di specializzazione (es. maidicola) e in generale di separazione (o disequilibrio) tra attività di coltivazione e di allevamento. Inoltre, come segnalato nella stessa scheda Misura del PSR, il sostegno intende favorire nuove relazioni su base territoriale tra le aziende, in particolare un collegamento delle aziende ad indirizzo a seminativo (beneficiarie) e quelle ad indirizzo zootecnico le quali si trovano ad affrontare le diverse problematiche legate alla gestione sostenibile delle deiezioni, in un quadro di norme già obbligatorie che risultano particolarmente stringenti nelle zone vulnerabili da nitrati. Tale Azione, innovativa rispetto all attuale periodo di programmazione costituisce un tentativo di applicazione del concetto di sostenibilità in senso lato definito a livello comunitario [strategia UE per lo sviluppo sostenibile di Goteborg], cercando di coniugare (e non porre in contrapposizione) i fabbisogni collettivi di salvaguardia ambientale con le finalità produttive degli agricoltori. (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 105) L obiettivo specifico di Tutelare la risorsa suolo dai principali fenomeni di degradazione, si segnala la SottoMisura 214/b (Miglioramento qualità del suolo), specificatamente finalizzata a conservare e aumentare il contenuto di sostanza organica nei suoli carenti, fattore ritenuto essenziale per il miglioramento delle sue caratteristiche chimico-fisiche. In concreto, nel rispetto della condizionalità, la SottoMisura potrebbe favorire il trasferimento della sostanza organica (letame e effluenti non palabili ) proveniente da aziende zootecniche ad aziende ad indirizzo a seminativo, rappresentando quindi un interessante tentativo di ridurre le negative conseguenze ambientali determinate dalla separazione (o disequilibrio) tra attività di coltivazione e di allevamento, a sua volta derivante dai processi di specializzazione produttiva, cercando di favorire nuove relazioni aziendali su base territoriale, grazie alle quali coniugare i fabbisogni collettivi di salvaguardia ambientale con le finalità produttive degli agricoltori i cui terreni presentano scarsa fertilità fisica e biologica. (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 106) L obiettivo specifico di Rafforzare e valorizzare il contributo delle attività agricole e forestali all'attenuazione del cambiamento climatico e al miglioramento della qualità dell aria risponde anch esso a fabbisogni di intervento connessi a finalità strategiche definite a livello comunitario A contrastare tale tendenza agiscono soprattutto le azioni agroambientali, in particolare quelle che incentivano la riduzione dei livelli di fertilizzazione azotata o una più razionale gestione delle deiezioni animali (es. Misura 214/b Miglioramento qualità dei suoli ) (VALUTAZIONE EX-ANTE: P ) Obiettivi operativi Attraverso la sottomisura b) della Misura 214 Miglioramento della qualità dei suoli si avranno effetti sulla qualità chimica e fisica del suolo, grazie ad una più razionale distribuzione della sostanza organica, ma soprattutto una sostituzione dei fertilizzanti minerali con quelli organici, che determinerà un miglioramento della struttura del terreno ed una maggior capacità di ritenzione idrica, ed infine, ad una minore predisposizione all erosione superficiale. Inoltre la Misura, richiedendo l impegno di apportare alle colture fertilizzanti organici e di sintesi nei limiti indicati determinerà anche una riduzione degli input chimici potenzialmente inquinanti per le acque. (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 158) Riassumendo, si possono elencare gli obiettivi operativi con il seguente ordine di priorità: d. incrementare il contenuto di sostanza organica nel suolo con l adozione di adeguate tecniche di gestione al fine di prevenire fenomeni di degrado della struttura del suolo, come l erosione dovuta a ruscellamento superficiale; e. diminuire significativamente gli apporti di azoto di sintesi chimica e organica nelle superfici seminative di pianura e collina; f. recuperare nelle aziende agricole a indirizzo prevalentemente seminativo l utilizzo della concimazione organica in alternativa all uso sistematico dei concimi chimici. Ambito territoriale e operativo 1) Superfici agricole potenzialmente interessate da fenomeni di erosione superficiale dei suoli: - Comuni di collina, secondo la classificazione ISTAT; 2) Superfici agricole di pianura che presentano una dotazione di sostanza organica inferiore al 2%: - Comuni di pianura, secondo la classificazione ISTAT, nei quali il contenuto rilevato di sostanza organica è inferiore al 2% in oltre il 50% della SAU comunale, individuati 12
13 sulla base delle elaborazioni effettuate dall Agenzia Regionale per l Ambiente del Veneto. BASELINE RIFERIMENTO CONDIZIONALITÀ ATTO A3 DIRETTIVA 86/278/CEE, CONCERNENTE LA PROTEZIONE DELL AMBIENTE, IN PARTICOLARE DEL SUOLO, NELL UTILIZZAZIONE DEI FANGHI DI DEPURAZIONE IN AGRICOLTURA A3.11) I divieti: è vietato l uso di fanghi con caratteristiche diverse dalla tabella B1/1 della Direttiva B; nonché dei fanghi pericolosi, o che non siano stabilizzati, o comunque quando sia stata accertata l esistenza di un pericolo per la salute degli uomini, degli animali e per la salvaguardia dell ambiente. è vietato applicare i fanghi ai terreni:. j) interessati allo spargimento di deiezioni zootecniche o altri residui di comprovata utilità agronomica.. ATTO A4 Direttiva 91/676/CEE articoli 4 e 5 Descrizione degli impegni nelle Zone Designate Vulnerabili ai Nitrati di origine agricola A4.1) Rispetto del carico allevato pari al massimo al limite di 170 kg di azoto al campo mediamente utilizzato per ettaro e per anno. A4.2) Ai sensi di quanto previsto dall articolo 29, comma 1, dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006, l utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici è soggetta alla presentazione della Comunicazione alla Provincia in cui ha sede l allevamento: in forma semplificata, per le aziende che producono e/o utilizzano un quantitativo di azoto compreso tra e kg/ anno, secondo quanto previsto dall Allegato V, parte C del DM ; in forma completa, e alla compilazione del Piano di Utilizzazione Agronomica Semplificato, per le aziende che producono e/o utilizzano un quantitativo di azoto compreso tra i e i kg/anno, secondo quanto previsto dall Allegato V, parte B del DM ; in forma completa, e alla compilazione del Piano di Utilizzazione Agronomica Completo, secondo le modalità definite all Allegato V, parte A, del DM , per le aziende che producono e/o utilizzano un quantitativo di azoto superiore ai kg/anno. Le aziende agricole che producono un quantitativo di azoto inferiore ai kg/anno sono tenute al rispetto dei criteri del Codice di Buona Pratica Agricola, nonché degli impegn di seguito descritti. A4.3) Divieti Divieti di utilizzazione agronomica dei letami, dei concimi azotati e degli ammendanti organici: a) sulle superfici non interessate dall attività agricola, fatta eccezione per le aree a verde pubblico e privato; b) nei boschi, ad esclusione degli effluenti rilasciati dagli animali nell allevamento allo stato brado; c) nelle aree di cava, fatta eccezione per le medesime, ovvero per altre aree, qualora siano previsti interventi di recupero e ripristino ambientale, limitatamente alla ricostituzione dello strato attivo del suolo, e purché sia dimostrato che non esiste pericolo di inquinamento delle acque. Fanno eccezione altresì le aree suddette qualora recuperate all esercizio dell attività agricola; d) nelle zone di tutela assoluta di cui all articolo 94 del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, costituite dall area immediatamente circostante i punti di captazione o derivazione, per un estensione di almeno 10 m di raggio dai punti stessi. Sono fatte salve le disposizioni di cui allo stesso articolo relativamente alle zone di rispetto di cui al medesimo articolo 94; e) sui terreni gelati, innevati, con falda acquifera affiorante, con frane in atto e terreni saturi di d acqua; f) sui terreni interessati dalla distribuzione dei fanghi di depurazione e altri fanghi e residui non tossico e nocivi di cui sia comprovata l utilità a fini agronomici, come previsto dalla DGR , n. 2241; g) in tutti i casi in cui le Autorità competenti provvedono ad emettere specifici provvedimenti di divieto o di prescrizione in ordine alla prevenzione di malattie infettive, infestive e diffusive per gli animali, per l uomo e per la difesa dei corpi idrici; h) 5 m di distanza dalle sponde dei corsi d acqua superficiali non significativi, così come individuati nel Piano di Tutela delle Acque adottato con DGR , n. 4453, tabella 18 dello Stato di fatto. Ai sensi del D. Lgs. n. 152/2006, sono definiti non significativi i corsi d acqua superficiali che, per motivi naturali, hanno avuto una portata uguale a zero per più di 120 giorni l anno, in un anno idrologico medio; i) 10 m di distanza dalle sponde dei corsi d acqua superficiali significativi. Sono definiti significativi i corsi d acqua naturali di primo ordine (cioè quelli recapitanti direttamente in mare) il cui bacino imbrifero abbia una superficie maggiore di 200 km 2, ed i corsi naturali di secondo ordine o superiore il cui bacino imbrifero abbia una superficie maggiore di 400 km 2 ; j) 25 m di distanza dall inizio dell arenile per le acque lacustri, marino-costiere e di transizione, nonché dai corpi idrici ricadenti nelle zone umide individuate ai sensi della Convenzione di Ramsar del 2 febbraio 1971; La zona umida individuata dalla Regione del Veneto, ai sensi della Convenzione di Ramsar, per le zone vulnerabili di cui alla DCR n. 62/2006 corrisponde a Valle Averto, nel Comune di Campagnalupia provincia di Venezia; k) sui terreni nelle 24 ore precedenti l intervento irriguo, nel caso di irrigazione a scorrimento per i concimi non interrati; l) per un periodo di 90 giorni, dal 15 novembre al 15 febbraio, per i concimi azotati e gli ammendanti organici di cui al D. Lgs. n. 217/2006, nonché per i letami e i materiali ad essi assimilati. Per le deiezioni degli avicunicoli essiccate con processo rapido a tenori di sostanza secca superiori al 65%, vale il periodo di divieto di 120 giorni dal 1 novembre alla fine di febbraio. È fatto divieto, inoltre, su terreni con pendenza superiore al 15% e in concomitante assenza di copertura erbacea permanente, l utilizzo dei letami e materiali assimilati, nonché dei concimi azotati e ammendanti organici di cui alla D. Lgs. n. 217/2006, fatte salve le zone sistemate con terrazzamenti. L utilizzo di letame e materiali assimilati, nonché dei concimi azotati e ammendanti organici di cui al D. Lgs. 217/2006, nei terreni con pendenze superiori al 15% e in concomitante totale assenza di copertura erbacea, è consentito solo se incorporato entro 24 ore dalla distribuzione. Le disposizioni di cui alle lettere h), i) e j) non si applicano ai canali artificiali ad esclusivo utilizzo di una o più aziende, purché non connessi ai corpi idrici naturali, ed ai canali arginati. A.4.5) Stoccaggi Nel rispetto di quanto previsto dal DM , le prescrizioni tecniche per l effettuazione del corretto stoccaggio degli effluenti aziendali (letami e materiali ad essi assimilati, liquami e materiali ad essi assimilati, acque reflue provenienti da aziende di cui all articolo 101, comma 7, lettere a), b) e c) e da altre aziende ad esse assimilate) sono dettate dagli articoli 7, 8, 14 e dal comma 2 dell articolo 24 della DGR n. 2495/2006. La stessa deliberazione n. 2495/2006 definisce i termini entro i quali le aziende agricole sono tenute ad adeguare la dimensione delle platee per lo stoccaggio dei materiali palabili e delle vasche di stoccaggio dei materiali non palabili. Conseguentemente per tali aziende continuano, in via transitoria, a valere le disposizioni relative allo stoccaggio degli effluenti di allevamento della normativa nazionale e 13
14 regionale in vigore prima dell approvazione della DGR n. 2495/06, così come richiamate al comma 1, articolo 36 della medesima Deliberazione. A 4.6) Accumulo temporaneo Condizioni per l accumulo temporaneo dei letami e lettiere esauste di allevamenti di avicunicoli, esclusi gli altri materiali assimilati: - solo a fini di utilizzazione agronomica; - solo previo uno stoccaggio di almeno 90 giorni; - solo sui terreni agricoli utilizzati per lo spandimento; - per un periodo non superiore a 30 giorni; - in quantità funzionale alle esigenze delle colture dell appezzamento utilizzato per l accumulo, come previsto dal comma 3, lettera c) dell articolo 25 dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006; - evitando ogni fuoriuscita di liquidi e/o percolati e mantenendo condizioni microaerobiche all interno della massa, con le adeguate impermeabilizzazioni previste dalla lettera a) del comma 3 dell articolo 25 dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006. Divieto di accumulo a distanze inferiori a: - 5 m dalle scoline; - 20 m dalle case sparse; m dai centri abitati; - 5 m dalle strade statali, e/o provinciali e/o comunali; - 20 m dai corpi idrici; - 30 m dalle sponde dei corsi d acqua superficiali; - 40 m dalle sponde dei laghi, nonché delle zone umide individuate ai sensi della Convenzione di Ramsar del 2 febbraio Per gli allevamenti avicoli a ciclo produttivo inferiore a 90 giorni, le lettiere possono essere stoccate al termine del ciclo produttivo sottoforma di cumuli in campo, fatte salve diverse disposizioni delle Autorità sanitarie. L accumulo non può essere ripetuto nello stesso luogo nell ambito di una stessa annata agraria. Requisiti minimi aggiuntivi alla condizionalità per le Zone non Vulnerabili (documento Mipaf 05/06/2007) - rispetto del codice di buona pratica agricola (CBPA, ai sensi del DM 19 aprile 1999); - decreto interministeriale 7 aprile 2006 recante Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, di cui all articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n (S.O. n. 120 alla G.U. n. 109 del ), così come recepito dalla DGR 24945/06 (titoli I-IV). NORMA 1.1: Interventi di regimazione temporanea delle acque superficiali di terreni in pendio Descrizione della norma e degli adempimenti Al fine di favorire la protezione del suolo dall erosione, la norma si applica esclusivamente ai terreni declivi che manifestano fenomeni erosivi evidenziabili dalla presenza di incisioni diffuse (rigagnoli) in assenza di sistemazioni. La norma prevede la realizzazione di solchi acquai temporanei, per cui l acqua piovana raccolta, anche a monte dell appezzamento considerato, mantenga una velocità tale da non pregiudicare la funzione del solco stesso e sia convogliata in fossi ed alvei naturali, disposti ai bordi dei campi, ove esistenti. Sono esenti dall adempimento della presente norma le superfici stabilmente inerbite o impegnate con colture che permangono per l intera annata agraria. NORMA 2.1: Gestione delle stoppie e dei residui colturali Descrizione della norma e degli adempimenti: Al fine di favorire la preservazione del livello di sostanza organica presente nel suolo nonché la tutela della fauna selvatica e la protezione dell habitat, è opportuno provvedere ad una corretta gestione dei residui colturali. È pertanto vietata la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati. NORMA 3.1: Difesa della struttura del suolo attraverso il mantenimento in efficienza della rete di sgrondo delle acque superficiali Al fine di mantenere la struttura del suolo, la presente norma stabilisce che gli agricoltori devono mantenere in efficienza la rete di sgrondo per il deflusso delle acque superficiali e, ove presente, la baulatura. Sono quindi previsti i seguenti adempimenti: manutenzione della rete idraulica aziendale, rivolta alla gestione e conservazione delle scoline e dei canali collettori, al fine di garantirne l efficienza e la funzionalità nello sgrondo delle acque. Qualora i fenomeni di allagamenti e ristagni siano presenti nonostante l applicazione puntuale della suddetta norma, la condizionalità è da ritenersi rispettata DESCRIZIONE DEGLI IMPEGNI - Utilizzo documentato (ad es. conservazione fatture di acquisto,), da parte di aziende agricole ad indirizzo non zootecnico, di ammendanti di origine organica derivanti da allevamenti zootecnici; - L impegno dovrà riguardare, nel quinquennio, tutta la SAU aziendale interessata dall Azione; - Nell arco dei cinque anni di impegno la quantità media di sostanza organica per ettaro e per anno da apportare alle coltivazioni dovrà essere pari a 30 t di letame, corrispondenti a 120 kg di azoto al campo; CONFRONTO CON BASELINE [ gli ATTI e le NORME di Condizionalità non obbligano le aziende agricole, e a maggior ragione quelle non zootecniche, all uso di letami e/o ammendanti organici ai fini di conservare il contenuto di sostanza organica nel suolo. Tale obbligo è presente solamente come deroga alle disposizioni previste dalla NORMA 2.1 Gestione delle stoppie e dei residui colturali laddove si impone l obbligo di interventi alternativi di ripristino di livello di sostanza organica del suolo tramite sovescio, letamazione o altri interventi di concimazione organica nel caso in cui sia prescritta da provvedimenti regionali vigenti la bruciatura delle stoppie. Si tratta, pertanto, di riconoscere al presente impegno agroambientale i sovraccosti e le perdite di reddito derivanti dall organizzazione del cantiere di distribuzione della sostanza organica]; [ obbligo derivante dalla necessità di garantire controllabilità alla Misura proposta]; [ l Atto A4 della Condizionalità obbliga chi utilizza gli effluenti zootecnici palabili in zona vulnerabile al rispetto del limite di 170 kg di azoto per ettaro e per anno, come media aziendale: ne consegue una riduzione pari a circa un terzo del limite imposto]; 14
15 - Nell arco dei cinque anni di impegno la quantità media di sostanza organica per ettaro e per anno da apportare alle coltivazioni dovrà essere pari a 57,5 t di letame, corrispondenti a 230 kg di azoto al campo; - Redazione di Comunicazione Semplificata o Completa e Piano di Utilizzazione Agronomica, quest ultimo finalizzato anche a documentare il mancato impiego di concimi chimici; - devono essere rispettati i criteri di utilizzazione degli effluenti zootecnici palabili definiti dal DM 7 aprile 2006 e dalla DGR n del 07/08/06 di recepimento del decreto medesimo; [ le disposizioni presenti nei requisiti minimi aggiuntivi alla Condizionalità per le zone non vulnerabili (documento Mipaf 05/06/2007) impongono il rispetto del CBPA, del DM 7 aprile 2006 (titoli I-IV) e dei provvedimenti regionali di recepimento del Decreto stesso (DGR n. 2495/06). Ne consegue che nelle zone non vulnerabili è possibile l utilizzo agronomico di effluenti zootecnici palabili nel rispetto del limite di 340 kg di azoto per ettaro e per anno, come media aziendale. L impegno agroambientale in queste zone consiste nella riduzione pari a circa un terzo del limite imposto]; [ il DM 7/4/06 non obbliga chiunque faccia uso di effluenti zootecnici a presentare comunicazione alle Province, infatti prevede l esonero dalla comunicazione per le aziende che producono e/o utilizzano azoto zootecnico in quantità inferiore ai kg/anno in zona non vulnerabile, e a kg/anno in zona vulnerabile. L obbligo imposto nella Misura è legato alla necessità di dimostrare con ragionevole certezza il rispetto degli impegni agroambientali previsti, in quanto permette di conoscere sia le particelle catastali sulle quali si intende effettuare l utilizzazione agronomica, sia le quantità e le tipologie di letame usato, il cantiere di distribuzione adottato, i tempi nei quali si effettua l utilizzazione agronomica. Tutti questi elementi sono oggetto dei controlli ambientali che vengono attivati da parte delle amministrazioni provinciali e di Arpav (Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente del Veneto). Va altresì evidenziato che il DM 7/4/2006 e le disposizioni regionali di recepimento del medesimo prevedono sanzioni amministrative e penali per il mancato rispetto di quanto indicato nelle Comunicazioni e nei Piani di Utilizzazione Agronomica presentati alle Province]; [ si tratta già di un requisito imposto dalla Condizionalità ATTO A4 per le zone vulnerabili. Nel caso delle zone non vulnerabili diventa un requisito minimo ambientale aggiuntivo alla Condizionalità per chi intende accedere ai contributi dell Asse 2 del PSR]; - Nei terreni investiti a seminativo deve essere previsto [ la Dgr 2495/06, che recepisce a livello regionale i contenuti del DM 7/4/2006 sia per l interramento del letame con l aratura; le zone vulnerabili che per le non vulnerabili, non prevede obbligo di interramento per il letame così come indicato all articolo 2, comma 1, lettera e) dell Allegato A alla DGR medesima]; - Divieto di distribuzione dei fanghi sulle medesime superfici. [ il divieto deriva dall applicazione degli Atti A3 e A4 della Condizionalità]. Livello ed entità dell aiuto L importo massimo del premio è pari a 195 euro/ha/anno, per un periodo di impegno pari a 5 anni. 15
16 Misura 214/c- Pagamenti agroambientali - Agricoltura biologica Analisi Gli orientamenti strategici del PSR possono avere diretta conseguenza sulla tutela della biodiversità anche degli organismi tellurici. Anche i riferimenti a sistemi di coltivazione biologica o che prevedono una riduzione degli input o l incremento di sostanza organica possono essere considerati validi interventi per contrastare la diminuzione della biodiversità nel suolo. VAS: P. 123 VAS Obiettivi di sostenibilità Conservazione e tutela della biodiversità in situ ed extra situ Conservazione e ripristino della funzionalità degli habitat naturali In particolare l Asse 2 fa riferimento al ruolo che può svolgere il settore agricolo nella prevenzione e nella riduzione dei fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e di falda, derivanti sia dalle attività agricole intensive che dalle altre attività antropiche, e nel riequilibrio del bilancio idrico, mediante iniziative volte a garantire il livello di deflusso necessario per la salvaguardia della vita animale e vegetale nei corsi d'acqua e gli interventi a sostegno delle imprese agricole che adottano pratiche conservative. Particolare priorità è riconosciuta alle iniziative da realizzarsi nelle aree vulnerabili ai nitrati ed in tutti gli altri ambiti e bacini considerati sensibili. A tale riguardo si prevede che siano valorizzate e potenziate le misure di tutela delle aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano, anche attraverso incentivi per la promozione dell'agricoltura biologica e di altri sistemi produttivi a basso impatto ambientale. VAS: P. 114 Contaminazione La sottomisura a sostegno dell agricoltura biologica, è sicuramente coerente con l obiettivo di riduzione del carico di sostanze di sintesi potenzialmente contaminanti per il suolo. VAS: P. 123 Erosione e compattamento Nei suoli si possono riconoscere strati sovrapposti, detti orizzonti, costituenti il profilo. L orizzonte superficiale è generalmente più ricco dei sottostanti in sostanza organica e, oltre ad essere sede di intensi processi di alterazione e trasformazione, è quello maggiormente esposto alla degradazione causata dalle piogge intense e dall impatto delle attività agricole. Dopo anni di non corretto uso del suolo, i danni arrecati possono essere di tale di entità da essere fortemente evidenti in termini di perdita dell elemento suolo (affioramento di strati profondi indesiderati), di fertilità, di modificazione del paesaggio, di biodiversità (diminuzione delle specie appartenenti alla microflora e alla fauna tellurica) ecc. e tali da richiedere interventi correttivi che molte volte consentono solo un parziale ripristino delle condizioni ottimali. VAS: P. 121 Tutela della qualità delle acque superficiali Tutela della qualità delle acque sotterranee Riduzione del consumo idrico Conservazione delle funzioni del suolo mantenimento della sostanza organica e biodiversità del suolo Riduzione del rischio di erosione Analisi Valutazione Ex-ante AGGIORNAMENTO DEL RAPPORTO DI VALUTAZIONE INTERMEDIA DEL PSR (DEF. MARZO 2006) L agricoltura biologica, un Azione importante dal punto di vista della reintroduzione di ordinamenti colturali propizi alla biodiversità, costituisce il 6% ca. del totale della SOI (superficie oggetto di intervento del PSR ); come già indicato per l indicatore VI.2.A 1.1, un ulteriore incremento, sia in termini assoluti che relativi, potrebbe portare un ulteriore beneficio alla biodiversità nelle aree agricole. Un ulteriore ed importante fattore che ha aumentato l efficacia degli interventi è stata la contemporanea applicazione di impegni che tendano ad integrare in forma sinergica i propri effetti, promuovendo la trasformazione di habitat in assortimenti particolarmente favorevoli all incremento della biodiversità. Si osserva che gli abbinamenti di interventi di trasformazione delle pratiche colturali (agricoltura biologica) con quelli di ripristino di infrastrutture ecologiche sono particolarmente favorevoli In tal senso si potrebbe eventualmente prevedere di potenziare ulteriormente, nelle aree Naturali Protette e nei Fabbisogni prioritari Ridurre i livelli di utilizzazione agricola (totali e unitari) della risorsa idrica disponibile Ridurre i livelli dei carichi di inquinanti dell agricoltura nelle aree vulnerabili Consolidare ed estendere sistemi e tecniche di produzione con requisiti di maggiore sostenibilità ambientale (es. Agricoltura Biologica) Estendere ordinamenti e metodi di produzione con caratteristiche di maggiore sostenibilità ambientale 16
17 SIC/ZPS, le combinazioni tra l Azione 3 (produzione biologica) e le Azioni 4 (fascia tampone), 8 (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 208) Ridurre i livelli di emissione di gas ad effetto serra e di ammoniaca da inputs agricoli (fertilizz. azotati) e deiezioni zootecnici Criterio VI.2.A-1. Si è riusciti a ridurre gli imput agricoli (o ad evitarne l aumento) a beneficio di flora e fauna. Il criterio viene soddisfatto da azioni tra cui 3 (agricoltura biologica),, i cui rispettivi impegni determinano una diminuzione degli imput agricoli ad ettaro. (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 204) Agricoltura biologica Prevedere una localizzazione preferenziale seppur non esclusiva (attraverso un premio maggiore e/o attraverso punteggi più alti nell ambito delle graduatorie) nelle aree sensibili e vulnerabili, nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche e di ricarica degli acquiferi, incluedendo anche le aree Natura 2000 e/a Parco/Riserve (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 221) RACCOMANDAZIONI PER LA PROGRAMMAZIONE andrebbero, inoltre, riconfermati ed ulteriormente sviluppati gli strumenti e le procedure di programmazione/attuazione in grado di aumentare l integrazione, e quindi la possibile sinergia, tra le diverse Azioni agroambientali nell ambito dell azienda; inoltre, per l agricoltura biologica (il cui sostegno rientra tra le priorità strategiche indicate dalla Commissione) andrebbero verificate le possibilità di collegamento con le azioni più propriamente di natura strutturale (Asse I in primo luogo) essendo il sostegno di tipo diretto (premio) non in grado, da solo, di determinare le condizioni di continuità e sviluppo competitivo delle realtà aziendali interessate. (VAL. INTERMEDIA PSR : P. 223) VALUTAZIONE EX-ANTE DEL PIANO DELLA REGIONE DEL VENETO Il primo obiettivo, Promuovere la conservazione e il miglioramento qualitativo delle risorse idriche attraverso la prevenzione dell inquinamento delle acque superficiali e sotterranee derivante dalle attività agricole, risponde al fabbisogno della collettività di invertire, o almeno contrastare, la generale tendenza riscontrata nell analisi verso un aumento dei livelli di pressione agricola sulla risorsa, verificabili nella Regione sia in termini quantitativi (aumento dei consumi idrici) sia e soprattutto qualitativi (aumento dei carichi inquinanti), La SottoMisura 214/c (Agricoltura biologica) incentiva l adozione di tecniche (disciplinari) di produzione in grado di determinare una riduzione delle suddette pressioni, cioè i livelli di impiego di fertilizzanti o pesticidi inquinanti e di acqua per l irrigazione. In altri termini, la Sottomisura risponde al fabbisogno strategico, individuato nell analisi, di consolidare ed ulteriormente estendere sistemi di produzione caratterizzati da un maggior grado di sostenibilità ambientale dei quali l agricoltura biologica costituisce la tipologia più matura e suscettibile di sviluppo. Si osserva che, contrariamente alle iniziali ipotesi formulate in ambito regionale (cfr. PSR agosto 2006), il sostegno attivato con la SottoMisura 214/c è rivolto sia alle aziende in conversione (introduzione) sia a quelle già riconvertite La SottoMisura 214/c contribuisce all obiettivo di incentivare l espansione, ma non anche a quello di consolidare il sistema produttivo biologico regionale. Ciò nella consapevolezza, evidenziata anche nell analisi iniziale del PSR, di una ancora diffusa debolezza economica di tale sistema: molte aziende biologiche regionali non sono ancora in grado di raggiungere, in assenza di sostegno pubblico, adeguati livelli di sostenibilità economica, condizione questa che rischia di provocare un riflusso verso pratiche o sistemi ordinari, con conseguenti danni ambientali. (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 104) L obiettivo specifico di Tutelare la risorsa suolo dai principali fenomeni di degradazione, Il miglioramento delle caratteristiche strutturali o fisiche del suolo, concorre all obbiettivo di contrastare i fenomeni di erosione superficiale Come già segnalato nella Valutazione Intermedia del PSR sarebbe necessario rafforzare nei disciplinari di produzione biologica (per lo più orientati a regolamentare gli aspetti connessi la salubrità/qualità della produzione, la riduzione dell inquinamento chimico ecc) gli impegni inerenti la difesa del suolo dai fenomeni di erosione. (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 106) Effetti positivi sulla diversità della flora e della fauna selvatica potranno, ovviamente, derivare anche dalle restanti azioni agroambientali, in particolare, dall estensione dei sistemi di agricoltura biologica (SottoMisura 214/c) che prevedono una riduzione dei livelli di utilizzazione (o di tossicità) dei pesticidi e il ricorso a pratiche agricole (rotazioni, copertura del suolo) idonee a diversificare l ecosistema agricolo. (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 107) L obiettivo specifico di Rafforzare e valorizzare le funzioni di tutela delle risorse naturali e del paesaggio svolte dalle attività agricole nelle aree montane costituisce per molti aspetti una declinazione, territoriale, dei precedenti obiettivi inerenti la salvaguardia della biodiversità. La tutela e il miglioramento del paesaggio costituiscono, inoltre, un fattore determinante per le attività di fruizione turistica sostenibile delle aree rurali. A tale obiettivo concorrono potenzialmente alcune delle linee di intervento dell Asse 2 prima ricordate per la biodiversità, e in particolare 214/c (agricoltura biologica), (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 108) L obiettivo specifico di Rafforzare e valorizzare il contributo delle attività agricole e forestali all'attenuazione del cambiamento climatico e al miglioramento della qualità dell aria risponde anch esso a fabbisogni di intervento connessi a finalità strategiche definite a livello comunitario A contrastare tale tendenza agiscono soprattutto le azioni agroambientali, in particolare quelle che incentivano la riduzione dei livelli di fertilizzazione azotata (es. 214/c agricoltura biologica) (VALUTAZIONE EX-ANTE: P ) 17
18 Obiettivi operativi L Agricoltura biologica, sottomisura c) della Misura 214 è sicuramente quell azione per la quale sono previsti i maggiori risultati ambientali sia dal punto di vista dell estensione delle superfici oggetto di impegno che dal punto di vista dell efficienza specifica della Misura ossia dell entità dell effetto ottenuto per unità di superficie. Infatti la produzione biologica agisce positivamente sia dal punto di vista della tutela della biodiversità, che da quello della qualità dell acqua e del suolo principalmente, attraverso la riduzione degli input chimici e in secondo luogo grazie all applicazione di pratiche agricole a minor impatto ambientale (es. rotazioni colturali ecc.). (VALUTAZIONE EX-ANTE: P. 158) Scopo prioritario della Misura è la protezione e la tutela dell ambiente assicurata dalla riduzione degli input di produzione e l adesione a specifici disciplinari (regolamento CE 2092/91) raggiungendo i seguenti obiettivi di seguito elencati: 1. Tutela della qualità dell acqua, dell aria e del suolo; 2. Aumento della biodiversità, attraverso la valorizzazione delle specie animali e delle varietà vegetali locali nelle produzioni aziendali; 3. Tutela dell entomofauna utile, in relazione a interventi agronomici dettati da precisi standard comunitari. Ambito territoriale e operativo Tutto il territorio regionale, con priorità per : a. zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola b. aree di rispetto circostanti i punti di captazione per acque di uso pubblico c. aree SIC e ZPS e alle aree ricadenti nei parchi e in altre aree protette Sulla base di quanto emerso nel rapporto di Valutazione Intermedia della Programmazione regionale e della Valutazione ex-ante riferita alla presente programmazione si è colto il suggerimento di confermare, senza rendere esclusiva, la priorità di accesso alla Misura negli ambiti del territorio regionale nei quali risulta più incisivo l effetto della riduzione degli input chimici sulla tutela della qualità delle acque e del suolo. Peraltro si è voluto tener conto nelle priorità anche di tutte le aree appartenenti alla rete Natura 2000, a parchi e riserve regionali riconoscendo e facendo proprie le indicazioni contenute nella VAS e nella Valutazione ex ante. BASE LINE Condizionalità (DGR 339, 20/2/07): ATTO A2 DIRETTIVA 80/68/CEE, CONCERNENTE LA PROTEZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE DALL INQUINAMENTO PROVOCATO DA CERTE SOSTANZE PERICOLOSE Possesso dell autorizzazione allo scarico in acque superficiali nel rispetto dei valori limite della tabella 4, Allegato 5, parte terza del D.Lgs 152/2006 Rispetto delle condizioni di scarico contenute nell autorizzazione. ATTO A3 DIRETTIVA 86/278/CEE, CONCERNENTE LA PROTEZIONE DELL AMBIENTE, IN PARTICOLARE DEL SUOLO, NELL UTILIZZAZIONE DEI FANGHI DI DEPURAZIONE IN AGRICOLTURA Nel caso le aziende intendano fare uso su suolo agricolo di fanghi di depurazione di scarichi civili, di pubbliche fognature e di quelli ad essi assimilabili, nonché di ogni altro fango o residuo di cui sia comprovata l utilità ai fini agronomici sono tenute a chiedere l autorizzazione alla Provincia e sono responsabili del corretto spandimento (in base alle norme tecniche stabilite dalla DGR , n. 2241), anche dal punto di vista delle responsabilità penali. ATTO A4 DIRETTIVA 91/676/CEE Carico UBA derivante dal rispetto della Direttiva Nitrati : Zone NON VULNERABILI 4,09 UBA/ha (la provincia di Belluno è tutta non vulnerabile) Zone VULNERABILI 2,04 UBA/ha Requisiti della Condizionalità per le Zone non Vulnerabili non compresi nell Atto A4, Condizionalità della Regione Veneto rispetto del codice di buona pratica agricola (CBPA, ai sensi del DM 19 aprile 1999); decreto interministeriale 7 aprile 2006 recante Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, di cui all articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n (S.O. n. 120 alla G.U. n. 109 del ), così come recepito dalla DGR 24945/06 (titoli I-IV); Dgr 7/8/2006 n ( Programma di Azione per le Zone Vulnerabili ai Nitrati di origine agricola) Descrizione degli impegni nelle Zone Designate Vulnerabili ai Nitrati di origine agricola A4.1) Rispetto del carico allevato pari al massimo al limite di 170 kg di azoto al campo mediamente utilizzato per ettaro e per anno. A4.2) Ai sensi di quanto previsto dall articolo 29, comma 1, dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006, l utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici è soggetta alla presentazione della Comunicazione alla Provincia in cui ha sede l allevamento: in forma semplificata, per le aziende che producono e/o utilizzano un quantitativo di azoto compreso tra e kg/ anno, secondo quanto previsto dall Allegato V, parte C del DM ; in forma completa, e alla compilazione del Piano di Utilizzazione Agronomica Semplificato, per le aziende che producono e/o utilizzano un quantitativo di azoto compreso tra i e i kg/anno, secondo quanto previsto dall Allegato V, parte B del DM ; in forma completa, e alla compilazione del Piano di Utilizzazione Agronomica Completo, secondo le modalità definite all allegato V, parte A, del DM , per le aziende che producono e/o utilizzano un quantitativo di azoto superiore ai kg/anno. Le aziende agricole che producono un quantitativo di azoto inferiore ai kg/anno sono tenute al rispetto dei criteri del Codice di Buona Pratica Agricola, nonché degli impegni di seguito descritti. A4.3) Divieti Divieti di utilizzazione agronomica dei letami, dei concimi azotati e degli ammendanti organici: 18
19 f) sui terreni gelati, innevati, con falda acquifera affiorante, con frane in atto e terreni saturi di d acqua;. k) sui terreni nelle 24 ore precedenti l intervento irriguo, nel caso di irrigazione a scorrimento per i concimi non interrati; l) per un periodo di 90 giorni, dal 15 novembre al 15 febbraio, per i concimi azotati e gli ammendanti organici di cui al D.Lgs. n. 217/2006, nonché per i letami e i materiali ad essi assimilati. Per le deiezioni degli avicunicoli essiccate con processo rapido a tenori di sostanza secca superiori al 65%, vale il periodo di divieto di 120 giorni dal 1 novembre alla fine di febbraio. È fatto divieto, inoltre, su terreni con pendenza superiore al 15% e in concomitante assenza di copertura erbacea permanente, l utilizzo dei letami e materiali assimilati, nonché dei concimi azotati e ammendanti organici di cui alla D.Lgs. n. 217/2006, fatte salve le zone sistemate con terrazzamenti. L utilizzo di letame e materiali assimilati, nonché dei concimi azotati e ammendanti organici di cui al D.Lgs. 217/2006, nei terreni con pendenze superiori al 15% e in concomitante totale assenza di copertura erbacea è consentito solo se incorporato entro 24 ore dalla distribuzione... A.4.5) Stoccaggi Nel rispetto di quanto previsto dal DM , le prescrizioni tecniche per l effettuazione del corretto stoccaggio degli effluenti aziendali (letami e materiali ad essi assimilati, liquami e materiali ad essi assimilati, acque reflue provenienti da aziende di cui all articolo 101, comma 7, lettere a), b) e c) e da altre aziende ad esse assimilate) sono dettate dagli articoli 7, 8, 14 e dal comma 2 dell articolo 24 della DGR n. 2495/2006. La stessa deliberazione n. 2495/2006 definisce i termini entro i quali le aziende agricole sono tenute ad adeguare la dimensione delle platee per lo stoccaggio dei materiali palabili e delle vasche di stoccaggio dei materiali non palabili. Conseguentemente, per tali aziende continuano, in via transitoria, a valere le disposizioni relative allo stoccaggi degli effluenti di allevamento della normativa nazionale e regionale in vigore prima dell approvazione della DGR n. 2495/06, così come richiamate al comma 1, articolo 36 della medesima Deliberazione. A 4.6) Accumulo temporaneo Condizioni per l accumulo temporaneo dei letami e lettiere esauste di allevamenti di avicunicoli, esclusi gli altri materiali assimilati: - solo a fini di utilizzazione agronomica; - solo previo uno stoccaggio di almeno 90 giorni; - solo sui terreni agricoli utilizzati per lo spandimento; - per un periodo non superiore a 30 giorni; - in quantità funzionale alle esigenze delle colture dell appezzamento utilizzato per l accumulo, come previsto dal comma 3, lettera c) dell articolo 25 dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006; - evitando ogni fuoriuscita di liquidi e/o percolati e mantenendo condizioni microaerobiche all interno della massa, con le adeguate impermeabilizzazioni previste dalla lettera a) del comma 3 dell articolo 25 dell Allegato A alla DGR n. 2495/2006. Divieto di accumulo a distanze inferiori a: - 5 m dalle scoline; - 20 m dalle case sparse; m dai centri abitati; - 5 m dalle strade statali, e/o provinciali e/o comunali; - 20 m dai corpi idrici; - 30 m dalle sponde dei corsi d acqua superficiali; - 40 m dalle sponde dei laghi, nonché delle zone umide individuate ai sensi della Convenzione di Ramsar del 2 febbraio Per gli allevamenti avicoli a ciclo produttivo inferiore a 90 giorni, le lettiere possono essere stoccate al termine del ciclo produttivo sottoforma di cumuli in campo, fatte salve diverse disposizioni delle autorità sanitarie. L accumulo non può essere ripetuto nello stesso luogo nell ambito di una stessa annata agraria. Carico UBA derivante dal rispetto della Direttiva Nitrati : Zone NON VULNERABILI 4,09 UBA/ha (la provincia di Belluno è tutta non vulnerabile) Zone VULNERABILI 2,04 UBA/ha Pertinenti requisiti aggiuntivi obbligatori per le Zone NON VULNERABILI, non compresi nell Atto A4, condizionalità della Regione Veneto rispetto del codice di buona pratica agricola (CBPA, ai sensi del DM 19 aprile 1999); decreto interministeriale 7 aprile 2006 recante Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, di cui all articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n (S.O. n. 120 alla G.U. n. 109 del ), così come recepito dalla DGR 24945/06 (titoli I-IV); Dgr 7/8/2006 n (Programma di Azione per le Zone Vulnerabili ai Nitrati di origine agricola) ATTO B9 DIRETTIVA 91/414/CEE CONCERNENTE L IMMISSIONE IN COMMERCIO DEI PRODOTTI FITOSANITARI A livello regionale gli impegni sono regolamentati dalla DGR del 9 agosto 2002, n che istituisce il Registro dei trattamenti con prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti. L atto prevede i seguenti obblighi: - compilazione del Registro dei trattamenti con prodotti fitosanitari da parte di tutte le aziende agricole ad eccezione di quante effettuano trattamenti ad uso domestico e per autoconsumo. - per l acquisto e l utilizzo dei prodotti classificati molto tossici, tossici e nocivi è necessario richiedere un apposita autorizzazione che viene rilasciata dall autorità regionale preposta, dopo che il richiedente ha seguito adeguati corsi di aggiornamento ed ha superato un appropriata prova di valutazione; - Rispetto delle condizioni di utilizzo dei prodotti fitosanitarli e presenza dei dispositivi di protezione individuale previsti dalla norma; - Presenza di un sito a norma per l immagazzinamento dei prodotti fitosanitari. NORMA 1.1: Interventi di regimazione temporanea delle acque superficiali di terreni in pendio Descrizione della norma e degli adempimenti Al fine di favorire la protezione del suolo dall erosione, la norma si applica esclusivamente ai terreni declivi che manifestano fenomeni erosivi evidenziabili dalla presenza di incisioni diffuse (rigagnoli) in assenza di sistemazioni. La norma prevede la realizzazione di solchi acquai temporanei, per cui l acqua piovana raccolta, anche a monte dell appezzamento considerato, mantenga una velocità tale da non pregiudicare la funzione del solco stesso e sia convogliata in fossi ed alvei naturali, disposti ai bordi dei campi, ove esistenti. Sono esenti dall adempimento della presente norma le superfici stabilmente inerbite o impegnate con colture che permangono per l intera annata agraria. NORMA 2.1: Gestione delle stoppie e dei residui colturali Descrizione della norma e degli adempimenti: Al fine di favorire la preservazione del livello di sostanza organica presente nel suolo nonché la tutela della fauna selvatica e la protezione dell habitat, è opportuno provvedere ad una corretta gestione dei residui colturali. È pertanto vietata la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati. NORMA 3.1: Difesa della struttura del suolo attraverso il mantenimento in efficienza della rete di sgrondo delle acque superficiali Al fine di mantenere la struttura del suolo, la presente norma stabilisce che gli agricoltori devono mantenere in efficienza la rete di sgrondo per il deflusso delle acque superficiali e, ove presente, la baulatura. 19
20 Sono quindi previsti i seguenti adempimenti: manutenzione della rete idraulica aziendale, rivolta alla gestione e conservazione delle scoline e dei canali collettori, al fine di garantirne l efficienza e la funzionalità nello sgrondo delle acque. Qualora i fenomeni di allagamenti e ristagni siano presenti, nonostante l applicazione puntuale della suddetta norma, la Condizionalità è da ritenersi rispettata NORMA 4.1: Protezione del pascolo permanente Descrizione della norma e degli adempimenti Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento dell habitat, tutte le superfici a pascolo permanente sono soggette ai seguenti impegni: g) divieto di riduzione della superficie a pascolo permanente a norma dell art. 4 del regolamento (CE) n. 796/04 e successive modifiche e integrazioni; h) divieto di conversione della superficie a pascolo permanente ad altri usi all interno dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE, salvo diversa prescrizione della competente Autorità ; i) esclusione di lavorazioni del terreno fatte salve quelle connesse al rinnovo e/o infittimento del cotico erboso e alla gestione dello sgrondo delle acque. nonché gli impegni di seguito elencati: d) carico minimo di bestiame per ettaro di pascolo permanente pari a 0,2 UBA; e) in relazione alle norme, usi e costumi locali vigenti, è consentita l effettuazione di uno sfalcio annuale sulle superfici pascolate; f) in assenza di pascolamento è obbligatoria l esecuzione di almeno uno sfalcio all anno; In ogni caso, lo sfalcio e il pascolamento devono permettere il contenimento dello sviluppo di infestanti e della diffusione di specie arbustive indesiderate. NORMA 4.2: Gestione delle superfici ritirate dalla produzione Descrizione della norma e degli adempimenti Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento degli habitat, le superfici ritirate dalla produzione sono soggette alle seguenti prescrizioni: a) presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l anno; b) attuazione di pratiche agronomiche consistenti in operazioni di sfalcio, o altre operazioni equivalenti, al fine di conservare l ordinario stato di fertilità del terreno, tutelare la fauna selvatica e prevenire la formazione di un potenziale inoculo di incendi, in particolare nelle condizioni di siccità, ed evitare la diffusione di infestanti. Norma 4.4 Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio: Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento degli habitat tramite il mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio sull intero territorio nazionale, gli agricoltori beneficiari di un pagamento diretto nell ambito dei regimi di aiuti di cui all Allegato 1 del Reg.(CE) n. 1782/03 devono rispettare i seguenti impegni: a. divieto di eliminazione dei terrazzamnti esistenti delimitati a valle da un muretto a secco oppure da una scarpata inerbita, b. divieto di effettuazione di livellamenti non autorizzati; c. il rispetto dei provvedimenti regionali adottati ai sensi della direttiva 79/409/CEE e della direttiva 92/43/CEE; d. il rispetto dei provvedimenti regionali di tutela degli elementi caratteristici del paesaggio non compresi al punto predente. Altri pertinenti requisiti obbligatori (documento di lavoro Mipaf) Rispetto del CBPA (DM 19/4/99) con particolare riferimento a : - avvicendamento della colture ( il CBPA suggerisce di evitare monosuccessione o successione di colture primaverili-estive che lasciano il terreno privo di copertura vegetale dall autunno alla primavera ); - gestione dell irrigazione (con riferimento a quanto previsto dal DM 7/4/2006). DESCRIZIONE DEGLI IMPEGNI - Nel caso di aziende che aderiscono all azione introduzione delle tecniche di agricoltura biologica, gli appezzamenti destinati alle produzioni saranno oggetto di un periodo di conversione di almeno due anni in cui, le tecniche di coltivazione saranno esclusivamente quelle dell agricoltura biologica, ma le produzioni non potranno essere immesse sul mercato come prodotto biologico ; CONFRONTO CON BASELINE [ gli Atti e le Norme della Condizionalità non prescrivono il divieto dell utilizzo dei prodotti dei concimi di sintesi chimica e degli agrofarmaci]; - La fertilità del suolo viene mantenuta prioritariamente attraverso la coltivazione di leguminose, e l incorporazione di letame o altro materiale organico proveniente da aziende biologiche. L integrazione con altri concimi organici o minerali è consentita nei limiti previsti dall Allegato II, punto A (prodotti per la concimazione e l ammendamento del terreno) del Reg. CE 2092/91; [ tali impegni agroambientali risultano decisamente superiori a quanto stabilito dalla Norma 2.1 della Condizionalità che prescrive di preservare il livello di sostanza organica del suolo attraverso la gestione delle stoppie e dei residui colturali]; - La lotta contro i parassiti, le malattie e le piante infestanti, viene attuata principalmente attraverso metodi indiretti (per es. scelta di varietà resistenti, rotazioni colturali..), mezzi fisici (per es. eliminazione meccanica delle malerbe,) ed il ricorso alla lotta biologica. L adozione di antiparassitari è permessa nei limiti previsti dall Allegato II, punto B (antiparassitari) del Reg. CE 2092/91; [ tali impegni agroambientali risultano decisamente superiori a quanto stabilito dall Atto B9 della Condizionalità, nonché dai requisiti minimi aggiuntivi individuati dal documento Mipaf 05/06/2007]. - Le sementi e i materiali di propagazione devono essere prodotti con metodi biologici; - L azienda deve essere assoggettata al metodo biologico su tutta la SAU aziendale, pari ad almeno una UTE; - Limite minimo di superficie aziendale (SAU) interessata pari ad 1 ha; 20

References: art. 6
 art. 4
 articolo 10
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 38
 Art. 7
 articolo 29
 articolo 94
 articolo 94
 articolo 101
 articolo 24
 articolo 36
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 38
 articolo 2
 articolo 38
 articolo 29
 articolo 101
 articolo 24
 articolo 36
 articolo 25
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 articolo 38
 art. 4