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Timestamp: 2020-08-11 15:15:21+00:00

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In una suggestiva piazzetta dei lungarni più eleganti, in Oltrarno, di fronte a Palazzo Corsini, si apre l’invidiabile terrazza esterna di uno dei locali più belli aperti a Firenze di recente. Ambienti disegnati con stile per donare un tono contemporaneo all’atmosfera tipica delle classiche osterie, legno e ottone e un tocco cosmopolita. Cucina a vista per un menù di tradizione con slanci moderni. Specialità carni alla griglia, vini in primo piano.
Nuovo menù estivo con piatti di mare come linguine alla ricciola, baccalà fritto e salmone selvaggio con gamberoni.
Piazza degli Scarlatti 1r - 055 2654541 - aperto a cena da mar a dom – ampia terrazza dehors - firenze@osteriabelguardo.it - www.osteriabelguardo.it
Situato nella storica Piazza della Repubblica, il locale (aperto il 14 giugno 2011) conserva l'anima e le caratteristiche architettoniche uniche dello storico Cinema Gambrinus cui ha sede, mantenendo l'atmosfera rock'n'roll di Hard Rock.
Famoso in tutto il mondo per il merchandising, per il menu’ con piatti di ispirazione Americania tra i quali troneggiano i Legendary Burgers, ai quali si affianca una ricca proposta di drink e cocktail. ‘Why limit Happy to an Hour’ e’ la proposta di Happy Hour in Luglio e Agosto, da lun a ven e dom ore 16-19; selezione di freschi drink estivi a prezzi vantaggiosi.
Via de’ Brunelleschi 1 - Piazza della Repubblica - 055 277841 - info e prenotazioni: florence.sales@hardrock.com - www.hardrockcafe.com/location/florence
Lui è un personaggio particolare. È lui ad avere creato il suo ristorante: non l’ha ereditato dai genitori, ne l’ha acquistato sul mercato. Lo ha fondato ex novo diversi anni fa e vanta ad oggi (prima del coprifuoco sanitario, ovvio…) grandi numeri e grandi soddisfazioni.
Una media giornaliera di circa 120 clienti, sette giorni su sette.
Un giro d’affari annuale di circa 1 milione e 200mila euro.
Dodici dipendenti.
Tasse, contributi e iva pagati per circa 300mila euro annui. Fino ad oggi, capito?
Con lui affrontiamo gli scenari prossimi venturi del mondo della ristorazione, alla luce della gravissima situazione che si è determinata con l’emergenza sanitaria in corso.
Cosa avete fatto appena è scattato il blocco di tutte le attività?
Abbiano corrisposto le buste paga di febbraio e a marzo abbiamo avanzato la richiesta della cassa integrazione… Poi abbiano cercato di sospendere momentaneamente le rate degli affitti e per fortuna abbiamo avuto una risposta positiva, data l’emergenza, dalla proprietà dei nostri locali.
Quanto pensate di poter reggere in questa situazione?
La cassa integrazione dovrà essere prolungata, perché la ripresa, quando ci sarà, sarà molto graduale.
Confidi negli aiuti dello stato?
Se arrivano bene, certo. Ma non ci conto più di tanto. Penso che dobbiamo guardare dentro noi stessi e trovare una soluzione interna, ripensando la formula complessiva della nostra offerta per quando potremo riaprire.
Tavoli distanziati… cosa ne pensi?
Se vai a cena al ristorante ci vai per star bene, con amici, amori, socialità. Non ci vai strettamente per mangiare, non oggi. Ma purtroppo se è vero che il virus si diffonde con i contatti ravvicinati, non vedo alternative a queste regole.
In questa situazione generale c’è chi guadagna?
Non saprei. Anche la grande distribuzione certamente incassa, ma alla fine sono acquisti scaglionati e quindi vorrei vedere l’esito a fine giornata…
Cosa ne pensi del delivery?
Io non l’ho mai fatto. Non credo che darà grandi possibilità economiche ai ristoranti, anche perché l’aggio da corrispondere alle società specializzate oscilla intorno al 30-35%.
Ma soprattutto per un altro motivo. Il mio lavoro è soprattutto relazione con i clienti, la bella soddisfazione di avere la gratificazione del loro giudizio, il piacere dello scambio umano, la socialità diffusa. Il delivery è relazione fredda con il pubblico, l’unica relazione è con il ragazzo in bicicletta, vabbè…
Come immagini il futuro prossimo quando potrete riaprire?
Sicuramente dovremo fare tutti un passo indietro. Tutti, dico tutti. Noi ridurremo i prezzi, ma anche i fornitori dovranno farlo, gli affitti dovranno essere rivisti, ci sarà una riduzione generale del livello di vita, un deciso impoverimento.
Se prima per andare fuori a cena si potevano spendere una media base di 30-35 euro senza problemi, domani diventeranno 20-25 euro. Noi che attualmente abbiamo oltre 100 coperti, dovremo ridurli a circa 60. Vedi, penso che noi siamo come gli alberi: quando soffia forte forte il vento dobbiamo piegarci, sperando di non essere spazzati via…
Quindi ritieni che non torneremo più come prima? C’è una corrente di pensiero che lo auspica, sic…
Alla fine, piegato il virus e riconquistata tutta la socialità necessaria e auspicabile, certo! Ma finchè prevarrà questa cosa del “distanziamento sociale” …. Ti confesso che mi stanno facendo sentire impotente, costretto a ritirarmi nel mio orticello piccolo piccolo…
Spero che almeno ci avvertano con anticipo della data della possibile riapertura, per poterci organizzare per tempo.
“Non riapriremo i ristoranti fino ad emergenza rientrata: le misure restrittive ipotizzate sono sostanzialmente inapplicabili, quindi non apriremo fino a che la situazione non sarà normalizzata alle condizioni esistenti prima della pandemia”.
“Altrimenti – chiosano - chiedeteci di chiudere per sempre e fallire”.
Toni formali ma contenuti esplosivi nella lettera aperta che il gruppo “ I Ristoratori Toscani”, forte di 5000 adesioni di cui ben 1700 a Firenze, aziende che danno lavoro a 1,2 milioni di famiglie, ha rivolto oggi al Sindaco Nardella e al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Lettera che annuncia affitti sospesi, richiede l’abbattimento della tassa sul suolo pubblico (non utilizzato) e sui rifiuti (non prodotti)...
“Abbiamo aspettato con fiducia le dichiarazioni del Presidente Conte, i decreti ministeriali e le circolari attuative - spiegano - Abbiamo studiato, chiesto ad avvocati e commercialisti, ci siamo confrontati fra di noi. Sia chiaro: non cerchiamo assistenzialismo, ma giustizia economica. Solo con un sacrificio da parte di tutti potremo tornare ad affrontare il futuro in modo sereno e con grandi prospettive. Diversamente, chiedendo cioè alle sole PMI di fare sacrifici, assisteremo alla chiusura di innumerevoli attività con conseguenti licenziamenti”.
I ristoratori toscani
I Ristoratori Toscani chiedono appoggio Presidente della Regione Enrico Rossi e al Sindaco Dario Nardella sulle richieste fatte al Presidente Giuseppe Conte e propongono misure alternative utili a salvare uno dei settori più colpiti dall’emergenza COVID 19.
Egregi Sindaco Nardella e Presidente Rossi,
Nel mezzo di questa terribile pandemia, una cosa buona è nata: I Ristoratori Toscani, un gruppo di 5000 ristoratori di cui 1700 solo della città di Firenze, si sono uniti, in un movimento apolitico, per aiutarsi e confrontarsi. Una categoria che mai aveva fatto gioco di squadra, ora è forte e coesa, per cercare insieme a voi delle soluzioni, che vi tende la mano per non affogare.
Abbiamo aspettato con fiducia le dichiarazioni del Nostro Presidente Conte, i decreti ministeriali e le circolari attuative.
Abbiamo studiato, abbiamo chiesto ad avvocati e commercialisti, ci siamo confrontati fra di noi imprenditori della ristorazione.
Sia chiaro: non cerchiamo mero assistenzialismo, ma una giustizia economica. Solo con un sacrificio da parte di tutti potremo tornare ad affrontare il futuro in modo sereno e con grandi prospettive.
Diversamente, chiedendo cioè alle sole PMI di fare sacrifici, assisteremo alla chiusura di innumerevoli attività con conseguenti licenziamenti.
Ci troviamo in accordo con la visione emersa dalle dichiarazioni del Sindaco Nardella in merito all’importanza del nostro comparto in una città che vive d’arte e, quindi, di turismo. Nessuno più di noi è nella posizione di quantificare i danni economico-sociali che la crisi conseguente al coronavirus andrà a creare sul tessuto imprenditoriale di un paese che fonda la sua economia sull’ospitalità e sul turismo. Ci aspettiamo inoltre dal Comune una valutazione approfondita sulle opportunità relative alla apertura della ZTL e sospensione della estate fiorentina per il 2020.
La lenta “morte” delle migliaia d’imprese della ristorazione- che per decine di anni hanno dato lavoro, mantenuto vivi e attrattivi sia i centri cittadini che le località territorialmente marginali, investendo in qualità e in quella che all’estero viene considerata la filiera dell’eccellenza italiana e contribuendo con il loro gettito fiscale a finanziare servizi comunali resi ai tutti i cittadini - non è un’opzione sostenibile per la città.
Vi chiediamo di scrivere uno dei più bei capitoli di storia della nostra RES PUBLICA da protagonisti, perché la vita ha un senso solo quando si riesce a rendere felici il maggior numero di persone possibili.
Il nostro appello al Governo
Egregio Presidente Rossi, Egregio Sindaco Nardella, Quali primi esponenti di questa grande comunità che è Firenze e la Toscana tutta, siamo a chiederVi di farVi portavoce presso il Governo delle istanze provenienti da quelle aziende che per prime sono state (e saranno) disposte a sacrificare il proprio interesse economico al fine di combattere questo terribile nemico invisibile.
Art. 1 Chiusura totale delle attività di somministrazione fino ad emergenze rientrata
A proposito della eventuale riapertura con misure restrittive sostanzialmente inapplicabili: equivale a chiederci di chiudere per sempre e fallire. Siamo stati i primi a chiudere senza che il decreto lo imponesse e ora non apriremo fino a che la situazione non sarà normalizzata alle condizioni esistenti prima della pandemia.
I nostri clienti ci identificano come un luogo sicuro, dove poter abbassare tutte le “difese” sedendosi ad un tavolo per condividere un pasto con la stessa fiducia con cui lo si fa nella propria casa.
Chiederci di riaprire i nostri locali con misure restrittive, sostanzialmente inapplicabili, equivale a chiederci di tradire questo rapporto di fiducia.
Aspetteremo ad aprire i nostri locali al pubblico fino a quando le misure restrittive non saranno più necessarie.
Darci la possibilità di riaprire prima, con le assurde misure che si paventano, equivale ad una mera deresponsabilizzazione della pubblica amministrazione in merito alla scelta civica da fare, passando il fardello della perdita economica derivante dalla scelta “giusta” interamente in capo a noi ristoratori.
Confidiamo nella comprensione di questa nostra scelta, e nel supporto della stessa da parte della pubblica amministrazione.
Art. 2 Invalidità degli sfratti per mancato pagamento canoni in quarantena
Al fine di eliminare inutili contraddittori e di salvaguardare la continuazione delle nostre attività commerciali che danno lavoro 1,2 milioni di famiglie, sarebbe opportuno eliminare ogni incertezza riguardo l’invalidità delle eventuali richieste di sfratto per morosità, fondate sul mancato pagamento dei canoni di locazione nel corso dell’emergenza “covid-19”. Noi non siamo in grado di pagare le locazioni in questo periodo di chiusura, e non siamo in grado di indebitarci per un Immobile che non abbiamo disponibile per la sua funzione. Ci rivolgiamo alle istituzioni per trovare una soluzione che ci consenta di continuare a fare impresa con i nostri collaboratori nel momento della riapertura.
Art. 3 Credito Fiscale ai Locatori Commerciali per Canoni Non Goduti in ............Quarantena
Art. 4 Estensione della cedolare secca a contratti commerciali agevolati
Una cedolare secca al 10%, applicabile ai redditi IRPEF delle persone fisiche e giuridiche, operanti nel settore immobiliare, della durata di 4 anni, reintegrerebbe totalmente le perdite subite dai locatori che accettano di dimezzare il canone di locazione senza pesare nell’immediato sulle casse pubbliche.
Si tratta di spalmare l’intervento pubblico su 4 anni rinunciando a imposte che ancora devono ancora diventare esigibili.
nonché ai redditi delle aziende operanti nel settore immobiliare, della durata di 4 anni, reintegrerebbe totalmente le perdite subite dai locatori che accettano di dimezzare il canone di locazione senza pesare nell’immediato sulle casse pubbliche.
Di seguito la tabella riepiloga l’incentivo fiscale derivante per il locatore che accetta la riduzione del canone al 50% per 18 mesi:
Crediamo che questo punto si inserisca perfettamente nell’ intervento a supporto dei comuni da Voi auspicato. Confidiamo nel supporto che vorrà dare a questa proposta promuovendola presso il Governo centrale.
Richieste a livello comunale
Egregio Sindaco Nardella, Come ha sottolineato Lei, il difficile periodo che abbiamo davanti perdurerà molto di più della emergenza epidemiologica, e l’unico modo che abbiamo per superarlo è essere uniti nelle richieste al governo e nella gestione efficiente della città. È sicuramente essenziale un intervento a supporto dei comuni strutturato nei 4 punti da Lei evidenziati. Nell’attuale assenza di informazioni concrete , riguardo alla liquidità che verrà erogata, proponiamo di andare a redistribuire i costi della nostra comunità in maniera efficace.
Art. 1 Azzeramento delle imposte locali relative a servizi non goduti causa emergenza ...........epidemiologica
La completa sospensione delle attività per il periodo di emergenza epidemiologica rende irragionevole ed ingiusto richiedere alle imprese il pagamento di servizi di cui non si è beneficiato e beni di cui non si è goduto. Chiediamo venga definitivamente chiarito come: TARI per ritiri rifiuti non avvenuti, COSAP per suolo pubblico non occupato, CIMP, SIAE e qualsiasi imposta su utenze di cui non si è usufruito durante la emergenza epidemiologica, non siano dovute per tutto il periodo di quarantena.
Art. 2 Abbattimentio Tariffa Cosap 2020 - 2021
Indipendentemente dall’effettiva necessità di misure di sicurezza nei mesi a venire, la fobia da “assembramento” rimarrà per molti mesi nella mente dei cittadini.
Irragionevole costringere le attività a rinunciare al dehor, divenuto troppo oneroso per i livelli di attività previsionali, proprio nel momento in cui è importante massimizzare le distanze nello svolgimento dell’attività di somministrazione.
Il calo dei flussi turistici e del generale livello di attività in arrivo alla fine della quarantena, inoltre, ridurrà sostanzialmente il valore di mercato dei dehor per cui le cifre precedentemente richieste risulteranno eccessivamente onerose da un punto di vista economico.
Art. 3 Riduzione del ritiro rifiuti a fronte della sospensione Tari 2020 - 2021
Ringraziando sin da ora per la cortese attenzione, conviti che uniti che con la Regione e il Comune riusciremo a superare questa grande sfida, porgiamo i nostri più cordiali saluti
Un programma di cene nel centro storico di Firenze per lanciare un segnale positivo nei confronti dell’area della nostra città più colpita dagli effetti economici della pandemia da covid-19. E per dare una mano e un messaggio di incoraggiamento a ristoratori e commercianti nel desolante panorama post-turistico che si è determinato.
L’ha promosso Paolo Marcheschi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia impegnato nella prossima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale della Toscana, non nascondendo ovviamente che queste cene sono anche l’occasione per comunicare i propri programmi e obbiettivi.
Mercoledì 8 Vineria del Re (piazza della repubblica)
Giovedì 9 Vini e vecchi sapori (piazza signoria)
Marted' 14 Mattacena (via del Moro / s.m. Novella)
Mercoledì 15 Vini e vecchi sapori.
martedì 21 Lungarno23
giovedì 23 Vini e vecchi sapori Piazza Signoria
mercoledì 29 Vineria del Re Piazza della Repubblica
Partecipa alle serate una guida turistica professionista che racconta storie e aneddoti di Firenze e anche la blogger Sarainflorencer che racconta i fiorentinismi (modi di dire).
Menù fisso 25 euro - prenot 335 7217776
Tags:centro storicocovid-19ristoranti firenzecene

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

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