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Timestamp: 2019-05-23 19:09:10+00:00

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IRITTO DI FAMIGLIA, DEI MINORI E DELLE PERSONE
E LE LEGGI DI RIFERIMENTO
Il procedimento di divorzio si svolge innanzi al Tribunale.
Al pari della separazione giudiziale, è necessaria l'assistenza dell'avvocato.
a) congiunto, quando vi è l’accordo preliminare dei coniugi su tutte le condizioni divorzili che insieme sottoscrivono.
b) contenzioso, quando i coniugi non raggiungono un accordo sulle condizioni divorzili. In questo caso il ricorso sarà presentato dal coniuge che per primo ne avrà piu’ interesse.
Quando il divorzio è congiunto, viene presentato in Tribunale il ricorso sottoscritto da entrambi i coniugi e dai difensori. A tale adempimento, curato dall’avvocato, seguirà la comparizione personale dei coniugi innnanzi il Presidente del Tribunale (il gudizio è camerale) per il controllo della regolarità delle condizioni divorzili concordate. In particolare, il Tribunale controllera’ gli accordi inerenti i figli, nonche’ quelli economici ad essi collegati. Se corrispondenti ai criteri di legge, il Tribunale emettera’ la sentenza con la quale viene pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Il divorzio contenzioso si propone con ricorso depositato in cancelleria, in calce al quale sarà apposto il decreto presidenziale che fissa la data dell’udienza di audizione dei coniugi, ed il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza alla parte convenuta. All’udienza presidenziale, se esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, e sentiti, se necessario, i minori che hanno compiuto i dodici anni di età, saranno emessi i provvedimenti provvisori ed urgenti nell’interesse dei coniugi e dei figli. Il giudizio proseguirà poi come un normale processo di cognizione che sarà svolto dal giudice istruttore nominato all'udienza presidenziale, e che si chiude con la sentenza che dichiarerà la cesazione degli effetti civili o lo scioglimento del matrimonio. La sentenza conterrà le disposizioni in ordine all’affidamento ed al mantenimento dei figli ed al mantenimento del coniuge eventualmente privo di adeguati mezzi economici.
NOTIZIE UTILI SUGLI EFFETTI DEL DIVORZIO
Il divorzio è lo scioglimento civile del vincolo matrimoniale introdotto in Italia con la Legge n. 898/1970.
Quando il matrimonio è religioso si parla di cessazione degli effetti civili del matrimonio. Gli effetti religiosi, infatti, sono soggetti esclusivamente alle norme del Diritto Canonico.
Il divorzio si ottiene mediante sentenza del Tribunale ordinario che preliminarmente accerta la definitiva cessazione della comunione materiale e spirituale dei coniugi senza possibilità di ricostituirla.
Per poter proporre domanda di divorzio è necessario che sia trascorso almeno un anno dalla separazione giudiziale ed almeno sei mesi dalla separazione consensuale.
Con D.L. n° 132 del 12.09.2014, convertito in Legge 10.11.2014 n°162, sono state introdotte due nuove modalità di separazione personale, e cioè l’accordo innanzi all’Ufficiale di Stato Civile (Comune) e la negoziazione assistita, alle quali è possibile accedere ove non vi siano figli minori o incapaci, oppure maggiorenni non economicamente autosufficienti, nonché in assenza di patti di trasferimento patrimoniale.
Con la Legge 06.05.2015 n°55, intitolata: “Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra coniugi”, sono stati abbreviati i tempi per poter procedere allo scioglimento od alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Ciò significa che oggi è possibile procedere al divorzio dopo il trascorrere di un anno dalla separazione giudiziale oppure sei mesi dalla separazione consensuale.
La norma ha, altresì, apportato una modifica all’art 191 del codice civile stabilendo che lo scioglimento della comunione legale dei beni si determina, in caso di separazione giudiziale, dal momento in cui il Presidente del Tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, e dalla data di sottoscrizione del verbale di udienza Presidenziale in caso di separazione consensuale.
Il divorzio produce alcuni effetti, in particolare la riacquisizione dello stato libero (che consente di sposarsi nuovamente) e la perdita del cognome del marito da parte della moglie. Viene, inoltre, meno il dovere di fedeltà, di coabitazione, di assistenza morale e materiale e di collaborazione. Cessano, altresi’, i diritti successori.
Oltre agli effetti personali si verificano anche alcuni effetti patrimoniali. Rimane, cioè, nei confronti dell’ex coniuge, ove ne sussistano i presupposti, il dovere di solidarietà corrispondente ad un diritto di mantenimento (assegno divorzile) in capo al coniuge economicamente più debole. La legge in materia prevede la corresponsione di un assegno periodico nei casi in cui uno dei coniugi non abbia adeguati mezzi economici o abbia difficoltà di procurarseli per ragioni oggettive. L’assegno deve essere quantificato sulla base del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio personale o comune durante il matrimonio, dei redditi di entrambi, della durata del matrimonio ed, infine, delle responsabilità che hanno determinato la fine del matrimonio.
Secondo la precedente giurisprudenza, l’inadeguatezza dei mezzi economici andava commisurata all'impossibilità di conservare un tenore di vita tendenzialmente analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, o che poteva fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio, dovendosi tenere presenti la capacità e la potenzialità del reddito e la capacità di spesa.
Oggi, tale orientamento è stato superato dovendosi fare riferimento al criterio della c.d. autosufficienza economica.
Dopo il divorzio si verifica la perdita dei diritti successori nei confronti dell’altro coniuge, ma la legge prevede che il divorziato che versi in stato di bisogno, al quale sia stato riconosciuto dal Tribunale l’assegno divorzile, ha diritto a percepire un assegno successorio a carico dell’eredità, tenuto conto dell’importo dell’assegno di divorzio, dell’entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità e delle sostanze ereditarie.
Il coniuge che ha ricevuto la corresponsione una tantum dell’assegno di mantenimento, avendo così definito la totalità dei rapporti patrimoniali, non ha diritto ad alcun assegno. Anche l’assegno successorio può essere corrisposto in un'unica soluzione.
Inoltre, il coniuge divorziato che non ha contratto un nuovo matrimonio, ha diritto ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge alla cessazione del rapporto di lavoro. La percentuale è pari al 40% dell’indennità totale, con riferimento agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Per far valere il diritto non occorre che sia già stata emessa la sentenza di divorzio, poiché il diritto sorge anche se il trattamento spettante all'altro coniuge sia maturato successivamente alla proposizione della domanda introduttiva della causa di divorzio. E’, pertanto, possibile presentare domanda di liquidazione di quota del Trattamento di Fine Rapporto contestualmente alla domanda di divorzio e del relativo assegno. In questo caso si formerà un giudicato simultaneo su entrambe le domande.
In caso di morte dell’ex coniuge sorge il diritto a percepire la pensione di reversibilità se il rapporto pensionistico è anteriore alla sentenza di divorzio. Se esiste un nuovo coniuge del de cuius sarà allora il Tribunale ad attribuire all’ex coniuge una quota della pensione, calcolata principalmente tenendo conto della durata dei rispettivi matrimoni.
La presenza dei figli fa sorgere in capo ad entrambi i genitori l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole, anche quando cessa l’unione matrimoniale. Con la pronuncia del divorzio, non vengono meno, infatti, i doveri verso i figli minori o maggiorenni non ancora autosufficienti e la potestà genitoriale che, in caso di affido condiviso, viene esercitata congiuntamente all’altro genitore. La presenza dei figli rileva, infine, anche in sede di assegnazione della casa coniugale.
Legge 1 dicembre 1970, n. 898.
(Gazzetta Ufficiale n. 306 del 3 dicembre 1970).
Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'art. 3.
La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, (1) del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all'estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all'estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'uno o dell'altro coniuge.
(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio 2008, n. 169, ha dichiarato l'incostituzionalità del presente comma, limitatamente alle parole: "del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza," in quanto "L'individuazione di tale criterio di competenza è manifestamente irragionevole, non sussistendo alcuna valida giustificazione della adozione dello stesso, ove si consideri che, in tema di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella maggioranza delle ipotesi, la residenza comune è cessata, quanto meno dal momento in cui i coniugi, in occasione della domanda di separazione – giudiziale o consensuale – sono stati autorizzati a vivere separatamente, con la conseguenza che, tenute presenti le condizioni per proporre la successiva domanda di divorzio, non è ravvisabile alcun collegamento fra i coniugi e il tribunale individuato dalla norma."
L'obbligo, ai sensi degli articoli 147 e 148 del codice civile, di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.
Abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151.
Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può imporre all'obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6.
Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.
A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell'art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell'obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell'eredità tenendo conto dell'importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell'eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L'assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall'art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione.
(1) Articolo abrogato dalla Legge 6 marzo 1987, n. 74.
Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell'art. 5, ad una percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza.
In caso di genitori rispetto ai quali sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la pensione di reversibilità spettante ad essi per la morte di un figlio deceduto per fatti di servizio è attribuita automaticamente dall'ente erogante in parti eguali a ciascun genitore.
Per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla presente legge è competente anche il giudice del luogo in cui deve essere eseguita l'obbligazione dedotta in giudizio.
Al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione dell'assegno dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall'art. 570 del codice penale.
Legge 6 marzo 1987, n. 74.
Art. 1. All'art. 3 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, la lettera b) del n. 1 è sostituita dalla seguente: ¨b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all'art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione¨.
Art. 2. All'art. 3 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, la lettera c) del n. 1 è sostituita dalla seguente: ¨c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio¨.
Art. 3. All'art. 3, n. 1, lettera d), della legge 1º dicembre 1970, n. 898, sono soppresse le parole: ¨anche adottivo¨.
Art. 4. All'art. 3, n. 2, lettera b), della legge 1º dicembre 1970, n. 898, le parole: ¨anteriormente all'entrata in vigore della presente legge da almeno due anni¨ sono sostituite dalle seguenti: ¨almeno due anni prima del 18 dicembre 1970¨.
Art. 5. Il primo capoverso della lettera b) del n. 2 dell'art. 3 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dal seguente: ¨In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale. L'eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta¨.
Art. 6. All'art. 3 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, sono soppresse le parole costituenti il secondo capoverso della lettera b) del n. 2: ¨Quando vi sia opposizione del coniuge convenuto il termine di cui sopra è elevato: ad anni sette, nel caso di separazione pronunciata per colpa esclusiva dell'attore; ad anni sei, nel caso di separazione consensuale omologata in data anteriore all'entrata in vigore della presente legge o di separazione di fatto¨.
Art. 7. All'art. 3 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è aggiunta, in fine, la seguente lettera: ¨g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164¨.
Art. 8. L'art. 4 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dal seguente: ¨Art. 4:
7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi. Il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli.
Se i coniugi si conciliano o, comunque, se il coniuge istante dichiara di non voler proseguire nella domanda, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione o della dichiarazione di rinuncia all'azione.
9. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell'assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all'art. 10.
13. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l'esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all'interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli siano in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8 del presente articolo¨.
Art. 9. Il secondo comma dell'art. 5 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dai seguenti: ¨La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti¨.
Art. 10. Il quarto comma dell'art. 5 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dai seguenti: ¨Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.
In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria¨.
Art. 11. L'art. 6 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dal seguente: ¨Art. 6:
6. L'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età. In ogni caso ai fini dell'assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole.
L'assegnazione, in quanto trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'art. 1599 del codice civile.
12. In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all'altro, entro il termine perentorio di trenta giorni, l'avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio. La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto¨.
Art. 12. Il terzo comma dell'art. 8 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dai seguenti: ¨Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell'assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l'invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente.
Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell'avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l'assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell'assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6¨.
Art. 13. L'art. 9 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dal seguente: ¨Art. 9:
5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l'applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci¨.
Art. 14. é abrogato l'art. 11 della legge 1º dicembre 1970, n. 898.
Art. 15. L'art. 12 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, è sostituito dal seguente: ¨Art. 12:
1. Le disposizioni del codice civile in tema di riconoscimento del figlio naturale si applicano, per quanto di ragione, anche nel caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio¨.
Art. 16. Alla legge 1º dicembre 1970, n. 898, è aggiunto il seguente articolo: ¨Art. 12-bis:
2. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell'indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio¨.
Art. 17. Alla legge 1º dicembre 1970, n. 898, è aggiunto il seguente articolo: ¨Art. 12-ter:
1. In caso di genitori rispetto ai quali sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione deglieffetti civili del matrimonio, la pensione di reversibilità spettante ad essi per la morte di un figlio deceduto per fatti di servizio è attribuita automaticamente dall'ente erogante in parti uguali a ciascun genitore.
3. Analogamente si provvede, in presenza della predetta sentenza, per la pensione di reversibilità spettante al genitore del dante causa secondo le disposizioni di cui agli articoli 83 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092¨.
Art. 18. Alla legge 1º dicembre 1970, n. 898, è aggiunto il seguente articolo: ¨Art. 12-quater:
1. Per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla presente legge è competente anche il giudice del luogo in cui deve essere eseguita l'obbligazione dedotta in giudizio¨.
Art. 19. Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonchè ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli articoli 5 e 6 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.
Art. 20. Alla legge 1º dicembre 1970, n. 898, è aggiunto il seguente articolo: ¨Art. 12-quinquies:
1. Allo straniero, coniuge di cittadina italiana, la legge nazionale del quale non disciplina lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, si applicano le disposizioni di cui alla presente legge¨.
Art. 21. Alla legge 1º dicembre 1970, n. 898, è aggiunto il seguente articolo: ¨Art. 12-sexies:
1. Al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione dell'assegno dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall'art. 570 del codice penale¨.
Art. 22. Il primo comma dell'art. 89 del codice civile è sostituito dal seguente: ¨Non può contrarre matrimonio la donna, se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall'annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Sono esclusi dal divieto i casi in cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio siano stati pronunciati in base all'art. 3, n. 2, lettere b) ed f), della legge 1º dicembre 1970, n. 898, e nei casi in cui il matrimonio sia stato dichiarato nullo per impotenza, anche soltanto a generare, di uno dei coniugi¨.
Art. 23. Fino all'entrata in vigore del nuovo testo del codice di procedura civile, ai giudizi di separazione personale dei coniugi si applicano, in quanto compatibili, le regole di cui all'art. 4 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, come sostituito dall'art. 8 della presente legge.
Art. 24. La presente legge entra in vigore dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
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