Source: http://docplayer.it/5044773-Comune-di-faenza-settore-sviluppo-economico.html
Timestamp: 2017-09-20 16:49:54+00:00

Document:
COMUNE DI FAENZA Settore Sviluppo economico - PDF
Download "COMUNE DI FAENZA Settore Sviluppo economico"
1 COMUNE DI FAENZA Settore Sviluppo economico Analisi del procedimento di variante urbanistica accelerata di Claudio Facchini, dirigente del Settore Sviluppo economico del Comune di Faenza Edizione 1/CF/cf/ Viene qui analizzato il caso in cui un progetto per la realizzazione (o modificazione) di un impianto produttivo di beni o servizi richieda raccordi procedimentali con strumenti urbanistici (come è rubricato l art. 8 d.p.r. n. 160/2010), seguendo i passi illustrati nel diagramma di flusso riportato alla tavola 1. La norma che prevede la cosiddetta variante urbanistica accelerata è inserita nel capo IV, Procedimento ordinario, ma tale procedimento non appare ordinario, piuttosto va considerato eccezionale. La norma è poco strutturata e presenta numerose lacune procedimentali. Già l analogo procedimento disciplinato dall art. 5, d.p.r. n. 447/1998 era stato oggetto di osservazioni critiche e di diverse interpretazioni e applicazioni a causa delle carente disciplina. Il d.p.r. n. 160/2010, nella scrittura di tale procedimento, non ha fatto tesoro delle criticità manifestate nell applicazione dell analogo procedimento del d.p.r. n. 447/1998, anzi, ha reso il procedimento meno strutturato e di difficile applicazione. Pertanto si tenterà di costruire un procedimento logico, alla luce di principi generali che reggono i procedimenti di trasformazione del territorio, colmando le lacune tenendo conto delle prescrizioni procedimentali delle norme generali in materia. Il procedimento potrà essere attivato fatta salva l applicazione della relativa disciplina regionale (art. 8, comma 1). Tale inciso apre un ampio potere della Regione di disciplinare la materia o di escludere la possibilità del procedimento stesso. Per dare certezze di tutela degli interessi generali e del loro contemperamento con gli interessi dell impresa, anche il Comune potrebbe regolamentare il procedimento. Il comma 3 dell art. 8 esclude che si possa applicare il procedimento di variante urbanistica accelerata alle medie e grandi strutture di vendita, disciplinate dagli artt. 8 e 9 del d.p.r. n. 114/ Primo passo: verifica della compatibilità urbanistica. Il primo adempimento che l ufficio urbanistica del Comune deve effettuare, su richiesta del Suap, è se esista o meno la compatibilità urbanistica dell insediamento che si vuole realizzare. Nel caso in cui la compatibilità urbanistica sia verificata, si proseguirà con il procedimento unico. Nel caso in cui non vi sia la compatibilità urbanistica, il Suap dovrà rigettare la domanda, entro 30 giorni dal suo ricevimento o dal suo completamento, se siano richieste integrazioni (art. 5, comma 9). Secondo passo: l impresa richiede la convocazione della conferenza di servizi. Se l impresa richiede la convocazione della conferenza di servizi per ottenere una variante urbanistica, finalizzata alla realizzazione dell insediamento nell area in cui era stato proposto, il Suap, con l apporto del Servizio urbanistica del Comune, dovrà verificare se esistano aree destinate all insediamento di impianti produttivi o se esistano aree sufficienti per dare risposta all intervento richiesto. In particolare potrà essere valutato con favore l avvio del procedimento di variante urbanistica accelerata per consentire l ampliamento di uno stabilimento in area adiacente all insediamento originario, che non dovesse avere destinazione produttiva, al fine di evitare lo spostamento dell intera struttura e ridurre così i costi dell impresa e dell uso del territorio. A differenza di quanto stabilito dal d.p.r. n. 447/1998, non è più necessaria la verifica della conformità del progetto alle norme in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza del lavoro, per avviare il procedimento di variante accelerata. Tali requisiti dovranno essere verificati nell esame del progetto esecutivo, contestuale alla conferenza di servizi. 1 Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59.
2 Terzo passo: il responsabile del Suap chiede indirizzi all Organo politico. La competenza a decidere sull assetto del territorio è del Consiglio comunale, al quale la Giunta deve proporre gli atti da adottare, sulla base dei programmi urbanistici. Pertanto se l assenza di aree adeguate per l insediamento di cui si tratta è frutto del caso o di una programmazione inadeguata, che l Amministrazione comunale intenda rivedere, è giustificata la convocazione della conferenza di servizi per l approvazione della variante accelerata ; ma se l assenza di aree adeguate per l insediamento di cui si tratta è il frutto di una precisa volontà di mantenere un assetto del territorio in relazione al quale l insediamento richiesto si presenta come incompatibile, la convocazione della conferenza di servizi è ingiustificata e rappresenta un costo inutile a carico della pubblica amministrazione. Pertanto il responsabile del Suap non potrà, motu proprio, avviare un procedimento costoso e potenzialmente inutile. In mancanza di un regolamento in materia, dovrà chiedere indirizzi agli Organi politici (Sindaco o Giunta), che stabiliscano il previo assenso dei medesimi, rispetto alla convocazione della conferenza di servizi, per conseguire la variante accelerata. Quarto passo: convocazione e svolgimento della conferenza di servizi. Nel caso in cui non ottenga l assenso degli Organi politici alla convocazione della conferenza di servizi, il responsabile del Suap rigetta motivatamente l istanza. Nel caso in cui, invece, gli Organi politici si esprimano favorevolmente ad intraprendere il procedimento di variante urbanistica accelerata, il responsabile del Suap convoca la conferenza di servizi in seduta pubblica (art. 8, comma 1, primo periodo). Il riferimento stringato alla seduta pubblica in realtà comporta lo svolgimento di un procedimento complesso. Esso dovrà essere caratterizzato dai seguenti aspetti: - la conferenza di servizi sarà preceduta da un ampia informazione, per garantire il diritto di intervento a coloro che potrebbero subire un pregiudizio, dalla realizzazione dell intervento; - alla conferenza di servizi potranno partecipare, oltre alle pubbliche amministrazioni competenti, gli interessati, i controinteressati, in genere qualunque portatore di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi e i portatori di interessi diffusi, costituiti in associazioni o comitati, anche di fatto. In ogni caso, la conferenza di servizi non potrà configurarsi come un consesso aperto a tutti. Lo Sportello unico per le attività produttive, pertanto, dovrà stabilire i criteri volti a determinare il diritto di partecipazione di un soggetto alla conferenza di servizi e, conseguentemente, ammettere o meno alla conferenza di servizi i soggetti privati che ne facciano richiesta. Si pone però l interrogativo di quanto l esclusione di un soggetto - successivamente riconosciuto in diritto di partecipazione a seguito di eventuale ricorso giurisdizionale - inciderà sulla legittimità dell esito della conferenza di servizi. Ovviamente, tutti i cittadini potranno fare osservazioni, pertanto il progetto di variante dovrà essere depositato per la consultazione e del deposito dovrà essere dato avviso pubblico nel Bollettino ufficiale della Regione, sui mass media e su altri mezzi di comunicazione, ritenuti idonei; - alla conferenza di servizi dovrà necessariamente partecipare la Regione (o la Provincia delegata all approvazione degli strumenti urbanistici comunali), il cui parere favorevole sarà condizionante per procedere all adozione della variante 2. Potrà però ipotizzarsi il caso particolare della mancata partecipazione della Regione alla conferenza di servizi (pur essendo stata invitata), e quindi della mancata espressione del rappresentante della Regione in seno alla conferenza di servizi o, ancora, della partecipazione della Regione con un rappresentante che non fosse legittimato ad esprimere la volontà dell'ente. All estremo potrebbe farsi rientrate nel medesimo gruppo tipologico anche la manifestazione del dissenso non sufficientemente motivato. In questi casi si può considerare acquisito il parere favorevole della Regione. La Regione potrebbe, in ogni caso, far conoscere alla conferenza di servizi il proprio motivato dissenso o il proprio consenso, tramite comunicazione scritta, anche senza partecipazione diretta, durante il periodo di svolgimento della stessa conferenza; - la conferenza di servizi dovrà esaminare, unitamente alla variante urbanistica, anche il progetto esecutivo dell opera, in quanto la variante è espressamente finalizzata a consentire 2 Come prevede l art. 8, comma 1, secondo periodo, d.p.r. n. 160/2010, anche a seguito della sentenza della Corte Cost. n. 206/2001, che prevede il parere obbligatoriamente favorevole della Regione per consentire al Consiglio comunale di procedere alla variazione dello strumento urbanistico, anche nel caso di variante accelerata.
3 l insediamento di quella precisa impresa, che si propone di svolgere quella precisa attività produttiva. Infatti, l art. 8, comma 1, terzo periodo stabilisce che il progetto è approvato secondo le modalità del presente comma, comma che stabilisce l attivazione della conferenza di servizi. Pertanto, si svolgeranno contestualmente due procedimenti in seno alla conferenza di servizi: l adozione della variante (che sarà poi approvata dal Consiglio comunale) e l approvazione del progetto dell impianto produttivo di beni o servizi; ogni pubblica amministrazione parteciperà per la parte di propria competenza; - la conferenza di servizi dovrà espletare al proprio interno le fasi di raccolta delle osservazioni e di controdeduzioni, previste dalla normativa urbanistica. Essa è tenuta a pronunciarsi motivatamente sugli argomenti posti in discussione da parte degli intervenuti, potendo anche ritenere irrilevanti o comunque non influenti e non prevalenti gli interessi fatti valere con l intervento dei terzi. Tuttavia, a seguito dell instaurazione del contraddittorio potrebbero emergere interessi prevalenti e contrastanti con l insediamento di un impianto produttivo. Al riguardo, va comunque considerato che non è ammessa alcuna deroga al rispetto dei piani paesistici, territoriali e urbanistici, così come sono inderogabili i vincoli sismici, idrogeologici, forestali e ambientali, nonché quelli di tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico. Infatti, il rispetto dei suddetti vincoli deve essere attestato, ma ben può ipotizzarsi che singoli soggetti si facciano carico di interessi altrettanto meritevoli di tutela e ne pretendano il rispetto. In tali ipotesi è possibile che, dal confronto con le parti intervenute, emerga la necessità di apportare modifiche al progetto o addirittura che il progetto non possa essere affatto autorizzato: potranno essere dettate prescrizioni modificatrici, oppure il responsabile della struttura motiverà il diniego fondandosi anche sugli elementi emersi. In ogni caso la difformità del progetto rispetto alla pianificazione sovraordinata o alla pianificazione paesaggistica o a quella di bacino o delle aree naturali protette non consente l applicabilità del procedimento, in quanto i vincoli posti da dette pianificazioni non sono superabili con la pianificazione urbanistica comunale. Inoltre, siccome la pianificazione urbanistica ha il suo fondamento nel perseguimento degli interessi generali della collettività, l istruttoria finalizzata all avviamento del procedimento ex art. 8 del d.p.r. n. 160/2010 dovrà anche argomentare in merito alla convergenza tra l interesse dell impresa e gli altri interessi pubblici coinvolti, tra cui l interesse pubblico ad un corretto utilizzo del suolo e l interesse pubblico allo sviluppo dell imprenditorialità, quale fattore di sviluppo dell intera collettività. Infine, come ormai è consolidato nella prassi e nella dottrina (si veda il cap. 4 par. 3), la conferenza di servizi dovrà svolgersi in due fasi: 1) nella prima fase si terrà una seduta pubblica, dopo aver svolto adeguata informazione, al fine di favorire la massima partecipazione di interessati e controinteressati. In essa si svolgeranno le attività di presentazione del progetto di discussione tecnica con le pubbliche amministrazioni competenti e con l apporto di eventuali modifiche sulla base delle indicazioni e delle richieste delle medesime, di osservazioni da parte degli interessati e dei controinteressati e di controdeduzione delle medesime; 2) nella seconda fase si terrà una seduta riservata alle Pubbliche amministrazioni, nella quale verrà approvata o rigettata la variante urbanistica e il progetto correlato, in quanto il progetto è approvato secondo le modalità previste dal presente comma (art. 8, comma 1) e quindi in seno alla conferenza di servizi. Quinto passo: esito della conferenza di servizi. Se l esito della conferenza di servizi è positivo, il verbale della stessa viene trasmesso al Sindaco o al Presidente del Consiglio comunale, il quale lo dovrà sottoporre all approvazione del Consiglio medesimo nella prima votazione utile. Se il Consiglio comunale approverà la variazione urbanistica, Il Suap adotterà l atto di conclusione positiva del procedimento unico e il progetto dovrà essere avviato e concluso nei termini di cui al d.p.r. n. 380/2001 3, pena la decadenza del titolo medesimo. Se il Consiglio comunale riterrà di non approvare la variante urbanistica, il Suap dovrà rigettare l istanza e l impresa dovrà trovare altre soluzioni per rispondere alle proprie esigenze. 3 Il d.p.r. n. 380/2001, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia, all art. 15, stabilisce che entro un anno dal rilascio del titolo edilizio abilitativo devono essere avviati i lavori e i medesimi devono essere conclusi entro i tre anni successivi.
4 Nella discussione di precedenti testi di legge sullo Sportello unico per le attività produttive si era ipotizzato di vincolare, per un periodo di cinque anni, l area così trasformata all utilizzo e all azienda per i quali era stato avviato e concluso il procedimento di variante urbanistica accelerata, al fine di evitare speculazioni. Tuttavia il d.p.r. n. 160/2010 non ne fa menzione, per cui i Comuni dovranno affrontare in autonomia tale problematica, eventualmente inserendo specifiche clausole di garanzia negli atti di variante e nell autorizzazione unica. Alcuni Comuni hanno inserito tale vincolo nei regolamenti.
5 Tavola 1 - Procedimento di variante urbanistica accelerata Presentazione progetto Progetto incompatibile urbanisticamente PROCEDIMENTO UNICO 1 Suap rigetta la domanda Impresa richiede conferenza di servizi FINE L'impianto non può essere realizzato dove richiesto Esistono aree disponibili 2 Suap chiede indirizzi all'ac AC formula consenso 3 Suap rigetta l'istanza Legenda AC = Amministrazione comunale CC = Consiglio comunale Suap = Sportello unico per le attività produttive 4 Suap convoca conferenza di servizi FINE L'impianto può essere realizzato dove richiesto Esito positivo della conferenza di servizi 5 Suap trasmette verbale per approvazione CC 6 Suap conclude positivamente procedimento unico CC approva
SUAP: LA NUOVA DISCIPLINA DELL AGIBILITÀ E LA VARIANTE URBANISTICA (pubblicato su Azienditalia, n. 8/2011, pp. 577-584)
SUAP: LA NUOVA DISCIPLINA DELL AGIBILITÀ E LA VARIANTE URBANISTICA (pubblicato su Azienditalia, n. 8/2011, pp. 577-584) L articolo prosegue l analisi dei procedimenti disciplinati dal DPR 160/2010, che
SPORTELLO UNICO PER L EDILIZIA E SPORTELLO UNICO PER LE ATTIVITA PRODUTTIVE A CONFRONTO Nell articolo vengono messe in luce le differenze radicali tra il procedimento disciplinato dal DPR 447/1998, per

References: art. 8
 art. 5
 art. 8
 art. 8
 sentenza 
 art. 8
 art. 8
 art. 15