Source: https://www.laleggepertutti.it/158530_la-madre-puo-trasferirsi-con-il-figlio-dopo-la-separazione
Timestamp: 2018-08-14 09:03:44+00:00

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La madre può trasferirsi con il figlio dopo la separazione?
Il figlio ha diritto a vivere, anche dopo la separazione dei genitori, nello stesso habitat in cui è cresciuto (inteso non solo come abitazione, ma anche come relazioni con parenti e amici), salvo diverso e superiore interesse.
Dopo la separazione dal marito o dall’ex convivente, la madre non può trasferirsi con il proprio figlio in un’altra città se non dimostra che detto trasferimento è nell’interesse del minore. Un trasferimento dettato da esigenze personali del genitore non è infatti consentito. Pertanto, con ricorso al tribunale, si può costringere quest’ultimo a tornare a vivere nella precedente città per consentire al figlio di mantenere i rapporti non solo con madre e padre, ma anche con entrambe le relative famiglie. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma in una recente sentenza [1].
La scelta del genitore di trasferirsi in un’altra città deve essere sempre dettata da esigenze particolarmente rilevanti e che si riversano comunque in un vantaggio per il bambino. È il caso di un’offerta di lavoro senza la quale il genitore non avrebbe di che vivere. Diversa e opposta è la soluzione nel caso in cui il trasferimento avvenga per iniziare la convivenza con un’altra persona che abita in un’altra zona geografica. Secondo quanto giustamente ricordano i giudici della capitale, l’esercizio della responsabilità genitoriale richiede di anteporre ai propri interessi e scelte di vita l’interesse del figlio.
Il trasferimento senza il consenso paterno, con la repentina instaurazione da parte della madre di una nuova convivenza e con la costituzione di un nuovo nucleo familiare, allontana il figlio ancora minorenne e non autosufficiente non solo dall’habitat domestico in cui è vissuto e cresciuto, ma anche dal padre dai parenti materni e dagli eventuali fratelli che abbiano una residenza diversa.
Per meglio decidere se il trasferimento della madre è possibile o meno il giudice potrebbe nominare un consulente tecnico affinché verifichi quale impatto ha il mutamento di città sulla psiche del minore, se ciò determina una sofferenza con incapacità di adattamento o meno.
In merito alla residenza abituale dei figli minori – si legge in sentenza – il codice civile [2], nel definire la responsabilità dei genitori, ha espressamente previsto che siano sia il padre che la madre a stabilire di comune accordo la residenza abituale dei figli minori; l’eventuale trasferimento del figlio, a fronte del dissenso di uno dei due genitori, può essere autorizzato (ovvero ratificato) dal giudice solo qualora venga dimostrata l’esistenza di giustificati motivi che rendano tale soluzione necessaria; in mancanza, il tribunale è tenuto a rigettare la richiesta di trasferimento al fine di preservare l’habitat del figlio: habitat inteso non solo come casa di abitazione, ma anche come rete di relazioni familiari, scolastiche ed amicali.
Nel caso di specie, il giudice ha adottato una decisione salomonica: ha deciso di assegnare la casa coniugale – nella sua interezza – a quel genitore che fosse andato a vivervi con il figlio minore. Alla madre è stato dato quindi un termine per decidere se tornare nella città di origine e, all’interno della precedente casa familiare, continuare ad abitare con il figlio; in difetto, il minore avrebbe ivi vissuto con il padre.
[1] Trib. Roma decr. del 20.01.2017.
[2] Art. 316 cod. civ.
dott.ssa Daniela BIANCHINI Giudice
dott.ssa Monica VELLETTI Giudice rel
con l’intervento del P.M. presso il Tribunale
sciogliendo la riserva assunta nel procedimento n. (…) R.G. Camera di Consiglio, dell’anno 2015: ha emesso il seguente
considerato che come già riportato nel provvedimento provvisorio emesso dall’intestato Tribunale in data 29 luglio/4 agosto 2016, con ricorso depositato in data 13.10.2015 (…) esponendo di aver intrattenuto una relazione sentimentale con convivenza more uxorio con (…) dalla quale è nata la figlia delle parti (…) in data (…) e che nel marzo del 2015 la relazione sentimentale era cessata con decisione delle parti di utilizzare l’immobile in comproprietà (…) destinandone la sala hobby ad abitazione del ricorrente e i piani superiori alla resistente e che a seguito della relazione sentimentale intrapresa dalla resistente con nuovo compagno, la stessa si sarebbe trasferita a (…) luogo di residenza di quest’ultimo, portando con sé la figlia minore e lasciando il figlio di (…) nato da precedente unione, in Roma presso l’abitazione dei (…) chiedendo il trasferimento nella sede di (…) al datore di lavoro, ha chiesto venisse disposto l’affidamento condiviso della figlia minore ad entrambi i genitori con collocamento presso di sé e fissazione della residenza abituale della figlia in Roma, con regolamentazione delle modalità di frequentazione madre figlia, ed imposizione a carico dei genitori del 50% della spese straordinarie, ovvero in subordine che fosse disposto l’affidamento condiviso della figlia con collocamento presso la madre indicando il luogo di residenza abituale della minore con disciplina delle frequentazioni padre figlia e imposizione a suo carico di assegno mensile di Euro 300.00 quale contributo al mantenimento della minore e del 50% delle spese straordinarie.
Si è costituita (…) esponendo il carattere dispotico ed autoritario del ricorrente tenuto nei confronti della stessa resistente e della figlia minore e nei confronti del figlio (…) nato da precedente unione della (…) e convivente con il nucleo familiare. Tale indole aggressiva si sarebbe tradotta in comportamenti violenti, in ingiurie, minacce e percosse che avevano indotto la resistente a sporgere denuncia ex art. 612 bis c.c., temendo per la propria incolumità e per quella del figlio (…). Tali condotte si sarebbero manifestate anche sul luogo di lavoro (…) rivestendo il (…) mansioni di dirigente e la (…) mansioni di impiegata. All’esito di tali condotte, protrattesi anche a seguito della cessazione della convivenza tra le parti con suddivisione della comune casa familiare, la minore avrebbe manifestato ripercussioni negative, con disturbi del sonno e peggioramento del rendimento scolastico, tali da indurre la resistente a comunicare al ricorrente il trasferimento in (…), resosi necessario per la protezione dell’incolumità personale della stessa resistente e dei figli. A seguito del trasferimento in (…) la resistente avrebbe cessato di svolgere attività lavorativa presso il precedente datore di lavoro, sostenendo canone di locazione di circa Euro (…) per l’abitazione in (…) precisando di aver lasciato il figlio (…) in Roma presso l’abitazione dei nonni. Tanto premesso la resistente ha chiesto venisse disposto l’affidamento esclusivo a sé della minore, in via subordinata l’affidamento condiviso con collocazione presso di sé della minore in (…) ponendo a carico del padre assegno mensile di Euro 750,00 quale contributo al mantenimento della minore, oltre al 50% delle spese straordinarie (richiesta elevata al 100% nella ultima udienza, con opposizione della controparte).
All’udienza dell’8.3.2016 sono comparse le parti dichiarando il ricorrente di percepire reddito di Euro 2150 mensili e di essere comproprietario al 50% della casa familiare; la resistente di aver percepito Euro 1.000 mensili fino al mese di febbraio 2016 di essere comproprietario della casa familiare, di risiedere con la minore in (…) a seguito del trasferimento avvenuto nel settembre 2015. All’esito dell’udienza con provvedimento provvisorio è stata disposta CTU per valutare la situazione della minore e le capacità genitoriali delle parti, ed e stato posto a carico del padre assegno mensile di Euro 400.00 quale contributo perequativo per il mantenimento della figlia oltre al 50% delle spese straordinarie.
All’esito della CTU con istanza urgente, il ricorrente (…) ha chiesto l’anticipazione dell’udienza, già fissata per il 25 ottobre 2016, al fine di chiedere la collocazione della minore presso di sé in Roma e consentire l’iscrizione nella scuola precedentemente frequentata (…) prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. La resistente si è opposta a tale istanza chiedendo che fosse mantenuta la residenza della minore in (…) presso la propria abitazione, e confermata l’iscrizione presso l’istituto scolastico frequentato nell’anno scolastico 2015/2016 in (…).
Il consulente tecnico esponendo che la residenza abituale della minore è stata trasferita da Roma a (…) dalla madre, improvvisamente e senza il consenso paterno nel settembre 2015, con repentina instaurazione da parte della resistente di nuova convivenza, e costituzione di un nuovo nucleo familiare del quale fanno parte anche i (…) figli del nuovo convivente che assiduamente frequentano l’abitazione della minore in (…) ha rilevato che la figlia dal settembre 2015 non aveva fatto ritorno in Roma, se non con il padre. Il consulente ha esposto come tale scelta abbia allontanato la minore dalla città di residenza abituale nella quale risiedono oltre al padre, i parenti materni e lo stesso fratello della minore (…), figlio della sola (…) e del di lei primo marito, lasciato dalla madre nell’abitazione dei nonni (…) al momento del repentino trasferimento a (…). Con valutazione condivisa dal Collegio in quanto scevra da vizi logico argomentativi e fondata sull’esame delle parti e sulla somministrazione di test, il CTU ha evidenziato che “la bambina ha sofferto questo sdradicamento” e ha concluso ritenendo “necessario che la bambina rientri in tempi brevi a Roma e che ciò trova un senso anche per poter riiniziare in tempo, nella precedente scuola il prossimo anno scolastico”, suggerendo che venisse mantenuto l’affidamento condiviso della minore ad entrambi i genitori, e disposto il collocamento prevalente presso l’abitazione paterna prevedendo frequentazioni madie figlia per due fine settimanali mese.
Il Collegio ha ritenuto pienamente condivisibili le conclusioni della CTU quanto alla necessità di ripristinare la residenza abituale della minore in Roma dove la stessa ha la rete familiare, la possibilità di frequentare il fratello (…) che ha convissuto con la minore dal momento della nascita, nonché di frequentare l’istituto scolastico nel quale era iscritta prima dell’unilaterale trasferimento in (…).
In merito alla residenza abituale della minore, il novellato art. 316 c.c. nel definire la responsabilità genitoriale ha espressamente previsto che siano i genitori a stabilire di comune accordo la residenza abituale dei figli minori; l’eventuale trasferimento del figlio a fronte del dissenso di uno dei due genitori può essere autorizzato (ovvero ratificato) solo qualora siano provati giustificati motivi che rendano tal evoluzione necessaria, dovendo in mancanza rigettare la richiesta al fine di preservare l’habitat del figlio inteso non solo come casa di abitazione, ma anche come rete di relazioni familiari, scolastiche ed amicali.
La resistente ha giustificato il repentino trasferimento, allegando presunte condotte aggressive e mobbizzanti del ricorrente, poste in essere anche in presenza della figlia minore, che avrebbero costretto la (…) ad allontanarsi da Roma al fine di far cessare tali condotte pregiudizievoli per l’equilibrio della figlia. Allo stato, rimessa alle autorità competenti all’esito del procedimento penale ogni valutazione in merito a responsabilità del ricorrente per le condotte asseritamente poste in essere in danno della resistente, per quanto di rilievo nel presente procedimento, non sono emersi elementi sufficienti a rendere giustificata la condotta della madre di improvviso trasferimento della residenza della figlia in (…). Deve, infatti, rilevarsi come il medesimo risultato sarebbe stato ottenibile o chiedendo la disciplina delle modalità di affidamento con assegnazione dell’intera casa familiare (facendo cosi cessare una coabitazione ritenuta fonte di tensioni) ovvero con un trasferimento in altra zona della città, in modo da porre distanza tra le abitazioni delle parti, senza imporre alla bambina il totale allontanamento dalle abitudini e dalle relazioni affettive consolidate.
Peraltro, all’udienza del 27 luglio 2016, la difesa del ricorrente ha prodotto nota di archiviazione del procedimento disciplinare instaurato dal datore di lavoro delle parti, nei confronti del (…) su iniziativa della (…) su istanza di quest’ultima. L’archiviazione del procedimento disciplinare è elemento che fa ritenere che le tensioni tra le parti, sicuramente presenti al momento della rottura del legame di convivenza, non abbiano assunto rilievo tale da giustificare l’allontanamento della minore da Roma a (…). Infatti, nel provvedimento di archiviazione si legge che le argomentazioni difensive del (…) sono risultate “tutte credibili, legittime” e che la versione dei fatti dell’odierno ricorrente “è pure confermata da tutti gli altri dipendenti che – stando alle accuse della Sig.ra (…) erano indicati come testimoni dei fatti”.
Inoltre, i documenti posti dalla (…) a fondamento dell’allegazione di presunte condotte persecutorie da parte del (…) (certificati medici allegati alle controdeduzioni alla CTU) recano date immediatamente antecedenti ovvero di poco successivi rispetto alla data di trasferimento della resistente in (…) mentre non risultano depositati documenti che attestino il prospettato stress in data antecedente. Deve rilevarsi come il trasferimento della resistente in (…) sia avvenuto dopo che la (…) ha iniziato una relazione con il nuovo compagno residente in tale città e al trasferimento è seguito, dopo poco tempo, l’instaurazione di una convivenza more uxorio.
Il Collegio deve, inoltre, segnalare come nel tempo trascorso dal trasferimento a sono state segnalate tensioni tra le parti, il padre ha frequentato la figlia portandola con sé in Roma, dato dal quale deve desumersi che seppure vi siano state situazioni conflittuali legate all’iniziale cessazione della convivenza tra le parti le stesse sembrano essersi sopite e dunque non appare emergere nessun elemento di potenziale rischio nel caso di trasferimento della resistente in Roma, con la figlia.
Nella consulenza sono emerse le buone competenze genitoriali e il positivo rapporto della minore con entrambi i genitori.
Nel provvedimento provvisorio del 29 luglio/4 agosto 2016 preso atto delle risultanze emerse dalla CTU e dalle acquisizioni documentali indicate è stato ritenuto conforme all’interesse della minore disporne il trasferimento in Roma, luogo di residenza abituale, e sede della rete familiare, sociale, scolastica della bambina. Le prospettazioni della resistente, secondo la quale con un successivo trasferimento si sarebbe realizzato un nuovo sdradicamento della figlia non sono state condivise, poiché mentre il trasferimento da Roma (…) stato repentino, unilaterale e ha condotto (…) in una situazione alla stessa del tutto sconosciuta, conservando quale unico riferimento il legame con la madre, il ritorno a Roma avrebbe consentito alla bambina di ritrovare persone e luoghi conosciuti dalla nascita, oltre a garantirle la possibilità di fruire pienamente di entrambi i genitori, del fratello maggiore e degli ascendenti e parenti di entrambi i rami genitoriali.
Il Collegio prendendo atto che nel corso dell’udienza del 27 luglio 2016 la (…) si è dichiarata disponibile a “tornare a Roma qualora il Tribunale ritenesse che la bambina deve tornare”, e che la prospettata onerosità del trasferimento derivante dalla necessità di lasciare il lavoro a (…) sarebbe analoga alla situazione volontariamente creata dalla (…) nel settembre 2015, quando per recarsi a (…) ha interrotto il rapporto di lavoro in essere a Roma, e che tale onerosità sarebbe mitigata dalla possibilità di fruire di abitazione, a fronte del canone di locazione pagato per l’abitazione di (…) ha previsto che la figlia potesse convivere con la madre, qualora la (…) entro il 1 settembre 2016 avesse trasferito la propria residenza abituale e quella della figlia in Roma, iscrivendo la minore nella scuola precedentemente frequentata in (…) con conseguente assegnazione dell’intera casa familiare alla resistente.
Nel provvedimento provvisorio è stato previsto che nel caso in cui la (…) non avesse ottemperato entro la data indicata a quanto sopra disposto, sarebbe stato disposto il collocamento prevalente della minore presso il padre, con trasferimento della figlia in Roma e iscrizione, anche a cura del solo (…) nella scuola procedente frequentata in (…) con conseguente assegnazione dell’intera casa familiare al (…) perche vi risiedesse con la minore e con revoca dell’assegno mensile posto a suo carico, con provvedimento provvisorio, per il mantenimento della figlia.
Il Collegio considerato che dalle dichiarazioni delle parti era emerso che concausa della elevatissima conflittualità che aveva contraddistinto la relazione genitoriale al temine della convivenza more uxorio fosse stata la convivenza delle parti nella medesima abitazione familiare, divisa in due porzioni, e che tale conflittualità riproducendosi la medesima situazione, avrebbe potuto avere effetti negativi sul corretto sviluppo della minore, ha disposto nel provvedimento provvisorio che la casa familiare fosse assegnata per intero al genitore che avrebbe coabitato con la figlia in Roma, disponendo il rilascio da parte dell’altro genitore della porzione di abitazione allo stato posseduta, entro il (…).
Nel provvedimento provvisorio sono state disciplinate le frequentazioni con il genitore non coabitante, con ammonimento ai genitori di rispettare i contenuti del decreto, consentendo il sereno ritorno della figlia in Roma, luogo di residenza abituale, e non ostacolando il rapporto con l’altro genitore.
Alla successiva udienza del (…) novembre 2016, fissata per valutare l’effettivo trasferimento della minore nella residenza abituale in Roma e le scelte dei genitori, è emerso che la (…) ha deciso di tornare in Roma con la figlia, che il resistente ha rilasciato la porzione di casa familiare precedentemente occupata recandosi a vivere in immobile in locazione in (…) con canone mensile di Euro (…) e la minore ha ripreso la frequentazione dell’istituto scolastico e della classe frequentata prima del trasferimento in (…) convivendo con la madre e il fratello (figlio del primo matrimonio della ricorrente) nella casa familiare e frequentando regolarmente il padre secondo quanto previsto nel provvedimento provvisorio.
Nel corso dell’udienza del (…) novembre 2016, a fronte delle dichiarazioni del padre di tranquillità della minore e di equilibrata e felice ripresa delle relazioni scolastiche ed amicali interrotte con il trasferimento in (…) la resistente ha rappresentato “difficoltà per il trasferimento …La bambina non si spiegava ora il perché del trasferimento da (…) Roma”. A fronte di tali allegazioni la resistente non ha chiesto venissero disposti ulteriori accertamenti, dovendosi pertanto ritenere che quanto prospettato rientri nella fisiologica perplessità di una minore che nel corso di un anno veda modificate per due volte le proprie abitudini di vita, rilevando comunque che il ritorno nel luogo di nascita e nel quale si trovano tutte le relazioni parentali ed amicali, non può aver turbato la minore più di quanto possa essere accaduto con il trasferimento in città, istituto scolastico, abitazione del tutto nuova, con allontanamento dalla rete di conoscenze e di parentele (cfr. CTU in atti).
Il delicato equilibrio raggiunto impone di disporre un monitoraggio del servizio competente, misura richiesta da entrambi i genitori, e di disporre il sostegno della minore con un supporto psicologico, la cui organizzazione deve essere rimessa ai responsabili del servizio socio assistenziale territorialmente competente, ai quali viene demandalo il monitoraggio. I responsabili del servizio dovranno segnalare ogni condotta pregiudizievole per la minore alla Procura della Repubblica presso il tribunale per minorenni per gli interventi di competenza.
In merito alle statuizioni di contenuto economico deve essere confermato l’assegno mensile posto a carico del padre per il mantenimento della figlia disposto con il provvedimento provvisorio del (…) marzo 2016, in quanto a fronte del reddito del ricorrente pari a importo medio netto di Euro 2.150.00 oltre mensilità aggiuntive (reddito complessivo annuo lordo di Euro 38.957 come da Modello 730/2015), gravato da onere di Euro 400,00 mensili per il mantenimento della figlia (…) nata dal primo matrimonio, dal rimborso delle rate di mutuo contratto per l’acquisto della casa familiare ((…) mensili) e dall’onere per il canone di locazione della casa di abitazione ora occupata (pari ad Euro (…) mensili), la resistente ha cessato di percepire il reddito (Euro 1.000 mensili) dopo aver volontariamente lasciato la precedente occupazione in Roma per trasferirsi in (…) perdendo l’occupazione ivi reperita con il successivo trasferimento in Roma, ma non è più gravata dal canone di locazione per l’abitazione occupata in (…) (pari ad Euro (…) mensili secondo quanto indicato nella dichiarazione sostitutiva di atto notorio), potendo godere dell’abitazione familiare occupata insieme con i due figli (…) e il figlio nato dalla precedente unione).
Deve essere, altresì, specificamente regolamentato il contributo di ciascun genitore alle spese straordinarie, richiamando i contenuti del protocollo concluso tra l’intestato Tribunale e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocato di Roma, nel dicembre 2014. Occorre premettere che l’assegno di mantenimento è comprensivo delle voci di spesa caratterizzate dall’ordinarietà o comunque dalla frequenza, in modo da consentire al genitore beneficiario una corretta ed oculata amministrazione del budget di cui sa di poter disporre. Al di fuori di queste spese ordinarie vi sono le spese straordinarie, cosiddette non soltanto perché oggettivamente imprevedibili nell’an, ma altresì perche, anche quando relative ad attività prevedibili sono comunque indeterminabili nel quantum ovvero attengono ad esigenze episodiche e saltuarie. Tra le spese straordinarie, vanno distinte le spese che devono considerarsi obbligatorie, perché di fatto conseguenziali a scelte già concordate tra i coniugi (es. libri di testo spesa consequenziale alla scelta della scuola o acquisto farmaci conseguenti alla prescrizione del medico scelto di comune accordo) oppure connesse a decisioni talmente urgenti da non consentire la previa concertazione, da quelle invece subordinate al consenso di entrambi i genitori. Compiuta tale premessa deve essere evidenziato che tra le spese comprese nell’assegno di mantenimento devono essere considerate: vitto, abbigliamento, contributo per spese dell’abitazione, spese per tasse scolastiche (eccetto quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, medicinali da banco (comprensivi anche di antibiotici, antipiretici e comunque di medicinali necessari alla cura di patologie ordinarie e/o stagionali), carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche organizzate dalla scuola in ambito giornaliero; prescuola, doposcuola e baby sitter se già presenti nell’organizzazione familiare prima della cessazione della convivenza; trattamenti estetici (parrucchiere, estetista, ecc.). Le spese straordinarie subordinate al consenso di entrambi i genitori, sono suddivise nelle seguenti categorie:
scolastiche: iscrizioni e rette di scuole private e, iscrizioni, rette ed eventuali spese alloggiative ove fuori sede, di università pubbliche e private, ripetizioni, viaggi di istruzione organizzati dalla scuola; in considerazione dell’affidamento alternato spese quali la mensa scolastica e le spese di trasporto pubblico della tessera metrobus, devono essere considerate straordinarie e dunque poste a carico di entrambi i genitori;
spese di natura ludica o parascolastica: corsi di lingua o attività artistiche (musica, disegno, pittura), corsi di informatica, centri estivi, viaggi di istruzione, vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, spese di acquisto e manutenzione straordinaria di mezzi di trasporto (mini-car, macchina, motorino, moto);
spese sportive: attività sportiva comprensiva dell’attrezzatura e di quanto necessario per lo svolgimento dell’eventuale attività agonistica;
Con riguardo alle spese straordinarie da concordare, il genitore, a fronte di una richiesta scritta dell’altro genitore che propone la spesa, dovrà manifestare un motivato dissenso per iscritto nell’immediatezza della richiesta (massimo 10 gg.) ovvero in un termine all’uopo fissato; in difetto il silenzio sarà inteso come consenso alla richiesta. Le spese straordinarie “obbligatorie”, per le quali non è richiesta la previa concertazione, che possono dunque essere effettuate da ciascun genitore anche in assenza del consenso dell’altro sono: spese per libri scolastici, spese sanitarie urgenti, per acquisto di farmaci prescritti ad eccezione di quelli da banco, spese per interventi chirurgici indifferibili sia presso strutture pubbliche che private, spese ortodontiche, oculistiche e sanitarie effettuate tramite il SSN in difetto di accordo sulla terapia con specialista privato, spese di bollo e di assicurazione per il mezzo di trasporto.
In considerazione delle disponibilità patrimoniali e reddituali delle parti, deve essere posta a carico dal padre una quota pari all’80% e a carico della madre una quota pari al 20% delle spese straordinarie per la figlia fino al reperimento da parte della madre di occupazione: nel momento in cui la (…) reperirà nuova occupazione le spese straordinarie per la figlia graveranno su entrambi i genitori nella misura del 50% ciascuno.
In considerazione della materia trattata e delle ragioni della decisione deve essere disposta l’integrale compensazione delle spese di giudizio, e le spese di CTU liquidate nel corso del giudizio devono essere poste definitivamente a carico delle parti in ragione del 50% ciascuno.
visti l’art. 316 e 337 bis e ss. c.c., 38 disp.att. c.c. e 737 ss. c.p.c.. definitivamente pronunciando, cosi provvede:
affida la figlia minore (…) nata il (…) ad entrambi i genitori, con esercizio congiunto della responsabilità genitoriale per le questioni di maggior interesse per la minore – riguardanti la relativa istruzione, educazione e salute – da assumere di comune accordo tenendo conto della capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni della minore medesima, ed esercizio disgiunto per le sole questioni di ordinaria gestione e limitatamente a ciò che attiene all’organizzazione della vita quotidiana (ad esempio per la scelta delle persone da frequentare, per l’alimentazione, per le attività ludiche e di svago) nei periodi di tempo coincidenti con la permanenza presso di sé della stessa;
indica il Comune di Roma quale luogo di residenza abituale della minore, con collocamento prevalente presso la madre (…) (che ha acconsentito a trasferire la propria residenza in Roma);
assegna a (…) l’intera casa familiare, sita in Roma via (…)
dispone che il padre possa vedere e tenere con se la figlia un pomeriggio a settimana, da individuare salvo diverso accordo nel martedì, e due pomeriggi a settimana da individuare in mancanza di diverso accordo nel martedì e giovedì nei fine settimana in cui non ha la minore con sé , nonché a fine settimana alterni dal venerdì all’uscita di scuola al lunedì mattina con accompagnamento a scuola;
dispone che ciascun genitore possa trascorre con la figlia metà della vacanze natalizie ad anni alterni dal 23 dicembre al 31 dicembre o dal 31 dicembre al 6 gennaio (ad iniziare nel 2016 con il primo dei due periodi con il padre); ad anni alterni per le vacanze pasquali da alternare con una settimana nel mese di febbraio coincidente (c.d. settimana bianca); per 30 giorni durante le vacanze estive in periodi determinati salvo diverso accordo dal 1 al 15 luglio e dal 1 al 16 agosto ovvero al 16 al 31 luglio e dal 17 al 31 agosto: ad anni alterni per le altre festività e per il compleanno della minore;
ammonisce ex art. 709 ter c.p.c.. entrambi i genitori a tenere comportamenti che siano conformi al pieno rispetto dei principi della bigenitorialità. nei termini indicati in motivazione;
determina in Euro (…) il contributo mensile dovuto da (…) per il mantenimento della figlia, da corrispondere a (…) presso il di lei domicilio, entro il giorno 5 di ogni mese, con decorrenza dal mese di novembre 2015 (data della domanda), e successivo adeguamento automatico annuale secondo gli indici del costo della vita calcolati dall’ISTAT;
dispone che i genitori contribuiscano nella misura dell’80% il padre e del 20% la madre alle spese straordinarie per la figlia secondo quanto indicato in motivazione, disponendo che al momento del reperimento di nuova occupazione da parte della (…) ciascun genitore contribuisca al 50% alle spese straordinarie per la figlia;
dichiara interamente compensate tra le parti le spese processuali, pone definitivamente a carico delle parti nella misura del 50% ciascuno in solido le spese di CTU come liquidate in corso di giudizio:
dispone che il Servizio Socio Assistenziale integrato competente con riferimento ai luogo di residenza della minore, sita in via (…) monitori il nucleo familiare, predisponendo un percorso di sostegno psicologico per la minore qualora ritenuto necessario dai responsabili del servizio, onerando le parti di seguire percorso di sostegno alla genitorialità prevedendo che i responsabili del servizio segnalino ogni condotta posta in essere dai genitori pregiudizievole per la figlia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, per i provvedimenti di competenza.
Manda alla cancelleria per la comunicazione del presente decreto al Servizio Socio Assistenziale integrato indicato.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 20 gennaio 2017. Depositata in Cancelleria il 20 gennaio 2017.

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 316
 art. 612
 art. 316
 art. 709