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Timestamp: 2019-03-21 15:46:37+00:00

Document:
FIRENZE PRATO PISTOIA | EUROPEAN WINES' GEOGRAPHICAL INDICATIONS -VINI EUROPEI CON INDICAZIONI GEOGRAFICHE-Sauro Avezza-
Toscana › FIRENZE PRATO PISTOIA
CARMIGNANO D.O.C.G.
BARCO REALE DI CARMIGNANO D.O.C.
BIANCO EMPOLESE D.O.C.
POMINO D.O.C.
VALDINIEVOLE D.O.C.
VIN SANTO DI CARMIGNANO D.O.C.
VIGNETI CARMIGNANO
Decreto 9 LUGLIO 1998
La denominazione di origine controllata e garantita “Carmignano” già riconosciuta con D.P.R. 20/10/1990, è riservata ai vini rossi che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Carmignano” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti, aventi nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Sangiovese minimo 50%
Canaiolo nero fino al 20%
Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, da soli o congiuntamente, dal 10 al 20%
Trebbiano toscano, Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 10%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni a bacca rossa raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Prato fino ad un massimo del 10%.
Le uve destinate alla produzione del vino a DOCG “Carmignano” devono essere prodotte nei terreni collinari dei comuni di
Carmignano, Poggio a Caiano;
In provincia di Prato.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a DOCG “Carmignano” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve, al mosto e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerarsi idonei, ai fini dell’iscrizione all’albo dei vigneti di cui all’art. 15 della legge 10/02/1992, n. 164, unicamente i vigneti collinari di giacitura ed orientamento adatti, i cui terreni, situati ad un’altitudine non superiore a 400 metri, siano derivati da calcarei – marnosi di tipo alberese e scisti argillosi (eocene) e arenarie (oligocene).
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
La resa massima di uva per ettaro di coltura specializzata non deve superare le
8,00 t/ha.
Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione del vino a d.o.c.g. “Carmignano” devono essere riportati nel limite di cui sopra, fermo restando il limite resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi, purché la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo. Oltre tale limite decade il diritto alla d.o.c.g. per tutto il prodotto.
Fermi restando i limiti sopra indicati, la produzione ottenuta dalle viti in coltura promiscua non deve superare i kg. 3,000 per ceppo con la tolleranza del 20% di cui sopra.
La resa massima dell’uva in vino non deve superare il 70%, qualora superi detto limite ma non il 75%, l’eccedenza non ha diritto alla d.o.c.g. Oltre il 75% decade il diritto alla d.o.c.g. per tutto il prodotto.
La regione Toscana, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, può stabilire, di anno in anno, prima della vendemmia, un limite massimo di produzione inferiore a quello fissato nel presente disciplinare di produzione, dandone immediata comunicazione al Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini e alla C.C.I.A.A. di Prato.
Norme per vinificazione
Le operazioni di vinificazione, di invecchiamento obbligatorio e di imbottigliamento devono essere effettuate nell’interno della zona di produzione delle uve e cioè nel territorio amministrativo dei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano.
Le uve destinate alla vinificazione del vino a DOCG “Carmignano” devono assicurare
un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di: 12,00% vol.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.
E’ consentita l’aggiunta, nel limite massimo del 15%, di vino avente diritto alla d.o.c.g. “Carmignano” di annate diverse da quella indicata in etichetta.
Le uve provenienti dai vigneti iscritte all’albo della DOCG “Carmignano”, possono essere destinate alla produzione dei vini a DOC “Vin Santo di Carmignano occhio di pernice”, qualora i produttori interessati optino in tutto o in parte per tali rivendicazioni in sede di denuncia annuale delle uve e del vino.
Art icolo 6
Il vino a DOCG “Carmignano” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rubino vivace, intenso, tendente al granata con l’età;
profumo: vinoso, intenso, anche di mammola e con più pronunciato carattere di finezza con l’invecchiamento;
sapore: asciutto, sapido, pieno, armonico, morbido e vellutato;
acidità total minima: 5,00 g/l;
estratto secco netto minimo: 22,00 g/l;
E’ in facoltà del Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati relativi all’acidità totale e all’estratto secco netto.
Il vino a DOCG “Carmignano” non può essere immesso al consumo prima del:
1° giugno del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve.
Qualora il vino a DOCG “Carmignano” venga immesso al consumo a partire dal
29 settembre del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve
(festa di San Michele e festa di Carmignano)
potrà portare in etichetta la qualificazione aggiuntiva di “riserva”.
Il periodo di invecchiamento di cui sopra deve essere effettuato in botti di rovere e/o castagno, rispettivamente per almeno
Otto mesi per il “Carmignano”
Dodici mesi per il “Carmignano riserva”
Si potrà mantenere il 5% di vino dell’annata in affinamento, da usarsi esclusivamente per le colmature, in contenitori diversi dal legno.
L’obbligo del periodo di invecchiamento di cui sopra, decorrerà a partire dal prodotto dell’annata 1996.
Alla denominazione di origine controllata e garantita “Carmignano” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, selezionato, superiore e similari.
E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno il consumatore.
E’ consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a comuni, frazioni, aree, fattorie e località compresi nella zona delimitata nel precedente art. 3 e dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto in coerenza con le norme vigenti.
In etichetta è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
(Legame con l’ambiente geografico)
A1)Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata si trova all’interno della piccola catena del Montalbano, che da Serravalle Pistoiese giunge a strapiombo sull’Arno a sud di Artimino, ed è costituita da un tratto di una ruga appenninica. Ha quindi un andamento Nord-Ovest-Sud-Est e il suo nucleo è di “macigno”, la nota formazione di arenarie gradate quarzoso-feldspatiche di età oligocenica.
A tale formazione si sovrappone, per largo tratto nel versante che guarda Nord- Est, il complesso caotico delle argille scagliose costituito da scisti argillosi di vario colore inglobanti blocchi di calcari, arenarie e talora brecce ofiolitiche. Inoltre affiorano a Nord e a Sud di Carmignano, su vasta area, notevoli lembi di “alberese” (calcare marnoso biancastro a frattura concoide).
La piccola catena non raggiunge quote elevate culminando con il Poggio al Ciliegio a 611 metri s.l.m. La morfologia alquanto aspra e rupestre dove dominano le arenarie si fa invece più dolce e ondulata dove prevalgono gli scisti argillosi e i calcari marnosi.
Le incisioni dei torrenti sono tuttavia assai profonde e, di conseguenza, si sono formati dei lunghi costoloni con belle e aperte pendici.
Tali costoloni si protendono in varie direzioni e separano le vallette che scendono dal Montalbano alla pianura pistoiese fiorentina che giace a 40-50 metri s.l.m. ed è solcata dall’Ombrone pistoiese.
Gran parte delle pendici a cui si accennava, oltre ad avere favorevole esposizione e giacitura, sono poste a quote relativamente modeste. Ben soleggiate, di rado superano i trecento metri.
Questo favorisce un lungo periodo vegetativo della vite, permette di immagazzinare calore nel terreno e permette una maturazione regolare e completa delle uve nelle annate meno favorevoli. I suoli, che derivano dalle precedentemente menzionate formazioni geologiche, hanno caratteristiche assai diverse secondo il substrato, ma possiedono alcune proprietà comuni che risultano favorevoli ad un equilibrato sviluppo della vite.
Sono terreni a libero drenaggio senza intasamenti o stagnazione idrica. Di conseguenza sono ben areati, caldi e
permettono una buona e pronta ripresa vegetativa in primavera. I suoli che derivano dalle arenarie sono sciolti, franco-sabbiosi, subacidi e ben provvisti di potassio.
I terreni che derivano dal complesso argilloso e dai calcari marnosi hanno tessitura fine, franco-argillosa o argillosa, ma la presenza di calcio e di ossidi di ferro favoriscono una buona aggregazione, di notevole stabilità.
Di reazione neutra o subalcalina, a complesso di scambio quasi saturo, ben provvisti di calcio e discretamente di fosforo, hanno una buona capacità idrica di ritenuta e resistono quindi a prolungati periodi di siccità.
L’apertura della collina di Carmignano sulla grande pianura Firenze-Pistoia favorisce l’insolazione e la ventilazione e la vicinanza dell’Appennino e i venti freschi, che spesso temperano le notti estive, determinano un’ottima escursione termica. La piovosità media annua è inferiore ai mille millimetri: è evidente qui l’influenza della catena dell’alto
Appennino Emiliano-Pistoiese.
La maggior parte delle precipitazioni si hanno in autunno ed in inverno, ma tendenzialmente si ha un buon apporto idrico anche in estate e questo concorre ad una buona maturazione delle uve.
A2)Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per antica e consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Carmignano”.
Le pregevoli caratteristiche del vino prodotto nella zona del Carmignano sono note da lungo tempo.
Già nel ‘300 Pietro Domenico Bartoloni, cronista, parla dei “vini di Carmignano e di Artimino che sono eccellenti”.
Il Ricci nelle “Memorie storiche di Carmignano”, 1895, riferisce che Ser Lapo Mazzei acquistò l’8 dicembre 1396, per conto di Marco Datini, 15 soma di vino di Carmignano al prezzo di “un fiorino suggello” la soma (un prezzo pari a circa quattro volte quello dei vini maggiormente quotati a quel tempo).
Il Redi (1673), nel famoso ditirambo, parla in termini molto lusinghieri del “Carmignano”, “ma se giara io prendo in mano di brillante Carmignano così grato in sen mi piove che ambrosia e nettar non invidio a Giove”.
Il vino di Carmignano si era fatto un buon nome anche al di fuori dei confini, tanto che nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III dei Medici emise un bando per fissare in modo chiaro ed inequivocabile i confini del comprensorio di produzione del “vino di Carmignano” insieme a quelli di altri tre vini.
Numerose altre testimonianze, successive al bando granducale, confermano il riconoscimento di particolari caratteri a questo vino e tali da distinguerlo nettamente da altri rinomati vini prodotti nelle varie zone della Toscana.
Il Repetti (1833) afferma che il “Carmignano” è uno dei migliori e più rinomati vini della Toscana. L’Amati, nel suo “Dizionario geografico dell’Italia” (1870) raccomanda, fra gli altri vini, il Carmignano “squisito”.
Il Cusmano (1889) nel “Dizionario metodico-alfabetico di viticoltura ed enologia” cita il Carmignano tra i vini migliori prodotti in Toscana.
Il Palgiani (1891) nel “Supplemento alla VI edizione della “Enciclopedia Italiana” afferma, alla voce “Carmignano” “….tra il territorio bagnato dall’Arno e dall’Ombrone produce vini squisiti, dei migliori della Toscana”.
L’elenco delle testimonianze potrebbe ancora continuare, ma quanto sopra richiamato ci sembra sufficiente per potere affermare che il “Carmignano”, il vino praticamente prodotto nella zona delimitata dal Bando Granducale del 1716, ha sempre avuto una fisionomia propria che lo ha distinto, per le sue caratteristiche particolari, dagli altri eccellenti vini che si producono in Toscana.
Esistono infatti delle particolari condizioni microambientali ed agronomiche che, agendo congiuntamente, imprimono al vino “Carmignano” un carattere unico e riconoscibile, ed è per questo motivo che nel 1975 questo vino ebbe il riconoscimento della Denominazione di origine controllata e successivamente, nel 1990, uno dei primi vini italiani, il riconoscimento della Denominazione di origine controllata e garantita.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Il vino di cui al presente disciplinare di produzione presenta, dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare il vino Carmignano presenta caratteristiche chimico-fisiche equilibrate, mentre al sapore all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dell’interazione vitigni / territorio.
La tipologia dei terreni rende il territorio di Carmignano particolarmente vocato per la coltivazione della vite; il clima si diversifica da quello delle zone limitrofe per una maggiore abbondanza delle precipitazioni estive.
Inoltre, l’intera area di produzione del Carmignano presenta una notevole luminosità per effetto dell’orientamento delle pendici e della presenza dell’ampia pianura su cui si affaccia.
Le formazioni montuose contribuiscono a creare questo particolare ambiente climatico.
Tutti questi fattori concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all’espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive della pianta. Nella scelta delle aree di produzione vengono
privilegiati i terreni con buona esposizione adatti ad una viticoltura di qualità.
La qualità e le peculiari caratteristiche del vino Carmignano sono la diretta conseguenza dell’antica storia vitivinicola del territorio, che risale al tempo degli Etruschi e attestata da numerosi documenti, e della stretta connessione ed interazione esistente fra i fattori umani e ambientali.
Significativo è il bando decretato nel 1716 dal Granduca di Toscana Cosimo III dei Medici per fissare in modo chiaro e inequivocabile i confini del comprensorio di produzione del “vino Carmignano”.
Il territorio del Carmignano permette una maturazione precoce delle uve che facilita la costanza qualitativa in tutte le annate. Il lungo periodo vegetativo, le elevate escursioni termiche, la ventilazione dei pendii, le precipitazioni ben distribuite anche nel periodo estivo hanno permesso di perfezionare, nel corso dei secoli, una serie di pratiche agronomiche ed enologiche volte alla produzione di un vino rosso da invecchiamento strutturato e al tempo
stesso elegante ed armonico con un bouquet fine ed intenso.
(Riferimenti alla struttura di controllo)
Nome e indirizzo: Toscana Certificazione Agroalimentare Srl
Viale Belfiore 9 – 50144 Firenze
Tel: 055.368850 Fax: 055.330368
e-mail: info@tca-srl.org sito web: www.tca-srl.org
La struttura di controllo che svolge l’attività prevista dal regolamento CE 1234/2007 per la denominazione “Carmignano” è Toscana Certificazione Agroalimentare s.r.l., in sigla TCA Srl. TCA svolge l’attività di certificazione e di controllo sulla base del piano di controllo approvato con Decreto del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e redatto secondo lo schema previsto dal Decreto 2 novembre 2010 (Allegato 3), di applicazione del Decreto legislativo n. 61/2010.
Ai sensi della normativa vigente, TCA assicura l’acquisizione degli elementi documentali propedeutici allo svolgimento delle attività previste dal piano dei controllo e dalle attività connesse al procedimento di certificazione delle partite. Inoltre TCA svolge controlli ispettivi per ciascuna categoria di soggetti immessi nel sistema tutelato (viticoltori, centri di intermediazione delle uve, vinificatori, aziende operanti l’acquisto e/o la vendita di vini sfusi, imbottigliatori) su una
percentuale fissata nel piano dei controlli.
Si fa riferimento all’allegato 4 per il piano delle verifiche e dei controlli per la denominazione di origine dei vini Carmignano.
VIGNETI POGGIO A CAIANO
Decreto 14 Luglio1998
Modifica Decreto 13.11.2013
Modifica Decreto 07.03.2014
La denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie: “Barco Reale di Carmignano” e “Barco Reale di Carmignano” Rosato.
La denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” è riservata ai vini ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
“Barco Reale di Carmignano” e “Barco Reale di Carmignano” Rosato:
Sangiovese minimo 50%;
Canaiolo nero fino al 20%;
Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, da soli o congiuntamente dal 10 al 20%;
Trebbiano toscano, Canaiolo bianco e Malvasia da soli o congiuntamente fino al massimo del 10%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, fino ad un massimo del 10% del totale.
Si riportano nell’allegato n. 1 i vitigni complementari che possono concorrere alla produzione dei vini sopra indicati, iscritti nel Registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 (pubblicato dalla G.U. n. 242 del 14 ottobre 2004), e successivi aggiornamenti.
Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata di cui all’art 1, devono essere prodotte nei terreni collinari all’interno del territorio amministrativo dei comuni di:
Carmignano, Poggio a Caiano
4.1 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini “Barco Reale di Carmignano” devono essere atte a conferire alle uve, ai mosti e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
4.2 Sono pertanto da considerarsi idonei, ai fini dell’iscrizione allo schedario viticolo unicamente i vigneti collinari di giacitura e orientamento adatti, i cui terreni, situati ad un’altitudine non superiore ai 400 metri, siano derivati da calcari marnosi di tipo alberese, scisti argillosi e arenarie.
4.3 I sesti di impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini. Sono esclusi i sistemi espansi.
4.4 I nuovi impianti e i reimpianti devono prevedere un minimo di 3.300 ceppi per ettaro e la produzione media per ceppo non deve superare i 3,5 kg.
4.5 E’ vietata ogni pratica di forzatura. E’ consentita l’irrigazione di soccorso.
4.6 La resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata non deve superare le 10 tonnellate.
4.7 Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” devono essere riportati nel limite di cui sopra, purché la produzione globale del vigneto non superi del 20% il limite medesimo.
La eccedenza delle uve, nel limite massimo del 20%, non ha diritto alla denominazione di origine controllata.
Oltre tale limite decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il prodotto.
4.8 Fermi restando i limiti di cui sopra indicati, la produzione ad ettaro, in coltura promiscua, deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto al numero delle piante e alla produzione per ceppo.
4.9 Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini di cui all’art,1
un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 10,00
5.1 Le operazioni di vinificazione, di conservazione, di invecchiamento e di imbottigliamento dei vini di cui all’articolo 1 devono essere effettuate nell’intero territorio amministrativo dei comuni di cui all’articolo 3. Conformemente all’articolo 8 del Reg. CE n. 607/2009, l’imbottigliamento o il condizionamento deve avere luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità e la reputazione.
5.2 La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 70%.
5.3 Nelle vinificazioni sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.
5.4 I vini a denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” possono essere ottenuti dalle uve del “Carmignano” a denominazione di origine controllata e garantita per scelta vendemmiale e, limitatamente al “Barco Reale di Carmignano” per scelta successiva durante il periodo di invecchiamento obbligatorio del vino a denominazione di origine controllata e garantita “Carmignano”.
6.1 Il vino a denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rubino vivace, brillante;
profumo: vinoso con profumo intenso, fruttato;
sapore: asciutto, sapido, fresco, pieno, armonico;
Il vino a denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” Rosato all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosato più o meno carico, a volte con riflessi rubino;
profumo: fruttato, vinoso più o meno intenso, caratteristico;
sapore: asciutto, fresco, piacevolmente acidulo, armonico;
6.2 È facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di modificare, con proprio decreto, i limiti relativi all'acidità totale e all'estratto non riduttore.
7.1 Alla denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: superiore, extra, fine, scelto, selezionato e similari.
7.2 E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
7.3 Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” può essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che figuri nell’apposito elenco regionale ai sensi dell’art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010.
7.4 E’ consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a comuni, frazioni, aree, fattorie, zone e località comprese nella zona delimitata dal precedente articolo 3 e dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto in conformità alla normativa vigente in materia.
I vini a denominazione di origine controllata “Barco Reale di Carmignano” devono essere immessi al consumo esclusivamente in bottiglie bordolesi o borgognone di capacità non superiore a litri 5.
Nella presentazione e designazione dei vini di cui all’articolo 1 è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
A 1) Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata si trova all’interno della piccola catena del Montalbano, che da Serravalle Pistoiese giunge a strapiombo sull’Arno a sud di Artimino, ed è costituita da un tratto di una ruga appenninica.
Ha quindi un andamento Nord-Ovest-Sud-Est e il suo nucleo è di “macigno”, la nota formazione di arenarie gradate quarzoso-feldspatiche di età oligocenica.
A tale formazione si sovrappone, per largo tratto nel versante che guarda Nord-Est, il complesso caotico delle argille scagliose costituito da scisti argillosi di vario colore inglobanti blocchi di calcari, arenarie e talora brecce ofiolitiche. Inoltre affiorano a Nord e a Sud di Carmignano, su vasta area, notevoli lembi di “alberese” (calcare marnoso biancastro a frattura concoide).
Tali costoloni si protendono in varie direzioni e separano le vallette che scendono dal Montalbano alla pianura pistoiese-fiorentina che giace a 40-50 metri s.l.m. ed è solcata dall’Ombrone pistoiese.
Gran parte delle pendici a cui si accennava, oltre ad avere favorevole esposizione e giacitura, sono poste a quote relativamente modeste.
Ben soleggiate, di rado superano i trecento metri. Questo favorisce un lungo periodo vegetativo della vite, permette di immagazzinare calore nel terreno e permette una maturazione regolare e completa delle uve nelle annate meno favorevoli.
I suoli, che derivano dalle precedentemente menzionate formazioni geologiche, hanno caratteristiche assai diverse secondo il substrato, ma possiedono alcune proprietà comuni che risultano favorevoli ad un equilibrato sviluppo della vite. Sono terreni a libero drenaggio senza intasamenti o stagnazione idrica.
Di conseguenza sono ben areati, caldi e permettono una buona e pronta ripresa vegetativa in primavera.
I suoli che derivano dalle arenarie sono sciolti, franco- sabbiosi, subacidi e ben provvisti di potassio. I terreni che derivano dal complesso argilloso e dai calcari marnosi hanno tessitura fine, franco-argillosa o argillosa, ma la presenza di calcio e di ossidi di ferro favoriscono una buona aggregazione, di notevole stabilità.
L’apertura della collina di Carmignano sulla grande pianura Firenze-Pistoia favorisce l’insolazione e la ventilazione e la vicinanza dell’Appennino e i venti freschi, che spesso temperano le notti estive, determinano un’ottima escursione termica. La piovosità media annua è inferiore ai mille millimetri: è evidente qui l’influenza della catena dell’alto Appennino Emiliano-Pistoiese.
A 2) Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per antica e consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere i vini “Barco Reale di Carmignano” e “Barco Reale di Carmignano” Rosato (noto tradizionalmente come “Vin Ruspo”).
Le pregevoli caratteristiche del vino prodotto nella zona del Carmignano sono note da lungo tempo. Già nel ‘300
Pietro Domenico Bartoloni, cronista, parla dei “vini di Carmignano e di Artimino che sono eccellenti”.
Il Ricci nelle “Memorie storiche di Carmignano”, 1895, riferisce che Ser Lapo Mazzei acquistò l’8 dicembre 1396, per conto di Marco Datini, 15 soma di vino di Carmignano al prezzo di “un fiorino suggello” la soma (un prezzo pari a circa quattro volte quello dei vini maggiormente quotati a quel tempo). Il Redi (1673), nel famoso ditirambo, parla in termini molto lusinghieri del “Carmignano”, “ma se giara io prendo in mano di brillante Carmignano così grato in sen mi piove che ambrosia e nettar non invidio a Giove”.
I vini di Carmignano si erano fatti un buon nome anche al di fuori dei confini, tanto che nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III dei Medici emise un bando per fissare in modo chiaro ed inequivocabile i confini del comprensorio di produzione del “vino di Carmignano” insieme a quelli di altri tre vini. Numerose altre testimonianze, successive al bando granducale, confermano il riconoscimento di particolari caratteri a questo vino e tali da distinguerlo nettamente da altri rinomati vini prodotti nelle varie zone della Toscana. Il Repetti (1833) afferma che il “Carmignano” è uno dei migliori e più rinomati vini della Toscana.
L’Amati, nel suo “Dizionario geografico dell’Italia” (1870) raccomanda fra gli altri vini il Carmignano “squisito”.
Il Cusmano (1889) nel “Dizionario metodico-alfabetico di viticoltura ed enologia” cita il Carmignano tra i vini migliori prodotti in Toscana. Il Palgiani (1891) nel “Supplemento alla VI edizione della “Enciclopedia Italiana” afferma, alla voce “Carmignano” “....tra il territorio bagnato dall’Arno e dall’Ombrone produce vini squisiti, dei migliori della Toscana”. L’elenco delle testimonianze potrebbe ancora continuare, ma quanto sopra richiamato ci sembra sufficiente per potere affermare che i vini praticamente prodotti nella zona delimitata dal Bando Granducale del 1716, hanno sempre avuto una fisionomia propria che li ha distinti, per le loro caratteristiche particolari, dagli altri eccellenti vini che si producono in Toscana.
Esistono infatti delle particolari condizioni microambientali ed agronomiche che, agendo congiuntamente, imprimono ai vini prodotti nel territorio di Carmignano un carattere unico e riconoscibile.
All’interno del presente disciplinare di produzione sono previste due tipologie di vino di seguito sinteticamente descritte.
Il vino “Barco Reale di Carmignano” deve il suo nome alla riserva di caccia medicea (infatti “barco” significa “parco”) circondata da un muro che delimitava gran parte delle zone di produzione attuali.
E’ una denominazione di origine controllata di ricaduta entrata in vigore qualche anno dopo a quella del Carmignano D.O.C.G.
La resa per ettaro consentita è maggiore di quella consentita per il Carmignano DOCG (10 t/ha, mentre per il Carmignano DOCG è 8 t/ha) e non è previsto obbligatoriamente affinamento in legno (mentre per il Carmignano DOCG sono previsti almeno 8 mesi di affinamento in legno).
E’ quindi un vino di alta qualità, ma non necessariamente così strutturato e generalmente con un contenuto alcolico un po’ inferiore conseguenza spesso di una scelta vendemmiale sia come tempi di raccolta, sia come selezione delle uve. Il Barco Reale è un fratello minore del Carmignano DOCG, ma minore per età, non un secondo vino dal punto di
vista qualitativo: l’equilibrio e l’eleganza caratterizzano anche il Barco, che pure non viene affinato in legno o viene affinato per breve tempo e che è “di più rapida beva”.
Per il vino “Barco Reale di Carmignano” Rosato (tradizionalmente noto come “Vin Ruspo”) l’uvaggio è lo stesso del Barco Reale di Carmignano DOC e la resa per ettaro è la stessa (10 t/ha).
E’ quindi qualcosa in più di un semplice rosato con la possibilità di durare anche più di un anno per quella “spina dorsale” che gli deriva dalla sua origine e per la sua buona alcolicità.
Viene svinato e fatto fermentare lentamente, in modo da conservare gli aromi primari e il gusto delle uve e del vino
Anche il “Vin Ruspo” è un vino di antica tradizione carmignanese e la sua storia è legata alla mezzadria locale. Infatti i mezzadri portavano l’uva nelle cantine di fattoria per poi dividere il vino dopo la fermentazione.
L’uva veniva trasportata in un tino di legno e pigiata per farne entrare un quantitativo maggiore (la pigiatura completa e la diraspatura avveniva poi in cantina).
Si formava così una parte del mosto in fondo al tino. L’ultimo viaggio della giornata sostava sull’aia dei poderi per essere portato in fattoria al mattino dopo.
Era pratica comune per i mezzadri spillare uno o due damigiane dal tino prima del viaggio alla tinaia (da qui il nome “Vin Ruspo” o vino “ruspato” ovvero “rubato”). Col tempo questo piccolo furto divenne un diritto dei mezzadri.
I vini di cui al presente disciplinare di produzione presentano, dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare i vini Barco Reale di Carmignano anche nella tipologia Rosato presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate, mentre al sapore all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dell’interazione vitigni/territorio. I vini di cui sopra si abbinano perfettamente con i prodotti della vasta e raffinata gastronomia e pasticceria carmignanese-pratese.
Tutti questi fattori concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso, favorevole all’espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive della pianta. Nella scelta delle aree di produzione vengono privilegiati i terreni con buona esposizione adatti ad una viticoltura di qualità.
La qualità e le peculiari caratteristiche dei vini di Carmignano sono la diretta conseguenza dell’antica storia vitivinicola del territorio, che risale al tempo degli Etruschi ed attestata da numerosi documenti, e della stretta connessione ed interazione esistente fra i fattori umani e ambientali. Significativo è il bando decretato nel 1716 dal Granduca di Toscana Cosimo III dei Medici per fissare in modo chiaro e inequivocabile i confini del comprensorio di produzione del
“vino Carmignano”.
Il territorio del Carmignano permette una maturazione precoce delle uve che facilita la costanza qualitativa in tutte le annate.
Il lungo periodo vegetativo, le elevate escursioni termiche, la ventilazione dei pendii, le precipitazioni ben distribuite anche nel periodo estivo hanno permesso di perfezionare, nel corso dei secoli, una serie di pratiche agronomiche ed enologiche volte alla produzione di vini che si distinguono per la loro tipicità, eleganza e armonia.
Nome e indirizzo dell’organismo di controllo:
Toscana Certificazione Agroalimentare
Viale Belfiore, 9
Tel.: +39 055 368850
Fax: +39 055 330368
e-Mail: info@tca-srl.org
Toscana Certificazione Agroalimentare è l’organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010, che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a campione) nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli, approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in G.U. n. 150 del 29.06.2012.
Vitigni complementari idonei alla produzione del vino a DOC BARCO REALE DI CARMIGNANO
1. Abrusco N
2. Aleatico N.
3. Alicante N.
4. Alicante Bouchet N.
5. Ancellotta N.
6. Barbera N.
7. Barsaglina N.
8. Bonamico N.
9. Bracciola Nera N.
10. Calabrese
11. Caloria N.
12. Canina Nera N.
13. Carignano N.
14. Carmenere N.
15. Cesanese D’Affile N.
16. Ciliegiolo N.
17. Colombana Nera
18. Colorino N.
19. Fogliatonda N.
20. Gamay N.
21. Groppello di Santo Stefano N.
22. Groppello Gentile N.
23. Lambrusco Maestri N.
24. Malbech N.
25. Malvasia N.
26. Malvasia Nera di Brindisi N.
27. Malvasia Nera di Lecce N.
28. Mammolo N.
29. Mazzese N.
30. Merlot N.
31. Mondeuse
32. Montepulciano N.
33. Petit Verdot N.
34. Pinot Nero N.
35. Pollera Nera N.
36. Prugnolo Gentile N.
37. Pugnitello
38. Rebo N.
39. Refosco dal Peduncolo Rosso N.
40. Sagrantino N.
41. Sanforte N.
42. Schiava Gentile
43. Syrah N.
44. Tempranillo N.
45. Teroldego N.
46. Vermentino Nero N.
VIGNETI MONTELUPO FIORENTINO
BIANCO DELL’EMPOLESE
Decreto 14 settembre 2010
Art.icolo 1
La denominazione di origine controllata «Bianco dell'Empolese» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
I vini di cui all'art. 1 devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
per la tipologia Bianco:
Trebbiano Toscano minimo 60%;
possono concorrere alla produzione di detto vino, per un massimo del 40 %, le uve dei vitigni a bacca bianca, da soli o congiuntamente, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con decreto ministeriale 7 maggio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 242 del 14 ottobre 2004, e da ultimo aggiornato con decreto ministeriale 28 maggio 2010.
per la tipologia Vin Santo:
possono concorrere alla produzione di detto vino, per un massimo del 40%, le uve dei vitigni a bacca bianca, da soli o congiuntamente, ad esclusione del Moscato Bianco, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con decreto ministeriale 7 maggio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 242 del 14 ottobre 2004, e da ultimo aggiornato con decreto ministeriale 28 maggio 2010.
Le uve destinate alla produzione del vino «Bianco dell'Empolese» debbono provenire dalla zona di produzione che comprende in provincia di Firenze tutto il territorio amministrativo dei comuni di:
Empoli, Cerreto Guidi, Fucecchio, Vinci, Capraia e Limite, Montelupo Fiorentino.
4.1 - Condizioni naturali dell'ambiente
Le condizioni ambientali dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata di cui all'art.1 devono essere quelle normali della zona e atte a conferire alle uve le specifiche caratteristiche di qualità.
I vigneti devono trovarsi su terreni idonei per le produzioni delle denominazione di origine di cui si tratta.
4.2 - Densità di impianto
Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a
3300 per i vini a denominazione di origine controllata di cui all'art.1 in coltura specializzata.
4.3 - Forme di allevamento e sesti di impianto
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche dell'uva e del vino.
4.4 - Irrigazione
E' consentita l'irrigazione di soccorso
4.5 - Resa a ettaro e gradazione minima naturale
La resa massima di uva per la produzione del vino a denominazione di origine controllata «Bianco dell'Empolese» non deve essere superiore a
12,00 t/ha
in coltura specializzata.
Fermo restando il limite sopra indicato, la resa per ettaro in coltura promiscua deve essere calcolata rispetto a quella specializzata, in rapporto alla effettiva superficie coperta dalla vite.
A detto limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un'accurata cernita delle uve purché la produzione non superi di oltre il 20% il limite medesimo.
Le uve destinate alla vinificazione debbono assicurare ai vini a DOC «Bianco dell'Empolese»
un titolo alcolometrico volumico naturale di 10,00% vol.
5.1 - Zona di vinificazione e di imbottigliamento
Le operazioni di vinificazione, invecchiamento e di imbottigliamento debbono essere effettuate all'interno dei territori comunali della zona di produzione di cui all'art. 3.
Tuttavia, tali operazioni, tenuto conto delle situazioni tradizionali, e di confine, e' consentito che tali operazioni siano effettuate sia all'interno del territorio di produzione di cui all'art. 3, sia nell'intero territorio amministrativo dei comuni confinanti.
Sono fatte salve le autorizzazioni in deroga rilasciate ai sensi del preesistente disciplinare di produzione.
5.2 - Elaborazione
Nella vinificazione sono consentite le pratiche enologiche leali e costanti, atte a conferire al vino le sue peculiari
Per la tipologia Vinsanto deve essere seguito il tradizionale metodo di vinificazione che in particolare prevede:
le uve dopo avere subito un'accurata cernita debbono essere sottoposte ad appassimento naturale;
l'appassimento delle uve destinate alla vinificazione nei limiti consentiti dalle vigenti disposizioni deve avvenire in locali idonei e deve essere protratta fino a raggiungere un contenuto
zuccherino non inferiore al 28,00%.
5.3 - Resa uva/vino e vino/ha
La resa massima dell'uva in vino, compresa l'eventuale aggiunta correttiva, e la produzione massima di vino per ettaro, sono le seguenti:
per la tipologia Bianco
resa uva/vino: 70%
produzione massima di vino/ha: 84 hl;
per la tipologia Vinsanto
resa uva/vino: 35%
produzione massima di vino/ha: 42 hl.
per la tipologia Bianco qualora la resa uva/vino superi il limite sopra riportato, ma non il 75%, l'eccedenza non avrà diritto alla DOC, anche se la produzione ad ettaro resta al di sotto del massimo consentito.
Oltre detto limite decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutta la partita.
5.4 - Immissione al consumo
Per i seguenti vini l'immissione al consumo e' consentita soltanto a partire dalla data per ciascuno di essi di seguito indicata:
a partire dal 1° dicembre dell'anno di vendemmia;
per la tipologia Vinsanto:
a partire dal 1° dicembre del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve.
I vini di cui all'art. 1 devono rispondere, all'atto dell'immissione al consumo, alle seguenti caratteristiche:
profumo: delicato, fine e caratteristico;
sapore: secco, armonico, fresco, delicato;
estratto non riduttore minimo: 15,00g/l;
per la tipologia Vinsanto secco:
colore: dal dorato all'ambrato più o meno intenso;
profumo: intenso, etereo, caratteristico;
sapore: secco, armonico, morbido, con caratteristico retrogusto;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 17,00% vol.;
titolo alcolometrico volumico svolto minimo:16,00% vol.;
titolo alcolometrico volumico da svolgere massimo: 1,00% vol.;
per la tipologia Vinsanto amabile:
sapore: amabile, armonico, morbido, con caratteristico retrogusto;
titolo alcolometrico volumico svolto minimo: 14,00% vol.;
titolo alcolometrico volumico da svolgere minimo: 3,00% vol.;
E' in facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali - Comitato Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione delle denominazioni di Origine e delle Indicazioni Geografiche Tipiche dei Vini - modificare i limiti dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore minimo con proprio decreto.
7.1 - Qualificazioni
Nella etichettatura, designazione e presentazione dei vini di cui all'art.1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi «fine», «scelto», «selezionato» e similari.
E' consentito l'uso di nomi aziendali, ragioni sociali e marchi privati, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno il consumatore.
7.2 - Menzioni facoltative
Per la tipologia Vinsanto sono consentite le menzioni facoltative secco ed amabile con riferimento a quanto indicato nel precedente art. 6.
Le menzioni facoltative secco ed amabile possono essere riportate nell'etichettatura soltanto in caratteri tipografici non più grandi o evidenti di quelli utilizzati per la denominazione d'origine del vino, salve le norme generali più restrittive.
In caso di utilizzo della menzione facoltativa secco è facoltativa l'indicazione del contenuto zuccherino del prodotto espresso in g/l di zuccheri residui.
In caso di utilizzo della menzione facoltativa amabile è facoltativa l'indicazione del contenuto zuccherino del prodotto espresso in g/l di zuccheri residui.
7.3 - Annata
Per tutte le tipologie dei vini a DOC «Bianco dell'Empolese» deve sempre figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
8.1 - Tappatura e recipienti
per la chiusura dei recipienti di vetro è consentito l'uso del tappo capsula a vite;
è ammesso l'utilizzo di contenitori in vetro di capacità non superiore a 0,75 l per i quali è obbligatorio l'utilizzo del
tappo raso bocca in sughero o altri materiali idonei ammessi dalla normativa comunitaria e nazionale vigente.
A) – Informazioni sulla zona geografica
A1) Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona di produzione della DOC Bianco dell’Empolese coincide con i territori amministrativi dei Comuni di Empoli, Montelupo Fiorentino, Capraia e Limite, Fucecchio, Cerreto Guidi e Vinci.
L’areale ricade nella parte centro settentrionale della Regione Toscana , nel lembo più occidentale della provincia di Firenze e comprende i 6 comuni del Circondario Empolese-Valdelsa che si estendono lungo il Fiume Arno.
Il territorio è caratterizzato dalla pianura del medio-basso Val d’Arno e dalle colline immediatamente prospicienti rientranti a nord nei sistemi del Montalbano e delle Cerbaie ed a sud nelle colline centrali.
La zona rientra in 2 aree agroclimatiche secondo la classificazione del Servizio Agrometeorologico Regionale:
Area della Pianura Occidentale
Area delle Colline Centrali.
Nell’area della Pianura Occidentale identificabile per lo più con i Comuni di Empoli, Cerreto Guidi e Fucecchio) i suoli sono stati originati da depositi alluvionali e lacustri del periodo quaternario.
L’altitudine media è di 184 m s.l.m. passando dalla pianura (altitudine minima Fucecchio 12 m s.l.m. ) fino ai rilievi delle medie colline (altitudine massima Empoli 206 m s.l.m.).
La pendenza media è del 4%.
Il tipo climatico è di tipo da Mediterraneo a Temperato Caldo con temperature medie annuali intorno ai 12-15°C, precipitazioni medie annuali 850-1100 mm.
I mesi più piovosi sono Ottobre e Novembre mentre Luglio Agosto sono mesi particolarmente secchi.
Nell’area delle Colline Centrali identificabile per lo più con i Comuni di Vinci, Capraia e Limite e Montelupo Fiorentino) i suoli sono stati originati da depositi marini del pliocene e pleistocene.
L’altitudine media è di 233 m s.l.m. passando dalla pianura alluvionale prospiciente al Fiume Arno (altitudine minima Vinci 23 m s.l.m. ) fino ai rilievi del gruppo montuoso del Monte Albano (altitudine massima Vinci 633 m s.l.m.). La pendenza media è del 13%. Il tipo climatico è di tipo da Mediterraneo a Mediterraneo suboceanico con temperature medie annuali intorno ai 12,5-16°C, precipitazioni medie annuali 700-1000 mm. Il mese più piovoso è Novembre mentre Luglio Agosto sono mesi particolarmente secchi.
La posizione geografica centrale nel contesto della Toscana, determina in Valdelsa un clima dove ritroviamo le caratteristiche del clima continentale e di quello Mediterraneo dove gli influssi marittimi del Tirreno si affiancano a quelli montani legati alle altitudini dell'Appennino.
A2) Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere i vini “Bianco dell’Empolese”.
La presenza della viticoltura nell’area delimitata è precedente all’epoca romana. Nel registro dei proventi del Comune di Fucecchio del 1352 ben il 28,6% dei proventi comunali derivavano dalla gabella sul vino [1].
Nel corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principe del territorio, fino all’attualità, tanto che nel 1969 fu costituito l’Ente di tutela dei vini tipici di Empoli e della Val d’Elsa. Nel 1979 presentò domanda di riconoscimento come DOC che fu convalidata nel 1989 (Decreto 18 aprile 1989).
Successivamente con il Decreto 14 settembre 2010 ne è stato modificato il disciplinare di produzione.
i vitigni idonei alla produzione del vino in questione, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area di produzione: in primo luogo il trebbiano.
le forme di allevamento, i sesti di impianto e i sistemi di potatura
che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle opere colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie ben esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare ( 84 hl(ha per la tipologia Bianco e 42 hl(ha per la tipologia Vin Santo).
le pratiche relative all’elaborazione dei vini,
che sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in bianco dei vini tranquilli e per la vinificazione delle uve appassite per la produzione del vin Santo. la cui elaborazione comporta determinati periodi
di invecchiamento obbligatori secondo il metodo tradizionale.
La DOC Bianco dell’Empolese è riferita a 2 tipologie – bianco e Vin Santo - che dal punto di vista analitico ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’art. 6 del disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare i vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie, modesto tenore di acidità, colore giallo paglierino più o meno intenso nel bianco e dal dorato all’ambrato nel Vin Santo.
Al sapore e all’odore si riscontrano aromi caratteristici ed armonici con caratteristico retrogusto nella tipologia Vin Santo.
L’orografia da pianeggiante a collinare dell’areale di produzione, nel tratto empolese del bacino del Fiume Arno, e l’esposizione ad ovest, sud ovest, concorrono a determinare un ambiente arioso, luminoso e con suolo sgrondante dalle acque reflue, coltivato a vigneto fin dall’antichità.
Anche nelle zone di più difficile scolo si è da sempre intervenuti con sistemazioni idraulico- agrarie tali da
impedire ristagni.
L’uomo ha selezionato nei corso dei millenni di coltivazione le varietà che meglio si adattano ai terreni, migliorati nell’ultimo secolo con tecniche enologiche che ne esaltano le peculiarità fisico – chimiche ed organolettiche dei Bianchi dell’Empolese.
In particolare sia nei terreni dell’area della Pianura Occidentale che dell’area delle Colline Centrali la vite è sempre stata considerata una tra le colture principali.
Tanto che nel corso dei secoli si è assistito ad un affinamento delle tecniche produttive in funzione della qualità.
Dalla vite su sostegno vivo si è passati già a partire dal ‘400 all’uso su sostegni morti con legno di castagno mentre a
partire dagli anni ‘60 del secolo scorso si è assistito ad una progressiva specializzazione dei vigneti in sostituzione dell’antica coltivazione sulle prode nei seminativi promiscui.
Per quanto riguarda i vitigni il trebbiano è sempre stato largamente diffuso tanto che nella zona ha assunto il sinonimo di Trebbiano dell’Empolese.
Pur rientrando appieno nella identificazione del trebbiano toscano ha assunto connotati morfologici ed enologici del tutto particolari dovuti alla diffusa pratica di preparazione delle barbatelle a partire da materiale aziendale.
I viticoltori hanno applicato da tempo tecniche produttive atte a migliorare ulteriormente la qualità dei vitigni presenti: forma di allevamento a capovolto o a Guyot lasciando poche gemme produttive a tutto vantaggio dell’aumento del contenuto di zuccheri e componenti aromatiche.
Anche il clima dell’areale di produzione caratterizzato da precipitazioni abbondanti (1000-1100 mm) con scarse piogge estive ed aridità nei mesi di luglio e agosto, da una buona temperatura media annuale intorno ai 15° C unita ad una temperatura relativamente elevata ed ottima insolazione nei mesi di settembre ed ottobre, consente alle uve di maturare lentamente e completamente (talvolta fino a novembre) contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche organolettiche dei vini Bianchi dell’Empolese.
La vendemmia dei bianchi viene infatti comunemente effettuata dopo la raccolta delle uve rosse anche grazie alla maggiore resistenza della buccia ai marciumi nel trebbiano.
Indubbiamente molto del particolare bouquet dei vini Bianco dell’Empolese è dovuto a questa maturazione prolungata sulla pianta, in un clima temperato, ma caratterizzato segnatamente nella fase finale da una elevata escursione termica tra notte e giorno.
La millenaria storia viticola riferita al questa zona , dall’epoca romana, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del Bianco dell’Empolese.
Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini Bianco dell’Empolese , le cui peculiari caratteristiche sono descritte all’art. 6.
La presenza della viticoltura nell’area delimitata è precedente all’epoca romana.
Reperti archeologici ritrovati presso l’abitato etrusco di Bibbiani- Monteregi (Comune di Capraia e Limite) e risalenti al V-IV secolo a. C. raffigurano coppe di vino utilizzate durante le libagioni. [2]
In epoca Romana era presente addirittura una cospicua produzione di anfore vinarie (Anfora di Empoli).
Dalla zona empolese venivano esportate anfore contenenti vino prodotto in loco che seguendo la via fluviale dell’Arno arrivavano a Roma ed in tutto il Mediterraneo. I ritrovamenti di anfore di Empoli al di fuori dai centri di produzione testimonia la floridezza della produzione vinicola che permetteva di destinare un surplus anche all’esportazione. [3]
Successivamente si ha menzione di terreni coltivati a vite in un atto di donazione del 767 d.C. al Monastero di san Bartolomeo in zona Bibbiani. [2]
In una delibera del 1333 del Comune di Fucecchio si ha menzione di una cospicua produzione di vino ed in uno statuto del 1353 si parla del trebbiano come uno dei vitigni più diffusi. [4]
Agli inizi del 1400 nasce nella zona di Empoli la produzione vetraria (fiaschi, damigiane, bottiglie) legata alla produzione dei vini. Ed è stato appurato dal Prof. Federico Melis attraverso approfonditi studi di storiografia economica che la maggiore produzione fosse proprio di vini bianchi, dato che raramente si trovano cenni ai vini “vermigli”.
Pure del 1400 è la valutazione al “cognio”1 dei vini prodotti nel Piano di Pontormo...e nel Piano di Empoli... . [5]
Nel 1515 è Leonardo da Vinci a parlarci di come deve avvenire una corretta vinificazione, mentre il padre era egli stesso produttore (...84 barili prodotti nei poderi di Bacchereto e Vinci). [2]
Nel corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principe del territorio, fino all’attualità, come dimostrano per esempio i plantari della fattoria Corsini di Fucecchio e l’inventario del 1919 che riporta che ben 256 ha su un totale di 306 erano destinati a seminativo vitato.. [6]
Negli anni ’50 –’60 era presente una notevole produzione della zona commercializzata anche in altre aree geografiche, soprattutto in Versilia. Le quotazioni commerciali raggiunsero quelle dei rossi tanto che ci fu un notevole fervore nell’impianto di vigneti bianchi. Ne è ancora testimonianza che circa il 40% dei vigneti a bacca bianca presenti attualmente abbia più di 40 anni.
La cospicua quantità di vini bianchi e la commercializzazione anche al di fuori dell’area di produzione resero necessaria la costituzione in data 27 giugno 1969 dell’Ente di Tutela dei Vini Tipici di Empoli e della Valdelsa che operò per vari anni nell’ambito della Denominazione Semplice applicando uno specifico marchio.
Nel 1979 fu inoltrata al competente ministero la richiesta di riconoscimento come DOC per il vino “Bianco delle Colline Empolesi”.
Con il decreto del 2 novembre 1989 fu approvato il definitivo riconoscimento con il nome modificato di vino “a DOC “Bianco dell’Empolese”.
Nel 1990 l’ente ottenne anche l’autorizzazione alla sorveglianza, disponendo anche di un proprio laboratorio chimico.
Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole rilancio dei vini a DOC Bianco dell’Empolese attraverso la realizzazione di pubblicazioni, l’organizzazione di eventi promozionali quali la qualificata rassegna del Bianco dell’Empolese e soprattutto la richiesta di aggiornamento del disciplinare accolta con il Decreto 14 settembre 2010.
1 Cogno o cognio: antica unità di misura di capacità- equivalente a 10 barili fiorentini- (456 lt) usata nel Rinascimento soprattutto per
l’olio e per il vino
[1] Malvolti A., Incolti, Fiumi e Paludi, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2003
[2] Nuti M., Storia delle vigne e del vino del Montalbano, Atti del Convegno per i Vini del
Montalbano, 2000
[3] Alderighi L., Vino e archeologia, Terre del vino, febbraio 2011
[4] Statuto del Comune di Fucecchio del 1353
[5] Comune di Montespertoli, La vite ed il vino nel Comune di Montespertoli, 1996
[6] Pieri.XXXX TESI
Nome ed indirizzo:
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tel. 055/368850
fax 055/330368
e-mail: info@tca.srl.org
La Toscana Certificazione Agroalimentare SRL è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole e forestali, ai sensi dell’art. 13 del decreto legislativo n. 61/2010 che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’art. 25, par.1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente
al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli, approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 2 novembre 2010, pubblicato in GU n. 271 del 19-11-2010 (Allegato 3).
Il Piano dei Controlli per la DOC “Bianco dell’Empolese” è riportato nell’allegato 4.
VIGNETI POMINO
Decreto 8 novembre 2010
(denominazione e vini)
La denominazione di origine controllata “Pomino” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
Bianco riserva,
Rosso riserva,
Bianco Vendemmia tardiva,
Rosso vendemmia tardiva,
Vin Santo Occhio di Pernice,
Pinot nero,
Spumante bianco e rosato,
Spumante bianco e rosato riserva.
(base ampelografica)
“Pomino” Bianco,
“Pomino” Bianco riserva,
“Pomino” Bianco Vendemmia tardiva:
Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay da soli o congiuntamente: minimo 70%.
possono concorrere alla produzione di detti vini le uve di altri vitigni a frutto bianco idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana per un massimo del 30% del totale delle viti.
“Pomino” Vin Santo:
Pinot bianco, Pinot grigio, Chardonnay e Trebbiano da soli o congiuntamente: minimo 70%.
possono concorrere alla produzione di detti vini le uve di altri vitigni a frutto bianco idonei alla
coltivazione nell'ambito della Regione Toscana per un massimo del 30% del totale delle viti.
“Pomino” Rosso,
“Pomino” Rosso riserva,
“Pomino” Rosso vendemmia tardiva,
Vin Santo Occhio di Pernice:
Sangiovese minimo: 50%;
Pinot nero e Merlot da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 50%.
possono concorrere alla produzione delle sopra citate tipologie le uve delle varietà di vitigni a frutto rosso idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana, presenti nei vigneti fino a un massimo del 25%.
“Pomino” Chardonnay:
Chardonnay minimo: 85%.
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve delle varietà di vitigni a frutto bianco idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana, da soli o congiuntamente, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15% del totale delle viti.
“Pomino” Sauvignon:
Sauvignon minimo: 85%.
“Pomino” Pinot nero:
Pinot nero minimo: 85%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve delle varietà di vitigni a frutto rosso idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana, da soli o congiuntamente, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15%.
“Pomino” Merlot:
Merlot minimo: 85%.
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve delle varietà di vitigni a frutto rosso idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana, da soli o congiuntamente, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15% del totale delle viti.
“Pomino” Spumante Bianco e Rosato (anche riserva):
Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot nero da soli o congiuntamente: minimo 70%
I vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, come sopra richiamato, sono quelli iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 242 del 14 ottobre 2004, e da ultimo aggiornato con D.M. 29 maggio 2010.
(zona di produzione delle uve)
La zona di produzione delle uve della DOC dei vini «Pomino» comprende in provincia di Firenze parte del territorio del comune di Rufina.
Tale zona è così delimitata: partendo da Rugiano (quota 472) il limite segue verso sud la strada che attraversa La Fornace e successivamente, piegando verso ovest, Castiglioni.
Prosegue poi, sempre verso sud, lungo la strada in uscita ed allorché questa piega verso est, la segue per breve tratto per discendere poi lungo l'affluente dei T. Rufina fino a raggiungere questo corso d'acqua in prossimità della quota 202.
Segue quindi il T. Rufina in direzione sud-est risalendolo ed al momento che il corso d'acqua identifica il confine del comune di Rufina prosegue lungo questi nella stessa direzione fino in prossimità dei km 13,400 sulla s.s. n. 70 da dove prosegue verso nord-est sempre sul confine di Rufina ed all'incrocio con quello della provincia di Firenze lo percorre verso nord fino in prossimità della quota 1012 da dove, sempre lungo il confine di Rufina, prosegue
verso ovest e nord-ovest fino all'altezza di Rugiano che raggiunge seguendo la strada verso ovest, chiudendo in tal modo la delimitazione.
(norme per la viticoltura)
4.1 - Condizioni naturali dell'ambiente.
Le condizioni ambientali dei vigneti destinati alla produzione dei vini «Pomino» devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve ed al vino le specifiche caratteristiche di qualità.
I vigneti devono trovarsi sui terreni ritenuti idonei per la produzione della denominazione di origine di cui trattasi.
Sono pertanto da considerarsi idonei i vigneti collinari di giacitura ed orientamento adatti, i cui terreni, situati ad una altitudine non superiore a m. 650 per il tipo rosso e a m. 800 per il tipo bianco, poggiano su substrati arenacei e marnosi.
Sono da escludere i terreni eccessivamente umidi o insufficientemente soleggiati.
4.2 - Densita' d'impianto.
Per i nuovi impianti e reimpianti la densità non può essere inferiore a 4.000 ceppi ad ettaro in coltura specializzata.
4.3 - Forme di allevamento e sesti di impianto.
I sesti di impianto e le forme di allevamento consentiti sono quelli già usati tradizionalmente nella zona.
La Regione può consentire diverse forme di allevamento qualora siano tali da migliorare la gestione dei vigneti senza determinare effetti negativi sulle caratteristiche delle uve.
4.4 - Sistemi di potatura.
La potatura in relazione ai suddetti sistemi di allevamento della vite, deve essere corta.
4.5 - Irrigazione, forzatura.
E' consentita l'irrigazione come pratica di soccorso.
4.6 - Resa a ettaro e gradazione minima naturale.
La produzione massima di uva ammessa per tutte le tipologie, ad esclusione della tipologia spumante, è di
9,00 ton/ettaro;
tale produzione non può comunque superare i
4,00 kg/ceppo per i vecchi impianti,
2,30 kg/ceppo per gli impianti con densità di almeno 4.000 ceppi ad ettaro.
La produzione massima di uva ammessa per la tipologia “Spumante” è di
15,00 ton/ettaro;
3,7 kg/ceppo per gli impianti con densità di almeno 4.000 ceppi ad ettaro.
Per l'entrata in produzione dei nuovi impianti la produzione massima ad ettaro ammessa è:
I e II anno vegetativo 0
III anno vegetativo 50% della produzione prevista
IV anno vegetativo 80% della produzione prevista
V anno vegetativo 100% della produzione prevista
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare una gradazione alcolica complessiva minima naturale di almeno
9,00% vol. per la tipologia spumante,
10,00% vol. per tutte le altre tipologie provenienti da uve bianche
11,00% vol. per tutte le tipologie provenienti da uve rosse.
Per la qualifica “riserva”
la tipologia Spumante
deve assicurare una gradazione alcolica complessiva minima naturale di almeno 10,00% vol.,
e le tipologie Bianco e Rosso
devono assicurare una gradazione alcolica complessiva minima naturale di almeno 11,50% vol.
In annate eccezionalmente favorevoli, la produzione, attraverso una
accurata cernita delle uve, dovrà essere riportata al massimo previsto dal disciplinare, purché tale resa non superi comunque del 20% il limite medesimo.
Per i vigneti in coltura promiscua la produzione massima di uva a ettaro deve essere rapportata alla superficie effettivamente impegnata dalla vite.
(norme per la vinificazione)
Le operazioni di vinificazione, ivi compreso l'invecchiamento obbligatorio, l'arricchimento del grado alcolico, l'appassimento delle uve e la spumantizzazione, devono essere effettuate all'interno della provincia di Firenze.
5.1 - Zona di imbottigliamento
L'imbottigliamento dei vini «Pomino» di tutte le tipologie previste deve avvenire all'interno della provincia di Firenze; le eventuali dolcificazioni e l'eventuale affinamento in bottiglia devono avvenire nel luogo di imbottigliamento.
5.2 - Correzioni e colmature
E' consentito l'arricchimento dei mosti e dei vini di cui all'art. 1 nei limiti stabiliti dalle norme comunitarie e nazionali.
5.3 - Elaborazione
Le diverse tipologie previste dall'Art. 1 devono essere elaborate in conformità alle norme comunitarie e nazionali.
Per le tipologie bianco vendemmia tardiva e rosso vendemmia tardiva, le uve devono aver subito un appassimento sulla pianta tale da presentare alla raccolta una gradazione alcolica complessiva
Minima naturale non inferiore a 12,00% vol.
Nella elaborazione dei vini spumanti a denominazione di origine controllata “Pomino” devono essere osservate le operazioni relative al tradizionale metodo della rifermentazione in bottiglia con scuotimento e sboccatura; l'aggiunta dello sciroppo di dosaggio è consentita nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalla normativa comunitaria e nazionale.
Le tipologie Vin Santo e Vinsanto Occhio di Pernice devono essere ottenute da uve appositamente scelte e fatte appassire sulla pianta o in locali idonei.
E' ammessa la parziale disidratazione con aria ventilata ovvero con ventilazione forzata ovvero in locali termocondizionati.
La fermentazione e l'invecchiamento obbligatorio delle tipologie
“Vinsanto” debbono avvenire nell'ambito della zona di vinificazione delle uve di cui al presente Art. 5 in appositi locali ed in recipienti in legno di capacità non superiore a hl. 4.
Al termine del periodo di invecchiamento il prodotto deve avere una
gradazione alcolica minima complessiva di 15,50 % vol.
5.4 - Resa uva/vino
Le rese massime di uva in vino, compreso l'eventuale arricchimento sono le seguenti:
Pomino bianco 70%, 63,00 hl/ha,
Pomino rosso 70%, 63.00 hl/ha,
Pomino bianco vendemmia tardiva: 60%, 54,00 hl/ha,
Pomino rosso vendemmia tardiva: 60%, 54,00 hl/ha,
Pomino spumante bianco e rosato: 70%, 105,00 hl/ha,
Pomino Vin Santo: 35%, 31,50 hl/hl al terzo anno,
Pomino Vin Santo Occhio di Pernice: 35%, 31,50 hl/ha al terzo anno,
Pomino Pinot nero: 70%, 63,00 hl/ha,
Pomino Merlot: 70%, 63,00 hl/ha,
Pomino Chardonnay: 70%, 63,00 hl/ha,
Pomino Sauvignon: 70%, 63,00 hl/ha.
Qualora la resa uva/vino superi i limiti di cui sopra, ma non il 75 % per le tipologie Bianco, Spumante, Rosso, Pinot nero, Merlot, Chardonnay, Sauvignon, il 63 % per le tipologie “Vendemmia tardiva”, il 43 % per le tipologie Vin Santo e Vin Santo Occhio di Pernice, anche se la produzione a ettaro resta al di sotto del massimo
consentito, l'eccedenza non ha diritto alla denominazione d'origine.
Oltre detti limiti decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutta la partita.
5.5 - Invecchiamento.
I seguenti vini devono essere sottoposti ad un periodo d'invecchiamento:
Pomino rosso:
invecchiamento obbligatorio di almeno
sei mesi in botti di rovere o in piccoli carati di rovere.
Pomino rosso riserva:
invecchiamento obbligatorio non inferiore a
due anni,
di cui almeno dodici mesi in botti di rovere o in piccoli carati sempre di rovere.
l periodo di invecchiamento obbligatorio decorre dal
1° Novembre dell'anno di produzione delle uve per entrambe le tipologie.
Pomino bianco riserva:
un anno,
di cui almeno otto mesi in botti di rovere o in piccoli carati sempre di rovere.
Il periodo di invecchiamento obbligatorio decorre dal
1° Novembre dell'anno di produzione delle uve.
Pomino Spumante:
deve permanere per almeno quindici mesi sui lieviti di fermentazione;
tale periodo decorre dalla data di imbottigliamento e comunque non prima del
1° gennaio successivo alla raccolta delle uve.
Pomino Spumante Riserva:
deve permanere per almeno
trentasei mesi sui lieviti di fermentazione, ai sensi della normativa vigente.
Pomino Vin santo e Pomino Vin santo Occhio di Pernice:
l'invecchiamento obbligatorio deve avvenire in recipienti di legno di capacità non superiore a 4,00 hl.
5.6 - Affinamento in bottiglia
Il Pomino Rosso riserva prevede un affinamento in bottiglia di almeno
tre mesi prima della commercializzazione.
5.7 - Immissione al consumo
Per i seguenti vini l'immissione al consumo è consentita soltanto a partire dalla data di seguito indicata:
Tipologie a frutto rosso:
1° Novembre dell'anno successivo a quello di produzione delle uve.
1° Novembre del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve.
Pomino vendemmia tardiva bianco, Pomino vendemmia tardiva rosso:
1° Giugno successivo a quello di produzione delle uve.
Pomino Vin Santo e Vinsanto Occhio di Pernice:
1° Novembre del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve.
Pomino Spumante Bianco e Rosato:
1° Aprile del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve.
Pomino Spumante Bianco e Rosato Riserva:
1° Gennaio del quarto anno successivo a quello di produzione delle uve.
(caratteristiche al consumo)
“Pomino” Bianco:
colore: bianco paglierino con riflessi verdolini
profumo: delicato, fruttato, gradevole
sapore: armonico, asciutto con retrogusto lievemente amarognolo
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.
acidità totale minima: 4,50 g/l
estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l
“Pomino” Bianco riserva :
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol.
“Pomino” Rosso:
colore: rosso rubino vivace, con sfumature granate più o meno intense.
profumo: vinoso, intenso e caratteristico
sapore: asciutto, armonico, robusto, leggermente tannico nei prodotti giovani.
estratto non riduttore minimo: 22,00 g/l
“Pomino” Rosso riserva :
colore: rosso rubino con sfumature granate più o meno intense.
profumo: intenso e caratteristico di frutta matura, armonico.
sapore: asciutto, robusto, morbido e vellutato con sentori di confettura.
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.
estratto non riduttore minimo: 23,00 g/l
profumo: vinoso, intenso e caratteristico.
acidità totale minima: 4,50 g/l.
Colore: giallo paglierino intenso fino all'ambrato per il bianco,
profumo: etereo intenso.
sapore: amabile, armonico e vellutato.
zuccheri residui minimo: 25,00 g/l
estratto non riduttore minimo: 17,00 g/l
“Pomino” rosso vendemmia tardiva:
colore: rubino più o meno intenso tendente al granato
colore: dal giallo paglierino all'ambrato intenso per il tipo bianco.
sapore: armonico, vellutato, caratteristico.
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol.
titolo alcolometrico volumico effettivo minimo:14,50% vol.
“Pomino” Vin Santo Occhio di Pernice:
colore: granato più o meno intenso.
titolo alcolometrico volumico effetivo minimo: 14,50% vol.
estratto non riduttore minimo: 21,00 g/l
“Pomino” Spumante Bianco:
colore: giallo più o meno carico;
profumo: caratteristico con delicato sentore di lievito;
sapore: vivace, armonico;
titolo alcolometrico volumico minimo svolto: 11,50% vol.;
acidita' totale minima: 5,00 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l;
zuccheri massimi: secondo normativa CEE.
“Pomino” Spumante Rosato:
solore: rosato più o meno tenue;
profumo: caratteristico con delicato sentore di lievito, talvolta fruttato;
sapore: tipico, vivace, armonico, moderatamente corposo;
“Pomino” Spumante Bianco Riserva:
colore: giallo paglierino carico dorato;
profumo: caratteristico;
sapore: tipico, armonico, pieno;
titolo alcolometrico volumico minimo svolto: 12,00% vol.;
zuccheri massimi: nei limiti ammessi dalla CEE per la tipologia brut.
“Pomino” Spumante Rosato Riserva:
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali - Comitato Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione delle Denominazioni di origine e delle Indicazioni Geografiche Tipiche dei Vini - modificare i limiti minimi dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore con proprio Decreto.
In relazione all'eventuale conservazione in recipienti di legno, ove consentito, il sapore dei vini può rilevare lieve sentore o percezione di legno.
(etichettatura designazione e presentazione)
Nella etichettatura, designazione e presentazione dei vini di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare ivi compresi gli aggettivi “extra”, “fine”, “scelto”, “selezionato”, “vecchio” e similari.
Nella designazione e presentazione dei vini spumanti a denominazione di origine controllata “Pomino spumante” il riferimento alle varietà di vite che lo compongono è consentito solo su etichette complementari e comunque con caratteri di dimensioni non superiori alla metà di quelli utilizzati per l'indicazione della denominazione
di origine.
Sulle stesse etichette complementari, nei tipi che non riportano l'annata di vendemmia, è obbligatorio indicare l'annata di sboccatura.
Sono consentite le menzioni facoltative previste dalle norme comunitarie, oltre alle menzioni tradizionali, come quelle del colore, delle varietà di vite, purché pertinenti ai vini di cui all'art. 1.
7.3 - Caratteri e posizioni in etichetta
Le menzioni facoltative esclusi i marchi e i nomi aziendali possono essere riportati in etichetta soltanto in caratteri tipografici non più grandi o evidenti di quelli utilizzati per la denominazione di origine del vino, salvo le norme generali piu' restrittive.
7.4 - Annata
Nell'etichettatura dei vini di cui all'art. 1 del presente disciplinare per tutte le tipologie ad esclusione del Pomino Spumante, deve figurare, veritiera e documentabile, l'annata di produzione delle uve.
Il “Pomino Spumante”, nelle tipologie bianco e rosato, che abbia trascorso un periodo di almeno
ventiquattro mesi di permanenza sui lieviti
può riportare l'annata di produzione delle uve.
Il “Pomino Spumante” riserva deve obbligatoriamente riportare nell'etichettatura l'annata di produzione delle uve.
Per il “Pomino spumante” rosato è ammessa, in alternativa l'indicazione rose'.
7.5 - Vigna
La menzione «Vigna» seguita da relativo toponimo e' consentita, alle condizioni previste dalla normativa vigente in materia, ai vini di cui all'art. 1 del presente disciplinare di produzione.
(confezionamento)
8.1 - Volumi nominali
I vini di cui all'art. 1 possono essere immessi al consumo soltanto in recipienti di volume nominale fino a 12 litri.
8.2 - Recipienti e tappatura
Per tutti i vini i recipienti devono essere di vetro, di forma bordolese e/o borgognona e/o idonea bottiglia da spumante o forme similari.
Le bottiglie devono essere chiuse con tappo raso bocca di sughero o materiale inerte prodotto a norma di legge; le tipologie Spumante devono essere chiuse con tappo in sughero a forma di fungo ancorato.
1) Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata ricade nella parte nord orientale della Regione Toscana, in Provincia di Firenze e comprende un territorio pedemontano situato sul medio versante della Valle della Sieve, in una zona d’alta collina e di bassa e media montagna, a circa 40 Km a nord-est di Firenze.
La superficie dove si coltivano i vigneti del Pomino rappresenta quindi una realtà ambientale e produttiva unica in Toscana, dove lo specifico microcosmo ecologico e climatico rende possibile il perfetto equilibrio tra vigneti, boschi di abeti, castagneti ed oliveti.
I terreni dell’area sono principalmente arenacei e marnosi presentando quindi un prevalente tenore siliceo e micaceo con poca argilla, con importante presenza di scheletro nella parte più alta, dove si trovano i vigneti di uve a bacca bianca più aromatica.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite della DOC Pomino è compresa tra i 300 e i 750 metri, fattore questo che rappresenta un carattere certamente unico nel pur variegato panorama vitivinicolo toscano, con pendenze variabili ed esposizione principalmente ad ovest e sudovest.
Il clima della fascia produttiva, pur rientrando per buona parte dell’anno nell’area di influenza del clima temperato e freddo, risente soprattutto in estate di quello mediterraneo che ne condiziona in maniera determinante la fase finale del ciclo vegetativo, permettendo di raggiungere un ottimale grado di maturazione delle uve; l’andamento delle temperature è caratterizzato da forti escursioni, con estati calde e inverni rigidi.
Le precipitazioni medie annue, che data l’estrema limitatezza della superficie della DOC si possono definire costanti su tutta l’area, vanno dai 550 ai 700 mm secondo gli anni.
La distribuzione stagionale delle piogge ha caratteri tipicamente mediterranei concentrandosi per circa il 70% nel periodo autunno-inverno.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Pomino”.
Come in molte altre zone della Toscana, regione storicamente vocata alla eccellenza della produzione vitivinicola italiana, anche a Pomino la storia inizia da molto lontano, con l'opera e le idee di un precursore ottocentesco dell'indirizzo specializzato che contraddistingue attualmente il settore vitivinicolo della regione.
Vittorio degli Albizi proveniva dal ramo francese di questa nobile famiglia fiorentina, emigrata in Provenza nel 1523 in seguito alle lotte con i Medici per il potere a Firenze. Fu appunto il padre Alessandro ad entrare in possesso negli anni 40 dell'Ottocento delle proprietà della Valdisieve, tra le quali appunto Pomino, poi confluite nel patrimonio Frescobaldi in seguito al matrimonio della sorella di Vittorio, Leonia, con un membro di quella famiglia.
Dotato di una mentalità pragmatica e razionale di stampo francese, Vittorio si trovò a respirare il clima di fermento che investì l'agricoltura toscana nel periodo pre e post-unitario, inserendosi in quel dibattito che aveva come oggetto l’ammodernamento della vitivinicoltura e come cassa di risonanza l'Accademia dei Georgofili, con interlocutori del calibro di Bettino Ricasoli.
In una "memoria" letta in due adunanze dell’Accademia nel corso del 1867, illustrò il suo progetto in campo vitivinicolo: di fronte alla congiuntura favorevole e alla necessità di ricostituire il patrimonio viticolo depauperato dall’oidio, sviluppò l'idea della vite in coltura esclusiva, all'interno di una fascia altimetrica sottratta ai condizionamenti dell' "alberata" toscana, attraverso una scelta razionale di vitigni sottoposti alla sperimentazione agronomica.
La viticoltura specializzata non era estranea alla tradizione toscana discendendo dall'età classica e medievale, come si evince da una "Lettre de noblesse des vins de Cassis", che recita testualmente: Le vignoble Cassidèn [...] ne commença à prendre de l'extension que vers 1520, lorsque vinren s'établir à Cassis quelques membres d'une très ancienne famille de Florence, le Albizzi, [...] qui apportèrènt à Cassis de nouveaux cepages muscatels provenant de leurs anciens vignobles florentins et en firent des plantations.
Vittorio ripercorse così a ritroso le orme dei suoi antenati, importando in Italia la tecnologia vitivinicola e lo spirito d'intrapresa dei francesi e riversando a Pomino larga parte del suo geniale impegno di agronomo e viticoltore. Decise quindi di sostituire o integrare con altri tipi di uve i vitigni, allora in uso a Pomino (Sangioveto, Canaiolo e Trebbiano), tutti a maturazione tardiva, abbandonando al tempo stesso la coltura promiscua in favore della coltura viticola
specializzata submontana, tra i 500 e i 650-700 metri di altezza, che ben si prestava a produrre "vini fini e più squisiti", capaci di un raffinato bouquet.
Fin dal 1855 aveva introdotto a Pomino vitigni francesi dalla borgogna quali Pinot Noir, Pinot Gris e Blanc, oltre a Chardonnay e Sauvignon, nell’intento di ottenere lo "chablis di Pomino", consapevole del fatto che: “il mio possesso di Pomino, che si stende sul fianco di uno dei tanti sproni dell'Appennino esposto a mezzogiorno ponente, produce un vino molto apprezzato e decantato anco dal poeta Redi nel poema Bacco in Toscana".
E’ quindi su queste basi storiche che questo vino, migliorato con nuovi vitigni selezionati clonalmente in loco, ha infatti ottenuto la DOC nel 1983, poi costantemente aggiornata nel corso degli anni.
L’incidenza dei fattori umani è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione:
i vitigni idonei alla produzione del vino in questione, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica interessata: Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Sauvignon e Trebbiano per i vini bianchi; Sangiovese, Pinot Nero e Merlot per i vini rossi.
che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla
superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere un’adeguata superficie foliare ben esposta e di contenere le produzioni di vino entro i limiti fissati dal disciplinare (63 hl/ha per i vini fermi; 54 hl/ha per la vendemmia tardiva; 31,5 hl/ha per il Vin Santo e 105 hl/ha per lo spumante).
che sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in rosso e bianco dei vini tranquilli, adeguatamente differenziati per la tipologia di base e le tipologie riserva, riferite quest’ultime a vini più strutturati, la cui elaborazione comporta determinati periodi di invecchiamento ed affinamento in bottiglia obbligatorio solo per i vini rossi.
Per le tipologie Vendemmia Tardiva, le uve devono aver subito un appassimento sulla pianta per raggiungere l’idonea gradazione alcolica mentre le tipologie Vin Santo e Vinsanto Occhio di Pernice devono essere ottenute da uve appositamente scelte, fatte appassire sulla pianta o in locali idonei e successivamente fermentate ed invecchiate in legno come vuole la vecchia tradizione. Nella elaborazione dei vini spumanti a denominazione di origine controllata “Pomino” devono essere osservate le operazioni relative al tradizionale metodo della rifermentazione in bottiglia con scuotimento e sboccatura.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico.
Tutte le tipologie previste per i vini rossi presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate, con marcati sentori di frutti di montagna per alcuni di questi che ne confermano l’influenza dell’ambiente nel quale si trovano, mentre al sapore e all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni.
I vini bianchi si presentano altresì di particolare intensità e ampiezza negli aromi, molto persistenti e variegati proprio per il significativo apporto che il clima dell’ambiente pedemontano (alternanza caldo – freddo) favorisce; la struttura e la tessitura di questi vini rende omaggio alla tipologia di vitigni nobili e soprattutto al loro adattamento in un ambiente che ne esalta le caratteristiche specifiche.
In questo contesto certamente unico ed esclusivo, trova la sua naturale ambientazione anche lo spumante che, pur essendo l’ultimo nato tra le tipologie del Pomino DOC, già mostra spiccati elementi distintivi, supportati da ottimi tenori acidici ed aromatici ed importanti componenti strutturali che conferiscono la prodotto finale peculiarità molto personali.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B).
L’orografia collinare del territorio di produzione e l’esposizione prevalente dei vigneti, orientati a ovest - sud ovest, e localizzati in zone particolarmente vocate alla coltivazione della vite, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso, favorevole all’espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive della pianta.
Nella scelta delle aree di produzione vengono privilegiati i terreni con buona tessitura che presentino un valido spessore ed un sottosuolo coerente, con buona esposizione e adatti ad una viticoltura di qualità.
Il particolare bouquet del Pomino e le particolari note caratteriali percepibili al gusto, sono indubbiamente dovute alle specifiche caratteristiche pedoclimatiche della zona che sommano inverni freddi e rigidi ad estati sufficientemente assolate e calde, che però mantengono una significativa escursione termica giornaliera che assicura il mantenimento degli aromi.
La centenaria storia vitivinicola del Pomino, già conosciuto nel medioevo come attestano numerosi documenti storici, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Pomino”.
con sede in Viale Belfiore n.9 – 50144 FIRENZE –
tel. 055/368850 fax 055/330368;
Toscana Certificazioni Agroalimentari è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par.1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente
al citato articolo 25, par.1, 2°capoverso, lettera c ).
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli, approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 2 novembre 2010, pubblicato in GU n.271 del 19/11/2010 (Allegato 3).
Il Piano dei Controlli per la DOC “Pomino” è riportato nell’allegato 4.
VIGNETI UZZANO VALDINIEVOLE
Decreto 30 Dicembre 2009
La denominazione di origine controllata “Valdinievole” è riservata al vino bianco che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
Bianco superiore
Rosso superiore
Bianco vinsanto
I vini a DOC “Valdinievole” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, le seguenti composizioni ampelografiche:
Valdinievole bianco:
Trebbiano toscano minimo 70%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve dei vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, da soli o congiuntamente, nella misura massima del 30%.
Valdinievole rosso:
Sangiovese minimo 35%,
Canaiolo nero minimo 20%,
Canaiolo nero e il Sangiovese congiuntamente devono raggiungere un minimo del 70%.
possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, per un massimo del 30%, purché i vitigni a bacca bianca non superino il 10% del totale.
Valdinievole rosso superiore:
possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, da soli o congiuntamente per un massimo del 30%.
Valdinievole Sangiovese:
possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, per un massimo del 15%, purché i vitigni a bacca bianca non superino il 5% del totale.
Valdinievole bianco Vinsanto:
possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, da soli o congiuntamente per un massimo del 30%.
Le uve destinate alla produzione dei vini a DOC “Valdinievole” debbono provenire dalla zona di produzione che comprende tutto il territorio amministrativo dei comuni di:
Buggiano, Montecatini Terme, Uzzano, Larciano, Marliana, Massa e Cozzile, Monsumanno Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Chiesina Uzzanese, Lamporecchio, Ponte Buggianese
tutti in provincia di Pistoia.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a DOC “Valdinievole” devono essere quelle tradizionali della zona di produzione e comunque atte a conferire alle uve e al vino derivato le loro specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
I nuovi impianti devono essere realizzati con almeno:
3.300 ceppi/ettaro
Per gli impianti antecedenti l’entrata in vigore del presente disciplinare e per i vigneti promiscui si deve tenere presente la resa massima a ceppo prevista al comma 4.4.
La resa massima di uva ammessa alla produzione dei vini a DOC “Valdinievole”, in vigneti a coltura specializzata, non deve essere superiore a:
Valdinievole bianco: 11,50 t/ha;
Valdinievole bianco superiore: 10,50 t/ha,
Valdinievole rosso: 10,00 t/ha,
Valdinievole rosso supriore: 8,50 T/ha,
Valdinievole Sangiovese: 10,00 t/ha,
Valdinievole bianco Vinsanto: 11,50 t/ha.
Fermi restando i limiti sopra indicati per la produzione ad ettaro, la resa a ceppo non deve essere superiore a:
Valdinievole bianco: 3,50 kg/pianta;
Valdinievole bianco superiore: 3,00 kg/pianta,
Valdinievole rosso: 3,00 kg/pianta,
Valdinievole rosso supriore: 2,60 kg/pianta,
Valdinievole Sangiovese: 3,00 kg/pianta,
Valdinievole bianco Vinsanto: 3,50 kg/pianta.
Titolo alcolometrico volumico naturale minimo:
Valdinievole bianco: 10,00% vol.;
Valdinievole bianco superiore: 10,50% vol.;
Valdinievole rosso: 10,50% vol.;
Valdinievole rosso superiore: 11,00% vol.;
Valdinievole Sangiovese: 10,50% vol.;
Valdinievole Vinsanto: 10,50% vol.
A detti limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un’accurata cernita delle uve, purché la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo.
Per i vigneti in coltura promiscua la produzione massima di uva per ettaro deve essere rapportata alla superficie effettivamente impegnata dalla vite.
Per l’entrata in produzione dei nuovi impianti la produzione massima di uva per ettaro è la seguente:
1° e2° anno vegetativo: 0%
3° anno vegetativo: 60%
4° anno vegetativo: 100%.
Le operazioni di vinificazione ivi compreso l’appassimento delle uve, l’invecchiamento obbligatorio, l’affinamento, il condizionamento e le operazioni di imbottigliamento devono essere effettuate nell’interno della zona di produzione di cui all’articolo 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni siano effettuate anche nel territorio amministrativo dei seguenti comuni, limitrofi alla zona di produzione:
Pistoia, Piteglio, Porcari, Serravalle Pistoiese, Quarrata, Vinci, Cerreto Guidi, Fucecchio, Altopascio, Montecarlo, Capannori, Villa Basilica, Bagni di Luca
Per tutte le tipologie “Valdinievole rosso” è consentita la pratica del “governo all’uso toscano”.
La tipologia “Valdinievole Vinsanto” deve essere ottenuta da uve appositamente scelte e fatte appassire in locali idonei fino al raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al
L’appassimento delle uve deve avvenire in ambienti idonei e può essere condotto con l’ausilio di impianti di condizionamento ambientale purché operanti a temperatura analoghe a quelle riscontrabili nel corso dei processi tradizionali di appassimento escludendo qualsiasi sistema di deumidificazione operante con l’ausilio del calore.
Le rese massime dell’uva in vino e le produzioni massime di vino per ettaro, sono le seguenti>:
Valdinievole bianco: 70%, 80,50 hl/ha.;
Valdinievole bianco superiore: 70%, 73,50 hl/ha.;
Valdinievole rosso: 70%, 70,00 hl/ha.;
Valdinievole rosso superiore: 70%, 59,50 hl/ha.;
Valdinievole Sangiovese: 70%, 70,00 hl/ha.;
Valdinievole Vinsanto: 35%, 40,25 hl/ha. (al terzo anno di invecchiamento).
Qualora la resa uva/vino superi i limiti ma non il 75% e il 40% per la tipologia Vinsanto, anche se la produzione ad ettaro resta al disotto del massimo consentito, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata.
Per i seguenti vini l’immissione al consumo è consentita solo a partire dalla data per ciascuno di essi di seguito indicata:
Valdinievole bianco superiore: 1° Marzo
Valdinievole Rosso superiore: 1° Marzo
Valdinievole Sangiovese: 1° Marzo
Valdinievole Vinsanto: 1° Dicembre del terzo anno successivo alla vendemmia
I vini a DOC “Valdinievole”, all’atto dell’immissione al consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo tendente al paglierino dorato chiaro;
profumo: gradevole, con sentori di fiori e frutta;
sapore: secco, armonico, persistente;
acidità totale minima: 5,50 g/l;
estratto secco netto minimo: 17,50 g/l;
Valdinievole bianco superiore:
colore: rosso rubino tendente al violaceo con riflessi granati con l’invecchiamento;
profumo: vinoso, intenso con sentori di frutti rossi;
sapore: secco, armonico, persistente, pieno, ben strutturato;
estratto secco netto minimo: 21,00 g/l;
estratto secco netto minimo: 23,00 g/l;
Valdinievole Vinsanto:
colore: dal giallo paglierino all’ambrato più o meno fulvo;
profumo: intenso, etereo, tipico;
sapore: dal secco al dolce, armonico, morbido, con retrogusto amarognolo, caratteristico;
tipo secco:
titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 14,00% vol.;
titolo alcolometrico da svolgere massimo: 3,00% vol.;
tipo semisecco:
titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 13,00% vol.;
titolo alcolometrico volumico da svolgere massimo: 4,00% vol.;
tipo dolce:
titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 12,00% vol.;
titolo alcolometrico volumico da svolgere massimo: 5,00% vol.;
acidità volatile massimo: 1,50 g/l;
estratto secco netto minimo: 25,00 g/l;
E’ in facoltà del Ministero delle politiche agricole e forestali – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini di modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.
Alla DOC “Valdinievole” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore, riserva, selezionato e similari.
Le indicazioni tendenti a specificare l’attività agricola dell’imbottigliatore quali: viticoltore, fattoria, tenuta, podere, cascina ed altri termini similari sono consentite in osservanza delle disposizioni UE e nazionali in materia.
E’ consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche relativi ai Comuni compresi nella zona delimitata nel precedente articolo 3 e più precisamente quelli di seguito riportati:
Montecatini Terme o Montecatini
Monsumanno Terme o Monsumanno
e da cui territorio effettivamente provengono le uve il cui vino così qualificato è stato ottenuto.
La menzione “vigna” seguita dal relativo toponimo è consentita ai sensi della normativa vigente.
Sulle bottiglie ed altri recipienti contenenti i vini a DOC “Valdinievole”, di cui al presente disciplinare, deve figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
I vini di cui all’articolo 1 con l’esclusione della tipologie “Valdinievole Vinsanto”, devono essere confezionati in bottiglie di vetro, compreso il tradizionale fiasco toscano, aventi le seguenti capacità: litri 0,375, 0,500, 0,750, 1,000, 1,500, 2,000.
E’ consentito per scopi promozionali l’utilizzo di bottiglie o fischi toscani di capacità fino a litri 3,000.
Per la DOC “Valdinievole Vinsanto” sono consentiti solo recipienti in vetro, compreso il tradizionale fisco toscano, di capacità da 0,250 a 0,750 litri.
Per il confezionamento dei vini di cui all’articolo 1, con l’esclusione delle tipologie “Valdinievole superiore e Valdinievole Vinsanto”, è obbligatorio l’uso del tappo raso bocca con le caratteristiche previste dalla vigente normativa.
Per le tipologie “Valdinievole Vinsanto e Valdinievole” accompagnata dalla menzione “supeiore” è obbligatorio il tappo a raso bocca in sughero.
A. Informazioni sulla zona Geografica
A.1 Fattori naturali rilevanti per il legame
La Valdinievole, il cui nome deriva dal latino “Vallis Nebulae” (valle delle nebbie o delle nuvole), è un territorio omogeneo per caratteristiche pedoclimatiche e idrogeologiche.
Costituiscono l’area i territori di undici comuni: Pescia, Uzzano, Buggiano, Chiesina Uzzanese, Ponte Buggianese, Massa e Cozzile, Montecatini Terme, Pieve a Nievole, Monsummano Terme, Larciano e Lamporecchio.
Nella zona di produzione è compreso anche il Comune di Marliana, che, sebbene non faccia parte dell’elenco dei
comuni storicamente appartenenti alla Valdinievole, è legato al territorio valdinievolino in quanto appartenente, in parte, allo stesso bacino idrografico; inoltre il Comune di Marliana è limitrofo ai comuni di Pescia, Massa e Cozzile e Montecatini Terme; per tale motivo ha sempre fatto parte del territorio di produzione della presente denominazione di origine.
La storia evolutiva del territorio ha determinato una notevole uniformità geologica, in particolare nell’area collinare -montana, dove l’ossatura dei rilievi è quasi ovunque costituita da arenarie tipo “macigno” di età terziaria.
La pianura della Valdinievole è costituita in modo sostanzialmente omogeneo, da terreni di
riempimento alluvionali, trasportati dai corsi d’acqua che la attraversano.
Tutta la Valdinievole è ricca di acqua e il suo clima è caratterizzato dalla presenza del bacino del Padule di Fucecchio che riceve le acque dalle pendici meridionali dei rilievi che sovrastano le valli di Pescia, Collodi e Marliana.
Il clima della Valdinievole è più mite rispetto ad altre Aree della Provincia di Pistoia e limitrofe, sia per la presenza del Padule di Fucecchio che fa da volano termico, sia perché la Valdinievole risente positivamente degli influssi dei venti provenienti dal mare che si fermano alla catena del Montalbano, con effetti benefici per l’agricoltura.
L’area è caratterizzata da una piovosità sostanzialmente uniforme che varia tra 800 e 1.000 mm d’acqua/anno per la pianura e 1.000-1.400 mm per la zona collinare.
L’altimetria nelle aree di pianura più depresse, in prossimità del bacino idrografico del Padule di Fucecchio, si aggira intorno ai 13-20 metri sul livello del mare, mentre sui rilievi più alti dei comuni pedemontani si arriva a superare di poco gli 800 metri sul livello del mare. Le aree pianeggianti con maggiore diffusione delle coltivazione della vite presentano altimetrie intorno ai 50 metri sul livello del mare; salendo sulle pendici delle colline che circondano la Valdinievole, difficilmente si superano i 500 metri sul livello del mare.
La fascia del territorio con la massima concentrazione della coltivazione della vite è la fascia che va da 50 a 300 metri sul livello del mare.
A.2 Fattori umani rilevanti per il legame
Nella bibliografia storica dei vini di Valdinievole si trovano molti riferimenti ai vini di quest’area come vini importanti, non soltanto a livello locale, ma anche per il commercio in altre città toscane e dell’Italia, tanto che nel 1300 i vini della Valdinievole entravano a Firenze senza pagare dazi doganali, per favorirne l’esclusiva ai territori fiorentini.
Dagli scritti di un commerciante di vini di Prato, tal Francesco Datini, che operava i suoi traffici a cavallo fra 1300 e 1400, si desume che Pescia era uno dei più importanti mercati alimentari esistenti fra Firenze e Pisa, che i vini, sia bianchi che rossi, dell’area della Valdinievole riuscivano a spuntare prezzi elevati, di poco inferiori ai vini del Valdarno superiore, e ciò significa che erano vini molto apprezzati.
Nel catasto fiorentino del 1427 viene definito “regno della vite” il territorio delle colline delle zone di Pescia e della Valdinievole per i vini bianchi.
Guardando i registri dei commercianti, dei trasportatori e anche delle famiglie ricche locali, che tenevano contabilità scritta delle vendite, dei commerci, ecc. si ha traccia della produzione di vini sia bianchi che rossi.
Testimonianze della qualità dei vini di Valdinievole sono presenti nell’arco di tutta la storia economica dell’area, fino ai giorni attuali.
L’apprezzamento dei vini di Valdinievole emerge anche dagli scritti di alcuni autori originari dell'area.
Famoso è il componimento di Paolo Francesco Carli da Montecarlo, vissuto nel XVIII secolo, autore di un famoso idillio giocoso intitolato “La svinatura in Valdinievole” dove si parla dei vini della regione come "onor di Valdinievole".
Altro componimento (ditirambo), contenente riferimenti ai vini di Valdinievole, è quello di Francesco Redi che scrive nel 1685: "... io di Pescia il buriano/ il trebbiano, il colombano,/Mi tracanno a piena mano...", Tali righe sono state scelte da Carlo Palamidessi, per la copertina del suo libro “
I vini di Valdinievole, Studio chimico e considerazioni relative alla loro industria e al loro commercio” (1887).
Nel territorio, dopo l’avvento della fillossera, che comportò la necessità di sostituire le viti con piede europeo con quelle innestate su piede americano, si sono affermate sempre più, rispetto alla coltivazione promiscua della vite (tradizionalmente presente in questo territorio), coltivazioni specializzate, che testimoniano la riconosciuta qualità della produzione vinicola locale.
Questa tradizione qualitativa ha trovato un primo riconoscimento con l’istituzione della denominazione di origine controllata “Bianco della Valdinievole” nel 1976, trasformata, nel 2010, in Denominazione di Origine “Valdinievole” a seguito dell’inserimento di tipologie di vino rosso.
I vini Valdinievole vengono prodotti da vitigni tipici toscani quali il Trebbiano per i bianchi e il Sangiovese e il Canaiolo che rappresentano i vitigni predominanti nei vini rossi. A questi vitigni principali sono tradizionalmente abbinati altri vitigni toscani minori per i bianchi possiamo trovare: Canaiolo bianco, Verdea, Malvasia bianca, Verdicchio; per i vini rossi alcuni di questi vitigni minori, comunemente diffusi sono: Ciliegiolo, Buonamico, Colorino, Malvasia nera, Foglia tonda ed altri.
Fra i vitigni ammessi sono presenti anche vitigni internazionali che si sono affermati nella viticoltura locale
nel corso del XX secolo.
La Valdinievole è, per tradizione vitivinicola secolare e storia recente, un serbatoio naturale di varietà autoctone, di vitigni minori, che caratterizzano fortemente i vini locali rispetto ai vini con predominanza di Sangiovese comuni in tutta la Toscana.
attribuibili all'ambiente geografico
I vini Valdinievole presentano, dal punto di vista analitico e sensoriale, caratteristiche di indubbia peculiarità, descritte all’articolo 6, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico e agli uvaggi tipici della Valdinievole.
In particolare tutti i vini, sia rossi che bianchi, presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie, mentre al gusto e all’olfatto si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni di base.
L’orografia collinare che degrada nella pianura alluvionale del territorio di produzione, l’esposizione dell’area aperta ai venti di mare provenienti da sud-ovest che mitigano, insieme al bacino del Padule di Fucecchio, il clima della Valdinievole, creando condizioni climatiche ottimali per la viticoltura, la natura pedologica dei suoli vocati alla coltivazione della vite, concorrono a creare condizioni favorevoli alla maturazione dell’uva.
Sicuramente il clima dell’area oltre a influire nella maturazione delle uve, condiziona le temperature delle cantine e le condizioni di lavorazione del prodotto in vendemmia, divenendo elemento caratterizzante e intrinseco del vino finito.
Oltre a ciò la cultura vitivinicola dell’area vede i vini rossi ottenuti da uvaggi misti, polivitigno.
Infatti la viticoltura locale è caratterizzata dalla presenza di molti vitigni della tradizione Toscana, anche minori, come Ciliegiolo, Colorino, Buonamico, Foglia tonda, Malvasia nera e altri; esiste tuttavia un elemento caratterizzante: la presenza congiunta e predominante di Sangiovese e Canaiolo nero.
Da quanto scritto sopra si desume l’interazione causale fra ambiente e uomo, che sono elementi inscindibili alla tipicizzazione del prodotto.
Che i prodotti vitivinicoli della Valdinievole siano prodotti apprezzati è documentato dalla loro tracciabilità storica: sono annotati in molti documenti commerciali in quanto, sul mercato, sin dal medioevo, riuscivano a spuntare buoni prezzi.
I i vini delle zone considerate sono sicuramente, anche nell’attualità, vini qualitativamente validi: rispetto al medioevo l’unico mutamento è il miglioramento costante della loro qualità in quanto la moderna selezione dei vitigni, le tecnologie enologiche e i sistemi di coltivazione sono elementi migliorativi di cui disponiamo. Le aziende che attualmente producono vino Valdinievole, intendono mantenere viva questa tradizione secolare.
A tale fine già nel 1976 fu ottenuto il primo riconoscimento della DOC Bianco della Valdinievole.
L’attenzione al prodotto è stata costante, e il territorio sentendo forte l’esigenza di valorizzare tutta la tradizione viticola ed enologica locale, ha lavorato per il riconoscimento dei vini rossi, ufficialmente entrati nella denominazione nel 2010.
tel. 055/368850 / fax 055/330368;
Il piano dei controlli è visionabile al seguente indirizzo web:
N.B. fa fede solo il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
Decreto 14.07.1998
Modifica Decreto 30.11.2011
La denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.
La denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” può essere integrata dalla menzione tradizionale “Occhio di Pernice” e dalla menzione “riserva”.
La denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” o è riservata ai vini ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
“Vin Santo di Carmignano” anche con la menzione riserva:
Trebbiano toscano e Malvasia bianca lunga, da soli o congiuntamente minimo 75%
Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana fino ad un massimo del 25%.
“Vin Santo di Carmignano” Occhio di Pernice anche con la menzione riserva:
Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni a bacca rossa o bianca idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, fino ad un massimo del 50%.
4.1 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini “Vin Santo di Carmignano” devono essere atte a conferire alle uve, ai mosti e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
4.2 Sono pertanto da considerarsi idonei, ai fini dell’iscrizione allo schedario viticolo unicamente i vigneti di giacitura e orientamento adatti, i cui terreni, situati ad un’altitudine non superiore ai 400 metri, siano derivati da calcari marnosi di tipo alberese, scisti argillosi e arenarie.
4.7 Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” devono essere riportati nel limite
di cui sopra, purché la produzione globale del vigneto non superi del 20% il limite medesimo.
Fermi restando i limiti di cui sopra indicati, la produzione ad ettaro, in coltura promiscua, deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto al numero delle piante e alla produzione per ceppo.
4.8 Le uve fresche destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini di cui all’art1,
un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 10,00% vol.
5.1 Le operazioni di vinificazione, di conservazione, di invecchiamento e di imbottigliamento dei vini di cui all’articolo 1 devono essere effettuate nell’intero territorio amministrativo dei comuni di cui all’articolo 3.
Conformemente all’articolo 8 del Reg. CE n. 607/2009, l’imbottigliamento o il condizionamento deve avere luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità e la reputazione.
5.2 La resa massima dell’uva in vino finito non deve essere superiore al 35% sull’uva fresca (al terzo anno di invecchiamento del vino) per la denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” anche con la menzione “riserva”.
5.3 Nella vinificazione dei vini a denominazione di origine controllata di cui all’articolo 1 sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.
5.4 Nella vinificazione dei vini a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” sono ammesse soltanto le pratiche enologiche atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.
In particolare il tradizionale metodo di vinificazione prevede quanto segue:
l’uva, dopo aver subito un’accurata cernita, deve essere sottoposta ad appassimento e può essere ammostata non prima del 1° Dicembre dell’anno di raccolta e non oltre il 31 Marzo dell’anno successivo;
l’appassimento delle uve deve avvenire in locali idonei ed è ammessa anche la disidratazione con aria ventilata e deve raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al 26,60%;
la conservazione e l’invecchiamento del devono avvenire in recipienti di legno “caratelli” di capacità non superiore ai 3 ettolitri;
l’immissione al consumo non può avvenire prima del 1° Novembre del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve;
l’immissione al consumo dei vini a denominazione controllata “Vin Santo di Carmignano” accompagnata dalla menzione “riserva”
non può avvenire prima del 1° Novembre del quarto anno successivo a quello di produzione delle uve;
al termine del periodo di invecchiamento i prodotti devono avere
un titolo alcolometrico volumico totale minimo del 16,00% vol.
6.1 Il vino a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” anche “riserva”, all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: dal giallo paglierino, al dorato, tendente all’ambrato intenso con l’invecchiamento;
odore: etereo, intenso, caratteristico;
profumo: armonico, vellutato, di buona struttura, dal secco al dolce ;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,0% vol.;
acidità volatile massima: 1,80 g/l;
estratto non riduttore minimo: 24,00 g/l.
Il vino a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” Occhio di Pernice anche “riserva” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: da rosa pallido a rosa intenso;
profumo: intenso, caratteristico, etereo;
sapore: caratteristico, di buona struttura, dal secco al dolce;
estratto non riduttore minimo: 26,00 g/l.
7.1 Alle denominazioni di origine controllata di cui all’articolo 1, è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: superiore, extra, fine, scelto, selezionato e similari.
7.3 Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” di cui all’articolo 1 può essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che figuri nell’apposito elenco regionale ai sensi dell’art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010.
8.1 I vini a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Carmignano” devono essere immessi al consumo esclusivamente in bottiglie bordolesi o borgognone di capacità non superiore a 0,750 litri.
8.2 Nella presentazione e designazione dei vini di cui all’articolo 1 è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
A tale formazione si sovrappone, per largo tratto nel versante che guarda Nord-Est, il complesso caotico delle argille
scagliose costituito da scisti argillosi di vario colore inglobanti blocchi di calcari, arenarie e talora brecce ofiolitiche. Inoltre affiorano a Nord e a Sud di Carmignano, su vasta area, notevoli lembi di “alberese” (calcare marnoso biancastro a frattura concoide).
La piccola catena non raggiunge quote elevate culminando con il Poggio al Ciliegio a 611 metri s.l.m.
La morfologia alquanto aspra e rupestre dove dominano le arenarie si fa invece più dolce e ondulata dove prevalgono gli scisti argillosi e i calcari marnosi.
Ben soleggiate, di rado superano i trecento metri.
Questo favorisce un lungo periodo vegetativo della vite, permette di immagazzinare calore nel terreno e permette una maturazione regolare e completa delle uve nelle annate meno favorevoli.
I suoli che derivano dalle arenarie sono sciolti, franco- sabbiosi, subacidi e ben provvisti di potassio.
L’apertura della collina di Carmignano sulla grande pianura Firenze-Pistoia favorisce l’insolazione e la ventilazione e la vicinanza dell’Appennino e i venti freschi, che spesso temperano le notti estive, determinano un’ottima escursione termica.
La piovosità media annua è inferiore ai mille millimetri: è evidente qui l’influenza della catena dell’alto Appennino Emiliano-Pistoiese.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per antica e consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere i vini “Vin Santo di Carmignano” e “Vin Santo di Carmignano” Occhio di Pernice . Le pregevoli caratteristiche del vino prodotto nella zona del Carmignano sono note da lungo tempo.
I vini di Carmignano si erano fatti un buon nome anche al di fuori dei confini, tanto che nel 1716 il Granduca di Toscana Cosimo III dei Medici emise un bando per fissare in modo chiaro ed inequivocabile i confini del comprensorio di produzione del “vino di Carmignano” insieme a quelli di altri tre vini.
Il Repetti (1833) afferma che il “Carmignano” è uno dei migliori e più rinomati vini della Toscana. L’Amati, nel suo “Dizionario geografico dell’Italia” (1870) raccomanda fra gli altri vini il Carmignano “squisito”.
Il Cusmano (1889) nel “Dizionario metodico-alfabetico di viticoltura ed enologia” cita il Carmignano tra i vini migliori
prodotti in Toscana. Il Palgiani (1891) nel “Supplemento alla VI edizione della “Enciclopedia Italiana” afferma, alla voce “Carmignano” “....tra il territorio bagnato dall’Arno e dall’Ombrone produce vini squisiti, dei migliori della Toscana”. L’elenco delle testimonianze potrebbe ancora continuare, ma quanto sopra richiamato ci sembra sufficiente per potere affermare che i vini praticamente prodotti nella zona delimitata dal Bando Granducale del 1716, hanno sempre avuto una fisionomia propria che li ha distinti, per le loro caratteristiche particolari, dagli altri eccellenti vini che si producono in Toscana.
Il “Vin Santo di Carmignano” è un vino di antica tradizione locale e viene prodotto prevalentemente da Trebbiano toscano, Malvasia bianca lunga e da altri vitigni complementari a bacca bianca, uve introdotte nel territorio Carmignanese da tantissimo tempo, alcune delle quali presenti nei famosissimi dipinti delle uve medicee ad opera di Bartolomeo Bimbi (1648-1729), conservati nella villa medicea di Poggio a Caiano.
Si può affermare che il Vin Santo di Carmignano sia ancora una parte integrante della tradizione carmignanese e che venga prodotto seguendo l’antica “ricetta” tramandata ormai da generazioni, cominciando dagli “scelti” termine che viene usato per indicare la vendemmia delle uve, fatta a mano.
Si tratta di una vera e propria cernita dei grappoli migliori e possibilmente spargoli (perché più adatti all’appassimento).
Le uve sono poi fatte appassire in locali, generalmente a tetto e dotati di una buona aerazione, su stuoie, in cassette oppure appese. Terminato l’appassimento si passa all’ammostamento, tramite torchiatura dei grappoli interi.
Il mosto poi fermenta nei “caratelli” (piccole botticelle di rovere o di castagno di capacità variabile da 20 fino a 150-300 litri) dove poi il mosto/vino continua la sua evoluzione e completa il suo affinamento.
La permanenza del mosto/vino nei caratelli può durare diversi anni.
La produzione di Vin Santo è di particolare rilievo nel territorio di Carmignano data la tradizionale e raffinata produzione pasticcera locale, ma questo vino si presta anche ad abbinamenti diversi, ad esempio con formaggi erborinati o stagionati o con il foie gras.
Il “Vin Santo di Carmignano” Occhio di Pernice è anch’esso un vino di antica tradizione locale ed è prodotto prevalentemente a partire da uve rosse (principalmente il Sangiovese).
Segue tutti i processi di produzione del Vin Santo a partire dagli “scelti”, appassimento, ammostamento, fermentazione e affinamento in “caratelli”. Per la zona di Carmignano è stato un vino importantissimo fin dal secolo scorso. Alla fine dell’800 l’Occhio di Pernice delle cantine Niccolini era apprezzato ed esportato in tutto il mondo.
Il Vin Santo di Carmignano” e il “Vin Santo di Carmignano” Occhio di Pernice sono vini dall’odore intenso, complesso e fine tipico dei vitigni a bacca bianca e dei vitigni a bacca rossa coltivati in questo territorio, mentre all’esame gusto-olfattivo si presentano equilibrati, persistenti e armonici.
Tutti i vini di cui sopra si abbinano perfettamente con i prodotti della vasta e raffinata gastronomia e pasticceria carmignanese-pratese.
Tutti questi fattori concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso, favorevole all’espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive della pianta.
Nella scelta delle aree di produzione vengono privilegiati i terreni con buona esposizione adatti ad una viticoltura di
La qualità e le peculiari caratteristiche dei vini di Carmignano sono la diretta conseguenza dell’antica storia vitivinicola del territorio, che risale al tempo degli Etruschi ed attestata da numerosi documenti, e della stretta connessione ed interazione esistente fra i fattori umani e ambientali.
Il territorio del Carmignano permette una maturazione precoce delle uve che facilita la costanza qualitativa in tutte le annate. Il lungo periodo vegetativo, le elevate escursioni termiche, la ventilazione dei pendii, le precipitazioni ben distribuite anche nel periodo estivo hanno permesso di perfezionare, nel corso dei secoli, una serie di pratiche agronomiche ed enologiche volte alla produzione di vini che si distinguono per la loro tipicità, eleganza e armonia.
Toscana Certificazione Agroalimentare è l’organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del Decreto Legislativo 8 aprile 2010, n. 61, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26.04.2010, che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a campione) nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
1. Abrusco N.
2. Albana B.
3. Albarola B.
4. Aleatico N.
5. Alicante Bouschet N.
6. Alicante N.
7. Ancellotta N.
8. Ansonica B.
9. Barbera N.
10. Barsaglina N.
11. Biancone B.
12. Bonamico N.
13. Bracciola Nera N.
14. Cabernet Franc N.
15. Cabernet Sauvignon N.
16. Calabrese N.
17. Caloria N.
18. Canaiolo Bianco B.
19. Canaiolo Nero N.
20. Canina Nera N.
21. Carignano N.
22. Carmenere N.
23. Cesanese D’Affile N.
24. Chardonnay B.
25. Ciliegiolo N.
26. Clairette B.
27. Colombana Nera
28. Colorino N.
29. Durella B.
30. Fiano B.
31. Foglia Tonda N.
32. Gamay N.
33. Grechetto B.
34. Greco B.
35. Groppello di Santo Stefano N.
36. Groppello Gentile N.
37. Incrocio Bruni 54 B.
38. Lambrusco Maestri N.
39. Livornese Bianca B.
40. Malbech N.
41. Malvasia Bianca di Candia B.
42. Malvasia Bianca lunga B.
43. Malvasia Istriana B.
44. Malvasia N.
45. Malvasia Nera di Brindisi N.
46. Malvasia Nera di Lecce N.
47. Mammolo N.
48. Manzoni Bianco B.
49. Marsanne B.
50. Mazzese N.
51. Merlot N.
52. Mondeuse N.
53. Montepulciano N.
54. Moscato Bianco B.
55. Muller Thurgau B.
56. Orpicchio B.
57. Petit manseng B.
58. Petit verdot N.
59. Pinot Bianco B.
60. Pinot Grigio G.
61. Pinot Nero N.
62. Pollera Nera N
63. Prugnolo Gentile N.
64. Pugnitello N.
65. Rebo N.
66. Refosco dal Peduncolo rosso N.
67. Riesling Italico B.
68. Riesling Renano B.
69. Roussane B.
70. Sagrantino N.
71. Sanforte N.
72. Sauvignon B.
73. Schiava Gentile N.
74. Semillon B.
75. Syrah N.
76. Tempranillo N.
77. Teroldego N.
78. Traminer Aromatico Rs
79. Trebbiano Toscano B.
80. Verdea B.
81. Verdello B.
82. Verdicchio Bianco B.
83. Vermentino B.
84. Vermentino Nero N.
85. Vernaccia di San Gimignano B.
86. Viogner B.

References: art. 3
 articolo 3
 articolo 25
 art. 6
 articolo 25
 Art. 5
 articolo 25
 articolo 3
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