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Timestamp: 2018-09-18 21:55:22+00:00

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Il giustificato motivo del licenziamento fa si che scatti un’indennità risarcitoria (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza 25 luglio 2018, n. 19732). – Noi Radiomobile™
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Il giustificato motivo del licenziamento fa si che scatti un’indennità risarcitoria (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza 25 luglio 2018, n. 19732).
Ha poi rilevato che “il fatto che la sede produttiva ove la (OMISSIS) eseguiva i lavori di appalto delle pulizie fosse unica, anche se frazionata tra i vari palazzi dislocati nell’area circoscritta del complesso aziendale della committente, nonché la costante rotazione del personale sulle prestazioni lavorative e l’assoluta fungibilita’ delle mansioni e quindi del personale addetto all’appalto rendono di per se’ privo di sufficiente funzione individualizzante del lavoratore licenziabile nella persona della Sig.ra (OMISSIS) la riduzione dell’appalto di 60 ore settimanali su 90 lavoratori”.
Ha concluso che nella specie, in ossequio al rispetto della regola di cui all’articolo 1175 c.c., avrebbe dovuto applicarsi il criterio dell’anzianità aziendale, che invece non era stato rispettato, rendendo illegittimo il licenziamento.
2. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la società con 2 motivi.
2.1. Ha resistito l’intimata con controricorso.
1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia che la Corte di Appello avrebbe violato o falsamente applicato la L. n. 300 del 1970, articolo 18, commi 4 e 7, per avere ritenuto manifestamente insussistente il licenziamento, con conseguente applicabilità della tutela reintegratoria.
Pertanto non e’ in grado di determinare la cassazione della sentenza impugnata il secondo mezzo di gravame della societa’ che non spiega perche’ la Corte milanese avrebbe errato a ritenere violato il consolidato principio di legittimita’ in base al quale – a fronte dell’esigenza, derivante da ragioni inerenti all’attivita’ produttiva, di ridurre di una o piu’ unita’ il numero dei dipendenti dell’azienda nella scelta del lavoratore licenziato, tra piu’ lavoratori occupati in posizione di piena fungibilita’, occorre rispettare le regole di correttezza di cui all’articolo 1175 c.c..
Tanto a prescindere da quanto poi ritenuto dalla stessa Corte di merito in ordine al criterio dell’anzianita’ che avrebbe dovuto essere applicato in concreto, perche’ cio’ che rileva e’ a monte l’illegittimita’ del licenziamento per aver individuato la lavoratrice da licenziare sulla base del mero collegamento al servizio di pulizia di un edificio senza porsi il problema di dover rispettare gli obblighi di correttezza e buona fede per il licenziamento di personale con mansioni fungibili.
Diversa l’ipotesi in esame da quella in cui il licenziamento per motivo oggettivo non trova giustificazione nella generica esigenza di riduzione di personale omogeneo e fungibile, bensì nella soppressione dei posti di lavoro di personale adibito all’espletamento di un servizio per un appalto integralmente venuto meno, per cui e’ il nesso causale che necessariamente lega la ragione organizzativa e produttiva posta a fondamento del recesso con la posizione lavorativa non più necessaria ad identificare il soggetto destinatario del provvedimento espulsivo, senza necessita’ di fare ricorso ad ulteriori criteri selettivi (cfr. Cass. n. 25563 del 2017).
3. Poiché tuttavia l’illegittimità del recesso per giustificato motivo oggettivo e’ stata riscontrata dalla Corte territoriale per la violazione delle regole di correttezza e buona fede nella individuazione del licenziando tra piu’ lavoratori in posizione fungibile, merita accoglimento il primo motivo di ricorso con cui si lamenta che la medesima Corte abbia applicato in tal caso la tutela reintegratoria e non quella meramente indennitaria.
Non vi e’ infatti ragione di discostarsi dal principio di diritto gia’ affermato da questa Corte e qui ribadito secondo cui, in tema di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, il nuovo regime sanzionatorio introdotto dalla L. n. 92 del 2012 prevede di regola la corresponsione di un’indennità risarcitoria, compresa tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità, riservando il ripristino del rapporto di lavoro, con un risarcimento fino ad un massimo di dodici mensilità, alle ipotesi residuali, che fungono da eccezione, nelle quali l’insussistenza del fatto posto a base del licenziamento e’ connotata di una particolare evidenza, sicché la violazione dei criteri di correttezza e buona fede nella scelta tra lavoratori adibiti allo svolgimento di mansioni omogenee da’ luogo alla tutela indennitaria (v. Cass. n. 14021 del 2016; conf. Cass. n. 30323 del 2017 e Cass. n. 1373 del 2018).
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References: Sentenza 
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 articolo 18
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