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Impartiality of the civil mediator (ADR) in Italy | pierluigi gilli - JDSupra
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1. La mediazione civile di cui al D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 come completamento della tendenza alla com-posizione stragiudiziale di controversie fondata sull’imparzialità. - 2. Il termine mediatore nella tradizione giuridica e sue figure tipiche. – 3. Il mediatore ex art. 1754 cod. civ. nella giurisprudenza: l’imparzialità. - 4. Terzietà ed imparzialità del Giudice e dell’àrbitro – 5. Caratteristiche delle figure tipiche di Conciliazione extragiudiziale – 6. La conciliazione societaria precedente della mediazione civile – 7. Esempi di disciplina dell’imparzialità nei Regolamenti degli Organismi di Conciliazione – 8. Il mediatore civile ex D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28. – 9. L’imparzialità come requisito di garanzia della mediazione. – 10. L’imparzialità come presupposto di successo della mediazione.
Download PDF IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE Pierluigi Gilli Università degli Studi E|Campus Telematica, Novedrate, Roma e Messina Avvocato e conciliatore, Saronno Il requisito dell’imparzialità nel mediatore civile Abstract 1. La mediazione civile di cui al D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 come completamento della tendenza alla com-posizione stragiudiziale di controversie fondata sull’imparzialità. -2. Il termine mediatore nella tradizione giuridica e sue figure tipiche. – 3. Il mediatore ex art. 1754 cod. civ. nella giurisprudenza: l’imparzialità. -4. Terzietà ed imparzialità del Giudice e dell’àrbitro – 5. Caratteristiche delle figure tipiche di Conciliazio-ne extragiudiziale – 6. La conciliazione societaria precedente della mediazione civile – 7. Esempi di disci-plina dell’imparzialità nei Regolamenti degli Organismi di Conciliazione – 8. Il mediatore civile ex D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28. – 9. L’imparzialità come requisito di garanzia della mediazione. – 10. L’imparzialità come presupposto di successo della mediazione. PIERLUIGI GILLI 1. La mediazione civile di cui al D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 come comple-tamento della tendenza alla composizione stragiudiziale di controversie fondata sull’imparzialità Il D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 segna il compimento – per l’ordinamento italiano – della diret-tiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, relativa a de-terminati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale 1, e dell'articolo 60 della legge 19 giugno 2009, n. 69, recante delega al Governo in materia di mediazione e di conci-liazione delle controversie civili e commerciali, dando una disciplina organica 2 alla media-zione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, così definita: (mediazione): l'attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizza-ta ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la com-posizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa 3. Rapportato allo stato della giustizia civile italiana 4, lo scopo dichiarato e primario della mediazione è lo di snellimento del lavoro delle Curie civili 5 per aumentarne l’efficienza tramite l’offerta alle parti contendenti di una possibilità alternativa di scelta per risolvere rapidamente le loro controversie davanti ad un terzo mediatore, con la facoltà di successiva convalida giurisdizionale dell’accordo raggiunto: un rinnovato sistema giudiziario pubblico, di cui entra a fare parte integrante l’istituto della mediazione, con le sue caratteristiche prodromiche di semplicità e rapidità per il miglioramento della vita dei cittadini, della pace sociale, della libertà personale e della tranquillità di affari ed interessi. 1 L’importanza dell’A.D.R. (Alterntive Dispute Resolution) per le istituzioni comunitarie europee è confermata dalla stessa Costituzione Europea, di cui al Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa firmato a Roma il 29 ottobre 2004, ratificato in Italia dalla legge 7 aprile 2005, n. 57, in vigore il 1 novembre 2006; infatti, nella sezione III “cooperazione giudiziaria in materia civile” del capo IV “Spazio di libertà, sicurezza e giustizia” della Parte III “politiche e il funzionamento dell’Unione”, si fa espresso riferimento allo “ sviluppo di metodi al-ternativi per la risoluzione delle controversie” (art. III-269, lett. g) quale impegno pratico e di legiferazione per gli Stati aderenti di predisporre nuovi strumenti utili ai cittadini e di ravvicinamento e coordinamento dei sistemi legislativi e regolamentari degli Stati membri stessi. 2 La disciplina sarà completa nei dettagli da un appòsito regolamento in itinere, adottando dal Ministero di Giu-stizia ex art. 16, co. 2 del D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28. 3 Art. 1, co. 1, lett. a) del D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28. 4 Molto meno nota all’opinione pubblica e poco appariscente rispetto alla giustizia penale, la crisi della giustizia civile, ad ogni livello, costituisce un serio handicap per il sistema italiano. Si calcola che 5.600.000 cause civili siano pendenti nei tre gradi di giudizio, nelle materie più disparate Anche i tentativi di riforma e di snellimento della procedura civile (ultimo quello del luglio 2009), seppure meritòri, non si sono dimostrati capaci di risolvere un problema che coinvolge milioni di cittadini e, soprattutto, di imprese, sì da poter parlare di denegata giustizia. 5 Innumerevoli le condanne della Corte Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo nei confronti della Repubblica Italiana per la durata clamorosa dei procedimenti. Lo scarso organico dei Magistrati civili, anche o-norari come i Giudici di Pace, l’insufficienza cronica del personale di cancelleria e degli Ufficiali Giudiziari hanno reso davvero problematico e defatigante tutelarsi nei confronti di violazioni delle leggi civili e commercia-li. La giurisdizione civile è dunque la gravissima ammalata dell’ordinamento, benché coinvolga i diritti di pres-soché tutti i cittadini e delle imprese, che si vedono frustrati nel momento di ottenere provvedimenti rapidi ed e-seguibili. Un recentissimo dossier dell'Ufficio Studi di Confcommercio ha stimato in circa 2,6 miliardi annui di euro a livello nazionale il costo dei disservizi della giustizia per l’economia italiana; Un costo ormai insopporta-bile, che incide non solo sulla certezza del diritto, ma anche sulla competitività delle imprese italiane, ostacolate nell’ottenere giustizia. Una situazione che rende pure inaffidabile il nostro Paese per investitori stranieri, diso-rientati dal nostro sistema giuridico-amministrativo ritenuto barocco, se non incomprensibile e, comunque, carat-terizzato da inammissibili lungaggini, cui le recenti riforme non hanno saputo dare sicuro rimedio (è allo studio del Governo un piano straordinario per lo smaltimento dell’arretrato civile). AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE È innegabile che la figura del mediatore costituisca uno degli elementi essenziali affinché il nuovo rito alternativo abbia successo; il “mediatore”, secondo una corretta ed attuale definizione comunitaria 6, è “qualunque terzo a cui si chiede di gestire la mediazione in modo imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di questo terzo nello Stato membro interessato e dalle modalità con cui è stato nominato o invitato a gestire la mediazione”. La Direttiva Comunitaria cit. osserva acutamente al § (6) della premessa che gli accordi risul-tanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e pre-servano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti, sicché sia la normativa comunitaria, sia quella nazionale insistono coerentemente sia sull’imparzialità e terzietà dei mediatori, sia sull’obbligo di riservatezza 7 su di loro incombente, sia sulla formazione 8 dei mediatori e sull’introduzione di efficaci meccanismi di controllo della qua-lità in merito alla fornitura dei servizi di mediazione; meccanismi che dovrebbero essere vòlti a preservare la flessibilità del procedimento di mediazione e l’autonomia delle parti e a ga-rantire che la mediazione sia condotta in un modo efficace, imparziale e competente 9. La mediazione civile e commerciale si distingue per definitionem dall’arbitrato e da qualsiavoglia altra procedura stragiudiziale conciliativa finalizzata alla decisione di un terzo, perché il mediatore ha un’essenza facilitativa di un accordo delle parti per la composizione di una controversia, rimanendo privo in ogni caso – come recita l’art. 1., lett. b) del D. Lgs. 28/2010 – del potere di rendere giudzi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio di mediazione. In questa cornice, appare paradossalmente più pregnante per il mediatore, massime se appartenente ad un Organismo privato, la caratteristica della terzietà-imparzialità: si tratta, infatti, di una sensazione che deve sorgere negli utenti, ancor più che davanti ad un giudice (che gode già per riflesso istintivo dell’autorevolezza del suo status e della maiestas iurisdictionis tradizionale); una sensazione di cui il mediatore ha necessità per corroborare con la sua auctoritas personale, che è la risultante di competenza professionale, di doti ed esperienze umane, di conoscenza di tecniche psicologiche applicate al mondo del diritto, di affidabilità e comprensione, di senso dell’equità (l’ars boni et aequi), di equilibrio e di equidistanza. Il mediatore, indirizzato a facilitare ed a guidare l’evoluzione di una lite in un accordo conciliativo satisfattivo per tutte le parti, da una posizione di assoluta imparzialità, ha un delicato còmpito psicagògico, munito delle capacità della retorica, cioè della facoltà (τέχνη = téchne) di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto 10 per il reperimento di una soluzione (εἰκός = eikós) possibile, verosimile, plausibile, ossia di ciò che 6 Cfr. il progetto di direttiva in materia di mediazione civile e commerciale della Commissione Europea datato 22 ottobre 2004. 7 Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, art. 7. I soggetti coinvolti nel procedimento, soprattutto quando obbligatorio, con un forte vincolo alla riservatezza si sentiranno liberi di manifestare i loro reali interessi davanti a un soggetto imparziale dotato di professionalità per aiutarli a comporli. 8 Ibidem,, art. 2.: “Gli Stati membri incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di ga-rantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti”. 9 Ibidem, passim (§§ 6, 16, 17). Cfr. anche la precedente Raccomandazione 2001/310/CE della Commissione Europea del 4 aprile 2001 sui principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo, orientata a spingere gli Stati membri ad adottare misure rigorose a garanzia dell’imparzialità e dell’indipendenza degli organismi extragiudiziali incaricati della risolu-zione consensuale delle controversie, mediante un’adeguata preparazione professionale e la previsione di adesio-ne ad un codice deontologico. 10 Aristotele, De Rhetorica, I, 2, 1355b. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI è valido nella maggior parte dei casi, relativamente a tutto ciò che ammette una situazione differente dalla tesi sostenuta 11. Il mediatore effettivamente terzo ed imparziale e come tale riconosciuto dai destinatari dei suoi servizi sarebbe, quindi, un efficace strumento non solo deflattivo del carico giurisdizionale (obiettivo minimo), ma soprattutto di ricupero del senso della giustizia reale (obiettivo massimo), al di là di formalismi e di bizantinismi di cui l’opinione pubblica generale (non solo nazionale) considera affetta la giustizia civile. 2. Il termine mediatore nella tradizione giuridica e sue figure tipiche Il termine mediatore è usato da tempo immemorabile nel linguaggio giuridico, con una plura-lità di accezioni e di significati, costituenti la declinazione specialistica di un unico concetto. Per mediatore, infatti, s’intendeva già nella storia post-romana “chi s’intromette fra due o più persone o stati, per fare pace, trattar negozi, ottener grazia e simili” 12, come sinonimo di sensale, bastrozzo, malossero, marossero, prossenètico. Si tratta, dunque, di un’antica professione, consistente nell’intermediazione di un soggetto terzo che pone in contatto due o più parti per agevolare e promuovere – dietro corrispettivo -la conclusione di un negozio giuridico. Il codice civile disciplina tale figura all’art. 1754, secondo cui “è mediatore colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza” 13. Dalla lettura della definizione, emerge anzitutto che il mediatore deve essere privo di legami con le parti, requisito essenziale per l’esistenza giuridica del contratto di mediazione: una po-sizione di terzietà che implica neutralità ed imparzialità ed esclude ogni forma di subordi-nazione o di parasubordinazione nei confronti anche di uno solo dei soggetti cui il mediatore si rivolge: ciò a tutela della correttezza della contrattazione. La caratteristica dell’imparzialità – ritenuta capacità di mantenersi estraneo ad interessi di parte e di valutazione fattuale obiettiva -è dunque imprescindibile dall’attività mediatoria, sicché la si ritrova in tutte le varie forme di mediazione che sono state introdotte via via nell’ordinamento, per dare una specifica normativa a fattispecie caratteristiche. Invero, la legge 3 febbraio 1989, n. 39 14, ha disciplinato generalmente la professione di me-diazione, ad eccezione (ex art. 1) degli agenti di cambio (che operano in borsa e/o nell’intermediazione finanziaria) 15, dei mediatori pubblici e dei mediatori marittimi 16 per i quali vigono norme speciali, istituendo un vero e proprio ruolo in cui si può essere iscritti 11 Ibidem, I, 2, 1375b. 12 Ottorino Pianigiani, 1907, “Vocabolario Etimologico”, Roma, Albrighi e Segati, 1ª ed. 13 Già il Codice di Commercio del Regno d’Italia napoleonico (1808), traduzione italiana del Code du Commer-ce francese, promulgato da Napoleone insieme al Code Civil, conosceva e regolamentava al libro I, tit. V, Sez. II, gli agenti di cambio e sensali, disciplinati dagli artt. 74. e ss., sebbene con prevalente funzione pubblica, in ciò seguìto dalla codificazione successiva degli Stati preunitari. 14 Modificata dalla legge 5 marzo 2001, n. 57. 15 D. Lgs. 24 febbraio 1998 n.58 (Testo Unico sull’intermediazione finanziaria). 16 Sono tali coloro che si dedicano alla «mediazione nei contratti di costruzione, di compravendita, di locazione, di noleggio di navi e nei contratti di trasporto marittimo di cose», art.1 della legge 12 marzo 1968, n. 478. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE previa frequentazione di corsi abilitanti e stabilendo sanzioni per chi eserciti abusivamente la professione. L’effervescenza sociale dei tempi e la necessità di ulteriori specializzazioni ha comportato l’affermarsi di altre figure peculiari e settoriali della mediazione, che non hanno ancora una normativa unica o speciale, se non di carattere regionale o indiretto o percorsi formativi ed u-niversitari ad hoc:  il mediatore familiare, deputato all’assistenza delle coppie e delle famiglie nelle proble-matiche relazionali, con particolare riguardo ai momenti di crisi della separazione e del divorzio e dell’affidamento della prole;  il mediatore linguistico-culturale, che, tramite l’accurata traduzione delle lingue stranie-re, favorisce l’integrazione dei migranti, nell’àmbito di un’ampia attività connessa alla co-noscenza di tradizioni, culture, usanze e religioni;  il mediatore territoriale per il turismo, per la promozione del turismo territoriale e cul-turale e la valorizzazione del patrimonio turistico. Va osservato, comunque, che in questi ultimi casi il termine mediatore appare distinto (se non improprio) dal significato originario e spesso allude ad attività in cui la funzione di terzie-tà è compromessa in favore di aspetti più commerciali ed imprenditoriali, ovvero implica una funzione assistenziale psico-sociale di valenza pubblica e metagiuridica. L’esigenza di composizione preventiva delle controversie e della trasparenza amministra-tiva come sintomo di democrazia compiuta e diffusa ha spinto pure alla creazione di sogget-ti che assumono una funzione mediatoria atipica per il miglioramento delle relazioni tra i cit-tadini e le Pubbliche Amministrazioni e per il reperimento di soluzione concertate in caso di insoddisfazione dell’utenza: sulla scorta dell’esempio dell’Ombudsman di origine svedese (i-stituito nel 1802!) e del Médiateur de la Republique francese (1973), si è così previsto nella P.A. il difensore civico, che è stato organizzato soprattutto in numerosi Enti Locali territoriali (Regioni, Province e Comuni) 17. Anche il Difensore Civico, per dettato normativo (cfr. nota n. 5), dev’essere caratterizzato, nell’esercizio delle sue funzioni garantistiche pubbliche e di tutela della partecipazione dei cittadini all’attività dell’Amministrazione, dall’imparzialità, come requisito essenziale e pro-dromico rispetto all’attuazione del principio costituzionale dell’imparzialità della P.A. 18, a-vente quale obiettivo la sburocratizzazione del sistema pubblico, l’economicità, l’efficacia e l’efficienza dell’apparato amministrativo 19. 17 Si veda, per primo, l’art. 8 della legge 8 giugno 1990, n. 142: “Difensore civico. -1. Lo statuto provinciale e quello comunale possono prevedere l'istituto del difensore civico, il quale svolge un ruolo di garante dell'impar-zialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale o provinciale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell'amministrazione nei confronti dei cittadini. 2. Lo statuto disciplina l'elezione, le prerogative ed i mezzi del difensore civico nonché i suoi rapporti con il consiglio comunale o provinciale”. Il consolidamento dell’esperienza, di discreto livello e diffusione, con gl’interventi legislativi delle leggi 59 e 127 del 1997, 241 del 1990 e 104 del 1992, sembra ora in declino in for-za della legge 26 marzo 2010, che ha disposto l’abolizione dei Difensori Civici Comunali, sostituibili da un Di-fensore Civico Territoriale a livello di circoscrizione provinciale. 18 Cfr. l’art. 107, 1° co. della Costituzione. 19 In propòsito, si veda anche il D. Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, “Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI 3. Il mediatore ex art. 1754 cod. civ. nella giurisprudenza: l’imparzialità La figura del mediatore comune descritta dall’art. 1754 cod. civ., come si è avvertito, è ben diversa da quella del mediatore civile introdotto dal D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, sicché il termine mediatore può essere fonte di fraintendimenti. Tuttavia, anche il mediatore codicistico, come preannunciato, è contrassegnato dall’obbligo di imparzialità, sul quale si è costantemente pronunciata la giurisprudenza. La Suprema Corte, infatti, afferma che “l’elemento distintivo consiste nel fatto che il media-tore è un soggetto imparziale” 20, poiché la mediazione è “incompatibile con qualsiasi vinco-lo tra il mediatore e le parti” 21 e “l’imparzialità del mediatore caratterizza siffatto contrat-to” 22. Ribadisce il Supremo Collegio che “ai sensi dell’art. 1754 c.c., carattere essenziale della fi-gura giuridica del mediatore è la sua imparzialità, intesa come assenza di ogni vincolo di mandato, di prestazione d’opera, di preposizione institoria e di qualsiasi altro rapporto che renda riferibile al dominus l’attività dell’intermediario” 23, anzi “il requisito dell’imparzialità [è] richiesto dall’art. 1754 c.c. per la giuridica esistenza del contratto di mediazione” 24, poiché “chi si rivolge al mediatore per concludere un affare fa legittimo affi-damento sul suo dovere di imparzialità” 25. Dunque, affinché la parte possa affidarsi con fiducia ed in buona fede al mediatore occorre che costui rimanga ben fermo, nello svolgimento del suo delicato incarico (spesso determinato dall’intuitus personæ), nella sua posizione di terzietà; per definitionem, appunto, la Cassazio-ne statuisce che “l’imparzialità del mediatore non consiste in una generica ed astratta equi-distanza dalle parti, né può escludersi per il solo fatto che il mediatore prospetti a taluna di queste la convenienza dell’affare, ma va intesa, conformemente al dettato dell’art. 1754 c.c., come assenza di ogni vincolo di mandato, di prestazione d’opera, di preposizione institoria e di qualsiasi altro rapporto che renda riferibile al dominus l’attività dell’intermediario” 26, di tal che il mediatore, “in ossequio al suo dovere di imparzialità nei confronti dei possibili con-traenti” 27, è tenuto a comportarsi in tal senso, con diligenza specifica, e risponde personal-mente di ogni violazione di tale obbligo per dolo e anche per colpa. L’imparzialità distingue il mediatore da altre figure, in particolare dal procacciatore d’affari; l’assenza di questa “fa venir meno il requisito dell’imparzialità che deve contraddistinguere l’attività del mediatore (rispetto al procacciatore d’affari) 28 giacché la prima attività è tipica e la seconda atipica -e si differenziano per la posizione di imparzialità del mediatore rispetto al procacciatore” 29. 20 Cass. civ., sez. II, 24-02-2009, n. 4422. 21 Cass. civ., sez. III, 14-07-2009, n. 16382. 22 Cass. civ., sez. III, 06-08-2004, n. 15161. 23 Cass. civ., sez. III, 26-05-2000, n. 6959; conf. Cass. civ., sez. III, 09-02-2000, n. 1447. 24 Cass. civ., sez. I, 23-10-1997, n. 10419. 25 Cass. civ., sez. III, 07-04-2009, n. 8374. 26 Cass. civ., sez. III, 16-01-1997, n. 392. 27 Cass. civ., 06-11-1982, n. 5861. 28 Cass. civ., sez. III, 06-08-2004, n. 15161; Cass. civ., sez. III, 16-12-2005, n. 27729; Cass. civ., sez. II, 06-04-2000, n. 4327. 29 Cass. civ., sez. III, 16-12-2005, n. 27729. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE L’obbligo di imparzialità, quantunque vincolante, non è incompatibile con alcune situazioni apparentemente ambigue o sospette, come il Supremo Collegio insegna:  “In tema di mediazione, non è sufficiente a configurare un conflitto di interessi tra il me-diatore e una delle parti (con conseguente difetto del requisiti di imparzialità e neutralità di cui all’art. 1754 c.c.) il rapporto di parentela o di affinità fra il mediatore ed una delle parti che hanno concluso l’affare” 30; e ancora: “il requisito dell’imparzialità, essenziale nell’attività del mediatore, non può ritenersi escluso per il solo fatto dell’esistenza di un rapporto di parentela fra il mediatore ed una delle parti messa in relazione per la conclu-sione dell’affare” 31. Ipotesi che, invece, può rientrare tra le cause di incompatibilità previste per il mediatore civile dall’art. 14, comma 2. del D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, in relazione sia alle formule procedurali, sia agli ulteriori impegni eventualmente stabiliti dal regolamento dell’Organismo di mediazione in versione restrittiva.  “Nell’ambito di un rapporto di intermediazione finanziaria, l’assunzione di compiti di consulenza non pregiudica la neutralità e l’imparzialità che contraddistinguono l’attività del mediatore” 32. Anche qui il D. Lgs. 28/2010, all’art. 14., co. 1., dètta una disciplina molto più rigorosa e tesa a garantire al massimo l’imparzialità del mediatore civile: al mediatore, infatti, e ai suoi ausiliari è espressamente vietato dalla legge di assumere diritti o obblighi connessi, direttamente o indirettamente, con gli affari trattati, fatta eccezione per quelli strettamen-te inerenti alla prestazione dell'opera o del servizio; a conferma dell’assoluta indipenden-za – che la cit. decisione della Suprema Corte valuta diversamente – la stessa norma vieta esplicitamente di percepire compensi direttamente dalle parti; ciò perché è anche esclusa la possibilità di svolgere alcuna forma di consulenza a favore delle parti stesse 33;  per contro: “ai sensi dell’art. 1754 c.c., carattere essenziale della figura giuridica del mediatore è la sua imparzialità, intesa come assenza di ogni vincolo di mandato, di pre-stazione d’opera, di preposizione institoria e di qualsiasi altro rapporto che renda riferi-bile al dominus l’attività dell’intermediario, sicché non è configurabile mediazione nel caso di soggetto munito di mandato con rappresentanza per la stipulazione di un contrat-to con un terzo, a nulla rilevando l’eventuale predeterminazione, da parte del rappresen-tato, delle condizioni di tale contratto” 34. La massima in commento correttamente enuclea tra le circostanze naturaliter impedienti l’imparzialità il rapporto contrattuale tra mandante e mandatario con rappresentanza, che rende necessariamente tale mandatario portatore palese degl’interessi del suo dante causa, massime nel caso di mandato vincolato a condizioni prestabilite, così escludendo l’obiettiva valutazione e comparazione degl’interessi contrapposti delle parti messe in contatto. Non va omesso neppure il richiamo al significativo dettato del comma 1. dell’art. 1759 cod. civ., che impone al mediatore comune il dovere d’informazione, ossia di comunicare alle parti le circostanze a lui note relative alla valutazione e alla sicurezza dell’affare, che possono in-fluire sulla conclusione di esso, con l’insorgenza della responsabilità del mediatore nel caso di violazione di tale dovere; peraltro, il mandatario con rappresentanza è legato altresì al man-dante dall’obbligo di riservatezza, per certo collidente con l’art. 1759 cod. civ. 30 Cass. civ., sez. III, 18-09-2008, n. 23842. 31 Cass. civ., sez. II, 01-07-1997, n. 5845. 32 Cass. civ., sez. III, 02-06-1992, n. 6677. 33 È ammesso il ricorso a tecnici iscritti negli albi dei consulenti presso i Tribunali (art. 8, co. 4 D. Lgs. 28/2010). 34 Cass. civ., 25-02-1987, n. 1995. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI Appare evidente che un mandatario, all’incontro, come nella fattispecie di cui alla cit. massi-ma, non sia sottoposto a questo stringente obbligo specifico e tipico, se non al generale prin-cipio della buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, di cui agli artt. 1347 e 1348 cod. civ. 4. Terzietà ed imparzialità del Giudice e dell’arbitro Il principio della terzietà e dell’imparzialità è stato al centro dell’attenzione delle Supreme Magistrature dello Stato con particolare riguardo alla funzione giurisdizionale comunque esercitata. La Corte di Cassazione 35, sottolinea che “la recente giurisprudenza costituzionale s’è mossa per garantire ad ogni cittadino la tutela dei propri diritti davanti ad un giudice terzo ed im-parziale nell’àmbito del giusto processo” 36 e che tale garanzia va estesa ad ogni soggetto legittimamente giudicante (Magistratura ordinaria ed ogni altro organo avente natura giurisdi-zionale) 37. Su questa premessa, annota la Cassazione, “è stato osservato (e va qui ribadito) che il princi-pio di imparzialità -terzietà della giurisdizione ha pieno valore costituzionale in relazione a qualunque tipo di processo (cfr. Corte Cost. 21 marzo 2002 n. 78; Corte Cost. 3 luglio 2002 n. 305; Corte Cost. 22 luglio 2003 n. 262) e che l'esigenza di proteggere l'imparzialità del giudice impedisce – in particolare -che quest'ultimo possa pronunciarsi due volte sulla mede-sima res iudicanda, in quanto dal primo giudizio potrebbero derivare convinzioni precostitui-te sulla materia controversa, determinandosi così, propriamente, un pregiudizio contrastante con l'esigenza costituzionale che la funzione del giudicare sia svolta da un soggetto terzo, non solo scevro di interessi propri che possano far velo alla rigorosa applicazione del diritto, ma anche sgombro da convinzioni formatasi in occasione dell'esercizio di funzioni giudicanti in altre fasi del giudizio” (Corte Cost. 12 luglio 2002 n. 335; Corte Cost. 22 luglio 2003 n. 262 cit.) 38. Negli Stati moderni, sorti con l’impronta democratica classica della suddivisione dei poteri, è quindi percepita con il rango di obbligo primario e costituzionale l’esigenza di congegnare gli ordinamenti processuali affinché vi siano contemplati meccanismi idonei ad assicurare che il giudice non sia affetto da o non subisca condizionamenti psicologici o metaprocessuali che possano direttamente o indirettamente, anche per condizioni personali o ambientali, vanificare la sua serenità di giudizio e l’equanimità delle sue decisioni. Tra questi meccanismi in sede civile: l’astensione, la ricusazione, il divieto di pronunciarsi più volte sullo stesso thema decidendum, il regime delle incompatibilità di cui agli artt. 51 e 52 del codice di procedura civile, con i connessi rimedi sostitutivi di cui agli artt. 53 e 54 i-bidem. 35 Tra le molte, si veda Cass. Civ., sez. III, 15-03-2007, n. 6003. Il Supremo Consesso, in casi analoghi, si è e-spresso in modo conforme anche a Sezioni Unite: 21-05-2004, n. 9727; 26-05-2004, n. 10139. 36 Ibid., con richiami alle sentenze della Corte Costituzionale 3 luglio 2002, n. 305; 21 luglio 2002, n. 335, \5 ot-tobre 1999, n. 357. 37 Ibid., con la riaffermazione dei princìpi di imparzialità del Giudice e del giusto processo di cui all’art. 111 Cost. e all’art. 6, par. 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-damentali (ratificata dalla legge 4 agosto 1955, n. 848). 38 Ibid., passim. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE Il principio dell’imparzialità è ovviamente applicabile anche all’arbitrato, divenuto negli ul-timi anni sempre più importante strumento sussidiario ed alternativa ausiliaria della giurisdi-zione ordinaria, in correlazione con l’incipiente crisi della giustizia civile, sicché è stato og-getto di ripetuti interventi del legislatore 39 per fornirlo di una collocazione di maggiore equi-parazione rispetto al processo civile e per favorire le esigenze del commercio internazionale. Il principio d’imparzialità del giudice ordinario, dunque, si estende naturaliter agli àrbitri, dappoiché essi ricoprono la medesima funzione del giudice ordinario allorquando “giudicano una controversia”: l’art. 1 del codice di rito, infatti, prevede che la giurisdizione civile, salvo speciali disposizioni di legge, è esercitata dai giudici ordinari secondo le norme del presente codice, che appunto al capo VIII (“Dell’arbitrato”), agli artt. 806 e seguenti novellati, disci-plina l’arbitrato come rito speciale e alternativo, scelto dalle parti, equiparato alla giurisdizio-ne ordinaria. La Corte Costituzionale 40 ha abilitato l’arbitro rituale alla rimessione diretta alla Consulta delle questioni di legittimità costituzionale che possano insorgere durante il processo arbitrale, considerando l’arbitro rituale giudice nel senso previsto dall’art. 1 della legge costituzionale n. 1 del 9 febbraio 1948 41: l’arbitrato rituale, infatti, si legge nella cit. sentenza, “costituisce un procedimento previsto e disciplinato dal codice di procedura civile” ai fini della “risolu-zione di una controversia, con le garanzie di contraddittorio e di imparzialità tipiche della giurisdizione civile ordinaria”. La giurisprudenza del Giudice delle leggi, condivisa dalla dottrina, ha pertanto definito che il principio di imparzialità è collegato alla funzione del giudicare, sia pure in sede arbitrale: invero, in ogni giudizio -incluso quello arbitrale – è presente l’aspettativa di ogni parte che il giudicante, tra cui l’arbitro, sia dotato della capacità di astrazione/estraneità emotiva nei con-fronti di tutti i coinvolti nel processo, nonché del non coinvolgimento economico con gli inte-ressi dedotti ed oggetto di decisione; la conduzione del procedimento ed il suo atto finale (lo-do) devono riflettere siffatto principio, che è eticamente e deontologicamente intrinseco alla devoluzione a terzi del còmpito di decidere una controversia. A maggior ragione l’imparzialità de facto et de iure dev’essere rigorosamente assicurata e ve-rificata nel rito arbitrale, proprio perché esso ha una natura volontaria (il compromesso o la clausola compromissoria, frutto di un positivo atto di volontà dispositiva delle parti), che comporta, attraverso la nomina degli arbitri ad impulso generalmente delle parti stesse, un maggiore rischio che l’arbitro o il collegio arbitrale possa versare in una situazione di conflit-to di interessi 42. 5. Caratteristiche delle figure tipiche di conciliazione extragiudiziale Sempre alla ricerca di nuovi istituti per deflazionare l’inquietante numero di procedimenti ci-vili contenzioni pendenti, il legislatore italiano ha introdotto nell’ordinamento nuove forme di 39 Cfr. il D.lgs 2 febbraio 2006, n. 40 che ha inciso su più parti del codice di rito e che, in particolare, ha riscritto l’intero titolo dedicato all’arbitrato in attuazione della delega contenuta nella legge 14 maggio 2005, n. 80. 40 Sentenza 28 novembre 2001, n. 376. 41 Modificato dall'art. 7 della l. cost. 22 novembre 1967, n. 2. 42 A tutela dell’equidistanza, l’art. 815 cod. proc. civ. contempla la possibilità di ricusazione dell’arbitro nomi-nato dall’altra parte, per i motivi di cui all’art. 51 del cod. proc.civ. relativo ai Giudici ordinari, nonché il proce-dimento appòsito davanti al Presidente del Tribunale. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI conciliazione, anche obbligatoria, nel segno di una tendenza non solo nazionale, ma di più ampio respiro internazionale.  Nell’àmbito delle controversie individuali di lavoro (settore quanto mai socialmente im-portante e reattivo), il D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, modificando l’art. 410 cod. proc. civ., ha reso obbligatorio, a pena di improcedibilità, il tentativo di conciliazione davanti alle Commissioni Provinciali di conciliazione, formate presso le Direzioni Provinciali del Lavoro: si tratta di un’ipotesi che ha molti elementi di somiglianza con la mediazione ci-vile ex D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, in quanto la Commissione non ha una funzione de-cisoria, ma solamente facilitativa di una soluzione della vicenda che soddisfi le aspettati-ve di tutte le parti, tanto che – in caso positivo – il verbale di conciliazione viene deposita-to presso la cancelleria del Tribunale entro la cui giurisdizione è stato sottoscritto; tale verbale, controllatane la regolarità formale, può essere dichiarato esecutivo dal Giudice su istanza della parte interessata 43. Sebbene nulla si prescriva espressamente nei confronti dei componenti la Commissione Provinciale di conciliazione, è da ritenersi che la terzietà e l’imparzialià costituiscano re-quisiti imprescindibili per un ordinato e proficuo andamento del tentativo conciliatorio, in cui i terzi nominati dalla Direzione Provinciale del Lavoro, dotati di autorevolezza pubbli-ca, verrebbero meno alla loro funzione di agevolatori di un accordo se si dimostrassero prevenuti o palesemente proclivi all’una, piuttosto che all’altra parte 44.  A simili considerazioni si giunge anche per il tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di pubblico impiego (in sede sia sindacale, sia amministrativa) 45. In particolare, si segnala – nel caso di mancato successo del tentativo – che il Collegio di Conciliazione deve formulare deve formulare una proposta per la bonaria definizione della controversia e che il Giudice 46, nel successivo giudizio contenzioso, valuta il comportamento tenuto dalle parti nella fase conciliativa ai fini del regolamento delle spese (si cfr. la previsione di cui all’art. 13 “spese processuali” del cit. D. Lgs. 28/2010) 47. La terzietà e l’imparzialità sono assicurate, nelle intenzioni del Legislatore, dalla composizione paritetica del Colle-gio di conciliazione: una rappresentante nominato dal lavoratore; un rappresentante nomi-nato dalla Pubblica Amministrazione coinvolta; il Direttore Provinciale del Lavoro o suo delegato, che funge da Presidente. La connotazione di parte dei rappresentanti delle parti è comunque compensata dal vero terzo, il Presidente, al quale è effettivamente affidata la delicata funzione di facilitare la composizione della controversia, influendo positivamente sugli altri componenti del Collegio (come accade nel caso del Presidente di un Collegio Arbitrale trino o pentuplo).  Altre forme di tentativo obbligatorio di conciliazione sono previste da leggi speciali in te-ma di subfornitura con il coinvolgimento delle C.C.I.A.A. (legge 18 giugno 1998, n. 192, 43 Art. 411 cod. proc. civ., comma 2.; cfr. l’art. 12 del cit. D.Lgs. 28/2010, “efficacia esecutiva ed esecuzione” del verbale di accordo a seguito del buon esito della mediazione civile. 44 Il tentativo obbligatorio di conciliazione può essere celebrato anche in sede sindacale, ove terzietà ed impar-zialità – quantunque connaturali all’istituto – possono essere percepiti con maggiore difficoltà psicologica so-prattutto dai rappresentanti datoriali. 45 Introdotto dal D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 e modificato dal D. Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150. 46 Cfr. art. 66, commi 6 e 7 del cit. D. Lgs. 165/2001. 47 Una forma attenuata di conciliazione obbligatoria è pure contemplata in materia di contratti agrari, ai sensi dell’art. 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203 – c.d. patti agrari -(“Chi intende proporre in giudizio una do-manda relativa a una controversia in materia di contratti agrari è tenuto a darne preventivamente comunicazio-ne, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, all'altra parte e all'ispettorato provinciale dell'a-gricoltura competente per territorio”). AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE art. 10) 48, di telecomunicazioni 49 , di consumo 50, di turismo 51, caratterizzate general-mente da notevole emotività dell’opinione pubblica e da limitato valore unitario delle con-troversie, soprattutto in materia di somministrazione di servizi.  Forme non obbligatorie di tentativo di conciliazione, come alternativa al giudizio, sono proposte dalla legge 6 maggio 2004, n. 129 per il contratto di franchising 52 e in materia di diritto d’autore 53. 6. La conciliazione societaria, precedente della mediazione civile Di particolare rilevanza, almeno a livello dottrinario e come precedente, la conciliazione nel diritto societario, coerente tentativo del legislatore italiano di muoversi concretamente verso un valido procedimento alternativo per la risoluzione delle controversie. Introdotto dal D. Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 con gli artt. da 38 a 40, è stato abrogato dall’art. 23 del D. Lgs. 28/2010 (inclusi i rinvii operati dalla legge a tali articoli); tuttavia, rimane il più compiuto ed articolato precedente della nuova mediazione civile, su cui conviene diffondersi. Per la gestione di questa forma di conciliazione molto simile alle esperienze di ADR, la legge disponeva il ricorso ad appòsiti organismi, controllati ed autorizzati dal Ministero della Giu-stizia secondo il regolamento esecutivo di cui al Decreto ministeriale 23 luglio 2004, n. 222. Di natura volontaria e non obbligatoria, era caratterizzata dai princìpi di terzietà, imparziali-tà e riservatezza nella figura del conciliatore, nonché dalla rapidità, economicità, potenzialità esecutiva ed incentivazione del procedimento stesso ed era così definito dall’art. 1, co. 1, lett. b) del D.M. 222/2003: “«conciliazione»: il servizio reso da uno o più soggetti, diversi dal giudice o dall'arbitro, in condizioni di imparzialità rispetto agli interessi in conflitto e avente lo scopo di dirimere una lite già insorta o che può insorgere tra le parti, attraverso modalità che comunque ne favoriscono la composizione autonoma”. 48 Si osservi, tuttavia, che la violazione dell’obbligo del preventivo tentativo di conciliazione non è sanzionato da improcedibilità o improponibilità della domanda davanti al Giudice ordinario: un’omissione che ha reso di scarsissima rilevanza tale istituto, utilizzato in modo numericamente insignificante. 49 Di cui alla legge 31 luglio 1997, n. 249 -Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo ed al Regolamento di cui alla Delibera n. 173/07/CONS. 50 Cfr. il c.d. codice del consumo, D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206; già la Raccomandazione della Commissione Europea 98/257/CE del 30 marzo 1998 segnalava con vigore la necessità della garanzia di indipendenza dell’organo decisionale conciliativo deputato alla risoluzione delle controversie sollevate dai consumatori, con il suggerimento che, ove collegiale, tale organo dovesse essere composto da un numero uguale di rappresentanti dei consumatori e dei professionisti e possedere comprovate doti di capacità, esperienza e competenza; la Rac-comandazione della Commissione Europea 2001/310/CE del 4 aprile 2001 richiamava all’imparzialità degli or-gani, da assicurarsi mediante la nomina per un tempo determinato dei componenti, l’esclusione della rimozione se non per giusta causa e l’inesistenza di situazioni di conflitto con una delle parti. 51 Cfr. la legge 29 marzo 2001, n. 135. 52 Art. 7, 1. (“Per le controversie relative ai contratti di affiliazione commerciale le parti possono convenire che, prima di adire l’autorità giudiziaria o ricorrere all’arbitrato, dovrà essere fatto un tentativo di conciliazione presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura nel cui territorio ha sede l’affiliato”). 53 Cfr. l’art. 71-quinquies comma 4. e 194-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, aggiunti dal D. Lgs. 9 aprile 2003, n. 68: “1. La richiesta di conciliazione di cui all'art. 71-quinquies, comma 4, sottoscritta dall'associa-zione o dall'ente proponente, è consegnata al comitato di cui all'art. 190 o spedita mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Entro dieci giorni dal ricevimento della richiesta, il presidente del comitato nomina la commissione speciale di cui all'art. 193, comma secondo. Copia della richiesta deve essere consegnata o spedita a cura dello stesso proponente alla controparte”. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI Circa il conciliatore, l’art. 40 del D. Lgs. 5/2003 disponeva: (Procedimento di conciliazione) 1. I regolamenti di procedura 54 debbono prevedere la riservatezza del procedimento e moda-lità di nomina del conciliatore che ne garantiscano l'imparzialità e l'idoneità al corretto e sollecito espletamento dell'incarico”, mentre l’art. 1, co. 1, lett. d) del D.M. 222/2004 cit. lo definiva: “«conciliatore»: le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la prestazione del servizio di conciliazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di ren-dere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo”. Come si vede, sia il Decreto Legislativo istitutivo, sia il Decreto Ministeriale attuativo ri-chiamavano, senza particolari approfondimenti, il requisito dell’imparzialità del conciliatore quale garanzia da assicurare costantemente per l’andamento del procedimento e per le parti; il rinvio ai regolamenti di procedura semplificava il dettato normativo, lasciando ampia di-screzionalità agli Organismi di Conciliazione per l’individuazione dei criteri paradigmatici ai fini della terzietà-imparzialità, inquadrati nelle regole di procedura. Conviene, pertanto, esaminare con alcuni esempi specifici in quale modo tali Organismi, sia pubblici, sia privati, abbiano affrontato e disciplinato il requisito dell’imparzialità, sul presup-posto che, in un’ottica trasparente e con ragionamento a ritroso re melius perpensa, risulta e-vidente come l’imparzialità sia il presupposto essenziale ed ontologico della «mediazione » (come pure della conciliazione), attinente alla sua struttura immutabile ed originaria, molto più che un mero requisito di qualità. 7. Esempi di disciplina dell’imparzialità nei Regolamenti degli Organismi di Conciliazione Il Regolamento 55 di Curia Mercatorum – Centro di Mediazione ed Arbitrato 56 promosso dalla C.C.I.A.A. di Treviso, insieme alle C.C.I.A.A. di Pordenone, Belluno, Trieste e Gorizia contempla in modo dettagliato le cautele necessarie per la garanzia di imparzialità di mediato-ri ed arbitri: all’art. 3, comma 5. del Regolamento si legge: “Mediatori ed arbitri debbono essere e rimanere indipendenti dalle parti, neutrali ed imparziali. Essi non agiscono in alcun modo per conto o a nome di Curia o della Corte. Contestualmente all’accettazione dell’incarico di mediatore o arbitro, l’interessato deve dichiarare per iscritto alla Corte qualsiasi circostanza che possa mettere in dubbio la sua indipendenza, neutralità o imparzia-lità. Parimenti,egli deve comunicare alla Corte qualsiasi circostanza intervenuta successiva-mente che possa avere il medesimo effetto o gli impedisca di svolgere adeguatamente le pro-prie funzioni”; il mediatore, inoltre, “si impegna a rispettare le norme di comportamento ap-provate da Curia Mercatorum”. Non è omesso neppure il caso di necessità di sostituzione del mediatore che sia stato ricusato: “Un arbitro può essere sostituito su decisione insindacabile della Corte in seguito a ricusa-zione di una parte per mancanza di indipendenza o imparzialità o per altri gravi, specificati e 54 Prescritti dal co. 3 dell’art. 38 d. lgs. cit. a tutti gli Organismi di Conciliazione, che devono appunto depositare presso il Ministero della Giustizia “il proprio regolamento di procedura e comunicare successivamente le even-tuali variazioni”. 55 Fonte: http://www.curiamercatorum.com/webcuria/download/Regolamento_di_Conciliazione.pdf 56 Accreditato dal Ministero della Giustizia al n. 23 nel Registro degli organismi deputati a gestire tentativi di conciliazione a norma dell'art. 38 D. lgs. 17 gennaio 2003 n. 5 con P.D.G. 08/01/2008, 13/10/2008, 14/09/2009 e 24/05/2010. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE comprovati motivi” (art. 3. comma 7 Reg.): previsione molto ampia di stampo garantistico, che allarga notevolmente la possibilità di ricusazione, al limite della discrezionalità della parte che sollevi (anche strumentalmente) gravi, specificati, comprovati motivi, in cui la soggettivi-tà può rivestire un ruolo preponderante. In ogni caso, “La ricusazione deve essere fatta con comunicazione scritta alla Corte, entro 10 giorni dalla designazione ovvero dalla sopravve-nuta conoscenza della causa di ricusazione”. La già precisa disposizione, tramite le “Norme di comportamento per i mediatori”, al § II. fornisce ulteriori precetti per la condotta del mediatore, che “deve comunicare qualsiasi circostanza che possa inficiare la propria indipendenza e imparzialità o che possa ingenerare la sensazione di parzialità o mancanza di neutralità. Il mediatore deve sempre agire,e dare l’impressione di agire, in maniera completamente imparziale nei confronti delle parti e rima-nere neutrale rispetto alla lite. Il mediatore ha il dovere di rifiutare la designazione e di in-terrompere l’espletamento delle proprie funzioni, in seguito all’incapacità a mantenere un at-teggiamento imparziale e/o neutrale”; indubbiamente, la norma tiene ben presenti le circo-stanze anche metagiuridiche, di convenienza, di opportunità e di carattere psicologico che sia-no in grado di condizionare il procedimento, così da sgombrare il campo da ogni dubbio e fa-vorire l’opera facilitatoria del mediatore. Di notevole interesse e di precisione terminologica le note esplicative della cit. Norma II., che forniscono definizioni accurate e condivisibili ed una nomenclatura chiara, riempiendo di contenuto plausibile e concreto il concetto di terzietà del mediatore, sebbene con qualche e-stensione opinabile e troppo valutativa:  la nota 1.: “il mediatore deve rendere edotte le parti riguardo qualsiasi circostanza che possa influenzare la propria indipendenza, imparzialità e neutralità, anche se questa pos-sa, di fatto, non influire sulla correttezza nei confronti delle parti. L’esistenza delle sud-dette circostanze non implica automaticamente l’inadeguatezza a svolgere il ruolo di me-diatore”: quindi anche circostanze soggettive od istintive, non superabili, percepite dal mediatore come disturbanti od impedienti per la sua attività possono avere rilevanza nel singolo caso e comportano un dovere di informativa;  la nota 2.: “Indipendenza significa assenza di qualsiasi legame oggettivo (rapporti per-sonali o lavorativi) tra il mediatore ed una delle parti”: anche la sfera personale del me-diatore dev’essere libera;  la nota 3.: “Imparzialità indica un’attitudine soggettiva del mediatore, il quale non deve favorire una parte a discapito dell’altra”: definizione problematica, poiché conduce ad una valutazione del carattere del mediatore, di sottile elaborazione, sino alle attitudini, contrassegnate da variatissima casistica personale;  la nota 4.: “Neutralità si riferisce alla posizione del mediatore, il quale non deve avere un diretto interesse all’esito del procedimento di mediazione”: definizione di tutta evidenza. Analogamente, il regolamento di conciliazione e norme di comportamento per i conciliatori della Camera Arbitrale /Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma 57 e della Camera Arbitrale di Milano (CAM) 58 presso la C.C.I.A.A. ambrosiana stabiliscono che (art. 2.) “il conciliatore deve comunicare qualsiasi circostanza che possa inficiare la propria indi-pendenza e imparzialità o che possa ingenerare la sensazione di parzialità o mancanza di 57 Accreditato dal Ministero della Giustizia al n. 44 nel Registro degli organismi deputati a gestire tentativi di conciliazione a norma dell'art. 38 D. lgs. 17 gennaio 2003 n. 5 con P.D.G. 05/05/2009, 14/10/2009, 10/12/2009, 16/06/2010 e 23/09/2010. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani 58 Accreditato dal Ministero della Giustizia al n. 31 nel Registro degli organismi deputati a gestire tentativi di conciliazione a norma dell'art. 38 D. lgs. 17 gennaio 2003 n. 5 con P.D.G. 22/07/2008. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI neutralità” e riprendono lo stesso glossario delle note appena citate, con la precisazione che le norme comportamentali per conciliatori e mediatori sono ispirate al codice deontologico ap-provato dall’U.I.A. (Union Internationale des Avocats 59) nella sessione 2 aprile 2002, adat-tate alla conciliazione amministrata dalle C.C.I.A.A. italiane. In particolare, le norme di comportamento della C.A.M. Milano dapprima, in premessa, defi-niscono n modo sintetico la figura del conciliatore-facilitatore anche in tema di approccio al contenzioso: “Il conciliatore, soggetto neutrale, indipendente e imparziale,non decide per le parti, ma le aiuta a trovare un accordo, facilitando lo svolgimento di un dialogo costruttivo durante l’incontro. In questo senso, la conciliazione può essere considerata un percorso gra-zie al quale le parti stesse, opportunamente aiutate dal conciliatore, costruiscono in modo at-tivo l’accordo”. All’art. 3., invece, ribadito che “il conciliatore non decide la controversia, ma aiuta le parti a trovare un accordo soddisfacente”, si dettano le regole di scelta del conciliatore stesso: “il conciliatore è individuato dalla Segreteria tra i nominativi inseriti in un’apposita lista, for-mata sulla base di standard definiti dall’Unione Italiana delle Camere di Commercio nel ri-spetto della normativa vigente. Il conciliatore, qualora se ne ravvisi l’opportunità, può essere individuato dalla Segreteria, con decisione motivata, anche in liste di altre Camere di Com-mercio”: sono, quindi, fissati criteri oggettivi per l’affidamento dell’incarico a soggetti che – in quanto appartenenti ad una lista formata in modo standardizzato – devono avere requisiti di competenza e di esperienza; prosegue l’art. 3.: “le parti possono individuare congiuntamente il conciliatore tra i nominativi inseriti nella lista”, con ciò esaltando la professionalità del conciliatore e la probabilità di successo della mediazione, diretta da persona in cui evidente-mente le parti riconoscono doti di capacità e di fiducia. Infine, come norma di chiusura, lo stesso articolo dichiara che “il conciliatore non deve trovarsi in alcuna delle situazioni di in-compatibilità previste da specifiche norme di legge ”60 . Il Regolamento 61 di Aequitas A.D.R. 62 determina nei dettagli, all’art. 5, la scelta del terzo: “5.1 Se le parti hanno di comune accordo scelto un Conciliatore tra i professionisti aderenti a AEQUITAS a.d.r., il professionista così indicato condurrà la procedura di Conciliazione. 5.2 In caso contrario AEQUITAS a.d.r. sottoporrà alla parti l'elenco dei professionisti ade-renti a AEQUITAS a.d.r., fornendo alle parti tutta l'assistenza necessaria al fine di scegliere fra di essi il loro Conciliatore. Qualora le parti non si accordino entro breve termine, e co-munque entro tre giorni dall'invito loro formulato al riguardo da AEQUITAS a.d.r., quest'ul-tima provvederà a nominare alle parti il loro Conciliatore”: la facoltà di scelta della parti è limitata all’elenco dei conciliatori aderenti all’Organismo, com’è peraltro di intuitiva com-prensione in considerazione del carattere privatistico dell’Organismo stesso; in ogni caso, qualora la scelta, per disaccordo o inerzia delle parti, sia demandata all’Organismo, il Rego-lamento dètta i criteri di individuazione, non discrezionali ma logico-cronologici: “5.3 AE-QUITAS a.d.r. sceglierà il nominativo del Conciliatore seguendo i seguenti criteri: -compe-tenza specifica del Conciliatore; -turnazione all'interno dell'elenco dei Conciliatori AEQUI-TAS a.d.r.”. Individuato il soggetto, scattano le norme a presidio dell’imparzialità: “Il Conciliatore nomi-nato deve fare al più presto pervenire a AEQUITAS a.d.r. l'accettazione scritta dell'incarico, 59 Cfr. http://www.uianet.org/index.jsp 60 Fonte: http://www.camera-arbitrale.it/Documenti/regolamento_conciliazione.pdf 61 Fonte: http://www.adrequitas.it/imgpro/File/regolamento%20conciliazione%20liti%20societarie.doc 62 Accreditato dal Ministero della Giustizia al n. 5 nel Registro degli organismi deputati a gestire tentativi di con-ciliazione a norma dell'art. 38 D. lgs. 17 gennaio 2003 n. 5 con P.D.G. 10/05/2007, 13/10/2008, 15/02/2010 e 06/09/2010. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE accompagnata da una dichiarazione da lui sottoscritta in cui attesti la sua assoluta indipen-denza ed imparzialità rispetto alle parti nonché la sua neutralità ed assenza di qualsiasi inte-resse attuale o passato rispetto alla controversia assegnatagli”, a tutto beneficio delle parti (art. 6., comma 1.). L’art. 7. chiarisce le cause di incompatibilità nello svolgimento dell’incarico di Conciliatore: “1. Ferma restando la dichiarazione di indipendenza e imparzialità e neutralità del Concilia-tore, risulterà incompatibile in ogni modo con l’assunzione dell’incarico il Conciliatore che versi in una delle condizioni previste dall’art. 51 numeri 1, 2, 3, 4, 5 c.p.c., così come richia-mato dall’art. 815 c.p.c.”, con rinvio alle norme codicistiche consimili in materia di arbitrato; “2. In ogni caso risulterà incompatibile con lo svolgimento della funzione il Conciliatore chi rivesta la qualità di Giudice di Pace, ai sensi dell’art. 7 n. 3 D.M. 23/7/2004 n. 222, fino a quando duri il mandato in qualità di Giudice di Pace”, ad ulteriore specificazione di un divie-to di legge, fondato sull’inammissibilità della confusione temporanea di ruoli giurisdizionali pubblici e di funzioni conciliative private. Il Regolamento 63 della Camera di Conciliazione e Arbitrato ADR Network 64, all’art. 3 pre-cisa che “il conciliatore svolge l’incarico con neutralità, indipendenza ed imparzialità e ri-spettando le “Norme di comportamento” dei conciliatori della Camera. Il conciliatore accet-ta l’incarico e garantisce i suoi impegni sottoscrivendo una apposita “Dichiarazione di im-parzialità”, senza cui la procedura di conciliazione non può avere inizio”, condizionando so-spensivamente l’inizio del procedimento alla sottoscrizione dell’impegno all’imparzialità da parte del conciliatore che, a rafforzamento della sua terzietà, “non percepisce il proprio com-penso direttamente dalle parti, né svolge funzioni di difensore o di arbitro per la stessa con-troversia. Il conciliatore e la Camera si astengono dall’assumere diritti ed obblighi connessi agli affari trattati durante il tentativo di conciliazione”, così da evitare ogni incompatibile le-game ambiguo a detrimento dell’immagine e dell’attendibilità sia del conciliatore, sia dell’Organismo. La presenza di un codice etico (pure altrimenti denominato), che indichi le regole comporta-mentali accettabili e necessarie per i conciliatori, è sintomo di serietà: ad es., il codice etico per i conciliatori accreditati presso l’Organismo per la Conciliazione presso l’Ordine degli Avvocati di Monza indugia sull’imparzialità, cui dedica il proprio art. 4: “Il conciliatore do-vrà essere imparziale nei confronti delle parti, agendo per tutta la durata della procedura con lealtà, astenendosi dal compiere atti discriminatori e dall’esercitare influenza a favore di una di esse”: di grande momento il divieto di discriminazione (concetto largamente applicabi-le) e dell’uso di pressioni, tali da influenzare aliunde e suggestivamente una o tutte le parti, a discàpito dell’equilibrio e dell’equità. Per conseguenza, prosegue il cit. art. 4: “qualsiasi questione che emerga prima o durante la procedura, che determini un coinvolgimento del conciliatore a titolo personale e/o faccia in-sorgere un conflitto di interessi, sia esso apparente, potenziale od attuale e di qualsivoglia natura (economica, personale, collaterale ecc.), dovrà essere resa nota per iscritto alle parti e alla Commissione per la conciliazione dell’Ordine”; il possibile conflitto viene risolto nella piena trasparenza e consapevolezza delle parti, nello spirito di gestione autonoma ed informa-le della conciliazione: “in tal caso la procedura non potrà iniziare né proseguire, salvo che tutte le parti concordino, sempre per iscritto, sul fatto che il conciliatore possa continuare a gestirla” (ibid.): spetta, dunque, agli utenti (purché concordi), non ad un soggetto terzo, valu-63 Fonte: http://www.adrnetwork.it/files/allegati/regolamento-conciliazione.pdf 64 Accreditato dal Ministero della Giustizia al n. 2 nel Registro degli organismi deputati a gestire tentativi di con-ciliazione a norma dell'art. 38 D. lgs. 17 gennaio 2003 n. 5 con P.D.G. 23/01/2007, 07/06/2007, 15/05/2008, 05/03/2009, 26/10/2009 e 15/09/2010. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI tare la sussistenza o meno di condizioni ostative dell’imparzialità. Molti Organismi di Conciliazione dichiarano di aderire al Codice Europeo di condotta per Mediatore, predisposto dall’European Judicial Network in civil and commercial matters -EJN con l’assistenza della Commissione Europea, risalente al 2 luglio 2004 65, costituente una solida base di possibile normativa standard estensibile agevolmente ad ogni forma di media-zione contemplata dai singoli ordinamenti dei Paesi aderenti all’Unione Europea, compatibile con le tradizioni giuridiche statuali 66. In punto indipendenza ed imparzialità, l’art. 2.1. di esso prescrive: “ Indipendenza -Qua-lora esistano circostanze che possano (o possano sembrare) intaccare l'indipendenza del me-diatore o determinare un conflitto di interessi, il mediatore deve informarne le parti prima di agire o di proseguire la propria opera. Le suddette circostanze includono: – qualsiasi rela-zione di tipo personale o professionale con una delle parti; – qualsiasi interesse di tipo eco-nomico o di altro genere, diretto o indiretto, in relazione all’esito della mediazione; – il fatto che il mediatore, o un membro della sua organizzazione, abbia agito in qualità diversa da quella di mediatore per una o più parti”. La soluzione offerta dal Codice Europeo è di rigorosa garanzia e richiede la presenza di una duplice condizione affinché la procedura abbia inizio o continui: a) l’elemento psicologico soggettivo certo nel mediatore, che deve autovalutare la propria condizione di compatibilità; b) l’accordo esplicito di entrambe (tutte) le parti sull’affidabilità del mediatore: “in tali casi il mediatore può accettare l’incarico o proseguire la mediazione solo se sia certo di poter con-durre la mediazione con piena indipendenza, assicurando piena imparzialità, e con il consen-so espresso delle parti” (ibid.). Il requisito dell’indipendenza dev’essere presente costantemente, sicché il Codice Europeo si preoccupa affinché sia mantenuto in ogni fase della mediazione e sempre reso noto alle parti: “il dovere di informazione costituisce un obbligo che persiste per tutta la durata del procedi-mento” (ibid.). Quanto all’imparzialità, l’art. 2.2. cit. afferma che “il mediatore deve in ogni momento agire nei confronti delle parti in modo imparziale, cercando altresì di apparire come tale, e deve impegnarsi ad assistere equamente tutte le parti nel procedimento di mediazione”(ibid.): la prescrizione è duplice e coinvolge: a) il comportamento del mediatore anche nelle sue manifestazioni esterne (apparentia aequi-tatis), quelle direttamente percepibili dalle parti 67, le quali non devono essere indotte nel so-spetto o nella sfiducia da atteggiamenti anche in buona fede del terzo, potenzialmente apprez-zabili come favorevoli più all’una che all’altra parte; b) l’attività tipica del mediatore, che dev’essere di tipo assistenziale equo per tutte le parti, aiutate nell’esposizione delle loro esigenze per favorire la conciliazione, senza interventi im-positivi e lenitiva delle asprezze. 65 Fonte: http://ec.europa.eu/civiljustice/adr/adr_ec_code_conduct_en.htm 66 Nel prologo del “codice europeo”, infatti, si dice: “Il presente codice di condotta stabilisce una serie di prin-cipi ai quali i singoli mediatori possono spontaneamente aderire sotto la propria responsabilità. Il codice può essere applicato a tutti i tipi di mediazione in materia civile e commerciale. Anche le organizzazioni che forni-scono servizi di mediazione possono impegnarsi in tal senso,chiedendo ai mediatori che operano nel loro ambito di attenersi al codice di condotta. Le organizzazioni possono dare informazioni sulle misure (quali formazione, valutazione e monitoraggio) assunte per favorire il rispetto del codice da parte dei singoli mediatori”. Fonte: i-bid. (nella versione in lingua italiana). 67 Anche attraverso la mimica, l’intonazione vocale, la gestualità, linguaggi corporei facilmente comprensibili e non sempre celabili o mascherabili, sottintendendo sentimenti e sensazioni. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE 8. Il mediatore civile ex D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28. Il D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 è destinato – almeno nelle intenzioni del legislatore – ad inci-dere profondamente nel nostro ordinamento e nel sistema giuridico-economico naziona-le; la nuova mediazione civile, introdotta come obbligatoria in un grande numero di casi 68, presuppone il condiviso cambiamento di mentalità e di cultura nell’approccio al contenzioso. Nelle cause normali, l’obiettivo di ciascuna parte è di farsi riconoscere da una decisione im-perativa di avere ragione o torto, mediante l’iter rigido e formale di un procedimento giuri-sdizionale; con la mediazione, invece, l’aspetto emotivo litigioso e formale viene sostituito dal tentativo, facilitato dal mediatore, di consentire a ciascuna parte di ottenere un obiettivo positivo, conforme ai suoi interessi e alle sue aspettative, valutati oggettivamente e con equità sul piano della convenienza e della rapidità, anziché della mera e rigida applicazione della legge. “La mediazione – si legge in un comunicato del Ministero della Giustizia -mira a indurre la parti al ripristino in funzione dei loro interessi: non punta a trovare il colpevole e l’innocente e non valuta la situazione solo in riferimento al passato, come invece accade nella controver-sia giudiziaria, ma punta al risolvere il presente con uno sguardo al futuro: a mediare, ap-punto, tra le parti che possono avere ancora degli interessi in comune” 69. Per questo, nella c.d. facilitative mediation (mediazione facilitativa) scelta come tipus dalla legge, al mediatore è interdetto somministrare alle parti un qualsiasi schema di soluzione che derivi da una sua personale elaborazione: emerso, infatti, con l’assistenza del terzo, il comu-ne interesse delle parti, il mediatore deve improntare la discussione con e tra le parti mede-sime al reperimento di piste di ragionamento aperte e praticabili, così da accompagnare gli stessi contendenti verso l’individuazione della soluzione satisfattiva per tutti del loro conflitto. Privo, dunque, dell’autorità imperativa derivante dal potere di decidere 70, il mediatore tanto più avrà successo nella sua opera di agevolazione e promozione di un accordo, quanto più ri-sulterà affidabile, confidente, competente, indipendente e realmente terzo per le parti: ne con-segue che l’imparzialità costituisca il requisito principe per il mediatore, che non solo deve essere imparziale, ma lo deve anche apparire agli occhi dei contendenti, naturaliter più sensi-bili in momenti di tensione emozionale, quali sono le controversie: la psicologia spicciola dell’esperienza comune, invero, insegna a chiunque come anche il solo sospetto di parzialità del terzo chiamato a mediare possa avere effetti rovinosi sull’andamento delle trattative, de-stinate a naufragare nelle secche della mala fede, delle riserve mentali 71 e della méfiance. 68 L’art. 5, co. 1. del D. Lgs. 28/2010 rende obbligatorio e condizione di procedibilità il tentativo di mediazio-ne in ogni controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. 69 Fonte: http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_6_1.wp -Ministero della Giustizia, Redazione Internet, Anto-nella Bellino, Dossier sulla mediazione civile, 2010. 70 Come il Giudice o l’arbitro, ex art. 1., comma 1., lett. b) d. lgs.cit. 71 Delle riserve mentali che inducono una parte a raggiungere una conciliazione ma con la positiva volontà di non darvi attuazione (una simulazione totale o parziale), si trova previdente traccia nel disposto dell’art. 12 del D. Lgs. 28/2010, il cui 2° comma prevede che il verbale di accordo omologato su istanza di parte dal Presidente del Tribunale competente costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma spe-cifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale (ibid.): una misura necessaria per non rendere volatile la concilia-zione, fondata sulla buona fede; una difesa efficace – munita di imperatività – per la parte adempiente nei con-fronti della parte simulante; un presidio di serietà e di autorità per l’istituto della mediazione civile. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI 9. L’imparzialità come requisito di garanzia della mediazione. Si è già riflettuto 72 che l’imparzialità sia il presupposto essenziale ed ontologico della me-diazione, attinente alla sua struttura immutabile ed originaria, molto più che un mero requisito di qualità; occorre ora esaminare come questo imprescindibile obiettivo sia considerato dal D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, l’organica disciplina dell’istituto. Di imparzialità trattano, direttamente e/o indirettamente, gli articoli:  1., co. 1., lett. a) e b);  3., comma 2.;  8., comma 3.;  9., 10., comma 2. e 14., che conviene esaminare partitamente per trarne la configurazione generale e sistematica volu-ta dal legislatore. L’art. 1., co. 1., lett. a) definisce la mediazione come l'attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un ac-cordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa; la lett. b) definisce mediatore la persona o le per-sone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo. La mediazione è dunque svolta da un terzo imparziale, senza poteri decisionali vincolanti, con funzione ausiliaria per il raggiungimento di un accordo amichevole o di una proposta per la risoluzione di una contesa. Il lèssico usato dal legislatore è basato su forme espressive gen-tili ed accattivanti, quasi informali e per certo non paludate, per esaltare il clima amichevole in cui le parti si devono confrontare da coprotagoniste, agevolate dall’assistenza del terzo, di natura sussidiaria, che con la sua competenza professionale, tecnica ed umana favorisce la ri-cerca di un accordo compositivo. In questo àmbito, l’imparzialità giuoca un ruolo determinante: è molto probabile e prevedi-bile che, almeno nei primi anni di attuazione di questo istituto giuridico, nato nell’ostilità e nella sottovalutazione delle categorie professionali, i singoli utenti equivochino sul significato e sui còmpiti del mediatore e credano che lo stesso sia una sorta di “giudice privato”-“arbitro”, da cui si attendono una decisione secondo gli schemi tradizionali, soprattutto nei ca-si numerosissimi di obbligatorietà preventiva della mediazione. Di fronte ad aspettative scorrette e disinformate, quindi, il mediatore dovrà ritagliarsi un ruolo specifico di facilitatore utile, con l’autorevolezza che gli deriverà dalle capacità dimo-strate e, soprattutto, dalla posizione di vera terzietà, che rassicura gli utenti e li convince a partecipare in modo propositivo al tentativo di mediazione, comprendendone la validità e la convenienza, in alternativa all’ordinario giudizio contenzioso. Ai fini della terzietà-garante del procedimento, opera l’art. 3, co. 2 secondo cui il regola-mento 73 deve in ogni caso garantire la riservatezza del procedimento ai sensi dell'articolo 9, nonché modalità di nomina del mediatore che ne assicurano l'imparzialità e l'idoneità al corretto e sollecito espletamento dell'incarico. 72 Cfr. supra, § 6., ult. cpv. 73 Si tratta del regolamento di cui ogni Organismo di Mediazione si deve obbligatoriamente dotare per potersi iscrivere nel Registro presso il Ministero della Giustizia ex art. 16 e che le parti, nel momento in cui si rivolgono all’Organismo e lo scelgono, sono impegnate ad accettare (ibid., art. 3., co. 1). AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE La legge rinvia ai regolamenti degli Organismi di mediazione per la disciplina dettagliata ri-guardante la nomina, l’idoneità e l’imparzialità del mediatore: le soluzioni regolamentari sa-ranno svariate 74, ma per l’approvazione da parte del Ministero della Giustizia dovranno co-munque tenere conto del principio rigoroso di imparzialità stabilito dall’ordinamento nello specifico e nella generalità. Infatti, l’art. 8., comma 3. laddove prescrive che il mediatore si adopera affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia (in modo sollecito e corretto) evidenzia il rapporto obbligatorio che si stabilisce tra il mediatore (rectius: l’organismo di mediazione, con cui le parti hanno rapporto diretto) e gli utenti: un’obbligazione non di risultato, ma di mezzi, in cui il terzo ha dei doveri che, se non a-dempiuti, lo espongono a responsabilità da sanzionare in via risarcitoria. Sebbene, come avvertito, è da ritenersi che siano gli Organismi i primi responsabili nei con-fronti degli utenti per l’imparzialità e l’idoneità dei mediatori 75, è pure da ritenersi che com-portamenti personali errati, incompatibili con la funzione o contrari al rispetto dei limiti dell’ordine pubblico e delle norme imperative 76 da parte del mediatore implichino anche la sua propria responsabilità, per dolo o per colpa grave, unitamente all’Organismo 77. L’imparzialità è connessa anche alla sicurezza per gli utenti che ogni loro dichiarazione sia confidenziale e, come tale, non divulgabile (principio di riservatezza); in punto, l’art. 9 -Do-vere di riservatezza – così si esprime: “1. chiunque presta la propria opera o il proprio ser-vizio nell'organismo o comunque nell'ambito del procedimento di mediazione è tenuto all'ob-bligo di riservatezza rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite durante il procedimento medesimo. 2. Rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate e salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale proven-gono le informazioni, il mediatore è altresì tenuto alla riservatezza nei confronti delle altre parti”. La legge, dunque, dispone una tutela rigida e severa della riservatezza, che copre ogni aspet-to della procedura mediatoria e salvaguarda le parti dalla propalazione di notizie comunicate al mediatore con libertà solo per la confidenza e l’informalità della procedura; tutela ancor più accentuata per le dichiarazioni rese in sede di audizione separata. Il mediatore che utilizzasse quanto saputo allo scopo (anche inconsapevole) di favorire una parte o una certa soluzione da 74 Cfr. l’ampia casistica illustrata e commentata supra al § 7. 75 Si veda, in proposito, l’art. 14 del D.M. 23 luglio 2004, n. 222: “Responsabilità del servizio di conciliazione – 1. Il conciliatore designato deve eseguire personalmente la sua prestazione; della sua opera risponde anche l’ente o l’organismo di appartenenza”. 76 Cfr. art. 14., comma 2., lett. c) del D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28. 77 Salvo diversi orientamenti futuri, si dovrebbe considerare applicabile anche alla figura del mediatore e dell’Organismo di mediazione il principio da tempo sottolineato dalla Corte di Cassazione in materia di attività professionale: “le obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale sono, di regola, obbligazioni di mezzo e non di risultato, in quanto il professionista assumendo l'incarico si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non a conseguirlo” (Cass. Civile, sez. II, 08.08.2000, n. 10431). L’inadempimento potrà quindi essere valutato in relazione ai doveri inerenti lo svolgimento dell'attività profes-sionale e al dovere di diligenza applicato non con il criterio generale della diligenza del buon padre di famiglia, ma della diligenza professionale di cui all'art. 1176 secondo comma c.c., parametrato alla natura dell'attività e-sercitata, commisurata alla diligenza di un professionista di preparazione professionale e di attenzione medie. Nel caso, invece, che l’attività concreta comporti la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, la re-sponsabilità del professionista è attenuta e si concreta solo per dolo o colpa grave ex art. 2236 c.c., espressa ec-cezione derogatrice. D’altra parte, già il D.M. 23 luglio 2004, n. 222 prevedeva, all’art. 4., comma 3., lett. b) che, per l’iscrizione nel Registro degli Organismi di Conciliazione, fosse necessario “produrre in ogni caso polizza assicurativa dell’importo non inferiore a 500.000,00 euro per le conseguenze patrimoniali comunque derivanti dallo svolgimento del servizio di conciliazione”: norma peraltro tuttora vigente, in attesa dell’emanazione dei Decreti ministeriali attuativi del D. Lgs. 28/2010, in cui sicuramente un’identica prescrizione non mancherà. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI lui già intravista ed elaborata violerebbe gravemente il principio dell’imparzialità e la sua terzietà ne risulterebbe del tutto demolita. Un’ulteriore tutela del riserbo, che incide sull’imparzialità in quanto ovviamente bilaterale, è data dalla guarentigia dell’esenzione dal dovere di testimoniare connessa al mediatore che “non può essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel procedimento di mediazione, né davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad al-tra autorità”, come precisa l’art. 10, comma 2. Nell’art. 14., infine, si ha il compendio dedicato degli obblighi del mediatore: “1. Al mediatore e ai suoi ausiliari è fatto divieto di assumere diritti o obblighi connessi, di-rettamente o indirettamente, con gli affari trattati, fatta eccezione per quelli strettamente ine-renti alla prestazione dell'opera o del servizio; è fatto loro divieto di percepire compensi di-rettamente dalle parti”; la norma si rivela ab origine il primo presidio dell’imparzialità: il mediatore, per essere indipendente, dev’essere neutrale ed indifferente, non essere legato, cio-è, ad alcuna della parti da diritti od obblighi, che minerebbero ab intrinseco la posizione di a-strazione oggettiva e soggettiva di cui le parti hanno la legittima aspettativa; anche la previ-sione che i costi del procedimento siano determinati preventivamente con tabella e pagati di-rettamente all’Organismo (cfr. art. 16., comma 3 e regolamenti emanandi) concorre all’affermazione dell’imparzialità del mediatore, che è dispensato da qualsiasi rapporto con il denaro in quanto il suo giusto compenso è a càrico dell’Organismo; pertanto, a maggior ra-gione, non può percepire compensi direttamente dalle parti, che nel maneggio di somme po-trebbero intravvedere inammissibili modalità di furbesca influenza o peggio. Prosegue il comma 2.: “al mediatore è fatto, altresì, obbligo di: a) sottoscrivere, per ciascun affare per il quale è designato, una dichiarazione di imparzialità secondo le formule previste dal regolamento di procedura applicabile, nonché gli ulteriori impegni eventualmente previsti dal medesimo regolament”; si tratta di una formalità (una del-le pochissime richieste per la procedura, che è semplificata al massimo 78) che riveste grande significato di impegno giuridico e morale per il mediatore, come l’impegno di cui all’art. 251, 2° co. cod. proc. civ. per i testimoni; inoltre, la mancanza della dichiarazione di impar-zialità costituisce, secondo molti regolamenti di Organismi, motivo di impossibilità a dar cor-so al procedimento; b) “informare immediatamente l'organismo e le parti delle ragioni di possibile pregiudizio all'imparzialità nello svolgimento della mediazione”; è un dovere correlato al principio dell’imparzialità, che deve sussistere durante tutto lo svolgimento del procedimento, di tal che l’insorgenza medio tempore di cause ostative inficia l’intero iter e fa nascere responsabili-tà contestabili, qualora il mediatore non ne dia avviso sia all’Organismo, sia alle parti (le qua-li, tuttavia, in alcuni regolamenti di Organismi, potrebbero anche decidere espressamente e di concerto tra di loro di continuare la procedura, con valutazione discrezionale di irrilevanza degli elementi di possibile riduzione dell’imparzialità di cui siano state informate dal mediato-re, all’interno dell’autonomia loro riconosciuta); c) “formulare le proposte di conciliazione nel rispetto del limite dell'ordine pubblico e delle norme imperative”; in tal caso, l’obbligo discende dalla necessità di competenza e di profes-sionalità nel mediatore, la cui violazione potrebbe tramutarsi surrettiziamente in una forma di 78 La libertà di forme, salvo alcune regole indispensabili per l’ordine, rende pressoché impossibile che la conci-liazione, intervenuta con successo e consacrata nell’apposito verbale, venga impugnata per vizi di natura proces-suale, errores in procedendo; diverso è il controllo di natura anche formale, ma principalmente appuntato alla verifica della conformità all’ordine pubblico ed alle norme imperative, previsto dall’art. 12. per l’omologazione del verbale di accordo da parte del Presidente del Tribunale (la cui forma, il decreto, suppone una concisa moti-vazione rispetto ad altre forme di provvedimento, l’ordinanza e la sentenza). AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani IL REQUISITO DELL’IMPARZIALITÀ NEL MEDIATORE CIVILE parzialità o discriminazione a danno di una delle parti, che abbia confidato nella regolarità della procedura e della proposta di conciliazione; Il comma 3. contempla l’eventualità patologica della carenza nel mediatore dei requisiti di imparzialità e terzietà (ma anche di competenza tecnica): “su istanza di parte, il responsabile dell'organismo provvede alla eventuale sostituzione del mediatore”. I regolamenti degli orga-nismi, in questa circostanza, devono esporre dettagliatamente sia le cause ostative e/o di in-compatibilità, sia le modalità di sostituzione del mediatore, che siano il più possibile oggettive e sottratte alla mera discrezionalità del Responsabile. La delicatezza della materia e l’esigenza di trasparenza spigano il dettato della seconda parte del cit. co. 3 dell’art. in disamina: “iIl re-golamento individua la diversa competenza a decidere sull'istanza, quando la mediazione è svolta dal responsabile dell'organismo”: è di tutta evidenza, infatti, che il mediatore designa-to che sia contemporaneamente responsabile dell’Organismo non possa far coesistere in sé le funzioni di controllore e di controllato, sicché è ragionevole l’imposizione ai regolamenti di introdurre un meccanismo atto ad assicurare imparzialità e terzietà anche in questa non remota ipotesi. 10. L’imparzialità come presupposto di successo della mediazione. Da quanto sinora esposto, emerge che il mediatore civile si appresta a divenire una figura al-tamente specializzata, previa seria formazione continua, capace di gestire efficacemente il contenzioso attraverso le più moderne tecniche di negoziazione e di facilitare giuridicamen-te e psicologicamente l’accordo tra le parti accompagnandole alla soluzione più utile e soddi-sfacente, in una necessaria posizione di imparzialità e neutralità, quale prerequisito essen-ziale. L’equidistanza del mediatore dai contendenti è ancor più delicata, poiché il legislatore – pressato da notorie esigenze contenitive del contenzioso -ha scelto l’obbligatorietà della mediazione per la gran parte della possibile e più frequente res litigiosa. Il mediatore, peraltro, è investito di una funzione più lata di quella del Giudice, poiché il procedimento mediatorio è contrassegnato dal principio della libertà delle forme e della di-sponibilità senza limiti delle parti; il terzo “non è a differenza del giudice, vincolato stretta-mente al principio della domanda e può trovare soluzioni della controversia che guardano al complessivo rapporto tra le parti. Il mediatore non si limita a regolare questioni passate, guardando, piuttosto, a una ridefinizione della relazione intersoggettiva in prospettiva futu-ra” 79. Perciò, “il tentativo di conciliazione può avere successo solo se è sostenuto da una reale vo-lontà conciliativa e non se è svolto per ottemperare ad un obbligo. In questo caso si trasfor-ma in un mero adempimento formale, che ingolfa gli uffici preposti, ritardando la definizione della controversia e sottraendo energie allo svolgimento dei tentativi di conciliazione seria-mente intenzionati” 80: ne scaturisce la necessità di metabolizzazione parte degli utenti e degli operatori della peculiare natura extragiudiziale della mediazione, che non costituisce “un’ipotesi di soluzione della lite attraverso l’applicazione delle norme; il mediatore, per 79 Dal dossier di documentazione della Camera dei Deputati, XVI legislatura, L.N. 69 del 18 giugno 2009, schema legislativo 150. 80 Parere del Consiglio Superiore della Magistratura del 4 febbraio 2010 sullo schema di D. Lsg. 28/2010.; il C.S.M. si riferisce evidentemente al tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di controversie di lavoro, introdotto dal D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, modificante l’art. 410 cod. proc. civ., che ha notoriamente dato pes-sima prova di sé. AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani PIERLUIGI GILLI quanto doverosamente terzo ed imparziale, non si sostituisce mai al giudice, anticipandone la giurisdizione, ma ricerca, d’accordo con le parti che ad esso si sono rivolte, una composizio-ne amichevole della vicenda, la quale tenga conto degli interessi perseguiti dalle stesse. Nel-la mediazione non c’è (e non ci può essere, per ovvi motivi desumibili pure dal nomen iuris) un vincitore o un soccombente; se essa ha effetto e si raggiunge la conciliazione stragiudizia-le della querelle, questa non avviene alla stregua del paradigma normativo, bensì alla luce della regola elaborata hic et nunc per quel caso di specie e solo per quello” 81. Stante, dunque, l’innovazione dell’imposizione normativa della mediazione, è auspicabile che in tempi brevi, dopo l’opportuna fase iniziale di carattere comprensibilmente sperimentale ed organizzativo, il nuovo istituto dia risposta adeguata alle aspettative di giustizia, grazie al con-solidarsi del prestigio e dell’autorevolezza che i mediatori dovranno costruirsi giorno per giorno, senza il riparo istituzionale della giurisdizione, ma con la dimostrazione di essere in grado di indirizzare i contendenti a soluzioni bonarie delle controversie, in cui il saggio con-temperamento degli interessi contrapposti, la terzietà neutrale del facilitatore percepita dalle parti come garanzia di serietà e di concretezza, l’assenza di rigidi formalismi e di trappole procedurali permettano il superamento del noto (ed amaro) principio secondo cui summum ius equivale a summa iniuria, per una giustizia più sostanziale, pratica, rapida, satisfattiva, vantaggiosa e recuperativa dei rapporti sociali e di affari. L’imparzialità riconosciuta e condivisa dei mediatori, unita alla rigorosa preparazione tec-nica ed umana, sarà quindi il viatico indispensabile per il successo della risoluzione alternati-va del contenzioso, dell’intento deflattivo e della diminuzione della congenita litigiosità. Curriculum vitae dell’Autore Laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con la tesi in Diritto Ecclesiastico “Libertà religiosa in età precostantiniana”, ha perfezionato gli studi in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense di Roma ed ha funto per anni da assistente cultore per gli insegnamenti di Diritto Ecclesiastico, Diritto Canonico e Sto-ria dei rapporti fra Stato e Chiesa nell’età moderna presso l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Avvocato abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione, con specializza-zione civilistica e privatistica, Professore incaricato di Diritto Ecclesiastico nell’Università degli Studi E|Campus, mediatore civile abilitato, è stato per otto anni Magistrato Onorario ed ha ricoperto incarichi amministrativi in fondazioni ecclesiastiche, enti e società private e pub-bliche, tra cui quello elettivo di Sindaco della città di Saronno per due quinquenni. 81 Gianluca Ludovici, “Una chimera chiamata mediazione: miraggi ed illusioni sulla via della riduzione del contenzioso civile”, 2010, in www.LaPrevidenza.it AMCI – Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani
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References: art. 1754
 art. 1754
 art. 16
 Art. 1
 art. 7
 art. 2
 art. 1
 art.1
 art. 1754
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 Sentenza 
 Art. 411
 art. 66
 art. 10
 Art. 7
 art. 4
 art. 4
 art. 1
 § 6
 art. 16
 art. 3
 § 7
 art. 14
 art. 2236
 art. 16