Source: http://osservatoriomediazionecivile.blogspot.com/2016/06/
Timestamp: 2020-01-29 14:13:10+00:00

Document:
Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Civile: giugno 2016
51/16. Diffamazione, richiesta danni inferiore a € 50.000: mediazione obbligatoria (Osservatorio Mediazione Civile n. 51/2016)
=> Tribunale di Verona, 12 maggio 2016
La domanda di risarcimento danni per diffamazione inferiore a euro 50.000 è soggetta alla sola mediazione c.d. obbligatoria (art. 5, comma 1-bis d.lgs. 28/2010) e non alla negoziazione assistita c.d. obbligatoria (art. 3, d.l. 132/2014, conv. con mod. in l. 162/2014. L’art. 3, comma 1, primo periodo, d.l. 132/2014, infatti, esclude dalla negoziazione assistita le controversie che rientrano nel novero di quelle contemplate dall’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010. (I) (II).
(I) Si veda l’art. 5, comma 1-bis D.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L. 132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014, in Osservatorio Mediazione Civile n. 61/2014.
(II) Si veda l’art. 3, d.l. 132/2014, conv. con mod. in l. 162/2014, in Osservatorio Mediazione Civile n. 60/2014.
Per approfondimenti si veda SPINA, Danni inferiori a € 50.000 per diffamazione: mediazione o negoziazioneassistita?, Altalex, 2016.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 51/2016
A sostegno delle domanda l’attrice, dopo aver premesso di gestire, insieme al proprio figlio, una rivendita speciale secondaria di valori bollati al piano terra dell’edificio ove è ubicato il tribunale civile e penale di Verona, ha dedotto che i convenuti, suoi concorrenti, in quanto titolari di una tabaccheria e rivendita di valori bollati posta a distanza di poche centinaia di metri dalla predetta rivendita, avevano esposto, per circa due mesi, un articolo del quotidiano veronese --- del 26 aprile 2015 nel quale era stato riferito che il figlio dell’attrice, il giorno precedente al predetto, era stato controllato dalla polizia ferroviaria e trovato in possesso di alcune marche da bollo apparentemente contraffatte.
Secondo l’attrice l’esposizione di quell’articolo aveva avuto l’unico scopo di screditarla e diffamarla davanti ai clienti della tabaccheria --- (soprattutto avvocati e segretarie di studi legali) e presso gli uffici comunali che avevano bandito la gara per l’assegnazione dei citati locali proprio nel predetto periodo. L’attrice ha individuato espressamente il fondamento della propria domanda risarcitoria sia nel disposto dell’art. 2043 c.c., in relazione alla condotta di diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità attribuita ai convenuti, sia in quello dell’art. 2598, comma 1 n.2 c.c. c.c. in tema di concorrenza sleale.
I convenuti nel costituirsi in giudizio hanno eccepito in via pregiudiziale il difetto di procedibilità della domanda attorea per non essere stata preceduta dalla mediazione finalizzata alla conciliazione.
A prima vista, alla luce della prospettazione attorea, parrebbe esservi la necessità di far espletare sia la mediazione, tenuto conto del primo dei titoli di responsabilità invocato dalla ricorrente, sia la negoziazione assistita avuto riguardo all’entità della condanna richiesta sulla scorta del diverso e concorrente titolo di responsabilità.
Deve però escludersi che nel caso di specie possa trovare applicazione il disposto dell’art. 3, comma 5, d.l. 132/2015 che, come già affermato da questo giudice in altro provvedimento, effettivamente consente il cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e altre condizioni di procedibilità. Infatti l’ambito di applicazione di tale norma, la cui legittimità costituzionale, per contrasto con l’art. 24, comma 1, Cost è alquanto dubbia, ad avviso di questo giudice, va limitato ai casi in cui la medesima domanda o una pluralità di domande distinte siano soggette a condizioni di procedibilità diverse. Si può pensare, a titolo esemplificativo, al caso della domanda di condanna la pagamento di una somma fino ad euro 50.000,00 che si fondi su un contratto agrario, che come tale è soggetta sia a negoziazione assistita che al tentativo obbligatorio di conciliazione davanti all’ispettorato agrario, o a quello di una domanda di condanna al pagamento di una somma fino ad euro 50.000,00 fondata su una ipotesi di responsabilità professionale alla quale sia connessa una domanda relativa ad un contratto assicurativo, atteso che mentre la prima è soggetta a negoziazione assistita la seconda soggiace a mediazione.
Il caso in esame esula dall’ambito di applicazione della norma succitata in virtù del disposto dell’art. 3, comma 1, primo periodo del d.l. 132/2014 che esclude dalla negoziazione assistita le controversie che rientrano nel novero di quelle contemplate dall’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010, quale è la presente in relazione alla prospettata condotta di diffamazione;
Assegna alle parti termine di quindici giorni dal momento della comunicazione del presente provvedimento per presentare l’istanza di mediazione e rinvia la causa all’udienza ---.
Etichette: diffamazione a mezzo stampa, Mediazione obbligatoria, negoziazione assistita
50/16. Primo incontro, verbale, ragione del rifiuto a proseguire: il principio di riservatezza è riferito al merito, non allo svolgimento procedimentale (Osservatorio Mediazione Civile n. 50/2016)
=> Tribunale di Roma, 25 gennaio 2016
Il principio relativo alla riservatezza delle dichiarazioni delle parti (art. 9 d.lgs. 28/2010) deve essere riferito al solo contenuto sostanziale dell'incontro di mediazione, vale a dire al merito della lite. Ogni qualvolta, invece, tali dichiarazioni, quand'anche trasposte al di fuori del procedimento di mediazione, riguardano circostanze che attengono alle modalità della partecipazione delle parti alla mediazione e allo svolgimento (in senso procedimentale) della stessa, va predicata la assoluta liceità della verbalizzazione e dell'utilizzo da parte di chicchessia. Difatti, il mediatore non è né un collaboratore del giudice né un suo ausiliario, ma lo schema della legge prevede, in sommo grado nella mediazione demandata, una serie di link che non possono essere ignorati fra il procedimento di mediazione e la causa (fra essi vanno ricordati in primo luogo la condizione di procedibilità prevista dall'art. 5 c. 1-bis e 2, nonché le conseguenze della mancata partecipazione al procedimento di mediazione senza giustificato motivo di cui all'art. 8 co. 4-bis, gli effetti nella causa della proposta del mediatore di cui all'art. 13, l'efficacia di titolo esecutivo del verbale di accordo ove regolarmente asseverato dagli avvocati che abbiano assistito le parti che hanno aderito alla mediazione di cui all'art. 12 e, benché non espressamente affermato dalla legge, la producibilità nella causa della relazione dell'esperto di cui all'art. 8 c. 4; ciò, in via generale, anche in relazione all'art. 96 c. 3 c.p.c. (I) (II).
Con riferimento al primo incontro di mediazione (art. 8 c. 1) è necessario e doveroso che venga verbalizzata la ragione del rifiuto a proseguire nella mediazione vera e propria. Ciò, sempre che la parte dichiarante la esponga e chieda la relativa verbalizzazione: il mediatore non è tenuto a richiedere ad essa la ragione di tale rifiuto, ma neppure può esimersi dalla relativa verbalizzazione, ove richiesta dall'avente diritto. In mancanza di qualsiasi dichiarazione, autorizzativamente verbalizzata, della parte, sulla ragione del rifiuto di proseguire nel procedimento di mediazione, tale rifiuto va considerato non giustificato (I).
Con riferimento all’incontro di mediazione di cui all'art 8 c. 5, solo in presenza di ragioni ostative formali/procedurali (si pensi ad esempio ad un convocato in mediazione caduto vittima di un grave incidente, per il quale è in corso la procedura per la nomina di un amministratore di sostegno) può predicarsi realizzata validamente la impossibilità di iniziare la procedura di mediazione e quindi la ragionevolezza del considerare validamente concluso il procedimento di mediazione (con l'inveramento della condizione di procedibilità e l'assenza di sanzioni). Tale interpretazione è perfettamente in linea con la logica, il buon senso e la Costituzione (I).
(I) Si vedano gli artt. 5, commi 1-bis e 2, 8, commi 1, 4, 4-bis e 5, 9, 12 e 13, D.lgs.4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L. 132/2014 c.d. didegiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014, in Osservatorio Mediazione Civile n. 61/2014.
(II) Si veda l’art. 116, comma 2, c.p.c. in Codice di Procedura Civile, La Nuova Procedura Civile, 2016.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 50/2016
Nella causa epigrafata, avente ad oggetto la richiesta di risarcimento relativa ad un danno subito dall'attrice Omissis a seguito di un trattamento estetico per la ricostruzione delle unghie, il giudice, dopo una breve istruttoria, disponeva la mediazione demandata con ordinanza dell'11.5.2015.
La causa in effetti proseguiva, e nel verbale di mediazione del 6.7.2015, la mediatrice dott.ssa omissis dell'Organismo omissis, dava atto che: erano comparsi OMISSIS (attrice della presente causa) istante, assistita omissis (convenuta nella presente causa) convocata, assistita dall'avv. omissis; aveva illustrato alle parti compiutamente le modalità del procedimento di mediazione; aveva invitato le parti ad esprimersi sull'interesse (sic, n.d.r.) a proseguire nella procedura di mediazione; la parte attrice aveva manifestato il proprio assenso all'avvio della procedura di mediazione; la parte convenuta NON manifestava il proprio assenso all'avvio della procedura di mediazione; ed infine che le parti dichiaravano l'esito negativo del primo incontro di mediazione, dando atto della volontà delle parti di non dare prosecuzione al procedimento.
Ed invero, in tale ambito una compiuta verbalizzazione è necessaria al fine di consentire al giudice la conoscenza del contenuto della condotta delle parti nello specifico contesto di cui trattasi; conoscenza indispensabile in relazione alle previsioni del decr.lgsl.28/2010 relative alla procedibilità delle domande ed all'art.8 co. 4 bis (4) dello stesso decreto, nonché, in via generale, dell'art. 96 III° cpc.
Sarebbe infatti un'assoluta aporia prevedere da una parte che il giudice debba e possa sanzionare la mancata o irrituale partecipazione delle parti al procedimento di mediazione e per contro precludergli la conoscenza e la valutazione degli elementi fattuali che tale ritualità o meno integrano. Per la medesima ragione, deve essere verbalizzata dal mediatore la risposta di ciascuna delle parti interpellate alla fatidica domanda (del mediatore) sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione (art. 8 co. I° quinto periodo decr. lgsl. 28/2010).
La natura dell'incontro di mediazione di cui all'art 8 co. quinto della legge (7) .
Sulla base di una interpretazione meramente letterale delle norme (cf. pure il comma 2 bis 8 dell'art.5 della legge) ove le parti, o una di esse, neghino, a domanda del mediatore, che sussista la possibilità di iniziare la procedura di mediazione, si potrebbe ritenere che il procedimento di mediazione sia concluso e la condizione di procedibilità della domanda giudiziale realizzata.
Sarebbe a dire, in altre parole, che da una parte la legge prescrive che per introdurre (o proseguire) la causa occorre che venga esperito il procedimento di mediazione (che consiste in ciò che è ben descritto nella lettera a. dell'art.1 della legge, nonché negli artt. 8 commi 2-4 ed nell'art.11 della legge) e dall'altra che anche se le parti (ed in particolare il proponente la domanda) dichiarano di non voler effettuare la mediazione (che conseguentemente non si è svolta) … la mediazione si considera svolta e la procedibilità attinta ... . Un perfetto ossimoro. Aderendo a tale accezione si deve postulare che le parti abbiano il diritto potestativo di decidere di non svolgere la mediazione (finanche quando il giudice lo ha ordinato !), ottenendo il medesimo vantaggioso risultato (procedibilità, assenza di sanzioni per la mancata partecipazione) che la mediazione fosse stata esperita davvero. Conclusione questa del tutto azzardata ed irrazionale. Non solo. Immaginare che le parti in mediazione demandata (qual'è quella che ci occupa) possano rapportarsi alle informazioni che il mediatore gli somministra nel corso del "primo incontro" (“il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione”) come davanti ad un quid novi che dischiuda loro, solo in quel momento, la prospettiva della mediazione, è cosa confliggente con la realtà, posto che invero le parti sono state già adeguatamente, abbondantemente e preventivamente informate di che trattasi.
Quale che sia stato l'intento (non dei più chiari e lineari) del legislatore, è necessario apprestare per le norme in commento un'interpretazione in linea con la Carta Costituzionale. Va premesso che per molto tempo, nel nostro Paese, il giudizio di costituzionalità delle leggi è stato considerato, sotto ogni aspetto, monopolio e riserva della Corte Costituzionale. Ciò in virtù della originaria (e tuttora immutata) scelta del legislatore Costituente che ha privilegiato la formula del controllo di costituzionalità accentrato su un solo soggetto, creato ad hoc, la Corte Costituzionale. Le ragioni sono state molteplici e non è questa la sede per esporle. Ciò che conta è che nel corso degli anni, il timore che i giudici ordinari non fossero sufficientemente sensibili al controllo di costituzionalità delle leggi è svanito superato dalla prova dei fatti, che hanno dimostrato il contrario.
In mancanza di qualsiasi dichiarazione, autorizzativamente verbalizzata, della parte, sulla ragione del rifiuto di proseguire nel procedimento di mediazione, tale rifiuto va considerato non giustificato. Le conseguenze di tale rifiuto - ingiustificato- di procedere nella mediazione sono sovrapponibili alla mancanza tout court della (partecipazione alla) mediazione: non della mediazione, in virtù della dichiarazione dell'istante-attrice di voler procedere.
Non può infatti essere oggetto di dubbio che il mero incontro informativo (che, per come configurato dalla legge, nulla ha a che vedere con lo specifico merito della controversia insorta fra le parti), non possa giammai, e specialmente nella mediazione demandata, neppure con i più acrobatici sforzi dialettici, essere parificato allo svolgimento dell'esperimento della mediazione. La quale, giova ricordarlo, consiste nell' “attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa” (così testualmente l'art. 1 co.1 lett. A della legge).
Con tali premesse, non si ritiene necessario disporre la consulenza tecnica medica sulla persona dell'attrice (e sugli atti), essendo la causa matura per la decisione.
A scioglimento della riserva che precede, rimette le parti davanti a sé all’udienza del omissis per le conclusioni e per la discussione ai sensi dell’art. 281 sexies cpc con termine per eventuali note autorizzate fino a dieci giorni prima.
(1) E' richiesta l'effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa ". 2 E il mediatore dovrà fissare a verbale quali siano state le posizioni delle parti al riguardo, anche al fine di consentire al giudice le valutazioni di competenza, relativamente alle condotta delle parti, ai sensi degli artt.5, 8 decr.lgsl. 28/10 e artt. 91 2 e 96 III cpc.
(2) E il mediatore dovrà fissare a verbale quali siano state le posizioni delle parti al riguardo, anche al fine di consentire al giudice le valutazioni di competenza, relativamente alle condotta delle parti, ai sensi degli artt.5, 8 decr.lgsl. 28/10 e artt. 91 2 e 96 III cpc.
(3) Art. 9 decr.lgsl.28/2010 - Chiunque presta la propria opera o il proprio servizio nell’organismo o comunque nell’ambito del procedimento di mediazione è tenuto all’obbligo di riservatezza rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite durante il procedimento medesimo. Rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate e salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni, il mediatore è altresì tenuto alla riservatezza nei confronti delle altre parti. Art.10 decr.lgsl.28/2010 - Le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l’insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sulle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio.
(4) Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per giudizio.
(5) Come ritenuto dalla giurisprudenza, sono altresì verbalizzabili le operazioni ed il contenuto sostanziale della consulenza in mediazione (cfr. ordinanza 17.3.2014 Tribunale civile di Roma giudice Moriconi – http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore del 18.3.2014) che non si sostanziano in dichiarazioni.
(6) Ad esempio, a testimonianza di una certa diffusa confusione che regna negli organismi, di certo alimentata dalle imprecisioni della legge, non può tacersi che, nel caso in esame, erroneamente nel verbale di mediazione dell'organismo presso il quale è stata svolta la mediazione è scritto, verosimilmente con modulistica idonea a perpetuare l'errore, che il mediatore ha richiesto alle parte ad esprimersi "SULL'INTERESSE" a proseguire nella procedura di mediazione. Si tratta di locuzione inventata dal mediatore (o meglio, verosimilmente, dall'organismo, che pone in uso tali moduli). La legge dice altra cosa, parla infatti di "possibilità" che come insegna la giurisprudenza - in primis quella fiorentina, ordinanza Trib.Firenze Pres.Luciana Breggia 26.11.2014, ed a seguire ex multis Trib. Firenze, sez. specializzata imprese, ord. 17/3/2014 e ord. 18/3/2014, in www.ilcaso.it ; Trib. Roma, ord., 30.06.2014, in www.101mediatori.it ; Trib. Bologna, ord., 5.6.2014 in www.adrmaremma.it; Trib. Rimini, ord. 16 luglio 2014, Trib. di Palermo ord. 16.7.2014 - attiene "a eventuali situazioni preliminari che possano ostacolare l’esperimento di mediazione e non alla volontà delle parti di proseguire" (così testualmente ord. Trib.Firenze 26.11.2014 cit).
(7) Art. 8: Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento.
(8) Art. 5, c. 2-bis - Quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo.
(9) E' di tutta evidenza l'illogicità e la pochezza dell'argomento: il presupposto normativo e assiologico dell'istituto mediazione è per l'appunto che vi sia una lite (che mediante l'ausilio del mediatore si tenterà di comporre riannodando il filo del dialogo e della comprensione reciproca delle rispettive ragioni), il che sottoindente necessariamente che la parte è convinta di avere ragione e di non condividere l'opinione e le pretese che giudica infondate, della parte opposta, ché, in caso contrario, non esisterebbe neppure la lite!
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49/16. ADR e Unioni civili tra persone dello stesso sesso di cui alla l. 76/2016 (Osservatorio Mediazione Civile n. 49/2016)
3. Con riferimento alla questione del rapporto tra la disciplina dettata dalla L. 76/2016 in commento e gli strumenti di risoluzione delle controversie alternativi al ricorso al giudice vanno segnalate le disposizioni di cui all’art. 1, l. cit., commi 21 e 25 (I). Gli istituti coinvolti, tralasciando di richiamare in questa sede la c.d. mediazione familiare (II), sono la mediazione civile (III) e la negoziazione assistita (IV).
(I) Si veda Unioni civili tra persone dello stesso sesso: l. 76/2016, art. 1, commi 1, 2, 21 e 25(Osservatorio Mediazione Civile n. 48/2016)
(II) Cui però vi è un rimando implicito in ragione del rinvio, cui tra breve si farà cenno, alla disciplina di cui all’art. 6, d.l. 132/2014 (negoziazione assistita c.d. familiare) che, al comma 3, richiama, appunto, la mediazione familiare. Si veda Mediazione familiare: “Modelli di mediazione e di sedute su questioni economiche e/opatrimoniali” (Osservatorio Mediazione Civile n. 47/2013)
(III) Si veda D. lgs.4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L. 132/2014 c.d. didegiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014 (OsservatorioMediazione Civile n. 61/2014)
(IV) Si veda D.L. 132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014:negoziazione assistita e modifiche al D.lgs. n. 28/2010 (OsservatorioMediazione Civile n. 60/2014), nonché il FOCUS TEMATICO SpecialeMEDIAZIONE, RIFORMA DI DE-GIURISDIZIONALIZZAZIONE E NEGOZIAZIONE ASSISTITA
Il contributo integrale è consultabile gratuitamente al seguente link:
http://www.lanuovaproceduracivile.com/spina-unioni-civili-tra-persone-dello-stesso-sesso-implicazioni-della-l-762016-su-processo-civile-ed-adr/
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 49/2016
Etichette: famiglia, Mediazione e processo, mediazione familiare, Mediazione obbligatoria, negoziazione assistita
48/16. Unioni civili tra persone dello stesso sesso: l. 76/2016, art. 1, commi 1, 2, 21 e 25 (Osservatorio Mediazione Civile n. 48/2016)
(GU n.118 del 21-5-2016 )
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 48/2016
47/16. Piattaforma europea per l’online dispute resolution per i consumatori (Osservatorio Mediazione Civile n. 47/2016)
Si segnala il portale sviluppato dalla Commissione europea per la Risoluzione online delle controversie dei consumatori (I).
Questo il link al portale UE in italiano:
Il servizio per la presentazione del reclamo può essere utilizzato da consumatori e commercianti dell’Unione Europea con riferimento agli acquisti online di beni o servizi.
Per approfondimenti sulle controversie dei consumatori (ADR e ODR) si veda il FOCUSTEMATICO “ADR per i consumatori”.
(I) Si veda Regolamento 21 maggio 2013 n. 524 sull’ODR per i consumatori, in Osservatorio MediazioneCivile n. 59/2013.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 47/2016
46/16. Consiglio Nazionale Forense, formazione degli Avvocati - mediatori: tuttora valida la circolare n. 6-C-2014 (Osservatorio Mediazione Civile n. 46/2016)
In data 7 giugno 2016 il Consiglio Nazionale Forense ha affermato, con newsletter n. 305, che sono tuttora valide le indicazioni del CNF (circolare CNF n. 6-C-2014) sulla formazione degli Avvocati mediatori anche alla luce della decisione del Consiglio di Stato n. 5230 del 17.11.2015 (I) (II).
Si propone di seguito la comunicazione integrale del CNF.
Tuttora valide le indicazioni del CNF sulla formazione degli Avvocati mediatori anche alla luce della decisione del Consiglio di Stato n. 5230 (depositata il 17 novembre 2015), nella quale si afferma la legittimità del comma 4-bis dell’art. 16 del d.lgs. nr. 28/2010 e pertanto la necessità per gli avvocati iscritti ad organismi di mediazione di adeguata formazione in materia di mediazione e di mantenere la preparazione con percorsi di aggiornamento a ciò finalizzati.
In particolare, il riferimento è alla circolare CNF n. 6-C-2014, che aveva fissato gli standard minimi della formazione dell’Avvocato mediatore, ai fini di garantirne la specifica preparazione anche se iscritto “di diritto” agli elenchi dei mediatori, secondo quanto disposto dalla legge sulla mediazione.
(I) Si veda Avvocati-mediatori: il percorso formativo e di aggiornamento suggerito dal CNF con circolare6-c-2014, in Osservatorio Mediazione Civile n. 27/2014.
(II) Si veda Consiglio di Stato, sentenza del 17 novembre 2015, in Osservatorio Mediazione Civile n.5/2016.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 46/2016
Etichette: avvocatura, Consiglio Nazionale Forense, Mediatore professionista
45/16. Primo incontro: il mediatore deve verbalizzare quale parte dichiari di non voler proseguire nella mediazione. Criterio di competenza territoriale dell’organismo: derogabilità (Osservatorio Mediazione Civile n. 45/2016)
=> Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, 22 febbraio 2016
Disposta la mediazione ex art. 5 comma II d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, il giudice può invitare il mediatore a verbalizzare quale, tra le parti presenti, dichiari di non voler proseguire nella mediazione oltre l’incontro preliminare (I).
Disposta la mediazione ex art. 5, comma 2, d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, la domanda di mediazione va depositata nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia avuto riguardo ai criteri dell’art. 4, comma 1, d.lgs. 28/2010, salva la facoltà delle parti di scegliere concordemente un organismo avente sede in luogo diverso da quello indicato nell’art. 4 cit. (I).
(I) Si vedano gli artt. 4, comma 1 e 5, comma 2, D.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 aggiornato alD.L. 132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014,in Osservatorio Mediazione Civile n. 61/2014.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 45/2016
- letto ed osservato l’art. 5 comma II, d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, secondo il quale l’esperimento del procedimento di mediazione disposto dal Giudice è condizione di procedibilità della domanda giudiziale;
- precisato che le parti dovranno essere presenti dinanzi al mediatore personalmente e munite
di assistenza legale di un avvocato iscritto all’Albo;
- viste le modifiche introdotte dal D.L. 21 giugno 2013 n.69, convertito con modificazioni,
dalla L. 9 agosto 2013 n.98;
- visto il proprio carico di ruolo, il quale consiglia, a seguito dello studio della causa e della
proposta conciliativa effettuata, di demandare alla mediazione delegata la ricerca di una comune volontà delle parti di giungere ad una soluzione concordata;
Letto ed applicato l’art. 185 bis c.p.c., formula alle parti la seguente proposta conciliativa sulla scorta dei fatti costitutivi portati in giudizio: omissis
Letto ed applicato l’art. 5 comma II d.lgs. 4 marzo 2010 n.28, dispone l’esperimento del procedimento di mediazione avvisando le parti che, per l’effetto, l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale; invita il mediatore a verbalizzare quale, tra le parti presenti, dichiari di non voler proseguire nella mediazione oltre l’incontro preliminare; fissa udienza omissis per verificare l’esito della procedura di mediazione, assegnando alle parti il termine di quindici giorni dalla notifica dell’odierna ordinanza, per la presentazione della domanda di mediazione da depositarsi nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia nel luogo avuto riguardo ai criteri dell’art. 4 I comma del d.lgs. 28/2010, salva la facoltà delle parti di scegliere concordemente un organismo avente sede in luogo diverso da quello indicato nell’art.4 citato.
Etichette: competenza territoriale, istanza di mediazione, mancata partecipazione alla mediazione, mediazione demandata, primo incontro di mediazione, verbale di mediazione
44/16. La riconvenzionale c.d. inedita soggiace alla mediazione obbligatoria? (Osservatorio Mediazione Civile n. 44/2016)
La riconvenzionale c.d. inedita (domanda riconvenzionale su questione con riferimento alla quale nella fase di mediazione precedentemente svolta le parti non discussero), è anch’essa soggetta alla disciplina della c.d. mediazione obbligatoria di cui all’art. 5 comma 1-bis d. lgs. 28/2010 (I) (II) (III).
(I) Si veda l’art. 5, comma 1-bis, D.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L.132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014, inOsservatorio Mediazione Civile n. 61/2014.
(II) In argomento si rimanda a Spina,La mediazione obbligatoria si applica anche alle domande riconvenzionali e alle domande di terzo? I contrapposti orientamenti nella giurisprudenza di merito(2011-2014), in La Nuova Procedura Civile, 5, 2014.
(III) Per approfondimenti sulla pronuncia massimata si veda Spina, La riconvenzionale inedita è soggetta al tentativo obbligatorio di mediazione, Altalex, 2016.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 44/2016
Rilevato il difetto della condizione di procedibilità della riconvenzionale spiegata dall’istituto di credito e avente ad oggetto la condanna degli attori al pagamento in proprio favore della somma di euro omissis a titolo di saldo di un rapporto di conto corrente;
che a tale conclusione non osta la circostanza che la mediazione si è svolta prima dell’inizio del giudizio su iniziativa degli attori perché, sebbene alla procedura stragiudiziale abbia partecipato validamente ed efficacemente il difensore dell’istituto di credito, dal verbale del procedimento, invero piuttosto sintetico, che è stato dimesso all’odierna udienza risulta che in quella fase le parti non discussero della pretesa oggi svolta dalla banca;
che si è pertanto in presenza di una riconvenzionale c.d. inedita, anch’essa soggetta a mediazione ai sensi dell’art. 5 comma 1 bis d.lgs. 28/2010;
che a favore della sottoposizione anche di tale domanda al tentativo obbligatorio di conciliazione militano le seguenti considerazioni: 1) la Cassazione (Cass. sez. III, 18 gennaio 2006, n.830) ha interpretato una norma analoga, ed anzi identica nella sua prima parte, all’art. 5 comma 1 bis d. lgs. 28/2010, ossia l’art. 46 l. 3 maggio 1982 n. 3, ora art. 11 d. lgs. 150/2011 (norma che esordisce così: “Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ad una controversia agraria…”), nel senso che l’onere del preventivo esperimento del tentativo di conciliazione sussiste anche nei confronti del convenuto che proponga una riconvenzionale secondo uno dei criteri di collegamento previsti dall’art. 36 c.p.c.; 2) il termine convenuto utilizzato dall’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010. per indicare il soggetto che eccepisce l’improcedibilità della domanda ben può essere riferito all’attore rispetto alla domanda riconvenzionale; 3) l’esclusione della domanda del convenuto dall’ambito di applicazione dell’art. 5, comma 1 bis provocherebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra attore e convenuto del tutto illegittima;
che alle suddette considerazioni non potrebbe validamente obiettarsi che la norma in esame deve essere interpretata restrittivamente, costituendo una deroga al diritto di azione, atteso che tale argomento presuppone che la norma sia inequivoca nell’escludere dall’obblio di mediazione le domande cumulate mentre, dopo quanto detto sopra, così non è;
che deve parimenti escludersi che lo svolgimento di un secondo procedimento di mediazione dopo l’esito infruttuoso del primo sia inutile e dispendioso poiché esso avviene sulla base di una circostanza sopravvenuta costituita dalla domanda di condanna del soggetto convenuto ed essa è idonea a indurre le parti a riconsiderare la possibilità di una definizione transattiva della controversia.
Assegna alle parti termine di quindici giorni dalla comunicazione del presente provvedimento per depositare l’istanza di mediazione e rinvia la causa all’udienza del omissis.
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 art. 1
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 art. 5
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 art. 11