Source: https://senzanubi.wordpress.com/2017/11/05/sexual-harassment-lultima-arma-per-neutralizzare-i-nemici/
Timestamp: 2018-10-16 17:13:29+00:00

Document:
Sexual harassment. L’ultima arma per neutralizzare i nemici. – SenzaNubi
Pubblicato il 2017-11-05 2018-01-18 da senzanubi
Di questi tempi si fa un gran parlare del sexual harassment, considerato dai media come infamante reato, ben peggio del peculato o delle lesioni personali.
Cerchiamo di fare un tentativo di chiarimento.
Intanto, il sexual harassment non è violenza carnale.
Art. 609 bis codice penale (cp).
«Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. ….
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi»
Il punto allora diventa la definizione di cosa si debba intendere per “atto sessuale“.
«Atti espressione di un appetito o di un desiderio sessuale, che quindi riguardano zone erogene differenti, idonei al contempo ad invadere la sfera sessuale del soggetto passivo mediante costringimento. Vi rientrano dunque diverse tipologie di atti, dal momento che il legislatore ha adottato una definizione onnicomprensiva, sostitutiva di quella vigente in precedenza e che era incentrata sulla distinzione tra congiunzione carnale (intesa come qualsiasi forma di compenetrazione corporale che consenta il coito o un equivalente abnorme di esso), ed atti di libidine violenti (intesi come ogni forma di contatto corporeo diversa dalla penetrazione, che, per le modalità con cui si svolge, costituisca inequivoca manifestazione di ebbrezza sessuale).»
Il reato di violenza sessuale spazia quindi dal coito in senso stretto fino a contatti corporei che costituiscano “inequivoca manifestazione di ebbrezza sessuale“.
Il sexual harassment definisce invece un comportamento a connotazione sessuale che leda la dignità della persona umana, senza incorrere in quanto previsto dall’art. 609 bis cp.
Art. 660 cp.
«Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a cinquecentosedici euro»
Consideriamo adesso due articoli della Costituzione.
Art 25.«Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso»
Art 27. «L’imputato non e’ considerato colpevole sino alla condanna definitiva».
Tenendo presente quanto su detto, possiamo adesso fare qualche considerazione.
– La denuncia di un atto potenzialmente criminoso non costituisce sentenza cassata: la Costituzione in questo è inequivocabile.
Se la produzione di prove è difficile per il reato di violenza, ancor di più lo è nel caso di molestie.
Di questi tempi ci si trova di fronte a denuncie di sexual harassment, ancorché informali, avvenuti anche decine di anni prima.
È del tutto evidente come sia virtualmente impossibile produrre prove probanti del fatto a distanza così grande nel tempo.
Inoltre, per i reati, tranne quelli condannabili all’ergastolo, è prevista la prescrizione.
Di conseguenza, anche qualora comprovate in modo irrefutabile, le denuncie relative a fatti avvenuti sei anni prima dovrebbero essere cadute in prescrizione.
«La molestia non conosce prescrizione invece in Gran Bretagna (unico paese europeo a non prevederla per reati sessuali, al pari dei reati più gravi), mentre negli Stati Uniti c’è un tempo limite per le denunce di “harassment”, che va da 180 a 300 giorni a seconda dello Stato, e tre anni a livello federale.» [Fonte]
Questi sintetici chiarimenti dovrebbero aver reso evidente come queste continue accuse di sexual arassment altro non siano che tentativi, spesso riusciti con la complicità dei media, di azione violenta politica o, molto spesso, a scopo estorsivo di un “risarcimento“.
Le molestie sono punite con una ammenda fino a centosei euro.
Immaginate ora una persona che vi denunci perché trenta anni asserendo di avevri prestato centosei euro che voi mai avreste rifuso.
Prescrizione nel diritto civile.
«Modo generale di estinzione dei rapporti fondato sull’inerzia – per un certo periodo di tempo previsto per legge – del soggetto titolare del diritto.
La prescrizione si differenzia dalla decadenza (artt. 2964–2969) in quanto:
nella prima si fa riferimento alle “condizioni soggettive” del titolare del diritto, mentre nella seconda rileva il dato oggettivo del mancato esercizio del diritto;
nella prescrizione si considera il tempo come “durata”, nella decadenza come “distanza”;
la prescrizione risponde ad un’esigenza di ordine pubblico, mentre la decadenza può tutelare anche un bisogno privato.» [Fonte]
Art. 480 cc. «Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni»
Art. 502 cc. «Questa azione si prescrive [2934 ss. c.c.] in tre anni dal giorno in cui lo stato è divenuto definitivo o è passata in giudicato [324 c.p.c.] la sentenza che ha pronunziato sui reclami»
Art. 624 cc. «L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui si è avuta notizia della violenza, del dolo o dell’errore»
Art. 1073 cc. «La servitù si estingue per prescrizione quando non se ne usa per venti anni»
Prescrizione nel diritto penale.
Si definisce “reato” «quel fatto giuridico, infrattivo della legge penale (principio di legalità), espressamente previsto dal legislatore ed al quale l’ordinamento giuridico ricollega come conseguenza, una sanzione (pena)»
Vi sono visioni giuridiche differenti in materia.
Se la definizione data è ineccepibile, “mala sunt quia prohibita“, alcuni giuristi annoverano tra i reati anche fatti socialmente rilevanti anche se non espressamente previsti dalla legge. Inutile dire quanto sia pericolosa una simile posizione.
Art. 157 cp.
«La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria …. La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo, anche come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti.»
In Germania non esiste una legge che punisce il reato di «sessuale harassment», ma esiste una legge sull’«equità del trattamento» e la «protezione degli impiegati» che obbliga il datore di lavoro a vigilare. Sono previsti periodi di aspettativa retribuita nel caso in cui la vittima dell’abuso avesse bisogno di sospendere l’attività lavorativa. Dopo le violenze sessuali del Capodanno 2015 a Colonia, nel Paese si è riacceso il dibattito sulle molestie sessuali in generale.
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References: Art. 609

Art. 660
 sentenza 

Art. 480

Art. 502
 sentenza 

Art. 624

Art. 1073

Art. 157