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Timestamp: 2020-08-12 10:29:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12954 del 22/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12954 del 22/06/2016
Cassazione civile sez. I, 22/06/2016, (ud. 12/04/2016, dep. 22/06/2016), n.12954
Dott. DI MARZIO Maruo – Consigliere –
COSA EDIZIONI MUSICALI S.R.L., (C.F. (OMISSIS)), in persona del
ROMA, VIALE ANGELICO 92, presso l’avvocato ANDREA PIETROLUCCI,
FIAT S.P.A., (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale
DELLE QUATTRO FONTANE 161, presso l’avvocato LORENZO ATTOLICO, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MASSIMO TAVELLA,
FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO (FIGC), in persona del legale
PO 9, presso l’avvocato MARIO GALLAVOTTI, che la rappresenta e
ELEMEDIA S.P.A. (C.F./P.I. (OMISSIS)), in persona del legale
PIAZZA DEI CAPRETTARI 70, presso l’avvocato VIRGINIA RIPA DI
MEANA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
MAURIZIO MARTINETTI, giusta procura a margine del controricorso;
INTESA SAN PAOLO S.P.A. (C.F. (OMISSIS)), per incorporazione
del SANPAOLO IMI in BANCA INTESA S.P.A., in persona del legale
PIAZZA DI SANT’ANDREA DELLA VALLE 6, presso l’avvocato STEFANO
D’ERCOLE, che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del
TELECOM ITALIA S.P.A. (c.f. (OMISSIS)), già TIM TELECOM
ITALIA MOBILE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro
II 308, presso l’avvocato UGO RUFFOLO, che la rappresenta e
BASICITALIA S.P.A., SALUMIFICIO FRATELLI BERETTA S.P.A., WEBANK
avverso la sentenza n. 1171/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
12/04/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO PIETRO LAMORGESE;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato MARCO DE SANTIS, con delega,
udito, per la controricorrente FIGC, l’Avvocato STEFANO LA PORTA,
udito, per la controricorrente ELEMEDIA, l’Avvocato VALERIA
VACCHINI, con delega orale avv. MARTINETTI, che ha chiesto
udito, per la controricorrente BANCA INTESA, l’Avvocato MASSIMO
GARUTTI, con delega, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito, per la controricorrente TELECOM ITALIA S.P.A., l’Avvocato
PIERA CARTONI MOSCATELLI, con delega, che ha chiesto il rigetto del
La Cosa Edizioni Musicali (CEM) ha convenuto in giudizio la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) e alcune società (Kataweb, Kappa Italia, Fiat, Telecom Italia Mobile, Salumificio Fratelli Beretta, Intesatrade e Banca Intesa), per sentire dichiarare illecito lo sfruttamento del brano musicale “da te a me” di B.C. e della relativa registrazione fonografica, con condanna al risarcimento dei danni, patrimoniali e non. La CEM ha esposto di essere editrice e titolare esclusiva dei diritti di utilizzazione economica di tale opera, illecitamente utilizzata, mediante sincronizzazione con un filmato delle partite della squadra nazionale di calcio, in abbinamento ai marchi della FIGC e delle società convenute, sponsor della FIGC, nel periodo tra il 1 gennaio 1999 e il 31 dicembre 2002. Tale utilizzazione era stata legittima sino al 31 dicembre 1998, poichè, nell’anno 1997, la CEM aveva pattuito con la FIGC e la Italia Petroli (IP), all’epoca unico sponsor della prima, la cessione dei diritti di utilizzazione economica del brano musicale, previa realizzazione (da parte di FIGC e IP) di un videoclip, acquistato dalla CEM. L’utilizzazione dell’opera era, però, divenuta illegittima dopo il 31 dicembre 1998 e, pertanto, erano chiamate a risponderne la FIGC e le altre società sponsor, queste ultime sul presupposto che avrebbero dovuto accertarsi di avere acquisito legittimamente dalla FIGC i diritti di utilizzazione economica dell’opera, prima di abbinarla ai loro marchi.
MOTIVI DELLA DECISIONE La Elemedia (già Kataweb), contumace nel giudizio di appello, ha eccepito, in questa sede, la mancata notificazione dell’atto di appello a Kataweb e, quindi, il passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale nei suoi confronti. L’eccezione è infondata:
l’atto di appello di CEM è stato inviato a Kataweb News (contumace nei gradi di merito e interamente partecipata da Kataweb), sicchè deve ritenersi che quest’ultima abbia avuto legale conoscenza della notificazione dell’atto di appello.
Il quinto motivo denuncia la violazione degli artt. 1223, 1226, 2043, 2056 e 2697 c.c., R.D. 22 aprile 1941, n. 633, artt. 156e 158, (L.A.), in tema di responsabilità risarcitoria per l’illecita utilizzazione di opere dell’ingegno altrui, per avere la Corte di merito negato il diritto al risarcimento dei danni, anche patrimoniali, nonostante che fosse stata accertata l’utilizzazione illecita dell’opera musicale nel periodo dal 1999 al 2002, essendosi in tal modo sottratta al dovere di liquidare il danno in via equitativa, sulla base del compenso che il titolare del diritto avrebbe richiesto per consentirne l’uso.
La sentenza impugnata ha negato l’esistenza di danni risarcibili, pur avendo escluso l’esistenza di un accordo tra le parti, e anche di un’autorizzazione tacita della CEM, all’utilizzazione del brano musicale da parte di FIGC, mediante sincronizzazione con la sigla delle partite della nazionale di calcio, successivamente al 31 dicembre 1998 (data di scadenza del contratto di cessione di diritti di utilizzazione economica) e sino al 2002. Ad avviso della Corte di merito, nonostante l’utilizzazione economica fattane da parte di FIGC e dei suoi sponsor oltre il termine contrattualmente pattuito, la CEM non poteva lamentare alcun danno, che non poteva essere riconosciuto in re ipsa, anche perchè, in sostanza, la CEM si era avvantaggiata dell’effetto promozionale dell’utilizzazione indebita.
Questa decisione non è in linea con il principio, più volte affermato da questa Corte, secondo cui la violazione di un diritto di esclusiva che spetta all’autore, ai sensi della L. n. 633 del 1941, art. 12, analogamente a quella di un diritto assoluto o di un diritto personale, costituisce danno in re ipsa, senza che incomba al danneggiato altra prova che non quella della sua estensione (v. Cass. n. 9854/2012, n. 8730/2011, n. 3672/2001). Non si può escludere che, in concreto, possa essere fornita la prova dell’insussistenza di danni risarcibili (nei limiti di cui all’art. 1227 c.c.), ma il giudice di merito è tenuto a darne un’adeguata giustificazione, che non trapela dalla motivazione della sentenza impugnata.
Gli argomenti valorizzati dai giudici di merito sono deboli e contraddittori: il vantaggio che la CEM avrebbe avuto dall’utilizzazione indebita dell’opera oltre il termine contrattuale è stato specificamente contestato dalla CEM nel giudizio; inoltre, volendo ipotizzare una forma indiretta di compensazione tra il danno e il vantaggio, si sarebbe dovuto determinare il secondo in termini economici, per poter sostenere che il primo fosse venuto meno; la tardiva contestazione proveniente dal titolare del diritto è un argomento intrinsecamente irrilevante, anche perchè non corroborato da ulteriori e solidi elementi indiziari; la circostanza della mancata previsione di un corrispettivo è stata specificamente contestata dalla CEM (che ha allegato come il corrispettivo fosse costituito dall’onere addebitato alla FIGC di realizzare e cedere il videoclip alla CEM) ed è comunque irrilevante, essendo incontestato che la cessione dei diritti di utilizzazione economica era stata concordata sino al 21 dicembre 1998 e non oltre.
Si deve ribadire che non è precluso al giudice il potere di commisurare il danno subito dal titolare del diritto di utilizzazione economica di un’opera dell’ingegno, nell’apprezzamento delle circostanze del caso concreto, al profitto che il danneggiante trae dall’attività vietata, assumendolo come utile criterio di riferimento del lucro cessante, nel senso che questi abbia sfruttato a proprio favore occasioni di guadagno di pertinenza del danneggiato, sottraendole al medesimo (v., tra le altre, Cass. n. 4048/2016 e n. 11464/2015; quest’ultima ha precisato che l’applicazione di tale criterio è legittima, ancorchè i fatti oggetto del giudizio siano avvenuti in epoca anteriore alla riforma dell’art. 158 L.A., ad opera del D.Lgs. n. 140 del 2006, art. 5, che ha espressamente introdotto la possibilità di liquidare il danno per la violazione del diritto d’autore sulla base degli utili percepiti dal danneggiante).
Gli altri motivi sono assorbiti: il primo motivo riguarda l’individuazione del corrispettivo pattuito in favore di CEM (a proposito della lamentata confusione che sarebbe stata operata dai giudici di merito tra la sigla/clip e il videoclip della canzone); il secondo, il terzo e quarto motivo denunciano omessa pronuncia sulla domanda di accertamento dell’illecito imputato ai convenuti e sulle domande proposte da CEM in veste di produttore fonografico; il nono motivo riguarda la mancata quantificazione del danno in via equitativa e, il decimo, la responsabilità degli sponsor di FIGC. In conclusione, in relazione ai motivi accolti (quinto e sesto), la sentenza impugnata è cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 12
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 5
 sentenza