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Timestamp: 2014-12-20 15:00:48+00:00

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Prima udienza ed eventuale rinvio ex art. 320 comma 4 cpc. - L. Cavalieri
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Mar22Set2009 Prima udienza ed eventuale rinvio ex art. 320 comma 4 cpc. di Leonardo Cavalieri(estratto da L. D'Apollo, Il ricorso al giudice di Pace, Cedam, 2009) Dalla lettura dell’art. 320 c.p.c. si evince la volontà del legislatore di snellire e semplificare il più possibile il procedimento innanzi al giudice di pace rispetto a quello ordinario. Infatti, vi è una concentrazione in un unico momento processuale dell’udienza di prima comparizione e dell’udienza di trattazione. L’art. 320 c.p.c. dispone che il giudice di pace nella prima udienza interroga liberamente le parti ed esperisce il tentativo di conciliazione. Da ciò emerge che se la conciliazione riesce si redige a norma dell’art. 185 c.p.c. un apposito verbale di conciliazione sottoscritto dalle parti e dal giudice, che avrà valore di titolo esecutivo. Si precisa, però, che l’interrogatorio libero è eventuale e non determina alcuna nullità: In tema di procedimento dinanzi al giudice di pace, l'art. 320 c.p.c. non sanziona con la nullità del processo, né della sentenza che lo conclude, l'ipotesi di mancato espletamento dell'interrogatorio libero delle parti da parte del giudice. (Cass. civ., sez. III, 10.2.03, n. 1938) Produce nullità solo se sia violato in concreto il diritto di difesa: In tema di procedimenti innanzi al giudice di pace, l'omissione dell'obbligatorio tentativo di conciliazione all'udienza di comparizione non è espressamente sanzionata con previsione di nullità, e quindi potrebbe produrre tale effetto solo se avesse comportato in concreto pregiudizio del diritto di difesa. (Cass. civ., sez. I, 10.3.99, n. 2064) O sia precluso dall’ingiustificata assenza di una delle parti: Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, il tentativo di conciliazione, contemplato dall'art. 320 cod. proc. civ., deve essere esperito all'udienza di comparizione, e, pertanto, non è dovuto quando sia stato precluso dalla ingiustificata assenza di una delle parti a tale udienza. (Cass. civ., sez. I, 12.3.99, n. 2177) Se, invece, la conciliazione non riesce “il giudice di pace invita le parti a precisare definitivamente i fatti che ciascuna pone a fondamento delle domande, difese ed eccezioni, a produrre documenti e a richiedere i mezzi di prova da assumere.”. Le parti, inoltre, hanno ancora la facoltà, in questa sede, di allegare nuovi fatti e proporre nuove domande ed eccezioni, in virtù proprio del fatto che questi possono costituirsi sino all’udienza di cui all’art. 320 c.p.c.: Nel procedimento davanti al giudice di pace non è configurabile una distinzione tra udienza di prima comparizione e prima udienza di trattazione, onde deve ritenersi che le parti all'udienza di cui all'art. 320 cod. proc. civ. possano ancora allegare fatti nuovi e proporre nuove domande od eccezioni, in considerazione del fatto che esse sono ammesse a costituirsi fino a detta udienza; il rito è tuttavia caratterizzato dal regime di preclusioni che assiste il procedimento dinanzi al tribunale, le cui disposizioni sono pur sempre applicabili in mancanza di diversa disciplina, con la conseguenza che, dopo la prima udienza, in cui il giudice invita le parti a "precisare definitivamente i fatti", non è più possibile proporre nuove domande o eccezioni e allegare a fondamento di esse nuovi fatti costitutivi, modificativi, impeditivi o estintivi. (Cass. civ., sez. I, 7.4.00, n. 4376) A tale udienza, quando la causa sia matura per la decisione e non vi sia la necessità di articolare ed indicare mezzi istruttori il giudice di pace ha l’obbligo di invitare le parti a precisare le conclusioni. In caso di mancato invito si verificherebbe una lesione del diritto di difesa, in quanto gli deve essere consentito di sostenere ancora una volta le proprie ragioni in ragione del principio costituzionalmente sancito dall’art. 24 cost.: Nel procedimento davanti al giudice di pace, la decisione della causa che non sia stata preceduta dalla precisazione delle conclusioni definitive, istruttorie e di merito, né dal semplice invito a provvedervi rivolto dal giudice alle parti, comporta la nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa. (Cass. civ., sez. III, 10.3.06, n. 5225) Nel corso di tale udienza il giudice di pace ha il compito di verificare d’ufficio le questioni previste dall’art. 182 c.p.c., regolarità della costituzione, difetto di rappresentanza o assistenza, invitando le parti ove necessario a sanare le irregolarità; inoltre, deve verificare la sussistenza della sua giurisdizione e della sua competenza inderogabile. In tale udienza, pertanto, si deve provvedere alla discussione delle questioni attinenti il difetto di giurisdizione, all’incompetenza per materia, per valore e per territorio, alla connessione, alla litispendenza e alla continenza. Inoltre, si dovrà verificare la regolarità o meno del contraddittorio o dell’esigenza o meno dell’eventuale chiamata in causa di terzi. Oltre tale udienza le questioni non rilevabili d’ufficio ma solo su istanza di parte non potranno essere più sollevate anche se fondate. Può accadere che se dall’attività svolta dalle parti alla prima udienza si renda necessario una produzione di nuovi documenti o richieste di nuovi mezzi istruttori il giudice può concedere un rinvio ex art. 320 comma 4. Dalla lettura letterale della norma si nota che questa fa riferimento alla sola attività probatoria e porta per esclusione a ritenere che l’attività assertiva delle parti deve essere fissata entro il termine fissato dal 3° comma del medesimo articolo, ma ciò non è del tutto pacifico. A riguardo la Corte Costituzionale ha affermato che il giudice di pace è obbligato a fissare una nuova udienza qualora le parti abbiano necessità di apprestare le proprie difese, comprendenti non soltanto ulteriori attività probatorie ma anche ulteriori attività assertive: La norma dell'art. 320, quarto comma, cod. proc. civ., la quale stabilisce che «quando sia reso necessario dalle attività svolte dalle parti in prima udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova» ben può essere interpretata, al di là della sua letterale formulazione, come espressiva di una direttiva generale da applicare, senza perdere di mira l'obiettivo di una rapida soluzione del processo, tutte le volte in cui il rituale ampliamento del thema decidendum verificatosi nella prima udienza ne comporti la necessità in applicazione del principio del contraddittorio. È vero che la norma sembra riferirsi soltanto alla attività probatoria, ma ciò deriva dal fatto che essa è stata formulata con riguardo ad una controversia semplice intesa nel senso suindicato, sicché tale riferimento testuale non impedisce di attribuire alla disposizione un significato più ampio con riguardo alle controversie che non corrispondono al suddetto modello o perché alle due parti iniziali debbano aggiungersi altri contraddittori o perché l'attività processuale delle parti sia più complessa e, in particolare, il convenuto non si limiti a contestare le richieste avversarie. In tali evenienze sarebbe in contrasto con il principio del contraddittorio ritenere che quando l'attività svolta dalle parti in prima udienza renda necessaria la fissazione di una nuova udienza per lo svolgimento di attività assertiva il giudice di pace possa non procedere a tale fissazione, pur dovendo invece procedervi quando la suindicata necessità riguardi un'ulteriore attività probatoria logicamente conseguente a quella assertiva. (Corte cost., 12.11.02, n. 447) Ciò ha un’importante rilevanza se si pensa che il convenuto, quasi sempre, innanzi al Giudice di Pace, si costituisce direttamente in udienza determinando per l’attore la necessità di opporsi alle richieste ed eccezioni sollevate dal convenuto. Inoltre, all’udienza fissata ai sensi dell’art. 320, 4 comma, c.p.c., possono essere depositati tutti i documenti di cui le parti non avevano la disponibilità alla prima udienza, sarà possibile richiedere il deferimento dell’interrogatorio formale, la prova testimoniale ed eventualmente una consulenza tecnica d’ufficio. Si sottolinea che tale udienza rappresenta il limite per le richieste istruttorie ed oltre questa, tutte le attività istruttorie sono da considerarsi tardive, e qualora ammesse, la sentenza pronunciata è affetta da nullità per violazione di una norma sul procedimento: Nell'ambito del procedimento dinanzi al giudice di pace, la parte decade dalla facoltà di chiedere l'ammissione delle prove se non ne fa richiesta entro l'udienza di comparizione; qualora il giudice non rilevi la decadenza e fondi la sua decisione su una prova tardivamente acquisita al processo, la sentenza così pronunciata contiene un vizio di nullità derivante dalla violazione di una norma sul procedimento, che, secondo le regole ordinarie, si traduce in un mezzo di impugnazione soccombente, dalla parte soccombente, la quale può far valere tale nullità solo se non vi ha dato causa. (Cass. civ., sez. III, 15.12.03, n. 19186) Inoltre, se l’eventuale rinvio alla successiva udienza, ex art. 320 c.p.c. 4 comma, sia reso necessario in relazione all’attività svolta dalle parti nella prima udienza, ne consegue che, al convenuto, in tale seconda udienza, non è possibile proporre domanda riconvenzionale, come non è consentito al convenuto rimasto contumace alla prima udienza e costituitosi alla seconda, svolgere altra attività difensiva se non quella di contestazione delle avverse pretese e delle prove addotte a sostegno di esse: Nel procedimento avanti al giudice di pace, l'art. 319 c.p.c. consente alle parti di costituirsi in cancelleria o in udienza, garantendo loro libertà di forme, sicché ben può il convenuto considerarsi esonerato dall'onere di presentare la comparsa di costituzione; peraltro, non distinguendo tra udienza di prima comparizione e udienza di prima trattazione, l'art. 320 c.p.c. concentra nella prima udienza tutta l'attività processuale delle parti (quali la precisazione dei fatti, la produzione dei documenti e le richieste istruttorie), consentendo (ai sensi del quarto comma) il rinvio a successiva udienza solamente quando, in relazione all'attività svolta, risultino necessarie ulteriori produzioni o richieste di prove. Ne consegue che all'udienza che venga tenuta successivamente alla prima rimane precluso al convenuto proporre domanda riconvenzionale, né, ove rimasto contumace alla prima udienza e costituitosi solo a quest'ultima, gli è consentito svolgere attività difensiva diversa dalla mera contestazione delle pretese avversarie e delle prove addotte a sostegno delle medesime, come pure gli è precluso di chiamare un terzo in causa. Le suindicate preclusioni processuali non sono derogabili nemmeno da parte del giudice di pace, che non può rinviare la prima udienza al fine di consentire alle parti l'espletamento di attività precluse, trovando tale sistema fondamento e ragione nell'esigenza di garantire la celerità e la concentrazione dei procedimenti civili, a tutela non solo dell'interesse del singolo ma anche di quello della collettività. (Cass. civ., sez. II, 8.8.03, n. 11946) Si mette in risalto, però, che tali preclusioni riguardano le parti e non si estende ai poteri istruttori che il giudice può esercitare d’ufficio: Nell'ambito del procedimento davanti al giudice di pace, a norma dell'art. 320 c.p.c., è preclusa alle parti la possibilità di produrre documenti in udienza successiva alla prima, che non sia stata fissata a norma del quarto comma dello stesso articolo. Poiché tale preclusione concerne la facoltà di prova delle parti, e non si estende ai poteri istruttori che il giudice può esercitare d'ufficio, è liberamente utilizzabile dal giudice di pace il verbale redatto dalle autorità di Polizia in occasione di un incidente stradale, richiesto ex art. 213 c.p.c. dal giudice stesso, anche se depositato soltanto nell'ultima udienza. (Cass. civ., sez. III, 13.5.03, n. 7291) Si evidenzia, infine, che vi è una richiesta smisurata, proprio da parte delle parti costituite in giudizio, di rinvii ex art. 320 c.p.c., tendenti al solo scopo di ottenere un’ulteriore udienza, per far fronte ad alcune lacune, delle quali non si è potuto porre rimedio prima della comparizione delle parti. Può accedere, infatti, che l’attore prima dell’iscrizione a ruolo della causa, non ha potuto rimediare ad alcune carenze probatorie come ad esempio indicazione dei testimoni o produzione di documenti, o che il convenuto chieda tale rinvio al fine di guadagnare tempo prima dell’articolazione dei mezzi istruttori. Ciò comporta il travisamento dell’intento del legislatore, il quale aveva previsto la possibilità di un unico e solo rinvio, e per una sola volta, rivolto principalmente all’attore, nell’ipotesi in cui il convenuto costituito in prima udienza, abbia sollevato particolari eccezioni, alle quali l’attore è costretto a porre rimedio, non avendo potuto farlo prima.
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