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Timestamp: 2019-10-14 21:00:27+00:00

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Art. 1 codice civile - Capacità giuridica - Brocardi.it
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Articolo 1 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1 Codice civile
La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita [22 Cost.].
I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita (1) (2).
(1) In particolare, il concepito (intendendosi colui che è stato procreato da un uomo e da una donna, ma è ancora nel ventre materno) ha la capacità di succedere a causa di morte (v. art. 462) e di ricevere per donazione (v. art. 784).
(2) Il comma 3 è stato abrogato ex art. 1, R.D.L. 20 gennaio 1944, n. 25 ed ex art. 3, D. lgs. lgt. 14 settembre 1944, n. 287.
Testo previgente: "Le limitazioni alla capacità giuridica derivanti dall'appartenenza a determinate razze sono stabilite da leggi speciali".
“ Conceptus ”
“ Nasciturus pro iam nato habetur quotiens de eius commodo agitur ”
Il nascituro si ha già per nato, quando si tratti del suo interesse
“ Persona est homo statu praeditus ”
È considerato persona chi sia fornito di uno stato giuridico
“ Qui in utero sunt, in toto paene iure civili intelliguntur in rerum natura esse ”
Coloro che sono ancora nell'utero, in quasi tutto il diritto civile sono considerati come già nati
“ Qui mortui nascuntur, neque nati neque procreati videntur, quia numquam liberi appellari potuerunt ”
Coloro che nascono morti, non sono considerati nati, né procreati, poiché mai poterono essere chiamati figli
Spiegazione dell'art. 1 Codice civile
La capacità giuridica (configurante l'attitudine ad essere titolari di poteri e doveri giuridici) sorge con la nascita del soggetto (ossia con il distacco del feto dal grembo materno) e si perde soltanto al momento della morte; risulta fondamentale pertanto stabilire il momento in cui essa si determina, poichè da tale momento nessun diritto può più essere acquistato dal defunto, mentre quelli già acquisiti si estinguono.
Nello specifico, dapprima con la L. 644/1975 sui trapianti, ed in seguito con la L. 578/1993, si è pervenuti ad una definizione dell'evento morte identificandolo con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo, senza tuttavia enuclearne i criteri di accertamento della stessa. La dichiarazione di morte deve essere fatta all'Ufficiale di Stato Civile del luogo ove essa è avvenuta, entro 24 ore dal decesso (art. 72, d.P.R. 396/2000). Equiparata alla morte vi è la dichiarazione di morte presunta [v. 58], ottenibile con sentenza del Giudice; la legge vi ricollega gli stessi effetti della morte naturale, pur non essendo parimenti incontrovertibile quanto l'accertamento di morte effettiva. Nel nostro ordinamento non è, invece, ammessa la cd. morte civile, cioè la situazione di chi, benchè vivente, venga privato di tutti i diritti. Non è nemmeno prevista un'incapacità giuridica generale ed assoluta: è invece configurabile, in alcuni casi, un'incapacità speciale per determinati rapporti giuridici, e che può essere assoluta (es. in materia di lavoro minorile) o relativa (impossibilità per una persona di essere titolare di alcuni rapporti nei confronti di determinate persone, come nel caso del fallito che non può essere nominato tutore).
35 In questo titolo sono raggruppate le norme che definiscono la persona fisica soggetto di diritto e fissano la disciplina dei principali diritti della personalità. Per quanto concerne i requisiti necessari all'esistenza di una persona fisica quale soggetto di diritti, il nuovo codice sopprime la menzione del requisito della vitalità soprattutto per la considerazione che nella pratica riesce assai difficile la distinzione del nato vitale dal nato non vitale, nei casi in cui la vita duri poche ore o pochi giorni. D'altra parte, l'importanza concreta del requisito stesso era attenuata dalla presunzione che, nel dubbio, dovesse ritenersi vitale chi fosse nato vivo. Il secondo comma dell'art. 1 del c.c. stabilisce, con una norma di ordine generale, che i diritti che la legge riconosce al concepito sono subordinati all'evento della nascita. E' sembrato conveniente, infine, in armonia con le direttive razziali del Regime, porre nel terzo comma dell'art. 1 una disposizione con la quale si fa rinvio alle leggi speciali per quanto concerne le limitazioni alla capacità giuridica derivanti dall'appartenenza a determinate razze. La formula usata nel testo contiene peraltro un'affermazione positiva, in quanto sancisce il principio che l'appartenenza a determinate razze può influire sulla sfera della capacità giuridica delle persone.
Massime relative all'art. 1 Codice civile
Cass. civ. n. 10741/2009
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10741 del 11 maggio 2009)
Cass. civ. n. 4627/2002
La personalità giuridica degli enti ecclesiastici, ivi ricompresi i capitoli, non è soggetta alle regole di cui agli artt. 1 e 16 del codice civile, né dell'art. 16 delle preleggi, trovando per essi applicazione la disciplina pattizia ed eccezionale e come tale derogatoria di quella generale di cui all'art. 29, secondo comma, lett. a) del Concordato tra la Santa Sede e l'Italia dell'11 febbraio 1929, ratificato dall'Italia con legge 29 maggio 1929, n. 810 (secondo cui «ferma restando la personalità giuridica degli enti ecclesiastici finora riconosciuti dalle leggi italiane (Santa Sede, diocesi, capitoli, seminari, parrocchie, ecc.), tale personalità sarà riconosciuta anche alle chiese ...»; né è onere dell'ente ecclesiastico che sia stato convenuto in giudizio avanti al giudice italiano dare prova del proprio status di persona giuridica secondo la legge italiana mediante l'esibizione dell'atto di fondazione o di costituzione, essendo allo scopo sufficiente che da tutti i documenti prodotti in giudizio (nel caso, nota verbale della Segreteria di Stato Vaticana all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede; denunzia dei redditi presentata dal Capitolo: documenti tutti attinenti alla capacità di essere parte in giudizio, ed in quanto tali direttamente esaminabili anche dalla Suprema Corte di Cassazione) tale status risulti incontestato ed incontestabile.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4627 del 2 aprile 2002)
Cass. civ. n. 11688/2001
Poiché la capacità giuridica si acquista al momento della nascita e si estingue con la morte della persona fisica (art. 1 c.c.), deve ritenersi affetta da giuridica inesistenza, denunciabile in ogni tempo e sede, la sentenza pronunciata nei confronti di colui che, pur dichiarato contumace, risulti deceduto al momento della proposizione della domanda introduttiva, senza che possa attribuirsi alcun rilievo in contrario al fatto che la dichiarazione di contumacia sia avvenuta a seguito di una notificazione della citazione effettuata nella formale osservanza delle norme in materia di notificazione, giacché tale osservanza non vale ad escludere che, in ragione dell'inesistenza del notificando al momento della notificazione, quest'ultima debba a sua volta considerarsi inesistente, e restando inoltre irrilevante che erroneamente il giudice di primo grado abbia autorizzato la notificazione di una nuova citazione nei confronti degli eredi del deceduto al fine di integrare il contraddittorio, giacché, non essendosi mai instaurato il contraddittorio nei confronti del medesimo il contraddittorio non era integrabile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11688 del 18 settembre 2001)
Cass. civ. n. 3467/1973
Le disposizioni di legge che, in deroga al principio generale dettato dal primo comma dell'art. 1 c.c., prevedono la tutela dei diritti del nascituro sono da considerare disposizioni di carattere eccezionale e come tali di stretta interpretazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3467 del 28 dicembre 1973)

References: Articolo 1

Articolo 1
 art. 462
 art. 784
 art. 1
 art. 3
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
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Cass. 
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