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Timestamp: 2020-06-02 12:29:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12168 del 08/05/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12168 del 08/05/2019
Cassazione civile sez. lav., 08/05/2019, (ud. 27/02/2019, dep. 08/05/2019), n.12168
sul ricorso 18624-2015 proposto da:
M.P., domiciliato ope legis presso la Cancelleria della
Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato ETTORE
MARIA GLIOZZI;
avverso la sentenza n. 1000/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 22/12/2014 R.G.N. 386/2014.
1. il Tribunale di Torino, con sentenza del 17.10/22.12.2012, per quanto qui solo rileva, rigettava la domanda del lavoratore (attuale ricorrente) volta ad ottenere la condanna di ALLSYSTEM SPA al pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale, ai sensi dell’art. 145 del CCNL Vigilanza Privata del 6.12.2006;
2. la Corte di Appello di Torino, con sentenza n. 1000 del 2014, respingeva il gravame proposto dal lavoratore sulla base, sostanzialmente, dei seguenti argomenti: a) oggetto di causa era unicamente l’indennità di vacanza contrattuale; b) era pacifico che il CCLN del 2006 fosse scaduto il 31.12.2008 e che, avviate le piattaforme sindacali a seguito di disdetta delle organizzazioni dei lavoratori, la parte datoriale avesse continuato ad applicare il contratto collettivo scaduto, senza riconoscimento di aumenti e/o adeguamenti retributivi; c) in data 22.1.2013, tuttavia, le parti collettive avevano stipulato l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL con cui stabilivano il riconoscimento di una somma una tantum a titolo di indennità di vacanza processuale; d) l’accordo del 22.1.2013 (poi confermato dal definitivo CCNL 8.4.2013) era applicabile a tutti i lavoratori, anche a coloro che fossero affiliati alle organizzazioni sindacali non firmatarie, trattandosi del CCNL che si sostituiva a quello scaduto il 31.12.2008 (pacificamente applicato all’appellante), con disciplina operante dal momento della sua stipulazione; e) era legittima l’una tantum a titolo di vacanza contrattuale, trattandosi di elemento provvisorio, non suscettibile di integrare un diritto quesito; f) nella fattispecie, le parti sociali avevano stabilito un importo a totale copertura e definizione del pregresso periodo di vacanza, come peraltro riconosciuto, in analoghe controversie, da questa Corte, con le pronunce nn. 14356 e 14595 del 2014;
3. avverso la decisione ha depositato ricorso per cassazione il lavoratore, affidato a quattro motivi;
2. con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 – è dedotto omesso esame circa fatti decisivi oggetto di discussione tra le parti nonchè violazione degli artt. 1372,1362 e 1388 c.c. in relazione agli artt. 144 e 145 CCNL 2004/2008; la critica investe, nel complesso, la statuizione di estensione dell’efficacia soggettiva del CCNL del 2013 ai lavoratori affiliati a sigle sindacali che non avevano sottoscritto l’ipotesi di rinnovo e rifiutavano di aderirvi; si assume che il CCNL del 2013, diversamente da quanto sostenuto in sentenza, non costituisca affatto un rinnovo del precedente CCNL, per avere un ambito soggettivo ed oggettivo differente;
anche il secondo motivo si arresta ad una valutazione di inammissibilità;
ribadito che il vizio di motivazione, riconducibile al paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, concerne esclusivamente i fatti (storici) e non anche l’interpretazione e l’applicazione di norme giuridiche (Cass. 20468 del 2008), il motivo è privo di riferibilità al decisum; la Corte di appello ha, infatti, in premessa chiarito come oggetto del giudizio fosse esclusivamente la vacanza contrattuale (cfr. pag. 4 della sentenza impugnata: “oggetto di causa, in questo grado di giudizio, è unicamente l’indennità contrattuale, rivendicata (…) con riferimento all’art. 145 del CCNL (…); tale affermazione andava diversamente censurata in modo, eventualmente, da incrinarne la giustificazione; come illustrata, invece, la censura resta priva di riferibilità alla decisione impugnata e si pone in violazione della prescrizione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 (ex plurimis, Cass. n. 17125 del 2007; in motivazione, Cass. n. 9384 del 2017; Cass. n. 20652 del 2009);
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.500,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

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