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DOCUMENTI PER DICHIARAZIONE DI RESIDENZA PER RICONOSCIMENTO CITTADINANZA ITALIANA JURE SANGUINIS - Pagina 2 - Forum Enti.it
Messaggioda Claudia.Valent » 17/05/2017, 12:22
Caro collega Trasparenza1955,
è arrivata la PEC di comunicazione del Consolato Italiano e ora saremo pronti per la trascrizione dell'atto di nascita del richiedente.
Siamo fermi da un po' di tempo perche non eravamo 100% sicuri visto che non è qui di pesona l'interessato.
Secondo lei, potremo provvedere la trascrizione?
Messaggioda trasparenza1955 » 17/05/2017, 12:50
Aggiungo che è un atto dovuto una volta accertata la cittadinanza.
Del resto la trascrizione può (e poteva) essere richiesta da chiunque ne abbia interesse e l'interessato avanzando l'istanza per il riconscimento della sua cittadinanza italiana iure sanguinis ha seguito le indicazioni della circolare k28/1991 che è finalizzata proprio alla trascrizione degli atti di stato civile dopo l'avvenuto riconoscimento della loro cittadinanza italiana. Del resto la trascrizione del suo atto di nascita è operazione neccessaria per l'iscrizione all'AIRE dell'interessato (tramite consolato) nel caso che ritorni o sia ritornato all'estero e intenda rimanerci per più di 12 mesi
Ultima modifica di trasparenza1955 il 17/05/2017, 13:49, modificato 3 volte in totale.
Messaggioda Claudia.Valent » 17/05/2017, 12:58
Grazie signor Trasparenza1955 dell'aiuto.
La provvederemo allora, mia collega mi ha suggerito di aspettare la conferma del signor Scolaro, mediatore del forum.
Aspetteremo e domani risolveremo questo ingorgo.
Messaggioda cyber » 24/05/2017, 09:08
Avo italiano nato nel 1840 coniugato in Italia con italiana, emigrati entrambi in Brasile. I documenti presentati riguardanti l'avo sono: certificato anagrafico di nascita italiano con la dicitura “come risulta dallo Stato di Famiglia n. ...del comune di cui al R.D. 31.12.1864” e l’indicazione che i registri di stato civile sono stati istituiti successivamente. Stessa cosa per il certificato anagrafico di matrimonio. Sorge il primo dubbio: sono documenti che si possono accettare ai fini del procedimento di riconoscimento della cittadinanza italiana jus sanguinis? Viene presentato poi un certificato negativo di naturalizzazione rilasciato dal Ministero di Giustizia del Brasile riferito al solo avo con indicazione della corrispondenza del nome italiano con il nome usato in Brasile. 2° dubbio: occorrono tutti i certificati rilasciati della competente autorità consolare italiana attestanti che né gli ascendenti in linea retta né la persona rivendicante non abbiano mai rinunciato come indicato al punto 6) della circolare k.28 o c'è qualche disposizione successiva che mi è sfuggita? L'ultimo documento riguardante l'avo emigrato è l'atto di morte brasiliano, e questo mi sembra a posto. Dei discendenti ci sono gli atti di nascita, matrimonio e morte fino all'atto di nascita della persona rivendicante la cittadinanza italiana. Mi sembrano tutti a posto anche relativamente a traduzioni ed apostille. Altro dubbio riguarda la procedura: l'iscrizione anagrafica può avvenire solo contemporaneamente alla richiesta di cittadinanza poiché mancando un documento o non essendo i documenti regolari non si possiedono nemmeno i requisiti per l'iscrizione anagrafica a tale fine o si ricevono comunque le due richieste e successivamente si nega la cittadinanza o si chiedono le integrazioni necessarie? E se si nega la cittadinanza che fine fa l’iscrizione anagrafica? Gli atti vanno tutti trascritti fino alla nascita del rivendicante la cittadinanza con esclusione del/i certificati di non naturalizzazione? Se è così, questi ultimi vanno menzionati e dove? Nell’atto ricognitivo?
E' la prima volta che mi capita e confido nell'apporto delle esperienze dei miei colleghi più esperti. Grazie
Messaggioda cyber » 24/05/2017, 12:27
Aggiungo alcuni elementi a quanto già detto: la persona che rivendica la cittadinanza è di quinta generazione e riceverebbe la cittadinanza dalla madre che a sua volta la riceverebbe dalla nonna nata nel 1949 coniugatasi con cittadino brasiliano nel 1966, quest'ultima la riceverebbe da parte di padre e così via fino all'avo italiano. Quindi altro dubbio: ai sensi art. 10 l. 555/1912 dichiarato incostituzionale con sentenza n. 87 del 9 aprile 1975 della Corte costituzionale è necessario che anche la nonna richieda il riconoscimento del possesso ininterrotto della cittadinanza ?
Grazie, ho davvero bisogno dei vostri pareri
Messaggioda trasparenza1955 » 24/05/2017, 16:02
1)	il documento originario da te indicato è sufficiente a dimostrare la cittadinanza italiana dell’avo che emigrò;
2)	I certificati di non rinuncia della cittadinanza italiana, di competenza del Consolato italiano e relativi agli ascendenti, devono essere richiesti d’ufficio dal Comune al Consolato italiano (con pec) e non devono essere presentati dagli interessati;
3)	La procedura dal punto di vista temporale prevede che la richiesta della residenza si fa prima (ufficio anagrafe) e poi si provvede alla presentazione dell’istanza di riconoscimento della cittadinanza italiana (ufficio stato civile). Infatti, il Comune diventa competente ad esaminare l’istanza di cittadinanza dopo che l’interessato è diventato residente. Ovviamente i due uffici stato civile e anagrafe possono essere unificati le domande possono essere fatte nel medesimo momento.
4)	Vanno trascritti solo i certificati di coloro che hanno richiesto il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, perché l’indagine completa è effettuata solo per loro (il genitore di costoro potrebbe anche essersi naturalizzato con una qualsiasi cittadinanza straniera dopo la nascita dei figli ma ciò non incide sulla cittadinanza dei figli per effetto dell’articolo 7 legge 555/1912
5)	Se manca qualche documento il Comune può sempre chiedere agli interessati un’integrazione (del resto il preavviso di rigetto, art 10bis legge 241/90, ha anche questa finalità per far continuare a vivere il procedimento e portarlo a termine ed evitare all’utente di ripresentare la domanda con la documentazione completa con l'inizio di un nuovo procedimento
6)	Non è necessario che la madre richieda il riconoscimento della la cittadinanza italiana per trasmetterla ai discendenti
Messaggioda Claudia.Valent » 27/05/2017, 17:40
Nell'interim della pratica di cittadinanza ius sanguinis, sui certificati che devono essere prodotti dall'interessato puo uno di loro (certificato di battesimo dell'italiano che a suo tempo emigrò) presentato in copia conforme?
Messaggioda trasparenza1955 » 27/05/2017, 18:24
Codice civile art. 2719 Delle copie degli atti
Nota La disposizione è applicabile a tutte le forme di fotoriproduzione di documenti scritti che vogliono riproporre graficamente l'atto originale (ad esempio microfilm, fotocopie ed eliografie).
2. L'autenticazione delle copie può essere fatta dal pubblico ufficiale dal quale è stato emesso o presso il quale è depositato l'originale, o al quale deve essere prodotto il documento, nonché da un notaio, cancelliere, segretario comunale, o altro funzionario incaricato dal sindaco. ....
Ove tu avessi dei fondati sospetti di falso allora senza dire nulla all'interessato, e senza interrompere il procedimento, (per evitare la sottrazione o l'inquinamento delle prove) dovresti segnalare il fatto all'autorità giudiziaria.
Nulla ti vieta comunque di fare dei contrrolli con chi detiene l'atto originale (curia e parrocchia).
Osservo comunque che se negli atti successivi si evince che l'interessato arrivò in Brasile dall'Italia, allora è quasi certamente tutto regolare
Messaggioda onda_blu » 29/05/2017, 12:56
Scusate, ma non sono d'accordo sull'accettare i certificati di nascita e matrimonio "desunti dall'anagrafe", per gli avi.
Seguo da parecchio i riconoscimenti di cittadinanza italiana jure sanguinis, e ormai ne ho viste di tutti i colori, anche questi "estratti di atti di nascita" desunti dallo stato di famiglia (nonché modelli plurilingue rilasciati dal Parroco....).
Io chiedo sempre i certificati di battesimo e certificati di matrimonio rilasciati dal parroco, visto che gli eventi si sono verificati quando ancora non esisteva il regno d'Italia, unici documenti che possono sostituire l'estratto dell'atto citato nella Circolare K.28.
E non capisco neanche perché dovrei accettare questi "sostitutivi" (giustificatemene legalmente il motivo, e forse lo farò....senza però dirmi che l'Anusca ha detto.... ).
Inoltre, non è sufficiente verificare che gli atti siano tutti a posto (ossia regolarmente tradotti e legalizzati) perché vi sia sicuramente la trasmissione della cittadinanza italiana jure sanguinis. Spesso e volentieri mi portano atti di persone sposate dopo la nascita del figlio, ma che non hanno mai riconosciuto esplicitamente il figlio a cui trasmettono la cittadinanza italiana (riconoscimento di figlio nato fuori dal matrimonio obbligatorio per la legge italiana).
E poi devo litigare perché l'altro Comune ha riconosciuto al fratello/sorella la cittadinanza, quando magari nemmeno a loro si poteva riconoscere.
E soprattutto: richiedete gli atti di stato civile brasiliani "in inteiro teor" (la circolare K.28 parla di "atti", non di semplici certificati)!!!
Ho scoperto pure un presunto avo che era deceduto a 3 anni in Italia, e un'adozione di minore, grazie agli atti in inteiro teor !!!
Ultima cosa, per Wiscola2:
Mi spiace, ma io chiedo anche tutta la documentazione per la richiesta di riconoscimento di cittadinanza jure sanguinis, e verifico che abbiano diritto a richiedere tale riconoscimento "prima" di accettare la richiesta di residenza: la circolare 32/2007 infatti permette ai soli cittadini che intendano presentare tale domanda di esentarsi dal presentare un permesso di soggiorno.
Messaggioda trasparenza1955 » 29/05/2017, 14:27
La circolare 5tazione della domanda avviend2/2007 precisa :
Ovvero è l'intenzione "intendano richiedere" che permette l'iscrizione anagrafica. Solo dopo l'iscrizione il Comne diventa competente ad analizzare la domanda. Non è ipotizzzaibile altra ipotesi.
Anche la circolare 32 2007 pone a fondamento l'intenzione. dato che la presentazione della domanda avviene e può avvenire solo dopo l'iscrizione anagrafica e portrebbe avvenire anche dopo un mese quando la documentazione a corredo e le traduzioni sono state completate, atteso che nulla osta a ciò:
"La ricevuta di tale dichiarazione, resa dagli interessati nei sensi sopraesposti, si ritiene che possa costituire titolo utile ai fini dell’iscrizione anagrafica di coloro che intendono avviare in Italia la procedura per il riconoscimento della cittadinanza “jure sanguinis”, in relazione a quanto disposto con la circolare n. 29 (2002)."
Messaggioda onda_blu » 29/05/2017, 14:41
La Circolare n.32 (e successiva 52) del 2007, citava la 28/2002 (erroneamente la 29), che parlava espressamente di "discendenti di cittadini italiani per nascita", non di intenzioni. E la 32 e la 52 sono state emanate perché il permesso di soggiorno che veniva accettato in quei casi (per turismo) era stato abolito.
Posto che la legge anagrafica così com'è attualmente prevede la verifica "a priori" per i cittadini extra-comunitari delle condizioni relative alla regolarità del soggiorno, se lo stesso non ha in mano tutta la documentazione per vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana, non può fare domanda di cittadinanza. Pertanto per me è solo un cittadino extra-comunitario e deve presentarmi documentazione attestante la regolarità del suo soggiorno.
Domanda: se un cittadino extra-comunitario qualsiasi (facciamo esempio: senegalese, australiano, ecc.) ti presenta il passaporto con il timbro schengen, gli dai la residenza? Come ti dimostra che ha intenzione di presentare domanda per vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana? A parole?
Io "a parole" non iscrivo nessuno in anagrafe. La circolare n.9/2012 per me è chiarissima: devo "verificare" e devo farlo "prima" dell'iscrizione. E le parole non mi bastano, perché non sono verificabili.
(Sto diventando cattivissima, da quando mi sento presa per i fondelli, visto che spesso quando io nego il riconoscimento della cittadinanza per mancanza dei requisiti, gli interessati non fanno altro che cambiare residenza e spostarsi in un Comune più compiacente)
Messaggioda l'auxelugatu » 29/05/2017, 22:54
Però c'è un problema...se per l'iscrizione anagrafica chiedi tutti i documenti, come puoi accettare l'eventuale certificato rilasciato dal consolato italiano sulla mancata perdita della cittadinanza italiana, è vietato per legge...si tratta pur sempre di un certificato rilasciato da un ufficio pubblico ad un privato...
Messaggioda trasparenza1955 » 30/05/2017, 12:13
Le considerazioni che seguono faranno forse drizzare I capelli a Onda_Blu, non me ne voglia, il mio intento è volto solo ad approfondire la questione che tocca vari aspetti amministrativi.
La circolare 28 del 2002 si fonda indubbiamente sulle seguenti considerazioni:
1)	La Costituzione italiana prevede all’articolo 10 pone una riserva di legge ovvero precisa che: ” La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.” Pertanto le norme sulla residenza non possono essere differenziate fra gli italiani e gli stranieri se non nel caso che ciò sia espressamente previsto dalla legge.
2)	Da punto di vista anagrafico l’elezione di residenza è cosa differente dal concetto di residenza previsto dal codice civile (dimora abituale) atteso che il codice civile considera un fatto giuridico storico (la dimora abituale), che si consolida e perfeziona nel tempo. L’anagrafe ha invece una finalità demografica censoria e quindi il cambio di residenza e la fissazione di residenza è legata all’intenzione del richiedente a eleggere quella nuova dimora a dimora abituale. Se Io mi trasferisco in un nuovo appartamento immediatamente chiedo il cambio di residenza anagrafica perché ho deciso di porre a termine la dimora abituale nel vecchio appartamento e di trasferirmi nel nuovo, che però non può caratterizzarsi immediatamente , non essendo trascorso un tempo congruo, in dimora abituale. Stessa cosa vale per l’iscrizione all’AIRE se mi trasferisco all’’estero e ho intenzione di permanerci per più di un anno ho l’obbligo di iscrivermi all’AIRE anche se poi eventi imprevisti mi potrebbero costringere o indurre a rientrare in Italia dopo un mese.
3)	La circolare K28/1991 parte dal presupposto che i figli degli emigrati italiani nel continente americano dove vigeva lo ius soli restavano italiani a meno che non si fossero verificate una delle seguenti condizioni : l’emigrante nato in Italia aveva acquisito volontariamente la cittadinanza straniera prima della nascita del figlio in terra straniera; Il discendente avesse rinunciato presso il consolato italiano alla cittadinanza italiana. Ed in questo caso il fatto sarebbe stato comunicato immediatamente al comune italiano. I casi di rinuncia effettuati nei consolati italiani si contano sulle dita. E' inoltre irrisorio il numero di emigranti che si è naturalizzato prima della nascita dei figli. Questi elementi avevano indotto a ritenere, in linea di massima, che i discendenti degli emigrati italiani non erano stranieri ma italiani la cui cittadinanza doveva però essere accertata.
4)	La circolare 28 2002 precisava che se gli oriundi erano regolarmente soggiornati (ovvero non potevano essere legalmente espulsi), potevano ottenere l’iscrizione anagrafica al di la della durata del titolo che permetteva il soggiorno legale in Italia.
6) Il soggiorno senza necessità di “permesso di soggiorno” per tre mesi per cittadini brasiliani in esenzione di visto è previsto, su base reciproca, da un accordo internazionale tra Italia e Brasile.
I consolati italiani, essendo soggetti pubblici italiani, hanno il potere per certificare o attestare, e quindi controllare,quanto dichiarato con dichiarazione sotitutiva dall’oriundo italiano. Quindi l’ufficiale di anagrafe per l’iscrizione in anagrafe dovrebbe accettare la dichiarazione sotituitiva di notorietà che attesta che l’interessato è discendente di un emigrato italiano e poi potra effettuare i controlli a campione previsti dal DPR 445/2000 rivolgendosi al Consolato o al Comune da cui emigro l’avo.
Circa la competenza e il potere dei Consolati italiani ad accertare quanto dichiarato dal presunto cittadino italiano (considerato per il momento straniero) la Convezione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963 (ratificata Legge 9 agosto 1967, n. 804), prevede all’articolo 5 relativo alle funzioni consolari che i consolati possono “esercitare tutte le altre funzioni affidate a un posto consolare dallo Stato di invio, che non siano vietate dalle leggi e dai regolamenti dello Stato di residenza o alle quali questo Stato non s'opponga, oppure che sono menzionate negli accordi internazionali in vigore tra lo Stato d'invio e lo Stato di residenza. “
Il Decreto Legislativo 71/2011 relativo alle funzioni consolari prevede agli articoli 10, 11 e 52:
Art. 10 Cittadinanza italiana
1. Il capo dell'ufficio consolare accerta il possesso della cittadinanza italiana, con ogni mezzo utile, cosi' come previsto dal comma 2, e rilascia il relativo certificato ai cittadini residenti. 2. Per accertare lo stato di cittadinanza, il capo dell'ufficio consolare esperisce le opportune indagini d'ufficio, facendo uso di tutti i mezzi di prova ammessi dalla legislazione nazionale e da quella locale, salvo, per i secondi, la sua discrezionale valutazione sulla loro forza probatoria.
Art. 11 Comunicazioni agli uffici in Italia
Art. 52 Certificati, legalizzazioni, vidimazioni
1. L'ufficio consolare: a) rilascia certificati di esistenza in vita a cittadini; li rilascia anche a non cittadini per l'utilizzo in Italia; b) rilascia o vidima certificati di origine delle merci ed ogni altro certificato o documento previsto dalle leggi italiane o dalle convenzioni internazionali; c) conferma le patenti di guida ai sensi e per gli effetti dell'articolo 126, comma 5-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285; d) comunica il numero di codice fiscale attribuito dalla competente Agenzia delle Entrate; e) rilascia copia autentica degli atti da esso ricevuti o presso di esso depositati; f) legalizza gli atti rilasciati dalle autorita' locali, secondo quanto previsto dall'articolo 33, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, avvalendosi di ogni mezzo utile di accertamento;
g) puo' rilasciare attestazioni concernenti leggi e consuetudini vigenti in Italia o nello Stato di residenza; h) puo' rilasciare certificati concernenti gli atti compiuti ed i fatti accertati nell'esercizio delle proprie funzioni; i) puo' rilasciare e certificare traduzioni di atti dalla lingua italiana in quella dello Stato di residenza e viceversa. 2. Nei casi in cui non e' in grado di ottenere dalle autorita' locali copie degli atti di stato civile formati all'estero e da trascrivere in Italia, l'ufficio consolare rilascia, effettuati gli accertamenti del caso, motivata certificazione sostitutiva della documentazione che non si e' potuto acquisire, secondo quanto previsto dalle vigenti disposizioni nazionali sull'ordinamento dello stato civile. 3. Si applicano, in ogni caso, le disposizioni in materia di dichiarazioni sostitutive di certificazione e di dichiarazioni sostitutive di atto di notorieta'. 4. Sugli atti di cui al presente articolo sono riscossi i diritti di cui al Titolo IV del presente decreto, con le modalita' e salve le eccezioni ivi previste.
Messaggioda Tiziana5838 » 30/05/2017, 14:01
Salve colleghi approfitto della competenza di Trasparenza e Onda Blu perché ho avuto il caso oggi di una iscrizione in anagrafe per jure sanguinis proveniente dal Brasile. Poiché sono casi rari da noi ed è il primo dal Brasile, ho bisogno di chiarimenti:
Mi confermate che l'autorità individuata in Brasile per apporre l'Apostille è il Notaio?
Fermo restando il rispetto della K.28 devo far attenzione a qualcosa in particolare nei vari documenti?
Messaggioda trasparenza1955 » 30/05/2017, 14:28
Ti confermo che in Brasile è il notaio ad apporre l'apostille sui certificati. In brasile il notaio è chiamato "cartorio".
http://www.cnj.jus.br/poder-judiciario/ ... frequentes
La cosa più importante da verificare è che l'avo italiano che emigrò non ha acquisito la cittadinanza brasiliana prima della nascita dei figli.
Per tal motivo a corredo della documentazione ci dovrebbe essere un certificato negativo di naturalizzazione dall'avo che emigrò (i figli, pur mantenendo la cittadinanza italiana, diventavano brasiliane automaticamenti con la nascita in Brasile). Talet certificato spesso è presentato con tutte le variabili e possibili storpiature del nome italiano . esempio Giovanni trasformato in Giovani o una "s" trasformata in "c" o "z" o un Francesco trasformato in Francisco.
Oggi è 22/02/2019, 10:52

References: art. 10
 sentenza 
 art. 2719

Art. 10

Art. 11

Art. 52