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Timestamp: 2019-02-22 16:11:14+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI penale, sentenza 27 giugno 2016, n. 26638 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2016 Corte di Cassazione, sezione VI penale, sentenza 27 giugno 2016, n. 26638
convalidata dal g.i.p. – prima – e dal Tribunale – poi – vi e’ il sistema illecito ideato ed attuato dal succitato (OMISSIS), come detto direttore del CEV, consorzio costituito per fornire energia a comuni medio – piccoli, il quale, sotto lo schermo dell’ente predetto, lucrava vantaggi economici per le imprese del proprio gruppo, in particolare la (OMISSIS) s.p.a. e la (OMISSIS) s.p.a., di entrambe le quali era presidente del consiglio d’amministrazione. Cio’ in quanto il CEV era una sorta di “guscio vuoto”, privo di strutture e dipendenti, forniti invece dalla (OMISSIS) – di cui il coindagato (OMISSIS) era sindaco, essendo altresi’ vice-presidente e consigliere del CEV – che supportava anche la (OMISSIS), risultata aggiudicataria di due gare, connotate dalla evidente sovrapposizione fra stazione appaltante e societa’ vincitrice, nonche’, sintomaticamente, da tutta una serie di manipolazioni ed anomalie procedurali, puntualmente sintetizzate nell’ordinanza impugnata e di cui si erano resi protagonisti – fra gli altri – i’ tre indagati, posto che, nelle gare esaminate, e’ emerso che “avevano sempre operato gli avvocati (OMISSIS) e (OMISSIS), il primo quale RUP (Responsabile unico del procedimento) ed il secondo quale commissario di gara”; inoltre, “dalle intercettazioni predisposte risultava… che i predetti erano sempre in contatto con (OMISSIS) – fedele collaboratore di (OMISSIS), cioe’ dell’ispiratore dell’intero sistema che interveniva, pur non avendone titolo, nelle varie fasi delle procedure, istruendo i due avvocati, correggendo con loro i verbali, cercando di sanare gli errori commessi e addirittura concordando coi predetti le versioni da fornire all’A.G. qualora quelle anomalie fossero emerse. Altre irregolarita’ erano venute in evidenza quando la GdF aveva acquisito i verbali delle procedure, alcuni dei quali presentavano elementi di sospetta falsita'”.
Muovendo da quanto affermato gia’ dalle Sezioni Unite con sentenza n. 40538 del 24.09.2009, ric. LATTANZI, Rv. 244377 – laddove era stato sottolineato, a proposito “del tempo trascorso dalla commissione del reato” di cui all’articolo 292 del codice di rito, lettera c), nella formulazione allora vigente, che esso esprime la necessita’ di un impegno motivazionale crescente, per via dell’ordinario affievolimento delle esigenze cautelari che corrisponde alla maggiore distanza cronologica dai fatti – e’ stato quindi sostenuto che il requisito dell’attualita’, quale presupposto della misura cautelare, aveva gia’ trovato cittadinanza nella pregressa normativa, in particolare rimarcandosi la difficolta’ di “immaginare delle esigenze cautelari di prevenzione rispetto al rischio di recidiva che, nell’essere concrete, non siano anche attuali” (cosi’ Cass. Sez. 6, sent. n. 50027 del 29.10.2015, ric. AURISICCHIO; v. anche, in senso conforme, Cass. Sez. 1, sent. n. 5787 del 21.10.2015 – dep. 11.02.2016, Rv. 265985), senza peraltro che cio’ debba far perdere di vista la distinzione fra “attualita'” ed “immediatezza” delle esigenze medesime, come desumibile dalla stessa, perdurante distinzione codicistica fra “esigenze cautelari” ed “eccezionali esigenze cautelari”.
E, ancora, e’ appena il caso di rimarcare la rilevanza, rispetto a siffatta valutazione prognostica ed al fine di mantenerla ancorata ai necessari parametri della concretezza e dell’attualita’, del riferimento temporale, opportunamente contenuto nell’ordinanza impugnata, alla collocazione dei fatti medesimi, ovvero di altre condotte significative riconducibili ai soggetti interessati dalle indagini: donde l’altrettanta importanza del richiamo ai “tempi recenti in cui sono avvenuti i fatti”, che certo non puo’ esser posto in discussione dai pochi mesi intercorsi prima dell’emissione dell’iniziale provvedimento di assegnazione agli arresti domiciliari, tanto piu’ ove si consideri che, al di la’ delle date di commissione dei reati fine (che giungono sino alla fine di maggio 2015), tanto il provvedimento genetico quanto l’ordinanza ex articolo 309 c.p.p., si soffermano su plurime conversazioni, ampiamente significative del pieno e consapevole coinvolgimento dei due prevenuti, risalenti a maggio e luglio 2015 – l’ultima, per l’esattezza, al 31 luglio: v. pag. 54 ord. g.i.p. – dunque a meno di quattro mesi dall’emissione del provvedimento coercitivo a loro carico. Non senza ribadire – sempre nell’ottica dell’attualita’ delle esigenze cautelari, che ovviamente vanno intese rispetto al pericolo di reiterazione di condotte analoghe e non certo di altre turbative d’asta da parte del CEV – l’importanza del gia’ riprodotto passaggio argomentativo dei giudici lagunari, a proposito della palesata “fedelta'” del (OMISSIS) e del (OMISSIS), “anche dopo aver saputo che il loro “istruttore” (OMISSIS) era stato denunciato alla Procura di Vicenza”, come pure del tentativo “di manipolare le carte anche dopo l’intervento di meta’ luglio da parte della GdF, dopo la cessazione delle cariche formali di gara”.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 articolo 309