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Timestamp: 2018-12-16 09:08:57+00:00

Document:
N. 05855/2017REG.PROV.COLL.
N. 03161/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3161 del 2017, proposto da: Idealservice Soc. Coop., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Roberto Paviotti, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Canina N. 6;
Comune di Genova, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Aurelio Domenico Masuelli, Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso lo studio Gabriele Pafundi in Roma, viale Giulio Cesare 14;
Fidente S.p.A. in proprio e quale Capogruppo Mandataria Rti, Rti B&B Service Soc.Coop., Rti Consorzio Servizi Globali Centro Nord Est Scarl non costituiti in giudizio;
della sentenza del T.A.R. LIGURIA - GENOVA: SEZIONE II n. 00094/2017, resa tra le parti- pubblicata in data 10 febbraio 2017 e non notificata - con la quale è stato respinto il ricorso R.G. 1/2016 proposto da Idealservice Soc. Coop. volto all'annullamento del giudizio, espresso dalla Commissione di gara nella seduta del 22 ottobre 2015, di congruità dell'offerta di Fidente S.p.A. e della determinazione del Comune di Genova n. 47 del 20 novembre 2015 di aggiudicarle definitivamente l'appalto per l'affidamento dei servizi di pulizia degli autobus, delle rimesse e dell'ambiente di lavoro della A.M.T. di Genova e di manovra degli stessi autobus, nonché al risarcimento del danno in forma specifica con la ri-aggiudicazione dell'appalto, previa dichiarazione di inefficacia dello stipulato contratto, o, in subordine, per equivalente.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Genova;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 16 novembre 2017 il Cons. Giuseppina Luciana Barreca e uditi per le parti gli avvocati Gianna Di Danieli su delega di Paviotti, Masuelli, Pafundi.;
1.La Ideal Service Soc. Coop. propone appello avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Liguria, sezione seconda, indicata in epigrafe, con la quale è stato rigettato il ricorso avanzato dalla stessa società per l’annullamento degli atti di gara, dell’aggiudicazione in favore del R.T.I. con capogruppo mandataria Fidente S.p.A., nonché per la declaratoria di inefficacia del contratto stipulato nelle more e la ri-aggiudicazione a sé o, in subordine, per il risarcimento del danno, relativamente all’appalto per l’affidamento, da parte del Comune di Genova, quale stazione unica appaltante, per un biennio, con opzione di prosecuzione per ulteriori dodici mesi, del servizio di pulizie aziendali, di manovra e attività accessorie per conto della società partecipata, Azienda Mobilità e Trasporti S.p.A. (A.M.T.).
Il R.T.I. Fidente aveva formulato offerta con un ribasso del 23,6708%, quindi per un importo complessivo biennale di € 5.837.657,98 (inferiore di € 394.697,21 rispetto a quello di € 6.232.355,20 indicato nell’offerta della Idealservice); all’esito della gara per il Lotto 1, primo in graduatoria era risultato il R.T.I. (con punti 39,096 per l’offerta tecnica e punti 60 per l’offerta economica) davanti alla Idealservice, classificatasi al secondo posto (con punti 39,826 per l’offerta tecnica e punti 57,050 per l’offerta economica).
La ricorrente aveva censurato, sotto vari profili, il giudizio di congruità dell’offerta economica espresso dalla Commissione di gara nella seduta del 22 ottobre 2015, all’esito del sub-procedimento di verifica dell’anomalia.
1.1.La sentenza impugnata -intervenuta dopo che l’istanza cautelare avanzata dalla ricorrente era stata respinta in primo ed in secondo grado- ha respinto il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore delle controparti.
2. Avverso la sentenza la Idealservice Soc. Coop. propone i seguenti motivi di appello:
- 1. Erroneità della reiezione del primo motivo di ricorso e dell’affermazione del T.A.R. per la quale la novità messa in campo dal R.T.I. in sede di giustificazioni dell’anomalia, che il servizio verrebbe fatto svolgere non solo dai 126 lavoratori indicati in offerta, ma anche da ulteriori 22 lavoratori da assumersi a costi di lavoro inferiori, non costituirebbe inammissibile modificazione dell’offerta;
- 2. Omesso esame da parte del T.A.R. della censura, ricompresa anch’essa nel primo motivo di ricorso, di ulteriore inammissibile modificazione, in sede di giustificazioni, dell’offerta del R.T.I.;
- 3. Erroneità della reiezione del secondo motivo di ricorso e dell’affermazione del T.A.R. per la quale la clausola sociale potrebbe dirsi rispettata anche nel caso in cui la riduzione dell’orario di lavoro dei dipendenti utilizzati dal gestore uscente abbia luogo al solo fine di utilizzare altro personale con costi di lavoro inferiori;
- 4. Erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui il T.A.R. non ha accolto il terzo motivo di ricorso con cui Ideal Service ha contestato nel merito […] la manifesta illogicità del giudizio di congruità dell’offerta del R.T.I. Il motivo si articola in tre censure concernenti differenti aspetti di dedotta manifesta illogicità del giudizio della Commissione di gara.
L’appellante chiede che, in riforma della sentenza, sia statuito che il concorrente R.T.I. Fidente avrebbe dovuto essere escluso dalla procedura concorsuale; che siano annullati i provvedimenti impugnati; che sia disposta la ri-aggiudicazione a sé della gara d’appalto, previa declaratoria d’inefficacia del contratto stipulato fra la AMT di Genova e il R.T.I. Fidente ovvero, in via subordinata, che sia condannata la stazione appaltante al risarcimento del danno per equivalente, considerando il lucro cessante e il danno curriculare, oltre spese processuali dei due gradi, e restituzione anche da parte di R.T.I. Fidente degli importi versati per le spese liquidate nella sentenza del T.A.R.
2.1. Si è costituito in giudizio il Comune di Genova, resistendo all’impugnazione e chiedendone il rigetto.
Non si è costituita la controinteressata Fidente S.p.A.
L’appellato ha depositato memoria, cui ha replicato l’appellante.
All’udienza del 16 novembre 2017, la causa è stata discussa e posta in decisione.
3. L’appellante premette in punto di fatto che nel disciplinare era prescritto che per lo svolgimento del servizio dovesse essere prestato un numero minimo di 183.350 ore all’anno e che dall’allegato al disciplinare risultava che il gestore uscente stava prestando questo numero di ore utilizzando un organico di 126 dipendenti, con contratti di lavoro prevedenti un monte ore contrattuale annuo, tale da garantire la sostituzione delle assenze (programmabili e non); che R.T.I. Fidente sia nell’offerta tecnica che nell’offerta economica aveva dichiarato che per la prestazione delle n. 183.475,82 ore annue offerte avrebbe impiegato esattamente 126 lavoratori, ossia quelli impiegati dal gestore uscente, con il loro inquadramento ai livelli in essere (II, III e IV livello) come indicati nell’allegato al disciplinare; che il complessivo costo del lavoro indicato nell’offerta economica (€ 5.563.472,59) era stato calcolato a fronte del costo orario di 126 lavoratori, distinti per numero di appartenenti a ciascun livello, comprensivo della maggiorazione per lavoro notturno.
Espone quindi che, in occasione delle giustificazioni fornite alla Commissione di gara, relativamente all’anomalia del ribasso praticato, il R.T.I. Fidente, per giustificare i costi orari indicati nell’offerta (diminuiti in maniera tale da rendere impossibile rispettare nei confronti dei detti 126 lavoratori i trattamenti salariali minimi), aveva segnalato che si sarebbe avvalso di altri 22 lavoratori, assunti con contratti a costi di lavoro inferiori, con le seguenti conseguenze:
-	che i 126 lavoratori indicati in offerta avrebbero lavorato non per le 183.475,82 ore ivi considerate, ma per n. 147.617 ore, con una riduzione del monte orario del 19,55%;
-	che per coprire la differenza sarebbero appunto stati assunti ulteriori 22 lavoratori, con contratti di apprendistato, quelli di II livello, e con contratti di cui alla legge di stabilità 2015, quelli di III e IV livello, così provvedendo non solo alla sostituzione delle assenze programmabili degli originari 126 lavoratori (come esposto nella prima relazione di giustificazioni del 21 agosto 2015), ma anche allo svolgimento delle attività ordinarie a copertura della riduzione del monte-ore dei 126 lavoratori da assumere nel rispetto della clausola sociale di assorbimento (come esposto nella terza relazione giustificativa del 13 ottobre 2015).
Deduce che, all’esito del sub-procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta, quest’ultima è stata resa dal R.T.I. Fidente diversa da come originariamente formulata e valutata, con modifica dei dati organizzativi sulla base dei quali era stato attribuito il punteggio di qualità in violazione del principio di immutabilità dell’offerta stessa e di quello della par condicio degli offerenti.
3.1. Col primo motivo di ricorso in primo grado era stato denunciato il vizio di eccesso di potere per contraddittorietà ed illogicità del comportamento della Commissione di gara per non avere essa fatto derivare dalla constatazione che il R.T.I. Fidente in sede di giustificazioni ha rimodulato l’offerta, inammissibilmente superando il limite del divieto di stravolgerla, la conseguenza dell’esclusione dalla procedura concorsuale.
Il Tar, dopo aver richiamato la giurisprudenza sui limiti del sindacato giurisdizionale sulla discrezionalità tecnica, tipico della valutazione dell’anomalia dell’offerta ed aver riassunto -in termini piuttosto riduttivi rispetto alle deduzioni, in fatto ed in diritto, della ricorrente- la censura mossa col primo motivo, ha osservato che <<L’oggetto dell’appalto non è stato mutato, non è stato mutato il numero delle ore offerte (come erroneamente ritenuto in un primo tempo da parte della commissione di gara) e non è stato mutato neppure il numero e il livello professionale degli addetti>> ed ha ritenuto che, al fine di garantire l’effettività delle ore offerte, <<ridotte rispetto alle precedenti in ossequio a precise e preventivamente indicate esigenze di organizzazione aziendale del servizio […]>>, le assenze programmabili del personale sarebbero state coperte da personale assunto con contratti per i quali erano previste agevolazioni fiscali. Da tale premessa, il Tar ha tratto la conseguenza che, non essendo stato modificato il costo del lavoro (ma soltanto modulato diversamente a seconda del personale preso in considerazione), l’offerta non sarebbe stata stravolta, modificata ovvero integrata inammissibilmente.
Il primo giudice ha peraltro riconosciuto che il modus procedendi dell’aggiudicataria, vale a dire <<l’utilizzo di altri lavoratori per coprire le assenze>>, avrebbe potuto essere esplicitato fin dall’inizio, ma ne ha escluso l’illegittimità <<dal momento che le giustificazioni preventive non sono più richieste>>.
3.2. Nel formulare il primo motivo d’appello come sopra rubricato, la Idealservice confuta gli argomenti su cui si fonda la decisione impugnata, rilevando che:
-	è errata l’affermazione che l’aggiudicataria, in sede di giustificazioni non avrebbe mutato il numero e il livello professionale degli addetti, perché sarebbe esattamente quanto avvenuto;
-	il rilievo che le giustificazioni preventive non siano richieste è inconferente, a fronte della modificazione dell’offerta, quanto al numero dei lavoratori da impiegare ed al costo delle ore di lavoro.
Va premesso che, pur se il giudizio sull’anomalia postula un apprezzamento globale e sintetico sull’affidabilità dell'offerta nel suo complesso (cfr. ex multis Cons. Stato, IV, 26 febbraio 2015, n. 963) e pur se il contraddittorio relativo al corretto svolgimento del subprocedimento di verifica è connotato dall'assenza di preclusioni alla presentazione di giustificazioni ancorate al momento della scadenza del termine di presentazione delle offerte; dalla sicura modificabilità delle giustificazioni, nonché dall'ammissibilità di giustificazioni sopravvenute e di compensazioni tra sottostime e sovrastime -purché l'offerta risulti nel suo complesso affidabile al momento dell'aggiudicazione e a tale momento dia garanzia di una seria esecuzione del contratto (ex pluribus, Cons. Stato, IV, 22 marzo 2013, n. 1633; 23 luglio 2012, n. 4206; V, 20 febbraio 2012, n. 875; VI, 24 agosto 2011, n. 4801; 21 maggio 2009, n. 3146)- è da tenere in principale considerazione il divieto di una radicale modificazione dell’offerta, che, una volta presentata, deve restare fissa ed invariabile (Cons. Stato, VI, 10 novembre 2015, n. 5102), comunque immune da radicali modificazioni della sua composizione, che ne alterino l’equilibrio economico, allocando diversamente rilevanti voci di costo nella sola fase delle giustificazioni (Cons. Stato, V, 24 aprile 2017, n. 1896), o incidano sugli elementi strutturali della prestazione offerta (Cons. Stato, V, 20 aprile 2009, n. 2358, citata dall’appellante).
Conseguentemente, ed in riferimento all’offerta economica, questo Consiglio di Stato ha già precisato che il giudizio di inattendibilità dell’offerta può investire specifiche voci di costo (Cons. Stato, V, 15 gennaio 2015, n. 89), quando le stesse assumano una rilevanza tale da inficiare, di per sé, la serietà dell’offerta e che diversamente opinando, si perverrebbe:
-	per un verso, all’inaccettabile conseguenza di consentire un’indiscriminata ed arbitraria modifica postuma della composizione dell’offerta economica (nella fase del controllo dell’anomalia), con il solo limite del rispetto del saldo complessivo, il che si porrebbe in contrasto con le esigenze conoscitive, da parte della stazione appaltante, della sua struttura di costi;
-	per altro verso, a snaturare la funzione e i caratteri del subprocedimento di anomalia, trasformando inammissibilmente le giustificazioni, che, nella disciplina legislativa di riferimento, servono a chiarire le ragioni della serietà e della congruità dell’offerta economica, in occasione, secundum eventum, per una sua libera rimodulazione, per mezzo di una scomposizione e di una diversa ricomposizione delle sue voci di costo (per come dettagliate nella domanda di partecipazione originaria), che implicherebbe, peraltro (oltre ad una evidente lesione delle esigenze di stabilità ed affidabilità dell’offerta), anche una violazione della par condicio tra i concorrenti (così Cons. Stato, III, 10 marzo 2016, n. 962 e V, 24 aprile 2017, n. 1896).
4.1. Nel caso di specie, il R.T.I. aggiudicatario non si è limitato a rimodulare le singole voci di costo della manodopera, ma ha modificato proprio quegli elementi essenziali dell’offerta, che invece il Tar ha ritenuto essere rimasti sostanzialmente invariati.
Infatti, pur avendo formalmente lasciato invariato il numero ed il livello professionale degli “addetti” costituiti dai 126 lavoratori (distinti nei tre originari livelli) da assorbire secondo la c.d. clausola sociale, vi ha aggiunto altri 22 lavoratori, il cui inserimento nella componente del personale complessivamente impiegato nel servizio ne ha comportato necessariamente una modificazione quantitativa e qualitativa, con conseguente alterazione delle voci di costo riferibile a ciascuna delle categorie di appartenenza.
Quanto al profilo quantitativo, non è affatto dirimente l’argomento utilizzato dal Tar, secondo cui il personale in aggiunta avrebbe dovuto coprire le assenze programmabili dei dipendenti assorbiti. Si tratta di un dato di fatto smentito dalle relazione di giustificazione, da cui si evince che il personale neo-assunto sarebbe andato a coprire anche parte del servizio (come d’altronde riconosciuto dal Comune appellato). Comunque, è un dato, come detto, non dirimente, perché si sarebbe trattato comunque del definitivo e stabile inserimento in organico di un cospicuo numero di lavoratori non indicati nell’offerta iniziale.
Quanto al profilo qualitativo, va considerato che il giudizio sulla qualità tecnica dell’offerta è stato espresso favorevolmente dalla Commissione di gara tenendo in considerazione l’impiego per l’intero numero di ore annuali di servizio offerte dal R.T.I. (183.475,82) di personale già esperto. La sostituzione postuma di questo con personale in stato di apprendistato o neo-assunto per un considerevole numero di ore all’anno (di certo ben oltre quello delle assenze programmabili), con corrispondente riduzione di ore di lavoro del personale addetto già in servizio, ha finito per intaccare l’identità dell’offerta, anche dal punto di vista qualitativo.
4.2. Riguardo agli argomenti difensivi svolti dal Comune, qui appellato, va evidenziato come non si tratti affatto di verificare se l’aggiudicatario abbia o meno rispettato la clausola di salvaguardia dell’occupazione prevista negli atti di gara (c.d. clausola sociale) in ossequio alle previsioni del CCNL per il personale dipendente da imprese di pulizia e servizi integrati/multiservizi.
In particolare, non è in discussione il rispetto dell’art. 9 del disciplinare di gara, ma esclusivamente del principio di invarianza dell’offerta in sede di verifica dell’anomalia.
Si vuole, cioè, significare che ben avrebbe potuto il R.T.I. articolare la propria offerta originaria in termini analoghi a quelli che sono poi risultati all’esito delle giustificazioni fornite in sede di verifica dell’anomalia, senza violare la c.d. clausola sociale, in quanto l’offerta sarebbe stata comunque rispettosa dell’obbligo di assorbimento del personale così come regolato dalla disciplina contrattuale collettiva di riferimento (che perciò non viene qui in considerazione).
Non avendo effettuato ab origine la scelta di impiegare 148 lavoratori -anziché soltanto i 126 da assorbire, riducendo contestualmente le ore di lavoro da svolgersi da parte di questi ultimi- l’aggiudicatario è incorso in un comportamento illegittimo. Contrariamente a quanto assume il Tar, l’illegittimità non è dovuta alla mancata preventiva formulazione di giustificazioni, quanto piuttosto all’inammissibile modifica successiva dell’offerta, resa necessaria dall’insostenibilità economica di quella originaria.
In ultima analisi, l’organizzazione del lavoro prospettata in sede di offerta tecnica, con l’impiego a tempo pieno dei 126 lavoratori già occupati, si è rivelata complessivamente insostenibile quanto al costo della manodopera, risultato inferiore ai minimi salariali, tanto che il R.T.I., per mantenere inalterato questo costo, non potendo ridurre il numero degli addetti, lo ha ampliato, riducendo le ore di lavoro a costo maggiore ed inserendo tipologie di lavoratori a costo inferiore.
Dato ciò, sono del tutto inconferenti gli ulteriori rilievi dell’appellato circa la strutturazione dell’offerta in punto di organizzazione e di ore di lavoro ed in punto di distribuzione di queste ore tra le diverse attività oggetto dell’appalto.
In particolare, l’assunto del Comune, tratto dalle giustificazioni fornite dal R.T.I. in sede di verifica dell’anomalia, secondo cui il progetto originario dell’aggiudicataria aveva previsto una contrazione dei turni di lavoro con conseguente necessità di incremento del personale addetto per far fronte ai conseguenti picchi di attività da tale circostanza discendenti, mal si concilia con la rettifica tardiva dell’indicazione del numero degli addetti; ed anzi prova troppo. L’articolata combinazione di vecchi e nuovi assunti ben avrebbe potuto essere illustrata in sede di offerta originaria, onde consentirne l’adeguata valutazione nella comparazione con l’offerta della concorrente. Analoga conclusione va tratta in riferimento agli ulteriori profili di modalità di erogazione del servizio ed ai modelli di turnazione, che, secondo l’organizzazione del servizio di cui all’offerta tecnica, avrebbero dovuto condurre a rendere quest’ultima, sin dall’origine, completa e sostenibile anche quanto all’indicazione del numero degli addetti.
4.3. A fronte di detta situazione, va reputato illegittimo il giudizio di non anomalia dell’offerta espresso dalla Commissione di gara nel verbale del 22 ottobre 2015, perché macroscopicamente erroneo ed irragionevole.
Va perciò accolto il primo motivo dell’appello, con conseguente accoglimento del ricorso in primo grado, ed annullamento dell’aggiudicazione in favore del R.T.I. Fidente.
Restano così assorbiti i restanti motivi appello, concernenti altri asseriti vizi dello stesso giudizio di congruità dell’offerta.
5. Ai sensi dell’art. 122 cod. proc. amm., non vertendosi in uno dei casi indicati dall'articolo 121, comma 1, e dall'articolo 123, comma 3, una volta annullata l'aggiudicazione definitiva, occorre stabilire se dichiarare inefficace il contratto stipulato da A.T.M. con il R.T.I. Fidente in data 17 marzo 2016. Questo ha già avuto esecuzione ed è tuttora in corso, venendo a scadere il 16 marzo 2018, fatta salva l’opzione di prosecuzione per ulteriori dodici mesi.
Va escluso che possa essere pronunciata l’inefficacia del contratto per la parte in cui questo ha avuto esecuzione.
Tuttavia, avendo l’appellante espressamente chiesto la ri-aggiudicazione a sé, quest’ultima domanda va accolta, atteso che il vizio dell'aggiudicazione non comporta l'obbligo di rinnovare la gara e che non vi è alcun elemento da cui desumere -né è stato dedotto dall’appellato- che l’appellante, seconda graduata, non avesse i requisiti per conseguire l’aggiudicazione definitiva e la stipulazione del contratto.
Si tratta peraltro di servizio frazionabile, nella cui esecuzione l’appellante ben può succedere per il restante periodo del biennio contrattuale e per quello ulteriore, in caso di esercizio dell’opzione. D’altronde, a fronte dell’insistenza dell’appellante nella richiesta di ri-aggiudicazione, la stazione appaltante non ha evidenziato alcuna ragione di pregiudizio del pubblico interesse impeditiva dell’accoglimento della domanda.
Si dovrà perciò provvedere in tal senso nel termine di giorni trenta dalla comunicazione della presente sentenza.
5.1. Residua l’esame della domanda risarcitoria ex art. 124 cod. proc. amm., che, pur presentata in via subordinata, va esaminata ed accolta in riferimento alla parte del contratto che ha avuto esecuzione.
Per questa parte, il Comune di Genova, in qualità di stazione unica appaltante, va condannato al risarcimento del danno per equivalente ex art. 2043 cod. civ., sussistendovi tutti i presupposti (illegittimità dell’aggiudicazione, nesso di causalità, colpa in re ipsa trattandosi di appalti pubblici: cfr. Cons. Stato, V, 8 novembre 2012, n. 5686).
La domanda risarcitoria è peraltro ammissibile nei soli limiti del lucro cessante. Infatti, essa è stata specificamente riferita solo a due voci di danno, consistenti nel lucro cessante e nel danno curriculare.
Quanto a quest’ultimo, tuttavia, l’appellante non solo non ne ha fornito la prova (cfr. Cons. Stato, VI, 21 settembre 2010, n. 7004 e V, 31 dicembre 2014, n. 6453), ma nemmeno ha allegato alcuno specifico elemento, idoneo a fondarne quanto meno la prova presuntiva, ed a consentirne la liquidazione equitativa (cfr. Cons. Stato, V, 19 novembre 2012, n. 5846).
Peraltro, la situazione di fatto è tale da precludere il riconoscimento di tale voce di danno secondo l’id quod plerumque accidit, considerato che -per come è pacificamente risultante dagli atti- Idealservice era gestore uscente e si è aggiudicata altro lotto dello stesso appalto, oltre ad avere la possibilità di subentro di cui sopra.
E’ invece presumibile il danno da lucro cessante per la mancata tempestiva aggiudicazione, alla quale, come detto, l’appellante avrebbe avuto diritto. Per la liquidazione di questa voce di danno da parte della stazione appaltante è possibile fissare i seguenti criteri:
- necessità della documentazione, a carico dell'impresa, della percentuale di utile che avrebbe conseguito, qualora fosse risultata aggiudicataria dell'appalto, nel periodo intercorrente tra l’avvio del servizio e il subentro sopra indicato (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 8 novembre 2012, n. 5686);
- trattandosi di appalto di servizi e di impresa tenuta all’obbligo dell’assorbimento della manodopera già impiegata negli stessi servizi, non vi sono elementi per applicare, anche presuntivamente, la riduzione dell’aliunde perceptum vel percipendium, non potendo essere considerato tale l’utile ricavato dall’aggiudicazione del secondo lotto dello stesso appalto (in quanto questo si sarebbe sommato all’utile perso per la mancata aggiudicazione del primo lotto);
- la somma come sopra liquidata va incrementata degli interessi al tasso legale dalla data di pubblicazione della presente sentenza fino al saldo.
Ai sensi dell’art. 34, comma 4, Cod. proc. amm., il Comune deve proporre a favore dell’odierna appellante il pagamento di una somma come sopra determinata entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza.
6. Le alterne vicende processuali e la controvertibilità delle questioni oggetto di lite giustificano la compensazione integrale delle spese di entrambi i gradi di giudizio.
Il Comune di Genova e la controinteressata Fidenza S.p.A. vanno condannati a restituire all’appellante Idealservice Soc. Coop. quanto eventualmente percepito a titolo di rimborso spese in esecuzione della sentenza di primo grado.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, accoglie il primo motivo, assorbiti i restanti, e, per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado, annulla i provvedimenti impugnati.
Dispone che sia aggiudicato definitivamente a Idealservice Soc. Coop. l’appalto di pulizia bus AMT, pulizia rimesse e ambiente di lavoro nonché di manovra bus AMT e attività connesse – lotto n. 1 e che venga stipulato il contratto entro il termine di giorni trenta dalla comunicazione della presente sentenza al Comune di Genova;
dichiara inefficace il contratto stipulato tra A.T.M. e R.T.I. Fidente a far data dalla stipulazione del nuovo contratto con la società cooperativa qui appellante;
accoglie la domanda di risarcimento del danno per equivalente, nei limiti di quanto specificato in motivazione, e dispone che il Comune di Genova proponga a favore della Idealservice Soc. Coop. il pagamento, a titolo di risarcimento del danno, di una somma liquidata secondo i criteri stabiliti in motivazione, nel termine di giorni sessanta dalla notificazione della presente sentenza;
condanna il Comune di Genova e R.T.I. Fidente a restituire alla cooperativa qui appellante le somme da questa eventualmente corrisposte a titolo di spese processuali in esecuzione della sentenza di primo grado;
compensa interamente tra le parti le spese dei due gradi di giudizio.
Giuseppina Luciana Barreca,	Consigliere, Estensore
Giuseppina Luciana Barreca Francesco Caringella

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 art. 124
 art. 2043
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