Source: http://comitat-friul.blogspot.it/
Timestamp: 2017-03-26 22:39:49+00:00

Document:
Dalla ORDINANZA pronunciata dal TAR per il
Lazio (Sezione Prima Ter) sul
ricorso numero di registro generale 6695 del 2015 pubblicato
il 20/01/2017 (nr. 1027/2017), di seguito pubblichiamo alcuni significativi passaggi della sentenza di rinvio alla Consulta redatta dai magistrati:
petitum della
presente controversia concerne, infatti, la domanda di accertamento
per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, di
procedere alla costituzione di unioni di Comuni o di convenzioni per
l'esercizio associato delle loro funzioni fondamentali (…)
dell'interesse a ricorrere, peraltro, permane nonostante le
intervenute proroghe del termine fissato dalla legge per l'attuazione
dell'obbligo legale gravante sugli enti locali ricorrenti. (….)
questione di costituzionalità, oltre che rilevante, non appare, a
questo collegio, manifestamente infondata sotto i profili che saranno
di seguito evidenziati.
L’esercizio associato delle funzioni comunali è stato, sin dalla
sua introduzione, caratterizzato dalla volontarietà e dalla
flessibilità, come è dato evincere dal capo
V del titolo II del t.u. enti locali,
che nel disciplinare le forme associative degli enti locali
(convenzioni, consorzi, unioni di comuni, esercizio associato di
funzioni e servizi da parte dei comuni, accordi di programma) prevede
la volontarietà nell’an
la flessibilità nel quomodo
scelta delle forme associative alle quali aderire.
ribaltare questo assetto che, per gli enti locali di minori
dimensioni, da volontario diviene obbligatorio, da flessibile diviene
per i comuni di minori dimensioni l’esercizio di tutte le funzioni
fondamentali elencate al comma 28 dell’art. 14, ad eccezione
della tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti
in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi
elettorali, nell'esercizio delle funzioni di competenza statale
(lett. l), devono obbligatoriamente essere svolte in forma associata,
con conseguente obbligo di aggregazione della relativa organizzazione
comporta delle rilevanti conseguenze sul normale funzionamento del
circuito democratico:
gestionali non sono più sottoposti all’indirizzo politico degli
organi rappresentativi. Nell’attuale ordinamento
degli enti locali, gli organi politici (consiglio, giunta, sindaco)
esercitano la funzione di controllo degli apparati burocratici
essenzialmente tramite due strumenti: il potere di indirizzo politico
– amministrativo (emanazione di direttive, piani e programmi) e il
potere di attribuzione degli incarichi di funzione dirigenziale.
il modello di gestione associata obbligatoria entrambi i poteri
vengono sottratti agli organi politici comunali,
i singoli uffici vengono a perdere la loro individualità, dando vita
a nuovi uffici co-gestiti da tutti i comuni associati e al
conseguente accentramento delle funzioni di indirizzo, con
principio di responsabilità politica degli organi democraticamente
eletti, espresso dagli artt. 95 e 97 cost. nonché dell’autonomia
degli enti locali coinvolti. Già la Corte
Cost., nella sentenza n. 52 del 1969 aveva sottolineato come
“l'emanazione dei provvedimenti amministrativi demandati alla
competenza degli organi rappresentativi del comune e della provincia
si lega con nesso inscindibile all'attività preparatoria ed a quella
esecutiva: e non si può non riconoscere, in verità, che la sfera di
autonomia sarebbe compromessa se agli enti ai quali essa è
riconosciuta e garantita fosse sottratta del tutto la disponibilità
degli strumenti necessari alla sua esplicazione.”
concetto di autonomia locale quale diritto e capacità effettiva di
amministrare la parte più importante degli affari pubblici è stato
ancor più chiaramente espresso nella cd. Carta europea
dell’autonomia locale, convenzione europea firmata a Strasburgo il
15 ottobre 1985 e ratificata dall’Italia con l. 30 dicembre 1989,
n. 439, come tale vincolante, per il legislatore interno,
ai sensi dell’art. 117, comma 1, cost., che all’art. 3 così
statuisce: “1. Per autonomia locale, s'intende il diritto e la
capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed
amministrare nell'ambito della legge, sotto la loro responsabilità,
e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari
pubblici. 2. Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee
costituiti da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario,
diretto ed universale, in grado di disporre di organi esecutivi
responsabili nei loro confronti”;
obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali appare,
inoltre, comprimere, la potestà regolamentare dei comuni
riconosciuta, dall’art. 117, comma 6 cost.,
“in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello
svolgimento delle funzioni loro attribuite”.
Corte Costituzionale ha più volte sottolineato, a salvaguardia della
posizione di autonomia dei comuni, la necessità di chiarire i limiti
che incontra il legislatore nazionale e regionale nell’esercizio
dei poteri di coordinamento dell’esercizio delle funzioni locali.
associato imposto come forma obbligatoria ai comuni di dimensioni
minori dall’art. 14, co. 28, d.l.
n. 78/2010 investe, infatti, tutte le funzioni fondamentali come
individuate al comma 27 del medesimo art.14, eccezion fatta per le
funzioni di cui alla lettera l).
attraverso l’esercizio associato di tali funzioni, imposto per
legge, gli enti interessati non risultino formalmente estinti,
occorre tuttavia interrogarsi sull’autonomia che, ai sensi degli
artt. 114, 117, co. 6, 118 e 119, cost., residua in capo ai medesimi
in termini di: a) potestà regolamentare; b) titolarità d’esercizio
di funzioni proprie o conferite; c) autonomia finanziaria di entrata
e di spesa. Come
correttamente osservato da parte ricorrente,
l’autonomia di un ente territoriale non può essere disgiunta dalla
titolarità di un “nucleo minimo” di attribuzioni e delle
correlate potestà regolamentari e finanziarie. Questo nucleo minimo
non può che essere rappresentato dalle funzioni fondamentali, per le
quali opera una riserva costituzionale di esercizio individuale.
norme del d.l. n. 78 del 2010, in tal sede censurate, hanno disposto
la traslazione di tutte queste funzioni ad un soggetto nuovo o
diverso, spogliandone il precedente titolare, ciò che, ai fini
dell'art. 133, comma 2 Cost., non appare distinguibile
dall'estinzione dell'ente locale per fusione o incorporazione. (…)
Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (….)
la sospensione parziale del presente giudizio e ordina
l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
che, a cura della Segreteria della Sezione, la presente ordinanza sia
notificata alle parti costituite e al Presidente del Consiglio dei
Ministri, nonché comunicata ai Presidenti della Camera dei Deputati
e del Senato della Repubblica (...)"
Il rinvio alla Corte Costituzionale pubblicato il 20 gennaio 2017 (Tar del Lazio) della "questione della legittimità costituzionale" dell'obbligo dei piccoli Comuni (quelli con meno di 5.000 abitanti) di procedere alla costituzione di Unioni di Comuni, UTI da noi in regione, che per altro NON sono un "ente locale" ma solo una "emanazione dei Comuni stessi", come da sentenza nr. 50 del 2015 della Consulta, e la conseguente espropriazione delle funzioni comunali fondamentali, pare non destare nella nostra Regione particolare interesse. Viene avvertito e denunciato solo il caos amministrativo conseguente a questa espropriazione di funzioni comunali, ma non il pericoloso deficit di democrazia denunciato dai magistrati del Tar del Lazio Ricordiamo che anche le Regioni a statuto speciale - al pari delle regioni a statuto ordinario e del Parlamento - sono tenute al rispetto sia dei "Principi fondamentali" della Costituzione italiana (come il Principio autonomistico definito all'art. 5), che dei trattati internazionali sottoscritti e ratificati anche dallo Stato italiano come la "Carta europea dell’autonomia locale" (vedi articolo 4 dello Statuto di autonomia speciale della regione Friuli -VG).
80 POSTI DI LAVORO A REMANZACCO VALGONO MENO DI QUELLI DI UNA AZIENDA DI STRADA DELLE SALINE? Comitât pe Autonomie
17 marzo 2017 "Dove la burocrazia non è così indigesta..."
pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl
pochi giorni fa, a proposito dell'azienda Tonutti
la burocrazia non è così indigesta...”
questa frase detta da un cinese si può condensare la situazione
della Tonutti di Remanzacco, dove un imprenditore dell'estremo
oriente rinuncia ad investire, lasciando solo sulle spalle di Carlo
Tonutti il peso del progetto di rilancio dell'azienda.
storica azienda di macchine agricole è stata portata al fallimento
per complicate storie societarie, dove non sono mancate minacce e
attentati in puro stile mafioso.
dovremmo riflettere sui tempi lunghi e i percorsi tortuosi della
giustizia, e del perchè in Friuli sia stato così facile fallire in
questi ultimi 6 anni mentre le finanziarie regionali si ritrovavano
con gravi crediti in sofferenza verso aziende venete, del perchè gli
imprenditori cinesi possano trovare mille altri Paesi dove investire
con più facilità e sicurezza, del perchè i professionisti delle
gestioni fallimentari possono fare le loro scelte secondo leggi e
norme di vario genere con tempi biblici, una domanda vale su tutte:
la politica può lasciare i dipendenti dell'azienda storica di Selvis
in balia di tutto ciò?
presidente Serracchiani, 80 posti di lavoro a Remanzacco valgono meno
di quelli di una azienda di Strada delle Saline?"
dobbiamo apprendere, purtroppo, che vi è stato un nuovo attentato.
Nell'esprimere la nostra solidarietà a Carlo Tonutti ed alla sua
famiglia, auspichiamo che si faccia il massimo sforzo per individuare
il responsabile e per tutelare gli 80 posti di lavoro. Si
deve diffondere a tutti i livelli la consapevolezza che le aziende
friulane non possono e non devono essere lasciate sole quando si
trovano in simili situazioni.
Azienda Tonutti,
Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli,
Non possiamo che essere d'accordo con quanto espresso da Daniele Gleria - Sindaco di Paularo, Mario Anzil - Sindaco di Rivignano Teor, il prof. Mario Bertolissi - docente ordinario di diritto costituzionale all'Università di Padova, Mario Pezzetta - Presidente dell'ANCI regionale, prof. Sandro Fabbro (professore associato di Tecnica Urbanistica e Pianificazione Territoriale all'Università di Udine) e Roberto Pensa - Direttore responsabile del settimanale La Vita Cattolica, nello SPECIALE del settimanale La Vita Cattolica, e i tanti sindaci friulani e della provincia di Trieste ormai "super-stufi" del caos amministrativo prodotto dalla pessima riforma regionale enti locali nr. 26/2014 e dei continui ricatti di dubbia costituzionalità dell'Assessore regionale Paolo Panontin che evidentemente ha l'ordine di IMPORRE a ogni costo i carrozzoni burocratici chiamati "Uti". L'ente regione - ormai con dimensioni elefantiache - va snellito e i processi amministrativi vanno RESTITUITI ai due distinti territori in cui è composta la regione Friuli-VG: il FRIULI e la città di TRIESTE con i Comuni del Carso triestino. I due territori devono poter autogovernarsi separatamente sul piano amministrativo nel mentre la regione - unita - deve ritornare all'origine, ossia ad essere un organismo che esercita il potere legislativo e avente compiti e funzioni di solo indirizzo (proposta ANZIL già sottoscritta da migliaia di cittadini e respinta dalla politica partitica regionale che vuole accentrare tutto nel capoluogo regionale). Scrive Roberto Pensa nel suo Editoriale di mercoledì 15 marzo:
PERFETTAMENTE D'ACCORDO!! LA REDAZIONE DEL BLOG ....................
La Vita Cattolica,
Roberto Pensa,
stati facili profeti, quando venne promulgata la l.r. 26 sulle
UTI denunciando che la legge presentava vari aspetti di
incostituzionalità e che sarebbe stata inefficiente e costosissima.
stati ugualmente critici verso l'Italicum, scrivendo al
Presidente Napolitano, ai Presidenti Boldrini e Grasso, oltre che a
relatori e parlamentari, spiegando alcuni motivi di
incostituzionalità della legge allora in discussione.
vi fu alcuna risposta: evidentemente noi, incolti e incompetenti,
avevamo disturbato i signori legislatori.
ci chiediamo come potrà uscire il Friuli - Venezia Giulia (*) dalla
costosissima impasse delle UTI, vero punto discriminante per la
prossima campagna elettorale regionale.
chiediamo anche perché i friulani debbano sopportare l'ennesima
presa in giro che si sta delineando con la proposta di modifica dell'
certo che il collegio elettorale triestino, forse parzialmente
ridimensionato, potrà avere un collegio uninominale (come Val
d'Aosta e Trentino - AltoAdige) per garantire l'elezione di uno
sloveno, mentre per il resto della regione F - VG varrà la legge
nazionale con sbarramento regionale al 20%, se vi sarà una lista
friulana!
nuova, incostituzionale, discriminazione tra minoranze linguistiche,
una vera bastonata a chi pensava di poter concorrere con una lista
"delle minoranze" perché punta a sottrarre i voti sloveni
ed a lasciare lo sbarramento.
permettiamo di segnalarlo: per noi è incostituzionale e, se dovesse
passare, ricorreremo nuovamente alle aule di tribunale perché i
friulani si meritano almeno una legge elettorale equa!
Nota di colore: nella pregevole mostra fotografica in corso a Trieste
"Lampi di immagini sul Friuli - Venezia Giulia negli archivi
Alinari" nel titolo viene usato il trattino nel nome della
Regione, mentre in tutte le cronache giornalistiche il trattino
Legge elettorale "Italicum",
Il futuro del Friuli e la discriminante demografica
demografiche del Friuli sono il convitato di pietra di ogni convegno
degli autonomisti friulani. I dati sono impietosi, lo spopolamento
dei paesi è sotto gli occhi di tutti ma un convegno organizzato
tempo fa dall'on. Pascolat in cui si denunciava con forza la
situazione è rimasto senza alcun seguito.
Altra storia in
passato quando, a seguito delle devastazioni degli Ungari, il
Patriarca di Aquileia fece ripopolare il medio Friuli da popolazioni
slave, tanto che dal 1301 Pasian Schiavonesco (Basiliano dal 1923,
recuperando una denominazione latineggiante) ne testimoniava la
venuta col nome del paese.
E il Friuli seppe
assorbire le infinite immigrazioni che qui si sono succedute.
che gli storici studiassero come questi immigrati di ogni secolo sono
diventati friulani, quali scelte fece la Chiesa, le amministrazioni
comunali, il Patriarcato aquileiese, perchè oggi appare chiaro che
senza un processo inversione dell'andamento demografico anche con
progetti di “sostegno e integrazione” dell'immigrazione il
Friuli, o meglio i friulani sono destinati alla scomparsa. La prof. Filì
dell'Università del Friuli ci propone un “reddito di maternità”:
vedremo come la politica saprà, se saprà, attuare simile idea, se
vi saranno ancora una volta discriminazioni e distinguo, sarebbe
importante anche se non basterebbe a risolvere la crisi.
La Germania, per
motivi diversi, ha affrontato un progetto enorme accogliendo un
milione di siriani e questo costerà forse la rielezione alla
cancelliera Merkel, che però ha dimostrato una capacità di pensare
al futuro del proprio paese e non al suo immediato interesse
Molti Comuni del
Friuli sono stati capaci di fare operazioni simili ricordando
soprattutto il dovere di rispondere alle tragedie di tanti popoli, in
particolare a Udine una presenza massiccia di immigrati,
comprensibilmente problematica e pur con qualche ritardo, è stata
gestita senza particolari traumi, mentre altri Comuni hanno rifiutato
di misurarsi col problema denunciando la propria incapacità di
capire ed affrontare quanto sta succedendo e il movimento autonomista
friulano non potrà eludere a lungo questo tema.
FUSIONE COATTA!!
si attende la pronuncia
“IL CORRIERE DELLE ALPI”
Tar ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale (...)
la Corte costituzionale dovesse confermare i dubbi del Tar, ciò
farebbe cadere ad esempio l'obbligo di delegare le funzioni
fondamentali del Comune, il che rappresenta di fatto l’avvio alla
fusione coatta. Credo sia giunto il tempo di
smetterla con leggi e riforme pastrocchio fatte con l’arroganza di
una politica che vuole passare sopra il territorio invece di
lavorare con e per esso. (...)
soluzioni vanno trovate parlando con i cittadini e partendo dai
territori, anche e soprattutto da quelli più piccoli .
Scopel ricorda che «i
piccoli Comuni sono il punto da cui ripartire, e non un nodo da
eliminare. Non ci siamo mai tirati indietro quando si
è trattato di associare i servizi, operazione che può dare benefici
al territorio. Nelle
situazioni in cui fare sistema si è rivelato vincente, lo abbiamo
fatto. Ma non si possono obbligare i Comuni sotto una certa
popolazione a delegare le funzioni, questo è un andare oltre».
si attende la pronuncia della Corte costituzionale.
REGIONE FRIULI - VG UNIONI TERRITORIALI INTERCOMUNALI
PAULARO!
aver pubblicamente
nell'Uti in cui è capofila
saranno i rapporti di forza all’interno della neonata Uti
Collio-Alto Isonzo?
sarà, a dir poco, dominante.
Tant’è che, usando l’ironia, si potrebbe dire che il sindaco di
Gorizia diventerà una sorta di Gherghetta “dimezzato”: una
specie di presidente della Provincia in un territorio che è circa la
metà di quella dell’attuale provincia isontina.
peso dei Comuni nello specifico
dei sindaci dell’Unione esprimerà un totale di 32 voti. Il
sindaco di Gorizia “varrà” 13 voti;
i Comuni di Cormòns e Gradisca d’Isonzo avranno un “peso”
equivalente a tre voti mentre Romans d’Isonzo esprimerà 2 voti. I
sindaci di Capriva, Dolegna, Farra, Mariano, Medea, Moraro, Mossa,
San Floriano, San Lorenzo, Savogna e Villesse dovranno accontentarsi
di un voto ciascuno.
è ovvio, è il numero di abitanti.
Ma la sensazione è netta: pur non comparendo nella denominazione (si
chiama Uti Collio-Alto Isonzo), Gorizia
reciterà indiscutibilmente la parte dell’attore principale.
fanno notare il sindaco Ettore Romoli e l’assessore comunale Guido
Germano Pettarin,
delibera passerà se non ci sarà il voto positivo del Comune di
Ergo... (...)" Commento
Se - come risulta abbiano fatto notare il sindaco di Gorizia Ettore Romoli e
l'assessore comunale Germano Pettarin - “nessuna delibera passerà se non ci sarà il voto positivo del Comune di Gorizia", gli altri Comuni che fanno parte della
stessa Uti - ovviamente - saranno “gusci
vuoti”
alla mercè delle scelte amministrative del Comune di Gorizia che avendo a disposizione ben 13 voti farà "il bello e il cattivo tempo".
E i Comuni con un solo voto a disposizione? "Gusci vuoti" senza alcuna autonomia amministrativa e privi di ogni competenza comunale! E'
questo quanto prevedono la Costituzione italiana all'articolo 5 e il trattato internazionale europeo “La Carta europea delle
autonomie locali” sottoscritto anche dallo Stato italiano e che anche la nostra Regione DEVE rispettare?
dichiarazioni riportate virgolettate dalla stampa, queste le
motivazioni che hanno spinto il Comune di Monfalcone ad uscire dall'UTI a cui la Giunta regionale lo aveva assegnato:
dal quotidiano IL PICCOLO di
5 marzo 2017 http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/03/05/news/monfalcone-si-sfila-e-fa-implodere-l-uti-1.14984497
Dopo due mesi di analisi puntuale il centrodestra ha dunque stabilito
di uscire dall’Uti ritenendo
«innanzitutto che la legge Panontin vìoli il diritto
costituzionalmente sancito di rappresentare i cittadini da parte dei
Comuni e il principio di autocontrollo dei medesimi».
L’Uti, di per sé, implica a detta di Cisint una diminutio di
potere dell’ente locale,
facendo venir meno in particolare quello dell’autodeterminazione.
lo Statuto vigente - ha spiegato Cisint - bastano cinque comuni
favorevoli a un provvedimento che potrebbe risultare svantaggioso a
Monfalcone per avallarlo:
la nostra amministrazione, votata dai cittadini che ci hanno
sostenuto, non avrebbe voce in capitolo».
C’è poi la questione economica: «Uscendo
dall’Uti non perdiamo niente, perché come sancito già da varie
aule la Regione non può discriminare gli enti nella distribuzione di
- sempre il sindaco - per contro la partecipazione all’Unione
determina una cessione di personale da dedicare alla redazione di
bilanci e gestione di servizi che verrebbe distratto da altre
funzioni e, in particolare, dai progetti concreti che intendiamo
realizzare per la città».
Principio autonomistico (art. 5 della Costituzione italiana), che i
padri della Costituzione italiana hanno posto tra i Principi
"fondamentali" della Repubblica italiana, è INVIOLABILE sia dal
Parlamento italiano che dalle Regioni..... ma forse in Giunta regionale qualcuno non lo sa!
Con la pessima
legge regionale di riforma degli enti locali voluta e “imposta
con i ricatti” dalla Giunta Serracchiani, la quasi
totalità dei Comuni regionali è trasformata in “gusci
vuoti” quasi privi sia di personale (che obbligatoriamente
deve essere ceduto all'Uti) che della gran parte delle competenze comunali (che obbligatoriamente per legge non possono
più essere esercitate dai singoli Comuni ma devono essere "cedute" all'UTI, istituzione di secondo livello non eletta dai cittadini).
Al rispetto della Costituzione si aggiunge poi anche l'obbligo per la nostra Regione di non violare
i trattati internazionali sottoscritti dallo Stato italiano, in particolare - parlando di autonomie locali - “La Carta europea delle autonomie locali”.
Obbligo, quest'ultimo, inserito anche nello Statuto di autonomia speciale della Regione Friuli - Venezia Giulia che all'art. 4 così recita: Art. 4
DI PAULARO
non posso e non voglio essere ricordato dalla mia comunità come il
Sindaco che ha svenduto il suo paese, non voglio che il ruolo e la
rappresentatività del consiglio comunale venga svilito e con esso il
voto espresso dai cittadini.”
DI GLERIA - Sindaco del Comune di Paularo (Ud)
solo titolo informativo
UTI (unioni territoriali intercomunali), non sono ENTI LOCALI ma solo
"associazioni tra Comuni"; nel mentre i Comuni sono "Enti locali" previsti dalla
Costituzione italiana che ne tutela anche l'autonomia.
D.Lgs. 267/2000 definisce le Unioni di comuni come un ente locale, ma
50 del 2015 ha chiarito che si tratta di una "forma istituzionale di
associazione tra comuni".
dalla Sentenza della Corte costituzionale nr. 50 del 2015:
Tali unioni − risolvendosi
in forme istituzionali di associazione tra Comuni per l’esercizio
congiunto di funzioni o servizi di loro competenza e non
costituendo, perciò, al di là dell’impropria definizione
sub comma 4 dell’art. 1, un ente
territoriale ulteriore e diverso rispetto all’ente Comune –
rientrano, infatti, nell’area di competenza statuale sub art. 117,
secondo comma, lettera p), e non sono, di conseguenza, attratte
nell’ambito di competenza residuale di cui al quarto comma dello
stesso art. 117. »
Tunnel 23-03-2017

References: sentenza 
 sentenza 
 art.14
 sentenza 
 articolo 4
 Art. 4
 Sentenza 
 art. 117
 art. 117