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Timestamp: 2018-05-26 19:43:19+00:00

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Penale d’impresa | Osservatorio Penale
Autoriciclaggio: no al concorso per l’extraneus
Nel rispetto della ratio che ha ispirato l’inserimento nel codice penale dell’art. 648-ter.1 c.p., il soggetto il quale, non avendo concorso nel delitto presupposto non colposo, ponga in essere la condotta tipica di autoriciclaggio, o comunque contribuisca alla realizzazione da parte dell’intraneus delle condotte tipizzate dall’art. 648-ter.1 c.p., continua a rispondere del reato di riciclaggio ex art. 648-bis c.p. (ovvero, ricorrendone i presupposti, di quello contemplato dall’art. 648-ter c.p.) e non di concorso (a seconda dei casi, ex artt. 110 o 117 c.p.) nel meno grave delitto di autoriciclaggio ex art. 648-ter.1 c.p.. Nel predetto caso, soltanto l’intraneus risponderà del delitto di autoriciclaggio.
(nel caso di specie si era in presenza di una commercialista che giovandosi del c.d. scudo fiscale aveva posto in essere una serie di operazioni commerciali, finanziarie e societarie, per consentire di far rientrare in Italia somme considerevoli e di provenienza illecita di un proprio assistito).
(Cass. Sezione II Penale, 17.1.2018-18.4.2018, n. 17235)
Whistleblowing: limiti al diritto all’anonimato
La norma dettata dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 54 bis – nella formulazione vigente prima della riforma del 2017 – è esplicita nel significare che l’anonimato del denunciante – che, in realtà, è solo riserbo sulle generalità, salvo ovviamente il consenso dell’interessato alla loro divulgazione – opera unicamente in ambito disciplinare. Ne consegue – nè potrebbe essere diversamente – che, in caso di utilizzo della segnalazione in ambito penale, non vi è alcuno spazio per l’anonimato.
Tale conclusione trova ancor più tangibile riscontro nella recentissima modifica del detto art. 54 bis di cui alla L. 30 novembre 2017, n. 179, ove, con disciplina più puntuale, coerentemente alla perseguita finalità di apprestare un’efficace tutela del dipendente pubblico che riveli illeciti, è precisato espressamente che, “nell’ambito del procedimento penale, l’identità del segnalante è coperta dal segreto nei modi e nei limiti previsti dall’art. 329 c.p.p.”.
(Cass. Sezione VI Penale, 31.01.2018-27-02-2018, n. 9047)
Infortunio sul lavoro: criteri di attribuzione della responsabilità
Ai fini dell’attribuzione della penale responsabilità per infortunio sul lavoro, non hanno alcun rilevo né la posizione del lavoratore vittima dell’incidente (nel caso di specie dipendente di una ditta appaltatrice e non della ditta dell’imputato), nè le mansioni svolte da tale dipendente posto che l’osservanza degli obblighi di sicurezza imposti normativamente prescinde dalla qualità di lavoratore subordinato dell’infortunato, potendo la parte lesa essere anche del tutto estranea al ciclo produttivo o dal mondo imprenditoriale, purchè frequenti l’azienda per motivi collegati in qualunque modo all’attività della stessa.
(Cass. Sezione IV Penale, 15 novembre 2017, n. 52129)
Traffico di influenze illecite: differenze con il reato ex art. 346 c.p.
Il delitto di millantato credito si differenzia da quello di traffico di influenze, di cui all’art. 346 bis c.p. in quanto presuppone che non esista il credito nè la relazione con il pubblico ufficiale e tanto meno l’influenza; mentre il traffico di influenze postula una situazione fattuale nella quale la relazione sia esistente, al pari di una qualche capacità di condizionare o, comunque, di orientare la condotta del pubblico ufficiale.
Di conseguenza, le condotte di colui che, vantando un’influenza effettiva verso il pubblico ufficiale, si fa dare o promettere denaro o altra utilità come prezzo della propria mediazione o col pretesto di dover comprare il favore del pubblico ufficiale, condotte finora qualificate come reato di millantato credito ai sensi dell’art. 346 c.p., comma 2, devono, dopo l’entrata in vigore della L. n. 190 del 2012, in forza del rapporto di continuità tra norma generale e norma speciale, rifluire sotto la previsione dell’art. 346 bis c.p., che punisce il fatto con pena più mite.
(Cass. Sezione VI Penale, 27 settembre – 23 novembre 2017, n. 53332)
Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: obblighi motivazionali
Ai fini della commissione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte attuato mediante l’utilizzo di un fondo patrimoniale costituito ex art. 167 cod. civ., per fare fronte ai bisogni della famiglia, è necessario accertare, ai fini della sussistenza del reato, che nell’operazione posta in essere sussistano gli elementi costitutivi della sottrazione fraudolenta. Il processo di merito deve, dunque, individuare quali siano gli aspetti dell’operazione economica che dimostrino la strumentalizzazione della causa tipica negoziale allo scopo di evitare il pagamento del debito tributario.
In tali casi, non è ipotizzabile una sostanziale inversione dell’onere della prova, sul solo presupposto che la creazione del patrimonio separato rappresenti di per sé l’elemento materiale della sottrazione del patrimonio del debitore.
(Cass. Sezione III Penale, 12.4.17-17.10.17, n. 47827)
Sicurezza sul lavoro: concorso di colpa del lavoratore
Se l’imputazione a carico del datore di lavoro è incentrata sull’inosservanza del dovere di esigere dal lavoratore che costui indossasse le cinture di sicurezza (art.71, co.4 n.1, d.lgs. 81/2008), è contraddittorio ritenere esente da responsabilità il lavoratore nella causazione del sinistro, ravvisandosi un concorso di colpa da parte di quest’ultimo che non le indossò nonostante le stesse fossero nella sua disponibilità. La Suprema Corte, pur rigettano il ricorso agli effetti penali, ha annullato la sentenza limitatamente all’incidenza del comportamento della persona offesa agli effetti risarcitori, con rinvio per nuovo esame al giudice civile competente per valore in grado di appello.
(Cass., Sez.4, del 15.09.2017, ud. 16.05.2017, n. 42288)
Fatture per operazioni inesistenti: sequestro preventivo
In materia di emissione di fatture per operazioni inesistenti, il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente non può essere disposto sui beni dell’emittente per il valore corrispondente al profitto conseguito dall’utilizzatore delle fatture medesime, poichè il regime derogatorio previsto dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 9 – escludendo la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette le fatture e chi se ne avvale – impedisce l’applicazione in questo caso del principio solidaristico, valido nei soli casi di illecito plurisoggettivo. Il sequestro preventivo, astrattamente consentito dalla L. n. 244 del 2007, art. 143, nei confronti dell’emittente le fatture per operazioni inesistenti deve essere relativo al solo profitto (prezzo del reato) per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, da dimostrarsi in sede di sequestro relativamente a qualsiasi utilità economica valutabile ed immediatamente o indirettamente derivante dalla commissione del reato.
(Cass. Sezione III Penale, 5.5.16 – 18.10.16, n. 43952)
Infortuni sul lavoro: tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p.
In materia di lesioni derivanti da infortunio sul lavoro non possono di per sè ritenersi fattori impeditivi al riconoscimento della causa di non punibilità del fatto di particolare tenuità l’ambito lavoristico in cui si è realizzato l’infortunio, con inosservanza di specifiche regole cautelari o il fatto che il legislatore abbia inteso definire “gravi” il tipo di lesioni derivate al lavoratore in conseguenza dell’infortunio.
(Cass. Sezione IV Penale, 24.1.17 – 5.4.17, n. 17163)
La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso del Procuratore Generale, ha chiarito che il Giudice per poter valutare la concedibilità della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p., oltre ai requisiti previsti dalla norma, deve anche considerare le disattenzioni messe in atto dal lavoratore che hanno contribuito al verificarsi dell’evento. Tali condotte da un lato valgono a ridurre il grado di antidoverosità della condotta del datore di lavoro, dall’altra concorrono a mitigare i profili di offensività attribuibili alla di lui condotta omissiva.
(Cass. Sezione III Penale, 12.1.17 – 24.2.17, n. 9132)
Comportamento eccentrico del lavoratore: interruzione del nesso causale
Ai fini dell’apprezzamento dell’eventuale interruzione del nesso causale tra la condotta e l’evento (art. 41 c.p., comma 2), il comportamento del lavoratore può avere valenza “interruttiva” non perchè “eccezionale”, ma perchè “eccentrico rispetto al rischio” che il garante è chiamato a governare: in effetti, tale eccentricità potrà rendere in qualche caso (ma non necessariamente) statisticamente eccezionale il comportamento, ma ciò è una conseguenza accidentale, In quanto l’effetto interruttivo può e deve essere individuato in qualsiasi circostanza che introduca un rischio nuovo o comunque radicalmente esorbitante rispetto a quelli che, appunto, il garante è chiamato a governare.
(Cass. pen. Sez. IV, Sent., 1 giugno – 8 luglio 16, n. 28568)
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Affettività in carcere: un binomio (im)possibile?
Pubblicità dell’avvocato: il sottile confine tra slogan commerciale e messaggio di informazione professionale
Prova scientifica e processo penale
Sequestro conservativo e trascrizione ex art. 2645ter c.c.
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References: art. 648
 art. 648
 art. 54
 art. 54
 art. 346
 art. 167
 sentenza 
 art. 9
 art. 143
 art. 131
 art. 2645