Source: http://www.camera.it/leg17/491?idLegislatura=17&categoria=023&tipologiaDoc=documento&numero=014&doc=intero
Timestamp: 2018-10-22 15:19:10+00:00

Document:
1) Situazione generale Pag. 6
2) Risorse e carichi di lavoro degli uffici giudicanti penali del tribunale di Reggio Calabria e degli uffici giudiziari di Locri » 11
2.1) Reggio Calabria » 11
2.2) Locri » 16
3) Il distretto di Catanzaro » 21
4) Proposte » 27
La Commissione parlamentare antimafia nella XVII Legislatura si è recata per tre volte (1) a Reggio Calabria e, dopo undici anni, a Locri al fine di acquisire aggiornati elementi di conoscenza sullo stato dell'ordine pubblico e sulla presenza della criminalità organizzata nel tessuto sociale, economico, imprenditoriale, amministrativo nel capoluogo e della provincia reggina tutta. Particolare attenzione è stata dedicata, da un lato, alle reiterate minacce e ai danneggiamenti che, con frequenza, si sono verificati ai danni di pubblici amministratori, dall'altro alla situazione dei comuni della fascia jonica ove Africo e Bovalino sono solo gli ultimi di un'allarmante sequenza di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, alcuni anche più volte. I comuni di Africo e Bianco sono, allo stato, amministrati dalle commissioni straordinarie nominate dal prefetto ma, al di là del caso specifico, la vicenda è paradigmatica di un non più rinviabile problema di illegalità diffusa, alimento e prodotto dell'espansione e dell'infiltrazione della criminalità organizzata.
Proprio con riguardo alla situazione dell'ordine pubblico e alla presenza della criminalità organizzata la Commissione ha approfondito il tema, inscindibilmente connesso al primo, dell'adeguatezza delle risorse umane degli uffici giudiziari (magistrati e personale amministrativo) nel dare sollecito e concreto esito giudiziario all'imponente sforzo investigativo che forze di pubblica sicurezza e procura distrettuale di Reggio Calabria hanno dispiegato negli ultimi dieci anni, con maggiori risorse a seguito degli attentati dinamitardi e delle intimidazioni del 2010 a persone e uffici delle istituzioni. Su questo tema la Commissione ha esteso l'analisi e le proposte a quanto emerso nel corso della missione a Catanzaro nel febbraio 2015 durante l'audizione dei vertici della procura distrettuale e si riserva ulteriori approfondimenti in relazione al soppresso tribunale di Rossano al fine di valutarne la riapertura (2) e alla proposta della commissione Vietti di sopprimere la corte di appello di Reggio Calabria.
Le indagini hanno messo a fuoco il profondo radicamento, la pervasività, l'espansività, la potenza finanziaria e dunque la pericolosità della ’ndrangheta.
La ’ndrangheta è cresciuta, si è consolidata, è lievitata sotto traccia mentre l'attenzione dello Stato era polarizzata da altre emergenze criminali altrettanto perniciose ma – finalmente – negli Pag. 7ultimi dieci anni è stata progressivamente letta, indagata e affrontata in termini proporzionali alla sua capacità di essere anti-Stato senza sfidarlo apertamente, di infiltrarsi nei suoi gangli vitali (economia, finanza, tessuto sociale, istituzioni, enti locali e pubblica amministrazione, professioni liberali) azionando le leve potenti dell'intimidazione e della disponibilità finanziaria generata dal traffico di stupefacenti, a lungo resiliente ai varchi rovinosi che, in altre realtà criminali, hanno aperto le diffuse collaborazioni con la giustizia, non di rado protetta da uno strisciante consenso sociale.
Non solo. La ’ndrangheta, più di altre organizzazioni criminali, si è diffusa e radicata oltre i confini regionali seguendo le ciniche tracce delle opportunità di arricchimento e reinvestimento, assumendo i contorni di un'emergenza nazionale.
Le valutazioni che riguardano il distretto di Reggio Calabria possono essere replicate per il distretto di Catanzaro cui la Commissione ha dedicato le missioni del 7 aprile 2014 a Vibo Valentia, del 23 febbraio 2015 a Catanzaro e del 26 e 27 ottobre 2015 a Cosenza.
Allo stesso tempo la Commissione ha dedicato particolare attenzione al fenomeno ormai preoccupante dell'infiltrazione della criminalità organizzata negli enti locali e al connesso tema dello scioglimento dei comuni, si è interrogata sull'adeguatezza degli attuali strumenti normativi a ricondurre gli enti entro parametri di legalità idonei ad assicurare la libera autodeterminazione degli organi politici e amministrativi, sulla interazione tra le verifiche delle commissioni di accesso e le indagini penali nel quadro del coordinamento tra procure circondariali e procure distrettuali.
Nella cornice di questi obiettivi la Commissione, in apertura e in chiusura di missione, ha audito il prefetto e il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza di Reggio Calabria, ha dedicato ampio spazio all'audizione del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria; ha audito il presidente del tribunale di Reggio Calabria e il presidente della sezione Gip-Gup dello stesso tribunale, il prefetto di Crotone, il presidente del tribunale e il procuratore della Repubblica di Locri.
Altro filone di audizioni è stato dedicato alle plurime sfaccettature dell'infiltrazione della criminalità organizzata negli enti locali. Sono stati auditi l'ex sindaco di Rizziconi, ora testimone di giustizia per avere denunciato le violente pressioni della criminalità organizzata che determinarono le sue dimissioni dalla carica e lo scioglimento del comune per il venire meno della maggioranza dei consiglieri; le commissioni straordinarie nominate ex articolo 143 TUEL per i comuni di Africo e Bovalino, il sindaco di Gioiosa Jonica, il presidente dell'associazione dei sindaci della Locride.
L'audizione dei vertici di prefettura, uffici giudiziari, forze di polizia ha confermato – anche in relazione al biennio aprile 2014-aprile 2016 – quanto la capillare attività d'indagine degli anni precedenti ha fatto oggetto di procedimenti definiti con sentenze anche definitive (cfr. procedimento «Crimine-Infinito» condotto dalle procure di Reggio Calabria e Milano) (3).Pag. 8
La provincia di Reggio Calabria è drammaticamente connotata da una presenza della criminalità organizzata che non risparmia società civile, istituzioni, impresa, economia; la ’ndrangheta è un'associazione criminale unitaria, vitale e attiva in Calabria, centro propulsore del fenomeno mafioso ma ha raggiunto dimensioni nazionali e sovranazionali, affermandosi anche all'estero (Svizzera, Germania, Canada, Australia) con il suo ineludibile fardello di riti antichi e con l'efficienza e il dinamismo di una moderna struttura organizzata che si incunea nelle pieghe di qualunque attività lucrativa di cui assume il dominio o in cui si ritaglia ambiti consistenti, soggiogando e/o attraendo partner indispensabili, asservendo l'economia sana verso un unico, sconfinato fine illecito. Gli atti d'indagine più recenti, con riguardo all'intero territorio nazionale, confermano la natura unitaria e transnazionale della ’ndrangheta, il dato per cui la ’ndrangheta penetra con estrema facilità nel tessuto imprenditoriale di altre regioni del Paese, principalmente al Nord (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria) ove ricche, lucrose e frequenti sono le occasioni di investimento (cfr. la recente indagine della procura della Repubblica di Monza dalla quale si è appreso del frequente acquisto da parte di affiliati di farmacie intestate e affidata per la gestione a parenti o a loro prestanome). I sodalizi reggini mantengono rapporti privilegiati, se non addirittura esclusivi, con i principali gruppi fornitori di cocaina in Sud America e con gli emissari di questi in Olanda, Spagna e Germania; le cosche egemoni nella Piana di Gioia Tauro controllano le attività di gestione dei servizi interni al porto, condizione che contribuisce a fare di tale scalo portuale, un vero e proprio crocevia del traffico di sostanza stupefacente proveniente dal Sud-America. Le cosche reggine (della città, delle fasce jonica e tirrenica) operano – con presenza asfissiante – un controllo pregnante delle attività economiche dell'intera provincia, gestiscono i loro interessi economici tramite prestanome o con l'azione estorsiva che si traduce – ad esempio – nell'imposizione di somme di tangenti sull'ammontare dei sub-appalti. Gli atti d'indagine hanno offerto conferma dei solidi rapporti tra la ’ndrangheta e la politica (4), non solo ai livelli comunale, provinciale e regionale, della capacità della ’ndrangheta di reclutare sodali e/o fiancheggiatori tra le professioni liberali e, più in generale, nella zona «grigia». Le indagini condotte su molte amministrazioni comunali della provincia hanno evidenziato l'inquinamento mafioso. Il comune di Reggio Calabria, come si è detto, è stato il primo capoluogo di provincia sciolto per infiltrazioni mafiose e la provincia di Reggio Calabria registra, purtroppo, un altissimo numero di comuni sciolti per la stessa ragione fin dalla promulgazione della norma.Pag. 9
È notizia del 24 marzo 2016 che un «pezzetto» di società civile (giovani di Libera, amministratori pubblici aderenti ad Avviso Pubblico, alcuni esponenti di club service) ha voluto «scortare» in tribunale, ove è stato chiamato a deporre nel procedimento cosiddetto «Deus» che ha preso avvio proprio dalle sue dichiarazioni, Nino Bartuccio, ex sindaco di Rizziconi eletto nel 2010 e costretto a dimettersi a fine marzo 2011 a seguito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali, dimissioni volute e ottenute dai maggiorenti della cosca Crea. La cosca Crea è un agguerrito clan mafioso che, nonostante gli arresti e i procedimenti penali subiti fin dal 2005, ha controllato le attività economiche e imprenditoriali di Rizziconi, ha condizionato l'andamento della pubblica amministrazione del paese, ne ha guidato le scelte fintanto che i suoi esponenti sono riusciti a interloquire con pubblici amministratori compiacenti e ha ottenuto – con metodi mafiosi – la dissoluzione dell'organo amministrativo quando i suoi esponenti hanno incontrato sulla propria strada un primo cittadino riluttante a cedimenti e compromessi mafiosi.
Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria ha illustrato l'attività d'indagine svolta dal suo ufficio. Nelle note da 5 a 8 sono sinteticamente richiamati i principali procedimenti di competenza della procura distrettuale di Reggio Calabria che tra giugno 2014 e marzo 2016 si sono incardinati presso il tribunale di Reggio Calabria in relazione alla fase gip (controllo sulle indagini, intercettazioni, misure cautelari personali e reali), gup (udienza preliminare e giudizio abbreviato), riesame (riesame e appello), dibattimento, misure di prevenzione, e presso i tribunali di Palmi e Locri per la sola fase del dibattimento nei casi in cui non tutti gli imputati hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato dinanzi al Gup e abbiano scelto il dibattimento e la competenza territoriale si radichi presso i tribunali circondariali.
Sulla scorta di quanto già emerso e accertato nell'ambito del procedimento «Crimine» è stato ulteriormente indagato l'insediamento di «locali» di ’ndrangheta oltre confine (5).
È proseguita l'attività d'indagine diretta a:
smantellare lucrosi traffici internazionali di sostanza stupefacente, importata in quantità assolutamente ingenti di cocaina soprattutto attraverso il porto di Gioia Tauro (6);Pag. 10
disarticolare la ferrea morsa sul territorio che le cosche mafiose attive nel capoluogo, nelle fasce jonica e tirrenica della provincia, stringono sul territorio attraverso omicidi, estorsioni, infiltrazioni illecite negli appalti, danneggiamenti, traffico di stupefacenti, usura (7);
fare luce sul complesso sistema d'infiltrazione della ’ndrangheta (8) nella pubblica amministrazione, nei centri decisionali degli enti locali.
Si tratta di indagini e procedimenti penali per reati quali associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, turbata libertà degli incanti, danneggiamento, porto e detenzione illecite di armi anche clandestine tutti aggravati ex articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991 n. 152, convertito dalla legge n. 203 del 1991, traffico internazionale, trasporto, cessione, spaccio di sostanze stupefacenti di ogni tipo ma, in particolare, di cocaina. Si tratta di movimentazioni di quantità ingentissime di sostanza stupefacente, si legge di sequestri di quintali, di tonnellate di cocaina. Si tratta di procedimenti che coinvolgono un elevato numero di imputati per decine di fatti di reato, indagini che hanno richiesto e richiedono l'autorizzazione e l'esame di migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, che sfociano in richiesta di misure cautelari personali e reali per decine e decine di indagati, che danno luogo a richieste di Pag. 11rinvio a giudizio su cui si innestano richieste di giudizi abbreviati o su cui intervengono decreti di rinvio a giudizio dinanzi ai collegi (della sezione penale o della corte di assise) del tribunale di Reggio Calabria, di Palmi e Locri. Gli uffici Gip di Palmi e Locri sono altresì competenti per la convalida – da effettuare in 48 ore – dei fermi eseguiti dalla DDA nel circondario. Imponente l'attività di aggressione ai patrimoni illeciti. L'azione di prevenzione patrimoniale evidenzia che, in molti casi, i soldi della ’ndrangheta sono investiti fuori dalla regione e anche all'estero (9).
Allo stesso tempo sono stati celebrati e/o sono in corso di celebrazione dinanzi ai predetti uffici giudiziari – con la scansione di cui si è appena detto – tutte le udienze preliminari, i giudizi con rito abbreviato, i dibattimenti relativi a tutte le indagini degli anni precedenti.
2. Risorse e carichi di lavoro degli uffici giudicanti penali del tribunale di Reggio Calabria e degli uffici giudiziari di Locri.
2.1 Reggio Calabria.
Premessi i tratti generali della situazione è necessario soffermarsi su alcuni dati (10) relativi agli uffici giudiziari del distretto di Reggio Calabria così come si farà per il distretto di Catanzaro muovendo dal dato per cui i tribunali con competenza distrettuale come Reggio Calabria e Catanzaro sono sede degli uffici giudicanti deputati a ricevere e lavorare sugli esiti dell'attività di indagine delle procure distrettuali e che la Calabria, e in particolare la provincia reggina, è la terra di origine e di sviluppo della ’ndrangheta, ove – lo dice con autorità di giudicato la sentenza del procedimento «Infinito» (11) – le «locali» della regione e quelle sparse per il mondo, traggono legittimazione.
La sezione Gip-Gup, l'ufficio cui sono indirizzati tutti gli atti di indagine e le richieste della procura distrettuale, ha – sulla carta – una pianta organica di 12 magistrati (11 giudici e il presidente). L'ufficio non ha mai lavorato con l'organico al completo. Al momento sono in servizio solo 8 magistrati (di cui uno già trasferito su sua domanda al tribunale di Palmi), il presidente e due magistrati in applicazione extradistrettuale prossima a scadere. Nell'anno 2015 l'ufficio ha emesso 12.915 provvedimenti in materia di intercettazioni telefoniche tra cui 395 autorizzazioni e 622 decreti di convalida in via di urgenza. Nel corso dell'anno 2015 l'ufficio Gip-Gup ha emesso 133 provvedimenti di convalida di arresti o fermi; sono pervenute 182 richieste di applicazione di misure cautelari personali detentive per 1056 indagati, 280 richieste di misure cautelari reali per 383 indagati, sono state emesse 254 misure cautelari personali detentive, per 449 Pag. 12indagati, 14 ordinanze per misure non detentive per 14 indagati, 210 misure cautelari reali per 322 indagati; sono pervenute 7.768 richieste di archiviazione (noti e ignoti), sono stati emessi 5.386 provvedimenti di archiviazione (noti e ignoti), 3164 provvedimenti di proroga delle indagini, 478 provvedimenti di ammissione di indagati, imputati o persone offese al gratuito patrocinio; l'ufficio ha gestito 59 procedimenti con più di 10 imputati (considerati maxi-processi) e ne ha definiti 55; ha emesso 1000 provvedimenti definitori della fase del giudizio tra sentenze con rito abbreviato, decreti che dispongono il giudizio, decreti di giudizio immediato, sentenze di patteggiamento, sentenze di incompetenza, sentenze di proscioglimento, decreti penali di condanna; ha definito 7368 procedimenti di cui 2988 contro noti, ha celebrato 667 udienze.
Tuttora, alla data del 24 marzo 2016, pendono 49 richieste di misure cautelari personali, di cui 36 di competenza DDA e 13 di competenza ordinaria, per un numero complessivo di 730 indagati (12), 379 richieste di rinvio a giudizio per 1159 imputati, 38 procedimenti da celebrare con rito abbreviato nei confronti di 268 imputati, 2859 richieste di archiviazione contro noti e 6113 contro ignoti, 3286 richieste di decreti penali di condanna.
La pianta organica della sezione per il riesame prevede 4 magistrati e il presidente che presiede entrambi i collegi. Va precisato che dinanzi alla sezione per il riesame sono impugnate tutte le ordinanze in materia di libertà personale e i decreti di sequestro dei beni emessi dall'ufficio Gip. Allo stesso tempo, dinanzi alla sezione per il riesame sono oggetto di appello tutti i provvedimenti con cui sono respinte le richieste di revoca delle ordinanze in materia di libertà personale emesse dall'ufficio Gip o dal giudice procedente che, dopo il primo riesame, hanno a oggetto il titolo restrittivo. Nel corso dell'anno 2015 la sezione ha trattato 1581 ricorsi nei confronti di indagati sottoposti a misura cautelare, ha celebrato 98 udienze. Si tratta di numeri imponenti, 306 ricorsi per ogni magistrato nei confronti di indagati detenuti, provvedimenti che, nel caso del riesame, devono essere depositati entro termini perentori assai ristretti. Per le richieste di riesame, trattandosi di ricorsi in materia di libertà personale, il tribunale deve provvedere, perentoriamente, a depositare il dispositivo entro dieci giorni dalla ricezione degli atti da parte della procura (che a sua volta deve trasmetterli perentoriamente entro cinque giorni dal deposito della richiesta di riesame), ed entro 30 giorni a depositare la motivazione. Si tratta di termini perentori la cui inosservanza determina l'inefficacia della misura che – salvo casi eccezionali – non può essere riemessa, termini che non può esitarsi a definire giugulatori quando si tratta – come nelle ordinanze cautelari per fatti di criminalità organizzata – di procedimenti basati su decine di faldoni di atti da esaminare in pochissimo tempo. A tutto questo provvedono cinque magistrati.
La sezione penale, ove approdano tutti i procedimenti a seguito di decreto di rinvio a giudizio o di citazione diretta da parte del pubblico ministero, ha una pianta organica di 9 magistrati (8 giudici e il presidente), Pag. 13oltre a 6 giudici onorari. Allo stato opera, in composizione collegiale e monocratica, con 5 giudici, uno dei quali già trasferito su sua domanda al tribunale di Palmi, il presidente, un'applicazione extradistrettuale prossima a scadere e 6 giudici onorari.
Presso la sezione penale pendono 6818 procedimenti di competenza del giudice monocratico, 246 di competenza del giudice collegiale di cui 49 maxi-processi (processi con più di 10 imputati). Nei 49 maxi-processi sono imputate 1.171 persone per 378 capi di imputazione per reati, prevalentemente, di criminalità organizzata (articolo 416-bis c.p. e articoli 73 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990). Nel 2015 la sezione ha celebrato 995 udienze di cui 752 monocratiche, 243 collegiali, 181 camerali, ha definito 107 procedimenti collegiali e 2315 procedimenti monocratici.
Le sezioni di corte di assise sono composte da 2 giudici e il presidente, gli stessi magistrati, con l'aggiunta di un giudice a tempo pieno, compongono la sezione per le misure di prevenzione. Nel 2015 sono pervenuti alla sezione di corte di assise 10 procedimenti, ne sono stati definiti 7, ne pendono ancora 5, la sezione ha celebrato 39 udienze collegiali, 20 camerali. Nel 2015 la sezione per le misure di prevenzione ha ricevuto 160 richieste di applicazione di misure di prevenzione di cui 90 personali, 19 patrimoniali, 51 personali e patrimoniali; ha emesso 266 decreti, ha disposto 44 provvedimenti di sequestro, 779 provvedimenti di gestione di beni, 81 provvedimenti di modifica dei sequestri, sono stati confiscati beni per 450 milioni di euro. Nel 2016 sono stati disposti sequestri per 10 milioni di euro e decreti di confisca per beni dal valore di oltre 50 milioni di euro.
I numeri, nella loro dimensione asettica, dicono della quantità ma non della qualità e complessità delle indagini e dei procedimenti di competenza degli uffici giudiziari distrettuali di Reggio Calabria. Nonostante un'attività d'indagine prima, e giudiziaria poi, così articolata e imponente in città e, soprattutto, nella fascia jonica, si registra una grave recrudescenza di attentati a persone e cose.
Il procuratore della Repubblica e il presidente del tribunale, e così i procuratori aggiunti con delega DDA (13) e il presidente della sezione Gip-Gup, auditi il 31 marzo 2016, hanno posto in evidenza l'assoluta insufficienza delle risorse umane della magistratura giudicante (e della compagine amministrativa) a fronteggiare gli esiti dell'attività di indagine: esaminare e pronunciare su richieste di intercettazioni, di convalida di arresti ma – soprattutto – di provvedimenti di fermo (decisioni da adottare entro 48 ore dalla trasmissione degli atti da parte del pubblico ministero anche per procedimenti molto complessi per numero di indagati, imputazioni, volume di atti), richieste di misure cautelari personali e reali, di incidenti probatori, di rinvio a giudizio, decidere della legittimità delle misure restrittive della libertà personale e di sequestro dei beni con termini giugulatori per il deposito di decisione e motivazione, definire i giudizi di merito sulla responsabilità degli imputati, dinanzi al Gup come in dibattimento, in primo grado come in corte di appello.Pag. 14
La pianta organica della procura di Reggio Calabria opera con il procuratore della Repubblica, 3 procuratori aggiunti, 26 sostituti procuratori (14). Trenta magistrati inquirenti a fronte di 24 giudici che operano nelle sezioni penali (con 3 applicazioni extradistrettuali) e 16 nelle sezioni civili (con un giudice in applicazione extradistrettuale). Il tribunale di Reggio Calabria ha, in via teorica, una pianta organica di 50 magistrati: 43 giudici, 6 presidenti di sezione, 1 presidente del tribunale. In realtà opera con 33 giudici, 6 presidenti di sezione e un presidente di tribunale (con 3 applicazioni extradistrettuali prossime a scadere).
Da una verifica condotta dalla sezione distrettuale dell'ANM sul rapporto fra pubblici ministeri e giudici (compresi i magistrati delle sezioni civili, presidio di legalità altrettanto essenziale e strategico delle sezioni penali) è emerso che mentre a Roma per ogni pubblico ministero ci sono 3,79 giudici, a Milano 3,41 giudici ogni pubblico ministero, a Napoli 2,98 giudici ogni pubblico ministero, a Reggio Calabria – immaginando coperti tutti i posti della pianta organica – il rapporto è 1,66 giudici ogni pubblico ministero. Il distretto giudiziario ove è nata, si è sviluppata, è cresciuta e si è diffusa in ambito nazionale e sovranazionale l'organizzazione criminale denominata ’ndrangheta, ritenuta la più aggressiva e pericolosa tra le organizzazioni criminali, è il penultimo per il rapporto giudici/pubblici ministeri (ultimo L'Aquila) in coda alla graduatoria nazionale (15). Il rapporto è ancora più allarmante se si valutano le presenze effettive: 40 giudici, 30 pubblici ministeri, un rapporto di 1,33 giudici ogni pubblico ministero, un terzo – quasi – rispetto a Roma. Reggio Calabria scivola all'ultimo posto.
Se anche l'organico del tribunale fosse completo gli uffici giudiziari che devono fronteggiare l'organizzazione criminale ritenuta più aggressiva e pericolosa tra le organizzazioni criminali, operano con un rapporto pubblici ministeri/giudici in coda alla graduatoria nazionale.
La situazione è insostenibile e, ad aggravarla, si registra il fenomeno per cui i magistrati, soprattutto i giudici, provenienti da altre regioni, non appena maturano i tre anni necessari ad avere legittimazione, chiedono di essere trasferiti altrove, in uffici più vivibili o semplicemente più vicini a casa. Non raro è il caso di magistrati dello stesso distretto reggino che dal tribunale distrettuale chiedono il trasferimento nei tribunali circondariali. Non appena la situazione di qualche ufficio sembra consolidarsi i trasferimenti azzerano tutto con conseguenze devastanti soprattutto sui procedimenti già incardinati in dibattimento.
Sul punto, nel rinviare ai dati sui flussi allegati, si richiamano le accorate parole pronunziate dal presidente della sezione Gip-Gup nel corso dell'audizione del 31 marzo a Reggio Calabria che valgono anche per la sezione per il riesame e per la sezione dibattimentale: «Siamo nella terra della ’ndrangheta, l'organizzazione mondiale più accreditata a livello del narcotraffico con basi logistiche e strategiche anche in Pag. 15Europa e nei Paesi del Sud America. In Calabria si trova l'organo di vertice della ’ndrangheta, che ha competenza non solo nella Locride, non solo sulla provincia di Reggio Calabria, non solo in Calabria, ma su tutto il territorio nazionale e all'estero. Questo vuol dire che la mafia è un'emergenza nazionale e proprio perché tale deve essere inserita al primo posto nell'agenda del Governo perché non è tollerabile un livello d'infiltrazione così esteso sia nel sistema politico istituzionale sia la totale occupazione di spazi di mercato prima ancora autosufficienti. Se la mafia è una priorità, prioritari devono essere gli strumenti approntati per combatterla: la lotta al crimine esige una risposta che non tollera ritardi, scoperture, inefficienze, e gli uffici giudicanti reggini per la loro numerica inadeguatezza, per i frequenti turn over, per l'impossibilità di svolgere un'azione tempestiva ed adeguata alla richieste investigative, non sono in grado strutturalmente non solo di affrontare dignitosamente quella che è una vera e propria guerra, ma nemmeno di cimentarsi in una battaglia. La lotta alla criminalità comporta, proprio per la rilevanza assunta dal fenomeno, che l'amministrazione della giustizia investa in professionalità e in tecnologie superando anche l'alibi, sicuramente reale, delle difficoltà finanziarie. Non vi è, infatti, difficoltà finanziaria più grave di quella di cui è causa la criminalità (...). I tempi di definizione di tali richieste sono condizionati da fattori concomitanti: ogni Gip svolge anche ad incrocio funzioni Gup e i processi pendenti in udienza preliminare sono 379, a carico di 1159 imputati, in corso di definizione con il rito abbreviato sono 38 a carico di 268 imputati, per la prevalenza detenuti, trattandosi quasi esclusivamente di cosiddetti «maxiprocessi di distrettuale». Oltre a tali concomitanti e onerose incombenze, per cui mediamente nel ruolo Gup di ogni magistrato vi sono contemporaneamente 3 maxiprocessi, occorre gestire il turno interno ed esterno, provvedimenti vari, molti in materia di intercettazione, nel solo anno 2015, per un totale di 12916, di cui 395 autorizzazioni, 622 in regime di convalida del provvedimento emesso d'urgenza dal pubblico ministero. Tale coacervo di affari, impegni, udienze, motivazioni di sentenze, spesso maxi, con tempi necessariamente lunghi (90 giorni 90 giorni), la risposta cautelare è sostanzialmente rallentata non potendosi umanamente assicurare tempestività, studio e redazione del provvedimento in tempi celeri anche per la particolare complessità della materia trattata. Si pensi, ad esempio, che ogni richiesta cautelare presentata è a carico di 60, 76, 79, 95, 29 ecc. indagati e si compendia mediamente in non meno di 1.500 pagine con allegati consistenti in svariati faldoni. È chiaro che tale situazione non sarebbe fronteggiabile anche quando l'ufficio fosse a organico completo, occorrendo almeno il doppio dei magistrati destinati per affrontare una tale mole di lavoro nei tempi utili per farlo e per evitare un crollo del sistema con conseguenze complessive deflagranti» (16).
Non meno allarmante è la situazione del personale amministrativo degli uffici giudicanti del tribunale di Reggio Calabria. I cancellieri, gli operatori, tutti gli addetti al settore amministrativo sono le ruote motrici in assenza delle quali il lavoro dei giudici non può camminare. Si allegano i dati ufficiali ma è utile citare, ancora, le parole del Pag. 16presidente della sezione Gip-Gup: «Ma ancora vi è da dire che contemporaneamente alla inadeguata presenza di magistrati non si può non rilevare la riduzione del personale amministrativo oramai imprigionato in una «fotografia dell'esistente» che dà plasticamente l'immagine della resa dopo una battaglia ingloriosa. I vuoti nel personale amministrativo, che costituisce un supporto indispensabile alle attività giurisdizionali, sono più che vistosi e sotto gli occhi di tutti e le conseguenze sono fatali in termini di servizio: il tribunale, sez. dibattimentale, ha dovuto disporre la sospensione e il conseguente rinvio delle udienze con imputati liberi, per consentire lo svolgimento degli innumerevoli processi con detenuti e non superare costantemente l'orario previsto per contratto».
L'assenza di personale amministrativo vanifica il lavoro del giudice: non si possono celebrare udienze, non si possono evadere gli adempimenti necessari al giudizio civile e penale. Solo grazie all'abnegazione e al sacrificio non retribuito del personale amministrativo che si trattiene in ufficio senza limite di orario, pur consapevole che non vi sono disponibilità finanziare per lo straordinario, la sezione Gip-Gup ha potuto – fino ad ora – fronteggiare la situazione connessa alla gestione di termini perentori e custodie cautelari sempre a rischio di scadenza senza incidenti di percorso (17).
2.2 – Locri.
Nello stesso senso si è espresso il presidente del tribunale di Locri: «L'organico del personale di cancelleria è di 78 unità. Detto organico, assolutamente insufficiente, in termini oggettivi, per fronteggiare adeguatamente gli ordinari processi lavorativi, allo stato presenta una scopertura di ben 11 unità (tra cui quella di un direttore amministrativo – dei tre in pianta – e del dirigente amministrativo), ma una presenza effettiva di soli 65 dipendenti, poiché due di quelli formalmente in forza sono comunque da lungo tempo applicati ininterrottamente presso altri uffici. Situazione di assoluta gravità è rappresentata dalla vacanza del posto del dirigente amministrativo del tribunale (cui compete, tra gli altri compiti, la gestione del personale), che si protrae ormai dal 1o febbraio 2014. Le relative funzioni, infatti, si vanno a sommare a quelle del presidente del tribunale: nell'ipotesi di vacanza del posto del dirigente amministrativo dell'ufficio, le funzioni di quest'ultimo sono temporaneamente svolte dal magistrato capo dell'ufficio (circolare del Ministero della Giustizia del 13/4/2007, prot. n. 0015464U). La descritta situazione determina grosse difficoltà, in particolar modo nel settore civile (per la necessaria attività preparatoria e successiva alle singole udienze e il forte flusso quotidiano di pubblico – avvocati e non – interessato al contenzioso), soprattutto per la carenza del personale rivestito della qualifica di «funzionario giudiziario». La mancanza di un numero adeguato di funzionari giudiziari (ormai rimasti solo in cinque in tutto l'ufficio) inciderà gravemente sui normali processi lavorativi, essendo necessario utilizzare contemporaneamente Pag. 17in più settori le poche risorse disponibili. La carenza di risorse per quel che concerne il personale amministrativo costituisce una vera e propria emergenza e la situazione è destinata ad aggravarsi sempre più per effetto dell'inesorabile processo di ‘desertificazione’ delle cancellerie dovuto al fatto che le unità che cessano dal servizio da tempo ormai non vengono più rimpiazzate (le ultime assunzioni risalgono alla fine degli anni ’90). La situazione ha raggiunto livelli di vero allarme poiché, essendo sempre sostenuti i carichi di lavoro sopravvenienti, non è possibile alle residue unità in servizio far fronte con regolarità a tutti i previsti processi lavorativi. Il comparto penale ha potuto fornire una risposta adeguata alle varie esigenze legate allo svolgimento delle udienze, date le notevoli difficoltà, solo grazie al senso del dovere e allo spirito di collaborazione del personale amministrativo, che normalmente protrae l'attività fino a sera» (18).
Altrettanto grave – se pur per profili anche diversi dal dato numerico – la situazione del circondario di Locri. L'audizione del procuratore della Repubblica di Locri, e la relazione allegata, hanno posto in evidenza un'altra peculiarità della situazione giudiziaria della Locride. Procura e tribunale di Locri hanno competenza su un territorio vastissimo, 41 comuni tra i quali grossi centri come Locri, Bovalino, Siderno, Bianco, Roccella Jonica, Gioiosa Jonica, nonché comuni dell'entroterra tra i quali Platì, San Luca, Mammola, Ciminà, Bruzzano Zeffirio.
Molti di questi comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Il territorio della Locride è notoriamente sede di agguerrite e pericolose cosche di tipo mafioso e terra di transito del commercio della droga, nonché sede idonea per la coltivazione di canapa indiana. Qui risiedono i maggiorenti che il grande traffico di sostanze stupefacenti gestiscono e controllano. La criminalità organizzata controlla largamente il territorio, impone vessazioni e taglieggiamenti, minaccia i lavoratori onesti, la loro libertà e la loro vita, vanifica e ostacola «i programmi di sviluppo e di progresso dell'economia e della società civile» (19). La criminalità comune – se tale può definirsi – agisce spesso sotto il diretto controllo della criminalità organizzata o con il tacito consenso di questa (rapine, estorsioni, omicidi, attentati e reati relativi allo spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamenti, incendi, avvertimenti intimidatori, ma anche sversamenti di materiali di risulta, ecc.) «sicché il responsabile di tali azioni delittuose viene a collocarsi spesso in un rapporto di soggezione/vassallaggio o di ausiliarietà rispetto alla criminalità organizzata. Ciò comporta, sul piano pratico, che, in tema di comportamenti di soggetti che danno luogo a fattispecie di pericolosità sociale, svariate ipotesi debbono collocarsi al confine tra la prevenzione ordinaria di competenza delle procure ordinarie e la prevenzione antimafia. La consapevolezza di tale dato determina la necessità di una costante collaborazione finalizzata allo scambio di informazioni tra la procura di Locri e la DDA, collaborazione invero pienamente operativa e costantemente attivata» (20). Il Pag. 18procuratore ha evidenziato come, con organico completo, la procura avrebbe le risorse necessarie per operare con maggiore incisività un programma investigativo di più ampio respiro, con indagini in ordine a specifici settori (ambiente, urbanistica, pubblica amministrazione, truffe, criminalità comune ecc.) oltre il dato emergenziale. La Locride conta, purtroppo, un numero altissimo di amministrazioni comunali sciolte per mafia, le relazioni delle commissioni di accesso e del Ministro dell'interno sono – sovente – vere informative di reato sulle quali si potrebbe lavorare molto. Vi è, però, che «gli uffici giudiziari di questo territorio, proprio in quanto uffici “di frontiera” – non solo per la problematica realtà criminale esistente, ma anche (e forse soprattutto) per la posizione geografica che rende queste terre difficilmente raggiungibili – sono da considerarsi “ad alto tasso di avvicendamento” e pertanto risentono periodicamente del trasferimento dei magistrati che, una volta conseguito il periodo minimo di permanenza in detta sede, tendono ad avvicinarsi alle sedi di origine o comunque a raggiungere sedi “più comode”» (21). Questo riverbera sull'efficienza operativa degli uffici che ciclicamente si ritrovano con considerevoli scoperture di organico da cui deriva non tanto, in questo caso, un problema di idoneità numerica della pianta organica ma di stabilità e continuità della medesima, di esperienza consolidata. Il procuratore ha, invece, rappresentato, seguito sul punto dal presidente del tribunale, l'insufficienza degli organici della magistratura giudicante e in particolare la difficoltà dell'ufficio Gip-Gup a dare seguito tempestivamente alle richieste della procura.
A Locri – come a Palmi – si celebrano i dibattimenti relativi a procedimenti di criminalità organizzata e ai reati di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale consumati nel circondario di Locri (o di Palmi). A Locri, per intendersi, si è celebrato il dibattimento del procedimento «Crimine» (definito, invece, per la parte celebrata con rito abbreviato dal Gup di Reggio Calabria) e così i dibattimenti degli altri procedimenti per reati di competenza distrettuale («Metropolis», «Recupero», «Circolo formato» e molti altri).
Tra il 2011 e i primi tre mesi del 2016 presso il tribunale di Locri si sono celebrati 62 procedimenti di criminalità organizzata, al momento sono in corso di trattazione 15 procedimenti DDA nei confronti di 116 imputati per reati di criminalità organizzata. Oltre a tali procedimenti vi sono i procedimenti ordinari di competenza del giudice monocratico o collegiale (22). Sostenute le sopravvenienze nel comparto monocratico.
L'organico del tribunale di Locri prevede 27 giudici (il presidente, 3 presidenti di sezione, 23 giudici divisi fra il settore civile e il settore penale) ma non è mai al completo. Al momento l'ufficio registra una scopertura di 6 giudici e di 2 presidenti di sezione, un giudice è stato sospeso a seguito dell'applicazione di misura interdittiva da parte del Gip di Catanzaro, un giudice è stato applicato alla corte di appello di Reggio Calabria, da dicembre 2014 si protrae la vacanza nel ruolo di presidente della sezione civile.Pag. 19
Il presidente del tribunale ha segnalato come: «la situazione richiederebbe indiscutibilmente una presenza significativa e importante dell'amministrazione giudiziaria (per una tempestiva e conseguentemente efficace risposta ad ogni esigenza di ripristino della legalità), per cui andrebbe certamente rivista la pianta organica del tribunale e andrebbero pure individuati appetibili incentivi per i magistrati da destinarvi» (23). Gli organici sono normalmente coperti dai magistrati di prima nomina che, maturato il periodo minimo di permanenza in detta sede raggiungono sedi lavorative meno difficili (se non la sede di provenienza). Di qui la ciclica scopertura di organico, l'assenza di magistrati con l'anzianità necessaria per svolgere determinate funzioni come quelle di Gip-Gup per le quali è richiesta la prima valutazione di professionalità e l'esercizio per un biennio delle funzioni penali. In detta situazione versa attualmente il tribunale di Locri ove, per tale ragione, l'ufficio Gip-Gup opera, quasi ininterrottamente, con solo due magistrati sui tre previsti dalle tabelle. Allo stesso modo, pur se la pianta organica prevede 14 g.o.t. si dispone effettivamente solo di 11 con la precisazione che si tratta di risorse «con le quali non sempre è possibile, e talvolta opportuno, sopperire alle carenze di organico dei giudici togati» (24). E proprio all'ufficio Gip-Gup, dove operano solo due magistrati su tre, nel 2015 si sono registrati 2474 iscrizioni di nuovi procedimenti contro noti, 2.414 contro ignoti oltre a più frequenti richieste di convalida di fermi provenienti dalla procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, a carico di numerosi indagati.
E tuttavia i problemi non sono solo quelli legati al carico di lavoro conseguente alla celebrazione dei dibattimenti per procedimenti di criminalità organizzata. Dalle audizioni e dagli atti trasmessi alla Commissione emerge che «il territorio di competenza del tribunale di Locri è molto vasto (comprende ben 41 comuni), registra una capillare e soffocante presenza della ’ndrangheta ed è, comunque, caratterizzato da un clima di illegalità diffusa che sfocia in frequentissimi episodi sintomatici della sempre maggiore facilità con cui si fa ricorso alla violenza, in base a modelli culturali fortemente radicati, per risolvere questioni di natura patrimoniale o personale» (25). L'analisi consente di comprendere come in territori così connotati anche l'affanno in cui versa anche la giustizia civile rischia di essere criminogeno. Al riguardo è stata segnalata la «peculiarità» – nel comparto civile di Locri – del settore lavoro e previdenza ove è facile si aggreghino interessi non sempre trasparenti. La nuova dirigenza del tribunale ha dedicato particolare attenzione a questo settore avendo verificato un «anomalo» andamento dei flussi di lavoro con una sorprendente sopravvenienza di procedimenti. Il costante monitoraggio della situazione, l'adozione di alcuni provvedimenti organizzativi che hanno inciso anche sull'automatismo dei criteri di assegnazione degli affari, hanno determinato una drastica Pag. 20riduzione delle sopravvenienze (quasi 2700 in meno nel 2015 rispetto al 2014) (26).
Gli auditi hanno sottolineato l'importanza dei segnali che lo Stato invia anche attraverso scelte gravide di valore simbolico, l'assoluta necessità di affermare in modo forte la presenza dello Stato anche attraverso la possibilità di fare affidamento su strutture adeguate.
L'edilizia giudiziaria non è dato meramente logistico, ha un suo ruolo, ha un significato che trascende il dato materiale. A Locri gli uffici giudiziari non sono riuniti in un unico edificio e versavano in stato di estremo degrado. Per quattro anni sono stati sospesi i lavori per il completamento del nuovo palazzo di giustizia, non ancora ripresi.
Per dare minimo decoro agli uffici giudiziari sono stati necessari un progetto varato dal tribunale di Locri d'intesa con l'amministrazione penitenziaria (denominato «I colori della legalità»), finanziato con il contributo economico – su base assolutamente volontaria – di alcuni magistrati (sia del tribunale che dell'ufficio di procura), dell'ordine degli avvocati e del comune di Locri per l'acquisto dei necessari materiali e l'apporto lavorativo gratuito, sempre su base assolutamente volontaria, di alcuni detenuti della casa circondariale di Locri.
Sono state tinteggiate le pareti degli spazi comuni, delle aule d'udienza, delle cancellerie, degli interni di alcuni studi e degli ambienti destinati al locale ordine degli avvocati, sono stati ripristinati e sistemati porte e infissi del palazzo di giustizia. L'impiego dei detenuti è avvenuto nell'ambito di un percorso riabilitativo, indiscutibile esempio di azione riparatoria compiuta da costoro nei confronti della collettività e di volontà di riscatto (27).
La Locride è terra di contrasti, luce infinita sul mare, buio negli anfratti più remoti dell'Aspromonte, tristemente noto per la piaga dolorosa dei sequestri di persona: mentre da un lato si realizza una virtuosa sinergia che restituisce dignità, anche formale, a un luogo istituzionale, dall'altra si rischiano impasse operative di valenza distruttiva del paziente lavoro di ripristino della legalità condotto da tanti. Il procuratore di Locri ha segnalato le difficoltà nella realizzazione della nuova sede delle sezioni di polizia giudiziaria della procura presso un bene confiscato alla criminalità organizzata. Gli esponenti della famiglia cui il bene è stato confiscato rivendicano la proprietà della strada di accesso al bene. Sono stati sensibilizzati la prefettura e il comune di Locri. Scrive il procuratore: «il fallimento di tale proposito costituirebbe un manifesto esempio d'incapacità a gestire le confische dei beni ed una sostanziale riaffermazione di potere della famiglia cui il bene è stato confiscato» (28).
3. Il distretto di Catanzaro.
Il 23 febbraio 2015 la Commissione si è recata in missione a Catanzaro ove sono stati auditi il prefetto, i componenti del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, i vertici della procura distrettuale di Catanzaro. In quella sede è stata rappresentata la situazione assolutamente grave in cui versavano e versano la procura distrettuale e gli uffici distrettuali del tribunale di Catanzaro: procura DDA, sezione Gip-Gup sezione del riesame del tribunale di Catanzaro.
Il distretto della corte di appello di Catanzaro comprende sette tribunali (Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Crotone, Lamezia Terme, Paola, Castrovillari) tra cui quattro capoluoghi di provincia (Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Crotone) e una presenza della criminalità organizzata assolutamente allarmante.
Nella sola provincia di Vibo Valentia, nelle relazioni annuali della DIA e della DNAA, vengono segnalati 27 presidi di ’ndrangheta con ciò intendendosi sodalizi mafiosi che controllano specifiche area territoriali, in regime di monopolio o di rigida spartizione tra gruppi concorrenti (29). In più occasioni la giunta distrettuale dell'associazione nazionale magistrati ha segnalato l'assoluta inadeguatezza delle piante organiche dei magistrati e del personale amministrativo rispetto ai fatti di reato che hanno interessato il distretto, agli omicidi di chiara matrice mafiosa, al numero di indagati per fatti di criminalità organizzata, ai procedimenti in corso di celebrazione dinanzi ai collegi penali, alle corti di assise, ai Gup, alle indagini in corso e alla necessità di sviluppare corpose informative depositate dalla polizia giudiziaria. È stata richiamata l'attenzione sulla spaventosa scopertura di organici, di per sé risibili, tanto più che la dislocazione degli organi giudicanti su un vasto territorio – anche morfologicamente ostico – costringe i pubblici ministeri della procura distrettuale a defatiganti trasferte. In occasione dell'audizione è stato rappresentato che un solo sostituto procuratore con delega DDA doveva provvedere alla gestione dei dibattimenti, delle udienze preliminari, delle indagini, dei riesami di tutto il circondario di Vibo Valentia e che la pianta organica di molti tribunali è composta, in prevalenza, da magistrati che hanno assunto le funzioni da meno di un anno. La situazione appena richiamata si traduce in una – inevitabile quanto pericolosa – sproporzione tra l'aggressione della criminalità organizzata e la risposta dello Stato.
Il distretto della corte di appello di Catanzaro, nel corso del 2015, ha registrato l'esecuzione di articolati e importanti provvedimenti giudiziari relativi a gravi fatti delittuosi che hanno segnalato un pericoloso innalzamento del livello di aggressività e di pericolosità delle organizzazioni criminali la cui risalente esistenza è stata censita Pag. 22da provvedimenti muniti di autorità di giudicato ma non per questo meno perniciose e vitali (30).
La necessità, per l'esistenza del pericolo di fuga degli indagati, che attività d'indagine così delicate e rilevanti trovino sbocco con l'esecuzione di provvedimenti di fermo degli indiziati di delitto indubbiamente aggrava lo stato di «sofferenza» degli uffici giudiziari giudicanti del distretto causato da scoperture di organico oltre il limite fisiologico, da un rapporto numerico tra pubblici ministeri e giudici delle indagini preliminari al di sotto del coefficiente fissato nelle circolari del Consiglio superiore della magistratura, da piante organiche assolutamente inadeguate rispetto alla mole di indagini che la presenza massiccia e oppressiva della criminalità organizzata rende necessaria (31).
Il presidente del tribunale di Catanzaro, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, il presidente della sezione Gip-Gup hanno fatto pervenire relazioni sull'argomento.
Un approccio organico alle cause del problema dell'inadeguatezza delle piante organiche di alcuni uffici giudiziari di Reggio Calabria impone di estendere l'analisi della Commissione anche al distretto di Catanzaro e, in particolare, alla procura della Repubblica, alle sezioni Gip-Gup e riesame del tribunale del capoluogo della regione.
La direzione distrettuale antimafia presso la procura della Repubblica di Catanzaro ha competenza sul territorio di quattro province (Catanzaro, Cosenza, Crotone e Vibo) in cui operano sette tribunali circondariali (Lamezia Terme, Castrovillari, Cosenza, Crotone, Paola, Vibo Valentia oltre a Catanzaro), davanti ai quali si celebrano i processi nella fase dibattimentale.
È stata accertata (32) sul territorio la presenza di associazioni a delinquere di tipo ‘ndranghetista «storiche» con elevata capacità di condizionamento e di infiltrazione nel territorio, nei settori economici, istituzionali e politici. Ci si riferisce alle consorterie «Farao» di Cirò (recentemente alla ribalta per alcune operazioni giudiziarie in Umbria), «Grande Aracri» di Cutro (recentemente alla ribalta con operazioni giudiziarie in Emilia Romagna, «Aemilia», e in Calabria, «Kriterion I e II») «Ferrazzo» di Mesoraca, «Comberiati» di Petilia Policastro, «Lanzino-Cicero» di Cosenza, «Muto» di Cetraro, «Acri» di Rossano, «Serpa» di Cosenza; «Megna» di Papanice di Crotone; «Arena» di Isola Capo Rizzuto; «Mancuso» di Limbadi; «Bonavota» di S.Onofrio; «Lo Bianco» di Vibo Valentia; «Soriano» di Vibo Valentia; «Vallelunga» della zona delle Serre; «Vrenna-Bonaventura» di Crotone; «Arena» di Isola Capo Rizzuto «Giampà», «Torcasio» e Pag. 23«Iannazzo» di Lamezia Terme; «Abbruzzese-Pepe» di Cassano Ionio (e numerose altre che non si menzionano, per brevità).
La maggior parte di tali associazioni intrattiene stretti rapporti delinquenziali con le «famiglie» mafiose della provincia di Reggio Calabria, alcune gestiscono il traffico di sostanze stupefacenti con collegamenti internazionali, espandono i loro interessi economici in varie zone dell'Italia del Nord e dell'Europa. Secondo i dati diramati dal Ministero dell'Interno (sistema Ma.Cr.O.), nella regione Calabria vi sono 160 organizzazioni criminali, per un numero di 4.389 affiliati: di essi 2.086 – circa la metà – sono concentrati nel solo territorio del distretto di Reggio Calabria (una sola provincia, 3200 chilometri quadrati di estensione per circa 600 mila abitanti), il resto, 2.303, sono distribuiti nel territorio del distretto di Catanzaro (11.896 chilometri quadrati circa l'estensione per circa 1.139.364 abitanti ove si considerino i dati aggregati delle quattro province comprese). La direzione distrettuale antimafia ha una pianta organica di 7 magistrati ma, effettivi, sono sempre stati 6.
La sezione Gip-Gup del tribunale di Catanzaro ove confluiscono tutte le richieste della procura distrettuale, come già illustrato a proposito del distretto di Reggio Calabria, è composta da 7 giudici e da 1 presidente ma l'organico non è mai completo, operano, di fatto, a volte 5, a volte 6 giudici (33). Dal confronto tra i dati estrapolati dal sito COSMAG del Consiglio superiore della magistratura relativi ai tribunali distrettuali maggiormente interessati dal fenomeno mafioso emerge quanto segue (34):
– NAPOLI – bacino d'utenza del distretto: 2.577.609, 97 sostituti procuratori;
– PALERMO – bacino d'utenza del distretto: 1.408.748, 64 sostituti procuratori;
– CATANZARO – bacino d'utenza del distretto: 1.139.364; 18 sostituti procuratori;
– CATANIA – bacino d'utenza del distretto: 851.419, 40 sostituti procuratori;
– BARI – bacino d'utenza del distretto: 781.866; 30 sostituti procuratori;
– SALERNO – bacino d'utenza del distretto: 579.081; 29 sostituti procuratori;
– MESSINA – bacino d'utenza del distretto: 438.502; 20 sostituti procuratori;
– CALTANISSETTA – bacino d'utenza del distretto: 421.664; 16 sostituti procuratori;
– LECCE – bacino d'utenza del distretto: 326.092; 18 sostituti procuratori;Pag. 24
– REGGIO CALABRIA – bacino d'utenza del distretto: 361.398; 26 sostituti procuratori.
In sostanza il distretto di Catanzaro è il più grande per utenti (e afflitto dalla criminalità organizzata) dopo quello di Napoli e Palermo ma anche quello che, in proporzione, presenta il minor numero di sostituti procuratori della Repubblica, con le evidenti conseguenze in termini di magistrati DDA e Gip-Gup distrettuali in servizio (sei) e in organico (sette); ha lo stesso numero di sostituti della procura di Lecce con un numero di utenti quasi quadruplo. Il distretto di Catanzaro, con due terzi del territorio e due terzi della popolazione è sede del capoluogo di regione, ha un numero di pubblici ministeri assegnati alla direzione distrettuale antimafia di gran lunga inferiore a Reggio Calabria, che pure ha, a sua volta, difficoltà di organico trattandosi della provincia con il più alto numero di «locali» di ’ndrangheta e patria essa stessa dell'organizzazione criminale. L'organico della procura distrettuale di Catanzaro non è mai stato integralmente coperto, non ha mai raggiunto il numero di 7 magistrati in servizio, i sostituti devono presidiare un territorio molto vasto (circa due terzi della regione), con elevata densità mafiosa, sostenere la pubblica accusa in tutti i dibattimenti di criminalità organizzata che si svolgono presso sette tribunali disseminati su tutto il territorio del distretto, sedi molto distanti tra loro (Catanzaro, Castrovillari, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Paola e Vibo) e dinanzi alle corti d'assise di Catanzaro e Cosenza, scegliere – ogni giorno – se seguire l'attività di indagine dall'ufficio in vista della definizione cautelare dei procedimenti o seguire i dibattimenti per giungere alle sentenze di condanna. Al riguardo deve anche considerarsi che ogni procedimento penale, per scelta di ciascun imputato, può frazionarsi in più tronconi, alcuni imputati scelgono il rito abbreviato, altri optano per il dibattimento e dunque per seguire entrambi i tronconi al pubblico ministero sarà richiesto il dono dell'ubiquità con un impegno giornaliero che lascia pochissimo tempo per le indagini e lo costringe a operare una difficile scelta tra quale udienza seguire tra quelle che si svolgono contestualmente. Nel periodo 1o luglio 2014 – 30 giugno 2015 si sono svolte circa mille udienze di competenza della direzione distrettuale antimafia (udienze Gup in Catanzaro, dibattimenti davanti ai sette tribunali circondariali, udienze avanti alle corti d'assise di Catanzaro e Cosenza).
Problemi altrettanto gravi interessano il tribunale di Catanzaro (35). Il tribunale dovrebbe contare su una pianta organica di 34 giudici, 5 presidenti di sezione e il presidente, quasi lo stesso organico di Cosenza (30 giudici, 5 presidenti di sezione e il presidente) che ha lo stesso numero di utenti del circondario di Catanzaro (263.252 Cosenza, 263.345 Catanzaro) ma non è tribunale distrettuale. Catanzaro è, invece, sede degli uffici distrettuali in relazione a sette circondari e quattro province, gestisce tutta l'attività conseguente alle richieste della procura distrettuale fino al giudizio abbreviato. Non solo. Catanzaro è sede della corte di assise competente anche per i reati commessi a Lamezia Terme, Vibo Valentia, Crotone, Castrovillari, Paola. Solo Cosenza dispone di una propria sezione di corte di Pag. 25assise. Non solo. Catanzaro è il capoluogo della regione e subisce tutto il contenzioso connesso alla presenza del governo dell'ente, di aziende regionali come Calabria Verde (ex Afor: 80676 dipendenti fra impiegati e operai forestali e nove dirigenti), alle richieste di riconoscimento dello status di rifugiato (solo di recente è stata istituita una commissione a Reggio Calabria), alla istituzione del tribunale regionale per le imprese. La sezione per il riesame è composta da 4 giudici e il presidente e gli stessi giudici compongono la sezione e trattano le misure di prevenzione.
La sezione Gip-Gup ha funzioni eccezionalmente vaste perché riguarda tutti i reati cosiddetti «di mafia» commessi su un territorio vastissimo, esposto all'azione di plurime ed efferate associazioni criminali di tipo mafioso, la cui operatività ha varcato i confini regionali e che hanno esteso i loro interessi e traffici illeciti in campo internazionale (territorio che rientra nella competenza di sette tribunali: Lamezia, Castrovillari, Cosenza, Crotone, Paola, Vibo Valentia e lo stesso Catanzaro). Delle competenze dell'ufficio Gip-Gup si è già detto a proposito dell'omologo ufficio di Reggio Calabria: ex articolo 328 del codice di procedura penale gestisce tutte le richieste di intercettazioni, di proroga indagini, di emissione di misure cautelari personali e reali, di incidente probatorio, di convalida di arresti e di fermi, istanze in tema di libertà, richieste di rinvio a giudizio e di giudizio immediato, celebra i giudizi abbreviati rispetto a tutti reati del distretto di competenza della procura distrettuale aventi a oggetto plurime contestazioni ex articolo 416-bis del codice penale, ai «reati-fine» aggravati dall'articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991 n. 152, convertito dalla legge n. 203 del 1991, a efferate vicende omicidiarie, elevate a carico di plurimi indagati. La sezione è tabellarmente composta da sette magistrati e il presidente ma da tempo il settimo posto risulta vacante e non si prevedono, nel breve periodo, nuovi ingressi, che consentano di mettere a concorso il posto. Nel corso del 2015 l'ufficio ha effettuato 10513 nuove iscrizioni di procedimenti contro noti e 9.189 contro ignoti, ha definito 9689 procedimenti contro noti e 7726 (36) contro ignoti, ha emesso 5.271 decreti di intercettazione telefonica o ambientale, 438 ordinanze cautelari personali DDA, 343 decreti di sequestro DDA, 201 misure cautelari ordinarie, 233 decreti di rinvio a giudizio. Sono in corso di trattazione – con rito abbreviato – numerosi maxi-processi per complessivi 514 imputati e un elevato numero di imputazioni: «Alizzi 44»; «Adamo Catiuscia 48»; «Cerra Nino 38»; «Mongiardo 17»; «Belmonte Vincenzo 29»; «Rango 46»; «De Sensi Vincenzo 155»; «Arena 25»; «Abbruzzese 44»; «Garofalo 35»; «Basile 22» (37).
Il tribunale di Catanzaro ha una vacanza di 6 posti di giudice e su un organico di 34 giudici, dei 34 giudici 15 sono magistrati ordinari in tirocinio (MOT), con tutte le conseguenti limitazioni funzionali in materia penale previste per i magistrati che non hanno conseguito la prima valutazione; 2 posti della sezione Gip-Gup sono stati coperti attingendo alla sezione civile del tribunale, in mancanza di altri Pag. 26magistrati in possesso dell'ulteriore requisito dei due anni di dibattimento ordinariamente necessari per svolgere le funzioni di giudice per le indagini preliminari.
Si tratta di scoperture di organico gravissime per un territorio così esposto all'aggressione della criminalità organizzata ma, se pure la pianta organica di Catanzaro come di Reggio Calabria fossero al completo non sarebbe raggiunto il rapporto minimo tra giudici e pubblici ministeri previsto dalle circolari del CSM. Valgono anche per il distretto di Catanzaro le considerazioni formulate per il distretto di Reggio Calabria e si richiamano i dati esaminati dal presidente della sezione distrettuale dell'ANM di Reggio Calabria (38) sul rapporto tra numero di giudici e di pubblici ministeri (seconda colonna) e il rapporto percentuale (terza colonna) per i tribunali e le procure distrettuali:
Città Giudici/Pm Rapporto
Roma 379/100 3.79%
Milano 290/85 3.41%
Bolzano 39/12 3.25%
Taranto 59/19 3.10%
Napoli 319/107 2.98%
Lecce 62/21 2.98%
Cagliari 59/21 2.80%
Genova 92/33 2.87%
Bologna 72/26 2.76%
Sassari 27/10 2.70%
Torino 165/62 2.66%
Ancona 29/11 2.63%
Venezia 57/22 2.59%
Bari 88/34 2.58%
Firenze 80/31 2.58%
Brescia 61/24 2.54%
Trieste 25/10 2.5%
Napoli-Nord 72/30 2.4%
Perugia 33/14 2.35%
Salerno 72/33 2.18%
Messina 49/24 2.04%
Catanzaro 40/21 1.90%
Trento 21/11 1.90%
Campobasso 11/6 1.83%
Caltanissetta 33/19 1.73%
Palermo 125/72 1.73%
Reggio Calabria 50/30 1.66%
L'Aquila 11/7 1.57%
L'inadeguatezza e insufficienza della pianta organica anche del tribunale di Catanzaro balza evidente e di più si apprezza ove si pensi al tipo di procedimenti penali trattati, all'urgenza di arginare l'illegalità diffusa.
La ’ndrangheta – ha affermato il presidente del tribunale di Reggio Calabria durante l'audizione del 31 marzo 2016 a Reggio Calabria (39) – è attentissima ai segnali che lo Stato invia e i segnali di questo tempo non sono buoni.
Dopo le bombe del 2010 – ha detto il Presidente – a Reggio Calabria lo Stato diede un «segnale forte» (40), ampliò l'organico del tribunale del capoluogo, non si coprì mai ma fu un segnale importante. Ora la città e la provincia sono di nuovo percorse da fatti allarmanti (41).
I vertici degli uffici giudiziari reggini chiedono – dati alla mano – un ampliamento degli organici di magistrati e personale amministrativo ma lo Stato invia un segnale di segno nettamente opposto, gravissimo: propone la soppressione della corte di appello di Reggio Calabria perché il bacino di utenza non raggiunge il milione di abitanti. Tali valutazioni – sorprendentemente – non considerano che nel solo distretto della corte di appello di Reggio Calabria (una sola provincia, 3200 chilometri quadrati di estensione per circa 600 mila abitanti laddove il distretto di Catanzaro ingloba quattro province, 11.896 chilometri quadrati per circa 1.139.364) secondo i dati diramati dal Ministero dell'interno si concentrano la circa la metà dei 4.389 affiliati alle 160 organizzazioni criminali che operano in Calabria.
Si tratta di una proposta assolutamente non condivisibile, e per certi versi incomprensibile. La prima, deflagrante conseguenza di tale progetto sarebbe: la soppressione della procura distrettuale di Reggio Calabria, della sezione Gip-Gup con competenza sui reati di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, della sezione distrettuale per il riesame del tribunale di Reggio Calabria, del tribunale per i minorenni e l'assorbimento di dette competenze da parte della procura della Repubblica e del tribunale di Catanzaro, uffici già in grave affanno sui provvedimenti del territorio del distretto.
A metà di dicembre del 2014 il procuratore capo di Milano ebbe a lamentare che «Con Expo ci sarà un massiccio arrivo di addetti, operatori e visitatori in città, e ciò determinerà un peso aggiuntivo sulle strutture giudiziarie, in particolare sul tribunale e sulla procura», paventando il «il rischio di una paralisi» del sistema giudiziario milanese. «Dopo non più di un mese e mezzo il Csm ha risposto a quell'appello rafforzando gli organici del tribunale e della procura proprio in vista di Expo, mettendo a concorso 20 nuovi posti» (42). Il fenomeno dei migranti ha determinato una rimodulazione degli organici in molte sedi giudiziarie.Pag. 28
La ’ndrangheta è un'emergenza strutturale da decenni: cosa si è fatto ?
Reggio Calabria ha i medesimi organici del tribunale di Pavia ma Reggio Calabria non è Pavia (43).
Nel 2012 il Gip ha emesso provvedimenti cautelari e/o comunque gestito 2750 detenuti. L'amministrazione penitenziaria ha dovuto inviare i GOM per consentire le traduzioni di indagati e imputati alle udienze. Per attendere l'arrivo di indagati e imputati detenuti, il più delle volte, non è stato possibile iniziare le udienze prima delle 13, alle 14 doveva dichiararsene la chiusura perché il personale amministrativo non poteva percepire retribuzione straordinaria. Il CSM ha indetto i bandi per i posti liberi, ha autorizzato applicazioni extradistrettuali ma con una realtà così difficile nessuno sceglie di lavorare a Reggio Calabria tranne – per necessità – i giudici di prima nomina che chiedono il trasferimento appena conseguono la legittimazione della permanenza triennale (44).
Situazione e problemi analoghi patiscono la procura della Repubblica e il tribunale di Catanzaro. Il 12 aprile 2016 il CSM ha pubblicato i posti di primo grado vacanti. Nel distretto di Reggio Calabria mancano 23 magistrati di cui 12 solo a Reggio Calabria con scoperture tra il 23 e il 26 per cento degli uffici giudicanti, del 15 per cento in procura. Nel distretto di Catanzaro mancano 28 magistrati, 9 solo a Catanzaro con percentuali di scopertura degli uffici del 20, 30, anche 50 per cento.
I posti liberi sono stati messi a concorso ma, con elevata probabilità prossima alla certezza, solo alcuni di questi posti avranno aspiranti. Un approccio concreto e realistico al problema non può prescindere da una visione qualitativa e non semplicemente quantitativa della giurisdizione a queste latitudini. Il contrasto alla criminalità organizzata deve essere, per lo Stato, una priorità. L'impatto della criminalità organizzata su questa parte dello Stato italiano ha un costo sociale non più sostenibile.
In passato è stata sperimentata, con successo, la possibilità per cui i magistrati che rimanevano almeno cinque anni nelle sedi cosiddette disagiate (tra cui rientravano gli uffici giudiziari di Reggio Calabria, Locri e altre sedi giudiziarie calabresi), dopo cinque anni avevano una corsia preferenziale per i trasferimenti verso le sedi libere messe a concorso e ricevevano anche un incentivo economico. Questa oculata scelta di politica giudiziaria aveva dato buoni risultati: per almeno cinque anni si poteva contare su organici quasi completi e stabili, su magistrati la cui conoscenza dei fenomeni criminali si consolidava proficuamente con positive ricadute sulla produttività, si affinava l'esperienza di giudici e pubblici ministeri che avevano l'opportunità di formarsi in una straordinaria «palestra giudiziaria» per tipologia, quantità, qualità di procedimenti trattati. Quei magistrati avrebbero portato nelle nuove sedi, ove avessero chiesto di esser trasferiti dopo cinque anni, un'esperienza preziosa, tanto più preziosa ove si pensi alla diffusione della criminalità organizzata su tutto il territorio Pag. 29nazionale. I magistrati che assumevano le funzioni giudiziarie avevano una forte motivazione a scegliere le sedi disagiate come prime sedi perché sapevano che dopo cinque anni sarebbero riusciti a trasferirsi nella sede ambita. Lo scambio e l'incontro tra esperienze giudiziarie territorialmente diverse accresceva il corredo di competenze di tutti.
Se contrastare ed estirpare la ’ndrangheta e l'illegalità diffusa sono priorità, adeguati devono essere gli strumenti per affrontarle.
In tale ottica si reputa necessario proporre l'adozione di alcune misure urgenti:
l'ampliamento della pianta organica dei magistrati giudicanti del tribunale di Reggio Calabria fino a riequilibrare il rapporto con i pubblici ministeri della procura distrettuale in linea con i tribunali di Roma, Milano, Napoli e Lecce;
l'ampliamento della pianta organica della procura distrettuale di Catanzaro;
conseguentemente l'ampliamento della pianta organica del tribunale distrettuale di Catanzaro fino a riequilibrare il rapporto con i pubblici ministeri della procura distrettuale in linea con i tribunali di Roma, Milano, Napoli e Lecce;
la reintroduzione della previsione per cui i magistrati ordinari in tirocinio che scelgono come prima sede sedi disagiate come Reggio Calabria o Catanzaro e i tribunali circondariali dei loro distretti, per la prima domanda di trasferimento dopo almeno cinque anni di permanenza nella prima sede disagiata, abbiano corsia preferenziale a prescindere dall'anzianità e incentivi economici per tutto il tempo della permanenza nelle sedi disagiate per compensare i disagi logistici (45);
la previsione di punteggi aggiuntivi per i magistrati che diano la disponibilità ad applicazioni extradistrettuali di almeno 24 mesi (modificando in tal senso le norme su tale istituto) presso le sedi disagiate.
Per il personale amministrativo si propone di:
finanziare nuovi bandi;
finanziare le nuove assunzioni utilizzando graduatorie non utilizzate;
adottare procedure di mobilità infra-comparto compatibilmente con le scoperture nella sede di provenienza (46).
(1) 9-10 dicembre 2013, 28-29 aprile 2014, 31 marzo-1o aprile 2016
(2) Con decreto legislativo n. 155 del 2012 è stata disposta, con decorrenza 13 settembre 2013, la soppressione del tribunale di Rossano Calabro e il trasferimento della competenza al tribunale di Castrovillari. Sul punto sono state presentate numerose interrogazioni parlamentari con riferimento al fatto che dei parametri indicati dal Parlamento nell'articolo 1 della legge 148 del 14 settembre 2011 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari» si sarebbe tenuto conto solo parzialmente. Nel corso della missione a Cosenza il 27 ottobre 2015 sono stati auditi il presidente del tribunale di Castrovillari e il procuratore della Repubblica di Castrovillari f.f. Il 16 novembre il presidente del tribunale di Castrovillari ha trasmesso una relazione corredata da dati statistici (doc. n. 781.1)
(3) Cfr. procedimento «Crimine-Infinito» condotto dalle procure di Reggio Calabria e Milano. Crimine», rito abbreviato: sentenza del Gup di Reggio Calabria 8.03.12, sentenza della corte di appello di Reggio Calabria 27.02.14, udienza in Corte di cassazione fissata per il 6 giugno 2016; «Crimine», dibattimento: sentenza del tribunale di Locri 19.07.13, sentenza della corte di appello di Reggio Calabria 16.07.15; «Infinito», rito abbreviato: sentenza del Gup di Milano 19.11.11, sentenza della corte di appello di Milano 23.04.13, sentenza della Corte di cassazione 6.06.14; «Infinito», dibattimento: sentenza del tribunale di Milano 6.12.12, sentenza della corte di appello di Milano 28.06.14
(4) Emblematica la vicenda ricostruita nei procedimenti «Reale 3» (proc. 1095/2010 RGNR-DDA RC) e «Reale 6» (proc. 1095/2010 RGNR-DDA RC, occ del 17 aprile 2015). Dagli atti emerge che in occasione delle elezione per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria nel 2010 un candidato ha chiesto sostegno elettorale alle cosche di San Luca e a Giuseppe Pelle, elemento di vertice del mandamento jonico della ’ndrangheta, in cambio – tra l'altro – della corresponsione di 400 mila euro di cui 100 mila in 10 assegni da diecimila euro – destinati a Giuseppe Pelle (articolo 416-ter c.p.)
(5) 21.8.2014, 22 decreti di fermo eseguiti nell'ambito del procedimento cosiddetto «Operazione Helvetia», 7.7.2015, «Operazione Reinbrucke», ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 indagati. (Cfr. relazione annuale DNAA 2016, doc. n. 892.1, e la relazione del presidente della sezione Gip-Gup di Reggio Calabria, inaugurazione dell'anno giudiziario 2016, doc. n. 959.1, nonché, per un riepilogo dell'attività svolta dalla procura di Reggio Calabria nel periodo luglio 2014-marzo 2016, il doc. n. 957.1)
(6) 24 luglio 2014, 13 decreti di fermo eseguiti nel procedimento cosiddetto «Puerto Liberado»; 21.10.2014, ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 13 indagati nell'ambito del procedimento, sequestro di 23 società per il valore di 56 milioni di euro nell'ambito del procedimento cosiddetto «Porto Franco»; 18.9.29014, ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 7 indagati, sequestrati 400 chilogrammi di cocaina nell'ambito del procedimento «Ulivo 99»; 10 febbraio 2015 eseguita ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 22 indagati nell'ambito del procedimento «Km 24» per traffico di stupefacenti; 7.5.2015, ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti di 15 indagati, sequestrati 60 chilogrammi di cocaina nell'ambito del procedimento cosiddetto «Columbus» per traffico internazionale di cocaina tra l'Italia, New York, Columbia; 17.6.2015, ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti di 38 persone per traffico internazionale di stupefacenti, sequestrate 4 tonnellate di cocaina nell'ambito del procedimento «Santa Fe». (Cfr. relazione annuale DNAA 2016, doc. n. 892.1, e la relazione del presidente della sezione Gip-Gup di Reggio Calabria, inaugurazione dell'anno giudiziario 2016, doc. n. 959.1, nonché, per un riepilogo dell'attività svolta dalla procura di Reggio Calabria nel periodo luglio 2014-marzo 2016, il doc. n. 957.1)
(7) Decreti di fermo: 20.8.2014, 4 decreti di fermo eseguiti nell'ambito del procedimento «Bacinella 1»; 14.10.2014, 10.12.2014, 24 decreti di fermo nell'ambito del procedimento «Il Padrino»; 15.12.2015, 35 decreti di fermo eseguiti nell'ambito del procedimento «Saggio Compagno»; 20.12.2015, 35 decreti di fermo eseguiti nell'ambito del procedimento «Acero-Krupy; 22.12.2015, 5 decreti di fermo eseguiti nell'ambito del procedimento «Il Principe»; 25.1.2016, 16 decreti di fermo eseguiti nell'ambito del procedimento «Antibes». Ordinanze di custodia cautelare: 21.7.2014, ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 indagati nel procedimento «Crypto»; 9.12.2014 ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 29 indagati nel procedimento «Morsa sugli appalti»; 16.12.2014, ordinanza di custodia cautelare nei confronti 52 indagati nel procedimento «Libera spiaggia»; 5.2.2015, ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 8 indagati nel procedimento «TNT2»; 12.3.2015, ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 indagati nel procedimento «Bucefalo»; 26.5.2015, ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 indagati nel procedimento «Bacinella2»; 23.7.2014, ordinanza di custodia cautelare a carico di 15 indagati nel procedimento «Orso»; 22.12.2015, ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 indagati nel procedimento «Atlantide2»; 21 gennaio 2016, ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 19 indagati nel procedimento «Saggio Compagno 2»; 22.7.2015, ordinanza cautelare nei confronti di 45 indagati nel procedimento «Gambling»; 15.3.2016, ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 indagati nell'ambito del procedimento «Sistema Reggio»; 25 giugno 2015, ordinanza cautelare emessa nei confronti di 27 indagati nel procedimento «Rimborsopoli» (Cfr. relazione annuale DNAA 2016, doc. n. 892.1, e la relazione del presidente della sezione Gip-Gup di Reggio Calabria, inaugurazione dell'anno giudiziario 2016, doc. n. 959.1, nonché, per un riepilogo dell'attività svolta dalla procura di Reggio Calabria nel periodo luglio 2014-marzo 2016, il doc. n. 957.1)
(8) Decreti di fermo: 25 decreti di fermo eseguiti nell'ambito del procedimento «Eclissi». Ordinanze di custodia cautelare: 6.6.2014, ordinanza nei confronti di 13 indagati nel procedimento «Deus»; 4.10.2014, ordinanza nei confronti di 26 indagati nel procedimento «Eclissi 1»; 2.7.2015, ordinanza nei confronti di 11 indagati nel procedimento «Eclissi 2»; 17.4.2015, ordinanza nei confronti di 6 indagati nel procedimento «Reale 6» (Cfr. relazione annuale DNAA 2016, doc. n. 892.1, e la relazione del presidente della sezione Gip-Gup di Reggio Calabria, inaugurazione dell'anno giudiziario 2016, doc. n. 959.1, nonché, per un riepilogo dell'attività svolta dalla procura di Reggio Calabria nel periodo luglio 2014-marzo 2016, il doc. n. 957.1)
(9) Nella relazione trasmessa dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo sulla situazione degli uffici giudiziari calabresi (doc. n. 963.1) risultano sequestri per 700 milioni di euro solo nel 2015
(10) Per i dati si fa riferimento ai prospetti sui flussi per il 2015 trasmessi dal presidente del tribunale di Reggio Calabria (doc. n. 956.1)
(11) Cfr. nota n. 3)
(12) Il dato sulle richieste di misure cautelari pendenti è tratto dal testo dell'intervento del presidente della sezione Gip-Gup del tribunale di Reggio Calabria predisposto in occasione dell'audizione in Commissione del 31 marzo 2016 a Reggio Calabria (doc. n. 955.4)
(13) Resoconti stenografici delle audizioni svolte dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia il 31 marzo 2016 a Reggio Calabria del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, del presidente del tribunale di Reggio Calabria e della presidente della sezione Gip-Gup presso il medesimo tribunale
(14) Solo 22 dei 26 posti sono coperti e uno dei procuratori aggiunti è stato appena nominato procuratore della Repubblica di Catanzaro (relazione trasmessa dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo sulla situazione degli uffici giudiziari calabresi, doc. n. 963.1)
(15) Studio condotto dalla sezione distrettuale dell'ANM reso noto dal presidente della sezione distrettuale in un'intervista a La Repubblica – on line del 13 marzo 2015
(16) Si veda l'intervento del presidente della sezione Gip-Gup del tribunale di Reggio Calabria predisposto in occasione dell'audizione in Commissione del 31 marzo 2016 a Reggio Calabria (doc. n. 955.4)
(17) Nella relazione trasmessa dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo sulla situazione degli uffici giudiziari calabresi (doc. n. 963.1) si evidenzia la gravissima scopertura e l'insufficienza della pianta organica del personale amministrativo
(18) Cfr. relazione del presidente del tribunale di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.9)
(19) Cfr. relazione del procuratore della Repubblica di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.8)
(20) Cfr. relazione del procuratore della Repubblica di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.8)
(21) Cfr. relazione del procuratore della Repubblica di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.8)
(22) Sul punto si rinvia alla relazione del presidente del tribunale di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.9)
(23) Cfr. relazione del presidente del tribunale di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.9)
(24) Cfr. relazione del presidente del tribunale di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.9)
(25) Cfr. relazione del presidente del tribunale di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.9)
(26) Cfr. relazione del presidente del tribunale di Locri trasmessa alla Commissione in esito all'audizione del 1o aprile 2016 a Locri (doc. n. 955.9)
(27) Resoconto stenografico dell'audizione del presidente del tribunale di Locri dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia (Locri, 1 aprile 2016)
(28) Resoconto dell'audizione del presidente del procuratore della Repubblica di Locri dinanzi alla commissione parlamentare antimafia (Locri, 1o aprile 2016)
(29) Nella relazione trasmessa dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo sulla situazione degli uffici pubblici giudiziari calabresi (doc. n. 963.1) emerge l'impenetrabilità del sistema criminale collegato ai Mancuso, il costante intervento delle cosche al fine di condizionare i processi elettorali, penetrare nel tessuto economico, stringere relazioni con esponenti, anche di rilievo, della politica, dell'amministrazione locale, anche regionale, dell'ambiente forense, di quello ecclesiastico e istituzionale (forze di polizia e magistratura)
(30) L'esistenza della «locale di Cutro» è stata accertata dalla sentenza n. 1812, n. rgnrt n. 2221/00, reg. gen. trib. 1234/02, confermata dalla sentenza del 06.06.2005 della corte di appello di Catanzaro, irrevocabile il 06.03.2007; nonché in via incidentale con sentenza n. 712/06 rg. sent. emessa il 25.05.2006 dal Gup del Tribunale di Bologna, nell'ambito del p.p. 12001/2003 r.g.n.r. DDA Bologna «op. Grande Drago», divenuta irrevocabile l'11.07.2012 – sentenza nr. 122/2004 r.g. sent. emessa il 16.02.2004 dal Gup del Tribunale di Bologna, nell'ambito del p.p. 5754/02 r.g.n.r. DDA Bologna «op. Edilpiovra», divenuta irrevocabile il 21.10.2008, avente ad oggetto il gruppo operante in Reggio Emilia e Piacenza autonomamente considerato come distaccamento, operativamente autonomo, della «locale di Cutro»
(31) Cfr. sul punto la relazione trasmessa dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo sulla situazione degli uffici giudiziari calabresi (doc. n. 963.1)
(32) Cfr. relazione del procuratore della Repubblica di Catanzaro f.f. (doc. n. 955.1)
(33) Cfr. relazione del procuratore della Repubblica di Catanzaro f.f. (doc. n. 955.1)
(34) Il dato popolazione consultabile sul sito COSMAG è risalente al 2011 ma offre comunque l'idea delle dimensioni del distretto
(35) Cfr. relazione del presidente del tribunale di Catanzaro (doc. n. 955.7)
(36) Cfr. relazione del presidente della sezione Gip-Gup del tribunale di Catanzaro (doc. n. 955.2)
(37) Cfr. relazione del presidente della sezione Gip-Gup del tribunale di Catanzaro (doc. n. 955.2)
(38) Studio condotto dalla sezione distrettuale dell'ANM reso noto dal presidente della sezione distrettuale in un'intervista a La Repubblica – on line del 13 marzo 2015
(39) Cfr. resoconto stenografico dell'audizione del presidente del tribunale di Reggio Calabria dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia (Reggio Calabria, 31 marzo 2016)
(40) Cfr. resoconto stenografico dell'audizione del presidente del tribunale di Reggio Calabria dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia (Reggio Calabria, 31 marzo 2016)
(41) cfr. doc. 957.1
(42) Cfr. testo dell'intervento del presidente della sezione Gip-Gup del tribunale di Reggio Calabria predisposto in occasione dell'audizione in Commissione del 31 marzo 2016 a Reggio Calabria (doc. n. 955.4)
(43) Cfr. resoconto stenografico dell'audizione del presidente del tribunale di Reggio Calabria dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia (Reggio Calabria, 31 marzo 2016)
(44) Cfr. resoconto stenografico dell'audizione del presidente del tribunale di Reggio Calabria dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia (Reggio Calabria, 31 marzo 2016)
(45) Sul punto basti pensare alle difficoltà di collegamento tra la sede di lavoro in Calabria e la sede di provenienza
(46) Cfr. testo dell'intervento del presidente della sezione Gip-Gup del tribunale di Reggio Calabria predisposto in occasione dell'audizione in Commissione del 31 marzo 2016 a Reggio Calabria (doc. n. 955.4).

References: articolo 143
 articolo 7
 sentenza 
 articolo 328
 articolo 416
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