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Timestamp: 2019-01-20 00:43:04+00:00

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 30 giugno 2016, n. 13454 - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 30 giugno 2016, n. 13454
Il ricorrente che denunci il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare nel ricorso specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito (trascrivendone il contenuto essenziale), fornendo al contempo alla Corte elementi sicuri per consentirne l’individuazione e il reperimento negli atti processuali
sentenza 30 giugno 2016, n. 13454
Le censure – che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connesse – per come svolte, rivelano profili di inammissibilità, siccome non riconducibili al paradigma di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo vigente a seguito della sua riformulazione ad opera del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito in L. 7 agosto 2012, n.134, ed applicabile ratione temporis nel presente giudizio, atteso che per loro tramite la parte ricorrente sollecita un’inammissibile rivalutazione delle risultanze probatorie esaustivamente esaminate dalla Corte territoriale, auspicandone un’interpretazione a sé più favorevole.
Va, invece, rimarcato che, nello specifico, la Corte distrettuale con incedere argomentativo esente da rilievi ai sensi della disposizione richiamata, ha argomentato: 1) che il rimborso del costo del biglietto spetta solo se il viaggio è stato effettivamente svolto, nessuna norma o prassi autorizzando la richiesta di rimborso di un biglietto non utilizzato; 2) che l’A. aveva presentato richiesta di rimborso del biglietto aereo all’istituto di credito allegandone copia, benché non ne avesse usufruito e adducendo, in sede di chiarimenti, di non aver allegato le ricevute delle carte d’imbarco, per mera dimenticanza; 3) che era stato richiesto un doppio rimborso del biglietto sia all’Alitalia sia alla banca, nella consapevolezza della insussistenza dei presupposti per il godimento del diritto al rimborso; 4) che la successiva rinuncia al rimborso presentata alla parte datoriale, era stata determinata dalla acquisita consapevolezza che il tentativo del “doppio” rimborso del biglietto era in procinto di essere scoperto; 5) che la condotta del dipendente era stata posta in essere con una pluralità di azioni, tutte di natura dolosa – e tanto più gravi in relazione alla qualifica rivestita (quadro direttivo di quarto livello) ed alle funzioni a lui ascritte – che denotavano la pervicacia dell’autore nel disattendere le più elementari regole aziendali e morali; 6) che l’irrogazione del provvedimento espulsivo era stata tempestiva, avuto riguardo al principio secondo cui l’immediatezza della contestazione opera con riferimento alla data di conoscenza effettiva della mancanza, e non alla mera possibilità di conoscenza della stessa, considerata altresì la intercorrenza di uno spatium deliberandi fra la richiesta illegittima di rimborso (5/11/2003), la successiva rinuncia (3/12/2003) e la contestazione disciplinare (28/4/2004), compatibile con la complessità della struttura organizzativa dell’istituto di credito.
Né appare meritevole di condivisione la doglianza – formulata con il secondo mezzo di impugnazione – attinente alla erroneità dell’accertato accredito sui conto corrente, da parte della compagnia di volo Alitalia, del prezzo del biglietto pari ad euro 465,46 e fondata sul rilievo che, in realtà, si trattasse di un addebito, relativo al costo del biglietto acquistato nel mese di ottobre 2003.
In violazione del principio di specificità dei motivi del ricorso per cassazione – da intendere alla luce del canone generale “della strumentalità delle forme processuali” – in base al quale il ricorrente che denunci il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare nel ricorso specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito (trascrivendone il contenuto essenziale), fornendo al contempo alla Corte elementi sicuri per consentirne l’individuazione e il reperimento negli atti processuali (vedi, per tutte: Cass. SU 11 aprile 2012, n. 5698; Cass. SU 3 novembre 2011, n. 22726), non risulta infatti riportato il tenore del documento in relazione al quale si lamenta la macroscopica erronea lettura, né indicata la sua collocazione in atti; né si palesa l’evidenza della decisività del preteso omesso esame del fatto considerato nel contesto della complessiva condotta posta in essere dal lavoratore, con la quale si è realizzato un aperto vulnus ai principi di correttezza e buona fede ed agli obblighi connessi alle mansioni ascritte.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 art. 54
 Cass. 
 Cass.