Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-15-gennaio-2015-n-1738-la-confisca-diretta-del-profitto-di-reato-e-istituto-ben-distinto-dalla-confisca-per-equivalente-e-altresi-la-confisca-del-pro/
Timestamp: 2019-02-16 01:44:58+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 gennaio 2015, n. 1738. La confisca diretta del profitto di reato e' istituto ben distinto dalla confisca per equivalente, e altresi' la confisca del profitto, quando si tratta di denaro o di beni fungibili, non e' confisca per equivalente, ma confisca diretta - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2015 Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 gennaio 2015, n. 1738. La...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 gennaio 2015, n. 1738. La confisca diretta del profitto di reato e' istituto ben distinto dalla confisca per equivalente, e altresi' la confisca del profitto, quando si tratta di denaro o di beni fungibili, non e' confisca per equivalente, ma confisca diretta
Il secondo motivo denuncia violazione degli articoli 321 e 125 c.p.p., articolo 322 ter c.p., e Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 ter, con correlato vizio motivazionale. Sarebbe infatti apparente la motivazione relativa al primo motivo della richiesta di riesame, che aveva negato i presupposti del sequestro preventivo prevalente in quanto il profitto sarebbe comunque appartenente alla societa’ quale soggetto che ha evaso e in ogni caso sarebbe stato necessario dimostrare che i beni della societa’ erano incapienti e/o che il profitto non sarebbe stato conseguito da essa. Essendo il sequestro per equivalente residuale, pertanto, “sia il Pubblico Ministero, sia il Giudice per le indagini preliminari avrebbero dovuto fornire rigorosa prova in ordine all’affermata impossibilita’ di procedere al sequestro” nei confronti della societa’, indagine che non sarebbe stata svolta. Inoltre, il fatto che la misura cautelare sia stata disposta fino alla concorrenza dell’imposta non versata dalla societa’ costituirebbe “ulteriore vulnus” del provvedimento impugnato perche’ sarebbe “illegittimo il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente quando la misura non rechi alcuna valutazione circa il valore dei beni da sequestrare, necessaria a verificare il rispetto del principio della proporzionalita'”, che invece non era stato considerato neppure nella fase esecutiva.
Il sequestro diretto, in queste fattispecie criminose consistendo il profitto nell’omesso esborso del denaro necessario per pagare l’imposta, non puo’ che avere, in siffatta impostazione, ad oggetto il denaro o altri beni fungibili (che sia possibile il sequestro diretto in tal senso, si nota per inciso, e’ gia’ stato contraddetto da Cass. sez. 5 , 4 giugno 2014, n. 27523, per cui il sequestro dovrebbe necessariamente avvenire per equivalente, sia perche’ il denaro e’ assolutamente fungibile, sia e soprattutto perche’ il profitto non ha mai avuto una dimensione fisica, ma e’ consistito in una immateriale entita’ contabile che, proprio per non aver dato luogo a un esborso, non si e’ mai “incorporata” in denaro contante: ottica, questa, piu’ contabile che giuridica). Sottolineano allora le Sezioni Unite che “la confisca diretta del profitto di reato e’ istituto ben distinto dalla confisca per equivalente”, e altresi’ che “la confisca del profitto, quando si tratta di denaro o di beni fungibili, non e’ confisca per equivalente, ma confisca diretta”. Nel caso, dunque, in cui non sia possibile effettuare una confisca del profitto diretta, la confisca per equivalente del profitto da reato viene a completare il sistema, “secondo una prospettiva non di tipo sanzionatorio, essendo fuori discussione la “irresponsabilita'” dell’ente, ma di ripristino dell’ordine economico perturbato dal reato, che comunque ha determinato una illegittima locupletazione per l’ente, ad “obiettivo” vantaggio del quale il reato e’ stato commesso dal suo rappresentante” (cosi’ ancora l’arresto delle Sezioni Unite in esame). Peraltro, l’autorevole pronuncia a supporto di una siffatta qualificazione della confisca a carico del soggetto “irresponsabile” richiama un precedente, S.U. 27 marzo 2008 n. 26654, Imp. Fisia Italimianti s.p.a. e altri, relativo a una fattispecie intrinsecamente diversa. Mentre, infatti, i reati tributari sono estranei, ancora, a quella normativa che, su impulso anche internazionale, e’ stata introdotta dal Decreto Legislativo n. 231 del 2001, su delega della Legge n. 300 del 2000, articolo 11, per contrastare la criminalita’ d’impresa e quindi praticamente superare il tradizionale fondamento societas delinquere et puniri non potest, e’ proprio in questo settore che la suddetta sentenza del 2008 si inserisce, dando atto che, nel caso di societa’ responsabile per illecito amministrativo dipendente da uno dei reati contemplati dal Decreto Legislativo n. 231 del 2001, la confisca del profitto disciplinata dal Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 9, comma 1, e’ sanzione, e giungendo invece a qualificare la confisca di cui al Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 6, comma 5, come riportato dalla sentenza Gubert. La confisca ex articolo 6, comma 5, del profitto derivato da reato commesso da persone con funzioni apicali dell’ente, infatti, concerne – osserva la pronuncia del 2008 – quella “ipotesi particolare in cui l’ente vada esente da responsabilita’, per avere validamente adottato e attuato i modelli organizzativi (compliance programs) previsti e disciplinati dalla stessa norma”. E’ per questo che non puo’ avere natura sanzionatoria, e costituisce quindi “uno strumento volto a ristabilire l’equilibrio economico alterato dal reato-presupposto, i cui effetti, appunto economici, sono comunque andati a vantaggio dell’ente collettivo”, che giungerebbe, in caso contrario, a conseguire, seppur incolpevolmente, un profitto geneticamente illecito; e la prova della natura non sanzionatoria viene identificata dalla pronuncia del 2008 proprio nel fatto che per tale confisca non puo’ disporsi sequestro preventivo.
Non appare del tutto lineare, peraltro, il ragionamento dell’autorevole arresto – si nota per inciso – dal momento che la confisca diretta e’ stata riconosciuta come attuabile nei confronti della societa’ “reale”, cioe’ non fittizia: ma la posizione della societa’ sotto il profilo della responsabilita’ penale per reati tributari non puo’ che essere la stessa, sia che la confisca sia diretta, sia che la confisca sia per equivalente. E’ questo – sia consentito di rilevare – il punctum doiens della soluzione compromissoria adottata dalle Sezioni Unite: se la confisca e’ una pena, non puo’ essere inflitta a chi e’ estraneo al reato; e la natura della confisca non muta a seconda del suo oggetto, rimanendo pena sia che si tratti di confisca diretta, sia che si tratti di confisca per equivalente. Riemerge allora dal tessuto motivativo dell’autorevole arresto la questione dell’alterita’ soggettiva, superabile in modo razionalmente soddisfacente soltanto attraverso l’intervento del legislatore che, relativizzando la fictio juris che crea la persona giuridica, nella “corazza” societaria apra uno spiraglio di collegamento con la persona fisica che organicamente guida l’ente, intervento che, come si e’ visto, e’ stato gia’ attuato per altri settori e che sarebbe auspicabile fosse esteso anche ai reati tributari. Questa infatti, a ben guardare, e’ la reale conclusione della pronuncia delle Sezioni Unite, laddove si dichiarano “consapevoli che la situazione normativa delineata presenta evidenti profili di irrazionalita'”, anche, e proprio, per “il mancato inserimento dei reati tributari tra quelli previsti dal Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231”.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 322
 articolo 10
 Cass. sez. 
 articolo 11
 sentenza 
 articolo 9
 articolo 6
 sentenza 
 articolo 6