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Timestamp: 2018-03-19 00:45:58+00:00

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Integra il reato di cui all'art. 377, terzo comma, cod. pen., qualsiasi condotta minacciosa posta in essere al fine - non raggiunto - di far commettere al soggetto passivo uno dei reati indicati nel primo comma del predetto art. 377 (false dichiarazioni al pubblico ministero o al difensore, falsa testimonianza, falsa perizia o interpretazione), indipendentemente dalla gravità della minaccia. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza di condanna nei confronti di imputata la quale aveva rivolto la frase "Pensa a dopo" al soggetto passivo che si accingeva a deporre come testimone in un procedimento a carico del fratello della stessa).
Cass. pen. Sez. VI, 26-02-2015, n. 14862
Guida in stato di ebbrezza - Lavori di pubblica utilità - Sospensione condizionale della pena
In tema di guida in stato di ebbrezza, ove sia stata operata la sostituzione della pena principale con il lavoro di pubblica utilità, non può essere concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena, stante la incompatibilità tra i due istituti.
Cass. pen. Sez. IV, 20-02-2014, n. 10939
Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice - Coniuge che non consente all'altro di vedere il figlio nel giorno stabilito.
In tema di mancata esecuzione di un provvedimento del giudice civile concernente l'affidamento di un figlio minore, il motivo plausibile e giustificato che può costituire valida causa di esclusione della colpevolezza, è solo quello che, pur senza configurare l'esimente dello stato di necessità, deve comunque essere stato determinato dalla volontà di esercitare il diritto-dovere di tutela dell'interesse del minore, in situazioni, transitorie e sopravvenute, non ancora devolute al giudice per l'eventuale modifica del provvedimento di affidamento, ma integranti i presupposti di fatto per ottenerla. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretta la sentenza impugnata che aveva ravvisato la sussistenza del reato nella condotta dell'imputata che, in qualità di affidataria, non aveva consentito al marito separato di vedere i figli nel giorno stabilito, durante il periodo di vacanza, allegando un loro generico impegno per motivi ludici).
Cass. pen. Sez. VI, 11-12-2014, n. 7611
Nella fattispecie criminosa di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.) va inquadrata la condotta del datore di lavoro che, mediante la fittizia esposizione di somme corrisposte al lavoratore a titolo di indennità per malattia o maternità o assegni familiari, ottiene dall'I.N.P.S. il conguaglio di tali somme, in realtà non corrisposte, con quelle da lui dovute all'istituto previdenziale a titolo di contributi previdenziali e assistenziali, così percependo indebitamente dallo stesso istituto le corrispondenti erogazioni.
Cass. pen. Sez. II, 17-10-2014, n. 48663
Intercettazione - Reato di cui all'art. 617, 1° comma c.p. - Registrazione clandestina della conversazione telefonica tra la moglie separata ed i figli minori.
Risponde del reato di cui all'art. 617, 1° comma, c.p. il padre che registra clandestinamente le conversazioni telefoniche intervenute tra la moglie separata e i figli minori della coppia, i quali possono opporre ai genitori una propria sfera di riservatezza, non essendo idonea a escludere la fraudolenza della condotta la circostanza che l'imputato avesse comunicato al coniuge l'intenzione di agire in tal senso, né potendosi invocare come causa di giustificazione il diritto/dovere del genitore di vigilare sulle comunicazioni effettuate o ricevute dai figli minori.
Cass. pen. Sez. V, 17-07-2014, n. 41192
Schiaffi - Reato di percosse o di lesioni o di ingiuria.
Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 581 cod. pen., nella nozione di "percosse" rientrano anche gli schiaffi, in quanto intrinsecamente caratterizzati da energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona, purchè non siano produttivi di malattia (ricadendosi in tal caso nel reato di lesioni) o non manifestino una violenza di entità inavvertibile e simbolica, indice dell'esclusivo proposito di arrecare sofferenza morale o disprezzo (in tale ipotesi configurandosi il reato di ingiuria).
Cass. pen. Sez. III, 30-09-2014, n. 43316
[...] Occorre allora ricostruire in guisa diversa quella che solitamente viene denominata colpa d'organizzazione, considerandone il connotato squisitamente normativo. Si deve considerare che il legislatore, orientato dalla consapevolezza delle connotazioni criminologiche degli illeciti ispirati da organizzazioni complesse, ha inteso imporre a tali organismi l'obbligo di adottare le cautele necessarie a prevenire la commissione di alcuni reati, adottando iniziative di carattere organizzativo e gestionale. Tali accorgimenti vanno consacrati in un documento, un modello che individua i rischi e delinea la misure atte a contrastarli. Non aver ottemperato a tale obbligo fonda il rimprovero, la colpa d'organizzazione. Al riguardo, peraltro, non si configura un'inversione dell'onere della prova. Come la Corte di cassazione ha già avuto modo di porre in luce (Sez. 6, Scarafia cit.), la responsabilità dell'ente si fonda sulla indicata colpa di organizzazione. Il riscontro di tale deficit organizzativo consente la piana ed agevole imputazione all'ente dell'illecito penale. Grava sull'accusa l'onere di dimostrare l'esistenza dell'illecito penale in capo alla persona fisica inserita nella compagine organizzativa della societas e che abbia agito nell'interesse di questa; tale accertata responsabilità si estende "per rimbalzo" dall'individuo all'ente collettivo, nel senso che vanno individuati precisi canali che colleghino teleologicamente l'azione dell'uno all'interesse dell'altro e, quindi, gli elementi indicativi della colpa di organizzazione dell'ente, che rendono autonoma la responsabilità del medesimo ente. La condivisa pronunzia considera altresì che militano a favore dell'ente, con effetti liberatori, le previsioni probatorie di segno contrario di cui al D.Lgs. n. 231, art. 6, afferenti alla dimostrazione di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Nessuna inversione dell'onere della prova è, pertanto, ravvisabile nella disciplina che regola la responsabilità da reato dell'ente, gravando comunque sull'accusa la dimostrazione della commissione del reato da parte di persona che rivesta una delle qualità di cui al D.Lgs. n. 231, art. 5, e la carente regolamentazione interna dell'ente, che ha ampia facoltà di offrire prova liberatoria [...].
L'indirizzo in questione è stato da ultimo richiamato ed ulteriormente corroborato dalle Sezioni Unite (Sez. U, n. 10561 del 30/01/2014, Gubert, Rv. 258647), ammettendo la confisca diretta del profitto corrispondente alla mancata corresponsione della somma di denaro dovuta a titolo di imposta. E' stata delineata una nozione di profitto funzionale alla confisca, capace di accogliere al suo interno non soltanto i beni appresi per effetto diretto ed immediato dell'illecito, ma anche ogni altra utilità che sia conseguenza, anche indiretta o mediata, dell'attività criminosa. La trasformazione che il denaro, profitto del reato, abbia subito in beni di altra natura, fungibili o infungibili, non è quindi di ostacolo al sequestro preventivo, il quale ben può avere ad oggetto il bene di investimento così acquisito. In conclusione, il concetto di profitto o provento di reato legittimante la confisca deve intendersi come comprensivo non soltanto dei beni che l'autore del reato apprende alla sua disponibilità per effetto diretto ed immediato dell'illecito, ma altresì di ogni altra utilità che lo stesso realizza come conseguenza anche indiretta o mediata della sua attività criminosa [...].
Cass. pen. Sez. Unite, Sent., (ud. 24/04/2014) 18-09-2014, n. 38343
Art. 575 c.p. - Responsabilità del proprietario (locatore o comodante) per la morte dell'inquilino (occupante) determinata da esalazioni di monossido di carbonio prodotte da stufa a gas priva di dispositivi di sicurezza.
Nel caso di morte degli occupanti di un immobile determinato dalle esalazioni di monossido di carbonio prodotte da una stufa a gas priva di idonei dispositivi di sicurezza, la responsabilità per omicidio colposo del proprietario può sussistere anche se non sia stato stipulato un contratto di locazione in forma scritta (forma richiesta "ad substantiam" dall' art. 1 della legge n. 431 del 1998), qualora sia provata l'instaurazione per fatti concludenti di un rapporto di comodato gratuito, anticipatore degli effetti della futura locazione. (Nel caso di specie, l'inquilino aveva ricevuto dal proprietario le chiavi dell'immobile, aveva intrapreso lavori di imbiancatura delle pareti e aveva allacciato le utenze a suo nome).
Cass. pen. Sez. IV, 24-10-2013, n. 1508
Art. 392 c.p. - Reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose - Locatore che disdica i contratti di fornitura delle utenze domestiche -a lui intestate- per accelerare il rilascio.
Integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, la condotta del proprietario che disdica i contratti di fornitura delle utenze domestiche -a lui intestate- relative ad un appartamento dato in locazione, al fine di accelerare le attività di rilascio dell'immobile da parte del conduttore, in quanto detta condotta realizza la violenza sulla cosa attraverso un mutamento di destinazione dei beni 'portatì dalle dette utenze, ed è attuata nonostante la possibilità di azionare il diritto al rilascio dell'appartamento attraverso il ricorso al giudice.
Cass. pen. Sez. VI, 08-05-2012, n. 41675
Integra il reato di accesso abusivo al sistema informatico la condotta del pubblico dipendente, impiegato della Agenzia delle entrate, che effettui interrogazioni sul sistema centrale dell'anagrafe tributaria sulla posizione di contribuenti non rientranti, in ragione del loro domicilio fiscale, nella competenza del proprio ufficio.
Cass. pen. Sez. V, 24-04-2013, n. 22024
Art. 152, 2° comma c.p. - Mancata comparizione del querelante pur previamente avvisato delle conseguenze della sua assenza - Insussistenza della remissione tacita.
Nel procedimento davanti al giudice di pace instaurato a seguito di citazione disposta dal P.M., ex art. 20 D.Lgs. n. 274 del 2000, la mancata comparizione del querelante - pur previamente avvisato che la sua assenza sarebbe stata ritenuta concludente nel senso della remissione tacita della querela - non costituisce fatto incompatibile con la volontà di persistere nella stessa, sì da integrare la remissione tacita, ai sensi dell'art. 152, comma secondo, cod. pen. Né, a tal fine, rileva il principio di ragionevole durata del processo, il quale non può tradursi nelle previsione di oneri processuali, a carico delle parti, non ancorati a specifiche disposizioni di legge.
Cass. pen. Sez. IV, 28-03-2013, n. 18187
Furto - Manomissione della placca magnetica antitaccheggio - Aggravante art. 625, numero 2, c.p..
In tema di furto, ai fini della configurabilità della circostanza aggravante della violenza sulle cose (articolo 625, numero 2, cod. pen.), non è necessario che la violenza venga esercitata direttamente sulla "res" oggetto dell'impossessamento, ben potendosi l'aggravante configurare anche quando la violenza venga posta in essere nei confronti dello strumento materiale apposto sulla cosa per garantire una più efficace difesa della stessa: ciò che si verifica in caso di manomissione della placca magnetica antitaccheggio inserita sulla merce offerta in vendita nei grandi magazzini, destinata ad attivare i segnalatori acustici ai varchi d'uscita.
Cass. pen. Sez. II, 18-12-2012, n. 3372
Guida in stato di ebbrezza - Indicazione delle generalità di altra persona - Calunnia.
Configura il delitto di calunnia l'indicazione, nel momento dell'acquisizione della notizia di reato e da parte del suo autore, delle generalità di altra persona effettvamente esistente, sempreché la reale identità fisica del reo non sia contestualmente ed insuperabilmente acquisita al procedimento attraverso altre modalità quali, ad esempio, rilievi dattiloscopici. (Nella specie, la Corte ha ritenuto integrato il delitto di concorsi in calunnia sia nei confronti dell'autore del reato di guida in stato di ebbrezza, privo di documenti, che aveva fornito ai verbalizzanti le generalità del fratello, sia del soggetto presente nell'auto che aveva confermato le false generalità).
Cass. pen., sez. VI, 7 febbraio 2013, n. 6150
Locatore che dà disdetta dei contratti di fornitura delle utenze domestiche per accelerare il rilascio - Esercizio arbitrario delle proprie ragioni - Art. 392 c.p.
Integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, la condotta del proprietario che disdica i contratti di fornitura delle utenze domestiche -a lui intestate- relative ad un appartamento dato in locazione, al fine di accelerare le attività di rilascio dell'immobile da parte del conduttore, in quanto detta condotta realizza la violenza sulla cosa attraverso un mutamento di destinazione dei beni "portatì" dalle dette utenze, ed è attuata nonostante la possibilità di azionare il diritto al rilascio dell'appartamento attraverso il ricorso al giudice.
Reato di trattamento illecito di dati personali, ex art. 167 del D.Lgs. n. 196 del 2003 - Diffusione di immagini di persona in stato morente.
Il nocumento, quale condizione obiettiva di punibilità del reato di trattamento illecito di dati personali, ex art. 167 del D.Lgs. n. 196 del 2003, non è esclusivamente riferibile a quello derivato alla persona fisica o giuridica cui si riferiscono i dati, ma anche a quello causato a soggetti terzi quale conseguenza dell'illecito trattamento (nella specie i familiari di persona, deceduta, la cui immagine in stato morente era stata illecitamente diffusa).
Cass. pen. Sez. III, 17-02-2011, n. 17215
Guida in stato di ebbrezza - Leasing - Confisca - Raddoppio della durata della sospensione della patente di guida
"[...] In conclusione, deve affermarsi l'inapplicabilità di una sanzione penale, configurante una diminuzione patrimoniale del soggetto - privato di un suo bene - al di fuori di una responsabilità penale ed altresì di una specifica previsione legislativa e delle relative condizioni.
Ne consegue l'inapplicabilità della confisca del veicolo di proprietà del concedente nel contratto di leasing se estraneo al reato di guida in stato di ebbrezza commesso dall'utilizzatore, con la correlativa applicazione all'indagato della previsione del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, ex art. 186 C.d.S., comma 2. 11. Pertanto, deve enunciarsi il seguente principio di diritto: "non è confiscabile fa vettura condotta in stato di ebbrezza dall'autore dei reato, utilizzatore del veicolo in relazione a contratto di leasing, se il concedente, proprietario del mezzo, sia estraneo al reato". Nel caso di specie, l'autovettura sequestrata risulta appartenere alla Società Volkswagen Leasing GMBH s.p.a. concedente, che risulta parimenti estranea al reato, per cui il mezzo non è confiscabile ai sensi dell'art. 186 cod. strada e neppure evidentemente può essere oggetto di sequestro ai fini della sua confiscabilità obbligatoria [...].
Cass. pen. Sez. Unite, 19-01-2012, n. 14484
Peculato d'uso - Uso episodico ed occasionale di auto di servizio - Funzionalità della Pubblica Amministrazione - Danno patrimoniale
Il reato di peculato d'uso non è configurabile, in relazione all'uso episodico ed occasionale di un auto di servizio, nella sola ipotesi in cui la condotta abusiva dell'agente non abbia leso la funzionalità della Pubblica Amministrazione, né abbia causato ad essa un danno patrimoniale, con riferimento all'utilizzo del carburante e dell'energia lavorativa degli addetti alla guida del mezzo.
Cass. pen. Sez. VI, 11-04-2012, n. 16092
Esercizio della prostituzione in immobile (appartamento) concesso in locazione - Sequestro
Il sequestro di immobile sito in condominio e concesso in locazione può essere disposto in relazione al reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, realizzato nello stesso appartamento, ove, a sostegno della misura, vengano addotti la destinazione organica e stabile all'attività illecita.
Cass. pen. Sez. III, 18 ottobre 2011, n. 37516
Responsabilità per lesioni colpose determinate dal morso di un cane - Omessa custodia di animali. Sufficienza della detenzione e non necessità della proprietà dell'animale.
In tema di omessa custodia di animali, l'obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l'animale e una data persona, in quanto l'art. 672 cod. pen. collega il dovere di non lasciare libero l'animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico. (Fattispecie in tema di responsabilità per lesioni colpose cagionate dal morso di un cane).
Cass. pen. Sez. IV, 02-07-2010, n. 34813
Truffa - Consegna di assegno postdatato e contestuale rassicurazione circa la futura disponibilità della necessaria provvista finanziaria
Integra il delitto di truffa, perché costituisce elemento di artificio o raggiro, la condotta di consegnare in pagamento, all'esito di una transazione commerciale, un assegno di conto corrente bancario postdatato, contestualmente fornendo al prenditore rassicurazioni circa la disponibilità futura della necessaria provvista finanziaria.
Cass. pen. Sez. II, 18-06-2010, n. 28752
Falsa dichiarazione del privato in ordine ai propri redditi preordinata ad ottenere la percezione degli assegni familiari.
In tema di falsità documentali, integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) la falsa dichiarazione del privato - in sede di atto sostitutivo di notorietà - in ordine ai propri redditi preordinata ad ottenere la percezione degli assegni familiari; né è necessario, a tal fine, che l'autore del documento sia indicato mediante la sottoscrizione, essendo sufficiente, come nella specie, l'apposizione di una sigla e, comunque, che egli sia individuabile in virtù di elementi contenuti nel documento o da esso richiamati.
Cass. pen. Sez. V, 20-05-2010, n. 26182
Assegno di divorzio - Pagamento solo parziale - Sussistenza del reato.
In tema di reati contro la famiglia, il delitto previsto dall'art. 12-sexies della legge 898/1970, si configura per il semplice inadempimento dell'obbligo di corresponsione dell'assegno nella misura disposta dal giudice in sede di divorzio, prescindendo dalla prova dello stato di bisogno dell'avente diritto, precisando inoltre che anche un inadempimento parziale dell'obbligo di corresponsione dell'assegno di divorzio (quale quello contestato nel caso di specie all'imputato), è sufficiente a integrare gli estremi del reato previsto dal sopra citato articolo 12.
Trib. Lodi, 04-06-2010
Stalking - Invio di messaggi di posta elettronica, sms e messaggi attraverso Facebook - Divulgazione di filmati ritraenti rapporti sessuali.
612-bis. c.p. Atti persecutori.
Integra l'elemento materiale del delitto di atti persecutori il reiterato invio alla persona offesa di "sms" e di messaggi di posta elettronica o postati sui cosiddetti "social network" (ad esempio Facebook ), nonché la divulgazione attraverso questi ultimi di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall'autore del reato con la medesima.
Cass. pen. Sez. VI, 16-07-2010, n. 32404
iscritta all’albo delle agenzie per il lavoro e non aveva ricevuto la prescritta autorizzazione ministeriale all’esercizio dell’attività di somministrazione di lavoro
Bancarotta - Mancato conferimento di ricavi, tratti dalla nuova attività intrapresa, eccedenti i redditi necessari al mantenimento del fallito.
Integra il delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale postfallimentare la condotta di colui che dopo essere stato dichiarato fallito intraprenda una nuova attività dalla quale tragga ricavi consistenti e, comunque, eccedenti i redditi necessari per il mantenimento proprio e della propria famiglia, omettendo di conferirli a favore della procedura concorsuale in corso in violazione dell'art. 46 L.F..
Cass. pen. Sez. V, 09-03-2010, n. 16606﻿
Circolazione stradale e codice della strada - violazione art. 186, comma 7, C.d.s. - rifiuto all'accertamento - confisca del veicolo - sanzione penale accessoria
Cass. pen. Sez. Unite, 25-02-2010, n. 23428
Art. 186, comma 2, C.d.s. - stato di ebbrezza - computo dei centesimi litro - rilevanza ai fini della norma penale
Ai fini dell'accertamento della guida in stato di ebbrezza rilevano anche i centesimi di litro.
Cass. pen. Sez. IV, 07-07-2010, n. 32055.
Art. 186 del Codice della strada - La guida in stato di ebbrezza ed il lavoro di pubblica utilità.
a) con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 532 ad euro 2.127, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro (g/l). All'accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
b) con l'ammenda da euro 800 ad euro 3.200 e l'arresto fino a sei mesi, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro (g/l). All'accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;
c) con l'ammenda da euro 1.500 ad euro 6.000, l'arresto da sei mesi ad un anno, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l). All'accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. La patente di guida è sempre revocata, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI, in caso di recidiva nel biennio. Con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata applicata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato. Ai fini del sequestro si applicano le disposizioni di cui all'articolo 224-ter
5. Per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l'accertamento del tasso alcoolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge. Copia della certificazione di cui al periodo precedente deve essere tempestivamente trasmessa, a cura dell'organo di polizia che ha proceduto agli accertamenti, al prefetto del luogo della commessa violazione per gli eventuali provvedimenti di competenza. Si applicano le disposizioni del comma 5-bis dell'articolo 187.
7. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, in caso di rifiuto dell'accertamento di cui ai commi 3, 4 o 5, il conducente è punito con le pene di cui al comma 2, lettera c). La condanna per il reato di cui al periodo che precede comporta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo da sei mesi a due anni e della confisca del veicolo con le stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lettera c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione. Con l'ordinanza con la quale è disposta la sospensione della patente, il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visita medica secondo le disposizioni del comma 8. Se il fatto è commesso da soggetto già condannato nei due anni precedenti per il medesimo reato, è sempre disposta la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.
9-bis. Al di fuori dei casi previsti dal comma 2-bis del presente articolo, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche con il decreto penale di condanna, se non vi è opposizione da parte dell'imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalità ivi previste e consistente nella prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell'educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze. Con il decreto penale o con la sentenza il giudice incarica l'ufficio locale di esecuzione penale ovvero gli organi di cui all'articolo 59 del decreto legislativo n. 274 del 2000 di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. In deroga a quanto previsto dall'articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità. In caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato. La decisione è ricorribile in cassazione. Il ricorso non sospende l'esecuzione a meno che il giudice che ha emesso la decisione disponga diversamente. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, il giudice che procede o il giudice dell'esecuzione, a richiesta del pubblico ministero o di ufficio, con le formalità di cui all'articolo 666 del codice di procedura penale, tenuto conto dei motivi, della entità e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena sostitutiva con ripristino di quella sostituita e della sanzione amministrativa della sospensione della patente e della confisca. Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di una volta.

References: art. 377
 sentenza 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 6
 art. 5

Cass. 

Art. 575
 art. 1

Cass. 

Art. 392

Cass. 

Cass. 

Art. 152
 art. 20

Cass. 
 art. 625

Cass. 

Cass. 
 Art. 392
 art. 167
 art. 167

Cass. 
 art. 186

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 articolo 12

Cass. 

Cass. 
 art. 186

Cass. 

Art. 186

Cass. 

Art. 186
 sentenza 
 sentenza