Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-civile/art-377-cod-proc-civile-fissazione-delludienza-o-delladunanza-in-camera-di-consiglio
Timestamp: 2019-01-20 10:09:23+00:00

Document:
Art. 377 cod. proc. civile: Fissazione dell'udienza o dell'adunanza in camera di consiglio | La Legge per tutti
Dell’udienza è data comunicazione dal cancelliere agli avvocati delle parti almeno venti giorni prima (1).
Camera di consiglio: [v. 373]; Sezioni unite: [v. 363]; Sezioni semplici: [v. 374]. Relatore: è il consigliere incaricato di prendere cognizione del ricorso al fine di illustrarne il contenuto agli altri membri del collegio giudicante in sede di discussione ex art. 379.
(1) L’avviso viene effettuato agli avvocati che hanno residenza in Roma oppure ivi domiciliati. Nel caso in cui l’avvocato non abbia in Roma né residenza né domicilio o non abbia indicato il proprio indirizzo di PEC o di fax [v. 366], né abbia richiesto l’invio della comunicazione mediante lettera raccomandata a suo carico, la comunicazione della fissazione dell’udienza gli viene notificata presso la cancelleria della Corte di Cassazione. L’obbligo del cancelliere di dare comunicazione dell’udienza di discussione nel termine previsto dall’art. 377, sussiste nei soli confronti delle parti costituite alla data del relativo adempimento e non anche nei confronti delle parti costituite successivamente.
Comunicazione della fissazione dell’udienza
Nel procedimento innanzi alla Corte di cassazione, è rituale la comunicazione al difensore dell’avviso di cui al secondo comma dell’art. 377 c.p.c. presso il domicilio eletto in Roma, indicato nel ricorso per cassazione, anche se il difensore medesimo abbia fatto pervenire alla cancelleria, spedendola a mezzo fax, una richiesta di invio dell’avviso a mezzo lettera raccomandata, ai sensi dell’art. 135 disp. att. c.p.c., non essendo tale richiesta né produttiva di effetti, in quanto non effettuata, come la norma impone, “all’atto del deposito del ricorso o del controricorso”, nè idonea a modificare l’operata elezione di domicilio, perché non preceduta da tempestiva variazione del domicilio medesimo.
Cass. 11 febbraio 2011, n. 3326.
In tema comunicazione dell'avviso di fissazione dell'udienza al difensore nel giudizio di cassazione, il deposito in cancelleria consegue non solo all'omessa elezione di domicilio in Roma, ma, in via analogica, anche quando il domiciliatario si sia trasferito "aliunde", senza informare la cancelleria della Corte. Rigetta, App. Potenza, 31/01/2008
Cassazione civile sez. III 19 settembre 2014 n. 19735
Allorquando tra l’elezione di domicilio contenuta nell’epigrafe del ricorso per cassazione e quella riprodotta a margine del medesimo ricorso sussista insanabile contraddizione, correttamente la notifica dell’avviso dell’udienza al ricorrente viene effettuata presso la cancelleria della S.C. di cassazione, giacché tale contraddittorietà non consente di affermare dove sia avvenuta l’elezione di domicilio.
Cass. 21 dicembre 2004, n. 23701; Cass. 18 gennaio 1982, n. 311.
Modifiche all’elezione di domicilio
Nel giudizio davanti alla Corte di cassazione, le modifiche della elezione di domicilio contenuta nel ricorso devono essere compiute con una specifica dichiarazione «indirizzata» ai soggetti che, a diverso titolo, operano nel processo (controparti, giudice, cancelliere), non essendo sufficiente che l’annotazione del mutamento di domicilio risulti (come nella specie) annotata, in difetto di comprovata comunicazione alle parti, nel frontespizio della cartella del fascicolo d’ufficio, potendo tale annotazione derivare soltanto dalla relata negativa dell’ufficiale giudiziario. Ne consegue, ai fini della revocabilità delle sentenze della Corte di cassazione, che non è ravvisabile «errore di fatto» risultante dagli atti di causa nella mancata comunicazione dell’avviso di udienza alla parte regolarmente costituita, sebbene il «nuovo domicilio eletto» risulti dal «frontespizio della cartella del fascicolo d’ufficio», dove sia «stato cancellato il vecchio domicilio ed inserito il nuovo». Peraltro, l’errore di fatto legittimante la revocazione è configurabile quando sussista un contrasto fra la rappresentazione della realtà emergente dalla sentenza e quella emergente con assoluta immediatezza dagli atti e documenti processuali, laddove nel caso di specie non risulta nella sentenza impugnata una qualunque affermazione dalla quale possa desumersi una distorta percezione della realtà, e non piuttosto una valutazione - esatta o meno - di un atto processuale, quale la notificazione dell’avviso di udienza.
Cass. trib., 24 maggio 2006, n. 12305.

References: art. 379

Cass. 

Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass.