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Il presidio dei rischi
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Adamo Lolli
1 Il presidio dei rischi I PRINCIPI DI BASE Come viene più diffusamente illustrato nel bilancio annuale, nel Gruppo Intesa Sanpaolo le politiche relative all assunzione dei rischi sono definite dagli Organi statutari della Capogruppo, il Consiglio di Sorveglianza e il Consiglio di Gestione. Il Consiglio di Sorveglianza svolge la propria attività attraverso specifici Comitati costituiti al proprio interno, tra i quali va segnalato il Comitato per il Controllo; il Consiglio di Gestione si avvale dell azione di Comitati manageriali, tra i quali va segnalato il Comitato Governo dei Rischi di Gruppo. Entrambi gli Organi Statutari beneficiano del supporto del Chief Risk Officer a diretto riporto del Chief Executive Officer. Il Chief Risk Officer ha la responsabilità di proporre il Risk Appetite Framework e di definire, in coerenza con le strategie e gli obiettivi aziendali, gli indirizzi e le politiche in materia di gestione dei rischi e compliance del Gruppo e ne coordina e verifica l attuazione da parte delle unità preposte del Gruppo, anche nei diversi ambiti societari. Assicura il presidio del profilo di rischio complessivo del Gruppo, definendo le metodologie e monitorando le esposizioni delle diverse tipologie di rischio e riportandone periodicamente la situazione agli organi societari. La Capogruppo svolge funzioni di indirizzo, gestione e controllo complessivo dei rischi. Le società del Gruppo che generano rischi creditizi e/o finanziari operano entro i limiti di autonomia loro assegnati e sono dotate di proprie strutture di controllo. Un contratto di servizio disciplina le attività di controllo dei rischi svolte dalle funzioni della Capogruppo per conto delle principali società controllate. Tali funzioni riferiscono direttamente agli Organi amministrativi delle controllate. Gli strumenti per la misurazione e la gestione dei rischi concorrono a definire un quadro di controllo in grado di valutare i rischi assunti dal Gruppo secondo una prospettiva regolamentare ed economica; il livello di assorbimento di capitale economico, definito come la massima perdita inattesa in cui il Gruppo può incorrere in un orizzonte temporale di un anno, rappresenta una metrica chiave per definire l assetto finanziario e la tolleranza del Gruppo al rischio e per orientare l operatività, assicurando l equilibrio tra i rischi assunti e il ritorno per gli azionisti. Esso viene stimato, oltre che sulla base della situazione attuale, anche a livello prospettico, in funzione delle ipotesi di budget e dello scenario economico di previsione in condizioni ordinarie e di stress. La valutazione del capitale è inclusa nel reporting aziendale ed è sottoposta trimestralmente al Comitato Governo dei Rischi di Gruppo, al Comitato per il Controllo e al Consiglio di Gestione, nell ambito del Tableau de Bord dei rischi di Gruppo. La copertura dei rischi, a seconda della loro natura, frequenza e dimensione potenziale d impatto, è affidata ad una costante combinazione tra azioni e interventi di attenuazione/immunizzazione, procedure/processi di controllo e protezione patrimoniale. LA NORMATIVA BASILEA 3 E IL PROGETTO INTERNO A partire dal 1 gennaio 2014 sono state trasposte nell ordinamento dell Unione europea le riforme degli accordi del Comitato di Basilea ( Basilea 3 ) volte a rafforzare la capacità delle banche di assorbire shock derivanti da tensioni finanziarie ed economiche, indipendentemente dalla loro origine, a migliorare la gestione del rischio e la governance, a rafforzare la trasparenza e l'informativa delle banche. Nel far ciò, il Comitato ha mantenuto l approccio basato su tre Pilastri che era alla base del precedente accordo sul capitale noto come Basilea 2, integrandolo e rafforzandolo per accrescere quantità e qualità della dotazione di capitale degli intermediari, nonché introducendo strumenti di vigilanza anticiclici, norme sulla gestione del rischio di liquidità e sul contenimento della leva finanziaria. Ciò premesso, in ambito comunitario i contenuti di Basilea 3 sono stati trasposti in due atti normativi: il Regolamento (UE) n. 575/2013 del 26 giugno 2013 (CRR), che disciplina gli istituti di vigilanza prudenziale del Primo Pilastro e le regole sull informativa al pubblico (Terzo Pilastro); la direttiva 2013/36/UE del 26 giugno 2013 (CRD IV), che riguarda, fra l'altro, le condizioni per l'accesso all'attività bancaria, la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi, il processo di controllo prudenziale, le riserve patrimoniali addizionali. Alla normativa dell Unione europea si aggiungono le disposizioni emesse dalla Banca d Italia riferibili alla Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013, che raccoglie le disposizioni di vigilanza prudenziale applicabili alle banche e ai gruppi bancari italiani, riviste e aggiornate per adeguare la normativa interna alle novità intervenute nel quadro regolamentare internazionale, con particolare riguardo al nuovo assetto normativo e istituzionale della vigilanza bancaria dell Unione europea, nonché per tener conto delle esigenze emerse nell esercizio della vigilanza sulle banche e su altri intermediari. Il Gruppo, allo scopo di adeguarsi alle nuove regole previste da Basilea 3, ha intrapreso adeguate iniziative progettuali, ampliando gli obiettivi del Progetto Basilea 2, al fine di migliorare i sistemi di misurazione e i connessi sistemi di gestione dei rischi. Ulteriori informazioni sui fondi propri, ora calcolati secondo le regole di Basilea 3, e sui ratios patrimoniali del Gruppo, sono fornite nella sezione degli aggregati patrimoniali: I fondi propri e i coefficienti di solvibilità e nel documento Terzo pilastro di Basilea 3 Pillar 3. Per quanto riguarda i rischi creditizi, il Gruppo ha ricevuto l autorizzazione ai metodi basati sui rating interni a partire dalla segnalazione al 31 dicembre 2008 sul portafoglio Corporate di un perimetro comprendente la Capogruppo, le banche rete della Divisione Banca dei Territori e le principali società prodotto italiane. Successivamente, l ambito di applicazione è stato progressivamente esteso ai portafogli SME Retail e Mortgage e ad altre società del Gruppo italiane e estere, come rappresentato nella tabella seguente2 Società Corporate Corporate SME Retail Mortgage FIRB AIRB LGD IRB LGD IRB LGD Intesa Sanpaolo Banco di Napoli Cassa di Risparmio del Veneto Cassa di Risparmio di Bologna Cassa di Risparmio di Venezia giu Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia dic dic dic Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna Banca dell'adriatico Banca di Trento e Bolzano Banca di Credito Sardo Mediocredito Italiano n.a. Mediofactoring giu * n.a. Gruppo Cassa di Risparmio di Firenze dic dic dic giu Cassa di risparmio dell'umbria n.a. dic dic dic Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo n.a. dic dic dic Cassa di Risparmio di Rieti n.a. dic dic dic Banca Monte Parma n.a. dic mar dic Banca Prossima n.a. dic dic n.a. Banca IMI n.a. giu n.a. n.a. Intesa Sanpaolo Bank Ireland mar dic n.a. n.a. Vseobecna Uverova Banka dic * * giu (*) Banche inserite nel piano di roll-out per le quali non è ancora disponibile l'autorizzazione dell'organo di Vigilanza. Si segnala in particolare che a marzo 2014, è operante per la controllata Banca Monte Parma l autorizzazione all estensione dell approccio IRB per il segmento SME Retail. Relativamente al portafoglio Banche ed Enti Pubblici sono stati sviluppati modelli di rating dedicati, in funzione della tipologia di controparte da valutare, oggetto della visita ispettiva di pre-convalida da parte dell Organo di Vigilanza tenutasi nel mese di dicembre 2013 e propedeutica all istanza di autorizzazione da presentare nel corso del Lo sviluppo dei sistemi IRB relativi agli altri segmenti e l estensione del perimetro societario della loro applicazione procedono secondo un piano presentato all Organo di Vigilanza. Con riferimento alla Capogruppo Intesa Sanpaolo e a Banca IMI, la Banca d Italia ha concesso l autorizzazione all utilizzo del modello interno di rischio di controparte a fini regolamentari, a partire dal primo trimestre Per quanto attiene ai rischi operativi, si evidenzia che il Gruppo ha ottenuto l autorizzazione all utilizzo del Metodo Avanzato AMA (modello interno) per la determinazione del relativo requisito patrimoniale a partire dalla segnalazione al 31 dicembre 2009: il perimetro di adozione dei modelli avanzati è in progressiva espansione secondo il piano di roll out presentato agli Organi Amministrativi e alla Vigilanza. Per maggiori dettagli si rimanda al paragrafo relativo ai rischi operativi. Nel mese di aprile 2014 il Gruppo ha presentato il resoconto annuale del processo di controllo prudenziale ai fini di adeguatezza patrimoniale come gruppo bancario di classe 1, secondo la classificazione della Banca d Italia, basato sull utilizzo esteso delle metodologie interne di misurazione dei rischi, di determinazione del capitale interno e del capitale complessivo disponibile. Come già ricordato, nell ambito dell adozione di Basilea 3, il Gruppo pubblica le informazioni riguardanti l adeguatezza patrimoniale, l esposizione ai rischi e le caratteristiche generali dei sistemi preposti alla loro identificazione, misurazione e gestione nel documento denominato Terzo Pilastro di Basilea 3 o Pillar 3. Il documento viene pubblicato sul sito Internet (group.intesasanpaolo.com) con cadenza trimestrale3 RISCHI DI CREDITO Le strategie, le facoltà e le regole di concessione e gestione del credito nel Gruppo sono indirizzate: al raggiungimento di un obiettivo sostenibile e coerente con l appetito per il rischio e la creazione di valore del Gruppo, garantendo e migliorando la qualità delle attività creditizie; alla diversificazione del portafoglio, limitando la concentrazione delle esposizioni su controparti/gruppi, settori di attività economica o aree geografiche; ad un efficiente selezione dei gruppi economici e dei singoli affidati, attraverso un accurata analisi del merito creditizio finalizzata a contenere il rischio di insolvenza e a mitigare le perdite a queste potenzialmente connesse; a privilegiare, nell attuale fase congiunturale, gli interventi creditizi volti a supportare l economia reale, il sistema produttivo e a sviluppare le relazioni con la clientela; al costante controllo delle relazioni e delle relative esposizioni, effettuato sia con procedure informatiche sia con un attività di sorveglianza sistematica delle posizioni presentanti irregolarità, allo scopo di cogliere tempestivamente eventuali sintomi di deterioramento. Il Gruppo Intesa Sanpaolo dispone di un vasto insieme di tecniche e di strumenti per la misurazione e la gestione dei rischi di credito, in grado di assicurare un controllo analitico della qualità del portafoglio degli impieghi alla clientela e alle istituzioni finanziarie, nonché delle esposizioni soggette a rischio paese. Per quanto riguarda, in particolare, gli impieghi a clientela, la misurazione del rischio fa ricorso a modelli di rating interni differenziati a seconda del segmento di operatività della controparte. Qualità del credito Il costante controllo della qualità del portafoglio crediti è perseguito attraverso l adozione di precise modalità operative in tutte le fasi gestionali della relazione di affidamento. Il complesso dei crediti problematici e deteriorati è oggetto di uno specifico processo di gestione che contempla anche il puntuale monitoraggio attraverso un sistema di controllo e di periodico reporting direzionale. In particolare, tale attività si esplica tramite il ricorso a metodologie di misurazione e controllo andamentale che consentono la costruzione di indicatori sintetici di rischio. Essi permettono di formulare valutazioni tempestive sull insorgere o sul persistere di eventuali anomalie ed interagiscono con i processi e le procedure di gestione e controllo del credito. Nel Gruppo, in conformità a predefinite regole, le posizioni alle quali è attribuita una valutazione di rischiosità elevata, confermata nel tempo, sono intercettate (in via manuale o automatica) e, in relazione al profilo di rischio, sono classificate nelle seguenti categorie: sofferenze, le esposizioni nei confronti dei soggetti in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili; partite incagliate, le esposizioni nei confronti di soggetti in una situazione di temporanea difficoltà che si prevede possa essere rimossa in un congruo periodo di tempo nonché quelle esposizioni per le quali, pur non ricorrendo i presupposti per la classificazione tra le sofferenze, risultino soddisfatte le condizioni oggettivamente previste dall Organo di Vigilanza (c.d. incagli oggettivi); crediti ristrutturati, le posizioni per le quali la banca (o un pool di banche), a causa del deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del debitore, acconsente a modifiche delle condizioni contrattuali originarie che diano luogo a una perdita. Infine, sono incluse tra i crediti deteriorati anche le posizioni scadute e/o sconfinanti che, in base alle disposizioni di Banca d Italia, non possono considerarsi semplici ritardi nel rimborso. (milioni di euro) Voci Variazione Esposizione lorda Rettifiche di valore complessive Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore complessive Esposizione netta Esposizione netta Sofferenze Incagli Crediti ristrutturati Crediti scaduti / sconfinanti Attività deteriorate Finanziamenti in bonis Crediti in bonis rappresentati da titoli Crediti verso clientela Dati riesposti ove richiesto dai principi contabili internazionali e, ove necessario, per tenere conto delle variazioni intervenute nel perimetro di consolidamento e delle attività in via di dismissione. Dall esame della tabella emerge, nel primo trimestre dell esercizio 2014, un incremento dei crediti deteriorati, al netto delle rettifiche di valore, di 173 milioni (+0,6%) rispetto alla chiusura del precedente esercizio. Tale dinamica si è riflessa in una maggiore incidenza delle attività deteriorate sul totale dei crediti verso clientela, passata dal 9% al 9,2%. La copertura delle attività deteriorate è pari al 46,7% circa, su livelli più elevati rispetto a quelli rilevati a fine 2013 (46%), comunque ritenuti idonei a fronteggiare le perdite attese, anche in considerazione delle garanzie che assistono le posizioni. In particolare, al 31 marzo 2014, i finanziamenti classificati in sofferenza, al netto delle rettifiche, hanno raggiunto i 13,2 miliardi, in crescita del 2,2% da inizio anno. L incidenza sul totale dei crediti è pari al 3,9% ed il livello di copertura si attesta al 62,9%. Le partite in incaglio, rispetto al 31 dicembre 2013, hanno mostrato un incremento dell 1,4%, attestandosi a 14 miliardi. L incidenza degli incagli sul totale impieghi a clientela è passata nei primi tre mesi dal 4% al 4,1% ed il livello di copertura, adeguato a coprire la rischiosità insita in tale portafoglio, è stato pari al 23,3%, collocandosi ad un livello leggermente più alto rispetto a quanto registrato alla chiusura del precedente esercizio. I crediti ristrutturati, pari a milioni, risultano in crescita rispetto al dato di inizio anno (+5,4%); il livello di copertura è stato del 15% in linea rispetto al 15,1% dell esercizio precedente. I crediti scaduti e sconfinanti presentano una riduzione di 428 milioni (-21,9%) passando dai milioni dell esercizio precedente a milioni. L incidenza di tale tipologia di crediti deteriorati è pari allo 0,5%, sostanzialmente in linea con il dato registrato a fine dicembre. Il livello di copertura è salito al 14% contro il precedente 12,3%4 Le esposizioni in bonis sono in diminuzione, passando dai 297,9 miliardi dell esercizio precedente a 293,7 miliardi. In tale contesto, gli accantonamenti forfetari posti a rettifica di tali finanziamenti sono stati pari allo 0,8% dell esposizione lorda verso clientela, valore inalterato rispetto a quanto rilevato a fine5 RISCHI DI MERCATO PORTAFOGLIO DI NEGOZIAZIONE L attività di quantificazione dei rischi di trading si basa sull analisi giornaliera e di periodo della vulnerabilità dei portafogli di negoziazione di Intesa Sanpaolo e Banca IMI, che rappresentano la quota prevalente dei rischi di mercato del Gruppo, a movimenti avversi di mercato, relativamente ai seguenti fattori di rischio: tassi di interesse; titoli azionari e indici; fondi di investimento; tassi di cambio; volatilità implicite; spread dei credit default swap (CDS); spread delle emissioni obbligazionarie; strumenti di correlazione; dividend derivatives; asset backed securities (ABS); merci. Alcune altre società controllate del Gruppo detengono portafogli di negoziazione minori, la cui rischiosità è marginale (1% circa dei rischi complessivi del Gruppo). In particolare, i fattori di rischio dei portafogli di negoziazione delle partecipate estere sono i titoli governativi locali nonché posizioni su tassi di interesse e i tassi di cambio riferiti a pay-off di natura lineare. Per alcuni dei fattori di rischio sopra indicati, l Autorità di Vigilanza ha validato i modelli interni per la segnalazione degli assorbimenti patrimoniali sia di Intesa Sanpaolo che di Banca IMI. A partire dalla segnalazione al 30 settembre 2012, entrambe le banche hanno ricevuto l autorizzazione dell Organo di Vigilanza ad estendere il perimetro del modello al rischio specifico su titoli di debito. L estensione del modello è avvenuta sulla base dell impianto metodologico corrente (simulazione storica in full evaluation) ed ha richiesto l integrazione dell Incremental Risk Charge nell ambito del calcolo del requisito di capitale sui rischi di mercato. I profili di rischio validati sono: (i) generico/specifico su titoli di debito e su titoli di capitale per Intesa Sanpaolo e Banca IMI, (ii) rischio di posizione su quote di OICR con riferimento alle sole quote in CPPI (Constant Proportion Portfolio Insurance) per Banca IMI, (iii) rischio di posizione su dividend derivatives, (iv) rischio di posizione in merci per Banca IMI, che è l unica legal entity del Gruppo titolata a detenere posizioni aperte in merci. A partire dal 31 dicembre 2011, ai fini della determinazione dell assorbimento patrimoniale è stato incluso il requisito relativo allo Stressed VaR. Il requisito deriva dalla determinazione del VaR relativo ad un periodo di stress dei mercati. Sulla base delle indicazioni riportate nel documento Revision to the Basel II market risk framework di Basilea, l individuazione di tale periodo è stata effettuata considerando le linee guida seguenti: il periodo deve costituire uno scenario di stress per il portafoglio; il periodo deve incidere significativamente sui principali fattori di rischio dei portafogli di Intesa Sanpaolo e Banca IMI; il periodo deve permettere di utilizzare, per tutti i fattori di rischio in portafoglio, serie storiche reali. Coerentemente con l approccio di simulazione storica utilizzato per il calcolo del VaR quest ultimo punto è una condizione discriminante nella selezione dell orizzonte temporale. Infatti, al fine di garantire l effettiva consistenza dello scenario adottato ed evitare l utilizzo di fattori driver o comparable, il periodo storico deve garantire l effettiva disponibilità dei dati di mercato. Alla data di redazione del presente documento, il periodo utile per la rilevazione dello Stressed VaR è stato fissato tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2011 per Intesa Sanpaolo e tra il 1 luglio 2011 ed il 30 giugno 2012 per Banca IMI. L analisi dei profili di rischio di mercato relativi al portafoglio di negoziazione si avvale di alcuni indicatori quantitativi di cui il VaR è il principale. Essendo il VaR un indicatore di sintesi che non cattura pienamente tutte le possibili fattispecie di perdita potenziale, il presidio dei rischi è stato arricchito con altre misure, in particolare le misure di simulazione per la quantificazione dei rischi rivenienti da parametri illiquidi (dividendi, correlazione, ABS, hedge fund). Le stime di VaR vengono svolte giornalmente con metodologie di simulazione storica, intervallo di confidenza 99% e orizzonte temporale di 1 giorno. Si fornisce evidenza delle stime e dell evoluzione del VaR gestionale, definito come la somma del VaR e della simulazione sui parametri illiquidi, per il portafoglio di negoziazione di Intesa Sanpaolo e Banca IMI. Nel corso del primo trimestre 2014, i rischi di mercato originati da Intesa Sanpaolo e Banca IMI sono in lieve calo rispetto alle medie del quarto trimestre Il VaR medio gestionale di periodo è pari a 46,5 milioni6 VaR gestionale giornaliero di trading per Intesa Sanpaolo e Banca IMI (a) 1 trimestre medio trimestre minimo 1 trimestre massimo 4 trimestre medio trimestre medio 2 trimestre medio (milioni di euro) 1 trimestre medio Intesa Sanpaolo 9,4 8,0 11,3 10,5 8,2 11,7 14,1 Banca IMI 37,0 32,6 43,8 38,6 39,3 50,8 59,0 Totale 46,5 41,9 54,2 49,2 47,6 62,5 73,2 (a) La tabella riporta su ogni riga la variabilità storica del VaR gestionale giornaliero calcolato sulla serie storica trimestrale rispettivamente di Intesa Sanpaolo e di Banca IMI; la stima del valore minimo e del valore massimo sul perimetro complessivo non corrisponde alla somma dei valori individuali di colonna poiché è ricalcolata sulla serie storica aggregata. Nel corso dei primi tre mesi del 2014, i rischi di mercato originati da Intesa Sanpaolo e Banca IMI sono in deciso calo rispetto ai valori del (milioni di euro) trimestre medio 1 trimestre minimo 1 trimestre massimo 1 trimestre medio 1 trimestre minimo 1 trimestre massimo Intesa Sanpaolo 9,4 8,0 11,3 14,1 11,5 18,1 Banca IMI 37,0 32,6 43,8 59,0 46,0 74,2 Totale 46,5 41,9 54,2 73,2 60,2 88,5 (a) La tabella riporta su ogni riga la variabilità storica del VaR gestionale giornaliero calcolato sulla serie storica dei primi tre mesi dell'anno rispettivamente di Intesa Sanpaolo e di Banca IMI; la stima del valore minimo e del valore massimo sul perimetro complessivo non corrisponde alla somma dei valori individuali di colonna poiché è ricalcolata sulla serie storica aggregata. Analizzando l andamento nella composizione del profilo di rischio per Intesa Sanpaolo del primo trimestre 2014, con riferimento ai diversi fattori, si osserva la tendenziale prevalenza del rischio hedge fund pari al 35% del VaR gestionale complessivo; per Banca IMI si osserva la prevalenza del rischio credit spread pari al 65% del VaR totale. Contributo dei fattori di rischio al VaR gestionale complessivo (a) 1 trimestre 2014 Azioni Hedge fund Tassi Credit spread Cambi Altri parametri Intesa Sanpaolo 28% 35% 8% 21% 7% 1% 0% Banca IMI 8% 0% 12% 65% 1% 12% 2% Totale 14% 10% 11% 51% 3% 9% 2% Merci (a) La tabella riporta su ogni riga il contributo dei fattori di rischio fatto 100% il capitale a rischio complessivo, distinguendo tra Intesa Sanpaolo e Banca IMI, nonché fornendo la distribuzione sul perimetro complessivo, calcolato come media delle stime giornaliere del primo trimestre Di seguito si presenta l andamento del VaR gestionale negli ultimi dodici mesi. La dinamica del VaR gestionale di Gruppo è determinata principalmente da Banca IMI. In particolare si evidenzia all inizio del periodo di osservazione (aprile 2013) un picco di VaR per effetto dello scenario post elettorale, nel quale si registra tensione sul mercato degli spread governativi italiani. Nel corso dell anno segue la stabilizzazione delle misure di rischio. Tale effetto è dovuto all uscita dal calcolo della simulazione storica, utilizzata per il calcolo del VaR, degli scenari di volatilità del 2012 afferenti al rischio Italia. Nel corso del primo trimestre del 2014 le misure di rischio sono in media in lieve calo, in particolare risultano in calo per Banca Imi la componente Rischio equity mentre sulla Capogruppo è in calo la componente di spread7 Evoluzione giornaliera rischi di mercato - VaR gestionale 100 Milioni di euro apr-13 giu-13 set-13 dic-13 mar-14 Intesa Sanpaolo + Banca IMI Solo Intesa Sanpaolo Il controllo dei rischi relativamente all attività di trading di Intesa Sanpaolo e Banca IMI si avvale anche di analisi di scenario e prove di stress. A fine marzo, gli impatti sul conto economico di selezionati scenari relativi all evoluzione di prezzi azionari, tassi di interesse, spread creditizi, tassi di cambio e prezzi delle materie prime sono così sintetizzabili: per le posizioni sui mercati azionari uno scenario (c.d. bullish ) con aumento dei prezzi pari al 5% con contestuale riduzione della volatilità pari al 10% avrebbe comportato un guadagno pari a 14 milioni; risultato di perdita pari a -12 milioni nello scenario opposto; per le esposizioni ai tassi di interesse, uno spostamento parallelo di +70 punti base (medio) avrebbe comportato un impatto negativo di 108 milioni, mentre uno spostamento parallelo delle curve euro con tassi vicino allo zero comporterebbe potenziali guadagni per 206 milioni; per le esposizioni sensibili a variazioni degli spread creditizi, un ampliamento di 25 punti base degli spread avrebbe comportato una perdita di 166 milioni; con riferimento alle esposizioni sul mercato dei cambi, il portafoglio risulta coperto per effetto di operazioni di copertura tramite opzioni infine, per le esposizioni su merci, il portafoglio risulta coperto per effetto di operazioni di copertura. volatilità +10% e prezzi -5% (milioni di euro) EQUITY TASSI D'INTERESSE CREDIT SPREAD CAMBI MATERIE PRIME volatilità -10% e prezzi +5% +70bp lower rate -25bp +25bp -10% +10% -50% +50% Totale Backtesting L efficacia del modello di calcolo del VaR deve essere monitorata giornalmente per mezzo di analisi di backtesting che, relativamente al perimetro regolamentare, consentono di confrontare: le stime giornaliere del valore a rischio; le rilevazioni giornaliere di profitti/perdite di backtesting per la cui determinazione si utilizzano le evidenze gestionali giornaliere del profit and loss effettivo conseguito dai singoli desk, depurato delle componenti che non sono pertinenti alle verifiche di backtesting quali le commissioni e l attività intraday. Il backtesting consente di verificare la capacità del modello di cogliere correttamente, da un punto di vista statistico, la variabilità nella valutazione giornaliera delle posizioni di trading, coprendo un periodo di osservazione di un anno (circa 250 stime). Eventuali criticità relative all adeguatezza del modello interno sono rappresentate da situazioni in cui le rilevazioni giornaliere dei profitti/perdite di backtesting evidenziano sull anno di osservazione più di tre rilevazioni in cui la perdita giornaliera è superiore alla stima del valore a rischio. La normativa vigente richiede che i test retrospettivi siano effettuati considerando sia la serie di P&L effettivamente registrata sia quella teorica. Quest ultima si basa sulla valutazione del valore del portafoglio attraverso l utilizzo dei modelli di pricing adottati per il calcolo della misura di VaR. Il numero di eccezioni di backtesting rilevanti è determinato come il massimo tra quelle di P&L effettivo e di P&L teorico8 Backtesting in Intesa Sanpaolo Nel corso dell ultimo anno non si ravvisano eccezioni di backtesting sia per il dato effettivo che per quello teorico di Intesa Sanpaolo. 5,0 Milioni 0,0-5,0-10,0-15,0 apr-13 giu-13 set-13 dic-13 mar-14 Profitti/perdite giornaliere di backtesting Valore a rischio giornaliero Backtesting in Banca IMI L eccezione di backtesting di Banca IMI fa riferimento al dato di P&L teorico ed è legata alla variabilità degli spread del settore financial. 20,0 Milioni 15,0 10,0 5,0 0,0-5,0-10,0-15,0-20,0-25,0 apr-13 giu-13 set-13 dic-13 mar-14 Profitti/perdite giornaliere di backtesting Valore a rischio giornaliero 86 869 PORTAFOGLIO BANCARIO Il rischio di mercato originato dal portafoglio bancario si riferisce in larga parte all esposizione assunta dalla Capogruppo e dalle altre principali società del Gruppo che svolgono attività creditizia (retail e corporate banking). Rientra nel portafoglio bancario anche l esposizione ai rischi di mercato derivante dagli investimenti azionari in società quotate non consolidate integralmente, detenuti prevalentemente dalla Capogruppo e dalle società Equiter, IMI Investimenti e Private Equity International. Per la misurazione dei rischi finanziari generati dal portafoglio bancario del Gruppo sono adottate le seguenti metodologie: Value at Risk (VaR); Sensitivity Analysis. Il Value at Risk è calcolato come massima perdita potenziale del valore di mercato del portafoglio che potrebbe registrarsi nei dieci giorni lavorativi successivi, con un intervallo statistico di confidenza del 99% (VaR parametrico). La shift sensitivity analysis quantifica la variazione di valore di un portafoglio finanziario conseguente a movimenti avversi dei principali fattori di rischio (tasso, cambio, equity). Per quanto riguarda il rischio di tasso di interesse, il movimento avverso è definito come spostamento parallelo ed uniforme di ±100 punti base della curva. Le misurazioni includono una stima del fenomeno del rimborso anticipato (prepayment) e della rischiosità generata dalle poste a vista con clientela. Viene inoltre misurata la sensitivity del margine di interesse, che quantifica l impatto sugli utili correnti di uno shock parallelo ed istantaneo della curva dei tassi di interesse di 100 punti base, avendo a riferimento un orizzonte temporale di dodici mesi. Tale misura evidenzia l effetto delle variazioni dei tassi sul portafoglio oggetto di misurazione, escludendo ipotesi circa i futuri cambiamenti nel mix delle attività e passività e pertanto non può considerarsi un indicatore previsionale sul livello futuro del margine di interesse. L attività di copertura del rischio di tasso di interesse ha l obiettivo di immunizzare il portafoglio bancario dalle variazioni di fair value della raccolta e degli impieghi causate dai movimenti della curva dei tassi di interesse ovvero di ridurre la variabilità dei flussi di cassa legati ad una particolare attività/passività. Le principali tipologie di derivati utilizzate sono rappresentate da interest rate swap (IRS), overnight index swap (OIS), cross currency swap (CCS) e opzioni su tassi realizzate con controparti terze ovvero con altre società del Gruppo che, a loro volta, coprono il rischio sul mercato affinché siano rispettati i requisiti richiesti per qualificare le coperture come IAS compliant a livello di bilancio consolidato. L attività di copertura svolta dal Gruppo Intesa Sanpaolo trova riflesso contabile (hedge accounting) attraverso diverse modalità. Una prima modalità attiene alla copertura specifica del fair value (fair value hedge) di attività o passività identificate in modo puntuale (coperture specifiche) rappresentate principalmente da prestiti obbligazionari emessi o acquistati dalle Società del Gruppo e da impieghi a clientela. Viene inoltre effettuata un attività di copertura generica (macrohedge) sia della raccolta a vista stabile sia del rischio di variazione di fair value insito nei riprezzamenti in corso generati dall operatività a tasso variabile, rischio al quale il Gruppo è esposto nel periodo intercorrente tra la data di fissazione del tasso e quella di liquidazione degli interessi stessi. Altra modalità di copertura utilizzata è il cash flow hedge che ha l obiettivo di stabilizzare il flusso di interessi sia della raccolta a tasso variabile, nella misura in cui è utilizzata per finanziare impieghi a tasso fisso, sia degli impieghi a tasso variabile a copertura di raccolta a tasso fisso (macro cash flow hedge). Compete alla Direzione Risk Management la verifica dell efficacia delle coperture del rischio di tasso ai fini dell hedge accounting. Il rischio di tasso di interesse generato dal portafoglio bancario del Gruppo Intesa Sanpaolo, misurato mediante la shift sensitivity analysis, ha registrato nei primi tre mesi del 2014 un valore medio di 134 milioni, attestandosi a fine marzo su di un valore pari a 165 milioni, pressoché integralmente concentrato sulla divisa Euro; tale dato si confronta con un valore di fine esercizio 2013 pari a 206 milioni. La sensitivity del margine di interesse nell ipotesi di variazione di 100 punti base dei tassi ammonta a fine marzo 2014 a 223 milioni (264 milioni a fine 2013). Il rischio tasso, misurato in termini di VaR, è stato nel corso dei primi tre mesi del 2014 mediamente pari a 26 milioni (40 milioni il dato di fine 2013), con un valore minimo pari a 24 milioni ed un valore massimo pari a 28 milioni, dato quest ultimo coincidente con il valore di fine marzo. Il rischio di prezzo generato dal portafoglio azionario di minoranza quotato, in gran parte detenuto nella categoria AFS (Available for Sale), ha registrato nel corso dei primi tre mesi del 2014 un livello medio, misurato in termini di VaR, di 32 milioni (33 milioni il valore di fine 2013) con un valore massimo pari a 34 milioni ed un valore minimo pari a 30 milioni, confermato nel puntuale di fine marzo. Infine, un analisi di sensitività del portafoglio bancario al rischio di prezzo, che mette in rilievo l impatto sul Patrimonio Netto simulando uno shock dei prezzi per le sopra citate attività quotate detenute nella categoria AFS, evidenzia a fine marzo 2014 una sensitivity per uno shock negativo del 10% pari a 13,9 milioni Vedere altro
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References: art. 107
 art. 2437
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 art. 2437
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 1