Source: http://crisidopolacrisi.blogspot.com/2012/02/
Timestamp: 2018-07-19 22:50:12+00:00

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crisidopolacrisi: febbraio 2012
Comuni, regioni e province, rifiutano il versamento dei propri fondi in una Tesoreria unica nazionale così come previsto dal Governo Monti. Preferiscono avere i loro rapporti con le banche private. Cosa importa se lo Stato per immediate necessità di cassa deve emettere BOT a tre mesi e pagare interessi, quando i versamenti presso una tesoreria unica possono far diminuire queste necessità.
Tutti là: comuni leghisti e comuni di sinistra a difendere il loro campanile e i rapporti con le banche private, a difendere un federalismo di facciata.
Alcuni comuni in Italia in un recente passato si sono lanciati in pericolose operazioni di finanziamento con le banche (tipo l’operazione di Milano sui Derivati), in questo blog mi occupai dell’argomento nel maggio 2010 con il post QUALE FEDERALISMO .
Una Tesoreria unica nazionale, dove si raccolgono i fondi momentaneamente non spesi, può permettere: un minore ricorso a emissioni di BOT sul breve termine per necessità di cassa, può accelerare il pagamento di debiti contratti con le aziende; può far fronte alle necessità di qualche comune in difficoltà; una Tesoreria unica nazionale può assolvere alla funzione di banca degli enti pubblici.
Viene voglia di dire ai vari Errani, Renzi, Orsoni, Zaia … ; ma siete italiani?
29/02/12 francesco zaffuto
Immagine – bandiera italiana
Alcuni link per le notizie
http://www.lindipendenza.com/tesoreria-unica-in-extremis-tutti-di-sono-svegliati/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=tesoreria-unica-in-extremis-tutti-di-sono-svegliati
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2012/28-febbraio-2012/tesoreria-raffica-diffide-lega-orsoni-barricate-1903481117666.shtml
Etichette: comuni, democrazia, federalismo, Italia e italiani
Un luogo comune che ci vogliono fare digerire per forza è quello che: la ricchezza produce ricchezza per tutti e sviluppo.
Cerco di spiegare la cosa a me stesso e di solito provo ad essere semplice.
Un’impresa x produce un valore: parte di questo valore può essere destinato alle retribuzioni di chi ha lavorato nell’impresa; parte di questo valore può essere destinato ad essere investito nella stessa impresa; parte di questo valore può essere destinato a superpaghe di manager e utili che vengono distribuiti agli azionisti. Le due parti di valore (quella destinata alle retribuzioni e quella destinata al reinvestimento) tendono a portare avanti il meccanismo propulsivo di produzione e consumo. I lavoratori tenderanno a consumare totalmente i salari (al massimo ne tengono una parte accantonata per consumi successivi o per il problema casa). Salari molto depressi e insicurezza nella continuità del lavoro frenano i consumi e possono nel lungo periodo innescare fenomeni di recessione di tutto il sistema economico.
Andiamo ad analizzare ora quella ricchezza (che possiamo chiamare terza parte) che va a compensare manager e azionisti; se questa ricchezza è molto elevata è capace di determinare fenomeni di tesaurizzazione che portano i capitali ad allontanarsi dall’investimento produttivo e dallo stesso meccanismo della domanda dei beni.
Vediamo il comportamento che può avere un manager con un appannaggio retributivo di 500 mila euro netti l’anno; ce ne sono tanti nel privato e parecchi nello Stato. Una parte di quella ricchezza è destinata a normali consumi come per le altre famiglie; un’altra parte è destinata a consumi di lusso e va a incrementare una produzione di nicchia ma in ogni caso sempre funzionale alle meccaniche produttive anche se perverse; un’altra parte (quasi la metà) tende ad essere tesaurizzata (tende a diventare capitale finanziario). I modi di tesaurizzazione sono molteplici: oro e metalli preziosi; investimento immobiliare (con relativa spinta in alto dei prezzi delle case); fondi di investimento e pensioni private (che portano capitali ai grandi investitori che faranno il bello e il cattivo tempo nelle speculazioni di borsa); depositi presso banche nazionali e spesso verso banche straniere per cercare forme di godimento del capitale in altre parti del mondo; investimenti in titoli di Stato (dove si va incrementare il ricorso al debito che gli Stati trovano più facile rispetto al ricorso alle imposte).
Più grande è questa terza parte di ricchezza e sempre più grande diventa la sua capacità di creare squilibri finanziari. Solo una minima parte di questa ricchezza ritorna verso le aziende come investimenti produttivi in altre aziende, spesso si tratta di investimenti in borsa di breve periodo che aumentano gli stessi squilibri.
Non voglio dare lezioni a nessuno, ma provate a pensarci con molta pacatezza.
28/02/12 francesco zaffuto
Immagine – un forziere con ori – forse dei pirati
Etichette: 01 Economia e crisi, capitalismo
E ora che sappiamo che il Manganelli viene retribuito come trenta poliziotti, ed ora che sappiamo che centinaia di manager di Stato guadagnano più del primo presidente della Corte di Cassazione, CHE SI FA?
Avvierà Monti in tempi stretti, anzi immediati, la riduzione degli emolumenti di tutti questi giganti portandoli almeno alla misura del gigante unico: primo presidente di Corte di Cassazione?
Darà ordini a tutti gli enti locali, tramite un decreto urgente, di rivelare gli emolumenti dei manager locali, che non possono giustificare un gigantismo superiore a quello nazionale?
Do merito a Monti di avere sollevato la pietra tombale sotto cui giacevano un mare di superstipendi generati da vari governi di destra e di sinistra, con gravissimo pari merito; e ovviamente e lautamente pagati con denaro che lo Stato prende in prestito.
Dopo avere dato tale merito si attende l’urgente rimedio, altrimenti si rischia di cadere in una depressione nazionale ancora più grave, quella del dover digerire in modo trasparente un torto.
25/02/12 francesco zaffuto
Immagine – il gigante Gargantua – un’antica illustrazione dei libri di Rabelais (i giganti di Rabelais erano simpaticoni e amavano soprattutto mangiare, questi venuti alla luce sono tanti e amano anche macchine e case di lusso, un generale lustro e potere)
Etichette: costi politica, democrazia, governo Monti, istituzioni e società
Mentre i sindacati e il governo stanno continuando la difficile trattativa sul mercato del lavoro, i politici tra sabato e domenica sono entrati a gamba tesa nel dibattito. Spunta Veltroni; chi ha la pazienza di leggere il suo intervento per tentare di capire cosa c’entra Freud, faccia pure:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=182152&sez=HOME_ECONOMIA&ctc=60&ordine=desc
Ma la sonata di Veltroni è la solita: diminuire i diritti per dare qualche diritto agli altri privi di diritti.
L’art. 18 lo possiamo leggere cento volte e scopriamo che si tratta di diritti limitati che andrebbero allargati a tutti altro che diminuiti. Un buon imprenditore, rispettoso dei suoi lavoratori come persone umane, non ha certo paura dell’articolo 18, la possibilità di licenziare per giusta causa è abbastanza evidente. Quello che fa paura agli imprenditori, a quelli piccoli che preferiscono restare sotto i 15 dipendenti e a quelli stranieri, sono i tempi della giustizia; tempi che fanno paura anche agli operai. Si può arrivare anche a sei anni di attesa per una sentenza definitiva.
Anche in altri paesi esistono protezioni contro il licenziamento senza giusta causa ma sicuramente non esistono i tempi italiani.
Mi scuso un po’ per la lungaggine di questo post, ma quando si affrontano argomenti procedurali purtroppo il discorso si complica.
Ecco l’art. 18 della Legge 300 del 1970
1. Ferme restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro
Dalla lettura dell’articolo si evidenzia una tutela che non copre tutti i lavoratori e che lascia fuori le piccole imprese.
Per l’applicazione dell’articolo 18, bisogna fare riferimento alla procedura previste dalla legge 604, tra l’altro recentemente modificata con la legge 4 novembre 2010 n. 183.
A questo link potete prendere nota di testo e ultime modifiche.
http://www.dplmodena.it/leggi/604-66_CollegatoLavoro.pdf
Vediamo nello specifico i tempi: il datore di lavoro manda una lettera di licenziamento è si limita a dire che trattasi di giusta causa, non ha bisogno di specificare con attenzione i motivi; poi il lavoratore ha 15 giorni di tempo per chiedere i motivi, e l’azienda si scomoderà a dettagliare i motivi ; poi il lavoratore ha 60 giorni di tempo per impugnare il licenziamento e depositare un atto ufficiale. Dopo l’atto di deposito possono passare 260 giorni per arrivare a un tentativo di conciliazione. Dal mancato tentativo di conciliazione da dimostrare con un atto, si arriva alla richiesta al Giudice che deve essere fatta entro altri 60 giorni. Se abbiamo sommato tutte le date si può arrivare anche al tempo massimo di 395 giorni, prima ancora di scomodare il giudice.
Si dimostra in qualche modo che l’inserimento del tentativo di conciliazione ha allungato notevolmente i tempi anche se ha diminuito i casi di ricorso al giudice.
Passati i 60 giorni dal mancato tentativo di conciliazione il Giudice può mettere a ruolo la causa, secondo i propri impegni e qui può succedere di tutto con tempi che possono variare da un Tribunale all’altro a seconda dell’affollamento. Ci saranno poi i tempi per le audizioni, presentazioni di istanze e così via … Se in due anni si arriva alla prima sentenza bisogna accendere il cero a qualche Santo. Ma la storia non è finita; anche se la decisione del giudice di primo grado ha valore immediato, si può sempre fare appello per una nuova sentenza che potrebbe ribaltare tutto. Dopo la sentenza in Appello, su un buon suggerimento di qualche Legale, si può iniziare un ricorso in Cassazione. La Cassazione come tutti sanno è una sola, sta a Roma e concentra tutte le cause degli insoddisfatti delle precedenti sentenze. Quanti giorni saranno passati, o meglio quanti anni?
ALLORA, NON SI TRATTA di eccessi di tutela dell’ Art. 18 ma dei tempi della giustizia.
Credo che sia POSSIBILE una riforma dei tempi lasciando in vita la prerogativa di ricorrere al giudice, nella mia follia avanzo delle proposte:
Intanto obbligo all’azienda di inserire subito tutti i motivi della sua giusta causa nella lettera che invia al lavoratore e si risparmiano i primi 15 giorni. Istituire presso l’ufficio del lavoro una sezione di conciliazione come pubblico arbitrato e con valore giudiziale di prima istanza, lavoratore e imprenditore dovranno rivolgersi a questa unità di conciliazione obbligatoriamente e deve essere emesso entro due mesi dal licenziamento un atto di conciliazione o di mancata conciliazione. L’atto di mancata conciliazione potrà essere sottoposto al giudice del lavoro che pronuncerà la sua sentenza nei due mesi successivi e la sua sentenza avrà carattere di appello. Alla sentenza del Giudice si potrà fare ricorso solo per problemi di legittimità; infine eliminazione della competenza della Corte di Cassazione di Roma in materia di lavoro; e se viene sollevato un problema di legittimità si pronunci una sezione lavoro della corte di Cassazione appositamente costituita su base regionale.
Con qualche assunzione di personale competente negli uffici del Lavoro, con qualche giudice in più, e con qualche limitazione di stipendio ai giudici cassazionisti regionali la riforma potrebbe essere varata nell’interesse di tutti.
Penso che possano essere d’accordo con le mie follie i lavoratori e gli imprenditori; mi diranno che sono un folle alcuni sindacalisti, alcuni avvocati, alcuni magistrati, e diversi politici.
In ogni caso mi sento di augurare la buona riuscita della difesa dell’art. 18 ai lavoratori che in questa battaglia sono la parte più debole.
20/02/12 francesco zaffuto
Post collegato per argomento Articolo 18, quale totem
Come non dare atto al Ministro De Paola che sta tentando una cospicua riduzione degli armamenti militari: gli F35 passano da 131 a 90, promette anche di tagliare su generali, colonnelli, marescialli e caserme in disuso. Per fare digerire i suo tagli ha citato perfino Gramsci: «Come disse Gramsci per essere cosmopoliti bisogna prima avere una patria. Per essere più europei nella Difesa domani bisogna essere più italiani oggi. Questa riforma è necessaria e non può più attendere».
Potrei essere d’accordo con lui ma preferisco fare quattro conti: ogni F35 costa 80 milioni di euro, quindi basta moltiplicare per 90 e diventano 7.200 milioni di euro, una mezza finanziaria
Dove ce li mettiamo questi 90 affusolati aviogetti o a chi intendiamo destinarli? Certo il ministro se ne poteva uscire con la vecchia frase latina, “Si vis pacem, para bellum”, avremmo capito la trombonaggine guerriera. Ma il ministro ha, invece, giustificato i 90 F35 in questo modo: «questo programma è stato riesaminato come gli altri, ma rimane un impegno importante dal punto di vista tecnologico industriale, delle capacità produttive e occupazionali». Questa giustificazione è inaccettabile, non possiamo pensare che per fare avanzare la tecnologia abbiamo bisogno di tali supposte, non possiamo pensare che per fare aumentare l’occupazione abbiamo bisogno delle armi. La tecnologia deve avanzare nella ricerca energetica delle fonti alternative, nel combattere la fame nel mondo, nel riciclo dei rifiuti, nella bonifica dei territori che sono stati disastrati da un cieco industrialismo e si possono creare milioni di posti di lavoro dalle mani pulite, non possiamo assolutamente pensare di uscire dalla crisi con la stampella della tecnologia di guerra. Si vis pacem, para panem.
Immagine – colomba della pace
Etichette: 03 Politica, 04 Guerra e Pace, debito pubblico, governo Monti
Comprare casa a Lugano può costare fino a 20.000 franchi al mq (notizia riportata dal Corriere pagine Lombardia del 13/02/12), tradotti in Euro al cambio attuale sono qualcosa come 16.550 euro al mq. Se andiamo a confrontare i prezzi con le zone più esclusive di Milano troviamo prezzi di 10.000 al mq. in San Babila o 13.000 al mq in via Montenaloleone. Ad avere fatto saltare i prezzi nella piccola cittadina svizzera adagiata sul lago sono proprio gli italiani, quelli che investono sul mattone svizzero, comprano un rifugio per i propri averi; e quelli che possono dimostrare un reddito annuo di 250 mila euro annui sono pronti a chiedere la cittadinanza in Svizzera (visto che questo è considerato un requisito di buona salute per una possibile cittadinanza).
http://www.oipamagazine.eu/categoria4879/Imprese/Fisco-e-Leggi/fisco-a-lugano-i-capitali-in-fuga-un-abitante-su-cinque-della-citta-arriva-dallitalia.html
Se si considera che non tutti gli svizzeri sono banchieri, di questo aumento di prezzo delle case non possono essere certo contenti gli operai e gli impiegati del Ticino.
14/02/12 francesco zaffuto
Immagine – foto lago di Lugano
Etichette: casa, denaro e circolazione, Svizzera
La Grecia può uscire dalla crisi ma con la via islandese
La Grecia può uscire dalla crisi ma con la via islandese e con il sostegno dei lavoratori europei.
http://a-sinistra.blogspot.com/2012/02/dalleuropa-del-nord-al-mediterraneo.html
Nazionalizzazione di tutte le banche greche e revoca dell’operatività a tutti gli istituti di credito stranieri.
Conduzione in un carcere speciale di tutti i banchieri e politici che si sono resi responsabili del crac.
Debito con l’estero bloccato per 15 anni e riduzione di tutti i tassi precedenti all’1% (anche se pattuiti tassi diversi), stesso tasso praticato della BCE.
In caso di disapprovazione della UE, uscita immediata dall’EURO, istituzione della moneta nazionale a corso forzoso, cambi tutti centralizzati da un Ufficio cambi statale.
Intervento diretto dello Stato in aziende produttive, rilevando quelle decotte e aprendo nuove aziende.
Imposta patrimoniale su tutti gli arricchiti e reddito minimo di sopravvivenza per tutti i disoccupati che si iscrivono a liste pubbliche di collocamento.
Agricoltura come strumento primo di sostentamento
Industria locale da sviluppare e dazi sui beni e servizi forniti da aziende estere se non comprano un equivalente valore di merci greche.
Turismo, cultura, arte; verremo volentieri da tutta Europa a trovarvi.
12/02/2012 francesco zaffuto
Immagine – L’Eretteo
In questi giorni si sta ricominciando a parlare di legge elettorale e puntualmente si parla di sbarramenti. Ogni partito si tira i conti, in base alla misura di se stesso, e comincia ad individuare un sistema di sbarramento per impedire l’accesso a componenti più piccole di lui; se il partito pensa di superare il 5% ovviamente il dannoso piccolo misura il 4%, ma se il partito pensa di superare il 6% il dannoso piccolo è 5%.
Alla meccanica dello sbarramento si attribuiscono poteri salvifici di governabilità; si spingono all’unità forzata componenti che poi rivelano successive spaccature, ma tanto il traguardo della sedia parlamentare è stato raggiunto.
Se pensiamo a uno sbarramento del 4%, una componente politica che raccoglie più di 1.000.000 voti su tutto il territorio nazionale resta fuori del Parlamento. Che senso ha tenere in piedi un Parlamento con 900 parlamentari quando un milione di cittadini non possono esprimente un rappresentate delle proprie idee?
Eppure la soluzione, ragionando accademicamente, c’è ...
Un Parlamento con una sola camera di 300 deputati (un solo Parlamento, buttando alle ortiche l’ipotesi di un senato delle regioni che sarebbe solo in grado di aumentare i contrasti e i conflitti di competenza).
Solo 300 parlamentari di cui: 150 da eleggere con collegio uninominale secco e gli altri 150 da eleggere con collegio unico nazionale applicando la proporzionale pura. Dividendo l’Italia in 150 collegi elettorali uninominali si viene ad avere una maggioranza di eletti su base territoriale appartenenti ai gruppi politici più radicati nel territorio del paese, maggioranza che verrebbe suffragata con quella proveniente dagli eletti con il collegio unico nazionale; ci sarebbe meno frantumazione e nel contempo si verrebbe ad assicurare una rappresentanza in Parlamento a tutti i gruppi anche minoritari.
11/02/12 francesco zaffuto
il presente articolo per problemi tecnici di inserimento è stato inserito sul blog due volte - alcuni commenti potrebbero trovarsi sul precedente post che non è stato eliminato
Il presentare da parte della Lega 600 emendamenti non significava certo aver a cuore una qualche modifica reale del decreto del ministro Severino sulle carceri.
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201202082035-ipp-rt10247-svuota_carceri_il_governo_chiede_la_fiducia_bagarre_leghista
L’urgenza carceri è innegabile, c’è un malessere che riguarda detenuti e stesse guardie carcerarie, che ha portato a 66 suicidi nel 2011 http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm
Imporre ai magistrati di sorveglianza di decidere entro 48 ore (attualmente 96) su un arresto mi pare una buona cosa. Riguardo alla possibilità di alleggerire la permanenza delle carceri nella fase finale della pena concedendo 18 mesi di arresti domiciliari in sostituzione, si tratta di una misura che sul piano della certezza della pena fa acqua, ma è anche una delle poche misure di alleggerimento della popolazione carceraria che si poteva avviare con urgenza. Riguardo alla chiusura di quei luoghi chiamati manicomi giudiziari, in realtà veri e propri lager, non si può essere critici verso un governo che vuole affrontare il problema; certo va considerato l’appunto fatto dall’IDV di trovare i fondi eliminando obblighi dello Stato in altri settori (come il risarcimento sulle trasfusioni infette).
http://www.italiadeivalori.it/home/news/latest/11565-svuota-carceri-no-a-fare-cassa-su-trasfusioni-infette
Buon senso voleva che i parlamentari cercassero di aggiustare il decreto collaborando per affrontare un problema gravissimo, invece c’è stata la solita bagarre politica si è voluto mostrare una immagine giustizialista alla ricerca di qualche consenso elettorale.
Abbiamo bisogno di parlamentari che hanno a cuore i problemi del paese per avviare una vera riforma della giustizia e non di galletti che fanno di tutto per raccoglie le attenzioni dei media.
09/02/12 francesco zaffuto
Immagine – la ronda dei carcerati – Vincent Van Gogh
http://www.altalex.com/index.php?idnot=16598
Approvazione alla Camera tramite voto di fiducia
http://www.liberoquotidiano.it/news/930251/Svuota-carceri-s%C3%AC-alla-Camera-Oltre-3mila-detenuti-fuori.html
Etichette: giustizia, governo Monti

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