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Timestamp: 2019-08-23 19:41:55+00:00

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Novità di giurisprudenza amministrativa e costituzionale - Italia Semplice
Novità di giurisprudenza amministrativa e costituzionale
Rassegna di giurisprudenza amministrativa e costituzionale: scia, conferenza di servizi, autotutela, silenzio assenso e semplificazione dei procedimenti amministrativi.
GIURISPRUDENZA SCIA
Corte Costituzionale - Sentenza n. 246 del 2018 nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 6, commi 1,2 e 6; 7, commi 6,7,8 lettera c) e 9; 8, comma 2 della legge della Regione Abruzzo 4 settembre 2017, n.51 (Impresa Abruzzo competitività – sviluppo- territorio) per violazione degli artt. 117, secondo comma, lettere e), m) e s) della Costituzione e di numerose norme statali interposte.
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Consiglio di Stato - Sezioni consultive – sez.I -11 settembre 2018- n.2180/2018
Richiesta di parere in merito all’interpretazione della voce n.35 (vendita di oggetti preziosi) della tabella A) allegata al decreto legislativo 25 novembre 2016,n.222 – Individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA); silenzio assenso, comunicazione e definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti ai sensi dell’art. 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124
“ Si ritiene che la conferenza di servizi debba essere convocata preventivamente nella sola ipotesi di cui alla lettera b), voce 35 della tabella A) allegata al d.lgs 25 novembre 2016, n.222 (vendita in media o grande struttura per la quale è richiesto il regime dell’autorizzazione/ silenzio – assenso definito per l’avvio della media o grande struttura di vendita più autorizzazione per la vendita di oggetti preziosi) ferma restando la facoltà dell’amministrazione di procedere alla sua convocazione ogni qualvolta, sulla base delle situazioni di fatto del caso specifico, lo ritenga utile o opportuno”.
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TAR Campania, Napoli, sez. III, 1° agosto 2018, n.5140
Procedimento amministrativo – Attività intrapresa su denuncia – SCIA – Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza – Necessità – Esclusione.
“La SCIA – così come gli altri atti analoghi di cd. autoamministrazione (DIA, CILA ,ecc.) – pur restando sempre un atto del privato, neppure è equiparabile ad una mera istanza che può essere accolta o respinta dall’amministrazione, avendo un tale atto l’intrinseca potenzialità, trascorso il tempo normativamente previsto, senza alcun provvedimento di conformazione, integrazione o addirittura di interdizione dell’attività, di produrre effetti conformi alla volontà e all’interesse dell’istante, che la previsione normativa vi ricollega, secondo lo schema normativo norma-fatto-effetto, esclusa cioè la necessità del diaframma costituito dal potere amministrativo. Pertanto, se tale è il procedimento innescato dalla presentazione di una SCIA, regolarmente protocollata in entrata dall’Ente, e all’esito del quale nessun diniego è stato opposto, alcuno spazio può esservi per la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza (cd. preavviso di diniego).
GIURISPRUDENZA CONFERENZA DI SERVIZI
Corte Costituzionale - sentenza n. 198 del 2018 Ambiente - Disposizioni concernenti la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati introdotte con decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104.
Tra le diverse questioni sollevate si segnala in particolare: Provvedimento autorizzatorio unico regionale. Disciplina del procedimento di VIA di competenza regionale. Modifiche alla legge 7 agosto 1990, n. 241 - Previsione, nel caso di progetto sottoposto a VIA di competenza regionale, dell'acquisizione di autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi necessari, nell'ambito di apposita conferenza di servizi in modalità sincrona.
TAR Campania, Napoli, sez. V, 28 giugno 2018, n. 4304
Autorizzazione integrale Ambientale (AIA) – Momento di sintesi della pluralità degli interessi pubblici coinvolti – Provvedimento finale della Conferenza di servizi
“L’autorizzazione integrata ambientale è un istituto introdotto nel nostro ordinamento dal d.lgs. n. 59 del 2005, emanato in attuazione integrale della Direttiva n.96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’ordinamento che si propone, ai fini di maggiore efficacia ed efficienza, di sostituire con un unico titolo abilitativo i molti che, in precedenza, erano necessari per far funzionare un impianto industriale inquinante, consentendo così all’imprenditore che lo gestisce, di avere come interlocutore un unico ente pubblico – in Italia, la Regione, con intuibile economia di tempo e di risorse nonché con l’eliminazione del rischio di valutazioni contraddittorie da parte di enti diversi, sia pure nell’ambito delle (diverse) rispettive competenze. In tale prospettiva, il modulo impiegato dalla Conferenza di servizi, ai sensi dell’art.14 della l.n. 241 del 1990, è funzionale alla confluenza, in un unico ambito, dell’apporto di tutte le amministrazioni interessate.
L’autorizzazione integrata ambientale, resa a seguito del meccanismo procedurale della conferenza di servizi, costituisce il momento di sintesi della pluralità degli interessi pubblici coinvolti e il provvedimento finale rimane demandato, nella sua dimensione conclusiva alla valutazione discrezionale della Regione, rispetto alla quale il Comune non vanta alcun potere di veto.
I termini per la conclusione del procedimento di riconoscimento dell’AIA connotato dalla partecipazione di una pluralità di soggetti, a garanzia del contemperamento dei diversi interessi coinvolti vanno considerati come ordinatori e sollecitatori, in quanto espressione della necessità delle tempestiva cura dell’interesse pubblico alla mitigazione degli effetti sull’ambiente e sulla salute delle attività industriali, per cui la scadenza del termine massimo di durata del procedimento non incide di per sé né sulla sussistenza del potere di provvedere né sulla legittimità del provvedimento conclusivo adottato a valle della Conferenza di servizi”.
TAR Campania, Napoli, sez. VII, 18 giugno 2018, n.4041
Ambiente- Procedimento per il rilascio dell’autorizzazione unica ai sensi dell’art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003 per la realizzazione di impianti eolici – Esiti della conferenza di servizi – non costituiscono un atto vincolato-Possibilità per la Regione di pretendere il rispetto dei nuovi criteri nelle more approvati, ove l’autorizzazione non sia stata ancora rilasciata.
Atto amministrativo – valutazione di legittimità del provvedimento – deve tener conto delle norme di legge e di regolamento vigenti al momento della sua emanazione.
“Poichè l’autorità procedente deve si tener conto degli esiti della conferenza di servizi ma non deve limitarsi a prenderne atto e a recepirli senza poter effettuare una propria autonoma valutazione degli interessi pubblici, il rilascio dell’autorizzazione unica ex art.12 d.lg.n.387 del 2003 perla realizzazione di impianti eolici, anche in caso di esito favorevole della conferenza di servizi – non può essere considerato come un atto vincolato e, dunque, legittimamente la regione, quando l’autorizzazione non è stata ancora rilasciata, pretende il rispetto dei nuovi criteri nelle more approvati.
L’art. 12 d.lg. n. 387 del 2003,- norma speciale rispetto alla disciplina generale di cui all’art. 14 quater, l.n.241 del 1990 – esige, dopo la conclusione della conferenza di servizi, l’atto di autorizzazione unica, sicchè per quanto riguarda lo specifico procedimento di rilascio dell’autorizzazione unica, l’istituto della conferenza di servizi resta caratterizzato da una struttura dicotomica, articolata in una fase che si conclude con la determinazione della conferenza (anche di tipo decisorio), di valenza endoprocedimentale e in una successiva fase che si conclude con l’adozione del provvedimento finale, di valenza esoprocedimentale effettivamente determinativa della fattispecie”
GIURISPRUDENZA AUTOTUTELA
Consiglio di Stato – sezione V – 27 giugno 2018 n. 3940
(Conferma Tar Lazio, Roma, sez. II, n. 3215 del 2017) Atto amministrativo – annullamento – autotutela – termine - art. 21 nonies, comma 1, l.n.241 del 1990 – diciotto mesi – deroga – presupposti.
TAR Campania, Napoli, sez. IV, sentenza 2 maggio 2018, n.2936
Atto amministrativo – Autotutela – Termine di diciotto mesi previsto dall’art. 6, l.n.124 del 2015 per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio– Inapplicabilità in via retroattiva – Ragioni.
Procedimento amministrativo-partecipazione al procedimento-preavviso di rigetto -violazione dell’art.10 bis, l.n.241 del 1990, esclusione nel caso in cui l’amministrazione non abbia confutato in maniera analitica le allegazioni documentali dei privati
“Il termine di diciotto mesi previsti dall’art. 6, l. n.124 del 2015 non può applicarsi in via retroattiva nel senso di computare anche il tempo decorso anteriormente all’entrata in vigore della legge citata, atteso che tale esegesi, oltre a porsi in contrasto con il generale principio di irretroattività della legge (art.11 delle preleggi), finirebbe per limitare in maniera eccessiva ed irragionevole l’esercizio del potere di autotutela amministrativa. Si arriverebbe, infatti, all’irragionevole conseguenza per cui, con riguardo ai provvedimenti adottati diciotto mesi prima dell’entrata in vigore della nuova norma, l’annullamento d’ufficio sarebbe, per ciò solo, precluso. Ne consegue che rispetto ai provvedimenti illegittimi (di primo grado) adottati anteriormente all’attuale versione dell’art. 21 nonies, l.n.241 del 1990, il termine dei diciotto mesi non può che cominciare a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione. E’fatta salva, comunque, l’operatività del “termine ragionevole” già previsto dall’originaria versione dell’art. 21 nonies, l. n. 241 del 1990. Non sussiste violazione dell’art. 10 bis, l.n.241 del 1990 qualora l’Amministrazione non abbia analiticamente confutato le allegazioni documentali presentate dall’interessato, essendo per legge sufficiente che ne abbia dato conto in modo sintetico”.
Ultimo aggiornamento: lunedì 4 febbraio 2019

References: Sentenza 
 sentenza

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 art.12
 art. 21
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