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Timestamp: 2018-02-25 23:36:31+00:00

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Come si fa un ricorso al Consiglio Nazionale Forense (suggerimento n. 1)
Lunedì 29 Novembre 2010 16:21	avv. Maurizio Perelli	CNF è terzo? può funzionare? che giurisdizione ha?	- CNF, giudice precostituzionale, può funzionare?
La normativa sui ricorsi al C.N.F. è speciale.
Un primo suggerimento sulla corretta redazione del ricorso al C.N.F. è ricavabile dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, n. 23287/2010 sul "caso A.L.T. Assistenza Legale per Tutti".
Si legge, infatti, nella sentenza 23287/2010: "6.1. Il secondo aspetto concerne i limiti del sindacato sulla motivazione propri dello speciale giudizio di legittimità previsto in materia disciplinare per gli esercenti la professione forense.
Va solo ribadito, in generale e secondo il costante orientamento, che il vizio di omessa od insufficiente motivazione, denunciabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 360 n.5 cod. proc. civ., sussiste solo quando nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile una obiettiva deficienza del criterio logico che lo ha condotto alla formazione del proprio convincimento, mentre il vizio di contraddittoria motivazione presuppone che le ragioni poste a fondamento della decisione risultino sostanzialmente contrastanti in guisa da elidersi a vicenda e da non consentire l’individuazione della “ratio decidendi”, e cioè l’identificazione del procedimento logico - giuridico posto a base della decisione adottata. Questi vizi non possono consistere nella difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove dato dal giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte."
LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLE SEZIONI UNITE DELLA CASSAZIONE 23287/2010 ...
Sentenza 26 ottobre - 18 novembre 2010, n. 23287
(Presidente Vittoria - Relatore Segreto)
L’avv. A.L. trasmetteva al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano 2 articoli di giornali nei quali si riferiva dell’iniziativa degli avvocati C.C. e F.P., che avevano aperto uno studio legale in Milano “simile a qualsiasi attività commerciale” sotto la insegna “A.L.T. ovvero Assistenza legale per tutti”. Il Consiglio dell’Ordine di Milano trasmetteva gli atti per competenza a quello di Brescia, poiché l’avv. F.P. era consigliere dell’Ordine di Milano.
Il Consiglio Nazionale Forense, adito dagli avv.ti C.C. e F.P., con decisione del 10.12.2009, rigettava i ricorsi.
Va, quindi, esaminato il ricorso proposto dall’avv. C.C.
Questi con il primo motivo di ricorso lamenta la violazione dell’art. 38 l. prof., e , quindi, l’incompetenza territoriale del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Brescia (eccezione tempestivamente proposta), assumendo che erroneamente la decisione impugnata abbia ritenuto sussistente tale competenza per effetto della connessione del procedimento a carico del C. con quello a carico della P. , non operando tale figura nel procedimento disciplinare.
3.4. In ogni caso, a parte il suddetto principio dell’inapplicabilità nel procedimento disciplinare delle deroghe alla competenza territoriale per ragioni di connessione, va rilevato che nella fattispecie l’unica ipotesi di connessione, che potrebbe essere operante tra quelle previste dagli artt. 31 e segg. c.p.c. è quella di cui all’art. 33 attinente al cumulo soggettivo. Sennonché anche per la struttura interna alla stessa norma di cui all’art. 33 c.p.c. sulla competenza in caso di cumulo soggettivo, non si sarebbe mai potuta affermare la competenza del Consiglio dell’ordine di Brescia anche in relazione al procedimento instaurato contro l’avv. C.C. , essendo tale competenza affermata nei confronti dell’avv. P. , in quanto consigliere dell’Ordine degli avvocati di Milano, e quindi a norma dell’art. 1 del d.lgtcps. n. 597/1947.
3.5. Nella fattispecie la competenza territoriale disciplinare del Consiglio di Brescia era individuata nei confronti di uno degli incolpati (avv. P. ), quale foro speciale dello stesso, perché consigliere presso l’ordine di Milano, con la conseguenza che, già a norma dell’art. 33 c.p.c. non si sarebbe potuta avere alcuna vis actractiva di questo foro speciale nei confronti di quelli propri dell’avv. C. (dei quali peraltro solo quello relativo all’albo di iscrizione potrebbe ritenersi come foro generale, sia pure con interpretazione estensiva, tendenzialmente da evitare in sede di determinazione di competenza).
3.6. Ovviamente, per le ragioni già esposte, neppure possono applicarsi i principi di cui agli artt. 12, lett. a) e 16 c.p.p. in tema di competenza per connessione in materia penale “allorché il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso”.
3.7. L’accoglimento del primo motivo di ricorso comporta l’assorbimento degli altri motivi di censura mossi dall’avv. C.
4. Con l’unico motivo di ricorso l’avv. F.P. lamenta la nullità della decisione per violazione e falsa applicazione dell’art. 2 d.l. n. 223/2006, conv. con l. n. 248/2006 (c.d. legge Bersani). Nullità della decisione per violazione e falsa applicazione dell’art. 38, c. 1, d.d.l. n. 1578/1933, con riferimento al codice deontologico forense conseguente controllo di ragionevolezza in sede di legittimità della concreta individuazione delle condotte costituenti illecito disciplinare. Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio (concreta antigiuridicità della condotta ascritta).
9. Pertanto va accolto il primo motivo di ricorso proposto dall’avv. C.C. , assorbiti i restanti. Va cassata l’impugnata sentenza e dichiarata la competenza territoriale del Consiglio dell’Ordine di Milano.
Va, invece, rigettato il ricorso dell’avv. F.P.
Vanno compensate tra le parti le spese di questo giudizio di cassazione, per l’esistenza di giusti motivi. Essi sono costituiti, quanto al ricorso del C. , per il contrasto esistente tra le decisioni del CNF, in tema di deroga della competenza per connessione, e, quanto al ricorso della P. , per la mancanza di precedenti arresti giurisprudenziali in tema di pubblicità da parte di studi legali che potessero costituire un precedente orientativo, in presenza della novità normativa sia a livello legislativo che di codice deontologico.
Riunisce i ricorsi. Accoglie il primo motivo di ricorso proposto dall’avv. C.C. , assorbiti i restanti. Cassa l’impugnata sentenza e dichiara la competenza territoriale del Consiglio dell’Ordine di Milano. Rigetta il ricorso dell’avv. F.P. . Compensa tra le parti le spese di questo giudizio di cassazione.
Depositata in Cancelleria il 18.11.2010

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