Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-civile/art-344-cod-proc-civile-intervento-in-appello
Timestamp: 2018-10-18 17:06:53+00:00

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Nel giudizio d’appello è ammesso soltanto l’intervento dei terzi, che potrebbero proporre opposizione a norma dell’articolo 404.
L’interesse del terzo ad intervenire in appello, ai sensi dell’art. 344 c.p.c., va valutato non già “ex post”, e cioè in base all’incidenza che la decisione impugnata può concretamente avere sulla posizione del terzo, ma “ex ante”, e cioè con riferimento alla proposizione della domanda e tenuto conto della astratta idoneità della pronuncia richiesta a ledere l’interesse diretto del terzo medesimo.
Cass. 20 agosto 2009, n. 18560.
L'interveniente volontario, avendo assunto formalmente la qualità di parte primaria nel processo, è legittimato a proporre appello contro la decisione che abbia concluso il primo grado del giudizio non solo quando le sue istanze siano state respinte nel merito, ma anche quando sia stata negata l'ammissibilità dell'intervento ovvero sia stata omessa ogni pronuncia sulla domanda formulata con l'intervento stesso. Rigetta, App. Ancona, 13/09/2008
Cassazione civile sez. II 29 gennaio 2015 n. 1671
Non qualsiasi pregiudizio legittima il terzo alla proposizione dell’opposizione di terzo ordinaria, ma solo quello che derivi dalla titolarità di una situazione incompatibile con quella accertata o eventualmente costituita dalla sentenza impugnata.
Cass., Sez. Un., 11 febbraio 2003, n. 1997.
Può intervenire in appello colui che potrebbe subire pregiudizio nei suoi diritti da un determinato esito del giudizio ovvero l’avente causa di una delle parti che possa temere pregiudizio da una sentenza frutto di dolo o di collusione delle parti stesse in suo danno; peraltro, l’ammissibilità dell’intervento deve essere esaminata verificando la sussistenza del pregiudizio con un giudizio ex ante in ordine al possibile esito della controversia e non con una valutazione compiuta in sede di decisione alla stregua delle statuizioni in concreto da adottare.
Cass. 29 dicembre 2011, n. 29766; conforme Cass. 25 maggio 2006, n. 12385.
L’intervento in appello è ammissibile soltanto quando l’interventore sia legittimato a proporre opposizione di terzo ai sensi dell’articolo 404 c.p.c., ossia nel caso in cui egli rivendichi, nei confronti di entrambe le parti, la titolarità di un diritto autonomo la cui tutela sia incompatibile con la situazione accertata o costituita dalla sentenza di primo grado, e non anche quando l’intervento stesso sia qualificabile come adesivo, perché volto a sostenere l’impugnazione di una delle parti per porsi al riparo da un pregiudizio mediato dipendente da un rapporto che lega il diritto dell’interventore a quello di una delle parti.
Cass. 23 maggio 2006, n. 12114.
Le norme per le controversie in materia di lavoro non costituiscono un codice autonomo, con pretesa di completezza nei riguardi dei singoli istituti procedurali, ma si inseriscono come una vera e propria «novella» nel codice di procedura civile, investendone tutto il titolo IV, del libro II, e formandone parte integrante: tale inserimento comporta ovviamente che non debbono essere ripetute o richiamate norme di portata generale (quale quella dell’articolo 344 c.p.c. sull’intervento del terzo nel processo di appello), che non si pongano in contrasto con il regime speciale stabilito per il processo di appello.
Cass. 12 aprile 2006, n. 8621.
Cass. 23 aprile 2007, n. 9647.
In materia di cessione del diritto nascente dal contratto, l’ art. 111 c.p.c. conferisce al cessionario del contratto, in quanto successore a titolo particolare, la facoltà di intervenire nel giudizio di appello senza che operino i limiti risultanti dall’ art. 344 c.p.c.
App. Roma, 19 novembre 2009.
Ammesso l’intervento in appello di un soggetto in qualità di successore a titolo particolare nel diritto controverso, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di ricorso per cassazione, proposto dal medesimo, che censuri la sentenza di appello per aver dichiarato inammissibile la forma incidentale dell’opposizione di terzo spiegata attraverso l’atto di intervento, senza la proposizione di una domanda di merito autonoma e diversa da quella già azionata dalle parti.
Cass. 25 giugno 2010, n. 15353.

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