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Timestamp: 2020-04-10 10:05:31+00:00

Document:
Oliveto Citra (SUAP) (Moderatori: iannece, Staff Omniavis) »
Autore Topic: Affittacamere non imprenditoriale (Letto 13725 volte)
Re:Affittacamere non imprenditoriale
« Risposta #4 il: 30 Dicembre 2015, 08:47:29 »
Affittacamere e B&B possono aprire anche in struttura alberghiera - SENTENZA
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI – sentenza 28 dicembre 2015 n. 5856
http://buff.ly/1JffH00
« Risposta #3 il: 21 Novembre 2014, 10:10:52 »
Sì ai bed and breakfast nei condomini, non cambia la destinazione d'uso
Corte di cassazione - Sezione II civile - Sentenza 20 novembre 2014 n. 24707
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=23031.0
« Risposta #2 il: 28 Settembre 2013, 12:56:50 »
Citazione da: angela - 25 Settembre 2013, 23:35:37
Salve,l'affittacamere nella regione Campania può essere di tipo non imprenditoriale,senza apertura di partita iva etc?
In Campania la disciplina degli affittacamere è contenuta nella L.R. 24-11-2001 n. 17
Queste sono strutture ricettive svolte PROFESSIONALMENTE e quindi sempre in forma di impresa.
La corrispondente figura NON PROFESSIONALE è il B&B che è disciplinato da una legge specifica, la L.R. 10 maggio 2001, n. 5 Disciplina dell'attività di Bed and Breakfast.
QUINDI l'affittacamere non professionale IN CAMPANIA (ad esempio in Toscana la situazione è diversa) è possibile svolgerlo solo nella forma del B&B
Delib.G.R. 26-11-2010 n. 816
Individuazione, ai sensi dell'art. 3 del regolamento n. 11/2010 "regolamento di attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno", dei procedimenti regionali incompatibili con le disposizioni cogenti della c.d. "direttiva servizi".
Pubblicata nel B.U. Campania 6 dicembre 2010, n. 79.
“Disciplina delle attività di Bed and Breakfast”
Regime autorizzatorio:
La L.R. n. 5/2001 prevede all'art. 2:
“Accertamento dei requisiti
1. L'attività di cui all'art. 1 può essere intrapresa previa domanda, presentata almeno 30 giorni prima dell'inizio dell'attività, da inviare al Comune per richiedere l'autorizzazione dell'inizio dell'attività e da cui risulta:
a) le generalità complete dell'interessato e l'ubicazione dell'immobile;
b) planimetria dell'immobile con l'indicazione dell'uso cui sono destinati i vari locali, firmata da un tecnico iscritto all'albo e accompagnata dal certificato di abitabilità o da autodichiarazione sostitutiva;
c) certificazione sullo stato di famiglia e sulla residenza, nonché autodichiarazione dell'interessato che nei propri confronti non sussistono cause di divieto, di decadenza o di sospensione previste dall'articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e indicate nell'allegato 1 al D.Lgs. 8 agosto 1994, n. 490.
2. Il Comune provvede, entro 30 giorni dalla data di ricezione della comunicazione, ad effettuare apposito sopralluogo ai fini della conferma dell'idoneità all'esercizio dell'attività, tenendo conto che:
b) sussistano i requisiti ingienico-sanitari, antinfortunistici ed antincendio previsti dalle norme vigenti.”
e all'art. 6:
“Obblighi amministrativi per lo svolgimento delle attività.
1. È fatto obbligo ai titolari dell'attività di cui all'articolo 1 di esporre, nei locali adibiti all'esercizio "Bed and Breakfast", in luogo ben visibile, l'autorizzazione di inizio dell'attività e la tabella indicante le tariffe praticate.
L'apertura, il trasferimento e le modifiche concernenti le strutture turistico-ricettive sono soggetti, ai sensi dell'art. 83 del D.Lgs. n. 59/2010, al regime abilitativo di cui all'art. 19 della L. n. 241/1990, che, nel testo introdotto dall'art. 49 del D.L. n. 78/2010 convertito nella L. n. 122/2010, prevede la “segnalazione certificata di inizio attività – Scia”, la quale, di conseguenza, sostituisce la disciplina autorizzativa prevista dagli artt. 2 e 6 della L.R. n. 5/2001.
L'espressione “segnalazione certificata di inizio attività” sostituisce altresì quella di “autorizzazione”, ovunque ricorra, anche come parte di un'espressione più ampia.
Requisiti vietati: obbligo di residenza e stabile domicilio
Il testo dell'art. 1 della L.R. n. 5/2001 prevede:
“Definizione e caratteristiche.
1. Costituisce attività ricettiva di "Bed and Breakfast" l'offerta di alloggio e prima colazione esercitata, con carattere saltuario e non professionale, da un nucleo familiare che, ad integrazione del proprio reddito, utilizza parte della propria abitazione, fino ad un massimo di tre camere e per un massimo di sei ospiti.
2. L'attività di cui al comma 1 deve assicurare i seguenti servizi minimi:
a) fino a due ospiti un servizio bagno anche coincidente con quello dell'abitazione; oltre i due ospiti un ulteriore servizio bagno;
3. I locali destinati all'attività di "Bed and Breakfast" devono possedere le caratteristiche strutturali ed igienico-edilizie, previste per i locali di abitazione dal regolamento igienico-edilizio comunale, nonché l'adeguamento alle normative di sicurezza vigente.
5. L'esercizio dell'attività di cui al comma 1 non costituisce cambio di destinazione d'uso dell'immobile e comporta, per i proprietari o i possessori dell'abitazione, l'obbligo di residenza e stabile domicilio nella stessa.
Ai sensi dell'art. 14 della Direttiva Servizi, dell'art. 11 del D.Lgs. n. 59/2010 e dell'art. 4 del regolamento n. 11/2010 è requisito vietato l'obbligo congiunto di residenza e di stabile domicilio previsto all'art. 1 comma 5 della L.R. n. 5/2001.
Di conseguenza, l'esercizio dell'attività ricettiva di bed and breakfast comporta, per i proprietari o possessori dell'abitazione, l'obbligo di residenza o di abituale dimora.
Legge regionale 24 novembre 2001, n. 17
La L.R. n. 17/2001 disciplina all'art. 9(“Adempimenti amministrativi”) il regime autorizzatorio per le strutture ricettive extralberghiere di cui all'art. 1 (esercizi di affittacamere, case e appartamenti per vacanze, case per ferie, ostelli per la gioventù, attività ricettive in residenze rurali, rifugi di montagna, case religiose di ospitalità).
L'apertura, il trasferimento e le modifiche concernenti le strutture turistico-ricettive sono soggetti, ai sensi dell'art. 83 del D.Lgs. n. 59/2010, al regime abilitativo di cui all'art. 19 della L. n. 241/1990, che, nel testo introdotto dall'art. 49 del D.L. n. 78/2010 convertito nella L. n. 122/2010, prevede la “segnalazione certificata di inizio attività - SCIA”, la quale, di conseguenza, sostituisce la disciplina autorizzativa prevista dall' art. 9 della L.R. n. 17/2001.
L'espressione “segnalazione certificata di inizio attività” sostituisce quella di “autorizzazione”, ovunque ricorra, anche come parte di un'espressione più ampia.
Legge regionale 26 marzo 1993, n. 13
"Disciplina dei complessi turistico-ricettivi all'aria aperta"
La L.R. n. 13/1993 disciplina agli artt. 7 (“Autorizzazione all'esercizio”), 8 (“Contenuto dell'autorizzazione all'esercizio e rinnovo”) e 14(“Altre strutture ricettive all'aria aperta”) il regime autorizzatorio per le aziende ricettive all'aria aperta.
L'apertura, il trasferimento e le modifiche concernenti le strutture turistico-ricettive sono soggetti, ai sensi dell'art. 83 del D.Lgs. n. 59/2010, al regime abilitativo di cui all'art. 19 della L. n. 241/1990, che, nel testo introdotto dall'art. 49 del D.L. n. 78/2010 convertito nella L. n. 122/2010, prevede la “segnalazione certificata di inizio attività - SCIA”, la quale, di conseguenza, sostituisce la disciplina autorizzativa prevista dagli artt. 7, 8 e 14 della L.R. n. 13/1993.
L.R. 10 maggio 2001, n. 5 (1).
Disciplina dell'attività di Bed and Breakfast.
(1) Pubblicata nel B.U. Campania 14 maggio 2001, n. 26.
Definizione e caratteristiche (2).
(2) A parziale modifica delle disposizioni di cui al presente articolo vedi l'Allegato C alla Delib.G.R. 26 novembre 2010, n. 816.
Accertamento dei requisiti (3).
c) certificazione sullo stato di famiglia e sulla residenza, nonché autodichiarazione dell'interessato che nei propri confronti non sussistono cause di divieto, di decadenza o di sospensione previste dall'articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e indicate nell'allegato 1 al D.Lgs. 8 agosto 1994, n. 490;
(3) A parziale modifica delle disposizioni di cui al presente articolo vedi l'Allegato C alla Delib.G.R. 26 novembre 2010, n. 816.
Rinnovi e dichiarazioni annuali.
1. L'esercizio dell'attività di cui all'articolo 1 si rinnova annualmente su comunicazione dell'interessato, con la quale dichiara la persistenza dei requisiti di cui all'articolo 2.
Diffida, sospensione, interdizione e rinunzia.
1. L'esercizio dell'attività di cui all'articolo 1 può essere interdetto dal Comune in ogni tempo, venendo meno alcuno dei requisiti per il rilascio di cui all'articolo 2, o per motivi di pubblica sicurezza.
2. Il Comune, previa diffida, può sospendere temporaneamente l'attività di cui all'articolo 1, quando, con adeguata motivazione, non ritiene necessaria l'irrogazione dell'interdizione di cui al comma 1.
3. Il titolare dell'attività di cui all'articolo 1 che intende procedere alla sospensione temporanea o alla cessazione della stessa deve darne preventivo e, qualora ciò non fosse possibile, contestuale avviso al Comune.
4. Il periodo di sospensione volontaria dell'attività non può essere superiore a sei mesi, decorso tale termine, si presume la rinuncia dell'interessato a svolgere l'attività di cui all'articolo 1.
Comunicazione dei provvedimenti (4).
1. Il Comune dà immediata comunicazione dell'inizio dell'attività di cui all'articolo 1 all'Assessorato regionale competente.
(4) A parziale modifica delle disposizioni di cui al presente articolo vedi l'Allegato C alla Delib.G.R. 26 novembre 2010, n. 816.
1. Fermo restando le competenze dell'Autorità di pubblica sicurezza, le funzioni di vigilanza e di controllo sull'osservanza delle disposizioni delle presente legge sono esercitate dal Comune.
1. Gli esercizi dell'attività di cui all'articolo 1 sono classificati in un'unica categoria.
Osservanza di norme statali e regionali.
1. I titolari dell'attività di cui all'articolo 1 sono tenuti ad attenersi alle disposizioni di pubblica sicurezza, relative alla denuncia delle persone alloggiate.
2. I titolari dell'attività di cui all'articolo 1 sono tenuti a comunicare, ogni quattro mesi, all'Ente provinciale per il turismo i dati ricettivi e del movimento ai fini statistici.
3. I comuni provvedono a stilare ogni anno un elenco nominativo e di consistenza ricettiva degli esercizi di "Bed and Breakfast", di cui all'articolo 1, e ne danno comunicazione all'Assessorato regionale competente, alla Provincia ed all'Ente provinciale per il turismo.
1. Chiunque fa funzionare uno degli esercizi di "Bed and Breakfast", di cui all'articolo 1, senza gli adempimenti di cui all'articolo 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento della somma da lire 3.000.000 a lire 8.000.000.
2. L'omessa esposizione della tabella indicante le tariffe praticate, di cui all'articolo 6, comporta la sanzione amministrativa del pagamento della somma da lire 300.000 a lire 900.000.
3. L'applicazione di prezzi superiori a quelli esposti comporta la sanzione amministrativa del pagamento della somma da lire 500.000 a lire 2.000.000.
4. Il superamento della capacità ricettiva consentita comporta la sanzione amministrativa del pagamento della somma da lire 500.000 a lire 2.000.000.
5. In ogni caso di recidiva le sanzioni previste ai commi precedenti sono raddoppiate e nei casi più gravi può procedersi alla sospensione dell'attività o all'interdizione della stessa.
Accertamento delle violazioni e irrogazioni delle sanzioni.
1. L'accertamento delle violazioni e la irrogazione delle sanzioni, di cui alla presente legge, sono effettuati secondo le procedure di cui alla legge regionale 10 gennaio 1983, n. 13.
2. I proventi delle sanzioni, previste dall'articolo 10, sono devolute al Comune nel cui territorio è stata accertata la violazione. L'Amministrazione comunale li incamera quale provvista di mezzi finanziari per far fronte alle attribuzioni ad essa conferite con la presente legge.
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del II comma dell'articolo 127 della Costituzione ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.
L.R. 24-11-2001 n. 17
Pubblicata nel B.U. Campania 29 novembre 2001, n. spec.
Capitolo II - Caratteristiche tipologiche
Art. 2 - Esercizi di affittacamere.
Art. 3 - Case e appartamenti per vacanze.
Art. 4 - Case per ferie.
Art. 5 - Ostelli per la gioventù.
Art. 6 - Attività ricettive in case rurali (country house).
Art. 7 - Rifugi di montagna.
Art. 8 - Case religiose di ospitalità.
Art. 8-bis - Alberghi diffusi.
Capitolo III - Norme comuni
Art. 9 - Adempimenti amministrativi.
Art. 10 - Classificazione.
Art. 11 - Rinnovi e dichiarazioni annuali.
Art. 12 - Disciplina dei prezzi.
Art. 13 - Comunicazione dei provvedimenti.
Art. 14 - Obblighi del titolare.
Art. 15 - Sanzioni.
Art. 16 - Accertamento delle violazioni e irrogazione delle sanzioni.
Art. 17 - Disposizione transitoria.
Art. 18 - Norma finale.
L.R. 24 novembre 2001, n. 17 (1).
(1) Pubblicata nel B.U. Campania 29 novembre 2001, n. spec.
1. Con la presente legge, in attuazione della normativa vigente, la Regione definisce e disciplina le strutture ricettive extralberghiere di seguito elencate:
g) case religiose di ospitalità;
h) alberghi diffusi (2).
(2) Lettera aggiunta dall’art. 1, comma 127, L.R. 15 marzo 2011, n. 4, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dal comma 266 dello stesso articolo).
1. Sono esercizi di affittacamere le strutture composte da non più di sei camere, con un massimo di dodici posti letto, gestite da privati, ubicate in non più di due appartamenti situati nello stesso stabile, purché singolarmente dotati di servizi igienici.
2. I locali destinati all'esercizio di affittacamere devono essere conformi alle prescrizioni edilizie ed igienico-sanitarie previste dai regolamenti comunali.
3. I requisiti e i servizi minimi obbligati, compresi nel prezzo della camera, sono quelli di cui all'allegato A), che é parte integrante della presente legge.
4. Ciascuna camera da letto deve avere accesso indipendente dagli altri locali letto.
3. Le case e gli appartamenti per vacanze devono garantire, compresi nel prezzo, i requisiti e i servizi minimi obbligati di cui all'allegato B), che é parte integrante della presente legge.
a) In forma imprenditoriale fornendo solo i servizi di cui all'allegato B;
b) In forma non imprenditoriale, dai proprietari che hanno la disponibilità fino ad un massimo di tre unità abitative nel territorio regionale, senza organizzazione in forma di impresa e senza promozione pubblicitaria, e con la fornitura dei soli servizi di cui all'allegato B).
5. La gestione in forma non imprenditoriale viene attestata mediante dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà dei proprietari delle unità abitative di cui al presente articolo.
1. Sono case per ferie le strutture ricettive attrezzate per il soggiorno di persone o gruppi e gestite, al di fuori dei normali canali commerciali e promozionali, da Enti pubblici, associazioni o enti morali operanti statutariamente senza fini di lucro, per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose o sportive, nonché da enti o aziende per il soggiorno dei propri dipendenti o loro familiari.
2. Nelle case per ferie é garantita non solo la prestazione dei servizi ricettivi di base, ma anche la disponibilità di strutture e servizi che consentano di perseguire le finalità di cui al comma 1. Nelle case per ferie, é altresì consentito il soggiorno di gruppi autogestiti, secondo autonome modalità organizzative, compresa la disponibilità di cucina e punti cottura per uso autonomo, sotto la responsabilità del titolare dell'autorizzazione.
3. Nella disciplina delle case per ferie rientrano anche le case per vacanza per minori, colonie, pensionati studenteschi ed universitari e simili, gestiti senza scopo di lucro da Enti pubblici e privati o da associazioni.
4. Gli immobili, adibiti a case per ferie, devono essere conformi alle vigenti prescrizioni edilizie ed igienico-sanitarie previste dai regolamenti comunali.
5. Le case per ferie devono possedere i requisiti minimi e garantire i servizi minimi di cui all'allegato C), che é parte integrante della presente legge.
1. Sono ostelli per la gioventù le strutture attrezzate per il soggiorno ed il pernottamento, per un periodo massimo di sette giorni per ciascun ospite, dei giovani e degli accompagnatori di gruppi di giovani, gestiti da Enti pubblici, enti morali, ed associazioni operanti nel settore del turismo sociale e giovanile, società di persona o di capitali, anche in convenzione con il Comune di appartenenza, in cui sono fissati anche i criteri tariffari in sintonia con la natura della struttura ricettiva.
2. Gli ostelli per la gioventù devono essere conformi alle prescrizioni edilizie ed igienico-sanitarie previste dai regolamenti comunali.
3. Gli ostelli per la gioventù devono possedere i requisiti minimi e garantire i servizi minimi di cui all'allegato D), che é parte integrante della presente legge.
Attività ricettive in case rurali (country house).
1. Al fine della valorizzazione turistica delle zone interne della Campania sono consentite attività ricettive in case rurali autorizzate dai comuni. Le strutture devono essere localizzate in fabbricati esistenti, rurali o case padronali, in comuni con non più di 10.000 abitanti secondo i dati dell'ultimo censimento oppure in comuni che ricadono anche parte nelle delimitazioni di parchi nazionali o regionali, composte da camere con eventuale angolo cottura, situate anche in fabbricati divisi ma facenti parte della stessa pertinenza di terreno (3).
2. In alternativa alla dizione "attività ricettiva in residenza rurale" può essere usata quella di "country house".
3. Gli immobili destinati a residenze rurali devono essere conformi alle prescrizioni edilizie ed igienico-sanitarie previste dai regolamenti comunali.
4. Le residenze rurali devono avere i requisiti minimi e offrire i servizi minimi di cui all'allegato E), che é parte integrante della presente legge.
(3) Comma così sostituito dall'art. 11, comma 3, L.R. 29 dicembre 2005, n. 24. Il testo originario era così formulato: «1. Al fine della valorizzazione turistica delle zone interne della Campania sono consentite attività ricettive in case rurali. Le strutture devono essere localizzate in fabbricati rurali o case padronali, localizzati fuori dai centri urbani, in Comuni non più di diecimila abitanti, composte da camere con eventuale angolo cottura, situate anche in fabbricati divisi, ma facenti parte della pertinenza di terreno.».
1. Sono rifugi di montagna le strutture ricettive idonee ad offrire ospitalità in zone isolate di montagna, custodite ed aperte al pubblico, sufficientemente attrezzate per la sosta, il ristoro ed il pernottamento degli escursionisti.
2. I rifugi di montagna devono essere situati a quota superiore a mille metri; eccezionalmente, in relazione a particolari difficoltà di accesso e contemporanea importanza turistica della località, possono essere situati ad altitudine non inferiore a seicento metri.
3. I rifugi di montagna devono avere i requisiti minimi di cui all'allegato F), che é parte integrante della presente legge.
4. Durante i periodi di chiusura, i rifugi devono disporre di un locale per il ricovero di fortuna, sempre aperto, e convenientemente dotato.
1. Sono case religiose di ospitalità le strutture ricettive di proprietà di Enti ecclesiastici, riconosciuti in base alla legge 20 maggio 1985, n. 222, e caratterizzate da finalità religiose, che offrono ospitalità a pagamento a chiunque lo richieda, nel rispetto del carattere religioso dell'ospitalità stessa e con accettazione delle conseguenti regole di comportamento e limitazioni di servizio.
2. Gli immobili adibiti a case religiose di ospitalità devono essere conformi alle vigenti prescrizioni edilizie ed igienico-sanitarie.
3. Le case religiose di ospitalità devono possedere i requisiti minimi e offrire i servizi minimi di cui all'allegato G), che é parte integrante della presente legge.
Alberghi diffusi (4) (5).
Sono alberghi diffusi le strutture ricettive alberghiere situate nei centri storici caratterizzate dalla centralizzazione in un unico edificio dei servizi comuni e dalla dislocazione delle unità abitative in uno o più edifici separati. Le unità abitative sono dotate di arredi, attrezzature e servizi tra di loro omogenei. La Giunta regionale stabilisce le caratteristiche dei centri storici nei quali ne è consentita la realizzazione.
(4) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 128, L.R. 15 marzo 2011, n. 4, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dal comma 266 dello stesso articolo).
(5) Con Delib.G.R. 21 dicembre 2012, n. 792 è stato approvato il regolamento "Albergo diffuso" in attuazione del presente articolo. Ai sensi dell'art. 1, comma 1, Reg. reg. 13 maggio 2013, n. 4 è stato approvato il regolamento che disciplina la struttura ricettiva "albergo diffuso" di cui al presente articolo.
Adempimenti amministrativi (6).
1. L'autorizzazione amministrativa all'esercizio delle strutture ricettive extralberghiere di cui alla presente legge é concessa dal Comune, previa istruttoria nella quale viene acquisita la seguente documentazione:
a) domanda prodotta dall'interessato, contenente le generalità complete del richiedente, la denominazione dell'esercizio e la sua ubicazione;
b) planimetria dell'immobile con l'indicazione dell'uso a cui sono destinati i locali, firmata da un tecnico iscritto all'albo;
c) relazione tecnico descrittiva a cura del tecnico che ha firmato la planimetria nella quale si certifichi la conformità dell'immobile alla normativa urbanistica;
d) certificato di iscrizione del titolare o del gestore o del preposto al registro delle imprese turistiche previsto dalla normativa vigente, di data non anteriore a tre mesi rispetto a quella indicata nella domanda; in caso di società, certificato di iscrizione del legale rappresentante o di un preposto appositamente delegato, limitatamente agli affittacamere, alle case per vacanza in forma imprenditoriale, alle case per ferie, agli ostelli per la gioventù, alle attività ricettive in case rurali;
f) perizia giurata di un tecnico abilitato che certifichi la conformità alla normativa antincendio prevista per gli esercizi ricettivi con meno di venticinque posti letto;
g) ove necessario ai sensi delle vigenti disposizioni, certificato di prevenzione incendi;
h) regolamento interno della struttura, da esporre all'ingresso dell'immobile ed in ogni camera, limitatamente agli ostelli per la gioventù, alle case per ferie ed alle case religiose di ospitalità;
i) per i rifugi di montagna, la relazione tecnica dovrà essere integrata da un prospetto esterno che fornisca indicazioni sull'altitudine della località, tipo di costruzione e vie di accesso ed inoltre dichiarazione del custode della conoscenza dei luoghi ed in particolare delle vie di accesso al rifugio, ai rifugi limitrofi ed ai posti di soccorso più vicini e della conoscenza delle cognizioni necessarie per effettuare un intervento di primo soccorso.
2. L'autorizzazione per le aziende ricettive di cui alla presente legge, ad esclusione delle case e appartamenti per vacanze, può comprendere la somministrazione di cibi e bevande limitatamente alle sole persone alloggiate, nonché a coloro che possono utilizzare le strutture in conformità alle finalità sociali delle stesse.
3. Il Comune provvede, entro sessanta giorni dalla data di ricezione della domanda, al rilascio dell'autorizzazione per le attività ricettive di cui alla presente legge, dopo aver accertato che:
a) sussistano i requisiti soggettivi, previsti dalla normativa vigente, relativi al titolare e agli eventuali rappresentanti;
b) sussistano i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza nonché quelli relativi all'abbattimento delle barriere architettoniche, previsti dalle norme vigenti;
c) sussistano le ricevute comprovanti il pagamento delle tasse previste dalle norme vigenti.
4. Gli esercizi ricettivi di nuova istituzione, o quelli che intendono cambiare denominazione, non possono assumere denominazioni uguali o analoghe ad altri esercizi ricettivi già esistenti nel Comune. Per le denominazioni uguali o analoghe alle aziende cessate deve esservi formale autorizzazione del titolare dell'azienda cessata.
(6) A parziale modifica delle disposizioni di cui al presente articolo vedi l'Allegato C alla Delib.G.R. 26 novembre 2010, n. 816.
1. Gli esercizi ricettivi di cui alla presente legge sono classificati, ognuno per la propria denominazione, in un'unica categoria.
1. L'autorizzazione ad esercitare le attività extralberghiere di cui alla presente legge, anche se ad apertura stagionale, si rinnova annualmente su comunicazione previo adempimento della normativa antimafia; la stessa può essere revocata dal Comune, venendo meno anche uno solo dei requisiti per il rilascio o per motivi di pubblica sicurezza.
Disciplina dei prezzi.
1. I titolari e gestori delle strutture ricettive extralberghiere di cui alla presente legge, comunicano ai comuni e agli Enti provinciali per il turismo (E.P.T.) competenti per territorio i prezzi minimi e massimi che intendono applicare, relativi a ciascun servizio offerto, così come previsto dalla normativa vigente.
2. Il Comune, nei trenta giorni successivi alla scadenza dei termini, provvede alla vidimazione delle comunicazioni pervenute. Copia della comunicazione é restituita all'interessato ed inviata alla Regione ed all'Ente nazionale italiano per il turismo.
3. In caso di sostituzione del titolare o del Gestore della struttura, ricettiva le tariffe comunicate per l'anno solare in corso devono rimanere invariate.
4. Nel caso in cui vengano comunicati solo prezzi minimi o solo prezzi massimi, gli stessi sono considerati come prezzi unici.
5. La mancata o incompleta comunicazione, entro i termini previsti, comporta l'impossibilità di applicare prezzi superiori a quelli indicati nell'ultima regolare comunicazione.
6. È fatto obbligo di esporre in modo visibile al pubblico, nella zona ricevimento o recapito degli ospiti, ed in ogni camera o unità abitativa, una tabella con i prezzi praticati per l'anno solare in corso.
1. Il Comune é tenuto alla immediata trasmissione del rilascio dell'autorizzazione e delle prese d'atto per le attività ricettive di cui alla presente legge, nonché delle diffide, sospensioni, revoche e cessazioni, alla Regione, all'Ente Provinciale per il Turismo e alle componenti Autorità di pubblica sicurezza.
2. Il Comune é tenuto a trasmettere alla Regione e all'Ente Provinciale per il Turismo i riepiloghi annuali delle strutture ricettive in attività.
I gestori delle strutture devono presentare, entro il quinto giorno del mese successivo a quello di riferimento, all'Ente provinciale per il turismo competente per il territorio i modelli ISTAT riferiti al movimento del flusso turistico, secondo le vigenti disposizioni in materia.
2. La Regione, di concerto con gli Enti Locali e con gli E.P.T., predispone la pubblicazione annuale, mediante apposti opuscoli, delle attività ricettive extralberghiere, ai fini della promozione turistica.
1. Chiunque fa funzionare una delle strutture ricettive disciplinate dalla presente legge sprovviste della autorizzazione, o in maniera difforme da essa, é soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento della somma da lire 2.000.000 a lire 10.000.000.
2. L'omessa esposizione di tabelle e cartellini prezzi comporta la sanzione amministrativa del pagamento della somma da lire 300.000 a lire 900.000. Detta sanzione é applicata ad ogni singola violazione accertata.
3. L'applicazione di prezzi superiori a quelli denunciati comporta la sanzione amministrativa del pagamento della somma da lire 500.000 a lire 2.000.000. Detta sanzione é applicata ad ogni singola violazione accertata.
4. La mancata presentazione dei moduli di comunicazione dei prezzi, nei termini previsti, comporta l'applicazione della sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 900.000.
5. Il superamento della capacità ricettiva consentita, fatto salvo il caso di stato di necessità per i rifugi di montagna, comporta la sanzione amministrativa della somma da lire 500.000 a lire 2.000.000. Detta sanzione é applicata ad ogni singola violazione accertata.
6. La mancata comunicazione del movimento degli ospiti ai fini statistici comporta la sanzione amministrativa di lire 100.000.
7. Il titolare, il quale attribuisca alla propria azienda ricettiva, con scritti, stampati o pubblicamente in qualsiasi altro modo, la sussistenza di attrezzature e/o servizi e/o indichi tipologie diverse da quelle dichiarate, soggiace alla sanzione amministrativa della somma da lire 500.000 a lire 3.000.000, sempreché il fatto non costituisca reato.
8. In ogni caso di recidiva, le sanzioni previste dai comma precedenti sono raddoppiate e comunque, dopo la terza recidiva nello stesso anno solare, si procede alla sospensione dell'attività per un minimo di mesi tre fino ad un massimo di mesi sei e, quando la recidiva si riferisce alla gestione difforme dall'autorizzazione alla revoca della stessa.
Accertamento delle violazioni e irrogazione delle sanzioni.
1. L'accertamento delle violazioni e la irrogazione delle sanzioni di cui alla presente legge sono effettuate secondo le procedure di cui alle leggi regionali vigenti.
2. I proventi delle sanzioni previste dall'articolo 15 sono devoluti ai comuni nel cui territorio è stata accertata la violazione; l'Amministrazione comunale li incamera quale provvista finanziaria per far fronte alle attribuzioni ad essa conferita con la presente legge.
1. Entro un triennio dalla data di entrata in vigore della presente legge le strutture già operanti devono essere adeguate, per continuare l'attività, ai requisiti in essa previsti; in tale periodo possono essere rinnovate le autorizzazioni di esercizio.
1. La presente legge é dichiarata urgente, ai sensi del secondo comma dell'art. 127 della Costituzione ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.
2. La presente legge sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania.
3. È fatto obbligo, a chiunque spetti, di osservarla e farla osservare come legge della Regione Campania.
h) Sistemazione delle camere:
c) Manutenzione dell'immobile e degli arredi;
REQUISITI E SERVIZI MINIMI PER OSTELLI PER LA GIOVENTÙ
a) Camere, con possibilità di posti letto anche sovrapposti, con un minimo di otto metri cubi a poso letto;
b) Un wc ogni sei posti letto, con un minimo di un wc per piano, una doccia ogni sei posti letto con un minimo di una doccia per piano, un lavabo ogni quattro posti letto con un minimo di due per piano, uno specchio con presa di corrente in ogni camera. Nel rispetto del rapporto con i posti letto non si computano quelli in camere con servizi privati;
e) Locale soggiorno di superficie complessiva minima di venticinque mq. per i primi dieci posti letto e o,5 mq. per ogni posto letto in più;
f) Adeguato arredamento delle camere da letto comprendente al minimo un letto, una sedia, un comodino, uno scomparto armadio per persona oltre ad un tavolino ed un cestino rifiuti per ciascuna camera;
g) Cassetta di pronto soccorso come da indicazione dell'autorità sanitaria;
i) Pulizia quotidiana dei locali;
j) Fornitura e cambio della biancheria, ivi compresa quella del bagno, ad ogni cambio di cliente;
k) Fornitura di energia elettrica, acqua fredda e calda, riscaldamento nella stagione invernale;
l) Chiamata di allarme in tutti i servizi.
c) Una pertinenza di terreno di almeno ottomila mq., eventualmente utilizzata anche per l'animazione sportivo-ricreativa, con le relative attrezzature;
REQUISITI E SERVIZI MINIMI PER RIFUGI DI MONTAGNA
a) Un locale riservato all'alloggiamento del gestore-custode;
b) Cucina;
c) Spazio utilizzabile per il consumo dei pasti;
d) Spazi destinati al pernottamento, attrezzati con letti o cuccette anche sovrapposti;
e) Servizi igienico-sanitari proporzionati alle capacità ricettive con un minimo di uno per ciascun piano;
f) Impianto autonomo di chiarificazione e smaltimento delle acque reflue;
g) Posto telefonico o, in caso di impossibilità di allaccio, di apparecchiature radiotelefono o similari;
h) Adeguato numero di apparecchi estintori;
i) Lampada esterna accesa dal tramonto all'alba;
j) Cassetta di pronto soccorso, nonché di una barella di soccorso;
k) Fornitura di energia elettrica, acqua fredda e calda, riscaldamento nella stagione invernale.
REQUISITI E SERVIZI MINIMI PER CASE RELIGIOSE DI OSPITALITÀ
a) Accesso indipendente;
b) Per le case esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, una superficie minima delle camere, al netto di ogni locale accessorio, di sei mq. per le camere ad un letto e dodici mq. per le camere a due letti;
c) Un wc ogni sei posti letto con un minimo di un wc per piano, un bagno o doccia ogni sei posti letto con un minimo di un bagno o doccia per piano, un lavabo in ogni camera, uno specchio con presa di corrente in ogni camera. In questo rapporto non si calcolano i posti letto in camere dotate di servizi igienici privati;
d) Locale soggiorno di ampiezza complessiva minima di venticinque mq. per i primi dieci posti letto e 0,5 mq. per ogni posto letto in più;
e) Spazio adeguato per eventuale cucina comune;
f) Adeguato arredamento delle camere da letto comprendente al minimo un letto, una sedia, un comodino, uno scomparto armadio per persona, oltre ad un tavolino e un cestino rifiuti per ciascuna camera;
« Risposta #1 il: 25 Settembre 2013, 23:35:37 »

References: SENTENZA

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 Sentenza 
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Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

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Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18