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Timestamp: 2019-02-22 07:47:45+00:00

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R.D. 16 marzo 1942, n. 262 – Approvazione del testo del codice civile (stralcio) Gazzetta Ufficiale 4 aprile 1942, n. 79, ed. straordinaria | Federproprietà Abruzzo
Federproprietà AbruzzoCondominio legislazione nazionaleR.D. 16 marzo 1942, n. 262 – Approvazione del testo del codice civile (stralcio) Gazzetta Ufficiale 4 aprile 1942, n. 79, ed. straordinaria
CODICE CIVILE LIBRO TERZO – DELLA PROPRIETÀ Titolo settimo – DELLA COMUNIONE Capo primo – Della comunione in generale Art. 1100 – Norme regolatrici Quando la proprietà o altro diritto […]
LIBRO TERZO – DELLA PROPRIETÀ Titolo settimo – DELLA COMUNIONE Capo primo – Della comunione in generale
Art. 1100 – Norme regolatrici
Art. 1101 – Quote dei partecipanti
Art. 1102 – Uso della cosa comune
Art. 1103 – Disposizioni della quota
Ciascun partecipante deve contribuire nelle spese necessarie per la conservazione e per il godimento della cosa comune e nelle spese deliberate dalla maggioranza a norma delle disposizioni seguenti salva la facoltà di liberarsene con la rinunzia al suo diritto.
Art. 1105 – Amministrazione
Art. 1108 – Innovazioni e altri atti eccedenti l’ordinaria amministrazione
Con deliberazione della maggioranza dei partecipanti che rappresenti almeno due terzi del valore complessivo della cosa comune, si possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento della cosa o a renderne più comodo o redditizio il godimento, purché esse non pregiudichino il godimento di alcuno dei partecipanti e non importino una spesa eccessivamente gravosa. Nello stesso modo si possono compiere gli altri atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, sempre che non risultino pregiudizievoli all’interesse di alcuno dei partecipanti.
Art. 1109 – Impugnazione delle deliberazioni
L’impugnazione deve essere proposta, sotto pena di decadenza entro trenta giorni dalla deliberazione. In pendenza del giudizio, l’autorità giudiziaria può ordinare la sospensione del provvedimento deliberato.
Art. 1110 – Rimborso di spese
Art. 1111 – Scioglimento della comunione
Art. 1112 – Cose non soggette a divisione
Art. 1113 – Intervento nella divisione e opposizione
Nessuna ragione di prelevamento in natura per crediti nascenti dalla comunione può opporsi contro le persone indicate dal comma precedente, eccetto le ragioni di prelevamento nascenti dal titolo anteriore alla comunione medesima, ovvero da collazione.
Art. 1114 – Divisione in natura
Art. 1115 – Obbligazioni solidali dei partecipanti
La somma per estinguere le obbligazioni si preleva dal prezzo di vendita della cosa comune, e, se la divisione ha luogo
in natura, si procede alla vendita di una congrua frazione della cosa, salvo diverso accordo tra i condividenti.
Art. 1116 – Applicabilità delle norme sulla divisione ereditaria
Alla divisione delle cose comuni si applicano le norme sulla divisione dell’eredità in quanto non siano in contrasto con quelle sopra stabilite.
Capo secondo – Del condominio negli edifici
Art. 1124 – Manutenzione e ricostruzione delle scale
Chi fa la sopraelevazione deve corrispondere agli altri condomini una indennità pari al valore attuale dell’area da occuparsi con la nuova fabbrica, diviso per il numero dei piani, ivi compreso quello da edificare, e detratto l’importo della quota a lui spettante. Egli è inoltre tenuto a ricostruire il lastrico solare di cui tutti o parte dei condomini avevano il diritto di usare.
Art. 1129 – Nomina e revoca dell’amministratore
Art. 1134 – Spese fatte dal condomino
Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino dissenziente può fare ricorso all’autorità giudiziaria, ma il ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità stessa. Il ricorso deve essere proposto, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni, che decorrono dalla data della deliberazione per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti.
Titolo VIII – Del possesso Capo I – Disposizioni generali
Tuttavia nei rapporti tra privati è concessa l’azione di spoglio rispetto ai beni appartenenti al pubblico demanio e ai beni delle province e dei comuni soggetti al regime proprio del demanio pubblico.
E’ possessore di buona fede chi possiede ignorando di ledere l’altrui diritto.
Sezione I – Dei diritti e degli obblighi del possessore nella restituzione della cosa
Il possessore che è tenuto a restituire i frutti indebitamente percepiti ha diritto al rimborso delle spese a norma del secondo comma dell’articolo 821.
Per le addizioni fatte dal possessore sulla cosa si applica il disposto dell’articolo 936. Tuttavia, se le addizioni costituiscono miglioramento e il possessore è di buona fede, è dovuta un’indennità nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa.
Art. 1151. Pagamento delle indennità.
L’autorità giudiziaria, avuto riguardo alle circostanze, può disporre che il pagamento delle indennità previste dall’articolo precedente sia fatto ratealmente, ordinando, in questo caso, le opportune garanzie.
Sezione II – Del possesso di buona fede di beni mobili
Art. 1153. Effetti dell’acquisto del possesso.
Art. 1154. Conoscenza dell’illegittima provenienza della cosa.
Art. 1156. Universalità di mobili e mobili iscritti in pubblici registri.
Sezione III – Dell’usucapione
Art. 1159-bis. Usucapione speciale per la piccola proprietà rurale.
Art. 1160. Usucapione delle universalità di mobili.
L’usucapione di un’universalità di mobili o di diritti reali di godimento sopra la medesima si compie in virtù del possesso continuato per venti anni.
Colui che acquista in buona fede da chi non è proprietario un bene mobile iscritto in pubblici registri, in forza di un titolo che sia idoneo a trasferire la proprietà e che sia stato debitamente trascritto, ne compie in suo favore l’usucapione col decorso di tre anni dalla data della trascrizione.
Le disposizioni generali sulla prescrizione, quelle relative alle cause di sospensione e d’interruzione e al computo dei termini si osservano in quanto applicabili, rispetto all’usucapione.
Art. 1166. Inefficacia delle cause di impedimento e di sospensione rispetto al terzo possessore.
Nell’usucapione ventennale non hanno luogo, riguardo al terzo possessore di un immobile o di un diritto reale sopra un immobile, né l’impedimento derivante da condizione o da termine né le cause di sospensione indicate dall’articolo 2942.
Art. 1167. Interruzione dell’usucapione per perdita di possesso.
L’usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno.
L’interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l’azione diretta a ricuperare il possesso e questo è stato ricuperato.
Capo III – Delle azioni a difesa del possesso
Art. 1169. Reintegrazione contro l’acquirente consapevole dello spoglio.
La reintegrazione si può domandare anche contro chi è nel possesso in virtù di un acquisto a titolo particolare, fatto con la conoscenza dell’avvenuto spoglio.
Chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di un’universalità di mobili può, entro l’anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione del possesso medesimo.
L’autorità giudiziaria, presa sommaria cognizione del fatto, può vietare la continuazione dell’opera, ovvero permetterla, ordinando le opportune cautele: nel primo caso, per il risarcimento del danno prodotto dalla sospensione dell’opera, qualora le opposizioni al suo proseguimento risultino infondate nella decisione del merito; nel secondo caso, per la demolizione o riduzione dell’opera e per il risarcimento del danno che possa soffrire il denunziante, se questi ottiene sentenza favorevole, nonostante la permessa continuazione.
L’autorità giudiziaria, qualora ne sia il caso dispone idonea garanzia per i danni eventuali.
Le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito, o da ogni altro atto, o fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico.
La prestazione che forma oggetto dell’obbligazione deve essere suscettibile di valutazione economica e deve corrispondere a un interesse, anche non patrimoniale del creditore.
Sezione I – Dell’adempimento in generale
Art. 1176. Diligenza nell’adempimento.
Quando l’obbligazione ha per oggetto la prestazione di cose determinate soltanto nel genere, il debitore deve prestare cose di qualità non inferiore alla media.
Chi è tenuto a dare una garanzia, senza che ne siano determinati il modo e la forma, può prestare a sua scelta un’idonea garanzia reale o personale, ovvero altra sufficiente cautela.
Art. 1182. Luogo dell’adempimento.
L’obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata deve essere adempiuta nel luogo in cui si trovava la cosa quando l’obbligazione è sorta.
L’obbligazione avente per oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza. Se tale domicilio è diverso da quello che il creditore aveva quando è sorta l’obbligazione e ciò rende più gravoso l’adempimento, il debitore, previa dichiarazione al creditore, ha diritto di eseguire il pagamento al proprio domicilio.
Art. 1183. Tempo dell’adempimento.
Se non è determinato il tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente. Qualora tuttavia, in virtù degli usi o per la natura della prestazione ovvero per il modo o il luogo dell’esecuzione, sia necessario un termine, questo, in mancanza di accordo delle parti, è stabilito dal giudice.
Se per l’adempimento è fissato un termine, questo si presume a favore del debitore, qualora non risulti stabilito a favore del creditore o di entrambi.
Tuttavia il debitore non può ripetere ciò che ha pagato anticipatamente, anche se ignorava l’esistenza del termine. In questo caso però egli può ripetere, nei limiti della perdita subita, ciò di cui il creditore si è arricchito per effetto del pagamento anticipato.
Il termine fissato per l’adempimento delle obbligazioni è computato secondo le disposizioni dell’articolo 2963. La disposizione relativa alla proroga del termine che scade in giorno festivo si osserva se non vi sono usi diversi.
Il pagamento fatto al creditore incapace di riceverlo non libera il debitore, se questi non prova che ciò che fu pagato è stato rivolto a vantaggio dell’incapace.
In mancanza di tale dichiarazione, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più debiti scaduti, a quello meno garantito; tra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il debitore; tra più debiti ugualmente onerosi, al più antico.
Chi, avendo più debiti, accetta una quietanza nella quale il creditore ha dichiarato di imputare il pagamento a uno di essi, non può pretendere un’imputazione diversa, se non vi è stato dolo o sorpresa da parte del creditore.
Art. 1197. Prestazione in luogo dell’adempimento.
Il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta. In questo caso l’obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita.
Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore è tenuto alla garanzia per l’evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno.
Art. 1198. Cessione di un credito in luogo dell’adempimento.
Quando in luogo dell’adempimento è ceduto un credito, l’obbligazione si estingue con la riscossione del credito, se non risulta una diversa volontà delle parti.
È salvo quanto è disposto dal secondo comma dell’articolo 1267.
Art. 1199. Diritto dei debitore alla quietanza.
Sezione II – Del pagamento con surrogazione
Art. 1201. Surrogazione per volontà del creditore.
Art. 1202. Surrogazione per volontà del debitore.
2) a vantaggio dell’acquirente di un immobile che, fino alla concorrenza del prezzo di acquisto, paga uno o più creditori a favore dei quali l’immobile è ipotecato;
4) a vantaggio dell’erede con beneficio d’inventario che paga con danaro proprio i debiti ereditari;
Se il credito è garantito da pegno, si osserva la disposizione del secondo comma dell’articolo 1263.
Sezione III – Della mora del creditore
Il creditore è in mora quando, senza il motivo legittimo, non riceve il pagamento offertogli nei modi indicati dagli articoli seguenti o non compie quanto è necessario affinché il debitore possa adempiere l’obbligazione.
Gli effetti della mora si verificano dal giorno dell’offerta, se questa è successivamente dichiarata valida con sentenza passata in giudicato o se è accettata dal creditore.
Art. 1208. Requisiti per la validità dell’offerta.
5) che si sia verificata la condizione dalla quale dipende l’obbligazione;
6) che l’offerta sia fatta alla persona del creditore o nel suo domicilio;
Se l’obbligazione ha per oggetto danaro titoli di credito ovvero cose mobili da consegnare al domicilio del creditore, l’offerta deve essere reale.
Se si tratta invece di cose mobili da consegnare in luogo diverso, l’offerta consiste nell’intimazione al creditore di riceverle, fatta mediante atto a lui notificato nelle forme prescritte per gli atti di citazione.
Art. 1210. Facoltà di deposito e suoi effetti liberatori.
Se il creditore rifiuta di accettare l’offerta reale o non si presenta per ricevere le cose offertegli mediante intimazione, il debitore può eseguire il deposito.
Se le cose non possono essere conservate o sono deteriorabili, oppure se le spese della loro custodia sono eccessive, il debitore, dopo l’offerta reale o l’intimazione di ritirarle, può farsi autorizzare dal tribunale a venderle nei modi stabiliti per le cose pignorate e a depositarne il prezzo.
4) che in caso di non comparizione del creditore, il processo verbale di deposito gli sia notificato con l’invito a ritirare la cosa depositata.
Se, dopo l’accettazione del deposito o il passaggio in giudicato della sentenza che lo dichiara valido, il creditore consente che il debitore ritiri il deposito, egli non può più rivolgersi contro i condebitori e i fideiussori, né valersi dei privilegi, del pegno e delle ipoteche che garantivano il credito.
Se il debitore ha offerto la cosa dovuta nelle forme d’uso anziché in quelle prescritte dagli articoli 1208 e 1209, gli effetti della mora si verificano dal giorno in cui egli esegue il deposito a norma dell’articolo 1212, se questo è accettato dal creditore o è dichiarato valido con sentenza passata in giudicato.
Se deve essere consegnato un immobile, l’offerta consiste nell’intimazione al creditore di prenderne possesso. L’intimazione deve essere fatta nella forma prescritta dal secondo comma dell’articolo 1209. Il debitore dopo l’intimazione al creditore, può ottenere dal giudice la nomina di un sequestratario. In questo caso egli è liberato dal momento in cui ha consegnato al sequestratario la cosa dovuta.
Se la prestazione consiste in un fare, il creditore è costituito in mora mediante l’intimazione di ricevere la prestazione o di compiere gli atti che sono da parte sua necessari per renderla possibile.
L’intimazione può essere fatta nelle forme d’uso.
Capo III – Dell’inadempimento delle obbligazioni
3) quando è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore. Se il termine scade dopo la morte del debitore, gli eredi non sono costituiti in mora che mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto, e decorsi otto giorni dall’intimazione o dalla richiesta.
Art. 1225. Prevedibilità del danno.
Art. 1229. Clausole di esonero da responsabilità.
Capo IV – Dei modi di estinzione delle obbligazioni diversi dell’adempimento
Sezione I – Della novazione
Art. 1231. Modalità che non importano novazione.
Sezione II – Della remissione
La dichiarazione del creditore di rimettere il debito estingue l’obbligazione quando è comunicata al debitore, salvo che questi dichiari in un congruo termine di non volerne profittare.
Art. 1237. Restituzione volontaria del titolo.
Sezione III – Della compensazione
Sezione IV – Della confusione
Quando le qualità di creditore e di debitore si riuniscono nella stessa persona, l’obbligazione si estingue, e i terzi che hanno prestato garanzia per il debitore sono liberati.
Art. 1255. Riunione delle qualità di fideiussore e di debitore.
Sezione V – Dell’impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore
Art. 1256. Impossibilità definitiva e impossibilità temporanea.
Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla.
Art. 1258. Impossibilità parziale.
Se la prestazione che ha per oggetto una cosa determinata è divenuta impossibile, in tutto o in parte, il creditore subentra nei diritti spettanti al debitore in dipendenza del fatto che ha causato l’impossibilità, e può esigere dal debitore la prestazione di quanto questi abbia conseguito a titolo di risarcimento.
Art. 1260. Cedibilità dei crediti.
I magistrati dell’ordine giudiziario, i funzionari delle cancellerie e segreterie giudiziarie, gli ufficiali giudiziari, gli avvocati, i procuratori, i patrocinatori e i notai non possono, neppure per interposta persona, rendersi cessionari di diritti sui quali è sorta contestazione davanti l’autorità giudiziaria di cui fanno parte o nella cui giurisdizione esercitano le loro funzioni, sotto pena di nullità e dei danni.
La cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata.
Quando il cedente ha garantito la solvenza del debitore, la garanzia cessa, se la mancata realizzazione del credito per insolvenza del debitore è dipesa da negligenza del cessionario nell’iniziare o nel proseguire le istanze contro il debitore stesso.
Capo VI – Della delegazione, dell’espromissione e dell’accollo
Il terzo delegato per eseguire il pagamento non è tenuto ad accettare l’incarico, ancorché sia debitore del delegante. Sono salvi gli usi diversi.
Il terzo che, senza delegazione del debitore, ne assume verso il creditore il debito, è obbligato in solido col debitore originario, se il creditore non dichiara espressamente di liberare quest’ultimo.
Art. 1276. Invalidità della nuova obbligazione.
Se l’obbligazione assunta dal nuovo debitore verso il creditore è dichiarata nulla o annullata, e il creditore aveva liberato il debitore originario, l’obbligazione di questo rivive, ma il creditore non può valersi delle garanzie prestate da terzi.
Sezione I – Delle obbligazioni pecuniarie
Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari al 2,5 per cento in ragione d’anno. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell’anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a 12 mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l’anno successivo.
Sezione II – Delle obbligazioni alternative
Il debitore di un’obbligazione alternativa si libera eseguendo una delle due prestazioni dedotte in obbligazione, ma non può costringere il creditore a ricevere parte dell’una e parte dell’altra.
Art. 1286. Facoltà di scelta.
La scelta diviene irrevocabile con l’esecuzione di una delle due prestazioni, ovvero con la dichiarazione di scelta, comunicata all’altra parte, o ad entrambe se la scelta è fatta da un terzo.
Art. 1287. Decadenza dalla facoltà di scelta.
Art. 1288. Impossibilità di una delle prestazioni.
L’obbligazione alternativa si considera semplice, se una delle due prestazioni non poteva formare oggetto di obbligazione o se è divenuta impossibile per causa non imputabile ad alcuna delle parti.
Art. 1289. Impossibilità colposa di una delle prestazioni.
Quando la scelta spetta al debitore, l’obbligazione alternativa diviene semplice, se una delle due prestazioni diventa impossibile anche per causa a lui imputabile. Se una delle due prestazioni diviene impossibile per colpa del creditore, il debitore, è liberato dall’obbligazione, qualora non preferisca eseguire l’altra prestazione e chiedere il risarcimento dei danni.
Quando la scelta spetta al creditore, il debitore è liberato dall’obbligazione, se una delle due prestazioni diviene impossibile per colpa del creditore, salvo che questi preferisca esigere l’altra prestazione e risarcire il danno. Se dell’impossibilità deve rispondere il debitore, il creditore può scegliere l’altra prestazione o esigere il risarcimento del danno.
Art. 1290. Impossibilità sopravvenuta di entrambe le prestazioni.
Qualora entrambe le prestazioni siano divenute impossibili e il debitore debba rispondere riguardo a una di esse, egli deve pagare l’equivalente di quella che è divenuta impossibile per l’ultima, se la scelta spettava a lui. Se la scelta spettava al creditore, questi può domandare l’equivalente dell’una o dell’altra.
Sezione III – Delle obbligazioni in solido
Art. 1293. Modalità varie dei singoli rapporti.
Art. 1294. Solidarietà tra condebitori.
Art. 1295. Divisibilità tra gli eredi.
Salvo patto contrario, l’obbligazione si divide tra gli eredi di uno dei condebitori o di uno dei creditori in solido, in proporzione delle rispettive quote.
Il debitore ha la scelta di pagare all’uno o all’altro dei creditori in solido, quando non è stato prevenuto da uno di essi con domanda giudiziale.
Il debitore in solido che ha pagato l’intero debito può ripetere dai condebitori soltanto la parte di ciascuno di essi.
La stessa norma si applica qualora sia insolvente il condebitore nel cui esclusivo interesse l’obbligazione era stata assunta.
Ciascuno dei debitori in solido può opporre in compensazione il credito di un condebitore solo fino alla concorrenza della parte di quest’ultimo.
Se nella medesima persona si riuniscono le qualità di creditore e di debitore in solido, l’obbligazione degli altri debitori si estingue per la parte di quel condebitore.
Se l’adempimento dell’obbligazione è divenuto impossibile per causa imputabile a uno o più condebitori, gli altri condebitori non sono liberati dall’obbligo solidale di corrispondere il valore della prestazione dovuta. Il creditore può chiedere il risarcimento del danno ulteriore al condebitore o a ciascuno dei condebitori inadempienti.
La costituzione in mora di uno dei debitori in solido non ha effetto riguardo agli altri, salvo il disposto dell’articolo 1310. La costituzione in mora del debitore da parte di uno dei creditori in solido giova agli altri.
Art. 1311. Rinunzia alla solidarietà.
Art. 1313. Insolvenza di un condebitore in caso di rinunzia alla solidarietà.
Sezione IV – Delle obbligazioni divisibili e indivisibili
Se più sono i debitori o i creditori di una prestazione divisibile e l’obbligazione non è solidale, ciascuno dei creditori non può domandare il soddisfacimento del credito che per la sua parte, e ciascuno dei debitori non è tenuto a pagare il debito che per la sua parte.
Art. 1315. Limiti alla divisibilità tra gli eredi del debitore.
Art. 1318. Indivisibilità nei confronti con gli eredi.
Art. 1319. Diritto di esigere l’intero.
Ciascuno dei creditori può esigere l’esecuzione dell’intera prestazione indivisibile. Tuttavia l’erede del creditore, che agisce per il soddisfacimento dell’intero credito, deve dare cauzione a garanzia dei coeredi.
Se uno dei creditori ha fatto remissione del debito o ha consentito a ricevere un’altra prestazione in luogo di quella dovuta, il debitore non è liberato verso gli altri creditori. Questi tuttavia non possono domandare la prestazione indivisibile se non addebitandosi ovvero rimborsando il valore della parte di colui che ha fatto la remissione o che ha ricevuto la prestazione diversa.
LIBRO QUARTO – DELLE OBBLIGAZIONI Titolo terzo – DEI SINGOLI CONTRATTI Capo primo – Della vendita
Sezione prima – Disposizioni generali
§1 Delle obbligazioni del venditore
Art. 1490 – Garanzia per i vizi della cosa venduta
Nei casi indicati dall’art. 1490 il compratore può domandare a sua scelta la risoluzione del contratto ovvero la riduzione del prezzo, salvo, che, per determinati vizi, gli usi escludano la risoluzione. La scelta è irrevocabile quando è fatta con la domanda giudiziale.
Art. 1493 – Effetti della risoluzione del contratto
Capo settimo – Dell’appalto
Art. 1668 – Contenuto della garanzia per difetti dell’opera
Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per la loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia. (Omissis)
Capo nono – Del mandato
Art. 1703 – Nozione
Art. 1705 – Mandato senza rappresentanza
Art. 1706 – Acquisti del mandatario
Art. 1707 – Crediti del mandatario
I creditori del mandatario non possono far valere le loro ragioni sui beni che, in esecuzione del mandato, il mandatario ha acquistati in nome proprio, purché, trattandosi di beni mobili o di crediti, il mandato risulti da scrittura avente data certa anteriore al pignoramento, ovvero, trattandosi di beni immobili o di beni mobili scritti in pubblici registri, sia anteriore al pignoramento la trascrizione dell’atto di ritrasferimento o della domanda giudiziale diretta a conseguirlo.
Art. 1708 – Contenuto del mandato
Art. 1709 – Presunzione di onerosità
Art. 1710- Diligenza del mandatario
Art. 1711 – Limiti del mandato
Art. 1712 – Comunicazione dell’eseguito mandato
Art. 1713 – Obbligo del rendiconto
Art. 1714 – Interessi sulle somme riscosse
Art. 1715 – Responsabilità per le obbligazioni dei terzi
La mancanza di patto contrario, il mandatario che agisce in proprio nome non risponde verso il mandante dell’adempimento delle obbligazioni assunte dalle persone con le quali ha contrattato, tranne il caso che l’insolvenza di queste gli fosse o dovesse essergli nota all’atto della conclusione del contratto.
Art. 1716 – Pluralità di mandatari
Art. 1718 – Custodia delle cose e tutela dei diritti del mandante
Art. 1720 – Spese e compenso del mandatario
Art. 1721 – Diritto del mandatario sui crediti
Art. 1723 – Revocabilità del mandato
Art. 1724 – Revoca tacita
Art. 1725 – Revoca del mandato oneroso
Art. 1726 – Revoca del mandato collettivo
Art. 1727 – Rinuncia del mandatario
Art. 1728 – Morte o incapacità del mandante o del mandatario
Art. 1729 – Mancata conoscenza della causa di estinzione
Art. 1730 – Estinzione del mandato conferito a più mandatari
Titolo nono – DEI FATTI ILLECITI
Art. 2049 – Responsabilità dei padroni e dei committenti
Art. 2051 – Danno cagionato da cose in custodia
Art. 2052 – Danno cagionato da animali

References: Art. 1100

Art. 1100

Art. 1101

Art. 1102

Art. 1103

Art. 1105

Art. 1108

Art. 1109

Art. 1110

Art. 1111

Art. 1112

Art. 1113

Art. 1114

Art. 1115

Art. 1116

Art. 1124

Art. 1129

Art. 1134

Art. 1151

Art. 1153

Art. 1154

Art. 1156

Art. 1159

Art. 1160

Art. 1166

Art. 1167

Art. 1169
 sentenza 

Art. 1176

Art. 1182

Art. 1183

Art. 1197

Art. 1198

Art. 1199

Art. 1201

Art. 1202
 sentenza 

Art. 1208

Art. 1210
 sentenza 
 sentenza 

Art. 1225

Art. 1229

Art. 1231

Art. 1237

Art. 1255

Art. 1256

Art. 1258

Art. 1260

Art. 1276

Art. 1286

Art. 1287

Art. 1288

Art. 1289

Art. 1290

Art. 1293

Art. 1294

Art. 1295

Art. 1311

Art. 1313

Art. 1315

Art. 1318

Art. 1319

§1

Art. 1490

Art. 1493

Art. 1668

Art. 1703

Art. 1705

Art. 1706

Art. 1707

Art. 1708

Art. 1709

Art. 1710

Art. 1711

Art. 1712

Art. 1713

Art. 1714

Art. 1715

Art. 1716

Art. 1718

Art. 1720

Art. 1721

Art. 1723

Art. 1724

Art. 1725

Art. 1726

Art. 1727

Art. 1728

Art. 1729

Art. 1730

Art. 2049

Art. 2051

Art. 2052