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Timestamp: 2016-05-31 21:47:34+00:00

Document:
BASILICATA - Gazzetta Amministrativa
/Gazzette Regionali
CONTENZIOSO ON LINE REGIONE BASILICATA
CONTENZIOSO ON LINE COMUNI DELLA BASILICATA
Centro di Competenza Area Meridionale
Quotidiano della P.A. Regione Basilicata
giovedì 12 maggio 2016 19:41
TAR Basilicata: Bando per Tirocinio formativo - Scadenza 12.6.2016
segnalazione del Bando pubblicato sul giustizia-amministrativa.it
È stato pubblicato sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa il Bando per n. 1 tirocinio formativo presso il TAR Basilicata. Scadenza per presentare la domanda 12.6.2016
sabato 26 marzo 2016 07:02
Regione Basilicata: adottato il Piano antincendio boschivo del Parco nazionale dell'Appennino Lucano, Val d'Agri e Lagonegrese segnalazione del comunicato del Ministero dell'Ambiente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 23.3.2016
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 23.3.2016 il comunicato del MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE sull''Adozione del Piano antincendio boschivo (piano AIB), con periodo di validita' 2012-2016, del Parco nazionale dell'Appennino Lucano, Val d'Agri e Lagonegrese ricadente nel territorio della Regione Basilicata
segnalazione del comunicato del Ministero dell'Ambiente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 23.3.2016
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 23.3.2016 il comunicato del MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE sull''Adozione del Piano antincendio boschivo (piano AIB), con periodo di validita' 2012-2016, del Parco nazionale dell'Appennino Lucano, Val d'Agri e L ... Continua a leggere
domenica 27 dicembre 2015 10:28
Comune di Potenza: impianti eolici, il calcolo della potenza elettrica nominale per la valutazione istruttoria delle iniziative edificatorie
Secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza ai fini del calcolo della potenza elettrica nominale per la valutazione istruttoria delle iniziative edificatorie, i limiti di capacità di generazione e di potenza sono da intendersi riferiti alla somma delle potenze nominali dei singoli impianti di produzione facenti capo al medesimo punto di connessione alla rete elettrica, appartenenti allo stesso soggetto, ovvero a soggetti che si trovino in posizione di controllante o controllato, ovvero che siano riconducibili ad unico centro di interesse ( cfr. per tutte : Cons. Stato, Sez. V, 10 settembre 2012, n. 4780).
È questo il principio ribadito dalla Quarta Sezione del Consiglio di Stato che nella sentenza del 21.12.2015 ha evidenziato come tali presupposti hanno l'evidente finalità di contemperare i contrapposti interessi, pubblici e privati, in gioco e di evitare che iniziative di dimensioni apparentemente limitate possano, in realtà, dar vita a progetti significativamente impattanti sul corretto assetto urbanistico del territorio (e sui relativi interessi paesaggistico, ambientale, storico, etc.).
Sulla base di tali premesse nella vicenda in esame il Collegio ha ritenuto che, diversamente da quanto prospettato dall’Amministrazione appellante, la circostanza che le procedure P.A.S. siano state formalmente presentate, per gli 8 aerogeneratori, dalla stessa associazione professionale è del tutto irrilevante, essendo viceversa decisivo il fatto che detti aerogeneratori appartengano a soggetti diversi, e che gli stessi non siano stati collegati tutti allo stesso punto di connessione delle rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica.
Correttamente, pertanto, il primo giudice non ha considerato nel complessivo ammontare la singola potenza dei vari aerogeneratori, atteso che nella specie non sussistono i requisiti dell’ “unità della posizione decisionale” e dell’ “unicità del punto di connessione” sopra specificati.
E ciò, in quanto la citata associazione professionale rappresenta unicamente un “operatore tecnico” di supporto ai (ed a servizio dei) vari e diversi proprietari, che non risultano aver in alcun modo programmato la realizzazione di un unico parco eolico
Secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza ai fini del calcolo della potenza elettrica nominale per la valutazione istruttoria delle iniziative edificatorie, i limiti di capacità di generazione e di potenza sono da intendersi riferiti alla somma delle potenze nominali dei singoli impi ... Continua a leggere
domenica 22 novembre 2015 09:27
Accesso ai documenti: il Comune ha il dovere di rispondere sul merito della richiesta e non può limitarsi a “girare” al richiedente l’avviso contrario del controinteressato
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 19.11.2015 n. 5279
La vicenda giunta all'attenzione della Quarta Sezione del Consiglio di Stato vede l'appellante, comproprietario del piano terra in un edificio sito nel centro storico del Comune di Montalbano Jonico ( località “Terra Vecchia” ), richiedere con apposita al predetto Comune di ottenere l’accesso gli atti relativi ai procedimenti amministrativi riguardanti le opere edilizie poste in essere dal proprietario del primo e secondo piano di detto fabbricato e in particolare gli atti relativi al procedimento SCIA e a quello riguardante l’autorizzazione ambientale.
Fra i predetti condomini era insorta una controversia innanzi al giudice civile per questioni inerenti lavori “condominiali” e la richiesta di accesso veniva formulata da parte dell’attuale appellante al fine di soddisfare le esigenze difensive.
Il responsabile del procedimento di accesso comunicava (nota prot. n. 14133 del 10/10/2014) che il controinteressato aveva espresso la propria opposizione alla richiesta di accesso ritenendola illegittima ed inammissibile. A tale nota il ricorrente controdeduceva con missiva facendo rilevare l’intervenuto silenzio-diniego ad ostendere gli atti richiesti; faceva quindi seguito la presentazione in data 11/11/2014 del ricorso innanzi al TAR della Basilicata ai sensi dell’art.25 della legge n.241/90, per far valere il diritto all’accesso, con conseguente condanna dall’Amministrazione a provvedere .
L’adito Tribunale amministrativo con sentenza n. 200/2015 dichiarava il ricorso inammissibile per non avere il ricorrente impugnato la nota comunale (prot. n. 14133 del 10/10/2014) con la quale si comunicava che il controinteressato aveva espresso la propria opposizione alla richiesta di accesso ritenendola illegittima ed inammissibile e non sussistendo al riguardo alcun silenzio-diniego. L’interessato ha impugnato detta sentenza deducendone la erroneità.
Il Consiglio di Stato Sez. IV con sentenza del 19.11.2015 n. 5279 ha accolto l'appello affermando che il decisum gravato si appalesa erroneo nella parte in cui il giudice di prime cure ha ritenuto che il Comune di Montalbano Jonico ha evaso la richiesta di accesso con la nota prot. n. 14133 del 10/10/2014, mentre così non è. Invero detta nota, per il contenuto da essa recato, costituisce esclusivamente un “mezzo” di mera notiziazione effettuata dall’Amministrazione, laddove lo si informa che il controinteressato, informato dal Comune della richiesta di accesso prodotta dall’appellante, ha fatto sapere di essere contrario a detta istanza.
Quello del 10 ottobre 2014 non è un atto con cui si evade la domanda di accesso, essendosi il Comune limitato ad assumere il ruolo di mero nuncius, mentre invece la suindicata Amministrazione avrebbe dovuto assumere un atto con valenza di determinazione in ordine a quanto alla stessa richiesto .
Il soggetto destinatario della domanda di accesso è (e non può non essere) l’Ente pubblico locale (e/o il concessionario di servizio pubblico) che detiene gli atti e/o i documenti amministrativi che si chiede di conoscere ed è sull’Amministrazione che incombe l’onere di dare riscontro alla domanda di ostensione avanzata da un privato, sussistendone, s’intende, le condizioni di ammissibilità dell’istanza, qui per il vero non messe in discussione. Insomma quella verificatosi è un vero e proprio non liquet e quindi in sostanza l’Amministrazione comunale, che aveva il dovere di rispondere sul merito della richiesta di accesso senza limitarsi a “girare” al richiedente l’avviso contrario del contro interessato, ha sostanzialmente omesso di pronunciarsi In concreto si è allora formato un comportamento di inerzia e/o di inadempimento sostanziale che va censurato perché elusivo dell’obbligo posto a carico della P.A. di provvedere e di esprimersi congruamente sulla domanda di accesso nel termine di trenta giorni dalla data di presentazione della istanza stessa, pena il configurasi del silenzio-inadempimento.
E’ il caso a questo punto di rilevare che tempestivamente l’interessato ha provveduto a proporre gravame giurisdizionale ai sensi e per gli effetti dell’art. 25 della legge n.241/90, senza che possa configurarsi a carico del medesimo quale che sia onere di impugnare quella che si qualifica sia formalmente che in concreto come una nota di “notiziazione” (id est l’atto datato 10 ottobre 2014 prot. n. 14133).
In ragione della fondatezza delle censure ivi formulate, il Collegio ha accolto l’appello, con conseguente condanna del Comune a consentire all'appellante l’accesso agli atti mediante ostensione e/o rilascio di copia degli atti stessi (previo pagamento, in questo seconda ipotesi, dei relativi diritti).
La vicenda giunta all'attenzione della Quarta Sezione del Consiglio di Stato vede l'appellante, comproprietario del piano terra in un edificio sito nel centro storico del Comune di Montalbano Jonico ( località “Terra Vecchia” ), richiedere con apposita al predetto Comune di ottenere l’accesso gli a ... Continua a leggere
martedì 10 febbraio 2015 11:35
Regione Basilicata cerca tirocinanti segnalazione del comunicato di Lineaamica.gov del 9.2.2015
La selezione dei candidati prevede lo svolgimento di un colloquio al fine di valutare motivazioni e requisiti attitudinali per l’attivazione del tirocinio.
Gli interessati possono candidarsi entro il 28 febbraio 2015, dichiarando di possedere i suddetti requisiti e presentando una scheda di sintesi della tesi in preparazione o della ricerca da effettuare. Le domande vanno inoltrate, anche via e-mail, all'indirizzo: michele.strazza@regione.basilicata.it. segnalazione del comunicato di Lineaamica.gov del 9.2.2015
L’opportunità si rivolge a laureandi e neolaureati (ossia coloro che hanno conseguito il titolo da non più di 12 mesi) in discipline giuridiche ed econom ... Continua a leggere
venerdì 2 gennaio 2015 18:51
Comune di Tricarico: parere della Corte dei Conti sui debiti fuori bilancio
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale per il Controllo della Basilicata parere del 22.12.2014
Quesito: Il Comune di Tricarico premettendo che il data 29 novembre 2014 ha aderito alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, ai sensi dell’art. 243bis Tuel n. 267/2000 e non ha ancora approvato il relativo piano, chiede di sapere se – nelle more dell’approvazione del suddetto piano da parte dell’Organo consiliare- “sussista in capo a quest’ultimo l’obbligo di riconoscere entro il 31 dicembre p.v. i debiti fuori bilancio rivenienti da sentenze e/o da acquisizioni di beni e servizi in violazione degli obblighi contabili, ai sensi dell’art. 194 Tuel 267/00, pur non avendo la possibilità di copertura finanziaria sul bilancio di previsione corrente e considerato che la massa debitoria stimata troverà copertura nelle entrate previste nelle varie annualità del piano stesso”.
Parere: 6. Al fine di rispondere al quesito, si ritiene opportuno ricostruire brevemente lo statuto giuridico dei “debiti fuori bilancio” così come disciplinato nell’attuale sistema giuscontabile.
In mancanza di una specifica definizione normativa, i connotati essenziali dell’istituto in esame sono frutto dell’elaborazione dottrinaria e giurisprudenziale e sono stati trasposti, tra l’altro, nell’ambito dei vigenti principi contabili (in particolare il Principio Contabile n. 2 per gli Enti locali approvato dall’Osservatorio nel 2008).
In particolare, ai sensi del combinato disposto dei punti 90 e 91, del Principio Contabile n. 2 “(..) la locuzione “fuori bilancio” è da intendere riferita ad una fattispecie non considerata negli indirizzi programmatici e nelle autorizzazioni di bilancio approvate dal Consiglio, sia a livello annuale, sia pluriennale, e perfezionate dalla Giunta con la definizione ed approvazione del Piano esecutivo di gestione”. “Il debito fuori bilancio rappresenta un’obbligazione verso terzi per il pagamento di una determinata somma di denaro, assunta in violazione delle norme giuscontabili che regolano i procedimenti di spesa degli enti locali”.
In quanto tale, il debito fuori bilancio rappresenta un debito “occulto” dell’Ente, capace di alterarne, anche in maniera strutturale, gli equilibri di bilancio.
Ciò che connota tale tipologia di debiti è, infatti, la violazione delle norme giuscontabili che regolano i procedimenti di spesa.
Ci si riferisce in particolare alle prescrizioni contenute nell’art. 191 del Dlgs 267/2000 (Testo Unico degli Enti locali o, per brevità, Tuel).
7. Nonostante tale genetica difformità rispetto alle prescrizioni di legge, in alcune ipotesi tassativamente previste, tale tipologia di debiti deve essere inclusa “ex post” nel sistema di bilancio dell’Ente, e ciò mediante un’apposita procedura di riconoscimento del debito, assunta mediante delibera del Consiglio comunale ai sensi dell’art. 194, comma 1, Tuel.
Tale delibera di riconoscimento, sussistendone i presupposti previsti dall’art. 194 Tuel, costituisce un atto dovuto e vincolato per l’Ente (cfr. ex plurimis, Consiglio di Stato sentenza n. 6269 del 27 dicembre 2013) e deve essere realizzato previa idonea istruttoria che, in relazione a ciascun debito, evidenzi le modalità di insorgenza, di quantificazione e le questioni giuridiche che vi sono sottese.
8. L’art. 194 Tuel disciplina l’ambito e le procedure per riconoscere la legittimità dei debiti fuori bilancio, individuando, in via tassativa, le tipologie per le quali è resa possibile l’imputazione dell’obbligo insorto in capo all’Ente con l’adozione di apposita deliberazione del Consiglio (cfr. punto 192, Principio Contabile n. 2).
Tali tipologie di debito sono indicate nel dettaglio ai sensi del comma 1, lettere da a) ad e) dell’194 Tuel.
L’articolato in questione, infatti, è norma di carattere eccezionale e non consente di effettuare spese in difformità dai procedimenti disciplinati dalla legge, ma è finalizzata a ricondurre, nei casi previsti e tipici, particolari tipologie di spesa nel sistema di bilancio (cfr. punto 96, Principio Contabile n. 2).
Ai sensi dei vigenti principi contabili, la disciplina legislativa di cui al capo IV del TUEL, in quanto finalizzata alla migliore applicazione, in materia di gestione degli enti locali, dei principi di veridicità, trasparenza ed equilibrio di bilancio, obbliga i singoli enti, in presenza di tutti i presupposti disciplinati dalla norma, ad adottare con tempestività i provvedimenti di riconoscimento dei debiti fuori bilancio, onde evitare, la formazione di ulteriori oneri aggiuntivi a carico dell’ente come eventuali interessi o spese di giustizia.
La mancata tempestiva adozione degli atti amministrativi necessari è astrattamente idonea a generare responsabilità per funzionari e/o amministratori.
I principi generali dell’ordinamento richiedono, infatti, agli amministratori e ai funzionari degli enti locali sia di evidenziare con tempestività le passività insorte che determinano debiti fuori bilancio, sia di adottare tempestivamente e contestualmente gli atti necessari a riportare in equilibrio la gestione modificando, se necessario, le priorità in ordine alle spese già deliberate per assicurare la copertura di debiti fuori bilancio insorti.
Il principio dell’economicità della gestione richiede che le verifiche previste dall’art. 193 Tuel siano immediatamente effettuate, evitando la maturazione di interessi e penalità a carico dell’ente. Il funzionario e/o l’amministratore che sia a conoscenza dell’esistenza di una possibile situazione di debito fuori bilancio è tenuto a informare con immediatezza il responsabile del servizio economico finanziario che deve attivare il procedimento previsto dalla legge senza ritardo.
Peraltro, sempre in un’ottica di sana gestione finanziaria, risulta opportuno che l’Ente, in sede di programmazione, per garantire il mantenimento dell’equilibrio del bilancio nel tempo, istituisca appositi stanziamenti per affrontare l’onere connesso a possibili situazioni debitorie fuori bilancio.
9. Con specifico riferimento al riconoscimento dei debiti fuori bilancio di cui alle lettere a) ed e) dell’art. 194 Tuel, oggetto dell’odierna richiesta di parere, si osserva quanto segue.
Nel caso di debiti derivanti da sentenza esecutiva il significato del provvedimento del Consiglio non è quello di riconoscere una legittimità del debito che già esiste, ma di ricondurre al sistema di bilancio un fenomeno di rilevanza finanziaria che è maturato all’esterno di esso (cfr. punto 101, Principio Contabile n. 2, nonché ex plurimis Cass. Civ., Sez. I, 16/6/2000 n. 8223).
In tale senso l’Ente non ha alcun margine di discrezionalità.
La convocazione del Consiglio per l’adozione delle misure di riequilibrio deve essere disposta immediatamente e in ogni caso in tempo utile per effettuare il pagamento nei termini di legge ed evitare la maturazione di oneri ulteriori a carico del bilancio dell’Ente (cfr paragrafo 102 e 103 Principio contabile n. 2).
Tale procedura non costituisce impedimento all’attivazione delle azioni a tutela dell’ente (Punto 95, Principio Contabile n. 2).
Il riconoscimento di tale tipologia di debito non costituisce acquiescenza alla stessa e pertanto non esclude l’ammissibilità dell’impugnazione.
Pertanto, tale delibera di riconoscimento deve essere integrata dalla riserva di ulteriori impugnazioni ove possibili e opportune.
Inoltre, come già rilevato da questa Sezione di controllo “ Al fine di assicurare la maggior tutela possibile alle casse dell’Ente appare necessaria, in ogni caso, l’adozione da parte dell’amministrazione comunale di tutte le possibili misure idonee a garantire il recupero di quanto risultasse non dovuto all’esito della definizione dei procedimenti giurisdizionali pendenti” (cfr. Corte dei conti, Sezione di controllo Basilicata, deliberazione n. 121/2013/PAR)
Nel caso di debiti derivanti da acquisizione di beni e servizi in violazione degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 191, si pone, invece, un preliminare problema di accertamento, in concreto, della legittimità di tali debiti in termini di “an”, “quantum” e “quomodo”, e ciò in quanto l’Ente deve accertare e dimostrare l’utilità e l’arricchimento conseguiti nell’ambito e funzionalmente dell’espletamento delle funzioni e dei servizi di propria competenza (cfr. art. 194, comma 1, lett. e).
10. L’obbligo di deliberare il riconoscimento dei suddetti debiti fuori bilancio sorge contestualmente al verificarsi dei presupposti previsti dall’art. 194 Tuel.
Si ricorda in proposito che, ai sensi del comma 4 dell’art. 193 Tuel, la mancata adozione, da parte dell’Ente, dei provvedimenti di riequilibrio resi necessari anche per il ripiano degli eventuali debiti fuori bilancio è equiparata ad ogni effetto di legge alla mancata approvazione del bilancio di previsione con la conseguente applicazione della procedura di scioglimento del consiglio comunale di cui al comma 2 dell’art. 141 Tuel.
11. La delibera di riconoscimento del debito costituisce il presupposto giuridico per l’individuazione delle misure volte alla sua copertura finanziaria, e ciò in conformità alle misure individuate dal combinato disposto degli art. 194 e 193 Tuel.
La copertura finanziaria di tale tipologia di debiti è, infatti, funzionale a salvaguardare ovvero a ripristinare gli equilibri di bilancio incisi dall’emersione di tali posizioni debitorie (cfr. art. 193 Tuel, comma 2).
Qualora tali strumenti non fossero sufficienti allo scopo, l’Ente corre il rischio di versare, di fatto, in uno stato di dissesto ai sensi dell’ art. 244 Tuel.
Al fine di ovviare a tale situazione, l'Ente può ricorrere, sussistendone i relativi presupposti, alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dall'art. 243-bis del Tuel.
Ai sensi del comma 7 di tale articolato normativo “(..) per il finanziamento dei debiti fuori bilancio l'ente può provvedere anche mediante un piano di rateizzazione, della durata massima pari agli anni del piano di riequilibrio, compreso quello in corso, convenuto con i creditori”.
Inoltre, ai sensi dell’art. 43 del Dl 133/2014, convertito nella legge 164/2014 «Gli enti locali che hanno deliberato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, ai sensi dell'articolo 243-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, possono prevedere, tra le misure di cui alla lettera c) del comma 6 del medesimo articolo 243-bis necessarie per il ripiano del disavanzo di amministrazione accertato e per il finanziamento dei debiti fuori bilancio, l'utilizzo delle risorse agli stessi enti attribuibili a valere sul "Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali” di cui all'articolo 243-ter del decreto legislativo n. 267 del 2000».
Sul punto si è peraltro di recente espressa la Sezione Autonomie di questa Corte, nell’ambito dell’audizione sul “DDL- Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche. A.C 2162” del 21 marzo 2014, confermando che “ La chiara individuazione e la conseguente correzione dei fattori di squilibrio strutturale, da un lato, e l’alleggerimento delle gestioni dal peso dei debiti fuori bilancio, dall’altro, possono contribuire, attraverso il piano di rientro decennale, ad un effettivo risanamento dei bilanci”.
A tale scopo, però, è necessario che l’Ente effettui in via preliminare una“(…) ricognizione di tutti i debiti fuori bilancio riconoscibili ai sensi dell'articolo 194” (cfr. comma 7 art. 243 bis Tuel), e ciò al fine di consentire l’emersione della complessiva situazione debitoria dell’Ente, funzionale all’adozione di un piano di risanamento del bilancio dell’Ente, effettivo ed efficace.
In caso contrario, oltre a violare lo specifico disposto di cui all’art. 243 bis Tuel, si altererebbe l’attendibilità complessiva del piano, con tutte le conseguenze a questo connesse anche in termini di sussistenza dei presupposti per la sua approvazione da parte degli organi competenti.
Per scaricare il testo del parere cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Quesito: Il Comune di Tricarico premettendo che il data 29 novembre 2014 ha aderito alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, ai sensi dell’art. 243bis Tuel n. 267/2000 e non ha ancora approvato il relativo piano, chiede di sapere se – nelle more dell’approvazione del suddetto piano d ... Continua a leggere
lunedì 15 dicembre 2014 22:27
Regione Basilicata: il Ministro Lanzetta e il Presidente Pittella firmano Carta d'Intenti
Segnalazione del comunicato della PCM DAR del 15.12.2014
Un protocollo d'intesa per avviare una fase di confronto e sperimentazione interistituzionale e progettare insieme modelli innovativi per le pubbliche amministrazioni, con l'obiettivo di favorire anche il processo di riordino dell'architettura del territorio in atto. Lo hanno firmato oggi a Matera il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Maria Carmela Lanzetta e il Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella. L'accordo intende valorizzare anche l'esperienza maturata dalla Regione Basilicata in materia di decentramento amministrativo, nonché le buone pratiche sperimentate dalla Regione stessa. Nel dettaglio, il documento d'intenti prevede l'avvio di una fase di analisi e sperimentazione per individuare e condividere buone prassi replicabili anche in altre realtà regionali. In questo contesto saranno privilegiati gli ambiti di intervento relativi alle forme associative da parte delle autonomie territoriali, alla costituzione e attività delle Unioni di Comuni, all'efficientamento dei servizi, alla razionalizzazione dei sistemi di acquisto di beni e servizi, alla diffusione e uso delle nuove tecnologie della comunicazione, in linea con quanto definito dall'Agenda digitale nazionale e della Basilicata. “L'accordo firmato oggi segna l'inizio di un percorso di collaborazione e confronto tra il Ministero e la Regione Basilicata con l'obiettivo di migliorare il processo di attuazione delle leggi, ascoltando innanzitutto le esigenze e le esperienze maturate sui territori – ha dichiarato il Ministro Lanzetta – È un'iniziativa innovativa, che vuole valorizzare e promuovere le buone pratiche regionali e dare una spinta al processo di riordino amministrativo, puntando sulle gestioni associate e sulle Unioni di Comuni”. Segnalazione del comunicato della PCM DAR del 15.12.2014
Un protocollo d'intesa per avviare una fase di confronto e sperimentazione interistituzionale e progettare insieme modelli innovativi per le pubbliche amministrazioni, con l'obiettivo di favorire anche il processo di riordino dell'architettura del territorio in atto. Lo hanno firmato oggi a Matera ... Continua a leggere
domenica 23 novembre 2014 18:54
Servizio Civile Nazionale in Basilicata: Bando per la selezione di 236 volontari Segnalazione del bando per progetti di Servizio Nazionale Civile.
È stato pubblicato il bando per la selezione di 236 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale in Basilicata che hanno inserito la Misura servizio civile nazionale nel loro Piano di attuazione di Garanzia Giovani (GG).
Segnalazione del bando per progetti di Servizio Nazionale Civile.
Per Maggiori informazioni cliccare su "Accedi al provvedim ... Continua a leggere
mercoledì 12 novembre 2014 23:17
Tirocini Formativi presso il Consiglio regionale della Basilicata: fissato al 31.12.2014 il termine per la presentazione delle manifestazioni d'interesse Avviso pubblico del Consiglio Regionale del 6.10.2014
È pubblicato nella sezione Avvisi, Bandi e Concorsi, l’Avviso pubblico "Manifestazione di interesse per la selezione di tirocini formativi presso il Consiglio regionale", per laureandi in materie giuridiche ed economiche.
Le domande devono essere presentate entro il 31/12/2014.
Avviso pubblico del Consiglio Regionale del 6.10.2014
Per maggiori inf ... Continua a leggere
mercoledì 12 novembre 2014 23:10
Corte dei Conti: Le risorse del bilancio che i Comuni di minore dimensione demografica destinano al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali rientrano nell’ambito di applicazione del dl n. 78/2010 convertito in legge n. 122/2010 (risposta al quesito del Comune di Barile)
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Basilicata n. 4152 del 30.10.2014
Con nota del 13 marzo 2014 il Sindaco del comune di Barile, dopo aver tra l’altro evidenziato:
• «che contestualmente all’approvazione del nuovo Regolamento sull’ordinamento degli ufﬁci e dei servizi, è stato ridisegnato l’assetto organizzativo con la previsione di cinque strutture di massima dimensione, in luogo dei precedenti tre settori, in coincidenza dei quali è stata deliberata…» l’istituzione «… delle posizioni organizzative di cui agli art. 8 e segg. del CCNL 31/03/1999»;
• «che l’art. 17, comma 2, lett. c), del CCNL 1/04/1999 nello stabilire che le risorse decentrate siano utilizzate per “costituire il fondo per corrispondere la retribuzione di posizione e risultato secondo la disciplina dell’art. 10 del CCNL del 31.3.1999", esclude i “Comuni di minori dimensioni demografiche di cui all’art. 11 dello stesso CCNL”»;
• che in tale contesto sono state riconosciute «… ai diversi titolari di p.o., incaricati con apposito provvedimento del Sindaco, le rispettive retribuzioni di posizione, con riserva di operare i necessari conguagli a seguito della conseguente ripesatura delle posizioni apicali da effettuarsi in base al riassetto organizzativo adottato, il cui trattamento, trattandosi di Ente privo di figure dirigenziali, non grava sul fondo ex art. 15 del CCNL 1/04/1999, ma viene finanziato con risorse autonome del bilancio comunale»;
ha chiesto che la Sezione esprima un parere sul seguente quesito: «…se – fermo restando il rispetto dei vincoli di cui all’art. 1 comma 557 della legge 296/06 – ai fini della rideterminazione, in conseguenza della prospettata adozione della nuova struttura, del trattamento economico spettante agli incaricati di posizione organizzativa, la cui spesa è posta ad intero carico del Bilancio comunale (trovando applicazione la speciale disciplina dell'art. 11 del CCNL 31/03/1999), debba essere comunque considerato l’importo complessivo del trattamento retributivo assegnato alle p.o. al medesimo titolo nell’anno 2010, quale limite massimo non derogabile ﬁssato dall'art. 9, comma 2-bis, del d.l. 78/2010 convertito in legge n. 122/2010»;
- che questa Sezione regionale di controllo, con deliberazione n. 61/2014/QMIG del 9 aprile 2014, ritenuta l’ammissibilità, nei termini ivi evidenziati, delle questioni prospettate, ha sollevato questione di massima sulla quale si è pronunciata la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti con deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG del 6 ottobre 2014, depositata il 21 ottobre 2014;
tanto premesso, si espone quanto segue.
RISPOSTA: Con specifico riferimento al contenimento delle spese in di pubblico impiego, l’art. 9 del D.L. n.78/2010 (come modificato dall’art. 1, comma 1, lett. a), del D.P.R. 4 settembre 2013, n. 122) ha introdotto disposizioni tese, per il triennio 2011-2013, a cristallizzare (per quanto possibile), il livello di spesa sostenuta nel 2010 intervenendo sia sul trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, per il quale è stato inibito l’incremento e prevista una riduzione, qualora si superassero determinate soglie (comma 1 e 2), sia sull’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, che non possono superare l’importo fatto registrare nel 2010 e sono, in ogni caso, ridotte in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio (comma 2bis).
Nella suindicata deliberazione n. 61/2014/QMIG, alla quale si rinvia per ogni aspetto di dettaglio, questa Sezione regionale di controllo ha evidenziato che l’enunciazione letterale di tale ultima disposizione non contiene, prima facie, alcuna distinzione tra le risorse provenienti dai fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa e quelle genericamente rivenienti dal bilancio dell’ente, limitandosi a richiedere, per l’operatività del vincolo, che la spesa sia destinata al suindicato trattamento accessorio del personale.
Questo Collegio ha, conseguentemente, ritenuto che l’importo complessivo del trattamento retributivo assegnato alle posizioni organizzative nell’anno 2010 debba comunque essere considerato quale limite massimo non derogabile, e ciò nonostante la prospettata adozione del nuovo assetto che prevede cinque strutture di massima dimensione, in luogo dei precedenti tre settori.
Alla luce delle argomentazioni esposte nella predetta delibera e delle divergenze interpretative ivi evidenziate questa Sezione ha sollevato questione di massima per stabilire se le risorse da assoggettare a contenimento, ai sensi del sopra citato comma 2-bis dell’art. 9 del D.L. n. 78/2010, siano integralmente identificabili con quelle che confluiscono nei fondi delle risorse decentrate ovvero comprendano anche quelle diverse, rivenienti dal bilancio dell’ente, destinate al finanziamento del trattamento accessorio spettante ai titolari di posizioni organizzative negli enti di minore dimensione geografica (ai sensi degli artt. 8 e segg. del CCNL di settore del 31 marzo 1999 e dell’art. 17, comma 2, lett. c), del CCNL di settore del 1° aprile 1999).
La Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, con deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG, ha tra l’altro evidenziato che:
«… la determinazione del significato precettivo dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2010, non può non tenere in debita considerazione, anzitutto, l’espressione letterale adoperata dal legislatore per demarcare l’ambito applicativo della disposizione in esame. Invero, l’impiego di termini dal valore semantico generale ed omnicomprensivo contenuti nell’espressione “…l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale” denota una evidente volontà di ricomprendere nella fattispecie normativa ogni genere di risorse funzionalmente destinate ad offrire copertura agli oneri accessori del personale, senza alcuna considerazione per l’origine o la provenienza delle risorse se non sotto il profilo della presenza di un vincolo di destinazione giuridicamente rilevante.
In questo senso, occorre riconoscere che tanto le risorse del bilancio imputate al fondo, quanto le risorse direttamente stanziate in bilancio a copertura degli oneri relativi alle posizioni organizzative nei Comuni privi di qualifiche dirigenziali presentano le medesime caratteristiche funzionali di destinazione e sono idonee ad incrementare la spesa per il trattamento accessorio del personale in ragione del loro concreto utilizzo».
Con la predetta deliberazione la Sezione delle Autonomie ha, altresì, stabilito quanto segue:
«Deve dunque concludersi che il riferimento indistinto “all’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale”, obbliga le Amministrazioni che devono applicare il tetto di spesa ad individuare le specifiche modalità di finanziamento del trattamento accessorio nell’ambito del proprio comparto ordinamentale, che per gli enti locali prevede l’utilizzo delle risorse accantonate nell’apposito fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività, di cui all’art. 15 del CCNL 1° aprile 1999, qualora l’ente sia dotato di dirigenza, mentre per i Comuni privi di dirigenza, per i quali è concessa ai Sindaci la facoltà di finanziare la retribuzione accessoria degli incaricati di posizioni organizzative con le risorse del proprio bilancio anziché con quelle del fondo delle risorse decentrate, le modalità di finanziamento possono essere duplici.
In tale ipotesi, l’ambito applicativo del comma 2-bis si estende anche alle risorse gravanti direttamente sul bilancio comunale purché queste non alimentino il trattamento accessorio in senso puramente “figurativo”, come nel caso in cui non siano destinate a finanziare gli incentivi spettanti alla generalità del personale e non rappresentino la copertura di costi aggiuntivi per il bilancio dell’ente.
Ad escludere tale circostanza è, tuttavia, la considerazione che le posizioni organizzative non costituiscono incarichi aggiuntivi rispetto alle ordinarie mansioni lavorative né il relativo trattamento accessorio viene finanziato mediante risorse di provenienza esterna all’ente con vincolo di destinazione all’origine.
Invero, la sola deroga compatibile con lo spirito del divieto di cui all’art. 9, comma 2-bis, sarebbe, infatti, quella fondata su economie di bilancio che scaturissero direttamente da un più efficiente utilizzo del personale, ciò in quanto l’intenzione del legislatore di ridurre la spesa di personale ponendo un freno alle dinamiche del trattamento accessorio si contrappone al favor dello stesso verso politiche di sviluppo della produttività individuale del personale (cfr., in tal senso, la deliberazione n. 2/SEZAUT/2013/QMIG).
Sotto tale profilo, la retribuzione di posizione e di risultato attribuita ai titolari di posizioni organizzative non si discosterebbe dagli ordinari incentivi spettanti alla generalità del personale.
Allo stesso modo, la facoltà concessa al Sindaco di istituire dette posizioni organizzative con coperture da ricercare “…nell’ambito delle risorse finanziarie ivi previste a carico dei rispettivi bilanci”, esclude che il relativo trattamento accessorio possa essere finanziato esclusivamente mediante l’impiego di risorse etero-finanziate che neutralizzino il relativo impatto sugli equilibri del bilancio comunale».
Si riporta di seguito il principio di indirizzo enunciato nella predetta deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG:
“Le risorse del bilancio che i Comuni di minore dimensione demografica destinano, ai sensi dell’art. 11 del CCNL 31 marzo 1999, al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali, rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, in l. 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni”.
La Sezione regionale di controllo per la Basilicata, nella risoluzione delle problematiche prospettate dalla richiesta di cui alla nota del 13 marzo 2014 del Sindaco del comune di Barile, si conforma al principio di indirizzo enunciato dalla deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG della Sezione delle Autonomie ed alle argomentazioni nella stessa riportate."
• «che contestualmente all’approvazione del nuovo Regolamento sull’ordinamento degli ufﬁci e dei servizi, è stato ridisegnato l’assetto organizzativo con la previsione di cinque strutture di massima di ... Continua a leggere
mercoledì 12 novembre 2014 22:54
Regione Basilicata: nessuna colpa dell'Amministrazione se l’interpretazione delle regole proprie dell’azione amministrativa, a qualunque livello di fonte normativa, lasci spazio a dubbi interpretativi o incertezze, ingenerate anche da istituti di creazione giurisprudenziale di non facile accessibilità al funzionario amministrativo
La colpa dell'Amministrazione è configurabile solo quando l'esecuzione dell'atto illegittimo sia avvenuta in violazione delle regole proprie dell'azione amministrativa, desumibili sia dai principi costituzionali d'imparzialità e buon andamento, sia dalle norme di legge ordinaria in materia di celerità, efficienza, efficacia e trasparenza, sia dai principi generali dell'ordinamento, quanto a ragionevolezza, proporzionalità ed adeguatezza (Consiglio Stato, sez. III, 10/09/2014, n. 4618; sez. V, 18 novembre 2010, n. 8091; sez. V, 8 aprile 2014, n. 1644).
Secondo il criterio di ragionevolezza, non può dirsi sussistente la colpa qualora l’interpretazione delle regole proprie dell’azione amministrativa, a qualunque livello di fonte normativa, lasci spazio a dubbi interpretativi o incertezze, ingenerate anche da istituti di creazione giurisprudenziale (quale la distinzione tra efficacia caducante e viziante di un precedente annullamento) di non facile accessibilità al funzionario amministrativo, ed il comportamento posto in essere sia giustificabile sotto il profilo della prudenza, in presenza di più interessi privati tra loro confliggenti.
La colpa dell'Amministrazione è configurabile solo quando l'esecuzione dell'atto illegittimo sia avvenuta in violazione delle regole proprie dell'azione amministrativa, desumibili sia dai principi costituzionali d'imparzialità e buon andamento, sia dalle norme di legge ordinaria in materia di celer ... Continua a leggere
mercoledì 12 novembre 2014 22:44
Scuole della Basilicata: al via il Concorso Immagina la pagina
BUR n. 42 del 1.11.2014
E' stata pubblicata sul BUR n. 42 del primo novembre 2014 la Deliberazione di Giunta Regionale n. 1225 del 10/10/2014 con la quale è stato approvato il concorso "Immagina la pagina"
Il concorso è rivolto alle Scuole della Basilicata, teso alla raccolta di immagini e finalizzato alla realizzazione di un “Catalogo Regionale di Immagini Digitali”.
Il concorso è rivolto alle Scuole della Basilicata, teso alla raccolta di immagini e finalizzato alla realizzazione ... Continua a leggere
mercoledì 12 novembre 2014 22:39
Contributi per interventi di risparmio energetico su unità abitative private": differito al 1/12/2014 il termini di presentazione delle domande
Comunicato della Regione Basilicata del 12.11.2014
Nella seduta del 11/12/2014 la Giunta regionale ha differito il termine di apertura dello sportello telematico per la presentazione delle domande. Per effetto di tale modifica la domanda telematica di partecipazione all'Avviso pubblico potrà essere inoltrata A PARTIRE DALLE ORE 08.00 del 01/12/2014. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Nella seduta del 11/12/2014 la Giunta regionale ha differito il termine di apertura dello sportello telematico per la presentazione delle domande. Per effetto di tale modifica la domanda telematica di partecipazione all'Avviso pubblico potrà essere inoltrata A PARTIRE DALLE ORE 08.00 del 01/12/2014 ... Continua a leggere
sabato 8 novembre 2014 14:28
Potenza, bando per le imprese sociali
segnalazione del comunicato Cliclavoro del 7.11.2014
La Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Potenza ha indetto un bando di concorso per premiare le imprese sociali che si sono distinte per i servizi offerti a coloro che vivono in situazioni di disagio.
Il “Concorso Pasquale Garaguso” prevede l’assegnazione di un premio pari a 5.000 euro al miglior progetto di solidarietà sociale presentato dai seguenti soggetti con sede nella provincia di Potenza:
organizzazioni non lucrative di utilità sociale D.lgs. 460/1997
organismi di volontariato Legge 226/1991
le organizzazione non governative riconosciute idonee dalla Legge 49/1987
le cooperative sociali ed i consorzi D.lgs. 381/1991
gli enti ecclesiastici e le associazioni di promozione sociale Legge 383/2000.
Le candidature al concorso vanno inviate entro il 17 novembre 2014, allegando una relazione illustrativa del progetto di solidarietà sociale ed i relativi risultati.
Per scaricare il bando cliccare su "Accedi al provvedimento"
Il “Concorso Pasquale Garaguso” prevede l’assegnazione di un premio pari ... Continua a leggere
domenica 31 agosto 2014 07:51
Unioncamere Basilicata: avviso pubblico, 300.000 euro per "fare squadra". Domande entro il 15 ottobre
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'Avviso pubblico del 29.8.2014
Unioncamere Basilicata, quale soggetto attuatore per la Regione Basilicata nell’ambito del progetto a favore del Decreto Ministero dello Sviluppo Economico e Produttivo 7 maggio 2010 per i Distretti produttivi regionali, ha pubblicato un Avviso dedicato alle Reti di Impresa dei Distretti lucani attraverso cui si propone di sperimentare un’innovativa modalità di sostegno alle imprese, tenendo conto degli scenari economici all’interno dei quali le aziende sono oggi chiamate a confrontarsi, con l’obiettivo di favorire l’abbandono di logiche individualistiche e attivare nuovi modelli imprenditoriali condivisi.
L’Avviso, che rientra nell’ambito del “Decreto Distretti” (i cui attuatori sono Unioncamere e Sviluppo Basilicata), ha l’obiettivo di favorire la creazione di nuove aggregazioni di imprese, costituite in Contratto di Rete, nonché il consolidamento, lo sviluppo e la stabilizzazione delle reti esistenti, principalmente tra aziende localizzate entro i confini territoriali dei Distretti e dei Sistemi Produttivi locali, riconosciuti ai sensi della Legge Regionale 1 del 2001, anche con la finalità di sviluppare percorsi di internazionalizzazione.
I soggetti beneficiari sono rete di imprese costituende o costituite. L’agevolazione prevista consiste in un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili. Tra queste, ad esempio, i servizi di consulenza per l’internazionalizzazione (anche con il supporto di temporary export manager), iniziative di cooperazione industriale, commerciale e di export (come analisi di settore, ricerche di mercato e altri studi di mercati esteri, progettazione e formulazione delle strategie di posizionamento e di marketing, ricerca di partner, fornitori, agenti o distributori esteri), realizzazione di sistemi integrati di gestione dei processi organizzativi e gestionali interni, realizzazione di sistemi telematici e informatici integrati che siano utili alla promozione del territorio e per l’accesso alle informazioni da parte dei consumatori, realizzazione di modelli integrati e condivisi di efficientamento energetico e per il rispetto ambientale, studio e realizzazione di progetti trasversali per la riqualificazione e la promozione. Per maggiori informazioni clicca su "Accedi al Provvedimento".
Unioncamere Basilicata, quale soggetto attuatore per la Regione Basilicata nell’ambito del progetto a favore del Decreto Ministero dello Sviluppo Economico e Produttivo 7 maggio 2010 per i Distretti produttivi regionali, ha pubblicato un Avviso dedicato alle Reti di Impresa dei Distretti lucani att ... Continua a leggere
giovedì 14 agosto 2014 10:49
Basilicata, bando di mobilità per giovani artisti
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato clicklavoro del 13.8.2014
Il concorso “Mobilità per i giovani artisti della Basilicata” si inserisce nell’ambito di “Residenze Artistiche in Basilicata", il progetto realizzato dalla Regione e finanziato dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Destinatari del bando i giovani creativi italiani e/o stranieri tra i 18 e i 35 anni di età, singoli o in gruppo, che risiedono e operano in Basilicata, con obiettivi professionali nei diversi settori artistici del contemporaneo.
Gli artisti selezionati all’interno di questo programma di supporto alla mobilità potranno richiedere un sostegno pari ad un massimo di 3.000 euro a copertura delle spese di viaggio, alloggio, vitto, eventuali quote di iscrizione e altri costi vivi per la realizzazione di un’esperienza di formazione, ricerca e studi.
Le domande dovranno pervenire entro il 29 settembre 2014.
Destinatari del bando i giovani creativi ... Continua a leggere
giovedì 26 giugno 2014 13:58
Anticorruzione: nessuna inconferibilità e incompatibilità di cui al d.lgs. n. 39/2013 tra l’incarico di componente degli organi di indirizzo politico nelle amministrazioni regionali e locali della Regione Basilicata e l’incarico di Presidente della società Ferrovie Appulo Lucane s.r.l.
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC. n. 45/2014
Non sussiste un’ipotesi di inconferibilità e incompatibilità di cui al d.lgs. n. 39/2013 tra l’incarico di componente degli organi di indirizzo politico nelle amministrazioni regionali e locali della Regione Basilicata e l’incarico di Presidente della società Ferrovie Appulo Lucane s.r.l., interamente partecipata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in quanto, allo stato, non è avvenuto il trasferimento della proprietà sociale alle regioni ai sensi dell’art. 8 del d.lgs. n. 422/1997.
Non sussiste un’ipotesi di inconferibilità e incompatibilità di cui al d.lgs. n. 39/2013 tra l’incarico di componente degli organi di indirizzo politico nelle amministrazioni regionali e locali della Regione Basilicata e l’incarico di Presidente della società Ferrovie Appulo Lucane s.r.l., interame ... Continua a leggere
venerdì 6 giugno 2014 11:49
Comune di Potenza contro Poste Italiane S.p.A.: nessuna chiusura dell’ufficio postale della frazione di Avigliano Scalo. Il Consiglio di Stato rigetta l'appello di Poste
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 27.5.2014 n. 2720
Nel giudizio in esame il Comune di Potenza nel giudizio di primo grado instaurato innanzi al Tar per la Basilicata chiedeva l’annullamento della nota con cui Poste Italiane gli aveva comunicato la chiusura al pubblico dell’ufficio postale sito nella frazione di Avigliano Scalo, a far data dal 19.12.2012, chiusura motivata in ragione dell’impossibilità di garantirne l’equilibrio economico, oltre che la condanna della stessa Poste Italiane ad adottare le misure organizzative necessarie per ripristinare il servizio in questione.
Premettendo di agire quale ente esponenziale degli interessi della collettività e che a causa della chiusura di tale ufficio postale la popolazione locale, sita in una zona interna rurale e montana, sarebbe stata costretta a percorrere la distanza di non meno di km 5,3 per raggiungere l’ufficio postale più vicino, ha dedotto la violazione degli artt. 3 del d.lgs. 261/1999, 22 della l. 47/1994 e 17 della l. 412/1991, nonché la violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, imparzialità e pari dignità, oltre che l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento e il difetto di istruttoria e di motivazione.
A fondamento del ricorso ha quindi sottolineato, preliminarmente, il carattere universale del servizio postale, tale da dover essere assicurato su tutto il territorio nazionale e a prezzi accessibili agli utenti, e la natura sostanzialmente pubblica di Poste italiane s.p.a. nonostante la sua veste formalmente privatistica, per cui per la soppressione di un suo ufficio, nell’ambito di un comune montano, vi sarebbe stato oltre tutto bisogno di acquisire il parere del sindaco.
Il Tar ha parzialmente accolto il ricorso non riconoscendo l’esistenza del presupposto del disequilibrio economico posto a fondamento della chiusura dell’ufficio postale della frazione di Avigliano Scalo. Ciò essenzialmente ai sensi degli artt. 115 c.p.c. e 64, co. 2, c.p.a., ossia sul rilievo che, nonostante l’ordinanza istruttoria n. 382/2013, Poste Italiane non aveva fornito tutti i dati richiesti, relativi ai ricavi e ai costi delle attività economiche diverse dal servizio postale in senso stretto, e che questo impediva di verificare se davvero sussistessero le condizioni di disequilibrio economico.
Il Tar ha quindi concluso ordinando l’apertura dell’ufficio postale della frazione di Avigliano Scalo, nel Comune di Potenza, per tre giorni alterni alla settimana, per complessive 18 ore.
Poste Italiane ha impugnato la sentenza ed innanzi alla Terza Sezione del Consiglio di Stato si controverte essenzialmente in ordine al rispetto dell’art. 3 del d.lgs. 261/1999, con specifico riferimento ai criteri di distribuzione degli uffici postali sul territorio nazionale, e sulla completezza dell’istruttoria che ha condotto Poste italiane a disporre la chiusura dell’ufficio sito nella frazione di Avigliano Scalo nel Comune di Potenza.
Sul punto il Collegio fa riferimento a quanto disciplinato dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 7.10.2008 e dal Contratto di programma 2009-2011, stipulato dallo Ministero per lo sviluppo economico con Poste italiane, dove è previsto che Poste trasmetta all’Autorità di regolamentazione l’elenco degli uffici che non garantiscono condizioni di equilibrio economico.
I criteri individuati tanto nel decreto ministeriale che nel contratto di programma sono definiti con riguardo all’intero territorio nazionale, “senza previsioni specifiche – si legge nella delibera dell’AGcom n. 236/2013, con cui è stato dato avvio ad una consultazione pubblica proprio su tale questione, al fine di rivedere i criteri – che tengano conto della particolare conformazione di alcune aree geografiche”.
Se per un verso i Considerando 19 e 22 della ricordata direttiva 2008/6/CE richiamano l’attenzione proprio sul ruolo delle reti postali nelle regioni montuose e insulari, al fine di integrare gli operatori economici nell’economia nazionale e di soddisfare le esigenze degli utenti, assicurando la coesione sociale e territoriale; il Decreto ministeriale del 2008, nel seguire apparentemente il solo ed unico criterio della distanza chilometrica, non distingue – a differenza di quanto avviene in altri stati membri dell’Unione – in ragione della natura, urbana o rurale, delle aree geografiche interessate.
Al di là del fatto che tali criteri (elaborati dal Ministero dello Sviluppo Economico, prima del recepimento dell’ultima direttiva europea, nell’allora duplice veste di soggetto concedente, responsabile del servizio pubblico, e al contempo organismo regolatore pro tempore) sono attualmente al vaglio dell’Autorità che, acquisite le funzioni di regolamentazione del settore postale sul finire del 2011, ha avviato una consultazione pubblica, è evidente che quegli stessi criteri debbono comunque essere interpretati in senso conforme alle direttive europee sopra richiamate, a garanzia dell’effetto utile e della primazia del diritto UE (cfr. Tar Lazio, n. 1117/2014 cit.).
Di conseguenza, a fronte di situazioni particolari legate alla conformazione geografica dell’area interessata, il criterio dell’economicità non può essere assunto a dato assoluto ed anche le distanze chilometriche debbono essere valutate con estrema attenzione, rifuggendo da qualunque automatismo.
In questo senso, se è vero che gli uffici postali cd. marginali rappresentano verosimilmente un costo elevato per Poste italiane, è vero anche che il loro ridimensionamento, ovvero la loro razionalizzazione, non può avvenire seguendo una logica solamente di tipo economico e senza prevedere valide alternative.
Nella delibera 49/2014 dell’Agcom, adottata nel corso della ricordata consultazione pubblica avviata dall’Autorità e nell’esercizio di un potere (sostanzialmente) normativo, in particolare nell’allegato A che concerne proprio i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale, si indica ad esempio, come possibile soluzione innovativa, il servizio di accettazione presso il domicilio del cliente di invii di posta raccomandata erogato attraverso i portalettere provvisti di apposito dispositivo palmare, meccanismo innovativo sulla base del quale – si osserva incidentalmente nella stessa delibera, sebbene il tema esuli dalle competenze dell’Autorità, come anche di questo Giudice - sarebbe possibile offrire anche servizi non strettamente postali, come il pagamento dei bollettini premarcati per le utenze domestiche.
In questa, necessaria, chiave di lettura dei criteri di distribuzione dei punti di accesso, la scelta effettuata nel caso qui in esame da Poste italiane è da ritenersi non conforme all’art. 3, co. 1 e 5 lett. C), del d.lgs. 261/1999, secondo cui, rispettivamente, è assicurata la fornitura del servizio universale e delle prestazioni in esso ricomprese, di qualità determinata, da fornire permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le situazioni particolari delle isole minori e delle zone rurali e montane, a prezzi accessibili all'utenza e, più precisamente, la dizione «tutti i punti del territorio nazionale» trova specificazione, secondo criteri di ragionevolezza, attraverso l'attivazione di un congruo numero di punti di accesso, al fine di tenere conto delle esigenze dell'utenza. Detti criteri sono individuati con provvedimento dell'autorità di regolamentazione.
La stessa scelta è anche il risultato di un’istruttoria incompleta e parziale, siccome incentrata sul solo dato economico dell’asserita impossibilità di garantire condizioni di equilibrio, racchiusa in una motivazione piuttosto generica e che presumibilmente, valutando il solo servizio universale, potrebbe valere, del tutto in astratto, per un numero indefinito ed assai elevato di uffici postali dislocati sul tutto il territorio nazionale.
L’incompletezza dell’istruttoria, nell’elevare il solo dato economico ad esclusivo parametro di riferimento sulla base del quale disporre la chiusura dell’ufficio, dispensa il Collegio dall’esaminare la questione, lungamente dibattuta nel giudizio di primo grado, se le condizioni economiche, di equilibrio o meno, debbano essere accertate tenendo conto dell’intera attività dell’ufficio postale o, piuttosto, solamente di quella riferita al servizio universale, non considerando neppure quei costi di gestione che sono in comune.
Si intende che la decisione in esame non pregiudica, nel prosieguo della vicenda, l’autonomia imprenditoriale di Poste ma è volta ad assicurare che, a garanzia del servizio universale nella sua matrice comunitaria, tali scelte siano frutto di un ragionevole ed equilibrato bilanciamento tra il dato economico e le esigenze degli utenti, specie di quanti si trovano in condizioni più disagiate, a tutela della coesione sociale e territoriale (v. art. 14 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, richiamato espressamente dalla direttiva 2008/6/CE) .
In questa prospettiva, appare non più eludibile che l’Autorità, all’esito dei procedimenti già avviati, detti dei criteri aggiornati di individuazione dei punti di accesso, nell’esercizio dei suoi poteri regolatori (cui si aggiungono quelli di controllo, di vigilanza e sanzionatori), cui Poste dovrà attenersi, stabilendone la congruità anche in ragione della natura delle aree geografiche interessate e della disponibilità di servizi alternativi validamente fruibili dalla popolazione, specie da quella più anziana e con minori possibilità di movimento.
lunedì 21 aprile 2014 10:09
Comune di Maratea: La decorrenza del termine per l’impugnazione del titolo abilitativo rilasciato a terzi segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 16.4.2014 n. 1951
E’ principio giurisprudenziale pacifico quello secondo cui ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione del titolo abilitativo rilasciato a terzi, la piena conoscenza dell’atto deve essere ancorata all’ultimazione dei lavori, oppure al momento in cui la costruzione realizzata rivela in modo certo ed in equivoco le essenziali caratteristiche dell’opera per un’eventuale non conformità urbanistico – edilizia della stessa (cfr. per tutte, Cons. Stato, Sez. IV, 23 settembre 2011, n. 5346; 24 gennaio 2013, n. 433; 21 gennaio 2013, n. 322).
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 16.4.2014 n. 1951
E’ principio giurisprudenziale pacifico quello secondo cui ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione del titolo abilitativo rilasciato a terzi, la piena conoscenza dell’atto deve essere ancorata all’ultimazione dei lavori, oppure al momento in cui la costruzione realizzata rivela in m ... Continua a leggere
domenica 6 aprile 2014 09:23
Comune di Lauria: nelle gare indette dagli enti locali non comporta violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione il cumulo nella stessa persona delle funzioni di presidente della commissione di gara, di responsabile del procedimento e di soggetto aggiudicatore
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.3.2014 n. 1257
Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato procede a valutare, tra l'altro, la questione sollevata dall'appellante dell’illegittimità della aggiudicazione definitiva per asserita violazione dei principi generali di imparzialità dell’azione amministrativa, in quanto disposta dallo stesso funzionario che aveva fatto parte della commissione di gara con funzione di presidente, cumulando pertanto inammissibilmente le funzioni di controllore e controllato, non può essere accolto.
La Quinta Sezione osserva al riguardo che, pur potendo condividersi l’assunto secondo cui l’aggiudicazione definitiva non costituisce un atto meramente confermativo o esecutivo rispetto all’aggiudicazione provvisoria, anche quando ne recepisca i risultati, comportando comunque una nuova ed autonoma valutazione degli interessi sottostanti (Cons. Stato, sez. V, 14 dicembre 2011, n. 6539) e anche a voler ritenere che l’atto impugnato non costituisce il solo atto finale della procedura di gara (come ritenuto dai primi giudici), ma rappresenta anche l’atto di approvazione della stessa aggiudicazione definitiva (tanto più che si dà espressamente atto che l’efficacia di quest’ultima è sottoposta, rectius subordinata, soltanto alla sottoscrizione del contratto), a ciò non consegue la dedotta illegittimità del provvedimento impugnato: infatti, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, dal quale non vi è motivo per discostarsi, nelle gare indette dagli enti locali non comporta violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione il cumulo nella stessa persona delle funzioni di presidente della commissione di gara, di responsabile del procedimento e di soggetto aggiudicatore, risultando ciò conforme ai principi in materia di responsabilità dei funzionari degli enti locali, come delineati dall’art. 107 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Cons. Stato, sez. V, 27 aprile 2012, n. 2445; 28 marzo 2008, n. 1361). Per continuare nella lettura della sentenza cliccare di "Accedi al Provvedimento".
Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato procede a valutare, tra l'altro, la questione sollevata dall'appellante dell’illegittimità della aggiudicazione definitiva per asserita violazione dei principi generali di imparzialità dell’azione amministrativa, in quanto disposta dallo stesso fu ... Continua a leggere
lunedì 31 marzo 2014 22:55
Comune di Pisticci: nelle procedura negoziata, in assenza di un esplicito divieto contenuto nella lex specialis, e' possibile la riunione in A.t.i. di imprese prequalificatesi separatamente
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.3.2014 n. 1548
Con ricorso proposto dinanzi al TAR per la Basilicata, l’odierna appellante agiva per ottenere l’annullamento della determinazione 20 ottobre 2010, n.81, con la quale il dirigente del settore affari legali e lavori pubblici del Comune di Pisticci aveva approvato il verbale di gara informale relativo alla procedura negoziata per l’affidamento del “servizio di conduzione, gestione e manutenzione degli impianti di pubblica illuminazione, elettrici, termici e di climatizzazione ed antincendio…” e aveva disposto l’aggiudicazione in favore dell’ A.T.I. SIMEL di Greco Mario & c. s.n.c./ 2C IMPIANTI/LAVIOLA Pietro Santino. Con lo stesso ricorso avanzava richiesta di declaratoria di inefficacia del contratto e subentro nella posizione di aggiudicataria ed, in via subordinata, di risarcimento del danno. In particolare, il TAR riteneva infondata la prima censura, non ravvisando una violazione dell’art. 37, comma 12, del Codice dei contratti pubblici nel caso di riunione in A.t.i. di imprese prequalificatesi separatamente, in assenza di un divieto di tal fatta contenuto nel sopra indicato Codice o nella lex specialis. Il Giudice di prima cure, al riguardo, concludeva che l’immodificabilità soggettiva subentri dopo la presentazione dell’offerta, discostandosi dal parere dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 7 febbraio 2003, n. AS251, alla stregua di quanto già affermato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 588/09.
La prima doglianza ha ad oggetto l’esegesi dell’art. 37, comma 12, d.lgs. 163/2006, secondo il quale: “In caso di procedure ristrette o negoziate, ovvero di dialogo competitivo, l'operatore economico invitato individualmente, o il candidato ammesso individualmente nella procedura di dialogo competitivo, ha la facoltà di presentare offerta o di trattare per sé o quale mandatario di operatori riuniti”. La norma in questione non può essere interpretata nel senso indicato dall’appellante, perché in questo modo si darebbe spazio ad un’esegesi inutilmente restrittiva in ordine alla possibilità di utilizzare lo strumento dell’associazione temporanea di imprese, che, contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, ha una ratio profondamente proconcorrenziale, consentendo un più ampio accesso al mercato dei contratti pubblici anche a soggetti che singolarmente non avrebbe i requisiti necessari per risultare aggiudicatari.
Vero è che questo Consiglio con la sentenza 8 marzo 2006, n. 1267, ha ritenuto che due o più imprese concorrenti individualmente prequalificate non possono concorrere in associazione temporanea alla successiva competizione mediante la presentazione di un'offerta congiunta, salvo che il bando non preveda diversamente. Ma si tratta di un’impostazione che deve cedere il passo ad altro condivisibile orientamento illustrato nella sentenza di questo Consiglio n. 588 del 20 febbraio 2008 (in senso conforme, Cons. Stato, Sez. V, n. 6619 del 2002; n. 5309 del 2003), che ha chiarito come il principio di immodificabilità soggettiva viene in rilievo soltanto all’indomani della presentazione dell’offerta e non nelle fasi di gara a questa precedente. Del resto anche dal punto di vista letterale sia l’art. 37, comma 12, che l’art. 125, comma 11, d.lgs. n. 163/2006, fanno riferimento alla nozione di “operatore economico” e di “candidato”, ossia di un soggetto che ancora deve presentare la propria offerta. Un’opposta interpretazione non potrebbe armonizzarsi con il testo del comma 9 dell’art. 37, d.lgs. n. 163/2006, che vieta la modificazione della composizione delle a.t.i. all’indomani dell’offerta.
Sul punto va anche rammentato come un simile divieto sia stato analizzato dalla sentenza n. 8 del 2012 dell’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, secondo la quale: “In tema di appalti pubblici, ai sensi dell'art. 13 comma 5 bis L. 11 febbraio 1994 n. 109, il cui contenuto è stato trasfuso nell'art. 37 D.L.vo 12 aprile 2006 n. 163, il divieto di modificazione della compagine delle Associazioni temporanee di imprese nella fase procedurale corrente tra la presentazione delle offerte e la definizione della procedura di aggiudicazione è finalizzato a impedire l'aggiunta o la sostituzione di Imprese partecipanti all'a.t.i. e non anche a precludere il recesso di una o più di esse, a condizione che quelle che restano a farne parte risultino titolari, da sole, dei requisiti di partecipazione e di qualificazione e che ciò avvenga per esigenze organizzative proprie dell'a.t.i. o Consorzio, e non invece per eludere la legge di gara (in particolare, per evitare una sanzione di esclusione dalla gara per difetto dei requisiti in capo al componente dell'a.t.i. venuto meno per effetto dell'operazione riduttiva)”. Pertanto, in assenza di un esplicito divieto contenuto nella lex specialis, stante la riconosciuta possibilità per gli operatori economici invitati di costituire associazioni temporanee di imprese, sarebbe irragionevole ritenere possibile una modificazione soggettiva delle a.t.i. costituende o costituite e non consentire che gli operatori economici invitati possano utilizzare lo stesso strumento. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Con ricorso proposto dinanzi al TAR per la Basilicata, l’odierna appellante agiva per ottenere l’annullamento della determinazione 20 ottobre 2010, n.81, con la quale il dirigente del settore affari legali e lavori pubblici del Comune di Pisticci aveva approvato il verbale di gara informale relativ ... Continua a leggere
domenica 23 marzo 2014 11:37
Comune di Matera: E' esclusa per i revisori dei conti una terza rielezione solo qualora questa sia consecutiva, in quanto il divieto scatta solo a seguito di due elezioni consecutive
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 22.3.2014 n. 193
Nella sentenza in esame il TAR ha ritenuto di dover modificare l’orientamento espresso in sede cautelare orientato per l’impossibilità di procedere alla rielezione, anche dopo un considerevole periodo di tempo (il Croce ha svolto due incarichi di revisore presso il Comune di Matera nel periodo 1998- 2003), del componente del Collegio dei revisori destinatario di due precedenti elezioni. Appare invece maggiormente condivisibile l’orientamento (cfr. TAR Lecce, I, 16/12/09 n.3143; Cons. Stato, sez. V, ord. 26 ottobre 2009 n. 5324) che propone un’interpretazione della previsione dell’art. 235, 1° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (t.u. delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) che risulta maggiormente aderente alla formulazione normativa. Secondo tale orientamento la corretta interpretazione del comma 1 dell’art. 235 del TUEL, che prevede che i revisori dei conti sono rieleggibili per una sola volta, porta ad escludere una terza rielezione solo qualora questa sia consecutiva, in quanto il divieto scatta solo a seguito di due elezioni consecutive, posto che la rielezione è tale solo se segue una precedente elezione senza soluzione di continuità, traducendosi altrimenti la disposizione in un irrazionale ed ingiustificato divieto di elezione a vita per chi ha ricoperto l’incarico in un ente per due trienni nell’arco della propria attività professionale. Tale soluzione appare maggiormente aderente alla formulazione della previsione dell’art. 235, 1° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 che, utilizzando la formulazione «sono rieleggibili per una sola volta», opera un chiaro riferimento ad elezioni che devono susseguirsi senza soluzione di continuità e non ad elezioni che si svolgano a distanza di un considerevole periodo di tempo ed alla necessità di prescegliere, tra più interpretazioni possibili, quella che sacrifica nella minore misura possibile la sfera lavorativa dei soggetti interessati allo svolgimento dell’incarico; del resto, l’opposta soluzione interpretativa finisce sostanzialmente con l’imporre una forma di ineleggibilità a carattere perpetuo e del tutto irrazionale, partendo da una esigenza (quella di escludere possibili collegamenti “fissi” tra amministrazioni comunali e componenti del Collegio dei revisori dei conti) che è comunque adeguatamente neutralizzata dal sistema del voto limitato previsto per l’elezione dei componenti del Collegio dei revisori dei conti e dai limiti temporali alla candidabilità dei Sindaci -che, nel nuovo sistema, rappresentano il “fulcro” dell’Amministrazione comunale- previsti dalla normativa.
Nella sentenza in esame il TAR ha ritenuto di dover modificare l’orientamento espresso in sede cautelare orientato per l’impossibilità di procedere alla rielezione, anche dopo un considerevole periodo di tempo (il Croce ha svolto due incarichi di revisore presso il Comune di Matera nel periodo 1998 ... Continua a leggere
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 articolo 243
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 art. 15
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