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Timestamp: 2020-02-26 07:05:19+00:00

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Art. 503 codice di procedura penale - Esame delle parti private - Brocardi.it
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Articolo 503 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 503 Codice di procedura penale
1. Il presidente dispone l'esame delle parti che ne abbiano fatto richiesta o che vi abbiano consentito, secondo il seguente ordine: parte civile, responsabile civile, persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e imputato (1).
2. L'esame si svolge nei modi previsti dagli articoli 498 e 499 (2). Ha inizio con le domande del difensore o del pubblico ministero che l'ha chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del pubblico ministero e dei difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, del coimputato e dell'imputato. Quindi, chi ha iniziato l'esame può rivolgere nuove domande.
3. Fermi i divieti di lettura [514] e di allegazione [515], il pubblico ministero e i difensori, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia già deposto [500 2] (3).
5. Le dichiarazioni alle quali il difensore aveva diritto di assistere assunte dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero [350, 351 1 b i s, 370] sono acquisite nel fascicolo per il dibattimento [431], se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal comma 3 (4).
(1) L'esame delle parti private, nell'ordine previsto, ha luogo appena terminata l'assunzione delle prove a carico dell'imputato ai sensi dell'art. 150 disp. att. del presente codice.
(2) Non trova applicazione l'art. 497, quindi alla parte non è richiesto giurare di dire la verità, ancorché non si tratti dell'imputato.
(3) Non vi è una precisa enunciazione dei limiti di utilizzazione probatoria, come nel caso di cui all'art. 500, di cui tale viene qui riprodotto il comma 1. Tuttavia si può desumere che questa risulta consentita solo per le dichiarazioni di cui è prevista l'acquisizione nel fascicolo per il dibattimento.
(4) Restano escluse le informazioni raccolte dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa.
Spiegazione dell'art. 503 Codice di procedura penale
Dopo l'esame dei testimoni, periti e consulenti tecnici, la norma in commento prevede che vengano esaminate le parti che vi hanno fatto richiesta o vi hanno acconsentito.
Tale mezzo di prova appare di rilevanza modesta, soprattutto per la parte civile, la quale può essere sentita in tale forma solo se non dev'essere sentita come testimone ex art. 208.
Si applica la disciplina prevista per l'esame delle parti, e quindi innanzitutto vi sarà l'esame diretto condotto dalla parte che ha chiesto l'esame del. Solo dopo, le altre parti effettueranno il controesame, al termine del quale chi ha chiesto l'esame può porre altre domande al teste. Nei limiti della pertinenza di cui all'art. 499, comma 6, esame e controesame possono continuare ad alternarsi, fino a ché non è esaurito il tema. Va sempre precisato e ricordato che sono inutilizzabili le dichiarazioni del testimone che rifiuti di sottoporsi all'esame o al controesame di una delle parti (art. 500, comma 3. L'esame si svolge con le regole dettate dall'articolo 499.
Anche qui, come per l'esame del testimone, trovano spazio le regole sulla contestazione, nel senso che le precedenti dichiarazioni possono essere utilizzate per contraddire l'esaminando, e possono essere usate per valutare l'attendibilità del medesimo.
Tuttavia, se si tratta di dichiarazioni precedenti rese davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, oppure rese al giudice nel corso del procedimento cautelare o in sede di integrazione probatoria nell'udienza preliminare, in un momento in cui il difensore aveva diritto di assistere, esse possono essere acquisite al fascicolo per il dibattimento, una volta usate per le contestazioni, e quindi contribuire alla decisione del giudice.
Massime relative all'art. 503 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 9135/2008
La mancata assunzione dei mezzi di prova già ammessi non produce alcuna nullità del procedimento laddove non sia stata manifestata alcuna riserva alla chiusura dell'istruzione dibattimentale da parte di chi tali mezzi aveva richiesti né opposizione delle altre parti processuali.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 9135 del 28 febbraio 2008)
Cass. pen. n. 33361/2002
L'inosservanza della disposizione contenuta nell'art. 503, comma 3 c.p.p., secondo cui la lettura delle dichiarazioni precedentemente rese è consentita ai fini contestativi soltanto dopo che sui fatti e sulle circostanze la parte esaminata abbia già deposto, non determina né la inutilizzabilità né tantomeno la nullità dell'atto, ma solo una mera irregolarità, che deve essere eccepita nel corso dell'assunzione della prova per consentire, in esito alla contestuale risoluzione dell'incidente, di porre correttamente le domande.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 33361 del 4 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 1177/2000
L'esame dell'imputato si svolge in relazione all'intera posizione processuale dell'esaminato senza distinzione delle singole imputazioni, nel senso che, nell'ambito dello stesso procedimento, non sussistono tanti esami da disporre distintamente quante sono le imputazioni, ma un unico esame nel corso del quale difensore e pubblico ministero possono porre le domande in riferimento alla intera materia dedotta in giudizio. (Fattispecie in cui l'imputato si doleva di non essere stato sottoposto ad esame su uno specifico capo di imputazione).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1177 del 1 febbraio 2000)
Le dichiarazioni assunte dal P.M. nella fase delle indagini preliminari, utilizzate per le contestazioni e acquisite al fascicolo per il dibattimento, ai sensi dell'art. 503, comma quinto, c.p.p., assumono piena efficacia probatoria al fine dell'accertamento dei fatti.
Cass. pen. n. 6515/1998
Il mancato esame dell'imputato, anche se in precedenza ammesso dal giudice del dibattimento, non comportando alcuna limitazione alla facoltà di intervento, di assistenza e di rappresentanza dell'imputato medesimo, non integra alcuna violazione del diritto di difesa, tanto più che in ogni momento l'imputato ha la facoltà di rendere le sue spontanee dichiarazioni.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6515 del 3 giugno 1998)
Cass. pen. n. 5421/1997
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5421 del 9 giugno 1997)
Cass. pen. n. 9712/1996
L'esame dell'imputato si configura come mezzo di prova rimesso alla disponibilità della parte. Conseguentemente l'imputato, qualora detto esame sia stato richiesto ed ammesso, deve manifestare il suo interesse alla effettiva assunzione dello stesso, opponendosi, se del caso, alla chiusura del dibattimento a pena di implicita rinuncia all'incombente. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha ritenuto che correttamente i giudici di merito avessero ravvisato rinuncia al suo esame da parte dell'imputato che, presente in aula, non aveva mosso alcuna riserva né nell'immediato né nelle conclusioni, alla dichiarazione di chiusura all'istruzione dibattimentale, nonostante l'omissione del suo esame).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9712 del 13 novembre 1996)
Con l'entrata in vigore della legge 7 agosto 1992 n. 356 - che a seguito della sentenza 255/92 della Corte costituzionale ha modificato gli artt. 500 e 503 c.p.p. - le dichiarazioni contenute nel fascicolo del P.M. ed utilizzate per le contestazioni possono essere acquisite nel fascicolo del dibattimento nella loro interezza e non limitatamente alla parte oggetto della contestazione, tanto più che tale parte si trova già inserita nel fascicolo del dibattimento proprio per il fatto che è stata utilizzata per la contestazione. Infatti l'integrale acquisizione di tali dichiarazioni risponde all'esigenza di una corretta interpretazione e valutazione del loro contenuto in considerazione della loro contraddittorietà con quanto riferito dai testi in dibattimento. Né costituisce ostacolo alla loro utilizzazione nel giudizio di appello il fatto che i difensori nel corso del dibattimento di secondo grado non abbiano esercitato il loro diritto al contraddittorio. Infatti, in mancanza di una richiesta specifica dei difensori diretta alla rinnovazione del dibattimento, ben possono essere utilizzate, anche senza contraddittorio, le dichiarazioni dei testi acquisite al fascicolo del dibattimento di secondo grado a seguito della suddetta sentenza della Corte costituzionale, tanto più che tali dichiarazioni sono già state oggetto di contestazione nel corso del dibattimento di primo grado.
Cass. pen. n. 296/1996
Il riconoscimento della voce effettuato in sede investigativa può essere legittimamente valutato ai fini della decisione quando sia stato utilizzato a fine di contestazione nel corso del dibattimento.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 296 del 12 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 3654/1996
L'esercizio di facoltà processuali dell'imputato, quali quella di non consentire all'esame (artt. 208 e 503 c.p.p.) o quella di non rilasciare dichiarazioni contro sè stesso, non può essere valutato come parametro ai sensi dell'art. 133 c.p. per negare le circostanze attenuanti generiche; infatti l'esercizio di un diritto processuale non può legittimamente considerarsi come comportamento processuale negativo. (Nella specie, tuttavia, la S.C. ha ritenuto che l'erronea motivazione non aveva avuto influenza decisiva sul dispositivo, poiché le attenuanti richieste erano state negate in primo luogo per l'esistenza di precedenti penali che giustificavano ampiamente il diniego del beneficio).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3654 del 10 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 6727/1995
Ai sensi dell'art. 503 c.p.p., può essere acquisita al fascicolo del dibattimento, se contenuta in quello del pubblico ministero ed utilizzata per le contestazioni, la denuncia presentata dalla parte offesa.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6727 del 8 giugno 1995)
Cass. pen. n. 5177/1994
Qualora l'esame dell'imputato sia richiesto tanto da costui che dal P.M., l'ordine di escussione non è determinabile con esclusivo riferimento alla previsione dell'art. 503, comma 2, c.p.p., che non contempla l'ipotesi di una richiesta concorrente, ma tale disposizione va integrata con quella di cui all'art. 496, comma 1, c.p.p., assegnando la precedenza alla pubblica accusa in quanto l'esame richiesto dal P.M. può essere qualificato come mezzo di prova a carico dell'imputato stesso.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5177 del 4 maggio 1994)
Cass. pen. n. 1303/1993
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1303 del 11 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 9822/1992
La posizione dell'imputato in un procedimento connesso o collegato è quella propria di una parte materiale e sostanziale del processo ed è assimilata a quella dell'imputato, onde l'audizione dibattimentale dell'«imputato connesso» non può non far riferimento all'audizione delle parti private ex art. 503 c.p.p.; quindi devono ritenersi applicabili all'esame dell'«imputato connesso», o «collegato» le disposizioni sulle allegazioni di cui ai commi quinto e sesto dell'art. 503 citato. Invero, le prove utilizzabili ai fini della deliberazione sono quelle acquisite nel dibattimento ai sensi dell'art. 526 c.p.p. e sono tali non solo quelle formate in dibattimento, ma anche quelle formate nella fase delle indagini preliminari e delle quali la legge prevede l'acquisizione nel fascicolo del dibattimento e, quindi, non solo i cosiddetti atti irripetibili, ma anche quelli previsti dagli artt. 500 comma quarto e 503 comma quinto c.p.p., come le dichiarazioni assunte dal P.M. o dalla P.G. nei casi e nei limiti previsti da dette disposizioni. Ne consegue che le dichiarazioni rese, nella fase delle indagini preliminari, al P.M. e al Gip dall'imputato «connesso» (alle quali il difensore aveva diritto di assistere), nel caso siano state utilizzate per le contestazioni a norma dell'art. 503, sono inseribili nel fascicolo per il dibattimento, al pari di quelle dell'imputato, e quindi utilizzabili a norma degli artt. 511 e 526 c.p.p., a nulla rilevando che l'art. 210 stesso codice richiami espressamente solo gli artt. 194, 195 e 499, e non anche l'art. 503.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9822 del 13 ottobre 1992)

References: Articolo 503

Articolo 503
 art. 208

Cass. 
 sentenza 

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