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Timestamp: 2017-06-26 17:23:59+00:00

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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 17 maggio 2017, n. 2334 – Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 17 maggio 2017, n. 2334	By Avv. Renato D'Isa on 31 maggio 2017	• ( Lascia un commento )
Il principio di preventiva fissazione dei criteri e delle modalità di valutazione delle prove concorsuali «deve essere inquadrato nell’ottica della trasparenza dell’attività amministrativa perseguita dal legislatore, che pone l’accento sulla necessità della determinazione e verbalizzazione dei criteri stessi in un momento nel quale non possa sorgere il sospetto che questi ultimi siano volti a favorire o sfavorire alcuni concorrenti, con la conseguenza che è legittima la determinazione dei predetti criteri di valutazione delle prove concorsuali, anche dopo la loro effettuazione, purché prima della loro concreta valutazione. Nei pubblici concorsi la predeterminazione dei criteri di valutazioni delle prove è connotata da un’ampia discrezionalità, per cui i criteri adottati sfuggono al sindacato giurisdizionale, salvi i casi di manifesta illogicità e irrazionalità
sentenza 17 maggio 2017, n. 2334
sul ricorso numero di registro generale 8264 del 2013, proposto dalla signora Li. De., rappresentata e difesa dall’avvocato Va. Pe., con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, corso (…);
Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia – Direzione Generale, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici sono domiciliati in Roma, alla via dei Portoghesi, 12;
la signora An. Ma. Ve., non costituita in giudizio;
relatore nell’udienza pubblica del giorno 23 febbraio 2017 il Cons. Vincenzo Lopilato e uditi per le parti l’avvocato Ma. Sa., per delega dell’avvocato Va. Pe., e l’avvocato dello Stato Pa. Sa..
1.- Con decreto del direttore generale per il personale scolastico del 13 luglio 2011, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha bandito il «concorso per esami e titoli per il reclutamento di dirigenti scolastici per la scuola primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado e per gli istituti educativi».
La procedura concorsuale – che si è svolta, in tutte le sue fasi, a livello regionale – si articolava, una volta superata una prova preselettiva a carattere culturale e professionale, nella seguenti fasi: i) due prove scritte e una prova orale; ii) la valutazione dei titoli; iii) un periodo obbligatorio di formazione e tirocinio per i candidati utilmente collocati nelle graduatorie generali di merito e dichiarati vincitori nei limiti dei posti messi a concorso (artt. 2, 8 e 9 del bando).
2.- La ricorrente ha proposto appello per i motivi indicati nei successivi punti.
2.1.- Si sono costituite in giudizio le amministrazioni statali, chiedendo il rigetto dell’appello.
3.- La causa è stata decisa all’esito dell’udienza pubblica del 23 febbraio 2017.
4.- Con un primo motivo, l’appellante deduce l’erroneità della sentenza nella parte in cui non ha ritenuto illegittime le modalità di azione della commissione che avrebbe fissato i criteri di valutazione delle prove concorsuali, nel corso della riunione del 31 gennaio 2012, oltre pertanto la prima riunione e le date di svolgimento delle prove di esame che si sono tenute il 14 e 15 dicembre 2011.
L’art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487 (Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi), prevede che «le commissioni esaminatrici, alla prima riunione, stabiliscono i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali, da formalizzare nei relativi verbali, al fine di assegnare i punteggi attribuiti alle singole prove».
La giurisprudenza del Consiglio di Stato ha già avuto modo di affermare che il principio di preventiva fissazione dei criteri e delle modalità di valutazione delle prove concorsuali «deve essere inquadrato nell’ottica della trasparenza dell’attività amministrativa perseguita dal legislatore, che pone l’accento sulla necessità della determinazione e verbalizzazione dei criteri stessi in un momento nel quale non possa sorgere il sospetto che questi ultimi siano volti a favorire o sfavorire alcuni concorrenti, con la conseguenza che è legittima la determinazione dei predetti criteri di valutazione delle prove concorsuali, anche dopo la loro effettuazione, purché prima della loro concreta valutazione» (Cons. Stato, sez. VI, 18 luglio 2014, n. 3851; Cons. Stato, sez. V, 25 maggio 2012, n. 3062).
5.- Con un secondo motivo, si deduce l’irragionevolezza dei predetti criteri nella parte in cui hanno: i) individuato un “modello tipo” che avrebbe vincolato il giudizio di sufficienza della commissione alla rispondenza dell’elaborato al predetto modello; ii) individuato un criterio (criterio 2 «qualità dell’articolazione del testo e delle relative argomentazioni, punti massimo 10»), articolato in due tipi di indicatori (coerenza/concatenazione logica delle argomentazioni; originalità dello sviluppo argomentativo), «non oggettivabile e che sostanzialmente rimette l’esito della sua applicazione alla sensibilità (quindi all’arbitrio) del soggetto valutatore»; iii) assegnato una illegittima preponderanza, in relazione alla prima prova, agli aspetti formali (18/30 circa), diversamente dalla seconda prova (6/30); iv) «l’attribuzione di punteggi è avvenuta ad intervalli ridottissimi» e comunque «a prescindere dal numero di intervalli»; si aggiunge che «i criteri denotano una insista contraddittorietà determinata dalla scelta di una scala di valori a quattro intervalli pur a fronte di un indicatore a due uscite».
6.- Con un terzo motivo, si deduce che il primo giudice non si sarebbe pronunciato in ordine alle censure, che vengono riproposte, relative all’asserita irrazionalità della valutazione degli elaborati dell’appellante, alla luce degli stessi criteri elaborati dalla commissione e di quanto accertato con perizia di parte redatta dal prof. D’Armento.
La giurisprudenza del Consiglio di Stato è costante nell’affermare che «le valutazioni espresse dalle Commissioni giudicatrici in merito alle prove di concorso, seppure qualificabili quali analisi di fatti (correzione dell’elaborato del candidato con attribuzione di punteggio o giudizio) e non come ponderazione di interessi, costituiscono pur sempre l’espressione di ampia discrezionalità, finalizzata a stabilire in concreto l’idoneità tecnica e culturale, ovvero attitudinale, dei candidati, con la conseguenza che le stesse valutazioni non sono sindacabili dal giudice amministrativo, se non nei casi in cui sussistono elementi idonei ad evidenziarne uno sviamento logico od un errore di fatto, o ancora una contraddittorietà ictu oculi rilevabile» (Cons. Stato, sez. VI, 29 novembre 2016, n. 5056; sez. VI 9 febbraio 2011, n. 871
7.- Con un quarto motivo, si deduce l’erroneità della sentenza nella parte cui non ha ritenuto sussistente l’illegittimità delle valutazioni della commissione anche in ragione della «assoluta mancanza della indicazione dei tempi in cui è avvenuta la valutazione» degli elaborati dell’appellante.
8.- Per le ragioni che precedono, l’appello va respinto.
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 17 maggio 2017, n. 2337

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