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Timestamp: 2020-06-02 12:27:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18164 del 05/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18164 del 05/07/2019
Cassazione civile sez. I, 05/07/2019, (ud. 26/02/2019, dep. 05/07/2019), n.18164
Sul ricorso n.2898/2017 proposto da:
M.M.A., elettivamente domiciliato in Roma Via Federico
Cesi 72 presso lo studio dell’Avv.to Andrea Sciarrillo rappresentato
e difeso dall’Avv.to Pietro Sgarbi del foro di Ancona giusta procura
avverso la sentenza n.925/2016 emessa dalla Corte di Appello di
Ancona, in data 16/8/2016;
La Corte di Appello di Ancona con sentenza in data 16/8/2016 ha confermato l’ordinanza emessa dal Tribunale di Ancona in data 16/6/2015 che a sua volta rigettava le istanze avanzate da M.M.A. NATO IN (OMISSIS) volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento del diritto dello status di rifugiato, alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.
Il ricorrente aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Ancona di essere fuggito dal proprio paese in quanto aveva offerto ospitalità ad una famiglia cristiana e per questo era stato perseguitato dagli integralisti islamici tanto che aveva subito l’incendio della propria abitazione ed era stato aggredito da sei persone in automobile riuscendo all’ultimo a divincolarsi ed a scappare. Inoltre il suo volto era apparso in un manifesto in cui gli integralisti invitavano ad ucciderlo, tanto da fargli temere per la sua incolumità e la sua vita.
Avverso la sentenza della Corte di Appello di Ancona il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi e memoria. Il Ministero dell’Interno si è costituito con controricorso.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra 28/7/1951 ed D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. E in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte d’Appello ha ritenuto che il racconto del ricorrente fosse scarsamente credibile e fantasioso e non sussistenti i requisiti per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato.
Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1 bis in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito l’analisi della situazione personale del ricorrente ritenendolo non credibile senza alcun valido motivo nonostante il circostanziato racconto reso, venendo meno al dovere di cooperazione istruttoria.
Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14,lett. B)e C) in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito l’esistenza di un pericolo di danno grave alla persona che giustificava il riconoscimento della protezione sussidiaria.
Con il quarto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8,comma 3 ed D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1 bis in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito mediante ricerche specifiche sui siti accreditati la situazione attuale ed aggiornata del paese e l’esistenza del pericolo di danno grave alla persona che giustificava il riconoscimento della protezione sussidiaria.
In relazione poi al caso della “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) oggetto di esame da parte della Corte territoriale, va, anzitutto, rilevato che in base alle indicazioni ermeneutiche fornite dalla Corte di Giustizia UE (Grande Sezione, 18 dicembre 2014, C542/13, par. 36), i rischi a cui è esposta in generale la popolazione di un paese o di una parte di essa di norma non costituiscono di per sè una minaccia individuale da definirsi come danno grave ai fini in esame (v. 26 Considerando della direttiva n. 2011/95/UE), sicchè “l’esistenza di un conflitto armato interno potrà portare alla concessione della protezione sussidiaria solamente nella misura in cui si ritenga eccezionalmente che gli scontri tra le forze governative di uno Stato e uno o più gruppi armati o tra due o più gruppi armati siano all’origine di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona del richiedente la protezione sussidiaria, ai sensi dell’art. 15, lett. c), della direttiva, a motivo del fatto che il grado di violenza indiscriminata che li caratterizza raggiunge un livello talmente elevato da far sussistere fondati motivi per ritenere che un civile rinviato nel paese in questione o, se del caso, nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio di questi ultimi, un rischio effettivo di subire la detta minaccia (v., in questo senso, Corte Giustizia UE 17 febbraio 2009, Elgafaji, C-465/07, citata nel ricorso, e 30 gennaio 2014, Diakitè, C285/12; vedi pure Cass. n. 13858 del 2018).
In ordine alla verifica delle condizioni per il riconoscimento della protezione umanitaria – al pari di quanto avviene per il giudizio di riconoscimento dello status di rifugiato politico e della protezione sussidiaria – incombe sul giudice il dovere di cooperazione istruttoria officiosa, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 in ordine all’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine. Nella specie, la Corte territoriale non ha violato il suddetto principio nè è venuta meno al dovere di cooperazione istruttoria, avendo semplicemente ritenuto, a monte, che i fatti lamentati non costituiscano un ostacolo al rimpatrio nè integrino un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali.
In riferimento alla disposizione dell’art. 10 Cost., questa Corte ha già avuto occasione di chiarire che il diritto di asilo è interamente attuato regolato attraverso la previsione delle situazioni finali previste dai tre istituti dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e del diritto al rilascio di un permesso umanitario, ad opera della esaustiva normativa di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251 e di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6; con la conseguenza che non vi è più alcun margine di residuale diretta applicazione del disposto di cui all’art. 10 Cost., comma 3, in chiave processuale o strumentale, a tutela di chi abbia diritto all’esame della sua domanda di asilo alla stregua delle vigenti norme sulla protezione. (Cass. 10686 del 2012; n. 16362 del 2016).
Per quanto sopra il ricorso proposto deve essere respinto con condanna al pagamento delle spese a favore del controricorrente.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 2.200,00 oltre spese prenotate a debito. Non ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui alD.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater risultando che il ricorrente è stato ammesso al gratuito patrocinio a carico dello Stato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 3
 art. 27
 art. 14
 art. 8
 art. 27
 art. 14
 Cass. 
 art. 8
 art. 5
 art. 13