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Timestamp: 2019-11-18 22:20:18+00:00

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Dell’igiene del suolo e dell’abitato
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Dell’igiene del suolo e dell’abitato.
Art. 36. Ferme le prescrizioni riguardanti le acque pubbliche e gli scoli, contenute nella legge dei lavori pubblici, sono anche proibite quelle opere le quali modifichino il livello delle acque sotterranee o il naturale deflusso di quelle superficiali in quei luoghi nei quali tali modificazioni siano riconosciute nocive dal regolamento locale d’igiene. La contravvenzione a questa disposizione sarà punita con pena pecuniaria sino a L. 500, oltre la demolizione dell’opera stessa a spesa del contravventore.
Art. 37. La macerazione del lino, della canapa ed in genere delle piante tessili non potrà, nell’interesse della salute pubblica, essere eseguita che nei luoghi, nei tempi, alle distanze dall’abitato e con le cautele, che verranno determinate dai regolamenti locali d’igiene o da speciali regolamenti approvati dal prefetto, sopra proposta del medico provinciale, sentito il Consiglio provinciale di sanità. I contravventori saranno puniti con pena pecuniaria di L. 50.
Art. 38. Le manifatture o fabbriche che spandano esalazioni insalubri, o possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti, saranno indicate in un elenco diviso in due classi.
La prima classe comprenderà quelle che dovranno essere isolate nelle campagne e lontane dalle abitazioni; la seconda quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato.
Una industria o manifattura, la quale sia inscritta nella prima classe, potrà essere permessa nell’abitato, quante volte l’industriale che l’esercita provi che, per l’introduzione di nuovi metodi o di speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato.
Art. 39. Le case di nuova costruzione, od in parte rifatte, non possono essere abitate se non dopo l’autorizzazione del sindaco; il quale l’accorderà sol quando, previa ispezione dell’ufficiale sanitario o di un ingegnere a ciò delegato, sia dimostrato:
a) essere le mura convenientemente prosciugate;
b) non esservi difetto di aria o di luce;
c) essersi provveduto allo smaltimento delle acque immonde, delle materie escrementizie e di altri rifiuti, in modo da non inquinare il sotto-suolo e secondo le altre norme prescritte dal regolamento locale d’igiene;
d) essere le latrine, gli acquai e gli scaricatoi costruiti e collocati in modo da evitare le esalazioni dannose e le infiltrazioni;
e) essere l’acqua potabile nei pozzi o in altri serbatoi o nelle condutture guarentita da inquinamento;
f) non esservi altra manifesta causa d’insalubrità;
g) di essersi infine osservate le altre più particolari prescrizioni che sulla materia fossero fatte dal sopraccitato regolamento locale d’igiene.
Art. 40. Non sarà mai permessa l’apertura di case urbane o rurali, o di opifici industriali aventi fogne per le acque immonde, o canali di scarico di acque industriali inquinate che immettono in laghi, corsi o canali d’acqua, i quali debbano in qualche modo servire agli usi alimentari o domestici, se non dopo essersi assicurati che le dette acque siano prima sottomesse ad una completa ed efficace depurazione, e che siano inoltre eseguite le speciali cautele che per il caso fossero prescritte dal regolamento locale di igiene.
I proprietari delle case attualmente abitate e degli opifici in esercizio si uniformeranno alle disposizioni del presente articolo, entro il termine di un anno dalla promulgazione della presente legge. I contravventori sono puniti con pena pecuniaria di L. 500.
Art. 41. Il sindaco, su rapporto dell’ufficiale sanitario, o del medico provinciale, può dichiarare inabitabile e fare chiudere una casa, o parte della medesima riconosciuta pericolosa dal punto di vista igienico e sanitario; salvo il ricorso al prefetto che deciderà, sentito il Consiglio provinciale di sanità.
Dell’igiene delle bevande e degli alimenti.
Art. 42. Chiunque vende, ritiene per vendere, o somministra come compenso a’ propri dipendenti, materie destinate al cibo o alla bevanda, che siano riconosciute guaste, infette, adulterate, od in altro modo insalubri o nocive, è punito con pena pecuniaria di L. 10, estensibile a L. 100, e col carcere da 6 giorni a 3 mesi, oltre la confisca delle materie.
Nella stessa pena incorrerà chi con la cattiva stagnatura o in altro modo renda nocivi alla salute attrezzi e recipienti destinati alla cucina o a conservare alimenti o bevande.
Art. 43. L’elenco dei colori nocivi, che non possono essere impiegati nelle preparazioni delle sostanze alimentari e di bevande, o di quelli che non debbono pure usarsi per la colorazione delle stoffe, tappezzerie, giocattoli, carte per involti di materie alimentari, ed altri oggetti di uso personale o domestico, sarà compilato dal ministro dell’Interno, udito il parere del Consiglio superiore di sanità.
Chi impiega in qualche modo tali colori per la colorazione delle sostanze ed oggetti sopra specificati, o vende tali sostanze ed oggetti così colorati, sarà punito colla pena pecuniaria estensibile a L. 500, ed in caso di recidiva con la chiusura dell’opificio o del negozio.
Art. 44. Ogni comune deve essere fornito di acqua potabile riconosciuta pura e di buona qualità. Ove questa manchi, sia insalubre o sia insufficiente ai bisogni della popolazione, il comune può essere, per decreto del ministro dell’Interno obbligato a provvedersene.
Chiunque contamini o corrompa l’acqua delle fonti, dei pozzi, delle cisterne, dei canali, degli acquedotti, dei serbatoi di acque potabili, è punito con la pena pecuniaria da L. 51 a L. 500, e sarà inoltre tenuto a pagare le spese necessarie per riparare i danni prodotti; salvo le pene maggiori comminate dal codice penale nel caso siano avvenuti danni alle persone.

References: Art. 36

Art. 37

Art. 38

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44