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Timestamp: 2020-05-26 16:20:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22330 del 26/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22330 del 26/09/2017
Cassazione civile, sez. III, 26/09/2017, (ud. 12/01/2017, dep.26/09/2017), n. 22330
sul ricorso 13521/2014 proposto da:
D.N.M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L.
rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONIO DE MAURO giusta procura
GENERALI ITALIA SPA, incorporante di ALLEANZA TORO SPA a mezzo della
S.C.P.A. in persona dei procuratori speciali V. e
S.A.M., + ALTRI OMESSI
avverso la sentenza n. 186/2014 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 11/03/2014;
ALESSANDRO PEPE che ha concluso per l’inammissibilità in subordine
udito l’Avvocato GABRIELE VALENTINI per delega;
udito l’Avvocato ROBERTO OTTI per delega.
In data 21.2.1999, in conseguenza di sinistro stradale nel quale erano state coinvolte diverse autovetture, decedevano i coniugi D.N.Q. e S.C..
In seguito al procedimento penale per omicidio colposo nei confronti di D.F., conducente della vettura investitrice, veniva instaurato da D.N.M.S., figlia unica dei predetti coniugi, giudizio civile per il risarcimento del danno nei confronti dell’autore dell’illecito, nonchè di Do.Fr., proprietaria del veicolo, e della Lloyd Assicurazioni s.p.a. successivamente incorporata da Alleanza Toro Assicurazioni s.p.a.- che assicurava la RCA del veicolo investitore.
Il Tribunale di Lecce, con sentenza in data 13.12.2007, accertava la esclusiva responsabilità del D. nella produzione del sinistro, e condannava lo stesso, in solido alla proprietaria ed alla società assicurativa, a risarcire il danno patrimoniale e non patrimoniale chiesto “jure proprio” dalla D.N., riconoscendo anche il danno per la perdita del rapporto parentale, liquidato in Euro 200.000,00 per ciascun genitore, mentre rigettava la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale richiesto “jure herditatis”.
In parziale accoglimento dell’appello principale proposto da TORO Ass.ni s.p.a. e dell’appello incidentale proposto dai D., la Corte d’appello di Lecce, con sentenza in data 11.3.2014 n. 186, ha ritenuto che il primo giudice fosse incorso nel vizio di ultrapetizione, avendo liquidato a titolo di danno per la “perdita del rapporto parentale” una somma maggiore di quella richiesta dalla D.N. (quantificata nell’atto di citazione in Lire 150.000.000 per la morte di ciascun genitore), ed ha di conseguenza ridotto l’importo risarcitorio in complessivi Euro 154.937,04.
La sentenza di appello, notificata in data 24.3.2014, è stata ritualmente impugnata per cassazione dalla D.N., con atti notificati in data 19.5.2014, con i quali ha dedotto un unico motivo concernente plurime censure.
Il motivo di ricorso, con il quale si censura la statuizione della sentenza della Corte di appello che ha ritenuto viziata da ultrapetizione la decisione di prime cure nella parte in cui aveva liquidato il danno non patrimoniale da “perdita del rapporto parentale” in misura superiore all’importo, pari a Lire 150.000.000, richiesto per la morte di ciascun genitore con l’atto di citazione dalla D.N., deve ritenersi fondato.
Nella specie, la voce di danno in questione implica, in considerazione della natura “non patrimoniale” del danno da risarcire, l’applicazione del criterio di liquidazione equitativa ex art. 2056 c.c., che, se pure ancorato a determinati indici sintomatici, non consente – fatta salva la ipotesi di espressa ed inequivoca delimitazione dell’importo risarcitorio alla misura tabellare massima – una puntuale determinazione “ex ante” del “quantum” risarcibile, tanto più quando, come nel caso concreto, la domanda, fin dall’origine, prospettava la esigenza di derogare ai limiti “tabellari” e di procedere secondo criteri di discrezionalità (equitativi puri), al fine di attribuire la piena reintegrazione del pregiudizio in presenza di specifiche circostanze concrete che rendevano inattuale ed inadeguata la valutazione tabellare del danno. Nella specie, pertanto, il ricorso alla clausola di salvaguardia della liquidazione del danno nella “eventuale maggiore misura” rispetto alla somma indicata in citazione, trovava quindi piena giustificazione proprio nella palesata originaria ed oggettiva incertezza determinativa del “quantum” da commisurarsi al danno non patrimoniale.
La Corte d’appello non si è attenuta ai principi di diritto enunciati dalla giurisprudenza di legittimità incorrendo nel vizio di falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., censurato con il motivo di ricorso.
Il ricorso deve essere accolto, con conseguente cassazione in parte qua della sentenza impugnata. Non occorrendo procedere ad ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa da questa Corte con il rigetto dell’appello principale proposto da TORO Assicurazioni s.p.a. e dell’appello incidentale, relativamente al sesto motivo di gravame, proposto da D.F. e Fr. (essendo stato fatto valere con le impugnazioni principale ed incidentale il medesimo vizio di ultrapetizione della decisione di primo grado, posto a fondamento della statuizione della sentenza cassata), e condanna l’appellante principale e gli appellanti incidentali alla rifusione, in favore di D.N.M.S. delle spese relative al grado di appello, liquidate in Euro 8.000,00 per compensi, oltre accessori di legge.
Rilevato che la notifica del ricorso anche ad altri soggetti che hanno assunto la qualità di parti in grado di appello, ma nei confronti dei quali la D.N. non ha proposto domande, deve intendersi effettuata esclusivamente ai fini della mera “denuntiatio litis”, Condanna la parte resistente Generali Italia s.p.a. e gli intimati Do.Fr. e F., in solido, alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo.
Decidendo nel merito, rigetta l’appello principale proposto da TORO Assicurazioni s.p.a. e l’appello incidentale, relativamente al sesto motivo di gravame, proposto da D.F. e Fr., e condanna l’appellante principale e gli appellanti incidentali, in solido, alla rifusione, in favore di D.N.M.S. delle spese relative al grado di appello, liquidate in Euro 8.000,00 per compensi, oltre accessori di legge.
Condanna Generali Italia s.p.a., Do.Fr. e F., in solido, al pagamento in favore della ricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

References: Sentenza 
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 art. 2056
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