Source: https://www.pasino.info/Causa-di-lavoro-1994.htm
Timestamp: 2019-10-22 06:15:50+00:00

Document:
Pasino Vincenzo - Causa-di-lavoro-1994
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Causa-di-lavoro
Causa di lavoro di Pasino Vincenzo
le Amministrazioni comunali di Alessandria
(dal gennaio 1994 al maggio 2017).
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Definizione del Contesto di Fatto
ELENCAZIONE ANALITICA DEI FATTI
con collegamento a tutti i documenti di prova, ordinati in ordine cronologico crescente, come registrati su supporto magnetico allegato a tutti i ricorsi di merito.
DCF01 – 1968=>1977. Pasino Vincenzo, dopo gli studi in ingegneria nucleare ed un master in ingegneria biomedica ha insegnato fisica 1 ed ha collaborato all'allestimento del primo laboratorio di fisica atomica del Politecnico di Torino. In 7 anni di attività di ricerca in gruppi dell'INFN nelle aree dello scattering elettromagnetico nucleare, della configurazione delle superfici isoterme nelle “guide d'onda” acceleratrici di elettroni, nello studio delle proprietà magnetiche dei metalli allo stato liquido e nel calcolo numerico, ha pubblicato 12 lavori su riviste internazionali, alcuni dei quali sono visibili agli indirizzi seguenti
https://inis.iaea.org/search/search.aspx?orig_q=RN:5120217
https://iris.polito.it/handle/11583/1660574?mode=full.6163#.XHOBSuhKjIU
https://www.researchgate.net/publication/255431828_INTENSITY_LIMITS_AND_BEAM_QUALITY_IN_THE_LINATRON_RECYCLED_ELECTRON_LINAC
Dal 1975 al 1977 ha fornito consulenza ad Università (GE), enti di ricerca (CSELT-TO e CRES-Sicilia), comuni (Alessandria, Lucca, Padova, etc...), banche (Banca Ponti-MI), società commerciali (Gilberto Gaudi-Impianti sonori SANSUI, SIOF, FRIGES, SPACE CANNON, etc …). Nel 1977 ha sostenuto e vinto il concorso pubblico per titoli ed esami al posto di direttore del Centro Elaborazione Dati (CED) del comune di Alessandria.
Quale vincitore del concorso è stato collocato in ruolo a tempo indeterminato dal 1.12.1977.
DCF02 – 1977=>1994. La struttura CED era, nella pianta organica comunale (deliberazione del CC n. 665 del 11-07-1978), una struttura di vertice. Nell'allegato alla deliberazione di recepimento del CCNL area 2 dirigenti 1994-1994 (gli effetti giuridici del contratto decorrevano dal 1.01.1994) Pasino Vincenzo compare nell'elenco dei dirigenti del comune di Alessandria con il coefficiente per il calcolo della retribuzione di posizione massimo nell'ente, pari a 1.
Pasino Vincenzo ha diretto il CED ininterrottamente dalla data di immissione in ruolo (1.12.1977) sino a due mesi prima della sospensione cautelare del 9.11.1994 per poco meno di 17 anni.
Documenti di prova:
19961227-GC-CCNLDir94-97-RECEP.pdf - pag 15
DCF03 - Dal 01.09.1994 al 9.11.1994 (69 giorni) Pasino Vincenzo è stato trasferito, con il parere NEGATIVO del Segretario generale e del Collegio di direzione, all'Ufficio studi, programmazione e statistica come descritto nel successivo punto DCF11. La struttura "Studi, programmazione e statistica" era a quella data, in pianta organica, asservita alla ripartizione finanze. La struttura avrebbe dovuto venire ridefinita e ricollocata secondo le direttive del luglio 1994 sul Sistema Statistico Nazionale (SISTAN). Alla data la struttura era priva di “pesatura” (priva del coefficiente per il calcolo della retribuzione di posizione dirigenziale).
DCF04 – 1993. A seguito della crisi dei partiti che avevano amministrato sino a fine 1992, il Prefetto di Alessandria ha sciolto il Consiglio Comunale ed ha dato incarico della reggenza al VicePrefetto dott. Cosimo Macrì. Durante la gestione del commissario prefettizio Pasino Vincenzo è stato incaricato di coordinare tutte le attività di riorganizzazione al fine di adeguare la organizzazione degli uffici alle nuove norme promulgate all'epoca.
dLgs 29/93, L. 142/90, L. 241/90 e poi, più tardi, L. 127/97 (art. 6) e succ...
DCF05 – 1993. La legge n. 81/1993 era intervenuta a disciplinare la elezione diretta del Sindaco. Alle elezioni del novembre 1993 una nuova classe politica ha sostituito quella precedente, dei partiti “tradizionali” già decimata dalle iniziative giudiziarie. Nel dicembre del 1993 il commissario prefettizio ha passato le consegne al nuovo sindaco Francesca Calvo che ha nominato i suoi collaboratori di Giunta.
DCF06 – 1994. La amministrazione neoeletta ha subito messo in atto comportamenti analoghi a quelli delle amministrazioni precedenti e contrastanti con la nuova normativa. Era stata introdotta una netta separazione dei poteri di indirizzo e controllo, spettanti alla parte politica, dai poteri di gestione, spettanti alla dirigenza. I nuovi assessori, al pari dei vecchi ai quali erano subentrati, intendevano continuare a “gestire” nonostante che tale “potere/dovere” fosse stato trasferito dalle norme in capo ai dirigenti.
dal 1994 al 13.03.2019.
DCF07- Gennaio 1994. Pasino Vincenzo, quale dirigente preposto alla ideazione, sviluppo e realizzazione dei progetti di automazione e di razionalizzazione dei servizi comunali, esposto più di altri per il carisma acquisito in conseguenza delle innovazioni introdotte, prima venne invitato a “partecipare alle merende” (2.01.1994-registrazione di un nuovo amministratore che dice "noi vogliamo fare affari") e poi, a seguito del suo rifiuto, venne invitato (13.01.1994 dagli allora assessori al personale e CED) a chiedere il trasferimento alla struttura Studi, programmazione e statistica, a “mettersi da parte” ed a limitarsi a scrivere progetti senza firmarli.
Se i progetti fossero stati di loro interesse gli Amministratori avrebbero provveduto a gestirne direttamente la realizzazione. Se Pasino Vincenzo avesse accettato avrebbe continuato a ricevere lo stipendio ogni fine mese senza "problemi". In caso contrario sarebbe stato “mandato a casa”.
L'assessore al CED (Melchiorre) aveva già fatto trasferire alla sua segreteria un “attivista della sua parte politica”, già operatore di sala macchine del CED e confidente dei carabinieri ("mp" in sigla sulla corrispondenza allegata al successivo DCF10).
A seguito del rifiuto di Pasino Vincenzo di adeguarsi al “così fan tutti”, è stato dato avvio ad una serie di iniziative tese a dirigere direttamente il CED dalla segreteria dell'assessore “scavalcando” sistematicamente il dirigente Pasino Vincenzo, denigrandone il lavoro al fine di giustificarne la rimozione dalla direzione ed il trasferimento a struttura priva di funzioni gestionali.
DCF08 – Febbraio 1994. Un incarico di “ricognizione” dei sistemi informativo ed informatico, affidato alla università di Milano, si è concluso, contrariamente alle previsioni della Amministrazione, con una relazione favorevole a Pasino Vincenzo. Tutti i provvedimenti adottati dalla direzione del CED, nei dieci anni precedenti il gennaio 1994, sono stati prelevati dall'archivio comunale ad opera del segretario “mp” dell'assessore ed inviati alla Procura della Repubblica con l'invito ad indagare. (PROVE- A molti documenti è stato negato l'accesso. A provare il comportamento di mobbing è sufficiente esaminare la lettera del Segretario generale dott. Piterà al Sindaco datata 9.05.1994 e richiamata in DCF10.
DCF09 - 1981-1991. Nei 10 anni fra il 1981 ed il 1991 aveva lavorato per la Amministrazione comunale, sempre autorizzata da deliberazioni di Giunta e/o di Consiglio, una cooperativa (DATADIGIT Scrl) formata da giovani alessandrini (197 operatori). Tale cooperativa aveva fornito prestazioni di registrazione dei dati per il censimento del 1981 e per diverse successive fasi di impianto delle banche dati del comune di Alessandria (finanze, elettorale, ecc...) e di altri enti della provincia.
DCF10 – 9.05.1994. Contestazione addebiti per la vicenda TOSAP- L'ultimo lavoro assegnato alla cooperativa, autorizzato dalla Giunta comunale con provvedimento formale del 28.12.1990 (Documenti di prova.: 19940527-Pas-a-Sin-TOSAP-all-01.pdf), prevedeva la registrazione dei dati degli intestatari della Tassa Occupazione Spazi ed Aree Pubbliche (TOSAP).
Il lavoro, consegnato dalla cooperativa nel primo semestre del 1992 è stato controllato dal programmatore Bellotti Lorenzo, appositamente incaricato, che ha “fuso” in un unico archivio le registrazioni provenienti da 11 supporti magnetici (alla data floppy disc). Dopo il controllo, certificato dal programmatore incaricato (Documenti di prova.: 19940527-Pas-a-Sin-TOSAP-all-01.pdf a pag. 9) , l'archivio risultante dalla fusione, per mancanza delle risorse umane necessarie a completare i programmi utili alla gestione on line degli archivi, è stato riposto nella cassaforte del CED. Alla cassaforte potevano accedere solo gli operatori di sala macchine (quindi anche l' operatore “mp” di sala macchine del CED, trasferito alla segreteria dell'assessore).
Il 10 giugno del 1993 Pasino Vincenzo, quale dirigente del CED, a seguito della certificazione sottoscritta dal programmatore Bellotti Lorenzo (vedere pag. 9 del documento in Documenti di prova.: 19940527-Pas-a-Sin-TOSAP-all-02.pdf), ha apposto firma di corretta fornitura del lavoro TOSAP sulle due fatture, inoltrate dalla Cooperativa fornitrice ai fini della loro liquidazione, per complessive lire 3.857.500 (vedere pagine 10 ed 11 del documento in Documenti di prova: 19940527-Pas-a-Sin-TOSAP-all01.pdf). A quella data la cooperativa vantava un credito di oltre 30 milioni di lire che a seguito delle vicende giudiziarie nessuno ha più provveduto a pagare. La cooperativa è stata poi messa in liquidazione.
Nel marzo del 1994 la segreteria dell'assessore ha “ordinato” al CED di mettere in linea, per la utenza remota, gli archivi TOSAP conservati in cassaforte. Dall'archivio, registrato su supporto magnetico a seguito del lavoro di fusione degli 11 archivi originari fatto in sala macchine ad inizio 1993, è risultata mancante la parte delle registrazioni relativa alle schede descrittive di aree di titolari intestatari di più di una concessione di occupazione di suolo od area pubblica.
Informato (nel marzo 1994) della mancanza delle registrazioni (quelle con codice utente che ricorreva più di una volta) il dirigente del CED Pasino Vincenzo ha dato disposizione di verificare i motivi della mancanza (in seguito individuati proprio in un errore del programmatore che aveva fatto il lavoro e sottoscritto il documento di certificazione) e di provvedere a recuperare le registrazioni mancanti.
Mentre era in corso la verifica si è presentato l'assessore, accompagnato dal segretario “mp”, che ha contestato le attività di verifica ed ha “denunciato” il dirigente Pasino Vincenzo alla Corte di Conti ed alla Procura della Repubblica per “aver favorito la cooperativa fornitrice” ed “attestato il falso” l'anno prima, nel giugno del 1993, con la apposizione della firma di attestazione di regolare fornitura sulle due fatture di liquidazione (Documenti di prova.19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-01.pdf pag 10 e pag 11).
A seguito delle denunce il Segretario generale ha proposto al Sindaco di contestare a Pasino Vincenzo gli addebiti disciplinari (Documenti di prova: 19940509-Segret-a-Sindaco-TOSAP.pdf). Dopo le giustificazioni fornite da Pasino Vincenzo il 27.05.1994 (Documenti di prova.: 19940527-Pas-a-Sin-TOSAP.pdf) il procedimento disciplinare è rimasto fermo. Pasino Vincenzo è stato informato verbalmente della chiusura del procedimento nell'anno 2000 dopo che era stato chiuso per “assenza di danno erariale” il procedimento avviato per lo stesso motivo presso la Corte dei Conti.
A seguito delle denunce dell'assessore erano stati aperti sei procedimenti: un procedimento disciplinare iniziato il 9 maggio 1994; tre procedimenti di fronte alla Corte dei conti due dei quali chiusi “per assenza di danno erariale” ed uno per assoluzione con formula piena nel 2000; due procedimenti penali iniziati con il rinvio a giudizio disposto con la ordinanza del GIP del 26.09.1994 e con la ordinanza del 1.02.1996, confluiti in uno solo concluso in primo grado, dopo 22 udienze, il 10.12.1997 e terminato in Suprema Corte di cassazione penale il 30.01.2001.
All'esito del processo penale Pasino Vincenzo è stato assolto da tutte le imputazioni contenute nel primo provvedimento di rinvio a giudizio penale che aveva motivato la prima sospensione cautelare quinquennale. E' residuata una condanna a 10 mesi, sospesi senza menzione, per il reato di “falso ideologico” contestato con il secondo provvedimento di rinvio a giudizio del 1.02.1996.
Il falso, secondo la Corte di cassazione è consistito nell'aver apposto, pur consapevole della incompletezza del lavoro, la firma attestante la corretta esecuzione del lavoro TOSAP, certificato come completo dal programmatore Bellotti Lorenzo PRIMA DELLA APPOSIZIONE DELLA FIRMA, al 10.06.1993, sulla fattura, ma risultato incompleto ad una successiva verifica, nel marzo 1994 in fase di impianto della banca dati in linea, 9 ​mesi dopo la liquidazione della somma a saldo del giugno 1993.
Con lettera del 9 maggio 1994 il Segretario generale ha proposto al Sindaco di contestare a Pasino Vincenzo addebiti per i fatti denunciati alla Procura dall'allora assessore al CED.
19940509-Segretario-a-Sindaco-TOSAP.pdf
19940509-Sindaco-a-Pasino-TOSAP.pdf
19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP.pdf
19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-01.pdf
19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-02.pdf
19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-03.pdf
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19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-07.pdf
19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-08.pdf
19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-09.pdf
19940527-Pasino-a-Sindaco-TOSAP-all-10.pdf
DCF11 – 30.06.1994-03.08.1994. Trasferimento. Il 30.06.1994 l'assessore al personale ha chiesto al dirigente della Segreteria di provvedere a trasferire Pasino Vincenzo dal CED all'ufficio studi, programmazione e statistica (Documenti di prova: 19940630-TRASF-Assessore-Pers-a-Seg.pdf). Nonostante il parere contrario del Segretario e del collegio di direzione ed i dubbi di legittimità sollevati dal Dirigente della Segreteria Generale il Sindaco ha disposto il trasferimento di Pasino Vincenzo dal CED all'Ufficio studi, programmazione e statistica (Documenti di prova: 19940803-TRASF-Sind-Atto-di-Trasf.pdf e pagina).
All'origine della richiesta di trasferimento vi era la motivazione “ufficiale” consistente nella necessità di provvedere alla progettazione ed alla realizzazione di un sistema informativo per il settore Studi, programmazione e statistica. In realtà il motivo della richiesta era fondato sulla volontà dell'assessore e del suo segretario di acquistare PC da “amici” (come poi è effettivamente successo quando la amministrazione comunale ha acquistato PC, con processori supposti Intel ma che avevano all'interno processori AMD molto meno costosi).
Pasino Vincenzo aveva progettato e realizzato la integrazione degli archivi di ogni settore in una unica “visione” comune a tutto l'ente, unificando il modo di vedere le entità amministrate con conseguenti economie di scala. La nuova amministrazione ha iniziato a sostenere la necessità di frammentare le attività e rendere indipendenti gli archivi e processi di ciascuno dei settori "come succedeva nelle aziende private". L'obiettivo della amministrazione comunale, chiarito poi dai comportamenti successivi al 1994, era quello di poter acquistare e distribuire PC scollegati, senza controlli e senza normalizzazione delle procedure ed integrazione degli archivi.
Nonostante il parere contrario del Segretario generale, del dirigente incaricato della direzione della Segreteria Generale e del Collegio di direzione il 3.08.1994 il Sindaco ha adottato illegittimamente un atto di trasferimento del dirigente Pasino Vincenzo dal CED, vincitore di concorso pubblico, cui competevano funzioni di progettazione, sviluppo e gestione dei sistemi informativo ed informatico, agli “Studi, programmazione e statistica” a decorrere dal 1.09.1994.
19940630-TRASF-Assessore-Pers-a-Seg.pdf
19940708-TRASF-Assessore-Pers-a-Seg.pdf
19940712-TRASF-Relazione.pdf
19940715-TRASF-1-Let-Rin.pdf
19940715-TRASF-Com-Avvio-Proc-pdf
19940715-TRASF-Convoc-Com-Dir-Apic.pdf
19940720-TRASF-Com-Dir-Parere.pdf
19940725-TRASF-Seg-Gen-Parere.pdf
19940728-TRASF-Dir-seg-gen-ad-Ass.pdf
19940803-TRASF-Ass-pers-a-Seg.pdf
19940803-TRASF-Ass-pers-Motiv-Tr.pdf
19940803-TRASF-Sind-Atto-di-Trasf.pdf
19940829-TRASF-Pasino-a-Sindaco.pdf
DCF12 – 26.09.1994. Rinvio a giudizio penale. A seguito delle denunce inviate dall'assessore alla Procura della Repubblica (Documenti di prova=> 19940509-Segret-a-Sindaco-TOSAP.pdf) è stata notificata a Pasino Vincenzo Ordinanza del GIP proc. 205/94 RGT del 26.09.1994 per violazione degli artt. 314 (peculato), 317 (concussione), 323 (abuso ufficio), 326 (violazione segreti di ufficio). Alla data Pasino Vincenzo era, a seguito del trasferimento, in servizio all'Ufficio studi, programmazione e statistica.
Al termine del giudizio penale Pasino Vincenzo verrà assolto da tutti i capi di imputazione contenuti nella ordinanza del 26.09.1994.
DCF13 – 6.11.1994. Alluvione di Alessandria. Il 6.11.1994 la città di Alessandria è stata invasa dalle acque che hanno provocato 16 vittime e distrutto il CED. L'attore, in qualità di progettista dei sistemi di informazione comunale aveva proposto, nel luglio del 1944, la costruzione di un sistema informativo utile ad avvertire rapidamente la popolazione di eventuali pericoli (Fughe di gas dalla Montedison di Spinetta ed altro). La proposta era stata ignorata.
Per le responsabilità connesse alla mancata informazione della preannunciata esondazione il Sindaco è poi stato rinviato a giudizio penale. L'acqua ha invaso i locali sotterranei del CED e distrutto il sistema informatico centrale.
Gli archivi magnetici, su disposizione impartite da Pasino Vincenzo all'operatore Ricci di sala macchine in servizio al CED, sono stati prelevati, nel pomeriggio del 6 novembre, dalla cassaforte del CED e trasferiti al sicuro al secondo piano del palazzo comunale.
DCF14 - II giorno dopo, il 7.11.1994, il vicesindaco ing. Morettini ha proposto, in accordo con il Segretario generale, di incaricare Pasino Vincenzo del coordinamento delle opere di ricostruzione post alluvione. La formalizzazione della proposta è venuta poi meno per la violenta opposizione dell'assessore al CED, principale finanziatore della campagna elettorale del Sindaco.
19941107-Vice-Sindaco-dichiarazione.pdf
DCF15 – 9.11.1994 - Sospensione cautelare quinquennale “discrezionale”. Il 9.11.1994, a seguito delle pressioni dell'assessore che aveva per 10 mesi cercato di rimuovere, con l'aiuto del suo segretario, il dirigente Pasino Vincenzo dalla direzione del CED, il Sindaco ha adottato, ai sensi dell'art. 91, c. 1°, parte prima (diversa dalla parte seconda di tipo obbligatorio) del d.P.R. 3/1957, atto di sospensione cautelare quinquennale (considerata dalla giurisprudenza in GIURIS di tipo “discrezionale”) e sospeso Pasino Vincenzo per 5 anni adducendo a motivo della sospensione il rinvio a giudizio penale del 26.09.1994. All'esito del giudizio penale Pasino verrà assolto da TUTTI I CAPI DI IMPUTAZIONE CONTENUTI NEL RINVIO A GIUDIZIO PENALE del 26.09.1994 che hanno motivato la sospensione cautelare quinquennale!
Nonostante che l'art. 91 sia onnicomprensivamente rubricato come “Art. 91 - sospensione obbligatoria” la sospensione di cui alla parte prima dell'articolo 1° è considerata dalla giurisprudenza come “discrezionale”, diversamente da quella di cui alla parte seconda dello stesso comma 1° irrogabile obbligatoriamente e prevista SOLO in caso di arresto e/o custodia cautelare del dipendente (GIURIS).
Gli avvocati della Amministrazione comunale, al fine di indurre in errore i giudici, si sono sempre ostinati a classificare la sospensione cautelare quinquennale come sospensione obbligatoria. Lo hanno fatto e lo fanno in modo doloso e strumentale in violazione del dovere di imparzialità loro imposto dal ruolo. Infatti la sospensione obbligatoria inflitta ai sensi del CCNL prevede la sanzione disciplinare della privazione del diritto alla restitutio in integrum per il periodo trascorso in stato di sospensione cautelare obbligatoria (in presenza di arresto e/o custodia cautelare).
La Amministrazione, alla data (Il Sindaco pro tempore), ha adottato la sospensione esercitando un POTERE e non un DOVERE.
La Amministrazione ha denunciato Pasino; il Procuratore Rapetti, anche se nel frattempo era stato trasferito "si è trovato a passare per Alessandria" ed ha chiesto ostinatamente prima una proroga di indagini di 30 giorni e poi il rinvio a giudizio; il GIP, che in un primo momento aveva dichiarato la assenza di motivi atti a giustificare il rinvio a giudizio, dopo i 30 giorni di rinvio ha accettato le dichiarazioni del "pentito" Bellotti ed ha rinviato a giudizio Pasino; infine il Sindaco Francesca CALVO ha sospeso Pasino dal servizio per cinque anni con la adozione dell'atto CAUTELARE MOTIVATO DAL RINVIO A GIUDIZIO.
DOPO 6 ANNI di giudizi nei tribunali, una spesa da parte della famiglia Pasino immensa, LA BOLLA E' ESPLOSA e Pasino E' STATO ASSOLTO DA TUTTE LE IMPUTAZIONI CONTENUTE NEL RINVIO A GIUDIZIO del 26.09.1994!
BOCCHIO, CALCAGNI, ROSSI, VELLA, ZACCONE continuano a sostenere dolosamente e falsamente, ai fini di arrecargli un danno, che PASINO era un delinquente meritevole delle sanzioni inflittegli e che quindi NULLA GLI SPETTA per il periodo di 77 mesi trascorsi in stato di sospensione cautelare. Nè anzianità di servizio e nè restitutio in integrum economica IN VIOLAZIONE della GIURISPRUDENZA sul punto. Con le loro false dichiarazioni inducono in errore giudici che pronunciano le sentenze IGNOBILI e CONTRARIE A LEGITTIMITA' che trovate nella pagina SENTENZE.
19941109-Sin-ord-n-365-SOSP-CAUT.pdf
GIURIS01
DCF16 - Pasino Vincenzo ha presentato, a gennaio 1995, ricorso al TAR contro i provvedimenti di trasferimento del 3.08.1994 e di sospensione cautelare del 9.11.1994 con richiesta di annullamento degli atti per illegittimità, in quanto adottati dal Sindaco.
DCF17 - Il TAR ha fissato udienza per il marzo 1995 e la Giunta, il 26.02.1995, ha ratificato l'atto adottato dal Sindaco il 9.11.1994.
19950223-Del-326-1995-GM-SOSP-CAUT.pdf
DCF18 - Nell'ottobre del 1995, mentre Pasino Vincenzo era in stato di sospensione cautelare quinquennale, la Amministrazione, con deliberazione del Consiglio comunale del 6.10.1995, ha modificato la pianta organica del comune ed ha soppresso entrambe le strutture già dirette dal ricorrente in violazione delle norme di legittimità che vietano la soppressione del posto ricoperto da un dipendente sospeso ed ha istituito due strutture frammentando le competenze.
Alle due strutture sono stati assegnati coefficienti per il calcolo della retribuzione di posizione pari a 3,3 e 7,5. Le due strutture sono successivamente confluite nel 1998 in una sola alla quale è stato attribuito il coefficiente massimo per il calcolo della retribuzione di posizione, pari a 10.
19951006-CC-SOPPRESSIONE-CED-STUDI.pdf
DCF19 – Il 22.12.1995 la Giunta comunale, con sua deliberazione, ha “censito” i dirigenti in servizio al 1.01.1994 al fine di "convertire" il vecchio coefficiente per il calcolo della indennità di funzione dirigenziale nel nuovo coefficiente di cui al primo CCNL.
Pasino Vincenzo, sempre in stato di sospensione cautelare, risulta in elenco con il coefficiente massimo, pari ad 1, spettante solo ai dirigenti di struttura di vertice. Il coefficiente era il risultato della somma di 0,89, attribuito per la direzione della struttura CED collocata al vertice dell'organigramma comunale, con 0,11 attribuito ai dirigenti nei casi di partecipazione a progetti esterni alla struttura assegnata al dirigente ed interessanti tutto l'ente.
19951222-GC-n-2257-Ind-Fun-Pag-E.pdf
DCF20 - Il 1.02.1996 il GIP ha notificato al ricorrente un secondo decreto di rinvio a giudizio per i fatti TOSAP a seguito dei quali era stata elevata la contestazione di addebiti citata in DCF10 . ((Proc. 9/1995 RGT) del 1.02.1995 per violazione degli artt. 323 (abuso ufficio), 81 (reato continuato) , 479 (falso ideologico) del codice penale).
DCF21 – Il 27.12.1996 la amministrazione, con deliberazione di Giunta comunale del 22.12.1996, stesa dalla dirigente del personale Orietta BOCCHIO. La Bocchio, trasferita da Novi Ligure dal 1.06.1996, ha steso il provvedimento ed ha partecipato alla seduta di Giunta che ha recepito il CCNL area 2 dirigenti 1994-1997, sottoscritto il 10.04.1996, con decorrenza giuridica dal 01.01.1994.
19961227-GC-CCNLDir94-97-RECEP.pdf.
DCF22 – Con il provvedimento su citato la Giunta comunale ha formato il ruolo unico dei dirigenti del comune ed accertato, per ciascuno dei dirigenti, il coefficiente per il calcolo della retribuzione di posizione dirigenziale spettante GIURIDICAMENTE ad ogni dirigente a far data dal 01.01.1994 (il ricorrente compare nell'allegato 3 della deliberazione che elenca i dirigenti in ruolo unico alla data del 1.01.1994, con il coefficiente massimo pari a 1. Il coefficiente pari ad 1 poteva essere attribuito solo a quei dirigenti che avevano alla data del 1.01.1994 un incarico di struttura collocata al vertice dell'organigramma comunale). Con lo stesso provvedimento la Giunta ha attribuito, a decorrere dalla data del provvedimento gli incarichi di direzione ai dirigenti in servizio. Pasino Vincenzo era allora in stato di sospensione cautelare motivata dal rinvio a giudizio penale, ancora in corso alla data, e compare nell'elenco senza incarico di direzione di struttura.
19961227-GC-CCNLDir94-97-All3-RECEP.pdf
DCF23 - Nel 1998 la amministrazione ha unificato le due strutture preposte alla gestione della informatica comunale in una sola struttura “di vertice” denominata “Direzione Servizi informatici e territoriali” alla quale è stato attribuito il valore massimo pari a 10 del coefficiente per il calcolo della retribuzione di posizione dirigenziale, prima denominato coefficiente di funzione dirigenziale.
DCF24 - 19.10.1999 - (Sospensione cautelare facoltativa). In pendenza del giudizio penale, ancora in corso alla data, sempre lo stesso Sindaco, che aveva adottato tutti i precedenti atti, ha adottato, il 19.10.1999, atto di sospensione cautelare facoltativa con decorrenza dal 10.11.1999 sino al termine del giudizio penale-
19991019-Sin-decr-n-64-SOSP-CAUT.pdf.
DCF25 - Nell'atto di sospensione cautelare facoltativa è stato dato mandato al dirigente del personale (Orietta BOCCHIO) di elevare contestazione specifica di addebiti disciplinari entro i 40 giorni previsti dal comma 2 dell'art. 92 del d.P.R. 3/1957 ( Nell'atto, dopo il DECRETA del Sindaco si legge “Manda al dirigente del personale...).
La omissione di specifica contestazione disciplinare prevista dal comma 2 dell'art. 92 era motivo di revoca ex lege della sospensione cautelare. La contestazione disciplinare (diversa dalla contestazione penale) doveva venire elevata ai sensi dell'art. 103 e con le modalità dell'art. 104 del d.P.R. 3/1957.
La dirigente BOCCHIO ha omesso di fare la contestazione disciplinare di addebiti ordinata dal Sindaco e poi ne ha sempre sostenuto nei giudizi di lavoro la inutilità. Per averne maggior conoscenza è sufficiente leggersi l'atto di sospensione cautelare facoltativa adottato il 19.10.1999 ed il d.P.R. 3/1957 all'art. 92 o meglio ancora la trattazione che l'avv.to FOSCHI Emanuele ha fatto nell'atto di costituzione in giudizio firmato dall'avv.to Vocino in Suprema Corte di cassazione a seguito del ricorso della amministrazione comunale contro la sentenza di annullamento dell'atto di recesso n. 1193/08.
Documenti da consultare==>
20090625-Vocino-Foschi-Contr-SCCCL
I giudici del lavoro LIPPI Francesca del Tribunale di Alessandria ed il collegio della Corte di appello di Torino, su relazione del giudice SANLORENZO Rita, sosterranno, nei due giudizi terminati con la pronuncia delle sentenze di primo grado n. 130/11, n. 131/11 e di appello n. 1317/12 e n. 1318/12, che l'atto era già di per sé sufficientemente motivato in violazione della GIURISPRUDENZA SUL PUNTO.
In contrasto con quanto disposto dalla norma che sancisce la revoca ex lege, l'atto di sospensione cautelare facoltativa è stato dichiarato dai giudici conforme a legittimità (La lettura dell'atto di sospensione, l'esame delle norme richiamate nell'atto e la lettura delle sentenze riportate in le sentenze attesta il comportamento illegittimo e di parte tenuto dalla dirigente del personale divenuta poi dirigente della avvocatura ed il comportamento di parte tenuto dalle giudicanti su citate sviate dal comportamento fraudolento della BOCCHIO e dei suoi collaboratori della avvocatura.
Ecco il motivo per il quale ho inoltrato al Presidente del Consiglio la petizione sulla responsabilità PERSONALE dei giudici che, anche voi che leggete, potete firmare alla pagina correlata qui==>LA PETIZIONE PASINO.
DCF26 – (Corte dei Conti ed Amministrazione comunale) Nel 2000 la Corte dei conti ha chiuso il procedimento per i fatti TOSAP “ per assenza di danno erariale” e la amministrazione ha chiuso il procedimento disciplinare avviato il 9.05.1994 per gli stessi fatti TOSAP descritto in DCF10 senza irrogare sanzioni.
DCF27 – 30.01.2001 - (Conclusione del giudizio penale) Il 30.01.2001 il giudizio penale è terminato in Suprema Corte di cassazione (PROVE I=> 20010130-PENALE-Corte-Cass) con la assoluzione di Pasino Vincenzo da tutti i reati ascritti con il primo decreto di rinvio a giudizio del 26.09.1994 e la condanna a 10 mesi sospesi senza menzione per falso ideologico contestato con il secondo rinvio a giudizio penale del 1.02.1996. La accusa di abuso d'ufficio per “aver favorito” la cooperativa fornitrice pagando un lavoro incompleto è stata dichiarata prescritta
20010130-Sentenza-cass-pen
DCF28 - ​30.01.2001 Al termine del processo penale TUTTI i procedimenti (disciplinare, contabili e penali), avviati a seguito delle accuse mosse a Pasino da esponenti della amministrazione nel 1994, sono terminati.
Pasino Vincenzo è stato assolto da TUTTI i reati elencati nella ordinanza di rinvio a giudizio penale firmata dal GIP il 26.09.1994 a seguito delle accuse mosse dall'assessore e dal suo segretario nel primo semestre del 1994 configuranti ipotesi di reato per fatti risalenti al 1993 e precedenti.
All'esito del processo penale è residuata la pena di 10 mesi sospesi senza menzione per “falso ideologico” perpetrato con la apposizione della firma di corretta esecuzione della fornitura apposta sulle due fatture dei lavori di registrazione dei dati delle schede “TOSAP”, lavori risultati incompleti ad un accertamento successivo alla liquidazione delle somme.
Documenti di prova==>
DCF29 - 17.02.2001 I legali di Pasino Vincenzo hanno inviato, nel febbraio 2001, la richiesta alla amministrazione di “prendere atto del venire meno, ex lege, del motivo che aveva condotto a decidere “prima discrezionalmente e poi facoltativamente le sospensioni cautelari”.
DCF30 – 9.03.2001 - (Sospensione disciplinare per 30 giorni) Il 9.03.2001 il Sindaco ha adottato, su carta intestata del settore personale ed organizzazione allora diretto dalla dirigente BOCCHIO Orietta, atto di sospensione disciplinare per 30 giorni ai sensi dell'art. 27 del CCNL area 2 dirigenti 1994-1997. Poichè era ancora formalmente operante la sospensione cautelare facoltativa irrogata il 19.10.1999 ai sensi dell'art. 92, c.1°, del d.P.R. 3/1957 il procedimento disciplinare DOVEVA VENIRE CONCLUSO AI SENSI DELLA NORMATIVA PREVIGENTE QUELLA CONTRATTUALE.
Con il provvedimento il Sindaco ha contestato gli addebiti diciplinari e convocato il dirigente Pasino Vincenzo per sentirlo “a sua discolpa”.
Poiché il Sindaco aveva chiuso il procedimento disciplinare TOSAP (in DCF10) l'anno prima senza irrogare sanzioni (in DCF26) la amministrazione ha finto DOLOSAMENTE (ha allucinato) la esistenza, alla data, di una situazione di fatto nuova ed inesistente a tale data.
Il periodo trascorso in stato di sospensione cautelare (dal 9.11.1994 al 9.03.2001), sospensione motivata dal rinvio a giudizio penale per i fatti supposti illeciti risalenti al 1993 e precedenti, è stato TOTALMENTE IGNORATO.
Il comportamento fraudolento ideato dalla Amministrazione (dalla BOCCHIO) è stato adottato al fine di far rientrare le sospensioni cautelari irrogate ai sensi del d.P.R. 3/1957, nell'ambito di validità della normativa contrattuale (CCNL area 2 dirigenti 1994-1997) meno favorevole a PASINO di quella precontrattuale (d.P.R. 3/1957).
La strategia adottata in danno del dirigente Pasino faceva venire meno l'obbligo sia al riconoscimento dei 6 anni di servizio ai fini economici e giuridici e sia al pagamento delle retribuzioni e degli oneri fiscali, previdenziali ed assistenziali ai rispettivi enti.
20010309-Sin-dec-n-20-SOSP-RECESSO​
DCF31 - Il 20.03.2001 Pasino Vincenzo si è presentato di fronte ad una “commissione disciplinare” (e non al previsto ufficio per i provvedimenti disciplinari mai istituito dalla amministrazione) formata dal Segretario generale (dott. BORLA) e dall'assessore alle finanze (Dott. DELFINO). Pasino Vincenzo, accompagnato dai due legali di allora Simonelli e Giovinazzo, ha chiesto ai rappresentanti della amministrazione di specificare espliciti addebiti disciplinari, mancanti nell'atto di contestazione, senza averne risposta.
20010320-verbale-audizione-RECESSO.
DCF32 - Il 21.03.2001 il Segretario generale ha espresso parere di ILLEGITTIMITA' in merito alla eventuale adozione di un atto di recesso sostenendo che la condanna penale residuata all'esito del processo penale era assente dall'elenco delle condanne atte a motivare la adozione di un atto di recesso.
20010321-Parere-Borla-RECESSO.pdf.
DCF33 – 06.04.2001 - Recesso. Il 6.04.2010 sempre lo stesso Sindaco che aveva denunciato e sospeso Pasino Vincenzo dal 9.11.1994, senza rimetterlo in servizio nonostante il venir meno della motivazione che aveva giustificato la adozione dei due atti di sospensione cautelare, in contrasto con il parere del Segretario generale, ha adottato atto di recesso “per giusta causa” motivato dal “venir meno della fiducia della amministrazione nei confronti del dirigente”.
20010406-Sindaco-RECESSO-dec-n-31.pdf.
DCF34 - 6.04.2001 - Il decreto di recesso, a firma del Sindaco, è stato steso materialmente, come risulta dalla intestazione dell'atto, dagli addetti all'ufficio “Personale e Contenzioso del lavoro”, alla data diretto dalla dirigente BOCCHIO Orietta.
La responsabilità della FINZIONE della ESISTENZA DI UN CONTESTO DI FATTO TEMPORALMENTE riconducibile al periodo di vigenza delle norme contrattuali è quindi da imputarsi al su nominato dirigente.
Tale FINZIONE E' STRUMENTALE a danneggiare Pasino dichiaratamente contrario alle logge, alle cosche ed al “così fan tutti" quando "invitati alle merende”. La FINZIONE è DOLOSAMENTE ERRATA e strumentale ad arrecare danno a Pasino!
DCF35 – 8.06.2001 - Attribuzione illecita di retribuzione di posizione-abuso di ufficio. Il su nominato dirigente BOCCHIO Orietta, ha poi, il 10.06.2001, adottato determina dirigenziale di integrazione dell'assegno alimentare non pensionabile, erogato durante il periodo dei 77 mesi di sospensione cautelare ai sensi dell'art. 82 del d.P.R. 3/1957 attribuendo illecitamente una retribuzione di posizione inferiore a quella posseduta al momento della prima sospensione cautelare quinquennale "discrezionale".
Con la sua determinazione la Bocchio ha disposto il pagamento a Pasino Vincenzo di una retribuzione, per i 30 giorni di sospensione disciplinare, INFERIORE ALLA RETRIBUZIONE riscossa dal dirigente nel mese di ottobre del 1994.
Con tale determinazione la dirigente, esercitando un potere a lei precluso e spettante solo alla politica, ha attribuito al ricorrente, una retribuzione di posizione, pari a quella dei dirigenti privi di incarico.
La attribuzione della retribuzione di posizione era competenza della amministrazione e non del dirigente del personale. La dirigente BOCCHIO si è attribuita un potere del quale era priva abusando della sua funzione!
All'esito del processo penale, doveva iniziare e/o riprendere e concludersi il procedimento disciplinare avviato il 9.05.1994 per i fatti TOSAP (in DCF10). Nella sanzione disciplinare doveva venire, ai sensi della normativa (in GIURIS 01), assorbita la sanzione penale ed il procedimento doveva venire ripreso e concluso applicando la normativa di cui al d.P.R. 3/1957 (preleggi art. 11, CCNL area 2, dirigenti, 1994-1997, art 46). La amministrazione SU PARERE DELLA BOCCHIO HA OMESSO TUTTO CIO' IN DANNO A PASINO.
20010608-Bocchio-Det-Diff-Ret-30gg
DCF36 - Alla data del 30.01.2001 di termine del giudizio penale, secondo la giurisprudenza (allegato GIURIS 01 ), la amministrazione doveva prendere atto della chiusura del procedimento di contestazione addebiti iniziato il 9.05.1994 per la vicenda TOSAP (le cui contestazioni erano le sole residuate al termine del giudizio penale) e doveva ricostruire la carriera per tutto il periodo di sospensione cautelare “discrezionale” e facoltativa esclusi i 10 mesi di condanna penale ancorché sospesa senza menzione.
Al fine di causare un danno al ricorrente consistente nella perdita del diritto a ben 6 anni di anzianità di servizio ai fini pensionistici ed al fine di evitare illegittimamente l'esborso delle somme dovute al ricorrente ED AGLI ENTI ASSISTENZIALI E PREVIDENZIALI la allora dirigente del “Servizio personale, organizzazione e stipendi” ha DOLOSAMENTE FINTO DI DIMENTICARE CHE I FATTI, CHE AVEVANO MOTIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PENALE E LE SUCCESSIVE SOSPENSIONI CAUTELARI, RISALIVANO AL 1993 E PRECEDENTI.
LA BOCCHIO HA ALLUCINATO UN CONTESTO TESO A FAR CREDERE CHE GLI EFFETTI TEMPORANEI PRIVATIVI DEL DIRITTO ALLA "RESTITUTIO ECONOMICA E GIURIDICA" GIA' IN CAPO ALLE SOSPENSIONI CAUTELARI (QUELLA DISCREZIONALE QUINQUENNALE E QUELLA DI SEGUITO FACOLTATIVA) IRROGATE AI SENSI DEL DPR 3/1957, MOTIVATE DAL RINVIO A GIUDIZIO PENALE PER FATTI RISALENTI AL 1993 E PRECEDENTI, AVESSERO NATURA DEFINITIVA!
TALE CONTESTO E' FALSO!
Le sospensioni cautelari, irrogate "discrezionalmente" e facoltativamente al dirigente Pasino Vincenzo ai sensi del d.P.R. 3/1957, motivate dal rinvio a giudizio penale per fatti contestati come illeciti risalenti al 1993 e precedenti AVEVANO NATURA PROVVISORIA E CAUTELARE (GIURISPRUDENZA).
Gli effetti degli atti, sospensivi del diritto alla retribuzione ed alla anzianità di servizio, ERANO PROVVISORI ed all'esito del procedimento disciplinare dovevano venire assorbiti nella sanzione disciplinare (GIURISPRUDENZA).
LA DIRIGENTE E LA AMMINISTRAZIONE, IN ACCORDO, HANNO ALTERATO IL CONTESTO DI FATTO al fine di indurre i giudicanti a supporre che i fatti, denunciati come illeciti, fossero stati commessi dopo il 10.04.1996, data di sottoscrizione del CCNL.
LA AMMINISTRAZIONE HA ASSIMILATO DOLOSAMENTE LA SOSPENSIONE QUINQUENNALE, irrogata il 9.11.1994 ai sensi dell'art. 92, comma 1°, PARTE PRIMA, considerata “discrezionale” dalla giurisprudenza, A QUELLA OBBLIGATORIA DI CUI AL CCNL per la quale la restitutio in integrum giuridica ed economica NON è dovuta.
La alterazione/deformazione del contesto di fatto in allora ha condotto molti giudici, ignoranti della evoluzione della normativa e dei principi di legittimità sul punto delle sospensioni cautelari, a rigettare le pretese di Pasino Vincenzo di vedersi riconosciuti i diritti alla anzianità di servizio ed al ristoro economico per i 77 mesi trascorsi in stato di sospensione cautelare dal 9.11.1994 al 7.04.2001.
DCF37 – 2001 - 2002. Dopo la adozione dell'atto di recesso, Pasino Vincenzo, che alla data aveva compiuto 58 anni, ha richiesto al tribunale di Alessandria di sospendere gli effetti dell'atto di recesso con ricorso d'urgenza ex art. 700.
Il ricorso è stato assegnato ALLO STESSO GIUDICE (Pierluigi MELA) CHE AVEVA PRESIEDUTO ILCOLLEGIO PENALE e condannato il ricorrente al termine del giudizio penale di primo grado.
Gli avvocati di Pasino, Giovinazzo e Simonelli, hanno assicurato a Pasino che il giudice Mela si sarebbe comportato in modo imparziale ed hanno omesso di ricusarlo.
Il giudice Mela, costituito in violazione dell'art. 51, c 1°, n. 4 del c.p.c., ha rigettato il ricorso ex art. 700.
DCF38 - Pasino Vincenzo ha impugnato il provvedimento di fronte al Collegio ed il Collegio, in accordo con il giudice Mela, ha respinto la impugnazione.
DCF39 - 15.11.2003 - Pasino Vincenzo ha infine, il 15 novembre 2003, depositato ricorso al giudice del lavoro del Tribunale di Alessandria. La causa è stata assegnata al giudice del lavoro Paola Crispo.
20031110-Pugliese-Ricorso-GL
DCF40 - Il 14.06.2007 Pasino Vincenzo aveva compiuto 65 anni ed aveva, prima di allora e nelle more dei processi, versato contributi volontari per raggiungere l'anzianità minima prevista per ottenere dall'INPDAP la pensione di vecchiaia. Nelle more del giudizio Pasino ha richiesto la concessione della pensione di vecchiaia. Poichè il rapporto era, alla data interrotto l'INPDAP ha concesso la pensione di vecchiaia.
DCF41 – 16.08.2007 - La sentenza del giudice del lavoro. Dopo 4 anni di sospensioni e di rinvii il giudice Paola CRISPO ha pronunciato il 20.04.2007 e fatto pubblicare il 16.08.2007, la sentenza di rigetto del ricorso del ricorrente teso ad ottenere l'annullamento dell'atto di recesso ed in subordine la dichiarazione di illegittimità degli atti di sospensione cautelare e disciplinare adottati dal Sindaco.
20070816-20070420-GL-Crispo-Sen-n-145-07.
DCF42 - 9.09.2008. Dopo il rigetto, in primo grado, del ricorso per l'annullamento dell'atto di recesso Pasino Vincenzo ha depositato, il 9 settembre del 2008, tramite l'avv. Manuela Lessio, ricorso alla Corte di appello di Torino.
20080731-Lessio-Ric-CdA.pdf
20081106-Gallenca-per-AC-conttroric
DCF43 – 20.11.2008 - Annullamento dell'atto di recesso. Dopo meno di 3 mesi dalla notifica del ricorso, nella udienza del 20.11.2008, la Corte di appello di Torino ha accolto il ricorso di Pasino e, in assorbimento delle altre richieste contenute nella domanda giudiziale, ha annullato l'atto di recesso per illegittimità pronunciando il dispositivo, munito di provvisoria esecutività che si legge nel documento correlato di seguito.
20081120-CdA-RECESSO-ANN-dis-sen-1193-not
DCF43-DCD - Contesto di fatto e di diritto alla data di formazione del giudicato formale di cui al dispositivo della sentenza n. 1193/08 pronunciata dalla Corte di appello di Torino – sezione lavoro (il giudicato formale è quello contenuto nel dispositivo o quello contenuto nella motivazione della sentenza pubblicata il 9 gennaio 2009?
Le richieste ulteriori e diverse da quella di annullamento dell'atto di recesso contenute nella domanda giudiziale sono state, in fase di accertamento, dichiarate assorbite nella richiesta principale (Vedere la sentenza n. 1193/08 a pag 10, riga 18)
Alla data del 9.11.1994, di irrogazione della prima sospensione cautelare (quinquennale discrezionale), Pasino Vincenzo aveva compiuto 52 anni di età e GODEVA DELLA TUTELA REALE.
All'inizio del giudizio per l'annullamento dell'atto di recesso aveva 58 anni di età e solo 17 anni di servizio attivo quale dirigente assunto a tempo indeterminato.
In corso di giudizio di annullamento dell'atto di recesso, a rapporto “quiescente”, il ricorrente ha versato contributi volontari sino al compimento dei 65 anni di età raggiunti il 14.06.2007 e cioè 17 mesi prima della pronuncia della sentenza di annullamento dell'atto di recesso.
Alla data della sentenza n. 1193/08 di annullamento dell'atto di recesso il ricorrente aveva 66 anni e 4 mesi e mezzo ed aveva cominciato a percepire la pensione minima di vecchiaia senza che in giudizio venissero mosse eccezioni dalla controparte.
Il mese prima della pronuncia della sentenza di annullamento dell'atto di recesso la Corte Costituzionale aveva stabilito, con la pronuncia n. 351 del 28.10.2008, che in caso di annullamento dell'atto di recesso irrogato illegittimamente ad un dirigente pubblico assunto a tempo indeterminato al dirigente spetta la tutela ripristinatoria e non solo la tutela risarcitoria (GIURIS-02).
Secondo la giurisprudenza (GIURIS-01 ) la adozione dell'atto disciplinare del recesso aveva assorbito, dagli atti di sospensione cautelare discrezionale (del 9.11.1994 sino al 09.11.1999) e facoltativa (del 19.10.199 decorrente dal 10.11.1999 sino al termine del processo penale) il potere, PROVVISORIAMENTE in capo a tali atti, di privare il ricorrente della retribuzione e della anzianità di servizio.
L'annullamento dell'atto di recesso aveva fatto sparire dal mondo del diritto l'atto e le sanzioni disciplinari in capo all'atto e ripristinato il diritto del ricorrente alla restitutio in integrum.
L'annullamento dell'atto di recesso, ripristinando la continuità giuridica del rapporto di lavoro ex tunc, ha fatto anche venir meno il requisito fondamentale necessario alla adozione, da parte dell'istituto previdenziale, della deliberazione di concessione della pensione di vecchiaia attribuita dall'INPDAP nelle more del giudizio di impugnazione dell'atto di recesso.
L'annullamento dell'atto di recesso ha riattivato giuridicamente il rapporto fondamentale di lavoro quale dirigente pubblico assunto a tempo indeterminato ed ha privato il ricorrente del diritto a godere del trattamento pensionistico di vecchiaia deliberato con atto dell'INPDAP nel giugno 2007 a decorrere dal 1.07.2007.
L'INPDAP aveva deliberato la concessione della pensione di vecchiaia a seguito della presa d'atto della interruzione del rapporto di lavoro ad opera dell'atto di recesso irrogato il 7.04.2001 e del versamento di contributi volontari da parte dell'attore ai fini di maturare l'anzianità di servizio minima.
La pronuncia della sentenza di annullamento dell'atto di recesso da parte dei giudici della Corte di Appello di Torino risale a 17 mesi dopo la concessione della pensione di vecchiaia da parte dell'INPDAP senza che la controparte abbia sollevato, in giudizio, o nel successivo giudizio di cassazione, eccezione utile ad una pronuncia di interruzione del rapporto giuridico di lavoro da parte del giudice.
L'annullamento dell'atto di recesso, in virtù del potere costitutivo di cui è dotato il giudice ordinario ai sensi dell'art. 55 del D.Lgs. 165/2001, ha ripristinato il rapporto di lavoro ex tunc (in stato quiescente durante il giudizio) e fatto venire meno (retroattivamente) il requisito (che il rapporto di lavoro sia cessato alla data di concessione della pensione) necessario per continuare a godere del trattamento pensionistico di vecchiaia.
Nel contesto di diritto allegato a tutti i giudizi di merito e qui riallegato sono elencate le sentenze che costituiscono principi di legittimità e sostengono il principio di diritto secondo cui l'annullamento dell'atto di recesso di un dirigente pubblico: 1 - ricostituisce il rapporto giuridico di lavoro determinando la continuità del rapporto di lavoro dalla data di assunzione sino alla data di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro o di adozione di un nuovo atto di recesso per superamento del limite di età ordinamentale. L'atto di recesso, dopo il ripristino del rapporto ad opera della sentenza di annullamento dell'atto di recesso, E' SEMPRE STATO OMESSO nella pervicace ed illecita convinzione che il rapporto giuridico di lavoro si sia risolto PRIMA della pronuncia della sentenza n. 1193/08 in seguito al verificarsi dell'evento di compimento del 65esimo anno di età raggiunta in corso di giudizio, 17 mesi prima della pronuncia della sentenza n. 1193/08; 2 - fa venir meno il diritto del dipendente a percepire il trattamento pensionistico di vecchiaia concesso in corso di causa (dopo il pagamento di contributi volontari); 3 - fa emergere il diritto alla tutela ripristinatoria per insufficienza della sola tutela risarcitoria.
Per la giurisprudenza di cui ad allegato (GIURIS-02) il rapporto di lavoro era stato interrotto provvisoriamente dalla adozione dell'atto di recesso.
La presentazione del ricorso per l'annullamento dell'atto aveva posto il rapporto di lavoro interrotto in uno stato “quiescente”. La sentenza di annullamento dell'atto di recesso n. 1193/08 pronunciata dalla Corte di Appello di Torino-Sezione Lavoro il 20.11.2008, munita di provvisoria esecutività, è stata confermata in Suprema Corte di Cassazione il 14.07.2011 e pubblicata il 25.07.2011.
Al 25.07.2011, il mese dopo le pronunce delle sentenze LIPPI n. 130/11 e n. 131/11 si è dunque formato il giudicato sostanziale della sentenza n. 1193/08 che ha ripristinato giuridicamente il rapporto fondamentale di lavoro a tempo indeterminato quale dirigente pubblico.
Il ripristino giuridico del rapporto fondamentale di lavoro ha fatto venire meno il diritto del ricorrente al trattamento pensionistico di vecchiaia ed ha fatto emergere l'obbligo costituzionale, in capo alla Amministrazione comunale, di ripristinare il rapporto di servizio e ricostruire la carriera pregressa con il riconoscimento del diritto alla restitutio in integrum (stipendi ed anzianità di servizio) per tutto il periodo trascorso in stato di sospensione cautelare discrezionale e facoltativa con la sola esclusione dei 10 mesi di condanna penale per falso ideologico, ancorché sospesi senza menzione.
Gli atti di sospensione cautelare discrezionale il primo e facoltativo il secondo (anche la discrezionalità è una facoltà) se pur dichiarati illegittimamente legittimi in giudizio, venuto meno l'atto disciplinare del recesso annullato per illegittimità dalla sentenza della Corte di Appello di Torino n. 1193 del 20.11.2008 confermata in Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 16190 del 14.07.2011, in quanto cautelari e quindi strumentali a permettere una valutazione disciplinare sfociata nel recesso annullato sono sempre stati privi di efficacia sanzionatoria definitiva e privi del potere di giustificare il comportamento della Amministrazione Comunale.
La Amministrazione ha rifiutato, CON UNA FINZIONE DOLOSA, di ricostruire la carriera del ricorrente per tutto il periodo trascorso in stato di sospensione cautelare irrogata ai sensi del d.P.R. 3/1957 per fatti risalenti al 1993 e precedenti.
Tale comportamento ha causato e continua a causare danni enormi sulla pensione di vecchiaia che Pasino riscuote in modo formalmente illegittimo dovuti alla perdita di 6 anni di contributi non versati dolosamente dalla Amministrazione comunale agli enti assistenziali, previdenziali ed allo Stato e di altrettanti anni di anzianità di servizio oltre alle somme dovute per differenza fra l'assegno alimentare e la retribuzione globale di fatto.
DCF44 - 27.11.2008. L'avv. Manuela Lessio ha inviato in allegato a lettera raccomandata del 27.11.2008, il dispositivo della sentenza munito di formula di provvisoria esecutività (Documenti di prova => 20081127-Lessio-a-Comune) con richiesta di ripristino del rapporto DI SERVIZIO. La amministrazione ha omesso risposta.
DCF45 - 24.12.2008. Il ricorrente ha notificato alla amministrazione che aveva omesso di rispondere, il 24.12.2008, tramite i messi del tribunale di Alessandria, il dispositivo dell sentenza n. 1193/08 munita di provvisoria esecutività.
DCF46 - 9.01.2009. Il 9 gennaio 2009 la Corte di appello ha pubblicato il testo integrale della sentenza ​ed il dirigente Pasino Vincenzo ha notificato alla amministrazione, il 23.03.2009, la sentenza.
Documenti di prova =>
20090109-20081120-CdA-Sent-1193
(Vedere la sentenza n. 1193/08 a pag 10, riga 18)
Il GIUDICATO FORMALE DELLA SENTENZA.
DCF47 - Il 19 maggio 2009 la amministrazione comunale ha notificato a Pasino Vincenzo ricorso in suprema Corte di cassazione con richiesta di annullamento della sentenza n. 1193/08
20090519-AC-Gallenca-Contaldi-Ric-SCCCL.
DCF48 - 29.05.2009. Dopo aver richiesto vanamente alla amministrazione, con istanze del gennaio e del marzo 2009, di ottemperare al dispositivo della sentenza n. 1193/08 il Pasino Vincenzo ha chiesto ad una associazione sindacale di fare il calcolo delle somme dovute dalla amministrazione ed ha poi fatto notificare, dall'avvocato Manuela Lessio il 29.05.2009 , al comune di Alessandria, atto di precetto.
20090529-Lessio-Precetto-ad-AC.
DCF49 - 19.06.2009. La amministrazione comunale ha depositato il giorno 19 giugno 2009 atto di opposizione agli atti esecutivi.
20090619-AC-Opp-Atti-Esec.
DCF50 - Il giudice del lavoro del tribunale di Alessandria, Francesca LIPPI, al quale è stata assegnata la causa, ha fissato udienza per la discussione al 12.03.2010, poi anticipata al 12.02.2010.
Documento in calce a quello di cui ad CDF49.
DCF51 - 9.09.2009 - Il ricorrente, alla luce della volontà della amministrazione di omettere il ristoro economico e giuridico per il periodo trascorso in stato di sospensione cautelare ed in pendenza del giudizio della Suprema Corte sul ricorso della amministrazione teso ad ottenere l'annullamento della sentenza n. 1193/08 che aveva annullato l'atto di recesso, ha notificato ricorso al giudice del lavoro del tribunale di Alessandria in data 9 settembre 2009.
20090808-Lessio-Ricorso-biennio-1999
DCF52 - 30.09.2009 - Il ricorrente ha poi depositato denuncia penale per inottemperanza a giudicato dichiarato provvisoriamente esecutivo il 30 novembre 2009 e, ad inizio aprile 2010, la polizia giudiziaria ha "fatto accesso agli uffici" e chiesto al Segretario, nominato dalla Giunta nel febbraio 2009, Responsabile Unico del Procedimento (RUP), il motivo della inottemperanza.
Il RUP ha convocato a metà aprile 2010 il dirigente Pasino Vincenzo. In presenza del dirigente Pasino il Segretario ha convocato il dirigente delle finanze Antonello ZACCONE per chiedergli di rendere disponibili risorse per procedere al pagamento di un primo acconto su quanto dovuto.
Il dirigente delle finanze ed il Segretario hanno assicurato a Pasino Vincenzo che avrebbero ottemperato con un primo provvedimento di pagamento in acconto a quanto dovuto e nei limiti delle disponibilità che sarebbero state reperite nel bilancio 2009.
DCF53 - Il Segretario generale ha poi chiesto alla dirigente BOCCHIO, già dirigente del personale dal 1996 sino al 30 novembre 2008, alla data incaricata della direzione della avvocatura istituita dalla Amministrazione FABBIO dal 1.12.2008, parere sugli istituti da riconoscere ai fini del calcolo di quanto dovuto economicamente a Pasino.
Nel parere la Bocchio ha proposto illegittimamente: 1 – di pagare a Pasino Vincenzo le retribuzioni dalla data di adozione dell'atto di recesso (7.04.2001 e non dalla data di irrogazione della prima sospensione cautelare in violazione della NORMA in GIURIS 01) sino alla data di compimento del 65esimo anno di età (14.06.1942), raggiunto in corso di giudizio ben 17 mesi prima della pronuncia della sentenza di annullamento dell'atto di recesso (in violazione di quanto disposto dalla NORMA in GIURIS 03); 2 – di pagare una retribuzione pari alla retribuzione base incrementata dalla sola retribuzione di posizione spettante ai dirigenti privi di incarico di direzione (in violazione della NORMA di cui a GIURIS 04).
La Bocchio ha sostenuto dolosamente che il raggiungimento (al 14.06.2007) del 65esimo anno di età in corso di giudizio aveva interrotto il rapporto di lavoro (!) ripristinato DOPO (il 20.11.2008) dalla sentenza con effetto ex tunc..
Per la giurisprudenza citata dai difensori di Pasino in tutti i ricorsi (si veda qui in GIURIS) l'evento del raggiungimento del 65esimo anno di età in corso di giudizio di annullamento dell'atto di recesso, risultato illegittimo all'esito giudiziale, è motivo invalido a considerare concluso il rapporto di lavoro RIPRISTINATO SUCCESSIVAMENTE ed ex tunc dalla sentenza di annullamento dell'atto di recesso.
La BOCCHIO ha violato, in questo modo consapevolmente, la norma ben chiara riportata nella definizione del contesto di diritto secondo la quale l'annullamento dell'atto di recesso, dichiarato illegittimo, ripristina ex tunc il rapporto giuridico fondamentale di lavoro del dirigente pubblico (==>GIURIS) e travolge il diritto al trattamento pensionistico eventualmente concesso in corso di giudizio di annullamento dell'atto (==>GIURIS).
20100428-Bocchio-PARERE-Ind-Pos&).
DCF54 - Il parere della Bocchio è stato segretato per anni. A seguito del parere e dei calcoli da parte dell'ufficio stipendi il RUP ha adottato, in data 10 maggio 2010, la determina n. 772/2010 di liquidazione di spettanze (Documenti di prova => 20100510-Determina-n-772-Seg-Gen) priva di copertura finanziaria e contenente errori.
Il dott. Tumminello ha poi inviato alla Procura la determina n. 772/2010 e la Procura ha chiuso il procedimento che aveva aperto contro ignoti a seguito dell'esposto inoltrato dal ricorrente alla Procura nel novembre 2009 (Documenti di prova => 20100526-Procura-Archiviazione-Esposto).
Il dott. Tumminello ha poi adottato: il 14 giugno 2010 determina n. 1113/2010 di impegno di spesa.
20100614-Determina-n-1113-Seg.gen
17 giugno 2010 determina 1166/2010 di rettifica degli errori
20100617-Determina-n-1166-Seg-gen
DCF55 - Le determine del Segretario generale dott. Tumminello si sono limitate a liquidare spettanze in parziale ottemperanza della sentenza n. 1193/2008 (contro la quale era pendente il ricorso della amministrazione in Suprema Corte di cassazione):
Nelle determine del Segretario nulla viene eccepito o disposto in merito al rapporto di lavoro dirigenziale ripristinato giuridicamente ex tunc dalla sentenza di annullamento dell'atto di recesso.
DCF56 - 9.09.2009 - Con successiva determinazione del 9 settembre 2010 il Segretario generale ha provveduto a liquidare gli interessi per tardato pagamento delle somme erogate con le precedenti determine dirigenziali.
20100909-Determina-n-1779-Interessi
DCF57 - Il giudice Francesca LIPPI ha sospeso i giudizi in corso al fine di permettere di esperire il tentativo di conciliazione.
La Amministrazione (rappresentante BOCCHIO Orietta) ha rifiutato di conciliare.
L' UPL ha chiuso il tentativo di conciliazione prendendo atto della indisponibilità della Amministrazione comunale a chiudere la vertenza secondo legittimità.
DCF58 - Alla ripresa del giudizio il giudice Francesca LIPPI, invece di sospendere il processo con la motivazione della pendenza del ricorso presentato in Corte di cassazione dalla amministrazione comunale contro la sentenza di annullamento dell'atto di recesso, ha pronunciato le sentenze n. 130/11 e n. 131/11 MANIFESTAMENTE CONTRARIE A LEGITTIMITA' (SENTENZE)
20110627-20110420-GL-LIPPI-Sen-n-130-11.pdf
20110627-20110420-Sent-131-Lippi.pdf
DCF59 - Il 14.07.2011 la Suprema Corte di cassazione ha respinto il ricorso della Amministrazione comunale contro la sentenza n. 1193/08 ed il 25.07.2011 ha reso disponibile per la pubblicazione la sentenza n. 16190/11.
Al 25.07.2011 si è FORMATO IL GIUDICATO SOSTANZIALE della sentenza n. 1193/08.
VEDETELO così come riportato sulla scheda che INTERPRETA la sentenza ed INDIVIDUA IL GIUDICATO SOSTANZIALE.
20110725-20110714-SCCCL-sen-n-16190-11.25.07
Scheda con giudicato sostanziale della sentenza n. 1193/08
DCF60 – La dirigente della avvocatura BOCCHIO liquida, nel novembre 2011, direttamente all'avv. Vocino di Roma le spese di giudizio e scrive poi a Pasino “Nulla le è più dovuto”.
DCF61 – Pasino Vincenzo, assistito dall'avv.to Manuela LESSIO, deposita in Corte di appello due ricorsi con le domande di annullamento delle sentenze LIPPI n.130/11 e n. 131/11.
DCF62 - 2012 – Maggio – VIENE ELETTA una nuova amministrazione comunale: Sindaco pro tempore Rita Rossa. Il nuovo Sindaco impone al nuovo Consiglio Comunale la votazione dello stato di dissesto (15 luglio 2012).
Iniziano i tempi bui della Amministrazione
del Sindaco pro tempore
Rita ROSSA.
DCF63 – 2012 – 30 luglio - Pasino deposita istanza al Sindaco al fine di ottenere una decisione di indirizzo dei comportamenti gestionali sulla vicenda di lavoro. Il nuovo Sindaco, si rimette alla consuetudine e fa rispondere dal Segretario generale.
20120528-Pasino-a-Sindaco-istanza
20120621-Seg-Gen-a-Pasino
DCF64 - 2012 – 8 agosto – Pasino risponde al Segretario generale dott. Tumminello e rinnova istanza con richiesta di ottemperanza all'ordine contenuto nella sentenza n. 1193/08. Il dott. Tumminello, in qualità di RUP, dichiara a Pasino la disponibilità ad ottemperare alla sentenza secondo legittimità.
20120625-Pasino-a-Segretario
20120730-Pas-a-Seg-istanza
20120806-Pas-a-Seg-Let-Risp
20120830-Pas-Int-01-a-Ist-20120730
20120830-Pas-int-02-a-Ist-20120730
DCF65 - 2012 - 31 agosto - 6 settembre – Il Sindaco, informato dal Segretario della decisione "gestionale" di completare la ottemperanza alla sentenza n. 1193/08 secondo legittimità , ne dichiara il NON GRADIMENTO ed invia richiesta alla Prefettura di Alessandria di sostituire il Segretario.generale. Pasino invia al Sindaco intimazione ad ottemperare secondo legittimità alla sentenza n. 1193/08 definitivamente esecutiva. Rispondono i funzionari della avvocatura.
20120903-Pasino-a-Sindaco
20120905-Avvocatura-a-Pasino
20120906-Pasino-ad-Avvocatura
DCF66 - 2012 – Settembre – La dirigente BOCCHIO, incaricata dal nuovo Sindaco Rita ROSSA di fare le veci del Segretario generale, (Tumminello è stato invitato ad andare in ferie in attesa dell'arrivo del nuovo Segretario generale) prima diffida Pasino dal presentare istanze e poi sottopone alla approvazione della Giunta una deliberazione di conferma dell'operato suo e della burocrazia sulla vicenda di lavoro. La Giunta, IN COLLUSIONE con la BOCCHIO approva la deliberazione preparata dalla BOCCHIO.
20120906-Bocchio-diffida-Pasino
20120911-Pasino-a-Segreteria-Gen
DCF67 - 2012 – Settembre – Pasino Vincenzo deposita denuncia penale contro la dirigente BOCCHIO Orietta.
20120906-Pasino-a-Procura-per-Bocchio
DCF68 – 23 novembre 2012 – La amministrazione comunale si costituisce in Corte di appello con delega del Sindaco all'avv. Calcagni. l'avv. Calcagni si costituisce in giudizio pochi giorni prima della udienza del 4.12.2012. Nel controricorso l'avv. Calcagni, privo di ragioni giuridiche valide nel suo controricorso ripercorre i giudizi penali (conclusi) soffermandosi quasi esclusivamente sulla condanna di primo grado e dipinge Pasino come un malfattore. La Corte è costituita da un solo giudice di sesso maschile.
20121123-AC-Calcagni-Rossi-CdA-costituzione
DCF69 – 4 dicembre 2012 – La Corte di appello, costituita in violazione di quanto disposto dall'art. 51, comma 1, n. 4 del c.p.c., pronuncia le sentenze n. 1317/12 e n. 1318/12 di rigetto dei ricorsi di Pasino Vincenzo contro le sentenze pronunciate in primo grado n. 130/11 e 131/11 dal giudice Francesca LIPPI.
Il Presidente del Collegio giudicante della Corte di appello, il giudice GIROLAMI, omette di rinunciare all'incarico di far parte del collegio giudicante nonostante la sua conoscenza pregressa della vicenda (componente della Corte che ha pronunciato la sentenza n. 1193/08).
Relatore è il giudice Rita SANLORENZO che dimostra pubblicamente, in sede di discussione, la sua prevenzione nei riguardi di Pasino dipinto da Calcagni e Rossi come un gaglioffo.
I reati penali ascritti a Pasino a seguito delle denunce della Amministrazione del 1994 erano tutti caduti all'accertamento del giudizio penale terminato il 30.01.2001 salvo il reato di falso ideologico. La descrizione del dirigente Pasino Vincenzo, fatta dall'avvocato della amministrazione comunale, Roberto CALCAGNI, dipendente pubblico è stata finalizzata a far sì che il collegio considerasse il ricorrente effettivamente reo delle imputazioni ascrittegli con i rinvii a giudizio.
Gli avvocati Calcagni e Rossi hanno richiamato la condanna penale inflitta in primo grado a Pasino Vincenzo ed ha viziato il contesto di giudizio inducendo nella relatrice una prevenzione. Al 4.12.2012, data della udienza, Pasino era stato assolto da tutti i reati attribuitigli in primo grado e si era formato il giudicato sostanziale della sentenza n. 1193/08. Il collegio della Corte di appello, illegittimamente costituito (per inconpatibilità del Presidente della Corte), avrebbe dovuto rilevare la formazione del giudicato esterno sulle questioni proposte.
Ha omesso di farlo ed ha pronunciato sentenze in contrasto con il giudicato della sentenza n. 1193/08.
20130125-20121204-CdA-sen-n-1317-note
20130125-20121204-CdA-sen-n-1318-note
DCF70 - A causa della mancanza delle risorse necessarie, Pasino Vincenzo è stato costretto a rinunciare a proporre ricorso in Suprema Corte di cassazione contro le due sentenze n. 1317/12 e n. 1318/12, illegittimamente adottate da un collegio illegittimamente costituito, che ha omesso la lettura degli atti di causa ed ha giudicato nel contesto del giudizio penale di primo grado allucinato dagli avvocati Calcagni e Rossi ed adatto a creare prevenzione dei giudici, in prevalenza donne, contro il ricorrente.
di primo grado (2013-2015)
e la sentenza del giudice
costituita in violazione dell'art. 51, comma 1, n. 4, c.p.c.
DCF71 –Visti vani i tentativi di tutela in via amministrativa con la proposizione delle numerose istanze presentate alla Amministrazione comunale e rimaste prive di riscontro, Pasino Vincenzo ha presentato nel novembre 2013 ricorso al giudice del lavoro del tribunale di Alessandria. Il ricorso era teso ad ​ottenere il riconoscimento dei diritti soggettivi sostanziali conseguenti allo stato di fatto che si era venuto a creare al 25.07.2011 a seguito della formazione del giudicato sostanziale della sentenza n. 1193/08 ed insoddisfatti dal solo pagamento, tra l'altro parziale, del giugno 2010 con la determina n. 772/2010 a firma del dott. Tumminello..
La causa è stata assegnata al giudice del lavoro del Tribunale di Alessandria, LIPPI Francesca, che aveva già pronunciato, il 20.04.2011, le sentenze n. 130/11 e n. 131/11, confermate poi in Corte di appello il 4.12.2012 da collegio costituito illegittimamente con le sentenze n. 1317/12 e 1318/12.
Il giudice Francesca LIPPI, che avrebbe dovuto astenersi ai sensi di quanto disposto dall'art. 51, c.1, n. 4, c.p.c., ha omesso di farlo ed ha pronunciato al termine del procedimento R.G. 1511/2013, il 10.12.2014 , dopo 5 rinvii, sentenza, priva di numero, di rigetto del ricorso di Pasino di richiesta di riconoscimento dei diritti legittimi.
Nella sentenza, in accoglimento della tesi dell'avvocato della avvocatura comunale Roberto CALCAGNI, il giudice Francesca LIPPI ha dichiarato la inammissibilità delle richieste sub B), C), D), contenute nella domanda di Pasino tese a vedersi confermare il diritto alla restitutio in integrum per il periodo trascorso in stato di sospensione cautelare.
La giudice LIPPI a sostegno della sua decisione ha addotto la motivazione suggerita dall'avv. CALCAGNI di formazione di giudicato esterno, sulle richieste sub B), C), D), per effetto delle sentenze n. 130/11 e n. 131/11, pronunciate il 20.04.2011 dalla stessa giudice LIPPI e confermate in Corte di appello con le sentenze n. 1317/12 e n. 1318/12.
Le due sentenze n. 1317/12 e n. 1318/12 della Corte di appello di Torino, erano, anche quelle pronunce di un collegio in composizione violativa del disposto di cui all'art. 51, comma 1, n. 4. c.p.c..
Sulle sentenze n. 130/11 e n. 131/11 e sulle sentenze di conferma pronunciate dalla Corte di appello n. 1317/12 e n. 1318/12 si è prodotto, nonostante la mancata verifica di legittimità, il giudicato a seguito della impossibilità economica di Pasino a proporre i rispettivi ricorsi alla Corte di cassazione.
Il giudice LIPPI Francesca ha pronunciato, nel giudizio R.G. 1511/2013 sentenza di rigetto delle ulteriori richieste sub A), E), F), G), H) contenute nella domanda del ricorrente Pasino Vincenzo con la motivazione “perché legate alla domanda di reintegra”.
Pasino Vincenzo aveva chiesto IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO AL RIPRISTINO DEL RAPPORTO DI SERVIZIO E NON LA REINTEGRA NEL RAPPORTO DI LAVORO.
Il giudice ha dimostrato di ignorare la duplice natura del rapporto dirigenziale pubblico come definita nella giurisprudenza di legittimità ed ha confuso il concetto di reintegra in servizio con quello di ripristino del rapporto di lavoro fondamentale a tempo indeterminato quale dirigente pubblico.
Il giudice ha poi considerato estinto il rapporto di lavoro dal raggiungimento, in corso di causa, del 65esimo anno di età!
TALE TESI E' CONTRARIA AL DIRITTO!
GIURIS02 e GIURIS03
Il rapporto di lavoro fondamentale dirigenziale a tempo indeterminato del ricorrente, al momento della pubblicazione (il 27.06.2011) delle sentenze n. 130/11 e n. 131/11, era stato ripristinato ex tunc dalla sentenza di annullamento dell'atto di recesso n. 1193/08 del 20.11.2008, dichiarata provvisoriamente esecutiva.
La sentenza di annullamento dell'atto di recesso è divenuta definitivamente esecutiva il 25.07.2011 a seguito della pubblicazione, a quella data, della sentenza n. 16190/11 pronunciata in camera di consiglio dalla Corte di cassazione il 14.07.2011 e pubblicata il 25.07.2011.
Al 25.07.2011 si è formato il GIUDICATO SOSTANZIALE della sentenza n. 1193/08!
La lettura delle note di Pasino aggiunte alla sentenza è esaustiva del comportamento di parte tenuto dal giudice Francesca LIPPI. Il giudice ha violato l'obbligo di rinunciare all'incarico in ottemperanza a quanto disposto nell'art. 51, comma 1, n. 4 del c.p.c. ed ha anche, al fine di allungare i tempi di giudizio, dichiarato pubblicamente che i rinvii delle udienze ai fini della pronuncia erano giustificati dalla fondatezza dei motivi di ricorso.
Il giudice LIPPI ha anche proceduto ad una falsa e strumentale interpretazione del motivo principale della domanda del ricorrente “...al fine di incrementare la anzianità contributiva...”.
La decisione contenuta nella sentenza è una risposta alla domanda come da lei strumentalmente interpretata e non alla domanda del ricorrente Pasino Vincenzo che ha chiesto il riconoscimento dei diritti derivanti dallo stato di fatto originato al 25.07.2011 dalla definitiva sparizione dell'atto di recesso dal mondo del diritto e dalla ottemperanza, solo parziale, della amministrazione all'ordine giudiziale contenuto nella sentenza n. 1193/08!
Il giudice di merito ha finto di ignorare che l'atto di recesso era sparito definitivamente dal mondo del diritto ed ha omesso di costruire un contesto di fatto “dinamico e correttamente collocato nel tempo”.
Alla data del 4.12.2012, di pronuncia delle sentenze n. 1317/12 e 1318/12, il rapporto di lavoro dirigenziale fondamentale del ricorrente ERA STATO RIPRISTINATO DEFINITIVAMENTE EX TUNC ED ERA, COME E' ANCORA OGGI, IN CORSO PERCHE' NESSUN SUCCESSIVO ATTO GIURIDICAMENTE VALIDO E' PIU' INTERVENUTO AD INTERROMPERE IL RAPPORTO FONDAMENTALE DI LAVORO RIPRISTINATO DALLA SENTENZA n. 1193/08.
Il decreto dell'ex INPDAP ora INPS, di concessione della pensione di vecchiaia in corso di causa di annullamento dell'atto di recesso, a far data dal 1.07.2007, è stato “travolto” dal ripristino in data successiva ma ex tunc del rapporto di lavoro.
Il ripristino al 20.11.2008 aveva fatto venire meno il requisito di “cessazione del rapporto” necessario alla adozione dell'atto di concessione del trattamento pensionistico.
Si veda la NORMA in
GIURIS03
20131100-Ricorso Lessio
20150100-Controricorso Calcagni
20150210-GL-Lippi-sentenza-sn
n. 543/16 pubblicata il 3.11.2016
pronunciata dalla Corte composta da
Dott. ssa Gloria PIETRINI
Dott. ssa Maria Gabriella MARIANI
Dott.ssa Patrizia VISAGGI
DCF72 – Il 3.08.2015, dopo la sentenza di rigetto del ricorso di Pasino pronunciata nel primo grado di merito dalla giudice Francesca LIPPI illecitamente costituita, Pasino ha depositato in Corte di appello di Torino ricorso con la richiesta di annullamento della sentenza, pronunciata in primo grado dal giudice Francesca LIPPI al termine del procedimento R.G. 1511/2013. Il 26 aprile 2016 la amministrazione comunale si è costituita in giudizio con l'avv. Roberto Calcagni della avvocatura unica.
Pasino Vincenzo ha chiesto di annullare la sentenza pronunciata nel primo grado di merito dal giudice LIPPI mentre l'avv. Calcagni, per conto della amministrazione, ha richiesto alla Corte di rigettare il ricorso di Pasino REITERANDO I COMPORTAMENTI DOLOSI DI ALLUCINAZIONE DI UN CONTESTO DI FATTO INDEFINITAMENTE COLLOCATO NEL TEMPO al fine di indurre i giudici della Corte in errore.
Nella prima seduta della Corte di appello il Presidente del collegio dott. GIROLAMI ha rilevato la sua incompatibilità ai sensi dell'art. 51, comma 1, n. 4 c.p.c., per aver fatto parte delle Corti che avevano precedentemente pronunciato le sentenze n. 1317/12, n. 1318/12 e n. 1193/08, ha rinunciato all'incarico ed ha rinviato la causa ad un nuovo collegio. Il 22 settembre 2016 il nuovo collegio ha discusso la causa ed in corso di discussione è emerso da un intervento in pubblica udienza del giudice MILANI il pregiudizio indotto dal comportamento PARZIALE ed illegittimo tenuto dall'avv. CALCAGNI.
Il 3 novembre 2016 è stata pubblicata la sentenza n. 543/2016 stesa dal giudice relatore MILANI che ha respinto il ricorso del ricorrente dopo aver esclamato, in corso di udienza ed alla richiesta di autorizzazione ad indicare documenti di prova contenuti nel fascicolo di parte, rivolta verso il ricorrente: “ma cosa vuole ancora! Ha già ricevuto dal comune oltre 450.000 euro!”
20161103-CdA-Sen-n-543-note
DCF73 – Il 3 maggio 2017 Pasino Vincenzo ha notificato alla amministrazione comunale ricorso in Suprema Corte di cassazione con richiesta di annullamento della sentenza della Corte di appello di Torino n. 543/2016 e domanda di conferma delle richieste contenute nella domanda giudiziale presentata in primo grado, come rettificata nella memoria conclusiva.
La domanda è stata riproposta nel giudizio di secondo grado di merito. La Amministrazione comunale ha opposto domanda di rigetto del ricorso tramite la avv. TERRANOVA che ha ripreso le tesi degli avvocati, pubblici dipendenti, BOCCHIO, VELLA e CALCAGNI.
20170503-Squeo-Fuduli-Pasino-ric-a-SCCCL.pdf
20170608-Terranova-AC-controricorso.pdf
DCF74 – 2107- maggio - Entra in carica la Amministrazione comunale guidata dal Sindaco pro tempore Gianfranco CUTTICA
vai dal maggio 2017 ad oggi
Vin - Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2019

References: e contrario
e contrario
 sentenza 
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 art. 11
 art. 700
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