Source: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2016-0255_IT.html
Timestamp: 2020-08-04 03:53:12+00:00

Document:
Procedura : 2015/2255(INI)
Ciclo del documento : A8-0255/2016
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sul dumping sociale nell'Unione europea
Relatore: Guillaume Balas
PARERE della commissione per i diritti della donnae l'uguaglianza di genere
– visti l'articolo 5 del trattato sull'Unione europea e l'articolo 56, l'articolo 153, paragrafo 5, e l'articolo 154 TFUE,
– vista la libertà fondamentale di circolazione dei lavoratori (articolo 45 TFUE) e la libera prestazione di servizi (articolo 56 TFUE),
– visti gli articoli 151 e 153 TFUE e l'articolo 9 TFUE che garantisce un'adeguata protezione sociale,
– vista la direttiva 2014/67/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, concernente l'applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi e recante modifica del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno ("regolamento IMI")(2),
– vista l'attuazione in corso della direttiva 2014/67/UE,
– visto il regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale(4),
– visto il regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I)(5),
– visto il regolamento (CE) n. 1072/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che fissa norme comuni per l'accesso al mercato internazionale del trasporto di merci su strada(6),
– visto il regolamento (CE) n. 1071/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che stabilisce norme comuni sulle condizioni da rispettare per esercitare l'attività di trasportatore su strada e abroga la direttiva 96/26/CE del Consiglio(7),
– visto il regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativo all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che modifica i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 3821/85 e (CE) n. 2135/98 e abroga il regolamento (CEE) n. 3820/85 del Consiglio(8), e vista la direttiva 2002/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2002, concernente l'organizzazione dell'orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto(9),
– visto il regolamento (CE) n. 1008/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità(10),
– visto il regolamento (CEE) n. 3577/92 del Consiglio, del 7 dicembre 1992, concernente l'applicazione del principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi all'interno degli Stati membri (cabotaggio marittimo)(11),
– vista la proposta di direttiva del Consiglio relativa alle norme in materia di equipaggio applicabili ai servizi di linea di trasporto passeggeri e di traghetto fra Stati membri (COM(98)0251 – C4-0424/98 – 98/0159 (SYN)),
– vista la direttiva 1999/63/CE del Consiglio, del 21 giugno 1999, relativa all'accordo sull'organizzazione dell'orario di lavoro della gente di mare concluso dall'Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione dei sindacati dei trasportatori dell'Unione europea (FST)(12), modificata dalla direttiva 2009/13/CE del Consiglio, del 16 febbraio 2009, recante attuazione dell'accordo concluso dall'Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006(13),
– vista la decisione (UE) 2016/344 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, relativa all'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a contrastare il lavoro non dichiarato(15),
– viste le norme fondamentali del lavoro stabilite dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e le sue convenzioni e raccomandazioni sull'amministrazione del lavoro e le ispezioni sul lavoro, che costituiscono un quadro di riferimento internazionale per garantire l'applicazione delle disposizioni legali relative alle condizioni di lavoro e alla tutela dei lavoratori,
– viste la relazione Eurofound intitolata "Posted workers in the European Union (2010)" (Lavoratori distaccati nell'Unione europea (2010))(16) e le relazioni nazionali,
– visto il dizionario europeo delle relazioni industriali di Eurofound(17),
– visto lo studio realizzato dal Parlamento nel 2015 dal titolo "EU Social and Labour Rights and EU Internal Market Law" (Diritti sociali e del lavoro nell'UE e norme del mercato interno dell'UE),
– visto lo studio realizzato dalla Commissione nel 2015 sui sistemi di determinazione dei salari e le tariffe minime salariali applicabili ai lavoratori distaccati ai sensi della direttiva 96/71/CE in un numero selezionato di Stati membri e di settori ("Wage setting systems and minimum rates of pay applicable to posted workers in accordance with Directive 96/71/EC in a selected number of Member States and sectors"),
– visto lo studio condotto dall'Università di Gand e finanziato dalla Commissione dal titolo "Atypical Forms of Employment in the Aviation Sector" (Occupazione atipica nel settore dell'aviazione),
– visto il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato il 9 settembre 2015 dal Presidente della Commissione dinanzi al Parlamento,
– visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0255/2016),
A. considerando che il lavoro sommerso e il falso lavoro autonomo possono dare origine a distorsioni della concorrenza, con conseguenti danni a lungo termine ai sistemi di previdenza sociale, un aumento del precariato e un deterioramento dei livelli di tutela dei lavoratori e della qualità del lavoro in generale, e dovrebbero pertanto essere combattuti; che la crescente tendenza all'esternalizzazione e al subappalto può dare luogo a possibilità di abuso o elusione del vigente diritto sociale e del lavoro; che la lotta agli abusi è essenziale per garantire la libertà di circolazione nel mercato interno e la solidarietà all'interno dell'Unione;
B. considerando che la libera circolazione dei lavoratori, enunciata all'articolo 45 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi sono principi fondamentali del mercato interno;
C. considerando che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, di cui tutti gli Stati membri sono firmatari, sancisce che la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi; che, con riferimento al dumping sociale, una delle principali sfide dell'UE consiste nell'aumentare il livello di occupazione femminile, migliorare la situazione delle donne sul mercato del lavoro ed eliminare i divari di genere;
D. considerando che uno dei principi fondamentali delle politiche dell'UE è la coesione sociale, il che significa un costante e continuo ravvicinamento delle retribuzioni nonché protezione sociale garantita a tutti i lavoratori, siano essi locali o mobili; che nell'Unione persistono considerevoli differenze per quanto concerne le condizioni lavorative e le retribuzioni e che la convergenza sociale verso l'alto è fondamentale per la prosperità e una maggiore domanda interna in tutta l'Unione; che la disparità retributiva costituisce uno dei principali motivi che spingono i lavoratori a lasciare il loro paese di origine;
E. considerando che l'articolo 9 TFUE sancisce quali principi fondamentali dell'Unione la promozione di un livello elevato di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana; che, in conseguenza della crisi e degli elevati tassi di disoccupazione nella maggior parte degli Stati membri, le disuguaglianze sono sempre più profonde;
F. considerando che sussiste ancora un divario retributivo di genere e che, a dispetto della legislazione UE e delle raccomandazioni non vincolanti esistenti, i progressi in questo settore sono estremamente limitati; che, unitamente al divario retributivo di genere, il dumping sociale aggrava la situazione e finisce per causare un divario pensionistico di genere che espone le donne anziane a un maggiore rischio di povertà rispetto agli uomini anziani;
G. considerando che la tratta di esseri umani e segnatamente di donne, non solo da paesi terzi verso l'UE, ma anche tra paesi dell'UE, è spesso associata a contratti di lavoro fittizi;
H. considerando che il "dumping sociale" è in aumento in ragione di rapporti di lavoro che presentano caratteristiche extraterritoriali;
I. considerando che nel settore dei trasporti esiste uno stretto legame tra la protezione e la sicurezza dei passeggeri e condizioni di lavoro adeguate;
J. considerando che la creazione di uno spazio unico europeo dei trasporti è stato confermato quale obiettivo ultimo del Libro bianco sui trasporti del 2011;
K. considerando che la Commissione ha annunciato che nel 2016 intende proporre nuove iniziative relative al trasporto su strada, tenendo conto anche degli aspetti sociali;
L. considerando che il settore del trasporto su strada è essenziale per la società e l'economia dell'Unione europea e rappresenta quasi i tre quarti (72 %) del totale del trasporto nazionale di merci; che esso trasporta più passeggeri delle ferrovie, delle metropolitane e dei tram messi insieme e impiega oltre il 2,2 % del totale della popolazione attiva dell'UE (5 milioni di persone);
M. considerando che buone condizioni di lavoro che tutelino la salute fisica e mentale sono un diritto fondamentale dei lavoratori(18) che rappresenta di per sé un valore positivo;
N. considerando che il 15 luglio 2014 Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 2015(19) ha sottolineato la necessità di un mercato del lavoro più equo e autenticamente paneuropeo, che può essere conseguito attraverso la promozione e la salvaguardia della libera circolazione dei cittadini come diritto fondamentale dell'Unione, evitando abusi e rischi di dumping sociale;
O. considerando che la Corte di giustizia, nella sua sentenza nella causa C-341/05 Laval del 18 dicembre 2007, ha messo in evidenza il diritto di intraprendere azioni collettive contro un'eventuale pratica di dumping sociale e ha sottolineato che esse devono essere proporzionate al fine di non limitare le libertà fondamentali dell'UE, quali la libera prestazione di servizi;
P. considerando che la Carta sociale europea dovrebbe essere riconosciuta come la più matura e circostanziata espressione del consenso tra gli Stati membri nell'ambito dei diritti sociali fondamentali e dovrebbe pertanto essere posta su un piano di parità con la libertà di circolazione, al fine di apportare un concreto valore aggiunto per tutti i cittadini europei;
Q. considerando che l'aumento delle pratiche abusive e del dumping sociale indeboliscono il sostegno al principio del mercato interno e la competitività delle imprese, in particolare delle PMI, compromettono i diritti dei lavoratori europei e la fiducia nell'integrazione europea e rendono indispensabile una vera convergenza sociale; che i settori maggiormente interessati sono l'agricoltura, l'edilizia, il settore alimentare e della ristorazione, i trasporti, la sanità, i servizi di assistenza e i servizi domestici;
R. considerando che il principio della parità di trattamento dei lavoratori nell'Unione europea e l'essenziale convergenza sociale nel mercato unico sono importanti; che l'articolo 45 TFUE dispone che la libera circolazione implica l'abolizione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità tra i lavoratori degli Stati membri per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro;
S. considerando che il dumping sociale, fiscale e ambientale è contrario ai valori europei, in quanto mette in pericolo la protezione dei diritti dei cittadini dell'UE(20);
T. considerando che la maggior parte degli Stati membri non ha tuttora recepito la direttiva 2014/67/UE, benché il termine per il recepimento fosse fissato al 18 giugno 2016; che è importante valutare l'impatto dell'attuazione di tale direttiva una volta che sarà stata recepita in tutti gli Stati membri, al fine di determinarne il reale impatto nella lotta contro i vari tipi di frodi riconosciute e concernenti il distacco dei lavoratori e la protezione dei lavoratori distaccati;
U. considerando che i lavoratori distaccati costituiscono circa lo 0,7 % dell'intera forza lavoro dell'UE(21);
V. considerando che il numero di lavoratori distaccati nell'Unione è stimato a 1,92 milioni, principalmente in settori quali l'edilizia (47,7 % del totale dei lavoratori distaccati), i servizi, i trasporti, le comunicazioni e l'agricoltura;
W. considerando che la libera circolazione delle persone è essenziale per il progetto europeo e costituisce altresì una condizione indispensabile per il conseguimento degli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale, al fine di raggiungere una competitività forte e sostenibile in tutti gli Stati membri;
X. considerando che la Corte di giustizia, nella sua sentenza nella causa C-396/13, ha sottolineato che la direttiva 96/71/CE mira, da un lato, a garantire una concorrenza leale tra le imprese nazionali e quelle che svolgono una prestazione di servizi transnazionale, e, dall'altro, a garantire ai lavoratori distaccati l'applicazione di un nucleo di norme imperative di protezione minima nello Stato membro ospitante;
Y. considerando che il distacco dei lavoratori dovrebbe agevolare la condivisione di competenze ed esperienze professionali e non essere fonte di dumping sociale;
Z. considerando che le federazioni dei datori di lavoro e i sindacati europei possono svolgere un ruolo importante nella lotta contro il dumping sociale;
Aa. considerando che è stato assunto l'impegno di non aumentare l'onere fiscale per le imprese, in particolare le PMI;
Ab. considerando che la determinazione delle retribuzioni è una questione di competenza degli Stati membri;
Ac. considerando che la Corte di giustizia, nella sua sentenza nella causa C-396/13, ha sottolineato che la determinazione delle tariffe minime salariali, le modalità di calcolo e la valutazione dei criteri ad esso applicati sono di competenza dello Stato membro ospitante;
Ad. considerando che il Presidente della Commissione ha dichiarato che lo stesso lavoro nello stesso posto dovrebbe essere retribuito allo stesso modo(22); che è necessario un chiarimento giuridico di detto principio e della sua applicazione;
I. Rafforzare i controlli e il coordinamento tra e da parte degli Stati membri
1. ritiene che, pur non esistendo una definizione legalmente riconosciuta e universalmente condivisa di dumping sociale, tale nozione copre un'ampia gamma di pratiche intenzionalmente abusive e l'elusione della legislazione europea e nazionale vigente (comprese le leggi e i contratti collettivi universalmente applicabili), che permettono lo sviluppo di una concorrenza sleale riducendo illegalmente i costi operativi e legati alla manodopera e danno luogo a violazioni dei diritti dei lavoratori e allo sfruttamento di questi ultimi; ritiene che le conseguenze di tali pratiche e situazioni possano avere un impatto su tre fronti principali:
– l'aspetto economico: l'utilizzo, da parte di taluni attori economici, di pratiche illegali quali il lavoro sommerso o di pratiche abusive come il falso lavoro autonomo può portare a gravi distorsioni del mercato, a danno delle imprese che lavorano onestamente, in particolare le PMI;
– l'aspetto sociale: il dumping sociale può dare origine a una situazione di discriminazione e disparità di trattamento tra i lavoratori dell'UE e privarli dell'esercizio effettivo dei loro diritti sociali e del lavoro, anche per quanto concerne la retribuzione e la previdenza sociale;
– l'aspetto finanziario e di bilancio: il mancato pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte in conseguenza del dumping sociale rappresenta una minaccia per la sostenibilità finanziaria dei sistemi di previdenza sociale e le finanze pubbliche degli Stati membri;
2. reputa fondamentale assicurare condizioni di parità e una concorrenza leale nell'UE ed eliminare il dumping sociale; sottolinea il ruolo centrale svolto dagli ispettorati del lavoro e/o dalle parti sociali nel far valere i diritti dei lavoratori, nel definire una retribuzione dignitosa conformemente alla legislazione e alla prassi degli Stati membri e nel fornire consulenze e orientamenti ai datori di lavoro; sottolinea che 28 Stati membri hanno ratificato la convenzione n. 81 dell'OIL sull'ispezione del lavoro e chiede agli Stati membri di garantire che tutte le sue disposizioni siano attuate; invita la Commissione ad assistere gli Stati membri nella creazione di ispettorati del lavoro efficienti ed efficaci e a formulare raccomandazioni basate sulla convenzione n. 81 dell'OIL sull'ispezione del lavoro al fine di garantire il rispetto delle norme sul lavoro e la protezione dei lavoratori, comprese le disposizioni relative all'orario di lavoro, alla sicurezza e alla salute; ricorda il ruolo importante svolto dalle parti sociali nel garantire il rispetto della legislazione vigente;
3. invita gli Stati membri a rafforzare l'efficienza e a garantire livelli di personale e risorse adeguati per gli organismi di controllo (compresi gli ispettorati sociali e/o del lavoro, le agenzie e gli uffici di collegamento), anche per l'interpretazione e la traduzione, in particolare attraverso lo scambio delle migliori pratiche; esorta gli Stati membri a rispettare il criterio di riferimento di un ispettorato del lavoro ogni 10 000 lavoratori, come raccomandato dall'OIL, e a garantire che tali ispettorati dispongano di mezzi adeguati per attuare la legislazione europea in materia di libera circolazione dei lavoratori e dei servizi;
4. invita gli Stati membri a migliorare la cooperazione transfrontaliera tra i servizi di ispezione e lo scambio elettronico di informazioni e dati, onde migliorare l'efficienza dei controlli volti a contrastare e prevenire la frode sociale, il falso lavoro autonomo e il lavoro sommerso, riconoscendo nel contempo l'importanza della protezione dei dati, e nell'ottica di una cooperazione e una mutua assistenza obbligatorie tra gli Stati membri; incoraggia gli Stati membri a elaborare programmi di formazione continua a livello di Unione per gli ispettori, allo scopo di identificare nuove tecniche di elusione delle norme e organizzare la cooperazione transfrontaliera; riconosce il lavoro svolto dalla Commissione per quanto riguarda il finanziamento di programmi di apprendimento reciproco rivolti agli ispettori del lavoro negli Stati membri; sottolinea l'importanza di garantire l'accesso degli ispettorati del lavoro nazionali e/o delle parti sociali a tutti i luoghi di lavoro effettivi e ai luoghi di residenza associati indicati dal datore di lavoro, ove consentito dalla legislazione nazionale e nel debito rispetto della vita privata, trattandosi di un requisito indispensabile per svolgere il loro lavoro e verificare i casi di dumping sociale; raccomanda alla Commissione di valutare la possibilità di trasformare i progetti Eurodetachement in una piattaforma permanente di scambio, formazione comune e collaborazione per gli ispettori del lavoro (e i funzionari pubblici degli uffici di collegamento per i lavoratori distaccati) coinvolti in attività di controllo e sorveglianza, piattaforma che potrebbe essere inclusa o lavorare in coordinamento con la piattaforma europea contro il lavoro sommerso;
5. incoraggia gli Stati membri a creare, se del caso, task force bilaterali ad hoc e, ove necessario, una task force multilaterale che comprenda le autorità competenti e gli ispettori del lavoro nazionali, onde effettuare, previa approvazione di tutti gli Stati membri interessati, controlli transfrontalieri in loco, conformemente alla legislazione nazionale degli Stati membri in cui hanno luogo i controlli, nei presunti casi di dumping sociale, lavoro in condizioni illegali o frode, e identificare le "società di comodo", le agenzie di collocamento fraudolente e gli abusi delle norme che comportano uno sfruttamento dei lavoratori; osserva che dette task force potrebbero lavorare in coordinamento con la piattaforma europea contro il lavoro sommerso e con il comitato degli alti responsabili degli ispettorati del lavoro per limitare gli oneri finanziari, nonché creare una rete dei servizi di ispezione sociale nazionale per promuovere lo scambio di informazioni; ritiene che una buona cooperazione tra le autorità nazionali e le parti sociali sia essenziale per porre fine al dumping sociale e garantire una concorrenza leale nel mercato unico;
6. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire una più efficace attuazione della legislazione vigente e a rafforzare la cooperazione tra gli enti nazionali responsabili delle ispezioni del lavoro, in particolare per quanto riguarda le ispezioni transfrontaliere; si compiace del lancio della piattaforma europea contro il lavoro sommerso e degli obiettivi da essa stabiliti nell'ottica di rafforzare la cooperazione volta a prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso; auspica che tale piattaforma contribuisca a individuare e affrontare i casi di violazione del diritto del lavoro a livello nazionale e dell'UE e delle disposizioni UE in materia di libera circolazione dei lavoratori, libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi;
7. sottolinea la necessità di integrare le misure contro le infrazioni dei diritti sociali attraverso la lotta contro le frodi e l'evasione fiscali, per garantire una concorrenza leale e condizioni di parità per le imprese;
8. rileva che la mancata dichiarazione o l'irregolarità della dichiarazione figurano tra le forme più comuni di elusione delle norme relative al distacco; raccomanda che per il distacco si introduca l'obbligo in tutti gli Stati membri di presentare una dichiarazione al più tardi quando ha inizio la prestazione dei servizi, e che tali dichiarazioni siano raccolte in un registro europeo che ne agevolerebbe la consultazione, al fine di facilitare il coordinamento tra gli Stati membri e limitare le incertezze giuridiche attuali legate alle differenze procedurali e dei documenti tra un paese e l'altro;
9. sottolinea che le autorità competenti dello Stato membro ospitante, di concerto con quelle dello Stato di origine, dovrebbero essere in grado di verificare l'affidabilità del modulo A1 in caso di seri dubbi quanto all'autenticità del distacco; invita il gruppo di lavoro amministrativo ad hoc sul modulo A1 a intensificare i suoi sforzi migliorando l'affidabilità del modulo A1, nonché a valutare la possibilità di facilitare il controllo raccogliendo i moduli A1 in un unico sistema digitale; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che lo scambio elettronico di informazioni sulla sicurezza sociale (EESSI) sia pienamente operativo, venga utilizzato da tutti gli Stati membri e sia adeguato alle esigenze delle PMI; sottolinea che un migliore accesso alle informazioni per i lavoratori, i datori di lavoro e gli ispettori del lavoro, ad esempio attraverso un unico sito Internet nazionale, costituisce uno strumento fondamentale contro la violazione delle norme;
10. invita gli Stati membri a ratificare e attuare la convenzione n. 189 dell'OIL sui lavoratori domestici; invita altresì gli Stati membri a istituire quadri giuridici atti a consentire l'occupazione regolare dei lavoratori domestici e di chi si occupa di assistenza alla persona, affinché possano essere garantite la certezza giuridica ai datori di lavoro e condizioni di impiego eque e condizioni lavorative dignitose ai lavoratori; esorta la Commissione e gli Stati membri a valutare i termini e le condizioni di impiego dei lavoratori domestici e, ove del caso, a formulare raccomandazioni per il loro miglioramento a norma dei trattati in vigore (in particolare l'articolo 153, paragrafo 1, TFUE), comprese una formazione adeguata e l'offerta di informazioni sui diritti e gli obblighi di questa categoria di lavoratori;
11. osserva che le donne sono le più colpite dal dumping sociale in taluni settori, segnatamente i lavori domestici e l'assistenza (in particolare a domicilio), ma anche in rami che tradizionalmente prevedono il distacco dei lavoratori, come la trasformazione delle carni e i trasporti; chiede alla Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, di esaminare tutte le situazioni in cui le donne subiscono forme di dumping sociale e retributivo o sono vittime di lavoro non dichiarato, così come la pertinente legislazione UE in vigore;
12. chiede agli Stati membri di migliorare la cooperazione transnazionale e locale tra le pubbliche istituzioni, i sindacati e le organizzazioni non governative per affrontare i problemi spesso particolarmente complessi che riguardano i lavoratori migranti e di prendere in considerazione le condizioni di lavoro assieme a tutti gli altri elementi legati alla qualità della vita, ivi compresi lo stato di salute generale, l'inclusione sociale e l'alloggio;
13. sottolinea l'importanza delle disposizioni della direttiva 2014/67/UE in materia di applicazione transfrontaliera delle pene e/o sanzioni finanziarie amministrative, che contribuiranno a eliminare le violazioni della legislazione; è del parere che le autorità competenti dovrebbero poter imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, compresa la possibilità di sospendere l'erogazione di servizi in caso di gravi violazioni della legislazione sul distacco dei lavoratori o applicabile ai contratti collettivi; ritiene che l'importo di tali sanzioni dovrebbe fungere da deterrente e che dovrebbe essere migliorata l'offerta di informazioni alle PMI sulla legislazione applicabile ai lavoratori distaccati;
14. chiede agli Stati membri di potenziare significativamente lo scambio di informazioni in materia di sicurezza sociale per i lavoratori distaccati, nell'ottica di migliorare l'applicazione della legislazione esistente; ricorda la richiesta presentata alla Commissione di esaminare i benefici derivanti dall'introduzione e, ove del caso, dalla fornitura di una tessera europea di previdenza sociale a prova di falsificazione o di altro documento elettronico europeo, su cui potrebbero essere memorizzati tutti i dati necessari per la verifica dello stato previdenziale del portatore sulla base del suo rapporto di lavoro(23), nonché tutte le informazioni associate al distacco del lavoratore, nel rigoroso rispetto delle norme in materia di protezione dei dati, soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei dati personali sensibili; evidenzia tuttavia che ciò non deve limitare o pregiudicare in alcun modo il diritto delle autorità e delle parti sociali dei paesi ospitanti di rivedere ed eseguire controlli e verifiche dei dati contenuti in tale tessera, in conformità del diritto e della prassi a livello nazionale;
15. chiede l'istituzione di un elenco a livello dell'UE delle società, comprese le società di comodo, colpevoli di gravi violazioni della legislazione dell'Unione in materia sociale e di lavoro, dopo aver ricevuto un primo avvertimento, che possa essere consultato dalle pertinenti autorità responsabili delle ispezioni; chiede che a tali società sia negato l'accesso agli appalti pubblici, alle sovvenzioni pubbliche e ai fondi dell'UE per un periodo stabilito per legge;
16. invita l'UE e gli Stati membri a collaborare a livello transfrontaliero nello scambio di informazioni sull'attività di contrasto, a fornire alle autorità di controllo un migliore accesso ai dati contenuti sia nei rispettivi registri elettronici nazionali sia nel registro europeo delle imprese di trasporto su strada (ERRU) e a consolidare l'elenco delle infrazioni che comportano la perdita dell'onorabilità dei trasportatori su strada, includendovi l'inosservanza di qualsiasi normativa pertinente dell'UE; sottolinea che la responsabilità della violazione delle norme dovrebbe gravare su coloro che impartiscono ordini ai lavoratori;
II. Trattamento delle lacune normative ai fini dell'applicazione del diritto nazionale ed europeo in materia sociale e di lavoro e del principio della parità di trattamento e di non discriminazione
17. invita la Commissione a intervenire per eliminare le carenze identificate nelle norme attualmente in vigore, in modo da contrastare in maniera efficace il fenomeno del dumping sociale e la frode sociale e fiscale;
18. invita la Commissione a monitorare da vicino l'attuazione della direttiva 2014/67/UE e l'efficacia della piattaforma europea contro il lavoro sommerso nel lottare contro il fenomeno delle società di comodo, applicando in modo più generale il principio secondo cui ciascuna società dovrebbe possedere una sola sede principale e garantendo che, in caso di libera prestazione di servizi con lavoratori distaccati, ciascun fornitore coinvolto svolga una attività "autentica" nello Stato membro di costituzione e sia pertanto un'impresa "autentica"; ricorda l'importanza delle imprese che svolgono una "attività autentica" nel loro Stato membro di origine, quale elemento che giustifica il distacco dei lavoratori; rammenta che la sua commissione per l'occupazione e gli affari sociali ha respinto la proposta di direttiva relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio, dal momento che alcune delle disposizioni ivi contenute potrebbero facilitare la creazione del tipo di entità che svolgono attività sociali ed economiche fittizie che costituiscono una violazione dei loro obblighi a norma degli accordi e del diritto e provocano la perdita di miliardi di euro di entrate fiscali; chiede alla Commissione di considerare la possibilità di proporre l'istituzione di un registro trasparente e accessibile di tutte le imprese dell'UE e l'utilizzo obbligatorio dello scambio elettronico di informazioni sulla sicurezza sociale;
19. invita la Commissione ad avviare una nuova relazione sui progressi compiuti dagli Stati membri nell'apportare i necessari miglioramenti alle loro amministrazioni finanziarie e ai sistemi tributari, allo scopo di affrontare la frode fiscale, come proposto nella comunicazione della Commissione dal titolo "Piano d'azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale" (COM(2012)0722),
20. rileva che la direttiva 96/71/CE si riferisce soltanto agli articoli 64 e 74 TFUE relativi alla libera prestazione di servizi e alla libertà di stabilimento, anche se uno degli obiettivi principali della direttiva è la tutela dei lavoratori; ricorda inoltre l'importanza degli articoli 151 e 153 TFUE, che fissano come obiettivi per l'UE e per i suoi Stati membri la promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, una protezione sociale adeguata, la promozione del dialogo sociale e la lotta contro l'esclusione;
21. riconosce i rischi connessi alle lunghe catene di subappalto; rammenta che gli Stati membri possono istituire, in consultazione con le parti sociali pertinenti, il meccanismo di "responsabilità in solido del committente" a livello nazionale, applicabile ad imprese locali e straniere allo scopo di consentire a lavoratori locali e stranieri di far valere i propri diritti; ricorda che tale possibilità è stata confermata dalla direttiva 2014/67/UE; chiede alla Commissione di monitorare attentamente il rispetto dell'obbligo derivante agli Stati membri dalla direttiva di fornire misure volte a garantire che nel settore dell'edilizia i lavoratori distaccati nella catena dei subappalti possano considerare responsabile del rispetto dei loro diritti il committente del quale il loro datore di lavoro sia subappaltante diretto;
22. prende atto dei problemi legati alla direttiva 96/71/CE e alla sua attuazione; sottolinea l'importanza di affrontare tali problemi per garantire condizioni lavorative eque, il rispetto dei diritti dei lavoratori e una parità di condizioni per le imprese che distaccano i lavoratori e per le imprese locali nel paese ospitante, il che risulta particolarmente importante per le PMI; chiede l'attuazione tempestiva della direttiva 2014/67/UE; prende atto della proposta della Commissione di rivedere la direttiva 96/71/CE includendo un limite ai periodi di distacco, introducendo disposizioni in materia di remunerazione e definendo i termini e le condizioni dell'impiego, in modo da garantire il rispetto del principio della parità di trattamento e il divieto di qualsiasi discriminazione basata sulla nazionalità, come sancito dal diritto dell'Unione e dai trattati che la istituiscono; insiste sul fatto che le norme in materia di distacco dei lavoratori dovrebbero essere chiare, proporzionate e giustificate; sottolinea la necessità di rispettare i contratti collettivi e il sistema delle relazioni industriali del paese ospitante;
Lavoratori mobili: lottare contro il dumping sociale nel settore dei trasporti
23. chiede di intensificare i controlli sull'attuazione delle norme in materia di orari di lavoro e di riposo nel settore dei trasporti; chiede altresì di migliorare i dispositivi di controllo e di introdurre senza indugio il tachigrafo intelligente ad uso professionale, con l'obiettivo di assicurare un'attuazione corretta, efficiente e non discriminatoria della legislazione vigente da parte degli Stati membri, senza creare indebiti oneri amministrativi; invita la Commissione a valutare la creazione di un "file operatore elettronico ed integrato" per tutti gli operatori in possesso di una licenza comunitaria, allo scopo di raccogliere tutti i dati importanti sul vettore, sul veicolo e sul conducente rilevati durante i controlli stradali;
24. chiede il rafforzamento dei controlli in materia di rispetto dei tempi di lavoro, tempi di disponibilità, periodi di guida e di riposo in tutti i settori interessati, quali l'edilizia, la ristorazione, la salute e i trasporti, e la conseguente applicazione di sanzioni in caso di violazioni rilevanti;
25. invita la Commissione a prendere in esame la creazione di un'Agenzia europea per il trasporto su strada, tesa a garantire la corretta attuazione della normativa dell'UE e a promuovere la normazione e la cooperazione fra tutti gli Stati membri nell'ambito del trasporto su strada;
26. chiede alla Commissione di coordinare e rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali riguardo alla legislazione in materia di trasporto su strada, anche per mezzo di uno scambio di informazioni, e in relazione ad altri sforzi volti a favorire l'attuazione della legislazione e a garantire parità di condizioni agli operatori; osserva che l'esecuzione della legislazione in tale ambito spetta innanzitutto agli Stati membri; esorta gli Stati membri a intensificare la cooperazione con l'Euro Contrôle Route e la rete delle polizie stradali europee (TISPOL), al fine di migliorare l'esecuzione del diritto dell'UE in materia di trasporto su strada garantendone un'attuazione uniforme e adeguata;
27. invita la Commissione ad applicare collettivamente al personale mobile del settore dei trasporti su strada l'articolo 8, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 593/2008 (Roma I), come interpretato dalla Corte di giustizia nella causa Koelzsch (C-29/10, sentenza della Corte (Grande Sezione) del 15 marzo 2011);
28. chiede alla Commissione e agli Stati membri di procedere a uno scambio di opinioni teso a chiarire le pertinenti disposizioni affinché sia possibile operare una distinzione tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, nell'ottica di combattere contro il "lavoro autonomo fittizio"; chiede inoltre alla Commissione di proporre raccomandazioni specifiche sulla base degli indicatori dell'esistenza di un rapporto di lavoro a norma della raccomandazione dell'OIL n. 198 relativa al rapporto di lavoro, senza discriminare i veri lavoratori autonomi che possiedono un numero ridotto di clienti; evidenzia la necessità di monitorare lo status occupazionale di lavoratori quali i piloti degli aerei e i conducenti dei treni, nonché il loro rapporto di lavoro con le imprese per cui lavorano; sottolinea che il problema del lavoro autonomo fittizio ha importanti conseguenze a livello di protezione sociale e sicurezza dei lavoratori e può avere ripercussioni sull'equa concorrenza;
29. raccomanda alla Commissione di monitorare attentamente le acquisizioni da parte delle compagnie aree extra UE, al fine di elaborare con urgenza regolamenti in materia per contrastare il fenomeno largamente diffuso della "svendita" delle tutele sociali in cambio di trattamenti economici solo apparentemente più vantaggiosi; chiede alla Commissione di assicurare che le tutele sociali previste dai contratti dei lavoratori dell'Unione europea siano la conditio sine qua non di tali acquisizioni;
30. raccomanda alla Commissione di far sì che in tutti gli Stati membri venga istituito ed applicato correttamente un contratto collettivo nazionale, stabilito di concerto con le parti sociali, in modo da garantire regole certe sui tempi di riposo e tutele sociali adeguate, soprattutto in caso di acquisizioni da parte di compagnie aeree extra UE;
31. respinge ogni ulteriore liberalizzazione del cabotaggio finché non sarà stata rafforzata l'attuazione del quadro normativo vigente; incoraggia la Commissione a proporre un miglioramento delle norme onde garantire una più efficace attuazione e agevolare la sorveglianza; invita la Commissione a riesaminare la direttiva 92/106/CEE(24) sui trasporti combinati con l'obiettivo di mettere fine alle pratiche sleali e chiede ulteriori misure per garantire il rispetto della legislazione sociale in materia di trasporti combinati;
32. invita gli Stati membri in cui vige un sistema di pedaggio a mettere a disposizione delle autorità di controllo i dati raccolti in relazione ai pedaggi ai fini della loro valutazione, in modo da rendere più efficaci i controlli sulle operazioni di cabotaggio;
33. raccomanda che, nei casi di acquisizioni e trasferimenti di proprietà delle società, sia chiaramente esplicitato quali requisiti non sono ignorati ma mantenuti nei nuovi contratti, ai sensi della direttiva 2001/23/CE(25) per quanto riguarda il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese;
34. chiede un miglioramento del regolamento (CE) n. 1008/2008 che assicuri l'applicazione vincolante della legislazione nazionale sul lavoro da parte delle compagnie aeree con basi operative nell'UE e che precisi la definizione e la nozione del termine "sede di attività principale" e chiede altresì, nel contesto del coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e del diritto del lavoro, un allineamento della definizione di "base di servizio" per i membri degli equipaggi di cui al regolamento (UE) n. 83/2014(26) e al regolamento (UE) n. 465/2012(27);
35. invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere il contratto diretto di lavoro come modello standard e a limitare l'utilizzo dei contratti di lavoro atipici, nel rispetto del regolamento sull'Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA) e di altri atti normativi pertinenti;
36. invita a tutelare i diritti sociali dell'equipaggio e del personale di cabina;
37. ricorda che, in seguito alla modifica della regolamentazione europea Roma I per i lavoratori mobili del 2012, è obbligatorio che il diritto sociale applicabile sia quello "dello Stato a partire da cui" si svolge la transazione commerciale o il servizio;
38. invita gli Stati membri a rivedere le loro normative per assicurare che tutti i contratti del settore dell'aviazione offrano occupazione e condizioni di lavoro di qualità; ritiene che la precarietà delle condizioni di lavoro costituisce un fattore di aggravamento dei rischi di sicurezza; sottolinea che la competitività non deve essere il prezzo in virtù del quale si "svendono" le tutele sociali dei lavoratori e la qualità dei servizi;
39. sottolinea che la dimensione sociale della strategia per l'aviazione in Europa, pubblicata dalla Commissione il 7 dicembre 2015, dovrebbe essere rafforzata in quanto un'occupazione di qualità e buone condizioni di lavoro sono direttamente collegate al mantenimento delle sicurezza e della tutela sia dei passeggeri che del personale; evidenzia inoltre la necessità che la Commissione e gli Stati membri controllino e assicurino la corretta attuazione della legislazione sociale nazionale e dei contratti collettivi da parte delle compagnie aeree con basi operative nel territorio dell'UE; rammenta, a tale riguardo, la correlazione tra norme sociali e ambientali, qualità del servizio e sicurezza; riconosce l'importanza di stabilire requisiti minimi di formazione per il personale di manutenzione nei settori dell'aviazione civile; chiede alla Commissione di proporre una revisione del regolamento (CE) n. 868/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativo alla protezione contro le sovvenzioni e le pratiche tariffarie sleali che recano pregiudizio ai vettori aerei comunitari nella prestazione di servizi di trasporto aereo da parte di paesi non membri della Comunità europea(28), e di analizzare le cause della sua mancata attuazione; invita la Commissione e gli Stati membri a rivedere le norme sulla formazione iniziale e sul rilascio delle licenze ai membri dell'equipaggio nell'ottica di eliminare le lacune che portano allo sfruttamento dei piloti;
40. invita la Commissione a esaminare la possibilità di presentare una proposta aggiuntiva sulle condizioni di lavoro applicabili al settore dei trasporti marittimi, anche riguardo agli equipaggi delle imbarcazioni;
41. ritiene che, nel settore marittimo, la Commissione dovrebbe assicurare la piena attuazione della legislazione sociale, inclusa la Convenzione sul lavoro marittimo del 2006; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere in esame misure che incoraggino l'assunzione e il mantenimento di marittimi qualificati con base in Europa;
Prevedere le sfide legate alla digitalizzazione dell'economia
42. rammenta l'importanza di legare lo sviluppo dell'economia digitale e collaborativa alla tutela dei lavoratori in questo nuovo settore, dove una maggiore flessibilità lavorativa può avere come risultato forme di impiego di livello più basso per quanto concerne la previdenza sociale, l'orario di lavoro, il posto di lavoro, la formazione, la partecipazione dei lavoratori e la protezione dell'occupazione; sottolinea che la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva devono essere applicabili nell'ambito di queste nuove forme di occupazione, a norma della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della prassi nazionale; evidenzia che gli Stati membri dovrebbero adeguare le loro legislazioni all'economia digitale e collaborativa e chiede alla Commissione, agli Stati membri e alle parti sociali di valutare senza indugio le disposizioni della legislazione europea che si applicano a questo settore e, ove del caso, formulare proposte per regolamentare l'economia digitale, della condivisione e collaborativa, al fine di garantire la concorrenza leale e la tutela dei diritti dei lavoratori;
43. constata che la digitalizzazione ha un impatto determinante sui mercati del lavoro europei; evidenzia come, da un lato, la digitalizzazione possa generare nuovi modelli di business e nuovi posti di lavoro (soprattutto per i lavoratori altamente qualificati ma anche per quelli con qualifiche inferiori) ma, dall'altro, possa anche portare a forme di occupazione precarie; sottolinea che, nell'ambito della strategia per un mercato unico digitale, occorre tenere conto della dimensione sociale, al fine di beneficiare appieno delle relative potenzialità in termini di occupazione e crescita, garantendo nel contempo un elevato livello di tutela del lavoro; chiede alla Commissione che il mercato unico digitale venga regolamentato in modo socialmente corretto e sostenibile; è del parere che i sistemi di protezione sociale esistenti andrebbero adeguati alle esigenze dei lavoratori dell'economia digitale e collaborativa, in modo da garantire loro un'adeguata protezione sociale;
44. ricorda che in alcuni settori economici, come l'agricoltura, l'orario di lavoro varia in base a vincoli di natura stagionale;
III. In vista di una convergenza sociale verso l'alto
45. pone l'accento sulla supremazia dei diritti fondamentali; chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere e intensificare il dialogo sociale, che riveste un ruolo determinante nel raggiungimento di condizioni di lavoro di elevato livello; sottolinea che il diritto del lavoro e standard sociali elevati rivestono sono fondamentali per riequilibrare le economie, sostenendo i redditi e incoraggiando gli investimenti nelle capacità; evidenzia che, in tale contesto, la legislazione dell'UE e i documenti programmatici devono rispettare i diritti e le libertà dei sindacati, gli accordi collettivi e la parità di trattamento dei lavoratori;
46. invita la Commissione ad adottare misure specifiche per aiutare le donne vittime del dumping sociale, improntando tutte le politiche e le misure generali al raggiungimento della parità e tenendo conto del persistere della segregazione occupazionale e delle disuguaglianze nei contratti di lavoro, che si traducono in una stabile e significativa differenza retributiva fra uomini e donne;
47. sottolinea come le diseguaglianze in Europa siano sempre più profonde e stiano mettendo a repentaglio il conseguimento degli obiettivi di Europa 2020 in materia di povertà e occupazione;
48. sottolinea l'importanza di istituire nel territorio dell'Unione e/o nella zona euro meccanismi economici, fiscali e sociali volti al miglioramento dei livelli di vita dei cittadini dell'UE mediante una riduzione degli squilibri economici e sociali; insiste, inoltre, affinché la Commissione, nelle sue raccomandazioni specifiche rivolte agli Stati membri nel quadro del semestre europeo, inserisca pareri su questioni sociali per garantire una maggiore tutela dei lavoratori mediante la convergenza;
49. prende atto del consistente calo del tasso di occupazione derivante dalla crisi economica e finanziaria e dai progressi della robotica e dell'intelligenza artificiale, nonché dell'ulteriore diminuzione inevitabile di posti di lavoro; propone alla Commissione un cambio di paradigma che metta in primo piano il "reddito" rispetto al "lavoro" e persegua l'obiettivo di garantire un "reddito minimo di cittadinanza" in tutta l'Unione, tale da garantire un'esistenza libera e dignitosa;
50. rammenta l'impegno della Commissione a istituire un pilastro di diritti sociali e sottolinea la necessità di una convergenza sociale verso l'alto per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 151 TFUE; sottolinea che la definizione di criteri di confronto tra i diversi sistemi sociali nazionali non può costituire tale base, ma fungere soltanto da quadro analitico preliminare; evidenzia che l'adozione di un pilastro di diritti sociali non deve portare ad abbassare ulteriormente gli standard sociali e lavorativi esistenti;
51. prende atto dei diversi livelli di contributi previdenziali tra dipendenti e datori di lavoro negli Stati membri; chiede alla Commissione di valutare l'impatto economico e sociale di tali differenze nel contesto del mercato unico;
52. ritiene che stipendi che consentano ai lavoratori di vivere una vita decorosa siano importanti per la coesione sociale e per mantenere un'economia produttiva; chiede il rispetto e la promozione della contrattazione collettiva; raccomanda inoltre l'istituzione di soglie retributive sotto forma di salari minimi nazionali, ove del caso, tenendo nella dovuta considerazione le pratiche di ciascuno Stato membro e previa consultazione delle parti sociali, allo scopo di conseguire gradualmente almeno il 60 % del rispettivo salario medio nazionale, ove possibile, in modo da evitare eccessive disparità retributive, sostenere la domanda aggregata e la ripresa economica nonché la convergenza sociale verso l'alto;
53. prende atto del valore potenziale degli stabilizzatori automatici nel rafforzare la sostenibilità dell'UEM nel suo insieme; sottolinea la necessità di affiancare a tali stabilizzatori efficaci politiche occupazionali che abbiano come scopo principale la creazione di posti di lavoro di qualità;
54. invita la Commissione, di concerto con gli Stati membri, a esaminare la possibilità di adottare misure a livello dell'UE per affrontare i vari aspetti dell'esternalizzazione, compresa l'estensione della responsabilità in solido nella catena del subappalto;
55. sottolinea che tutti i subappaltatori, tra cui le agenzie di lavoro temporaneo che generalmente inviano le donne in altri Stati membri per svolgere lavori domestici e prestare assistenza a domicilio, devono essere ritenuti responsabili del mancato pagamento della retribuzione, dei contributi di previdenza sociale, dei contributi assicurativi contro gli infortuni e di prestazioni in caso di malattie e lesioni; sottolinea altresì che i subappaltatori devono essere in grado di assistere i dipendenti in caso di maltrattamenti e abusi da parte dei clienti, nonché aiutarli nel rimpatrio;
56. chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di istituire uno strumento in base al quale le imprese possono essere assoggettate a un maggiore dovere di diligenza che le ritenga responsabili sia rispetto alle filiali che ai subappaltatori che operano in un paese terzo, al fine di prevenire la violazione dei diritti umani, la corruzione, le lesioni personali o i danni ambientali gravi e la violazione delle convenzioni dell'OIL;
57. ritiene che la direttiva 96/71/CE e le norme che coordinano i sistemi di previdenza sociale devono essere applicabili ai lavoratori distaccati di un paese terzo, in base al regolamento "mode 4" dell'OMC e nel quadro degli accordi commerciali, in modo da fornire una tutela contro un trattamento più favorevole delle imprese e dei lavoratori dei paesi terzi rispetto a quelli degli Stati membri;
58. chiede alla Commissione di prendere in considerazione, nella misura del possibile, le raccomandazioni contenute nella presente risoluzione;
59. sottolinea la necessità di un migliore coordinamento delle diverse politiche europee;
GU L 284 del 30.10.2009, pag. 1.
GU L 300 del 14.11.2009, pag. 72.
GU L 300 del 14.11.2009, pag. 51.
GU L 80 del 23.3.2002, pag. 35.
GU L 293 del 31.10.2008, pag. 3.
GU L 364 del 12.12.1992, pag. 7.
GU L 167 del 2.7.1999, pag. 33.
GU L 124 del 20.5.2009, pag. 30.
Testi approvati, P7_TA(2014)0012.
GU L 65 dell'11.3.2016, pag. 12.
Articolo 31, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea: "Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose."
http://curia.europa.eu/juris/showPdf.jsf?text=&docid=71925&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=498309
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P8-TA-2015-0252+0+DOC+XML+V0//IT
Cfr. Pacolet, Jozef, e De Wispelaere, Frederic, "Posting of workers: Report on A1 portable documents issued in 2012 and 2013", pag. 15. Secondo i dati Eurostat, l'intera forza lavoro dell'UE nel 2013 ammontava a 243 milioni di persone ("Labour Force Survey Overview 2013", Eurostat (http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Labour_force_survey_overview_2013#Labour_force_in_the_EU)
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 gennaio 2014 sulle ispezioni sul lavoro efficaci come strategia per migliorare le condizioni di lavoro in Europa (Testi approvati, P7_TA(2014)0012).
Direttiva 92/106/CEE del Consiglio, del 7 dicembre 1992, relativa alla fissazione di norme comuni per taluni trasporti combinati di merci tra Stati membri (GU L 368 del 17.12.1992, pag. 38).
Direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16).
Regolamento (UE) n. 83/2014 della Commissione, del 29 gennaio 2014, recante modifica del regolamento (UE) n. 965/2012 che stabilisce i requisiti tecnici e le procedure amministrative per quanto riguarda le operazioni di volo ai sensi del regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 28 del 31.1.2014, pag. 17).
Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, che modifica il regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il regolamento (CE) n. 987/2009 che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 (GU L 149 dell'8.6.2012, pag. 4).
GU L 162 del 30.4.2004, pag. 1.
Al di là delle aspirazioni di pace e prosperità sorte dopo la Seconda guerra mondiale, gli ideatori hanno definito l'Unione europea uno spazio democratico dotato di un'economia efficiente e un elevato livello di protezione sociale.
Il relatore sottolinea che la priorità è stata attribuita soprattutto alla costruzione e al rafforzamento del mercato interno. La Comunità economica europea, come indica il suo nome, ha corrisposto a questa strategia e l'Unione europea è stata costruita inizialmente attraverso la liberalizzazione degli scambi commerciali tra gli Stati membri.
Il relatore sottolinea che ciò non è tuttavia avvenuto per l'armonizzazione dei diritti sociali e che, salvo alcuni principi stabiliti nel trattato e alcune direttive, è stato concordato che gli Stati membri avrebbero mantenuto la competenza in materia sociale: esiste di fatto un'asimmetria fra la realtà di un mercato interno in continua evoluzione e diritti sociali molto eterogenei.
Il relatore osserva che tale paradosso si traduce in una concorrenza tra le imprese, dal momento che i lavoratori europei non hanno gli stessi obblighi sociali, né gli stessi diritti sociali. Il principio stesso di una concorrenza leale tra le imprese e la promozione di un'economia sociale di mercato, da parte dell'Unione, rivelano gravi carenze. Tali situazioni di concorrenza economica e sociale sleale rappresentano anche un ostacolo al mantenimento di una protezione sociale di alto livello in Europa: la competizione esacerbata tra operatori economici li incita infatti a ridurre le spese associate al costo del lavoro; ciò porta a un indebolimento delle norme sociali vigenti nei diversi Stati membri dell'Unione, peggiora progressivamente l'insieme dei diritti di cui possono avvalersi i lavoratori dipendenti europei e tende infine a ridurre le risorse finanziarie necessarie per i vari sistemi di protezione sociale.
Occorre inoltre sottolineare la fragilità specifica della protezione sociale di determinati lavoratori dipendenti. Un esempio su tutti è la situazione dei "lavoratori del mare", vittime dell'uso, fatto da molti armatori, delle bandiere di comodo, che consentono ai datori di lavoro di sottrarsi a una serie di obblighi sociali. Tali pratiche hanno un impatto negativo sulle norme di sicurezza e contribuiscono alla diminuzione del numero dei marittimi europei qualificati e alla perdita del loro know-how.
Il relatore insiste anche sugli effetti politici di questa asimmetria tra libertà economiche e diritti sociali: essa alimenta il sentimento di un'Europa che indebolisce sia i singoli individui che le collettività, anziché garantire la protezione della sua popolazione. Il moltiplicarsi delle pratiche abusive e l'esercizio di una concorrenza sociale sleale indeboliscono l'adesione al principio del mercato interno e affievoliscono la fiducia nella costruzione europea. Tali fenomeni sono un incentivo a ripieghi protezionistici degli Stati membri e ad adottare decisioni unilaterali in materia sociale.
D'altronde, il relatore prende atto di una parziale presa di coscienza delle autorità europee in questo ambito e ricorda l'impegno solenne assunto da Jean-Claude Juncker il 15 luglio 2014 dinanzi al Parlamento europeo di lottare contro il dumping sociale nel corso dell'attuale legislatura. Il relatore ricorda inoltre che nel suo discorso sullo stato dell'Unione 2015, il Presidente della Commissione ha auspicato che siano evitati gli abusi e i rischi di dumping sociale.
Dopo numerose audizioni di esperti, imprenditori e rappresentanti dei lavoratori dipendenti, il relatore raccomanda una serie di misure il cui obiettivo è quello di colmare le carenze legislative e regolamentari che favoriscono lo sviluppo della concorrenza sleale attualmente presente nel mercato interno.
Il relatore propone innanzitutto di migliorare, sia a livello europeo che nazionale, i controlli e le ispezioni derivanti dall'applicazione della legislazione vigente. A tale proposito, le risorse umane e finanziarie messe a disposizione delle autorità competenti incaricate di far rispettare le norme dovrebbero essere notevolmente rafforzate.
Il relatore sottolinea le riforme necessarie per modernizzare la registrazione delle prestazioni di lavoro e la necessità di elaborare un documento unico digitale di trasferimento dei diritti sociali per ciascun lavoratore europeo. Il relatore esorta a intraprendere una lotta rafforzata contro le cosiddette "società di comodo", in particolare mediante nuovi obblighi in termini di indirizzi ufficiali. Egli propone infine che sia stabilita una lista europea delle società colpevoli di gravi infrazioni, come il ricorso al lavoro sommerso.
La direttiva sul distacco dei lavoratori dovrebbe essere oggetto di una revisione che apra la strada alla modifica della sua base giuridica attuale nonché a regolamenti sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. Inoltre, alcuni dispositivi attualmente in vigore in materia di distacco dovrebbero essere modificati al fine di garantire la parità di trattamento tra i lavoratori e una concorrenza leale tra gli operatori economici, in particolare norme sul pagamento dei contributi sociali.
Il relatore insiste sulle azioni urgenti da avviare nel settore dei trasporti, che spesso presenta autentiche zone di illegalità sociale, garantendo sia la corretta applicazione della legislazione attuale che il rafforzamento dei sistemi di controllo.
Il relatore raccomanda infine di avviare una fase necessaria per conseguire la convergenza sociale nell'Unione europea. Chiede che un protocollo sociale garantisca la prevalenza dei diritti sociali sulle libertà economiche e raccomanda, nel rispetto dell'autonomia delle parti sociali e della diversità delle tradizioni giuridiche che disciplinano i sistemi sociali nazionali, che siano fissate soglie retributive minime che, in alcuni settori come il trasporto, possano essere estese a tutta l'Unione.
Il relatore auspica che la base di diritti sociali annunciata dalla Commissione europea non si limiti all'elaborazione di semplici criteri di confronto. Chiede l'introduzione di un dovere di diligenza per le più importanti società europee, nei confronti dell'attività delle loro affiliate e dei loro subappaltatori nei paesi terzi.
Il relatore ha voluto presentare proposte concrete, perlopiù formulate da datori di lavoro, lavoratori dipendenti o esperti in materia. Egli sottolinea l'importanza degli aspetti sociali, in particolare quello della concorrenza commerciale sleale, da parte di nostri concittadini europei. Pone in tal modo in rilievo l'importanza di una parola forte e ascoltata del Parlamento europeo, che contribuisca a costruire un'Europa più sociale e pertanto maggiormente sostenuta dai popoli d'Europa.
PARERE della commissione per i trasporti e il turismo (8.4.2016)
La commissione per i trasporti e il turismo invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
A. considerando che, nel settore dei trasporti, la protezione, la sicurezza dei passeggeri e idonee condizioni di lavoro sono strettamente interconnesse;
B. considerando che è stato confermato che la creazione di uno spazio unico europeo dei trasporti rappresenta l'obiettivo finale del Libro bianco sui trasporti del 2011;
C. considerando che l'industria dei trasporti rappresenta il pilastro del mercato unico dell'UE assieme alla libera circolazione delle merci, dei servizi e dei lavoratori e al diritto di stabilimento, e che il principio di non discriminazione implica che la parità di lavoro e di diritti, le condizioni di lavoro dignitose e la concorrenza leale devono rappresentare la base di un buon funzionamento del mercato interno;
D. considerando che le azioni intraprese a livello dell'UE nel settore dei trasporti su strada dovrebbero puntare soprattutto a un ulteriore miglioramento dell'attuazione e dell'esecuzione del regime esistente e dovrebbero essere proporzionali all'entità dei problemi;
E. considerando che qualsiasi modifica apportata alla legislazione in materia di condizioni sociali e di lavoro deve rispettare tutte le libertà fondamentali dell'UE e non dovrebbe limitare la concorrenza leale basata su vantaggi concorrenziali oggettivi né comportare ulteriori oneri amministrativi e costi aggiuntivi per le imprese di trasporto, soprattutto le PMI;
F. considerando che i trasporti, in particolare i trasporti internazionali e il cabotaggio, non rientrano nella direttiva relativa al distacco dei lavoratori (direttiva 96/71/CE) e che è opportuno prestare attenzione alla dichiarazione comune della Commissione e degli Stati membri a tale riguardo (10048/96 ADD 1);
G. considerando che le irregolarità che alterano la concorrenza leale nel settore dei trasporti dovrebbero essere affrontate in modo tempestivo attraverso un'interpretazione coerente, un'applicazione uniforme e un'esecuzione più rigorosa della legislazione vigente, nonché mediante una più ampia cooperazione transfrontaliera, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà;
1. ribadisce che non esiste una definizione chiara e universalmente accettata del concetto di "dumping sociale" e che vi sono diverse interpretazioni di tale termine che potrebbero creare confusione; ritiene necessaria la reinterpretazione di "dumping sociale"; rammenta che la nozione di "dumping sociale" nota in materia di politica commerciale è diversa nell'ambito dei trasporti e più in generale in quello della forza lavoro;
2. ricorda che il termine "dumping sociale" è talvolta utilizzato in maniera impropria per contemplare misure protezionistiche che potrebbero condurre a una frammentazione del mercato comune dell'UE;
3. invita gli Stati membri ad attuare in maniera completa, efficiente e non discriminatoria la legislazione sociale pertinente sul settore dei trasporti nella sua totalità e ad aumentare il numero di controlli effettivi, soprattutto relativamente agli orari di guida e di riposo; esorta vivamente la Commissione e le autorità competenti a sorvegliare più da vicino l'attuazione, in particolare in relazione alla cooperazione transfrontaliera, nonché l'interpretazione e l'adeguata esecuzione della legislazione vigente, così da colmare le lacune legislative esistenti ed eradicare l'uso improprio delle normative nazionali teso a evitare la libera circolazione dei lavoratori, segnatamente in termini di misure protezionistiche e di barriere ingiustificate; sottolinea che non vi dovrebbe essere contraddizione tra la corretta attuazione della legislazione sui trasporti e le normative in materia di concorrenza leale, libera circolazione e libertà di stabilimento; invita la Commissione ad armonizzare ulteriormente lo svolgimento dei controlli e ad applicare sanzioni qualora la loro esecuzione da parte degli Stati membri non abbia luogo o si riveli insufficiente;
4. sottolinea che una definizione precisa dei problemi nel settore dei trasporti dell'Unione rappresenta un prerequisito per ulteriori azioni giuridiche a livello dell'UE o nazionale e che qualsiasi problema legato al mercato dei trasporti dell'Unione deve essere affrontato con un approccio mirato che non ostacoli le imprese che operano in modo onesto;
5. sottolinea che qualsiasi proposta di legislazione dell'UE in materia di trasporti deve essere proporzionata e fondarsi su elementi concreti, analisi dettagliate e dati oggettivi in modo da assicurare che le soluzioni proposte favoriscano lo sviluppo di un settore dei trasporti efficiente e competitivo;
6. riconosce la crescita economica sostenibile e, quindi, il potenziale dei settori dei trasporti e del turismo dell'UE in termini di creazione di posti di lavoro; è fermamente convinto che sia necessario rendere più interessante per le future generazioni l'impiego nel settore dei trasporti dell'UE, caratterizzato dalla necessità di nuovi professionisti; ritiene, in particolare, che dovrebbe essere incoraggiata la partecipazione delle donne e dei giovani; sottolinea che la formazione dei lavoratori dovrebbe includere, ove opportuno, informazioni di base sui diritti di cui godono a norma della legislazione dell'UE in materia;
7. esorta la Commissione a garantire che le proposte sull'apertura dei servizi in tutti i mercati dei trasporti vadano di pari passo con la corretta esecuzione della legislazione sociale dell'UE e con misure di sostegno volte ad evitare le disparità di condizioni sociali nei diversi Stati membri; sottolinea che l'apertura dei mercati dei trasporti non dovrebbe comportare un peggioramento delle condizioni di lavoro, servizi di qualità inferiore, pratiche commerciali sleali, la creazione di monopoli o la distorsione della concorrenza leale per quanto riguarda la protezione sociale dei lavoratori del settore dei trasporti;
8. invita la Commissione e gli Stati Membri a favorire un dialogo sociale rafforzato nei settori dei trasporti e della logistica nel loro complesso;
9. invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per contrastare le attività illecite, le società di comodo e le pratiche commerciali sleali, come i contratti atipici, in modo da assicurare la protezione sociale dei lavoratori e garantire la certezza del diritto alle imprese mediante un'esecuzione più efficace; invita gli Stati membri a garantire norme minime adeguate ai lavoratori del settore dei trasporti;
10. esorta la Commissione ad assicurare che nei settori dei trasporti e del turismo europei anche i lavoratori non residenti nell'UE rispettino i requisiti di sicurezza applicabili a norma del diritto dell'Unione;
11. invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere il contratto diretto di lavoro come modello standard e a limitare l'utilizzo dei contratti di lavoro atipici nel rispetto del regolamento sull'Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA) e di altri atti normativi pertinenti;
12. chiede un'intensificazione dei controlli sull'attuazione delle norme in materia di orari di lavoro e di riposo nel settore dei trasporti; chiede il miglioramento dei dispositivi di controllo e la tempestiva introduzione del tachigrafo intelligente ad uso professionale, con l'obiettivo di assicurare un'attuazione corretta, efficiente e non discriminatoria della legislazione vigente da parte degli Stati membri senza creare indebiti oneri amministrativi; invita la Commissione a valutare la creazione di un "file operatore elettronico ed integrato" per tutti gli operatori in possesso di una licenza comunitaria, allo scopo di raccogliere tutti i dati importanti sul vettore, sul veicolo e sul conducente rilevati durante i controlli stradali;
13. sottolinea la necessità che la Commissione consideri gli aspetti sociali e di sicurezza come una priorità fondamentale del pacchetto stradale, includendo misure in grado di assicurare una maggiore chiarezza sul piano giuridico e agevolare la libera prestazione di servizi di trasporto in tutta l'UE, assicurando nel contempo un'adeguata attuazione ed esecuzione delle norme concernenti le condizioni di lavoro e i diritti sociali e tenendo in considerazione il livello di sviluppo del settore dei trasporti nello Stato membro in cui ha sede l'impresa di trasporto e il livello di produttività della manodopera del settore; sottolinea la necessità di eseguire controlli tesi a valutare in quale Stato membro si svolga effettivamente l'attività di un operatore stradale e dei suoi dipendenti e stabilire pertanto quale legislazione sociale nazionale debba applicarsi;
14. invita la Commissione a elaborare proposte di iniziative future nel settore dei trasporti, che prevedano una distinzione più efficace tra la libera prestazione di servizi e la libertà di stabilimento, onde garantire che le attività commerciali svolte da un'impresa in uno Stato membro nel quale non ha sede siano chiaramente di natura temporanea e assicurare che i lavoratori siano soggetti alla legislazione del paese in cui si trova il loro posto di lavoro abituale o in cui si svolge la maggior parte della loro attività professionale;
15. invita la Commissione europea ad applicare collettivamente al personale mobile del settore dei trasporti su strada l'articolo 8, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 593/2008 (Roma I) come interpretato dalla Corte di giustizia europea nella causa Koelzsch (C-29/10, sentenza della Corte (Grande Sezione) del 15 marzo 2011);
16. invita gli Stati membri in cui vige un sistema di pedaggio a mettere a disposizione delle autorità di controllo i dati raccolti in relazione ai pedaggi ai fini della loro valutazione, in modo da rendere più efficaci i controlli sulle operazioni di cabotaggio;
17. chiede che le aree di parcheggio siano sicure e che ne sia migliorato il livello di qualità e igiene;
18. invita l'UE ed gli Stati membri a collaborare a livello transfrontaliero nello scambio di informazioni sull'attività di contrasto, a fornire alle autorità di controllo un migliore accesso ai dati contenuti sia nei rispettivi registri elettronici nazionali sia nel registro europeo delle imprese di trasporto su strada (ERRU) e a consolidare l'elenco delle infrazioni che comportano la perdita dell'onorabilità dei trasportatori su strada, includendovi l'inosservanza di qualunque normativa pertinente dell'UE; sottolinea che la responsabilità della violazione delle norme dovrebbe gravare su coloro che impartiscono ordini ai lavoratori;
19. respinge ogni ulteriore liberalizzazione del cabotaggio finché non sarà stata rafforzata l'attuazione del quadro normativo vigente; incoraggia la Commissione a proporre un miglioramento delle norme onde garantire una più efficace attuazione e agevolare la sorveglianza; invita la Commissione a riesaminare la direttiva 92/106/CEE sui trasporti combinati con l'obiettivo di mettere fine alle pratiche sleali e chiede ulteriori misure per garantire il rispetto della legislazione sociale in materia di trasporti combinati;
20. chiede alla Commissione di coordinare e rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali riguardo alla legislazione in materia di trasporto su strada, anche per mezzo di uno scambio di informazioni, e in relazione ad altri sforzi volti a favorire l'attuazione delle normative e a garantire parità di condizioni agli operatori; osserva che l'esecuzione della legislazione in tale ambito spetta innanzitutto agli Stati membri; esorta gli Stati membri a intensificare la cooperazione con l'Euro Contrôle Route e la TISPOL al fine di migliorare l'esecuzione del diritto dell'UE in materia di trasporto su strada garantendone un'attuazione uniforme e adeguata;
21. invita la Commissione a prendere in esame la creazione di un'Agenzia europea per il trasporto su strada, atta a garantire la corretta attuazione della normativa dell'UE e a promuovere la normazione e la cooperazione tra tutti gli Stati membri nell'ambito del trasporto su strada;
22. invita la Commissione a indagare, insieme a Europol, sull'entità delle frodi che interessano i documenti di trasporto e le patenti di guida nell'UE e ad adottare le azioni necessarie alla luce dei risultati;
23. ritiene che, prima di creare un'Agenzia europea per il trasporto su strada o un altro organismo responsabile di condurre ispezioni transfrontaliere sul lavoro, sarebbe opportuno effettuare una valutazione dettagliata delle norme vigenti e delle attuali possibilità di eventuali miglioramenti, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà e della ripartizione delle competenze nel settore tra l'UE e gli Stati membri;
24. riconosce che sarebbe opportuno migliorare la cooperazione tra gli Stati membri in relazione alle attività di contrasto; ritiene, in tale contesto, che le attività condotte nell'ambito dell'Euro Contrôle Route e di iniziative quali il progetto CLOSER rappresentino mezzi adeguati per perseguire l'obiettivo di una migliore esecuzione;
25. sottolinea che la dimensione sociale della strategia della Commissione per l'aviazione in Europa pubblicata il 7 dicembre 2015 dovrebbe essere rafforzata, in quanto la qualità dell'occupazione e delle condizioni di lavoro è direttamente collegata al mantenimento della sicurezza e della tutela sia dei passeggeri sia del personale; sottolinea inoltre, a tal proposito, la necessità che la Commissione e gli Stati membri sorveglino ed assicurino la corretta attuazione della legislazione sociale nazionale, nonché dei contratti collettivi, da parte delle compagnie aeree con basi operative all'interno del territorio dell'UE; ricorda, a tale riguardo, la correlazione tra norme sociali e ambientali, qualità del servizio e sicurezza; riconosce l'importanza di stabilire requisiti minimi di formazione per il personale di manutenzione nei settori dell'aviazione civile; invita la Commissione a proporre un riesame del regolamento (CE) n. 868/2004 e ad analizzare le cause della sua mancata attuazione;
26. chiede un miglioramento del regolamento (CE) n. 1008/2008 che assicuri l'obbligo di applicazione della legislazione nazionale sul lavoro da parte delle compagnie aeree con basi operative nell'UE e che precisi la definizione e la nozione del termine "sede di attività principale" e chiede altresì, nel contesto del coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e del diritto del lavoro, un allineamento della definizione di "base di servizio" per i membri degli equipaggi di cui al regolamento (UE) n. 83/2014 e al regolamento (UE) n. 465/2012;
27. ritiene che, nel settore marittimo, la Commissione dovrebbe assicurare la piena attuazione della legislazione sociale, inclusa la Convenzione sul lavoro marittimo del 2006; prende atto delle disposizioni della Commissione sugli aiuti di Stato volte a sostenere il settore marittimo europeo, le quali incoraggiano l'iscrizione o la reiscrizione del naviglio nei registri degli Stati membri per mezzo di regimi fiscali favorevoli (imposta sul tonnellaggio); invita la Commissione e gli Stati membri a prendere in esame misure che incoraggino l'assunzione ed il mantenimento di marittimi qualificati con base in Europa;
28. sottolinea che, fatto salvo il diritto nazionale e dell'UE, compresi i contratti collettivi tra le parti sociali, l'autorità competente dovrebbe imporre al prestatore designato di servizi di trasporto di stabilire le condizioni di lavoro del personale sulla base di norme sociali nazionali, regionali o locali vincolanti e di attuare la direttiva 2001/23/CE sul mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento della proprietà di una società o di un'impresa;
29. chiede alla Commissione (DG Concorrenza) di controllare, assieme alle autorità nazionali garanti della concorrenza, l'attività delle società di trasporto e di valutarne la conformità con la legislazione vigente in materia di concorrenza;
30. chiede alla Commissione di elaborare raccomandazioni in merito a requisiti minimi di formazione per tutto il personale che svolge mansioni di sicurezza nel settore ferroviario e di tutelare l'equilibrio economico degli obblighi di servizio pubblico;
31. invita la Commissione, alla luce dell'evoluzione delle tecnologie dei trasporti, in particolare lo sviluppo di sistemi di guida completamente automatizzati nel settore dei trasporti su strada, a esaminare in primo luogo la futura regolamentazione di dette tecnologie e in secondo luogo l'enorme impatto che esse avranno sull'occupazione nel settore dei trasporti.
PARERE della commissione per i diritti della donnae l'uguaglianza di genere (18.2.2016)
A. considerando che il principio della parità di retribuzione per un lavoro di pari valore è riconosciuto dall'articolo 157 TFUE; che, data l'esistenza di pratiche di dumping sociale, il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro e alle stesse condizioni lavorative nella medesima sede di attività deve essere garantito; che vanno assicurati il diritto alle pari opportunità, l'accesso alla formazione e la progressione di carriera; che le donne subiscono molteplici discriminazioni e che sono pertanto esposte a un rischio ancora maggiore di povertà ed esclusione sociale;
B. considerando che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, di cui tutti gli Stati membri sono firmatari, sancisce che la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi; che, con riferimento al dumping sociale, una delle principali sfide dell'UE consiste nell'aumentare l'occupazione femminile, migliorare la situazione delle donne sul mercato del lavoro ed eliminare i divari di genere;
C. considerando che il dumping sociale ha un impatto maggiore nei contesti sociali e culturali in cui vi è una conoscenza limitata dei diritti dei lavoratori e in cui le donne hanno più difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro, e che tale fenomeno può manifestarsi in vari modi; che la forma peggiore di dumping sociale è il lavoro non dichiarato;
D. considerando che sussiste ancora un divario retributivo di genere e che, a dispetto della legislazione UE e delle raccomandazioni non vincolanti esistenti, i progressi in questo settore sono estremamente limitati; che, unitamente al divario retributivo di genere, il dumping sociale aggrava la situazione e finisce per causare un divario pensionistico di genere che espone le donne a un maggiore rischio di povertà tra la popolazione anziana;
E. considerando che la tratta di esseri umani e segnatamente di donne, non solo da paesi terzi verso l'UE, ma anche tra paesi dell'UE, è spesso associata a contratti di lavoro fittizi;
1. osserva che le donne sono la categoria più colpita dal dumping sociale in taluni settori, segnatamente i lavori domestici e l'assistenza (in particolare a domicilio), ma anche in rami che tradizionalmente prevedono il distacco dei lavoratori, come la trasformazione delle carni e i trasporti; invita la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, a esaminare tutte le situazioni in cui le donne subiscono forme di dumping sociale e salariale o di lavoro non dichiarato, così come la pertinente legislazione UE in vigore;
2. raccomanda che la Commissione e gli Stati membri intensifichino i controlli presso le imprese e sanzionino le pratiche di dumping sociale;
3. invita gli Stati membri ad adottare misure specifiche volte alla professionalizzazione e alla qualificazione armonizzata di lavori che oggi sono spesso praticati in maniera irregolare, ad esempio i lavori domestici;
4. chiede che, in occasione dei futuri scambi tra Stati membri nel quadro della piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a contrastare il lavoro non dichiarato, particolare attenzione venga prestata ai settori in cui le donne sono maggiormente colpite, al fine di migliorare le possibilità di controllo;
5. sottolinea che la retribuzione, le condizioni di lavoro e i contributi di previdenza sociale devono essere, per l'intera durata della missione, del distacco o del periodo di lavoro temporaneo in un altro Stato membro, almeno pari a quelli delle lavoratrici dello Stato membro di destinazione;
6. raccomanda la creazione di una rete di uffici d'informazione che forniscano assistenza e informazioni sui diritti delle lavoratrici distaccate o temporaneamente trasferite in un altro Stato membro, nonché sugli obblighi dei datori di lavoro, se possibile nella lingua dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, così come la creazione di un sito web che offra il medesimo servizio; invita gli Stati membri a mettere a disposizione dei dipendenti un'assistenza legale competente per questioni afferenti al diritto del lavoro;
7. sottolinea che tutti i subappaltatori, tra cui le agenzie di lavoro temporaneo che generalmente inviano donne in altri Stati membri per svolgere lavori domestici e prestare assistenza a domicilio, devono essere ritenuti responsabili del mancato versamento di salari, di contributi di previdenza sociale, di contributi assicurativi contro gli infortuni e di prestazioni in caso di malattie e lesioni; sottolinea altresì che i subappaltatori devono anche essere in grado di assistere i dipendenti in caso di maltrattamenti e abusi da parte dei clienti, nonché in caso di rimpatrio;
8. invita la Commissione a far sì che gli Stati membri rafforzino le misure atte a controllare e sanzionare efficacemente i datori di lavoro nei settori in cui le donne sono vittime del dumping sociale e del lavoro non dichiarato, come pure a fornire informazioni adeguate sui datori di lavoro che non rispettano la legislazione dell'Unione europea né quella nazionale;
9. invita la Commissione ad adottare misure specifiche per aiutare le donne vittime del dumping sociale, improntando tutte le politiche e misure generali al raggiungimento della parità e tenendo conto del persistere della segregazione occupazionale e delle disuguaglianze nei contratti di lavoro, che si traducono in una stabile e significativa differenza salariale tra uomini e donne;
10. chiede che sia valorizzato il ruolo delle parti sociali, specialmente dei sindacati, data la loro importanza nell'opera di informazione, prevenzione, denuncia e contrasto di pratiche lavorative pregiudizievoli e contrarie alla responsabilità sociale delle imprese e al lavoro dignitoso.

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Articolo 31
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