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Timestamp: 2017-11-18 04:14:38+00:00

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Consiglio di Stato, Sezione IV, 22 febbraio 2016
Sugli orientamenti di politica gestionale del patrimonio immobiliare pubblico tesi a valorizzare, anche in termini economici, le risorse proprie degli enti locali in armonia con gli obiettivi generali di finanza pubblica; in particolare sulla scelta urbanistica che riconfigura “vuoti urbani” altrimenti lasciati alla meno qualificante funzione di “contenitori di autovetture”
SENTENZA N. 724
Quanto infatti al secondo, terzo e quarto motivo del ricorso in primo grado, imperniati sulla pretesa irrazionalità della scelta urbanistica e al contrasto con gli obiettivi di pianificazione, è agevole rilevare che l’inserimento di due piazze, utilizzate sostanzialmente quale parcheggio, in un ambito di trasformazione urbana che, ferma la dotazione di standard, le riqualifica, eliminando il flusso veicolare che le separa, e prevedendo realizzazione di parcheggi sotterranei e verde attrezzato, realizza, al contrario, una migliore utilizzazione e fruibilità degli spazi pubblici, riconfigurando “vuoti urbani” altrimenti lasciati alla meno qualificante funzione di “contenitori di autovetture”, non potendosi cogliere, nella coeva opportunità di ricavare dall’operazione di trasformazione urbanistica risorse finanziarie, alcun indizio sintomatico di sviamento, tenuto conto che essa rispecchia la ratio dell’art. 58 del d.l. 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, e in generale degli orientamenti di politica gestionale del patrimonio immobiliare pubblico tesi a valorizzare, anche in termini economici, le risorse proprie degli enti locali in armonia con gli obiettivi generali di finanza pubblica, caratterizzati dalla contrazione del trasferimento delle risorse finanziarie dallo Stato agli enti locali in funzione del contenimento della spesa pubblica aggregata,
1.) Con deliberazione di Giunta Municipale n. 683 del 1° agosto 2012 e successiva deliberazione di Consiglio Comunale n. 2 del 21 gennaio 2013, il Comune di Salerno ha, rispettivamente, adottato e approvato una variante parziale al piano urbanistico comunale, nell'ambito della quale ha previsto la riallocazione di superfici edilizie in una serie di ambiti denominati "prog." e numerati da 1 a 6, costituite da aree di proprietà comunale, poi inserite, con deliberazione consiliare n. 8 del 18 marzo 2013 nell'elenco di immobili alienabili mediante procedura di evidenza pubblica.
Tra tali ambiti quello denominato "prog. 2" riguarda piazza Mazzini, per la quale la variante prevede un intervento di riqualificazione, unitamente all'adiacente piazza Concordia, con la realizzazione sulla prima di un edificio a destinazione terziario-direzionale.
Con ricorso in primo grado collettivo e cumulativo n.r. 523/2013, un gruppo di cittadini, nella dichiarata qualità di proprietari o usufruttuari, anche abitanti, di unità immobiliari site in piazza Mazzini o nelle sue immediate adiacenze (corso Garibaldi, corso Vittorio Emanuele, via De Bartolomeis, via Vicinanza) -e più specificamente, tra di essi Luigi Di Giuda, Maria Monica, Anna Lorimarco, Roberto Priore, Giuseppe Capo, Daniela Di Giuda, Rita Pellecchia e Maria Piccarretta di proprietari di immobili siti nel condominio di piazza Mazzini n. 4 e Marinella Iemma, Enrica Baratta e Domenico Ventra di proprietari di immobili siti nel condominio di piazza Mazzini n. 9- hanno impugnato, nei limiti del proprio interesse, le predette deliberazioni, nonché quella giuntale n. 915 del 20 novembre 2012 di controdeduzioni e la delibera di Giunta Provinciale n. 50 del 21 dicembre 2012, deducendo in sintesi:
a) Violazione della normativa sugli standard urbanistici (L. 6.8.1967 n. 765, art. 17; D.M. 2.4.1968 n. 1444, artt. 1, 2, 3 e 4), risolvendosi la variante, in parte qua, nella soppressione dell'area libera corrispondente alla piazza destinata al rispetto degli standards urbanistici, non potendo rilevare che nel complesso la variante ne assicurasse il rispetto in zone diverse e lontane da quella in questione, tenuto conto che l'art. 4 impone il reperimento delle aree a standards in ciascuna zona territoriale omogenea o al più nelle immediate adiacenze.
b) Violazione di legge ed eccesso di potere per sviamento, perché la valorizzazione di un'area pubblica, quale una piazza, implica il miglioramento della sua fruibilità e non può individuarsi nella sua utilizzazione edilizia da parte di privati al fine di reperire risorse finanziarie e quindi "fare cassa".
c) Eccesso di potere per contraddittorietà con i principi ispiratori della variante, come definiti dalla stessa amministrazione (città identificata con il suo "spazio pubblico", “il miglioramento della qualità dell’esistente” e “la riconfigurazione dei vuoti urbani quali spazi ad uso pubblico” - al contrario contraddittoriamente privatizzati-,“il miglioramento della fluidità del traffico” e della “qualità dell'aria”).
d) Violazione dell'art. 10 della legge 17.8.1942 n. 1150, perché anche una variante parziale al piano urbanistico comunale deve rapportarsi al presupposto ivi enunciato, ossia sopravvenute ragioni che determinino la totale o parziale inattuabilità del piano medesimo o la convenienza di migliorarlo, mentre nella specie di tali presupposti non si da affatto atto, e l'operazione urbanistico-edilizia è orientata al solo fine di reperire, mediante la cessione dell'area pubblica, risorse finanziarie.
e) Ulteriore eccesso di potere per sviamento, sempre in relazione all'estraneità delle suddette finalità alla causa tipica cui deve essere orientato il potere di programmazione urbanistica.
f) Violazione del vincolo paesaggistico ed omessa acquisizione del parere della Soprintendenza, perché trattandosi di area collocata nella fascia dei 300 metri lineari dal mare, e implicando la realizzazione di volumi edilizi, con regolazione puntuale della singola proprietà, doveva acquisirsi il parere preventivo della Soprintendenza, pur trattandosi di atto di pianificazione generale.
g) Violazione delle formalità richieste per il passaggio di beni dal demanio al patrimonio e difetto di motivazione, essendo mancato provvedimento espresso e formale di sdemanializzazione, e essendo illegittima una sdemanializzazione tacita di cui esulano i presupposti.
Nel giudizio hanno spiegato intervento ad adiuvandum Italia Nostra Onlus e l'associazione FDC.
Nel giudizio si è costituita l'Autorità Statale intimata e il Comune di Salerno.
Quest'ultimo, a sua volta, nella memoria di costituzione ha dedotto l'inammissibilità del ricorso per non consentita proposizione di ricorso collettivo in difetto della prova dell'assenza di posizioni confliggenti tra i ricorrenti, non integrabile dal mero richiamo del requisito della vicinitas, e in successiva memoria l'inammissibilità per la carente prova dell'allegata qualità di proprietari e/o usufruttuari di immobili ubicati in piazza Mazzini e nelle sue adiacenze, nonché l'inammissibilità dell'intervento di FDC, e nel merito ha sostenuto l'infondatezza del ricorso essendo garantito il rispetto degli standards in modo precipuo nel comparto oggetto del "prog. 2".
Con la sentenza n. 672 del 4 aprile 2014, il T.A.R. Salerno, respinte le eccezioni pregiudiziali d'inammissibilità del ricorso, e accolta quella d'inammissibilità dell'intervento di FDC, ha accolto il ricorso in relazione al primo motivo, ritenuto assorbente, osservando che "...la circostanza che la (complessiva) riserva di standard risulti di fatto, all’esito della programmata variatio, aumentata piuttosto che ridotta, non può concretamente rilevare, in quanto siffatto aumento risulti riferito a spazi situati in zone diverse e lontane da quella interessata, in contrasto, quindi, con la prescrizione per cui gli standard vanno reperiti e garantiti in via autonoma e all'interno di ciascuna zona territoriale omogenea in cui è diviso il territorio comunale (e al più -giusta l’espressa eccezione enunciata dall’art. 4 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 per l’eventualità di “[…]dimostrata […]impossibilità di raggiungere la predetta quantità minima di spazi su aree idonee”- “nelle adiacenze immediate”)".
2.) Con appello notificato il 13-17 giugno 2014 e depositato il 19 giugno 2014, il Comune di Salerno ha impugnato la predetta sentenza deducendone l'erroneità sotto distinti profili:
1) per aver respinto l'eccezione d'inammissibilità del ricorso, in quanto l'allegazione della carente prova di titoli di proprietà e/o comunque relativi a diritti reali immobiliari, ancorché non proposta con la memoria di costituzione, non può ritenersi tardiva, e non idoneamente contestata -come al contrario opinato dal giudice salernitano- potendo tale eccezione esser proposta anche in udienza e trattandosi di eccezione rilevabile d'ufficio; e peraltro e in ogni caso perché competeva ai ricorrenti dimostrare l'omogeneità delle loro posizioni escludenti l'esistenza di interessi confliggenti in capo a taluno di essi;
2) perché non vi è stata alcuna sottrazione di standards, soltanto erroneamente presupposta e affermata dal T.A.R., in difetto di qualsiasi acquisizione istruttoria, laddove l'Amministrazione aveva dedotto, anche allegando relazione dell'ufficio tecnico comunale, che la variante assicurava l'allocazione degli standards sia urbanistici che edilizi nello stesso comparto di piazza Mazzini-Piazza Concordia, attraverso la unificazione dei relativi spazi, l'incanalamento del traffico veicolare in apposito sottopasso, la realizzazione di aree verdi e parcheggi pubblici sotterranei, nel quadro di una complessiva riqualificazione di un precedente "vuoto urbano", caratterizzato dalla presenza di due piazze, separate da una via di intenso traffico, allo stato destinate a semplice e caotico parcheggio di superficie.
Gli appellati, costituitisi in giudizio in gran parte, con la memoria di costituzione, depositata il 4 luglio 2014 e con successiva memoria depositata il 22 maggio 2015, hanno dedotto a loro volta l'infondatezza dell'appello, sia con riferimento alla riproposta eccezione pregiudiziale, per essere sufficiente al riconoscimento della legittimazione l'allegazione, incontestata in modo tempestivo, della titolarità e comunque della relazione di vicinitas, e ai fini dell'ammissibilità del ricorso cumulativo l'identità del provvedimento o dei provvedimenti impugnati e dei motivi di censura, sia quanto al merito, perché comunque non sarebbe assicurata la dotazione di standards mediante parcheggi pubblici di superficie.
Nel giudizio si è costituita anche l'associazione FDC, con memoria depositata il 2 luglio 2014, che ha dedotto la tardività dell'appello, in funzione dell'invocata applicazione dei termini dimidiati di cui all'art. 119 comma 1 lettera c) del c.p.a., per essere la variante prodromica all'alienazione dell'area pubblica, nonché la sua infondatezza per le ragioni illustrate in sentenza e ribadite.
Con memoria difensiva depositata il 22 maggio 2015 il Comune di Salerno, a sua volta ha dedotto l'inammissibilità della costituzione di FDC, per non esser stato impugnato il capo della sentenza che ha dichiarato inammissibile l'intervento adesivo dipendente, l'infondatezza dell'eccezione spiegata dalla medesima, salva la rimessione in termini, e ha ribadito e ulteriormente illustrato le censure dedotte con il gravame.
Con memorie, depositate il 29 maggio 2015 dagli appellati e il 1° giugno 2015 dall'appellante, le parti hanno replicato alle rispettive deduzioni.
All'udienza pubblica del 23 giugno 2015 l'appello è stato discusso e riservato per la decisione.
3.) Il Collegio, in limine, deve dichiarare inammissibile la costituzione in appello dell’Associazione FDC, che avrebbe dovuto impugnare in via incidentale il capo della sentenza (par. 1.3) che, accogliendo l’eccezione pregiudiziale spiegata dal Comune di Salerno, ne ha dichiarato inammissibile l’intervento ad adiuvandum “…stante la mancata produzione in giudizio dello statuto dal quale verificare le relative finalità istituzionali perseguite”.
Se infatti, in linea generale, gli intervenienti non hanno titolo a interporre appello, in funzione della natura riflessa e derivata del proprio interesse (alla rimozione o al mantenimento del provvedimento impugnato), essi hanno viceversa piena legittimazione a gravarsi, in quanto parti soccombenti, per il capo della sentenza che riguardi direttamente la loro posizione processuale (Cons. Stato, Sez. VI, 6 agosto 2013, n. 4121), sicché, esclusa la proposizione di appello principale, debbono nondimeno gravarsi in via incidentale con riguardo alle statuizioni relative alla legittimazione all'intervento o alle spese giudiziali (Cons. Stato, Sez. IV, 12 luglio 2010, n. 4495), e segnatamente a quelle che, negandone la legittimazione, dispongano (anche in via implicita, come nel caso di specie) l’estromissione dal giudizio (Cons. Stato, Sez. V, 29 novembre 2004, n. 7748).
Nondimeno è infondata l’eccezione pregiudiziale, spiegata dall’associazione FDC, relativa alla pretesa tardività dell’appello perché proposto oltre i termini dimidiati di cui all’art. 119 comma 1 lettera c) c.p.a., rilevabile d’ufficio e oggetto di controdeduzioni da parte del Comune appellante, poiché, nel caso di specie, per un verso l’oggetto essenziale del giudizio è l’impugnazione della variante urbanistica, e per altro verso, e come già chiarito dall’Adunanza Plenaria il rito accelerato, già previsto dall’art. 23 bis ,comma 1, lett. e) , della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 -e ora dall'art. 119 lettera c) del c,p.a. attiene agli “…atti del procedimento di evidenza pubblica di dismissione di immobili di proprietà pubblica…” (Ad. Plen., 9 agosto 2012, n. 32) e quindi non anche a quelli affatto prodromici relativi alla ricognizione dei beni non strumentali all'esercizio delle funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione, emanati, come nella specie, ai sensi dell’art. 58 del d.l. 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133.
4.) Nel merito l’appello in epigrafe è fondato e deve essere accolto, onde può prescindersi dall’esame delle eccezioni pregiudiziali di inammissibilità del ricorso in primo grado, come riproposte con il primo motivo -per vero limitatamente all’invocata carente prova della legittimazione all’impugnazione in funzione dell’omessa documentazione della qualità di proprietari o della titolarità di altri diritti reali immobiliari.
4.1) Giova rammentare che l’Amministrazione comunale salernitana, in relazione all’intervenuta scadenza dei vincoli riconducibili al piano urbanistico comunale, ha ritenuto di avviare un procedimento di variante di cui ha delineato gli indirizzi, intesi tra l’altro alla riqualificazione urbana, alla valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale anche quale “grande opportunità di dotare l’Ente di nuove risorse finanziarie”, e “per le aree destinate a standards e ricadenti nel perimetro della città compatta, valutare la rilevanza, in termini urbanistici dell'interesse pubblico a confermarne detta destinazione…” (deliberazione di Giunta Municipale n. 103 del 3 febbraio 2012, recante gli indirizzi relativi alla variante).
Con precipuo riguardo alle “aree pubbliche o di interesse. pubblico da valorizzare”, con la successiva deliberazione di Giunta Municipale n. 627 dell’11 luglio 2012, sono stati dettati ulteriori indirizzi, prevedendo nell’ambito di sei specifici ambiti l’individuazione di “…possibilità edificatorie tali da offrire al Comune da un lato l'opportunità di conseguire nuove risorse finanziarie e dall'altro la possibilità di realizzare e/o completare opere pubbliche già programmate o in corso di programmazione senza alcun onere a carico dell' Ente”.
Come anticipato nella narrativa in fatto, trattasi appunto degli ambiti denominati "prog." e numerati da 1 a 6, tra cui rientra quello individuato come “"prog. 2" riguardante piazza Mazzini e piazza Concordia.
La riqualificazione si caratterizza per la previsione dell’allocazione su piazza Mazzini di un edificio a destinazione terziario-direzionale composto da piano terra e cinque piani soprastanti, più basso dei fabbricati limitrofi, l’interramento del flusso veicolare del lungomare Trieste mediante apposito sottovia, la ricucitura dell’area di piazza Mazzini a quella di piazza Concordia (prima separate appunto dal flusso veicolare del lungomare Trieste), e in definitiva l’unificazione delle due aree, con la realizzazione di una dotazione di parcheggi parte in sottosuolo e parte in superficie, e della realizzazione di aree a verde.
4.2) Orbene, il fulcro delle censure rivolte dai ricorrenti in primo grado, odierni appellati, è costituito dal rilievo che non sarebbe assicurata la dotazione minima di standards per effetto della sottrazione delle due piazze, e massimamente di piazza Mazzini, alla destinazione attuale di area libera comunale, utilizzata quale parcheggio (evidentemente pubblico oltre che dei residenti).
Il giudice amministrativo salernitano ha condiviso tale prospettazione, ritenendo che "...la circostanza che la (complessiva) riserva di standard risulti di fatto, all’esito della programmata variatio, aumentata piuttosto che ridotta, non può concretamente rilevare, in quanto siffatto aumento risulti riferito a spazi situati in zone diverse e lontane da quella interessata, in contrasto, quindi, con la prescrizione per cui gli standard vanno reperiti e garantiti in via autonoma e all'interno di ciascuna zona territoriale omogenea in cui è diviso il territorio comunale (e al più -giusta l’espressa eccezione enunciata dall’art. 4 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 per l’eventualità di “[…]dimostrata […]impossibilità di raggiungere la predetta quantità minima di spazi su aree idonee”- “nelle adiacenze immediate”)".”.
4.3) Tale conclusione è però erronea sotto un duplice e concorrente profilo.
Com’è noto, in generale l’art. 4 n. 2) del d.m. 1444/1968 per le zone omogenee territoriali “B” consente che, nella dimostrata impossibilità di assicurare gli spazi minimi a standards su aree idonee, sia possibile reperire gli stessi spazi non solo “…entro i limiti delle disponibilità esistenti nelle adiacenze immediate…”, bensì anche “…su aree accessibili tenendo conto dei raggi di influenza delle singole attrezzature e della organizzazione dei trasporti pubblici”.
Sotto altro aspetto, poi, deve osservarsi che in relazione alla documentazione in atti risulta rispettata la dotazione a standard.
Infatti con le due relazioni versate in atti dal Comune di Salerno si assevera che:
- la dotazione complessiva di standards prevista dalla variante (complessivi mq. 39.690, di cui mq. 13.350 a parcheggio interrato, mq. 5.634 a parcheggio pubblico interrato e mq. 20.706 a verde attrezzato) è superiore, e non già inferiore, e non di poco, rispetto alla dotazione complessiva di standards stabilita dal piano urbanistico comunale (mq. 23.432, di cui mq. 4.334 a parcheggio interrato e mq. 19.098 a verde attrezzato); di tal che non solo è incrementata la dotazione a verde (mq. 20.706 a fronte di mq. 19.098), bensì è incrementata anche quella a parcheggi (mq. 5.634 a parcheggio interrato pubblico rispetto a mq. 4.334);
- la dotazione di standards è garantita anche nell’ambito di trasformazione perché, pur dovendosi rinviare al piano urbanistico attuativo l’assetto di dettaglio dell’area, comunque, con una superficie coperta (area di sedime) del previsto edificio da realizzare in piazza Mazzini pari a mq. 3.200 “…l’area libera risultante dall’unificazione delle due piazze a seguito dell’incanalamento in sottosuolo della strada che attualmente le divide sarebbe di mq 26.340 - 3200 = mq. 23.140”, con uno standard indotto rispetto ai mq. 18.000 di superficie lorda di solaio realizzabile pari a complessivi mq. 14.400, di cui mq. 7.200 per parcheggi e mq. 7.200 per verde, localizzati, quanto a quello indotto dal nuovo fabbricato su piazza Mazzini (di cui mq. 5.600 in sottosuolo e mq. 1.600 in superficie) e quanto allo standard a verde indotto dal nuovo fabbricato per mq. 800 su piazza Mazzini e per mq. 6.400 su piazza Concordia; in definitiva, “…non tutta l’Area Prog.-2 sarà occupata dal nuovo fabbricato ma solo una sua MINIMA parte, ipotizzabile tra il 10% e il 15% della superficie complessiva, e che lo standard sia indotto dal fabbricato che complessivamente previsto è tutto nell’a Area Prog. 2…ferma restando la già dimostrata complessiva ‘eccedenza’ di aree pubbliche di standard rispetto agli obblighi di legge che è stata prevista per l’area Prog. 2”.
Gli appellati non hanno contestato l’esattezza di tali dati, sostenendo però la dotazione di spazi a parcheggio ivi indicata sarebbe soltanto quella di cui all’art. 5 n. 2 del d.m. n. 1444/1968, cui dovrebbero poi aggiungersi i parcheggi privati pertinenziali alla nuova costruzione, e che solo questi ultimi potrebbero essere realizzati nel sottosuolo.
In realtà la relazione cui fa specifico riferimento la memoria degli appellati, depositata il 22 maggio 2015, fa riferimento chiaro alla sufficienza dello standard “sia indotto dal fabbricato che complessivamente previsto”, e quindi relaziona la quantità totale di superfici a parcheggio alla zona e non solo al fabbricato, e quindi sia a parcheggio pubblico che pertinenziale.
Né è dato di comprendere per quale ragione una porzione di parcheggi pubblici non possa essere assicurata in sottosuolo, tenuto conto che lo stesso art. 3 lettera d) del d.m. n. 1444/1968 autorizza a distribuire le aree a parcheggio “in casi speciali…su diversi livelli”, e quindi non necessariamente sul piano viario.
4.3) I rilievi che precedono dimostrano l’infondatezza della prima censura, ritenuta assorbente, accolta dal giudice amministrativo salernitano, laddove quelle ulteriori assorbite non hanno maggior pregio giuridico.
Quanto infatti al secondo, terzo e quarto motivo del ricorso in primo grado, imperniati sulla pretesa irrazionalità della scelta urbanistica e al contrasto con gli obiettivi di pianificazione, è agevole rilevare che l’inserimento di due piazze, utilizzate sostanzialmente quale parcheggio, in un ambito di trasformazione urbana che, ferma la dotazione di standard, le riqualifica, eliminando il flusso veicolare che le separa, e prevedendo realizzazione di parcheggi sotterranei e verde attrezzato, realizza, al contrario, una migliore utilizzazione e fruibilità degli spazi pubblici, riconfigurando “vuoti urbani” altrimenti lasciati alla meno qualificante funzione di “contenitori di autovetture”, non potendosi cogliere, nella coeva opportunità di ricavare dall’operazione di trasformazione urbanistica risorse finanziarie, alcun indizio sintomatico di sviamento, tenuto conto che essa rispecchia la ratio dell’art. 58 del d.l. 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, e in generale degli orientamenti di politica gestionale del patrimonio immobiliare pubblico tesi a valorizzare, anche in termini economici, le risorse proprie degli enti locali in armonia con gli obiettivi generali di finanza pubblica, caratterizzati dalla contrazione del trasferimento delle risorse finanziarie dallo Stato agli enti locali in funzione del contenimento della spesa pubblica aggregata.
Quanto al sesto motivo, il parere della Soprintendenza dovrà essere acquisito in occasione dell’approvazione del piano urbanistico esecutivo.
Il settimo motivo, infine, è palesemente destituito di fondamento poiché, ai sensi dell’art. 58 comma 2 innanzi richiamato, “l'inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come patrimonio disponibile”, e quindi non richiede alcun altro provvedimento di sdemanializzazione, comportando ex lege il passaggio al diverso regime dei beni del patrimonio disponibile.
4.4) Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante: ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cass. civ., sez. II, 22 marzo 1995, n. 3260, e, per quelle più recenti, Cass. civ., sez. V, 16 maggio 2012, n. 7663). Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a condurre a una conclusione di segno diverso.
5.) In conclusione, l’appello in epigrafe deve essere accolto, onde, in riforma della sentenza gravata, deve rigettarsi il ricorso proposto in primo grado.
6.) La peculiarità e relativa novità delle questioni esaminate integrano le eccezionali ragioni che giustificano la compensazione tra le parti delle spese del doppio grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) così provvede sull’appello in epigrafe n.r. 5248 del 2014:
1) dichiara inammissibile la costituzione dell’associazione FDC e ne dispone la estromissione dal giudizio;
2) accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza del T.A.R. per la Campania, Sezione staccata di Salerno, n. 672 del 4 aprile 2014, rigetta il ricorso proposto in primo grado;
3) dichiara compensate per intero tra le parti le spese e onorari del doppio grado di giudizio.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:
Goffredo Zaccardi, Presidente

References: SENTENZA 
 art. 17
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 art. 3
 Cass. 
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