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Timestamp: 2019-04-24 13:04:13+00:00

Document:
Venerdì 16 Marzo 2018 11:18	redazione
Se la Pubblica amministrazione ostacola l'attività di un imprenditore ne paga i danni, ovvero le conseguenze. Lo fa sapere con una sentenza (1457 del 6 marzo 2018) il Consiglio di Stato.
La novità rilevante introdotta dalla sentenza riguarda il calcolo del risarcimento e, in particolare, il meccanismo adoperato per definirlo: i giudici quantificano gli utili perduti, senza il ricorso a consulenze esterne.
Nella causa i giudici hanno valutato le ipotesi in cui il ministero non avesse apposto ostacoli, giungendo al calcolo del tempo imprenditoriale perso: due anni, convertiti in utili non percepiti.
Pertanto, l'attività turistico balneare di un imprenditore di un Comune salentino che aveva investito risorse su circa 40 mila metri quadrati ristrutturando trulli e collocando opere accessorie a un'iniziativa balneare. Iniziativa bloccata per due volte dalla Soprintendenza per i beni archeologici e poi annullata due volte dal Tar locale.
La sentenza del Consiglio di Stato n. 1457 del 6 marzo 2018.
Giovedì 15 Marzo 2018 12:08	Maria Enrica Rubino
La sentenza della Corte Ue riguarda la controversia derivata dalla causa di una lavoratrice di un piccolo Comune, la quale aveva dichiarato di aver lavorato come dipendente con una serie consecutiva di contratti a termine.
Con la sentenza C-494/16, la Corte Ue chiarisce che gli Stati membri hanno un margine di discrezionalità nella scelta degli strumenti utilizzabili per contrastare l'abuso dei contratti a tempo.
Gli Stati membri, al fine di prevenire gli abusi derivanti da contratto di lavoro a tempo determinato dovranno prevedere l'introduzione di una o più misure relative a "ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo dei suddetti contratti o rapporti, la durata massima totale dei contratti o rapporti di lavoro a termine determinato successivi, il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti. Ma prima di procedere gli Stati membri dovranno consultare le parti sociali a norma delle leggi, dei contratti collettivi e della prassi nazionali, e/o le parti sociali stesse.
Potranno, poi, considerare a quali condizioni i contratti di lavoro a termine determinato dovranno essere considerati 'successivi'; dovranno essere ritenuti contratti o rapporti a tempo indeterminato.
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Aumento indennità sindaci e assessori, il parere della Corte
Lunedì 19 Febbraio 2018 14:48	Maria Enrica Rubino
La Corte dei Conti, sezione Toscana, si è espressa in merito ad alcuni dettagli sull'aumento di indennità di funzione del sindaco e degli assessori, con la deliberazione n. 3/2018.
Secondo i magistrali contabili è ammessa la possibilità di aumentare le indennità di funzione del sindaco e degli assessori nella misura massima prevista nella tabella A, tenendo conto della riduzione imposta dalla finanziaria 2006. Ma, essendo la normativa finalizzata al contenimento della spesa pubblica, si devono rispettare i principi di sana gestione finanziaria. Pertanto, nelle decisioni relative ad ogni aumento di spesa è necessario valutare che le condizioni rispettino la normativa vigente. Inoltre, nel parere dei magistrati viene precisato che le fasi di certificazione «non devono, peraltro, limitarsi ad un mero riscontro di tipo contabile ma sono chiamati ad operare un ben più pregnante e rigoroso accertamento, in termini di effettività, circa la sussistenza degli anzidetti parametri non disgiunto da una complessiva valutazione, anche alla stregua di principi di sana gestione finanziaria, delle risultanze di bilancio»
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Giovedì 07 Dicembre 2017 10:02	redazione
Torna il tema del pareggio di bilancio di regioni ed enti locali, per quel che concerne, nello specifico, i meccanismi di distribuzione delle possibilità di indebitamento e, quindi, gli investimenti finanziati per questa via.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 252/2017, ha dichiarato l'illegittimità del passaggio in cui le regole sul pareggio di bilancio assegnano a un decreto di Palazzo Chigi il compito di disciplinare lo scambio di spazi finanziari tra le regioni e gli enti locali del loro territorio e la possibilità per lo Stato di intervenire con il potere sostitutivo in luogo delle Regioni troppo lente.
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Corte dei Conti, condannato il sindaco per danno all'immagine dell'ente
Mercoledì 22 Novembre 2017 11:24	Maria Enrica Rubino
Se un pubblico funzionario commette comportamenti illeciti, questi sono percepiti dall'opinione pubblica come immediatamente riferibili anche alla istituzione a cui appartiene il funzionario, quindi non solo alla persona fisica. Da ciò ne deriva, inevitabilmente, un danno d'immagine alla Pubblica Amministrazione: definito "danno conseguenza" è un vero e proprio danno all'immagine dell'ente, conseguente ai fatti produttivi della lesione stessa.
Nella sentenza, la Corte specifica: "[...] vanno considerati la gravità del comportamento illecito tenuto dal sindaco, che ha disposto in più occasioni dei fondi comunali, prescindendo da ogni regola e procurando vantaggio a una pluralità di persone, tra cui la propria moglie e un consigliere della maggioranza, così significativamente discostandosi dai canoni ai quali egli avrebbe dovuto obbligatoriamente ispirarsi (cosiddetto criterio oggettivo) [...]". Inoltre: "[...] sulla base del criterio oggettivo, la valutazione del danno arrecato all’amministrazione di appartenenza non può essere limitata all’aspetto prettamente economico dell’utilità effettivamente percepita dal convenuto, ma deve tener conto dell'importanza dei doveri istituzionali dolosamente violati e della gravità delle condotte poste in essere, poiché in funzione di tali connotati si sono determinate le ripercussioni negative sull’immagine dell'amministrazione d'appartenenza".
Consiglieri comunali alla conferenza dei capigruppo, spetta o no il gettone di presenza?
Venerdì 10 Novembre 2017 09:04	Maria Enrica Rubino
Per i consiglieri che partecipano alla conferenza dei capigruppo non è possibile corrispondere gettoni di presenza.
Il tema, molto dibattuto e sul quale si sono già espressi in passato diverse parti, tra cui il ministero dell'Interno, il Consiglio di Stato, è stato affrontato dalla sezione regionale di controllo per l'Umbria della Corte dei Conti. Quest'ultima chiarisce definitivamente la questione con la delibera n. 113/2017.
La sezione umbra della Corte ha espresso il proprio parere sul comma 7, dell'art. 82, del Tuel, secondo cui agli amministratori ai quali viene corrisposta l'indennità di funzione non è dovuto alcun gettone per la partecipazione a sedute degli organi collegiali né di commissioni che di quell'organo costituiscono articolazioni interne ed esterne. E cita il comma 2, dell'art. 83, che pone il divieto di percepire consensi per la partecipazione a organi o commissioni denominate se tale partecipazione è connessa all'esercizio delle funzioni pubbliche proprie dell'amministratore.
Il Testo unico degli enti chiarirebbe, a parere dei giudici contabili umbri, che la partecipazione alla conferenza dei capigruppo «è già esaustivamente remunerata ai sensi dell'articolo 82, secondo comma, nell'ambito dell'attività consiliare propria della funzione esercitata». Funzione in cui rientra senza ombra di dubbio la partecipazione alla conferenza dei capigruppo, dove il consigliere esercita attività che appartengono in pieno all'esercizio delle proprie funzioni pubbliche.
Inoltre, la conferenza non può essere assimilata, per assetto organizzativo, finalità e natura delle funzioni esercitate, alle commissioni consiliari permanenti, cui si riferisce l'art. 82, comma 2.
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