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Timestamp: 2020-08-04 23:29:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21012 del 08/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21012 del 08/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 08/09/2017, (ud. 07/07/2017, dep.08/09/2017), n. 21012
sul ricorso 18625/2016 proposto da:
INIZIATIVE INTEGRATE S.R.L. U.S., in persona del legale
G. A. GUXITANI, n. 14/A, presso lo studio dell’avvocato MICHELE
PESIRI, che la rappresenta e difende;
(OMISSIS) S.A.S. (OMISSIS), in persona del socio accomandatario
legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLO
EMILIO, n. 34, presso lo studio dell’avvocato QUIRINO D’ANGELO,
rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNI DI BARTOLOMEO;
B.S., CURATELA DEL FALLIMENTO (OMISSIS) S.A.S. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 672/2016 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 28/06/2016;
partecipata del 07/07/2017 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE.
– che la parte ricorrente ha proposto ricorso, sulla base di quattro motivi, avverso la sentenza della Corte di appello dell’Aquila, la quale ha revocato la sentenza di fallimento della (OMISSIS) s.a.s.;
– che la pronuncia impugnata ha affermato che: a) non sussiste la situazione di insolvenza, posto che l’unico credito vantato dal creditore istante è sub indice, pendendo la causa in appello, laddove il giudice di primo grado non potè adeguatamente formare il proprio convincimento, avendo la cancelleria smarrito il fascicolo di parte, ritrovato solo dopo la pronuncia sentenza stessa, come è provato dalla apposita attestazione di cancelleria; mentre dall’esame della documentazione si trae la serietà della contestazione di quel credito, fondato su di un contratto di appalto, in relazione al quale sono stati, tuttavia, contestati gravi vizi del bene alla società appaltatrice, con un debito residuo di appena Euro 20.000,00; infine, dai documenti in atti risultano un patrimonio ingente della società debitrice, accordi con il fisco per la rateizzazione e il mancato pagamento di crediti di ridotto importo, proprio a causa della sopravvenuta dichiarazione di fallimento; b) che da ciò si trae, inoltre, la carenza di legittimazione attiva della Iniziative Integrate s.r.l.;
– che l’intimata società resiste con controricorso, mentre non svolge difese la procedura intimata;
– che è stata ravvisata la sussistenza dei presupposti per la trattazione camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;
– che il ricorso lamenta: 1) violazione della L. Fall., art. 18, perchè la corte territoriale non aveva il potere di indagare circa l’esistenza del credito della istante, che può essere anche non definitivo; 2) motivazione insufficiente e la violazione dell’art. 169 c.p.c., perchè era onere della parte ridepositare il proprio fascicolo e senz’altro essa lo aveva ritirato, posto che anche l’istante non aveva firmato il ritiro del proprio fascicolo, pur avendolo invece prelevato dalla cancelleria; 3) omessa motivazione circa l’esistenza del diritto di credito e la violazione dell’art. 2697 c.c., perchè invece quel credito era ampiamente provato, secondo i conteggi ora riproposti; 4) motivazione insufficiente circa lo stato di insolvenza della società, dato che invece essa esisteva, perchè i debiti erano ben superiori a quanto indicato dalla corte territoriale;
– che i motivi, i quali propongono tutti la medesima questione relativa alla situazione di insolvenza della società, non possono essere accolti;
– che, invero, il primo motivo è manifestamente infondato, appartenendo alla corte del merito il potere di accertare l’esistenza del credito in capo al creditore istante e lo stato di insolvenza: e la corte del merito, con motivazione assorbente e ad essa riservata, ha accertato l’insussistenza dello stato di insolvenza: invero, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa: ma il convincimento espresso dal giudice di merito circa la sussistenza dello stato di insolvenza costituisce apprezzamento di fatto, incensurabile in cassazione (Cass. 27 marzo 2014, n. 7252, fra le altre);
– che il secondo motivo è manifestamente inammissibile, laddove invoca il precedente testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, invece modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito, con modificazioni, in L. 7 agosto 2012, n. 134, e palesemente infondato quanto alla violazione di legge, posto che la corte del merito ha accertato l’avvenuto smarrimento del fascicolo di parte;
– che il terzo e quarto motivo sono manifestamente inammissibili, in quanto, da un lato, invocano il precedente testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, invece modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito, con modificazioni, in L. 7 agosto 2012, n. 134 e, dall’altro lato, sotto l’egida della violazione dell’art. 2697 c.c. o del vizio motivazionale, intendono riproporre in pieno il giudizio di fatto circa l’esistenza del credito o lo stato di insolvenza della società;
– che segue la dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 luglio 2017.

References: Sentenza 
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 sentenza 
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 art. 18
 art. 5
 art. 54
 art. 54
 art. 13