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Timestamp: 2017-01-23 01:20:33+00:00

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⭐Torna lo spettro della guerra
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1 Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLV n. 23 (46.861) Città del Vaticano venerdì 30 gennaio y(7ha3j1*qsskkm( L Onu condanna gli scontri al confine tra Israele e Libano Torna lo spettro della guerra NEW YORK, 29. Netta condanna delle violenze e fermo richiamo a evitare un escalation mortale: questa la linea delle Nazioni Unite a meno di ventiquattro ore dai sanguinosi scontri tra esercito israeliano ed Hezbollah al confine con il Libano nei quali sono morti due soldati israeliani e un casco blu spagnolo. Il segretario generale dell Onu, Ban Ki-moon, ha infatti espresso condanna «per ogni forma di violenza» e ha invitato «tutte le parti interessate a esercitare la massima calma e moderazione, ad astenersi da qualsiasi azione che possa minare la stabilità dell area e ad agire responsabilmente per evitare una escalation in un contesto regionale già teso». Il segretario generale, in una nota, si è detto «profondamente preoccupato per il grave deterioramento della situazione della sicurezza nel sud del Libano, per la violazione della cessazione delle ostilità e della risoluzione 1701 del 2006 del Consiglio di sicurezza» e ha fortemente deplorato l uccisione del casco blu spagnolo. A tal proposito, Madrid ha chiesto l apertura di un inchiesta per fare luce su quanto avvenuto. In base alle ultime ricostruzioni dei fatti, ieri mattina una pattuglia dell esercito israeliano è stata colpita da un missile anticarro nella zona delle fattorie di Shebaa, nel settore orientale della linea blu stabilita dall Onu per segnare il confine tra Libano e Israele. Al Jazeera ha parlato di una vera e propria «operazione d attacco», successivamente rivendicata dalle milizie sciite libanesi di Hezbollah. L'esercito israeliano ha comunicato solo diverse ore dopo la morte di due soldati, per notificare la notizia del decesso prima alle famiglie dei caduti. Il bilancio include inoltre sette militari feriti. Le fattorie di Shebaa costituiscono un area di circa 25 chilometri quadrati situata all intersezione tra Israele, Siria e Libano, alle pendici del Monte Hermon e al margine dell altopiano del Golan, oggi controllato in larga parte da Israele. Secondo l emittente israeliana Canale 2, è possibile che il commando Hezbollah abbia lanciato l attacco all improvviso grazie a un tunnel scavato dal sud del Libano. L e s e rc i - Madrid chiede un inchiesta sull uccisione del casco blu spagnolo Impegno al rimpatrio nello Sri Lanka Onu e Ue in aiuto dei profughi tamil CO L O M B O, 29. L Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l Unione europea sono impegnati ad aiutare il Governo dello Sri Lanka a rimpatriare i rifugiati tamil dall India per reinserirli nel tessuto sociale nell isola asiatica. Lo hanno riferito fonti del ministero per il Reinsediamento di Colombo. L Ue ha già edificato ventitremila abitazioni nelle province settentrionali ed orientali a maggioranza tamil (e ulteriori tremila case sono in Tamil in un campo profughi to ha inoltre fatto sapere che poco dopo l attacco con il missile anticarro, un altra postazione israeliana è stata fatta oggetto di colpi di mortaio sulle alture del Golan. In questo caso, non risultano feriti. I militari hanno comunque smentito la notizia della cattura da parte di Hezbollah di un soldato israeliano. Intanto, nella zona l allerta resta anche oggi altissima. La radio militare israeliana ha riferito che è stata via di costruzione), mentre l Ue ha stanziato per il 2015 quattordici milioni di euro per altri progetti edilizi. Secondo fonti del ministero, il rimpatrio dei rifugiati provenienti dall India e il reinsediamento degli oltre ventiseimila sfollati interni fanno parte del «programma dei cento giorni» reso noto nei giorni scorsi dal Governo del nuovo presidente riformista, Maithripala Sirisena. Soldati israeliani soccorrono un ferito negli scontri con Hezbollah (Afp) S intensificano le violenze nel nord del Paese Mali insanguinato BA M A KO, 29. Si allunga la scia di sangue nel nord del Mali, dove sembra di fatto fallita la transizione dichiarata formalmente conclusa dalla comunità internazionale con l elezione alla presidenza di Ibrahim Boubacar Keïta nell agosto del Le violenze, infatti, non sono mai venute meno e nelle ultime ore hanno anzi avuto un ulteriore intensificazione. Almeno dieci morti ha provocato la notte scorsa un attentato nei pressi di Gao che ha preso di mira una postazione di gruppi armati tuareg, il Movimento nazionale di liberazione dell Azawad (Mnla) e dell Alto consiglio per l unità dell Azawad (Hcua). Fonti di stampa locale attribuiscono l attacco ad attentatori suicidi Nuova tragedia delle migrazioni nel golfo del Bengala DACCA, 29. Una nuova tragedia delle migrazioni si è consumata oggi nel golfo del Bengala, dove un peschereccio con a bordo oltre cento persone, sembra diretto verso il Myanmar, è affondato all altezza di Cox s Bazar. Le prime notizie parlano di quarantadue naufraghi tratti in salvo. Non si hanno, invece, notizie di corpi recuperati, ma in base alle prime testimonianze i dispersi risultano appunto diverse decine. Il quotidiano «The Daily Star» riferisce sul suo sito online che l affondamento è avvenuto alle cinque del mattino e i primi soccorsi sono stati portati da un pattugliatore della Guardia costiera bengalese che ha avviato anche le operazioni di ricerca dei dispersi. Il quotidiano aggiunge poi che tra i superstiti già portati a terra ci sono tre organizzatori del viaggio che sono stati consegnati alla polizia. Il golfo del Bengala, dopo il Mediterraneo ed insieme al Mar Rosso e al golfo di Aden, è il mare che negli ultimi anni ha visto il numero più alto di sciagure non solo tra i migranti, ma anche tra le vittime della tratta di esseri umani. proclamata «zona militare chiusa» un tratto di venti chilometri a ridosso del confine col Libano, fra il kibbutz israeliano di Dafna, in Galilea, e il villaggio druso di Massade, sul Golan. Nel pomeriggio di ieri e questa notte Israele ha lanciato diversi raid in territorio libanese, nei pressi delle cittadine di Kafr Shuba e Al Majidia. Altre fonti hanno detto che i militari israeliani hanno esploso più di una decina di colpi di artiglieria sui villaggi di confine libanesi. Sul piano internazionale, gli Stati Uniti hanno condannato l attacco di Hezbollah. «Sosteniamo il diritto di Israele all autodifesa e facciamo appello a tutte le parti affinché venga rispettata la linea blu tra Israele e Libano» ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Jen Psaki. L Unione europea ha chiesto «un immediata cessazione delle ostilità» nell a re a. appartenenti al Gruppo di autodifesa tuareg imghad e alleati (Gatia). Pur essendo anch esso formato da tuareg e arabi, il Gatia è considerato vicino al Governo di Bamako, espressione sostanzialmente della maggioranza nera del sud del Mali, con il quale restano in dissenso non solo l Mnla e l Hcua, ma anche i gruppi organizzati della minoranza araba. Poche ore prima, sempre a Gao, c era stata una violenta protesta davanti alla base della Minusma, la missione dispiegata dall Onu di dimostranti che accusano i caschi blu di voler indebolire i gruppi armati, come appunto il Gatia, che sostengono il Governo, senza invece operare contro i separatisti tuareg e arabi. Fonti ospedaliere citate dalle agenzie di stampa internazionali avevano riferito di tre morti, una notizia confermata anche da una fonte del ministero per la Sicurezza e la Protezione civile del Mali. Secondo alcuni testimoni, sarebbero rimasti vittime della reazione dei caschi blu che avrebbero usato le armi per disperdere i dimostranti che assediavano la base lanciando pietre. Il vicecomandante della Minusma, Arnaud Akodjenou, ha però escluso che i militari abbiano aperto il fuoco. Una settimana fa, invece, erano stati proprio i miliziani dell Mnla ad attaccare una base dei caschi blu all aeroporto di Kidal, in ritorsione per un bombardamento aereo che due giorni prima aveva ucciso almeno quattro loro esponenti. Il Giappone tra isolazionismo e apertura all occidente Il codino dei samurai CRISTIAN MARTINI GRIMALDI A PA G I N A 4 In Afghanistan le vittime sono soprattutto bambini La piaga delle mine antiuomo KABUL, 29. Una piaga ancora difficile da debellare e che colpisce soprattutto i bambini. Nel corso degli ultimi tre decenni, le mine antiuomo hanno causato migliaia di morti e di feriti. Nella relazione annuale, intitolata Landmine Monitor Report 2014, della campagna internazionale per il bando di questo tipo di ordigni, si sottolinea che mentre il numero complessivo delle vittime è diminuito al livello più basso dal 1999, il numero di bambini uccisi è aumentato. Nel 2013, i minori hanno costituito quasi la metà delle 2403 vittime delle mine antiuomo in tutto il mondo. La situazione è particolarmente critica in Asia, e in particolare in Afghanistan, dove la guerra continua in maniera sempre più cruenta. Quest anno le vittime delle mine antiuomo tra i bambini sono salite a 487, quasi la metà delle vittime tra i minori in tutto il mondo. A seguire la Colombia, con 57 casi. Il problema è che, secondo Habib Khan Zazai, capo del dipartimento locale afghano per l assistenza alle vittime, decine di migliaia di mine antiuomo sono state seminate nel Paese tra il 1979, quando i russi invasero l Afghanistan, e il 2001, quando i talebani sono stati estromessi dal potere. I bambini, dunque, pagano lo scotto di decenni di guerra. Finora nel Paese asiatico sono state eliminate o distrutte più di un milione di mine, ma non basta. Il Governo «si propone di eliminare tutte le mine terrestri entro il 2023; tuttavia, se questo obiettivo potrà essere raggiunto dipenderà dai finanziamenti dei donatori di operazioni di sminamento e di sicurezza» ha spiegato Zazai, specificando che per quest anno i finanziamenti coprono solo il 65 per cento delle aree interessate. Inoltre, le violenze non conoscono tregua: il 13 dicembre scorso i talebani hanno attaccato un gruppo di sminatori nella provincia meridionale di Helmand, facendo dodici morti. Anche a causa della fine della missione della Nato, le attività di sminamento saranno gravemente colpite dalla diminuzione degli aiuti internazionali e dalla continua presenza dei militanti talebani in molte aree del Pa e s e. E a dimostrazione del clima di costante violenza, questa mattina una bomba piazzata lungo una strada nella città di Mihtarlam, nella provincia orientale di Laghman, in Afghanistan, ha provocato la morte di quattro persone. Ieri sera, invece, un attacco talebano nella provincia centrale di Ghazni ha fatto undici morti. Come ha reso noto il vicegovernatore di Ghazni, i talebani hanno attaccato un posto di blocco nel distretto di Andar, uccidendo diversi membri della milizia pro-governativa e ferendone altri sei. Nell attentato sono morti anche sei ribelli. NOSTRE INFORMAZIONI Nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio il Santo Padre ha accolto in udienza l Eminentissimo Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, con il Sotto- Segretario, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Fabio Fabene, Vescovo titolare di Acquap endente. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza: l Eminentissimo Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l Evangelizzazione dei Popoli; le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: Jan Romeo Pawłowski, Arcivescovo titolare di Sejny, Nunzio Apostolico nella Repubblica del Congo e in Gab on; Walmor Oliveira de Azevedo, Arcivescovo di Belo Horizonte (Brasile); Guglielmo Borghetti, Vescovo Coadiutore di Albenga- Imperia (Italia). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza il Signor Germán Cardona Gutiérrez, Ambasciatore di Colombia, in visita di congedo. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Senatore Claudio Zin, con una Delegazione parlamentare italolatinoamericana. Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Lolo (Repubblica Democratica del Congo), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Ferdinand Maemba Liwoke, in conformità al canone del Codice di Diritto Canonico. Provvista di Chiesa Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Lolo (Repubblica Democratica del Congo) il Reverendo Padre Jean-Bertin Nadonye Ndongo, O.F.M. Cap., Definitore dei Frati Minori Cappuccini a Roma.2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 30 gennaio 2015 La prima riunione del nuovo Governo greco (Epa) Sono bambini la metà dei profughi fuggiti dal conflitto Com è triste l infanzia in Ucraina KI E V, 29. Le continue violenze in Ucraina orientale stanno colpendo centinaia di migliaia di civili. A oggi, più di un milione e mezzo di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case e più di cinquemila persone sono state uccise, mentre gli sfollati sono in continuo aumento. E per i tanti civili rimasti nel mezzo dei combattimenti nella regione del Donbass, le difficoltà da affrontare sono enormi. Manca quasi tutto: i servizi quotidiani di base sono stati interrotti, l accesso alle banche e alla liquidità è limitato, cibo e beni di prima necessità sono sempre più scarsi e costosi. L allarme è stato lanciato ieri dall organizzazione umanitaria Save the Children, precisando che «quasi la metà delle persone in fuga è rappresentato da bambini, che raccontano di essere stati costretti a trascorrere giorni interi negli scantinati, mentre fuori continuavano i bombardamenti». Nelle regioni di Donetsk e Lugansk rileva l o rg a - nizzazione umanitaria «i nostri operatori sono venuti a conoscenza di bambini intrappolati nei combattimenti e che hanno urgente bisogno di un rifugio sicuro, di cibo, di assistenza sanitaria, di acqua potabile e soprattutto di protezione». Solo alcuni ospedali precisa Save Preo ccupazione di Bruxelles per le violenze in Kosovo BRUXELLES, 29. La delegazione Ue in Kosovo ha espresso preoccupazione per i violenti scontri tra polizia e manifestanti antigovernativi degli ultimi giorni a Pristina, condannando le violenze e sottolineando che esse rappresentano un campanello d allarme per la dirigenza kosovara. «Proteste pacifiche sono un diritto basilare e inalienabile di una società civile e democratica. Tuttavia la violenza è inaccettabile», ha detto la delegazione Ue in un comunicato, nel quale si parla al tempo stesso di «segnale di frustrazione della popolazione per la situazione in Kosovo». Il bilancio degli scontri, rilevano fonti della polizia, è stato di settantadue agenti feriti, ventisei dimostranti ricoverati in ospedale e centosessanta tratti in arresto. I manifestanti chiedono la nazionalizzazione del complesso minerario di Trepca, situato nel nord del Kosovo a maggioranza serba e rivendicato da Belgrado. the Children sono operativi, ma con le risorse limitate e con forti restrizioni. Qualche ospedale nelle zone dove i bombardamenti sono più pesanti ospita famiglie intere che non hanno più una casa, mentre nelle comunità dove sono presenti vecchi rifugi antiaerei, le famiglie sfollate hanno trovato un nascondiglio, a volte con più di venti o trenta persone ammassate in una stanza. Molti raccontano di persone ormai a rischio o in procinto di morire di fame nelle aree sotto i bomb a rd a m e n t i. Sul piano politico e diplomatico, si segnala la decisione della Russia di uscire dall assemblea parlamentare del consiglio d Europa. Lo ha annunciato oggi Aleksiei Pushkov, il capo della delegazione russa nella stessa assemblea e presidente della commissione Esteri della Duma, in risposta alla revoca, sino ad aprile, del diritto di voto ai parlamentari russi per la crisi ucraina. Dal punto di vista delle sanzioni, Washington si è detta pronta a ulteriori misure restrittive contro Mosca, ritenuta responsabile delle violenze, mentre nell Ue appare invece più difficile trovare l intesa per andare oltre i provvedimenti varati tra luglio e settembre. Alla consueta diversità di vedute tra Paesi baltici ed est europei e gli altri, si è aggiunta ieri la variabile Grecia. Con il nuovo Governo di Atene che, irritato dallo strappo dal presidente del Consiglio europeo Tusk (che in un durissimo comunicato annunciava nuove sanzioni contro la Russia), si è dissociata e potrebbe arrivare a porre il veto su future misure. Prima tranche degli aiuti Ue alla Georgia BRUXELLES, 29. Via libera al versamento alla Georgia della prima tranche di aiuti da 13 milioni di euro dei 46 stanziati dalla Commissione Ue nel quadro del programma di Assistenza macrofinanziaria (Amf). La seconda parte di fondi, che sarà versata a Tbilisi a metà anno, ammonterà a 23 milioni, di cui 10 in sovvenzioni e 13 in prestiti. Il programma Amf è destinato a migliorare la bilancia dei pagamenti georgiana e a sostenere diverse riforme mirate al rafforzamento dell economia, l inclusione sociale, e a un integrazione economica più stretta con l Ue. In particolare, il programma di Assistenza macrofinanziaria sostiene varie riforme nei settori della gestione delle finanze pubbliche, la politica sociale, la vigilanza bancaria e le politiche degli scambi e della c o n c o r re n z a. Il corteo funebre degli agenti uccisi negli scontri con i ribelli (Ansa) Annunciati dal Governo greco lo stop alle privatizzazioni e l aumento del salario minimo Cambio di rotta ATENE, 29. La partita greca è appena iniziata. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, arriva oggi ad Atene per incontrare il primo ministro, Alexis Tsipras, e dare così inizio ai contatti ufficiali tra Bruxelles e il nuovo Governo. Ieri Tsipras ha ricevuto la telefonata del presidente Barack Obama, il quale come reso noto dalla Casa Bianca ha affermato che gli Stati Uniti, «in quanto amici e alleati di lunga data, guardano al futuro per lavorare accanto al nuovo Governo greco per aiutare la Grecia». Il leader nordcoreano parteciperà alle celebrazioni della vittoria russa nella guerra Da piazza Kim Il-sung alla piazza Rossa di Mosca MOSCA, 29. Il Cremlino ha confermato che il leader nordcoreano, Kim Jong-un, parteciperà alle celebrazioni che si terranno il prossimo maggio a Mosca per ricordare i settant anni della vittoria dell Unione sovietica nella seconda guerra mondiale. Lo ha fatto sapere ieri alla stampa il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Kim è tra i capi di Stato di una ventina di Nazioni che hanno espresso la volontà di aderire alle celebrazioni nella piazza rossa della capitale, riporta l agenzia sudcoreana Yonhap citando l ufficio presidenziale russo. Per Kim invitato ufficialmente dal presidente russo, Vladimir Putin potrebbe essere l esordio sulla scena internazionale da quando è salito al potere, nel dicembre del 2011, dopo la morte del padre, il caro leader Kim Jong-il, stroncato da un attacco cardiaco. A novembre, durante una missione diplomatica a Mosca da inviato sp eciale, il numero due di fatto del regime nordcoreano, Choe Ryonghae, aveva concordato lo scambio di visite e un ampia cooperazione nel 2015, anno che segna anche i settant anni della liberazione della penisola coreana dalla stretta coloniale giapp onese. Gli analisti evidenziano il fatto che come primo viaggio all estero il «giovane generale» abbia scelto la Russia e non il tradizionale alleato cinese, con cui i rapporti sono in fase di stallo dopo l improvviso terzo test nucleare del 2013, effettuato da Pyongyang malgrado le pressioni della comunità internazionale. Da Seoul, i funzionari del Governo sudcoreano hanno tuttavia mostrato cautela sulla rivelazione del Cremlino e sull ipotesi che il leader Confronto in Nepal sulla nuova Costituzione KAT H M A N D U, 29. L alleanza dei dieci partiti al Governo del Nepal, nel tentativo di porre fine alla grave situazione di stallo in cui è venuto a trovarsi il processo di elaborazione della nuova Costituzione, ha rivolto un appello ai partiti di opposizione perché si uniscano al tavolo dei negoziati. In un comunicato dell Esecutivo, il fronte dell opposizione viene invitato a far parte del Comitato per il questionario, un gruppo di settantatré membri, proposto dall Assemblea costituente, allo scopo di preparare un questionario sui punti controversi della nuova Intervento del presidente Aquino dopo il massacro di Mindanao La sfida della pace nelle Filippine MANILA, 29. Autonomia regionale e processo di pace: questi i due punti fondamentali toccati ieri dal presidente filippino, Benigno Aquino, in un discorso alla Nazione trasmesso in diretta televisiva a reti unificate. L intervento arriva a pochi giorni dagli scontri sull isola di Mindanao, dove domenica scorsa 49 agenti delle forze speciali sono stati uccisi in violenti combattimenti con gruppi dei ribelli del Fronte di liberazione islamico Moro. Nel suo intervento, Aquino ha messo in guardia contro le pressioni nate dopo il massacro per far naufragare il progetto di legge sull autonomia regionale, attualmente in discussione in Parlamento, volta a porre fine a decenni di ribellione in Mindanao. Ribellione che ha lasciato decine di Sempre ieri, in una giornata che ha visto il crollo (circa il meno nove per cento) della Borsa di Atene, c è stata la prima riunione del Governo ellenico. Tsipras ha annunciato subito un drastico cambio di rotta economica, con lo stop a due privatizzazioni chiave del programma dettato dall Europa quella del porto del Pireo e della società elettrica Dei e con l annuncio dell aumento del salario minimo e delle riassunzioni nel settore pubblico. Il premier ha tuttavia teso la mano alla Ue segnalando il desiderio di trovare un intesa sul tema del debito. «Non andremo a una rottura distruttiva per entrambi: il Governo di Atene è pronto a negoziare con partner e finanziatori per una soluzione giusta e duratura per il taglio del debito; siamo pronti ad affrontare le trattative con l Ue in base al nostro p ro g e t t o». Poche ore prima il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, aveva dichiarato: «Non credo che l Eurogruppo sia disposto a fare marcia indietro sulle politiche adottate finora». del regime comunista nordcoreano possa effettivamente apparire alla cerimonia di Mosca. Non è esclusa, infatti, la possibilità che la Corea del Nord possa inviare in Russia Kim Yong-nam, presidente del Presidium della Suprema assemblea, capo nominale del Nord, come accaduto per l inaugurazione dei giochi olimpici invernali di Sochi. Carta. Finora, solo i legislatori dei partiti governativi e due membri indipendenti del Parlamento hanno aderito al Comitato. Tuttavia, diciannove formazioni politiche, tra cui il principale gruppo di opposizione, il Partito comunista del Nepal-maoista (Pcn-m), non hanno ancora presentato i nomi dei loro legislatori. Da quando l Assemblea costituente ha mancato il termine per la promulgazione della Carta, giovedì scorso, non ci sono più stati colloqui. Il Governo minaccia di andare avanti sulla base della propria forza di maggioranza. migliaia di morti e circa due milioni di sfollati. «Se la legge non sarà approvata presto, il processo di pace non riuscirà e lo status quo resterà» ha detto Aquino. «La nostra gente perderà la speranza ricorrendo a vivere al di fuori della legge e sceglierà di commettere atti di violenza contro i loro simili» ha detto Aquino, invitando anche i membri del Fronte Islamico di liberazione Moro, il principale gruppo ribelle che ha firmato l accordo di pace lo scorso anno, ad aiutare il Governo per «assicurare alla giustizia i responsabili dell agguato». Due giorni fa Franklin Drilon, presidente del Senato, aveva detto che il sostegno per il disegno di legge si era considerevolmente eroso per protesta contro le uccisioni dei soldati. Pa r l a m e n t o italiano riunito per l elezione del capo dello Stato ROMA, 29. Il Parlamento in seduta comune si riunisce oggi alle 15, a Montecitorio, per eleggere il nuovo presidente della Repubblica italiana, dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. Sono 1009 gli elettori, fra deputati (630), senatori (321) e delegati regionali (58). La prima votazione si terrà oggi stesso. Il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, ha indicato Sergio Mattarella, attualmente giudice della Corte costituzionale, quale candidato del Partito democratico (Pd) per il Quirinale e ha ipotizzato la sua elezione al quarto scrutinio, in programma sabato mattina. L assemblea degli elettori del Pd ha approvato all unanimità la proposta di Renzi. Sul nome di Mattarella convergono anche i gruppi parlamentari di Scelta Civica e di Per l Italia - Centro democratico. Secondo quanto prescritto dalla Costituzione, nei primi tre scrutini, affinché possa eleggersi il nuovo capo dello Stato, occorre una maggioranza di due terzi (673), mentre dal quarto in poi basterà la maggioranza semplice, ovvero 505 voti. Per essere eletti occorre avere almeno 50 anni d età e godere dei diritti civili e politici. A presiedere la seduta sarà la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini. Accanto a lei siederà un altra donna: si tratta della presidente supplente del Senato, Valeria Fedeli. Il Comune di Roma istituisce il registro delle unioni civili ROMA, 29. L Assemblea del Comune di Roma ha approvato ieri con 32 voti favorevoli, 10 contrari e un astenuto la delibera che prevede l istituzione del registro delle unioni civili. Alla seduta ha partecipato anche il sindaco, Ignazio Marino, sostenitore dell iniziativa. Il testo definisce l unione civile «il rapporto di reciproca assistenza morale e materiale» tra due maggiorenni anche «dello stesso sesso» e «non legati fra loro da vincoli giuridici». Con Roma, sono 160 i Comuni che hanno istituito questo tipo di registri. Si tratta tuttavia di una forzatura della volontà degli italiani che non hanno mai avuto modo di esprimersi sull a rg o m e n - to o quantomeno del tentativo d imporre al Paese un fatto compiuto su una materia che non ha mai avuto alcuna elaborazione giuridica. Cambio alla direzione del «Foglio» ROMA, 29. Dall elefantino alla ciliegia: Giuliano Ferrara ha dato ieri, mercoledì, le dimissioni da direttore responsabile de «Il Foglio», affidando la direzione a Claudio Cerasa. L annuncio è stato dato attraverso un comunicato. Palermitano, classe 1982, Cerasa ha ricoperto il ruolo di redattore capo del giornale. Al nuovo direttore «L O sservatore Romano» rivolge gli auguri più cordiali di buon lavoro. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Giuseppe Fiorentino v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , , d i f f u s i o n o s s ro m.v a Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. 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Secondo testimoni locali citati dalle agenzie di stampa internazionali, ancora in settimana i miliziani di Boko Haram hanno proseguito nella loro offensiva, in particolare nello Stato dell Adamawa, dove hanno saccheggiato sette villaggi, ucciso decine di persone, sequestrato donne e bambini. Già la scorsa settimana, si era avuta notizia di stragi nell Adamawa, dove Boko Haram aveva attaccato la città di Michika, abitata da circa diecimila persone, e i villaggi circostanti di Garta, Mbororo, Shadu, Liddle, Kamala e Ghumci. Le milizie di autodifesa degli abitanti non erano riuscite a fermare gli assalitori che avevano trucidato centinaia di persone, secondo quanto riferito da superstiti riusciti a fuggire nella foresta. Resta ancora sotto la minaccia del gruppo jihadista anche Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno dove l esercito ha riferito di aver respinto lo scorso fine settimana un attacco di Boko Haram uccidendo centinaia di suoi miliziani, ma subendo a sua volta perdite. Lo scontro, che ha provocato anche vittime civili, secondo diverse fonti è stato tra i più sanguinosi nei cinque anni da quando Boko Haram è entrato in azione. L esercito sembrerebbe controllare ancora la non lontana base aerea di Monguno, anch essa teatro nelle stesse ore di una cruenta battaglia. Ennesimo ultimatum dell Is AMMAN, 29. Il Governo giordano non si è ancora espresso sul messaggio diffuso nelle ultime ore su Twitter dal cosiddetto Stato islamico (Is) contenente un nuovo ultimatum: la scarcerazione della terrorista Sajida Al Rishawi, detenuta appunto in Giordania, entro il tramonto di oggi per evitare l uccisione del pilota giordano, Mouath Al Kassasbeh, e del giornalista giapponese, Kenji Goto, entrambi prigionieri dell Is stesso. Il Governo di Tokyo, da parte sua, ha comunicato di ritenere altamente probabile l autenticità del messaggio. Nella registrazione diffusa su Twitter sembra riconoscibile la voce del giornalista nipponico che espone le nuove richieste del gruppo. «Se Sajida Al Rishawi non sarà pronta per lo scambio con la mia vita al confine turco al tramonto di giovedì, 29 gennaio, ora di Mosul, il pilota giordano Mouath Al Kassasbeh sarà ucciso immediatamente». Ieri, dopo che la Giordania aveva detto di essere pronta a liberare la terrorista, si era a un certo punto diffusa la notizia che lo scambio fosse già avvenuto. Diverse fonti avevano riferito che Goto era in viaggio dalla Siria verso la Giordania, mentre Sajida Al Rishawi era già nei territori controllati dal gruppo jihadista in Iraq o in Siria. Di tale sviluppo non si è avuta però alcuna conferma. Il Governo giordano si è anzi affrettato a precisare di non aver ricevuto alcuna assicurazione che il pilota fosse ancora in vita e ha sottolineato che il rilascio della terrorista mancata attentatrice suicida nelle stragi provocate in tre alberghi nel 2006 sarebb e avvenuto solo dopo aver ricevuto prove in questo senso. L ex generale annuncia un offensiva per sottrarre la capitale libica al controllo delle milizie islamiche Haftar pronto a colpire Tripoli TRIPOLI, 29. A pochi giorni dal terribile attentato al Corinthia Hotel di Tripoli, Khalifa Haftar, l ex generale che sostiene il Governo riconosciuto internazionalmente e residente a Tobruk, ha annunciato oggi un imminente offensiva contro la capitale libica controllata dalle milizie islamiche. «Non vogliamo scatenare una guerra dentro la città. Vogliamo attuare lo stesso tipo di operazioni militari che abbiamo attuato a Bengasi» ha detto l ex generale Haftar, parlando con l emittente britannica Bbc. L ex generale ha poi aggiunto che «abbiamo imparato la lezione» e a Tripoli «faremo del nostro meglio per evitare molti danni: questa è la nostra capitale e ci preoccupiamo dei suoi edifici e abitanti». Sembra dunque lontana, in Libia, la possibilità di una svolta in direzione del dialogo. Il Paese è ancora troppo lacerato: due Governi, due Parlamenti, decine di gruppi di miliziani che controllano il territorio scontrandosi con le forze di sicurezza locali. Un terreno fertile per il dilagare degli attentati terroristici. Manifestazione dell opposizione dispersa con la forza Nello Yemen nessuno spiraglio Proteste contro i ribelli sciiti nella città portuale di Aden (Reuters) SAN A, 29. I ribelli sciiti, che controllano da mesi la capitale dello Yemen, San a, hanno disperso ieri con la forza un altra manifestazione di protesta dell opposizione. Lo hanno riferito testimoni sul posto citati dalle agenzie di stampa internazionali. Alcune persone sono rimaste ferite, mentre si contano decine di arresti. Un giornale yemenita ha reso noto che è stato fermato anche un suo giornalista, in seguito rilasciato. La settimana scorsa, i ribelli sciiti che fanno capo all imam Abdel Malik Hutui hanno costretto il presidente, il sunnita filo-occidentale Abdo Rabu Mansur Hadi, il premier, Khaled Bahahm, e diversi ministri a rassegnare le dimissioni. Da quel momento, in tutto lo Yemen, si sono susseguite manifestazioni, sia di sostegno al Governo sostenuto dall Arabia Saudita e alleato degli Stati Uniti che di protesta, a cui sono seguite decine di arresti, anche tra i giornalisti. La situazione nel Paese rimane molto confusa e carica di tensione. Al momento, non si intravedono spiragli che possano portare ad un accordo di pace. Ieri il segretario generale dell Onu, Ban Kimoon, ha condannato «con la massima fermezza» il recente attacco a Tripoli. In una nota del suo portavoce, il segretario generale ha dichiarato che «il terrorismo non ha un posto nella nuova Libia e non metterà a repentaglio il dialogo politico in corso». Il capo del palazzo di Vetro ha quindi «espresso le sue condoglianze alle famiglie di coloro che hanno perso la vita a causa di questo atto spregevole». L Onu ha organizzato una serie di colloqui a Ginevra tra diversi attori dello scenario libico. Sono tuttavia poche le speranze che da queste trattative possano emergere svolte di qualche tipo, data anche l assenza dei rappresentanti di Alba libica, principale gruppo di miliziani islamisti. E una dura condanna dell attacco a Tripoli è giunta ieri anche dai Governi di Francia, Germania, Italia, Malta, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Nel messaggio, contenuto in un comunicato, i Governi esprimono le loro «sentite condoglianze alle famiglie delle vittime: rifiutiamo questi atroci atti di terrorismo ai quali non deve essere permesso di compromettere il processo politico in Libia». Poi un appello «a tutti i libici perché condannino quest atto e ogni altra azione terroristica e perché s impegnino per porre fine al conflitto in corso, il quale non fa altro che esacerbare la minaccia terroristica» si legge nel comunicato. I Governi dunque continuano «a sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite e dell inviato speciale Bernardino Léon mirati a condurre a una soluzione politica l attuale crisi istituzionale e di sicurezza del Paese: facciamo appello a tutte le parti perché si astengano da qualsiasi azione che possa compromettere le prospettive di successo del dialogo». È stato infine espresso «plauso per coloro che hanno preso parte alle discussioni a Ginevra: esortiamo tutti gli altri gruppi libici ad impegnarsi seriamente in questo processo, al fine di evitare un aggravamento della situazione umanitaria che tutti i libici subiscono per via del conflitto e prevenire l ulteriore erosione della sovranità e della s i c u re z z a». Isolate numerose località Contadini del Mozambico alla fame per le alluvioni MA P U T O, 29. Le popolazioni rurali del Mozambico sono alla fame per le alluvioni che stanno devastando il Mozambico, come altre zone dell Africa australe. Una drammatica testimonianza in questo senso riporta la Misna, l agenzia internazionale delle congregazioni missionarie, pubblicando una di suor Dalmazia Colombo, missionaria della Consolata nella provincia di Zambezia, una delle più colpite dalle alluvioni, che hanno spazzato via i ponti sul fiume Mutuasi, isolando migliaia di persone. In Mozambico le vittime delle inondazioni sono state almeno 86 e In Argentina attesi sviluppi sul caso Nisman BUENOS AIRES, 29. Attesi nuovi possibili sviluppi sul caso della morte del giudice argentino Alberto Nisman, uno dei responsabili dell inchiesta sull attentato del 1994 a Buenos Aires contro alcune organizzazioni ebraiche, nel quale morirono 85 persone. Diego Lagomarsino, collaboratore del giudice, ha annunciato per oggi una conferenza stampa nella quale intende rispondere alle accuse lanciate di recente dalla presidente Cristina Fernández. Quest ultima, in un discorso televisivo, aveva infatti puntato il dito contro i servizi segreti deviati, colpevoli di aver organizzato manovre contro il suo Governo. Per la presidente, la morte di Nisman, di cui oggi sono previsti i funerali, rientrava in questo vasto complotto. le persone costrette a lasciare le proprie case centinaia di migliaia. Ma l emergenza riguarda anche l approvvigionamento di prodotti alimentari, con prezzi aumentati in poche settimane anche del 300 per cento. «La gente è terrorizzata scrive suor Dalmazia perché le piogge avevano tardato a venire e la prima semina era andata bruciata, e con essa i frutti primaticci, le erbe, i funghi e le pannocchie, mentre la seconda semina se l è portata via l acqua e la terza è in pericolo perché il tempo per la maturazione è poco». Egitto blindato nel timore di nuove manifestazioni IL CA I R O, 29. Egitto blindato dopo gli scontri dei giorni scorsi che hanno provocato 23 morti e 97 feriti in diverse città. Negozi, caffè e ristoranti hanno chiuso nel timore di nuove violenze tra agenti antisommossa della polizia e manifestanti, dopo l annuncio di marce dei Fratelli musulmani e di movimenti rivoluzionari per commemorare il quarto anniversario della caduta del regime di Mubarak. La notizia della chiusura dei locali è stata diffusa sulla rete ed è stata confermata anche da negozianti del quartiere, alcuni dei quali quattro anni fa subirono pesanti danneggiamenti da parte di teppisti infiltratisi tra i manifestanti. E ieri nella capitale sono stati ritrovati alcuni ordigni. Due sono esplosi senza provocare feriti, ma solo danni ad edifici; altri sono stati disinnescati dagli artificieri. O peratori dell O nu sequestrati in Sudan KHARTOUM, 29. Sei cittadini bulgari che lavoravano con il Programma alimentare mondiale (Pam) dell Onu sono stati sequestrati da un gruppo ribelle nella regione dei monti Nuba, nello Stato sudanese del Kordofan meridionale, secondo quanto riferito ieri dal ministero degli Esteri di Sofia. I sei dipendenti del Pam sono stati fatti prigionieri dai combattenti del Movimento di liberazione del popolo sudanese - Nord (Splm-N), dopo che l elicottero sul quale viaggiavano è stato costretto a un atterraggio d emergenza nei pressi di Kadugli. Il velivolo da Rumbek, in Sud Sudan, era diretto nella capitale sudanese Khartoum. «L elicottero è volato in una zona di combattimento», ha spiegato Mubarak Ardol, il portavoce dell Splm-N, che da quattro anni ha ripreso il conflitto con l esercito di Khartoum. Questa circostanza ha fatto pensare ai miliziani di avere a che fare con un elicottero militare, un malinteso chiarito una volta che il velivolo è atterrato. Contatti sono in corso con l Onu «per organizzare il loro rilascio», ha aggiunto Ardol, dal momento che «non hanno legami con il regime di Khartoum». Raúl Castro chiede a Washington di cancellare l embargo SAN JOSÉ, 29. «L allacciamento delle relazioni diplomatiche è l inizio di un processo in vista della normalizzazione, ma questa non sarà possibile finché esisterà l e m b a rg o». Questo il messaggio lanciato ieri dal presidente cubano, Raúl Castro, in merito agli sviluppi dei rapporti con gli Stati Uniti. Parlando a San José, la capitale della Costa Rica, dove si trova per il vertice della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (Celac), il presidente cubano ha inoltre sottolineato che condizioni imprescindibili per la piena normalizzazione dei rapporti sono anche la restituzione del territorio «occupato illegalmente» dalla base navale di Guantanamo nonché «un equa compensazione per i danni umani ed economici subiti». Secondo Castro, che lo scorso 17 dicembre aveva annunciato contemporaneamente al presidente statunitense, Barack Obama, l intenzione di normalizzare i rapporti tra i due Paesi, «se questi problemi non saranno risolti, l avvicinamento diplomatico fra Cuba e Stati Uniti non avrà alcun senso». Obama ha più volte dichiarato di essere determinato a completare con successo il processo avviato. Tuttavia, non mancano resistenze dal Congresso, nel quale i repubblicani dopo le elezioni dello scorso novembre hanno la maggioranza tanto alla Camera dei rappresentanti quanto al Senato. «Abbiamo già sconfitto in passato questi tentativi di sollevare l embargo e sono ottimista sul fatto che lo faremo di nuovo», ha detto Ileana Ros-Lehtinen, tra l altro di origine cubana, che nel dibattito alla Camera ha condotto gli interventi della maggioranza repubblicana sulla politica verso L Avana.4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 30 gennaio 2015 Utagawa Kuniyoshi, «Mori Ranmaru» (1852, particolare) Non era uno dei soliti cappellani Sicuro si chiamasse Jean Bosco? di M FERDINAND O CANCELLI arc non è un paziente facile. Ricoverato in hospice da circa due settimane, ci conosciamo al mio rientro da un periodo di assenza, alla fine di una mattinata intensa. Da quel momento, al termine della visita quotidiana, ha l abitudine di porre a me e agli infermieri che sono con me nella stanza qualche domanda, sempre originale e sempre scomoda, nel suo stile. «Ho lavorato a lungo in Brasile come ingegnere mi racconta un pomeriggio ma non rimpiango quel periodo: ero solo, pensavo poco e lavoravo molto. Per certi versi sono stati migliori gli ultimi anni: la malattia mi ha fatto lavorare meno e pensare di piu... Le Quel compito p re z i o s o dell a c c u d i re Nel Salone del commendatore del Complesso monumentale dell ospedale più antico d Europa, il Santo Spirito in Sassia, il 22 gennaio scorso, cinquantaquattro badanti hanno ricevuto il diploma di addetto all assistenza familiare dopo aver superato l esame finale del corso organizzato dalla Asl Roma E in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio. Un corso per care giver, ovvero per chi vuole sostenere nelle cure chi non ce la farebbe da solo. Il corso, completamente gratuito, è stato seguito da italiani e non che si sono iscritti principalmente per due motivazioni: qualificarsi in vista del lavoro come badante oppure acquisire le capacità necessarie per assistere in maniera più corretta i propri congiunti. La formazione 126 ore di lezioni teoriche e 30 ore di tirocinio pratico ha permesso di acquisire le competenze di base per poter assistere a domicilio persone debilitate da malattie, anziani, bambini o disabili. La prossima edizione prenderà avvio il 22 febbraio. tri giorni e viene l occasione di incontrare anche le sue due sorelle: «Marc è sempre stato così: solitario, profondo, poche parole. Pensi che quando si è ammalato per lungo tempo non ha detto nulla nemmeno a noi». Ci si ferma un momento per bere un po di tè; Marc è nella stanza accanto, dorme. Le sorelle si riprendono dopo qualche lacrima: «Da ragazzo nostra madre lo mandava a messa ma poi sa come succede... gli amici, la caserma, la vita che cambia in fretta. In chiesa non ci è più andato, chissà se ci ha ancora pensato, noi avremmo tanto voluto. Cinquantasei anni sono pochi per morire e forse adesso sarebbe più sereno e meno scontroso, in certi giorni facciamo tanta fatica». P è re D omini- que, il cappellano dell ospedale, incontrerà Marc nei giorni seguenti in qualche occasione, mai richiesto da lui ma mai rifiutato per principio. «Dico alcune preghiere, mi ascolta in silenzio spesso con gli occhi chiusi. Leggiamo qualche brano di Vangelo, mi pare gli faccia piacere, dico mi pare perché non mi dice mai molto» mi racconta Dominique al termine di una riunione. Da qualche tempo le visite si fanno più frequenti e le condizioni cliniche peggiorano anche se questo non ci impedisce di scambiare ancora qualche parola. «Ha avuto occasione di parlare al cappellano dell unzione degli infermi?» chiedo una mattina ritrovandomi solo con lui. «Sì, in effetti l ho ricevuta questa notte, è passato a darmela lui anche se io non l avevo chiesta». «Davvero?» domando un po stupito perché so che tranne in casi davvero estremi il cappellano di notte non passa mai. «E si ricorda se ha detto qualcosa al p è re D ominique? Avrebbe voglia di raccontarmi come è andata se se la sente?». «Ma veramente non era il solito cappellano questa notte» mi dice riprendendo un po di forza. «Era un altro». «E chi era?». «Non l avevo mai visto, si chiama don Jean, sorridente, un tipo alto: è venuto, abbiamo pregato, mi ha dato l unzione degli infermi e se ne andato». «Ma da noi non c è nessun don Jean. Ormai conosce bene il cappellano e anche i suoi sostituti quando lui non c è» gli dico ancora più stupito. «Ma sì, mi ha detto che si chiama don Jean Bosco, forse è italiano come lei, mi ha fatto tanto piacere». «Jean Bosco?» dico mentre mi siedo. «È sicuro che si chiamasse Jean Bosco?» aggiungo un po sudato. «Sì, ne sono sicuro, è la sola cosa che mi ricordo». Marc morirà qualche giorno dopo: gli ho raccontato, per quello che ha potuto ascoltare, Torino, Valdocco, i ragazzi, il santuario di Maria Ausiliatrice, le vie di Borgo Dora. Gli ho portato, stampata in fretta la sera stessa, un immagine di san Giovanni Bosco in formato A4 e l abbiamo appesa sul muro di fronte al letto. Sono sicuro che Marc sia morto sotto quello sguardo. Alla fine si sono trovati. è già capitato che le dicano questo?». Col passare dei giorni e il progredire della malattia il nostro rapporto cambia, meno domande e più intesa, pochi sguardi e si decide insieme terapia e attività della giornata. «È credente?» chiedo una mattina terminati i discorsi clinici. Silenzio, sorriso appena abbozzato, nuovo silenzio. Le forze sono ormai poche e ci fermiamo lì. Passano aldi «E CRISTIAN MARTINI GRIMALDI cco, è laggiù che il commodoro Perry è arrivato con le sue navi» dice Yuko, la mia interprete giapponese, indicando un punto non molto distante della baia di Yokohama dove una volta c era il mare e oggi sorgono decine di palazzi che ormai nascondono alla vista anche il più piccolo scorcio di costa. Era il 1853 quando il commodoro Mattew Perry guidò una spedizione di quattro navi da guerra nella baia di Edo (antica Tokyo), per stabilire un rapporto commerciale tra gli Stati Uniti e il Giappone. In questo modo mirava a favorire l apertura del Paese che fino a quel momento aveva optato per un rigido isolazionismo, il cosiddetto periodo sakoku (Paese incatenato). Sei anni dopo l arrivo del commodoro americano il porto di Yokohama si apriva finalmente alle potenze straniere attraverso il trattato di amicizia e commercio. Da qui partivano seta e tè verde e arrivavano carichi con strumenti di tecnologia occidentale. Fu a Yokohama che per la prima volta i giapponesi vennero introdotti alla birra, alle lampade a olio, e perfino al gelato. Il calendario lunare venne rimpiazzato da quello solare, il vecchio regime scolastico elementare, che risaliva al periodo Edo e che prevedeva un solo insegnante per classe, venne aggiornato: c erano dunque più insegnanti e più materie. E le poste, prima affidate a singoli corrieri, vennero rivoluzionate con la realizzazione di un moderno apparato. Il vecchio codino dei samurai, simbolo stesso del loro status sociale, lasciava spazio a una nuova, meno severa, acconciatura: sciolti e liberi di muoversi ora i capelli riflettevano gli stessi ideali che stavano rivoluzionando il Paese. Ma non tutti in Giappone salutarono con entusiasmo il cambiamento. Per di più la Tōkaidō road, utilizzata dai daimyo (funzionari militari) di tutto il Giappone per le regolari visite alla capitale al fine di rendere omaggio allo shogun di turno, passava proprio per il territorio di Kanagawa, ora assegnato agli stranieri (ancora oggi la linea di metropolitana che connette Yokohama con Tokyo mantiene il vecchio nome Tōkaidō Line). La via Tokaido, una sorta di Appia antica del Giappone premoderno, era attraversata da mercanti e viaggiatori che si spostavano tra Kyoto, Osaka e Edo: era costruita così bene che nel Seicento, un viaggiatore inglese, nell attraversarla, scrisse elogiando la splendida qualità della su- Isolazionismo e apertura all occidente nella storia del Giappone Il codino dei samurai perficie piatta, fatta di sabbia e ciottoli. La grande «autostrada» era suddivisa in leghe attraverso l utilizzo di alberi: questo per permettere a coloro che affittavano un cavallo di poter facilmente calcolare la percorrenza e non essere quindi ingannati sul prezzo. Fu proprio per mantenere il più lontano possibile il quartiere straniero da questa importante arteria nazionale che lo shogunato prese a incentivare la costruzione di case, magazzini e negozi a ridosso della costa, lasciando infine agli occidentali quella striscia di Ts u k i o k a Yo s h i t o s h i, «Mori Rikimaru» (1868, p a r t i c o l a re ) terra lungo il mare che oggi è il quartiere di Kannai a Yokohama. E con l arrivo degli stranieri si diffuse anche un nuovo, meno sobrio, stile di vita. Non è un caso che il vescovo anglicano di Hong Kong dichiarò proprio in quegli anni che Yokohama era «un porto deplorabile e di vita dissoluta». La stessa popolazione locale guardava con sospetto a questa presenza «esotica», la cui cultura, per molti versi ancora indecifrabile, veniva vissuta più come una minaccia alla p u re z z a nazionale che come un opp ortunità per acquisire nuove conoscenze. L assassinio di stranieri per mano di ro - nin, samurai «orfani di padrone», cominciò solo Ronin uomo alla deriva un mese dopo l apertura del porto di Yokohama. Le prime vittime, due marinai russi, erano scesi dalla loro nave per fare rifornimenti. Vennero attaccati alle spalle da un gruppo di samurai furiosi che non si accontentarono di uccidere: i marinai vennero trovati con il cranio tagliato in due sino al naso e con gli arti mozzati. La frustrazione dovuta alla presenza straniera non si manifestava solo nelle fazioni xenofobe di samurai ma era condivisa dalle stesse autorità giapponesi che firmarono gli accordi di commercio solo perché costretti da una manifesta inferiorità sul piano militare. Non mancarono comunque le scuse ufficiali rivolte ai consolati esteri per le decine di omicidi di stranieri, incluso l interprete olandese di Townsend Harris, colui che firmò per gli Stati Uniti il trattato di amicizia e commercio: ciononostante il Governo giapponese non si impegnò mai veramente nella ricerca degli assassini, che infatti non furono mai arre s t a t i. Ronin, letteralmente «uomo alla deriva», indica nella cultura giapponese il samurai rimasto senza padrone: o per la morte di quest ultimo o per averne perso la fiducia. Nel decimo secolo il termine ro n i n stava a indicare i contadini che, per evitare tasse troppo onerose, abbandonavano le loro terre per trasferirsi in regioni non ancora sotto il dominio delle autorità. Durante il periodo Tokugawa i ro n i n aumentarono considerevolmente. Con il loro spirito autonomo e bellicoso, essi contribuirono Una scena tratta dal film «Ronin» (1998) La situazione a Yokohama era degenerata al punto che nel 1863 Francia e Inghilterra si videro costrette a mandare in terreno nipponico propri eserciti per difendere i residenti. A dispetto del nome dato agli accordi tra il Giappone e le potenze straniere trattato di amicizia la qualità dei rapporti tra occidente e Sol Levante era lontana dal riflettere l ottimistico linguaggio diplomatico: le leggi anti-cristiane erano ancora in vigore in molte città giapponesi Yokohama inclusa e ben evidenti erano le insegne che offrivano ricompense a chi avesse denunciato i fedeli al culto s t r a n i e ro. Era questa l atmosfera che accolse padre Girard al suo arrivo a Edo nel Giunto ufficialmente quale interprete del consolato francese solo quando si trasferì a Yokohama, ospitato da una famiglia cattolica, prese a indossare la tunica. Immediatamente costruì Da principio la presenza degli stranieri fu avvertita come una minaccia alla p u re z z a nazionale E non come un opportunità una chiesa all interno del quartiere straniero con una grande insegna in kanji (i caratteri giapponesi) con la scritta tenshudo (il tempio del signore del cielo). La chiesa doveva fungere da richiamo per tutti quei cristiani giapponesi che durante le persecuzioni avevano vissuto la loro fede in clandestinità: era insomma un invito a venire allo scoperto. Fu la prima chiesa a riaprire in Giappone dopo l entrata in vigore dell editto che proibiva la pratica della religione cristiana più di due secoli prima. Pare che tra fedeli e curiosi almeno diecimila persone al mese passavano a visitare il luogo di culto appena inaugurato. La chiesa oggi non c è più ma il luogo originario dove sorgeva è ricordato da una statua raffigurante Cristo, posta a ridosso dell uscita della metropolitana Motomachi Chukagai, a due passi dal grande arco che segna l ingresso a Chinatown. La statua venne eretta nel 1962, esattamente cento anni dopo la costruzione di quella prima chiesa. alla disfatta del governo Tokugawa, confermandosi abili guerrieri, temuti anche dal più potente samurai. I ro n i n potevano mettersi al servizio del popolo, insegnando arti marziali, facendosi assumere come guardie del corpo, difendendo un villaggio da aggressioni esterne. Se uccideva un ro n i n, un samurai non doveva temere nessuna vendetta, perché i ro n i n non erano legati a nessuno. Ed è questo status che ha ispirato il film intitolato appunto Ronin (1998), diretto da John Frankenheimer e interpretato, tra gli altri, da Robert De Niro e Jean Reno. I protagonisti, infatti, sono mercenari, senza nessun legame con qualcuno o qualcosa, che devono impadronirsi di una misteriosa valigetta in possesso di un boss del crimine organizzato. In uno dei momenti chiave del film, per bocca di Jean-Pierre, appassionato di cultura medioevale giapponese, viene spiegato, in modo suggestivo, il concetto di ro n i n : un uomo alla deriva che, pur senza legami con il mondo esterno, cerca anche inconsapevolmente un approdo per dare senso alla vita. (gabriele nicolò)5 venerdì 30 gennaio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 La bandiera bianca issata in segno di resa sulla cupola di San Pietro era in realtà un lenzuolo Reperito in tutta fretta a casa di Pio Molajoni che diventerà un noto giornalista La difesa di Roma nel 1870 Dalla parte dei vinti di T GIUSEPPE SANGIORGI ra i lavori di Paolo Dalla Torre ve ne è uno del 1978 che nel titolo è emblematico della personalità dello studioso, come essa già è emersa negli interventi che abbiamo ascoltato. Il titolo è: La difesa di Roma nel 1870 e il sottotitolo precisa Una contestata resistenza tra il mito e la storia, con nuovi documenti e memorie inedite. Dunque una ricostruzione degli eventi compiuta dalla parte dei vinti, non dei vincitori. Il generale Hermann Kanzler Oltre a una tenera dedica alla moglie Maria Antonietta, «pia e dolcissima consorte anche nei giorni più amari» e ne ebbe di questi giorni, il lavoro si apre con una sorta di autopresentazione dell autore, ricavata da una lettera di Machiavelli al Vettori, inviata dall esilio di San Casciano il 10 dicembre 1513: «Venuta sera mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio (...) mi spoglio della veste quotidiana e mi metto panni reali e curiali; e così rivestito entro nelle antiche corti di antichi uomini dove, da loro ricevuto, di BRUNO ZANARDI Il 24 gennaio è morto Gianfranco Fiaccadori, tra i più colti, acuti e autorevoli esponenti della recente storia culturale italiana. Ultimo allievo alla Normale di Pisa di Giovanni Pugliese Carratelli, a sua volta ultimo allievo di Benedetto Croce (pur se per via di Adolfo Omodeo) tanto che con divertito snobismo talvolta Gianfranco diceva di essere perciò l ultimo crociano in giro per l Italia si laurea a soli 21 anni. Ed era un piccolo mito della Normale il magrissimo, solitario, barbuto e sapientissimo ragazzo che frequentava i consessi più insoliti ed eterogenei per esercitarsi lui, già vincitore al liceo del Certamen Latinum nella lunga serie di lingue tra vive e morte che andava nel frattempo imparando con strabiliante facilità: dall arabo al sanscrito, dall aramaico all etiope, dall ebraico al greco bizantino e moderno. Oltre a francese, russo, tedesco e inglese. Un piccolo mito il ragazzo che aveva preferito lavorare sulla propria educazione, evitando d inseguire gli incendi ideologici che infiammavano la Pisa non mi vergogno di parlare con loro e domandare la ragione delle loro azioni (...), e tutto mi trasferisco in loro». C è Plutarco in questo amore dichiarato di Dalla Torre per gli uomini del passato, Plutarco che spiegava come, guardando nello specchio della storia egli cercava di modellare la propria vita alla luce della virtù dei grandi uomini. Ma Dalla Torre non si sottrae al merito polemico delle questioni che affronta. Già nel sottotitolo del suo lavoro, il richiamo a una «resistenza tra il mito e la storia» appare una replica al giudizio espresso da Gregorovius sulla presa di Roma: «La vita, col suo impietoso procedere, fa di un principio immobile e cristallizzato una tragica colpa. Nel mondo che si rinnova la figura politica del Papato era un anacronismo e un anomalia: la tale prigionia da non poter esercitare serenamente, speditamente e liberamente la suprema nostra autorità temporale». La ricostruzione di Dalla Torre della difesa di Roma si muove fra la drammatica solennità di questa denuncia di Pio IX e la retorica altrettanto solenne dell impietoso giudizio di Gregorovius. Da due mesi ormai, nel settembre 1870, la città di Roma era rimasta priva della protezione assicurata dalle armi francesi; mentre, il 2 di settembre, Napoleone III, sconfitto a Sedan, veniva fatto prigioniero nella più umiliante delle conclusioni della guerra franco prussiana. Diciotto giorni dopo le truppe del generale Raffaele Cadorna aprivano la breccia. All interno della corte papale si erano fronteggiate fino alle ultime ore due logiche: quella del generale Hermann Kanzler, comandante dell esercito pontificio, «di compiere fino in fondo scrive Dalla Torre il suo dovere di soldato e di cattolico», e quella del segretario di Stato, il cardinale Giacomo Antonelli che «propendeva invece È morto Gianfranco Fiaccadori L ultimo crociano di quegli anni, lontanissimo, come resterà tutta la vita, da ogni semplificazione ideologica. Si preparava in quel modo Fiaccadori, sotto la guida affettuosa e solidale di Pugliese Carratelli (che una volta disse di aver avuto molti allievi, ma pochissimi intelligenti e capaci come lui), a far propria la lezione laica e liberale di chi gli era stato maestro, la lezione secondo cui le antichità storiche vanno studiate nel loro insieme, non mai dividendole in settori specialistici. Si preparava cioè a perseguire quella scienza dell antico cui i suoi studi hanno in fine sempre mirato. Fu quindi Fiaccadori più storico della cultura che storico in senso stretto, come testimonia la sua magistrale rilettura nel 1994 della figura del cardinale Bessarione Dopo essere stato dal 1984 al 1986 research fellow al Center for Byzantine Studies di Harvard, tornò in Italia dove insegnò Cultura artistica della tarda antichità e dell alto medioevo e di civiltà Bizantina alla Statale di Milano. sua caduta è stata l esecuzione di una sen- tenza capitale emessa dalla storia». Non la pensava così Pio IX. Poche settimane dopo il 20 settembre il Pontefice, scomunicando l i m p re - sa di Porta Pia, promulgava l enciclica Respicientes ea omnia, stampata a Ginevra: «Dichiariamo innanzi a Dio e a tutto il mondo cattolico di trovaci noi in per una conclusione dignitosamente schiva e passiva». Siamo all inizio della «Questione romana». E qui, in modo singolare, si intrecciano tre generazioni della famiglia Dalla Torre. Paolo è lo storico che racconta la premessa della rottura fra Stato e Chiesa. Il padre Giuseppe, come a ruoli rovesciati, racconta invece ciò che condurrà al superamento di tale rottura. Lo fa con un lavoro La sera del 19 settembre il cardinale Pecci stava giocando a whist Avvertito dell imminente pericolo si precipita alla Consulta dove altri porporati erano intenti a una più domestica partita di calabrisella tata Porta San Pancrazio, «irritato dello scarso successo ottenuto contro le mura, prese a bombardare furiosamente il sottoposto Trastevere (...) producendo uccisioni e ferimenti di innocui cittadini». E più avanti, a battaglia finita: «Il generale Bixio (...) proruppe in invettive tali contro le truppe ponintitolato I cattolici e la vita pubblica italiana, , nel quale ripercorre i graduali passaggi che porteranno alla fine del non expedit. Ricorda Giuseppe Dalla Torre che la Fe r - mo proposito del 1905 di Pio X, ribadiva sì il principio per il quale «ragioni gravissime ci dissuadono dallo scostarci» dal non expedit, ma insieme affermava che «altre ragioni parimenti gravissime (...) possono richiedere che nei casi particolari si dispensi dalla legge». Nel 1906 questo avviene nei collegi elettorali di Catania e di Ferrara, nel 1909 la dispensa si allarga a 24 collegi in varie parti d Italia, nel 1913 con il patto Gentiloni i collegi sono addirittura 330, nel 1919 infine la dispensa diventa generale e il Partito popolare di Luigi Sturzo elegge 103 deputati. Il perché dei ruoli rovesciati tra padre e figlio viene spiegato da Giuseppe Dalla Torre nipote in un profilo insieme affettuoso e politico della propria famiglia: «Mio padre Paolo nato nel Novecento era uomo dell O t- tocento, mio nonno Giuseppe nato nell O t- Da ragazzo aveva preferito lavorare sulla propria educazione E per tutta la vita rimase lontano dalle semplificazioni ideologiche Grande esperto di codicologia, consueta era la sua presenza alla Biblioteca Vaticana a dare pareri e contributi, membro della Missione archeologica italiana a Bosra, in Siria, docente d archeologia tardoantica e bizantina alla Scuola archeologica italiana di Atene, è anche stato parte dirigente di grandi iniziative di studio internazionali in particolare era coeditor della Encyclopedia Aethiopica redatta a Amburgo e ha inoltre promosso importanti studi di storia della cultura non solo legati al suo ambito disciplinare: nel 2009, Nigra sum sed formosa. Sacro e bellezza dell'etiopia cristiana, nel cui catalogo si legge un suo saggio di densità e ricchezza di riferimenti non abituali. E sono questi solo alcuni dei moltissimi, eruditissimi, preziosi e sempre appartati lavori di studio condotti da Gianfranco nella sua vita. tocento era uomo del Novecento». Ma grazie a questa propensione del padre noi abbiamo la fortuna di uno studioso del Risorgimento che ci dà una quantità di elementi di conoscenza e di valutazione che forse non avremmo avuto altrimenti, perché per il nome che portava e per le conoscenze dirette che aveva in Vaticano, lui fu in grado di consultare carte difficilmente accessibili ad altri, e di poter disporre di memorie inedite come quelle di Rodolfo Kanzler, figlio del generale comandante dell esercito pontificio. Nel lavoro sulla difesa di Roma, così, il racconto di Paolo Dalla Torre e la documentazione e le memorie proposte finiscono col fondersi tra loro diventando un unica sorgente narrativa. Nelle ore drammatiche del 20 settembre c è una lettera. L ha scritta Pio IX al generale Kanzler dando le disposizioni di quanto fare nel caso dell attacco alla città. La lettera è dunque la chiave della strategia del Papa in un momento decisivo, nel quale è in gioco il destino del regno pontificio, il più antico d Europa. Ma di questa lettera ci sono più versioni. Forse è stata manipolata. Forse è stata scritta in una data e non in un altra. Dalla Torre si misura con questo giallo storico e lo risolve, dimostrando che il Papa e il suo generale stavano dalla stessa parte, non furono uno contro l altro. Non ci furono ordini disattesi o contestati. La difesa della città doveva essere dimostrativa: doveva durare quanto fosse necessario a far constatare la violenza subita. E così avvenne. È una pagina culminante della storia del Risorgimento italiano, e Dalla Torre ne svela retroscena preziosi. Così come il suo lavoro sulle lettere fra Pio IX e Vittorio Emanuele II, trenta lettere scambiate in un arco di tempo dal 1865 al 1878 è un altro singolare completamento della storia risorgimentale, con il ritratto dei due protagonisti, di nuovo Plutarco, realizzato secondo lo schema delle vite parallele. Un ritratto che è anche una indagine psicologica e del perché dei rispettivi comportamenti di questi due uomini tanto uniti dalle vicende storiche, ma che non si incontrarono mai. L impari battaglia del 20 settembre, contro , durò cinque ore. Attraverso i dispacci inviati allo Stato Maggiore Pontificio raccolti da Dalla Torre, abbiamo un resoconto che appare una sequenza cinematografica. Ore 5: batterie nemiche hanno aperto il fuoco su vari fronti. Ore 5.40: i tre punti attaccati sono Porta Pia, Porta San Giovanni e Tre Archi. Ore 6.35: cominciato il fuoco tra nostri e italiani a Villa Panfili. Ore 6.45: Porta Pia la posizione pericola. Ore 8.13: Porta Pia quasi perduta cannone smontato altro ritirato. Ore 8.55: Porta Pia la breccia è quasi aperta. Ore 9.30: invito a riconoscere la breccia e ordine di innalzare bandiera bianca. Ore 9.50: la bandiera bianca è inalberata, il generale Kanzler dispone che ci si rechi nel campo nemico a trattare la resa. Ecco le cinque ore di combattimenti che posero fine ai dodici secoli di potere temporale della Chiesa. Ma un evento di tale portata non si esaurisce nella dimensione militare. E le pagine di Dalla Torre ci offrono il resto, l atmosfera, i personaggi, i retroscena. Gli ingredienti quasi romanzeschi di una giornata storica. La sera del 19 settembre a Roma si è ancora increduli che la città del Papa possa essere profanata. In casa del conte Blome, antico ministro austriaco, il cardinale Gioacchino Pecci, che nel 1878 succederà a Pio IX e prenderà il nome di Leone XIII, sta giocando una partita di whist. Lo raggiunge il generale Kanzler e lo avverte dell imminente pericolo. Il cardinale Pecci corre allora alla Consulta, dove dimorava con altri porporati, e li trova intenti a giocare una più domestica partita di calabrisella. Li interrompe concitato e li mette in guardia. C era stata una qualche premonizione degli avvenimenti che culminarono nel 20 settembre? Racconta Dalla Torre che il sergente degli zuavi Pietro De Lagrange aveva la passione dei presagi. Nelle settimane precedenti, da un suo calcolo basato sulle profezie di Nostradamus era risultato che il 2 settembre Napoleone III sarebbe stato sconfitto, avrebbe perso l impero, e dunque sarebbe venuta meno la sua mano protettiva su Roma. C è il personaggio controverso che si muove sul palcoscenico degli eventi? È il barone e poi conte d Arnim, ambasciatore di Prussia, luterano di fede. «Vero Achitofello dei nostri giorni lo definirà Pio IX, romanizzando il nome della figura biblica di Achitofel, l ambiguo consigliere insieme di Davide e di Assalonne loquebatur pacem cum proximo suo, mala autem in corde suo. Al Vaticano parlava in un modo, al campo di Cadorna in un altro». C è nella battaglia il guerriero (...) più guerriero di altri? È il generale Bixio. Assal- Ludovico Tuminello, «Ritratto di Pio IX» (1870 circa) tificie (...) dall essere disapprovato dallo stesso generale Cadorna». Fu pesante la mano degli anticlericali dopo l unità d Italia. Le leggi eversive che incamerarono i beni ecclesiastici, l insegnamento della religione abolito nelle scuole, le forme di ostracismo e di persecuzione nei confronti del clero. Scrive Dalla Torre nei suoi lavori: «108 sedi vescovili vacanti su un totale di 209 (siamo in tempi di exequatur) (...) oltre 80 vescovi, tra cui nove cardinali, erano stati negli ultimi anni arrestati, processati, condannati alla reclusione ovvero all esilio con la conseguenza di altre diocesi di fatto senza pastore». C è l eroe della battaglia del 20 settembre? È il tenente dei Dragoni Pontifici Alessandro Piccadori. Ha 24 anni, resta ucciso da una granata mentre a Porta San Giovanni, incurante del pericolo, cerca di telegrafare al suo Comando per segnalare le posizioni del nemico. C è la memoria pietosa della battaglia? È la vedova del giovane ufficiale caduto. Dalla Torre la ricorda di persona mentre ancora, all inizio degli anni Venti, la vedeva entrare nel cortile di San Damaso per ritirare la sua modesta pensione di guerra, ombra di una storia che non c era più e di un mondo che non c era più, il mondo ottocentesco di Paolo Dalla Torre. C è infine l anedotto della battaglia? La bandiera bianca issata in segno di resa sulla cupola di San Pietro era in realtà un lenzuolo, «in tutta fretta reperito presso la fedele e timorata famiglia vaticanesca del più tardi ben noto Pio Molajoni, giornalista di qualche rilievo». Non stemmi, non insegne, dunque, ma un lenzuolo è lo sfondo bianco della fine di questa rievocazione.6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 30 gennaio 2015 Il Cec in vista del Cop21 di Parigi Bussola per difendere l ambiente GINEVRA, 29. Migliaia di persone, di religioni differenti, stanno progettando di intraprendere un «pellegrinaggio di giustizia climatica», a piedi o in bicicletta, per sensibilizzare la comunità internazionale sui rischi a cui il nostro pianeta va incontro. Saranno in tanti a esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici e a esortare i leader mondiali a trovare tutti insieme un accordo giuridicamente vincolante e universale sul clima in occasione della prossima Conferenza delle Parti (Cop21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si svolgerà a Parigi dal 30 novembre all 11 d i c e m b re. Molti pellegrini, per lo più provenienti da Europa e Africa, sarannno mobilitati da organizzazioni cristiane che rappresentano i membri del Consiglio ecumenico delle Chiese Approfondire il dialogo ecumenico per vivere la missione della Chiesa in una forma nuova: è stato l obiettivo del convegno intitolato «Diálogo e missão. Os desafios do diálogo ecumênico e inter-religioso para a missão da Igreja», che si è tenuto a San Paolo dal 23 al 25 gennaio. Promosso dalla Conferenza episcopale brasiliana, faceva parte delle iniziative organizzate negli ultimi anni per favorire una maggiore conoscenza del concilio Vaticano II e, al contempo, per definire i nuovi percorsi pastorali nel Paese. Il convegno è stato pensato come tappa di un cammino di approfondimento delle prospettive delineate dal (Cec). «Parigi ha spiegato Guillermo Kerber, direttore esecutivo del Cec per il programma di assistenza per la giustizia climatica è una pietra miliare nel nostro pellegrinaggio, ma Parigi non è una destinazione. Come persone di fede, contiamo di offrire una bussola morale per il dialogo sul clima. Abbiamo bisogno di strategie per il 2016 e anche negli anni a v e n i re». Kerber ha preso parte nei giorni scorsi a Ginevra a una riunione preparatoria al Cop21 promossa dal Cec con alcune organizzazioni ecumeniche. Durante i lavori si è appunto approfondito il piano di questo pellegrinaggio di giustizia e di pace, già promosso dal Cec in occasione dell Assemblea generale di Busan (Corea del Sud). Cop21 è un altro passo nel lungo percorso per raggiungere uno strumento vincolante e ambizioso al fine di sostituire il protocollo di Kyoto (firmato nel 1997). L obiettivo è mitigare fortemente le emissioni di gas serra e affrontare le urgenze imposte da un cambiamento climatico che sta danneggiando milioni di esseri umani in tutto il mondo. Lo scorso dicembre a Lima si è tenuta la riunione del Cop20, alla quale hanno preso parte numerose organizzazioni ecumeniche e al termine dei lavori è stata messa a punto una dichiarazione sulla giustizia climatica, condivisa con i numerosi delegati dei Paesi presenti. Il documento ha messo in evidenza la preoccupazione per gli effetti dei cambiamenti climatici che si sono verificati in particolare sulle popolazioni dell America latina negli ultimi anni. Una delegazione ufficiale del Consiglio ecumenico delle Chiese, formata da rappresentanti delle comunità di fede e organizzazioni partner, presente a Lima, ha dedicato poi particolare attenzione al proseguimento dei lavori avviati al vertice interreligioso sui cambiamenti climatici promossi da Cec e religioni per la Pace lo scorso settembre a New York. «A Parigi ha sottolineato ora Kerber cercheremo di far sentire le voci delle comunità religiose che chiedono un trattato equo, ambizioso e giuridicamente vincolante per la giustizia climatica». All evento prenderanno parte, tra gli altri, l Alliance, Conference of European Churches, la Norwegian Church Aid, Misereor, Green Pilgrimage Network, Bread for the World, la Lutheran World Federation, Christian Aid, Secours Catholique. Simposio in Brasile promosso dalla Conferenza episcopale Dialogo e missione della Chiesa Vaticano II per la promozione del dialogo ecumenico e tra religioni, con il chiaro intento di recuperare la centralità di queste prospettive anche alla luce delle parole e dei gesti di Papa Francesco. Si è posto l accento sul rapporto tra lo sviluppo del dialogo ecumenico e la missione della Chiesa, riprendendo una tematica sulla quale, negli ultimi anni, numerosi sono stati gli interventi di vescovi e teologi brasiliani a sostegno di un ecumenismo quotidiano, che ricerchi un dialogo con tutti i cristiani, così da arricchire la missione delle comunità locali nella società brasiliana. Proprio per riaffermare l imp ortanza della dimensione ecumenica della missione, a San Paolo si è proposta una lettura comparata e attualizzata dei principali documenti del Consiglio ecumenico delle Chiese e della Chiesa cattolica, a partire dal Vaticano II, sul rapporto tra ecumenismo e missione della Chiesa; in questa lettura, affidata al teologo luterano Roberto Zwetsch, è stato sottolineato quanto sia fondamentale l azione ecumenica nell opera di evangelizzazione da parte dei cristiani nel ventunesimo secolo in una società sempre più secolarizzata e interreligiosa. In Brasile tale azione ecumenica assume un valore del tutto particolare, anche in relazione alla presenza di tante comunità pentecostali, molte delle quali non si riconoscono nel dialogo ecumenico. Durante il simposio è stata inoltre affrontata la questione della definizione dei percorsi formativi in grado di fornire a tutti, non solo a coloro che vogliono avviarsi all insegnamento della teologia, una conoscenza approfondita dello stato del dialogo ecumenico e delle sue ricadute nella pastorale quotidiana delle Chiese e comunità cristiane; tale conoscenza deve favorire una riflessione su prospettive, modalità e finalità di un dialogo tra religioni nella società contemporanea. Il rapporto con la formazione e, più in generale, con le istituzioni accademiche, ha costituito un punto centrale del conve- gno, perché, soprattutto nello scambio delle esperienze delle comunità locali, non si tratta di una questione marginale sulle forme e sui contenuti dell insegnamento delle scienze religiose nelle università statali e private, ma di un aspetto centrale nella comprensione di cosa i cristiani possono e devono fare insieme in Brasile per far conoscere un patrimonio etico e spirituale in una prospettiva ecumenica. Si discute al Consiglio d Europa sulla libertà di religione Perché non sia un diritto astratto ST R A S B U R G O, 29. La libertà di religione è un diritto fondamentale ed è tra le basi di una società democratica e pluralista. L intolleranza e la discriminazione fondate sulla religione o sull ideologia riguardano gruppi minoritari in Europa così come persone che appartengono a gruppi religiosi maggioritari. Eppure, gli atti di ostilità, violenza e vandalismo contro i cristiani e i loro luoghi di culto non sono abba- In questa prospettiva si è collocato l intervento di Elias Wolff e di Marcus Barbosa, che hanno ricordato l importanza di tenere il convegno alla conclusione della settimana di preghiera per l unità dei cristiani, che quest anno è stata preparata dai brasiliani. I due teologi, che da anni collaborano con la Commissione episcopale per l ecumenismo e il dialogo interreligioso, guidata da monsignor Francesco Biasin, vescovo di Barra do Piraí - Volta Redonda, hanno preso le mosse da una puntuale rilettura dei documenti del Vaticano II. La conoscenza dei documenti conciliari consente di radicare nella tradizione della Chiesa cattolica una riflessione sulle sfide che l ecumenismo è chiamato ad affrontare oggi. L obiettivo è contribuire alla definizione di una missione della Chiesa, sempre più evangelica e quotidiana, in modo da aprire nuovi orizzonti alla testimonianza ecumenica di Cristo risorto e alla costruzione di una società fondata sull accoglienza e sul dialogo. (riccardo burigana) stanza presi in considerazione e condannati. È quanto si osserva, in estrema sintesi, nel progetto di risoluzione intitolato Tackling intolerance and discrimination in Europe with a special focus on Christians, in discussione oggi all Assemblea parlamentare del Consiglio d E u ro p a, riunita a Strasburgo dal 26 al 30 gennaio. Gli Stati membri del Consiglio d Europa chiede il relatore del rapporto, Valeriu Ghiletchi, rappresentante della Repubblica di Moldova nonché pastore battista dovrebbero essere invitati a promuovere una cultura del vivere insieme. La libertà di espressione ha bisogno di essere protetta al pari dell esercizio pacifico della libertà di riunione, e il principio dell intesa ragionevole dovrebbe essere utilizzato sempre, al fine di rispettare le convinzioni religiose delle persone, in particolare sui luoghi di lavoro e in materia di educazione. Spetta ai singoli Paesi vigilare affinché i diritti altrui siano allo stesso modo protetti. Ed è fondamentale che gli Stati condannino e sanzionino i discorsi improntati all odio e qualsiasi atto di violenza, compresi quelli contro i cristiani. Nelle conclusioni, Ghiletchi ricorda che la libertà di religione è un diritto protetto da trattati internazionali. Eppure, da qualche anno, «l ostilità verso la religione in Europa dà luogo a numerosi atti di violenza e vandalismo e a restrizioni riguardanti l espressione della fede». Ne sono vittime i gruppi religiosi minoritari come quelli maggioritari. Si tratta di un fenomeno che «nega il contributo della religione alle nostre società e danneggia il carattere democratico e pluralista dei nostri Stati». Anche se la risposta giuridica resta importante, la legislazione non è che un elemento nell insieme degli strumenti che permettono di affrontare le sfide dell intolleranza e della discriminazione verso i cristiani. Ogni legislazione in questo campo sottolinea il rapporto «dovrebbe essere accompagnata da iniziative provenienti da differenti ambiti della società ed espressione di un insieme di politiche, pratiche e misure tese a sviluppare la coscienza sociale, la tolleranza, la comprensione, il cambiamento e il dibattito pubblico. Lo scopo finale è creare e rafforzare una cultura della pace, della tolleranza e del rispetto reciproco fra cittadini, funzionari pubblici e membri della magistratura, nonché sviluppare il senso etico e di responsabilità sociale dei media e dei rappresentanti religiosi o comunitari». Secondo Valeriu Ghiletchi, il ricorso all intesa ragionevole in materia di convinzioni religiose consentirebbe di fare in modo che «la protezione accordata alla libertà di religione dal diritto internazionale venga effettivamente applicata negli Stati membri del Consiglio d Europa e che il diritto di praticare la propria religione non sia una parola vana». Dal patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini Una voce di giustizia GERUSALEMME, 29. «I fedeli attendono dalla Chiesa che essa si esprima a favore della giustizia e della difesa dei diritti, e il nostro dovere è quello di far sentire la nostra voce». Parole di monsignor Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini, che nei giorni scorsi è intervenuto presso il Centro Harry Truman dell Università di Gerusalemme sul tema dell identità dei cristiani arabo-palestinesi in Israele. Nel suo intervento diffuso integralmente dal sito del patriarcato il presule ha tentato di offrire delle risposte ad alcuni pressanti interrogativi riguardanti la tormentata presenza dei cristiani indigeni in Terra santa, le sofferte sfide alle quali sono chiamati a rispondere e le possibili scelte per l avvenire. Un contributo alla riflessione che in molta parte ha potuto attingere al vasto patrimonio di esperienze personali. Originario di Nazareth, monsignor Sabbah ha visto, ancora seminarista, la guerra del 1948 e, successivamente, già sacerdote, quella del In quanto pastore della Chiesa latina a Gerusalemme, dal 1988 al 2008, ha conosciuto la prima e la seconda intifada oltre che la prima guerra del Golfo, ma anche la creazione dell Autorità palestinese. Testimone privilegiato, anzi per molti versi protagonista, di avvenimenti segnati da un drammatico alternarsi di speranze e delusioni, il patriarca emerito ha ricordato la ricchezza della presenza cristiana in Terra santa, notando come malgrado le differenti «radici etniche e linguistiche», che si riflettono anche nelle denominazioni delle diverse Chiese, la maggior parte dei componenti di queste comunità ha «un senso di appartenenza al mondo arabo». Sottolineando, inoltre, come «noi siamo cristiani qui in Israele, e al tempo stesso, siamo cristiani in Medio oriente». Quanto alle relazioni ecumeniche tra le diverse confessioni che popolano la terra di Gesù, monsignor Sabbah ha rilevato come «benché siamo distinti e divisi gerarchicamente, in linea di massima tra di noi ci sono buoni rapporti». E parlando poi dei doveri morali dei capi delle Chiese, con riferimento al conflitto israelo-palestinese, il presule ha rimarcato come i fedeli attendano sempre dai loro pastori delle parole in difesa della giustizia e della tutela dei diritti dei più deboli. Riguardo ai rapporti con lo Stato israeliano monsignor Sabbah ha invitato a distinguere tra due differenti situazioni, quella dei cristiani che si trovano nei territori occupati e quella di coloro che vivono all interno di Israele. In ogni caso, ha aggiunto, «un cristiano appartiene al suo popolo, al suo Paese e alla sua società», cosa che i cristiani in Medio oriente dimostrano ormai da secoli. Infatti, anche se «costituiamo un piccolo numero, noi non siamo minoranze o elementi estranei nei nostri Paesi». Quale futuro, dunque, per i cristiani della regione? Per monsignor Sabbah, esso «dipende dall avvenire stesso di Israele e della Palestina». Una situazione che mette ogni cristiano anche di fronte alla responsabilità della propria coscienza. Poiché, «guardando al senso di tutti questi fattori esterni, locali e internazionali, il nostro avvenire in quanto cristiani dipende in ultima analisi da noi stessi, dalla nostra fede». Infatti, «la fede diventa una forza spirituale» e se siamo posti di fronte alla morte e ai massacri, dobbiamo educarci a vivere con il pensiero di essere dei martiri e di dover donare la nostra vita con audacia».7 venerdì 30 gennaio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 I vescovi chiedono un intervento del Governo indiano Tu t e l a per cristiani e minoranze Intervento del presidente dell episcopato filippino dopo le violenze a Mindanao La pace non si mette in discussione MANILA, 29. «Non possiamo associarci agli appelli di coloro che chiedono la messa in discussione dei negoziati di pace. Se questo triste incidente deve insegnarci qualcosa, è la necessità e l urgenza di giungere a una soluzione non affrettata, inclusiva, rispettosa dei principi e giusta per tutti»: sono le parole con le quali l arcivescovo di Lingayen-Dagupan, Socrates B. Villegas, presidente della Conferenza episcopale filippina, interviene sulla tragica operazione antiterrorismo condotta dalla polizia domenica scorsa nell isola di Mindanao, esattamente a Mamasapano, località della provincia di Maguindanao controllata dai separatisti del Fronte islamico di liberazione moro (Milf). Gli scontri, che hanno causato la morte di una cinquantina di persone (fra esse quarantatré agenti dei reparti speciali), sono cominciati quando i poliziotti sono entrati nella cittadina senza prima essersi accordati con i ribelli, come vuole l intesa firmata nel marzo 2014 tra il Milf e il Governo filippino. Gli agenti volevano catturare due estremisti dei Bangsamoro Islamic Freedom Fighters, movimento ribelle che non partecipa ai negoziati, ma sono rimasti vittime di un imb o- scata. Per monsignor Villegas «l atto di violenza contro la vita umana», che ha portato un altra volta nuovi lutti nel sud delle Filippine, deve essere «condannato con forza» ma la Chiesa continuerà a sostenere pienamente il processo di pace in corso. L arcivescovo presidente sottolinea che la Conferenza episcopale «con profondo dolore, ma con la fede nella risurrezione, piange con le famiglie dei poliziotti coraggiosi, vittime di un atto del tutto insensato di violenza a Mindanao», terra peraltro «già stanca di battaglie e conflitti». L anno scorso a marzo, subito dopo la firma dell accordo di pace fra il Governo e il Fronte islamico di liberazione moro, che sembrava aver messo la parola fine a una delle più lunghe e sanguinose guerre separatiste del continente asiatico, monsignor Villegas sottolineò l imp ortanza dell intesa. «Come tutti i filippini che hanno a cuore la pace», dichiarò il presidente dell episcopato, «ci uniamo ai nostri concittadini nella celebrazione di un evento che rappresenta una pietra miliare nel processo di pace». E assicurò la preghiera della comunità cristiana affinché «questo primo passo, coraggioso» fosse seguito da «ulteriori passi che conducono nella direzione di una pace vera e duratura a Mindanao». Per questo i vescovi lanciarono un appello al Governo invitandolo a perseguire un cammino di pace capace di coinvolgere tutte le anime del Paese, un «dialogo aperto, onesto e basato sulla fiducia» anche col Moro National Liberation Front, l altro gruppo secessionista musulmano formato da fuoriusciti del Milf. Monsignor Villegas auspicò «ulteriori consultazioni» con «tutte le altre comunità a Mindanao, in particolare quelle che si sentono ignorate e relegate ai margini». La forza di un accordo, spiegò, «consiste nella volontà di raggiungere tutti, compresi quanti vi si oppongono». Secondo la Conferenza episcopale filippina, è necessario potenziare le attività economiche nel territorio di Mindanao perché la pace non potrà mai prosperare se non è accompagnata da «sforzi per il miglioramento dello sviluppo umano». Sforzi che troppo a lungo sono stati rimandati: «non si può aspettare oltre per un popolo che ha sofferto per decenni». Purtroppo il movimento dei Bangsamoro Islamic Freedom Fighters, formato da fuoriusciti del Milf, costituisce un grave ostacolo al trattato e continua ad attirare combattenti non disposti a cedere le armi. L arcivescovo di Kuala Lumpur rassicura i fedeli sull uso del termine Allah KUA L A LUMPUR, 29. Il divieto di utilizzo della parola Allah è limitato solo al settimanale cattolico «Herald Malaysia», ma non si applica alla Bibbia, alle messe e alle altre funzioni religiose in cui essa può essere usata senza per questo infrangere la legge. È quanto sottolinea l arcivescovo di Kuala Lumpur e presidente della Conferenza episcopale della Malaysia, monsignor Julian Leow Beng Kim, in una lettera pastorale pubblicata nei giorni scorsi sul sito web dell arcidio cesi. Il presule è tornato sulla controversia giuridica che ha riguardato il settimanale cattolico diretto dal gesuita, padre Lawrence Andrew, confermando che la battaglia giuridica può dirsi adesso conclusa con la sentenza della scorsa settimana, perché «sono ormai state tentate tutte le vie legali». Tuttavia, la decisione della Corte di appello è limitata soltanto all «Herald Malaysia», mentre non riguarda tutte le altre attività e pubblicazioni della Chiesa cattolica nel Paese. Lo scorso 21 gennaio il tribunale federale della Malaysia ha respinto per l ennesima e forse ultima volta il ricorso presentato dalla Chiesa cattolica, che intendeva portare fino alla Corte suprema la vicenda relativa all uso della parola Allah anche per i non musulmani. I cinque giudici che costituivano la giuria hanno votato all unanimità, Libertà di parola nella Bibbia e durante la messa negando la possibilità di ogni ulteriore azione legale perché «non vi sono stati errori procedurali» nei precedenti gradi di giudizio. Il primo grado era stato a favore della Chiesa cattolica, ma in secondo grado, l Alta Corte aveva emesso una sentenza in favore del Governo malaysiano, vietando così l uso della parola Allah all Herald, nella sua edizione di lingua bahasha malaysia, quella in cui i fedeli cristiani, per definire o invocare Dio, utilizzano il termine Allah. Nella lettera pastorale, monsignor Leow ha assicurato i fedeli che il divieto di usare Allah non riguarda la Bibbia o la messa, le sessioni di preghiera e le adorazioni. «Il Governo ha detto che la decisione della Corte di appello aggiunge il presidente della Conferenza episcopale della Malaysia è limitata al caso sollevato dall Herald. E noi dobbiamo prendere in parola il Governo». Il presule non nasconde possibili incertezze sul futuro e possibili ripercussioni per la decisione dei giudici, in particolare per quanto concerne i diritti delle minoranze e la libera pratica del culto. Tuttavia, «i cattolici sono gente di fede e speranza, per questo continueranno a lottare per i loro diritti e resteranno saldi nella ricerca della giustizia e della verità. Dobbiamo difendere i diritti della minoranza e di chi non ha voce ha avvertito l a rc i v e s c o v o di Kuala Lumpur e dobbiamo perdonare e andare incontro nell amore a quanti, in particolare, non capiscono o sono male informati». Il presidente della Conferenza episcopale ha concluso ricordando che «la restrizione imposta dal ministero degli Interni sull uso di Allah all Herald è anticostituzionale, ma è solo attraverso l amore che si vincono le battaglie e Dio è a m o re». In Malaysia, Nazione di oltre ventotto milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60 per cento), i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni; la pubblicazione di un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni dimostra come, sin dall inizio, il termine Allah era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale. Su una popolazione di oltre 11 milioni di persone, i cattolici di Kuala Lumpur sono oltre centottantamila; i sacerdoti sono cinquantacinque, i religiosi centocinquantaquattro, mentre vi è un solo diacono permanente. Già lo scorso anno, in seguito alla precedente sentenza sull uso del termine Allah, i leader cristiani riuniti nella Federazione Cristiana della Malaysia, organismo interconfessionale, avevano espresso forte delusione per la decisione del tribunale. NEW DELHI, 29. Ripetuti tentativi di «riconversione all induismo» di cristiani e musulmani; attacchi a «chiese, clero e laici»; «zafferanizzazione» dell istruzione e della cultura. Rivolgendosi in modo diretto al primo ministro Narendra Modi, la Catholic Bishops Coference of India chiede al Governo di prendere una posizione netta contro gli e s t re m i s t i. «Mettere fine a simili pericolose tendenze spiegano i vescovi è indispensabile per la crescita e lo sviluppo della nostra nazione. La Costituzione dell India garantisce a tutti i cittadini del nostro Paese di professare, praticare e propagare una religione di loro scelta. L India è una terra dove differenti fedi religiose hanno prosperato a lungo e i nostri padri fondatori hanno dedicato sforzi speciali per assicurarsi che i diritti di tutti siano salvaguardati, a prescindere dal credo, dal genere o dalla casta». JA KA R TA, 29. Per la prima volta intellettuali e studiosi cattolici indonesiani hanno dato vita a un movimento focalizzato a promuovere la spiritualità e il valore della presenza cristiana nel Paese. L iniziativa è stata lanciata dalla commissione per l apostolato dei laici dell episcopato locale e appare particolarmente significativa se si considera che in Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, i cattolici sono una piccola minoranza. Sono infatti circa sette milioni, pari al 3 per cento circa della popolazione, le persone che professano la fede cattolica. E nonostante in alcune aree, come la regione dell Aceh, sia spesso bersaglio del fondamentalismo islamico la comunità ecclesiale rappresenta una realtà particolarmente attiva nella società, fortemente impegnata nel dare il proprio contributo allo sviluppo della nazione così come a partecipare alle opere di soccorso e assistenza in occasione di emergenze. Così come avvenuto in occasione dell alluvione del gennaio Al primo incontro del movimento come riferisce l agenzia Asia- News hanno partecipato una sessantina di esponenti di primo piano della cultura, della scienza e dell insegnamento della regione di Greater Jakarta. Obiettivo dell iniziativa, come ha spiegato padre Guido Suprapto, segretario generale della commissione per l ap ostolato dei laici, è stato appunto quello di creare un legame fra le centinaia di studiosi e intellettuali cattolici. All evento ha partecipato anche l arcivescovo della capitale, Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, che ha presieduto la messa ed è intervenuto al convegno con una riflessione personale. Il presule ha raccontato la propria esperienza personale di insegnante ed educatore, improntata sui tre valori fondamentali: ispirazione, meditazione, trasformazione sociale. Nel nostro mondo, ha sottolineato, il Regno di Dio rappresenta la trasformazione della società in un realtà sociale capace di ascoltare e prestare attenzione ai poveri e agli emarginati. Fra gli esempi positivi citati dal presule, quello di Muhammad Yunus, il cosiddetto banchiere dei I vescovi, inoltre sottolineano che «i cristiani d India credono in Dio e nella bontà delle persone, e hanno servito senza sosta il popolo di questo Paese in vari campi senza alcuna discriminazione di casta, credo o religione. Negli ultimi mesi, sono accaduti deplorevoli incidenti. Essi hanno ferito i sentimenti della comunità cristiana e hanno scosso la fiducia nel tessuto laico della nazione». Al riguardo, gli episodi avvenuti contro chiese, clero e laici in Chhattisgarh, Madhya Pradesh, Orissa, Uttar Pradesh e Delhi hanno causato, secondo i In Indonesia nasce un movimento di intellettuali cattolici Quanto vale una presenza p overi, pioniere del microcredito e della microfinanza in Bangladesh e nel mondo. Una chiave di lettura che richiama quanto già espresso dall episcopato indonesiano nel messaggio diffuso nel novembre scorso a conclusione dell assemblea plenaria. In quella occasione i vescovi sottolineavano come i cattolici sono chiamati a costruire in Indonesia «un autentica fraternità, basata sull amore e sul rispetto reciproco». Infatti, «nella società pluralistica dell Indonesia, professare la fede cattolica significa farlo nella convivenza con i vicini di diversi presuli, «grande preoccupazione per la comunità cristiana. Le recenti controversie in nome delle riconversioni religiose ritraggono un immagine negativa dell India. La divisione della comunità e il tentativo di omogeneizzare l India stanno ponendo delle minacce a tutte le minoranze: donne, dalit, e tutte le minoranze linguistiche, culturali e religiose. I programmi di Ghar Wapsi, la zafferanizzazione dell istruzione e della cultura, e le domande per uno Stato indù pongono altre sfide all ethos laico del nostro amato Paese. Le conversioni di una natura religiosa aggiungono sono un esercizio del libero volere di ognuno, dei suoi diritti costituzionali/fondamentali e della sua libertà di coscienza e religiosa. Ghar Wapsi è un processo politico, portato avanti dai potenti esponenti del nazionalismo religioso, del tutto contrario al principio del secolarismo. I cristiani concludono hanno bisogno di garanzie dal Governo: vogliamo sapere che saremo protetti, salvaguardati e al sicuro nella nostra madrepatria. Mettere fine a simili pericolose tendenze è inevitabile per la crescita e lo sviluppo della nostra grande nazione. Questo grande Paese laico deve restare un luogo in cui persone di ogni religione e di differenti contesti culturali devono vivere in libertà, praticando la loro fede senza paura o minacce, in armonia. gruppi religiosi ed etnici», rimarcando così come la strada obbligata del dialogo interreligioso esprime «un atteggiamento di apertura nella verità e nell a m o re». In questo senso, i vescovi concordano nel dire che, per costruire la vera fratellanza, non è sufficiente un atteggiamento di tolleranza, ma occorre «essere il canale di amore verso il prossimo, soprattutto per i piccoli, i deboli, i poveri, gli emarginati, i dimenticati, e per le vittime di ogni ingiusto sistema politico, economico, culturale e comunicativo». Nomina episcopale La nomina di oggi riguarda la Repubblica democratica del Congo. Jean-Bertin Nadonye Ndongo vescovo di Lolo (Repubblica democratica del Congo) Nato il 24 marzo 1965 a Botuzu, provincia dell Equateur, diocesi di Molegbe, dopo le scuole primarie a Bozene ( ), ha frequentato quelle secondarie a Bongisa/Bwamanda ( ). Ha studiato filosofia nel convento dei frati minori cappuccini a Saint Laurent a Bwamanda ( ) e teologia presso l istituto Saint Eugène de Mazenod a Kitambo ( ). Ha poi conseguito la licenza in teologia all Università cattolica di Kinshasa ( ). Possiede anche un diploma per l insegnamento secondario di grado superiore. Ha emesso la prima professione religiosa nell ordine francescano dei cappuccini il 17 settembre 1989 e quella perpetua il 17 settembre Ordinato sacerdote il 2 agosto 1993, è stato vicario parrocchiale a Gemena, diocesi di Molegbe, fino al 1995, poi per un anno vice rettore del filosofato dei cappuccini a Kinshasa, l anno dopo maestro dei novizi e docente presso l Istituto di scienze religiose di Bwamanda, e quello successivo primo consigliere della vice-provincia generale del Congo. Dal 1998 al 2001 è stato parroco a Bwamanda e membro del consiglio economico della diocesi di Molegbe; dal 2001 al 2005 formatore e rettore della Maison d études a Kinshasa. Nel contempo è stato anche vice coordinatore della Famille franciscaine a Kinshasa e membro della commissione di revisione delle costituzioni e statuti generali (2003). Dal 2005 al 2009 è stato vice-ministro e poi ministro provinciale dei frati cappuccini nella Repubblica democratica del Congo e presidente della Conferenza dei cappuccini dell Africa centrale e occidentale (Concao). Dal 2009 al 2011 ha presieduto il consiglio di amministrazione dell istituto Saint Augustin di Kinshasa; e l anno seguente l assemblea dei superiori maggiori (Asuma). Dal 2012 è definitore generale del suo ordine a Roma.8 pagina 8 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 30 gennaio 2015 Ivo Dulčić «Piazza con persone. Concilio» ( ) Messa a Santa Marta Salvezza privatizzata di NICOLA GORI C è l incontro, c è la preghiera, c è la sofferenza. Manca ancora il consenso. Così il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell unità dei cristiani, fotografa lo stato di salute dell ecumenismo. In questa intervista al nostro giornale, a conclusione della settimana di preghiera per l unità, il porporato sottolinea i progressi dell ecumenismo della carità, dell ecumenismo spirituale e dell ecumenismo della sofferenza, ricordando quanto ancora c è da fare nel campo del dialogo teologico. Papa Francesco ha più volte ribadito che l unità dei cristiani dev e s s e re «una priorità» per la Chiesa. Come rispondete a questo invito? re di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e ora di Francesco. Il quale conferma che ancora oggi, a distanza di cinquanta anni dal decreto conciliare Unitatis red i n t e g ra t i o, l ecumenismo è di prioritaria importanza per la Chiesa. Da parte nostra, continueremo a portare avanti i quindici diversi dialoghi aperti per ritrovare l unità con tutte le Chiese e comunità ecclesiali. Il Pontefice ricorda spesso che il dialogo non può prescindere dall i n c o n t ro personale. Quanto incide questa dimensione nella vostra attività? Nel movimento ecumenico si fa distinzione tra l ecumenismo della carità e quello della verità. Quest ultimo rappresenta il dialogo teologico necessario per approfondire tutte le questioni che hanno diviso le Chiese e serve per ritrovare un consenso sulle verità della fede. Il dialogo fraterno basato sulla carità è la ricerca della vicinanza di tutte le realtà ecclesiali ed è il fondamento di tutto l ecumenismo. Senza questo dialogo della carità non possiamo fare un dialogo sulla verità. In che modo l «Unitatis redintegratio» continua oggi a ispirare l impegno ecumenico della Chiesa? Dobbiamo considerare due cose. In questi cinquanta anni abbiamo intessuto una grande rete di rapporti personali amichevoli con tutte le Chiese e comunità ecclesiali, ma non abbiamo ancora raggiunto la meta dell ecumenismo, l unità di tutti i cristiani. Oggi è molto importante riflettere sulla meta dell ecumenismo, perché dopo cinquanta anni ci ritroviamo con un grande problema: la mancanza di consenso. Ci sono diverse opinioni. La Chiesa cattolica e quella ortodossa sono convinte che l unità deve essere un unità visibile nella fede, nei sacramenti e nei ministeri. Ma non poche delle comunità ecclesiali nate dalla riforma non condividono questo scopo. Hanno un altra meta, un altra visione, cioè il riconosci- Dio ci salva «personalmente», ci salva «con nome e cognome» ma sempre inseriti in un «popolo». Nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 29 gennaio, Papa Francesco ha messo in guardia dal rischio di «privatizzare la salvezza»: infatti «ci sono forme, ci sono condotte che sono sbagliate e modelli sbagliati di condurre la vita cristiana». Rileggendo il brano della Lettera agli Ebrei p ro - posto dalla liturgia (10, 19-25), il Pontefice ha messo in evidenza che se è vero che Gesù «ha inaugurato una via nuova e viva» e «noi dobbiamo seguirla», è anche vero che «dobbiamo seguirla come il Signore vuole, secondo la forma che lui vuole». E un modello sbagliato è proprio quello di chi tende a «privatizzare la salvezza». Gesù infatti, ha spiegato il Papa, «ci ha salvati tutti, ma non genericamente. Tutti, ognuno, con nome e cognome. E questa è la salvezza personale»: ognuno di noi può dire «per me», perché «il Signore mi ha guardato, ha dato la sua vita per me, ha aperto questa porta, questa via nuova per me». C è tuttavia il «pericolo di dimenticare che lui ci ha salvato singolarmente, ma in un popolo», perché «sempre il Signore salva nel popolo». Quando il Signore «chiama Abramo, gli promette di fare un popolo». E per questo nella Lettera agli Ebrei si legge: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri». Se, ha ribadito Francesco, io interpreto la salvezza come «salvezza soltanto per me» allora «sbaglio strada: la privatizzazione della salvezza è una strada sbagliata». Ma allora «quali sono i criteri per non privatizzare la salvezza?». Si ritrovano proprio nel brano della lettera. «Prima di tutto, il criterio della fede» ha spiegato il Papa. «La fede in Gesù ci purifica»; e allora «accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza». Il primo criterio è dunque «il segno della fede, il cammino della fede». A colloquio con il cardinale Koch L unità? Non lasciamola ai dittatori Questa è l indicazione del Vaticano II ed è la convinzione di tutti i Papi del dopo concilio, in particolamento mutuo di tutte le realtà ecclesiali: la somma di tutte queste espressioni è l unica Chiesa. Questa visione non coincide con quella del cattolicesimo e nemmeno dell ortodossia. Dobbiamo perciò ritrovare un nuovo consenso sulla meta da r a g g i u n g e re. C è un cambiamento nell atteggiamento dei cattolici nei confronti degli altri cristiani, e viceversa? Nella quotidianità c è stato un grande cambiamento, perché l ecumenismo non è più un idea astratta ma un fatto riconosciuto da tutto il mondo cristiano. Vedo molti buoni passi compiuti nelle parrocchie e a livello regionale in diversi Paesi. Sono tornato da poco dalla Polonia, un Paese molto cattolico, dove ho visto un grande impegno ecumenico. C è uno sforzo per ritrovare l unità tra cattolici, ortodossi e protestanti. Jean Guitton, «Pentecoste» (1959) Che contributo hanno dato in questo senso le traduzioni ecumeniche della Sacra Scrittura? La Bibbia è il fondamento di tutte le Chiese. È un bene che possiamo avere traduzioni comuni della sacra Scrittura. È un grande contributo per l unità, perché questa va ritrovata nelle fondamenta della parola di Dio. Nonostante i grandi sforzi del passato, dispiace che in alcuni Paesi, come la Germania, non sia più possibile fare la traduzione comune. Qual è oggi il ruolo dell ecumenismo spirituale? Il decreto conciliare afferma che l ecumenismo spirituale è l anima di tutto il movimento. Senza la spiritualità, infatti, non possiamo avere una buona intesa. La preghiera per l unità è stata proprio la sorgente da cui è scaturito il movimento. La settimana di preghiera per l unità, che abbiamo appena concluso, è nata infatti come iniziativa ecumenica soprattutto degli anglicani e degli episcopaliani negli Stati Uniti d America. È stata poi accolta da Benedetto X V, che l ha introdotta in tutta la Chiesa cattolica. Pertanto l asp etto spirituale non può essere qualcosa da lasciare alle spalle, ma deve continuare e accompagnare tutti gli sforzi. È solo con la preghiera che diventiamo consapevoli della nostra impotenza davanti alla meta da raggiungere: non possiamo programmare la data dell unità, perché è un dono dello Spirito Santo. La preghiera diventa così il fondamento di tutto l ecumenismo. Cristiani di diverse appartenenze sono vittime di persecuzioni in molte parti del mondo. Questo «ecumenismo della sofferenza», come l ha definito Papa Francesco, può aiutare nel dialogo? Questo è l ecumenismo dei martiri, di cui parla Giovanni Paolo II nella sua enciclica Ut unum sint. Ricordo quando, durante una delle sue visite in Germania, Papa Wo j t y ła ricordò di aver sperimentato la dittatura nazista e comunista e di aver constatato come i dittatori non facciano distinzione tra protestanti, cattolici e ortodossi. Anche io sono persuaso che questa realtà dell ecumenismo dei martiri è il fondamento di tutti gli sforzi verso l unità. Papa Francesco si inserisce in questa prospettiva e parla di ecumenismo della sofferenza: i cristiani sono perseguitati non in quanto cattolici od ortodossi, ma in quanto cristiani. Questo sangue è il fondamento per ritrovare l unità, perché esso unisce. Nell incontro con il nostro dicastero, il Papa ci ha detto di avere l impressione che i dittatori conoscano meglio l unità che non i cristiani stessi. A Caserta il 28 luglio scorso Francesco ha lanciato un messaggio di amicizia ai pentecostali. A che punto è il dialogo ecumenico in questo ambito? È un grande vantaggio che Papa Francesco possa approfondire questi dialoghi. La realtà degli evangelici pentecostali è molto diffusa nel mondo, ma in varie forme. Nel passato c erano molti pregiudizi nei confronti della Chiesa cattolica, soprattutto sul papato. I rappresentanti dei movimenti evangelici incontrando il Papa possono superare molti di questi pregiudizi. Così il Pontefice può aprire molte porte che prima erano chiuse. Questo gesto di amicizia è stato per il nostro dicastero un grande incoraggiamento ad approfondire il dialogo con il mondo del pentecostalismo, perché numericamente rappresenta la seconda realtà del cristianesimo dopo la Chiesa cattolica. Dobbiamo parlare di una grande p entecostalizzazione del cristianesimo o di una quarta forma di essere cristiani dopo la maniera cattolica, ortodossa e p ro t e s t a n t e. Questo vale anche per l amicizia del Papa con alcuni rabbini? C è poi un altro criterio che risiede in «una virtù tanto dimenticata: la speranza». Dobbiamo infatti mantenere «senza vacillare la professione della nostra speranza», che è «come l ancella: è quella che ci porta avanti, ci fa guardare le promesse e andare avanti». Infine, un terzo criterio è quello della «carità»: dobbiamo cioè verificare se «prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vi- È un altra cosa, perché dobbiamo fare la distinzione tra dialogo ecumenico, che è la ricerca dell unità, e dialogo tra le religioni. È chiaro che il dialogo con gli ebrei è una realtà particolare. Si vede già nell o rg a n i z - zazione della Santa Sede. Abbiamo un Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, che si occupa dei contatti con le altre religioni. Ma dell ebraismo ci occupiamo noi, perché non è una religione come tutte le altre. È la madre del cristianesimo o, come ha detto il famoso teologo cattolico Erich Przywara, è la prima divisione che abbiamo nella storia del cristianesimo, tra sinagoga e Chiesa. E la riconciliazione tra sinagoga e Chiesa è una grande sfida da affrontare. Durante il Sinodo sulla famiglia sono stati ascoltati anche i delegati fraterni. Il punto di vista ortodosso può aiutare la riflessione all interno della Chiesa? Può essere un tema di dibattito, ma bisogna ricordare che la pratica tra le Chiese ortodosse e quella cattolica dipende da una storia molto diversa. Le Chiese ortodosse sono state sempre più legate allo Stato e dunque più disponibili ad accettare alcuni regolamenti statali all interno della Chiesa. Invece la Chiesa cattolica ha sviluppato un diritto particolare del matrimonio. Possiamo perciò discuterne, ma non a prescindere da questa diversa storia. «Conducimi, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda»: nella celebre preghiera del beato John Henry Newman si ritrova, secondo il cardinale Lorenzo Baldisseri, il senso del periodo che sta vivendo la Chiesa in cammino tra l assemblea straordinaria e quella ordinaria del Sinodo sulla famiglia. «Un cammino lungo e a volte faticoso» durante il quale si potrà avere «l i m p re s s i o n e di non vederci chiaro», ma nel quale scopriremo ancora una volta «che la nostra fiducia nel Signore è ben riposta, perché lui è nostro compagno di cammino». Prosegue così il lavoro del segretario generale del Sinodo dei vescovi, che dallo scorso ottobre, a conclusione dell assemblea straordinaria, è impegnato a far meglio conoscere come i vescovi si sono confrontati sulle sfide pastorali relative alla famiglia e come utilizzare i lineamenta e le 46 domande che sono state affidate alle diocesi di tutto il mondo. Lo ha fatto anche in due recenti occasioni. Il porporato ha partecipato a Sacrofano, vicino a Roma, al quinto «convegno teologico pastorale di mistero grande», nel quale si discuteva di matrimonio e di vita di coppia all interno della Chiesa, ed è poi Verso il Sinodo sulla famiglia Emmaus e la luce gentile tornato sull argomento a Palermo, parlando alla Conferenza episcopale siciliana riunita per la sessione invernale. Filo conduttore degli interventi del cardinale Baldisseri è quello del «cammino insieme». L obiettivo finale «arrivare a proclamare la verità della famiglia nel contesto attuale» e giungere a dire «una parola di verità e di speranza» che incida concretamente nella vita quotidiana delle persone porta con sé molte difficoltà, emerse con chiarezza dal confronto portato avanti durante l assemblea straordinaria; ma come per i discepoli di Emmaus, «Gesù si affianca a noi e ci accompagna». Fondamentale, secondo il segretario generale del Sinodo, è aver compreso «l urgenza dell annuncio del Vangelo della famiglia per la nuova evangelizzazione» e l «attesa profonda» che emerge dal «cuore dell umanità». Le risposte devono tener conto così come indicato al numero 11 della relatio synodi di tre atteggiamenti fondamentali. In- Dal 22 al 27 febbraio ad Ariccia cenda nella carità e nelle opere buone». Un esempio concreto, ha detto il Pontefice, può venire dalla vita in una parrocchia o in una comunità: quando «io sono lì, io posso privatizzare la salvezza» ed «essere lì un p o socialmente soltanto». Per evitare questo rischio, «devo chiedere a me stesso se io parlo, comunico la fede; parlo, comunico la speranza; parlo, faccio e comunico la carità». Perché «se in una comunità non si parla, non si dà coraggio l uno l altro in queste tre virtù, i componenti di quella comunità hanno privatizzato la fede». Ecco l errore: «Ognuno cerca la sua propria salvezza, non la salvezza di tutti, la salvezza del popolo». Eppure «Gesù ha salvato ognuno, ma in un popolo, in una Chiesa». A quel punto accade che «tu sei salvo, ma non come il Signore ti ha salvato». Al riguardo l autore della Lettera agli Ebrei «dà un consiglio tanto importante: non disertiamo le nostre riunioni». Un consiglio «pratico» che il Papa si è soffermato a spiegare: succede infatti che «quando noi siamo in una riunione nella parrocchia, nel gruppo e giudichiamo gli altri» dicendo: «Questo non mi piace... io vengo perché devo venire, ma non mi piace...», finisce che «disertiamo». Emerge cioè «una sorta di disprezzo verso gli altri. E questa non è la porta, la via nuova e vivente che il Signore ha aperto, ha inaugurato». Ciò avveniva anche nei primi anni di vita della Chiesa. Paolo, per esempio, «rimprovera quelli che vanno alle riunioni per servire l Eucaristia e pure portano il pranzo, ma fra loro, e lasciano gli altri lì. Disprezzano gli altri; disertano dalla comunità totale; disertano dal popolo di Dio». In pratica «hanno privatizzato la salvezza» pensando: «la salvezza è per me e per il mio gruppetto, ma non per tutto il popolo di Dio». Questo, ha ricordato il Pontefice, «è uno sbaglio molto grande. È quello che chiamiamo e che vediamo: le elite ecclesiali». Accade quando «nel popolo di Dio si creano questi gruppetti» che «pensano di essere buoni cristiani» e forse hanno anche «buona volontà, ma sono gruppetti che hanno privatizzato la salvezza». Perciò, ha sintetizzato Francesco, i criteri per riconoscere «se io sono nella mia parrocchia, nel mio gruppo, nella mia famiglia, se sono un vero figlio della Chiesa, figlio di Dio, salvato da Gesù, nel suo popolo sono: se parlo della fede, se parlo della speranza, se parlo della carità». Ma attenzione: «Quando in un gruppo si parla di tante cose e non ci si dà forza mutuamente, non si fanno le opere buone, si finisce per disertare dal gruppo grande per fare dei piccoli gruppetti di elite». Invece Dio «ci salva in un popolo, non nelle elite, che noi con le nostre filosofie o il nostro modo di capire la fede abbiamo fatto». Dobbiamo perciò chiederci: «Ho la tendenza a privatizzare la salvezza per me, per il mio gruppetto, per la mia elite o non diserto da tutto il popolo di Dio, non mi allontano dal popolo di Dio e sempre sono in comunità, in famiglia, con il linguaggio della fede, della speranza e il linguaggio delle opere di carità?». Il Papa ha concluso con l auspicio «che il Signore ci dia la grazia di sentirci sempre popolo di Dio, salvati personalmente». Perché la verità è che «lui ci salva con nome e cognome», ma «in un popolo, non nel gruppetto che io faccio per me». nanzitutto «accogliere»: la Chiesa deve avere le «porte aperte» ma anche saper essere «Chiesa in uscita», che si muove verso le pecorelle smarrite; in secondo luogo «sostenere»: chi si trova in difficoltà deve poter trovare sostegno nella comunità ecclesiale; infine «incoraggiare»: avere cioè sempre un «attenzione pastorale misericordiosa». In questa maniera si potranno affrontare tutte le problematiche, alcune anche spinose e controverse, emerse dalla fase p re l i m i n a re. Un metodo di lavoro viene, ha ricordato il porporato, dal discorso fatto da Papa Francesco al termine dei lavori dell assemblea straordinaria. Importante, infatti, sarà evitare alcune possibili tentazioni: l «irrigidimento ostile», il «buonismo distruttivo», il «trasformare la pietra in pane e il pane in pietra», la tentazione di «scendere dalla croce» e quella di «trascurare il depositum fidei». Perciò conclude il cardinale Baldisseri, sarà fondamentale «un sano discernimento spirituale e pastorale». Esercizi spirituali per il Papa e la Curia romana «Servitori e profeti del Dio vivente»: è il tema degli esercizi spirituali in programma dal 22 al 27 febbraio nella Casa Divin Maestro di Ariccia e ai quali parteciperanno Papa Francesco e i membri della Curia romana. Le meditazioni, che presenteranno una lettura pastorale del profeta Elia, saranno tenute dal carmelitano Bruno Secondin. Il programma degli esercizi prevede per la domenica iniziale, alle 18, l adorazione eucaristica e la recita dei vespri. Le giornate successive si apriranno con le lodi alle 7.30, seguite da una prima meditazione alle 9.30 e poi dalla concelebrazione eucaristica. Quindi, alle 16, si terrà la seconda meditazione, che precederà l adorazione eucaristica e i vespri. Nella giornata conclusiva, venerdì 27, sono in programma la concelebrazione eucaristica alle 7.30 e una conclusione alle Le meditazioni saranno inaugurate domenica 22 da una riflessione sul tema «Uscire dal proprio villaggio» e saranno scandite da questo programma giornaliero: «Cammini di autenticità» (le radici della fede e il coraggio di dire no all ambiguità), «Sentieri di libertà» (dagli idoli vani alla pietà vera), «Lasciarsi sorprendere da Dio» (l incontro con un Dio che è altrove e il riconoscimento del povero che ci evangelizza), «Giustizia e intercessione» (testimoni di giustizia e solidarietà). La giornata conclusiva sarà dedicata al tema «Raccogliere il manto di Elia» (per divenire profeti di fraternità). Durante il periodo di ritiro, come di consueto, vengono sospese le udienze private e speciali, compresa l udienza generale del mercoledì. Vedere altro
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