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Timestamp: 2018-12-12 01:18:30+00:00

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COORDINAMENTO NAZIONALE M.E.F.- SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUL BLOCCO DEGLI STIPENDI STATALI – Cisal-Fpc
COORDINAMENTO NAZIONALE M.E.F.- SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUL BLOCCO DEGLI STIPENDI STATALI
Roma 30 giugno 2015-Noi dipendenti pubblici abbiamo avuto una notizia parzialmente positiva con la sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno
Roma 30 giugno 2015-Noi dipendenti pubblici abbiamo avuto una notizia parzialmente positiva con la sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno 2015 in merito all’illegittimità del blocco dei contratti dal 2009 ad oggi.
Ho scritto che la notizia è “parzialmente positiva” perché la Corte Costituzionale per non danneggiare ulteriormente l’attività del governo dopo la sentenza di illegittimità sul blocco degli adeguamenti delle pensioni all’inflazione (attuato dalla Fornero col comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011) che rischiava di creare una “catastrofe” nel bilancio dello Stato con un esborso straordinario di 18 miliardi di euro , ha deciso per il riconoscimento dell’illegittimità della norma ma non per la sua retroattività, vanificando le aspettative di oltre tre milioni di dipendenti pubblici.
In parole povere i dipendenti statali hanno perso in questi sei anni, in media, tra i 4.680 € ed i 7.000 € a persona. Una cifra notevole visto che gli stipendi degli statali italiani sono tra i più bassi d’Europa. Se la Corte Costituzionale avesse deciso per la retroattività della sentenza , lo Stato avrebbe supportato un esborso di 35 miliardi di euro (il doppio di quanto dovrà spendere per l’acquisto degli F-35 dagli americani) che , in questo momento, afferma di non avere.
Invece, a seguito della sentenza citata,Il governo sarà costretto a riprendere la contrattazione con le OO.SS. per il rinnovo del CCNL del pubblico impiego, con un esborso quantificato in circa 3-4 miliardi di euro.
Detto questo ricollegandomi ancora a un precedente intervento… pubblicato nel sito della CISAL qualche settimana fa mi chiedo: se è vero che lo Stato si trova in forte difficoltà nel reperire fondi per i lavoratori del pubblico impiego e per i pensionati, perché non si modificano i criteri di assegnazione degli aumenti ? Per quale ragione o per la tutela di quale potere o prerogativa di casta questi aumenti stipendiali dovuti agli accordi con le OO.SS. debbono essere necessariamente distribuiti a pioggia in egual modo a tutti i lavoratori del pubblico impiego ?
Trovo immorale ed irrazionale dare lo stesso aumento di 100,00 € netti ad un lavoratore monoreddito padre di tre figli, che vive in affitto e con la moglie che non lavora (magari per qualche patologia e non per pigrizia ! ) , magari oberato di debiti contratti per garantire l’essenziale alla famiglia ed un lavoratore di pari grado magari con 15 immobili intestati o con la moglie manager in qualche ditta importante , o funzionario o dirigente nella stessa pubblica amministrazione e magari senza figli !
Non sono la stessa cosa! Non si possono trattare allo stesso modo anche perché i 100,00 € netti mensili dati al lavoratore del secondo caso non avranno alcun valore ma l’esborso non dovuto da parte dello Stato invece ce l’avrà eccome !! Le migliaia di persone del secondo caso – per le quali le 100,00 € mensili d’aumento sono ininfluenti od insignificanti per il proprio livello di vita – influiranno negativamente (e di parecchio !) sulle casse dello Stato.
Si controllino i redditi familiari di ognuno , le proprietà immobiliari di ognuno, con una distinzione tra chi non ha figli e chi ne ha almeno uno; tra chi vive in affitto ( e non ha alcun immobile intestato) e chi ha minimo due immobili di proprietà; tra chi ha un’utilitaria vecchia di quindici anni e chi cambia il Mercedes ogni due anni . Questo non è marxismo, è soltanto equità ; è, soprattutto, un modo più razionale per lo Stato di assegnare gli aumenti stipendiali-
Nell’altro articolo che ho pubblicato, parlavo dell’ulteriore distinzione tra i lavoratori del pubblico impiego e quelli privati; visto che gli impiegati dello Stato non sono operai della FIAT e dunque non producono materialmente dei pezzi al giorno nella catena di montaggio, bensì pratiche ed utenti serviti, gli unici criteri di valutazione oggettivi possono essere – appunto – le presenze in ufficio e le pratiche evase o la collaborazione , il lavoro di squadra fatto con altri colleghi per ottenere il risultato finale atteso.
Al dipendente pubblico assenteista , parassita , pigro, la cui occupazione è mettere soltanto zizzania tra colleghi e colleghe da quando timbra al mattino sino a quando va via nel pomeriggio, si dovranno dare ugualmente quei 100,00 € d’aumento ?
Il ruolo del sindacato deve cambiare e divenire più dinamico; in prospettiva si deve tentare un lavoro di riqualificazione di queste organizzazioni, un lavoro di tutela del lavoratore ma, allo stesso, tempo, di proposte utili alla controparte, a quella amministrazione che sta in difficoltà nel reperire fondi così ingenti per una base di tre milioni di lavoratori e lavoratrici –
Allo stesso tempo occorrerà provvedere, oltre che con gli aumenti a quell’impiegato tipo monoreddito , con figli e casa in affitto, oltre che con l’aumento ipotetico di 100,00 € mensili , anche con gli emolumenti accessori che da amministrazione ad amministrazione cambiano nome ma , alla fine , sono sempre quelle, diversificando secondo gli stessi criteri anche per l’assegnazione delle indennità accessorie come per l’aumento di stipendio dovuto al rinnovo del CCNL .
Le proposte innovative (e, forse, più severe) valgono anche per le indennità accessorie che, spesso, nei budget dei singoli ministeri, sono il tormentone di ministri , sottosegretari e direttori generali. Sarebbe una mano tesa verso costoro, una cosa che non rifiuterebbero di certo visto che alcuni di essi impazziscono per trovare i soldi per la cancelleria o per la benzina o le riparazioni di automezzi ecc. ecc.
Il nuovo sindacato deve proiettarsi in questa nuova dimensione non concertativa ma di collaborazione mirata con la P.A. al fine di migliorarne le prestazioni, razionalizzarne le spese e garantire un progressivo miglioramento degli standard di vita dei dipendenti più corretti e volenterosi (da portare almeno al livello di quello europeo cioè delle altre grandi nazioni: Francia, Germania, Gran Bretagna ).
Alla Funzione Pubblica farà di certo più comodo dare un aumento di 300 € al dipendente monoreddito con tre figli e casa in affitto che non manca mai dall’ufficio e fa il lavoro suo (e quello di altri quattro colleghi assenteisti) che dare gli stessi 100,00 € a agli altri due che stanno economicamente molto bene, ma che l’ufficio lo vedono – se lo vedono – 4-5 volte al mese.
Le norme per creare una situazione favorevole simile , se non ci sono vanno create, oppure si “modificano” quelle esistenti previo accordo con le OO.SS.. Norme che dovranno essere più dinamiche o, se si vuole, meno conservatrici.
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