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Timestamp: 2020-08-13 06:33:42+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 205 del 05/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 205 del 05/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 05/01/2011, (ud. 01/12/2010, dep. 05/01/2011), n.205
sul ricorso 26746-2009 proposto da:
G.M., G.V., L.V., G.
avverso la sentenza n. 1301/2009 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 23/03/2009 r.g.n. 1216/07;
Con ricorso al Tribunale di Bari Palma Girolamo ed altri tre lavoratori attuali intimati, convenivano in giudizio l’Inps chiedendo venisse accertato il loro diritto alla differenza dell’indennità di disoccupazione dell’anno 2005; i ricorrenti – premesso che il trattamento di disoccupazione era stato loro corrisposto dall’Istituto sulla base del salario medio convenzionale congelato all’anno 1995 -sostenevano che il medesimo trattamento doveva essere invece calcolato, ai sensi del D.Lgs. n. 146 del 1997, art. 4, sui minimi retribuirvi previsti dalla contrattazione collettiva provinciale, con conseguente diritto alle differenze tra quanto spettante e quanto percepito.
Concludeva la Corte territoriale nel senso che quel compenso non costituiva trattamento di fine rapporto, ma una voce aggiuntiva, facente parte integrante e fissa della retribuzione giornaliera e non col legata alla cessazione del rapporto di lavoro, ma lato sensu compensativa del lavoro a tempo determinato, non potendosi equiparare una somma erogata giornalmente al TFR, perchè questo presuppone lo scioglimento del rapporto. Ne conseguiva che, per gli operai a tempo determinato, questa voce, non poteva godere dei benefici assicurati al TFR, essendo impropriamente qualificata come tale e quindi, da un lato, non poteva essere esente da contribuzione e, correlativamente, doveva essere inclusa nella retribuzione giornaliera ai fini del calcolo per la determinazione delle prestazioni previdenziali, ivi compresa la indennità di disoccupazione, di talchè, con detta inclusione, il salario contrattuale andava a superare quello medio convenzionale, come previsto dal D.Lgs. n. 146 del 1997, art. 4, con conseguente diritto dei lavoratori alle differenze tra le maggiori somme spettanti a titolo di indennità di disoccupazione e quanto percepito. Avverso detta sentenza l’Inps propone ricorso con un unico complesso motivo. Le controparti sono rimaste intimate.
1. Viene in applicazione nel caso di specie, per la determinazione dell’indennità di disoccupazione agricola spettante ai ricorrenti, l’art. 4 D.Lgs. 16 aprile 1997, n. 146 “Attuazione della delega conferita dalla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 24 in materia di previdenza agricola”. La norma recita: “A decorrere dal primo gennaio 1998 il salario medio convenzionale, determinato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e rilevato nel 1995, resta fermo, ai fini della contribuzione e delle prestazioni temporanee, fino a quando il suo importo per le singole qualifiche degli operai agricoli non sia superato a quello spettante nelle singole province in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”.
Si tratta di stabilire se la indennità di disoccupazione spettante per l’anno che interessa la presente causa sia stata correttamente liquidata dall’Inps sulla base dei salari medi convenzionali congelati al 1995 L. n. 549 del 1995, oppure la liquidazione non sia corretta ai sensi del disposto del D.Lgs. n. 146 del 1997. perchè, per quell’anno, detti salari medi convenzionali erano già stati superati dalle retribuzioni spettanti ai sensi dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
2. Va in primo luogo riconfermato il principio già enunciato con la sentenza di questa Corte n. 10546/2007 per cui “Ai fini della liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, ai sensi del D.Lgs. 16 aprile 1997, art. 4, n. 146, la nozione di retribuzione – definita dalla contrattazione collettiva provinciale, da porre a confronto con il salario medio convenzionale – non è comprensiva del trattamento di fine rapporto”. A sostegno di tale affermazione è sufficiente richiamare il combinato disposto i due norme: il D.L. 21 marzo 1988, n. 86, art. 7, comma 2, convertito nella L. 20 maggio 1988, n. 160, per cui “La retribuzione di riferimento per la determinazione della indennità giornaliera di disoccupazione è quella media soggetta a contribuzione… ” ed il D.Lgs. 2 settembre 1997, n. 314, che, all’art. 6 “Determinazione del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi”, esclude espressamente da contribuzione le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto.
b) Non rileva il fatto che il TFR non sia onnicomprensivo, ossìa che il CCNL escluda il terzo elemento, perchè ai sensi della L. n. 297 del 1982, art. 1 l’autonomia collettiva può ben non comprendere alcune voci retributive, dal momento che il nuovo art. 2120 c.c., comma 2, come è noto, fa salva la diversa previsione dei contratti collettivi. Peraltro la autonomia della quota di TFR risulta anche dal fatto che, fino al 1979, la contrattazione collettiva degli operai agricoli a tempo determinato aveva sempre incluso nel “terzo elemento” non solo le mensilità aggiuntive, le festività e le ferie, ma anche l’indennità di anzianità, mentre solo a partire dal CCNL del 1991 il TFR è stato estrapolato dal terzo elemento e calcolato nella misura che sopra si è indicata;
f) Appare infine irrilevante, ai fini che interessano, il regime fiscale, per cui detta voce sarebbe, assoggettata a Irpef nella stessa misura della retribuzione giornaliera e non con le aliquote per la tassazione separata, non potendo questo solo elemento mutarne la natura come voluta dalle parti.
10. Conclusivamente il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e, non essendovi necessità di ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito con il. rigetto della domanda di cui al ricorso introduttivo, sulla base del seguente principio:
Confermandosi quanto già ritenuto dalla precedente sentenza di questa Corte n. 10546/2007 per cui “Ai fini della liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, la nozione di retribuzione – definita dalla contrattazione collettiva provinciale, da porre a confronto con il salario medio convenzionale D.Lgs. 16 aprile 1997, n. 146, ex art. 4 – non è comprensiva del trattamento di fine rapporto”, va ulteriormente affermato che, sulla base del suddetto principio, la voce denominata “quota di TFR” dai contratti collettivi vigenti a partire da quello del 27.11.1991, va esclusa dal computo della indennità di disoccupazione, in considerazione della volontà espressa dalle parti stipulanti, che è vietato disattendere in forza della disposizione di cui al D.L. 14 giugno 1996, n. 318, art. 3 convertito in L. 29 luglio 1996, n. 402, a norma del quale, agli effetti previdenziali, la retribuzione dovuta in base agli accordi collettivi, non può essere individuata in difformità rispetto a quanto definito negli accordi stessi. Dovendo escludersi che detta voce abbia natura diversa rispetto a quella indicata dalle parti stipulanti, non è ravvisatole alcuna illegittima alterazione degli istituti legali da parte dell’autonomia collettiva.” La novità delle questioni giustifica la compensazione tra le parti delle spese dell’intero giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 4
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 art. 4
 art. 7
 art. 1
 art. 2120
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 3