Source: http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0739&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2018-03-23 09:04:29+00:00

Document:
Seduta di Giovedì 9 febbraio 2017
il diritto alla mensa, seppur non direttamente citato dal diritto internazionale e, in particolare, dalla Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, è da considerare strettamente connesso al diritto alla salute e all'accesso all'istruzione;
la mensa è un momento educativo, in cui attraverso il cibo si trasmettono importanti valori tra cui l'integrazione, la socializzazione, la prevenzione e l'educazione alimentare. È il momento in cui tutti i bambini devono insieme, nessuno escluso, poter accedere ad un pasto sano, caldo e di qualità;
il momento del pasto fa parte, infatti, del progetto educativo ed è per questo inserito nel POF e – indipendentemente dalle risorse della famiglia – deve essere garantito a tutti i bambini;
l'attuale normativa, che qualifica la mensa come un servizio pubblico a domanda individuale, utilizzato a richiesta dell'utente, porta ogni amministrazione comunale a decidere se e come organizzare il servizio con piena discrezionalità gestionale;
la recente sentenza della Corte di appello di Torino, che ha riconosciuto il diritto di 58 ricorrenti di scegliere per il proprio figlio tra la refezione scolastica e il pasto preparato a casa, da consumare presso la scuola nell'orario destinato alla refezione, costringe ad avviare una riflessione complessiva sul servizio di ristorazione;
con successive ordinanze, tale diritto è stato riconosciuto applicabile anche ad altre famiglie che non hanno preso parte al processo, ma ugualmente interessate a rinunciare al servizio mensa e a portare il cosiddetto «panino a scuola»;
immaginare dunque l'auto-esclusione dal servizio per le famiglie è per i presentatori del presente atto una sconfitta educativa importante;
rispetto all'esito della sentenza, sono state sollevate forti perplessità anche dal settore sanitario: un recente sondaggio della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItl) mostra come più della metà degli operatori sanitari intervistati veda nell'introduzione del pasto da casa delle problematiche di ordine igienico-sanitarie oltre che nutrizionali ed educative. Secondo il Presidente della SItI «la mensa scolastica sostituita con il pasto portato da casa sconfessa linee guida internazionali e documenti ministeriali introducendo seri rischi di natura igienico-sanitaria ma soprattutto nutrizionale rispetto al fenomeno della malnutrizione, del sovrappeso e dell'obesità infantile che è uno dei maggiori problemi sanitari del nostro Paese»;
dietro la volontà delle famiglie a far riconoscere la propria libertà di scelta, emerge soprattutto la difficoltà economica a sostenere le rette molto onerose;
Save the Children, da più di tre anni denuncia, attraverso il rapporto «(Non) Tutti a Mensa», le disparità di accesso al servizio mensa nelle scuole primarie e la mancanza di equità; il quadro che emerge dal monitoraggio di 45 comuni con più di 100.000 abitanti, pubblicato lo scorso anno, mostra una possibile correlazione tra dispersione scolastica, tempo pieno a scuola e presenza del servizio di ristorazione scolastica. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sul numero di bambini che non usufruiscono del servizio mensa in Italia, rimangono senza servizio percentuali altissime di alunni in Sicilia (80 per cento), Puglia (73 per cento), Molise (70 per cento), Campania (65 per cento) e Calabria (63 per cento). Il mancato accesso al servizio mensa, superiore al 50 per cento degli alunni in ben 8 regioni italiane, è allarmante: 1 bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di usufruire del servizio mensa e dunque dell'opportunità che esso richiama in termini non solo nutrizionali, ma anche educativi. L'Italia, infatti, registra una media del 68 per cento delle classi senza tempo pieno, con percentuali superiori all'80 per cento nelle regioni del Sud come Sicilia e Molise (92 per cento), Campania (89 per cento), e Puglia (84 per cento). Campania, Calabria, Puglia e Sicilia sono dunque ai primi posti per la maggiore percentuale di alunni che non usufruiscono del servizio mensa, del tempo pieno e sono le stesse regioni in cui la dispersione scolastica raggiunge i picchi più alti;
dal suddetto rapporto è emerso, inoltre, che la difficoltà di accesso per le famiglie economica ente meno abbienti è aggravata molto spesso dalla mancata presenza di agevolazioni: 11 comuni su 45 non prevedono un'esenzione specifica garantita per tutti, per reddito, composizione familiare o motivi di carattere sociale. 8 di questi 11 comuni prevedono la possibilità di esenzione solo nei casi di disagio accertato, tramite la segnalazione da parte dei servizi sociali. Le riduzioni tariffarie, invece, sono previste in tutti i comuni, ma i criteri applicati sono disomogenei: 40 comuni su 45 applicano le riduzioni per disagio economico, ponendo ognuno una soglia Isee differente; 35 comuni modulano le tariffe a seconda della composizione familiare; 13 comuni sulla base di disagi sociali o segnalazione dei servizi, mentre 4 comuni riducono la tariffa per i nuclei familiari con disabilità;
i dirigenti scolastici – in assenza di linee guida – chiedono indicazioni precise affinché siano garantiti i diritti di tutti ma anche l'equità, la salute dei bambini e il principio di solidarietà;
nelle diverse regioni in cui si presenta il problema si continuano a dare indicazioni diverse e frammentarie, che non possono essere ritenute risolutive e accettate dalle parti in causa;
appare urgente l'assunzione di responsabilità da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del Ministero della salute, dall'Anci e delle regioni;
successivamente alla sentenza della corte di appello di Torino, la Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca pro tempore aveva annunciato un incontro con il presidente dell'Anci e il ministro della salute «(...) per fare delle linee guida che diano una chiara e omogenea indicazione alle scuole e ai servizi comunali (...)». Questi ha anche dichiarato che «la mensa, la condivisione del cibo è un fondamentale momento di interazione (...)»,
ad assumere iniziative per quanto di competenza in collaborazione con gli enti locali, volte a emanare apposite linee guida al fine di orientare i dirigenti scolastici, le famiglie ed il personale della scuola nell'ottica di un'efficace gestione della ristorazione scolastica che tenga conto delle diverse esigenze, tutelando il diritto alla ristorazione degli alunni.
(7-01183) «Carocci, Coscia, Sgambato, Malpezzi, Ghizzoni, Iori, Ascani, Rocchi, D'Ottavio, Narduolo, Manzi, Malisani, Dallai, Coccia, Blazina, Ventricelli, Rampi, Pes, Bonaccorsi».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (nota come «Convenzione di Istanbul») è stata adottata dal Consiglio d'Europa l'11 maggio 2011 ed è entrata in vigore il 1o agosto 2014, a seguito del raggiungimento del prescritto numero di dieci ratifiche;
l'Italia ha svolto un ruolo importante in questo percorso, essendo stata tra i primi Paesi europei a fare propria la Convenzione, ratificandola con la legge 27 giugno 2013, n. 77;
la Convenzione è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione stabilisce inoltre un chiaro legame tra l'obiettivo della parità tra i sessi e quello dell'eliminazione della violenza nei confronti delle donne, promuovendo, innanzitutto la cultura del rispetto tra i generi in ogni dimensione della vita, a partire dalla scuola;
l'articolo 14 della Convenzione di Istanbul prevede tra i suoi obiettivi, l'inclusione nei programmi scolastici dei temi della parità tra i sessi, dei ruoli di genere non stereotipati, della violenza di genere;
con il decreto-legge n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, è stato istituito il piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2015;
una delle finalità del piano nazionale contro la violenza di genere riguarda proprio l'adeguata formazione del personale della scuola sul contrasto della violenza e della discriminazione di genere e la promozione, nella programmazione didattica curricolare ed extracurriculare delle scuole di ogni ordine e grado, incluse le scuole dell'infanzia, della sensibilizzazione, dell'informazione e della formazione degli studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un'adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo (come disposto dall'articolo 5, comma 2, lettera c), del decreto-legge n. 93 del 2013);
l'articolo 1, comma 16, della legge n. 107 del 2015 (cosiddetta «buona scuola») di riforma del sistema nazionale di istruzione prevede che «il piano triennale dell'offerta formativa» debba assicurare «l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche» relative proprio al piano nazionale sopracitato;
è stato costituito un tavolo tecnico per l'elaborazione delle linee guida per l'attuazione dell'articolo 1, comma 16, della legge n. 107 del 2015 con DD n. 1140 del 30 ottobre 2015;
è opportuno inoltre ricordare, in questo contesto, che il 30 gennaio 2013 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore ed il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca pro tempore hanno siglato un protocollo d'intesa, che istituisce la «Settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione», da tenersi nel mese di ottobre. Tutte le scuole di ogni ordine e grado sono coinvolte in iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione rivolte agli studenti, ai genitori e ai docenti sulla prevenzione e il contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione;
anche alcune regioni hanno approvato apposite norme in materia, come la regione Toscana (legge sulla cittadinanza di genere n. 16 del 2009), che perseguono l'obiettivo del raggiungimento di una piena parità di genere nella vita sociale, culturale ed economica, evidenziando il carattere trasversale delle politiche di genere rispetto all'insieme delle politiche pubbliche regionali, con particolare riferimento ai settori dell'istruzione, delle politiche economiche, della sanità, della comunicazione e della formazione;
la Commissione cultura della Camera dei deputati il 7 febbraio 2017 ha adottato il testo base della proposta di legge «Introduzione dell'educazione di genere nelle attività didattiche delle scuole del sistema nazionale di istruzione»;
proprio in base a tali normative alcune scuole di ogni ordine e grado hanno previsto progetti didattici e percorsi educativi inerenti alla costruzione sociale dell'identità di genere e ai modelli di ruolo maschile e femminile;
tutto questo grazie alla professionalità di insegnanti preparati e coscienziosi che, nel rispetto delle leggi vigenti, educano bambini e bambine a rispettarsi fin dalla prima infanzia, a non crescere dentro a stereotipi ed a diventare cittadini e cittadine liberi;
si stanno verificando sul territorio nazionale alcuni gravi episodi di intolleranza nei confronti di questi processi educativi, e in ordine di tempo, ciò è accaduto recentemente a Siena con il progetto didattico, preventivamente condiviso, con i genitori degli alunni, inaugurato dall'asilo comunale «Monumento», che è stato oggetto di una interrogazione in consiglio comunale della Lista civica di minoranza «Uniti per Siena», atto del tutto legittimo, ma purtroppo strumentalizzato per attaccare le insegnanti;
a seguito del clamore mediatico sollevato da tale atto consiliare Forza Nuova ha appeso uno striscione offensivo ed emanato un relativo comunicato stampa in cui si accusavano le istituzioni politiche e culturali di liquidare le diversità e non «salvaguardare il sano sviluppo delle persone nel contesto familiare»;
Forza Nuova è ripetutamente protagonista di episodi e manifestazioni pubbliche contro il rispetto di diritti e differenze di genere;
solo pochi giorni fa si è resa infatti protagonista del «funerale d'Italia» per avversare una unione civile celebrata fra due uomini a Cesena: unione civile riconosciuta dalla legge n. 76 del 2016. Tale iniziativa è stata annunciata con l'affissione di alcuni finti manifesti funebri con i nomi degli sposi: ritenuti colpevoli di aver decretato «la fine della nostra civiltà, delle nostre tradizioni, della famiglia naturale come unico cardine della nostra società»;
è in atto da tempo, soprattutto da parte di settori estremisti del mondo associazionistico e politico di destra, richiamandosi ad una fantomatica ed inesistente teoria «gender», una campagna diffamatoria nei confronti dei contenuti della legge n. 107 del 2015 che si pone l'obiettivo educare alla parità tra i sessi e alle uguali opportunità (recepimento delle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'educazione sessuale nelle scuole) –:
se il Governo sia a conoscenza di quelli che gli interpellanti giudicano gravi episodi di intolleranza e diffamazione che riguardano le istituzioni scolastiche e gli insegnanti che stanno portando avanti progetti in coerenza con l'articolo 5, comma 2, lettera c), del decreto-legge n. 93 del 2013 e l'articolo 1, comma 16, della legge n. 107 del 2015;
quali iniziative urgenti intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di contrastare e prevenire tali atti;
quale sia attualmente lo stato di attuazione dell'articolo 1, comma 16, della legge n. 107 del 2015 e del piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere citato in premessa, anche alla luce del lavoro già svolto dagli appositi tavoli tecnici.
(2-01651) «Cenni, Realacci, Murer, Zampa, Carloni, Rocchi, Gnecchi, Roberta Agostini, Albini, Zan, Carocci, Dallai, Malisani, Valiante, Scuvera, Marchi, Fontanelli, De Maria, Beni, Parrini, Laforgia, Ghizzoni, Romanini, Pes, Castricone, Tullo, Fiano, Fiorio, Cuperlo, Lattuca, Capozzolo, Fossati, Giuliani, Braga, Mariani, Cinzia Maria Fontana, Albanella».
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
è trascorso ormai un anno dall'incontro tra sindacati di polizia e il prefetto di Cagliari sulla grave situazione dell'ordine pubblico e della sicurezza in relazione anche alla disorganizzazione registrata in occasione degli sbarchi «frontex» in Sardegna;
l'incontro sollecitato in più occasioni, alla luce dei gravi episodi di disorganizzazione verificatisi in occasione dei numerosi sbarchi «Frontex» sulle coste del Sulcis, doveva essere propedeutico all'organizzazione e pianificazione delle attività prima dell'avvento della bella stagione, per evitare appunto disfunzioni dell'apparato preposto alla gestione dei migranti;
in quell'occasione fu annunciata in modo enfatico la realizzazione di un hub regionale di prima accoglienza, secondo i principi dettati dal decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, per consentire una interazione di tutti gli enti ed organismi chiamati a collaborare, quantificando in un biennio tempi circa la realizzazione del piano;
lo stesso prefetto, a quanto consta all'interpellante, informò di aver interessato la capitaneria di porto per l'individuazione di un'area idonea alla realizzazione di una struttura adatta alle prime fasi di intervento, soccorso e gestione delle attività connesse ai migranti;
era stata individuata, inoltre, in una struttura di Carbonia, un luogo idoneo per la vigilanza temporanea di coloro che dovevano essere immediatamente trasferiti ai centri di identificazione ed espulsione della penisola;
a distanza di un anno quelle che appaiono all'interpellante pompose dichiarazioni del prefetto di Cagliari non hanno avuto alcun seguito, poiché la gestione degli stranieri appena sbarcati rimane frutto di un'organizzazione temporanea che non si avvale di nessuna struttura idonea per permettere agli operatori di polizia di lavorare in sicurezza;
le denunce dei sindacati e del Sap in particolare sono state reiterate, poiché le migliaia di nordafricani che annualmente sbarcano in Sardegna, vengono gestiti all'interno della caserma di Buoncammino, creando difficoltà e soprattutto concreti pericoli alla sicurezza;
dopo un anno da quell'incontro, ha denunciato il segretario provinciale di Cagliari del Sap Luca Agati, gli accordi presi sono rimasti disattesi, così come le progettualità decantante all'epoca come imminenti;
tutti i problemi restano evidenti ed aggravati considerato che la tratta dal Nord Africa è più che aperta e crea molte preoccupazioni sia di immediata gestione dello sbarco, che di sicurezza ed ordine pubblico;
il flusso non conosce sosta, se non climatica, poiché permette a migliaia di giovani con zainetto in spalla, denaro contante e smartphone, di poter ottenere un foglio di espulsione che consente loro il «via libera» per raggiungere la penisola o rimanere in condizioni di clandestinità in Sardegna;
risultano notevolmente incrementati i crimini predatori messi in opera da queste persone nei giorni successivi allo sbarco (anche una violenza sessuale ai danni di una barista di via Roma);
dall'inizio del 2017 sono già arrivati a 100 le potenziali «minacce», che hanno tranquillamente potuto guardare, osservare, fotografare le abitudini di una caserma operativa di polizia;
appare, ad avviso dell'interpellante, davvero fuori luogo la presenza mediatica del prefetto di Cagliari registrata con regolarità durante gli sbarchi «Frontex», mentre questo flusso rimane poco meritevole di attenzione, quando invece risulta essere molto più preoccupante sotto ogni punto di vista;
i sindacati hanno denunciato con forza i limiti che affliggono gli uffici preposti a tali servizi, la carenza di personale del commissariato di pubblica sicurezza di Carbonia che, nonostante sia esposto in prima linea agli sbarchi sulle coste del Sulcis, sembra essere un avamposto di Polizia pressoché dimenticato;
si è ancora in attesa dell'imminente inizio dei lavori alla caserma di via Venturi, sede dell'ufficio immigrazione, ad oggi ancora in condizioni pietose ed ancora alla Caserma Carlo Alberto, troppo spesso ridotta a centro di prima accoglienza con il personale del reparto mobili costretti ad estenuanti vigilanze –:
se non ritenga di dovere con somma urgenza intervenire in relazione al comportamento del prefetto di Cagliari che sembra di fatto ignorare le istanze sacrosante dei rappresentanti della polizia;
se non ritenga di dover promuovere una verifica ministeriale circa lo stato dell'organizzazione e i rischi a cui vengono sottoposti gli agenti quotidianamente per quella che l'interpellante giudica incuria logistica e organizzativa;
se non ritenga di dover intervenire preventivamente prima che inizi una nuova stagione sotto l'insegna dell'improvvisazione e dell'emergenza;
se non ritenga di dover valutare, con la necessaria attenzione, l'allarme terroristico in Sardegna, proprio perché appare sempre più illogico e molto pericoloso gestire persone sconosciute provenienti da aree geografiche poste sotto la lente di ingrandimento, in maniera così grossolana, permettendo di aggirare sistemi di sicurezza nazionali che, a giudizio dell'interpellante, si proclamano così imponenti;
se non ritenga di dover valutare l'esigenza di assicurare per la prefettura di Cagliari un'adeguata gestione che superi quelle che l'interpellante attualmente giudica improvvisazione e inadeguatezza.
(2-01653) «Pili».
CARRESCIA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
sussiste una forte aspettativa fra le aziende private del settore della raccolta e trasporto rifiuti per l'emanazione del decreto ministeriale sui criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani;
un rifiuto speciale assimilabile ma non assimilato è recuperabile e smaltibile tramite privati autorizzati ed è gestibile sul libero mercato;
un rifiuto assimilato è quello che i regolamenti comunali, ancora approvati ex Dcim 27 luglio 1984, considerano urbano e che il servizio pubblico deve provvedere a raccogliere e smaltire;
nell'originaria versione dell'articolo 195 T.U.A., poi modificato dal decreto-legge n. 101 del 2011, erano escluse dall'assimilazione le superfici di vendita superiori a 150 metri quadri nei comuni con meno di 10.000 abitanti e a 250 metri quadri in quelli con popolazione superiore;
la modifica del 2011 ha escluso dal libero mercato la maggior parte dei rifiuti prodotti dalle attività economiche, perché ha lasciato la determinazione dell'assimilazione ai comuni che sovente fissano sgravi irrisori a chi recupera, anziché smaltire;
risulta perciò più conveniente per i produttori conferire al servizio pubblico i rifiuti prodotti per il loro smaltimento, anziché avviarli al recupero tramite aziende private;
criticità sono sorte per i contraddittori commi 649 e 661 dell'articolo 1 della legge di stabilità 2014, cui hanno fatto seguito la circolare del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 13 febbraio 2014, n. 1 del 2014, il decreto-legge n. 16 del 2014 e l'articolo 2, comma 1, lettera e), della legge 2 maggio 2014, n. 68;
di fatto, si è finito per estendere la tariffa del servizio di igiene ambientale, compresa la parte variabile che invece dovrebbe essere proporzionata al servizio reso, anche ai rifiuti speciali assimilati che il produttore avvia al recupero tramite terzi autorizzati;
le imprese finiscono per pagare la Tari, determinata anche sulle superfici di potenziale produzione dei rifiuti, pure su quelli che smaltiscono i rifiuti a proprie spese e non attraverso il servizio pubblico di raccolta, in violazione quindi dei principi generali dell'ordinamento tributario; i diversi regolamenti creano difformità e disparità di trattamento fra i contribuenti; vengono compromesse le intenzioni di sviluppo di molte piccole e medie imprese del settore della gestione dei rifiuti a causa della distorsione della concorrenza a sfavore dei privati ai quali sono sottratte quote di rifiuti impropriamente assimilati agli urbani;
le associazioni di categoria del settore della gestione dei rifiuti, fra cui l'Amis, hanno più volte attivato l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e, nel 2014, con un documento di «segnalazione» recante «proposta di riforma concorrenziale ai fini della legge annuale per il mercato e la concorrenza – anno 2014», hanno evidenziato l'effetto distorsivo della concorrenza a seguito della disciplina esistente e che limitare l'assimilazione consente una più definita quantificazione degli scarti di lavorazione sia per le materie prime sia per gli imballaggi, strumento efficace di lotta all'evasione fiscale;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato nel 2016 con il documento «Indagine conoscitiva sui rifiuti urbani» del febbraio 2016 ha evidenziato che «(...) sia la disomogeneità dei criteri di assimilazione adottata dai Comuni, sia l'eccessiva inclusione nella privativa del soggetto affidatario del servizio di raccolta dei rifiuti urbani di rifiuti speciali la cui gestione è generalmente svolta in regime di libero mercato da imprese specializzate, rappresentano dei forti ostacoli alla concorrenza nel settore della gestione di rifiuti speciali. Riprendendo quanto già più volte affermato dall'Autorità, dunque, si ribadisce la necessità che i criteri per l'assimilazione siano oggetto del dovuto intervento normativo statale idoneo a porre fine alla discrezionalità dei Comuni, il quale restringa al massimo il novero dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani» –:
se il Governo, in conformità alle osservazioni dell'Agcm e delle associazioni di categoria, intenda assumere iniziative per porre fine ad una situazione che deprime il mercato della raccolta dei rifiuti. (5-10540)
BUSINAROLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari regionali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
di recente, secondo quanto si apprende da notizie di stampa (www.veronasera.it del 13 dicembre 2016), il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbe annunciato lo stanziamento di 65 milioni di euro per la discarica di Ca’ Filissine, a Pescantina (Verona), sito posto sotto sequestro dallo Stato su ordine del Tribunale di Verona e che, ad oggi, rappresenta una vera e propria emergenza ambientale, legata alla dispersione in falda del percolato, che potrebbe causare notevoli danni alla salute della popolazione residente e al territorio circostante della Valpolicella, rinomato a livello mondiale per la produzione vitivinicola;
occorre evidenziare che, nell'approvazione da parte del Cipe (1o dicembre 2016) del piano operativo ambiente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che prevede investimenti per 1,9 miliardi di euro e, nello specifico, interventi a tutela del territorio e delle acque (per un totale di 1,6 miliardi di euro), si fa riferimento a 749,97 milioni di euro per le bonifiche, ma si tratta di un dato piuttosto generico;
recenti notizie di stampa (vedasi www.veronasera.it del 13 dicembre 2016 e l'Arena del 14 dicembre 2016) fanno riferimento, in particolare, alla prosecuzione da parte del Governo appena insediatosi, di progetti importanti, già decisi dal precedente Esecutivo, tra cui gli stanziamenti relativi al fondo per lo sviluppo e la coesione, che per il Veneto valgono oltre 317 milioni di euro e che per Verona, nello specifico, riguardano, tra gli altri, interventi sul collettore del Garda e sulla bonifica della discarica di Pescantina –:
se il Governo intenda fornire chiarimenti su quanto deliberato dal Cipe il 1o dicembre 2016 e sull'istruttoria in merito agli interventi a tutela del territorio e delle acque e, in particolare, quelli diretti alla bonifica della discarica di Pescantina;
se intendano assumere iniziative per rivedere le procedure istruttorie del Cipe per impedire di deliberare risorse economiche senza che sia stata svolta un'adeguata e approfondita analisi preventiva. (5-10546)
FASSINA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
le norme di immediata promulgazione in relazione ai due eventi sismici che hanno colpito l'Italia centrale svincolano la ricostruzione da ogni regola ordinaria di controllo edilizio del territorio e dalle nome di prescrizione di tutela rispetto al patrimonio culturale monumentale e paesaggistico;
il legislatore conferisce, infatti, al commissario straordinario Vasco Errani poteri di superamenti delle procedure ordinarie di autorizzazione paesaggistica e monumentale in fase di ricostruzione, a partire dall'articolo 8 del decreto-legge 189 del 2016 «Interventi di immediata esecuzione»;
tali disposizioni, pur assolvendo a legittime e condivise necessità di operare con celerità e semplicità, rischiano tuttavia, a giudizio dell'interrogante, di generare possibili abusi edilizi commessi in aree sottoposte a vincoli di tutela paesaggistica se non accompagnate al ripristino di best practices utilizzate in passato nella ricostruzione dei territori: Tuscania semidistrutta nel 1971 è come rinata, in Friuli con una stretta intesa fra tecnici del Mibact e della regione, soprintendenti e comunità locali decise, soprattutto a Venzone, a ricostruire «com'era e dov'era»; analogamente accadde in Irpinia dove la delega per gli edifici monumentali, civili e religiosi, fu affidata ad un soprintendente della qualità di Mario De Cunzo (a Napoli agiva la Soprintendenza speciale per il terremoto guidata da Giuseppe Proietti). Nel ’97 in Umbria e Marche, a partire da Assisi, dove la Basilica di San Francesco rischiò di scivolare tutta quanta a valle, il Governo Prodi e il Ministro pro tempore Veltroni ebbero l'idea vincente di affidarsi ai tecnici più sperimentati: Antonio Paolucci commissario straordinario per l'Umbria e Maria Luisa Polichetti per le Marche, avendo quali collaboratori Bruno Toscano, gran conoscitore umbro (i Manuali del territorio) e Marisa Dalai con alle spalle svariate esperienze, fra le quali il Friuli;
l'80 per cento del territorio delle 4 regioni colpite dal sisma, nei 130 comuni interessati è sottoposto a regime di tutela paesaggistica, con parchi (parte di quello del Gran Sasso e tutto il Parco nazionale dei Sibillini), boschi, montagne, corsi d'acqua e altro. Dunque il rischio di abusi e di violazioni della normativa paesaggistica interessa una parte di territorio nazionale rilevante come estensione, enorme sul piano culturale e naturalistico;
c’è poi l'ordinanza n. 4 del 28 novembre 2016 sui poteri del commissario per il terremoto Errani, che ne precisa anche l'applicabilità agli edifici dichiarati di interesse culturale, previa autorizzazione da parte della direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, introducendo così una modalità «atipica» nelle procedure di competenza del Mibact e un'ulteriore delegittimazione delle Soprintendenze. Le procedure relative alle demolizioni e alla rimozione delle macerie (un tempo numerate dalle soprintendenze) trovano nelle nuove norme una inaspettata strada facilitata –:
se s'intendano assumere le iniziative di competenza anche normative, volte a ripristinare le regole ordinarie per il controllo edilizio del territorio e per la tutela e il rispetto del patrimonio culturale e paesaggistico, anche rafforzando il ruolo delle Soprintendenze. (4-15515)
SANDRA SAVINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il 10 febbraio 2017 in Italia ricorre il giorno del ricordo, istituito per commemorare i perseguitati italiani in Istria, Fiume e Dalmazia dal regime comunista di Tito che portò, oltre all'esodo da quelle terre, la morte di migliaia di persone lasciate morire nelle foibe, cavità naturali tipiche di quel territorio;
tra le tante commemorazioni previste sul territorio nazionale l'interrogante ha appreso di una organizzata per l'11 febbraio dalle associazioni Resistenza e Antifascismo militante a Costa Volpino, frazione di Corti, dal titolo «Foibe» e che ha, come sottotitolo, «approfondimento critico»;
protagonista del convegno sarà lo storico Piero Purini, conosciuto come noto «riduzionista», appartenente cioè a quella corrente che tende a sminuire la pulizia etnica perpetuata dall'esercito di Tito nei confronti degli italiani che ha scritto testualmente il 24 febbraio 2014 in polemica con l'opera «Magazzino 18» di Simone Cristicchi: «gli infoibati furono una minoranza di poche decine di persone»; «sull'esodo, ha giocato molto di più la paura di un sistema economico e politico demonizzato dal fascismo, dalla Chiesa e dall'influente DC che di là dal confine spingeva per la partenza del maggior numero di persone»; ed ancora: «per capirci: se a fini retorici dovessimo dare a questo revisionismo storico omologante un nome di persona, sarebbe quello di Giorgio Napolitano, che ne è il massimo propugnatore istituzionale. Che dire di quest'estratto da un suo famoso discorso (n.d.r. sulle Foibe) del 2007, dove ogni frase contiene un falso storico ?»;
agli studenti che parteciperanno all'incontro saranno riconosciuti crediti formativi;
appare scandaloso in occasione delle giornate di commemorazione di un episodio ormai riconosciuto, dopo anni di oblio, dalla storia ufficiale, che associazioni nostalgiche del comunismo organizzino una conferenza che offende la memoria delle tante vittime italiane –:
se il Governo non ritenga inopportuna e in contrasto con lo spirito delle commemorazioni l'assegnazione di crediti formativi per gli studenti partecipanti a questo evento. (4-15527)
CIVATI, ANDREA MAESTRI, BRIGNONE, MATARRELLI e PASTORINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il modulo sperimentale elettromeccanico (MOSE) è un'opera che insiste sulla laguna di Venezia finalizzata alla difesa della laguna stessa e della città dalle acque alte. L'opera è costituita da un insieme di paratoie mobili a scomparsa, azionate temporaneamente durante gli eventi di alta marea;
la realizzazione dell'opera, affidata al Consorzio Venezia Nuova, è cominciata nel 2003 ed è stata al centro di un'inchiesta che ha portato a numerosi arresti per reati contestati nel campo della corruzione, tanto da condurre a una gestione straordinaria su input dell'Autorità nazionale anticorruzione;
nell'ottobre del 2016 il professor Gian Maria Paolucci, già docente di Metallurgia all'università di Padova, ha redatto una perizia commissionata dal provveditorato alle opere pubbliche di Venezia in cui si legge: «La natura metallica non inossidabile del materiale prescelto con cui è stata realizzata la maggior parte dei componenti immersi, rende quest'ultimo particolarmente vulnerabile alla corrosione elettrochimica provocata dall'ambiente marino. Abbiamo l'assoluta convinzione che la protezione offerta dalla vernice non sia totale né duratura, causa le abrasioni prodotte da sabbia e detriti». In questa situazione, aggiunge Paolucci, «c’è la seria probabilità che la corrosione provochi danni strutturali e dunque il cedimento della paratoia»;
da quanto si apprende dalla medesima perizia «Le cerniere delle paratoie sono formate da un “maschio”, agganciato alla paratoia, e da una “femmina”, cementata nei cassoni di fondazione. Il connettore femmina, dal quale dipende il funzionamento delle barriere mobili, costituisce l'anello debole dell'apparato a causa di un mancato controllo ispettivo per la sua intera vita di 100 anni, a meno di una laboriosa e costosa manutenzione straordinaria. Inoltre, la necessità di effettuare tale manutenzione verrebbe segnalata da malfunzionamenti causati da danni ormai avvenuti e talvolta irreparabili. Cioè, quando è troppo tardi. In questo caso, l'unica cosa da fare è sperare che i danni che certamente si saranno verificati sui connettori femmina di Lido, San Nicolò, Malamocco, Chioggia, siano contenuti»;
l'azienda assegnataria della commessa relativa alla fornitura dei suddetti materiali, Fip di Padova (azienda del gruppo Mantovani) risulta essere coinvolta in una inchiesta giudiziaria;
si avvicinano i termini della prescrizione per gli imputati del processo MOSE in corso presso il Tribunale di Venezia –:
se il Governo non ritenga necessario assumere iniziative per effettuare una perizia sui materiali utilizzati;
quali iniziative intenda adottare per escludere possibili disastri in caso di cedimento delle cerniere;
quali iniziative di competenza intenda in ogni caso adottare per assicurare opportuni controlli;
se non intenda assumere ogni iniziativa di competenza per sospendere i lavori di completamento dell'opera e l'erogazione dei relativi finanziamenti, in attesa che le iniziative e le indagini suddette accertino che il funzionamento delle dighe mobili non mette a repentaglio la sicurezza della laguna di Venezia. (4-15530)
FAMIGLIETTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
in data 6 febbraio 2017 si è verificato un inquietante episodio presso Aquilonia, paese dell'Alta Irpinia provincia di Avellino;
in una contrada rurale denominata «Acquariello», una pala eolica in prossimità di una importante arteria stradale per quanto concerne la viabilità locale ha cominciato a girare in maniera innaturale e molto veloce per poi disintegrarsi, lanciando pezzi nei dintorni e costringendo gli automobilisti a cambiare percorso;
la scena è stata ripresa da alcuni cittadini che per caso transitavano proprio su quella strada ed è stata diffusa attraverso i social network, diventando un video virale e ripreso dai principali quotidiani nazionali;
solo grazie alla tempestività di alcuni automobilisti è stata evitata una tragedia, in quanto essi accortisi della anomalia del funzionamento dell'impianto hanno fermato il traffico;
si apprende da notizie di stampa che la competente procura della Repubblica abbia aperto una inchiesta;
non è la prima volta che accadono episodi del genere, non solo in territorio irpino, ma anche in altre realtà ponendo un problema di sicurezza degli impianti –:
se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di verificare la sicurezza di questa tipologia di impianti e quali iniziative, anche di natura normativa, ritenga di assumere al fine di incrementare i controlli e le attività di vigilanza già in ambito autorizzativo. (5-10537)
NARDUOLO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
lo scopo dell'Agenda Digitale – sottoscritta da tutti gli Stati membri che si sono impegnati per recepirla e applicarla – è sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per favorire l'innovazione, la crescita economica e la competitività;
nella strategia per l'Italia digitale, il turismo e la cultura rappresentano i settori chiave in grado di ricevere benefici dallo sviluppo dell'innovazione tecnologica e al contempo di fare crescere l'uso digitale, creando nuove opportunità di impresa e di lavoro;
lo sviluppo dei servizi a valore aggiunto nei settori del turismo e della cultura deve essere affiancato da un investimento programmato sulla connettività, che da una parte colleghi, con la banda ultra larga i luoghi del turismo e della cultura, e dall'altra sviluppi una rete wi-fi free facilmente accessibile;
mettere a disposizione il servizio wi-fi permette di mostrare agli utenti contenuti e pagine di accesso personalizzate e informazioni utili sui temi delle mostre e delle esposizioni;
il 26 luglio 2016 il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministro dello sviluppo economico e l'Agenzia per l'Italia digitale hanno firmato un protocollo «per la diffusione di piattaforme digitali al servizio del turista sul territorio italiano» con l'obiettivo di creare nuovi servizi digitali nell'ambito del turismo in grado di «(...) facilitare l'accesso di cittadini e visitatori al patrimonio artistico, naturale e culturale» e di «creare un ambiente fertile per il settore privato all'interno del quale sviluppare applicativi e servizi a valore aggiunto (...)»;
il protocollo avrà la durata di tre anni e per la sua attuazione — si legge – è previsto un tavolo tecnico al quale parteciperanno due rappresentanti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Ministro dello sviluppo economico e dell'Agenzia per l'Italia digitale;
risultano ancora molti i musei che, a causa della mancanza di risorse, non riescono a investire sui servizi digitali –:
quali siano le modalità e i tempi di applicazione del suddetto protocollo «per la diffusione di piattaforme digitali al servizio del turista sul territorio italiano» e quali iniziative intendano avviare al fine raggiungere tali obiettivi su tutto il territorio nazionale. (5-10542)
PRODANI e RIZZETTO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
il castello di Miramare è stato edificato nel 1856 dall'arciduca Massimiliano d'Asburgo, fratello dell'Imperatore d'Austria. Situato su un panoramico promontorio del capoluogo giuliano, il castello è sede dell'omonimo museo ed è circondato da un parco storico di 22 ettari, ricco di pregiate specie botaniche; l'area marina, riserva naturale dal 1986, è stata la prima istituita nel nostro Paese. Il sito rappresenta la principale attrazione turistica di Trieste e meta tra le più visitate della regione Friuli Venezia Giulia e d'Italia;
il castello ed il parco, essendo beni di interesse pubblico, sono soggetti al regime di tutela dei beni culturali ai sensi degli articoli 10, 11 e 12 del decreto-legge n. 42 del 2004, in consegna al polo museale del Friuli Venezia Giulia;
il decreto ministeriale 23 dicembre 2014 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha previsto, per i musei dotati di autonomia speciale, una struttura gestionale particolare attribuita ad un direttore, individuato attraverso un bando internazionale;
il 19 gennaio 2016, il Ministro Dario Franceschini, nel corso di una riunione congiunta delle commissioni cultura di Camera e Senato, ha esposto il progetto di completamento della riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Nello specifico, secondo il Ministro, la nuova articolazione «realizza una distribuzione dei presidi più equilibrata ed efficiente ed è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori»;
oltre alla ridefinizione delle Soprintendenze, è stata prevista l'istituzione di dieci nuovi musei e parchi archeologici autonomi retti da direttori selezionati con bando internazionale, tra i quali compaiono anche il «Museo storico e il Parco del Castello di Miramare» di Trieste;
il 24 maggio 2016, in occasione di una visita a Trieste, il Ministro ha annunciato che «dal primo gennaio 2017 entrerà in servizio quello che sarà il direttore del nuovo Museo Autonomo di Miramare. Sarà uno dei dieci nuovi siti culturali o archeologici che avranno autonomia gestionale e finanziaria, quindi con un Consiglio di Amministrazione, un Comitato Scientifico in cui saranno rappresentati anche Regione e Comune e un direttore, che sarà scelto attraverso una gara internazionale simile a quella che abbiamo già svolto per i primi venti musei italiani»;
il 27 maggio 2016, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha pubblicato il bando di selezione pubblica per il conferimento dell'incarico di direttore di nove musei statali, tra i quali il Museo storico e il Parco del Castello di Miramare mentre, il 20 luglio 2016 si sono conclusi i termini per la presentazione delle candidature:
il sito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, a riguardo, ha indicato che «(...) ai fini dello svolgimento della selezione, sarà istituita entro il 31 luglio 2016, con decreto del Ministro, la commissione di valutazione composta da membri individuati tra esperti di chiara fama nel settore del patrimonio culturale. La procedura si concluderà entro il 31 dicembre 2016»;
in data 29 maggio 2016, il sito online del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha riportato le dichiarazioni del Ministro Franceschini che ha spiegato come: «(...) dal giorno del suo annuncio questo nuovo bando internazionale sta attirando l'attenzione di tutta la comunità scientifica mondiale. Entro la fine dell'anno, altri nove gioielli del patrimonio italiano avranno un direttore selezionato tra i massimi esperti in materia di gestione museale (...)»;
nell'atto di sindacato ispettivo n. 5-08816, rimasto ancora senza risposta, il primo firmatario del presente atto ha riportato la situazione del castello di Miramare e al Ministro interrogato ha chiesto «se intendesse fornire una previsione sulle tempistiche necessarie all'insediamento definitivo della struttura gestionale prevista per i musei dotati di autonomia speciale»;
alla data odierna, sul sito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, non sono state ancora pubblicate, a quanto consta agli interroganti, le nomine dei direttori dei musei e parchi archeologici autonomi –:
se il Ministro interrogato, alla luce dei fatti esposti in premessa, intenda chiarire le tempistiche di pubblicazione delle nomine dei direttori, tra i quali il responsabile del «Museo storico e del Parco del Castello di Miramare». (5-10545)
IMPEGNO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
nell'ambito urbano del sito dell'Unesco di Oplontis è presente lo stabilimento militare Spolette di Torre Annunziata, già Real Fabbrica d'Armi di epoca borbonica, che da anni versa in precarie condizioni manutentive per riduzione di utilizzo;
nell'ambito della zona franca urbana di Torre Annunziata, approvata nel settembre 2008, più precisamente nelle sezioni 25 e 44, è presente il citato stabilimento militare Spolette di Torre Annunziata, gestito dal 1999 dall'Agenzia industriale difesa;
al fine di dare attuazione a quanto previsto nel progetto di zona franca urbana, è necessaria una riorganizzazione industriale delle attività ed infrastrutture, tutte di proprietà demaniali, dello stabilimento militare Spolette;
il centro di ricerca LUPT dell'università di Napoli Federico II, tra il 2009 ed il 2010, ha elaborato proposte di valorizzazione di siti di interesse culturale ancora in gestione al Ministero della difesa e/o dell'Agenzia industriale difesa (AID), oggetto di valutazione favorevole da parte del Ministero della difesa con nota del gabinetto del Ministro pro tempore prot. n. 2/12536/10/3/15-4/2011 del 20 marzo 2011, nonché di presa d'atto favorevole dell'amministrazione comunale di Torre Annunziata con delibera di giunta n. 70 del 23 marzo 2010;
il Consorzio Terre di Oplontis, condividendo ed approvando (verbale del 25 marzo 2015) la proposta elaborata dal LUPT con il progetto di valorizzazione della Real Fabbrica d'Armi e del sito dell'Unesco di Oplontis, in data 30 marzo 2015 ha inviato all'unità grande Pompei la propria proposta di masterplan di Torre Annunziata;
l'implementazione della proposta della rifunzionalizzazione dello stabilimento militare Spolette di Torre Annunziata è tra gli obiettivi operativi del protocollo di intesa sottoscritto a Roma in data 6 ottobre 2016 tra il centro di ricerche LUPT della Università Federico II, l'Agenzia industrie difesa e ADI associazione per il disegno industriale valido a livello nazionale per tutte gli stabilimenti dell'Agenzia industriale difesa;
la direzione dell'Unità Grande Pompei con la nota prot. 958 dell'11 giugno 2015, ha comunicato al Consorzio Terre di Oplontis il corretto invio del contributo propositivo, acquisito al protocollo della direzione generale con il n. 440 del 2 aprile 2015;
nell'ultimo documento ufficiale dell'Unità Grande Pompei, reso noto in data 3 agosto 2016, «Relazione per possibili interventi» lo stabilimento militare Spolette di Torre Annunziata è presente nelle schede 11a e 12a –:
quali siano stati i motivi per i quali non si è dato seguito alla proposta, già agli atti della direzione generale dell'unità Grande Pompei, elaborata dal LUPT ed inoltrata al Consorzio Terre di Oplontis relativa alla valorizzazione della Real Fabbrica d'Armi e del sito dell'Unesco di Oplontis, considerati l'elevato livello dei soggetti proponenti, la qualità della proposta e le ricadute positive in termini occupazionali e di valorizzazione del territorio e dell'area archeologica. (4-15513)
BASILIO, SPESSOTTO, CORDA, RIZZO, FRUSONE e TOFALO. — Al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
da notizie provenienti da organi di stampa nazionali, emerge che in occasione di una visita ufficiale in Angola, svolta dal Ministro della difesa Pinotti nel settembre del 2015, alla delegazione ufficiale sarebbe stato aggregato anche un imprenditore edile napoletano, Salvatore Salute;
da intercettazioni realizzate nell'ambito di un procedimento penale che vedrebbe coinvolto il predetto imprenditore, risulterebbe infatti che lo stesso avrebbe utilizzato il volo di Stato ed avrebbe incontrato, insieme alla delegazione del Governo italiano, il Presidente della Repubblica di Angola ed i Ministri della difesa e degli esteri;
la missione in Angola avrebbe coinvolto, oltre a Salvatore Salute, circa altri venti imprenditori italiani per la realizzazione di alcuni progetti per sostenere le aziende italiane all'estero, alcune selezionate direttamente dai governi esteri con l'ambasciatore in Italia;
Salvatore Salute risulterebbe attualmente imputato in un processo penale pendente dinanzi alla corte di appello di Salerno per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, per fatti risalenti al 1994 e che coinvolsero, presumibilmente, anche i clan camorristici Serino ed Alfieri di Nola;
l'imprenditore in questione risulterebbe altresì coinvolto nell'inchiesta della «Società Italiana Elicotteri», che avrebbe portato al recente arresto da parte della procura della Repubblica di Napoli di Andrea Pardi, accusato di traffico internazionale di armi in Libia ed Iran;
come è a tutti noto, tutte le imprese che intendano partecipare a gare d'appalto, finanziamenti pubblici, accordi in convenzione comunque denominati, devono presentare, quale requisito fondamentale per l'accesso al bando, la documentazione antimafia ex decreto legislativo n. 159 del 2011 –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se gli stessi trovino conferma;
quali elementi si intendano fornire circa i criteri di selezione degli imprenditori italiani coinvolti nella missione istituzionale in Angola svoltasi nel 2015 ed i loro nominativi, nonché circa i criteri adottati per analoghe missioni;
se il Governo non ritenga opportuno, anche alla luce nella nuova normativa antimafia ex decreto legislativo n. 159 del 2011, escludere in modo tassativo dalle missioni all'estero e dall'accesso ai finanziamenti pubblici tutte le aziende i cui vertici siano coinvolti, a vario titolo, in procedimenti penali in corso. (4-15529)
SANDRA SAVINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
introdotto nuove regole del pareggio di bilancio per gli enti territoriali ai fini del loro concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica stabilendo che a decorrere dal 2017, sia in fase previsionale che di rendiconto, gli enti territoriali dovranno conseguire un saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali;
il rispetto del saldo di pareggio sopra citato è altresì rafforzato da un articolato sistema sanzionatorio da applicare in caso di mancato conseguimento del saldo in esame e, contestualmente, da un sistema premiale in caso di rispetto del saldo stesso;
in merito al fondo pluriennale vincolato, l'articolo 1, comma 467, della legge di bilancio 2017 consente ai comuni che hanno approvato il bilancio di previsione 2017-2019 entro il 31 gennaio di derogare alle regole di costituzione del fondo pluriennale vincolato previsto dal principio contabile relativo alla competenza finanziaria;
per quanto riguarda le risorse accantonate nel Fondo di parte spesa nell'anno 2015 per finanziare le spese contenute nei quadri economici di lavori pubblici e quelle per procedure di affidamento già attivate, i comuni possono conservare le medesime nel fondo pluriennale di spesa anno 2016 qualora non siano state utilizzate nel corso dell'esercizio, a condizione che, sia stato redatto e validato il progetto esecutivo degli investimenti e che lo stesso sia completo del cronoprogramma;
nonostante il cosiddetto milleproroghe (decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244), all'articolo 5, comma 11, abbia differito al 31 marzo 2017 il termine per l'approvazione del bilancio annuale di previsione per l'esercizio 2017 da parte degli enti locali, resta comunque fermo il termine del 31 gennaio 2017 per l'approvazione del bilancio di previsione 2017/2019 al fine di avvalersi della premialità, la quale consentirebbe di mantenere nel 2017 le quote inutilizzate del fondo pluriennale vincolato 2015;
da informazioni pervenute all'interrogante, è del tutto evidente che, nel rispetto dei tempi tecnici, molti comuni hanno riscontrato evidenti problematiche in merito all'approvazione del bilancio di previsione finanziario 2017/2019, poiché, le maggiori difficoltà, riguardano, in particolare, l'assoluta mancanza e incertezza dei dati, primi fra tutti quelli dei trasferimenti regionali –:
se il Ministro interrogato non intenda assumere iniziative per far fronte alla disomogeneità della normativa attualmente in vigore riguardo al termine di scadenza per l'approvazione del bilancio di previsione finanziario 2017/2019 e per il mantenimento del fondo pluriennale vincolato 20115 nel bilancio 2017.
(4-15526)
IACONO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la situazione delle carceri in Sicilia è a rischio vivibilità;
da quanto emerge dal bilancio redatto dal reggente della corte d'appello di Palermo dottor Matteo Frasca, infatti, si evincono preoccupanti dati di affollamento nelle carceri siciliane, molte delle quali presentano, tra l'altro, numerosi disservizi, quali mancanza d'acqua e strutture fatiscenti sotto il profilo strutturale;
nonostante l'impegno profuso, di recente, con il cosiddetto decreto «svuota-carceri», e con l'approvazione della nuova legge sulle pene alternative e la depenalizzazione dei reati lievi, resta preoccupante il sovraffollamento carcerario, in particolare in alcuni istituti di pena siciliani come il Petrusa di Agrigento;
in particolare, nella casa circondariale di contrada Petrusa ad Agrigento sono 336 le persone detenute a fronte di una capienza regolamentare prevista di 276 posti detentivi;
una situazione, quella siciliana in controtendenza rispetto al dato nazionale, visto che da un anno a questa parte si registrano dei miglioramenti in termini di riduzione della popolazione carceraria dopo la sentenza pilota Torreggiani della Corte europea dei diritti dell'uomo;
particolarmente preoccupanti, sono le condizioni di diversi istituti, oltre al caso di Agrigento, già citato, emergono i casi di Castelvetrano (con 59 detenuti su una capienza pari a 44), di Termini Imerese (con 106 detenuti su una capienza pari a 83), di Palermo-Pagliarelli (con 1.226 detenuti su una capienza di 1.178);
tra l'altro in molti degli istituti citati, il tema del sovraffollamento è accompagnato da gravi criticità legate alla vetustà degli edifici e degli impianti;
al Petrusa di Agrigento, ad esempio, si registrano diverse infiltrazioni di acqua piovana;
diversi locali risultano privi d'impianto di riscaldamento, determinando così molti disagi, sia per i detenuti, che per il personale;
tale situazione di disagio, inoltre, produce inevitabilmente un diffuso clima di tensione;
attualmente, la popolazione carceraria della Sicilia vanta circa 5.900 detenuti di cui circa 1.200 extracomunitari;
dal 2012 non c’è più una relazione annuale sullo stato delle carceri dell'isola e, per più di tre anni, il presidente della regione non ha ritenuto necessario procedere a una nuova nomina del Garante dei detenuti della regione Sicilia, fino al 2016; nel 2016 è stato poi scelto il professore Giovanni Fiandaca quale garante –:
se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per affrontare l'emergenza sovraffollamento nelle carceri siciliane;
se il Governo sia al corrente delle precaria situazione strutturale in cui versano diversi penitenziari della Sicilia;
se il Governo intenda promuovere, per quanto di competenza, la realizzazione di opere di manutenzione ordinaria su quelle strutture che manifestano le criticità sopra descritte. (4-15528)
BALDELLI e GELMINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi quattro anni, con l'adozione di strumenti di rilevamento automatico, le multe sono aumentate del 300 per cento e il totale della fatturazione dei comuni supera ormai i 7 miliardi di euro;
il comune di Milano, in forza di un quantomeno singolare accordo di protocollo con il comune di Segrate risalente a diversi anni fa, e che non risulta mai più rinnovato, opera nella zona aeroportuale di Linate;
lo stesso comune di Milano ha recentemente installato delle telecamere per monitorare le corsie di bus e taxi, senza l'utilizzo del personale della polizia municipale;
secondo diversi articoli apparsi sulla stampa pare che il comune non abbia segnalato in modo adeguato né preventivamente, né successivamente, la modifica alla viabilità, attraverso l'apposita cartellonistica;
sembra che nei verbali delle molte infrazioni rilevate e recapitate agli automobilisti durante primo periodo di attivazione dei dispositivi di controllo automatico, il comune abbia scritto di aver rilevato le violazioni al codice stradale a Milano, malgrado l'aeroporto di Linate sorga sul territorio del comune di Segrate;
dopo alcune polemiche emerse su questo aspetto, pubblicate su riviste e siti specializzati, nei verbali sembra essere apparsa la menzione, più corretta, di Linate, ma senza la specificazione frazione di Segrate;
notizie di stampa parlano anche di un primo cospicuo accoglimento di ricorsi da parte del giudice di pace di Milano ed è credibile che, a fronte di questa notizia, i ricorsi possano ben presto crescere esponenzialmente;
al netto di una competenza territoriale più definita, anche il comune di Fiumicino ha introdotto apparecchi automatici di rilevazione delle infrazioni al codice della strada in prossimità dell'aeroporto di Roma Leonardo Da Vinci –:
se il Governo non intenda fornire elementi circa la perdurante applicabilità del protocollo di intesa sottoscritto dal comune di Milano e da quello di Segrate con il coinvolgimento della prefettura, e se, per evitare possibili derive di carattere vessatorio verso i cittadini automobilisti, non intenda adottare iniziative, in specie normative, finalizzate a:
a) individuare destinazioni alternative a quelle dei bilanci comunali, come ad esempio il fondo per le vittime della strada, dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative rilevate in prossimità di aeroporti ad alta capacità di traffico nazionale ed internazionale;
b) assoggettare l'installazione di strumenti elettronici «a remoto», su grandi aree o su grandi arterie, al preventivo benestare del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al fine di accertare se le modalità del loro utilizzo siano giustificate da autentici motivi di sicurezza della circolazione;
c) prevedere l'obbligo per gli enti installatori di detti strumenti di monitorare e di comunicare al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il numero delle infrazioni rilevate nei primi due mesi di funzionamento, al fine di evidenziare i riflessi economici e le turbative sul traffico introdotte dai dispositivi menzionati.
(3-02781)
PAOLO NICOLÒ ROMANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il 17 gennaio 2017 è entrato in vigore il nuovo piano abbonamenti di Trenitalia per l'alta velocità (AV) che ha scatenato numerose proteste da parte delle associazioni dei consumatori e dei comitati nazionali e locali di pendolari in virtù del suo indiscriminato aumento, inizialmente del 35 per cento poi subitaneamente dimezzato, e per le nuove modalità di utilizzo, non essendo più valido per la totalità delle corse ma suddiviso per giorni e fasce orarie;
il dimezzamento dell'aumento, deciso a seguito delle numerose proteste, non ha soddisfatto le associazioni dei consumatori e dei pendolari, che chiedono al contrario la sua totale soppressione, poiché Trenitalia, operando in regime di totale monopolio, ha ridotto e declassato ogni alternativa utile ai collegamenti veloci intercity, utili per questa tipologia di pendolarismo;
Trenitalia, svolgendo un servizio economico di interesse sociale non può operare esclusivamente con logiche di mercato. Oltre a ciò gli abbonamenti per l'Alta Velocità sono già stati oggetto di rincari nell'ultimo anno;
non ultima è giunta la notizia che gli abbonamenti delle tratte sovra regionali sono stati addirittura falsati a danno degli utenti per l'impiego di un algoritmo errato di cui Trenitalia, come riportato dalla stampa, risulta essere a conoscenza da ben 10 anni;
non soddisfa la proposta del Governo di un tavolo tecnico con le Ferrovie dello Stato italiane e le regioni, per l'individuazione di soluzioni strutturali al problema degli aumenti, poiché secondo l'interrogante rappresenta l'ennesima strategia dilatoria finalizzata a rinviare un problema indifferibile. Inoltre, la data individuata per addivenire ad un accordo, giugno 2017, sembra rispondere alla volontà del Governo di garantire una forte redditività alla società Trenitalia, al fine della sua privatizzazione. Insomma: si addiverrebbe ad un accordo quando non servirebbe più;
pertanto, il Governo, oltre ad essere, ad avviso dell'interrogante, il principale responsabile di questa assurda politica tariffaria, poiché il Ministero dell'economia e delle finanze è azionista unico delle Ferrovie dello Stato italiane a loro volta azionista unico di Trenitalia Spa, sta fornendo ai cittadini un quadro non fedele della realtà;
è da stigmatizzare, per concludere, il comportamento del Governo che da una parte dice di voler sostenere lo studio e il lavoro, incrementando i livelli di alfabetizzazione universitaria e di occupazione, e tutelare l'ambiente, contrastando il trasporto privato per ridurre le emissioni di CO2, e dall'altra crea le condizioni che viceversa vanno proprio a colpire chi studia, lavora ed utilizza i mezzi pubblici per tali finalità –:
se il Governo, in qualità di azionista unico delle Ferrovie dello Stato italiane, non ritenga di assumere iniziative per sospendere immediatamente tale indiscriminato aumento degli abbonamenti per l'alta velocità di Trenitalia che notevoli disagi sta creando, in queste settimane, a studenti e lavoratori, specialmente con redditi bassi, e alle fasce sociali più vulnerabili, posto che molti sono costretti a dover rinunciare a recarsi all'università oppure sul posto di lavoro in quanto addirittura non più remunerativo.
(3-02782)
LODOLINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la riorganizzazione delle divisioni Freccia Bianca e Servizio Universale e la loro immissione sul mercato sotto nuova forma suscitano preoccupazioni legate al mantenimento dei livelli occupazionali nel territorio marchigiano di questa divisione;
la quotazione in borsa della divisione Long Haul, l'Azienda ha presentato il suo piano di riorganizzazione che ha avuto la sua formulazione il 28 settembre 2016 con la presentazione del piano industriale 2017-2026 di FS Italiane dove si prevede la quotazione in borsa di una parte delle divisioni della lunga percorrenza;
nell'ipotesi di societarizzazione e conseguente quotazione in borsa, la divisione Freccia Bianca sembra non risulti interessata a tale processo di privatizzazione, ma la discussione aziendale sembrerebbe vertere su un accorpamento del Servizio Universale con Freccia Bianca;
l'impianto di Ancona risulta strategico, essendo baricentrico rispetto sia all'asse Nord Sud, che trasversalmente perché collocato geograficamente nello snodo centrale della direttrice Milano — Lecce, Venezia – Lecce e perché da qui parte il collegamento tra l'Adriatico e il Tirreno;
sarebbe di fondamentale importanza la realizzazione di un servizio di trasporto ferroviario con caratteristiche europee che offra un collegamento con treni moderni ad orari cadenzati ed anche di servizi delle Ferrovie regionali oggi non assegnati pur essendo Ancona stazione di inizio corsa;
sarebbero non condivisibili scelte rivolte ad altri territori, già ben forniti di produzione per quanto riguarda il trasporto su rotaia (Alta velocità – Merci — e altro), impoverendo la regione Marche sia dal punto di vista occupazionale, che della mobilità ai cittadini. Rispetto ai valori medi analizzati dall'Osservatorio precarietà dell'Inps per il centro Italia e per il Paese, nelle Marche, le assunzioni a tempo indeterminato, costituiscono una percentuale più bassa delle assunzioni totali rispetto all'incidenza rilevata nel centro Italia ed in totale nel Paese (il 16,7 per cento contro il 22,6 per cento e il 24,1 per cento del resto del Paese);
urgono investimenti sul trasporto ferroviario nella regione Marche, che riveste un ruolo fondamentalmente importante anche per tutti quei pendolari che effettuano quotidianamente tragitto interregionale, come sulla tratta Fossato di Vico — Orte dove sono stimati circa 2,1 milioni di passeggeri annui. Nell'ottica di un continuo miglioramento del servizio ai cittadini, sarebbe necessario implementare l'offerta in quanto, attualmente, si riscontrano in essa varie lacune;
tutto ciò garantirebbe il mantenimento degli attuali livelli occupazionali del servizio Freccia Bianca dell'Impianto di Ancona dove prestano servizio lavoratori con una media di età di 35 anni suddivisi in 54 capitreno, 72 macchinisti, 14 quadri tra produzione e qualità e 3 addetti ufficio, che potranno ben garantire una forza lavoro per il futuro. Da considerare inoltre che, dal 2 aprile 2017 i treni Freccia Bianca dell'Adriatica verranno effettuati soltanto con Locomotive E414, creando esuberi nel personale di condotta;
desta inoltre preoccupazione la situazione dei lavoratori degli appalti delle pulizie treni a lunga percorrenza, che nel nostro territorio ammontano a circa 38 persone;
come illustrato nel piano industriale, FS Italiane si propone come operatore atto ad offrire un servizio di mobilità integrata per i viaggiatori. Il capoluogo di regione ben si integra con questa previsione, essendo servito da una grande stazione ferroviaria, un porto, un interporto ed un aeroporto;
Ancona non è più impianto cargo, in quanto, seguito del trasferimento del ramo di azienda e dalla nascita al suo posto di MercitaliaRail S.r.l., si è assistito allo smantellamento dell'Infrastruttura logistica locale, con ricadute sui possibili sviluppi dei livelli occupazionali e sulla competitività del sistema produttivo. Negli anni, il personale marchigiano della divisione Cargo ha subito una progressiva riduzione dagli iniziali 300 addetti agli attuali 60 dipendenti –:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda assumere al fine di operare una più puntuale ricognizione e promuovere un potenziamento del servizio ferroviario. (5-10543)
DA VILLA, COZZOLINO, BUSINAROLO, BRUGNEROTTO, SPESSOTTO e D'INCÀ. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi giorni svariate fonti di stampa hanno anticipato alcuni contenuti del rapporto commissionato dal provveditorato interregionale alle opere pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia a Gian Mario Paolucci, già docente di metallurgia all'università di Padova, intitolato «Possibili criticità metallurgiche per le cerniere del Mose»;
esso descrive il Mose come formato da tre parti principali: i cassoni di ancoraggio in cemento, calati già da anni alle quattro bocche di porto della laguna, le cerniere e le barriere mobili, pronte a sollevarsi per sbarrare la strada all'acqua alta;
a salvaguardare dalla corrosione sottomarina sono due sistemi: la verniciatura e la protezione catodica. La verniciatura è soggetta a degrado: nel rapporto si esprime in proposito «l'assoluta convinzione che la protezione offerta dalla vernice non sia totale né duratura, causa le abrasioni prodotte da sabbia e detriti». La protezione catodica si realizza attraverso un contatto elettrico con anodi di zinco che si corrodono al posto del ferro e periodicamente vanno sostituiti. Le cerniere sono dotate di un connettore maschio e di uno femmina, rispettivamente da 10 e 26 tonnellate. Il primo è applicato alla barriera e il secondo al cassone. Paratoia e connettore maschio possono essere riparati e riverniciati, con aggravi finanziari. Il vero problema sarebbero i connettori femmina che sono stati inseriti nei cassoni, sott'acqua da tre anni: a eccezione di quelli di Treporti, essi non sarebbero protetti catodicamente, perché gli anodi di zinco sono alloggiati nelle paratoie, non ancora installate. In questa situazione, secondo Paolucci, «c’è la seria probabilità che la corrosione provochi danni strutturali e dunque il cedimento della paratoia»;
tale circostanza sarebbe smentita da dichiarazioni di esponenti della Fip di Selvazzano, affidataria (senza gara) ed esecutrice dei lavori, che avrebbe posizionato sulle femmine protezioni provvisorie decennali, come confermerebbe un progetto del CNV del febbraio 2012, intitolato «Protezione catodica provvisoria degli elementi femmina». Di ciò Paolucci sarebbe rimasto sempre all'oscuro nella realizzazione del suo studio;
il recupero delle cerniere «femmina», installate nel cassone di calcestruzzo, per sostituirle o ripararle, è ritenuto impossibile, tant’è che per tali elementi il progetto prevede la manutenzione dopo cento anni;
il rapporto segnala altresì che «la natura metallica non inossidabile del materiale prescelto con cui è stata realizzata la maggior parte dei componenti immersi rende quest'ultimo particolarmente vulnerabile alla corrosione elettrochimica provocata dall'ambiente marino»; l'acciaio adoperato nei test di laboratorio per la valutazione del progetto sarebbe stato diverso e migliore di quello poi effettivamente utilizzato per l'opera;
lo stesso provveditore Linetti ha ammesso che «il sistema elettrolitico non è stato ancora verificato. Valuteremo con i commissari se è necessario un piano di Manutenzione straordinaria per porre rimedio», non escludendo la necessità di un piano di sostituzioni se il monitoraggio (non realizzato finora nemmeno a Treporti) rivelasse che la protezione non risulta integra ed efficace –:
se il Ministro interrogato non ritenga di rendere pubblicamente disponibile tutta la documentazione riguardante il progetto e i lavori, atteso che ad avviso degli interroganti il loro livello di opacità è ormai tale da rendere la materia ingovernabile, se persino un esperto incaricato dal provveditorato può terminare la perizia rimanendo all'oscuro di un aspetto così cruciale per il suo rapporto, come l'eventuale presenza di una protezione provvisoria delle cerniere «femmine»;
se e quali iniziative abbia assunto o intenda assumere per velocizzare l'avvio del monitoraggio indicato dal provveditore Linetti;
con quali criteri si intenda affidare lo svolgimento della verifica e dell'eventuale piano di manutenzione straordinaria che si rendesse necessario e se, appurate le responsabilità di ipotetici danni e malfunzionamenti, intenda non solo assumere le iniziative di competenza per rivalersi dei conseguenti costi, ma anche adottare ogni iniziativa utile a evitare in futuro di servirsi dei medesimi soggetti. (5-10547)
VARGIU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la strada statale 125, cosiddetta «Orientale sarda», rappresenta la principale via di comunicazione e di transito tra Cagliari, la costa orientale della Sardegna e il territorio dell'Ogliastra, rappresentando altresì il miglior collegamento tra i comuni del territorio;
il 14 ottobre 2016, nelle prime ore del mattino, una disastrosa frana si è abbattuta sulla strada statale 125, all'altezza del chilometro 194,200, in località Dorvene, tra Dorgali e Tortolì, al confine con il territorio comunale di Urzulei;
i massi precipitati dalla parete rocciosa hanno travolto gli alberi del costone, invadendo la carreggiata e distruggendo diverse decine di metri del guard-rail di protezione del tracciato;
a seguito di tale evento calamitoso, il tratto della strada statale 125 interessato dalla frana è stato chiuso al traffico, con conseguente disagio per i flussi veicolari in entrambe le direzioni, che sono stati dirottati sul percorso alternativo della Nuoro-Mamoiada, con moltiplicazione dei tempi e dei costi di percorrenza e gravissimo disagio per l'utenza, in particolare per il traffico commerciale e per gli allevatori della zona;
il tratto stradale interessato dalla frana è ricompreso nel tracciato della seconda tappa del Giro d'Italia 2017, la Olbia-Tortolì, programmata per il 6 maggio 2017. Un evento storico per i comuni di Dorgali, Urzulei e Baunei che, per la prima volta, avrebbero avuto l'occasione di essere attraversati dalla carovana rosa;
nel caso di impraticabilità o di assenza delle condizioni di totale sicurezza, vi è già la previsione di un dirottamento della seconda tappa del Giro d'Italia su un tracciato alternativo (quello della 389 variante, Nuoro-Lanusei);
al di là del grave danno all'immagine e allo sviluppo turistico che verrebbe patito dai comuni tagliati fuori dal percorso del Giro d'Italia, resta la quotidiana sofferenza degli operatori economici e di tutti gli automobilisti che, in assenza degli urgenti interventi di ripristino e messa in sicurezza, sono quotidianamente costretti a lunghe circumnavigazioni dalle persistenti condizioni di impraticabilità del tracciato stradale;
secondo quanto riportato dai media locali, i sopralluoghi di Anas, tecnici comunali e della Forestale avrebbero consentito di rilevare che la portata del danno, oltre ad interessare circa 30 metri di percorso stradale, concerne anche e soprattutto il costone roccioso che ha ceduto, con una base di circa 20 metri per trenta di altezza, la cui messa in sicurezza appare indifferibile ai fini della riapertura del tracciato;
l'avvicinarsi della stagione estiva moltiplica i danni conseguenti all'impraticabilità del tracciato: al grido di dolore dei pastori, degli allevatori e dei trasportatori si unisce ora la drammatica denuncia di tutti gli operatori turistici della zona che rischiano di registrare il crollo dei flussi di visitatori con un vero e proprio disastro di tutte le attività economiche;
gli abitanti dei tre comuni più direttamente danneggiati dagli effetti negativi della frana hanno rivolto un accorato appello pubblico per la riapertura dell'asse stradale, quanto meno con l'utilizzo di una corsia della carreggiata, con senso unico alternato;
a tutt'oggi non è dato di sapere quali siano le intenzioni e i tempi previsti dell'Anas per la riapertura del tracciato –:
se non ritenga opportuno assumere urgentemente le iniziative di competenza nei confronti della società Anas Spa per l'immediata realizzazione dei lavori di ripristino della sicurezza del transito al chilometro 194,200 della strada statale 125, laddove persiste l'interruzione a causa della nota frana, con l'obiettivo di ridurre quanto meno l'entità dei gravi danni economici e di immagine presenti e futuri a carico di tutta la popolazione ogliastrina e, in particolare, dagli abitanti di Urzulei, Baunei e Dorgali. (4-15517)
MELILLA, QUARANTA, RICCIATTI, KRONBICHLER, PIRAS e NICCHI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
in ordine alla riorganizzazione nazionale dei compartimenti dell'Anas, in un'ottica di razionalizzazione generale su tutto il territorio nazionale, l'Abruzzo è stato accorpato nella macro area Abruzzo-Molise-Puglia;
tale accorpamento non tiene conto, a parere degli interroganti, della condizione peculiare in cui versa l'Abruzzo, insieme ad altre aree dell'Italia Centrale, in questa fase di grave emergenza territoriale, economica e sociale;
infatti, in tale fase di emergenza, sarebbe fondamentale che i presidi di controllo e pianificazione restino ben ancorati ai territori di riferimento;
di questi presidi è evidente che quello relative al recupero e alla programmazione della rete viaria – e quindi nel caso di specie il presidio dell'ANAS – diventa fondamentale per la rinascita e il sostegno delle economie dei borghi e per fronteggiare lo spopolamento delle Aree interne, così come anche evidenziato dalla strategia del Governo dopo le gravissime sciagure degli ultimi mesi, in Abruzzo in particolare, ma in Centro Italia più in generale –:
se non ritenga di dover valutare la possibilità di una deroga in merito all'accorpamento di compartimenti di Anas in macro aree previsto per l'Abruzzo, stante lo stato di grave emergenza che la regione si trova a dover fronteggiare. (4-15518)
GELMINI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
la legge 30 marzo 2004, n. 92 ha istituito il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra;
in tale giornata sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado ed è favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende;
la data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, a Parigi, venne firmato il trattato di pace fra l'Italia e le potenze alleate ed associate, che segnò i nuovi confini del nostro Paese e assegnò alla Jugoslavia l'Istria e la maggior parte della Venezia Giulia e istituì il Territorio Libero di Trieste;
è doveroso ricordare quegli uomini e quelle donne uccisi solo perché italiani nelle Foibe, vittime di quella pulizia politica ed etnica compiuta dai partigiani comunisti titini in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945;
il pensiero deve andare ai 350 mila italiani costretti a fuggire dalle loro terre, in un esodo che durò oltre 10 anni e che venne occultato per decenni dalla memoria collettiva del Paese;
ma se è giusto commemorare, in questa data simbolo, il ricordo di tali sofferenze, sarebbe altrettanto doveroso che il Paese manifestasse quotidianamente la sua vicinanza a chi ha patito tali e tanti dolori, a partire da quelle piccole cose che nella quotidianità rischiano di riaprire ferite e ricordi drammatici;
in particolare, la legge 15 febbraio 1989, n. 54 ha stabilito, all'articolo 1, che «tutte le amministrazioni dello Stato, del parastato, degli enti locali e qualsiasi altro ufficio o ente, nel rilasciare attestazioni, certificazioni, dichiarazioni, documenti in genere, a cittadini italiani nati in comuni già sotto la sovranità italiana ed oggi compresi nei territori ceduti ad altri Stati, ai sensi del trattato di pace con le potenze alleate ed associate, quando deve essere indicato il luogo di nascita dell'interessato, hanno l'obbligo di riportare unicamente il nome italiano del comune, senza alcun riferimento allo Stato cui attualmente appartiene»;
l'articolo 2 della citata legge sancisce che le amministrazioni, gli enti, gli uffici pubblici sono obbligati, su richiesta anche orale del cittadino stesso, ad adeguare il documento a quanto previsto dalla norma;
secondo quanto riportato da articoli di stampa, ancora oggi, vari enti pubblici non sarebbero in grado di applicare tale disposizione. In particolare, il quotidiano «Il Giornale» dell'8 febbraio 2016 riporta il caso di T.D., nato a Dignano d'Istria (Pola) nel 1941, a cui nel 2015 è stato comunicato che il sistema informatico dell'Inps non consentiva di inserire, quale luogo di nascita, Dignano d'Istria, Italia e che verso la fine del 2016, a seguito della ricezione di una pratica dallo stesso istituto previdenziale, lo stesso era riconosciuto come nato in «EE» (Escursionista Estero); o il caso di una signora, nata a Pola nel 1938, che chiedendo il duplicato della tessera di libera circolazione presso un ufficio della regione Piemonte e riferendo che era nata in Italia, si sentiva rispondere che «Italia» non era accettata dal sistema –:
se il Governo sia a conoscenza di questi e analoghi casi;
quali iniziative intenda adottare, non solo e non tanto per garantire la piena applicazione della legge n. 54 del 1989, ma per dare un tangibile e concreto segno di rispetto e di vicinanza a molti esuli, considerando che si tratterebbe di un piccolo gesto, ma di grande valore per ricordare loro che l'Italia è la loro patria. (3-02780)
FREGOLENT, BONOMO, GIORGIS e PAOLA BRAGANTINI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
i campi nomadi di via Germagnano a Torino (uno regolare e due abusivi dove attualmente sono presenti circa 500 persone di etnia rom) stanno rappresentando da tempo, una grave emergenza di carattere ambientale, sanitario, sociale e per la sicurezza pubblica;
alcune pattuglie delle forze dell'ordine presenti sul territorio sono state trasferite da giorni ad altre destinazioni;
per quanto riguarda pericoli per l'ambiente e la salute va segnalato l'inquinamento prodotto dai roghi di alcuni rifiuti causati dagli stessi rom per riscaldarsi oltre alla conformità concava del territorio dove veleni tendono a fermarsi;
nell'area dei campi nomadi sono stati registrati dall'Arpa (Agenzia per la protezione ambientale) livelli di inquinamento superiori anche di 5 mila volte ai limiti di legge, in particolare 378 parti per milione contro le centro previste, 5150 di zinco contro le 150 previste, 12,2 di stagno contro l'1 previsto. È stato evidenziato come concentrazioni così elevate possano causare allergie, leucemie tumori ed inquinare le falde acquifere;
da alcuni primi esami medici è inoltre già emerso che tre agenti dei vigili urbani del nucleo nomadi avessero nel sangue tracce di valori anomali di manganese, cromo, litio, stagno dieci volte superiori ai parametri di riferimento;
appare comunque evidente come maggiori rischi per la salute ricadano, oltre che sulle persone che risiedono o lavorano nelle zone limitrofe, proprio sugli stessi abitanti dei campi rom;
i campi rom rappresentano un pericolo anche per quanto riguarda la coesione sociale e la sicurezza pubblica;
i residenti lamentano da tempo come la crescita incontrollata di questi insediamenti abbia causato un aumento di rapine e furti nelle abitazioni e abbia deprezzato sensibilmente in pochi anni il valore degli immobili;
le attività produttive e le realtà associative della zona hanno denunciato, nel corso degli ultimi anni, gravi episodi di vandalismo e di violenza. Fatti che rischiano di ripetersi con lo spostamento, già citato, di appositi presidi delle forze dell'ordine;
lo sgombero di alcune baraccopoli non autorizzate, partendo prima dai rifiuti per poi passare gradualmente alle abitazioni, era già stata portata a termine in pochi mesi dalla precedente amministrazione comunale;
nel mese di gennaio 2017 sono iniziate le operazioni di bonifica dei campi nomadi abusivi di via Germagnano. I lavori, che prevedono tra l'altro la rimozione di una imponente quantità di rifiuti, interessano l'area dove sono state demolite le baracche a seguito del provvedimento di sequestro preventivo emesso dal tribunale di Torino dopo i rilievi dell'Arpa;
l'amministrazione comunale, secondo quanto dichiarato a mezzo stampa dall'assessore all'ambiente Stefania Giannuzzi, ha annunciato che «è stato avviato un percorso che, entro il limite della consiliatura, porterà allo smantellamento del campo di via Germagnano»;
da tale dichiarazione emerge quindi che i campi rom non saranno comunque evacuati e bonificati prima del 2021;
la data indicata dall'amministrazione comunale per lo smantellamento dei campi nomadi, prevista per il 2021, rischia di creare danni irreparabili per l'ambiente e per la salute dei rom e delle persone che risiedono o lavorano nei pressi di via Germagnano –:
se si intendano promuovere, anche per il tramite del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, verifiche sullo stato dei luoghi e sul grave inquinamento ambientale registrato da Arpa nella zona di via Germagnano a Torino, posto che i valori clinici anomali dei vigili urbani citati in premessa potrebbero essere diretta conseguenza delle attività inerenti ai campi nomadi presenti sul territorio;
se i Ministri interrogati, proprio in virtù dei pericoli presenti, non ritengano necessario assumere ogni iniziativa di competenza per agevolare l’iter per l'evacuazione dei campi nomadi, oltre a ripristinare i presidi delle forze dell'ordine trasferiti recentemente ad altra sede.
(5-10541)
CARLONI, ROBERTA AGOSTINI, BOSSA, CAPOZZOLO, IMPEGNO, MANFREDI, SALVATORE PICCOLO, ROSTAN, SGAMBATO e VALIANTE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
li 27 gennaio 2017 a Napoli, nella IX municipalità «Soccavo-Pianura» (106.299 abitanti), in pieno giorno è stato ucciso con numerosi colpi di arma da fuoco un giovane di 21 anni;
nella stessa giornata, la prima firmataria del presente atto si trovava a poca distanza dalla tragedia, nel popoloso Rione Traiano (circa 30.000 residenti), quartiere della IX municipalità, per una visita in forma privata ad alcune famiglie per fare il punto sulle condizioni di vivibilità e legalità di quel territorio;
il rione Traiano negli ultimi anni è scosso da una faida di camorra. Si fronteggiano il clan Petrone-Puccinelli e il clan Lazzaro-Basile. Invece, a Soccavo sono i clan Vigilia e Sorianello a contendersi il controllo delle piazze di spaccio, situate principalmente in via Catone;
nonostante l'enorme lavoro delle forze dell'ordine, intensificatosi negli ultimi anni, come dimostra l'ultimo blitz del 31 gennaio 2017 con 88 arresti, gli episodi di violenza continuano a diffondere il terrore tra la popolazione;
cittadini onesti, che sono la maggioranza e che qui vivono, sono in balia della criminalità, che assolda tra i suoi gregari anche minorenni. Un fenomeno diffuso in diversi quartieri, come evidenziato dal presidente della corte d'appello di Napoli, Giuseppe de Carolis di Prossedi, in data 27 gennaio 2017;
è di estrema gravità la strumentalizzazione dell'infanzia da parte delle famiglie di camorristi; bambini, anche al di sotto dei 10 anni, vengono impiegati nel confezionamento e nello spaccio di droga, anche attraverso attività di controllo del territorio alla guida di ciclomotori. I ragazzi, al primo reclutamento come sentinelle, percepiscono uno stipendio tra gli 80 e 100 euro al giorno;
data la pericolosità del quartiere, a dire dei residenti dopo le ore 18:00 nemmeno il bus 618 esercitato dall'Azienda napoletana mobilità (ANM) transita per le vie, a causa di frequenti aggressioni alle vetture. Inoltre, il quartiere risulta isolato dal resto della città, sprovvisto di qualunque infrastruttura di trasporto, essendo la prevista fermata della Linea 7 della metropolitana da anni in costruzione, con forti ritardi dei lavori;
risulta essere prassi occupare case, scantinati e anche androni di palazzi, allacciarsi illegalmente alle utenze, appropriarsi di suolo pubblico per costruire abusivamente, abbattere alberi per realizzare manufatti dove detenere in cattività cani di grossa taglia come pitbull, rottweiler e doghi argentini, esibiti a scopo intimidatorio;
a questo già grave quadro, si somma l'incuria e l'abbandono dei giardini e spazi pubblici, come quelli di via Romolo e Remo, via Tertulliano, il parco Sissi o il parco Costantino, oltre alla mancanza di strutture educative e ricreazionali;
inoltre, si evidenzia la sofferenza del sistema educativo, la mancanza del contrasto del fenomeno dell'evasione scolastica, e la scarsa adesione delle scuole al programma regionale «Scuola viva» che consente agli istituti di restare aperti il pomeriggio –:
se il Ministro interrogato sia al corrente della situazione descritta in premessa; se ritenga che sussistano i presupposti per intraprendere nuove iniziative, per quanto di competenza, atte alla tutela della legalità, al controllo costante del territorio, alla repressione della criminalità, al contrasto dell'impiego di minori in attività illegali, al coinvolgimento delle autorità competenti per censire ed eventualmente prelevare i cani presenti nel quartiere, alla realizzazione di un coordinamento fra tutte le istituzioni territoriali competenti al fine di realizzare un'azione profonda di bonifica urbanistica e di recupero sociale. (4-15520)
in una nota diffusa il 25 gennaio 2017 i titolari dell'Hotel Neanderthal, sito nel comune di San Felice Circeo, hanno reso noto che la struttura alberghiera di loro proprietà a partire dal prossimo mese di giugno ospiterà cento migranti;
nella nota si legge che «Il nuovo bando della Prefettura di Roma pubblicato il 23 novembre 2016, consente di ospitare i richiedenti protezione internazionale dal primo gennaio 2017. Molti immigrati sono già presenti in strutture regionali e molti altri sono i profughi che stanno sbarcando o sono già sbarcati sulle coste italiane. In considerazione del perdurante straordinario afflusso di cittadini stranieri che interessa l'intero territorio nazionale, la Prefettura di Roma ha indetto una procedura aperta per l'affidamento del servizio di accoglienza in strutture temporanee di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale»;
a fronte della «straordinaria emergenza che non accenna a diminuire» i titolari dell'Hotel Neanderthal avrebbero quindi deciso di mettere a disposizione della comunità di San Felice Circeo la propria struttura, la quale «vista la localizzazione, ben si presta ad ospitare i profughi»;
in risposta a queste affermazioni l'amministrazione comunale di San Felice Circeo ha a sua volta emesso una nota, nella quale sono elencati gli elementi in base ai quali appare impossibile concretizzare il progetto di ospitalità, relativi in primo luogo alle vigenti normative e al bando della prefettura;
in particolare il documento stigmatizza come «il documento della Prefettura di Roma del novembre 2016 consiste in un “avviso pubblico per indagine di mercato per la ricerca di immobile da destinare ad hub di prima accoglienza...”», e non di un bando per l'affidamento; la ricerca di cui al documento, inoltre, sarebbe stata volta «acquisire in locazione un immobile ad uso abitativo/residenziale, con capacità ricettiva di circa 1000 posti», ovvero di «due immobili con capacità ricettiva di circa 500 posti ciascuno», siti «nel territorio della Città metropolitana di Roma Capitale», e che rispettino «la normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica»;
l'amministrazione comunale ha anche ribadito, nella nota, di «aver più volte informato la Prefettura la non disponibilità di strutture proprie idonee all'accoglienza dei migranti», e che «l'ex hotel Neanderthal, chiuso ormai da molti anni, presenta consistenti problematiche di natura urbanistica ancora irrisolte e, visto lo stato di abbandono in cui versa, si ritiene non sia in grado di ospitare chicchessia»;
l'arrivo di un così elevato numero di migranti nel territorio comunale di San Felice Circeo proprio a partire dal mese di giugno 2017, nel pieno della stagione balneare, rischia di compromettere seriamente il turismo nella zona e tutte le attività economiche connesse –:
di quali elementi disponga in merito alla questione esposta in premessa se corrisponda al vero che l'Hotel Neanderthal a partire dal mese di giugno 2017 ospiterà i suddetti migranti e, in tal caso, come sia stata possibile l'adozione di una simile decisione, alla luce della inadeguatezza della struttura e delle citate ricadute economiche negative sul territorio. (4-15522)
MARZANA, DIENI, D'AMBROSIO, DADONE, COZZOLINO, TONINELLI e FERRARESI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nella notte del 23 dicembre 2016, alle ore 3 circa, nel corso di un normale controllo dei documenti in piazza Primo Maggio, davanti alla stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni, nel Milanese, due poliziotti della volante «Alpha 6», Cristian Movio, 36enne agente scelto originario della provincia di Udine, e Luca Scatà, 29enne di Canicattini Bagni, agente da appena dieci mesi e in prova, si sono ritrovati davanti l'uomo più ricercato d'Europa, Anis Amri, l'attentatore di Berlino che alla guida di un camion ha ucciso dodici persone ad un mercatino di Natale della capitale tedesca;
i due poliziotti non sapevano chi avessero di fronte, infatti l'identità del terrorista è stata appurata solo nella mattinata: Movio è stato colpito alla spalla destra da Amri, mentre Scatà, nel conseguente conflitto a fuoco ha esploso due colpi, uno dei quali ha raggiunto al costato il terrorista, uccidendolo;
successivamente sia il titolare del Viminale durante la conferenza stampa che lo stesso Presidente del Consiglio pro tempore, con un twitter, hanno reso pubblica l'identità dei due agenti della polizia;
secondo gli interroganti è stato imprudente rendere noti i nomi dei poliziotti che hanno fermato il killer di Berlino: c’è infatti il timore che gli agenti, ma anche le loro famiglie, possano subire delle ritorsioni da parte dei terroristi islamici;
anche Franco Maccari, segretario generale del Sindacato indipendente di polizia (Coisp) ha affermato che: «Si sarebbe dovuta tutelare l'identità degli agenti, così come avviene per i militari impegnati all'estero nelle attività di contrasto al terrorismo. È incredibile la superficialità con cui è stata gestita la vicenda da parte dello stesso Governo, che rendendo nota l'identità degli agenti, le loro foto e persino i loro comuni di provenienza, ha dimostrato di sottovalutare il rischio di rappresaglie, mettendo a rischio le vite dei nostri colleghi e dei loro familiari»;
non è stato solo il Coisp a contestare fortemente la scelta del Viminale di diffondere i nomi dei due agenti; infatti la polemica, inizialmente limitata ai social, con il passare delle ore è sfociata in altri settori della vita pubblica e nella politica;
cosicché a poche ore di distanza dalla sparatoria, il capo della polizia Franco Gabrielli ha inviato a tutti i prefetti e questori una circolare di poche righe con la quale ha invitato il personale impegnato sul territorio alla «massima attenzione» poiché «non si possono escludere azioni ritorsive» sia nei confronti dei poliziotti sia verso tutti coloro che indossano una divisa;
inoltre, nell'ottica di proteggere ulteriormente i due poliziotti, i profili Facebook di Scatà e Movio, vengono «oscurati»;
ad oggi, all'attenzione del procuratore aggiunto di Milano, Alberto Nobili c’è un procedimento avviato, in base all'articolo 270-bis del codice penale, per associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, e relativo alla rete di contatti che il tunisino poteva avere in Lombardia;
sono più che mai urgenti un controllo più approfondito e nuove misure di sicurezza che consentano di identificare e neutralizzare le azioni terroristiche –:
come il Governo intenda garantire la massima tutela dei poliziotti coinvolti e dei loro familiari e la sicurezza dei comuni di provenienza per scongiurare possibili ritorsioni;
se nell'ambito di un maggiore contrasto del rischio terroristico, il Governo intenda assumere le iniziative di competenza per istituire, nelle zone maggiormente impegnate dai flussi di immigrazione, un pool specifico di polizia;
se, nell'ottica di rafforzare ulteriormente l'azione di controllo e di prevenzione del territorio, il Governo intenda assicurare la disponibilità in organico, in tutte le strutture adibite alla detenzione con una massiccia presenza di immigrati, come la casa circondariale di Cavadonna a Siracusa, di mediatori linguistici e culturali. (4-15524)
ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE, MATARRELLI e PASTORINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 5 febbraio 2017 a Cesena, in occasione della celebrazione della seconda unione civile nella città, il movimento locale eversivo di estrema destra Forza Nuova si è reso protagonista di un episodio di omotransfobia, organizzando un finto corteo funebre;
l'iniziativa è stata annunciata con l'affissione di alcuni finti manifesti del tutto simili agli annunci funebri, ma anziché il nome del defunto, l'annuncio riportava i nomi degli sposi: Matteo e Marco, ritenuti colpevoli di aver decretato «la fine della nostra civiltà, le nostre tradizioni, della famiglia naturale come unico cardine della nostra società (...)», considerando il matrimonio gay «Funerale d'Italia. L'Italia ha bisogno di figli, non di omosessuali». Il movimento di estrema destra completava l'operazione con un comunicato stampa dando appuntamento a iscritti e simpatizzanti: «I funerali della nostra civiltà avranno luogo con un corteo funebre, oggi domenica 5 febbraio 2017, con arrivo alle 11,30 presso il palazzo comunale di Cesena»;
tali episodi sono un chiaro tentativo di ledere i diritti e le libertà personali, oltre che l'ordine pubblico, ma soprattutto i princìpi antifascisti di libertà e di uguaglianza sui quali si basa la Costituzione, in particolare l'articolo 3, primo e secondo comma;
a giudizio degli interroganti, fatti come quelli accaduti a Cesena non possono essere ascrivibili alla libertà di opinione e alla libertà di manifestazione proprio per le finalità puramente discriminatorie e offensive a fronte di un istituto, quello dell'unione civile, previsto e normato da legge ordinaria dello Stato;
il radicalizzarsi di manifestazioni di carattere discriminatorio crea grande allarmismo sia tra i cittadini, sia tra le associazioni che si occupano del contrasto ai fenomeni di odio (come risulta dalle dichiarazioni di Arcigay Rimini);
l'iniziativa di stampo fascista e omotransfobica avvenuta a Cesena si aggiunge alle tante altre che sistematicamente vengono attuate contro singoli o comunità Lgbtqi, come ad esempio le scritte omofobe riscontrate il giorno dopo della marcia per la Candelora ad Ospedaletto D'Alpinolo in provincia di Avellino, o le polemiche sollevate sullo spettacolo «Fa'afafine» del regista Giulio Scarpinato, ad avviso degli interroganti in palese contrasto con la legge «Scelba», riguardante l'apologia di fascismo, e la legge «Mancino-Reale», riguardante le discriminazioni e i crimini di odio –:
se il Governo sia conoscenza di quanto riportato in premessa e se non ritenga necessario assumere iniziative normative per inasprire le pene contro i crimini aventi ad oggetto l'orientamento sessuale e l'identità di genere –:
se per lo svolgimento della manifestazione di Forza Nuova sia stata presentata ufficiale segnalazione al questore;
per quali motivazioni sia stata consentita la manifestazione di Forza Nuova, nonostante fosse di chiara matrice discriminatoria e lesiva della dignità di cittadini italiani che stavano celebrando il diritto previsto dalla legge 20 maggio 2016, n. 76, sulle unioni civili, e chi abbia assunto tale decisione;
se non ritenga opportuno e urgente assumere iniziative affinché in futuro siano impedite simili iniziative che comportano il grave rischio di turbare l'ordine pubblico e come intenda agire, nell'ambito delle sue competenze, nei confronti di chi non ha impedito lo svolgimento della manifestazione di Forza Nuova a Cesena. (4-15525)
DADONE, SIMONE VALENTE, MANTERO, COZZOLINO, DIENI e NUTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
diverse fonti di stampa anche di livello nazionale hanno riportato la notizia dell'arresto di un funzionario di polizia e due funzionari della prefettura di Savona;
gli arrestati sono accusati di reati estremamente gravi, in particolare per funzionari dello Stato, come la corruzione, traffico di influenze illecite, truffa ai danni dello Stato, concorso in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina;
sempre a quanto si apprende dalle fonti di stampa i magistrati inquirenti della procura di Savona nelle carte dell'inchiesta definiscono il sistema messo in piedi dagli arrestati un meccanismo di «malaffare diffuso per pochi euro»;
uno dei tre arrestati ricopre la carica di vice prefetto, è attualmente commissario prefettizio del comune di Borghetto Santo Spirito, ed ha più volte ricoperto tale incarico in altre amministrazioni comunali nel corso degli anni anche in provincia di Torino;
l'altro funzionario della prefettura arrestato fa parte dello staff del referente responsabile per la sicurezza e l'integrità della prefettura di Savona;
la vicenda oltre ad arrecare un duro colpo all'immagine dell'ufficio territoriale del Governo di Savona, sconcerta perché i due funzionari prefettizi hanno potuto agire indisturbati per diverso tempo all'interno degli uffici della prefettura e le loro attività sono giunte casualmente all'attenzione degli inquirenti, a seguito di intercettazioni su di un sospetto per traffico di droga –:
quali iniziative di competenza intenda porre in essere con urgenza in merito alla sconcertante vicenda, anche al fine di tutelare l'immagine della prefettura di Savona fortemente compromessa dalla vicenda riportata in premessa. (4-15531)
CARFAGNA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 27 della legge n. 448 del 1998 disciplina la fornitura gratuita, totale o parziale, dei libri di testo a favore degli alunni meno abbienti delle scuole dell'obbligo e secondarie superiori;
il decreto-legge n. 95 del 2012, ha previsto uno stanziamento di 103 milioni di euro a partire dal 2013 al fine di assicurare l'attuazione degli interventi previsti dalla legge n. 448 del 1998;
il contributo per l'acquisto di libri di testo viene assegnato sulla base del reddito familiare, certificato con Isee; in Italia sono 668.206 gli alunni destinatari del contributo, circa il 16 per cento del totale degli alunni, con una distribuzione territoriale molto disomogenea che va dal 6,9 per cento in Friuli Venezia Giulia al 30,2 per cento della Sicilia. Nel Sud si colloca il 60 per cento delle famiglie meno abbienti e solo la Puglia è nella media italiana;
i fondi destinati al contributo per la gratuità totale o parziale dei libri di testo destinati agli alunni meno abbienti vengono distribuiti alle regioni che a loro volta trasferiscono le risorse ai comuni, enti incaricati di erogare i fondi ai nuclei familiari bisognosi;
i fondi vengono trasferiti alle regioni con ritardo rispetto all'avvio dell'anno scolastico con il risultato che, per un effetto a cascata, la disponibilità del contributo per le famiglie arriva con estremo ritardo;
secondo un monitoraggio condotto da Save the Children e in base ai dati dei comuni, per l'anno scolastico 2016/2017 soltanto 3 regioni possono garantire un uso efficiente di questi fondi e nella maggior parte dei casi le misure messe in atto dalle regioni sono insufficienti e assolutamente fuori tempo;
le famiglie, infatti, ancora nel secondo quadrimestre non hanno ricevuto il contributo previsto per il sostegno al diritto allo studio e i ragazzi spesso possono iniziare e frequentare la scuola solo grazie alla disponibilità e alla creatività di famiglie e di docenti;
questo dato è tanto più reale in alcune zone del territorio nazionale; nelle municipalità del comune di Napoli il dato è generalizzato; in alcuni comuni campani per l'anno scolastico 2015/2016 la consegna delle domande da parte delle famiglie è stata autorizzata solo a fine maggio; alcuni comuni, tra cui quello di Napoli, non sono riusciti ad assegnare i fondi, con la conseguenza che hanno dovuto riconsegnarli al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca perché non spendibili per altri fini;
in merito ai contributi relativi all'anno scolastico 2016/2017 la situazione si presenta analoga; per quanto riguarda Napoli si parla di una platea potenziale di destinatari di 20-25 mila aventi diritto;
sono diversi da regione a regione i limiti di reddito certificati con Isee che danno diritto al contributo, sono diverse le modalità di erogazione del contributo, in alcuni casi risultano diversi anche gli oggetti che vengono inclusi nel conteggio del contributo;
il contributo per la gratuità dei libri scolastici per gli studenti appartenenti a famiglie meno abbienti costituisce uno degli strumenti di attuazione del diritto allo studio sancito dalla Costituzione e non attuarlo nei tempi, nei modi e nella misura necessaria non solo lede un diritto del cittadino, ma favorisce la dispersione scolastica in una fase storica in cui è ormai noto a tutti che è sulla società della conoscenza che ogni Paese deve investire per poter crescere e svilupparsi –:
quali iniziative si intendano assumere affinché i fondi vengano trasferiti alle regioni in tempo utile alla loro erogazione ai cittadini prima dell'avvio dell'anno scolastico e, per quanto di competenza, sulla base di criteri e di modalità omogenei sul territorio nazionale. (4-15519)
IORI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la difformità di trattamento tra il corso di formazione specifica in medicina generale (Cfsmg) e i corsi di specializzazione universitaria di ambito medico è particolarmente penalizzante per i diritti delle frequentanti in condizione di gravidanza;
la gravidanza, durante il corso di formazione specifica in medicina generale, comporta la sospensione dell'erogazione della borsa di studio e il ritardo nel proseguimento delle attività didattiche teoriche e pratiche, con conseguente ritardo nell'ottenimento del diploma e dilatazione dei tempi in cui effettivamente sia possibile accedere al mondo del lavoro;
si rilevano in materia le norme contenute nel decreto legislativo n. 368 del 17 agosto 1999 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 187/L parte prima del 23 ottobre 1999) che recepisce la «Direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli»; nel decreto legislativo n. 277 dell'8 luglio 2003 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 161/L del 14 ottobre 2003) che recepisce la «Direttiva 2001/19/CE che modifica le direttive del Consiglio relative al sistema generale di riconoscimento delle qualifiche professionali e le direttive del Consiglio concernenti le professioni di infermiere professionale, dentista, veterinario, ostetrica architetto, farmacista e medico»; oltreché nel decreto del Ministero della salute del 7 marzo 2006 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo 2006) relativo ai «Princìpi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale»;
annualmente, il Cfsmg prevede la corresponsione di una borsa di studio di 11.603 euro lordi annui, sottoposti a tassazione Irap e Irpef, laddove ai frequentanti corsi di specializzazione universitaria è attribuita una borsa di studio annua di 25.000 euro lordi annui;
il problema è aggravato per le giovani professioniste che affrontano gravidanze durante il Cfsmg poiché la borsa di studio viene sospesa ed inoltre esse devono attendere la sessione di diploma annuale successiva, salvo il caso di alcune regioni che prevedono sessioni straordinarie estive, per poter concludere il loro percorso di formazione (laddove invece le specializzande dei corsi universitari hanno diritto a 12 mesi di maternità totali nei 5 anni di specialità durante i quali vengono erogati 1.500 euro mensili ed inoltre hanno diritto a specializzarsi nel momento in cui terminano il recupero dei mesi di maternità in qualsiasi periodo dell'anno);
non vi sono tutele o politiche di sostegno per il periodo dell'allattamento (fino a un anno di età del bambino) –:
se il Governo non ritenga di assumere iniziative volte a stabilire un protocollo d'intesa su quali attività la corsista in condizione di gravidanza possa frequentare e sulle modalità di ottenimento del diploma una volta recuperate le attività didattiche teoriche e pratiche;
se, a parità sostanziale di contesto professionale, il Governo non possa assumere iniziative per declinare in modo uniforme la tutela della gravidanza e della maternità promuovendo una opportuna revisione della normativa di riferimento del corso di formazione specifica in medicina generale. (4-15521)
FABBRI, LENZI, DE MARIA, GNECCHI, PATRIZIA MAESTRI, BARUFFI, PAGANI e PAOLA BOLDRINI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
nelle settimane scorse alcuni lavoratori della cooperativa romana, la Bird Logistic, che lavora in appalto per Mondo Convenienza presso la sede di Calderara di Reno (Bologna) hanno scioperato per chiedere, secondo fonti sindacali, il rispetto degli orari e del contratto nazionale, lamentando condizioni di sfruttamento;
l'80 per cento dei lavoratori della società sono in gran parte stranieri e si occupano della consegna nonché del montaggio dei mobili. Secondo i sindacati i lavoratori protagonisti di questa vertenza, lavorano circa 70 ore a settimana, a fronte delle 39 previste dal contratto, senza il pagamento delle ore di straordinario e il riconoscimento di ferie e permessi, e senza il rispetto delle minime condizioni di sicurezza sul lavoro previste dalla normativa legislativa. Si parla di turni di 12 ore al giorno sei giorni a settimana, alcune volte anche la domenica senza giorno di riposo, caricando i mobili sui furgoni per consegnarli e montarli direttamente dal cliente e con questi ritmi di lavoro, nel tempo, si è evidenziato un numero spropositato di infortuni e malattie sul lavoro con possibili manifestazioni di malattie professionali;
ai lavoratori che hanno aderito all'agitazione sindacale (più di 30 persone) è stata comunicata la sospensione immediata e a tempo indeterminato per motivi disciplinari, un provvedimento che nella maggior parte dei casi è l'anticamera del licenziamento;
l'azienda si difende spiegando che le sospensioni non sono causate dallo sciopero, che ovviamente resta un diritto dei lavoratori, ma sono riconducibili ad alcuni atti violenti contro gli altri lavoratori e al blocco del magazzino del committente;
la prefettura di Bologna ha convocato le parti in causa per tentare di trovare una soluzione al problema –:
se siano a conoscenza dei fatti suesposti e se non reputino doveroso intervenire, per quanto di competenza, per verificare l'applicazione della normativa vigente in materia di lavoro, inclusa quella riguardante la sicurezza del personale, e il rispetto dei diritti sindacali, adoperandosi altresì per la tutela dei livelli occupazionali. (5-10544)
PAGANO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in Ardea (RM) quattro pensionati, tutti autosufficienti, si sono aggregati in una libera cohousing, unità fra uomini e donne che volontariamente decidono di condividere un'abitazione e tutti i servizi connessi, secondo un progetto pilota dell'associazione culturale «L'Officina delle idee»;
gli anziani hanno adottato questa nuova forma aggregativa per far fronte, stante il livello delle proprie pensioni, alla impossibilità di vivere singolarmente in maniera sana e dignitosa, in risposta alla grave crisi economica e al continuo ridursi di politiche attive a favore delle classi meno abbienti e in particolare degli anziani;
gli anziani sopracitati hanno ricevuto una visita ispettiva da parte dei vigili urbani cui hanno fatto constatare la condizione di cui sopra; successivamente, hanno ricevuto una visita ispettiva da parte dei N.A.S., quali hanno contestato ai residenti in via Monselice il camuffamento di una casa per anziani di cui alla legge regionale n. 41 del 2003, chiedendo al sindaco di ordinarne la chiusura con il trasferimento degli ospiti in strutture sanitarie;
il sindaco ha richiesto due pareri all'assessorato regionale alla sanità. Nel primo, successivo alla visita dei vigili, l'organo regionale ha dichiarato la propria incompetenza, poiché trattavasi di libera iniziativa non formata. Nel secondo, successivo alla visita dei N.A.S., ne ha accolto le fuorvianti considerazioni;
il 23 gennaio 2017 il sindaco di Ardea ha firmato l'ordinanza n. 5, su proposta del dirigente dell'ufficio competente, che ha ritenuto inverosimile parlare di cohousing per quella che, secondo il medesimo, si configura come struttura socio-assistenziale;
gli anziani hanno affidato con contratto di diritto privato il disbrigo di servizi sussidiari a una società cooperativa, mentre per quelli sanitari fruiscono dell'assistenza della locale A.S.L.; essi hanno dato mandato al presidente dell'associazione «Officina delle idee» per la gestione del loro fondo comune; questo comportamento spontaneo e solidale è stato interpretato, a giudizio dell'interrogante erroneamente e in maniera fuorviante, dai N.A.S. come camuffamento di fornitura di servizi socio-assistenziali;
appare contraddittorio e contrario ai principi costituzionali un intervento dell'amministrazione locale in un'abitazione privata per eseguire quello che l'interrogante giudica un forzoso e incivile trasferimento di liberi cittadini presso strutture socio-assistenziali;
tra l'altro, il dirigente comunale nel 2013 è stato oggetto di denuncia dall'associazione culturale «L'Officina delle idee» per l'ipotesi di abuso d'ufficio riguardante altro progetto dell'associazione;
la libera cohousing risponde a varie esigenze della vita quotidiana degli anziani, come attivare standard di presidio sanitario spesso assenti, garantire un'esistenza «di qualità», combattere la solitudine, prevenire eventi criminosi ai danni degli anziani, favorire un più equilibrato uso del tempo e un proficuo rapporto tra tempi di lavoro, di svago e di cura della famiglia, arricchire il tempo libero e agevolare l'uso dei mezzi di comunicazione di massa. Ciò risponde a un'accurata richiesta di equità e produce forti risparmi per l'asfittico settore socio-sanitario incapace di rispondere, quantitativamente e qualitativamente, alla nuova sfida dell'invecchiamento della popolazione;
a giudizio dell'interrogante vanno stigmatizzati i comportamenti ti enti pubblici che, con atti ispettivi o circolari non opportune, hanno leso la possibilità di una convivenza libera e volontaria di persone non autosufficienti in spazi e superfici private –:
se il Governo non intenda assumere iniziative normative volte «disciplinare il fenomeno di cui in premessa, salvaguardando la scelta di liberi cittadini che decidono di convivere, per le motivazioni più diverse, nella medesima unità abitativa, scelta che corrisponde, secondo l'interrogante, all'esercizio di un diritto inalienabile e costituzionale, tenendo conto che già esistono, nelle più svariate tipologie, molteplici casi di libera convivenza di cittadini, dalla convivenza di coniugi separati e privi di abitazione alla convivenza di studenti e lavoratori fuori sede.
(4-15533)
La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
il 18 novembre 2016 il Governo pro tempore annunciò l'intenzione di inviare a Bruxelles uno schema di decreto che prevedeva l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine della materia prima anche per la filiera grano-pasta, al fine di dare maggiore trasparenza alle informazioni per il consumatore, di tutelare i produttori e di rafforzare i rapporti di una filiera strategica per il made in Italy agroalimentare;
il 20 dicembre 2016 il Ministro Martina ha reso noto che lo schema di decreto è stato trasmesso alle autorità di Bruxelles per una prima verifica e che è stato così avviato l'iter autorizzativo per configurare un modello di etichettatura in grado di indicare con chiarezza se la pasta secca sia prodotta in Italia o in un altro Paese e l'area dove il grano sia stato coltivato e macinato;
in particolare, lo schema di decreto prevederebbe che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno obbligatoriamente indicare in etichetta le diciture sul Paese di coltivazione del grano e del Paese di molitura. Se queste fasi avvengono in diversi Paesi, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi non UE. Se il grano duro è coltivato almeno per il 50 per cento in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: «Italia e altri Paesi UE e non UE». Queste indicazioni sull'origine del grano dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo, in modo da essere facilmente visibili, chiaramente leggibili e indelebili;
in merito alle nuove disposizioni che verrebbero introdotte dallo schema di decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, l’Executive director communication and external relations della Barilla, Luca Virginio, ha già avanzato «forti dubbi e perplessità in quanto l'indicazione in etichetta dell'origine della materia prima della pasta confonderebbe i consumatori e indebolirebbe la competitività della filiera». Inoltre, sempre secondo il manager della Barilla, «l'origine da sola non sarebbe sinonimo di qualità»;
ai dubbi del gruppo Barilla, sono seguiti quelli espressi dai pastai italiani di Aidepi, associazione delle industrie del dolce e della pasta italiana, che criticano tuttavia solo la dicitura scelta dal Governo, dichiarandosi invece favorevoli all'indicazione dell'origine del grano;
Riccardo Felicetti, presidente della citata associazione, ha infatti dichiarato «la formula scelta non ha alcun valore aggiunto per il consumatore (...) l'origine del grano non è sinonimo di qualità (...) e l'etichetta da sola non basta»;
se lo schema di decreto sull'etichettatura – precisa Ivano Vacondio, presidente Italmopa –, risponde alla richiesta di trasparenza sull'origine della materia prima proveniente dai consumatori, tuttavia l'origine del grano non è in alcun modo sinonimo di qualità, poiché «l'eccellenza dell'industria molitoria italiana è riconducibile alla capacità che dei nostri mugnai di individuare, selezionare, miscelare e trasformare le migliori varietà di frumento, quali che siano le loro origini, per la produzione di semole di frumento duro di altissima qualità. Semole che costituiscono uno degli ingredienti essenziali per il successo della pasta italiana nel mondo»;
inoltre, rimangono inalterate le problematiche, relative al deficit quantitativo della produzione nazionale e del controllo sul corretto approvvigionamento di frumento duro dell'industria semoliera;
lo schema di decreto incide dunque sui delicati equilibri dell'industria alimentare: «il Ministro Martina – afferma Luca Ferrara, amministratore unico del pastificio Guido Ferrara, alla quinta generazione imprenditoriale – punta ad accrescere il prezzo del grano italiano sottostimando però le problematiche di noi produttori stritolati dalla grande distribuzione organizzata e dal prezzo finale. Con questo decreto il Belpaese sta concedendo spazio ai concorrenti turchi, nordeuropei e nordafricani, minando i vantaggi distintivi dell'industria italiana della pasta conquistati con grandi sforzi nei decenni passati»;
l'Italia è il principale produttore europeo di grano duro destinato alla pasta con quasi 5 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari (concentrata soprattutto in Puglia e in Sicilia) che, da sole, rappresentano il 42 per cento della produzione nazionale;
nonostante ciò, la produzione italiana non è sufficiente a soddisfare la domanda domestica ed è pertanto necessario ricorrere all'importazione di circa 2,3 milioni di tonnellate annue dall'estero, prodotto privo di indicazioni adeguate in etichetta che lo condanna, seppur di buona qualità, ad un giudizio negativo;
la materia relativa all'etichettatura non può e non deve essere scissa da questioni fondamentali quali la stabilizzazione dell'offerta e la continuità dell'approvvigionamento della materia prima, fattori indispensabili per la corretta programmazione industriale e del tutto ignorati –:
a che punto sia l'iter dello schema di decreto inviato alle autorità di Bruxelles;
se non ritenga, per quanto espresso in premessa, opportuno avviare un tavolo di concertazione con il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera, al fine di valutare la possibilità di adottare un tipo di etichettatura che concretamente garantisca i consumatori e i produttori.
(2-01652) «Elvira Savino».
DAMBRUOSO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
le direttive 2005/36/CE e 2006/100/CE e il decreto legislativo n. 206 del 2007 prevedono, per semplificare il riconoscimento dei titoli professionali all'interno dell'Unione europea che: «Se in uno Stato membro ospitante, l'accesso a una professione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di determinate qualifiche professionali, l'autorità competente (...) dà accesso alla professione e ne consente l'esercizio, alle stesse condizioni dei suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell'attestato di competenza o del titolo di formazione prescritto, per accedere alla stessa professione o esercitarla sul suo territorio, da un altro Stato membro» (articolo 13 della direttiva 2005/36/CE) e che «per l'accesso o l'esercizio di una professione regolamentata sono ammessi al riconoscimento professionale le qualifiche professionali che sono prescritte da un altro Stato Membro per accedere alla corrispondente professione ed esercitarla» (articolo 21 del decreto legislativo n. 206 del 2007);
il decreto legislativo n. 206 del 2007 all'articolo 16, prevede che l'autorità competente a riconoscere un titolo professionale conseguito all'estero debba dare notizia all'interessato entro 30 giorni dal ricevimento della domanda e che la stessa possa indire una conferenza di servizi per valutare i titoli acquisiti, tranne nel caso in cui la domanda di riconoscimento abbia ad oggetto titoli identici a quelli su cui si è provveduto con precedente decreto. Lo stesso decreto legislativo n. 206 del 2007 stabilisce che «Se l'accesso ad una professione regolamentata nello Stato membro di origine è subordinata al compimento di un tirocinio professionale, l'autorità competente dello Stato membro di origine, al momento di prendere in esame la richiesta di autorizzazione all'esercizio di una professione regolamentata, riconosce i tirocini professionali effettuati in un altro Stato membro»;
la Semmelweis University di Budapest organizza presso il campus L.U.de.S. S.A.G.L. di Lugano, un corso specialistico fuori sede di fisioterapia in lingua inglese. Il corso rilascia il titolo di Laurea quadriennale in Fisioterapia abilitante l'esercizio della relativa professione in Ungheria (Corso approvato l'8 dicembre 2009 dalla Commissione Ungherese di accreditamento);
l'istituto di studi L.U.de.S. è iscritto negli uffici del Canton Ticino ed è accreditato presso la Croce Rossa Svizzera con la facoltà di rilasciare il Diploma Federale di Fisioterapista abilitante in tutta la Confederazione elvetica (decisione del 30 ottobre 2006, ex articolo 7, lettera a), del regolamento di riconoscimento delle formazioni professionali);
lo Stato italiano a partire dal 2014 ha riconosciuto l'abilitazione alla professione di fisioterapista ai laureati della Semmelweis University presso il Campus L.U.de.S. (decreti del direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del servizio nazionale Prat. 2015/16143 e Prat. 2015/17291);
si è appreso che:
6 studenti italiani che hanno conseguito il titolo di laurea in fisioterapia della Semmelweis University nell'aprile del 2016 hanno fatto domanda al Ministero della salute per il riconoscimento dell'abilitazione all'esercizio della professione di fisioterapista in Italia, aspettano ancora una risposta;
6 studenti con titolo di laurea in un'università Ungherese hanno svolto i propri tirocini presso strutture sanitarie pubbliche italiane e tali tirocini sono stati riconosciuti validi dalle competenti autorità ungheresi e svizzere –:
a che punto siano i procedimenti di riconoscimento del titolo in questione avviati nell'aprile 2016 e per quale motivo i tempi si stiano prolunga io oltre i 30 giorni previsti;
se la procedura di cui sopra sia stata avviata ex articolo 16 del decreto legislativo n. 206 del 2007 con un iter semplificato per il riconoscimento di titoli identici a quelli su cui si è provveduto con precedente decreto. (3-02783)
CARRA. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il territorio della provincia di Mantova continua ad esser interessato da una presenza rilevante di nutrie;
suddetti animali nel solo territorio in questioni sarebbero circa 170 mila e ormai costituiscono da tempo una vera e propria emergenza dal punto di vista sanitario, per i danni che arrecano alle attività agricole e per la sicurezza stradale (purtroppo sono sempre più numerosi gli incidenti provocati da questi animali) e idraulica;
a fronte di circa 400 mila euro necessari per affrontare tale emergenza sul territorio mantovano, la regione Lombardia ne ha stanziati circa 80 mila, del tutto insufficienti;
sarebbe utile avere la possibilità di utilizzare le risorse, in disponibilità della regione Lombardia, giacenti e non utilizzate finalizzate al contrasto al randagismo;
per far questo però occorrerebbe che il Governo permetta di derogare a tale vincolo e consenta il trasferimento di tali risorse a supporto degli interventi per fronteggiare l'emergenza nutrie –:
se il Governo intenda valutare l'opportunità di assumere le iniziative di competenza per destinare le risorse inutilizzate finalizzate al contrasto del randagismo in favore di un piano straordinario di contrasto alle nutrie finanziando interventi che altrimenti non potrebbero essere posti in essere per l'esiguità delle risorse a disposizione a discapito dell'intero territorio della provincia di Mantova. (5-10538)
GRILLO, BARONI, COLONNESE, DI VITA, SILVIA GIORDANO, LOREFICE, MANTERO e NESCI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il giornale online de Il Sole24ore Sanità in data 6 febbraio 2017 ha pubblicato l'articolo dal titolo «Farmaci/Sovaldi e non solo: venerdì per 12 ore i carabinieri in Aifa» dal quale si apprende che: il 3 febbraio 2017 i carabinieri sono entrati nei locali dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) di via del Tritone 181 a Roma;
la perquisizione è stata effettuata presso gli uffici prezzi e direzione generale;
almeno tre, a quanto si apprende, sono i filoni su cui è stata cercata documentazione:
il costo d'acquisto del farmaco anti epatite C Sovaldi;
l'attività di due persone con ruoli specifici nell'Agenzia;
il contratto con una società per l'elaborazione dati per l'Aifa;
rispetto al farmaco Sovaldi della ditta Gilead con determina dell'AIFA 12 novembre 2014 n. 1.353 si è stabilita la validità del contratto e, cioè, 18 mesi, decorrenti dalla prima commercializzazione;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), sul bollettino n. 6 del 7 marzo 2016, ha riportato il parere relativamente ai contenuti della determinazione n. 1.427, adottata dall'Agenzia italiana del Farmaco («AIFA») il 4 novembre 2015 «Attività di rimborso alle regioni in attuazione del meccanismo prezzo/volume per i medicinali per uso umano “Sovaldi” e “Harvoni”», dal quale emerge la possibilità di «vincolare gli acquisti futuri di trattamenti anti-epatite C da parte delle Regioni a forniture dei Farmaci, con effetti di consolidamento/rafforzamento di posizioni commerciali che già vedono in Gilead il principale operatore nel mercato di riferimento»;
l'Aifa con determinazione 12 febbraio 2016 n. 227, ha riformato la determina n. 1.427 sulla base del parere (AGCM) pubblicato sul bollettino n. 6 del 7 marzo 2016;
con determinazione 27 dicembre 2016 n. 1.631 l'Aifa individua la ripartizione regionale delle note di credito a favore delle strutture sanitarie, pari a oltre 354 milioni di euro, cifra in forte aumento rispetto alle precedenti forme di rimborso, a dimostrazione che la determina di riforma n. 227/2016 non ha sortito alcun effetto rispetto al «consolidamento/rafforzamento di posizioni commerciali che già vedono in Gilead il principale operatore nel mercato di riferimento»;
in data 1o luglio 2017 l'AIFA ha comunicato come:
il contratto con la ditta Gilead per le specialità medicinali Sovaldi e Harvoni è scaduto il 18 giugno 2016;
nel periodo di rinegoziazione da parte di Aifa, per le regioni si applica quanto previsto dalla delibera del Cipe del 2001 e, fino alla conclusione del procedimento, resta operativo l'accordo precedente;
dal giornale online Quotidiano Sanità in data 23 giugno 2015 si apprende che il prezzo degli ultimi trattamenti con il farmaco Sovaldi sarebbe di circa 4.000 euro;
sul quotidiano La Repubblica in data 31 gennaio 2017 è stato pubblicato l'articolo «E Ora BigPharma abbassi i prezzi» nel quale il direttore generale dell'Aifa dichiara che: «il nuovo accordo e determineremo il prezzo, spero molto più basso di quello medio del passato contratto, avrà effetto anche per i 15 mila trattamenti già anticipati dalle Regioni» –:
quali siano, nel rispetto degli accertamenti condotti dalla magistratura, gli orientamenti del Ministro interrogato riguardo a quanto esposto in premessa;
se, nelle more della scadenza del contratto con la ditta Gilead, siano presenti accordi confidenziali rispetto ai trattamenti «già anticipati dalle regioni».
(5-10539)
ARTINI, BALDASSARRE, BECHIS, SEGONI e TURCO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la rete degli Istituti zooprofilattici sperimentali è funzionale al controllo della salubrità della produzione zootecnica italiana e di supporto al sistema sanitario fornendo le attività di laboratorio indispensabili per la certificazione sanitaria di idoneità per usi alimentari. La rete degli Istituti zooprofilattici sperimentali offre, attraverso i «centri di referenza», supporto per l'identificazione e la cura ed eradicazione di varie malattie diffusive che periodicamente mettono a rischio il nostro patrimonio zootecnico o, per alcune patologie, anche la salute umana;
l'Istituto zooprofilattico sperimentale per la Puglia e la Basilicata è centro di referenza nazionale per il «bacillo dell'antrace» che causa la malattia del «carbonchio» e in questa attività si è distinto in campo nazionale e internazionale svolgendo un'azione di sorveglianza nel campo della diagnosi da «contaminazione da sostanze radioattive» e, dall'incidente al reattore nucleare della centrale di Chernobyl, ha offerto supporto a tutto il sistema sanitario nazionale per l'individuazione di alimenti contaminati;
la piena operatività di ogni Istituto zooprofilattico sperimentale è assicurata, oltreché da adeguati finanziamenti, anche dalla piena operatività della direzione scientifica e gestionale;
in seguito alle dimissioni volontarie del direttore generale professor Canio Buonavoglia l'incarico di direttore generale facente funzione è stato assunto dal direttore sanitario come previsto negli ordinamenti regionali;
i presidenti delle due regioni Puglia e Basilicata hanno concordato di attivare un nuovo bando pubblico per avere un elenco di idonei da cui attingere per la nomina del nuovo direttore generale;
il bando pubblico per gli aspiranti alla carica di direttore generale si è concluso nel mese di agosto 2016 e le regioni Puglia e Basilicata hanno nominato i rispettivi componenti nella commissione che deve valutare l'idoneità dei candidati per la compilazione dell'elenco degli idonei alla carica di direttore generale, mentre manca ancora la nomina del componente designato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) –:
se il Ministro interrogato intenda chiarire quali siano gli impedimenti alla nomina del componente della commissione di esperti per la valutazione dei candidati alla carica di direttore generale dell'Istituto zooprofilattico sperimentale per la Puglia e Basilicata e in quanto tempo si ritenga di poter risolvere la questione. (4-15516)
SBERNA. — Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
l'Ospizio di Santa Margherita sull'Aventino a Roma e la Congregazione delle Suore Terziarie Francescane oggi denominate Congregazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori sono stati fondati nel 1879, da Francesco Saverio Maresca, conosciuto come padre Simpliciano della Natività, il quale con testamento olografo pubblicato il 26 maggio 1898 ha lasciato al citato Ospizio la proprietà dell'immobile adiacente alla Basilica di Santa Balbina in Roma, con espresso vincolo di continuare l'opera di riabilitazione delle ragazze;
in conseguenza dell'entrata in vigore della legge n. 6972 del 1890, sulle opere pie, l'Ospizio di Santa Margherita in Roma venne trasformato, in «istituto pubblico di assistenza e beneficenza (IPAB)»;
in tempi più recenti, il suo statuto è stato approvato dalla regione Lazio con deliberazione n. 6991 dell'11 novembre 1997, ignorando il vincolo di destinazione di cui al testamento di Padre Simpliciano;
gli immobili che avrebbero dovuto essere funzionali all'ospizio, infatti, oggi risultano in locazione; una situazione che non appare conciliabile con il vincolo posto dalla soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per il comune di Roma;
successivamente, con delibera della giunta regionale n. 124 del 24 marzo 2015 e successive modificazioni e integrazioni sono stati stabiliti i requisiti per l'accreditamento ed il funzionamento delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale che prestano servizi socio-assistenziali;
nell'allegato A della delibera citata sono specificati i requisiti di «qualità del personale»; di «qualità organizzativo-gestionali; di «valutazione del servizio»; tra questi, grande rilievo viene dato alla «qualità della struttura»; alla «qualità del lavoro», ai «requisiti di qualità del personale», che, a parere dell'interrogante appaiono palesemente ignorati;
è, infatti, noto il degrado in cui versano tutti gli immobili gestiti dall'IPAB e dell'adiacente chiesa di Santa Balbina, come evidenzia, un recente articolo del quotidiano il Tempo del 29 gennaio 2017;
lo stesso articolo sottolinea la difficile situazione lavorativa in cui versano le suore che vi operano;
l'assistenza agli anziani, a quanto risulta all'interrogante, risulterebbe essere prestata esclusivamente dalle suore francescane dei Sacri Cuori che operano in assenza di convenzione scaduta da anni, con ritmi e condizioni in lavoro ben peggiori di quelle stabilite dai contratti collettivi di categoria e senza il supporto di personale qualificato, necessario e previsto all'interno delle IPAB che ospitano anche anziani non autosufficienti;
va rilevato che la delibera della giunta regionale n. 429 del 4 agosto 2015, impone alla regione una vigilanza sulle attività delle IPAB;
le suore Francescane dei Sacri Cuori recentemente hanno richiesto, tra l'altro, la trasformazione dell'IPAB Santa Margherita in fondazione di diritto privato;
d'altra parte la sentenza della Corte costituzionale n. 396 del 1988 ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per violazione dell'articolo 38 della Costituzione, dell'articolo 1 della legge n. 6972 del 1890, nella parte in cui non prevede che le IPAB regionali ed infraregionali possano continuare a sussistere assumendo la personalità giuridica di diritto privato; non a caso, infatti, nella stessa regione Lazio ci sono dei precedenti in tal senso con la privatizzazione di alcune IPAB –:
di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e se non ritenga di valutare se sussistano i presupposti per promuovere, una verifica, per il tramite del comando carabinieri per la tutela della salute, (NAS) circa la situazione in cui versa la struttura in questione deputata a prestare servizi socio-assistenziali, anche ad anziani non autosufficienti;
quali iniziati di competenza abbia assunto o intenda assumere la competente soprintendenza in relazione al rispetto di vincoli esistenti sugli immobili. (4-15523)
PARENTELA. — Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
con il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, è stato disposto, a decorrere dal 1o gennaio 2017, l'assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell'Arma dei carabinieri e il transito del relativo personale in altre forze di polizia, nonché in altre amministrazioni civili;
alla data del 1o gennaio 2017, la graduatoria del concorso pubblico per 400 allievi vice ispettori del Corpo forestale dello Stato (pubblicate in Gazzetta Ufficiale n. 94 del 29 novembre 2011 e graduatoria approvata con D.C.C. del 24 luglio 2014), composta da circa 500 giovani idonei, risulta essere l'unica graduatoria di concorso pubblico vigente per il Corpo forestale;
la legge riconosce espressamente ad ogni singola amministrazione la facoltà di utilizzare le graduatorie relative ai concorsi approvate da altre amministrazioni per profili analoghi o equivalenti, ai sensi dell'articolo 3, comma 61, della legge n. 350 del 2003, nonché ai sensi dell'articolo 4, comma 3-ter, del decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2013;
la graduatoria del concorso sopra menzionato sarà valida, e quindi utilizzabile, ai sensi dell'articolo 35, comma 5-ter, del decreto legislativo n. 165 del 2001, in combinato disposto con l'articolo 1, comma 368, della legge n. 232 del 2016, sino al 31 dicembre 2017;
la legge di bilancio per l'anno 2017 (legge n. 232 del 2016), istituisce un fondo per finanziarie nuove assunzioni a tempo indeterminato presso le amministrazioni dello Stato (ivi inclusi i Corpi di polizia e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco), fondo che sarà ripartito con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;
l'utilizzo della graduatoria in esame potrebbe consentire di sopperire immediatamente alle attuali carenze organiche esistenti all'interno dei corrispondenti «ruoli ispettori/marescialli» dell'Arma dei carabinieri, della polizia di Stato, della polizia penitenziaria, della Guardia di finanza e/o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, senza dover attendere l'esito di eventuali ulteriori procedure concorsuali e con un consistente risparmio di spesa per le casse pubbliche –:
quali iniziative intenda assumere per promuovere l'utilizzo della graduatoria del concorso pubblico per 400 allievi vice ispettori del Corpo forestale dello Stato (bando pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 94 del 29 novembre 2011 e graduatoria approvata con D.C.C. del 24 luglio 2014) da parte di una o più delle suddette amministrazioni, al fine di consentire loro di reclutare immediatamente personale in seno ai rispettivi ruoli ispettori marescialli. (4-15512)
FANTINATI. — Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
alcuni mesi fa, un articolo pubblicato da un quotidiano online di Verona, poneva l'attenzione sulla modalità di conferimento di alcuni incarichi di vertice in tre partecipate veronesi, tutti avvenuti tra giugno e luglio del 2015;
in particolare, prendeva in esame quella dell'ingegner Niko Cordioli, presidente di «Acque Veronesi» – società consortile per la gestione della distribuzione e la depurazione delle acque nella provincia – quella di Fabio Venturi, presidente di Agsm Verona spa – multiutility dell'energia, acqua, gas e rifiuti, di proprietà del comune di Verona – e, infine, quella di Giuseppe Stoppato, presidente di Agsm Energia;
Niko Cordioli, nominato alla guida di «Acque Veronesi» il 13 luglio del 2015, ha ricoperto la carica di consigliere provinciale di Verona dal 2009 al 2014;
Fabio Venturi, nominato presidente di Agsm Verona a fine giugno 2015, è stato prima consigliere provinciale, poi vicepresidente della provincia di Verona e, infine, assessore all'ambiente per il medesimo ente, nell'arco temporale che va dal 2009 al 2014;
Giuseppe Stoppato, sullo scranno più alto di Agsm Energia dal 23 luglio 2015, era diventato consigliere regionale del Veneto nel settembre del 2014, subentrando ad un collega dimissionario;
l'articolo 7 del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, detta disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le amministrazioni pubbliche e gli enti di controllo pubblico;
in particolare, il comma 2 impedirebbe di ricoprire tali cariche «a coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio della provincia, del comune o della forma associativa tra comuni che conferisce l'incarico (...) nella stessa regione dell'amministrazione locale che conferisce l'incarico, nonché a coloro che siano stati presidente o amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico da parte di province, comuni e loro forme associative della stessa regione, non possono essere conferiti:
a) gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione;
b) gli incarichi dirigenziali nelle medesime amministrazioni di cui alla lettera a);
c) gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello provinciale o comunale;
d) gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico da parte di una provincia, di un comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione»;
i criteri fissati dal decreto legislativo sono, dunque, norme specifiche che dovrebbero regolare e regolamentare i requisiti di chi concorre alla guida di posizioni di vertice nella pubblica amministrazione;
è di tutta evidenza, invece, come Cordioli, Venturi e Stoppato abbiano assunto gli incarichi senza che fossero trascorsi i due anni previsti dalla cessazione del loro precedente mandato in provincia e in regione Veneto;
scrive il quotidiano veronese: «a Verona, pare che i decreti legislativi possano essere facilmente desautorati, sia nella forma che nella sostanza e, in barba alla legge, esponenti locali comandano presiedono i cda di partecipate veronesi, senza averne titolo. Assecondati dal Sindaco Tosi, che a capo di quelle partecipate ce li ha messi. Noncurante delle disposizioni legiferate a Roma»;
le nomine di questi manager, a giudizio dell'interrogante, sono l'ennesimo segnale di una classe politica pronta a mettere a rischio la credibilità stessa delle istituzioni locali, alimentando il sospetto che alla base ci siano i soliti giochi di potere –:
se ritenga di valutare se sussistono i presupposti per inoltrare, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, del decreto legislativo n. 39 del 2013, una segnalazione all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) in relazione al conferimento degli incarichi su menzionati, valutando altresì l'esigenza di iniziative normative volte a rafforzare la disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le amministrazioni pubbliche. (4-15532)
SCUVERA. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il 5 febbraio 2017 si è verificato un incidente nella raffineria dell'Eni di Sanazzaro de’ Burgondi;
dagli organi di stampa si apprende, in particolare, che le fiamme hanno avuto origine dall'isola 7, posta al centro della raffineria, dove è situato l'impianto di raffinazione del greggio, che viene distillato e desolforato, e che l'incendio ha avuto origine proprio durante il processo di de-solforazione;
in meno di un anno si sono verificati, dunque, ben quattro incidenti: due episodi nel luglio 2016 e un incendio il 1o dicembre 2016, negli impianti del Progetto est;
in merito a quest'ultimo incidente la società ha comunicato che non si sono verificati danni alle persone né si stimano impatti sull'ambiente, ma già nell'aprile 2012 si verificata l'esplosione di un forno adibito alla de-solforazione del gasolio, all'interno dell'isola 6, le cui fiamme hanno lambito le torri più alte dell'impianto coinvolto;
le organizzazioni sindacali denunciano criticità organizzative legate alla carenza di organico, con conseguenti situazioni di stress, di pericolo e di rischio per il personale addetto;
l'elenco degli incidenti rilevanti occorsi alla raffineria Eni di Sannazzaro è fonte di preoccupazione, tanto più perché essa è situata in prossimità del centro abitato e di aree di produzione agricola –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo per verificare le cause della catena di incidenti occorsi alla raffineria e tutelare le persone e l'ambiente nell'immediato e in futuro. (5-10536)
SPERANZA, NACCARATO, MIOTTO, ROSTELLATO, CAMANI e NARDUOLO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
al 1953 la Fonderie Anselmi di Camposampiero (PD) si occupa di fusioni in ghisa principalmente per seguenti settori: automotive e movimentazione terre; macchine agricole e trasporti industriali; trasmissioni e ingranaggi; produzione di stampi e prototipi in polistirolo per il settore automobilistico e macchine utensili. Questo importante complesso industriale è supportato da un indotto composto da una diffusa rete di fornitori e può contare su circa una cinquantina di imprese multinazionali estere e italiane acquirenti;
il 31 luglio 2013 la ditta Fonderie Anselmi srl, già in regime di contratto di solidarietà, è stata messa in liquidazione a causa di difficoltà finanziarie. La procedura concorsuale è attualmente in capo allo studio LS Lexjus Sinacta di Padova per conto del tribunale di Padova;
dal 7 luglio 2014 è stato stipulato un contratto di affitto annuale con la società costituita ad hoc dalla Fonderia Anselmi e vincolata all'acquisto finale. Successivamente sulla base di accordi sindacali vi è stata una riduzione del personale e del salario;
nel luglio 2015 il suddetto contratto di affitto è stato prorogato di 12 mesi con ulteriore riduzione del personale e del salario; anche il contratto di solidarietà è stato prorogato per il terzo anno consecutivo;
nel luglio 2016 la prevista acquisizione definitiva della fonderia da parte della società Fonderie Anselmi srl non si è perfezionata per difficoltà finanziarie;
dal 19 dicembre 2016 la fonderia non è produttiva, pur in presenza di commesse e nuovi clienti. L'inattività ha inevitabili pesanti ripercussioni su tutto l'indotto dei settore;
i rappresentanti dei 120 lavoratori dell'azienda hanno chiesto un incontro con la ditta Fonderie Anselmi srl, Unipersonale e la società Fonderie Anselmi spa per trovare una soluzione alla vertenza in atto che consenta di salvaguardare questa importante realtà industriale per il tessuto produttivo veneto e nazionale;
i lavoratori dell'azienda chiedono alle istituzioni pubbliche un sostegno per garantire gli attuali livelli occupazionali –:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare al fine di favorire l'individuazione di una soluzione della vertenza, all'uopo convocando urgentemente un tavolo di confronto con i dirigenti aziendali di Fonderie Anselmi e le organizzazioni sindacali. (4-15514)
Apposizione di una firma ad una mozione.
La mozione Vargiu e altri n. 1-01501, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 7 febbraio 2017, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Galgano.
Apposizione di una firma ad una risoluzione.
La risoluzione in Commissione Antezza e altri n. 7-01171, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 31 gennaio 2017, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Vico.
Apposizione di firme ad interrogazioni.
L'interrogazione a risposta in Commissione Pannarale n. 5-09774, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2016, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Giancarlo Giordano.
L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Polidori n. 5-10527, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 febbraio 2017, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Squeri.
L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Benamati e altri n. 5-10528, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 febbraio 2017, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Fanucci.
Si pubblica il testo riformulato dell'interrogazione a risposta scritta Massimiliano Bernini n. 4-15450, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 735 del 3 febbraio 2017.
MASSIMILIANO BERNINI, TERZONI, BASILIO, GAGNARLI, LUPO e BENEDETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
a luglio 2016 è stata approvata definitivamente la legge 28 luglio 2016, n. 154, che, all'articolo 5, delega il Governo per il riordino e la semplificazione della normativa in materia di agricoltura, silvicoltura e filiere forestali, e in modo particolare al comma 2, lettera h), prevede la revisione e armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali, in coerenza con la strategia nazionale definita dal Programma quadro per il settore forestale, di cui al comma 1082 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e con gli impegni assunti in sede europea e internazionale;
nell'ambito della discussione della stessa è stato accolto con riformulazione l'ordine del giorno 9/03119-A/016 con il quale si impegnava il Governo pro tempore ad attivare presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali un ufficio permanente di coordinamento forestale che svolga le funzioni di rappresentanza internazionali e comunitarie, di coordinamento e indirizzo istituzionale, per le amministrazioni nazionali e regionali competenti in materia di gestione e programmazione forestale;
nel maggio 2016 è stata approvata in commissione agricoltura una risoluzione conclusiva di dibattito n. 8-00183 a prima firma Massimiliano Bernini (iniziative in materia di coordinamento forestale), con la quale si impegnava il Governo pro tempore ad adottare le necessarie iniziative, in coerenza con il processo governativo di attuazione della delega di cui all'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, al fine di istituire presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali una struttura permanente di livello adeguata, dotata di autonomo contingente, per la rappresentanza e la tutela degli interessi forestali nazionali in sede europea e internazionale, nonché per il raccordo con le politiche forestali regionali;
il 29 novembre 2016 presso il centro congressi «Fontana di Trevi» si è tenuto il Forum nazionale delle Foreste: «Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Forestale Italiano», organizzato dalla Rete rurale nazionale 2014-2020, dal tavolo filiera legno del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e dalla struttura del Programma quadro per il settore forestale (Pqsf), che voleva essere un primo momento di confronto partecipato e necessario a definire e condividere i principi su cui poter costruire il nuovo quadro politico e legislativo nazionale per una concreta tutela e valorizzazione del patrimonio forestale italiano;
nell'ambito dell'operazione di smantellamento del Corpo forestale dello Stato alcuni membri sono transitati al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nella misura di 49 unità;
al momento non risulta che il personale di cui sopra abbia trovato una collocazione che dia ragione degli obiettivi suddetti e delle competenze e delle professionalità in esso riposte e, stando a dichiarazioni di alcuni membri interessati dal trasferimento, si troverebbero all'interno del Ministero senza un incarico definito, senza inquadramento giuridico ed economico e senza una direzione a cui fare riferimento;
non risulta essere stato ancora approvato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 177 del 2016 e annunciato per il 31 dicembre 2016; tale articolo, al comma 1, lettera a) attribuisce al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali la rappresentanza e la tutela degli interessi forestali nazionali in sede europea e internazionale e raccordo con le politiche forestali regionali –:
se il Governo sia a conoscenza della situazione dei funzionari del Corpo forestale dello Stato ora in forza al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e se rispondano al vero le notizie sopra riportate;
quando verrà approvato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui in premessa, volto alla costituzione presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di un'adeguata struttura organizzativa in materia di coordinamento forestale nazionale;
quali iniziative si intendano assumere per dare continuità alle funzioni del personale del Corpo forestale dello Stato transitato nel Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e se non si ritenga opportuno assumere specifiche iniziative per l'istituzione presso il suddetto Ministero di un ufficio permanente di coordinamento forestale in conformità a quanto indicato negli atti di indirizzo sopra richiamati, ovvero di una direzione generale delle foreste. (4-15450)
Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta scritta Fucci n. 4-15005 del 14 dicembre 2016.

References: sentenza 
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e contrario
 articolo 7
 articolo 16
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