Source: https://www.miticochannel.com/fernando-fesce/category/all
Timestamp: 2019-04-24 04:41:27+00:00

Document:
Cosa succede se la banca concede un mutuo oltre l'80% del valore dell'immobile?
La nullità del mutuo fondiario in caso di superamento del limite massimo di finanziabilità previsto all’art. 38 del Testo Unico Bancario.
Con sentenza n. 22466 del 24 settembre 2018, la Suprema Corte ha stabilito che il mutuo fondiario concesso per una somma eccedente il limite di finanziabilità pari all'80% del valore dell'immobile ipotecato è nullo, enunciando il seguente principio di diritto: "il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell'art. 38, secondo comma, del T.U.B. e della conseguente delibera del Cicr, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario; e poiché il detto limite è essenziale ai fini della qualificazione del finanziamento ipotecario come, appunto, "fondiario", secondo l'ottica del legislatore, lo sconfinamento di esso conduce automaticamente alla nullità dell'intero contratto fondiario, salva la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti".
In precedenza, si riteneva che la determinazione dell'importo massimo finanziabile fosse posta unicamente a tutela del sistema bancario, sicché il superamento della soglia di finanziabilità poteva riverberare effetti sanzionatori meramente amministrativi ed interni all'ordinamento bancario.
Sul punto, appare opportuno una panoramica delle norme che disciplinano la materia.
“ Il credito fondiario ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili. 2. La Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, determina l’ammontare massimo dei finanziamenti, individuandolo in rapporto al valore dei beni ipotecati o al costo delle opere da eseguire sugli stessi, nonché le ipotesi in cui la presenza di precedenti iscrizioni ipotecarie non impedisce la concessione dei finanziamenti”.
In applicazione di quanto previsto all’art. 38, comma 2, TUB è intervenuta la Delibera CICR del 22 aprile 1995, il cui art. 1 stabilisce: “L’ammontare massimo dei finanziamenti di credito fondiario è pari all’80 per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi. (…) Tale percentuale può essere elevata fino al 100 per cento, qualora vengano prestate garanzie integrative, rappresentate da fideiussioni bancarie e assicurative, polizze di compagnie di assicurazione, cessioni di annualità o contributi a carico dello Stato o di enti pubblici, fondi di garanzia e da altre idonee garanzie, secondo i criteri previsti dalla Banca d‘Italia”.
Si noti che le fideiussioni rilasciate da società commerciali non bancarie o da persone fisiche non possono essere ritenute “garanzie integrative” ai fini dell’innalzamento del limite massimo di finanziabilità dall’80% al 100% del valore dell’immobile ipotecato (Cassazione civile, sez. I, 12 aprile 2018, n. 9079):
“Nelle operazioni di mutuo fondiario (art. 38 TUB), possono fungere da «garanzie integrative» ai fini dell’innalzamento del limite massimo di finanziabilità dall’80% al 100% del valore dell’immobile ipotecato, solo determinate tipologie di garanzie (delibera CICR 22 aprile 1995), il cui livello di affidabilità patrimoniale si attesti sulla linea di quella data dallo Stato, dalle compagnie di assicurazione e da talune imprese disciplinate dal TUB, e che siano altresì ritenute idonee sulla base dei criteri generali predisposti dalla Banca d’Italia (in G.U. 2 aprile 2005, n. 76). Non rientra tra le garanzie utilizzabili in proposito la fideiussione prestata dal socio della società debitrice principale”.
Ciò detto, giova ricordare, in particolare, che la fondiarietà permette alla Banca di non subire la revocatoria dell'ipoteca a garanzia del credito quando essa sia stata iscritta almeno dieci giorni prima della pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento (ai sensi dell'art. 39 comma 4 TUB), e consente all'Istituto di credito di poter procedere ad azione esecutiva individuale anche successivamente all'instaurazione di una procedura concorsuale a carico del debitore ipotecario (ai sensi dell'art. 41 comma 2 TUB).
Orbene, l’indirizzo dettato dalla Suprema Corte, ferma restando la nullità del contratto di mutuo, e non solo quella parte di finanziamento fondiario che eccede il limite dell'80%, conclude ritenendo che può essere chiamato ad operare l'istituto della conversione, applicando il quale il contratto di finanziamento fondiario produce gli effetti di un mutuo ordinario, che consente di “conservare” la connessa garanzia ipotecaria.
In buona sostanza, è possibile convertire il contratto di mutuo fondiario, nullo per i suddetti motivi, in finanziamento ipotecario, quindi senza le caratteristiche tipiche del mutuo di cui al T.U.B. e senza le agevolazioni previste per le banche in sede espropriativa.
Solo nella ipotesi in cui venga accertato e dimostrato che il credito sia stato erogato nella consapevolezza del fatto che il valore dell'immobile non raggiungesse lo scarto richiesto dalla legge, ovvero se il conseguimento dei peculiari "vantaggi fondiari" abbia costituito la ragione unica, o comunque determinante, dell'operazione, la banca non potrà pretendere la conversione del mutuo fondiario in mutuo ipotecario, con la conseguenza di dover ritenere assolutamente nullo il contratto nella sua interezza e le parti obbligate a restituire quanto ricevuto.
La parte mutuataria, pertanto, potrà interrompere il pagamento dei ratei ma dovrà restituire alla banca il finanziamento ricevuto, mentre la banca dovrà restituire le somme già versate dal mutuatario.
Sent. Corte Cassazione n. 22466 del 24 settembre 2018.
È valida una multa elevata da un vigile fuori servizio?
​Sull’argomento, registriamo un interessante provvedimento della Corte di Cassazione, e precisamente l’ordinanza n.2748/2019, depositata il 30 gennaio 2019.
Soffermiamoci sulla vicenda processuale.
Un automobilista propose ricorso, innanzi al Giudice di Pace di Modena, avverso il verbale con cui la polizia municipale competente gli aveva contestato la violazione dell’art. 148 del codice della strada. per aver effettuato un sorpasso a velocità non adeguata in prossimità di un’inserzione.
Il ricorso non venne accolto.
Tale sentenza fu impugnata dall’utente della strada dinanzi al Tribunale di Modena, ma anche tale impugnativa si rivelò perdente.
L’automobilista, rimasto soccombente in entrambi i gradi di giudizio, interpose ricorso per Cassazione deducendo, tra i vari motivi, il fatto che il verbale di contestazione dell’infrazione era stato redatto da un comandante della polizia municipale, quando costui era fuori servizio e vestiva abiti civili.
Ebbene, con la decisione in commento, la Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo del ricorso e nell’accoglierlo, con rinvio della causa al Tribunale, in persona di altro magistrato, hanno evidenziato che, mentre gli appartenenti alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio, al contrario gli appartenenti alla polizia municipale, ai sensi dell’articolo 57 codice procedura penale e 5 della legge 3 luglio 1986 n. 65, hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria soltanto nel territorio di appartenenza e limitatamente al tempo in cui sono in servizio.
Sulla scorta del suddetto principio di diritto, gli agenti della polizia municipale “possono accertare tutte le violazioni in materia di sanzioni amministrative, e fra queste evidentemente anche quelle relative alla circolazione stradale, purchè si trovino nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza ed alla condizione che si trovino effettivamente in servizio”.
Cos'è un'ipoteca e come si cancella?
Prima di esaminare le modalità per procedere alla cancellazione di una ipoteca, giova ricordare, seppur sommariamente, che cos'è un’ipoteca.
L’ipoteca è un diritto reale di garanzia costituito su beni immobili o mobili registrati (ad esempio autovetture), con lo scopo di assicurare al creditore l’adempimento dell’obbligazione, in alcuni casi mediante vendita forzata di tali beni, qualora il proprio debitore si rilevi inadempiente.
È opportuno precisare, tuttavia, che il debitore, nonostante l’ipoteca, mantiene il pieno godimento e la totale disponibilità del bene gravato dalla garanzia reale.
L’ipoteca prevede, inoltre, il diritto di sequela, cioè segue il bene su cui insiste anche quando esso passa da una proprietà all’altra.
Esistono varie tipologie d’ipoteca e tutte si costituiscono con l’iscrizione presso i pubblici registri:
Ipoteca volontaria,
È la forma più diffusa. Essa può sorgere su un contratto stipulato tra le parti o con atto unilaterale tra vivi e terzo datore d’ipoteca. In ogni caso è necessaria la forma scritta, a pena di nullità;
Oltre a quella volontaria è possibile individuare l’ipoteca giudiziale, la cui iscrizione deriva da una sentenza di condanna del debitore a pagare una somma o adempiere ad altra obbligazione e/o risarcire un danno. Inoltre sono titoli esecutivi per l’iscrizione del diritto reale di garanzia anche i decreti ingiuntivi dichiarati esecutivi, i lodi arbitrali esecutivi, le sentenze di separazione e divorzio nonché i decreti di omologa.
Infine, oltre all’ipoteca volontaria e giudiziale esiste l’ipoteca legale. Essa è imposta direttamente dalla legge. L’art. 2817 del codice civile disciplina la fattispecie, indicando i soggetti che possono beneficiare di detta garanzia.
Può essere cancellata in tre distinti modi:
il primo è legato alla cancellazione automatica, prevista dalla legge n.40/2007 (la c.d. legge Bersani). Tale modalità di estinzione si riferisce alle ipoteche iscritte a favore delle banche ed è effettuata con comunicazione dell’ istituto di credito agli uffici competenti quando si verifica l’estinzione del debito sottostante. Non vi è necessità di coinvolgere il notaio ed è senza oneri per il debitore. Utile ricordare, altresì, che la disciplina della cancellazione semplificata si applica oltre che ai mutui fondiari anche ai mutui non fondiari, ai finanziamenti diversi dai mutui e ai prestiti concessi da altri intermediari finanziari.
La seconda modalità di cancellazione è, invece, quella dell’atto notarile, ossia mediante un atto unilaterale che sarà sottoscritto dal pubblico ufficiale e dal creditore e, poi, trasmesso all’Agenzie delle Entrate.
La terza modalità di cancellazione viene effettuata in virtù di ordinanza del giudice.
Questa tipologia d’ipoteca deve essere necessariamente cancellata tramite atto notarile, con il consenso del creditore a rinunciare alla garanzia ipotecaria a seguito dell’estinzione dell’obbligazione, oppure quando il bene ipotecato è stato oggetto di vendita forzata ed, infine, su sentenza del giudice
Operazione ben distinta dalla cancellazione è l’estinzione dell’ipoteca, disciplinata dall’art.2878 del codice civile.
L’estinzione dell’ipoteca si ha quando si verificano una delle seguenti situazioni:
estinzione dell’obbligazione per la quale era avvenuta l’iscrizione ipotecaria;
distruzione dell’immobile ipotecato;
su decisione del Tribunale;
decorso del termine o della condizione a cui l’ipoteca è stata limitata;
avvenuta prescrizione, ossia decorsi venti anni senza che nessuno ne abbia richiesto il rinnovo.
Quando un’ipoteca è estinta diventa inutilizzabile e non può produrre più effetti, sebbene continui ad esistere formalmente nei registri immobiliari.
Quindi, per eliminare l’ipoteca, sia nella pratica che nella forma, non è sufficiente la sua estinzione ma è necessario procedere con la sua cancellazione in uno dei modi sopra descritti, in base alla tipologia del gravame ipotecario.
Parliamo del D.D.L. anticorruzione
Il D.D.L. Anticorruzione
Il disegno di legge anticorruzione è stato approvato in via definitiva da parlamento.
La legge n.3 del 09.01.2019, intitolata “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 13 del 16 gennaio 2019.
I temi salienti interessati dalla riforma, senza pretesa di essere esaustivi, riguardano la lotta alla corruzione della Pubblica Amministrazione, la riforma della prescrizione, la trasparenza dei partiti, dei movimenti politici e i relativi finanziamenti.
Viene integrata la lista dei reati che portano all’interdizione perpetua dei pubblici uffici: ai già previsti reati di peculato, concussione, corruzione propria e corruzione in atti giudiziari, si aggiungano i reati di corruzione impropria, corruzione propria aggravata, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, corruzione attiva, istigazione alla corruzione, traffico di influenze illecite.
Vengono anche introdotte pene più severe per alcuni tipi di reato (es. corruzione impropria, appropriazione indebita).
Altro aspetto rilevante è l’introduzione dell’incapacità a vita di contrattare con la Pubblica Amministrazione per i privati e per gli imprenditori che commettano reati relativi alla corruzione.
Una delle norme che ha fatto più discutere è quella riguardante la sospensione della prescrizione dopo la pronuncia della sentenza di primo grado (sia di condanna che di assoluzione) o del decreto di condanna, fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o alla data di irrevocabilità del decreto penale.
La norma comunque non entrerà in vigore da subito ma viene rinviata al 2020, in attesa di una riforma complessiva della giustizia che andrà integrata con questa misura.
Trasparenza dei partiti
La parte finale della legge è dedicata alle norme per assicurare la trasparenza dei partiti, dei movimenti politici e fondazioni politiche.
Fra le molte novità meritano di essere ricordate quelle che aumentano gli obblighi per la rendicontazione dei partiti.
Ad esempio, diventa obbligatorio pubblicare sul sito internet del partito o del movimento politico i dati di chi eroga contributi per una cifra maggiore ai 500,00 euro in un anno.
Nuove norme anche sulla dichiarazione dei redditi dei parlamentari, degli esponenti di governo e delle liste che vengono presentate alle elezioni.
Quest’ultime, infatti, dovranno indicare, sul sito internet dei singoli partiti, il curriculum vitae e il certificato penale dei rispettivi candidati.
In conclusione, la nuova legge, secondo le intenzioni del Legislatore, è un provvedimento che si inserisce nell’ambito delle riforme strutturali per far ripartire la crescita economica e per agevolare lo sviluppo sociale dell’Italia, nel senso che il contrasto alla corruzione dovrà rappresentare la condizione essenziale per restituire competitività e credibilità al Paese.
Rif. Gazzetta Ufficiale n. 13 del 16 gennaio 2019

References: sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza