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LUOGHI SENSIBILI e SALE GIOCHI: la prova spetta all'Amministrazione
Autore Topic: LUOGHI SENSIBILI e SALE GIOCHI: la prova spetta all'Amministrazione (Letto 959 volte)
« Risposta #1 il: 24 Luglio 2017, 11:11:12 »
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 3587 del 20 luglio 2017
sul ricorso numero di registro generale 907 del 2017, proposto da:
Ausserhofer Bernd, in proprio e quale legale rappresentante dell’impresa Gissbach S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Filippo Lattanzi, Francesco Cardarelli e Andrea Meneghello, con domicilio eletto presso lo studio LCA in Roma, via G.P. da Palestrina, n. 47;
Comune di Brunico, non costituito in giudizio;
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Agenzie delle Dogane, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria per legge, in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
Coordinamento delle associazioni e dei comitati di tutela dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori - Codacons, in persona del Presidente in carica, rappresentato e difeso dagli avvocati Carlo Rienzi e Gino Giuliano, con domicilio eletto presso l’ufficio legale Codacons in Roma, viale Giuseppe Mazzini, n. 73;
della sentenza del T.R.G.A. - SEZIONE AUTONOMA DI BOLZANO, n. 20/2017, concernente decadenza dall’autorizzazione alla gestione di una sala giochi e diniego di rinnovo dell’autorizzazione;
Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 25 maggio 2017, il consigliere Bernhard Lageder e uditi, per le parti, gli avvocati Filippo Lattanzi, Michele Costa, Gino Giuliano e l’avvocato dello Stato Paola Saulino;
1. PREMESSO che, a fronte della manifesta fondatezza dell’appello, si ravvisano i presupposti per la redazione di sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 74 cod. proc. amm.;
2. CONSIDERATO che l’intervento ad opponendum spiegato dal Codacons nel presente giudizio d’appello, con atto depositato il 19 maggio 2017, deve ritenersi inammissibile per tardività, non essendo stato rispettato il termine di trenta giorni prima dell’udienza (fissata al 25 maggio 2017), previsto dal combinato disposto degli artt. 50, comma 3, 38, 97 e 28, comma 2, cod. proc. amm. per gli intervenienti volontari che non siano litisconsorti necessari (quale, nel caso di specie, il Codacons), con la conseguenza che ne deve essere disposta l’estromissione dal presente giudizio;
3. RILEVATO, in linea di fatto, che con la sentenza in epigrafe il T.r.g.a. – per quanto qui interessa, tenuto conto dei limiti del devolutum – respingeva il ricorso proposto dall’odierno appellante, in qualità di amministratore della Gissbach S.r.l. che, sulla base di autorizzazione provinciale del 19 settembre 2006, gestisce una sala giochi nel Comune di Brunico, Frazione di San Giorgio via Gissbach 27, avverso il provvedimento n. 7.1/73.09/426812 dell’8 agosto 2016 del competente Assessore provinciale, recante dichiarazione di decadenza (per intervenuta scadenza in data 31 dicembre 2015) della menzionata autorizzazione e contestuale diniego di rinnovo nello stesso sito, sul rilievo che la sala giochi in questione sarebbe ubicata entro un raggio di 300 m da luoghi c.d. sensibili, in particolare dalla chiesa («Kirche») e dalla casa delle associazioni (traduzione letterale di «Vereinshaus») della Frazione di San Giorgio;
4. CONSIDERATO, in linea di diritto, che merita accoglimento il primo motivo di appello – con cui viene dedotta l’erroneità dell’impugnata sentenza nella parte in cui dà per scontata l’ubicazione della sala da gioco in un raggio di 300 m da luoghi c.d. sensibili, quali definiti dall’art. 5-bis, comma 1, l. prov. 13 maggio 1992, n. 13 (Norme in materia di pubblico spettacolo), sussumendovi erroneamente la chiesa e la casa delle associazioni –, in quanto:
- la citata disposizione legislativa prevede che «per ragioni di tutela di determinate categorie di persone e per prevenire il vizio del gioco, l’autorizzazione di cui all’articolo 1, comma 2, per l’esercizio di sale da giochi e di attrazione non può essere concessa ove le stesse siano ubicate in un raggio di 300 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale»;
- ad una piana lettura della citata disposizione legislativa risulta palese che tra i luoghi c.d. sensibili non sono contemplati né i luoghi di culto né le strutture che siano genericamente sede delle associazioni del paese (siano esse culturali o meno, qui non rileva);
- non risulta, in particolare, allegato e provato dall’Amministrazione appellata – né in sede procedimentale, né in sede processuale – che la casa delle associazioni fosse frequentata principalmente da giovani o utenti di strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale (categorie, a cui tutela la disposizione legislativa che qui viene in rilievo è dichiaratamente tesa);
- a ciò si aggiunge che le deliberazioni della Giunta provinciale n. 341 del 12 marzo 2012 e n. 1570 del 29 ottobre 2012, emanate ai sensi del comma 2 del citato art. 5-bis l. n. 13/1992 – che testualmente recita: «Con delibera della Giunta provinciale possono essere individuati altri luoghi sensibili in cui non può essere concessa l’autorizzazione per l’esercizio di sale da gioco e attrazione, tenuto conto dell’impatto della stessa sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e disturbo della quiete pubblica» –, le quali avevano ampliato il novero dei luoghi sensibili includendovi tra l’altro i luoghi di culto, sono state annullate dal T.r.g.a. con le sentenze n. 301/2016 e n. 302/2016 (ormai passate in giudicato ed esplicanti efficacia erga omnes), in quanto ritenute inficiate dal vizio di eccesso di potere per difetto di istruttoria, irragionevolezza, incongruità e violazione del principio di proporzionalità, ad ulteriore conferma dell’inconfigurabilità della chiesa come luogo sensibile per gli effetti dell’art. 5-bis, comma 1, l. prov. n. 13/1992;
- ponendosi i c.d. luoghi sensibili, nell’ambito della fattispecie autorizzatoria all’esame, come requisiti negativi per l’esercizio di un’attività economica di per sé lecita, l’onere di allegazione e di prova di eventuali fatti ostativi al libero esercizio di detta attività incombeva all’Amministrazione, la quale non lo ha minimamente assolto;
5. RITENUTO che pertanto, in accoglimento del primo motivo d’appello e in riforma dell’appellata sentenza, s’impone l’annullamento del gravato provvedimento assessorile n. 7.1/73.09/426812 dell’8 agosto 2016, con assorbimento di ogni altra questione, ormai irrilevante ai fini decisori;
6. CONSIDERATO che, tenuto conto di ogni circostanza connotante la presente controversia, si ravvisano i presupposti di legge per dichiarare le spese del doppio grado di giudizio integralmente compensate tra tutte le parti;
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto (ricorso n. 907 del 2017), provvede come segue:
- dispone l’estromissione dal giudizio del Codacons;
- accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, accoglie il ricorso di primo grado nei sensi di cui in motivazione, annullando il gravato provvedimento assessorile;
- dichiara le spese del doppio grado di giudizio interamente compensate tra tutte le parti.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 provvedimento n. 
 sentenza 
 art. 5