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Timestamp: 2020-05-31 10:12:05+00:00

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Sanatoria stranieri 2012: come si dimostra la presenza in Italia (Lavoro subordinato) - GuideLegali.it
Decreto Legislativo n. 109/2012
Letto 895 volte dal 24/08/2012
Per ottenere la sanatoria ai sensi del Decreto Legislativo n. 109/2012, lo straniero deve dimostrare di essere presente in Italia (in modo regolare o clandestino) almeno dal 31 dicembre 2011 con documenti provenienti da organismi pubblici. Nel caso in cui lo straniero sia munito di valido titolo di soggiorno, la dimostrazione del requisito è molto semplice, essendo sufficiente il visto di ingresso sul passaporto. Ma come si può dimostrare la presenza in Italia nel caso in cui lo straniero sia entrato clandestinamente nel territorio nazionale? Il Decreto Legislativo n. 109/2012, infatti, prevede che tale prova deve necessariamente provenire da "organismi pubblici". Non sono quindi sufficienti: le autocertificazioni, le ricevute rilasciate in occasione dell'invio di denaro all'estero mediante i money transfer, le fatture commerciali, e quant'altro non sia proveniente appunto da "organismi pubblici". Potrebbe invece essere utile, ad esempio, un certificato medico, rilasciato presso una struttura pubblica.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA      Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;    Vista  la  direttiva  2009/52/CE  del  Parlamento  europeo  e   del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative  a sanzioni e a provvedimenti nei confronti  di  datori  di  lavoro  che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno e' irregolare;    Vista la legge 15 dicembre 2011, n. 217, recante  disposizioni  per l'adempimento di  obblighi  derivanti  dall'appartenenza  dell'Italia alle Comunita' europee - Legge comunitaria 2010,  ed  in  particolare l'articolo 21, recante delega al Governo  per  l'attuazione,  fra  le altre, della predetta direttiva  2009/52/CE,  nonche'  l'articolo  24 che, ai fini dell'esercizio delle deleghe,  richiama  l'applicazione, in quanto compatibili, degli articoli 1 e  2  della  legge  4  giugno 2010, n. 96,  recante  disposizioni  per  l'adempimento  di  obblighi derivanti dall'appartenenza  dell'Italia  alle  Comunita'  europee  - Legge comunitaria 2009;    Vista  la  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  recante   disciplina dell'attivita'  di  Governo  e  ordinamento  della   Presidenza   del Consiglio dei Ministri;    Visto il testo unico delle disposizioni concernenti  la  disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto  legislativo  25  luglio   1998,   n.   286,   e   successive modificazioni;    Visto il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni, recante le norme di  attuazione  del testo   unico   delle   disposizioni   concernenti   la    disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero;    Visto il decreto  legislativo  8  giugno  2001,  n.  231,  recante: "Disciplina  della  responsabilita'  amministrativa   delle   persone giuridiche, delle  societa'  e  delle  associazioni  anche  prive  di personalita' giuridica, a  norma  dell'articolo  11  della  legge  29 settembre 2000, n. 300";    Visto il decreto-legge 22 febbraio 2002,  n.  12,  convertito,  con modificazioni,  dalla  legge  23  aprile   2002,   n.   73,   recante "Disposizioni  urgenti  per  il  completamento  delle  operazioni  di emersione di attivita' detenute all'estero e di lavoro irregolare"  e successive modificazioni ed integrazioni;    Visto il decreto legislativo  23  aprile  2004,  n.  124,  recante: "Razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di  previdenza sociale e di lavoro, a norma dell'articolo 8 della legge 14  febbraio 2003, n. 30", e successive modificazioni;    Visto l'articolo 12 del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.  138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, che ha introdotto l'articolo 603-bis del codice  penale,  recante  il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro;    Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri, adottata nella riunione del 16 aprile 2012;    Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei deputati e del Senato della Repubblica;    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 6 luglio 2012;    Sulla proposta del Ministro per gli affari europei e  del  Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di  concerto  con  i  Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle  finanze, dell'interno e per la cooperazione internazionale e l'integrazione;                                    Emana                        il seguente decreto legislativo:                                   Art. 1             Modifiche al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286      1. Al testo unico  delle  disposizioni  concernenti  la  disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:      a) all'articolo 22, dopo il comma 5, sono inseriti i seguenti:        "5-bis. Il nulla osta al lavoro e' rifiutato se  il  datore  di lavoro  risulti  condannato  negli  ultimi  cinque  anni,  anche  con sentenza non  definitiva,  compresa  quella  adottata  a  seguito  di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo  444  del codice di procedura penale, per:          a)  favoreggiamento   dell'immigrazione   clandestina   verso l'Italia e dell'emigrazione clandestina dall'Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento  di  persone  da  destinare  alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da impiegare in attivita' illecite;          b) intermediazione illecita  e  sfruttamento  del  lavoro  ai sensi dell'articolo 603-bis del codice penale;          c) reato previsto dal comma 12.        5-ter. Il nulla osta al lavoro e', altresi', rifiutato  ovvero, nel caso sia stato rilasciato, e' revocato se i documenti  presentati sono stati  ottenuti  mediante  frode  o  sono  stati  falsificati  o contraffatti ovvero qualora lo  straniero  non  si  rechi  presso  lo sportello unico per l'immigrazione per  la  firma  del  contratto  di soggiorno entro il termine di cui al comma 6, salvo  che  il  ritardo sia dipeso da cause di forza maggiore. La revoca del  nulla  osta  e' comunicata al Ministero degli affari esteri  tramite  i  collegamenti telematici.";      b) All'articolo 22, dopo il comma 12, sono inseriti i seguenti:        "12-bis. Le pene per  il  fatto  previsto  dal  comma  12  sono aumentate da un terzo alla meta':          a) se i lavoratori occupati sono in numero superiore a tre;          b)  se  i  lavoratori  occupati  sono  minori  in  eta'   non lavorativa;          c) se  i  lavoratori  occupati  sono  sottoposti  alle  altre condizioni lavorative di particolare sfruttamento  di  cui  al  terzo comma dell'articolo 603-bis del codice penale.        12-ter. Con la sentenza  di  condanna  il  giudice  applica  la sanzione amministrativa accessoria del pagamento del costo  medio  di rimpatrio del lavoratore straniero assunto illegalmente.        12-quater. Nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo di cui al comma 12-bis, e' rilasciato dal questore, su proposta o con il parere favorevole del procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato  denuncia  e  cooperi  nel  procedimento  penale instaurato nei  confronti  del  datore  di  lavoro,  un  permesso  di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6.        12-quinquies.  Il  permesso  di  soggiorno  di  cui  al   comma 12-quater ha la durata di sei mesi e puo'  essere  rinnovato  per  un anno o  per  il  maggior  periodo  occorrente  alla  definizione  del procedimento penale. Il permesso di soggiorno e' revocato in caso  di condotta incompatibile con le finalita' dello stesso,  segnalata  dal procuratore della Repubblica o accertata dal questore, ovvero qualora vengano meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio.";      c) il comma 7 dell'articolo 22 e' abrogato;      d) all'articolo 24, comma 1, terzo periodo,  le  parole  "di  cui all'articolo 22, comma 3" sono sostituite  dalle  seguenti:  "di  cui all'articolo 22, commi 3, 5-bis e 5-ter".    2. I criteri per la  determinazione  e  l'aggiornamento  del  costo medio  del  rimpatrio  cui  commisurare  la  sanzione  amministrativa accessoria di cui  al  comma  12-ter  dell'articolo  22  del  decreto legislativo n. 286 del 1998, come introdotto  dal  presente  decreto, sono stabiliti con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri della giustizia,  dell'economia  e  delle  finanze  e  del lavoro   e   delle   politiche   sociali.   I   proventi    derivanti dall'applicazione della predetta sanzione  amministrativa  accessoria affluiscono  all'entrata  del  bilancio  dello  Stato,   per   essere successivamente riassegnati, nella misura del sessanta per  cento  al fondo rimpatri di cui all'articolo 14-bis del citato decreto  n.  286 del 1998 e per il residuo quaranta per cento  al  Fondo  sociale  per occupazione e  formazione  di  cui  all'articolo  18,  comma  1,  del decreto-legge   29   novembre   2008,   n.   185,   convertito,   con modificazioni,  dalla  legge  28  gennaio  2009,   n.   2,   per   la realizzazione di interventi di integrazione sociale  di  immigrati  e minori stranieri non accompagnati.    3.  Con  decreto  di  natura   non   regolamentare   dei   Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali, di concerto  con il Ministero dell'economia e delle finanze da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in  vigore  del  presente  decreto  sono determinati le modalita' e  i  termini  per  garantire  ai  cittadini stranieri  interessati  le  informazioni  di  cui   all'articolo   6, paragrafo 2, della direttiva 2009/52/CE.
Avvertenza:                Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto           dall'amministrazione  competente  per  materia   ai   sensi           dell'articolo 10,  commi  2  e  3  del  testo  unico  delle           disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,           sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica           e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,           approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  28           dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la           lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali           e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il  valore  e           l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.                Per le direttive CEE vengono  forniti  gli  estremi  di           pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  delle  Comunita'           europee (GUCE)            Note alle premesse:                L'articolo  76  della   Costituzione   stabilisce   che           l'esercizio della  funzione  legislativa  non  puo'  essere           delegato al Governo se non con determinazione di principi e           criteri direttivi e  soltanto  per  tempo  limitato  e  per           oggetti definiti.                L'articolo  87  della  Costituzione   conferisce,   tra           l'altro,  al  Presidente  della  Repubblica  il  potere  di           promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di           legge ed i regolamenti.                La direttiva 2009/52/CE e' pubblicata nella G.U.U.E. 30           giugno 2009, n. L 168.                Il testo degli articoli 21 e 24 della legge 15 dicembre           2011, n. 217 (Disposizioni per  l'adempimento  di  obblighi           derivanti  dall'appartenenza  dell'Italia  alle   Comunita'           europee legge comunitaria 2010), pubblicata nella  Gazzetta           Ufficiale 2 gennaio 2012, n. 1, cosi' recita:                "Art. 21 (Delega  al  Governo  per  l'attuazione  delle           direttive  2009/38/CE,  relativa  al   comitato   aziendale           europeo, 2009/50/CE e 2009/52/CE, in materia di lavoro  dei           cittadini di paesi terzi).                Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine di           tre mesi dalla data di entrata  in  vigore  della  presente           legge,  su  proposta  del  Presidente  del  Consiglio   dei           ministri o del Ministro per  le  politiche  europee  e  del           Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di  concerto           con  i  Ministri  degli  affari  esteri,  della  giustizia,           dell'economia e delle finanze e dell'interno,  uno  o  piu'           decreti  legislativi  per  l'attuazione   delle   direttive           2009/38/CE del Parlamento europeo e del  Consiglio,  del  6           maggio  2009,  riguardante  l'istituzione  di  un  comitato           aziendale europeo o di una procedura per  l'informazione  e           la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei  gruppi           di   imprese   di   dimensioni   comunitarie   (rifusione),           2009/50/CE  del  Consiglio,  del  25  maggio  2009,   sulle           condizioni di ingresso e soggiorno di  cittadini  di  paesi           terzi che intendano svolgere lavori altamente  qualificati,           e 2009/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18           giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni           e a provvedimenti nei confronti di  datori  di  lavoro  che           impiegano cittadini di paesi  terzi  il  cui  soggiorno  e'           irregolare."                "Art. 24 (Disposizioni finali)                1. Nell'esercizio delle deleghe di  cui  alla  presente           legge si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 1 e           2 della legge 4 giugno 2010, n. 96. Gli schemi dei  decreti           legislativi sono sempre trasmessi alla Camera dei  deputati           e al Senato della Repubblica ai fini dell'acquisizione  del           parere da parte delle competenti Commissioni  parlamentari,           secondo le procedure di cui all'articolo 1  della  medesima           legge.                2. Il decreto legislativo  di  cui  all'articolo  7  e'           adottato entro sei mesi dalla data  di  entrata  in  vigore           della presente legge.                La presente legge,  munita  del  sigillo  dello  Stato,           sara'  inserita  nella  Raccolta   ufficiale   degli   atti           normativi della Repubblica italiana.  E'  fatto  obbligo  a           chiunque spetti di osservarla e  di  farla  osservare  come           legge dello Stato."                Il testo degli articoli 1 e  2  della  legge  4  giugno           2010, n. 96 (Disposizioni  per  l'adempimento  di  obblighi           derivanti  dall'appartenenza  dell'Italia  alle   Comunita'           europee legge comunitaria 2009), pubblicata nella  Gazzetta           Ufficiale 25 giugno 2010, n. 146, S.O., cosi' recita:                "Art.  1  (Delega  al  Governo  per   l'attuazione   di           direttive comunitarie)                1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine           di  recepimento  indicato  in  ciascuna   delle   direttive           elencate negli  allegati  A  e  B,  i  decreti  legislativi           recanti  le  norme  occorrenti  per  dare  attuazione  alle           medesime  direttive.  Per  le  direttive   elencate   negli           allegati A e B, il cui  termine  di  recepimento  sia  gia'           scaduto ovvero scada nei tre mesi successivi alla  data  di           entrata in vigore  della  presente  legge,  il  Governo  e'           delegato ad adottare i decreti  legislativi  di  attuazione           entro tre mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della           medesima legge. Per le direttive elencate negli allegati  A           e B, che  non  prevedono  un  termine  di  recepimento,  il           Governo e' delegato ad adottare i decreti legislativi entro           dodici mesi dalla data di entrata in vigore della  presente           legge.                2. I decreti legislativi sono  adottati,  nel  rispetto           dell' articolo 14 della legge 23 agosto 1988,  n.  400,  su           proposta del Presidente del Consiglio dei  ministri  o  del           Ministro per  le  politiche  europee  e  del  Ministro  con           competenza istituzionale  prevalente  per  la  materia,  di           concerto  con  i  Ministri  degli  affari   esteri,   della           giustizia, dell'economia e delle finanze e  con  gli  altri           Ministri  interessati  in   relazione   all'oggetto   della           direttiva.                3.  Gli  schemi   dei   decreti   legislativi   recanti           attuazione  delle  direttive  elencate  nell'  allegato  B,           nonche', qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali,           quelli relativi  all'attuazione  delle  direttive  elencate           nell' allegato A, sono trasmessi, dopo l'acquisizione degli           altri pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati           e al Senato della  Repubblica  affinche'  su  di  essi  sia           espresso il  parere  dei  competenti  organi  parlamentari.           Decorsi quaranta  giorni  dalla  data  di  trasmissione,  i           decreti sono emanati anche in mancanza del parere.  Qualora           il termine per l'espressione del parere parlamentare di cui           al presente comma ovvero i  diversi  termini  previsti  dai           commi 4 e 8 scadano nei  trenta  giorni  che  precedono  la           scadenza  dei  termini  previsti  dai  commi  1   o   5   o           successivamente, questi ultimi sono  prorogati  di  novanta           giorni.                4.  Gli  schemi   dei   decreti   legislativi   recanti           attuazione  delle  direttive  che  comportino   conseguenze           finanziarie sono corredati della relazione tecnica  di  cui           all' articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n.           196.  Su  di  essi  e'  richiesto  anche  il  parere  delle           Commissioni   parlamentari   competenti   per   i   profili           finanziari. Il Governo, ove non  intenda  conformarsi  alle           condizioni  formulate  con  riferimento   all'esigenza   di           garantire il rispetto  dell'  articolo  81,  quarto  comma,           della  Costituzione,  ritrasmette  alle  Camere  i   testi,           corredati   dei   necessari   elementi    integrativi    di           informazione, per i  pareri  definitivi  delle  Commissioni           parlamentari  competenti  per  i  profili  finanziari,  che           devono essere espressi entro venti giorni.                5. Entro ventiquattro mesi dalla  data  di  entrata  in           vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al  comma           1, nel rispetto dei principi e  criteri  direttivi  fissati           dalla presente legge, il  Governo  puo'  adottare,  con  la           procedura  indicata  nei  commi  2,  3  e  4,  disposizioni           integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai           sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto  previsto  dal           comma 6.                6.  I  decreti  legislativi,  relativi  alle  direttive           elencate negli allegati A e B,  adottati,  ai  sensi  dell'           articolo  117,  quinto  comma,  della  Costituzione,  nelle           materie di competenza legislativa  delle  regioni  e  delle           province autonome, si applicano alle condizioni  e  secondo           le procedure di cui all' articolo 11, comma 8, della  legge           4 febbraio 2005, n. 11.                7. Il Ministro per le politiche europee,  nel  caso  in           cui una o piu' deleghe di cui  al  comma  1  non  risultino           esercitate alla scadenza del  termine  previsto,  trasmette           alla Camera dei deputati e al Senato della  Repubblica  una           relazione   che   da'   conto   dei   motivi   addotti    a           giustificazione del ritardo  dai  Ministri  con  competenza           istituzionale prevalente per la materia. Il Ministro per le           politiche europee,  ogni  sei  mesi,  informa  altresi'  la           Camera dei deputati e  il  Senato  della  Repubblica  sullo           stato di attuazione delle direttive da parte delle  regioni           e delle province autonome nelle materie di loro competenza,           secondo  modalita'  di  individuazione  delle   stesse   da           definire con accordo in sede di Conferenza permanente per i           rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di           Trento e di Bolzano.                8. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri           parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni  penali           contenute  negli  schemi  di  decreti  legislativi  recanti           attuazione delle direttive elencate negli allegati A  e  B,           ritrasmette  con  le  sue  osservazioni  e  con   eventuali           modificazioni i testi alla Camera dei deputati e al  Senato           della  Repubblica.  Decorsi  venti  giorni  dalla  data  di           ritrasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza di           nuovo parere."                "Art. 2 (Principi e criteri  direttivi  generali  della           delega legislativa)                1. Salvi gli specifici  principi  e  criteri  direttivi           stabiliti dalle disposizioni di cui ai capi II e III, e  in           aggiunta a quelli contenuti nelle direttive da  attuare,  i           decreti legislativi di cui all' articolo 1  sono  informati           ai seguenti principi e criteri direttivi generali:                a)   le   amministrazioni   direttamente    interessate           provvedono all'attuazione dei decreti  legislativi  con  le           ordinarie strutture amministrative,  secondo  il  principio           della massima  semplificazione  dei  procedimenti  e  delle           modalita' di organizzazione e di esercizio delle funzioni e           dei servizi;                b)  ai  fini  di  un  migliore  coordinamento  con   le           discipline vigenti per i singoli settori interessati  dalla           normativa  da  attuare,  sono  introdotte   le   occorrenti           modificazioni  alle  discipline  stesse,  fatti   salvi   i           procedimenti  oggetto  di  semplificazione   amministrativa           ovvero le materie oggetto di delegificazione;                c) al di fuori dei casi  previsti  dalle  norme  penali           vigenti, ove necessario per assicurare  l'osservanza  delle           disposizioni  contenute  nei  decreti   legislativi,   sono           previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni           alle disposizioni dei decreti stessi. Le  sanzioni  penali,           nei limiti, rispettivamente, dell'ammenda  fino  a  150.000           euro e dell'arresto fino a tre anni, sono previste, in  via           alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni           ledono o espongono a pericolo interessi  costituzionalmente           protetti. In tali casi sono previste: la pena  dell'ammenda           alternativa all'arresto per le infrazioni che  espongono  a           pericolo  o  danneggiano  l'interesse  protetto;  la   pena           dell'arresto  congiunta  a  quella  dell'ammenda   per   le           infrazioni che recano un  danno  di  particolare  gravita'.           Nelle   predette   ipotesi,   in   luogo   dell'arresto   e           dell'ammenda, possono essere  previste  anche  le  sanzioni           alternative di cui agli articoli 53 e seguenti del  decreto           legislativo  28  agosto  2000,  n.  274,  e   la   relativa           competenza del giudice di pace. La sanzione  amministrativa           del pagamento di una somma non inferiore a 150 euro  e  non           superiore a 150.000 euro e' prevista per le infrazioni  che           ledono o espongono a pericolo interessi diversi  da  quelli           indicati nei periodi  precedenti.  Nell'ambito  dei  limiti           minimi e  massimi  previsti,  le  sanzioni  indicate  nella           presente  lettera  sono  determinate  nella  loro  entita',           tenendo   conto   della   diversa   potenzialita'    lesiva           dell'interesse protetto che ciascuna infrazione presenta in           astratto, di specifiche qualita' personali  del  colpevole,           comprese  quelle  che  impongono  particolari   doveri   di           prevenzione, controllo o vigilanza, nonche'  del  vantaggio           patrimoniale che  l'infrazione  puo'  recare  al  colpevole           ovvero alla persona  o  all'ente  nel  cui  interesse  egli           agisce. Entro i limiti  di  pena  indicati  nella  presente           lettera  sono  previste   sanzioni   identiche   a   quelle           eventualmente  gia'  comminate  dalle  leggi  vigenti   per           violazioni omogenee e di pari  offensivita'  rispetto  alle           infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi. Nelle           materie di cui  all'  articolo  117,  quarto  comma,  della           Costituzione, le sanzioni amministrative  sono  determinate           dalle regioni;                d) eventuali spese non contemplate da leggi  vigenti  e           che   non   riguardano    l'attivita'    ordinaria    delle           amministrazioni statali o regionali possono essere previste           nei decreti legislativi recanti  le  norme  necessarie  per           dare attuazione alle direttive, nei soli limiti  occorrenti           per  l'adempimento  degli  obblighi  di  attuazione   delle           direttive stesse; alla  relativa  copertura,  nonche'  alla           copertura  delle  minori  entrate  eventualmente  derivanti           dall'attuazione  delle  direttive,  in   quanto   non   sia           possibile farvi fronte con  i  fondi  gia'  assegnati  alle           competenti amministrazioni, si provvede a carico del  fondo           di rotazione di cui all' articolo 5 della legge  16  aprile           1987, n. 183;                e)   all'attuazione   di   direttive   che   modificano           precedenti direttive gia' attuate con legge o  con  decreto           legislativo si procede, se la  modificazione  non  comporta           ampliamento   della   materia   regolata,   apportando   le           corrispondenti  modificazioni  alla  legge  o  al   decreto           legislativo di attuazione della direttiva modificata;                f) nella predisposizione  dei  decreti  legislativi  si           tiene conto delle eventuali modificazioni  delle  direttive           comunitarie   comunque   intervenute   fino   al    momento           dell'esercizio della delega;                g)  nella  predisposizione  dei  decreti   legislativi,           relativi alle direttive elencate negli allegati A e  B,  si           tiene conto delle esigenze di coordinamento  tra  le  norme           previste nelle direttive medesime e quanto stabilito  dalla           legislazione  vigente,  con  particolare  riferimento  alla           normativa in materia di lavoro e politiche sociali, per  la           cui revisione e' assicurato il coinvolgimento  delle  parti           sociali interessate, ai fini della definizione di eventuali           specifici avvisi comuni e dell'acquisizione, ove  richiesto           dalla complessita' della materia, di un parere delle stesse           parti sociali sui relativi schemi di decreto legislativo;                h) quando si verificano sovrapposizioni  di  competenze           tra amministrazioni diverse o comunque  sono  coinvolte  le           competenze  di  piu'  amministrazioni  statali,  i  decreti           legislativi individuano, attraverso le piu' opportune forme           di coordinamento, rispettando i principi di sussidiarieta',           differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione  e  le           competenze delle regioni e degli altri  enti  territoriali,           le procedure per salvaguardare l'unitarieta'  dei  processi           decisionali, la trasparenza, la  celerita',  l'efficacia  e           l'economicita'  nell'azione  amministrativa  e  la   chiara           individuazione dei soggetti responsabili;                i) quando non sono di ostacolo  i  diversi  termini  di           recepimento, sono attuate con un unico decreto  legislativo           le  direttive  che  riguardano  le  stesse  materie  o  che           comunque comportano modifiche degli stessi atti normativi."                La  legge  23   agosto   1988,   n.   400   (Disciplina           dell'attivita' di Governo e  ordinamento  della  Presidenza           del Consiglio dei Ministri) e'  pubblicata  nella  Gazzetta           Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, S.O.                Il decreto legislativo 25 luglio 1998,  n.  286  (testo           unico  delle   disposizioni   concernenti   la   disciplina           dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero)           e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto  1998,  n.           191, S.O.                Il Decreto del Presidente della  Repubblica  31  agosto           1999, n. 394 (Regolamento recante norme di  attuazione  del           testo unico delle disposizioni  concernenti  la  disciplina           dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero,           a norma dell'art. 1, comma 6, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n.           286) e' pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  3  novembre           1999, n. 258, S.O.                Il  decreto  legislativo  8   giugno   2001,   n.   231           (Disciplina  della  responsabilita'  amministrativa   delle           persone giuridiche, delle  societa'  e  delle  associazioni           anche   prive   di   personalita'   giuridica,   a    norma           dell'articolo 11 della L. 29 settembre  2000,  n.  300)  e'           pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19 giugno 2001, n. 140.                Il testo dell'articolo  11  della  legge  29  settembre           2000, n. 300 (Ratifica  ed  esecuzione  dei  seguenti  Atti           internazionali elaborati in  base  all'articolo  K.  3  del           Trattato  sull'Unione  europea:  Convenzione  sulla  tutela           degli interessi finanziari delle Comunita' europee, fatta a           Bruxelles il 26 luglio 1995, del suo primo Protocollo fatto           a Dublino il 27 settembre 1996, del Protocollo  concernente           l'interpretazione in  via  pregiudiziale,  da  parte  della           Corte  di  Giustizia  delle  Comunita'  europee,  di  detta           Convenzione, con annessa dichiarazione, fatto  a  Bruxelles           il 29 novembre 1996,  nonche'  della  Convenzione  relativa           alla lotta contro la corruzione nella quale sono  coinvolti           funzionari delle Comunita' europee  o  degli  Stati  membri           dell'Unione europea, fatta a Bruxelles il 26 maggio 1997  e           della Convenzione  OCSE  sulla  lotta  alla  corruzione  di           pubblici ufficiali stranieri  nelle  operazioni  economiche           internazionali, con annesso, fatta a Parigi il 17  dicembre           1997.  Delega  al   Governo   per   la   disciplina   della           responsabilita' amministrativa delle persone  giuridiche  e           degli enti  privi  di  personalita'  giuridica)  pubblicata           nella Gazzetta Ufficiale 25 ottobre  2000,  n.  250,  S.O.,           cosi' recita:                "Art. 11 (Delega al Governo  per  la  disciplina  della           responsabilita' amministrativa delle persone  giuridiche  e           degli enti privi di personalita' giuridica)                1. Il Governo della Repubblica e' delegato ad  emanare,           entro otto mesi dalla  data  di  entrata  in  vigore  della           presente legge, un decreto legislativo avente ad oggetto la           disciplina  della  responsabilita'   amministrativa   delle           persone giuridiche e delle societa', associazioni  od  enti           privi di personalita' giuridica che non  svolgono  funzioni           di rilievo costituzionale, con  l'osservanza  dei  seguenti           principi e criteri direttivi (7):                a)  prevedere  la  responsabilita'  in  relazione  alla           commissione  dei  reati  di  cui  agli  articoli   316-bis,           316-ter, 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter,  320,  321,  322,           322-bis, 640, secondo comma, numero 1, 640-bis  e  640-ter,           secondo comma, con esclusione dell'ipotesi in cui il  fatto           e' commesso con  abuso  della  qualita'  di  operatore  del           sistema, del codice penale;                b)  prevedere  la  responsabilita'  in  relazione  alla           commissione dei reati relativi alla tutela dell'incolumita'           pubblica previsti dal titolo sesto del  libro  secondo  del           codice penale;                c)  prevedere  la  responsabilita'  in  relazione  alla           commissione dei reati previsti dagli articoli 589 e 590 del           codice penale che siano stati commessi con violazione delle           norme per la  prevenzione  degli  infortuni  sul  lavoro  o           relative alla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro;                d)  prevedere  la  responsabilita'  in  relazione  alla           commissione dei reati in materia di tutela dell'ambiente  e           del territorio, che siano punibili con pena  detentiva  non           inferiore nel massimo ad un anno anche se alternativa  alla           pena pecuniaria, previsti dalla legge 31 dicembre 1962,  n.           1860, dalla legge 14 luglio 1965, n. 963,  dalla  legge  31           dicembre 1982, n. 979, dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47,           e successive modificazioni,  dal  decreto-legge  27  giugno           1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge  8           agosto 1985, n.  431,  dal  decreto  del  Presidente  della           Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, dalla legge  6  dicembre           1991, n. 394, dal decreto legislativo 27 gennaio  1992,  n.           95, dal decreto legislativo 27 gennaio  1992,  n.  99,  dal           decreto legislativo 17 marzo  1995,  n.  230,  dal  decreto           legislativo  5  febbraio  1997,   n.   22,   e   successive           modificazioni, dal decreto legislativo 11 maggio  1999,  n.           152, dal decreto legislativo 17 agosto 1999,  n.  334,  dal           decreto legislativo 4 agosto 1999,  n.  372,  e  dal  testo           unico delle disposizioni legislative  in  materia  di  beni           culturali e ambientali, approvato con  decreto  legislativo           29 ottobre 1999, n. 490;                e) prevedere che  i  soggetti  di  cui  all'alinea  del           presente comma sono  responsabili  in  relazione  ai  reati           commessi, a loro vantaggio o nel  loro  interesse,  da  chi           svolge funzioni di rappresentanza o di amministrazione o di           direzione, ovvero da chi esercita, anche di  fatto,  poteri           di  gestione  e  di  controllo  ovvero  ancora  da  chi  e'           sottoposto alla direzione o alla  vigilanza  delle  persone           fisiche menzionate, quando  la  commissione  del  reato  e'           stata  resa  possibile  dall'inosservanza  degli   obblighi           connessi a  tali  funzioni;  prevedere  l'esclusione  della           responsabilita' dei soggetti di cui all'alinea del presente           comma nei casi in cui  l'autore  abbia  commesso  il  reato           nell'esclusivo interesse proprio o di terzi;                f)   prevedere   sanzioni   amministrative   effettive,           proporzionate  e  dissuasive  nei  confronti  dei  soggetti           indicati nell'alinea del presente comma;                g) prevedere una sanzione amministrativa pecuniaria non           inferiore a lire cinquanta milioni e non superiore  a  lire           tre miliardi stabilendo che, ai fini  della  determinazione           in  concreto  della  sanzione,   si   tenga   conto   anche           dell'ammontare dei proventi del reato  e  delle  condizioni           economiche e patrimoniali  dell'ente,  prevedendo  altresi'           che,  nei  casi  di  particolare  tenuita'  del  fatto,  la           sanzione da  applicare  non  sia  inferiore  a  lire  venti           milioni e  non  sia  superiore  a  lire  duecento  milioni;           prevedere inoltre  l'esclusione  del  pagamento  in  misura           ridotta;                h) prevedere che  gli  enti  rispondono  del  pagamento           della sanzione pecuniaria entro i limiti del fondo comune o           del patrimonio sociale;                i) prevedere la confisca del profitto o del prezzo  del           reato, anche nella forma per equivalente;                l)  prevedere,  nei  casi  di   particolare   gravita',           l'applicazione di una o piu'  delle  seguenti  sanzioni  in           aggiunta alle sanzioni pecuniarie:                1) chiusura anche temporanea dello stabilimento o della           sede commerciale;                2) sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o           concessioni funzionali alla commissione dell'illecito;                3)   interdizione   anche   temporanea   dall'esercizio           dell'attivita' ed eventuale nomina di  altro  soggetto  per           l'esercizio vicario della medesima quando  la  prosecuzione           dell'attivita' e'  necessaria  per  evitare  pregiudizi  ai           terzi;                4) divieto  anche  temporaneo  di  contrattare  con  la           pubblica amministrazione;                5)    esclusione    temporanea     da     agevolazioni,           finanziamenti, contributi o sussidi, ed eventuale revoca di           quelli gia' concessi;                6) divieto anche temporaneo  di  pubblicizzare  beni  e           servizi;                7) pubblicazione della sentenza;                m) prevedere che le sanzioni amministrative di cui alle           lettere g), i) e l) si applicano soltanto nei casi e per  i           tempi espressamente considerati e in relazione ai reati  di           cui alle lettere a), b), c) e d)  commessi  successivamente           alla data di entrata  in  vigore  del  decreto  legislativo           previsto dal presente articolo;                n) prevedere che la sanzione amministrativa  pecuniaria           di cui alla lettera g) e' diminuita da un terzo alla  meta'           ed escludere l'applicabilita' di una o piu' delle  sanzioni           di cui alla lettera  l)  in  conseguenza  dell'adozione  da           parte dei soggetti di cui all'alinea del presente comma  di           comportamenti idonei ad assicurare un'efficace  riparazione           o reintegrazione rispetto all'offesa realizzata;                o) prevedere che le sanzioni di  cui  alla  lettera  l)           sono applicabili anche  in  sede  cautelare,  con  adeguata           tipizzazione dei requisiti richiesti;                p) prevedere, nel caso di violazione degli  obblighi  e           dei divieti inerenti alle sanzioni di cui alla lettera  l),           la pena della  reclusione  da  sei  mesi  a  tre  anni  nei           confronti   della   persona   fisica   responsabile   della           violazione,  e  prevedere  inoltre   l'applicazione   delle           sanzioni di cui alle lettere g)  e  i)  e,  nei  casi  piu'           gravi,                l'applicazione di una o piu' delle sanzioni di cui alla           lettera l) diverse da quelle gia' irrogate,  nei  confronti           dell'ente nell'interesse o a vantaggio del quale  e'  stata           commessa  la  violazione;   prevedere   altresi'   che   le           disposizioni di cui  alla  presente  lettera  si  applicano           anche nell'ipotesi in cui le sanzioni di cui  alla  lettera           l) sono state applicate in sede cautelare  ai  sensi  della           lettera o);                q) prevedere che le sanzioni  amministrative  a  carico           degli  enti  sono  applicate  dal  giudice   competente   a           conoscere  del  reato  e  che  per   il   procedimento   di           accertamento della responsabilita' si applicano, in  quanto           compatibili,  le  disposizioni  del  codice  di   procedura           penale, assicurando  l'effettiva  partecipazione  e  difesa           degli enti nelle diverse fasi del procedimento penale;                r) prevedere che le sanzioni amministrative di cui alle           lettere g), i) e l)  si  prescrivono  decorsi  cinque  anni           dalla consumazione dei reati indicati nelle lettere a), b),           c) e d) e che l'interruzione della prescrizione e' regolata           dalle norme del codice civile;                s) prevedere  l'istituzione,  senza  nuovi  o  maggiori           oneri a carico del bilancio  dello  Stato,  di  un'Anagrafe           nazionale  delle  sanzioni  amministrative   irrogate   nei           confronti dei  soggetti  di  cui  all'alinea  del  presente           comma;                t)  prevedere,  salvo  che  gli  stessi   siano   stati           consenzienti ovvero abbiano svolto, anche indirettamente  o           di  fatto,  funzioni  di  gestione,  di  controllo   o   di           amministrazione,   che   sia    assicurato    il    diritto           dell'azionista, del socio o dell'associato ai  soggetti  di           cui all'alinea del presente comma, nei confronti dei  quali           sia  accertata  la   responsabilita'   amministrativa   con           riferimento a quanto previsto nelle lettere da a) a q),  di           recedere dalla societa' o  dall'associazione  o  dall'ente,           con  particolari  modalita'  di  liquidazione  della  quota           posseduta, ferma restando l'azione di risarcimento  di  cui           alle lettere v) e z); disciplinare i termini e le forme con           cui tale diritto puo' essere esercitato e prevedere che  la           liquidazione della quota sia fatta in base al suo valore al           momento del recesso  determinato  a  norma  degli  articoli           2289, secondo comma, e 2437 del  codice  civile;  prevedere           altresi' che la liquidazione della quota possa  aver  luogo           anche con onere a carico dei predetti soggetti, e prevedere           che in tal caso il recedente,  ove  non  ricorra  l'ipotesi           prevista dalla lettera l), numero 3), debba  richiedere  al           Presidente del tribunale del luogo in cui i soggetti  hanno           la sede legale la nomina di un curatore speciale cui devono           essere delegati tutti i poteri gestionali comunque inerenti           alle attivita' necessarie per la liquidazione della  quota,           compresa la capacita' di stare in giudizio; agli oneri  per           la  finanza  pubblica   derivanti   dall'attuazione   della           presente  lettera  si  provvede   mediante   gli   ordinari           stanziamenti di bilancio per liti  ed  arbitraggi  previsti           nello stato di previsione del Ministero della giustizia;                u) prevedere che l'azione  sociale  di  responsabilita'           nei confronti degli amministratori delle persone giuridiche           e  delle  societa',  di  cui   sia   stata   accertata   la           responsabilita' amministrativa  con  riferimento  a  quanto           previsto  nelle  lettere  da  a)  a  q),   sia   deliberata           dall'assemblea con voto favorevole di almeno  un  ventesimo           del capitale sociale nel caso in cui questo sia inferiore a           lire cinquecento milioni e di  almeno  di  un  quarantesimo           negli altri casi; disciplinare coerentemente le ipotesi  di           rinuncia  o   di   transazione   dell'azione   sociale   di           responsabilita';                v) prevedere che il riconoscimento del danno a  seguito           dell'azione di risarcimento spettante al singolo socio o al           terzo nei confronti degli amministratori  dei  soggetti  di           cui  all'alinea  del  presente  comma,  di  cui  sia  stata           accertata la responsabilita' amministrativa con riferimento           a quanto previsto  nelle  lettere  da  a)  a  q),  non  sia           vincolato dalla dimostrazione della sussistenza di nesso di           causalita'  diretto  tra  il  fatto  che   ha   determinato           l'accertamento della responsabilita'  del  soggetto  ed  il           danno subito; prevedere che la disposizione non  operi  nel           caso in cui il reato e' stato commesso da chi e' sottoposto           alla direzione o alla vigilanza di chi svolge  funzioni  di           rappresentanza o di amministrazione o di direzione,  ovvero           esercita,  anche  di  fatto,  poteri  di  gestione   e   di           controllo, quando la commissione del reato  e'  stata  resa           possibile dall'inosservanza degli obblighi connessi a  tali           funzioni;                z) prevedere che le disposizioni di cui alla lettera v)           si  applicano  anche  nell'ipotesi  in  cui   l'azione   di           risarcimento del danno e' proposta contro  l'azionista,  il           socio o l'associato  ai  soggetti  di  cui  all'alinea  del           presente comma che sia stato consenziente o  abbia  svolto,           anche indirettamente o di fatto, funzioni di  gestione,  di           controllo  o   di   amministrazione,   anteriormente   alla           commissione del fatto  che  ha  determinato  l'accertamento           della responsabilita' dell'ente.                2. Ai fini del comma 1,  per  «persone  giuridiche»  si           intendono  gli  enti  forniti  di  personalita'  giuridica,           eccettuati  lo  Stato  e  gli  altri  enti   pubblici   che           esercitano pubblici poteri.                3. Il Governo e' altresi' delegato ad emanare,  con  il           decreto  legislativo  di  cui  al  comma  1,  le  norme  di           coordinamento con tutte le altre leggi dello Stato, nonche'           le norme di carattere transitorio."                Il decreto legge 22 febbraio 2002, n. 12  (Disposizioni           urgenti per il completamento delle operazioni di  emersione           di attivita' detenute all'estero e di lavoro irregolare) e'           pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23  febbraio  2002,  n.           46.                La legge 23 aprile 2002, n. 73 (Conversione  in  legge,           con modificazioni,  del  D.L.  22  febbraio  2002,  n.  12,           recante disposizioni urgenti  per  il  completamento  delle           operazioni di emersione di attivita' detenute all'estero  e           di  lavoro  irregolare)  e'   pubblicata   nella   Gazzetta           Ufficiale 24 aprile 2002, n. 96.                Il  decreto  legislativo  23  aprile   2004,   n.   124           (Razionalizzazione delle funzioni ispettive in  materia  di           previdenza sociale e di lavoro,  a  norma  dell'articolo  8           della L. 14 febbraio  2003,  n.  30)  e'  pubblicato  nella           Gazzetta Ufficiale 12 maggio 2004, n. 110.                Si riporta il testo dell'articolo 12 del decreto  legge           13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori  misure  urgenti  per  la           stabilizzazione finanziaria e per lo  sviluppo)  pubblicato           nella  Gazzetta  Ufficiale  13   agosto   2011,   n.   188,           convertito, con modificazioni,  dalla  legge  14  settembre           2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni,  del           decreto-legge 13 agosto 2011,  n.  138,  recante  ulteriori           misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per  lo           sviluppo. Delega al Governo per la  riorganizzazione  della           distribuzione  sul  territorio  degli  uffici  giudiziari),           pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 16 settembre  2011,  n.           216:                "Art. 12 (Intermediazione illecita e  sfruttamento  del           lavoro)                1. Dopo l'articolo 603 del codice penale sono  inseriti           i seguenti:                «Art. 603-bis (Intermediazione illecita e  sfruttamento           del lavoro). - Salvo che il fatto  costituisca  piu'  grave           reato,  chiunque   svolga   un'attivita'   organizzata   di           intermediazione,  reclutando  manodopera  o  organizzandone           l'attivita'  lavorativa  caratterizzata  da   sfruttamento,           mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando           dello stato di bisogno o di necessita' dei  lavoratori,  e'           punito con la reclusione da cinque a otto  anni  e  con  la           multa  da  1.000  a  2.000  euro  per  ciascun   lavoratore           reclutato. Ai fini del primo comma, costituisce  indice  di           sfruttamento la sussistenza di una o  piu'  delle  seguenti           circostanze:                1) la sistematica retribuzione dei lavoratori  in  modo           palesemente difforme dai contratti collettivi  nazionali  o           comunque sproporzionato rispetto alla quantita' e  qualita'           del lavoro prestato;                2) la sistematica violazione della  normativa  relativa           all'orario    di    lavoro,    al    riposo    settimanale,           all'aspettativa obbligatoria, alle ferie;                3) la sussistenza  di  violazioni  della  normativa  in           materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da           esporre  il  lavoratore  a  pericolo  per  la  salute,   la           sicurezza o l'incolumita' personale;                4) la sottoposizione del  lavoratore  a  condizioni  di           lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative           particolarmente   degradanti.   Costituiscono    aggravante           specifica e comportano l'aumento della  pena  da  un  terzo           alla meta':                1) il fatto che il numero di lavoratori  reclutati  sia           superiore a tre;                2) il fatto che uno o piu' dei soggetti reclutati siano           minori in eta' non lavorativa;                3) l'aver commesso  il  fatto  esponendo  i  lavoratori           intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo           alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e  delle           condizioni di lavoro.                Art. 603-ter (Pene accessorie). -  La  condanna  per  i           delitti di cui agli articoli 600, limitatamente ai casi  in           cui lo sfruttamento ha ad oggetto prestazioni lavorative, e           603-bis,  importa  l'interdizione  dagli  uffici  direttivi           delle  persone  giuridiche  o  delle  imprese,  nonche'  il           divieto di concludere  contratti  di  appalto,  di  cottimo           fiduciario,  di  fornitura  di  opere,   beni   o   servizi           riguardanti  la  pubblica   amministrazione,   e   relativi           subcontratti.                La condanna per i delitti di cui al primo comma importa           altresi'  l'esclusione  per  un  periodo  di  due  anni  da           agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da  parte           dello Stato o di altri enti pubblici,  nonche'  dell'Unione           europea, relativi al settore di attivita' in cui  ha  avuto           luogo lo sfruttamento.                L'esclusione di cui al secondo  comma  e'  aumentata  a           cinque anni quando il fatto  e'  commesso  da  soggetto  al           quale  sia   stata   applicata   la   recidiva   ai   sensi           dell'articolo 99, secondo comma, numeri 1) e 3)»."              Note all'art. 1:                Il testo degli artt. 22 e 24 del decreto legislativo 25           luglio 1998, n. 286, come modificati dal  presente  decreto           cosi' recita:                "Art. 22 (Lavoro  subordinato  a  tempo  determinato  e           indeterminato).                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 20; legge 30  dicembre           1986, n. 943, artt. 8, 9 e 11; legge 8 agosto 1995, n. 335,           art. 3, comma 13)                1.  In  ogni   provincia   e'   istituito   presso   la           prefettura-ufficio territoriale del Governo  uno  sportello           unico   per   l'immigrazione,   responsabile    dell'intero           procedimento   relativo   all'assunzione   di    lavoratori           subordinati stranieri a tempo determinato ed indeterminato.                2.  Il  datore   di   lavoro   italiano   o   straniero           regolarmente soggiornante in Italia che intende  instaurare           in  Italia  un  rapporto  di  lavoro  subordinato  a  tempo           determinato o indeterminato  con  uno  straniero  residente           all'estero  deve  presentare  allo  sportello   unico   per           l'immigrazione  della  provincia  di  residenza  ovvero  di           quella in cui ha sede legale l'impresa,  ovvero  di  quella           ove avra' luogo la prestazione lavorativa:                a) richiesta nominativa di nulla osta al lavoro;                b) idonea documentazione  relativa  alle  modalita'  di           sistemazione alloggiativa per il lavoratore straniero;                c)  la  proposta  di   contratto   di   soggiorno   con           specificazione  delle  relative   condizioni,   comprensiva           dell'impegno al pagamento da parte dello stesso  datore  di           lavoro delle spese di ritorno dello straniero nel Paese  di           provenienza;                d)  dichiarazione  di   impegno   a   comunicare   ogni           variazione concernente il rapporto di lavoro.                3. Nei casi in cui non  abbia  una  conoscenza  diretta           dello straniero, il datore di lavoro italiano  o  straniero           regolarmente  soggiornante  in  Italia   puo'   richiedere,           presentando la documentazione di cui alle lettere b)  e  c)           del comma 2, il nulla osta al lavoro di una o piu'  persone           iscritte nelle liste  di  cui  all'articolo  21,  comma  5,           selezionate secondo criteri  definiti  nel  regolamento  di           attuazione.                4. Lo sportello unico per  l'immigrazione  comunica  le           richieste di cui ai commi 2 e 3 al centro per l'impiego  di           cui all'articolo 4  del  decreto  legislativo  23  dicembre           1997, n. 469, competente in  relazione  alla  provincia  di           residenza, domicilio o sede legale. Il centro per l'impiego           provvede a diffondere le offerte per  via  telematica  agli           altri centri ed a renderle disponibili su sito  INTERNET  o           con ogni altro mezzo  possibile  ed  attiva  gli  eventuali           interventi previsti dall'articolo 2 del decreto legislativo           21 aprile 2000, n. 181. Decorsi venti giorni senza che  sia           stata presentata alcuna  domanda  da  parte  di  lavoratore           nazionale o  comunitario,  anche  per  via  telematica,  il           centro  trasmette  allo  sportello  unico  richiedente  una           certificazione  negativa,  ovvero  le   domande   acquisite           comunicandole  altresi'  al  datore  di  lavoro.  Ove  tale           termine sia decorso senza che il centro per l'impiego abbia           fornito riscontro, lo sportello unico procede ai sensi  del           comma 5.                5.  Lo  sportello   unico   per   l'immigrazione,   nel           complessivo  termine  massimo  di  quaranta  giorni   dalla           presentazione della richiesta, a condizione che siano state           rispettate  le  prescrizioni  di  cui  al  comma  2  e   le           prescrizioni del contratto collettivo di lavoro applicabile           alla  fattispecie,  rilascia,  in  ogni  caso,  sentito  il           questore, il nulla osta nel rispetto dei  limiti  numerici,           quantitativi   e   qualitativi    determinati    a    norma           dell'articolo  3,  comma  4,  e  dell'articolo  21,  e,   a           richiesta   del   datore   di    lavoro,    trasmette    la           documentazione, ivi compreso il codice fiscale, agli uffici           consolari, ove possibile in via telematica. Il  nulla  osta           al lavoro subordinato  ha  validita'  per  un  periodo  non           superiore a sei mesi dalla data del rilascio.                5-bis. Il nulla osta  al  lavoro  e'  rifiutato  se  il           datore di lavoro risulti  condannato  negli  ultimi  cinque           anni, anche con sentenza non  definitiva,  compresa  quella           adottata a seguito di applicazione della pena su  richiesta           ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura  penale,           per:                a) favoreggiamento dell'immigrazione clandestina  verso           l'Italia e dell'emigrazione clandestina  dall'Italia  verso           altri Stati o per reati diretti al reclutamento di  persone           da destinare alla prostituzione o allo  sfruttamento  della           prostituzione  o  di  minori  da  impiegare  in   attivita'           illecite;                b) intermediazione illecita e sfruttamento  del  lavoro           ai sensi dell'articolo 603-bis del codice penale;                c) reato previsto dal comma 12.                5-ter. Il nulla osta al lavoro e', altresi',  rifiutato           ovvero, nel caso sia stato rilasciato,  e'  revocato  se  i           documenti presentati sono stati ottenuti mediante  frode  o           sono stati falsificati o  contraffatti  ovvero  qualora  lo           straniero non  si  rechi  presso  lo  sportello  unico  per           l'immigrazione per la  firma  del  contratto  di  soggiorno           entro il termine di cui al comma 6, salvo  che  il  ritardo           sia dipeso da cause di forza maggiore. La revoca del  nulla           osta e' comunicata al Ministero degli affari esteri tramite           i collegamenti telematici.                6. Gli uffici consolari del Paese  di  residenza  o  di           origine dello straniero provvedono, dopo  gli  accertamenti           di rito, a rilasciare il visto di ingresso con  indicazione           del codice fiscale, comunicato dallo  sportello  unico  per           l'immigrazione.  Entro  otto   giorni   dall'ingresso,   lo           straniero  si  reca   presso   lo   sportello   unico   per           l'immigrazione che ha rilasciato il nulla osta per la firma           del contratto di soggiorno che resta ivi  conservato  e,  a           cura di  quest'ultimo,  trasmesso  in  copia  all'autorita'           consolare competente ed al centro per l'impiego competente.                7. (abrogato)                8. Salvo quanto  previsto  dall'articolo  23,  ai  fini           dell'ingresso in Italia per motivi di lavoro, il lavoratore           extracomunitario deve essere munito  del  visto  rilasciato           dal consolato italiano presso lo  Stato  di  origine  o  di           stabile residenza del lavoratore.                9. Le questure forniscono all'INPS e all'INAIL, tramite           collegamenti  telematici,   le   informazioni   anagrafiche           relative ai lavoratori extracomunitari ai quali e' concesso           il permesso di soggiorno per motivi di lavoro,  o  comunque           idoneo per l'accesso al lavoro, e  comunicano  altresi'  il           rilascio dei permessi  concernenti  i  familiari  ai  sensi           delle disposizioni di cui al titolo IV; l'INPS, sulla  base           delle  informazioni  ricevute,  costituisce  un   «Archivio           anagrafico dei lavoratori extracomunitari», da  condividere           con  altre  amministrazioni  pubbliche;  lo  scambio  delle           informazioni  avviene  in  base  a   convenzione   tra   le           amministrazioni interessate. Le  stesse  informazioni  sono           trasmesse,  in  via  telematica,  a  cura  delle  questure,           all'ufficio    finanziario    competente    che    provvede           all'attribuzione del codice fiscale.                10. Lo sportello unico per l'immigrazione  fornisce  al           Ministero del lavoro e delle politiche sociali il numero ed           il tipo di nulla osta rilasciati secondo le classificazioni           adottate nei decreti di cui all'articolo 3, comma 4.                11. La perdita del  posto  di  lavoro  non  costituisce           motivo di revoca del permesso di  soggiorno  al  lavoratore           extracomunitario   ed   ai   suoi   familiari    legalmente           soggiornanti.  Il  lavoratore  straniero  in  possesso  del           permesso di soggiorno per lavoro subordinato che  perde  il           posto di lavoro, anche per dimissioni, puo' essere iscritto           nelle liste di  collocamento  per  il  periodo  di  residua           validita' del permesso di soggiorno, e comunque, salvo  che           si tratti di permesso di soggiorno per  lavoro  stagionale,           per un periodo non inferiore ad un anno ovvero per tutto il           periodo di durata della prestazione di sostegno al  reddito           percepita  dal  lavoratore  straniero,  qualora  superiore.           Decorso il termine  di  cui  al  secondo  periodo,  trovano           applicazione i requisiti reddituali di cui all'articolo 29,           comma  3,  lettera  b).  Il   regolamento   di   attuazione           stabilisce le modalita'  di  comunicazione  ai  centri  per           l'impiego, anche ai  fini  dell'iscrizione  del  lavoratore           straniero  nelle  liste  di  collocamento   con   priorita'           rispetto a nuovi lavoratori extracomunitari.                11-bis. Lo straniero che ha  conseguito  in  Italia  il           dottorato o il master  universitario  di  secondo  livello,           alla scadenza del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di           studio,  puo'  essere   iscritto   nell'elenco   anagrafico           previsto dall'articolo 4 del regolamento di cui al  decreto           del Presidente della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442,  per           un periodo non superiore a dodici mesi, ovvero, in presenza           dei requisiti  previsti  dal  presente  testo  unico,  puo'           chiedere la conversione in permesso di soggiorno per motivi           di lavoro.                12.  Il  datore  di  lavoro  che  occupa  alle  proprie           dipendenze  lavoratori  stranieri  privi  del  permesso  di           soggiorno previsto dal presente  articolo,  ovvero  il  cui           permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei           termini di legge, il  rinnovo,  revocato  o  annullato,  e'           punito con la reclusione da sei mesi a tre anni  e  con  la           multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato.                12-bis. Le pene per il fatto previsto dal comma 12 sono           aumentate da un terzo alla meta':                a) se i lavoratori occupati sono in numero superiore  a           tre;                b) se i lavoratori occupati sono  minori  in  eta'  non           lavorativa;                c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle  altre           condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al           terzo comma dell'articolo 603-bis del codice penale.                12-ter. Con la sentenza di condanna il giudice  applica           la sanzione amministrativa  accessoria  del  pagamento  del           costo medio di rimpatrio del lavoratore  straniero  assunto           illegalmente.                12-quater. Nelle ipotesi  di  particolare  sfruttamento           lavorativo di  cui  al  comma  12-bis,  e'  rilasciato  dal           questore, su  proposta  o  con  il  parere  favorevole  del           procuratore della  Repubblica,  allo  straniero  che  abbia           presentato  denuncia  e  cooperi  nel  procedimento  penale           instaurato nei confronti del datore di lavoro, un  permesso           di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6.                12-quinquies. Il permesso di soggiorno di cui al  comma           12-quater ha la durata di sei mesi e puo' essere  rinnovato           per un anno  o  per  il  maggior  periodo  occorrente  alla           definizione  del  procedimento  penale.  Il   permesso   di           soggiorno e' revocato in caso di condotta incompatibile con           le finalita' dello stesso, segnalata dal procuratore  della           Repubblica o accertata dal questore, ovvero qualora vengano           meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio.                13. Salvo quanto previsto per i  lavoratori  stagionali           dall'articolo  25,  comma  5,  in  caso  di  rimpatrio   il           lavoratore    extracomunitario    conserva    i     diritti           previdenziali  e  di  sicurezza  sociale  maturati  e  puo'           goderne indipendentemente dalla vigenza di  un  accordo  di           reciprocita' al verificarsi della maturazione dei requisiti           previsti  dalla  normativa  vigente,  al   compimento   del           sessantacinquesimo  anno  di  eta',  anche  in  deroga   al           requisito contributivo  minimo  previsto  dall'articolo  1,           comma 20, della legge 8 agosto 1995, n. 335.                14. Le attribuzioni degli istituti di  patronato  e  di           assistenza sociale, di cui alla legge  30  marzo  2001,  n.           152, sono estese ai lavoratori extracomunitari che prestino           regolare attivita' di lavoro in Italia.                15. I lavoratori italiani  ed  extracomunitari  possono           chiedere  il  riconoscimento  di   titoli   di   formazione           professionale acquisiti all'estero; in assenza  di  accordi           specifici,  il  Ministro  del  lavoro  e  delle   politiche           sociali, sentita la  commissione  centrale  per  l'impiego,           dispone condizioni  e  modalita'  di  riconoscimento  delle           qualifiche per singoli casi. Il lavoratore extracomunitario           puo' inoltre partecipare, a norma del presente testo unico,           a  tutti  i  corsi  di  formazione  e  di  riqualificazione           programmati nel territorio della Repubblica.                16. Le disposizioni di  cui  al  presente  articolo  si           applicano alle regioni a statuto speciale e  alle  province           autonome di Trento e di Bolzano ai sensi  degli  statuti  e           delle relative norme di attuazione."                "Art. 24 (Lavoro stagionale)                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 22)                1.  Il  datore   di   lavoro   italiano   o   straniero           regolarmente soggiornante in Italia, o le  associazioni  di           categoria per  conto  dei  loro  associati,  che  intendano           instaurare in Italia un rapporto di  lavoro  subordinato  a           carattere stagionale con uno  straniero  devono  presentare           richiesta   nominativa    allo    sportello    unico    per           l'immigrazione  della  provincia  di  residenza  ai   sensi           dell'articolo 22. Nei casi  in  cui  il  datore  di  lavoro           italiano  o  straniero  regolarmente  soggiornante   o   le           associazioni  di  categoria  non  abbiano  una   conoscenza           diretta dello straniero, la richiesta, redatta  secondo  le           modalita'   previste   dall'articolo   22,   deve    essere           immediatamente   comunicata   al   centro   per   l'impiego           competente, che  verifica  nel  termine  di  cinque  giorni           l'eventuale  disponibilita'  di   lavoratori   italiani   o           comunitari a ricoprire  l'impiego  stagionale  offerto.  Si           applicano le disposizioni di cui all'articolo 22, commi  3,           5-bis e 5-ter.                2.  Lo  sportello  unico  per  l'immigrazione  rilascia           comunque  l'autorizzazione  nel  rispetto  del  diritto  di           precedenza   maturato,   decorsi   dieci    giorni    dalla           comunicazione di cui al comma 1 e non  oltre  venti  giorni           dalla data di  ricezione  della  richiesta  del  datore  di           lavoro.                2-bis. Qualora lo sportello unico  per  l'immigrazione,           decorsi i venti giorni di cui al comma 2, non comunichi  al           datore di  lavoro  il  proprio  diniego,  la  richiesta  si           intende accolta, nel caso in cui  ricorrano  congiuntamente           le seguenti condizioni:                a) la richiesta riguardi uno straniero gia' autorizzato           l'anno precedente a prestare lavoro  stagionale  presso  lo           stesso datore di lavoro richiedente;                b) il lavoratore stagionale  nell'anno  precedente  sia           stato regolarmente assunto dal datore  di  lavoro  e  abbia           rispettato  le  condizioni   indicate   nel   permesso   di           soggiorno.                3. L'autorizzazione al lavoro stagionale  ha  validita'           da  venti  giorni  ad  un  massimo   di   nove   mesi,   in           corrispondenza   della   durata   del   lavoro   stagionale           richiesto, anche con riferimento all'accorpamento di gruppi           di lavori di piu' breve periodo da svolgere presso  diversi           datori di lavoro.                3-bis. Fermo restando il limite di nove mesi di cui  al           comma 3, l'autorizzazione al lavoro stagionale  si  intende           prorogato e il permesso di soggiorno puo' essere  rinnovato           in caso di nuova opportunita' di lavoro stagionale  offerta           dallo stesso o da altro datore di lavoro.                4. Il lavoratore stagionale, ove  abbia  rispettato  le           condizioni  indicate  nel  permesso  di  soggiorno  e   sia           rientrato nello Stato  di  provenienza  alla  scadenza  del           medesimo, ha diritto di precedenza per il rientro in Italia           nell'anno successivo  per  ragioni  di  lavoro  stagionale,           rispetto ai cittadini del suo stesso Paese che non  abbiano           mai fatto regolare ingresso in Italia per motivi di lavoro.           Puo', inoltre, convertire  il  permesso  di  soggiorno  per           lavoro stagionale  in  permesso  di  soggiorno  per  lavoro           subordinato a tempo determinato o indeterminato, qualora se           ne verifichino le condizioni.                5.  Le  commissioni  regionali   tripartite,   di   cui           all'articolo  4,  comma  1,  del  decreto  legislativo   23           dicembre  1997,  n.   469,   possono   stipulare   con   le           organizzazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative  a           livello regionale dei lavoratori e dei  datori  di  lavoro,           con le regioni e con gli enti locali, apposite  convenzioni           dirette a favorire l'accesso dei  lavoratori  stranieri  ai           posti  di  lavoro  stagionale.   Le   convenzioni   possono           individuare il trattamento economico e normativo,  comunque           non inferiore a quello previsto per i lavoratori italiani e           le misure per assicurare idonee condizioni di lavoro  della           manodopera, nonche' eventuali incentivi diretti o indiretti           per favorire l'attivazione dei flussi e dei deflussi  e  le           misure complementari relative all'accoglienza.                6. Il datore di lavoro che occupa alle sue  dipendenze,           per lavori di carattere stagionale, uno  o  piu'  stranieri           privi del permesso  di  soggiorno  per  lavoro  stagionale,           ovvero il cui permesso sia scaduto, revocato  o  annullato,           e' punito ai sensi dell'articolo 22, comma 12."                Il testo dell'articolo 14-bis del citato d. lgs. n. 286           del 1998, cosi' recita:                "Art. 14-bis (Fondo rimpatri)                1. E' istituito, presso il Ministero  dell'interno,  un           Fondo rimpatri finalizzato a finanziare  le  spese  per  il           rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di  origine  ovvero           di provenienza.                2. Nel Fondo di cui al comma 1  confluiscono  la  meta'           del  gettito  conseguito  attraverso  la  riscossione   del           contributo di cui all'articolo 5, comma  2-ter,  nonche'  i           contributi eventualmente disposti dall'Unione  europea  per           le finalita' del  Fondo  medesimo.  La  quota  residua  del           gettito del contributo di cui all'articolo 5, comma  2-ter,           e'  assegnata  allo  stato  di  previsione  del   Ministero           dell'interno,  per  gli  oneri  connessi   alle   attivita'           istruttorie inerenti al rilascio e al rinnovo del  permesso           di soggiorno."                Il testo dell'articolo 18 del decreto legge 29 novembre           2008, n. 185 (Misure urgenti per il  sostegno  a  famiglie,           lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione           anti-crisi  il  quadro  strategico  nazionale),  pubblicato           nella Gazzetta Ufficiale 29 novembre 2008,  n.  280,  S.O.,           cosi' recita:                "Art.  18   (Ferma   la   distribuzione   territoriale,           riassegnazione delle risorse per formazione ed  occupazione           e per interventi infrastrutturali)                1. In considerazione della eccezionale crisi  economica           internazionale  e  della   conseguente   necessita'   della           riprogrammazione nell'utilizzo delle  risorse  disponibili,           fermi  i  criteri  di  ripartizione   territoriale   e   le           competenze regionali,  nonche'  quanto  previsto  ai  sensi           degli articoli 6-quater e 6-quinquies del decreto-legge  25           giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,  dalla           legge 6 agosto 2008, n. 133, il CIPE, presieduto in maniera           non delegabile dal Presidente del Consiglio  dei  Ministri,           su  proposta  del  Ministro  dello  sviluppo  economico  di           concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,           nonche'  con  il  Ministro  delle  infrastrutture   e   dei           trasporti per quanto attiene alla lettera b),  in  coerenza           con gli indirizzi assunti in sede europea, entro 30  giorni           dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto,           assegna una quota delle risorse nazionali  disponibili  del           Fondo aree sottoutilizzate:                a) al Fondo sociale per occupazione e  formazione,  che           e' istituito nello stato di previsione  del  Ministero  del           lavoro, della salute e delle politiche  sociali  nel  quale           affluiscono anche le risorse del Fondo  per  l'occupazione,           nonche' le  risorse  comunque  destinate  al  finanziamento           degli  ammortizzatori  sociali  concessi  in  deroga   alla           normativa vigente e quelle destinate in via  ordinaria  dal           CIPE alla formazione; (133)                b) al Fondo infrastrutture di cui all'art.  6-quinquies           del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,  convertito,  con           modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, anche per           la messa  in  sicurezza  delle  scuole,  per  le  opere  di           risanamento ambientale, per l'edilizia carceraria,  per  le           infrastrutture museali ed archeologiche, per  l'innovazione           tecnologica  e  le  infrastrutture   strategiche   per   la           mobilita';                b-bis) al Fondo strategico  per  il  Paese  a  sostegno           dell'economia reale, istituito  presso  la  Presidenza  del           Consiglio dei Ministri.                2. Fermo restando quanto previsto per  le  risorse  del           Fondo per l'occupazione,  le  risorse  assegnate  al  Fondo           sociale per occupazione e formazione  sono  utilizzate  per           attivita' di apprendimento, prioritariamente svolte in base           a libere convenzioni volontariamente sottoscritte anche con           universita' e scuole  pubbliche,  nonche'  di  sostegno  al           reddito. Fermo restando il rispetto  dei  diritti  quesiti,           con decreto del Ministro del lavoro, della salute  e  delle           politiche   sociali,   di   concerto   con   il    Ministro           dell'economia e delle finanze, da adottare previa intesa in           sede di Conferenza unificata  di  cui  all'articolo  8  del           decreto legislativo 28 agosto 1997, n.  281,  e  successive           modificazioni, sono definite le modalita' di utilizzo delle           ulteriori risorse rispetto a  quelle  di  cui  al  presente           comma per le diverse tipologie di rapporti  di  lavoro,  in           coerenza con gli indirizzi assunti  in  sede  europea,  con           esclusione delle risorse del Fondo per l'occupazione.                3. Per le risorse  derivanti  dal  Fondo  per  le  aree           sottoutilizzate resta fermo il vincolo  di  destinare  alle           Regioni del Mezzogiorno l'85 per cento delle risorse ed  il           restante 15 per cento alle Regioni del Centro-Nord.                3-bis. Le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate           derivanti dall'applicazione  dell'  articolo  6-quater  del           decreto-legge 25  giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con           modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, assegnate           dal CIPE al Fondo di  cui  al  comma  1,  lettera  a),  del           presente articolo, sono ripartite,  in  forza  dell'accordo           del 12 febbraio 2009  tra  il  Governo,  le  regioni  e  le           province autonome di  Trento  e  di  Bolzano,  in  base  ai           principi stabiliti all'esito della seduta del 12 marzo 2009           della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le           regioni e le province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,           avuto  riguardo  alle  contingenti  esigenze   territoriali           derivanti dalla crisi occupazionale, senza  il  vincolo  di           cui al comma 3 del presente articolo.                4. Agli interventi effettuati con le  risorse  previste           dal  presente  articolo   possono   essere   applicate   le           disposizioni di cui all'articolo 20.                4-bis. Al fine della  sollecita  attuazione  del  piano           nazionale di realizzazione delle infrastrutture  occorrenti           al superamento del disagio  abitativo,  con  corrispondente           attivazione delle forme di  partecipazione  finanziaria  di           capitali pubblici e privati, le misure  previste  ai  sensi           dell'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.  112,           convertito, con modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,           n. 133, come  modificato  da  ultimo  dal  presente  comma,           possono essere realizzate anche utilizzando, in aggiunta  a           quelle  ivi  stanziate,   le   risorse   finanziarie   rese           disponibili ai sensi del comma 1, lettera b), del  presente           articolo, nonche' quelle autonomamente messe a disposizione           dalle regioni a valere sulla quota del Fondo  per  le  aree           sottoutilizzate di pertinenza di ciascuna regione.  Per  le           medesime finalita', all'articolo 11  del  decreto-legge  25           giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,  dalla           legge 6 agosto 2008, n. 133,  e  successive  modificazioni,           sono apportate le seguenti modificazioni:                a)  al  comma  1,  le  parole:  «d'intesa   con»   sono           sostituite dalla seguente: «sentita»;                b) al comma 12 sono premesse le seguenti parole: «Fermo           quanto previsto dal comma 12-bis,»;                c) dopo il comma 12 e' inserito il seguente:                «12-bis.  Per  il  tempestivo   avvio   di   interventi           prioritari  e  immediatamente  realizzabili   di   edilizia           residenziale   pubblica   sovvenzionata    di    competenza           regionale, diretti alla risoluzione  delle  piu'  pressanti           esigenze abitative, e' destinato l'importo di  100  milioni           di euro a valere sulle risorse di cui all'articolo  21  del           decreto-legge 1° ottobre  2007,  n.  159,  convertito,  con           modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n.  222.  Alla           ripartizione tra le regioni  interessate  si  provvede  con           decreto del Ministro delle infrastrutture e  dei  trasporti           previo accordo intervenuto in sede di Conferenza permanente           per i rapporti tra lo  Stato,  le  regioni  e  le  province           autonome di Trento e di Bolzano».                4-ter. Per il finanziamento  degli  interventi  di  cui           all'articolo 1, comma 92, della legge 23 dicembre 2005,  n.           266, e' autorizzata la spesa  di  5  milioni  di  euro  per           ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011. Al relativo onere si           provvede a valere sulle risorse di cui  al  Fondo  previsto           dal comma 1, lettera b), del presente articolo.                4-quater. All'articolo 78, comma 3,  del  decreto-legge           25 giugno 2008,  n.  112,  convertito,  con  modificazioni,           dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono aggiunti, in  fine,           i seguenti periodi: «Alla  gestione  ordinaria  si  applica           quanto previsto dall'articolo 77-bis, comma 17. Il concorso           agli obiettivi per gli anni 2009 e 2010  stabiliti  per  il           comune di Roma ai sensi del citato  articolo  77-bis  e'  a           carico del piano di rientro».                4-quinquies. La tempistica prevista per le entrate e le           spese del piano di rientro di cui all'articolo 78, comma 4,           del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,  convertito,  con           modificazioni, dalla  legge  6  agosto  2008,  n.  133,  e'           rimodulata  con   apposito   accordo   tra   il   Ministero           dell'economia   e   delle   finanze   e   il    commissario           straordinario  del  Governo  in  modo   da   garantire   la           neutralita' finanziaria, in termini  di  saldi  di  finanza           pubblica, di quanto disposto dall'ultimo periodo del  comma           3 del medesimo articolo 78, come da ultimo  modificato  dal           comma 4-quater del presente articolo.                4-sexies. All'articolo 61 del decreto-legge  25  giugno           2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6           agosto 2008, n.  133,  dopo  il  comma  7  e'  inserito  il           seguente:                «7-bis. A decorrere dal 1° gennaio 2009, la percentuale           prevista  dall'articolo  92,  comma  5,  del   codice   dei           contratti pubblici relativi a lavori, servizi e  forniture,           di cui al decreto legislativo 12 aprile  2006,  n.  163,  e           successive modificazioni, e' destinata nella  misura  dello           0,5  per  cento  alle  finalita'  di  cui   alla   medesima           disposizione e, nella misura dell'1,5 per cento, e' versata           ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello  Stato           per essere destinata al  fondo  di  cui  al  comma  17  del           presente articolo».                4-septies. All'articolo 13, comma 1, del  decreto-legge           4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla           legge 4 agosto 2006, n. 248, dopo le parole:  «dei  servizi           pubblici locali» sono inserite le seguenti: «e dei  servizi           di committenza o delle centrali di committenza apprestati a           livello regionale a supporto di enti senza scopo di lucro e           di amministrazioni aggiudicatrici di  cui  all'articolo  3,           comma 25, del codice  dei  contratti  pubblici  relativi  a           lavori, servizi e forniture, di cui al decreto  legislativo           12 aprile 2006, n. 163».                4-octies. All'articolo 3, comma  27,  secondo  periodo,           della legge 24 dicembre  2007,  n.  244,  dopo  le  parole:           «producono servizi di interesse generale» sono inserite  le           seguenti: «e che forniscono servizi  di  committenza  o  di           centrali di committenza a livello regionale a  supporto  di           enti  senza   scopo   di   lucro   e   di   amministrazioni           aggiudicatrici di cui all'articolo 3, comma 25, del  codice           dei  contratti  pubblici  relativi  a  lavori,  servizi   e           forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.           163,»."                La legge 29 gennaio 2009, n. 2 (Conversione  in  legge,           con modificazioni, del decreto-legge 29 novembre  2008,  n.           185, recante misure urgenti per  il  sostegno  a  famiglie,           lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione           anti-crisi il quadro strategico  nazionale)  e'  pubblicata           nella Gazzetta Ufficiale 28 gennaio 2009, n. 22, S.O.                Per i riferimenti alla  direttiva  2009/52/CE  si  veda           nelle note alle premesse.
Avv. Roberto Amodeo
Studio Legale Amodeo - Roma, RM
Lo Studio si occupa di Diritto Cvile con particolare riferimento alle problematiche di Diritto del Lavoro. Lo studio si occupa inoltre di responsabilita' professionale medica, infortunistica stradale...
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