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Timestamp: 2020-08-13 04:57:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25007 del 06/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25007 del 06/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/12/2016, (ud. 28/09/2016, dep. 06/12/2016), n.25007
sul ricorso 14169/2014 proposto da:
dall’avvocato MARCELLO D’APONTE, giusta procura in calce al ricorso;
S.D. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
CAVOUR 221, presso lo studio dell’avvocato FABIO FABBRINI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato LEOPOLDO SPEDALIERE,
avverso la sentenza n. 8146/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 12/2/2014;
1 – Il Consigliere relatore, designato ai sensi dell’art. 377 c.pc.., ha depositato in cancelleria la seguente relazione ex artt. 380 bis e 375 c.p.c., ritualmente comunicata:
“Il lavoratore attualmente intimato, dipendente della s.r.l. Circumvesuviana, Ferrovia, Autolinee e Funivia, azienda concessionaria del servizio di trasporto regionale, con mansioni di conducente di autobus addetto sia alla guida che al rilascio dei biglietti con incasso (agente unico), agiva per il riconoscimento del diritto alle differenze economiche per il mancato adeguamento della predetta indennità nel tempo e per avere svolto, nella medesima giornata lavorativa, il doppio turno di servizio nelle mansioni di agente unico. Il giudice di primo grado respingeva la domanda. La Corte territoriale, per quanto qui rileva, accoglieva parzialmente il gravame svolto dal lavoratore riconoscendo il diritto al preteso adeguamento (per ogni giornata di prestazione e non per ogni turno).
La tesi del lavoratore (fatta propria dalla Corte territoriale) ravvisa nelle fonti regionali, normative e deliberative, che hanno proposto il sistema dell’agente unico, il riferimento normativo dal quale evincere il sistema di contabilizzazione dell’emolumento del quale, con accordo aziendale del 18.11.1988, le OO.SS. e la Circumvesuviana avevano espressamente stabilito l’adeguamento a quanto previsto dalla normativa regionale secondo le date dalla stessa previste.
Occorre premettere, quanto alle censure che investono il capo della sentenza impugnata relativo all’adeguamento dell’indennità di agente unico, che l’articolato mezzo di impugnazione devolve, alla Corte, la denuncia di non corretta interpretazione delle norme di diritto applicabili alla fattispecie ed insufficiente e inadeguata motivazione su un punto decisivo della controversia.
Le censure, al di là dell’erroneo riferimento al thema decidendum che si assume costituito dall’accertamento del diritto alla sussistenza del diritto al riconoscimento dell’indennità relativa al “doppio turno” di servizio (invero esclusa dalla Corte partenopea che ha riconosciuto il diritto all’indennità in questione solo per ogni giornata di effettiva presenza e dunque non per ogni turno di lavoro), nella sostanza, attengono alla pretesa violazione ovvero falsa applicazione dei contratti o accordi collettivi di lavoro che, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, come modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 2, è parificata, sul piano processuale, a quella delle norme di diritto.
Ciò comporta, in questa sede di legittimità, l’interpretazione delle relative clausole in base alle norme codicistiche di ermeneutica negoziale (artt. 1362 c.c. e segg.) come criterio interpretativo diretto e non come canone esterno di commisurazione dell’esattezza e della congruità della motivazione, senza più necessità, a pena di inammissibilità della doglianza, di una specifica indicazione delle norme asseritamente violate e dei principi in esse contenuti, nè del discostamento, da parte del giudice di merito, dai canoni legali assunti come violati o di una loro applicazione sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti. In tali termini si è, recentemente, espressa questa Corte, con la sentenza del 19 marzo 2014, n. 6335, il cui orientamento va condiviso e ribadito, in evidente discontinuità con il precedente insegnamento giurisprudenziale secondo cui l’interpretazione dei contratti collettivi di lavoro, in sede di legittimità, integrerebbe un’indagine di fatto riservata al giudice di merito, censurabile dinanzi alla Corte di cassazione nella sola ipotesi di motivazione inadeguata, ovvero di violazione dei canoni legali di interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e segg., sicchè, per una corretta denuncia dei due profili, il ricorrente per cassazione dovrebbe fare esplicito riferimento alle regole legali di interpretazione mediante specifica indicazione delle norme asseritamente violate ed ai principi in esse contenuti, precisando altresì in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai canoni legali assunti come violati o se lo stesso li abbia applicati sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti (Cass. 15 aprile 2013, n. 9054; Cass. 15 aprile 2013, n. 9070; Cass. 9 ottobre 2012, n. 17168).
In altre parole, nella pur ampia illustrazione della complessa vicenda, non viene enunciato e chiarito il fondamento normativo e negoziale collettivo, nazionale o aziendale, disatteso dalla Corte territoriale nell’accogliere la domanda del lavoratore e che avrebbe, altresì, determinato il conseguente vizio motivazionale.
Inoltre, è appena il caso di osservare che, come ha già avuto modo di statuire questa Corte, essendo il giudizio di cassazione un giudizio a critica vincolata, la tassatività e la specificità del motivo di censura esigono una precisa formulazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche di censura enucleate dal codice di rito (cfr., Cass. n. 18202/ 2008).
5 – Le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico della ricorrente e vengono liquidate come da dispositivo con attribuzione in favore degli avv.ti Leopoldo Spedaliere e Fabio Fabbrini per dichiarato anticipo fattone.
6 – Il ricorso è stato notificato in data successiva a quella (31/1/2013) di entrata in vigore della legge di stabilità del 2013 (L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), che ha integrato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, aggiungendovi il comma 1 quater del seguente tenore: “Quando l’impugnazione, anche incidentale è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma art. 1 bis. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l’obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso”.
La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento, in favore della controparte, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso spese forfetario nella misura del 15% con attribuzione in favore degli avv.ti Leopoldo Spedaliere e Fabio Fabbrini, anticipatari.

References: Sentenza 
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 art. 2
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1
 art. 13
 art. 1