Source: https://renatodisa.com/2015/05/07/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-21-aprile-2015-n-16613-in-relazione-ai-fatti-commessi-fino-al-23-12-2013-la-legge-vigente-al-momento-del-fatto-deve-considerarsi-quella-di-cui-alla-legge/
Timestamp: 2018-11-18 08:56:08+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 21 aprile 2015, n. 16613. In relazione ai fatti commessi fino al 23.12.2013, la legge vigente al momento del fatto deve considerarsi quella di cui alla Legge Iervolino-Vassalli, rispetto alla quale, per quanto riguarda le c.d. droghe "pesanti", la disciplina oggi vigente è sempre più favorevole, laddove, invece, non è ugualmente scontato che trovi sempre applicazione la nuova legge per le cosiddette droghe leggere - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 21 aprile 2015, n. 16613. In relazione ai fatti commessi fino al 23.12.2013, la legge vigente al momento del fatto deve considerarsi quella di cui alla Legge Iervolino-Vassalli, rispetto alla quale, per quanto riguarda le c.d. droghe “pesanti”, la disciplina oggi vigente è sempre più favorevole, laddove, invece, non è ugualmente scontato che trovi sempre applicazione la nuova legge per le cosiddette droghe leggere
Del resto, gia’ l’avere con il Decreto Legge n. 146 del 2013, introdotto una clausola di riserva per circoscrivere negativamente l’applicazione della norma, scrivendo “salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato” lasciava chiaramente intendere che quello di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, comma 5, voleva essere un titolo autonomo di reato. Conclusioni cui portava anche l’individuazione da parte del legislatore di un soggetto attivo (“chiunque”) e di una condotta “commette”, tipici delle norme incriminatrici autonome. O il fatto che lo stesso Decreto Legge n. 146 del 2013, articolo 2, era rubricato “Delitto di condotte illecite in tema di sostanze stupefacenti o psicotrope di lieve entita’”.
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, comma 5, post novella del dicembre 2013 puniva, infatti, con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 3.000 a euro 26.000 chiunque, salvo che il fatto costituisse piu’ grave reato, commettesse uno dei fatti previsti dal medesimo articolo 73, che per i mezzi, le modalita’ o le circostanze dell’azione ovvero per la qualita’ e quantita’ delle sostanze, sia “di lieve entita’”. La norma previgente prevedeva identica sanzione pecuniaria e, quanto alla pena detentiva, identico minimo edittale (anni uno di reclusione) ma una pena massima piu’ alta (anni sei di reclusione).
I giudici di merito hanno, infatti, dato conto in motivazione -soprattutto quello di primo grado – di un fatto avente un disvalore non di poco conto, ma, valutati tutti gli elementi dello stesso, hanno ritenuto di considerarlo di “lieve entita’”. Sebbene, dunque, effettivamente si siano limitati a richiamare in via generale la norma di riferimento di cui all’articolo 133 c.p., appare, tuttavia, evidente il motivo per cui, di fronte una pluralita’ di sostanze stupefacenti e di quantitativi non irrisori (gr 311,83 di hashish, nonche’ gr. 1,95 di cocaina, nonche’, ancora gr. 2,23 di hashish), pur riconoscendo l’ipotesi attenuata di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, comma 5, non hanno potuto irrogare una pena vicina ai minimi edittali di quest’ultima.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-05-07T17:13:04+00:007 maggio 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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 articolo 73
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