Source: http://www.radiomarconi.com/marconi/brevetto7777.html
Timestamp: 2019-02-21 02:50:17+00:00

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Comitato Guglielmo Marconi: IL BREVETTO n° 7777 - Dedicato a coloro che non conoscono la vera storia di una conquista scientifica fondamentale per lo sviluppo delle radiocomunicazioni.
IL BREVETTO n° 7777
Dedicato a coloro che non conoscono la vera storia di una conquista scientifica
fondamentale per lo sviluppo delle radiocomunicazioni.
Articolo di Lodovico Gualandi, RAI Senior
Anche questo brevetto di Marconi, per l'esattezza l'ottavo, fu fortemente contestato, così come avvenne per il primo, rilasciato il 12 giugno 1896. Un documento storico americano rivela infatti che nel 1943 era ancora oggetto di un lunga vertenza giudiziaria.
Eppure questo brevetto, contro le previsioni negative espresse persino dagli ingegneri della Regia Marina Italiana (rapporto del Comandante Simion e del prof. Pasqualini, in data 27 luglio 1900), permise la risoluzione del problema delle interferenze fra più stazioni, di inviare e ricevere contemporaneamente due messaggi con la medesima antenna, e di radiocomunicare a migliaia di chilometri di distanza.
Non ci sembra poco poter affermare che le caratteristiche tecniche di questo brevetto rappresentano tuttora la parte fondamentale e inscindibile di qualsiasi impianto ricetrasmittente. In altre parole, se oggi non venissero ancora rigorosamente rispettati gli accorgimenti tecnici additati da Marconi nel brevetto 7777 del lontano 1900, non si potrebbero neppure garantire i vantaggi offerti dalla moderna radiotelefonia cellulare.
Con la basilare realizzazione dell'accordo simultaneo fra i circuiti oscillatori chiusi e quelli aperti, due in trasmissione e due in ricezione, Marconi riuscì infatti ad inviare la massima energia all'antenna trasmittente e captare a grande distanza l'energia necessaria per radiocomunicare. Solo questa soluzione ingegneristica avrebbe permesso le radiocomunicazioni a distanze superiori ai 300 chilometri, distanze che nel 1900 Marconi era già riuscito a raggiungere nonostante eminenti scienziati sostenessero fosse assolutamente impossibile.
Paradossalmente, dopo i clamorosi risultati ottenuti da Marconi, il brevetto dei quattro sette divenne comunque più noto per le lunghe diatribe che ne derivarono, piuttosto che per le sue impareggiabili prestazioni ai fini del rapido sviluppo delle radiocomunicazioni, e per i nuovi orizzonti che si aprivano anche nel campo della ricerca scientifica pura.
Conoscere quindi le ragioni per cui la sua originalità e rilevanza scientifica vennero osteggiate così a lungo, dovrebbe rappresentare per gli storici una interessante materia di studio.
Le vertenze giudiziarie su questo originale trovato ebbero comunque il loro epilogo con una sentenza definitiva pronunciata nel 1943, a sei anni dalla morte di Marconi, dalla Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti, nonostante il periodo storico non fosse certo favorevole per difendere l'opera di uno scienziato italiano.
La Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti si dimostrò comunque imparziale, giudicando infondate sia le contestazioni sul valore del primo brevetto Marconi del 1896, che le rivendicazioni presentate dai presunti precursori del brevetto 7777.
Oggi dovrebbe quindi essere più facile comprendere quanto sia improbabile che, nell'ambito delle nostre università, Marconi venga ignorato a causa di una sua non meglio specificata "compromissione col passato regime fascista", anche perché incomprensioni e ostilità risalgono a molto tempo prima, ossia fino dal lontano 1896.
La vertenza giudiziaria americana ne rivela le cause che crediamo tuttora sconosciute a molti.
I primi otto brevetti di Marconi
Come si è detto, il brevetto 7777 era stato preceduto da altri sette brevetti, tutti richiesti da Marconi e mirati al perfezionamento del suo sistema. Questi brevetti costituirono le basi fondamentali per lo sviluppo immediato della radiotelegrafia, con le conseguenti scoperte scientifiche che ne derivarono, anche in altri campi.
Solo una attenta analisi può permettere la comprensione del motivo per cui nessun altro riusciva a quei tempi ad ottenere quello che, nel campo della radiotelegrafia, sembrava ottenere solo Marconi.
Molte delle contestazioni che sono tuttora rivolte a Marconi sono infatti principalmente dovute al fatto che non è mai esistita una biografia scientifica sulla sua opera e crediamo di poter affermare di essere forse gli unici ad aver esaminato i suoi primi brevetti sotto il profilo tecnico, fatto che ci ha permesso di scoprire le peculiarità che li differenziano da quelli dei suoi presunti precursori, concorrenti e rivali.
Nonostante l'inevitabile sviluppo tecnologico degli impianti ricetrasmittenti moderni si può ancora osservare che del Sistema Marconi sono rimaste insostituibili le sue antenne, il brevetto dei quattro sette e l'inconfondibile metodologia sperimentale nello scegliere luoghi e lunghezze d'onda adatti ad assicurare i collegamenti radio, anche nelle condizioni più gravose e difficili.
Perché Marconi riuscì dove altri fallirono?
I ricercatori che avevano tentato l'accoppiamento dei circuiti oscillatori chiusi con conduttori aerei anche di notevole altezza, avevano fallito lo scopo perché non erano riusciti a risolvere il problema della sintonizzazione, un problema che nel primo Sistema Marconi non si presentava poiché l'antenna marconiana, come era stata descritta nel primo brevetto, veniva eccitata direttamente alla sua base dalla scintilla provocata dall'alta tensione fornita da un trasformatore. Non esisteva pertanto alcun circuito di accoppiamento interposto fra il rocchetto di Rumhkorff e l'antenna verticale in quarto d'onda.
Come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare nei nostri precedenti articoli, facendo scoccare la scintilla fra la sua base e la terra, l'antenna marconiana si trasformava automaticamente in quella nuova e potente sorgente elettromagnetica che, come affermò Marconi stesso nel discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel, agli studiosi occorse un notevole periodo di tempo per comprenderlo.
Bisogna infatti osservare che, nel primo Sistema Marconi, per ottenere il massimo rendimento, egli manteneva rigorosamente uguali le dimensioni fisiche e geometriche dei conduttori della stazione trasmittente e ricevente.
Mantenere un efficace rendimento di radiazione e ricezione divenne un problema di difficile soluzione allorquando nel tentativo di ridurre lo smorzamento eccessivo dei treni d'onda e aumentare la selettività, Marconi accoppiò induttivamente la sue antenne a circuiti oscillatori chiusi.
I concorrenti di Marconi collegavano gli avvolgimenti oscillatori primari e secondari come si faceva in campo elettrico industriale con correnti alternate di bassa frequenza, per indurre una tensione da un circuito ad un altro. In questo caso infatti, per ottenere le tensioni e le correnti desiderate era sufficiente accoppiarli strettamente sfruttando i rapporti di trasformazione.
Per le radiofrequenze però entravano in gioco nuovi fattori ovviamente ancora sconosciuti e, per ottenere i necessari rendimenti di radiazione, si dovevano risolvere problemi non ancora contemplati in nessuna teoria e che nessuna teoria avrebbe potuto comunque prevedere prima delle prove sperimentali.
Il segreto del successo di Marconi si deve perciò ascrivere anche alla soluzione di questi problemi, che non erano soltanto tecnici ma specificatamente scientifici.
Non possiamo pertanto credere alla folta schiera di sostenitori della assoluta inutilità di sapere da chi e come è stata inventata la radio "tant'è che ormai è un bene che appartiene all'umanità intera". Se così fosse, si potrebbe altresì sostenere anche che le Facoltà universitarie di Storia della Scienza non avrebbero alcuna ragione di esistere.
La Sentenza della Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti d'America,
discussa nell'aprile del 1942 e conclusasi nel giugno del 1943
Come si può evincere dalla copia originale della sentenza pronunciata in America nel 1943, risulta che la paternità del brevetto dei quattro sette veniva impugnata da ricercatori che sostenevano di aver preceduto Marconi nella soluzione di quel problema ingegneristico. A processo concluso, venne invece ribadito unanimemente da tre Giudici della Corte che Marconi fu il primo a realizzare le radiocomunicazioni e nei successivi brevetti di perfezionamento della sua invenzione ebbe ragione e vinse sempre ALLA PROVA DEI RISULTATI.
Venne confermato altresì che il brevetto americano del sistema sintonico di Marconi, non venne rilasciato facilmente, infatti, richiesto nel novembre del 1900, venne concesso solo il 28 giugno del 1904, dopo diversi dinieghi dell'ufficio brevetti e una lunga lotta legale. Questo fatto e la disamina di altri documenti storici fecero comprendere ai giudici americani che le rivalse dei concorrenti sui trovati di Marconi erano infondate e che Marconi aveva scoperto quello che tanti altri cercavano ma non avevano trovato. Venne altresì chiarito che il brevetto del fisico inglese Oliver Lodge sui circuiti sintonici chiusi non contemplava assolutamente la sintonizzazione di un circuito aperto, quindi non poteva essere di nessuna validità pratica ai fini di una radiocomunicazione, mentre, il brevetto di Nicola Tesla non riguardava le onde hertziane.
Tesla pensava infatti di superare grandi distanze usando tensioni enormi, da 20 a 30 milioni di volt, e conduttori aerei lunghi oltre 12 chilometri, poiché il suo scopo era la trasmissione dell'energia elettrica motrice e solo accidentalmente accennava alla possibilità di trasmettere anche messaggi (affermazione del Giudice Rutledge).
I Giudici, esaminata la documentazione tecnica e storica, furono anche unanimemente concordi nel ritenere che nel 1896 la telegrafia senza fili costituiva a quei tempi il culmine delle ricerche scientifiche e il fatto che eminenti scienziati vi si cimentarono e fallirono, significava che chi vi riuscì doveva essere un genio.
Riproduzione del titolo e dei primi quattro paragrafi della Sentenza Americana che si articola nella sua completezza in parecchie decine di pagine.
Questi primi paragrafi introduttivi vengono tuttora riportati, per poca onestà o scarsa conoscenza dei documenti originali, da chi vorrebbe sostenere che questa sentenza fu avversa alla priorità di Marconi.
La verità invece è che i suoi avversari dovettero pagare le spese processuali e risarcire i danni, per un ammontare di oltre 42000 dollari di allora, oltre agli interessi anche se Marconi non poté godere della soddisfazione morale di questo suo ennesimo trionfo.
La Corte Suprema concluse che il giudizio di coloro che, molto tempo dopo, misconoscevano le invenzioni e le scoperte di Marconi, cercando di rovesciare il verdetto della storia, si assumevano una duplice responsabilità in quanto l'affermazione che si faceva nel 1943, che tutto ciò che fece Marconi non provocò un progresso scientifico, in quanto tale progresso era stato previsto, non poteva che essere frutto di una fallace visione retrospettiva.
A 47 anni di distanza dall'invenzione di Marconi, il consapevole verdetto pronunciato dalla Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti d'America avrebbe potuto fugare, una volta per sempre, ogni dubbio sulla originalità e rilevanza scientifica delle fondamentali invenzioni e scoperte di Guglielmo Marconi, ma da quello che si legge tuttora nei testi italiani pubblicati negli ultimi cinquant'anni, questo atto di giustizia nei confronti della sua opera è sempre stato disatteso, ed è proprio questo l'unico punto di tutta questa ingarbugliata faccenda che proprio non riusciamo a capire.
Infatti, come si è detto all'inizio di questa disamina, quella importante sentenza ebbe luogo in un periodo storico non certo favorevole per la nostra nazione: chi la governava aveva dichiarato guerra ad Inghilterra e America e considerava Marconi un "anglofilo".
Certamente possiamo comprendere i motivi per cui Marconi sentisse l'Inghilterra come sua seconda patria, ma era altresì evidente il suo desiderio di avvicinare l'Italia ai paesi di lingua anglosassone, sentimento che certo mal si accordava con la politica e le direttive del Governo di quei tempi.
Nel lontano 1909, dopo tredici anni di lotta contro ostilità nazionalistiche, commerciali e scientifiche, a Marconi venne conferito il Nobel per la fisica eppure, nonostante questa definitiva consacrazione del valore della sua opera universale, le contestazioni non cessarono. Per offuscare la sua gloria si è sempre tentato di sminuire il suo contributo accusandolo di essere interessato, più che alla scienza, alle applicazioni commerciali della radio.
Eppure Marconi, grazie alle sue invenzioni e scoperte frutto di un impegno totale ed assoluto, durato praticamente tutta la vita, contribuì al progresso delle radiocomunicazioni dischiudendo così nuovi orizzonti anche in altri versanti della conoscenza. Coloro che considerano vani, o peggio, inutili i tentativi di ristabilire la verità storica si assumono anch'essi quella duplice responsabilità così ben espressa nella sentenza emessa nel 1943 dalla Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti d'America quando affermò che: "sostenere che tutto ciò che Marconi fece non provocò un progresso scientifico, in quanto tale progresso era stato previsto, non può che essere frutto di una fallace visione retrospettiva".
· Marconi: realtà scientifica e verità storica - L. Gualandi - La rivista Elettronica di Pietroburgo - S.Pietroburgo, 1/1999, pagg. 83-97
· Scritti di Guglielmo Marconi - Roma - Regia Accademia d'Italia - 1941.
· Bibliografia Marconiana del CNR - Giunti -1974
· Spunti Marconiani - Luigi Sacco - Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio-Roma 1960
Articolo tratto da "Elettronica Flash" n° 196 - luglio/agosto 2000, pag.69

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