Source: http://lavitaciappartiene.blogspot.com/2009/02/
Timestamp: 2018-01-22 12:02:49+00:00

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la vita ci appartiene: febbraio 2009
Basta cure: la scelta di papa Wojtyla. Il diritto di dire no
l’Unità 27.2.09
Il Professor Proietti, in una intervista ad Avvenire è intervenuto ieri sull’impossibile analogia - a suo dire - tra il “lasciatemi morire” di Papa Wojtyla e una legittima rinuncia ai trattamenti sanitari. Ammnetto di essere stato il primo, nel febbraio 2007, a formulare un tale paragone per spiegare la vicenda Welby. Soprattutto la sua legittimità giuridica e deontologica al rifiuto della ventilazione, in quel tempo fortemente contestate. Paragone poi più volte ripreso da altri autorevoli interventi e sostenuto attraverso l’analisi delle dichiarazioni ufficiali della stampa vaticana.
Andiamo per ordine. È noto che Papa Wojtyla da anni era affetto da una sindrome parkinsoniana. Pertanto era inevitabile che sarebbe andato incontro a una progressiva insufficienza respiratoria e una incapacità a deglutire. Il dott. Melazzini in una occasione pubblica - Cremona, febbraio 2007 - ha addirittura sostenuto che Papa Wojtyla avrebbe rinunciato fin dall’inizio alla terapia farmacologica contro il Parkinson. Non avendo motivo di dubitare della parola del Melazzini, devo credere che il paziente Wojtyla avesse iniziato già da molto tempo a rinunciare a quella terapia (sicuramente in grado di rallentare la malattia), esercitando pertanto il suo legittimo diritto al rifiuto o alla limitazione della terapia stessa e contribuendo - con quella scelta - al peggioramento delle sue condizioni generali. Condizioni generali che già molti mesi prima della sua morte stavano progressivamente e visibilmente deteriorandosi.
L’articolata intervista al Prof. Proietti - nel tentativo di mascherare l’ulteriore, chiaro e legittimo esercizio al diritto di rifiuto di terapia - non fa altro che confermarne i principi stessi. Si continua a non comprendere per quale motivo si sia praticata una tracheotomia se non vi era indicazione o volontà del paziente stesso ad essere connesso a breve al ventilatore. Così come risulta perfettamente inutile posizionare un sondino nasogastrico a un paziente se poi non si intende nutrirlo artificialmente. Solo per permettergli una sopravvivenza di poche ore o un paio di giorni? Motivazioni che lo stesso Proietti nell’intervista ritiene giustamente insensate? Non credo che si possa invece definire “futile” o “inutile” ventilare o nutrire artificialmente un paziente che non riesce a farlo autonomamente.
Tutte le persone affette da patologie neurologiche degenerative - come era Papa Wojtyla - si trovano a dover decidere se sottoporsi ad una terapia nutrizionale e ventilatoria quando viene meno rispettivamente la capacità muscolare di deglutire o di muovere i muscoli respiratori. Forse al solo Papa è riservata la possibilità al rifiuto dei trattamenti sanitari? Sicuramente si tratta di quei casi particolari, prudentemente ricompresi nella “terza via” proposta da Rutelli.
Mercoledì 11 febbraio, Benedetto XVI ha riaffermato l'intangibilità della vita umana "dal momento del suo inizio fino al suo naturale compimento". È la frase più frequentemente utilizzata dalla cultura cattolica, per argomentare il rifiuto di scelte come la sospensione di nutrizione e idratazione artificiali. Ed è stata così tante volte ribadita, da assumere la forza di un dogma irrinunciabile della concezione antropologica della Chiesa cattolica. Ma siamo proprio sicuri che quella frase abbia effettivamente l'assolutezza di una verità irrinunciabile e inderogabile? Per giunta, nei giorni scorsi alcuni cattolici hanno irriso i sostenitori della scelta di Bepino Englaro in questi termini: ma come? siete contro la pena di morte, come lo siamo noi, e poi volete infliggerla alla povera Eluana… L'argomento è già di per sé traballante, ma se preso seriamente può riservare sorprese. La Chiesa cattolica è contro la pena di morte? Vediamo. Nel "Catechismo della Chiesa cattolica" in vigore fino al 1999 si poteva leggere: "Articolo 2266. Difendere il bene comune della società esige che si ponga l'aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, l'insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte". Questo ancora nel 1999. Nella successiva edizione del Catechismo, quella attualmente in vigore, la stessa formula risulta attenuata. Attenzione: non abrogata, bensì solo edulcorata. Eccola: "2267. L'insegnamento tradizionale della Chiesa (…) non esclude, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani". Qui emerge un'ambiguità: sembrerebbe che si debba difendere un inerme da un aggressore mentre l'aggressione è in corso. Ma questa è né più né meno che legittima difesa: contraddittoria rispetto all'uso della formula "pena di morte", che richiama inevitabilmente una sentenza comminata da un tribunale. Dunque, si tratta di una vera a propria deroga - ben inteso: in situazioni eccezionali - al principio assoluto. Ma ciò rende meno assoluto quel principio. È inconfutabile che, se si accetta quella possibilità di deroga, l'eccezione può valere anche in altre, e diversissime circostanze (e non siamo stati noi a proporre la comparazione): in presenza, ad esempio, di un caso di stato vegetativo persistente e di un trattamento di nutrizione e idratazione forzate, che prolungano artificialmente una vita ormai esaurita.
Caro Augias, di una cosa sono sicuro: una persona dev'essere libera di accettare o non accettare cure mediche; nello stesso modo il medico deve essere libero di non accettare le richieste del paziente. Questo viene impedito dalla Chiesa che entra in merito alle decisioni dello Stato in teoria laico. Non voglio certo dire che il papa e i suoi adepti debbano tacere. Dicano pure il loro pensiero ma senza imporlo a tutti. Che siano i medici e i pazienti cattolici ad ascoltarlo ma gli altri devono essere liberi di decidere secondo coscienza.
Roberto Fuschi robertoche@hotmail.it
E gregio dott.Augias, Il ddl che il Governo (e non solo lui) sta preparando sul testamento biologico, si sta dimostrando un atto di estrema violenza contro la libertà di ogni cittadino. Il lavaggio del cervello che Tv, radio e giornali stanno facendo è un fatto che penso non succeda in nessun altro paese d'Europa. Spero che la voce di chi porta avanti questa vera battaglia di libertà continui a farsi sentire per evitare che venga scritta un'altra brutta pagina di storia.
Piero Gardenghi Imola pgardeng@libero.it
Il disegno di legge sul testamento biologico è stato redatto nel modo più arretrato possibile in modo che, anche dopo possibili emendamenti, mantenga il segno d'una concezione originaria che si può così riassumere: il parere del soggetto interessato dev'essere manifestato ripetutamente, convalidato ogni volta alla presenza di un medico e davanti a un notaio. In ogni caso il medico curante potrà tenere o non tenere conto della volontà espressa. Leggi come queste sono sempre concepite in modo da rendere lungo, costoso, incerto l'ottenimento del diritto. E' la vecchia regola dei regimi autocratici fatta per scoraggiare le persone più semplici e lasciare spazio di manovra agli 'azzeccagarbugli'. Torna, anche in questo ddl, la vecchia Italia nella quale si pensa che più il popolo rimane a testa bassa, ignaro dei suoi diritti, ostacolato nell'ottenerli, meglio è. In questo pantano la proposta del senatore Marino (se passa questo ddl, si va al referendum) ha suscitato scalpore sia a destra sia a sinistra. Marino è abituato agli Stati Uniti dove le cose si dicono con chiarezza. Qui la chiarezza fa paura, anche all'interno di quel Pd che non ha mai avuto una linea in proposito. La deputata Paola Binetti si è affrettata a dire che se passa Marino lei lascia il partito. La mia opinione è che se mai questo referendum si facesse passerebbe con largo vantaggio per una semplice ragione. Al contrario di quanto è accaduto con quello sulla Legge 40 (procreazione assistita) qui il quesito è chiaro: volete o no essere padroni di decidere della vostra vita? E, se fosse il caso, della vostra morte? Sono questioni che, come per il divorzio, come per l'aborto, tutti capiscono; e hanno a cuore.
Liberazione 22.2.09
L'iniziativa di Micromega a Roma: la borghesia illuminata stanca di Veltroni promette un referendum. Englaro: «Sono con voi»
La piazza contro i tentennamenti del Pd
Un ddl che dichiara la vita umana «indisponibile» e vieta la sospensione di idratazione e alimentazione artificiale nonostante i medici che si occupano di malati terminali abbiano già diffuso un documento di allarme spiegando che in punto di morte la nutrizione forzata prolunga e acuisce le sofferenze.
«La vita appartiene a chi la vive. Con quale diritto Bagnasco, Formigoni e Roccella decidono sulla nostra vita?» argomenta pacatamente Paolo Flores D'Arcais, uno degli organizzatori, che conclude amaramente: «Inizia la più difficile delle nostre lotte, mai avremo immaginato di dover combattere per impedire di venire espropriati del nostro corpo». Poco dopo Lidia Ravera ricorderà che il dominio del dogma sul corpo è già cominciato con la legge 40 sulla fecondazione assistita.
Promossa dagli ex girotondini Pancho Pardi e Flores D'Arcais con le adesioni illustri di Eco, Garrone, Maraini, Hack e Rodotà, la manifestazione doveva avvenire in piazza Navona, poi non concessa.
E dunque piazza Farnese, salottino pregiato e illuminato dalla elegantissima ambasciata di Francia si riempie di normali cittadini intambarrati, facce silenziose e quiete, molti capelli bianchi e visi rugosi e senza giri di parole una piazza poco popolare, la borghesia illuminata e intellettuale che legge Repubblica e l' Unità , stimati professionisti e studenti, giornalisti in pausa lavoro e signore che torneranno in una casa comoda e calda, a pochi passi. Se ci fosse Berlusconi, fantasma spesso evocato negli interventi e fischiato a più riprese, direbbe: comunisti radical-chic.
Tuttavia questa piazza non vuole definirsi laica in contrapposizione ai cattolici, e piuttosto la sua rabbia trattenuta vuole rivolgerla ad un Pd che non fa opposizione.
Verso la fine, quando ormai fa buio, sale sul palco Ignazio Marino (Pd). Il senatore chirurgo, autore di una proposta di legge sul testamento biologico che piace molto da queste parti, si dice «soddisfatto» delle rassicurazioni ricevute dal neo segretario Dario Franceschini sulla laicità del (nuovo?) Partito democratico, e promette una battaglia per eliminare la parte del ddl Calabrò che vieta la sospensione di ogni terapia che potrebbe provocare la morte del paziente, persino di quei malati coscienti e lucidi come Welby.
Emma Bonino non usa la stessa cortesia e fiducia: Veltroni ha tentennato sulla questione del testamento biologico, e forse anche per questo è caduto dal piedistallo.
Tra gli aderenti all'iniziativa c'è don Franzoni delle comunità cristiane di base, cita un passo dell'Utopia di Tommaso Moro dove viene consigliata la dolce morte in casi di sofferenze terminali insopportabili. Un testo del 1516.
Le uniche bandiere sono quelle degli atei razionalisti dell'Uaar, un vessillo di Rifondazione svetta di primo pomeriggio e poi viene ammainato. Hanno aderito i partiti come il Prc, i radicali, Sinistra democratica e Italia dei Valori. Paolo Ferrero arriva e dice: «Il ddl della maggioranza contiene l'accanimento terapeutico poiché vieta a persone in stato vegetativo da dieci o quindici anni di arrivare ad una morte sacrosanta e questo è chiaramente incostituzionale».
Hanno aderito i partiti, ma Flores D'Arcais vuole ringraziare particolarmene l'Italia dei Valori che ha prestato il palco e le apparecchiature.
Di Pietro è presente e prende la palla al balzo per una stoccata al Pd: «Questa manifestazione è la riposta di tanti mister tentenna e a un governo che anche sulla vita e sulla morte vuole decidere lui sostituendosi al cittadino».
E' Camilleri a parlare, applauditissimo, di «cosiddetta opposizione». Perché qui è chiaro che l'ingerenza del Vaticano avrà passato pure ogni limite, ma la responsabilità ultima resta al governo e specialmente ad un Pd debole e preda dei problemi di coscienza.
«Lotteremo» dice Lidia Ravera «non perché siamo di sinistra, laici o anti-berlusconiani ma perché siamo pietosi e non vogliamo una legge crudele e cinica».
Beppino Englaro è intervenuto in audio al sit-in romano, poi da Fazio a "Che tempo che fa". "Dobbiamo attenerci alla Costituzione"
Sul disegno di legge Calabrò in discussione al Senato ha pochi dubbi. «Sono sicuro che gli italiani non si faranno imporre questa legge che è incostituzionale e antiscientifica. È una barbarie: considera alimentazione e idratazione non terapie e quindi irrifiutabili. Così si impongono condizioni di vita che praticamente nessuno si sognerebbe di dover subire. Una barbarie, imposta dall´alto. Ci vuole invece una legge semplice che dia voce e garantisca le libertà fondamentali, di dire sì o no alle terapie, in anticipo per quando non potrà farlo».
E con i molti che da piazza Farnese hanno fatto appello alla Costituzione, all´articolo 32 che, come dice il senatore del Pd Marino «ci dà il diritto alla salute ma non all´obbligatorietà delle cure», Beppino è d´accordo. «Noi ci dobbiamo attenere alla Costituzione. Che poi ci siano altre ideologie è chiaro che vanno rispettate, non ci sogneremmo mai di non rispettarle. Quello che loro non riescono a rispettare siamo noi, che abbiamo una concezione diametralmente opposta. Noi non ci sogneremmo mai di imporre a loro questo. Se vogliono essere curati oltre ogni limite vanno curati e nessuno può togliere loro questo diritto. Ma nessuno può togliere agli altri il diritto di non curarsi, di lasciarsi morire». E sull´idratazione? «Una volta che la sentenza della Corte Suprema di Cassazione chiarisce che l´alimentazione e l´idratazione forzata sono una terapia, noi sappiamo che la grande conquista del consenso informato, dell´autodeterminazione, è parte integrante della Costituzione italiana». E sull´eutanasia: «Dire di no ad una terapia salvavita non ha niente a che vedere con l´eutanasia, nella maniera più assoluta. È semplicemente lasciare che la natura faccia il suo corso. È quasi banale non capire questa situazione. Una cosa è chiedere un´iniezione letale, un´altra e chiedere di lasciarsi morire: l´ha chiesto anche Giovanni Paolo II».
Fine vita, piazza gremita contro la tortura di Stato
Manifestazione a Roma per una legge giusta sul testamento biologico
Englaro: alt alla legge ingiusta
In piazza Farnese a Roma migliaia di persone senza bandiere e simboli
Ignazio Marino: da Franceschini parole molto chiare. Domani il Senato riprende l’esame
Il marchese del Grillo ispira il cartello più divertente della piazza: la Costituzione secondo Berlusconi? Io so tutto e tu non conti un c...
Qualche minuto prima delle tre piazza Farnese è piena e gli organizzatori spostano le transenne per fare più spazio. La folla deborda verso campo de’ Fiori. Le bandiere gialle e nere degli atei e agnostici sono le uniche, su un lato. Per il resto non ci sono simboli o bandiere di partito. Chi è venuto lo ha fatto per sé: forza e debolezza di un’iniziativa che non vuole essere di parte ma a cui è mancato il sostegno della principale forza di opposizione. Lo noterà, durante la maratona che si prolunga sino alle sette di sera, Furio Colombo: «Come fa la collega di partito Dorina Bianchi a dire che la vita umana appartiene alla collettività? È un’affermazione sovietica». E Emma Bonino: «Ho chiesto a Veltroni, ho chiesto al Pd di mobilitarsi». La parlamentare non pronuncia la parola referendum perché il film che ha davanti è quello della legge sulla procreazione assistita. «Non c’è rispetto delle regole, non c’è stato di diritto nell’informazione». Si devono usare tutti i tempi della discussione parlamentare per raggiungere il maggior numero di cittadini possibile. Ignazio Marino arriva sotto il palco dalla fiera di Roma. È soddisfatto delle parole «molto chiare» di Dario Franceschini: «il legislatore deve avere una mentalità laica e non può mettere in discussione la libertà di scegliere le terapie». Lunedì ci sarà la presentazione degli emendamenti e, dice il medico senatore, «nel gruppo c’è unanimità per l’abrogazione dell’articolo 2 del disegno di legge Calabrò». «Secondo quell’articolo un testimone di Geova non potrebbe rifiutare la trasfusione; quella signora che rifiutò l’amputazione sarebbe obbligata ad accettarla». Sarebbe il contrario della libertà di scelta.
La voce di Beppino Englaro
Il senatore si interrompe perché si sente, dagli altoparlanti, l’inconfondibile accento delle montagne della Carnia di Beppino Englaro. È il momento di maggiore emozione in una piazza che «a Peppino, a Eluana, alla moglie Saturna vuole bene» e lo sottolinea con il calore degli applausi. Beppino ribadisce: «Quella legge sarebbe una barbarie». «La sentenza della Cassazione il 16 ottobre ha stabilito che idratazione e nutrizione forzata sono una terapia». «Non c’è naturalità, Eluana ha cominciato a morire 17 anni fa ma quel processo è stato interrotto». Poi, intervistato a “Che tempo che fa” ha detto di non volersi impegnare in politica, ma «per 6233 giorni ho dovuto affrontare una situazione che potrebbe capitare anche a me, è stato giusto affrontarla insieme ad altri». E ancora: «Dire di no a una terapia salvavita non ha nulla a che vedere con l’eutanasia».
«In un paese civile - aveva detto Paolo Flores d’Arcais dal palco di piazza Farnese - non sarebbe necessario manifestare». «Solo in uno stato totalitario la decisione sulla vita appartiene al governo o alla gerarchia ecclesiastica». Flores sottolinea la differenza fra la gerarchia e «i venti sacerdoti che hanno aderito alla manifestazione; i molti fedeli che non pensano alla religione come a una forma di oppressione ma come carità cristiana».
Lidia Ravera: «Che fortuna i cani che non hanno l’anima. La mia anima non sono i valori, la coscienza secondo quale vivo. La mia anima è Aline, avamposto di un esercito straniero perché - a causa sua - non posso decidere se diventare madre, di diventare madre, di aiutare mia madre se soffre troppo e inutilmente».
Andrea Camilleri: «L’illegalità istituzionale inquina le coscienze come le polveri sottili inquinano l’aria che respiriamo».
Stefano Rodotà quasi rimpiange i tempi della Dc - «Un vecchio democristiano mi ha detto, per te è facile ma per me è intollerabile sentire la gerarchia ecclesiastica, questi politici pronunciare la parola assassinio».
Nonostante la campagna televisiva, ricorda il costituzionalista, il 77% della popolazione si è dichiarata vicina alla famiglia Englaro. La maggioranza del paese difende la libertà di scelta. E aggiunge: «Già la Magna carta si impegnava con gli uomini liberi: «Non metterò le mani su di te». Si sta parlando di principi che affondano le loro radici in sette secoli di civiltà e diritto.
E poi, sottolinea Rodotà, il consenso informato nasce al processo di Norimberga, dopo le testimonianze dei medici sugli orrori del nazismo. Solo la scelta degli individui - da non confondersi con l’individualismo - garantisce dall’intervento dello Stato. Questi stessi principi sono nella nostra Costituzione. La più bella del mondo, aveva detto Furio Colombo.
Testamento biologico, il padre di Eluana in campo. E la destra l’attacca
Il padre di Eluana si collegherà con la manifestazione convocata domani da Micromega
Primo sì al testamento biologico Englaro: "Barbarie, ora in piazza"
Il centrodestra lo attacca. Pd diviso nel voto sul testo
«Una vera e propria barbarie, una legge assurda e incostituzionale che nega le libertà fondamentali. La decisione sulla propria vita deve essere affidata a chi la vive» dice Beppino Englaro.
Il papà di Eluana continua così la sua battaglia e boccia senza mezzi termini il disegno di legge sul testamento biologico approvato ieri mattina in commissione Sanità del Senato con 13 voti di maggioranza e la spaccatura annunciata nel Pd: 6 contrari e 3 astenuti.
Beppino, che ha lottato 16 anni nelle aule di giustizia perché fosse rispettata la volontà di sua figlia, è nettamente contrario a questo disegno di legge appena approvato. Tanto che ha invitato «tutti i cittadini a far sentire la loro voce, a scendere in piazza contro un provvedimento incostituzionale, che mette in discussione i diritti fondamentali mettendo le basi per uno stato etico». Per questo parteciperà in collegamento telefonico alla manifestazione organizzata da Micromega che si terrà domani in piazza Farnese alle 15 «Per la vita e contro la tortura di stato», alla quale hanno aderito da Eco a Margherita Hack, da Camilleri a Rodotà e anche 17 sacerdoti. Cattolici in disaccordo con la linea del Vaticano che anche ieri è tornato a discutere «se si possa considerare morta una persona in coma irreversibile a cui batte il cuore».
Englaro e l´opposizione contestano - del ddl presentato dal senatore Pdl Calabrò - il fatto che non preveda la possibilità per la persona di rinunciare ai trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale, e che considera comunque l´opinione del paziente non vincolante per il medico.
«Così rendono inutile una legge sul testamento biologico», sottolinea Ignazio Marino, medico chirurgo, senatore del Pd, che nella passata legislatura aveva presentato un testo che aveva raccolto 100 firme da colleghi di opposti schieramenti in nome della libertà di scelta. E aggiunge: «È un arretramento rispetto al testo approvato all´unanimità del 2005. Avevamo lavorato perché le persone potessero decidere preventivamente quali cure chiedere o rifiutare nel caso in cui si fossero trovate incoscienti. Con questo disegno di legge nessuno, neppure in piena lucidità, potrà decidere sul fine vita. Non solo, in contrasto con l´articolo 32 della Costituzione che dice che a nessuno si possono imporre cure o trattamenti sanitari, questo avverrà. Il testo rende impossibile ai medici di seguire le indicazioni dei malati, come Welby o la donna che preferì morire di cancrena piuttosto che farsi amputare una gamba. In questi due casi i sanitari sarebbero messi sotto accusa oppure obbligati a intervenire, a tagliare la gamba e a non togliere il respiratore. Disattendendo così le volontà del paziente».
Il via libera al ddl Calabrò è arrivato con la votazione che ha visto i 13 i sì della maggioranza, mentre il Pd si è diviso, con 6 senatori che hanno votato no e 3 astenuti, tra cui il capogruppo Dorina Bianchi che ha motivato il suo voto come «un atto di fiducia verso il relatore». Nel pomeriggio la frattura nel Pd si è ricomposta con la Bianchi che ha annunciato che voterà «contro nel caso il testo del disegno di legge resti uguale». Rispetto ad altri testi presentati mancano riferimenti alle cure palliative, agli aiuti alle famiglie con malati terminali e in difficoltà. Entro lunedì verranno presentati gli emendamenti - tra gli altri Buttiglione (Udc) chiederà che vengano consentite terapie anti dolore anche se queste rischiano di affrettare la morte il malato terminale - ed entro il 5 marzo andrà in votazione. Col voto a favore comunque di Paola Binetti, teodem del Pd, che contraria all´ipotesi del referendum lanciata da Marino nel caso passi questo testo, ha promosso invece una «battaglia per i veri valori della vita».
Difficili i cambiamenti al testo sostanziali visto che Raffaele Calabrò (Pdl) che lo ha presentato, si è detto disposto a valutare gli emendamenti «fatti salvi il no ad eutanasia, accanimento terapeutico e suicidio assistito». In serata Quagliarello e Gasparri del Pdl hanno accusato Beppino Englaro di aver «offeso gratuitamente il parlamento» con le sue affermazioni.
Liberazione del 10/02/2009
Eluana è morta. Scriviamo "libera" e ci permettiamo solo adesso di pubblicare la foto di Eluana giovane e bella. Ora vogliamo ricordarla così. Contrariamente a quanti - e sono tanti - hanno stampato e ristampato il suo giovanile ritratto per dare ad intendere che quel bel viso sorridente e in realtà sfinito da tanti anni di coma vegetativo, fosse proprio quello che si voleva crudelmente cancellare. Si spengano i riflettori, si lasci finalmente il diritto al dolore privato ad un padre e ad una madre che hanno portato il pesante fardello per diciassette anni. Cessato l'artificio dell'accanimento sanitario, la natura ha fatto il suo corso naturale. Andandosene Eluana ha sconfitto l'inverecondo sciacallaggio politico che sul suo corpo e sul dolore della sua famiglia si è consumato in questi giorni. Nulla ci è stato risparmiato del peggior repertorio della strumentalità, dell'opportunismo, dell'ipocrisia, della profonda immoralità di una politica che non ha esitato a fare un uso perverso di una vicenda privata per imporre una scelta da «Stato etico». E che, contemporaneamente, va a scardinare l'intero edificio istituzionale: le prerogative del capo dello Stato, le sentenze - definitive e dunque inoppugnabili - della Corte di Cassazione, il ruolo del Parlamento. Quello che Berlusconi ha provato (sta provando) a determinare, con una formidabile accelerazione, è lo smottamento della democrazia costituzionale. Di più: è l'affermazione della forma preliberale, quella che fa del monarca un "dominus legibus solutus", affrancato da ogni vincolo, detentore esclusivo della sovranità che esercita senza altro limite che non sia la sua propria volontà. Berlusconi pensa ed opera come se la fonte di emanazione del suo potere, il voto del popolo, gli conferisse una giurisdizione assoluta. Quali esempi, fra quelli che la storia ci ha consegnato, possono essere evocati per cogliere il senso profondo di questa caduta verticale della democrazia? La vigilia del 1925 nell'Italia dell'incombente regime fascista? Oppure l'assolutismo regio riassunto dalla celebre frase di Luigi XIV: L'ètat c'est moi . Non paia, questa, un'iperbole polemica, una escogitazione gratuita. Un passo dopo l'altro, una vulnerazione dopo l'altra, una sequenza continua di amputazioni dei principi e dei diritti sanciti dalla Carta, stanno cambiando profondamente la realtà del Paese. E' come in chimica: quando un elemento supera, in un composto, una soglia critica, la soluzione «precipita» e cambia radicalmente natura. Allora, qualsiasi intervento risulta tardivo, ogni sforzo è compromesso. Rimane spazio solo per le recriminazioni, per l'inventario delle reticenze, degli errori, degli atti mancati. Il declivio si fa più ripido. E' più complicato risalirne la china. Siamo ancora in tempo per scongiurare al nostro Paese un'altra drammatica caduta.
Il pasticcio della nutrizione obbligatoria per tutti
Una legge pasticcio, ambigua, da correggere perché altrimenti costringerebbe centinaia di migliaia di italiani - anche quelli temporaneamente non autosufficienti ma sicuramente coscienti - alle sacche nutrizionali via cannula. Anche ora che Eluana smette di essere l'obiettivo unico del disegno di legge voluto dal governo. Ecco il testo in via di approvazione al Senato, tre righe contestatissime che potrebbero essere modificate nelle prossime ore: «In attesa dell'approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l'alimentazione e l'idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi». Proprio per colpire Eluana Englaro, Maurizio Sacconi voleva cambiare la dicitura sulla sospensione visto che alla donna ricoverata a Udine era già stata interrotta la nutrizione. E dunque il testo, se rimarrà formulato in questa maniera, obbligherà alla nutrizione e idratazione tutti coloro che «non sono in grado di provvedere a se stessi»: una categoria che include certo i pazienti in stato vegetativo permanente ma anche i paralizzati coscientissimi e vigili che non possono mangiare e lavarsi autonomamente ma certamente possono esprimere il rifiuto delle cure. Rifiuto delle cure che viene garantito dall'art. 32 della Costituzione e dall'articolo 53 del codice di deontologia medica e per questo anestesisti e rianimatori di tutta Italia stanno rivolgendo accorati appelli al Parlamento per fermare un ddl giudicato gravemente sbagliato e poco rispettoso dei criteri scientifici.
«Se un paziente non è autosufficiente ma può manifestare la propria volontà, il medico è tenuto al consenso informato e non può imporre alcun trattamento sanitario» ricorda Lina Pavanelli, l'anestesista vicina ai Radicali che ripercorse la malattia di Wojtyla scrivendo che il papa aveva rifiutato la nutrizione artificiale per abbandonarsi alla malattia e dunque alla morte. E quindi perché non possono farlo i malati nella condizione di Eluana, tramite una dichiarazione di volontà anticipate? «Una legge senza senso e ambigua, noi medici sappiamo che alimentazione e idratazione non sempre sono tollerate e positive per l'organismo di certi pazienti». La verità, sostiene Pavanelli, è che se la legge così come è formulata diventasse effettiva, discriminerebbe soltanto i malati incapaci di intendere e volere creando una divisione insopportabile e incostituzionale tra pazienti di serie A e pazienti di serie B.
«Ciò significa che se prima di cadere nell'incoscienza avevo espresso la volontà di sospendere alimentazione e idratazione, con questa legge non lo potrò più fare», conclude la dottoressa. In realtà già oggi, prima che il caso Eluana invadesse le istituzioni e la politica, i pazienti non coscienti devono sottostare al parere dei medici che nei casi gravi e terminali possono sospendere l'alimentazione artificiale, o la escludono dal principio, in quanto l'organismo sta andando incontro ad un naturale deperimento che la nutrizione non può comunque contrastare. Diverso il caso dell'idratazione, spesso fornita non soltanto per dare sollievo al corpo ma anche per somministrare farmaci per via endovenosa. Ad ogni modo con la nuova legge gli operatori sanitari saranno obbligati a imporre nutrizione e idratazione, altrimenti potrebbero finire alla sbarra. Di converso i pazienti non potrebbero rifiutare l'intervento chirurgico per inserire il tubo nello stomaco che consente il passaggio del composto nutritivo; e quindi, come sottolinea il chirurgo Ignazio Marino (Pd), questo diventerebbe «trattamento sanitario obbligatorio» per ora previsto soltanto per chi è pericoloso per se stesso e per gli altri «e non credo che persone come Pier Giorgio Welby o Giovanni Nuvoli fossero pericolose perla società». Mario Riccio, l'anestesista di Piergiorgio Welby che venne prosciolto per omicidio di consenziente dal gup di Roma, commenta la legge con amara ironia: «Pare il vaticinio della sibilla cumana». O peggio: «Una terribile barzelletta». E spiega perché: «Se la legge entrerà in vigore gli ospedali dovranno ordinare camion di sacche nutrizionali da imporre a tutti i pazienti non autosufficienti. Una follia». Quello che viene eluso, spiega Riccio, è che nelle corsie il 63% dei malati terminali muore per interruzione delle terapie quando queste vengono ritenute inutili. «E spesso anche la nutrizione, nelle ultimissime fasi, è inutile» parla il medico dall'ospedale di Cremona. Dunque, conclude, il medico dovrà obbligare il paziente a nutrirsi e idratarsi anche quando ha espresso una volontà contraria: «Siamo alla violenza privata».
Il padre Beppino: «Ora voglio soltanto stare solo»
Eluana è morta. Si è spenta ieri alle 20.10. A darne notizia un secco comunicato d'agenzia. Si è spenta in modo sereno, dicono i medici. Si è spenta dopo 17 anni di coma vegetativo nel clamore sollevato da una vicenda, la sua non vita e la sua morte, che ha spaccato le coscienze, la politica, un intero Paese. Se n'è andata via, mentre nelle aule, in una vera e propria corsa contro il tempo, si andava impostando quella "turbolegge" che avrebbe dovuto fermare una sentenza inoppugnabile, contro la quale il governo continua ad essere deciso a modificare persino la Costituzione.
E dire che, neppure di fronte alla morte, si sono fermate le polemiche. Quel "baillame" è continuato nonostante tutto. Con un putiferio scatenato al Senato. Con un centrodestra e una parte del centrosinistra (i teodem,ndr) privi di qualsiasi "pietas" ad inveire ancora, a dubitare della natura della morte, a chiamare «assassini» medici e infermieri che l'hanno assistita fino all'ultima ora. Con il Vaticano ad esordire alla notizia del decesso con un «Dio li perdoni» da far tremare le vene ai polsi. E dire ancora che un accanimento giudiziario, politico, legislativo, come quello sul caso Englaro, non si è mai verificato. La giornata di ieri l'ha dimostrato.
Una giornata concitata, l'ennesima, dopo il ricovero deciso alla clinica "La Quiete" dove da tre giorni erano state sospese idratazione ed alimentazione per dar seguito alla sentenza inoppugnabile della Corte. Si sono cercati tutti i pretesti, i cavilli, giuridici legislativi amministrativi, per dar seguito solo ad un puro attacco ideologico, in nome di quella battaglia, questa sì disumana, che si è consumata sul corpo di Eluana. Così si è deciso di inviare i Nas per accertare se vi potessero essere gli estremi persino di un sequestro preventivo della struttura. Struttura che, invece, nonostante gli accertamenti della Regione, nonostante il diktat di Berlusconi, nonostante tutte le ispezioni eseguite dalla Procura per approfondire ogni eventuale «anomalia», è risultata «perfettamente idonea», tanto che la Regione non ha potuto far giungere nessuno stop alla casa di riposo. In definitiva non c'era nessuna condizione, nessuna anomalia, nessuna illegalità per procedere a commissariare la clinica, come avrebbe voluto il premier.
E' stato l'anestesista Amato De Monte a telefonare al papà per comunicare la notizia. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla clinica. Un decesso, ha spiegato anche il neurologo Carlo Alberto Defanti che l'aveva in cura, «improvviso. Non previsto». Sulla cui natura dirà una parola certa solo l'autopsia che verrà eseguita. Ma, come detto, neppure di fronte a quella che dovrebbe essere una giornata di riflessione si fermano le polemiche. La procura di Udine ha acquisito tutte le cartelle cliniche per appurare anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sulla morte di Eluana. Morte che arriva nel giorno della discussione in aula del Ddl voluto fortemente dal centrodestra. Lo stesso Sacconi ha chiesto che il provvedimento possa essere portato a conclusione, «per evitare che il sacrificio di Eluana sia stato vano».
Il Paese? Resta diviso su una vicenda sulla quale si sono innestati ormai i tanti temi sollevati. Questioni etiche, sensibilità politiche. Oggi comunque si andrà in piazza contro la volontà espressa da Berlusconi di voler fare a pezzi la Costituzione. Si manifesterà in difesa della laicità. E in tutt'Italia continueranno le manifestazioni non solo di solidarietà alla famiglia Englaro ma dello stesso Napolitano. In migliaia, ieri, hanno manifestato di fronte a Palazzo Chigi, e a questa è seguito subito dopo un corteo spontaneo per le vie del centro gridando al "Rispetto per Eluana" e in difesa della Carta. A Milano è successo lo stesso. A Napoli sono stati esposti striscioni con su scritto: «Sono fiero di essere Napolitano». A Palermo in centinaia hanno partecipato al sit in promosso dalla Cgil di fronte alla procura. Presidi, volantinaggi e manifestazioni si sono ancora svolti in Veneto, in Calabria. E i messaggi ovunque sono chiari: «Lo Stato laico non si tocca». E c'è chi invoca di smetterla con gli insulti contro un padre che «è un eroe». E contro una famiglia che oggi chiede, è la preghiera di Beppino Englaro, «silenzio» e rispetto.
Testamento biologico: il trionfo della menzogna sulla verità
E’ stato a un “Porta a porta” della fine di novembre, che mi sono resa conto di come la verità sul caso di Eluana Englaro, e la più generale questione del testamento biologico, del fine vita, sarebbe stata brutalmente cancellata, con un uso cinico e sistematico della menzogna.
A quel “Porta a porta” quello che a tutti gli effetti si può definire il “partito vaticano”, ha fatto ricorso a espressioni che poi sono diventate tristemente comuni: si voleva far morire di fame e di sete Eluana; si trattava di un delitto, un assassinio; Eluana doveva continuare a rimanere prigioniera in un corpo che vegeta per chissà quanto tempo, perché diciassette anni non erano una tortura sufficiente…
Alla mia semplice osservazione che si deve garantire a tutti quel diritto che era stato riconosciuto a papa Giovanni Paolo II, quando ha chiesto (e ottenuto) di esser lasciato “andare alla casa del Padre”, monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la vita, con un’espressione torva e seccata, mi ha chiesto dove mai avessi letto queste affermazioni, chi le avesse mai fatte; il tono e l'atteggiamento era quello di chi lascia intendere che avessi detto una falsità.
Era sufficiente recarsi alla libreria vaticana, e procurarsi gli "Acta Apostolicae Sedis", la raccolta ufficiale degli atti della Santa Sede. Nel supplemento del 17 aprile 2005, a pagina 460, si legge:"Giovedì 31 marzo…veniva rispettata l'esplicita volontà del Santo Padre di rimanere nella sua abitazione, ove era peraltro assicurata una completa ed efficiente assistenza". Nella successiva pagina 461 poi si può leggere: "Sabato 2 aprile…verso le ore 15,30, con voce debolissima e parola biascicata, in lingua polacca, il Santo Padre chiedeva "lasciatemi andare alla casa del padre". Poco prima delle 19 entrava in coma".
Ecco la mia fonte, la raccolta ufficiale degli Atti della Santa Sede. Eppure, davanti a milioni di telespettatori, sono stata trattata come una bugiarda, come una che si inventava affermazioni mai fatte…
Falsificazioni e menzogne, che poi sono continuate. Eccone un florilegio.
“Fermate quella mano assassina. Interrompere alimentazione e idratazione equivarrebbe ad un abominevole assassinio” (cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del pontificio consiglio per gli operatori sanitari)
“Fra pochi giorni l’Italia, che in nome della inviolabilità della vita umana propugna nel mondo l’abolizione della pena di morte per i colpevoli anche dei più efferati delitti, eseguirà la prima condanna a morte dopo il 1948; la condanna di una innocente cui, attraverso una lunga agonia, verrà negato il fondamentale diritto all’alimentazione e all’idratazione” (Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno).
“Il boia si è messo il cappuccio: la morte per fame e per sete, che sta per essere comminata alla cittadina italiana Eluana Englaro. E’ una atrocità non degna di un paese civile come l’Italia, questo delirio nichilista deve essere fermato” (Isabella Bertolini, direttivo del PdL alla Camera dei Deputati).
“E’ iniziato l’omicidio di Eluana che rischia di avvenire impunemente e senza turbare convenzioni e erogazioni di pubblico denaro. Si protesta per salvare un albero. Si è invece ignorato l’appello delle suore di Lecco, che si erano offerte per proseguire la loro opera di assistenza; la protervia di alcuni magistrati ha scandito i tempi di una tragedia”(Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del PdL).
“C’è un disegno volto a imporre un modello culturale per cui la ‘pietas’ consiste nell’eliminare il malato anziché curarlo” (Paola Binetti, deputata PD).
“Adesso serve un’azione perentoria se vogliamo che non si abbia in Italia una forma di eutanasia atroce” (Paolo Scarpa Bonazza Buona, senatore PDL).
“Non credo che ci si possa lavare la coscienza affermando che si tratta di una questione etica e non politica. Anche un tale che si chiamava Ponzio Pilato fece più o meno così” (Roberto Menia, sottosegretario all’ambiente).
“Se le strutture sanitarie, pubbliche e private, si trasformano in luoghi dove si procura la morte si perverte il ruolo del medico e della struttura stessa” (don Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia Cristiana”).
“Sono sicuro che troveremo il modo di fermare quella che si configura come una vera e propria eutanasia” (Maurizio Lupi, vice-presidente della Camera, PdL).
“Bisogna a tutti i costi fermare il boia pronto ad eseguire la condanna a morte di Eluana Englaro” (Gabriella Carlucci, PdL).
“Non è possibile che in assenza di una normativa si proceda ad un intervento che tutti sappiamo può paragonarsi a un vero e proprio omicidio” (Antonio Mazzocchi, presidente del Movimento dei Cristiano-Riformisti, deputato PdL).
“Quella parte della magistratura che ha aperto la porta al consumarsi di un’ingiustizia verso una disabile grave incapace di esprimere oggi la sua volontà porta una responsabilità immane. Grechi e le altre toghe che con tanta arroganza hanno piegato i fondamenti del diritto per creare il mostro giuridico dell’onnipotente volontà individuale, forse non hanno realizzato quale architrave si rischi di svellere con il loro consenso” (“Avvenire”, editoriale).
“Se nessuno può togliere la vita a un altro, togliere la vita ad una persona totalmente indifesa è una barbarie” (“SIR”, agenzia dei Vescovi, editoriale).
“Si sta per compiere un vero e proprio omicidio. Si fermino, hanno ancora il tempo per riflettere e valutare le conseguenze della loro azione. Nessuno ha il diritto di interrompere una vita privandola dell’alimentazione e dell’idratazione” (Enrico La Loggia, vice-presidente del gruppo PdL alla Camera).
Sono una manciata di dichiarazioni tra le tante che sono state rilasciate in questi giorni. Hanno tutte una caratteristica, in comune: sono prive di misericordia. Non so come definire compiutamente le affermazioni che ho appena letto: “mano assassina”, “abominevole assassinio”, “Boia”, “omicidio”, “condanna a morte”, “lunga agonia”, “barbarie”, “vero e proprio delitto…”. Il loro parlare è stato tutto così. Una continua, sistematica, brutale, cinica manipolazione della verità…
Poi monsignor Fisichella – ancora lui! – intervistato da “Repubblica” si è detto spiaciuto per gli “insulti violenti”, e dice “basta con quelle parole che pesano come macigni”.
Quello stesso giorno si potevano leggere le dichiarazioni del cardinale Ersilio Tonini: “Eluana è stata usata per affermare una cultura diversa, in cui i deboli valgono meno dei forti. E’ il tentativo dello scardinamento dell’umano…C’è l’allargarsi di una cultura nichilista, un gusto della potenza fisica, dell’efficienza; in sostanza un superomismo. Non è peraltro la prima volta che queste idee compaiono nella storia: l’eliminazione degli handicappati e dei malati di mente precede, nel nazismo, la persecuzioni degli ebrei…”.
Su “Avvenire” si insinuava: “Scatta l’ora della verità. Ora vogliamo sapere cos’è successo a Eluana. Il dubbio resta e deve essere chiarito. Serve trasparenza sulla morte di Eluana…”. E nella pagina seguente: “Solo l’autopsia fugherà le ombre. Forse”.
“SIR”, l’agenzia dei vescovi italiani scriveva: “Eluana è stata uccisa ed ora il caso non si può considerare chiuso”.
Il cardinale Barragan, a reti pubbliche unificate diceva: “Nel caso di Eluana Englaro è stato violato il quinto comandamento, quello che dice ‘non uccidere…In Italia ci sono 9.500 persone che vivono in stato vegetativo, come Eluana, speriamo che non si pensi di voler violare anche per loro il quinto comandamento”.
Il vescovo di San Marino-Montefeltro Luigi Negri, intervistato da una trasmissione della radio pubblica, diceva: “La verità è che è stato compiuto un gesto di violenta eliminazione della vita su una persona debole ed indifesa…Bisogna dire la verità e la verità è che è stato compiuto un gesto di violenta eliminazione della vita su una persona debole ed indifesa”.
Il rammarico di monsignor Fisichella è che “intorno al caso di Eluana Englaro si sia creato un enorme caso mediatico che ha portato a una radicalizzazione delle posizioni. Questa vicenda ha avuto una presenza pubblica gigantesca, credo che lo sbaglio iniziale sia stato proprio questo: sia stato quello di avere voluto una evidenza mediatica oltremisura…”.
Certamente monsignore avrebbe preferito che tutto si svolgesse nel silenzio, nella clandestinità, nella letterale ignoranza di quello che accadeva. Si preferiva quello che accade tutti i giorni negli ospedali e nelle cliniche, la morte pietosa e liberatrice di sofferenze senza speranza e scopo, affidata alla mano di un medico, di un’infermiera. Si preferiva che non si sapesse del dramma di Eluana e della sua famiglia, come non si doveva sapere di Luca Coscioni, di Piergiorgio Welby, di Giovanni Nuvoli. Così come monsignore evidentemente voleva non si sapesse dell’ultima invocazione di Giovanni Paolo II, “lasciatemi tornare alla casa del padre”.
Televisioni e giornali ci hanno spiegato che per la Chiesa Cattolica la nutrizione artificiale non è un trattamento medico, e sospenderla equivale all'eutanasia. Ce l’hanno detto e ripetuto. Peccato che non sia del tutto vero: c’è un documento ufficiale, naturalmente ben nascosto, ma mai sconfessato o smentito, la Carta degli Operatori Sanitari del 1995, del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari, che il Vaticano si è guardato bene dal citare.
Al paragrafo 120 ultimo capoverso si legge: "L'alimentazione e l'idratazione, anche artificialmente amministrate, rientrano tra le cure normali dovute sempre all'ammalato quando non risultino gravose per lui: la loro indebita sospensione può avere il significato di vera e propria eutanasia".
Ripeto: “Quando non gravose per lui”. E non si dice nulla rispetto a chi debba stabilire la gravosità. Insomma, la Chiesa consente la sospensione della nutrizione artificiale in alcuni casi.
Dunque ecco quello che rischia di accadere: sulla morale – chiamiamola così -, su una posizione sbandierata dalla Chiesa, ma che in realtà è contraddetta dai documenti ufficiali, si sta costruendo una legge italiana sul testamento biologico, che, in realtà lo nega, se è vero che come dice il testo di legge governativo, "Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento". Non si potrà. insomma rifiutare né nutrizione, né sondino, né Peg. E’ sarà l’ulteriore trionfo della menzogna sulla verità.

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