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La Psicoanalisi viene ricondotta ad una Psicoterapia.
di Chiara Santi | 9 giugno 2011
La sentenza di cassazione n. 14408 dell’11/4/2011, cui l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna è arrivato dopo aver intentato un processo per esercizio abusivo della professione di psicologo e attività di psicoterapeuta, rappresenta un punto fondamentale nella storia della difesa dei nostri confini professionali.
Fra gli oppositori di tale sentenza e delle sue implicazioni, si ritrovano alcune persone che sostengono che la psicoanalisi non possa essere “legata”, che verrebbe in questo modo snaturata.
Giova qui ricordare molto brevemente, a chi sottolinea come alcuni psicoanalisti non psicoterapeuti sarebbero ampiamente meritevoli e adeguatamente formati, perciò ingiustamente ostacolati da questa sentenza, l’iter che portò ad istituire l’Albo degli psicologi e l’elenco degli psicoterapeuti.
La legge 56/89 non può essere esattamente definita come un colpo di mano, un Putsch che da un giorno all’altro ha improvvisamente modificato le regole alla base del lavoro di psicologo e psicoterapeuta.
La possibilità di esercitare in campo psicologico non è scomparsa tutta d’un tratto, per cui centinaia di professionisti il 18 febbraio 1989 si sono svegliati e hanno scoperto, di punto in bianco, di non poter più svolgere il loro lavoro, non essendo in possesso dei nuovi requisiti previsti, trovandosi quindi in mezzo ad una strada e nel lastrico.
Fosse così, potremmo anche capire ed indignarci.
Ma le cose sono andate molto diversamente (basterebbe leggersi la legge negli articoli dal 32 al 35 per capire come sia stato possibile accedere ad Albo ed elenchi per chi effettivamente aveva le idonee competenze ed esperienze), soprattutto perché dopo la prima sanatoria vennero nuovamente aperti, nel ’99, con apposita legge, i termini degli artt. 34 e 35. Quindi, chi aveva conoscenze e pratiche adeguate, poté tranquillamente fare richiesta di iscrizione all’Albo in quei due periodi. E’ piuttosto vero il contrario, cioè che c’è stata a volte una “manica troppo larga” e sono entrate anche persone non così adeguatamente formate, pur di non rischiare di essere troppo ingenerosi.
12 giugno 2011 at 12:10
Informazione a tappeto a tutta la massa ignorante e galera per i tutti i maghi, parapsicologi, consulor e “pissicoanalisti” autoformatisi leggendo la smorfia napoletana.
2 luglio 2011 at 08:53
Certo le leggi (anche le più assurde) vanno rispettate. Ma, constatato che in questo modo alcuni caposcuola della psicoterapia internazionale dovrebbero iscriversi alle scuolette qui gestite da loro indegni seguaci per poter esercitare in Italia, forse è il caso di pensare a cambiarle.. Cari concittadini se le nostre professioni vengono “malmenate” non vi viene il dubbio che sia perchè non si vede la differenza o, se si vede, non è in nostro favore?
silviajung says:
25 ottobre 2011 at 08:26
Parole sante! Una frase storica, che merita di essere incorniciata.
Ora c’è l’intera penisola che rincorre implorando l’intervento delle
praxis filosofiche, il cui nome vent’anni fa non poteva esser fatto
senza far pensare ai maghi, e certo non apriva molte porte dal punto di vista professionale.
25 ottobre 2011 at 08:15
Dal post emerge la paura atavica di esser curati dall’eterno finto medico, che opera in vivo, chirurgicamente – e non ha lo straccio di una laurea specifica…particolarmente
improbabile in un mondo in cui la formazione è divenuta infinita, interminabile, semmai più virtuale che sperimentale. Quanto alla smorfia, ci sarebbe da brindare, perché è un deposito-bomba di associazioni freudiane, che apre una finestrella sul mondo del simbolico popolare.
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5 luglio 2011 at 03:08
Il tempo che lo stato ha impiegato per riconoscere che la psicoanalisi è parte integrante e inscindibile della psicoterapia è direttamente proporzionale alla ignoranza che appartiene di fatto allo stato italiano riguardo la stessa psicoanalisi.
25 ottobre 2011 at 08:22
Lo stato attua, mettiamo in buona fede, una delega di fondo per tutte le professioni ‘altre’, ‘specifiche’, che al fondo non vuole neppure comprendere. E’ il modello tecnocratico a suggerirglielo – e sarebbe pure una posizione con una sua onestà, dettata dal fatto che si deleghi allo specialista. Il guaio scatta invece nell’interferenza, profonda e certo analitica, con la professione medica. Al fondo, sempre lo stesso
- vecchissimo – interrogativo: è dottore? Ma QUANTO, è dottore? Se non lo è, non lo pago, perché non sarà mai un vero tecnico come uno psicologo clinico/ uno psichiatra/un dentista.
5 luglio 2011 at 18:25
Sentenziare sul colloquio come atto medico (consulto?) forse autorizza maggiormente gli psicologi del colloqui a svolgere il
counselling come forma breve e differenziata di aiuto anche liberando da altre ansie quelli preformativi di altre invasioni in un campo complesso di psociterapie brevi e focali.
Siamo preoccupati della psicopatologia generale e dell’età evolutiva (clinica psicologica) ed altro che,ci invoglia a fare meglio il nostro lavoro di base,nonostante i commenti che vanno dal leggermente offensivo al turpiloquio istituzionale.
Francesco Paolo Dimarco
Luisa Vardiero says:
15 novembre 2011 at 12:19
se l’ordine degli psicologi ha deciso, per legge, di alienare il sintomo a malattia, svela tutta la criticità della sua propria posizione rispetto all’ordine dei medici. Credo che sia il caso che si incominci a reintroiettate questa ombra che hanno gettato su chi, in anni di formazione altrettanto seria, ha solo scelto di riferirsi a discipline e posizioni epistemologiche diverse. L’abuso della psicologia rispetto alla posizione medica è evidente.
trovo inoltre assudro il fatto che questa sentenza asserisca, con valore di legge, che ogni dialogo, ogni colloquio, ogni rapporto debba essere considerato, per sua natura, “terapeutico”. Il suffisso “Psi” non può allargarsi al punto di invadere ed appropriarsi di ogni forma di rapporto professionale. Se gli psicologi sono convinti del fatto che un rapporto di cura, che una relazione, anche professionale, debba per forza essere ricondotta alla dicotomia semantica malattia/terapia è un problema loro, e loro se la dovrebbero vedere con l’ordine dei medici e con tutti i problemi inerenti la consapevolezza dei fondamenti metodologici della loro professione.
Qui non si tratta di difendere stregoni e maghi, si tratta di riposizionare una disciplina, la psicoanalisi, che per sua natura non può essere ricondotta alla sola formazione medica, come già Freud ebbe a dire. si tatta di salvarla. chi vede nel sintomo solo l’espressione di un disturbo, e non l’espressione del desiderio nella sua accezione più ampia, NON può definirsi psicanalista. e se invece lo vede, questo desiderio, non può che vedere in questa sentenza un’estrema ingiustizia, per non parlare della scarsa comprensione e consapevolezza dei presuposti su cui la psicoanalisi stessa si basa.
15 novembre 2011 at 15:43
Qui secondo me c’è un fraintendimento totale della funzione dell’Ordine degli Psicologi: l’Ordine non decide per legge nulla, quello lo fa il parlamento. E la sentenza proviene dalla magistratura, non dall’Ordine Psicologi, che è stato solo parte civile nel procedimento, come è OBBLIGATO a fare dalla legge 56/89.
Una legge che non è nata dal nulla, ma da cinquant’anni di presenza della psicologia nei servizi territoriali, negli ospedali, e anche nelle università.
Una legge che è stata voluta anche dalle più autorevoli associazioni psicanalitiche, pur con tutte le ambiguità e ambivalenze del caso.
Se chi si proclama oggi psicoanalista chiamandosi fuori dalla legge imparasse due concetti minimi di diritto (che dovrebbero far parte del patrimonio di educazione civica di ogni cittadino), invece di fare interpretazioni ad cazzum su sintomo e desiderio, forse se ne potrebbe parlare con più serietà. Ma finché la psicoanalisi è rappresentata in questo modo (e la psicologia pure, che non è che noi colleghi siamo messi meglio), il livello del dibattito sarà stile Bar Sport.
Non vedo proprio che dibattito possa esserci sulla regolamentazione delle professioni con persone che non sanno nemmeno di che parlano quando parlano di Ordine degli Psicologi.
Se poi si volesse fare un minimo di upgrade, ma proprio un minimo, si potrebbe leggersi il libro di Ossicini sulla storia della psicologia in Italia: che almeno si possa discutere di sostanza e di fatti accaduti, e non di credenze mitologiche e luoghi comuni.
15 novembre 2011 at 17:41
io ho un dottorato di ricerca e la psicologia l’ho insegnata all’università. ho formato generazioni di psicologi, ritengo di sapere quello di cui parlo. non esercito in quanto psicoanalista ma mi fa sorridere constatare, dal di fuori, il modo in cui vi state avviluppando in una battaglia che non ha nessun fondamento metodologico nè epistemologico, e che denota, spiace dirlo, una sostanziale inconsapevolezza, non solo nel merito ma anche nella mera strategia. le legge non ha regolamentato la professione psicoanalitica e la sentenza (a quello mi riferivo, l’ordine degli psicologi è evidente che non ha ancora la possibilità di legiferare) è semplicemente sbagliata, capita. inoltre crea degli effetti paradossali, primo tra tutti il fatto che altri potrebbero impugnarla per accusare gli psicolgi non specializzati di abuso della professione di psicoterapeuta, dato che molti di loro usano il colloquio nel loro lavoro. bel boomerang, non c’è che dire, e non è che valgano molto le rassicurazioni che ho letto sul post della dott.ssa Santi, non è lei che legifera nè è lei che può interpretare una sentenza. esiste un criterio di generalizzazione delle sentenze che non può essere manipolato a piacimento. complimenti per l’ottimo lavoro. lasciamo poi stare i 50 anni di storia della psicologia italiana, chè bel altri ne ha la psicoanalisi, quella vera.
8 maggio 2013 at 15:30
sentenza sbagliata, considerazioni assurde che equiparano psicoterapia a psicanalisi, italocentrismo nelle affermazioni.
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18 agosto 2014 at 14:44
Sentenza sbagliata.Solo in Italia accade questo. Che ignoranza!Sì salvi chi può. ..anche dagli psicologi lasciatemelo dire.
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