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Timestamp: 2019-06-26 00:23:36+00:00

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Esame di Avvocato 2018 – Atto di Diritto Penale- Traccia Soluzioni – Michele De Luca
Esame di Avvocato 2018 – Atto di Diritto Penale- Traccia Soluzioni
dicembre 13, 2018 dicembre 13, 2018 ~ avvmicheledeluca12
Siamo al terzo giorno di esame , le aspiranti toghe quest’oggi dovranno confrontarsi con la redazione di un atto giuridico .
Tale prova è quella più tecnica e forse, proprio per questo motivo, quella più temuta dagli aspiranti avvocati.
Di seguito la TRACCIA DI DIRITTO PENALE.
TRACCIA DI DIRITTO PENALE:
L’atto da redigere è quindi un atto di appello .
Di seguito la soluzione da me proposta :
Alla Ecc.ma Corte di Appello di…….
Proc. Pen. n………….
ATTO DI APPELLO E MOTIVI A SOSTEGNO
Il sottoscritto Avv. ………………, difensore di fiducia di Tizio, come da nomina che si allega, al presente atto, imptato nel proc. Pen . n………, dichiara di proporre atto di appello, come in effetti propone, avverso la sentenza n…….. emessa in data …………… depositata in data ….. dal Tribunale di…….. di condanna alla pena di mesi 4 di reclusione per il delitto di cui l’art. 544 bis cod. Pen. per i seguenti,
Assoluzione dal delitto ascritto ai sensi dell’art. 530 1 comma cod. Proc. Pen. per mancanza degli elementi costitutivi del reato ex art. 544 bis cod pen.
Il reato in questione punisce l’uccisione di animali per crudeltà o senza necessità.
Si tratta di un reato aforma libera che può essere realizzato sia nella forma attiva che in quella o missiva.
Per la configurabilità del reato sono due gli elementi di illiceità speciale richiesti , cioè “l’assenza di necessità e la “crudeltà “: l’uccisione dell’animale non è pertanto una condotta penalmente illecita, lo diviene solo in presenza dei predetti elementi riguardanti le modalità del fatto – la crudeltà – e il fattore motivante- l’assenza di necessità-.
Nel caso oggetto di esame l’organo giurisdizionale ha ritenuto di condannare Tizio in quanto ha causato la morte del cane di Caio “ senza necessità”, avendo agito al solo fine di difendere il proprio animale di compagnia.
La formula “senza necessita” rappresenta una clausola di illeceità speciale che esclude la rilevanza penale di condotte incidenti sulla vita dell’animale. Secondo la dottrina la necessità non deve essere intesa come assoluta ma relativa, essa deve essere valutata rispetto a bisogni sociali o pratiche generalmente riconosciute ed accettate, la maggior parte delle quali trovano fondamento nella legislazione speciale che disciplina le attività che vedono coinvolti gli animali.
La Suprema Corte ha affermato come nella nozione di “necessità” vi rientri lo “ stato di necessità” di cui all’art. 54 c.p. ed ogni altra situazione che induca all’uccisione o al matrattamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno ai beni o alla pesona ritenuto altrimenti inevitabile ( Cass 44822/07).
Con riferimento all’art 544 bis, la S.C. ha affermato la configurabilità quale reato a dolo specifico nel caso in cui la condotta lesiva sia tenuta per crudeltà , e di reato a dolo generico quando la condotta sia tenuta senza necessità.
Tizio al contrario dell’iter motivazionale che ha determinato il giudice di primo grado ad emettere sentenza di condanna per il delitto contestato, ha ucciso il cane di Caio per “necessita”.
L’imputato mentre era a passeggio con il suo cane di piccola taglia al guinzaglio, vede lo stesso aggredito da un cane di grossa taglia senza guinzaglio, che con comportamento aggressivo si lancia contro il suo animale e cerca di azzannarlo, al che Tizio rinvenendo un bastone nelle immediate vicinanze, colpisce violentemente il cane di grossa taglia uccidendolo.
La stessa ricostruzione del fatto storico in re ipsa integra la scriminante dello stato di necessità, come sopra esposto ( Cass III n. 44822/07), in quanto Tizio è stato costretto ad uccidere il cane di Caio a causa della violenta aggressione di un cane di grossa taglia (senza guinzaglio) nei confronti del suo, di piccola taglia tenuto a guinsaglio.
La mancanza di dolo generico la si rinviene nella dinamica dell’azione, aggressione da parte di un grosso cane nei confronti di uno piccolo tenuto al guinzaglio,e, nella circostanza che l’oggetto contundente è stato rinvenuto da Tizio per pura casualità durante l’aggressione.
L’azione di Tizio, rientra nello schema di cui l’art 54 cp., ricompreso nella nozione di necessità, in quanto la situazione che ha indotto il matrattamento dell’animale è stata determinata dalla circostanza di evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni, ritenuto altrimenti inevitabile l’uccisione.
E’ evidente che l’aggressione di un cane di grossa taglia , senza guinzaglio, avrebbe potuto estendersi alla persona di Tizio, che si trovava a pochissima distanza dal suo cane in quanto tenuto dallo stesso a guinzaglio.
Altresì l’atteggiamento aggressivo del cane di grossa taglia, la vicinanza dello stesso alla sua persona, il tentativo di azzannare il cagnolino di Tizio, la sproporzione tra i due animali, ha costretto per necessità quest’ultimo a difendersi con il primo strumento offensivo rinvenuto ,per caso e per fortuna, nei pressi del locus commissi delicti.
Le circostanze del ritrovamento casuale della presunta arma del delitto, unitamente alla repentina e violenta aggressione di un piccolo cane al guinzaglio da parte di uno grosso libero e feroce, costituiscono clausola di esclusione del richiesto dolo generico per la consumazione del delitto .
I predetti principi didiritto sono stati ribaditi e confermati dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, sez III nella sentenza n. 50329/16 la quale si è pronunciata sul delitto di uccisione di animali ex art. 544 bis c.p. affermando il principio per cui se l’azione che ha cagionato la morte dell’animale è giustificata dall’esigenza di salvare il proprio cane dall’aggressione dell’animale colpito,non può ritersi sussistente il reato.
2) Violazione art. 62 co1 n.1 e 2 e art.62 bis cp cod.pen. in relazione al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti, con particolare riferimento alle circostanze dell’aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale ex art 62 c.1 n1 e l’aver reagito in stato di ira determinato da un fatto ingiusto altrui ex art 62 co1 n2, e in relazione alle cirstanze attenuanti generiche ex art 62 bis c.p.
Il primo giudice ha ritenuto di non concedere le circostanze di attenuanti disciplinate dall’art 62 bis c.p. , a causa dei precedenti penali dell’imputato.
In riferimento alla prima circostanza ex art 62 co1 n.1. c.p. la giurisprudenza ha affermato che la circostanza è applicabile per qualunque reato, indipendentemente dalla sua gravità o dalla natura del bene giuridico offeso, giacchè la stessa non si ricollega alla qualità del fatto o al grado del dolo cui il soggetto ha ispirato il suo comportamento, bensi al movente che ha ispirato ad agire che può essere di particolare valore sociale o morale anche in riferimento a reati gravissimi ( Cass S.U. n.2/1960, Cass IV n. 6093/83) e ache per delitti astrattamenti considerati moralmente o socialmente ignobili. ( Cass I n.140/71).
E’ pacifico il dato secondo il quale Tizio ha agito a difesa del suo animale e della sua persona e tale condotta ben può rientrare nei presupposti applicativi e costitutivi della circostanza invocata.
In relazione alla circostanza attenuante della provocazione la giurisprudenza ha precisato che “ La circostanza è costruita su due momenti:uno oggettivo , rappresentato da un fatto ingiusto e l’altro soggettivo costruito dallo stato d’ira a cui deve aggiungersi il nesso causale tra fatto ingiusto del soggetto passivo e reazione dell’agente ( Cass I n. 6931/82).
Ravvisabile nel caso di specie gli elementi integrativi della circostanza della provocazione per il palese nesso causale del fatto ingiusto e lo stato d’ira, come emerge dalla ricostruzione del fatto storico su riportato.
In riferimento infine al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, la giurisprudenza connette la loro applicazione ai criteri dosimetrici della pena ex artt. 132, 133 cp e, pertanto nel caso oggetto di esame, le stesso circostanze e modalità del fatto , unitamente al movente dell’azione delittuosa , bene potevano far riconsocere le predette circostanze .
Si chiede per tanto che l’Ecc.ma Corte di Appello di …………
Assolvere l’imputato ai sensi dell’art 530 c.1. c.p.p. perchè il fatto non costituisce reato per carenza degli elementi costituvi dello stesso
In subordine riconoscere all’imputato le circostanze attenuanti ex. Art .62 co.1. n.1 e 2 c.p. e art. 62 bis c.p.
Napoli , 13/12/18
Con riserva di proporre motivi aggiunti ex. Art. 585 co.4. c.p.p.
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References: sentenza 
 art. 544
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 544
 art. 62
 art.62
 art. 62
 Art. 585