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Timestamp: 2018-12-13 06:58:01+00:00

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Requisiti Acustici Passivi Edifici - SORGEDIL - Milano - Isolamento Acustico Milano
Requisiti Acustici Passivi Edifici - SORGEDIL - Milano
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Determinazione dei requisiti acustici passivi degli il D.P.C.M. 05/12
Per comprendere le decisioni dei Giudici nei confronti dei rumori condominiali bisogna rifarsi agli atti introduttivi delle vertenze stesse: non sempre l’atto introduttivo, cioè la domanda dell’attore o del ricorrente, coglie nel segno della reale situazione che genera questa conflittualità.
Gli aspetti sono complessi, e quasi mai si risolvono con poche scaramucce giudiziali: è bene analizzare le procedure da seguire e le conseguenti azioni che possono avere implicazioni in ambito civile penale e pubblicistico.
Dalla frase “Ho provato a risolvere una situazione dovuta alle pareti troppo sottili che dividono i due appartamenti”, che nell’intervista è attribuita al Giudice, si possono leggere tutte le implicazioni che emergono dal caso e di cui il Giudice dimostra la puntuale conoscenza, anche in relazione al provvedimento adottato.
Certamente il Giudice, verificata l’intollerabilità delle immissioni, si è chiesto se le immissioni di cui è causa potevano essere ricondotte ad un comportamento “diseducato” dei disturbanti, per poi concludere che nella realtà la causa del superamento del limite della tollerabilità era probabilmente da ricercare nel fatto che le pareti divisorie erano troppo sottili.
Di certo non compete ai disturbati farsi carico della ricerca della causa per cui le immissioni giungono al loro fondo a livelli tali da essere giudicate intollerabili; sarà compito dell’emittente capire come mai, a fronte un suo normale comportamento, queste immissioni possano poi essere giudicate intollerabili e di conseguenza ricercare se la situazione può essere correlata a carenza d’isolamento; in caso positivo potrà porre il quesito al proprio dante causa cioè a quel soggetto che gli ha ceduto l’immobile.
E qui i quesiti si complicano e le implicazioni per il numero dei soggetti che possono essere chiamati a rispondere e per gli ambiti investiti aumentano a dismisura. Per cercare di comprendere la complessità di questi problemi che solo in apparenza sembrano riguardare pochi esasperati soggetti, che i più, maliziosamente e tendenziosamente, definiscono neurologicamente instabili, è bene analizzare gli schemi procedurali comuni di queste vertenze e le varie azioni che possono essere d’interesse.
In genere la vertenza acustica di “rumore condominiale” parte con la classica “lite da pianerottolo” a cui fanno seguito le raccomandate e poi le lettere dei Legali. Di primo acchito si tende ad addebitare le responsabilità ai soggetti che si hanno a portata di mano nel momento in cui si verificano i fatti: difficilmente si pensa a cause remote che magari mettono disturbato e disturbante dalla stessa parte della barricata.
In genere, si parte a testa bassa e si approda quindi in Tribunale citando in causa il vicino, per poi rendersi conto che la lite da “rumore condominiale” può essere invece lite da “difetto di costruzione” e che quindi il destinatario dell’azione è diverso.
Un attento esame della situazione con valutazione delle cause e delle propagazioni potrebbe dare, sin dall’inizio, orientamenti diversi con strade che possono cominciare a differenziarsi in funzione dei diversi approcci che le parti, più o meno sensibili o esasperate, vogliono dare all’azione.
L’approccio auspicabile sarebbe quello di verificare se l’edificio offre quei requisiti che la legge impone e se è stato costruito secondo le regole della buona tecnica anche in relazione alla propagazione del rumore proveniente sia dall’ambiente interno che dall’ambiente esterno.
Verificato che l’edificio risponde alle disposizioni in tema di requisiti acustici e di ubicazione territoriale, si potrà, più efficacemente, orientare l’azione nei confronti del vicino esuberante, ma se dalla verifica sui requisiti dovesse emergere che vi sono carenze allora è bene meditare sul fatto che a sua volta il disturbato potrebbe essere contemporaneamente disturbatore.
Il detto e la convinzione per cui “rumore è sempre quello che fanno gli altri” non trova apodittica applicazione nella convivenza condominiale soprattutto quando l’edificio non risponde ai requisiti acustici minimi richiesti.
Quando viene a mancare questa obbiettività d’analisi anche delle condizioni di contorno, si possono avere azioni di rivalsa che nella stragrande maggioranza dei casi si esauriscono nel fatto che tra vicini ci si intestardisce nella lite, perdendo di vista i corresponsabili di quanto lamentato: parti volutamente “silenti” che nello scorrere del tempo della lite e nell’esaurimento economico dei litiganti trovano un alleato efficientissimo.
L’analisi globale della rispondenza dell’edificio alle disposizioni regolamentari e di buona tecnica, non esaurisce l’indagine conoscitiva che deve essere esaustiva e va rivolta anche agli aspetti pubblicistici e di autorizzazione che accompagnano e definiscono la liceità della costruzione.
Come si vede, l’analisi delle varie competenze ed implicazioni fa luce sul quadro dei soggetti interessati che cominciano a prendere i connotati di varie figure tecniche: il più delle volte quella che parte e si mantiene come una lite tra due soggetti dovrebbe, nella stragrande maggioranza dei casi, essere nella realtà una chiamata in causa per appello nominativo di tutti i soggetti che a diverso titolo, pubblico e privato, progettuale e realizzativo, hanno operato su quel immobile.
La confusione sui ruoli e sulle responsabilità porta quasi sempre a gestire vertenze non esaustive: generalmente si hanno due linee di approccio poco concludenti.
1° tipologia di azione
Quando il disturbato pone la questione nei confronti del vicino in termini di disturbo e di supero della “normale tollerabilità”, chiede la valutazione del rumore in termini di “rumore antropico condominiale” per determinare se questo ecceda il limite della normale tollerabilità con riferimento all’art 844 C.C. 1..
Quindi al momento non pone la domanda nei termini di verificare se esiste difetto di progettazione e/o costruzione.
2° tipologia di azione
Il o i disturbati non agiscono contro il condomino o conduttore di una unità immobiliare vicina (che spesso può essere anche parte attrice in causa), bensì agiscono contro il venditore e/o costruttore.
Questo significa che il problema del rumore "condominiale" che si pone, non è affatto riferibile a “rumore antropico condominiale”, gli attori agiscono per un difetto considerato dall'art. 1669 C.C. 2 e, in definitiva, per un vizio della cosa venduta.
Quale è il vizio che la cosa venduta deve non avere?
Certo, fra gli altri, quello di non avere le facciate, le pareti e le partizioni orizzontali non adeguatamente insonorizzati ed impianti di servizio rumorosi. Il criterio di giudizio tecnico non può essere riferito alla “normale tollerabilità” di cui all'art. 844 C.C., che può essere inteso regolante - in via generale, i rapporti interpersonali, ma non certamente rapporti di compravendita o di appalto.
I riferimenti con cui confrontarsi vanno ricercati nelle disposizioni regolamentari in materia edilizia (regolamenti edilizi comunali, regolamenti d’igiene locali e/o regionali, disposizioni nazionali), normative di buona tecnica o specifici riferimenti contrattuali citati nei documenti di compravendita a cominciare da quelli firmati in fase di promessa di vendita e relativi allegati.
Certo è possibile che il dante causa abbia stabilito che l'edificio dovesse essere con insonorizzazione tale da prevenire immissioni rilevanti ex art. 844 C.C., ed è possibile che l'opera edificata non rispetti la differenza dei 3 dB sul rumore di fondo, ma in questo caso occorre provare che l’oggetto della compravendita era specificamente un edificio con quella prescrizione (immissioni tra unità immobiliari contenute entro il limite della normale tollerabilità).
Responsabilità e riferimenti giuridici e normativi diversi, diversi soggetti da citare in causa, differenti modalità di approccio tecnico per la verifica in campo. Per non trovarsi invischiati in vertenze poco conclusive, è bene che l’azione che si decide d’intraprendere sia tale da considerare tutti gli aspetti in modo attento e globale a cominciare dalle verifiche legate al vigente regime autorizzatorio in sede di Pubblica Amministrazione.
Proprio perché la materia e complessa occorre che le risposte siano coerenti e puntuali con le domande che i Giudici pongono nei quesiti.
1. Così è doverosa la coerente risposta al quesito in tema di valutazione della normale tollerabilità.
2. Così è doverosa la coerente risposta al quesito in tema di verifica delle obbligatorie preventive azioni in sede di Pubblica Amministrazione, nonché delle altrettanto obbligatorie azioni in sede di Pubblica Amministrazione da espletare in fase autorizzatoria.
3. Così è doverosa la coerente risposta al quesito in tema di rispondenza dei requisiti acustici degli edifici che portano a considerare possibili errori di progettazione o di costruzione (o entrambi).
Tutti aspetti da valutare con puntualità.
Leggi di più su: Acustica e obblighi normativi
In tema di valutazione delle immissioni di rumore, quasi fosse una materia di particolare sensibilizzazione, i Giudici, in sede civile, giungono quasi subito a formulare quesiti ed ad assumere decisioni che si possono dire allineati ad un indirizzo generale che trova pochissime deroghe.
La stessa lodevole uniformità non tocca il modus operandi dei tecnici, che invece, forse più dediti a difendere gli interessi dei clienti, peccano di obbiettività e di costanza di criterio adottato.
Così come è avvenuto per il quesito, ormai definito per tutto il territorio nazionale, che viene posto per le immissioni promanate da insediamenti o attività produttive esterne alle abitazioni riceventi, anche per il caso delle immissioni di rumore connesse alle attività condominiali ed ai requisiti acustici dell’edificio, il quesito si sta focalizzando in un testo articolato e dettagliato che richiede appunto risposte coerenti rispetto ai singoli punti presi in considerazione.
Il quesito che più diffusamente viene posto dai Giudici ai CTU, per i casi di rumore in ambito “di rumore condominiale” è:
“Esaminati gli atti e i documenti di causa, eseguiti i sopraluoghi e gli accertamenti ritenuti necessari ed opportuni, descritto l’edificio e la sua tipologia costruttiva rispetto all’isolamento acustico, dica il C.T.U.:
1 – con riferimento alle immissioni, promanate dall’unità abitativa posta a confine con attenzione all’uso che dell’unità abitativa viene fatto dalle persone che la occupano, dica il CTU, se i valori delle suddette immissioni, rilevate presso l’abitazione degli Attori, superano i limiti della normale tollerabilità valutata, in base al criterio comparativo di incremento di 3 dB sul livello di rumore di fondo, inteso questo quale complesso di suoni di origine varia, continui e caratteristici del luogo, sul quale si innestano di volta in volta i rumori più intensi, espresso dal valore statistico cumulativo LAF,95 (Livello statistico cumulativo, 95 % ponderato A, costante di tempo Fast), rilevato nel periodo di misura in assenza dell'attività antropica specifica della Convenuta.
2 – se per l’unità immobiliare per cui è causa, considerata come unità emittente e ricevente, siano rispettati i limiti previsti per i requisiti acustici passivi degli edifici riportati nelle disposizioni vigenti, con riferimento alla destinazione d’uso degli immobili, ai rumori da calpestio, all’isolamento di facciata e all’isolamento delle pareti divisorie, al rumore da impianti idrico sanitari, riscaldamento, condizionamento, ascensore, nonché a quelli derivanti dal normale uso di un appartamento.
3 – se le immissioni, in caso di accertamento dei lamentati superi della tollerabilità, siano riconducibili o correlabili a difetto di progettazione e/o costruzione;
4 – in caso d’accertamento dei lamentati vizi e difetti, determini il C.T.U. se gli stessi siano o meno eliminabili ed in che modo, indicando altresì i costi diretti ed indiretti necessari per tale ripristino;
5 – dica infine il C.T.U. se l’accertata situazione di fatto delle unità immobiliari per cui è causa, anche nel caso in cui siano possibili interventi totali o parziali di ripristino, determini o meno il deprezzamento degli immobili stessi, indicandone in tali casi la misura.
Con riferimento al punto 1,autorizza il CTU, al fine di effettuare rilevazioni non influenzate della notizia della sua presenza, se lo riterrà opportuno, ad effettuare, per completamento degli accertamenti, anche rilievi senza preavviso alla Parte Convenuta ed al proprio Consulente.
Il CTU è autorizzato ad effettuare qualsiasi rilevazione ed accertamento,anche demolitivo, utile all’espletamento dell’incarico, occorrendo per tutti i locali che costituiscono le unità abitative oggetto di causa.”
In tema di "normale tollerabilità"
Con riferimento a quella parte del quesito
“1 – con riferimento alle immissioni, promanate dall’unità abitativa posta a confine con attenzione all’uso che dell’unità abitativa viene fatto dalle persone che la occupano, dica il CTU, se i valori delle suddette immissioni, rilevate presso l’abitazione degli Attori, superano i limiti della normale tollerabilità valutata, in base al criterio comparativo di incremento di 3 dB sul livello di rumore di fondo, inteso questo quale complesso di suoni di origine varia, continui e caratteristici del luogo, sul quale si innestano di volta in volta i rumori più intensi, espresso dal valore statistico cumulativo LAF,95 (Livello statistico cumulativo, 95 % ponderato A, costante di tempo Fast), rilevato nel periodo di misura in assenza dell'attività antropica specifica della Convenuta”. Parafrasando il poetico verso di manzoniana memoria “dalle alpi alle piramidi …..” potremmo, riferendoci ai Tribunali, scrivere da “ Milano a ……… Nola”, in tema di lite acustica il criterio di verifica del limite della “normale tollerabilità” è stato quasi standardizzato e salvo poche eccezioni che restano contenute a livello locale, ha raggiunto una valutazione univoca piuttosto articolata e completa.
La normale tollerabilità discende da costante giurisprudenza che puntualizza il riferimento delle disposizioni regolamentari che sono applicabili solo in ambito pubblicistico.
I privati cittadini sono tenuti al rispetto dei limiti fissati per l’inquinamento, ma, a questi limiti si sovrappone l’obbligo del rispetto delle disposizioni civilistiche e, quindi, il criterio della normale tollerabilità che regola gli specifici rapporti tra i privati demandati alla tutela civilistica, sono assorbenti rispetto ai dettati di natura pubblicistica rappresentati appunto dai DPCM in tema d’inquinamento da rumore.
Per costante giurisprudenza il limite della normale tollerabilità è fissato in + 3 dB oltre il rumore di fondo e questo dato va inteso e valutato in base ai riferimenti riportati nelle varie sentenze.
Si richiama in sintesi:
“Posto che per valutare il limite di tollerabilità delle immissioni sonore occorre tener conto della RUMOROSITA' DI FONDO della zona in relazione alla reattività dell'uomo medio, rettamente il giudice di merito ritiene eccedenti il limite NORMALE le immissioni che superano di 3 DECIBEL la rumorosità di fondo". (Cassazione Sez. 2, 6/1/1978 n° 38 su Foro It. 1978).
Ed ancora, conformemente:.....
"Il limite della normale tollerabilità delle immissioni ha carattere NON ASSOLUTO, MA RELATIVO, nel senso che deve essere fissato con riguardo al caso concreto, tenendo conto delle condizioni naturali e sociali dei luoghi, delle attività normalmente svolte, del sistema di vita e delle abitudini delle popolazioni e, con particolare riguardo alle immissioni sonore, occorre fare riferimento alla cosiddetta RUMOROSITA' DI FONDO DELLA ZONA, e cioè a quel complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabili, continui e caratteristici del luogo, sui quali s'innestano di volta in volta rumori più intensi prodotti da voci, veicoli ecc..
Il relativo apprezzamento, risolvendosi in un'indagine di fatto, é demandato al giudice del merito e si sottrae al sindacato di legittimità se correttamente motivato e immune da vizi logici e giuridici". (Cassazione Sez. 2, 4/12/1978 n° 5695 su Giust. Civ. 1979).
Dunque il rumore da traffico non può essere considerato come rumore caratteristico del luogo.
L'entità del rumore di fondo, definito continuo dalla citata sentenza n° 5695, altri non é che il silenzio relativo.
Emerge altresì incontrastato ed incontrastabile il riferimento alla percezione e reattività dell'uomo medio.
E' quindi da tenere presente che “il decibel é unità di valutazione di un’intensità fisica che non corrisponde alla sensazione uditiva percepita dall'orecchio” e non bisogna dimenticare che l'apparato uditivo, é in grado di apprezzare la variazione anche di un solo decibel.
In ultimo si deve considerare che l’orecchio è collegato al cervello il quale valuta lo stimolo sonoro ricevuto in modo complesso e mai avulso dalla valutazione dell’ambiente e delle condizioni d’aspettativa di qualità ambientale cui il soggetto aspira: nessun strumento di misura fonometrica, anche il più moderno e sofisticato, è in grado di sviluppare un’analisi tanto fine e complessa .
Ossia, per le caratteristiche ricettive e d'analisi dei sensori umani la rottura del limite della tollerabilità trova concause anche con altri evidenti fattori contingenti che:
"costituiscono il prius logico delle conclusioni decisionali" e, tra i quali fattori, emergono pure quelli inerenti "i riflessi di natura psicologica".(Cassazione Sez. 2 n° 38 e Corte d'Appello di Ancona n° 116, 11/5/1979 Foro It. 1979).
Nel quantificare l'entità di riferimento, cioè il dato del rumore di fondo, per non ingenerare possibilità di confusioni i Giudici hanno posto l'attenzione "sul rumore del traffico che non va confuso con il rumore di fondo". (Cassazione n° 1796 del 19/5/1976 su Foro It. 1976).
Il monito espresso nella sopraccitata sentenza è fondamentale e deve servire da richiamo al Tecnico in ogni momento dell'indagine fonometrica, sia nel momento in cui assume i dati del rumore di fondo, sia quando assume i dati del rumore da attribuire alla sorgente specifica.
Pertanto aggiungiamo noi a completamento dell'illuminata precisazione in sentenza:
"sul rumore del traffico che non va confuso con il rumore da attribuire alla sorgente".
Dalle citate sentenze emerge che il rumore di fondo è il fattore di soglia per la puntuale partenza della valutazione delle recepite condizioni ambientali in rapporto all'apprezzamento della condizione di fastidio/disturbo prodotto dall’attivazione di sorgenti od attività che alterano il naturale stato dei luoghi.
Dunque il limite della tollerabilità è fissato dalla costanza di giudizio in 3 dB oltre il rumore di fondo che, se assunto in modo corretto con indagine statistica e riferimento al valore L AF,95 , costituisce l'unico fedele descrittore dello stato dei luoghi di fatto esistente nel contesto ambientale preso in esame.
Il rumore di fondo, definito dalla lettura della costante giurisprudenza, univocamente associato al valore L AF,95 , già esprime naturalmente la vocazione dei luoghi in relazione all'uso sociale effettivamente esistente in loco: il valore di rumore di fondo, sia pure esso già inquinato da attività più o meno lecite, o attività temporanee come ad esempio i cantieri, contiene tutti i dati necessari e caratteristici riferiti e riferibili al caso concreto.
La Suprema Corte altresì non lascia dubbi in merito al metodo da seguire per la definizione del limite della tollerabilità e definisce in modo chiaro ed univoco i limiti e le competenze applicative dei vari Regolamenti e norme che vengono elaborate in sede amministrativa o proposte in sede tecnica da enti di unificazione che però non tengono conto proprio dei messaggi provenienti dall'ambito giurisprudenziale.
omissis "...Ma la risposta prima data e le affermazioni in via generale prima rese circa il carattere garantistico della tutela vanno ribadite, ove si consideri che, a ben vedere, neppure all'autorità che operi a tutela specifica della sanità pubblica é dato il potere di sacrificare o comprimere la salute dei privati." (Cassazione Sez. Unite Civili n°5172 6/10/1979).
L’indirizzo di giudizio sul campo d’applicabilità delle disposizioni regolamentari non è mutato nel tempo e sempre si conferma che “i regolamenti limitativi delle attività rumorose essendo rivolti alla tutela della quiete pubblica riguardano soltanto i rapporti fra l’esercente di una delle suddette attività e la collettività in cui esso opera, creando a carico del primo precisi obblighi verso gli enti preposti alla vigilanza” (Cass. Civ. 10.01.1996, n° 161) (Cass. Civ. 03.02.1999 n° 915) (Cass. Civ. 12.02.2000 n° 1565) (Cass. Civ. - sezione II - Sentenza 26 aprile - 3 agosto 2001 n. 10735) (Cass. Civ. – sezione II – Sentenza 29.04.2002 n° 6223) (Cass. Civ. – sezione II – Sentenza 27.01.2003 n° 1151) In ogni ordine e grado di giudizio, si ribadisce quindi il concetto secondo cui la valutazione della tollerabilità si definisce con riferimento al metodo comparativo e non assoluto: il dato di base resta comunque il rumore di fondo con il quale il livello delle immissioni giudicate disturbanti va confrontato.
Nella valutazione della normale tollerabilità, ai sensi dell'Art 844 C.C. ed ancor più per la tollerabilità con riguardo alle statuizioni dell'art. 32 della Costituzione, non possono quindi essere utilizzati metodi diversi che traggono spunto da applicazioni non coerenti alla valutazione della tollerabilità del rumore, come ad esempio le disposizioni regolamentari in materia d’inquinamento da rumore (Legge quadro 447 e decreti collegati) Il riferimento metrologico di supporto al criterio della tollerabilità, va doverosamente ricondotto all’applicazione della “vecchia” RACCOMANDAZIONE ISO 1996 versione del 1971, citata e richiamata in applicazione nelle prime sentenze di merito e che poi, in costanza di criterio di giudizio, non ha mai trovato smentita e, neppure, strumento sostitutivo adeguato ed altrettanto risolutivo.
La recentissima sentenza del Tribunale di Nola, ove ve ne fosse bisogno, rinfresca la memoria a tutti i tecnici (e non solo ai Tecnici), richiamando nel dispositivo la Raccomandazione ISO 1996/1971 dandone anche argomentata motivazione sulla applicazione coerente alla materia della valutazione in tema in normale tollerabilità della immissione di rumore.
Inconferente è il fatto che la citata raccomandazione non abbia trovato recepimento a livello d’istituto di normazione; gli ISTITUTI (UNI, EN, ISO) si sono dedicati a normare solo i criteri di valutazione dell’inquinamento acustico tralasciando la valutazione del disturbo.
E’ essenziale ricordare che il lavoro maturato nel tempo, soprattutto quello svolto dai Giudici, si è oculatamente collocato in quello spazio lasciato giustamente “vacante” nella norma tecnica dedicata ad altro oggetto: l’inquinamento acustico appunto.
Questa raccomandazione ISO 1996 nella versione del 1971, a differenza d’altre norme, forse gestite da interessi di gruppi potere, non invade il campo di competenza dei giudici, ma si limita, nell’allegato, a proporre dei livelli di reattività della collettività esposta al rumore.
E’, infatti, pacifico che è competenza del Giudice valutare e conseguentemente fissare il limite di base del criterio da applicare al caso concreto, e così è stato. Il criterio d’estrazione giurisprudenziale è congruo e il testo della raccomandazione, nelle parti pregnanti di valutazione dei casi speciali, è funzionale al criterio.
L’Autorità per competenza, vale a dire il Giudice, colto e valutato coerentemente il messaggio contenuto nella raccomandazione, con riferimento alla reattività, ha recepito la raccomandazione nella parte metrologica e delle tecniche di misura integrando il criterio di valutazione del disturbo con la fissazione del limite della tollerabilità in + 3 dB oltre il rumore di fondo.
Il criterio elaborato per costante giurisprudenza non ha subito, nel tempo, mutazioni genetiche, ed ancora oggi, giuste le sentenze citate, il criterio è confermato in merito ed in legittimità.
In pari modo per la valutazione del livello dell’immissione va ricercata la condizione di massimo disturbo determinata dalla situazione in cui si verifica il livello massimo chiaramente associabile alla sorgente. L’associazione con il funzionamento e la descrizione della caratteristica di funzionamento della sorgente e quindi del livello emesso dalla stessa sono decisivi ai fini di un corretto giudizio ed apprezzamento degli effetti collegati al funzionamento della sorgente, anche per evitare di addebitare a questa livelli che non le competono.
Per l’individuazione di questi livelli e dei descrittori da utilizzare è indispensabile che il Tecnico preposto sia presente all’evento da considerare e sappia trattare i dati discendenti dalla misura fonometrica individuando in modo chiaro ed univoco i contributi delle singole sorgenti o gli eventi estranei da non considerare. I soli dati numerici, non accompagnati da grafici chiari con riportate le elaborazioni svolte, non dicono nulla e vanno presi con diffidenza, anzi, a ben vedere, non portando contributi di certezza, dovrebbero semplicemente essere disattesi.
Ciao sono Luca Nespola di Paderno Dugnano volevo commentare il lavoro svolto dalla Sorgedil. Devo dire che sono stati molto bravi a risolvermi il problema dei vicini confinanti (problema che avevo da troppi anni!!!). Coplimenti ai ragazzi che sono venuti a fare i lavori, ma anche al titolare che è stato professionale nel sapere consigliarmi la soluzione più giusta per me!
SORGEDIL - Come isolare acusticamente una parete divisoria

References: art. 844
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