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2007 juillet 09 · In cammino verso Gesù Cristo,
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Messaggio per la 38a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, 6 maggio 2001 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)
Padre santo, fonte perenne dell’esistenza e dell’amore,
che nell’uomo vivente mostri lo splendore della tua gloria,
fa’ che anche oggi non manchino alla tua Chiesa
un’intima e forte passione per il Regno,
hai offerto te stessa all’Onnipotente
per l’attuazione del suo disegno di salvezza,
nella castità, nella povertà e nell’obbedienza,
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Traduzione non ufficiale del Motu Proprio “Summorum Pontificum”
http://www.zenit.org/article-11368?l=italian
CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 8 luglio 2007 (ZENIT.org).-
Di seguito riportiamo la traduzione non ufficiale (dal latino in italiano), distribuita dal VIS (Vatican Information Service), della Lettera Apostolica « Motu proprio data », « Summorum Pontificum » del Santo Padre Benedetto XVI, sull »uso della liturgia romana anteriore alla riforma compiuta nel 1970.
Per presentare le nuove disposizioni contenute nel Motu Proprio il Santo Padre ha anche indirizzato una lettera ai Vescovi di tutto il mondo.
I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che
la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maestà un culto degno, « a lode e gloria del Suo nome » ed « ad utilità di tutta la sua Santa Chiesa ».
Da tempo immemorabile, come anche per l’avvenire, è necessario mantenere il principio secondo il quale « ogni Chiesa particolare deve concordare con
la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l’integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede » (1).
Tra i Pontefici che ebbero tale doverosa cura eccelle il nome di San Gregorio Magno, il quale si adoperò perché ai nuovi popoli dell »Europa si trasmettesse sia la fede cattolica che i tesori del culto e della cultura accumulati dai Romani nei secoli precedenti. Egli comandò che fosse definita e conservata la forma della sacra Liturgia, riguardante sia il Sacrificio della Messa sia l’Ufficio Divino, nel modo in cui si celebrava nell’Urbe. Promosse con massima cura la diffusione dei monaci e delle monache, che operando sotto la regola di San Benedetto, dovunque unitamente all »annuncio del Vangelo illustrarono con la loro vita la salutare massima della Regola: « Nulla venga preposto all »opera di Dio » (cap. 43). In tal modo la sacra Liturgia celebrata secondo l »uso romano arricchì non solo la fede e la pietà, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell »età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà.
Molti altri Romani Pontefici, nel corso dei secoli, mostrarono particolare sollecitudine a che la sacra Liturgia espletasse in modo più efficace questo compito: tra essi spicca S. Pio V, il quale sorretto da grande zelo pastorale, a seguito dell’esortazione del Concilio di Trento, rinnovò tutto il culto della Chiesa, curò l’edizione dei libri liturgici, emendati e « rinnovati secondo la norma dei Padri » e li diede in uso alla Chiesa latina.
“Fu questo il medesimo obbiettivo che seguirono i Romani Pontefici nel corso dei secoli seguenti assicurando l’aggiornamento o definendo i riti e i libri liturgici, e poi, all’inizio di questo secolo, intraprendendo una riforma generale » (2). Così agirono i nostri Predecessori Clemente VIII, Urbano VIII, San Pio X (3), Benedetto XV, Pio XII e il Beato Giovanni XXIII.
Nei tempi più recenti, il Concilio Vaticano II espresse il desiderio che la dovuta rispettosa riverenza nei confronti del culto divino venisse ancora rinnovata e fosse adattata alle necessità della nostra età. Mosso da questo desiderio, il nostro Predecessore, il Sommo Pontefice Paolo VI, nel 1970 per
la Chiesa latina approvò i libri liturgici riformati e in parte rinnovati. Essi, tradotti nelle varie lingue del mondo, di buon grado furono accolti da Vescovi, sacerdoti e fedeli. Giovanni Paolo II rivide la terza edizione tipica del Messale Romano. Così i Romani Pontefici hanno operato « perché questa sorta di edificio liturgico [...] apparisse nuovamente splendido per dignità e armonia » (4).
Ma in talune regioni non pochi fedeli aderirono e continuano ad aderire con tanto amore ed affetto alle antecedenti forme liturgiche, le quali avevano imbevuto così profondamente la loro cultura e il loro spirito, che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, mosso dalla cura pastorale nei confronti di questi fedeli, nell »anno 1984 con lo speciale indulto « Quattuor abhinc annos », emesso dalla Congregazione per il Culto Divino, concesse la facoltà di usare il Messale Romano edito dal Beato Giovanni XXIII nell »anno 1962; nell »anno 1988 poi Giovanni Paolo II di nuovo con
la Lettera Apostolica « Ecclesia Dei », data in forma di Motu proprio, esortò i Vescovi ad usare largamente e generosamente tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedessero.
A seguito delle insistenti preghiere di questi fedeli, a lungo soppesate già dal Nostro Predecessore Giovanni Paolo II, e dopo aver ascoltato Noi stessi i Padri Cardinali nel Concistoro tenuto il 22 marzo 2006, avendo riflettuto approfonditamente su ogni aspetto della questione, dopo aver invocato lo Spirito Santo e contando sull »aiuto di Dio, con la presente Lettera Apostolica stabiliamo quanto segue:
Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della « lex orandi » (« legge della preghiera ») della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente edito dal Beato Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa « lex orandi » e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della « lex orandi » della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella « lex credendi » (« legge della fede ») della Chiesa; sono infatti due usi dell »unico rito romano.
Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l »uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori « Quattuor abhinc anno » e « Ecclesia Dei », vengono sostituite come segue:
Art. 3. Le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o « comunitaria » nei propri oratori desiderano celebrare
la Santa Messa secondo l »edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunità o un intero Istituto o Società vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari.
Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del canone 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta
la Chiesa. § 2. La celebrazione secondo il Messale del Beato Giovanni XXIII può aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festività si può anche avere una celebrazione di tal genere. § 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi. § 4. I sacerdoti che usano il Messale del Beato Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti. § 5. Nelle chiese che non sono parrocchiali né conventuali, è compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra.
Art. 7. Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all »art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia « Ecclesia Dei ».
Art. 8. Il Vescovo, che desidera rispondere a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause è impedito di farlo, può riferire la questione alla Commissione « Ecclesia Dei », perché gli offra consiglio e aiuto.
Art. 9 § 1. Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, può anche concedere la licenza di usare il rituale più antico nell »amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell’Unzione degli infermi, se questo consiglia il bene delle anime. § 2. Agli Ordinari viene concessa la facoltà di celebrare il sacramento della Confermazione usando il precedente antico Pontificale Romano, qualora questo consigli il bene delle anime. § 3. Ai chierici costituiti « in sacris » è lecito usare il Breviario Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962.
Art. 10. l’Ordinario del luogo, se lo riterrà opportuno, potrà erigere una parrocchia personale a norma del canone 518 per le celebrazioni secondo la forma più antica del rito romano, o nominare un cappellano, osservate le norme del diritto.
La Pontificia Commissione « Ecclesia Dei », eretta da Giovanni Paolo II nel 1988 (5), continua ad esercitare il suo compito. Tale Commissione abbia la forma, i compiti e le norme, che il Romano Pontefice le vorrà attribuire.
Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facoltà di cui già gode, eserciterà l »autorità della Santa Sede vigilando sulla osservanza e l »applicazione di queste disposizioni.
Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come « stabilito e decretato » e da osservare dal giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell »Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario.
(2) Giovanni Paolo II, Lett. Ap. « Vicesimus quintus annus », 4 dicembre 1988, 3: AAS 81 (1989), 899.
(4) San Pio X, Lett. Ap., Motu proprio data, « Abhinc duos annos », 23 ottobre 1913: AAS 5 (1913), 449-450; cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Ap. « Vicesimus quintus annus », n. 3: AAS 81 (1989), 899.
(5) Cfr Joannes Paulus II, Lett. ap. Motu proprio data « Ecclesia Dei », 2 luglio 1988, 6: AAS 80 (1988), 1498.
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Benedetto XVI: tutti i battezzati sono “missionari di Cristo”
http://www.zenit.org/article-11371?l=italian
CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 8 luglio 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo le parole pronunciate questa domenica da Benedetto XVI in occasione della preghiera mariana dell’Angelus, recitata con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
oggi il Vangelo (cfr Lc 10,1-12.17-20) presenta Gesù che invia settantadue discepoli nei villaggi dove sta per recarsi, affinché predispongano l’ambiente. E’ questa una particolarità dell’evangelista Luca, il quale sottolinea che la missione non è riservata ai dodici Apostoli, ma estesa anche ad altri discepoli. Infatti – dice Gesù – « la messe è molta, ma gli operai sono pochi » (Lc 10,2). C’è lavoro per tutti nel campo di Dio. Ma Cristo non si limita ad inviare: Egli dà anche ai missionari chiare e precise regole di comportamento.
Anzitutto li invia « a due a due », perché si aiutino a vicenda e diano testimonianza di amore fraterno. Li avverte che saranno « come agnelli in mezzo a lupi »: dovranno cioè essere pacifici nonostante tutto e recare in ogni situazione un messaggio di pace; non porteranno con sé né vestiti né denaro, per vivere di ciò che
la Provvidenza offrirà loro; si prenderanno cura dei malati, come segno della misericordia di Dio; dove saranno rifiutati, se ne andranno, limitandosi a mettere in guardia circa la responsabilità di respingere il Regno di Dio. San Luca mette in risalto l’entusiasmo dei discepoli per i buoni frutti della missione, e registra questa bella espressione di Gesù: « Non rallegratevi perché i demòni si sottomettono a voi: rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli » (Lc 10,20). Questo Vangelo risvegli in tutti i battezzati la consapevolezza di essere missionari di Cristo, chiamati a preparargli la strada con le parole e con la testimonianza della vita.
Domani partirò per Lorenzago di Cadore, dove sarò ospite del Vescovo di Treviso nella casa che già accolse il venerato Giovanni Paolo II. L’aria di montagna mi farà bene e potrò dedicarmi più liberamente alla riflessione e alla preghiera. Auguro a tutti, specialmente a chi ne sente maggiore bisogno, di poter fare un po’ di vacanza, per ritemprare le energie fisiche e spirituali e recuperare un salutare contatto con la natura. La montagna, in particolare, evoca l’ascesa dello spirito verso l’alto, l’elevazione verso la « misura alta » della nostra umanità, che purtroppo la vita quotidiana tende ad abbassare.
A questo proposito, voglio ricordare il quinto Pellegrinaggio dei giovani alla Croce dell’Adamello, dove il Santo Padre Giovanni Paolo II si recò due volte. Il pellegrinaggio si è svolto in questi giorni e poc’anzi è culminato nella Santa Messa celebrata a circa 3000 metri di quota. Nel salutare l’Arcivescovo di Trento e il Segretario Generale della CEI, come pure le autorità Trentine, rinnovo l’appuntamento a tutti i giovani italiani per i giorni 1 e 2 settembre a Loreto.
buona notte e buona mattina
http://www.solfano.it/lovermi/index.html
« La fanciulla non è morta, ma dorme »
Lettera ai Corinzi, § 24-29
Consideriamo, o carissimi, come il Signore ci mostri continui esempi della risurrezione futura, della quale ci ha dato una primizia in Gesù Cristo, risuscitandolo dai morti. Osserviamo la risurrezione che avviene nella legge del tempo. Il giorno e la notte ci fanno vedere la risurrezione. La notte si addormenta, il giorno risorge. Il giorno se ne va, la notte sopravviene. Prendiamo come esempio i frutti. Il seme cos’è, e come si genera ? Il seminatore è uscito e ha sparso sulla terra ciascuno dei semi. Questi, caduti per terra secchi e nudi, marciscono. Poi Dio grande e provvidente li fa risorgere dallo stesso disfacimento, e da un solo seme ne ricava molti, e li porta alla fruttificazione. Riterremo forse strano e sorprendente che il Creatore dell’universo faccia rivivere coloro che lo hanno servito con fedeltà e con la fiducia che dà una fede perfetta ?…
Con una parola della sua maestà ha stabilito ogni cosa e con una sua parola può tutto distruggere… Le sue opere egli le farà tutte quando vorrà e come vorrà, e nulle cadrà di quanto egli ha stabilito. Tutto gli sta davanti e nulla sfugge alla sua volontà
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Art. 3

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Art. 7
 § 1

Art. 8

Art. 9
 § 1
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 § 3

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 § 24