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Timestamp: 2019-10-14 06:53:20+00:00

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Il patteggiamento preclude la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. - Quotidiano Legale
Il patteggiamento preclude la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Inserito da Fulvio Graziotto | Mag 2, 2018 | Diritto Penale, Dottrina, Giurisprudenza, Penale
Il patteggiamento preclude la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto
Massima Giurisprudenziale.
L’accoglimento della richiesta di applicazione della pena concordata (cd. “patteggiamento”) preclude la rimessa in discussione della fattispecie, ormai coperta dal patteggiamento, ai fini della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Decisione: Sentenza n. 13225/2018 Cassazione Penale – Sezione VII
La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis codice penale non rientra nelle ragioni di immediato proscioglimento previste dall’art. 129 del codice di procedura penale; l’accoglimento della richiesta di applicazione della pena concordata (cd. “patteggiamento”) preclude la rimessa in discussione della fattispecie, ormai coperta dal patteggiamento.
Nella pronuncia di inammissibilità dei ricorsi da parte della Suprema Corte, dirimente è stato il rilievo evidenziato nell’altra decisione richiamata (Cass. 43874/2016) che «l’applicazione della pena su richiesta delle parti è un autonomo rito processuale in virtù del quale l’imputato ed il pubblico ministero si accordano sulla qualificazione giuridica della condotta contestata, sulla concorrenza di circostanze, sulla comparazione fra le stesse e sull’entità della pena, mentre il giudice ha il potere ed il dovere di controllare la correttezza giuridica del patto e la congruità della pena richiesta e di applicarla dopo aver accertato che non emerga in modo evidente una delle cause di non punibilità previste dall’art. 129 cod.proc.pen. Ne consegue che – una volta ottenuta l’applicazione di una determinata pena ai sensi dell’art. 444 cod. proc .pen. – l’imputato non può rimettere in discussione profili oggettivi o soggettivi della fattispecie perché essi sono coperti dal patteggiamento, cosicché risulta irrilevante qualsiasi vizio processuale verificatosi in precedenza rispetto alla formulazione dell’istanza, rispetto al quale, peraltro, il ricorrente risulta privo di interesse al suo accertamento».
Non rientrando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto nelle ragioni di immediato proscioglimento previste dall’art. 129 del codice di procedura penale, l’accoglimento della richiesta di applicazione della pena concordata (cd. “patteggiamento”) preclude la rimessa in discussione della fattispecie.
Cass. 43874/2016
131-bis – Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto
Art. 129 – Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità
1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero che il reato è estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza.
2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta.
Art. 444 – Applicazione della pena su richiesta
1. L’imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria.
1-bis. Sono esclusi dall’applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600-quater, secondo comma, 600-quater.1, relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600-quinquies, nonché 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell’articolo 99, quarto comma, del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria.
1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater e 322-bis del codice penale, l’ammissibilità della richiesta di cui al comma 1 è subordinata alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato.
2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell’articolo 129, il giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l’applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza l’applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda; l’imputato è tuttavia condannato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3. Si applica l’articolo 537-bis.
3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l’efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.
La Corte costituzionale, con sentenza 26 giugno – 2 luglio 1990, n. 313 (in G.U. 1°a s.s. 04/07/1990, n. 27), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 444, secondo comma, del codice di procedura penale 1988, nella parte in cui non prevede che, ai fini e nei limiti di cui all’art. 27, terzo comma, della Costituzione, il giudice possa valutare la congruità della pena indicata dalle parti, rigettando la richiesta in ipotesi di sfavorevole valutazione”.
La Corte costituzionale, con sentenza 26 settembre – 12 ottobre 1990, n. 443 (in G.U. 1a s.s. 17/10/1990, n. 41), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 444, secondo comma, secondo periodo, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il giudice condanni l’imputato al pagamento delle spese processuali in favore della parte civile, salvo che ritenga di disporne, per giusti motivi, la compensazione totale o parziale
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References: Sentenza 
 art. 131

Cass. 

Art. 129
 sentenza 

Art. 444
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza