Source: https://www.slideserve.com/shanon/la-perizia-psichiatrica
Timestamp: 2018-04-20 05:33:36+00:00

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PPT - LA PERIZIA PSICHIATRICA PowerPoint Presentation - ID:343576
LA PERIZIA PSICHIATRICA PowerPoint Presentation
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LA PERIZIA PSICHIATRICA - PowerPoint PPT Presentation
LA PERIZIA PSICHIATRICA. E. Aguglia. U.C.O. di Clinica Psichiatrica – Università di Trieste. Dipartimento di Scienze Cliniche, Morfologiche e Tecnologiche. Cenni storici.
PowerPoint Slideshow about 'LA PERIZIA PSICHIATRICA' - shanon
U.C.O. di Clinica Psichiatrica – Università di Trieste
"Qualunque volta ci si affaccia un'opera od un problema di medicina legale delle alienazioni mentali, ci sentiamo involontariamente sorpresi da un senso di sconforto e di ribrezzo. Gli è che ai termini misurati, precisi, a cui la medicina moderna ci ha abituati, noi vediamo sostituite
delle espressioni vaghe, indeterminate, mal comprese da quegli stessi che le hanno inventate, e che non hanno nessuno di quei riscontri obiettivi a cui tutta la educazione medica ci ha abituati, e per i quali soltanto il giudice intende interrogarci.
E così accade che, o per eccessiva precauzione, o per una non ingiusta reazione alla diffidenza dei giudici, gli uni non vogliono trovare pazzo nessun criminale anche alienato, (...) e gli altri abbondano in senso contrario così da convertire in manicomio tutte le prigioni"
Cesare Lombroso, La medicina legale delle alienazioni mentali studiata col metodo sperimentale, Gazzetta medica italiana -
Provincie Venete, nn. 27-30, anno VIII, pgg. 5-41,1865
Nel Diritto romano, in aderenza alla dottrina ippocratica, i "furiosi" e i "fatui“ che si fossero resi responsabili di reati andavano esenti da punizioni.
La "fatuitas" era pressocchè assimilabile al difetto di intelligenza; nel "furor" si ricomprendevano tutte le forme di follia.
Già allora si conosceva la possibilità di un "lucido intervallo“.
Il dirittopenale germanico è l'unico
che fa eccezione alla regola universale: tale diritto, infatti, avendo riguardo esclusivo all'elemento oggettivo del danno, non si cura dell'elemento soggettivo e considera responsabili anche i malati di mente.
Il diritto penale canonico escludeva l'imputabilità per coloro a cui facessero difetto il discernimento e la volontà libera, cioè i dementi e i furiosi, comprendendosi anche le situazioni di furore improvviso e transitorio; ma si assimilavano alle malattie mentali anche la febbre violenta, il sonno, il
sonnambulismo, l'ira subitanea, il dolore intenso, in quanto appunto suscettibili di incidere sulla consapevolezza e sulla libertà dell'azione. Stesso dicasi per l'ubriachezza.
Tutto ciò non riguardò l'epoca del potere dell'Inquisizione, in cui considerazioni di politica criminale prevalsero, e poco importò che i folli fossero o meno responsabili perchè tanto la malattia mentale era considerata effetto di stregoneria o di influenza diabolica.
Il Codice napoleonico del 1810, articolo 64: "Non esiste né crimine né delitto allorché l'imputato trovavasi in stato di demenza al momento dell'azione, ovvero vi fu costretto da una forza alla quale non poté resistere".
Si chiarisce nei lavori preparatori che l'azione è imputabile con il concorso simultaneo di cognizione, volontà e libertà, e che: "E' demente colui che soffre una privazione di ragione; che non conosce la verità; che ignora se ciò che fa sia bene o male; e che non può affatto adempiere i doveri più ordinari della vita civile. Un uomo posto in questo stato è un corpo che ha soltanto figura e ombra di uomo; il suo reato è tutto fisico, poichè moralmente non esiste nulla". Si chiarisce altresì da parte della Dottrina francese dell'epoca che la demenza comprende la follia furiosa, l'idiozia o l'imbecillità, la monomania o
l'allucinazione: sono evidenti gli influssi della psichiatria dell'epoca in particolare nel concetto di monomania di Esquirol e Georget.
Con l'Unità venne esteso all'Italia il Codice penale per gli Stati di S.M. il Re di
Sardegna del 1859 che, a proposito dell'imputabilità, così stabiliva:
"Art. 94 - Non vi è reato se l'imputato trovavasi in istato di assoluta imbecillità, di pazzia, o di morboso furore quando commise l'azione, ovvero se vi fu tratto da una forza alla quale non poté resistere";
"Art. 95 - Allorchè la pazzia, l'imbecillità, il furore o la forza non si riconoscessero a tal grado da rendere non imputabile
affatto l'azione, i Giudici applicheranno all'imputato, secondo le circostanze dei
casi, la pena del carcere estensibile anche ad anni dieci, o quella della custodia, estensibile anche ad anni venti".
Dal Codice Zanardelli del 1889:
"Art. 46 - Non è punibile colui che, nel momento in cui ha commesso il fatto, era in tale stato di infermità di mente da togliergli la coscienza o la libertà dei propri atti ";
"Art. 47 - Quando lo stato di mente indicato nell'articolo precedente era tale da scemare grandemente l'imputabilità senza escluderla, la pena stabilita per il reato commesso è diminuita";
"Art. 51 - Colui che ha commesso il fatto nell'impeto d'ira o d'intenso dolore, determinato da intensa provocazione, è punito con la reclusione non inferiore ai venti anni, se la pena stabilita per il reato commesso sia l'ergastolo, e negli altri casi con la pena stabilita per il reato commesso diminuita di un terzo. Se la provocazione sia grave, all'ergastolo è sostituita la detenzione da dieci a venti anni, e le altre pene sono diminuite dalla metà ai due terzi, sostituita alla reclusione la detenzione". Scompare la previsione dell'appartenenza al sesso femminile come causa minorante l'imputabilità.
Un primo progetto di nuovo Codice Penale, redatto da
una commissione di cui faceva parte tra gli altri il Ferri e ispirato ai principi positivistici non ebbe buona sorte; invece la fortuna arrise all'attuale Codice Penale che prende il nome dal Guardasigilli dell'epoca, Arturo Rocco, esponente della Scuola Tecnico-Giuridica, i cui principi traspose nelle nuove norme, pur con qualche concessione alla Scuola Positiva.
Il magistrato deve accertare la:
PUNIBILITA’
Per essere responsabile il soggetto deve aver agito con
COSCIENZA e VOLONTA’
Il livello di coscienza e di volontà è irrilevante per il giudice nella fase di cognizione.
Se una persona ha agito, ha commesso il fatto è responsabile penalmente, nella seconda fase del processo si approfondirà la dinamica degli eventi e si stabilirà se una persona è imputabile.
Qui interviene lo PSICHIATRA
L’ accertamento sulle condizioni di mente di un indagato o di un imputato è sempre e solo di natura psichiatrica.
PERIZIA D’ UFFICIO
ACCERTARE L’ EVENTUALE ESISTENZA DI UN’ INFERMITA’ MENTALE
Opportunamente graduata essa costituisce quel vizio di mente che esclude o scema grandemente l’ imputabilità dell’ autore di reato, al momento del fatto.
Rendersi conto del valore sociale dell’atto;
Idoneità del soggetto a conoscere, comprendere, discernere i motivi della propria condotta;
Valutare conseguenze (costi-benefici);
Attitudine ad orientarsi nel mondo esterno secondo una percezione non distorta della realtà;
Capacità di comprendere il significato del proprio comportamento e di valutarne le possibili ripercussioni positive o negative su terzi;
Obiettività delle azioni, consapevolezza delle conseguenze, coscienza giuridica, coscienza etica.
Potere di controllare gli impulsi ad agire e di determinarsi secondo il motivo che appare più ragionevole o preferibile in base ad una concezione di valore;
Attitudine a scegliere in modo consapevole tra motivi antagonistici;
Attitudine a determinarsi in modo autonomo;
Possibilità di optare per la condotta adatta al motivo che appare più ragionevole;
Capacità di resistere agli stimoli degli avvenimenti esterni;
Facoltà di volere ciò che in maniera autonoma si giudica doversi fare.
L’imputabilità è definita dall’art. 85 del codice penale:
Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui ha commesso, non era imputabile.
Nei riguardi della responsabilità recita l’art.42 del c.p.:
Nessuno può essere punito per un’azione od omissione prevista dalla legge come reato, se non l’ha commesso con coscienza e volontà
IMPUTABILITA’ CONSERVATA…
Art 90 c.p.: stati emotivi e passionali
Art 92 c.p.: ubriachezza volontaria o colposa
Art 93 c.p.: fatto commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti
…e PENA AUMENTATA
Art 92, 2° capoverso c.p.: ubriachezza preordinata
Art 94 c.p.: ubriachezza abituale
L’infermità di mente deve necessariamente discendere da uno stato morboso, dipendente da una alterazione patologica clinicamente accertabile, di sicura consistenza, tale da scemare grandemente le capacità di intendere o volere
Cass. Sez.1, 1977, n. 136556
Nei casi di infermità derivante da malattia psichica il Codice Penale sancisce l’applicazione di misure di sicurezza (artt. 219 e 222) presso ricovero in:
altre Strutture Terapeutiche
Fattori di rischio per comportamento violento
Disturbo di asse I
(alcool, stupefacenti)
Angermeyer et al., Mental disorder and violence: results of eidemiological studies in the era of the de-institutionalization. Soc Psychiatry Psychiat Epidemiol 1998, 33: S1-S6
Disturbi deliranti cronici
La malattia di mente rilevante per l’applicazione della diminuente richiesta, ai sensi dell’art. 89 c.p., è solo quella medico-legale, dipendente da uno stato patologico veramente serio, che comporti una degenerazione della sfera volitiva o intellettiva del soggetto.
Cass. Sez. 1, 1993, n.196225
se di grado lieve-moderato, non costituisce infermità mentale utile al riconoscimento del vizio parziale di mente
(Cass. Sez. 1, 1983, n.161313)
ma solo se impedisce al soggetto di inserirsi durevolmente, fattivamente e utilmente nella comunità sociale (Cass. Sez. 1, 1975, n.133478)
i soggetti che ne soffrono non patiscono alcuna diminuzione delle loro capacità psichiche, al di fuori dei momenti di crisi e al di fuori dei casi in cui, per la gravità e il decorso del male, la personalità e l’integrità psichica del malato ne vengano seriamente incise (Cass. Sez. 1, 1992, n. 189834)
lasciano generalmente integra la capacità d’intendere e di volere e, nelle forme degenerative, interessano solo la sfera affettiva, non integrano di norma gli estremi per il riconoscimento del vizio di mente. Rientrano nell’ampio gruppo di personalità abnormi e costituiscono “semplice alterazione del carattere” (Cass. Sez. 1, 1988, n. 180234)
Dopo la pubblicazione del DSM-II tale termine coincise con l’espressione “personalità antisociale” (G.O. Gabbard, 1995).
Meloy, invece, afferma che tale termine diagnostico implica caratteristiche psicodinamiche e anche biologiche che non sono presenti nei criteri del DSM-IV del disturbo antisociale di personalità. Egli utilizza il termine per descrivere individui con una tale assenza di empatia e uno stile relazionale sadomasochistico fondato sul potere piuttosto che sul legame
affettivo (Meloy, 1988).
Kernberg identifica la psicopatia come una variante primitiva del disturbo narcisistico di personalità, con la medesima sottostante organizzazione borderline di personalità che fa affidamento su difese primitive e su relazioni d’oggetto interne altamente patologiche (O. F. Kernberg, 1975).
con importanti nuclei depressivi e scientificamente ipotizzabile o come forma minore di psicosi schizofrenica e come forma particolarmente grave, maggiore di nevrosi, occorre accertare se l’abnormità psichica riscontrata acquisisce nel caso concreto un valore di malattia (Cass. Sez. 1, 1986, n. 174635)
Codice di procedura penaleart.220:
La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedano specifiche compentenze tecniche, scientifiche o artistiche. Salvo quanto previsto ai fini dell’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, non sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità e la professionalità del reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.
massimo rigore metodologico
individuare elementi di valore patologico e di interesse forense = capacità di intendere e volere
integrare la diagnosi dimensionale con una valutazione categoriale (ex. impulsività)
Il paradigma medico mutua il proprio modello nosografico da Emil Kraepelin il quale, sul finire dell’800, afferma la piena identità tra infermità di mente e malattia mentale, ovvero ogni altra alterazione biologica che sia quanto meno riconducibile alle classificazioni nosografiche elaborate dalla psichiatria.
A suffragio di tale modello anche considerazioni politico-criminali di natura general-preventiva (rischio di un’eccessiva estensione della non punibilità, ripercussioni sulla deterrenza)
Tali formule appaiono idonee ad attribuire rilevanza anche ai disturbi di personalità ai fini dell’imputabilità del soggetto agente.
Ciò che accomuna queste diverse disposizioni, non è solo l’adozione di formule elastiche, ma anche il fatto di aver ancorato la valutazione del disturbo alla sua incidenza sulla capacità di valutazione del fatto-reato e quindi della capacità di comportarsi secondo tale valutazione, con la rilevanza, quindi, di un nesso eziologico fra infermità e reato come requisito della non imputabilità.
L’ostacolo posto dalle citate discipline è stato risolto giuridicamente con l’art. 90 “ gli stati emotivi e passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità” ammettendo come possibilità che essi possano escludere e diminuire la capacità di intendere e volere, ma sottolineando soprattutto che questa possibilità non ha rilevanza ai fini della non imputabilità
Gli stati emotivi e passionali possono diminuire o escludere l’imputabilità quando si traducono in un quadro patologico, tale da configurare vizio di mente o anche quando sottintendano un disturbo mentale transitorio che si esaurisce in reato-delitto
Capacità di esaminare una situazione, di elaborare dei giudizi e di assumere una posizione personale (in merito).
E’ quella funzione che permette di poter esprimere giudizi di buona consistenza, spessore e fondatezza.
Tale capacità costituisce, in effetti, il fondamento di un atteggiamento responsabile nei confronti delle esperienze e relativamente autonomo rispetto ai condizionamenti ambientali.
Funzione conseguente alla critica da cui dipende un rapporto corretto con la realtà e la verità, significa apprezzamento del valore di qualcosa : fatti, conoscenze, opere, ecc. E’ quella funzione che permette di valutare l’opportunità degli atti e la previsione delle loro conseguenze
FUNZIONI AUTONOME E FONDAMENTALI DELL’IO
◊Capacità di analisi
◊ Critica obiettiva e matura
◊ Capacità di emettere un giudizio che tenga conto della realtà
◊ Capacità di formulare ipotesi interpretative suscettibili di verifica e di correzione
◊ Capacità di distinguere pregiudizi e preconcetti (sempre soggettivi) dai dati della realtà
◊ Capacità di basarsi sull’esperienza acquisita per correggere impressioni o convincimenti che risultino fondati sulle determinanti emotive
◊ Capacità di emettere risposte integrate e coerenti non direttamente lesive le norme contenute nei codici
◊ Capacità di contrapporre un valido dissenso alle altrui induzioni
Al momento dell’accertamento peritale è presente un quadro compatibile con un disturbo di personalità?
Al momento del fatto reato era presente un quadro con sufficienti caratteristiche psicopatologiche da poter essere considerato “infermità”?
Quanto incide il quadro psicopatologico sulle capacità di intendere e di volere?
Codice procedura penaleart. 228
Il perito può compiere indagini che non riguardino esclusivamente il soggetto sottoposto ad esame, ma rivolgersi a:
Isolati e strani, più simile a schizofrenia,
Instabilità dell’umore, delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé.
Tendenza all’acting out, intolleranza alla solitudine.
attenta valutazione della storia clinica
indagare la coscienza di malattia
valutazione comparativa delle modalità di reazione in situazioni analoghe
Sono più frequenti i comportamenti violenti contro se stessi che contro gli altri, gli atti distruttivi sembrano più rivolti alle cose che non alle persone
VALUTAZIONE DELLA CAPACITA’ DI STARE IN GIUDIZIOIDONEITA’ ALLA DETENZIONEPERICOLOSITA’ SOCIALE
La perizia può essere disposta sull’ autore di reato per accertare:
1.- La capacità dell’ imputato di partecipazione cosciente al processo ( stato di mente attuale) o capacità di stare in giudizio
2.- La compatibilità con lo stato di detenzione
Agli inizi dell’800 si inizia a parlare di capacità di AUTODIFESA
Per accedere al processo l’imputato doveva essere in grado di :
Fornire il materiale probatorio
Avere coscienza dei fatti, rilevante ai fini della difesa
Capire per quale motivo sarebbe stato punito
Si faceva strada l’idea che per valutare la capacità processuale occorreva l’intervento di esperti
A seguito di una sentenza della Corte Suprema degli USA nel 1960 si stabilirono i requisiti psichici minimi:
Una sufficiente capacità di consultare il proprio avvocato, con un ragionevole grado di consapevolezza e razionalità ed una reale e concreta consapevolezza che si sta procedendo contro di lui.
Una successiva sentenza nel 1961 indicò alcuni elementi utilizzati come linee guida in cui si fa riferimento alla capacità mentale:
Rappresentarsi i fatti in rapporto a tempo, luogo e situazione
Comprendere di trovarsi di fronte alla giustizia con una imputazione penale
Capire il ruolo del giudice, del pubblico accusatore e della difesa
Valutare che ci si aspetti che egli illustri al meglio delle sue capacità (anche se eventualmente alterate da patologie mentali) i fatti rilevanti nel tempo e luogo in cui ebbero a verificarsi.
Disporre di una memoria sufficiente per riferire di tali cose in modo personale.
CAPACITA’ NECESSARIE PER ESERCITARE IL DIRITTO ALL’ AUTODIFESA
La capacità di comprendere le accuse rivolte contro di lui
La capacità di comprendere la natura e il grado dell’ eventuale sanzione
La capacità di comprendere la natura accusatoria del processo
La capacità di riferire fatti pertinenti al reato contestato
La capacità di relazionarsi al proprio avvocato
La capacità di collaborare con il proprio avvocato per pianificare la propria difesa
La capacità di contestare al fine di contro-esaminare i testimoni dell’accusa
La capacità di mantenere un comportamento adeguato ad un’aula di giustizia
La capacità di deporre in modo significativo
Una reale motivazione ad aiutare se stesso
La capacità di sopportare lo stress di una carcerazione
La capacità di stare in giudizio è il frutto dell’ interazione delle caratteristiche dell’ individuo con il proprio contesto legale
La legge non specifica un livello particolare
al di sotto del quale si può stabilire
l’incompetenza ed è pertanto necessario
decidere di volta in volta per ciascun caso
Grisso, 1986; Roesch e Golding, 1980; Veiel e Coles,1999
Nell’ attuale sistema accusatorio, introdotto nel 1988, si ritiene che, affinchè l’imputato si possa considerare capace di stare in giudizio, egli debba non solo poter esercitare i diritti e le facoltà che la legge gli attribuisce, ma anche attivarsi in modo efficace, per contribuire alla propria difesa e intraprendere tutte le iniziative che , in un processo” delle parti”, risultano essere indispensabili per l’attivazione dei meccanismi del rito stesso.
La presenza di disordini mentali non determina necessariamente la non capacità di stare in giudizio, essendo il parametro fondamentale l’idoneità processuale.
CONCETTO PURAMENTE LEGALE
L’art. 70 del nuovo codice di p.p. recita:
“ quando non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere e vi è ragione di ritenere che, per infermità mentale, l’imputato non è in grado di partecipare coscientemente al processo, il giudice, se occorre, dispone, anche d’ufficio, perizia “.
La Cassazione si è pronunciata nel 1995 in relazione alla differenza esistente fra:
Le regole del nuovo processo penale considerano l’imputato come possibile agonista e non è detto che patologie classicamente diagnosticate dalla nosografia psichiatrica vadano ad inficiarne la possibilità ad assumere questo nuovo ruolo:
Cordero, 2000
una moderata paranoia potrebbe acuire l’estro autodifensivo
Le conseguenze di una valutazione di incapacità
Se l’imputato viene riconosciuto incapace di stare in giudizio,
il giudice dispone con ordinanza che il processo venga sospeso.
Allo scadere del sesto mese della pronuncia di sospensione
deve essere rinnovato l’accertamento peritale.
In conformità alla legge 180/1978 viene
eliminata l’ipotesi di ricovero nei manicomi civili e OPG
La capacità di stare in giudizio in ambito minorile.
All’ imputato minorenne, come accade per l’ imputato adulto deve essere garantito il diritto ad una partecipazione consapevole ed attiva al processo.
In Italia con il codice del 1988 il minore viene considerato, almeno in parte, come un soggetto attivo in grado di contribuire concretamente alle attività processuali e alla formazione di progetti che lo riguardano.
IL NUOVO PROCESSO PENALE MINORILE
REINTEGRAZIONE NEL SOCIALE
Il concetto di “ Diritto Terapeutico” ha assegnato alla giurisprudenza minorile una funzione pedagogica
2.- IDONEITA’ ALLA DETENZIONE IN CARCERE
Le condizioni di salute non riguardano necessariamente quelle mentali; si può trattare di qualsiasi altra malattia di competenza internistica, chirurgica, neurologica, psichiatrica o di altra natura in cui il protrarsi del regime di detenzione rende inutili le cure praticate o non praticabili, la somministrazione di terapie e la esecuzione degli accertamenti e dei trattamenti necessari.
IDONEITA’ ALLA DETENZIONE IN CARCERE
Il sottoporre delle persone malate ad una pena detentiva comporta la ricerca di un equilibrio tra il diritto- dovere dello Stato a fargli espiare la pena.
“ Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”
art. 27 e 32 della Costituzione
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’ individuo”
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge”
I condannati in precarie condizioni di salute si avvantaggiano di due articoli del c. p. :
RINVIO OBBLIGATORIO DELL’ ESECUZIONE DELLA PENA QUANDO IL CONDANNATO è AFFETTO DA A.I.D.S.
RINVIO FACOLTATIVO DELL’ ESECUZIONE DELLA PENA PER CHI SI TROVA IN CONDIZIONI DI GRAVE INFERMITA’ FISICA
L’ INFERMITA’ PSICHICA NON RIENTRA
TRA I MOTIVI DEL POSSIBILE DIFFERIMENTO DELLA PENA.
Quando l’ infermità psichica è pre-esistente o è accertata nel processo, l’ imputato viene prosciolto per vizio di mente e, invece della condanna, subisce l’ internamento in OPG.
E’ possibile che il giudice, nell’ applicare, revocare, sostituire le misure cautelari personali, quando lo ritenga necessario ed utile, disponga accertamenti psichiatrici senza la formalità della perizia.
Qualora un soggetto abbia commesso un reato ma, nel momento del fatto, fosse grandemente o totalmente incapace di intendere e volere, egli non può essere condannato alla pena prevista dal reato, ma se si accerti che, comunque, costituisce un pericolo per la società, in quanto ci siano fondate ragioni di ritenere che commetta nuovi fatti di reato, possono essergli applicate misure alternative.
La nozione di “ pericolosità sociale ” fa ingresso nell’ ordinamento giuridico italiano con il codice del 1930.
Tale nozione presenta un vasto e complesso retroterra storico-ideologico, essendo stata al centro della polemica che, tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900, animò il dibattito fra la Scuola positiva e la Scuola classica del diritto penale.
La Scuola positiva partiva dalla premessa che il reato dovesse essere considerato fenomeno naturale determinato da fattori criminogenetici e non da una scelta individuale suscettibile di un giudizio di responsabilità penale, quindi traeva il proprio fondamento dalla necessità della prevenzione finalizzata alla difesa sociale contro il delitto.
PERICOLOSITA’ DEL REO
PREVENZIONE DI ULTERIORI REATI
In tale prospettiva il reato perde il suo significato “ reale “* ed acquista una rilevanza sintomatica nel complesso delle caratteristiche:
al fine di valutare la pericolosità del reo.
*ovvero di illecito caratterizzato da un preciso disvalore obbiettivo e soggettivo al quale si riporta la pena
Il concetto di pericolosità sociale sul quale si fonda l’ideologia della Scuola positiva comportò profonde contraddizioni e discrepanze nel nuovo sistema penale proposto, poiché venivano chiamati in gioco sia la funzione del nuovo concetto di pericolosità, sia la sua operativa compatibilità con le garanzie dei diritti di libertà del cittadino.
Su tali premesse il legislatore del 1930 mutò sostanzialmente l’assetto classico del codice penale Zanardelli, codificando il concetto di pericolosità sociale, attraverso l’introduzione del cosiddetto sistema del doppio binario.
Il sistema del “ doppio binario “
Responsabilità- pena
Pericolosità- misura di sicurezza
Trova la sua ratio nella diversità di funzioni che sono assegnate rispettivamente alla pena e alla misura di sicurezza.
La pena è dominata da un’
idea di prevenzione generale mediante intimidazione
la misura di sicurezza ha una specifica finalità di
Emerge dall’ esigenza di adottare, nel trattamento esecutivo di tali soggetti, “ un particolare regime educativo o curativo e di lavoro, tenendo presente le tendenze e le abitudini criminose della persona, ed in genere, il pericolo sociale che da essa deriva”.
Art. 213,c.p., comma 3
Costituisce una finalità immanente alla durata indeterminata delle misure di sicurezza che, non potendo essere revocate “ se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere socialmente pericolose”, consentono una difesa preventiva suscettibile di protrarsi indefinitamente.
Art. 207, comma 1 c.p.
Agli effetti della legge penale è socialmente pericolosa la persona anche se non imputabile o non punibile, la quale ha commesso taluni dei fatti indicati nell’ articolo precedente ( ovvero un fatto di reato o quasi reato), quando è probabile che commetta nuovi fatti previsti dalla legge come reato.
Art. 203, comma 1 c.p.
ACCERTAMENTO NEL GIUDIZIO DI PERICOLOSITA’ SOCIALE
Affinchè sia possibile una prognosi di condotta criminale, il delitto si pone come condizione necessaria ai fini del giudizio di pericolosità, ma non sufficiente, dovendo la sua valutazione essere integrata con l’ esame di tutti gli elementi attinenti alla personalità, all’ambiente ed al comportamento del reo.
Attualmente si è affermato il principio in base al quale
la pericolosità sociale deve sempre essere accertata
Art. 31, legge n. 663/ 1986
PERICOLOSITA’ SOCIALE PSICHIATRICA
Nel caso della perizia psichiatrica, è chiaro che il perito si pronuncia sulla pericolosità sociale derivata e correlata all’ infermità mentale;
Deve quindi rispondere al quesito solo se ha ravvisato un quadro di patologia mentale tale da costituire vizio totale o parziale.
Altre possibilità di trattamento del soggetto con vizio parziale di mente:
Nei casi di assegnazione a case di cura e di custodia per un periodo non inferiore a 6 mesi
“ il giudice può sostituire alla misura del ricovero quello della libertà vigilata. Tale sostituzione ha luogo qualora si tratti di condannati a pena diminuita per intossicazione cronica da alcol o da sostanze e stupefacenti”.
Art. 219, comma 3 c.p.
CONSEGUENZE DELL’ ACCERTAMENTO SULL’ IMPUTABILITA’ E QUINDI SULLA PERICOLOSITA’ SOCIALE
Proscioglimento e internamento in OPG o libertà vigilata che dura fino a quando persiste la pericolosità sociale del prosciolto
ASSENZA DI PERICOLOSITA’ SOCIALE
Proscioglimento e archiviazione del caso ; se prosciolto era sottoposto ad una misura cautelare, ne viene ordinata la cessazione.
Pena diminuita di un terzo, cui segue l’ internamento in casa di cura e custodia ( una sezione differenziata dell’ OPG) o la libertà vigilata in presenza ed in persistenza di pericolosità sociale psichiatrica.
Pena diminuita di un terzo, e nessuna applicazione della misura di sicurezza psichiatrica
ALTA PERICOLOSITA’ SOCIALE
Elevata probabilità di recidivare nel reato o in altri comportamenti contrari alla legge.
LA PENA PRINCIPALE NON E’ PIU’ SUFFICIENTE
PENE ACCESSORIE O SANZIONI ACCESSORIE
La pubblicazione della sentenza su un giornale locale o nazionale
Interdizione a trattare con la pubblica amministrazione
L’ interdizione dai pubblici uffici
Sospensione o radiazione dall’ albo
Nei casi in cui non siano sufficienti la pena principale e quella accessoria, come nel caso dei delinquenti abituali,
Misure di sicurezza economiche
Tutte le misure di sicurezza sono obbligatorie e la loro durata
è proporzionale alla gravità della pena e quindi al reato commesso
La pericolosità sociale deve essere rivalutata prima dell’ingresso
nella struttura e può essere riesaminata sempre durante tutta
la permanenza. Il giudice richiede ai servizi interni del carcere
di valutare la pericolosità sociale del detenuto, lo psichiatra
si pronuncia unicamente sulla condizione presente dell’imputato,
non sulle possibilità future, quindi il giudizio di pericolosità
sociale è unicamente dovuto al magistrato.
Solo dopo aver scontato metà della pena
il condannato può trascorre parte del
giorno fuori dell’istituto
E’ in sostanza una scarcerazione vera e propria, quando la condanna non è superiore ai 3 anni, o il residuo della pena è di 3 anni, non ci sono aggravanti ed è improbabile che il soggetto possa commettere lo stesso reato, se il reato non è particolarmente grave, se il soggetto non è recidivo, gli operatori penitenziari eseguono un’osservazione del detenuto per la valutazione della progettualità e delle capacità critiche dell’ atto, della durata di almeno un mese.
Per i soggetti alcolisti e tossicodipendenti se posseggono i seguenti requisiti:
Certificato di stato di tossicodipendenza
Certificazione di idoneità al programma
TUTTI DEVONO AVERE PENE < A 4 ANNI
La valutazione della presenza e persistenza di pericolosità sociale.
Presenza e persistenza di una sintomatologia psicotica florida.
Assente consapevolezza di malattia.
Non accettazione delle terapie prescritte.
Mancata o inadeguata risposta a quelle praticate.
Presenza di segni di disorganizzazione cognitiva e di impoverimento
ideo-affettivo e psico-motorio che impediscono un compenso in tempi
Caratteristiche dell’ ambiente sociale e familiare di appartenenza.
Esistenza ed adeguatezza dei servizi psichiatrici di zona, disponibilità e capacità di formulare progetti terapeutici.
Possibilità di (re)inserimento lavorativo o di soluzioni alternative.
Tipo, livello e grado di accettazione del rientro del soggetto nell’ ambiente in cui viveva prima del fatto- reato.
Opportunità alternative di sistemazione logistica.
CRITERI DI ESCUSIONE DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE PSICHIATRICA (1)
Assenza o attenuazione della sintomatologia psicotica florida
Ripristino di una sufficiente consapevolezza di malattia
Recupero di capacità di analisi, di critica e di giudizio adeguate
Possibilità di ottenere da parte del paziente interventi terapeutici, compresi quelli farmacologici e buona compliance alle terapie
Disponibilità degli operatori dei servizi psichiatrici o di altri specialisti, presso case di cura o nel settore privato, a prendersi in carico questi soggetti
CRITERI DI ESCUSIONE DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE PSICHIATRICA (2)
Soluzione di semplici problemi concorrenti alla genesi e alla dinamica dell’ atto
Prospettiva di rientro in famiglia o di assegnazione a strutture comunitarie
Reperimento o ripresa di un’ attività lavorativa e di altre attività socialmente utili per una positiva di (re)integrazione.
FUNZIONE DEL PERITO NELLA VALUTAZIONE DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE PSICHIATRICA
Il perito non deve conferire peso determinante o agli uni o agli altri, singolarmente e separatamente considerati.
Una risposta in forma ipotetica è inaccettabile da un punto di vista giuridico e costituirebbe una delega di quella responsabilità che compete solo al perito.
Sono aumentate le garanzie per il malato di mente autore di reato.
Viene esplicitamente negato l’automatismo delle misure di sicurezza nei seguenti casi :
Proscioglimento per infermità psichica (art. 88 c.p.)
Intossicazione cronica da alcol e da sostanze stupefacenti (art. 95 c.p.)
Sordomutismo (art. 96)
Una recente sentenza della C.C. (n.253 del 2-18 luglio 2003), ha stabilito che, anche se questa è presente, la soluzione non può essere una sola.
Viene denunciato come incostituzionale il vincolo rigido imposto al giudice di disporre comunque la misura detentiva anche quando una misura meno drastica, appaia capace di soddisfare contemporaneamente le esigenze di cura e tutela della persona interessata e di controllo della sua pericolosità sociale.
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References: articolo 64

Cass. 

Cass. Sez. 
 sentenza 
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art. 27

Art. 213

Art. 207

Art. 203

Art. 31

Art. 219
 sentenza 
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