Source: http://www.pappalardostudio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6842%3Asenza-fumus-e-periculum-niente-misure-cautelari&Itemid=50
Timestamp: 2014-04-21 07:10:11+00:00

Document:
Senza fumus e periculum niente misure cautelari | Studio Giuseppe Pappalardo
Studio Giuseppe Pappalardo Consulenza fiscale e del lavoro
Homepage Lo studio Dove siamo Consulenza on line Buste paga on line Finanza agevolata Contattaci
Notizie dello StudioRassegna StampaNotizie FiscaliAgevolazioni Fiscali e Finanza AgevolataScadenzeApprofondimentiListino Contabilità Aziende
Niente sanzioni se lo scontrino non viene «ritirato»
Mancato ricevimento fattura di acquisto - Cosa Fare?
Giustificazioni valide assenza visita fiscale
Archivio Notizie Fiscali
Clicca quiMarzo, 2014Febbraio, 2014Gennaio, 2014Dicembre, 2013Novembre, 2013Ottobre, 2013Settembre, 2013Luglio, 2013Febbraio, 2013Gennaio, 2013
Senza fumus e periculum niente misure cautelari
Giovedì 10 Giugno 2010 15:09 | | | di Maurizio Villani e Paola Rizzelli
Con una recente sentenza che ha ribaltato il verdetto dei primi giudici, la Commissione tributaria regionale di Bari - Sezione staccata di Lecce - ha revocato l’autorizzazione all’adozione di misure cautelari per mancanza dei presupposti di legge. Con sentenza n. 209/22/10, depositata il 18 maggio scorso, la Sez. 22ª della CTR di Bari, Sez. staccata di Lecce, ha accolto l’atto di appello proposto da una società contribuente, disponendo la revoca dell’autorizzazione a procedere a sequestro conservativo in danno della stessa, a fronte della mancanza dei presupposti prescritti dalla legge, aspetto questo del tutto ignorato da parte dei primi giudici.
La questione trae origine da un processo verbale di constatazione, emesso nei confronti della società, alla quale venivano contestate violazioni alla normativa tributaria.
L’ufficio accertatore, ritenendo che le contestazioni rilevate fossero di notevole entità, presentava, quindi, istanza per l’adozione di misure cautelari, ex art. 22 del D.Lgs. n. 472/1997, e, nello specifico, del sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c. di beni mobili, mobili registrati ed immobili.
In merito a detta istanza, poi, il legale rappresentante della società presentava memorie difensive, rilevando, tra le varie eccezioni, il difetto dei presupposti legittimanti l’invocata misura cautelare con particolare riferimento all’ambito oggettivo di applicazione ex art. 22 cit..
Ciononostante, l’adita Commissione Tributaria Provinciale di Lecce accoglieva l’istanza di sequestro conservativo, seppur parzialmente, dato che ne limitava l’adozione ai soli beni immobili.
Conseguentemente, quindi, la società, rilevando la mancata pronuncia su un punto determinante, quale la mancanza dei presupposti per l’adozione della misura stessa, appellava detta sentenza, nella convinzione che la norma citata fosse chiara sul punto.
Difatti, ai sensi dell’art. 22, comma 1, citato, le misure cautelari presuppongono - per la loro adozione - la contestuale presenza del fumus boni iuris e del periculum in mora.
Perciò, relativamente al fumus, veniva contestata, anche in tal sede, la sussistenza nel merito delle violazioni alla normativa tributaria e, di conseguenza, l’esistenza di un diritto da parte dell’erario che giustificasse l’adozione di misure cautelari, il tutto accompagnato da copiosa documentazione.
Relativamente, invece, al periculum, si contestava che esso non potesse essere rilevato soltanto dalla notevole sproporzione tra l’ammontare del credito da tutelare e la consistenza del patrimonio del contribuente, ma che esso dovesse essere dimostrato tenendo conto di ogni concreto elemento indicativo della volontà del debitore di depauperare il proprio patrimonio.
Sul punto, difatti, la giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione, sez. II, 26 febbraio 1998, sentenza n. 2139 e sez. III, 17 luglio 1996, sentenza n. 6460) ha statuito che il requisito del periculum in mora, nel caso specifico del sequestro conservativo, “può essere desunto sia da elementi oggettivi concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto alla entità del credito, sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento del debitore che lasci presumere che, al fine di sottrarsi all’adempimento, ponga in essere atti dispositivi idonei a provocare l’eventuale deprezzamento del suo patrimonio”.
Di tale principio, peraltro, ha fatto corretta applicazione anche la giurisprudenza di merito (in tal senso Commissione Tributaria Provinciale di Bari, sentenza 18 maggio 2006, n. 72 e Commissione Tributaria Provinciale di Pisa Sez. 1, sentenza 30 aprile 2007, n. 147), secondo la quale chi richiede la misura cautelare deve dimostrare che il debitore compie o possa compiere in futuro atti dispositivi del proprio patrimonio tali da diminuire la fruttuosità dell’espropriazione alla quale è predisposto il sequestro conservativo.
Infatti, attribuire un diverso significato all’inciso “fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito”, di cui al comma 1 dell’art. 22 citato, vorrebbe dire assoggettare a sequestro conservativo tutti i contribuenti che hanno un patrimonio inferiore alle pretese erariali.
Pertanto, in base a quanto enunciato, i giudici d’appello, ponendo un freno allo scorretto uso di uno strumento molto pregiudizievole per lo svolgimento dell’attività d’impresa della società, hanno ribaltato il verdetto dei primi giudici, ritenendo la misura cautelare invocata dall’Ufficio, applicabile limitatamente alle sole sanzioni, carente dei presupposti di legge.
Difatti, essi, a fronte dell’omessa pronuncia dei primi giudici sul punto, non potevano fare a meno di accertare l’inesistenza del fumus boni iuris, a fronte della mancanza di certezza della pretesa impositiva, e del periculum in mora, dal momento che l’affermazione contenuta in sentenza della sproporzione tra la pretesa creditoria dell’Amministrazione finanziaria e il patrimonio del debitore appare insufficiente a dimostrare che il contribuente ha posto in essere o sia in procinto di porre in essere atti di disposizione o, comunque, comportamenti che mettono a rischio il credito vantato dal fisco.
Tutto ciò, dunque, a tutela della parte contribuente, vessata da soprusi contro i quali non sempre è in grado di difendersi, date le limitazioni che caratterizzano la sua difesa nel processo tributario.
(Commissione tributaria regionale Puglia, Sentenza, Sez. XXII, 18/05/2010, n. 209)
Copyright 2014 | Studio Giuseppe Pappalardo P.I. 01668850645 All Rights Reserved. Note legali | Informativa sulla privacy | Mappa del sito
Realizzato da Giuseppe Pappalardo.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 22
 art. 671
 art. 22
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza