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Timestamp: 2017-07-23 00:55:04+00:00

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Spagnolo & Associati - Studio Legale
10/07/2015 - Legittimità costituzionale art. 139 cod. ass. priv. – Applicazione retroattiva
"Sono infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 139 D.Lgs. 7 settembre 2005 n. 209, in cui sono dettati i criteri per il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 32, 76, 117, 1° comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 2, 3, 6, 8 Cedu, all'art. 1 del protocollo addizionale alla Cedu, all'art. 6 del trattato Ue e agli artt. 1 e 3, 1° comma, della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea". (Foro it., 2014, 12, 1, c. 3345).
Corte Costituzionale, sentenza n. 235 del 16 ottobre 2014
19/05/2012 - Prime applicazioni del nuovo art. 139 cod. ass., modificato dalla l. n. 27/2012, in tema di lesioni di lieve entità.
Nel caso di specie, il decidente, pur avendo riconosciuto all'attore il diritto alla risarcibilità dei danni occorsi a causa di un incidente stradale, ha escluso, in sede di liquidazione, il danno da I.P. “come determinato dal CTU nella misura dell'uno per cento in forza di quanto previsto dall'art. 139 del codice delle assicurazioni come modificato dall'art. 32 della legge n. 27/2012”.
Evidentemente, il parere medico legale non è apparso supportato da adeguati strumenti scientifici obiettivi di verifica e accertamento, sicché il giudice ha negato i postumi invalidanti.
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Giudice di Pace di Galatina, sent. 19 maggio 2012, n. 225
30/04/2012 - Prime applicazioni del nuovo art. 139 cod. ass., modificato dalla l. n. 27/2012, in tema di lesioni di lieve entità.
Siffatta pronuncia si pone in linea con il riformato art. 139 c.d.a., laddove rigetta l'istanza per mancanza di lesioni obiettivamente percepibili.
In particolare, afferma il decidente in secondo grado: “Anche indipendentemente dalle recenti novità normative in tema, non si comprende che tipo di lesioni, obiettivamente percepibili, abbia subito l'istante; posto che dai certificati prodotti pare riscontrata solo una cervicaglia da contraccolpo (evidentemente riferita dalla stessa appellante), laddove la radiografia cervicale, come rivelato dallo stesso consulente tecnico d'ufficio nominato in prime cure, non evidenzia segni da cui evincersi una qualche lesione (dovendosi, dunque, ritenere che il predetto ausiliario, nel fare la valutazione, si sia basato, come egli stesso dice, sulla di quanto riferitogli dall'istante). Il che avrebbe comportato, in ogni caso, quand'anche il fatto storico fosse stato effettivamente dimostrato, il rigetto dell'istanza per l'insussistenza della rigorosa prova, ai sensi dell'art. 2697 c.c., dell'esistenza del danno”.
Tribunale di Taranto, sent. 30 aprile 2012, n. 859
06/02/2012 - Cartella di pagamento – provvedimento dispositivo del fermo amministrativo – natura provvedimentale – vizio di motivazione – illegittimità della procedura
“Il mancato pagamento di un debito iscritto a ruolo non legittima sempre e comunque l'adozione di una misura cautelare: bisogna, infatti, avere riguardo all'entità dell'importo insoluto e alle condizioni del debitore, verificando se sussista in concreto il pericolo di perdere ogni garanzia del credito”.
Commissione Tributaria Provinciale di Bari, sentenza n. 276/1/11
02/02/2012 - Risarcimento del danno allo straniero – incidente stradale – criterio della reciprocità – interpretazione art. 16 disposizioni preliminari codice civile
“I parenti dell'immigrato deceduto in un incidente stradale hanno diritto al risarcimento del danno patrimoniale e non anche se manca il criterio di reciprocità con il Paese di origine della vittima”.
Cassazione Civile, Sez. III, sentenza del 02.02.2012, n. 1493
25/01/2012 - "Il testamento biologico è possibile; non è possibile il ricorso all'eutanasia"
Desta molta attenzione internazionale l'adozione da parte del Consiglio d'Europa, organo esterno alla struttura ordinamentale europea ma di principale rilievo politico, della risoluzione n. 1859 sul testamento biologico, con la quale viene raccomandata agli Stati membri dell'Unione l'adozione di una legislazione che regoli le dichiarazioni anticipate di trattamento, ma senza alcuna possibilità che le stesse possano consentire di mettere in atto azioni od omissioni che provochino la morte di una persona.
La presa di posizione da parte del "cuore politico" dell'Unione Europea determinerà effetti giuridici di notevole interesse anche nell'ambito giurisprudenziale italiano, all'interno del quale le pronunce in materia di testamento biologico non sono state, fino ad oggi, del tutto favorevoli al riconoscimento del valore giuridico di un atto che produce i suoi effetti dispositivi sulla vita del testatore sotto condizione sospensiva futura.
I parlamentari di Strasburgo insistono sulla necessità di regolare legislativamente il testamento biologico, così cercando di colmare il vuoto legislativo che sussiste in materia nella maggior parte degli ordinamenti degli stati membri, così da diffondere la cultura del testamento biologico, ma senza che tale riconoscimento si possa trasformare in un riconoscimento dell'eutanasia e del suicidio assistito.
Risoluzione Consiglio d'Europa del 25.01.2012 n. 1859
17/01/2012 - Utilizzo di tecniche dilatorie – illecito disciplinare – comportamento lesivo del decoro e della dignità professionale – atipicità dell'illecito disciplinare – applicazione della censura
“L'utilizzo di tecniche dilatorie nei confronti dell'avvocato della controparte in un quadro di comportamenti poco trasparenti finalizzati ad orientare in un determinato modo la soluzione della controversia è illegittimo. E' dunque giustificata la sanzione della censura irrogata all'avvocato ritenuto colpevole di tali condotte”
Cassazione Civile, Sezioni Unite, sentenza del 17 gennaio 2012, n. 529
13/01/2012 - Principio di colpevolezza – valutazione del materiale probatorio – assoluzione e incertezza della colpevolezza
"Non basta, per la riforma caducatrice di un'assoluzione, una mera diversa valutazione caratterizzata da pari o addirittura minore plausibilità rispetto a quella operata dal primo giudice, occorrendo invece, come detto, una forza persuasiva superiore, tale da fare venire del tutto meno quella situazione di ragionevole dubbio, in qualche modo intrinseca alla stessa esistenza del contrasto. La condanna, invero, presuppone la certezza della colpevolezza, mentre l'assoluzione non presuppone la certezza dell'innocenza, ma la mera non certezza della colpevolezza"
Cassazione Penale, Sez.VI, sentenza del 13.01.2012, n. 913
30/12/2011 - Contratto di assicurazione – limiti e portata del divieto di svolgere attività commerciali diverse da quella assicurativa, riassicurativa e di capitalizzazione ex art. 5 della legge n. 295/1978 – obbligazioni – solidarietà passiva - effetti della transazi
“Non può dirsi di per sé vietato che una società esercente attività assicurativa acquisisca partecipazioni in società avente oggetto diverso, se tale acquisizione non comporti l'esercizio di un'attività di trading finanziario incoerente con l'oggetto assicurativo, ma sia uno dei mezzi adoperati per la conservazione delle riserve patrimoniali di cui detta società ha bisogno per assolvere correttamente i propri compiti istituzionali”
“Il debitore che non sia stato parte della transazione stipulata dal creditore con altro condebitore in solido non può profittarne se, trattandosi di un'obbligazione divisibile ed essendo stata la solidarietà prevista nell'interesse del creditore, l'applicazione dei criteri legali d'interpretazione dei contratti porti alla conclusione che la transazione ha avuto ad oggetto non l'intero debito ma solo la quota di esso riferibile al debitore che ha transatto; in caso contrario il condebitore ha diritto a profittare della transazione senza che eventuali clausole in essa inserite possano impedirlo. Qualora risulti che la transazione ha avuto ad oggetto solo la quota del condebitore che l'ha stipulata, il residuo debito gravante sugli altri debitori in solido è destinato a ridursi in misura corrispondente all'ammontare di quanto pagato dal condebitore che ha transatto solo se costui ha versato una somma pari o superiore alla sua quota ideale di debito; se invece il pagamento è stato inferiore alla quota che faceva idealmente capo al condebitore che ha raggiunto l'accordo transattivo, il debito residuo gravante sugli altri coobligati deve essere ridotto in misura proporzionale alla quota di chi ha transatto”
Cassazione Civile - Sezioni Unite - sent. 30/12/2011 n. 30174
22/12/2011 - Procedimento civile – frazionamento della domanda delle diverse voci di danno – abuso del processo – conseguenze – improponibilità della domanda
“In caso di danni a cose ed alla persona subiti in occasione di uno stesso sinistro, non è più possibile consentirsi di frazionare la tutela giurisdizionale mediante la proposizione di distinte domande davanti al giudice di pace ed al tribunale, in ragione delle rispettive competenze per valore, trattandosi di condotta lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, e tale da risolversi in un abuso dello strumento processuale, alla luce dell'art. 111 Cost. Ne consegue che la domanda introdotta per seconda deve considerarsi improponibile, senza che possa aver rilievo il fatto che la parcellizzazione abbia avuto luogo in un contesto giurisprudenziale in cui pacificamente era consentita, in quanto nella vicenda di specie non si tratta di impedire ex post l'esercizio di una tutela di cui l'ordinamento continua a ritenere la parte meritevole, quanto di non più consentire di utilizzare, per l'accesso alla tutela giudiziaria, metodi divenuti incompatibili con valori avvertiti come preminenti ai fini di un efficace equo funzionamento del servizio della giustizia”
Cassazione Civile, Sez. III, sentenza del 22.12.2011, n. 28286
20/12/2011 - Responsabilità dei medici operanti in equipe - dovere di controllo del capo equipe - principio dell'affidamento e inosservanza degli obblighi comuni o indivisi tra gli operatori dell'equipe
“ In ordine alla responsabilità dei medici operanti in equipe, in base al principio di affidamento, il primario o il capo equipe, stante la sua posizione differenziata e di vertice rispetto agli altri medici di livello inferiore o componenti dell'equipe, ha il dovere di controllo sul loro operato e conseguente assunzione da parte sua della relativa responsabilità.
In materia sanitaria, il principio di affidamento, quale criterio utilizzato onde verificare se ed in che limiti il singolo medico debba rispondere dell'infausto esito del trattamento sanitario effettuato in equipe e se il medesimo debba o meno rispondere dei comportamenti colposi riferibili agli altri componenti dell'equipe, non trova applicazione nelle ipotesi in cui la colpa attenga all'inosservanza di obblighi comuni o indivisi tra i vari operatori”.
Cassazione Penale, IV Sezione, sentenza n. 46961
20/12/2011 - Responsabilità dei medici operanti in equipe – dovere di controllo del capo equipe – principio dell'affidamento e inosservanza degli obblighi comuni o indivisi tra gli operatori dell'equipe
Cassazione Penale, Sez. IV, sentenza del 20.12.2011, n. 46961
05/12/2011 - Responsabilità degli amministratori nei confronti dei soci - Responsabilità della società - Risarcimento del danno
La responsabilità degli amministratori di società di capitali nei confronti dei soci direttamente danneggiati da un loro atto si estende alla società, ancorché l'atto dannoso sia stato compiuto con dolo o abuso di potere e non rientri nella competenza degli amministratori, bensì dell'assemblea, essenziale essendo soltanto che l'atto stesso sia e si manifesti come esplicazione dell'attività della società, ossia tenda al conseguimento dei fini istituzionali di questa.
Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25946/2011
30/11/2011 - Il danno da ridotta capacità lavorativa - presupposti - risarcimento della riduzione della capacità di guadagno riconosciuta allo studente che non lavora
Nel caso di specie, la Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto avverso la sentenza resa dalla Corte di Appello, che aveva negato la risarcibilità dei danni da ridotta capacità lavorativa accordata in primo grado, sul presupposto che lo studente, non svolgendo alcuna attività lavorativa, non poteva essere titolare di un diritto al risarcimento che presuppone tale attività.
In ossequio al principio di diritto secondo cui il danno patrimoniale de quo deve essere accertato in concreto, attraverso la dimostrazione che il soggetto leso ha svolto un'attività lavorativa produttiva di reddito, ed inoltre attraverso la prova della mancanza di persistenza, dopo l'infortunio, di una capacità generica di attendere ad altri lavori, confacenti alle attitudini e condizioni personali ed ambientali dell'infortunato, ed altrimenti idonei alla produzione di altre fonti di reddito, in luogo di quelle perse o ridotte (così Cass. n. 10074/2010), e fermo restando che la prova del danno grava sul soggetto che chiede il risarcimento e può essere anche presuntiva, purché sia certa la riduzione dell capacità di guadagno (ex plurimis Cass. n. 23291/2004), la Cassazione ha ritenuto che il principio sopra riportato non sia stato rispettato, in quanto il giudice di seconde cure ha basato il proprio ragionamento solo sull'assenza di svolgimento di un'attività lavorativa attuale, derivante dal fatto che l'infortunato era ancora dedito agli studi universitari, senza valutare che il danno patrimoniale futuro deve essere valutato su base prognostica e che il danneggiato, per provare questa categoria di danno può avvalersi anche delle presunzioni.
Pertanto, i giudici di seconde cure hanno omesso di considerare se alla luce delle risultanze processuali, si sarebbe potuto presumere una riduzione della capacità di guadagno dello studente, in termini di certezza o di elevata probabilità.
Viene specificato, infine, che ove occorra valutare il lucro cessante di un minore menomato permanentemente, la liquidazione del risarcimento del danno va svolta sulla previsione della sua futura attività lavorativa, in base agli studi compiuti o che si stanno portando a termine (cfr. in tal senso, Cass. n. 14678/2003).
Cassazione civile sentenza del 30.11.2011, n. 25571
30/11/2011 - Mancanza di adeguata informazione sanitaria – gravidanza a rischio – aborto terapeutico – Diritto di scelta – responsabilità della struttura sanitaria e risarcimento del danno
“Sussiste la responsabilità della struttura sanitaria che non abbia adempiuto all'obbligo di fornire alla gestante informazioni attendibili (anche attraverso la ripetizione di esami clinici) circa il buon esito della gravidanza, con conseguente lesione del diritto della madre stessa di poter decidere liberamente la scelta dell'aborto terapeutico o di rischiare una nascita a - rischio genetico -”
Cassazione Civile, Sez. III, sentenza del 30.11.2011, n. 25559
30/11/2011 - Il danno da ridotta capacità lavorativa – presupposti – risarcimento della riduzione della capacità di guadagno riconosciuta allo studente che non lavora
“Lo studente, che sia privo di un'attività lavorativa, ha diritto al risarcimento del danno da ridotta capacità lavorativa”
Cassazione Civile, Sez. III, sentenza del 30.11.2011, n. 25571
21/11/2011 - Criteri di liquidazione del risarcimento – concorso del danneggiato ex art. 1227 c.c. - configurabilità – concorso omissivo del danneggiato - colpa generica - sufficienza
“In tema di risarcimento del danno, al fine di integrare la fattispecie di cui all'art. 1227, primo comma, c.c. - applicabile per l'espresso richiamo di cui all'art. 2056 c.c. anche alla responsabilità extracontrattuale – il comportamento omissivo del danneggiato rilevante non e' solo quello tenuto in violazione di un obbligo giuridico specifico, ma anche più genericamente quello tenuto in violazione delle norme comportamentali di diligenza e correttezza. Ciò comporta che sussiste il comportamento omissivo colposo del danneggiato, ogni qual volta il suo non attivarsi per evitare che si verifichi un evento lesivo abbia concorso a produrre l'evento in suo danno”.
Cassazione Civile, SS. UU., sentenza del 21.11.2011, n. 24406
28/10/2011 - Natura giuridica del rapporto tra compagnie assicurative aderenti alla C.A.R.D. – Delegazione cumulativa non liberatoria – Art. 1268 c.c.
Tizio conveniva in giudizio Caio e la compagnia assicurativa di quest'ultimo, onde ottenere il risarcimento del danno subito a seguito di sinistro stradale.
La compagnia assicurativa di Caio rimaneva contumace ed invece interveniva volontariamente in causa la compagnia assicurativa dell'attore, la quale sosteneva di agire per conto della compagnia assicurativa di Tizio, in virtù della sottoscrizione tra le assicuratrici della c.d. C.A.R.D. (Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto).
La pronuncia in esame si palesa alquanto interessante in merito alla natura giuridica del rapporto tra le due compagnie assicuratrici, tale da rendere lecito l'intervento volontario rappresentativo.
Ritiene il Tribunale di Milano che “il rapporto tra le due compagnie assicuratrici integri la fattispecie della delegazione cumulativa non liberatoria (art. 1268 c.c.)”.
La norma disciplina un'ipotesi di modificazione del soggetto passivo del rapporto obbligatorio, che può comportare la successione di un nuovo debitore al debitore originrio (nel caso di delegazione liberatoria) ovvero l'affiancarsi ad esso di un nuovo debitore con conseguente rafforzamento della garanzia patrimoniale del creditore, come appunto nel caso in esame. Nell'ambito del rapporto di provvista (tra delegante e delegato) diverse sono le ragioni che possono indurre il terzo delegato ad assumere il debito del delegante, ovvero a provvedere al pagamento del debito originario assunto dal delegante; nel caso in esame tale assunzione avviene in ragione della C.A.R.D.
A seguito della sottoscrizione della convenzione e del fatto illecito si individuano: a. il rapporto di valuta tra la compagnia assicurativa (delegante) del convenuto ed il danneggiato (delegatario); b. il rapporto di provvista tra la compagnia assicurativa del convenuto (delegante) e la compagnia assicurativa dell'attore (delegata).
Di regola, nelle ipotesi di delegazione cumulativa, si applica il regime della solidarietà tra le obbligazioni assunte dal debitore principale (delegante) e nuovo debitore (delegato).
Il Tribunale di Milano, nel caso concreto, ha ritenuto che l'atto di intervento volontario produca anche effetti giuridici sostanziali, integrando la manifestazione di volontà della compagnia assicurativa delegata ad obbligarsi verso l'attore procedente, ai sensi dell'art. 1268 c.c.
La convenzione C.A.R.D. E la dichiarazione contenuta nell'atto di intervento rendono opponibile all'attore tutte le eccezioni relative al rapporto tra quest'ultimo e la società assicurativa delegante, secondo quanto sancito dall'art. 1271 c.c.
Tribunale di Milano, Sez. X Civ., G.I. Dott. D. Spera, sent. 28.10.2011 n. 13052
18/10/2011 - Danni da insidia: applicabilità dell'art. 2051 c.c. anche per le strade in relazione al potere effettivo di controllo
Il fattore decisivo per l'appilcabilità della disciplina ex art. 2051 c.c. debba individuarsi nella possibilità o meno di esercitare un potere di controllo e di vigilanza sui beni demaniali, con la cinseguenza che l'impossibilità di siffatto potere non potrebbe ricollegarsi puramente e semplicemente alla notevole estensione del bene e all'uso generale e diretto da parte di terzi, da considerarsi meri indici di tale impossibilità, ma all'esito di una complessa indagine condotta dal giudice di merito con riferimento al caso singolo, che tenga in debito conto innanzitutto gli indici suddetti.
Cassazione civile sentenza n. 21508
11/09/2011 - Danni da insidia – esclusione della responsabilità della pubblica amministrazione – nesso di causalità – condotta colposa della vittima – caso fortuito
“In tema di danno causato da cose in custodia, costituisce circostanza idonea ad interrompere il nesso causale e, di conseguenza, ad escludere la responsabilità del custode di cui all'art. 2051 c.p.c., il fatto della vittima la quale, non prestando attenzione al proprio incedere, in un luogo normalmente illuminato, inciampi contro un ostacolo oggettivamente percepibile con successiva sua caduta, riconducendosi in tal caso la determinazione dell'evento dannoso ad una sua esclusiva condotta colposa configurante un idoneo caso fortuito escludente la suddetta responsabilità del custode”
Tribunale di Livorno, sez. Cecina, sentenza del 09.11.2011, n. 170
11/08/2011 - Legittimità dell'uso dell'apparecchiatura elettronica "telelaser" – violazione dei limiti di velocità – mancata consegna dello scontrino per la stampa dei dati su velocità e targa del veicolo – contestazione del verbale della polizia stradale
“In tema di accertamento delle violazioni dei limiti di velocità a mezzo apparecchiature elettroniche, poiché l'art. 142 C.d.S. si limita a prevedere che possono essere considerate fonti di prova le apparecchiature debitamente omologate, e l'art. 345 del regolamento di esecuzione, approvato con d.P.R. n. 495 del 1992, dispone che le suddette apparecchiature, la cui gestione è affidata direttamente agli organi di polizia stradale, devono essere costruite in modo da raggiungere detto scopo fissando la velocità in un dato momento in modo chiaro e accertabile, tutelando la riservatezza dell'utente, senza prevedere che la rilevazione debba necessariamente ed esclusivamente essere attestata da documentazione fotografica, è legittima la rilevazione della velocità di un autoveicolo effettuata a mezzo apparecchiatura elettronica denominata "telelaser", che non rilascia documentazione fotografica dell'avvenuta rilevazione nei confronti di una determinato veicolo, ma consente unicamente l'accertamento della velocità in un determinato momento, restando affidata all'attestazione dell'organo di polizia stradale addetto alla rilevazione la riferibilità della velocità proprio al veicolo individuato.
L'efficacia probatoria di tale attestazione è controvertibile solo attraverso la querela di falso, essendo suscettibile di prova contraria solo il difetto di omologazione oppure il malfunzionamento dell'apparecchiatura ”
Cassazione Civile, Sez. II, sentenza dell'08.11.2011, n. 23212
21/03/2011 - Nesso di causalità – accertamento tecnico – potere di apprezzamento del giudice - dovere di motivazione in rapporto agli esiti della C.T.U. ed agli eventuali rilievi dei consulenti di parte
"E' affetta da vizio di motivazione la sentenza con la quale il giudice di merito, a fronte di precise e circostanziate critiche mosse dal consulente tecnico di parte alle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio, non le abbia in alcun modo prese in considerazione e si sia, invece, limitato a fare proprie le conclusioni della consulenza d'ufficio. Il potere di detto giudice di apprezzare il fatto, infatti, non equivale che egli possa farlo immotivatamente e non lo esime, in presenza delle riferite contestazioni, dalle spiegazioni delle ragioni per le quali sia addivenuto a una conclusione piuttosto che a un'altra, incorrendo, altrimenti, nel vizio di motivazione su un punto decisivo della controversia"
Cassazione Civile, Sez. II, sentenza del 21.03.2011, n. 6399
10/10/2006 - Responsabilità professionale - Interventi in equipe - Responsabilità per condotte colpose altrui - Condizioni
“In materia di colpa professionale di equipe, ogni sanitario è responsabile non solo del rispetto delle regole di diligenza e perizia connesse alle specifiche ed effettive mansioni svolte, ma deve anche conoscere e valutare le attività degli altri componenti dell’equipe, in modo da porre rimedio a eventuali errori posti in essere da altri, purchè siano evidenti per il professionista medio, giacchè le varie operazioni effettuate convergono verso un unico risultato finale”
Cass. pen., 6 ottobre 2006, n. 33619
11/08/2006 - Responsabilità medica - Danni da nascita indesiderata - Presupposti per il risarcimento
“Il risarcimento del danno per il mancato esercizio del diritto ad interrompere la gravidanza non può essere riconosciuto alla donna per il solo fatto dell’inadempimento dell’obbligo di esatta informazione cui è tenuto il sanitario; occorre, piuttosto, che sia provata la sussistenza della fattispecie normativamente prevista per l’esercizio del diritto (impedito dall’inadempimento predetto) e cioè il processo patologico della salute della donna (anche se per effetto delle malformazioni fetali) suscettibile di una evoluzione gravemente pericolosa”.
Tribunale di Catania, sez. V, 27 marzo 2006, n. 1037
19/06/2006 - Responsabilità medica - Informazione al paziente - Incidenza sulla decisione terapeutica - Danno non patrimoniale - Autonoma risarcibilità
“Qualora l’informazione fornita dal medico al paziente prima di un intervento sia colpevolmente lacunosa e ciò determini una concreta incidenza sulla decisione terapeutica, è risarcibile, anche in assenza di un complessivo peggioramento della salute, il pregiudizio non patrimoniale correlato alla privazione della possibilità di una scelta libera e consapevole”
Tribunale di Genova, sentenza 10 gennaio 2006
19/06/2006 - Insidia stradale - Assenza di barriere protettive - Responsabilità società Autostrade
“Sussiste la responsabilità per i danni subiti dai terzi a causa di un insidia stradale, ex art. 2043 c.c., solo quando l’insidia non sia visibile e neppure prevedibile.
L’adozione di misure di protezione sulle strade solo in alcune parti e non in altre, in ragione delle caratteristiche e della natura della strada, deve avvenire in modo tale che la soluzione di continuità dell’opera protettiva sia visibile per l’utente e purché l’opera, per come in concreto realizzata, non costituisca essa stessa insidia e cioè situazione di pericolo non visibile e non prevedibile”.
Corte di Appello di Roma, sez. III, 11 aprile 2006, n. 1769
19/06/2006 - Responsabilità scuola e insegnanti - Autolesione dell’alunno - Inapplicabilità art. 1218 c.c.
“Il fatto che un bambino o un ragazzo si facciano male a scuola non è fatto che da sé solo dimostra l’inadempimento, da parte degli insegnanti e della scuola, dei loro obblighi, perché molte sono le situazioni nelle quali in una scuola un fatto del genere può accadere.
La questione non riguarda l’art. 1218 c.c., ma l’art. 2697 c.c.: occorre, quindi, verificare se l’insegnante ha diligentemente adempiuto alla prestazione professionale richiestagli, e tale accertamento va operato in concreto senza che possa essere presunto per il solo fatto che l’alunno ha riportato una lesione”
Tribunale di Catania, sez. V, 29 aprile 2006, n. 1478
19/06/2006 - Risarcimento del danno da insidia stradale - Danno biologico - Liquidazione - Criteri di cui all’art. 5, l. n. 57/01
“Nel procedere alla liquidazione del danno biologico determinato da insidia stradale deve farsi riferimento in via equitativa ai criteri di cui all’art. 5, legge 5 marzo 2001, n. 57 (tenendo conto del D.M. 3 giugno 2004), benché siffatte disposizioni disciplinino i risarcimenti relativi a sinistri derivanti dalla circolazione di veicoli e per di più non siano direttamente applicabili a quelli accaduti anteriormente alla loro entrata in vigore”.
Tribunale di Catania, Sentenza n. 3959/2005
19/06/2006 - Risarcimento danni - Danno esistenziale - Uccisione di prossimo congiunto - Prova
“La prova del danno esistenziale da uccisione dello stretto congiunto, che deve essere accertato e liquidato anche quando venga genericamente chiesto il risarcimento del danno non patrimoniale in assenza di specifiche limitazioni della domanda a solo alcune delle altre voci (danno morale, danno biologico) che tale categoria compongono, è a carico del danneggiato, e può essere data anche a mezzo di presunzioni”.
Cass. Civ., sez. III, 12 giugno 2006, n. 13546
16/06/2006 - Circolazione stradale – Attraversamento con semaforo rosso - Accertamento tramite apparecchiatura fotografica – Presenza degli agenti – Necessità
“In tema di violazioni del codice della strada, le condizioni che in caso di rilevamento della velocità a mezzo di apparecchiatura tipo autovelox consentono la contestazione differita dell'infrazione non ricorrono nella diversa ipotesi in cui l'attraversamento di un incrocio con luce semaforica rossa sia constatato a mezzo di apposita apparecchiatura fotografica (nel caso di specie, apparecchiatura "photored")”.
Cass. civ., sez. II, 11 aprile 2006, n. 8465
16/06/2006 - Processo civile - Spese processuali - Carenza o invalidità della procura alle liti - Condanna alle spese del difensore - Ammissibilità - Limiti
“In materia di disciplina delle spese processuali, nel caso di azione o impugnazione promossa dal difensore senza effettivo conferimento della procura da parte del soggetto nel cui nome egli dichiari di agire nel giudizio o nella fase del giudizio di che trattasi (sulla base di una procura inesistente o, ad esempio, falsa, o rilasciata da soggetto diverso da quello dichiaratamente rappresentato o per processi o fasi di processo diverse da quello in cui l’atto è speso), l’attività del difensore non riverbera alcun effetto sulla parte e resta attività processuale di cui il legale assume esclusivamente la responsabilità e, conseguentemente, è ammissibile la sua condanna a pagare le spese del giudizio. Diversamente avviene nel caso di invalidità o sopravvenuta inefficacia della procura ad litem: in tal caso non è ammissibile la condanna del difensore alle spese del giudizio, in quanto l’attività processuale è provvisoriamente efficace e la procura, benché sia nulla o invalida, è tuttavia idonea a determinare l’instaurazione di un rapporto processuale con la parte rappresentata, che assume la veste di potenziale destinataria delle situazioni derivanti dal processo”.
Cass. S.U., sentenza 10 maggio 2006, n. 10706
20/05/2006 - Responsabilità Ferrovie dello Stato – Pavimento viscido – Insidia – Esclusione
“Un’insidia può fondare la responsabilità extracontrattuale della P.A. per i danni che l’utente possa aver riportato solamente quando questa non sia visibile (requisito oggettivo) e quando il pericolo che può derivarne sia imprevedibile secondo l’ordinaria diligenza (requisito soggettivo).
Non si può ritenere che uno stesso fatto possa essere ritenuto lecito o illecito a seconda delle caratteristiche soggettive di chi lo subisce: per affermare la responsabilità di un soggetto occorre, infatti, che il fatto commesso sia intrinsecamente colposo, costituisca cioè violazione di norme a contenuto cautelare”.
Trib. di Catania, sez. V, 15 maggio 2006, n. 1716
18/05/2006 - Circolazione stradale - Investimento di animale - Stato di necessità - Equo indennizzo al danneggiato - Questione di legittimità costituzionale - Infondata
“E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2045 c.c., per contrasto con art. 3 della Costituzione, sollevata con riferimento all’ipotesi in cui il conducente provoca lesioni al trasportato per effetto di una brusca frenata posta in essere onde evitare di investire un animale apparso improvvisamente sul manto stradale di percorrenza”.
Corte Cost., ord. 28 marzo 2006, n. 130
18/05/2006 - Responsabilita’ professionale - Notaio - Obbligo di procedere alle visure catastali in caso di trasferimento immobiliare
“Il notaio è responsabile per non aver illustrato alle parti le eventuali vicende successive alla stipulazione di un contratto di per sé perfettamente idoneo a realizzare le volontà manifestate dai compratori”.
Cass. civ., sez. III, 11 gennaio 2006, n. 264
18/05/2006 - Contenzioso antitrust – Responsabilità della società assicuratrice - Accertamento dell’AGCM – Insufficienza
“L’accertamento da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dell’esistenza di una complessa ed articolata intesa orizzontale posta in essere dalla società assicuratrice convenuta, unitamente ad altre imprese concorrenti, nella forma di una pratica concordata consistente nello scambio sistematico di informazioni commerciali sensibili, non comporta ex se l’affermazione di responsabilità della Compagnia in ordine alla pretesa attorea, dovendo accertarsi l’incidenza causale del comportamento medesimo nella produzione del danno assunto: il danno, infatti, non si pone quale conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo”
Corte di Appello di Napoli, 8/02/06, n. 374
18/05/2006 - Contratto di assicurazione - Azione di annullamento del contratto ad opera dell’assicuratore - Dichiarazioni inesatte e reticenti dell’assicurato - Termine per la manifestazione della volontà
“L’onere imposto dall’art. 1892 c.c. all’assicurato di manifestare, allo scopo di evitare la decadenza, la propria volontà di esercitare l’azione di annullamento del contratto, per le dichiarazioni reticenti o inesatte dell’assicurato, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto la causa dell’annullamento, non sussiste quando il sinistro si verifichi prima che sia decorso il termine suddetto, e ancor più quando il sinistro si verifichi prima che l’assicuratore sia venuto a conoscenza dell’inesattezza o reticenza della dichiarazione, essendo sufficiente, in tali casi, per sottrarsi al pagamento dell’indennizzo, che l’assicuratore stesso invochi, anche mediante eccezione, la violazione dolosa o colposa dell’obbligo posto a carico dell’assicurato di rendere dichiarazioni complete e veritiere sulle circostanze relative alla rappresentazione del rischio”.
Cass. Civ., sez. III, 16 dicembre 2005, n. 27728
18/05/2006 - Responsabilità medica - Responsabilità extracontrattuale - Violazione dell’obbligo del consenso informato
“La responsabilità del sanitario per violazione dell’obbligo del consenso informato discende dalla tenuta della condotta omissiva di adempimento dell’obbligo di informazione circa le prevedibili conseguenze del trattamento cui il paziente venga sottoposto e dalla successiva verificazione, in conseguenza dell’esecuzione del trattamento stesso, e, quindi, in forza di un nesso di causalità con essa, di un aggravamento delle condizioni di salute del paziente, mentre, ai fini della configurazione di siffatta responsabilità è del tutto indifferente se il trattamento sia stato eseguito correttamente o meno, svolgendo rilievo la correttezza dell’esecuzione agli effetti della configurazione di una responsabilità sotto un profilo diverso, cioè riconducibile, ancorché nel quadro dell’unitario “rapporto” in forza del quale il trattamento è avvenuto, direttamente alla parte della prestazione del sanitario (e di riflesso della struttura ospedaliera per cui egli agisce) concretatesi nello svolgimento dell’attività di esecuzione del trattamento”.
Cass. Civ., sez. III, 14 marzo 2006, n. 5444
18/05/2006 - Risarcimento del danno – Danno biologico – Nozione- Legge n. 57/2001- Artt. 138 e 139 nuovo Codice delle assicurazioni private.
“L’art. 5 della legge 5 marzo 2001, n. 57, che (al comma 3), in linea sintetica, definisce il danno biologico in termini di lesione all’integrità psicofisica della persona, suscettibile di accertamento medico legale e prevede altresì (al comma 4) il criterio della personalizzazione del danno, in relazione alle condizioni soggettive del danneggiato e gli artt. 138 e 139 del nuovo codice delle assicurazioni che, in via analitica, definiscono le quattro dimensioni essenziali del danno biologico, aggiungendo alle prime due (dimensione psichica e fisica a prova scientifica) l’incidenza negativa sulle attività quotidiane (come danno biologico per la perdita delle qualità di vita, in concreto subito) e la perdita degli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato (che invece afferiscono alla vita esterna non solo a rilevanza sociale, ma anche culturale e politica, inclusa la perdita della capacità lavorativa generica), sono privi di efficacia innovativa, essendosi il legislatore limitato ad accogliere la ricostruzione pluridimensionale del danno biologico, nelle sue varie componenti, cioè a recepire una tradizione giurisprudenziale consolidata, che ha in certo senso tipizzato la tutela del danno biologico da illecito, adottando parametri territorialmente uniformi per il calcolo attuale del punto di base economico”
Cass. Civ., sez. III, 18 novembre 2005, n. 24451
18/05/2006 - Organo legittimato passivamente - Sanzioni amministrative - Infrazione stradale - Impugnazione del processo verbale di contestazione - Errore nell’individuazione
“L’erronea individuazione dell’organo legittimato non comporta la mancata costituzione del rapporto processuale, ma una mera irregolarità, sanabile attraverso: a) la rinnovazione dell’atto nei confronti di quello indicato dal giudice; b) la mancata eccezione dell’amministrazione; c) la mancata deduzione di uno specifico motivo di cassazione”.
Cass. S.U., sent. 14 febbraio 2006, n. 3117
18/05/2006 - Processo civile - Compenso al CTU
“Il consulente tecnico non ha diritto ad un compenso aggiuntivo per i chiarimenti che non costituiscono un'attività ulteriore e diversa rispetto a quella oggetto di consulenza ma un'attività complementare e integrativa della stessa”.
Cass. Civ., sez. III, 2 marzo 2006. n. 4655
17/05/2006 - Demansionamento e dequalificazione del lavoratore - Danno biologico e danno esistenziale - Onere probatorio
“Il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva, non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale, non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, della natura e delle caratteristiche del pregiudizio medesimo; mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all'esistenza di una lesione dell'integrità psico - fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale - da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul “fare a-reddittuale” del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno - va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento”.
Cass. S.U., 14 marzo 2006, n. 6572
17/05/2006 - Circolazione stradale - Eccesso di velocità - Veicolo guidato da persona diversa dal proprietario - Inapplicabilità della sospensione della patente di guida al proprietario
“Il principio desumibile dall’art. 6 della legge n. 689 del 1981 e dall’art. 196 cod. strad., secondo il quale degli illeciti amministrativi sanzionabili con il pagamento di una somma di danaro rispondono, in solido con il trasgressore, anche i proprietari ed i titolari di diritto di godimento delle cose servite per commettere la violazione, salvo che dimostrino che la cosa è stata usata contro la loro volontà, non è applicabile con riguardo alla sanzione accessoria della sospensione della patente di guida prevista nel caso di superamento di oltre quaranta Km. orari del limite di velocità, ove questo sia accertato mediante apparecchiatura autovelox e non contestato immediatamente. Infatti, detta sanzione ha carattere squisitamente personale ed afflittivo, incidendo sulla legittimazione alla guida, e gravando sull’atto amministrativo di abilitazione, mentre solo le sanzioni di natura patrimoniale sono suscettibili di essere oggetto del regime di solidarietà passiva che coinvolge il proprietario del veicolo”
Cass. civ., sez. I, 28 marzo 2006, n. 7008
17/05/2006 - C.I.D. sottoscritto da entrambi i conducenti - Prova contraria della Compagnia assicuratrice - Esclusione del risarcimento anche per il danneggiante
"Anche nell’ipotesi in cui il modulo di constatazione amichevole del sinistro (c.d. C.I.D.) sia sottoscritto da entrambi i conducenti, l’accertamento deve essere unico ed uniforme e, pertanto, qualora la Compagnia assicuratrice riesca a fornire la prova che quanto in esso contenuto non corrisponda al vero e che, quindi, non c’è alcuna responsabilità a carico del proprio assicurato, anche quest’ultimo, nonostante si sia assunto la responsabilità dell’accaduto sottoscrivendo il modulo C.I.D, non potrà essere condannato al risarcimento dei danni".
Cass. S.U., sentenza 5 maggio 2006, n. 10311
15/04/2006 - Insidia stradale - Assenza di barriere protettive - Responsabilità società Autostrade
“Sussiste la responsabilità per i danni subiti dai terzi a causa di un insidia stradale, ex art. 2043 c.c., solo quando l’insidia non sia visibile e neppure prevedibile. L’adozione di misure di protezione sulle strade solo in alcune parti e non in altre, in ragione delle caratteristiche e della natura della strada, deve avvenire in modo tale che la soluzione di continuità dell’opera protettiva sia visibile per l’utente e purché l’opera, per come in concreto realizzata, non costituisca essa stessa insidia e cioè situazione di pericolo non visibile e non prevedibile”.
Corte di Appello di Roma, 11 aprile 2006, n. 1769
20/02/2006 - Tamponamento – Presunzione di inosservanza distanza di sicurezza – Superamento presunzione tramite prova liberatoria
“In caso di tamponamento tra veicoli - che si verifica anche quando il contatto tra il veicolo tamponato e il tamponante sia soltanto parziale - per il disposto dell'art. 107 del previgente codice della strada (applicabile ratione temporis al sinistro per cui è causa), il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l'avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'art. 2054 comma 2 c.c., egli resta gravato dall'onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell'automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili”.
Cassazione civile , sez. III, 15 febbraio 2006, n. 3282
01/01/2006 - Risarcimento del danno da insidia stradale – Danno biologico – Liquidazione – Criteri di cui all’art. 5, l. n. 57/01
“Nel procedere alla liquidazione del danno biologico determinato da insidia stradale deve farsi riferimento in via equitativa ai criteri di cui all’art. 5, legge 5 marzo 2001, n. 57 (tenendo conto del D.M. 3 giugno 2004), benché siffatte disposizioni disciplinino i risarcimenti relativi a sinistri derivanti dalla circolazione di veicoli e per di più non siano direttamente applicabili a quelli accaduti anteriormente alla loro entrata in vigore”. Tribunale di Catania, n. 3959/2005 – G.I. Cannata Baratta
01/09/2005 - Emotrasfusione o assunzione di emoderivati – Sangue infetto – Patologia contratta prima dell’invenzione del test diagnostico – Responsabilità del Ministero della Sanità
“Il Ministero della Sanità è responsabile, nei confronti di chi abbia contratto epatite cronica da HCV, anche quando il contagio dipende da trasfusioni o assunzioni di emoderivati effettuate in epoca anteriore alla messa a punto del test che consentiva la rilevazione del virus”.
Tribunale di Roma, 31 agosto 2005
30/07/2005 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione – Eccezione in senso lato – Rilevabilità d'ufficio
“Poiché nel nostro ordinamento le eccezioni in senso stretto, cioé quelle rilevabili soltanto ad istanza di parte, si identificano o in quelle per le quali la legge espressamente riservi il potere di rilevazione alla parte o in quelle in cui il fatto integratore dell’eccezione corrisponde all’esercizio di un diritto potestativo azionabile in giudizio da parte del titolare e, quindi, per svolgere l’efficacia modificativa, impeditiva od estintiva di un rapporto giuridico suppone il tramite di una manifestazione di volontà della parte (da sola o realizzabile attraverso un accertamento giudiziale), l’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, può essere rilavata d’ufficio dal giudice sulla base di elementi probatori ritualmente acquisiti agli atti, dovendosi escludere, altresì, che rilevabilità ad istanza di parte possa giustificarsi in ragione della (normale) rilevabilità soltanto ad istanza di parte dell’eccezione di prescrizione, giacché non ha fondamento di diritto positivo assimilare al regime di rilevazione di una eccezione in senso stretto quello di una controeccezione, qual’è l'interruzione della prescrizione”.
Cassazione civ., SS.UU., 27 luglio 2005, n. 15661
20/07/2005 - Danni – Patrimoniali e non – Danno da perdita del rapporto parentale – Oneri del danneggiato
“Il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, in quanto scaturente da un valore della persona costituzionalmente garantito, è sempre risarcibile ex art. 2059 c.c. Tale danno tuttavia non è mai "in re ipsa", ma va debitamente dedotto e dimostrato, sia pure in base al notorio o a presunzioni semplici”.
Cassazione civile , sez. III, 15 luglio 2005, n. 15022
20/07/2005 - Danni – Patrimoniali e non – Danno da morte del congiunto (danno parentale) – Criteri di liquidazione
“Qualora, nella predisposizione delle cosiddette "tabelle" per la liquidazione del danno morale da morte del congiunto, si sia già debitamente tenuto conto del pregiudizio rappresentato dalla perdita del rapporto parentale, il giudice di merito non può liquidare ai congiunti della vittima due diverse poste risarcitorie, l'una a titolo di danno morale, l'altra a titolo di danno da perdita del rapporto parentale, perché altrimenti risarcirebbe due volte il medesimo pregiudizio, fermo restando in ogni caso l'obbligo del giudice di personalizzare il risarcimento in considerazione di tutte le circostanze del caso concreto”.
30/06/2005 - Responsabilità per custodia – “Buche” stradali
“Non è sufficiente per escludere la responsabilità dell’ente (e, al contrario, costituisce motivazione meramente apparante), limitarsi ad affermare, senza una specifica analisi delle risultanze probatorie, che la “buca” che ha causato danni all’automobilista era grande, si trovava al centro della città e l’incidente si era verificato in ora diurna”.
Cass. Civ. sez. III, 30 giugno 2005, n. 13974
20/04/2005 - Tamponamento a catena – Presunzione di corresponsabilità a carico dei conducenti di ciascuna coppia di veicoli coinvolti (tamponante e tamponato)- Superamento presunzione tramite prova liberatoria
« La giurisprudenza della Corte di cassazione ritiene che la presunzione stabilita dall'art. 2054, comma 2, c.c. applicabile anche nei casi di tamponamento a catena, con conseguente presunzione "iuris tantum" di colpa in eguale misura in entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato) fondata sull'inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno (Cass. 11983/92, 3415/88) costituisce criterio di distribuzione della responsabilità che opera sul presupposto dell'impossibilità di accertare con indagini specifiche le modalità del sinistro e le rispettive responsabilità, oppure di stabilire con certezza l'incidenza delle singole condotte colpose nella causazione dell'evento. Nè può qualificarsi come evento imprevedibile, in quanto improvviso ed inaspettato, il pararsi innanzi di un veicolo che arresta la propria marcia sulla corsia di sorpasso ».
Tribunale Milano, 16 aprile 2005
20/02/2005 - Assicurazione (contratto di) - Mancato pagamento del premio - Clausola di regolazione del premio - Natura giuridica - Clausola onerosa ex art. 1341, 1342 c.c.
“Nella parte in cui riconosce a favore dell'assicuratore la sospensione della garanzia assicurativa per omessa denuncia degli elementi variabili da parte dell'assicurato, la clausola di regolazione del premio (in virtù della quale l'assicurato è tenuto, oltre che al pagamento di un premio minimo fisso, da versarsi in via provvisoria ed anticipata, anche alla corresponsione di un maggior premio definitivo, alla scadenza di ciascun periodo assicurativo, da determinarsi in funzione di elementi variabili da trasmettersi periodicamente dall'assicurato all'assicuratore) deve essere ascritta fra le clausole onerose, richiedenti, a pena di inefficacia, l'approvazione specifica per iscritto; pertanto, in mancanza di quest'ultimo requisito formale l'assicuratore non potrà avvalersi della sospensione della copertura assicurativa qualora l'assicurato dovesse risultare inadempiente all'obbligo di comunicazione degli elementi necessari per la determinazione della quota integrativa del premio assicurativo”.
Cass. Civ., sez. III, 18 febbraio 2005, n. 3370
06/01/2005 - Emotrasfusione o assunzione di emoderivati – Sangue infetto – Patologie contratte prima dell’invenzione dei test diagnostici – Responsabilità del Ministero della Sanità – Esclusione
“Va confermata la pronuncia di merito con cui il Ministero della Sanità, che aveva reso possibile la circolazione di sangue o emoderivati infetti, in violazione dei propri doveri istituzionali e di specifici obblighi di legge, è stato ritenuto responsabile nei confronti di quanti avevano contratto patologie per infezioni HBV, HIV e HCV, a seguito di trasfusioni o assunzioni di emoderivati effettuate in epoca successiva al momento in cui, per ciascuna di tali patologie, furono approntati i relativi test diagnostici. Deve escludersi, non ricorrendo il nesso causale tra la condotta omissiva addebitata all’Amministrazione e l’evento lesivo, né gli estremi di un comportamento colposo, la responsabilità del Ministero della Sanità, nei confronti di quanti avevano contratto patologie per infezioni HBV, HIV e HCV, a seguito di trasfusioni o assunzioni di emoderivati effettuate in epoca anteriore al momento in cui, per ciascuna ti tali patologie, furono approntati i relativi test diagnostici”.
Cass. Civ., sez. III, 31 maggio 2005, n. 11609
20/12/2004 - Assicurazione (contratto di) – Dichiarazioni inesatte o reticenti – Azione di annullamento – Presupposti – Onere della prova
“L’azione di annullamento del contratto di assicurazione prevista dall’art. 1892 c.c. richiede il simultaneo concorso dei seguenti elementi: che la dichiarazione sia inesatta o reticente; che l’inesattezza o la reticenza siano state rilevanti ai fini della formazione del consenso dell’assicuratore; che l’assicurato abbia reso la dichiarazione con dolo o colpa grave. Pertanto, ai fini dell’annullamento del contratto, non è sufficiente qualsiasi inesattezza o reticenza dell’assicurato, ma occorre che le dichiarazioni non veritiere o la reticenza abbiano avuto un’effettiva influenza sul rischio assicurato così da incidere sul consenso dell’assicuratore. Il dolo dell’assicurato, il quale rappresenti un rischio diverso da quello reale mediante dichiarazioni inesatte o reticenti, non richiede veri e propri artifici; è sufficiente invece la coscienza e volontà di dire il falso o di tacere il vero nel rendere una dichiarazione che, essendo idonea ad alterare la coincidenza tra rischio rappresentato e rischio reale, impedisce all’assicuratore di identificare la vera entità del rischio garantito, inducendolo in errore su un presupposto essenziale del consenso. Il dolo e la colpa grave dell’assicurato implicano che esso non solo sia a conoscenza delle circostanze taciute o inesattamente espresse, ma che sia inoltre consapevole del loro valore determinante sul consenso dell’assicuratore. L’onere di provare gli elementi dell’azione di annullamento fa carico all’assicuratore il quale è pertanto tenuto a dimostrare anche la consapevolezza, da parte dell’assicurato, del valore determinante della dichiarazione inesatta o reticente sul proprio consenso e vi può adempiere con ogni mezzo, non escluse le presunzioni”.
Cassazione civ., sez. III, 17 dicembre 2004, n. 23504
11/11/2004 - Insidie e trabocchetti – Responsabilità della P.A. – Onere probatorio del danneggiato
Il danneggiato, qualora invochi la responsabilità di cui all'art. 2051 c.c. contro una P.A. (o il gestore) in relazione a danno originatosi da bene demaniale o patrimoniale soggetto ad uso generale, non è onerato della dimostrazione della verificazione del danno in conseguenza dell'esistenza di una situazione qualificabile come insidia o trabocchetto, bensì “esclusivamente - come di regola per l'invocazione dalla suddetta norma - dell'evento dannoso e del nesso causale fra la cosa e la sua verificazione. […] “L'applicabilità dell'art. 2051 c.c. nei confronti della P.A. o del gestore non è automaticamente esclusa allorquando il bene demaniale o patrimoniale, da cui si sia originato l'evento dannoso, risulti adibito all'uso diretto da parte della collettività, anche per il tramite di pagamento di una tassa o di un corrispettivo, e si presenti di notevole estensione, ipotesi quest'ultima comunque non ravvisabile ove si tratti di edificio”
Cass. Civ., sez. III, 1 novembre 2004, n. 19653
12/10/2004 - Danni – Patrimoniali e non – Danno da lesioni – Prossimi congiunti dell’offeso – Risarcibilità del danno alla serenità familiare – Esclusione
“Non è risarcibile, quale componente del danno patrimoniale distinta dal danno morale, il danno da lesione della serenità familiare subito dai prossimi congiunti di chi abbia subito lesioni a causa di un incidente, in quanto la tutela dell’interesse alla intangibilità della sfera degli affetti, al mantenimento della reciproca solidarietà in ambito familiare e alla inviolabilità della libera e piena esplicazione della realizzazione della persona umana all’interno della famiglia è circoscritta all’ipotesi – più grave – del danno subito in conseguenza dell’uccisione del prossimo congiunto, per la definitiva perdita del rapporto parentale”.
Cassazione civile, sez. III, 1 dicembre 2004, n. 22593
10/10/2004 - Insidia – Nozione – Concorso di colpa – Esclusione
“Il concetto di insidia o trabocchetto è caratterizzato da una situazione di pericolo occulto connotato dalla non visibilità e dalla prevedibilità. Tali caratteri, con riferimento alla PA, comportano l’inapplicabilità del concorso di colpa ex art. 1227 c.c. sicchè o il fatto è imputabile alla PA con conseguente diritto al risarcimento integrale del danno, oppure il fatto medesimo è anche solo in parte riconducibile al danneggiato e in tal caso per quest’ultimo non sussisterà alcun diritto di natura risarcitoria”.
Tribunale di Roma, 9 febbraio 2004
03/10/2004 - Responsabilità medica - Responsabilita' dell'ente ospedaliero - Titolo contrattuale - Natura dell'obbligazione - Criterio di diligenza utilizzabile - Nesso di causalità
“L'ente ospedaliero, gestore di un servizio pubblico sanitario, risponde a titolo contrattuale per i danni subiti da un privato a causa della non diligente esecuzione della prestazione medica da parte di un proprio dipendente; l'inadempimento del professionista in relazione alla propria obbligazione, che costituisce pur sempre obbligazione di mezzi e non di risultato, - e la conseguente responsabilità dell'ente ove questi presti la propria opera - deve essere valutato alla stregua del dovere di diligenza particolarmente qualificato inerente lo svolgimento della sua attività professionale; ne consegue che è configurabile un nesso causale tra il suo comportamento, anche omissivo, e il pregiudizio subito da un paziente, qualora, attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si ritenga che l'opera del professionista, se correttamente e prontamente svolta, avrebbe avuto serie ed apprezzabili possibilità di evitare il danno verificatosi”.
Cass. civ., sez. III, 4 marzo 2004, n. 4400
03/10/2004 - Tamponamento – Guasto del veicolo tamponato – Responsabilita' oggettiva del proprietario in caso di incidente – Interruzione del nesso causale a causa di un fattore esterno – Conseguenze
«In virtù del disposto dell'art. 2054, ultimo comma, c.c., il proprietario o il conducente dell'auto è responsabile dei danni derivanti da vizi di manutenzione o di costruzione dell'autoveicolo, indipendentemente da un suo comportamento colpevole; tuttavia, pur avendo questa responsabilità natura oggettiva, il nesso causale tra il guasto e la responsabilità del danno può essere interrotto se interviene un fattore esterno che, con propria autonoma ed esclusiva efficienza causale, determina il verificarsi del danno, nel qual caso unico responsabile di esso sarà il soggetto cui va ascritta la responsabilità in ordine al fattore sopraggiunto. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la corte di merito abbia fatto corretta applicazione di tale principio, in caso in cui a carico di un veicolo si era verificata un'avaria, ed esso era stato tamponato non a causa dell'avaria, ma per il comportamento imprudente del conducente del veicolo che sopraggiungeva)».
Cassazione civile , sez. III, 09 marzo 2004, n. 4754
20/08/2004 - Tamponamento – Immisione improvvisa del tamponato nella traiettoria del tamponante – Corresponsabilità del tamponato nella verificazione del sinistro
« In materia di circolazione stradale, non è vero che ad ogni ipotesi di tamponamento corrisponda colpa esclusiva dell'investitore, ben potendo il tamponamento essere determinato dal fatto che il tamponato si sia immesso nella traiettoria del tamponante in modo improvviso ed in violazione di una precisa norma di comportamento. Nella specie, un ciclista non aveva dato la dovuta precedenza in un incrocio ad un automobile, portandosi rapidamente avanti ad essa e venendone urtato da tergo. Per questo gli deve essergli attribuita la parziale responsabilità del sinistro ».
Tribunale Savona, 13 agosto 2004
15/07/2004 - Prescrizione civile - Eccezione di interruzione della prescrizione - Titolarità del potere "ad impugnandum ius"
“Poiché la contro-eccezione di interruzione del termine di prescrizione costituisce un'eccezione in senso proprio, essa deve essere formalmente proposta, non essendo sufficiente che il giudice rilevi dai documenti versati nel processo un atto astrattamente idoneo ad interrompere la prescrizione, occorrendo piuttosto una chiara manifestazione di volontà della parte tesa ad avvalersene ai fini di cui all'art. 2943 c.c.”
Tribunale Napoli, 6 luglio 2004
30/05/2004 - 7 Responsabilità professionale - Ricovero in una struttura ospedaliera - Responsabilita' del prestatore d'opera intellettuale e/o dell'ente contrattualmente tenuto alla prestazione - Sussistenza del nesso eziologico - Onere della prova.
“La responsabilità sia del medico che dell’ente ospedaliero per inesatto adempimento della prestazione ha natura contrattuale ed è quella tipica del professionista, con la conseguenza che trovano applicazione il regime proprio di questo tipo di responsabilità quanto alla ripartizione dell’onere della prova e i principi delle obbligazioni da contratto d´opera intellettuale professionale relativamente alla diligenza e al grado della colpa. In particolare, riguardo la distribuzione dell’onere della prova, il paziente dovrà provare l´esistenza del contratto e l´aggravamento della situazione patologica o l´insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento, restando a carico del sanitario o dell’ente ospedaliero la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile. La distinzione tra prestazione di facile esecuzione e prestazione implicante la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà non rileva quale criterio di distribuzione dell’onere della prova, ma dovrà essere apprezzata per la valutazione del grado di diligenza e del corrispondente grado di colpa, restando comunque a carico del sanitario la prova che la prestazione era di particolare difficoltà”.
Cass. civ., sez. III, 28 maggio 2004, n. 10297
20/03/2004 - Danni – Patrimoniali e non – Lesione del rapporto parentale – Danno non patrimoniale – Esclusa risarcibilità d’ufficio
“Il danno non patrimoniale conseguente alla perdita del rapporto parentale, risarcibile in base al combinato disposto degli art. 2059 c.c., 2 e 29 cost. deve essere espressamente richiesto e non può essere liquidato d’ufficio dal giudice”.
Tribunale Venezia, 15 marzo 2004
25/02/2004 - Danni – Patrimoniali e non – Tutela integrità psicofisica – Art. 2059 c.c. e art. 32 Cost.
“La tutela dell’integrità psicofisica della persona è fondata sul combinato disposto degli art. 2059 c.c. e 32 Cost. senza necessità di rapportare il danno biologico al paradigma dell’art. 2043 c.c. attraverso la costruzione dell’ipotesi del danno – evento o ad un tertium genus di danno rispetto al danno patrimoniale ed al danno morale soggettivo”.
Cassazione civile, sez. III, 20 febbraio 2004, n. 3399
20/01/2004 - Danni – Patrimoniali e non – Lesione del rapporto parentale – Quadripartizione del danno – Rilevanza esclusiva ai fini della liquidazione
“Deve escludersi che la vittima di lesioni, ovvero i prossimi congiunti della vittima di lesioni, possano conseguire il risarcimento di quattro distinte voci di danno: patrimoniali, biologico, morale e non patrimoniale, posto che tale quadripartizione – distinguendo tra un danno morale soggettivo inteso quale transeunte patema d’animo ed altri danni non patrimoniali derivanti dalla lesione di interessi costituzionalmente protetti e consistenti nello sconvolgimento delle abitudini di vita – non ha utilità ai fini dell’individuazione dei pregiudizi concretamente risarcibili, ma assume rilievo unicamente al momento della liquidazione, nel senso che di un’eventuale sconvolgimento delle abitudini di vita della vittima si dovrà tener conto, ma solo per graduare la liquidazione standard dell’unico danno non patrimoniale risarcibile ex art. 2059 e non per affiancare a quest’ultimo una ulteriore posta risarcitoria (nella specie il Tribunale ha escluso che gli attori, genitori di un bambino nato con una grave malformazione cardiaca e sottoposto a due interventi chirurgici dai quali è derivata una invalidità del 100% ascrivibile a colpa dei sanitari, possano esigere il risarcimento di danni diversi ed ulteriori rispetto a quelli patrimoniali, biologici e morali, fermo restando che nella liquidazione di questi ultimi è necessario tenere conto di tutte le circostanze del caso concreto, se debitamente allegate)”.
Tribunale di Roma, sez. XII, 16 gennaio 2004
09/01/2004 - Danni – Patrimoniali e non – Lesione del rapporto parentale – Danno non patrimoniale – Onere probatorio a carico del congiunto – Esclusione onere per congiunti conviventi o prossimi
“Il danno da lesione del rapporto parentale per decesso di un prossimo congiunto si distingue sia dal danno biologico che dal danno morale. esso deve essere provato specificatamente, oppure si può presumere per i congiunti conviventi e più prossimi, sulla base dell’id quod plerumque accidit”.
Tribunale Mantova, 30 agosto 2004
20/12/2003 - Assicurazione - Mancato pagamento del premio - Clausola di regolazione del premio - Obbligo di comunicazione degli elementi variabili da parte dell'assicurato - Inadempimento - Intento fraudolento ai fini dell'art. 2941, n. 8, c.c. - Esclusione.
Qualora in un contratto di assicurazione venga inserita una clausola di cosiddetta regolazione del premio, in virtù della quale l'assicurato è tenuto, oltre che al pagamento di un premio minimo da versarsi in via provvisoria ed anticipata, alla corresponsione di un maggior premio definitivo, alla scadenza di ciascun periodo assicurativo, in funzione di elementi variabili, da trasmettersi periodicamente all'assicuratore, la comunicazione degli elementi variabili in essa prevista integra una vera e propria obbligazione accessoria, rispetto a quella del pagamento del premio, con la conseguenza che l'inadempimento di tale obbligazione accessoria comporta solo la violazione del patto e non esprime di per sé alcun intento fraudolento dell'assicurato, rilevante ai fini dell'interruzione della prescrizione di cui all'art. 2941, comma 1 n. 8, c.c..
Cass. civ., sez. III, 19 dicembre 2003, n. 19561
15/12/2003 - Danni – Patrimoniali e non – Danno biologico – Fondamento costituzionale – Riconducibilità all’art. 2059 c.c.
“Riportata la responsabilità aquiliana nell'ambito della bipolarità prevista dal codice vigente tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale, e ritenuto che il danno non patrimoniale debba essere risarcito non solo nei casi previsti dalla legge ordinaria, ma anche nei casi di lesione di valori della persona umana costituzionalmente protetti poiché il danno biologico, quale danno alla salute, rientra a pieno titolo per il disposto dell'art. 32 cost., tra i valori della persona umana considerati inviolabili dalla Costituzione, la sua tutela è apprestata dall'art. 2059 c.c. e non dall'art. 2043, che attiene esclusivamente alla tutela dei danni patrimoniali”.
Cassazione civile, sez. III, 12 dicembre 2003, n. 19057
24/11/2003 - Assicurazione (contratto di) – Dichiarazioni inesatte o reticenti – Consapevole reticenza dell'assicurato – Prova – Questionari informativi
“In tema di assicurazione contro i danni, qualora l’impresa assicuratrice abbia chiesto ed ottenuto dall’assicurato, con apposito questionario, specifiche informazioni sulle circostanze afferenti il rischio dedotto in contratto, la mancata inclusione, fra i quesiti così formulati, di determinati profili di fatto evidenzia un atteggiamento di indifferenza dell’assicuratore medesimo, nel senso di estraneità dei profili stessi all’ambito del proprio interesse di conoscenza, valutabile al fine dell’esclusione a carico dell’assicurato che li abbia taciuti di un comportamento reticente, secondo la previsione degli art. 1892 e 1893 c.c. (In applicazione di tale principio la S. C. ha ritenuto né illogica né incongrua la motivazione del giudice di merito che, argomentando dalla prassi comune delle compagnie di assicurazione di richiedere all’assicurato di fornire specifiche e dettagliate informazioni in apposito questionario, ha ritenuto in assenza nella parte stampata della proposta e di ogni altra richiesta anche informale, che l’assicuratore avesse nel caso dimostrato indifferenza rispetto a particolari circostanze, delle quali lo stesso assicuratore non aveva saputo dimostrare la potenziale influenza contraria alla determinazione del suo consenso”.
Cassazione civ., Sez. III, 24 novembre 2003, n. 17840
15/11/2003 - Vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati – Sangue infetto – Risarcimento ex art. 2043 c.c. e indennità ai sensi della l. 210/92 – Alternatività
“L’indennizzo dovuto ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati, previsto dalla legge 210/1992, ha natura non già risarcitoria ma assistenziale in senso lato, riconducibile alle prestazioni poste a carico dello Stato sociale in ragione del dovere di solidarietà sociale, ed è alternativo rispetto alla pretesa risarcitoria volta ad ottenere l’integrale risarcimento dei danni subiti in conseguenza del contagio, ove sussista una colpa delle strutture del S.S.N. “ Cassazione Civ., sez. lav., 12 novembre 2003, n. 17047
15/11/2003 - Trattative di bonario componimento della lite – Inidoneità ad interrompere la prescrizione –Temperamento del tradizionale rigorismo interpretativo
“Le trattative per comporre bonariamente la vertenza, non avendo quale precipuo presupposto l’ammissione totale o parziale della pretesa avversaria e non rappresentando, quindi, riconoscimento del diritto altrui ai sensi dell’art. 2944 c.c., non hanno efficacia interruttiva della prescrizione, né possono importare rinuncia tacita a far valere la stessa, perché non costituiscono fatti incompatibili in maniera assoluta – senza cioè possibilità alcuna di diversa interpretazione – con la volontà di avvalersi della causa estintiva dell’altrui diritto, come richiesto dall’art. 2937, 3° comma, c.c., a meno che dal comportamento di una delle parti risulti il riconoscimento del contrapposto diritto di credito e si accerti che la transazione è mancata solo per questioni attinenti alla liquidazione del credito e non anche all’esistenza di tale diritto".
Cassazione civ., Sez. III, 13 Novembre 2003, n. 17134
03/10/2003 - Assicurazione (contratto di) - Dichiarazioni inesatte o reticenti dell'assicurato – Azione di annullamento – Limiti di valutazione del giudice
“In tema di contratto di assicurazione, la reticenza dell'assicurato è causa di annullamento del contratto ex art. 1892, c.c., quando si verificano, simultaneamente, tre condizioni: che la dichiarazione sia inesatta o reticente; che l'assicurato abbia reso la dichiarazione con dolo o colpa grave; che la reticenza sia stata determinante ai fini della formazione del consenso dell'assicuratore. Il giudizio sulla rilevanza delle dichiarazioni inesatte o sulle reticenze del contraente, implicando un apprezzamento di fatto, è riservato al giudice del merito ed è censurabile in sede di legittimità soltanto se non sia sorretto da una motivazione logica, coerente e completa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto incensurabile la sentenza di merito che, in riferimento ad un contratto di assicurazione contro il rischio d'incendio di un immobile, aveva reputato rilevante al fine dell'annullamento del contratto la circostanza che, nonostante una clausola del medesimo prevedesse che tutte le strutture dovevano essere in materiale incombustibile, l'assicurato avesse taciuto l'esistenza di strutture di legno, ed aveva giudicato quindi ininfluente che le stesse erano state trattate con sostanze ignifughe)”.
Cassazione civ., Sez. III, 4 marzo 2003, n. 3165
03/10/2003 - Assicurazione (contratto di) – Dichiarazioni inesatte o reticenti dell'assicurato – Elemento soggettivo
“L’elemento soggettivo per l’annullamento del contratto di assicurazione nel caso di dichiarazioni inesatte o reticenze da parte dell’assicurato (art. 1892 c.c.) non richiede che questi ponga in essere artifici o raggiri o altri mezzi fraudolenti. Pertanto, quanto al dolo, è sufficiente la sua coscienza e volontà di rendere una dichiarazione inesatta o reticente e, quanto alla colpa grave, che la dichiarazione inesatta o reticente sia frutto di una grave negligenza inerente al momento della coscienza dell’inesattezza o della dichiarazione della notizia, occorrendo che l’assicurato abbia consapevolezza dell’importanza dell’informazione; a quest’ultimo fine, e allo scopo di delimitare l’obbligo dell’assicurato, l’assicuratore è perciò tenuto ad indicare le circostanze che intende conoscere”.
02/10/2003 - Assicurazione (contratto di) – Responsabilità professionale – Dichiarazioni del contraente in ordine al rischio – Omissione dati su attività professionale pregressa – Azione di annullamento
“In presenza di una clausola contrattuale che impegna il contraente a dichiarare di essere o non a conoscenza di fatti, notizie, circostanze o situazioni che potrebbero determinare richieste di risarcimento da parte di terzi in dipendenza dell'attività professionale propria dell'assicurato, l'omessa comunicazione da parte di quest'ultimo, al momento della stipulazione della polizza da responsabilità professionale, dell'intervenuta dichiarazione di fallimento della società di capitali presso la quale egli abbia in precedenza ricoperto la carica di sindaco, integra la colpa grave di cui all'art. 1892 c.c. ed incide sulla reale rappresentazione del rischio assunto dall'assicuratore, con conseguente inoperatività della polizza e rigetto della domanda di garanzia svolta dal sindaco nei confronti del proprio assicuratore”.
Tribunale di Milano, 7 febbraio 2003.
25/08/2003 - Danni – Patrimoniali e non – Danno da uccisone di congiunto (danno parentale)- Tutela costituzionale - Riconducibilità all’art. 2059 c.c.
“L’interesse al risarcimento del danno non patrimoniale da uccisione del congiunto per la definitiva perdita del rapporto parentale si concreta nell’interesse alla intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, all’inviolabilità della libera e piena esplicazione della attività realizzatrici della persona umana, nell’ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli art. 2, 29 e 30 Cost. Esso si colloca nell’area del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c., in raccordo con le suindicate norme della Costituzione e si distingue sia dall’interesse al bene salute (protetto dall’art. 32 cost. e tutelato attraverso il risarcimento del danno biologico), sia dall’interesse all’integrità morale (protetto dall’art. 2 cost. e tutelato attraverso il risarcimento del danno morale soggettivo)”.
Cassazione civile, sez. III, 19 agosto 2003, n. 12124
30/07/2003 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione della prescrizione – Controeccezione – Eccezione in senso stretto
“L’interruzione della prescrizione, che configura una controeccezione all’eccezione avversaria ed è assimilabile alle eccezioni in senso stretto, al cui regime processuale soggiace, deve essere proposta dalla parte in modo chiaro e univocamente diretto a manifestare l’intento di contrastare l’eccezione proposta dall’altra parte, sicché, non potendo essere rilevata d’ufficio dal giudice, non è possibile attribuire effetti ostativi dell’operatività alla mera produzione di documenti, pur se idonei a fornire la prova dell’avvenuta interruzione”
Cassazione civ., Sez. lav., 28 luglio 2003, n. 11588
30/05/2003 - Tamponamento a catena – Scontri successivi tra veicoli di una colonna in sosta – Responsabilità esclusiva del conducente urtante da tergo l’ultimo veicolo
« Nel tamponamento a catena di autoveicoli in movimento trova applicazione l'art. 2054, comma 2, c.c. con conseguente presunzione "iuris tantum" di colpa in eguale misura in entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull'inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile delle conseguenze delle collisioni è il conducente che le abbia determinate tamponando da tergo l'ultimo dei veicoli della colonna ».
Cassazione civile , sez. III, 29 maggio 2003, n. 8646
15/05/2003 - Danni – Patrimoniali e non – Danno da reato – Colpa presunta ex art. 2051 c.c. – Mancato accertamento della colpa dell’autore del danno – Risarcibilità ex art. 2059 c.c. – Ammissione
“Alla risarcibilità del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. e 185 c.p. non osta il mancato positivo accertamento della colpa dell’autore del danno, se essa, come nel caso di cui all’art. 2051 c.c., debba ritenersi sussistente in base ad una presunzione di legge e se, ricorrendo la colpa, il fatto sarebbe qualificabile come reato”.
Cassazione civile, sez. III, 12 maggio 2003, n. 7281
15/03/2003 - Circolazione stradale – Ingombro della corsia d’emergenza a seguito di incidente – Tamponamento dei veicoli in sosta – Responsabilità esclusiva del conducente il veicolo sopravveniente
« Nel caso in cui due veicoli si siano scontrati sull'autostrada (nella fattispecie, per tamponamento), è legittimo che i relativi conducenti si fermino nella corsia d'emergenza per scambiarsi i dati e le altre incombenze del caso. Pertanto, ove detti veicoli siano investiti da un terzo veicolo proveniente nello stesso senso di marcia a velocità eccessiva, la responsabilità del secondo incidente è addebitabile solo al conducente del veicolo sopravveniente ».
Tribunale Milano, 10 marzo 2003
15/01/2003 - Emotrasfusione o assunzione di emoderivati – Sangue infetto – Risarcimento ex art. 2043 c.c. e indennità ai sensi della l. 210/92 – Cumulo
“La liquidazione dei danni risarcibili ad una vittima di epatite post-trasfusionale, che, lamentando la negligente gestione delle politiche di emovigilanza, abbia promosso nei confronti del Ministero della Sanità un’azione risarcitoria volta ad ottenere l’integrale risarcimento dei danni conseguenti al contagio, deve tener conto di quanto l’attore abbia visto riconoscersi a titolo di indennizzo ai sensi della legge n. 210/1992, posto che questa attribuzione indennitaria, pur avendo nominalmente un titolo giuridico diverso rispetto al risarcimento del danno, trova causa diretta nell’interesse dello stato a venire incontro alle esigenze economiche di quanti abbiano riportato danni irreversibili da epatiti postrasfusionali, con l’effetto di rendere operante la compensatio lucri cum damno“.
Tribunale di Roma, 8 gennaio 2003
06/01/2003 - Danni – Patrimoniali e non – Lesione di valori personali costituzionalmente garantiti – Risarcibilità – Qualificazione del fatto illecito come reato – Necessità – Esclusione
“Nell’ipotesi di lesione di un valore inerente alla persona costituzionalmente garantito da cui sia scaturito un pregiudizio di natura non patrimoniale, quale il danno da compromissione del rapporto parentale subito dai congiunti della vittima rimasta o gravemente lesa a seguito di fatto illecito, il danno non patrimoniale, seppur ontologicamente diverso dal danno morale soggettivo contingente, andrà anch’esso risarcito ai sensi dell’art. 2059 c.c., ma in tal caso tale norma, alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata, andrà svincolata dal limite della riserva di legge correlata all’art. 185 c.p.”.
Cassazione civile, sez. III, 31 maggio 2003, n. 8827
20/10/2002 - Trattative di bonario componimento della lite – Inidoneità ad interrompere la prescrizione
“Le trattative per comporre bonariamente la vertenza, non avendo quale precipuo presupposto l’ammissione totale o parziale della pretesa avversaria e non rappresentando, quindi, riconoscimento del diritto altrui ai sensi dell’art. 2944 c.c., non hanno efficacia interruttiva della prescrizione, né possono importare rinuncia tacita a far valere la stessa, perché non costituiscono fatti incompatibili in maniera assoluta – senza cioè possibilità alcuna di diversa interpretazione – con la volontà di avvalersi della causa estintiva dell’altrui diritto, come richiesto dall’art. 2937, 3° comma c.c.“.
Cassazione civ., Sez. III, 17 Ottobre 2002, n. 14748
12/10/2002 - Assicurazione (contratto di) – Infortuni – Dichiarazioni del contraente in ordine al rischio – Omissione dati su stato di salute – Azione di annullamento
“Nell'assicurazione contro gli infortuni, comprensiva dell'evento morte, non costituisce una reticenza rilevante, ai sensi dell'art. 1892 o 1893 c.c., l'avere sottaciuto all'assicuratore la preesistenza di un fenomeno degenerativo asintomatico (nella specie, una necrosi del miocardio), quando nel questionario anamnestico l'assicuratore abbia domandato all'assicurato di dichiarare unicamente le pregresse malattie o alterazioni funzionali
Tribunale Roma, 2 dicembre 2002
30/06/2002 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione della prescrizione – Eccezione in senso stretto – Oneri del controeccipiente
“L’interruzione della prescrizione, in replica all’eccezione di prescrizione formulata dal debitore, configura una controeccezione mirante a paralizzare l’eccezione avversaria, assimilabile ad un’eccezione in senso stretto, e, pertanto, il controeccipiente ha l’onere non solo di provare i fatti su cui si fonda, ma anche di controdedurli, non potendo essere rilevati d’ufficio dal giudice neppure se la prova del fatto è acquisita al processo”.
Cassazione civ., Sez. II, 27 giugno 2002, n. 9378
30/05/2002 - Tamponamento – Guida anomala e non prevedibile del tamponato – Corresponsabilità del tamponato
« Dal fatto noto che tra due veicoli si sia verificato un urto antero-posteriore (c.d. tamponamento), non è possibile risalire ex art. 2727 c.c. al fatto ignorato del mancato rispetto, da parte del secondo, della distanza di sicurezza, quando il veicolo che procedeva per primo abbia tenuto una condotta di guida anomala e non prevedibile (nel caso di specie, un veicolo aveva repentinamente sbandato da destra a sinistra, parandosi imprevedibilmente dinanzi al mezzo che lo seguiva nella marcia; il tribunale, in applicazione del principio di cui alla massima, ha escluso che la responsabilità esclusiva del sinistro fosse addebitabile al "tamponante") ».
Tribunale Roma, 24 maggio 2002
15/05/2002 - Strada aperta al pubblico – Insidia – Onere probatorio – Ripartizione tra danneggiato e P.A.
“Una volta che sia stata accertata l’esistenza di una situazione di insidia in una strada aperta al pubblico o anche in una autostrada, prova che incombe sul danneggiato, spetta all’ente proprietario o concessionario della stessa l’onere di provare che l’incidente, causato da detta situazione, poteva essere evitato da una diversa condotta di guida dell’automobilista”.
Cass. Civ., Sez. III, 13 maggio 2002, n. 6807
15/03/2002 - Responsabilità civile - Professionisti - Attività medico- chirurgica - Azione risarcitoria per responsabilità contrattuale - Onere di diligenza qualificata a carico del professionista - Sussistenza del nesso eziologico - Onere della prova.
“In tema di responsabilità civile nell'attività medico - chirurgica, una volta accertato il nesso eziologico tra l'evento dannoso e la prestazione sanitaria, poiché il danneggiato fa valere la responsabilità contrattuale del prestatore d'opera intellettuale e/o dell'ente contrattualmente tenuto alla prestazione, quando l'intervento chirurgico subito da cui è derivato un danno non è di difficile esecuzione, l'aggravamento della situazione patologica del paziente o l'insorgenza di nuove patologie eziologicamente ricollegabili ad esso comportano, a norma dell'art. 1218 c.c., una presunzione semplice in ordine all'inadeguata o negligente prestazione, spettando all'obbligato - sia esso il sanitario o la struttura - fornire la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo idoneo e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile, eventualmente in dipendenza di una particolare condizione fisica del paziente, non accettabile e non evitabile con l'ordinaria diligenza professionale”.
Cass. civ., sez. III, 11 marzo 2002, n. 3492
30/10/2001 - Obbligazioni e contratti - Inadempimento - Responsabilità del debitore - Onere della prova - Mera allegazione della circostanza dell'inadempimento da parte del creditore istante per l'adempimento, la risoluzione, il risarcimento
“In tema di prova dell'inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l'adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento, ed eguale criterio di riparto dell'onere della prova deve ritenersi applicabile al caso in cui il debitore convenuto per l'adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell'eccezione di inadempimento ex art. 1460 (risultando, in tal caso, invertiti i ruoli delle parti in lite, poiché il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l'altrui inadempimento, ed il creditore agente dovrà dimostrare il proprio adempimento, ovvero la non ancora intervenuta scadenza dell'obbligazione). Anche nel caso in cui sia dedotto non l'inadempimento dell'obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell'obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento”.
Cass. civ., S.U., 30 ottobre 2001, n. 13533
30/07/2001 - Assicurazione (contratto di) – Dichiarazioni del contraente in ordine al rischio – Reticenze ed inesattezze – Ambito di incidenza
“Le dichiarazioni inesatte o reticenti di cui agli artt. 1892 e 1893 c.c. sono le dichiarazioni rese al momento del contratto di assicurazione che impediscono all’assicuratore di valutare le circostanze influenti sul verificarsi dell’evento dannoso assicurato, aumentandone o riducendone l’alea, con conseguente riflesso sul consenso dell’assicuratore o sulle condizioni contrattuali: in quanto tali esse non incidono sull’oggetto del rischio assicurato, che rimane tale anche in presenza di dichiarazioni inesatte o reticenti, ma toccano il quadro circostanziale nel quale l’assicuratore ha assunto a suo carico il rischio stesso”.
Cassazione civ., Sez. III, 27 Luglio 2001, n. 10292
20/06/2001 - Emotrasfusione o assunzione di emoderivati – Contagio da infezione HBV, HIV e HCV – Obblighi di vigilanza, prevenzione e controllo – Responsabilità del Ministero della Sanità – Ammissione
“Il Ministero della Sanità è responsabile dei danni subiti dai soggetti colpiti da virus da epatite B, C o HIV a seguito di trasfusioni di sangue o assunzione di prodotti emoderivati, essendo l’effetto della violazione dell’obbligo di controllare e vigilare sulla sicurezza del sangue e dei suoi derivati distribuiti dal S.S.N. La responsabilità del Ministero sussiste sia con riferimento ai virus contratti in epoca in cui si erano raggiunte conoscenze scientifiche sulla certezza diagnostica delle infezioni e si erano messi a punto i meccanismi atti ad impedire il contagio, sia per infezioni che astrattamente potrebbero essere state contratte in epoca precedente, in quanto i test diagnostici non sono in grado di accertare l’epoca del contagio.
Peraltro, anche qualora i comportamenti a rischio siano iniziati in un’epoca antecedente il perfezionamento degli strumenti di prevenzione o sia comunque possibile collocare temporalmente il contagio in detta epoca, non può essere esclusa la responsabilità del Ministero qualora i trattamenti siano proseguiti anche successivamente sicchè la condotta omissiva di quest’ultimo ha in ogni caso contribuito alla diffusione della malattia”. Tribunale di Roma, 16 giugno 2001
20/06/2001 - Assicurazione (contratto di) – Annullamento – Mancanza di apposita domanda – Inoperatività del contratto – Esclusione
“L’art. 1892 c.c., in tema di dichiarazioni inesatte o reticenti dell’assicurato, prevede un’ipotesi di annullamento del contratto sempre che al riguardo venga proposta apposita domanda, in difetto della quale alla violazione della norma non può ricollegarsi l’effetto – non previsto dalla norma in esame – della inoperatività del contratto assicurativo”.
Cassazione civ., Sez. III, 15 giugno 2001, n. 8139
20/01/2001 - Assicurazione (contratto di) – Polizza sanitaria – Omessa comunicazione infortuni pregressi – Annullabilità del contratto
“Il contratto di assicurazione è annullabile, ai sensi dell'art. 1892 c.c., quando l'assicurato abbia con coscienza e volontà omesso di riferire all'assicuratore, nonostante gli sia stata rivolta apposita domanda, circostanze suscettibili di esercitare una effettiva influenza sul rischio assicurato. (Nella specie, l'assicurato con polizza sanitaria aveva richiesto all'assicuratore il pagamento del costo di una operazione di protesizzazione al ginocchio, pagamento rifiutato dall'assicuratore per avere l'assicurato sottaciuto, al momento della stipula, di soffrire di gonalgia; la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la decisione di merito, con cui era stata rigettata la pretesa dell'assicurato)”.
Cassazione civ., Sez. III, 19 gennaio 2001, n. 784
20/12/2000 - Assicurazione (contratto di) – Dichiarazioni inesatte o reticenti del contraente – Violazione dell’obbligo di collaborazione – Conseguenze
“Le dichiarazioni inesatte e reticenti del proprietario, al momento della stipulazione del contratto di assicurazione, circa la reale destinazione degli immobili assicurati, determina la riduzione proporzionale dell'indennità, pur in assenza di dolo o colpa grave”.
Cassazione civ, Sez. III, 19 dicembre 2000, n. 15939
06/10/2000 - Danni – Patrimoniali e non – Lesione di diritti di rilevanza costituzionale – Risarcimento del danno indipendentemente da ricadute patrimoniali - Ammissione
“Poiché l’art. 2043 c.c., correlato agli artt. 2 ss Cost. va necessariamente esteso fino a ricomprendere il risarcimento non solo dei danni in senso stretto patrimoniali, ma di tutti i danni che almeno potenzialmente ostacolano le attività realizzatrici della persona umana, la lesione di diritti di rilevanza costituzionale va incontro alla sanzione risarcitoria per il fatto in sé della lesione (danno evento) indipendentemente dalle eventuali ricadute patrimoniali che lo stesso possa comportare (danno conseguenza) (nel caso di specie la Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno al figlio naturale in conseguenza della condotta del genitore, tale riconosciuto a seguito della dichiarazione giudiziale, che per anni aveva ostinatamente rifiutato di corrispondere al figlio i mezzi di sussistenza, in quanto tale comportamento costituisce una lesione in sé di fondamentali diritti della persona inerenti alla qualità di figlio e di minore)”.
Cassazione civile, 7 giugno 2000, n. 7713
15/09/2000 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione della prescrizione – Eccezione in senso stretto – Tassatività dei fatti interruttivi
“L’interruzione (come la sospensione) della prescrizione, in replica all’eccezione di prescrizione formulata dal debitore, configura una controeccezione mirante a paralizzare l’eccezione avversaria, assimilabile alle eccezioni in senso stretto, e come tale non solo deve fondarsi su fatti tassativi contemplati negli art. 2943 e 2944 c.c. – che tocca al controeccipiente di provare – ma dev’essere fatta valere dalla parte interessata e non può essere rilevata d’ufficio dal giudice”.
Cassazione civ., Sez. III, 12 settembre 2000, n. 12024
30/07/2000 - Professioni intellettuali – Responsabilità - Valutazione - Preliminare individuazione degli specifici obblighi a carico del professionista
“In tema di responsabilità professionale, la valutazione dell'inadempimento del professionista (tenuto all'adempimento di obbligazioni di mezzi e non di risultato) va fatta esclusivamente con riferimento alla violazione dei doveri inerenti all'esercizio della professione svolta ed in particolare, ove gli si imputi una condotta omissiva, del dovere di diligenza ex art. 1176 comma 2 c.c., cioè della diligenza che un professionista di preparazione ed attenzione media pone nell'esercizio della propria attività; ne consegue che l'affermazione di responsabilità professionale presuppone la preliminare individuazione degli specifici obblighi che la legge o il contratto pongono a carico del professionista”.
Cass. civ., sez. II, 27 luglio 2000, n. 9877
20/04/2000 - Maxi - tamponamento – Mancata identificazione veicolo tamponatore - Esclusa operatività Fondo di garanzia vittime della strada
“Ai fini dell'applicabilità dell'art. 19 comma 1 lett. a) l. n. 990 del 1969 (sinistro cagionato da veicolo non identificato) è necessario che la causa del danno sia ignota, cioè sconosciuta per impossibilità oggettiva di giungere alla sua identificazione. Tale norma, pertanto, non può essere invocata dal conducente che, rimasto coinvolto in un maxi - tamponamento, non abbia provveduto alla identificazione dell'autovettura che lo ha urtato da tergo, diversamente da tutti gli altri soggetti coinvolti nell'incidente relativamente ai rispettivi responsabili dei danni patiti”.
Giudice di pace Bologna, 14 aprile 2000
30/03/2000 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione – Natura – Oggetto di una mera difesa – Rilevabilità ex officio dei fatti interruttivi
“L’interruzione della prescrizione costituisce oggetto di una difesa e non di un’eccezione in senso stretto, cosicché il giudice deve rilevare d’ufficio i fatti che l’hanno determinata, se essi risultano da prove acquisite al processo, e non è necessario che la parte difendendosi dall’eccezione di prescrizione opponga espressamente la prima intervenuta interruzione. Ciò perché la prescrizione si basa non solo sul passaggio del tempo, ma sul mancato esercizio del diritto per un tempo determinato, cosicché quando il diritto è stato in precedenza esercitato, l’eccezione di prescrizione non è fondata e il giudice, dovendo applicare il diritto al fatto, deve dichiararlo”
Cassazione civ., Sez. III, 28 Marzo 2000, n. 3726
25/02/2000 - Danni – Patrimoniali e non – Morte del familiare – Danno parentale – Riconducibilità al danno biologico
“In caso di morte del familiare, i congiunti subiscono direttamente la lesione di un proprio diritto in corrispondenza della perdita del rapporto parentale; tale perdita è risarcibile quale danno edonistico, il quale – nella sua veste di pregiudizio alla vita di relazione – va fatto rientrare nella categoria del danno biologico”.
Tribunale Firenze, 24 febbraio 2000
20/11/1999 - Danni – Patrimoniali e non – Circolazione stradale – Colpa presunta ex art. 2054 c.c. – Mancato accertamento del fatto come reato – Risarcibilità del danno non patrimoniale – Esclusione
“Il danno non patrimoniale non può essere risarcito quando la responsabilità per il fatto illecito dipendente dalla circolazione dei veicoli sia affermata non in base ad un accertamento concreto dell’elemento psicologico, ma in base alla presunzione stabilità dall’art. 2054 c.c. poiché in tale caso non vi è un accertamento del fatto come reato”.
Cassazione civile, 17 novembre 1999, n. 12741
09/10/1999 - Responsabilità civile - Attività medico-chirurgica - Ricovero in una struttura ospedaliera - Contratto di ricovero concluso con il gestore della struttura - Configurabilità – Natura della responsabilità del gestore della struttura
“Il ricovero in una struttura deputata a fornire assistenza sanitaria avviene sulla base di un contratto tra il paziente ed il soggetto che gestisce la struttura, e l'adempimento di un tale contratto, per quanto riguarda le prestazioni di natura sanitaria, è regolato dalle norme che disciplinano la corrispondente attività del medico nell'ambito del contratto di prestazione d'opera professionale. Il soggetto gestore della struttura sanitaria (pubblico o privato) risponde perciò per i danni che siano derivati al paziente da trattamenti sanitari praticatigli con colpa, alla stregua delle norme dettate dagli art. 1176, comma 2, e 2236 c.c.”.
Cass. Civ., sez. III, 1 settembre 1999, n. 9198
15/05/1999 - Assicurazione (contratto di) – Reticenze ed inesattezze del contraente – Elemento soggettivo – Configurabilità – Questionario – Rilevanza
“Affinché un contratto di assicurazione possa ritenersi annullabile a norma dell'art. 1892 c.c. non è sufficiente qualsiasi inesattezza o reticenza dell'assicurato circa i dati che lo riguardano, richiedendosi che le dichiarazioni non veritiere o la reticenza abbiano, secondo l'apprezzamento riservato al giudice di merito, un'effettiva influenza sul rischio assicurato, cosicché possano essere considerate avere inciso sul consenso dell'assicuratore. La predisposizione di un questionario da parte dell'assicuratore, benché non abbia la funzione di "tipizzare" le possibili cause di annullamento del contratto di assicurazione per dichiarazioni inesatte o reticenti, evidenzia tuttavia l'intenzione dell'assicuratore di annettere particolare importanza a determinati requisiti e richiama l'attenzione del contraente a fornire risposte complete e veritiere sui quesiti medesimi e, quindi, deve essere valutata dal giudice in sede di indagine sul carattere determinante, per la formazione del consenso, dell'inesattezza o della reticenza. L’elemento soggettivo per l’annullamento del contratto di assicurazione, a norma dell’art. 1892 c.c., non richiede necessariamente artifici o altri mezzi fraudolenti, essendo sufficiente la volontarietà e la consapevolezza delle dichiarazioni mendaci o della reticenza dell’assicurato con riguardo a circostanze determinanti per il consenso dell’assicuratore”.
Cassazione civ., Sez. III, 12 maggio 1999, n. 4682
30/04/1999 - Assicurazione (contratto di) – Conoscenza delle circostanze del rischio da parte di dipendenti o mandatari dell’assicuratore - Rilevanza
“La conoscenza delle concrete circostanze del rischio da parte di agenti, incaricati o dipendenti della società assicuratrice, comporta la conoscenza legale delle suddette circostanze anche da parte della società a condizione che i soggetti suddetti siano forniti del potere di rappresentanza dell’ente. Anche in assenza del potere di rappresentanza, tuttavia, non può escludersi che l’incaricato della compagnia di assicurazioni abbia trasferito alla propria mandante le conoscenze acquisite in relazione al rischio assicurato, ma è necessario che tale effettiva trasmissione sia concretamente provata dall’assicurato, anche per mezzo di presunzioni"
Cassazione civ., Sez. III, 21 aprile 1999, n. 3962
30/04/1999 - Trattative di bonario componimento della lite – Contratto di assicurazione danni – Inidoneità delle trattative ad interrompere la prescrizione
“In tema di contratto di assicurazione danni, le bonarie trattative per la liquidazione dell’indennizzo, le offerte transattive, la corrispondenza intercorsa tra assicurato ed assicuratore non ha efficacia interruttiva della prescrizione del diritto all’indennizzo, salvo che uno dei suddetti atti presenti tutti i requisiti di una formale costituzione in mora”.
Tribunale di Roma, Sez. VI, 28 Aprile 1999
30/03/1999 - Strada aperta al pubblico – Lavori di costruzione, manutenzione e restauro – Responsabilità dell’ente proprietario della strada – Condizioni e limiti
“La responsabilità dell’ente proprietario della strada è configurabile, a parte ogni problema di concorrente responsabilità dell’impresa appaltatrice dei lavori, anche quando i lavori di costruzione, manutenzione o restauro di una strada vengano dati in appalto, derivando dalla stessa titolarità della strada e dalla destinazione di essa al pubblico uso, circostanze, queste, per le quali l’ente è tenuto a far sì che quell’uso si svolga in situazioni di normalità e senza pericolo per gli utenti e, pertanto, in osservanza del principio del neminem laedere, nel consentirlo, deve eliminare ogni situazione di fatto contraria a quelle condizioni, rimanendo, dalle norme generali che impongono quei doveri, limitati i suoi poteri discrezionali. Tali principi tornano a maggior ragione applicabili ove in un determinato tratto di strada difettino tracce evidenti di lavori in corso, di opere, di attrezzature, idonee a richiamare l’attenzione dell’utente su possibili situazioni pericolose”.
Cass. Civ., sez. III, 29 marzo 1999, n. 2963
25/01/1999 - Responsabilità medica – Rapporto contrattuale – Contatto sociale
“L'obbligazione del medico dipendente per responsabilità professionale nei confronti del paziente si fonda sul "contatto sociale" caratterizzato dall'affidamento che il malato ripone in colui che esercita una professione protetta che ha per oggetto beni costituzionalmente tutelati. La natura contrattuale di tale obbligazione è individuata con riferimento non alla fonte ma al contenuto del rapporto. Dalla natura contrattuale della responsabilità del medico dipendente deriva che il regime della ripartizione dell'onere della prova, del grado della colpa e della prescrizione sono quelli propri delle obbligazioni da contratto di prestazione d'opera professionale. Con particolare riguardo all'onere della prova, se l'intervento è di facile o "routinaria" esecuzione si applica il principio della "res ipsa loquitur" ed il medico, per andare esente da responsabilità, deve provare che l'insuccesso dell'operazione non è dipeso da un difetto di diligenza proprio”.
Cass. civ., sez. III, 22 gennaio 1999, n. 598
20/10/1998 - Strada aperta al pubblico – Strutture accessorie e misure protettive – Realizzazione – Obbligo incondizionato degli enti proprietari – Esclusione – Limiti alla discrezionalità della P.A.
“Gli enti pubblici, che hanno la gestione e l’obbligo di manutenzione di strade ordinarie, non sono tenuti a realizzare, in ogni caso, tutte le strutture accessorie ad esse (canali di scolo delle acque, banchine, reti di protezione per caduta massi ecc.) né tutte le misure cautelari (muretti laterali, guard-rails, segnalazioni luminose ai bordi stradali ecc.) dipendendo l’esigenza di adottare tali misure dalle caratteristiche e dalla natura di ciascuna strada, secondo una valutazione discrezionale della pubblica amministrazione […] ”. Ciò comporta “che la P. A. potrà dotare di dette protezioni solo alcune parti di una strada e non altre, purché la soluzione di continuità dell’opera protettiva sia visibile per l’utente […] e non costituisca insidia”.
Cass. Civ., sez. III, 16 ottobre 1998, n. 10247
15/02/1998 - Strade aperte al pubblico transito – Pericolo occulto – Responsabilità della P.A. ex art. 2043 c.c.
“Il criterio di imputazione della responsabilità di cui all’art. 2051 c.c. non trova applicazione in confronto della P.A., proprietaria di autostrade come del concessionario, secondo quanto questa Corte ha più volte ritenuto, trattandosi di beni la cui estensione non consente una vigilanza ed un controllo idonei ad evitare l’insorgenza di cause di pericolo. Opera, invece, in base al disposto dell’art. 2043 c.c. il criterio di imputazione del neminem laedere, in forza del quale l’ente proprietario della strada, aperta al pubblico transito, è tenuto a far sì che essa non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, caratterizzata congiuntamente dall’elemento obiettivo della non visibilità e da quello soggettivo della non prevedibilità del pericolo”.
Cass. Civ., Sez. III, 1 febbraio 1998, n. 921
30/10/1997 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione della prescrizione – Eccezione in senso stretto – Regime processuale applicabile
“L’interruzione della prescrizione costituisce oggetto di una controeccezione, mirante a paralizzare l’eccezione avversaria; essa deve quindi essere eccepita dalla parte interessata nei modi di rito e a tempo debito, e la relativa questione non può essere dedotta per la prima volta in sede di legittimità”
Cassazione civ., Sez. lav., 25 ottobre 1997, n. 10526
25/05/1997 - Assicurazione - Mancato pagamento del premio - Clausola di regolazione del rischio - Obbligo di comunicazione degli elementi variabili da parte dell'assicurato - Inadempimento - Sospensione della garanzia assicurativa - Risoluzione del contratto.
Qualora, in un contratto di assicurazione, venga inserita una clausola di cosiddetta "regolazione del premio" (in virtù della quale l'assicurato è tenuto, oltre che al pagamento di un premio minimo da versarsi in via provvisoria ed anticipata, alla corresponsione di un maggior premio definitivo, alla scadenza di ciascun periodo assicurativo, in funzione di elementi variabili, da trasmettersi periodicamente all'assicuratore), la comunicazione degli elementi variabili in essa prevista integra una vera e propria obbligazione accessoria, rispetto a quella del pagamento del premio, derivando, da ciò, a carico dell'assicurato che invochi la copertura assicurativa, l'onere di fornire la prova di aver adempiuto anche alla detta obbligazione e, in difetto, la sospensione della garanzia assicurativa nonché la successiva, eventuale risoluzione del contratto. Non può, ex adverso rilevare, neppure sotto il profilo dell'esecuzione delle prestazioni contrattuali secondo buona fede, il mancato esercizio, da parte dell'assicuratore, della facoltà di sollecitare, all'assicurato, la trasmissione dei dati, concedendogli un ulteriore termine per tale comunicazione.
Cass. civ., sez. III, 23 maggio 1997, n. 4612
25/05/1997 - Strada aperta al pubblico – Cattiva manutenzione – Danni all’utente – Responsabilità dell’ente proprietario – Valutazione del pericolo
“La responsabilità dell’ente proprietario della strada aperta al pubblico transito per i danni subiti dall’utente a causa delle condizioni in cui viene tenuta la strada, sorge sul presupposto di una situazione di pericolo, duplicemente qualificata dalla non visibilità e non prevedibilità, quale espressione della violazione del principio del neminem laedere. La situazione di pericolo va accertata non in astratto ma in concreto, tenendo conto delle circostanze di tempo e di luogo nelle quali si verifica il sinistro”.
Cass. Civ., Sez. III, 24 Maggio 1997, n. 4632
01/05/1997 - Strada aperta al pubblico transito – Eliminazione di ogni situazione di pericolo – Obbligo dell’ente proprietario della strada – Poteri di accertamento del giudice di merito
“L’ente proprietario della strada aperta al pubblico transito è tenuto a mantenere la strada stessa in condizioni che non costituiscono per l’utente, il quale fa ragionevole affidamento nella sua apparente regolarità, una situazione di pericolo occulto (cd. insidia o trabocchetto)”. Inoltre: “Rientra nei poteri di accertamento discrezionale del giudice di merito l’indagine volta ad individuare la ricorrenza o meno della situazione di pericolo occulto e che detto accertamento si sottrae, se immune da vizi logici ed errori di diritto, al sindacato di legittimità”.
Cass. Civ., Sez. III, 28 aprile 1997, n. 3630
30/04/1997 - Assicurazione (contratto di) – Reticenze ed inesattezze del contraente in ordine al rischio – Conoscenza di esse, da parte dell'assicuratore, dopo il sinistro – Rimedi – Esclusione onere impugnazione
Se l’assicuratore è venuto a conoscenza delle dichiarazioni e delle reticenze dell’assicurato (art. 1892 c.c.) soltanto dopo il verificarsi del sinistro, può sia rifiutare il pagamento della somma assicurata in via di eccezione “inadimplenti non est adimplendum”, sia agire per l’accertamento di tale inadempimento dell’assicurato, senza bisogno di impugnare il contratto di assicurazione.
Cassazione civ., Sez. III, 24 marzo 1997, n. 2576
25/05/1996 - Strada comunale – Obblighi di manutenzione e custodia – Responsabilità dell’Ente ex art. 2051 c.c. – Sussistenza
“Dalla proprietà pubblica del Comune sulle strade poste all’interno dell’abitato (art. 16 lett. B della legge 20.03.1865 n. 2248, all. F) discende non solo l’obbligo dell’Ente alla manutenzione, come stabilito dall’art. 5 del R. D. 15.11.1923 n. 2056, ma anche quello della custodia con conseguente operatività, nei confronti dell’Ente stesso, della presunzione di responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c. qualora abbia omesso di vigilare al fine di impedire che terzi incaricati dell’esecuzione di lavori sui beni oggetto della detta proprietà vi procedessero in guisa tale da determinare danno ad altri…”, posto che “… permaneva a carico del comune l’obbligo della sorveglianza sotto il profilo dell’art. 2051 c.c. dato che la strada, aperta al transito pedonale e veicolare, rimaneva anche nell’orbita del potere di governo (custodia) del comune proprietario”.
Cass. Civ. , Sez. III, 21 maggio 1996, n. 4673
30/04/1994 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione della prescrizione – Eccezione in senso stretto – Eccepibilità in appello
“La deduzione della sussistenza di atti interruttivi della prescrizione di un credito del lavoratore, in replica alla relativa eccezione formulata dal datore di lavoro, si configura come una controeccezione assimilabile alle eccezioni in senso stretto, e quindi soggetta al regime delle preclusioni e decadenze previsto nel rito del lavoro dagli art. 415 e 437 c.p.c.; la parte interessata ha, quindi, l’onere di allegare tempestivamente l’interruzione della prescrizione fatta valere in primo grado, e, in caso di sua vittoria nel primo giudizio, di riproporre specificamente la controeccezione in appello, pena la presunzione di rinuncia”
Cassazione civ., Sez. lav., 28 Aprile 1994, n. 4094
30/08/1993 - Prescrizione civile – Eccezione di interruzione della prescrizione – Eccezione in senso stretto – Valenza probatoria dei documenti comprovanti il fatto interruttivo
“L’interruzione della prescrizione, formando oggetto di eccezione propria, in replica all’eccezione di prescrizione, deve essere fatta valere come tale dalla parte interessata e non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ancorché detta parte abbia prodotto documenti idonei a fornire la prova della medesima interruzione".
Cassazione civ., Sez. II, 26 Agosto 1993, n. 9014
15/08/1992 - Trattative di bonario componimento della lite – Riconoscimento di un credito illiquido –Idoneità a interrompere la prescrizione – Tutela della buona fede e dell’affidamento altrui
“Il riconoscimento di un credito illiquido, in sede di trattative per un componimento amichevole della vertenza, può avere effetto interruttivo della prescrizione della contrapposta posizione giuridica altrui, in quanto fonte di responsabilità corrispondente all’affidamento della controparte della parziale certazione oggettiva precedentemente avvenuta. […] occorre censurar[n]e quella indiscriminata, categorica generalizzazione che […] sterilizza[re] di conseguenze interruttive della prescrizione anche comportamenti che, nella buona fede e nell’affidamento, sono socialmente e civilmente espressivi proprio di riconoscimento […] del diritto altrui […]”.
Cassazione civ., Sez. III, 12 Agosto 1992, n. 9539
25/05/1992 - Assicurazione (contratto di) – Polizza incendio e furto – Omessa comunicazione di avvenuta trasformazione del veicolo – Annullabilità del contratto
“Nel caso di un'assicurazione contro il furto e l'incendio di un veicolo, ove sia taciuta una circostanza (nella specie la trasformazione del veicolo stesso in friggitoria-caffetteria) la quale sia, in via di normalità, idonea a dare luogo ad una maggiore probabilità del verificarsi dell'evento dannoso assicurato ed a produrre un'alterazione della rappresentazione del rischio reale rispetto a quello desumibile dalle dichiarazioni dell'assicurato, non può escludersi il ricorrere della causa di annullamento prevista dall'art. 1892 c.c.”
Cassazione civ., Sez. III, 22 maggio 1992, n. 6147
25/05/1992 - Assicurazione (contratto di) - Mancato pagamento del premio - Conseguenze - Azione giudiziaria per la riscossione del premio o delle rate scadute - Mancata proposizione da parte dell'assicuratore - Conseguenze.
“Nel contratto di assicurazione, il mancato pagamento del premio, o della prima rata di esso, determina, a norma del comma 1 dell'art. 1901 c.c., la sospensione immediata dell'efficacia del contratto, mentre, ove il pagamento sia effettuato e l'assicurazione, secondo le intese contrattuali, abbia avuto regolare corso per un certo periodo di tempo, il mancato pagamento delle rate successive costituisce inadempimento sopravvenuto e comporta l'applicabilità del comma 2 del citato art. 1901, per il quale l'assicurazione resta sospesa dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza. La protrazione dell'inadempienza dell'assicurato e la mancata proposizione da parte dell'assicuratore dell'azione giudiziaria per la riscossione, a norma del comma 3 dello stesso articolo, determinano ope legis la risoluzione del contratto, indipendentemente da iniziative od attività di parte”.
Cass. civ., sez. I, 22 maggio 1992, n. 6157
30/11/1990 - Assicurazione (contratto di) – Dichiarazione inesatte o reticenti del contraente in ordine al rischio – Onere dell’assicuratore di porre specifici quesiti sulle circostanze rilevanti
“Sono causa di annullamento del contratto di assicurazione, le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l'assicuratore non avrebbe dato il proprio consenso (o lo avrebbe dato a diverse condizioni) ove avesse conosciuto il vero stato delle cose: è dovere, peraltro, dell'assicuratore, di ridurre congruamente gli spazi di indeterminatezza delle circostanze alla conoscenza delle quali abbia interesse, considerato che la valutazione di quest'ultimo involge, di regola, apprezzamenti squisitamente soggettivi, riservati alla persona del titolare e dell'altro contraente non sempre compiutamente percepibili. (Nella specie, non facendosene menzione nel relativo questionario, i giudici di merito avevano ritenuto che fossero indifferenti, nell'assicurazione contro gli incendi stipulata da una società di persone, eventuali incendi, pregressi, in cui fossero rimaste coinvolte cose dei singoli soci o dei loro stretti congiunti. La S.C. ha ritenuto non illogica e, pertanto, incensurabile, la statuizione, sul punto)”.
Cassazione civ., Sez. I, 20 novembre 1990, n. 11206
30/10/1990 - Assicurazione (contratto di) - Clausola di regolazione del premio - Commisurazione del premio definitivo ad elementi variabili - Comunicazione di tali elementi - Obbligazione accessoria - Sospensione della garanzia assicurativa.
“Qualora in un contratto di assicurazione della responsabilità civile sia inserita una clausola di regolazione del premio in virtù della quale l'assicurato è tenuto, oltre al pagamento di un premio minimo fisso da versarsi in via provvisoria ed anticipata, ad un maggior premio definitivo alla scadenza di ciascun periodo assicurativo alla stregua di elementi variabili da comunicarsi all'assicuratore, la suddetta comunicazione configura una obbligazione accessoria rispetto a quella di pagamento del premio. Ne consegue che l'assicurato il quale invochi la copertura assicurativa è tenuto a fornire la prova di aver adempiuto anche detta obbligazione accessoria restando soggetto, in difetto, alla sospensione della garanzia medesima ai sensi dell'art. 1901 c.c., senza che possa rilevare il mancato esercizio della eventuale mera facoltà che nel contratto sia stata attribuita allo assicuratore di concedere un ulteriore termine per quella comunicazione”.
Cass. civ., sez. II, 30 ottobre 1990, n. 10527
30/09/1990 - Strada aperta al pubblico – Lavori in corso – Insidia – Obiettiva invisibilità del pericolo – Responsabilità della P.A. ex art. 2043 c.c.
“La consapevolezza dell’esistenza di un pericolo e della sua natura non fa venir necessariamente meno l’estremo dell’imprevedibilità proprio dell’insidia, giacché non esclude che, in concreto, appunto per il carattere obiettivo dell’invisibilità, insito nel trabocchetto, possa determinarsi in chi è conscio del pericolo una rappresentazione dei luoghi diversa da quella reale, con conseguente errore circa l’esatta ubicazione del punto pericoloso”.
Cass. Civ., sez. I, 25 settembre 1990, n. 9702
30/07/1990 - Assicurazione (contratto di) - Dichiarazioni del contraente in ordine al rischio - Reticenze ed inesattezze - Oneri dell’assicuratore e del giudice
“In tema di dichiarazioni inesatte dell’assicurato, agli effetti di cui all’art. 1892 c.c., spetta all’assicuratore l’onere di provare l’inesattezza delle dette dichiarazioni, nonché il dolo o la colpa grave del contraente che le ha rese, mentre è compito del giudice valutare, in via ipotetica quale incidenza le circostanze taciute avrebbero potuto avere sulla prestazione del consenso da parte dell’assicuratore”.
Cassazione civ., Sez. III, 21 luglio 1990, n. 7456
30/10/1980 - Assicurazione (contratto di) – Dichiarazioni del contraente in ordine al rischio – Mancata richiesta di alcune informazioni essenziali – Valutazione della condotta dell’assicuratore
“In tema di assicurazione contro i danni, qualora l'impresa assicuratrice abbia chiesto ed ottenuto dall'assicurato, con apposito questionario, specifiche informazioni sulle circostanze afferenti il rischio dedotto in contratto, la mancata inclusione, fra i quesiti così formulati, di determinati profili di fatto evidenzia un atteggiamento d'indifferenza dell'assicuratore medesimo, nel senso di estraneità dei profili stessi all'ambito del proprio interesse di conoscenza, valutabile al fine dell'esclusione a carico dell'assicurato che li abbia taciuti di un comportamento reticente, secondo la previsione degli art. 1892 e 1893 c.c. (Nella specie, vertevasi in materia di assicurazione contro gli incendi di un opificio industriale, ed il silenzio dell'assicurato riguardava il mancato conseguimento del nulla osta dei vigili del fuoco, ai sensi degli art. 36 e 37 D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547)”.
Cassazione civ., Sez. I, 21 ottobre 1980, n. 5638
Convezione CARD – Costituzione in giudizio della gestionaria - Legittimità
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References: art. 139
 sentenza 
 art. 139
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 art. 139
 art. 139
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 art. 16
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 sentenza 
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 art. 5
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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 art. 1227
 sentenza 
 Art. 1268
 art. 2051
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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Cass. 
 sentenza 
 art. 2043
 art. 1218
 Sentenza 

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Cass. 
 sentenza 
 art. 3

Cass. 

Cass. 

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Cass. 

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Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 art. 2043
 art. 2059

Cass. 
 art. 1341

Cass. 

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 art. 1227

Cass. 

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 art. 2059
 Art. 2059
 art. 32
 art. 2059
 art. 2059

Cass. 
 art. 1892
 art. 2043
 art. 1892
 sentenza 
 art. 2
 art. 2051
 art. 2059
 art. 2059
 art. 2043
 art. 2727

Cass. 

Cass. 
 art. 1460

Cass. 
 art. 2943
 art. 1176

Cass. 
 art. 2054
 art. 1176

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 2043

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 2051

Cass. 
 art. 415
 art. 1901

Cass. 

Cass. 
 art. 2043

Cass. 
 art. 1892
 art. 36
 sentenza 
 Art. 2953
 sentenza 
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