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Timestamp: 2019-02-18 04:04:57+00:00

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giugno « 2012 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
16giu/120
di Rita Polo*
15 giugno 2012 @ 17:38
Il provvedimento ha stabilito che la Regione debba prendere in considerazione quale capacità economica – per i piani personalizzatiderivanti dalla Legge 162/98 – il solo reddito del beneficiario, cioè della persona con disabilità. Il TAR della Sardegna ha confermato quindi quanto era stato già stabilito dalla propria Ordinanza Sospensiva 61/12 e successivamente dal Consiglio di Stato (Ordinanza1632/12), il quale aveva respinto l’appello della Giunta Regionale contro la precedente Sospensiva: una sorta di “match” finito 3-0 per le famiglie, dunque, ma approfondire ci può aiutare a capire meglio come i diritti possano realmente diventare esigibili.
In sostanza, il Collegio dei Giudici – accogliendo l’istanza dei ricorrenti – sancisce che per l’eventuale riduzione del finanziamento concesso, ci si deve riferire al reddito del solo assistito e annulla la parte della Delibera della Giunta Regionale Sarda [n. 46/50, N.d.R.] che aveva previsto il riferimento all’“ISEE familiare” [l’ISEE è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.], ribadendo in tal modo il principio del diritto “individuale” e della dignità intrinseca della persona alla piena inclusione e partecipazione, secondo le finalità di equità e di non discriminazione. E lo fa “tecnicamente”, riportando per intero – in quanto lo considera utile - il comma 2-ter del Decreto Legislativo 109/98, che motiva il senso profondo di tale criterio speciale, “più favorevole” nel determinare la compartecipazione al costo dei servizi da parte delle persone con disabilità grave, esprimendo il dovere dello Stato di realizzare l’inclusione (e non l’istituzionalizzazione), «al fine di favorire la permanenza dell’assistito nel nucleo familiare di appartenenza».
E ancora, viene confermato dai Giudici Amministrativi sardi che l’“area grigia” fra ciò che è sanitario e ciò che è socio-assistenziale non è poi cosi grigia per la legge, come sostengono avvocati di fama nazionale fra cui ad esempio Francesco Trebeschi di Brescia. Ciò che si riferisce infatti alle persone con disabilità grave (ai sensi della Legge104/92) è per sua caratteristica (della persona e non del “servizio”) sociosanitario, nel senso che la differenza fra ciò che è sociosanitario e ciò che è socio-assistenziale è insussistente, inconsistente, vista dalla parte dei diritti, dei pronunciamenti del Consiglio di Stato e financo della Corte Costituzionale.
Voglio ricordare in tal senso l’impegno della LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che è la componente lombarda della FISH) e dell’ANFFAS di Brescia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), con i loro “avvocati apripista”, come Getano De Luca e il già citato Francesco Trebeschi, ma anche l’azione di formazione per le pubbliche amministrazioni di consulenti giuridici con l’ottica “costituzionalista” dei diritti umani, come Carlo Giacobini, direttore editoriale di questo sito e responsabile del Servizio HandeyLex.org (in questo ultimo si legga anche un interessante contributo di Massimiliano Gioncada); la competenza sui vari temi e l’impegno dell’avvocato Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della FISH; l’azione instancabile al Sud e in Sicilia di associazioni e avvocati esperti come Francesco Marcellino; e l’impegno di tutto il movimento “dal basso”, a partire da quello storico di Germano Tosi e del gruppo di ENIL(European Network for Independent Living) per la Vita Indipendente.
Questo faticoso e articolato processo di esercizio dei diritti – che passa anche per i tribunali, ottenendo i risultati di cui si è detto nell’orientamento della giurisprudenza – sta ulteriormente rafforzando la nostra consapevolezza e visione, il nostroempowerment, l’esercizio del diritto umano delle persone con disabilità alla piena partecipazione e all’inclusione come persone, in famiglia e nella società.
Ora, su invito della Regione che deve ottemperare alla Sentenza in oggetto (e alla Legge), stiamo provvedendo – famiglie e persone con disabilità – a portare ai Comuni l’ISEE personale, “di prestazione”. Nella dicitura leggiamo esattamente: «Prestazione sociale agevolata richiesta per (ad esempio) servizi socio sanitari domiciliari, L.162/98…». Dal canto loro i CAAF[Centri Autorizzati Assistenza Fiscale, N.d.R.] hanno recepito la novità, non senza alcune difficoltà iniziali, e rilasciano appunto gli “estratti” dall’ISEE relativo al nucleo familiare e i documenti che attestano il “solo reddito” dell’assistito, come richiesto dal Decreto Legislativo 109/98 e dalla Sentenza 475/12 del TAR della Sardegna. Facciamo due esempi pratici.
Primo caso: l’ISEE personale del richiedente nel caso che, in un nucleo familiare, sia il figlio con disabilità grave (dunque a carico), viene rappresentato con l’ISEE “di prestazione” (“estratto” dall’ISEE), che vede il coefficiente della scala di equivalenza per il solo soggetto con disabilità (x1,5); mentre, secondo caso, se la persona richiedente con disabilità grave ha egli stesso a carico altre persone nel nucleo familiare (ad esempio se è il genitore), il paramento da moltiplicare terrà conto di coloro che sono nel suo nucleo a carico (x 1,5 +… n…tot ), che in pratica incidono sul suo reddito personale, “pesando” concretamente, fiscalmente su di esso (per informazioni o quesiti specifici su quanto detto, scrivere comunque acomitatofamiglie162@gmail.com).
URL di questo articolo: http://www.superando.it/2012/06/15/sardegna-gli-effetti-pratici-di-quella-sentenza/
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15giu/120
Bene per le famiglie, meno per la qualita’ dell’inclusione
14 giugno 2012 @ 12:56
Com’era prevedibile, dopo la prima sentenza di inizio marzo [Sentenza n. 2199/12, N.d.R.], il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ne ha emesso nei giorni scorsi una seconda (Sentenza n. 5123/12), accogliendo il ricorso collettivo – promosso come il precedente dal Coordinamento Scuole Elementari di Roma – presentato da quarantuno famiglie di alunni certificati con grave disabilità, concedendo a tutti loro il rapporto dell’insegnante di sostegno in deroga 1 a 1.
Si tratta di un provvedimento interessante, perchè consolida un orientamento delle famiglie volto a risparmiare rispetto ai ricorsi singoli ed è anche interessante perché pone il Ministero non più di fronte a singoli obblighi di adeguamento del numero di ore di sostegno, ma a obblighi collettivi di svariate decine di ricorrenti che potrebbero diventare svariate centinaia e alcune migliaia anche nel giro di pochi mesi.
Il Ministero stesso è stato condannato a pagare 2.000 euro globali di spesa, ma avrebbe potuto pagare molto di più se i ricorrenti – per accorciare i termini – non avessero rinunciato al risarcimento dei danni patrimoniali e non, ormai riconosciuti da una costante giurisprudenza relativa ai ricorsi singoli.
Ovviamente la Sentenza, intervenuta al termine delle lezioni, non verrà eseguita per il corrente anno scolastico, ma come espressamente detto nel dispositivo, dovrà essere applicata a partire dal nuovo anno scolastico. Ciò contrasta – forse in considerazione della data della pronuncia – con quanto stabilito dalla Sentenza 2231/10 del Consiglio di Stato, secondo cui le decisioni sul sostegno valgono solo per l’anno in corso.
Il provvedimento costituisce indubbiamente un vantaggio per le famiglie. E tuttavia, ai fini della qualità dell’inclusione scolastica, esso suscita più di qualche perplessità. Vediamo quali qui di seguito.
1. È stato riconosciuto il massimo delle ore di sostegno a tutti i quarantuno ricorrenti. Non è detto, nella Sentenza, se sia stata analizzata la situazione di ciascuno per verificare se “la specificità del deficit” richiedesse necessariamente il massimo delle ore di sostegno, verifica, questa, richiesta invece dalla Sentenza 80/10 della Corte Costituzionale e dalla successiviva già citata Sentenza 2231/10 del Consiglio di Stato.
2. Una sentenza “di massa”, che ribadisce l’obbligo del Ministero di assegnare in tutti i casi di gravità il massimo delle ore di sostegno, rinforza nell’opinione pubblica laconvinzione che il sostegno – se non l’unica – sia certamente la principale risorsa per l’inclusione scolastica; e ciò è in aperto contrasto con la logica originaria dell’inclusione stessa che puntava invece – come risorsa primaria – sulla presa in carico dei docenti curricolari, sia pure affiancati dai colleghi specializzati.
3. Fino a quando il Ministero, come è stato più volte detto in questo sito, non emanerà e applicherà delle norme sulla formazione iniziale e sull’obbligo di formazione in servizio dei docenti curricolari in tema di inclusione scolastica, questo tipo di Sentenze si moltiplicherà, determinando a carico dell’erario una spesa maggiore di quella per l’aggiornamento obbligatorio e un tradimento della cultura stessa dell’inclusione scolastica.
URL di questo articolo: http://www.superando.it/2012/06/14/bene-per-le-famiglie-meno-per-la-qualita-dellinclusione/
9giu/120
Malformazioni uro-anorettali: tutto cio’ che e’ bene sapere
Ricerca genetica, cellule staminali, ingegneria tissutale, epidemiologia, chirurgia, ma anche supporto psicologico e alla sessualità: saranno davvero numerosi gli argomenti toccati durante l'incontro tra famiglie ed esperti, dedicato alle malformazioni uro-anorettali, organizzato per il 10 giugno a Roma dall'AIMAR (Associazione Italiana Malformazioni Anorettali)
L'immagine scelta dall'AIMAR per la locandina dell'incontro di RomaMalattie rare caratterizzate da un incompleto sviluppo dell'intestino, con la relativa compromissione dell'apparato urologico, vescicale e muscolare, le malformazioni uro-anorettali si associano spesso ad altre malformazioni al cuore, all'esofago, ai reni, agli arti inferiori o superiori. Esse colpiscono principalmente la funzione intestinale, rendendo il paziente incontinente fecale e a volte urinario. Talora, poi, risulta compromesso anche l'apparato genitale del malato e quindi pure la sua vita sessuale. Durante il primo anno di vita, sono previsti tre successivi interventi chirurgici, ma la correzione della malformazione non porta mai alla cosiddetta "normalità".
Ad occuparsi del problema, nel nostro Paese, vi è l'AIMAR (Associazione Italiana Malformazioni Anorettali), nata nel 1994 e composta attualmente da circa seicento soci residenti in tutta Italia, che per domenica 10 giugno ha organizzato a Roma (Aula Bianchi Bandinelli della Facoltà di Medicina e Psicologia dell'Università La Sapienza, Via Antonio Scarpa, 16, ore 9.30) unIncontro con gli esperti di malformazioni uro-anorettali, dedicato per lo più ai genitori e alle famiglie.
«Proprio per dare aiuto e speranza alle famiglie - spiega infatti Dalia Aminoff, presidente dell'AIMAR - vogliamo con questo convegno parlare di tali patologie, considerando diversi campi di indagine scientifica: la ricerca genetica, le cellule staminali e l'ingegneria tissutale, l'epidemiologia e la chirurgia». Una sessione dei lavori, inoltre, sarà dedicata al supporto psicologico e alla sessualità nei casi specifici di malformazione agli organi genitali.
Argomenti importanti e di forte attualità, quindi, trattati dai maggiori esperti mondiali provenienti da Italia, Olanda e Stati Uniti. «L'incontro di Roma - aggiunge Aminoff - rappresenterà pertanto un momento di confronto tra pazienti e comunità scientifica, per meglio assistere il malato e contribuire alla diffusione di informazioni utili al management della persona con malformazioni uro-anorettali». (S.B.)
Il programma completo dell'incontro è disponibile cliccando qui. Per ulteriori informazioni: aimar@aimar.eu.
Ultimo aggiornamento (venerdì 08 giugno 2012 18:14)

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