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Timestamp: 2019-10-21 23:09:04+00:00

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mirko buonasperanza – Indottriniamoci
Laureato in giurisprudenza all'Università degli Studi di Milano -Bicocca, svolgo la pratica forense in uno studio legale di diritto penale e il tirocinio presso il Tribunale di Milano.
Cassazione: reato di affidamento illegittimo del figlio anche se non vie è alcun compenso.
Affinché si configuri il reato non è richiesto che chi affida il bambino a terzi riceva un compenso, quanto piuttosto che chi lo riceve sia disposto a pagare per soddisfare il proprio desiderio di genitorialità.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2173 del 2019, ha respinto il ricorso di una madre condannata per il reato di affidamento illegittimo del proprio figlio ceduto a una coppia senza ricevere alcun compenso (corrisposto invece al ginecologo).
La Corte precisa che, affinché si configuri il reato di cui all’art. 71 della legge n. 184 del 1983, non è richiesto che chi affida il bambino a terzi in via definitiva o stabile riceva un compenso, quanto piuttosto che chi lo riceve sia disposto a pagare per soddisfare il proprio desiderio di genitorialità. La ratio della norma infatti è di tutelare l’interesse del bambino ad un affidamento legittimo all’interno di una regolare procedura di adozione.
La Cassazione condivide le valutazioni del giudice di primo grado (confermate anche dalla Corte d’Appello) sulla responsabilità dell’imputata per aver preso parte all’accordo con il ginecologo che le aveva promesso l’affidamento di un nascituro dietro il riconoscimento di 20.500 euro con l’intesa di modificare successivamente lo stato di nascita dello stesso.
Il giorno del parto l’accordo si concretizzava con la consegna del neonato all’imputata (ed al marito di lei, coimputato nel processo) e con il pagamento della somma di 20.500 al ginecologo. Non veniva compiuta però l’alterazione dello stato di nascita a causa di un contrattempo che impediva al medico di falsificare le carte inviate dall’ ospedale al Comune. La partoriente veniva quindi ritenuta colpevole, a titolo di concorso nel delitto previsto dall’art. 71 della legge n. 184 del 1983, “per essersi prestata consapevolmente alla consegna del proprio figlio alla coppia“.
La madre naturale ricorreva quindi in Cassazione, ritenendo che la sua condotta non integrasse il reato de quo: l’affido infatti era avvenuto al di fuori di un procedimento di adozione (piuttosto un affidamento di fatto) e senza il riconoscimento di un corrispettivo in denaro (versato dalla coppia solo al ginecologo). In assenza di un profitto in denaro, secondo la ricorrente, mancherebbe “l’ulteriore elemento della cessione del minore verso un corrispettivo economico che sarebbe necessario per integrare il delitto in esame“.
L’imputata contestava inoltre quanto affermato dalla Corte d’Appello, secondo la quale la stessa avrebbe partecipato consapevolmente alla consegna del figlio dietro corrispettivo: tale conclusione sarebbe il frutto di una lettura errata delle risultanze probatorie, visto che la stessa non solo non conosceva la coppia a cui il nascituro sarebbe stato affidato, ma non era a conoscenza neppure del fatto che questa avrebbe dovuto versare la somma concordata al proprio ginecologo.
La Cassazione però, con la sentenza in oggetto, rigetta il ricorso della giovane donna in quanto “si ritiene infondata la questione di diritto dedotta in relazione alla fattispecie di reato prevista dall’art 71 legge n. 184/1983. Il predetto delitto non richiede affatto che l’affidamento illegale del minore sia avvenuto nell’ambito di una procedura formale di adozione, né è richiesto per colui che affida il minore la previsione di un compenso economico come corrispettivo della consegna del minore stesso, essendo tale compenso previsto solo come condizione di punibilità per colui che “riceve” il minore in illecito affidamento“.
Al fine della integrazione del reato è richiesto, quindi, non che il compenso venga ricevuto da chi dà in affido il bambino, ma che venga corrisposto da chi riceve il nascituro in affido in via stabile. La ratio dell’art. 71 della legge n. 184 del 1983 è uniforme nella giurisprudenza di legittimità: chi affida illegittimamente il minore viola sempre l’interesse dello stesso ad un affidamento nel rispetto di tutte le condizioni poste a sua tutela (stabilità della coppia affidataria, maturità e capacità educativa della stessa, ecc.); chi lo riceve è punito, invece, solo se ha pagato, evidentemente perché non si è ritenuto meritevole di pena colui che lo riceve per appagare un desiderio naturale di genitorialità, senza ricorso a strumenti corruttivi.
Autore mirko buonasperanzaScritto il 18 febbraio 2019 Categorie Diritto penale,Politica interna,Senza categoriaLeave a comment on Cassazione: reato di affidamento illegittimo del figlio anche se non vie è alcun compenso.
BLOCCO STRADALE: IL REATO REDIVIVO
Il decreto sicurezza ha reso nuovamente reato il blocco stradale.
Il Decreto Legge n. 113 del 2018 (cd. decreto sicurezza), convertito in legge a fine anno, è un provvedimento che introduce molte novità in diverse materie. Tra le tante novità, vi è una modifica al D.lgs. 22 gennaio 1948, n. 66 che si occupa delle “Norme per assicurare la libera circolazione sulle strade ferrate ed ordinarie e la libera navigazione” e che reintroduce il reato di blocco stradale.
Il decreto sicurezza, variando l’art. 1 del predetto d.lgs., ha reso nuovamente reato il blocco stradale (oltre al già previsto blocco di strada ferrata) fatta eccezione per quello su una strada ordinaria attuato mediante ostruzione con il proprio corpo.
La fattispecie era stata depenalizzata dal D.lgs. n. 507 del 1999; prima dell’intervento del decreto sicurezza, la pena detentiva era solo nei confronti dei blocchi di ferrovie o relativamente alla navigazione.
Commetteva reato chiunque, “al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, deponeva o abbandonava congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ferrata, nonché coloro che facevano lo stesso in una zona portuale o nelle acque di fiumi, canali o laghi al fine di ostacolare la libera navigazione o comunque realizzando ostruzione o ingombro”.
A seguito dell’intervento del decreto sicurezza, invece, la reclusione da uno a sei anni è la pena che rischia chi, “al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, colloca o abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ordinaria o ferrata o comunque ostruisce o ingombra una strada ordinaria o ferrata“.
La pena è raddoppiata, da 2 a 12 anni, se il fatto è “commesso da più persone, anche non riunite, ovvero se è commesso usando violenza o minaccia alle persone o violenza sulle cose”.
Lo stesso decreto sicurezza, tuttavia, ha previsto che facciano eccezione i casi previsti dall’art. 1 bis (aggiunto al D.lgs. 66 del 1948): sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.000 a 4.000 euro coloro che “impediscono la libera circolazione su strada ordinaria, ostruendo la stessa con il proprio corpo”. La medesima sanzione si applica ai promotori e agli organizzatori.
Autore mirko buonasperanzaScritto il 14 gennaio 2019 Categorie Diritto penale,Senza categoriaLeave a comment on BLOCCO STRADALE: IL REATO REDIVIVO
Ddl Anticorruzione: primo via libera dalla Camera
Primo via libera per il “Ddl Anticorruzione” che passa alla Camera con 288 voti a favore, 143 contrari e 12 astenuti.
Il testo, che passerà ora all’esame del Senato, prevede i seguenti contenuti:
Ddl Spazzacorrotti
Il cosiddetto disegno di legge “spazza corrotti” mira a contrastare i reati contro la pubblica amministrazione e quelli inerenti la trasparenza di partiti e movimenti politici ma contiene anche la riforma della prescrizione.
Le misure adottate dalla Camera vanno dal rafforzamento delle pene accessorie previste per i reati contro la p.a. ai meccanismi di trasparenza per finanziamenti a partiti, fondazioni e associazioni politiche.
Vengono inasprite le pene accessorie nei reati contro la p.a. introducendo, in caso di condanna per alcuni reati, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero il c.d. “Daspo“, misura ispirata al divieto di ingresso allo stadio per i tifosi violenti.
La modifica all’art. 317 bis c.p., stabilisce anche la sanzione accessoria dell‘incapacità in perpetuo di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio.
Nel caso la pena inflitta sia la reclusione per un tempo non superiore a due anni o qualora dovesse ricorrere la circostanza attenuante prevista dall’articolo 323 bis co.1, c.p. (fatti di particolare tenuità), l’interdizione e il divieto temporanei avranno durata non inferiore a cinque anni né superiore a sette anni.
Saranno inoltre ridotte le sanzioni (durata non inferiore a un anno né superiore a cinque) anche nei confronti di chi si sia “efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati per l’individuazione degli altri responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite”.
La riabilitazione sarà possibile decorso un termine non inferiore a sette anni dalla espiazione. La pena accessoria perpetua sarà dichiarata estinta qualora il condannato abbia “dato prove effettive e costanti di buona condotta”.
Pentiti in casi di corruzione
Viene introdotta la figura del “pentito” attraverso una norma ad hoc nel codice penale (art. 323 ter) in cui viene cristallizzata la causa di non punibilità in caso di autodenuncia del reo. “Non è punibile colui che, prima dell’iscrizione a suo carico della notizia di reato nel registro degli indagati e, in ogni caso, entro sei mesi dalla commissione del fatto, lo denuncia volontariamente e fornisce indicazioni utili per assicurare la prova del reato e per individuare gli altri responsabili”.
La non punibilità del pubblico ufficiale, dell’incaricato di un pubblico servizio o del trafficante di influenze illecite è subordinata alla “messa a disposizione dell’utilità percepita o, in caso di impossibilità, di una somma di denaro di valore equivalente ovvero all’indicazione di elementi utili a individuarne il beneficiario effettivo, entro il medesimo termine di cui sopra”.
Dal primo gennaio 2020 viene sospeso il corso della prescrizione della data di pronuncia della sentenza di primo grado (sia di condanna che di assoluzione).
Il primo comma dell’art. 158 c.p. verrà riformulato nel seguente modo: “Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione“.
Il secondo comma dell’art. 159 c.p., prevedrà invece che: “Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna“.
Nuovo reato di peculato
La modifica approvata incide sull’art. 323 c.p. (Abuso d’ufficio), ridefinendo il peculato e ammorbidendo le pene.
Il nuovo comma introdotto in sede di emendamento prevede che: “la pena non può essere inferiore a due anni se il fatto del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio consiste nella appropriazione mediante distrazione di somme di denaro o di altra cosa mobile altrui delle quali ha il possesso o comunque l’autonoma disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, nell’ambito di un procedimento disciplinato da legge o regolamento che appartenga alla sua competenza“.
Viene estensa anche al contrasto di alcuni reati contro la p.a., tra cui la corruzione, la possibilità di avvalersi delle operazioni di polizia sotto copertura.
Si esclude, di conseguenza, la punibilità degli ufficiali di P.G. che, al solo fine di acquisire elementi di prova, tengano condotte che costituirebbero reato.
Maggiore trasparenza e controlli per i partiti politici
Partiti e movimenti politici avranno l’obbligo di rendicontazione di contributi e prestazioni ricevute il cui valore superi i 500 euro. Basterà invece rilasciare una ricevuta in caso di contributi occasionalmente corrisposti nel corso di manifestazioni ed eventi politici pubblici, di importo inferiore a 500 euro.
Sarà vietato, invece, ricevere contributi, prestazioni gratuite o altre forme di sostegno a carattere patrimoniale, in qualsiasi modo erogati, da parte di persone fisiche o enti che vogliano rimanere anonimi, dichiarandosi contrari alla pubblicità dei relativi dati.
Vietato, anche, ricevere contributi provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri, da persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero e da persone fisiche maggiorenni non iscritte nelle liste elettorali o private del diritto di voto.
In occasione delle competizioni elettorali di qualunque genere i partiti e i movimenti politici avranno l’obbligo di pubblicare nel proprio sito internet istituzionale il curriculum vitae dei loro candidati e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziario non oltre venti giorni prima della data fissata per la consultazione elettorale.
Autore mirko buonasperanzaScritto il 26 novembre 2018 Categorie Diritto penale,Diritto Processuale Penale,Politica interna,Prescrizione,Senza categoriaLeave a comment on Ddl Anticorruzione: primo via libera dalla Camera
Processo penale: novità sulla telematizzazione
Dall’inizio del prossimo anno partirà la telematizzazione del processo penale.
Dall’inizio del prossimo anno partirà la telematizzazione del processo penale. L’avviso di deposito della sentenza dovrà avvenire infatti obbligatoriamente in forma digitale.
il Ministero della Giustizia ha comunicato in una nota che, con l’installazione ultimata su tutti i server distrettuali dei moduli aggiornati del Registro Generale Web, “sarà possibile rispettare la disposizione secondo cui dal 1° gennaio prossimo l’avviso di deposito della sentenza dal Tribunale alla Procura generale debba avvenire obbligatoriamente via web“.
Ciò comporterà come vantaggio una forte diminuzione dei tempi di passaggio tra i due uffici, evitando inoltre il consumo di carta, la compilazione manuale dei registri ed il trasferimento fisico dei fascicoli.
Questo servizio telematico, “a lungo richiesto soprattutto dai dipendenti che operano nelle cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, è stato reso possibile grazie all’installazione sui server distrettuali di nuovo moduli del Sistema Informativo della Cognizione Penale“, continua la nota.
Più specificamente è previsto che il Tribunale potrà inviare tramite il Registro della Cognizione Penale l’avviso di deposito della sentenza alla Procura Generale, allegandovi obbligatoriamente la sentenza scansionata.
“Si tratta di una necessaria rivoluzione telematica che produrrà chiari vantaggi per tutti: amministrazione della giustizia, operatori e soprattutto cittadini“, garantiscono dal Ministero.
Per la Procura Generale i benefici saranno “ancora più consistenti: utilizzando i nuovi moduli, infatti, i magistrati potranno gestire, accedendo alla loro consolle, il calcolo della scadenza dei termini per l’impugnazione“.
Autore mirko buonasperanzaScritto il 12 novembre 2018 Categorie Diritto penale,Diritto Processuale Penale,informatica giuridica,Politica interna,Senza categoriaLeave a comment on Processo penale: novità sulla telematizzazione
Autorizzato l’accesso ai dati telefonici personali anche nei reati non gravi
La Corte di giustizia Ue ha precisando che è indispensabile che un accesso non determini una grave limitazione della vita privata dell’interessato.
La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha recentemente statuito che gli organi di polizia giudiziaria possono accedere ai dati personali gestiti dai fornitori di servizi di telefonia anche in caso di reati non gravi.
La sentenza C-207/16, del 2 ottobre 2018, fa rilevare che l’ingerenza nei diritti che ne consegue non è infatti tale da dover imporre una limitazione dell’accesso a tali dati, nell’ambito della prevenzione, della ricerca, dell’accertamento e del perseguimento dei reati, alla lotta contro la sola criminalità grave.
Ad ogni modo, presupposto fondamentale per rendere l’accesso legittimo anche per i reati non gravi, sarebbe che l’accesso medesimo non deve determinare un’ingerenza grave nella vita privata dell’interessato.
Nella fattispecie concreta esaminata dalla Corte i dati, oggetto delle indagini poste in essere dalle autorità di polizia spagnole, permettevano di mettere in relazione alcune carte SIM (attivate con un cellulare rubato) con l’identità del titolare di tali carte, in un dato arco temporale.
Non era invece possibile, senza una verifica incrociata, conoscere data, ora, durata, luogo o destinatari delle comunicazioni effettuate. Questi dati, quindi, non permettevano di trarre delle conclusioni precise sulla vita privata dei soggetti interessati e il loro esame non poteva essere considerato come una grave violazione dei diritti fondamentali.
Per la Corte di Lussemburgo, tenuto conto delle esigenze di accertamento e repressione dei reati, quella operazione non costituiva un atto contrastante con l’articolo 15, par. 1, della direttiva 2002/58/CE relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche.
Autore mirko buonasperanzaScritto il 8 ottobre 2018 7 ottobre 2018 Categorie diritto internazionale,Diritto penale,Diritto Processuale PenaleLeave a comment on Autorizzato l’accesso ai dati telefonici personali anche nei reati non gravi
APPROVATI I DECRETI ATTUATIVI ALLA RIFORMA ORLANDO
Il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti attuativi della Riforma Orlando.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, il 27 settembre scorso, cinque decreti attuativi della cosiddetta Riforma Orlando del 2017 i quali introducono importanti novità in cinque materie dell’ordinamento penale.
In questo campo vengono riformate l’assistenza sanitaria col fine di garantire prestazioni tempestive e appropriate e vengono semplificati i procedimenti per le decisioni di competenza del magistrato e del Tribunale di Sorveglianza nell’ottica di una complessiva accelerazione. Specifiche disposizioni sono poi poste a presidio del principio all’imparzialità dell’amministrazione al fine di combattere le discriminazioni all’interno delle strutture, in particolar modo quelle di genere e basate sull’orientamento sessuale dei detenuti.
Vita detentiva e lavoro penitenziario
Obiettivo principale è quello di incrementare le attività di lavoro retribuito (all’interno e all’esterno delle carceri) e di incentivare il volontariato e il reinserimento sociale dei reclusi.
Altre norme cercano di migliorare la vita carceraria, prevedendo la responsabilizzazione dei detenuti e la massima conformità della vita all’interno delle strutture penitenziarie alle norme nazionali ed internazionali.
Il casellario giudiziale è stato adeguato alle più recenti modifiche in materia di diritto penale, diritto processuale penale e privacy (specie il Regolamento europeo approvato ad aprile 2018) nell’ottica di rendere il procedimento più semplice e gli adempimenti amministrativi più rapidi.
Il quarto decreto si occupa, invece, delle spese per le operazioni di intercettazione. In particolare, anche per velocizzare le operazioni di pagamento, la competenza ad emettere il decreto di liquidazione delle predette spese viene affidata al magistrato dell’ufficio del pubblico ministero che ha eseguito o richiesto l’autorizzazione a disporre le intercettazioni.
Da ultimo l’attuazione della riforma penale predispone una nuova disciplina in materia di esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni e dei giovani adulti (ovvero i minori di 25 anni).
Tenuto conto del particolare percorso educativo e di reinserimento sociale necessario per tali soggetti, il provvedimento riforma le misure penali di comunità puntando ancora di più sull’individualizzazione del trattamento penitenziario.
La detenzione viene quindi disposta solo come extrema ratio ossia quando le esigenze di sicurezza e quelle sanzionatorie non riescono ad essere ben conciliate con le istanze pedagogiche.
Autore mirko buonasperanzaScritto il 1 ottobre 2018 Categorie Diritto penale,diritto penitenziario,Diritto Processuale Penale,Politica interna,Senza categoriaLeave a comment on APPROVATI I DECRETI ATTUATIVI ALLA RIFORMA ORLANDO
Il Consiglio dei ministri approva il Decreto Sicurezza
Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto legge Salvini, un provvedimento che accorpa due precedenti bozze di decreti, su sicurezza e immigrazione.
Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto legge Salvini, un provvedimento che accorpa due precedenti bozze di decreti, su sicurezza e immigrazione, a cui da settimane lavora il ministro dell’Interno.
Negli ultimi giorni il testo era stato oggetto di ripensamenti dovuti a dubbi di costituzionalità anche se oggi, durante la conferenza stampa di presentazione, il Presidente Conte ha affermato che: “In un quadro di assoluta garanzia dei diritti delle persone e dei Trattati, andiamo a operare una revisione per una disciplina più efficace” cercando di rassicurare chi esprimeva preoccupazione che le misure approntate dal Governo fossero lesive dei diritti dei migranti.
L’obiettivo fissato dall’esecutivo, attraverso una riorganizzazione normativa, è quello di adeguare l’intero sistema di riconoscimento della protezione internazionale agli standard europei eliminando quelli che sono stati dichiarati come “disallineamenti significativi” rispetto agli altri Paesi dell’Unione.
Gli aspetti che destavano maggior criticità sono lo stop ai permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o cure mediche, il raddoppio da 3 a 6 mesi dei tempi di trattenimento nei Centri per i rimpatri nonché l’aumento dei reati per cui si revoca lo status di rifugiato e i progetti di integrazione sociali riservati a titolari di protezione e minori non accompagnati.
Si otterrebbe così una attenuazione dei diritti che potrebbe contrastare con le tutele previste dalla Costituzione e dalla Corte Costituzionale, che più volte ha ribadito che i diritti riguardano tutti.
Nel decreto sono presenti anche nuove misure contro le occupazioni abusive di immobili: viene previsto infatti un inasprimento delle sanzioni nei confronti di coloro che promuovano o organizzino l’invasione di terreni ed edifici. Le pene e le sanzioni pecuniarie verranno raddoppiate arrivando fino a 4 anni di reclusione e una multa da 206 ai 2.064 euro a carico dei promotori e di coloro che abbiano compiuto il fatto armati. Verrà anche ampliata la possibilità di utilizzo dello strumento delle intercettazioni telefoniche a carico degli indagati per reati di questo tipo.
Autore mirko buonasperanzaScritto il 24 settembre 2018 Categorie diritto internazionale,Diritto penale,Politica interna,Senza categoria,Sicurezza NazionaleLeave a comment on Il Consiglio dei ministri approva il Decreto Sicurezza

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