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Timestamp: 2018-05-23 02:12:40+00:00

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DOMANDE E RISPOSTE FREQUENTI - 2 SOMMARIO. 1. E' possibile interrompere le ferie in caso di chiamata per donazione AVIS? Pag. 2 - PDF
DOMANDE E RISPOSTE FREQUENTI - 2 SOMMARIO. 1. E' possibile interrompere le ferie in caso di chiamata per donazione AVIS? Pag. 2
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1 DOMANDE E RISPOSTE FREQUENTI - 2 SOMMARIO 1. E' possibile interrompere le ferie in caso di chiamata per donazione AVIS? Pag Un dipendente in part-time al 70%, ha la possibilità di poter svolgere, previa autorizzazione del datore di lavoro, attività di collaborazione occasionale a favore di committente privato? Pag Un dipendente a tempo indeterminato - tempo pieno 36 ore può svolgere la libera professione (ad es. ingegnere, architetto ecc.) con partita IVA? Ci sono situazioni o modalità particolari che consentono la libera professione? Pag Nel caso in cui l'ufficio in cui presto servizio per 5 giorni alla settimana, dal lunedì al venerdì, debba restare aperto una domenica per una esigenza preventivamente programmata, qual è il trattamento economico? Si ha diritto al recupero del riposo settimanale? Pag Quanti giorni di malattia può fare il dipendente prima di incorrere nel licenziamento? Pag Cos'è l' opzione donna? Pag I primi 30 giorni annuali di permesso per malattia del figlio di età inferiore a tre anni sono da considerare per ogni anno solare o per ogni anno di vita del bambino facendo riferimento alla data di nascita? Pag La giornata di riposo spetta anche in caso di donazione AVIS non effettuata per motivi sanitari? Pag Come viene conteggiata la trattenuta in busta paga in caso di adesione a uno sciopero? Pag E' possibile per il dipendente richiedere un anticipo sul trattamento di fine servizio per spese connesse alla salute? Pag Quale sorveglianza sanitaria è prevista per un videoterminalista? Pag Sono stato nominato addetto all emergenza. quale corso di formazione devo seguire? Pag. 13 1
2 1. E' possibile interrompere le ferie in caso di chiamata per donazione AVIS? Il CCNL prevede come ipotesi di interruzione delle ferie in godimento da parte del dipendente esclusivamente le seguenti: - malattia di durata superiore a 3 giorni oppure che abbia comportato il ricovero ospedaliero (art. 18 c. 14), - sopravvenute esigenze di servizio (art. 18 c. 11). Oltre alla casistica precedente prevista nel contratto collettivo, il decorso delle ferie in godimento può essere interrotto, altresì, per: - malattia del figlio che dia luogo a ricovero ospedaliero (art. 47, c. 4, Dlgs. 151/01) e per la quale il dipendente richiede il congedo previsto dal predetto articolo,: - lutti familiari per i quali sia prevista la concessione dei permessi per lutto (parere Ministero dell'interno ). Alla luce di quanto sopra e visti anche i pareri dell ARAN in materia, in tutti gli altri casi, compresa la donazione AVIS, le ferie continuano a decorrere regolarmente, senza alcuna interruzione o modifica. 2
3 2. Un dipendente in part-time al 70% ha la possibilità di svolgere, previa autorizzazione del datore di lavoro, attività di collaborazione occasionale a favore di committente privato? Quali obblighi di comunicazione incombono sul lavoratore e quali sono gli adempimenti fiscali previsti per legge? Quali i doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore? Trattandosi di dipendente con part-time superiore al 50%, così come per chi è a tempo pieno, vige il divieto di esercitare altre attività di lavoro, ai sensi dell art. 53 del D.lgs.165/01 e dell art. 60 del DPR 3/57; qualora, invece, la percentuale di part time sia uguale o inferiore al 50% tale divieto si affievolisce (L. 662/96, art. 1, commi 56-65). Tale disciplina trova il suo fondamento direttamente nel dettato costituzionale, in virtù della previsione, contenuta nell art. 98 della Carta secondo cui i pubblici impiegati sono a servizio esclusivo della Nazione e ha il chiaro scopo di conseguire l obiettivo di garantire l imparzialità, l efficienza ed il buon andamento della pubblica amministrazione nel rispetto dei principi sanciti dall art. 97 Cost.. Ne consegue che l'eventuale prestazione di attività esterne (occasionali) al rapporto di lavoro con l'ente pubblico debba essere valutata preventivamente in vista dell'eventuale autorizzazione, secondo le modalità previste nel regolamento degli uffici e dei servizi. L'ente, a fronte alla richiesta, deve valutare se non vi sia conflitto di interessi fra le attività e la compatibilità in termini di impegno rispetto alle attività istituzionali e rispetto al puntuale adempimento delle funzioni presso l'ente medesimo. E' quindi necessario che la richiesta di autorizzazione sia presentata e l'autorizzazione accordata prima dello svolgimento dell'attività (non è ammessa l'autorizzazione in via postuma, in tal senso TAR Lombardia sentenza n.614/2013). Le attività che possono essere autorizzate coincidono con prestazioni occasionali; in nessun caso può essere autorizzato lo svolgimento di un altra attività di lavoro subordinato né di collaborazione coordinata e continuativa. Il lavoratore deve quindi obbligatoriamente comunicare tutti i dati relativi alla prestazione occasionale (soggetto che conferisce l incarico, oggetto della prestazione, durata e impegno presunti, compenso presunto, luogo e modalità di svolgimento dell attività) prima di effettuarla al fine di ottenere la relativa autorizzazione. Nessun obbligo di tipo fiscale incombe sull'ente di appartenenza, ma sarà cura del lavoratore, in occasione della presentazione della denuncia dei redditi, dichiarare, oltre ai redditi da lavoro dipendente, anche i redditi relativi a tali prestazioni. L'ente di appartenenza, tramite il proprio servizio ispettivo, può effettuare controlli sull osservanza, da parte dei dipendenti dell ente, a tempo pieno o part-time, delle disposizioni in materia di incompatibilità, normalmente tramite verifiche documentali presso gli altri uffici pubblici o privati quali: Camera di Commercio, Uffici tributari, Ordini, Collegi o Albi Professionali. La violazione delle norma in materia di incompatibilità comporta responsabilità disciplinare, con sanzioni che possono arrivare fino al recesso dal rapporto di lavoro (licenziamento). 3
4 3. Un dipendente a tempo indeterminato e a tempo pieno (36 ore) può svolgere la libera professione (ad es. ingegnere, architetto ecc.) con partita IVA? Ci sono situazioni o modalità particolari che consentono la libera professione? Il dipendente pubblico non può essere titolare di cariche gestionali in società costituite a fine di lucro, non può esercitare attività industriali, commerciali e artigianali in maniera continuativa, professionale e lucrativa, non può esercitare attività agricola in maniera prevalente né, comunque, attività professionale, ai sensi dell art. 60 del D.P.R. 3/1957, applicabile anche agli enti locali in virtù del richiamo fatto dall art. 53 del d.lgs. 165/01. Allo stesso modo, non può essere titolare di altro impiego alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato. In base all art. 53 del D.lgs. 165/01, il pubblico dipendente a tempo pieno o con part-time superiore al 50% può essere invece autorizzato dalla propria amministrazione a svolgere attività retribuite con carattere meramente occasionale, cioè non esercitate abitualmente; se così non fosse, eventuali attività acquisirebbero il carattere della professionalità (con conseguente rischio di evasione IVA) e violazione del divieto sopra citato. L attività autorizzabile deve avere carattere marginale ed istantaneo e non ingenerare situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. I dipendenti a tempi pieno o con part-time superiore al 50% non possono pertanto svolgere la libera professione, in quanto tale attività sarebbe in contrasto con il dovere di esclusività previsto dall art. 98 della Costituzione e dalle leggi sopra menzionate. Soltanto per i dipendenti con prestazione lavorativa pari o inferiore al 50%, il dovere di esclusività si attenua e i medesimi possono svolgere un'altra attività, anche liberoprofessionale che richieda la iscrizione ad albi o l'appartenenza ad ordini professionali. Si sottolinea che ai dipendenti iscritti ad albi professionali e che esercitino attività professionale non possono essere conferiti incarichi professionali da parte di pubbliche amministrazioni (L. 662/96 art. 56-bis). Esiste, inoltre, una diversa limitazione applicabile ai servizi tecnici di cui al D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti), per quanto attiene alle attività di progettazione, direzione e supporto al RUP nei lavori pubblici: I pubblici dipendenti che abbiano un rapporto di lavoro a tempo parziale non possono espletare, nell'ambito territoriale dell'ufficio di appartenenza, incarichi professionali per conto di pubbliche amministrazioni di cui all articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, e successive modificazioni, se non conseguenti ai rapporti d'impiego. L eventuale attività professionale potrà essere svolta solo al di fuori dell ambito territoriale di appartenenza del dipendente. I dipendenti a tempo parziale hanno comunque l'obbligo di comunicare l'inizio o la variazione dell'attività affinché l'ente possa valutare un eventuale conflitto di interessi con la specifica attività di servizio svolta. La comunicazione non deve essere generica ma tale da consentire all'amministrazione un adeguato apprezzamento. Si ricorda in ogni caso il divieto di svolgere la professione di avvocato ai sensi della L. 339/
5 4. Nel caso in cui l'ufficio in cui presto servizio per 5 giorni alla settimana, dal lunedì al venerdì, debba restare aperto una domenica, per una esigenza preventivamente programmata, qual è il trattamento economico? Si ha diritto al recupero del riposo settimanale? La fattispecie trova la sua disciplina nell'art 24 del CCNL , integrato dall'art. 14 CCNL Tale norma, al comma 1, regola il caso di prestazione lavorativa svolta nel giorno di riposo settimanale per particolari esigenze di servizio; si pensi ad esempio all'apertura, la domenica, di una mostra che richiede la presenza del personale, normalmente in riposo settimanale. In questo caso, le esigenze di servizio, seppure particolari, sono programmate e preventivamente conoscibili: si applica perciò il sopra citato articolo che prevede, per ogni ora di lavoro prestata, sia il compenso aggiuntivo pari al 50% della retribuzione oraria sia il riposo compensativo da fruire di regola (quindi non obbligatoriamente, ma di norma) entro 15 giorni, e comunque non oltre il bimestre successivo. 5
6 5. Quanti giorni di malattia può fare il dipendente prima di incorrere nel licenziamento? Il dipendente non in prova, assente per malattia, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano tutte le assenze per malattia intervenute nei tre anni precedenti l'ultimo episodio morboso in corso. Il calcolo è variabile nel tempo e deve essere fatto con riferimento all'ultimo evento morboso e all'ultimo triennio. Superato tale periodo, al lavoratore che ne faccia richiesta può essere concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi. Prima di concedere l'ulteriore periodo di assenza l'amministrazione procede, su richiesta del dipendente, all'accertamento delle sue condizioni di salute, per il tramite della unità sanitaria locale competente, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro. Superati i suddetti periodi di conservazione del posto, nel caso che il dipendente sia riconosciuto idoneo a proficuo lavoro ma non allo svolgimento delle mansioni del proprio profilo professionale, l'amministrazione, compatibilmente con la sua struttura organizzativa e con le disponibilità organiche, può utilizzarlo in mansioni equivalenti a quelle del profilo rivestito, nell'ambito della stessa categoria oppure, ove ciò non sia possibile e con il consenso dell'interessato, anche in mansioni proprie di profilo professionale ascritto alla categoria inferiore. Ove non sia possibile utilizzare il lavoratore come sopra descritto, oppure nel caso che il dipendente sia dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'ente può procedere alla risoluzione del rapporto, corrispondendo al dipendente l'indennità sostitutiva del preavviso. In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili, come ad esempio l'emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per soggetti affetti da AIDS, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria Locale o Struttura Convenzionata. 6
7 6. Cos'è l' opzione donna"? La possibilità di accesso alla pensione di anzianità con diritto di opzione al sistema di calcolo contributivo riservata alle lavoratrici dipendenti sia pubbliche e private venne prevista, in via sperimentale dalla legge 243/2004. Questa forma di anzianità sopravvive per effetto della nuova riforma delle pensioni Monti-Fornero (art. 24, comma 14, della legge 214/2011) rientrando nelle deroghe al nuovo regime in vigore dall Alle lavoratrici, rientranti in questa fattispecie, continuano ad applicarsi, ai fini del regime di accesso e di decorrenza della pensione, le precedenti disposizioni vale a dire: requisiti dei 57 anni di età (dal 2013 con l aggiunta di mesi 3) e dei 35 anni di contribuzione. L accesso alla pensione avverrà dopo l applicazione della relativa finestra di mesi 12 dal momento del diritto e la pensione sarà liquidata con il calcolo interamente contributivo secondo il metodo dell opzione. Va precisato che tale percorso di accesso è sperimentale sino al e che questa data è l ultima utile entro cui far decorrere la pensione, con la conseguenza che il diritto deve essere perfezionato entro il La possibilità di accedere alla pensione suddetta sarà verificata sulla base degli elementi soggettivi della dipendente interessata, vale a dire anzianità contributiva (servizi e/o periodi utili, ricongiunzioni, ecc..) ed età anagrafica. 7
8 7. I primi 30 giorni annuali di permesso per malattia del figlio di età inferiore a tre anni sono da considerare per ogni anno solare o per ogni anno di vita del bambino facendo riferimento alla data di nascita? Le assenze per congedo per malattia del figlio, fino ai tre anni, sono riconosciute per 30 giorni all anno interamente retribuiti, computati complessivamente fra entrambi i genitori. Il limite annuale del congedo è riferito non all anno solare ma ai singoli anni di vita del figlio, quindi facendo riferimento alla data di nascita del bambino. 8
9 8. La giornata di riposo spetta anche in caso di donazione AVIS non effettuata per motivi sanitari? La legge 13/7/1967 n. 584 all'art. 1 stabilisce che i donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l'intera giornata in cui effettuano la donazione. Dal tenore della norma, che lega il giorno di permesso alla effettiva donazione, si evince che, se per qualsiasi motivo la donazione non può essere effettuata, il lavoratore non ha diritto alla giornata di riposo ed è quindi tenuto a rientrare in servizio. Nessuna decurtazione alla retribuzione potrà comunque essere effettuata limitatamente al tempo necessario per il tentativo di donazione e per il ritorno al posto di lavoro, a fronte di idonea certificazione presentata dal dipendente e rilasciata dalla struttura sanitaria presso la quale si è presentato, riportante l'indicazione dell'ora di entrata e di uscita. 9
10 9. Come viene conteggiata la trattenuta in busta paga in caso di adesione a uno sciopero? La trattenuta sulla retribuzione in caso di sciopero deve avvenire, di norma, sulla busta paga del mese successivo a quello di effettuazione dello stesso, in termini direttamente proporzionali alla sua durata. Per quanto riguarda l esatto conteggio della trattenuta per sciopero occorre distinguere innanzitutto se trattasi di sciopero breve, vale a dire indetto per un numero determinato di ore di durata inferiore alla giornata lavorativa, o se trattasi di sciopero proclamato per l intera giornata. Nel primo caso (inferiore alla giornata lavorativa) si applica la disciplina prevista dall art. 44 del CCNL 14/9/2000, che così recita Per gli scioperi di durata inferiore alla giornata lavorativa, le relative trattenute sulle retribuzioni sono limitate all'effettiva durata dell'astensione dal lavoro e, comunque, in misura non inferiore a un'ora. In tal caso, la trattenuta per ogni ora è pari alla misura oraria della retribuzione di cui all'art. 52, comma 2, lett. c). Pertanto, nel caso dello sciopero breve la trattenuta deve sempre essere effettuata su base oraria (nei casi di sciopero inferiori all ora deve sempre operarsi una trattenuta pari ad un ora): l importo della relativa trattenuta si ottiene dividendo per 156 (equivalente a 6 ore di lavoro giornaliere per 26 giorni lavorativi mensili) la retribuzione di cui all art. 52 comma 2 lett. c) ccnl 14/9/2000. La retribuzione di cui all art. 52 comma 2 lett. c) si determina sommando le seguenti voci retributive: 1. retribuzione mensile prevista per la posizione economica iniziale di ogni categoria (per posizioni infracategoriale B3 e D3 all interno cat. B e D dovrà assumersi a riferimento rispettivamente, la posizione B3 e D3); 2. il valore delle posizione economica di categoria acquisita dal dipendente per effetto di progressione orizzontale; 3. la retribuzione individuale di anzianità eventualmente maturata; 4. il valore della retribuzione di posizione eventualmente in godimento; 5. il valore degli altri eventuali assegni personali a carattere continuativo e non riassorbibile in godimento. Una volta ottenuto l importo della retribuzione mensile, per determinare la trattenuta per sciopero breve, occorre dividere il risultato ottenuto per 156 e moltiplicarlo per il n di ore di sciopero. Nel caso dello sciopero proclamato per l intera giornata, invece la trattenuta sulla retribuzione non dovrà essere calcolata ad ore, ma l ente dovrà trattenere sulla busta paga dei dipendenti interessati una giornata di retribuzione, prendendo come base di riferimento sempre la retribuzione art.52 comma 2 lett.c) ccnl 14/9/2000, come sopra descritto, dividendola però per 26, come specificato nello stesso art.52 al comma 4. L indennità di comparto non rientra nella base di calcolo per la trattenuta (sia oraria che giornaliera) in quanto, secondo quanto disposto dall art. 44 ccnl 14/9/2000, la base di calcolo è la nozione di retribuzione di cui all art.52 comma 2 lett.c, mentre l indennità di comparto rientra nella nozione di retribuzione di cui alla lett.d) del medesimo articolo
11 10. E' possibile per il dipendente richiedere un anticipo sul trattamento di fine servizio per spese connesse alla salute? Il rapporto previdenziale del dipendente pubblico è rappresentato dal trattamento di fine servizio (T.F.S.) per coloro che sono stati assunti a tempo indeterminato anteriormente alla data del e dal trattamento di fine rapporto (T.F.R.) per i dipendenti assunti in ruolo a decorrere dall , oltre che per il personale assunto con contratto di lavoro a tempo determinato. La normativa relativa ai due tipi di trattamento non prevede ad oggi per i dipendenti degli enti locali alcuna forma di anticipo in ordine al T.F.S. o al T.F.R. per qualsiasi motivo (salute, casa ecc ). Eventuali richieste in tal senso possono trovare corso nella gestione del credito in capo all INPS gestione ex INPDAP. In particolare si segnala la possibilità da parte del dipendente (per il tramite del datore di lavoro) di richiedere la concessione di un piccolo prestito o della cessione del quinto dello stipendio, attraverso apposita istanza. 11
12 11. Quale sorveglianza sanitaria e prevista per un videoterminalista? La sorveglianza sanitaria obbligatoria è prevista dal D.Lgs. 81/2008 quale misura di prevenzione dell insorgenza di malattie professionali a carico del lavoratore. In particolare, per quanto riguarda la tutela nell utilizzo del videoterminale, la norma prevede l obbligo da parte del datore di lavoro: - dell individuazione del lavoratore definito videoterminalista, quale soggetto che utilizza un attrezzatura munita di videoterminale, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali,dedotte le interruzioni. - della valutazione dei rischi del posto di lavoro, con particolare riguardo: a) ai rischi per la vista e per gli occhi; b) ai problemi legati alla postura ed all affaticamento fisico o mentale; c) alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale. Nel caso esistano lavoratori definiti videoterminalisti sarà predisposto un piano sanitario di controlli periodici. I lavoratori sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria con particolare riferimento: a) ai rischi per la vista e per gli occhi; b) ai rischi per l apparato muscolo-scheletrico. Sulla base delle risultanze degli accertamenti i lavoratori vengono classificati, ai sensi dell articolo 41, comma 6: idonei, idonei con prescrizioni o limitazioni, temporaneamente inidonei, permanentemente inidonei. Salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, la periodicità delle visite di controllo è biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizioni o limitazioni e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi. Per i casi di inidoneità temporanea il medico competente stabilisce il termine per la successiva visita di idoneità. 12
13 12. Sono stato nominato addetto all emergenza. quale corso di formazione devo seguire? La figura del lavoratore incaricato dell attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell emergenza, comunemente detto addetto all emergenza prevista dal D.Lgs. 81/2008, prevede la frequenza obbligatoria a specifici corsi di formazione ed addestramento. In particolare, per le misure di prevenzione incendi e lotta antincendio il DM. 10/03/1998 prescrive corsi di durata proporzionata al rischio incendio dell immobile e tenuti da personale/struttura autorizzata dal Ministero dell Interno oltre che dal Comando dei Vigili del fuoco del territorio di competenza. In particolare i corsi possono essere : - per addetti antincendio in attività a rischio di incendio basso (durata minima 4 ore solo teoria); - per addetti antincendio in attività a rischio di incendio medio (durata minima 8 ore, di cui 3 ore di esercitazione pratica); - per addetti antincendio in attività a rischio di incendio elevato (durata minima 16 ore, di cui 4 ore di esercitazione pratica). A conclusione del percorso formativo, in presenza di alcune attività specifiche a rischio incendio medio-elevato, è previsto un esame teorico-pratico per il rilascio dell attestato di idoneità tecnica, tenuto unicamente presso il Comando dei Vigili del fuoco. Ai sensi dell art.37 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i e della Circolare del Ministero dell Interno prot del 23 febbraio 2011, sono previsti moduli di aggiornamento periodico teoricopratici di 2 ore per richio basso, 5 ore per il rischio medio e 8 ore per il rischio elevato, da svolgersi sempre presso centri di formazione autorizzati o presso i Vigili del fuoco. Per quanto riguarda gli addetti alle misure di primo soccorso, il DM 388/2003 prevede corsi di formazione sempre teorici-pratici in funzione della classificazione delle aziende tenuto conto della tipologia di attività svolta, del numero dei lavoratori occupati e dei fattori di rischio, in tre gruppi: per aziende del gruppo A corsi di 16 ore, mentre per aziende di gruppo B o C corsi di 12 ore. La formazione dei lavoratori designati andrà ripetuta con cadenza triennale almeno per quanto attiene alla capacità di intervento pratico di almeno 4 ore. 13

References: art. 53
 art. 60
 art. 1
 art. 98
 art. 97
 sentenza 
 art. 60
 art. 53
 art. 53
 art. 98
 art. 56
 articolo 1
 art. 44
 art. 52
 art. 52
 art.52
 art.52
 art. 44
 art.52
 articolo
11
 articolo 41
 art.37