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Timestamp: 2019-02-16 07:09:15+00:00

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Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 24 febbraio 2014, n. 4323. Si applica la normativa sulla responsabilità disciplinare dei magistrati al giudice che si sia reso responsabile a causa di negligenza di ritardi nei depositi fino a 1.038 giorni oltre i 60 giorni - Renato D'Isa
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“… incolpato dell’illecito disciplinare di cui al Decreto Legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, articolo 1, comma 1, e articolo 2, comma 1, lettera q), per avere, mancando ai propri doveri di diligenza e di laboriosita’, ritardato in modo reiterato, grave e ingiustificato il compimento di atti relativi all’esercizio delle proprie funzioni di giudice del Tribunale di Taranto, addetto al settore civile. In particolare il Dott. (OMISSIS) ritardava oltre il termine di legge il deposito delle seguenti sentenze civili …. Notizia circostanziata dei fatti acquisita: per i ritardi verificatisi nell’anno 2009 il 6 ottobre 2011; per quelli verificatisi nell’anno 2008 l’11 gennaio 2011”.
b) quanto all’eccezione di decadenza dalla promozione dell’azione disciplinare, ha osservato: “… come emerge dagli atti (f. 1), il Procuratore generale ha avuto notizia circostanziata dei ritardi maturati tra il dicembre 2008 e il marzo 2009 soltanto il 6 ottobre 2010 (e non il 6/10/2011 come, per un evidente errore materiale di battitura, e’ stato indicato nel capo di incolpazione). Ne consegue che, per l’illecito disciplinare costituito dal ritardo nel deposito di detti provvedimenti, l’azione disciplinare e’ stata proposta tempestivamente in data 6 ottobre 2011, entro il termine previsto dal Decreto Legislativo n. 109 del 2006, articolo 15, comma 1”;
1. – Con il primo motivo (con cui deduce: “Violazione dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera b, c ed e, in relazione: alla corretta applicazione del Decreto Legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, articolo 15; violazione dell’articolo 111, 2 comma, della Costituzione”), il ricorrente critica la sentenza impugnata (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 2.1., lettera b), sostenendo che i Giudici a quibus: a) non hanno considerato che non v’e’ la prova che la notizia circostanziata dell’illecito disciplinare in questione – trasmessa da Lecce con raccomandata del 27 settembre 2010 – sia stata acquisita dal Procuratore generale in data 6 ottobre 2010, tale data risultando soltanto da una stampigliatura senza sottoscrizione apposta sul fascicolo dello stesso Procuratore generale; b) cosi’ facendo hanno violato le regole di diritto circa la formazione, la valutazione e l’onere della prova di cui all’articolo 111 Cost., comma 2, nella parte in cui stabilisce che il processo si svolge in condizione di parita’ delle parti, con l’ovvia conseguenza che nessuna delle parti, nemmeno quella pubblica, puo’ attestare alcunche’, al di fuori dei meccanismi di prova apprestati dalla legge; c) hanno omesso di considerare che la tempestivita’ della promozione dell’azione disciplinare, essendo una condizione dell’azione, deve essere provata dall’autorita’ che la promuove con mezzi idonei, vale a dire con la registrazione della notizia in un registro pubblico, cartaceo od informatico, e con l’attribuzione alla stessa di un numero di protocollo.
Con il quarto motivo (con cui deduce: “Violazione dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera b, c ed e, in relazione alla corretta applicazione dell’articolo 295 c.p.c.”), il ricorrente critica la sentenza impugnata (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 2.1., lettera a), sostenendo che i Giudici a quibus hanno omesso di considerare che, anche ad ammettere che rilevante ai fini della tempestivita’ del deposito della minuta sia il deposito di quella “definitiva” e non di quella “provvisoria”, tuttavia “ai fini della misura della sanzione da infliggere, la cosa aveva sicura rilevanza; perche’ non e’ la stessa cosa tralasciare il lavoro circa le questioni sottoposte, ovvero lavorarci sopra, ed eccedere i termini, per eccesso di scrupolo, non di pigrizia”.
Come gia’ rilevato, la Sezione disciplinare ha respinto l’eccezione di decadenza del Procuratore generale presso la Corte di cassazione dal potere di promuovere l’azione disciplinare, affermando che, “… come emerge dagli atti (f. 1), il Procuratore generale ha avuto notizia circostanziata dei ritardi maturati tra il dicembre 2008 e il marzo 2009 soltanto il 6 ottobre 2010 (e non il 6/10/2011 come, per un evidente errore materiale di battitura, e’ stato indicato nel capo di incolpazione). Ne consegue che, per l’illecito disciplinare costituito dal ritardo nel deposito di detti provvedimenti, l’azione disciplinare e’ stata proposta tempestivamente in data 6 ottobre 2011, entro il termine previsto dal Decreto Legislativo n. 109 del 2006, articolo 15, comma 1”.
Corte di Cassazione, sezione I, ordinanza 22 dicembre 2014, n. 53399....

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 1
 articolo 2
 articolo 15
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