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Timestamp: 2020-07-12 00:40:08+00:00

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Le libere utilizzazioni e le utilizzazioni illecite (di Luciano Daffarra) - Dirittodautore.it
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La materia delle libere utilizzazioni e, di riflesso, quella delle utilizzazioni illecite, presentano una molteplicità di aspetti e di connotazioni che vanno ad interferire con una parte rilevante della nostra normativa sul Diritto d’Autore (legge 633/1941), incidendo in maniera significativa sull’intera filiera dei diritti esclusivi, la cui portata viene, a seconda dei casi, affievolita o limitata dall’esercizio di concorrenti diritti aventi carattere eccezionale o straordinario, ovvero annullata per effetto delle violazioni compiute.
In un contesto legislativo, quello del nostro ordinamento, già ampiamente contrassegnato sin dall’origine dalla presenza di deroghe ai diritti esclusivi degli autori/produttori, la recente legislazione Comunitaria in materia di veicolazione delle opere dell’ingegno in ambiente digitale ha ulteriormente arricchito il novero delle c.d. “utilizzazioni libere”, dedicando ad esse un articolo, il n. 5 (Eccezioni e limitazioni) che occupa una parte considerevole sia del provvedimento che dei 61 consideranda che lo precedono.
Sotto il termine “eccezioni e limitazioni”, il legislatore europeo ha inteso disciplinare nell’ambito della Direttiva sull’armonizzazione del diritto d’autore nella società dell’informazione (Dir. 2001/29), quelle deroghe ai diritti esclusivi degli autori che affondano le proprie radici nella Convenzione di Berna, nel testo di Roma del 1928, la quale dettò per la prima volta i limiti e le condizioni di utilizzazione delle “citazioni” tratte da opere già rese accessibili al pubblico, “l’impiego”, lecito, di opere letterarie ed artistiche a fini di insegnamento, “la riproduzione” di articoli di attualità su argomenti economici, politici o religiosi, come pure quella di avvenimenti di attualità (art. 10 e 10-bis della Convenzione).
Molto tempo è trascorso dal varo della normativa sopra ricordata ma, seppure il novero dei casi in cui la deroga ai diritti esclusivi sia andata vieppiù ampliandosi, fino a comprendere le ben ventuno possibili eccezioni previste dalla Direttiva Copyright, il principio per cui le limitazioni ai diritti esclusivi permangono come un fatto puntuale e straordinario, rispetto alla regola costituita dalla esclusività dei diritti d’autore, trova conferma nelle disposizioni del decreto Legislativo 68/2003, che ha dato implementazione nel nostro Paese alle sopra citate norme comunitarie.
Invero, la Direttiva 2001/29, nel lodevole intento di armonizzare il diritto d’autore, adeguando la definizione dei “diritti esclusivi” al mondo digitale, ha sottolineato – nei consideranda che fanno da premessa alle disposizioni vincolanti dell’atto comunitario – la necessità che le eccezioni vengano uniformemente trattate e definite, cosicché venga garantito il corretto funzionamento del mercato interno dell’Unione Europea. Una tale circostanza, recita il considerando n. 7 (ma, con intento non difforme, si esprime anche l’ultimo periodo del considerando n. 32), dipenderà da come sarà attuata e mantenuta l’armonizzazione in atto del diritto d’autore nell’acquis communitaire, in ciò implicitamente incluse le norme in tema di libere utilizzazioni.
In tal senso, la Direttiva Copyright assegna alle libere utilizzazioni il ruolo di punto di equilibrio fra i diritti e gli interessi delle varie categorie di titolari e di utenti delle opere dell’ingegno e dei materiali protetti, conferendo alle medesime la dignità di “diritto” o di “interesse”, seppure dando atto del loro carattere tassativo (considerando n. 32), con esclusione della possibilità di applicazione analogica ovvero estensiva di tali eccezioni nei confronti di casi affini o che appaiano tali.
Identico significato limitativo delle eccezioni assume il fatto, evidenziato ancora dai Recitals alla Direttiva Copyright, che gli Stati Membri dovranno tenere conto, nel dare implementazione alle regole comunitarie, dell’accresciuto impatto economico che esse possono avere in ambiente digitale, seppure venga nel contempo riconosciuta dal Legislatore la valenza di ordine pubblico assunta dal sistema delle libere utilizzazioni (considerando 51 della Direttiva) nell’ambito della disciplina a tutela delle opere intellettuali.
Va altresì detto che la Direttiva 2001/29 ha esplicitamente stabilito che l’esercizio di talune eccezioni, le quali limitano i diritti esclusivi degli autori, venga assoggettato (Art. 5.5 della Direttiva) all’applicazione dell’art. 9, secondo comma, della Convenzione di Berna sul DA, norma che fa salve e legittime le medesime eccezioni solo laddove esse non si pongano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera e non arrechino ingiustificato pregiudizio ai legittimi interessi del titolare (c.d. three-step-test). L’applicazione di tale triplice condizione è stata resa operativa dal Legislatore per tutte le fattispecie di riproduzione previste dalla Direttiva (considerando n. 44, prima parte).
In un simile complesso ed articolato sistema di eccezioni e limitazioni ai diritti ed alle stesse loro deroghe, il Legislatore europeo ha dovuto fare i conti altresì con una nuova realtà normativa che lui stesso ha creato: le misure tecnologiche di protezione.
Nell’accezione “misure tecnologiche” si comprendono “i dispositivi o componenti che nel corso del loro normale funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti, su opere od altri materiali protetti, non autorizzati dal titolare del diritto d’autore o del diritto connesso” (Art. 6.3 Dir. 2001/29).
Con riferimento specifico a questo strumento di difesa contro le violazioni dei diritti esclusivi, la disciplina della Direttiva 2001/29 ha inteso riconoscere, all’Art. 6.4, alcuni casi in cui la fruibilità delle eccezioni deve essere garantita dal titolare dei diritto, ovvero dall’ordinamento, nonostante la presenza di “misure tecnologiche efficaci“, ponendo in tal modo la questione della deroga necessaria alla tutela dei diritti esclusivi ogniqualvolta le eccezioni lo impongano, vuoi per consentire l’esercizio della copia privata, vuoi per favorire le categorie più deboli.
Se questo principio di contemperamento di diritti ed interessi diffusi sta alla base delle eccezioni e limitazioni poste ai diritti esclusivi, anche con riferimento all’incorretto esercizio di tali eccezioni, vengono ad assumere rilievo le utilizzazioni illecite, le quali si pongono sì come contraltare al legittimo esercizio dei diritti, ma acquisiscono rilevanza particolare quando il pericolo del loro verificarsi sia legato ad un incontrollato impiego delle deroghe consentite dalle libere utilizzazioni.
Eccezioni, copia privata e rimozione delle misure tecnologiche di protezione, assumono di tal guisa il ruolo di perniciose teste di ponte tese verso la violazione dei diritti esclusivi, al pari di talune forme di anomalo esercizio del diritto di cronaca, di informazione del pubblico o di sfruttamento delle categorie protette, a danno dei titolari dei diritti e della collettività.
In particolare, se prendiamo in considerazione le eccezioni contenute nell’Art. 71-quinquies[1] L.D.A., nel testo novellato dal Decreto Legislativo n. 68/2003, vediamo che detta norma prevede, al comma 2, che i titolari dei diritti “sono tenuti ad adottare idonee soluzioni, anche mediante la stipula di appositi accordi con le categorie rappresentative dei beneficiari… su espressa richiesta dei beneficiari ed a condizione che gli stessi abbiano acquisito il possesso legittimo degli esemplari dell’opera o vi abbiano avuto accesso legittimo“. In altri termini, i titolari dei diritti sono richiesti di consentire comunque l’esercizio di queste eccezioni, sia tramite la rimozione delle eventuali misure di protezione, che attraverso accordi che raggiungano il medesimo effetto del libero accesso ai materiali protetti.
Per quanto riguarda l’eccezione della c.d. “copia privata” (considerando n. 38 e Art. 5.2 lett. b) e Art. 5.5 della Direttiva), il Legislatore ha adottato due criteri: il primo ‘ stabilito dal primo comma dell’Art. 71-sexies ‘ limita l’esercizio di tale facoltà di copia all’uso: a) esclusivamente personale; b) senza fini direttamente od indirettamente commerciali, c) nel rispetto delle misure tecnologiche applicate.
Il secondo criterio, di cui al 4° comma dell’Art. 71-sexies – in apparenza contraddittorio con quello testé illustrato – sembra invece vincolare i titolari dei diritti nel senso di consentire che “nonostante l’applicazione delle misure tecnologiche… la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera … possa effettuare una copia privata per uso personale“.
Tale copia, la cui origine – va detto con chiarezza – deve essere un esemplare originale (e non un clone contraffatto o pirata) del quale il beneficiario della copia deve esserne possessore (e non detentore) legittimo, rappresenta un problema per la circolazione delle opere protette in seno all’Unione Europea, pensando che, nella sola civile Germania, il 55% dei CD vergini venduti nel 2002 sono serviti per fini illeciti[2].
In esito alla semplice lettura delle disposizioni sopra tratteggiate appare evidente che le due norme contenute negli articoli 71-quinquies e 71-sexies pongono, sia se esaminate congiuntamente che separatamente, interrogativi di non poco momento circa il significato e l’ampiezza delle eccezioni (in senso stretto) e della stessa copia privata in ambito digitale.
A tale riguardo va detto che, oltre alla impossibilità fisica (ad impossibilia nemo tenetur) di consentire la realizzazione di una copia tratta da supporti o segnali che siano protetti da determinate misure tecnologiche, quali, ad esempio, la crittazione e gli algoritmi di protezione, si pone il problema di indebolire, in funzione di diritti secondari, la ragione precipua dell’adozione della Direttiva (vedi consideranda 9, 10, 11, 12 e 13 della Direttiva 2001/29), cioè la creazione un sistema basato su “un alto livello di protezione”, imponendo la rimozione di quegli stessi strumenti di tutela voluti dal Legislatore Comunitario.
Sempre nel contesto delle utilizzazioni libere ed a quelle illecite, si pongono numerose questioni con riferimento all’esercizio del diritto di cronaca, ove la disciplina comunitaria ed il conforme testo dell’Art. 65 della nostra LDA, da esso modificato con il recepimento della Direttiva 2001/29.
In tale ambito, si pone il problema di delimitare, ovvero di ampliare, il concetto di “diritto di cronaca” fino a comprendervi, per effetto della sua estensione ai servizi on-line, anche talune forme di sfruttamento di immagini e di “materiali protetti” (nel significato voluto dal nostro legislatore) che – in funzione del secondo comma della citata norma – si pongono lungo la linea di demarcazione dei diritti esclusivi di competenza dei loro titolari.
Rientra nelle fattispecie, che abbiamo qui sommariamente inteso richiamare, la comunicazione al pubblico di immagini di eventi sportivi, attuata per il tramite dello standard di telefonia mobile denominato GPRS, relativamente alla quale, ove posta in essere in assenza di una licenza da parte dei titolari dei diritti – alla rivendicazione del diritto costituzionale all’informazione (Art. 21 Carta Cost.) fatta valere dai service providers – i titolari dei diritti (organizzatori degli eventi ed aventi causa da questi) – oppongono il fatto che l’utilizzazione delle immagini di tali gare sportive debba essere considerata illegittima.
Tale illiceità conseguirebbe alla circostanza che un siffatto sfruttamento non sarebbe connotato, per le modalità della comunicazione al pubblico (a pagamento) delle immagini, dallo “scopo informativo” richiesto dalla norma su richiamata e non potendosi esso porre, altresì, “in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali”, né in guisa di “ingiustificato pregiudizio agli interessi dei titolari” (Art. 71-nonies LDA).
Prendendo le mosse dai casi specifici e particolari che ci è parso importante evidenziare nel breve excursus normativo che abbiamo più sopra tratteggiato, è opportuno ripercorrere ora la strada che il nostro legislatore ha tracciato in materia di libere utilizzazioni o, come si deve dire oggi, in tema di eccezioni e limitazioni ai diritti esclusivi di competenza degli autori.
Nel fare ciò osserviamo che la maggiore parte delle suddette deroghe ai diritti esclusivi sono contenute negli articoli da 65 a 71-decies della Legge 633/1941, modificata ed integrata dal D. Lgsl. 68/2003. Va peraltro qui rilevato che, già precedentemente all’introduzione delle disposizioni della Direttiva 2001/29, il nostro ordinamento aveva previsto tutta una serie di casi in cui il diritto esclusivo degli autori viene affievolito a favore di interessi giudicati meritevoli di tutela con precedenza rispetto al vincolo di privativa.
Constatiamo di talché l’esistenza, già anteriormente alla novella del 2003, di un’ampia serie di eccezioni, le quali – anche al di fuori del capo dedicato alle “Libere Utilizzazioni” – hanno trovato asilo nelle disposizioni della LDA. Senza la pretesa di avere ricostruito completamente il novero di tali fattispecie vogliamo ricordare sommariamente i principali casi in cui, prima del recepimento della Direttiva di armonizzazione del diritto d’autore nella società dell’informazione, il nostro ordinamento aveva dettato specifiche deroghe, alcune gratuite ed altre a pagamento. Vediamo quali fossero, in sintesi, le prime:
a)l’esecuzione e la rappresentazione pubblica di opere tutelate nell’ambito della cerchia ordinaria della famiglia (Art. 15, 2° comma LDA);
b)la riproduzione libera di articoli di attualità in riviste e giornali (Art. 65 LDA);
c)la riproduzione di discorsi sopra argomenti di carattere politico o amministrativo su riviste o giornali anche radiofonici (Art. 66 LDA);
d)la riproduzione di opere o brani di opere nel corso di procedure giudiziarie ai fini del giudizio (Art. 67 LDA);
e)la riproduzione di singole opere per uso personale fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione al pubblico (Art. 68, 1° comma LDA);
f)il prestito fatto dalle biblioteche per l’uso personale degli utenti (Art. 69 LDA);
g)il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o parti di opera per scopi di critica, discussione ed insegnamento, nei limiti giustificati da tali finalità e senza concorrenza nell’utilizzazione economica dell’opera (Art. 70, 1° comma LDA);
h)la riproduzione di fotografie prive delle indicazioni sul titolare dei diritti (Art. 90 LDA);
i)la riproduzione dell’immagine di persone note collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico e svolte in pubblico (Art. 97 LDA);
j)la registrazione su disco (da distruggere dopo l’utilizzazione) dell’opera da parte dell’ente esercente la radiodiffusione (Art. 55 LDA);
k)l’accesso e la consultazione di banche di dati a fini didattici o di ricerca scientifica ovvero per ragioni di pubblica sicurezza o per effetto di procedure giudiziali od amministrative (Art. 64-sexies LDA);
l)la pubblica esecuzione di brani musicali o di parti di opere in pubblico, senza fine di lucro, da parte di bande e fanfare dei corpi armati dello Stato (Art. 71 LDA);
m)la copia di back-up dei programmi per elaboratore (Art. 64-ter LDA);
n)l’estrazione od il reimpiego di parti non sostanziali di banche di dati poste a disposizione del pubblico (Art. 102-ter LDA);
o)gli altri casi elaborati dalla giurisprudenza (parodia, pastiche, ecc.).
Tutte le eccezioni sopra brevemente illustrate, come già ricordato, sono gratuite, non danno quindi luogo alla liquidazione di compensi agli autori per l’affievolimento dei diritti. Le ulteriori eccezioni per le quali invece, è prevista dal legislatore la liquidazione di un equo compenso, nel testo della LDA precedente alla implementazione della Direttiva, riguardano:
p)l’esecuzione o la rappresentazione pubbliche di opere tutelate effettuate da parte di centri sociali, istituti di assistenza ed associazioni di volontariato (Art. 15-bis LDA);
q)le fotocopia di opere protette nel limite del 15% dell’intero (Art. 68, c. IV e V);
r)la riproduzione di brani di opere nelle antologie ad uso scolastico (Art. 70, 2° c. LDA);
s)la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi per uso personale e senza scopo di lucro (L. 93 del 5 febbraio 1992);
t)la radiodiffusione da parte dell’ente di Stato di opere rappresentate in teatri, sale concerto e luoghi pubblici (Artt. 56-58 LDA);
u)l’esecuzione o la diffusione di opere in pubblici esercizi (Art. 58 e Art. 73 LDA);
v)la riproduzione di fotografie pubblicate da giornali, aventi interesse pubblico (Art. 90, 3° c. LDA).
Le eccezioni ai diritti esclusivi esistenti nel nostro ordinamento prima dell’introduzione della novella del 2003 erano quindi 23, superiori al numero delle eccezioni tassative previste dalla Direttiva 2001/29 che ne contempla 21.
Entrando nel merito delle eccezioni previste ed introdotte dall’art. 5 della Direttiva Copyright, ci preme sottolineare che esse sono state suddivise in tre distinte categorie: a) le eccezioni che riguardano il solo diritto di riproduzione (Art. 5.1 della Direttiva); b) le eccezioni che toccano il diritto di riproduzione ed, eventualmente in base alle scelte operate da ciascuno Stato, il diritto di distribuzione (Art. 5.2 della Direttiva); c) le eccezioni che coinvolgono ad uno il diritto di riproduzione e di comunicazione al pubblico, oltre all’eventuale diritto di distribuzione (Art. 5.3 della Direttiva).
Le eccezioni di cui all’Art. 5.1 della Direttiva riguardano:
– gli atti di riproduzione temporanea, privi di rilievo economico proprio, transitori ed accessori, al fine di consentire:
a)la trasmissione in rete fra terzi con l’intervento di un intermediario,
b)un utilizzo legittimo, di un’opera o di altri materiali protetti.
Le deroghe ai diritti esclusivi contemplate dall’Art. 5.2 della Direttiva riguardano:
– le riproduzioni su carta o simile supporto mediante tecnica fotografica, eccezione fatta per gli spartiti, con il riconoscimento di un equo compenso agli autori;
– la copia privata delle opere o dei materiali protetti, a condizione che venga riconosciuto un equo compenso agli autori, che tenga conto dell’eventuale applicazione delle misure tecnologiche di protezione;
– gli atti di riproduzione di opere o di altri materiali protetti, effettuate da scuole, biblioteche, musei o archivi sul loro materiale, senza fini commerciali o di lucro, diretto od indiretto;
– le registrazioni effimere di opere da parte delle emittenti radiotelevisive;
– le riproduzioni di emissioni radiotelevisive effettuate dalle emittenti con i propri mezzi e per le proprie emissioni;
– le riproduzioni di emissioni radiotelevisive effettuate da istituzioni sociali pubbliche per scopi non commerciali, quali ospedali o prigioni, purché i titolari dei diritti ricevano un equo compenso.
L’Art. 5.3 della Direttiva Copyright prevede le eccezioni riguardanti:
– le utilizzazioni di opere o di altri materiali protetti aventi esclusivamente finalità illustrativa, per uso scientifico, didattico od illustrativo, con indicazione della fonte;
– le utilizzazioni a favore dei portatori di handicap, purché l’utilizzazione sia legata all’handicap stesso e non abbia scopo commerciale;
– la riproduzione, la comunicazione o la messa a disposizione del pubblico di articoli o di opere radiotelevisive su argomenti di carattere informativo, economico, politico o religioso ove tale utilizzazione non sia espressamente riservata;
– le citazioni a scopo di critica o rassegna, ove relative ad opere già messe legalmente a disposizione del pubblico, nei limiti di quanto giustificato dallo scopo specifico;
– gli impieghi (di opere) per fini di pubblica sicurezza o per assicurare il corretto svolgimento di un procedimento amministrativo, parlamentare o giudiziario;
– l’impiego di allocuzioni politiche o di estratti di conferenze aperte al pubblico o di opere o materiali protetti simili, nei limiti giustificati dallo scopo informativo;
– le utilizzazioni di opere effettuate nel corso di cerimonie religiose o di cerimonie ufficiali organizzate da pubbliche autorità;
– la utilizzazione di opere dell’architettura o della scultura realizzate per essere poste stabilmente in luogo pubblico;
– l’inclusione occasionale di opere o di materiali in opere o materiali di altro tipo;
– le utilizzazioni volte a pubblicizzare esposizioni pubbliche o vendite d’arte, senza scopo commerciale;
– le utilizzazioni di opere per fini di caricatura, parodia o pastiche;
– le utilizzazioni collegate a dimostrazioni o riparazioni di attrezzature;
– l’utilizzazione di opere d’arte consistenti in un edificio o in disegni di questo, per ricostruirlo;
– l’uso di terminali per fini di ricerca privata o di studio, in istituti di istruzione, musei o archivi, da parte di singoli individui per la comunicazione o la messa a loro disposizione delle opere o degli altri materiali contenuti nella loro collezione e non soggetti a licenze o ad altri vincoli.
L’Art. 5.3 della Direttiva prevede una ulteriore eccezione (la 22esima) che comprende “ulteriori casi di scarsa rilevanza, già previsti a livello nazionale, per utilizzazioni analogiche, nel rispetto dell’esercizio della libera concorrenza all’interno dell’Unione Europea”.
Inoltre, l’Art. 5.5 precisa che tutte le eccezioni previste dalla Direttiva – come precedentemente evidenziato – sono comunque e sempre soggette al “three-step-test” contemplato dalla Convenzione di Berna sul DA, il quale impone che l’esercizio delle eccezioni si applica solo in casi speciali e non deve porsi in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali, né recare pregiudizio agli interessi legittimi del titolare. Tale disposizione è stata in seno all’Art. 71-nonies LDA in cui si ribadisce il principio per cui “le eccezioni e limitazioni disciplinate dal Capo V del Titolo I della LDA e da ogni altra disposizione della stessa legge, quando applicate ad opere od altri materiali protetti messi a disposizione del pubblico in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelto individualmente, non devono essere in contrasto con lo sfruttamento normale delle opere o degli altri materiali, né arrecare un ingiustificato pregiudizio agli interessi dei titolari”.
Delle eccezioni introdotte dalla Direttiva 2001/29, il nostro Legislatore – tenuto conto delle deroghe già precedentemente esistenti e sopra illustrate – ha introdotto solo quelle contenute nelle disposizioni sotto elencate:
1. Le riproduzioni effimere delle opere trasmesse dalle emittenti radiotelevisive (Art. 55 LDA);
2. La comunicazione al pubblico di opere o di materiali protetti ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, nei limiti dello scopo informativo (Art. 65, 2° c. LDA);
3. Gli atti di riproduzione temporanea, privi di rilievo economico proprio, transitori od accessori e facenti parte integrante ed essenziale di un procedimento tecnologico, eseguiti al solo scopo di consentire la trasmissione in rete tra terzi con l’ausilio di un intermediario, ovvero un utilizzo legittimo dell’opera o di altri materiali (Art. 68-bis LDA);
4. La riproduzione effettuata da portatori di handicap, per uso personale, di opere o di materiali protetti o la loro comunicazione al pubblico, purché direttamente collegati all’handicap e purché non abbiano carattere commerciale, limitandosi a soddisfare le specifiche necessità dell’handicap stesso (Art. 71-bis LDA);
5. La comunicazione o la messa a disposizione di singoli individui, a scopi di ricerca o di studio, sui terminali delle biblioteche o degli istituti di istruzione, musei o archivi, delle opere contenute nelle loro collezioni non soggette a vincoli (Art. 71-ter LDA);
6. La riproduzione di emissioni radiotelevisive effettuata in ospedali pubblici ed in istituti di prevenzione e pena, per uso esclusivamente interno e con corresponsione di un equo compenso (Art. 71-quater LDA);
7. La rimozione delle misure tecnologiche per l’utilizzazione dell’opera da parte dell’autorità competente, per fini di sicurezza pubblica o per assicurare il corretto svolgimento dei procedimenti amministrativi, parlamentari o giudiziari (Art. 71-quinquies LDA);
8. L’esercizio del diritto alla “copia privata” che, tratta dalla L. 93/92, viene ora collocata nell’ambito della LDA (Art. 71-sexies, Art. 71-septies e Art. 71-octies LDA).
Nell’adottare una chiave di lettura delle deroghe ai diritti esclusivi degli autori che, sorprendentemente, ci pone di fronte ad un’ampia casistica delle fattispecie presenti nel nostro ordinamento, ci sembra utile ricordare che le libere utilizzazioni presentano, anche nei casi in cui il Legislatore abbia previsto l’obbligo del riconoscimento di un “equo compenso” agli autori (si leggano in combinato disposto i consideranda 35, 36, 38 e 45 della Direttiva) aspetti problematici di interpretazione e di applicazione.
In questa sede, non senza richiamare all’attenzione dei lettori i temi posti in apertura di questo fugace sguardo al mondo delle libere utilizzazioni, con riferimento alla “copia privata” ed al “diritto di cronaca”, ci preme sottolineare come le eccezioni disciplinate dal nostro Legislatore in materia di esecuzione, rappresentazione o di recitazione in pubblico di opere tutelate (Art. 15-bis LDA, Art. 44 L. 1213/1965 (Circoli di Cultura Cinematografica)), poste rispettivamente a favore di istituti di assistenza e associazioni di volontariato – da una parte – e dei circoli cinematografici – dall’altra -, abbiano creato notevoli difficoltà nella corretta applicazione delle norme in essere, aprendo la breccia verso pericolose violazioni a diritti esclusivi che il Legislatore comunitario non ha inteso in alcun modo affievolire nell’ambito della Direttiva di armonizzazione del DA nella società dell’informazione.
Questi e molti altri problemi posti nel nostro Paese dalle disposizioni sulle “libere utilizzazioni” si affacciano già oggi con forza all’attenzione degli interpreti e degli addetti ai lavori. Siamo certi che il futuro sarà gravido di ulteriori complesse questioni poste dalle norme introdotte di recente, quale portato di una linea di tendenza che sembra diretta ad erodere i diritti esclusivi a favore di un sistema aperto di licenze obbligatorie, il cui controllo appare vieppiù problematico.
[1] Le eccezioni cui si applica la norma riguardano: Art. 55 LDA (registrazione su supporto di opere per radiodiffusione differita e conservazione della registrazione da parte dell’emittente in archivi ufficiali), Art. 65, 1° e 2° comma, LDA (fotocopia di opere effettuata a mano o in biblioteche pubbliche), Art. 69 comma 2, LDA (copia di back-up di fonogrammi e videogrammi in biblioteche, discoteche e cineteche dello Stato), Art. 70, comma 1 LDA (riassunto, citazione o riproduzione di brani o di parti di opere e loro comunicazione al pubblico per fini scientifici o didattici), Art. 71-bis LDA (riproduzione e utilizzazione della comunicazione al pubblico di opere da parte dei portatori di handicap) e 71-quater (riproduzione di programmi radiotelevisivi in ospedali pubblici ed istituti di prevenzione e pena).
[2] Secondo l’associazione tedesca Bundesverband Phono, nel 2002, in Germania su 486.000.000 di CD vergini venduti, ben 267.000.000 sono stati usati per fini illeciti.
Abstract tratto dalla presentazione del segretario generale della FAPAV, avv. Luciano Daffarra, in occasione del corso “IP Law – Diritto d’autore disciplina nazionale ed internazionale” del luglio 2003

References: Art. 5
 Art. 5
 Art. 73
 Art. 71
 Art. 71
 Art. 44
 Art. 55
 Art. 65
 Art. 69
 Art. 70
 Art. 71