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Timestamp: 2019-05-20 00:23:11+00:00

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Anti-corruzione (Legge n. 190/2012) e Trasparenza (D.Lgs. n. 33/2013) - PortaleCOMPLIANCE
> NEWS > ANTI-CORRUZIONE (LEGGE N. 190/2012) E TRASPARENZA (D.LGS. N. 33/2013)
IN PRIMO PIANO: IL 31.01.2019 SCADONO I TERMINI PER L'APPROVAZIONE DEL PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA E PER LA PUBBLICAZIONE DELLA RELAZIONE ANNUALE DEL RESPONSABILE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE (LEGGE N. 190/2012) -
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Con la delibera n. 141 del 27.02.2019, l'A.N.AC. ha fornito "indicazioni alle amministrazioni pubbliche, agli enti pubblici economici, agli ordini professionali, alle società e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, alle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, agli enti privati di cui all’art. 2- bis, co. 3, secondo periodo del d.lgs. 33/2013, e ai rispettivi OIV o organismi con funzioni analoghe, in merito all’attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione prevista dall’art. 14, co. 4, lett. g), del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150".
Alla delibera sono allegati: (i) i documenti di attestazione e le griglie di rilevazione (distintamente per categoria di ente interessato); (ii) la scheda si sintesi sulla rilevazione degli OIV o organismi con funzioni analoghe; (iii) i criteri di compilazione della griglia di rilevazione; (iv) il documento tecnico sui criteri di qualità della pubblicazione dei dati.
Oggi è stata pubblicata, sulla Gazzetta ufficiale n. 13, la Legge 09.01.2019, n. 3 - "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici" - recante disposizioni in tela di: (i) lotta alla corruzione della Pubblica amministrazione; (ii) riforma della prescrizione in materia penale; (iii) trasparenza di partiti e movimenti politici e relativi finanziamenti.
Il provvedimento - in vigore dal 31.01.2019 -, oltre a modificare molte delle norme penali rilevanti ai fini del D.Lgs. n. 231/2001 (v. oltre), interviene direttamente su alcune delle norme dello stesso Decreto (tra l'altro, inserendo una la fattispecie criminosa del "Traffico di influenze illecite" nel catalogo dei reati presupposto (art. 346-bis, codice penale, nel testo sostituito dalla stessa Legge n. 3/2019).
A quest'ultimo proposito si riporta di seguito il testo dell'art. 1, comma 9, della Legge n. 3/2019:
"9. Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 13, comma 2, le parole: «Le sanzioni interdittive» sono sostituite dalle seguenti: «Fermo restando quanto previsto dall'articolo 25, comma 5, le sanzioni interdittive»;
2) il comma 5 è sostituito dal seguente: «5. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 2 e 3, si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a quattro anni e non superiore a sette anni, se il reato e' stato commesso da uno dei soggetti di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), e per una durata non inferiore a due anni e non superiore a quattro, se il reato è stato commesso da uno dei soggetti di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b)»;
3) dopo il comma 5 è aggiunto il seguente: «5-bis. Se prima della sentenza di primo grado l'ente si e' efficacemente adoperato per evitare che l'attivita' delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l'individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilita' trasferite e ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l'adozione e l'attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi, le sanzioni interdittive hanno la durata stabilita dall'articolo 13, comma 2»;
c) all'articolo 51:
1) al comma 1, le parole: «la metà del termine massimo indicato dall'articolo 13, comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «un anno»;
2) al comma 2, secondo periodo, le parole: «i due terzi del termine massimo indicato dall'articolo 13, comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «un anno e quattro mesi»".
​Tra le misure riguardanti la lotta alla corruzione, si richiamano le seguenti:
abrogazione del reato di "millantato credito" (art. 346, c.p.), la cui condotta è stata inserita all'interno di quella riferita al citato delitto di "traffico di influenze illecite" (art. 346-bis, c.p.);
perseguibilità d'ufficio dei reati di "corruzione tra privati" (art. 2635, c.c.) e di "istigazione alla corruzione tra privati";
possibilità dell'utilizzo di intercettazioni, anche mediante dispositivi elettronici portatili (cd. "Trojan").
In materia di prescrizione è stata, tra l'altro, prevista (con disciplina che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020), la sospensione del corso della prescrizione dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado (sia ssa di condanna o di assoluzione) o dal decreto di condanna sino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o alla data di irrevocabilità del decreto penale.
I commi 11 e seguenti dell'art. 1 della Legge n. 3/2019 recano, infine, misure per la trasparenza di partiti e movimenti politici e relativi finanziamenti.
Disponibile in open source - sul sito dell'A.N.AC. - il software per la gestione delle segnalazioni di illeciti.
​Con comunicato del Presidente del 15.01.2019, il Presidente dell'Autorità ha reso noto che:
"a partire dal 15 gennaio 2019 sarà disponibile per il riuso l’applicazione informatica “Whistleblower” per l’acquisizione e la gestione - nel rispetto delle garanzie di riservatezza previste dalla normativa vigente - delle segnalazioni di illeciti da parte dei pubblici dipendenti, così come raccomandato dal disposto dell’art. 54 bis, comma 5, del d.lgs. n. 165/2001 e previsto dalle Linee Guida di cui alla Determinazione n. 6 del 2015.La piattaforma consente la compilazione, l’invio e la ricezione delle segnalazioni di presunti fatti illeciti nonché la possibilità per l’ufficio del Responsabile della prevenzione corruzione e della trasparenza (RPCT), che riceve tali segnalazioni, di comunicare in forma riservata con il segnalante senza conoscerne l’identità. Quest’ultima, infatti, viene segregata dal sistema informatico ed il segnalante, grazie all’utilizzo di un codice identificativo univoco generato dal predetto sistema, potrà “dialogare” con il RPCT in maniera spersonalizzata tramite la piattaforma informatica. Ove ne ricorra la necessità il RPCT può chiedere l’accesso all’identità del segnalante, previa autorizzazione di una terza persona (il cd. “custode dell’identità”).
Il sistema viene fornito completo di un modello di segnalazione predisposto da ANAC che può essere completamente personalizzato dall’utilizzatore."
L'A.N.AC. ha comunicato che per l’anno 2019 restano invariate le modalità operative per l’assolvimento degli obblighi di pubblicazione e trasmissione dei dati in formato aperto riguardanti il 2018, ai sensi dell’art. 1, comma 32 Legge 190/2012 come indicato nella Deliberazione ANAC n. 39 del 2 gennaio 2016: <<Rimangono quindi valide sia le specifiche tecniche per la comunicazione via PEC dell’avvenuta pubblicazione dei dati entro il 31 gennaio 2019 sia quelle di pubblicazione dei dati (formato XSD).Maggiori informazioni sul servizio sono disponibili nella sezione dedicata “Servizi online - Adempimenti Legge 190/2012 art. 1, comma 32”>>.
Entro la fine del 2021 sarà adottato un nuovo standard - ISO 37002 "Whistleblowing management systems" -, che fornirà linee guida per la gestione dei sistemi di segnalazione degli illeciti; l’Organizzazione internazionale per la normazione ha assegnato il progetto al gruppo di lavoro ISO 3/TC 309 (WG3).​​​
Sulla Gazzetta ufficiale n. 296 del 21.12.2018 è stata pubblicata la delibera dell'A.N.AC. n. 1074 del 21.11.2018, recante l'approvazione definitiva dell’aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione, costituente "atto di indirizzo per le pubbliche amministrazioni e per gli altri soggetti tenuti all’applicazione della normativa" in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza. Il provvedimento è suddiviso in una "Parte generale e una "Parte speciale".
3.adozione annuale dei PTPC
6. revoca del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza e le misure discriminatorie nei suoi confronti
9. pantouflage
10. rotazione degli incarichi
​Il paragrafo 3 rammenta che "l’obbligo, per i soggetti tenuti, di adottare un nuovo completo PTPC entro il 31 gennaio di ogni anno. L’omessa adozione di un nuovo PTPC è sanzionabile dall’Autorità ai sensi dell’art. 19, co. 5, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90."
La Parte speciale tratta, poi, i seguenti argomenti:
I. Agenzie fiscali
II. procedure di gestione dei fondi strutturali e dei fondi nazionali per le politiche di coesione
III. gestione dei rifiuti
IV. semplificazioni per i piccoli Comuni
Il 18 dicembre 2018 è stato approvato in via definitiva, dalla Camera dei Deputati (con 304 voti a favore e 106 contrari), il disegno di legge ribattezzato, da alcuni suoi promotori, "spazzacorrotti". Il provvedimento reca "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici".
Per consentire ai Responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) di svolgere tutte le attività connesse alla predisposizione dei Piani di prevenzione della corruzione e della trasparenza entro il 31 gennaio 2019, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.AC.) ha prorogato alla medesima data il termine ultimo per la predisposizione e la pubblicazione della Relazione annuale dei RPCT.
La "Scheda per la relazione annuale del RPCT 2018" è fornita, in formato xlsx, con il Comunicato dell'Autorità del 26.11.2018.
Con la delibera n. 840 del 02.10.2018, in risposta ad alcuni quesiti, l'A.N.AC. ha fornito indicazioni in merito al ruolo e ai poteri di vigilanza e controllo del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (R.P.C.T.). In particolare, dopo una ricognizione della normativa in materia e richiamando le proprie precedenti determinazioni sul punto, l'Autorità si è espressa in ordine:
"a) ai poteri di vigilanza e controllo del RPCT. Se, cioè, tale soggetto, oltre alla verifica della corretta attuazione delle misure di prevenzione e gestione del rischio corruttivo previste nel PTPC (anche ai finidell’aggiornamento o integrazione di quest’ultimo ove manchino misure adeguate), possa estendere i poteri di vigilanza e controllo per accertare la fondatezza di presunte disfunzioni o illegittimità segnalate.
b) al tipo di attività istruttoria che il RPCT eventualmente può svolgere in caso di segnalazioni. Se, ad esempio, possa fare audizioni di dipendenti e chiedere atti e documenti agli uffici esprimendo anche valutazioni di merito sulla correttezza e la legittimità di tali atti."
Di seguito uno stralcio del provvedimento:
"La legge non declina espressamente i contenuti dei poteri di vigilanza e controllo del RPCT operando,invece, su un diverso piano e cioè quello dell’assegnazione allo stesso di un obiettivo generale consistente nella predisposizione e nella verifica della tenuta complessiva del sistema di prevenzione della corruzione di un’amministrazione o ente. E proprio a tale obiettivo sono correlate le specifiche responsabilità che gravano sul RPCT e che si sostanziano laddove vi siano casi di omessa predisposizione di un PTCP adeguato e di omesso controllo sull’attuazione delle misure (cfr. art. 1, co. 12 e 14, l. 190/2012).
Da qui si rileva, quindi, che il cardine dei poteri del RPCT è centrato proprio sul prevenire la corruzione - ossia sulla adeguata predisposizione degli strumenti interni all’amministrazione (PTPC e relative misure di prevenzione ivi compresa la trasparenza) per il contrasto dell’insorgenza di fenomeni corruttivi, intesi in senso ampio, e sulla verifica che ad essi sia stata data attuazione effettiva - e che i poteri di controllo e di verifica di quanto avviene nell’amministrazione sono funzionali a tale obiettivo. Dalla lettura delle norme si desume, infatti, il principio di carattere generale secondo cui non spetta alRPCT l’accertamento di responsabilità (e quindi la fondatezza dei fatti oggetto di segnalazione), qualunque natura esse abbiano. Al riguardo, il RPCT è tenuto a fare riferimento agli organi preposti appositamente sia all’interno dell’amministrazione che all’esterno, valorizzando così un modello di poteri del RPCT strettamente connessi, e non sovrapponibili, con quello di altri soggetti che hanno specifici poteri e responsabilità sul buon andamento dell’attività amministrativa nonché sull’accertamento di responsabilità.
In proposito, è lo stesso legislatore che indica che, in caso di mancata attuazione delle misure, il RPCT debba riferire ad altri soggetti per l’adozione delle iniziative conseguenti di loro competenza. Si consideri, ad esempio, quanto sopra riportato sui doveri di segnalazione all'organo di indirizzo politico e all'organismo indipendente di valutazione delle disfunzioni rilevate; della trasmissione agli ufficicompetenti all’esercizio dell'azione disciplinare dei nominativi dei dipendenti che non abbiano dato attuazione alle misure (art. 1 commi 7, 8, 9 e 10, l. 190/2012); o, ancora, della segnalazione degli inadempimenti in materia di trasparenza al vertice politico, all’OIV, all’ANAC o, nei casi più gravi,all’ufficio di disciplina (art. 43 d.lgs. 33/2013).
Da qui deriva, inoltre, che, ad esempio, qualora dall’esame condotto dal RPCT, di cui si dirà, emerganoelementi utili a configurare fattispecie suscettibili di dar luogo a responsabilità amministrativa, il RPCT è tenuto a presentare tempestiva denuncia alla competente procura della Corte dei conti per le eventuali iniziative in ordine all'accertamento del danno erariale (art. 20 d.P.R. n. 3 del 1957; art. 1, co. 3, l. n. 20 del 1994).
Ove rilevi poi fatti che rappresentano notizia di reato, deve presentare denuncia alla procura della Repubblica o ad un ufficiale di polizia giudiziaria con le modalità previste dalla legge (art. 331 c.p.p.). Sulla responsabilità disciplinare si è già detto sopra. Ma analogamente si può ragionare in relazione agli altri organi di controllo interno che a vario titolo operano nell’amministrazione.
Tra RPCT e organi di controllo è quindi quanto mai opportuno, come visto anche sopra e riportato in diversi PNA, che si crei una collaborazione stabile nel rispetto delle rispettive competenze. Analogamente si sono delineate e sviluppati i rapporti fra RPCT e ANAC."
Nella seduta n. 18 del 6 settembre 2018, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione". Il provvedimento - presentato come "SpazzaCorrotti" - prevede (come indicato nel relativo comunicato stampa e nelle slide della presentazione resa disponibile al pubblico):
la possibilità di utilizzare, anche per i reati di corruzione, la figura dell’Agente sotto copertura;
la confisca dei beni anche nel caso di amnistia o prescrizione intervenuta in gradi successivi al primo;
l’assorbimento della ipotesi di “millantato credito” (art. 346, c.p.) nella fattispecie del “traffico di influenze illecite” (previsto dall'art. 346-bis, c.p., introdotto con la Legge n. 190/2012 e attualmente non inserito nel catalogo dei reati presupposto ai fini della responsabilità amministrativa degli enti disciplinata dal D.Lgs. n. 231/2001);
indagini d'ufficio anche nella corruzione tra privati o per istigazione;
nuove norme in materia di trasparenza e controllo dei partiti e movimenti politici, volte a rendere in ogni caso palese al pubblico e sempre tracciabile la provenienza di tutti i finanziamenti ai partiti politici e altresì alle associazioni e fondazioni politiche nonché ad analoghi comitati e organismi pluripersonali privati di qualsiasi natura e qualificazione.
Il provvedimento, che seguirà ora l'iter parlamentare di approvazione, contiene importanti disposizioni rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 (per ulteriori dettagli clicca qui).
Con un comunicato del 16 marzo 2018, l'A.N.AC. ha ribadito alcune indicazioni riguardo all'aggiornamento annuale del Piano triennale per la prevenzione della corruzione (PTPC). In particolare, l'Autorità ha rammentato che:
a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 97/2016, il PTPC deve essere integrato con il Programma per la trasparenza: la necessaria integrazione degli obiettivi di trasparenza con il piano della performance necessita di una loro previsione annuale nell’ambito della programmazione su base triennale;
conseguentemente, il medesimo Piano deve essere obbligatoriamente adottato, ciascun anno, alla scadenza prevista dalla legge del 31 gennaio, con validità per il successivo triennio (ad esempio, per l’anno in corso, il PTPC 2018-2020);
ad ogni Piano devono essere allegate le mappature dei processi.
Il 1° marzo 2018 l'A.N.AC. "ha valutato opportuno sospendere, in attesa della definizione della questione di legittimità costituzionale, l’efficacia della Determinazione dell’8 marzo 2017 n. 241 limitatamente alle indicazioni relative alla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14 co. 1-ter ultimo periodo del D.lgs. 33/2013 concernente l’obbligo dell’amministrazione di pubblicare sul proprio sito istituzionale il dato trasmesso da ciascun dirigente sull’importo complessivo degli emolumenti percepiti a carico della finanza pubblica."
Sul sito istituzionale dell’A.N.AC. è stata pubblicata la delibera n. 141 del 21 febbraio 2018, con cui l’Autorità ha fissato al 30 aprile 2018 il termine per la pubblicazione – sui siti delle società a partecipazione pubblica – delle attestazioni degli OIV, o degli organismi con funzioni analoghe, relative all’assolvimento di specifiche categorie di obblighi di pubblicazione al 31 marzo 2018.
In particolare, con tale delibera l’A.N.AC.:
ha precisato che il D.Lgs. n. 97/2016 ha valorizzato il ruolo degli OIV ai fini della verifica degli obiettivi connessi alla trasparenza, oltre che a quelli inerenti in generale alla prevenzione della corruzione, prevedendo che a tal fine che l’OIV possa chiedere al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) le informazioni e i documenti necessari per lo svolgimento del controllo;
ha rammentato che, ai sensi dell’art. 45, comma 2, del D.Lgs. n. 33/2013, la stessa Autorità può chiedere all’OIV ulteriori informazioni sul controllo dell’esatto adempimento degli obblighi di trasparenza previsti dalla normativa vigente;
ha rammentato che con la determinazione n. 1134 dell’8 novembre 2017, l’Autorità ha approvato le «Nuove linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici», fornendo indicazioni ai soggetti interessati sull’attuazione della normativa e predisponendo una mappa ricognitiva degli obblighi di pubblicazione previsti per le società/enti, secondo il criterio della compatibilità di cui all’art. 2-bis del D.Lgs. n. 33/2013
allo scopo di verificare l’effettiva pubblicazione dei dati previsti dalla normativa vigente, ha individuato specifiche categorie di dati cui gli OIV, ex art. 44 del D.Lgs. n. 33/2013 (o gli organismi con funzioni analoghe nelle amministrazioni e negli enti di diritti privato che non abbiano un OIV) sono tenuti ad attestare la pubblicazione al 31 marzo 2018. L’attestazione va pubblicata nella sezione “Amministrazione trasparente” o “Società trasparente” entro il 30 aprile 2018.
Per la prima volta, tale obbligo di attestazione è stato esteso alle società in controllo pubblico (Allegato 1.2 della delibera n. 141/2018, cit.) e alle società a partecipazione pubblica non di controllo (Allegato 1.3 della delibera n. 141/2018, cit.).
a) per le società in controllo pubblico:
Consulenti e collaboratori (art. 15 e art. 15 bis);
Personale (incarichi conferiti o autorizzati - art. 18);
Selezione del personale (art. 19, D.Lgs. n. 33/2013, art. 1, co. 16, lett. d) L. n. 190/2012, art. 19, co. 2 e 3, D.Lgs. n. 175/2016)
Bilanci (art. 29, D.Lgs. n. 33/2013 e art. 6, co. 4, D.Lgs. n. 175/2016);
Beni immobili e gestione del patrimonio (art. 30);
Controlli e rilievi sull’amministrazione (art. 31);
Servizi erogati (carta dei servizi e standard di qualità, class action, costi contabilizzati, liste di attesa, servizi in rete- artt. 32 e 41 D.Lgs. n. 33/2013, artt. 1 e 4 D.Lgs. n. 198/2009, art. 7, co. 3, D.Lgs. n. 82/2005);
Altri contenuti – Documento che tiene luogo del Piano triennale della prevenzione della corruzione e della trasparenza o integrazione del MOG 231 (art. 10);
Altri contenuti - Registro degli accessi (Linee guida A.N.AC., determinazione n. 1309/2016).
b) per le società a partecipazione pubblica non di controllo:
Bilanci (art. 29 D.Lgs. n. 33/2013 e art. 6, co. 4, D.Lgs. n. 175/2016);
Servizi erogati (carta dei servizi e standard di qualità, class action, costi contabilizzati - artt. 32 e 41 D.Lgs. n. 33/2013, artt. 1 e 4 D.Lgs. n. 198/2009);
Altri contenuti – Registro degli accessi (Linee guida A.N.AC., determinazione n. 1309/2016).
Le suddette società devono, quindi, scegliere se nominare un organismo o un altro soggetto con funzioni analoghe agli OIV; la scelta potrebbe ricadere sull’Organismo di Vigilanza ex D.Lgs. n. 231/2001 o su un suo membro.
La richiamata delibera A.N.AC. n. 141/2018 precisa che:
<<Nel caso in cui l’ente sia privo di OIV, o organismo o altro soggetto con funzioni analoghe agli OIV, l’attestazione e la compilazione della griglia di rilevazione è effettuata dal RPCT (nel caso delle società a partecipazione pubblica non di controllo dal rappresentante legale), specificando che nell’ente è assente l’OIV o altro organismo con funzioni analoghe e motivandone le ragioni.…(omisiss) …
Ai fini dello svolgimento delle verifiche sull’assolvimento degli obblighi di trasparenza, gli organismi o soggetti con funzioni analoghe agli OIV tenuti all’attestazione degli obblighi di pubblicazione degli enti e delle società di cui al paragrafo 1.2, utilizzano la «Griglia di rilevazione al 31 marzo 2018» disponibile nell’Allegato 2.2.
Ai fini dello svolgimento delle verifiche sull’assolvimento degli obblighi di trasparenza, gli organismi o soggetti con funzioni analoghe agli OIV tenuti all’attestazione degli obblighi di pubblicazione delle società a partecipazione pubblica non di controllo, di cui al paragrafo 1.3, utilizzano la «Griglia di rilevazione al 31 marzo 2018» disponibile nell’Allegato 2.3.>>
La ripetuta delibera n. 141 e i relativi allegati sono scaricabili utilizzando il seguente link: Delibera 141 del 21 febbraio 2018.
Con la Delibera n. 1208 del 22 novembre 2017 il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha approvato l’aggiornamento 2017 al Piano Nazionale Anticorruzione 2016.
Qui di seguito si riportano alcuni punti oggetto di analisi e approfondimento, a valenza generale:
per gli enti territoriali, è auspicata l’approvazione di un primo schema di carattere generale di PTPC e, successivamente, del PTPC definitivo;
​nel processo di approvazione del Piano è opportuno "rafforzare, dandone conto nel PTPC, il coinvolgimento dell’organo di indirizzo, della struttura organizzativa e degli stakeholder esterni, anche indicando il numero di soggetti coinvolti e le modalità di coinvolgimento e di partecipazione nel processo di gestione del rischio";
è auspicabile l'attribuzione al Responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza "di un supporto conoscitivo e operativo a tale figura ... o di una struttura di supporto";
il PTCP deve esplicitare le modalità di attuazione del monitoraggio del Piano;
la mappatura dei processi a rischio deve essere completa, e non limitata alle cd. "aree obbligatorie";
il PTPC deve evidenziare la metodologia utilizzata per la valutazione del rischio di corruzione (la maggior parte degli enti ha sinora utilizzato la metodologia individuata nel P.N.A. 2013);
per effetto della nuova normativa, occorre utilizzare un unico strumento per il Piano triennale di prevenzione della corruzione e per il Programma triennale della trasparenza e dell'integrità;
i PTPC devono adeguarsi alle indicazioni fornite dal PNA 2015 con riferimento alla valutazione del rischio riferito ai contratti pubblici;
riguardo alle problematiche collegate all’applicazione della legge 190/2012 alle società pubbliche e ai soggetti indicati nell’art. 2-bis, comma 2, lett. b) e c) e co. 3 del D.Lgs. n. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. n. 97/2016, l’A.N.AC. ha adottato la delibera n. 1134 del 8 novembre 2017, di approvazione delle «Nuove linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici»;
per il PTPC ciò che rileva è, da un lato, la gestione del rischio e la chiara​ identificazione delle misure di prevenzione della corruzione anche in termini di definizione di tempi e di responsabilità, dall’altro, l’organizzazione dei flussi informativi per la pubblicazione e i relativi responsabili per l’attuazione della trasparenza";
nelle realtà di piccole dimensioni l’incarico di RPCT può essere affidato a un non dirigente;
il nominativo del RPCT deve essere indicato nel Piano triennale della prevenzione della corruzione e della trasparenza (art. 43, co. 1, d.lgs. 33/2013) e va pubblicato sul sito dell’Amministrazione - sezione “Amministrazione Trasparente” - “Altri contenuti /prevenzione della corruzione”;
la rotazione è una delle misure previste espressamente dal legislatore nella legge 190/2012 (art. 1, comma 4, lett. e), co. 5, lett. b), comma 10, lett. b)).​
Il 15 novembre 2017 l'Assemblea della Camera dei deputati ha approvato definitivamente la proposta di legge A.C. 3365-B, volta a introdurre misure di protezione dei lavoratori dipendenti, tanto del settore pubblico quanto del settore privato, che segnalano reati o irregolarità dei quali vengono a conoscenza nell'ambito del rapporto di lavoro (vai alle indicazioni pubblicate sul sito della Camera dei deputati).
​Tale approvazione ha fatto seguito all'approvazione da parte del Senato - il 18 ottobre 2017 - del disegno di legge recante <<Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato>> (DDL S.2208).
Il 18 ottobre 2017 il Senato ha approvato, con modificazioni, il disegno di legge recante <<Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato>> (DDL S.2208), approvato dalla Camera il 21 gennaio 2016.
Rispetto al testo approvato dalla Camera dei Deputati, il DDL approvato dal Senato il 18 ottobre 2017 reca le seguenti modificazioni: (i) sono previste sanzioni per chi commette ritorsioni nei confronti del whistleblower; (ii) in ogni caso, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare che la ritorsione non ha alcun legame con la segnalazione del dipendente; (iii) è previsto l’obbligo di introdurre canali di segnalazione confidenziali negli enti.
Inoltre il disegno di legge prevede una modifica dell'art. 54-bis, D.Lgs. n. 165/2001.
Per un approfondimento sul tema, si rinvia all'apposito "Focus" pubblicato sul Portale (clicca qui).
Sul sito dell’A.N.AC. (www.anticorruzione.it) è stata pubblicata la proposta di aggiornamento 2017 del Piano Nazionale Anticorruzione. Il documento, in consultazione, tratta i seguenti argomenti:
Autorità di sistema portuale (AdSP);
​gestione dei commissari straordinari nominati dal Governo;
Forse anche in considerazione delle indagini penali che hanno colpito le Università nei giorni scorsi, il documento si sofferma in modo esteso proprio sulle "istituzioni universitarie" (pagine da 34 a 61).
Un particolare rilievo assumono le indicazioni relative all'applicabilità delle disposizioni in materia di anticorruzione (Legge n. 190/2012) e di trasparenza (D.Lgs. n. 33/2013) alle c.d. "Università libere". Al riguardo si riporta qui di seguito uno stralcio del documento (pagina 35):
“Un chiarimento preliminare si impone per comprendere l’applicabilità del Piano alle università non statali. Esse sono enti legalmente riconosciuti con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, in presenza dei requisiti di legge. La loro natura di ente pubblico è stata esclusa dalla recente giurisprudenza (Consiglio di Stato, sez. VI, sent. 11 luglio 2016, n. 3043), pertanto, esse non sono tenute alla predisposizione dei Piani triennali di prevenzione della corruzione e della trasparenza. Tuttavia, le misure avanzate da questo documento si estendono anche alle università non statali laddove nello svolgimento delle attività di pubblico interesse siano tenute al rispetto delle stesse regole applicabili alle università statali (ad esempio, per il reclutamento dei professori e ricercatori). Quanto alle misure di trasparenza, stante l’incerta applicazione dell’art. 2-bis, co. 3, del d.lgs. 33/2013, l’Autorità auspica che le università non statali si conformino alle misure di trasparenza contenute nel presente aggiornamento.”
Come da comunicazione pubblicata sul sito dell'A.N.AC. il 28.06.2017, l'Autorità, con la Delibera n. 556 del 31 maggio 2017 ha provveduto all'aggiornamento della determinazione n. 4 del 2011 recante "Linee guida sulla tracciabilità dei flussi finanziari ai sensi dell'art. 3 della legge 13 agosto 2013, n. 136" alla luce delle novità introdotte con il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e con il decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 recante “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50”.
La normativa in esame ha finalità antimafia; considerato che la normativa antimafia trova applicazione generalizzata ai contratti pubblici, sono tenuti all’osservanza degli obblighi di tracciabilità tutti i soggetti sottoposti all’applicazione del Codice; di conseguenza, "l’articolo 3 della legge n. 136 si applica alle stazioni appaltanti di cui all’art. 3, comma 1, dalla lett. a) alla lett. o) del Codice".
indicazione negli strumenti di pagamento relativi ad ogni transazione del codice identificativo di gara (CIG) e, ove obbligatorio ai sensi dell’art. 11 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, del codice unico di progetto (CUP).
Per approfondimenti si rinvia alle menzionate Linee guida aggiornate.
Con un comunicato stampa del 17.05.2017 il Presidente dell'A.N.AC. ha comunicato che <<Nella seduta del 17 maggio 2017, il Consiglio dell’Autorità ha ribadito che l’obbligo di pubblicazione degli emolumenti complessivi a carico della finanza pubblica percepiti dai dirigenti, disposto dall’art. 14, co. 1-ter (ndr: del D.Lgs. n. 33/2013), debba ritenersi non sospeso e, dunque, da rispettare. Ciò in quanto l’Ordinanza del TAR Lazio n. 1030/2017 non richiama in alcun modo il comma 1–ter dell’art. 14 né tale disposizione è stata oggetto di censura davanti al TAR>>.
Con un comunicato stampa del 27.04.2017 il Presidente dell'A.N.AC. ha precisato che eventuali richieste di parere circa l'applicazione della normativa in materia di accesso civico generalizzato (FOIA) potranno essere prese in considerazione dall’Autorità solo se attinenti a questioni di particolare rilevanza relative esclusivamente a chiarimenti sull’interpretazione delle Linee guida. Come è noto, il D.Lgs. n. 97/2016 ha attribuito all'A.N.AC. la competenza ad adottare, d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali, Linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti (art. 5-bis, comma 6, D.Lgs. n. 33/2013). Le Linee guida sono state approvate con delibera del Consiglio n. 1309 del 28.12.2016 e pubblicate sul sito dell’Autorità e nella Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 7 del 10 gennaio 2017. L'Autorità ha anche precisato che <<Resta fermo che le eventuali richieste rivolte ad Anac non interrompono in alcun modo i termini stabiliti all’art. 5 del d.lgs. n. 33/2013 per la conclusione del procedimento di accesso civico>>.
Sul sito dell’A.N.AC. è stata pubblicata la delibera n. 236 del 1° marzo 2017, relativa alle attestazioni OIV, o strutture con funzioni analoghe, sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione ex D.Lgs. n. 33/2013 al 31 marzo 2017.
Il tenore letterale della delibera si riferisce alle sole “Amministrazioni” di cui al primo comma dell’art. 2-bis, D.Lgs. n. 33/2013 (e non, quindi, alle società a partecipazione o controllo pubblico – v. oltre).
In senso analogo, con riferimento all'attestazione da rilasciarsi nel precedente anno 2016, si rinvia alla delibera A.N.AC. n. 43 del 20.01.2016.
L’art. 45, comma 1, del D.Lgs. n. 33/2013, attribuisce all’Autorità il compito di controllare "l'esatto adempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente, esercitando poteri ispettivi mediante richiesta di notizie, informazioni, atti e documenti alle amministrazioni pubbliche e ordinando l'adozione di atti o provvedimenti richiesti dalla normativa vigente, ovvero la rimozione di comportamenti o atti contrastanti con i piani e le regole sulla trasparenza".
In particolare, la citata delibera A.N.AC. prevede quanto segue:
“Sono tenuti all’attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione al 31 marzo 2017 gli OIV, o gli altri organismi con funzioni analoghe, istituiti presso le «publiche amministrazioni» di cui all’art. 2-bis, co. 1, del d.lgs. 33/2013, ai sensi dell’art. 14, c. 4, lett. g), del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, dell’art. 44 del dlgs 33/2013 e, da ultimo, dell’art. 1, co. 8-bis, della l. 190/2012.
Per «publiche amministrazioni» l’art. 2-bis citato intende tutte le amministrazioni di cui all'articolo 1, co. 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ivi comprese le autorità portuali, nonchè le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione.”
Il ripetuto comma 1, art. 2-bis ("Ambito soggettivo di applicazione"), D.Lgs. n. 33/2013 prevede quanto segue:
"1. Ai fini del presente decreto, per "pubbliche amministrazioni" si intendono tutte le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ivi comprese le autorita' portuali, nonche' le autorita' amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione."
Ai sensi dei commi 2 e 3 di tale articolo:
"2. La medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 si applica anche, in quanto compatibile:
3. La medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 si applica, in quanto compatibile, limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all'attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione europea, alle società in partecipazione pubblica come definite dal decreto legislativo emanato in attuazione dell'articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124, e alle associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici.”
Il 16.02.2017 entrerà in vigore la delibera A.N.AC. n. 1 dell'11.01.2017 (pubblicata sulla G.U. n. 26 dell'01.02.2017), con la quale si danno indicazioni alle stazioni appaltanti su tempi e modalità per l’acquisizione del CIG e sul suo perfezionamento e mancato perfezionamento; l’operatività del sistema resta invariata (clicca qui per scaricare il provvedimento).
​Con un comunicato dell'08.02.2017, con riferimento a determinati soggetti tenuti agli adempimenti, l'A.N.AC. ha prorogato al 31 luglio 2017 i termini degli obblighi in materia di anticorruzione e trasparenza previsti dai seguenti provvedimenti: (i) art. 1, comma 32, Legge n. 190/2012; (ii) D.Lgs. n. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. n. 97/2016; (iii) adozione del P.T.P.C.T. 2017-2019.
Delle proroghe beneficiano <<le pubbliche amministrazioni ed i soggetti pubblici e privati di cui all’art. 2 bis del d.lgs. n. 33/2013, come modificato dal d.lgs. n. 97/2016, con sede legale nei comuni colpiti dal sisma di cui agli allegati 1 e 2 del d.l. 189/2016, convertito dalla L. 229/2016>>.
Con un comunicato del 23.01.2017, l'A.N.AC. ha prorogato al 20 febbraio 2017 il termine - fissato per il 31 gennaio 2017 dalla legge - per la comunicazione via PEC dell'avvenuta pubblicazione del file XML per gli adempimenti di cui all'art. 1, comma 32, della L. n. 190/2012. Gli adempimenti in questione si riferiscono, tra l'altro, alla pubblicazione da parte delle stazioni appaltanti, sul proprio sito web alla Sezione "Amministrazione/Società trasparente", di tabelle riassuntive recanti per ogni affidamento: (i) la struttura proponente; (ii) l'oggetto del bando; (iii) l'elenco degli operatori invitati a presentare offerte; (iv) l'aggiudicatario; (v) l'importo di aggiudicazione; (vi) i tempi di completamento dell'opera, servizio o fornitura; (vii) l'importo delle somme liquidate.
Con un comunicato del 21.12.2016, depositato presso la Segreteria il 17.01.2017 e pubblicato oggi sul sito web istituzionale (www.anticorruzione.it), l'A.N.AC., <<Tenuto conto del termine previsto dalle disposizioni transitorie di cui all’art. 42, comma 1, del d.lgs. n. 97/2016, nonché del tempo a disposizione delle amministrazioni per adeguarsi ai nuovi obblighi di pubblicazione, ... ha valutato opportuno prorogare al 31 marzo 2017 il termine per la predisposizione delle attestazioni OIV sugli adempimenti degli obblighi di pubblicazione, con riferimento all’anno 2016 e ai primi tre mesi dell’anno 2017.
Al riguardo si rammenta che con la delibera n. 43 del 20.01.2016 (v. News del 20.01.2016) l'Autorità aveva precisato che <<Sono tenuti all’attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione al 31 gennaio 2016 gli OIV, o le altre strutture con funzioni analoghe, istituite presso le pubbliche amministrazioni ivi comprese le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione e presso gli enti di cui all’art. 11, commi 1 e 2, lettera a, del d.lgs. n. 33/2013.>> Risultavano, quindi, esclusi dall'adempimento dell'attestazione gli "enti di diritto privato in controllo pubblico" e le "società partecipate dalle pubbliche amministrazioni" di cui, rispettivamente al comma 2 lett. b. e al comma 3 del ripetuto art. 11 (nella formulazione derivante dalle modifche apportate dal D.L. 24.06.2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 11.08.2014, n. 114). L'art. 11, D.Lgs. n. 33/2013 è stato abrogato dal D.Lgs. n. 97/2016 e, di fatto, sostituito dall'art. 2-bis del D.Lgs. n. 33/2013.
Occorrerà, quindi, attendere ulteriori indicazioni da parte dell'A.N.AC. per verificare i soggetti tenuti alla pubblicazione dell'attestazione OIV e i contenuti di quest'ultima.
Con un comunicato dell'11.01.2017, l'A.N.AC. ha comunicato che <<Restano invariate per l’anno 2017 le modalità operative per l’assolvimento degli obblighi di pubblicazione e trasmissione dei dati in formato aperto riguardanti il 2016, ai sensi dell’art. 1 comma 32 Legge 190/2012 come indicato nella Deliberazione ANAC n. 39 del 2 gennaio 2016. Rimangono quindi valide sia le specifiche tecniche per la comunicazione via PEC dell’avvenuta pubblicazione dei dati entro il 31 gennaio 2017 sia quelle di pubblicazione dei dati (formato XSD)>>
Il citato art. 1, comma 32, prevede, tra l'altro, quanto segue: <<Entro il 31 gennaio di ogni anno, tali informazioni (ndr: struttura proponente; oggetto del bando; elenco degli operatori invitati a presentare offerte; aggiudicatario; importo di aggiudicazione; tempi di completamento dell'opera, servizio o fornitura; importo delle somme liquidate), relativamente all'anno precedente, sono pubblicate in tabelle riassuntive rese liberamente scaricabili in un formato digitale standard aperto che consenta di analizzare e rielaborare, anche a fini statistici, i dati informatici.>>
Nella seduta del 28.12.2016 il Consiglio dell’A.N.AC. ha approvato due provvedimenti: (i) uno relativo alle Linee guida per l’attuazione dell’accesso civico generalizzato (cd. Foia), (ii) l'altro relativo alle prime Linee guida sull’attuazione degli obblighi di pubblicazione previsti dal decreto Trasparenza - D.Lgs. n. 97/2016.
​Il primo documento (delibera n. 1309 del 28.12.2016: per scaricarlo clicca qui) - che si riferisce alla disposizione recata dall'art. 5- bis, comma 6, del D.Lgs. n. 33 del 14.03.2013, recante «Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni» - ha ottenuto l’intesa del Garante della privacy, il parere favorevole della Conferenza unificata e ha recepito le osservazioni formulate dagli enti territoriali. Un apposito tavolo tecnico, che vedrà la partecipazione del Garante e delle rappresentanze degli enti locali, monitorerà l’applicazione delle Linee guida in modo da giungere a un aggiornamento entro i prossimi 12 mesi.
Il secondo documento (delibera n. 1310 del 28.12.2016) si riferisce alla disciplina interessante le pubbliche amministrazioni e gli altri enti, di cui all'art. art. 2-bis, comma 1, D.Lgs. n. 33/2013 (per scaricarlo clicca qui). Con riferimento ai soggetti elencati:
all'art. 2-bis, comma 2, D.Lgs. n. 33/2013 (enti pubblici economici, ordini professionali, società in controllo pubblico, associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato, sottoposti alla medesima disciplina prevista per le p.a. «in quanto compatibile»;
all'art. 2-bis, comma 3, D.Lgs. n. 33/2013 (società a partecipazione pubblica, associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato soggetti alla medesima disciplina in materia di trasparenza prevista per le p.a. «in quanto compatibile» e «limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all’attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione europea»);
la citata delibera n. 1310/2016 «rinvia a specifiche Linee guida di modifica della delibera ANAC n. 8/2015 e a un apposito atto d’indirizzo per gli ordini professionali» e precisa che «Al fine di consentire da subito l’adeguamento da parte di detti soggetti alla disciplina sulla trasparenza si precisa, sin da ora, che il criterio della “compatibilità” va inteso come necessità di trovare adattamenti agli obblighi di pubblicazione in ragione delle peculiarità organizzative e funzionali delle diverse tipologie di enti, e non in relazione alle peculiarità di ogni singolo ente. Diversamente si avrebbe un’applicazione estremamente diversificata e disomogenea della trasparenza, anche all’interno della stessa tipologia di enti, conseguenza non rispondente allo scopo della norma e all’obiettivo di poter effettuare, tra le altre cose, comparazioni e confronti.»
L'A.N.AC. ha posto in consultazione, sino al 12.01.2017, lo schema di Linee guida recanti indicazioni sull’applicazione dell’art. 14 del D.Lgs. n. 33/2016, sugli “Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali”, per quanto si riferisce alle pubbliche amministrazioni.
Il citato art. 14 ha subito rilevanti modifiche a seguito dell’entrata in vigore dell'art. 13 del D.Lgs. n. 97/2016; in particolare, rispetto al testo previgente, il novero dei soggetti interessati risulta ora esteso - oltre che ai titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo - anche ai titolari di incarichi dirigenziali nelle amministrazioni pubbliche. In allegato alle Linee guida l’Autorità rende disponibili anche modelli di dichiarazione, al fine di agevolare le amministrazioni e rendere uniformi le modalità di pubblicazione dei dati previsti nella norma in questione.
Le stesse Linee guida (clicca qui per scaricarle): (i) differiscono il termine di pubblicazione delle dichiarazioni dei dirigenti al 31 marzo 2016; (ii) , precisano che “L’applicazione delle disposizioni agli altri soggetti indicati nell’art. 2-bis, co. 2 del d.lgs. 33/2013 ovvero enti pubblici economici, società in controllo pubblico, associazioni, fondazioni, enti di diritto privato, sarà trattata in distinte Linee guida”.
Con un comunicato del 5 dicembre 2016, il Presidente dell'A.N.AC. ha prorograto al 16 gennaio 2017 il termine ultimo per la predisposizione e la pubblicazione (sul sito istituzionale di ogni ente, nella sezione “Amministrazione trasparente”, sottosezione “Altri contenuti-Corruzione”) della Relazione annuale che i Responsabili della prevenzione della corruzione (RPC) sono tenuti ad elaborare ai sensi dell’art. 1, comma 14, della Legge n. 190/2012.
Tale proroga è stata concessa per consentire agli stessi Responsabili della prevenzione della corruzione di svolgere adeguatamente tutte le attività connesse alla predisposizione dei Piani di Prevenzione della corruzione entro il 31 gennaio 2017.
Sul sito dell'A.N.AC. è stata pubblicata la scheda che i RPC sono tenuti a compilare per la predisposizione della relazione annuale sull’efficacia delle misure di prevenzione definite nei Piani triennali di prevenzione della corruzione.
Rispetto alla scheda pubblicata nel 2015, l’Autorità non ha apportato modifiche; pertanto, la struttura del documento è rimasta invariata.
La scheda è rivolta anche alle società, agli enti di diritto privato in controllo pubblico e agli enti pubblici economici che la utilizzano, per quanto compatibile, con riferimento alle misure anticorruzione adottate (clicca qui per scaricare la scheda, in formato Excel).
Per scaricare le istruzioni per la compilazione clicca qui.
L'A.N.AC. ha pubblicato sul proprio sito lo <<schema di Linee Guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013>>.
​La consultazione on line si chiuderà il 28.11.2016 (clicca qui per scaricare il documento).
Il documento ha ad oggetto indicazioni operative in merito alla definizione delle esclusioni e dei limiti previsti dalla legge all’accesso, da parte di chiunque, a dati, documenti ed informazioni detenuti dalle amministrazioni ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria (cd. accesso civico generalizzato).
Alla predisposizione del testo ha partecipato il Garante per la protezione dei dati personali. Il documento viene posto in consultazione pur in presenza di alcune riserve che dovranno essere sciolte, anche alla luce delle risultanze della consultazione aperta, al fine di perfezionare l’intesa prevista dalla legge.
Secondo quanto previsto dall’art. 5-bis, comma 6, del D.Lgs. n. 33/2013, infatti, sulle Linee guida dovrà essere sentita anche la Conferenza unificata Stato, Regioni e Autonomie locali di cui all’art. 8 del D.Lgs. 28 agosto 1997 n. 281.
La nuova tipologia di accesso, delineata nell’art. 5, commi 2 e ss. del D.Lgs. n. 33/2013, si aggiunge all’accesso civico già disciplinato dal medesimo decreto e all’accesso agli atti ex. L. n. 241/1990, ed è volto a favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico. Ciò in attuazione del principio di trasparenza che il novellato art.1, comma1 del decreto definisce anche, con una modifica assai significativa, come strumento di tutela dei diritti dei cittadini e di promozione della partecipazione degli interessati all’attività amministrativa.
La regola della generale accessibilità è temperata dalla previsione di eccezioni poste a tutela di interessi pubblici e privati che potrebbero subire un pregiudizio dalla diffusione generalizzata di talune informazioni. Il legislatore ha configurato due tipi di eccezioni. Le eccezioni assolute, e cioè le esclusioni all’accesso nei casi in cui una norma di legge, sulla base di una valutazione preventiva e generale, dispone sicuramente la non ostensibilità di dati, documenti e informazioni per tutelare interessi prioritari e fondamentali, secondo quanto previsto all’art. 5-bis, comma 3; i limiti o eccezioni relative, che si configurano laddove le amministrazioni dimostrino che la diffusione dei dati documenti e informazioni richiesti possa determinare un probabile pregiudizio concreto ad alcuni interessi pubblici e privati di particolare rilievo giuridico individuati dal legislatore ed elencati all’art. 5-bis, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 33/2013.
L'A.N.AC. ha pubblicato sul proprio sito lo <<schema di Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni contenute nel d.lgs. 33/2013 come modificato dal d.lgs. 97/2016>>.
La consultazione on line si chiuderà il 14.12.2016 (clicca qui per scaricare lo schema di Linee guida e l'allegato file Excel recante la tabella degli adempimenti in materia di trasparenza riguardanti le amministrazioni pubbliche).
Il D.Lgs. n. 97/2016, <<Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013 n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124 in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”>>, ha apportato numerosi cambiamenti alla normativa sulla trasparenza, rafforzandone il valore di principio che caratterizza l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni e i rapporti con i cittadini.
Si riporta qui di seguito uno stralcio della "Introduzione" del documento:
<<Le presenti linee guida hanno l'obiettivo di dare indicazioni alle amministrazioni e agli enti assimilati (ndr.: art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 33/2013), in merito alle principali e più significative modifiche intervenute, rinviando, per quanto concerne l'applicazione dell'art. 14 del d.lgs. 33/2013, l'accesso civico generalizzato e la disciplina applicabile alle società e agli enti di diritto privato, alle apposite Linee guida in corso di adozione.>>
Con riferimento ai soggetti di cui ai commi 2 e 3 dell'art. 2 del D.Lgs. n. 33/2013, vale a dire, rispettivamente:
enti pubblici economici, ordini professionali, società in controllo pubblico, associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato, sottoposti alla medesima disciplina in materia di trasparenza prevista per la pubblica amministrazione <<in quanto compatibile>>;
società a partecipazione pubblica, associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato soggetti alla medesima disciplina in materia di trasparenza prevista per la pubblica amministrazione <<in quanto compatibile>> e <<limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all'attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione europea>>;
nel paragrafo 1- <<Ambito soggettivo di applicazione del d.lgs. n. 33/2013>> - dello schema di Linee guida si precisa che <<il criterio della "compatibilità" va inteso come necessità di trovare adattamenti agli obblighi di pubblicazione in ragione delle peculiarità organizzative e funzionali delle diverse tipologie di enti e non in relazione alle peculiarità di ogni singolo ente. Diversamente si avrebbe un'applicazione estremamente diversificata e disomogenea della trasparenza, anche all'interno della stessa tipologia di enti, conseguenza non rispondente allo scopo della norma e all'obiettivo di poter effettuare, tra le altre cose, comparazioni e confronti.>>
Questi soggetti dovranno, quindi, attendere le Linee guida A.N.AC. loro applicabili per potersi adeguare alla normativa in materia di trasparenza (entro il 23 dicembre 2016).
Il 15 ottobre 2016 è stato emanato il definitivo Standard ISO 37001:2016 - "Anti-Bribery Management Systems”. La norma - che deriva dallo standard internazionale British Standard BS 10500, emanato nel 2011 - è certificabile, essendo di tipo "A".
I requisiti in essa indicati possono essere utilizzati dagli enti per la predisposizione del proprio Sistema di prevenzione della corruzione e, quindi, anche ai fini dell'integrazione del Sistema anti-corruzione previsto dalla Legge n. 190/2012 con il Modello organizzativo ex D.Lgs. n. 231/2001, con riferimento alle pubbliche amministrazioni e alle società pubbliche, nonché ai fini dell'implementazione, nell'ambito di detto Modello, delle misure mirate alla prevenzione della corruzione, pubblica e privata, con riferimento ai reati-presupposto di cui agli artt. 24, 25 e 25-ter (corruzione, concussione, corruzione tra privati, ecc.) del Decreto 231.
Basandosi su un approccio risk based, la norma indica i requisiti del Sistema di prevenzione della corruzione con riferimento, tra l'altro, ai seguenti temi:
due diligence su progetti e business partner dell'organizzazione;
reporting, monitoraggio, indagine e riesame dell'Alta Direzione e, se presente, dell'Organo di governance;
sottoscrizione di un impegno per la prevenzione della corruzione;
implementazione di controlli finanziari a ridurre i rischi di corruzione;
​Oggi è entrato in vigore il D.Lgs. 19.08.2016, n. 175, recante il <<Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica>> (pubblicato sulla G.U. n. 210 dell'8 settembre 2016.
Il decreto costituisce l'attuazione di alcune delle deleghe che la Legge n. 124 del 7 agosto 2015 (c.d. “Riforma Madia”) aveva conferito al Governo in materia di riorganizzazione della pubblica amministrazione.
Più che un vero e proprio "testo unico", il provvedimento abroga molte disposizioni e tratta diversi istituti giuridici interessanti le società a partecipazione pubblica, ma lascia in vigore e fa rinvio a molte altre disposizioni.Con riferimento alla possibilità di costituire e mantenere società partecipate nonché ai limiti relativi alle attività delle società c.d. “strumentali”, l'art. 4 del Testo Unico ha chiarito quanto segue:
l'“oggetto esclusivo” delle società strumentali deve essere interpretato nel senso di ritenere legittima la sussistenza di più attività, anche fra loro eterogenee (così superando, ad esempio, alcuni indirizzi interpretativi che avevano ritenuto incompatibile l'esercizio di servizi pubblici con lo svolgimento di attività strumentali in house);
le società in house, pur sottostando all'obbligo di avere un “oggetto sociale esclusivo”, possono, conformemente al dettato comunitario ed a quanto contenuto negli artt. 5 e 192 del D.Lgs n. 50/2016, svolgere anche attività a favore di terzi (nei limiti quantitativi delle disposizioni richiamate).
Inoltre, ai manager delle società partecipate alle quali si applica il decreto, sono estese le regole ordinarie sulla responsabilità degli organi sociali previste per le società di capitali, salva la giurisdizione della Corte dei conti per il danno erariale causato dagli amministratori e dai dipendenti delle società in house. Alla Corte dei conti è devoluta la giurisdizione sulle controversie in materia di danno erariale nei limiti della quota di partecipazione pubblica.
L'adeguamento delle società partecipate alle nuove regole dovrà tener conto delle seguenti scadenze:
entro il 23 ottobre il Ministero Economia e Finanze dovrà emanare il decreto che fissa i tetti di stipendio di manager e dipendenti delle società partecipate (con la la suddivisione fino ad un massimo di 5 fasce, sulla base delle dimensioni e degli indicatori qualitativi; per ogni fascia saranno fissati tetti proporzionali). Sono escluse le società quotate e che quelle che hanno emesso titoli quotati;
le società a controllo pubblico già in essere dovranno adeguare gli statuti alle norme del T.U. entro il 31 dicembre 2016.​
​Con la determinazione n. 831 del 03.08.2016 (pubblicata sulla G.U. n. 35 del 24.08.2016), l'A.N.AC. ha approvato il Piano Nazionale Anticorruzione 2016.
Si riporta qui di seguito uno stralcio del documento, riferimento alle società in controllo pubblico:
<<3.2 Enti pubblici economici, ordini professionali, società in controllo pubblico ed altri enti di diritto privato assimilati
Il legislatore ha disciplinato in modo unitario, in via residuale e speciale, altri soggetti che hanno natura e caratteristiche organizzative differenti fra loro, ovvero gli enti pubblici economici, gli ordini professionali, le società in controllo pubblico, le associazioni, le fondazioni e gli enti di diritto privato comunque denominati. Per quanto concerne la trasparenza, l’art. 2-bis, co. 2, del d.lgs. 33/2013, introdotto dal d.lgs. 97/2016, dispone infatti che la normativa del d.lgs. 33/2013 si applica, in quanto compatibile, anche a: a) enti pubblici economici e ordini professionali; b) società in controllo pubblico come definite dallo schema di decreto legislativo predisposto in attuazione dell’art. 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124, «Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica»4 (nel prosieguo schema di testo unico); Sono escluse, invece, le società quotate come definite dallo stesso decreto legislativo emanato in attuazione dell’art. 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124.5 c) associazioni, fondazioni e enti di diritto privato comunque denominati, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell’ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell’organo di amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni. I soggetti di cui alle lettere a) b) c) applicano la medesima disciplina sulla trasparenza prevista per le pubbliche amministrazioni, con riguardo sia all’organizzazione sia all’attività svolta, «in quanto compatibile». Per quanto concerne le altre misure di prevenzione della corruzione, dall’art. 41 citato si evince che detti soggetti debbano adottare misure di prevenzione della corruzione integrative di quelle adottate ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (art. 1, co. 2-bis, l. 190/2012). Essi, pertanto, integrano il modello di organizzazione e gestione ex d.lgs. n. 231 del 2001 con misure idonee a prevenire anche i fenomeni di corruzione e di illegalità in coerenza con le finalità della l. 190/2012. Le misure sono ricondotte in un documento unitario che tiene luogo del PTPC anche ai fini della valutazione dell’aggiornamento annuale e della vigilanza dell’ANAC. Se riunite in un unico documento con quelle adottate in attuazione del d.lgs. n. 231/2001, dette misure sono collocate in una sezione apposita e dunque chiaramente identificabili, tenuto conto che ad esse sono correlate forme di gestione e responsabilità differenti. Nei casi in cui ai soggetti di cui alle lettere a) b) c) non si applichi il d.lgs. 231/2001, o essi ritengano di non fare ricorso al modello di organizzazione e gestione ivi previsto, al fine di assicurare lo scopo della norma e in una logica di semplificazione e non aggravamento, gli stessi adottano un PTPC ai sensi della l. 190/2012 e s.m.i..
3.3 Società in partecipazione pubblica ed altri enti di diritto privato assimilati
Il legislatore ha considerato separatamente, e con solo riferimento alla disciplina in materia di trasparenza, le società a partecipazione pubblica e altri enti di diritto privato assimilati. L’art. 2-bis, co. 3, del d.lgs. 33/2013, dispone infatti che alle società in partecipazione come definite dal decreto legislativo emanato in attuazione dell'articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124 (schema di testo unico) e alle associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici, si applica la medesima disciplina in materia di trasparenza prevista per le pubbliche amministrazioni «in quanto compatibile» e «limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all’attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione europea». Per i suddetti soggetti, invece, l’art. 1, co. 2-bis, della l. 190/2012 non prevede alcuna espressa disciplina in materia di adozione di misure di prevenzione della corruzione. In linea con l’impostazione della determinazione ANAC 8/2015, le amministrazioni partecipanti o che siano collegate a detti soggetti in relazione alle funzioni amministrative o ai servizi pubblici da essi svolti ovvero all’attività di produzione di beni e servizi dovrebbero, per le società, promuovere l’adozione del modello di organizzazione e gestione ai sensi del d.lgs. 231/2001, ferma restando la possibilità, anche su indicazione delle amministrazioni partecipanti, di programmare misure organizzative ai fini di prevenzione della corruzione ex l. 190/2012; per gli altri soggetti indicati al citato co. 3, invece, promuovere l’adozione di protocolli di legalità che disciplinino specifici obblighi di prevenzione della corruzione e, laddove compatibile con la dimensione organizzativa, l’adozione di modelli come quello previsto nel d.lgs. 231/2001.
Al momento della stesura del presente PNA il decreto legislativo sulle società a partecipazione pubblica (schema di testo unico) non è stato ancora adottato, circostanza che determina incertezze sulla definizione dell’ambito soggettivo di applicazione del d.lgs. 33/2013 e della l. 190/2012. Tenuto, inoltre, conto del fatto che l’Autorità deve individuare gli obblighi di pubblicazione applicabili a dette società e agli altri enti di diritto privato indicati nell’art. 2-bis secondo il criterio della “compatibilità”, l’Autorità si riserva l’approfondimento di tutte queste problematiche e di quelle collegate all’applicazione della l. 190/2012 a detti soggetti in apposite Linee guida, di modifica della determinazione n. 8/2015, da adottare appena in vigore il decreto sopra citato, da considerare parte integrante del presente PNA. Giova fin da ora evidenziare che il comma 2 del nuovo art. 2-bis del d.lgs. 33/2013 esclude le società quotate controllate dalla categoria delle società in controllo pubblico, cui si applica, in quanto compatibile, il regime di trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Le società quotate e quelle che emettono strumenti finanziari in mercati regolamentati non sono, invece, espressamente escluse dall’applicazione del co. 3 dello stesso articolo, che prevede un regime di trasparenza per le società partecipate da pubbliche amministrazioni limitato alle attività di pubblico interesse svolte. Sarebbe plausibile, allora, ritenere che, in considerazione delle peculiarità delle società quotate dovute alla quotazione delle azioni e alla contendibilità delle società sul mercato, indice dello svolgimento di attività prevalentemente in regime di libera concorrenza, e valutata l’esistenza di una specifica regolamentazione di settore, le società quotate o che emettono strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati, siano considerate, ai fini della trasparenza e della prevenzione della corruzione, quali società partecipate, indipendentemente dall’esistenza di una situazione di effettivo controllo pubblico o meno.>
23.06.2016​
Il 23 giugno 2016 è entrato in vigore il D.Lgs. 25 maggio 2016, n. 97 (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 132 dell’8 giugno 2016) recante disposizioni in tema di <<Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.>>
Per approfondimenti (testo non ufficiale aggiornato del D.Lgs. n. 33/2013, corredato da documenti e note illustrative) vai allo SPECIALE TRASPARENZA - D.LGS. N. 33/2013, pubblicato sul Portale www.prevenzionecorruzione.com (l'accesso è riservato agli utenti abilitati).
Nella seduta del 16 maggio 2016 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo recante la revisione e la semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.
Il provvedimento approvato a seguito dell'esame definitivo accoglie le condizioni poste dalle Commissioni parlamentari nei loro pareri e recepisce molte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Garante per la protezione dei dati personali.
Con riferimento all'accesso civico, (i) è stato eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti, (ii) è stata esplicitata la gratuità del rilascio di dati e documenti, (iii) è stato stabilito che l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso dovranno avvenire con un provvedimento espresso e motivato, (iv) è stato previsto che l'accesso è rifiutato quando è necessario evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici o privati indicati.
Qui di seguito si riporta il testo del comunicato stampa del Governo:
<<RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Sono state accolte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Garante per la protezione dei dati personali. In particolare, in tema di accesso civico è stato eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti, è stata esplicitata la prevista gratuità del rilascio di dati e documenti, è stato stabilito che l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso dovranno avvenire con un provvedimento espresso e motivato, è stato previsto che l'accesso è rifiutato quando è necessario evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici o privati indicati.>>
Il 6 aprile 2016 il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, è stato sentito in audizione dalle Commissioni congiunte Affari costituzionali del Senato e della Camera dei Deputati.
La relazione del Garante privacy ha riguardato lo schema di decreto legislativo correttivo della disciplina in materia di trasparenza della Pubblica Amministrazione.
Per leggere il testo dell'intervento clicca qui.
E' in discussione al Senato lo schema di decreto legislativo recante la revisione e la semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione pubblica e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 ai sensi dell’articolo 7, della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione della amministrazioni pubbliche (clicca qui per scaricare il provvedimento).
Tale provvedimento era stato approvato, in esame preliminare, nel Consiglio dei Ministri n. 101 del 20 gennaio 2016, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Maria Anna Madia.
Qui di seguito si riporta uno stralcio del relativo comunicato stampa del Governo:
<<...(omissis)... Nello specifico è reso strutturale il sito soldi pubblici che ha consentito nell’ultimo anno di scalare di otto posizioni il ranking mondiale sulla trasparenza. Si introduce l’obbligo di pubblicare in forma aggregata e disaggregata l’ammontare complessivo delle retribuzioni dei dirigenti della Pubblica amministrazione. Ogni singola amministrazione sarà obbligata ad indicare in modo chiaro le spese complessive e, in dettaglio, le retribuzioni dei dirigenti. Si prevede l’accesso dei cittadini a tutti i dati in possesso dell’amministrazione. L’accesso ai dati è gratuito e la richiesta andrà soddisfatta in 30 giorni.>>
Le società in controllo pubblico non sono interessate all'adempimento relativo alle attestazioni che gli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV - di cui all’art. 44 del D.Lgs. n. 33/2013), o strutture con funzioni analoghe, devono rilasciare, entro il 31 gennaio 2016, riguardo all’assolvimento degli obblighi di pubblicazione.
Lo ha precisato la stessa Autorità rispondendo a uno specifico quesito.
In particolare, la delibera A.N.AC. n. 43 del 20.01.2016 - che ha disciplinato detto adempimento - stabilische che <<Sono tenuti all’attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione al 31 gennaio 2016 gli OIV, o le altre strutture con funzioni analoghe, istituite presso le pubbliche amministrazioni ivi comprese le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione e presso gli enti di cui all’art. 11, commi 1 e 2, lettera a, del d.lgs. n. 33/2013.>>
Gli enti appena menzionati sono i seguenti:
<<enti di diritto pubblico non territoriali nazionali, regionali o locali, comunque denominati, istituiti, vigilati, finanziati dalla pubblica amministrazione che conferisce l'incarico, ovvero i cui amministratori siano da questa nominati>> (art. 11, comma 2, lett. a.).
La lettera b) del ripetuto art. 11, comma 2, menziona, invece, gli <<enti di diritto privato in controllo pubblico>>, ossia le società e gli altri <<enti di diritto privato che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici, sottoposti a controllo ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile da parte di pubbliche amministrazioni>>, oppure gli <<enti nei quali siano riconosciuti alle pubbliche amministrazioni, anche in assenza di una partecipazione azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi.>>
I Piani triennali di prevenzione della corruzione 2016-2018 devono essere pubblicati esclusivamente sui siti istituzionali; è stato eliminato l'obbligo di trasmissione all'A.N.AC..
Come precisato dalla recente determinazione A.N.AC. n. 12/2015, infatti, <<… i PTPC, anche quelli 2016-2018, devono essere pubblicati esclusivamente sui siti istituzionali delle amministrazioni e degli enti, nella sezione “Amministrazione trasparente”, sotto sezione “Altri contenuti”, “Corruzione”>>.
Al riguardo si riporta qui di seguito un avviso pubblicato sul sito PERLA PA (http://www.perlapa.gov.it/web/guest/home-anticorruzione):
<<10/11/2015 | AVVISO
In conseguenza della Determinazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.AC.) n. 12 del 28/10/2015, che prevede che “in una logica di semplificazione degli oneri i Piani Triennali per la Prevenzione della Corruzione non devono essere trasmessi all’A.N.AC. né al Dipartimento della Funzione Pubblica” (pag. 51), la rilevazione ‘Anticorruzione non è più attiva all’interno del sistema PerlaPA.
Il link della determinazione A.N.AC. è il seguente:
http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=6314>>
Nel sito dell’A.N.AC. è, invece, riportato ancora quanto segue (http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/Anticorruzione/PianiPrevenzioneCorruzione/_piani?id=cca7c63c0a7780425818afaf7aad5c73):
<<L’art. 19 c. 15 del d.l. n. 90/2014 convertito nella legge n. 114 del 2014 ha previsto, tra l’altro, che le funzioni del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di trasparenza e di prevenzione della corruzione, di cui all’art. 1, cc. 4, 5 e 8 della legge 6.11.2012 n. 190, sono trasferite all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC).
Per quel che riguarda i Piani triennali di prevenzione della corruzione (PTPC), la loro trasmissione ad ANAC, ai sensi dell’art. 1 c. 8 della legge n. 190/2012, deve continuare ad essere effettuata ESCLUSIVAMENTE attraverso il sistema integrato “PERLA PA” secondo le indicazioni già fornite dal Dipartimento della Funzione Pubblica fino a diversa comunicazione.
Dati e documenti relativi ai PTPC e gli stessi PTPC inviati via email, per posta elettronica certificata o per posta ordinaria non saranno presi in considerazione dall’Autorità.
8 settembre 2014>>
Con la delibera n. 43 del 20.01.2016 l'A.N.AC. ha precisato che <<Sono tenuti all’attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione al 31 gennaio 2016 gli OIV, o le altre strutture con funzioni analoghe, istituite presso le pubbliche amministrazioni ivi comprese le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione e presso gli enti di cui all’art. 11, commi 1 e 2, lettera a, del d.lgs. n. 33/2013.>> Risultano, quindi, esclusi dall'adempimento dell'attestazione gli "enti di diritto privato in controllo pubblico" e le "società partecipate dalle pubbliche amministrazioni" di cui, rispettivamente al comma 2 lett. b. e al comma 3 del ripetuto art. 11 (nella formulazione derivante dalle modifiche apportate dal D.L. 24.06.2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 11.08.2014, n. 114).
Con la delibera n. 39 del 20 gennaio 2016 l'A.N.A.C. ha fornito indicazioni sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione e di trasmissione delle informazioni all’Autorità Nazionale Anticorruzione, ai sensi dell’art. 1, comma 32, della legge n. 190/2012, come aggiornato dall’art. 8, comma 2, della legge n. 69/2015.
In particolare, il citato art. 1, comma 32, della Legge n. 190/2012 prevede l’obbligo per le stazioni appaltanti di pubblicare, sui propri siti web istituzionali, con riferimento ai procedimenti di cui al comma 16, lettera b) della stessa legge, le seguenti informazioni: struttura proponente; oggetto del bando; elenco degli operatori invitati a presentare offerte; aggiudicatario; importo di aggiudicazione; tempi di completamento dell'opera, servizio o fornitura; importo delle somme liquidate.
Tale obbligo è posto anche in capo a tutte le società a partecipazione pubblica, anche non di controllo (sul punto si rinvia alla determinazione A.N.AC. n. 8/2015).
Secondo l’art.1, comma 34, della legge n.190/2012, infatti, gli adempimenti in questione sono dovuti dalle amministrazioni pubbliche di cui all’art.1, comma 2, del D.Lgs.n.165/2001, dagli enti pubblici nazionali, dalle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche e dalle loro controllate, ai sensi dell’art.2359 del C.C., “limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione europea”.
Per le FAQ relative agli adempimenti di trasmissione delle informazioni all'A.N.AC. clicca qui.
Con la determinazione n. 12 del 28.10. 2015 - “Aggiornamento al 2015 del Piano Nazionale Anticorruzione” - l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha fornito indicazioni integrative e chiarimenti rispetto ai contenuti del Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) approvato con delibera n. 72 dell'11 settembre 2013, n. 72 .
L’Autorità ha predisposto tale Aggiornamento tenendo conto:
delle risultanze della valutazione condotta sui Piani triennali di prevenzione della corruzione (PTPC) di un campione di 1.911 amministrazioni, conclusasi a luglio 2015;
delle richieste di chiarimenti pervenute dagli operatori del settore, e in particolare dai Responsabili della prevenzione della corruzione (RPC), con i quali l’Autorità ha avuto un confronto il 14 luglio del 2015, in occasione della “Giornata nazionale di incontro con i Responsabili della prevenzione della corruzione in servizio presso le pubbliche amministrazioni”;
degli interventi normativi che hanno interessato il sistema di prevenzione della corruzione a livello istituzionale (in particolare: D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, recante il trasferimento completo delle competenze sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza dal Dipartimento della Funzione Pubblica all’ANAC, nonché la rilevante riorganizzazione dell’ANAC e l’assunzione delle funzioni e delle competenze della soppressa Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici;
delle determinazioni e degli orientamenti già espressi dalla stessa ANAC su diverse questioni di carattere generale (tra queste: trasparenza, whistleblowing, RPC, conflitti d’interesse, applicazione della normativa di prevenzione della corruzione e della trasparenza alle società e agli enti di diritto privato in controllo pubblico o partecipati da pubbliche amministrazioni).
Le indicazioni riportate nella menzionata determinazione – che si allega alla presente Nota informativa – dovranno essere oggetto di attenta analisi, per eventuali azioni con riferimento al sistema anti-corruzione aziendale.
A questo riguardo si resta a disposizione per fissare gli incontri di approfondimento.
Di seguito si riporta l’indice del documento emesso dall’A.N.AC..
1. Valutazione dei PTPC: le principali criticità rilevate
2. Aggiornamento del PNA per migliorare la qualità delle misure di prevenzione della corruzione
2.1. Caratteri generali del presente Aggiornamento
4. Processo di adozione del PTPC: i soggetti interni
4.1. Ruolo degli organi di indirizzo e dei vertici amministrativi
4.2. Centralità del RPC
4.3. Rapporti con i responsabili degli uffici
4.4. Ruolo degli Organismi indipendenti di valutazione (OIV)
4.5. Coinvolgimento dei dipendenti
5. Ruolo strategico della formazione
6. Miglioramento del processo di gestione del rischio di corruzione
6.1. Principi da valorizzare
6.2. “Correzioni di rotta” su alcune fasi del processo di gestione del rischio di corruzione
6.3. Analisi del contesto
6.4. Valutazione del rischio
6.5. Trattamento del rischio: misure adeguatamente progettate, sostenibili e verificabili
6.6. Monitoraggio del PTPC e delle misure
PARTE SPECIALE – APPROFONDIMENTI
I – AREA DI RISCHIO CONTRATTI PUBBLICI
1. Risultati della valutazione dei PTPC
2. Aggiornamento delle indicazioni contenute nel PNA
3. Indicazioni per il processo di gestione del rischio di corruzione.
3.1. Autoanalisi organizzativa e indicatori
3.2. Mappatura dei processi
4. Fasi delle procedure di approvvigionamento
4.1. Programmazione
4.2. Progettazione della gara
4.3. Selezione del contraente
4.4. Verifica dell’aggiudicazione e stipula del contratto
4.5. Esecuzione del contratto
4.6. Rendicontazione del contratto
II – SANITÀ
1.1. Specificità e caratteristiche del Servizio Sanitario Nazionale
1.2. Soggetti destinatari dell’approfondimento
1.3. Risultati della valutazione dei PTPC delle Aziende Sanitarie
1.4. Indicazioni sui requisiti soggettivi dei RPC
1.5. Indicazioni sul processo di gestione del rischio corruzione
2. Aree di rischio: eventi corruttivi e misure
2.1. Aree di rischio generali
2.2. Aree di rischio specifiche
VIGILANZA DELL’ANAC: PRIORITÀ E OBIETTIVI
(V. anche News del 23.09.2015, in questa Sezione)
Attività di vigilanza sulla pubblicazione dei dati dei componenti degli organi di indirizzo e dei soggetti titolari di incarichi dirigenziali e di consulenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati da pubbliche amministrazioni - Comunicato del Presidente A.N.AC..
<<Comunicato del Presidente
Considerato che il divieto di erogare somme trova applicazione anche nei casi di omessa o incompleta pubblicazione dei dati relativi ai componenti degli organi di indirizzo e ai soggetti titolari di incarichi dirigenziali e di collaborazione e consulenza, di cui agli artt. 14 e 15 del d.lgs. 33/2013, si informa che l’Autorità avvierà una specifica attività di vigilanza sull’osservanza di tali obblighi di trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni, anche ai fini dell’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 47, co. 1 del d.lgs. 33/2013, a decorrere dal 20 ottobre 2015. Per la pubblicazione dei suddetti dati e, più in generale, per indicazioni in materia di applicazione delle norme di trasparenza e di prevenzione della corruzione si rinvia alla determinazione ANAC n. 8 del 17 giugno 2015 “Linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici”.
Il Segretario, Maria Esposito>>
Con riferimento alle conseguenze derivanti dalla mancata conformità alle norme sulla trasparenza amministrativa, si sottolinea che il divieto di erogare somme alle società partecipate non riguarda le somme dovute dagli enti sulla base di rapporti contrattuali.
Questa precisazione è contenuta nell’orientamento A.N.AC. di seguito riportato (IN ROSSO LE PARTI RILEVANTI).
<<Orientamento n. 24 del 23 settembre 2015
Parole chiave: TRASPARENZA - art. 22, d.lgs. n. 33/2013 – sanzione- divieto di erogare somme – applicazione - indicazioni.
Materia: trasparenza
Il divieto in capo alle amministrazioni pubbliche, disposto dall’art. 22, c. 4, del d.lgs. n. 33/2013, di erogare somme a qualsiasi titolo in favore di enti pubblici vigilati, enti di diritto privato in controllo pubblico e società partecipate, si applica nei casi in cui l’omessa o incompleta pubblicazione dei dati indicati nel comma 2 del citato articolo dipendano dalla mancata comunicazione degli stessi dati da parte degli enti e delle società qualora essi non siano già nella diretta disponibilità delle amministrazioni.
Il divieto di erogare somme trova applicazione anche nei casi di omessa o incompleta pubblicazione nei siti web degli enti e delle società indicati nell’art. 22, c. 1, lett. da a) a c) dei dati di cui agli artt. 14 e 15 del d.lgs. 33/2013 relativi ai componenti degli organi di indirizzo e ai soggetti titolari di incarichi dirigenziali e di collaborazione e consulenza. Il divieto di erogare somme non include i pagamenti cui le amministrazioni sono tenute a fronte di obbligazioni contrattuali per prestazioni rese in loro favore da parte di uno degli enti e delle società di cui all’art. 22, c. 1, lett. da a) a c) del d.lgs. 33/2013.
Prima dell’erogazione di somme a qualsiasi titolo nei confronti di uno degli enti e delle società di cui all’art. 22, c. 1, lett. da a) a c) del d.lgs. 33/2013, pertanto, le amministrazioni sono tenute a verificare, consultando il RT o l’OIV, cui spetta l’attestazione della pubblicazione dei dati, se effettivamente tutti i dati previsti dall’art. 22 del d.lgs. n. 33/2013 siano stati pubblicati sul proprio sito e se siano stati pubblicati i dati di cui agli articoli 14 e 15 sul sito degli enti e delle società vigilati, controllati e partecipati come previsto dall’art. 22. c. 3.>>
Con provvedimento del 16 settembre 2015, l’Agenzia delle Entrate ha approvato il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti, predisposto ai sensi dell’art. 54, comma 5, D.Lgs. n. 165/2001 e delle Linee Guida emanate dall’A.N.AC..
Il Codice è finalizzato ad assicurare i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta nei rapporti intercorrenti tra i dipendenti dell’Agenzia e in quelli che si instaurano tra questi ultimi e i soggetti esterni.
Il documento definisce altresì un sistema regolamentare teso a garantire l’indipendenza e l’autonomia delle attività svolte dal personale dell’Agenzia, fermi restando i doveri e le tutele stabilite dalle disposizioni costituzionali, legislative, comunitarie, contrattuali e di settore.
Per quanto riguarda i soggetti esterni all'Agenzia delle Entrate, assume particolare rilievo l'art. 3 del Codice di comportamento ("Regali, compensi e altre utilità"), che qui di seguito si riporta (clicca qui per scaricare il Codice di comportamento, disponibile sul sito dell'Agenzia delle Entrate):
<<Art. 3 (Regali, compensi e altre utilità)
1. Il dipendente dell’Agenzia, a prescindere da possibili profili di rilevanza penale, in nessun caso chiede o sollecita per sé o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore.
2. Il dipendente, a prescindere da possibili profili di rilevanza penale, non accetta, per sé o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri e non ne accetta la promessa da soggetti che possano trarre benefici da decisioni o attività inerenti all'ufficio, né da soggetti nei cui confronti è o sta per essere chiamato a esercitare attività o potestà proprie dell'ufficio ricoperto.
3. Il dipendente non accetta per sé o per altri regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore, effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia o di consuetudine.
4. Il dipendente non accetta, per sé o per altri, da un proprio subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre utilità, salvo quelli d'uso di modico valore o effettuati nell’ambito di normali relazioni di cortesia o di consuetudine. Il dipendente non offre direttamente o indirettamente, regali o altre utilità a un proprio sovraordinato, salvo quelli d'uso di modico valore o effettuati nell’ambito di normali relazioni di cortesia o di consuetudine.
5. Ai fini del presente articolo, per regali o altre utilità di modico valore si intendono quelli di valore non superiore a 150 euro, anche sotto forma di sconto. Tale cifra è da intendersi quale soglia massima raggiungibile nell’arco dell’anno.
6. Il dipendente mette immediatamente a disposizione dell'Amministrazione per la restituzione, o per la devoluzione a fini istituzionali, i regali e le altre utilità ricevuti fuori dai casi consentiti.
7. Oltre a quanto previsto al successivo articolo 5, il dipendente non accetta alcun incarico di collaborazione da soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel triennio precedente, un interesse economico significativo in decisioni o attività inerenti all'ufficio di appartenenza.
8. Al fine di preservare il prestigio e l'imparzialità dell'amministrazione, il responsabile dell'ufficio vigila sulla corretta applicazione del presente articolo.>>
L'A.N.AC. ha emanato la Determinazione n. 8 del 17 giugno 2015, recante le «Linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici» (clicca qui per scaricare il documento).
Il documento illustra gli adempimenti in materia di anti-corruzione e trasparenza amministrativa distintamente per le seguenti tre categorie di soggetti:
società in controllo pubblico e società a partecipazione pubblica non di controllo (para. 2);
altri enti di diritto privato in controllo pubblico e altri enti di diritto privato partecipati (para. 3);
enti pubblici economici (para. 4).
In particolare, tra le società in controllo pubblico rientrano anche le società in house e quelle in cui il controllo sia esercitato da una pluralità di amministrazioni congiuntamente.
L'Allegato 1 della citata Determinazione elenca i <<Principali adattamenti degli obblighi di trasparenza contenuti nel d.lgs. n. 33/2013 per le società e gli enti di diritto privato controllati o partecipati da pubbliche amministrazioni>> (clicca qui per scaricare il documento).
L'A.N.AC. ha emanato la Determinazione n. 6, recante le <<Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. "whistleblower")>>, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 110 del 14 maggio 2015 (clicca qui per accedere al documento).
A.N.A.C.: sistematica disapplicazione delle regole sugli appalti
Il Presidente dell'A.N.AC. Raffaele Cantone, ha comunicato che l''Autorità ha svolto un'indagine sulla corretta applicazione delle regole riguardanti l’individuazione dell’importo stimato dell’appalto in relazione alle soglie comunitarie.
Nel corso degli anni l’A.N.AC. ha avuto modo di riscontrare, soprattutto con riferimento agli appalti di servizi e forniture, una sistematica disapplicazione da parte delle stazioni appaltanti del dettato normativo.
L’art. 29, comma 10, d.lgs. 163/2006, reca specifiche previsioni per il calcolo del valore di appalti di servizi e forniture che presentano carattere di regolarità o sono destinati ad essere rinnovati entro un determinato periodo.
Sulla base di tali presupposti normativi ed al fine di rilevare l’attuale entità del fenomeno “distorsivo”, l’Autorità ha svolto un’indagine sistematica incentrata sui Comuni capoluogo di provincia.
Conseguentemente, sono stati estrapolati dalla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, per ciascun anno, i dati relativi a forniture e servizi in economia affidati dal 1° gennaio 2010 al 10 marzo 2015, singolarmente di importo inferiore alla soglia comunitaria, che presentano carattere di regolarità o che risultano reiterati nell’arco temporale annuale, assunto come riferimento, e che nel complesso superano la soglia consentita.
L’individuazione degli appalti è stata effettuata tramite CPV (Common Procurement Vocabulary).
L’indagine ha portato, in conclusione, all’individuazione di un numero complessivo di n. 90 Comuni (su un totale di 116 attualmente presenti sul territorio nazionale) interessati da anomali fenomeni di ripetizione contrattuale, ed indici di potenziale violazione del richiamato comma 10 dell’art. 29 del Codice.
Sulla base di un’ulteriore estrapolazione, è, altresì, emerso che n. 10 Comuni (esclusi quelli già interessati da indagini dell’Autorità attualmente in corso) hanno proceduto ad affidamenti diretti o in economia, con identica CPV di dettaglio, reiterati nel corso del medesimo anno o di più anni consecutivi, per importi complessivi superiori al milione di euro, ossia pari ad oltre 5 volte la soglia consentita per legge.
Il Presidente Cantone ha, quindi, sottolineato che le stazioni appaltanti devono prestare la massima attenzione nelle corretta definizione del proprio fabbisogno in relazione all’oggetto degli appalti, specialmente nei casi di ripartizione in lotti, contestuali o successivi, o di ripetizione dell’affidamento nel tempo, evitando l’artificioso frazionamento delle commesse pubbliche per non incorrere nella violazione delle suddette disposizioni.
L’Autorità Anticorruzione si riserva, altresì, un approfondimento istruttorio con riferimento ai Comuni che hanno mostrato uno scostamento significativo della soglia consentita.
Per maggiori informazioni: comunicato del Presidente A.N.A.C. Cantone del 16.04.2015.
Fonte: A.N.AC. - www.ilquotidianodellapa.it
In consultazione, sino al 15.04.2015, lo schema di delibera A.N.AC. avente ad oggetto: <<Linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici>>.
Qui di seguito si riporta la <<Premessa>> dello schema di delibera:
Le presenti Linee guida sono volte ad orientare gli enti di diritto privato controllati e partecipati, direttamente e
indirettamente, da pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici economici nell’applicazione della normativa in
materia di prevenzione della corruzione e trasparenza di cui alla legge n. 190/2012 e definiscono altresì le
implicazioni che ne derivano, anche in termini organizzativi, per detti soggetti e per le amministrazioni di
Già il Piano nazionale anticorruzione (PNA), approvato dall’Autorità (A.N.AC.) con delibera n. 72 del 2013,
aveva previsto l’applicazione di misure di prevenzione della corruzione negli enti di diritto privato in controllo
pubblico e partecipati da pubbliche amministrazioni, anche con veste societaria, e negli enti pubblici economici.
A seguito dell’approvazione del PNA, tuttavia, la normativa anticorruzione prevista dalla legge n. 190 del 2012 e
dai decreti delegati ha subito significative modifiche da parte del decreto legge n. 90 del 2014 convertito con
modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. In particolare, è stato ridisegnato l’assetto istituzionale
incentrando nell’A.N.AC. e nel suo Presidente il sistema della regolazione e della vigilanza in materia di
prevenzione della corruzione ed è stato attribuito alla sola A.N.AC. il compito di predisporre il PNA.
Tra le altre principali modifiche che interessano ai fini delle presenti Linee guida, l’art. 24 bis del d.l. del 24
giugno 2014 n. 90 ha esteso l’ambito di applicazione della disciplina della trasparenza agli «enti di diritto privato
in controllo pubblico, ossia alle società e agli altri enti di diritto privato che esercitano funzioni amministrative,
attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici,
sottoposti a controllo ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile da parte di pubbliche amministrazioni, oppure
agli enti nei quali siano riconosciuti alle pubbliche amministrazioni, anche in assenza di una partecipazione
azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi». Nel contempo, il medesimo articolo ha
previsto che alle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni «in caso di partecipazione non maggioritaria,
si applicano, limitatamente all’attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione
europea, le disposizioni dell’articolo 1, commi da 15 a 33, della legge 6 novembre 2012, n. 190».
Le disposizioni in questione intervengono in un quadro normativo già di per sé particolarmente complesso il cui
ambito soggettivo di applicazione ha dato luogo a numerose incertezze interpretative, oggi solo in parte risolte a
seguito della modifica dell’art. 11 del d.lgs. n. 33 del 2013.
In particolare, per quanto riguarda l’applicabilità delle misure di prevenzione della corruzione e della trasparenza
alle società controllate, a quelle partecipate e agli altri enti di diritto privato in controllo pubblico nonché agli enti
pubblici economici, le modifiche normative sopra citate, unitamente alla disorganicità delle disposizioni della
legge n. 190 del 2012 e dei decreti delegati che si riferiscono a detti enti e società, hanno indotto l’A.N.AC. e il
Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) ad avviare una riflessione comune, con l’istituzione di un tavolo
tecnico, finalizzata all’elaborazione di indicazioni condivise sull’applicazione della normativa anticorruzione e
della nuova disciplina in materia di trasparenza.
Alla fine di dicembre 2014, l’A.N.AC. e il MEF hanno approvato un documento, pubblicato sui rispettivi siti
istituzionali, in cui sono stati tracciati i principali indirizzi a cui si attengono le presenti Linee guida e la direttiva
che il MEF intende adottare nei confronti delle proprie società controllate e partecipate. Detti indirizzi sono stati
anche oggetto di un seminario pubblico che si è svolto il 4 marzo 2015 presso il MEF e a cui sono stati invitati i
rappresentanti degli uffici legali e i Responsabili della prevenzione della corruzione delle società partecipate e
controllate dal MEF.
Consapevole della rilevanza del fenomeno degli enti di diritto privato controllati o partecipati a livello regionale e
locale, l’A.N.AC. ritiene di sicura importanza poter acquisire osservazioni e proposte anche da parte del mondo
delle autonomie oltre che da parte di tutti gli altri soggetti interessati. Per questo le presenti Linee guida saranno
messe in consultazione pubblica sul sito dell’A.N.AC.. All’esito della consultazione, l’Autorità approverà le linee
guida finali, tenendo conto delle osservazioni e dei contributi pervenuti.
Le presenti Linee guida incidono sulla disciplina già prevista dal PNA e ne comportano una rivisitazione.
Pertanto, vista la coincidenza delle questioni trattate, le Linee guida sostituiscono integralmente i contenuti del
PNA in materia di misure di prevenzione della corruzione che devono essere adottate degli enti pubblici
economici, degli enti di diritto privato in controllo pubblico e delle società a partecipazione pubblica.
Le Linee guida sono innanzitutto indirizzate alle società e agli enti privati controllati e partecipati dalle pubbliche
amministrazioni nonché agli enti pubblici economici tenuti al rispetto della normativa.
L’applicazione delle presenti Linee guida è sospesa per le società emittenti strumenti finanziari quotati in mercati
regolamentati e per le loro controllate
Ad avviso dell’Autorità e del MEF senza dubbio anche per queste società sussiste un interesse pubblico alla
prevenzione della corruzione e alla promozione della trasparenza. Poiché, tuttavia, dette società sono sottoposte
a un particolare regime giuridico, specie in materia di diffusione di informazioni, a tutela degli investitori e del
funzionamento delle regole del mercato concorrenziale, le indicazioni circa la disciplina ad esse applicabile sarà
oggetto di Linee guida da adottare in esito alle risultanze del tavolo di lavoro che A.N.AC. e MEF hanno avviato
con CONSOB.
Le Linee guida sono rivolte, inoltre, alle amministrazioni pubbliche vigilanti, partecipanti e controllanti da un lato
gli enti di diritto privato e dall’altro gli enti pubblici economici. Ad avviso dell’Autorità, infatti, spetta in primo
luogo a dette amministrazioni promuovere l’applicazione della normativa in materia di prevenzione della
corruzione e di trasparenza da parte di tali enti. Ciò in ragione dei poteri che le amministrazioni esercitano nei
confronti degli stessi ovvero del legame organizzativo, funzionale o finanziario che li correla.
L’ambito soggettivo di applicazione delle norme è particolarmente vasto ed eterogeneo. Nel solo settore degli
enti controllati e partecipati da pubbliche amministrazioni, sulla base dei dati comunicati dalle stesse
amministrazioni al MEF al 31 dicembre 2012, le amministrazioni centrali partecipano, direttamente o in via
indiretta, in 423 enti a cui si aggiungono i 17 partecipati dagli enti previdenziali. Le amministrazioni locali hanno
dichiarato di detenere, direttamente o in via indiretta, 35.311 partecipazioni che insistono su 7.726 enti. Le
strutture organizzative e i modelli giuridici degli enti in questione sono vari e diversificati1
Data l’estensione del fenomeno e l’eterogeneità delle tipologie di enti privati in controllo pubblico e partecipati
esistenti, con il presente atto di regolazione l’Autorità intende dare indicazioni relativamente ai contenuti
essenziali dei modelli organizzativi da adottare ai fini della prevenzione della corruzione e della diffusione della
trasparenza, non potendo, invece, fornire riferimenti puntuali a casistiche relative a singole strutture. Le Linee
guida, pertanto, mirano a orientare le società e gli enti nell’applicazione della normativa di prevenzione della
corruzione e della trasparenza con l’obiettivo primario che essa non dia luogo ad un mero adempimento
burocratico, ma che venga adattata alla realtà organizzativa dei singoli enti per mettere a punto strumenti di
prevenzione mirati e incisivi.
Infine, da un punto di vista metodologico, i contenuti delle Linee guida sono stati sviluppati avendo ben presente
l’esigenza di prevedere necessari adattamenti di una normativa prevista innanzitutto per le pubbliche
amministrazioni ed estesa anche ad enti con natura privatistica o la cui attività presenta caratteri diversi da quella
delle pubbliche amministrazioni ex art. 1, co. 2, del d.lgs. n. 165/2001.>>
Fonte: Corte dei conti - www.ilquotidianodellapa.it
(Fonte: www.ilquotidianodellapa.it)
<<Dal Tavolo congiunto MEF - A.N.AC. i nuovi indirizzi per rafforzare dal 2015 i meccanismi di prevenzione della corruzione e di garanzia di assoluta trasparenza, nonché per chiarire le modalità di applicazione delle norme di settore.
Il Tavolo - si precisa nel comunicato congiunto diramato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e dall'A.N.AC. - ha elaborato un indirizzo comune per sciogliere i dubbi di interpretazione della disciplina vigente. Nelle prossime settimane il Ministero indirizzerà alle società nelle quali detiene partecipazioni azionarie una direttiva chiarificatrice, mentre l’A.N.AC. provvederà all’adozione di linee guida, o comunque di atti di indirizzo, destinati all’intero comparto delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni.
Tra le pubbliche amministrazioni centrali e locali il Ministero dell’Economia e delle Finanze è la prima ad avviare un lavoro congiunto con l’A.N.AC. Gli esiti di tale lavoro potrebbero orientare l’applicazione delle norme di settore dell’intero sistema delle società in controllo pubblico del nostro Paese.
Scarica il Documento condiviso dal MEF e dall’ A.N.AC.>>
​Qui di seguito si riporta uno stralcio del paragrafo 2.2.1 del documento di sintesi, dal titolo "Analisi delle condotte che producono proventi da riciclare" (per scaricare l'intero documento clicca qui):
• interposizione di prestanome o schemi societari; • trasferimento all’estero di disponibilità;
Il 3 dicembre 2014 l'A.N.AC. ha emanato la delibera n. 148, con la quale ha fornito indicazioni per la predisposizione delle attestazioni da parte degli OIV, o strutture con funzioni analoghe, e ha illustrato le attività di vigilanza e controllo che l’Autorità intende effettuare a partire dall’analisi degli esiti delle predette attestazioni.
Si riporta qui di seguito il paragrafo 1 della delibera, nel quale si precisa (v. evidenziazione con carattere di colore rosso) che gli enti di diritto privato in controllo pubblico non sono tenuti a pubblicare l'attestazione delle strutture analoghe all'OIV (es.: il Responsabile trasparenza):
Sono tenuti all’attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione per l’anno 2014 gli OIV, o le altre strutture con funzioni analoghe, compresi i nuclei di valutazione, delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, ivi comprese le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione (art. 11, co. 1, d.lgs. n 33/2013).
Le modalità di attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione per gli enti di diritto pubblico economici non territoriali nazionali, regionali o locali e per gli enti di diritto privato in controllo pubblico, ivi comprese le società a partecipazione pubblica, così come individuati nell’art. 11, cc. 2 e 3 del d.lgs. n. 33/2013, saranno oggetto di distinta deliberazione, tenuto conto delle novità introdotte dal d.l. 24 giugno 2014, n. 90 convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, c. 1, della legge 11 agosto 2014, n. 144. L’Autorità si riserva comunque di effettuare sugli enti e le società citate verifiche d’ufficio o su segnalazione sull’esatto adempimento degli obblighi di pubblicazione.
Clicca qui per scarica Il testo integrale della delibera.
﻿26.06.2014﻿
L'art. 19, commi 2, 5 e 6 del D.L. 24.06.2014, n. 90 - in vigore dal 25 giugno 2014 - prevede quanto segue:
<<2. I compiti e le funzioni svolti dall'Autorita' di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sono trasferiti all'Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza (ANAC), di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, che e' ridenominata Autorità nazionale anticorruzione.
5. In aggiunta ai compiti di cui al comma 2, l'Autorita' nazionale anticorruzione:
6. Le somme versate a titolo di pagamento delle sanzioni amministrative di cui al comma 5 lett. b), restano nella disponibilità dell'Autorità nazionale anticorruzione e sono utilizzabili per le proprie attività istituzionali.>>
Il 14 febbraio 2014 il ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, Gianpiero D'Alia, ha firmato e inviato alla Corte dei conti la circolare n. 1/2014, che chiarisce l'ambito di applicazione delle regole sulla trasparenza e sugli obblighi di pubblicazione dei dati (ai sensi del D.Lgs. n. 33/2013) riguardante gli enti economici e le società controllate e partecipate dalla pubblica amministrazione; la circolare
applica nei confronti di questi enti di diritto privato nella maniera più estesa possibile le regole contenute nel Decreto legislativo n. 33/2013.
26.06.2014​
​Le linee guida hanno lo scopo di individuare le cautele che i soggetti pubblici (e gli altri enti obbligati) sono tenuti ad applicare nei casi in cui effettuano attività di diffusione di dati personali sui propri siti web istituzionali per finalità di trasparenza o per altre finalità di pubblicità dell'azione amministrativa.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 44
 art. 15
 art. 18
 art. 1
 art. 19
 art. 6
 art. 7
 art. 6
 art. 2
 art. 1
 art. 11
 art. 1
 art. 2
 art. 14
 art.1
 art. 2
 art. 2
 art. 11
 art. 11
 art. 1
 art. 22
 articolo 5
 art. 1