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Timestamp: 2020-07-11 05:58:54+00:00

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La forma associativa non è azienda. Il medico non paga l’irap . | Studio Legale avv. Paola Maddalena Ferrari
La forma associativa non è azienda. Il medico non paga l’irap .
Civile Ord. Sez. 6 Num. 23438 Anno 2019
La "forma associativa" della medicina di gruppo è un organismo promosso dal Servizio sanitaria nazionale, diretto a realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica mediante l'impiego di risorse, anzitutto professionali, ma non solo, del personale medico a rapporto convenzionale. La spese costituenti la quota per il "Personale di segreteria o infermieristico comune", il cui utilizzo è previsto per lo svolgimento dell'attività di medicina di gruppo dall'art. 40, comma 9, lettera d), del detto accordo collettivo, reso esecutivo col d.P.R. n. 270 del 2000 costituiscono, quindi, il "minimo indispensabile" per l'esercizio dell'attività professionale.
Con questo importante chiarimento, contenuto nell’ordinanza n. 23438 del 19 settembre, gli ermellini hanno ribaltato la contraria decisione della Commissione regionale toscana ed ha accolto l’originario ricorso del medico.
Un chiarimento importante dal momento che, ancora oggi, molte commissioni tributarie affermano che la presenza di segretaria ed infermiera costituiscano ragione sufficiente per sottoporre a tributo il medico che se ne serve.
Già la legge 23 dicembre 1978, n. 883, afferma la sentenza, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale rimetteva (art. 48 comma 4) agli accordi collettivi nazionali la previsione di "forme di collaborazione fra i medici, il lavoro medico di gruppo integrato nelle strutture sanitarie e la partecipazione dei medici a programmi di prevenzione e di educazione sanitaria".
Il d.P.R. 28 luglio 2000, n. 270, con il quale è stato reso esecutivo l'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, stipulato il 9 marzo 2000, ai sensi dell'art. 8 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, all'art. 40 stabilisce che, al fine di realizzare una pluralità di obiettivi diretti alla piena realizzazione del Servizio, puntualmente indicati, i medici di medicina generale possono concordare fra di loro e realizzare forme di lavoro associativo, secondo principi, tipologie e modalità indicati; per quanto qui rileva, sono previste "forme Ric. 2018 n. 9670 - associative, che costituiscono modalità organizzative del lavoro e di condivisione funzionale delle strutture di più professionisti, per sviluppare e migliorare le potenzialità assistenziali di ciascuno di essi".
Di tali forme associative di assistenza primaria al comma 4 sono dettagliatamente indicati i criteri generali di ispirazione ed i requisiti formali; al successivo camma 9 è regolata in particolare la medicina di gruppo, con un numero di medici non superiore ad otto, la quale si caratterizza, fra l'altro, per l'utilizzo nell'attività assistenziale di supporti tecnologici e strumentali comuni, anche eventualmente in spazi predestinati comuni, e per lo "utilizzo, da parte dei componenti il gruppo, di eventuale personale di segreteria o infermieristico comune, secondo un accordo interno" (lettera d).
Escluso quindi che l'attività della medicina di gruppo sia riconducibile ad uno dei tipi di società o enti di cui agli artt. 2 e 3 del d. Igs. n. 446 del 1997, e che quindi costituisca ex lege presupposto d'imposta, osserva il Collegio che la spesa per la collaborazione di terzi non vale a caratterizzare l'autonoma organizzazione, postulata dalle norme impositive, ma piuttosto è la risultante minima ed indispensabile della necessità di assicurare alcune prestazioni infermieristiche.
Data pubblicazione: 19/09/2019 Omissis , medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, del silenzio rifiuto opposto ad istanza di rimborso dell'IRAP, versata negli anni dal 2004 al 2006, la C.T.R. della Toscana, con la sentenza indicata in epigrafe, confermava integralmente la decisione di primo grado di accoglimento del ricorso, ritenendo che, nella specie, l'attività professionale non fosse dotata di autonoma organizzazione.
Avverso la sentenza veniva proposto ricorso per cassazione e questa Corte con ordinanza 20706/16 cassava la sentenza con rinvio alla CTR per un nuovo esame, per mancata osservanza del principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza 9451/2016, atteso che la pronuncia impugnata che si era limitata genericamente ad affermare che il costo per il personale dipendente o per collaboratori era minimo senza esaminare compiutamente l'entità e la qualità dell'apporto prestato dal personale dipendente ovvero dai collaboratori".
Riassumeva l'Ufficio e la CTR accoglieva l'appello sul presupposto che l'apporto offerto dai due collaboratori e in particolare da quello svolgente attività infermieristica era tale da superare quella soglia minima, con riferimento al personale, che questa Corte aveva indicato in un'unica unità espletante mansioni puramente esecutive.
Il contribuente ricorre per la cassazione della sentenza affidando il gravame a due motivi. Resiste l'Agenzia delle Entrate con controricorso.
1.Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa Corte di Cassazione - copia non ufficiale applicazione degli artt.2 e 3 del d.lgs n.446/97 nonché dell'art. 40 comma 9, lett.d) del dpr n.270 del 2000 in relazione all'art.360 n. 3 c.p.c. lamentando che la CTR aveva fondato la propria decisione solo sull'affermazione secondo cui la presenza di collaboratori svolgenti attività infermieristica sarebbe per sua intrinseca natura, a prescindere dall'orario effettivamente espletato idonea a realizzare il presupposto impositivo senza considerare le peculiarità insite nello svolgimento dell'attività della medicina di gruppo.
La censura è fondata. Secondo l'insegnamento di questa Corte (Cass. 7291/2016) la "forma associativa" della medicina di gruppo è un organismo promosso dal Servizio sanitaria nazionale, diretto a realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica mediante l'impiego di risorse, anzitutto professionali, ma non solo, del personale medico a rapporto convenzionale.
Già la legge 23 dicembre 1978, n. 883, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale commetteva (art. 48 comma 4) agli accordi collettivi nazionali la previsione di "forme di collaborazione fra i medici, il lavoro medico di gruppo integrato nelle strutture sanitarie e la partecipazione dei medici a programmi di prevenzione e di educazione sanitaria". Il d.P.R. 28 luglio 2000, n. 270, con il quale è stato reso esecutivo l'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, stipulato il 9 marzo 2000, ai sensi dell'art. 8 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, all'art. 40 stabilisce che, al fine di realizzare una pluralità di obiettivi diretti alla piena realizzazione del Servizio, puntualmente indicati, i medici di medicina generale possono concordare fra di loro e realizzare forme di lavoro associativo, secondo principi, tipologie e modalità indicati; per quanto qui rileva, sono previste "forme Ric. 2018 n. 9670 - associative, che costituiscono modalità organizzative del lavoro e di condivisione funzionale delle strutture di più professionisti, per sviluppare e migliorare le potenzialità assistenziali di ciascuno di essi".
La spese costituenti la quota per il "Personale di segreteria o infermieristico comune", il cui utilizzo è previsto per lo svolgimento dell'attività di medicina di gruppo dall'art. 40, comma 9, lettera d), del detto accordo collettivo, reso esecutivo col d.P.R. n. 270 del 2000 costituiscono, quindi, il "minimo indispensabile" per l'esercizio dell'attività professionale.
Il ricorso deve essere pertanto accolto, con assorbimento del secondo motivo con il quale il ricorrente deduce omesso Ric. 2018 n. 9670 -3- Corte di Cassazione - copia non ufficiale esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all'art. 360 comma 1 n. 5 c.pc.. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in punto di fatto la controversia può essere decisa nel merito con accoglimento dell'originario ricorso del contribuente. Le spese seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie l'originario ricorso del contribuente. Condanna l'Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese processuali che liquida in euro 2300,00 oltre rimborso forfettario spese generali e accessori di legge.
Così deciso nella Camera di Consiglio del 14.5.2019

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