Source: https://www.codaconslombardia.it/multe/
Timestamp: 2020-07-06 02:49:04+00:00

Document:
Multe - Codacons Lombardia associazione per la difesa dei consumatori
Comunicati Stampa (3.521)
Generali (137)
In caso di sanzioni amministrative forniamo consulenze personalizzate riguardanti la possibilità e la convenienza in merito alla presentazione di un ricorso al prefetto o al Giudice di Pace, oltre ad un aiuto nella predisposizione del ricorso stesso.
Avete preso l’ennesima multa, ma questa volta non ve la meritate proprio? La segnaletica era contraddittoria, in quella via o addirittura in quella città non ci siete mai stati, la macchina non è la vostra o era la vostra ma l’avete venduta anni fa? E’ giunto il momento di ribellarvi e di presentare un ricorso.
In primo luogo una bella notizia. Se il verbale della contravvenzione non vi viene notificato entro 90 giorni (prima del 2010 erano 150) dall’accertamento allora potete fare ricorso per far valere la prescrizione (non potete non pagare e basta). Altrimenti avete pochi giorni dall’arrivo del verbale per fare ricorso. Avete due possibilità: presentare un ricorso in via amministrativa al prefetto o in via giurisdizionale al Giudice di Pace. Nel primo caso avrete 60 giorni per fare ricorso nel secondo solo 30 (modifica introdotta dall’articolo 7 del decreto legislativo 1°settembre 2011, n. 150). In entrambi i casi non avete bisogno di un avvocato. Dovete sempre impugnare il provvedimento nel luogo in cui è stata accertata la violazione al codice della strada. Sul verbale devono essere indicati l’ufficio o l’autorità a cui indirizzare il ricorso; in caso contrario la multa non è valida. Il ricorso potete anche spedirlo con raccomandata a/r.
Ci sono, però, delle differenze sostanziali. La principale è che il prefetto decide in relazione ai vizi di legittimità, ossia si limita a verificare la regolarità formale della documentazione relativa alla multa, mentre il giudice decide nel merito e quindi si hanno maggiori possibilità di vittoria. Con il Prefetto, insomma, occorre che il Codice della strada vi dia ragione nero su bianco, mentre il Giudice di Pace può essere più elastico nel decidere a Vostro favore. Il procedimento richiede, però, qualche adempimento formale in più. Con il giudice siete costretti a presenziare all’udienza mentre dal prefetto, se volete essere sentiti per esporre meglio le vostre ragioni, cosa che vi consigliamo di fare, siete voi a doverlo richiedere esplicitamente nel ricorso. Questi aspetti assumono importanza nel caso l’infrazione sia stata commessa in una località lontana. Il prefetto, poi, deve prendere una decisione entro un numero di giorni prestabilito. Se non lo fa e non riesce a pronunciarsi, emettendo in tempo l’ordinanza, avrete vinto senza troppa fatica. Pare, così dicono le leggende metropolitane, che alcune prefetture siano intasate dai ricorsi…… In ogni caso, sappiate che, in caso di decurtazione dei punti, le prefetture sono più sollecite a sbrigare la pratica. Per contro il Giudice di Pace è organo più imparziale rispetto alle parti in causa, dato che il prefetto è organo della pubblica amministrazione al pari dei vigili che vi hanno multato.
E se il ricorso è respinto? Con il prefetto la multa è raddoppiata mentre con il giudice l’importo può essere aumentato, ma anche confermato o diminuito. In caso di diminuzione, sappiate che, con la nuova patente a punti introdotta nell’agosto 2003, la multa non potrà comunque essere inferiore al minimo previsto. Se il ricorso non è accolto, infine, il giudice non potrà escludere la decurtazione dei punti.
Se perdete, la decisione del Giudice di Pace può essere impugnata in Tribunale (non più solo in Cassazione), mentre con il prefetto avete 30 giorni dall’ordinanza per ricorrere ancora davanti al Giudice di Pace. Con il ricorso al Giudice di Pace, a differenza del prefetto, potete, contestualmente con il ricorso, chiedere la sospensione del pagamento o, come si dice tecnicamente, l’esecutività del provvedimento impugnato. Attenzione però che la presentazione del ricorso non interrompe automaticamente la decorrenza dei termini per il versamento della sanzione. La multa, quindi, va comunque pagata entro 30 giorni dalla notifica, se non è stata accolta nel frattempo la richiesta. Perché la sospensione sia accettata, però, occorre dimostrare che sussiste sia il fumus boni iuris che il periculum in mora, ossia che la richiesta di annullamento della multa non sia infondata e che la sanzione potrebbe determinarvi un danno grave ed irreparabile, cosa che non è per niente facile. Dato l’ulteriore giro di vite che è stato dato su questo punto dal legislatore, difficilmente vi sarà più concessa solo per l’entità della sanzione pecuniaria irrogata. Più facile, invece, che vi sia concessa in caso di sospensione della patente, per il grave pregiudizio che può derivare dal fatto che l’auto vi è indispensabile per l’attività lavorativa che svolgete. Insomma non è facile decidere a chi rivolgersi. Ricordatevi, infine, di conservare una copia del verbale di accertamento e del ricorso. Nel caso del Giudice di Pace di Milano dovete presentare l’originale del ricorso e 4 copie (una vi deve essere restituita con il timbro della data del deposito); nel caso di spedizione in Prefettura conservate l’avviso di ricevimento della raccomandata.
Un’ultima precisazione. Fino alla sentenza della Corte Costituzionale n. 365 del dicembre 2010, nel caso di ricorso al Giudice di Pace, se non si era residenti nel territorio di sua competenza, si doveva eleggere comunque domicilio nel comune del suo ufficio (ad es. Milano). Si poteva dare l’indirizzo di un amico, altrimenti eleggere domicilio presso la cancelleria del giudice. In tal caso, però, le comunicazioni (data dell’udienza, decisione …) non erano spedite ma si aveva l’onere di dover andare periodicamente presso la cancelleria ad informarsi (non tutti gli uffici vi telefonavano a casa per avvertirvi). Una vera seccatura, che dal dicembre 2010 non si deve più fare.
Il ricorso va proposto contro il verbale o contestazione e non contro l’avviso di accertamento.
Il ricorso può essere presentato personalmente (farsi rilasciare ricevuta di consegna) o spedito a mezzo del servizio postale raccomandata a.r. e questo sia per il Prefetto, come scritto nel Cds, che per il Giudice di Pace (per sentenza Corte Costituzionale).
In caso di contestazione NON immediata, il verbale deve venir notificato entro 90 giorni dalla data dell’accertamento, bisogna quindi controllare che il verbale sia stato notificato regolarmente entro i termini di legge. Ma se è arrivato oltre i 90 giorni non si può non pagare e basta, si deve fare ricorso per far valere la prescrizione.
Se fai ricorso ad uno, Prefetto o Giudice di pace, non puoi farlo anche all’altro.
Ma se hai proposto ricorso al Prefetto, contro l’ordinanza-ingiunzione di questo, puoi poi proporre opposizione davanti al Giudice di Pace, entro 30 giorni dalla notifica.
90 giorni per ricevere la notifica della multa (100 per l’obbligato in solido se al trasgressore è contestata subito)
DIFFERENZE TRA PREFETTO E GIUDICE DI PACE
GIUDICE DI PACE PREFETTO
Costo 37 euro gratis
Tempi del ricorso 30 giorni 60 giorni
Se perdi Punti e almeno multa minima Paghi doppio
Secondo grado Tribunale Giudice di Pace
Presenza consumatore non più NO
30 giorni per fare ricorso; se lo spedisci vale il timbro di partenza dell’ufficio postale, non la data di arrivo (30 giorni, non più 60 giorni, a partire dal 6 ottobre 2011, d.lgs n. 150 del 1/9/2011);
può concedere la sospensiva, anche se ora per gravi e circostanziate ragioni indicate nella motivazione (danno grave ed irreparabile), in pratica solo per la sospensione patente;
costa 37 di contributo unificato (85 euro se multe + costo notifica superano i 1.100,00 euro). (Prima c’erano anche 8,00 euro di marca da bollo per spese forfetizzate);
all’udienza di discussione del ricorso, ora, con dlgs n. 150/2011, il ricorrente può non presentarsi, mentre prima c’era rigetto automatico del ricorso (contava se ricorso a Roma). Deve comunque motivare assenza.
30 giorni dalla notificazione della sentenza per pagare la multa se perdi, altrimenti puoi presentare ricorso al Tribunale (non più solo Cassazione);
spese di solito compensate (ossia il comune, anche se perde, non paga). In ogni caso si deve provare a chiedere la condanna alle spese, limitatamente alle anticipazioni di 37,00 euro di contributo unificato.
La Corte Costituzionale ha giudicato, con la sentenza n. 365 del 2010, l’illegittimità costituzionale dell’art. 22, IV e V comma, della legge 11 novembre 1981, n. 689 nella parte in cui non prevede, a richiesta dell’opponente, che abbia dichiarato la residenza o eletto domicilio in un comune diverso da quello dove ha sede il giudice adito, modi di notificazione alternativi al deposito presso la cancelleria. Insomma non si è più costretti a domiciliarsi presso la cancelleria e ad andare a vedere la data dell’udienza, ma sono costretti a farti notifica a casa (già da applicare)
60 giorni per fare ricorso, se lo spedisci vale timbro di partenza dell’ufficio postale e non la data di arrivo.
puoi non presentarti in udienza, anche se avevi richiesto audizione;
se chiedi audizione e non vieni convocato, puoi chiedere annullamento al Giudice di Pace (ma devi fare ricorso!);
se non vengono rispettati i termini decadenziali, puoi far ricorso al Giudice di Pace (che non ha termini);
paghi doppio se perdi;
non concede sospensiva;
ha 30 giorni per mandare ricorso a organo accertatore se hai presentato ricorso al Prefetto invece che ai vigili;
60 giorni hanno i vigili per mandare ricorso o memoria al Prefetto;
120 giorni ha il Prefetto per emanare ordinanza (se si richiede audizione personale, il termine si interrompe dalla notifica dell’audizione all’audizione; l’audizione va quindi notificata entro 120 giorni!).
Tot: 210 giorni (o 180 se hai presentato ricorso ai vigili e non al prefetto). Sono tutti e 3 termini perentori. Per far valere la prescrizione, però, devi far ricorso al giudice di pace entro 30 giorni da notifica.
150 giorni dall’adozione per notificare l’ordinanza di pagamento, pari almeno al doppio sella sanzione.
Tot: 360 giorni dalla presentazione del ricorso per sapere che fine ha fatto (330 se lo hai fatto ai vigili!).
30 giorni di tempo per pagare se il Prefetto ti ha dato torto o per fare ricorso al Giudice di Pace.
Ma attenzione perché i termini sono tutti dalla ricezione, quindi il viaggio della pratica va scorporato. Per i 120 giorni entro i quali deve essere adottato il provvedimento del prefetto vale la data in cui l’ingiunzione è stata emessa dal Prefetto e non quella in cui è stata notificata all’automobilista.
Nel caso in cui l’ordinanza-ingiunzione venga notificata oltre i 360-330 giorni dalla presentazione del ricorso, l’automobilista può impugnarla davanti al Giudice di Pace, entro 30 giorni dalla sua notificazione, chiedendone l’annullamento per “prescrizione”.
Quindi, in pratica, i tempi di attesa per conoscere l’esito di un ricorso sono (30+60+120+150)=360 giorni dal momento della presentazione del ricorso al Prefetto e 330 se presentato ai vigili.
Il silenzio, cioè la mancanza di risposta da parte del prefetto, sta pure ad indicare “accoglimento” del ricorso.
60 giorni 30 giorni
PREFETTO GIUDICE
non emette ordinanza accoglie
respinge udienza
non paghi non paghi multa pari al doppio accoglie rigetta
non paghi multa almeno pari al minimo
(da pagare in 30gg)
e decurtazione punti
1) MODELLO AL GIUDICE DI PACE PER MULTA SINGOLA
RICORSO EX ART. 204 BIS D.LGS N. 285/92 E AI SENSI DELLA LEGGE N. 689/81
Il sottoscritto ………….…….…… (nome e cognome), nato a ………………….…, il ………….., residente in …………………, via ……………………..……. e, per gli effetti del presente atto, domiciliato in Milano, in via ……
che, in data …………….., ha ricevuto verbale di accertamento d’infrazione al Decreto Legislativo n. 285 del 30/04/1992, verbale n. …………., emesso da ………………..………………., notificato in data ……………, per la presunta violazione dell’art. ……. del CdS (indicare la violazione contestata)
ricorre contro l’accertamento e la contestazione di cui sopra per i seguenti
Per tutti questi motivi, il ricorrente
che la S.V. Ill.ma, riscontrate l’infondatezza e l’illegittimità dell’accertamento operato, Voglia annullare il provvedimento impugnato, con condanna delle spese, limitatamente alle anticipazioni di 37 euro di contributo unificato
altresì che la S.V. Ill.ma Voglia sospendere l’esecutività del provvedimento impugnato, ricorrendo i seguenti motivi: …………………………………………………………………………………………………………..
ai fini dell’ammissibilità del ricorso, che:
– non è stato presentato preventivo ricorso al sig. Prefetto avverso il provvedimento impugnato;
– non è stato effettuato il pagamento della somma a titolo di sanzione indicata nel verbale impugnato
DICHIARA (*)
altresì, ai sensi dell’art.14 comma 2 DPR 115/2002, sotto la propria personale responsabilità, che il valore del presente procedimento è di euro ……. (sommare valore multa + costo della notifica). Pertanto versa il contributo di euro 37.
1 originale verbale d’accertamento impugnato;
4 copie del verbale d’accertamento;
4 copie della busta contenente il verbale d’accertamento;
4 copie del ricorso
4 copie carta d’identità
comunicazione di versamento
eventuali altri documenti, come la foto del cartello stradale
Luogo, ……… (data)
(*) questa dichiarazione a Milano consente di non farne una a parte, in ogni caso va poi portata la ricevuta di versamento, ossia l’allegato n. 6, sono 37 euro di contributo unificato
2) MODELLO AL GIUDICE DI PACE PER MULTA MULTIPLA
che ha ricevuto svariati verbali di accertamento d’infrazione al Decreto Legislativo n. 285 del 30/04/1992, emessi da ……………………………, tutti per la medesima infrazione, per la presunta violazione dell’art. …… del CdS, ed in particolare (mettere i verbali in ordine di notifica, ossia partendo dal primo verbale ricevuto):
verbale n. …………., riferimento accertamento di infrazione ……….., notificato in data …………….., commessa il giorno …….
che tutte queste multe siano discusse in un unico ricorso e che siano integrate al verbale n. … (mettere il primo verbale)
contro l’accertamento e la contestazione di cui sopra per i seguenti
che la S.V. Ill.ma, riscontrate l’infondatezza e l’illegittimità dell’accertamento operato, Voglia annullare il provvedimento impugnato.
altresì, ai sensi dell’art.14 comma 2 DPR 115/2002, sotto la propria personale responsabilità, che il valore del presente procedimento è di euro …………(inserire la somma delle multe + i costi di tutte le notifiche). Pertanto versa il contributo di euro 37 (85 euro se multe + costo notifica superano i 1100 euro).
……. (1 per ogni multa, se 2 multe mettete 2) originali verbali d’accertamento impugnati;
4 copie del primo verbale d’accertamento;
4 copie della busta contenente il primo verbale d’accertamento;
……. (1 copia per ogni multa, tolta la prima, quindi se ha preso 3 multe mettere 2) copie del verbale d’accertamento
……. (1 copia per ogni multa, tolta la prima, quindi se ha preso 3 multe mettere 2) copie della busta contenente il verbale
3) MODELLO PER IL PREFETTO
Prefetto di ……
Via Cap, Città
RICORSO EX ART. 203 D.LGS N. 285/92 E AI SENSI DELLA LEGGE N. 689/81
Il sottoscritto ………….…….…… (nome e cognome), nato a ………………….…, il ………….., residente in …………………, via ……………………..……. e ivi domiciliato
che, in data …………….., ha ricevuto verbale di accertamento d’infrazione al Decreto Legislativo n. 285 del 30/04/1992, verbale n. …………., emesso da …………………………., notificato in data ……………, per la presunta violazione dell’art. ……. (indicare la violazione contestata).
Poiché il sottoscritto invero non ha commesso alcuna infrazione al codice della strada, intende proporre ricorso all’Ecc.mo Prefetto di Milano sulla base dei seguenti
che l’Ecc.mo Prefetto Voglia, in accoglimento del presente ricorso, annullare il verbale di accertamento e contestazione e pronunciare ordinanza di archiviazione degli atti ex art. 204 codice della strada;
altresì la previa audizione personale del ricorrente qualora l’Ecc.mo Prefetto non Voglia archiviare d’ufficio
copia verbale d’accertamento impugnato;
copia della busta contenente il verbale
SEMAVELOX
L’ultima invenzione- introdotta dai comuni per incassare soldi!- si chiama, anche se il nome non è del tutto corretto, semavelox: uno strumento che consente di fotografarti se passi quando il semaforo è ancora rosso.
Ovviamente riteniamo si debba punire severamente chi non rispetta i segnali di un semaforo. Si tratta, infatti, di una gravissima infrazione che può causare incidenti mortali. Ma, proprio per questo, ci sembra strano che siano migliaia gli automobilisti che, in ogni singolo incrocio, mettono a repentaglio la loro vita. La realtà è che spesso i comuni, una volta installato il semavelox, riducono drasticamente la durata del giallo, approfittando del fatto che il Codice non stabilisce una durata standard. Il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di minimo un secondo, durante il quale, se si viaggia anche solo a 50 Km/h, percorre già 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo. Poi bisogna aggiungere lo spazio di frenatura.
L’art. 41, comma 10, stabilisce che, con il giallo, occorre fermarsi, a meno che ci si trovi così prossimi, al momento dell’ accensione della luce gialla, a non potersi più arrestare in condizioni di sufficiente sicurezza. In tal caso si deve sgombrare sollecitamente l’area di intersezione con opportuna prudenza. È evidente che se un comune fa durare il giallo solo 2 secondi, sarà molto probabile che gli automobilisti passino con il rosso.
Per cui ci si chiede se si tratti effettivamente di pirati della strada o di un modo per incassare soldi facili.
Il Codacons si sta attivando per chiedere al Governo di modificare l’art. 41 del Codice della Strada ed il suo regolamento attuativo, stabilendo una durata del giallo uguale in tutta Italia, ad esempio 5 secondi. In tal modo aumenterà realmente la sicurezza, e si eviterà che qualche comune approfitti di un vuoto legislativo per spillare soldi facilmente…
Di seguito tutti i casi in base ai quali si può chiedere l’annullamento:
Se avete preso la multa in uno dei Comuni coinvolti nell’indagine della Procura di Milano o di Verona.
Per questi casi il Codacons chiede che siano direttamente i Prefetti a provvedere all’annullamento delle multe. In ogni caso, qualora ciò non avvenisse, il consumatore deve impugnare la multa entro 60 giorni dalla notifica.
Durata del giallo troppo breve.
Secondo la nota del Ministero dei Trasporti Dipartimento per i Trasporti Terrestri – Direzione Generale per la Motorizzazione, Prot. n. 77901 del 10-08-2007, che ai sensi dell’art. 5 del Codice della Strada ha valore di legge e che richiama uno studio del CNR, il giallo deve durare minimo 4 secondi con velocità di 50 Km/h e di 5 secondi con velocità di 70 Km/h. Se, quindi, la durata è inferiore, potete ricorrere!
Luci poco visibili.
Le luci del semaforo, ai sensi dell’art. 167 del regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada (DPR n. 495/1992), devono essere facilmente riconoscibili ad una distanza di avvistamento minima pari a 75 metri. Se non è così, presentate ricorso!
Se non ci sono almeno due foto del vostro veicolo.
È necessario che vi siano, infatti: una con il semaforo rosso e la macchina con tutte e 4 le ruote poste prima della linea di arresto, ed una con il veicolo in mezzo all’incrocio.
Se non è segnalata la presenza della telecamera da un apposito cartello.
Se oltre al documentatore fotografico per le infrazioni ai semafori è installato anche un rilevatore della velocità che fa scattare il rosso una volta superato il limite di velocità.
Se l’impianto semaforico “attuato dal traffico” è fatto al contrario, ossia fa scattare il rosso quando le macchine stanno arrivando.
Se il semavelox non è stato omologato o non è stata eseguita una verifica ed una taratura dell’apparecchiatura come previsto nel decreto di omologazione, solitamente con cadenza annuale.
DURATA GIALLO
Il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di minimo un secondo, durante il quale, se egli viaggia anche solo a 50 Km/h, percorre già 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo. Poi bisogna aggiungere lo spazio di frenatura, per un totale di circa 28 metri.
Art. 41 Codice della Strada- Segnali luminosi.
Esiste, d’altronde, una nota del Ministero dei Trasporti Dipartimento per i Trasporti Terrestri – Direzione Generale per la Motorizzazione, Prot. n. 77901 del 10-08-2007 che, ai sensi dell’art. 5 del Codice della Strada, ha valore di legge (Art. 5: “Il Ministro dei lavori pubblici può impartire ai prefetti e agli enti proprietari delle strade le direttive per l’applicazione delle norme concernenti la regolamentazione della circolazione sulle strade di cui all’art. 2“) che, citando uno studio prenormativo pubblicato dal CNR il 10.09.2001, “Norme sulle caratteristiche funzionali e geometriche delle intersezioni stradali“, stabilisce i temi minimi del giallo.
Ebbene, tale nota indica, in presenza di traffico pesante, un tempo minimo di 4 secondi per il giallo, con velocità di 50 Km/h, e di 5 secondi con velocità di 70 Km/h.
Ricordiamo, infine, che le luci del semaforo, ai sensi dell’art. 167 del Regolamento di Esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della Strada (DPR n. 495/1992), devono essere facilmente riconoscibili ad una distanza di avvistamento minimo pari a 75 metri.
Sentenza della Corte di Cassazione, sezione II civile, del 26 marzo 2009, n. 7388, la quale stabilisce, in relazione alla rilevazione di infrazioni ai semafori tramite il solo rilevamento con autovelox senza contestazione immediata, che nel “(…) caso di attraversamento di incrocio con luce semaforica rossa (…) l’assenza non occasionale di agenti operanti sul posto non appare affatto consona all’utilizzazione di un apparecchio di rilevamento automatico né appare superabile alla luce del disposto dell’art. 384 che ha natura regolamentare e, quindi, secondaria rispetto alla disposizione legislativa che, in astratto, prevede comunque come regola generale la contestazione immediata”.
L’onore della prova deve essere a carico di chi ha contestato l’infrazione e deve consentire al presunto trasgressore di avere tutti gli elementi per poter esercitare il suo diritto di difesa.
ESEMPI DI RICORSO
A) Se c’è foto che prova che si è passati con il rosso (Tutte e 4 le ruote devono essere poste prima della linea d’arresto mentre il semaforo è rosso) e non c’è la durata del giallo:
L’odierno ricorrente si trovava in data …….. in Comune di Segrate in Via Cassanese all’incrocio con Via Papa Giovanni XXIII direzione Milano.
Alla ripresa della circolazione il semaforo era ancora verde ed io stesso mi muovevo. Durante questa operazione il semaforo diveniva prima giallo e, dopo due o tre secondi, subito rosso.
Non facevo in tempo a concludere l’attraversamento dell’incrocio che subito il semaforo era diventato rosso.
Fra il giallo ed il rosso deve intercorrere un tempo ragionevole anche al fine di evitare che, chi si trovi a transitare nel momento del passaggio dal verde al rosso, si trovi costretto a brusche frenate.
Essendo durato, il giallo, così poco tempo, era inevitabile che mi cogliesse il rosso prima della fine della manovra. Ritengo, quindi, ingiusta ed illegittima la contestazione effettuata nei miei confronti.
In particolare, rispetto alla durata del giallo, si precisa che:
il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di circa un secondo, durante il quale, se egli viaggia anche solo a 50 Km/h, percorre circa 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo.
-Poi bisogna aggiungere lo spazio di frenatura, per un totale di circa 28 metri. Se il guidatore è stanco o distratto, però, il tempo di reazione è assai maggiore. Se il giallo dura solo 3 secondi è evidente che molti automobilisti passeranno con il rosso, senza che questo implichi una violazione del codice della strada. L’art. 41, comma 10, stabilisce, infatti, che “durante il periodo di accensione della luce gialla, i veicoli non possono oltrepassare gli stessi punti stabiliti per l’arresto, di cui al comma 11, a meno che vi si trovino così prossimi, al momento dell’accensione della luce gialla, che non possano più arrestarsi in condizioni di sufficiente sicurezza; iin tal caso essi devono sgombrare sollecitamente l’area di intersezione con opportuna prudenza“.
Esiste d’altronde una nota del Ministero dei Trasporti Dipartimento per i Trasporti Terrestri – Direzione Generale per la Motorizzazione, Prot. n. 77901 del 10-08-2007 (di seguito allegata), che ai sensi dell’art. 5 del Codice della Strada ha valore di legge (Art. 5: “Il Ministro dei lavori pubblici può impartire ai prefetti e agli enti proprietari delle strade le direttive per l’applicazione delle norme concernenti la regolamentazione della circolazione sulle strade di cui all’art. 2”), che, citando uno studio prenormativo pubblicato dal CNR il 10.09.2001, “Norme sulle caratteristiche funzionali e geometriche delle intersezioni stradali”, stabilisce i temi minimi del giallo.
Ebbene, tale nota indica, in presenza di traffico pesante, un tempo minimo di 4 secondi per il giallo con velocità di 50 Km/h e di 5 secondi con velocità di 70 Km/h.
Si segnala, infine, l’ultima sentenza della Corte di Cassazione, sezione II civile, del 26 marzo 2009, n. 7388, che stabilisce, in relazione alla rilevazione di infrazioni ai semafori tramite il solo rilevamento con autovelox senza contestazione immediata, che nel “(…)caso di attraversamento di incrocio con luce semaforica rossa (…) l’assenza non occasionale di agenti operanti sul posto non appare affatto consona all’utilizzazione di un apparecchio di rilevamento automatico né appare superabile alla luce del disposto dell’art. 384 che ha natura regolamentare e, quindi, secondaria rispetto alla disposizione legislativa che, in astratto, prevede comunque come regola generale la contestazione immediata”.
B) Se manca la prova, nella foto, di essere passati con rosso e manca altresì la durata del giallo:
L’odierno ricorrente si trovava in data …………. nel Comune di Milano in prossimità dell’incrocio fra Viale Lodovico Scarampo e via Guglielmo Silva in direzione autostrade.
Notando il verde del semaforo posizionato proseguivo regolarmente la marcia. Quando sono arrivato in vicinanza dell’incrocio, il semaforo diveniva giallo. Essendo ormai prossimo al semaforo, non potendo arrestarmi in condizioni di sufficiente sicurezza, ho deciso di sgomberare l’intersezione.
Non mi risulta, quindi, di essere passato con il rosso.
Non a caso, nella prima foto scattata, il veicolo è già oltre lo stop, ossia con tutte e 4 le ruote oltre lo stop.
Nessuna delle due foto testimonia l’infrazione, vale a dire: che io abbia superato la linea d’arresto con il semaforo già rosso. Non appare nessun fotogramma relativo all’atto del superamento della linea d’arresto, ossia una foto che dimostri che il semaforo era già rosso prima che io superassi il segnale di stop.
L’assenza della foto, ossia l’assenza dell’unica vera possibile prova del passaggio con il rosso, rende ingiusta ed illegittima la contestazione effettuata nei miei confronti. L’onore della prova deve essere a carico di chi ha contestato l’infrazione e deve consentire al presunto trasgressore di avere tutti gli elementi per poter esercitare il suo diritto di difesa.
Nelle foto, inoltre, non è indicata la durata del giallo o l’intervallo temporale tra i due scatti. È evidente, comunque, che, a prescindere dal fatto che io sia o non sia passato con il rosso, il giallo, in ogni caso, è durato per troppo poco tempo.
La durata del giallo, invece, dovrebbe essere tale da consentire ai veicoli di transitare nel momento del passaggio dal verde al rosso senza essere costretti a brusche frenate, anche in considerazione del necessario tempo di reazione, che per un conducente attento e pronto è di circa un secondo, durante il quale, se uno viaggia anche solo a 50 Km/h, percorre circa 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo. Poi bisogna aggiungere lo spazio di frenatura, per un totale di circa 28 metri. Se il guidatore è stanco o distratto, però, il tempo di reazione è assai maggiore.
Se il giallo dura solo pochi secondi è evidente che molti automobilisti passeranno con il rosso, senza che questo implichi una violazione del Codice della Strada.
L’art. 41, comma 10, stabilisce, infatti, che “durante il periodo di accensione della luce gialla, i veicoli non possono oltrepassare gli stessi punti stabiliti per l’arresto, di cui al comma 11, a meno che vi si trovino così prossimi, al momento dell’accensione della luce gialla, che non possano più arrestarsi in condizioni di sufficiente sicurezza; in tal caso essi devono sgombrare sollecitamente l’area di intersezione con opportuna prudenza”.
Esiste d’altronde una nota del Ministero dei Trasporti Dipartimento per i Trasporti Terrestri – Direzione Generale per la Motorizzazione, Prot. n. 77901 del 10-08-2007, che ai sensi dell’art. 5 del Codice della Strada ha valore di legge (Art. 5: “Il Ministro dei lavori pubblici può impartire ai prefetti e agli enti proprietari delle strade le direttive per l’applicazione delle norme concernenti la regolamentazione della circolazione sulle strade di cui all’art. 2”) che, citando uno studio prenormativo pubblicato dal CNR il 10.09.2001, “Norme sulle caratteristiche funzionali e geometriche delle intersezioni stradali”, stabilisce i tempi minimi del giallo.
Si segnala, infine, l’ultima sentenza della Corte di Cassazione, sezione II civile, del 26 marzo 2009, n. 7388, che stabilisce, in relazione alla rilevazione di infrazioni ai semafori tramite il solo rilevamento con autovelox senza contestazione immediata, che nel “(…) caso di attraversamento di incrocio con luce semaforica rossa (…) l’assenza non occasionale di agenti operanti sul posto non appare affatto consona all’utilizzazione di un apparecchio di rilevamento automatico, né appare superabile alla luce del disposto dell’art. 384 che ha natura regolamentare e, quindi, secondaria, rispetto alla disposizione legislativa che, in astratto, prevede comunque, come regola generale, la contestazione immediata”.
C) Frase da aggiungere se il semaforo è poco visibile o si trova subito dopo una curva:
D) Frase da aggiungere se il semaforo risulta sequestrato dalla Procura:
Si evidenzia altresì che l’apparecchiatura sita in Via………….. è stata sottoposta a sequestro da parte della Procura della Repubblica, nell’ambito dell’inchiesta sui semavelox truccati
Motivi per il ricorso:
Una sentenza delle sezioni unite civili della Cassazione, la n. 116 del 2007, ha stabilito l’illegittimità delle multe comminate in violazione dell’art. 7, comma 8, del Codice della Strada. Per la Cassazione, nei centri urbani, gli amministratori comunali hanno l’obbligo di realizzare, sempre, aree di sosta libera accanto ai posteggi a pagamento a fascia oraria. Non solo, ma al Giudice di Pace è consentito accertare eventuali vizi di legittimità, nelle delibere comunali relative all’ istituzione di posteggi a pagamento, “come quello consistente nella violazione dell’obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui venga vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento“. L’art. 7, comma 8, stabilisce delle deroghe e delle specifiche eccezioni a questa regola generale, specificatamente per le aree pedonali, le zone a traffico limitato, le zone di cui all’art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici, 2 aprile 1968, n. 1444 (ossia le zone che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale) e le zone di particolare rilevanza urbanistica. Ma per la Cassazione i comuni hanno l’obbligo di dimostrare che l’area rientra tra quelle di rilevante interesse urbanistico. D’altronde, lo stesso art. 7, comma 8, prevede che le zone di particolare rilevanza urbanistica, debbano essere “opportunamente individuate e delimitate dalla giunta” ed in esse devono sussistere “esigenze e condizioni particolari di traffico“.
Insomma: non basta genericamente sostenere che l’intera città, o la maggior parte di essa, è di rilevante interesse urbanistico, altrimenti è di tutta evidenza che quella che per il legislatore dovrebbe rappresentare un’eccezione, diventerebbe, grazie ad un escamotage linguistico, la regola generale o, comunque, quella prevalente. Eppure, la gran parte dei comuni ha fatto proprio questo. A Milano, ad esempio, si è considerato che, all’interno della circonvallazione esterna, quella della 90/91, si rientra sempre in una zona di particolare rilevanza urbanistica (Zpru). Inoltre sono state incluse zone ancora più esterne come la Bicocca e San Siro, Navigli. In pratica due terzi della città è stata considerata Zpru. La tesi è insostenibile.
Il sottoscritto, ad esempio, ha preso la multa in Via…………, una stradina laterale, per niente trafficata, esterna al centro, perché esterna alla cerchia dei Bastioni, in cui non ci sono monumenti e manufatti di pregio ambientale, non ci sono aree pedonali o zone a traffico limitato. Eppure, i posteggi liberi non ci sono nemmeno nelle vie limitrofe.
Per tutti questi motivi, il ricorrente…….
1.Nei centri abitati i comuni possono, con ordinanza del sindaco:
adottare i provvedimenti indicati nell’art. 6, commi 1, 2 e 4;
limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale, conformemente alle direttive impartite dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti, per le rispettive competenze, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio ed il Ministro per i beni culturali e ambientali;
3.Per i tratti di strade non comunali che attraversano centri abitati, i provvedimenti indicati nell’art. 6, commi 1 e 2, sono di competenza del prefetto e quelli indicati nello stesso articolo, comma 4, lettera a), sono di competenza dell’ente proprietario della strada. I provvedimenti indicati nello stesso comma 4, lettere b), c), d), e) ed f) sono di competenza del comune, che li adotta, sentito il parere dell’ente proprietario della strada.
I proventi dei parcheggi a pagamento, in quanto spettanti agli enti proprietari della strada, sono destinati alla installazione, costruzione e gestione di parcheggi in superficie, sopraelevati o sotterranei, e al loro miglioramento e le somme eventualmente eccedenti ad interventi per migliorare la mobilità urbana.
Qualora il comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione, ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. Tale obbligo non sussiste, per le zone definite a norma dell’art. 3 “area pedonale” e “zona a traffico limitato“, nonché per quelle definite “A” dall’art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico.
AUTOVELOX FISSO – CONTROLLO DA REMOTO E AUTORIZZAZIONE PREFETTO:
Gli autovelox sono i tanto famosi rilevatori di velocità dell’auto. A nostro avviso sono utili ma talvolta il loro “ab” “uso” si è mostrato evidente.
Gli autovelox devono essere omologati dal ministero e c’è tolleranza del 5% della velocità, con un minimo di 5 Km/h. In pratica, in autostrada non vi possono multare se andate sotto i 136,5 km/h. Controllate, quindi, decreto di omologazione e limite di velocità.
Inoltre devono essere segnalati.
Il Decreto Legge n. 121 del 20 giugno 2002 così come modificato dalla L. n. 168/2002 stabilisce che “sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali (…) gli organi di polizia (…) possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142 (ndr sorpasso) e 148 (ndr velocità)“.
In pratica, è possibile installare un controllo da remoto, ossia fare una postazione fissa 24 ore su 24, senza la presenza dell’accertatore, ma il consumatore va avvisato con cartelli che indicano la presenza dell’autovelox.
Invece i comuni o non segnalano le postazioni fisse, o preferiscono farle mobili per poche ore, così da non dover segnalare la presenza dell’autovelox, dimenticandosi però di contestare immediatamente l’infrazione al trasgressore.
L’art. 4 del decreto-legge 121/2002, come modificato dalla legge n. 168/2002 stabilisce:
Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di cui all’articolo 2, comma 2, lettere A e B, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, comma 1, del medesimo decreto legislativo, secondo le direttive fornite dal Ministero dell’ interno, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142 (velocità) e 148 (sorpasso) dello stesso decreto legislativo, e successive modificazioni. I predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade di cui all’articolo 2, comma 2, lettere C e D, del citato decreto legislativo, ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2.
L’art. 2 del Codice della Strada, comma 2, definisce alla lettera C, le strade extraurbane secondarie (strada ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine) e, alla lettera D, le strade urbane di scorrimento (strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia).
L’art. 142 Codice della Strada che fissa i limiti di velocità stabilisce il limite di 90 km/h per le strade extraurbane secondarie (lettera C dell’art. 2 comma 2) e di 70 km/h per le strade urbane di scorrimento.
In sostanza, il legislatore ha inteso consentire il controllo da remoto, eccezione rispetto alla regola dell’obbligo della contestazione immediata sancita dall’ art. 200 del Codice della Strada o alla regola della presenza della pattuglia, solo a due condizioni:
che dell’autovelox venga data informazione agli automobilisti;
che la strada venga riclassificata da urbana con limite di 50 Km/h a, come minimo, urbana di scorrimento con limite a 70 Km/h; non a caso il controllo da remoto non si può fare nelle semplici strade urbane di quartiere o in quelle locali.
La legge 29 luglio 2010 n. 120 (ossia il nuovo Cds) in vigore dal 13 agosto 2010, con l’art. 25, comma 2, ha stabilito che:
“Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’Interno……… sono definite, altresi’, le modalita’ di collocazione e uso dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento di cui all’articolo 142 del decreto legislativo n. 285 del 1992 che, fuori dei centri abitati, non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore ad un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità“.
Quindi il chilometro tra segnale del limite di velocità e l’autovelox vale solo fuori dai centri abitati.
Circolare del Ministero dell’Interno n. 11310 del 12-08-2010, fatta per spiegare nuovo codice, stabilisce:
“L’art. 25 della L. 120/2010 ha inoltre previsto che i dispositivi ed i mezzi tecnici di controllo finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme dell’art. 142 C.d.S. debbano essere collocati ad almeno un chilometro dal segnale stradale che impone il limite di velocità.
La previsione normativa intende riferirsi unicamente ai casi in cui i dispositivi siano finalizzati al controllo remoto delle violazioni e cioè siano collocati ai sensi dell’ art. 4 della L 168/2002 e, perciò, non riguarda i casi in cui I’accertamento dell’illecito sia effettuato con la presenza di un organo di polizia stradale.
Naturalmente, l’obbligo di rispettare la predetta distanza minima esiste solo nei casi in cui il limite di ve1ocità derivi dalla presenza di un segnale collocato sulla strada e, quindi, non trova applicazione nei casi in cui il limite di velocità sia generale per tipo di strada o sia riferito al particolare veicolo utilizzato“.
Quindi, per circolare, in attesa del decreto, il chilometro vale solo per le postazioni fisse
DECRETO 15 Agosto 2007 (Decreto Bianchi)
Art. 11. Le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità sulla rete stradale possono essere segnalate: a) con segnali stradali di indicazione, temporanei o permanenti; b) con segnali stradali luminosi a messaggio variabile; c) con dispositivi di segnalazione luminosi installati su veicoli.2. I segnali stradali di indicazione di cui al comma 1, lettera a), devono essere realizzati con un pannello rettangolare, di dimensioni e colore di fondo propri del tipo di strada sul quale saranno installati. Sul pannello deve essere riportata l’iscrizione “controllo elettronico della velocità” ovvero “rilevamento elettronico della velocità”, eventualmente integrata con il simbolo o la denominazione dell’organo di polizia stradale che attua il controllo. Art. 2 1. I segnali stradali ed i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità ed in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare è necessario che non vi siano tra il segnale ed il luogo di effettivo rilevamento intersezioni stradali che comporterebbero la ripetizione del messaggio dopo le stesse, e comunque non superiore a 4 km.2. I segnali stradali o i dispositivi di cui all’art. 1 forniscono informazione puntuale, pertanto non necessitano di ripetizione né di indicazione di “fine“. Art. 31. Le disposizioni degli articoli 1 e 2 non si applicano per i dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo di veicoli per la misura della velocità in maniera dinamica, ovvero “ad inseguimento“.
DIRETTIVA MARONI, ossia Circolare Ministeriale del 14 agosto 2009 prot. 300/A/10307/09/144/5/20/3
preventivamente segnalate;
il decreto non fìssa una distanza minima tra il segnale stradale di preavviso e la postazione di controllo a cui si riferisce ma, più genericamente, stabilisce che tale distanza deve essere “adeguata“ in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. Salvo casi particolari, in cui l’andamento plano-altimetrico della strada o altre circostanze contingenti rendono consigliabile collocarlo ad una distanza maggiore, si può ritenere che tra il segnale o il dispositivo luminoso e la postazione di controllo possa essere “adeguata” la distanza minima indicata, per ciascun tipo di strada, dall’art. 79, comma 3, Reg. Esec. d.S. per la collocazione dei segnali di prescrizione; tale distanza minima, infatti, consente di garantire il corretto avvistamento del segnale o del dispositivo luminoso da parte degli utenti in transito;
la distanza massima tra il segnale stradale o il dispositivo luminoso che indica la presenza della postazione di controllo e la postazione stessa non può essere superiore a km 4 e tra il segnale e la postazione non devono essere presenti intersezioni o immissioni laterali di strade pubbliche;
In pratica, la direttiva Maroni, rimandando per la distanza minima tra autovelox e cartello che lo segnala all’art. 79 comma 3 regolamento Codice della Strada, ci dice che la distanza minima è:
– 250 metri sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali;
– 150 metri sulle strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento (con velocità superiore a 50 km/h)
– 80 metri sulle altre strade.
Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana, la velocità massima non può superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e
per le strade extraurbane locali, ed i 50 km/h per le strade nei centri abitati, con la possibilità di elevare tale limite fino ad un massimo di 70 km/h per le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano, previa installazione degli appositi segnali.
Gli enti proprietari della strada hanno l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporre limiti particolari.
Chiunque non osserva i limiti minimi di velocità, ovvero supera i limiti massimi di velocità di non oltre 10 km/h, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 39 a euro 159.
Chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 159 a euro 639. (5 PUNTI)
Chiunque supera di oltre 40 km/h ma di non oltre 60 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.000. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. (5)
9-bis. Chiunque supera di oltre 60 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 779 a euro 3.119. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei a dodici mesi.
6. VISIBILITA’ AGENTI Art. 43 Segnalazioni degli agenti del traffico6. Nel regolamento sono precisate altre segnalazioni eventualmente necessarie per la regolazione del traffico, nonché modalità e mezzi per rendere facilmente riconoscibili e visibili a distanza, sia di giorno che di notte, gli agenti preposti alla regolazione del traffico e i loro ordini, anche a mezzo di apposito segnale distintivo.
Regolamento dell’art. 43 (Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495)
Art. 183. – Visibilità degli agenti del traffico (art. 43 C.s.).
Gli agenti preposti alla regolazione del traffico e gli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12 del codice, durante i servizi previsti dall’articolo 11, commi 1 e 2, del codice quando operano sulla strada devono essere visibili a distanza, sia di giorno che di notte, mediante l’uso di appositi capi di vestiario o dell’uniforme confezionati con tessuto rifrangente di colore bianco o grigio argento a luce riflessa bianca.
ESEMPI DI MOTIVI PER RICORSO CONTRO AUTOVELOX
A) Se manca cartello e limite diverso da quello fissato dal Prefetto
La multa, come risulta dal verbale allegato, è stata data secondo le modalità previste dall’art. 201, comma 1 bis, lettera f) del codice della strada, ossia trattasi di accertamento effettuato con i dispositivi di cui all’articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1º agosto 2002, n. 168 e successive modificazioni. Tale art. 4 del decreto-legge 121/2002 stabilisce che “Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di cui all’articolo 2, comma 2, lettere A e B, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli organi di polizia stradale (…) possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142 e 148 (…). I predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade di cui all’articolo 2, comma 2, lettere C e D, del citato decreto legislativo, ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2“. L’art. 2 del codice della strada, comma 2, definisce alla lettera C le strade extraurbane secondarie e alla lettera D le strade urbane di scorrimento. L’art. 142 Codice della Strada che fissa i limiti di velocità stabilisce il limite di 90 km/h per le strade extraurbane secondarie (lettera C dell’art. 2 comma 2) e di 70 km/h per le strade urbane di scorrimento. In sostanza il legislatore ha inteso consentire il controllo da remoto, eccezione rispetto alla regola dell’obbligo della contestazione immediata sancita dall’art. 200 del Codice della Strada o alla regola della presenza della pattuglia, solo a due condizioni:
Il decreto del prefetto della Provincia di Milano che ha autorizzato l’utilizzo dell’autovelox sul tratto di strada della Vigevanese, del 30 luglio 2003, Prot n. 111/MC/2002 Area IV, ribadisce chiaramente entrambi i punti: “L’installazione o l’utilizzazione dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo deve essere preventivamente ed adeguatamente portata a conoscenza degli utenti della strada” e nell’allegato a tale decreto si classifica Via Vigevanese, per l’intero tratto, come strada C ai sensi dell’art. 2 del C.d.S., ossia come strada extraurbana secondaria, con limite di velocità, quindi, ai sensi dell’art. 2 comma 2 del C.d.S., di 90 Km/h.
Come risulta dal verbale, il sottoscritto viaggiava a 80 Km/h: è di tutta evidenza, quindi, che non superava affatto il limite stabilito dal decreto prefettizio, limite che è condizione necessaria affinché possa essere collocato un autovelox senza obbligo di contestazione immediata. Inoltre nessun pannello luminoso o cartello avvisava gli automobilisti della presenza dell’autovelox, come invece è necessario e, non a caso, viene regolarmente fatto in altri Comuni, ad esempio sulla SS del Sempione, tra Legnano e San Vittore Olona o a Milano, in Piazza Lugano, per avvisare della presenza dell’autovelox sul cavalcavia.
B) Se vi è la presenza del cartello, ma si desidera contestarlo in quanto inadeguato (rafforzando questione del limite di velocità che però è uguale a quello fissato da Prefetto):
la multa, come risulta dal verbale allegato, è stata data secondo le modalità previste dall’art. 201, comma 1 bis, lettera f) del codice della strada, ossia trattasi di accertamento effettuato con i dispositivi di cui all’articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1º agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni. Tale art. 4 del decreto-legge 121/2002 stabilisce che “Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di cui all’articolo 2, comma 2, lettere A e B, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli organi di polizia stradale (…) possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142 e 148 (…).
Ebbene, rispetto alla segnalazione dell’autovelox, nel mio caso sulla strada era posto un solo cartello su un lato solo della carreggiata, a sinistra, in prossimità della terza corsia di marcia. Per chi, quindi, proviene dalla corsia più a destra, considerato che ci sono 3 corsie, il cartello non è affatto visibile. E’ quello che è capitato al sottoscritto che, provenendo dalla corsia più a destra, si è poi portato sulla terza corsia per effettuare un sorpasso.
Inoltre, il decreto prefettizio del 15-05-2006, che ha autorizzato l’installazione, prescrive che “L’installazione o l’utilizzazione dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo deve essere preventivamente ed adeguatamente portata a conoscenza degli utenti della strada“. Non basta, quindi, un semplice cartello per segnalare l’autovelox. La presenza dell’autovelox, infatti, deve essere adeguatamente segnalato. Ci si interroga, quindi, se in una strada così trafficata, considerato che un camion può togliere la visuale dei cartelli, non sia il caso di segnalare l’autovelox con pannelli luminosi che attraversano le 3 corsie, come fatto a Milano in Piazza Lugano, o quanto meno con una successione di cartelli posti sia a sinistra che a destra.
Inoltre, sempre per art. 4 del decreto-legge 121/2002, “i predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade di cui all’articolo 2, comma 2, lettere C e D, del citato decreto legislativo, ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2”. L’art. 2 del codice della strada, comma 2, definisce alla lettera C le strade extraurbane secondarie e alla lettera D le strade urbane di scorrimento. L’art. 142 codice strada che fissa i limiti di velocità stabilisce il limite di 90 km/h per le strade extraurbane secondarie (lettera C dell’art. 2 comma 2) e di 70 km/h per le strade urbane di scorrimento. In sostanza il legislatore ha inteso consentire il controllo da remoto, eccezione rispetto alla regola dell’obbligo della contestazione immediata sancita dall’art. 200 del Codice della Strada o alla regola della presenza della pattuglia, solo per strade con un limite di velocità elevato e a condizione che dell’autovelox venga data informazione agli automobilisti.
Ebbene è evidente che la strada su cui sono stato multato, che è addirittura la naturale prosecuzione di una strada statale, la Statale 36, non può essere considerata una strada urbana di scorrimento, come dimostra anche il fatto che non ci sono corsie riservati ai mezzi pubblici, marciapiedi o spazi di sosta, ma è una strada extraurbana secondaria. Il limite, quindi, avrebbe dovuto essere di 90 km/h e non di 70 km/h.
Per l’ art. 3 punto 51 del Codice della Strada, infatti, la strada urbana è una “strada interna ad un centro abitato”, e sempre per l’ art. 3 punto 8, il centro abitato è “un insieme di edifici” ossia “un raggruppamento continuo (…) costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico(…)“.
Come risulta dal verbale, io viaggiavo a 130 Km/h: è di tutta evidenza, quindi, che per quanto violavo il Codice della Strada, se il limite fosse stato corretto, non avrei superato di più di 40 km/h il limite di velocità.
Alla luce di ciò, pur ammettendo di andare oltre il limite, chiedo che non mi sia sospesa la patente…………
ESEMPIO DI SEGNALETICA CONTRADDITTORIA: ZTL (ZONE A TRAFFICO LIMITATO)
(MOTIVI OSSIA ESTRATTO DEL RICORSO)
Tutti i verbali oggetto del presente ricorso hanno ad oggetto la presunta violazione della deliberazione di Giunta Comunale n. 401 del 12/02//2010 e dell’ordinanza n. 64170 dell’1/3/2010 con le quali, ai sensi dell’art. 7 del Codice della Strada, si è proceduto a modificare l’accesso alla Zona a Traffico Limitato (cd. ZTL) Cerchia dei Bastioni, ponendo, oltre a quelle già esistenti, ulteriori limitazioni ai conducenti di veicoli che sono destinati al trasporto di cose. A seguito dell’entrata in vigore del suddetto provvedimento il sottoscritto avrebbe dovuto, pertanto, non solo pagare l’Ecopass, che ha regolarmente pagato, ma altresì rispettare tutta una serie di ulteriori obblighi.
Ebbene, in primo luogo, ci tengo ad evidenziare la mia assoluta buona fede: mai avrei commesso insistentemente e ripetutamente la medesima violazione se solo avessi potuto sospettare di fare una cosa che non fosse più che regolare. L’avvenuto pagamento dell’Ecopass comprova ulteriormente la mia buona fede. Se, infatti, avessi voluto sottrarmi ai vari obblighi imposti dal Comune, non avrei assolto nemmeno al pagamento del suddetto Ecopass. L’infrazione, inoltre, è stata realizzata sempre nella stessa via e nella stessa direzione. Tale ulteriore circostanza comprova non solo la mia buona fede, ma anche il fatto che ignoravo il provvedimento in oggetto.
La violazione, infatti, è derivata esclusivamente dalla non conoscenza della nuova normativa non divulgata dal Comune con i mezzi e con le modalità che invece sarebbe stato necessario adottare al fine di tutelare i cittadini, per evitare che i provvedimenti del Comune finissero per trasformarsi in una “trappola” utile solo per rimpinguare le casse del Comune.
Un’ordinanza, quella nuova, difficilmente reperibile sul sito del Comune di Milano e poco pubblicizzata. Si tenga, inoltre, presente che il sottoscritto non abita a Milano e che vi si reca, solo a periodi, per lavoro. Il numero consistente di cittadini incorsi nell’infrazione comprova il difetto del Comune, il quale non ha predisposto una campagna di informazione idonea. Tale circostanza è stata anche oggetto di articoli di giornale. Secondo il Corriere della Sera il Comune avrebbe fatto 260 multe al giorno.
La divulgazione della nuova regolamentazione avrebbe dovuto essere ancora più capillare e trasparente, in primo luogo in ragione della complessità della materia. Gli obblighi da rispettare, infatti, variano a seconda del tipo di autoveicolo utilizzato e delle sue emissioni inquinanti, del tipo di trasporto (cose e non persone), della merce trasportata (alimentari o altro). Obblighi come limitazioni orarie o accesso solo previa registrazione della targa.
In secondo luogo una divulgazione adeguata era ancora più necessaria per via della sovrapposizione di regolamentazioni che, essendo destinate a disciplinare la circolazione nella stessa area, ha prodotto errori ed equivoci. Il Comune di Milano, infatti, ha deciso, nella medesima area Ecopass, di sovrapporre all’ormai noto provvedimento antinquinamento, un ulteriore divieto, solo per ben precisi veicoli e solo per determinate fasce orarie, sovrapposizione che avrebbe richiesto da parte del Comune di Milano l’adozione di misure idonee a rendere conoscibile la modifica intervenuta, al fine di evitare che migliaia di commercianti fossero multati nonostante il regolare pagamento dell’Ecopass.
Il sottoscritto, ad esempio, in passato, sempre per lavoro, si era già più volte recato in quelle vie limitandosi a pagare l’Ecopass, cosa che ho regolarmente fatto anche nei giorni ai quali si riferiscono le infrazioni contestate, come dimostrato dal fatto che non ho preso sanzioni per il mancato pagamento del ticket.
Sempre al fine di valutare l’idoneità dei mezzi adottati dal Comune di Milano per rendere effettivamente conoscibile il provvedimento amministrativo citato, pare utile rilevare che, nelle zone oggetto della intervenuta modifica, il Comune si è limitato ad inserire un cartello di divieto d’accesso.
Ma la presenza di un cartello di divieto d’accesso, non poteva di per sé destare in me allarme o sospetto, visto che da tempo il cartello era già presente per segnalare, appunto, l’obbligatorietà del pagamento del ticket Ecopass, che, come già detto, ho, infatti, regolarmente pagato.
In altri termini, la segnaletica stradale per questa ulteriore limitazione è esattamente identica a quella precedente dell’Ecopass: il cartello di divieto d’accesso. Solo dei piccoli “sotto-cartelli” posti sotto al cartello principale di divieto d’accesso sono leggermente differenti. Ma comprendere le differenze è pressoché impossibile, salvo che uno scenda dall’auto, arrivi ad un metro dal cartello e si metta a leggere, per non dire interpretare, le infinite scritte, per non dire geroglifici, riportate con caratteri minuscoli sotto il cartello principale di divieto d’accesso, l’unico realmente ben visibile e realmente comprensibile.
Insomma, la sovrapposizione dei provvedimenti del Comune di Milano e la conseguente sovrapposizione dei cartelli ha reso ambigua ed ingannevole la segnaletica, inducendo in errore il sottoscritto.
E ciò anche perché i due provvedimenti sono contraddittori l’uno con l’altro, pur insistendo sulla medesima area: mentre uno consente l’accesso a tutti, previo pagamento, l’altro lo esclude, indipendentemente dall’aver pagato, per determinati veicoli ed orari.
Pare inequivocabile, alla luce della ricostruzione sin qui operata, come da parte mia non ci sia stata alcuna negligenza, essendo incorso in un errore cagionato esclusivamente dall’operato del Comune, il quale ha colpevolmente omesso di rendere effettivamente conoscibile un provvedimento amministrativo mediante l’adozione di misure in concreto idonee.
A spingere in errore il sottoscritto contribuisce anche il fatto che i due provvedimenti non sono entrati in vigore nello stesso periodo, ma si sono sovrapposti dopo che a lungo e per tanto tempo quella stessa via era percorribile ed aperta al traffico, previo pagamento del ticket, senza distinzione tra mezzi, orari, veicoli destinati al trasporto di cose o di persone.
Infine, si evidenzia che, se le multe mi fossero state notificate più celermente o l’infrazione mi fosse stata contestata subito da qualche vigile, il sottoscritto non avrebbe reiterato il comportamento sanzionato, accumulando la bellezza di ………verbali, per un totale di euro………
Non a caso il legislatore, nelle recenti modifiche al Codice della Strada, proprio per ovviare a questa ingiustizia che lede anche il diritto di difesa, ha ridotto i tempi massimi delle notifiche.
Spero di aver dimostrato la mia assoluta buona fede, l’ingiustizia subita, l’inadeguata pubblicizzazione dell’ordinanza da parte del Comune, la confusione generata sia dalla sovrapposizione di due ordinanze contraddittorie per la medesima area che dalla sovrapposizione tra i somiglianti cartelli Ecopass e Ztl, l’ingannevolezza e la scarsa chiarezza della segnaletica, ed, infine, la sproporzione tra l’offensività della mia condotta e l’entità delle multe comminate e accumulate, pari in totale ad euro……….,
Per tutti questi motivi, il ricorrente…………
LIMITI SBALLATI
Art. 3 del Codice della Strada. Definizioni stradali e di traffico.
L’art. 3 del Codice della Strada, al punto 8), definisce centro abitato “un insieme di edifici” ossia “un raggruppamento continuo (…) costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico (…)“.
L’art. 142 del Codice della Strada stabilisce il limite di 50 Km/h “per le strade nei centri abitati“. Insomma, il limite di 50 non deve valere all’inizio del territorio comunale anche se ci si trova in aperta campagna, ma solo dove cominciano ad esserci effettivamente le case e gli abitanti. Ma i comuni piazzano il limite di 50 (e l’autovelox …) anche su strade deserte a doppia corsia per senso di marcia. Facile trovare pirati della strada.. Stesso discorso per strade statali con limite di 70 km/h
L’art. 142 del Codice della Strada stabilisce il limite di 50 Km/h “per le strade nei centri abitati“. Insomma il limite di 50 non deve valere all’inizio del territorio comunale anche se ci si trova in aperta campagna, ma solo dove cominciano ad esserci effettivamente le case e gli abitanti.
STRISCE BLU NELLA CARREGGIATA
È pacifico che non posso parcheggiare nella carreggiata, e non solo per art. 7 comma 6, ma anche per art. 3 che definisce la carreggiata destinata allo scorrimento dei veicoli (se scorrono non possono certo sostare). Questo vale, quindi, sia per strisce blu che bianche. Il punto è un altro: se considero carreggiata anche le strisce blu, i posteggi sono illegali, se considero che la carreggiata finisce prima delle strisce blu, essi sono legali.
Inoltre, non è vero che non si può parcheggiare a bordo strada, solo che non è un parcheggio come definito dall’ art. 3 definizione 34, ma una fascia di sosta laterale, come definita dal punto 23. Il problema è che ci vorrebbe la striscia di margine discontinua che invece i comuni per ragioni di spazio non adoperano e questo sia per l’ art. 141 del regolamento del Codice della Strada, sia per l’ art. 3 del Codice stesso, il quale definisce la fascia di sosta laterale. In pratica, visto che la fascia di sosta si definisce adiacente alla carreggiata, si intende che la carreggiata finisce prima delle strisce blu, ma è necessaria la tratteggiata bianca per delineare la fine della carreggiata.
Va aggiunto che, per le definizioni dell’art. 2, comma 3, le fasce di sosta laterale sono previste per la strada urbana di scorrimento, ma non per la strada extraurbana principale per la quale è prevista un’ apposita area e, quindi, qui, anche se ci fosse la striscia di margine, la fascia di sosta sarebbe comunque illegale.
Ecco quando è regolare:
MULTA PER NON AVER COMUNICATO I DATI DEL TRASGRESSORE
Il Codice della Strada stabilisce che, nel caso di mancata identificazione del conducente, la contestazione di una violazione va effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi all’organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Il proprietario riceve, quindi, sia il modulo per pagare la multa che quello per fornire i dati del conducente. Ebbene, se il proprietario è anche il conducente, ovviamente paga la multa e non comunica i dati, visto che coincidono. Pagando la sanzione, infatti, si ammette implicitamente di essere anche il trasgressore.
L’art. 126 bis del Codice della Strada stabilisce che “La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’articolo 196, deve fornire all’organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Se il proprietario del veicolo risulta una persona giuridica, il suo legale rappresentante o un suo delegato è tenuto a fornire gli stessi dati, entro lo stesso termine, all’organo di polizia che procede. Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 269 ad euro 1.075,00“.
Inoltre l’art. 180 comma 8 prevede:”Chiunque senza giustificato motivo non ottempera all’invito dell’autorità di presentarsi, entro il termine stabilito nell’invito medesimo, presso uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell’accertamento delle violazioni amministrative previste dal presente codice, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 398 a euro 1.596,00“
SOSPENSIVA MULTA
(Modalità per farne richiesta)
altresì che la S.V. Ill.ma Voglia sospendere l’esecutività del provvedimento impugnato, attesa la fondatezza dei motivi addotti ed il grave pregiudizio che deriverebbe al ricorrente dall’esecuzione del provvedimento stesso, considerata l’entità della sanzione amministrativa pecuniaria.
altresì che la S.V. Ill.ma voglia nel frattempo sospendere l’esecutività del provvedimento impugnato, sussistendo sia il fumus boni iuris che il periculum in mora, attesa la fondatezza dei motivi addotti ed il grave pregiudizio che deriverebbe al ricorrente dall’esecuzione del provvedimento di sospensione della patente, considerato che l’auto mi è indispensabile per la attività lavorativa che svolgo.
AUTOVELOX IN AUTOSTRADA CON LIMITI E CARTELLI SBAGLIATI PER VIA DEI CANTIERI
Se a distanza di poche decine di metri l’uno dall’altro, a causa di lavori in corso, trovi in rapida successione, a pochi metri di distanza, cartelli che riducono la velocità massima consentita fino a 60 Km/h, seguiti da postazioni fisse di autovelox, puoi far ricorso. Di seguito i motivi:.
Pur rallentando prontamente, è stato per me impossibile raggiungere i limiti di velocità massimi consentiti nel poco spazio che mi era stato concesso. L’unica possibilità sarebbe stata fare una frenata così brusca e così forte da mettere sicuramente a rischio la mia incolumità e quella dei veicoli che erano immediatamente dietro.
Si evidenzia che, secondo gli esperti, il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di circa un secondo, durante il quale, se uno viaggia a 130 Km/h, percorre già 36 metri prima ancora di cominciare a frenare; 30 metri se si viaggia a 110 Km/h. Poi, ovviamente, bisogna aggiungere lo spazio di frenatura.
142 “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili“.
142 del Codice della Strada “Gli enti proprietari della strada hanno l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporre limiti particolari“.
Decreto 15 Agosto 2007 “i segnali stradali ed i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante“.
Direttiva Maroni del 14 agosto 2009, la “distanza minima“ tra il segnale stradale di preavviso e la postazione di controllo dell’autovelox è quella “indicata, per ciascun tipo di strada, dall’art. 79, comma 3, Reg. Esec. C.d.S. per la collocazione dei segnali di prescrizione” che, sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali, corrisponde a 250 metri. Non solo, ma questa distanza, è appunto quella minima e la stessa direttiva Maroni stabilisce che in “casi particolari” va collocato ad “una distanza maggiore“. Tra i casi particolari sono indicate le “circostanze contingenti“, quale certamente è un cantiere provvisorio.
Anche per i segnali di limite massimo di velocità deve essere garantito lo spazio minimo di avvistamento di 250 metri previsto dall’art. 79 del regolamento del Codice della Strada, cosa certamente non rispettata se, come nel mio caso, tra un limite di velocità ed il successivo ci sono meno di 250 metri.
Nel caso dei cantieri, infine, l’art. 41 del regolamento del Codice della Strada stabilisce che “Quando sia opportuno limitare la velocità su strade di rapido scorrimento occorre apporre limiti a scalare“, dove per scalare non può logicamente intendersi passare da 110 chilometri orari a 60 nel giro di poche decine di metri solo perché formalmente si sono inframmezzati cartelli intermedi con limite decrescente di 90 o di 80 Km/h. In lingua italiana, infatti, a scalare significa disposizione graduale in ordine decrescente, quindi non basta l’ordine decrescente ma occorre anche che i limiti siano posti in modo graduale.
L’ 104 del regolamento di esecuzione del Codice della Strada stabilisce che i segnali di prescrizione, quali sono i limiti di velocità, sulle strade con due o più corsie per ogni senso di marcia devono essere “chiaramente percepibili anche dai conducenti dei veicoli che percorrono le corsie interne” e per questo vanno ripetuti “sul lato sinistro o al di sopra della carreggiata“. In questo caso, invece, i limiti di velocità sono posti solo sul lato destro della carreggiata.
la Legge n. 120 del 29 luglio 2010, la quale stabilisce che gli autovelox “non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore ad un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità“.
ESEMPIO DI RICORSO:
L’odierno ricorrente, il giorno ………… percorreva l’autostrada A9 Milano–Como Laghi in direzione…………., autostrada che ho sempre solitamente percorso a 130 km/h. Inaspettatamente, a distanza di poche decine di metri l’uno dall’altro, a causa di lavori in corso per la realizzazione della terza corsia, trovavo, in rapida successione, cartelli che riducevano la velocità massima consentita fino a 60 Km/h (inserire il limite di velocità hanno contestato). Tali cartelli erano seguiti, anche in questo caso a pochi metri di distanza, da postazioni fisse di autovelox. Pur rallentando prontamente, è stato per me impossibile raggiungere i limiti di velocità massimi consentiti nel poco spazio che mi era stato concesso. L’unica possibilità, forse, ma ne dubito, sarebbe stata fare una frenata così brusca e così forte da mettere sicuramente a rischio la mia incolumità e quella dei veicoli che erano immediatamente dietro.
L’assurdità e la pericolosità di questi improvvisi e troppo ravvicinati cambi dei limiti di velocità, monitorati dagli autovelox, non solo è stata evidenziata da giornali, televisioni locali (Etv) e da innumerevoli enti e associazioni (Aci, Codacons, …..), ma è stata ammessa anche dalla stessa Società Autostrade che, a fine giugno, ha, infatti, rivisto limiti e segnaletica. Non solo, ma sono stati rimossi anche alcuni di quegli autovelox proprio perché, per stessa ammissione di chi li aveva installati, i cartelli di preavviso non erano a norma di legge.
Sul Corriere di Como del 27 giugno 2010 così si pronuncia il vicequestore aggiunto Federico Baglioni, dirigente del centro operativo autostrade della Polstrada Lombardia: “mancavano i preavvisi a norma di legge“.
Il Codice della Strada, infatti, prescrive, all’art. 142 che “Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili” e il decreto 15 Agosto 2007 che “i segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi“.
La cosiddetta direttiva Maroni del 14 agosto 2009, poi, ha ancora meglio chiarito che la “distanza minima“ tra il segnale stradale di preavviso e la postazione di controllo dell’autovelox è quella “indicata, per ciascun tipo di strada, dall’art. 79, comma 3, Reg. Esec. C.d.S. per la collocazione dei segnali di prescrizione” che, sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali, corrisponde a 250 metri. Non solo, ma questa distanza è appunto quella minima e la stessa direttiva Maroni stabilisce che in “casi particolari” va collocato ad “una distanza maggiore”. Tra i casi particolari sono indicate le “circostanze contingenti”, come certamente è un cantiere provvisorio.
Nel caso dei cantieri, infine, l’art. 41 del regolamento del Codice della Strada stabilisce che “Quando sia opportuno limitare la velocità su strade di rapido scorrimento occorre apporre limiti a scalare” dove, per scalare, non può logicamente intendersi passare da 110 chilometri orari a 60 nel giro di poche decine di metri solo perchè formalmente si sono inframmezzati cartelli intermedi con limite decrescente di 90 o di 80 Km/h. In italiano, infatti, a scalare significa disposizione graduale in ordine decrescente, quindi non basta l’ordine decrescente ma occorre anche che i limiti siano posti in modo graduale. Per il Corriere di Como gli automobilisti erano invece costretti “a ridurre la velocità in soli 300 metri, passando da 110 a 60 chilometri orari” (cfr allegato n. 6). E’ evidente d’altronde la ratio del legislatore laddove prescrive limiti a scalare: avere limiti posti gradualmente e progressivamente in modo che i veicoli, a poco a poco, rallentino gradatamente senza dover fare brusche frenate, in totale sicurezza.
L’art. 104 del regolamento di esecuzione del Cds stabilisce che i segnali di prescrizione, come sono i limiti di velocità, sulle strade con due o più corsie per ogni senso di marcia devono essere “chiaramente percepibili anche dai conducenti dei veicoli che percorrono le corsie interne” e per questo vanno ripetuti “sul lato sinistro o al di sopra della carreggiata”.
In questo caso, invecei limiti di velocità sono posti solo sul lato destro della carreggiata.
Il regolamento dell’art. 39 del Codice della Strada, ossia l’art. 77 del Regolamento di esecuzione del Cds (Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495), specifica poi che i segnali verticali devono essere installati “dall’ente proprietario della strada secondo uno specifico progetto” redatto “ai fini della costituzione di un sistema segnaletico armonico integrato ed efficace, a garanzia della sicurezza e della fluidità della circolazione pedonale e veicolare”, fluidità e sicurezza certo non garantiti se si costringono gli automobilisti a brusche frenate. “Il progetto deve tenere conto, inoltre, delle caratteristiche delle strade nelle quali deve essere ubicata la segnaletica ed, in particolare, delle velocità di progetto o locali predominanti e delle prevalenti tipologie di traffico cui è indirizzata” mentre in questo caso, nel fissare limiti così bassi ed in così rapida successione, non si è tenuto conto delle caratteristiche della strada, ossia che ci si trovava in una autostrada e che in autostrada le brusche frenate sono ancora più pericolose rispetto ad altri tipi di strade.
Secondo l’art. 142 del Cds, poi, “Gli enti proprietari della strada hanno l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporre limiti particolari” cosa certo non avvenuta in questa circostanza, dove si sono costretti per lunghi tratti gli automobilisti ad andare inutilmente piano. Una ulteriore dimostrazione di un progetto di segnaletica sbagliato.
Giova solo aggiungere che proprio per ovviare a questi problemi di sicurezza, il legislatore ha proprio recentemente modificato il Codice della Strada con la Legge n. 120 del 29 luglio 2010, stabilendo che gli autovelox “non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore ad un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità”.
Spero di aver dimostrato la mia buona fede, l’impossibilità di rispettare dei limiti troppo ravvicinati, assurdi, pericolosi e posti in violazione del Codice della Strada.
Per tutti questi motivi, il ricorrente………..
GUIDA CONTROMANO PER SORPASSO STRISCIA CONTINUA ma ingannevole
La circolazione contromano (art. 143 Codice della Strada) si ha quando si invade parzialmente o totalmente la carreggiata destinata al senso contrario di marcia anche se su rettilineo (per invasione parziale si intende anche una ruota).
Secondo una recente sentenza della Cassazione (sez I. 5.8.2005 n. 16515) si intende circolazione contromano anche percorrere i sensi unici nel senso di marcia vietato.
Chiunque circola contromano è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 154 a euro 613.
ESEMPIO DI RICORSO
che, in data ……….. il sottoscritto ha ricevuto verbale di contestazione, per accertamento di violazione al Decreto Legislativo n. 285 del 30/04/1992, . emesso da Polizia locale del Comune di……….., per la presunta violazione dell’art. 143 comma 11, perché il “conducente del veicolo circolava contromano invadendo totalmente l’opposto senso di marcia oltrepassando linea longitudinale continua di mezzeria, effettuando sorpasso di altro veicolo”
L’odierno ricorrente, dopo aver circolato da ……… a ………… rispettosamente dietro ad un veicolo che procedeva decisamente troppo lentamente, superato il centro abitato di ……….., dopo aver sostato ad un semaforo rosso, giunto finalmente in via …………, trovandosi davanti ad un lunghissimo rettilineo e non giungendo nessun altro veicolo in senso contrario, decideva di procedere finalmente al sorpasso del veicolo che lo precedeva.
Il sorpasso è avvenuto nel rispetto dei limiti di velocità ed in poco spazio, con immediato rientro, dato che entrambi i veicoli avevano appena ripreso la marcia dopo essere rimasti fermi al semaforo. Alla fine del rettilineo, a sorpasso ormai da tempo completato, i vigili mi fermavano, contestandomi la guida contromano.
Le foto allegate attestano non solo la lunghezza del rettilineo ma anche l’ingannevolezza delle strisce longitudinali, apparentemente tratteggiate, anche se per brevissimi tratti, discontinui ma frequenti. Peraltro era la prima volta che il sottoscritto si trovava a percorrere quel tratto di strada. Nessun pezzo di quel rettilineo, inoltre, aveva una doppia striscia longitudinale.
Inoltre, è evidente la sproporzione tra la violazione contestata e l’offensività della condotta. Se contestazione doveva essere fatta, avrebbe dovuto essere solo quella relativa alla violazione dell’art. 40 comma 8 del Codice della Strada secondo il quale “le strisce longitudinali continue non devono essere oltrepassate; le discontinue possono essere oltrepassate sempre che siano rispettate tutte le altre norme di circolazione. È vietato valicare le strisce longitudinali continue, tranne che dalla parte dove è eventualmente affiancata una discontinua”, comminando conseguentemente la sanzione prevista dall’art. 146, che non a caso richiama l’utente della strada “ad osservare i comportamenti imposti dalla segnaletica stradale e dagli agenti del traffico a norma degli articoli da 38 a 43” (dunque anche 40!) e che prescrive che “chiunque non osserva i comportamenti indicati dalla segnaletica stradale … è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 38 a euro 155”.
Se qualunque oltrepasso delle strisce longitudinali continue corrispondesse sempre alla guida contromano è di tutta evidenza che gli articoli 40 e 146 dovrebbero essere modificati dal legislatore, perché in evidente contraddizione con l’art. 143 comma 11 a me contestato!!! Non è possibile, infatti, che una identica condotta sia sanzionata in due modi differenti, da 38 a 155 euro e contemporaneamente da 150 a 599 euro con l’aggiunta della decurtazione di ben 4 punti dalla patente.
La realtà è che per guida contromano si intende un comportamento molto più pericoloso, come percorrere contromano un’autostrada, o comunque una strada divisa in più carreggiate separate, percorrere un senso unico nel senso di marcia vietato, oppure, come ha stabilito recentemente una sentenza della Cassazione, un sorpasso si, ma in curva e non certo in rettilineo. La ratio risiede nell’intralcio e nel pericolo per la sicurezza della circolazione in relazione alla presenza di veicoli che sopraggiungono o possono realmente ed improvvisamente sopraggiungere in senso contrario.
In questo caso, invece, il sorpasso è avvenuto in totale sicurezza essendo nella strada presenti solo il mio veicolo e quello sorpassato, oltre ai vigili. La via era deserta, priva di pedoni in circolazione o di attraversamenti pedonali ed il sorpasso è stato effettuato all’inizio del rettilineo ben lontano da curve. Infine la strada si trova fuori dal centro abitato così come definito dall’art. 3 comma 8 del Codice della Strada (“un insieme di edifici” ossia “un raggruppamento continuo (…) costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico (…)”.
Per tutti questi motivi, il ricorrente………………
MANCATA APPOSIZIONE DEGLI ESTREMI DI ORDINANZA NEL RETRO DEI CARTELLI STRADALI
L’articolo 39 del Codice della Strada dispone che: “il regolamento stabilisce forme, dimensioni, colori e simboli dei segnali stradali verticali e le loro modalità di impiego e di apposizione“. L’articolo 77 del D.P.R. n. 495 del 16/12/1992 che regolamenta l’articolo 39 di cui sopra, stabilisce al comma 7 che: “Il retro dei segnali stradali deve essere di colore neutro opaco. Su esso devono essere chiaramente indicati l’ente o l’amministrazione proprietari della strada, il marchio della ditta che ha fabbricato il segnale e l’anno di fabbricazione nonché il numero della autorizzazione concessa dal Ministero dei lavori pubblici alla ditta medesima per la fabbricazione dei segnali stradali. (…) Per i segnali di prescrizione, ad eccezione di quelli utilizzati nei cantieri stradali, devono essere riportati, inoltre, gli estremi dell’ordinanza di apposizione“.
Il cartello in base al quale sono stato multato non riporta gli estremi dell’ordinanza di apposizione. Un vizio di forma, un’irregolarità nella procedura, che viola la legge n. 241 del 1990 e che rende impugnabile la multa presa in relazione alla disposizioni prescritta da quel cartello.
Una mancanza di trasparenza degli atti e di informazione al cittadino che non ha consentito al sottoscritto di comprendere le motivazioni che hanno indotto la pubblica amministrazione a multarmi, dopo anni che le macchine venivano sistematicamente messe in quella via da tutte le persone ivi residenti. La mancata pubblicità degli estremi dell’ordinanza ha impedito il presupposto stesso per l’esercizio di un diritto, non consentendomi, ad esempio, di intervenire nel procedimento e contestare l’apposizione stessa del cartello in base alla quale sono stata poi multato..

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 ART. 204
 ART. 203
 art. 204

Art. 41

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 200
 art. 4

Art. 11
 Art. 2
 Art. 31
 Art. 43

Art. 183
 art. 4
 art. 4
 art. 4
 art. 3
 art. 3

Art. 3
 art. 7
 art. 3
 art. 3
 art. 141
 art. 3
 sentenza 
 sentenza