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Timestamp: 2019-02-16 01:36:28+00:00

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Rendita monetaria e democrazia: 03/06/14
Il primo libro dello scrittore di fantascienza James Ballard fu "Il vento dal nulla". Un vento sempre più forte soffia ovunque e la sua intensità aumenta giorno dopo giorno. La sua origine è sconosciuta e il vento cessa soltanto quando l'ultimo edificio sulla Terra viene distrutto. Questo vento è oggi il denaro, il denaro dal nulla, che sta infettando le economie e gli Stati che ne vengono travolti. Il denaro è creato dalle banche con il meccanismo della riserva frazionaria. Quando la banca concede un prestito ha una riserva che lo garantisce, ma non del tutto. Supponiamo che la banca abbia nei suoi depositi 1.000 euro e che la riserva obbligatoria per un prestito corrisponda al 10% della somma prestata. La banca potrà quindi prestare fino a 10.000 euro nonostante disponga solo di 1.000 euro.(NDR: Nell'area euro, fino a 50 volte con riserva al 2%). Ha creato 9.000 euro dal nulla. Se tutti i clienti di un qualunque istituto bancario decidessero di prelevare le somme depositate scoprirebbero che non esistono e la banca fallirebbe. Il denaro in circolazione non ha più niente a che fare con la realtà. Si stima che il debito totale del mondo ammonti a 200 trilioni di dollari, mentre la produzione mondiale annua, il PIL, è di 70 trilioni, circa un terzo. Una bolla enorme che prima o poi è destinata ad esplodere. Per uscirne si potrebbe sostituire il denaro creato dalle banche con denaro stampato dagli Stati (NdR: facendosi prima restituire il maltolto) e con l'obbligo di prestiti interamente coperti da capitali. Per ora siamo seduti sopra a un uragano i cui effetti sono di una dimensione che sfugge alla mente umana. L'economista e premio Nobel Maurice Allais disse "L'attuale creazione di denaro dal nulla, operata dal sistema bancario, è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto". (NdR: Allais dimentica di aggiungere che le banche - oltre al lavoro del falsario - sottraggono il guadagno dagli utili mettendolo al passivo nel bilancio) Il denaro dal nulla potrebbe terminare con la distruzione delle Nazioni. Come il vento, e poi cessare di colpo
Cause di nullità della cartella di pagamento
Scritto il: 27/02/14
Nota a Corte di Cassazione, Ordinanza 3 settembre 2013, n. 20211
http://www.filodiritto.com/e-nulla-la-cartella-di-pagamento-recante-la-sola-indicazione-omesso-o-carente-versamento-dellimposta/#.UxSJRvl5On8?utm_source=Filodiritto&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter+452
Occorre rilevare che dalla ordinanza non si comprende la fattispecie concreta dalla quale trae origine la cartella, ad esempio se discendente da una liquidazione ex articolo 36-bisdel Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973 o da un controllo formale ex articolo 36-ter del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973.
Da segnalare, con particolare riferimento alla rappresentazione del calcolo degli interessi,Cassazione n. 4516 del 21 marzo 2012. Con la predetta pronuncia, la Corte ha confermato la decisione emessa dalla Commissione tributaria regionale, annullando la cartella di pagamento in quanto “nella cartella viene riportata solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza essere indicato come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità che nella fattispecie, vale sottolinearlo, essendo l’accertamento riferito all’anno d’imposta 1983, sono più di 23 anni calcolati”.
CTP Ancona: per iscrivere a ruolo straordinario periculum in mora e “condotta” dell’azienda sono sufficienti
La chiusura agevolata di liti aventi ad oggetto cartelle di pagamento emesse ex art. 36-bis del DPR n. 600/1973 e relative a sanzioni per omesso e/o tardivo versamento
Cassazione Tributaria: IRAP o non IRAP, questo è il dilemma per il professionista che esercita da solo
Tag:Agenzia delle entrate, art 395 cpc, art. 36 bis DPR n. 600/1973, art. 36 ter DPR n. 600/1973, art. 64 D.lgs n. 546/1992, carenza di motivazione, Cartella di pagamento,Cartella di pagamento o esattoriale, cartella esattoriale, Cassazione n. 10033 del 6 maggio 2011, Cassazione n. 22500 del 10 dicembre 2012, Cassazione n. 26330 del 16 dicembre 2009, Cassazione n. 4516 del 21 marzo 2012, Cassazione n. 7401 del 31 marzo 2011, Commissione Tributaria Provinciale di Lecce n. 512/1/11, D.lgs n. 546/1992, IRPEF, Motivazione, obbligo di motivazione
Pubblicato su filodiritto il 27/02/14 in Articoli Filodiritto Diritto tributario In Evidenza - Articoli Materie
Il problema della moneta EURO e della falsa crisi bancaria
Per capire la questione monetaria, occorre capire che la moneta EURO è al 99.99% moneta privata (Lo Stato esercita il diritto di signoraggio solo sulle monete metalliche, non su banconote o su euro creati dalle banche). Il VULNUS sta nel fatto che è anche la moneta imposta dagli Stati aderenti, ma ci guadagnano appunto solo le banche. In soldoni, per esempio: il signoraggio sulle SOLE banconote in euro emesse sino ad ora (1.000 MILIARDI DI CONTROVALORE) NON è stato restituito agli stati MA affidato al sistema bancario privato degli stati stessi.... La parte dell'Italia era 140 miliardi che il Tesoro non ha mai ricevuto. Occorre che l'Italia faccia istanza alla BCE per recuperare questi soldi ED IMPEDIRE CHE LE BANCHE LI PRENDANO METTENDOLI PURE AL PASSIVO DEL BILANCIO ! In questo modo si aggira la falsa questione EURO sì o EURO no. Recuperandfo questi soldi lo Stato sarà in grado di mettere in moto la macchina per recuperare il signoraggio sugli EURO digitali ! (110.000 miliardi di euro).
http://www.eurasia-rivista.org/la-moneta-comune-europea-nel-pensiero-di-giacinto-auriti/21137/
Nel 1977 Giacinto Auriti descriveva le linee guida per l’adesione ad una moneta unica europea. A distanza di trentasette anni le soluzioni del professore abruzzese sono ancora lontane dall’essere adottate dall’establishment tecnocratico europeo, ma rappresentano una prospettiva economica, politica e geopolitica necessaria per superare l’empasse politica e strutturale dell’Unione Europea.
Nel 1977, l’allora presidente della Commissione europea, il socialista britannico Roy Jenkins, strutturò una proposta per l’istituzione dell’Unione economica e monetaria (UEM), che fu adottata come Sistema monetario europeo (SME) nel 1979. Lo SME, patrocinato politicamente dal presidente francese Valéry Giscard d’Estaing e da quello tedesco-occidentale Helmut Schmidt, è l’antenato della Banca Centrale Europea.
Con puntuale e lucida visione pionieristica, il professor Giacinto Auriti, allora Presidente del Centro studi politici e costituzionali, nel dicembre dello stesso anno ha dato alle stampe il pamphlet “Principi ed orientamenti per una moneta europea”, per Marino Solfanelli Editore.
Auriti, riprendendo le analisi anti-usurocratiche di Ezra Pound ed elaborando un’innovativa teoria della moneta (la “teoria del valore indotto della moneta”) ha rivestito fino alla sua morte, avvenuta nel 2006, il ruolo di “economista eretico” rispetto agli studi economici “istituzionalmente riconosciuti”.
Nelle appena quindici pagine del pamphlet, l’autore riassume concetti economici, storici e geopolitici, esplicando quello che è il suo pensiero rispetto alla moneta comune europea, ben venticinque anni prima dell’entrata in circolazione dell’Euro.
Già docente universitario di materie giuridiche, Auriti fin dalle prime righe è esplicito: «la realizzazione di una moneta europea è un aspetto essenziale per l’unificazione politica del nostro continente» (1). Successivamente chiarisce che l’Europa è soggetto privo di sovranità, perché «allo stato attuale delle cose l’Europa – e non solamente l’Europa – è una colonia monetaria della Banca d’America e del F.M.I.» (2). La “questione sovranista” però non si risolve aderendo a tendenze scissioniste, vetero-nazionaliste o etnonazionaliste, come alcuni presunti adepti del professore abruzzese attualmente cercano di spacciare per soluzione del problema (accodandosi in questo caso al volere di speculatori internazionali come George Soros), bensì attraverso una più razionale e funzionale unificazione politico-economica del continente europeo: «l’autonomia e l’indipendenza monetaria europea deve altresì fondarsi su di un mercato organico, cioè autosufficiente delle materie prime fondamentali» (3). Auriti allora proponeva di sviluppare fonti di energia alternative al petrolio, come ad esempio il brevetto Dragoni per l’utilizzo dell’energia solare. Se al giorno d’oggi il petrolio risulta ancora un combustibile insostituibile e che un “futuro senza petrolio” risulta ancora una prospettiva sempre più lontana, forse utopica, va notato come siano numerosi i paesi, anche produttori, che lo integrano ad altre fonti energetiche, puntando sulla cosiddetta “energia verde”.
Nel pensiero auritiano il superamento della questione coloniale europea si raggiunge con un comune cammino politico ed economico: «L’Europa è sotto la spada di Damocle del grande usuraio […] L’unica risposta a questa aggressione della grande usura è la proprietà popolare della moneta, ovvero togliere la proprietà della moneta alla Banca Centrale (una società privata) e attribuirla ai popoli all’atto dell’emissione» (4). Questa asserzione, pilastro del pensiero sovranista di Auriti, non costituisce solamente un assioma economico, ma racchiude anche una prospettiva politica e geopolitica, come veniva confermato, poche righe sopra, dal seguente passo: «la storia, maestra di vita, ha insegnato che nel momento in cui l’Europa stava completando l’organicità del mercato con l’apertura ai mercati orientali, l’America è intervenuta nel Kosovo con il ridicolo pretesto di combattere il contrabbando del petrolio» (5).
Da un punto di vista macro-economico, il professore di Guardiagrele propone di sostituire il sistema entrato in vigore con gli accordi di Bretton Woods con un sistema in cui la moneta europea sia creata senza riserva monetaria: «conservare al dollaro la qualità di moneta di riserva, significa accettare esplicitamente una vera e propria subordinazione coloniale – si badi bene – non nei confronti del Popolo Americano, ma della Banca d’America» (6).
L’autosufficienza economica sbandierata da Auriti è una prospettiva geopolitica di ampio respiro, il Grande spazio europeo, indipendente e sovrano, che ritroviamo anche in Jean Thiriart: «Chi vuole la dignità d’Europa dovrebbe volere il suo potere, che vuole il potere in Europa, dovrebbe desiderare l’autarchia». L’autarchia, secondo Thiriart, non va confusa con il protezionismo, concetto diverso e opposto: «l’autarchia richiede un paese molto grande, un grande spazio, una grande popolazione, le materie prime di origine nazionale. L’obiettivo dell’autarchia è il potere, soprattutto il potere militare. Il protezionismo è un concetto completamente diverso. Il protezionismo è voluto dagli industriali, spesso per eludere le leggi della competizione, vale a dire la concorrenza, la scelta e la qualità» (7).
Ritornando al volume auritiano del 1977, è importante notare come l’economia non venga trattata come scienza neutra ed autonoma: «[il tema] presuppone a monte un discorso che deve necessariamente toccare aspetti di razionalità, di etica e culturali unificanti le civiltà dei popoli europei» (8). Il rischio dello status quo è che «lo strumento economico potrebbe impazzire nelle mani di chi lo adopera» (9), quello che, consapevoli o meno, sta accadendo ai tecnocrati che guidano la Comunità Europea. Ecco perché ai tecnici, quindi al sistema bancario, deve essere sottratta la competenza della creazione della moneta, restituendola al potere politico. Diventano quindi i cittadini a creare il valore della moneta, accettandola come sistema di pagamento.
Le righe vergate trentasette anni fa da Auriti denunciano lo scollamento tra la classe politica e la sovranità monetaria (delegata alle tecnocrazie bancarie), problema tutt’ora scottante anche se sottaciuto, come conferma questo passo di Giacomo Gabellini: «uno dei problemi più rilevanti puntualmente sottratti a qualsiasi discussione è rappresentato dal fatto che con l’istituzione della Banca Centrale Europea è stato replicato il “modello italiano”, che nel 1981 venne attuato allo scopo di sottrarre alle dirigenze politiche il potere di decidere gli investimenti pubblici, affidando il controllo della moneta alle ambiziose e rampanti tecnocrazie che, cavalcando il mantra liberista, miravano a penetrare nei centri nevralgici dello Stato» (10).
La necessità di non abbandonarsi ad un vuoto populismo gettando “il bambino con l’acqua sporca” e, quindi, denunciando la moneta comune europea come il “male assoluto” sbandierando il ritorno alle monete nazionali come unica cura salvifica alla crisi economica della “colonia europea”, è così decisamente scongiurato: «i cosiddetti “euroscettici” ritengono che la tanto decantata solidarietà tra Paesi membri sia presente solo nella vacua e ridondante retorica degli “europeisti” di Bruxelles. Questa tesi, non priva di fondamento, è però viziata dal limiti di confondere l’euro, che è una delle valute adottate nel “vecchio continente”, con l’Unione Europea, che è una costruzione squilibrata e alquanto discutibile» (11).
*Marco Bagozzi (Trieste 1983) è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Trieste. È autore di Nazionalbolscevismo. Uomini, storie, idee (Noctua 2012), Con lo spirito Chollima (Chollima Football Fans 2012), Vincere con Gengis Khan (Anteo 2014) e Patria, popolo e medaglie, (Anteo 2014).
1) Giacinto Auriti, Principi ed orientamenti per una moneta europea, Solfanelli, Chieti 1977, p. 3
2) Ivi, p. 10
3) Ivi, p. 13
4) G. Auriti, Il paese dell’utopia. La risposta alle cinque domande di Ezra Pound, Tabula Fati, Chieti 2002, p. 26
6) G. Auriti, Principi ed orientamenti per una moneta europea, op. cit., p. 9
7) G. Auriti, Principi…, p. 3
8) Bernardo Gil Mugarza, Entrevista a Jean Thiriart (1983), www.red-vertice.com/disidencias/textosdisi28.html
10) Giacomo Gabellini, Shock. L’evoluzione del capitalismo globalizzato tra crisi, guerre e declino statunitense, Anteo, Cavriago 2013, p. 203
11) Ivi, p. 199
Il problema della moneta EURO e della falsa crisi ...
VULNUS: L’Europa sotto attacco criminale del grand...

References: articolo 36
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 art. 64