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(Provincia di Perugia) Zona Sociale n. 4 REGOLAMENTO AFFIDO ETERO-FAMILIARE E SOSTEGNO FAMILIARE - PDF
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1 (Provincia di Perugia) Zona Sociale n. 4 REGOLAMENTO AFFIDO ETERO-FAMILIARE E SOSTEGNO FAMILIARE Approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n.35 del 28/09/2011
2 Art. 1 Oggetto L affido familiare è disposto dal Comune di competenza ed è regolato: - dalle norme contenute nella legge 184/83, modificata con legge 149/01, che sancisce il diritto del minore a crescere ed essere educato nell ambito della propria famiglia, - dalla DGR n. 547 del Adozione dei protocolli organizzativo, metodologico e operativo in materia di adozioni internazionali, nazionali e affidamento familiare - dalla DGR n. 21/05, in attuazione del DPCM , sull approvazione degli atti di indirizzo regionale in materia di prestazioni socio sanitarie. Il presente Regolamento è un riferimento normativo che definisce i criteri, i tempi e le modalità dell affidamento familiare, i diritti e gli impegni del bambino/a, ragazzo/a, delle famiglie di origine, delle famiglie affidatarie e delle Amministrazioni Comunali della Zona Sociale n.4. Art. 2 Finalità L affidamento familiare è un intervento a tempo determinato di aiuto e sostegno socioeducativo il cui obiettivo primario è il superamento della situazione di disagio e/o difficoltà di un ragazzo/a e della sua famiglia che temporaneamente non è in grado di occuparsi delle sue necessità affettive, educative e di cura. Art. 3 Definizioni 1) Affido etero-familiare La L.149/01 all Art.2, sancisce che il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell Art.1, può essere affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l educazione, l istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno. Attraverso questo intervento il minore incontra una nuova famiglia che lo accoglie presso di sé e si impegna a dare risposte significative ai suoi bisogni di crescita. L affidamento, a parenti o ad estranei, può essere di tipo:
3 a)consensuale quando è disposto dai servizi sociali dell Ente Locale, previo consenso dei genitori o del tutore; il Giudice Tutelare del luogo ove si trova il minore rende esecutivo l affidamento con decreto e non può durare più di 24 mesi. b)giudiziale quando manca l assenso dei genitori naturali o del tutore ed è disposto dal Tribunale per i Minorenni. In entrambe le tipologie deve essere sentito il parere del minore che abbia compiuto i 12 anni o, se del caso, anche di età inferiore. L affidamento familiare può assumere diverse forme: - a tempo pieno, quando il bambino/a, ragazzo/a vive con la famiglia affidataria; - a tempo parziale, quando il bambino/a, ragazzo/a sta con la famiglia affidataria durante il giorno o per alcuni pomeriggi o nei fine settimana o nelle vacanze scolastiche. 2)Sostegno familiare La L.149/01, Art.1 sancisce che Stato, regioni ed enti locali, nell ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l abbandono e di consentire al minore di essere educato nell ambito della propria famiglia. Il sostegno familiare è un intervento socio-educativo a tempo parziale, non residenziale, per minori con una rete parentale e sociale debole per far fronte a piccole necessità quotidiane: -recupero scolastico, -accompagnamento per rispondere alle diverse esigenze quotidiane, -esperienze di tempo libero e/o formazione professionale con il nucleo di appoggio, - sostegno e guida per cure e controlli sanitari, ecc. Art. 4 Diritti del bambino/a o ragazzo/a, della famiglia d origine e della famiglia affidataria. 1) Il bambino/a, ragazzo/a ha diritto: - ad essere preparato, informato e ascoltato rispetto al progetto di affido o di sostegno; - a mantenere i rapporti con la propria famiglia; - a mantenere i rapporti con la famiglia affidataria anche al termine dell affido, quando ciò non contrasta con l interesse del bambino/a, ragazzo/a. 2) La famiglia d origine ha diritto:
4 - ad essere informata sulle finalità dell affidamento o sostegno, in generale e per lo specifico progetto; - ad essere coinvolta in tutte le fasi del progetto di affido; - a mantenere rapporti con il proprio figlio/a; - ad essere sostenuta per superare le proprie difficoltà. 3) La famiglia affidataria o di sostegno ha diritto: - ad essere informata sulle finalità dell affidamento o sostegno, in generale e per lo specifico progetto; - ad essere coinvolta in tutte le fasi del progetto di affido o sostegno; - ad avere un sostegno individuale e/o di gruppo; - ad avere facilitazioni per l accesso ai servizi sanitari, educativi, sociali; - ad avere un contributo svincolato dal reddito, indicizzato annualmente, nonché il rimborso, parziale o totale, di spese straordinarie sostenute. Art. 5 Organizzazione dei Servizi e competenze Il Servizio Sociale territoriale ha la responsabilità del programma di aiuto alla famiglia di origine e del progetto di affido familiare. L affidamento è realizzato con il lavoro integrato dei Servizi Sociali territoriali e del Servizio Affidi che si incontrano periodicamente e che, eventualmente, possono essere supportati da una supervisione all uopo prevista. Soggetti coinvolti: 1) I Servizi Sociali Territoriali (Uffici di Cittadinanza e/o Servizio Sociale di Base) svolgono le seguenti funzioni: a) sviluppano attività di informazione, sensibilizzazione, pubblicizzazione e orientamento delle persone per favorire una cultura dell accoglienza anche in collaborazione con Associazioni di Volontariato e con realtà del Privato Sociale; b) esprimono una diagnosi psico-sociale approfondita della situazione familiare, utilizzando tutti gli elementi di conoscenza già esistenti, avvalendosi, se del caso, dei servizi specialistici della ASL;
5 c) formulano un progetto mirato con le motivazioni, gli obiettivi, la durata prevedibile, il programma d aiuto alla famiglia d origine, gli impegni del Servizio e delle famiglie, le modalità degli incontri tra famiglie e Servizio; d) individuano le caratteristiche della famiglia affidataria ritenute prioritarie per un possibile abbinamento; e) collaborano con il GOA (Gruppo Operativo Affidi) per definire il progetto d affido, individuare la famiglia affidataria e redigere il contratto di Affido; f) seguono lo svolgimento del progetto di affido con verifiche periodiche tra gli operatori coinvolti nel progetto, le famiglie e il bambino/a, ragazzo/a, predisponendo tutti gli interventi di sostegno necessari al minore e alla sua famiglia di origine e relazionando periodicamente agli Organi Giudiziari come stabilito dall art. 4 della Legge 149/01. 2) Il Servizio Affidi è articolato in Gruppi interdisciplinari: GOA (Gruppo Operativo Affidi), GVF (Gruppo Valutazione Famiglie) e BANCA FAMIGLIE, composti da Assistenti Sociali Comunali e Psicologi dell Azienda ASL, al fine di predisporre tutte le risorse, le azioni e le procedure necessarie a realizzare i progetti di affido familiare. Il Servizio Affidi ha come referente un Assistente Sociale Comunale che ne coordina la programmazione delle attività ed il corretto funzionamento. 3) Il G.OA svolge funzioni di: - Consulenza e accompagnamento ai Servizi Sociali territoriali, ed eventualmente ai Servizi specialistici dell Azienda ASL coinvolti, per la costruzione di un adeguato progetto di affido familiare; - attivazione della Banca famiglie per la scelta e l abbinamento con le famiglie affidatarie; - avviamento delle procedure amministrative per la realizzazione del progetto di affido (firma del contratto, comunicazione dell avvio dell affido, richiesta di erogazione del contributo e di stipula dell assicurazione prevista per la famiglia affidataria); - garanzia nei confronti dei soggetti istituzionali, della famiglia affidataria, della famiglia di origine del bambino/a, ragazzo/a; - cura di tutte le procedure necessarie alla conclusione dell affido. 4) Il G.V.F. svolge funzioni di:
6 - conoscenza e valutazione dell effettiva disponibilità delle persone e famiglie interessate all affido attraverso un lavoro di informazione, formazione individuale e/o di gruppo riguardo agli aspetti giuridici, sociali e psicologici dell affidamento, e acquisendo tutti gli elementi sociali e psicologici necessari alla valutazione del sistema familiare nel suo complesso; - invio delle schede di conoscenza e valutazione delle famiglie alla Banca famiglie; - restituzione alla Banca famiglie degli esiti del percorso valutativo, fornendo il maggior numero di elementi informativi utili per garantire l utilizzo ottimale delle famiglie. 5) La BANCA FAMIGLIE ha funzioni di: - raccolta e catalogazione delle disponibilità delle famiglie, valutate dal G.F.V., provenienti dai Comuni degli Ambiti Sociali territoriali n ; - formulazione di ipotesi di disponibilità di famiglie affidatarie in base agli elementi forniti dal G.O.A., al fine di scegliere la famiglia affidataria idonea per rispondere ai bisogni educativi, affettivi e di cura del bambino/a e della sua famiglia di origine. Attivazione dei contatti preliminari con la famiglia affidataria individuata necessari ad avviare il progetto di affido; - mantenimento dei contatti periodici con le famiglie affidatarie presenti nella Banca per aggiornamento dati e per informarle su eventuali iniziative. Art. 6 - Impegni del Comune Il Comune di competenza, appartenente alla Zona Sociale n.4, quale Ente responsabile dell intervento di affido familiare o sostegno familiare, provvede a: - formalizzare il progetto di affido familiare, sia consensuale che giudiziario, e il sostegno familiare utilizzando un contratto dove sono indicati: durata, eventuali contributi alla famiglia affidataria o di sostegno, interventi per il minore e per la famiglia d origine, tempi di verifica, diritti e doveri delle persone e dei servizi coinvolti; - erogare un indennità mensile a titolo di contributo di mantenimento del minore, svincolato dal reddito e indicizzato annualmente, come stabilito dal comma 4 dell art. 5 della Legge 149/2001, il cui importo viene determinato annualmente dai Comuni, in base alle proprie risorse: oltreché rimborsare le spese straordinarie sostenute nei limiti prefissati dall Ente, a favore degli affidatari o
7 delle persone disponibili al sostegno, e attivare la copertura assicurativa per incidenti dei minori affidati e degli affidatari, nonché per i danni provocati a terzi dai minori nel corso dell affido; - comunicare al Giudice Tutelare l avvio del progetto di affido consensuale per la convalida dell intervento; - garantire il rispetto dei diritti del bambino/a, ragazzo/a, della famiglia affidataria, della famiglia d origine; - promuovere l aggiornamento degli operatori favorendo l approfondimento e la rielaborazione delle esperienze in atto e la riflessione della metodologia di lavoro, nonché la preparazione e la formazione delle famiglie e delle persone che si rendono disponibili per l affido. - garantire a tutte le famiglie interessate ed ai vari contesti sociali organizzati all interno delle singole comunità, capillari informazioni sul Servizio, con lo scopo di sostenere la cultura dell affidamento familiare e sempre maggiore attenzione alle questioni inerenti la tutela e la protezione dei diritti dell infanzia e dell adolescenza. Tali obiettivi vengono perseguiti mediante la diffusione di materiale informativo e campagne di sensibilizzazione. Art. 7 Impegni della famiglia d origine La famiglia d origine dei minori in affido si impegna a: - aiutare il proprio figlio nelle diverse fasi dell esperienza di affido ed a collaborare con i Servizi e con la famiglia affidataria; - rispettare modalità, orari e durata degli incontri con il figlio e la famiglia affidataria, come concordato con gli operatori dei Servizi e, nel caso di affido giudiziario, nel rispetto delle prescrizioni dell Autorità Giudiziaria. ART 8 Impegni della famiglia affidataria La famiglia affidataria si impegna a: - provvedere alla cura, al mantenimento, all educazione e all istruzione del bambino/a, ragazzo/a in collaborazione con i Servizi tenendo conto, ove possibile, delle indicazioni dei genitori;
8 - mantenere, concordando le modalità con gli operatori dei Servizi, i rapporti con la famiglia d origine e, nel caso di affido giudiziario, nel rispetto delle prescrizioni dell Autorità Giudiziaria; - assicurare riservatezza circa la situazione del minore e della famiglia d origine; - collaborare con i Servizi e con la famiglia d origine, anche in relazione alle attività di verifica sull andamento dell affidamento, secondo le modalità e i tempi specificati nel progetto; - collaborare con i Servizi Sociali territoriali e con il Servizio affidi dell Ente Locale a promuovere iniziative di sensibilizzazione rivolte alle comunità locali per favorire la cultura dell accoglienza. ART. 9 Conclusione dell affidamento L affidamento si conclude con provvedimento dell Ente Locale o dell Autorità Giudiziaria che lo ha disposto ai sensi dell art. 4 della Legge 149/01. I Servizi Sociali territoriali hanno il compito di preparare la conclusione del progetto di affido, di attuare l azione di sostegno finalizzata ad aiutare il bambino/a, ragazzo/a, la sua famiglia e la famiglia affidataria a realizzare il rientro e di mantenere per il tempo necessario, ove opportuno, i rapporti del minore con la famiglia affidataria. Il Servizio Affidi, attraverso il G.O.A., cura le procedure conclusione dell affido e per il rientro della famiglia affidataria nella Banca Famiglie. necessarie per la

References: Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art.2
 Art.1
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 Art. 4
 Art. 5
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 Art. 6
 art. 5
 Art. 7
 ART. 9
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