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Timestamp: 2019-02-21 09:59:37+00:00

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Art. 2471 codice civile - Espropriazione della partecipazione - Brocardi.it
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Articolo 2471 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2471 Codice civile
La partecipazione può formare oggetto di espropriazione. Il pignoramento si esegue mediante notificazione al debitore e alla società e successiva iscrizione nel registro delle imprese (1).
L'ordinanza del giudice che dispone la vendita della partecipazione deve essere notificata alla società a cura del creditore.
Se la partecipazione non è liberamente trasferibile e il creditore, il debitore e la società non si accordano sulla vendita della quota stessa, la vendita ha luogo all'incanto; ma la vendita è priva di effetto se, entro dieci giorni dall'aggiudicazione, la società presenta un altro acquirente che offra lo stesso prezzo.
(1) Viene quindi seguita la procedura del pignoramento immobiliare.
Tale norma formalizza la tecnica del pignoramento già elaborata dalla giurisprudenza precedente alla riforma operata con il D. Lgs. 6/2003.
Spiegazione dell'art. 2471 Codice civile
Dibattuta è la questione attinente alle modalità di pignoramento delle quote di una s.r.l. che prima della riforma del 2003 si rifaceva al procedimento di espropriazione presso terzi, ora l'orientamento prevalente propenderebbe per una procedura ad hoc che prevede:
- al pari della procedura presso terzi, la notifica al debitore ed alla società;
- l'udienza per la vendita all'incanto/assegnazione fissata solo a seguito della relativa istanza (al contrario del meccanismo previsto dall'articolo 543 che prevede la richiesta di assegnazione e/o vendita, proprio all'udienza per la dichiarazione del terzo);
- istanza per la vendita/assegnazione formulata - a pena di decadenza - entro 90 giorni dal perfezionamento del pignoramento;
- l'inesistenza della figura del custode.
L'opinione prevalente ritiene che sia espropriabile anche la quota intrasferibile e la quota munita di particolari diritti, ma questi ultimi cessano con l'aggiudicazione della partecipazione.
La quota è assoggettabile anche a sequestro penale.
Il diritto di voto spetta al socio debitore fino al momento della vendita della quota.
Massime relative all'art. 2471 Codice civile
Cass. civ. n. 5493/2008
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5493 del 29 febbraio 2008)
Cass. civ. n. 2909/2000
In sede espropriativa concorsuale della quota sociale, il curatore, a norma dell'art. 2480 c.c., non è vincolato da un prezzo determinato, ma, quale amministratore del patrimonio del fallito e nel contempo garante degli interessi della massa, deve pervenire ad un accordo con la società (che va, a sua volta, garantita dall'ingresso di terzi estranei), in mancanza del quale la vendita ha luogo all'incanto, con facoltà di presentazione di altro acquirente che, tuttavia, offra lo stesso prezzo di aggiudicazione provvisoria. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui una società ceda alcune quote di propria partecipazione in altra società a soci che quelle quote acquistano, in esercizio del loro diritto di prelazione, al prezzo determinato e pari al valore dell'ultimo bilancio approvato, l'atto di cessione è soggetto a revocatoria fallimentare, se si accerta che il valore delle quote è superiore a quello pagato, visto che lo eventus damni è verificabile nel fatto che il curatore non sarebbe stato vincolato a quel prezzo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2909 del 14 marzo 2000)
Cass. civ. n. 2926/1997
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2926 del 4 aprile 1997)
relative all'articolo 2471 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2471 Codice civile - Espropriazione della partecipazione | Quesito Q201822148
giovedì 11/10/2018 - Marche
“Buonasera, sono amministratore unico e socio unico di una srl, con capitale sociale di euro 10.000. In passato ho avuto dei problemi con una società poi fallita ed ora mi ritrovo con debiti da pagare alle banche a favore delle quali avevo rilasciato firma a garanzia per affidamenti bancari e con Agenzia delle entrate riscossioni.
Attualmente nella nuova società dove ora sono amministratore e socio unico le quote mi sono state pignorate da un terzo.
Se dovessi venire a mancare cosa succede a queste quote?
Andranno al terzo che le ha pignorate per poi essere vendute dal Tribunale all’asta?
Nella nuova società ho inserito tramite notaio un procuratore speciale con tutti i poteri, lo stesso procuratore può gestire quote se io venissi a mancare? Ad esempio venderle?
Se facessi un testamento per lasciare queste quote alle mie nipoti, queste ultime devono accettare l’eredità portandosi dietro anche tutti i miei debiti?
Rimango a Vs disposizione per qualsiasi altro chiarimento.
Due sono i temi principali che vanno qui affrontati:
il primo riguarda la sorte delle quote sociali pignorate
il secondo attiene agli effetti che si produrrebbero in capo agli eredi a seguito della trasmissione mortis causa di tali quote.
Del pignoramento delle quote di s.r.l. si occupa espressamente il codice civile all’art. 2471, norma che disciplina sia le modalità con cui procedere ad espropriazione della quota sia la fase successiva del processo esecutivo, fino a giungere alla vendita della stessa.
Un aspetto, intanto, si ritiene opportuno chiarire: il pignoramento non comporta una automatica attribuzione delle quote al creditore procedente, ma apre un processo esecutivo vero e proprio, al termine del quale si potrà giungere, come nel pignoramento di qualunque altro bene e/o diritto, alla vendita di esse ovvero alla assegnazione al creditore procedente in soddisfacimento del proprio credito.
Infatti, una volta avviata la procedura esecutiva con la notifica dell’atto di pignoramento e conseguente iscrizione a ruolo, il successivo passo che il creditore dovrà compiere sarà quello di presentare l’istanza di vendita o di assegnazione, in ordine alla quale il giudice dell’esecuzione sarà tenuto a provvedere con ordinanza.
Quindi, è errata l’idea secondo cui, nel caso il cui il debitore, titolare delle quote pignorate, dovesse venire nel frattempo a mancare, quelle quote si trasferiranno automaticamente al terzo creditore per conto del quale è stato eseguito il pignoramento.
Il terzo ne potrà divenire titolare solo se, a mezzo del suo legale, ne chiederà l’assegnazione e questa venga successivamente disposta con ordinanza dal Giudice dell’esecuzione; in mancanza di ciò, si darà luogo alla vendita forzata delle quote.
Nel frattempo, ossia durante la pendenza della procedura esecutiva, il creditore procedente avrà invece diritto a riscuotere gli utili da esse prodotti (ovviamente fino alla concorrenza della somma di cui è creditore), e ciò per effetto di quanto previsto dall’art. 2912 del c.c. e dall’art. 492 del c.p.c., norme dalle quali discende che il pignoramento comprende anche i frutti della cosa pignorata (da un punto di vista tecnico, la ripartizione degli utili conseguirà alla annuale delibera di approvazione delbilancio sociale).
Nel caso di specie, poi, troverà applicazione anche il terzo comma dell’art. 2471 c.c., in quanto, come richiesto da tale norma, si è in presenza di quote non liberamente trasferibili, ciò che si desume chiaramente da quanto previsto all’art. 9 dello Statuto sociale.
Questo comporta che la vendita delle quote potrà essere frutto di un accordo tra la società, il creditore ed il debitore, e solo in mancanza di un accordo si dovrà procederà secondo le forme della vendita con incanto.
Va a questo punto precisato che, nel raggiungimento del suddetto accordo, ogni decisione relativa alla società si ritiene che possa essere validamente assunta dalla persona a cui è stata conferita procura, potendosi certamente tale attività far rientrare nei poteri gestori che gli sono stati assegnati.
Lo stesso procuratore, invece, non può avere alcun potere rappresentativo per la vendita delle quote in nome e per conto di colui che ne è titolare, in quanto si tratta del compimento di un atto che incide sul patrimonio del socio (di cui non ha rappresentanza) e non su quello della società (la sola che rappresenta).
Passiamo adesso ad esaminare il secondo tema di questo caso, ossia quello legato all’aspetto successorio.
Quanto si chiede trova una inequivoca risposta nelle norme dettate in materia di successione, ed in particolare all’art. 752 del c.c. ed all’art. 756 del c.c..
Dalla lettura di tali norme si desume che, mentre l’erede, accettando l’eredità, e soprattutto non avvalendosi del beneficio d’inventario, si ritroverà ad essere gravato di tutti i debiti ed i pesi che il defunto ha lasciato, lo stesso non vale per il legatario, il quale non soltanto conseguirà quanto il testatore ha voluto attribuirgli senza necessità di effettuare alcun atto di accettazione, ma per espressa disposizione dell’art. 756 c.c. non sarà tenuto a pagare i debiti ereditari.
Ciò significa che, qualora ci si decidesse a lasciare alle proprie nipoti le quote di cui si è titolari nella s.r.l, tale attribuzione avrebbe natura di legato (si tratta della assegnazione di un bene determinato) e le nipoti legatarie verrebbero ad acquisire le quote automaticamente al momento dell’apertura della successione, senza assumere la qualità di eredi e senza trovarsi costretti a rispondere dei debiti di cui era gravato l’intero patrimonio del de cuius.
Tale trasmissione ereditaria, di contro, non potrà valere a liberare le quote dal pignoramento già eseguito su di esse, in quanto il creditore avrà tutto il diritto di continuare la procedura esecutiva già intrapresa; si consideri, infatti, che qualunque operazione sulle quote va iscritta al registro delle imprese, e dunque, le partecipazioni sociali di cui i legatari diventeranno titolari risulteranno già gravate da un pegno iscritto in tale registro anteriormente all’apertura della successione.
Nessun ostacolo invece può porsi al loro trasferimento mortis causa, in quanto l’art. 9 dello Statuto sociale ne prevede una limitazione (con l’introduzione della c.d. clausola di prelazione) solo per il caso di trasferimento per atto inter vivos, sia che esso avvenga a titolo oneroso che gratuito.
In mancanza di espressa previsione per il caso di decesso del titolare, dunque, si ritiene che debba trovare applicazione l’art. 2469 del c.c., il quale prevede come regola generale la liberà trasmissibilità mortis causa della partecipazione sociale, la quale può realizzarsi sia a titolo di legato (come si vuol fare in questo caso) che a titolo di erede (legittimo o testamentario).
Si aggiunga, infine, che a garantire la posizione dei legatari contribuisce anche la disciplina della società a responsabilità limitata, in quanto, anche se la società dovesse risultare gravemente indebitata, i legatari non potrebbero mai essere costretti a risponderne con il proprio patrimonio, e ciò per effetto di quella autonomia patrimoniale perfetta di cui godono le società di capitali, che scinde del tutto il patrimonio della società da quello dei singoli soci, con la conseguenza che dei debiti sociali ne risponderà solamente la società con il proprio patrimonio.
Norma di riferimento: Articolo 2471 Codice civile - Espropriazione della partecipazione | Quesito Q20101416
ANNAMARIA A. chiede
“A un dipendente atipico (cioè senza certezza di continuità di lavoro) può essere pignorato il quinto di stipendio?”
Consulenza legale i 13/11/2010
Il testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche Amministrazioni (decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180) dispone alcune eccezioni all'insequestrabilità, impignorabilità e incedibilità di stipendi, salari, pensioni ed altri emolumenti.
L'art. 2 stabilisce: "Gli stipendi, i salari e le retribuzioni equivalenti [...] sono soggetti a sequestro ed a pignoramento nei seguenti limiti:
2) fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per debiti verso lo Stato e verso gli altri enti, aziende ed imprese da cui il debitore dipende, derivanti dal rapporto d’impiego o di lavoro;
3) fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle province ed ai comuni, facenti carico, fino dalla loro origine, all’impiegato o salariato".
La legge finanziaria 2005 (l. 311/2004) ha equiparato le disposizioni relative alla pignorabilità degli stipendi privati e di quelli pubblici.
Alcune precisazioni sul pignoramento degli stipendi privati: la quota oggetto di pignoramento per crediti alimentari è decisa dal presidente del Tribunale o da un giudice da questi delegato; sono pignorabili fino ad un quinto per tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni e nella stessa misura per ogni altro credito; quando concorrono due o più cause suddette la quota pignorabile non può estendersi oltre la metà.
Se la sua situazione rientra in una delle fattispecie descritte dalla norma (in particolare, contratto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato), il suo stipendio sarà pignorabile nel limite di un quinto.

References: Articolo 2471

Articolo 2471

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
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 Articolo 2471
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