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Timestamp: 2020-01-27 04:38:39+00:00

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La Riforma del Terzo settore e il nuovo codice by Cesvol Umbria Centro Servizi Volontariato - Issuu
Centro Servizi per il Volontariato Umbria
CESVOL EDITORE - 2019
StruMenti per Ets V
per ETs
Edizione marzo 2019 Coordinamento editoriale di Stefania Iacono Stampa Digital Editor - Umbertide Per le riproduzioni fotografiche, grafiche e citazioni giornalistiche appartenenti alla proprietà di terzi, l’editore è a disposizione degli aventi diritto non potuti reperire. E’ vietata la riproduzione, anche parziale e ad uso interno didattico, con qualsiasi mezzo, non autorizzato.
ISBN 9788896649831
LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE E IL NUOVO CODICE
Il regime di volontariato e la sua evoluzione
Indice Introduzione	p.5	1 - Aspetti generali e novità della Riforma	p.8 2 - I requisiti di sviluppo del Terzo settore
3 - Il regime di volontariato: novità e criticità
4 - Privacy, Terzo settore e volontariato
5 - A Domanda - Risposta: Responsabilità e Definizioni all’interno del Codice e delle organizzazioni di Volontariato	p.45 6 - Spunti di riflessione
Introduzione Con l’approvazione definitiva (l’intero processo è durato circa due anni) della Legge delega 106/2016 “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale” ha inizio il processo di trasformazione e rimodulazione del sistema non profit in Italia. L’integrazione di alcuni recenti ambiti di intervento, così come di strutture organizzative e funzionali per il panorama internazionale, ha fatto sì che l’Italia fosse tra le prime nazioni ad aver introdotto un sistema normativo in grado di disciplinare (anche attraverso alcune modifiche al Codice Civile)1 il nuovo diritto di Terzo Settore con un suo Codice ad hoc. Con la procedura per il riconoscimento della personalità giuridica, attivata da un pubblico ufficiale notarile, il presupposto fondamentale diventa l’iscrizione al Registro Unico Nazionale - RUN del Terzo settore, a norma dell’art. 22 capo II del Titolo IV del Codice del Terzo Settore. Pertanto con la “semplice” iscrizione al Registro Unico (al Titolo VI del Codice del Terzo settore) viene attribuita all’Ente di Terzo settore, che vi provvede, la personalità giuridica essenziale così di fatto bypassando il controllo e il giudizio dell’ente pubblico attraverso la fase istruttoria delle Prefetture territoriali2. 1 Cfr. La revisione attuata al Libro I del Titolo II del Codice Civile, un elemento di portata completamente innovativa che consente il superamento del cd. “regime concessorio” e attraverso le novità introdotte dà concreta attuazione al principio di sussidiarietà introdotto nella nostra Costituzione con la Legge costituzionale del 18 ottobre 2001, n.3 in particolare nella nuova formulazione del IV comma dell’articolo 118 del Codice del Ts. 2 Procedura che tuttavia rimane in vigore per gli enti del Libro I del Codice Civile che non sceglieranno o che non potranno acquisire la qualifica di Enti del Terzo settore.
La rimodulazione di quanto prima contenuto in diversi apparati contenutistici e settoriali è di sicuro il punto di forza della recente Riforma. Tuttavia numerosi sono i punti di crescita e di maggior chiarezza istituzionale e amministrativa all’interno dell’intero panorama del non profit. Prima gli Enti di Terzo settore (da ora in avanti ETs per praticità e fruibilità) apparivano deficitari nella coerenza amministrativa e legislativa riconosciuta, invece, (negli anni) dai differenti legislatori ad altre categorie giuridiche di organizzazioni e istituzioni. Questo gap tra le differenti strutture, da un lato non profit e dall’altro chi rientra in parametri formali di struttura economica e sociale ben delineati, andava evidenziandosi sempre di più e doveva essere colmato. Tale sopracitata Riforma, che introduce un “nuovo” diritto del Terzo settore ha senza dubbio alcuno sanato tale differenziazione, ma nonostante ciò ha promosso, in buona parte del Codice, dell’Impresa sociale e del decreto sul Servizio Civile Universale, il potenziamento di alcuni parametri disciplinandone di nuovi. I risultati ottenuti dalle diverse operazioni svolte in settori compartecipativi ma non sovrapponibili tra loro sono pienamente in linea con quella che è la normativa internazionale e dell’Unione in materia economico-sociale e di cooperazione. Oltretutto la Riforma del Terzo settore in Italia deve essere considerata come un unicum nel contesto sovranazionale ed europeo. Gli ETs, così contestualizzati e fortemente potenziati nella loro importanza, assieme agli organismi ad essi collegati che voglio perseguire finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, diventano beneficiari di un corposo apparato normativo ad hoc, in grado di sottolineare le esigenze delle 6
singole strutture e favorire la crescita contigua e il bene comune di quelli che sono gli interessi dello Stato e della società. Da quando l’iter di Riforma è partito fino ad oggi si può sicuramente affermare l’esistenza di un diritto del Terzo settore che ha raggiunto un livello pari rispetto a tutti gli altri presenti nell’ordinamento giuridico italiano. Il nuovo quadro normativo così come previsto dal legislatore opera da presupposto necessario non soltanto per gli ETs, assieme a quelle di carattere fiscale, ma soprattutto per le disposizioni statutarie con le quali ogni singolo soggetto giuridico di Ts sceglierà di validarsi nel processo di implementazione ed attuazione diretta dei nuovi standard di cui il non profit è stato dotato.
1. Aspetti generali e novità della Riforma Una attenta valutazione e comprensione del pacchetto di Riforma del Terzo settore introdotto dal d.lgs. 117/2017, con al suo interno il Codice del Terzo settore - CTs, diventa fondamentale alla luce della disamina dell’articolo 3. Quest’ultimo in particolare esplicita al meglio come tutti gli ETs siano destinatari delle previsioni applicative del Codice, anche e soprattutto nei confronti di quelli, particolari, destinatari di ben precise formule e garanzie di programmazione e organizzazione interna. Ad esempio tra tutte per importanza e rilevanza spiccano le Organizzazioni di Volontariato - OdV3 e le Associazioni di Promozione Sociale - APS4; oppure altre direttamente
3 Cfr. contenuto normativo così come da previsione iniziale Art. 32. Organizzazioni di volontariato 1. Le organizzazioni di volontariato sono Enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre organizzazioni di volontariato, per lo svolgimento prevalentemente in favore di terzi di una o più attività di cui all’articolo 5, avvalendosi in modo prevalente delle prestazioni dei volontari associati. 2. Gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato possono prevedere l’ammissione come associati di altri Enti del Terzo settore o senza scopo di lucro, a condizione che il loro numero non sia superiore al cinquanta per cento del numero delle organizzazioni di volontariato. 3. La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di organizzazione di volontariato o l’acronimo ODV. L’indicazione di organizzazione di volontariato o l’acronimo ODV, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere usata da soggetti diversi dalle organizzazioni di volontariato. 4. Alle organizzazioni di volontariato che svolgono l’attività di cui all’articolo 5, comma 1, lettera y), le norme del presente capo si applicano nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione civile e alla relativa disciplina si provvede nell’ambito di quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, lettera d), della legge 16 marzo 2017, n. 30. 4 Cfr. ibidem Art. 35. Associazioni di promozione sociale 1. Le associazioni di promozione sociale sono Enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre associazioni di promozione sociale per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più attività di cui all’articolo 5, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati. 2. Non sono associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale. 3. Gli atti costitutivi delle associazioni di promozione sociale possono prevedere l’ammissione come
esterne al CTs come le Imprese Sociali (disciplinate dal d.lgs. 112/2017). Nel caso in cui nell’analisi delle singole strutture (così come previste dal Codice) sorgessero conflitti di natura interpretativa e ordinamentale tra nozioni di rango generale e di categoria particolare converrà dare dovuta priorità alle seconde. Tale fase di bilanciamento e contemperanza nella valutazione delle istituzioni di riferimento non deve prescindere da quelle che sono le disposizioni del Codice Civile e in modo assoluto e categorizzante da quelle che sono le indicazioni di ogni singolo statuto di appartenenza (che naturalmente dovrà essere in linea con quanto promosso e sviluppato dal Codice del Terzo settore)5. Inoltre, come già sopra accennato, l’art. 3 sottolinea come per gli ETs possano essere applicate e considerate pur sempre compatibili (pur non essendo direttamente previsto dal Codice del Ts) le norme del Codice Civile (essendo questo un valido e necessario contenitore normativo dal quale è sempre utile integrare le previsioni dei documenti di norme sussidiarie ed integrative). associati di altri Enti del Terzo settore o senza scopo di lucro, a condizione che il loro numero non sia superiore al cinquanta per cento del numero delle associazioni di promozione sociale. 4. Il comma 3 non si applica agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI che associano un numero non inferiore a cinquecento associazioni di promozione sociale. 5. La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di associazione di promozione sociale o l’acronimo APS. L’indicazione di associazione di promozione sociale o l’acronimo APS, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere usata da soggetti diversi dalle associazioni di promozione sociale. 5 Può essere utile come esempio citare il caso delle ODV le quali possono essere promosse e costituite esclusivamente in forma di Associazione, sia essa riconosciuta o non riconosciuta (vedi art. 32 del CTs); sicuramente questa norma pur essendo particolare prevale su quella di più ampia portata indicata dall’art. 4 del CTs e secondo la quale un Ente di Terzo settore può acquisire in linea di massima la forma giuridica di associazione, fondazione o altro enti di carattere privato purché diverso dalla caratteristiche di società.
Il nuovo Codice del Terzo settore, pertanto, predispone una visione “generale” ed una “particolare” per le differenti classi di Enti. Tra quelle specifiche è sicuramente ascrivibile l’insieme delle OdV, APS, Reti Associative che racchiudono al loro interno elementi di unicità rispetto a quelle con condizioni di generalità e ora più che mai in forte espansione su tutto il territorio nazionale e regionale. È evidente a questo punto come la classificazione di quelle generali attuata dal CTs sia da considerarsi con un principio di residualità dal momento che, data per assodata una categoria particolare, nessuna di queste specificità normative di enti sia in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati senza una necessaria autoregolamentazione dall’interno rispetto al nuovo diritto del Terzo settore.
2. I requisiti di sviluppo del Terzo settore Da una attenta lettura del corpo normativo in esame è possibile raccogliere sostanziali capisaldi identitari condivisi tra tutti gli Enti di Terzo settore. Condizioni e caratteristiche proprie che ogni organismo deve necessariamente avere affinché si possano ottenere quei vantaggi fiscali, economico-sociali, di partnership con gli enti pubblici e di crescita culturale così come previsti dal Codice del Ts per tutto il sistema non profit. 1) Forma giuridica: tutti gli Enti di Terzo settore hanno esclusivamente la forma giuridica di Associazione o di Fondazione (mai di società, se non con dovuto riguardo alle Imprese Sociali che potrebbero avere una qualsivoglia forma societaria). Tipico dell’associazione di Terzo settore è il requisito della personalità giuridica, ottenibile grazie alla rimodulazione operata dal CTs, contrariamente al passato, in forma automatica6. 2) Attività realizzata: tutti gli ETs devono svolgere in via esclusiva, o almeno in via principale, una o più attività di interesse generale. Nell’articolo 5 del Codice del Terzo settore sono contenute tutte le attività elencate in 26 campi di azione e voci, alcune delle quali abbastanza utili per mettere assieme anche quelle similari o di differente enunciazione. 6 Cfr. l’articolo 22 del Codice del Terzo Settore che introduce per le associazioni e le fondazioni la possibilità di ricorrere ad una peculiare procedura per l’attestazione della personalità giuridica attraverso un metodo automatico, pertanto non per diretta concessione dell’autorità pubblica come continua ad essere ai sensi del d.P.R 361/2000 per le associazioni e le fondazioni non appartenente all’ambito del Terzo settore; attraverso questo regime più flessibile e automatico con l’intervento di un notaio, nella fase embrionale e costitutiva dell’ente (con un patrimonio che oscilla da un minimo di 15 mila euro se associazione e 30 mila se fondazione), e alla conseguente iscrizione nel Registro Unico Nazionale - RUN di Terzo settore. Di tutte le obbligazioni dell’Ente, se realizzato il riconoscimento, risponderà in via esclusiva esso stesso per tutto il suo patrimonio.
Aggiornamento: Il 10 settembre 2018 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il c.d. “decreto correttivo” del Codice del Terzo settore entrando in vigore il giorno seguente alla sua pubblicazione e così di fatto rimodulando attraverso una serie di modifiche ed integrazioni il testo7 del Codice. Nella fattispecie prettamente di diritto il decreto in discussione non devia rispetto al precedente percorso normativo e non disattende le aspettative abbracciando tutte le correzioni e le modifiche integrative sopraggiunte con il tempo da più parti. Occorre mettere in risalto tra i vari interventi effettuati dal “correttivo”, alcune riletture di natura puramente formale ed altre, invece, fondamentali di un certo rilievo. Così di maggior spessore ed interesse risultano essere: -	la parziale modifica della definizione di Ente del Terzo settore di cui all’art. 4, comma 1, del Codice, poiché dopo le parole «(…) mediante lo svolgimento» sono state aggiunte le parole «(…) in via esclusiva o principale». Una condizione che ha carattere puramente formale e dunque priva di rilevanza sostanziale. Infatti, che lo svolgimento di attività di interesse generale dovesse e potesse avvenire «in via esclusiva o principale» risultava già dall’art. 5, comma 1, 7 Il contenuto legislativo, peraltro, riprende sostanzialmente quello già approvato in via preliminare dal precedente Consiglio dei Ministri del 21 marzo 2018.
del Codice, diretto a specificare questo requisito identificativo della fattispecie dell’Ente del Terzo settore. Il legislatore ha voluto cancellare ogni dubbio, pertanto, se da un lato l’esercizio di attività di interesse generale sicuramente contraddistingue gli ETs dall’altro tale attività non necessariamente dovrà essere limitante, ma potrebbe anche agire in via principale. In tal misura gli ETs sono autorizzati a svolgere (se anche il loro statuto lo consente) molteplici interessi e mansioni con quelle di interesse generale pur sempre secondo le condizioni di «secondarietà e strumentalità»8. -	l’introduzione della «(…) tutela degli animali e la prevenzione del randagismo, ai sensi della legge 14 agosto 1991, n. 281» tra le possibili attività di interesse generale esercitabili da un Ente del Terzo settore. Il legislatore non aggiunge un’ulteriore voce alle 26 già presenti, bensì inserisce questa attività all’interno dell’ambito operativo della lettera e) tra l’elenco di attività di interesse generale e riservata alla tutela dell’ambiente. Tuttavia una collocazione più appropriata per questa attività di interesse generale si sarebbe forse potuta trovare, ad esempio alla lettera w), essendo i diritti degli animali riconosciuti anche a livello normativo. Il contenuto di specie non cambia e l’integrazione non può che essere valutata e accolta di buon grado. -	le diverse modifiche collocate in riferimento all’articolo 13 del Codice del Ts (che prevede 8 Vedi art. 6 del Codice del Terzo settore (e sul quale ci si aspetta un decreto ministeriale che a questi qualificativi dovrà attribuire un contenuto più specifico).
e disciplina gli obblighi di bilancio in capo agli Enti del Terzo settore). Questi ritocchi contenutistici9 sono indirizzati a rendere più evidente il materiale normativo che già emergeva da un’attenta interpretazione del testo vigente, ciononostante utili agli operatori di tutto il settore del non profit per la loro natura e contenuto di obblighi di rendicontazione. -	la deroga al comma 5 dell’articolo 17 attraverso la quale un soggetto non può essere più considerato parallelamente volontario e lavoratore retribuito nell’ambito del medesimo Ente, così viene soltanto derogata con riguardo agli operatori che prestano attività di soccorso10. Questa condizione potrebbe altresì divenire la leva utile allo sviluppo del principio racchiuso all’interno dell’articolo 17, comma 5, generando così un suo adeguamento. 9 Per prima cosa al comma 1 dell’articolo in questione la parola «finanziario» è sostituita dalla parola «gestionale», quasi a correggere un refuso presente nel Codice, poiché dalle indicazioni che si dovevano fornire (come per esempio proventi e oneri) era sicuramente ad un “rendiconto gestionale” che già si doveva fare riferimento. Soppressa è poi al comma 2 – che regola il bilancio degli Enti del Terzo settore con entrate inferiori a 220.000 euro – la parola «finanziario». Semplificando con il «rendiconto per cassa» che gli ETs di dimensioni minori potranno redigere per soddisfare i loro obblighi di rendicontazione economica. Riformulato è infine il comma 6 dell’articolo 13, là dove indica il luogo nel quale gli amministratori devono documentare il carattere secondario e strumentale delle attività «diverse» di cui all’articolo 6. A seconda dei casi e dunque della forma del bilancio di esercizio redatto dall’Ente del Terzo settore, tale luogo è la relazione di missione (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 1 dell’articolo 13), l’annotazione in calce al rendiconto per cassa (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 2 dell’articolo 13) o la nota integrativa al bilancio (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 5 dell’articolo 13, che – ricordiamo – è il bilancio in forma societaria cui sono tenuti gli Enti del Terzo settore che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale). 10 Differenziazione che opera peculiarmente per le organizzazioni di cui all’articolo 76 della legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, della Provincia autonoma di Bolzano e di cui all’articolo 55-bis della legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23, della Provincia autonoma di Trento.
-	il comma 6-bis inserito all’articolo 17 che prevede come: «i lavoratori subordinati che intendano svolgere attività di volontariato in un ente del Terzo settore hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale»11. -	la rilevanza introdotta dal comma 1-bis, inserito nell’articolo 22 sull’acquisto della personalità giuridica12 da parte di Associazioni e Fondazioni del Terzo settore. -	all’articolo 30 comma 6 del Codice, sull’organo di controllo interno viene inserita la modifica diretta a rendere più chiara una formulazione originaria di non rapida comprensione e praticità. Si stabilisce come l’organo di controllo 11 Viene ripreso il dettato normativo già presente nella legislazione previgente alla Riforma, ma in un primo momento ritenuto dal legislatore del CTs superfluo, posto che il diritto ivi contemplato non dipende dalla disposizione normativa così come oggi introdotta dal “correttivo”, bensì, pur sempre, dai contratti o accordi collettivi che le forme di flessibilità o turnazioni prevedono. 12 Questo elemento colma una lacuna del testo vigente, semplificando la vita a quegli enti già costituiti che aspirano a qualificarsi come enti del terzo settore. L’articolo 22, infatti, prevede una procedura particolare, semplificata e rapida (rispetto a quella ordinaria di cui al D.P.R. 361/2000), mediante la quale gli enti del terzo settore possono divenire persone giuridiche ed ottenere così il beneficio della responsabilità limitata di cui all’articolo 22, comma 7, del Codice. Tale procedura prevede l’intervento del notaio (per la redazione dell’atto costitutivo, il controllo di legalità dello statuto e l’iscrizione dell’ente nel registro unico nazionale del terzo settore) e la sussistenza di un patrimonio minimo di 15.000 euro (per le Associazioni) e di 30.000 euro (per le Fondazioni). Ebbene, il nuovo comma 1-bis consente anche agli enti con personalità giuridica (già ottenuta ai sensi del D.P.R. 361/2000) di iscriversi al Registro Unico mediante la procedura di cui all’art. 22. In tal modo, si sospende l’efficacia della loro iscrizione presso i registri delle persone giuridiche di prefetture e regioni, con la conseguenza che l’unica autorità di loro riferimento diviene quella che tiene il Registro Unico Nazionale del Terzo settore. A quest’ultima (e non alle prefetture) andranno ad esempio notificate le modifiche statutarie ai fini della loro approvazione. L’ efficacia dell’iscrizione presso i registri delle persone giuridiche riprenderà vigore nel caso di cancellazione (per qualsiasi ragione) dell’Ente dal RUN del Terzo settore.
di cui all’articolo 30 «può esercitare inoltre, al superamento dei limiti di cui all’articolo 31, comma 1, la revisione legale dei conti. In tal caso l’organo di controllo è costituito da revisori legali iscritti nell’apposito registro»13. -	le novità riguardanti la disciplina particolare delle Organizzazioni di Volontariato e delle Associazioni di Promozione Sociale. Vengono innanzitutto modificati gli articoli 32, comma 1, e 35, comma 1, del Codice del Terzo settore, in ragione della specificità delle ODV e delle APS di secondo livello (evidentemente messe in secondo piano dalla legislazione antecedente la Riforma). Tali organizzazione non essendo istituzioni di individui bensì di Enti (rispettivamente, di ODV e di APS), non potrebbero avere associati volontari mediante i quali svolgere la propria attività. Pertanto è corretto il contenuto predisposto dal nuovo “correttivo” che stabilisce come la dimensione volontaria dell’azione di ODV ed APS di secondo (o ulteriore) livello si ottiene e diventa 13 Tutti gli ETs devono essere soggetti alla revisione legale dei conti in presenza delle condizioni stabilite dall’articolo 31. La revisione è effettuata da un revisore legale o da una società di revisione legale iscritti negli appositi registri. Tuttavia, nel caso in cui l’Ente del Terzo settore abbia nominato (o debba nominare) un organo di controllo interno, potrebbe decidere di affidare a quest’ultimo organo anche la revisione legale (quando essa è obbligatoria ai sensi dell’articolo 31 del Codice), evitando così di attribuire il relativo incarico ad un revisore legale esterno. La legge richiede, però, che in tal caso l’organo di controllo interno – il quale, è opportuno ricordarlo, potrebbe anche essere composto da una sola persona – sia interamente composto da revisori legali iscritti negli appositi registri. Impreciso appare tuttavia il “correttivo” là dove fa riferimento al solo comma 1 dell’articolo 31, perché in realtà la nomina di un revisore legale è obbligatoria anche ai sensi del comma 3. Ciò potrebbe dar luogo ad una questione interpretativa che il buon senso dovrebbe sciogliere nella direzione per cui l’eventuale allocazione all’organo di controllo interno della funzione di revisione legale è consentita anche qualora la revisione legale sia obbligatoria ai soli sensi dell’articolo 31, comma 3 (cioè nel caso di costituzione di patrimoni destinati).
operativa non appena questi Enti si avvalgano dell’attività di volontariato delle persone più direttamente associate alle ODV o alle APS di primo livello con queste in adesione. Inoltre, la condizione di un numero minimo di associati caratterizza normativamente sia ODV che APS rispettivamente: 7 persone fisiche per le ODV e APS di primo livello; 3 per le ODV o 3 APS in quelle di secondo livello. Attraverso i nuovi contenuti testuali come il comma 1-bis degli articoli 32 e 35 viene bilanciata e meglio gestita l’ipotesi che prevede come, dopo la sua costituzione, (in assenza del numero minimo, infatti, l’Ente non potrebbe neanche costituirsi come ODV o APS) che questo numero minimo venga meno e che esso debba essere reintegrato entro un anno. Passato tale termine inutilmente l’Ente viene cancellato dal Registro Unico Nazionale del Terzo settore nel caso in cui non formuli richiesta di iscrizione in un’altra sezione del medesimo. -	altre modifiche puramente formali riguardanti il ramo proprio degli Enti filantropici. L’articolo 38 al comma 2 viene meglio uniformato alla definizione ricoperta da tali enti e enunciata dal precedente articolo 37 comma 1. Tali organismi filantropici potranno così potenziare ed aiutare dal punto di vista economico e sociale non soltanto altri Enti del Terzo settore, ma anche concretamente le persone svantaggiate anche con attività di interesse generale (pur svolte da altre tipologie di Enti).
-	da ultimo la novità concernente il sistema di controllo dei Centri di Servizio per il Volontariato. Questa struttura, quasi come un organo di “audit e revisione”, andrà a muoversi e programmarsi non più su base regionale (come in precedenza), ma ratione loci in ambiti specificatamente individuati dall’articolo 6514. In conclusione occorre sottolineare come le attività svolte potrebbero essere diverse da quelle di interesse generale pur sempre nel massimo grado di adeguamento con i parametri sanciti dall’articolo 6 del Codice del Ts. Le attività secondarie così come previste da quest’ultimo possono (per alcuni ETs) essere svolte in forma gratuita o dietro pagamento di un corrispettivo (derivante da utenti interni o terzi coinvolti) pur sempre in favore di soggetti esterni all’organizzazione o più direttamente ai suoi soggetti interni aderenti alle iniziative. 3) Scopi e finalità da perseguire: tutti gli ETs devono perseguire unicamente finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e i loro statuti dovranno essere in linea ed adeguarsi con quanto previsto dal Codice e, in misura proporzionale, dalla recente Circolare Ministeriale15. Tali 14 Uno di questi nuovi ambiti territoriali (ambito 4) riguarda il Veneto e il Friuli Venezia Giulia ed è stato suddiviso dal correttivo di norme in due ambiti; in tal maniera oggi figurano in totale 15 ambiti territoriali, tra cui quelli del Veneto e del Friuli Venezia Giulia come ambiti separati (quest’ultimo andrà a costituire il 15° ambito). 15 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Direzione Generale del Terzo Settore e della Responsabilità sociale delle imprese, Circolare Ministeriale n. 20 del 27 dicembre 2018, con oggetto “Codice del terzo settore. Adeguamenti statutari”, a firma del Direttore Generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese, vengono forniti chiarimenti ai fini del corretto esercizio dell’autonomia statutaria da parte degli enti del Terzo Settore e in particolare delle Organizzazioni di Volontariato, delle Associazioni di promozione sociale e delle Onlus, secondo quanto previsto dall’articolo 101, c. 2, del Codice del Terzo
presupposti impediscono pertanto che siano inseguiti scopi organizzativi e istituzionali differenti, così come quello di lucro (escluso dall’articolo 8 del CTs). Divieto questo che non impedisce di svolgere attività direttamente remunerative, con utili raggiunti, ma che non vengano reindirizzati questi vantaggi economici conseguiti contrariamente da quanto previsto dal I comma dell’art. 816.
Settore (D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 e ss.mm.ii.), da esercitarsi entro il 2 agosto 2019. Vedi il documento consultabile: http://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/ normative/Documents/2018/Circolare-ministeriale-n-20-del-27122018.pdf. 16 Vedi per un approfondimento il contenuto di tale articolo: «(…) per lo svolgimento dell’attività statutaria ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale».
Aggiornamento statuti: - Con la CM del 27 dicembre si è provveduto agli adeguamenti statutari del Codice del Terzo settore. - Gli Enti del Terzo settore interessati dalla circolare sono le OdV iscritte nei relativi registri regionali (o delle province autonome), le APS iscritte nel relativo registro nazionale o nei relativi registri regionali (o delle province autonome), nonché le ONLUS iscritte nell’apposita anagrafe unica. Queste le esclusive tipologie di enti che prima del RUNTs, possono considerarsi di Ts. - La circolare si rivolge esclusivamente ad ODV, APS ed ONLUS costituite prima dell’entrata in vigore del Codice del Terzo settore, cioè prima del 3 agosto 2017. - Il termine finale entro cui l’adeguamento deve realizzarsi (e può attuarsi con le forme e modalità “agevolate” di cui all’art. 101, comma 2), è il 3 agosto 2019. - Le modifiche statutarie dovranno avere la forma dell’atto pubblico notarile e dovranno essere approvate dall’autorità pubblica che tiene il registro. - Le associazioni non riconosciute come persone giuridiche (perlopiù ODV, APS, ONLUS) potranno effettuare le modifiche senza l’intervento del notaio e senza la necessaria approvazione dell’autorità preposta alla tenuta del registro delle persone giuridiche (non essendo iscritte). 20
- Distinguo tra modifiche statutarie realizzabili con delibera di assemblea ordinaria (e dunque con le relative maggioranze, così come previste da legge e/o statuto) e con delibera di assemblea straordinaria (con le relative maggioranze). - Entro il 3 agosto 2019 – ODV, APS ed ONLUS «possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria al fine di adeguarli alle nuove disposizioni inderogabili o di introdurre clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili mediante specifica clausola statutaria». - 3 categorie di norme → 3 tipologie di adeguamento: 1.	le norme inderogabili dagli ETs e dai loro statuti con adeguamento obbligatorio (artt. 5 e 8 del CTs dove impongono all’Ente del Terzo settore di svolgere un’attività di interesse generale e di destinare il patrimonio); 2.	le norme derogabili dagli ETs mediante espresse, contrarie disposizioni statutarie con adeguamento derogatorio (art. 24, c. 3, là dove prevede la possibilità per gli statuti di derogare alla regola dove l’associato può farsi rappresentare in assemblea da un altro associato); 3.	le norme che attribuiscono agli statuti degli ETs delle mere facoltà di previsione con l’adeguamento che risulta facoltativo (art. 30, c. 6, dove consente allo statuto di attribuire all’organo di controllo interno, rispetto che ad 21
un revisore legale esterno, la pratica relativa alla revisione legale dei conti). 4) Iscrizione al Registro Unico Nazionale: sono Enti del Terzo settore tutti gli Enti iscritti al RUN17, così come previsto dall’articolo 4, comma I e dall’articolo 11, comma II. Si ipotizza che la sua operatività possa decorrere dalla prossima estate 2019 e se così non fosse questo limiterebbe la formazione di ETs diversi rispetto alle Organizzazioni di Volontariato, alle Associazioni di Promozione Sociale ed alle Imprese Sociali. Inoltre ciascuna struttura di Terzo settore dovrà iscriversi al registro delle imprese qualora svolga principalmente attività in forma commerciale.
17 In riferimento agli Enti ancora da costituirsi, in attesa del Registro, essi non potranno che avere la forma di OdV, di APS o di IS (inclusa la cooperativa sociale), posto che solo per queste organizzazioni esistevano già registri di settore che in questa fase transitoria sono equiparati al Registro. Solo dopo l’operatività del RUN, infatti, sarà possibile costituire enti filantropici, reti associative e altro. Rimane la possibilità di iscrivere l’Ente nel registro delle ONLUS, ma ciò non comporterà un successivo passaggio automatico al Registro, che dovrà effettuarsi una volta che esso sia funzionante. Comporterà soltanto l’equiparazione dell’Ente agli Enti del Terzo settore durante questo periodo transitorio che si auspica ancora non troppo lungo.
Riassumendo: Nel nuovo iter di formazione del diritto del Terzo Settore vi è la revisione della disciplina contenuta nel Codice Civile in tema di Associazioni e Fondazioni, da attuare secondo i seguenti principi e criteri direttivi: 1)	la semplificazione e revisione del procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica; 2)	l’individuazione delle disposizioni generali e comuni applicabili agli Enti del Terzo settore; 3)	l’indirizzo delle attività di interesse generale che caratterizzano gli Enti del Terzo settore; 4)	la previsione del divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e del patrimonio, salva la specifica previsione per l’impresa sociale; 5)	le forme di garanzia, negli appalti pubblici, e la definizione delle informazioni obbligatorie da inserire negli statuti e negli atti costitutivi; 6)	la distinzione, nella tenuta della contabilità e dei rendiconti, della diversa natura delle poste contabili in relazione al perseguimento dello scopo sociale;
7)	la previsione di obblighi di trasparenza e informazione anche con forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’Ente; 8)	la disciplina del regime di responsabilità limitata delle persone giuridiche; 9)	la garanzia del rispetto dei diritti degli associati; 10)	l’applicazione alle Associazioni e Fondazioni che esercitano stabilmente attività di impresa, delle norme del Cod. Civ. in materia di società e di cooperative e mutue assicuratrici (di cui ai titoli V e VI del libro V) in quanto compatibili; 11)	la disciplina del procedimento per ottenere la trasformazione diretta e la fusione tra Associazioni e Fondazioni; 12)	la riorganizzazione del sistema di registrazione degli Enti attraverso la messa a punto di un Registro Unico Nazionale del Terzo settore, l’iscrizione al quale sia obbligatoria per tutti gli Enti che si avvalgano «prevalentemente o stabilmente» di fondi pubblici, privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni o di fondi europei; 13)	l’armonizzazione delle diverse discipline vigenti in materia di volontariato e di promozione sociale e il riconoscimento delle tutele dello status di volontario e della specificità delle organizzazioni di volontariato e di quelle operanti nella protezione civile; 24
14)	l’introduzione di criteri e limiti relativi al rimborso spese delle attività dei volontari, preservandone il carattere di gratuità e di estraneità alla prestazione lavorativa; 15)	l’obbligo assicurativo per tutti i soggetti volontari; 16)	la revisione dei Centri di servizio per il volontariato - CSV; 17)	il superamento del sistema degli osservatori nazionali per il volontariato e per l’associazionismo di promozione sociale; 18)	l’istituzione del Consiglio nazionale del Terzo settore quale organismo di consultazione a livello nazionale degli Enti del Terzo settore; 19)	la revisione complessiva della definizione di Ente non commerciale ai fini fiscali, anche connessa alle finalità di interesse generale perseguite dall’Ente; 20)	la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali di favore relativi al Terzo settore; 21)	l’introduzione di misure per la raccolta di capitali di rischio e, più in generale, per il finanziamento del Terzo settore.
Il Codice del Terzo settore: •	Delimita il perimetro del Terzo settore enumerando gli Enti che ne fanno parte individuati Organizzazioni di Volontariato (ODV), Associazioni di Promozione Sociale (APS), Enti filantropici, Imprese sociali, incluse le Cooperative sociali, Reti associative e Società di mutuo soccorso. Viene inserita in tale perimetro la nozione di Ente del Terzo settore definito come «ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione, per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi» e prevede l’obbligo, ponendo un termine di 18 mesi (fino a febbraio 2019), affinché tutti gli Enti di Terzo settore modifichino i loro statuti inserendovi l’indicazione di Ente del Terzo settore o l’acronimo ETs. •	Definisce lo status di volontario e reca norme volte a favorire la promozione e il riconoscimento della cultura del volontariato in ambito scolastico e lavorativo. •	Razionalizza i settori delle attività di interesse generale attraverso la compilazione di un elenco unico, con il tentativo di fondere la normativa attualmente prevista ai fini fiscali con quella prevista ai fini civilistici. 26
•	Le attività di interesse generale potranno essere finanziate anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva. •	Prescrive l’obbligo, per gli Enti del Terzo settore, qualificati nello statuto come ETs, di indicare gli estremi dell’iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico. •	Viene inoltre disposto per il sistema dei CSV un nuovo modello di governance, che prevede una revisione dell’attività di programmazione e controllo di compiti e gestione dei CSV, svolta mediante organismi regionali o sovraregionali (OTC) tra loro coordinati sul piano nazionale (ONC). •	Disciplina i titoli di solidarietà degli Enti del Terzo settore nonché le altre forme di finanza sociale prevedendo il “social bonus” ovvero un credito di imposta a favore di coloro che effettuano erogazioni liberali in denaro a favore di ODV e APS che hanno presentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati o di beni mobili o immobili confiscati alla criminalità organizzata. •	Disegna specifici regimi fiscali agevolati per gli ETs che si iscrivono al Registro Unico Nazionale. Resta inteso che tale normativa si applica agli ETs a decorrere dal periodo successivo all’intervenuta autorizzazione 27
da parte della Commissione europea e non prima del periodo di imposta successivo a quello di operatività del Registro Unico Nazionale. A tale regola generale, derogano alcune agevolazioni fiscali per le quali non è prevista l’autorizzazione dell’Unione, ed è quindi concessa una anticipata entrata in vigore al 1° gennaio 2018 (deducibilità/ detraibilità delle erogazioni liberali effettuate a favore degli ETs, social bonus, esenzioni e agevolazioni riconosciute ai fini dei tributi locali e delle imposte indirette, regime di esenzione IRES dei redditi immobiliari riconosciuto alle ODV e alle APS). •	Dispone in tema di sanzioni a carico dei rappresentanti legali e dei componenti degli organi amministrativi.
3. Il regime di volontariato: novità e criticità Il nuovo quadro normativo di settore senza, dubbio alcuno, specifica le disposizioni dirette a regolare il funzionamento e l’organizzazione degli ETs in forma di Associazione o Fondazione, ma racchiude al suo interno un netto balzo in avanti contenutistico e di mutamento sociale su quella che è la condizione di volontariato strutturale e del singolo soggetto che vi opera al suo interno. Opinione ormai diffusa è quella che considera il volontariato come uno degli strumenti più efficaci di sviluppo, una struttura nel quale investire, perché se opportunamente alimentato e sviluppato diverrà il fattore propulsivo per lo sviluppo socioeconomico su base territoriale nazionale e internazionale. Il Centro Europeo per il Volontariato - Cev - ha eletto ufficialmente Padova capitale europea del volontariato per il 2020. Questo a testimonianza del fatto che in Italia tutti i movimenti di solidarietà e quelli così appartenenti al Terzo settore trovano una forte spinta nelle Organizzazioni di Volontariato ma soprattutto, più direttamente, nell’attività dei soggetti volontari. Negli anni i cambiamenti e le trasformazioni di valore istituzionale e soggettivo non sono state del tutto immediate, ma qualcosa sta cambiando e si è dovuto attendere alcune delle recenti riforme per dar luce al moderno “sistema di volontariato”. Il singolo volontario, o chiunque svolga una prestazione slegata da qualsiasi condizionamento economico, deve essere considerato come colui che si impegna sulla base di una libera scelta a prestare un servizio di interesse sociale, culturale e assistenziale indistintamente condiviso e fuori da qualsivoglia categorie di interesse. Nondimeno tale attività ha subito una evoluzione ed una crescita in positivo per quel che riguarda la matrice organica dell’Ente di volontariato nel Terzo settore 29
in una prospettiva sempre più ampia di collaborazione rivolta al singolo soggetto. Pertanto ci ritroviamo dinanzi ad un apparato non fondato esclusivamente sulla carità e sulla beneficenza per via generale, ma sorretto direttamente dalla partecipazione di tutti gli individui attraverso le loro singole liberalità18. In questa linea di pensiero la crescita del legame con le istituzioni pubbliche non corrisponde direttamente alla capacità di operare in partnership, divenendo invece mero fenomeno di sostegno al sistema sociale e di welfare dello Stato e generando confusione nella sua interpretazione di insieme. Sicuramente il nuovo Codice del Terzo settore ha il merito di aver disciplinato in positivo i differenti requisiti in complementarietà con gli ambiti di intervento, ma emerge la necessità di far chiarezza sul ruolo qualificante del singolo soggetto. A tal proposito possono essere individuati 5 elementi essenziali per distinguere l’azione di volontariato: - L’impegno e la volontà: una concreta motivazione che anima, oltre il requisito della temporalità della prestazione, la condotta della persona volontaria. - La scelta senza limitazioni e condizionamenti: ogni volontario è indirizzato dalle proprie passioni e dai suoi interessi. - La classificazione della prestazione: l’attività svolta con le sue “specifiche” deve avere un riscontro diretto tra gli stakeholder e deve essere riconosciuta come un bene 18 Questo parafrasando quanto espresso da L. Tavazza che spiegava come il fenomeno si sia esteso allargando il gruppo dei cittadini solidali e consolidando la struttura organizzativa delle associazioni.
immateriale condivisibile dalla comunità di appartenenza. - L’organizzazione: il soggetto che svolge un’azione di volontariato, quasi nella sua totalità, non prescinde e non deve essere snodato da enti e organismi idonei a permettere il raggiungimento degli obiettivi prefissati. È da considerarsi questo uno degli elementi che distingue tale attività da altre iniziative caritatevoli, assistenziali e di umana beneficenza. - L’assenza di finalità di lucro: resta una delle condizioni portanti del requisito soggettivo che deve assumere il volontario e con lui, di pari passo, la sua organizzazione di riferimento. Tuttavia di recente si assiste ad una evoluzione di questo elemento un tempo di indiscussa intangibilità. Il modello compartecipato e la repentina crescita economica (anche di soggetti particolari coinvolti) appartenenti al Terzo settore generano una produzione di beni e servizi che frequentemente e senza limite temporale alcuno va al di là dell’opera svolta per puro spirito di benevolenza19. 19 In questa linea di concetto si colloca l’ultima pubblicazione riguardante “la struttura e i profili del settore non profit” in Italia. Da poco l’Istat ha diffuso i dati riferiti all’anno 2016 che mostrano come le istituzioni non profit attive in Italia siano 343.432 e complessivamente impieghino, alla data del 31 dicembre 2016, 812.706 dipendenti. I dati fanno emergere, inoltre, come siano le Fondazioni a crescere di più (+16,4%), mentre le Cooperative sociali mostrano un lieve calo (-3,3%). I dipendenti aumentano in misura maggiore nelle Fondazioni (+10,3%) e nelle Cooperative sociali (+3,0%). La distribuzione degli operatori per forma giuridica resta piuttosto concentrata, con il 52,7% impiegato dalle Cooperative sociali rispetto al 19,1% e al 12,1% di Associazioni e Fondazioni. La media dei dipendenti, pari a 27,5% tra le Cooperative sociali, scende a 0,5% tra le Associazioni. Curioso come rispetto al precedente anno le istituzioni in crescita sono quelle impegnate nelle attività religiose (+14,4%), delle relazioni sindacali (+5,8%) e dell’ambiente (+6,2%); al contrario, risultano in calo i settori della cooperazione e solidarietà internazionale e dello sviluppo economico e della coesione sociale. Tuttavia occorre sottolineare come il ricorso al personale dipendente sia maggiore in alcuni settori d’attività: l’85,5% delle istituzioni non profit opera senza personale dipendente (quindi in condizioni di volontariato), invece, nei settori dell’istruzione e ricerca e dello sviluppo economico le quote si attestano rispettivamente al 41,2% e al 25,8%.
É ormai prassi consolidata quella che permette ad ogni ente/organizzazione di determinare ogni singolo rapporto di impiego/collaborazione attraverso un multilaterale bilanciamento delle regole che disciplinano i diritti e i doveri del soggetto volontario sia in una ottica normativa più ampia che in quella che fa riferimento alle categorie previdenziali e ai sistemi di controllo della responsabilità personale di ogni singolo operatore di Terzo settore. A tal proposito un valido sostegno di contenuti e di presupposti attraverso i quali orientarci ci viene dato dal Codice del Terzo settore, che al Titolo III rubricato “Del volontariato e dell’attività di volontariato”, ci indirizza su quello che deve essere l’attuale regime di volontariato ed i limiti in doveri e diritti ai quali il soggetto volontario deve essere sottoposto.
Il contenuto normativo: Art. 17. Volontario e attività di volontariato 1. Gli Enti del Terzo settore possono avvalersi di volontari nello svolgimento delle proprie attività e sono tenuti a iscrivere in un apposito registro i volontari che svolgono la loro attività in modo non occasionale. 2. Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un Ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà. 3. L’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere rimborsate dall’Ente del Terzo settore, tramite il quale svolge l’attività, soltanto le spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall’Ente medesimo. Sono in ogni caso vietati rimborsi spese di tipo forfetario.
4. Ai fini di cui al comma 3, le spese sostenute dal volontario possono essere rimborsate anche a fronte di una autocertificazione resa ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purché non superino l’importo di 10 euro giornalieri e 150 euro mensili e l’organo sociale competente deliberi sulle tipologie di spese e le attività di volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle attività di volontariato aventi ad oggetto la donazione di sangue e di organi. 5. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’Ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria. 6. Ai fini del presente Codice non si considera volontario l’associato che occasionalmente coadiuvi gli organi sociali nello svolgimento delle loro funzioni. 7. Le disposizioni di cui al presente titolo non si applicano agli operatori volontari del servizio civile universale, al personale impiegato all’estero a titolo volontario nelle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo, nonché agli operatori che prestano le attività di cui alla legge 21 marzo 2001, n. 74.
Art. 18. Assicurazione obbligatoria 1. Gli Enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi. 2. Con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, da emanarsi di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente Codice, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche e sono disciplinati i relativi controlli. 3. La copertura assicurativa è elemento essenziale delle convenzioni tra gli enti del Terzo settore e le amministrazioni pubbliche e i relativi oneri sono a carico dell’amministrazione pubblica con la quale viene stipulata la convenzione. Art. 19. Promozione della cultura del volontariato 1. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei limiti delle risorse disponibili, promuovono la cultura del volontariato, in particolare tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da svolgere nell’àmbito delle strutture e delle attività scolastiche, universitarie 35
ed extrauniversitarie, valorizzando le diverse esperienze ed espressioni di volontariato, anche attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato e di altri Enti del Terzo settore, nelle attività di sensibilizzazione e di promozione. 2. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Ministro per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione, previa intesa in sede di Conferenza StatoRegioni, definisce con decreto i criteri per il riconoscimento in àmbito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato. 3. Ai fini del conseguimento di titoli di studio, le Università possono riconoscere, nei limiti previsti dalla normativa vigente, crediti formativi a favore degli studenti che abbiano svolto attività di volontariato certificate nelle organizzazioni di volontariato o in altri Enti del Terzo settore rilevanti per la crescita professionale e per il curriculum degli studi. 4. All’articolo 10, comma 2, della legge 6 marzo 2001, n. 64, dopo le parole «che prestano il servizio civile o il servizio militare di leva», sono inserite le seguenti: «o attività di volontariato in enti del Terzo settore iscritti nel Registro Unico Nazionale per un numero di ore regolarmente certificate».
In sintesi: 1) Gli Enti del Terzo settore possono avere al loro interno soggetti volontari per la realizzazione delle loro attività nei differenti ambiti di intervento e devono iscrivere in appositi registri i volontari che la svolgono in modo non occasionale. 2) Esclusivi fini di solidarietà devono orientare l’attività di volontariato e non deve essere retribuita in alcun modo. 3) La condizione di volontario è contraria a qualsiasi struttura di rapporto di lavoro subordinato o autonomo. 4) Non deve essere considerato volontario l’associato che saltuariamente assista gli organi sociali nello svolgimento delle loro funzioni operative. 5) Tutti gli Enti del Terzo settore che si avvalgono di soggetti volontari di qualsiasi ordine e categoria devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie legati allo svolgimento dell’attività di volontariato, ed anche per la responsabilità civile verso i terzi. 6) La copertura assicurativa è condizione essenziale delle convenzioni tra gli ETs e le amministrazioni pubbliche e i relativi oneri sono a carico dell’amministrazione in partnership di convenzione. 7) Novità per i giovani e la formazione del volontariato attraverso il coinvolgimento delle Organizzazioni di Volontariato e di altri Enti del Terzo settore nelle attività di sensibilizzazione e di promozione. Più nello specifico per quel che riguarda il trattamento economico si è gradualmente inserita una distinzione tra i volontari nazionali e quelli in servizio all’estero (vedi anche differenze tra art. 17 punto 3 e ss. del d. lgs. 117/2017 Codice Ts e D. Lgs. 40/2017 sul Servizio Civile Universale). 37
In diversi contesti di settore si ritiene che il soggetto operante nel proprio Paese di appartenenza non debba essere destinatario di rimborso per il lavoro svolto. Mentre per i volontari impiegati in SCU (Servizio Civile Universale) all’estero sono sempre indennizzate le spese di viaggio funzionali all’attività così come è garantito un sussidio economico oltre alla garanzia degli oneri assicurativi. Tuttavia si sta diffondendo come prassi consolidata quella di offrire direttamente ai soggetti operanti con spirito di volontarietà mezzi economici ed incentivi per meglio intervenire in programmi strutturati e di rilievo sociale. In conclusione, occorre evidenziare come il volontario da soggetto privato indistinto stia diventando soggetto giuridicamente riconosciuto e responsabilmente tracciato, che dovrà essere inserito in appositi registri di appartenenza (vedi artt. 45-46 del CTs)20. È chiaro non venga attuata più una così netta distinzione categorizzante del volontario in base al tempo impiegato, ma accade che questa operi perlopiù sulla base dell’attività svolta e del profilo professionale di appartenenza. 20 Cfr. Art. 45. Registro Unico Nazionale del Terzo settore 1. Presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è istituito il Registro Unico Nazionale del Terzo settore, operativamente gestito su base territoriale e con modalità informatiche in collaborazione con ciascuna Regione e Provincia autonoma, che, a tal fine, individua, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la struttura competente. Presso le Regioni, la struttura di cui al periodo precedente è indicata come «Ufficio regionale del registro unico nazionale del Terzo settore». Presso le Province autonome la stessa assume la denominazione di «Ufficio provinciale del Registro unico nazionale del Terzo settore». Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali individua nell’ambito della dotazione organica dirigenziale non generale disponibile a legislazione vigente la propria struttura competente di seguito indicata come «Ufficio statale del Registro unico nazionale del Terzo settore». 2. Il registro è pubblico ed è reso accessibile a tutti gli interessati in modalità telematica. Cfr. Art. 46. Struttura del Registro 1. Il Registro unico nazionale del Terzo settore si compone delle seguenti sezioni: a) Organizzazioni di volontariato; b) Associazioni di promozione sociale; c) Enti filantropici; d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali; e) Reti associative; f) Società di mutuo soccorso; g) Altri Enti del Terzo settore. 2. Ad eccezione delle reti associative, nessun ente può essere contemporaneamente iscritto in due o più sezioni. 3. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali può, con decreto di natura non regolamentare, sentita la Conferenza Unificata, istituire sottosezioni o nuove sezioni o modificare le sezioni esistenti.
4. Privacy, Terzo settore e volontariato Lo scorso 25 maggio 2018 è entrato in vigore il Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (General Data Protection Regulation – GDPR) anche nei confronti degli Enti di Terzo settore e per tutti gli altri così come previsti dal Codice. Tutte queste organizzazioni e associazioni vengono interpellate più da vicino per adeguare i loro sistemi di gestione delle informazioni personali e rimodulare i loro statuti interni di pari passo con i registri preposti in conformità al nuovo Regolamento 679/2016 UE. La normativa di matrice europea e regionale viene estesa attraverso queste nuove procedure ed un corpo documentale che comprende, soltanto come incipit, ben 173 “considerando”. La sua corretta applicazione si conforma a seconda: 1) dello specifico ETs, 2) delle caratteristiche della singola associazione, 3) delle condizioni del singolo volontario che svolge una determinata attività, 4) del tipo di trattamento dati effettuato parallelamente con l’ambito di intervento svolto. Pertanto più in generale tali Enti di Terzo settore sono da ritenersi titolari del trattamento dei dati personali di tutti i soggetti presenti al loro interno. Le organizzazioni che sono capaci di gestire l’archiviazione, il trasferimento e il controllo sulle informazioni sono le persone giuridiche e non possono, invece, essere coinvolti e investiti di tale responsabilità i singoli promotori delle attività e benché meno i singoli volontari. 39
Premesso ciò occorre far notare come tutte le decisioni debbano essere prese dall’Ente e/o dalle persone fisiche alle quali è attribuita tale funzionalità specifica (ideale sarebbe che ci fosse per ciascun Ente di Ts un DPO - Data Protection Officer che si occupasse della gestione dei dati, soprattutto di quelli sensibili e più strettamente riservati di particolari categorie di soggetti). E i conseguenti limiti previsti dal Regolamento, in rapporto con il nuovo Codice di Ts, è auspicabile vengano bilanciati e revisionati dai responsabili interni e dagli operatori che ricoprono una determinata qualifica con funzioni direttive di gestione, amministrazione e supervisione del personale e dei soggetti coinvolti con le attività dell’ente, dell’organizzazione o dell’associazione. Tale accountability di carattere amministrativo e di salvaguardia dei diritti della persona va a legarsi e contemperarsi con quanto sancito per la realizzazione e la predisposizione dei registri dagli artt. 45 e 46 del d.lgs. 117/2017 (rispettivamente rubricati “Registro Unico Nazionale del Ts” e “Struttura del Registro”). Per ODV e APS non rileva, ai fini dell’applicazione del GDPR, l’iscrizione dell’Ente al Registro Unico del volontariato o, allo stesso modo, al Registro per le Associazioni di Promozione sociale (rispettivamente ex legge 266/1991; ex 383/2000) e nemmeno al sopracitato RUN del Terzo settore previsto dal Codice. Secondo questa linea applicativa le norme del nuovo Regolamento privacy non attuano una categorizzazione tra i vari soggetti individuali e non (risulterebbe una prassi contraria ai principi di sussidiarietà costituzionale così come sancita ora dal nuovo “pacchetto” legislativo di Terzo settore) ma operano attraverso un esclusivo, di converso complessivo, riferimento agli Enti responsabili del processo di gestione 40
come: le Fondazioni, le Associazioni e tutte le istituzioni coinvolte. In questo articolato panorama di definizioni il Regolamento Europeo traccia delle linee guida21 per gli Enti del Terzo settore. Questi soggetti giuridici (ex art. 5 del GDPR)22 dovranno seguire tutte le operazioni di controllo sui dati personali degli operatori e dei volontari in modo conforme ai principi di liceità e secondo il dovuto grado di confidenzialità e trasparenza. Le informazioni raccolte e archiviate dovranno avere scopo e obiettivi funzionali all’attività e all’ambito di intervento proprio dell’organizzazione di riferimento. 21 Per un approfondimento sul contenuto in commento del nuovo Regolamento privacy UE 679/2016 consulta l’intero testo al link riportato di seguito: https:// www.garanteprivacy.it/documents/10160/0/Regolamento+UE+2016+679.+Arr icchito+con+riferimenti+ai+Considerando+Aggiornato+alle+rettifiche+pubbli cate+sulla+Gazzetta+Ufficiale++dell%27Unione+europea+127+del+23+magg io+2018. 22 Articolo 5 Principi applicabili al trattamento di dati personali 1. I dati personali sono: a) trattati in modo lecito, corretto e trasparente nei confronti dell’interessato («liceità, correttezza e trasparenza»); b) raccolti per finalità determinate, esplicite e legittime, e successivamente trattati in modo che non sia incompatibile con tali finalità; un ulteriore trattamento dei dati personali a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici non è, conformemente all’articolo 89, paragrafo 1, considerato incompatibile con le finalità iniziali («limitazione della finalità»); c) adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati («minimizzazione dei dati»); d) esatti e, se necessario, aggiornati; devono essere adottate tutte le misure ragionevoli per cancellare o rettificare tempestivamente i dati inesatti rispetto alle finalità per le quali sono trattati («esattezza»); e) conservati in una forma che consenta l’identificazione degli interessati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati; i dati personali possono essere conservati per periodi più lunghi a condizione che siano trattati esclusivamente a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici, conformemente all’articolo 89, paragrafo 1, fatta salva l’attuazione di misure tecniche e organizzative adeguate richieste dal presente regolamento a tutela dei diritti e delle libertà dell’interessato («limitazione della conservazione»); f) trattati in maniera da garantire un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali («integrità e riservatezza»). 2. Il titolare del trattamento è competente per il rispetto del paragrafo 1 e in grado di comprovarlo («responsabilizzazione»).
Inoltre i responsabili del trattamento (in linea con quelle che sono le indicazioni del Regolamento e del Codice) in base al grado individuale di responsabilità direttiva, potranno occuparsi dell’aggiornamento di queste banche dati e la loro conservazione dovrà sempre essere proporzionata con la durata dell’opera dell’organizzazione o del singolo soggetto volontario quindi utilizzando il cd. “requisito della temporalità funzionale”. A meno che tale archiviazione di informazioni strettamente personali non avvenga per ragioni di interesse pubblico, di ricerca scientifica o storica, non c’è motivo alcuno per ritenere che i responsabili dell’Ente mantengano un controllo e una gestione diretta sul flusso di dati personali degli associati e/o volontari per un arco temporale illimitato e non coerentemente con il grado di continuità dell’opera o dell’azione di liberalità prestati dal soggetto coinvolto. I trattamenti e la gestione di categorie di dati ottenute anche in un’ottica di semplice carità e benevolenza è consigliabile che siano comunicati alla persona interessata tramite l’indicazione degli scopi propri di utilizzo previsti dallo statuto o dal regolamento informativo dell’Ente di appartenenza. Prendendo ad esempio le attività correlate ad alcune organizzazioni e/o associazioni (come la distribuzione per corrispondenza di lettere di attività pubblicitaria anche con riviste e oboli di donazione) in queste il controllo di tali informazioni non può essere messo in pratica senza l’autorizzazione dei beneficiari (per esempio i consociati, i volontari occasionali, i sottoscriventi etc.) all’utilizzo dei loro dati di registro per tali finalità non propriamente istituzionali. Pertanto resta fermo l’indirizzo per tutti gli ETs, le ODV, le APS, le Fondazioni e le altre forme associative menzionate dal Codice, di predisporre una accurata e ben descritta documentazione informativa al soggetto coinvolto 42
dall’attività dell’organo per la gestione dei suoi dati sensibili utilizzati attraverso il controllo e la verifica nelle strutture di volontariato. Inoltre è raccomandabile che in qualsiasi momento possa essere conservata la possibilità di utilizzo del diritto di revoca del consenso in capo al soggetto operatore/volontario. Gli stessi dovranno essere messi al corrente del fatto che il registro con le informazioni potrebbe essere trasmesso a terze parti come: gli enti in partnership, le organizzazioni al di fuori del contesto operativo interno, i soci, i volontari esterni, i collaboratori esterni e le istituzioni o aziende sponsor o finanziatrici. Occorre precisare ulteriormente che per i singoli individui che svolgono continuativamente o saltuariamente attività di pura liberalità e beneficienza attraverso donazioni o con lo svolgimento pratico di opere che (ex art. 9 c. 2 lett. d) del Regolamento)23 potrebbero essere individuati e registrati come operatori/volontari che realizzano un “rapporto di compartecipazione” con l’ambito di intervento specifico dell’ETs. Da ultimo è fondamentale evidenziare come, in base all’art. 6 del GDPR24, il consenso non diviene necessario nel caso in cui 23 Vedi contenuto alla lett. d) dell’art. 9 c. II del Regolamento 679/2016 UE: «(…) d) il trattamento è effettuato, nell’ambito delle sue legittime attività e con adeguate garanzie, da una Fondazione, Associazione o altro organismo senza scopo di lucro che persegua finalità politiche, filosofiche, religiose o sindacali, a condizione che il trattamento riguardi unicamente i membri, gli ex membri o le persone che hanno regolari contatti con la Fondazione, l’Associazione o l’organismo a motivo delle sue finalità e che i dati personali non siano comunicati all’ esterno senza il consenso dell’interessato (…)». 24 Cfr. Art. 6 Liceità del trattamento: «1. Il trattamento è lecito solo se e nella misura in cui ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l’interessato ha espresso il consenso al trattamento dei propri dati personali per una o più specifiche finalità; b) il trattamento è necessario all’esecuzione di un contratto di cui l’interessato è parte o all’esecuzione di misure precontrattuali adottate su richiesta dello stesso; c) il trattamento è necessario per adempiere un obbligo legale al quale è soggetto il titolare del trattamento; d) il trattamento è necessario per la salvaguardia degli interessi vitali dell’interessato o di un’altra persona
la gestione delle informazioni di base del soggetto sia attuata per adempiere all’obbligo legale derivante dall’esecuzione di un contratto (di lavoro, di assicurazione, di collaborazione e/o vendita) nel quale l’interessato sia parte sostanziale per la realizzazione di funzioni e attività di interesse pubblico, per il bene comune e per la salvaguardia e la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali, data la condizione manifesta dell’opera svolta. Per tutti gli Ets il consenso non dovrà essere previsto se il trattamento attiene alla comunicazione dei dati comuni agli associati con la compagnia di assicurazione, da parte dell’istituzione opportunamente iscritta al RUNTs, e per i quali è disciplinata l’assicurazione obbligatoria ex art. 18 del CTs.
fisica; e) il trattamento è necessario per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento; f) il trattamento è necessario per il perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento o di terzi, a condizione che non prevalgano gli interessi o i diritti e le libertà fondamentali dell’interessato che richiedono la protezione dei dati personali, in particolare se l’interessato è un minore. La lettera f) del primo comma non si applica al trattamento di dati effettuato dalle autorità pubbliche nell’esecuzione dei loro compiti (...).
5. A Domanda - Risposta: Responsabilità e Definizioni all’interno del Codice e delle organizzazioni di Volontariato 1) L’ Art.15, comma 1, lett. a) del D.lgs. 117 del 3/7/2017 recita: «(…) gli enti del Terzo settore devono tenere il libro degli associati o aderenti (…)». Cosa si intende per “associati” e per “aderenti”? L’associato è formalmente colui che aderisce al contratto di associazione. Le associazioni di volontariato possono prevedere diverse categorie di soci, tra cui quella dei soci volontari. Il volontario può anche non essere socio, ovvero non sentirsi completamente parte dell’associazione e, quindi, non aderirvi, ma svolgere comunque per essa una attività personale, spontanea e gratuita senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà. La prassi amministrativa25 chiarisce che anche il termine partecipante deve fare riferimento a soggetto che abbia comunque conseguito un legame di appartenenza con l’Ente verso il quale viene erogato il corrispettivo. Pertanto, l’applicazione della norma agevolativa necessita l’acquisto della qualità di associato che può avvenire, come è per i contraenti originari o fondatori, per effetto della costituzione dell’associazione ma può, altresì, essere successivo ad essa; ed è proprio questa 25 Si vedano la C.M. n. 124/1998 - “É appena il caso di precisare che l’attività esterna degli Enti associativi, quella cioè resa da tali Enti nei confronti dei terzi, continua a restare, di regola, fuori dalla sfera di applicazione dell’art. 111 del Tuir” (ora art. 148) -, la C.M. n. 12/2009 in materia di modello EAS - “Si precisa che l’attività esterna degli Enti associativi cioè quella resa nei confronti di terzi, non rientra di regola nella sfera di applicazione delle norme agevolative sopra riportate” – e la R.M. n. 38/E/2010 -“Con riferimento alle attività effettuate dalle società sportive dilettantistiche nei confronti dei frequentatori e/o praticanti che non rivestono la qualifica di soci, si ritiene che la disposizione agevolativa in argomento si applichi a condizione che i destinatari delle attività risultino tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali (Coni, Federazioni sportive nazionali, Enti di promozione sportiva)”.
possibilità di adesioni successive che colloca il contratto di associazione nella vasta categoria dei “contratti aperti” la cui caratteristica risiede, appunto, nella circostanza che ai contraenti originari possono, dopo la perfezione del contratto, aggiungersene nuovi senza che ciò implichi lo scioglimento del precedente rapporto contrattuale e la conclusione, tra i contraenti originari ed i nuovi, di un altro contratto. Pertanto alla luce di quanto emerge dalla lettera del Codice Terzo settore per associati si potranno intendere e considerare tutti quei soggetti che sin dalla fase istitutiva dell’organizzazione hanno preso parte alla sua formazione e programmazione, continuando e perpetuando tale forma associativa e di gestione dell’Ente in oggetto nel tempo. Qualora si volesse distinguere e necessariamente differenziare la figura appena sopra dell’associato con quella dell’aderente l’unico elemento utile al riconoscimento delle due categorie potrebbe individuarsi e di seguito far emergere nel requisito della temporalità. Così che il soggetto aderente nel nuovo Ente di Terzo settore sarà quel soggetto che acquisisce e ottiene le caratteristiche dell’associato, ma essendo subentrato da poco o quantomeno no ab origine nella struttura organizzativa viene ad inserirsi nel nuovo contesto quale soggetto attivo operante destinatario di tutele e margini di garanzia propri ai membri principali ed originari, pur tuttavia dovendo rispettare e riconoscere la validità dell’organigramma strutturale, dello statuto e della gestione interna dell’Ente stesso. Inoltre è pratica comune ed ormai diffusa quella che utilizza il termine associati per tutti quei soggetti membri di un’associazione riconosciuta, mentre di aderente per quegli individui membri interessati, simpatizzanti o volontari stabili legati alle associazioni non riconosciute, alle APS e alle ODV. 2) L’ Art.17, comma 1, lettera a) del D.lgs. 117/2017 recita: «Gli enti del Terzo settore possono avvalersi di volontari 46
nello svolgimento delle proprie attività e sono tenuti a iscrivere in un apposito registro i volontari che svolgono la loro attività in modo non occasionale». E ancora: «Ai fini del presente Codice non si considera volontario l’associato che occasionalmente coadiuvi gli organi sociali nello svolgimento delle loro funzioni». Che rapporto intercorre tra il “libro degli associati o aderenti” e “l’apposito registro” a cui iscrivere i volontari? Nel caso specifico occorre analizzare la figura del volontario. Così come previsto dal nuovo codice di Ts il volontario all’art. 17 c. 2: «Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà». Inoltre al c. 3 del medesimo articolo viene previsto come «l’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario». Premesso tutto questo e data per assodata la condizione e la caratteristica di pura solidarietà e gratuità dell’azione del volontario, margini di differenziazione e di intervento rispetto al singolo associato o aderente possono emergere dal c. 5 e 6 dell’art. in oggetto. Qui si prevede che «La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria. Al c. 6 (…) ai fini del presente Codice non si considera volontario l’associato che occasionalmente coadiuvi gli organi sociali nello svolgimento delle loro funzioni». Da tutto questo emerge la caratteristica 47
fondamentale del rapporto esistente tra volontario (soggetto/ persona fisica) e Ente che oltre ad essere fondato sul requisito della sussidiarietà e completa gratuità del sussidio e del compito svolto, comporta la totale liberalità del soggetto nell’instaurare rapporti di collaborazione e di sostegno che mai potranno essere assimilati, sotto la fattispecie giuridica, ad un rapporto di lavoro dipendente. Questo anche in ragione del fatto che verrebbe direttamente meno la qualifica in capo al soggetto qualora egli stesso o altri associati dell’ente propongano e realizzino proventi o utili attraverso l’attività che per sua stessa natura deve essere riconosciuta di volontariato e slegata da qualsivoglia assoggettamento o onere salariale e contributivo. Pertanto la logica che ha animato il legislatore nella redazione di tale contributo normativo resta pur sempre quella che attribuisce all’operatore volontario la qualifica di soggetto che opera per pura benevolenza verso il prossimo e verso il bene comune, senza alcun fine lucrativo e speculativo verso l’Ente di Ts di appartenenza o l’Ente pubblico o privato con il quale viene strutturata e portata avanti una partnership. Per quel che riguarda i diritti in capo all’operatore volontario l’articolo 18 del Codice prevede l’obbligatorietà dell’assicurazione per tutti gli Enti. Stando così le cose la differenza tra libro degli associatiaderenti e l’apposito registro in cui iscrivere i volontari, può essere individuata e interpretata per prima partendo dal ruolo specifico che il soggetto ha all’interno del singolo Ente. Di seguito occorrerà distinguere l’opera del singolo membro anche in ragione delle sue mansioni e delle caratteristiche operative proprie della sua qualifica. Ed infine, requisito fondamentale, sarà quello della “temporalità funzionale” dell’azione e dell’attività portata avanti dal prestatore di un servizio all’interno di ogni precipuo Ente di Terzo settore. 48
3) Posto che, dal tenore dell’articolo sopra citato, le ODV e le APS devono iscrivere nell’ “apposito registro” soltanto i volontari non occasionali: l’obbligo assicurativo a quali soggetti è rivolto? C’è un legame tra l’iscrizione all’apposito registro e l’obbligo assicurativo? A quest’obbligo sono soggetti soltanto i volontari occasionali o anche quelli non occasionali? L’articolo 18 prevede che: «Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi. (…) La copertura assicurativa è elemento essenziale delle convenzioni tra gli enti del Terzo settore e le amministrazioni pubbliche, e i relativi oneri sono a carico dell’amministrazione pubblica con la quale viene stipulata la convenzione». La lettera del Codice così come è disciplinata non lascia spazio a considerazioni elusive della possibilità di prevedere il beneficio e la garanzia di tutela promossa dalla sottoscrizione di un contratto di assicurazione. Qualsiasi tipologia di volontario, sia esso occasionale e/o abituale (fisso e pertanto iscritto nell’apposito registro) deve essere soggetto all’obbligo assicurativo, che risiede esclusivamente in capo agli ETs (qualora non ci siano altri accordi o partnership con altre organizzazioni e istituzioni di rango amministrativo superiore) o, in caso contrario, in capo all’ente locale o pubblica amministrazione che si occupa di gestire l’accordo e di promuovere e sviluppare la convenzione per lo svolgimento e la messa in campo di determinate opere e/o progetti. Tutti i volontari devono essere soggetti individuali beneficiari dell’obbligo assicurativo in ragione della necessità di 49
prevendere margini di garanzia e diritti assicurativi adeguati per tutti quei soggetti che svolgano qualsivoglia attività benefica e di mera sussidiarietà e assistenza. 4) Può essere accettata l’interpretazione secondo la quale il semplice “associato” è escluso dall’obbligo assicurativo, stante che l’art. 18 c. 1 parla soltanto di “volontari”? Premesso che il contratto associativo posto in essere dovrà avere al suo interno la precisa indicazione dei diritti e degli obblighi di tutti gli associati e/o aderenti, ne consegue che i soggetti legati da questo rapporto associativo non possono vantare diritti, ma soprattutto a questi ultimi non potranno essere imposti obblighi o eventuali limiti, diversamente da quelli considerati nel contratto e nella conseguente partnership programmatica tra ente pubblico-privato. Fissati gli obblighi, possono essere anche previste sanzioni a carico dell’associato che non li rispetti o anche modifiche al rapporto di collaborazione che intercorre tra lui e l’Ente di Terzo settore di riferimento o appartenenza. Il semplice associato o aderente, nell’ipotesi in cui non svolga direttamente attività, compiti o mansioni strettamente operative e che possano comportare un danno o un conseguente lieve o grave nocumento per terze persone o cose, potrebbe essere esente da suddetto obbligo di stipula del contratto assicurativo. Diviene difficile riconoscere l’obbligo assicurativo nei casi in cui ci si trovi in situazioni dove figure ibride quali quelle del socio volontario non necessariamente operativo o titolare di azioni e mansioni che possono generare un rischio o necessariamente beneficiare di una garanzia assicurativa. Pensiamo all’art. 32 c.1 del CTs dove vengono disciplinate le ODV e l’art. 35 c.1 del CTs per le APS. Proprio in ragione di queste previsioni normative occorre considerare come 50
minimo comune denominatore, per l’attribuzione di una tutela e/o obbligo assicurativo al soggetto liberamente considerato volontario (nella fattispecie così come definita dal Codice del Terzo settore all’art. 17), l’elemento della portata operativa della prestazione di libera scelta utile allo sviluppo dei bisogni delle comunità. Concludendo si ritiene necessaria, non solo per il singolo ma per l’intero mondo operativo del Terzo settore, soprattutto per le peculiari figure di soggetti associati/aderenti/volontari presenti perlopiù all’interno delle ODV e delle APS che venga stipulata opportuna polizza assicurativa, pur sempre in linea e alla luce di quelli che sono i requisiti funzionali e di messa in opera concreta dell’attività di benefit verso le istituzioni, gli enti e tutti i soggetti beneficiari (siano essi soci, aderenti e/o terzi).
6. Spunti di riflessione 	Quale lo spazio consolidato e quali i margini di sviluppo per la figura del volontario? 	Quali scenari aperti e quali sfide per i soggetti del Terzo settore all’interno dell’ambito formativo giovanile in relazione ad ambiti particolari di intervento? 	Quali punti di debolezza e quali opportunità per la valorizzazione del volontariato attraverso i nuovi strumenti quali il Servizio civile universale, il volontariato europeo e quello d’impresa? 	Può essere auspicabile un potenziamento della presenza sul territorio di tutte queste realtà di Terzo settore in prossimità delle comunità? 	Occorre un ulteriore rafforzamento del bilanciamento con le istituzioni pubbliche? 	Gli ETs hanno maturato (o c’è ancora molto da fare) un agire di rete consapevole che li categorizza? 	Far necessaria chiarezza con il sistema di regole!! 	Orientare le proprie conoscenze con quelle delle best practices e delle abilità nei diversi ambiti da parte di altre organizzazioni del Terzo settore. Occorre dialogare e agire in rete. 	Redigere un glossario ed un insieme di definizioni utili! 	Riconoscere i limiti delle strutture di volontariato e dell’operatività degli Enti di Terzo settore! 53
360 Assicura è una società di intermediazione assicurativa specializzata da più di 25 anni nella copertura degli Enti del Terzo settore. Sede: Via Leonardo da Vinci 12 – 06024 Gubbio (PG) tel 0759220589 mail: info@360assicura.it iscritta albo Rui n. A000012181 Responsabili dell’attività di intermediazione assicurativa: Marco Brunelli – Rui A000002055 Fabrizio Calzuola – Rui A000002018
Il regime di volontariato e la sua evoluzione. Strumenti per affrontare la Riforma a cura di Giovanni Giudetti

References: Art. 32
 Art. 35
 art. 32
 art. 6
 articolo 37
 Art. 17

Art. 18
 Art. 19
 art. 17
 Art. 45
 Art. 46
 art. 5
 Articolo 5
 art. 9
 Art. 6
 art. 18
 Art.15
 art. 148
 Art.17