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Timestamp: 2020-07-12 05:20:35+00:00

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Contumace involontario, termine breve per impugnare la sentenza - Iusletter
Il contumace involontario a cui sia stata notificata personalmente la sentenza, deve impugnarla nel termine breve ex art. 325 c.p.c., decorrente dal momento della notifica stessa, così come avviene per il contumace volontario.
Con l’Ordinanza n. 1893 dello scorso 23 gennaio, la Cassazione ha sancito il principio per il quale, nell’ipotesi di notifica della sentenza nei confronti del contumace involontario, opera il termine decadenziale breve.
Secondo la pronuncia della Suprema Corte, infatti, nel caso via sia stata la notifica della sentenza, a nulla vale che il contumace sia rimasto involontariamente tale per nullità o inesistenza della notifica dell’atto introduttivo del giudizio al termine del quale è stata emessa la sentenza, in quanto dal momento della notifica della sentenza, egli ha potuto prendere contestualmente contezza della lite e del suo sviluppo, incombendo su di esso quell’onere di responsabile attivazione che cada su chiunque sia investito di un procedimento giurisdizionale (Cass. Civ. N. 19037 del 12/12/2003).
Neppure la carenza della notificazione dell’atto introduttivo, infatti, comporta di per sé sola, né la giuridica inesistenza della sentenza, né una lesione del diritto di difesa che non sia successivamente riparabile con l’impaginazione entro i termini adeguati nei quali dispiegare, con una dovuta ma minima diligenza, le opportune difese.
Alla luce di tale principio, dunque, si deduce che, nel caso della contumacia involontaria, la differenza fra nullità ed inesistenza della notifica dell’atto introduttivo del grado di giudizio al cui esito é stata emessa la sentenza da impugnare – con il conseguente diverso riparto dell’onere probatorio in punto di conoscenza della pendenza del giudizio – rileva solo ai fini del termine decadenziale lungo di cui all’art. 327 c.p.c. ed, in particolare, ai diversi fini del capoverso della predetta norma, nel caso, cioè, di mancata notifica della sentenza.
Nella circostanza in esame, il ricorrente in Cassazione aveva impugnato la sentenza del Tribunale di primo grado ben oltre il termine breve, essendo avvenuta la notifica della sentenza il 7/06/2016 ed essendo stato proposto appello soltanto l’8/09/2016 con conseguente declaratoria di inammissibilità per tardività della detta impugnazione da parte della Corte d’Appello di Catania.
A nulla sono valsi, in sede di ricorso per Cassazione, i motivi di violazione degli artt. 161 e 164 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1 N. 4 e di violazione ex art. 111 Cost., dell’art. 24 Cost. E dell’art. 101 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 5 N. 3, invocati dal ricorrente, atteso che la Corte ha rigettato entrambi i motivi pronunciando il nuovo principio di diritto secondo cui, in caso di contumacia involontaria, la distinzione tra nullità ed inesistenza della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio, con il diverso riparto dell’onere probatorio in punto di conoscenza della pendenza del giudizio, rileva per il caso di mancata notifica della sentenza, ” poiché nei confronti del contumace involontario opera non solo il termine decadenziale lungo dalla data della successiva conoscenza della sentenza, ma anche il termine breve ai sensi dell’art. 325 c.p.c., nell’ipotesi in cui la sentenza sia stata notificata personalmente, decorrente dalla data di tale notifica” e ciò, senza alcun differente trattamento rispetto al contumace volontario e senza alcuna violazione degli artt. 24 e 111 Cost.
Cass., Sez. VI – 3, 23 gennaio 2019, ordinanza n. 1893

References: sentenza 
 art. 325
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 111
 sentenza