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Timestamp: 2019-03-24 05:01:26+00:00

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CASSAZIONE E ASSEGNO DI DIVORZIO, BERNARDINI DE PACE:"QUESTA SENTENZA RIDA' DIGNITÀ ALLA VERITÀ"
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Era attesa dal 10 aprile la sentenza della Cassazione sull'assegno di divorzio. Con l'intervento della Suprema Corte è stato colmato un vuoto legislativo che andava avanti da oltre un anno. Tutto è partito quando l'ex ministro Grilli si è separato dalla sua ex alla quale non è stato applicato "il tenore di vita".
La decisione di ieri scioglie il conflitto di giurisprudenza e ribalta i parametri. In caso di separazione, l'assegno sarà calcolato non solo in base al tenore di vita ma considerando l'intera storia familiare.
A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con l'avvocato matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace:
"ci sono elementi importanti che cambiano completamente. Con quella sentenza del maggio 2017 si erano stabiliti dei principi molto rigorosi, prima di tutto quello dell'auto responsabilità economica e poi il fatto che con il divorzio finiva il concetto di solidarietà post coniugale, di coppia che comunque restava anche con l'assegno di mantenimento perché valeva il principio dell'auto responsabilità economica, ovvero ciascuno deve bastare a se stesso. L'assegno di mantenimento si dava solo nei casi disperati quando la parte debole non aveva capacità lavorativa o altro. Con questa sentenza di ieri, invece, la Corte stabilisce che la storia matrimoniale ha un valore di per sé, cioè dura oltre il divorzio. L'autodeterminazione porta al divorzio ma la storia matrimoniale resta perché il tributo che ciascuno ha dato al matrimonio permane oltre il divorzio. Non c'è più un coniuge che rimane colpito duramente dalla rottura ma ci deve essere un riequilibrio. Questo riequilibrio si basa su dei criteri che sono principalmente il contributo fornito da chi chiede l'assegno alla conduzione della vita familiare, alla formazione del patrimonio comune. E altro elemento importante è la durata del matrimonio e l'età di chi richiede l'assegno. Se il matrimonio dura due o tre anni è inutile stare a piangere e a pretendere dall'altro. Ci si dà da fare. Ma un matrimonio di 25 anni quando magari si è rinunciato alla professione, ci si è dedicato al coniuge e ai figli deve essere valorizzato e contabilizzato.
La donna viene valorizzata se ha dato e se ha fatto nel matrimonio. Certo che se una è stata sposata tanti anni, ha solo avuto camerieri al proprio servizio, non si è mai dedicata al marito, i figli sono cresciuti tra scuole e collegi non potrà pretendere perché come farà a provare in tribunale il contribuito dato quando magari era solo in giro, in palestra, in vacanza e nelle spa.
A me piace questa sentenza perché ridà dignità alle persone ma soprattutto ridà dignità alla verità, alla vera storia del matrimonio. Non si può più imbrogliare. Certo gli avvocati avranno molto più da fare, i giudici avranno molto più da fare perché ci saranno delle istruttorie per provare le situazioni molto lunghe, molto diligenti, molto particolareggiate.
Non si può parlare di una regola, di uno schema comune ma ogni storia di vita ha la sua soluzione.
Per quanto riguarda gli ex mariti e padri che parlano di assegni onerosi per cui cadono in povertà, io non sono assolutamente d'accordo con questo vittimismo. Sarebbero caduti in povertà anche nella famiglia. La famiglia costa sicuramente molto di più che non la separazione. Si vede che erano già prima incapaci, non in grado di affrontare un matrimonio. Ci si sposa e si fa i figli quando li si può fare pensando anche che può esistere la separazione che ad un certo punto si sdoppia. Ma non è che se la famiglia si sdoppia si raddoppiano le spese. Entrambi hanno spese diverse e nuove, non hanno l'aiuto dell'altro e i figli hanno il diritto rigoroso di essere mantenuti. Quindi fai i figli quando ti puoi permettere di rispettare una vita umana.

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