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Timestamp: 2020-08-12 10:35:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 28438 del 07/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28438 del 07/11/2018
Cassazione civile sez. lav., 07/11/2018, (ud. 30/05/2018, dep. 07/11/2018), n.28438
sul ricorso 967-2014 proposto da:
REGIONE ABRUZZO, C.F. (OMISSIS), in persona del Presidente della
Regione pro tempore domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,
C.E., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la
dall’avvocato ALBERTO LORENZI, AUGUSTO CARENI giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 557/2012 del TRIBUNALE di PESCARA, depositata
il 21/02/2012 R.G.N. 1844/2011;
avverso l’ordinanza n. 49/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 11/10/2013 R.G.N. 955/2012;
1. Il Tribunale di Pescara, con sentenza n. 557/12, dichiarava il diritto di C.E., dipendente della Regione Abruzzo, alla perequazione della retribuzione individuale di anzianità (R.I.A.) a quella di pari ruolo, in base alla L.R. Abruzzo n. 16 del 2008, art. 1 ed emetteva sentenza di condanna generica dell’ente al pagamento delle differenze maturate.
2. Con ordinanza n. 49/13 resa ai sensi degli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c., letta all’udienza del 10 ottobre 2013, la Corte di appello dell’Aquila dichiarava inammissibile l’appello proposto dalla Regione, per difetto di una ragionevole probabilità di accoglimento.
3. Contro la decisione di primo grado la Regione proponeva ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, allegando copia dell’uno e dell’altro provvedimento (cioè della sentenza del Tribunale e dell’ordinanza di inammissibilità della Corte d’appello).
4. Nel resistere con controricorso la C. eccepiva sia l’inammissibilità del ricorso per decorso del termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., sia l’improcedibilità del ricorso ex art. 369 c.p.c., comma 1, per mancato deposito dell’ordinanza di inammissibilità dell’appello completa della relata di comunicazione.
5. Il P.G. ha ritenuto tardivo il ricorso per essere stato avviato alla notifica il 18 dicembre 2013 e dunque oltre il termine di 60 gg. dalla pubblicazione dell’ordinanza di inammissibilità ex artt. 348-bis e 348-ter c.p.c., avvenuta lo stesso giorno dell’udienza; ha così concluso per la pronuncia di inammissibilità del ricorso.
6. In sede di memoria ex art. 380-bis c.p.c. la Regione Abruzzo contesta che il termine breve per impugnare possa essere fatto decorrere dalla lettura in udienza dell’ordinanza, poichè vi è attestazione di cancelleria relativa al suo deposito avvenuto il giorno seguente (11.10.2013). Invece, ciò che rileva – ad avviso di parte ricorrente – è che la notificazione dell’ordinanza sia avvenuta, ad opera della controparte, il 19 ottobre 2013, costituente il dies a quo del termine per impugnare l’ordinanza ex art. 348-bis c.p.c., con la conseguenza che è da ritenere tempestivo il ricorso avviato alla notifica il 18 dicembre 2013.
1. Con il primo motivo si denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1, comma 3, art. 2, comma 3 e art. 24, della L.R. Abruzzo n. 118 del 1998, art. 1, della L.R. Abruzzo n. 6 del 2005, art. 43 come modificato dalla L.R. Abruzzo n. 16 del 2008, dall’art. 1, comma 2 alla luce degli artt. 36 e 117 Cost.. Si assume che l’impianto della normativa regionale, su cui si fonda l’impugnata sentenza, risulta adottato in violazione della riserva di competenza alla contrattazione collettiva del profilo retributivo del personale dipendente della Regione Abruzzo, oltre che in violazione dei criteri di riparto fra legislatore statale e regionale, nonchè del parametro regolatore di cui all’art. 36 Cost. Si chiede, pertanto, che sia disapplicata la predetta normativa regionale o, in subordine, che sia sollevata la questione di legittimità costituzionale delle citate norme, previa valutazione della non manifesta infondatezza della questione.
3. Con il terzo motivo di ricorso si denuncia violazione dell’art. 278 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere il Tribunale pronunciato solo su una parte della originaria domanda, emettendo una sentenza di condanna generica, anzichè nel quantum, come richiesto da parte ricorrente. La Regione sostiene di avere interesse a denunciare la omessa pronuncia, che “apre la strada ad ulteriori contenziosi rivolti alla determinazione del quantum”.
7.4. Giova richiamare quanto affermato in Cass. 25119 del 2015 sopra citata: “Va ricordato che l’art. 176 c.p.c., comma 2 dice che “le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che dovevano comparirvi” e, quindi, soggiunge che “quelle pronunciate fuori dall’udienza sono comunicate a cura del cancellerie entro i tre giorni successivi”. Poichè la comunicazione è prevista per le ordinanze pronunciate fuori udienza è palese che il legislatore ha inteso ravvisare avvenuta la comunicazione di quelle in udienza nella conoscenza della loro pronuncia da parte delle parti presenti o che dovevano comparire in udienza. In pratica, volta che si consideri che la comunicazione serve a dare notizia (art. 136 c.p.c., comma 1), cioè ad avvisare la parte che è stato pronunciato un provvedimento, sebbene individuato nella sua natura (atteso che ogni provvedimento è individuato come tale dalla sua natura), il legislatore, quanto nell’art. 176 c.p.c., comma 2, primo inciso, fa riferimento al ritenersi conosciute le ordinanza pronunciate in udienza (che risultano riprodotte a verbale), reputa che il “dare notizia” cui allude l’art. 136 c.p.c., comma 1, si realizzi perchè la parte che è presente o doveva essere presente necessariamente riceve tale notizia dell’adozione del provvedimento dalla sua pronuncia nell’udienza nel caso di presenza e, nel caso in cui la presenza era doverosa, la riceve legalmente, perchè viene considerata come parte presente. Questa esegesi dell’art. 176 c.p.c., comma 2, ha così consentito di affermare che la decisione sulla competenza (Cass. (ord.) n. 17665 del 2004; (ord.) n. 4401 del 2006; (ord.) n. 16304 del 2007; (ord.) n. 22525 del 2014; (ord.) n. 2302 del 2015), riguardo alla quale il termine di impugnazione è previsto decorra dalla comunicazione (art. 47 c.p.c., comma 2), decorre dall’udienza se la decisione sia stata pronunciata in udienza.
La situazione si è riproposta con la previsione della comunicazione come possibile dies a quo del termine per il ricorso per cassazione di cui all’art. 348-ter c.p.c., comma 3 per cui deve ritenersi che, allorquando l’ordinanza di cui all’art. 348-ter c.p.c., comma 2 sia stata pronunciata in udienza, il termine di sessanta giorni, di cui all’art. 325 c.p.c., comma 2 decorre dall’udienza stessa per le parti presenti in udienza e per quelle che avrebbero dovuto essere presenti, in quanto l’ordinanza si intende loro comunicata dalla cancelleria per effetto della percezione o della possibilità di percezione della pronuncia del provvedimento, emergente dal suo inserimento nel verbale dell’udienza”.
10. Quanto al contributo unificato, va rilevato che la Regione Abruzzo è stata difesa in giudizio dall’Avvocatura Generale dello Stato. Nei casi di impugnazione respinta integralmente o dichiarata inammissibile o improcedibile, l’obbligo di versare, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato che, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (Cass. n. 1778 del 2016, n. 23514 del 2014, n. 5955 del 2014). Il contributo unificato, come precisato dalle Sezioni Unite con sentenza n. 9840 del 5 maggio 2011 sulla scia di quanto già stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 73 del 2005, ha natura tributaria e tale natura conserva anche relativamente al raddoppio, previsto dal citato L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 che ha introdotto il comma 1-quater al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 atteso che la finalità deflattiva e sanzionatoria della nuova norma non vale a certamente modificarne la sostanziale natura di tributo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la Regione Abruzzo al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.000,00 per compensi e in Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 369
 art. 380
 art. 348
 art. 1
 art. 2
 art. 24
 art. 1
 art. 43
 sentenza 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 13