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Timestamp: 2017-09-22 10:01:46+00:00

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Parlamento abusivo | La Costituzione
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Pubblicato il settembre 10, 2017 da lacostituzioneblog
Gli equilibri istituzionali di un regime democratico e il rapporto popolo-Istituzioni sono due delle cose più delicate al mondo.
Questi equilibri in Italia sono crollati. E il rapporto popolo-Istituzioni presenta crepe irreversibili. Vi spiego il perché.
Con sentenza n. 1/2014 la Corte costituzionale dichiarò l’incostituzionalità della legge elettorale denominata porcellum (cioè della legge n. 270/2005) sia nella parte in cui questa non prevedeva la facoltà in capo all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, sia nella parte in cui non era prevista una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe potuto trovare applicazione il premio di maggioranza.
La XVIIesima Legislatura (cioè quella ancora in corso) si è dunque formata – al pari delle due precedenti – attraverso meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali. Anche la Suprema Corte di cassazione, con sentenza n. 8878/2014, ha confermato la grave alterazione del principio di rappresentanza democratica.
La Corte costituzionale, nel dichiarare l’incostituzionalità del porcellum, ha precisato che le Camere – essendo organi indefettibili – non possono non legiferare, anche se costituitesi in frode alla Costituzione.
E fin qui nulla di sconvolgente, tanto più che non spetta di certo alla Corte costituzionale decidere se e quando sciogliere le Camere.
Il problema, oltre ad essere giuridico, è soprattutto politico: il Presidente della Repubblica di allora, Giorgio Napolitano, avrebbe dovuto mostrare maggiore sensibilità costituzionale ed invitare il Parlamento ad approvare quanto prima una legge elettorale che fosse conforme alla Costituzione in modo tale da chiamare il Paese alle urne in tempi ragionevoli, cosa che non ha fatto. Nè lui nè il suo successore Sergio Mattarella. Anzi, nel caso di Napolitano, questo sollecito’ addirittura le Camere ad andare avanti con le riforme, che in quel periodo erano la riforma del mercato del lavoro e la revisione costituzionale.
Dal gennaio 2014 ad oggi sono trascorsi quasi quattro anni e il Parlamento ha infatti continuato a legiferare come se nulla fosse successo: jobs act, Italicum, riforma costituzionale e quant’altro. Ed ora si accinge ad approvare lo Ius Soli e a ratificare il Ceta!
Ma può il Parlamento continuare a legiferare come se nulla fosse accaduto? La sentenza n. 1/2014 della Consulta porta ad esempio il regime della prorogatio, cioè quel particolare istituto che si applica a Camere ormai sciolte. Ma cosa possono fare le Camere in regime di prorogatio? Ed ecco che ci viene in soccorso uno dei più autorevoli Padri Costituenti, Costantino Mortati, il quale – come si legge dai verbali dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente – riteneva che in regime di prorogatio si potessero adottare solo atti urgenti e non rinviabili. Ma il Parlamento, frodando sia la Costituzione che le intenzioni dei Padri Costituenti, ha continuato a legiferare come se nulla fosse successo, auto-proteggendosi ed auto-proclamandosi legittimo.
Ma v’è di più: chi oggi legifera ed esprime la fiducia al Governo è quella maggioranza parlamentare divenuta tale per effetto di un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale (nei termini di cui sopra). Un partito che con appena il 25% dei consensi ha oggi circa quattrocento parlamentari, si permette di smantellare la Costituzione impedendo al popolo di esprimersi in regolari elezioni democratiche.
Orwell scriveva: “il partito è democratico“.
Ciò premesso, questo Parlamento di abusivi – che ha legiferato praticamente su tutto – non ha ancora adottato una legge elettorale per ridare finalmente la parola al popolo italiano in ossequio al principio inderogabile che “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1 Cost).
Del resto si sa: la sinistra €urista deve portare a compimento lo smantellamento dei diritti fondamentali a vantaggio e ad esclusiva tutela del capitale internazionale. Quindi, potendo la sovranità popolare sconvolgere i piani dei traditori della Patria, questi ritardano il più possibile il voto cercando di convenire su una legge elettorale che impedisca agli altri di avere la maggioranza in Parlamento.
Nel 2012/2013 un tale di nome Pier Ferdinando Casini usava dire che dopo Monti può esserci solo Monti. Ovviamente non intendeva fisicamente il personaggio, bensì l’agenda di governo: austerità, rigore e smantellamento delle principali garanzie costituzionali. Così è stato e molto probabilmente così sarà. E i nuovi meccanismi elettorali saranno studiati perché al governo si continui con l’agenda Monti, cioè con quegli atti criminali imposti da Bruxelles e Francoforte.
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Pubblicato il agosto 7, 2017 da lacostituzioneblog
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Pubblicato il luglio 31, 2017 da lacostituzioneblog
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Pubblicato il luglio 21, 2017 da lacostituzioneblog
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“Un Parlamento illegittimo calpesta la democrazia” (articolo di Giuseppe PALMA su “La Verità” di oggi)
Pubblicato il luglio 7, 2017 da lacostituzioneblog
Propongo qui di seguito la lettura del mio articolo pubblicato oggi su “La Verità” (a pagina 8):
“UN PARLAMENTO ILLEGITTIMO CALPESTA LA DEMOCRAZIA“
Viviamo una vera e propria assenza di democrazia sostanziale! Se da un lato viene garantito quel minimo di democrazia formale (a scadenza naturale della Legislatura non potranno vietarci di andare al voto), dall’altro è del tutto esautorato il principio di democrazia sostanziale, cioè quel senso profondo del significato di democrazia che lega inscindibilmente le scelte delle Istituzioni parlamentari alla sovrana volontà popolare. La democrazia rappresentativa ha senso, e funziona, solo se la composizione parlamentare rispecchia tendenzialmente la volontà del popolo. In caso contrario, non si può parlare più né di democrazia né tanto meno di rispetto della volontà popolare. Purtroppo in Italia, già da parecchi anni, viviamo nella situazione di totale esautoramento del principio di democrazia sostanziale, esautoramento non casuale ma voluto addirittura dalle Istituzioni stesse.
La sentenza della Corte costituzionale n. 1/2014 dichiarò l’incostituzionalità del porcellum (legge n. 270/2005), cioè della legge elettorale con la quale si è formata anche la Legislatura in corso, sia nella parte in cui non prevedeva la facoltà per l’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, sia nella parte in cui assegnava alla lista o coalizione di liste vincente il premio di maggioranza senza prevedere una soglia minima di voti perché il premio trovasse applicazione.
Ne consegue che l’attuale compagine parlamentare è composta da deputati e senatori tutti nominati (non scelti direttamente dai cittadini ma precompilati dalle segreterie di partito prima del voto) e in gran parte “eletti” con un premio di maggioranza che – nei termini di cui sopra – la Consulta dichiarava incostituzionale. La Corte, pur precisando che le Camere sono organi indefettibili (cioè che non possono venir meno), nell’ambito di ciò che le stesse avrebbero potuto fare portava come esempio il regime della prorogatio, cioè quel particolare istituto che si applica a Camere sciolte. Ma cosa possono fare le Camere in regime di prorogatio? Ed è qui che viene in nostro aiuto uno dei più autorevoli Padri Costituenti, il calabrese Costantino Mortati, il quale durante i lavori preparatori dell’Assemblea Costituente evidenziava che in regime di prorogatio le Camere possono deliberare su questioni urgenti e non rinviabili (come ad esempio una calamità naturale o lo stato di guerra).
Fregandosene altamente sia della sentenza della Corte che dell’interpretazione di Mortati, questo Parlamento non solo andava avanti (tant’è che la Legislatura è ancora in corso e molto probabilmente arriverà a sua scadenza naturale), ma addirittura arrivava ad approvare un’ampia riforma costituzionale (successivamente bocciata dal popolo in sede referendaria), a smantellare le garanzie costituzionali a tutela del lavoratore (vedesi Jobs Act) e ora si accinge a ratificare il CETA (quel Trattato capestro di libero scambio UE-Canada che smantella definitivamente la Costituzione e i diritti fondamentali in essa sanciti, come il diritto alla salute e i diritti connessi al lavoro ) e ad approvare lo Ius Soli, cioè quel grimaldello a disposizione del capitale internazionale che tenta di creare – prendendo in prestito le parole di Marx – un “esercito industriale di riserva” allo scopo di incentivare la cosiddetta “guerra tra poveri”, tentando quindi di far sopravvivere l’euro, una moneta senza Stato che – essendo un accordo di cambi fissi – impone agli Stati di scaricare il peso della competitività non più sulla moneta bensì sul lavoro (riducendo i salari e comprimendo le garanzie costituzionali, contrattuali e di legge in favore del lavoratore)! Ma v’è di più. La Corte di cassazione, son sentenza n. 8878/2014, dichiarava – in forza della sentenza di incostituzionalità del porcellum – l’avvenuta grave alterazione del principio di rappresentatività democratica, quindi, vista l’assoluta mancanza di corrispondenza tra volontà popolare e composizione parlamentare, il Parlamento dovrebbe a mio parere fermarsi ed evitare di legiferare su materie che non attengano a quelle strettamente rientranti nell’istituto della prorogatio secondo l’interpretazione del Mortati.
E’ ora di dire basta! Si restituisca quanto prima la parola al popolo italiano!
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Pubblicato il luglio 6, 2017 da lacostituzioneblog
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References: sentenza 
 sentenza 
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 art. 287
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