Source: http://www.campariedemaistre.com/2015/02/eluana-6-anni-dopo-fra-verita-e-bugie.html
Timestamp: 2017-03-28 00:30:07+00:00

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Eluana 6 anni dopo, fra verità e bugie
Immagine tratta da ilFoglio.it
Sei anni fa, il 9 febbraio, dov’eravate? Sarebbe importante ricordarlo perché quel giorno, il 9 febbraio 2009, l’Italia veniva scossa da un evento che ancora oggi, sei anni dopo, non cessa di dividere e far discutere: la morte di Eluana Englaro (1970–2009), la donna che versava in stato vegetativo da diciassette anni. Per alcuni fu il trionfale compimento di una battaglia civile, per altri il drammatico epilogo di una guerra perduta. Per tutti, in ogni caso, quel 9 febbraio rappresenta una data storica benché ancora recente, una frattura come non si registrava da tempo, a livello di opinione pubblica. Ebbene, nonostante questi sei anni già trascorsi rimagono ancora poco noti aspetti diversi fondamentali di quello che, in termini giornalistici, è stato ribattezzato come il “caso Englaro”. Nelle righe a seguire cercheremo di rivisitarne alcuni nella speranza di offrire a tutti la possibilità, ripensando a quel 9 febbraio 2009, di farsi un’idea meno parziale e condizionata da resoconti non sempre attendibili che però circolano ancora oggi.
Cominciamo dall’aspetto forse più importante, e cioè le effettive condizioni di salute nelle quali versava Eluana. E’ opinione comune che la donna, dopo essere stata visitata da fior di medici, fosse stata riconosciuta da tutti – rispetto allo stato vegetativo in cui si trovava – come impossibilitata ad una anche minima ripresa. Ecco già in questa frase, verosimilmente riassuntiva del pensiero di molti, si condensano clamorose imprecisioni. Infatti non solo non è vero che la donna venne visitata da molti medici (basta leggersi le sentenze per accorgersi della presenza, ripetuta, di una sola perizia: quella del professor Carlo Alberto Defanti, incaricato dal padre di Eluana), ma non è vero neppure che coloro che la visitarono concordarono nelle conclusioni. La riprova ci viene dalla notevole divergenza tra il parere espresso dal già citato Defanti – e tenuto in assoluto ed esclusivo rilievo nel corso dei processi – rispetto a quello, per esempio, di uno specialista come il dottor Giuliano Dolce, il quale, anch’egli per mandato del padre, aveva seguito Eluana per qualche tempo registrando come lei, oltre ad aver ripreso, dopo diverso tempo, un regolare ciclo mestruale, fosse in grado di deglutire autonomamente, di variare il ritmo respiratorio a seconda degli argomenti trattati vicino a lei. Tutti elementi puntualmente trascurati dai pronunciamenti giudiziari, nei quali, come detto, compare invece la sola (e datata) perizia di Defanti, presa sempre per buona, anzi: come oro colato. Un capitolo a parte meritano le effettive condizioni di Eluana prima della morte. Ricordiamo come sei anni fa circolarono, a tal proposito, i resoconti più scabrosi. Lo scrittore Roberto Saviano, per dire, sulle colonne di El Pais arrivò a sostenere che Eluana aveva il «viso deformato, le orecchie divenute callose e la bava che cola, un corpo senza espressione e senza capelli» [1]. Descrizione impressionante epperò frutto di pura fantasia dal momento che, da quanto si sa, l’intellettuale partenopeo non visitò mai la donna. La vide invece – e per due volte – Lucia Bellaspiga, che fra l’altro fu anche l’ultima giornalista a farle visita prima della morte. E la descrisse così: «Eluana è invecchiata poco, è rimasta ragazza davvero, anche nella realtà, non solo in quella congelata dalle foto […] i lineamenti sono poco diversi da prima, non peggiori o migliori, diversi […] dal suo sguardo capisci che è una disabile, a occhi chiusi potrebbe essere la persona più sana del mondo […] il volto è rilassato, pieno, normale, non abbruttito» [2]. Altro che orecchie callose, bava che cola e tutto il resto. Nota bene: né l’Autore di Gomorra, né altri si sono a tutt’oggi scusati per le loro gratuite e discutibilissime opere di fantasia.
2.Si poteva anche giuridicamente impedire la sua morte dal momento che il decreto della Corte d’Appello di Milano a cui sono seguiti il ricovero ad Udine ed il decesso della donna era revocabile in qualsiasi momento alla luce, se non altro, delle decine di esposti fioccati tanto alla Procura di Milano, tanto a quella di Udine da parte di associazioni e privati cittadini e mai, di fatto, esaminati nel merito;
3.Eluana Englaro non ha mai è espresso la volontà di morire, qualora si fosse trovata a vivere in condizione di stato vegetativo. E se lo ha fatto, la giustizia italiana non è stata – nonostante i numerosi dibattimenti e le numerose sentenze emesse sulla vicenda – in grado di accertarlo.
Riepilogando, il 9 febbraio 2009 una donna innocente e gravemente disabile, in Italia, è deceduta in solitudine [17] in seguito a disposizioni per le quali non aveva mai reso «una dichiarazione articolata, puntuale ed espressa», morendo – secondo quanto paventato in un appello sottoscritto da 25 fra docenti universitari e direttori di reparti di neurologia – «attraverso una lenta devastazione di tutto l’organismo» [18]. Anche se quindi sono ormai trascorsi sei anni, anche se il tempo passa e tutto quello che volete, sinceramente: crediamo davvero che su quanto accaduto si debba tacere? Crediamo che la verità di fatti gravi, dopo un po’, debba essere taciuta? Crediamo veramente che nascondere la vergogna sotto il tappeto serva a non provarla più, a stare meglio? Oppure pensiamo che sì, quel che è accaduto ad Eluana debba essere ricordato minuto per minuto, come un dramma comune, come una pagina dolorosa, come l’occasione perduta e che dobbiamo riconquistare per dire che siamo tutti uguali non solo a parole, e che se sei il più debole, in una comunità, sei non l’ultimo bensì il primo a cui tutti debbono pensare, e il primo da proteggere? A voi, cari lettori, l’ardua sentenza.
Note: [1] Saviano R. Pidan perdón a Beppino Englaro. «El País», 11/2/2009; [2] L. Bellaspiga – P. Ciociola, Eluana. I fatti. Ancora, Milano 2009, p. 8; [3] Cass. civ., sez. Unite 17-12-2003, n.19391; Cass. civ., sez. II 29-12-2004, n. 24140; Cass. civ., sez. II 21-02-2001, n. 2517; Cass. civ., sez. II 23-02-1999, n. 1493; Cass. civ., sez. I 29-07-1993, n. 8455; [4] Particolarmente interessanti sono le motivazioni con le quali il 16 dicembre 2006 la Corte d’Appello di Milano, pur ritenendo ammissibile il ricorso di Beppino Englaro, non lo accolse perché «Eluana è viva» e sottrarle (come poi è stato fatto) alimentazione ed idratazione avrebbe configurato – hanno scritto i giudici – una pratica di «eutanasia omissiva, nonostante gli sforzi argomentativi dei reclamanti di scindere l’ipotesi in esame da quella dell’eutanasia»; [5] Dragone M. Le violazioni del diritto dell’autodeterminazione in Cendon P. (a cura di) La prova e il quantum nel risarcimento del danno non patrimoniale. Danno biologico, esistenziale e morale. Volume I, Utet Giuridica, 2008, p. 841; [6] Cfr. The vegetative state: guidance on diagnosis and management - The Royal College of Physicians – «Clinical Medicine», 2003; Vol. 3(3):249-54; [7] In tal senso, all’indomani della sentenza n. 21748 (Relatore A. Giusti) della Corte di Cassazione, Vincenzo Carpino, presidente dell’A.a.r.o.i. acronimo che sta perAssociazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani -, si trovò costretto a precisare che in realtà «non esistono criteri precisi per accertare con sicurezza uno stato vegetativo permanente. Mancano parametri scientifici e quindi protocolli di riferimento» (“Corriere della Sera”, 17/10/07, p.3); [8] Cfr. Cruse D. – Chennu S. – Fernández-Espejo D. – Payne W.L. – Young G.B. (2012)Detecting Awareness in the Vegetative State: Electroencephalographic Evidence for Attempted Movementst Command.«PLoSONE»(11):e49933;[9] Amy Pickard, Christa Lily Smith, Patricia White Bull, Donald Herbert, Jan Grzebsky, Jesse Ramirez, Sarah Scantlin. Sette nomi che non dicono nulla, che non abbiamo sentito prima d’ora e che, verosimilmente, non sentiremo più. Ma sono sette nomi importanti, perché si tratta di persone che, per anni – qualcuno addirittura per due decenni – sono vissute ferme, inchiodate ad un letto o ad una carrozzella; fino a che, come per miracolo, si son “risvegliate”, offrendo inaspettati segnali di reazione; [10] Cfr. Eelco F. M. – Wijdicks M.D. (2006) Minimally Conscious State vs Persistent Vegetative State: The Case of Terry (Wallis) vs the Case of Terri (Schiavo). «Mayo Clinic Proceedings»; Vol. 81(9):1155-1158; [11] Cfr. Cassazione Sezione III Civile, sentenza n. 4211/2007, Presidente Varrone – Relatore Amatucci; [12] Cfr. Cassazione Sezione III Civile, sentenza n. 23676/2008, Presidente Preden – Relatore Travaglino; [13] Cfr. Beltrani S. – Blaiotta R. – Carcano D. – Cerase M. – Di Salvo E. – Eroina O. – Iacoviello F.M. Codice Penale. Rassegna di giurisprudenza e di dottrina. Vol. II, Il reato consumato e tentato, Libro I. Artt. 39-58 bis, Giuffré Editore, Milano 2010, p.777; [14] Englaro B. – Nave E., Eluana. La libertà e la vita, Rizzoli, Milano 2009; [15] Pizzetti F. G. Alle frontiere della vita: il testamento biologico tra valori costituzionali e promozione della persona, Giuffrè Editore, Milano 2008, p. 322; [16] Pavone I. R. La convenzione europea sulla biomedicina, Giuffrè Editore, Milano 2009, p.55; [17] Quando Eluana morì, era sola. Non c’era nessuno in quella stanza: il padre Beppino Englaro era a Lecco, come pure la madre. Non c’era un infermiere, un medico, nessuno di quelli che avrebbero dovuto “accompagnarla al riposo con presenza costante ed attenta”, com’è stato scritto da qualcuno; [18] «Procuratore, blocchi la condanna a morte», “Avvenire” 17/7/2008, p. 11; [19] Rondoni D. Passare la mano delicatamente (per E. e per tutti) in Pandolfi M. (a cura di) Eluana e noi, Ares, Milano 2009, p. 25.
http://giulianoguzzo.com/2015/02/09/eluana-sei-anni-dopo-i-fatti-e-le-bugie/
Anonimo10 febbraio 2015 09:05Un fatto è fuor di dubbio: in questi sei anni non si è sentito di nessun altro caso Englaro in Italia, nonostante le persone in coma vegetativo nel nostro paese siano circa un paio di migliaia (e pregasi di non replicare che i casi ci sono stati citando i suicidi di Lizzani e Monicelli e simili, completamente diversi trattandosi di persone coscienti che hanno deciso di farla finita con mezzi propri). Il caso Englaro è stato insomma un caso abnorme, che non rispetta il comune sentire di chi ha un parente in quelle condizioni, montato ad arte da una piccola minoranza per creare un clima favorevole all'eutanasia, in particolare quella "attiva".RispondiEliminaRisposteAnonimo10 febbraio 2015 12:39tutto questo ignorando, ovviamente, chi va in svizzera.EliminaAnonimo11 febbraio 2015 08:39C'è anche allora chi senza arrivare fino a Chiasso si butta dalla finestra, si appende a una corda, prende un flacone di barbiturici a casa sua. Non è un buon motivo per dire che questo lavoro deve compierlo la società. EliminaAnonimo13 febbraio 2015 08:54hai ragione. meglio far finta di non vedereEliminaAnonimo14 febbraio 2015 16:03Facciamo un piccolo test. Vedi uno che si sta buttando dalla finestra: che fai? A) Pensi che è suo diritto farlo, e che dovrebbe provvedere la società a fargli avere la fialetta in modo da creare meno trambusto. B) Chiami la polizia e i pompieri per salvarlo, e intanto gli dici di non buttarsi. Se hai risposto A) sei uno che fa finta di non vedere, se hai risposto B) hai ancora un filo di coscienza.EliminaRispondiAnonimo16 febbraio 2015 08:48il primo commento di anonimo (eri tu? boh?) diceva sostanzialmente: il caso Eluana è stato un unicum nella Storia della Repubblica, tanto che, ne' prima ne' dopo ci sono stati casi simili.Ho dimostrato che casi ve ne sono stati e continuano ad esservi. Insistere con il dire "è stato un caso unico" significa continuare a tenere la testa sotto la sabbia ed ignorare il problema e le sofferenzeRispondiEliminaRisposteAnonimo17 febbraio 2015 11:10Non so dove lo hai dimostrato: qui no. Ma sei sempre in tempo, citando le circostanze precise di un caso italiano in cui, dopo il 2009, i parenti di una persona in coma vegetativo abbiano chiesto di sospendere alimentazione e idratazione per lasciarla morire. Fra l'altro ora la strada è stata aperta, c'è stata una sentenza favorevole della magistratura, quindi le richieste in questo senso dovrebbero fioccare se ci fosse una forte esigenza in questo senso. Se poi ti riferisci a casi di suicidio, semplicemente si tratta di tutt'altra faccenda. Ti informo fra l'altro che anche laddove è stata introdotta l'eutanasia di Stato la gente continua a suicidarsi.EliminaAnonimo23 febbraio 2015 09:18google: svizzera + eluana. Secondo risultato. Tempo totale: circa 3 secondihttp://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_29/current_suicidio_85e4b108-e349-11df-b688-00144f02aabc.shtmlEliminaRispondiAggiungi commentoCarica altro...

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