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Timestamp: 2019-11-15 05:08:05+00:00

Document:
Istituto di Istruzione Superiore "G. Dessì" - Villaputzu
Elenco Libri di Testo A.S.2019/20
libri di testo in adozione per l'anno scolastico 2019/2020
dei diversi settori
5ªA_B Sala e Vendita.pdf [ ] 759 kB
5ªA Enogastronomia.pdf [ ] 755 kB
4ªA Sala e Vendita.pdf [ ] 762 kB
4ªA Enogastronomia.pdf [ ] 744 kB
3ªA_B Sala e Vendita.pdf [ ] 722 kB
3ªA Enogastronomia.pdf [ ] 692 kB
2ªA_B ENO.pdf [ ] 1186 kB
1ªA_B ENO.pdf [ ] 1229 kB
5ªA ASR.pdf [ ] 697 kB
4ªA ASR.pdf [ ] 737 kB
3ªA ASR.pdf [ ] 738 kB
2ªA ASR.pdf [ ] 751 kB
1ªA ASR.pdf [ ] 741 kB
5ªA COM.pdf [ ] 746 kB
4ªA COM.pdf [ ] 741 kB
3ªA COM.pdf [ ] 747 kB
5ªA MAT.pdf [ ] 712 kB
4ªA MAT.pdf [ ] 709 kB
3ªA MAT.pdf [ ] 707 kB
2ªA MAT.pdf [ ] 1223 kB
1ªA MAT.pdf [ ] 1166 kB
Pubblicazione documento classi quinte A.S. 2017_18
Pubblicazione Documento del 15 maggio per
l'anno scolastico 2017/2018
5ªA COM Documento 15 maggio 2018.pdf [ ] 950 kB
5ªA MAT Documento 15 maggio 2018.pdf [ ] 1552 kB
5ªB ENO Documento 15 maggio 2018.pdf [ ] 2196 kB
5ªA ENO Documento 15 maggio 2018.pdf [ ] 959 kB
Contratto formativo di classe
Contratto formativo di classe - PATTO D'AULA
Contratto Formativo di Classe - patto d'aula.docx [ ] 15 kB
A NORMA DELL'ARTICOLO 54 DEL DECRETO LEGISLATIVO 30 MARZO 2001, N. 165
D.P.R. n. 62
ART. 95 (codice disciplinare) e ARTT. 92-93-94-96-97-98-99
D.L.VO 165 COME MODIFICATO DAL D.L.vo n. 150 del 27/10/2009
ARTT. 53-54-55 – DA 55 BIS A 55 SEXIES
ALLEGATO 1 AL CCNL COMPARTO SCUOLA
ALLETATO 2 AL CCNL COMPARTO SCUOLA
C.C.N.L. COMPARTO SCUOLA ATA
TESTO UNICO SCUOLA – D.L.297
16 aprile 1994, n. 297
Da art. 492 a 499
ALLEGATO 2 AL CCNL COMPARTO SCUOLA
CCNL/COMPARTO SCUOLA ATA 29/11/2007 ART. 91
ART. 91 – RINVIO DELLE NORME DISCIPLINARI
1. Per il personale docente ed educativo delle scuole di ogni ordine e grado, continuano ad applicarsi le norme di cui al Titolo I, Capo IV della Parte III del D.L.vo n. 297 del 1994.
2. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali ed in attesa del loro riordino, alla fine di garantire al personale docente ed educativo procedure disciplinari certe, trasparenti e tempestive, entro 30 giorni dalla stipula del presente contratto, le Parti regoleranno con apposita sequenza contrattuale l’intera materia.
ART.92 - OBBLIGHI DEL DIPENDENTE
e) nei rapporti con il cittadino, fornire tutte le informazioni cui abbia titolo, nel rispetto delle disposizioni in materia di trasparenza e di accesso alle attività amministrative previste dalla legge 7 agosto 1990 n. 241, dai regolamenti attuativi della stessa vigenti nell'Amministrazione, nonché agevolare le procedure ai sensi del D.lgs. n.443/2000 e del DPR n.445/2000 in tema di autocertificazione;
ART.93 - SANZIONI E PROCEDURE DISCIPLINARI
7. L'ufficio competente per i procedimenti disciplinari sulla base degli accertamenti effettuati e delle giustificazioni addotte dal dipendente, irroga la sanzione applicabile tra quelle indicate al comma 1. Quando il medesimo ufficio ritenga che non vi sia
luogo a procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedimento, dandone comunicazione all'interessato.
10. Per quanto non previsto dalla presente disposizione si rinvia all'art. 55 del D.L.vo 165/2001 .
ART.94 - COMPETENZE
1. di cui art. 58 del D.lgs. 18 agosto 2000, n.267 ,nonchè per i reati di cui agli art. 316 e 316 bis del codice penale;
ART.96 - RAPPORTO TRA PROCEDIMENTO DISCIPLINARE E PROCEDIMENTO PENALE
1. Nel caso di commissione in servizio di gravi fatti illeciti, commessi in servizio, di rilevanza penale l'amministrazione inizia il procedimento disciplinare ed inoltra la denuncia penale. Il procedimento disciplinare rimane tuttavia sospeso fino alla sentenza definitiva. Analoga sospensione è disposta anche nel caso in cui l'obbligo della denuncia penale emerga nel corso del procedimento disciplinare già avviato.
4. Per i casi previsti all'art. 5, comma 4, della legge 97 del 2001, il procedimento disciplinare precedentemente sospeso è riattivato entro 90 giorni da quando l'amministrazione ha avuto notizia della sentenza definitiva e deve concludersi entro i successivi 120 giorni dalla sua riattivazione.
5. L'applicazione della sanzione prevista dall’art. 95, come conseguenza delle condanne penali citate nei commi 7, lett. f) e 8, lett. c) e d), non ha carattere automatico, essendo correlata all'esperimento del procedimento disciplinare, salvo quanto previsto dall'art. 5, comma 2 della legge n. 97 del 2001.
6. In caso di assoluzione si applica quanto previsto dall'art. 653 c.p.p.- Ove nel procedimento disciplinare sospeso al dipendente, oltre ai fatti oggetto del giudizio penale per i quali vi sia stata assoluzione, siano state contestate altre violazioni, il procedimento medesimo riprende per dette infrazioni.
9. Il dipendente licenziato ai sensi dell'art. 95, comma 8, lettera f) e comma 9, lettere c) e d), e successivamente assolto a seguito di revisione del processo, ha diritto, dalla data della sentenza di assoluzione, alla riammissione in servizio nella medesima sede o in altra su sua richiesta, anche in soprannumero, nella medesima qualifica e con decorrenza dell'anzianità posseduta all'atto del licenziamento.
10. Il dipendente riammesso ai sensi del comma 9, è reinquadrato, nell'area e nella posizione economica in cui è confluita la qualifica posseduta al momento del licenziamento qualora sia intervenuta una nuova classificazione del personale. In caso di premorienza, il coniuge o il convivente superstite e i figli hanno diritto a tutti gli assegni che sarebbero stati attribuiti al dipendente nel periodo di sospensione o di licenziamento, escluse le indennità comunque legate alla presenza in servizio ovvero alla prestazione di lavoro straordinario.
ART.97 - SOSPENSIONE CAUTELARE IN CASO DI PROCEDIMENTO PENALE
8. Nel caso di sentenza definitiva di assoluzione o proscioglimento, ai sensi dell’art. 92, commi 6 e 7, quanto corrisposto nel periodo di sospensione cautelare a titolo di indennità sarà conguagliato con quanto dovuto al lavoratore se fosse rimasto in servizio, escluse le indennità o compensi per servizi speciali o per prestazioni di carattere straordinario. Ove il giudizio disciplinare riprenda, per altre infrazioni, ai sensi del medesimo art. 92, comma 6, secondo periodo, il conguaglio dovrà tener conto delle sanzioni eventualmente applicate.
ART.98 - COMITATO PARITETICO SUL MOBBING
1. Per mobbing si intende una forma di violenza morale o psichica nell’ambito del contesto lavorativo, attuato dal datore di lavoro o da dipendenti nei confronti di altro personale. Esso è caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico ed abituale, aventi connotazioni aggressive, denigratorie o vessatorie tali da comportare un’afflizione lavorativa idonea a compromettere la salute e/o la professionalità e la dignità del dipendente sul luogo di lavoro, fino all’ipotesi di escluderlo dallo stesso contesto di lavoro.
2. In relazione al comma 1, le parti, anche con riferimento alla risoluzione del Parlamento Europeo del 20 settembre 2001, riconoscono la necessità di avviare adeguate ed opportune iniziative al fine di contrastare l’evenienza di tali comportamenti; viene pertanto istituito, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente contratto, uno specifico comitato paritetico presso ciascun Ufficio scolastico regionale con i seguenti compiti:
a) raccolta dei dati relativi all'aspetto quantitativo e qualitativo del fenomeno; b) individuazione delle possibili cause, con particolare riferimento alla verifica dell'esistenza di condizioni di lavoro o fattori organizzativi e gestionali che possano determinare l'insorgere di situazioni persecutorie o di violenza morale;
ART.99 - CODICE DI CONDOTTA RELATIVO ALLE MOLESTIE SESSUALI NEI LUOGHI DI LAVORO
1. I Direttori generali regionali danno applicazione, con proprio atto, al codice di condotta relativo ai provvedimenti da assumere nella lotta contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, come previsto dalla raccomandazione della Commissione europea del 27.11.1991, n. 92/131/CEE, allegata a titolo esemplificativo al n. 1 del presente contratto per fornire linee guida uniformi in materia. Dell’atto così adottato i Direttori generali regionali danno informazione preventiva alle OO.SS. firmatarie del presente CCNL.
D.L.vo 297/94 (Testo Unico)- ARTT. 492 a 499
1. Fino al riordinamento degli organi collegiali, le sanzioni disciplinari e le relative procedure di irrogazione
sono regolate, per il personale direttivo e docente, dal presente articolo e dagli articoli seguenti.
2. Al personale predetto, nel caso di violazione dei propri doveri, possono essere inflitte le seguenti sanzioni
d) la sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio per un periodo di sei mesi e l'utilizzazione, trascorso il
tempo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla funzione docente o direttiva;
3. Per il personale docente il primo grado di sanzione disciplinare è costituito dall'avvertimento scritto,
consistente nel richiamo all'osservanza dei propri doveri.
1. La censura consiste in una dichiarazione di biasimo scritta e motivata, che viene inflitta per mancanze non
gravi riguardanti i doveri inerenti alla funzione docente o i doveri di ufficio.
1. La sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio consiste nel divieto di esercitare la funzione docente o
direttiva, con la perdita del trattamento economico ordinario, salvo quanto disposto dall'articolo 497. La
sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio fino a un mese viene inflitta:
a) per atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi
negligenze in servizio;
c) per atti in violazione dei propri doveri che pregiudichino il regolare funzionamento della scuola e per
concorso negli stessi atti;
1. La sanzione della sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio per un periodo di sei mesi e l'utilizzazione,
dopo che sia trascorso il tempo di sospensione, nello svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla
funzione docente o a quella direttiva connessa al rapporto educativo, è inflitta per il compimento di uno o più
atti di particolare gravità integranti reati puniti con pena detentiva non inferiore nel massimo a tre anni, per i
quali sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna ovvero sentenza di condanna nel giudizio di
primo grado confermata in grado di appello, e in ogni altro caso in cui sia stata inflitta la pena accessoria
dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici o della sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori. In
ogni caso gli atti per i quali è inflitta la sanzione devono essere non conformi ai doveri specifici inerenti alla
funzione e denotare l'incompatibilità del soggetto a svolgere i compiti del proprio ufficio nell'esplicazione del rapporto educativo.
2. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono disposti i compiti diversi, di corrispondente
qualifica funzionale, presso l'Amministrazione centrale o gli uffici scolastici regionali e provinciali, ai quali è
assegnato il personale che ha riportato detta sanzione.
3. In corrispondenza del numero delle unità di personale utilizzate in compiti diversi ai sensi del presente
articolo, sono lasciati vacanti altrettanti posti nel contingente previsto dall'articolo 456 comma 1.
1. La sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio di cui all'articolo 494 comporta il ritardo di un anno
nell'attribuzione dell'aumento periodico dello stipendio.
2. La sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio di cui all'articolo 495, se non superiore a tre mesi,
comporta il ritardo di due anni nell'aumento periodico dello stipendio; tale ritardo e elevato a tre anni se la
sospensione è superiore a tre mesi.
3. Il ritardo di cui ai commi 1 e 2 ha luogo a decorrere dalla data in cui verrebbe a scadere il primo aumento
successivo alla punizione inflitta.
4. Per un biennio dalla data in cui è irrogata la sospensione da uno a tre mesi o per un triennio, se la
sospensione è superiore a tre mesi, il personale direttivo e docente non può ottenere il passaggio anticipato a
classi superiori di stipendio; non può altresì partecipare a concorsi per l'accesso a carriera superiore, ai quali
va ammesso con riserva se è pendente ricorso avverso il provvedimento che ha inflitto la sanzione.
6. Il servizio prestato nell'anno non viene valutato ai fini della progressione economica e dell'anzianità
richiesta per l'ammissione ai concorsi direttivo e ispettivo nei confronti del personale che abbia riportato in
quell'anno una sanzione disciplinare superiore alla censura, salvo i maggiori effetti della sanzione irrogata.
b) per attività dolosa che abbia portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica amministrazione, agli
alunni, alle famiglie;
c) per illecito uso o distrazione dei beni della scuola o di somme amministrate o tenute in deposito, o per
concorso negli stessi fatti o per tolleranza di tali atti commessi da altri operatori della medesima scuola o
ufficio, sui quali, in relazione alla funzione, si abbiano compiti di vigilanza;
d) per gravi atti di inottemperanza a disposizioni legittime commessi pubblicamente nell'esercizio delle
funzioni, o per concorso negli stessi;
1. In caso di recidiva in una infrazione disciplinare della stessa specie di quella per cui sia stata inflitta la
sanzione dell'avvertimento o della censura, va inflitta rispettivamente la sanzione immediatamente più grave
di quella prevista per l'infrazione commessa. In caso di recidiva in una infrazione della tessa specie di quella
per la quale sia stata inflitta la sanzione di cui alla lettera b), alla lettera c) o alla lettera d) del comma 2
dell'articolo 492, va inflitta, rispettivamente, la sanzione prevista per la infrazione commessa nella misura
massima; nel caso in cui tale misura massima sia stata già irrogata, la sanzione prevista per l'infrazione
CIRCOLARE MIUR 08/11/2010 N. 88 (Allegata)
CIRCOLARE FUNZIONE PUBBLICA 23/12/2010 N. 14
D.L.VO 165 COME MODIFICATO DAL D.L.vo n. 150 del 27/10/2009 30/03/2001 ARTT. 53 - 54 – 55 – DA 55 BIS A 55 SEXIES SCHEMA DI CONDOTTA DA ADOTTARE NELLA LOTTA CONTRO LE MOLESTIE SESSUALI
D.l.vo n. 165 del 30-3-2001 modificato dal D.L.vo n. 150 del 27/10/2009
Art. 53. Incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi
1. Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli
60 e seguenti del testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, salva la deroga prevista
dall’articolo 23-bis del presente decreto, nonché, per i rapporti di lavoro a tempo parziale,
dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n.
117 e dagli articoli 57 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Restano ferme altresì le
disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508 nonché 676 del decreto legislativo 16
aprile 1994, n. 297, all’articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498, all’articolo 4,
comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed ogni altra successiva modificazione ed
integrazione della relativa disciplina.
1-bis. Non possono essere conferiti incarichi di direzione di strutture deputate alla gestione del
personale a soggetti che rivestano o abbiano rivestito negli ultimi due anni cariche in partiti politici
o in organizzazioni sindacali o che abbiano avuto negli ultimi due anni rapporti continuativi di
collaborazione o di consulenza con le predette organizzazioni.
2. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire ai dipendenti incarichi, non compresi nei
compiti e doveri di ufficio, che non siano espressamente previsti o disciplinati da legge o altre fonti
normative, o che non siano espressamente autorizzati.
3. Ai fini previsti dal comma 2, con appositi regolamenti, da emanarsi ai sensi dell’articolo 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati gli incarichi consentiti e quelli vietati
ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, nonché agli avvocati e procuratori dello
Stato, sentiti, per le diverse magistrature, i rispettivi istituti.
4. Nel caso in cui i regolamenti di cui al comma 3 non siano emanati, l’attribuzione degli incarichi è
consentita nei soli casi espressamente previsti dalla legge o da altre fonti normative.
5. In ogni caso, il conferimento operato direttamente dall’amministrazione, nonché l’autorizzazione
all’esercizio di incarichi che provengano da amministrazione pubblica diversa da quella di
appartenenza, ovvero da società o persone fisiche, che svolgono attività d’impresa o commerciale,
sono disposti dai rispettivi organi competenti secondo criteri oggettivi e predeterminati, che tengano
conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di
fatto, nell’interesse del buon andamento della pubblica amministrazione.
6. I commi da 7 a 13 del presente articolo si applicano ai dipendenti delle amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, compresi quelli di cui all’articolo 3, con esclusione dei
dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al
cinquanta per cento di quella a tempo pieno, dei docenti universitari a tempo definito e delle altre
categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di
attività libero-professionali. Gli incarichi retribuiti, di cui ai commi seguenti, sono tutti gli incarichi,
anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi
forma, un compenso. Sono esclusi i compensi derivanti:
b) dalla utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere dell’ingegno e di
e) da incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di
comando o fuori ruolo;
f) da incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in
7. I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o
previamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza. Con riferimento ai professori
universitari a tempo pieno, gli statuti o i regolamenti degli atenei disciplinano i criteri e le procedure
per il rilascio dell’autorizzazione nei casi previsti dal presente decreto. In caso di inosservanza del
divieto, salve le più gravi sanzioni e ferma restando la responsabilità disciplinare, il compenso
dovuto per le prestazioni eventualmente svolte deve essere versato, a cura dell’erogante o, in
difetto, del percettore, nel conto dell’entrata del bilancio dell’amministrazione di appartenenza del
dipendente per essere destinato ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti.
8. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti di altre
amministrazioni pubbliche senza la previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza dei
dipendenti stessi. Salve le più gravi sanzioni, il conferimento dei predetti incarichi, senza la previa
autorizzazione, costituisce in ogni caso infrazione disciplinare per il funzionario responsabile del
procedimento; il relativo provvedimento è nullo di diritto. In tal caso l’importo previsto come
corrispettivo dell’incarico, ove gravi su fondi in disponibilità dell’amministrazione conferente, è
trasferito all’amministrazione di appartenenza del dipendente ad incremento del fondo di
produttività o di fondi equivalenti.
9. Gli enti pubblici economici e i soggetti privati non possono conferire incarichi retribuiti a
dipendenti pubblici senza la previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza dei
dipendenti stessi. In caso di inosservanza si applica la disposizione dell’articolo 6, comma 1, del
decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n.
140, e successive modificazioni ed integrazioni. All’accertamento delle violazioni e all’irrogazione
delle sanzioni provvede il Ministero delle finanze, avvalendosi della Guardia di finanza, secondo le
disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni ed integrazioni. Le
somme riscosse sono acquisite alle entrate del Ministero delle finanze.
10. L’autorizzazione, di cui ai commi precedenti, deve essere richiesta all’amministrazione di
appartenenza del dipendente dai soggetti pubblici o privati, che intendono conferire l’incarico; può,
altresì, essere richiesta dal dipendente interessato. L’amministrazione di appartenenza deve
pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta stessa.
Per il personale che presta comunque servizio presso amministrazioni pubbliche diverse da quelle di
appartenenza, l’autorizzazione è subordinata all’intesa tra le due amministrazioni. In tal caso il
termine per provvedere è per l’amministrazione di appartenenza di 45 giorni e si prescinde
dall’intesa se l’amministrazione presso la quale il dipendente presta servizio non si pronunzia entro
10 giorni dalla ricezione della richiesta di intesa da parte dell’amministrazione di appartenenza.
Decorso il termine per provvedere, l’autorizzazione, se richiesta per incarichi da conferirsi da
amministrazioni pubbliche, si intende accordata; in ogni altro caso, si intende definitivamente
11. Entro il 30 aprile di ciascun anno, i soggetti pubblici o privati che erogano compensi a
dipendenti pubblici per gli incarichi di cui al comma 6 sono tenuti a dare comunicazione
all’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi dei compensi erogati nell’anno
12. Entro il 30 giugno di ciascun anno, le amministrazioni pubbliche che conferiscono o autorizzano
incarichi retribuiti ai propri dipendenti sono tenute a comunicare, in via telematica o su apposito
supporto magnetico, al Dipartimento della funzione pubblica l’elenco degli incarichi conferiti o
autorizzati ai dipendenti stessi nell’anno precedente, con l’indicazione dell’oggetto dell’incarico e
del compenso lordo previsto o presunto. L’elenco è accompagnato da una relazione nella quale sono
indicate le norme in applicazione delle quali gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati, le ragioni
del conferimento o dell’autorizzazione, i criteri di scelta dei dipendenti cui gli incarichi sono stati
conferiti o autorizzati e la rispondenza dei medesimi ai princìpi di buon andamento
dell’amministrazione, nonché le misure che si intendono adottare per il contenimento della spesa.
Nello stesso termine e con le stesse modalità le amministrazioni che, nell’anno precedente, non
hanno conferito o autorizzato incarichi ai propri dipendenti, anche se comandati o fuori ruolo,
dichiarano di non aver conferito o autorizzato incarichi.
13. Entro lo stesso termine di cui al comma 12 le amministrazioni di appartenenza sono tenute a
comunicare al Dipartimento della funzione pubblica, in via telematica o su apposito supporto
magnetico, per ciascuno dei propri dipendenti e distintamente per ogni incarico conferito o
autorizzato, i compensi, relativi all’anno precedente, da esse erogati o della cui erogazione abbiano
avuto comunicazione dai soggetti di cui al comma 11.
14. Al fine della verifica dell’applicazione delle norme di cui all’articolo 1, commi 123 e 127, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni e integrazioni, le amministrazioni
pubbliche sono tenute a comunicare al Dipartimento della funzione pubblica, in via telematica o su
supporto magnetico, entro il 30 giugno di ciascun anno, i compensi percepiti dai propri dipendenti
anche per incarichi relativi a compiti e doveri d’ufficio; sono altresì tenute a comunicare
semestralmente l’elenco dei collaboratori esterni e dei soggetti cui sono stati affidati incarichi di
consulenza, con l’indicazione della ragione dell’incarico e dell’ammontare dei compensi corrisposti.
Le amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al
pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e il
compenso dell’incarico. Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Dipartimento della funzione
pubblica trasmette alla Corte dei conti l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso di
effettuare la comunicazione, avente ad oggetto l’elenco dei collaboratori esterni e dei soggetti cui
sono stati affidati incarichi di consulenza.
15. Le amministrazioni che omettono gli adempimenti di cui ai commi da 11 a 14 non possono
conferire nuovi incarichi fino a quando non adempiono. I soggetti di cui al comma 9 che omettono
le comunicazioni di cui al comma 11 incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9.
16. Il Dipartimento della funzione pubblica, entro il 31 dicembre di ciascun anno, riferisce al
Parlamento sui dati raccolti , adotta le relative misure di pubblicità e trasparenza e formula proposte
per il contenimento della spesa per gli incarichi e per la razionalizzazione dei criteri di attribuzione
degli incarichi stessi.
16-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica può
disporre verifiche del rispetto delle disposizioni del presente articolo e dell’ articolo 1, commi 56 e
seguenti, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per il tramite dell’Ispettorato per la funzione
pubblica. A tale fine quest’ultimo opera d’intesa con i Servizi ispettivi di finanza pubblica del
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.
1. Il Dipartimento della funzione pubblica, sentite le confederazioni sindacali rappresentative ai
sensi dell’articolo 43, definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni, anche in relazione alle necessarie misure organizzative da adottare al fine di
assicurare la qualità dei servizi che le stesse amministrazioni rendono ai cittadini.
3. Le pubbliche amministrazioni formulano all’ARAN indirizzi, ai sensi dell’articolo 41, comma 1 e
dell’articolo 70, comma 4, affinché il codice venga recepito nei contratti, in allegato, e perché i suoi
princìpi vengano coordinati con le previsioni contrattuali in materia di responsabilità disciplinare.
categoria adottano un codice etico che viene sottoposto all’adesione degli appartenenti alla
magistratura interessata. In caso di inerzia il codice è adottato dall’organo di autogoverno.
5. L’organo di vertice di ciascuna pubblica amministrazione verifica, sentite le organizzazioni
sindacali rappresentative ai sensi dell’articolo 43 e le associazioni di utenti e consumatori,
l’applicabilità del codice di cui al comma 1, anche per apportare eventuali integrazioni e
specificazioni al fine della pubblicazione e dell’adozione di uno specifico codice di comportamento
per ogni singola amministrazione.
6. Sull’applicazione dei codici di cui al presente articolo vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna
7. Le pubbliche amministrazioni organizzano attività di formazione del personale per la conoscenza
e la corretta applicazione dei codici di cui al presente articolo.
Art. 55- Responsabilità, infrazioni e sanzioni, procedure conciliative
1. Le disposizioni del presente articolo e di quelli seguenti, fino all’articolo 55-octies, costituiscono
norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice
civile, e si applicano ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 2, comma 2, alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2.
2. Ferma la disciplina in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile, ai
rapporti di lavoro di cui al comma 1 si applica l’articolo 2106 del codice civile. Salvo quanto
previsto dalle disposizioni del presente Capo, la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni è
definita dai contratti collettivi. La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del
codice disciplinare, recante l’indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti
gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro.
3. La contrattazione collettiva non può istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti
disciplinari. Resta salva la facoltà di disciplinare mediante i contratti collettivi procedure di
conciliazione non obbligatoria, fuori dei casi per i quali è prevista la sanzione disciplinare del
licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla
contestazione dell’addebito e comunque prima dell’irrogazione della sanzione. La sanzione
concordemente determinata all’esito di tali procedure non può essere di specie diversa da quella
prevista, dalla legge o dal contratto collettivo, per l’infrazione per la quale si procede e non è
soggetta ad impugnazione. I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di
apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione con esito
negativo. Il contratto collettivo definisce gli atti della procedura conciliativa che ne determinano
l’inizio e la conclusione.
4. Fermo quanto previsto nell’articolo 21, per le infrazioni disciplinari ascrivibili al dirigente ai
sensi degli articoli 55-bis, comma 7, e 55-sexies, comma 3, si applicano, ove non diversamente
stabilito dal contratto collettivo, le disposizioni di cui al comma 4 del predetto articolo 55-bis, ma le
determinazioni conclusive del procedimento sono adottate dal dirigente generale o titolare di
incarico conferito ai sensi dell’articolo 19, comma 3.
1. Per le infrazioni di minore gravità, per le quali è prevista l’irrogazione di sanzioni superiori al
più di dieci giorni, il procedimento disciplinare, se il responsabile della struttura ha qualifica
non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni più gravi di quelle
indicate nel primo periodo, il procedimento disciplinare si svolge secondo le disposizioni del
comma 4. Alle infrazioni per le quali è previsto il rimprovero verbale si applica la disciplina
stabilita dal contratto collettivo.
giorni contesta per iscritto l’addebito al dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a
sua difesa, con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante
dell’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato, con un preavviso di
almeno dieci giorni. Entro il termine fissato, il dipendente convocato, se non intende presentarsi,
può inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed oggettivo impedimento, formulare motivata
istanza di rinvio del termine per l’esercizio della sua difesa. Dopo l’espletamento dell’eventuale
ulteriore attività istruttoria, il responsabile della struttura conclude il procedimento, con l’atto di
archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione
dell’addebito. In caso di differimento superiore a dieci giorni del termine a difesa, per impedimento
del dipendente, il termine per la conclusione del procedimento è prorogato in misura
corrispondente. Il differimento può essere disposto per una sola volta nel corso del procedimento.
La violazione dei termini stabiliti nel presente comma comporta, per l’amministrazione, la
decadenza dall’azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall’esercizio del diritto di difesa.
è più grave di quelle di cui al comma 1, primo periodo, trasmette gli atti, entro cinque giorni dalla
notizia del fatto, all’ufficio individuato ai sensi del comma 4, dandone contestuale comunicazione
4. Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l’ufficio competente per i
l’addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, istruisce e conclude il
procedimento secondo quanto previsto nel comma 2, ma, se la sanzione da applicare è più grave di
stabiliti e salva l’eventuale sospensione ai sensi dell’articolo 55-ter. Il termine per la contestazione
dell’addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai sensi del comma 3 ovvero dalla
data nella quale l’ufficio ha altrimenti acquisito notizia dell’infrazione, mentre la decorrenza del
della notizia dell’infrazione, anche se avvenuta da parte del responsabile della struttura in cui il
l’amministrazione, la decadenza dall’azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall’esercizio del
5. Ogni comunicazione al dipendente, nell’ambito del procedimento disciplinare, è effettuata
tramite posta elettronica certificata, nel caso in cui il dipendente dispone di idonea casella di posta,
ovvero tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla contestazione dell’addebito,
il dipendente può indicare, altresì, un numero di fax, di cui egli o il suo procuratore abbia la
disponibilità. In alternativa all’uso della posta elettronica certificata o del fax ed altresì della
ritorno. Il dipendente ha diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento. E’ esclusa
l’applicazione di termini diversi o ulteriori rispetto a quelli stabiliti nel presente articolo.
6. Nel corso dell’istruttoria, il capo della struttura o l’ufficio per i procedimenti disciplinari possono
del procedimento. La predetta attività istruttoria non determina la sospensione del procedimento, né
dell’incolpato o ad una diversa, che, essendo a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio di
la collaborazione richiesta dall’autorità disciplinare procedente ovvero rende dichiarazioni false o
reticenti, è soggetto all’applicazione, da parte dell’amministrazione di appartenenza, della sanzione
gravità dell’illecito contestato al dipendente, fino ad un massimo di quindici giorni.
8. In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in un’altra amministrazione pubblica,
il procedimento disciplinare è avviato o concluso o la sanzione è applicata presso quest’ultima. In
tali casi i termini per la contestazione dell’addebito o per la conclusione del procedimento, se
ancora pendenti, sono interrotti e riprendono a decorrere alla data del trasferimento.
9. In caso di dimissioni del dipendente, se per l’infrazione commessa è prevista la sanzione del
licenziamento o se comunque è stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento
procede l’autorità giudiziaria, è proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale.
Per le infrazioni di minore gravità, di cui all’articolo 55-bis, comma 1, primo periodo, non è
ammessa la sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravità, di cui all’articolo
55-bis, comma 1, secondo periodo, l’ufficio competente, nei casi di particolare complessità
dell’accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all’esito dell’istruttoria non dispone
di elementi sufficienti a motivare l’irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento
disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilità di adottare la sospensione o altri
2. Se il procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con l’irrogazione di una sanzione e,
che riconosce che il fatto addebitato al dipendente non sussiste o non costituisce illecito penale o
che il dipendente medesimo non lo ha commesso, l’autorità competente, ad istanza di parte da
proporsi entro il termine di decadenza di sei mesi dall’irrevocabilità della pronuncia penale, riapre il
procedimento disciplinare per modificarne o confermarne l’atto conclusivo in relazione all’esito del
3. Se il procedimento disciplinare si conclude con l’archiviazione ed il processo penale con una
sentenza irrevocabile di condanna, l’autorità competente riapre il procedimento disciplinare per
adeguare le determinazioni conclusive all’esito del giudizio penale. Il procedimento disciplinare è
riaperto, altresì, se dalla sentenza irrevocabile di condanna risulta che il fatto addebitabile al
dipendente in sede disciplinare comporta la sanzione del licenziamento, mentre ne è stata applicata
4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare è, rispettivamente, ripreso o riaperto
entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza all’amministrazione di appartenenza del
lavoratore ovvero dalla presentazione dell’istanza di riapertura ed è concluso entro centottanta
giorni dalla ripresa o dalla riapertura. La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo della
contestazione dell’addebito da parte dell’autorità disciplinare competente ed il procedimento
prosegue secondo quanto previsto nell’articolo 55-bis. Ai fini delle determinazioni conclusive,
l’autorità procedente, nel procedimento disciplinare ripreso o riaperto, applica le disposizioni
dell’articolo 653, commi 1 ed 1-bis, del codice di procedura penale.
a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento
della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio
mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore
a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni
ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di
d) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto
di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
e) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o
ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui;
f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici
uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro.
2. Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa,
riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione di
è dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme
dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54.
Art. 55-quinquies False attestazioni o certificazioni
amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei
sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza
dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è
2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative
sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di
retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonché il danno
all’immagine subiti dall’amministrazione.
comporta, per il medico, la sanzione disciplinare della radiazione dall’albo ed altresì, se dipendente
si applicano se il medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano
dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati.
Art.55-sexies. Responsabilità disciplinare per condotte pregiudizievoli per l’amministrazione
e limitazione della responsabilità per l’esercizio dell’azione disciplinare
dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54,
comporta l’applicazione nei suoi confronti, ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione di
un’altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un
minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all’entità del risarcimento.
funzionamento dell’ufficio di appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate
dall’amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione
del personale delle amministrazioni pubbliche, è collocato in disponibilità, all’esito del
procedimento disciplinare che accerta tale responsabilità, e si applicano nei suoi confronti le
disposizioni di cui all’articolo 33, comma 8, e all’articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Il provvedimento
che definisce il giudizio disciplinare stabilisce le mansioni e la qualifica per le quali può avvenire
l’eventuale ricollocamento. Durante il periodo nel quale è collocato in disponibilità, il lavoratore
non ha diritto di percepire aumenti retributivi sopravvenuti.
3. Il mancato esercizio o la decadenza dell’azione disciplinare, dovuti all’omissione o al ritardo,
senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull’insussistenza
dell’illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate, in relazione a condotte aventi
dirigenziale, l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione
della retribuzione in proporzione alla gravità dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo di
tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresì la mancata
4. La responsabilità civile eventualmente configurabile a carico del dirigente in relazione a profili di
illiceità nelle determinazioni concernenti lo svolgimento del procedimento disciplinare è limitata, in
conformità ai principi generali, ai casi di dolo o colpa grave.
ALLEGATO 1 AL C.C.N.L. SOTTOSCRITTO IL 29/11/2007 CODICE DI COMPORTAMENTO dei dipendenti della P.A.
SCHEMA DI CODICE DI CONDOTTA DA ADOTTARE
d) è istituita la figura della Consigliera/del Consigliere di fiducia, così come previsto dalla risoluzione del Parlamento Europeo A3-0043/94, e denominata/o d'ora in poi Consigliera/Consigliere, e è garantito l'impegno delle aziende a sostenere ogni componente del personale che si avvalga dell'intervento della Consigliera/del Consigliere o che sporga denuncia di molestie sessuali, fornendo chiare ed esaurimenti indicazioni circa la procedura da seguire, mantenendo la riservatezza e prevenendo ogni eventuale ritorsione. Analoghe garanzie sono estese agli eventuali testimoni;
e) è garantito l'impegno dell'Amministrazione a definire preliminarmente, d'intesa con i soggetti firmatari del Protocollo d'Intesa per l'adozione del presente Codice, il ruolo, l'ambito d'intervento, i compiti e i requisiti culturali e professionali della persona da designare quale Consigliera/Consigliere. Per il ruolo di Consigliera/Consigliere gli Enti in possesso dei requisiti necessari, oppure individuare al proprio interno persone idonee a ricoprire l'incarico alle quali rivolgere un apposito percorso formativo;
g) nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori autori di molestie sessuali si applicano le misure disciplinari ai sensi di quanto previsto dagli articoli 55 e 56 del Decreto legislativo n. 165 del 2001 sia inserita, precisandone in modo oggettivo i profili ed i presupposti, un'apposita tipologia di infrazione relativamente all'ipotesi di persecuzione o vendetta nei confronti di un dipendente che ha sporto denuncia di molestia sessuale. I suddetti comportamenti sono comunque valutabili ai fini disciplinari ai sensi delle disposizioni normative e contrattuali attualmente vigenti;
6. Nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/91, qualora l'Amministrazione nel corso del procedimento disciplinare non ritenga fondati i fatti, potrà adottare, su richiesta di uno o entrambi gli interessati, provvedimenti di trasferimento in via temporanea, in attesa della conclusione del procedimento disciplinare, al fine di ristabilire nel frattempo un clima sereno; in tali casi è data la possibilità ad entrambi gli interessati di esporre le proprie ragioni, eventualmente con l'assistenza delle
Organizzazioni Sindacali, ed è comunque garantito ad entrambe le persone che il trasferimento non venga in sedi che creino disagio.
4. Sarà inoltre predisposto del materiale informativo destinato alle dipendenti/ai dipendenti sul comportamento da adottare in caso di molestie sessuali.
ALLEGATO 2 AL C.C.N.L. SOTTOSCRITTO IL 29/11/2007
6. Il dipendente limita gli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese a quelli indispensabili e applica ogni possibile misura di semplificazione dell'attività amministrativa, agevolando, comunque, lo
svolgimento, da parte dei cittadini, delle attività loro consentite, o comunque non contrarie alle norme giuridiche in vigore.
Le Parti si danno atto che la previsione contrattuale dell’istituto arbitrale nelle controversie di lavoro del comparto scuola non ha conseguito gli effetti previsti, dovendosi rilevarne uno scarso utilizzo. Esso va invece va rilanciato, anche attraverso l’introduzione di modifiche, finalizzandolo all’obbligatorietà delle relative procedure.
Le Parti concordano che l’istituto arbitrale si inserisce in una comune volontà di snellimento ed economicità delle procedure di contenzioso in sede diversa da quella giurisdizionale, attualmente oberata anche da numerosi contenziosi scolastici.
Le Parti si propongono, inoltre, di coinvolgere il Ministero della Funzione Pubblica e il Ministero della Giustizia per reperire risorse specifiche da destinare all’istituto dell’arbitrato, anche attraverso corsi di formazione e di aggiornamento che contribuiscano alla creazione di una cultura positiva dell’arbitrato sia per le PP.AA. che per le OO.SS, -.
CIRCOLARE MIUR 08/11/2010 N. 88 e relativi allegati
5 file formato PDF
Regolamento d'Istituto 2015/16 aggiornato a ottobre 2016 [ ] 635 kB
circolare_n.14_2010.pdf [ ] 7532 kB
All. 4.pdf [ ] 36 kB
All. 3.pdf [ ] 34 kB
All. 2.pdf [ ] 33 kB
All. 1.pdf [ ] 44 kB

References: ART. 95
 art. 492
 ART. 91

ART. 91

ART.92

ART.93

ART.94
 art. 58
 art. 316

ART.96
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

ART.97
 sentenza 
 art. 92

ART.98

ART.99
 sentenza 
 sentenza 

Art. 53
 articolo 1

Art. 55
 articolo 55

sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 55

Art.55