Source: http://documenti.camera.it/leg16/resoconti/commissioni/bollettini/html/2010/10/27/01/comunic.htm
Timestamp: 2020-07-10 21:39:15+00:00

Document:
﻿I Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - mercoledì 27 ottobre 2010
Mercoledì 27 ottobre 2010. - Presidenza del presidente Isabella BERTOLINI.
Emendamenti C. 2836-B Governo, approvato dalla Camera e modificato dal Senato.
Emendamenti C. 3333 Lo Presti.
Maria Piera PASTORE (LNP), relatore, rileva che gli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 non presentano profili critici per quanto attiene al rispetto del riparto di competenze legislative di cui all'articolo 117 della Costituzione e propone pertanto di esprimere su di essi il parere di nulla osta.
Nuovo testo C. 2661 Antonio Pepe.
Isabella BERTOLINI, presidente, ricorda che il comitato ha già esaminato il provvedimento in titolo in un precedente testo, esprimendo su di esso parere favorevole con una condizione. La Commissione di merito ha modificato il testo e ha nuovamente chiesto il parere.
Maria Elena STASI (PdL), relatore, dopo aver brevemente illustrato le modifiche apportate al testo dalla Commissione di merito ed aver sottolineato che questa ha recepito la condizione posta dal comitato nel precedente parere, formula una proposta di parere favorevole (vedi allegato 1).
Mercoledì 27 ottobre 2010. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Intervengono il ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli, il sottosegretario di Stato per l'interno Michelino Davico e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Francesco Belsito.
Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di determinazione dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province.
Atto n. 240.
(Seguito dell'esame e conclusione - Deliberazione di rilievi).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 26 ottobre 2010.
Donato BRUNO, presidente, avvertito che sostituirà la relatrice, impossibilitata a prendere parte alla seduta, comunica che
questa ha presentato una proposta di deliberazione di rilievi (vedi allegato 2) e che una proposta alternativa è stata presentata dal gruppo del Partito democratico (vedi allegato 3).
Gianclaudio BRESSA (PD), a nome del gruppo del Partito democratico, esprime una forte preoccupazione per il modo affrettato e superficiale con cui il Governo sta portando avanti l'attuazione del federalismo fiscale. Delle circa venti materie delle quali la delega legislativa di cui alla legge n. 42 del 2009 rimette al Governo la disciplina ne sono state definite ad oggi, ossia a sedici mesi dall'approvazione della legge delega, soltanto due: il patrimonio degli enti territoriali e l'ordinamento transitorio di Roma capitale; quest'ultimo, poi, è stato disciplinato solo parzialmente, mancando ancora la parte relativa alle funzioni e alle risorse finanziarie.
L'attuazione della delega è, dunque, in fortissimo ritardo: un ritardo che riguarda non tanto i tempi, quanto i contenuti politici. Non sono state ancora affrontate, infatti, le questioni fondamentali del federalismo fiscale. Manca innanzitutto, non solo nei provvedimenti fin qui adottati dal Consiglio dei ministri, ma nella stessa discussione interna al Governo, la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei livelli essenziali di assistenza, che pure costituisce la pietra d'angolo del federalismo fiscale. I livelli essenziali delle prestazioni e i livelli essenziali di assistenza sono indispensabili per garantire la tendenziale uniformità dei servizi essenziali e delle funzioni fondamentali in tutto il territorio. Senza la loro definizione non è possibile calcolare i costi e i fabbisogni standard. Mancano, ancora, proposte sui meccanismi di perequazione fiscale, sulla perequazione infrastrutturale e sull'autonomia tributaria delle città metropolitane.
Vi è poi il grande interrogativo sulla sorte dei risparmi attesi dal passaggio dalla spesa storica ai costi e fabbisogni standard, che, tramite il patto di convergenza, andrebbero in gran parte utilizzati per l'adeguamento dei territori svantaggiati e dei settori di servizi al di sotto degli standard. L'idea che esistano in Italia aree sociali e territoriali stabilmente in grado di garantire un moderno e avanzato sistema di servizi pubblici di livello europeo finanziato unicamente dalle basi fiscali locali senza un intervento pubblico fondato sul principio di coesione nazionale è sbagliato sul piano culturale, non è coerente - non solo con i dati effettivi disponibili, ma neanche con la legge delega - e mette a rischio l'attuazione del federalismo in Italia.
Il Governo non ha mai fatto riferimento nei suoi documenti al patto di convergenza degli obiettivi di servizio, che, attraverso appositi stanziamenti previsti dalle leggi annuali di stabilità, deve consentire ai territori attualmente meno dotati e ai settori attualmente sotto standard di elevare la quantità e la qualità dell'offerta delle prestazioni per poter raggiungere i livelli essenziali. Si tratta di un altro principio fondamentale della legge, la cui mancata attuazione suscita grande preoccupazione.
L'unica cosa certa è che la manovra triennale per il periodo 2011-2013, anticipata con il decreto-legge n. 78 del 2010, ha chiamato le regioni e gli enti locali a un rilevantissimo contributo al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, senza peraltro alcun preventivo confronto con le autonomie territoriali. Il taglio dei trasferimenti in capo al sistema delle autonomie territoriali ammonta infatti a 13 miliardi di euro in due anni. A fronte di questi tagli manca qualsiasi iniziativa per mettere regioni ed enti locali nelle condizioni di evitare, in qualche caso, la bancarotta o lo smantellamento di interi settori di servizi ai cittadini.
Per il resto, si brancola nella nebbia. La riforma federalista della legge delega n. 42 del 2009 chiamava il Governo ad incidere profondamente sui meccanismi di formazione della spesa pubblica locale, superando il mero riferimento alla spesa storica, per dare più trasparenza all'azione degli amministratori pubblici locali e per conseguire risparmi. I decreti attuativi dovrebbero dare attuazione ai principi e criteri direttivi della delega e invece li
dimenticano. Nello schema in esame viene eluso il controllo parlamentare sulla scelta delle metodologie di calcolo, la cui definizione è rimessa, senza indicazioni, ad organi tecnici; è assente la connessione tra fabbisogni standard, livelli essenziali delle prestazioni e obiettivi di servizio; è assente la connessione tra fabbisogni standard e ciclo delle decisioni di finanza pubblica. Non è previsto alcun coordinamento con la Carta delle autonomie (C. 3118, ora all'esame del Senato) e non è chiaro quale debba essere, a regime, il procedimento di monitoraggio e aggiustamento dinamico dei fabbisogni standard.
Il concetto stesso di fabbisogno standard su ciascuna delle funzioni fondamentali degli enti locali resta indefinito. Si chiede quali metodologie verranno utilizzate per quantificarlo. Non sono questioni tecniche che si possano lasciare alla SOSE e all'IFEL, sono invece elementi costitutivi del sistema del federalismo fiscale, che andrebbero definiti con chiarezza sul piano delle scelte di fondo e poi costantemente monitorati e valutati.
In definitiva, i decreti legislativi fin qui visti sono mera propaganda: il pretesto per consentire al Governo di far credere che sta costruendo il federalismo fiscale mentre invece sta tradendo lo spirito e la lettera della legge n. 42.
C'è poi un fatto incomprensibile: sebbene lo schema in esame sia un atto normativo con un fondamentale compito strutturale, quello di introdurre nuovi metodi e procedure per il calcolo dei costi dei servizi pubblici essenziali e fondamentali erogati dagli enti locali, esso reca la tradizionale clausola di salvaguardia finanziaria, secondo cui dal provvedimento non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Ma la compatibilità finanziaria del processo di attuazione del federalismo fiscale non va stabilita decreto per decreto perché essa è già garantita dalle norme di coordinamento generale di cui alla legge n. 196 del 2009.
Quel che serve, in questa fase, è introdurre norme ordinamentali chiare. Occorre definire chiaramente i livelli essenziali di assistenza e i livelli essenziali delle prestazioni. Il processo di federalizzazione ha un costo perché c'è inevitabilmente una fase di sovrapposizione di competenze e quindi di sperperi. Ma questa fase deve essere il più possibile breve e per questo occorrono norme chiare. Diversamente si genera confusione e quindi aggravio di spesa.
In conclusione, la logica di correre per far finta di attuare presto il federalismo fiscale è il modo migliore per farlo fallire. Con questi provvedimenti non si costruisce nulla. Per questo il suo gruppo raccomanda l'approvazione della propria proposta alternativa di rilievi.
Mario TASSONE (UdC) prende atto delle approfondite valutazioni svolte dal gruppo del Partito democratico e preannuncia che la posizione del suo gruppo sarà coerente rispetto a quella adottata nell'ambito della discussione della legge n. 42 del 2009.
Rileva come sia possibile discutere a lungo su cosa si intenda per federalismo e su quale tipo di federalismo adottare. Ricorda peraltro come, sul territorio, vi siano molti pareri e valutazioni sulle misure che si stanno adottando, con forti preoccupazioni per i tagli alle risorse che mettono in discussione la possibilità di elargire ai cittadini i servizi essenziali.
Sulla questione dei costi storici e dei costi standard non ritiene che il provvedimento in esame abbia chiarito tutte le questioni emerse nel corso della discussione parlamentare sulla legge delega sul federalismo fiscale.
Rileva come la scelta adottata in questa fase dal Governo e dalla maggioranza sia quella di promuovere «più autonomie e meno Stato». Evidenzia, tuttavia, come il rischio sia quello di arrivare alla configurazione di uno Stato con sperequazioni più marcate tra territori, accompagnate da profonde lacerazioni e costi che pesano cui cittadini e creano preoccupanti elementi di turbativa per il paese. Di certo aumenteranno le pressioni e l'assenza di servizi: sottolinea, quindi, come parlare di
«meno Stato» in questa fase significhi perdere la concezione unitaria all'interno del paese.
Prende atto che alcuni gruppi si accorgono ora delle difficoltà - nel percorso relativo al federalismo fiscale - che il suo gruppo aveva già denunciato da tempo.
Ricorda, infine, come lo stesso Ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, dopo un attento lavoro per acquisire consensi da parte delle regioni si trovi ora di fronte e dubbi e contrarietà da parte di regioni che in un primo momento avevano invece espresso il proprio assenso.
Preannuncia, in conclusione, il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore.
Beatrice LORENZIN (PdL) intende preliminarmente ringraziare la relatrice per aver definito una proposta di parere che si articola in specifici rilievi. Ricorda, quindi, come nell'ambito della Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale, così come in questa sede, sia stata posta un'attenzione particolare ai contenuti del provvedimento in esame, proprio nella consapevolezza della delicatezza del tema che si sta trattando, che rappresenta il «cuore» del federalismo fiscale.
Sottolinea come finora sia stato impostato un lavoro con la finalità di renderlo attuabile ed applicabile nel concreto. Al contempo, alcune osservazioni del Partito democratico potranno, a suo avviso, essere oggetto di approfondimento nel prosieguo dell'iter.
Fa quindi presente come si stia, in questa fase, costruendo una nuova impalcatura che si fonda sul principio della responsabilizzazione degli enti locali. Ricorda come, da quando si è proceduto a dare attuazione al Titolo V della Costituzione, come modificato nel 2001, ci si è trovati di fronte ad una progressiva appropriazione da parte degli amministratori locali di funzioni in precedenza svolte a livello centrale, con una correlata e sistematica lievitazione della spesa pubblica.
Sottolinea pertanto come - tenendo conto dei parametri del Patto di stabilità e crescita e di contenimento del debito pubblico - si stia attuando una vera «riforma di sistema», fondata sul chiaro principio di responsabilizzazione di tutte le amministrazioni.
Rileva come sempre di più sarà, dunque, importante la capacità degli amministratori locali di saper gestire e ripartire le risorse. Richiama quanto recentemente avvenuto per la spesa sanitaria dove, nonostante vi fossero meno fondi disponibili, si è riusciti ad incrementare la qualità e l'efficienza dei servizi resi agli utenti.
Ricorda quindi come già nel testo sia prevista una fase transitoria ed una attuazione graduale. Nella proposta di parere del relatore sono stati evidenziati alcuni rilievi su aspetti che necessitano di una maggiore puntualizzazione e, in taluni casi, di una correzione.
Sottolinea, infine, come dall'intervento del collega Bressa e dalla proposta di parere alternativo del Partito democratico non sembrano emergere elementi costruttivi volti a risolvere le problematiche in essere. Emerge solo un'impostazione alternativa del federalismo che tuttavia non porta a risolvere le sperequazioni e contiene una serie di elementi, di fatto, irrealizzabili. Occorre invece, a suo avviso, confrontarsi con la realtà delle cose ed invita pertanto tutti ad un dibattito costruttivo e concreto su tema di grande rilievo come quello in discussione.
Donato BRUNO, presidente, avverte che porrà in votazione per prima la proposta di rilievi del relatore. In caso di sua approvazione, la proposta alternativa si intenderà preclusa e non sarà posta in votazione.
La Commissione approva la proposta di rilievi del relatore.
Il Ministro CALDEROLI, nel ringraziare la Commissione per il lavoro svolto, intende richiamare l'attenzione sulle insospettate potenzialità del bicameralismo, per cui presso i due rami del Parlamento vi sono state valutazioni alquanto diverse sul provvedimento in esame da parte dei gruppi: da una parte, un voto unanime
favorevole ed incondizionato mentre dall'altra parte alcuni gruppi hanno votato in senso contrario ed il parere approvato contiene articolati rilievi.
Mercoledì 27 ottobre 2010. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Michelino Davico.
C. 3778 Governo.
Tabella n. 8: Stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno finanziario 2011.
La Commissione prosegue l'esame congiunto dei provvedimenti in titolo, rinviato, da ultimo, nella seduta del 26 ottobre 2010.
Donato BRUNO, presidente, ricorda che nella seduta di ieri il relatore ha chiesto alcuni chiarimenti al Governo.
Il sottosegretario Michelino DAVICO osserva che la relazione del relatore Volpi ha illustrato i contenuti della Tabella 8 inerente lo stato di previsione del Ministero dell'interno, fornendo un quadro dettagliato, per singola missione, delle variazioni agli stanziamenti per l'anno 2011 rispetto alla legge di assestamento 2010. Come emerso dalla relazione, sulla formazione degli stanziamenti ha inciso il taglio lineare del 10 per cento delle dotazioni finanziarie iscritte a legislazione vigente nell'ambito delle spese rimodulabili delle missioni di spesa si ciascun Ministero, disposto dalla manovra finanziaria del luglio scorso (articolo 2 del decreto-legge n. 78 del 2010).
Con la stessa manovra, al fine di salvaguardare le esigenze specifiche delle competenze in materia di ordine e sicurezza pubblica e soccorso pubblico, sono state, peraltro, previste misure volte ad escludere dai limiti di spesa le missioni e la formazione del personale delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, l'acquisto e la manutenzione delle autovetture utilizzate dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco e per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e la sicurezza pubblica. Un fondo specifico, con una dotazione di 80 milioni annui per il biennio 2011-2012, è stato destinato al finanziamento di misure perequative per il personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco interessato dal «blocco», per il triennio 2011-2013, dei meccanismi di progressione automatica degli stipendi e, per l'analogo periodo, dalla limitazione ai soli effetti giuridici delle progressioni in carriera comunque denominate. Con la finanziaria 2010, è stata, inoltre, autorizzata, dal 2011, la copertura integrale del turn over del personale delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con assunzioni sulla base del 100 per cento delle cessazioni dal servizio dall'anno precedente.
La riduzione degli stanziamenti operata con il decreto-legge n. 78 del 2010 va, comunque, ad aggiungersi ad analoghe misure già adottate, a partire dal 2009, con la manovra triennale del luglio 2008 (decreto-legge n. 112 del 2008). L'effetto complessivo è un taglio lineare, per l'anno 2011, degli stanziamenti per spese rimodulabili del Ministero dell'interno pari a complessivi 917.656.754 euro, di cui 798.914.000 euro per effetto del decreto-legge
n. 112 del 2008 e 118.742.754 euro per effetto del decreto- legge n. 78 del 2010.
L'entità di tali decurtazioni non ha reso possibile un'azione di rimodulazione delle dotazioni iniziali tra missioni diverse di spesa e programmi di spesa della stessa missione in attuazione della maggiore flessibilità riconosciuta dalla nuova disciplina del bilancio nazionale. Questa situazione rende necessario valutare la possibilità di adottare interventi integrativi, compatibilmente con le priorità di stabilizzazione dei conti pubblici, per far fronte alle spese incomprimibili, con particolare riguardo al funzionamento dell'Amministrazione dell'interno.
Il relatore, nella relazione e nel successivo intervento nella seduta di ieri, ha chiesto alcuni chiarimenti in merito a diversi profili di interesse del Ministero dell'interno.
Per quanto attiene alla soppressione degli stanziamenti previsti dall'articolo 1 del decreto-legge n. 78 del 2010, va ricordato che questo ha previsto il definanziamento delle leggi di spesa totalmente non utilizzate negli ultimi tre anni. Con riferimento a tali soppressioni, indicate negli allegati 1 agli stati di previsione del Ministero dell'interno e del Ministero dell'economia, il relatore ha chiesto al Governo un chiarimento sulle ragioni della mancata utilizzazione dei fondi.
Nell'ambito della missione «Ordine pubblico e sicurezza» le soppressioni riguardano gli stanziamenti per le spese inerenti l'integrazione e lo sviluppo della rete degli ufficiali di collegamento delle forze di polizia (1.585.556 euro per il 2011 e 2012 ed euro 1.596.721 per il 2013) e gli stanziamenti per l'attuazione dei servizi di vigilanza che non richiedono l'impiego di personale delle forze di polizia (475.667 euro per gli anni 2011 e 2012 e 479.016 euro per il 2013).
Per quanto concerne l'integrazione e lo sviluppo della rete degli ufficiali di collegamento, l'articolo 1, comma 553, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005), aveva stanziato la somma di 4 milioni di euro per gli anni 2005 e 2006 e di 5 milioni di euro a decorrere dal 2007. L'importo negli anni successivi è stato ridotto per effetto delle misure di contenimento della spesa fino all'importo di euro 1.585.556 che viene definanziato per gli anni 2011 e 2012. La finalizzazione dello stanziamento è l'incremento della cooperazione internazionale e della repressione della criminalità, dei traffici illeciti transnazionali e del terrorismo. L'utilizzo degli stanziamenti di bilancio è legato all'adozione del regolamento previsto dal comma 554 della stessa legge finanziaria del 2005. Questo regolamento, dagli adempimenti procedurali particolarmente complessi anche per il coinvolgimento di altre amministrazioni, è in via di definizione e, pertanto, occorrerebbero interventi diretti al ripristino degli stanziamenti in bilancio.
In merito al definanziamento concernente le misure per l'attuazione dei servizi di vigilanza che non richiedono l'impiego di personale delle Forze di polizia, di cui all'articolo 18 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale, si rappresenta che nel 2005 è stato istituito un capitolo di spesa, con una dotazione iniziale di euro 1.500.000, che negli anni successivi è stato ridotto per effetto delle misure di contenimento della spesa. Lo stanziamento è diretto a favorire l'affidamento a guardie giurate dipendenti o ad istituti di vigilanza privata dei servizi di sicurezza sussidiaria nell'ambito dei porti, delle stazioni ferroviarie e nell'ambito delle linee di trasporto urbano. Anche per tale fattispecie era prevista l'adozione di un regolamento attuativo che è stato approvato con decreto ministeriale del 15 settembre 2009, n. 154. Il predetto fondo non è stato utilizzato per gli interventi a carico dello Stato diretti all'attuazione di tali forme di sicurezza sussidiaria e, quindi, ne è stata disposta la soppressione.
Per entrambi i casi sopraindicati, occorre precisare che il 50 per cento delle economie verificatesi negli anni dal 2005 al 2009 è stata assegnato al «fondo per l'efficienza dei servizi istituzionali», come
previsto dalla vigente normativa che consente di destinare la metà delle economie di bilancio per l'incremento delle risorse relative all'incentivazione del personale. Nel caso di specie, le risorse sono state destinate, previo accordo con le organizzazioni sindacali, al personale della Polizia di Stato (produttività, reperibilità, cambio turno ecc.).
Per quanto concerne, il riferimento alla soppressione degli stanziamenti relativi al trattamento accessorio delle Forze armate e delle Forze di polizia, pari a 521.507 euro per ciascuno degli anni 2011, 2012, 2013 (articolo 16, comma 4, della legge n.. 448 del 2001), di quelli relativi all'istituzione delle province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani (articolo 7 della legge n. 146 del 2004, articolo 8 della legge n. 147 del 2004, articolo 7 della legge n. 148 del 2004) e di quelli relativi alle vittime del terrorismo, pari a 972.067 per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013 (legge n. 206 del 2004), si fa presente che il definanziamento non ha inciso sugli stanziamenti di bilancio del Ministero dell'interno in quanto si tratta di economie verificatesi nell'ambito della Missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.
Il mancato utilizzo delle risorse, quindi, si è verificato a monte e cioè negli stanziamenti del Ministero dell'economia e delle finanze prima della ripartizione alle amministrazioni beneficiarie.
Da quanto emerge dal conto consuntivo del Ministero dell'economia e finanze la soppressione degli stanziamenti riguarda in primo luogo il capitolo 2830, «Fondo da ripartire per la copertura della responsabilità civile e amministrativa per gli eventi dannosi non dolosi causati a terzi dal personale delle Forze di Polizia nello svolgimento della propria attività istituzionale». Il capitolo finanzia le spese per la copertura assicurativa della responsabilità civile ed amministrativa del personale delle forze di polizia. Si rappresenta, peraltro, che lo specifico stanziamento destinato alla copertura assicurativa del personale della Polizia di Stato allocato nello stato di previsione del Ministero dell'interno (Missione «Ordine e sicurezza pubblica, Programma «Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica»), non è stato oggetto di definanziamento.
La soppressione degli stanziamenti riguarda poi il capitolo 2831, «Fondo per le spese da sostenere da parte delle Amministrazioni centrali in relazione agli adempimenti connessi con l'istituzione delle nuove province di Monza e Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani» e il capitolo 2832 - «Fondo per le spese da sostenere da parte delle amministrazioni centrali in relazione agli interventi in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice».
Si rappresenta, peraltro, che, per quanto concerne le richiamate nuove province, nello stato di previsione del Ministero dell'interno (nell'ambito della missione «Fondi da ripartire», programma «Fondi da assegnare», cap. 3003 «Fondo per l'istituzione degli Uffici periferici delle Amministrazioni statali presso le nuove province») risulta iscritto lo stanziamento di 14.621.878 di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 e di 14.724.835 di euro per l'anno 2013. Tali somme garantiranno l'immediata operatività dei decreti istitutivi delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo, il cui schema, attualmente al vaglio del Consiglio di Stato, è stato approvato nel corso del Consiglio dei ministri del 24 settembre 2010.
Quanto alla allocazione degli stanziamenti per le vittime del dovere, il relatore ha richiesto chiarimenti sull'allocazione degli stanziamenti a favore delle vittime del dovere a cui la legge finanziaria per il 2006 ha esteso le provvidenze stabilite a favore delle vittime del terrorismo. La corresponsione delle provvidenze ai familiari superstiti delle vittime del dovere nonché ai feriti avviene con le risorse stanziate sul capitolo 2872 del programma «Pianificazione e coordinamento Forze di Polizia». La ripartizione delle risorse è effettuata, con le modalità previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006, in
favore delle amministrazioni beneficiarie (oltre alle Forze di polizia, Vigili del fuoco, Forze armate ed altre amministrazioni pubbliche) sulla base della graduatoria unica nazionale predisposta dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Per quanto riguarda invece l'incremento delle risorse del Programma «Pianificazione e coordinamento Forze di polizia», rispetto alle previsioni assestate per l'anno finanziario 2010, il programma reca per il 2011 un aumento complessivo di euro 221.572.691. Tale variazione positiva è esclusivamente imputabile al trasferimento su tale programma di risorse precedentemente allocate in altri programmi, al netto delle variazioni negative legate all'attuazione dei tagli lineari della manovra estiva.
Tra le riallocazioni più significative si segnalano 249 milioni di euro per il compenso del lavoro straordinario del personale civile. Si tratta di una riallocazione nell'ambito dei programmi di competenza del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, legata alla necessità di iscrivere tali stanziamenti nel programma ove sono già presenti capitoli afferenti emolumenti accessori al personale civile. Tali risorse erano precedentemente allocate nel Programma «Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica» che, pertanto, subisce l'analoga riduzione delle competenze. Si segnalano altresì 35 milioni di euro per la speciale elargizione in favore delle vittime del dovere. Precedentemente tali risorse erano iscritte nell'apposito fondo iscritto nel Programma «Garanzia dei diritti ed interventi per lo sviluppo della coesione sociale» del centro di responsabilità amministrativa «Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione».
Passando alla missione «Relazione finanziarie con le autonomie territoriali», lo stanziamento del Ministero dell'interno relativo a questa missione è pari a 15.122, 18 milioni di euro con un decremento pari a 2.866, 77 milioni di euro (-14,94 per cento) rispetto all'assestamento 2010. Il decremento riguarda essenzialmente il programma «Elaborazione, quantificazione e assegnazione dei trasferimenti erariali compresi quelli per interventi speciali» che registra una riduzione pari a 2.856 milioni di euro. Tale variazione è imputabile a più ragioni. Alla riduzione dei trasferimenti per 1.800 milioni di euro in attuazione del decreto-legge n. 78 del 2010, si aggiungono 916 milioni di euro trasferiti a compensazione del minore gettito ICI relativo alle annualità 2008 e 2009; 56 milioni di euro relativi alla restituzione alle province delle somme pregresse per l'addizionale energetica; 78 milioni di euro per la riduzione dei costi della politica; 16 milioni - per altre operazioni di assestamento.
Donato BRUNO, presidente, sospende la seduta per dare modo al relatore di valutare i chiarimenti forniti dal Governo.
La seduta, sospesa alle 10.15, riprende alle 10.20.
Donato BRUNO, presidente, considerato che è imminente l'inizio delle votazioni in Assemblea, propone di riconvocare la seduta alle 15.15.
Mercoledì 27 ottobre 2010. - Presidenza del presidente Donato BRUNO.
Donato BRUNO, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.
Nell'ambito dell'esame della proposta di legge C. 3572 Reguzzoni recante disposizioni per il trasferimento a Milano delle sedi della Commissione nazionale per le società e la borsa e dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Marco SEPE, professore straordinario di diritto dell'economia presso l'UNITELMA di Roma, svolge una relazione sui temi oggetto dell'indagine conoscitiva.
Gianclaudio BRESSA (PD) e Beatrice LORENZIN (PdL) intervengono per ringraziare il professor Sepe.
Interviene, per porre quesiti e formulare osservazioni, Pierguido VANALLI (LNP).
Marco SEPE, professore straordinario di diritto dell'economia presso l'UNITELMA di Roma, risponde ai quesiti posti.
Donato BRUNO, presidente, ringrazia il professore Sepe e dichiara conclusa l'audizione.
Donato BRUNO, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.
Audizione del dott. Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia.
Fabrizio SACCOMANNI, direttore generale della Banca d'Italia, svolge una relazione sui temi oggetto dell'indagine conoscitiva.
Intervengono, per porre quesiti e formulare osservazioni, Linda LANZILLOTTA (Misto-ApI) e, a più riprese, Gianclaudio BRESSA (PD).
Fabrizio SACCOMANNI, direttore generale della Banca d'Italia, risponde ai quesiti posti.
Donato BRUNO, presidente, ringrazia il dottor Saccomanni e dichiara conclusa l'audizione.
Donato BRUNO, presidente, propone di invertire l'ordine dei lavori e di passare ora all'esame dello schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al regolamento di riorganizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 20 gennaio 2009, n. 17 (Atto n. 261).
Mercoledì 27 ottobre 2010. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca Guido Viceconte.
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al regolamento di riorganizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 gennaio 2009, n. 17.
Atto n. 261.
Donato BRUNO, presidente e relatore, presenta una proposta di parere favorevole (vedi allegato 4).
Roberto ZACCARIA (PD) esprime insoddisfazione per la proposta di parere del presidente, il cui contenuto giudica minimale e ovvio. Ricorda che la riorganizzazione del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è soltanto una conseguenza delle politiche del Governo in materia di università, che si sono caratterizzate unicamente per i fortissimi tagli ai finanziamenti, prima nel 2008 e poi nel 2009. Nel clamore suscitato dal disegno di legge del Governo per la riforma in materia di organizzazione delle università (C. 3687), questo schema di decreto non ha richiamato l'attenzione, ma è un ulteriore passo verso la riduzione delle autonomie nel settore e verso la ricentralizzazione delle competenze in materia di istruzione, università e ricerca.
Rileva che la proposta di parere del relatore fa cenno al parere del Consiglio di Stato solo per affermare che la soppressione della previsione degli uffici scolastici regionali quali autonomi centri di responsabilità è aderente a quanto stabilito dalla norma primaria (legge n. 196 del 2009), ma trascura di ricordare che il Consiglio di Stato, pur riconoscendo la legittimità della scelta, si è espresso molto criticamente al riguardo, osservando che essa opera «in netta controtendenza rispetto alle esigenze funzionali dello statuto di conclamata autonomia che caratterizza le istituzioni scolastiche» e che «tale rilevante riforma avrebbe probabilmente richiesto un processo più graduale in grado di garantire sia un controllo adeguato da parte del Parlamento sulla discrezionalità dell'esecutivo nell'utilizzare le risorse al di sotto dell'unità di voto parlamentare, sia una riflessione più profonda e articolata sui rapporti tra autorizzazione legislativa e flessibilità amministrativa».
Aggiunge che, mentre in altre democrazie rappresentative la maggiore flessibilità di cui gode l'Esecutivo è compensata dal rafforzamento sostanziale della responsabilità dei dirigenti, in questa riorganizzazione non si prevede nulla del genere. Poiché di tutto questo non fa cenno la proposta di parere del presidente, il voto del suo gruppo non potrà che essere contrario.
Mario TASSONE (UdC) ritiene che ancora una volta il Governo abbia perso l'occasione per fare una buona riforma. Si verifica nuovamente quel che era accaduto con lo schema di decreto di riorganizzazione del ministero della difesa, da poco esaminato dalla Commissione: anche in quel caso, un'opportunità quale quella di riorganizzare il ministero è stata interpretata
in modo burocratico e infruttuoso. Tra l'altro, non è chiaro il rapporto tra il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e gli assessorati regionali competenti sulle stesse materie. Per questa ragione, preannuncia il voto contrario del suo gruppo.
La seduta sospesa alle 15.40 ripresa alle 16.30.
Schema di decreto legislativo recante modifiche al codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
Atto n. 266.
Donato BRUNO, presidente, dopo aver ricordato che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dovrebbe valutare l'opportunità di svolgere un'indagine conoscitiva per l'istruttoria del provvedimento in titolo, propone di rinviare la discussione al termine dell'indagine stessa.
Donato BRUNO, presidente, rinvia dunque il seguito dell'esame ad altra seduta.
(Seguito dell'esame congiunto e conclusione - Relazioni).
Donato BRUNO, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti al disegno di legge di bilancio (vedi allegato 5) ed al disegno di legge di stabilità per il 2011 (vedi allegato 6).
Comunica quindi che sono da ritenere inammissibili, in quanto estranei al contenuto proprio della legge di stabilità e non attinenti al patto di stabilità interno, gli emendamenti Giovanelli 3778/I/7 e 3778/I/8, volti a modificare la normativa in materia di costituzione di organi di decentramento comunale.
Raffaele VOLPI (LNP), relatore, esprime parere contrario su tutti gli emendamenti presentati al disegno di legge di stabilità per il 2011 ed al disegno di legge di bilancio.
Il sottosegretario Davico esprime parere conforme a quello del relatore.
Gianclaudio BRESSA (PD) si sofferma sull'emendamento Amici 3778/I/Tab.8.1 che, se accolto, consentirebbe di andare incontro a quanto evidenziato in uno dei rilievi posti dal relatore. L'approvazione di tale proposta emendativa consentirebbe di ottenere quanto richiesto dallo stesso relatore: non comprende, pertanto, per quali ragioni il parere sia contrario.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Amici 3779/I/Tab.8.1, Bressa 3779/I/Tab.8.2 e Amici 3779/I/Tab.8.3.
Oriano GIOVANELLI (PD) prende atto della dichiarazione di inammissibilità sui propri emendamenti 3778/I/7 e 3778/I/8, volti a modificare la normativa vigente in materia di costituzione di organi di decentramento comunale. Era consapevole del rischio di tale dichiarazione ma ha ritenuto di dover porre all'attenzione del Parlamento tale tematica, riservandosi di riproporla nuovamente in tutte le sedi possibili.
Ritiene, infatti, fortemente negativa l'impostazione seguita dal Governo, che ha portato a sopprimere organismi di partecipazione alla vita politica che operavano da decenni con esigui costi per il bilancio pubblico e che consentivano di valorizzare la partecipazione dei cittadini. Si tratta di una decisione negativa come idea stessa di governo.
Si sofferma quindi sui propri emendamenti 3778/I/1.5 e 3778/I/1.6, che intervengono sull'articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010. Il suddetto articolo 14 obbliga, infatti, tutti i comuni con una popolazione inferiore a 30.000 abitanti a dismettere le società realizzate da tali enti.
Ritiene che la ratio di tale disposizione sia anche comprensibile, volendo colpire quelle società fittizie che in taluni casi sono state costituite al fine di aggirare le previsioni del patto di stabilità e crescita senza un rigore contabile e di bilancio. Rileva tuttavia che, come spesso accade, una previsione di «taglio lineare» uguale per tutti annulla anche esperienze positive. Per tale ragione, gli emendamenti da lui proposti sono volti a fissare a 5.000 abitanti la soglia della popolazione sotto la quale i comuni non possono costituire società. Ciò anche in coerenza con quanto previsto dal disegno di legge recante la Carta delle autonomie locali che stabilisce l'obbligo di svolgere i servizi in forma associata per i comuni con meno di 5.000 abitanti.
Fa quindi presente che la proposta emendativa 3778/I/1.6 è volta a specificare che le suddette disposizioni del comma 2 dell'articolo 14 non si applicano ai comuni che dimostrino che dalla dismissione di una o più società dagli stessi partecipate derivino effetti finanziari negativi per i rispettivi bilanci. In questo modo vi è la possibilità di evitare la costituzione di società fittizie, mantenendo salva l'autonomia degli enti locali che si vuole perseguire.
Raffaele VOLPI (LNP), pur riconoscendo che il collega Giovanelli ha affrontato un tema certamente rilevante, ribadisce il proprio parere contrario su tutti gli emendamenti presentati.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Giovanelli 3778/I/1.5 e 3778/I/1.6, Amici 3778/I/1.1 e 3778/I/1.2.
Sesa AMICI (PD), intervenendo sul proprio emendamento 3778/I/1.4, ricorda come esso sia volto a ripristinare le risorse in favore del fondo per le politiche dei diritti e pari opportunità. Nel preannunciare che tale questione sarà nuovamente riproposta dal suo gruppo nel corso del successivo iter parlamentare dei disegni di legge in titolo, sottolinea come non sia accettabile che un ministero quale è quello delle pari opportunità, che ha svolto importanti funzioni anche nell'ambito della comunicazione sociale, intervenendo su problematiche di assoluto rilievo quale lo stalking, si veda poi azzerare le risorse a propria disposizione.
Ritiene pertanto che o si decide di dare dignità a tale ministero, dotandolo anche di risorse adeguate, o tanto vale sopprimerlo direttamente.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Amici 3778/I/1.4 e 3778/I/1.3.
Donato BRUNO, presidente, avverte che il relatore Volpi ha presentato una proposta di relazione favorevole con condizioni e una osservazione sul disegno di legge recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2010 e per il triennio 2011 - 2013 relativa alla Tabella 8 e alle connesse parti del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2011) (vedi allegato 7) e una proposta di relazione favorevole con una condizione e un'osservazione relativa al disegno di legge recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2010 e per il triennio 2011 - 2013 relativa alla Tabella 2 e alle connesse parti del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2011 - C. 3779) (vedi allegato 10).
Avverte altresì che il gruppo PD e il gruppo IdV hanno presentato proposte alternative di relazione sul disegno di legge recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2010 e per il triennio 2011-2013 relativi alla Tabella 8 e alle connesse parti del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2011) (vedi allegati 8 e 9). Il gruppo PD ha presentato inoltre una proposta alternativa di relazione sul disegno di legge recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2010 e per il triennio 2011-2013 relativa alla Tabella 2 e alle connesse parti del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2011 - C. 3779) (vedi allegato 11).
Raffaele VOLPI (LNP), relatore, illustra le proposte di relazione elaborate sui disegni di legge in titolo. Ringrazia, in particolare, gli uffici per il supporto fornito ed il Governo per i chiarimenti dati alla Commissione, che hanno costituito un utile elemento per approfondire diversi aspetti, per comprendere i motivi che sono alla base di alcuni definanziamenti e per avere contezza dell'articolazione dei dati seguita, con particolare riguardo a quelli che attengono alle autonomie locali. Ringrazia altresì i colleghi dell'opposizione per gli stimoli di riflessione forniti al dibattito e che saranno sicuramente riproposti nel corso della discussione presso la Commissione bilancio.
Per quanto riguarda la proposta di relazione presentata con riferimento alla Tabella n. 2 del disegno di legge di bilancio, richiama in particolare la condizione formulata, in cui si chiede di assicurare al Dipartimento per le pari opportunità finanziamenti sufficienti a portare avanti le politiche di settore. Non ha ritenuto opportuno indicare una determinata somma da stanziare volendo segnalare il problema e la necessità di dare autorevolezza e capacità finanziaria a tale Dipartimento.
David FAVIA (IdV) intende dare atto al relatore di avere posto questioni importanti al Governo, formulandole come condizioni alle proposte di relazione presentate sui disegni di legge in titolo. Ritiene, tuttavia, che tali previsioni non siano sufficienti per portare il suo gruppo ad esprimere un voto favorevole sulle proposte del relatore.
Ricorda, infatti, come la materia finanziaria si trovi ormai sotto i pesanti condizionamenti imposti dal decreto-legge n. 78 del 2010, che ha stabilito tagli ingenti soprattutto nei confronti degli enti locali, che ha dimezzato le dotazioni del FUS ed ha ridotto del 78 per cento gli stanziamenti in favore delle regioni. Ricorda come ciò abbia provocato un confronto molto duro tra lo Stato, le regioni e gli enti locali. Vi è ormai la certezza che importanti settori finalizzati a realizzare servizi in favore dei cittadini saranno impossibilitati ad operare a seguito dei tagli decisi.
Richiama quindi l'effetto depressivo della manovra economica in essere sul tasso di occupazione. Ricorda, al contempo, come Confindustria abbia stimato in 124 miliardi di euro l'ammontare dell'evasione fiscale in Italia, nonostante il Ministro Tremonti continui ad annunciare
la volontà del Governo di intervenire, anche se poi si concentra quasi solo su misure quali lo scudo fiscale.
Ricorda come le spese del Ministero dell'interno siano passate dal 5,4 per cento previste dalla legge di assestamento per il 2010 al 4,8 per cento attuale. Vi sono dunque delle riduzioni di finanziamento di enorme entità, come evidenziato d'altronde dallo stesso relatore con riguardo alle funzioni della tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, alla prevenzione del rischio e al soccorso pubblico. Sono stati inoltre soppressi i finanziamenti per gli enti locali atti a garantire l'erogazione dei servizi essenziali ai cittadini e quelli per il trattamento accessorio per le Forze di polizia.
Alla luce di tali considerazioni, emerge un bilancio depressivo senza margini di recupero per l'Italia, nonostante altri paesi europei vedano invece spiragli di ripresa rispetto alla crisi economica.
Ribadisce, quindi, il voto contrario del suo gruppo sulle proposte di relazione del relatore ed auspica che sia possibile giungere all'approvazione delle proposte alternative di relazione presentate.
Mario TASSONE (UdC) dà atto al relatore di aver svolto un lavoro approfondito, con grade onestà intellettuale. Rileva, in particolare, come nelle premesse e nelle condizioni delle proposte di relazione formulate si evidenzino molte perplessità, denunciando le insufficienze della manovra ed una impostazione di fondo che penalizza le politiche in favore della sicurezza, in materia di protezione civile e per il contrasto alla criminalità organizzata.
Deve tuttavia prendere atto che il relatore, sicuramente più per fede che per convinzione, conclude le proprie proposte di relazione con una valutazione favorevole sui disegni di legge in titolo.
Preannuncia, quindi, il voto contrario del proprio gruppo sulle proposte di relazione formulate ed invita la maggioranza a svolgere un'ulteriore riflessione, tenendo conto delle forti riduzioni degli stanziamenti previste a discapito di settori vitali per il Paese.
Gianclaudio BRESSA (PD) ritiene opportuna da parte della Commissione una riflessione che vada oltre l'esame delle singole Tabelle allegate ai disegni di legge in titolo. Ricorda, con un richiamo storico, che per la prima volta nel 1200 in Inghilterra fu stabilito che il re non avesse il diritto di esigere tasse senza la concessione del Consilio regale, che lentamente si trasformò in un Parlamento. Nasce quindi proprio sulla materia finanziaria e fiscale il potere di «contrattazione» nei confronti delle decisioni del sovrano, che non erano più assolute.
Si sofferma quindi su quanto chiaramente enunciato nel documento di finanza pubblica esaminato poche settimane fa in sede parlamentare, dove si faceva presente con chiarezza che quanto doveva essere deciso è stato già deciso e che da qui deriva la decisione di adottare una legge di stabilità snella, una pura trasposizione tabellare dei saldi definiti nel decreto-legge n. 78 del 2010. Comprende quindi l'imbarazzo del collega Volpi, relatore di maggioranza, consapevole del fatto che il Parlamento non ha alcuna possibilità di incidere, essendo stato già tutto deciso nel luglio scorso, su quello che costituisce da sempre l'atto politico più importante.
Sottolinea, pertanto, come ci si trovi ormai di fronte ad un Parlamento impotente, che è tanto più tale quanto più la maggioranza non dimostra volontà di reazione rispetto a tale impostazione. Ritiene esemplificativo che il relatore esprima parere contrario su un emendamento che pone la medesima questione evidenziata in uno dei rilievi contenuti nella proposta di relazione da lui elaborata.
Richiama quanto evidenziato dal sottosegretario Davico sulla riduzione degli stanziamenti, che porta ad una entità di decurtazioni tale da non rendere possibile un'azione di rimodulazione delle dotazioni iniziali tra missioni diverse di spesa e programmi di spesa della stessa missione, con ciò rendendo necessario valutare la possibilità di adottare interventi integrativi per far fronte alle spese incomprimibili, con particolare riguardo al funzionamento dell'Amministrazione degli interni. Ciò
equivale a dire, ad esempio, che da una parte sono state decise assunzioni, quali quelle di vigili del fuoco, ma dall'altra parte si tagliano le risorse per farlo.
Si chiede, dunque, se vi sia o meno la volontà del Parlamento di prendere atto di una situazione ormai inaccettabile, tanto più che già si preannuncia la presentazione, nei prossimi mesi, di un decreto-legge che stanzierà circa 7-8 miliardi di euro per le esigenze insopprimibili della macchina statale.
Auspica quindi che vi sia un segnale da parte del Parlamento di voler riprendere la propria capacità di incidere su un atto politico di primaria importanza, quale è la legge di stabilità. Invita pertanto i gruppi ad approvare le proposte alternative di relazione presentate.
Nicolò CRISTALDI (PdL), con riferimento a quanto evidenziato dal collega Bressa sulla nascita del primo Parlamento in Inghilterra, ricorda come il primo Parlamento del mondo sia stato ospitato nel 1130 a Palazzo dei Normanni in Sicilia. Nel 1097 ci fu la prima assise a Mazara del Vallo, convocata da Ruggero il Gran Conte di un Parlamento inizialmente itinerante.
Pierguido VANALLI (LNP) preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sulle proposte di relazione formulate dal relatore. Sottolinea, infatti, come gran parte delle questioni poste dai diversi gruppi nel corso del dibattito sono state evidenziate nelle proposte elaborate dal relatore.
Evidenzia come la questione non riguardi il fatto che tutto è già stato deciso con la manovra economica adottata nel mese di luglio, ma che quanto era possibile fare è stato fatto.
Jole SANTELLI (PdL), nel ringraziare il relatore Volpi, ritiene ingenerosi i commenti e le valutazioni dei gruppi di opposizione. Si sarebbe infatti aspettata una maggiore coesione da parte dei componenti della I Commissione sulla richiesta di adeguati finanziamenti per i settori di competenza, enucleata come condizioni contenute nelle proposte di relazione del relatore. Ricorda, infatti, come nella passata legislatura l'allora maggioranza non era andata oltre l'espressione di osservazioni nei pareri approvati, nonostante i forti tagli adottati a danno del Ministero dell'interno.
Auspica, quindi, che nel prosieguo del dibattito parlamentare sia possibile portare avanti con maggiore compattezza e dialettica politica la richiesta di maggiori finanziamenti su settori di grande delicatezza come quelli che investono le competenze della I Commissione.
Donato BRUNO, presidente, avverte che porrà dapprima in votazione le proposte di relazione del relatore e che, in caso di loro approvazione, le proposte alternative presentate si intenderanno precluse.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di relazione del relatore sulla tabella n. 8 del disegno di legge di bilancio e sulle connesse parti del disegno di legge di stabilità. Approva quindi la proposta di relazione del relatore sulla tabella n. 2, per le parti di competenza, del disegno di legge di bilancio e sulle connesse parti del disegno di legge di stabilità.
Nomina altresì il deputato Volpi relatore presso la Commissione Bilancio.
Gianclaudio BRESSA (PD) rileva che la proposta di direttiva in esame rappresenta un indubbio passo avanti in direzione della tutela dei diritti delle persone. La direttiva proposta sancisce infatti diritti e stabilisce requisiti minimi per i lavoratori stagionali e nel contempo fissa tempi certi per la concessione del provvedimento che consente agli stranieri l'ingresso nel Paese per motivi di lavoro stagionale. La proposta di direttiva contiene diverse altre novità positive, tra cui la previsione che i datori di lavoro debbano fornire prova di poter assicurare ai lavoratori un alloggio e condizioni di vita decorose.
L'unico limite che ritiene di dover segnalare è l'articolo 12, comma 2, che, in materia di sanzioni per i datori di lavoro inadempienti, si limita a prevedere che «gli Stati membri provvedono affinché il datore di lavoro che non abbia rispettato gli obblighi derivanti dal contratto di lavoro sia passibile di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive», senza fare alcun riferimento, nemmeno per coordinamento, alla direttiva 2009/52/CE, che ha introdotto norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Invita quindi la relatrice a valutare la possibilità di segnalare alle istituzioni europee, nella sua proposta di documento finale, l'opportunità di operare questo richiamo interno e, nel contempo, di stralciare la disposizione in materia di sanzioni dall'articolo 12, conferendole maggior rilievo attraverso un separato articolo. Preannuncia che, in questo caso, il suo gruppo esprimerebbe in sede di voto una valutazione favorevole sulla proposta di direttiva in esame.
Jole SANTELLI (PdL), relatore, premesso che la proposta del deputato Bressa è condivisibile, osserva che potrebbe essere più corretto limitarsi ad enunciare un principio in materia di sanzioni per i datori di lavoro, anche segnalando la necessità di un richiamo per coordinamento alla direttiva n. 2009/52/CE, senza entrare nel dettaglio tecnico relativo alla collocazione della norma all'interno dell'articolato: ossia se debba restare nell'articolo 12 o essere spostata altrove.
Pierguido VANALLI (LNP) concorda con il deputato Bressa, del quale ritiene condivisibili le richieste.
Donato BRUNO, presidente, ricorda che occorrerà acquisire anche l'avviso del Governo al riguardo. Quindi, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
Testo unificato C. 2754 Vignali ed abb.
Donato BRUNO, presidente, avverte che il gruppo del Partito democratico ha chiesto che l'esame del provvedimento in titolo, già avviato in sede di Comitato permanente per i pareri, nella seduta del 13 ottobre 2010, prosegua in sede plenaria. Dà pertanto la parola al relatore.
Giorgio Clelio STRACQUADANIO (PdL), relatore, rinvia alla relazione già svolta in sede di Comitato permanente per
i pareri e pubblicata agli atti della commissione.
Sul rinnovo del Comitato permanente per i pareri e del relativo ufficio di presidenza.
Donato BRUNO, presidente, comunica che, a seguito del rinnovo della Commissione, avvenuto ai sensi dell'articolo 20, comma 5, del regolamento, l'ufficio di presidenza della Commissione, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione del 13 ottobre 2010 ha deliberato all'unanimità di procedere al rinnovo del Comitato permanente per i pareri, ai sensi dell'articolo 22, comma 4, del regolamento, con la seguente composizione: Bernini Anna Maria (PdL), Bertolini Isabella (PdL), De Girolamo Nunzia (PdL), Lorenzin Beatrice (PdL), Stasi Maria Elena (PdL), Stracquadanio Giorgio Clelio (PdL), Sbai Souad (PdL), Bordo Michele (PD), Ferrari Pierangelo (PD), Giovanelli Oriano (PD), Lo Moro Doris (PD), Naccarato Alessandro (PD), Turco Maurizio (PD), Pastore Maria Piera (LNP), Vanalli Pierguido (LNP), Conte Giorgio (FLI), Favia David (IDV), Mantini Pierluigi (UdC) e Zeller Karl (Misto-Min.ling.).
L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nel corso della stessa riunione, ha altresì deliberato, all'unanimità, la seguente composizione dell'ufficio di presidenza del medesimo Comitato: presidente: Isabella Bertolini (PdL); vicepresidente: Alessandro Naccarato (PD); segretario: David Favia (IdV).
Disposizioni concernenti la sospensione e la revoca del trattamento pensionistico per i soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà personale o condannati per reati di terrorismo o di criminalità organizzata.
Emendamenti C. 3541-A Fedriga.
Isabella BERTOLINI (PdL), presidente e relatore, rileva che gli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 non presentano profili critici per quanto attiene al rispetto del riparto di competenze legislative di cui all'articolo 117 della Costituzione e propone pertanto di esprimere su di essi il parere di nulla osta.

References: articolo 8
 articolo 7
e contrario
e contrario
 articolo 14
e contrario
e contrario