Source: https://studiolegaleramelli.it/2017/12/22/bancarotta-fraudolenta-documentale-responsabile-lamministratore-di-diritto-che-omette-di-vigilare-sulla-contabilita/
Timestamp: 2020-01-17 14:21:40+00:00

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Bancarotta fraudolenta documentale: responsabile l’amministratore di diritto che omette di vigilare sulla contabilità. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Con la sentenza n. 54692 del 03/11/2017, la V sezione penale della Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi in materia di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, con particolare riferimento alla responsabilità dell’amministratore unico della società ed al controllo da questi effettuato (od omesso) sulla regolare tenuta delle scritture contabili.
Il fatto di reato e l’imputazione.
All’imputato, amministratore unico di una s.r.l. fallita nel 2006, è stata contestato il concorso nei reati di bancarotta documentale e bancarotta patrimoniale per distrazione, relativamente alle condotte distrattive tenute da questo nel periodo in cui ha ricoperto il predetto incarico, tra aprile e novembre 2006.
L’imputato è stato giudicato colpevole dei reati a lui ascritti e condannato dal Tribunale di Milano per il reato di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale (quest’ultima limitatamente alla distrazione di macchinari acquistati dalla s.r.l. per il valore di 2.500.000,00 Euro e di un furgone) alla pena di giustizia ed al risarcimento del danno in favore della curatela fallimentare costituita parte civile. La Corte di appello, investita del gravame dell’imputato, ha riformato la sentenza limitatamente alle statuizioni civili, per effetto dell’intervenuta revoca della costituzione di parte civile, confermando nel resto la sentenza di primo grado. Avverso la sentenza di secondo grado, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione articolando diversi motivi in punto di rito penale e di diritto sostanziale deducendo, per quanto di interesse, vizio di motivazione circa la valenza ai fini della prova sulla responsabilità del dato indiziario derivante dall’annotazione in contabilità delle somme oggetto della contestata distrazione. Con altro motivo di ricorso ha contestato il dichiarato concorso nel reato, in quanto nel periodo oggetto di imputazione sarebbe coesistita la gestione di un amministratore di fatto al quale, diversamente da quanto ritenuto dalla corte territoriale, sarebbero interamente attribuibili le condotte distrattive, come tali non addebitabili all’amministratore unico della società.
I Giudici di legittimità, all’esito dello scrutinio dei motivi di ricorso, hanno rigettato l’impugnazione giudicando immune da vizi la proposta motivazionale dei giudici di merito, i quali hanno reputato insormontabile il dato contabile e documentale (e la sua valenza probatoria ex art. 2710 cod. civ.); dato rispetto al quale alcun rilievo decisivo assumerebbero le dichiarazioni dei concorrenti nel reato (precedente amministratore e liquidatore) relativamente alla destinazione delle somme in questione.
Sul punto la Corte regolatrice osserva che: “le scritture contabili del fallito, possono costituire prova della presenza, in una determinata epoca, di beni all’interno dell’impresa, negata dal fallito, ove siano valutate anche alla luce delle ulteriori risultanze istruttorie, quale l’acquisizione di documentazione contabile (fatture, come nel caso di specie), al fine verificarne la corrispondenza al reale andamento degli affari e delle dinamiche aziendali (Sez. 5, n. 52219 del 30/10/2014, Ragosa, Rv. 262197; Sez. 5, n. 7588 del 26/01/2011, Buttitta, Rv. 249715).”
Relativamente al rapporto tra amministratore di diritto e di fatto, in materia di responsabilità per bancarotta documentale, la Corte rigetta il rilievo per cui l’amministratore di diritto non sarebbe responsabile della regolare tenuta delle scritture contabili, vista l’esistenza di un responsabile amministrativo presso la fallita società fino alla liquidazione della stessa.
Sulla questione di diritto la Corte ha così statuito: “E’ noto infatti, che incombe sull’imprenditore l’obbligo di controllare l’operato di coloro ai quali è affidata la contabilità. E’ principio di diritto consolidato di questa Suprema Corte quello secondo il quale (Sez. 5, n. 2812 del 17/10/2013, Manfrellotti, Rv. 258947, Sez. 5, n. 709 del 01/10/1998, dep. 1999, Mollo, Rv. 212147) in tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’imprenditore non è esente da responsabilità nel caso in cui affidi la contabilità dell’impresa a soggetti forniti di specifiche cognizioni tecniche, dipendenti o liberi professionisti, in quanto, non essendo esonerato dall’obbligo di vigilare e controllare le attività svolte dai delegati, sussiste una presunzione semplice, superabile solo con una rigorosa prova contraria, che i dati siano trascritti secondo le indicazioni fornite dal titolare dell’impresa.”
La sentenza in commento si inserisce nell’alveo di una giurisprudenza costante e di seguito si riporta una selezionata rassegna di giurisprudenza sui temi trattati.
Giurisprudenza rilevante in materia di bancarotta fraudolenta documentale e tenuta della contabilità.
Cassazione penale, sez. V, 04/06/2015, n. 38447.
Ai fini della configurabilità del reato di bancarotta fraudolenta documentale, è sufficiente provare il dolo generico, consistente nella consapevolezza dell’agente che la confusa tenuta delle scritture contabili potrà rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio, non essendo invece necessario dimostrare il dolo specifico, ossia la specifica volontà di impedire tale ricostruzione.
Cassazione penale, sez. V, 22/01/2015, n. 11115.
Cassazione penale, sez. V, 09/12/2014, n. 17084.
In tema di bancarotta fraudolenta documentale post-fallimentare per falsificazione, oggetto della falsificazione può essere sia il documento da annotare nella scrittura contabile dell’impresa sia l’atto formato posteriormente e finalizzato a giustificare una falsa annotazione già compiuta ed a rafforzarne la portata illecita, quale ostacolo alla ricostruzione del patrimonio. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva ricondotto al reato in esame la formazione di un contratto ideologicamente falso di vendita finalizzato a supportare una falsa fattura già precedentemente annotata in contabilità e relativa alla vendita di quello stesso bene).
Cassazione penale, sez. V, 26/01/2011, n. 7588.
La responsabilità per il delitto di bancarotta per distrazione richiede l’accertamento della previa disponibilità, da parte dell’imputato, dei beni non rinvenuti in seno all’impresa; accertamento non condizionato dalla presunzione di attendibilità del corredo documentale dell’impresa che non obbedisce – per quel che concerne il delitto in questione – alla qualificazione in termini di prova, ex art. 2710 c.c.; infatti, ai sensi dell’art. 192 c.p.p., la risultanza deve essere valutata (anche nel silenzio del fallito) con ricerca della relativa intrinseca attendibilità, secondo i consueti parametri di scrutinio, di cui deve essere fornita motivazione.
Cassazione penale, sez. V, 17/06/2010, n. 35882
In tema di bancarotta per distrazione, il mancato rinvenimento all’atto della dichiarazione di fallimento di beni o valori societari costituisce valida presunzione della loro dolosa distrazione, a condizione che sia accertata la previa disponibilità, da parte dell’imputato, di detti beni o attività nella loro esatta dimensione e al di fuori di qualsivoglia presunzione. Giurisprudenza rilevante in tema di responsabilità penale dell’amministrazione di fatto.
Cassazione penale, sez. V, 05/12/2016, n. 547.
Ai fini della responsabilità per bancarotta fraudolenta distrattiva, per la configurabilità della veste di amministratore di fatto in capo ad un soggetto occorre l’esercizio, continuativo e non occasionale, di funzioni riservate alla competenza tipica degli amministratori di diritto e il godimento di un’autonomia decisionale. La prova della qualifica di amministratore di fatto può essere ricavata dal conferimento di una procura generale ad negotia (nel caso di specie, si è fatto riferimento a una procura speciale, in difetto di motivazione circa se, quando e come, la stessa sia stata concretamente usata dall’imputato).
Cassazione penale, sez. V, 17/06/2016, n. 41793
In tema di bancarotta fraudolenta, i destinatari delle norme di cui agli artt. 216 e 223 l. fall. vanno individuati sulla base delle concrete funzioni esercitate, non già rapportandosi alle mere qualifiche formali ovvero alla rilevanza degli atti posti in essere in adempimento della qualifica ricoperta. (In motivazione, la S.C. ha ritenuto corretta l’individuazione dell’imputato quale amministratore di fatto, in quanto effettuata sulla base di indici sintomatici quali: il conferimento di deleghe in suo favore in fondamentali settori dell’attività di impresa, la diretta partecipazione alla gestione della vita societaria, la costante assenza dell’amministratore di diritto e la mancata conoscenza di quest’ultimo da parte dei dipendenti).
Cassazione penale, sez. V, 04/05/2016, n. 39681
L’amministratore di fatto di una società risponde del reato di bancarotta documentale per la semplice omissione dei doveri discendenti da tale ruolo, non essendo invece necessaria la prova di un suo contributo effettivo alla consumazione dell’illecito penale, richiesta solamente per affermare la responsabilità di un concorrente extraneus. A tal fine, amministratore di fatto è colui che esercitata un’apprezzabile attività gestoria, svolta in modo non occasionale.
Cassazione penale, sez. V, 23/11/2015, n. 6199.
La posizione dell’amministratore di fatto, destinatario delle norme incriminatrici della bancarotta fraudolenta, dunque, va determinata con riferimento alle disposizioni civilistiche che, regolando l’attribuzione della qualifica d’imprenditore e di amministratore di diritto, costituiscono la parte precettiva di norme che sono sanzionate dalla legge penale. La disciplina sostanziale, si traduce, in via processuale, nell’accertamento di elementi sintomatici di gestione o cogestione della società, risultanti dall’organico inserimento del soggetto, quale intraneus che svolge funzioni gerarchiche e direttive, in qualsiasi momento dell’iter di organizzazione, produzione e commercializzazione dei beni e servizi in qualsiasi branca aziendale, produttiva, amministrativa, contrattuale e disciplinare. Peraltro l’accertamento degli elementi sintomatici di tale gestione o cogestione societaria costituisce oggetto di apprezzamento di fatto che è insindacabile in sede di legittimità, se sostenuto da motivazione congrua e logica.
Cassazione penale, sez. V, 18/03/2015, n. 38918.
In caso di concorso, ex art 40, comma 2, c.p., da parte dell’amministratore di diritto nel reato di bancarotta fraudolenta commesso dall’amministratore di fatto, ad integrare il dolo del primo è sufficiente la generica consapevolezza che il secondo compia una delle condotte indicate nella norma incriminatrice, senza che sia necessario che tale consapevolezza investa i singoli episodi delittuosi, potendosi configurare l’elemento soggettivo, sia come dolo diretto, sia come dolo eventuale, salva anche la prova della volontà del mancato impedimento dell’evento.
Cassazione penale, sez. V, 17/10/2013, n. 2812.
In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’imprenditore non è esente da responsabilità nel caso in cui affidi la contabilità dell’impresa a soggetti forniti di specifiche cognizioni tecniche in quanto, non essendo egli esonerato dall’obbligo di vigilare e controllare le attività svolte dai delegati, sussiste una presunzione semplice, superabile solo con una rigorosa prova contraria, che i dati siano trascritti secondo le indicazioni fornite dal titolare dell’impresa. Giurisprudenza recente in materia di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione.
Giurisprudenza recente in materia di bancarotta fraudolenta documentale.
Cassazione penale, sez. V, 01/02/2017, n. 18634.
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 art. 2710
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