Source: https://www.avvocatibra.it/domande-frequenti/diritto-di-famiglia/
Timestamp: 2020-04-02 21:31:22+00:00

Document:
Studio Legale Fornengo, AVVOCATO, Bra, Alba, Asti, Cuneo, Piemonte - Diritto di Famiglia
Separazione e Divorzio - Assegno di Mantenimento Affidamento Condiviso - Azioni di Paternità Eredità e Donazioni - Tutela e Interdizione
RISPOSTA: Il termine di tre anni di ininterrotta separazione a far tempo dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, previsto dall'articolo 3 n. 2 lett. b),legge n.898 del 1970, per la proponibilità della domanda di divorzio, decorre dall'udienza presidenziale nella quale è stato emesso il provvedimento di autorizzazione dei coniugi a vivere separati, anche se la sentenza di separazione o il decreto di omologa del Tribunale interviene in un momento successivo.
La conseguenza è che i coniugi possono presentare il ricorso per divorzio anche se, per ipotesi, la sentenza di separazione sia intervenuta pochi mesi prima della scadenza dei tre anni dall'udienza presidenziale.
RISPOSTA: La cessazione della convivenza dei coniugi, ancorché autorizzata dal Presidente del Tribunale con i provvedimenti provvisori adottati a norma dell'articolo 708 comma 3 c.p.c., non esclude che i beni successivamente acquistati anche da un solo coniuge ricadano nella comunione legale, ai sensi dell'articolo 177 c.c. comma 1 lett. a), e quindi siano di proprietà di entrambi, dato che, in base alle regole evincibili dall'articolo 191 c.c., la comunione legale tra i coniugi viene meno con l'instaurarsi del regime di separazione, a seguito della sentenza giudiziale di separazione, ovvero del decreto che omologhi l'accordo al riguardo intervenuto.
Di conseguenza, prima di comprare un immobile, è opportuno attendere che diventi definitiva la sentenza di separazione o intervenga il decreto di omologa.
RISPOSTA: L'art. 155 ter c.c. stabilisce che"i genitori hanno il diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della potestà su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità dell'assegno di mantenimento".
Pertanto, sia nel corso del giudizio di separazione sia successivamente alla sentenza o all'omologa, ciascuna parte può chiedere al giudice di rivedere le disposizioni in materia di affidamento e mantenimento dei figli (o del coniuge), per qualunque motivo, non necessariamente connesso al mutare della situazione, anche se nella maggior parte dei casi gli ex coniugi chiedono la modifica delle statuizioni proprio perchè la situazione preesistente che aveva dato origine ad essi è mutata (ad es: sono migliorate o peggiorate lecondizioni economiche del genitore non collocatario obbligato al contributo per il mantenimento dei figli, oppure sono intervenute circostanze tali da indurre una parte a chiedere l'affidamento esclusivo, etc etc).
RISPOSTA: La sentenza di separazione, o, nel caso di separazione consensuale, il decreto del Tribunale che omologa le condizioni di separazione concordate dai coniugi, costituiscono titolo esecutivo sulla base del quale è possibile agire per il recupero forzoso del credito, ossia il coniuge che deve avere l’assegno di mantenimento(i cosiddetti alimenti) può iniziare subito una procedura esecutiva nei confronti del coniuge obbligato, pignorando ad es: il suo stipendio o la sua pensione.
Naturalmente devono ricorrere determinate circostanze, ad es: nel caso in cui la moglie abbia cominciato a svolgere una propria attività lavorativa e percepisca quindi unproprio reddito, l’altro coniuge può rivolgersi al giudice perché questi riduca proporzionalmentel’importo dell’assegno di mantenimento a suo carico oppure addirittura lo esoneri dal corrispondere gli alimentialla moglie, divenuta ormai autosufficiente.
RISPOSTA: La legge di riforma che ha introdotto importanti novità in materia di affidamento e mantenimento dei figli in caso di separazione dei genitori, prevede all'art. 155 quinquies, comma 1 c.c. che "il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore deifigli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico; tale assegno……è versato direttamente all'avente diritto".
Sotto quet'ultimo profilo, la Cassazione ha in diverse occasioni precisato che il genitore che deduca la cessazione del diritto all'assegno di mantenimento per il figlio divenuto maggiorenne deve provareche questi è divenuto autosufficiente o che non è economicamente indipendente a causa della sua inerzia, ovvero del suo rifiuto ingiustificato di un lavoro compatibile con le sue attitudini. (v.d. per tutte Cassazione civile, sez. I, 16 febbraio 2001, n. 2289).
Pertanto, non è sufficiente per i genitori dimostrare che il figlio ha rifiutato un lavoro, per cui non ha più diritto ad essere mantenuto da loro, madevono anche provare che il figlio ha rifiutato un lavoro consono alle sue attitudini e alla sua preparazione professionale.
RISPOSTA: La riforma introdotta dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54 ha imposto come regola generale quella dell'affidamento condiviso,ossia i figli vengono affidati ad entrambi i genitori, i quali continuano ad esercitare la potestà sui figli ed a condividere le responsabilità educative verso di loro, nonostante la separazione.
Questo non significa che la nuova normativa non attribuisca al giudice la facoltà di affidare i figli ad un solo genitore: infatti l'art. 155 bis c.c. prevede che "il giudice può disporre l'affidamento dei figli ad un solo genitore quando ritenga che l'affidamento all'altro siacontrario all'interesse del minore".
Data la sua portata innovativa, la legge del 2006 ha previsto espressamente la possibilità, per coloro che hanno ottenuto la sentenza di divorzio, (o anche il decreto di omologa, la sentenza di separazione, di scioglimento, di annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio) in epoca anteriore all'entrata in vigore della nuova normativa, di richiedere l'applicazione delle disposizioni in essa contenute (art. 4 comma 1), instaurando avanti al tribunale competente, che deciderà in camera di consiglio, un procedimento di modificae di revisione delle condizioni ai sensi dell'art. 710 cpc. 10).
Sarà il giudice che, valutate tutte le circostanze del caso concreto, stabilirà tempi e modalità di permanenzadei figli presso ciascun genitore, tenendo comunque sempre ben presente che i figli hanno l'esigenza di una propria stabile collocazione: proprio per tale motivo, anche in base alla nuova nuova normativa, il giudice necessariamente dovrà indicare il genitore collocatario che dividerà con i figli, anche dopo la separazione, la casa adibita a residenza di famiglia.
1) Prima ipotesi: il bambino è nato dopo che sono già trascorsi 300 gg. (quindi circa dieci mesi) dalla pronuncia di separazione giudiziale, ovvero dalla omologazione di separazione consensuale ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione. In tali casi, ai sensi dell'art. 232 c.c. II comma, non opera la presunzione di paternità del marito, ed in tal caso l'azione esperibile è l'azione di contestazione della legittimità, disciplinata dall'art. 248 c.c., volta a rimuovere lo stato di figlio legittimo risultante dall'atto di nascita.
In questa ipotesi, il bambino si presume ancora concepito durante la convivenza matrimoniale, quindi si presume figlio dell'ex marito, sia pure separato: per vincere questa presunzione, però l'azione proponibile è l'azione di disconoscimento della paternità, disciplinata dal combinato disposto degli artt. 235 e 244c.c., che può essere esercitata soltanto dal marito, dal figlio, una volta divenuto maggiorenne, e dalla madre; la madre però deve proporre l'azione entro sei mesi dalla nascita del figlio.
Una volta rimosso lo status di figlio legittimo, o con l'azione di contestazione della legittimità o con quella di disconoscimento della paternità, il padre naturale potrà procedere a riconoscere il bambino come figlio proprio, con il consenso della madre; se la madre non prestasse il suo consenso, allora dovrà iniziare una causa per il riconoscimento davanti al Tribunale dei minori, ai sensi dell'art. 250 c.c.
RISPOSTA: Il testamento scritto interamente di proprio pugno dal padre o da altro parente è perfettamente valido: si chiama testamento olografo, previsto dall'articolo 602 c.c. che è praticamente una scrittura privata che si caratterizza per la totale autografia dell'atto, cioè chi vuole lasciare dei beni in eredità deve scrivere di suo pugno tutto il contenuto dell'atto, compresa la data e la firma: se, viceversa l'atto è stato scritto da altra persona o al computer, questo non avrà alcun valore e sarà considerato nullo, come se non fosse stato fatto (si veda la domanda n.3).
RISPOSTA: I figli naturali sono equiparati in tutto e per tutto ai figli legittimi: l'articolo 566 c.c., infatti, dispone che alla morte del padre e della madre i figli legittimi e naturali ereditano i beni lasciati in eredità in parti uguali.
Vi è una particolarità: l'articolo 537 c.c. comma 3 consente ai figli legittimi di liquidare in denaro o in beni immobili di loro scelta la quota a cui hanno diritto i figli naturali, che naturalmente vi acconsentano; in caso di opposizione, interviene il giudice che, valutate tutte le circostanze personali e patrimoniali, può autorizzare i figli legittimi a corrispondere ai figli naturali ciò che spetta loro per legge, evitando così che essi abbiano voce in capitolo sulla gestione dei beni che il defunto ha lasciato come eredità.
In queste ipotesi il testamento è annullabile ma il termine per impugnarlo è di cinque anniche decorrono, nei casi di incapacità, dalla data di esecuzione del testamento (ad esempio da quando il notaio legge il testamento davanti agli eredi e procede alla distribuzione dei beni), mentre nel caso di inganno o costrizione dal giorno in cui tale circostanza viene scoperta.
1) Che cosa succede se una persona viene dichiarata interdetta ?
RISPOSTA: Se una persona si trova in uno stato di infermità di mente grave ed irreversibile che pregiudica la capacità di intendere e di volere del soggetto, nonché la possibilità di curare i propri interessi, se ne può dichiarare l'interdizione(articolo 414 c.c.).
2) Chi è l'amministratore di sostegno ?
Il soggetto tutelato, a differenza che nella interdizione, conserva la propriapiena capacità d'agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno (articolo 409 comma 1 c.c).

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