Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.C_.2017.125.01.0010.01.ITA&toc=OJ:C:2017:125:FULL
Timestamp: 2019-11-22 23:57:59+00:00

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Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali» [COM(2016) 127 final]
Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali»
Commissione europea, 8 marzo 2016
Articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE)
Articolo 3 del TUE: «[…] L'Unione […] si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. […].»
Nel presente parere viene illustrato il contributo iniziale del Comitato economico e sociale europeo per dar forma a ciò che potrà, a conclusione di un percorso, costituire un Pilastro europeo dei diritti sociali. Per redigere questo testo ci si è avvalsi delle ricche e articolate discussioni che si sono svolte nel corso dei 28 dibattiti organizzati dal Comitato a livello nazionale, i quali, a giudizio dello stesso CESE, conferiscono al parere il suo specifico valore aggiunto. Il Comitato insiste sulla necessità che il Pilastro sia elaborato con un forte coinvolgimento della società civile, e in particolare delle parti sociali, a tutti i livelli. Sottolinea altresì che occorre fare maggiore chiarezza su quale sia, in definitiva, l'obiettivo del Pilastro e nel definirne l'ambito di applicazione.
Il Comitato ritiene che il Pilastro debba tradursi in un progetto positivo per tutti e valere per l'insieme degli Stati membri dell'Unione europea, sebbene riconosca che ai paesi della zona euro possa risultare necessario applicare specifici strumenti o meccanismi. Infine, è convinto che il futuro del lavoro — con tutte le opportunità e le sfide che esso implica — dovrebbe essere una priorità chiave nell'ambito dei dibattiti sul Pilastro.
Il Comitato economico e sociale europeo (CESE), dopo aver ricevuto dal Presidente della Commissione europea la richiesta di fornire un contributo alla consultazione su un Pilastro europeo dei diritti sociali (1), si è impegnato in una serie di ampie consultazioni della società civile (2) nei 28 Stati membri. Ai dibattiti nazionali hanno partecipato complessivamente circa 116 consiglieri del CESE e quasi 1 800 altri rappresentanti di organizzazioni della società civile.
Il parere del CESE sul Pilastro europeo dei diritti sociali riflette e integra le principali conclusioni e raccomandazioni dei dibattiti nazionali. Il CESE prende atto dell'intenzione della Commissione di «…definire una serie di principi essenziali per il buon funzionamento e l'equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale» (3) e ritiene che il Pilastro rappresenti un'iniziativa molto importante per la sostenibilità dell'UE. In questo contesto, il presente parere del CESE rappresenta un primo passo nell'ambito del processo attualmente in corso per la creazione di un Pilastro europeo dei diritti sociali. Il CESE afferma la sua intenzione di continuare a contribuire alle discussioni su questo tema, in particolare in seguito all'adozione del Libro bianco della Commissione nel 2017.
2. Sfide e priorità
Nel 2017 l'Unione europea celebrerà il 60o anniversario della firma del Trattato di Roma. Questo storico anniversario offre l'opportunità di celebrare i risultati ottenuti dall'UE, ma deve anche essere l'occasione per affrontare le grandi sfide politiche, economiche e sociali. La fiducia dei cittadini nell'Unione europea è diminuita in molti Stati membri. Per la prima volta nella sua storia, probabilmente si vedrà uno Stato membro abbandonare l'Unione.
Dallo shock della crisi finanziaria del 2008, l'Unione europea ha visto un susseguirsi di altre crisi. Sebbene le situazioni degli Stati membri siano tra loro diverse e sebbene vi siano state risposte politiche diverse, oggi l'UE si trova ad affrontare numerose sfide, tra le quali un prolungato periodo di elevata disoccupazione, livelli inaccettabili di disoccupazione giovanile, instabilità economica e deterioramento della situazione sociale, anche con un aumento dei livelli di povertà e disuguaglianza. A tali sfide si possono aggiungere anche la globalizzazione, gli sviluppi demografici e la digitalizzazione. L'incapacità dell'Unione di gestire adeguatamente l'afflusso di richiedenti asilo e migranti ha rafforzato la sensazione generale che l'UE non riesca più a offrire le soluzioni politiche e pratiche che funzionano nell'interesse di tutti. Partiti euroscettici, populisti e nazionalisti cercano di trarre vantaggio da queste paure proponendo soluzioni semplicistiche a problemi complessi, puntando il dito contro determinate sezioni delle nostre comunità e creando pericolose divisioni nella società.
Alcune delle sfide e divergenze esistenti tra gli Stati membri e al loro interno sono state aggravate dalla crisi. Tali sfide e divergenze derivano o sono aggravate, tra l'altro, da una mancanza di crescita e dalle debolezze strutturali dei nostri mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale, che in larga misura già esistevano prima della crisi. Ciò che può fare la differenza è la capacità collettiva dell'UE e degli Stati membri di creare le condizioni per la crescita sostenibile e l'occupazione.
Il CESE accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di avviare una consultazione pubblica sul Pilastro europeo dei diritti sociali, come parte dello sforzo volto a garantire «un mercato del lavoro equo e veramente paneuropeo», al fine di realizzare un'Europa sociale a «tripla A» che funga da quadro di riferimento per una rinnovata convergenza nella zona euro. Tuttavia è grande l'incertezza per quanto riguarda in che cosa, nelle intenzioni, dovrebbe consistere in definitiva questo «Pilastro». Prima di ogni altra cosa, il CESE sottolinea che il Pilastro europeo dei diritti sociali dovrebbe tradursi in un progetto positivo per tutti. In questo modo esso può contribuire a riconquistare la fiducia nella capacità dell'UE di migliorare le prospettive di vita delle generazioni attuali e future.
A tal fine, il Pilastro deve anche affrontare le sfide specifiche che si presentano nel mercato del lavoro e nei sistemi di sicurezza sociale, al fine di pervenire ad un giusto equilibrio tra la dimensione economica e quella sociale, nonché di contribuire alla lotta contro la povertà, l'esclusione sociale e le disuguaglianze.
Il CESE prende atto che il modello economico e sociale europeo si basa su una visione comune dell'importanza di incrementare l'occupazione, la produttività e il progresso sociale, in quanto fattori essenziali per una crescita economica sostenibile che vada a beneficio di tutti all'insegna dell'equità. Il processo di preparazione del Pilastro è un'occasione per ribadire il nostro impegno comune a favore del modello sociale europeo, garantendo nel contempo che i sistemi di sicurezza sociale e i mercati del lavoro nazionali siano adattabili e idonei a proiettarsi nel futuro (4). Il CESE richiama l'attenzione sull'esigenza di promuovere la crescita e la competitività nell'insieme dell'UE e pone, a questo proposito, l'accento sulla necessaria interrelazione tra politiche economiche, sociali e occupazionali (5).
Il CESE è convinto che le politiche dell'UE e le politiche nazionali, nonché le misure finalizzate ad ottenere buoni risultati economici e progresso sociale debbano diventare più centrali nei dibattiti politici europei. Inoltre è importante arrivare a una definizione delle politiche a livello UE e nazionale che sia coerente e che si rafforzi mutualmente. Nel quadro di tali sforzi, occorre sviluppare una nuova mentalità nei confronti del cambiamento.
Mentre il processo del semestre europeo continua, si registra l'emarginazione della strategia Europa 2020 volta a ottenere «una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva» e le speranze di raggiungere i suoi obiettivi sociali, in particolare l'obiettivo di conseguire un tasso di attività del 75 % o quello di far uscire 20 milioni di persone dalla povertà, sono svanite. Analogamente, la raccomandazione relativa all'inclusione attiva (6) del 2008 ha avuto un impatto limitato.
Come punto di partenza, il Pilastro dovrebbe promuovere l'acquis sociale esistente dell'UE e la sua piena e corretta applicazione. Nel caso in cui si studino nuove iniziative e nuovi strumenti legislativi vincolanti, ciò deve essere fatto a norma delle basi e delle procedure giuridiche in vigore. Lo status giuridico del Pilastro deve ancora essere determinato, così come la sua relazione con i principali strumenti internazionali sui diritti umani (7). Ma il CESE sottolinea che i diritti sociali devono applicarsi a tutti coloro che vivono nell'UE e a tutti gli Stati membri dell'UE, pur riconoscendo che per l'eurozona possono rendersi necessari strumenti/meccanismi particolari.
Investire nel futuro è fondamentale, ma l'Europa continua a risentire di una mancanza di investimenti pubblici e privati produttivi. Il CESE prende atto degli sforzi compiuti dal «piano Juncker» per gli investimenti (8) e accoglie con favore la sua estensione. Nella seconda fase, investimenti maggiori devono essere destinati ai paesi e alle regioni che più ne hanno bisogno, in modo da rilanciare le loro economie e la loro crescita ed evitare una divergenza ancora più forte tra gli Stati membri e al loro interno. Attraverso il «piano Juncker» devono inoltre essere sufficientemente sostenuti progetti di investimenti in infrastrutture sociali.
Le discussioni sul Pilastro si svolgono parallelamente ad altri dibattiti fondamentali a livello dell'UE e a livello globale, in particolare sul Futuro dell'Europa e sul Futuro del lavoro. Le discussioni sul futuro dell'Europa al vertice di Roma nel 2017 dovrebbero tenere conto dei dibattiti in merito al Pilastro europeo dei diritti sociali. Il CESE sottolinea la necessità che tali discussioni, che plasmeranno il nostro futuro comune, siano improntate a sinergia e coerenza. Lo sviluppo del Pilastro dovrebbe tenere conto della strategia Europa 2020 e trarre insegnamenti dai problemi incontrati nella sua attuazione. Dovrebbe inoltre essere correlato ad una strategia generale dell'UE (9) per l'attuazione dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata dalle Nazioni Unite nel 2015, con i relativi obiettivi di sviluppo sostenibile. Questi definiscono un programma di cambiamento trasformazionale per eliminare la povertà e proteggere il pianeta, assicurare la protezione dei diritti umani, compresi i diritti delle persone con disabilità sanciti dalla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD), che l'UE e gli Stati membri sono tenuti ad attuare, e garantire la prosperità per tutti (10). A livello UE, occorre inoltre adoperarsi per garantire l'attuazione integrale della legislazione UE in materia di parità di genere e lotta alla discriminazione (11).
Parallelamente alla consultazione pubblica della Commissione, il CESE ha avviato una serie di dibattiti nazionali nei 28 Stati membri per sensibilizzare l'opinione pubblica, al di fuori di Bruxelles, in merito all'iniziativa, stimolare il dibattito e discutere apertamente di come il Pilastro dovrebbe essere sviluppato. Una buona parte degli esiti di tali discussioni figura nel presente parere.
È assolutamente necessario definire meglio il campo d'applicazione del Pilastro. Il CESE ritiene che tale iniziativa dovrebbe includere tutti i cittadini e coprire tutte le fasi del ciclo di vita. È inoltre preoccupato per l'assenza di riferimenti ai richiedenti asilo e ai migranti nella comunicazione della Commissione sul Pilastro.
Il ruolo della società civile deve essere maggiormente riconosciuto e rafforzato. Il dialogo civile deve essere potenziato al fine di assicurare che le persone, compresi i giovani (12) e coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità o che sono vittime di discriminazioni, sentano di essere in grado di partecipare all'elaborazione, all'attuazione e alla revisione dei processi decisionali. Le parti sociali hanno un ruolo specifico da svolgere nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche che interessano direttamente o indirettamente i mercati dell'occupazione e del lavoro. Il dialogo sociale deve essere promosso e sostenuto, sempre nel rispetto dell'autonomia delle parti sociali e della contrattazione collettiva, e intensificando la capacità delle parti sociali di impegnarsi in un dialogo sociale. L'importanza di un adeguato coinvolgimento delle parti sociali e della società civile nelle discussioni relative al Pilastro è stata sottolineata in numerosi dibattiti nazionali (13). In tre dibattiti è stato posto l'accento sull'importanza di promuovere un approccio basato sul consenso e la titolarità (14).
Il CESE è convinto che il futuro del lavoro dovrebbe essere una priorità chiave nell'ambito dei dibattiti sul Pilastro per affrontare gli importanti cambiamenti in atto nel mondo del lavoro. Il CESE ritiene che sia ora necessario un approccio più coerente e integrato e pertanto chiede una Strategia europea coerente per l'occupazione relativa, tra l'altro, al lavoro del futuro e che si occupi degli aspetti seguenti:
investimenti e innovazione;
occupazione e creazione di posti di lavoro di qualità;
condizioni di lavoro eque per tutti;
transizioni eque e senza scosse sostenute da politiche attive del mercato del lavoro;
coinvolgimento di tutte le parti interessate, in particolare delle parti sociali (15).
Il compito di definire e gestire le trasformazioni che si registrano nel mondo del lavoro è ripartito tra più attori istituzionali. Tutte le parti interessate devono lavorare insieme per far sì che il futuro del lavoro sia equo e inclusivo e offra opportunità di occupazione per tutti e porti al progresso sociale. Il CESE è convinto che una forza lavoro motivata, con un buon livello d'istruzione e di qualificazioni, con un reddito dignitoso e con accesso a posti di lavoro di qualità sia nell'interesse di tutti. Il raggiungimento di risultati futuri positivi dipenderà dalla realizzazione degli investimenti richiesti per offrire alle persone gli strumenti necessari ad adattarsi a questi cambiamenti, per fornire reti di sicurezza adeguate e promuovere l'innovazione, non ultima l'innovazione sociale.
Tali cambiamenti nel mondo del lavoro dovrebbero essere utilizzati per «promuovere una crescita economica sostenuta inclusiva e sostenibile, una piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti» (16). Tale obiettivo dovrebbe essere oggetto degli sforzi dell'UE, degli Stati membri e delle parti sociali nei loro diversi ruoli. Dovrebbero essere inoltre coinvolte le organizzazioni della società civile che rappresentano le persone lontane dal mercato del lavoro. I prerequisiti per la creazione di posti di lavoro più numerosi e di qualità sono distribuiti in maniera disomogenea tra gli Stati membri e all'interno degli Stati membri. Il CESE esorta gli attori istituzionali degli Stati membri a passare rapidamente a una strategia «di alto profilo» combinata con una politica attiva del mercato del lavoro. Essa dovrebbe essere supportata da una Strategia europea per l'occupazione rinnovata e inclusiva e da una Strategia industriale europea ambiziosa e coerente.
Il CESE ha già espresso il suo apprezzamento per la scelta di basare l'agenda dell'UE per nuove competenze e per l'occupazione (17) sul concetto di flessicurezza e ha sottolineato la necessità di trovare il giusto equilibro tra flessicurezza interna ed esterna, nell'interesse sia di un funzionamento più efficiente del mercato del lavoro sia della protezione dei lavoratori. Ha inoltre posto l'accento sull'importanza di coinvolgere attivamente le parti sociali nel monitoraggio e nella valutazione dell'attuazione delle politiche in materia di flessicurezza (18). Il CESE ha altresì ribadito che l'esistenza di politiche macroeconomiche solide, volte a favorire la crescita occupazionale e a creare un ambiente favorevole per il pieno sviluppo del potenziale di crescita, è un presupposto importante per garantire l'efficacia delle iniziative di flessicurezza. Inoltre ha incoraggiato gli Stati membri e l'Unione europea a creare e mantenere un quadro legale che favorisca l'adattabilità e che sia semplice, trasparente e prevedibile, nonché a rafforzare e sostenere i diritti dei lavoratori e la giustiziabilità, e a promuovere in tutta l'Unione un quadro giuridico stabile per la contrattazione collettiva e il dialogo sociale nell'attuazione della flessicurezza. Ha anche sottolineato l'importanza di un coinvolgimento attivo delle parti sociali nel dibattito e nel processo decisionale sul tema della flessicurezza (19). La ricerca dell'equilibrio tra flessibilità e sicurezza (20), nonché la capacità del mercato del lavoro di adattarsi alle nuove sfide sono questioni affrontate ed evidenziate nei dibattiti a livello nazionale in diversi Stati membri (21).
Le condizioni quadro nei mercati del lavoro devono sostenere percorsi di carriera nuovi e più diversificati. Nell'ambito della vita lavorativa sono necessarie varie forme di assunzione della forza lavoro e diverse forme di lavoro. Ciò richiede che si crei un contesto adatto di norme sulla protezione dell'occupazione per fornire un quadro di riferimento per condizioni di lavoro eque e per stimolare le assunzioni a titolo di tutti i tipi di contratto di lavoro.
I cambiamenti che avvengono nel mondo del lavoro sono numerosi e molteplici. Dobbiamo trovare soluzioni che garantiscano a tutta la forza lavoro transizioni sicure da un posto di lavoro o da uno status lavorativo all'altro, come pure dalla disoccupazione all'occupazione e dai percorsi educativi al mondo del lavoro. La capacità dei cittadini di compiere le necessarie transizioni nelle diverse fasi della loro vita e la disponibilità di quadri e meccanismi di sostegno per consentire loro di farlo determineranno la società in cui vivremo e la nostra prosperità economica. Il CESE propone di discutere in modo olistico i quadri e i meccanismi di supporto a sostegno di tali transizioni.
Anche i rapidi progressi tecnologici stanno definendo il nostro modo di vivere e lavorare. Una definizione proattiva delle politiche a livello nazionale e dell'UE può e deve garantire il pieno sfruttamento delle opportunità offerte dalla digitalizzazione evitando o attenuando nel contempo i relativi inconvenienti (22). Nei dibattiti nazionali la digitalizzazione, insieme con frequenti riferimenti alla necessità di effettuare gli investimenti richiesti nella formazione e nelle infrastrutture (23), è stata largamente individuata come uno dei principali problemi di cui si dovrebbe tener conto nel Pilastro (24). Occorre quindi valutare attentamente l'impatto di questi sviluppi sul mercato del lavoro e sulle norme che si applicano al lavoro, sull'economia, sui regimi fiscali e di sicurezza sociale e sul salario di sussistenza (25).
L'agenda digitale e l'iniziativa sul mercato unico digitale dovrebbero essere collegate a un nuovo approccio globale sul futuro del lavoro, che affronti le sfide economiche, occupazionali e sociali, compreso l'obiettivo di fornire le necessarie competenze e un contesto in cui vi siano condizioni di parità. Il CESE ritiene che ciò possa essere conseguito nel modo migliore, in conformità dei Trattati, adottando un approccio basato sui diritti al livello appropriato, sostenendo l'accesso, tra l'altro, all'istruzione e alla protezione sociale e attraverso un migliore coordinamento dell'UE in settori in cui essa non ha competenza legislativa.
Come il CESE ha già sottolineato, la «cooperazione è fondamentale» (26) quando si affrontano le sfide della digitalizzazione. In tale contesto, il CESE si rivolge, in particolare, alla Commissione europea e alla governance a livello europeo nel suo complesso, ai governi nazionali, alle parti sociali e alla società civile nel suo insieme. Il CESE ha già raccomandato che la Commissione europea, l'OCSE e l'OIL lavorino insieme con le parti sociali, a tutti i livelli appropriati, e più generalmente con le organizzazioni della società civile, per sviluppare le opportune disposizioni sulle condizioni di lavoro dignitose e sulla protezione richiesta per tener conto delle nuove forme di lavoro (ad esempio lavoro online, l'economia della gig — singola prestazione lavorativa attivata su richiesta tramite piattaforme online o applicazioni di cellulari, smartphone ecc. — e l'economia collaborativa) (27).
Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ad aumentare i livelli di occupazione giovanile. Come già affermato in precedenti pareri del CESE, nei programmi nazionali di riforma dovrebbero essere adottate misure specifiche volte a combattere la disoccupazione giovanile (28). Apprendistati ben funzionanti, e altri sistemi di «apprendimento basato sul lavoro» di comprovata qualità, possono aiutare i giovani a compiere un passaggio più agevole dalla scuola all'impiego (29). Il CESE ha sostenuto l'idea della creazione di sistemi di garanzia per i giovani negli Stati membri, finanziati tramite uno specifico Fondo per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, stabilito all'interno del Quadro finanziario pluriennale, ed ha espresso apprezzamento quando detti sistemi sono stati creati (30).
Il ruolo del dialogo sociale è stato sottolineato in molti dei dibattiti nazionali (31). Il CESE esprime la sua preoccupazione per il fatto che si conti un numero di paesi senza un adeguato dialogo sociale (32), come pure di paesi/settori, in cui i datori di lavoro e i lavoratori non sono rappresentati nel dialogo sociale e non sono coinvolti nella contrattazione collettiva. Questo elemento dovrebbe essere preso in considerazione (33), come pure dovrebbe esserlo la necessità di promuovere un dialogo sociale orientato a trovare soluzioni, che contribuisca positivamente alla protezione dei lavoratori e alla competitività delle imprese. La contrattazione collettiva dovrebbe essere promossa a tutti i livelli appropriati; per monitorare quest'aspetto, il CESE raccomanda di raccogliere dati sull'estensione della contrattazione collettiva in Europa, attraverso indicatori da includere nel semestre europeo, sempre nel rispetto delle prassi e dei sistemi di relazioni industriali nazionali.
Il progresso tecnologico sta creando nuove opportunità di occupazione, ma si assisterà anche a una distruzione di posti di lavoro. La portata di questo fenomeno è oggetto di discussioni e le previsioni contenute in studi recenti non sono concordi (34).
In ogni caso gli investimenti nelle persone devono essere al centro di qualsiasi strategia sul futuro del lavoro. Il livello di competenze e qualificazioni, in particolare delle competenze digitali, sarà fondamentale per attrezzare cittadini e lavoratori per il futuro. L'introduzione di una Garanzia delle competenze (35), sostenuta dai necessari investimenti, potrebbe fornire il quadro giuridico necessario per consentire alle persone di acquisire le competenze necessarie, durante tutta la loro vita. L'accesso a un'istruzione di qualità che includa tutti i cittadini dell'Unione europea e che comprenda l'istruzione professionale, l'apprendimento permanente e le opportunità di riqualificazione e acquisizione di competenze più elevate sarà fondamentale a tal fine.
Il cambiamento tecnologico può rafforzare lo sviluppo delle competenze, ma può anche accelerare potenzialmente il processo di obsolescenza delle competenze dei lavoratori in molti settori professionali. Oltre agli attori dell'istruzione, anche le imprese, in collaborazione con i sindacati, il Cedefop e i governi devono fare la loro parte nell'assicurare che siano sviluppate competenze e qualificazioni per soddisfare le esigenze di un mondo del lavoro in cambiamento (36) anche aumentando la capacità dei sistemi nazionali di istruzione e di formazione di rispondere alla domanda di nuove competenze. Ciò deve essere fatto in modo coerente. Lo sviluppo di competenze richiede tempo e necessita di risorse sufficienti e sono urgentemente richiesti investimenti maggiori e più efficienti nell'istruzione e nella formazione. Inoltre devono essere presi in considerazione i diversi effetti/risultati che i sistemi di istruzione e di sicurezza sociale hanno nei paesi e nelle regioni d'Europa.
Le nuove forme di lavoro si stanno sviluppando così rapidamente che le disposizioni contrattuali non possono tenere il passo, ragion per cui occorre esaminarne lo status giuridico. Il CESE ha invocato un chiarimento urgente dello status degli intermediari nel mercato del lavoro e delle piattaforme online, nonché un'indagine riguardo alla situazione contrattuale dei lavoratori il cui lavoro è organizzato attraverso piattaforme online, oltre che su altre nuove forme e rapporti di lavoro. Servono inoltre degli orientamenti per chiarire eventuali zone grigie legate alla situazione occupazionale in relazione alla situazione fiscale e all'assicurazione sociale (37). L'obiettivo generale deve essere quello di garantire condizioni di lavoro eque per tutti e di puntare ad assicurare che a tutti i lavoratori si applichino gli standard fondamentali in materia di lavoro e una protezione sociale adeguata.
Le parti sociali, in particolare, hanno un ruolo chiave nella promozione della flessibilità negoziata e della stabilità del lavoro a tutti i livelli appropriati, ma questo richiede un impegno da parte dei governi e del livello di governance europeo, nonché una migliore cooperazione tra le istituzioni dell'UE, i governi e le parti sociali. Il CESE ha già affermato che l'UE e gli Stati membri, dovrebbero, di concerto con le parti sociali, testare strategie per adeguare l'ambito di applicazione delle norme sociali e del lavoro affinché rispecchino le condizioni di un mondo del lavoro digitalizzato (38).
L'«economia della condivisione» e altri nuovi modelli di occupazione non dovrebbero essere utilizzati come mezzo per evitare di pagare salari dignitosi o di rispettare gli obblighi fiscali e previdenziali (39). Il CESE, inoltre, ha già proposto che l'UE consideri le modalità secondo cui lo sviluppo di piattaforme europee possa essere incoraggiato in modo tale che il valore creato rimanga nelle economie locali (40).
Temi quali la convergenza dei salari e la fissazione di salari minimi negli Stati membri sono stati sollevati dai partecipanti in alcuni dei dibattiti nazionali (41). Il CESE ritiene che siano necessari ulteriori sforzi in questa direzione. Un utile riferimento è rappresentato da uno studio dell'OIL intitolato Building a Social Pillar for European convergence (42), nel quale viene posto l'accento sulla possibilità di utilizzare una serie di indicatori per confrontare i livelli salariali minimi tenendo conto delle circostanze nazionali, anche se il più diffuso è il rapporto tra salari minimi e mediani (o medi). Secondo tale studio inoltre l'adozione di un approccio comune per la politica in materia di salari minimi a livello UE potrebbe contribuire a limitare la diffusione della povertà nell'Unione allargata e la percentuale di persone a basso livello salariale nei contesti nazionali. Sempre secondo lo studio un punto di partenza potrebbe essere un'analisi tripartita a livello nazionale dei salari minimi, in termini di copertura, livello e conformità, come indicato dagli strumenti dell'OIL. Lo studio dell'OIL osserva altresì che i risultati di una serie di studi evidenziano l'importanza di un approccio equilibrato (come sottolineato nella convenzione n. 131) per quanto riguarda gli elementi da prendere in considerazione per determinare il livello di salario minimo che, per quanto possibile e opportuno in relazione alle pratiche e alle condizioni nazionali, comprendono: (a) le esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie, tenendo conto del livello generale delle retribuzioni nel paese, del costo della vita, delle prestazioni di sicurezza sociale, nonché del tenore di vita relativo degli altri gruppi sociali; e b) i fattori economici, compresi i requisiti di sviluppo economico, i livelli di produttività e l'opportunità di raggiungere e mantenere un elevato livello di occupazione. Tali questioni meritano di formare oggetto di ulteriori discussioni che dovrebbero tenersi nell'ambito dello sviluppo del Pilastro sociale. Il CESE sottolinea che la competenza chiave e l'autonomia delle parti sociali nazionali nei confronti dei processi di determinazione dei salari devono essere pienamente rispettate, conformemente alle pratiche nazionali. La necessità di rispettare la ripartizione delle competenze e il principio di sussidiarietà, così come il ruolo delle parti sociali nella fissazione del livello dei salari minimi (43), è stata menzionata anche in alcuni dibattiti nazionali. Complessivamente il CESE ha già affermato che non si è verificata una convergenza tra gli Stati membri della zona euro, malgrado le aspettative di un'area monetaria ottimale endogena (44).
In alcuni dibattiti nazionali si è riconosciuto che i mutamenti demografici (45) e l'evoluzione della struttura della società sono altri fattori che incidono profondamente sul mondo del lavoro. Le politiche attive del mercato del lavoro devono essere efficaci e mirate per poter conseguire buoni risultati in termini di occupazione. In uno Stato è stata discussa la possibilità di concentrarsi sul coinvolgimento di agenzie private per migliorare l'assistenza attiva a chi cerca lavoro (46). Le politiche per l'occupazione e il mercato del lavoro in Europa devono continuare ad attuare misure concrete al fine di applicare il principio della non discriminazione sul lavoro e garantire la parità tra tutti i gruppi di lavoratori (47).
La parità di genere è un elemento centrale per garantire condizioni di lavoro eque per tutti. Oltre al maggior numero di donne nel mercato del lavoro, l'invecchiamento della popolazione e l'allungamento della vita lavorativa determineranno probabilmente un aumento delle responsabilità di assistenza nel corso del ciclo di vita. La flessibilità nella vita lavorativa e nell'orario di lavoro e un equilibrio sostenibile tra lavoro e vita privata saranno di importanza crescente per tutti i lavoratori. Il CESE ha già sottolineato che la possibilità di conciliare le responsabilità professionali e quelle familiari richiede il coordinamento in tutta una serie di aspetti, come la fornitura di servizi di assistenza, il congedo parentale e luoghi di lavoro compatibili con la famiglia (48). Il CESE chiede un approccio integrato tra le misure legislative e non legislative da introdurre al livello appropriato per promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita familiare negli Stati membri. È importante che un volume sufficiente di investimenti sia destinato a strutture di assistenza accessibili ed economicamente convenienti, che contribuiranno a incrementare la partecipazione generale al mercato del lavoro, e in particolare delle donne, anche per impieghi a tempo pieno.
È opportuno prestare particolare attenzione all'integrazione nel mercato del lavoro delle categorie vulnerabili della società e delle minoranze. La situazione economica, sociale e culturale dei Rom non sta migliorando nella maggior parte degli Stati membri e, come indicato in una relazione del CESE, la strategia per i Rom dovrebbe essere inclusa sistematicamente nel semestre europeo (49).
Tenuto conto dell'invecchiamento delle società europee, è di fondamentale importanza disporre di sistemi pensionistici sostenibili. La Commissione ha affermato che l'aumento dell'età pensionabile in linea con l'incremento della speranza di vita, combinato con gli sforzi per promuovere l'invecchiamento attivo, non solo consente una riduzione sostanziale della spesa pensionistica, ma permette anche di aumentare i diritti pensionistici maturati. Il CESE, tuttavia, ha già criticato la proposta della Commissione di indicizzare l'età di pensionamento correlandola all'aumento della speranza di vita, e propone invece misure che avvicinino l'età effettiva di pensionamento all'età pensionabile prevista dalla legge (50). Come indicato dal comitato per la protezione sociale, ridurre la disoccupazione e incentivare i lavoratori ad una più lunga permanenza nel mercato del lavoro oggi, anche aumentando la partecipazione delle donne allo stesso, sarà cruciale per la sostenibilità e l'adeguatezza future delle prestazioni pensionistiche (51). Ad esempio, un indice comparativo della sostenibilità e adeguatezza delle pensioni sarebbe un utile punto di riferimento per sostenere gli sforzi degli Stati membri volti a riformare i propri sistemi pensionistici e a ridurre la povertà.
L'obiettivo di prolungare la vita lavorativa deve essere accompagnato da un approccio basato sul ciclo di vita che comprenda buone condizioni di lavoro, incluse le politiche in materia di salute e sicurezza e orario di lavoro, e incoraggi a sfruttare le opportunità di apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Anche una carriera lavorativa più lunga fino al raggiungimento dell'età pensionabile, con un reddito dignitoso durante gli anni di lavoro, una pensione dignitosa e strategie che rendano possibile una transizione più agevole dei lavoratori anziani al pensionamento, è un requisito essenziale: anche l'evoluzione del modo in cui lavoriamo è un fattore chiave a tale riguardo.
Nell'UE le norme di sicurezza sociale differiscono notevolmente, a seconda dei diversi sistemi e tradizioni. Il CESE ha auspicato la definizione di priorità strategiche più precise nel campo della politica sociale da parte dell'UE, nonché l'inserimento di principi generali di politica sociale nel quadro di un programma di lavoro concreto. Il CESE ha altresì sottolineato la necessità di aspirare a una base minima di protezione sociale (minimum social protection floor) (52) vincolante e propone di definire standard elevati a livelli appropriati, pur tenendo in debito conto gli obblighi in materia sia di sostenibilità che di adeguatezza. Un migliore scambio di buone pratiche è necessario per una rete di sicurezza sociale più inclusiva per tutti coloro che vivono legalmente nell'UE. Nel contesto delle sfide del lavoro 4.0 e dell'avvento di nuove forme di occupazione e semi-occupazione, è essenziale riflettere e decidere in che modo gli Stati membri possono riformare i propri sistemi di sicurezza sociale per trasformare l'assicurazione contro il rischio disoccupazione in un'assicurazione inclusiva per l'occupazione che possa fungere da futura rete di sicurezza e facilitare l'occupazione e il lavoro dignitoso. È importante garantire che il lavoro sia un'opzione più interessante rispetto alle prestazioni sociali, creando gli incentivi giusti affinché le persone stiano meglio lavorando e garantendo nel contempo la sicurezza del reddito per le persone che non trovano lavoro. L'analisi comparativa in questo settore potrebbe apportare un valore aggiunto capace di aiutare gli Stati membri a migliorare, laddove necessario, le condizioni di ammissibilità, la durata e i livelli delle prestazioni.
Già nel 2009 il CESE ha sottolineato che l'Europa ha bisogno di ritrovare il suo ruolo di leader nel campo della ricerca e dell'innovazione, osservando che i risultati ottenuti in campo tecnico e scientifico, e la loro applicazione in un'economia globalizzata competitiva, garantirebbero all'Europa un futuro sulla scena industriale mondiale. Inoltre, ha rilevato che un clima sociale aperto al progresso costituisce un presupposto essenziale per l'innovazione (53). Anche l'imprenditorialità creativa che comporta opportunità di lavoro svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo di un ambiente favorevole all'innovazione. La società civile ha un ruolo chiave da svolgere in questo processo.
Il CESE ritiene che vi sia un nesso tra le capacità di innovazione sul lavoro e la partecipazione dei lavoratori. Inoltre, un governo societario «adeguato» e in questo senso anche «sostenibile» deve basarsi sulle strutture giuridiche e sulle pratiche di coinvolgimento dei lavoratori mediante l'informazione, la consultazione e anche, dove applicabile, la partecipazione alle decisioni, che hanno dato buoni risultati nel mercato interno (54). Le disposizioni in materia di coinvolgimento obbligatorio dei lavoratori dovrebbero essere raccolte e universalmente applicate nel diritto dell'UE sulla base del livello normativo già raggiunto (55).
Il cambiamento climatico pone importanti sfide ambientali e sociali all'Europa e al resto del mondo. Il futuro del lavoro sarà inoltre determinato dall'urgente necessità di trasformare le nostre economie, le industrie e il lavoro al fine di salvaguardare il pianeta. Il CESE accoglie con favore la ratifica da parte dell'UE dell'accordo di Parigi e ha invocato la costruzione di una coalizione della società civile e degli enti subnazionali per il rispetto degli impegni della COP21 (56). Il rispetto di tali impegni deve essere conciliato con gli impegni assunti dall'UE sul fronte della riduzione della povertà. Il sostegno a una transizione equa, a condizioni di lavoro dignitose e all'occupabilità richiederà investimenti di risorse volti a aiutare le comunità e i lavoratori nei settori già interessati da questa transizione, nonché ad anticipare e agevolare la futura ristrutturazione e la transizione verso un'economia più verde e più sostenibile. Il piano di investimenti per l'Europa dovrebbe sostenere progetti in linea con gli impegni della COP21.
4. La necessità di investimenti sociali
Gli squilibri sia sociali che economici rappresentano una minaccia per l'UE, poiché compromettono la coesione sociale e la credibilità politica e ostacolano il progresso economico. Il CESE ha già espresso il suo punto di vista sulla necessità di considerare la lotta alla povertà come una priorità e di fare della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale una delle componenti principali del Pilastro (57).
Pur riconoscendo che la riduzione della povertà è in primo luogo di competenza degli Stati membri, il CESE esorta altresì il Consiglio dell'UE a rinnovare l'impegno assunto nella strategia Europa 2020 rispetto all'obiettivo di riduzione della povertà, adottando nel contempo un approccio più integrato. Ciò significa che la riduzione della povertà dovrebbe essere affrontata sistematicamente durante l'intero processo del semestre europeo e che la strategia Europa 2020 dovrebbe essere collegata all'Agenda 2030 (58). La crescita economica e la competitività sono essenziali, e quindi una politica macroeconomica che contribuisca a creare posti di lavoro dignitosi è importante per ridurre la disuguaglianza e la povertà.
Il CESE ha già dichiarato in precedenza che più si proseguirà con l'attuale politica orientata al risparmio, incentrata prima di tutto sul taglio della spesa, senza provvedimenti adeguati volti a generare crescita, coesione sociale e solidarietà, più diventerà evidente che l'aumento delle diseguaglianze sociali mette a rischio l'integrazione economica e la prosperità dell'Europa (59). Il CESE sollecita un rinnovato impegno per promuovere il concetto di investimento sociale in tutti gli ambiti di intervento pertinenti (60). Il CESE ritiene che sia necessario valutare ulteriormente in che modo collegare il «piano Juncker 2» con gli obiettivi del pacchetto di investimenti sociali. Inoltre, invoca un Patto europeo per gli investimenti sociali (61) per sostenere le riforme sociali e gli investimenti sociali e contribuire alla convergenza economica, sociale e territoriale rinnovata.
Il CESE ha accolto con favore il pacchetto di investimenti sociali della Commissione, che sembra indicare un cambiamento di paradigma verso un maggiore accento sugli investimenti sociali, considerati non come un fattore di costo ma come un investimento nel potenziale di crescita e di occupazione dell'Europa (62). Il CESE deplora che non si sia fatto di più per attuare tali obiettivi in modo efficace. Gli investimenti sociali generano in prospettiva una serie di ricadute economiche e sociali in termini di incremento dell'occupazione o dei redditi da lavoro, migliori condizioni generali di salute, riduzione della disoccupazione, migliore livello di istruzione, diminuzione della povertà e dell'esclusione sociale, ecc. Inoltre, essi apportano più benessere e prosperità ai singoli, oltre a favorire nel contempo la ripresa economica garantendo una forza lavoro meglio qualificata, un'accresciuta produttività e un aumento dell'occupazione. Tali investimenti, in particolare quando stimolano la crescita, contribuirebbero anche a rafforzare le qualifiche e le competenze dei cittadini e a migliorare le loro opportunità nella società e nel mercato del lavoro, nonché a stimolare l'economia, aiutando l'UE a uscire dalla crisi più forte e più competitiva. Inoltre assicurerebbero una spesa pubblica più efficiente ed efficace, con conseguenti risparmi nei bilanci pubblici a medio e a lungo termine.
Il CESE ha già accolto con favore l'esplicito riconoscimento, da parte della Commissione, dell'importante ruolo dell'economia sociale, delle imprese sociali, della società civile e delle parti sociali nell'attuazione del pacchetto di investimenti sociali (63).
Il CESE ha già affermato che l'introduzione di un reddito minimo europeo nell'ambito di una direttiva quadro può contribuire a combattere l'esclusione sociale, a garantire la coesione economica e territoriale, a tutelare i diritti umani fondamentali, a trovare un equilibrio tra gli obiettivi economici e quelli sociali e a ridistribuire equamente le risorse e i redditi. Invita nuovamente la Commissione a esaminare le possibilità di finanziare un reddito minimo europeo e l'istituzione di un fondo adeguato a tal fine (64).
Il CESE ribadisce che sistemi di sicurezza sociale sostenibili, efficaci ed efficienti sono di assoluta importanza per tutte le società dell'UE. Essi sono essenziali per mantenere la coesione sociale e territoriale, la solidarietà, la stabilità nella società, nonché per sostenere la crescita economica. I sistemi di protezione sociale svolgono inoltre un'importante funzione di stabilizzatori automatici, come dimostrato durante la crisi. Pur riconoscendo che le decisioni in merito alla struttura e al contenuto della politica sociale sono principalmente di competenza degli Stati membri, le iniziative nazionali ed europee dovrebbero mirare a rafforzare e a rendere più efficienti i sistemi di protezione sociale, che includono la sicurezza sociale, l'assistenza sociale e i servizi sociali, l'assistenza sanitaria e gli alloggi (65). Come indicato dal Consiglio e dal comitato per la protezione sociale, gli Stati membri devono proseguire i loro sforzi volti a migliorare l'efficacia dei sistemi di protezione sociale e garantire migliori risultati a livello sociale, massimizzando nel contempo gli effetti positivi sull'occupazione e la crescita (66).
Gli istituti nazionali di sicurezza sociale e le autorità pubbliche hanno la responsabilità di assicurare servizi sociali universali, a prezzi abbordabili, di qualità e accessibili. Lo Stato deve investire, accreditandola e controllandola, nella prestazione di tali servizi, che possono essere erogati da soggetti pubblici o privati, con o senza scopo di lucro, come già avviene in diversi paesi dell'UE. Le organizzazioni rappresentative della società civile, e in particolare le parti sociali, le imprese sociali e le mutue, svolgono un ruolo importante. Tale ruolo si estende anche all'elaborazione, all'attuazione, all'erogazione e al controllo dei sistemi di sicurezza sociale, di assicurazione sanitaria e di assistenza sociale. Inoltre, una più stretta cooperazione tra tutti i soggetti può contribuire ad un impiego delle risorse pubbliche migliore e più efficace nell'attuazione delle politiche sociali. Ciò dovrebbe includere anche la possibilità di avvalersi di partenariati tra autorità pubbliche e attori privati, rispettando nel contempo le caratteristiche dei sistemi nazionali.
Il CESE ritiene necessario un dialogo più incisivo e trasparente fra soggetti pertinenti per modificare i sistemi di protezione sociale rendendoli più sostenibili in termini di destinazione prioritaria delle risorse ad investimenti pubblici efficaci, efficienti e appropriati, nel pieno rispetto dei diritti sociali e allo scopo di promuoverli, e in particolare nel rispetto e per la promozione dei principi fondamentali dei sistemi di sicurezza sociale degli Stati membri.
Il passaggio al lavoro 4.0 deve essere accompagnato da una transizione parallela alla sicurezza sociale 4.0. La crisi, la crescita lenta, elevati livelli di disoccupazione e una combinazione di un crescente invecchiamento della popolazione e della diminuzione della forza lavoro stanno mettendo a dura prova la sostenibilità e l'adeguatezza dei sistemi di protezione sociale. In parallelo, i servizi sociali sono sempre più richiesti, soprattutto per effetto dell'invecchiamento della popolazione, ma le risorse per rispondere a questa domanda sono limitate. È pertanto indispensabile introdurre riforme al fine di rendere efficaci ed economicamente efficienti i sistemi di protezione sociale e le politiche e i servizi sociali. Il Pilastro non soltanto deve essere in grado di rispondere alle trasformazioni che si verificano nel mondo del lavoro, ma deve altresì mirare ad aiutare gli Stati membri a fornire soluzioni adeguate in risposta agli importanti cambiamenti che riguardano i sistemi di sicurezza sociale e le politiche e i servizi sociali. Il principale obiettivo dovrebbe consistere nel salvaguardare la loro qualità, sostenibilità, accessibilità anche economica e adeguatezza per tutti coloro che da essi dipendono, attraverso quadri normativi e politiche adeguati.
Il CESE riconosce inoltre che la pressione costante sui bilanci pubblici, i cambiamenti demografici e le trasformazioni della società, oltre che l'emergere di nuove sfide sociali, hanno portato in molti Stati membri alla creazione di forme organizzative nuove e innovative per il finanziamento e l'erogazione delle prestazioni e dei servizi sociali. Questo fenomeno, denominato «innovazione sociale», è generato dalla necessità di far fronte a bisogni sociali insoddisfatti, e viene a integrare la tradizionale offerta di prestazioni sociali da parte dello Stato, attraverso la mobilitazione di un ventaglio di soggetti sociali ed economici e di risorse finanziarie che operano in cooperazione con gli enti locali. Tuttavia, non deve sostituire la responsabilità e il ruolo dello Stato e delle sue diverse componenti pubbliche nel garantire l'accesso universale a servizi a prezzi abbordabili, di qualità, sostenibili e accessibili per coloro che risiedono nell'UE, conformemente alle pratiche nazionali. L'innovazione sociale genera capitale sociale e rafforza il ruolo delle comunità locali. Si raccomanda che la Commissione europea e gli Stati membri assicurino che strumenti importanti quali gli appalti pubblici e i fondi strutturali e di investimento europei siano utilizzati efficacemente per sostenere l'innovazione sociale e le imprese dell'economia sociale.
Il CESE ha più volte sottolineato il ruolo particolare e importante svolto dall'economia sociale, comprese le imprese sociali, nel reperimento di soluzioni economiche e sociali (67). Il settore costituisce un elemento chiave del modello sociale europeo e contribuisce direttamente alla coesione e al cambiamento in ambito sociale ed economico, a una più equa distribuzione del reddito e della ricchezza e alla cittadinanza attiva. Più di recente, il CESE ha auspicato l'elaborazione di un piano d'azione dell'UE per l'economia sociale (68).
In generale, e nell'ambito delle competenze dell'UE, il Pilastro dovrebbe essere inteso a fornire un quadro di riferimento comune per valutare e monitorare il necessario quadro giuridico e politico nazionale, al fine di garantire il diritto a servizi di buona qualità, in particolare le prestazioni della protezione sociale (69), ivi compresa la disponibilità e l'accessibilità, anche economica, nonché la sostenibilità e l'efficacia, dei servizi sociali. Quanto sopra si dovrebbe applicare a tutti i settori della sicurezza sociale (70), nonché a tutti gli altri servizi (di protezione) sociali.
Analogamente, il Pilastro dovrebbe puntare a creare gli incentivi necessari agli Stati membri per garantire la trasferibilità dei diritti acquisiti in conformità dei pertinenti criteri nazionali, e in tal mondo garantire la libera circolazione. Tale riconoscimento potrebbe consentire di offrire a ogni singolo un sostegno più adeguato per organizzare la sua vita professionale e privata, nonché mettere a disposizione mezzi più rispettosi e flessibili per adattare il ciclo di vita di qualsiasi cittadino dell'UE, rendendo possibile in particolare un'agevole transizione verso, all'interno e fuori del mercato del lavoro.
Inoltre, il Pilastro dovrebbe essere utilizzato per fissare parametri di riferimento concernenti la fornitura di servizi essenziali. Le strategie di attuazione degli Stati membri dovrebbero essere messe a punto tenendo conto della specifica situazione socioeconomica e di bilancio di ciascun paese. I parametri di riferimento non devono limitarsi alla disponibilità dei servizi e dovrebbero dare impulso all'attuazione dei principi essenziali sanciti nel Protocollo n. 26 (accesso universale, qualità, sicurezza, accessibilità economica, parità di trattamento e promozione dei diritti degli utenti). Il quadro europeo volontario di qualità dei servizi sociali e il quadro europeo di qualità per l'educazione e la cura della prima infanzia dovrebbero essere utilizzati come sistemi di riferimento per la definizione dei parametri.
Il principio delle pari opportunità per tutti è sancito nei Trattati europei e un pilastro sociale inclusivo deve tenerne pienamente e adeguatamente conto. L'acquis dell'UE prevede già una serie di norme minime comuni per i lavoratori di tutta Europa, norme che devono pertanto essere effettivamente applicate. L'uguaglianza e la non discriminazione devono essere garantite sia agli uomini che alle donne nonché a tutti i gruppi sociali, comprese le persone con disabilità, le persone LGBTI, le persone appartenenti a minoranze etniche e altre persone che sono vittime di discriminazioni.
Conseguire tassi più alti di partecipazione al mercato del lavoro di differenti gruppi della popolazione in Europa è essenziale per poter affrontare i problemi dell'invecchiamento demografico e del calo della popolazione in età lavorativa. Occorre inoltre compiere passi avanti per quanto riguarda la promozione dell'eguaglianza e della non discriminazione in altri ambiti della vita, al di là del lavoro, ad esempio l'accesso a beni e servizi, l'istruzione, l'alloggio e l'assistenza sanitaria. In tale contesto, è auspicabile che le discussioni su una direttiva dell'UE sulla parità di trattamento nell'accesso a beni e servizi vengano rapidamente riavviate.
5. Risultati emersi dai dibattiti con le organizzazioni della società civile
Il CESE ha organizzato una serie di dibattiti con le organizzazioni della società civile in tutti gli Stati membri nel periodo compreso tra il 2 settembre e il 2 novembre 2016. I dibattiti in ciascun paese UE sono stati coordinati da tre consiglieri CESE (Trio) del paese in questione, in molti casi in cooperazione con la Commissione europea (15 dibattiti) o con i consigli economici e sociali nazionali (7 dibattiti). I partecipanti ai dibattiti erano esponenti di un ampio spettro di organizzazioni dei datori di lavoro, sindacati e altre organizzazioni della società civile, o, ma più di rado, del mondo accademico. In totale, quasi 1 800 rappresentanti di organizzazioni della società civile hanno preso parte ai 28 dibattiti organizzati.
Una serie di domande chiave è stata utilizzata come spunto di discussione nella maggior parte dei dibattiti. Questi ultimi hanno riguardato un'ampia gamma di tematiche, in funzione dei diversi sistemi, priorità e circostanze nazionali. Al termine dei dibattiti, i coordinatori (trio) hanno elaborato relazioni nazionali che, nella maggior parte dei casi, includevano conclusioni e/o raccomandazioni. Sono state utilizzate le seguenti domande orientative:
Quali sono, a vostro avviso, le sfide più urgenti in campo economico e sociale in Europa e nel vostro paese? Che cosa serve per affrontarle?
Considerate necessario un pilastro dei diritti sociali? Se la risposta è sì, come dovrebbe essere concepito per poter affrontare le principali sfide sociali ed economiche in Europa e nel vostro paese?
In che modo una strategia rinnovata dell'UE per il mercato del lavoro potrebbe andare incontro alle esigenze di flessibilità e sicurezza delle imprese, dei lavoratori e di chi è in cerca di lavoro? In che modo questa strategia potrebbe prendere in considerazione questioni importanti quali le nuove realtà delle economie e dei mercati del lavoro sempre più digitalizzati, le sfide poste dall'invecchiamento demografico e la necessità di agevolare le transizioni nel mercato del lavoro?
Come si può garantire la sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale e fare in modo che le risorse disponibili siano destinate in via prioritaria ad investimenti sociali e servizi sociali efficienti, pertinenti e necessari? Qual è il ruolo dei diversi attori?
In che modo il Pilastro europeo dei diritti sociali potrebbe contribuire positivamente alla convergenza economica e sociale in tutta Europa?
Che cosa serve per promuovere e sostenere delle società coese in Europa?
Dalle conclusioni/raccomandazioni contenute nelle relazioni nazionali elaborate dai consiglieri coordinatori (trio) è emerso che una serie di temi/questioni comuni sono stati sollevati nel corso dei diversi dibattiti. Questi temi sono riassunti nella presente sezione del parere.
Per quanto riguarda il campo di applicazione e il formato del Pilastro europeo dei diritti sociali:
In 18 Stati membri, le conclusioni/raccomandazioni indicano che da parte della società civile organizzata, o di alcune sue componenti, è stata sostenuta l'iniziativa di lanciare il Pilastro europeo dei diritti sociali (CY, DE, EE, EL, ES, FI, FR, IE, IT, LT, LV, MT, PL, PT, RO, SE, SI, SK). In 12 Stati membri (DE, EE, ES, FI, HR, HU, IE, IT, LU, MT, PT, SK) è stato osservato che gli obiettivi, l'ambito di applicazione e/o il contenuto del Pilastro dovrebbero essere ulteriormente chiariti.
In 13 Stati membri, le conclusioni hanno evidenziato l'interdipendenza esistente tra politiche economiche e sociali (BG, CY, CZ, DE, ES, FI, HR, IE, IT, RO, SE, SI, UK). È stata inoltre sottolineata l'importanza della crescita in 9 Stati membri (DE, DK, EE, EL, ES, FI, MT, RO, SE) e della competitività in 6 Stati membri (EE, ES, FI, DK, MT, SE).
In 12 Stati membri, le conclusioni hanno indicato che il Pilastro europeo dei diritti sociali dovrebbe applicarsi all'insieme dell'UE (BG, DE, CZ, EE, ES, FI, HR, HU, IT, PL, SK, SE).
In 9 Stati membri, le conclusioni hanno fatto riferimento o all'attuazione/applicazione del Pilastro o all'attuazione/applicazione dell'acquis e delle politiche esistenti (BG, DK, EE, HR, IE, LV, LT, PL, SE). In 5 di tali Stati (BG, HR, IE, LV, LT) è stato specificamente osservato che il Pilastro dovrebbe essere incluso nell'esercizio del semestre europeo.
Nelle conclusioni di 8 Stati membri (DE, EL, ES, FI, HU, PT, RO, SK), è stata evidenziata la necessità di promuovere la coesione sociale e lottare contro l'aumento della povertà, delle disuguaglianze e dell'esclusione.
In 7 Stati membri (BE, CZ, DE, DK, FI, HR, SE), si è richiamata l'attenzione sulla necessità di rispettare il principio di sussidiarietà. In tale contesto, 3 Stati membri del nord Europa (FI, SE, DK) hanno difeso le competenze nazionali in materia di contrattazione collettiva e altri 3 Stati la ripartizione delle competenze (FI, SE, BE).
La questione della convergenza (che comprende la convergenza verso l'alto, la convergenza in materia di politiche sociali e/o la convergenza tra Stati membri in generale) è stata affrontata da 8 Stati membri (BG, DE, FR, HR, HU, IT, PT, SK).
Nelle conclusioni/raccomandazioni di 6 Stati membri (CZ, EL, ES, HR, IE, SI) è stato posto l'accento sulla necessità di investimenti pubblici, privati e/o sociali.
Temi principali sollevati nelle conclusioni/raccomandazioni e collegati al progetto preliminare del Pilastro europeo dei diritti sociali elaborato dalla Commissione europea:
Nelle conclusioni/raccomandazioni di 11 Stati membri (CY, EE, ES, FI, HR, HU, IE, LV, RO, SI, SK) è stato ricordato il ruolo fondamentale del dialogo sociale.
In 7 Stati membri (CY, EE, FI, IE, LV, RO, SI) è stata sottolineata l'importanza del dialogo civile (anche se questo tema non è stato incluso nel progetto preliminare del Pilastro elaborato dalla Commissione).
In 6 Stati membri (CY, DK, HR, HU, PL, SI) le conclusioni hanno sottolineato la necessità di adattarsi ai cambiamenti, in particolare a seguito della digitalizzazione.
Nelle conclusioni di 3 Stati membri (BG, CY, SI) si è fatto riferimento alla necessità di prendere in considerazione le sfide e le modifiche derivanti dagli sviluppi demografici.
Tra le questioni più ricorrenti sollevate nelle conclusioni/raccomandazioni figurano le prestazioni e i servizi sociali integrati, le indennità per assistenza sanitaria e malattia, le pensioni, le indennità di disoccupazione, il reddito minimo e l'accesso ai servizi essenziali (che figurano tra i 20 principi citati nel progetto preliminare del Pilastro elaborato dalla Commissione), nonché la sicurezza sociale, gli standard sociali e la sostenibilità della protezione sociale. Almeno una o più di tali questioni figurano nelle conclusioni di 22 Stati membri (BE, BG, CY, CZ, DE, DK, EL, FI, FR, HR, HU, IT, LT, LU, LV, MT, PT, RO, SE, SI, SK, UK).
Nelle conclusioni/raccomandazioni di 7 Stati membri (BE, CZ, EL, ES, FI, HR, RO) vengono citati i seguenti temi: occupazione, creazione di posti di lavoro e lotta alla disoccupazione (compresa la disoccupazione giovanile).
In 11 Stati membri (BE, BG, CY, CZ, DE, DK, FI, FR, HR, HU, SI) le conclusioni si concentrano sul tema dell'istruzione e delle qualifiche (anche nel quadro della digitalizzazione del mercato del lavoro).
In 10 Stati membri (BE, CY, CZ, DK, FI, HR, HU, MT, RO, UK), le conclusioni hanno sottolineato la necessità di garantire la partecipazione al mercato del lavoro di gruppi sottorappresentati o emarginati e in 7 di questi paesi (BE, DE, DK, FI, HU, MT, UK) la parità di genere è stata citata in tale contesto.
In 8 Stati membri (CZ, CY, DK, FI, FR, HR, RO, SE), si è richiamata l'attenzione su uno o più dei seguenti temi, facendo talvolta riferimento anche alla digitalizzazione del mercato del lavoro: necessità di stabilità dell'occupazione, transizioni, lavoro dignitoso e/o sicurezza sociale,
In 3 Stati membri (DK, FI, SI) le conclusioni hanno fatto rispettivamente riferimento al fatto che il concetto di «flessicurezza» contribuirebbe a rendere il modello sociale europeo «a prova di futuro», alla necessità di un equilibrio tra flessibilità e sicurezza, e alla necessità di prendere in considerazione le esigenze economiche di flessibilità del mercato del lavoro.
Dalle conclusioni/raccomandazioni è inoltre emerso che il principale punto di divergenza riguardava la necessità o meno per il Pilastro di prevedere misure legislative. A questo proposito sono state infatti espresse opinioni divergenti, non solo tra partecipanti provenienti da Stati diversi ma anche tra quelli dello stesso paese: i rappresentanti dei datori di lavoro sono risultati (generalmente) contrari all'idea di un'ulteriore legislazione, al contrario dei rappresentanti sindacali che si sono (generalmente) espressi a favore.
Il Pilastro europeo dei diritti sociali deve essere definito con molta più chiarezza per quanto riguarda il contenuto, i processi, le iniziative concrete per attuarlo, il finanziamento e il monitoraggio, e occorre inoltre fare maggiore chiarezza sul ruolo dei diversi soggetti. La questione della governance è della massima importanza, e va affrontata nel rispetto delle disposizioni dei Trattati, in particolare del principio di sussidiarietà. I cittadini hanno il diritto di sapere quale è il soggetto competente e responsabile per ciascuna decisione.
Come nel caso dei vari soggetti pertinenti e del loro ruolo, il CESE sottolinea che, per le questioni relative al mercato del lavoro, un partenariato tra autorità pubbliche e parti sociali sia in ambito UE che a livello nazionale costituisce lo strumento fondamentale per migliorare i progressi compiuti nell'attuare la strategia verso il conseguimento di obiettivi ampiamente condivisi. Nel campo della protezione sociale un ruolo centrale è svolto dalle amministrazioni pubbliche, dalle autorità pubbliche e dagli enti regionali/locali nonché dai vari enti nazionali incaricati dell'organizzazione della sicurezza sociale, senza dimenticare i prestatori di servizi sociali. Inoltre, anche le parti sociali spesso ricoprono un ruolo e hanno delle responsabilità nell'elaborazione e nell'attuazione dei regimi di protezione sociale e nel campo dei servizi sociali. Altri soggetti interessati, come le agenzie sociali, possono disporre di competenze, soprattutto nel campo dell'assistenza sociale, e possono svolgere un ruolo e fornire reti di sicurezza per una fascia della popolazione esposta al rischio di povertà.
Il CESE sottolinea che il Pilastro può diventare un progetto positivo per l'Europa, e per tutti, ma unicamente se tale progetto produrrà risultati visibili. In questo periodo di crisi, il Pilastro può rappresentare una buona occasione di dimostrare che il livello dell'UE è ancora in grado di offrire una risposta adeguata, se necessario, alle sfide che devono affrontare i comuni cittadini, pur nel pieno rispetto della ripartizione delle competenze e del principio di sussidiarietà. Il Pilastro dovrebbe in particolare puntare alla promozione del benessere dei cittadini, conformemente all'obbligo sancito dal Trattato di conseguire, tra l'altro, «un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale e un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente» (articolo 3 del TUE). Inoltre, il Pilastro dovrebbe contribuire a un migliore funzionamento dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. Il CESE esprime nel contempo la propria preoccupazione per la scarsa chiarezza del Pilastro riguardo al suo ambito di applicazione, e teme che questo elemento possa determinare un'incertezza e una frustrazione ancora maggiori suscitando aspettative che non saranno o non potranno essere soddisfatte (71).
6.2 Diritti sociali per tutti
La Commissione europea propone che il Pilastro si applichi anzitutto alla zona euro, dal momento che quest'ultima ha già avviato un processo di ulteriore integrazione e consolidamento verso una maggiore convergenza. Tuttavia, le disposizioni sociali dei Trattati UE (72) si applicano a tutti gli Stati membri dell'UE. In linea con quanto già affermato in numerosi dibattiti nazionali, il CESE è dell'avviso che il Pilastro dovrebbe applicarsi a tutti i 28 Stati membri dell'UE.
In un precedente parere il CESE ha rilevato che politiche macroeconomiche socialmente sostenibili sono una condizione sine qua non per una ripresa economica più forte e per garantire la coesione sociale. Inoltre, tenere meglio conto delle realtà economiche costituisce un presupposto essenziale per conseguire un'occupazione produttiva e realizzare politiche sociali correttamente definite, sia a livello nazionale che dell'UE, nel rispetto dell'equità tra le generazioni. Il Comitato accoglie con favore l'accento posto sull'introduzione di una certa flessibilità nelle regole del Patto di stabilità e crescita, per cui la Commissione terrà conto di taluni investimenti pubblici nel calcolo del disavanzo di bilancio. Ritiene tuttavia che si tratti di un provvedimento parziale e di portata limitata (73).
6.3 Il semestre europeo
Il semestre europeo e i programmi nazionali di riforma, che si applicano anche ai paesi non appartenenti alla zona euro, dovrebbero diventare i principali strumenti per l'attuazione e il monitoraggio del Pilastro. Tuttavia, considerati i meccanismi supplementari di sorveglianza macroeconomica in vigore nel quadro del semestre europeo per i paesi della zona euro, è possibile che detti paesi abbiano facoltà di definire parametri di riferimento supplementari a sostegno delle riforme nazionali. Il collegamento tra il Pilastro e il semestre europeo è stato citato in diversi dibattiti nazionali (74).
Il CESE fa notare che alcuni degli obiettivi di politica economica della governance economica degli ultimi anni devono essere messi meglio in sintonia con gli obiettivi di politica sociale dell'UE di cui all'articolo 4, comma 2, del TFUE (75). In base alla clausola sociale orizzontale (76), tutte le misure adottate nel quadro del semestre europeo sono soggette a una valutazione d'impatto sociale. I risultati di detta valutazione dovrebbero essere resi pubblici e discussi a livello nazionale e dell'UE (77).
Il CESE ha già avuto modo di dichiarare che, nel corso del semestre europeo, gli obiettivi sociali e quelli in materia di occupazione dovrebbero essere posti sullo stesso piano delle considerazioni macroeconomiche (78). Ha inoltre già raccomandato in precedenza di introdurre indicatori comparabili e comuni, ad esempio in materia di povertà e di diseguaglianza, nonché valutazioni d'impatto sociale obbligatorie di tutti i pacchetti di riforme proposti dai programmi nazionali di riforma (PNR) e dalle raccomandazioni specifiche per paese (RSP) (79).
Il CESE invoca un riequilibrio del semestre europeo, cosicché al momento di formulare le raccomandazioni specifiche per paese si tenga conto dell'attuale quadro di valutazione dei principali indicatori occupazionali e sociali.
Il raggiungimento del traguardo di una maggiore convergenza verso il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dovrebbe essere agevolato da una serie di obiettivi specifici, che tengano conto della strategia Europa 2020 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile e orientino il coordinamento delle politiche economiche, occupazionali e sociali.
6.4 Governance economica e sociale
Il CESE è estremamente preoccupato per la stabilità dell'UE, poiché le riforme necessarie, con o senza modifiche dei Trattati, sono adottate sempre e soltanto all'ultimo momento e in presenza di fortissime pressioni. Si tratta di tornare a rafforzare la coesione sociale, politica ed economica nell'UE e di perseguire un'integrazione economica e monetaria coerente, in modo da gettare le basi di un'Unione economica e monetaria (UEM) ben funzionante. È quindi indispensabile condurre un dibattito serio su un'architettura dell'UEM basata su solide fondamenta, la quale richiede un consenso sugli obiettivi economici e sociali e una governance concordata (80).
Occorre conseguire la coesione sociale, politica ed economica per rafforzare la capacità di assorbimento degli shock dell'Unione economica e monetaria. Il CESE sottolinea che la divergenza tra le economie dei paesi dell'UEM deve essere considerata con maggiore attenzione e che in tali paesi devono essere adottate riforme strutturali equilibrate, basate sui requisiti dell'Unione monetaria e in sintonia con le esigenze nazionali, al fine di garantire la necessaria convergenza.
Il CESE ha già formulato proposte su come rendere più efficace la struttura dell'UEM e sui modi di sviluppare ulteriormente, il più rapidamente possibile e nel quadro del metodo comunitario, la configurazione democratica e sociale dell'UEM, così da migliorarne la resilienza democratica e metterla in grado di adempiere gli obblighi sociali imposti dai Trattati (81).
Un'Unione economica e monetaria economicamente solida è della massima importanza. Come già dichiarato dal CESE in precedenza, in tale contesto ai governi degli Stati membri incombe una grande responsabilità per quanto concerne l'ulteriore sviluppo di un'UEM democratica e sociale. E lo stesso vale per le parti sociali, sia nazionali che europee, per le quali l'UEM rappresenta il quadro globale cui devono conformarsi i diversi sistemi da loro adottati per fissare i salari e definire la politica occupazionale e sociale. In quanto attori economici e sociali, questi soggetti svolgono un ruolo decisivo ai fini del rispetto dell'obiettivo comune di stabilità dell'UEM (82). Un migliore coinvolgimento delle parti sociali può contribuire a una governance più efficace dell'UEM. Nelle discussioni sul futuro dell'UEM è quindi necessario prendere in considerazione anche le loro opinioni su come definire la politica del mercato del lavoro e la politica sociale (83). Un dialogo rafforzato e strutturato con la società civile contribuirebbe altresì a consolidare la resilienza democratica e a migliorare la governance.
Il CESE è del parere che, per affrontare gli squilibri che permangono e infondere fiducia nei cittadini in tutta Europa, sia necessaria una governance economica più efficace e democratica, in particolare nella zona euro (84).
6.5 Applicare efficacemente e confermare l'acquis sociale esistente
Il Pilastro europeo dei diritti sociali dovrebbe proporsi di contribuire all'effettiva attuazione dell'acquis giuridico sociale in vigore sancito dal diritto primario e secondario dell'UE relativo ai diritti del lavoro e ai diritti sociali, compresi, tra l'altro e in particolare, la protezione sociale e controlli efficaci da parte degli ispettorati del lavoro, nonché il diritto a un ricorso effettivo e l'accesso alla giustizia. Le fonti internazionali giuridicamente vincolanti dei diritti dei cittadini dell'UE che hanno formato oggetto di ratifica da parte degli Stati membri dovrebbero essere pienamente rispettate.
Secondo il CESE, il Pilastro offre l'occasione di confermare l'acquis sociale esistente. Inoltre, il processo di elaborazione del Pilastro permette altresì di valutare i punti forti e i punti deboli, le carenze e gli elementi che andrebbero migliorati nei metodi applicati dall'UE e dagli Stati membri, in modo tale da favorire una rinnovata convergenza sociale ed economica, una crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro nell'Unione.
6.6 Risorse per una stabilizzazione sociale dell'Europa
Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) sono stati progettati per svolgere un ruolo cruciale nella creazione di occupazione e di crescita e nel promuovere la coesione territoriale e sociale. Il CESE ritiene che tali fondi debbano essere utilizzati in modo più efficace ed efficiente e che si debba dare la priorità a investimenti UE a lungo termine in infrastrutture sociali e servizi sociali di elevata qualità, anche tramite il Fondo europeo per gli investimenti strategici e la Banca europea per gli investimenti, abbinando detti investimenti a lungo termine all'attuazione del Pilastro.
Nei limiti consentiti dal Patto di stabilità e di crescita, il CESE ha presentato un ventaglio di opzioni e di proposte. Una proposta prevede una «regola d'oro» (golden rule), o meglio «d'argento» (silver rule) (85), per gli investimenti pubblici degli Stati membri, anche nel settore sociale, che andrebbero a integrare gli investimenti pubblici dell'UE mediante un sistema di parametri concordati a livello comune, e che, in combinazione con le opportune riforme strutturali, promuoverebbero anche gli investimenti privati (86).
Nell'ambito dei bilanci e delle revisioni del quadro finanziario pluriennale, il CESE ritiene necessario utilizzare, come già indicato dalla Commissione, il 25 % dei Fondi strutturali e di investimento europei, soprattutto il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale, per la promozione di investimenti sociali in servizi e politiche sociali, sanitarie, per l'istruzione e l'alloggio. Inoltre, una quota di risorse dell'FSE dovrebbe essere accantonata a livello UE come fondi disponibili per rafforzare le capacità delle parti sociali. La Commissione europea dovrebbe fornire orientamenti agli Stati membri su come promuovere nella pratica gli investimenti sociali e su come controllare la qualità e l'efficacia dei progetti.
Nel 2014 il CESE ha fatto riferimento all'introduzione di un meccanismo redistributivo da utilizzare in caso di shock asimmetrici (87), e ha fatto presente che l'UE, e in particolare la zona euro, non può continuare ad ignorare le conseguenze sociali delle attuali politiche economiche, lasciando che tali ripercussioni siano interamente a carico dei singoli Stati. Ha anche insistito sul fatto che i bilanci per l'istruzione e la formazione debbano essere considerati un investimento nel futuro (88). In alcuni dibattiti nazionali i partecipanti hanno discusso se sia necessario, e fattibile, un sistema UE di assicurazione contro la disoccupazione o un fondo di adeguamento (89). Dai dibattiti è emerso che non c'è consenso sulla questione e che occorre continuare a discutere di questi argomenti (90).
6.7 Collegamento tra strategie a livello globale e strategia dell'UE
Nelle riflessioni sul Pilastro europeo dei diritti sociali si dovrebbe anche tenere presente, laddove sia il caso, la dimensione globale. Sono di fondamentale importanza i più recenti dibattiti svoltisi in sede di ILO, Consiglio d'Europa, OCSE e FMI, soprattutto per quanto riguarda le prove emerse che dimostrano l'impatto della diseguaglianza sulla sostenibilità della crescita e il fatto che quest'ultima non viene in alcun modo pregiudicata dalla redistribuzione. Le riflessioni dovrebbero inoltre riconoscere che la sostenibilità del modello sociale europeo è interconnessa con il miglioramento della competitività dell'Europa a livello globale.
L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è stata adottata di comune accordo da tutti i paesi membri delle Nazioni Unite nel 2015: conseguire gli obiettivi definiti dall'Agenda è pertanto un obbligo per gli Stati membri dell'Unione europea. Il CESE è convinto che il Pilastro potrebbe contribuire in misura considerevole all'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell'ONU, in particolare per quanto riguarda l'obiettivo 1 (eliminare la povertà), l'obiettivo 3 (salute e benessere), l'obiettivo 5 (parità di genere) e l'obiettivo 8 (lavoro dignitoso e crescita economica).
6.8 Una strategia globale chiara per un futuro migliore in Europa
Il CESE invita la Commissione a proporre una strategia chiara e coerente per il Pilastro. Concorda con il parere del comitato per l'occupazione (EMCO) e del comitato per la protezione sociale (CPS), i quali sostengono che «il pilastro europeo dei diritti sociali debba basarsi sugli strumenti esistenti — tra cui la strategia europea per l'occupazione e il metodo aperto di coordinamento in materia di protezione e inclusione sociale (MAC sociale) — e migliorarli e, così facendo, fungere da bussola per il processo di promozione di una convergenza verso l'alto sostenibile in termini di risultati occupazionali e sociali, pur rispettando le competenze nazionali.» (91) Parte di questo processo può consistere nel definire nuovi e adeguati parametri di riferimento, relativi ad un numero limitato di sfide principali per il mercato del lavoro e sociali, che servano a valutare i progressi compiuti. La creazione di un simile quadro di cooperazione aiuterebbe gli Stati membri ad ottenere risultati positivi grazie alle riforme (92), nonché a contribuire ad una maggiore coesione sociale.
Malgrado i rischi evidenti, il CESE è pur sempre convinto che l'UE possa diventare migliore, più democratica e più sociale. Il CESE farà tutto il necessario per prestare il proprio sostegno ai dibattiti negli Stati membri e a livello dell'UE al fine di coinvolgere i cittadini «per un futuro migliore in Europa». Una globalizzazione equa, che offra una buona qualità di vita, sufficienti opportunità occupazionali e condizioni di lavoro eque per tutti, sarà possibile soltanto se l'UE preserverà la sua unità e sarà capace di agire. Per preservare il suo modello sociale, l'Europa deve essere in grado di adattarsi alle trasformazioni in atto, al fine di massimizzare le opportunità per tutti. Questa è la nostra ricetta alternativa al protezionismo, al nazionalismo e al populismo.
(1) Lettera del Presidente della Commissione europea Juncker al presidente del CESE Dassis, datata 8 marzo 2016.
(2) Secondo la terminologia in uso al CESE, con «società civile» si intendono «le organizzazioni e i rappresentanti della società civile». cfr. i pareri pubblicati nella GU C 329 del 17.11.1999, pag. 30 e nella GU C 193 del 10.7.2001, pag. 117.
(3) Cfr. la nota 1.
(4) I dibattiti nazionali in Irlanda, Lettonia, Portogallo e Spagna.
(5) Articolo 3 TUE: «(L'Unione) si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente».
(6) GU L 307 del 18.11.2008, pag. 11.
(8) https://ec.europa.eu/priorities/jobs-growth-and-investment/investment-plan_it.
(9) GU C 34 del 2.2.2017, pag. 58.
(11) Direttiva 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU L 180 del 19.7.2000).
Direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU L 303 del 2.12.2000).
Direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (GU L 373 del 21.12.2004).
Direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006).
(12) L'importanza di coinvolgere i giovani nel dialogo è stata sottolineata, ad esempio, in vari dibattiti nazionali. in Slovenia.
(13) I dibattiti nazionali in Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Finlandia, Belgio, Grecia, Slovacchia, Slovenia, Croazia.
(14) I dibattiti nazionali ad esempio, a Cipro, in Belgio e nei Paesi Bassi.
(15) I dibattiti nazionali ad esempio in Finlandia e Ungheria.
(16) Obiettivo di sviluppo sostenibile 8.
(17) Un'agenda per nuove competenze e per l'occupazione- Un contributo europeo verso la piena occupazione, COM(2010) 682 final.
(18) GU C 318 del 29.10.2011, pag. 142.
(19) GU C 211 del 19.8.2008, pag. 48.
(20) I dibattiti nazionali in Danimarca, Finlandia e Ungheria.
(21) I dibattiti nazionali, ad esempio, in Bulgaria, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.
(22) GU C 13, del 15.1.2016, pag. 161.
(23) I dibattiti nazionali in Austria, Bulgaria, Repubblica ceca, Croazia, Danimarca, Germania, Finlandia, Lussemburgo, Polonia, Slovacchia, Spagna, Ungheria.
(24) I dibattiti nazionali, ad esempio, in Bulgaria.
(25) GU C 303 del 19.8.2016, pag. 54.
(26) GU C 389 del 21.10.2016, pag. 50.
(27) Cfr. la nota 25.
(28) GU C 161 del 6.6.2013, pag. 67.
(29) GU C 13 del 15.1.2016, pag. 57.
(30) CFr. la nota 28.
(31) I dibattiti nazionali a Cipro e in Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria.
(32) I dibattiti nazionali, ad esempio, in Ungheria.
(33) Cfr. la nota 25.
(34) Cfr. ad es. Frey e Osborne 2013. The Future of employment: how susceptible are jobs to computerisation («Il futuro dell'occupazione: quanto sono soggetti i lavori alla computerizzazione»), e Breughel 2014: The computerisation of European jobs («La computerizzazione dei posti di lavoro in Europa»).
(35) Il 21 e 22 novembre 2016 il Consiglio ha raggiunto un accordo politico in merito a una Raccomandazione del Consiglio sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità per gli adulti (ex «Garanzia delle competenze»).
(36) Cfr. la nota 25.
(37) Cfr. la nota 25.
(38) Cfr. la nota 22.
(39) Cfr. la nota 22.
(40) Cfr. la nota 22.
(41) Questioni sollevate nei paesi dell'Europa centrale e orientale, ad esempio in Bulgaria, Repubblica ceca e Slovacchia, ma anche in Francia.
(42) Organizzazione internazionale del lavoro. Studies on Growth with Equity. Building a Social Pillar for European convergence («Studi sulla crescita con equità. Costruire un pilastro sociale per una convergenza europea»), 2016.
(43) I dibattiti nazionali, ad esempio, in Finlandia e Danimarca.
(44) Trasformazioni economiche nel mondo, conseguenze per la competitività dell'Unione europea (relazione informativa).
(45) I dibattiti nazionali, ad esempio, in Finlandia, Slovenia, Malta, Irlanda, Polonia ed Estonia.
(46) I dibattiti nazionali nella Repubblica ceca.
(47) Cfr. la nota 18.
(48) GU C 341, del 21.11.2013, pag. 6.
(49) Relazione del CESE sul tema Una migliore inclusione della comunità Rom tramite le iniziative della società civile, 2014.
(50) GU C 299 del 4.10.2012, pag. 115 e GU C 332 dell'8.10.2015, pag. 68.
(51) Comitato per la protezione sociale, Monitoraggio dei risultati in materia di protezione sociale (SPPM) — Relazione sulle sfide sociali più importanti e messaggi principali del CPS, 12606/16.
(52) GU C 13 del 15.1.2016, pag. 40.
(53) Documento di sintesi del CESE sulla ricerca e l'innovazione nell'UE (EESC-13-19-EN).
(54) GU C 161 del 6.6.2013, pag. 35.
(55) Cfr. la nota 54.
(56) GU C 389 del 21.10.2016, pag. 20.
(57) GU C 133 del 14.4.2016, pag. 9.
(58) GU C 133 del 14.4.2016, pag. 9.
(59) Cfr. la nota 57.
(60) Contributo del CESE al programma di lavoro della Commissione europea per il 2017, 14 luglio 2016.
(61) GU C 271 del 19.9.2013, pag. 1.
(62) GU C 271 del 19.9.2013, pag. 91.
(63) Cfr. la nota 62.
(64) GU C 170 del 5.6.2014, pag. 23 (questo parere non ha ottenuto il sostegno del gruppo Datori di lavoro; cfr. www.eesc.europa.eu/resources/docs/statement-minimum-income.pdf).
(65) I dibattiti nazionali ad es. in Bulgaria, Irlanda, Romania, Spagna.
(66) Conclusioni del Consiglio del 2015 sulla governance sociale in un'Europa inclusiva (documento del Consiglio 14129/15) e Comitato per la protezione sociale, Monitoraggio dei risultati in materia di protezione sociale (SPPM) — Relazione sulle sfide sociali più importanti e messaggi principali del CPS, (documento del Consiglio 12606/16).
(67) Cfr. ad esempio: GU C 117 del 26.4.2000, pag. 52; GU C 318 del 23.12.2009, pag. 22; GU C 229 del 31.7.2012, pag. 44; GU C 458 del 19.12.2014, pag. 14; Progetto per l'imprenditoria sociale. L'importante ruolo dell'economia sociale è stato inoltre menzionato in numerosi dibattiti nazionali, ad esempio in Bulgaria, Estonia, Italia, Lituania, Portogallo e Spagna.
(68) Contributo del CESE al programma di lavoro della Commissione europea per il 2017, 15/06/2016.
(69) Anche in caso di disabilità, assistenza a lungo termine e assistenza all'infanzia.
(70) Indennità per assistenza sanitaria e malattia, indennità di disoccupazione, pensioni di anzianità, indennità per infortunio sul lavoro, prestazioni familiari, indennità di maternità, indennità di invalidità, prestazioni di reversibilità.
(71) Il problema della mancanza di chiarezza è stato sollevato in molti Stati membri, e alcuni settori della società civile si sono detti preoccupati poiché tale lacuna potrebbe ritorcersi contro il Pilastro stesso («effetto boomerang»). Suscitare aspettative che, alla fine, non saranno soddisfatte potrebbe generare persino maggiore sfiducia e una frustrazione ancora più forte.
(72) Articolo 3 TUE, articolo 9 TFUE, titolo X TFUE e Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
(73) GU C 268 del 14.8.2015, pag. 33.
(74) I dibattiti nazionali in Austria, Bulgaria, Italia, Paesi Bassi e Romania.
(75) Cfr. la nota 59.
(76) Articolo 9 del TFUE.
(77) Cfr. la nota 57.
(78) Cfr. la nota 61.
(79) Cfr. la nota 57.
(80) Cfr. la nota 59.
(81) GU C 332 dell'8.10.2015, pag. 8 e GU C 13 del 15.1.2016, pag. 33.
(82) Cfr. la nota 59.
(83) Cfr. ad esempio l'analisi approfondita della situazione occupazionale.
(84) GU C 332 dell'8.10.2015, pag. 8.
(85) Cfr. la nota 73.
(86) GU C 451 del 16.12.2014, pag.10, su una maggiore flessibilità del Patto di stabilità e di crescita nel caso di determinati «investimenti pubblici».
(87) Cfr. la nota 86.
(88) GU C 327 del 12.11.2013, pag. 58 e GU C 271 del 19.9.2013, pag. 1.
(89) Ad esempio i dibattiti nazionali svoltisi in Finlandia e in Francia.
(90) Cfr. la nota 59.
(91) Pilastro europeo dei diritti sociali. Parere congiunto dell'EMCO e del CPS 12605/16, approvato dal Consiglio EPSCO (Occupazione, politica sociale, salute e consumatori) il 13 ottobre 2016.
(92) I dibattiti nazionali svoltisi, ad esempio, in Romania.

References: Articolo 304

Articolo 3
 Articolo 3
 Articolo 3
 articolo 9
 Articolo 9