Source: https://www.arsmultimediartgallery.it/storia-della-televisione/
Timestamp: 2017-06-28 16:04:21+00:00

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Storia della televisione L'invenzione della televisione fu il risultato di un lavoro svolto da molti scienziati e inventori, spinti sia da motivazioni ideali che dalla
volontà di profitto, a partire dalla fine del XIX secolo. Seguì all'invenzione della trasmissione di immagini fisse (in pratica l'antenato del moderno fax) avvenuta alla metà dell'800 ad opera di
Alexander Bain, successivamente perfezionata da altri. La disponibilità di meccanismi di amplificazione dei segnali elettrici permise all'inventore scozzese John Logie Baird di costruire nel 1925
il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Si trattava di un apparato elettromeccanico, in quanto la scansione delle immagini avveniva tramite un disco di Nipkow. Il 26 gennaio 1926
Baird effettuò con successo quella che viene ritenuta la prima vera dimostrazione pubblica di trasmissione televisiva senza fili, di fronte a qualche decina di scienziati del Royal
Institution e giornalisti invitati per l'occasione. Nella dimostrazione di Baird, le immagini in movimento rappresentavano delle silhouette, cioè avevano solo la doppia tonalità di grigio. La
trasmissione a distanza di immagini in movimento con una vasta gamma di grigi, quelle che normalmente chiamiamo in bianco e nero, riuscì a realizzarla il 2 ottobre 1925. La trasmissione avvenne
dal suo laboratorio alla stanza a fianco. Si trattava della ripresa di un viso di un giovane (William Taynton, il suo fattorino) che si era offerto per elaborare l'esperimento. La risoluzione
verticale dell'immagine televisiva era di 30 linee e la frequenza delle immagini era di 5 immagini al secondo. Il 26 gennaio 1926 Baird diede una nuova dimostrazione pubblica di televisione nel
suo laboratorio di Londra ai membri del Royal Institution e alla stampa, appositamente convenuti. Nel 1927 trasmise la televisione da Londra a Glasgow (700 km di distanza) attraverso una normale
linea telefonica in cavo. Nel 1928 realizzò la prima trasmissione televisiva transoceanica, che fu un grande traguardo, da Londra a New York. Sempre nel 1928 riuscì a trasmettere le prime
immagini a colori. La televisione di Baird fu in seguito definita televisione elettromeccanica perché l'apparecchio di ripresa delle immagini e quello di visione si basavano su un dispositivo
elettromeccanico inventato il 24 dicembre 1883 da Paul Gottlieb Nipkow, il disco di Nipkow. Fu definita elettromeccanica per differenziarla dalla televisione elettronica inventata negli anni
seguenti e tuttora utilizzata. La televisione elettromeccanica era una televisione ancora in uno stadio embrionale che si diffuse solo in alcuni Stati del mondo e in aree geografiche molto
limitate. In Italia non si diffuse, fu solo sperimentata. Già nel 1939 fu completamente dismessa sostituita dalla televisione elettronica. La televisione elettronica fu realizzata per la prima
volta il 7 settembre 1927 dall'inventore statunitense Philo Farnsworth nel proprio laboratorio di San Francisco. La definizione è dovuta al fatto che sia l'apparecchio di ripresa delle immagini
sia quello di visione erano realizzati con un dispositivo elettronico, il tubo a raggi catodici, inventato dal fisico tedesco Ferdinand Braun nel 1897. Questa tecnologia è tuttora utilizzata: è
stata tuttavia sostituita negli apparecchi di ripresa (telecamera) dai sensori CCD e CMOS, mentre negli apparecchi di visione (televisore, monitor e videoproiettore) dalla tecnologia al plasma, a
cristalli liquidi (LCD), OLED e altre ancora in fase sperimentale. La densità di calcolo necessaria per una televisione digitale diventa alla portata del consumatore medio solo negli anni '90 del
XX secolo. Infatti nel 1994, negli Stati Uniti, la Hughes Electronics diede avvio al primo servizio di TV digitale via satellite con la Direc TV mentre in Italia circa un anno dopo seguirono i
servizi digitali satellitari di Telepiù. In Italia i primi studi e le prime prove sperimentali di trasmissioni televisive furono effettuate a Torino a partire dal 1934, città che già ospitava il
Centro di Direzione dell'EIAR (in seguito RAI), presso i locali del Teatro di Torino, attiguo alla sede storica di Via Verdi. Successivamente, l'EIAR stabilirà una sede a Roma, nel quartiere
Prati, dove realizzerà la storica sede di Via Asiago 10 e a Milano, in Corso Sempione. Il 22 luglio del 1939 entra in funzione a Roma il primo trasmettitore televisivo da 2 kW presso la stazione
trasmittente EIAR di Monte Mario, che effettuerà per circa un anno regolari trasmissioni utilizzando lo standard a 441 linee sviluppato dalla Telefunken in Germania. Nel settembre dello stesso
anno un secondo trasmettitore televisivo della potenza di 400 W viene installato a Milano sulla Torre Littoria (oggi Torre Branca) ed effettua trasmissioni sperimentali in occasione della XI
Mostra della Radio e della XXI Fiera Campionaria di Milano. Gli apparati trasmittenti di entrambe le stazioni erano stati progettati e costruiti dalla ditta SAFAR (Società Anonima Fabbricazione
Apparecchi Radiofonici) di Milano, mentre altre ditte del settore quali Radio Marelli e Allocchio Bacchini misero in produzione apparati riceventi. Le trasmissioni ebbero improvvisamente termine
il 31 Maggio 1940 per ordine del governo, asseritamente per via di interferenze riscontrate nei primi sistemi di navigazione aerea. È presumibile che l'imminenza dell'entrata in guerra
dell'Italia abbia giocato comunque un ruolo in questa decisione. Durante l'occupazione l'esercito tedesco fece smantellare e trasportare in Germania tutti gli apparati trasmittenti dell'EIAR di
Roma, incluso il trasmettitore televisivo che verrà in seguito recuperato dagli alleati dopo la fine della guerra e restituito alla RAI (nuova denominazione dell'EIAR dal 1944), che nel gennaio
del 1949 lo installa a Torino in località Eremo, sulla collina torinese e alle nuove antenne installate sul tetto della sede RAI di Via Verdi. Riprende così la sperimentazione che porterà alla
prima trasmissione televisiva ufficiale del 1954. L'11 settembre 1949, con una trasmissione sperimentale dalla Triennale di Milano presentata da Corrado, hanno inizio le trasmissioni televisive
in Italia con lo standard a 625 linee, ma la programmazione ufficiale cominciò soltanto il 3 gennaio 1954, a cura della RAI, in bianco e nero. L'autoregolamentazione dell'epoca prevedeva, tra i
suoi principi fondamentali, la non accettazione di scene turbanti la pace sociale ed incitanti all'odio di classe, il rispetto dei valori familiari e religiosi. Un capitolo a parte meriterebbe la
moralità dei costumi, che prevedeva il pieno rispetto della “santità matrimoniale” e il rifiuto delle scene erotiche. Per garantire il rispetto di queste norme, venne istituito, dal 1947 il
“Comitato per la determinazione delle direttive di massima culturali”. Le prime trasmissioni della programmazione regolare furono le interviste con l'ingegner Filiberto Guala, amministratore
delegato, che definì il nuovo mezzo come “il focolare del nostro tempo”, lo spettacolo intitolato “L'orchestra delle 15”, presentato da Febo Conti, la rubrica musicale Settenote e La domenica
sportiva. I televisori accesi furono, il giorno di esordio, solamente ottantamila, gli abbonati non superarono le ventimila unità intorno al febbraio del 1954 e il prezzo del mezzo sfiorava le
dodici mensilità di un reddito medio annuo (1954). Il segnale arrivò su tutto il territorio nazionale tre anni dopo, il 31 dicembre 1956, e a quel momento gli abbonati erano ancora relativamente
pochi - 360.000 - a causa del costo elevato degli apparecchi. Dagli anni cinquanta la diffusione della TV crebbe a ritmi stupefacenti, come precedentemente accaduto sul mercato americano. In
quegli anni la televisione era un bene di lusso che pochi italiani potevano permettersi, tanto che i bar o le case dei propri vicini diventarono luoghi prediletti per visioni di gruppo,
soprattutto in occasione delle trasmissioni dei primi e subito popolarissimi telequiz italiani. Ne furono pionieri Mario Riva con Il Musichiere, e Mike Bongiorno con Lascia o raddoppia?. Verso la
fine degli anni cinquanta anche la stampa si accorge del nuovo mezzo. Nasce la prima rubrica di critica televisiva: la cura Ugo Buzzolan - già autore del primo originale televisivo (La domenica
di un fidanzato) su La Stampa di Torino. È proprio in questo periodo che nasce il primo telegiornale della Rai, che vede come direttore Vittorio Veltroni. Esso conquista il popolo italiano,
riuscendo ad arrivare dove la carta stampata non aveva saputo: proporre immagini e audio contemporaneamente produce uno straordinario effetto di realtà e permette di assistere in diretta a eventi
sensazionali. Nel 1960 nasce la trasmissione Tribuna elettorale, seguita l'anno successivo da Tribuna politica, le quali permetteranno per la prima volta di conoscere i volti dei leader delle
opposizioni politiche. Particolarmente rilevante nel 1957 è la comparsa della pubblicità in Rai con l'avvento di Carosello, un famoso spazio, dove il messaggio pubblicitario deve rispettare
rigorose regole stilistiche e narrative. Difatti, il prodotto reclamizzato può essere citato solo all'inizio e alla fine di un breve spettacolo (135 secondi), al quale non è permesso di citare il
prodotto stesso. Inoltre, a partire dal 1962, vi fu il primo collegamento via satellite tra Italia e Stati Uniti, che segnò l'avvento della comunicazione intraplanetaria, permettendo di assistere
a eventi fondamentali della nostra storia in diretta, come lo sbarco del primo uomo sulla Luna nel 1969, che raccolse circa 500 milioni di spettatori. Negli anni sessanta, con il progresso
dell'economia, il televisore divenne accessorio di sempre maggior diffusione, sino a raggiungere anche classi sociali meno agiate; l'elevato tasso di analfabetismo riscontrato fra queste suggerì
la messa in onda di Non è mai troppo tardi (1959- 1968); un programma di insegnamento elementare condotto dal maestro Alberto Manzi e che, è stato stimato, avrebbe aiutato quasi un milione e
mezzo di adulti a conseguire la licenza elementare. Almeno nella fase iniziale la televisione italiana era una delle più pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano certamente educative e se da
un lato la programmazione, pur non cercando il consenso dei telespettatori, poteva essere considerata soporifera, dall'altro ebbe indubbi benefici nei confronti di una situazione nazionale
caratterizzata a quei tempi da una certa arretratezza nei costumi e da una disomogeneità culturale. Non è solo una battuta umoristica dire quindi che, almeno a livello linguistico, “L'unità
d'Italia non l'ha fatta Garibaldi, ma l'ha fatta Mike Bongiorno.” Anche le tappe successive dello sviluppo televisivo italiano indicano un ritardo rispetto agli altri Paesi europei: solo nel 1961
iniziarono le trasmissioni del secondo canale RAI e la terza rete TV arrivò tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980 (come da riforma del 1975). Le trasmissioni a colori, iniziate in via
sperimentale fin dagli anni settanta, in particolare con la trasmissione delle Olimpiadi di Monaco nel 1972, che avveniva con diversi sistemi a giorni alterni in quanto proprio in quel periodo
veniva dibattuta in Parlamento l'adozione del sistema di trasmissione tra i sostenitori del francese SECAM e quelli del tedesco PAL, inizieranno ufficialmente solo nel febbraio 1977 cioè circa 10
anni dopo rispetto ai paesi europei più sviluppati e soprattutto agli USA, principalmente per l'opposizione di alcuni personaggi politici (in particolare Ugo La Malfa) che temevano gli effetti
devastanti sull'allora precaria situazione economica italiana dello scatenarsi della “corsa all'acquisto” del nuovo elettrodomestico (costoso e quasi sempre importato dall'estero) da parte delle
famiglie italiane. Nel frattempo erano nati i primi tentativi di Televisioni locali. Nel 1974 una sentenza della Corte costituzionale legittima l'esistenza della televisione via cavo, e un'altra
due anni dopo, autorizza anche le trasmissioni via etere purché di ambito locale. Da questa esperienza nacque Telemilano 58, che assorbì Telemilano cavo e successivamente diventò Canale 5. Il
decennio successivo vide l'affermazione delle emittenti private (tra cui quelle della Fininvest, identificabili con quelle oggi di Mediaset) e il loro immediato successo (da ricordare che nel
periodo un decreto legge del governo di Bettino Craxi legalizzò le trasmissioni in diretta delle TV private sul territorio nazionale, ultima prerogativa esclusiva del monopolio di Stato Rai). La
proliferazione di emittenti televisive ha richiesto a più riprese interventi legislativi di regolamentazione, nessuno dei quali è ovviamente uscito indenne da polemiche. L'articolazione delle
problematiche innestate è tale da coinvolgere negli argomenti di discussione diritti costituzionali e questioni di opportunità politiche, essendosi addirittura sviluppata una giurisprudenza
specialistica (ad esempio le mai rispettate e pluriviolate sentenze della Corte Costituzionale). C'è chi ritiene che la situazione italiana a causa della presunta concentrazione di mass-media
nelle mani di Mediaset sia in contrasto con il fondamentale articolo 21 della Costituzione (libertà d'espressione), almeno nel delicatissimo campo TV: Rai e soprattutto Mediaset si spartiscono il
90% di risorse pubblicitarie e ascolti, un duopolio che non ha eguali in Europa dove si arriva al massimo al 70%. Sul finire del primo decennio il settore è oggetto di una nuova rivoluzione
grazie al passaggio dal segnale analogico a quello digitale, transizione avvenuta sia per rispettare la direttiva europea Televisione senza frontiere, sia per consentire un aumento delle
emittenti (la trasmissione digitale permette l'accensione di un maggior numero di canali). Inoltre col nuovo sistema troverà rapida diffusione il nuovo standard in alta definizione. In Italia,
così come anche in moltissimi altri Paesi vi sono due tipi di televisioni: la televisione pubblica che ha i suoi proventi sia da trasferimenti dello Stato sia dalla pubblicità e le televisioni
commerciali (in Italia emblematico il gruppo Mediaset) che traggono i loro proventi principalmente dalla pubblicità. Time line trasmissioni televisive
1929: iniziano a Roma e Milano gli esperimenti di trasmissione delle immagini utilizzando il disco di Nipkow. 1932: nel Regno Unito vengono trasmessi programmi sperimentali dalla BBC col sistema Baird e successivamente col sistema Emitron
(1934). 1935: il 22 marzo viene messo in onda dalla Germania nazista il primo programma televisivo regolare del mondo. 1936: viene dato un impulso alla visione di massa in occasione della XI Olimpiade di Berlino. Secondo alcuni la trasmissione del discorso di Adolf
Hitler durante la cerimonia di apertura è stata la prima con una potenza sufficiente a superare l'orbita terrestre. 1936: inizia in Italia il monopolio radiotelevisivo con il codice postale e la convenzione per la concessione in esclusiva delle radioaudizioni
circolari della EIAR. 1936: 2 novembre: la BBC inizia regolari trasmissioni televisive in “alta definizione” dall'Alexandra Palace di Londra, alternando inizialmente gli
standard televisivi Baird (240 linee per quadro) ed Emi-Marconi (405 linee). 1937: 10 maggio: l'incoronazione di Re Giorgio VI è il primo evento trasmesso in diretta nella storia della televisione. 1939: il 30 aprile, in occasione dell'inaugurazione della Fiera Mondiale di New York, la NBC inizia negli USA regolari trasmissioni
televisive. 1939: il 22 luglio a Monte Mario, vicino a Roma, entra in funzione un trasmettitore sperimentale televisivo dell'Eiar (Ente italiano per le
audizioni radiofoniche) costruito dall'azienda italiana SAFAR, con una potenza di 2 kW. 1939: 3 settembre: la BBC sospende i programmi televisivi in seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale; a questa data sono circa 20000 gli
apparecchi riceventi in funzione nel Regno Unito. 1940: il 31 maggio anche il trasmettitore sperimentale di Roma Monte Mario cessa le trasmissioni per l'approssimarsi dell'entrata in guerra
dell'Italia; la grande antenna verrà poi smontata e trafugata durante l'occupazione nazista. 1941: 1º luglio: la NBC americana trasmette il primo spot pubblicitario televisivo (riguarda gli orologi Bulova). 1942: in gennaio le emittenti americane NBC e CBS sospendono le trasmissioni per il coinvolgimento degli USA nella guerra; solo 7000 sono comunque
gli apparecchi televisivi in funzione nell'intero Paese, quasi tutti concentrati nella zona di New York. 1947: i delegati di 60 paesi presenti alla Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni di Atlantic City decidono di chiamare “televisione” (in
sigla “TV”) la trasmissione a distanza delle immagini in movimento. 1954: il 3 gennaio alle ore 11:00 ha inizio il servizio televisivo italiano sul Programma nazionale. 1955: negli Stati Uniti iniziano le prime trasmissioni a colori. 1956: le VII Olimpiadi invernali di Cortina d'Ampezzo sono le prime ad essere trasmesse in eurovisione. Quattro anni dopo toccherà alle Olimpiadi di Roma. 1957: in Italia nasce la rubrica pubblicitaria Carosello. 1960: la TV si diffonde molto rapidamente: in quell'anno è diffusa in cinquantasei paesi (un decennio più tardi, nel 1970 saranno pressoché
raddoppiati: ben 104). Inoltre con la sentenza n. 59 del 6 luglio 1960 la Corte costituzionale ribadisce la legittimità del monopolio radiotelevisivo pubblico. 1961: il 4 novembre cominciano le trasmissioni del Secondo Programma. 1962: l'11 luglio ha luogo il primo esperimento di trasmissione in mondovisione attraverso il satellite artificiale Telstar 1964: in California nasce la prima pay-TV. Nello stesso anno, la XVIII Olimpiade di Tokyo è il primo grande evento sportivo trasmesso in
mondovisione via satellite. 1966: Telediffusione Italiana Telenapoli, la prima televisione libera italiana via cavo.(Non tutti i libri di storia della televisione riportano
quest'esperienza). 1967: In Francia e Germania iniziano le trasmissioni a colori. 1969: Tra il 20 e il 21 luglio l'uomo sbarca sulla Luna: la trasmissione 25 ore sulla Luna - ricordata anche con il titolo L'uomo sulla luna - dura
28 ore consecutive in diretta televisiva via satellite viene seguita in mondovisione da più di 500 milioni di persone. In quella notte ci fu un battibecco tra i giornalisti Tito Stagno (da Roma)
e Ruggero Orlando (in collegamento telefonico da Houston) i quali non concordavano sul momento esatto dell'allunaggio: questo battibecco passò alla storia della televisione entrando a far
parte dell'immaginario collettivo di molti telespettatori. 1971:Telediffusione Italiana Telenapoli introduce in Italia il colore nella TV via cavo, con 6 anni d'anticipo rispetto alla RAI. In Italia inizia a
trasmettere la televisione privata Telebiella che è di fatto riconosciuta come la prima emittente libera italiana. 1974:Il 10 luglio la sentenza 225 della corte costituzionale e la sentenza 226 legittimano di fatto la televisione via cavo e la ripetizione in
Italia delle emittenti televisive extraitaliane in lingua italiana. Contemporaneamente le due sentenze stabiliscono le condizioni minime per considerare il monopolio radiotelevisivo pubblico per
le trasmissioni via etere in ambito nazionale conforme ai principi costituzionali. Nel contempo nascono le prime televisioni libere italiane via etere (verranno legittimate 2 anni dopo): Canale
21 (Napoli), Telealtomilanese (Busto Arsizio), GBR (Roma). 1975: il 14 aprile 1975 la legge 103/75 la cosiddetta legge di riforma della RAI, segna un cambiamento epocale nella storia della televisione; la TV
di Stato passa dal controllo del Governo a quello del Parlamento: nasce ufficialmente la lottizzazione; si progetta la costruzione di una terza rete pubblica. 1976: con la sentenza n. 202 del 28 luglio si arriva al superamento della legge di riforma della Rai del 1975 e la legittimazione delle emittenti
private via etere in ambito locale. Il 31 dicembre va in onda l'ultima puntata di Carosello. Termina dopo vent'anni quindi, la seguitissima trasmissione pubblicitaria di prima serata che tanto
successo aveva riscosso sia nella fascia adulta che tra i più piccoli teleutenti. Nasce nel quartiere di Milano 2 (Segrate) l'emittente Telemilanocavo, fondata da Giacomo Properzj e Alceo
Moretti. Due anni dopo l'emittente sarà comprata da Silvio Berlusconi. 1977: la RAI introduce nella TV italiana via etere il colore, già presente da tempo in altri paesi (le prime videocamere a colori, negli Stati
Uniti, erano già in circolazione sperimentale durante la seconda guerra mondiale). A Legnano il 3 novembre comincia le trasmissioni Antenna3, emittente di proprietà di Renzo Villa e Enzo Tortora. 1979: il 15 dicembre iniziano le trasmissioni di Rai 1980: TeleMilano, viene trasformata in capofila del network nazionale Canale 5. Il circuito PIN – Primarete Indipendente del gruppo Rizzoli dà vita
al primo telegiornale nazionale privato: Contatto, direttoda Maurizio Costanzo. 1985: iniziano i primi esperimenti di TV ad alta definizione: vengono realizzati alcuni videoclip e documentari, ma l'idea non trova ancora
realizzazione pratica perché la tecnologia ancora non è diffusa commercialmente su larga scala. 1997: compare sul mercato il primo televisore al plasma. 2000: la tecnologia LCD (Liquid Crystal Display), nata per i monitor dei personal computer, viene adottata anche nella costruzione degli apparecchi
televisivi. 2002: nasce OrfeoTv, la prima televisione di strada Telestreet che trasmette il proprio segnale su un cono d'ombra del centro di
Bologna. 2003: il 1º dicembre il network televisivo Mediaset comincia le trasmissioni in digitale terrestre. 2004: il 3 gennaio, cinquant'anni dopo la nascita della televisione italiana, la RAI inizia a sua volta il servizio di trasmissione digitale
terrestre; il 6 febbraio nasce Sportitalia, un canale televisivo gratuito interamente dedicato allo sport. 2005: la RAI inizia a Torino la sperimentazione della TV Mobile, basata sullo standard DVB-H da poco pubblicato. 2005: Mediaset e LA7 lanciano nuovi servizi sul digitale terrestre: la pay-per-view di vari eventi (partite di serie A, film,
concerti...). 2006: L'emittente satellitare SKY Italia inizia a trasmettere eventi in Alta Definizione su quattro canali tematici. Veicolo per fare conoscere la
nuova tecnologia sono le partite dei mondiali di calcio.
2008: Inizia lo switch-off per il passaggio dell'Italia al digitale terrestre: prima Regione a passare al nuovo sistema di trasmissione è la
Sardegna. Il passaggio avverrà progressivamente, in tutte le regioni, e terminerà 4 luglio 2012. 2012: il 4 luglio cessano definitivamente le trasmissioni analogiche in Italia, dopo uno switch-off durato 4 anni. Bibliografia Aldo Grasso,“Storia della televisione italiana. Nuova edizione aggiornata”, Garzanti, Milano, 2004, ISBN 88-11-74031-2 Aldo Grasso (a cura di), Enciclopedia della televisione, Garzanti, Milano, 2008, ISBN 88-11-50526-7 - ISBN 978-88-11-50526-6 Franco Monteleone, “Storia della radio e della televisione in Italia. Un secolo di costume, società e politica. Nuova edizione aggiornata”,
Marsilio, Venezia, 2003, ISBN 88-317-7230-9 Annamaria Ghedina, “Da Gregorio a Berlusconi. La vera storia della televisione libera”, Vittorio Pironti Editore, Napoli, 2003 Amedeo Benedetti, “Storia dei programmi televisivi di maggior audience in Italia”, Genova, Erga, 1999, ISBN 88-8163-193-8 Diego Verdegiglio, “La TV di Mussolini”, Castelvecchi Editore, 2003. Paolo Ruggeri, “Viva la Tv”, in “Canzoni Italiane”, Gruppo Editoriale Fabbri, 1994, Vol.3, pag.146-156 Home Database Home Informazioni legali | Privacy Uscita |

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