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Timestamp: 2020-06-01 02:10:49+00:00

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Tribunale di Lecce, sze. Campi Salentina, 45 del 3.11.2005 - testo integrale Sentenza
Tribunale di Lecce, sze. Campi Salentina, 45 del 3.11.2005
Centrale dei rischi · risarcimento
danno alla reputazione per iscrizione alla centrale dei rischi
Cosimo Pex e Maria Rosaria Prx, rappresentati e difesi dagli Avv.ti ......ed ......,
Con Atto di Citazione del 12 novembre 1999, notificato il 22 novembre 1999, Pex Cosimo e Prx Maria Rosaria convenivano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Campi Salentina, la CARIPLO S.p.a, in persona del legale rappresentante pro tempore, per sentir dichiarare l'invalidità e la nullità parziale dei singoli contratti di apertura di credito, sconto e conto corrente, oggetto del rapporto tra essi attori e la banca, particolarmente in relazione alle clausole di determinazione del tasso delle CMS delle valute, dell'anatocismo, dei costi, delle competenze e remunerazioni a qualsiasi titolo pretese e, di conseguenza, ridurre l'eventuale credito bancario in base ai risultati del ricalcalo da effettuarsi a mezzo di CTU tecnico - bancaria e sulla base dell'intera documentazione relativa al rapporto di apertura di credito; determinare a mezzo di CTU il Costo Effettivo Annuo degli impugnati rapporti bancari, nonché il T.E.G., e, in virtù dell'invalidità delle convenzioni contrattuali, ricalcolare l'ammontare delle somme a credito ed a debito delle parti (cliente - banca) sulla base dell'intera documentazione (dalla formalizzazione negoziale ad oggi) e determinare l'esatto dare - avere tra le parti, condannando, nell';ipotesi di indebito pagamento di somme da parte attrice, la banca alla restituzione delle somme indebitamente riscosse, oltre interessi legali maturati dalla data della riscossione; condannare la banca al risarcimento dei danni subiti da esso Pex a seguito della illegittima segnalazione alla Centrale rischi presso la Banca d'Italia del rischio a sofferenza e falsamente quantificato; condannare, infine, la parte soccombente al pagamento delle spese e competenze di giudizio a favore del procuratore anticipatario. All'udienza del 2 febbraio 2000, si costituiva in giudizio Intesa Gestione Crediti S.p.a. (già Cassa di Risparmio Salernitana S.p.a.), in qualità di procuratore della CARIPLO S.p.a., che chiedeva il rigetto delle domande proposte dai coniugi Pex - Prx nei confronti della CARIPLO S.p.a., con conseguente condanna degli attori al pagamento delle spese e competenze di giudizio. All'udienza del 29 maggio 2001, il processo veniva interrotto per fusione per incorporazione della CARIPLO S.p.a. in Banca Intesa S.p.a.. Con ricorso datato 4 giugno 2001, il giudizio veniva riassunto dagli attori nei confronti della Banca Intesa Banca Commerciale Italiana S.p.a. (nuova denominazione assunta da Banca Intesa S.p.a. nelle more del giudizio interrotto). Con decreto del 2 luglio 2001 il Giudice, visto l'art. 303 c.p.c., fissava l'udienza del 12 marzo 2002 per la prosecuzione del giudizio e per il giuramento del CTU, nominato col medesimo decreto. A detta udienza si costituiva con Comparsa di Costituzione e Atto di Intervento IntesaBCI Gestione Crediti S.p.a., sia in qualità di procuratore di Banca Intesa Banca Commerciale Italiana S.p.a., sia in qualità di successore a titolo particolare della CARIPLO S.p.a., reiterando tutte le domande già formulate con la comparsa di costituzione e con tutti i successivi scritti difensivi, insistendo per l'integrale rigetto delle domande ex adverso proposte. Il Giudice rinviava la causa all'udienza del 14 maggio 2002 per il conferimento dell'incarico alla Dott.ssa Cinzia FRASSANITO e la formulazione dei quesiti. Il CTU depositava la propria relazione. Precisate, poi, le conclusioni, la causa veniva infine trattenuta per la decisione.
Sull'istanza di riunione del presente giudizio con quello di opposizione a decreto ingiuntivo pendente innanzi al Tribunale di Lecce (n. 2855/00 R.G.).
Si rileva che la banca convenuta, per la prima volta in Comparsa Conclusionale, ha richiesto la riunione ex art. 274 c.p.c., ovvero in subordine la sospensione ex art. 295 c.p.c., del presente giudizio ad altro giudizio contrassegnato dal n. pendente dinanzi al Tribunale di Lecce n. 2855/00 R.G, sul rilievo che tale giudizio avrebbe per oggetto il credito già oggetto di contestazione del presente giudizio. In particolare, asserisce la necessità di procedere alla riunione dei due giudizi, in ragione della pacifica sussistenza di una connessione per l'oggetto e per il titolo tra i due; e dell'eccezione di passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto nei confronti degli odierni attori per il medesimo credito oggetto di contestazione (questione, questa, che, in tale sede, non può trovare trattazione). Tale richiesta non può trovare accoglimento per varie ragioni. Innanzitutto, ai sensi dell'art. 274 c.p.c., la riunione può disporsi solo ed esclusivamente nel caso di più procedimenti relativi a cause connesse. A parte la considerazione che, ai sensi del II comma dell'art. 40 c.p.c., la connessione non può essere eccepita dalle parti né rilevata d'ufficio dopo la prima udienza (il giudizio pendente dinanzi ad altro giudice è già ben oltre la prima udienza di trattazione), e la rimessione non può essere ordinata quando lo stato della causa principale o preventivamente proposta non consente l'esauriente trattazione e la decisione delle cause connesse (e nel caso che ci occupa la causa principale pendente dinanzi a codesto Tribunale, già introitata per la decisione non consentirebbe l'esauriente trattazione e decisione della causa connessa), si rileva altresì che la litispendenza presuppone che tra i vari giudizi esista identità, oltre che di persone e di petitum, anche di causa petendi (cfr. Cass. Civile, 25 giugno 1983, n. 4371). E sulla diversità del petitum e della causa petendi non v'è dubbio: il giudizio odierno ha ad oggetto azione di accertamento negativo del credito della banca e di declaratoria di nullità parziale del contratto di conto corrente n. 01/0523 per invalidità di talune clausole di esso; il giudizio n. 2855/00 RG (successivo al presente giudizio e instaurato gia in pendenza dello stesso) ha per oggetto, come è noto, opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 4838/00.
Si ritiene che detta eccezione non possa trovare accoglimento. Invero: con atto di citazione Cosimo Pex e Maria Rosaria Prx citavano in giudizio la CARIPLO S.p.a. (subentrata per fusione alla Caripuglia S.p.a.), titolare del rapporto di conto corrente, al fine di sentir dichiarare l'invalidità e nullità parziale del contratto regolante il rapporto di apercredito, e previa determinazione, a mezzo di CTU, dell'esatto dare - avere tra le parti, sentir condannare, tra l'altro, nell';ipotesi di indebito pagamento di somme da parte attrice, la banca alla restituzione delle somme indebitamente riscosse. Si costituiva in giudizio Intesa Gestione Crediti S.p.a. in qualità di procuratore della CARIPLO S.p.a.. All'udienza del 29 maggio 2001, il procuratore della Banca chiedeva dichiararsi l'interruzione del processo, essendo intervenuta l'estinzione della Cariplo S.p.a. a seguito della fusione per incorporazione del 30 dicembre 2000 nella banca Intesa S.p.a.. Gli attori provvedevano alla riassunzione della causa nei confronti della Banca Intesa Banca Commerciale Italiana S.p.a., nuova denominazione, questa, assunta dalla Banca Intesa nelle more del giudizio interrotto, riproponendo nei confronti della stessa tutte le domande contenute nell';atto introduttivo. Con comparsa di costituzione e atto di intervento si costituiva sia in qualità di procuratore di Banca Intesa Banca Commerciale Italiana S.p.a. (nella quale si era fusa per incorporazione la CARIPLO S.p.a.), sia in qualità di successore a titolo particolare della CARIPLO S.p.a., IntesaBCI Gestione Crediti S.p.a. (che nel corso del giudizio modificava ancora la propria denominazione fino all'attuale Intesa Gestione Crediti S.p.a.), denominazione, questa, che si evince dalla comparsa conclusionale. Orbene, se è pur vero che IntesaBCI Gestione Crediti S.p.a. (oggi Intesa Gestione Crediti S.p.a.) interveniva nel giudizio interrotto in qualità di successore a titolo particolare della CARIPLO S.p.a., con le evidenti conseguenze di cui all'art. 111, I comma, c.p.c., e altresì indiscutibile che gli attori correttamente proponevano ricorso in riassunzione per processo interrotto nei confronti della Banca Intesa Banca Commerciale Italiana S.p.a. (ora Banca Intesa S.p.a.), nella quale, per stessa ammissione della convenuta, si era fusa per incorporazione la CARIPLO S.p.a.. Non v'è dubbio che per effetto della su indicata fusione vi sia, ai sensi dell'art. 2501 c.c., una successione universale corrispondente alla successione universale "mortis causa" e produce gli effetti, tra loro interdipendenti, dell'estinzione della società incorporata e della contestuale sostituzione a questa, nella titolarità dei rapporti giuridici attivi e passivi (anche processuali), della società incorporante, che rappresenta il nuovo centro di imputazione e di legittimazione dei rapporti giuridici già riguardanti i soggetti (fusi o) incorporati. Consegue che ogni atto di natura sostanziale o processuale dev'essere diretto nei confronti del nuovo ente che è l'unico e diretto obbligato per i debiti dei soggetti definitivamente estinti per effetto della fusione (Cassazione Civile, Sez. I, 22 settembre 1997, n. 9349). La corretta riassunzione del giudizio nei confronti del successore a titolo universale della CARIPLO S.p.a. (oggi Banca Intesa S.p.a.) regolarmente costituitasi a mezzo del procuratore Intesa Gestione Crediti S.p.a. determina in capo a questa, "titolare passiva" del rapporto de quo, l'obbligo al pagamento della somma evidenziata dalla CTU, ed in capo ad Intesa Gestione Crediti S.p.a., titolare attiva del rapporto e presunta creditrice degli attori, al pagamento dei danni, per aver segnalato il Pex e la Prx alla Centrale dei Rischi presso la Banca d'Italia per un debito inesistente.
Non può essere condiviso l'assunto della banca secondo cui la comunicazione dell'8 settembre 1999 assumerebbe il carattere di una vera e propria confessione. Occorre innanzitutto rilevare come tale comunicazione faceva seguito a tre precedenti missive (21 aprile 1999; 23 luglio 1999 e 8 settembre 1999) inviate dalla banca agli attori, con le quali si invitavano gli stessi a provvedere all'estinzione della esposizione rinveniente dal conto n. 01/0523, avvertendo che in difetto si sarebbe dato corso agli atti giudiziali. Nella nota dell'8 settembre 1999 è dato leggere: "Il sottoscritto Cosimo Pex, con riferimento al c.c. bancario indicato in oggetto, alla corrispondenza del 30 luglio u.s. (con la quale avete disposto il recesso dagli affidamenti) ed alla nota dell'8 settembre successivo, comunica di essere disponibile a provvedere al completo pagamento delle somme dovute a codesto Istituto entro il termine di 18 mesi mediante versamenti rateali mensili". E' pacifico che tale dichiarazione seguì all'intimazione della Banca stessa di ripiano della posizione debitoria per il citato importo con l'avvertimento che, in difetto, sarebbero state avviate azioni legali. Nessuna confessione può nella stessa ravvisarsi, collocandosi piuttosto tale dichiarazione nell';ambito dell'art. 1988 c.c., che disciplina la promessa di pagamento e la ricognizione di debito. Orbene per Giurisprudenza costante (Cassazione Civile, 2 luglio 1987, n. 5776, Cassazione Civile, Sez. Lavoro, 23 gennaio 1997, n. 712), a cui tra l'altro questo Giudice ritiene di uniformarsi, atteso altresì l'orientamento della Corte d'Appello di Lecce (Corte d'Appello di Lecce, 22 ottobre 2004), le dichiarazioni rese da una parte all'altra in sede transattiva non integrano confessioni, per mancanza di "animus confitendi" (intenzione cioè di ammettere un fatto sfavorevole al dichiarante) ed essendo invece strumentali al proposito di evitare la lite attraverso reciproche concessioni. La predetta comunicazione si sostanzia pertanto in una semplice asserzione di debito (e naturalmente in una proposta in ordine alle modalità di pagamento), integrando una semplice dichiarazione di volontà del Pex, con la quale indirettamente assume di essere debitore, e non certo di scienza. Ne consegue che, concretando al scrittura dell'8 settembre 1999 una ricognizione di debito, va escluso che essa costituisca fonte di obbligazioni nuove ed autonome, dovendosi attribuirle valore meramente confermativo di un preesistente rapporto fondamentale con il limitato effetto di dispensare colui a favore del quale è stata emessa dall'onere di fornire la prova e di porre a carico della controparte l'onere di dimostrare l'insussistenza del rapporto suddetto ovvero l'invalidità di esso nella sua interezza ovvero delle clausole dedotte come nulle o applicate in assenza di pattuizione: in altri termini la prova contraria può riguardare tutti gli aspetti rilevanti relativi al rapporto sottostante. Ed è improduttiva di effetti la promessa di pagamento o la ricognizione di debito la cui fonte sia un negozio nullo (Cassazione Civile del 1986 n. 855), quale appunto deve ritenersi, nel caso specifico, il contratto di conto corrente n. 01/0523. Infatti nell';atto di citazione gli attori proponevano le domande relative alla nullità delle clausole concernenti gli interessi "uso piazza" e la capitalizzazione trimestrale ed alla non spettanza della commissione di massimo scoperto e dei giorni valuta.
Sulla eccezione di prescrizione del Pex alla restituzione delle somme relative al periodo anteriore al 1989.
Tale eccezione non può trovare accoglimento. Infatti non è applicabile alla fattispecie l'art. 2034 cod. civ., alla cui stregua il debitore che abbia pagato interessi superiori al tasso legale non pattuiti per atto scritto, a norma dell'art. 1284 c.c., non può ripeterne l'importo, dovendo tale pagamento essere qualificato come adempimento di un'obbligazione naturale, poiché nel caso in esame non c'è stato un pagamento "spontaneo", avendo la banca proceduto di sua iniziativa e senza alcuna autorizzazione del Pex all'addebito sul conto di quest'ultimo di interessi in misura ultralegale.
Deve poi essere dichiarata la illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, per violazione dell'art. 1283 c.c.. Con riferimento a tale questione, è noto l'indirizzo più recente della Suprema Corte, che ha ritenuto nulla la previsione contenuta nei contratti di conto corrente bancario, avente ad oggetto, appunto, la capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente, giacché essa si basa su un mero uso negoziale e non su una vera e propria norma consuetudinaria, ed interviene anteriormente alla scadenza degli interessi. In tal senso Cass. Civile Sezioni Unite del 4 novembre 2004, n. 21095: "… gli usi contrari suscettibili di derogare al precetto dell'art. 1283 c.c., sono non i meri usi negoziali di cui all'art. 1340 c.c. ma esclusivamente i veri e propri usi normativi, di cui agi artt. 1 e 8 disp. Prel. Cod. civ., consistenti nella ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento (usus), accompagnato dalla convinzione che si tratta di comportamento (non dipendente da un mero arbitrio soggettivo ma)giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell'ordinamento giuridico (opinio iuris ac necessitatis). … dalla comune esperienza emerge che i clienti si sono nel tempo adeguati all'inserimento della clausola anatocistica non in quanto ritenuta conforme a norme di diritto oggettivo già esistenti o che sarebbe auspicabile fossero esistenti nell';ordinamento, ma in quanto comprese nei moduli predisposti dagli istituti di credito, in conformità con le direttive dell'associazione di categoria, in suscettibili di negoziazione individuale e la cui sottoscrizione costituiva al tempo stesso presupposto indefettibile per accedere ai servizi bancari". A regolare la materia è poi intervenuto l'art. 25 del D. Lgs. 4/9/99 n. 342 che, innovando la rubrica dell'art. 120 T.U. - "Decorrenza delle valute e modalità di calcolo degli interessi" - ha aggiunto al comma 1 dell'art. 120 due nuove disposizioni alla stregua delle quali "il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell';esercizio dell'attività bancaria", prevedendo in ogni caso che "nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori. Le clausole relative alla produzione di interessi sugli interessi maturati, contenute nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera di cui al comma 2, sono valide ed efficaci sino a tale data e, dopo di essa, debbono essere adeguate al disposto della menzionata delibera, che stabilirà altresì le modalità ed i tempi dell'adeguamento. In difetto di adeguamento le clausole divengono inefficaci e l'inefficacia può essere fatta valere solo dal cliente". Peraltro la Corte Costituzionale, come è noto, con sentenza 17/10/2000 n. 425 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 25, comma 3, d. lgs. 4/8/99 n. 342 citato (contenente modifiche al decreto legislativo 1/9/93 n. 385, recante il T. U. delle norme in materia bancaria e creditizia), per contrasto con gli artt. 3, 24, 76, 77 101, 102, 104 Cost., nella parte in cui stabilisce che le clausole riguardanti la produzione di interessi sugli interessi maturati, contenute nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera del CICR relativa alle modalità e criteri per la produzione di interessi su interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell';esercizio dell'attività bancaria, siano valide ed efficaci fino a tale data e che, dopo di essa, debbono essere adeguate (a pena di inefficacia da farsi valere solo dal cliente) al disposto della menzionata delibera, con le modalità ed i tempi ivi previsti. Per effetto di tale pronuncia, le clausole anatocistiche restano quindi disciplinate, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, dalla normativa anteriormente in vigore, alla stregua della quale esse (basate su un uso negoziale anziché su una norma consuetudinaria) sono da considerarsi nulle, perchè stipulate in violazione dell'art. 1283 c.c. (Cass. 28/3/2002 n. 4490). Alla luce, quindi, di tali orientamenti, condivisi da questo Giudice, si ritiene dover dichiarare la nullità, nella specie, della previsione contrattuale relativa alla capitalizzazione trimestrale.
Parimenti non può essere condiviso il richiamo operato dalla banca convenuta all' 1194 c.c., in quanto nel caso specifico del conto corrente non esiste in senso proprio e tecnico il pagamento degli interessi o del capitale e, per di più, non è il debitore (cioè il correntista) che imputa il "pagamento", poiché il correntista si limita a versare somme (ovvero a consegnare somme alla banca) per la registrazione sul conto corrente. L'art. 1194 c.c. non può poi, altresì essere invocato poichè per imputare a pagamento una determinata somma occorre che il credito sia liquido ed esigibile e, quindi, occorre che il creditore abbia la disponibilità del credito. Tali elementi (liquidità e disponibilità) non esistono (per la banca) nell';ambito di un rapporto di conto corrente bancario, ancor più se affidato. La banca ha la disponibilità del suo credito e, dunque, ha la liquidità ed esigibilità solo quando revoca la linea di credito e chiede il rientro. Prima di allora la banca non può pretendere alcun pagamento, poiché è solo il cliente che può beneficiare della disponibilità delle somme versate e concesse dalla banca.
definitivamente pronunciando sulla domanda proposta, con atto di citazione del 12 novembre 1999, da Pex Cosimo e Prx Maria Rosaria nei confronti della ex CARIPLO S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, così provvede:
Centrale dei rischi Risarcimento

References: Sentenza

 art. 274
 art. 295
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza