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Timestamp: 2020-08-04 20:52:27+00:00

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Art. 483 cod. proc. civile: Cumulo dei mezzi di espropriazione | La Legge per tutti
Il creditore può valersi cumulativamente dei diversi mezzi di espropriazione forzata previsti dalla legge (1), ma, su opposizione del debitore (2), il giudice dell’esecuzione, con ordinanza non impugnabile, può limitare l’espropriazione al mezzo che il creditore sceglie o, in mancanza, a quello che il giudice stesso determina (3).
Se è iniziata anche l’esecuzione immobiliare, l’ordinanza è pronunciata dal giudice di quest’ultima( 4).
Giudice dell’esecuzione: [v. 484]. Creditore: è il titolare di un diritto di credito. Relativamente al procedimento di esecuzione, tale credito è già stato accertato in un precedente giudizio ordinario di cognizione o risulta da un titolo esecutivo stragiudiziale (es.: cambiale) [v. 474]. Debitore: è il soggetto passivo del rapporto obbligatorio tenuto all’adempimento della prestazione nei confronti del creditore. Il (—) è di conseguenza responsabile dell’inadempimento, di cui risponde con tutti i suoi beni presenti e futuri (c.c. 2740). Ordinanza: è il provvedimento che il giudice emana nel corso del procedimento per regolare lo svolgimento di questioni normalmente presupponenti l’instaurazione di un contraddittorio [v. 134]. Nel caso di specie, il provvedimento avrà la forma dell’(—) sia nell’ipotesi di accoglimento sia nell’ipotesi di rigetto.
(1) Così, ad esempio, il creditore può promuovere contemporaneamente l’espropriazione mobiliare [v. Libro III, Titolo II, Capo II] e quella immobiliare [v. Libro III, Titolo II, Capo IV]; oppure l’espropriazione mobiliare presso il debitore e quella presso terzi [v. Libro III, Titolo II, Capo III]; o, ancora, l’espropriazione immobiliare e quella presso terzi.
(2) L’esecuzione deve colpire solo i beni che servono per far conseguire al creditore quanto gli è dovuto. L’opposizione del debitore, proponibile con ricorso in cancelleria o con semplice dichiarazione in udienza, non va confusa né con l’opposizione all’esecuzione (poiché non pone in contestazione il diritto del creditore di procedere ad esecuzione forzata, ovvero la pignorabilità dei beni), né con l’opposizione agli atti esecutivi, in quanto non ha di mira singoli atti processuali, ma richiede una valutazione d’opportunità tra più processi esecutivi globalmente considerati. Siffatta «opposizione» non apre alcuna parentesi cognitiva e si conclude con un provvedimento che ha la forma dell’ordinanza, la quale, sebbene dichiarata non impugnabile dall’art. 483, può essere oggetto di opposizione agli atti esecutivi.
(3) Il valore dei beni complessivamente pignorati con i diversi mezzi di espropriazione non può eccedere, analogamente al caso previsto dall’art. 496, la somma dei crediti del creditore procedente e dei creditori eventualmente intervenuti. In caso contrario è prevista la possibilità di limitare l’espropriazione al mezzo scelto dal creditore o, in mancanza, dal giudice. La limitazione dei mezzi di espropriazione non si attua d’ufficio, bensì su istanza di parte. Tale istanza deve rivestire la forma dell’opposizione (da non confondere con le opposizioni ex artt. 615 e 617) e si presenta con ricorso in cancelleria o con semplice dichiarazione in udienza.
(4) Il nuovo testo dell’articolo in esame nello stabilire che, qualora sia iniziata anche l’esecuzione immobiliare, l’ordinanza relativa alla limitazione dei mezzi di espropriazione è pronunciata dal giudice di quest’ultima, presuppone implicitamente che, seppur all’interno di uno stesso tribunale, specialmente se di grosse dimensioni, le varie forme di esecuzione (immobiliare, mobiliare e presso terzi) possono essere assegnate a distinti giudici e quindi a distinte cancellerie.
Cumulo dei mezzi di espropriazione.
Questioni di legittimità costituzionale; 2. Cumulo dei mezzi di espropriazione; 3. Limitazione del cumulo.
È costituzionalmente illegittimo l’art. 1, R.D.L. 30 agosto 1925, n. 1621, conv., con mod., dalla l. 15 luglio 1926, n. 1263, nella parte in cui non ammette alcun ricorso contro il decreto emanato dal Ministro di Grazia e Giustizia [ora: Ministro della Giustizia]. Corte cost. 13 luglio 1963, n. 135.
È costituzionalmente illegittimo l’art. 1, R.D.L. 30 agosto 1925, n. 1621, conv., con mod., dalla l. 15 luglio 1926, n. 1263, nella parte in cui subordina all’autorizzazione del Ministro di Grazia e Giustizia [ora: Ministro della Giustizia] il compimento di atti conservativi o esecutivi su beni appartenenti a uno Stato estero diversi da quelli che, secondo le norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, non sono assoggettabili a misure coercitive. Corte cost. 15 luglio 1992, n. 329.
L’art. 483 c.p.c., consente di avviare più procedure esecutive sulla base del medesimo titolo, e in tale ipotesi, quindi, lo stesso continua a conservare la sua validità fino all’integrale soddisfo del credito vantato, atteso che il rapporto tra l’ammontare dei beni pignorati rispetto alle necessità del processo esecutivo non può essere aprioristicamente determinato, dal momento che, nel corso del medesimo processo, sono consentiti gli interventi dei creditori i quali, se privilegiati, concorrono sul ricavato conservando la loro prelazione e, se chirografari, concorrono a parità degli altri ove spieghino rituale e tempestivo intervento. Pertanto, il creditore pignorante è legittimato ad espropriare più di quanto sarebbe necessario per soddisfare il suo credito e il giudice cui sia richiesta la riduzione del pignoramento deve tener conto di questa eventualità nell’esercizio del potere discrezionale di cui all’art. 496 c.p.c. senza che possa ritenersi sussistente l’illegittimità del procedimento per il solo fatto del pignoramento di beni immobili in eccesso. Trib. Bari, 21 novembre 2011.
Il creditore può procedere esecutivamente, in tempi successivi, anche su beni omogenei, oltre che su quelli di natura eterogenea, (ossia mobili, crediti e immobili) con l’unico limite, sottoposto al controllo del giudice, della congruità dei mezzi di esecuzione e della loro idoneità a determinare con immediatezza l’effettiva soddisfazione del credito fatto valere in executivis. Cass. 16 maggio 2006, n. 11360; conforme Cass. 21 aprile 1997, n. 3423.
La pendenza di un processo di esecuzione forzata, iniziato con pignoramento di individuati beni di un certo tipo - mobili, crediti o immobili - appartenenti al debitore, non osta a che vengano sottoposti a pignoramento altri beni dello stesso tipo, per la soddisfazione coattiva del medesimo credito, non essendo precluso al creditore procedente di avvalersi una seconda volta dello stesso mezzo espropriativo. Cass. 21 aprile 1997, n. 3423; conforme Cass. 9 aprile 1992, n. 4375.
L’instaurazione, da parte del creditore procedente, per lo stesso credito, di due processi esecutivi di tipo diverso, come consentito dall’art. 483 c.p.c. (nella specie, espropriazione immobiliare ed espropriazione presso terzi), in mancanza di limitazione da parte del giudice ai sensi della suddetta norma, non preclude il diritto di conseguire il rimborso delle spese di entrambi i diversi procedimenti, ma il creditore che sia rimasto soddisfatto (per effetto di assegnazione) in uno dei procedimenti, del credito portato nel titolo esecutivo, non può ottenere dal giudice di questo anche le spese relative all’altra diversa procedura di esecuzione. Cass. 17 aprile 1987, n. 3786.
Poiché l’assegnazione di un credito al proprio creditore (nella fattispecie in ragione di una procedura di espropriazione presso terzi) è stabilita comunque pro solvendo, e cioè fino a quando il creditore non troverà soddisfazione del proprio integrale diritto, è sempre possibile per questi, in ragione del principio di cumulabilità dei mezzi di espropriazione, intraprendere altra azione esecutiva nei riguardi del medesimo suo debitore, senza l’onere di aspettare l’infruttuosa esecuzione del terzo espropriato. Trib. Palermo, 13 ottobre 2003.
Limitazione del cumulo.
In materia esecutiva, nell’ipotesi di pignoramento eseguito in modo da sottoporvi beni di valore eccedente il credito per cui si procede, non si ha un caso di esercizio dell’azione esecutiva per un credito inesistente e, quindi, il mezzo per dolersi di tale eccesso non è una domanda di opposizione all’esecuzione, da proporsi al giudice della cognizione, ma una domanda da presentare al giudice dell’esecuzione, in base agli artt. 483 e 496 c.p.c., per ottenere la liberazione dei beni dal pignoramento o la sua riduzione. Conseguentemente, non essendosi in presenza di un esercizio di azione esecutiva in assenza di credito, non è configurabile una responsabilità processuale aggravata per colpa in base all’art. 96, comma 2, c.p.c. Tuttavia, in presenza di un eccesso nell’impiego del mezzo esecutivo connotato da dolo o colpa grave, si giustifica non solo l’esclusione dall’esecuzione dei beni sottoposti in eccesso, ma anche la condanna del creditore procedente per responsabilità processuale aggravata, la parte che sta subendo l’esecuzione può far ricorso ai mezzi previsti dagli artt. 483 e 496 c.p.c. e così ottenere dal giudice dell’esecuzione la liberazione dal pignoramento e la sua riduzione e, dallo stesso giudice, con il provvedimento che riguardo ai beni liberati dal pignoramento chiude il processo esecutivo, anche la condanna del creditore procedente al risarcimento per responsabilità aggravata, restando la difesa del creditore affidata all’opposizione agli atti. Cass. 3 settembre 2007, n. 18533.
Parz. contra: Nel vigente sistema processuale non si rinviene alcun principio in forza del quale sia legittimamente predicabile l’illiceità di una richiesta di pignoramento, da chiunque essa provenga e comunque sia stata attuata, atteso che, in presenza di una previsione normativa di discrezionalità del giudice quale quella prevista dall’art. 496 c.p.c. in materia di riduzione anche officiosa del pignoramento stesso, è da escludere qualsiasi forma di illegittimità o di invalidità di tale atto; ne consegue che, in relazione alla predetta richiesta, non è configurabile, alcun risarcimento, ex art. 2043 c.c. Cass. 1º aprile 2005, n. 6895.
In tema di esecuzione forzata, l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione provvede sull’istanza del debitore di limitazione dei mezzi di espropriazione ai sensi dell’art. 483 c.p.c., non è impugnabile davanti allo stesso giudice, né ricorribile per Cassazione ex art. 111 Cost., ma come ogni atto esecutivo è suscettibile di opposizione agli atti esecutivi. Cass. 19 febbraio 2003, n. 2487.
La domanda volta ad ottenere la limitazione del cumulo dell’espropriazione mobiliare oppure la riduzione del pignoramento non è soggetta ad alcun termine di decadenza. Cass. 29 aprile 1977, n. 3423.
Nel procedimento di espropriazione forzata immobiliare instaurato contro più debitori solidali, può proporsi l’opposizione agli atti esecutivi contro l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, sul presupposto dell’eccedenza del valore dei beni pignorati rispetto al valore del credito, limiti l’oggetto dell’esecuzione all’immobile appartenente soltanto ad uno dei debitori esecutati, ed ordini che sia cancellata la trascrizione dei pignoramenti eseguiti sugli immobili degli altri condebitori. avverso tale ordinanza non è, pertanto, ammissibile il ricorso per Cassazione di cui all’art. 111 Cost., in quanto questo rimedio può essere proposto solo contro provvedimenti decisori non altrimenti impugnabili. Cass. 25 ottobre 1973, n. 2740.

References: Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2043
 Cass. 
 art. 111
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