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Timestamp: 2019-06-18 17:18:51+00:00

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SEREGNO – MAFIA IN COMUNE : GUERRA DI COMUNICATI TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE
Pubblicato da: Redazionein 05 aprile, 2019 In: PoliticaNo Comments
Seregno – Durante l’ultimo Consiglio Comunale il sindaco Alberto Rossi ha comunicato le risultanze della Commissione di Indagine che hanno escluso che all’interno del Comune di Seregno ( inteso come ente e non come città ) ci siano infiltrazioni mafiose . Già durante il Consiglio maggioranza e opposizione si sono beccate circa il ritardo della comunicazione da parte del primo cittadino, avvenuta a parecchi mesi di distanza dal giorno in cui le conclusioni sono state rese note. Addirittura i gruppi di Lega e Forza Italia hanno ipotizzato che se la notizia fosse stata resa nota prima delle ultime elezioni, forse i risultati sarebbero stati diversi . Lo scontro a distanza tra le forze poltiche è continuato anche dopo il termine del consiglio comunale.
Ieri 4 aprile il sindaco Rossi ha inviato ai media locali una comunicazione in cui dice :
“In merito al dibattito che si sta sviluppando rispetto al Decreto del Ministro dell’Interno con cui si è concluso il lavoro della Commissione di Indagine di cui all’art. 143 Testo Unico degli Enti Locali, a tutela del Comune di Seregno, mi è d’obbligo precisare quanto segue:
il Decreto è stato adottato in data 10 maggio 2018;
dell’adozione del Decreto è stata data pubblicità mediante pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 23 maggio 2018: non è prevista dalla legge alcuna comunicazione formale al Comune, né altra forma di pubblicità e pertanto, sotto questo aspetto, non possono essere in nessun caso ipotizzati comportamenti omissivi di alcun tipo (anche solo di fatto) operati da persone appartenenti all’organizzazione del Comune di Seregno, che mai nulla ha ricevuto in merito;
la richiesta che come amministrazione abbiamo inoltrato alla Prefettura di Monza e Brianza non riguardava l’esito dei lavori della Commissione, bensì la possibilità di accedere alla relazione e ai contenuti. Ad ora non vi sono stati riscontri: è del tutto inesatto affermare che la Prefettura ci abbia trasmesso il decreto a seguito di quell’istanza. Il decreto è facilmente recuperabile su internet da chiunque con una banale ricerca su Google.
Il provvedimento ci comunica realtà per nulla sorprendenti. Semplicemente dichiara in maniera esplicita che il Comune di Seregno non doveva essere sciolto per infiltrazioni mafiose. E anche a ignorare la Gazzetta Ufficiale, questo era già chiaro, a norma di legge (art. 143 Tuel): la commissione aveva concluso i suoi lavori il 12 marzo 2018 (e questo era noto a tutti), e la normativa dice che il Prefetto ha massimo 45 giorni di tempo per inviare al Ministro dell’Interno la relazione, e quest’ultimo ha altri tre mesi di tempo per comunicare il possibile scioglimento. Ne deriva dunque che anche a non leggere la Gazzetta Ufficiale, non essendo arrivato alcun provvedimento di scioglimento entro fine luglio, era automatico che l’esito della commissione fosse stato negativo.
Chiediamo la collaborazione di tutti coloro che vogliano raccontare, analizzare e spiegare questa vicenda di riferire con la massima chiarezza questi passaggi formali, che sono determinanti ai fini della corretta comprensione della vicenda”.
Al comunicato del primo cittadino ne è seguito uno firmato da Lega e Forza Italia :
“Nel corso del Consiglio comunale di giovedì 28 marzo, il Sindaco Rossi ha letto il decreto ministeriale del 10 maggio 2018 sull’assenza delle infiltrazioni mafiosi nella precedente amministrazione, facendo intendere che fosse pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 maggio 2019: niente di più inveritiero! Il decreto MAI è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il Sindaco ha dato lettura di un riferimento sommario sulla chiusura del procedimento presente sulla Gazzetta, omettendo volontariamente di leggere il secondo comma dell’estratto, in cui si richiama espressamente una pubblicazione del decreto sul sito del Ministero dell’interno. In verità infatti la pubblicità del decreto di archiviazione, per obbligo normativo, dovrebbe avvenire ai sensi dell’art.1 del Decreto 20 novembre 2009: “Il decreto di conclusione del procedimento di cui all’art.143,comma 7, […] è pubblicato, entro cinque giorni dall’adozione, nel sito del Ministero dell’interno ed è consultabile solo a partire dal sito stesso nella sezione dedicata (banner web).” Quindi, entro il 15 maggio 2018, il decreto ministeriale del 10 maggio 2018 avrebbe dovuto essere pubblicato sul sito ufficiale del Ministero dell’interno, sotto la responsabilità politica dell’allora Ministro Marco Minniti del Partito Democratico (PD). In verità, anche sul sito ministeriale, non risulta essere stato pubblicato! La Capogruppo del PD, a distanza di una settimana, a nome della maggioranza, resasi presumibilmente conto delle molte incongruenze e incoerenze, da loro dette in Consiglio, in un’intervista pubblicata giovedì 4 aprile, “azzarda” una nuova teoria: mistifica quanto scritto in Gazzetta Ufficiale e presenta l’ipotesi bizzarra del documento “facilmente” rintracciabile in internet, senza tuttavia indicare i riferimenti normativi che legittimerebbero questo tipo di pubblicazione e omette di indicare quei diversi siti e indirizzi dove il documento sarebbe “facilmente” recuperabile. Ciò che appare grave, in verità, è che per l’ennesima volta dei “pubblici ufficiali”, dopo diverse dichiarazioni, continuino ad omettere la violazione della norma sulla pubblicità del decreto ministeriale, ai sensi della normativa sopra richiamata, da parte del Ministero dell’Interno, nel periodo in cui al governo vi era ancora il Partito democratico. Questi continui cambiamenti di teorie, diciamolo, anche stravaganti, lasciano veramente perplessi e fanno riflettere. Concludiamo, con un appello ai Seregnesi: davvero possiamo pensare che il decreto che sancisce in modo definitivo “mai state infiltrazioni mafiose” nella nostra Seregno, ingiustamente accostata a questioni di Mafia, meriti una “banalizzazione” di questo tipo? Di un Sindaco e di una maggioranza che per la mancata pubblicità e diffusione, cercano di giustificare la loro indifferenza e il loro “silenzio per nove lunghi mesi”, sulla base della motivazione “se forse cerchi in internet guarda che il decreto lo trovi”. Anche nelle dichiarazioni di questi giorni, purtroppo, Sindaco e maggioranza sono più preoccupati a rimarcare che “bene hanno fatto a non diffondere la notizia”, e a cercare di conservare la propria immagine, rispetto alla questione più importante, l’immagine e il bene della Città.
Gruppo Consiliare Lega ”
A stretto giro di posta è arrivato anche un comunicato dei gruppi di maggioranza che sostengono Alberto Rossi :
“Siamo sconcertati dalle dichiarazioni fatte dall’opposizione durante e in seguito al Consiglio Comunale del 28 Marzo 2019, in merito alla lettura da parte del Sindaco dell’esito procedimento del Ministero degli Interni, in cui si dichiarava concluso il procedimento aperto verso il Comune di Seregno. Sconcertati, ribadiamo, perché l’informazione era accessibile a chiunque con una semplice ricerca su Google sin dal momento della sua pubblicazione. Sconcertati perché, anche ad ignorare tale informazione, la legislazione vigente (d.lgs 267/2000, art. 143) prevede che, in caso di attestata infiltrazione mafiosa, il Ministero avrebbe avuto tempo al più entro il 27 luglio 2018 per decretare lo scioglimento del Comune, cosa non avvenuta. Sconcertati perché il Comune, all’epoca guidato dal Commissario Straordinario, non ha nascosto nulla, poiché la Prefettura non è tenuta a comunicare alcunché al Comune: l’esito viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – ci è difficile credere che qualcuno possa pensare che si possa nascondere qualcosa presente su un atto pubblico come l’organo di informazione della Repubblica Italiana. Teniamo inoltre a evidenziare che nell’ambito delle dichiarazioni emerse in seguito alla presa d’atto, da parte dell’opposizione, di non essersi resi conto dell’informazione su un atto pubblico, o di non conoscere la legge (sempre con riferimento al d.lgs 267/2000, art. 143), la sezione locale della Lega Nord – Movimento per l’Indipendenza della Padania – ha pubblicato un post sulla propria pagina facebook, di cui riportiamo un passaggio: “La campagna elettorale del giugno 2018 era già stata viziata da un apparentamento di fatto tra le liste che sostenevano il candidato Rossi, in aperta violazione di quanto previsto dalla legge”. Tale passaggio, che si riferisce all’accordo di intesa politica (che non è, peraltro, un apparentamento) tra la Coalizione Scelgo Seregno e la lista Ripartiamo Insieme, avvenuto tra il primo e il secondo turno e comunicato pubblicamente prima del ballottaggio, dichiara il falso: c’è una sentenza del TAR che attesta la legittimità di tale accordo, contro un ricorso effettuato dal consigliere Tiziano Mariani. Di tale sentenza è stata data notizia in Consiglio Comunale, pertanto la sezione locale del partito che ha pubblicato il post, di cui sopra, ne era perfettamente al corrente: la sezione locale della Lega Nord ha coscientemente dichiarato il falso, in evidente contraddizione del contenuto di una sentenza di un Tribunale dello Stato, sentenza che ha anche fatto scuola, essendo stata citata in importanti riviste di giurisprudenza. Inoltre, l’assenza di fenomeni di stampo mafioso ha lasciato invariato il fatto che la Città di Seregno dovesse andare ad elezioni, poiché lo scioglimento del Consiglio Comunale era avvenuto in seguito alle dimissioni dei Consiglieri di allora ed il Comune era quindi stato destinato al voto nella prima data utile. Dimissioni che avevano riguardato anche i Consiglieri allora in maggioranza, ben consapevoli che la situazione creatasi per i procedimenti giudiziari non era affatto sostenibile, e che l’eventuale presunzione di reati di stampo mafioso, poi non riscontrata, sarebbe stata soltanto un’aggravante di quei procedimenti tuttora in corso, su cui attendiamo le sentenze della magistratura. Se, come potrebbe sembrare se non si volesse imputare questa polemica alla disattenzione dei consiglieri dell’opposizione, o alla loro non conoscenza della legge, questa polemica è un tentativo di minimizzare i fatti del 26 settembre 2017 verrebbe da domandarsi come mai i Consiglieri in maggioranza nell’Amministrazione Mazza abbiano allora avuto non solo tanta fretta di dimettersi ma anche di dissociarsi dagli inquisiti, sia come singoli che come forze politiche: ricordiamo, a titolo di esempio, come l’allora coordinatrice regionale di Forza Italia ( Maria Stella Gelmini ndr ) avesse avuto la premura di precisare che l’ex sindaco non rinnovava la tessera al suo partito dal 2014.
Seregno, 4 aprile 2019
Cambia Seregno
Partito Democratico –Circolo di Seregno
Scelgo Seregno
Abbiamo riportato integralmente tutto quanto pervenutoci affinchè chiunque possa trarre le proprie conclusioni . Da parte di chi scrive non si può che essere che felici del fatto che le conclusioni della Commissione di Indagine abbiano escluso infiltrazioni mafiose all’interno della “macchina” comunale . Sul fatto che comunque nella nostra città esistano influenze o pressioni di gente poco trasparente abbiamo molti dubbi …ma questa è un’altra storia .
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