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Cassazione: se lei non vuole fare l’amore, lui può andare con l’amante (Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, Sentenza 5 febbraio 2014, n. 2539). – Noi Radiomobile™
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Cassazione: se lei non vuole fare l’amore, lui può andare con l’amante (Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, Sentenza 5 febbraio 2014, n. 2539).
Posted on 30 Aprile 2020 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
A. C., OMISSIS OMISSIS, elettivamente domiciliata in Roma, via Paolo 34, presso lo studio dell’avv. QUIRINO D’Angelo (comunicazioni via fax al n. omissis e p.e.c. omissis .org) che lo rappresenta e difende unitamente all’avv. Antonio GIANSANTE (n. fax omissis, omissis p.e.c. .it) per mandato in calce al ricorso
V. T., OMISSIS, OMISSIS, elettivamente domiciliato in Roma, via Magliano Sabina n. 10, presso lo studio dell’avv. Luigi BERRI che dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al processo al n. fax omissis e presso l’indirizzo p.e.c. omissis .org, rappresentato e difeso, per procura in calce al controricorso, dall’avv. Giuseppe AMATURO, n. fax omissis e p.e.c. omissis .it;
avverso la sentenza n. 199 del 2012 della Corte di Appello dell’Aquila emessa il 21 febbraio 2012, depositata il 9 marzo 2012, n. R.G. 436/2008, 12/11.
Con sentenza del 14 settembre 2010 il Tribunale di Pescara ha pronunciato la separazione personale dei coniugi C. A. e T. V. rigettando la domanda di addebito della separazione al T. e di condanna al risarcimento danni, disponendo l’affido condiviso del figlio minore T.R., e la sua residenza presso la madre, imponendo al T. un assegno di mantenimento in favore del figlio minore di 400 Euro dalla domanda al febbraio 2009 e di 350 Euro dal marzo 2009. Il Tribunale ha posto la metà delle spese processuali a carico della C. in ragione del rigetto della domanda di addebito e di risarcimento.
4. La Corte di appello di L’Aquila ha respinto l’appello rilevando che il T., pur ammettendo i fatti ascritti dalla controparte, aveva chiarito che in realtà il mènage familiare si era già dissolto da tempo, dichiarando di essere andato via da casa perchè la situazione familiare non era più sopportabile e che dalla nascita del figlio non vi erano stati più rapporti sessuali fra i coniugi.
La Corte ha ribadito che l’addebito della responsabilità della separazione presuppone non solo la violazione dei doveri coniugali derivanti dal matrimonio ma anche la prova, a carico del coniuge che richiede la pronuncia di addebito, del nesso di causalità tra tale violazione e l’intollerabilità della convivenza e ha ritenuto che tale prova non era stata prodotta dalla C. ma che, al contrario, in base alle acquisizioni istruttorie potesse escludersi che la relazione extra-coniugale del T. fosse la causa della rottura del vincolo coniugale.
7. L’obbligo di fedeltà coniugale costituisce oggetto di una norma di condotta imperativa, la cui violazione, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, determina normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e costituisce, di regola, causa della separazione personale, addebitabile al coniuge che ne è responsabile, sempre che non si constati la mancanza di un nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una rottura già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass. Civ. sezione 1^ n. 13592 del 12 giugno 2006).
9. La Corte di appello ha ritenuto la domanda di addebito infondata alla luce di questi precedenti giurisprudenziali consolidati e del più generale principio secondo cui grava sulla parte che richieda, per l’inosservanza degli obblighi familiari, l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre, è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata violazione del dovere derivante dal matrimonio (cfr. Cass. civ. sezione 1^, n. 2059 del 14 febbraio 2012).
10. La Corte distrettuale ha infatti ritenuto provata la circostanza, dedotta dal T. e riferita de relato dall’unica teste, escussa (sorella del T.) e non smentita dalla C., della fine dei rapporti sessuali fra i coniugi sin dal nascita del figlio avvenuta nel 2000.
La Corte ha inoltre valorizzato le dichiarazioni della C. circa la volontà unilaterale del T. di separarsi (attuata poi con la proposizione del ricorso giudiziale) a fronte di una sua volontà riconciliativa manifestata anche dopo l’allontanamento dalla residenza familiare e la conoscenza della relazione extra-coniugale del marito.
12. Conseguentemente la Corte, dissentendo dalla relazione ex art. 380 bis c.p.c., del 27 giugno – 4 luglio 2013, ritiene che il ricorso vada respinto.
Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2014.
La Corte, d’ufficio, dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.
SENTENZA – copia conforme all’originale -.
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Scatta il reato di fatture false per il notaio che abbatte i ricavi gonfiando i costi della società (Corte di Cassazione, Sezione III Penale, Sentenza 12 marzo 2020, n. 9881). 30 Aprile 2020
Guida in stato di ebbrezza anche se il veicolo è fermo (Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza 9 ottobre 2019, n. 41457). 30 Aprile 2020
Cassazione: se lei non vuole fare l’amore, lui può andare con l’amante (Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, Sentenza 5 febbraio 2014, n. 2539). 30 Aprile 2020
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 Cass. 
 art. 380
 art. 52

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