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Timestamp: 2019-04-25 07:05:32+00:00

Document:
Scuola7 - n. 34
Scuola7 13 marzo 2017, n. 34
13 marzo 2017, n. 34
Gite di stagione: quali responsabilità per la scuola? (C. Olivieri)
Lo sviluppo del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) (M. Spinosi)
Servono i PON per migliorare la scuola? (M.T. Stancarone)
Questioni operative sul Piano di formazione docenti 2016-2019 (C. Brescianini)
Al via "I Fuoriclasse della scuola"
Parliamo diGite di stagione
Gite di stagione: quali responsabilità per la scuola?
Responsabilità dell’istituto e del docente
Le visite guidate e i viaggi di istruzione “si configurano come esperienze di apprendimento e di crescita della personalità, rientranti tra le attività integrative della scuola”.
Sebbene la CM 291/1992 costituisca, a seguito della successiva nota Miur dell’11 aprile 2012 n. 2209, soltanto un riferimento senza carattere prescrittivo, non è contestabile tale definizione, così come la circostanza che “L'incarico di accompagnatore costituisce modalità di particolare prestazione di servizio” che determina il conseguente “obbligo di una attenta ed assidua vigilanza degli alunni, con l'assunzione delle responsabilità” contemplate in particolare dagli articoli 2047 e 2048 c.c., con riferimento all'incolumità degli studenti ed anche ai potenziali danni a cose.
Sussiste in tal caso un’ipotesi di responsabilità oggettiva (per cui, in considerazione della incapacità del minore e della sua funzione, il docente è ritenuto responsabile del fatto compiuto dall’alunno sottoposto alla sua vigilanza) di natura extracontrattuale, che opera in caso di violazione del generale principio del neminen laedere (art. 2043 c.c., cioè di astenersi dal fare del danno ad altri), con conseguente obbligo di risarcimento del danno.
È evidente che l’eventuale sussistenza di un’assicurazione integrativa della scuola o delle agenzie di trasporto o di viaggio rileva sotto il profilo del risarcimento del danno, ma lascia impregiudicate le questioni relative alla responsabilità, per liberarsi dalle conseguenze della quale il docente può, nel caso previsto, provare “di non aver potuto impedire il fatto” (art. 2048 c.c.).
Una giurisprudenza puntigliosa
Per la giurisprudenza nei casi invece di autolesione (cioè di danni che lo studente cagioni a se stesso), la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante ha natura contrattuale (art. 1218 c.c.), con obbligo di risarcimento per inadempimento, salvo provare che esso sia stato “determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.
Per il Tribunale Milano (sezione VI, Sentenza 26 maggio 2014, n. 6950) “L’accoglimento della domanda di iscrizione e la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola produce l’instaurazione di un vincolo contrattuale dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo ..., l’attore dovrà provare che il danno si è verificato durante lo svolgimento del rapporto, il convenuto dovrà provare che l’evento dannoso è stato provocato da causa non imputabile né all’insegnante e né alla scuola”.
Tanto è stato ribadito dalla più recente sentenza 3695 del 2016 della Corte di Cassazione.
La Suprema Corte, con altra pronuncia (sezione VI – 3, sentenza 16 febbraio 2015 n. 3081), ha inoltre precisato che, poiché presupposto della responsabilità dell’insegnante è la circostanza che lo studente gli sia stato affidato, e quindi all’attore basta dimostrare che l’evento dannoso si sia verificato nel tempo in cui questi era sottoposto alla sua vigilanza, è indifferente che venga invocata la responsabilità contrattuale (per negligente adempimento dell’obbligo di sorveglianza) o extracontrattuale (per omissione delle misure organizzative o disciplinari idonee ad evitare la situazione di pericolo secondo l’ordinaria prudenza e le specifiche circostanze di tempo e di luogo).
La Cassazione sulla responsabilità in occasione dei viaggi di istruzione
Esemplare in merito la sentenza della Cassazione Civile, sez. III, n. 1769 del 08/02/2012, la quale riconosce la responsabilità, esclusa tanto in primo che in secondo grado, dell’albergatore e dell’istituto scolastico, per le lesioni riportate da una studentessa, caduta dal balcone dell’albergo dove alloggiava, mentre scavalcava il parapetto per inoltrarsi nella contigua terrazza a livello.
Ebbene, con l’articolata sentenza la Suprema Corte ha ribadito che “poiché la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, prevista dall’art. 2051 cod. civ., ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell’attore del verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia, una tale responsabilità non è di per sé esclusa dal fatto volontario della vittima”.
Inoltre “Poiché l'iscrizione a scuola e l'ammissione ad una gita scolastica determinano l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell’istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, all'allievo compete la dimostrazione di aver subito un evento lesivo durante quest'ultima, mentre incombe all'istituto la prova liberatoria, consistente nella riconducibilità dell'evento lesivo ad una sequenza causale non evitabile e comunque imprevedibile, neppure mediante l'adozione di ogni misura idonea, in relazione alle circostanze, a scongiurare il pericolo di lesioni derivanti dall'uso delle strutture prescelte per lo svolgimento della gita scolastica e tenuto conto delle loro oggettive caratteristiche; e salva la valutazione dell'apporto causale della condotta negligente o imprudente della vittima, ai sensi dell'art. 1227 cod. civ.”.
…e la vigilanza nelle ore notturne?
Invero la prevedibile circostanza che i minori, lasciati necessariamente soli in orario notturno, possano compiere atti sconsiderati, imporrebbe un obbligo di diligenza “preventivo” nella scelta di vettori e di strutture alberghiere che non devono “né al momento della loro scelta, né al momento della loro concreta fruizione, presentare rischi o pericoli per l’incolumità degli alunni”. Per l’effetto l’istituzione deve dimostrare di avere compiuto tali controlli preventivi ed impartito le conseguenti istruzioni agli allievi.
La Cassazione ha escluso per i docenti l’obbligo di adottare “atti di diuturna e prolungata vigilanza sulle condotte dei singoli alunni anche dei non brevi periodi che dovevano essere caratterizzati – come nelle ore notturne o destinate al riposo – dal massimo possibile rispetto della loro riservatezza”, ed anche “per la repressione di condotte di assunzione di stupefacenti”(avendo la studentessa fumato uno spinello), giacché non vi era una “situazione di incontrollata dedizione all’assunzione di alcolici o di stupefacenti” per la quale invece si sarebbe reso obbligatorio un “intervento specifico di repressione”.
Pertanto non costituirebbe idonea valutazione la circostanza che la “struttura sia aperta al più largo pubblico” o la maggiore “capacità di discernimento che normalmente ci si può attendere da ragazzi prossimi alla maggiore età”. Invece “sia al momento della scelta in sede di organizzazione del viaggio ed in tal caso solo sulla base della documentazione disponibile, sia a momento della concreta fruizione” occorrerà valutare l’assenza di rischi e pericoli. Pertanto tutto ciò che non è verificabile “sulla carta” deve essere accertato in loco dal docente, il quale può ritenere, secondo le circostanze, inaffidabile la struttura (con conseguente ricerca di soluzioni alternative o persino rientro anticipato), o la sola stanza (con richiesta di sostituzione), ovvero, avendo valutato anche la “capacità di discernimento del singolo ragazzo”, limitarsi ad impartire adeguati avvertimenti. Invero il giudice potrà adeguatamente valutare anche “l’entità dell’apporto causale della condotta della vittima, ove si possa configurare una peculiare sua colpa”.
È chiaro che quindi di scarso pregio risultano le dichiarazioni di esonero di responsabilità che spesso le scuole fanno sottoscrivere alle famiglie con l’autorizzazione al viaggio o alla gita. Lo stesso deve ritenersi anche con riferimento all’impegno a manlevare la scuola da eventuali richieste risarcitorie.
Nuovi obblighi per la scuola? La Nota MIUR 674/2016
Per concludere, la recente Nota MIUR 03.02.2016, prot. n. 674 ha destato perplessità ulteriori, in quanto, emanata allo scopo di informare le scuole “dell’importanza della consulenza e del coinvolgimento del personale della Polizia stradale”, attraverso l’invio dell’allegato Vademecum per viaggiare in sicurezza, finisce per prospettare apparenti nuovi profili di responsabilità ed ulteriori obblighi di vigilanza a carico dei docenti accompagnatori.
Infatti il Vademecum rileva che, sebbene la complessa verifica sia rimessa agli organi di polizia stradale, gli accompagnatori devono sapere che l’autista deve rispettare i previsti periodi di riposo dalla guida.
Essi inoltre “dovranno prestare attenzione al fatto che il conducente di un autobus non può assumere sostanze stupefacenti, psicotrope (psicofarmaci), né bevande alcoliche, neppure in modica quantità. Durante la guida egli non può far uso di apparecchi radiotelefonici o usare cuffie sonore, salvo apparecchi a viva voce o dotati di auricolare”, nonché “prestare attenzione alla velocità tenuta, che deve sempre essere adeguata alle caratteristiche e condizioni della strada, del traffico e ad ogni altra circostanza prevedibile, nonché entro i limiti prescritti dalla segnaletica e imposti agli autobus: 80 km fuori del centro abitato e 100 km in autostrada”.
Ed ancora “In maniera empirica si dovrà prestare attenzione alle caratteristiche costruttive, funzionali” ed a dispositivi di equipaggiamento, ed inoltre, in caso di mancato uso delle cinture da parte di un minore, ne risponde non solo il conducente, ma anche chi è tenuto alla sua sorveglianza a bordo del veicolo.
Se già da tempo le scuole faticano a trovare docenti accompagnatori, tanto ha sicuramente favorito a scoraggiare gli indecisi, considerata anche la mancanza di competenze tecniche e strumentali per taluni di tali controlli.
Una doverosa delimitazione delle responsabilità
A seguito quindi del clamore sollevato da tale disposizione, con successiva Nota prot.n. 2059 del 14 marzo 2016 si sono informate le istituzioni scolastiche che un'area dedicata sul Portale del Ministero (http://www.istruzione.it/dg_studente/viaggidiistruzione.shtml) riporta FAQ, le quali precisano in merito che la Nota MIUR 03.02.2016, prot. n. 674 “non attribuisce nuove responsabilità ai docenti e dirigenti scolastici”, giacché “per quanto attiene agli accertamenti circa lo stato dei mezzi di trasporto, si tratta di documenti e verifiche che la scuola è tenuta a richiedere alla società di trasporti”; la responsabilità della condotta del conducente è solo di quest’ultimo “e la verifica dell'idoneità alla guida dello stesso ricade sulla società dei trasporti per la quale presta servizio”; gli insegnanti sarebbero quindi solo invitati “a segnalare alla Polizia medesima, in una dimensione di esercizio di senso civico, eventuali comportamenti considerati a rischio dei quali dovessero avere testimonianza diretta (come ad esempio parlare al cellulare, ascoltare musica con auricolari, bere alcolici o mangiare alla guida, ecc.)”.
Tuttavia la nota resta, come qualche dubbio conseguente.
Più che rassicurazioni, si può fornire consiglio di considerare adeguatamente ogni possibile conseguenza negativa, così da poter dare piena prova della diligenza operata, che sarà eventualmente rimessa alla valutazione del giudice.
Lo sviluppo del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV)
Una circolare per riallineare i tempi ed armonizzare le procedure
Il 28 febbraio scorso, una nota del Miur (prot. 2182), proveniente dalla Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici, fornisce ai Direttori generali alcune utili indicazioni su come orientare le Istituzioni scolastiche, nei prossimi mesi, relativamente ai tempi e alle azioni inerenti il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV).
È una nota che, forse, potrebbe portare un po’ di ordine, considerato che le scuole stanno vivendo una fase di cambiamento assai difficile e che le frequenti sollecitazioni, a volte “aritmiche”, stanno creando contrapposizioni e disallineamenti, non facili da gestire.
Sintesi dei principali riferimenti normativi
La nota ha il pregio di rammentare e sintetizzare la normativa di base[1] sul Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) e di annunciare una seconda direttiva sulla materia, come prevedeva già il DPR 80/2013.
DPR 28 marzo 2013, n. 80, artt. 2 e 3
Afferma che il MIUR deve emanare una direttiva triennale sul SNV
Definisce le priorità strategiche del Sistema Nazionale di Valutazione per il primo triennio 2014-2017
Rende triennale il Piano dell’offerta formativa, che viene elaborato dalle istituzioni scolastiche per il triennio 2016/2017, 2017/2018, 2018/2019
Legge 13 luglio 2015, n. 107, comma 12 (cfr. nota 15 aprile 2016, n. 4173)
Rendono aggiornabili annualmente il rapporto di autovalutazione (RAV) e il piano di miglioramento (PDM)
In aggiunta, noi ricordiamo che nel corso di quest’anno scolastico è stata avviata anche una consultazione nazionale sul RAV per la scuola dell'infanzia, in previsione di una progressiva generalizzazione di questo strumento alle scuole per i bambini dai 3 ai 6 anni.
Le asincronie da rimettere a posto
Quindi: nell’anno scolastico 2014/2015 è stata predisposta la prima versione del Rapporto di autovalutazione (RAV). Nel successivo anno scolastico 2015/2016 è stato definito il Piano di miglioramento (PdM); ma sempre nel medesimo anno è stata data alle scuole la possibilità di riaprire il RAV per decidere liberamente se confermarlo, rivederlo, oppure riscriverlo (nota tecnica n. 4173 del 15 aprile 2016). La Legge n. 107/2015, nel frattempo, aveva introdotto il Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF), indicando il mese di ottobre dell’anno scolastico precedente al triennio di riferimento (comma 12), come data per la sua predisposizione.
Anche se RAV e PdM sono sempre aggiornabili, le asincronie dei tempi delle leggi rispetto ai tempi delle scuole sono evidenti. Il disallineamento potrebbe costituire un ulteriore “complicazione” per le istituzioni scolastiche, già in grande affanno.
Sappiamo che il PTOF è lo strumento fondamentale che deve trasformare le intenzionalità delle scuole in azioni concrete, con l’obiettivo finale di potenziare ed ottimizzare gli esiti formativi degli studenti.
Teoricamente si deve, dunque, costruire un buon piano triennale, tenendo presente anche il piano di miglioramento (PdM), fondato sugli esiti del rapporto di autovalutazione (RAV).
Le difficoltà a “leggere” una scuola
Ci dovrebbe essere, quindi, una congruenza temporale, anche se a volte non basta. La vita e la storia di una scuola non sono sempre rappresentabili e leggibili all’interno di un atto formale. Ogni scuola è una sintesi di processi complessi, con radici profonde che quasi mai affiorano ordinatamente e sistematicamente, anche se si usano dispositivi e procedure ben collaudati. “Leggere” una scuola significa ricostruire biografie sommerse e storie antiche, fatte di persone e di comportamenti sedimentati e stratificati nel tempo. Certamente un nucleo esterno di valutazione (NEV) che visita una scuola (DPR 28 marzo 2013, n. 80, art. 6, comma 2) può ricorrere a diverse risorse strumentali e culturali, per capirla, per aiutarla a migliorare, per rendere più efficaci gli stessi piani di miglioramento. Ma è anche un’operazione molto dispendiosa che, per il momento, non è possibile estendere a tutte le ottomila istituzioni scolastiche esistenti. Nel corso del 2016 è stato visitato circa il 5% delle scuole italiane, ed è imminente la ripresa di un nuovo ciclo di visite.
La nota del 28 febbraio u.s. indica la necessità di estendere i tempi di realizzazione del PdM all’intero anno scolastico 2018/2019, e di ridefinire il RAV nell’anno scolastico 2016/2017.
Primo RAV
1a Revisione RAV
Ridefinizione RAV
Se non fosse stata proposta un’estensione del PdM fino all’anno 2018-2019, come si evince dallo schema, ci sarebbe stato lo sfalsamento di un anno. Il piano di miglioramento si completa quindi nel 2019 anziché nel 2018, con la rendicontazione sociale (spostata anch’essa di due anni rispetto al precedente planning). Ciò offre la possibilità alle scuole di riflettere maggiormente sulle dinamiche del miglioramento, ma soprattutto di avere a disposizione una prospettiva temporale più ampia per raggiungere i traguardi.
Che cosa viene chiesto alle istituzioni scolastiche
Tutte le istituzioni scolastiche, statali e paritarie, saranno chiamate ad aggiornare i propri dati attraverso il questionario scuola e di percezione, e a rivedere, eventualmente, le analisi e le autovalutazioni del Rapporto precedente.
È un’operazione che si rende necessaria per tutte le realtà, ma in maniera particolare laddove si sono determinati mutamenti significativi: nuovo dirigente (e nuovo incarico), riorganizzazione dell’istituzioni e/o delle reti scolastiche, modifiche dei punti di erogazione dei servizi, visite del nucleo di valutazione esterno (NEV)...
La nota del 28 febbraio ricorda anche che il MIUR, entro l’anno scolastico 2016/2017, svolgerà un monitoraggio su alcuni passaggi essenziali e significativi dei PdM per comprendere come le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, stiano operando per promuovere il miglioramento.
Il controllo e le risorse
Pone altresì in evidenza che i dati del monitoraggio verranno diffusi e permetteranno ad ogni scuola di confrontarsi con le scelte delle altre istituzioni scolastiche. Rammenta le risorse (non poche) messe a disposizione dal MIUR:
anno scolastico 2015-2016: tre milioni di euro (art. 25 del D.M. 435/2015) per promuovere e sostenere i processi di miglioramento e per rafforzare e diffondere le migliori pratiche;
anno scolastico 2016/2017: quattro milioni di euro (art. 27 del D.M. 663/2016) per supportare la progettazione di azioni innovative per la definizione degli obiettivi di miglioramento della scuola individuati attraverso il RAV, e la successiva elaborazione ed attuazione degli interventi di miglioramento.
L’articolo 6 del DPR 28 marzo 2013, n. 80 prevedeva già quattro fasi del procedimento di valutazione: autovalutazione delle istituzioni scolastiche; valutazione esterna; azioni di miglioramento; rendicontazione sociale. Mentre le prime tre fasi sono in atto e possono fruire di sistemi ben articolati e collaudati, la quarta fase, quella della rendicontazione sociale, deve ancora essere messa alla prova. Lo slittamento dei tempi la colloca alla fine del 2019. Le scuole dovranno, però, immaginare fin da ora come farla, che cosa promuovere in chiave dinamica, affinché la rendicontazione non diventi il solito atto formale ed adempitivo. Da alcuni anni, ormai, si parla di bilancio sociale per conferire visibilità e concretezza al percorso di rendicontazione, dando conto degli impegni assunti, dell’uso delle risorse, dei risultati conseguiti, degli effetti sociali prodotti nell’ambito di un dialogo tra la scuola e i propri stakeholder (studenti, famiglie, comunità locale, ecc.).
Questa quarta fase di tutto il procedimento è la vera garanzia che eviterà ai processi di “riflessione” (sui propri valori, obiettivi, missione), necessari per l’autovalutazione, il rischio dell’autoreferenzialità; ma è anche un mezzo di rispecchiamento per verificare se le innovazioni attivate hanno funzionato, e se hanno prodotto il miglioramento sperato.
Per questo è importante che siano, fin da subito, ben identificati i propri stakeholder, e che si attivino con essi momenti di dialogo, confronto, partecipazione e collaborazione, senza attendere la fine dell’anno scolastico 2018-2019.
Come e quando ri-progettare il PTOF per il triennio 2019-2022?
Sappiamo che il piano triennale va predisposto entro il mese di ottobre dell’anno scolastico precedente al triennio di riferimento (legge 107/2015, comma 12). Quindi per il triennio 2019-2022 va approntato entro il 15 ottobre 2018. È stato ribadito in tutti i documenti in merito che il PTOF dovrà essere costruito a partire dal PdM (che scaturisce a sua volta dal RAV).
Ciò premesso, si pone un problema operativo: ogni scuola il 15 ottobre 2018 è ancora in fase di completamento delle azioni programmate nel precedente triennio. Non ci sono, quindi, nuovi dati per poter riprogrammare in maniera fondata, così come le norme vorrebbero.
Cosa fare? Si tratta di adottare strategie che, in tempo reale, consentano ad una scuola di avere di fronte a sé dati dinamici ed in progress, utili per un nuovo piano triennale, prima ancora della scadenza del precedente. Non è semplice… Un piccolo “disallineamento” ricorsivo sarebbe stato forse più funzionale.
[1] Per avere un quadro completo di tutta la normativa vedi: http://www.istruzione.it/snv/scuole_normativa.shtml
Servono i PON per migliorare la scuola?
La scuola come agente di cambiamento
Tra febbraio ed aprile le 10 azioni da realizzare grazie ai Fondi Europei, anticipate dall’Avviso Quadro prot. 950 del 31 gennaio 2017, sono state o saranno via via pubblicate, con l’obiettivo di garantire pari opportunità ad alunni e studenti di contesti diversi, ridurre la dispersione scolastica e offrire nuovi stimoli culturali. Si tratta di un importante investimento, che ha l’obiettivo di fornire alle scuole gli strumenti per realizzare un’offerta formativa davvero in grado di sviluppare competenze che possano compensare eventuali situazioni di svantaggio. In poche parole, con i fondi PON la scuola è sollecitata ad essere agente di cambiamento, anzi, di miglioramento di un sistema che nella sua complessità evidenzia differenze, svantaggi, diffidenze etnico-culturali. L’investimento totale ammonta a ben 840 milioni di euro, grazie ai quali si potranno proporre metodologie innovative che, strategicamente, avvicinino i ragazzi alla scuola, garantendo il successo formativo di tutti, anche come forma di contrasto all’evasione scolastica.
Le 10 azioni per una scuola aperta, inclusiva e innovativa
In sintesi le azioni proposte sono le seguenti:
Competenze di base degli studenti in chiave innovativa finalizzata a realizzare interventi con metodologie innovative che stimolino le competenze di comunicazione in lingua madre e in lingua straniera, quelle logico-matematiche e le competenze di base in campo scientifico;
Formazione per adulti destinate ai Centri per l’istruzione degli Adulti (CPIA) per il conseguimento dell’istruzione di base e secondaria di secondo grado, di competenze tecniche o qualificazione professionale e riqualificazione delle competenze;
Cittadinanza e creatività digitale per sostenere l’acquisizione delle competenze di “cittadinanza digitale”, anche come contrasto al cyberbullismo;
Educazione all’imprenditorialità per sostenere interventi formativi che stimolino l’intraprendenza degli studenti e il senso di responsabilità con un’attenzione specifica all’imprenditorialità a finalità sociali;
Orientamento finalizzato a proporre interventi per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di I grado e degli ultimi tre anni delle scuole secondarie di II grado per sostenerne la capacità di scelta;
Competenze di cittadinanza globale per lo sviluppo delle competenze trasversali riconducibili all’educazione alimentare, al benessere, all’educazione motoria e a quella ambientale, alla cittadinanza economica, al civismo, al rispetto delle diversità e alla cittadinanza attiva;
Cittadinanza europea per rafforzare la dimensione europea attraverso sia momenti formativi sia esperienze di mobilità all’estero;
Alternanza scuola-lavoro per sostenerne la qualità in termini di percorsi rivolti agli studenti delle scuole del secondo ciclo di istruzione;
Integrazione e accoglienza per realizzare da un lato interventi di formazione sul fenomeno delle migrazioni, dall’altro per sviluppare competenze interculturali;
Patrimonio culturale, artistico, paesaggistico per la valorizzazione e la tutela del patrimonio culturale, del paesaggio e del territorio.
Procedura per la candidatura delle scuole
Data la ricchezza di temi, e considerata la tempistica serrata degli avvisi e delle azioni messe a bando, è opportuno che le scuole partano dall’autoanalisi dei processi attivati per il miglioramento degli esiti dei propri alunni, in modo da decidere in maniera funzionale le azioni proposte per cui candidarsi, piuttosto che sprecare energie progettuali e possibilità di riuscita rincorrendo misure che poi non sarebbero efficaci al contesto di intervento.
La grande novità di questa edizione del Programma operativo Nazionale, inoltre, è che si rivolge a tutte le scuole del Paese, e non solo ad alcune regioni come nei periodi precedenti. La candidatura si compila on line e fornisce automaticamente i costi rispetto agli interventi proposti. È bene che le scuole sappiano a priori che l’Autorità di Gestione ha predisposto un Piano di Valutazione per quantificare i risultati che si raggiungeranno grazie al Programma plurifondo 2014-2020, e si dichiarino da subito disponibili a tutte le azioni di monitoraggio previste, e a collaborare con l’INVALSI per fornire i dati ritenuti necessari al piano, anche in relazione alle votazioni curricolari e al grado di soddisfazione dei destinatari. L’inoltro delle candidature on line avviene in due fasi: prima si inoltra il formulario compilato con la specifica degli elementi progettuali richiesti, e successivamente si inoltra il piano firmato digitalmente dal dirigente scolastico, pena la non ammissibilità della candidatura.
Per il quadro completo degli avvisi e la tempistica dettagliata per ciascuna azione, con importanti spunti di riflessione funzionali alla progettazione da presentare, si rimanda al numero 13 di Notizie della Scuola (1-15 marzo 2017) nel quale, inoltre, viene fornito un quadro di sintesi e di raccordo tra tutti gli Avvisi relativi ai quattro assi del PON 2014-2020 già pubblicati, a valere sia sui finanziamenti garantiti dal Fondo Sociale Europeo (FSE) per la formazione e il miglioramento delle competenze, sia dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per gli interventi infrastrutturali.
Questioni operative sul Piano di formazione docenti 2016-2019
Come noto, il Piano di formazione docenti 2016-2019 rende disponibili risorse ingenti per la formazione in servizio, assegnate a scuole-polo, una per ciascuno dei 318 ambiti territoriali del territorio nazionale. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha ritenuto necessario approfondire, da ottobre ad oggi, attraverso numerosi momenti di lavoro con gli staff regionali e alcune scuole-polo, le questioni operative connesse a una fattiva ed efficace attuazione del Piano. L'esito dei lavori è confluito nel "Documento di lavoro per lo sviluppo del Piano di formazione docenti 2016-2019 - Questioni operative" trasmesso agli Uffici Scolastici Regionali con nota prot. n. 9684 del 6 marzo 2017. Il documento è articolato in cinque sezioni.
1. Parliamo di Qualità (unità formative, certificazioni, verifiche)
Il documento affronta il tema dell'analisi dei bisogni formativi, da realizzare con modalità che superino la logica individuale, attraverso un’analisi delle esigenze delle scuole ed una progettazione a livello di ambito territoriale.
Nei fatti ciò comporta:
- iniziative affidate a scuole dell’ambito o a piccole reti di scopo;
- iniziative di secondo livello o di approfondimento disciplinare, gestite anche direttamente dalla scuola capofila formazione;
- erogazione di finanziamenti a singole scuole sulla base di specifiche esigenze formative.
L'azione formativa di qualità implica l'assunzione di un nuovo modello che superi la formazione frontale, a vantaggio di un impianto che preveda e privilegi il coinvolgimento attivo dei partecipanti. Le azioni formative per gli insegnanti di ogni istituto sono inserite nel Piano Triennale dell’Offerta formativa, in coerenza con le scelte del Collegio Docenti, che lo elabora sulla base degli indirizzi del dirigente scolastico. Si sfata l’idea, già prontamente veicolata da alcune proposte formative "tutto compreso", che l’obbligatorietà coincida con la fruizione di “pacchetti” di un certo numero di ore, con meccanicismi e "rincorse al corso". L'unità formativa fa riferimento a parametri elaborati in ambito universitario (es. CFU credito formativo universitario), con una modellizzazione multiforme che spazia da interventi frontali ad azioni di studio e approfondimento, ad attività di laboratorio e ricerca, dando quindi ampio spazio a dimensioni innovative della formazione, con attenzione ai sistemi di monitoraggio e valutazione dell'attività formativa. Su quest’ultimo aspetto l'Amministrazione prevede di realizzare azioni di verifica "sulla base di un modello digitale messo a disposizione dal MIUR (DGPERS) che si ispira direttamente alla check-list sulla qualità della formazione, prevista nel Piano".
Attenzione viene data alla dimensione delle priorità (9 quelle indicate dal Piano), ivi compresa la necessità di non sovrapporsi con azioni di livello nazionale su temi quali lingua inglese primaria, CLIL etc...
Rilevante la specifica che l'attestazione, validazione e certificazione delle attività formative sia veicolata attraverso la piattaforma digitale per la gestione della formazione, con un formato standardizzato disponibile "da aprile 2017 con l'ingresso dei docenti in piattaforma digitale".
Nel triennio l'intento è di pervenire a una forma di certificazione della formazione, da inserire nel portfolio docente in forma di crediti e con possibile forma di valutazione conclusiva.
2. Parliamo di Governance
La seconda sezione del documento riepiloga la governance multilivello già espressa nel Piano per la formazione dei docenti (MIUR, UU.SS.RR., ambito, singole scuole), ipotizzando strutture "agili" di presidio dei vari aspetti della formazione: da nuclei ristretti a conferenze di servizio, a referenti in ciascuna scuola - funzioni strumentali - ; certamente necessaria un'azione comunicativa che si avvalga di spazi web (spazi istituzionali, bacheche digitali...). Giocoforza è implicita la necessità di un reale sostegno non formale, volto a coadiuvare le scuole nella realizzazione delle azioni formative senza inutili appesantimenti.
Ritengo che fra le azioni di governance territoriale vi sia la necessità di un supporto e un orientamento delle scuole che eviti il proliferare di siti, che richiedono non solo tempo di ideazione, aggiornamento delle notizie e indispensabile manutenzione costante, ma soprattutto tempo da parte degli utenti, docenti già ora chiamati a consultare con regolarità spazi web necessari per la propria professionalità. L'auspicio è di non creare troppe sovrastrutture, ma collegarle in modo intelligente. Già alcuni Uffici Scolastici Regionali hanno concentrato le informazioni creando sezioni apposite (ad es. Emilia-Romagna e Toscana).
Il documento elenca in modo puntuale le azioni in capo al Dirigente della scuola-polo (paragrafo 2.3, cui si rimanda per lettura integrale), certamente corpose e da non intendersi in modo prescrittivo, ma funzionali all'effettiva realizzazione delle azioni di formazione.
3. Parliamo di Gestione amministrativa
La terza sezione del documento fornisce indicazioni rispetto alla gestione amministrativa e contabile. Si sottolinea che la dimensione progettuale da privilegiare è quella di rete di ambito e non la distribuzione dei finanziamenti a singole scuole.
Accogliendo le molteplici sollecitazioni pervenute, l'Amministrazione ha convenuto, per i fondi dell’E.F. 2016, tenuto conto dei tempi di effettiva assegnazione delle risorse finanziarie (gennaio 2017) e delle novità di "realizzare le attività formative nel corso del primo semestre 2017 e nello scorcio 1-30 settembre 2017 del successivo anno scolastico (anche per fruire dei precedenti periodi di sospensione delle attività didattiche)", con rendicontazione indifferibile al 30 ottobre 2017 agli UU.SS.RR., "che dopo aver raccolto e verificato la documentazione prodotta, la invieranno alla Direzione generale per il personale scolastico che procederà con l’erogazione del saldo". La rendicontazione è da riferirsi alle indicazioni puntualmente fornite dal MIUR in fase di assegnazione delle risorse con nota prot. n. 1522 del 12.1.2017.
Quanto sopra costituisce un segnale incoraggiante di accoglimento delle necessità della scuola, e di ascolto delle esigenze collegate ai tempi necessari per realizzare una buona formazione in servizio.
Le scuole-polo dovranno esprimere una grande cura nella "gestione amministrativo-contabile delle attività formative (bandi e avvisi, contratti, convenzioni, rendicontazione, procedure pubbliche per la selezione dei formatori)" anche con modalità flessibile, "ad esempio individuando ulteriori scuole per la concreta gestione e compimento delle iniziative nel territorio". Gli standard di costo sono tuttora riferiti al D.I. 326/95 che dettaglia le spese per docenza, assistenza tutoriale, conduzione di gruppi/esercitazione, direzione dei corsi (nei limiti indicati); coordinamento scientifico, progettazione, monitoraggio, acquisizione dei servizi di supporto (materiali, noleggio di apparecchiature, documentazione, ecc.), definendone le varie funzioni.
Il MIUR delinea possibili situazioni che possono prospettarsi a seguito di progetti attivati da singole scuole, da poli formativi specializzati o da reti di scuole, cui si rimanda integralmente, come di seguito:
a) progetti formativi gestiti interamente dalla scuola-polo capofila per la formazione;
b) progetti formativi gestiti parzialmente dalla scuola-polo capofila per la formazione (senza trasferimento ulteriore di fondi, ma anche con trasferimento di fondi ad altre istituzioni scolastiche).
4. Parliamo di Piattaforma digitale per la formazione
Il documento dedica la quarta sezione alla piattaforma digitale http://www.istruzione.it/pdgf/ per la formazione incentrata su:
- offerta di formazione (corredata di informazioni strutturate e di opzioni legate all'attestazione);
- domanda di formazione.
L'intento è ambizioso: correlare le due direttrici in maniera lineare, trasparente, accessibile, e creare un collettore unitario rivolto ai docenti e da loro consultabile da fine aprile 2017. Gli stessi potranno, in apposita sezione riservata, tenere memoria dei percorsi formativi svolti in forma di "storia formativa", ivi compresa la relativa documentazione (dall'attestato, al programma, ai materiali...). Quanto detto in correlazione con l'uso da parte dei docenti della piattaforma come luogo per l'iscrizione alle attività formative.
Resta aperta la gestione della fase transitoria per i percorsi formativi realizzati nel periodo intercorrente fra l'emanazione del Piano per la formazione dei docenti 2016-2019 ed il fattivo funzionamento della piattaforma, per la quale il MIUR indica possibile l’inserimento a cura dei "docenti, successivamente secondo modalità che verranno definite dalla Direzione generale per il personale scolastico purché conformi con quanto previsto dal Piano di formazione docenti 2016-2019".
5. Parliamo dei soggetti del sistema
La parte conclusiva del documento si riferisce ad alcuni comportamenti dei soggetti che agiscono nel sistema, con riferimento ai docenti e alle regole di partecipazione alle attività formative, ai dirigenti scolastici quali promotori dei piani formativi di istituto, i formatori, individuati con avvisi pubblici che privilegino competenze ed expertise convalidate in esperienze sul campo, e gli Enti accreditati/qualificati, analogamente individuati con avvisi e manifestazioni di interesse.
Qualche sottolineatura con l'evidenziatore
Il documento, così come il Piano nazionale per la formazione dei docenti, definisce un'architettura complessa dell'attività formativa per i docenti, che valorizzi e rinforzi le positive alleanze già esistenti, rendendole dialogiche e sostenendo la piena diffusione di attività formative agite, e non passive, co-costruite e non pre-definite, di qualità e non di quantità (quante ore), con attiva partecipazione dei docenti.
La sfida è di quelle impegnative, e per l'entità delle ingenti risorse economiche in gioco, e per la fatica richiesta ai vari stakeholder, scuole in primis, scuole-polo; docenti chiamati a collaborare come formatori, fuori da una logica stantia di pacchetti preconfezionati; docenti fruitori dei percorsi, cui viene chiesto di mettersi in gioco direttamente e sul campo, in aula, per rendere viva la formazione e validarla in progress; enti, associazioni ed istituzioni universitarie che debbono realmente decentrarsi per proporre azioni formative calate sulla didattica e sul far scuola quotidiano.
Un rinnovamento "radicale" nel senso etimologico, come un tornare alla radice di quello che è il core dell'insegnamento: padroneggiare epistemologicamente la disciplina, e saperla rendere attrattiva e comprensibile a ragazzi e bambini con diversi talenti, abilità, background di riferimento e capacità, che compongono le complesse e ricche classi italiane.
Dimensione seminariale
Certamente è un’idea vincente, e in linea con tutti i monitoraggi e le indagini realizzate sulla condizione docente, quella di proporre una dimensione seminariale ed operativa della formazione, con un numero di partecipanti contenuto, non solo condotti da esperti ma realizzati con tutor e con una precisa e diretta ricaduta sull'attività di classe. Al centro devono stare i saperi, ma soprattutto le metodologie, la didattica e aspetti legati al "come insegnare" e non solo al "cosa", nell'ottica di una formazione in servizio utile, che accompagni e non addestri il docente.
L’unità formativa è il cuore dell’azione formativa, con una relazione costante e continua con il contesto di riferimento, il territorio e la comunità professionale, e con un sapiente mix fra parte frontale, rielaborazione individuale, condivisione collegiale fra professionisti e ricaduta nella comunità di afferenza. È ora di sperimentare, "mettere le mani in pasta", non limitarsi ad ascoltare lezioni, ma mettersi in gioco valorizzando il ricco know how esperienziale di cui le scuole sono tesoriere.
La governance è stratificata e multicomponente, intesa in forma circolare e dialogica fra le varie parti del sistema scolastico (amministrazione, scuole, scuole-polo, docenti...). A parere di chi scrive, è di fatto necessaria una costante e "stretta" azione di comunicazione e interlocuzione, soprattutto in questa delicata e iniziale fase di avvio del Piano triennale, che si interseca con altre azioni di formazione (Piano formativo ATA e Piano formativo Dirigenti Scolastici). Ciò in primis per evitare sovrapposizioni, e certamente per evitare di sovraccaricare le scuole, e i rispettivi destinatari della formazione, di adempimenti amministrativi, ma anche di offerte formative scarsamente frequentate per le inevitabili coincidenze di tempi. Progettare, collaborare, parlarsi in modo continuativo e periodico, e fornire alle scuole indicazioni unitarie, sono condizioni necessarie per il buon esito del Piano e per un'efficace ricaduta sui docenti e sugli studenti.
Non si può che concordare sulla necessaria puntualità delle azioni amministrativo-contabili in capo alle scuole-polo, in considerazione delle ingenti risorse pubbliche da “movimentare”. Evidentemente il rispetto della tempistica per la rendicontazione è a vantaggio dell'intero territorio nazionale, e implica procedure coerenti e precise nei tempi per il buon esito delle azioni, anche in considerazione del fatto che l'anno scolastico 2016/2017 è un anno sperimentale, ma si auspica che le risorse dell'anno scolastico 2017/2018 arrivino tempestivamente per mettere a regime il circolo virtuoso "analisi dei bisogni, progettazione delle iniziative, realizzazione dei percorsi, monitoraggio e rendicontazione", il tutto con tempi coerenti con la vita scolastica. È importante quindi che le scuole non sovrappongano le due annualità e, pur con uno sforzo non indifferente, contengano nei tempi indicati le azioni per l'a.s. corrente.
È da apprezzare la spinta dell'Amministrazione verso chiare modalità di monitoraggio in termini non solo quantitativi, ma qualitativi della formazione realizzata. Le domande possono essere semplici, mentre formulare le risposte non sempre lo è: la formazione realizzata è servita? Ricade sulla didattica quotidiana? Migliora i risultati degli studenti? ... La prospettiva è quella di affiancare un necessario apparato formale di attestazione con un sistema qualitativo di monitoraggio, come previsto nel Piano nazionale.
Attraverso la piattaforma http://www.istruzione.it/pdgf/ si intende creare un unico punto di memoria e documentazione dei percorsi individuali, incentrato sui singoli docenti. Si tratta di un intento meritevole, da perseguire nel lungo periodo, e che richiederà aggiustamenti progressivi, sia in fase di prima attuazione, sia in considerazione dell'elevato numero di docenti che accederanno alla piattaforma, con sfaccettature e necessità individuali multiformi.
Inoltre, per la riuscita dell'azione, è imprescindibile una costante azione informativa da parte dell'Amministrazione centrale e degli UU.SS.RR. verso un sistema composito, costituito da enti/associazioni accreditati/qualificati e dai soggetti di per sé qualificati per la formazione (art. 1, commi 5-6, Direttiva n. 170/2016), come lo sono tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione e le istituzioni universitarie.
Ancora pare necessario, in ottica di governance, che a vari livelli sia realizzabile un'azione di sintesi, tecnicamente di rapida e immediata fruizione, per disporre dei dati riferiti al proprio contesto di riferimento, non centrati unicamente sul singolo docente, ma aperti a livello quantomeno di scuola e di UU.SS.RR.
Ciò potrebbe consentire una migliore collaborazione fra scuole, enti e soggetti interessati all'erogazione di azioni formative rispetto alle 9 aree prioritarie del Piano nazionale per la formazione, evitando il rischio di parcellizzare e mantenendo una visione di insieme utile e necessaria per pianificare azioni e risorse future.
Ora quindi è necessario... lavorare e rendere fatti le molte, importanti, parole spese sulla formazione: tradurre il dire in fare. Ora siamo alla prova dei fatti.

References: Sentenza 
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 art. 6