Source: https://www.osservatorio-231.it/category/articolo/
Timestamp: 2020-04-05 01:28:27+00:00

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Articolo Archivi – Osservatorio 231 - Morri Rossetti
Con sentenza n. 51654, del 13.10.2017 la Corte di Cassazione penale, seconda sezione, chiariva che il difensore dell'ente non può essere nominato dal legale rappresentate imputato del reato presupposto per cui l’ente viene chiamato in giudizio, dichiarando, conseguentemente, l’incompatibilità del difensore. In particolare, i Giudici di legittimità contestavano al legale della società di avere presentato “la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo dell'attività della società (OMISSIS) s.r.l. su nomina di (OMISSIS), legale rappresentante della predetta società; società sottoposta alle indagini nel procedimento penale iscritto al n. 1324/2016 del R.G. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Ma (OMISSIS) è contestualmente indagato per il reato da cui dipende l'illecito amministrativo”. Si affermava, inoltre, che lo stesso ricorso per Cassazione era stato presentato dal medesimo legale di fiducia concludendo che con riferimento “alla nomina del difensore dell'ente da parte dell'indagato (OMISSIS), si deve rilevare che questa Suprema Corte ha affermato che è inammissibile, per difetto di legittimazione rilevabile di ufficio ai sensi dell'art. 591 c.p.p., comma 1, lett. a), la richiesta di riesame di decreto di sequestro preventivo presentata dal difensore dell'ente nominato dal rappresentante che sia imputato o indagato del reato da cui dipende [...]
o231_collaboratore2020-04-03T15:18:50+02:0003 Apr 2020|Categorie: Articolo|
La Corte di Cassazione, sezione II penale, con sentenza del 7 ottobre 2019, n. 41082 ha chiarito che l’estinzione non fraudolenta dell’ente impedisce la prosecuzione del processo penale nei confronti del soggetto giuridico. I giudici di legittimità hanno, invero, precisato che: “nel caso in cui, come in quello di specie, si verifichi l'estinzione fisiologica e non fraudolenta dell'ente, correlata alla chiusura della procedura fallimentare, si verte in un caso assimilabile a quello della morte dell'imputato, dato che si è verificato un evento che inibisce la progressione del processo ad iniziativa pubblica previsto per l'accertamento della responsabilità da reato di un ente ormai estinto, ovvero di una persona giuridica non più esistente”. Tali conclusioni risultano confermate dal fatto “che il testo legislativo regolamenta sole le vicende inerenti la trasformazione dell'ente, ovvero la fusione o la scissione (D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 70), ma non la sua estinzione, che dunque non può che essere trattata applicando le regole del processo penale (D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 35)”. La Corte di Cassazione ha inoltre specificato che “si ritiene non importabile nel processo a carico dell'ente per l'accertamento della responsabilità da reato il principio espresso dalla giurisprudenza civile secondo cui la cancellazione [...]
o231_collaboratore2020-03-26T10:03:51+01:0026 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Con sentenza n. 5513, del 16.10.2019, depositata in data 12 febbraio 2020, la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha affrontato il tema del consolidato fiscale e della responsabilità della società consolidante in caso di violazioni tributarie commesse dalle società consolidate. La fattispecie in esame riguardava il rato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, ascritto al ricorrente per avere, quale amministratore della società consolidante omesso di versare l'imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale per l'anno 2009. In particolare il ricorrente denunciava la violazione e l'errata applicazione del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, per non essere imputabile alla società dallo stesso amministrata l'omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto dovuta dalle società alla stessa consolidate, trattandosi di somme di cui la società consolidante amministrata dall'imputato, pur versandosi in una ipotesi di consolidamento fiscale ai sensi del D.Lgs. n. 344 del 2003, non aveva mai avuto la disponibilità. Segnalava, in particolare, che nel caso del bilancio consolidato nazionale redatto dalla società amministrata dal ricorrente la società capogruppo non aveva mai riscosso le somme dovute a titolo di imposta sul valore aggiunto “non essendo soggetto commerciale operativo e non avendole mai [...]
o231_collaboratore2020-03-24T11:03:49+01:0024 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Con sentenza n. 1676 dell’11 dicembre 2019, depositata in data 16 gennaio 2020, la Suprema Corte di Cassazione in tema di responsabilità amministrativa degli enti ha chiarito che: “la confisca per equivalente del profitto di cui al D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 19, ha natura di sanzione principale e autonoma", senza che ricorra "rapporto di sussidiarietà o di concorso apparente tra la detta disposizione e le norme del codice penale che prevedono la stessa misura ablativa a carico delle persone fisiche responsabili del reato, fermo restando logicamente che l'espropriazione non potrà, in ogni caso, eccedere nel quantum l'entità complessiva del profitto"; - "La responsabilità della persona giuridica è aggiuntiva e non sostitutiva di quella delle persone fisiche, che resta regolata dal diritto penale comune"; - "Il criterio d'imputazione del fatto all'ente è la commissione del reato "a vantaggio" o "nell'interesse" del medesimo ente da parte di determinate categorie di soggetti. V'è, quindi, una convergenza di responsabilità, nel senso che il fatto della persona fisica, cui è riconnessa la responsabilità anche della persona giuridica, deve essere considerato "fatto" di entrambe, per entrambe antigiuridico e colpevole, con l'effetto che l'assoggettamento a sanzione sia della persona fisica che di quella giuridica s'inquadra [...]
o231_collaboratore2020-03-23T10:40:43+01:0023 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Si segnala che nella sezione giurisprudenza dell’Osservatorio è stata inserita la più recente giurisprudenza in materia di interesse e vantaggio dell’ente. In particolare: - Corte di Cassazione, sez. IV penale, n. 3731 del 20.01.2020 in materia di lesioni colpose gravissime come conseguenza della violazione della disciplina antinfortunistica. - Corte di Cassazione, sezione IV penale, n. 49775 del 27.11.2019 in cui la Suprema Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento emesso dai giudici di merito che avevano ritenuto sussistente la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi dell’art. 25-septies, comma 3, D.lgs. 231/2001 non ritenendo provato l’interesse e vantaggio dell’ente. - Corte di Cassazione, sezione IV penale, n. 16598 del 24.01.2019, in tema di responsabilità degli enti derivante da reati colposi d’evento in violazione della normativa antinfortunistica dove il Collegio ha posto in evidenza la distinzione esistente tra i concetti normativi di interesse e di vantaggio dell’ente.
o231_collaboratore2020-03-20T11:40:19+01:0020 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Emergenza Covid-19. Misure da adottare e compiti dell’OdV
L’emergenza “Coronavirus” impone alle società scelte nuove e una radicale riorganizzazione dell’attività di impresa per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Tra queste vi rientra certamente il dovere di fornire ai lavoratori presidi di protezione individuale secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (prodotti igienizzanti per le mani e le superfici, guanti monouso, mascherine …) ove non sia possibile favorire lo svolgimento dell’attività lavorativa secondo la modalità “Smart Working”. Vi sono poi i doveri di formazione e informazione dei lavoratori che consistono nella diffusione in azienda delle comunicazioni ufficiali rese dagli organi competenti e nell’indicazione dei presidi di sicurezza adottati dalla società e a cui ciascuno ha il dovere di conformarsi. Al Datore di lavoro è anche suggerito di predisporre, unitamente al medico competente, un aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (“DVR”), effettuando una valutazione del rischio biologico correlato alla diffusione del virus SARS-CoV-2 e prevedendo specifiche misure di prevenzione e protezione. L’aggiornamento di tale documento è, in particolare, suggerito - dato il diffondersi del virus e il profilarsi di una nuova situazione di rischio che potrebbe interessare tutti gli individui - in relazione ai rischi specifici connessi alle peculiarità dell’attività svolta in [...]
o231_collaboratore2020-04-01T09:50:23+02:0018 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Lotta alla frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione Europea. Lo schema della Direttiva PIF passa al Senato
Dopo che il Consiglio dei Ministri, in data 23 gennaio 2020, ha approvato in esame preliminare il Decreto Legislativo di attuazione della Direttiva PIF come richiesto dalla Legge di delegazione europea 2019, ora lo schema di tale provvedimento è passato al vaglio del Senato. In particolare lo schema di decreto legislativo è stato presentato al Senato in data 30 gennaio e si trova attualmente all’esame delle Commissioni Giustizia e Bilancio chiamate ad emettere il relativo parere. Tra le novità che dovrebbero essere introdotte si prevede di punire anche le ipotesi di delitto tentato per i reati fiscali che presentano l’elemento della transnazionalità, se l’imposta IVA evasa non è inferiore a 10 milioni di euro (“Gravi frodi Iva”). Inoltre è previsto un ampliamento del catalogo dei reati presupposto che danno luogo alla responsabilità dell’ente ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 in caso di commissione di gravi frodi IVA includendovi ora i delitti di dichiarazione infedele (art. 4 D.lgs. 74/2000), omessa dichiarazione (art. 5 D.lgs. 74/2000) e indebita compensazione (art. 10 quater D.lgs. 74/2000). Si prevede un’estensione della responsabilità delle società anche per frode nelle pubbliche forniture, frode in agricoltura, contrabbando, peculato e abuso d’ufficio. Infine, per quanto [...]
o231_collaboratore2020-03-17T09:18:41+01:0017 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro richieste dall’emergenza Covid-19
Vista la responsabilità posta in capo al datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e del D.lgs. 231/2001 in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, l’organo amministrativo e l’organismo di vigilanza delle società dovrebbero adottare misure precauzionali volte a minimizzare, per quanto possibile, il rischio di contagio Covid-19 del personale aziendale. A tal riguardo, lo Studio legale Morri Rossetti ha predisposto una informativa inerente alle disposizioni in materia di #salute e #sicurezza sul lavoro nell’ambito della gestione aziendale dell’emergenza #Covid-19. Vi invitiamo a consultare il documento qui.
o231_collaboratore2020-03-16T12:16:14+01:0016 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Associazione per delinquere: ammessa la responsabilità amministrativa dell’ente anche se i delitti commessi dall’organizzazione criminale non rientrano nel catalogo dei reati presupposto
Con sentenza n. 8785 del 4 marzo 2020, la III sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito che le società possono essere chiamate e rispondere ai sensi dell’art. 24 ter D.lgs. 231/2001 anche se i delitti fine del reato di associazione per delinquere non rientrano tra i reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti. In particolare, la Corte d'Appello di Milano confermava la sentenza appellata nella parte in cui il Tribunale aveva ritenuto colpevole la Società dell’illecito amministrativo di cui all’art. 24 ter D.lgs. 231/2001 in relazione al delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di reati tributari (all’epoca dei fatti non ancora entrati a far parte del catalogo dei reati presupposto). Contro la sentenza proponeva ricorso per Cassazione la Società deducendo il vizio di violazione di legge in riferimento al D.Lgs. n. 231 del 2001, artt. 2, 24 e ss. e 24-ter. In sintesi la società deduceva che: - “la Corte di appello sarebbe incorsa nella violazione del principio di legalità della sanzione penale nel rigettare le tesi difensive incentrate sull'inapplicabilità del D.Lgs. n. 231 del 2001 alla fattispecie concreta. Il giudice a quo avrebbe affrontato la questione circa l'inclusione o meno nel [...]
o231_collaboratore2020-03-18T14:27:38+01:0016 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Si segnala che le Organizzazioni rappresentative dei Datori di Lavoro di concerto con i Sindacati hanno predisposto il "Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Il documento, “tenuto conto di quanto emanato dal Ministero della Salute, contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio, ovverosia Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID 19 negli ambienti di lavoro”. La prosecuzione delle attività produttive “può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione”. L’obiettivo prioritario di tale protocollo è quello di “coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative”.
o231_collaboratore2020-03-18T10:59:01+01:0015 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Articoli 2 e 8 del D.lgs. 74/2000. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione
Con la recente pronuncia dell’8 novembre 2019 n. 8088 depositata in data 28 febbraio 2020, la Corte di Cassazione penale, sez. II si è pronunciata sulle fattispecie di cui agli artt. 2 e 8 del D.lgs. 74/2000 (Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti). Nella menzionata pronuncia la Corte d Cassazione richiama alcuni principi di diritto già espressi dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 95 del 6.02.2019 in relazione agli artt. 2 e 8 D.lgs. 74/2000. Nella pronuncia in esame si è infatti chiarito che “con la norma censurata, il legislatore ha inteso isolare, nell'ambito dell'ampia gamma dei mezzi fraudolenti utilizzabili a supporto di una dichiarazione mendace, uno specifico artificio, al quale viene annesso, sulla base dell'esperienza, uno spiccato coefficiente di insidiosità per gli interessi dell'erario. La disposizione denunciata punisce, infatti, chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi [...] In base alla norma definitoria di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 1, comma 1, lett. a), [...]
o231_collaboratore2020-03-11T10:38:26+01:0011 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Gestione non autorizzata di rifiuti. Caratteristiche e limiti della delega e del conferimento dell’incarico a terzi
Con sentenza n. 47822/2019, depositata in data 25.11.2019, la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito la differenza tra delega di funzioni e conferimento dell’incarico a terzi affrontando il caso di un datore di lavoro ritenuto responsabile del reato di cui al D.P.R. n. 445 del 2000, art. 76, comma 3 per avere falsamente attestato, in qualità di legale rappresentante di una società operante nel settore dell'imprenditoria edile, l’avvenuto corretto smaltimento del materiale prodotto dall’attività di scavo. Nel dettaglio, l’imputato indicava falsamente “nella dichiarazione sostitutiva di atto notorio indirizzata all'ARPA ed ai Comuni interessati, redatta ai sensi del D.L. n. 69 del 2003, art. 41 bis, 3 comma, che il materiale da scavo pari a 2000 mc era stato interamente utilizzato e trasportato presso i siti di destinazione per il loro smaltimento, essendo invece stato smaltito altrove” (capo 1 di imputazione). Al contempo il legale rappresentante veniva condannato anche per il reato di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 1, lett. a) e comma 2 “per aver trasportato e smaltito in luogo non identificato materiale impropriamente qualificato come rocce da scavo, ma di fatto costituito da rifiuti in quanto non trattato secondo la normativa vigente” (capo 2 [...]
o231_collaboratore2020-03-16T10:13:27+01:0002 Mar 2020|Categorie: Articolo|
Sanzioni penali e amministrative: le possibili violazioni del principio del “ne bis in idem”
L’introduzione all’interno del catalogo dei reati presupposto della responsabilità ex D.lgs. 231/2001 dei reati tributari – avvenuta attraverso la Legge 157/2019 di conversione del Decreto Fiscale - pone un tema di pluralità di sanzioni applicabili ad una medesima condotta. Come è noto la Legge in esame ha previsto un complessivo inasprimento delle pene principali, una riduzione delle soglie di rilevanza penale delle violazioni fiscali, nonché l’inserimento nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli Enti ex D.lgs. 231/2001 dei reati di cui agli artt. 2, 3, 8, 10, 11 D.lgs. 74/2000. Da ciò discende che lo stesso fatto storico potrebbe ora essere punito con sanzione tributaria, sanzione penale in capo all’Ente e sanzione penale in capo al Legale rappresentante. Nel tentativo di fare chiarezza sul delicato tema appare opportuno prendere le mosse da alcune recenti pronunce della Corte di Cassazione in materia di possibile violazione del principio comunitario del “ne bis in diem” nelle ipotesi in cui un medesimo fatto venga punito tanto con sanzioni penali quanto con sanzioni amministrative. Il presente excursus giurisprudenziale pone in evidenza, lo si anticipa, come il nostro Giudice di legittimità non ritenga violato il principio del “ne bis in idem” neppure dinnanzi ad [...]
o231_collaboratore2020-03-02T09:32:17+01:0025 Feb 2020|Categorie: Articolo|
Il caso sottoposto all’esame dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali: Nel dicembre 2018 l’Università degli Studi di Roma La Sapienza (“Ateneo”) notificava all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (“Garante Privacy”) l’avvenuta diffusione di dati personali trattati per il tramite della piattaforma che l’Ateneo utilizzava per l’acquisizione e la gestione delle segnalazioni di illeciti da parte dei propri dipendenti e di soggetti terzi nell’ambito della disciplina del c.d. whistleblowing. In particolare, si dichiarava che era intervenuta una dispersione di dati personali comuni – nome, cognome, sede, telefono, e-mail del segnalante, data della segnalazione - relativi a due segnalanti che avevano utilizzato la piattaforma whistleblowing. Inoltre, tali dati erano stati indicizzati da alcuni motori di ricerca fintanto che l’Ateneo, edotto del problema, era intervenuto per farli deindicizzare e cancellare le relative copie cache. Le risultanze dell’attività istruttoria: A seguito dell’attività istruttoria emergeva che l’Ateneo aveva correttamente notificato la violazione dei dati personali al Garante Privacy entro le 72 ore dal momento in cui veniva a conoscenza del fatto e che i dati personali interessati dal data breach non rientravano nell’ambito di categorie particolari di dati trattandosi di dati personali comuni, mentre il contenuto delle segnalazioni non veniva in [...]
o231_collaboratore2020-02-20T15:19:50+01:0020 Feb 2020|Categorie: Articolo|
Infortuni sul lavoro. La rilevanza del risparmio di spesa e dell’aumento di produttività
La Suprema Corte di Cassazione, sez. IV penale, con la recente sentenza n. 3731 del 7.11.2019, (depositata in data 20 gennaio 2020) è tornata ad affrontare il tema dell’interesse e vantaggio dell’ente. Il caso sottoposto all’esame del Supremo collegio riguardava il reato di lesioni colpose gravissime nei confronti di un lavoratore avvenuto con violazione della disciplina antinfortunistica. Nell’ambito dei due gradi di merito era inoltre stata ritenuta responsabile dell'illecito amministrativo di cui al D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, art. 25-septies, comma 3 la società e condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria. In particolare, l’operaio - dipendente a tempo determinato dell’agenzia di lavoro con mansioni di operaio addetto all'assemblaggio - mentre stava conducendo un carrello elevatore (detto "muletto") con il quale sollevava pesanti sacchi pieni di sale e li portava sino al luogo indicato per lo stoccaggio temporaneo rimaneva schiacciato dal pesante mezzo. Ciò avveniva a causa del ribaltamento del muletto sul fianco sinistro, mentre l’operaio conduceva il mezzo su un percorso diverso da quello previsto per la fase di lavoro. La causa del ribaltamento veniva individuata in una improvvisa manovra di svolta a destra del conducente, che stava guidando il mezzo a velocità eccessiva. La persona offesa, non [...]
o231_collaboratore2020-02-25T09:26:39+01:0017 Feb 2020|Categorie: Articolo|
Interruzione della prescrizione. Richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’ente
Con sentenza penale n. 1432 dell’1.10.2019, depositata in data 15.01.2020, la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha affrontato il delicato tema dell’interruzione della prescrizione in caso di emissione di richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’ente affermando che: “la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell'ente, in quanto atto di contestazione dell'illecito, interrompe, per il solo fatto della sua emissione, la prescrizione e ne sospende il decorso dei termini fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, ai sensi del D.lgs. 231/2001, artt. 59 e 22 commi 2 e 4”. In particolare la Corte d’Appello di Milano, in parziale riforma della decisione del Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Milano, “dichiarava di non doversi procedere nei confronti dell'imputato in relazione ai reati sub A, B ed I dell'imputazione per prescrizione rideterminando nei suoi confronti la pena” e dichiarava di non doversi procedere nei confronti dell’ente in quanto gli illeciti amministrativi erano estinti per intervenuta prescrizione. La Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano proponeva ricorso in cassazione affermando che “la Corte di Appello ha applicato la disciplina penale della prescrizione agli illeciti contestati alla società. Invece la prescrizione per gli illeciti [...]
o231_collaboratore2020-02-17T12:41:22+01:0017 Feb 2020|Categorie: Articolo|
Disastro ferroviario. Ente condannato ex D.lgs. 231/2001
La Corte d’Appello di Firenze, III sezione penale, in data 16 dicembre 2019 ha reso note le motivazioni della sentenza n. 3733 Reg. sent. relativa alla strage di Viareggio che nel giugno 2009 costò la vita a 32 persone. In particolare, la pronuncia in esame, ha ritenuto responsabili ai sensi dell’art. 25 septies D.lgs. 231/2001 “Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro”, in relazione ai delitti di omicidio colposo e lesioni personali colpose, diverse Società sia italiane sia straniere applicando alle stesse sanzioni pecuniarie e, in alcuni casi, interdittive. Nel dettaglio, i Giudici di merito, respingendo le impugnazioni delle Società appellanti, hanno chiarito che sono imputabili ai sensi del D.lgs. 231/2001 anche gli enti stranieri che non hanno in Italia alcuna sede precisando che “l’operatività della norma, infatti, non è legata alla “territorialità” dell’ente, cioè alla sua presenza fisica, con una sede, entro il territorio dello Stato, bensì alla sua attività in detto territorio che renda i suoi esponenti, i soggetti descritti dall’art. 5 della legge, capaci di commettere reati in Italia“. La Corte ha inoltre ritenuto sussistente la “colpa in organizzazione” chiarendo che “non è stata [...]
o231_collaboratore2020-02-17T12:42:25+01:0004 Feb 2020|Categorie: Articolo|
Lotta alla frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione Europea. Approvazione in esame preliminare del Decreto Legislativo di attuazione della direttiva UE 2017/1371
Il Consiglio dei Ministri, in data 23 gennaio 2020, ha approvato in esame preliminare il Decreto Legislativo di attuazione della Direttiva PIF come richiesto dalla Legge di delegazione europea 2019. In particolare, come si legge nel testo dello schema di Decreto Legislativo “la direttiva sostituisce precedenti convenzioni di disciplina della materia e prosegue sulla scia di altri interventi di armonizzazione del diritto penale degli Stati membri completando, per i tipi di condotte fraudolente più gravi nel settore finanziario, la tutela degli interessi finanziari dell’Unione ai sensi del diritto amministrativo e del diritto civile. Il decreto modifica quindi la disciplina dei reati tributari sulla responsabilità amministrativa delle società per i reati commessi dalle persone fisiche nel loro interesse o vantaggio”. Tra le novità riportate nel comunicato si prevede di punire anche le ipotesi di delitto tentato per i reati fiscali che presentano l’elemento della transnazionalità, se l’imposta IVA evasa non è inferiore a 10 milioni di euro. Inoltre è previsto un ampliamento del catalogo dei reati presupposto che danno luogo alla responsabilità dell’ente ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 includendovi ora i delitti di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione e di indebita compensazione. Si prevede un’estensione della [...]
o231_collaboratore2020-02-04T15:13:22+01:0027 Gen 2020|Categorie: Articolo|
Legge 157/2019: estensione della responsabilità amministrativa degli Enti ai reati tributari
In data 24 dicembre 2019 è entrata in vigore la legge 157/2019 di conversione del Decreto Fiscale che, sotto il profilo penal-tributario, inasprisce la risposta sanzionatoria dell’ordinamento giuridico nazionale in rapporto ad alcuni reati previsti dal D.lgs. 74/2000. È, in particolare, previsto un complessivo inasprimento delle pene principali, una riduzione delle soglie di rilevanza penale delle violazioni fiscali, nonché l’inserimento nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli Enti ex D.lgs. 231/2001 dei reati di cui agli artt. 2, 3, 8, 10, 11 D.lgs. 74/2000.
o231_collaboratore2020-01-27T12:13:36+01:0008 Gen 2020|Categorie: Articolo|
Rilevanza e limiti della condotta colposa del lavoratore
Attraverso tre recenti pronunce la Corte di Cassazione ha affrontato il delicato tema degli infortuni sul lavoro individuando i limiti entro cui la condotta colposa del lavoratore può essere rilevante ai fini dell’esclusione della responsabilità amministrativa dell’ente ex D.lgs. 231/2001 e della responsabilità penale del datore di lavoro. Il presente excursus giurisprudenziale pone in evidenza la severità dei controlli posti in essere dall’Autorità giudiziaria dinnanzi al verificarsi di infortuni e consente di individuare gli specifici obblighi posti in capo al datore di lavoro dal nostro ordinamento. Solo il rispetto delle prescrizioni in materia di attività di prevenzione (valutazione dei rischi e predisposizione di misure di sicurezza), formazione dei lavoratori, consegna di adeguati strumenti e attrezzature di lavoro, pone il soggetto apicale al riparo da contestazioni penali personali e tutela l’ente da sanzioni pecuniarie e/o interdittive. In particolare, con la sentenza del 19.11.2019, n. 48779, la IV sez. penale della Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sul caso di infortunio sul lavoro avvenuto mentre il lavoratore era impiegato a svolgere le sue mansioni seguendo una prassi di lavorazione instauratasi in azienda da diverso tempo e nota a tutti. I giudici di legittimità hanno potuto accertare come già nei gradi [...]
o231_collaboratore2019-12-20T12:22:58+01:0020 Dic 2019|Categorie: Articolo|
In data 6 dicembre è stato trasmesso al Senato il testo della Legge di conversione del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, recante Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili nella versione emendata dalla Camera dei deputati. Se, da un lato, resta confermato l’inasprimento del trattamento sanzionatorio (aumento di pene e abbassamento delle soglie di punibilità), dall’altro, vi sono significative novità in materia di responsabilità amministrativa degli Enti dipendente da reato. In particolare il Decreto Fiscale, nella versione ora sottoposta all’esame del Senato, estende la responsabilità delle persone giuridiche ai delitti di Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 D.lgs. 74/2000), Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3), Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8), Occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10), Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11). Il testo approvato dalla Camera dei deputati in sede di conversione del DL Fiscale e ora trasmesso al Senato prevede in particolare le seguenti sanzioni in caso di responsabilità ex D.lgs. 231/2001:
Interesse e vantaggio dell’ente: l’importanza del modello organizzativo
La Suprema Corte di Cassazione, sez. IV penale, con la recente sentenza n. 43656 del 24.09.2019 è tornata ad affrontare il tema dell’interesse e vantaggio dell’ente ritenendo a tal fine necessaria la verifica da parte del giudice di merito circa l’avvenuta adozione e l’idoneità del modello organizzativo adottato dalla società. Il caso di specie: in particolare, il caso sottoposto all’attenzione dei giudici di legittimità riguarda la morte di un lavoratore avvenuta mentre erano in corso lavori edili di sopraelevazione di un corpo di fabbrica a causa dell'improvviso crollo della pavimentazione. La causa dell'infortunio è stata individuata nel cedimento del suolo, che non era stato ricoperto da assi di legno e da lamiere prima del passaggio di un pesante mezzo onde impedire il precipitare dello stesso. La responsabilità dell'accaduto è stata addebitata in entrambi i gradi di merito al datore di lavoro e al capocantiere. Nel dettaglio, la colpa dei due imputati è stata individuata “nel non avere fornito ai lavoratori una specifica informativa sull'esistenza di rischi e sulle modalità di prevenzione degli stessi, oltre che nella mancata predisposizione di mezzi idonei a prevenire i rischi e nel non avere esercitato la necessaria vigilanza al fine di assicurare l'osservanza delle [...]
o231_collaboratore2019-12-16T10:28:30+01:0010 Dic 2019|Categorie: Articolo|
Il Decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105 che ha introdotto misure urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica con l'obiettivo di assicurare un livello elevato di sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche, nonché degli enti e degli operatori nazionali, pubblici e privati è stato convertito in Legge lo scorso 14 novembre. Si tratta di un provvedimento che attraverso l'istituzione di un perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e la previsione di apposite misure intende garantire elevati standard di sicurezza necessari allo svolgimento di funzioni o alla prestazione di servizi, dalla cui discontinuità potrebbe derivare un pregiudizio per la sicurezza nazionale. I soggetti destinatari degli obblighi: la legge di conversione prevede che entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento - con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri - vengano individuate le amministrazioni pubbliche, gli enti e gli operatori nazionali, pubblici e privati inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e tenuti al rispetto delle misure e degli obblighi oggetto della riforma. Le procedure: la novella legislativa rinvia inoltre ad un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri - da emettere su proposta del CISR (Comitato interministeriale per la [...]
Il Decreto Legge 26 ottobre 2019, n. 124, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 ottobre 2019, n. 252, introduce una serie strumenti volti a rafforzare e razionalizzare la risposta sanzionatoria che l’ordinamento giuridico nazionale prefigura in rapporto ai reati tributari. In primo luogo, si interviene in maniera significativa sull’apparato sanzionatorio propriamente penale, con modifiche al DLgs n. 74/2000 consistenti in un complessivo inasprimento delle pene principali e in una riduzione delle soglie di rilevanza penale delle violazioni fiscali. In secondo luogo, si estendono anche al settore penal-tributario incisive misure a sanzioni di natura patrimoniale a carico di chi viene condannato per i reati tributari più gravi. Inoltre, viene esteso l’ambito applicativo del sistema della responsabilità degli enti di cui al DLgs n. 231/2001 anche al delitto di dichiarazione fraudolenta mediante l‘uso di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti. Tali modifiche entrano in vigore dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del presente decreto. Di seguito se ne riporta una prima sintesi.
Froglab_admin2019-12-20T11:05:54+01:0019 Nov 2019|Categorie: Articolo|
La Direttiva PIF e la giurisprudenza sulle frodi carosello: possibili implicazioni nell’ordinamento interno
La Camera dei Deputati ha approvato in data 1.10.2019 il Disegno di legge C. 1201-B, trasmesso dal Senato il 31 luglio 2019 con cui il Parlamento delega il Governo al recepimento nell’ordinamento interno di quanto previsto dalla c.d. Direttiva PIF. La Direttiva n. 2017/1371 emessa dal Parlamento Europeo e dal Consiglio il 5 luglio 2017 in materia di “lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale” (art. 17 Direttiva UE 2017/1371) impone agli Stati membri di prevedere forme di responsabilità a carico degli Enti adottando “le misure necessarie affinché, se commessa intenzionalmente, la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione costituisca reato” (art. 3 Direttiva UE 2017/1371). In particolare, il legislatore europeo impone di sanzionare le frodi in materia di IVA ove le stesse “siano connesse al territorio di due o più Stati membri dell'Unione Europea e comportino un danno complessivo pari ad almeno 10.000.000 EUR”. Tuttavia, l’attuazione da parte del governo di tale provvedimento potrebbe avere portata ben più ampia. Se, da un lato, è infatti richiesta la criminalizzazione delle frodi IVA ritenute gravi in relazione all’entità del danno cagionato all’Unione Europea e alla connessione tra più Stati, dall’altro, non può escludersi che [...]
Froglab_admin2019-11-27T14:32:25+01:0004 Nov 2019|Categorie: Articolo|
Recenti novità in tema di Whistleblowing: la nuova Direttiva UE e la prima sanzione ANAC
Come noto con il termine Whistleblowing si fa riferimento alle segnalazioni di condotte illecite di cui un soggetto è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro. Negli ultimi anni il soggetto segnalante ha beneficiato in Italia di una tutela crescente volta, da un lato, a garantire la riservatezza della segnalazione stessa attraverso appositi strumenti informatici e, dall’altro, a impedire che il whistleblower possa essere esposto a misure ritorsive o discriminatorie sul luogo di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla segnalazione. Con specifico riferimento alle violazioni rilevanti in base al d.lgs. 231/2001 si segnala che con legge 30 novembre 2017 n. 179 è stato inserito all’art. 6 d.lgs. 231/2001 un nuovo comma 2 bis in base al quale “I modelli di cui alla lettera a) del comma 1 prevedono: a) uno o più canali che consentano ai soggetti indicati nell'articolo 5, comma 1, lettere a) e b), di presentare, a tutela dell'integrità dell'ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite, rilevanti ai sensi del presente decreto e fondate su elementi di fatto precisi e concordanti, o di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell'ente, di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte; tali canali [...]
Froglab_admin2019-11-27T14:32:16+01:0003 Nov 2019|Categorie: Articolo|
Responsabilità dell’Ente: si estende il catalogo dei reati presupposto
Già con legge 9.01.2019, n. 3 il legislatore ha esteso il catalogo dei reati presupposto che possono dar luogo alla responsabilità dell’ente introducendo il reato di traffico di influenze illecite previsto dall’art. 346 bis c.p. Oggi le ipotesi di responsabilità amministrativa dell’Ente dipendente da reato si estendono ulteriormente attraverso due ultime riforme legislative: Il DL 105/2019 in materia di sicurezza nazionale cibernetica Il recepimento da parte dell’Italia della Direttiva n. 2017/1371 in materia di frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione. In particolare Il Decreto-Legge 21 settembre 2019 n. 105 recante disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica (c.d. Decreto Cyber security) entrato in vigore in data 22 settembre 2019 mira ad assicurare un livello elevato di sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche, nonché degli enti e degli operatori nazionali, pubblici e privati, attraverso l’istituzione di un perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e la previsione di misure idonee a garantire i necessari standard di sicurezza rivolti a minimizzare i rischi consentendo, al contempo, la più estesa fruizione dei più avanzati strumenti offerti dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Si tratta di un provvedimento applicabile alle amministrazioni pubbliche, agli enti e [...]
Froglab_admin2019-11-27T14:32:10+01:0002 Nov 2019|Categorie: Articolo|
Con legge del 9 gennaio 2019, n. 3 in materia di Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici il legislatore ha operato una riforma ad ampio spettro che introduce importanti novità anche con riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti di cui al D.lgs. 231/2001. In particolare, la novella legislativa ha esteso il catalogo dei reati presupposto che possono dar luogo alla responsabilità dell’ente introducendo il reato di traffico di influenze illecite previsto dall’art. 346 bis c.p. Il comma 1 dell’art. 25 D.lgs. 231/2001, così come riformato, dispone infatti che: “In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 318, 321, 322, commi primo e terzo, e 346 bis del codice penale, si applica la sanzione pecuniaria fino a duecento quote”. Al contempo, la legge n. 3 del 2019 ha modificato anche l’art. 346 bis c.p. che attualmente punisce “Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 318, 319, 319-ter e nei reati di corruzione di cui all'articolo 322-bis, sfruttando o vantando relazioni esistenti o asserite con un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico [...]
Froglab_admin2019-11-27T14:32:03+01:0001 Nov 2019|Categorie: Articolo|
Il “nuovo” rischio fiscale: tocca all’impresa
L’estensione del catalogo dei reati presupposto 231 alla fattispecie di dichiarazione fraudolenta ad opera del D.L. 124/2019 induce le società a confrontarsi con il sistema di gestione del rischio fiscale al fine di evitare sanzioni pecuniarie o perfino interdittive. A ciò si aggiunga che l’imminente attuazione della c.d. Direttiva PIF estenderà ulteriormente la responsabilità 231 circa la materia penal-tributaria. Tali direttrici normative suggeriscono l’adeguamento dei modelli attraverso l’introduzione o l’implementazione di un sistema di gestione del rischio fiscale che ponga al riparo l’azienda da condotte potenzialmente idonee ad integrare i delitti dichiarativi e il coinvolgimento della società, tra le altre, nelle c.d. frodi IVA. Sempre di più ormai la giurisprudenza penale qualifica l’impresa non tanto come fatto interamente privato, bensì come primo presidio di legalità dell’attività sociale ed offre alcuni criteri attraverso cui poter orientare il giudizio circa la buona fede (o meno) del soggetto coinvolto nella frode. In questo senso, costituiscono indici sintomatici (i) la struttura e una dotazione di personale che possano essere ritenuti adeguati alla prestazione effettuata (ii) l’esiguità del prezzo praticato rispetto a quello corrente e (iii) la mancata verifica del ruolo ricoperto dalla persona fisica con cui si tratta, (iv) adeguati poteri con l’interlocutore commerciale [...]
o231_collaboratore2019-12-20T11:29:34+01:0031 Ott 2019|Categorie: Articolo|

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 70
 art. 35
 sentenza 
 art. 10
 art. 10
 sentenza 
 art. 19
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 76
 art. 41
 art. 256
 sentenza 
 art. 25
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