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Timestamp: 2020-06-01 23:39:12+00:00

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Laura Fincato. Ne ha facoltà.
LAURA FINCATO. Signor Presidente, spero che le ore, pur poche, di riposo, da ieri pomeriggio alla ripresa odierna serale (e la presenza di molti colleghi dimostra che stiamo tutti quanti onorando il nostro compito di parlamentari), siano servite a tutti quanti per inquadrare meglio i temi trattati, anche dall'articolo 6 e dagli emendamenti ad esso relativi, proposti sia dalla maggioranza sia dall'opposizione, intorno ai quali, intervengo.
Una ricapitolazione, lungi dall'essere pedante, è fatta per rammentare a tutti noi la complessità e le misure precise che vanno inquadrate, come tutte le misure dal lato delle entrate, all'interno di quegli interventi di natura fiscale che, nella manovra finanziaria, si poggiano su tre pilastri: interventi di politica tributaria, strictu sensu, interventi per migliorare l'efficienza dell'amministrazione pubblica e per contrastare l'evasione e l'elusione fiscale, interventi per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico.
Va anche rammentato che pure questa materia (disposizioni per il recupero di base imponibile) è strettamente correlata, nei suoi cardini d'impostazione economico-culturale, ai documenti che il Parlamento, e nello specifico la Camera, ha già approvato (il decreto cosiddetto Bersani-Visco ed il decreto fiscale) ed a quello al nostro esame, il disegno di legge finanziaria.
Il disegno di legge finanziaria per il 2007 sta prendendo corpo, articolo per articolo. È bene ricordare che 16 milioniPag. 6di famiglie, secondo i dati Istat, trarranno vantaggio da questa manovra, beneficiando di 263 euro in media all'anno in più. Si tratta, dunque, di una manovra finanziaria di grande significato che percorre con convinzione la strada del risanamento dei conti pubblici, delle liberalizzazioni, da una parte, e dell'affermazione di criteri di riequilibrio e giustizia sociale, dall'altra.
L'articolo 6, che è in discussione questa sera con i suoi emendamenti, è un ulteriore tassello della politica economica e fiscale dell'Unione. Crediamo sia necessario intensificare gli sforzi che dovrebbero essere condivisi anche dall'opposizione (e, a dire il vero, in qualche occasione nel corso di questo dibattito, anche serrato, c'è sembrato che così fosse), perché si devono ridurre le sacche di evasione fiscale.
Vogliamo una politica incisiva, non persecutoria, di lotta all'elusione ed all'evasione, al fine di ottenere recuperi di efficienza della pubblica amministrazione. Non pensiamo al fisco in termini punitivi; più semplicemente, il fisco è lo strumento con cui la collettività recepisce le risorse per assicurare, a tutti, i servizi sociali e per finanziare i beni ed i servizi pubblici.
L'evasione fiscale contributiva, alimentata dalla politica dei condoni, ha assunto contorni preoccupanti. Il fenomeno dell'evasione fiscale mette in dubbio i terreni stessi su cui gli economisti dimostrano le posizioni di ottimo conseguibili nell'economia di mercato. L'insieme dei prezzi che si forma sul mercato e la conseguente allocazione delle risorse sono distorte con perdite di benessere sociale. Le inefficienze così prodotte fanno perdere quote di PIL e ciò equivale ad un caso di esternalità negativa. Il vantaggio per gli evasori, quello illusorio di chi accetta di pagare «in nero» per risparmiare, è minore del danno che subisce la collettività.
È indispensabile, allora, disincentivare e reprimere l'evasione fiscale; ciò va fatto, soprattutto, attraverso l'utilizzo di un sistema di pagamenti che sia in linea con i tempi dell'innovazione tecnologica.
L'impegno del centrosinistra è che, nella misura e ai ritmi compatibili con l'aggiustamento della finanza pubblica, i frutti della lotta all'evasione verranno restituiti ai cittadini ed alle imprese. Non sarà varato, inoltre, alcun condono, e saranno potenziate le attività di accertamento e di controllo, nella consapevolezza che l'obiettivo è raggiungere effetti permanenti di adempimenti spontanei dei contribuenti.
Siamo tutti consapevoli che, per abbattere l'evasione e contrastare l'elusione, non è sufficiente affidarsi solamente alla via fiscale: occorre abbassare le aliquote tributarie e varare riforme strutturali che consentano alle imprese di competere nella legalità. Per far ciò, tuttavia, è necessario innanzitutto recuperare il senso della legalità ed un Governo che non incoraggi l'evasione fiscale. Il paese, infatti, ha bisogno di un Esecutivo la cui politica fiscale deve essere giusta ed equilibrata, nel senso di chiedere ad ogni cittadino di contribuire al mantenimento dei beni comuni.
Vorrei rilevare che l'articolo 6 del disegno di legge finanziaria in esame (di cui stiamo discutendo, nel loro complesso, le proposte emendative ad esso presentate) fa parte di un pacchetto di misure con le quali si renderà più razionale il sistema tributario e fiscale italiano, attraverso maggiori controlli, accertamenti e recuperi di base imponibile, nonché di efficienza nella riscossione. Se questa è la base del ragionamento e dell'impegno, allora, anche le proposte emendative (quelle proposte sia dall'opposizione, sia dalla maggioranza) devono rientrare nell'ambito di tale impostazione.
Vorrei rilevare che, in modo particolare, i commi dall'1 al 4 dell'articolo in esame sono volti a modificare le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 (TUIR) relative alla determinazione della base imponibile delle società e degli enti commerciali residenti, ai fini dell'applicazione dell'imposta sul reddito delle società. Tali norme consentono, dunque, di creare una simmetria tra imponibilità del risultato positivoPag. 7(utile) e deducibilità del risultato negativo (perdita), nonché di incrementare la base imponibile.
Desidero portare un esempio in tal senso, proprio perché sono state presentate numerose proposte emendative proprio a tale primo comma. La disposizione da esso richiamata (l'articolo 93 del TUIR) disciplina la modalità di calcolo delle rimanenze finali delle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale. Per intenderci, ci si riferisce alle aziende che operano soprattutto per commessa, vale a dire non con prodotti standard, ma su progetto e richiesta del committente (come possono essere le opere edili e di costruzione, la realizzazione di impianti e macchinari specifici non di serie ed anche i servizi). Tali lavori sono accomunati dalla particolarità di richiedere una progettazione ed una preparazione che dura più mesi e, quindi, si pone un problema contabile e fiscale.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO LEONI (ore 20,45)
LAURA FINCATO. Il citato articolo 93 del TUIR si preoccupa di stabilire le modalità fiscali di valutazione di queste tipologie di opere a fine di ciascun servizio. Prima della modifica, esso consentiva due modalità alternative: una di default (denominata «valutazione in base ai corrispettivi pattuiti»), mentre l'altra (denominata «valutazione del costo») poteva essere autorizzata dall'Agenzia delle entrate come deroga, qualora l'impresa utilizzasse tale criterio anche nella propria contabilità e nel bilancio.
Il comma 1 dell'articolo 6 abroga la possibilità di applicare il cosiddetto criterio del costo per opere la cui esecuzione è iniziata a decorrere dal primo gennaio 2007 per le società con periodo di imposta pari all'anno solare. Porterò, dunque, un esempio per chiarire il funzionamento delle due modalità.
Un'azienda costruisce un impianto che le è stato commissionato; il prezzo a cui venderà tale impianto è pari a 1.000, mentre i costi che sosterrà ammontano a 600. Complessivamente, tale impresa guadagnerà una somma pari a 400; il lavoro di costruzione inizia nel mese di ottobre dell'anno 2006 e finirà nel giugno 2007, quando si procederà alla vendita.
Durante il 2006, quindi, l'azienda ha maturato dei costi, supponiamo pari al 40 per cento dell'ammontare totale previsto, pari a 240. Al 31 dicembre 2006, l'impresa dovrà imputare a bilancio il valore dell'opera in corso, al fine di stornare i costi sostenuti e farli gravare nell'esercizio in cui l'opera stessa viene completata e ceduta. Con il criterio del costo, imputerà un valore pari a 240 (vale al dire, il 40 per cento di 600), mentre sulla base del criterio del corrispettivo pattuito imputerà un valore di 400 (cioè il 40 per cento rispetto a 1.000).
Con tale ultimo criterio, in sostanza, si rettifica un costo di 240 con un importo di 400 e, quindi, si inserirà nel bilancio riferito al 2006 un valore positivo, vale a dire una quota degli utili previsti. Così facendo, dal punto di vista fiscale si anticipa la tassazione: in altri termini, un reddito pari, nel mio esempio, a 400 non sarà maturato interamente nel 2007 (come avviene in base al criterio del costo), ma una parte (pari a 160) sarà realizzata nel 2006 ed un'altra (pari a 180) nel 2007. Ho portato questo esempio perché ritengo importante capire cosa significhi la facoltà di ricorrere al criterio del costo, il quale consiste, in realtà, in un'anticipazione del reddito tra un anno e l'altro: il reddito imponibile, infatti, rimane complessivamente il medesimo.
Inoltre, per le aziende che producono per commessa, tenuto conto che i principi contabili consentono e legittimano il ricorso ad entrambi i criteri e che molte imprese adottano il criterio del costo per semplicità, sarebbe una complicazione contabile e fiscale richiedere di disporre, ai soli fini tributari, i ricalcoli di tutte le valutazioni di fine anno per ottenere, come risultato, soltanto di anticipare di un anno l'imposizione. In effetti, anche laPag. 8relazione tecnica governativa ammette che, almeno in un primo periodo, la base imponibile dovrebbe crescere.
La seconda osservazione che desidero formulare, anche questa molto tecnica, riguarda il comma 2 dell'articolo 6 del disegno di legge in esame. Ricordo che il testo originario dell'articolo 107, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non prevedeva un criterio particolare di ripartizione del costo eccedente nel tempo (ad esempio, si poteva attribuire al primo anno il 30 per cento, al secondo il 20 ed al terzo il 15 per cento), mentre, con la novella proposta, si stabilisce un criterio preciso di suddivisione. Infatti, le proposte emendative presentate insistono su tale aspetto proprio perché cercano di essere utili a quelle imprese che utilizzano effettivamente tale norma, le quali sono tuttavia poche, anche se sono certamente importanti (le concessioni autostradali in primis). Anche la relazione tecnica governativa ammette, in effetti, la scarsa rilevanza della manovra e non ascrive alcun maggior gettito dalla disposizione in questione, riconoscendo natura temporanea all'eventuale recupero del gettito fiscale.
Per quanto concerne i commi 3 e 4 dell'articolo in esame (sui quali io stessa ho presentato proposte emendative), ricordo che, anche riguardo ad essi, la relazione governativa prevede un gettito a decorrere dal 2009. Sembra che la stima del Governo si limiti solamente al recupero proveniente dall'area del trasporto navale, mentre, prudenzialmente, nulla viene ascritto ad altre voci; in modo particolare, rammento che tali voci riguardavano l'area della pesca.
Il comma 5 dell'articolo in esame mi impone qualche nostalgia, poiché credo che avremmo nostalgia per la vecchia marca. Con le modifiche alle imposte di bollo, infatti, sparisce la marca acquistata dal tabaccaio ed incollata sugli atti. L'imposta si acquisterà solo presso degli intermediari (che sono, tra l'altro, anche i tabaccai, che dispongono di macchinette del tipo usato per il Superenalotto, per il Totocalcio e via dicendo), i quali incasseranno l'importo, stamperanno con un dispositivo una ricevuta (che vale come marca) ed invieranno all'Agenzia delle entrate a fine giornata, per via telematica, il riassunto delle vendite.
Ritegno che proveremo un po' di nostalgia, anche se tale ragionamento si inserisce a pieno titolo all'interno di quel tema importante e dibattuto (nonché motivo di polemica, specie nella giornata di ieri) sulla modernizzazione e sulla virtualizzazione dei rapporti tra contribuenti e fisco. Vorrei osservare che, per quanto riguarda il comma 5 dell'articolo 6, la relazione tecnica governativa non stima, in effetti, alcun gettito; tuttavia, in questo caso si tratta di rendere tutto quanto molto più trasparente, più chiaro e più facile. Ma per essere facile - e mi riferisco alla vicenda di ieri -, ciò va fatto soprattutto, come diceva lo scrittore, «cum iudicio»! Vorrei segnalare che anche i commi da 6 a 10 dell'articolo in esame, che vedono numerosi interventi dei colleghi in via emendativa, rappresentano ulteriori atti di fiducia verso le procedure telematiche. In tal caso, la relazione governativa stima maggiori entrate annue per circa 48 milioni di euro nei prossimi tre anni. Pertanto, rispetto alle misure che ho precedentemente commentato, si tratta veramente di conseguire maggiori entrate.
Per quanto concerne il comma 11 del medesimo articolo - che rappresenta la modifica dell'aliquota di tassazione di base dei tabacchi lavorati -, ricordo che la relazione tecnica prevede maggiori entrate per 100 milioni di euro annui. Credo che tale stima possa essere accettata; ne fanno certamente molto affidamento i colleghi che, nel corso dell'esame del disegno di legge finanziaria, hanno effettuato, sulla base di tale stima, la valutazione della copertura di una serie di misure che hanno indicato, e noi la accogliamo soprattutto in omaggio alla lotta contro il fumo.
È forse il caso di soffermarsi un po' di più sui commi dal 13 al 20 dell'articolo 6, poiché si tratta del capitolo che riguardaPag. 9la dichiarazione dei redditi che dovrà contenere tutti i dati utili ai fini del trattamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI).
Questa parte sembra essere il preludio di una «erarializzazione» dell'ICI, di un passaggio dall'esenzione dell'ICI dai comuni, destinatari finali dell'imposta, all'erario, cioè allo Stato. Ciò può essere certamente un elemento di razionalizzazione, tenuto conto che in questi ultimi anni i vari comuni si sono sbizzarriti ad inventare modelli appositi di comunicazione, di variazione dati con scadenze personalizzate di presentazione, bollettini personalizzati di versamento e così via. Ciò ha fatto impazzire i commercialisti - che non vogliamo difendere, ma riconoscerne il lavoro -, che dovevano rincorrere disposizioni varie dei comuni. Ora tutto torna ad essere uniformato e all'interno della dichiarazione dei redditi.
Questo rappresenta un elemento d'ordine. Poiché molti di noi hanno ricoperto o ricoprono ruoli come amministratori, dobbiamo chiederci dove va a finire l'autonomia dei comuni, sia di gettito che di controllo, anche se è vero che i commi 17 e 18 prevedono modalità di dialogo tra erario e comuni. Certamente, si stabilisce che i contribuenti che si rivolgono al CAF per la compilazione del modello 730 - solitamente si tratta di lavoratori dipendenti - vedranno prelevata l'ICI dalla busta paga; si prevede, inoltre, la possibilità di compensare il debito per l'ICI con altri crediti erariali mediante il modello di pagamento F24. Si tratta, dunque, di un momento di riordino, ma non vorremmo che si trasformasse in ulteriore burocrazia. La relazione governativa individua al riguardo un ammontare consistente di recupero di gettito di circa 350 milioni di euro annui. La giustificazione adottata è che avendo a disposizione maggiori informazioni, sarà più semplice fare i controlli. Ma le informazioni richieste, cioè i dati catastali, sono informazioni pubbliche conservate dal catasto. La stima che le maggiori informazioni richieste ottengano un effetto di scoraggiamento dell'evasione è forse un po' ottimistica. Credo, e spero, di non avere tediato i colleghi ricordando il contenuto dell'articolo 6 e quanto importante esso sia non solo per la logica di tutta la finanziaria (in particolare per la parte che attiene al pilastro fondamentale delle entrate), ma anche perché numerosi sono stati gli interventi nella Commissione finanze e numerosi sono stati gli emendamenti proposti dalla maggioranza e dall'opposizione su questo tema. È indubbio che è più comodo, facile ed affascinante parlare del tema della distribuzione delle risorse derivate dalle entrate. L'esigenza fiscale rende meno simpatici sia coloro che governano sia coloro che svolgono come amministratori il compito di esattore a vario titolo. Però, ripeto, è imprescindibile comprendere come questa materia sia il cuore di un fisco onesto, giusto, leale, che pretende comportamenti onesti, giusti e leali da parte dei contribuenti. È troppo facile accusare questa manovra di cattiveria nei confronti dei contribuenti, così come sono ingiuste accuse generiche rivolte a coloro che devono far rispettare le leggi, riuscendo a riportare nelle casse dello Stato per le spese decise dalla finanziaria e dai bilanci dello stato stesso, per i servizi pubblici, per le esigenze sociali dei cittadini, sufficienti entrate perché si produca un equilibrio virtuoso. Dicevo all'inizio del mio intervento, che non è sempre facile e quasi mai simpatico parlare di fisco e sostenere il criterio della giustizia, dell'equità, della correttezza da una parte e dall'altra: dalla parte di chi deve far rispettare le regole e dalla parte di chi a volte cerca di evitare di rispettare le regole. Senza cadere in affermazioni generiche, credo che con il lavoro che è stato fatto, studiando, leggendo e migliorando con gli emendamenti le proposte del Governo, con lucidità e continuità di visione - dal cosiddetto decreto Bersani-Visco al decreto fiscale, agli articoli che riguardano in modo particolare le voci riferite alle entrate - credo che l'Unione ed il Governo stiano dando una dimostrazione di grande serietà ed impegno nell'affrontare il tema delle risorse necessarie a far funzionare e ripartire questo paese. Si tratta del tema delle risorse che devonoPag. 10essere fornite secondo criteri di equità da parte di tutti, secondo la regola giusta e costituzionale che chi più ha, più deve partecipare, chi più ha più deve permettere agli altri di avere. Una logica di distribuzione che deve assolutamente collegarsi con una logica di esenzione.
PRESIDENTE. Onorevole Fincato, la prego di concludere.
LAURA FINCATO. Presidente, sto concludendo. Volevo richiamare, approfondendo la riflessione sull'articolo 6 e sugli emendamenti ad esso collegati, la filosofia generale di questa finanziaria. Credo che approvando l'articolo questa sera compiremmo un altro passo in avanti nello spirito della filosofia, della logica, della strada tracciata da questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare il deputato Milana. Ne ha facoltà.
RICCARDO MILANA. Signor Presidente, colleghi, prima di me la collega Fincato ha illustrato, anche grazie alla sua esperienza nella Commissione finanze, l'articolo 6, che è un articolo fondamentale della manovra economica presentata dal Governo e sostenuta dalla maggioranza parlamentare.
È fondamentale perché se la parola d'ordine con la quale è stata presentata la finanziaria è quella del rigore, dell'equità e dello sviluppo, è evidente che il tema della modalità di recupero della base imponibile, così come quello relativo alle disposizioni in materia di accertamento e di contrasto dell'evasione fiscale e dell'elusione che abbiamo discusso ieri, sono indispensabili a creare le condizioni con le quali si concretizza un'equità vera e sostanziale. Si tratta della base per lo sviluppo, necessaria a questa politica di rigore. Non c'è nessuna politica economica possibile nel nostro paese se non si recuperano quelle larghe fasce dell'evasione fiscale che ha raggiunto livelli scandalosi. Credo che valga la pena ricordare - ho messo da parte un ritaglio di giornale - che il vescovo di Chieti alcuni giorni fa ha descritto l'evasione fiscale come un peccato grave, al pari del furto. Il compito di un Parlamento è anche quello di tracciare una strada: molti colleghi, anche dell'opposizione, sono attenti ai temi dell'etica e della bioetica, ma vorrei sottolineare che essi riguardano non solo la vita in generale, ma anche aspetti della vita quotidiana. Si tratta di una questione fondamentale per il nostro paese.
Ci aspettavamo, poiché negli anni scorsi siamo stati accusati di condurre un'opposizione senza proposte, di essere incalzati in maniera più forte, più incisiva, più convincente.
All'articolo 6 sono stati presentati 24 emendamenti, che oggi dovremmo discutere e votare, ma non è stato promosso un disegno ed una strategia differente, non c'è una proposta nuova e innovativa. D'altra parte, forse, non poteva che essere così. Colleghi dell'opposizione, avete governato negli anni scorsi accusandoci di non avanzare proposte, ma oggi siete qui solamente a difendere quello che avete fatto o quello che, come in questo caso, non avete fatto durante il vostro Governo.
Le misure per contrastare l'evasione fiscale non sono state efficaci. A tal fine, avete pensato di introdurre i condoni, ma non avete creato le condizioni affinché una politica di contrasto all'evasione fiscale desse risultati duraturi e producesse quei comportamenti etici cui mi riferivo in precedenza.
Continuate a perseguire questa logica, di fronte alla nostra volontà di dialogo; e la giornata di ieri ne è stato un esempio. Lo hanno ricordato oggi il sottosegretario Grandi e il relatore Ventura: la maggioranza non è chiusa alla discussione. Sui temi della tracciabilità dei pagamenti si sta raggiungendo, anche grazie alla vostra azione ed al fatto che tanti di noi nutrivano delle perplessità al riguardo, un punto di compromesso utile ed accettabile. Credo che, con riferimento a questi temi, bisognerebbe continuare su questa strada.
Mi sembra, invece, che non sia questa la strada che state intraprendendo. MiPag. 11sembra che si perseveri nel tentativo di non consentire alla maggioranza e al Governo di lavorare. Quel «lasciateci lavorare» che cinque anni fa era la vostra parola d'ordine, oggi, non lo è più; ed i cittadini lo vedranno. Anzi, in tutti i modi si tenta di frapporre degli ostacoli, per poi gridare al fatto che non c'è dibattito, non c'è discussione ed è impossibile esaminare questo disegno di legge finanziaria.
Invece, questa possibilità esiste! Ed esisteva anche nel corso dell'esame in Commissione bilancio, quando si è preferito fare propaganda ed ostruzionismo per tutta una notte su norme marginali. C'è la volontà di gridare allo scandalo, nella speranza che a qualcuno di noi saltino i nervi. Noi ci siamo; siamo qui e continueremo ad esserci nei prossimi giorni. Ascolteremo tutte le vostre ragioni e cercheremo di venir incontro alle vostre proposte costruttive.
L'articolo 6 introduce modi di pagamento - lo ha spiegato bene la collega Fincato - ad esempio, con riferimento all'imposta di bollo. Si definiscono le modalità con le quali si procede alle liquidazioni del prelievo erariale, alla riscossione delle somme dovute, ai controlli automatici, agli accertamenti in materia di prelievo fiscale erariale unico, alle sanzioni in caso di omesso pagamento.
Voi avete presentato una serie di emendamenti, alcuni dei quali peraltro simili a proposte che anche noi avevamo ritenuto possibili; ma credo che esse vadano valutate nell'anno a venire, a fronte dei risultati di una politica di risanamento.
Una diversa tassazione sugli immobili è possibile, ma in una fase espansiva del sistema economico e non in una fase esclusivamente difensiva, di contenimento del deficit, di recupero di quei parametri europei scientemente «sfondati» dal Governo precedente.
È possibile ragionare su questi temi e continueremo a farlo. È una proposta che ci sta a cuore; ma credo vada ben analizzata.
Poi, vi sono una serie di norme concernenti ulteriori modi di pagamento rispetto alle quali - come ricordava la collega Fincato - potrebbero essere avanzate proposte nuove ed accettabili: e credo che il Governo non sia qui per respingerle.
Ritengo che siamo giunti ad un punto in cui è possibile lavorare, confrontarci e riprendere un giusto ritmo per l'approvazione di questo disegno di legge finanziaria, se smetterete di attuare manovre ostruzionistiche e se parteciperete ai nostri lavori. Noi sappiamo mantenere il numero legale e lo abbiamo dimostrato: siamo qui a mantenerlo e lo faremo nei prossimi giorni. È possibile lavorare affinché il Parlamento faccia il bene del paese e compia scelte coerenti con il programma elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).
GIUSEPPE CONSOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Milana ha concluso il suo intervento dicendo a noi - questo è proprio paradossale! - di non porre in essere manovre ostruzionistiche.
Ebbene, signor Presidente, ho l'obbligo di rilevare, anche a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, che la seduta odierna è stata convocata alle 20 di domenica, e alle ore 21,10 si sono svolti soltanto tre interventi: quelli degli onorevoli Strizzolo, Fincato e Milana. Tutti e tre hanno spiegato agli italiani tutto, fuorché di cosa si parli in questo disegno di legge finanziaria.
La verità è una sola: signor Presidente, come è stato sottolineato in apertura dei lavori, il Governo ha «vomitato» 81 nuovi emendamenti, con un ritmo impressionante. Vi sono 81 nuovi emendamenti che dimostrano che ancora non avete le idee chiare e non sapete dove andare a parare. Questa è la verità! Signor Presidente, non si venga a dire che questo è ostruzionismo da parte dell'opposizione (Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Popolari-Udeur)!Pag. 12
L'opposizione sta facendo il proprio lavoro: essa è presente in aula con serietà. I problemi appartengono tutti alla maggioranza! Quindi, per piacere, non parlate di confronto, visto che, per primi, siete voi a volere sottrarvi al confronto!
Il Governo ha le idee molto poco chiare, e farebbe bene a non aggravare con comportamenti del genere quell'immagine assai negativa che molto presto lo manderà a casa.
So che vi chiedo uno sforzo impossibile, ma cercate di diventare persone serie (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)! Non è svolgendo interventi totalmente privi di significato che si vara un provvedimento importante come la legge finanziaria (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia)!
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, abbiamo già svolto queste considerazioni in Commissione e, prima, in seno al Comitato dei nove. Onorevoli colleghi della maggioranza e dell'opposizione, questo è il fascicolo degli emendamenti del Governo che è pervenuto ai commissari ed ai membri del Comitato dei nove questa sera alle ore 19, quando è iniziata la riunione. Ma c'è un problema. Abbiamo iniziato a leggerlo. Tralascio il fatto che i rigorosi pilastri su cui il ministro Padoa Schioppa ha costruito la riforma vengono traditi: ho contato 12 mila nuove assunzioni e mi sono fermato a metà del fascicolo.
Premesso che il ministro Mussi ha ragione a lamentarsi perché, da una parte, gli vengono attribuite delle risorse, ma, dall'altra, esse vengono sottratte al suo Ministero; premesso che gli artigiani, cui avete raccontato in questi giorni che l'aumento dei contributi ai dipendenti...
PRESIDENTE. Per cortesia, si attenga all'ordine dei lavori...
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, devo svolgere alcune premesse. Tali contributi venivano tagliati; ma informo i colleghi della Margherita, i quali si sono molto adoperati a tal proposito, che l'emendamento in questione è inammissibile.
Tutto ciò premesso, signor Presidente, vorrei sottolineare che questi emendamenti cambiano il volto del disegno di legge finanziaria (Commenti del deputato Carbonella). Essi rendono inefficace il 50 per cento degli emendamenti che dalla Commissione abbiamo ripresentato in Assemblea, perché si modifica il testo.
Non è possibile svolgere un'attività, di maggioranza o di opposizione, cercando di emendare un testo che cambia dal mattino alla sera. Esso cambia in modo repentino, in modo radicale, in modo incomprensibile.
Colleghi, vi è una norma in cui si dice che verranno stabilizzati i rapporti di lavoro e da ciò, siccome non si bandiscono i concorsi, ne deriva un risparmio per lo Stato di 3 mila miliardi all'anno.
È una cosa stranissima che si coprano i posti vacanti in organico e che da ciò derivi un risparmio per lo Stato di 3 mila miliardi; inoltre, ci sono norme che non riusciamo a studiare perché siamo presenti in aula e assistiamo all'ostruzionismo della maggioranza o dell'opposizione. Signor Presidente, ministro Chiti, sottosegretario Letta, un conto è portare avanti un dibattito serio e non formale sulla finanziaria, altro conto è prendere atto - parlo a nome del mio gruppo - dell'impossibilità di svolgere un ruolo emendativo nei confronti di questa legge finanziaria, poiché non la si conosce.
A questo punto, per non perdere tempo, forse varrebbe la pena rinviare il testo in Commissione e far compilare dagli uffici una relazione su un nuovo testo oppure, ministro Chiti, tanto vale prendere atto che da parte della maggioranza non vi è alcuna intenzione di assistere ad un'attività emendativa seria da parte dell'opposizione; quindi, chiedete la fiducia così la smetteremo tutti di perdere tempo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!
MASSIMO GARAVAGLIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, mi richiamo a quanto detto prima dal collega Crosetto e ripeto anch'io alcune considerazioni manifestate in precedenza in Commissione bilancio. La prima è molto semplice: non so se risulta chiara la mole del lavoro da svolgere. Non abbiamo modo di capire adesso se questi nuovi emendamenti presentati dal Governo rappresentino un'opera ben fatta o meno. In ogni caso, se il Governo cambia di nuovo la finanziaria in maniera così sostanziale - praticamente ne riscrive i tre quarti - è evidente che in precedenza ha svolto un pessimo lavoro.
Adesso, che cosa dovremmo fare, secondo voi? Noi, comunque, ce la metteremo tutta lo stesso per emendare, migliorare questo ulteriore testo giunto al nostro esame. È evidente, però, che abbiamo a che fare con un modo di agire non serio; oltretutto, sarà molto difficile capire quali emendamenti già presentati rimarranno in vita. Onestamente, infatti, sono talmente tanti gli articoli riscritti che risulta oggettivamente difficile seguire il filo, ma noi non ci tiriamo indietro; in ogni caso, che non si parli più di ostruzionismo. Il percorso legislativo di approvazione della legge finanziaria è completamente saltato: siamo di fronte, sostanzialmente, ad un golpe del Governo. A questo punto, la cosa più seria è chiedere la fiducia e porre termine a questo teatrino (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, evidentemente, il mio è un invito rivolto più al Governo che a lei. Una settimana fa, in Commissione bilancio, ci siamo trovati l'ultimo giorno di esame di fronte alla presentazione di ottanta emendamenti da parte del relatore e di settanta da parte del Governo.
Durante la settimana, come si è visto - ricordo la consegna degli emendamenti, i termini che scadevano dalle 21 della sera e alle 9 del mattino -, ci siamo trovati dinnanzi ad una legge finanziaria che, obbiettivamente - lo ha affermato, con grande sincerità, il sottosegretario D'Andrea -, è da considerarsi in progress; ciò, presenta degli elementi di positività e di difficoltà oggettiva. Con i tempi contingentati manca, prevedibilmente, una settimana al licenziamento di questa legge finanziaria. Ieri, sono stati consegnati altri novanta emendamenti, di cui ottantacinque resi ammissibili, e oggi ci sono stati consegnati altri fascicoletti a cui ne seguiranno, presumibilmente, quattro o cinque nei prossimi giorni: uso, evidentemente, un numero eufemistico.
Una finanziaria in progress ha un pregio, ma anche un difetto. Infatti, anche se il Presidente Bertinotti ci ha riconosciuto dei tempi piuttosto adeguati rispetto alle precedenti scadenze, non si riesce ad avere compiutezza di tutta la manovra su cui il Governo intende discutere con il Parlamento.
Il mio richiamo non è una perdita di tempo, ma rappresenta una richiesta nei confronti del Governo: l'ho già proposta a metà settimana, spero venga esaudita nei prossimi giorni. L'Esecutivo - lunedì, martedì, quando lo riterrà più opportuno - deve comunicarci se ha concluso la presentazione dei propri emendamenti. In questo modo, almeno per qualche giorno della prossima settimana, che inizia oggi, potremmo avere tutti contezza - Parlamento e Commissione bilancio - di come si è trasformata nel tempo la manovra economica e finanziaria dell'attuale Esecutivo. A fronte di ciò e dei singoli emendamenti, ognuno potrà fare le proprie valutazioni politiche: oggi ce ne resta una sola. Venerdì e sabato avevamo chiesto di discutere subito l'articolo 84 (e noto che questo fascicolo di nuovi emendamenti presentati nel pomeriggio di sabato contiene anche una sua riformulazione).Pag. 14Siamo di fronte al segnale che vi è un progress, ma anche che difficilmente si può avere contezza di tutto ciò che stiamo discutendo se man mano si presentano innovazioni così importanti e determinanti.
La stessa cosa, Signor Presidente, era successa con l'articolo 3; sui giornali e in vari convegni pubblici era stata spiegata la nuova rimodulazione della curva dell'IRPEF: noi la pensavamo ancora più attenta ai bisogni delle famiglie. In ogni caso, abbiamo dovuto aspettare che la rimodulazione, fatta conoscere dai giornali e dai discorsi di molti ministri e sottosegretari, venisse depositata, dopo qualche giorno dalla sua pubblicazione nei quotidiani, giovedì in Parlamento.
Si può fare in molti modi l'opposizione, ma c'è un modo però per consentirci di farla in maniera dignitosa, rendendo così dignitoso anche il confronto in Parlamento. Si debbono cioè avere gli strumenti per poter produrre le proprie correzioni e per promuovere il confronto che tutti noi auspichiamo per il bene il paese (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania).
LUCIO BARANI. Signor Presidente, volevo solamente citare una frase non mia che, credo, ci dica molto. È brevissima, quindi ve la leggo: «La fine del film mi trova ad applaudire meccanicamente con i pensieri altrove, forse disorientato da un finale amaro che mi indicava un futuro prossimo impotente e rassegnato, che non riuscivo ad accettare. Mi sono guardato attorno e vedevo che anche per gli altri, forse, era lo stesso smarrimento». Questa è una frase di Nanni Moretti ne Il Caimano, ma guardando voi sulla finanziaria vedo lo stesso smarrimento. È per questo che credo sia venuto il momento di domandare al Governo se è pronto a chiedere la fiducia; infatti, colleghi, se non è ancora pronto, ce lo deve dire. Non possiamo starcene qui per un'ora e dieci minuti ad ascoltare tre interventi di deputati della maggioranza che hanno cercato di prendere tempo parlando di aria fritta perché non conoscevano nemmeno loro gli emendamenti del Governo! Molti sono andati addirittura fuori tema: se fossero stati a scuola per loro sarebbe stata usata la matita blu che avrebbe voluto dire bocciatura!
PRESIDENTE. Alcuni dei colleghi, intervenuti sull'ordine dei lavori, hanno mosso delle istanze assolutamente condivise dalla Presidenza volta a consentire a tutto il Parlamento un esame accurato di ciò che deve essere posto in votazione e valutato da tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione.
A questo scopo, la Presidenza ha provveduto a diffondere presso i gruppi, già nella serata di ieri e al più tardi questa mattina, gli emendamenti presentati e a prevedere i termini per la presentazione di subemendamenti che sono stati ricordati, peraltro definiti anche congrui da uno dei colleghi intervenuti.
Do ora la parola all'onorevole Crosetto che intende formalizzare una richiesta.
GUIDO CROSETTO. Vorrei formalizzare la richiesta di rinvio del disegno di legge finanziaria in Commissione, ponendola, se possibile, in votazione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia e Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole Crosetto darò ora la parola ad un oratore a favore e ad uno contro che ne facciano richiesta.
ALBERTO GIORGETTI. Chiedo di parlare a favore.
ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, intervengo per appoggiare la richiesta dell'onorevole Crosetto, di tutta la Casa delle libertà e, mi auguro, anche di qualchePag. 15collega della maggioranza che conosce molto bene l'andamento dei lavori in Commissione.
Ci troviamo di fronte ad una manovra totalmente riscritta: circa ottanta emendamenti intervengono, di fatto, su altrettanti articoli, condizionando tutto il testo attuale della legge finanziaria. Essa pone una serie di interventi che vanno palesemente nel senso dell'aumento della spesa pubblica, prevedendo migliaia di assunzioni riferite ai settori strategici del presidio delle finanze pubbliche; interviene andando a modificare uno degli aspetti fondamentali di copertura di questa legge finanziaria, vale a dire l'articolo 84 sul TFR in cui, all'interno della relazione tecnica, si afferma come di fatto tale articolo 84, così riscritto, abbia caratteristiche di dilatorietà sull'aspetto prettamente legato al tema della finanza pubblica. Nonostante tutto questo, si riafferma una copertura complessiva delle entrate per oltre 5 miliardi di euro.
Non si capisce quale sia la ratio, in base alla quale si costruiscono le diverse relazioni tecniche, emendamento per emendamento, che dovrebbe mantenere una coerenza complessiva relativa alla finanza pubblica, che noi non riusciamo ad intravedere assolutamente. È evidente che, di fronte a questo pacchetto emendativo (oltre agli emendamenti precedenti che già sul tema degli enti locali avevano in particolar modo dimostrato alcuni punti di sostanziale debolezza), riteniamo che complessivamente i saldi di finanza pubblica possano significativamente variare.
Come affermavano i colleghi che mi hanno preceduto, è evidente che un approfondimento adeguato di questo testo impone un ritorno in Commissione ed una valutazione degli uffici, sia del Servizio bilancio, sia del Servizio studi, sugli aggregati che vengono di fatto a modificarsi con questi interventi. Inoltre, si impone una riflessione attenta sugli effetti che ci saranno sul pacchetto emendativo presentato. Infatti, è evidente che - e qui riprendo la considerazione fatta all'interno del gruppo di Alleanza Nazionale all'inizio dei nostri lavori - con una così intensa e significativa attività emendativa, tale da riscrivere effettivamente la legge finanziaria, si pone un possibile problema di preclusione, signor Presidente - richiamo la sua attenzione -, sul tema degli emendamenti già presentati.
Dunque, anche il pacchetto emendativo presentato dall'opposizione, in particolar modo, su una serie di questioni che consideriamo fondamentale, rischia di decadere a fronte di questa attività emendativa che, ovviamente, stravolge il quadro complessivo della legge finanziaria.
Signor Presidente, sosteniamo con forza il rinvio in Commissione per avere una tempistica adeguata al fine di poter affrontare la discussione, emendare e ripartire dall'inizio nell'esaminare questa legge finanziaria assolutamente tormentata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore, che avrei dovuto interpellare prima ancora di dare la parola all'onorevole Alberto Giorgetti - e mi scuso di non averlo fatto - sulla proposta avanzata dal deputato Crosetto.
MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, capisco le ragioni politiche che muovono l'onorevole Crosetto ad avanzare questa proposta. Tuttavia, siamo a un punto di lettura di questa legge finanziaria in cui gli emendamenti hanno tutto il tempo necessario per essere subemendati. Dunque, esprimo la mia contrarietà ad un rinvio in Commissione, in quanto è possibile tranquillamente proseguire il lavoro in Assemblea.
PRESIDENTE. Il relatore si è pronunciato contro. Chiedo se onorevole Crosetto mantenga la richiesta di porre in votazione la proposta da lui formulata.
GUIDO CROSETTO. Mantengo la mia richiesta, signor Presidente.
Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronicoPag. 16senza registrazione di nomi, sulla proposta di rinviare in Commissione il disegno di legge finanziaria in esame.
Essendo esauriti gli interventi sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 6, chiedo al relatore di esprimere il parere sugli stessi.
MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sul subemendamento Gianfranco Conte 0.6.100.1: raccomanda l'approvazione del suo emendamento 6.100 ed accetta l'emendamento 6.500 del Governo. Inoltre, la Commissione esprime parere favorevole sugli emendamenti Garavaglia 6.23, purchè riformulato, e Osvaldo Napoli 6.24.
La Commissione esprime invece parere contrario sulle restanti proposte emendative.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, sa che ho molto rispetto nei suoi confronti ma - senza voler fare alcun appunto a lei e alla maggioranza - ritengo che lei abbia trasformato la questione posta con un richiamo al regolamento da parte di alcuni colleghi in un fatto burocratico.
PRESIDENTE. Io ho fornito una risposta per gli aspetti che attengono alla Presidenza della Camera.
MARIO TASSONE. Ho sentito, signor Presidente, ed è questo il motivo per cui lei ha fornito l'interpretazione che poteva dare. Tuttavia, qui vi è una questione di fondo...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole, però noi abbiamo già svolto un dibattito su questo punto.
MARIO TASSONE. Mi perdoni, se lei ha la cortesia di ascoltarmi si accorgerà che sto ponendo un'altra questione.
Ho chiesto sin da ieri la presenza in aula del ministro dell'economia (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo), in quanto egli è sempre stato qui presente. Ciò anche per una questione di fondo: con questi emendamenti si cambia tutta l'impostazione della manovra economico-finanziaria.
Noi abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo all'inizio, successivamente egli non ci ha più rinnovato questo grande piacere. Tuttavia, nel momento in cui vi sono centinaia di emendamenti e, conseguentemente, anche delle modifiche rispetto alle dichiarazioni che egli ha reso al Parlamento con riferimento a temi e a questioni importanti, sarebbe opportuno che, o il ministro ovvero chi per lui, ci dicesse qual è la ratio che cambia in questa manovra economico-finanziaria.
Ritengo che questa sia una richiesta legittima da parte del Parlamento: non si va in Commissione, non vi è il tempo per esaminare gli emendamenti. Vorremmo sapere qual è la filosofia di fondo che si modifica attraverso questi emendamenti che il Governo ha presentato alla valutazione - si fa per dire - del Parlamento.
PRESIDENTE. La Presidenza non può che constatare e ribadire che il Governo è rappresentato in quest'aula da diversi sottosegretari e anche due ministri. La richiesta che lei ha avanzato, peraltro, è già stata svolta precedentemente.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Filippi 6.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Garavaglia.
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, questo che stiamo per votare è unPag. 17emendamento semplicissimo e non dobbiamo perderci più di due minuti.
Visto che l'euro c'è, occorre che ci adeguiamo, seppure lentamente. L'emendamento prevede semplicemente che, per l'imposta di bollo, vi sia un innalzamento da 1,81 a 2 euro e, contemporaneamente, un incremento della franchigia da 77,47 euro (le vecchie 150 mila lire) a 200 euro. Non vi sono oneri, ma una sostanziale semplificazione. Noi, infatti riteniamo che, lentamente, nelle leggi finanziarie dobbiamo renderci conto dell'esistenza dell'euro e non portarci dietro in eterno gli arrotondamenti che rappresentano un'inutile complicazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crosetto. Ne ha facoltà (Deputati del gruppo Forza Italia rivolgono al deputato Elio Vito espressioni augurali e gli porgono un dolce per il suo quarantaseiesimo compleanno - Commenti - Deputati del gruppo L'Ulivo gridano: «Buffoni!»).
Prego i colleghi di avere un atteggiamento composto in aula.
GUIDO CROSETTO. Prima di cominciare, mi dicono di rivolgere gli auguri all'onorevole Elio Vito perché oggi è il suo compleanno, ma non è questo il motivo del mio intervento (Commenti del deputato Carbonella - Scambio di apostrofi tra questi e deputati del gruppo di Forza Italia). È un motivo più serio...
IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, siamo tutti matti...!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore! Onorevole Carbonella, onorevole La Russa, vi prego! Deputato Crosetto, prosegua.
GUIDO CROSETTO. È difficile...
PRESIDENTE. No, non è difficile.
GUIDO CROSETTO. L'articolo 6, al comma 5, propone una misura che ritengo ingiusta, che va a contraddire la convinzione che questa finanziaria non colpisce i redditi bassi. Per carità, si tratta di un articolo marginale, che riguarda l'imposta di bollo, ma l'imposta di bollo viene o decuplicata, da cento lire passa ad un euro, con un aumento di venti volte, o, raddoppiata, come avviene per l'imposta sulle cambiali - non ho mai visto ricchi emettere cambiali per pagare qualcosa - e per quella ordinaria, che passa da cento lire a 0,10 euro. Siccome ritengo che l'imposta di bollo sia un tipo di imposta che colpisce in modo non proporzionale la ricchezza, nel senso che colpisce allo stesso modo chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese e chi guadagna miliardi all'anno, ritengo che questo aumento sia assolutamente ingiusto. Non ci sono, però, correttivi (Commenti del deputato Marino)...
PRESIDENTE. Onorevole Marino, la prego di calmarsi.
GUIDO CROSETTO. Consiglierei al Governo di accantonare almeno il comma 5 di questo articolo, anche perché non dà molte risorse e per le poche risorse che fornisce renderà la vita più difficile ad una fascia di cittadini che non merita questo. Vedere un'imposta moltiplicata per venti per qualcuno è qualcosa di insostenibile.
PRESIDENTE. Che cosa chiede di accantonare esattamente?
GUIDO CROSETTO. Non sono intervenuto in relazione all'emendamento Filippi 6.9, ma ho chiesto al relatore ed al Governo di accantonare la votazione finale dell'articolo 6, in modo tale da consentire un intervento successivo sul comma 5.
PRESIDENTE. Bene, allora quando giungeremo alla votazione dell'articolo potrà reiterare questa richiesta, se lo riterrà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Filippi 6.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Cialente non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Nardi 6.11.
MASSIMO NARDI. Questo emendamento ha il solo scopo di permettere ai gestori di gioco pubblico registrati presso il Ministero dell'interno di venire a conoscenza del volume di gioco che si sviluppa. Questo perché molto spesso capita che fra i concessionari e i gestori non vi sia uniformità sul pagamento delle accise e sul riscontro delle tasse che si devono pagare. I gestori vorrebbero avere la possibilità di operare un controllo telematico del proprio volume, cioè di ciò che capita alle proprie «macchinette» impegnate nei vari siti. Mi sembra che questo emendamento faccia chiarezza dal punto di vista tecnico e spero che il Governo esprima un parere favorevole al riguardo.
PRESIDENTE. Ora che la situazione si è rasserenata, voglio fare anche io gli auguri all'onorevole Elio Vito per il suo compleanno (Applausi).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nardi 6.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Cialente non è riuscito a votare
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Gianfranco Conte 0.6.100.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Passiamo alla votazione del subemendamento Gianfranco Conte 0.6.100.2.
SIMONE BALDELLI. Intervengo per illustrare il subemendamento del collega Conte che riguarda i dipendenti passati dai monopoli di Stato all'Ente tabacchi. Il personale aveva sette anni per scegliere se tornare nella pubblica amministrazione; con questo subemendamento concedono altri due anni di proroga con una copertura di tre milioni di euro. Evidentemente, sette anni potevano essere giudicati insufficienti, anche perché se si danno altri due anni di proroga e, ipoteticamente, tutti i dipendenti dovessero optare per un ritorno nella pubblica amministrazione, anche i tre milioni di euro non sarebbero sufficienti per la copertura.
EDMONDO CIRIELLI. Vorrei fare un appello alla buona coscienza del centrosinistra, soprattutto ai deputati che appartengono al partito dei DS. Noi ricordiamo che questa è stata una privatizzazione scellerata, voluta dal Governo del centrosinistra, che ha colpito gravemente tante aziende importanti d'Italia, e oggi sappiamo bene come si sono comportati i gruppi stranieri che hanno acquistato a quattro soldi i nostri enti. Credo che un voto favorevole sia necessario e ritengo che concedere questa ulteriore opportunità ai dipendenti sia importante.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Gianfranco Conte 0.6.100.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Formisano e Zinzi non sono riusciti a votare.
Approfitto per rivolgere gli auguri anche alla collega Fulvia Bandoli; immagino che i due colleghi interessati abbiano conosciuto serate migliori per festeggiare il proprio compleanno! Gli auguri valgono pure per questo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.100 della Commissione, nel testo subemendato accettato dal Governo.
Hanno votato sì 361
Hanno votato no 136).
Prendo atto che i deputati Cesa, Minardo, Formisano e Leoluca Orlando non sono riusciti a votare e che quest'ultimo avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Raisi 6.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Minardo e Leoluca Orlando non sono riusciti a votare e che quest'ultimo avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Garavaglia 6.17.
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, questo emendamento mira a sopprimere l'articolo 6, commi da 12 a 20, del provvedimento in esame. Oltre a questa proposta soppressiva, ne abbiamo presentate anche altre che tentano, quanto meno,Pag. 20di limitare i danni. Tornando al mio emendamento 6.17, esso è motivato dal fatto che questa parte dell'articolo 6 sostanzialmente cambia il meccanismo di pagamento dell'ICI e, a nostro avviso, ad avviso della Lega Nord Padania, è anche emblematica dell'idea di federalismo fiscale di questo Governo di centrosinistra. In buona sostanza, con la scusa del controllo dell'evasione e dell'elusione fiscale, con tale norma si toglie ai comuni l'unica imposta alla cui riscossione si procede localmente poiché si prevede che l'ICI non sia più riscossa dai comuni ma, attraverso l'inserimento nei modelli di dichiarazione dei redditi, sia versata allo Stato centrale che, successivamente, la restituisce ai singoli comuni. Questo è l'esatto opposto del federalismo fiscale. Il federalismo fiscale, infatti, si ha quando gli enti territoriali trattengono il denaro, contrattano con gli enti territoriali di ordine superiore la cifra da versare e, poi, la versano. In questo modo, voi avete ribaltato il meccanismo portando tutto al centro, anche l'ICI, cioè l'imposta comunale sugli immobili. Per questo motivo la norma in questione è veramente emblematica.
Quanto al merito, l'articolo 6, comma 12, del disegno di legge, prevede che nelle dichiarazioni dei redditi deve essere inserita una serie di dati identificativi dell'immobile quali il codice del comune, il foglio, la sezione, la particella e il subalterno. Non vogliatemene, ma voi continuate a parlare di semplificazioni e di liberalizzazioni e obbligate i contribuenti a riscrivere una serie di dati che lo Stato già possiede. Infatti, questi dati sono già a disposizione del catasto. Se davvero voleste compiere una operazione del genere, dovreste mettere in collegamento le banche dati già esistenti, senza costringere ancora una volta i contribuenti a svolgere il lavoro per lo Stato, cioè a riscrivere i dati già scritti mille volte, da mille parti. Anche perché, è necessario che qualcuno controlli questi dati, mentre si crea altro lavoro inutile, perfettamente inutile, burocrazia.
Inoltre, c'è un problema di certezza, sul quale, magari, ritorneremo in occasione dell'esame delle successive proposte emendative, qualora, sciaguratamente, non dovesse essere approvato questo emendamento soppressivo. All'articolo 6, comma 17, si afferma che le somme riscosse saranno restituite dalla Banca d'Italia ai comuni, ma non si specifica né quando, né come, né perché. Oggi, i comuni incassano l'ICI, hanno la certezza di quanto incassano, dispongono del denaro immediatamente e hanno la possibilità di controllare, dato per dato, chi abbia pagato e chi non lo abbia fatto. In questo modo, invece, i comuni dovranno aspettare che siano restituiti loro i dati dallo Stato centrale e sulla base di quei dati, figurativi, effettueranno le verifiche. Voi capite che si tratta dell'esatto opposto del federalismo fiscale. Però, tant'è, questo passa il convento. Noi non possiamo far altro che tentare di emendare, di migliorare un testo che, ahinoi, è pessimo. Per questo motivo, chiediamo di sopprimere questa parte dell'articolato (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, questa è una delle norme incomprensibili del disegno di legge finanziaria in esame. È una norma che non dà gettito. In sintesi, obbligherà tutti i cittadini, quindi ognuno di noi, a inserire nella dichiarazione dei redditi tutti i dati catastali relativi agli immobili di proprietà. Ciò sarebbe fattibile se ci fosse un catasto che avesse i dati! Ci sono immobili che dopo vent'anni ancora non sono stati accatastati. Perciò, moltissime persone saranno impossibilitate ad inserire nella dichiarazione dei redditi ciò che chiediamo con questo articolo. Correranno al catasto, correranno al comune e cercheranno di identificare il loro immobile ma non ci riusciranno e, il prossimo anno, a questo Governo, se sarà ancora in carica, spetterà redigere una norma per dire che coloro che non hanno inserito i dati perché non hanno potuto farlo, non dovranno subire una ammenda. Allora, tutto questo è inutile, dal momento chePag. 21tale ragionamento possiamo svilupparlo ora, senza aspettare il prossimo anno. Tutti siamo a conoscenza dello stato del catasto nel nostro paese e tutti sappiamo quanti immobili non siano stati ancora accatastati, non per volontà del proprietario ma perché il catasto non è riuscito ad inserire i relativi dati, non ha assegnato la particella né il numero. Visto che tutti ne saremo corresponsabili, evitiamo di mettere un carico in più addosso ai cittadini, che non riusciranno a sopportarlo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
Ricollegandomi al discorso svolto in precedenza, ricordo all'onorevole Ventura che la previsione sostanziale contenuta in questo articolo è quella relativa al bollo, il cui aumento di 20 volte, secondo me, non sta bene neanche a coloro che vi hanno votato. La restante parte dell'articolo prevede un adempimento burocratico assurdo per i cittadini. Perciò, onorevole Ventura, possiamo accantonare l'ulteriore esame dell'articolo 6 e la norma relativa all'aumento del bollo - magari nella misura non di venti volte ma di una volta e mezza - la potete reinserire nel provvedimento con un emendamento del Governo; del resto, di qui ai prossimi giorni, ne presenterete altri 50, 60 o 100. Se la smettiamo di perdere tempo su questo articolo 6, facciamo un buon servizio a tutti i cittadini, di tutte le parti politiche (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
MARCO ZACCHERA. Signor presidente, onorevoli colleghi, condivido pienamente la proposta dell'onorevole Crosetto e penso anche che dobbiate meditare su una questione. In questi anni, i comuni hanno speso una gran quantità di denaro per poter sistemare i propri uffici tributi che si occupano dell'ICI. Il fatto di non attribuire più ai comuni l'obbligo di controllare l'ICI è veramente un assurdo. Stiamo prevedendo una complicazione inutile che non porta alcun beneficio alla lotta alla evasione, anzi, la crea. Pensiamo alle centinaia di migliaia di immobili che ancora non sono stati accatastati e per i quali si procede a un conteggio in via forfettaria. Come si potrà compilare una dichiarazione dei redditi completa? Si pagheranno sanzioni per errori involontari, perché è impossibile inserire quei dati all'interno della dichiarazione dei redditi. Quindi, la proposta del collega Crosetto mi sembra assolutamente sensata.
GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, intervengo soltanto per far notare, anche ai colleghi della maggioranza, che in questo articolo vi era un solo comma che aiutasse il contribuente, quello che prevedeva la possibilità di compensare l'ICI con le altre imposte, cosa che, oggi, discrimina i cittadini perché alcuni comuni la permettono, mediante il modello F24, mentre altri comuni, la maggior parte, non la permettono. Questa norma è stata soppressa da un emendamento del Governo.
Voglio sottolineare, inoltre, la difficoltà di seguire un disegno di legge finanziaria che cambia di ora in ora ed è, quindi, di difficile comprensione. Devo anche dare ragione all'onorevole Crosetto, il quale sostiene che di questo articolo 6 non c'è alcunché da salvare. Chiederei davvero al relatore di sospendere le votazioni per poterlo riesaminare con tranquillità.
PRESIDENTE. Dal momento che il relatore non intende intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garavaglia 6.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zorzato 6.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione del subemendamento Leo 0.6.500.1.
MAURIZIO LEO. Signor Presidente, questo subemendamento è volto fare chiarezza rispetto al testo governativo, nel quale si afferma che, a decorrere dall'anno 2008, nella dichiarazione dei redditi determinati contribuenti dovranno indicare i fabbricati. La previsione «a decorrere dall'anno 2008» non risolve il problema delle società il cui esercizio non coincide con l'anno solare, che non sapranno come dichiarare quei fabbricati. Per cui, molto più precisamente, il mio subemendamento suggerisce che questo adempimento debba avvenire «a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data del 1o gennaio 2008». In questo modo, si fa chiarezza, si evita a molte società di non dichiarare tali fabbricati e ci si muove nella direzione voluta dal Governo. Per questo motivo, spero che si ravveda e accetti questo subemendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leo 0.6.500.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e votanti 505
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leo 0.6.500.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.500 del Governo.
Avverto che dall'eventuale approvazione di tale emendamento risultano precluse le seguenti proposte emendative da pagina 8 a pagina 10: Moffa 6.20, Armani 6.21, Garavaglia 6.22 e 6.23, Osvaldo Napoli 6.24 e 6.25.
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, mi viene da sorridere perché gli unici emendamenti su cui il relatore e il Governo avevano dato parere favorevole sono preclusi con l'approvazione dell'emendamento 6.500 del Governo: tale situazione ci sta, in una domenica così. Noi non voteremo tale emendamento, per cui mi rivolgo ai deputati della maggioranza. VotandoPag. 23questo emendamento del Governo, obbligate i cittadini ad una rincorsa nelle dichiarazioni dei redditi alla ricerca degli identificativi catastali dei loro fabbricati, che esistano o che non esistano, che ci siano o che non ci siano. Tutto ciò non porta una lira in più e il prossimo anno dovrete fare una norma per sanare la situazione di chi non li ha trovati e, quindi, non ha potuto dichiararli: ciò genererà un'altra norma e molto lavoro inutile da parte dei contribuenti.
Non si tratta di un vantaggio politico, non mi interessa. Il consiglio del collega Leo era di una riscrittura in italiano, il mio è più politico: lo ritengo un suicidio, potete anche votarlo, ma vorrei avvertire la maggioranza che state votando l'obbligo per i cittadini di mettere gli identificativi catastali anche se non esistono e non ci sono, non per colpa loro, ma del catasto: tutto ciò mi sembra un assurdo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).
ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. L'onorevole Crosetto su un punto ha sicuramente ragione, cioè il relatore e il Governo avevano dichiarato di accogliere gli emendamenti Garavaglia 6.23 e Osvaldo Napoli 6.24, sia pure riformulati. Per il meccanismo di voto che abbiamo in questo momento, non sono stati presentati come subemendamenti, ma si tratta di emendamenti precedentemente presentati, pertanto rischiamo di non avere queste formulazioni. Poiché il Governo è d'accordo con i contenuti, sia pure nel termine riformulato dal relatore, se i proponenti fossero d'accordo, potrebbero presentare un ordine giorno che non solo sarà accolto, ma considerato impegnativo dal Governo; potremo trovare poi il modo di regolare in altra sede quello che qui è descritto (Commenti di deputati del gruppo Forza Italia).
Mi dispiacerebbe che, nel momento in cui c'è l'accoglimento di un'ipotesi, la stessa venisse cancellata totalmente.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, proprio in virtù di quello che è accaduto, l'altro giorno - per la verità per un altro emendamento - abbiamo avanzato la proposta che tutti gli emendamenti presentati ed accolti, nel momento in cui veniva presentato un emendamento del Governo, potessero essere considerati come subemendamenti. Abbiamo chiesto al Presidente Bertinotti di consentire agli uffici di introdurre questo automatismo, secondo una modalità che, per la verità, era già stata sperimentata. Sarebbe possibile, quindi, attraverso una riformulazione o una sospensione, anche di tre minuti, operare questo marchingegno, per far sì che si avveri quello che auspica non solo il collega Crosetto, ma anche il sottosegretario Grandi.
PRESIDENTE. Onorevole Leone, credo che il Presidente Bertinotti abbia già risposto sulla questione: debbono essere i deputati a presentare i subemendamenti, e per questo si fissano i relativi termini.
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, intervengo per invitarla a riconsiderare e ad accogliere la proposta avanzata adesso dal collega Leone, per un motivo molto semplice. Noi potremmo anche trasfondere il contenuto di questa proposta in un ordine del giorno che verrebbe accolto e diventerebbe impegnativo, ma il problema è diverso, è di sostanza. Purtroppo, con una legge finanziaria di 217 articoli e con un limite di due ordini del giorno per deputato, abbiamo oggettive difficoltà a limitare gli ordini delPag. 24giorno. Quindi, in questo modo, dovremmo limitare in un ordine del giorno una nostra prerogativa, quella di incidere su tanti articoli della legge finanziaria. Occorre tener conto che, siccome non si arriverà a discutere tutta la finanziaria, ma, se va tutto bene, si analizzeranno una decina di articoli, per noi diventa difficile trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.
OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, non posso che prendere atto di quanto l'onorevole Leone ha affermato in precedenza. Credo che il discorso sia di una semplicità esemplare, visto che il sottosegretario Grandi - così sempre attento ai problemi degli enti locali, per chi, come me, ha fatto il sindaco per tanti anni e fa il vicepresidente dell'ANCI - lo ha accolto totalmente. Quindi, credo che non ci siano difficoltà ad accogliere la proposta dell'onorevole Leone, e sarebbe veramente un atto concreto da parte del Governo (anche se potrebbe farlo direttamente la Commissione).
ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, non credo che possa essere accettato un metodo che, comunque, pone eccezione attorno ad una questione gravissima e così rilevante che abbiamo già sottolineato. Le considerazioni che ha appena fatto il sottosegretario Grandi riconfermano tutte le nostre perplessità sulla condotta tenuta dal Governo che ha presentato emendamenti che, di fatto, determinano preclusioni di una serie di emendamenti assolutamente significativi. Il paradosso è che il Governo viene a dire in questa aula ora, dopo che ha presentato un emendamento al testo, che considerava positivi altri emendamenti presentati dall'opposizione (ma non si è accorto che, grazie a questa procedura, gli emendamenti sono preclusi). Siamo in una situazione paradossale perché, se vale questa logica, vuol dire che tutti gli emendamenti o buona parte di quelli più significativi presentati dal Governo e dal relatore determinano preclusioni tali da mettere l'opposizione nelle condizioni di non poter nemmeno migliorare il testo.
Allora, signor Presidente, delle due l'una: o si accolgono tutti gli emendamenti, a fronte della proliferazione di proposte emendative da parte del Governo, come subemendamenti a questi articoli e, quindi, la prego di riconsiderare «l'opzione Leone», ma non esclusivamente per l'articolo 6 e l'emendamento 6.500 del Governo, ma come prassi da adesso in avanti per poter mantenere adeguate materie di discussione; oppure dobbiamo rivedere la logica del confronto in questa sede parlamentare perché, è ovvio, che in un quadro di questo tipo, la legge finanziaria viene riscritta e a questo punto credo che il nostro gruppo - con quelli dell'opposizione -, a fronte di questa interpretazione da parte degli uffici - che è assolutamente possibile - devono cambiare atteggiamento. Infatti, ciò vuol dire che una giornata per emendare l'intera legge finanziaria con 80 articoli francamente non è possibile. Abbiamo bisogno di altri supporti e del supporto degli uffici per valutarli in modo pieno e fare il nostro lavoro perché, signor Presidente, se questo fosse il metodo con cui intendiamo lavorare, ciò sarebbe inaccettabile.
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, riprendo il discorso del collega Giorgetti. Questo caso è emblematico: vi sono emendamenti presentati ai commi 23 e 24 della legge finanziaria presentata dal Governo e quest'ultimo con un subemendamento cambia quell'articolo e fa scomparire quei commi, che non si chiamano più 23 e 24Pag. 25ma 17 e 18. I deputati che avevano presentato gli emendamenti sui commi 23 e 24 vedono decadere i loro emendamenti perché il Governo ha subemendato la legge finanziaria. Non mi pare che un meccanismo di questo tipo - lo dico al Vicepresidente della Camera e ai relativi uffici - tuteli l'attività del Parlamento perché, se il Governo presentasse emendamenti a tutti gli articoli in cui cambia i numeri dei commi, tutti gli emendamenti presentati in Assemblea decadrebbero. Allora, così non si riesce a lavorare. Noi diamo per scontato che gli emendamenti che si riferiscono a commi che sono rimasti invariati o praticamente invariati, anche se hanno cambiato numero, debbano rimanere in vita, altrimenti non possiamo solo subemendare ma leggerci anche i vecchi emendamenti e cambiare l'intestazione. Come pensa sia possibile fare un'attività su emendamenti sul cui accoglimento il Governo dice di essere d'accordo?
Chiamo in causa il Presidente Duilio con riguardo all'ipotesi avanzata di rinviare in Commissione le proposte emendative in oggetto, in modo che vengano trasformate in subemendamenti all'emendamento del Governo immediatamente ricevibili.
Quanto al resto, però, bisogna che la Presidenza fissi regole chiare; infatti, indipendentemente dalla prassi seguita in passato, mai come in quest'anno, a mio avviso, gli emendamenti alla finanziaria del Governo sono stati presentati «a raffica». Ho partecipato all'esame di cinque leggi finanziare e non ricordo casi del genere.
MICHELE VENTURA, Relatore. Presidente, la questione non è risolvibile adottando il percorso suggerito di riformulare in Commissione le proposte emendative come subemendamenti riferiti alle modifiche del testo dell'articolo che l'emendamento del Governo propone. In realtà, ad una considerazione più attenta, con la soppressione di quei commi, viene meno la compensazione ICI con altri crediti; quindi, non sarebbe possibile trovare un aggancio effettivo con il testo che verrebbe così modificato.
Eravamo stati favorevolmente impressionati dalla parte di quelle proposte emendative riguardante i tempi dell'erogazione dell'Agenzie delle entrate per quanto concerne il rapporto con gli enti locali; conseguentemente, non è banale la proposta del sottosegretario Grandi di trasfondere il contenuto di quelle proposte in un ordine del giorno. Invece, sicuramente non è fattibile l'ipotesi di considerare tali proposte emendative come riferibili al testo dell'emendamento del Governo che muterebbe il testo dell'articolo e modificherebbe la filosofia proprio di ciò che era previsto e che si configurava con queste proposte emendative.
Quindi, Presidente, non esiste altra soluzione se non la presentazione di un ordine del giorno, in modo da risolvere la questione in altra fase dell'esame e così proseguire i nostri lavori sul testo così come verrebbe configurandosi con l'approvazione dell'emendamento del Governo.
PRESIDENTE. Il Governo ed il relatore hanno chiarito il loro punto di vista; la Presidenza non può non ricordare al riguardo che i termini per la presentazione dei subemendamenti sono fissati anche per la ragione ricordata dai colleghi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.500 del Governo, accettato dalla Commissione.
Risultano conseguentemente preclusi i successivi emendamenti Armani 6.21, Garavaglia 6.22 e 6.23, Osvaldo Napoli 6.24 e 6.25.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bellotti 6.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che l'emendamento Brugger 6.31 è stato ritirato dai presentatori.
ELIO VITO. Signor Presidente, lo facciamo nostro.
Indìco, dunque, la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Brugger 6.31, ritirato dai presentatori e fatto proprio dal gruppo di Forza Italia, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garavaglia 6.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, Catone il Censore diceva: Cartago delenda est. Su questo articolo 6 vorrei riflettere per l'ennesima volta.
Ministro Chiti, sottosegretario Letta, do per scontato che nessun ministro, nessun sottosegretario e solo pochi parlamentari abbiano letto tutto il testo della finanziaria: leggete, però, il testo di questo articolo prima di procedere alla relativa approvazione in quanto una volta approvato non si può tornare indietro.
Ebbene, voi introducete due misure, in questo articolo: da un lato, aumentate le imposte di bollo, sostituendo oltretutto il bollo stesso - del quale rendete ancora più complicata l'apposizione - e colpendo i ceti più bassi aumentando di venti voltePag. 27l'imposta; dall'altro, scaricate un adempimento burocratico sulle spalle di tutti contribuenti che hanno un immobile (addossando loro l'inefficienza dello Stato che gestisce il catasto). È un suicidio politico che non ha alcun senso e vale pochissimo dal punto di vista finanziario, sottosegretario Grandi. Infatti, assolutamente non sono i bolli auto... Io, più che ribadirlo, non posso fare altro; ma non voglio vi sia un parlamentare di maggioranza che voti questo articolo senza sapere cosa vota.
Non vi è ragione di approvare questi articoli; so che, visto che sono venuti a dirmelo tutti, se gli stessi parlamentari della maggioranza potessero, non lo approverebbero perché considerano questo articolo un testo da accantonare, da non votare e, possibilmente, da modificare. Avete al riguardo le possibilità tecniche: non procedete al voto! Onorevole Ventura, ne proponga l'accantonamento; se vuole introdurre un'imposta di bollo più dignitosa, lo può fare negli articoli successivi. Non è presente in aula il viceministro Visco, ma ritengo che parlandogliene possa comprendere anche lui come, circa questa vicenda dell'ICI, indicare identificativi catastali che non esistono sia impossibile per qualunque contribuente (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto contrario della Lega Nord Padania su questo articolo per i motivi già illustrati, che ribadiamo. A questo punto, si doveva aggiungere un altro comma all'articolo in modo da cambiare il nome dell'ICI da «imposta comunale sugli immobili» ad «imposta statale sugli immobili» perché tale è il ragionamento che si segue. Voi non avete la più pallida idea di cosa sia il federalismo fiscale! Per voi, federalismo fiscale significa: dare la possibilità ai comuni di alzare le tasse; fare incassare le tasse dal centro; quindi, redistribuire le briciole. Questo non è federalismo fiscale; alla Lega così non va bene. Però, non possiamo fare altro che votare contro e denunciare nel paese il vostro modo di agire, contrario anche al buonsenso. Obbligare i contribuenti ad inserire tutti questi dati - di cui già lo Stato è in buona parte in possesso - nelle dichiarazioni dei redditi, senza effettuare controlli effettivi laddove esistano immobili non accatastati è contro ogni buon senso. Continuate così e vedremo cosa succede (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, intervengo per annunciare, ovviamente, il voto contrario di Alleanza Nazionale sull'articolo 6; articolo che mi sembra, a questo punto, rientrare nel quadro più ampio del percorso assunto da questa finanziaria e da questo Governo nella direzione dell'aumento della tassazione attraverso l'ulteriore costo dei bolli e attraverso, altresì, quell'aumento di burocrazia che traspare molto chiaramente anche dagli articoli 3 e 5. È una burocrazia aggiuntiva per i cittadini italiani il cui esito complessivo è assolutamente ininfluente per ottenere maggior gettito mentre ovviamente rappresenta un ostacolo in più per la quotidianità. Quindi, annuncio il nostro voto contrario nel senso di non potere e di non volere acconsentire a questi aumenti che rappresentano evidentemente un accanimento fiscale nei confronti dei cittadini. È anche l'occasione, Presidente, alla luce delle sue dichiarazioni nel merito di queste vicenda dell'emendamento 6.500 del Governo, per denunciare con chiarezza come da parte del Governo si compia, da un lato, il tentativo di trovare una quadratura attorno ai temi posti dalla maggioranza su una finanziaria che continuate a riscrivere giorno per giorno e, dall'altro, anche una particolare strategia probabilmente molto più sottile, e contro la quale preannunciamo che l'opposizione, ormai, articolerà una risposta. La strategia è quella diPag. 28presentare innumerevoli testi emendativi per togliere, di fatto, materia di possibile conflittualità all'interno della maggioranza. Noi riteniamo che ciò non sia assolutamente accettabile (e quindi esprimiamo il voto contrario di Alleanza Nazionale) come anche evidentemente le relative decisioni sull'attività subemendativa degli 80 articoli.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, intervengo anch'io per annunciare il voto contrario del mio gruppo. Da sindaco, rivolgo un appello ai colleghi. Vi rendete conto che ai comuni, nel bilancio di competenza, i trasferimenti dell'ICI arriveranno nel bilancio successivo, e che pertanto dovranno aprire delle anticipazioni di cassa a favore delle banche che hanno la tesoreria?
Si rende conto di quello che dobbiamo sopportare? Per via telematica ci mandano la quantità di gettito ICI che voi sapete essere sfalsata di sei mesi. A tutti i comuni d'Italia i soldi iscritti nel bilancio di competenza arriveranno come minimo un anno e sei mesi dopo. Questo comporterà aggravi incredibili sul bilancio del comune, che dovranno essere pagati alle banche. Noi stiamo facendo una politica a solo vantaggio degli istituti di credito e delle banche. Prima o poi saremo costretti a «chiudere» i comuni perché essi non avranno più risorse per pagare gli stipendi ai loro dipendenti e per i servizi sociali essenziali. O aumentate le anticipazioni di cassa e ci permettete un tetto maggiore o non sapremo come arrivare a fine mese e pagare gli stipendi, il riscaldamento nelle scuole e gli scuolabus per i bambini.
Vi invito a riflettere in proposito: o il Governo fa in modo di anticipare ai comuni almeno il 90 per cento del presunto incasso ICI, oppure avrebbe ragione il collega della Lega a dire che non si tratta di un'imposta comunale, bensì statale, che per un anno e mezzo resta allo Stato.
Per questi motivi esprimo il mio voto contrario in modo convinto, ritenendo di rappresentare in questo momento tutti i sindaci d'Italia, nessuno escluso.
GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, vorrei annunciare il voto contrario su questo articolo da parte del gruppo dell'UDC. Chi ha una minima esperienza di contabilità comunale sa che una delle poche imposte a non aver dato fino ad oggi problemi di riscossione è proprio l'ICI. Non solo, ma essa non dà neanche problemi di accertamento. Gran parte dei comuni italiani in questi anni di restrizioni ha adottato piani di recupero dell'evasione ai fini Tarsu ed ICI con ottimi risultati.
Non vedo quale sia l'obiettivo della legge finanziaria nel regolamentare una materia che già funziona, se non quello di aumentare il carico di burocrazia per il contribuente, di cui - vi assicuro - dopo questa legge finanziaria, non avrà assolutamente bisogno. Si arriva addirittura ad un comma che a molti sarà sfuggito: «I soggetti che gestiscono, anche in regime di concessione, il servizio di smaltimento dei rifiuti urbani comunicano annualmente per via telematica all'Agenzia delle entrate, relativamente agli immobili insistenti sul territorio comunale per il quale il servizio è istituito, i dati acquisiti nell'ambito dell'attività di gestione che abbiano rilevanza ai fini dell'imposta sui redditi». Si dice che le aziende di smaltimento dei rifiuti devono comunicare i dati rilevanti per gli immobili siti nel comune dove svolgono il loro servizio all'Agenzia delle entrate. Ma vi immaginate quali e di che entità possono essere questi dati? Perché deve esserci questo scambio e questo monitoraggio continuo? Si pensa forse che da questo possano arrivare risultati? Vi assicuro di no perché verranno solo maggiori costi e maggiori oneri per il contribuente.
OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, non posso che confermare quanto detto in precedenza dai colleghi, in modo particolare dal deputato Galletti esperto nell'ambito ANCI per quanto riguarda i bilanci dei comuni. Faccio riferimento anche a quanto detto in occasione di un mio intervento svolto nei giorni precedenti. In aggravio al taglio operato nei confronti dei comuni, corrispondente ad oltre 2 mila miliardi di vecchie lire, tutto quello che si sta introducendo con queste disposizioni si aggiunge a tale somma. Ha detto bene il deputato Galletti; la lotta all'evasione nei confronti dell'ICI è stata già svolta dai comuni, controllando casa per casa. A burocrazia si aggiunge burocrazia. Perché vogliamo così male a questi enti locali periferici e continuiamo a maltrattarli così, quando sarebbe invece necessario usare il buonsenso? Basta usare il buonsenso! Non riesco a capire, ma davvero vi è intenzione di colpire gli enti locali periferici, colpendo però in tal modo anche i cittadini.
Riprendiamo il buon senso e mettiamo in regola queste cose. Le proposte avanzate prima dai colleghi sono di buon senso. Mi rivolgo al sottosegretario Letta e al ministro Chiti che ha fatto l'amministratore locale. Credo che capiate il problema, ma non riuscite ad usare esclusivamente il buon senso. Fatelo e dimostratelo.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, vorrei soltanto rivolgere una raccomandazione al Governo e alla maggioranza. Sarebbe segno di buon senso mettere fine alla furia emendativa che da un lato è in palese contraddizione, per quanto riguarda l'ICI con lo spirito cosiddetto riformatore del Titolo V della Costituzione e dall'altro incide sulle modalità operative degli amministratori comunali che sanno come in questi anni la verifica e il controllo di tale imposta siano stati portati ad un livello adeguato. Inoltre, si penalizza un'entrata ormai significativa per tanti comuni. Pertanto, prego il Governo di fermarsi con la presentazione degli emendamenti, dando spazio alla saggezza e al buon senso.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Garnero Santanchè 6.02.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, volevo richiamare l'attenzione su questo articolo aggiuntivo perché a mio avviso tratta una questione molto importante. La bandiera di questo Governo sulla presente legge finanziaria è quella dell'equità sociale. A noi proprio non sembra, ma magari la maggioranza potrebbe fare uno sforzo, accogliendo questa proposta emendativa. Infatti, chiediamo un contributo di solidarietà da parte delle fondazioni per la creazione di un fondo famiglia. Ben sappiamo che nella legge finanziaria le risorse messe a disposizione e a sostegno delle famiglie sono davvero troppo poche.
Vorrei allora la prova che non si tratta di un Governo forte con i deboli, ma molto debole con i potenti, e che è possibile rimuovere le sacche di privilegio che ancora esistono nel nostro paese. A mio avviso, si può trovare coesione su questaPag. 30proposta emendativa che va nella direzione dell'equità sociale, come avete raccontato all'interno e fuori da quest'aula. Alcuni partiti della vostra maggioranza hanno preparato manifesti dove sono raffigurati dei panfili e dove è scritto che anche i ricchi devono piangere. Lo spirito di questo emendamento va proprio in tal senso, chiedendo alle fondazioni il 4 per cento. Sappiamo bene quale sia il patrimonio della fondazioni, che corrisponde a circa 40 miliardi di euro. Da tale considerazione nasce la richiesta di un contributo di solidarietà perché sono soprattutto le famiglie più deboli e con i redditi più bassi che chiedono a questa maggioranza ma anche all'opposizione di fare qualcosa in più per il loro sostegno in un momento difficile. Pertanto, chiedo che sia prestata attenzione su questo articolo aggiuntivo.
DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, vorrei sottoscrivere questo articolo aggiuntivo e svolgere una breve considerazione a quanto già egregiamente affermato dall'onorevole Garnero Santanchè. La richiesta di un contributo straordinario alle fondazioni bancarie per attuare un fondo di solidarietà a vantaggio delle famiglie va incontro a quanto avete sempre detto e non volete attuare. Si tratta di istituire un fondo per famiglie davvero indigenti, con reddito annuo inferiore a quindicimila euro con figli numerosi o disabili. Insomma, se non siete sensibili a questo problema, evidentemente non avete né cuore né corteccia, ma un ingranaggio perverso di insensibilità (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
GIUSEPPE CONSOLO. Presidente, intervengo per chiedere di apporre la mia firma all'articolo aggiuntivo in esame. Le considerazioni svolte dall'onorevole Santanchè mi hanno assolutamente convinto e chiedo dunque di condividerlo.
GUIDO CROSETTO. Perché a titolo personale?
PRESIDENTE. Perché per il suo gruppo ha già parlato l'onorevole Di Virgilio.
GUIDO CROSETTO. Chiedo scusa, non avevo sentito.
Presidente, l'articolo aggiuntivo dell'onorevole Santanchè, che chiedo di sottoscrivere, prevede in sostanza il contributo di un miliardo e mezzo dalle fondazioni bancarie per aiutare la famiglia. Potrebbe essere riformulato e presumo per questo che vi sia la disponibilità della collega, se qualcuna delle norme su cui si prevede di utilizzarlo non sia condivisa, ma non riesco a capire come si possa dare parere contrario ad una proposta emendativa che non ha costi aggiuntivi e che prevede un miliardo e mezzo di euro all'anno per le famiglie, sottraendolo, Presidente, alle fondazioni bancarie, il cui capitale complessivo supera i 150 miliardi di euro...
GUIDO CROSETTO. ...che, se mi permette una osservazione personale, sono governate in questo paese da otto persone sostanzialmente...
GUIDO CROSETTO. ...autoreferenziali. Veda il Parlamento cosa vuole fare sull'articolo aggiuntivo in questione!
JOLE SANTELLI. Presidente, intervengo per sottoscrivere l'articolo aggiuntivo presentato dalla collega Santanchè, ma anche per chiedere ai colleghi di maggioranza di provare quello che è in realtà l'animo vero di questa legge finanziaria.
Noi diciamo da tempo che a soffrire saranno i più poveri e che i veri beneficiari di questa finanziaria alla fine saranno soprattutto le banche, che sono rette dai «boy banchieri» amici del Presidente Prodi.
La questione politica è la seguente: colleghi di Rifondazione, possiamo chiedere un piccolo sacrificio ai veri ricchi, per dare un contributo alle famiglie bisognose? Non è a carico dello Stato, ma dei veri ricchi, è un contributo reale di solidarietà: appoggiate questo articolo aggiuntivo e forse anche «sbugiardate» i nostri pregiudizi!
ROBERTO COTA. Presidente, intervengo per dichiarare che, a nome di tutto il gruppo, sottoscriveremo e sosterremo l'articolo aggiuntivo in esame. Va anche detto che il parere contrario del Governo, e cioè la mancata disponibilità all'accoglimento, evidenzia, a mio avviso, due aspetti.
Il primo riguarda il fatto che questa legge finanziaria, lungi dall'essere ridistributiva, come vogliono far credere Prodi e il Governo, in realtà colpisce non solo il ceto medio, ma anche i ceti medio-bassi e gli strati più deboli della popolazione. Se così non fosse, il Governo avrebbe dato parere favorevole all'articolo aggiuntivo in esame, il quale invece colpisce certamente le fasce alte nella misura in cui va a colpire realtà come le fondazioni bancarie, che non hanno certo problemi se alla fine del mese vengono loro tolte 100, 200 o qualche migliaia di euro!
La seconda considerazione, Presidente, colleghi, è legata al fatto che questo Governo è stato eletto con l'appoggio forte di un sistema bancario, da parte di quelli che veramente contano, da parte degli amici degli amici, che si riuniscono nelle stanze e fanno grandi movimenti che poi condizionano la nostra economia. Tanto per intenderci, quello delle fondazioni è il sistema dell'autoreferenzialità, dove si continuano a nominare le stesse persone, anzi sono le stesse persone che si nominano con un meccanismo che è molto lontano da quello della trasparenza.
Quando andiamo ad analizzare i rapporti tra le fondazioni e le banche e le molte fusioni che si vengono a realizzare in questi ultimi periodi, notiamo che spesso esse sono realizzate in base agli interessi personali di chi sta alla guida delle grandi banche e allo stipendio che tali banchieri riescono a guadagnare dal risultato delle fusioni stesse.
Per questi motivi, la Lega Nord voterà a favore dell'articolo aggiuntivo in esame (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIA MELONI (ore 22,25)
CESARE CAMPA. Intervengo per apporre la mia firma all'articolo aggiuntivo in esame e per invitare il Governo a ripensare all'annunciato voto contrario. Chiedo anche, se è possibile, di accantonare l'articolo 6, in attesa di questo ripensamento.
MARIA LEDDI MAIOLA. Presidente, l'intervento dell'onorevole Santanchè è interessante, ma credo abbia un vizio di fondo: le fondazioni di origine bancaria sono state dichiarate con le sentenze n. 300 e n. 301 della Corte costituzionale del 2003 soggetti di diritto privato e quindiPag. 32soggetti organizzatori delle libertà sociali. Credo sia quindi difficilmente percorribile la strada proposta dall'onorevole Santanchè, e condivisa da molti colleghi, di individuare una modalità di intervento che «costringa» un soggetto privato a erogare le risorse per questa finalità.
Pur essendo interessante il problema sollevato, e cioè che in questo paese vi siano soggetti, quali le fondazioni bancarie, che hanno una fortissima patrimonializzazione e a disposizione risorse per finalità di interesse collettivo estremamente consistenti, credo che sia estremamente riduttivo per il Parlamento stesso pensare che il rapporto con un sistema così dotato finanziariamente, e con finalità molto simili a quelle da noi intraprese nel definire la normativa nell'interesse di scuole, università, sanità e ricerca, possa ridursi a chiedere una una tantum, con modalità francamente difficili da ammettere sotto il profilo costituzionale.
Credo che ben più e meglio si possa fare, definendo in modo più organico quale debba essere il rapporto con le fondazioni bancarie, uscendo dalla episodicità della richiesta ed entrando invece in un approfondimento ben diverso e più consistente degli obiettivi comuni e delle finalità che si possano condividere nell'utilizzo delle risorse di questi soggetti che - lo ripeto - in modo ormai irrevocabile sono stati definiti soggetti di diritto privato (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
LUCIO BARANI. In effetti, avevo alcuni dubbi a sottoscrivere l'articolo aggiuntivo della collega Garnero Santanchè, ma l'intervento della collega Leddi Maiola mi ha convinto e chiedo di sottoscriverlo: qualcuno mi deve spiegare, come mi veniva suggerito, perché alle aziende private il trattamento di fine rapporto lo possiamo togliere, mentre alle fondazioni bancarie non possiamo togliere neppure un euro (Applausi dei deputati dei gruppi Democrazia Cristiana-Partito Socialista, Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega, Misto-Movimento per l'autonomia). Perché? A cosa vi serve? Quali sono i fini?
Questo è il Parlamento della Repubblica. La collega che ha parlato sa perfettamente che possiamo legiferare.
CESARE CAMPA. Vergognatevi!
LUCIO BARANI. Mi scuso con l'onorevole Santanché per aver dubitato e la prego di accettare le nostre firme per sottoscrivere l'ordine aggiuntivo da lei presentato, anche se in ritardo. Non avevo capito l'importanza. Me l'ha fatto capire la collega Leddi Maiola (Applausi dei deputati dei gruppi Democrazia Cristiana-Partito Socialista e Forza Italia).
PRESIDENTE. Non vi sono altri colleghi che chiedono di parlare. L'onorevole Campa ha chiesto la possibilità di un accantonamento, ma prendo atto che il relatore, onorevole Ventura, è favorevole a proseguire.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Garnero Santanché 6.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Garnero Santanché 6.03.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garnero Santanché. Ne ha facoltà.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, intendo illustrare brevementePag. 33l'articolo aggiuntivo a mia firma, che ha lo stesso spirito dell'articolo aggiuntivo precedente, ma riguarda soltanto il contributo di solidarietà sull'incremento del patrimonio. Ciò servirebbe per istituire un fondo a favore degli incapienti. È sempre lo stesso principio di prima, un principio di equità sociale.
Come ho già detto, abbiamo visto che in questa finanziaria, le risorse disponibili per gli incapienti sono, praticamente, uguali a zero. Credo sia possibile chiedere alle fondazioni un contributo di solidarietà sull'incremento. Ma, come ha appena dimostrato, la maggioranza dell'Assemblea ha poca sensibilità per le persone che hanno maggiore bisogno, per quelle per le quali si dovrebbero introdursi misure di sostegno. Il mio pensiero non è malizioso, quando continuo a ripetere che il Governo attuale sa essere molto forte con i deboli, quando si tratta di tassare le famiglie italiane, anche quelle con redditi più bassi. Quando si tratta di far pagare maggiormente le prestazioni sanitarie con il ticket sui ricoveri al pronto soccorso, non si pone problemi, ma, invece, quando si tratta di individuare sacche di privilegio presenti nel nostro paese, non vi è nessuno che abbia la forza di combattere veramente.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO LEONI (ore 22,35)
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Si parla di sacrifici. Voi, Governo e maggioranza, avete raccontato in questi giorni che tutti gli italiani sono chiamati a fare sacrifici, anche coloro che di sacrifici non dovrebbero farne. Ma, invece, non volete sentir parlare di sacrifici per chi ha grandi patrimoni e grandi rendite e gli italiani vi giudicheranno anche per questo, per la vostra poca equità sociale.
GUIDO CROSETTO. L'onorevole Leddi Maiola (che mi sembra sia la responsabile del settore credito della Margherita) ha svolto un intervento che non può non essere accolto anche dagli esponenti dell'opposizione. Lei chiede per quale motivo il Parlamento debba limitarsi ad intervenire sul problema delle fondazioni con questo articolo aggiuntivo. Non può rivisitare il problema delle fondazioni? Ricordo ai colleghi che le fondazioni sono state istituite 16 anni fa. Allora, il patrimonio era di 10 mila miliardi, mentre ora supera i 300 mila miliardi.
Esporrò una mia tesi personale, però mi sembra che gli organismi che dirigono le fondazioni siano assolutamente autoreferenziali e, nel contempo, molte delle finalità delle fondazioni sono le stesse che, in qualche modo, in Assemblea, anche con il disegno di legge finanziaria, cerchiamo di interpretare.
Se la disponibilità dell'onorevole Leddi Maiola è una disponibilità complessiva della maggioranza, sottosegretario Letta, e se parlare di fondazioni non crea a nessuno di noi problemi di riverenza, chiederei alla collega Santanché, altrimenti lo farò io, di preparare un ordine del giorno, di cui mi aspetto l'accoglimento da parte del Governo, affinché nel più breve tempo possibile, in Assemblea, si affronti in modo definitivo e costruttivo tutto il comparto delle fondazioni, delle loro finalità ed autoreferenzialità.
Non possiamo affrontarlo solo, come è stato detto l'altro giorno in Commissione finanze, quando arrivano due fondazioni che chiedono di superare del 30 per cento la proprietà di una banca. Affrontiamo la questione anche nell'interesse del nostro paese.
Se vi è disponibilità da parte della maggioranza... Vedo il sottosegretario Letta che fa cenno di no.
ENRICO LETTA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Stavo solo dicendo di no a quello che era dietro.
GUIDO CROSETTO. Signor sottosegretario, mi aspetto non una risposta amichevole informale, ma un intervento alPag. 34microfono, come compete al Governo, quando è interpellato da qualunque rappresentante dell' Assemblea.
Comunque, togliere al Parlamento la possibilità di intervenire sulle fondazioni bancarie, senza prendere atto di cosa siano diventate oggi, vuol dire far perdere all'intera economia italiana ed allo Stato una possibilità che non possiamo negarci.
ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. L'orientamento dell'articolo aggiuntivo in esame non è accoglibile e se quello dell'ordine del giorno sarà sulla stessa linea, non so se il Governo potrà accoglierlo. È possibile che il Governo accetti un ordine del giorno che affronti in altro modo l'argomento, ma sicuramente non sulla base - ripeto - dell'orientamento dell'articolo aggiuntivo in esame. Ciò non è possibile.
Del resto, il Governo di centrodestra ha avuto cinque anni per pensarci e ci ha provato, con esiti che, ricordiamo molto bene, sono stati negativi. Quindi, il tentativo di spingere il Governo a ripetere l'errore del centrodestra non è accoglibile. L'argomento esiste. Parlare di fondazioni, del loro ruolo, della loro destinazione e finalità è questione che faremo, a tempo debito, in altra sede.
ELIO VITO. Quale sede?
SALVATORE RAITI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, l'oggetto della discussione è particolarmente importante. Non posso non essere d'accordo con quanto esplicitamente detto dal sottosegretario Grandi. I due articoli aggiuntivi presentati - parlo a nome del gruppo dell'Italia dei Valori - hanno profili che, riteniamo, sono anche di illegittimità costituzionale. Però, è anche vero che le fondazioni sono ormai diventate un soggetto particolarmente importante che «patrimonializza» molte risorse, su cui lo Stato potrebbe intervenire, nei limiti consentiti dalla Costituzione e dall'ordinamento vigente, per ridisciplinare la materia e per fare in modo di andare incontro alle esigenze che, se non sono poste in maniera strumentale dall'onorevole Santanché e dai colleghi del centro destra (e ritengo che non lo siano), possono essere sposate.
Esprimiamo, quindi, il nostro consenso alla proposta presentata dal gruppo di Forza Italia, dato che ha parlato il capogruppo della Commissione bilancio di Forza Italia, per affrontare l'argomento o attraverso la presentazione di un ordine del giorno o, comunque, una normativa complessiva che consenta di rimettere ordine nella materia e di recuperare risorse che potranno essere spese in direzione dei bisogni delle classi più povere.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, la materia in esame ha coinvolto in maniera anche appassionata l'Assemblea nel corso della passata legislatura. Non si può aprire, lungo un cosiddetto spiraglio emendativo, un dibattito così delicato. È fuori discussione che la questione dei rapporti tra il sistema bancario ed il ruolo delle fondazioni, sia tuttora aperta. Però non possiamo dimenticare che, dalla fase in cui tutto il sistema bancario era pubblico, è passata - diciamo così - molta acqua sotto i ponti. L'idea, oggi, di legiferare come se nulla fosse accaduto, è del tutto illusoria.
Tra l'altro, vorrei ricordare un elemento molto importante. Nella passata legislatura, onorevole Crosetto, la questione dell'autoreferenzialità è quella che ha mosso, non solo il ministro Tremonti, ma anche alcuni di noi, e non vi era una sintonia totale su come muoversi, come leiPag. 35ben ricorda, perché si è voluto probabilmente fare troppo.
Per poter «tagliare le unghie» a tale autoreferenzialità, infatti, sarebbe stato necessario procedere in un modo così equilibrato da evitare la pronuncia del Consiglio di Stato e, successivamente, la sentenza della Corte costituzionale in tale materia.
Aver voluto caricare di esiti impropri la finalità che lei, giustamente, ha ricordato, tuttavia, ha fatto perdere quella battaglia campale. Per tornare a trattare nuovamente tale questione, occorre approfondire l'argomento e considerare «il contenuto», «il contenitore» e la condizione in cui operare, senza però legarli al problema odierno delle finalità verso le quali indirizzare i patrimoni delle fondazioni.
Pertanto, sono del parere che un tema di tale delicatezza debba essere ripreso, tuttavia bisogna individuare il contesto più adatto. Si tratta sempre di un contesto parlamentare, ma non mi pare possa essere questa la sede (Applausi di deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e L'Ulivo).
MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, mi trovo molto d'accordo con le considerazioni testè svolte dal collega Tabacci; vorrei tuttavia dire all'onorevole Crosetto e ad altri colleghi che questo tentativo di piegare tutto in maniera propagandistica non mi convince, ed intendo spiegarne il motivo.
Se dobbiamo avviare un dibattito in questa Assemblea, nel quale dobbiamo essere obbligatoriamente indicati come coloro che difendono i «poteri forti» - poiché ci viene detto che siamo «quelli dei poteri forti» e che dobbiamo dimostrare che non siamo coloro che li appoggiano -, vorrei rispondere che ciò è un po' paradossale e che viene fatta da voi una descrizione caricaturale della realtà.
Si tratta di un argomento talmente serio, come ha ricordato il collega Tabacci, di cui ci siamo occupati più volte, nella scorsa legislatura, nei dibattiti svolti in quest'aula, e di cui anche l'onorevole Crosetto è stato un protagonista.
Il collega Tabacci ha giustamente ricordato anche la sentenza della Corte costituzionale in tale materia, la quale ha stabilito un punto fermo non solo, in primo luogo, sulla questione della governance, ma anche sulla natura stessa delle fondazioni.
Se vogliamo affrontare nuovamente tale questione in termini seri, allora, è necessario approfondirla seriamente. Ciò nulla toglie all'iniziativa promossa dall'onorevole Garnero Santanchè, ma non può diventare una bandiera da sventolare. Non si può affermare, infatti, che si potrebbe andare incontro ai bisogni dei cittadini deboli prendendo risorse da tali soggetti, perché dobbiamo varare solo misure serie che sappiamo di poter portare a compimento.
Per tale motivo, inviterei a svolgere su temi di questa natura una riflessione più pacata e seria, effettuando i necessari approfondimenti e non soltanto presentando una proposta emendativa al disegno di legge finanziaria (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Comunisti Italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alemanno. Ne ha facoltà.
GIOVANNI ALEMANNO. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza Nazionale non accetta lezioni di sussidiarietà da questa maggioranza e neanche da alcuni alleati del Governo (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia...!
GIOVANNI ALEMANNO. Non le accetta perché il sequestro forzoso del trattamento di fine rapporto, compiuto da parte della maggioranza, è esattamente la negazione assoluta e inimmaginabile proprio di tale principio (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)! Quindi, daPag. 36questo punto di vista, niente è più contrario al principio di sussidiarietà di quanto voi avete fatto!
In secondo luogo, voglio ricordare che le osservazioni formulate sulla natura giuridica delle fondazioni sono del tutto fuori luogo: nel caso della proposta emendativa in esame, infatti, stiamo parlando non di un sequestro del patrimonio o di un cambiamento degli assetti delle fondazioni stesse, bensì di un regime di tassazione. L'articolo aggiuntivo in questione, dunque, non ha nulla a che vedere con la natura giuridica delle fondazioni!
Detto ciò, credo che la strada più giusta da intraprendere sia quella di trasfondere il contenuto dell'articolo aggiuntivo Garnero Santanchè 6.03 in un ordine del giorno, sul quale interverrà successivamente la stessa deputata. Preannuncio all'Assemblea, tuttavia, che è stata presentata un'altra proposta emendativa, con la quale si propone di ridurre il trasferimento forzoso del trattamento di fine rapporto, che fa ricorso a coperture finanziare simili a quella dell'articolo aggiuntivo esame.
Nei prossimi giorni, quando verrà esaminata tale proposta, allora vorrò vedere quale è la sussidiarietà cui si fa riferimento. Si parlerà forse della sussidiarietà di queste fondazioni bancarie, che sappiamo bene quanti problemi hanno creato nel corso della loro storia e che ricordo che lo stesso Giuliano Amato definì, dopo averle in qualche modo create, dei «mostri»? Oppure si preferirà la sussidiarietà che lascia risorse alle imprese, vale a dire a chi compete ogni giorno sul mercato?
Vorremmo vedere quale sarà la vera sussidiarietà orizzontale di cui si parla! Vedremo se sarà quella dei grandi gruppi economici o quella delle piccole imprese, cui si sta sottraendo il TFR (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo - Una voce dai banchi del gruppo L'Ulivo: A studiare!)!
ANDREA LULLI. Non sei neanche informato!
ROBERTO COTA. Signor Presidente, chiedo quanto meno un attimo di silenzio (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevole Cota, svolga pure tranquillamente il suo intervento.
ROBERTO COTA. Signor Presidente, penso sia giusto avviare un dibattito sulle fondazioni: pertanto, concordo con la richiesta avanzata dall'onorevole Crosetto e preannuncio che il nostro gruppo sosterrà la presentazione di un ordine del giorno in tal senso.
Vorrei tuttavia tornare al dibattito che oggi si svolge sul disegno di legge finanziaria e, in particolare, a quello relativo alla proposta emendativa presentata dalla collega Garnero Santanchè; ciò perché, in caso contrario, si rischia di introdurre argomenti che potrebbero essere strumentalizzati da chi vuole veramente gettare un po' di fumo negli occhi!
Vorrei pertanto ricordare che, con il disegno di legge finanziaria, si decide a chi prendere i soldi; si stabilisce, in altri termini, se inasprire la pressione fiscale e nei confronti di chi farlo. Anche se pensiamo che, indubbiamente, tale provvedimento non debba essere uno strumento per inasprire la pressione fiscale, vorrei evidenziare che avete predisposto una manovra finanziaria di 34 miliardi di euro che prevede circa 30 miliardi di nuove tasse. Pertanto, avete scelto di impostare tale provvedimento sulla base della logica «lacrime e sangue», inasprendo l'imposizione tributaria. Si deve decidere, allora, a chi fare versare queste lacrime e a chi prelevare il sangue!
Ritengo sia più giusto prelevare un po' di sangue alle fondazioni piuttosto che ai lavoratori o ai piccoli e medi imprenditori. Ho ascoltato l'onorevole Leddi Maiola svolgere alcune considerazioni giuridiche: ebbene, vorrei osservare che, attraverso una legge, possiamo decidere di intervenire come vogliamo sul sistema impositivo, e ricordo anche illustri precedenti in tal senso.
Mi pare che Amato, quando era Presidente del Consiglio, non ci abbia pensatoPag. 37due volte a saccheggiare i conti correnti dei contribuenti! In una notte, infatti, si sono «spazzolati» i soldi dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Mi sembra che questo Governo non ci abbia pensato su due volte nel sottrarre, con il prelievo forzoso del TFR, un'importante disponibilità di denaro liquido alle imprese, le quali vanno incontro anche alla revisione dei parametri di Basilea 2!
Mi pare, inoltre, che l'Esecutivo non ci abbia pensato due volte nel togliere il trattamento di fine rapporto ai lavoratori, tant'è - visto che facciamo i giuristi e citiamo le sentenze della Corte costituzionale e le relative interpretazioni - che voi lo sapete bene! Infatti, avete inserito all'interno del disegno di legge finanziaria una «norma di salvaguardia», poiché sapete benissimo che il prelievo del trattamento di fine rapporto dei lavoratori è un meccanismo che contrasta con i principi ed i parametri stabiliti dall'Unione europea! Voi avete contabilizzato in bilancio un'entrata che non potete contabilizzare, poiché il TFR è di proprietà non dello Stato, ma dei lavoratori!
Dunque, per decenza, non citiamo le sentenze e le relative interpretazioni! In questo caso, infatti, si vogliono difendere gli interessi di alcuni. Si tratta di quei pochi che sono molto potenti, sono vostri amici e vi hanno sempre sostenuto (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
LUCA VOLONTÈ. Presidente, ci siamo astenuti nella votazione sull'emendamento precedente, e così ci comporteremo anche ora, non perché siamo contrari alle finalità dichiarate dall'onorevole Santanchè, né rispetto all'emendamento precedente né all'articolo aggiuntivo attualmente in votazione. Le stesse finalità le avevamo indicate con i nostri emendamenti all'articolo 3. Ci stupisce molto la copertura di un contributo straordinario alle fondazioni di origine bancaria. Lo dico con grande chiarezza: il mio gruppo parlamentare ed io stesso ci siamo alzati quando il ministro Tremonti ha tentato una riforma che ho contrastato. Le sentenze della Corte costituzionale n. 300 e 301 del 2003 hanno ben definito le fondazioni di origine bancaria: istituti privati di pubblica utilità, riconoscendo alle fondazioni di origine bancaria la prevenienza rispetto allo Stato ed il principio di sussidiarietà. Nessuno vuole dare lezioni, ma non togliamo a chi fa sussidiarietà i soldi per farlo.
GUIDO CROSETTO. Presidente, vorrei aggiungere il mio invito all'onorevole Santanchè. L'importante era sollevare in aula il tema delle fondazioni - onorevole Ventura, e se il Governo vorrà aggiungere qualcosa (Commenti del deputato Marcenaro) - e mi pare di comprendere che c'è la disponibilità del Governo e della maggioranza ad accettare un ordine del giorno.
Mi riconosco totalmente nelle parole dell'onorevole Tabacci. Per sottolineare il tema delle fondazioni, vorrei ricordare a molti colleghi di cosa stiamo parlando: si tratta di un sistema che eroga oltre un miliardo e mezzo di euro all'anno. Questa cifra non tocca la rendita del patrimonio. Il sistema delle fondazioni bancarie tutti gli anni ha a disposizione molto di più di quello che ha a disposizione, ad esempio, la Camera nella finanziaria per intervenire in alcuni settori primari. Si tratta di un tema che va posto, perché stiamo parlando di fondazioni che la Corte costituzionale ha riconosciuto avere natura privata, diciamo così, e che hanno disponibilità create nel corso degli anni che sono, in qualche modo, di tutti. Parliamo di un patrimonio superiore a quello della Banca d'Italia, enormemente superiore, e quindi di un tema che in qualche modo la politica deve affrontare. Non dico che può essere affrontato il tema del prelievo o quello dei consigli di amministrazione, che è l'unicoPag. 38argomento che interessa, ma in ogni caso un tema di questo tipo in un paese a scarsità di risorse non può non essere affrontato. Il senso del mio intervento è questo.
Mi auguro di trovare la disponibilità del collega Ventura, del presidente Duilio e di tutto il Governo ad accettare un ordine del giorno in tal senso, che l'onorevole Santanchè si preoccuperà di formulare. Credo che l'intervento dell'onorevole Tabacci significhi che anche l'UDC è d'accordo su una soluzione di questo tipo che metterebbe, mi rivolgo al ministro Chiti, il Parlamento nella condizione di affrontare questo tema. L'altro giorno, in Commissione finanze, il problema era emerso in un altro modo.
Penso che faremo un buon servizio utilizzando il disegno di legge finanziaria, che è uno dei pochi momenti in cui si riesce a discutere di tutto, poiché non abbiamo avuto molti momenti di dibattito, allora cogliamo l'occasione di un emendamento per introdurre i temi della prossima agenda politica. Se così sarà, avremo fatto qualcosa di positivo.
ENRICO COSTA. Grazie, Presidente. Sono vere e condivisibili alcune affermazioni dell'onorevole Tabacci, poiché è giusto agire con metodo e con una certa organicità, ma sarebbe giusto farlo se ci trovassimo di fronte ad un provvedimento organico, se la legge finanziaria in discussione fosse omogenea e non così frammentaria. Oggi, invece, ci troviamo di fronte un provvedimento che tocca mille argomenti e mille questioni, sicuramente non in modo omogeneo, ma assolutamente frammentario e disorganico. Ebbene, discutendo del tema delle fondazioni bancarie si invocano organicità, metodo e serietà: quanto meno la discussione ha suscitato un'analisi politica, anche se non approfondita ed è stato gettato un sasso nello stagno. Mi stupisce, però, che attraverso la legge finanziaria si possano mettere le mani nelle tasche dei cittadini, si possa intervenire sulle imprese, si intervenga sugli enti locali e ci si trovi invece di fronte a dei totem, dei soggetti che godono una sorta di impunità. Auspico che il Parlamento e la politica intervengano e non solo quando hanno a che fare con scelte relative ai consigli di amministrazione.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Grazie, Presidente. Proprio per le osservazioni formulate da alcuni colleghi, dall'onorevole Crosetto all'onorevole Costa, ritiro il mio articolo aggiuntivo 6.03 e accolgo la proposta del relatore e del Governo di trasformarlo in ordine del giorno. Penso che un argomento così importante, che ricade sui cittadini italiani, non si possa liquidare con un voto contrario o favorevole. Penso che il dibattito sulle fondazioni non possa più essere rimandato, come ha ricordato l'onorevole Crosetto, poiché è stato sollevato anche durante la scorsa settimana nella Commissione finanze. Poiché bisogna ottenere risultati per il paese, ritengo che un patrimonio così ingente come quello delle fondazioni bancarie non possa essere lasciato nelle mani di qualcuno. Sottolineo con rammarico che il Governo ha dimostrato ancora una volta di essere molto forte con i deboli, ma altrettanto debole con i forti. Presenteremo dunque un ordine del giorno.

References: articolo 93
 articolo 84
e contrario
 articolo 6
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e contrario
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 sentenza 
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