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Timestamp: 2018-04-26 13:05:56+00:00

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Ju29ro.com - ORRORI DI STAMPA: La sentenza che non c'è nel mondo del travaglismo
ORRORI DI STAMPA: La sentenza che non c'è nel mondo del travaglismo
Vittorio Di Dodo - Simone Di Dio
Il sentimento popolare si internazionalizza. E' notizia recente la messa in onda sulla tv pubblica olandese (NOS) di un documentario in cui si sostiene che la Champions vinta dalla Juventus nel 1996 andrebbe assegnata all'Ajax a causa del tanto vituperato uso di Epo sponsorizzato dalla famosa "perizia D'Onofrio", portata per l'ennesima volta come massima prova a sostegno della teoria "GobbiLadri&Drogati". Noi sappiamo invece che su quei fatti c'è una sentenza della Cassazione del 2007 che esclude definitivamente l'uso di Epo da parte della Juventus e ce ne siamo occupati ampiamente.
Ma poteva la stampa italiana farsi sfuggire questo "scoop" di colore orange? Certo che no. In primis perché sono anni che gli antijuventini di ferro fanno finta che quella sentenza non sia mai stata emessa e poi perché, se l'evergreen è sempre "Juve che vince=Juve che ruba", non essendoci nulla per contestare le ultime vittorie, si può sempre ricorrere agli anni della Triade per fare un po' di polemica attorno ad una Juve distante anni luce sul campo. Mica ogni estate può spuntare un "Pippo" Carobbio. In questa puntata di "Orrori di Stampa" ci occuperemo dell'immancabile Repubblica e delle sue "dimenticanze" a proposito della "sentenza che non c'è" e del Fatto Quotidiano che questa volta incredibilmente ha prima pubblicato un articolo che metteva in luce la fumosità delle affermazioni della tv olandese, salvo poi dare, a distanza di qualche ora, una bella mano di "travaglismo" allo stesso.
Doping, nuove accuse alla Juve: "Epo prima della finale di Champions del 1996", Repubblica - 22/05/2013.
Tiene il basso profilo questa volta Repubblica. Abituato al vetriolo letterario con cui scrivevano i vari Crosetti, Mensurati e colleghi dei romanzi auricchiani, sono rimasto piuttosto deluso dalla scarnezza di questo articolo dove si racconta della trasmissione olandese. Non è citato nemmeno una volta Moggi, pensate un po'. Ma quando si arriva al riassunto dell'iter processuale si legge: "Il processo per doping al dottor Agricola e al club bianconero aveva visto la condanna del medico in primo grado e l'assoluzione per tutti gli imputati in appello. Nel 2007 la Cassazione, pur riconoscendo condivisibile il ricorso contro il verdetto emesso in secondo grado, aveva chiuso definitivamente la vicenda in quanto era scattata la prescrizione". Come da 6 anni a questa parte il messaggio è: la Juventus è stata salvata dalla prescrizione perché sennò... E invece, more suo solito, il giornale di De Benedetti si dimentica che in quella sentenza c'è scritto che la Juventus (nelle persone di Giraudo e del dottor Agricola) viene assolta per quanto riguarda l'uso di Epo (mai trovata né negli scaffali né nelle analisi dei calciatori), mentre per quanto riguarda "l'abuso di farmaci non vietati" interviene la prescrizione poiché bisognerebbe istruire un nuovo processo. Il metodo è il solito "taglia e cuci" proprio dei cantori del sentimento popolare auricchiano, di cui la redazione di Repubblica sembra essere impregnata. A questo punto viene da rimpiangere la verve antijuventina delle penne più famose di questa redazione. Almeno si ci divertiva.
Fatto Quotidiano: "Olanda, in tv documentario sul doping nella Juve anni ’90 (con troppe omissioni)" - 28/05/2013
Per la serie "troppo bello per essere vero", martedì 28 maggio sulle pagine online del Fatto Quotidiano viene pubblicato un articolo a firma Lorenzo Vendemiale dal titolo "Olanda, in tv documentario sul doping nella Juve anni ’90 (con troppe omissioni)" che tratta dell'ormai famigerato documentario andato in onda domenica sulla televisione nazionale olandese riguardo alla finale di Champions League del 1996 vinta dai bianconeri ai rigori contro l'Ajax, mettendo in luce fin dal titolo le accuse e le omissioni che gli autori del programma muovono alla Juventus.
L'articolo ripercorre velocemente le sequenze del video, soffermandosi su alcune testimonianze, specialmente quelle dei protagonisti italiani. In particolare è molto interessante ciò che riporta il giornalista del Fatto dopo aver contattato il perito D'Onofrio e l'ex allenatore della Nazionale d'atletica Sandro Donati, che nel video in questione non si esimono dal proporre pesanti affermazioni (tra le quali una particolarmente grave di Donati, che confessa di aver ricevuto richieste da parte della Federazione stessa di somministrare sostanze dopanti ai propri atleti).
D'Onofrio precisa al Fatto: "Da parte mia non ci sono nuove accuse: ho solo chiarito gli aspetti scientifici della perizia, peraltro ampiamente già discussi nel dibattimento processuale". E smentite, aggiungiamo noi. Donati fa ancora più marcia indietro: "Il mio ragionamento era più complesso – spiega Donati a ilfattoquotidiano.it – Nel processo non è stato possibile dimostrare l’uso di doping oltre ogni ragionevole dubbio. Il mio convincimento personale è che la Juventus abbia fatto qualcosa, ma lo stesso discorso vale anche per altre squadre: il doping all'epoca era molto diffuso, purtroppo il calcio è sempre stato intoccabile. Io volevo parlare di questo. Invece gli olandesi puntavano solo a dimostrare che la Juventus aveva vinto la finale contro l'Ajax in maniera disonesta. Tutta la trasmissione è impostata su intenti nazionalistici da strapazzo". Forse queste precisazioni valeva la pena farle anche durante l'intervista.
L'articolo si chiude ricordando tuttavia quello che è stato il responso definitivo della giustizia italiana, dopo un processo durato la bellezza di 8 anni. "Nel documentario, infatti, si parla delle super prestazioni della Juventus di Marcello Lippi; delle centinaia di tipi di farmaci trovati nell'infermeria bianconera; delle carenze dei laboratori antidoping italiani (che non hanno mai riscontrato alcun caso di positività per i giocatori della Juve) . Ma dimenticano di specificare con chiarezza che, almeno per ciò che concerne l’uso di doping, il processo si è concluso con la piena assoluzione della società bianconera. Un’omissione non da poco, dettata forse dal rammarico per una finale persa in maniera bruciante."
Un'analisi lucida e razionale che mette in luce sia gli aspetti concreti evidenziati dal documentario, sia le istanze chiaramente di parte, confermate dallo stesso Donati, nonché le numerose omissioni. Un articolo di rara terzietà su un argomento che troppo spesso vede contrapporsi invece gli schieramenti ciecamente innocentisti e colpevolisti. Su quest’ultimo fronte in particolare da sempre spicca la figura di Marco Travaglio, vicedirettore del Fatto Quotidiano per l'appunto, solitamente molto vicino alle tesi delle Procure, specialmente quando si tratta di Juve, e sempre forte della nomea di colui che "legge le carte", salvo poi gridare allo scandalo della Juve salvata dalla prescrizione nel processo doping, quando invece la sentenza della Cassazione, come giustamente ha invece ricordato Vendemiale nel suo articolo, aveva assolto la Juve dall'accusa di somministrazione di epo e stabilito che il processo sull'abuso di farmaci fosse da rifare.
Peraltro vale la pena ricordare come invece, quando ad usufruire della prescrizione fu l'Inter per salvarsi da un sicuro processo, sportivo in questo caso, a seguito dell’esposto di Palazzi che l’accusava, sulla base delle intercettazioni uscite nel 2010, di aver commesso un illecito sportivo, Travaglio si era ben guardato dallo stigmatizzare la scelta del Presidente nerazzurro. Anzi, aveva pure colto la palla al balzo per rimproverare il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di aver sottolineato come coerenza vorrebbe che Moratti, che si è sempre dichiarato sicuro al 100% della propria onestà, avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione. "L'Agnellino dovrebbe dare una ripassata alle 49 pagine della sentenza del 2006 con cui la Cassazione, ribaltando le assoluzioni d'appello, dichiarava i vertici bianconeri colpevoli di aver 'dopato' i giocatori con sostanze proibite oppure lecite ma usate in dosi e con metodi vietati, dal luglio '94 al settembre '98 (l'età dell'oro di Marcello Lippi), alterando le prestazioni e dunque truccando ben quattro stagioni sportive" aveva scritto allora sull'Espresso.
E infatti era troppo bello per essere vero. Rileggendo però l’articolo di Lorenzo Vendemiale mercoledì 29 maggio, verso l'ora di pranzo, ci si rende conto che alcune parti erano state pesantemente modificate. All'interno, al posto di "La tesi portata avanti dall'emittente olandese è chiara: non solo abuso di farmaci al confine della legalità, ma anche un impiego sistematico di doping, che invece non è mai stato provato nelle aule di tribunale.", si legge ora: "La tesi portata avanti dall'emittente olandese è chiara: non solo abuso di farmaci al confine della legalità, ma anche un impiego sistematico di doping, solo in parte provato nelle aule di tribunale (infatti sul dottor Agricola e su Antonio Giraudo pende l’ombra della prescrizione per un reato – quello della somministrazione illecita di farmaci tranne l’epo – in parte confermato) ." Tremendamente familiare.
Non solo, il finale non è affatto lo stesso di quello originariamente pubblicato il giorno precedente. Il testo dell’articolo infatti recita ora così: "Nel documentario, infatti, si parla delle super prestazioni della Juventus di Marcello Lippi; delle centinaia di tipi di farmaci trovati nell'infermeria bianconera; delle carenze dei laboratori antidoping italiani (che non hanno mai riscontrato alcun caso di positività per i giocatori della Juve). Un lavoro di parte, quindi, probabilmente avvalorato dalla conclusione nebulosa della vicenda processuale che ha coinvolto il medico sociale Agricola e l'amministratore delegato della società bianconera Giraudo, assolti dalla Cassazione ma al contempo salvati dall'accusa di doping e di frode sportiva grazie alla prescrizione che ha estinto il reato. Era il 2007. Oggi le ombre ritornano. Dall'Olanda". E a confermare il fatto che non abbiamo avuto le traveggole, oltre a questa immagine che testimonia la versione originale dell’articolo, ora in basso sulla pagina compare la scritta "Modificato da Redazione Web il 29 maggio 2013".
Che dire, forse quelli della redazione del Fatto si sono resi conto che il pezzo non rispondeva ai tradizionali canoni della testata, o forse è calata dall'alto la mano di qualcuno che non condivideva troppo la posizione di Vendemiale? Certo che per un giornale che si gloria di essere indipendente, che propone una categoria di articoli sotto la dicitura "media e regime", modificare così un articolo già pubblicato, non per operare una semplice puntualizzazione o un chiarimento, ma cambiandone il messaggio completamente, non è senz'altro un segno di apertura al pluralismo né di libertà d’opinione, anzi tutt'altro. Che vengano modificate le opinioni, o peggio ancora i fatti, per dar adito invece ad un’interpretazione molto più opinabile, smentita dai fatti stessi ma più vicina a quanto sostenuto da qualche membro di spicco della redazione, è un fatto grave. Sarà mica questa la famosa "libertà di stampa" di cui il signor Travaglio si riempie sempre la bocca?
Mettendosi poi dalla parte di chi quell'articolo l'ha scritto, non dev'essere bello vedersi stravolgere completamente il proprio pezzo, firmato tra l'altro, senza che questo esprimesse alcun giudizio magari passabile di querela o che potesse essere foriero di guai legali per la testata, ma che anzi evidenziava da una parte alcuni aspetti innegabili della vicenda presentati dal documentario, dall'altra ricordava come la giustizia ordinaria italiana si fosse già espressa sulla questione, mettendo in luce le omissioni e la parzialità del documentario della tv olandese. Non sia mai che qualcuno possa azzardarsi a riportare i fatti quando questi vanno contro alle posizioni di principio di chi sventola da anni le proprie indimostrate tesi e ineffabili certezze come sentenze inappellabili, sull'onda del sempre presente sentimento popolare, facile da cavalcare quando si tratta di gettar fango sulla Juventus.
Anche per questo, dal punto di vista di chi legge, è frustrante vedere modificato un articolo che una volta tanto affronta con coraggio la questione doping in maniera più distaccata, che mette in risalto le numerose contraddizioni e omissioni di un documentario che ha fatto sicuramente scalpore e che, utilizzando accuse e testimonianze già ampiamente smentite in sede processuale, a 17 anni di distanza ha rievocato ombre già da tempo dissipate su una squadra che aveva meritatamente vinto una finale, e vedersi propinate ancora una volta le solite mistificazioni trite e ritrite, che sanno molto di già sentito, specialmente per quanto riguarda l’insistenza spasmodica sulla prescrizione.
Signor Travaglio, signori della redazione del Fatto, per caso ne sapete niente?
Twitter: @SimoDiDio

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