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Centro Studi C.N.I giugno 2015
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Nicolo Papa
1 Centro Studi C.N.I giugno 20152 INDICE RASSEGNA STAMPA Centro Studi C.N.I giugno 2015 CNI Italia Oggi 12/06/15 P. 30 Partirà oggi 1 DDL CONCORRENZA Corriere Della Sera 12/06/15 P. 41 Concorrenza I notai fanno i conti: costiamo meno Francesco Di Frischia 2 Italia Oggi 12/06/15 P. 30 Centomila nuove cause Benedetta Pacelli 3 PERITI INDUSTRIALI Italia Oggi 12/06/15 P. 31 Si alza il sipario sul progetto Cnpi-università 4 PREVIDENZA PROFESSIONISTI Italia Oggi 12/06/15 P. 31 Il metodo contributivo fa paura 5 APPALTI Italia Oggi 12/06/15 P. 34 Riaccertamento residui lungo Matteo Barbero 7 BANDI DI PROGETTAZIONE Sole 24 Ore 12/06/15 P. 12 Ricerca, bandi con dote aggiuntiva Carmine Fotina 8 ENERGIA Repubblica 12/06/15 P. 46 Idrogeno l'ultima rivoluzione Francesco Paternò 9 Repubblica 12/06/15 P. 47 Ma la nuova era in Giappone è già cominciata Fabio Orecchini 12 FISCO E PROFESSIONISTI Sole 24 Ore 12/06/15 P. 43 Tris di codici tributo per i versamenti dei contribuenti nel regime forfettario 13 INNOVAZIONE E RICERCA Corriere Innovazione 11/06/15 P. 4 Tecno sistema Massimo Sideri 14 LAVORO Sole 24 Ore 12/06/15 P. 2 Poletti: più risorse alla Naspi, durerà 24 mesi Davide Colombo 17 Sole 24 Ore 12/06/15 P. 3 Contratti a termine, solo multa se si sfora il tetto Giorgio Pogliotti, Claudio Tucci 21 Sole 24 Ore 12/06/15 P. 39 Collaborazioni da subito senza più progetto Maria Rosa Gheido 24 Sole 24 Ore 12/06/15 P. 1-3 Lavoro, mansioni più flessibili Stretta «soft» sui collaboratori Giorgio Pogliotti, Claudio Tucci 25 MERCATO DEL LAVORO Corriere Innovazione 11/06/15 P. 5 Azzone: «Per design e progettazione, in Cina ci chiamano maestri» Fabio Sottocornola 28 PMI Italia Oggi 12/06/15 P. 29 Il credito a garanzia permanente Marco Ottaviano 29 Sole 24 Ore 12/06/15 P. 12 Una corsia preferenziale per il credito alle imprese Nicoletta Picchio 30 Indice Rassegna Stampa Pagina I3 INDICE RASSEGNA STAMPA Centro Studi C.N.I giugno 2015 AMBIENTE Sole 24 Ore 12/06/15 P. 40 L'efficienza energetica sarà indicata in bolletta 31 START UP Sole 24 Ore 12/06/15 P. 17 L'«e-Estonia» punta sull'hi-tech Michele Pignatelli 32 Indice Rassegna Stampa Pagina II4 Partirà oggi a Mestre la kermesse «Verso Venezia 2015» organizzata dal Consiglio nazionale degli ingeneri. «L'evento sarà l'occasione, in attesa del Congresso nazionale in programma dal 30 settembre alt ottobre per fare il punto su un tenui centrale per il paese», si legge nella nota diffusa dal Cni, «ovvero il rapporto tra risorse necessarie e quelle effettivamente investite dal punto di vista delle politiche infrastrutturali anche in relazione all'emergenza legata al dissesto idrogeologico». CNI Pagina 15 di Francesco Di Frischia Concorrenza I notai fanno i conti: costiamo meno I1 disegno di legge sulla concorrenza «rischia di creare un'autostrada all'illegalità e alla corruzione perché si riducono in modo significativo i controlli». L'allarme lo lancia Marco Mazzoli, docente di Politica economica dell'università di Genova, di fronte al congresso di Federnotai riunito a Roma. La riforma, ad esempio, permette la compravendita di un immobile non ad uso abitativo (con valore catastale sotto i ioo mila euro) con una semplice scrittura privata autenticata solo da un avvocato. In uno studio sull'impatto economico e sociale del disegno di legge, secondo i calcoli del professor Mazzoli, il provvedimento farebbe perdere circa 0,41 punti di Pil l'anno all'italia (cioè 4,57 in io anni) a causa dell'eliminazione di molteplici controlli preventivi di legalità introdotti dal disegno di legge. «Si ignora il ruolo svolto dai notai - aggiunge il docente - che riscuotono per lo Stato un gettito di 5 miliardi l'anno». Pensieri condivisi dal presidente di Federnotai, Carmelo Di Marco, che solleva criticità anche sotto il profilo della «tutela dei consumatori e l'efficienza organizzativa del sistema legale». Federnotai punta il dito soprattutto sugli articoli 28, 29 e fio. «Gli Stati Uniti vogliono copiare il nostro sistema - ricorda Di Marco - mentre qui si cerca di smantellarlo». 0 RIPRODUZONE RISERVATA DDL Concorrenza Pagina 26 Lsos dei Notai sulle possibili conseguenze se il testo non sarà rrzodcato Centomila nuove cause L'effetto del ddi concorrenza. Pii giù del 5% DI BENEDETTA PAGELLI n aumento di oltre 100 mila cause civili l'anno. Ma soprattutto una diminuzione di quasi cinque punti di pil che l'italia pagherà nei prossimi cinque anni in termini di corruzione. Per non parlare della minore tutela della legalità e della possibile diminuzione del gettito per l'erario. Riciclaggio, corruzione, tutela dei consumatori: sono alcune delle conseguenze economiche e sociale possibili se il ddl concorrenza, voluto dal ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, in discussione in parlamento, diventerà legge senza modifiche. A evidenziarle uno studio dell'università di Genova commissionato da Federnotai, il sindacato autonomo dei notai e presentato, ieri, a Roma in un convegno organizzato sul tema. Chiaro il punto di arrivo: il ddl fa arrestare il paese. Quello di partenza, invece, prende il via da un'analisi definita allarmanti da tutti i relatori al convegno, secondo i quali le nuove norme intervengono su un sistema efficiente, riconosciuto come tale dalle organizzazioni internazionali. Innanzitutto, rileva lo studio, l'entrata in vigore del ddl causerà un aumento delle cause giudiziarie nei tribunali. Come prevederlo? Prendendo a modello stati, come quelli del mondo anglosassone, dove non esiste il controllo di legalità preventivo e nei quali la percentuale di transazioni che generano contenzioso è pari al 20% (in Italia si attesta su lo 0,0029%). Inoltre i mancati controlli sulle transazioni immobiliari (inferiori a 100 mila giuro) e sulla costituzione e registrazione delle micro-imprese avranno l'effetto di aumentare l'attività di corruzione, «un fenomeno misurabile dal punto di vista economico»: più è alto il livello, più basso è il prodotto interno lordo. In questo senso, quindi, si legge nel rapporto, «il nostro paese potrebbe dover rinunciare a 4,57 punti di crescita del pil in cinque anni». Numeri che hanno prestato il fianco a un commenti pressoché unanime. Dal rappresentante dell'antitrust Matteo Negrinotti che pur auspicando il principio della concorrenza chiede che venga preservata la certezza del diritto, a Francesco Mer- Ioni dell'autorità anticorruzione che ha ribadito come «i notai siano un presidio di legalità, perché sono pubblici ufficiali formati, selezionati e controllati per svolgere una funzione pubblica che non deve essere smantellata dalla concorrenza». Anzi, «tanta più concorrenza vi è, tante più certezze servono». Secondo i dati inoltre la rimozione del regime dei controlli di legalità affidati al notariato, porterà a una rarefazione delle verifiche in materia di antiriciclaggio (oggi il 92% delle segnalazioni provengono da notai). Non meno rilevanti le conseguenze sul gettito fiscale e su quelle imposte che il notaio, in quanto pubblico ufficiale, riscuote per conto dello stato e che rappresentano un gettito pari a 5 miliardi. Dunque, ha spiegato il presidente di Federnotai Carmelo Di Marco, si tratta di un provvedimento dalla «conseguenze devastanti, perché contiene previsioni secondo le quali viene meno la garanzia di una tutela uguale per tutti. Basti pensare che al di sotto di una certa soglia di valori si avrebbe solo una garanzia eventuale e alternativa, cioè quella di una semplice autentica di firma, ma senza controlli. Per liberalizzare si potrebbe piuttosto pensare a potenziare gli strumenti già esistenti». «Così non si assicura la sicurezza del sistema a vantaggio della collettività», ha aggiunto Maurizio D'Errico, presidente del Consiglio nazionale del Notariato. «C'è la necessità di riportare questo ddl in contenuti che non facciano arretrare il paese nel sistema delle garanzie e non potremo consentire di arretrare sulle garanzie della comunità difesi dai notai con la loro preparazione in materia di diritto».. - Riproduzione riservata DDL Concorrenza Pagina 37 Al via da oggi le asseiriblee post congressuali. Al centro l'agenda e le decisioni del Consiglio iìaziorlale Sï alza i sipario -. i.. ai-te il progetto Cnpi-università. Con l'avvio, previsto per oggi a Firenze, dei nuovi incontri sul territorio con i delegati del congresso straordinario, prende il via ufficialmente il nuovo progetto del consiglio nazionale finalizzato a raggiungere l'obiettivo fissati lo scorso novembre a Roma: l'accesso con la laurea per tutti i nuovi iscritti. Quattro i punti principali: un orientamento in entrata (verso l'università) e in uscita (verso l'albo di categoria), un tirocinio negli studi professionali dei periti industriali, un sistema di mutuo riconoscimento tra i crediti formativi universitari e quelli professionali e infine la costruzione di un percorso universitario ad hoc. Per realizzare il primo punto è necessaria un'azione diretta dei collegi provinciali di orientamento delle scelte degli studenti delle scuola superiore sia verso i percorsi universitari finalizzati all'attività tecnicoprofessionale e sia verso la categoria dei periti industriali. E poi ancora, attenzione focalizzata sul tema del tirocinio professionalizzante: in questo caso si tratta di sensibilizzare gli iscritti affinché accolgano gli studenti universitari presso i loro studi per lo svolgimento dello stesso praticantato. Il terzo punto è focalizzato sul mutuo riconoscimento di crediti formativi universitari con quelli professionalizzanti (così come prevede la riforma delle professioni, dpr 137/12). Un sistema che faciliterebbe l'innalzamento del titolo di studio degli iscritti e nello stesso tempo il reclutamento degli studenti laureati nell'albo dei periti industriali. Infine per il quarto obiettivo si tratta di attivare specifici corsi di laurea incentrati sulle materie di particolare riferimento delle attività professionali di categoria (sicurezza, prevenzione) così da soddisfare le esigenze della professione del mercato del lavoro. «Dunque quattro obiettivi che si potranno raggiungere», spiega il consiglio nazionale, «solo facendo gioco di squadra. Ciò significa che una volta stabilita la modalità operativa, fatta di iniziative, interventi, proposte ed azioni concrete, questa deve essere capillarmente riversata su tutto il territorio. L'azione capillare non può che essere effettuata a livello locale e quindi dagli organismi territoriali che naturalmente saranno supportati dal Cnpi con tutti gli strumenti necessari. Il successo dell'iniziativa dipenderà dalla convinzione e dalla responsabilità che ogni singolo iscritto metterà e con cui la categoria tutta condurrà questa battaglia. Il successo nel mantenere la nostra autonomia, che vuol dire mantenere le nostre attività, è nelle mani di ciascuno di noi. Periti industriali Pagina 48 La strategia indicata dall'eppi Per gc:rrantr`r e Z éro tz iur e delle prest(zzioni agli iscritti Il metodo contributivo fa paura Rivalutazione dei montanti p revide nziali p riorita ria a pensione fa paura. E tanta: calcolata con il metodo contributivo,,talutando cioè i soli versamenti durante l'attività lavorativa, può rivelarsi, infatti, drammaticamente «leggera», irrimediabilmente insufficiente per riuscire a condurre un'esistenza dignitosa. Ma, al di là del dibattito pubblico sul tema, alimentato anche dalla diffusione da parte dell'inps, a partire dal 1 maggio scorso, della cosiddetta «busta arancione» (la possibilità di simulare online, attraverso il sito internet dell'istituto di previdenza sociale, l'importo dell'assegno), riuscire a erogare prestazioni congrue per mantenersi è da tempo un punto irrinunciabile dell'azione dell'eppi, l'ente dei periti industriali e dei periti industriali laureati. Una specifica ricetta per rendere più appropriati possibili i trattamenti la Cassa presieduta da Valerio Bignami la ribadisce ad ogni occasione buona: occorre procedere alla rivalutazione dei montanti previdenziali degli iscritti. E il piano di riforma per raggiungere tale traguardo (propugnato non soltanto dall'eppi, bensì anche da altri istituti previdenziali dei professionisti costituitisi con il decreto legislativo 103/1996) si fonda ponendo il tasso di variazione del pil nominale quale parametro minimo di rivalutazione dei montanti, principio questo, del resto, adottato dal Consiglio di stato che ha detto la sua nella nota controversia tra Enpaia e ministeri del lavoro e dell'economia. Il concetto che deriva da tale pronunciamento, a giudizio dell'eppi, è molto semplice: deve essere assicurato un rendimento minimo (e, quindi, ancora una volta, evitata qualsiasi forma di svalutazione) fatta salva la possibilità per gli enti che hanno saputo gestire bene le proprie risorse di assicurare un rendimento maggiormente elevato. E, pertanto, sollevato (con un enorme clamore mediatico) nelle settimane passate il problema dell'adeguatezza pensionistica, in virtù della sentenza della Corte costituzionale (n. 70 del 30 aprile scorso) che ha bocciato il comma 25 dell'art. 24 del decreto legge 201/2011 (la manovra «Salva-Italia» del governo di Mario Monti), che bloccava il riconoscimento della perequazione per gli anni 2012 e 2013, e del decreto con il quale il governo è poi corso ai ripari (65/2015), appare assordante il silenzio intorno a una norma, contenuta nel medesimo provvedimento di palazzo Chigi che però non è, come dovrebbe, sotto le luci della ribalta. Difatti, mentre si dibatte di «diritti quesiti» dei pensionati, ci si dimentica che la pensione si costruisce anno dopo anno, non soltanto col versamento dei contributi, ma pure grazie alla rivalutazione che lo stato, così come tutti gli enti legati a filo doppio alle regole del metodo contributivo, quale è l'eppi, deve garantire sugli stessi. E nell'oblio è fmito anche il fatto che per la prima volta dall'introduzione della legge di riforma del sistema previdenziale il tasso di rivalutazione dei montanti contributivi, ancorato all'andamento del paese Italia, è stato negativo: questo avrebbe comportato un impoverimento delle risorse accumulate per garantirsi un futuro adeguato. Questione spinosa, sollevata a novembre dello scorso anno dall'allora commissario straordinario dell'inps Tiziano Treu, che riteneva la svalutazione dei montanti contraria allo spirito della disciplina, propugnando un meccanismo di neutralizzazione; considerando, cioè, la brusca frenata dell'economia italiana, valutato che il termometro di questo rallentamento, il pil nominale, segnava il meno zero, il ragionamento sviluppato era: «Non ti riconosco interessi, ma neppure ti tolgo soldi». E quale strada hanno, invece, imboccato le Istituzioni all'indomani della sentenza della Consulta? È presto detto: l'art. 5 del decreto 65/2015 ha previsto che nell'ipotesi in cui il tasso sia negativo non si dovranno svalutare i montanti, salvo poi recuperare sulle rivalutazioni successive quanto non sottratto. Scelta priva di coraggio, quella sostenuta dall'esecutivo: sarebbe stato opportuno, infatti, fermarsi al sancire che il tasso non può mai esser negativo. Non c'è più tempo da perdere: è arrivato, è l'opinione dell'eppi, il momento di immaginare ed attuare una riforma strutturale del sistema pensionistico italiano, in grado di conciliare i diversi interessi in campo: la tenuta dei conti dello stato sarebbe soltanto apparente, perché è (purtroppo) facile intuire come il sistema contributivo genererà una platea di pensionati indigenti che, come in un circolo vizioso, graveranno sul bilancio statale. E il loro «carico» non calerà sul capitolo previdenziale, ma sul fronte assistenziale. Previdenza professionisti Pagina 59 Nessuna differenza tra le pensioni Nella galassia della previdenza dei professionisti, la sentenza 3859/2014 del 20 luglio 2014, emessa dal Consiglio di stato, supremo organo di consulenza giuridico amministrativa del presidente della Reubblica, appare a dir poco rivoluzionaria. utile, perciò, riepilogarne i contenuti: con essa e stato, infatti, accolto il congiunto ricorso della Cassa di previdenza EnpaialAgrotecnici e del Collegio nazionale dell'albo, chiarendo come il criterio di rivalutazione dei contributi pensionistici., definito dalla legge , debba intendersi come quello minimo (che deve essere sempre riconosciuto ), mentre le Casse virtuose e con i conti in ordine possono riconoscere rivalutazioni maggiori, così «consentendo di erogare trattamenti pensionistici più alti>. Il Consiglio di stato, pertanto, ha così scardinato il principio (difeso dal ministero dei lavoro ) per cui la previdenza dei professionisti doveva essere, sempre e comunque, tutta uguale, anche quando i rendimenti dei contributi per effetto del meccanismo di computo contributivo, erano pressoché pari allo zero, con il risultato di deprimere sensibilmente le future prestazioni. Previdenza professionisti Pagina 610 DECRETO F. TI LOCALT/ Ok (l(xl C"onsíglio (lei mírúství dopo funti (xrinrincí a vi.ioto c--inirnto residui iun. Termini dal ap rile al 15 giugno. Fondo Tasi 530 Z DI MATTEO BARBERO.la proroga della deadline per il riaccertamento straordinario dei residui imposto dalla nuova contabilità la principale novità dell'ultima ora contenuta nel decreto "enti locali", approvato ieri dal Consiglio dei ministri dopo settimane di annunci a vuoto. Nella bozza entrata, infatti, è previsto un rinvio al 15 giugno del termine scaduto lo scorso 30 aprile. Ciò consentirà di dare un po' di margine alle tante amministrazioni in affanno, allontanando lo spettro del commissariamento. Nel frattempo, però, le quote libere e destinate del risultato di amministrazione non potranno essere utilizzate. La bozza, inoltre, confermando le anticipazioni dei giorni scorsi, autorizza l'utilizzo delle somme residue stanziate dal decreto sblocca pagamenti (dl 35/2013) per consentire l'erogazione di ulteriori anticipazioni di liquidità per consentire il pagamento dei debiti commerciali al 31 dicembre Alle regioni vanno altri 2 miliardi, mentre per gli enti locali la dotazione dovrebbe essere di 850 milioni. Sarà il Mef a ripartire le risorse. Anche sul cosiddetto fondo Tasi, la scelta è in linea con quanto filtrato durante la lunga attesa per l'emanazione del provvedimento: lo stanziamento si attesta a 530 milioni, contro i 625 del 2014 e il riparto sarà definito entro il 10 luglio. Confermate anche le altre misure da tempo annunciate, a partire dalla riforma del Patto di stabilità interno, con innanzitutto il recepimento dell'intesa sui nuovi obiettivi raggiunta in Conferenza Stato-città a febbraio per premiare gli enti che hanno ridotto la spesa corrente e hanno una maggiore capacità di riscossione delle proprie entrate. Dal target, ciascun ente dovrà detrarre lo stanziamento del fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato a bilancio. Previsto l'alleggerimento delle sanzioni a carico degli enti che hanno sforato nel 2014, con introduzione di un tetto del 20% dello sforamento alla sanzione pecuniaria e per le province di un ulteriore tetto pari al 2% delle entrate correnti dell'ultimo consuntivo. Il Patto regionale verticale incentivato diventa più flessibile, allargandosi ai debiti al 31 dicembre 2014, con possibilità di utilizzare le quote inoptate per altre finalità. Infine, arrivano gli sconti per edilizia scolastica, interventi di ripristino del.pprovau r n.aovi o.,ietu,,, seconao ia metoaorogia aetinita dall'intesa in Stato-città dei 19 febbraio scorso. Rimodulate le sanzioni per gli enti che hanno sforato nel 2014, con l'introduzione di tetti alla "multa " che può Patto essere comminata agli enti inadempienti. di stabilità Maggiore flessibilità sul Patto verticale incentivato. Stanziato un plafond di 100 milioni annui per alleggerire gli obiettivi dei comuni che sostengono oneri per il ripristino del territorio, di siti inquinati e di edifici scolastici, oltre che per quelli capofila di convenzioni. lili alk up lor'ii he rcr tali cani iri.'',r' 'in lc _!2t7ÍOr;e. p'oa viscrriq. mutui ` nsentih. nel ü solo lutili-zo delle con(o1rìc in. Riscossione llc,-, Célp lif pe! far i"otlte 3 sp;_,st ( orccilti. Errnosloia,xoroga della riforme, e conseguente estensione al 31!12! 2015 dei rappoiti con i=quitalia. C,?1 7íR tarlca Vi, it,cr'c agli acd ti pe, iinl? l; a curo C. r ourri'rrenzu cnctu; p;;r i ;ut Il con rnc,no ( l i i bloccü pagamenti 1 or- o T; Si Iviuove risorse per anticipazioni di liquidità a favore Irüu egioni (2 miliardi ) e degli enti locali (850 milioni) per consentire il pagamento di debiti al 31/12/2014.,,munti 530 indio,rispt :.o i 6,1.5 del 201,1 ) (j tintro i l 10 fogfo. 1 saminn ir,rc, su no eselnut, dai P.it t Rinvio al 15/6 dcl crrninrn per il riaccertamenio strno dl- Irroia natio dei residui (s(-aduto il 30/4). rr r lità Facoltà per gli en_i s.'erimentatori di effettuare un nuovo ríaccertamenr 1 s rao u!n -io. territorio, contenziosi ed enti capofila. Via libera alla rinegoziazione dei mutui anche per gli enti in esercizio provvisorio e per tutti all'utilizzo dei risparmi in parte corrente. La riforma della riscossione locale slitta di nuova, questa volta a fine 2015, con annessa ennesima proroga ad Equitalia. Come anticipato da Italia- Oggi del 3 giugno, i piccoli comuni potranno procedere autonomamente agli acquisti fino a euro, senza dover ricorrere alle centrali uniche di committenza. Importanti anche i correttivi sul personale. Anche gli enti non in regola con i tempi di pagamento potranno assumere i dipendenti in esubero delle province, la cui ricollocazione non impedirà però di bandire concorsi per assumere personale scolastico munito di titoli di studio o abilitazioni non presenti nelle graduatorie degli ex-provinciali. Via libera, inoltre, all'utilizzo dei resti delle capacità assunzionali dell'ultimo triennio, superando così l'oi. ientamento restrittivo della deliberazione n. 27/2014 della Corte dei conti-sezione delle Autonomie. Da segnalare, infine, i correttivi al dlgs 68/2011 sul finanziamento delle regioni, con rinvio al 2017 dell'avvio delle nuove regole previste dal federalismo fiscale. O Riproduzione riservata Appalti Pagina 711 Disponibili 150 milioni per Agenda digitale e 250 per Industria sostenibile: dal 25 giugno le richieste Ricerca, bandi con dote a, luntiva Al via le agevolazioni di grandi progetti - Possibili risorse per 600 milioni Carmine Fotina ROMA Il provvedimento in sintesi Quattrocento milioni sul piatto per grandi progetti di ricerca industriale. Si parte tra due settimane e le regole in tutti i dettagli sono state presentate dal ministero dello Sviluppo economico nel corso di un incontro che si è svolto in Confindustria.I duebandi-peragenda digitale e Industria sostenibile - hanno una disponibilità finanziaria rispettivamente di 15o e 250 milioni. I progetti, basati sulle tecnologie abilitanti del programma Ue Horizon 2020, devono prevedere spese ammissibili comprese tra 5 e 40 milioni. Una delle novità, emersa durante l'incontro, è lapossibilità di incrementare la dotazione complessiva con fondi non utilizzati del Fri (Fondo rotativo imprese) della Cassa depositi e prestiti. Si parla di 1,2 miliardi, la metà dei quali - 6oo milioni - potrebbe arricchire i due bandi: molto ovviamente dipenderà dalla risposta delle imprese. L'incontro Mise-Confindustria ha fornito precisazioni utili sulle due agevolazioni concedibili. Il finanziamento agevolato, pari al60o o p erle Pini e 5o% per le grandi imprese, della durata massima di 8 anni, prevede un tasso pari al 20% del tasso di riferimento, nel limite dello o,8oio Può essere richiesta un'anticipazione in due quote del 30% previa fideiussione bancaria, polizza assicurativa o richiesta di accesso alla garanl r c i il Finanziamenti agevolati e contributi diretti alla spesa che potranno andare dal10,5 a115% per le Pmi edal7 al 10% perle grandi imprese... zia del fondo appositamente istituito (e alimentato con il 2 o dei 400 milioni disponibili). Il contributo diretto alla spesa invece potrà andare dal io,5oio al 15%% per le Pini e dal 7 al baio per le grandi imprese eviene definito inrelazione alpunteggio conseguito dal progetto. A questo scopo, si valuteranno caratteristiche del soggetto proponente (know how tecnologico e solidità economico-finanziaria); qualità tecnica del progetto; fattibilità. In alcuni casi sono previste maggiorazioni nell'ordine del 5% per progetti congiunti con centri di ricerca e altre Pmi. Le procedure di compilazione guidata delle domande partiranno alle io del 22 giugno sul sito Per l'istanza preliminare il via è 1125 giugno per quanto riguarda Agenda digitale e il 30 giugno per Industria sostenibile.la procedura di accesso prevede scadenze precise: istanza preliminare; pubblicazione esito entro 3 giorni dal giudizio del comitato; presentazione entro 3 mesi della domanda di agevolazioni (che dovrà essere coerente con l'istanza preliminare); istruttoria del soggetto gestore (70 giorni); negoziazione dell'impresa con il ministero (15 giorni); presentazione proposta definitiva (30 giorni); verifiche istruttorie del soggetto gestore (20 giorni); decreto di concessione (1o giorni); avvio progetto da parte dell'impresa. RIPRODUZIONE RISERVATA Bandi aperti a imprese artigiane e agro-industriali, startup innovative, centri di ricerca con personalità giuridica, spin off (il cui capitale è detenuto per almeno il 30% da un organismodi ricerca e che non dispongano di 2 bilanci) I progetti devono riguardare attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, fina lizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al miglioramento degli stessi I progetti devono prevedere spese ammissibili tra S e 40 milioni, essere avviati successivamente alla presentazione della domanda e comunque non oltre 3 mesi dalla data del decreto di concessione Il perimetro include costi per: personale dipendente, strumenti e attrezzature, servizi di consulenza, spese generali derivanti direttamente dal progetto, materiali utilizzati Bandi di progettazione Pagina 812 ecologíci La mobilità di fronte ad una svolta dopo tanti prototipi, l'auto a emissioni zero è pronta per i mercati mondiali Ecco come cambierà il trasporto quali saranno i vantaggi per l'ambiente e il ruolo delle energie rinnovabili T - PA Ó ON è un compito di chimica ma di filosofia affrontare la questione dell'idrogeno e della sua diffusione e scommetterci che prima o poi diventerà il vettore energetico delle nostre automobili a zero emissioni, «L'età della pietra non è finita perché sono finite le pietre», per dirla con le parole sciolte di Mary Rose de Valladares, a capo dell'international Energy Administration Hydrogen Implementing Agreement, l'organismo mondiale che sta lavorando a una mappa accettabile per lo sviluppo e l'applicazione dell'idrogeno alle cose della nostra vita, mobilità compresa. Certo è uno strano destino che la molecola più diffusa nell'universo, incolore, inodore e presente anche nell'acqua abbia davanti a sé una strada tutta in salita, almeno per l'applicazione che riguarda il mondo dei trasporti. La scommessa sull'idrogeno è iniziata tanti anni fa per poi essere messa da parte con l'accelerazione dell'auto elettrica, anche se gli ingegneri hanno continuato a lavorare sulla ricerca in parallelo potendo condividere molte componenti. Il numero uno del gruppo Renault-Nissan Carlos Ghosn, portavoce dell'auto a batteria, ha fatto però l'errore di dare i numeri in tutti i sensi, sbagliando per eccesso le previsioni di vendite. Peccato di presunzione, non di direzione. Perché l'idrogeno è la continuazione della guerra all'inquinamento con altri mezzi, in nome di veicoli a zero emissioni che siano un giorno alla portata d'acquisto per tutti. Alla molecola più diffusa nell'universo ci hanno creduto per primi i coreani di Hyundai, lanciando l'anno scorso il noleggio del suv ix3 5 a celle a combu- Energia Pagina 913 stibile, ma soprattutto i giapponesi di Toyota quest'anno con ambizioni più grandi mettendo in vendita la berlina Mirai. Per entrambe, il pieno di idrogeno si fa in meno di cinque minuti con una autonomia dichiarata di circa 500 chilometri. Guidate brevemente, una in Corea del sud allo stato di prototipo e l'altra negli Stati Uniti, ix 35 e Mirai non rotolano come pietre ma vanno silenziose e sicure di non fare danni all'ambiente. Gli asiatici non sono soli in questa nuova corsa a un futuro migliore. Entro il 2017 vedremo su strada altri modelli a idrogeno, da quello di Bmw che ci sta lavorando in collaborazione con Toyota, a quelli di Audi e Volkswagen mostrati in forma di concept all'ultimo Salone di Los Angeles alla Gm e al gruppo di Ghosn che sta sviluppando veicoli insieme alla Mercedes e alla Ford. L'idrogeno, oltre a non essere un compito di chimica, è un esame obbligatorio per tutti i governi dell'unione europea, dopo che la Commissione di Bruxelles ha stabilito che tra i fattori chiave per una indipendenza energetica ci sono anche la messa a punto di una tecnologia delle celle a combustibile a idrogeno per immagazzinare energie rinnovabili e la creazione di griglie di energia intelligente per distribuire l'energia stessa. L'esame si passa entro il 2020, quando si dovrà produrre il 33% dell'elettricità e il 25% dell'energia globale ricorrendo a fonti di energia rinnovabile e sviluppare una tecnologia di immagazzinaggio delle celle a combustibile a idrogeno. Per guidare auto con questa molecola senza restare a piedi dopo 500 chilometri c'è poi da fare un altro passo mica da ridere: creare una rete di distribuzione dell'idrogeno adeguata, un posto dove fermarsi e fare rifornimento. E' il punto oggi più critico, perché necessita di grandi investimenti pubblici. Una pietra miliare, direbbe l'ingegner Mary Rose. La prima volta della Toyota tutti i segreti della berlina Mirai dall'autonomia alla sicurezza In Giappone, dove la Toyota Mirai è in vendita dalla fine del 2014, è già un successo commerciale. Nel nostro Paese, invece, finora non si era ancora mai vista. Ma a Genova, Toyota Motor Italia ha voluto dare un'anteprima del futuro presentando la Mirai (che significa appunto "futuro" in giapponese), la prima berlina alimentata ad idrogeno equipaggiata con celle a combustibile. Questo modello, lungo 4 metri e 89, sfrutta il Toyota Fuel Cell System, un sistema che utilizza le celle a combustibile e la tecnologia ibrida e che si rivela più efficiente rispetto ai tradizionali motori a combustione interna, senza produrre CO2, né agenti inquinanti, ma solo vapore acqueo. Infatti le vetture con celle a combustibile generano l'elettricità, in modo autonomo, partendo dall'idrogeno e dall'ossigeno presenti nell'aria. 3 RIVROOUlIONE RISER.'AIA IL MANAGER Andrea Cari ucci, ad di Toyota Italia, che ha presentato la Mirai nei giorni scorsi a Genova Energia Pagina 1014 LPACCRETTO FUEL CELL la conversione dell'idrogeno in elettricità suilatoryota Mirai è realizzato attraverso uno stack di 370 fuel cel l, una 1 rortadimaxipila per alirnentazione della vettura LE PRESTAZIONI La Toyota Mirai ha un motore-generatore elettrico dalla potenza di 114 kw (155 Cv) e raggiunge 178 km/h con un'autonomia di500.lilistino èdi6h milaeu (+lval I DUE SERBATOI Nella parte posteriore della Mirai sono situati due serbatoi che contengono cinque chilogrammi di idrogeno gassoso alla pressione di 700 bar. Con questo modello la Toyota ha messo a disposizione brevetti di cui 70 su stazioni di rifornimento L'autonomia della Mirai è di circa 500 chilometri, quattro, cinque volte superiore a quella delle auto elettriche presenti oggi sul mercato. Sul fronte della sicurezza la Mirai è dotata di molti sistemi tra cui un pre-crash con un radar che frena l'auto automaticamente alle basse velocità riducendo così il rischio d'incidente. Ma la giapponese è stata pensata naturalmente per eliminare il rischio di fuoriuscita di idrogeno o, nel caso remoto, per un rilevamento immediato dello stesso con l'interruzione del flusso, per prevenire l'accumulo di idrogeno all'interno della vettura. La Mirai sarà in vendita in Europa a partire da settembre in Danimarca, Germania e Gran Bretagna, Paesi già dotati di una rete strutturata di rifornimento dell'idrogeno. 3 RICftO[JULONE NIíHNATA Energia Pagina 1115 Ma 1cIt, Gi* ; - -r M M era La pianificazione del ministero dell'economia entro il 2015 diffusione dei modelli a idrogeno e una road map per le Olimpiadi del 2020 SIONE e pianificazione, questi sono i due elementi fondanti della strategia giapponese verso l'economia dell'idrogeno. La visione è chiara e per molti versi è figlia naturale della drammatica esperienza vissuta col disastro di Fukushima. Il Giappone vuole ridurre progressivamente la sua dipendenza energetica dal nucleare ed evolvere il sistema verso un modello più flessibile, meno dipendente da grandi impianti e capace di utilizzare risorse energetiche rinnovabili, che hanno il doppio vantaggio di essere disponibili sul territorio nazionale e causare un bassissimo impatto ambientale. Le tecnologie legate alle rinnovabili, inoltre, sono destinate ad avere un mercato crescente in tutto il mondo, ogni investimento in questo settore è considerato quindi anche opportuno per sostenere la competitività dell'industria giapponese a livello internazionale. La pianificazione è a dir poco rigorosa. Nel giugno dello scorso anno è stato varata dal Meti - Ministero dell'economia, commercio e industria - la roadmap strategica giapponese per l'idrogeno e le celle a combustibile, la tecnologia cruciale per l'avvento del nuovo combustibile, che consente di convertire l'idrogeno in energia elettrica e calore grazie a una reazione con l'ossigeno, con l'emissione di solo vapore acqueo e nessuna sostanza inquinante come risulato allo scarico. Secondo la roadmap, l'era dell'idrogeno è già iniziata. Il primo anno di sviluppo delle attività è infatti il 2015 e prevede l'arrivo sul mercato della prima auto a idrogeno prodotta per la larga diffusione. Auto che è puntualmente arrivata grazie alla Toyota, maggiore azienda automobilistica del pianeta, che con il lancio della Mirai si candida alla leadership del processo di avvicinamento all'era dell'idrogeno nell'intero panorama automobilistico mondiale. Il primo ministro Shinzo Abe, ricevendo a gennaio le chiavi di una Mirai direttamente da Akio Toyoda, presidente della Toyota, ha detto che «E' ora di introdurre un'era dell'idrogeno» e ha invitato tutti i ministeri e gli uffici pubblici a dotarsi di auto alimentate dal nuovo combustibile. Gli ordini della Toyota Mirai nel primo mese di commercializzazione in Giappone sono schizzati a quota unità, quasi il quadruplo delle 400 unità previste dalla Toyota per il mercato interno nell'intero 2015, con oltre il 60% degli ordini proveniente proprio da uffici pubblici. L'auto a idrogeno per il Giappone può diventare una vera bandiera di eccellenza tecnologica. Dopo la Mirai arriverà entro l'anno fiscale 2015 anche la nuova Honda e nel 2017 un modello analogo della Nissan. Poi c'è la grande occasione dei Giochi Olimpici del 2020 in programma a Tokyo e che hanno molto a che fare con l'idrogeno. Il governatore della capitale giapponese, Yoichi Masuzoe, ne ha subito fatto uno dei suoi temi più ricorrenti: «L'eredità che le Olimpiadi del 2020 possono lasciare alle generazioni future è un'economia dell'idrogeno. Abbiamo già l'auto, ma non è tutto perchè per i Giochi avremo anche i bus e vogliamo fare del villaggio olimpico di Arieke una comunità interamente basata sull'energia dell'idrogeno». Benvenuti nell'era dell'idrogeno. l9nipn(ìuuligne PISFJNATA Energia Pagina 1216 Tris di codici tributo per i vers amenti dei contribuenti nel regime forfettario Via libera ai codici tributo per i piccoli imprenditori e i professionisti nel regime forfettario, che prevede una sostitutiva del 15 per cento. A stabilirli è stata la risoluzione 59/E di ieri. I codici sono: «1790» (acconto prima rata), «1791» (acconto seconda rata o in unica soluzione), «1792» (saldo). Quest'ultimo è utilizzabile anche per gli importi a credito compensati. Nel modello F24 vanno indicati nella sezione «Erario», in corrispondenza delle somme riportate tra gli «importi a debito versati»; l'«anno di riferimento» è il periodo a cui si riferisce l'imposta da versare. In caso di pagamento rateale, nel campo «rateazione/regione,/prov./me se rif:» va indicato il numero della rata (due cifre per la rata in pagamento, altre due per il numero complessivo delle rate); se si sceglie ilpagamento in un'unica soluzione, va riportato «0101». Fisco e professionisti Pagina 1317 Robot che assemb ano a spesa, mobilita intelligente, te e avaro, banda larga. L'urbe di domani è un ecosistema di servizi condivisi Dieci domande pratiche per capire se siamo pronti a grande salto sistema In Italia la creatività c'è, ma difetta la voglia d'investire capitali privati di Massimo Sideri talo Calvino le avrebbe chiamate le città visibili. Perché grazie all'infrastruttura più potente che l'uomo abbia mai costruito, l'invisibile Rete, le città intelligenti stanno cambiando in continuazione sotto i nostri occhi diventando sempre di più il soggetto con cui dialoghiamo via smartphone. Osserviamoci: non interagiamo più con la nostra casa o le persone ma dialoghiamo con i servizi pubblici e privati intorno a noi. Il vecchio messaggio strappalacrime ET-telefonocasa oggi sarebbe ET-smartphone-città. La trasformazione è radicale ma fluida. Ci stiamo abituando lentamente a una nuova polis che diventa sostanzialmente un ecosistema di servizi più che luogo sociale di incontro. Ed è per questo che il modo migliore per comprenderla è partire da esempi concreti e da dieci domande pratiche. 1) Come cambierà fare la spesa nelle città? I ricercatori hanno calcolato che un americano trascorre in media 15 giorni l'anno nei supermercati. Diva Systems è una società di robotica californiana acquistata un paio di anni fa da Amazon. L'obiettivo di Diva è costruire dei robot capaci di assemblare in tempo reale il nostro carrello della spesa. A questo punto passare al supermercato o stare davanti a uno schermo touch sarà quasi la stessa cosa. Rimane il dilemma del fresco. Ma proprio per questo motivo il segmento di frutta e verdura si sta sviluppando a parte: a Seattle opera da qualche anno Amazon Fresh. A Milano, oltre a Cortilia, è attiva la cooperativa Bioexpress anche se la qualità del servizio è ancora in fase di rodaggio. La sfida dell'e-commerce è raggiungere un livello di velocità tale nelle consegne da poter essere considerato un'opzione anche per le necessità dell'ultima ora. A oggi la quota degli acquisiti elettronici sul totale del commercio al dettaglio è poco sopra il io nei Paesi anglosassoni. Grazie alle consegne veloci (i droni?) questa industria spera di raggiungere nel 2023 il 25% della quota. 2) Che cosa si griderà per le strade al posto di taxi? La mobilità intelligente è già una realtà in diverse città italiane. Car sharing, bike sharing, Uber sono entrati nel nuovo dizionario del quotidiano. Il Mit di Boston ha calcolato che nella caotica Manhattan l'uso in condivisione dei mezzi potrebbe abbattere del 40% le automobili in circolazione nel solo tragitto da e per l'aeroporto Jfk. Le stime parlano di un abbattimento dell'8o% dei mezzi grazie alle auto che si guidano da sole. Ma ci vorranno anni. 3) Come cambia l'educazione 2.0? L'educazione condivisa. La sharing economy funziona un po' come la pubblicità dei Patek Philippe: non è mai completamente tua perché non la possiedi, la tramandi. Questo sta cambiando le regole sociali creando, beninteso, dei nuovi mostri come il milanese che parla del car sharing come se fosse l'amministratore delegato di una delle società che offrono il servizio (copyright del dissacrante blog il milanese imbruttito). 4) Vivremo sempre di più nelle città o scapperemo nelle campagne? Innovazione e ricerca Pagina 1418 Nel 2025 sulla Terra ci saranno 30 megalopoli, città con oltre dieci milioni di abitanti. Con l'attuale tasso di crescita della popolazione mondiale secondo le stime potremo raggiungere i dieci miliardi di persone nel Questo pone un problema opposto alla teoria delle città sempre più intelligenti visto che potrebbero nondimeno diventare invivibili. Internet e il lavoro con sistemi di telepresence sempre più efficaci come quelli allo studio nei laboratori di Cisco potrebbero scatenare una fuga dalle città non per tornare all'agricoltura ma all'inseguimento della qualità della vita. 5) La banda ultralarga sarà un diritto universale? Anche l'europa con l'agenda 2020 si sta muovendo in questa direzione imponendo agli stati di vigilare sui piani pubblico-privati per garantire una velocità di connessione che permetta l'inclusione sociale nei cambiamenti della smart city. Gli obiettivi (almeno 10o megabit al secondo di velocità per il 50 della popolazione e almeno 30 per il l'altro 5o%) sono al centro del piano del governo Renzi per la banda ultralarga. I prossimi cinque anni saranno dunque molto importanti per capire se l'italia sarà un Paese di serie B o di serie A. 6) La concorrenza economica resterà dominata dalle città? Gli indici oggi ci dicono che la maggior parte della ricchezza mondiale si concentra 8) Le biotecnologie allungheranno la vita? Tema strettamente intrecciato con i precedenti: il biotech - che, per inciso, potrebbe diventare per città come Milano, a patto di detassarlo, uno dei fattori di super competitività tra città del punto 6 - promette già oggi di allungare la vita delle persone. Qui le previsioni si sprecano. Ma di certo i cosiddetti millenials dovranno trovare molti più escamotage per non annoiarsi con il passare degli anni. 9) Saranno i robot a lavorare per noi o noi a lavorare per loro nella città del domani? Tema mastodontico. 11 cosmologo Stephen Hawking ha lanciato l'allarme sull'evoluzione dell'intelligenza artificiale. La preoccupazione diffusa è che le macchine che già sembrano sostituirci nei lavori meccanici potrebbero prendere il nostro posto anche in quelli intellettuali. Per sentirsi meglio basta rifarsi all'etimologia del termine: dal ceco Robot (estratto da robota, «lavoro forzato»), nome degli automi che agiscono come operai in un dramma di K. Çapek ( ). Ma non si sa mai. 1o) La decima domanda? Tocca a voi, perché è sul futuro dell'individuo. RIPRODUZIONE RISERVATA La sharing economy funziona come lo spot di Patek Philippe: non è mai completamente tua perché non la possiedi, la tramandi ///////ui,,; ur ; nelle prime 6oo città. E questo vuole dire che la concorrenza di fatto è tra polis economiche. Città come Londra, Barcellona, Berlino, Parigi e Tel Aviv sono già entrate in quest'ottica: Londra ha di recente annunciato un taglio delle tasse per le società attive nella ricchissima industria del gaming online. Parigi da pochi giorni è stata selezionata come luogo per il primo centro di ricerca europeo. Barcellona sta attirando cervelli nel campo scientifico. Berlino da tempo è diventata una delle capitali delle start up grazie a delle politiche molto avvedute da parte del Comune. Tel Aviv è ormai un caso scuola. La mappa delle startup in Italia che mostra un grande dinamismo in precise aree intorno a Milano, Roma e Torino conferma l'emergere della stessa logica anche se manca l'elemento propulsivo che non è, ahinoi, la creatività, ma il denaro. Con 43 milioni investiti dal settore del venture capital in tutta Italia (non è un refuso) nell'intero 2014 stiamo crescendo un popolo di startup lillipuziane. 7) Se siamo destinati a diventare dieci miliardi chi produrrà l'energia per tutti? Secondo molti esperti saremo noi stessi: come ha ricordato Roberto Cingolani dell'iit all'ultimo Ambrosetti Tech Forum esistono già oggi dei materiali capaci di raccogliere tramite le scarpe l'energia prodotta dai nostri passi per caricare gli smartphone. Potremmo diventare dei piccoli centri autonomi di energia. Innovazione e ricerca Pagina 1519 , I Dis*% z:ooe ÿrcvindal^_ =tar'upll,no4 atlva VALLE D'AOSTA LOMBARDIA TRENTINO -ALTO ADIGE H 112, FRIULI-VENEZIA GIULIA VENETO 475; EMILIA ROMAGNA PIEMONTE LIGURIA L4J TOSCANA 49 UMBRIA MARCHE 73 ABRUZZO 6 LAZIO CAMPANIA PUGLIA BASILICATA 94'r Le sfide La società di robotica Kiva Systems, da un paio di anni nell'orbita di Amazon, sta costruendo robot capaci di fare la spesa. L'Europa si sta muovendo per garantire a tutti i cittadini degli Stati membri una velocità di connessione che permetta l'inclusione sociale nei cambiamenti della smart city. Presto saremo noi stessi a produrre l'energia di cui necessitiamo SARDEGNA SICILIA ZI-ASSIFICA DISTRIBUZIONE R.RQ^Am STARTUP rumero s[artu p 1"trlm2015 %stariup iotale nazlonzie CALABRIA 1 f1;1.1r;o Tre,r,to? Roï.. To±ino 4 LT Ok, ria, N ;:pc :, U PJ odcr'a.. 7 Ts e;ito 8 Firenze DENS1TìA NFLLE PRIME ' aieci FRit0 1NCE Z4 i,nio ru. Pis:, ; Tor no 6 f orlena 0, P BoiO 1 :,do4a 7,C) Pi dc,',ot?c i.; ì; Ol i ice^o %sfartup rispeüoaltot. nurr up dr"sec',. dtc11? dep..- f PUGLIA Innovazione e ricerca Pagina 1620 Poletti: più risorse alla Naspi, durerà 24 mesi Via libera agli ultimi sei decreti attuativi del Jobs Act - Boschi: tutto il lavoro concluso in un anno Davide Colombo ROMA Il rush finale per l'attuazione della delega lavoro porta con sè la conferma della dote aggiuntivaper stabilizzare a24mesi della durata della Naspi. Lo annuncia al termine della conferenza stampa Giuliano Poletti, spiegando che le risorse in più scaturiscono dal riordino degli ammortizzatori sociali realizzato con gli ultimi decreti legislativi. Così lanuova assicurazione contro la disoccupazione involontaria che ha debuttato il i maggio scorso con l'estensione a una platea di lavoratori più ampiagarantirà una copertura di due anni in via strutturale, superando l'ipotesi di una sua riduzione ai8 mesi nel Poletti ha poi confermato che anche la nuova cassa integrazione potrà avere una durata massima di 24 mesi che possono salire a 36 con il ricorso alla solidarietà. Visibilmente soddisfatto il ministro del Lavoro ha confermato che il via libera del Consiglio deiministri è arrivato su due decreti legislativi che andranno subito in Gazzetta Ufficiale (riordino dei contratti, revisione delle norme sulle mansioni e conciliazione tempi di vita e lavoro) mentre per altri quattro decreti parte l'iter di valutazione di Camera e Senato. Si tratta, nell'ordine, di quello sulla riforma (con estensione) della cassa integrazione, la semplificazione dello Statuto dei lavoratori e dei due decreti che daranno vita all'agenzia nazionale per le politiche attive e all'ispettorato nazionale del lavoro. «L'unico argomento di delega che non è C A Il ministro del Lavoro: l'unico argomento della delega che non e stato toccato è quello delsalario minimo stato affrontato è quello del salario minimo» - ha detto Poletti, non considerando evidentemente parte della delega lavoro altre due materie per le quali c'è stato una rinuncia: la riforma della contrattazione e ilriordino degli incentivi. «In un anno tutti i decreti delega del i obs act sono stati realizzati, abbiamo esaurito il lavoro sulla riforma del mercato lavoro inmodo efficace e rapido» ha osservato il ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme, MariaElena Boschi. In effetti la delega scade il i6 giugno e palazzo Chigi e ministero del Lavoro hanno rispettato i tempi in pieno. Poletti illustrando il contenuto dei decreti approvati ha confermato che sulle tipologie contrattuali non ci sono state modifiche rispetto a quanto emerso dall'iter parlamentare: «non ci sono particolari modifiche, se non rispetto alfatto che sullaimpossibilità di stipulare co.co.pro si prevede un ampliamento delle possibilità di derogare inpresenza di contratti stipulati dalle confederazioni anche di categoria». C orpos o il testo sulle politiche attive (34 articoli) che darà vita alla nuova rete dei servizi per le politiche dellavoro al centro della quale c'è l'agenzia nazionale Anpal, in cui confluiscono Isfol e Italia Lavoro, ma il nuovo soggetto nazionale dovrà co-gestire le policy insieme con le regioni fino a che nonverràmodificato il Titolo V della Costituzione. Poletti ha parlato di risorse per 300 milioni sull'anno, da destinare allepolitiche attive, derivantidai fondi europei. Ma in questo decreto è previsto anche «un assegno di ricollocazione» ovvero un assegno «che può essere usato per acquistare servizi per il ricollocamento» da parte di un lavoratore che perde unlavoro dopo sei mesi. Via libera anche all'ispettorato nazionale del lavoro (che raccoglie gli ispettori del ministero, di Inps e Inail) per garantire il massimo di coordinamento delle verifiche presso le imprese. E proprio la semplificazione il filo rosso che collega molte delle misure varate: sono semplificati i canali per le comunicazione previste dallaregulation sugli infortuni e la sicurezza del lavoro (saranno solo telematici), semplificato e graduato è il sistema delle sanzioni in caso di lavoro irregolare. Su tutto questo impianto ha assicurato uno stretto monitoraggio in sede applicativa poiché come in tutte le deleghe, in caso di impatti negativi, le correzioni al margine saranno assicurate. CRI PRO DD ZIONE RISERVATA... Gli altri approfondimenti Nella sezione Norme e Tributi le altre pagine sulla riforma del lavoro e sul decreto enti locali approvato ieri dal Consiglio dei ministri >pgin B e 40 Palazzo Chigi. 1 ministri Giuliano Poletti, Maria Elena Boschi e Pier Carlo Padoan Lavoro Pagina 17 Vedere altro
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References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 23
 articolo 1
 art. 153

Articolo 22
 Art. 1
 articolo 11