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03 luglio 2009
No Dal Molin, sabato 4 luglio in corteo.
Da nodalmolin.it
Dunque, ci siamo. Tra poche ore sarà il 4 luglio; sta arrivando, questa giornata, nell’assordante silenzio della politica che, evidentemente, guarda a Vicenza come a un luogo lontano; fuori dal mondo: mentre da tutta Italia giungono adesioni, coloro che dovrebbero ascoltare le storie di questo Paese si tappano le orecchie. Difficile, del resto, ascoltare una comunità che non accetta l’imposizione, che sfida chi vuol governare con l’arroganza, che vuol prendere in mano il futuro della propria terra.
E, forse, la questione centrale è proprio questa: che in un tempo di crisi che non è soltanto economica, ma prima di tutto sociale e politica, ci sono migliaia di donne e uomini che abbandonano il divano, spengono il televisore e si ritrovano sotto un tendone, il Presidio Permanente. Cittadini scomodi per chi – da destra a sinistra - vorrebbe gestire la politica come un reality show e si ritrova di fronte coloro che non vogliono stare a guardare. Perché, in fondo, quel che a chi governa non piace è che vogliamo partecipare, rifiutandoci di accettare il loro diktat.
Ed è, partecipare, quel che faremo sabato prossimo. Torneremo in strada per metterci la faccia, per rispondere a chi ci chiede di arrenderci di fronte all’imposizione; perché, dicono, il timbro governativo mette tutto a posto: come se una firma sul faldone “Dal Molin” potesse far scomparire l’assenza di democrazia, di trasparenza, di informazione che ha caratterizzato questa vicenda. Come se quel timbro potesse giustificare e legittimare i danni ambientali che provocherebbe la realizzazione della base di guerra.
Non è e non sarà così; l’abbiamo detto il 17 febbraio 2007: resisteremo un minuto in più. Saremo dei polentoni, per chi ci guarda da Palazzo Chigi, ma siamo anche dei gran testardi; e sabato prossimo vogliamo far vedere quanto siamo determinati: loro che usano ogni strumento per imporci l’installazione militare, noi che, forti del nostro essere comunità, useremo ancora una volta la nostra creatività.
Pentole e cartelli, bandiere e t shirt: sarà un corteo colorato, ma soprattutto sarà un corteo determinato. Chi voleva sradicare alla radice il dissenso locale se ne faccia una ragione: la comunità dei pazzi NoDalMolin torna in piazza; lo fa per continuare a sognare.
Scritto il 03 luglio 2009 nella Eventi, Governo Italiano, Informazione, No Base, No War, Pace, Politica, Società e costume | Permalink
| 17 febbraio 2009
7mila in corteo.
Da rifondazione.it
Di Mariano Trevisan, movimento No dal Molin, Prc di Vicenza "Delinquente è chi svende Vicenza, non chi la difende".Dietro ad uno striscione con questa scritta, alle 15,30 un corteo festoso colorato di donne e uomini che vogliono difendere la città parte da Piazza dei Signori per raggiungere la Questura. Un corteo di 7000 persone, pacifico e fortemente determinato nel ribadire che non intende essere ostaggio delle nuove servitù militari statunitensi e che non vuole perdere spazi di libertà. Ogni briciola di libertà sottratta è un pezzo di democrazia che questo Paese perde. "Siamo tutti delinquenti". Con le mani alzate, come degli arrestati, i manifestanti che giungono sotto la questura di Vicenza gridano tutta la loro rabbia contro il questore Sarlo che aveva ipotizzato per il Movimento No Dal Molin il reato di associazione per delinquere. Chi pensava che sarebbero stati in pochi a manifestare si sbagliava. Vicenza è vicina a questo movimento.
In Piazza dei Signori alle 15,00 arriva anche il sindaco Achille Variati. " Mi sono battuto e mi batterò sempre per il diritto a manifestare, garantito dalla Costituzione. Se qualcuno criminalizzasse questo movimento, o arrivasse a sostenere seriamente che si può ipotizzare un reato grave e infamante come l'associazione per delinquere, sarebbe in torto e reagirei con tutti i poteri assegnati ad un sindaco". Il sindaco deciderà poi di non sfilare con i manifestanti, ma ha preso apertamente posizione manifestando la propria solidarietà a donne e uomini di questo movimento che da più di 2 anni si battono per la difesa del territorio, e per difendere il loro diritto a battersi.
Alle 17 il corteo lentamente si va sciogliendo, ma altre iniziative sono in programma per la settimana entrante. Presenteremo una richiesta in questura per installare un gazebo in viale Ferrarin, la via che porta all'ingresso dell'aeroporto Dal Molin. Martedì sera la consueta assemblea in presidio deciderà tempi e modi per le ulteriori iniziative da prendere, sabato 21 allestiremo dei gazebi in tutta la città di Vicenza per una raccolta firme contro il comportamento del questore. Tale documento è già stato sottoscritto da 17 consiglieri comunali della maggioranza e anche dal Sindaco di Venezia Massimo Cacciari.
Insomma, una serie di iniziative per dimostrare che questa base Vicenza, la maggioranza dei suoi cittadini non la vuole. Da oltre due anni andiamo dicendo che "resisteremo un minuto di più" . E lo faremo.
Scritto il 17 febbraio 2009 nella Ambiente, Attualità, Cinema, Costituzione, Governo Italiano, Leggi e diritto, No Base, No War, Pace, Politica, Società e costume | Permalink
| 06 ottobre 2008
24.000 "NO" alla base USA di Vicenza.
Da: www.unita.it
La consultazione autogestita a Vicenza è per il “si” all'acquisizione dell'area dell'aeroporto Dal Molin ad uso della città anziché a base Usa. L'esito del voto, secondo gli organizzatori, ha fatto emergere che il 95% degli oltre 24mila votanti è favorevole affinché l'area dell'aeroporto venga utilizzata dalla città e non sia trasformata ad uso militare. Ad esprimersi è stato il 28,5% dei 84.349 aventi diritto. La consultazione, del tutto priva di ufficialità, si è tenuta per protesta dopo che un referendum indetto dalla giunta guidata dal sindaco Achille Variati è stato bocciato dal Consiglio di Stato. Le operazioni si sono tenute in 32 gazebo nei pressi di quelli che avrebbero dovuto essere i seggi ufficiali. I 24.094 votanti hanno trovato urne e schede del tutto uguali a quelle fatte stampare, inutilmente, dal comune. A controllare le operazioni di voto circa 500 volontari tra scrutatori e presidenti di seggio. Già alle 12 ai gazebo si erano presentati in 8.812 pari al 10,45%, saliti a 17.411 (20,64%) alle 17.00 con grande soddisfazione degli organizzatori. Tra i primi ad essere contenti Cinzia Bottene, consigliere comunale e leader dei “No Dal Molin” che ha detto che il voto è stata «un'ottima risposta di partecipazione e democrazia a chi voleva imporre con l'autoritarismo scelte che riguardano il futuro della comunità locale vicentina».
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Scritto il 06 ottobre 2008 nella Attualità, Cittadini, Eventi, Governo Italiano, Informazione, Leggi e diritto, No Base, No War, Politica, Società e costume | Permalink
| 02 ottobre 2008
Un referendum contro l'autoritarismo di Stato.
Da: www.nodalmolin.it
Piazza dei Signori che risplende alla luce di migliaia di fiaccole; un'immagine commovente, per chi ama Vicenza. Dodicimila persone – «una manifestazione senza precedenti, almeno diecimila in piazza», secondo Repubblica online – hanno risposto in questo modo all'atto di arroganza e autoritarismo del Consiglio di Stato. Nel primo pomeriggio era arrivata la notizia da Roma: il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum previsto per domenica 5 ottobre perché «ha per oggetto un auspicio del Comune al momento irrealizzabile». La democrazia annullata con una sentenza che non permette ai vicentini di esprimersi sul futuro dell'aeroporto Dal Molin. A gioire subito coloro che dell'imposizione hanno fatto la propria religione, con il governatore del Veneto Giancarlo Galan in testa a dichiarare che questa è la sconfitta di Vicenza. Ma nella città berica non c'è rassegnazione, ma rabbia e indignazione; e, in poche ore, il tam tam degli sms porta in piazza migliaia di persone, come mai si era visto prima. Perché questa manifestazione ha un qualcosa di straordinario; di fronte all'arroganza di un Governo che mette in campo tutti gli strumenti per calpestare la democrazia, i vicentini continuano ad avere la forza di indignarsi. Ed ora che Vicenza è tornata in piazza, dimostrando la sua vocazione maggioritaria contro la nuova base statunitense, ad essere piccoli piccoli sono coloro che questa consultazione hanno voluto farla annullare, ricorrendo prima al Tar e poi all'amichevole Consiglio di Stato. Piccoli, nella loro arroganza: perché la democrazia si può calpestare, ma rinasce sempre; stupidi, nella loro ostinazione, perché il loro voler impedire ai vicentini di costruire il proprio futuro li ha resi insignificanti all'interno di una città che non ha alcuna intenzione di accettare quest'imposizione.
In piazza c'erano le famiglie, e tutti i gruppi che si oppongono al progetto statunitense; c'erano gli assessori, e il Sindaco. C'era Vicenza, che domenica farà comunque la propria consultazione popolare. A renderla possibile saranno centinaia di volontari che raccoglieranno le schede nei gazebo di fronte ai seggi. Vicenza, il 5 ottobre, decide. Alla faccia di chi vuol schiacciare con l'autoritarismo la sua dignità.
Scritto il 02 ottobre 2008 nella Attualità, Governo Italiano, Leggi e diritto, No Base, No War, Politica, Società e costume | Permalink
| 08 settembre 2008
I vostri manganelli contro la nostra democrazia.
Da: www.rifondazione.it
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario del Prc.
Sono del tutto inaccettabbili, gravi e ingiustificabili le molto pesanti cariche delle forze dell'ordine a Vicenza contro un sit-in dei comitati No Dal Molin alla base Usa. Evidentemente, il governo Berlusconi pensa di ricostruire un clima simile a quello genovese del 2001 contro chiunque dissenta dalle sue politiche. Esprimo la mia piena solidarietà ai manifestanti del movimento No Dal Molin, la cui unica colpa è quella di chiedere che non venga fatto un allargamento della base militare Usa che la stessa maggior parte dei cittadini vicentini non vuole in nessun modo.
Scritto il 08 settembre 2008 nella Attualità, Governo Italiano, Leggi e diritto, No Base, No War, Politica, PRC | Permalink
| 05 settembre 2008
I No dal Molin alla mostra del cinema di Venezia.
Prende fiato il comitato "No dal Molin". Gli americani sono costretti a rivedere il progetto iniziale di costruire a Quinto Vicentino le 215 villette destinate ad accogliere le famiglie dei soldati della base. Colpa di una legge regionale che, in caso di realizzazione del piano originario, avrebbe obbligato il comune di Quinto, oltre 5mila abitanti a nord di Vicenza, a bloccare ogni nuova costruzione per i prossimi dieci anni. Dunque, l'esercito americano è obbligato alla marcia indietro. La nuova soluzione dovrebbe prevedere insediamenti intorno a Vicenza sul modello della base Usa di Aviano. Sono passati ormai quasi due anni dall'esplodere delle tensioni intorno al progetto di ampliamento della base militare Usa di Vicenza. Ci saranno altre puntate e ieri ne è andata in scena una che, grazie alla location scelta, è riuscita ad attirare i flash e le telecamere di tutto il mondo. I "No dal Molin" hanno infatti espresso la loro protesta alla Mostra del Cinema in corso a Venezia. Sono arrivati al Lido in un gruppo di circa cento persone, insieme ai veneziani del comitato "No Mose". Hanno chiesto di fare la passerella di tappeto rosso per consegnare il Premio "Attila d'Oro" a Paolo Costa, commissario governativo al progetto della nuova base militare. Motivazione: «L'ottimo film che si chiama Vicenza 2020». Al megafono: «Oggi le comparse si sono ribellate e sono venute alla Mostra per consegnargli il premio». E poi slogan e cartelli. Tra gli altri, il manifesto con Costa in veste di "Attila flagello di Dio", noto film con Diego Abatantuono. Forze dell'ordine antisommossa all'ingresso, qualche spintonamento, non c'è stato verso di portare il manifesto all'interno della mostra. E' stato affisso accanto alla passerella. Tra le altre scritte, un grande striscione rosso con una delle frasi entrate ormai nel gergo della protesta vicentina: «No magnemo gati, ma gnanca bombe", riferimento al detto che vuole i vicentini mangiatori di gatti. E poi un grande missile di cartone. «Noi portiamo a Costa le bombe di carta - spiega una signora dei "No dal Molin" - lui ce le porta vere...». E continua: «Quel che Costa sta vendendo agli Usa è l'acqua: la nuova base, oltre che nel centro di Vicenza, sorgerebbe anche sulla più grande falda acquifera del nord Europa. E' già cominciata la terza guerra mondiale delle risorse».
Scritto il 05 settembre 2008 nella Attualità, Cinema, Governo Italiano, Leggi e diritto, No Base, No War, Politica, Società e costume | Permalink
| 29 agosto 2008
Non toccate un filo d'erba!
Il Consiglio di Stato ha riconosciuto il valore della consultazione popolare del prossimo cinque ottobre e la legittimità del Tar ad esprimersi, il prossimo 8 ottobre, dopo la sospensiva decretata lo scorso giugno.
Fino a queste date al Dal Molin non deve essere toccato nemmeno un filo d'erba; se, come hanno annunciato gli statunitensi, le demolizioni degli edifici storici presenti all'interno dell'area inizieranno, questo sarà un atto di arroganza e di prevaricazione sulla città e sul Tar. Una forzatura rappresenterebbe una dichiarazione di guerra a Vicenza, a cui noi risponderemo con la nostra creatività e la nostra determinazione.
Non permetteremo che la consultazione popolare venga delegittimata da chi vuole imporre la nuova base militare; la difenderemo, assieme all'area verde del Dal Molin e ai suoi edifici che rappresentano un patrimonio della città. Il Festival No Dal Molin, che si terrà dal 3 al 14 settembre, sarà anche un grande momento di mobilitazione per ribadire tutto ciò.
Il Sindaco Variati ha promosso la consultazione popolare dichiarando che avrebbe preteso rispetto dagli statunitensi; ora è il momento che difenda la dignità di Vicenza – che ha il diritto ad esprimersi a lavori fermi – e quella della Giunta comunale. Se i lavori inizieranno prima della consultazione, sarà anche un fallimento dell'amministrazione comunale. Presidio Permanente, Vicenza, 27 agosto 2008
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| 07 agosto 2008
60.000 firme contro basi USA e armi nucleari.
Sono state consegnate alla Camera le circa sessantamila firme raccolte sulla Legge di Iniziativa Popolare contro i trattati, le basi e le servitù militari. «Il Comitato Promotore - si spiega in una nota - ha scelto non a caso una data significativa, giovedì 7 agosto, per consegnare al Parlamento le sessantamila firme. Infatti è un giorno situato a cavallo tra le due prime e uniche stragi atomiche nella storia dell'umanità , Hiroshima e Nagasaki. I movimenti No War (Rete Disarmiamoli, il collettivo Semprecontrolaguerra, Mondo senza guerra ed altre) ritengono che sia tempo di prendere di petto i trattati militari segreti (come quello del 1954) dietro cui si nascondono i governi italiani, come nel caso del Dal Molin a Vicenza, per giustificare la costruzione e la presenza di basi militari e armi nucleari Usa e Nato sul nostro territorio».
«I crescenti pericoli di guerra che hanno coinvolto e coinvolgeranno il nostro paese, impongono che si riapra un dibattito vero sulla presenza delle basi militari nel nostro paese e sui trattati militari, in larga parte segreti, che ne determinano l'insediamento» afferma Roberto Luchetti della Rete Disarmiamoli. «Il problema da affrontare è anche quello delle armi nucleari stoccate nelle basi militari Usa/Nato in Italia» precisa Tiziano Cardosi di Semprecontrolaguerra «ce ne sono tra ottanta e novanta tra Ghedi ed Aviano. Esiste sicuramente il problema di queste armi ma esiste anche il problema delle basi che le ospitano e dei porti nucleari sui quali occorre cambiare completamente registro».
«In un Parlamento blindato dai sostenitori della guerra preventiva e della militarizzazione del territorio, tocca nuovamente ai movimenti rilanciare l'iniziativa per bloccare o smantellare le basi della guerra» sottolineano i promotori della Legge. «Con nessun governo si è mai discusso apertamente in Parlamento della questione dei trattati militari segreti, delle armi nucleari e delle basi militari. O lo fanno loro o lo faremo noi rafforzando in ogni territorio, a partire da Vicenza, l'opposizione popolare alle basi militari».
Scritto il 07 agosto 2008 nella Ambiente, Cittadini, Governo Italiano, Leggi e diritto, No Base, No War, No War, Pace, Politica | Permalink
| 01 agosto 2008
La partecipazione contro i manganelli.
Dopo la sentenza del Consiglio di Stanto in migliaia alla fiaccolata dell'indignazione. Il corteo si dirige verso la stazione, manganellate della polizia contro donne e uomini a mani alzate. Ma, nonostante la violenza delle forze dell'ordine, i binari vengono occupati. “Bravi, bravi, bravi, bravissimi”: è il coro che chiude la manifestazione dei No Dal Molin indirizzato ai poliziotti che, poche decine di minuti prima, non avevano esitato a sferrare manganellate contro donne e giovani a mani alzate. La fiaccolata dell'indignazione, era stata definita la manifestazione di questa sera. Migliaia di persone, tante famiglie con i bambini e i nonni fianco a fianco. Come il 16 gennaio 2007, quando Prodi impose il proprio si alla nuova base statunitense e i vicentini occuparono la stazione ferroviaria dimostrando che la partita non era chiusa. Questa volta l'imposizione viene dal Consiglio di Stato che, con una sentenza che decreta la prevalenza degli interessi militari statunitensi sulla salute e sui diritti dei cittadini, ha annullato la sospensiva del Tar del Veneto. E anche questa volta migliaia di vicentini – almeno 2000 secondo l' agenzia Ansa – si sono diretti verso la stazione ferroviaria per invadere i binari; ma la celere, a differenza di un anno e mezzo fa, si è schierata con scudi e manganelli davanti agli ingressi, determinata ad impedire lo svolgimento dell'azione di protesta. “Vi facciamo male”, ripeteva un poliziotto sotto il suo casco azzurro; detto fatto: pochi minuti e i manganelli volteggiano sulle teste di quanti, a mani alzate, vogliono difendere il proprio diritto ad essere cittadini e non sudditi. I primi colpi cadono sulle teste delle donne, da sempre protagoniste del movimento che si oppone alla militarizzazione dell'aeroporto vicentino. Le mani alzate non sono bastate ad evitare la violenza di chi è stato mandato a Vicenza per soffocare la democrazia e garantire la realizzazione dei progetti statunitensi. Ma a prevalere, ancora una volta, è la creatività e la determinazione dei tanti vicentini scesi in strada: i binari, infatti, sono stati comunque raggiunti attraverso un cancello secondario situato a cinquanta metri dalla stazione ferroviaria. Treni bloccati e segnale lanciato: noi non ci arrendiamo e resisteremo un minuto in più di chi vuol imporci questa base, anche se di fronte a noi vengono schierati musi duri e manganelli.
Il Questore, questa sera, si è assunto la responsabilità di far picchiare donne e uomini a mani alzate; in gioco non è più soltanto il futuro del Dal Molin e la salvaguardia dell'ambiente. La posta in gioco è la democrazia: da una parte l'imposizione, dall'altra la partecipazione. Questa sera ha vinto la seconda.
--> repubblica.it
Scritto il 01 agosto 2008 nella Attualità, Governo Italiano, Leggi e diritto, No Base, No War, Pace, Politica, Società e costume | Permalink
| 01 luglio 2008
No Dal Molin, continua la resistenza.
Comincia la campagna d’estate. La guerra dei No Dal Molin riprende fiato dopo l’ordinanza sospensiva emessa dal Tar del Veneto che ha bloccato i lavori per l’ampliamento dell’aeroporto militare di Vicenza. E alla vigilia del 1 luglio, data in cui l’area interessata dal progetto Usa passerà ufficialmente dal demanio militare a quello civile, tornano a scendere in piazza.
Con il passaggio al demanio civile, infatti, l’area del Dal Molin può ufficialmente essere data in concessione all’amministrazione statunitense. Gli appalti sono già stati assegnati e gli americani sono pronti ad aprire il cantiere.
Ma il 1 luglio è una data importante a Vicenza anche per un altro motivo: potrebbe infatti già arrivare il pronunciamento del Consiglio di Stato, che si riunisce proprio martedì, sull’ordinanza del Tar che ha inibito i lavori. Il Tribunale amministrativo del Veneto, infatti, accogliendo il ricorso del Codacons, ha sollevato diverse obiezioni sul progetto americano, a partire dalla valutazione di impatto ambientale fino alla mancata consultazione dei cittadini. E ha bloccato l’inizio dei lavori. Il ministero della Difesa ha immediatamente fatto ricorso, perché, come assicurato dal ministro La Russa, «l'Italia rispetterà l'impegno per l'ampliamento preso con gli Usa».
Ora si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato che già martedì ha convocato l’udienza: «Una rapidità sospetta – dicono gli attivisti del Presidio permanente No Dal Molin - normalmente passano settimane, invece stavolta a dieci giorni dall’ordinanza potrebbe arrivare già il pronunciamento di secondo grado». La convocazione dell’udienza del Consiglio di Stato, racconta Giovanni Rolando, capogruppo della Lista civica in consiglio comunale, «è arrivata sabato pomeriggio alle 16..c’erano 50 gradi e loro lavoravano», ironizza.
Scritto il 01 luglio 2008 nella Cittadini, Governo Italiano, Leggi e diritto, No Base, No War, Politica | Permalink
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...
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Il concetto di partecipazione poggia sul concetto di comunità
Mirko Reggiani
Vicesindaco del Comune di Colorno (PR) con delega al Bilancio, Comunicazione e Partecipazione, Servizi Pubblici, Innovazione Tecnologica.
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Il Gruppo è costituito da:
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Festa della Liberazione 2013 a Parma.
Rubbiano per la vita: “Il greenwashing di Laterlite”.
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La tragedia parallela ma meglio gestita.
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