Source: https://www.e-glossa.it/wiki/la_responsabilit%C3%A0_del_notaio.aspx
Timestamp: 2018-10-24 02:47:17+00:00

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Varie sono inoltre le situazioni che devono essere vagliate dal notaio. Spicca ovviamente il controllo relativo all' identità personale delle parti (Cass. Civ., Sez. III, 11767/2017). La preventiva verifica dell'esistenza dei poteri rappresentativi (Cass. Civ. Sez. I, 24939/07), della capacità delle parti (che non devono essere incapaci di agire, dichiarate fallite, etc. (cfr.Cass. Civ., Sez. III, 26908/2014) della libertà e disponibilità del bene e, più in generale, delle risultanze dei registri immobiliari attraverso la loro visura (e non soltanto: si pensi all'esistenza di usi civici: cfr.Tribunale di Avezzano, 30 aprile 2015, di vincoli come quello archeologico: cfr. Cass. Civ., Sez. III, 25113/2017), nonché l'informativa al cliente sul suo esito e, nell'ipotesi di constatazione di presenza di vincoli o di iscrizioni pregiudizievoli, la dissuasione del cliente dalla stipula dell'atto, costituiscono, salva l'espressa dispensa degli interessati dalla suddetta verifica, obblighi derivanti dall'incarico conferitogli dal cliente (cfr. Appello di Roma, 19 febbraio 2013, si veda tuttavia Cass. Civ., Sez. III, 25111/2017 sui vincoli già noti e conosciuti ai contraenti). Essi quindi fanno parte dell'oggetto della prestazione d'opera professionale. Neppure è possibile, ai fini di far venir meno la responsabilità, l'arretrato da parte dei pubblici uffici nell'esecuzione delle formalità pubblicitarie, quando esistano comunque strumenti atti a superare tali ritardi (si pensi alla consultazione del c.d. "modello 60" ai tempi in cui la Conservatoria dei RRII non era completamente informatizzata: Cass. Civ., Sez. III, 22398/11). Il risarcimento rinviene comunque un limite in un ragionamento ipotetico: ci si deve infatti domandare quale sarebbe stata la situazione economica del cliente qualora il professionista avesse tenuto una condotta scrupolosamente adempiente (Cass. Civ., Sez. III, 18244/2014).
Inoltre, come statuito dal Supremo Collegio, la funzione del notaio non si esaurisce nella mera registrazione delle dichiarazioni delle parti, ma si estende all'attività di consulenza (ad esempio circa le modalità di perfezionamento di una cessione di credito derivante da un appalto pubblico: Cass. Civ. Sez. III, 14450/06), anche fiscale, nei limiti delle conoscenze che devono far parte del normale bagaglio di un professionista che svolge la sua attività principale nel campo della contrattazione immobiliare. Rientra, dunque, negli obblighi del notaio, ai sensi dell'art. 1176 cod. civ. , prestare alle parti adeguata assistenza fiscale, informandole dell'esistenza in loro favore di eventuali esenzioni fiscali. In assenza di tale informazione, il notaio risponde nei confronti del cliente per il danno da quest'ultimo subito in conseguenza della mancata fruizione dei benefici fiscali, sempre che non sia possibile per il contribuente ottenere la restituzione dell'imposta pagata in eccedenza (cfr. Cass. Civ. Sez. II, 309/03). Si pensi anche alle conseguenze afferenti alla richiesta di applicazione, effettuata in un atto di compravendita, dell'imposta di registro in base alla richiesta ex art. art.12 D.l. 70/88 di attribuzione della rendita catastale non ancora attribuita all'unità immobiliare oggetto della negoziazione: è stato deciso al riguardo come il notaio debba occuparsi della relativa istanza o quantomeno rendere edotte le parti della rilevanza del relativo procedimento (Cass. Civ. Sez. II, 7857/08). Addirittura ci si è spinti fino a ritenere responsabile il notaio per non aver avvisato il cliente delle conseguenze relative all'indicazione di dati non veritieri o non plausibili in riferimento al computo dell'INVIM, imposta ormai non più in vigore (Cass. Civ., Sez. II, 26369/2014). V'è tuttavia di più: quand'anche il notaio non avesse tenuto una condotta negligente, come nel caso in cui le parti, debitamente consigliate da commercialisti, avessero instato per l'assoggettamento ad IVA del corrispettivo di una vendita mentre l'Ufficio avesse reputato piuttosto applicabile l'imposta di registro, comunque a di lui carico l'Ufficio potrebbe emettere avviso di liquidazione dell'imposta principale (CTR Firenze, Sez. V, 2455/2014).
La peculiare posizione pubblicistica del notaio informa anche le conseguenze del mancato versamento delle imposte e dei tributi pure allo stesso corrisposti dal cliente. Al riguardo è stato deciso che la predetta condotta non integra semplicemente il reato di appropriazione indebita, bensì piuttosto di peculato (Cass. Pen., Sez.V, 47178/09; Cass. Pen., Sez. VI, 33879/2015). La consapevole inesattezza delle imputazioni effettuate telematicamente allo scopo di evitare la corresponsione delle imposte anticipate dai clienti può parallelamente determinare il perfezionamento anche del reato di falso ideologico (Cass. Pen., Sez. V, sent. n. 30512/2014), mentre l'appropriazione di somme asseritamente dovute a fronte di imposte in effetti da non pagarsi configura il reato di truffa aggravata (cfr. Cass. Pen., Sez. IV, sent. n. 20132/2015 in riferimento alla liquidazione di imposta operata in base al valore venale dei beni dichiarato dai clienti a vendite in relazione alle quali veniva poi invocata l'applicazione del "prezzo/valore" all'insaputa delle parti). In ogni caso, a prescindere dalla contestazione delle fattispecie di reato penale di cui sopra, il sistematico ritardo nel versamento delle imposte comunque versate dai clienti costituisce illecito disciplinare, come tale sanzionabile ai sensi dell'art.147 l.n. (Cass. Civ., Sez. II, 4206/2016).
Dalla condotta generatrice di responsabilità professionale di cui sopra si differenziano quei comportamenti del notaio atti ad integrare gli estremi dell' illecito disciplinare. Il relativo procedimento è regolato dalla legge notarile (cfr. l'art. 158 e ss. della Legge 89/13). L'illecito disciplinare (cfr. Cass. Civ., Sez. II, 1170/2014 relativamente all'omissione del versamento delle imposte per carenza di provvista sul conto corrente) può ovviamente convivere con altre, talvolta più gravi, violazioni. Si pensi alla mancata registrazione e trascrizione degli atti ed al conseguente incameramento delle somme percepite dal cliente, ciò che può configurare, come già detto più sopra, gli estremi del reato di peculato. Giova peraltro rilevare come possa essere considerata circostanza attenuante, sotto il profilo disciplinare (cfr. l'art. 144 della Legge 89/13), l'essersi successivamente attivato provvedendo, seppur tardivamente, all'effettuazione delle formalità (Cass. Civ., Sez. II, 3203/2014).
Le controversie in materia di impugnazione dei provvedimenti disciplinari e delle misure cautelari sono regolate, ai sensi dell'art. 26 del D. Lgs. 150/11, dal rito sommario di cognizione.
A tal fine occorre fare riferimento ai precetti imposti non già dalle norme di cui al codice civile, bensì a quelle che si ritraggono dal c.d. codice deontologico (approvato dal CNN con deliberazione 2/56 del 5 aprile 2008 pubbl. su G.U. 30 luglio 2008), che viene a disciplinare gli specifici aspetti della professione notarile. La violazione di tali precetti espone il notaio alle sanzioni disciplinari di cui alla legge notarile, sanzioni che possono assumere una pregnanza notevole, giungendo fino alla sospensione dalla professione o alla destituzione nei casi più gravi. Per tale via risulta possibile sanzionare comportamenti che, altrimenti, non potrebbero rinvenire una reazione adeguata per effetto della tutela, comunque concorrente, offerta dall'apparato codicistico. E' stata, ad esempio, reputata come contraria al decoro della classe notarile la condotta del notaio che trattenga senza giustificazione denaro o documenti di terzi (Cass. Civ., Sez. VI, 11791/11). Va peraltro rammentato che l'eliminazione delle tariffe minime come elemento vincolante operata dalla c.d. "legge Bersani" (l.248/2006) non rende passibile di sanzione disciplinare il notaio che pratichi sistematicamente onorari inferiori rispetto a quelli indicati dal Consiglio notarile di appartenenza (Cass. Civ., Sez. II, 3715/13). Il problema, caso mai, è quello della qualità della prestazione notarile, dal momento che la prassi di indiscriminati ribassi della parcella può ben essere l'indice di una frettolosità e superficialità della condotta professionale contraria agli obblighi minimi di diligenza (Cass. Civ., Sez. II, 9793/13, si veda anche Cass. Civ., Sez. II, 10008/2015).

References: Cass. 
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 art.12
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