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Timestamp: 2019-10-19 15:05:48+00:00

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Trusts & Wealth Management Journal Trusts & Wealth Management Journal
2 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
Sentenza di Cassazione – 4 Febbraio 2011 09
Fiduciaria e omessa vigilanza – F. Vedana 14
Il Trust a scopo puramente liquidatorio – F. Guariniello 15
(commento all’Ordinanza Tribunale di Reggio Emilia 14/3/201)
Professional Investor fund – C.Casapinta 21
“From Palermo to ….” 23
Fare impresa al femminile, al sud, è possibile
Libreria 25
Incontro con la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera 26
Incontro con la Camera di Commercio Italiana per la Francia di Lione 28
Report Camera di Commercio Indiana per l’Italia 30
India: strategie e opportunità di business per le imprese italiane
Vinitaly 2011 33
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da Paese a Paese. Viene usata la massima cura nell’effettuazione delle traduzioni. La decisione di tradurre o meno i termini viene presa esclusivamente per facilitare
Dall’ultima Assemblea di Confindustria – 26 maggio 2011
“ …..omissis……. Per risolvere la delicata situazione italiana, Marcegaglia
individua due priorità: crescita e stabilità dei conti pubblici, per poter
dare prospettive di sviluppo, restando, allo stesso tempo, un paese
finanziariamente affidabile nei confronti dei partner europei e dei mercati
Editoriale A ciò si deve aggiungere: il bisogno di urgenti riforme, in primis quella
fiscale, per poter ridurre le imposte su imprese e su lavoratori, combattere
n. chiuso il 30 Maggio 2011
l’evasione e dare certezze a livello normativo; l’urgenza di affrontare la
problematica del sud Italia, attualmente in una situazione disastrata rispetto
al resto del paese; e l’emergenza giovani che, sotto i 29 anni, sono ormai 2,1
milioni quelli fuori dal mondo del lavoro e dell’istruzione.
Lo sviluppo è impensabile, però, senza un vero mercato. Per questo motivo,
una forte critica è stata rivolta alla presenza pubblica nell’economia, come
la proliferazione delle società partecipate da amministrazioni locali, che
Mail della redazione: oltre a fare concorrenza sleale alle imprese private, hanno un livello di
efficienza inaccettabile: quattro quinti di esse sono in perdita.
trustsjournal@gmail.com La amministrazione pubblica, nel suo complesso, appare sempre più
inefficiente, ostacolando sistematicamente la vita delle imprese, e rendendo
quasi impossibile l’ottenimento, in tempi certi, di autorizzazioni e licenze.
Un richiamo è arrivato anche alla politica, ai suoi costi, e all’attuale agenda
nazionale, che non riesce a fare della crescita l’ordine del giorno dato che,
senza poi precisare in modo esplicito, in questo momento pensa ad altro.
“……..omissis ………”
Sempre ricco di articoli e novità, anche questo numero della rivista, oltre la
rassegna stampa che riguarda in particolar modo le C.F.C., vi proponiamo la
Sentenza della Cassazione del 4 Febbraio scorso, con un commento dell’Avv.
Vedana, segue un articolo dell’Avv. Guariniello sul trust liquidatorio, relativo alla
Ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia del 14/3/201).Ospitiamo poi un articolo
di C. Casapinta su Professional Investor Fun.
La nostra rubrica I.C.T. è un report sull’evento “From Palermo to……….” , svoltosi
a Palermo i primi di Aprile, su Innovazione, comunicazione e responsabilità
sociale. Nutrita la rubrica internazionalizzazione dedicata agli incontri delle
Camere di Commercio Italiane all’estero, la Francia con la città di Lione e la
Svizzera con la città di Zurigo. Un approfondimento dedicato alle imprese e ai
professionisti pugliesi, a cui segue il Report della Camera di Commercio Indiana
per l’Italia, sull’iniziativa organizzata l’11 Aprile a Cernusco sul Naviglio: “India:
strategie e opportunità di business per le imprese italiane”.
Importanti i dati 2011 di Vinitaly e di estremo interesse la Conferenza: “Dalla
Nuova Zelanda la scienza per certificare l’origine specifica del tuo prodotto”
organizzata dal Consolato Generale della Nuova Zelanda.
Chiudiamo il numero con gli incontri della Camera di Commercio Italiana negli
Emirati Arabi Uniti con le imprese pugliesi il 6/7/8 Giugno 2011.
4 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
Da IL SOLE 24 Ore - 23 Maggio 2011
Anche per le CFC «white list» detassati i dividendi «a cascata»
La circolare dell’Agenzia delle Entrate 23/2011 conferma l’esclusione da imposta anche se l’utile percepito eccede il
reddito tassato per trasparenza
Gianluca ODETTO - Sabato 28 maggio 2011
Nella circolare n. 23, emanata dall’Agenzia delle Entrate il 26 maggio 2011 a commento della disciplina CFC, l’Agenzia
ritorna su una questione di interesse, rappresentata dal regime fiscale dei dividendi erogati dalla controllata estera al
socio italiano.
L’argomento viene analizzato nell’ambito dei chiarimenti resi in merito al nuovo comma 8-bis dell’art. 167 del TUIR, che
qualifica come controlled foreign companies le controllate estere localizzate in Stati diversi dai paradisi fiscali per le quali
sussistano in modo congiunto le seguenti condizioni:
- tassazione effettiva nello Stato estero inferiore a più della metà a quella a cui sarebbero state soggette, ove residenti
- conseguimento di proventi in misura superiore al 50% dai c.d. “passive income” (dividendi, interessi, royalties e
prestazioni di servizi infragruppo).
Nel paragrafo 7.5 della circolare 23/2011 si legge che “l’imputazione per trasparenza del reddito della partecipata estera
esaurisce in genere il prelievo fiscale in relazione al medesimo reddito”. Conseguenza diretta di ciò è che, se gli utili
distribuiti dalla CFC si originano da un reddito precedentemente tassato per trasparenza in capo al socio italiano, gli
stessi non devono più essere assoggettati ad imposta, secondo lo schema classico dei sistemi di trasparenza fiscale.
La circolare sostiene, tuttavia, che il reddito è detassato “a prescindere dalla circostanza che, a seguito delle variazioni
in aumento o in diminuzione operate al fine di determinare il reddito imponibile, quest’ultimo sia superiore o inferiore
all’utile dell’esercizio distribuito”.
La precisazione sembrerebbe confliggente con lo stesso dato di legge: l’art. 167, comma 7, del TUIR prevede, infatti, che
gli utili distribuiti dalle controllate estere a cui si applica il regime CFC non concorrono alla formazione del reddito solo
fino a concorrenza del reddito imputato per trasparenza (per il resto, infatti, la tassazione è integrale).
In realtà, si tratta di un orientamento già presente nella circolare n. 51 del 6 ottobre 2010, ancorché in questo caso si
facesse riferimento a una partecipazione in una società controllata localizzata in uno Stato a fiscalità privilegiata (CFC
“classica” ai sensi del comma 1 dell’art. 167).
Confermata l’impostazione della circolare 51/2010
Questa apparente contraddizione potrebbe spiegarsi se si considera che il caso esaminato dall’Agenzia riguarda un
soggetto italiano che controlla direttamente la società sita in uno Stato non a fiscalità privilegiata, la quale a sua volta
controlla una partecipata di secondo livello anch’essa sita in uno Stato non paradiso fiscale.
Il passo della circolare dovrebbe essere inteso nel senso che, se la controllata di secondo livello eroga alla subholding
estera un dividendo di 1.000, con tassazione per trasparenza in capo al socio italiano per 50 (il 5% di 1.000), in caso
di “riversamento” del dividendo dalla subholding al socio italiano (sempre nella misura di 1.000), non concorre alla
formazione del reddito non solo 50 (reddito già tassato per trasparenza), ma anche l’ulteriore importo di 950, che
rappresenta proprio la variazione in diminuzione ordinariamente connessa ai dividendi percepiti ai sensi dell’art. 89
Si tratta di una ricostruzione che già era stata proposta in sede dottrinale successivamente all’emanazione della circolare
51/2010, e che sembra quindi trovare una conferma.
Ulteriori elementi a sostegno di questa tesi stanno, del resto, nella precisazione della stessa Agenzia secondo cui, se
la partecipata estera non “black list” distribuisce utili non tassati per trasparenza in capo al socio italiano (ad esempio,
riserve formatesi prima dell’acquisizione del controllo), tali utili concorrono alla formazione del reddito del socio italiano
6 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
nella misura del 5% del relativo ammontare (sempre che, naturalmente, la partecipata di secondo livello sia anch’essa
localizzata in uno Stato non a fiscalità privilegiata).
CFC, tempo fino al 30 giugno per gli interpelli
La circ. 23 dell’Agenzia chiarisce che l’accoglimento dell’istanza presentata entro tale data consente la
disapplicazione per il periodo d’imposta 2010
Gianpaolo VALENTE - Venerdi 27 maggio 2011
Con la circolare n. 23 emanata ieri, l’Agenzia delle Entrate torna ad occuparsi del regime delle Controlled Foreign Companies
(CFC) (art. 167 del TUIR), fornendo ulteriori precisazioni rispetto a quelle rese con la tanto attesa circ. n. 51 dello scorso
ottobre (si veda “CFC: linea dura dall’Agenzia” del 7 ottobre 2010).
Tra gli altri chiarimenti (si veda anche “Per le società «non black list» verifica del tax rate virtuale italiano” di oggi), ci pare
importante soffermarci sulla risposta 8.3 in materia di interpello disapplicativo. È noto, infatti, che – a seguito delle novità
apportate dall’art. 13 del DL 78/2009 – hanno perso di validità le risposte favorevoli agli interpelli CFC precedentemente
riconosciute dall’Agenzia delle Entrate a seguito della dimostrazione della prima esimente, per effetto della modifica dei
presupposti di diritto in base ai quali erano state rese (ora il riferimento è allo “svolgimento di un’attività nel mercato di
uno Stato”).
In merito al termine per la presentazione delle istanze, la già richiamata circ. n. 51, e prima ancora la circ. n. 32 sempre
del 2010, hanno chiarito che, trattandosi di un comportamento che trova attuazione nella dichiarazione dei redditi,
l’istanza deve essere presentata – a pena di inammissibilità – in tempo utile per ottenere la risposta prima della scadenza
del termine ordinario di presentazione della dichiarazione stessa.
Si tratta dei 120 giorni che l’Agenzia delle Entrate ha ordinariamente a disposizione per rendere il parere all’interpello,
a nulla rilevando il più ampio termine di 180 giorni previsto ai fini della risposta dall’art. 5 del DM 21 novembre 2001 n.
429, disposizione transitoria la cui validità deve ritenersi circoscritta al periodo di prima applicazione del regime CFC.
In altri termini, nella circ. n. 51 è stato precisato che un contribuente con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare
che intende chiedere la disapplicazione del regime CFC per il periodo d’imposta 2010 deve presentare la relativa istanza
entro il 1° giugno 2011, tenuto conto che il termine per l’invio ordinario della relativa dichiarazione dei redditi scade il
Integrato quanto in precedenza chiarito dalla circ. 51
Orbene, in considerazione della complessità delle questioni interpretative affrontate dall’Agenzia delle Entrate a seguito
delle novità che hanno interessato la materia e delle conseguenti difficoltà applicative, dalla lettura della circ. n. 23
emanata ieri emerge che si considerano validamente proposte le istanze presentate entro il prossimo 30 giugno 2011
dai contribuenti aventi l’esercizio coincidente con l’anno solare; ad integrazione di quanto in precedenza chiarito dalla
circ. n. 51, la circolare precisa, infatti, che le sole istanze il cui termine di presentazione sarebbe scaduto tra il 1° giugno e
il 30 giugno 2011 “si considereranno validamente proposte se presentate entro tale ultima data”.
Per le società «non black list» verifica del tax rate virtuale italiano
Le controllate estere sono CFC se le imposte estere sono inferiori del 50% a quelle che sarebbero dovute in Italia in base al TUIR
Gianluca ODETTO - Venerdì 27 maggio 2011
Il paragrafo 2 della circolare dell’Agenzia delle Entrate 23/2011 è interamente dedicato all’analisi del nuovo art. 167, comma
8-bis, lettera a) del TUIR. La norma, come si ricorderà, è finalizzata a fare rientrare nel regime CFC anche le controllate
estere localizzate in Stati diversi dai paradisi fiscali con tax rate effettivo inferiore al 50% di quello italiano, se (condizione
concorrente prevista dalla lettera b) della disposizione) il reddito delle partecipate estere deriva per più del 50% dai c.d.
“passive income” (dividendi, interessi, royalties e servizi infragruppo). In primo luogo, l’Agenzia precisa che la verifica deve
essere operata ponendo, per astratto, che la controllata sia residente in Italia e confrontando, così, il livello impositivo
estero con quello “virtuale” che sarebbe previsto in Italia. Occorre, pertanto, applicare al risultato d’esercizio ottenuto nello
Stato estero le variazioni fiscali (in aumento e in diminuzione) previste dal TUIR. Ai fini del confronto del tax rate “virtuale”
domestico non occorre, però, considerare la disciplina delle società di comodo (art. 30 della L. 724/94), in quanto questa
presuppone l’imputazione per trasparenza della CFC, mentre la verifica in questione si pone in una fase propedeutica
alla valutazione sull’eventuale artificiosità dell’insediamento estero. Né rilevano norme “extra-TUIR”, quali ad esempio le
diverse norme che regolano l’indeducibilità degli interessi passivi richiamate dall’art. 96, comma 6, del TUIR (es. interessi
dei prestiti obbligazionari delle società non quotate “extra soglie”, interessi sui prestiti delle società cooperative, ecc.). Il
suddetto confronto deve essere operato anche quando le imposte sono dovute solo per effetto delle variazioni fiscali. Se,
infatti, si parte da una perdita di bilancio, ma considerando le variazioni in aumento le imposte sono dovute, la condizione si
considera verificata se le imposte virtualmente dovute in Italia sono più del doppio di quelle (effettivamente) dovute nello
Stato di localizzazione. Se, poi, la società estera non deve imposte nello Stato estero, mentre le dovrebbe in Italia per effetto
delle variazioni fiscali previste dal TUIR, la condizione si considera sempre soddisfatta; al contrario, se la società estera paga
imposte nello Stato di localizzazione, mentre non le dovrebbe assolvere in Italia (per effetto, chiaramente, delle variazioni
in diminuzione previste dal TUIR), la società stessa non potrebbe mai essere annoverata tra le CFC, anche se i passive income
sono preponderanti nella determinazione del suo reddito.
Perdite fiscali pregresse da “azzerare”
Uno specifico chiarimento è reso dal paragrafo 2.6 della circolare, con riferimento alle perdite fiscali maturate prima
dell’entrata in vigore della nuova disciplina CFC. Ad avviso dell’Agenzia, ragioni di semplicità ed omogeneità nel confronto
dei carichi fiscali imporrebbero di non considerare (di fatto, di “azzerare”) tutte le perdite fiscali della controllata,
a prescindere da ogni ulteriore condizione (anzianità, ecc.); in questo modo, peraltro, si evita che il tax rate estero
possa essere considerato negativo, con le conseguenti problematiche in precedenza evidenziate. Ulteriore apertura
è ravvisabile relativamente ai proventi assoggettati, nello Stato estero, a ritenuta a titolo d’imposta; di tali imposte
occorre, secondo l’Agenzia, tenere conto nella determinazione del carico fiscale estero, in quanto una diversa soluzione
porterebbe a confrontare dati non omogenei, dato che normalmente, ai fini della determinazione delle imposte virtuali
italiane, si tratta di proventi assoggettati a tassazione ordinaria. Un ultimo caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate
riguarda le catene societarie a più livelli, e più precisamente il controllo diretto, da parte del soggetto italiano, su una
società localizzata in uno Stato non paradiso fiscale, la quale a sua volta controlla una società localizzata in uno Stato a
fiscalità privilegiata. Secondo l’Agenzia, in queste situazioni la disciplina CFC deve essere applicata separatamente per
ciascuna entità, con la conseguenza che:
- l’eventuale tassazione per trasparenza, in capo al socio italiano, del reddito della partecipata di secondo livello
(localizzata nel paradiso) riguarda unicamente il socio italiano;
- conseguentemente, questo reddito non deve essere considerato ai fini del calcolo del tax rate virtuale italiano della
controllata di primo livello, localizzata nello Stato “non black list”.
8 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
Con sentenze del 23/4/2001 (non definitiva) e del 23/1/2006 (definitiva) la Corte d’Appello di Roma, in parziale
accoglimento dei gravami interposti dal Ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato (poi Ministero delle Attività
Produttive), rispettivamente confermava (nell’an) e riformava parzialmente (nella determinazione del quantum liquidato)
la pronunzia Trib. Roma 18/11/1998 di condanna al risarcimento dei danni dagli originari attori sigg.ri­­­­_______ ed altri
subiti in conseguenza della totale perdita delle somme affidate in gestione fiduciaria alla società Previdenza s.p.a., su cui
esso esercitava potere di vigilanza.
Avverso la suindicate pronunzie della corte di merito il Ministero dello Sviluppo Economico (già Ministero dell’Industria,
Commercio e Artigianato, e poi Ministero delle Attività Produttive) propone ora ricorso per Cassazione, affidato a 3
Resistono con controricorso i sigg.ri ______ ed altri, che hanno presentato anche memoria.
Con il 1°motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 2043, 2969, 2909 c.c., 112, 116, 278, 324,
342, 345 c.p.c., in relazione all’art.360, 1°co.nn.3 e 4, c.p.c.
Si duole che la Corte di merito abbia erroneamente separato la questione dell’an da quella del quantum di risarcimento,
trattandosi di domanda proposta <<unitariamente>>, sicchè, in difetto di prova sul quantum del risarcimento, si
imponeva il <<rigetto integrale della domanda>>.
Lamenta che il censurato provvedimento di scissione è stato dal giudice nel caso adottato in difetto di relativa <<istanza
di parte>>, risultando a tale stregua integrato un evidente vizio di ultrapetizione.
Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, nell’ipotesi in cui con la domanda iniziale sia stata richiesta una
condanna specifica, ai fini della scissione del giudizio sull’an da quello sul quantum, occorre distinguere secondo che
essa avvenga all’interno dello stesso processo, o dia invece luogo a due diversi processi.
Mentre in quest’ultimo caso la scissione richiede l’istanza dell’attore ed il consenso del convenuto, nel primo, in cui
rientra invero l’ipotesi in esame, l’adesione della controparte non è necessaria, e la separazione può essere disposta
anche d’ufficio (v. Cass., 27/7/2005, n.15686).
Si è al riguardo altresì precisato che l’avere il giudice operato d’ufficio la scissione delle pronunce sull’an e sul quantum,
anzichè su istanza di parte, come previsto dall’art.278 c.p.c., in ogni caso non comporta violazione di principi di ordine
pubblico, e non incide sulla realizzazione delle finalità essenziali del processo, che non vengono compromesse dal
frazionamento del giudizio in due fasi, sicchè non risultano vulnerati i principi fondamentali del sistema processuale,
nè pregiudicato il diritto di difesa (v.Cass., 22/10/1987, n.7806), stante la possibilità di riesaminare la decisione mediante
l’impugnazione (v.Cass., 14/3/2000, n.2904).
In tale ipotesi incombe comunque pur sempre all’attore assolvere all’onere di indicare i mezzi di prova dei quali intende
avvalersi per la determinazione del quantum, incorrendo altrimenti nel rigetto della domanda, laddove questa risulti
non adeguatamente provata (v.Cass., 27/7/2005, n. 15686).
Orbene, in presenza di impugnazione dell’allora appellante Ministero dell’Industria, commercio e Artigianato in ordine
al <<criterio della liquidazione del danno, adottando il quale il Tribunale si è attenuto alle dichiarazioni dei danneggiati,
senza accertarne l’effettiva entità>>, nell’emettere sentenza non definitiva, disponendo per il prosieguo del giudizio
avanti a sè in quanto <<allo stato>> non <<in grado di determinare i danni subìti da ciascun degli attori personalmente>>
avendo i medesimi dedotto che <<a fronte di un credito originario e degli interessi sullo stesso maturati medio tempore
c’è stata l’ammissione di detto credito nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, per cui non è da escludere
che lo stesso sia stato in parte saldato>>, dei suindicati principi la Corte di merito ha nell’impugnata sentenza fatto
invero piena e corretta applicazione.
Con il 2°motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 2043, 2697, 2909 c.c., 40, 41 c.p., in
relazione all’art.360, 1° co. nn.3 e 4, c.p.c.; nonchè omessa o insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia,
in relazione all’art.360, 1°co.n.5, c.p.c.
Si duole che il nesso di causalità tra il comunicato stampa del Ministero dell’Industria del 10/5/1985 (nel riportato tenore
secondo cui <<le indagini svolte nei confronti della Previdenza hanno l’altro consentito di accertare che allo stato non
esistono inadempimenti nei confronti dei fiducianti nè risultano da parte loro avanzati rilievi nei confronti della società
fiduciaria........le ulteriori garanzie offerte rafforzano la posizione di fiducianti e appaiono ragionevolmente adeguate....>>)
e i danni lamentati dai fiducianti risulti nel caso dai medesimi non provato e apoditticamente <<affermato>> dalla Corte
di merito, laddove, essendo esso stato emesso <<nella fase finale della vicenda della Previdenza, quando ormai dal
febbraio 1985 la raccolta era cessata, e poco prima che, il 13.06.85, alla Previdenza venisse revocata l’autorizzazione
allo svolgimento dell’attività fiduciaria e, il 16.10.85, la società venisse posta in liquidazione coatta amministrativa (fatti
e date pacifiche, riportate dalla sentenza di primo grado e a pag.3 dell’appello) >>, non poteva invero <<darsi per
presupposta la solvibilità della società alla data del 10.5.85 >>, e si <<sarebbe dovuto provare, ma non fu provato, da
chi ne aveva l’interesse e l’onere, che all’epoca del comunicato stampa la Previdenza sarebbe stata ancora in grado di
restituire integralmente le somme conferitele dai fiducianti>>.
Lamenta, ancora, che con la mancata pubblicizzazione del provvedimento Consob non è stato violato alcun obbligo
giuridico da parte sua, in quanto <<sarebbe stata quest’ultima la sola autorità competente a dargli, se lo riteneva
necessario, adeguata pubblicità>>.
Come questa Corte ha già avuto più volte modo di affermare i motivi posti a fondamento dell’invocata Cassazione della
decisione impugnata debbono avere i caratteri della specificità, della completezza, e della riferibilità alla decisione stessa,
con –fra l’altro- l’esposizione di argomentazioni intelligibili ed esaurienti ad illustrazione delle dedotte violazioni di
norme o principi di diritto, essendo inammissibile il motivo nel quale venga precisato in quale modo e sotto quale profilo
(se per contrasto con la norma indicata, o con l’interpretazione della stessa fornita dalla giurisprudenza di legittimità o
dalla prevalente dottrina) abbia avuto la violazione nella quale si assume essere incorsa la pronuncia di merito.
Sebbene l’esposizione sommaria dei fatti di causa non deve necessariamente costituire una premessa a sè stante ed
autonoma rispetto ai motivi di impugnazione, è tuttavia indispensabile, per soddisfare la prescrizione di cui all’art.366,
1°co. n.4, c.p.c., che il ricorso, almeno nella parte destinata alla esposizione dei motivi, offra, sia pure in modo sommario,
una cognizione sufficientemente chiara e completa dei fatti che hanno originato la controversia, nonchè delle vicende
del processo e della posizione dei soggetti che vi hanno partecipato, in modo che tali elementi possano essere conosciuti
soltanto mediante il ricorso, senza necessità di attingere ad altre fonti, ivi compresi i propri iscritti difensivi del giudizio di
merito, la sentenza impugnata ed il ricorso per Cassazione (v.Cass., 23/7/2004, n. 13830; Cass., 17/4/2000, n. 4937; Cass.,
22/5/1999, n. 4998).
E’ cioè indispensabile che dal solo contesto del ricorso sia possibile desumere una conoscenza del “fatto”, sostanziale e
processuale, sufficiente per bene intendere il significato e la portata delle critiche rivolte alla pronuncia del giudice a quo
(v.Cass., 4/6/1999, n.5492).
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Quanto al vizio di motivazione ex artt.360, 1°co. n.5, c.p.c. va invero ribadito che esso si configura solamente quando
all’esame del ragionamento svolto dal giudice del merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o
insufficiente esame di punti decisivi della controversia prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero un insanabile
contrasto tra le argomentazioni adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico giuridico
posto a base della decisione (in particolare cfr. Cass., 25/2/2004, n.3803).
Tale vizio non consiste pertanto nella difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove preteso dalla parte rispetto a
quello operato dal giudice di merio (v.Cass., 14/3/2006, n. 5443; Cass., 20/10/2005, n.20322).
La deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata con ricorso per cassazione conferisce infatti al giudice
di legittimità non già il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, bensì la
mera facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni
svolte dal giudice del merito, cui in via esclusiva spetta il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di
assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze
del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, di dare (salvo i casi
tassativamente previsti dalla legge) prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti (v. Cass., 7/3/2006, n.4842;,
Cass., 27/4/2005, n.8718).
Già sotto l’assorbente profilo dell’autosufficienza, va posto in rilievo come il medesimo faccia richiamo ad atti e
documenti del giudizio di merito (es., al <<comunicato stampa 10.5.85>>, alle <<iniziative descritte alle pagg. 8-10
della conclusionale dell’Amministrazione e riportate a pag.25 della sentenza 1734/94, a <<pag.13 della conclusionale di
appello>>, agli <<scritti degli appellati>>, alle <<affermazioni perplesse da parte degli stessi attori>>, al provvedimento
della Consob>>) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente –per la parte d’interesse in questa
sede- riprodurli nel ricorso ovvero puntualmente indicare in quale sede processuale, pur individuati in ricorso, risultino
prodotti e, ai sensi dell’art. 369, 2° co. n.4, c.p.c., se siano stati prodotti anche in sede di legittimità (v.Cass., 23/9/2009, n.
20535; Cass., 3/7/2009, n.15628; Cass., 12/12/2008, n.29279).
A tale stregua non pone questa Corte nella condizione di effettuare il richiesto controllo (anche in ordine alla tempestività
e decisività dei denunziati vizi), da condursi sulla base delle sole deduzioni contenute nel ricorso, alle cui lacune non è
possibile sopperire con indagini integrative, non avendo la Corte di legittimità accesso agli atti del giudizio di merito (v.
cass., 24/3/2003, n.3158; Cass.,25/8/2003, n.12444; Cass., 1/2/1995, n.1161).
Osservato che l’onere del rispetto del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione –valido oltre che per il vizio
di motivazione ex. art.360, 1° co.n.5, c.p.c. anche per il vizio di violazione di norme di diritto ex. art.360, 1°co.n.3, c.p.c.-
sussiste invero pure quando si reputi che una data circostanza debba ritenersi sottratta al thema decidendum, in quanto
con contestata (v.Cass., 23/7/2009, n.17253; Cass., 19/4/2006, n.9076), va altresì ribadito che anche alla denunzia della
violazione dell’art.112 c.p.c. integrante error in procedendo il principio di autossufficienza deve essere invero osservato,
dovendo specificamente indicarsi l’atto difensivo o il verbale di udienza nei quali le domande o le eccezioni sono state
proposte, one consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività, e, in secondo luogo, la
decisività (v.Cass., 31/1/2006, n.2138; Cass.,27/1/2006, n.1732; Cass., 4/4/2005, n. 6972; Cass., 23/1/2004, n.1170; Cass.,
16/4/2003, n.6055).
E’ infatti al riguardo noto che, pur divenendo nell’ipotesi in cui vengano denunciati con il ricorso per cassazione errores
in procedendo la Corte di legittimità giudice anche del fatto (processuale) ed abbia quindi il potere-dovere di procedere
direttamente all’esame e all’interpretazione degli atti processuali, preliminare ad ogni altra questione si prospetta invero
quella concernente l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che,
solo quando sia stata accertata la sussistenza di tale ammissibilità diviene possibile valutare la fondatezza del motivo
medesimo, sicchè esclusivamente nell’ambito di quest’ultima valutazione la Corte di Cassazione può e deve procedere
direttamente all’esame ed all’inerpretazione degli atti pocessuali (v.Cass., 23/1/2006, n.1221).
Nel caso, va al riguardo peraltro posto in rilievo, la pur formalmente denunziata violazione dell’art.112 c.p.c. non invero
Quanto alla doglianza concernente la prova del nesso di causalità tra il fatto illecito ed i danni lamentati dai risparmiatori/
investitori odierni contro ricorrenti, atteso che in base a principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità il relativo
accertamento rientra tra i compiti del giudice di merito, ed è sottratto al sindacato di legittimità, essendo questa Corte
legittimata – nei limiti dell’art.360, 1 co., n.5, c.p.c. – al mero controllo in ordine all’idoneità delle ragioni addotte dal
giudice del merito a fondamento della propria decisione (v. Cass., 9/11/2005, n.21684; Cass., 10/5/2005, n.9754), va in
particolare osservato che, come questa Corte ha già avuto modo di affermare e di recentemente ribadire proprio con
riferimento a caso analogo, la P.A. è responsabile per i danni subìti dai risparmiatori/investitori che siano casualmente
riconducibili alla violazione dei comportamenti dovuti nella vigilanza e nel controllo sulle società fiduciarie imposti da
norme di legge (artt.2 L. n.1966 del 1939 e 3 r.d. n.531 del 1940) e costituenti limiti esterni alla sua attività discrezionale
che integrano la norma primaria del neminem laedere di cui all’artt.2043 c.c.
Comportamenti cui è essa invero tenuta già in base all’obbligo di buona fede oggettiva o correttezza, quale generale
principio di solidarietà sociale, che trova applicazione anche in tema di responsabilità extracontrattuale, in base al quale
il soggetto è tenuto a mantenere nei rapporti della vita di relazione un comportamento leale, specificantesi in obblighi
di informazione e di avviso nonchè volto alla salvaguardia dell’utilità altrui – nei limiti dell’apprezzabile sacrificio -, dalla
cui violazione conseguono profili di responsabilità in ordine ai falsi affidamenti anche solo colposamente ingenerati nei
terzi (cfr. Cass., 20/2/2006, n.3651; Cass., 27/10/2006, n. 23273; Cass., 15/2/2007, n.3462; Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass.,
24/7/2007, n. 16315; Cass., 30/10/2007, n. 22860; Cass., Sez.Un., 25/11/2008, n.28056).
Condotta che assume i connotati dell’illecito e provoca la lesione di diritti e interessi meritevoli di tutela dei risparmiatori/
investitori allorquando risulti invero tardiva e comunque carente, (anche) nell’adozione di provvedimenti e iniziative –
pure di tipo informativo- idonei a salvaguardare i medesimi dal pericolo di perdita degli investimenti effettuati (cfr. Cass.,
27/3/2009, n.7531), che il corretto e tempestivo esercizio da parte della P.A. dei poteri attribuibile è funzionalmente
volta ad avviare con il consentire agli interessati di valutare il contenuto delle notizie e di attivarsi per verificarne la
corrispondenza al vero e di eventalmente adottare soluzioni differenti, non investendo nell’operazione o provvedendo
a disinvestire prontamente i capitali, evitando o limitando le perdite (cfr. Cass., 25/2/2009, n. 4587. Cfr. anche Cass., Sez.
Un., 27/7/1998, n.7339).
A tale stregua, in caso di concretizzazione del rischio che la norma violata tendeva a prevenire, la considerazione
del comportamento dovuto e della condotta mantenuta assume decisivo rilievo, e il nesso di causalità che i danni
conseguenti a quest’ultima astringe rimane invero presuntivamente provato /cfr. Cass., Sez. Un., 11/1/2008, n. 584; Cass.,
Sez.Un., 11/1/2008, n.582).
Orbene, dall’impugnata sentenza si evince che i danni lamentati dai risparmiatori/investitori odierni ricorrenti risultano
casualmente ascritti alla condotta nel vaso mantenuta dalla P.A., argomentandosi dalla ravvisata <<macroscopica colpa
omissiva>> affettante la medesima, in ragione della tardiva adozione e pubblicazione del provvedimento di revoca
nei confronti della società _____S.p.a dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività fiduciaria di raccolta di fondi, nonché
dell’omessa informazione ai risparmiatori circa i rischi connessi alla situazione patrimoniale e gestionale della società
rilevante. Ancora, movendosi dalla ritenuta idoneità di tali condotte a provocare la volatizzazione dei fondi investiti,
evidentemente secondo la regola di inferenza probatoria del “più probabile che non” (v. Cass., Sez. Un., 11/1/2008, n.584;
Cass., 13/6/2008, n.15986; Cass., 16/10/2007 , n.21619; e, da ultimo, Cass., 17/2/2011, n.3847), che l’esercito della attività
di controllo e di informazione in argomento era appunto volta a prevenire.
A tale stregua, i sueposti principi risultano non essere stati dalla Corte di merito invero disattesi nell’impugnata sentenza.
Con il 3°motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt.2697, 2056, 1223 c.c., 112 c.p.c., in
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relazione all’art.360, 1°co. nn.3 e 4, c.p.c., nonchè omessa o insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia,
in relazione all’art.360, 1° co. n.5, c.p.c.
Si duole essersi dalla Corte di merito erroneamente determinato il danno liquidato con la pronunzia definitiva, facendosi
riferimento, quanto al danno emergente, al <<capitale investito>> e ai <<rendimenti promessi>>, laddove trattasi nella
specie di <<contratti di investimento di puro rischio, perchè il capitale conferito sarebbe stato investito in intraprese
di varia natura e sarebbe stato restituito e remunerato se e nella misura in cui i risultati di tali intraprese ne avessero
consentito la conservazione e l’accrescimento>>, sicchè era per coverso onere degli attori <<provare quali aspettative di
conservazione e di accrescimento il loro capitale avrebbe avuto in rapporto agli investimenti prospettati o ad investimenti
simili>> e <<un danno risarcibile avrebbe potuto essere liquidato soltanto se e nei limiti in cui tale accertamento avesse
avuto esiti positivi>>.
Quanto al <<lucro cessante>>, liquidato in difetto di relativa domanda e pertanto con evidente vizio di ultrapetizione,
facendosi erroneamente riferimento all’investimento in BOT, <<forma di investimento a basso rendimento e del tutto
priva di rischio (c.d. investimento a reddito fisso)>>, laddove <<l’investimento prescelto dai fiducianti della Previdenza
era ad alto rischio e, correlativamente, ad alto rendimento>>, evidente invero emergendo che trattasi di ipotesi
inammissibilmente eterogenee.
Il motivo è fondato, nei limiti di seguito indicati.
Con questa Corte ha avuto recentemente moso, proprio in caso analogo, di affermare, ai fini della liquidazione del
danno subìto dai risparmiatori per la perdita delle somme di denaro affidate in gestione a società fiduciarie, ai sensi
della normativa di cui alla legge n.1966 del 1939, non possono essere riconosciuti, oltre al valore nominale del capitale
versato, anche i frutti (sotto forma di interessi) che quei capitali avrebbero prodotto se fossero stati investiti (nella specie,
in B.O.T.), atteso che il rapporto di amministrazione fiduciaria, implicando o comunque autorizzando investimenti con
margini di rischio e possibilità di perdite, non attribuisce al fiduciante il diritto ad un risarcimento minimo o a un utile
garantito (v. Cass., 27/3/2009), n.7531).
Orbene, nell’affermare (nella sentenza definitiva) che il danno da <<lucro cessante>> consiste <<nella mancata
percezione dei frutti civili pari al rendimento dei B.O.T. nel periodo compreso dalla data dei singoli depositi a quella della
messa in liquidazione coatta delle due società, rivalutando all’attualità le somme risultanti in base agli indici ISTAT di
svalutazione della moneta>>, e nell’applicare tale criterio in sede di determinazione dell’ammontare dovuto ai singoli
danneggiati, la Corte di merito ha nell’impugnata sentenza invero disatteso il suindicato principio.
Della medesima s’impone pertanto la Cassazione in relazione, con rinvio alla Corte d’Appelo di Roma perchè, in diversa
composizione, proceda a nuovo esame, facendo del medesimo applicazione.
Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese del giudizio in Cassazione.
La Corte accoglie il 3° motivo di ricorso, rigettati gli altri. Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le
spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione.
Roma, 4/2/2011
Il Consigliere est Il Presidente
FIDUCIARIA E OMESSA VIGILANZA
Il Ministero è responsabile per non avere adeguatamente vigilato sull’operato della fiduciaria.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza del 4 febbraio 2011 nella quale, facendo proprio l’orientamento espresso
da altra recente sentenza che ha visto condannare Consob per omessa vigilanza su una quotata.
La vicenda narrata si riferisce ad un’epoca storica ormai contenuto delle notizie e di attivarsi per verificarne la
lontana quando ancora le società fiduciarie potevano corrispondenza al vero, e di eventualmente adottare
svolgere l’attività di gestione di patrimoni, attività oggi soluzioni differenti, non investendo nell’operazione
riservata alle Società di Intermediazione Mobiliare (SIM), o provvedendo a disinvestire prontamente i capitali ,
alle Banche, alle Società di Gestione del Risparmio (SGR) evitando o limitando le perdite.
e alle fiduciarie purchè iscritte nell’albo speciale delle La Cassazione giunge quindi a concludere che i danni
SIM. lamentati dai risparmiatori risultano causalmente
Alcuni clienti della Previdenza SpA (fiduciaria di gestione riconducibili all’omessa vigilanza del Ministero
di patrimoni) hanno adito il Tribunale per potersi vedere dell’Industria.
riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni derivanti
dalla totale perdita delle somme affidate in gestione alla Conclusioni
società. L’assoggettamento della fiduciaria alla vigilanza di
Il Tribunale di Roma nel 1998 e poi successivamente la un’Autorità offre maggiori garanzie al cliente il quale
Corte d’Appello (nel 2006) davano ragione ai malcapitati può fare affidamento sull’attività di controllo fatta da
risparmiatori i quali lamentavo il fatto che l’allora un soggetto pubblico e terzo.
Ministero dell’Industria non avevano vigilato in maniera La ormai prossima entrata in vigore della riforma delle
adeguata sulla società fiduciaria Previdenza. società fiduciarie che porterà, almeno per quelle di
Il Ministero dell’Industria ci stava di essere condannato e maggiori dimensioni, alla Vigilanza della Banca d’Italia
di dover pagare dei danni per aver omesso dei controlli e ad un aumento dei relativi controlli contribuirà ad
sulla fiduciaria e pertanto si opponeva sia alla sentenza incrementare il grado di fiducia e di affidamento che
di primo che a quella di secondo grado. sulle stesse potrà avere il cliente.
Il diritto Avv. Fabrizio Vedana – Unione Fiduciaria S.p.A.
La PA è responsabile per i danni subito dai risparmiatori/
investitori che siano causalmente riconducibili alla
violazione di comportamenti dovuti nella vigilanza e
nel controllo sulle società fiduciarie imposte da norme
di legge e costituenti limiti esterni alla sua attività
discrezionale che integrano la norma primaria del
neminem ledere di cui all’articolo 2043 del codice civile.
Se poi risulta tardiva e carente anche nell’adozione
di provvedimenti ed iniziative, anche solo di tipo
informativo, idonei a salvaguardare i medesimi dal
pericolo di perdita degli investimenti effettuati che
il corretto e tempestivo esercizio da parte della PA
dei poteri attribuitigli è funzionalmente volta ad
ovviare con il consentire agli interessati di valutare il
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IL TRUST A SCOPO PURAMENTE LIQUIDATORIO
NOTA AD ORDINANZA TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA 14/03/2011 GIUDICE ESECUZIONE DOTT. G. FANTICINI
Non ogni trust è ammissibile, valido ed efficace in quanto tale, è indispensabile valutare l’atto istitutivo per comprendere
il suo programma negoziale e valutare la meritevolezza degli interessi sottesi a tale atto oltre che l’eventuale possibilità di
raggiungere i medesimi obiettivi con istituti di diritto interno.
1. Il caso ed alcune questioni preliminari dunque anteriormente alla data della notifica del
pignoramento .
Non vi è dubbio che sino ad oggi, l’attenzione Cosa era accaduto dunque?
giurisprudenziale concernente il riconoscimento del La società Alfa posta in liquidazione, in persona del
trust interno e la valorizzazione del suo maggiore effetto liquidatore Tizio, con atto del 26/07/2010 aveva istituito
“la segregazione del patrimonio”, si è maggiormente un trust “al fine di realizzare nel modo più efficace la
concentrata nei procedimenti esecutivi, che hanno conservazione del proprio valore a tutela degli interessi
potuto affrontare il tema dell’ammissibilità dell’istituto, dei suoi creditori e dei suoi soci”; un trust nel quale era
sia dal punto di vista teorico che pratico. Quest’ultimo confluito l’intero patrimonio della società sia attivo che
aspetto riguarda evidentemente le azioni esecutive passivo. Trustee del trust era stato nominato il liquidatore
compiute nei confronti del patrimonio conferito in trust, della società e protector nonché beneficiario finale uno
proprio come l’ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia dei due soci della società Alfa.
emanata dal Giudice delle Esecuzioni il 14/03/2011. Il 14/09/2010 il liquidatore presentava domanda di
Il provvedimento è complesso ma ben strutturato nelle cancellazione dal R.I. la cui iscrizione nel R.I. avviene il
sue principali articolazioni in ordine alla motivazione 24/09/2010.
con cui il giudice, con riferimento alla “causa” del Dunque trattandosi di un procedimento esecutivo
negozio istitutivo di un trust interno autodichiarato (specificatamente di un opposizione ad un
(coincidenza soggettiva tra disponente e trustee), lo pignoramento presso terzi con relativa istanza
ritiene non meritevole di tutela. cautelare di sospensione) è basilare, sia pure forse
Per comprendere l’interpretazione della decisione del ripetitivo, sottolineare come la segregazione del
giudice è necessaria una sommaria esposizione dei fatti. patrimonio conferito in trust valido, produce il tipico
Un creditore munito di titolo esecutivo (decreto effetto dell’intangibilità del patrimonio e non può
ingiunitivo) < Sempronio> agiva nei confronti di una essere oggetto di espropriazione da parte dei creditori
impresa <Alfa> per recuperare il suo credito attraverso personali del trustee né evidentemente del settlor.
un pignoramento presso terzi ex art. 543 c.p.c. notificato Fondamentalmente il tribunale emiliano analizzando
in data 22/12/2010. l’atto istitutivo del trust, focalizza la sua valutazione
Il debitor debitoris, la società s.r.l. <Beta>, resa la sulla meritevolezza di tutela dello scopo prefissato
dichiarazione ex art 547 c.p.c. precisava altresì che la dal disponente e conseguentemente sul concreto
società sua creditrice risultava cancellata dal R.I. e che programma negoziale che in definitiva si rivelerà, per il
aveva ricevuto richiesta di pagamento da parte del giudice, inconsistente. Il giudice tuttavia compenserà le
trustee del trust Alfa. Il trustee del trust Alfa (Tizio) spese per la soccombenza di entrambe le parti.
dunque faceva ricorso di opposizione all’esecuzione con
istanza di sospensione cautelare, contestando il diritto Preliminarmente vale la pena soffermarsi sulla
del creditore Sempronio di procedere all’esecuzione legittimazione processuale dell’opponente nel caso de
forzata sostenendo di subire un pregiudizio, posto quo, chiarendo inequivocabilmente come, non solo il
che la procedura esecutiva avrebbe colpito un credito trust non sia legittimato ad esperire l’azione giudiziale
“asseritamente” trasferito al trustee il 02/08/2011, ex art. 615 c.p.c., posto che non è il debitore esecutato
(l’azione esecutiva è diretta nei confronti della ambiti specifici come il d.lgs n. 917/86 ovvero T.U.I.R
società Alfa), ma come sia concettualmente errato far , in cui sembra ravvisarsi in tale istituto un soggetto
riferimento negli atti difensivi dell’opponente al “trust giuridico autonomo2 (ma ambiguo è anche il tenore
Alfa in nome del trustee” ipotizzando in tal guisa il trust letterale del d.lgs n. 231/07).
come “ente autonomo a se stante”, ovvero un’entità A parere dello scrivente è condivisibile l’opinione di
giuridicamente rilevante. chi ritiene che la soggettività tributaria non configuri
Come rileva attenta ed autorevole dottrina, si ritiene comunque un “entificazione” del trust, in quanto rimane
che “il trust sul piano processuale, inteso come “rapporto” ferma la distinzione tra capacità contributiva e capacità
ovvero come “fondo segregato” nel patrimonio del giuridica di diritto comune, ancorché l’imposta possa
trustee, non possa assumere una propria soggettività essere imputata con disposizioni legislative oltre a
autonoma, così da giungere a qualificare il trustee soggetti di diritto anche ad altre “entità che pur se
come il suo “legale rappresentante”. Piuttosto, si deve privi della capacità di diritto comune, vengono elevate
fare riferimento al vincolo di destinazione gravante sul a centri di imputazione dell’obbligazione d’imposta
trustee quale“proprietario” (o comunque amministratore) in chiave di risoluzione di problemi connessi ad
dei beni in trust. La segregazione patrimoniale tipica una costituzionalmente corretta imputazione delle
del trust, infatti, comporta l’imposizione di un vincolo manifestazioni della capacità contributiva ”3.
di destinazione avente efficacia reale, che determina
l’istituzione, in capo ad un unico soggetto (il trustee) di più 2. Il programma negoziale, la causa concreta ed il
patrimoni distinti e separati fra loro, ciascuno avente una trust sham
propria destinazione. In quest’ottica, quindi, il trustee agirà
e sarà citato in giudizio, nelle controversie relative al trust, L’ordinanza in parola, può essere schematicamente
non in quanto “legale rappresentante1”ma evidentemente suddivisa in due punti essenziali.
nella sua qualità di trustee di un determinato trust.
Il tema della soggettività del trust in realtà se 1)	La valutazione del programma negoziale del
è pacificamente risolto dalla dottrina civilistica disponente: la causa concreta del trust
e comparatistica, sembra ritornare al centro
dell’attenzione a causa di provvedimenti legislativi in Dunque chiarito che il trustee non può assumere
1. LUPOI, Profili processuali del trust, in Trusts ed attività fiduciarie, marzo 2009.
2. Art. 73, co.1 .T.U.I.R –Soggetti passivi- Sono soggetti all’imposta sul reddito delle società’: a) le società per azioni e in accomandita per azioni,
le società’ a responsabilità’ limitata, le società’ cooperative e le società’ di mutua assicurazione, nonché le società europee di cui al regolamento
(CE) n. 2157/2001 e le società’ cooperative europee di cui al regolamento (CE) n.1435/2003 residenti nel territorio dello Stato; b) gli enti pubblici
e privati diversi dalle società’, nonché’ i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di
attività commerciali; c) gli enti pubblici e privati diversi dalle società’, nonché’ i trust, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per
oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività’ commerciali; d) le società’ e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità
giuridica, non residenti nel territorio dello Stato. Il successivo comma 2 recita tra l’altro….Nei casi in cui i beneficiari del trust siano individuati,
i redditi conseguiti dal trust sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell’atto di
costituzione del trust o in altri documenti successivi ovvero, in mancanza, in parti uguali.
3. CASTALDI, Il Trust, tra soggettività e trasparenza, in Dialoghi dir. Trib. , 2007.L’autore sottolinea , “la peculiare (e autonoma) funzione spiegata
dai processi di soggettivazione in materia tributaria”, rispetto ad altre ambiti del diritto comune quale quello civilistico
Sul tema è intervenuta anche l’Agenzia delle Entrate con alcune sue circolari ( la n. 48/E del 06/08/2007 e tra le più recenti la n. 61/E del
27/12/2010) in cui risolve i dubbi ermeneutici emersi dal dato letterale del testo normativo a favore del riconoscimento al trust di autonoma
soggettività tributaria, salvo che (ex art 73, co. 2 TUIR), nei casi in cui i beneficiari del trust siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono
imputati in ogni caso ai beneficiari.
A tal proposito si deve infine segnalare il principio sancito dalla Corte di Cassazione a Sezione Unite in cui viene affermato che le circolari
con cui l’Agenzia delle Entrate interpreta le norme tributarie si limitano ad esprimere un parere dell’Amministrazione, non vincolante, pur
autorevole. (Corte di Cassazione SS.UU. 02/11/2007 n. 23031, in Guida al Diritto 2007 n. 48, pag. 50, con nota di STRAZZULLA) ; conformemente
all’indirizzo ermeneutico dei giudici di legittimità, Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, sentenza del 12/02/2009 n. 30 in cui i giudici
tributari disattendono le motivazione dell’Amministrazione finanziaria basate sulle relative circolari ed accolgono un ricorso avverso un avviso
di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate di Empoli che, con riferimento ad una registrazione dell’atto di istituzione di trust (avente ad oggetto
beni immobili), disponeva il pagamento delle imposte di donazione, nonché di registro, ipotecaria e catastale in misura proporzionale anziché
delle sole imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa così come sostenuto dalla ricorrente.
16 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
la posizione processuale prevista dall’art. 615 c.p.c. Declinare in altri termini la causa concreta del negozio
(debitore esecutato), ma quella prevista ex art 619 istitutivo di trust, in realtà configura a parere del giudice,
c.p.c. (opposizione di terzi), occorre verificare se l’atto una pedissequa riproposizione dei fondamentali
istitutivo è portatore di interessi meritevoli di tutela obiettivi primari che informano i criteri di svolgimento
per il nostro ordinamento giuridico. Un’analisi che non della liquidazione e dei principali poteri e doveri
dovrà fermarsi all’enunciazione dello scopo (definito dei liquidatori previsti dagli artt. 2487 ss. c.c.; gli atti
nel nostro caso “liquidatorio”), ma dovrà essere esteso necessari per la conservazione del valore dell’impresa,
al programma negoziale prefissato dal disponente ivi compreso il suo esercizio provvisorio, anche di
“rispettando il principio di autonomia negoziale e singoli rami, in funzione del migliore realizzo, nonché
verificando se la legge regolatrice prescelta è in contrasto il divieto imposto al liquidatore dalla legge di dissipare
con l’ordinamento giuridico interno o utilizzata in frode il patrimonio sociale, così come l’alienazione di beni o
alla legge nazionale4”. diritti sono infatti doveri specifici dell’attività posta in
Nel caso de quo il programma negoziale espresso dalla essere da un liquidatore.
disponente società Alfa nell’atto istitutivo era quello di Inoltre l’analisi del tribunale evidenzia come taluni scopi
realizzare “uno strumento liquidatorio al fine di operare la perseguiti non abbiano alcun ragion d’essere posto che
liquidazione in modo più ordinato ed efficace realizzando la par condicio creditorum è principio giuridico non
e garantendo la conservazione del valore dell’impresa, afferente al caso de quo, così come lo scopo prefissato
in funzione del miglior realizzo nell’interesse dei creditori di agevolare un eventuale accordo stragiudiziale non è
sociali e dei soci”. Un trust, definito dal tribunale emiliano, suffragato da un reale comportamento concludente in
“puramente liquidatorio che non si accompagna ad ragione del fatto che l’attività liquidatoria è stata limitata
alcuna iniziativa di salvataggio di impresa in crisi ”. ad un brevissimo periodo temprale, “presumibilmente
Le finalità che la disponente società Alfa persegue sono per far decorrere quanto prima il termine annuale previsto
dettagliate nell’atto di trust e devono essere sottoposte dall’art. 10 della L.F.”, e pertanto riflette una condotta
al vaglio del giudice al fine di valutarne la meritevolezza antitetica rispetto ad una reale volontà di programmare
secondo i principi del nostro ordinamento. un eventuale attività di ristrutturazione o di concordato
Il sindacato di leicità, dovrà focalizzare quale sia il valore con il ceto creditorio.
aggiunto di tale strumento rispetto all’ordinaria attività Ebbene come rileva autorevole dottrina, il trust interno
posta in essere dal liquidatore e disciplinato dalle è considerato legittimo quando viene prescelto come
norme del codice civile; valutare se l’atto istitutivo del strumento residuale, in altri termini quando con
trust con il quale la società Alfa si è spogliata dell’intero lo strumento del trust si perseguono interessi non
patrimonio, costituisce effettivamente uno strumento altrimenti perseguibili con gli ordinari strumenti del
agevolatore delle attività liquidatorie. diritto civile e deve rappresentare interessi meritevoli di
Si rileva dall’atto istitutivo che il liquidatore della Alfa tutela e non ripugnanti per il sistema5.
s.r.l. ha alienato l’intero patrimonio con i precipui scopi In altra recente ordinanza,6 il Tribunale di Reggio Emilia,
di destinare l’intero patrimonio al soddisfacimento dei accoglie la richiesta del trustee di sospensione della
creditori sociali (clausola 1.1. lett. a dell’atto istitutivo);
di evitare la dispersione dei beni (clausola 1.1. lett. b); 4. Tribunale di Trieste - decreto del 23 settembre 2005, in
di assicurare la par condicio creditorum prevenendo la Guida al Diritto, 2005, n. 41, pag. 57. La causa del negozio
istitutivo di trust è il programma della segregazione di una
costituzione di diritti di prelazione… (clausola 1.1. lett.
o più posizioni soggettive o di un complesso di posizioni
c); di agevolare l’eventuale commercializzazione del soggettive unitariamente considerato (beni in trust) affidate
patrimonio, prevenendo eventuali azioni revocatorie al trustee per la tutela di interessi che l’ordinamento ritiene
meritevoli di tutela (scopo del trust), Lupoi, Trusts, Giuffré,
concorsuali (clausola 1.1 lett. d); di agevolare il 2000, 615; sempre in materia di scopo dell’atto istitutivo cfr.:
raggiungimento di eventuali accordi stragiudiziali De Nova, Trust: negozio istitutivo e negozi dispositivi in Trusts
ed Attività fiduciarie,2000,162.
di ristrutturazione dei debiti e/o il risanamento
dell’esposizione debitoria (clausola 1.1. lett. e); di 5. LUPOI, Trust, Milano, 1997.
agevolare l’intervento di un terso finanziatore (clausola 6. Tribunale di Reggio Emilia ordinanza del 14 maggio 2007 –
1.1 lett. f). Est. G. Fanticini, in www.ilcaso.it.
procedura esecutiva promossa da un creditore di una dell’ordinanza in argomento quindi, dopo questa
s.a.s. breve digressione, ci si chiede allora quale sia il valore
Ritengo utile citare tale provvedimento in quanto oltre aggiunto del trust Alfa, rispetto all’ordinaria attività
ad essere emanato dal medesimo giudice, costituisce, posta in essere dal liquidatore e disciplinato dalle norme
a mio parere, un importante compendio ermeneutico del codice civile.
proposto dalla dottrina e dalla giurisprudenza italiana In altri termini, l’atto istitutivo costituisce effettivamente
nei confronti dell’istituto, ed offre una attenta analisi uno strumento agevolatore delle attività liquidatorie o
concernente il riconoscimento del trust interno piuttosto sottrae il liquidatore designato agli obblighi
(autodichiarato), delineando in maniera esaustiva previsti dalla legge?
l’oggetto di indagine a cui è sottoposto un atto istitutivo Evidentemente il Giudice dell’Esecuzione titolare
di trust: la compatibilità delle finalità che il disponente del caso de quo giunge a completamento del suo
ha inteso perseguire con l’istituzione del trust ed i ragionamento non ritenendo meritevole di tutela un
principi dell’ordinamento giuridico italiano. trust con un siffatto programma negoziale (la c.d. causa
Infatti l’ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia concreta), considerandolo pertanto insussistente.
emessa nel 2007 dichiara che è meritevole di tutela
il trust con cui un socio accomandatario di una s.a.s. – 2) Il trust sham e gli indizi per una finalità recondita
in liquidazione- ha “segregato” il proprio patrimonio
nominandosi trustee, gestendo ed amministrando i beni Il giudice prosegue l’analisi dell’atto istitutivo del trust
conferiti nell’interesse dei creditori sociali, quest’ultimi focalizzando ora la sua attenzione sugli indizi rivelatori
beneficiari del trust. Il disponente dichiara che fine degli scopi reconditi perseguiti con la “costituzione” del
del trust è quello di “favorire la liquidazione armonica trust che si configurerebbe come strumento atto ad:
della società, prevenendo azioni giudiziarie e procedure “ostacolare le pretese creditorie e dilazionare eventuali
concorsuali”. istanze di fallimento della società disponente”; interessi in
Sembrerebbe dunque che il caso affrontato in questa altri termini definibili “ripugnanti8”.
sede abbia molti punti in comune con l’ordinanza del
2007; tuttavia una fondamentale differenza si rinviene
laddove si ponga in evidenza il quadro societario al 7. L’art 182 bis è stato inserito nel R.D. 16 marzo 1942 n. 267
momento dell’atto istitutivo di trust. (Legge fallimentare) dall’art.2, co. 1, lett. l), D.L. 14 marzo 2005,
n. 35, convertito, con modificazione nella L. 14 maggio 2005,
Infatti ci troviamo di fronte ad una società in n. 80 e successivamente sostituito dall’art 16, co. 4 d.lgs 12
accomandita semplice, posta in liquidazione mediante settembre 2007, n. 169.
La norma che disciplina gli accordi di ristrutturazione,
un accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis L.F. Tale introduce uno strumento più flessibile rispetto al
accordo risulta fondamentale perché il giudice possa concordato preventivo ed originariamente, contrariamente a
quest’ultimo, non prevedeva il blocco delle azioni esecutive
ritenere l’istituzione del trust finalizzato ad un interesse
e delle acquisizioni dei diritti di prelazione da parte di terzi,
meritevole di tutela; si dichiara infatti che lo scopo è introdotto con il d.lgs n.169/07.
“proteggere il patrimonio per evitare che creditori free-
8. Tribunale di Reggio Emilia ordinanza del 14 maggio 2007
riders, rimasti estranei all’accordo di ristrutturazione …, – Est. G. Fanticini, in www.ilcaso.it, “Il trust è sham (fasullo,
possano costituire diritti di prelazione (ipoteche) o agire simulato e, per il diritto anglosassone, nullo e inefficace)
quando il trustee agisce solo al fine di soddisfare lo scopo reale
in executivis sui cespiti, facendo naufragare il negozio (ad esempio, limitandosi a tenere occultato il patrimonio del
concluso con la maggioranza”. disponente ai suoi creditori e disinteressandosi dei beneficiari
ai quali dovrebbe invece corrispondere un mantenimento;
Dunque il programma negoziale di quel trust a cfr., High Court of Justice of England and Wales – Chancery
parere del giudice non poteva essere considerato, sia Division, sentenza 10/6/1994, Midland Bank Plc v. Wyatt,
pure “prima facie” ripugnante per il sistema giuridico in Trusts e Attività Fiduciarie, 2003, pag. 299; High Court of
Justice of England and Wales – Family Division, sentenza
nostrano; costituiva invece un valido strumento per 3/12/2004, Minwalla v. Minwalla, in Trusts e Attività Fiduciarie,
realizzare un obiettivo che ratione temporis non era 2006, pag. 273, nella quale il Giudice ha statuito che “affinché
un trust sia sham non è necessaria un’intesa fra disponente
altrimenti realizzabile dagli usuali strumenti civilistici; e trustee, ma è sufficiente che il disponente non avesse la
ed in questo aspetto vi è la residualità del trust rispetto minima intenzione di seguire le norme sui trust e che, nel
corso del rapporto, il trustee sia stato acquiescente nei suoi
agli ordinari istituti giuridici7. confronti.
Concludendo la disanima delle motivazioni
18 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
Il tribunale infatti elenca una serie di elementi che Ergo l’atto istitutivo del trust in argomento, è strumento
inducono a sospettare che il disponente non avesse inefficace per produrre gli effetti conseguenti alla sua
alcuna intenzione di realizzare realmente un trust: istituzione ed inidoneo a contrastare, come preteso
la cronologia degli eventi societari occorsi in un dall’opponente, il diritto del creditore, divenendo
ristrettissimo arco temporale (la messa in liquidazione strumento per operare al di fuori dei controlli anche
della società, la nomina del liquidatore, l’istituzione del giudiziali, previsti per una società posta in liquidazione.
trust e la cancellazione della società dal R.I); il conflitto di
interessi tra il guardiano del trustee nonché beneficiario 3. Conclusioni
finale (ed originario socio della disponente Alfa s.r.l.) ed
i primi beneficiari del trust (i creditori della società ai Dunque, il trust “liquidatorio” va condannato sempre e
sensi del codice civile); la carenza assoluta di potere del comunque? A mio parere, il programma negoziale di
guardiano di agire nei confronti del trustee, con la libertà un trust avente fini liquidatori è strumento che può ben
di quest’ultimo da controlli e responsabilità, così come esistere entro un alveo nel quale può essere considerato
la clausola di revoca definita in realtà di “auotorevoca” efficiente ed efficace, nonché meritevole di tutela e non
da parte del beneficiario finale nei confronti del fraudolento.
guardiano (le due figure, come detto, sono coincidenti Insomma uno strumento idoneo ad organizzare
con lo stesso soggetto), per negligenza, imperizia o professionalmente e correttamente la liquidazione dei
imprudenza nella esecuzione dei suoi obblighi. Infine beni di un impresa nell’interesse dei creditori e della
il diritto ineludibile dei beneficiari di essere messi a società stessa debitrice, cercando di perseguire una
conoscenza dell’esistenza del trust in loro favore viene certa continuità aziendale, in presenza ad esempio
messo in discussione, posto che non vi è traccia alcuna di un accordo di ristrutturazione (Tribunale di Reggio
di tale dovere informativo a carico del trustee9. Emilia ord. 14/05/2007, Est. G. Fanticini).
Ebbene, per le ragioni suesposte, si ritiene il trust La giurisprudenza italiana ha affrontato negli ultimi
carente di una delle tre condizioni, definite “certezze”10 anni ulteriori casi di trust a scopo liquidatorio11,
dalla dottrina perché possa ritenersi validamente confermando sostanzialmente il limite invalicabile
istituito un trust, cioè la volontà del disponente di dei principi inderogabili di diritto interno così come
istituire un trust e pertanto, in conclusione il giudice sancito dall’art.15 della Convenzione de L’Aja, tra cui la
considera l’istituzione del trust “fortemente indiziato” di protezione dei creditori in caso di insolvibilità.
essere atto simulato (sham per il diritto anglosassone), A tal proposito il tribunale ambrosiano ha recentemente
in fraudem legis e conseguentemente di produrre effetti applicato tale norma ad un trust istituito da un
ripugnanti per il nostro ordinamento giuridico, così imprenditore insolvente statuendo che è illecito
come d’altra parte, per la stessa legge regolatrice scelta sin dall’origine e quindi nullo, in quanto strumento
dal disponente ex art. 6 della Convenzione (Legge di per eludere l’applicazione delle norme imperative
Jersey). che presiedono alla liquidazione concorsuale, in
Assume infine importanza non secondaria, per quanto violazione in particolare degli artt. 13 e 15, lett. e) della
sarà più avanti detto, la segnalazione che il giudice nel Convenzione.
caso de quo, provvede a fare al P.M. ai sensi dell’art. 7 co. Tuttavia nel caso invece di un trust liquidatorio istituito da
2 della L.F. sulla base del presunto stato di insolvenza che un imprenditore disponente solvibile, i giudici milanesi
risulterebbe emerso nel corso del procedimento civile. hanno ritenuto, sia pure obiter dictum, che il trust possa
9. Lupoi, I trust in diritto civile, UTET, Torino 2004.
10. LUPOI, Istituzioni del diritto dei trust e degli affidamenti fiduciari,cit., p. 38 e ss.. L’autore sostiene che perché un trust possa ritenersi
validamente istituito occorre che vi sia la presenza di tre condizioni, definite “certezze” che lo regolino: a) la volontà del disponente; b) il fondo
in trust; c) l’individuazione dei beneficiari.
11. In senso favorevole Tribunale di Parma 03/05/2005 Trusts e Attività Fiduciarie, 2005, pag. 409, provvedimento che ha ammesso il trust al
fine di garantire il buon esito di un procedura di concordato preventivo.
essere validamente costituito sempre “che persegua per sociale e familiare; e tuttavia è spesso la giurisprudenza
conto del disponente in bonis finalità di tutela dei creditori sia a dirimere contrasti ermeneutici, sui quali la
quali beneficiari del trust”; tale affermazione trova il dottrina sovente si è divisa, sia a delineare il perimetro
limite nella dichiarazione di fallimento sopraggiunto, giuridico all’interno del quale il trust interno, ormai
che si configura pertanto come causa sopravventa di conformemente ammesso dalla stessa giurisprudenza,
scioglimento dell’atto istitutivo, analogicamente a quanto è meritevole di tutela nella sua applicazione operativa.
previsto dall’art. 78 della L.F. ovvero per i giudici milanesi, I tempi ormai possono ritenersi maturi perché anche
sanzionabile come nullità sopravvenuta12. la legislazione italiana possa dotarsi di una disciplina
Tale interpretazione non appare pienamente interna che preveda il riconoscimento giuridico del
condivisibile da alcuni autori13 ed appare discutibile, trust quale fattispecie giuridica14, evitando in tal
posto che la legge fallimentare non regolamenta modo di dover ricorrere a norme ed istituti giuridici
alcuna disposizione in forza della quale l’intervenuta succedanei, per estenderne analogicamente il suo
declaratoria di fallimento possa incidere sulla validità riconoscimento, che spesso hanno contribuito solo a
degli atti giuridici posti in essere dall’imprenditore stimolare interessanti dibattiti dottrinari.
nel periodo precedente al suo fallimento, potendosi Il pensiero corre alla novella legislativa del 01 marzo
semmai, qualora vi siano i presupposti, renderli 2006 “ art. 2645 ter c.c”, che se ha suscitato iniziale
inefficaci attraverso l’actio pauliana (art. 2901 c.c.) o entusiasmo15, in realtà è la manifestazione di una
l’azione revocatoria ex art 67 L.F. tecnica legislativa, frutto di un compromesso che come
spesso accade alla nostra legislazione soprattutto negli
Orbene in conclusione appare inconfutabile il ultimi anni, aumenta quel processo di polverizzazione
diffuso consenso che il trust, quale strumento di normativa, lungi dall’idea di una regolamentazione
autonomia privata, sta incontrando in questi ultimi delle fattispecie giuridiche in modo sistematico.
anni nell’applicazione pratica non solo del diritto
commerciale o fallimentare, come nel caso de quo, ma
anche in ambito più prettamente finanziario o nella vita e.mail: francescoguariniello@libero.it
12. Tribunale di Milano - ordinanza del 16 giugno 2009, in Trusts e Attività Fiduciarie, 2009, pag.533. A tale provvedimento seguiranno ulteriori
provvedimenti pronunciati in sede cautelare: Tribunale di Milano - decreto del 17 luglio 2009, in Trusts e Attività Fiduciarie, 2009, pag. 649;
Tribunale di Milano - ordinanza del 17 luglio 2009, in Trusts e Attività Fiduciarie, 2009, pag. 628; Tribunale di Milano - ordinanza di reclamo del
30 luglio 2009, in Trusts e Attività Fiduciarie, 2010, pag. 80 (conferma Tribunale di Milano - ordinanza del 16 giugno 2009)Tribunale di Milano
- ordinanza di reclamo del 22 ottobre 2009, in Trusts e Attività Fiduciarie, 2010, pag. 77 (conferma Tribunale di Milano - ordinanza del 17 luglio
13. MANFEROCE, CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, I c.d. Patrimoni di scopo: fondo patrimoniale, patrimonio destinato a uno
specifico affare e “trust” tra diritto interno e modelli stranieri”, Roma 11 – 13 ottobre 2010.
14. La Legge comunitaria 2010 all’art. 12 prevede la delega al governo per la disciplina del “contratto fiduciario”.
15. BUSANI, A sorpresa si fa spazio anche il trust, Il Sole 24 ore, 04/02/2006.
20 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
UNO STRUMENTO EFFICIENTE PER IL MANAGEMENT DEL FAMILY OFFICE
Il settore dei servizi finanziari è senza dubbio uno dei operazioni di investimento ed il suo leverage effettivo
settori di punta dell’economia Maltese e certamente non può eccedere il 100% della Nav.
quello con una crescita elevata. Secondo il World Per la seconda categoria , quella del qualifying investor,
Economic Forum Report on Competitiveness del 2009, il PIF deve avere un investimento minimo di €75.000 e
Malta è classificata 8° nel mondo per la qualità del per la terza categoria quella dell’extraordinary investor
suo auditing e per i suoi reporting standards. In quello un investimento minimo di €750.000. In questi due
che il Daily Telegraph nel Giugno 2010 ha definito “un ultimi casi non vi sono restrizioni all’indebitamento ed
centro di eccellenza nel mediterraneo”, l’adozione al leverage. Questi limiti si applicano per ogni individual
di strumenti finanziari innovativi, governati da una investor e consentono quindi la possibilità di avere una
robusta ed efficiente regolamentazione in linea con varietà significativa di strategie di investimento con una
la prassi e la legislazione europea, è continuamente autonoma valutazione sulla frequenza degli scambi e
aggiornata con crescente successo sul mercato. In questa sulle condizioni della liquidità del fondo. Su questi punti
cornice legislativa e regolamentare, la disciplina del PIF non ci sono specifiche indicazioni da parte del MFSA. Nel
(Professional Investor Fund) occupa una posizione di caso di un “umbrella fund” che ha altri fondi sottostanti,
rilievo. Il PIF nella regolamentazione maltese può essere i minimi ammontari di investimento devono intendersi
definito come un Fondo di investimento autorizzato in come vincoli per “schema” piuttosto che per “sub funds”.
accordo alla legislazione maltese dell’Investment Service La forma legale in cui il PIF può essere strutturato, è
Act. Da questo punto di vista il PIF è un veicolo molto lasciata alla discrezione degli investitori. Normalmente
solido ed allo stesso tempo agile e flessibile. Questo è il PIF è concepito come una Sicav, ma è possibile
infatti il motivo per cui questo strumento è fortemente inquadrarlo come una “investment company” con capitale
apprezzato dagli investitori. L’equilibrio della sua fisso, una limited partnership, una unit trust o un fondo di
struttura consente la possibilità di innovare e gestire con natura contrattuale.
il rispetto della cornice regolamentare, i bisogni degli Nel caso del Trust, gli assets verranno registrati con il
investitori con i cambiamenti del mercato. Fino ad oggi il nome del Trustee. Ed in questo caso i compenenti della
PIF è stato maggiormente utilizzato dagli Hedge Funds, “famiglia” non avranno uno specifico
dai Funds of Funds, e nel mercato del Private Equity e interesse nell’investimento sottostante del Trust, ma
Real Estate. A questi utilizzatori si deve aggiungere oggi godranno dei benefici dello stesso. Gli altri vantaggi della
la possibilità di usare i PIF nelle strutture dei “Family costituzione del Trust per il PIF riguardano la possibilità
Offices”. La flessibilità di questo strumento è infatti di nominare co-trustee, di individuare un successore e
rilevante per questo segmento di mercato, dal momento di stabilire la figura del “trust protector” a garanzia del
che consente una maggiore libertà nell’asset allocation, patrimonio conferito.
un minore vincolo di leverage, nessuna limitazione che Una delle particolarità del sistema finanziario maltese
il service provider sia a Malta e soprattutto la possibilità riguarda la legislazione delle “Incorporated Cell
del “self management” del fondo. Nella legislazione Companies”. Diversamente dalla regolamentazione
maltese il PIF non è necessariamente legato al segmento degli “umbrella funds” che sono soggetti al fenomeno
high net worth individuals, ma può comprendere altre del “contagio” nei fondi sottostanti, quella della
e più limitate classi di investitori. Sono previste infatti “Incorporated Cell Companies” evita il problema, dal
tre categorie di PIF: quella per gli experienced, qualifying momento che ogni “cella” ha una sua separata identità
e extraordinary investors. Per la prima categoria, quella legale che la difende dalle possibili passività delle altre.
degli experienced investors il PIF deve avere investimento Fra l’altro la costituzione di questo strumento è molto
minimo di € 10.000 e conseguentemente una limitazione meno costosa di quella della costituzione di un fondo,
della sua capacità di indebitamento e leverage. In e ciascuna “cella”, essendo indipendente dalle altre, può
questo caso infatti, il massimo di indebitamento per le sottoscrivere obbligazioni con le altre “celle”.
La domiciliazione del Fondo è un altro aspetto stessa giurisdizione del fondo, Malta non ha questa
interessante della regolamentazione maltese. La regola a condizione che queste parti siano domiciliate
mancanza di trasparenza nella operatività con i suoi in una “recognised jurisdiction” che include la EU e gli EEA
rischi connessi, hanno spinto molti fondi a trovare members. In particolare la MFSA riconosce anche i “service
alternative giurisdizionali. Da questo punto di vista Malta provider” che non siano domiciliati in una “recognised
offre con la sua “on shore jurisdiction” una eccellente jurisdiction” a condizione che questi siano sussidiarie di
soluzione. La possibile “ridomiciliazione” a Malta è una società domiciliate in una “regulated and recognised
procedura che consente di operare in un ambiente jurisdiction” e che abbiano il pieno controllo delle loro
legislativo e regolamentare europeo, con costi più bassi partecipate. Come si è detto innanzi , non c’è dubbio
tenendo intatta la struttura proprietaria, la composizione che gli investitori possano trovare a Malta il livello di
dell’asset e la struttura legale del fondo. Come abbiamo professionalità e di esperienza per operare nel campo
visto infatti, le operazioni in ambienti legali con scarsa bancario, contabile, auditing, funds management, funds
regolamentazione, sono sempre più soggette a pressioni administration, e servizi legali, con la certezza di trovare
interne ed esterne molto difficili da contrastare. Utilizzare qui ottime credenziali e solide reputazione sul mercato.
per i veicoli di investimento la legislazione“fully european Per quanto riguarda la parte fiscale, i fondi che abbiano
compliant” di Malta consente al contrario di evitare più del 15% dei fondi investiti al di fuori di Malta godono
turbative agli investitori, agli operatori di mercato ed ai di fatto di una neutralità fiscale sul reddito e sul capital
“service provider”. Non solo. Ma il nostro unico regolatore gain. Non ci sono qui stamp duties, witholding taxes e
la MFSA, è sempre aperto ad ascoltare le richieste del net wealth taxes. La costituzione di SPV è qui favorita
mercato nel quadro di un robusto ed efficiente sistema attraverso accordi bilaterali di tassazione con più di 60
di vigilanza. La mia esperienza dice che la MFSA è sempre Paesi, e gli operatori godono del sistema fiscale del “full
molto cooperativa nel vagliare le richieste le domande imputation tax system” che consente un più favorevole
degli investitori e nell’evadere quesiti sulla “regulation” regime che è anche OECD “compliant”. In definitiva se le
da applicare ai vari casi. La richiesta per la costituzione finalità dei “family offices” richiedono la trasparenza e una
di un fondo a Malta può essere conclusa nello spazio di appropriata “governance”, una diversificata strategia di
settimane e non di mesi. La regolamentazione maltese investimento per i suoi differenti membri, la trasferibilità
continua ad essere aggiornata ai mutamenti del mercato degli assets, una possibile exit strategy, ed una protezione
e per quanto riguarda il PIF si sforza di mantenere la sua e successiva massimizzazione del patrimonio, il PIF può
flessibilità concedendo la necessaria protezione ai diversi essere lo strumento adatto allo scopo. I diversi interessi
tipi di investitori ed ai loro bisogni. dei membri della famiglia possono per esempio essere
Un altro aspetto che bisogna sottolineare è quello raggiunti con la costituzione di un “umbrella fund” o
relativo ai costi. Da questo punto di vista Malta ha i costi con una “integrated cell companies” e una possibile “exit
più bassi all’interno della EU. Si stima che la differenza strategy” può essere ottenuta con la struttura del fondo e
rispetto alle piazze di Lussemburgo, Dublino e Channel la sua disciplina fiscale.
Islands sia del 40% in meno per i servizi finanziari e quelli La stabilità e la flessibilità della regolamentazione del
accessori come i servizi legali ed amministrativi. Le spese PIF sono quindi le maggiori qualità di questo strumento
di registrazione, di licenza e di set up per un PIF a Malta che può egregiamente servire i diversi bisogni degli
sono molto basse. Inoltre Malta offre una invidiabile investitori. Senza dimenticare che Malta con la sua
infrastruttura per IT, una vicina posizione geografica robusta ed efficiente regolamentazione “european
al centro del mediterraneo, e l’uso diffuso della lingua compliant” offre il perfetto equilibrio per la protezione
inglese con una legislazione che combina la disciplina degli investitori attraverso una operatività “cost efficient”
della “civil law” con quella della “common law” applicata ed una larga disponibilità di risorse umane altamente
generalmente nella pratica degli affari. qualificate e diversificate nel settore finanziario.
Un altro aspetto rilevante nella regolamentazione del
PIF è la possibilità di “self management” del fondo che
potrebbe evitare il ricorso a terze parti. Inoltre , mentre T: +356 21 48 08 28
molte legislazioni richiedono che il manager, il custodian Chris.Casapinta@alterdomus.com
Alter Domus - Malta
e l’amministratore del fondo siano domiciliati nella Please visit our new website: www.alterdomus.com
22 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
“FROM PALERMO TO…”:
Grande successo per la due giorni su innovazione, comunicazione e responsabilità
sociale firmata Cetti Lipari
“Fare impresa femminile al Sud è possibile” – lo sostiene Cetti Lipari, titolare della
ditta Lipari ed ideatrice e coordinatrice di “From Palermo to…” la due giorni di eventi
palermitani su innovazione tecnologica, comunicazione e responsabilità sociale
svoltasi lo scorso aprile.
“Non solo è possibile fare impresa femminile al Sud” – dichiara Lipari, una donna da
sempre impegnata a creare opportunità a Palermo per evitare emigrazione e fuga di
cervelli – “ma si può fare ponendo attenzione agli altri e all’ambiente.
Accompagnare aziende ed enti pubblici nel percorso del cambiamento utilizzando
servizi e soluzioni innovativi e flessibili, diffondere la cultura dell’innovazione
tecnologica per accrescere il valore delle organizzazioni raggiungendo qualità
e competitività, raggiungere insieme gli obiettivi rinnovando e aumentando la
produttività, riducendo i costi è la mission e la vision della mia attività” – conclude
Lipari che ha invitato con successo professionisti, rappresentanti di enti pubblici e
del mondo privato a partecipare alla prima edizione di “From Palermo to…” l’1 ed il 2
Innovazione, comunicazione e responsabilità sociale, focus di “From Palermo to…”
sono tematiche in continuo movimento ed evoluzione, per questo motivo Lipari ha
deciso di coinvolgere professionisti, innovatori, creativi e curiosi per confrontare idee
La prima edizione è stata anche fundraising a favore
dell’Associazione “ROSALIA – Impresa Sociale” che opera
a Palermo, della Parrocchia San Filippo Neri dell’omonimo
quartiere di Palermo e della Ian Somerhalder Foundation di
“Fare impresa oggi vuol dire stare attenti all’ambiente, al
sociale – riferisce la manager Cetti Lipari - e l’imprenditoria
pulita in Sicilia esiste e deve diffondersi così come le
imprese al femminile. Il titolo scelto “From Palermo to…”
è un invito a proiettarci verso il futuro, a creare impresa
giovane” sottolinea Lipari, che conclude: “l’evento è anche
02/04/2011 Focus “La comunicazione un’occasione per riprogettare la tecnologia al servizio degli altri, delle pubbliche
nell’era digitale” – Cena di beneficenza
amministrazioni, delle imprese e soprattutto del cittadino”.
Fondamentale dunque il ruolo di chi si occupa di comunicazione, nuove tecnologie,
cura dell’immagine, formazione, poiché solo così la Sicilia può inserirsi in circuiti
internazionali, ottenere maggiore visibilità e sviluppo.
Questo quanto emerso dalla conferenza stampa di
presentazione di “From Palermo to…” e lì dove le risorse
per acquistare tali servizi e prodotti dai professionisti
del settore sono carenti emerge l’intervento delle
sponsorizzazioni che fanno parte del processo
comunicativo e del mercato.
Responsabilità sociale delle aziende, fondi sociali,
rapporto tra aziende profit e no profit, comunicazione
sociale i temi che sono stati dibattuti durante il
seminario “Corporate social responsibility” che ha dato
il via alla due giorni.
02/04/2011 Convegno “E-democracy e social media”
A coordinare l’incontro l’avvocato Valentina Giarrusso, Cetti Lipari e Donald Moore, Console Generale USA
corporate lawyer che ha già collaborato con Cetti Lipari
la quale è subito entrata nel vivo dell’argomento del natura sociali e uguali, con pari diritti e pari doveri questo
seminario sottolineando l’impegno che le aziende il monito di padre Pertini che spiega così la sua presenza
possono mettere in campo per aiutare gli altri, e come a “From Palermo to…”: “Siamo consapevoli delle qualità
sia difficile, a Palermo, fare impresa sociale. delle persone che organizzano la manifestazione;
della loro professionalità; del loro altruismo perché “il
Sulla stessa onda Carmelo Greco, Presidente di sociale” e “l’aver mente-sociale” sono interessi prioritari
Faremondi e di Méditerranéee – Earth in progress, della parrocchia San Filippo Neri e perché crediamo in
Giuliana Baldassarre della SDA Bocconi School una imprenditoria giovane e libera, estranea ad ogni
of Management e Massimo Restivo, direttore alle tipologia di conformismo e “giogo” mafioso”.
Relazioni Sociali di ICEPS che hanno raccontano le loro
esperienze sul tema durante il partecipato seminario. L’intensa manifestazione firmata Lipari, corredata
anche dei focus su “Itc e politiche di sviluppo euro-
“I momenti di beneficenza che ho creato all’interno di mediterraneo” e sulla “Comunicazione nell’era
“From Palermo to…” sono momenti di approfondimento digitale”, si è conclusa con la cena di beneficenza, special
su alcuni dei temi trattati durante le varie sessioni di guest l’ironico comico siciliano Sasà Salvaggio che con
lavoro della manifestazione” – spiega Cetti Lipari – “il la sua irriverente comicità e simpatia ha intrattenuto gli
focus SocialMente, di cui è stato protagonista padre ospiti di “From Palermo to…”.
Miguel Angel Pertini, ha fatto riflettere su come pensare
al sociale ed ideare il sociale. Padre Pertini ha raccontato Soddisfazione è stata espressa da Cetti Lipari, titolare
la sua esperienza e suggerito la strada per essere buoni dell’azienda organizzatrice della kermesse per la
“pensatori sociali. “Non avere mente sociale è alla base partecipazione alla due giorni. “Abbiamo potuto
del sopruso, della strumentalizzazione dell’essere discutere di grandi temi, scambiare buone prassi e
umano, del pensiero totalitario” ha detto il sacerdote. soprattutto unire informazione e comunicazione alla
“Una imprenditoria giovane e vincente non può essere beneficenza, desidero ringraziare i partner Zerocento e
condizionata dal pensiero totalitario, l’uomo è, per sua Vincenzo Blandino, l’ICEPS che ha concesso il patrocinio
natura, social mind si aggrega naturalmente e non si gratuito i sindaci di Termini Imerese Burrafato e di
può non tenerne conto. Gli essere umani tendono a Corleone Iannazzo, il vicesindaco di Crotone Pantisano,
diventare soci, alleati, senza l’altro l’uomo non può tutti gli amministratori presenti alla manifestazione, il
vivere”. La società dunque, coadiuvata dalle imprese presidente di Faremondi Carmelo Greco e soprattutto
deve offrire condizioni per aiutare le persone a crescere il console generale degli Stati Uniti Donald Moore per
bene, deve educarle ad aver sete di conoscenza”. l’interessante contributo fornito alla manifestazione”.
Rilanciare l’idea che c’è dietro “From Palermo to…”
ripensare al sociale con la consapevolezza che si è per La titolare di Lipari ha ringraziato inoltre la stilista
24 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
pubbliche e le aziende non possono ignorare per
dialogare con cittadini e clienti.
Gli atti dei convegni, dei focus, la sfilata, le interviste
ai relatori e l’intera manifestazione saranno presto
disponibili mediante registrazioni video sul sito
aziendale www.clipari.it
A cura dell’Ufficio Stampa Lipari
press@clipari.it
+39 335 619 54 66
Chi è Cetti Lipari:
Roberta Redaelli e l’amministratore delegato di “La Esperta di comunicazione istituzionale e customer satisfaction
vie en rose” Patrizia Di Dio, per l’elegante sfilata che, in per gli enti locali, consulente politico IT, Cetti Lipari si occupa dal
1999 di innovazione tecnologica e ICT strategy per la Pubblica
linea con l’evento, ha presentato una donna dinamica, Amministrazione e per alcune software house italiane, docente di
moderna, al passo con i tempi a sottolineare come le corsi di formazione informatica e comunicazione per dipendenti
privati ed enti pubblici. Nel corso della sua carriera ha organizzato con
donne possano essere ottime imprenditrici in una città successo diversi corsi di formazione, convegni, seminari, workshop,
dove non è facile fare impresa. concerti e spettacoli in diverse città italiane.
Dal 2009 è presidente dell’associazione di promozione sociale
palermitana “Rosalia - impresa sociale” che ha come obiettivo
Alcuni temi, quali impresa al femminile, la forza delle prioritario la valorizzazione della persona e l’inserimento lavorativo
donne, il “made in sicily”, la resistenza delle donne del di soggetti svantaggiati. “Servizi e soluzioni ICT, Comunicazione,
Consulting PA non sono appannaggio solo del mondo maschile” –
sud sono stati ricorrenti durante la due giorni. Ma quel sostiene Cetti Lipari – “fare impresa in Sicilia è difficile, per una donna
che più volte è stato ribadito durante “from Palermo lo è ancora di più per questo motivo ho voluto promuovere la mia
attività attraverso un evento di così ampio respiro come spero sia
to…” è la dimostrazione di quanto i nuovi mezzi di “From Palermo to…”.
comunicazione, i social network, la comunicazione Dal 2009 Lipari è socio corporate di The British Chamber of Commerce
for Italy che ha sede a Milano, associazione senza scopo di lucro con
via web, la multicanalità non siano più il nostro futuro l’obiettivo di aiutare aziende e privati a stringere relazioni commerciali
ma il presente. Una rivoluzione che le amministrazioni ed a sviluppare il proprio business.
Dal 2011 Lipari è associato Confcommercio Palermo.
Libreria Trust e altre tutele del patrimonio familiare
Autori: A.
Arceri, Magistrato, M. Bernardini, Ordinario di diritto privato e Avvocato, M. Bucchi, Notaio
Le questioni qui affrontate riguardano da un lato la tipologia di soggetti rientranti nel perimetro del negozio
di protezione prescelto, per i quali è concretamente prospettabile l’esigenza di tutela patrimoniale, dall’altro
la possibilità di porre in essere l’atto stesso senza rischi di reazione - con azione revocatoria ex artt. 2901 e
seguenti c.c. - da parte di creditori presenti o futuri.
L’autonomia privata per esprimersi legittimamente deve rispettare il percorso indicato dal legislatore, a
cominciare dalla scelta dello specifico negozio di tutela adeguato al caso di specie.
Sempre più utilizzati in Italia, gli istituti di protezione - trust e fondo patrimoniale in particolare - trovano
ora un sicuro punto di riferimento in questa nuova opera che si avvale delle diverse esperienze pratiche di
magistrati, avvocati e notai per individuare lo strumento negoziale più adeguato in ciascun caso ipotizzabile.
Aggiornato alle ultime interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali, il volume illustra l’utilizzo del trust per la
protezione dei patrimoni familiari nel rapporto con gli analoghi strumenti di tutela, approfondendo fra l’altro
trust e tutela dei soggetti deboli, trust e crisi coniugale, trust e fondo patrimoniale, trust e istituti di diritto
Codice ISBN: 56368
Prezzo di copertina 52,00 Euro
Nell’ambito delle attività di Internazionalizzazione delle
imprese della Camera di Commercio di Taranto, il 26
Internazionalizzazione Maggio, si è tenuta una country presentation dedicata
E’ intervenuto il Segretario Generale della Camera di
Commercio Italiana per la Svizzera, Dott. Andrea Lotti
insieme al Dott. Fabrizio Macrì, Responsabile Marketing
e Progetti. Ha introdotto i lavori e coordinato il dibattito,
il Presidente dell’Azienda Speciale SUBFOR – Taranto,
Dott. Nicola Spagnulo, presente anche il Segretario
Generale della C.C.I.I.A. di Taranto. Hanno partecipato
una cinquantina di aziende pugliesi appartenenti a vari
settori merceologici, quali food & wine, complementi
d’arredo, logistica, smaltimento rifiuti, ecc. oltre che
diversi professionisti del territorio.
Fondata nel lontano 1909, la Camera di Commercio
Italiana per la Svizzera, con sede a Zurigo, ha
notevolmente contribuito al raggiungimento dei
positivi risultati, conseguiti di anno in anno, nelle
relazioni economico-commerciali italo-svizzere.
Con i suoi circa 800 Soci la Camera di Commercio Italiana
per la Svizzera è un’associazione indipendente del
Codice Civile Svizzero. Il suo compito principale consiste
nell’assistenza alle imprese dedite all’interscambio tra
l’Italia, Svizzera ed il principato del Liechtenstein.
La gamma dei servizi offerti dalla CCIS, certificati ISO
9001, è molto variegata e comprende tra l’altro:
-	Ricerche su banche dati di produttori, importatori,
grossisti, commercianti, agenti/rappresentanti
italiani e svizzeri;
-	Informazioni riservate su aziende italiane:
visure, bilanci, assetti societari, protesti, rapporti
commerciali ecc. (disponibili on-line in giornata);
-	Segnalazioni di potenziali fornitori ed acquirenti;
-	Ricerca e mediazione di partners commerciali italiani
e svizzeri;
-	Organizzazione di incontri e workshop tra operatori,
con l’ausilio di interpretariato e segretariato;
Foto www.italsolution.com
-	Recupero di crediti commerciali, con particolare
26 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
riguardo alla ricerca di soluzioni amichevoli ed
-	Recupero dell’IVA svizzera in favore di operatori
italiani, nonché dell’IVA italiana per imprese elvetiche;
-	Consulenza ed assistenza legale in materia di diritto
commerciale, societario e fiscale;
-	Assistenza e consulenza in materia doganale;
-	Informazioni statistiche ed import/export;
-	Informazioni finanziarie e riservate sulla solvibilità di
imprese italiane e svizzere;
-	Ricerca di prodotti, marchi di fabbricazione e
reperimento di brevetti;
-	Azioni promozionali e di direct marketing;
Foto www.italsolution.com -	Informazioni relative all’interscambio, normative
riguardanti gli insediamenti in Svizzera ed in Italia;
-	Seminari e manifestazioni su temi specifici di
-	Viaggi di studio;
-	Swiss Desk Porti italiani;
-	Informazioni su Fiere e Mostre italiane.
Rappresentanza ufficiale di Fiera Milano, Verona Fiere
e Fiere di Parma.
Servizio chiave della Camera di Commercio Italiana
per la Svizzera è la ricerca di partners commerciali per
operatori italiani e svizzeri interessati a rafforzare la
loro quota di mercato nei due paesi. Il servizio è molto
richiesto ed efficace e le nostre offerte sono strutturate
su misura per le aziende che ne usufruiscono.
La Camera di Commercio Italiana per la Svizzera ha il
piacere di annunciare
la 17.a edizione della
GOURMESSE 2011 Fiera del Gusto, delle
specialità e dei prodotti di nicchia
che si svolgerà dal 7 - 10 Ottobre 2011
presso il Centro Congressi (Kongresshaus) di Zurigo.
Seestrasse 123 - 8027 Zurigo
Tel. +41 44 289 23 23 - Fax +41 44 201 53 57
oppure inviateci una e-mail all’indirizzo info@ccis.ch.
imprese della Camera di Commercio di Taranto, il 4
Maggio, si è tenuta una country presentation dedicata a
Lyon – Rhône-Alpes (Francia).
E’ intervenuto il Presidente della Camera di Commercio
Italiana per la Francia di Lione, Dott. Achille Lanzuolo,
ha introdotto i lavori il Presidente della Camera di
Commercio di Taranto, Dott. Luigi Sportelli, ha invece
coordinato il dibattito, il Presidente dell’Azienda
Speciale SUBFOR – Taranto, Dott. Nicola Spagnulo,
presente anche il Segretario Generale della C.C.I.A.A.
di Taranto. Hanno partecipato una trentina di aziende
pugliesi appartenenti a vari settori merceologici, quali
food & wine, complementi d’arredo, ecc. oltre che
diversi professionisti del territorio, tra cui il Presidente
dell’Alliance Francaise di Taranto, Dott. Prof. Guseppe
Albenzio. Nel corso dell’incontro sono state individuate
numerose aree di possibili collaborazioni e di business
nell’interesse della Provincia di Taranto.
Lione dal 1988 fa parte del patrimonio dell’Unesco,
vi sono presenti famose istituzioni internazionali,
un’importante comunità internazionale nell’area
metropolitana lionese con 50.000 espatriati, una
importante comunità italiana composta da 78.519
connazionali in tutti i territori di competenza della CCIE
Lyon. Lyon è la porta d’entrata sull’Europa, è il cuore
della rete TGV Europea.
ESPORTAZIONI del Rhône-Alpes verso Italia 4,423
miliardi; è il 2° paese cliente.
IMPORTAZIONI del Rhône-Alpes da Italia 5,830 miliardi;
è il 2° paese fornitore.
Saldo attivo per l’Italia 1.407.000.000
ESPORTAZIONI della Francia verso Italia 31.248.974.000
miliardi è il 2° paese cliente
IMPORTAZIONI della Francia da Italia 34.201.992.000
miliardi è il 2° paese fornitore.
Saldo attivo per l’Italia 2.953.018.000
PIL per abitanti 31.000 €
Lione conta 500 laboratori di ricerca pubblica e privata;
10 000 ricercatori; 2 poli di competitività di rilevanza
mondiale e 11 di rilevanza nazionale; seconda regione
28 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
francese per brevetti nazionali. Lione è la capitale
mondiale delle biotecnologie applicate alla salute.
Lione, è la città della gastronomia francese dove ha sede
l’Institut Paul Bocuse.
Salone internazionale della ristorazione, alberghiero,
e dell’alimentazione. Prodotti alimentari e bevande,
panetteria, dolci, gelati, accessori di decorazione per
la tavola, caffetteria, tecnologie e servizi, materiali e
attrezzature. Durante il salone si svolge la finale del
premio Bocuse d’Or per l’individuazione del migliore
Chef del mondo.
FIERA CAMPIONARIA LIONE: Fiera internazionale di
Lione: Bricolage, cucine, bagni, elettronica per la casa,
giardini, piscine, nuove tecnologie, artigianato.
BIOVISION: Forum sulle Biotecnologie.
PAYSALIA: Salone delle paesaggio, giardino & sport.
POLLUTEC: Salone internazionale delle attrezzature per
l’ambiente. Tecnologie e servizi per l’industria e gli enti
locali, Energie rinnovabili.
MAHANA: Salone delle vacanze e dei viaggi.
PRINT’OR: Salone internazionale bigiotteria, orologeria,
gioielleria e industrie collegate.
STIM oppure INDUSTRIE: Saloni sulla subfornitura
VILLAGE ITALIEN A LYON
Venez découvrir le Village Italien à Lyon, qui se
tiendra Place de la République du 15 au 18 Septembre
2011, de 10h00 à 19h30.
8, rue Joseph Serlin - 69282 Lyon Cedex 01
Tel. +33 4 72 00 32 40 - Fax +33 4 78 39 52 14
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Tel. 0033 (0)4 72 00 32 45
Port. 0033 (0)6 20 98 34 90
Cell. 347 90 57 615
e-mail : president@ccielyon.com
30 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
32 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
Il 45° Vinitaly chiude quasi 156.000 visitatori, dei quali oltre
48.000 esteri (+3% esteri sul 2010). Nelle giornate business
(giovedì, venerdì e lunedì) l’afflusso di operatori ha registrato un
incremento del 10%. «La top ten delle provenienze – dice Ettore
Riello, presidente di Veronafiere - vede la Germania in testa,
seguita da Stati Uniti e Canada, Regno Unito, Svizzera, Francia,
Austria, Paesi dell’Est Europa con una forte presenza della Russia,
Cina e Hong Kong».
Tutti lasciamo Vinitaly soddisfatti» - dice Lucio Mastroberardino,
nel duplice ruolo di produttore e presidente dell’Unione Italiana
Vini. «Abbiamo visto una manifestazione estremamente dinamica,
Padiglione Sicilia ed Emila Romagna che ha dato grandi possibilità di contatti specialmente alle aziende
meno dimensionate. Tocca ora alle imprese cogliere le opportunità
che questa fiera ha dato, ma c’è comunque l’invito ad andare avanti
ed essere ancora più strumento al servizio delle imprese».
Gli fa eco Lamberto Vallarino Gancia, produttore e presidente
di Federvini: «E’ il Vinitaly del sorriso per il business – dice -, grazie
ai contatti internazionali e ai segnali di ripresa dei mercati. Ci sono
poi molto interesse e curiosità per l’edizione 2012 che avrà un nuovo
format per le date».
Da domenica 25 a mercoledì 28 marzo 2012, questo il prossimo
appuntamento con la 46^ edizione di Vinitaly (www.vinitaly.
com), il Salone dei vini e distillati più importante al mondo, e le
rassegne Sol, Agrifood Club ed Enolitech che completano l’offerta
di Veronafiere nel settore wine&food e tecnologie.
Il 9 Aprile 2011, all’interno di Vinitaly, si è tenuta la Conferenza:
“Dalla Nuova Zelanda la scienza per certificare l’origine specifica del
tuo prodotto”. Ore 10.30 - Sala Puccini – Centrocongressi Arena
– Padd. 6/7, organizzata dal Consolato Generale della Nuova
Oritain, società neo zelandese certifica in modo indipendente e a
livello scientifico l’origine dei prodotti. Ad esempio certifica più di
un milione di confezioni di mele esportate all’anno, ha consentito
ad un produttore di alimenti per neonati di risparmiare più di 50
Oritain CEO, Dr Helen Darling and Kurow Estate owner, Dr milioni di dollari il primo anno, i vini Pasquale prodotti nelle valli
Antonio Pasquale are the first to present Oritain certified
wines to the European market at VinItaly.
di Waitaki e Hakataramea in Nuova Zelanda sono certificati uno
ad uno da Oritain. www. oritain.com
ABBONAMENTO 2011 (versione cartacea e PDF )
(6 numeri: Gennaio, Marzo, Maggio, Luglio, Settembre, Dicembre)
L’abbonamento ha un costo scontato di € 160,00 invece del prezzo di copertina € 207,00.
(L’abbonamento dà diritto a ricevere tutti i numeri pubblicati nell’anno)
La rivista è stampata su carta patinata in bianco e nero, copertina lucida a colori. Su espressa richiesta dell’abbonato forniremo il file pdf per leggerla sul computer
ABBONAMENTO 2011 (versione PDF )
L’abbonamento ha un costo scontato di € 130,00 invece del prezzo di copertina € 207,00.
La rivista verrà inviata via e.mail in formato pdf.
Si può dedurre il costo dell’abbonamento dal reddito d’impresa e dai redditi derivanti dall’esercizio di arti e professioni (Artt.54 e 56 del TUIR).
Studio Professionale/Firm
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Si, desidero ricevere il file della rivista via e.mail
Bonifico bancario intestato a Worldwide Trusts Consultants s.r.l, Via Nitti, 45/a, 74123 Taranto – ITALY - Partita Iva 02121940734, congiunto a questa richiesta,
da inviare via fax al n. 02 70057935, oppure si prega compilare il modulo online sul sito www.trustsitaly.com.
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I nostri recapiti/Contacts us:
Via C. Nitti 45/a - 74123 Taranto – Italy
Tel (+ Italy 0039) 02 39306699 - Fax (+ Italy 0039) 02 70057935
Tel (+ Italy 0039) 099 4590880
Cellulari/Mobiles (+ Italy 0039) 348 3851033 / (+ Italy 0039) 339 7018659
Direttore responsabile/Director: e.mail:director@trustsitaly.com
Dipartimento Abbonamenti e info/Subscriptions and info: e.mail: trustjournal@gmail.com
Dipartimento Marketing e Web: e.mail:marketing@trustsitaly.com
Posta Elettronica certificata: WorldwideTrustsConsultantssrl@legalmail.it
Ai sensi dell’Art.13 del D.Lgs n.196 del 30/06/2003. La informiamo che i suoi dati sono conservati in un database ed usati solo per la fatturazione e le comunicazioni relative ad eventi da noi organiz-
zati.Il responsabile dei dati è Worldwide Trusts Consultants s.r.l. Ai sensi dell’Art.7 del citato D.Lgs., lei ha il diritto di conoscere, aggiornare, rettificare, cancellare i Suoi dati, nonché di esercitare tutti i
restanti diritti previsti, mediante una comunicazione scritta e.mail: director@trustsitaly.com oppure via fax al n. 02 70057935.
34 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
L’interscambio complessivo tra Italia ed
Emirati Arabi Uniti ha fatto registrare nel
2010 un valore pari a € 4.135.865.519,
con un saldo attivo di € 3.233.265.317,
formato da € 451.300.101 di importazioni
e € 3.684.565.418 di esportazioni,
sottolineando il fatto che la presenza dei
prodotti italiani negli Emirati ha sempre un
peso notevole.
Come fornitori di merci degli EAU, l’Italia
è il 7° Paese a livello mondiale e 3° Paese
esportatore Europeo dopo Germania e
Nel 2010 le esportazioni dell’Italia
verso il Qatar sono scese del 22,4%
rispetto al 2009. In termini numerici
l’interscambio complessivo tra i due Paesi
ha fatto registrare nel 2010 un valore pari
a 2.439.411.737 €, formato da 939.735.282
€ di esportazioni e 1.499.676.455 € di
importazioni, con un saldo negativo di
559.941.173 €.
Notizie confortanti arrivano dal settore
“alimentare” che registra un incremento
del 26,3%. In questo settore tutti i prodotti
esportati hanno subito un aumento.
TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
Sede Legale: Via C. Nitti 45/a - 74123 Taranto – Italy
36 TRUSTS & WEALTH MANAGEMENT JOURNAL © n°3 Maggio 2011
Documenti simili a Trusts & Wealth Management Maggio 2011 - via mail.pdf
Altro di Francesco Guariniello
diritto bancario novembre 2010.pdf
Trust e Wealth Management journal 5 settembre 2011.pdf
diritto bancario ottobre1 2006.pdf

References: Sentenza 

Sentenza 
 art. 167
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.360
 art.360
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 543
 art. 615
 Art. 73
 sentenza 
 art. 182
 sentenza 
 sentenza

 art. 6
 art. 2645