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3.1 Introduzione 3.2 Il rispetto del Patto di stabilità PDF
3.1 Introduzione 3.2 Il rispetto del Patto di stabilità 2011
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1 3.1 Introduzione Roma Capitale, in base a quanto disposto dall'art. 18, commi 4-quater e 4- quinquies, della Legge n. 2/2009, non è stata assoggettata al Patto di stabilità per gli anni 2008, 2009 e Il primo anno, rientrante nel periodo oggetto del presente controllo, in cui è stata assoggettata alle limitazioni previste dal Patto di stabilità è stato l'anno Per tale ragione, verranno di seguito esaminate le modalità con cui l'ente ha garantito il raggiungimento degli obiettivi fissati. 3.2 Il rispetto del Patto di stabilità 2011 Roma Capitale, in virtù della specificità di capitale della Repubblica, ha beneficiato della possibilità prevista dall'art. 1, comma 112, della Legge n. 220/2010 di concordare con il Ministero dell' economia e delle finanze le modalità di conseguimento degli obiettivi previsti ai fini del Patto di stabilità. Di seguito vengono riepilogati i dati riferiti all'anno 2011, così come riportati nella Relazione sul rendiconto della gestione redatta dal Collegio dei Revisori (allegato n. 36) ed allegata alla Delibera dell' Assemblea Capitolina n. 39 del , con cui è stato approvato il rendiconto 20 Il. 1702 ~porti dichiar#ti' Come rilevabile dalla tabella precedente, Roma Capitale ha rispettato gli obiettivi riferiti al Patto di stabilità con un margine di Occorre però rilevare come nell' anno 20 Il, come già evidenziato al paragrafo 2.2, l'ente si sia accollato un mutuo contratto dall' ATAC per il finanziamento del piano investimenti , piano programmato ma sostanzialmente mal realizzato. Il valore residuo di tale mutuo era pari ad 152 milioni. Si ricorda che, in esecuzione della Delibera di Consiglio Comunale n. 36/2009, è stata costituita la società Roma Patrimonio S.r.l. mediante scissione parziale del patrimonio di ATAC S.p.A., consistente nel così detto "progetto parcheggi", nel mutuo passivo di originari ,00 contratto con la Cassa Depositi e Prestiti e dell'intera partecipazione detenuta in ATAC Patrimonio S.r.l.. L'intero capitale della neo costituita Roma Patrimonio S.r.l. è stato trasferito al Comune di Roma. L'operazione di scissione, che ha portato alla costituzione di Roma Patrimonio, ha determinato una riduzione del patrimonio netto di ATAC di 249,3 milioni di euro, come riportato a pago 70 della relazione sulla gestione allegata al bilancio 2009 di ATAC (allegato n. 37) L'operazione è stata posta in essere con atto a rogito Notaio Marco Papi datato 1713 L'assegnazione al Comune di Roma delle azioni della Roma Patrimonio S.r.l. ha comportato la riduzione delle garanzie patrimoniali di ATAC S.p.A. che, in considerazione delle perdite d'esercizio fatte registrare nel corso dell'anno 2010, ha determinato una perdita tale da ridurre il capitale sociale al di sotto del limite previsto dall'art del Codice civile. Contestualmente, quindi, il Consiglio Comunale ha autorizzato il conferimento di materiale rotabile (47 treni CAF) acquistato dal Comune di Roma in ATAC e la sottoscrizione di un aumento di capitale per un pari valore, ricapitalizzando così la società. L'importo del conferimento, così come quantificato nella relazione peritale redatta dall' Arch. Alfredo Morellini, è stato pari ad ,00 11 Con successiva Delibera dell'assemblea Capitolina n. 38 del giugno 20 Il, al fine di ricostituire la posizione patrimoniale di ATAC S.p.A., è stato deliberato di trasferire nuovamente ad ATAC S.p.A. la partecipazione in ATAC Patrimonio S.r.l. che era stata trasferita a Roma Patrimonio S.r.l., deliberando contestualmente la messa in liquidazione della Roma Patrimonio S.r.l. e l'accollo da parte di Roma Capitale del mutuo in essere con la Cassa Depositi e Prestiti che era stato trasferito a quest'ultima da ATAC S.p.A. unitamente alla partecipazione in ATAC Patrimonio S.r.l.. Il patrimonio netto di AT AC Patrimonio, la cui partecipazione che VIene ritrasferita ad ATAC è indicato in 454 milioni di euro nella relazione sulla gestione dell' anno 2010 di ATAC 12, mentre il mutuo passivo di 160 milioni di euro è stato accollato da Roma Capitale. In sostanza, a distanza di circa 1 anno e mezzo dall'operazione di scissione, ATAC S.p.A. è rientrata in possesso degli asset positivi che aveva conferito in Roma Patrimonio S.r.l., mentre il mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti è stato 11 Nel bilancio ATAC 2011 il valore del conferimento dei 47 treni è indicato in Nel bilancio ATAC 2011 il valore del conferimento della partecipazione ATAC Patrimonio è indicato in , al netto della distribuzione di riserve disponibili deliberata in data per4 oggetto di accollo da parte di Roma Capitale. Sommando alla riduzione di patrimonio di ATAC registrata nell'anno 2009, pari a 249,3 milioni di euro, l'importo del mutuo accollato da Roma Capitale, pari a 160 milioni di euro, si ottiene un risultato di 409,3 milioni di euro, sostanzialmente identico al valore di 414,5 milioni di euro dell'incremento patrimoniale netto registrato da ATAC nell'anno Al momento in cui sono stati ritrasferiti gli asse! positivi ad ATAC S.p.A., ovvero nel mese di giugno 20 Il, la società versava in una difficile situazione finanziaria, avendo prodotto nell' anno 2010 perdite per ,00, configurando la situazione prevista dall'art del Codice civile. Nella sostanza, quindi, l'accollo del mutuo da parte di Roma Capitale, con le modalità già descritte, è assimilabile ad una operazione di ricapitalizzazione. Infatti, far uscire dal bilancio dell' ATAC attività e passività, ivi compreso il mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti, per poi farvi rientrare le medesime poste patrimoniali, fatta eccezione per il mutuo, ha determinato un miglioramento della situazione patrimoniale della società che ha evitato di dover ricorrere alla ricapitalizzazione. Il medesimo risultato si sarebbe ottenuto se Roma Capitale avesse ricapitalizzato la società, provvedendo mutuo. a coprire le perdite pregresse, e la società avesse poi estinto il Una simile operazione ha determinato, in capo all'ente, che la spesa necessaria alla ricapitalizzazione, pari ad ,00, che avrebbe dovuto essere allocata al Titolo I della spesa - Oneri straordinari, sia stata invece allocata nel Titolo III - Rimborso mutui e prestiti (Voce ), non essendo così rilevata ai fini del patto di stabilità. Tenendo conto dell'onere sostenuto dall'ente per l'estinzione del mutuo contratto dall'a TAC con la Cassa Depositi e Prestiti, Roma Capitale non avrebbe rispettato gli obiettivi imposti dal Patto di stabilità per , così come rilevabile seguente tabella. dalla 1735 La Ragioneria Generale dello Stato, nella circolare n. 5/2012, ha specificato che "In generale, si configura una fattispecie elusiva del patto di stabilità interno ogni qualvolta siano attuati comportamenti che, pur legittimi, risultino intenzionalmente e strumentalmente finalizzati ad aggirare i vincoli di finanza pubblica... L'elusione delle regole del patto di stabilità interno realizzata attraverso l'utilizzo dello strumento societario, si configura, ad esempio, quando spese valide ai fini del patto sono poste al di fuori del perimetro del bilancio dell'ente per trovare evidenza in quello delle società da esso partecipate e create con l'evidente fine di aggirare i vincoli del patto medesimo". In questo caso l'ente non ha posto al di fuori del proprio bilancio delle spese rilevanti ai fini del Patto di stabilità, ma, attraverso il passaggio di cespiti tra le società partecipate, ha qualificato l'operazione di ricapitalizzazione come un'operazione di estinzione anticipata di un mutuo, non rilevante ai fini del Patto di stabilità. Non è possibile per gli scriventi formulare valutazioni in merito alla eventuale intenzionalità degli effetti elusivi prodottisi.. Va segnalato che nell'anno 2011 tale operazione non è l'unica avente effetti elusivi delle norme in tema di patto di stabilità. Dalla lettura della nota integrativa al bilancio 20 Il è possibile infatti rilevare che parte del valore di conferimento dei treni CAF, per , è stata utilizzata per coprire le perdite pregresse. La 1746 contabilizzazione. di tale importo come onere straordinario, da solo, avrebbe determinato il superamento dei limiti imposti dal Patto di stabilità. Inoltre, sempre nell' ambito dell' operazione di ricapitalizzazione di ATAC vanno infatti segnalate ulteriori criticità, consistenti nella copertura di perdite mediante l'utilizzo di versamenti in conto futuro aumento capitale sociale. In relazione a tale fattispecie, va evidenziato che utilizzare somme versate alla società per poter incrementare in futuro il capitale sociale per la copertura di perdite pregresse, comporta che una spesa inizialmente qualificata come investimento (aumento del capitale sociale) sia invece configurabile come una spesa corrente (oneri straordinari per il ripiano perdite). Dalla lettura dei bilanci di ATAC degli anni 2009 e 2010 è possibile rilevare l'effettuazione di versamenti in conto futuro aumento del capitale sociale per complessivi (di cui nel 2009 ed nel 2010), che sono stati contabilizzati nella voce "Altre riserve". Le "Altre riserve", che all' erano pari ad , sono state integralmente utilizzate nell' anno 20 Il per coprire le perdite pregresse, come rilevabile dalla nota integrativa al bilancio ATAC dell'anno Tale operazione, oltre a generare distorsioni sul bilancio di Roma Capitale, in quanto ha qualificato come spesa d'investimento una spesa corrente, nel caso in cui il pagamento delle somme ed il loro utilizzo per la copertura delle perdite avvenga in anni differenti, può avere effetti elusivi del Patto di stabilità. Va segnalato che anche nell' anno 20 Il Roma Capitale ha effettuato versamenti In conto futuro aumento capitale sociale, che hanno incrementato la voce "Altre riserve" per (totale "Altre riserve" al ). Parte delle "Altre riserve", per un importo di , sono state utilizzate nell'anno 2012 per coprire le perdite di esercizio 20 Il, come rilevabile dalle nota integrative ai bilanci. 1757 Con Delibera di Giunta Capitolina n. 165 del , con la quale è stato approvato il bilancio di esercizio 2012, una ùlteriore quota delle "Altre riserve", pari ad , è stata utilizzata per coprire la perdita di esercizio La sistematicità con cui ATAC produce perdite e la loro copertura mediante l'utilizzo delle riserve disponibili evidenzia che i versamenti in futuro aumento capitale sociale, nella sostanza, siano qualificabili come versamenti per coperture perdite. 3.3 Il rispetto del Patto di stabilità 2012 Come detto in precedenza, Roma Capitale, in virtù della specificità di Capitale della Repubblica, ha fissato gli obiettivi relativi al Patto di stabilità per l'anno 2012, così come previsto dall'art. 31, comma 22, della Legge n. 183/2011. Di seguito vengono riepilogati i dati riferiti all'anno 2012, così come riportati nella certificazione trasmessa alla Ragioneria Generale dello Stato (allegato n. 38) Come rilevabile dalla tabella precedente, Roma Capitale ha rispettato gli obiettivi riferiti al Patto di stabilità con un margine di Va però rilevato che nell'anno 2012 l'ente ha prodotto un volume di debiti fuori bilancio significativamente più elevato rispetto al periodo precedente ( Il), principalmente imputabile al mancato stanziamento nel bilancio di previsione di somme sufficienti a far fronte ai servizi ordinari dell' ente, come già rilevato nel paragrafo A titolo di esempio, si segnala che i debiti fuori bilancio per utenze 1768 r elettriche ed idriche sono passati dai lo milioni di euro circa dell'anno 2011 ai 42 milioni di euro circa dell'anno Analogamente, i debiti fuori bilancio riferiti a spese per servizi di accoglienza minori non accompagnati per l'emergenza Nord Africa sono passate da ,25 dell'anno 2011 ad ,82. Si tratta di servizi richiesti, di cui l'ente era a conoscenza alla chiusura dell' esercizio. Se fossero state correttamente rilevate tali poste nei documenti contabili, Roma Capitale non avrebbe rispettato il Patto di stabilità per l'anno La Ragioneria Generale dello Stato, nella citata circolare n. 5/2012, ha specificato che "... rientrano tra le fattispecie elusive l'imputazione delle spese di competenza di un esercizio finanziario ai bilanci dell'esercizio o degli esercizi successivi owero quali oneri straordinari della gestione corrente (debiti fuori bilancio). Quest'ultimo fenomeno, qualora riguardi spese non impreviste di cui l'ente era a conoscenza entro il termine dell'esercizio di riferimento (da cui l'obbligo giuridico di provvedere alla loro contabilizzazione), può avere effetti elusivi dei limiti del patto". Il comportamento tenuto dall' ente è identico a quello stigmatizzato. Nello stesso senso si è espressa anche la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, con la delibera n. 410/2013. I Magistrati contabili hanno rilevato "... il mancato rispetto del Patto di stabilità interno... atteso il mancato impegno nell'anno 2011 di spese correnti... ". 3.4 Conclusioni Roma Capitale ha dichiarato di aver rispettato gli obiettivi imposti dal Patto di stabilità per le annualità 2011 e Il rispetto degli obiettivi è stato però ottenuto grazie ad operazioni potenzialmente qualificabili come elusive, così come indicato dalla Ragioneria Generale dello Stato e dalla Corte dei conti. Particolarmente pericolose dal punto di vista della finanza pubblica appaiono quelle operazioni che, mediante l'utilizzo di istituti giuridici di per sé legittimi, consentono l'elusione degli obblighi imposti. Tra tale tipologia di operazioni potrebbe 1779 rientrare, a parere degli scriventi, l'operazione di accollo del mutuo contratto da ATAC concretizzatasi nell'anno 2011, così come l'utilizzo di versamenti in conto futuro capitale sociale per la copertura di perdite. Sicuramente elusiva appare invece la mancata qualificazione come spesa corrente, oneri straordinari della gestione, la quota del conferimento dei treni CAF che è stata utilizzata per la copertura delle perdite di esercizio, pari ad , avvenuta nell'anno 2011, e la mancata contabilizzazione di oneri di competenza prevedibili nell'anno 2012, che hanno generato debiti fuori bilancio. In sostanza, appaiono elusive quelle operazioni che, a fronte della produzione di perdite da parte delle società e della conseguente necessità di ricapitalizzazione, non evidenziano nella contabilità dell' ente il relativo onere straordinario. A titolo di esempio, rientrano tra tali tipologie di operazioni il conferimento di cespiti patrimoni ali o di crediti e l'utilizzo del relativo valore per la copertura di perdite, l'accollo di debito da parte dell' ente, la rinuncia al credito vantato dall' ente nei confronti della società, l'effettuazione di versamenti in conto futuro aumento di capitale, ecc.. Dall' esame della documentazione amministrativa dell' ente è stata rilevata un'altra operazione avviata da Roma Capitale che ha effetti potenzialmente elusivi delle disposizioni in tema di Patto di stabilità, rispetto alla quale non vi è evidenza nei documenti programmatori di bilancio. Si tratta dell'operazione denominata "Campidoglio 2". L'operazione "Campidoglio 2" Con Delibera di Consiglio Comunale n. 106/2005 l'ente ha approvato un progetto volto alla razionalizzazione dell 'ubicazione delle sedi di Roma Capitale, denominato "Campidoglio 2". In considerazione della scarsità di risorse finanziarie, è stata successivamente approvata, in data , una memoria di Giunta che prevedeva dello studio di fattibilità attraverso il ricorso a capitale privato. la rimodulazione 17810 La Giunta Capitolina, con Delibera n. 368 del , ha approvato lo studio di fattibilità dell' operazione, il cui quadro economico prevedeva un importo complessivo dell'intervento di ,00, comprensivo di importo dei lavori a base d'asta, oneri di sicurezza, arredi, traslochi, progettazione, imprevisti, ecc. (allegato n. 39). Nell'atto non è presente alcun riferimento alla convenienza economica dell' operazione rispetto alle altre alternative possibili per la realizzazione dell' opera, in primis la realizzazione diretta mediante procedura di appalto di lavori, servizi e forniture. L'unico dato economico che viene indicato riguarda il possibile risparmio di 45 milioni di euro annui che si otterrebbe rilasciando gli immobili locali dall'ente. Con successiva Determina n del del Dipartimento del Patrimonio è stata bandita la gara per la scelta del contraente, senza che venisse assunto alcun impegno finanziario, e con Determina.n. 831 del del Dipartimento Patrimonio è stata effettuata l'aggiudicazione provvisoria alla Astaldi S.p.A., unica concorrente ammessa alla procedura di gara. L'offerta presentata dalla Astaldi S.p.A. prevede una riduzione del periodo di concessione a 25 anni, la riduzione del canone annuo previsto a ,00 e la riduzione della percentuale di aggiornamento ISTAT al 66,090%. Nell'offerta presentata l'importo complessivo dell'intervento è quantificato in ,00 (allegato n. 40). Con Determina n. 254 del del Dipartimento Patrimonio è avvenuta l'aggiudicazione definitiva, con quantificazione del costo complessivo a carico dell'ente per il periodo di durata contrattuale pari ad ,00, oltre IVA e aggiornamento ISTAT. L'ente ha effettuato una previsione dell' onere complessivo del contratto, tenendo conto dell'iva e della rivalutazione applicabile in base all'indice ISTAT di gennaio 2013, che porta l'onere per l'ente ad un totale di ,10 (allegato n. 41). Effettuando un raffronto tra quanto l'ente paga a titolo di rata, al netto della quota del 6,25% riferita ai servizi previsti nel contratto, sarebbe stato possibile contrarre un 17911 mutuo a rata fissa per la durata di 25 anni al tasso del 7,25% (allegato n. 42) risparmiando comunque qualcosa rispetto alla rata da pagare alla Astaldi S.p.A.. E' evidente come l'ente sia in grado di ottenere, con ogni probabilità, stante le attuali condizioni di mercato, un tasso molto più favorevole del 7,25%, risparmiando ulteriori somme, senza tenere conto che la rata da pagare alla Astaldi S.p.A. è oggetto di rivalutazione. Tanto premesso, si rappresenta che l'effettuazione di un giudizio di convenienza sull' operazione potrà essere effettuato solamente dopo che la stessa sarà posta in essere. Quanto in precedenza rappresentato è volto semplicemente a segnalare l'assenza negli atti ufficiali adottati di una esaustiva valutazione dell' operazione in termini economici, le cui conseguenze potranno essere eventualmente valutate dai competenti organi giurisdizionali 13. In questa sede verrà esaminata l'operazione dal punto di vista della qualificazione giuridica e della conseguente rappresentazione nel bilancio dell' ente. Va preliminarmente rilevato che nella documentazione amministrativa dell' ente è riportato che la somma da corrispondere al concessionario Astaldi S.p.A. consiste in un canone di disponibilità, per cui è opportuno esaminare tale istituto dal punto di vista giuridico. L'art. 44 (rubricato "Contratto di disponibilità) del D.L. n. 1/2012, "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività", convertito con modificazioni dalla Legge n. 27/2012, ha introdotto la menzionata figura negoziale, a tal fine novellando il D.Lgs. n. 163/2006. Il nuovo comma 15-bis dell'art. 3 definisce il contratto di disponibilità come "il contratto mediante il quale sono affidate, a rischio e a spesa del! 'affidatario, la 13 La Corte dei conti, Sezioni Riunite in sede di controllo, nella delibera n. 49/2011, ha specificato che "Una questione rilevante per le amministrazioni pubbliche consiste nell'obbligo di operare una valutazione di convenienza prima di procedere ali 'adozione del leasing finanziario. In particolare devono essere considerati alternativamente il ricorso al contratto di mutuo o al finanziamento ad opera della Cassa Depositi e Prestiti... ". 18012 costruzione e la messa a disposizione afavore dell'amministrazione aggiudicatrice di un'opera di proprietà privata destinata all'esercizio di un pubblico servizio, a fronte di un corrispettivo. Si intende per messa a disposizione l'onere assunto a proprio rischio dali 'affidatario di assicurare ali 'amministrazione aggiudicatrice la costante fruibilità dell 'opera, nel rispetto dei parametri di funzionalità previsti dal contratto, garantendo allo scopo la perfetta manutenzione e la risoluzione di tutti gli eventuali vizi, anche sopravvenutt". Nel successivo comma 15-ter dell'art. 3, il contratto di disponibilità è stato inserito tra le operazioni di partenariato pubblico-privato. L'art. 44 del D.L. n. 1/2012 aggiunge, al D.Lgs. n. 163/2006, il nuovo art ter, mediante il quale viene fissata la disciplina del contratto de quo, stabilet:ldo che l'affidatario sia: "retribuito con i seguenti corrispettivi, soggetti ad adeguamento monetario secondo le previsioni del contratto: a) un canone di disponibilità, da versare soltanto in corrispondenza alla effettiva disponibilità dell'opera; il canone è proporzionalmente ridotto o annullato nei periodi di ridotta o nulla disponibilità della stessa per manutenzione, vizi o qualsiasi motivo non rientrante tra i rischi a carico dell 'amministrazione aggiudicatrice ai sensi del comma 3; b) l'eventuale riconoscimento di un contributo in corso d'opera, comunque non superiore al cinquanta per cento del costo di costruzione dell'opera, in caso di trasferimento della proprietà dell 'opera ali 'amministrazione aggiudicatrice; c) un eventuale prezzo di trasferimento, parametrato, in relazione ai canoni già versati e all'eventuale contributo in corso d'opera di cui alla precedente lettera b), al valore di mercato residuo dell'opera, da corrispondere, al termine del contratto, in caso di trasferimento della proprietà dell'opera all'amministrazione aggiudicatrice. L'affidatario assume il rischio della costruzione e della gestione tecnica dell'opera per il periodo di messa a disposizione dell'amministrazione aggiudicatrice ". 18113 La sottoscrizione di contratti di disponibilità da parte delle pubbliche amministrazioni è stata oggetto di esame da parte della Magistratura contabile in più occasioni, in particolare per quanto riguarda la possibile elusione delle disposizioni in tema di Patto di stabilità conseguenti alla conclusione di simili operazioni. La Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per l'emilia Romagna, nella delibera n. 432/2012, ha specificato che "La stipulazione di un contratto di disponibilità non costituisce indebitamento in quanto, come accennato, è la stessa disciplina legislativa a prevedere che i rischi di costruzione e di disponibilità siano a carico della parte privata. In capo all'affidatario grava pienamente il rischio di costruzione, tanto che lo stesso assume a suo carico anche i rischi connessi alla progettazione e alle eventuali varianti in corso d'opera, nonché alla mancata o ritardata approvazione delle stesse da parte delle autorità competenti. Allo stesso modo, il rischio di disponibilità è accollato alla parte privata, la quale deve garantire la "messa a disposizione" del bene, assicurando la costante/ruibilità dell'opera, alla quale è strettamente correlato il canone di utilizzazione [... ]. Il contratto di disponibilità, peraltro, pur non dando luogo in astratto ad una forma di indebitamento, potrebbe prestarsi ad un utilizzo a fini elusivi del patto di stabilità interno. Pertanto occorre che il regolamento negoziale, concretamente predisposto, sia rispettoso della disciplina dettata dal legislatore, in particolare per quanto concerne i rischi di costruzione e di disponibilità. Nel caso in cui, in/atti, l'operazione si allontanasse dal tipo legale, accollando all'amministrazione parte dei citati rischi, la stessa avrebbe il solo nome di contratto di disponibilità, ma non la sostanza, dovendo di conseguenza essere considerata elusiva. L'ente locale, infatti, finirebbe per ottenere la disponibilità di un immobile, mediante un 'operazione non rappresentata nelle scritture contabili come indebitamento, pur in assenza di una decisiva assunzione di rischi da parte dell'affidatario". Dello stesso tenore è quanto affermato dalla Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, nella delibera n. 439/2012, ovvero "... che solo 18214 nell 'ipotesi in cui, applicando rigorosamente il criterio del riparto dei rischi tra soggetto pubblico e privato (nei termini indicati al punto che precede del presente parere), il contratto di disponibilità non costituisca in concreto una forma di indebitamento è possibile escludere l'iscrizione in bilancio del canone di disponibilità quale spesa di investimento". Sulla base dei criteri dettati da Eurostat in tema di contratti di partenariato pubblico privato (PPP), la presenza di clausole di fine contratto che prevedano l'automatico passaggio dell'opera in proprietà all'ente o un prezzo di riscatto inferiore al valore di mercato al momento dell' esercizio della relativa opzione, sono esemplificative della qualificazione dell' operazione quale on balance, ovvero non rientrante tra quelle di PPP, come ricordato nella pronuncia della Magistratura contabile da ultimo richiamata. Dopo questa necessaria premessa, si può passare all'esame della "Convenzione di concessione tra Roma Capitale e la società di progetto", presentata in sede di offerta dalla Astaldi S.p.A. (allegato n. 43). Tale documento prevede il passaggio automatico all'ente del complesso al termine del periodo di concessione, senza che debba essere nemmeno corrisposto un prezzo di riscatto. Già la presenza di una simile clausola esclude la possibilità di qualificare l'operazione tra quelle di PPP. E' inoltre previsto che in caso di risoluzione del contratto, sia per cause imputabili al concedente che per cause imputabili al concessionario, il concedente sia tenuto a versare al concessionario il valore delle opere realizzate più gli oneri accessori, al netto degli ammortamenti, più ogni altro onere che ha dovuto sopportare (art. 34, comma 3, e art. 35, comma 6). E' inoltre possibile rilevare come il rischio di costruzione non SIa posto esclusivamente in capo al soggetto privato, in quanto diverse clausole contrattuali prevedono la possibilità di ripartizione dei maggiori costi tra le parti (art. 23.1, art. 23.2, comma 2, art. 24, comma 5, art. 25, commi 4 e 7, e art. 26, comma 1). Infine, anche il rischio di disponibilità non è trasferito esclusivamente in capo al concessionario, essendo prevista una limitazione agli interventi di manutenzione che è 18315 obbligato ad effettuare (art. 29), la previsione di un meccanismo di revisione dei prezzi dei servizi di cui si approvvigiona il concessionario (art. 30.3) e la previsione di penali di importo esiguo (art. 32 e pagg. 92 e segg.). In base agli elementi rilevati in precedenza, qualora l'ente decidesse di portare a compimento l'operazione, indipendentemente dalla convenienza economica della stessa, dovrà essere considerata on ba/ance. Per cui, l'immobile realizzato dovrà essere contabilizzato come spesa in conto capitale, finanziata con una specifica posta di entrata appostata al Titolo V Accensione di prestiti. 18416 4.1 Le disposizioni concernenti la limitazione della spesa per il personale Nel corso degli anni, le leggi finanziarie hanno previsto il contenimento delle spese di personale, fissando precise diposizioni applicabili agli enti locali. In questa sede si procederà a verificare il rispetto di tali disposizioni negli anni oggetto di controllo La riduzione delle spese di personale di cui all'art. 1, comma 557, della Legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007) L'art. 1, comma 557, della Legge finanziaria 2007 ha previsto che gli enti locali dovessero ridurre le spese di personale, garantendo il contenimento della dinamica retributiva ed occupazionale. In merito all'applicazione di tale disposizione, la Corte dei conti ha avuto modo di chiarire che "Sussiste indubbiamente un obbligo degli enti sottoposti al patto di stabilità di operare nel 2007 la riduzione delle spese del personale e ciò al fine del concorso delle autonomie regionali e locali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica stabiliti dal patto di stabilità interno. La riduzione va attuata attraverso il contenimento delle assunzioni e della spesa per la contrattazione ed attraverso la razionalizzazione delle strutture burocratiche amministrative. In tal senso il comma 557 è norma cogente e l'amministrazione non dispone di discrezionalità quanto all'an,,14. Non solo, ma "il parametro di riferimento cui commisurare la riduzione 14 Le citazioni sono tratte da Corte dei conti - sez. controllo Umbria, deliberazione n. 8/2007. Si veda anche Corte dei conti - sez. controveneto, deliberazioni n. 11/2007 e n. 12/17 della spesa nel 2007, in assenza di un 'esplicita indicazione legislativa in tale senso, è costituito dalla spesa per il personale dell 'esercizio più vicino e cioè il 2006 ". Negli esercizi successivi, la spesa doveva ridursi ulteriormente rispetto a quella fatta registrare nell' anno precedente, così come specificato dalla Corte dei conti, Sezione Autonomie, con delibera n. 2/2010. In merito alla possibilità di derogare all'obbligo di riduzione della spesa di personale, l'art. 3, comma 120, della Legge n. 244/2007 ha previsto che eventuali deroghe alla disciplina in questione, ai sensi dell'art. 19, comma 8, della Legge n. 448/2001, fermi restando i vincoli fissati dal patto di stabilità per l'anno 2007, devono comunque assicurare le seguenti ulteriori condizioni: a)che l'ente abbia rispettato il patto di stabilità nell'ultimo triennio; b)che il volume complessivo della spesa per il personale in servizio non sia superiore al parametro obiettivo valido ai fini dell' accertamento della condizione di ente strutturalmente deficitario; c)che il rapporto medio tra dipendenti in servizio e popolazione residente non superi quello determinato per gli enti in condizioni di dissesto. Si evidenzia come l'art. 19, comma 8, della Legge n. 448/2001 preveda che "... gli organi di revisione contabile degli enti locali di cui ali 'articolo 2 del testo unico delle leggi sull 'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, accertano che i documenti di programmazione del fabbisogno di personale siano improntati al rispetto del principio di riduzione complessiva della spesa di cui all'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modijìcazioni, e che eventuali deroghe a tale principio siano analiticamente motivate". L'art. 14, comma 7, del D.L. n. 78/2010, convertito in Legge n. 122/2010, ha riscritto l'art. 1, comma 557, della Legge n. 296/2006, facendo venir meno la possibilità di derogare all'obbligo di contenimento della spesa, introdotta dall'art. 3, comma 120, della Legge n. 244/2007. È stato, inoltre, introdotto l'art. 1, comma 557- ter, il quale prevede, per gli enti inadempienti, l'estensione del divieto di assumere 18618 personale a qualsiasi titolo, previsto dall'art. 76, comma 4, del D.L. n. 112/2008, convertito in Legge n. 133/2008. Gli scriventi hanno proceduto a verificare il rispetto dell'obbligo imposto, esaminando, per gli anni , i dati contenuti nelle relazioni predisposte dal Collegio dei Revisori e trasmesse alla Corte dei conti e quanto indicato dal Dipartimento Risorse Umane. Per tali anni, infatti, non è stato fornito alcun ulteriore documento da parte dell'ente relativo alla verifica dell'obbligo di contenimento della spesa di personale. Nella tabella seguente viene riepilogato l'andamento della spesa di personale rilevabile dalla documentazione fornita Come rilevabile dalla tabella precedente, in base ai dati fomiti l'ente ha rispettato l'obbligo di contenimento delle spese di personale. Relativamente all'anno 2010, in cui è rilevabile un incremento rispetto all'anno 2009, l'ente ha riferito che si tratta di un incremento solo apparente, in quanto in precedenza non era stata considerata integralmente la spesa di personale. 4.2 Il personale con qualifica non dirigenziale In questa sede verrà verificato il rispetto delle disposizioni In tema di contrattazione integrativa riferite al personale del comparto La contrattazione collettiva decentrata integrativa Nel sistema di relazioni sindacali disegnato dal CCNL dell' , sostanzialmente confermato dal CCNL del , una serie di risorse finanziarie, 18719 r destinate all'incentivazione del personale (cd. risorse decentrate), sono disciplinate dalla contrattazione collettiva decentrata integrativa a livello di ente. I CCNL prevedono un contratto decentrato integrativo di durata quadriennale, specificando che l'utilizzo delle risorse decentrate sia invece determinato in sede di contrattazione decentrata con cadenza annuale (art. 5 CCNL dell' ). La procedura per la stipula si articola nei seguenti passaggi fondamentali: a) contrattazione decentrata con cadenza annuale finalizzata alla redazione di un'ipotesi di accordo; b) trasmissione dell'ipotesi di accordo entro 5 giorni al Collegio dei Revisori, corredata da apposita relazione illustrativa tecnico-finanziaria, affinché il collegio effettui il controllo sulla compatibilità dei costi della contrattazione collettiva decentrata con i vincoli di bilancio; c) autorizzazione dell'organo di governo (Giunta comunale) alla sottoscrizione definitiva del contratto. d) trasmissione del testo contrattuale all' ARAN entro 5 giorni dalla sottoscrizione, con la specificazione delle modalità di copertura dei relativi oneri con riferimento agli strumenti annuali e pluriennali di bilancio. Presso Roma Capitale, nel periodo oggetto della presente verifica ispettiva, sono state applicate le disposizioni contenute nei CCDI indicati nel successivo paragrafo Il fondo per il finanziamento delle politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività Le risorse decentrate, destinate all'incentivazione del personale, compongono l'apposito fondo per l'incentivazione delle politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività. Gli scriventi hanno chiesto di fornire gli atti relativi alla costituzione del fondo per il trattamento accessorio, ricevendo in risposta una serie di documenti riguardanti 18820 accordi sindacali nei quali sono riportati prospetti relativi alla quantificazione del fondo. Sono stati esibiti il Verbale di accordo del (allegato n. 44), nel quale è riportata la quantificazione del fondo relativo all'anno 2008, la pre intesa di accordo decentrato del (allegato n. 45), in allegato al quale sono presenti i prospetti di quantificazione del fondo relativi all'anno 2009 ed all'anno 2010, la Determina n del (allegato n. 46), a cui è allegata la quantificazione del fondo per l'anno 2011, e la Determina n del (allegato n. 47), a cui è allegata la quantificazione del fondo per l'anno Di seguito esporremo i dati relativi al fondo del comune ispezionato dell'ultimo quinquennio, elaborati sulla base della documentazione esibita agli scriventi. 189 Vedere altro
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 art. 23
 art. 24
 art. 25
 art. 26
 art.5
 art.40
 Articolo 1
 art. 153
 art. 31
 Art. 31
 Art. 97
 Articolo 1
 Art. 109
 art.5
 art.40
 Art.208
 art. 92
 art. 40
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 art. 92
 art. 13
 articolo 109
 Articolo 11
 art.32
 art. 24
 art. 13
 Art. 67
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 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3