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Timestamp: 2019-01-21 12:49:04+00:00

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Errore di calcolo della pena irrogabile. - Corte di cassazione penale - sentenza n. 30415/12 del 24/07/2012
Errore di calcolo della pena irrogabile.
sentenza 30415/12 del 24/07/2012
In caso di errore di calcolo della pena irrogabile per il reato continuato dovuto alla necessità di rideterminare quella per la continuazione in ragione della declaratoria di una causa di estinzione o di non procedibilità di alcuni dei reati, il giudice di legittimità deve procedere alla rettificazione dell'errore ai sensi dell'art. 619 cod. proc. pen., alla luce dell'interpretazione della norma effettuata in relazione all'art. 111 Cost., che non consente, per il principio di ragionevole durata del processo, che siano rimesse al giudice del rinvio, questioni relative alla sola determinazione della pena, in presenza di un giudicato sull'accertamento del reato e sulla responsabilità dell'imputato.
Cassazione penale, Sez. VI, sentenza del 24.7.2012, n. 30415
1. Con la sentenza sopra indicata la Corte di appello di L'Aquila, in parziale riforma della pronuncia di primo grado del 23/02/2006 del Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di quella stessa città, dichiarava non luogo a procedere nei riguardi di M. H.Z. in relazione al reato di cui all'art. 485 cod. pen., così diversamente qualificato il fatto originariamente contestato nel capo di imputazione F), perchè l'azione penale non poteva essere esercitata per difetto di querela; e confermava nel testo la stessa pronuncia nella parte in cui quel Giudice aveva condannato l' H., in concorso con il coimputato H.S., in relazione ai reati di cui agli artt. 110, 624 e art. 625 cod. pen., comma 1, nn. 2 e 4 (capo A), artt. 110 e 337 cod. pen. (capo B), artt. 110, 337 e art. 635 cod. pen., comma 2, (capo C), e artt. 110 e 337 cod. pen. (capo E).
Rilevava, in particolare, la Corte di appello come fosse infondato il motivo di appello proposto dall'imputato H. con riferimento al negato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art. 62 cod. pen., comma 1, n. 4, in quanto l'appellante si era limitato a riproporre la questione già esaminata e puntualmente disattesa dal primo giudice, senza formulare alcuna correlazione "critica rispetto alle argomentate ragioni poste a fondamento della quantificazione della pena da parte" del giudice di primo grado.
2. Avverso tale sentenza ha presentato ricorso l' H., con atto sottoscritto personalmente, il quale ha dedotto i seguenti due motivi.
2.1. Violazione di legge, in relazione all'art. 597 cod. proc. pen., comma 4, e vizio di motivazione, per avere la Corte di appello dichiarato non doversi procedere nei riguardi dell'imputato in relazione ad uno dei reati "satellite" posti in continuazione ai fini del calcolo della pena, senza operare la conseguente riduzione della sanzione finale irrogata dal primo giudice.
2.2. Vizio di motivazione, per avere la Corte abruzzese confermato apoditticamente le statuizioni del giudice di primo grado circa la negazione del riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno, senza dare conto delle specifiche doglianze mosse dall'appellante avverso quella determinazione.
1. Ritiene la Corte che il ricorso sia fondato, nei limiti e con le precisazioni di seguito indicate.
2. Costituisce principio pacifico nella giurisprudenza di questa Corte quello secondo il quale, in caso di errore di calcolo della pena irrogabile per il reato continuato dovuto alla necessità di rideterminare quella per la continuazione in ragione della declaratoria di una causa di estinzione o di non procedibilità di alcuni dei reati, il giudice di legittimità deve procedere alla rettificazione dell'errore ai sensi dell'art. 619 cod. proc. pen., alla luce dell'interpretazione della norma effettuata in relazione all'art. 111 Cost., che non consente, per il principio di ragionevole durata del processo, che siano rimesse al giudice del rinvio, questioni relative alla sola determinazione della pena, in presenza di un giudicato sull'accertamento del reato e sulla responsabilità dell'imputato (così, tra le altre, Sez. 3, n. 18861 del 11/03/2003, Vitiello, Rv. 224805).
Alla luce di tale regola, la pena inflitta all' H. (e, per l'effetto estensivo dell'impugnazione, anche quella irrogata al coimputato non impugnante H.S.) va ridotta di giorni due di reclusione, pari all'aumento per la continuazione operato dal giudice di primo grado con riferimento al reato di cui all'art. 485 cod. pen. - considerata anche la riduzione di un terzo (v. pagg. 15- 16 della sentenza del primo giudice) - per il quale la Corte di appello ha poi dichiarato il non doversi procedere per difetto di querela.
3. Il secondo motivo del ricorso è inammissibile.
Questa Corte ha avuto modo ripetutamente di chiarire che il requisito della specificità dei motivi implica non soltanto l'onere di dedurre le censure che la parte intenda muovere in relazione ad uno o più punti determinati della decisione, ma anche quello di indicare, in modo chiaro e preciso, gli elementi che sono alla base delle censure medesime, al fine di consentire al giudice dell'impugnazione di individuare i rilievi mossi ed esercitare il proprio sindacato (così, tra le tante, Sez. 3, n. 5020 del 17/12/2009, Valentini, Rv.
245907, Sez. 4, n. 24054 del 01/04/2004, Distante, Rv. 228586; Sez. 2, n. 8803 del 08/07/1999, Albanese, Rv. 214249).
Nel caso di specie il ricorrente si è limitato a riproporre la doglianza afferente al mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art. 62 cod. pen., comma 1, n. 6, senza "confrontarsi" con la motivazione della sentenza gravata la quale ha valorizzato un diverso aspetto procedurale, concernente l'inammissibile riproposizione della questione già decisa dal giudice di primo grado, aspetto contro il quale l' H. non ha mosso alcuna specifica censura.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti del ricorrente e, per l'effetto estensivo dell'impugnazione, anche nei confronti di S.H., limitatamente alla pena inflitta per il reato di cui al capo F), pari a giorni due di reclusione, che elimina. Rigetta nel resto il ricorso.

References: sentenza 

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 art. 625
 art. 635
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