Source: http://www.avvocatinovara.com/la-decorrenza-del-termine-di-prescrizione-in-materia-di-responsabilita-professionale-medica-cassazione-sezione-seconda-civile-sentenza-28-marzo-2003-28-gennaio2004-n-1547/
Timestamp: 2019-08-22 12:52:31+00:00

Document:
Avvocati foro Novara Bossi Buscaglia Dulio: processi diritto penale, del lavoro, civile. Avvocato per causa divorzio licenziamento furto truffa incidente sinistro stradale - » La decorrenza del termine di prescrizione in materia di responsabilità professionale medica.Cassazione Sezione seconda civile sentenza 28 marzo 2003-28 gennaio2004, n. 1547
La decorrenza del termine di prescrizione in materia di responsabilità professionale medica.Cassazione Sezione seconda civile sentenza 28 marzo 2003-28 gennaio2004, n. 1547
La decorrenza del termine di prescrizione in materia di responsabilità professionale medica.
Presidente Calfapietra – relatore Settimj
Pm Frazzini – conforme – ricorrente Cataliotti – controricorrente B. ed altri
Con atto di citazione 8 maggio 1996, Ottavio B. e Sabrina F. ‑ premesso che il B. era stato sottoposto nel 1971 e nel 1983 a distinti interventi chirurgici per l’asportazione di cisti nell’epididimo del testicolo destro in esito ai quali il flusso degli spermatozoi era rimasto interrotto; che ad analogo intervento sul testicolo sinistro il B. era stato sottoposto nel 1985 ad opera di Ferdinando Cataliotti; che anche tale intervento aveva provocato, a sua volta, l’interruzione del flusso degli spermatozoi dall’interessato testicolo; che al B. era rimasta, così, preclusa la capacità di procreare; che l’ultimo intervento era stato effettuato senza previo accertamento degli effetti interruttivi dei precedenti interventi sul flusso degli spermatozoi, senza ricorso alla pratica dell’aspirazione in luogo di quella dell’asportazione, senza la necessaria informazione al paziente dei rischi ai quali sarebbe andato incontro; che con tale comportamento il professionista aveva leso il loro diritto all’integrità psicofisica, alla procreazione ed alla serenità familiare – convenivano Ferdinando Cataliotti innanzi al Tribunale di Palermo onde sentirlo condannare a risarcirli dei danni subiti.
Costituendosi, Ferdinando Cataliotti chiedeva rigettarsi la domanda eccependo in via preliminare l’intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento ex adverso azionato e, nel merito, l’insussistenza della colpa professionale addebitatagli.
Chiamata in giudizio dal Cataliotti per esserne tenuto indenne dalle avverse pretese in virtù di contratto d’assicurazione, si costituiva la Unipol spa eccependo anch’essa la prescrizione e, comunque, l’infondatezza della pretesa attorea.
Con sentenza 10 marzo 1999, l’adito Tribunale ‑ ritenuto che gli attori avessero fatto valere una responsabilità della controparte per inesatto adempimento nell’esecuzione d’uno specifico contratto di prestazione d’opera professionale; che, in tale ipotesi, dovesse trovare applicazione il termine ordinario decennale di prescrizione; che, eseguitosi l’intervento il 14 maggio 1985, tale termine era già scaduto all’epoca del primo atto di costituzione in mora, risalente al 15 febbraio 1996; che, nella specie, non potesse ravvisarsi una diversa decorrenza, in particolare a far tempo dagli accertamenti diagnostici eseguiti nel novembre del 1994, pur stante la natura occulta della lesione sostenuta dagli attori; che, infatti, non s’erano verificati né un’obiettivazione successiva né un aggravamento obiettivante della lesione né una modificazione dell’evento lesivo o delle sue conseguenze, ma solo era mutato nel tempo l’interesse dello stesso B. all’accertamento della propria fertilità; che, pertanto, atteso il quadro clinico complessivo, il B. avrebbe potuto acquisire tempestiva conoscenza della lesione facendo eseguire in epoca precedente, secondo un criterio d’ordinaria diligenza, i medesimi esami clinici con i quali era stata tardivamente accertata la situazione dedotta in giudizio ‑ in accoglimento dell’eccezione preliminare di prescrizione, rigettava la domanda.
Avverso tale decisione Ottavio B. e Sabrina F. proponevano gravame cui resistevano Ferdinando Cataliotti e la Unipol eccependo anche il difetto di titolarità attiva del rapporto in capo alla F. in quanto non ancora coniugata con il B. all’epoca del preteso illecito.
Decidendo con sentenza non definitiva 17 luglio 2000 sulle sole questioni preliminari della prescrizione e della titolarità del rapporto in capo alla Ferri, la Corte d’appello di Palermo ‑ ritenuto che gli attori non avessero inteso escludere con gli atti introduttivi del primo e del secondo grado del giudizio l’esercizio dell’azione extracontrattuale unitamente a quella contrattuale e che il concorso d’entrambe fosse ammissibile, essendo­si dedotto un medesimo fatto lesivo, ad un tempo, d’uno specifico vincu1umiuris e del generale precetto neminem laedere; che, venuta meno una delle due azioni per ragioni ad essa relative, come la prescrizione, fosse rimasta, tuttavia, ferma l’altra, fondata sui medesimi presupposti di fatto e parimenti intesa al risarcimento del danno, soggetta al distinto termine di prescrizione ad essa proprio; che l’insorgenza del credito per danno da fatto illecito ex articolo 2947 Cc possa anche coincidere temporalmente non con l’azione lesiva ma con la manifestazione esteriore delle sue conseguenze, dalla quale, pertanto, decorre il termine di prescrizione; che, nella specie, tale manifestazione potesse essere ravvisata solo negli accertamenti clinici fatti eseguire nel novembre del 1994 dal B., cui nessuna negligenza poteva essere imputata, essendo la lesione occulta e non ipotizzabile, atteso il mantenimento della normale capacità sessuale; che la titolarità attiva del rapporto in capo alla F. non potesse essere negata, essendo pacifica la risarcibilità della lesione dei diritti riflessi eziologicamente legata al fatto illecito ‑ accoglieva in parte qua il gravame e con separata ordinanza disponeva la prosecuzione del giudizio.
Avverso tale decisione proponevano distinti ricorsi per cassazione il Cataliotti e la Unipol.
Si duole il Cataliotti con il primo motivo ~ denunziando violazione e falsa applicazione degli articoli 2935, 2043, 2947, 2697 Cc nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione ‑ che la Corte territoriale, recependo l’opinione giurisprudenziale per la quale, in caso di danno rimasto occulto, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dell’esteriorizzazione di esso, abbia omesso di considerare come, non di meno, ex articolo 2935 Cc la prescrizione inizi a decorrere dal giorno in cui il diritto può esser fatto valere e tale decorrenza non possa essere ostacolata da un mero impedimento di fatto, quali sono l’ignoranza del titolare circa l’esistenza del diritto o l’incuria dello stesso nell’accertarsene; abbia attribuito rilevanza a fatti assuntivamente ostativi al decorso della prescrizione ex adverso non provati e, comunque, non riconducibili alle ipotesi d’impossibilità legale; abbia, tra l’altro in difetto di riscontri probatori, ritenuto controparte impossibilitata a percepire l’evento sino al 1994 nonostante avesse contratto matrimonio nel 1990 ed omesso di considerare come, attese la storia clinica specifica e la particolare preparazione professionale della controparte stessa, questa non potesse ignorare se non per sua colpa il proprio stato di impotentia generandi.
Con il secondo motivo, il Cataliotti ‑ denunziando violazione e falsa applicazione degli articoli 2043, 2059, 1223 e 2056 Cc; omessa pronunzia ex articoli 112 e 360 n. 4 Cpc; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione ‑ si duole, in via subordinata aggiuntiva, che la Corte territoriale abbia preso in considerazione l’eccezione di prescrizione limitatamente alle ragioni svolte con riguardo alla pretesa del B. e non anche a quelle svolte con riguardo alla pretesa della F..
Con il terzo motivo, il Cataliotti ‑ denunziando violazione e falsa applicazione degli articoli 2043, 2059, 1223, 2056 Cc nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione ‑ si duole che la Corte territoriale non abbia considerato il difetto del nesso di causalità diretto ed immediato tra il preteso evento lesivo ed il danno denunziato dalla F., tra l’altro mancando di considerare come, all’epoca del detto evento, la stessa non era ancora coniugata con il B. ed era, pertanto, del tutto estranea all’evento stesso ed alle sue conseguenze, a differenza dalle ipotesi esaminate nei precedenti giurisprudenziali richiamati dalla medesima Corte territoriale.
A sua volta, la ricorrente incidentale Unipol si duole con il primo motivo ‑ denunziando violazione e falsa applicazione degli articoli 2236 e 2043 Cc – che la Corte territoriale, nonostante fosse incontroversa la natura contrattuale del rapporto dedotto in giudizio e del danno nell’ambito dello stesso riconducibile, quindi l’applicabilità al caso di specie dell’ordinaria prescrizione decennale, abbia, equivocando su di un richiamato precedente giurisprudenziale, introdotto nel giudizio la diversa ipotesi del danno extracontrattuale e la consequenziale tesi della decorrenza della prescrizione solo dall’esteriorizzazione del danno in ragione del coordinamento degli articoli 2947 e 2935 Cc.
Con il terzo motivo, la Unipol ‑ denunziando violazione e falsa applicazione dell’articolo 2935 Cc ‑ si duole che la Corte territoriale non abbia considerato come la ignoranza del diritto costituisca un ostacolo di fatto inidoneo ad impedire il decorso della prescrizione.
Con il quarto motivo, la Unipol ‑ denunziando violazione dell’articolo 100 Cpc ‑ si duole che la Corte territoriale abbia disatteso l’eccezione di difetto di legittimazione attiva della F. omettendo di considerare la ragione svolta con l’eccezione stessa, essere cioè la F. del tutto estranea alla vita del B. all’epoca del preteso evento lesivo, avendolo sposato solo cinque anni più tardi.
Non senza considerare, se pur brevemente e per sola per completezza di motivazione, l’erroneità stessa di tale qualificazione, giusta quanto fondatamente prospettato dalla ricorrente Unipol al primo motivo.
Infatti, sulla considerazione generale che la responsabilità extracontrattuale ricorre solo allorquando
la pretesa risarcitoria venga formulata nei confronti di un soggetto autore di un danno ingiusto non legato all’attore da alcun rapporto giuridico precedente, o comunque indipendentemente da tale eventuale rapporto, mentre, se a fondamento della pretesa venga enunciato quello che obiettivamente si rammostra come l’inadempimento ad un’obbligazione volontariamente contratta, ovvero anche derivante dalla legge, è ipotizzabile soltanto una responsabilità contrattuale (Cassazione 9911/98, 7989/94), si è ripetutamente evidenziato come la natura della responsabilità professionale del medico, contrariamente a quanto avviene negli ordinamenti dell’area di common law, ove persiste la tendenza a radicare la detta responsabilità nell’ambito della responsabilità aquiliana (torts), nei paesi dell’area romanistica, come nel nostro ordinamento, s’inquadri nell’ambito contrattuale, al punto di ritenere tale persino quella del medico dipendente ospedaliero (Cassazione 6735/02, 589/99, 12233/98, 7336/98, 4152/95, 2466/95).
Una corretta applicazione del combinato disposto degli articoli 2935 e 2946 Cc non consente, per contro, nel diverso caso del danno da responsabilità contrattuale quale quello che ne occupa, di procrastinare il dies a quo di decorrenza della prescrizione decennale, rispetto al momento in cui‑ il diritto può essere fatto valere, se non nell’ipotesi d’impedimento legale al detto esercizio e non anche, salve le eccezioni espressamente stabilite dalla legge e regolate con gli istituti della sospensione e del l’interruzione, nell’ipotesi d’impedimento di fatto (Cassazione 2913/02, 9618/01, 3796/01, 12825/99, 4939/97) al qual genere va ricondotta l’ignoranza del titolare, colpevole o meno che essa sia (Cassazione 15622/01, 4389/99, 11809/97, 9291/97, 4235/96) salvo derivi da un comportamento doloso della controparte come desumibile dalla ratio dell’articolo 2941 n. 8 Cc.
D’altra parte, la stessa sopra ricordata tesi per la quale il termine di prescrizione di cui all’articolo 2947 Cc non potrebbe e non dovrebbe decorrere dalla data del fatto illecito ‑ o, come è stato meglio chiarito, dalla data del prodursi del danno quale conseguenza del fatto illecito considerato nel suo integrale verificarsi di causa ed effetto – bensì solo dal momento in cui il danneggiato ha conoscenza del danno non sembra meritevole d’adesione.
Se può esser vero, infatti, che gli esami clinici intesi all’accertamento della potentia generandi non rientrino tra quelli rutinari od abituali, è, tuttavia, pur vero che il complesso delle patologie sofferte e dei consequenziali interventi subiti dal B. questi avrebbe dovuto indurre secondo criteri d’ordinaria prudenza e diligenza in rapporto alla propria salute ed anche, anzi a maggior ragione, in vista del contraendo matrimonio e della responsabilità che il mancato accertamento d’un’eventuale impotentia generandi e la mancata informazione al riguardo avrebbero potuto essergli rimproverate dal coniuge ‑ a sottoporsi agli opportuni test diagnostici.
Aggiungasi, ancora, che il B. è un medico e che, pertanto, quella medesima mancanza di diligenza e di prudenza che ‑ per sola ipotesi, atteso quanto sopra rilevato ‑ sarebbe stata scusabile nell’uomo comune, diviene inescusabile per il soggetto munito di specifiche competenze in materia, dacché la capacità di valutare le situazioni deve essere accertata non in senso assoluto ma avendo riguardo al soggetto interessato, per il che l’appartenenza dello stesso ad una determinata categoria sociále e, soprattutto, professionale caratterizzate da cultura generale e cognizioni tecnico‑scientifiche particolari, non può non rendere maggiore il livello di coscienza dell’onere di normale diligenza e prudenza richiestogli.
Le censure relative alla posizione della F. ‑pur fondate quanto meno in relazione all’omessa pronunzia sull’eccezione di difetto di legittimazione in relazione all’essenziale questione dell’insussistenza del rapporto di coniugio all’epoca del fatto che ha dato luogo al giudizio, essendosi la Corte territoriale dilungata in una non pertinente disamina della non sollevata questione dei diritti dei congiunti ‑ restano comunque assorbite.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 2947
 articolo 2935