Source: https://litaliacheverra.it/dossier/autonomia-ai-municipi-per-risolvere-vecchi-problemi-un-esperimento/
Timestamp: 2019-11-22 18:41:33+00:00

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Le recenti elezioni nel III e VIII Municipio hanno confermato che l’aspirazione collettiva più evidente, posta alla politica, è quella di normalità, di qualità della vita quotidiana ordinata e scorrevole. Problemi di sempre cui i Municipi, da sempre, non riescono a rispondere. Per la soluzione non basta limitarsi a eliminare la burocrazia ma servono nuove e adeguate capacità di programmazione e investimento.
Non basta liberare da orpelli inutili le ordinarie operazioni di gestione delegate, richiamando le ragioni originarie che hanno avviato i processi, ricostruendo a chi servono e perché, disincrostando le pratiche abitudinarie svolte in forma priva di qualunque impegno propositivo, riconducendo le attività a normali (nella norma) operazioni di miglioramento della qualità della vita, individuando le utilità vere che muovono attività e persone.
In realtà l’azione politica, quandanche sburocratizzata, normalizzata, orientata alla natura dei problemi e al risultato, continua a trovare spesso dei limiti strutturali nelle deleghe ristrettissime i di cui godono i Municipi, e rischia di orientarsi su iniziative inattuabili, semplicemente perché fuori dai loro poteri e quindi prive di strumenti. Casa e housing sociale, mobilità, rifiuti, manutenzioni, opere incompiute, scuola – lavoro, non sono competenze del Municipio! E non sembra opportuno esercitarsi in una lista di obiettivi inattuabili.
Bisogna affrontare una disamina dei poteri reali dei Municipi, una rappresentazione di come vengono esercitati i poteri finora conferiti, e delle difficoltà di esercizio di quei poteri, individuando le necessarie immediate espansioni degli stessi, affinché un Municipio si possa muovere con appropriata autonomia per soddisfare appieno i bisogni.
In tal senso è stato svolta una prima ricognizione per definire la dimensione e il peso della mancata autonomia e cominciare ad individuare le deleghe che possono essere immediatamente conferite, in quanto contenibili in una revisione del Regolamento del Decentramento ii, risalente all’anno 1999 (!) integrato nel 2001 e 2006, ben lontano da quanto dovrebbe avvenire a seguito della legge 42/2009 iii e 56/2014iv.
Sono evidenti le possibili ricadute anche sull’organizzazione Comunale, come per esempio le modifiche del bilancio derivato o la struttura e le competenze dei Dipartimenti, ma tutte amministrabili tramite revisione dello Statutov, con procedimenti nei poteri del solo Comune.
Nella prima colonna si leggono le attuali deleghe (secondo il titolo IV, Regolamento del decentramento 1999 – competenze tecniche e amministrative) descrivendo le limitazioni, i malfunzionamenti e i bisogni di correttivi; nella seconda colonna vengono evidenziate quali forme di autonomia siano necessarie e possano essere richieste subito, a legislazione invariata.
DELEGHE MUNICIPALI AUTONOMIE NECESSARIE
Art. 52- Servizi demografici
Art. 53- Tributi ed entrate extra tributarie:
riscossione affissioni e pubblicità Ulteriori entrate dirette e da bilancio derivato:
verificare piano OSP,
quota ampia di oneri da edilizia,
quota da attività parascolastiche
quota da RSU
quota da tassa sugli immobili
Art. 54- Affissioni e pubblicità
Riscossione imposta Chiarire se la riscossione entra per intero al Municipio
Art. 55- Concessioni di suolo pubblico,
Alcune oggi sono riservate al Gabinetto del Sindaco e la gestione rimane a carico del Municipio Autonomia completa per concessioni riprese cinematografiche e entrate relative
Art. 56- Commercio e artigianato Autonomia programmazione del commercio in sede fissa su aree pubbliche e entrate relative. Istituzione e gestione dei mercati rionali.
Art. 57- Mercati saltuari
Art. 58- Polizia Amministrativa
Art. 59- Attività culturali Ampie deleghe, da rendere più efficaci semplificando procedure di sponsorizzazione e partenariato.
Art. 60- Turismo sport tempo libero.
Manca la definizione dei due regolamenti, Municipio e Dipartimento, per impianti e convenzioni. Ridefinire la completa autonomia. Autonomia per completamento e utilizzo piscine e impianti sportivi. Completamenti impianti ex mondiali di nuoto e relativa gestione.
Art. 61- Sponsorizzazioni.
Ampio campo di applicazione dell’istituto, ma manca applicazione municipale della legge generale, difficile la corretta imputazione in bilancio Autonomia attualmente inutilizzata, da rendere operativa.
Art. 62- Servizi sociali.
Molto disciplinati per ciascun settore.
Non è considerato l’housing sociale. Autonomia per individuazione fabbricati e/o aree per housing sociale. Oggi fondi regionali e gestione tutto al Dip. Patrimonio comprese le funzioni dell’ufficio casa.
Art. 63- Scolastiche e parascolastiche.
Manca incameramento entrate dai nidi convenzionati, che si aggiungono ai comunali e ai privati. Entrate da nidi convenzionati. Possibilità di bandi di partenariato per attività parascolastiche, culturale, turistico, ricreativo.
Art. 65- Lavori pubblici.
Attività realizzativa gestionale e non programmatoria. Manutenzioni circoscrizionali con fondi trasferiti dal bilancio. Strozzature nella manutenzione nidi. Autonomia più ampia nelle manutenzioni, possibilità di trattativa e progettazione con altri soggetti interessati, (es: FS, Università, …)
Autonomia nel dettare condizioni di fattibilità delle opere di urbanizzazione e infrastrutturazione all’esterno delle incompiute. Autonomia per opere e progettazioni contemplate nei commi 4 e 5 art. 65
Art. 66- Traffico e segnaletica Autonomia nella tariffazione della sosta e incameramento di quota delle entrate
Art. 67- Edilizia privata.
Decentramento parziale delle SCIA per agibilità, divise tra autorizzazione e controllo. Autonomia e trasferimento totale di poteri per tutti gli atti autorizzativi e titoli edilizi in conformità urbanistica; incameramento diretto di una quota fissa di oneri; regola per la perequazione di bilancio tra Municipi.
Art. 68- Demanio e patrimonio
Gli immobili di interesse circoscrizionale sono pochissimi, in realtà manca qualunque possibilità di uso del patrimonio pubblico. Molti oggetti sono stati indicati dalla popolazione, vedasi ad esempio le “Carta Dei Valori” municipali. Autonomia e trasferimento di poteri su tutti i beni comunali disponibili e indisponibili. Acquisizioni e manutenzioni di aree e fabbricati derivanti da convenzione urbanistica, con trasferimento fondi.
Rimane dipartimentale solo un archivio centralizzato (SIT), aggiornato dai Municipi, a cui tornano le informazioni.
Art. 69- Aree verdi e alberate stradali.
Limitata autonomia di manutenzione del verde solo fino a 2 ha.
Limitata autonomia verde in gestione a privati, solo fino a 1 ha sono troppo piccole.
La formula della concessione è di bene pubblico e non per manutenzione e gestione.
Autonomia per dettare condizioni di fattibilità del verde all’esterno delle incompiute.
Autonomia permessi di costruire e controllo attuazioni con cessione di verde pubblico di quartiere per il rispetto degli standard di livello locale. Autonomia concessioni per gestione e manutenzione del verde.
Acquisizione immediata delle aree verdi realizzate, ora invece in acquisizione centralizzata dal Dipartimento e passate poi in carico per la manutenzione.
Autonomia su alcune delle progettazioni già analizzate nella carta dei valori dei Municipi.
Censimento del verde e circuito informativo con Dipartimenti (SIT) per verifica dotazioni di verde da standard.
(Urbanistica) Non delegata.
Opere incompiute: tutti gli svantaggi sociali, di gestione, di sicurezza, che opere e cantieri interrotti richiedono, vanno al Municipio.
I progetti risentono della mancanza complessiva di una regia unitaria e vengono modificati secondo l’alternarsi di guide politiche diverse, quindi spesso soggetti a ordini e contrordini.
L’incertezza politica si scontra con i vincoli imprenditoriali di business necessariamente costruiti a tavolino e legati agli accordi finanziari originari.
Con il passare del tempo si modificano i bisogni ed il territorio non riconosce più quei progetti che hanno perso i loro presupposti.
I progetti divengono non fattibili per i vincoli di business assunti dagli imprenditori, quindi o oggetto di oblio o oggetto di continui rilanci e modifiche del profilo imprenditoriale.
Il fenomeno è amplificato dalla politica che cerca coerenza con il proprio elettorato e svolge continui ripensamenti.
Manca un’opera di verità che metta in chiaro errori e difficoltà e delinei i principi di revisione di progetti e procedure.
Autonomia per disincrostazione e normalizzazione delle opere incompiute, concepite in altri tempi, su cui si sono affastellati errori e forzature a volte non trasparentissime.
Riconoscere serenamente possibili errori progettuali, procedurali o di intercettazione dei bisogni, descriverli in modo trasparente e procedere oltre alla ricerca di soluzioni.
Utilizzare meccanismi di ascolto della popolazione sistematici e non occasionali.
Archiviare il termine strategie per sostituirlo con un “progetto” per la città, fatto di azioni concrete organizzate in una agenda di certezze, da svolgere con continuità.
Chiedersi ogni volta che si avviano le iniziative perché, per chi e in che modo dovranno essere fatte: un pacchetto di ragioni di fattibilità, che rende la politica trasparente sulle questioni.
Ricordare ogni volta a tutti gli attori che intervengono nel processo di trasformazione della città che la partecipazione della popolazione non si accontenta dell’ascolto, ma attende i risultati del loro operato.
Questo primo rafforzamento i deleghe fornisce inevitabilmente una spinta verso l’attuazione degli art. 28 e 31 dello Statuto della città metropolitana di Roma Capitalevi, e del comma 22 art.1 legge 56/2014, affinché i Municipi svolgano le funzioni come zone omogenee con piena autonomia amministrativa. Tale passaggio diviene cruciale nella prospettiva delle elezioni del 2021 in cui si voterà per il Sindaco di Roma Capitale e diverrà obbligatorio scegliere se procedere all’elezione diretta del Sindaco della Città Metropolitana in attuazione della legge 56/2014 o mantenere l’attuale ambiguità dello Statuto della città metropolitana.
Su alcuni ampliamenti delle deleghe verso la completa autonomia si cerca di tratteggiare sin d’ora i possibili miglioramenti delle attività del Municipio a favore dei cittadini; pur nella consapevolezza che la loro portata dovrà impegnare la revisione degli Statuti e una costante attività di concertazione.
Va rifondata la lettura non burocratica del Piano Regolatore, riconducendolo allo strumento originario “per l’ordinato sviluppo degli abitati”, cercando di capire, da ciò che è disegnato, se il risultato finale funzioni davvero nell’uso quotidiano dei cittadini. Quale verde sia davvero utilizzabile propriamente, quale sia la vera facilità di accesso alla città, quali siano le integrazioni tra quartieri disegnate ma inesistenti, quali siano i servizi e gli spazi comodi da usare.
Sono facili da trovare, negli usi quotidiani svolti nei Municipi, esempi di ciò che funziona e ciò che non funziona di quel disegno di PRG, da portare all’opinione degli abitanti, e rivendicare voce istituzionale sull’argomento. I correttivi al PRG li chiede, e in parte li apporta, il Municipio, divenuto soggetto autonomo in grado di: sollecitare la partecipazione per fare le cose che servono, dialogare con finanza ed imprenditoria per misurare le cose fattibili, attivare una politica per bilanciare i diversi interessi.
E’ ancora evidente la antica gestione notarile del patrimonio comunale, e si sente forte il bisogno di innovazione in chiave progettuale. La conoscenza delle dimensioni e tipi dei beni pubblici non deve essere un elenco, ma deve definire un campo di operabilità per la valorizzazione di ciascuno di essi ed il contributo al miglioramento delle condizioni insediative. Chi meglio di coloro che vivono nel Municipio può indirizzare le attività per la messa a reddito? Chi può dare impulso a una progettazione pertinente? Beni e nuove regole di archiviazione devono transitare per intero ai Municipi.
Vanno unificati i poteri d’azione oggi dispersi tra più centri di decisione (sgomberi, tipi edilizi, regolarizzazioni, bandi) in un unico percorso. Enfatizzare la dimensione municipale come entità appropriata per la gestione e l’utilizzo dei beni, anche con possibili aperture al partenariato.
Tutti i titoli edilizi conformi al PRG, per legge, possono accedere a una forma autorizzativa diretta. Non è chiaro perché atti gestionali di questo tipo siano mantenuti ai Dipartimenti con la inevitabile produzione di zone grigie a cavallo tra edilizia e urbanistica e con lontananza delle sedi dalla residenza dei cittadini. Lo stesso valga per le SCIA di agibilità di cui il Dipartimento mantiene la gestione e il Municipio svolge il controllo. Autonomia e trasferimento totale di poteri per tutti gli atti autorizzativi e titoli edilizi in conformità urbanistica, con incameramento diretto di una ampia quota prefissata di oneri, accesso immediato a verde e servizi realizzati e ceduti nelle convenzioni. Ne consegue la necessità di una regola per la perequazione di bilancio tra Municipi.
Il tema del verde e degli spazi aperti è gestito come una propaggine burocratica del servizio dei giardinieri. Va assunto come uno degli elementi costituenti del Municipio e come tema di progettazione esattamente come il costruito.
I cittadini attribuiscono e il Municipio gestisce appropriatamente il senso e la differenza tra i vari tipi di verde: parchi, ville storiche, giardini, verde pubblico attrezzato per il gioco e lo sport ceduto nei piani, e altre possibili catalogazioni. Bisogna inoltre trovare il destino al resto degli spazi aperti non agricoli, lo spazio incolto, i relitti, le enclave della città: un terreno di utilità pubbliche mai esplorato.
Si aggiunge l’imperativo di un monitoraggio del verde: governo del processo dalla acquisizione alla gestione e manutenzione del bene. Il catasto del verde possibile strumento per il controllo degli standard di PRG.
Il nuovo codice contrattivii pone una precondizione per la programmazione delle opere pubbliche: il quadro esigenziale e il documento di fattibilità, sia a garanzia della corrispondenza tra bisogni e intervento pubblico, sia a garanzia della corretta risposta tra progetto dell’opera e ragioni dell’intervento. Chi se non gli abitanti e il Municipio sono in grado di esprimere i bisogni? Ricondurre a principio fondamentale che le opere soddisfino bisogni reali e siano proporzionate ai benefici: bisogna fissare bene le soglie di convenienza delle dimensioni tecniche del progetto e la ricerca delle dimensioni equilibrate del partenariato pubblico privato. Quindi conferire tutti i poteri elencati nel comma 4 e 5 art. 65 del Regolamento del Decentramento.
La manutenzione deve diventare elemento connaturato al progetto e non trattata come derivato nella fase di gestione. Sono evidenti gli effetti sul bilancio municipale che va modificato, e serve una nuova organizzazione dei presidi attivi di manutenzione nel Municipio.
Il trasferimento delle deleghe costringe a trattare immediatamente, negli Statuti, il tema dell’organizzazione delle Istituzioni, di cui si può tentare qualche anticipazione Non serve al momento un approccio giuridico istituzionale; ma la comprensione di quali devono essere le funzioni rinnovate ed attualizzate dei Municipi, senza andirivieni tra centro e periferia, per ottenere i requisiti minimi di qualità della vita e parallelamente cosa serve alla Capitale per svolgere le sue funzioni, delegate da tempo dalla legge 42/2009 e dai decreti successivi.
Spingere a fondo sull’autonomia Municipale, con un’unica immagine di governo dei Municipi, oltre ad avviare l’attuazione di parte della legge 56/2014 sulla costituzione della città metropolitana, farà bene anche per rafforzare il ruolo di Capitale d’Italia della città di Roma, una volta liberata dalle funzioni comunali. Si rende possibile una operazione di affermazione esclusiva dei poteri sulle funzioni di Capitale e sulle grandi opere di rilevanza urbana e metropolitana, che finalmente diventeranno le uniche materie di Roma Capitale. Si affaccia quindi sia il coordinamento della Capitale con la città metropolitana che una serena eliminazione del Comune di Roma. E finalmente andranno a registro tre documenti: lo Statuto di Roma Capitale, lo Statuto della città metropolitana, il Regolamento del decentramento, oggi totalmente privi di coerenza e che non fanno capire quali Istituzioni e come ci governano.
i Per una ricognizione e trattazione giuridica più approfondita, tra la vasta letteratura, si rinvia a: https://www.regione.emilia-romagna.it/affari_ist/rivista_1_2017/Massarenti.pdf , pag. 268/269, 274, 280/281
ii Regolamento del decentramento https://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/REG_dec_amm.pdf
iii Legge 42/2009.
http://www.gazzettaufficiale.it/gunewsletter/dettaglio.jsp?service=1&datagu=2009-05-06&task=dettaglio&numgu=103&redaz=009G0053&tmstp=1241691584
iv Legge 56/2014
v Statuto di Roma Capitale
https://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/documents/STATUTO_T_VOLUMETTO.pdf
vi Statuto della città metropolitana di Roma capitale.
http://static.cittametropolitanaroma.gov.it/uploads/STATUTO-CTTA-METROPOLITANA.pdf
vii Codice appalti d.lgs. 50/2016 e smi
Sull’argomento in particolare vedasi: A. Ferrante “Efficienza nei lavori pubblici” DEI Roma, 2017, pagg. 53/129.

References: Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56

Art. 57

Art. 58

Art. 59

Art. 60

Art. 61

Art. 62

Art. 63

Art. 65
 art. 65

Art. 66

Art. 67

Art. 68

Art. 69
 art. 28
 art.1
 art. 65