Source: http://www.studiolegalemarcomori.it/la-denuncia-contro-le-piu-alte-carico-dello-stato-per-la-cessione-della-nostra-sovranita-scaricatela-e-depositatela-versione-aggiornata-al-maggio-2015/?replytocom=577
Timestamp: 2019-11-13 20:30:07+00:00

Document:
La denuncia contro le più alte cariche dello Stato per la cessione della nostra sovranità: scaricatela e depositatela (versione aggiornata al maggio 2015). - Avv. Marco Mori
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-L’art. 47 Cost.: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.
-L’art. 264 c.p. punisce: “Infedeltà in affari di Stato. Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni”.
L’art. 90 della Cost. dispone: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento (art. 77 c.p. mil.p) o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”.
Tali norme, ad avviso di chi scrive, sono state palesemente ignorate da molti uomini che hanno avuto responsabilità politiche di governo negli ultimi trent’anni, fino all’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al precedente Presidente Giorgio Napolitano, al Senatore a vita ed ex Presidente del Consiglio Mario Monti, ed all’ormai ex Presidente del Consiglio Enrico Letta nonché ai membri del Governo ed alla maggioranza del Parlamento. Tali norme continuano ad essere violate anche dall’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi che anzi sta dando un’accelerazione alla modifica surrettizia della forma di governo del paese.
Prima di loro, analoga violazione del precetto costituzionale, è stata posta in essere dai Governi capeggiati da Giuliano Amato e successivamente da Romano Prodi i quali hanno posto le basi per il radicale spoglio della sovranità e dell’indipendenza della Repubblica italiana in favore di quelle autorità private che già ai sensi dell’art. 106 del Trattato di Maastricht (TCE poi sostituito dal TFUE), hanno il potere assoluto ed incontrastato (ex art. 108 TCE, oggi art. 130 TFUE) di emettere moneta dal nulla e senza alcun vincolo giuridico traendone profitti e poteri consequenzialmente illimitati: “La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità”.
Ai sensi dell’art. 104 del Trattato di Maastricht fu posto anche il primo paletto alla politica di deficit di bilancio, politica imprescindibile per la crescita economica: “Gli stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi” fissando altresì i primi parametri debito-pil disciplinati con il poco noto protocollo n. 12 “Sulla procedura per i disavanzi eccessivi” allegato al Trattato UE ed all’altrettanto poco noto Regolamento CE n. 1466/97.
In sostanza Maastricht e le successive modifiche sono state formulate da un gruppo di banchieri che, letteralmente riunendosi in una stanza, hanno messo le base per l’eversione dell’ordine democratico in Europa.
Ma andiamo con ordine con una necessaria ricostruzione storica, seppur largamente parziale, dei fatti avvenuti. Da essi con semplicità si potrà trarre spunto per una compiuta indagine che non potrà che portare alla conclusione della totale fondatezza delle tesi dello scrivente.
2) Nel 1979, con ormai alle spalle la crisi petrolifera, venne posto in essere il secondo tentativo di stipulare un accordo di cambio delle valute entro limiti di oscillazione predefiniti, il cd. SME.
3) Nel luglio 1981 avveniva ciò che comunemente viene chiamato il divorzio tra l’allora Ministero del Tesoro (in persona di Beniamino Andreatta) e la Banca d’Italia. A decorrere da tale anno la Banca d’Italia non aveva più alcun obbligo di acquistare le obbligazioni emesse dal Ministero. Era il primo passo della perdita, in capo alla Stato Italiano, della possibilità di svolgere in totale autonomia ed indipendenza, nonché secondo regole pienamente democratiche e rispettose dei precetti costituzionali, l’emissione di moneta nel sistema. Si iniziava il cammino che avrebbe portato alla completa perdita della sovranità monetaria.
4) Pacifico ed incontestabile che fino a quando era la Banca Centrale ad acquistare le obbligazioni emesse dal Ministero del Tesoro non vi era alcun indebitamento reale da parte dello Stato. Tale procedura infatti costituiva una semplice operazione contabile “fittizia” che, al contrario della cessione delle obbligazioni sui mercati, non comportava alcun costo per la Nazione ma ne aumentava unicamente la ricchezza.
5) Gli effetti sul debito del precitato divorzio sono stati oltremodo evidenti (raddoppiò in dieci anni!).
Con il Trattato di Maastricht invece vennero poste le basi per la definitiva cessione della sovranità monetaria ed economica nazionale e la consegna della stessa a quei mercati che avevano ormai allungato le loro mani sul debito pubblico italiano fin dall’anno 1981. Manovra che era già fallita per due volte nei precedenti vent’anni ma che, questa volta, era favorita dalla crisi economica in atto e dalla conseguente politica della paura che influenzava inevitabilmente le scelte elettorali dei cittadini.
8) Al di là di alcuni principi generali suggestivi e certamente condivisibili, il Trattato di Maastricht, costituendo il SEBC, ovvero il sistema europeo delle banche centrali, viola palesemente i principi di cui agli artt. 1, 2, 11 e 47 della nostra Costituzione e più in generale si pone in radicale antitesi con l’intero modello economico previsto nella nostra Costituzione.
Si tratta di un duplice attacco alla sovranità ed all’indipendenza nazionale. Valore che l’ordinamento penale giustamente protegge e tutela ex art. 241 c.p. ed ex art. 243 c.p.
Priva altresì le nazioni della possibilità di fare deficit.
Ai sensi dell’art. 108 del TUE, BCE era ed è un organo che non risponde ad alcun criterio democratico: “Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo statuto SEBC, né la BCE né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i governi degli stati membri si impegnano a rispettare questo principio e non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti” (Detta norma è stata confermata anche dal successivo Trattato di Lisbona, oggi art. 130 TFUE).
L’interesse del banchiere creditore universale degli stati è ovviamente la stabilità dei prezzi, infatti posta al centro dei Trattati UE, e non il sostegno dell’economia reale.
La cessione di sovranità monetaria si giustificava con l’idea di eliminare che lo Stato gestisse in via clientelare la spesa pubblica.
E per evitare tutto questo si decise, ab origine, di arrendersi al clientelarismo stesso consegnando la moneta ai privati che ovviamente ponevano immediatamente al centro i propri interessi anziché quelli pubblici.
L’Italia, con una moneta così concepita, perdeva dunque sia il controllo diretto dei tassi d’interesse che da allora vengono decisi dal mercato, che ovviamente li può facilmente influenzare spostando i propri capitali (peraltro, dopo l’abolizione del “gold standard”, creati dal nulla senza limiti quantitativi), sia la possibilità di svalutare la moneta stessa. Possibilità che si era resa necessaria per superare la crisi petrolifera e quella del debito del 1992, causata come già detto proprio dal divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca Italia.
L’art. 101 TUE disponeva: “E’ vietata la concessione di scoperti di conto o di qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle banche centrali agli Stati Membri, a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali”. (Il testo è stato riconfermato dall’art. 123 TFUE).
Anche il profitto dell’attività di emissione della moneta viene disciplinato dallo stesso Trattato di Maastricht e riservato in favore del SEBC stesso e dunque degli azionisti delle singole banche centrali.
Questo Trattato viene ratificato dall’Italia con la Legge n. 209/1998.
10) All’avvicinarsi dell’avvento dell’euro il Consiglio Europeo emetteva, ai sensi dell’art. 103, paragrafo 5 del TUE, deliberato secondo la procedura dell’art. 189 C del Trattato (a seguito di discutibile parere di ammissibilità procedurale reso dal Parlamento Europeo – Si rinvia alla lettura dell’interessante lavoro sul punto del Prof. Giuseppe Guarino), il purtroppo poco noto regolamento 1466 del luglio 1997 di cui è utile riportare uno stralcio:
a) l’obiettivo a medio termine di una situazione di bilancio della pubblica amministrazione, con un saldo prossimo al pareggio o in attivo e il percorso di avvicinamento a tale obiettivo nonché l’andamento previsto del rapporto debito/PIL (omissis…)
2. Il Consiglio procede all’esame di ciascuno dei programmi di stabilità di cui al paragrafo 1 entro al massimo due mesi dalla presentazione del programma. Il Consiglio, su raccomandazione della Commissione e previa consultazione del comitato di cui all’articolo 109 C, formula un parere sul programma. Se, conformemente all’articolo 103, ritiene che gli obiettivi e i contenuti del programma debbano essere rafforzati, il Consiglio invita, nel suo parere, lo Stato membro interessato ad adeguare il suo programma (omissis…);
(omissis…).
Art. 7 1. Ciascuno Stato membro non partecipante presenta al Consiglio e alla Commissione le informazioni necessarie ai fini dell’esercizio periodico della sorveglianza multilaterale di cui all’articolo 103 nella forma di un programma di convergenza, che costituisce una base essenziale per la stabilità dei prezzi e per una crescita vigorosa (tecnicamente impossibile con queste regole! n.d.s.), sostenibile e favorevole alla creazione di posti di lavoro.
2. Il programma di convergenza contiene le seguenti informazioni, in particolare le variabili relative ai criteri di convergenza: a) l’obiettivo a medio termine di una situazione di bilancio della pubblica amministrazione, con un saldo prossimo al pareggio o in attivo e il percorso di avvicinamento a tale obiettivo; l’andamento previsto dal rapporto debito pubblico/PIL; gli obiettivi a medio termine di politica monetaria; le relazioni tra tali obiettivi e la stabilità dei prezzi e dei cambi (omissis…).
Il regolamento in questione è un autentico “economicidio” oltre che un’evidente cessione di sovranità in materia di politica economica ed ha posto le basi alle norme che nel proseguo della denuncia andremo ad esaminare compiutamente.
Tale fattore di politica economica combinato all’istituzione del SEBC e quindi all’impossibilità degli stati di emettere moneta senza ricorrere all’indebitamento tramite i mercati ha decretato lo scacco matto per la sovranità e l’indipendenza di ogni nazione UE, condannate fin dal 1999 all’arrivo di una crisi di violenza inaudita che, in prima battuta, si riflette sulla distruzione della domanda interna ed il conseguente crollo occupazionale aprendo anche la strada a violenti scenari deflattivi già in atto (la deflazione in cui si trova l’Italia oggi dimostra inequivocabilmente l’insufficienza di moneta nell’economia reale causata proprio dalle regole economiche imposte da Maastricht in poi. Siamo ben sotto al parametro stesso che BCE dovrebbe rispettare, ovvero quello del 2%. La deflazione è un dato eccezionale per le banche creditrici e drammatico per gli Stati debitori).
Crisi che a sua volta, ed è questo il cuore della presente denuncia, costituisce lo strumento per ottenere ulteriori cessioni della sovranità e dell’indipendenza degli stati in un disegno criminoso senza uguali nella storia.
Con ulteriore regolamento 7 luglio 1997 n. 1467 venivano poi previste sanzioni economiche per gli stati inadempienti verso la politica economica imposta dal Consiglio Europeo con un meccanismo sanzionatorio pecuniario in proporzione del PIL (con massimale allo 0,5%) disciplinato dall’art. 12 di predetto regolamento.
14) Con Legge 28 dicembre 2005 n. 262 (disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari) si apre la strada alla cessione della maggioranza delle quote pubbliche della Banca d’Italia che vengono cedute ad azionisti privati (Dall’elenco azionisti disponibile anche su Wikipedia emerge che il capitale sociale di Banca Italia è al 94,33% in mano a banche ed assicurazioni private).
15) Il 13 dicembre 2007 veniva stipulato il Trattato di Lisbona con il quale la Comunità Europea diveniva ancor più propriamente “Unione Europea”. Trattasi di un passo ulteriore verso la cancellazione delle sovranità nazionali precedentemente stoppata dalla bocciatura francese ed olandese alla Costituzione europea avvenuta nel 2005. Dunque un passo ulteriore compiuto non solo senza il consenso dei popoli ma calpestando il loro rifiuto già formalizzato.
L’Italia in virtù di tali politiche economiche profondamente (e volutamente!) recessive che determinavano un costante aumento della pressione fiscale, otteneva una serie storica record di “avanzi primari” (il termine avanzo primario sta a significare che le entrate fiscali superano le spese correnti al netto degli interessi sul debito pubblico debito).
Tali politiche di avanzo si protraggono da vent’anni con la conseguenza che la moneta nell’economia reale italiana, non nascendo spontaneamente in natura, si è via via ridotta distruggendo l’economia del paese.
Ciò, come ovvio, non provocava alcun miglioramento nell’economia del paese che anzi sprofondava sempre più verso la recessione. L’avanzo primario non impediva al debito pubblico di continuare la sua ascesa ma anzi, finiva per favorirla direttamente.
Dunque è circostanza dimostrabile documentalmente che negli ultimi anni circa un quarto della pressione fiscale complessiva veniva utilizzata (e viene utilizzata tutt’oggi) unicamente per pagare interessi sul debito in favore dei mercati e dunque anche di quelle banche che, essendo azioniste di BCE, hanno unilateralmente deciso la politica monetaria dell’Unione Europea con l’assoluta indipendenza di cui all’art. 108 del TUE (oggi 130 TFUE) e che poi acquistano sul mercato secondario le obbligazioni nazionali determinandone il relativo interesse secondo le leggi della domanda e dell’offerta che dunque finiscono per governare con il solo spostamento dei propri ingenti capitali.
Pensare che per anni il dibattito del conflitto di interessi nel nostro paese ha riguardato il Sig. Silvio Berlusconi senza mai intaccare l’ulteriore e più evidente conflitto d’interesse che esisteva, ed esiste, nell’emissione della moneta, è davvero surreale.
L’emissione di moneta infatti è la principale sovranità di una nazione, sovranità che ne garantisce l’indipendenza dai mercati. Dunque non esisteva nulla di più importante su cui vigilare. Perdere la sovranità monetaria in favore di uno straniero equivale a tutti gli effetti ad un’occupazione militare e rappresenta un atto palesemente ostile contro la personalità giuridica dello Stato e come tale punibile ex art. 243 c.p.
17) Sempre nell’anno 2011, nonostante l’importante avanzo primario di cui si è detto, l’Italia è diventata vittima di un vile (ed ampiamente premeditato) attacco speculativo proprio da parte di quei mercati che, rispondendo all’interesse del profitto, agiscono secondo logiche esclusivamente mercantilistiche in una materia, quella monetaria, che invece è di primario interesse pubblico. Come noto la leva monetaria determina direttamente il tasso di occupazione in una nazione.
Il problema più grave causato dall’attacco speculativo comunque non è stato direttamente l’illegittimo profitto delle banche private, ma il fatto che in nome del procurato stato di emergenza l’Italia si sia spogliata di ulteriori fette di sovranità con una serie di provvedimenti del Governo e del Parlamento avvallati dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano;
19) Il 1 luglio 2011 l’agenzia di rating Standard & Poor’s bocciava l’Italia affermando: “Restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito, principalmente a causa della debole crescita”. Il ragionamento dell’agenzia regge unicamente per il fatto che la banca centrale non può più acquistare direttamente il debito pubblico italiano posto che, in caso contrario, la nazione sarebbe sempre e comunque stata solvibile.
22) Ma non è finita qui. L’attacco dei mercati all’indipendenza ed alla sovranità della nazione diventa sempre più frontale: in data 5 agosto 2011 sempre BCE inviava una lettera che, a quanto appreso dagli organi di stampa, avrebbe dovuto rimanere segreta alla pubblica opinione, con la quale addirittura imponeva al Governo Berlusconi l’instaurazione della politica dell’austerità dettando specificatamente la futura agenda economica e le future riforme richieste al paese.
23) Nello specifico BCE, con la citata missiva di cui si chiede sin d’ora l’acquisizione a codesta Spett.le Procura della Repubblica, aveva l’ardire di subordinare l’acquisto dei titoli italiani sul mercato secondario (e dunque in ogni caso ad un tasso ben maggiore, fino a 28 volte maggiore nel novembre 2011, di quello praticato dalla stessa Banca Centrale in favore delle banche commerciali) alla fedele applicazione della politica del rigore finanziario e fiscale. BCE metteva sul piatto anche la riforma delle pensioni, da poco oggetto di censura da parte della Corte Costituzionale, imponendo all’Italia, come ammesso dallo stesso ex Ministro Fornero, di agire dietro la minaccia di non acquistare i titoli di Stato sul mercato secondario.
Questo è pacificamente reato contro la personalità giuridica di uno Stato ma purtroppo, ad oggi, solo la Procura di Trani, ha avuto il coraggio di indagare sui fatti del 2011 portando sul banco degli imputati proprio le agenzie di rating che hanno declassato l’Italia collaborando all’attacco speculativo.
Nel processo in corso il Governo Renzi ha inteso non costituirsi quale parte civile. Fatto ovvio, Renzi non avrebbe potuto costituirsi in giudizio contro chi gli sta imponendo l’agenda delle riforme per il completamento dello smantellamento della personalità giuridica del paese.
24) Occorre ora menzionare il termine “SPREAD”. Variabile completamente sconosciuta alle masse prima del 2011.
Come detto nel 2011 l’Italia era in netto avanzo primario e dunque la situazione era addirittura migliore di quella degli anni precedenti, come migliore erano tutti i dati macroeconomici a partire da quello relativo all’occupazione rispetto ad oggi. Non c’era alcun motivo sopravvenuto perché il paese fosse, solo in allora, ritenuto a rischio insolvenza. L’unica ragione erano le mosse di BCE e DeutscheBank che, ventilata l’ipotesi di uscita dall’euro, volevano tenere il paese sotto scacco per impedirlo. Tornare alla sovranità e all’indipendenza avrebbe impedito alla finanza di dettare legge in Italia;
25) L’Italia, in ogni caso, rispondeva a BCE con il varo, nel mese di agosto 2011, di una manovra correttiva da 45,5 miliardi, ma proprio Berlusconi, conscio di non poter proseguire oltre nell’applicazione di una politica economica restrittiva, paventò un’uscita del paese dall’euro avviando all’uopo una trattativa in sede europea e ciò nell’autunno 2011.
28) Costituisce elemento di fatto anche la conferma da parte dell’ex Ministro del Tesoro U.S.A. Geithner che nel 2011 alcune personalità europee non meglio precisate contattarono l’amministrazione Obama presentando un piano per costringere il governo Berlusconi a dimettersi;
29) Nel mese di settembre 2011 avveniva il già citato declassamento da parte delle agenzie di rating. BCE rimaneva a guardare perseverando in una politica apertamente ostile agli interessi della nazione.
32) In pari data si verificava, altresì, un vero e proprio crollo delle azioni delle principali aziende di Silvio Berlusconi tra cui Fininvest S.p.a. e Mediaset S.p.a. (Le azioni Mediaset perdevano il 12,2% del valore in un solo giorno). Fininvest S.p.a., che nel 2010 aveva avuto un utile netto di circa 160 milioni di Euro, alla fine del 2011 riportava un crollo tale da registrare utile per soli 7,5 milioni.
34) I fatti sopracitati si sono sposati perfettamente (e non può essere una mera coincidenza) con l’immediato intervento del Consiglio Europeo che su proposta della Commissione Europea:
35) Il Governo Monti rispondeva agli ordini della Commissione Europea e di BCE e metteva subito in essere, senza esitazione alcuna, una massiccia politica di aumento della tassazione (auto, casa, pensioni, imposte dirette ed indirette, bolli, addizionali regionali, costi della giustizia, taglio delle pensioni da poco dichiarato incostituzionale, solo per citarne alcune).
Risulta peraltro assai banale un concetto: se per ogni euro circolante lo Stato Italiano, che non può emettere moneta, deve restituire il valore nominale della moneta creata dal nulla e diventata circolante maggiorato degli interessi, potrà adempiere alle proprie obbligazioni solo depredando i cittadini dei risparmi accumulati nelle loro vite con buona pace dell’art. 47 Cost. Il dato non può essere contestato sotto alcun profilo logico, tecnico o giuridico.
L’Ill.ma Procura adita non potrà ignorare questi fatti senza prima prendere puntuale cognizioni della basi economiche e giuridiche necessarie per comprenderli (sul punto non si può che invitare all’attenta visione dei video contenuti sul sito www.riscossaitaliana.it dove economisti e magistrati di chiara fama affrontano le tematiche oggetto del presente esposto. Si citano per la parte giuridica, tra gli altri, Luciano Barra Caracciolo, Presidente V sez. del Consiglio di Stato e Paolo Maddalena vice Presidente emerito della Corte Costituzionale).
Monti intendeva ottenere la moneta, che non viene più immessa nell’economia reale dagli Stati, attraverso le esportazioni. Tale politica è ovviamente matematicamente impossibile visto che una nazione non può vivere di sole esportazioni nel lungo periodo. Anche perché se tutti i paesi del mondo esportassero chi mai potrebbe importare? I marziani?
In sostanza con queste politiche si innesca una competizione verso la deflazione fra i vari Stati.
Ascoltare questa frasi come questa mette davvero i brividi in quanto il costo sociale di una simile operazione è stato ed è immenso (centinaia di morti per suicidio in tutta Italia).
-In data 26.09.2011 durante la trasmissione “L’infedele” Mario Monti prosegue nel suo personale indecoroso spettacolo facendo un’altra dichiarazione orribile: “Oggi secondo me stiamo assistendo, non è un paradosso, al grande successo dell’euro e qual’è la manifestazione più concreta del grande successo dell’euro? La Grecia! Perché l’euro è stato creato sì per avere una moneta unica ma soprattutto per convincere la Germania, che ha fatto il grande sacrificio di rinunciare al marco per avere una moneta comune europea, che attraverso l’euro, attraverso i vincoli che nascevano dall’euro, la cultura della stabilità, il Presidente Ciampi richiamava sempre la cultura della stabilità tedesca, si sarebbe diffusa un po’ per volta a tutti. Quale caso di scuola si sarebbe mai potuto immaginare, caso limite, di una Grecia, che da… è costretta a dare abbastanza peso alla cultura della stabilità e sta trasformando se stessa”.
Nello stesso periodo il PIL che aveva segnato il massimo nel 2008 è sceso fino a 176,6 miliardi ovvero ha avuto un calo del 23%.
Il dato della disoccupazione in Grecia è arrivato nel 2013 al 27,3% e continua a salire.
Trattasi dello specchio esatto di quanto sta accadendo in Italia con le politiche di consolidamento fiscale inaugurate nel 2011.
Quanto compiuto in Grecia dunque non è un successo dell’euro ma un crimine contro l’umanità.
-Infine si cita un’ultima dichiarazione, facilmente rinvenibile su vari canali you tube, in cui Monti confessa la commissione di delitti contro la personalità dello Stato: “Io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva, anche l’Europa, non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di GRAVI crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario . E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini, ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico di non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile conclamata. Certamente occorrono delle autorità di enforcement (n.d.s. costrizione traducendo in Italiano) rispettate che si facciano rispettare che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati oggi abbiamo in Europa troppi Governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata la capacità di azione le risorse l’indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un’economia anche solo liberale”.
Tale dichiarazione renderebbe addirittura superflua la prosecuzione nella lettura del presente atto al fine di dichiarare la piena responsabilità di Monti Mario e di chi persegue le medesime politiche per il reato di cui all’art. 241 c.p. e/o 243 c.p. e si inquadra alla perfezione nel contesto normativo in cui l’UE è stata via via trasformata, da strumento di sviluppo e pace, in una dittatura finanziaria dalla quale solo la magistratura, l’unico potere ancora realmente libero nel nostro paese (e non a caso oggetto, come l’avvocatura, di recenti attacchi per minarne l’indipendenza), può finalmente salvarci.
– Il Parlamento ratifica, con legge promulgata da Napolitano il 23.07.2012 il Trattato sulla stabilità il coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, meglio noto come Fiscal Compact che eleva a fonte primaria del diritto UE il PSC già approvato con i regolamenti del 2011 della commissione europea (six pack e two pack);
– Con legge Costituzionale n. 1 del 20 aprile 2012 sono state riformate, limitando la sovranità dello Stato Italiano in favore dell’Unione Europea alcuni articoli della Costituzione. La norma che più rileva è ovviamente la modifica dell’art. 81 Cost. che introduce il pareggio in bilancio che oggi recita: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale”;
Non si può dunque che parlare di una nuova ed evidentissima cessione della sovranità nazionale che impone altresì condizioni estremamente gravose per un paese ormai economicamente distrutto dalle misure di austerità imposte dallo stesso Governo Monti sotto l’egida di BCE e lo sguardo compiaciuto di Giorgio Napolitano che anzi in data 13.10.2012 dichiarava: “per crescere cedere ulteriore sovranità all’Europa”. Trattasi di un’affermazione che sic et simpliciter costituisce un reato perché si chiede di cancellare e/o comunque comprimere ulteriormente la personalità giuridica dell’Italia, bene tutelato dal nostro codice penale.
38) Il Governo Monti termina con le dimissioni del Presidente del Consiglio rassegnate in data 21.12.2012 ed il paese torna alle elezioni sempre con la legge che poi sarà dichiarata incostituzionale con sentenza n. 1 del 2014.
39) Il clima in cui si svolgono le elezioni politiche è di terrore e paura. Ogni tentativo di mettere in discussione le fallimentari politiche di austerità e di cessione della sovranità nazionale viene stigmatizzato come populismo. In mancanza del rispetto delle politiche di rigore fiscale viene falsamente prospettata la distruzione economica della nostra nazione. Ciò è perfettamente in linea con la dichiarazione del Sig. Monti sopra trascritta e prodotta.
La scelta del Presidente ricade ancora una volta su una persona diversa dai candidati alla Presidenza del Consiglio, ovvero Enrico Letta, il quale ha da subito proseguito con assoluta dedizione nelle politiche imposte dalla BCE (anche per tramite UE) e dunque dirette inequivocabilmente alla distruzione della domanda interna allo scopo di abbattere i salari ed indurre una crisi che conseguentemente porti i cittadini ad accettare nuove cessioni della sovranità nazionale anche grazie meccanismi di “enforcement” (costrizione) quali il MES e il poco noto ERF (European Redemption Fund) che impone agli Stati di garantire con beni reali il proprio debito esattamente come fanno i cittadini quando chiedono un mutuo. Semplicemente ridicolo: le nazioni private della sovranità vengono declassate al rango di qualsivoglia altro soggetto privato.
42) In data 15 giugno 2013 il Governo Letta vara il “Decreto del Fare” con il quale è stata ulteriormente incrementata la pressione fiscale con esso. Viene confermato l’aumento dell’IVA dal 1 ottobre (aumento che ha comportato un calo del relativo gettito ma è stato molto efficace nell’abbattere i consumi) e l’aumento degli acconti sulle imposte dirette, azione economicamente folle in un sistema già in recessione certificata in cui dunque non è prevedibile una crescita dei redditi per l’anno successivo.
44) Pare quasi superfluo dire, avvicinandosi alla conclusione di questa lunga (seppur largamente incompleta) premessa, che a seguito delle politiche di austerità tutti i dati economici del paese sono peggiorati e la sovranità ed indipendenza dell’Italia è stata cancellata e ciò senza contare l’imminente arrivo di altro strumento che Mario Monti chiamerebbe di “enforcement” ovvero il già citato ERF (European Redemption Fund).
Il debito pubblico del nostro paese a dicembre 2011 era pari ad € 1.907.612.000.000, dopo un solo anno di “cura” Monti era già salito ad € 1.989.432.000.000.
A dicembre 2013 il debito ha addirittura sfondato la soglia di € 2.070.000.000.000 ed il rapporto con il PIL, nel frattempo precipitato a causa delle politiche volte alla distruzione della domanda interna, ha raggiunto il 130% così peggiorando considerevolmente il dato del 120% del 2011.
Oggi il debito, sotto il Governo Renzi (Governo che persegue le medesime politiche di sottrazione dell’indipendenza e della sovranità nazionale), ha sfondato il muro del 130% arrivando a Marzo alla cifra complessiva di 2.120 miliardi di Euro.
Insomma l’austerità ha spinto la nazione in una spirale recessiva volta ad ottenere le elencate (macroscopiche) cessioni della sovranità nazionale con conseguenze disastrose per la vita umana.
46) Il 1 dicembre 2014, anche Padoan si è unito al coro affermando “Cedere sovranità all’Europa per uscire dalla crisi”, Laura Boldrini ha fatto altrettanto su twitter affermando addirittura che è necessario vincere le resistenze alla cessione di sovranità. Insomma si continua a parlare, a totale sproposito, di un atto ostile contro la personalità giuridica del paese, atto che costituisce reato a prescindere dal fatto che le cessioni siano o meno dannose per l’economia italiana. Sul punto si dirà meglio infra;
47) Matteo Renzi, il Presidente del Consiglio, del terzo governo consecutivamente imposto da forze esterne al Paese, prosegue nella direzione dei suoi predecessori arrivando a modificare surrettiziamente la forma di governo del paese con la riforma costituzionale che elimina il bicameralismo e la versione moderna della Legge Acerbo che consolidò il fascismo nel 1923, ovviamente parliamo dell’italicum;
48) In sostanza conferendo la maggioranza assoluta, nell’unico ramo del Parlamento rimasto, ad un solo partito si cancellano con un battito di ciglia tutti i meccanismi di garanzia costituzionale previsti per l’equilibrio tra i tre poteri fondamentali dello Stato. La maggioranza assoluta in Parlamento consentirà, a cascata, la nomina di ogni altra Istituzione Repubblicana. Il potere esecutivo prevarrà su tutti gli altri in quella che era una Repubblica Parlamentare. Ovviamente tale modifica dell’ordinamento Costituzionale modifica la forma Repubblicana in chiara violazione dell’art. 139 Cost. Gravissimo dunque che il nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella abbia promulgato il cd. italicum.
L’art. 283 c.p. infatti sanziona anche il mutamento della forma di governo del paese, norma modificata nel 2006 con l’inserimento della violenza quale elemento costitutivo del reato. Anche di questo di dirà infra.
49) Merita ultima menzione in questa lunga (seppur incompleta) analisi le frasi dette dal deputato PD, Alfredo D’Attorre sulla rete “La 7” il 1 maggio 2015. Il deputato ha affermato che il PD persegue interessi stranieri e che la disoccupazione è mantenuta alta volutamente. Dichiarazione che non sorprende chi ha chiaro il disegno eversivo di fondo ma che ovviamente deve indurre l’Ill.ma Procura della Repubblica adita a procedere ad una seria indagine su quanto oggetto della presente denuncia (si noti che non si è scelta la forma dell’esposto alla luce del fatto che i reati di cui si dirà infra in diritto sono palesi e manifesti e non frutto di opinioni personalidello scrivente. Purtroppo solo l’assenza di un approfondito studio economico e giuridico su queste tematiche rende ancora oscuro il disegno complessivo, ma ormai una parte sempre più ampia di operatori del diritto stanno ribadendo, senza più alcun freno, i medesimi concetti).
50) Occorre dunque prendere atto che quelle compiute negli ultimi atti non sono libere scelte politiche ma un attacco al potere d’imperio dello Stato che finisce per essere gradualmente svuotato della sua personalità giuridica.
Tale azione non è una libera scelta ma un comportamento che configura reato per la lesione di quel particolare bene giuridico che è la personalità giuridica del Paese, bene tutelato nel capo I, del titolo I del secondo libro del codice penale.
Non rileva dunque che gli attori di tali politiche siano o meno in buona o mala fede circa il futuro del paese, ma rileva solo che scientemente abbiano inteso menomare la sovranità e l’indipendenza del paese.
Sulla base dei fatti premessi si ritiene, senza alcun tema di smentita, che siano stati consumati i reati di cui all’epigrafe del presente atto commessi dalle più alte cariche dello Stato, dai membri dei Governi e dei Parlamenti che si sono succeduti dal 1992 ad oggi, nonché dai governatori della Banca d’Italia e di BCE sempre dal 1992 ad oggi.
Ivi compresi dunque le persone dei Sig.ri Giuliano Amato, Romani Prodi, Mario Monti, Enrico Letta, Fabrizio Saccomanni, Mario Draghi, Matteo Renzi, certamente Giorgio Napolitano e forse anche del Presidente Sergio Mattarella dopo l’assurda promulgazione dell’Italicum, chiedendo all’uopo che si valuti l’emissione dei provvedimenti cautelari meglio visti e ritenuti ovvero di valutare l’arresto in flagranza di reato posto che le illegittime cessioni di sovranità nazionale stanno proseguendo alacremente con inevitabile compromissione del bene giurdico della personalità dello Stato penalmente tutelato. Anzi, come abbiamo visto, le cessioni vengono ormai invocate senza alcun freno pur costituendo un atto palesemente eversivo.
Ecco le norme del codice penale da esaminare:
A) Il reato di cui all’art. 241 c.p. (attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato) che in riferimento alla persona del Capo dello Stato diviene punibile ex art. 90 Cost. letto in combinato con il dettato di cui all’art. 77 c.p. mil.p. ed
B) Il reato di cui all’art. 243 c.p. (Intelligenze con lo straniero a scopo di guerra contro lo Stato Italiano) che tuttavia ad avviso di chi scrive non può coinvolgere il Capo dello Stato per espressa limitazione costituzionale;
C) Il reato di cui all’art. 264 c.p. (Infedeltà in affari di Stato). La frase di D’Attore “Il PD persegue interessi stranieri” obbliga ad un’indagine specifica sul punto;
D) Il reato di cui all’art. 283 c.p. (attentato contro la Costituzione dello Stato), che in riferimento alla persona del Capo dello Stato diviene punibile ex art. 90 Cost. letto in combinato con il dettato di cui all’art. 77 c.p. mil.p.;
E) Il reato di cui all’art. 287 c.p. (usurpazione di potere politico o di comando militare);
F) Il reato di cui all’art. 289 c.p. (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali) che in riferimento alla persona del Capo dello Stato diviene punibile ex art. 90 Cost. letto in combinato con il dettato di cui all’art. 77 c.p. mil.p.;
G) Il reato di cui all’art. 294 c.p. (Attentato contro i diritti politici del cittadino).
Detta modifica normativa è assai inquietante ed ha anticipato di pochi mesi la pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 16751 del 21.07.2006 che per la prima volta era chiamata a disquisire proprio in merito a questioni monetarie e di sovranità, per quanto in maniera palesemente incidentale visto che l’attore non aveva in alcun modo contestato la legittimità dei Trattati Europei con cui la cessione si era verificata.
I fatti abbondantemente narrati nelle premesse del presente esposto ovviamente rientravano perfettamente all’interno della condotta punita dall’art. 241 c.p. prima della poco comprensibile riforma del 2006 visto che l’indipendenza del Paese è stata pacificamente compromessa dalle cessioni di sovranità.
Ci si chiede tuttavia quale fosse l’urgenza di riformare reati sostanzialmente mai applicati nella storia dell’ordinamento italiano come quelli che puniscono i delitti contro la personalità dello Stato.
Ci si domanda dunque se la modifica della fattispecie penale sia stata fatta appositamente al fine di consentire che le cessioni di sovranità compiute in spregio agli artt. 1 ed 11 Cost. non fossero più perseguibili.
In tale caso la stessa L 24.02.2006 n. 85 costituirebbe elemento costitutivo del reato e dunque parte dell’intero disegno criminoso per cui si discute, con conseguente legittima applicazione dell’art. 241 c.p. nel testo previgente.
In sostanza nel 2006 si tentò ed in parte si attuò la depenalizzazione del colpo di Stato!
Ad ogni buon conto, nonostante la citata modifica normativa, chi scrive ritiene che la fattispecie di cui all’art. 241 c.p. sia, in ogni caso, ancora ampiamente applicabile per le cessioni della sovranità e la menomazione dell’indipendenza del paese avvenute dal 1992 ad oggi ed ancora in essere come prova anche la destituzione del Governo Berlusconi avvenuta nel 2011.
In primo luogo occorre esaminare approfonditamente gli art. 1 ed 11 cost. e valutare la loro compatibilità con il Trattato Istitutivo dell’Unione Europea e con le ulteriori norme recentemente approvate dal Parlamento Italiano come, ad esempio, la L. 23.07.2012 n. 116 istitutiva del cd. MES nonché la riforma costituzionale che, sempre nel 2012, ha modificato gli artt. 81, 97, 117 e 119 Cost. in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento e con i diritti inalienabili dell’uomo.
Ovviamente la cessione della sovranità monetaria ad una banca sovranazionale composta da azionisti privati, banca che non risponde ad alcun controllo democratico in quanto indipendente dagli Stati dai quali non può accettare neppure meri consigli ex TFUE, non è atto conforme alla nostra Costituzione.
La cessione è per definizione la perdita della sovranità per consegnarla ad un soggetto esterno, fatto che nel caso in esame è pacificamente avvenuto. Inoltre BCE non sarebbe comunque organismo che rientra nei vincoli di scopo ben previsti dall’art. 11 Cost.
Sul punto il PSC (il patto di stabilità e crescita che impone vincoli tassativi al deficit con conseguenti sanzioni e commissariamenti del Paese che così non può più perseguire i suoi scopi, in primis la tutela del lavoro) costituisce indiscutibilmente una cessione assoluta di sovranità e non certo una mera limitazione in condizioni di reciprocità per gli scopi di cui all’art. 11 Cost.
Tornando a BCE invece risulta evidente, che tra i Governi e la stessa Banca Centrale non vi è alcuna parità di poteri e che dunque la conseguente cessione assoluta della sovranità monetaria in favore di detta banca, peraltro per motivi che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo della pace e della giustizia tra le nazioni, esula ampiamente dai limiti del dettato costituzionale rientrando nel pieno ambito di operatività della fattispecie penale di cui all’art. 241 c.p. visto che l’indipendenza del Paese è lesa.
Peraltro, come già detto, non solo BCE è un organismo sovranazionale che ex lege non può accettare anche solo semplici “consigli” dagli Stati e dagli altri organi UE, ma addirittura è una Banca Centrale che non ha alcuna funzione di prestatore di ultima istanza ma fornisce credito unicamente alle banche commerciali consentendo loro enormi profitti senza sostenere in alcun modo l’economia reale e sottoponendo gli Stati ai capricci della speculazione che, semplicemente decidendo di non acquistare i titoli di Stato, impone a proprio piacimento le politiche nazionali. L’agenda del Governo, da Monti a Renzi, è pacificamente quella disposta dalla famosa missiva di BCE del 2011 e dalle più grandi banche d’affari internazionali.
Anche sul punto la Procura potrà acquisire una mole enorme di documenti se avrà finalmente il coraggio di non considerare ineluttabile quanto sta accadendo.
Queste banche commerciali, che poi altro non sono che le stesse componenti del consiglio d’amministrazione di BCE, usano la massa monetaria immessa dal nulla nel sistema unicamente per trarre profitti ed acquistare beni o servizi a prezzi ormai stracciati, anche grazie all’ulteriore follia delle privatizzazioni.
Storia di poco tempo fa la triste svendita di pezzi della nostra nazione compiuta in medio oriente dal Presidente del Consiglio Enrico Letta e proseguita da Matteo Renzi che ha recentemente avvallato l’ulteriore svendita di Alitalia.
Come testualmente dichiarato da Monti Mario la crisi è divenuta l’arma necessaria per fare sì che l’Europa potesse fare dei passi avanti che, sempre secondo Monti, sono appunto l’illecita cessione di sovranità in favore del mercato, così abbattendo definitivamente le singole sovranità nazionali. Trattasi di dichiarazione palesemente confessoria.
In questo contesto si colloca l’approvazione da parte del Governo del MES, del pareggio di bilancio in costituzione in esecuzione del Trattato cd. Fiscal Compact (una clamorosa e totale cessione di sovranità in materia economica), del cd. two-pack nonché dell’unione bancaria e delle ulteriori riforme costituzionali in programma e già più volte annunciate da quelli che una volta erano Governi di Stati sovrani e che oggi sono meno di colonie inermi nanti al potere dei mercati.
Il SEBC (Sistema europeo delle banche centrali), con la sua totale indipendenza, non ha dunque alcuna legittimità giuridica.
L’austerità è l’atto “impropriamente” violento (anche se forse si potrebbe parlare addirittura di atto apertamente violento in re ipsa viste le conseguenze di morte che ha comportato e comporta) imposto da BCE e pedissequamente posto in essere dal Governo Monti prima, Letta poi e Renzi oggi, sempre con l’avvallo del Presidente Napolitano e purtroppo dopo la promulgazione dell’italicum (pare) anche da parte del Presidente Sergio Mattarella, che distruggendo la domanda interna e conseguentemente riducendo la popolazione in una condizione di paura e sempre più dilagante povertà, ha determinato l’accettazione sulla base di una falsa forza maggiore di ogni atto con cui la sovranità italiana è stata completamente sottratta.
Occorre fare un’ultima riflessione laddove non si aderisse all’eccezione di “atti violenti” che ivi si espone trattando di altro reato previsto dal codice penale.
La qualificazione giuridica meno immediata è invece quella che definisce appunto il concetto di “atto ostile”. Per comprendere il senso del termine basta ricordare il capo del codice penale in cui il reato è inserito, ovvero quello che mira a tutelare la personalità giuridica dello Stato.
Atti di ostilità dunque sono tutte le azioni d’inimicizia diverse dalla guerra stessa che risultino dannose degli interessi del paese anche qualora non coercitivi o non violenti. Ecco dunque spiegata la ragione per cui, non aderendo a quanto precedentemente asserito, l’art. 243 c.p. diventa norma residuale rispetto al 241 c.p.
Se si parla di interessi nazionali la valutazione dovrà quindi essere esclusivamente giuridica e non di mera opportunità. Anche se si ritenesse che la cancellazione dell’Italia come Stato possa essere atto compiuto nell’interesse del popolo italiano stesso, ciò non toglierebbe la qualifica di atto ostile ad un trattato che disponga suddetta cancellazione.
Dunque i discorsi come quelli di Mario Monti, di Giorgio Napolitano, di Mario Draghi, Laura Boldrini, Padoan e Matteo Renzi di cui si è già detto, ove si enfatizza il disegno criminoso di “cedere” (dichiarano apertamente che non si tratta di limiti!) la sovranità nazionale in favore dell’Europa dei mercati non fa altro che evidenziare indiscutibilmente l’elemento psicologico del reato in parola.
D’altrocanto è facile comprendere che la stessa definizione di Stato comporta il potere sovrano dello stesso sul proprio territorio, il cd. potere d’imperio. Lo Stato appunto è popolo, territorio e sovranità, ed in uno Stato democratico la sovranità appartiene al popolo e dunque non può essere ceduta a terzi.
-in merito al reato sub C)
L’art. 264 c.p. sanziona: “Chiunque incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento per l’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni”.
La norma è fin troppo chiara e tassativa.
Se nei rapporti internazionali si perseguono interessi contrari a quello del paese si commette reato. Ovviamente per interessi contrari non si deve intendere solo quelli dannosi per l’economia dello Stato ma anche quelli che mirano a causare la cessione della sovranità e dell’indipendenza nazionale poiché costituiscono una menomazione della personalità giuridica dell’Italia, atto per definizione contrario ai nostri interessi e ovviamente a noi ostile.
Ma ovviamente vi è di più.
La crisi non è un fatto ineluttabile ma è causata dalle norme che hanno imposto al Paese una serie record di avanzi primari, ovvero norme che ci hanno imposto di tassare più di quanto spendiamo al netto degli interessi sul debito (ciò avviene sin dal Protocollo n. 12 allegato al Trattato di Maastricht che ha imposto il noto limite al deficit annuo in rapporto al PIL nella misura del 3%, misura che fin da allora era già superata con il solo costo degli interessi passivi, così condannando matematicamente l’Italia ad una violenta crisi economica).
Così facendo la moneta circolante nell’economia reale si è ridotta e l’economia, come un corpo umano senza sufficiente sangue, è ovviamente morta.
Si è scientemente deciso di lasciarci in costante rarefazione monetaria, ovviamente al fine di cancellare Stati nazionali e democrazia.
Ad ogni buon conto dopo le dichiarazioni di D’Attorre su La 7 non è in nessun caso ipotizzabile che l’Ill.ma Procura ometta di aprire una seria ed attenta indagine sul punto visto che si è apertamente dichiarato che il PD fa interessi stranieri e non quelli nazionali, mantenendo volutamente alta la disoccupazione.
Occorre sentire a SIT il coraggioso e sincero deputato al fine di chiedere la spiegazione tecnica di una simile dichiarazione che ammette la sussistenza di un grave reato in corso.
-in merito al reato sub D)
Paura che ha consentito, subito dopo l’inizio del Governo Monti, di approvare a tempo record la vergognosa riforma costituzionale menzionata, contraria ai principi fondamentali della nostra carta ovvero ai più volte menzionati artt. 1 e 11 cost. nonché all’art. 47 Cost. che imponendo la tutela del risparmio eleva il deficit ad obbligo giuridico, posto che il risparmio è matematicamente possibile solo con una politica di deficit nel lungo periodo. Se lo Stato recupera a tassazione tutta la moneta immessa con la spesa pubblica non serve il pallottoliere per comprendere che il risparmio diventa matematicamente impossibile.
Il tema è estremamente tecnico e pertanto, per comodità dell’Ill.ma Procura si rinvia agli atti di un convegno che ha visto partecipare, oltre allo scrivente, anche numerosi magistrati, giuristi ed economisti di spicco tutti concordi nella suesposta affermazione. Ecco il link: http://www.studiolegalemarcomori.it/ruolo-risparmio-moneta-nel-disegno-costituzionale/
Si è infatti inserito in Costituzione una cessione di sovranità monetaria ed economica incompatibile con gli scopi delle limitazioni possibili ex art. 11 Cost. impedendo alla Repubblica di agire in futuro compatibilmente al suo scopo fondante, la tutela del lavoro.
Sul punto si rammenta la superiorità dei principi fondamentali dell’ordinamento e dei diritti inalienabili dell’uomo su ogni altra norma, nonché sugli stessi Trattati UE e più in generale sul diritto internazionale.
La sentenza n. 238/14 della Corte Costituzionale è stata chiarissima sul punto: “Non v’è dubbio, infatti, ed è stato confermato a più riprese da questa Corte, che i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e i diritti inalienabili della persona costituiscano un «limite all’ingresso[…] delle norme internazionali generalmente riconosciute alle quali l’ordinamento giuridico italiano si conforma secondo l’art. 10, primo comma della Costituzione»(sentenze n. 48 del 1979 e n. 73 del 2001) ed operino quali “controlimiti” all’ingresso delle norme dell’Unione europea (ex plurimis: sentenze n. 183 del 1973, n.170 del 1984, n. 232 del 1989, n. 168 del 1991, n. 284 del 2007), oltre che come limiti all’ingresso delle norme di esecuzione dei Patti Lateranensi e del Concordato (sentenze n. 18 del 1982, n. 32, n. 31 e n. 30 del 1971). Essi rappresentano, in altri termini, gli elementi identificativi ed irrinunciabili dell’ordinamento costituzionale, per ciò stesso sottratti anche alla revisione costituzionale (artt. 138 e 139 Cost.: così nella sentenza n. 1146 del 1988)”.
Ed ancora la Corte sempre con la medesima pronunzia ha ribadito: “Anche in una prospettiva di realizzazione dell’obiettivo delmantenimento di buoni rapporti internazionali, ispirati ai principi di pace e giustizia, in vista dei quali l’Italia consente a limitazioni di sovranità (art. 11 Cost.), il limite che segna l’apertura dell’ordinamento italiano all’ordinamento internazionale e sovranazionale (artt. 10 ed 11 Cost.) è costituito, come questa Corte ha ripetutamente affermato(con riguardo all’art. 11 Cost.: sentenze n. 284 del 2007, n. 168 del 1991, n. 232 del 1989, n. 170 del 1984, n. 183 del 1973; con riguardo all’art. 10, primo comma, Cost.: sentenze n. 73 del 2001, n. 15 del 1996 e n. 48 del 1979; anche sentenza n. 349 del 2007), dal rispetto dei principi fondamentali e dei diritti inviolabili dell’uomo, elementi identificativi dell’ordinamento costituzionale”.
Ciò comporta che ovviamente anche la Legge Costituzionale che ha modificato le norme della Costituzione citate è soggetta al medesimo vaglio di legittimità. Costituendo, in particolare la modifica dell’art. 81 Cost., un vincolo permanente all’esercizio della sovranità del paese che annulla la fondazione della stessa Repubblica sul lavoro cancellando la tutela del risparmio. Per tali ragioni non vi è dubbio alcun che il pareggio in bilancio in Costituzione sia un illecito penale oltre che una violazione manifesta dei principi fondamentali (e dunque inemendabili ex art. 139 Cost.) della nostra carta fondamentale.
Rammentiamo poi che la norma punisce anche una diversa ed ulteriore condotta: la modifica della forma di Governo.Atto che sta ponendo in essere proprio Matteo Renzi con la riforma della legge elettorale e quella costituzionale volta ad abolire il bicameralismo perfetto.
Tale riforma, consegnando la maggioranza assoluta ad una forza sola nel paese, determina una surrettizia modifica della forma di Stato. La Repubblica Parlamentare cede il passo e viene smantellata. L’esecutivo assume il controllo totale anche degli organi di garanzia e di equilibrio tra i tre poteri fondamentali dello Stato poiché ne sceglierà i membri.
Ante 2006 il reato sarebbe stato pacifico, oggi occorre identificare la violenza nella cooptazione, nella coercizione del partito al Governo sui membri del Parlamento.
Tale coercizione è avvenuta sia attraverso la falsa rappresentazione di una crisi economica evitabile solo con simili demenziali provvedimenti, sia grazie alla composizione del Parlamento di meri nominati. Un nominato siede nelle Istituzioni poiché è stato ivi inserito dal partito ed è consapevole che non rispettando gli ordini perderà il proprio posto.
Ecco che il ricorso alla fiducia nel momento che si approva una legge in un Parlamento di nominati diviene la forma di coercizione suprema, senza contare che ovviamente il fatto che il Parlamento sia composto da nominati è un palese e già accertato illecito costituzionale con possibili riflessi penali per le ragioni che si diranno infra.
Non può e non deve trarre in inganno, ai fini della configurazione del reato di cui si discute, il fatto che Berlusconi abbia rassegnato le proprie dimissioni visto che la sua scelta non è stata in alcun modo libera. La volontà del Governo è stata palesemente cooptata.
Lo stesso Monti ha più volte confermato tale circostanza con dichiarazioni a dir poco sconcertanti menzionate in narrativa e facilmente reperibili in rete semplicemente scrivendo le parole chiave “Monti-sovranità”.
La Cassazione con la successiva sentenza n. 8878/2014 ha potuto, in conseguenza della declaratoria d’incostituzionalità della legge elettorale che: “i ricorrenti non hanno potuto esercitare il diritto di voto nelle elezioni (omissis…), svoltesi successivamente all’entrata in vigore della L. n. 270/2005 e sino alla data della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014, secondo le modalità, previste dalla Costituzione, del voto personale, eguale, libero e diretto”. La Cassazione ha poi evidenziato “la grave alterazione della rappresentatività democratica”.
La Corte Costituzionale ha rimarcato nella propria pronunzia l’importanza del principio della continuità dello Stato che tuttavia non conferisce, ad avviso di chi scrive, legittimitàall’usurpazione del potere politico protrattasi per quasi dieci anni e che ancora si protrae e si protrarrà con l’indegno italicum, legge che ancora una volta prevede un folto gruppo di nominati in Parlamento ed un premio di maggioranza che stravolge l’essenza parlamentare della Repubblica.
La Corte, semplicemente, ha richiamato la Costituzione, mantenendo l’esistenza di uno Stato fino alle prossime necessarie elezioni così esprimendosi: “Rileva nella specie il principio fondamentale della continuità dello Stato, che non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali: di tutti gli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento. È pertanto fuori di ogni ragionevole dubbio – è appena il caso di ribadirlo – che nessuna incidenza è in grado di spiegare la presente decisione neppure con riferimento agli atti che le Camere adotteranno prima di nuove consultazioni elettorali: le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare. Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finché non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.), come anche a prescrivere che le Camere, «anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni» per la conversione in legge di decreti-legge adottati dal Governo (art. 77, secondo comma, Cost.)”.
Vale solo la pena rimarcare che questo Parlamento, come noto, sta addirittura modificando la Costituzione.
Ciò giustifica ampiamente la richiesta d’intervento urgente della Magistratura con particolare riferimento all’adozione di una misura cautelare, della specie meglio vista e ritenuta, che pare l’unico mezzo atto a fermare tale aberrazione morale e giuridica prima che per la democrazia sia troppo tardi.
F) L’art. 289 c.p. dispone:“È punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente:
-in merito al reato sub. G)
La già trascritta dichiarazione del Sig. Mario Monti costituisce la prova provata della veridicità di quanto si afferma. Vale dunque la pena riportala nuovamente data la sua manifesta violenza intrinseca (e la sua natura palesemente confessoria in merito anche ai reati di cui agli artt. 241, 243 e 264 c.p.): “Io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva, anche l’Europa, non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di GRAVI crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario . E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini, ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico di non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile conclamata. Certamente occorrono delle autorità di enforcement (n.d.s. costrizione traducendo in Italiano) rispettate che si facciano rispettare che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati oggi abbiamo in Europa troppi Governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata la capacità di azione le risorse l’indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un’economia anche solo liberale”.
La coercizione psicologica sugli elettori italiani è stata dunque pacificamente ammessa. In claris non fit interpretatio!
Infine si rammenta che a seguito della declaratoria di incostituzionalità delle Legge elettorale di cui si è detto è un Parlamento illegittimo composto in violazione accertata delle norme costituzionali a procedere nella modifica della stessa Costituzione.
Francamente chi non vede in tutto questo un’eversione dell’ordine democratico, a prescindere dalle legittime idee politiche di turno, è completamente cieco.
Si rammenta infine alla Procura che le opportune ed approfondite indagini in merito ai temi trattati nel presente esposto potrebbero portare all’attenzione anche un’altra norma penale, l’art. 246 c.p. (corruzione del cittadino da parte dello straniero).
Sul punto chi scrive non ha prove di dazioni di denaro da parte di gruppi finanziari in favore delle più alte cariche dello Stato italiano.
Tuttavia il conflitto di interessi in cui versano ed hanno versato numerosi membri delle Istituzioni è palese e manifesto visto che, ad incarichi in favore delle più grandi banche d’affari internazionali, o comunque altre istituzioni internazionali, sono succedute funzioni governative.
Si pensi ad esempio la posizione dello stesso Mario Monti o del Ministro Padoan.
Ovviamente il conflitto d’interessi evidente in cui versavano e versano non prova automaticamente la commissione del delitto di cui all’art. 246 c.p.
Ma sul punto si chiede alla Procura di fare chiarezza pur non formulando lo scrivente una formale denuncia ai sensi e per gli effetti di tale norma.
Per tutte le altre ipotesi di reato la denuncia è invece formale è non formulata contro ignoti.
Monti e Padoan hanno oggettivamente qualcosa da spiegare ed il processo in corso a Trani, di cui la Procura dovrebbe ad avviso dello scrivente acquisire integralmente gli atti poiché connesso alla presente denuncia, lo dimostra.
A Padoan e Renzi poi chiederei di spigare perché lo Stato non si è costituito parte civile nel procedimento nonostante ciò sia contrario agli interessi nazionali.
Si chiede l’emissione dei provvedimenti cautelari meglio visti e ritenuti per fermare quello che appare, a tutti gli effetti, un colpo di Stato, peraltro ormai in fase di oggettiva ultimazione.
Si indicano tutte le persone indicate nel presente atto quali sommari informatori dei fatti ivi narrati al fine di ricostruire compiutamente gli accadimenti che ovviamente sono estremamente articolati e complessi (benché il substrato giuridico sia banale. Cedere sovranità = atto ostile contro la personalità dello Stato = reato).
Si indicano come ulteriori sommari informatori i Sig.ri Giulio Tremonti, Jean-Claude Junker, José Manuel Durao Barroso, Renato Brunetta, Nigel Farage, tutti i Giudici della Corte Costituzionale che hanno pronunciato la sentenza n. 1/2014 ai fini che possano fornire interpretazione autentica della stessa circa la legittimità del Parlamento oltre ai limiti della prorogatio, Stefano Fassina, Giuseppe Lauricella, Alexis Tsipras, Yanis Varoufakis, i legali rappresentanti di Goldman Sachs e JP Morgan (che come noto ha scritto la lista delle riforme che l’Italia dovrebbe fare), nonché i legali rappresentanti delle principali agenzie di rating internazionale con riserva di ulteriormente dedurre ed argomentare.
Per i temi economici dibattuti si ritiene utile sentire il premio nobel per l’economia Paul Krugman.
Si chiede altresì acquisizione degli atti di indagine relative al procedimento penale pendente a Trani in riferimento ai fatti del 2011 P.M. Michele Ruggiero, acquisizione della lettera di BCE del 2011 nonché di ogni altro elemento di fatto indicato nel presente esposto.
Delitti contro la personalità dello Stato: non denunciare le cessioni di sovranità è reato. | StopEuro.org
[…] Ebbene denunciamo! Scaricate qui la denuncia contro il colpo di Stato in corso: clicca qui. […]
Guarda 10 agosto 2017
Invio denuncia alla Procura di Roma
Sembra coincidere con l’atto di sfratto presentato oggi dal Generale Pappalardo al Commissario di Montecitorio affinche lo invii al Presidente della Repubblica e che entro 30 gg. avvenga lo sfratto. Quindi politici abusivi in un Parlamento abusivo andrebbero perseguiti come Lei si Propone.
NAPOLI 23 OTTOBRE TONINO CANTALAMESSA E LA DESTRA CHE FU -“L’ITALIA NON E’ PIU’ UNO STATO” E ALTRE NEWS | Associazione Azimut
[…] La denuncia contro le più alte cariche dello Stato … – Avv. Marco Mori […]
luciano boggian
Dopo aver scaricato ed aperto il file .doc dell’esposto, ho apportato delle correzioni e un’aggiunta a pag. 43: nella frase “e forse anche del Presidente Sergio Mattarella dopo l’assurda promulgazione dell’Italicum”, subito dopo, ho aggiunto “e il recente veto sulla scelta del Ministro Savona per il governo Lega-M5S”.
Ho inviato l’espoto compilato e firmato alla Procura della Repubblica, se ne vuoi vedere il file .pdf, contattami pure.
Grazie mille ancora per il tuo duro lavoro a difesa della nostra sovranità nazionale,
[…] La denuncia contro le più alte carico dello Stato per la cessione della nostra sovranità: scaricat… […]

References: art. 108
 art. 130
 art. 241
 art. 243
 art. 130

Art. 7
 art. 243
 sentenza 
 art. 90
 art. 90
 art. 90
 art. 1
e contrario
 art. 11
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 139
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza