Source: https://renatodisa.com/2013/04/17/corte-di-cassazione-sezione-vi-sentenza-10-aprile-2013-n-16391-in-tema-di-favoreggiamento-personale-laiuto-deve-essere-positivo-e-diretto-in-relazione-allo-scopo-ma-non-occorre-che-lo-sia-anc/
Timestamp: 2018-04-21 03:56:18+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 10 aprile 2013, n.16391. In tema di favoreggiamento personale, l'aiuto deve essere positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che lo sia anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 10 aprile 2013, n.16391. In tema di favoreggiamento personale, l’aiuto deve essere positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che lo sia anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato
Home/Cassazione penale 2013, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 10 aprile 2013, n.16391. In tema di favoreggiamento personale, l’aiuto deve essere positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che lo sia anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato
In tema di favoreggiamento personale, l’aiuto deve essere positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che lo sia anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato. Ne consegue che si configura il reato in esame anche a carico di chi esercitata su un terzo pressione che induce la vittima di un reato a non sporgere denuncia, sia quando le investigazioni dell’autorità non siano ancora iniziate o siano già avviate o addirittura terminate.
SENTENZA 10 aprile 2013, n.16391
1. Con sentenza del 3.7.2012 il G.U.P. del Tribunale di Savona dichiarava n.d.p. perché il fatto non sussiste nei confronti di F.L. , parroco di (omissis) , imputato del delitto di cui all’art. 378, 61 n.9 c.p. per aver aiutato P.P. – dopo la commissione da parte di quest’ultimo, e senza avervi concorso, del delitto di cui all’art. 609 quater c.p. ai danni di una infradecenne – ad eludere le investigazioni dell’Autorità di Polizia in quanto, contattato dalla madre della vittima, cercava di dissuaderla dallo sporgere denuncia suggerendole espressamente di non fare nulla e anzi dicendole – tra l’altro – ‘devi dire a tua figlia che la denuncia è contro la Chiesa’, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con abuso dei poteri e comunque violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto.
4. In tema di favoreggiamento personale, la giurisprudenza di legittimità ha insegnato che l’”aiuto’ comprende anche la pressione esercitata su un terzo per indurlo a ritrattare le accuse formulate a carico del soggetto che si intende favorire, aggiungendo che non ha rilevanza che l’agente operi quando le investigazioni dell’autorità non siano ancora iniziate o siano già avviate o addirittura concluse (Sez. 2, Sentenza n. 10211 del 02/07/1985 Rv. 170936 Imputato: Clemente; v. anche, sotto il primo aspetto, Sez. 2, Sentenza n. 9512 del 11/12/1989 Rv. 184776 Imputato: Materazzo) e, sin da risalente autorevole dottrina, si è chiarito che l’aiuto deve essere positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che lo sia anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato. Cosicché la condotta di favoreggiamento può commettersi anche mediante pressione esercitata sopra un terzo, ed in tale ipotesi, se la legge riconosce a codesto terzo la facoltà giuridica di determinarsi a vantaggio del favoreggiato, il titolo di favoreggiamento si presenterà se l’ausiliatore abbia usato violenza fisica o morale o frode.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2013-04-19T14:11:06+00:00	17 aprile 2013|Cassazione penale 2013, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Visite totali ad oggi: 11,333,527

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

SENTENZA 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza