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Timestamp: 2019-10-16 02:29:36+00:00

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Tribunale di Roma Sentenza del 29 05 2017 - AR Net Organismo di Mediazione
La mancata comparsa in mediazione costa alla compagnia di assicurazione 10.000 euro di condanna da versare nei confronti della parte attrice.
Tribunale di Roma Sentenza del 29 05 2017 – Giudice: Massimo Moriconi
RG.4621-2013
V.V. (avv.ti C.M. e V.V.)
A.M. nonché srl G.U.in persona del legale rappresentante pro tempore (avv. to P.C.)
Assicurazioni Compagnia S. di Assicurazioni S.A. (avv. P.G.)
ha emesso e pubblicato, ai sensi dell’art. 281 sexies cpc, alla pubblica udienza del 29.5.2017 dando lettura del dispositivo e della presente motivazione, facente parte integrale del verbale di udienza, la seguente
La domanda delle attrice risulta fondata nell’an, e nei limiti (del quantum debeatur) di seguito indicati.
V.V. esponeva di essersi sottoposta il 15.6.2012 a trattamento estetico di tintura dei capelli e delle sopracciglia, shampoo e messa in piega dei capelli presso l’esercizio commerciale sito in Roma via Monte Santo n.5, il tutto ad opera del titolare A.M., parrucchiere.
Lamentava che erano state lasciate durante il trattamento dosi di tintura su parti del viso quali la fronte, la guancia destra e la parte inferiore dell’arcata sopraccigliare destra e sinistra ..
Nonostante avesse chiesto che fossero prontamente rimosse venivano lasciate in sede per circa trenta minuti perché il M.la rassicurava circa il fatto che il prodotto sarebbe scomparso alla fine del trattamento senza conseguenze e lasciti
Richiedeva i danni (€.5.100,00) al M. che costituendosi ed opponendosi alle domande dell’attrice, precisava fra l’altro di avere effettuato solo la tintura dei capelli con shampoo e messa in piega e non anche la tintura delle sopracciglia.
La compagnia di assicurazione si costituiva difendendosi nel merito del lamentato inadempimento dell’artigiano.
Riservato all’esito di quanto segue la decisione sulla ammissione di mezzi istruttori ulteriori a quelli documentali.
Ritenuto di avvertire che ai sensi e per l’effetto del secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/’10 come modificato dal D.L.69/’13 è richiesta l’effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente; e che la mancata partecipazione (ovvero l’irrituale partecipazione) senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice oltre a poter attingere, secondo una sempre più diffusa interpretazione giurisprudenziale, alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa.
considerato che in materia di responsabilità contrattuale è pacifico e notorio il quadro probatorio in ordine al quale, una volta che siano state provate (anche a mezzo di confessione del debitore) l’esistenza del contratto da parte del creditore, è il debitore che deve provare l’esatto adempimento; ovvero provare, in caso di inadempimento a sé non imputabile, il caso fortuito;
visti ed esaminati i certificati (PS, medico specialista) prodotti dall’attrice;
il pagamento a favore di V.V. ed a carico di S.A. H. Assicurazioni Compagnia Svizzera d’Assicurazioni della complessiva somma di €.2.500,00 oltre ad €.3.000,00 più accessori per compensi oltre IVA CAP e spese generali.-
La proposta non veniva accolta e nel procedimento di mediazione ex art. 5 co. II° decr. lgs 28/2010 disposto dal Giudice, la compagnia di assicurazione, pur costituita in giudizio senza negare la vigenza ed efficacia della polizza contratta con il M., a differenza di quest’ultimo (presente) non si presentava decretando il fallimento del procedimento di mediazione attivato dalla V. [1]
-2- L’inadempimento del prestatore d’opera il danno e la sua quantificazione
Trattandosi di inadempimento di una obbligazione contrattuale ed essendo pacifica l’esistenza del rapporto e l’esecuzione della prestazione, incombeva all’artigiano cioé al M. – che al contrario ha ammesso circostanze decisive a suo carico – dimostrare di avere adempiuto esattamente.
Con tale premessa l’accoglimento delle domande della V. deriva dalle seguenti concorrenti circostanze e conclusioni:
la difesa del M. è irrilevante ai fini della radicazione della sua responsabilità per colpa, consistita nella inadeguata esecuzione della prestazione richiesta e concordata: il convenuto non nega di averla eseguita (la tintura [2]), non nega la compartecipazione di una sua inserviente e collaboratrice, non nega la permanenza sul viso dell’attrice di tracce di tintura, e l’utilizzo di un prodotto chimico per smacchiarne il viso
le circostanze dirimenti (predisposizione, utilizzo del casco..) addotte dal M., sono illazioni del tutto fantasiose e prive di pertinenza e concretezza: la consulenza tecnica disposta dal Giudice ha confermato, con adeguata e condivisibile motivazione, il nesso causale fra la condotta del M. (che risponde anche di quella della sua collaboratrice) improntata a incompetenza, l’evento, e le successive conseguenze dannose (ampiamente comprovate anche dalla documentazione versata in atti dall’attrice, in particolare le fotografie, il referto del Pronto Soccorso ed il referto specialistico)
l’evidenza della incongrua manipolazione troppo energica da parte della collaboratrice del M. che ha strofinato con irragionevole veemenza la pelle della cliente, danno dimostrazione di incompetenza
la mancata partecipazione dell’Assicurazione, che ha svolto una difesa improntata alla contestazione del merito della controversia, alla mediazione demandata dal Giudice (art. 116 cpc in relazione all’art.8 decr. lgsl.28/2010) [3]
Al fine di quantificare il danno, preso atto delle risultanze della consulenza di ufficio, immune da errori o vizi tecnico-logico-giuridici e condivisbile, il Giudice, peritus peritorum, ritiene sussistente un danno permanente nella misura dell’1% e temporaneo assoluto di gg.10, da risarcire secondo le tabelle per il calcolo del danno biologico in uso presso il Tribunale di Roma; ristoro, viste le circostanze tutte, allogato nel range medio, e incrementato per lo stress e la sofferenza (danno morale, si è trattato di lesioni, quindi di reato colposo), per la giusta personalizzazione del ristoro dei danni subiti dalla V..
Nel caso di specie inoltre le conseguenze dell’azione imperita del M. (e della sua collaboratrice) si sono protratte, sia pure con disagi (non poter prendere il sole), decrescenti, per molti mesi, ed anche di ciò occorre tenere conto.
Al pagamento di tale somma va condannata la srl G. alla quale vanno ricondotte le complessive attività organizzative fra le quali l’apprestamento dei prodotti (fra i quali lo smacchiatore chimico), l’attività del M. e l’incongrua attività della di lui collaboratrice che contribuiva in rilevante misura a causare il danno al viso della V.
L’assicurazione H. Assicurazioni Compagnia S. di Assicurazioni S.A. è tenuta a manlevare integralmente la srl G. di quanto questa onerata in seguito alla condanna.
Le spese (che vengono regolate secondo le previsioni – orientative per il giudice che tiene conto di ogni utile circostanza per adeguare nel modo migliore la liquidazione al caso concreto- della l.24.3.2012 n.27 e del D.M. Ministero Giustizia 10.3.2014 n.55) seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo a favore dell’attrice; mentre ovvie ragioni (il M. con la sua personale condotta ha causato danni alla V.) impongono la compensazione delle spese fra l’attrice e A.M.
Nel caso di specie è indubbia la sussistenza della gravità della colpa (se non del dolo, inteso come volontaria e consapevole volontà di disattendere l’ordine del Giudice) della H. Assicurazioni che non ha aderito alla convocazione in mediazione senza fornire, per quanto risulta, alcuna spiegazione o ragione (senza nulla comunicare – neanche a mero livello di usuale bon ton – al mediatore dell’Organismo compulsato dall’attrice, cfr. verbale del 8.6.2015 dell’Organismo Arturo Carlo Iemolo di Roma; né a verbale dell’udienza di verifica del 3.12.2015)
Che il mancato rispetto dell’ordine impartito dal Giudice ai sensi dell’art. 5 co.II° della legge integri colpa grave (se non dolo) è ampiamente motivato e confermato dalla giurisprudenza, che si richiama in nota [4]
allo stato soggettivodel responsabile, perché il dolo e la cosciente volontarietà della condotta censurabile ex art. 96 co.III° (come in questo caso) è più grave della colpa
Nel caso di specie, pertanto, si reputa giusto ed equo condannare l’assicurazione al pagamento della somma di €.10.000,00=
DICHIARA l’inadempimento e la responsabilità della srl G. Unipersonale, rigettando le domande nei confronti di A.M. in proprio;
CONDANNA la srl G.U.al risarcimento dei danni liquidati in favore di V.V. nella somma di €. 3.500,00 ( oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo);
CONDANNA la srl G.U. al pagamento delle spese di causa che liquida in favore dell’attrice per compensi in complessivi €.4.000,00 oltre IVA, CAP e spese generali; oltre alle spese della consulenza di ufficio in solido con la H.;
CONDANNA la H. Assicurazioni Compagnia S. di Assicurazioni S.A al pagamento delle spese di causa che liquida in favore dell’attrice per compensi in complessivi €.4.000,00 oltre IVA, CAP e spese generali; oltre alle spese della consulenza di ufficio in solido con la srl G.;
CONDANNA la H. Assicurazioni Compagnia S. di Assicurazioni S.A. ai sensi dell’art.96 co.III cpc, al pagamento della somma di €.10.000,00 a favore dell’ attrice;
CONDANNA ex art. 8 co.4 bis decr.lgsl 28/10, la H. Assicurazioni Compagnia S. di Assicurazioni S.A. al pagamento in favore dell’Erario di una somma pari al contributo unificato dovuto per il giudizio;
dott.cons. Massimo Moriconi
[1] è evidente – e non richiede spiegazione tanto ne è ovvia la ragione – che non era possibile per il Monti addivenire, neppure volendolo, ad un accordo separato con la Vecchiarelli senza la presenza partecipazione ed adesione della sua assicurazione
[2] ma dalle foto si evince che venivano invece coinvolte, come assunto dall’attrice, anche le sopracciglia
[3] La mancata partecipazione al procedimento di mediazione (obbligatoria o demandata), senza che ricorra una valida giustificazione costituisce condotta grave perché idonea a determinare la introduzione o l’incrostazione di una procedura giudiziale (evitabile) in un contesto giudiziario, quello italiano, saturo nei numeri e smisuratamente dilatato nella durata dei giudizi.
Alla luce di quanto precede, si ritiene che la radicale evidente assenza di un giustificato motivo alla mancata partecipazione dell’Assicurazione alla mediazione demandata dal giudice, in forza del combinato disposto degli artt. 8 co.IV° bis del decr. lgsl. 28/2010 e art. 116 c.p.c., concorra a ritenere raggiunta la piena prova dell’inadempimento dell’assicurato che ha posto in essere una prestazione errata e dannosa

References: Sentenza 
 Sentenza 
 art. 5
 art. 96
 sentenza 
 art. 8
 art. 116