Source: https://www.sicilianiliberi.org/index.php/2017-05-29-20-45-09/rapporti-finanziari-tra-sicilia-e-italia-la-storia-vera/201-rapporti-finanziari-tra-sicilia-e-italia-la-storia-vera-gli-altri-progetti
Timestamp: 2019-09-23 07:30:24+00:00

Document:
Pubblicato: Martedì, 20 Settembre 2016 20:24
All'estremo opposto i moderati della DC, Enrico La Loggia in testa, che avevano in mente soltanto un'autonomia riparazionista. Nella Commissione, come nella Consulta, i "governativi" erano in minoranza. Vinsero le ragioni della Sicilia. A metà, tra autonomismo e opportunismo, socialisti e comunisti.
Art. 31 Il diritto d'imporre e di riscuotere imposte, tasse e contributi sulla ricchezza, sulla produzione, sulla attività personale e commerciale, sulle importazioni e sulle esportazioni spetta in Sicilia al Consiglio Regionale.
Art. 32 Una "Commissione superiore di finanza", nominata per metà dal Consiglio dei Ministri dello Stato e per metà dalla Giunta regionale, stabilirà il contributo da versarsi dalla Regione allo Stato per quei lavori, servizi, funzioni e attività che sono di competenza dello Stato e che si riversano a vantaggio delle Regione o comunque riguardano anche la Regione.
Le proposte della Commissione dovranno sottoporsi all'approvazione del Consiglio dei Ministri e del Consiglio Regionale.
In caso di disaccordo, sia per l'approvazione delle proposte della Commissione, sia per la revisione straordinaria, deciderà la Suprema Corte Costituzionale (non si tratta della Corte Costituzionale italiana, ma - nell'impianto di Guarino Amella - della Corte Costituzionale siciliana, cioè dell'Alta Corte).
Come si vede è ancora l'impianto originario. La "Costituzione del 1296" (Vespro) secondo cui le imposte e tasse in Sicilia sono decise soltanto dal Parlamento siciliano, è mantenuta, come nel Progetto Vacirca. Non si vuole nulla dallo Stato, e anzi si deve dare qualcosa per i pochi servizi che questo ancora svolge in Sicilia, secondo quanto stabilito da una Commissione paritetica (contributo che poi sarebbe confluito nel 2° comma dell'attuale art. 36).
a) l'imposizione straordinaria sui beni capitali;
b) l'imposizione sulla fabbricazione, sull'importazione e sull'esportazione delle merci;
Art.32 Per l'attuazione di grandi opere pubbliche di importanza prevalentemente nazionale e per l'incremento delle attività economiche della Regione siciliana nel quadro dell'economia nazionale, verrà formulato un piano economico regionale ogni tre anni.
Le spese per l'attuazione di tale piano verranno ripartite tra la Regione e lo Stato, in proporzioni da stabilirsi volta per volta.
Il piano viene poi sottoposto al Consiglio regionale, e, una volta approvato dal Consiglio stesso, alla Camera dei deputati per l'approvazione definitiva.
L'esecuzione del piano economico regionale spetta concorrentemente alla Regione e allo Stato per le materie di rispettiva competenza.
Art. 34 In caso di conflitto tra Consiglio regionale e Camera dei deputati nei confronti del piano economico regionale, l'Alta Corte di Giustizia è competente nel merito.
A parte tutta la complicata normativa sul "piano economico regionale" che rispondeva alla logica riparazionista da cui poi nasce il nostro art. 38 del Fondo di Solidarietà Nazionale, il progetto Mineo non è che un depotenziamento, grave a nostro avviso, del progetto Guarino Amella. Infatti si attribuisce allo Stato nientemeno che l'imposizione personale sui redditi. Cioè l'IRPEF di oggi. A scusante di Mineo c'è da dire che allora l'imposizione personale sui redditi non aveva il rilievo di oggi.
Ma c'è una cosa che sorprende. Anche Mineo non mette in discussione che l'imposizione in Sicilia fondamentalmente la debbano decidere i Siciliani e non Roma. E anche Mineo non attribuisce in caso di conflitto a Roma la competenza, ma la attribuisce giustamente all'Alta Corte. E questo era uno dei più centralisti....
Progetto del MAS (Movimento per l'Autonomia della Sicilia):
In nessun caso i prodotti agricoli della Sicilia potranno avere un trattamento doganale meno favorevole di quello applicato a prodotti analoghi d'altre parti dello Stato.
Art. 33 Il diritto di imporre e riscuotere imposte, tasse e contributi sulla ricchezza, sulla produzione, sull'attività personale e commerciale, nonché di stabilire monopoli, spetta in Sicilia al Consiglio regionale.
Una Commissione finanziaria mista, nominata pariteticamente dal Governo dello Stato e dal Governo regionale, stabilisce, in occasione della compilazione dei bilanci preventivi dello Stato e della Regione, l'ammontare del contributo che la Regione deve allo Stato per coprire le spese dei servizi generali di competenza dello Stato e di quelli che si riservano a vantaggio della Regione e comunque riguardano anche la Regione.
La Commissione stabilisce inoltre i contributi straordinari chiesti eventualmente dal Consiglio regionale allo Stato e ne ratizza l'eventuale rimborso.
Art. 34 Le deliberazioni della Commissione finanziaria mista debbono essere sottoposte all'approvazione del Parlamento dello Stato e del Consiglio regionale.
In caso contrasto, decide l'Alta Corte Costituzionale (quella siciliana ovviamente).
Il Consiglio regionale può chiedere al Governo dello Stato l'applicazione nella Regione della tariffa doganale dello Stato per determinate merci.
E' però istituita, presso il Banco di Sicilia, finché permane il regime vincolistico sulle valute, una Camera di compensazione allo scopo di destinare ai bisogni dell'Isola le valute estere provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle rimesse degli emigrati, dal turismo e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani.
Art. 38 Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti, impianti od uffici, la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti, impianti od uffici nella Regione sarà determinata dalla Commissione mista di cui all'art. 33, tenendo conto dell'accertamento fiscale presso la sede centrale, ed i tributi relativi saranno riscossi dagli organi della Regione.
Questo progetto riprendeva quello di Guarino Amella, recuperando alcune parti dimenticate di quello Vacirca, raccogliendo l'intuizione di Mineo sul Demanio (dimenticata da Guarino Amella), e introducendo tutta una serie di accorgimenti economici da "zona franca": questa oggi trasfusa e depotenziata nell'art. 39, mentre sono presenti già molti istituti poi trasfusi nella versione definitiva, quali la camera di compensazione, l'art. 37 odierno, etc.
E' il progetto più moderato, il più centralista, da finanza derivata, messo in stretta minoranza in Consulta.
4) Per l'applicazione dei propri compiti la Regione ha una propria finanza costituita sia da percentuali sulle imposte e tasse, oggi statali, sia dall'attribuzione integrale di alcune imposte ... e di alcune tasse...
Alla fine, vista l'aria che tirava, Aldisio dovette ripiegare sostenendo un altro progetto moderato, di finanza derivata, il progetto Salemi.
Art. 33 L'attuale organizzazione finanziaria dello Stato viene conservata; il relativo personale che presta però servizio nella Regione ha lo stato giuridico ed economico di quello regionale.
Quest'ultima norma è ambigua. Non si capisce se l'amministrazione passa, forse solo in parte, alla Regione. Per il resto si tratta di un progetto fortemente limitativo dell'autonomia finanziaria.
Ma la componente "collaborazionista" ebbe buon gioco a chiedere, e ottenere, un generale depotenziamento delle richieste originarie. Ad esempio, la potestà tributaria originaria ed esclusiva, così chiaramente espressa da Guarino Amella, dal MAS e persino da Mineo, venne tradotta nell'ambiguo "delibera i tributi" dell'attuale art. 36, che poi la Corte Costituzionale avrebbe progressivamente castrato. E così via.

References: Art. 31

Art. 32
 art. 36

Art.32

Art. 34
 art. 38

Art. 33

Art. 34

Art. 38

Art. 33
 art. 36