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Guida In Stato Di Ebbrezza - Cassazione Penale 06/04/2016 N° 13681 - Legge semplice
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Guida In Stato Di Ebbrezza – Cassazione Penale 06/04/2016 N° 13681
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Numero: 13681
Testo completo della Sentenza Guida in stato di ebbrezza – Cassazione penale 06/04/2016 n° 13681:
udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato generale Dott. Carmine Stabile, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore dell’imputato, avv. Vito Sola, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.
1. Il Tribunale di Monza ha affermato la responsabilità dell’imputato indicato in epigrafe in ordine al reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. b), e comma 2-bis, commesso il (OMISSIS).
La sentenza è stata parzialmente riformata dalla Corte di appello di Milano che ha escluso l’aggravante di cui al richiamato comma 2 bis ed ha rideterminato la pena.
2.2. Con il secondo motivo s’invoca l’applicazione della causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen.
3. La Quarta Sezione penale, cui il ricorso era stato assegnato, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione relativa alla compatibilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis cod. pen. con i reati previsti dall’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. b) e c), e più in generale con gli illeciti caratterizzati dalla presenza di soglie di punibilità.
L’ordinanza richiama la pronunzia di legittimità che ha ritenuto la compatibilità tra il nuovo istituto ed i reati di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, (Sez. 4, n. 44132 del 09/09/2015, Longoni, Rv. 264829) e propone argomenti critici.
L’ordinanza discute criticamente pure l’affermazione della sentenza Longoni secondo cui, nel caso in cui sia ritenuta la particolare tenuità del fatto, il giudice penale deve applicare le sanzioni amministrative accessorie. Si considera che tali sanzioni sono applicabili solo nel caso di sentenza di condanna o di applicazione della pena, come emerge testualmente dall’art. 186 C.d.S., comma 2- quater. Pertanto, non è possibile ritenere che il mero accertamento dell’esistenza del reato, che costituisce il presupposto della causa di non punibilità, consenta l’applicazione delle dette sanzioni.
Al riguardo occorre considerare che l’art. 131-bis cod. pen. è stato introdotto con il D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28, art. 1, comma 2, e quindi in epoca successiva alla pronunzia d’appello, emessa il 10 febbraio 2015 e relativa a fatto commesso il (OMISSIS).
Questa Corte ha in numerose occasioni condivisibilmente ritenuto che, se non è stato possibile proporlo in grado di appello, il tema afferente all’applicazione del nuovo istituto può essere dedotto davanti alla Corte di cassazione e può essere altresì rilevato d’ufficio ai sensi dell’art. 609 c.p.p., comma 2 (da ultimo Sez. 3, n. 24358 del 14/05/2015, Ferretti, Rv. 264109; Sez. 4, n. 22381 del 17/04/2015, Mauri, Rv. 263496; Sez. 3, n. 15449 del 08/04/2015, Mazzarotto, Rv. 263308).
2. Appurata la rilevanza della nuova disciplina, resta da intendere quale sia il ruolo della Corte di cassazione. In proposito si è ripetutamente ritenuto che vada compiuta una preliminare delibazione in ordine all’applicabilità in astratto del nuovo istituto sulla base degli elementi di giudizio disponibili alla stregua delle risultanze processuali e della motivazione della decisione impugnata;
Il tema di cui si discute chiama effettivamente in campo l’art. 620 c.p.p., comma 1, lett. i), che consente alla Corte di cassazione di adottare pronunzia di annullamento senza rinvio quando la restituzione del giudizio nella sede di merito è “superflua”;
Tale norma è stata ripetutamente ritenuta dalle Sezioni Unite fonte per l’adozione di pronunzie assolutorie nella sede di legittimità (Sez. U, n. 22327 del 30/10/2003, Andreotti, Rv. 226100; Sez. U, n. 22327 del 21/05/2003, Carnevale, Rv. 224181); oltre che dalle sezioni semplici (ad es. Sez. 2, 11/11/2010, n. 41461, Franzi, Rv. 248927) Essa ha costituito pure la base normativa per applicare una causa di non punibilità sopravvenuta (ad es. Sez. 6, n. 9727 del 18/02/2014, Grieco, Rv 259110; Sez. 6, n. 17065 del 26/04/2012, Cirillo, Rv. 252506).
In tali situazioni la pronunzia è adottata ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen. Nè un ostacolo può essere rinvenuto nel fatto che tale articolo, pur dedicato nella rubrica all’obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità, non fa menzione dell’ipotesi in cui ricorra una causa di non punibilità. Invero la norma ha portata generale, sistemica. Essa, come già ritenuto dalle Sezioni unite (Sez. U, n. 12283 del 25/01/2005, De Rosa, Rv. 230529), non attribuisce al giudice un potere di giudizio ulteriore ed autonomo rispetto a quello già riconosciutogli dalle specifiche norme che regolano l’epilogo proscioglitivo nelle varie fasi e nei diversi gradi del processo, ma enuncia una regola di condotta rivolta al giudice che, operando in ogni stato e grado del processo, presuppone l’esercizio della giurisdizione con effettiva pienezza del contraddittorio. In breve, atteso l’indicato ruolo sistemico, l’articolo citato consente l’adozione di tutte le formule di proscioglimento.
4. Chiarito il contenuto del giudizio di legittimità, occorre intendere se l’art. 131-bis cod. pen. sia applicabile al reato oggetto del giudizio.
La sentenza Longoni, evocata nell’ordinanza di rimessione, ha dato risposta positiva. Si è considerato che il nuovo istituto si giustifica alla luce della riconosciuta graduabilità del reato in relazione al disvalore d’azione e d’evento nonchè all’intensità della colpevolezza. Occorre, dunque, compiere una valutazione relativa al fatto concreto; verificare se la irripetibile manifestazione dell’illecito presenti un ridottissimo grado di offensività.
Il principio, si è aggiunto, è applicabile anche il relazione alla più grave fattispecie di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), dovendosi considerare non solo l’entità dello stato di ebbrezza, ma anche le modalità della condotta e l’entità del pericolo o del danno cagionato.
Infatti, reato ed illecito amministrativo presentano differenze evidenti e rilevanti, che definiscono autonomi statuti e discipline differenziate. Peraltro, si è infine aggiunto, l’applicazione della causa di non punibilità presuppone l’accertamento del reato, dal quale discende l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria ad opera del giudice penale.
Il tema, peraltro, non può essere esaminato in astratto, ma richiede di partire dal dato testuale. Occorre considerare che il legislatore ha limitato il campo d’applicazione del nuovo istituto in relazione alla gravità del reato, desunta dalla pena edittale massima; ed alla non abitualità del comportamento. In tale ambito, come sarà meglio esplicitato più avanti, il fatto particolarmente tenue va individuato alla stregua di caratteri riconducibili a tre categorie di indicatori: le modalità della condotta, l’esiguità del danno o del pericolo, il grado della colpevolezza.
8. Tale ricostruzione dell’istituto trova ulteriore conferma nella necessità di compiere le valutazioni di cui si discute alla luce dell’art. 133 c.p., comma 1.
Il richiamo mette in campo, oltre alle caratteristiche dell’azione e alla gravità del danno o del pericolo, anche l’intensità del dolo e il grado della colpa. A tale riguardo sono state manifestate perplessità, alimentate dal timore che vengano richieste indagini complesse sulla sfera interiore, incompatibili con la spedita applicazione del nuovo istituto, e possibili cause di derive incontrollabili nell’esercizio della discrezionalità Si tratta di dubbi che non sono fondati. La pertinenza del richiamo emerge icasticamente dalla stessa intitolazione dell’art. 133, dedicato alla valutazione della gravità del reato agli effetti della pena; atteso che il nuovo istituto è stato configurato proprio come una causa di esclusione della punibilità.
Il legislatore, come si è accennato, ha esplicato una complessa elaborazione per definire l’ambito dell’istituto. Da un lato ha compiuto una graduazione qualitativa, astratta, basata sull’entità e sulla natura della pena; e vi ha aggiunto un elemento d’impronta personale, pure esso tipizzato, tassativo, relativo alla abitualità o meno del comportamento. Dall’altro lato ha demandato al giudice una ponderazione quantitativa rapportata al disvalore di azione, a quello di evento, nonchè al grado della colpevolezza. Ha infine limitato la discrezionalità del giudizio escludendo alcune contingenze ritenute incompatibili con l’idea di speciale tenuità: motivi abietti o futili, crudeltà, minorata difesa della vittima ecc.
Tale conclusione, desunta dai principi espressi dalla nuova normativa, è anche perfettamente aderente al senso comune ed alla pratica giudiziaria. E’ illuminante l’esempio, già evocato dalla sentenza Longoni, dell’agente che, in stato di grave alterazione alcoolica integrante la fattispecie di cui all’art. 186, comma 2, lett. c), si pone alla guida di un’auto in un parcheggio isolato, spostandola di qualche metro e senza determinare alcuna situazione pregiudizievole.

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 art. 1
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