Source: http://www.ilcaso.it/famiglia/indice-persfam-tutto.php?id_cont=arch-fam-merito-2015
Timestamp: 2018-09-21 02:33:56+00:00

Document:
Merito - 2015
Poiché la sanzione prevista dall’art. 614 c.p.c. può accedere unicamente a sentenze di condanna ad un obbligo (determinato) di fare o di non fare, tale misura di coercizione indiretta è inammissibile nei procedimenti aventi ad oggetto l’adozione di provvedimenti ex art. 337 bis e ss. c.c. atteso che i “provvedimenti riguardo ai figli” che il Tribunale deve adottare ai sensi dell’art. 337 ter c.c., in relazione al regime di affidamento, alla regolamentazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, ed alla determinazione dei tempi e delle modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, non comportano alcuna statuizione di “condanna” a carico dell’uno o dell’altro genitore e, inoltre, la competenza ad accertare inadempimenti ai provvedimenti ex artt. 337 bis e ss. c.c. o comportamenti che comunque “arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità di affidamento” spetta esclusivamente “al giudice del procedimento in corso” o al tribunale in composizione collegiale, e non certamente al giudice dell’esecuzione (in sede di eventuale opposizione a precetto ex art. 614 bis c.p.c.), come espressamente previsto dall’art. 709 ter c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 luglio 2018.
Azioni di stato – Azione di disconoscimento – Azione di dichiarazione della paternità – Contestuale pendenza – Sospensione ex art. 295 c.p.c. – Ammissibilità – Sussiste
L’accertamento con cui viene rimosso (o mantenuto) lo stato di figlio legittimo è pregiudiziale rispetto a quello con cui è rivendicato altra paternità: detto accertamento ha efficacia ultra partes e retroattiva e non può non riverberarsi sul giudizio di accertamento pendente determinando, nel caso di vittorioso esperimento dell’azione di disconoscimento, il definitivo venir meno di quella condizione (di figlio legittimo) che era originariamente ostativa all’accoglimento della domanda di dichiarazione giudiziale di paternità. Tra le due cause è dato quindi di ravvisare un nesso di pregiudizialità in senso tecnico-giuridico: ciò in corrispondenza della ratio dell’istituto della sospensione per pregiudizialità, che è quella di evitare il rischio di un conflitto tra giudicati (per tutte: Cass. 16 marzo 2016, n. 5229). Infatti, la nominata sospensione è idonea proprio ad evitare che la domanda di dichiarazione giudiziale di paternità sia, in ipotesi, accolta laddove, per effetto del rigetto dell’azione di disconoscimento, non potrebbe esserlo: e cioè proprio ad escludere, in una tale ipotesi, pronunce contrastanti. Sul piano dei rapporti tra i due giudizi, va escluso che la rimozione dello status di figlio legittimo costituisca un presupposto processuale della domanda, insuscettibile, come tale, di sopravvenire nel corso del giudizio, e tale da imporre, in conseguenza, una pronuncia di inammissibilità della domanda stessa pur in pendenza del giudizio diretto al disconoscimento della paternità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 03 luglio 2018.
Adozione particolare - Dissenso del genitore titolare della relativa potestà - Efficacia preclusiva ai sensi dell'art. 46 L. N. 184 del 1983 - Limiti
In tema di adozione particolare, il dissenso manifestato dal genitore titolare della responsabilità genitoriale, anche se non convivente con il figlio minore, ha efficacia preclusiva ai sensi dell'art. 46, comma 2, della I n. 184 del 1983, salvo che non sia stata accertata una situazione di disgregazione del contesto familiare d'origine del minore in conseguenza del protratto venir meno del concreto esercizio di un rapporto effettivo con il minore stesso da parte del genitore esercente la responsabilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 16 luglio 2018.
Convivenza more uxorio – Versamenti a favore del convivente – Non ripetibilità – Affermazione – Riconoscimento di debito – Prova contraria
Le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurano l’adempimento di un’obbligazione naturale ex art.2034 c.c., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e adeguatezza.
Incombe sull’autore della dichiarazione ex art. 1988 c.c. l’onere di provare l’inesistenza o l’invalidità o l’estinzione del rapporto fondamentale; di conseguenza, non è sufficiente che lo stesso affermi e dimostri che altro rapporto fondamentale è stato estinto, essendo, invece, indispensabile che esista coincidenza – concreta – tra tale rapporto (di cui è data prova) e quello “presunto” per effetto della ricognizione di debito e non una mera compatibilità astratta tra i due titoli. [Nella fattispecie, in assenza di prova di tale coincidenza, la Corte ha confermato la condanna della ricorrente a restituire all’ex convivente somme di denaro che la stessa asseriva costituire contributi alla vita di coppia, come tali non ripetibii.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 15 maggio 2018.
All’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa. Ai fini del riconoscimento dell’assegno si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto. Il parametro così indicato si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo. Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 11 luglio 2018.
La questione se un matrimonio contratto all’estero da persone dello stesso sesso possa o no essere trascritto nell’ordinamento italiano, è questione che, attenendo allo status delle persone, deve essere sottoposta all’esame del giudice ordinario. Invero, pur venendo in rilievo il provvedimento di annullamento adottato dal prefetto, che le ricorrenti assumono essere lesivo del proprio diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, l’effetto che esse effettivamente intendono conseguire altro non è che il riconoscimento nell’ordinamento nazionale del matrimonio contratto in altro Stato: riconoscimento che, ovviamente, postula la validità di un tale matrimonio. La domanda, dunque, avrebbe deve essere proposta dinnanzi al giudice ordinario, il quale può esaminare, in via incidentale e ai fini della sua eventuale disapplicazione l’atto amministrativo. In ogni caso, il giudice amministrativo, ove adito, viola l’art. 8, comma 2, cod. proc. amm., ove si pronunci sulla inesistenza, invalidità o inefficacia, nell’ordinamento interno, di matrimoni celebrati all’estero da persone dello stesso sesso (La Corte di Cassazione cassa con rinvio la decisione n. 4897/2015 del Consiglio di Stato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 27 giugno 2018.
La convivenza “come coniugi”, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario integra una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano” preclusiva alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal Tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza di appello che aveva rigettato la domanda volta ad ottenere la declaratoria di efficacia nella Repubblica italiana della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio a motivo dell’omosessualità del marito, venuta alla luce dopo quattordici anni di convivenza coniugale e la nascita di un figlio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 15 maggio 2018.
Ai fini del riconoscimento dell’assegno divorzile è necessario considerare il tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 02 maggio 2018.
Nel caso di immobile ad uso abitativo come la casa coniugale, le utilità ritraibili dall’usufruttuario appaiono identiche a quelle che può trarre il coniuge abitatore ai sensi dell’art. 540 c.c.- Le pur sussistenti differenze di disciplina tra i due diritti non sono tali da indurre a ravvisare anche una differente valutazione economica, risultando, quindi, non irrazionale e non contestabile la scelta del giudice di merito di avvalersi dei criteri usati per determinare il valore dell’usufrutto, per pervenire al valore del diritto di abitazione attribuito al coniuge superstite a titolo di prelegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 05 giugno 2018.
Neppure può annettersi alla mancata costituzione dell’appellata nel giudizio di secondo grado il significato di un’adesione implicita alla riforma della decisione di prime cure, non equivalendo la contumacia ad ammissione dei fatti dedotti dall’attore o dall’appellante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 02 maggio 2018.
L’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata, e quindi sussidiaria, rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; il diritto agli alimenti ex art.433 c.c. sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 02 maggio 2018.
Gli effetti della sentenza, emessa in sede di definizione delle questioni economiche relative al divorzio, modificativa dell’ammontare – già determinato con precedente provvedimento definitivo emesso in sede di separazione o di modifica delle condizioni economiche della separazione – del contributo di uno degli ex coniugi per il mantenimento dei figli collocati presso l’altro ex coniuge, retroagiscono alla data della domanda o comunque alla data, se successiva, del verificarsi delle ragioni giustificative della modifica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 04 maggio 2018.
Nel periodo di convivenza matrimoniale, entrambi i coniugi contribuiscono alle esigenze della famiglia in una misura che verosimilmente corrisponde alle possibilità di ciascuno. Con riguardo alle spese per le utenze domestiche nella fase precedente alla separazione, non sussiste il diritto al rimborso delle spese sostenute da un coniuge nei confronti dell’altro coniuge, in quanto effettuate per i bisogni della famiglia e riconducibili alla logica della solidarietà coniugale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 07 maggio 2018.

References: art. 337
 art. 614
 art. 295
 Cass. 
 art.2034
 art. 1988
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.433