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Timestamp: 2018-07-22 07:10:19+00:00

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Licenziamento: non basta la contestazione
Lo sai che? Licenziamento: non basta la contestazione
Il dipendente che vuol contestare il licenziamento non può limitarsi a spedire la raccomandata di impugnazione del provvedimento.
Se hai ricevuto una lettera di licenziamento ricorda che la legge ti offre dei tempi stretti per contestarlo: solo 60 giorni dal ricevimento della raccomandata per rispondere con un’altra raccomandata in cui dichiari di opporti. Non devi spiegare le ragioni, basta una lettera generica. Ma ciò non è sufficiente. Chi si limita a questo primo passo decade dalla possibilità di chiedere tutela al giudice; con la conseguenza che non solo il licenziamento diventa legittimo, ma non può pretendere neanche il risarcimento dei danni. I chiarimenti giungono da una sentenza di ieri della Cassazione [1]. La corte ricorda che, per impugnare il licenziamento non basta la contestazione.
Se hai letto il nostro articolo Termini per impugnare il licenziamento saprai già che il dipendente che voglia contestare la decisione dell’azienda di mandarlo a casa deve osservare due impostanti scadenze:
entro 60 giorni dal ricevimento della lettera di licenziamento deve rispondere con una contestazione esplicita, in cui dichiara di opporsi alla scelta del datore e, se risulterà necessario, ricorrerà al giudice. Si tratta della cosiddetta impugnazione stragiudiziale del licenziamento. In verità la legge non dice che la contestazione debba avvenire necessariamente con raccomandata; tuttavia, dovendosi dare la prova del ricevimento, la posta ordinaria o l’email semplice non sarebbe sufficiente allo scopo. Si potrebbe allora optare per una più moderna Pec. La lettera può essere spedita anche dal sindacato cui il dipendente aderisce o dal suo avvocato (quest’ultimo deve essere munito di procura);
entro 180 giorni, decorrenti dalla spedizione della predetta lettera di licenziamento, il dipendente deve depositare in tribunale il ricorso contro l’azienda. Se questo secondo adempimento non viene rispettato la prima contestazione è inutile.
Il ricorso d’urgenza non vale
Nella sentenza in commento la Cassazione ha precisato che solo il deposito del ricorso contro l’azienda, per il normale giudizio presso il giudice del lavoro, consente di ritenere soddisfatta anche la seconda condizione appena vista (il rispetto del termine di 180 giorni). Non si devono quindi prendere in considerazione altre forme di tutela giudiziaria come, ad esempio, l’eventuale ricorso d’urgenza (cosiddetto articolo 700 del codice di procedura civile).
[1] Cass. ord. n. 26309/17 del 7.11.2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 21 settembre – 7 novembre 2017, n. 26309
1. la Corte d’appello di Bologna confermava la sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, che aveva dichiarato la decadenza di C.S. dall’impugnazione del licenziamento per inosservanza del termine di 270 giorni dall’impugnativa stragiudiziale previsto dal secondo comma dell’art. 6 della legge n. 604 del 1966, come sostituito dall’articolo 32 della legge n. 183 del 2010. Argomentava che, inidoneo essendo il ricorso proposto in data 16.4.2013, non potesse assegnarsi valore all’anteriore ricorso proposto ex articolo 700 c.p.c., che si era estinto per intervenuta rinuncia.
2. C.S. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza, sostenendo che la soluzione adottata dalla Corte felsinea si porrebbe in contrasto con gli articoli 2943, 2945 comma terzo e 2967 del codice civile.
3. La Gennarino Trasporti Srl ha resistito con controricorso ed il C. ha depositato anche memoria ex art. 380 bis comma 2 c.p.c.
3.2. Questa Corte ha infatti in proposito chiarito (v. Cass. n. 1090 del 18/01/2007, n. 7801 del 08/06/2000, n. 3505 del 14/04/1994) che la domanda giudiziale è un evento idoneo ad impedire la decadenza di un diritto, non in quanto costituisca la manifestazione di una volontà sostanziale, ma perché instaura un rapporto processuale diretto ad ottenere l’effettivo intervento del giudice, sicché l’esercizio dell’azione giudiziaria non vale a sottrarre il diritto alla decadenza qualora il giudizio si estingua, facendo venire meno il rapporto processuale; l’inefficacia degli atti compiuti nel giudizio estinto, prevista dall’art. 310 secondo comma cod. proc. civ., non può quindi essere arbitrariamente limitata ai soli aspetti processuali, dovendo estendersi anche a quelli sostanziali, fatte salve le specifiche deroghe normative. Ha aggiunto nei richiamati arresti che la non estensione alla decadenza dell’effetto interruttivo della domanda giudiziale previsto dalle norme sulla prescrizione, secondo quanto stabilito dall’art. 2964 cod. civ, è giustificata dalla non omogeneità della natura e della funzione dei due istituti, trovando la prescrizione fondamento nell’inerzia del titolare del diritto, sintomatica per il protrarsi del tempo, del venir meno di un concreto interesse alla tutela, e la decadenza nel fatto oggettivo del mancato esercizio del diritto entro un termine stabilito, nell’interesse generale o individuale alla certezza di una determinata situazione giuridica.
6. Per tali motivi, condividendo il Collegio la proposta del relatore, il ricorso, manifestamente infondato, va rigettato con ordinanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375, comma 1, n. 5, cod. proc. civ…

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 700
 Cass. 
 sentenza 
 articolo 700
 art. 380
 Cass.