Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/stampa.asp?articolo=3222
Timestamp: 2019-07-20 16:19:30+00:00

Document:
Manlio Cammarata: DDL 1611 è meglio l'editto di Carlo Alberto
Di Loredana Morandi (del 13/05/2010 @ 08:50:55, in Sindacato, linkato 1433 volte)
Nota all'articolo di Manlio Cammarata sul ddl intercettazioni et bavaglio alla stampa e l'intervento di Stefano Rodotà.
Personalmente non credo nella validità sociale della rete e dei socialnetwork, dove per maturare una emozione o un pensiero politico si devono usare le "maniere forti" sempre e solo sulla soglia dell' "istigazione a delinquere". Ne tanto meno mi emozionano i poteri forti Rai, come la Dandini, perché l'Ordinamento Giudiziario non è Gesù Cristo e non risorgerà dopo 3 giorni disceso dalla Croce, neppure se a sfasciarlo è l'attuale pseudo sinistra.
Quanto all'Ordine dei Giornalisti nel post scriptum all'articolo, purtroppo, e forse non si tratta di una svista del Cammarata, stiamo parlando del peggior retaggio storico professionale in quanto si ricorda la sua fondazione per volere di Mussolini. Un organismo dormiente, che si risveglia soltanto in casi clinici come quello di Minzolini e l'assoluzione Mills o per le parolacce di D'Alema in tv alle 21.00 in prima serata. Rigorosamente solo in clima di notorietà popolare e mai per difendere le nuove leve del giornalismo dalle sopraffazioni politiche.
Per essere concreti: cosa deve fare un giornalista quando a farti le scarpe è un deputato? Oppure, che fare quando ti fanno le scarpe perchè un partito paga i propri debiti con gli Anni di Piombo e assume un ex brigatista a far da portaborse al Parlamento Europeo?
Guarda il cielo e ascolta il suono. Esatto: non c'è risposta.
Segnalo di grande interesse nell'articolo il paragone con l'editto albertino e anche per questo ne riporto lo stralcio.
Si firma per bloccare il testo "Alfano" sulle intercettazioni
DDL 1611: è meglio l'editto di Carlo Alberto
Rodotà paragona l'editto di Carlo Alberto del 1848 al disegno di legge che rende più difficili le indagini e imbavaglia l'informazione. Rileggiamo il testo di un secolo e mezzo fa e troviamo un sovrano più liberale dei governanti di oggi.
Mobilitazione generale contro il disegno di legge sulle intercettazioni, che ostacola le indagini penali e imbavaglia l'informazione. Un testo che difficilmente passerà l'esame della Corte costituzionale e della Corte europea di giustizia, ma che nel frattempo potrebbe causare gravi danni alla giustizia e al diritto di sapere (vedi Intercettazioni: abbiamo il "diritto di sapere" e DDL intercettazioni: più difese dalla UE).
Il momento-chiave è stato quello in cui il professore ha tirato fuori una copia originale dell'Editto sulla libertà di stampa, emanato da Carlo Alberto di Savoia-Carignano il 26 marzo 1848. E ha fatto notare come la pena massima prevista allora per i reati di stampa fosse di un anno, mentre nel disegno di legge in discussione si arriva a cinque anni.
In questo clima vale la pena di soffermarsi su alcuni passaggi dell'Editto albertino e confrontarli con la normativa oggi vigente:
Nel 1848: Art. 2. Ogni stampato così in caratteri tipografici, come in litografia od altro simile artificio, dovrà indicare il luogo, la officina e l'anno in cui fu impresso, ed il nome dello stampatore. La sottoscrizione dell'editore o dell'autore non è obbligatoria.
Art. 3. Ogni stampato che non abbia le indicazioni di cui nell'articolo precedente, sarà considerato come proveniente da officina clandestina, e lo stampatore sarà punito per questo solo fatto con una multa da L. 100 a L. 300.
Cento anni dopo, nel 1948: Art. 2. Ogni stampato deve indicare il luogo e l'anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell'editore.
Art. 5. Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi.
...3) un documento da cui risulti l'iscrizione nell'albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull'ordinamento professionale.
Art. 16. Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall'art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000.
In un secolo si passa da una semplice multa a due anni di carcere. Un sovrano, costretto alla concessione della libertà di stampa dagli eventi del suo tempo, appare più liberale di un'assemblea costituente che ha il compito di dettare le regole di uno stato democratico moderno.
Però va ricordato che, cinquant'anni prima dell'Editto, la Costituzione degli Stati Uniti d'America aveva dichiarato che il Congresso non avrebbe potuto fare leggi che limitassero la libertà di espressione del pensiero o di religione. Altro che editto, altro che articolo 21!
Comunque Carlo Alberto aveva scritto: Qualunque suddito del Re il quale sia maggiore d'età e goda del libero esercizio dei diritti civili, qualunque società anonima o in commandita, qualunque corpo morale legalmente costituito nei Regii Stati, potrà pubblicare un giornale o uno scritto periodico, purché si uniformi al disposto del seguenti articoli.
Oggi qualsiasi cittadino della Repubblica non può pubblicare un giornale o un periodico: lo vieta l'art. 5 della legge scritta un secolo dopo.
Ciascuno può trarre le sue conclusioni. Ma prima di chiudere le antiche pagine ingiallite, l'occhio cade su un'altra norma: Non darà luogo ad azione la pubblicazione degli scritti prodotti avanti i Tribunali (art. 32). Dove per "azione" si intende l'azione penale. Però ai tempi di Carlo Alberto non c'erano le intercettazioni.
Post scriptum. Qualche giorno fa il Presidente del consiglio ha detto che in Italia c'è troppa libertà di stampa. Mi è sfuggito qualcosa, o l'Ordine dei giornalisti non ha trovato nulla da ridire?
http://www.mcreporter.info/sistema/intercett2.htm

References: Art. 2

Art. 3
 Art. 2

Art. 5

Art. 16
 articolo 21