Source: https://danielemajori.com/2015/02/17/il-procedimento-autorizzatorio-degli-impianti-destinati-alla-produzione-di-energia-elettrica-da-fonti-rinnovabili-e-regolato-da-una-disciplina-legislativa-di-carattere-speciale/
Timestamp: 2020-07-07 12:25:53+00:00

Document:
Il procedimento autorizzatorio degli impianti destinati alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è regolato da una disciplina legislativa che presenta, ratione materiae, carattere speciale, di guisa che il modello procedimentale e provvedimentale legittimante l’installazione di siffatti impianti è esclusivamente quello dell’autorizzazione unica regionale, tipizzato espressamente dall’art. 12 d.lgs. n. 387 del 2003 (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha statuito che detta specialità opera, senza dubbio, anche sul versante dell’accertamento della compatibilità con le norme urbanistiche ed edilizie, di modo che – a fronte di un’istanza di permesso di costruire – l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto semplicemente dichiarare la propria incompetenza a provvedere, spettando la competenza a rilasciare il titolo in questione unicamente alla Regione o alla Provincia da questa delegata). | Avvocato Daniele Majori
Comuni e Province, Edilizia e urbanistica, Energia, Regioni
Archiviato in accertamento della compatibilità con le norme urbanistiche ed edilizie, art. 12 d.lgs. n. 387/2003, Autorizzazione unica per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, autorizzazione unica regionale, comune, dia, direttiva comunitaria 2001/77/CE del 27 settembre 2001, incompetenza, istanza di permesso di costruire, provincia, regione, specialità ratione materiae
(Consiglio di Stato, sez. IV, 12 febbraio 2015, n. 745)
«[C]on il primo motivo di appello incidentale, […] si assume […] la violazione del già citato art. 12 del d.lgs. nr. 387 del 2003 per avere il Comune assentito la realizzazione dell’impianto eolico col permesso di costruire, laddove la legge per detti impianti non prevedeva tale titolo, ma l’autorizzazione unica regionale.
Pertanto, ad avviso della Sezione è quest’ultima doglianza che va logicamente esaminata con priorità, atteso che la sua eventuale fondatezza avrebbe effetti “paralizzanti” sulla pretesa articolata dall’appellante principale, comportando l’annullamento del permesso di costruire impugnato per motivi altri e diversi da quelli individuati dal primo giudice.
6. In effetti, il motivo d’impugnazione incidentale si appalesa fondato e assorbente.
7. Al riguardo, giova rammentare che, come questa Sezione ha più volte sottolineato (cfr. Cons. Stato,sez. IV, 23 maggio 2012, nr. 3039, e 1 agosto 2012, nr. 4400), il procedimento autorizzatorio degli impianti destinati alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è regolato da una speciale disciplina legislativa: infatti, in questa materia il legislatore, nel dare attuazione alla direttiva comunitaria 2001/77/CE del 27 settembre 2001, finalizzata a disciplinare uniformemente e ad incentivare tali forme di produzione di energia anche a mezzo della semplificazione dei procedimenti autorizzatori, è intervenuto con una disciplina procedimentale ad hoc che culmina con il rilascio (o con il diniego) della cosiddetta autorizzazione unica regionale.
Questa disciplina – incentrata sulla concentrazione procedimentale in ragione del confronto richiesto dall’approvvigionamento energetico mediante tecnologie che non immettono in atmosfera sostanze nocive, e sul valore aggiunto intrinseco allo stesso confronto dialettico delle amministrazioni interessate – presenta effettivamente, ratione materiae, carattere speciale, di guisa che il modello procedimentale e provvedimentale legittimante l’installazione di siffatti impianti è esclusivamente quello dell’autorizzazione unica regionale, tipizzato espressamente dal già citato art. 12 d.lgs. nr. 387 del 2003 (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 27 novembre 2012, nr. 5994).
Tanto premesso, non può non rilevarsi, relativamente alla fattispecie per cui è causa, che la suddetta specialità opera, senza dubbio, anche sul versante dell’accertamento della compatibilità con le norme urbanistiche ed edilizie (e, infatti, si è già rilevato come il comma 4 dell’art. 12 su citato qualifichi espressamente l’autorizzazione unica regionale, anche come “titolo a costruire” l’impianto): di modo che, al netto della possibile applicabilità dell’istituto della d.i.a. – del quale però la stessa odierna appellante principale ammette di non essersi avvalsa, con conseguente inconferenza dei problemi innescati dalla normativa regionale poi dichiarata illegittima –, a fronte di una istanza di permesso di costruire l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto semplicemente dichiarare la propria incompetenza a provvedere, spettando la competenza a rilasciare il titolo in questione unicamente alla Regione o alla Provincia da questa delegata (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 27 aprile 2012, nr. 2473; Cons. Stato, sez. VI, 31 marzo 2011, nr. 2001).
8. I rilievi sopra svolti risultano assorbenti di ogni altra questione o doglianza, risolvendosi nell’accertamento di un vizio di incompetenza assoluta al rilascio del provvedimento impugnato, tale da imporne l’annullamento e rendere recessivo ogni approfondimento improntato a criteri “sostanzialistici” (come quelli sollecitati dalla parte odierna appellante principale, laddove assume che in ogni caso sarebbero stati acquisiti tutti i pareri e assensi richiesti ai sensi dell’art. 12 del d.lgs. nr. 387 del 2003).
Ne discende che, superfluo essendo l’esame degli ulteriori motivi di impugnazione incidentale (come pure dei motivi ulteriori di ricorso in primo grado qui riproposti dalle parti appellate), si impone una decisione di accoglimento dell’appello incidentale, con conseguente declaratoria di inammissibilità dell’appello principale per mancanza di interesse e conferma, con diversa motivazione, della sentenza impugnata».
« Indebito arricchimento contro la P.A: a seguito della sentenza della Corte Cost. 6 luglio 2004, n. 204, anche nella materia dei servizi pubblici le controversie aventi ad oggetto l’azione di indebito arricchimento ex art. 2041 c.c. appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, che attrae a sé anche la domanda sul silenzio.
Siccome i requisiti collegati all’esperienza potrebbero rappresentare un ostacolo all’ingresso sul mercato di nuovi operatori, è la richiesta di servizi analoghi o di un fatturato specifico che deve essere giustificata, perché – seppure è apprezzabile la finalità di rassicurare oggettivamente la stazione appaltante circa l’affidabilità del contraente – non è comunque possibile perseguire questo obiettivo attraverso strumenti anticoncorrenziali (nella fattispecie, il Tar ha ritenuto immune da irragionevolezza la decisione della stazione appaltante di non richiedere – come pre-requisito – il possesso di un’esperienza pluriennale nel settore o il preventivo espletamento del servizio per un importo minimo, tenendo presente anche l’obbligo di assorbimento del personale alle dipendenze del gestore uscente, che assicura anche una certa continuità nell’espletamento di mansioni delicate ma considerate prive di un elevato spessore tecnico-specialistico). »

References: art. 12
 art. 12
 art. 12
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2041