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Modello ISO - Cassazione Penale 13/09/2017 N° 41768 - Legge semplice
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Modello ISO – Cassazione Penale 13/09/2017 N° 41768
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Numero: 41768
Testo completo della Sentenza Modello ISO – Cassazione penale 13/09/2017 n° 41768:
Dott. CORBO Antoni – rel. Consigliere –
1. Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari;
nonchè dalla parte civile:
2. Regione Puglia;
entrambi nei confronti di:
F.R., nato a (OMISSIS);
A.G., nato a (OMISSIS);
Ma.Pi., nato a (OMISSIS);
R.P., nato a (OMISSIS);
L.V., nato a (OMISSIS);
P.S., nato a (OMISSIS);
So.Lu., nato a (OMISSIS);
nonchè nei confronti degli enti:
“La Cascina soc. coop.”, successore universale a seguito di fusione
per incorporazione della società cooperativa “La Fiorita a r.l.”;
“Duemila s.r.l.”, già “Duemila s.p.a.”;
Consorzio San Raffaele;
Fondazione San Raffaele;
San Raffaele s.p.a. (già Tosinvest Sanità s.p.a.);
Finanziaria Tosinvest s.p.a.;
Giada s.r.l.;
Multires s.r.l. (incorporata alla Tosinvest Italia s.a.s.);
Editoriale Libero a r.l.;
Casa di cura privata Santa Lucia s.r.l. (incorporata alla Tosinvest
Italias.a.s.);
3. F.R., nato a (OMISSIS);
4. M.D., nato a (OMISSIS);
5. Ma.Pi., nato a (OMISSIS);
6. R.P., nato a (OMISSIS);
7. C.G., nato a (OMISSIS);
8. Fr.Am., nato a (OMISSIS);
9. Ma.Lu., nato a (OMISSIS);
10. La.Do., nato a (OMISSIS);
11. C.T.G., nato a (OMISSIS);
12. Pe.Pa., nato a (OMISSIS);
13. “La Cascina soc. coop.”, successore universale a seguito di fusione per incorporazione della società cooperativa “La Fiorita a r.l.”;
14. “Duemila s.r.l.”, già “Duemila s.p.a.”;
avverso la sentenza del 29/09/2015 della Corte d’appello di Bari;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto procuratore generale Dott. PINELLI Mario Maria Stefano, che ha concluso: a) per l’inammissibilità dei ricorsi di C.G., Fr.Am., Ma.Lu., La.Do., C.T.G. e Pe.Pa.; b) per l’inammissibilità o in subordine per il rigetto dei ricorsi di “La Cascina soc. coop.”, “Duemila s.r.l.”, F.R., M.D., Ma.Pi. e R.P.; c) per il rigetto del ricorso della parte civile Regione Puglia; d) per il rigetto del ricorso del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari, limitatamente ai capi 40.b, 82.e, 83.e, 90.f e 91.f; e) per l’annullamento con rinvio limitatamente al capo 88.e;
udito l’avvocato Massimo Leccese, in sostituzione dell’avvocato Giuseppe Spagnolo, per la parte civile Regione Puglia, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso della parte civile Regione Puglia e del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari, ed il rigetto dei ricorsi degli imputati;
udito l’avvocato Fabio Verile, per l’imputato So.Lu., nonchè, in sostituzione dell’avvocato Vincenzo Princigalli, per l’imputato S.A., che ha concluso associandosi alle richieste del Procuratore generale presso la Corte di cassazione;
udito l’avvocato Franco Carlo Coppi, per l’imputato A.G., che ha concluso chiedendo il rigetto dei ricorsi del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari e della parte civile Regione Puglia;
udito l’avvocato Guido Calvi, per l’imputato A.G., che ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari e della parte civile Regione Puglia;
udito l’avvocato Giovanni Di Cagno, per gli enti Consorzio San Raffaele, Fondazione San Raffaele, San Raffaele s.p.a. (già Tosinvest Sanità s.p.a.), Finanziaria Tosinvest s.p.a., Giada s.r.l., Multires s.r.l. (incorporata alla Tosinvest Italia s.a.s.), Editoriale Libero a r.l., e Casa di cura privata Santa Lucia s.r.l. (incorporata alla Tosinvest Italia s.a.s.), nonchè, in sostituzione dell’avvocato Michele La Forgia, per l’imputato Pe.Pa., che ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari e della parte civile Regione Puglia e per l’accoglimento del ricorso del Pe.;
udito l’avvocato Pasquale Bartolo, per gli enti Consorzio San Raffaele, Fondazione San Raffaele, San Raffaele s.p.a. (già Tosinvest Sanità s.p.a.), Finanziaria Tosinvest s.p.a., Giada s.r.l., Multires s.r.l. (incorporata alla Tosinvest Italia s.a.s.), Editoriale Libero a r.l., e Casa di cura privata Santa Lucia s.r.l. (incorporata alla Tosinvest Italia s.a.s.), che ha concluso associandosi alle richieste dell’avvocato Di Cagno;
udito l’avvocato Massimo Manfreda, per l’imputato La.Do., che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso;
udito l’avvocato Francesco Rotunno, per gli imputati Ma.Pi. e R.P., che ha concluso chiedendo l’accoglimento dei propri ricorsi, ed associandosi alla richiesta del Procuratore generale presso la Corte di cassazione per quanto riguarda il capo 40.b;
udito l’avvocato Ugo Lecis, per gli enti “La Cascina soc. coop.” e “Duemila s.r.l.”, che ha concluso chiedendo l’accoglimento dei ricorsi;
udito l’avvocato Luciano Ancora, per gli imputati Ma.Lu. e F.R., che ha concluso chiedendo l’accoglimento dei propri ricorsi, e per l’inammissibilità o comunque il rigetto dei ricorsi del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari e della parte civile Regione Puglia;
udito l’avvocato Paolo Francesco Sisto, per gli imputati F.R., M.D., Ma.Pi., R.P.,
C.G., Fr.Am., Ma.Lu., C.T.G., e per gli enti “La Cascina soc. coop.” e “Duemila s.r.l.”, che ha concluso chiedendo l’accoglimento dei propri ricorsi, e per l’inammissibilità dei ricorsi del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari e della parte civile Regione Puglia.
1. La sentenza impugnata.
Con sentenza emessa il 29 settembre 2015, la Corte di appello di Bari, per quanto di interesse in questa sede, ha in parte riformato ed in parte confermato le due decisioni di primo grado pronunciate dal Tribunale di Bari in data 13 febbraio 2013 ed il 14 febbraio 2011, dopo aver riunito i giudizi di gravame a queste relativi, nei confronti degli imputati F.R., A.G., M.D., Ma.Pi., R.P., C.T.G., C.G., Fr.Am., La.Do., Pe.Pa., Ma.Lu., L.V., P.S., T.A., So.Lu. e S.A., nonchè nei confronti degli enti “La Fiorita a r.l.”, assorbita per incorporazione ne “La Cascina soc. coop.”, “Duemila s.r.l.”, già “Duemila s.p.a.”, “Consorzio San Raffaele”, “Fondazione San Raffaele”, “Finanziaria Tosinvest s.p.a.”, “Giada s.r.l.”, “Multires s.r.l.”, “Tosinvest Sanità s.p.a.”, trasformata in “San Raffaele s.p.a.”, “Tosinvest Servizi s.r.l.”, “Tosinvest Immobiliare s.r.l.”, “Santa Lucia 2000 s.r.l.”, “Cooperativa editoriale Libero a r.l.”, “T.G.S. 2004 s.r.l.”, “Casa di Cura Privata Santa Lucia s.r.l.”, incorporata in “San Raffaele s.p.a.”.
Le complesse vicende oggetto del processo possono distinguersi in due parti tra di loro autonome: una parte relativa ai reati contestati a F.R., da solo o in concorso con A.G., e indicati anche come presupposto della responsabilità amministrativa delle società del gruppo “Tosinvest”, facente capo all’ A.; una ulteriore parte relativa ai reati addebitati agli altri imputati sopra precisati, ed indicati anche come presupposto della responsabilità amministrativa delle società “La Fiorita a r.l.”, e “Duemila s.r.l.”.
1.1. In particolare, per quanto attiene alle vicende concernenti i reati contestati al F. o anche al F., e per quanto di interesse in questa sede, la Corte d’appello di Bari:
-) in riforma della sentenza di condanna emessa in primo grado, ha assolto F.R. e A.G. ed escluso la conseguente responsabilità degli enti “Consorzio San Raffaele”, “Fondazione San Raffaele”, “Finanziaria Tosinvest s.p.a.”, “Giada s.r.l.”, “Multires s.r.l.”, “Tosinvest Sanità s.p.a.”, trasformata in “San Raffaele s.p.a.”, “Tosinvest Servizi s.r.l.”, “Tosinvest Immobiliare s.r.l.”, “Santa Lucia 2000 s.r.l.”, “Cooperativa editoriale Libero a r.l.”, “T.G.S. 2004 s.r.l.”, “Casa di Cura Privata Santa Lucia s.r.l.”, incorporata in “San Raffaele s.p.a.”, con riferimento al reato di corruzione aggravata (capi 82.e, 83.e e 91.g) contestato al F. ed all’ A. per avere il primo, nella qualità di presidente della Regione Puglia, adottato, tra il 2004 e l’aprile 2005, plurimi atti diretti a favorire il gruppo “Tosinvest”, facente capo al secondo, nonchè società da questo controllate o a questo collegate, e precisamente a far assegnare a detto complesso di imprese la gestione di numerose Residenze Sanitarie Assistenziali (cd. R.S.A.) pubbliche della Regione Puglia, sia mediante l’indizione di una gara unitaria, sia mediante la richiesta di estensione dell’appalto, in cambio della somma di Euro 500.000,00, destinata in parte al finanziamento della campagna elettorale per le competizioni regionali del 3 e 4 aprile 2005 della formazione politica “La Puglia prima di tutto”, ed erogata in più rate, anche per il tramite di articolazioni dell’U.D.C., da società del gruppo “Tosinvest” tra il 18 marzo ed il 4 maggio 2005;
-) in riforma della sentenza di condanna emessa in primo grado, ha dichiarato non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, nei confronti di F.R. e A.G. in ordine al reato di finanziamento illecito (capo 84.e), commesso mediante l’erogazione irregolare della somma di Euro 500.000,00, effettuata in più rate da società del gruppo “Tosinvest” alla formazione politica “La Puglia prima di tutto” tra il 18 marzo ed il 4 maggio 2005, confermando però le statuizioni civili in favore della Regione Puglia;
-) in riforma della sentenza di assoluzione emessa in primo grado, ha dichiarato non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, nei confronti di F.R. per il reato di abuso di ufficio (capo 88.e), così riqualificato il fatto contestato nell’imputazione come peculato, e ritenuto per avere l’accusato, nella qualità di presidente della Regione Puglia, utilizzato la somma di Euro 189.700,00, facente parte del Fondo di rappresentanza del Presidente della Giunta regionale, per finalità private, mediante l’erogazione di contributi a numerosi soggetti, con condotte tra il febbraio ed il 22 aprile 2005, e disposto la condanna del F. al risarcimento dei danni in favore della parte civile Regione Puglia;
-) in riforma della sentenza di condanna emessa in primo grado, ha dichiarato non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, nei confronti di F.R. relativamente al reato di tentato abuso di ufficio (capo 89.e), così riqualificato il fatto contestato nell’imputazione come abuso di ufficio, e ritenuto per avere l’accusato, nella qualità di presidente della Regione Puglia, posto in essere atti diretti a procurare illegittimi finanziamenti a Ru.Co.Ma., (OMISSIS), e a Ta.Fr., rappresentante della comunità “(OMISSIS)”, mediante l’utilizzo di fondi per il finanziamento dei programmi di settore e intersettoriali di rilevanza regionale, con condotte poste in essere fino all’aprile del 2005, confermando però le statuizioni civili in favore della Regione Puglia limitatamente ai danni di natura non patrimoniale.
1.2. Per quanto attiene, poi, alle vicende concernenti i reati contestati agli altri imputati sopra precisati, ed indicati anche come presupposto della responsabilità amministrativa delle società “La Fiorita a r.l.”, e “Duemila s.r.l.”, per quanto di interesse in questa sede, la Corte d’appello di Bari:
-) in riforma della sentenza di condanna di primo grado, ha assolto, perchè il fatto non sussiste, L.V., M.D., Ma.Pi., R.P., So.Lu., P.S., Pu.An., S.A., e T.A. dal reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, contestato avendo riguardo alla simulazione dell’esistenza delle condizioni per l’aggiudicazione alla “Duemila s.p.a.” dell’appalto dei servizi di pulizia e sanificazione dei locali e delle strutture dell’Azienda (OMISSIS) in assenza di gara ad evidenza pubblica, con condotta protratta, secondo l’addebito, fino al dicembre 2005 (capo 40.b), revocando le statuizioni civili disposte dal Tribunale in favore della parte civile Regione Puglia;
-) in riforma della sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ha assolto M.D. e R.P. dal reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, contestato avendo riguardo alla presentazione di false fatture, per conto della società della “Duemila s.r.l.”, per il compenso concernente il servizio di pulizia relativo al gennaio 2003 presso gli ospedali di (OMISSIS) e (OMISSIS), servizio in realtà effettuato per quel periodo dalla cooperativa La Medusa, con conseguente maturazione del credito in favore della società della “Duemila s.r.l.” (capo 42.b);
-) ha confermato la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione con riferimento alle imputazioni presupposto per la responsabilità degli enti di cui capi 13.b (corruzione aggravata contestata a Gr.Fe., direttore sanitario dell’A.S.L. (OMISSIS), Fi.Fr. e M.D., entrambi amministratori o dipendenti de “La Fiorita a r.l.”), 14.b (corruzione aggravata contestata a Pe.Mi., direttore generale dell’A.S.L. (OMISSIS)), 17.b (corruzione aggravata contestata a Ma.Pi., amministratore de “La Fiorita a r.l.”, in riferimento all’attività di Ma.Vi., provveditore capo economo del Comune di (OMISSIS)), 18.b (corruzione aggravata contestata a Ma.Vi., provveditore capo economo del Comune di (OMISSIS)), 19.b (truffa aggravata in danno del Comune di (OMISSIS) contestata a Ma.Pi. e Ma.Vi. nelle qualità indicate ai capi 17.b e 18.b), 20.b (corruzione aggravata contestata a C.G., Pe.Fe., Mo.Sa. e M.D., il primo vicepresidente della Giunta Regione Puglia, il secondo segretario particolare del primo e funzionario regionale, il terzo direttore generale dell’A.S.L. (OMISSIS) dal 20 agosto 2002, il quarto amministratore de “La Fiorita a r.l.”), 21.b (corruzione aggravata contestata a C.G., Pe.Fe., Mo.Sa. e Pa.Ni., i primi tre nelle qualità indicate per il capo 20.b, il quarto quale direttore generale dell’A.S.L. (OMISSIS) fino al 19 agosto 2002), 22.b (truffa aggravata in danno dell’A.S.L. (OMISSIS), contestata a C.G., Pe.Fe., Mo.Sa., Pa.Ni., e M.D., nelle qualità indicate per i capi 20.b e 21.b), 27.b (corruzione aggravata contestata a Ma.Lu., M.D. e R.P., il primo quale segretario personale del presidente della Regione Puglia F. gli altri due quali amministratori o dipendenti de “La Fiorita a r.l.”, in relazione alle attività di cui al successivo capo 28.b), 28.b (corruzione aggravata contestata ad Fr.Am., direttore amministrativo dell’A.S.L. (OMISSIS) fino all’agosto 2002), 29.b (truffa aggravata in danno dell’A.S.L. (OMISSIS), contestata a Ma.Lu., M.D., R.P., Fr.Am. e Ro.Ni., i primi quattro nelle qualità indicate per i capi 27.b e 28.b, il quinto quale direttore amministrativo dell’A.S.L. (OMISSIS) a partire dall’agosto 2002), 30.b (corruzione aggravata contestata a Fa.Gi., M.D. e R.P., il primo quale amministratore della RAMECO s.p.a., gli altri due quali amministratori o dipendenti de “La Fiorita a r.l.” e della “Duemila s.p.a.”, in relazione alle attività amministrative di cui al successivo capo 31.b), 31.b (corruzione aggravata contestata a Pe.Pa., direttore generale dell'(OMISSIS)), 32.b (corruzione aggravata contestata a M.D., quale amministratore de “La Fiorita a r.l.” e della “Duemila s.p.a.”, in relazione alle attività amministrative di cui al successivo capo 33.b), 33.b (corruzione aggravata contestata a La.Do., direttore sanitario dell'(OMISSIS)), 34.b (corruzione aggravata contestata a L.V., M.D. e R.P., quali dipendenti e amministratori de “La Fiorita a r.l.” e della “Duemila s.p.a.”, in relazione alle attività amministrative di cui al successivo capo 35.b), 35.b (corruzione aggravata contestata ad T.A., impiegato presso l’Ufficio operativo Lavoratori socialmente utili della Regione Puglia), 48.b (corruzione aggravata contestata a L.V., M.D. e Ma.Pi., quali dipendenti e amministratori de “La Fiorita a r.l.” e della “Duemila s.p.a.”, in relazione alle attività amministrative di cui al successivo capo 49.b), 49.b (corruzione aggravata contestata a N.L., direttore generale dell’A.S.L. (OMISSIS)), 50.b (corruzione aggravata contestata a L.V., M.D. e Ma.Pi., quali dipendenti e amministratori de “La Fiorita a r.l.”, in relazione alle attività amministrative di cui al successivo capo 51.b) e 51.b (corruzione aggravata contestata ad Li.Ar., direttore amministrativo dell’A.S.L. (OMISSIS));
-) in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha confermato la dichiarazione di responsabilità della società “La Fiorita a r.l.”, assorbita per incorporazione ne “La Cascina soc. coop.”, per gli illeciti amministratividipendenti dai reati di cui ai capi di imputazione 13.b, 14.b, 17.b, 18.b, 19.b, 20.b, 21.b, 22.b, 27.b, 28.b, 29.b, 30.b, 31.b, 32.b, 33.b, 34.b, 35.b, 48.b, 49.b, 50.b e 51.b, con esclusione dei reati di cui ai capi 40.b e 42.b, per i quali è stata pronunciata assoluzione per insussistenza del fatto nei confronti degli imputati persone fisiche, e dei reati di cui ai capi 15.b e 16.b, perchè relativi a reati commessi in epoca precedente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 231 del 2001, e ridotto la sanzione pecuniaria ad Euro 140.000,00 (280 quote del valore di Euro 500,00 ciascuna);
-) in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha confermato la dichiarazione di responsabilità della società “Duemila s.r.l.”., già “Duemila s.p.a.”, per gli illeciti amministrativi dipendenti dai reati di cui ai capi di imputazione 30.b, 31.b, 32.b, 33.b, 34.b e 35.b, con esclusione dei reati di cui ai capi 40.b e 42.b, per i quali è stata pronunciata assoluzione per insussistenza del fatto nei confronti degli imputati persone fisiche, e ridotto la sanzione pecuniaria ad Euro 100.000,00 (200 quote del valore di Euro 500,00 ciascuna);
-) in riforma della sentenza di condanna emessa in primo grado, ha dichiarato non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, nei confronti di B.G., L.V., M.D., Ma.Pi. e R.P. relativamente al reato di associazione per delinquere finalizzato ad assicurarsi con modalità illecite le concessioni dei servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliariato per conto di enti pubblici ed AA.SS.LL. della Regione Puglia, e a conseguire e conservare illecitamente una condizione di monopolio nel settore (capo 1.a), imputazione non indicata come presupposto per la responsabilità degli enti, nè posta a fondamento di statuizioni civili;
-) ha confermato la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione con riferimento alle imputazioni, non indicate come presupposto per la responsabilità degli enti, nè poste a fondamento di statuizioni civili, di cui ai capi 15.b (corruzione aggravata contestata a L.V. e M.D., quali dipendenti e amministratori de “La Fiorita a r.l.”, in relazione alle attività amministrative di B.G., direttore generale dell’A.S.L. (OMISSIS) e di cui al successivo capo 16.b), 16.b (corruzione aggravata contestata a B.G., direttore generale dell’A.S.L. (OMISSIS)), 23.b (falso ideologico, contestato anche a C.G. e M.D.), 24.b (rivelazione di segreto di ufficio, contestato a Fr.Am., M.D. e R.P.), 25.b (turbata libertà degli incanti, contestato anche a Fr.Am., M.D. e R.P.), 26.b (falso ideologico, contestato a Fr.Am., M.D. e R.P.), 36.b (falso ideologico, contestato anche a M.D., C.T.G. e Pe.Pa.), 37.b (falso ideologico, contestato anche a M.D., C.T.G. e Pe.Pa.), 38.b (turbata libertà degli incanti, contestato anche a M.D., Ma.Pi., R.P. e C.T.G.), 39.b (falso ideologico, contestato anche a M.D., C.T.G. e Pe.Pa.), 41.b (rivelazione di segreto d’ufficio, contestato anche a M.D., Ma.Pi. e R.P.), 43.b (turbata libertà degli incanti, contestato anche a M.D. e Ma.Pi.), 44.b (rivelazione di segreto d’ufficio, contestato a Ma.Pi.), 45.b (turbata libertà degli incanti, contestato anche a M.D. e Ma.Pi.), 46.b (rivelazione di segreto d’ufficio, contestato a M.D. e Ma.Pi.), 47.b (astensione dagli incanti, contestato a M.D. e Ma.Pi.), 53.b (abuso d’ufficio, contestato a Fr.Am. e Ma.Lu., oltre che a F.R. assolto per non aver commesso il fatto con sentenza irrevocabile), 63.c (falso ideologico, contestato a M.D., Ma.Pi. e R.P.), 77.d (rivelazione di segreto d’ufficio, contestato anche a M.D., Ma.Pi. e R.P.) e 79.d. (rivelazione di segreto d’ufficio, contestato anche a M.D. e Ma.Pi.).
2. I ricorsi e le memorie.
Hanno presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello indicata in epigrafe: -) il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari; -) l’avvocato Giuseppe Spagnolo, quale difensore e procuratore speciale della Regione Puglia; -) gli avvocati Luciano Ancora e Francesco Paolo Sisto, quali difensori di fiducia di F.R.; -) gli avvocati Ugo Lecis e Francesco Paolo Sisto, quali difensori di fiducia e procuratori speciali de “La Cascina soc. coop.”, successore universale a seguito di fusione per incorporazione della società cooperativa “La Fiorita a r.l.”; -) gli avvocati Ugo Lecis e Francesco Paolo Sisto, quali difensori di fiducia e procuratori speciali di “Duemila s.r.l.”, già “Duemila s.p.a.”; -) l’avvocato Francesco Paolo Sisto, quale difensore di fiducia di M.D.; -) gli avvocati Francesco Rotunno e Francesco Paolo Sisto quali difensori di fiducia di Ma.Pi.; -) gli avvocati Francesco Rotunno e Francesco Paolo Sisto quali difensori di fiducia di R.P.; -) l’avvocato Francesco Paolo Sisto, quale difensore di fiducia di C.T.G.; -) l’avvocato Francesco Paolo Sisto, quale difensore di fiducia di C.G.; -) l’avvocato Francesco Paolo Sisto, quale difensore di fiducia di Fr.Am.; -) l’avvocato Massimo Manfreda, quale difensore di fiducia di La.Do.; -) l’avvocato Michele Laforgia, quale difensore di fiducia di Pe.Pa.; -) l’avvocato Francesco Paolo Sisto, quale difensore di fiducia di Ma.Lu..
Hanno presentato motivi nuovi gli avvocati Ugo Lecis e Francesco Paolo Sisto per “La Cascina soc. coop.”.
Hanno presentato memoria: -) gli avvocati Luciano Ancora e Francesco Paolo Sisto, per F.R.; -) l’avvocato Giovanni Di Cagno, quale difensore di fiducia e procuratore speciale di “Consorzio San Raffaele”, “Fondazione San Raffaele”, “Finanziaria Tosinvest s.p.a.”, “Giada s.r.l.”, “Multires s.r.l.”, “Tosinvest Sanità s.p.a.”, trasformata in “San Raffaele s.p.a.”, e “San Raffaele s.p.a.”, incorporante finale di “Casa di Cura Privata Santa Lucia s.r.l.”; -) gli avvocati Francesco Rotunno e Francesco Paolo Sisto per M.D., Ma.Pi. e R.P..
I ricorsi e le memorie sono di seguito enunciati, ex art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1, “nei limiti strettamente necessari per la motivazione”.
3. Il ricorso del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari.
Il ricorso del Procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari è articolato in tre gruppi di motivi.
3.1. Il primo gruppo di motivi è relativo alle imputazioni concernenti il delitto di corruzione contestato al F., all’ A., nonchè, come reato presupposto, alle società del gruppo “Tosinvest”, facente capo all’ A. (capi 82.e, 83.e, 91.g). Con gli stessi, si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione, a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), avendo riguardo alla ritenuta insussistenza del delitto di corruzione.
3.1.1. Si deduce, in primo luogo, che erroneamente la sentenza impugnata ha sottolineato la mancata riferibilità di “alcuna decisione” al F. in ordine all’assegnazione al gruppo “Tosinvest” della gestione delle R.S.A. pubbliche della Regione Puglia. Invero, la nozione di atto di ufficio rilevante ai fini della configurabilità del reato di corruzione ricomprende qualunque tipologia di atto riconducibile all’incarico del pubblico ufficiale, ivi compresi gli atti materiali.
3.1.2. Si deduce, in secondo luogo, che la sentenza impugnata ha “dequotato” la rilevanza degli atti posti in essere dal F., e considerati di “mero impulso”, e non si è confrontata con quanto evidenziato dalla sentenza di primo grado.
Quest’ultima, in particolare, aveva sottolineato come l’assegnazione delle undici R.S.A. al gruppo “Tosinvest” era l’effetto dello svolgimento di una gara unica regionale, che era stata determinata dall’iniziativa del F., il quale aveva preteso, con due note a sua firma del dicembre 2003 e del gennaio 2004, le necessarie deleghe da parte dei direttori delle AA.SS.LL. territorialmente competenti per ciascuna R.S.A. in favore dell’Agenzia Regionale Santitaria (c.d. A.RE.S.), ed aveva incluso tra le R.S.A. da assegnare in gestione anche alcune non completate al 100%. La decisione del Tribunale, inoltre, aveva evidenziato che la gara unica regionale aveva favorito il gruppo “Tosinvest” perchè aveva imposto l’adozione di un criterio di dimensione economica dell’impresa particolarmente selettivo, ed anzi tale da “ritagliare” i requisiti del bando sulle caratteristiche delle imprese facenti capo all’ A.. Ancora, il giudice di prima cura aveva rilevato che le note a firma del F., da un lato, davano conto dell’impossibilità o della difficoltà delle AA.SS.LL. di assicurare la gestione diretta delle R.S.A. per carenza di personale, mentre, in realtà, i direttori generali competenti aveva rappresentato di essere pronti ad attivare la gestione diretta della struttura di Alberobello e delle strutture di Supersano, Gallipoli e Alessano; dall’altro, non rappresentavano che altre R.S.A. non erano ancora completate al 100% e, quindi, in forza di quanto previsto dalla Delib. della Giunta regionale n. 210 del 2002, non potevano essere affidate in gestione ai privati.
La sentenza di appello, invece, ha spiegato le iniziative del F. indirizzate all’affidamento della gestione delle R.S.A. ai privati e allo svolgimento di una gara unica come valutazioni di indirizzo politico-amministrativo di competenza del Presidente della Regione, nonostante le stesse andassero al di là di quanto, in termini assolutamente generici, era previsto nella Delib. della Giunta regionale n. 210 del 2002, e determinassero una sostanziale “espropriazione” del potere riservato proprio da tale Delib. ai Direttori generali delle AA.SS.LL. territorialmente competenti di decidere se e come gestire le R.S.A.. Ha poi trascurato di considerare che la decisione di procedere ad una gara unica è stata presa “bypassando l’assessorato di competenza”. Ha infine omesso di dare qualunque rilievo alla contrarietà delle affermazioni contenute nelle note del F. rispetto ai risultati dell’indagine conoscitiva circa l’impossibilità o la difficoltà delle AA.SS.LL. di assicurare la gestione diretta delle R.S.A., ed alla decisione di far svolgere la gara unica nonostante alcune R.S.A. non fossero ancora complete.
3.1.3. Si deduce, in terzo luogo, che la sentenza impugnata, per escludere la sussistenza del reato, ha impropriamente valorizzato l’assenza di atti contrari ai doveri di ufficio e l’assenza di contestualità cronologica tra gli atti adottati dal F. e le dazioni di denaro ricevute dalla formazione politica “La Puglia prima di tutto” da lui diretta, ed erogate dalle società del gruppo “Tosinvest” facente capo all’ A..
Si osserva, quanto al primo profilo, che l’art. 319 c.p., ai fini della configurabilità del delitto di corruzione propria, fa riferimento non alla categoria dell’illegittimità, bensì a quella, più ampia, dell’atto contrario ai doveri di ufficio, ossia ad un atto anche formalmente regolare, ma rispondente alle finalità del corruttore.
Si rappresenta, poi, quanto al secondo aspetto, che il F., così come risulta dagli atti del processo, ha invitato un dirigente regionale a sostituirsi al dirigente competente, il quale era contrario, per predisporre la proposta di una Delib. di “estensione” dell’affidamento in gestione di altre tre R.S.A. al gruppo “Tosinvest” proprio nel periodo in cui le società di questa galassia di imprese erogavano la somma di Euro 500.000,00 alla formazione politica “La Puglia prima di tutto”; l’invito, per di più, era stato fatto dopo lo svolgimento delle elezioni regionali, allorchè la Giunta da lui diretta operava in regime di prorogatio, e, quindi, non poteva adottare atti di straordinaria amministrazione. Si rileva, inoltre, che la sentenza impugnata minimizza la circostanza appena evidenziata, affermando semplicisticamente che la proposta in discorso non fu mai formalizzata e che le erogazioni di denaro continuarono anche dopo l’insediamento del nuovo Presidente della Regione, ossia in una fase in cui il F. nulla più avrebbe potuto fare in favore dell’ A. e del gruppo “Tosinvest”.
3.1.4. Si deduce, in quarto luogo, che l’accoglimento del ricorso in relazione alla ritenuta insussistenza del delitto di corruzione impone anche l’annullamento della sentenza impugnata nella parte in cui ha escluso la responsabilità amministrativa delle società del gruppo “Tosinvest”.
3.2. Il secondo gruppo di motivi è relativo all’imputazione concernente il delitto di abuso di ufficio ritenuto commesso dal F. in riferimento all’utilizzo della somma di Euro 189.000,00 in dotazione del Fondo di rappresentanza del Presidente della Giunta regionale (capo 88.e). Con gli stessi, si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione, a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), avendo riguardo alla riqualificazione del fatto come abuso di ufficio, invece che come peculato, in linea con l’originaria contestazione.
Si premette che, secondo quanto rilevato dalla sentenza impugnata: -) le somme, il cui impiego è stato deliberato direttamente dal F., non rientrano nè in astratto, nè in concreto nella categoria delle spese di rappresentanza in base all’art. 3 del regolamento relativo all’impiego delle somme in dotazione del Fondo di rappresentanza del Presidente della Giunta regionale; -) le erogazioni sono avvenute in piena campagna elettorale ed in favore di soggetti della zona di Maglie o comunque nel Salento, ossia nella zona di provenienza elettorale del F., e, dalle intercettazioni telefoniche effettuate, risultano essere state oggetto di “promesse”; -) i provvedimenti di corresponsione delle somme sono stati contestati due volte dal settore Ragioneria della Regione; -) il F. è stato il relatore della Delib. di Giunta di approvazione del regolamento relativo all’impiego delle somme in dotazione del Fondo di rappresentanza del Presidente della Giunta regionale ed era quindi perfettamente consapevole del contenuto e delle finalità di tale atto normativo.
Si contesta, sulla base di tali presupposti, l’affermazione della sentenza impugnata, secondo cui le erogazioni effettuate erano comunque astrattamente riconducibili all’interesse della Regione Puglia. Questa affermazione, infatti, non solo è apodittica e del tutto immotivata, ma non tiene conto che la gestione del denaro, in ogni caso, è stata effettuata per scopi privati e al di fuori delle regole di contabilità, sicchè il F. si è posto come dominus del denaro pubblico, operando una finalizzazione privatistica della spesa. Del resto, si osserva che, secondo la giurisprudenza di legittimità, da un lato, è configurabile il delitto di peculato allorchè si procede all’utilizzo dei fondi per le spese di rappresentanza per fini diversi da quelli previsti dalla disciplina di contabilità, e, dall’altro, le spese di rappresentanza sono quelle destinate al soddisfacimento della funzione rappresentativa esterna dell’ente, ossia debbono essere funzionali a mantenere o accrescere il prestigio degli organi della Regione. Ancora, le affermazioni della sentenza impugnata sono intrinsecamente contraddittorie: da un lato, si dice che l’erogazione delle somme sarebbe riconducibili a fini istituzionali, e, dall’altro, si rileva che il denaro sarebbe stato corrisposto per ragioni elettorali al di fuori di interessi pubblici.
3.3. Il terzo gruppo di motivi è relativo all’imputazione concernente il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche contestata a L.V., M.D., Ma.Pi., R.P., So.Lu., P.S., Pu.An., S.A., e T.A. avendo riguardo alla simulazione dell’esistenza delle condizioni per l’aggiudicazione alla “Duemila s.p.a.” dell’appalto dei servizi di pulizia e sanificazione dei locali e delle strutture dell’Azienda A.S.L. (OMISSIS) in assenza di gara ad evidenza pubblica, nonchè, come reato presupposto, alle società “La Fiorita a r.l.” e “Duemila s.p.a.” (capi 40.b e 90.f). Con gli stessi, si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione, a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), in riferimento alla ritenuta insussistenza del delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Si deduce che erroneamente la sentenza impugnata ha escluso la sussistenza del reato osservando che “manca qualsivoglia elemento di prova che procedendo con la gara pubblica l’appalto si sarebbe aggiudicato a condizioni più vantaggiose per la P.A.”. Invero, secondo la giurisprudenza di legittimità, il danno per la Pubblica Amministrazione nella truffa può essere individuato tanto negli oneri finanziari occorrenti per la nuova gara in dipendenza della irregolarità di quella precedente, quanto nella mancata aggiudicazione dei lavori da parte di altri concorrenti. Inoltre, nel caso di specie, il danno per la Regione Puglia è derivato dalla concessione di un finanziamento, funzionale alla stabilizzazione di Lavoratori socialmente utili (c.d. L.S.U.), la cui erogazione non era consentita nè in assoluto, per la mancanza dei presupposti per derogare alle procedure di gara pubblica, nè, in ogni caso, nella misura del 75%, in quanto relativa ad un progetto presentato dopo il 20 settembre 2002, ossia in data successiva a quella prevista come ultima utile dalla Delib. di Giunta regionale n. 1115 del 2002. Si precisa, poi, che il presupposto simulato per la deroga alla gara pubblica era costituito dall’assenza di affidamento in appalto dei servizi, invece, sia pur parzialmente, già affidati in appalto alla cooperativa La Medusa s.c.a.r.l. e all’A.T.I. (OMISSIS), e che il risparmio derivante dall’asserita gratuità del servizio di raccolta e smaltimento dei R.O.T. (rifiuti ospedalieri trattati) era in realtà inesistente, in quanto il medesimo servizio era stato già affidato all’A.T.I. (OMISSIS). Si assume, ancora, che la data di consumazione del reato è quella del 31 dicembre 2007, giorno di riscossione dell’ultima rata di cofinanziamento e di cessazione degli effetti del contratto, e che, tenendo conto del periodo di sospensione della prescrizione, pari a nove mesi ed undici giorni, l’illecito penale non si era ancora estinto al momento della pronuncia della sentenza di appello.
Si deduce, infine, che l’accoglimento del ricorso in relazione alla ritenuta insussistenza del delitto di truffa aggravata impone anche l’annullamento della sentenza impugnata nella parte in cui ha escluso la responsabilità amministrativa delle società “La Fiorita a r.l.” e “Duemila s.p.a.”.
4. Il ricorso della parte civile Regione Puglia.
Il ricorso presentato nell’interesse della parte civile Regione Puglia è articolato in due motivi.
4.1. Il primo motivo lamenta violazione di legge, in riferimento all’art. 192 c.p.p., nonchè vizio di motivazione, a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c) ed e), avendo riguardo all’esclusione del reato di corruzione contestato a F. ed A. (capi 82.e e 83.e).
Si deduce che la sentenza di appello ha proceduto ad una valutazione parcellizzata degli elementi di prova anzichè valutarli unitariamente, anche con travisamento della prova. In particolare, la nota del 21 gennaio 2004 a firma del F. non esprime una semplice iniziativa bensì una vera e propria decisione finalizzata ad affidare la gestione delle R.S.A. a privati, ad acquisire le deleghe dei direttori generali delle AA.SS.LL. competenti per territorio in favore dell'(OMISSIS) e a far espletare un’unica gara. Inoltre, la nota in questione è preceduta da un contatto telefonico tra il F. e l’ A. in data 14 gennaio 2004, risultante dai tabulati delle utenze cellulari. Ancora, la medesima nota non riporta che i direttori generali competenti per le R.S.A. di Andria, Locorotondo, Supersano, Gallipoli ed Alessano avevano prospettato di procedere in gestione diretta o comunque non avevano segnalato alcuna difficoltà a procedere in tal senso, e che, delle altre quindici R.S.A., ben dodici non potevano essere messe a gara perchè non completate, come riconosciuto da note del 2 dicembre 2004, anch’esse a firma del F.; tali circostanze sono richiamate nella sentenza di primo grado, la quale rileva come l’attivazione della prima R.S.A. avvenne nel marzo 2005, sette furono attivate alla data del 16 giugno 2005, e le altre ancora più tardi, l’ultima addirittura nel 2008. Muovendo da tali osservazioni, si conclude che la Delib. n. 622 del 2004, la quale si poneva come attuativa della nota del 21 gennaio 2004, e disponeva l’indizione di un’unica grande gara per l’affidamento a privati delle R.S.A. costituisce l’atto contrario ai doveri di ufficio a fronte del quale è stata corrisposta la somma di 500.000,00 Euro da parte del gruppo facente capo all’ A..
4.2. Il secondo motivo lamenta violazione di legge, in riferimento agli artt. 640 e 640-bis c.p., nonchè vizio di motivazione, a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c) ed e), avendo riguardo all’esclusione del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche contestato a L.V., M.D., Ma.Pi., R.P., So.Lu., P.S., Pu.An., S.A., e T.A., ed alla individuazione della data di consumazione del medesimo (capo 40.b).
Si deduce che il danno patrimoniale per la Regione Puglia è costituito dalla concessione del finanziamento regionale corrisposto nella misura del 75%, e per l’erogazione del quale non sussistevano i presupposti. Si osserva che la deroga alle procedure di evidenza pubblica e di gara pubblica erano consentite dal D.Lgs. n. 468 del 1997, art. 12, comma 6, e art. 10, comma 1, solo per “esecuzioni di servizi aggiuntivi non precedentemente affidati in appalto o in concessione”; nella specie, però, i servizi di pulizia presso i presidi ospedalieri di (OMISSIS) e (OMISSIS) erano già appaltati alla cooperativa La Medusa, come riconosce la stessa sentenza impugnata (p. 222-223), mentre il servizio di raccolta dei R.O.T. (rifiuti ospedalieri trattati) era già affidato per tutti i presidi ospedalieri della A.S.L. (OMISSIS) all’A.T.I. (OMISSIS), come segnala sentenza di primo grado (p. 587). L’occultamento di tale dato, ossia dell’assenza di un presupposto indefettibile, operato dai vertici della A.S.L. nella richiesta di cofinanziamento alla Regione Puglia, ha indotto quest’ultima in errore e, conseguentemente, a farle disporre la contribuzione non dovuta. Si aggiunge che, in ogni caso, essendo decorso il termine del 20 settembre 2002 alla data di presentazione del progetto da parte della “Duemila s.p.a.”, il finanziamento – per effetto di quanto previsto dalla Delib. di Giunta Regionale n. 1115 del 2002 – non avrebbe potuto superare il 50% del contratto-convenzione, il cui importo era pari a circa Euro 13.000.000,00.
Si rileva, infine, che la data di consumazione del reato di truffa in questione è quella del 31 dicembre 2007, giorno di riscossione dell’ultima rata di cofinanziamento e di cessazione degli effetti del contratto, che, tenendo conto del periodo di sospensione della prescrizione, pari a nove mesi ed undici giorni, l’illecito penale non si era ancora estinto al momento della pronuncia della sentenza di appello, e che tale conclusione non è preclusa dalla contestazione, la quale fa riferimento al dicembre 2005, posto che “la data di consumazione del reato costituisce – nel caso di specie – un accessorio del capo di imputazione”.
5. Il ricorso di F.R..
Il ricorso presentato nell’interesse dell’imputato F.R. è articolato in due gruppi di motivi, il primo relativo alle questioni di tipo processuale, il secondo attinente ai profili sostanziali.
5.1. Il gruppo di motivi concernenti le questioni processuali è articolato in sei distinte censure.
5.1.1. Con la prima doglianza, si lamenta violazione di legge, in riferimento all’art. 33 c.p.p., e art. 178 c.p.p., lett. a), nonchè vizio di motivazione, avendo riguardo al trasferimento del processo dalla prima alla seconda sezione penale del Tribunale di Bari.
Si deduce che il processo era stato fissato originariamente presso la prima sezione del Tribunale di Bari, e che, però, il Collegio, alla prima udienza, per la presenza della contestazione del reato di cui all’art. 648-bis c.p., rientrante nelle attribuzioni della seconda sezione, aveva rimesso il giudizio a quest’ultima. Si censura che il trasferimento del processo è stato disposto senza preventiva trasmissione degli atti al Presidente del Tribunale, unico legittimato a decidere la corretta distribuzione degli affari tra le sezioni, ma sulla base di “accordi precedentemente fissati” tra i presidenti delle due sezioni. Si aggiunge che la nullità, derivante dall’abnormità del provvedime o di trasmissione degli atti emesso dalla prima sezione, non può ritenersi sanata solo perchè il presidente del Tribunale, investito della questione sia con l’ordinanza di trasmissione appena indicata, sia con ulteriore istanza della difesa degli imputati, non ha ritenuto di adottare alcuna determinazione. Si conclude che la violazione dell’art. 33 c.p.p. ha determinato la nullità assoluta di tutto il processo e, conseguentemente, della sentenza impugnata.
Si rappresenta, ancora, che l’assegnazione del processo alla seconda sezione è erronea anche sotto un profilo tabellare, perchè il reato presupposto del riciclaggio è nella specie quello di appropriazione indebita, punito con la sanzione della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni di reclusione; di conseguenza, la fattispecie di cui all’art. 648-bis c.p. in contestazione era quella attenuata di cui al comma 3, come tale punita meno severamente del reato di peculato. Si segnala che la questione era stata posta dalla difesa e che, però, nessuna risposta è stata fornita nei provvedimenti della prima e della seconda sezione.
5.1.2. Con la seconda doglianza, si lamenta vizio di motivazione, avendo riguardo al rigetto della richiesta di esclusione della parte civile Regione Puglia.
Si deduce che la difesa aveva rappresentato che la Regione non aveva precisato nell’atto di costituzione di parte civile quali fossero le ragioni poste a fondamento della sua costituzione, e che, però, tale formale indicazione era necessaria, in quanto i danni patrimoniali sono stati procurati direttamente alle A.S.L. Si aggiunge, poi, che l’ordinanza del Tribunale ha rigettato la richiesta di esclusione della parte civile “nell’ottica della astratta riconducibilità anche alla Regione delle conseguenze dannose dei reati commessi in danno delle Asl (…)”. Si osserva, in contrario, che le AA.SS.LL. hanno specifica soggettività giuridica ed autonomia imprenditoriale, a norma del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 1 e che, quindi, manca qualunque nesso eziologico tra fatti di reato connessi ai contratti stipulati tra i soggetti privati e le AA.SS.LL., da una parte, e pregiudizio subito dalla Regione Puglia, dall’altra.
5.1.3. Con la terza doglianza, si lamenta violazione di legge, in riferimento all’art. 468 c.p.p., comma 1, nonchè vizio di motivazione, avendo riguardo alla mancata dichiarazione di inammissibilità della lista testi del Pubblico ministero.
Si deduce che la lista dei testimoni e dei consulenti tecnici del Pubblico ministero è costituita da elenchi nominativi di soggetti e indicazione della tipologia del reato o dei reati di riferimento; si aggiunge che non è comprensibile nemmeno “se l’indicazione generica dei reati preceduta dal simbolo “x” si riferisca ai soggetti indicati prima di tale enunciazione o a quelli indicati dopo”, e che, se si optasse per la seconda soluzione, per n erosi soggetti mancherebbe pure qualunque collegamento a fattispecie di reato. Si rileva, poi, che l’ordinanza del Tribunale si limita ad osservare che può essere sufficiente la mera qualifica professionale rivestita dai testimoni, senza considerare, però, che i capi di imputazione sono molteplici e che i riferimenti sono per più fattispecie e senza apprezzabile precisione, come quando si indica “x corruzione e altri reati collegati (OMISSIS)”.
5.1.4. Con la quarta doglianza, si lamenta violazione di legge, in riferimento all’art. 268 c.p.p., commi 7 e 8, art. 177 c.p.p., e art. 178 c.p.p., lett. c), nonchè vizio di motivazione, avendo riguardo al diniego della copia delle registrazioni delle intercettazioni acquisite al fascicolo del dibattimento.
Si deduce che il giudice deve disporre la trascrizione di tutte le intercettazioni acquisite al fascicolo per il dibattimento, a norma dell’art. 268 c.p.p., comma 7, e che, invece, nella specie, lo stesso aveva rigettato l’istanza rilevando che la prova è fornita dal supporto magnetico e che la trascrizione, avendo la funzione di agevolare l’esame del contenuto dei colloqui, è utile solo per le captazioni indicate analiticamente dalle parti.
Si deduce, ancora, che il Tribunale, in data 16 maggio 2012, aveva autorizzato il rilascio di copia di tutte le bobine-cassette acquisite al fascicolo per il dibattimento, a cura e spese di parte, e che, però, dette copie non sono mai state consegnate; nè, tale violazione può essere superata con l’osservazione che gli imputati hanno potuto avvalersi del diritto all’ascolto sin dalla chiusura delle indagini preliminari, ed hanno indicato in modo specifico alcune conversazioni, ottenendone la trascrizione.
Si conclude che, in tal modo, vi è stata violazione del diritto di difesa, con conseguente nullità di tutti gli atti del dibattimento e della successiva sentenza.
5.1.5. Con la quinta doglianza, si lamenta violazione di legge, in riferimento all’art. 499 c.p.p., comma 5, nonchè vizio di motivazione, avendo riguardo alla consultazione di appunti da parte del teste Ge..
Si deduce che il teste Ge., all’udienza del 30 gennaio 2012, ha dichiarato di aver consultato, nel corso della deposizione, notizie di reato ed “appunti estratti dalle notizie di reato”, e che, però, detti “appunti”, in quanto estranei al fascicolo del pubblico ministero, non erano consultabili dalla difesa.
5.1.6. Con la sesta doglianza, si lamenta violazione di legge, in riferimento all’art. 270 c.p.p., nonchè vizio di motivazione, avendo riguardo al mancato rilievo dell’inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni disposte in un diverso procedimento.
Si deduce che le intercettazioni debbono ritenersi disposte nell’ambito di un diverso procedimento, pur se eseguite nell’ambito di un procedimento riportante lo stesso numero di notizie di reato. Le indagini e le intercettazioni, infatti, erano state disposte nell’ambito di un procedimento per falsi commessi nel 1996 in relazione ad una gara d’appalto gestita dall'(OMISSIS), sicchè l’unico elemento in comune tra tutte le vicende oggetto di indagini è il numero di registro generale delle notizie di reato.
5.2. Il gruppo di motivi concernenti le questioni sostanziali è articolato in tre distinte censure.
5.2.1. Con la prima doglianza, si lamenta vizio di motivazione, avendo riguardo alla ritenuta sussistenza del reato di finanziamento illecito in riferimento alla somma di Euro 500.000,00 versata in più rate dal gruppo “Tosinvest” (capo 84.e).
Si deduce che i dati e le scritture contabili della formazione politica “La Puglia prima di tutto” sono corretti, riportando data, provenienza ed importi dei versamenti. In particolare, per quanto attiene ai contributi ricevuti dalla Segreteria regionale della Calabria dell’U.D.C. per Euro 100.000,00 e dalla Segreteria nazionale dell’U.D.C. per ulteriori Euro 100.000,00, la ricezione delle somme è stata anche comunicata al Consiglio Regionale ed al Collegio regionale di garanzia elettorale costituito presso la Corte d’appello di Bari; inoltre, la regolarità delle erogazioni risulta anche dai controlli del giudice contabile e della Camera dei Deputati.
La sentenza impugnata ha omesso di valutare il contenuto della deposizione del dott. Ch.Pi., segretario amministrativo nazionale dell’U.D.C., il quale ha spiegato che il finanziamento alla lista “La Puglia prima di tutto” si spiega per il collegamento di questa con il suo partito, al quale apparteneva anche il vicepresidente uscente della Giunta regionale, e per gli stretti legami politici tra l’U.D.C. ed il F.. La sentenza impugnata, inoltre, ha trascurato di considerare che il tesoriere della formazione “La Puglia prima di tutto”, dott. F.F.A., prosciolto dal G.u.p. con sentenza irrevocabile dopo il ricorso per cassazione, si era dotato di un modello di dichiarazione congiunta che prevedeva la dichiarazione del soggetto erogante -persona giuridica circa l’esistenza della delibera dell’organo societario di competenza. Ancora, la sentenza impugnata non ha tenuto in conto quanto osservato dalla Corte di cassazione con riferimento alla posizione del F.: nel caso di erogazioni di denaro tra diversi partiti, si è al di fuori del finanziamento illecito e si rientra nella compartecipazione delle spese elettorali.
5.2.2. Con la seconda doglianza, si lamenta vizio di motivazione, avendo riguardo alla ritenuta sussistenza del reato di abuso d’ufficio in riferimento alla gestione delle somme del Fondo di rappresentanza del Presidente della Giunta regionale per la complessiva somma di Euro 189.700,00 (capo 88.e).
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