Source: https://avvocatomarziopecci.wordpress.com/2008/04/
Timestamp: 2020-02-25 21:49:18+00:00

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aprile | 2008 | Il Blog dell'avv. Marzio Pecci
RICCIONE: PISCINA, PD, ASSESSORE, SINDACO.….. TUTTI CONTRO TUTTI
Cosa succede nella maggioranza della giunta di Riccione?
Difficile dare una risposta dopo le diverse prese di posizione in merito all’abbattimento della vecchia piscina.
Oggi si potrebbe quasi concludere che la vicenda è tutta interna alla maggioranza. Dopo il NO della provincia ed il NO del Dirigente all’urbanistica a costruire sull’area di Colle dei Pini le superfici concesse in cambio-pagamento per lo stadio del nuoto la maggioranza, sindaco compreso, sono entrati nel frullatore (tutti contro tutti: capogruppo, ex capogruppo, vecchio corso DS, nuovo corso PD, assessore lavori pubblici, presidente polisportiva, associazioni di categoria, dirigenti, ecc.) e si divertono a giocare a chi la spara più grossa.
La città, già sofferente per la carenza di idee di questa giunta, ha bisogno di essere amministrata diligentemente e la serietà dei consiglieri comunali non può essere pregiudicata da comportamenti dilettantistici della maggioranza.
La città deve sapere che l’iter amministrativo per costruire sull’area della vecchia piscina è concluso e coloro i quali oggi vogliono mettere in discussione il progetto fanno finta di non sapere che gli aventi diritto (Cooperativa di Verucchio ed alla Edilvalmarecchia) da subito, sol che lo vogliono, possono iniziare a costruire ciò che hanno ottenuto.
Andreotti diceva “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”. Per concludere dico che non vorrei che tutto questo misero spettacolo fosse “una messa in scena” solo per far costruire alcune migliaia di metri in più…
RICCIONE: IL CEMENTO DELLA PISCINA
Il voto del 13/14 aprile ha indotto il PD a riflettere sull’attività amministrativa e sull’uso del territorio.
Il voto, per la sinistra, è stato così traumatico da convincere il partito di maggioranza relativa a riflettere sulla proposta del Popolo della Libertà di rivedere la decisione di edificare sull’area di Colle dei Pini.
La decisione del PD, che dovrà essere valutata da tutte le forze politiche, toglie all’area del Colle dei Pini la capacità edificatoria riconosciuta e consente, da domani, alla Cooperativa Edilvamarecchia ed alla Cooperativa muratori di Verucchio di iniziare i lavori di demolizione della vecchia piscina e di costruzione degli immobili, secondo i progetti approvati, a saldo degli oneri per la costruzione dello stadio del nuoto.
Poiché è dovere del consigliere comunale vigilare, perché siano evitate le speculazioni, sarò particolarmente attento ai seguenti comportamenti:
a) L’area di Colle dei Pini dovrà ritornare ad essere un’area verde senza capacità edificatoria.
b) Nessun compenso dovrà essere riconosciuto alle Cooperative perché l’amministrazione comunale non ha provocato loro alcun danno.
c) Le superfici da edificare sull’area della vecchia piscina dovranno essere solo quelle per le quali sono state rilasciate le concessioni edilizie.
Su questa vicenda ogni atto dovrà essere trasparente in modo che la città abbia la possibilità di conoscere, esattamente, come viene amministrata.
RICCIONE: IL PONTILE, UN’OPERA INUTILE
Il pontile davanti al piazzale Roma non si può e non si deve fare.
Questa volta gli operatori degli stabilimenti balneari, per bocca del loro presidente, hanno ragione.
L’opera così come è stata pensata costituisce solo un danno per l’ambiente sia nella sua alterazione attuale del panorama costiero che futuro mediante l’erosione che, inevitabilmente, produrrebbe sull’arenile a nord dell’opera stessa.
Ulteriore motivo di contrarietà è dato dalla povertà del progetto che sarebbe inidoneo a caratterizzare la nostra spiaggia.
L’energia edificatoria che questa giunta esprime, da me contrastata in ogni sede, deve essere frenata dal buon gusto dei cittadini e orientata ad opere pensate dalle star internazionali dell’architettura per plasmare una nuova immagine della città.
Di questo Riccione, oggi, ha bisogno.
ROMA: LA SENTENZA DI CONDANNA DEFINITIVA PER RUTELLI E LANZILLOTTA
(Presidente V. Carbone, Relatore M. Marrone – Ric. Rutelli ed altri)
Così l’impugnata sentenza:
“Con sentenza n. 1544/OOR, depositata il 25 settembre 2000, la Sezione Giurisdizionale per il Lazio condannava – a titolo di risarcimento del danno subito dal Comune di Roma – il Sindaco RUTELLI FRANCESCO, nonché gli assessori e funzionari TOCCI WALTER, LANZILLOTTA LINDA, CECCHINI DOMENICO, PIVA AMEDEO, BORGNA GIOVANNI, SANDULLI PIERO, FARINELLI FIORELLA, MINELLI CLAUDIO, BARRERA PIETRO, GAGLIANI CAPUTO VINCENZO e CORDELLI ADRIANO al pagamento, in favore del “pubblico erario”, della somma complessiva di L. 1.090.547.564, oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di giudizio; il tutto ripartito – senza vincolo di solidarietà – tra i singoli soccombenti in funzione della incidenza causale di ciascuno nella produzione del danno.
La condanna traeva origine dal fatto che tutti i summenzionati, quali amministratori o alti funzionari del Comune di Roma, avevano votato o assentito numerose delibere di Giunta, con le quali erano stati conferiti e/o rinnovati incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993, recepiti nello Statuto Comunale e nel Regolamento per l’Organizzazione degli Uffici e dei Servizi dell’Amministrazione Comunale.
1 – CIVITA PIER MICHELE, incaricato, dal 1.1.1994 al 31.12.1.996, del “coordinamento dello staff dei consiglieri e dei consulenti del Sindaco e della cura delle relazioni esterne;
2 – PICCA MAURIZIO, incaricato, per lo stesso periodo, di coadiuvare il Sindaco nelle funzioni di cui all’ordinanza n. 33150 dell’ 11.12.1993;
3 – STOLA CAMILLA, incaricata a decorrere dal gennaio 1995 al 31.12.1996, della predisposizione e sperimentazione delle modalità organizzative della comunicazione diretta tra sindaco e cittadini, nonché per i rapporti diretti con Associazioni e singoli cittadini, in particolare nell’ambito della conferenza sanitaria cittadina;
4 – TRUDIJ CARLA, incaricata quale segretaria particolare del Sindaco dal gennaio ’94 al dicembre 1996;
5 – D’ANDREA ALESSANDRA, incaricata, per lo stesso periodo, quale assistente del Capo di Gabinetto con particolare riferimento alla cura dei rapporti con le Associazioni rappresentative degli Enti Locali;
6 – NOVELLI SILVANA, incaricata, dal giugno 1995 al 31/12/1996, quale consulente del Sindaco nel campo dell’immagine, della comunicazione e delle pubbliche relazioni”.
Riuniti i gravami ed in parziale accoglimento degli stessi, la Seconda Sezione Giurisdizionale Centrale della Corte dei Conti, con sentenza n. 137 del 22 aprile 2002, riduceva l’entità degli addebiti risarcitori e, per l’effetto, condannava i singoli appellanti a pagare, a favore del Comune di Roma, le seguenti somme: RUTELLI Francesco: L. 77.495.000, pari ad € 40.022,00; TOCCI Walter: L. 31.627.000, pari ad € 16.333,00; LANZILLOTTA Linda: L. 24.310.000, pari a € 12.555,00; CECCHINI DOMENICO: L. 31.627.000, pari a € 16.333,00; PIVA Amedeo: L. 31.627.000, pari a € 16.333,00; BORGNA Giovanni: L. 31.627.000, pari a € 16.333,00; SANDULLI Piero: L. 31.627.000, pari a € 16.333,00; FARINELLI Fiorella: L. 39.600.000, pari a € 20.451,00; MINELLI Claudio: L. L. 31.627.000, pari a € 16.333,00 con la rivalutazione monetaria dal 25/9/2000, oltre agli interessi legali ed alle spese del grado.
Poiché gli appellanti avevano eccepito anche il difetto di giurisdizione del giudice contabile (in quanto quest’ultimo A) per stabilire la responsabilità degli amministratori, deve necessariamente, in via pregiudiziale, valutare la legittimità dei provvedimenti di conferimento degli incarichi, e quindi conoscere della discrezionalità delle scelte, riservata alla conoscenza del giudice amministrativo; B) per accertare il danno, deve effettuare un controllo sull’efficienza dell’azione amministrativa che non può inerire al giudizio di responsabilità contabile) il giudice di appello, richiamata la diversità fra la giurisdizione amministrativa, che s’inserisce nella dialettica autorità-libertà e tende a mantenere o rimuovere l’atto amministrativo, e quella contabile, che attiene al rapporto fra l’amministrazione e il suo funzionario e tende a risarcire l’eventuale danno arrecato dal comportamento di quest’ultimo, rigettava l’eccezione affermando che, “se fosse fondata, condurrebbe sempre all’impossibilità dell’esercizio della giurisdizione del giudice contabile, il quale certamente, per formulare il proprio giudizio, non può non delibare la antigiuridicità del comportamento dell’amministratore o del funzionario, che può comportare anche una valutazione di illegittimità di atti amministrativi, e non può non dare una propria valutazione del risultato di quel comportamento, dovendo anzi tener conto, nella globalità del suo giudizio, dei vantaggi da esso derivati. Nel concreto esercizio della giurisdizione, il giudice contabile deve certamente evitare di entrare nel merito delle scelte discrezionali; però, questa è questione attinente al merito del giudizio, che può costituire capo d’impugnazione in quanto l’appellante lamenti il cattivo uso del potere giurisdizionale da parte del giudice di primo grado, ma non formare oggetto di eccezione pregiudiziale di difetto di giurisdizione, che, in quanto tale, va respinta”.
Hanno proposto ricorso per cassazione in via principale RUTELLI, BORGNA, PIVA, SANDULLI, BARRERA e GAGLIANI CAPUTO al quale hanno aderito, in via incidentale, il CECCHINI e la FARINELLI con distinti controricorsi, mentre la LANZILLOTTA ed il TOCCI hanno proposto un ricorso sostanzialmente analogo in via autonoma, da qualificare anch’esso incidentale essendo successivo a quello principale n. 4772/03 avverso la stessa sentenza. Ha resistito il Procuratore Generale della Corte dei Conti con controricorso. La causa già fissata per la discussione all’udienza del 9 giugno 2005, è stata rinviata a nuovo ruolo per la morte dell’avv. Nicola Carnovale, unico difensore e domiciliatario del CECCHINI e della FAR.INELLI. I ricorrenti principali hanno depositato anche note di udienza.
Vanno preliminarmente riuniti tutti i ricorsi, proposti avverso la stessa sentenza, ai sensi dell’art. 335 c.p.c.
Essi sono, inoltre, sostanzialmente analoghi a quelli n. 4768-8141-8143-7250/03 discussi nella stessa presente udienza e definiti con sentenza la cui motivazione può quindi essere integralmente riportata.Conviene prendere le mosse dal ricorso principale che si affida a quattro pluriarticolati motivi, e precisamente:
Con il primo motivo viene denunciata la violazione dell’art. 1 L. n. 20/94 come mod. dal n. 543/96 conv. in L. n, 639/96 nella parte in cui impedisce il sindacato delle scelte discrezionali operate dall’amministrazione. La scelta da parte di Sindaco ed Assessori di collaboratori di fiducia ha per forza di cose carattere discrezionale. I parametri di giudizio elaborati dal giudice contabile nel tentativo di dare consistenza oggettiva ai giudizi negativi formulati nei riguardi dei singoli incarichi hanno fallito in pieno, come è dimostrato, sia dal fatto che su di un numero nemmeno trascurabile di casi le sentenze di primo e secondo grado sono giunte a formulare giudizi contrastanti; sia dalle numerose contraddizioni riscontrabili anche all’interno della sentenza di appello.
Con il secondo motivo si denuncia la violazione delle norme generali che delimitano, ripartendola, la giurisdizione del giudice contabile e del giudice amministrativo. Erroneamente l’origine prima dell’illecito è stata ravvisata nella delibera G.C. n. 1/94, laddove a carico di quest’ultima sarebbe stato imputabile, al più, un vizio di incompetenza relativa sindacabile dal giudice amministrativo, ma insufficiente a dar corpo, da solo, ad una ipotesi di responsabilità amministrativa.
Con il terzo motivo si deduce che i vizi sopra denunciati trovano conferma nell’art. 2, co. 2 bis, L. n. 75/99. L’esatto valore di tale norma, infatti, consiste nel riconoscimento della utilità della costituzione di uffici di supporto di sindaci ed assessori con personale esterno scelto con criteri fiduciari, sicché la sua effettiva portata è stata quella di legittimare a posteriori gli uffici costituiti medio tempore con autonoma, discrezionale decisione dell’Amministrazione, quali che fossero le modalità di costituzione utilizzate.
Con il quarto motivo si lamenta, infine, la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, nella convinzione che il vizio sia denunciabile quale motivo attinente alla giurisdizione a seguito della costituzionalizzazione dei principi sul “giusto processo” quali risultanti dalla nuova formulazione dell’art. 111 Cost. Rappresentano, quanto meno, evidente violazione del principio del contraddittorio ex art. 111 cit., 2° co., avere, senza previa, valida contestazione in primo luogo, posto a fondamento del carattere antigiuridico attribuito al comportamento dei prevenuti la mancanza del regolamento consiliare previsto dalla L. n. 127/97, laddove la sentenza di primo grado, non appellata in parte qua, aveva ritenuto la costituzione dei contestati uffici di staff’ censurabile perché in contrasto con l’ordinamento legislativo; e, secondariamente, posto la delibera G.C. n. 1/94 al centro della contestazione, quale componente primaria dell’illecito imputato, malgrado la delibera stessa fosse stata ritenuta priva di contenuti illeciti con un capo della sentenza di primo grado passato in giudicato in mancanza di impugnativa.
I ricorrenti sostengono che, poiché la legge n. 20/1994 impone di tenere conto dei vantaggi comunque conseguiti dall’amministrazione in relazione al comportamento degli amministratori o dipendenti pubblici soggetti al giudizio di responsabilità, la Corte dei Conti, avendo tenuto conto di tali vantaggi solo per ridurre la risarcibilità del danno erariale, ha errato perché ha violato il limite esterno delle sue attribuzioni. In realtà, la censura investe potestà decisionali “interne” all’esercizio della giurisdizione, in quanto si riferisce al tema dell’esistenza in concreto del danno.
Neppure attiene alla giurisdizione la censura secondo cui la sentenza impugnata fa discendere l’affermazione della responsabilità da una mera illegittimità formale della delibera G.C. n. 1/1994. Infatti, la questione della “illegittimità” di tale delibera è stata esaminata dal giudice contabile nell’ambito dell’accertamento valutativo sull’antigiuridicità dei comportamenti degli amministratori, e in tale ambito non è certo inibito a detto giudice una valutazione della illegittimità di provvedimenti amministrativi. Quello che gli è inibito – ma nella specie non è attuale – è un sindacato diretto sulla legittimità di atti e provvedimenti amministrativi.
Non attiene poi alla giurisdizione la censura secondo cui la legge n. 75/1999 avrebbe apposto un limite esterno per “sanare”situazioni pregresse. Tale censura attiene, invero, al tema dell’antigiuridicità dei comportamenti. In ogni caso va rilevato che la successione delle leggi dal 1993 al 1999 non ha modificato la regolamentazione giuridica contenuta nella legge n. 142/1990, consentendo la costituzione di uffici di supporto alla funzione di indirizzo e controllo in base al criterio dell’intuitu personae o della “fiducia politica individuale”, del tutto diversi da quelli originari, o sanando e rendendo leciti comportamenti tenuti in passato da amministratori, in contrasto con i criteri di cui alla normativa del 1990.
Non attiene infine alla giurisdizione la violazione del principio del giusto processo (art. 111 Cost.), per non esservi stata corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Secondo i ricorrenti, essendo stato individuato il fulcro della responsabilità amministrativa nella disciplina quadro adottata dalla Giunta con la delibera del 1994, è stato mutato il fatto contestato dal conferimento degli incarichi all’aver previsto la possibilità del conferimento dei medesimi. Avendo in tal modo il giudice contabile ecceduto dalle regole poste dalla legge a garanzia della giustizia del processo, che gli è affidato, si sarebbe verificato eccesso di potere giurisdizionale, sindacabile in questa sede. Ma i ricorrenti non denunciano in realtà un vizio attinente ai limiti esterni della giurisdizione della Corte dei Conti, bensì piuttosto violazione della legge processuale attinente alle modalità di esercizio della funzione giurisdizionale del giudice contabile.
Resta da aggiungere che anche dopo l’inserimento della garanzia del giusto processo nell’art. 111 Cost., il sindacato di questa Corte sulle decisioni del giudice contabile continua ad essere circoscritto al controllo dell’eventuale violazione dei limiti esterni della giurisdizione di tale giudice e non si estende alle modalità del suo esercizio.
Parimenti infondato è anche il ricorso n. 6826/03 proposto in via autonoma dalla LANZILLOTTA e dal TOCCI ma da qualificare come incidentale essendo successivo al ricorso n. 4772/03 avverso la stessa sentenza. Al riguardo, valgono le stesse considerazioni fatte a proposito del ricorso principale di RUTELLI ed altri, con riguardo alle censure di analogo tenore. Bisogna peraltro aggiungere che costituiscono violazioni di legge attinenti alle modalità di esercizio della funzione giurisdizionale del giudice contabile e non vizi attinenti ai limiti esterni della giurisdizione di quel giudice: a) aver esso mutato la causa petendi (non più violazione di legge, ma violazione del regolamento comunale); b) aver violato l’art. 102 c.p.c. per mancata rilevazione di litisconsorzio necessario; c) non aver effettuato alcun accertamento probatorio in ordine allo svolgimento degli incarichi, con particolare riferimento ai vantaggi conseguiti; d) aver omesso di accertare l’elemento psicologico della responsabilità.
Infine, con riguardo alla denunciata incostituzionalità di numerose specifiche norme del processo contabile (artt. dal 44 al 55 del T.U. delle leggi sull’ordinamento della Corte dei Conti, emanato con r.d. 12 luglio 1934 n. 1214, e degli artt. 14 e 15 del Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei Conti, emanato con r.d. 13 agosto 1933 n. 1038, per contrasto con la nuova formulazione dell’art. 111 della Costituzione) è sufficiente rilevare che la questione doveva eventualmente essere sollevata (non nel presente giudizio di legittimità ma) nel processo davanti al giudice contabile.
Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2005, nella camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione.
RICCIONE: INTERPELLANZA PARCHEGGI PAGAMENTO
alcuni cittadini, martedì 15 aprile 2008, mi hanno inviato una mail per sollecitare un mio intervento in ordine al problema parcheggi che si va formando a mare della ferrovia nella zona di via Gramsci, via Oberdan, via C. Battisti.
In questa zona tutti gli spazi di sosta sono stati destinati a parcheggio a pagamento imponendo ai cittadini un pesante onere sulle loro tasche già pesantemente penalizzate dalla politica del governo uscente.
Non sono un sostenitore della finanza allegra per cui ritengo che il bilancio del nostro comune non abbia bisogno delle entrate derivanti da tali parcheggi.
Per questo Le chiedo di rivedere la delibera che istituisce questi parcheggi a pagamento perché i residenti di quella zona hanno diritto di beneficiare dei servizi, compresi i parcheggi, come tutti gli altri cittadini della città.
Il problema del pagamento del parcheggio si presenta anche per i dipendenti delle attività poste in questa area che a causa dell’oneroso costo del parcheggio sono obbligati a lasciare l’auto lontano dal posto di lavoro e ciò con notevole sacrificio soprattutto per quelle mamme che devono prima accompagnare i figli a scuola o al nido.
Voglio ricordare che una recente sentenza della Corte di Cassazione ha deciso che in una determinata area agli spazi di sosta a pagamento devono corrispondere un altrettanto numero di spazi a sosta libera: nell’area sopra menzionata ciò non avviene.
Su questo problema Lei ha già avuto modo di rispondere, in maniera frettolosa, nell’ultimo consiglio comunale al Collega Iaia e la Sua risposta è stata per me del tutto insoddisfacente per cui, questa sera, sollecitato dai cittadini, presento la seguente
per chiederLe se ritenga utile o meno presentare una delibera che consenta ai residenti nell’area succitata e nelle aree limitrofe di accendere un abbonamento annuale per la prima auto al costo di € 50,00 all’anno e per la seconda auto a € 150,00 mentre per i dipendenti delle aziende insediate nell’area in discussione un abbonamento al prezzo politico eventualmente gradato secondo la zona.
Domenica 13 aprile Eugenio Scalfari scriveva: “Aprile preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell’anno: così ci auguriamo che sia anche per la società italiana”.
Ebbene questa volta ha indovinato! Per la società italiana inizia finalmente la stagione dei nuovi profumi quelli del cambiamento.
Con il voto i cittadini hanno cancellato dalla scena politica la sinistra radicale e tutti i partitini che, in questi anni, hanno impedito lo sviluppo del Paese.
I cittadini, con il loro voto, hanno sconfitto la politica prodiana dei banchieri, la stampa cialtrona ed hanno confermato la validità della legge elettorale.
Per ora grazie al Popolo della Libertà e
RICCIONE: IL SINDACO HA INDOSSATO L’ORBACE
Al momento le elezioni politiche hanno portato alla cacciata, da parte del sindaco, dei “Comunisti Misti” dalla Giunta e all’esilio del consigliere Massari.
La decisione del Primo Cittadino consente di risparmiare l’indennità dell’assessore….. non è molto ma è sempre qualcosa… che può servire per pagare il debito della sede del sindacato CGIL.
In città si dice che in un recente convivio sia sbocciato un interesse del sindaco per la lista civica ed un irrefrenabile desiderio di liberare la Giunta anche dalla presenza dei Verdi.
Si dice anche che vorrebbe liberarsi di una parte del PD …. ma è troppo presto.
Sta a vedere che Comunisti e Verdi si ritroveranno tutti, con Re Terzo, nella Sinistra Democratica!
Per adesso, però, il Sindaco ha fatto capire ai suoi compagni che “se ne frega” sia del nuovo capogruppo che del nuovo segretario del PD e che chi comanda è … Lui!
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