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Timestamp: 2020-08-14 22:55:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18258 del 24/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18258 del 24/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/07/2017, (ud. 25/05/2017, dep.24/07/2017), n. 18258
sul ricorso 17033-2016 proposto da:
EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE SPA, in persona del legale
rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.P.DA
D.S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI SANTA
COSTANZA 2, presso lo studio dell’avvocato STEFANO RUGGIERO, che lo
ROMA CAPITALE, (OMISSIS), in persona del Sindaco p.t., elettivamente
domiciliato in ROMA, V. DEL TEMPIO DI GIOVE 21, presso lo studio
dell’avvocato DOMENICO ROSSI, che lo rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 494/2016 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il
13/01/2016;
partecipata del 25/05/2017 dal Consigliere Don. ENZO VINCENTI.
che, con ricorso affidato a tre motivi, Equitalia Servizi di riscossione S.p.A., quale incorporante di Equitalia Sud S.p.A., ha impugnato la sentenza del Tribunale di Roma, in data 13 gennaio 2016, che, in riforma della decisione del Giudice di pace della medesima Città, l’aveva condannata, unitamente a Roma Capitale, al pagamento delle spese processuali in favore di D.S.F., opponente a cartella esattoriale vittorioso in ragione della mancata notificazione dei sottesi verbali di accertamento di violazioni al codice della strada;
che resistono con separati controricorsi D.S.F. e Roma Capitale;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti costituite, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, in prossimità della quale il D.S. ha depositato memoria;
che, con il primo mezzo, è denunciata la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 10,12,24,25 e 26, per aver il Tribunale, in relazione al capo di condanna dell’Agente della riscossione al pagamento sulle spese processuali, ritenuto erroneamente esistente, in capo a quest’ultimo, un dovere di controllo sulla legittimità della iscrizione a ruolo;
che, con il secondo mezzo, è dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., per aver il Tribunale errato ad applicare il principio della soccombenza;
che, con il terzo mezzo, è prospettata violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 59, per aver il Tribunale erroneamente ritenuto sussistente una responsabilità in capo all’agente della riscossione per omessa verifica del titolo trasmesso dall’ente impositore;
che i motivi – da scrutinarsi congiuntamente – sono manifestamente infondati (quale ragione da reputarsi “più liquida” anche rispetto alle eccezioni di rito svolte dal controricorrente D.S. e necessitanti accertamenti sul “fatto processuale”), poichè legittimamente si condanna alle spese di lite – salva l’eventuale applicazione della disciplina sulla compensazione, alla quale però il soccombente (quale va definita l’odierna ricorrente) non ha alcun diritto – anche l’agente di riscossione pure in caso di accoglimento delle opposizioni non dovute a vizi formali o della procedura di riscossione, alla stregua di orientamento ormai consolidato di questa Corte (Cass. n. 14125/16, Cass. n. 3154/2017 e Cass. n. 3101/2017, alla cui motivazione, in particolare, si rinvia integralmente);
che, pertanto, il ricorso va rigettato e la ricorrente condannata al pagamento, in favore di ciascuna parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014.
rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore di ciascuna parte controricorrente, in Euro 2.800,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 59
 Cass. 
 Cass.