Source: https://www.guidaconsulenzalegale.com/00380_sangue-infetto-l%E2%80%99erede-ha-diritto-ai-ratei-scaduti-e-non-riscossi-dal-de-cuius/
Timestamp: 2019-08-17 15:47:56+00:00

Document:
Home > Diritto sanitario e responsabilità medica > Indennizzo ex Legge 210/92 > Sangue infetto. L’erede ha diritto ai ratei scaduti e non riscossi dal de cuius.
Mentre in caso di morte causata dall’infezione i familiari hanno diritto all’assegno mensile reversibile (per 15 anni) o, alternativamente, ad un assegno una tantum di circa 77.000 euro, in caso di morte non causata dall’infezione contratta, gli eredi hanno, comunque, diritto ai ratei dell’assegno di cui alla legge 210 del 1992, art. 2, già scaduti ed eventualmente non incassati dal de cuius. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sez. Lavoro, nel testo qui riportato:
Dott. CUOCO Pietro – rel. Consigliere
*****, elettivamente domiciliato in *****, presso *****, rappresentato e difeso dall’avvocato *****, giusta mandato a margine del ricorso; – ricorrente –
MINISTERO DELLA SALUTE; – intimato –
avverso la sentenza n. 1724/2004 della CORTE D’APPELLO di TORINO, depositata il 16/12/2004 R.G.N. 1118/03;
Con ricorso del 31 luglio 2001 *****, quale erede di *****, esponendo che il ***** nel (OMISSIS) era stato sottoposto ad emotrasfusione e nel (OMISSIS) gli era stata riscontrata la positivizzazione degli anticorpi anti – HCV, chiese la condanna del MINISTERO DELLA SANITA’ al pagamento dell’indennizzo previsto dalla L. n. 210 del 1992.
Con sentenza del 10 aprile 1992 il Tribunale di Torino respinse la domanda. Con sentenza del 16 dicembre 2004 la Corte d’Appello di Torino respinse l’impugnazione.
Afferma il giudicante che, attraverso nuova consulenza tecnica d’ufficio disposta in secondo grado, era stato accertato che il ***** aveva subito danno permanente all’integrità psicofisica, ascrivibile all’ottava categoria della tabella A allegata al D.P.R. n. 884 del 1981, e che tuttavia il decesso di ***** non era causalmente correlato all’infezione contratta.
In assenza di questo rapporto di causalità, normativo presupposto per l’erogazione dell’indennizzo, la domanda era infondata. Gli eredi della persona danneggiata, proprio in quanto eredi, non hanno diritto all’indennizzo che sarebbe spettato in vita al loro dante causa. Ciò è deducibile dalla facoltà di optare fra indennizzo ed assegno una tantum: “se è stata data la facoltà di optare fra indennizzo ed assegno, vuoi dire che dopo la morte del danneggiato, e sempre che il decesso sia causalmente connesso con la trasfusione, si ha diritto o all’indennizzo o all’assegno”. *****
1. Denunciando per l’art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione della L. 25 febbraio 1992, n. 210, artt. 1 e 2 e del D.L. n. 548 del 1996, art. 7 e della L. 25 luglio 1997, n. 238, artt. 1 ed 8, nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione, la ricorrente sostiene che:
1.a. la L. 25 febbraio 1992, n. 210, art. 2, comma 1, prevede, a favore di coloro che abbiano avuto danni irreversibili da epatiti post – trasfusionali, l’indennizzo vitalizio costituito da un assegno mensile reversibile;
1.b. l’art. 2, comma 3, prevede poi che, qualora a causa delle vaccinazioni o delle altre patologie previste dalla legge, sia derivata la morte del danneggiato, i familiari a carico hanno il diritto di optare fra l’assegno reversibile mensile e un assegno una tantum;
1.d. e nel caso in esame l’oggetto della controversia era costituito dalle predette rate.
2. Il ricorso è fondato. L’oggetto della controversia è costituito dal diritto degli eredi del danneggiato alle somme dei ratei maturati e non riscossi dal dante causa, e decorrenti dalla domanda al decesso.
“Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di un’autorità sanitaria italiana, lesioni od infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente all’integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e per il tempo previsti dalla presente legge”.
“L’indennità di cui al comma 1, spetta anche ai soggetti che risultino contagiati da infezioni da HIV a seguito di somministrazione di sangue e suoi derivati…..”.
“I benefici di cui alla presente legge spettano altresì a coloro che presentino danni irreversibili da epatiti post trasfusionali”.
L’art. 2 della predetta Legge dispone che “l’indennizzo di cui all’art. 1, comma 1” consiste in un “assegno non reversibile” (primo comma); e che, qualora a causa delle vaccinazioni o delle patologie sia derivata la morte, spetta, in sostituzione dell’indennità di cui all’art. 1, un assegno una tantum da erogare agli aventi diritto (familiari) ivi specificamente indicati, anche nelle relative priorità (comma 3).
Le disposizioni del predetto art. 2 sono state modificate dalla L. 25 luglio 1997, n. 238, art. 1, che (con il comma 1) rende “reversibile” (per 15 anni) l’indennizzo di cui alla L. 25 febbraio 1992, n. 210, art. 1, e dispone inoltre (al comma 3) che “qualora a causa delle vaccinazioni o delle patologie previste dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210, sia derivata la morte, l’avente diritto può optare fra l’assegno reversibile di cui al comma 1 ed un assegno una tantum”. 4. In tal modo, nell’ipotesi di decesso del danneggiato, distinguendo fra decesso causalmente connesso o non causalmente connesso con le vaccinazioni o patologie previste dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210, è da osservare quanto segue.
4.a. Nell’ipotesi in cui la connessione causale sussista, la L. 25 luglio 1997, n. 238, istituisce a favore dei familiari ivi indicati, e come beneficio alternativo all’assegno una tantum, il diritto a godere dell’assegno mensile reversibile (per il tempo di 15 anni).
4.b. Nell’ipotesi in cui la connessione causale non sussista, ai familiari (L. 25 febbraio 1992, n. 210, ex art. 2) non spetta alcun diritto jure proprio.
Spetta tuttavia all’erede ciò che è nell’eredità, come diritto acquisito dal de cujus prima del decesso. Ciò è a dirsi per le somme dovute per i ratei dell’assegno istituito a favore del danneggiato, scaduti prima del suo decesso e che egli non aveva riscosso.
4.c. Poichè (come specificato sub “4.b”) al familiare (ex L. 25 febbraio 1992, n. 210) spetta solo il diritto alternativo previsto jure proprio e solo nell’ipotesi di decesso causalmente connesso con il danno (vaccinazioni o patologie previste dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210), le somme dovute per i ratei dell’assegno istituito a favore del danneggiato, scaduti prima del suo decesso e che egli non aveva riscosso, spettano all’erede in quanto tale, indipendentemente dal fatto che egli sia (o non sia) il familiare indicato della L. 25 luglio 1997, n. 238, art. 1, comma 3, ed indipendentemente dal fatto che il decesso sia (o non sia) causalmente connesso con il danno (vaccinazioni o patologie previste dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210).
5. E’ pertanto da affermare quanto segue:
“All’erede di colui che abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie ovvero a causa delle patologie previste dalla L. 25 febbraio 1992, n. 210, lesioni od infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente all’integrità psico-fisica, spettano i ratei dell’assegno (previsto dalla predetta Legge) che siano scaduti prima del decesso del relativo titolare, e che questi non abbia riscosso.
Il predetto diritto compete all’erede indipendentemente dal fatto che egli abbia (o non abbia) la qualità di familiare prevista dalla L, L. 25 luglio 1997, n. 238, ed indipendentemente dal fatto che sussista (o non sussista) causale connessione del decesso con le vaccinazioni o le patologie indicate da tale legge“.
Ciò non esclude, tuttavia, il diritto della ricorrente, in quanto erede della persona danneggiata, a percepire le somme relative ai ratei dell’assegno scaduti prima del decesso e dovute al danneggiato.
Affermando che dopo la morte del danneggiato si ha diritto o all’indennizzo o all’assegno “solo se il decesso sia causalmente connesso con la trasfusione,”, ed in tal modo negando all’erede il diritto alle somme spettanti al de cuius in quanto maturate prima del suo decesso, il giudicante non ha applicato questo principio.
7. Il ricorso deve essere accolto. Con la cassazione della sentenza, la causa deve essere rinviata a contiguo giudice di merito, che applicherà l’indicato principio (sub “4”, “5.”), nel contempo provvedendo alla disciplina delle spese del giudizio di legittimità.
L’art. 2 della legge 25/02/1992 n. 210:
“1. L’indennizzo di cui all’articolo 1, comma 1, consiste in un assegno, reversibile per quindici anni, determinato nella misura di cui alla tabella B allegata alla Legge 29 aprile 1976, n. 177, come modificata dall’articolo 8 della Legge 2 maggio 1984, n. 111. L’indennizzo è cumulabile con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito ed è rivalutato annualmente sulla base del tasso di inflazione programmato (1).
2. L’indennizzo di cui al comma 1, è integrato dall’indennità integrativa speciale di cui alla Legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni, prevista per la prima qualifica funzionale degli impiegati civili dello Stato, ed ha decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda ai sensi dell’articolo 3. La predetta somma integrativa è cumulabile con l’indennità integrativa speciale o altra analoga indennità collegata alla variazione del costo della vita. Ai soggetti di cui al comma 1 dell’articolo 1, anche nel caso in cui l’indennizzo sia stato già concesso, è corrisposto, a domanda, per il periodo ricompreso tra il manifestarsi dell’evento dannoso e l’ottenimento dell’indennizzo previsto dalla presente legge, un assegno una tantum nella misura pari, per ciascun anno, al 30 per cento dell’indennizzo dovuto ai sensi del comma 1 e del primo periodo del presente comma, con esclusione di interessi legali e rivalutazione monetaria.
5. I soggetti di cui all’articolo 1 sono esentati dalla partecipazione alla spesa sanitaria di cui ai commi 14 e 15 dell’articolo 8 della Legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, nonché del pagamento della quota fissa per ricetta di cui al comma 16-ter del medesimo articolo 8 della citata Legge n. 537 del 1993, introdotto dall’articolo 1 della Legge 24 dicembre 1994, n. 724, limitatamente alle prestazioni sanitarie necessarie per la diagnosi e la cura delle patologie previste dalla presente legge.
(1) Vedi, anche, l’art. 3, comma 145, L. 24 dicembre 2003, n. 350.
(2) Articolo così sostituito dall’art. 7, d.l. 25 ottobre 1996, n. 548, conv. in l. 20 dicembre 1996, n. 641.

References: art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 2
 art. 2
 art. 1
 art. 1
 art. 2
 art. 1
 articolo 8