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Timestamp: 2019-02-19 01:45:10+00:00

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Scissioni e trasformazioni di società: le responsabilità per i debiti
> Business Pubblicato il 28 Maggio 2014
Le società rispondono dei debiti nel limite del patrimonio netto: nelle scissioni i soggetti vecchi e nuovi «solidali» per passività trasferite e non estinte.
Quali sono le responsabilità delle società risultanti da operazioni straordinarie rispetto alle passività non estinte delle società interessate? La materia – delicata e attuale per la frequenza della situazione – è stata di recente trattata da una sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1] con una presa di posizione sfavorevole per le società.
Nelle scissioni un primo profilo di responsabilità emerge dal codice civile [2] in cui si afferma che per le passività trasferite ad altra società e non soddisfatte da quest’ultima è prevista responsabilità solidale da parte delle società risultanti dalla scissione e non assegnatarie di queste passività. Questa responsabilità coinvolge anche la scissa nella scissione parziale, poiché la norma cita anche il termine “patrimonio netto rimasto”.
La responsabilità trova sempre un limite nel patrimonio netto effettivo, e ciò assicura che in caso di scissione a favore di più beneficiarie preesistenti, non si possa intaccare il patrimonio originario di una delle due per effetto dell’azione di un creditore del l’altra beneficiaria non soddisfatto da quest’ultima.
Tra le passività non estinte dalla scissa vi possono essere anche debiti tributari, in relazione ai quali vi è un’altra norma [3] che statuisce una responsabilità solidale illimitata che grava sulle società risultanti dalla scissione. La questione da risolvere è se la norma tributaria vada letta nell’ambito del profilo generale di responsabilità disposto dal Codice civile e, quindi, se anche per queste passività vige la regola del tetto massimo rappresentato dal patrimonio effettivo trasferito alla beneficiaria.
Su questo tema si registra la netta posizione assunta dalla Ctr Lazio che ritiene che per le passività tributarie non sussisterebbe il limite di responsabilità pari al patrimonio netto effettivo trasferito.
La posizione è alquanto discutibile poiché non risulta in alcun modo dal dato letterale della legge che il perimetro di azione della norma sia limitato alle passività non tributarie e, in tutti i casi, l’entità del patrimonio netto si trova nella relazione degli amministratori o nel progetto di scissione.
Lo scenario che emerge dall’operazione di scissione, quindi, è la sussistenza certa di responsabilità da parte delle società beneficiarie sulle passività non estinte della scissa e non trasferite a una beneficiaria bensì ad altre. Questa responsabilità è circoscritta nel limite del patrimonio netto effettivo trasferito, salvo valutare se tale limite sussista anche per le passività tributarie.
Discorso diverso nel conferimento di azienda. Dal codice civile [4] emerge che la conferitaria, nel trasferimento di azienda commerciale risponde dei debiti “suddetti”, cioè relativi al ramo di azienda trasferito, se essi risultano dai libri obbligatori. Da questa disposizione non sembrano emergere profili di responsabilità sulle passività non specificamente trasferite nell’ipotesi del “doppio conferimento”, dove, cioè la conferente trasferisce a due conferitarie due rami di azienda ciascuno con le proprie passività. In questo senso la conferitaria Alfa, in merito alle passività del ramo d’azienda trasferito alla conferitaria Beta, non viene chiamata ad alcuna responsabilità e ciò deve intendersi anche dal punto di vista tributario [5], tranne che l’operazione sia attuata in frode ai crediti tributari: situazione presunta quando ricorrono violazioni penalmente rilevanti commesse a partire dal sesto mese precedente il conferimento.
Trasformazioni, resta il nodo dei singoli soci
Nella trasformazione societaria la società risultante subentra, ovviamente, in tutti gli obblighi della società ante trasformazione, ma il problema più delicato è la posizione dei singoli soci.
Il caso più evidente è rappresentato dalla trasformazione progressiva da società di persone a società di capitali. Nel momento in cui la società assume lo status di società di capitali la responsabilità illimitata e personale del socio viene meno, ma, ovviamente, senza incidere sulle obbligazioni contratte dalla società quando essa aveva la forma di società di persone. In questo il Codice civile [6] afferma che si mantiene la responsabilità illimitata dei soci sulle obbligazioni contratte dalla società prima della trasformazione, a meno che non risulti il consenso dei creditori alla trasformazione, consenso che si perfeziona quando il creditore, informato per raccomandata della intenzione di eseguire la trasformazione, non ha espresso il suo dissenso entro 60 giorni dal ricevimento della raccomandata.
Nella trasformazione regressiva da capitali a persone la situazione è ancora più delicata. Fermo restando la responsabilità dell’ente sulle obbligazioni assunte quando agiva come società di capitali, il maggior problema si pone sui soci, i quali approvando l’operazione assumono responsabilità personale e illimitata (tranne ovviamente i soci accomandanti) sulle obbligazioni sociali comprese quelle assunte prima della trasformazione, quando lo schermo difensivo del patrimonio sociale aveva totale efficacia a protezione del patrimonio personale del socio. Tuttavia il codice civile [7] prevede che il socio che con la trasformazione assume responsabilità illimitata può negare il suo consenso all’operazione anche se in minoranza rispetto alla volontà degli altri soci. Inoltre il socio contrario al cambiamento del tipo societario ha un diritto di recesso.
Nelle operazioni di fusione il subentro nei diritti e nei doveri delle società incorporate è la naturale conseguenza di una operazione definita come ” successione universale” e , in questo senso, dispone chiaramente l’articolo 2504 bis, primo comma, del Codice civile. Tuttavia anche in questo ambito può manifestarsi per il socio un mutamento di status, quando ad esempio una società di persone viene incorporata da una di capitali.
La società Alfa Srl esegue una scissione totale trasferendo alle società Beta Srl e Gamma Srl il suo patrimonio per un valore effettivo rispettivamente di 100 e 150. Inoltre viene trasferito a Beta un debito verso Rossi pari a 300 che questa società non può pagare. Qual è la situazione di Gamma verso tale debito?
L’articolo 2506 quater ultimo comma del Codice civile stabilisce che le società beneficiarie rispondono solidalmente dei debiti trasferiti dalla scissa , ancorché non assegnati alla stessa società beneficiaria, bensì ad altre beneficiarie. Tale responsabilità, tuttavia, è limitata al patrimonio netto effettivo trasferito. Quindi dal momento che il patrimonio netto effettivo trasferito a Gamma è di 150, il massimo che potrà essere richiesto dal creditore Rossi a Gamma è appunto la somma di 150
Il patrimonio effettivo trasferito nella scissione a una società beneficiaria deve comparire nella relazione degli amministratori citata nell’articolo 2506 ter del Codice civile. Tuttavia se i soci sono consenzienti, tale relazione può essere omessa, quindi dove risulta il valore effettivo?
Se i soci all’unanimità hanno convenuto di rinunziare alla relazione degli amministratori, il valore del patrimonio effettivo non può essere comunque omesso. Non resta che indicarlo nel progetto di scissione che è l’unico documento non rinunziabile nemmeno se i soci fossero consenzienti, poiché esso è redatto anche nell’interesse dei terzi
La società Bianchi e Verdi Snc intende trasformarsi in società a responsabilità limitata. Al momento della trasformazione sussistono passività per 300. A seguito della trasformazione in società di capitali, per le passività sociali risponde solo il patrimonio della società. Ciò vale anche per le passività antecedenti la trasformazione?
Il Codice civile stabilisce che i soci di società di persone che si trasforma in società a responsabilità limitata non sono sollevati dalla propria responsabilità personale e illimitata nei confronti dei debiti contratti dalla società prima della trasformazione. Tale responsabilità potrà essere eliminata solo se i terzi hanno dato il loro consenso alla trasformazione. Il consenso si presume prestato se i soci rispondono positivamente a una lettera raccomandata loro spedita dalla società, o anche se nel termine di 60 giorni dalla spedizione, essi non hanno negato per iscritto il consenso stesso.
[1] CTR Lazio sent. n. 549 del 31.01.2014.
[2] Art. 2506 quater ultimo comma cod. civ.
[3] Art. 173 comma 13 del Tuir.
[4] Art. 2560 cod. civ.
[5] Art. 14 del decreto legislativo n. 472/1997.
[6] Art. 2500 quinquies cod. civ.
[7] Art. 2500 sexies cod. civ.

References: sentenza 
 Art. 2506
 Art. 173
 Art. 2560
 Art. 14
 Art. 2500
 Art. 2500