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Timestamp: 2020-08-14 21:00:49+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11345 del 09/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11345 del 09/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/05/2017, (ud. 22/12/2016, dep.09/05/2017), n. 11345
sul ricorso 4939-2016 proposto da:
S.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.
NICOTERA 29, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO MARIA ARLINI,
rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO PAOLIERI giusta
E.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA APPIA NUOVA,
612, presso lo studio dell’avvocato SILVIA DENORA, rappresentata e
difesa dall’avvocato MARIARITA GIOMMONI giusta procura speciale in
avverso la sentenza n. 1210/2015 del TRIBUNALE di PERUGIA
dell’8/06/2015, depositata il 27/07/2015;
1. Con sentenza n. 30/2014, il Giudice di Pace di Città di Castello ha rigettato la domanda di risarcimento proposta da S.P. nei confronti di E.M. e B.N., eredi di B.A., per i danni derivanti dalla commissione, da parte del defunto, dei reati di cui agli artt. 582, 612 e 635 c.p. e riconosciuti in favore di S.P. costituitosi parte civile nel processo penale svoltosi dinnanzi al Tribunale di Perugia e conclusosi con la sentenza n. 194/2011.
Il Giudice di Pace ritenne che la morte dell’imputato, intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza, avesse determinato la cessazione sia del rapporto processuale in sede penale sia del rapporto processuale in sede civile inserito nel processo penale.
2. Il Tribunale di Perugia, con la sentenza n. 1210 del 27 luglio 2015, ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 2, e confermato la sentenza di primo grado.
3. Avverso tale sentenza propone ricorso in Cassazione S.P. sulla base di tre motivi.
3.1 Resiste con controricorso E.M..
4. E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di inammissibilità del ricorso. Le parti non hanno depositato memoria.
5. Con i tre motivi di ricorso il ricorrente denuncia da un lato la violazione di legge in quanto S. con la sua domanda voleva solo far recepire al giudice civile le statuizioni concernenti le questioni civili decise con la sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Perugia, sezione distaccata di Città di Castello. Dall’altro si duole della violazione tra il chiesto e il pronunciato da parte del giudice di secondo grado atteso la pronuncia di inammissibilità dell’appello. Infine denuncia la violazione dell’art. 382 c.p.c.
I tre motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono inammissibili.
I motivi sono generici. Nel giudizio di legittimità è onere del ricorrente indicare con specificità e completezza quale sia il vizio da cui si assume essere affetta la sentenza impugnata. Sono inammissibili quei motivi che non precisano in alcuna maniera in che cosa consiste la violazione di legge che avrebbe portato alla pronuncia di merito che si sostiene errata, o che si limitano ad una affermazione apodittica non seguita da alcuna dimostrazione (Cass. 15263/2007). Come, appunto, nel caso di specie.
Il ricorso è inammissibile anche per violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 (Cass. S.U. n. 7161/2010; Cass. S.U. n. 28547/2008).
la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 Cass. 
 art. 13
 art. 1
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