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Timestamp: 2018-09-25 20:02:57+00:00

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Che succede se paghi l'assicurazione in ritardo?
Sospensione della copertura assicurativa per mancato pagamento della polizza dopo il 15mo giorno dalla scadenza: tutte le ipotesi.
Chi paga l’assicurazione in ritardo, ossia dopo i 15 giorni di tolleranza, perde la copertura della polizza per tutto il periodo in cui è rimasto moroso. Il codice civile [1], infatti, stabilisce che:
– nel caso di mancato pagamento della prima rata (o del premio unico) stabilita dal contratto, l’assicurazione resta sospesa fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto. Il che significa che eventuali sinistri non saranno coperti fino a quando non interviene il pagamento;
– se invece il mancato pagamento riguarda i premi successivi al primo, ossia le scadenze convenute nel contratto, l’assicurazione resta sospesa dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza. Quindi solo i sinistri dal sedicesimo giorno in poi non saranno coperti dalla polizza.
Nel caso della polizza rc-auto, per la responsabilità da circolazione stradale i contratti prevedono di norma un pagamento in due rate semestrali alla scadenza del quale non vi è il rinnovo automatico ma l’obbligo di sottoscrivere un nuovo contratto. Si possono allora verificare due ipotesi.
1 | La prima scadenza del contratto
Nel caso di mancato pagamento del premio alla scadenza del primo semestre, l’automobilista ha 15 giorni di tempo per effettuare il pagamento: se non lo fa, la copertura assicurativa cessa dal sedicesimo giorno, per cui tutti i sinistri non saranno coperti dalla polizza (opererà eventualmente il Fondo di Garanzia Vittime della Strada).
Che succede se il pagamento avviene, per esempio, il 18mo giorno e l’assicurazione accetta il pagamento, senza però sapere che il 16mo giorno era avvenuto un sinistro? Secondo una sentenza di ieri della Cassazione [2], l’accettazione del pagamento da parte della compagnia implica solo la prosecuzione del contratto di assicurazione e sana la morosità del cliente, ma non implica la retroattività della copertura anche per il periodo in cui l’assicurato era stato moroso (ossia, nell’esempio di poc’anzi, il 16mo e il 17mo giorno). Diverso però sarebbe il caso in cui l’assicurazione accetti il pagamento, ma sia a conoscenza del sinistro avvenuto a polizza scaduta. Nel qual caso la polizza opera ugualmente.
2 | Mancato pagamento alla scadenza del contratto
Nel caso di mancato pagamento del premio alla scadenza del contratto, anche in questo caso la copertura resta in vita per 15 giorni, mentre dal 16mo giorno in poi l’assicurazione non vale più. Il cliente sarà tenuto, in questo caso, a stipulare un nuovo contratto con l’assicurazione, posto il divieto, di recente introduzione, di automatico rinnovo del contratto rc-auto.
Poiché il pagamento del premio costituisce prestazione, è disposta la sospensione ex lege dell’obbligazione dell’assicuratore in caso di mancato pagamento da parte dell’assicurato. Occorre, però, distinguere: in caso di inadempimento del primo premio, la sospensione opera immediatamente fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto dovuto; la sospensione opera invece decorsi quindici giorni (dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno) in caso di inadempimento delle rate successive al primo premio.
Inoltre, per il mancato pagamento del primo premio, per tutti i rami di assicurazione si prevede che il contratto si risolve di diritto se l’assicuratore non agisce per l’esecuzione del contratto nel termine di sei mesi dalla scadenza del premio o della rata di premio.
[2] Cass. sent. n. 23901/15 del 24.11.2015.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, sentenza 14 ottobre – 24 novembre 2015,
n. 23901
1. B.E. – assumendo di essere caduta a causa di una buca coperta di foglie lungo il marciapiede di una strada comunale – propose domanda di risarcimento del danno nei confronti del Comune. Nel processo, in esito al decesso dell’attrice, intervennero quali eredi la sorella (Annunziata) e il nipote V.L. (quest’ultimo anche quale procuratore della prima) e l’Assicurazione, chiamata in garanzia dal Comune. Il Tribunale condannò il Comune al pagamento di oltre Euro 43 mila a favore degli eredi e rigettò la domanda di garanzia per assenza di copertura assicurativa.
2.L’appello proposto dal Comune, in riferimento all’intera statuizione, fu dichiarato inammissibile ex art. 348 bis c.p.c. dalla Corte di appello di Venezia, con ordinanza del 10 dicembre 2013, comunicata nella stessa data.
3. Il Comune propone ritualmente ricorso per cassazione (con richiesta di notifica del 7 febbraio 2014, entro i 60 giorni dalla comunicazione della ordinanza di inammissibilità ai sensi dell’art. 348 ter terzo comma c.p.c.), avverso la sentenza di primo grado (del 2 aprile 2012), con due motivi, esplicati da memoria.
Resiste con controricorso V.L. , anche quale procuratore di B.A. .
L’assicurazione, ritualmente intimata, non si difende.
1. Va preliminarmente rilevato che, al contrario di quanto sostiene il controricorrente che pure riconosce essere dirette le censure solo nei confronti della sentenza, il ricorso, – unitamente al quale sono state depositate l’ordinanza ex art. 348 bis c.p.c. e la sentenza di primo grado, e nel cui svolgimento del processo si da conto della intervenuta ordinanza – è diretto a censurare solo la sentenza di primo grado.
2. La sentenza di primo grado censurata ha riconosciuto la responsabilità del Comune riconducendo la domanda di danni sia nell’ambito applicativo dell’art. 2051 c.c. che in quello dell’art. 2043 c.c..
2.1. Con il primo motivo, si deduce la violazione dell’art. 2051 c.c., unitamente a insufficiente motivazione ai sensi dell’art. 360 n. 5, lamentando il mancato riconoscimento del caso fortuito e la mancata considerazione della condotta imprudente della danneggiata.
Si denuncia insufficienza di motivazione nel non avere la sentenza considerato adeguatamente, ai fini dell’interruzione del nesso causale: a) la mancanza di tempo per togliere le foglie cadute sul marciapiede, dissestato per mancanza in alcuni punti dell’asfalto di copertura e senza una vera e propria buca, per effetto del temporale verificatosi subito prima della caduta (quale fortuito); b) la condotta imprudente della danneggiata, in considerazione dell’età (84 anni), delle precarie condizioni fisiche (colpita da ischemia pochi mesi prima), della conoscenza dei luoghi per essere il marciapiede vicino alla propria abitazione.
2.2. Nonostante la sentenza di primo grado impugnata avesse fondato l’accoglimento della domanda di danni su due autonome rationes decidendi, argomentando oltre che in riferimento all’art. 2051 c.c. anche rispetto all’art. 2043 c.c., la censura alla stessa si sviluppa solo rispetto al primo.
Ne consegue l’inammissibilità del motivo di ricorso per difetto di interesse atteso che anche un ipotetico accoglimento dello stesso non potrebbe comportare la riforma della sentenza, che resterebbe fondata sulla riconosciuta e non censurata violazione dell’art. 2043 c.c. da parte del Comune.
3.Con il secondo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1901,1460 secondo comma, e 1375 c.c..
Sulla premessa pacifica che il sinistro era avvenuto (il 25 maggio 2003) e che il pagamento del premio assicurativo era stato effettuato il giorno 30 successivo, nonché che il sinistro era avvenuto durante il periodo di scopertura per non essere stato pagato il premio successivo alla scadenza convenuta, il Comune ricorrente si duole della automatica applicazione dell’art. 1901, secondo comma, senza che fosse considerata la contrarietà a buona fede della condotta della assicurazione, la quale aveva accettato il pagamento del premio senza sollevare eccezioni, pur a conoscenza della sospensione della copertura assicurativa, avvenuta per mero disguido nel pagamento del premio di polizza pluriennale.
2.1. Il motivo non ha pregio e va rigettato.
Va preliminarmente escluso ogni rilievo alla decisione richiamata in ricorso (Sez. Un. n. 4631 del 2007) relativa alla previsione in contratto di una clausola regolativa del premio, in quanto non conferente rispetto alla specie all’attenzione della corte nella quale è assente tale clausola.
Il ricorrente mira a dare rilievo all’avvenuta accettazione tardiva senza condizioni del pagamento del premio, che dovrebbe intendersi come rinuncia alla sospensione della garanzia assicurativa verificatesi per effetto dell’art. 1901 secondo comma c.c., sapendo che il mancato pagamento era avvenuto per mero disguido.
La giurisprudenza di legittimità, invece, esclude che l’accettazione da parte dell’assicuratore di un pagamento tardivo costituisca rinunzia alla sospensione della garanzia assicurativa, essendo solo idonea ad impedire la risoluzione di diritto del contratto. (Cass. 5944 del 2014).
D’altra parte, la giurisprudenza ha riconosciuto rilievo al secondo comma dell’art. 1460 c.c. solo entro determinati limiti, affermando che “In tema di assicurazione, l’art.1901, secondo comma, cod.civ. – il quale prevede la sospensione della garanzia per effetto del mancato pagamento del premio alla scadenze convenute – costituisce applicazione dell’istituto generale dell’eccezione di inadempimento, di cui all’art. 1460 cod.civ. In applicazione del secondo comma di tale disposizione deve, pertanto, negarsi all’assicuratore la facoltà di rifiutare la garanzia assicurativa ove ciò sia contrario a buona fede, come nel caso in cui l’assicuratore medesimo abbia, sia pure tacitamente, manifestato la volontà di rinunciare alla sospensione, ad esempio tramite ricognizione del diritto all’indennizzo ovvero accettazione del versamento tardivo del premio senza effettuazione di riserve, nonostante la conoscenza del pregresso verificarsi del sinistro”. (Cass. n. 5944 del 2014).
Condizioni neanche dedotte nel caso di specie, avendo l’assicurazione accettato il pagamento, secondo quanto risulta dal ricorso, quando ancora non sapeva del sinistro avvenuto nel periodo di scopertura.
3. In conclusione, il ricorso è rigettato. Le spese seguono la soccombenza nei confronti del controricorrente. Non avendo l’assicurazione svolto attività difensiva, non sussistono i presupposti per la pronuncia in ordine alle spese processuali del giudizio di cassazione nei confronti della stessa.
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 13