Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/05/29/non-integra-il-reato-di-dichiarazione-fraudolenta-la-divergenza-contabile-tra-il-piu-alto-costo-del-dipendente-indicato-nel-libro-giornale-della-societa-e-quello-indicato-nella-busta-paga/
Timestamp: 2020-08-15 04:25:16+00:00

Document:
Non integra il reato di dichiarazione fraudolenta la divergenza contabile tra il più alto costo del dipendente indicato nel libro giornale della società e quello indicato nella busta paga – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Non integra il reato di dichiarazione fraudolenta la divergenza contabile tra il più alto costo del dipendente indicato nel libro giornale della società e quello indicato nella busta paga
Si segnala ai lettori del blog la sentenza numero 15241.2020, depositata il 15 maggio 2020, resa dalla III Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto, esprimendosi in merito ad una contestazione di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, chiarisce il perimetro punitivo del reato tributario, segnatamente la indefettibilità del presupposto materiale costituito dalla avvenuta presentazione della dichiarazione ai fini IRES od IVA senza la quale non si possono configurare il reato previsti e puniti dagli artt. 2 e 3 D.lgs 74/2000.
Nel caso di specie, all’imputato era contestato il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ex art. 2 D.lgs. 74/2000 per aver pagato ai dipendenti somme inferiori a quelle indicate nelle buste paga e riportato l’importo per intero nel libro giornale della società.
La Corte di appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, confermava la sentenza con la quale il locale Tribunale aveva condannato il prevenuto per il reato ascrittogli.
La difesa del giudicabile interponeva ricorso in cassazione avverso la decisione di secondo grado, articolando plurimi motivi di impugnazione.
Ai fini del presente commento, riveste particolare interesse il censurato vizio di legge impingente la materialità del reato ex art. 2 D.lgs. 74/2000, in ragione del mancato utilizzo delle buste paga dei dipendenti in sede di presentazione delle dichiarazioni dei redditi della società – laddove nel caso di specie, piuttosto si sarebbe potuta ravvisare la fattispecie di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici ex art. 3 D.lgs. 74/2000.
I Giudici di legittimità, nell’annullare senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste, chiariscono l’impossibilità di inquadrare la condotta posta in essere dall’agente negli artt. 2 o 3 del D.lgs. 74/2000, trattandosi di delitti che si perfezionano con la presentazione di dichiarazioni dei redditi o IVA, laddove, nel caso di specie, il contrasto nel corso delle indagini era emerso tra il costo riportato nel libro giornale della società e la effettiva retribuzione dei dipendenti indicata in busta paga.
(elemento costitutivo della fattispecie e momento consumativo della stessa, il cui maturato termine di ostentazione, dunque, coincide con il dies a quo del calcolo della prescrizione), non emergendo affatto che la discrasia contabile pacificamente realizzata dal ricorrente sia confluita in una delle dichiarazioni appena menzionate; già il primo Giudice, infatti, aveva sottolineato che il contrasto emergeva “tra quanto riportato nel libro giornale della società quale costo dedotto e quanto, invece, indicato al netto in busta paga”, senza alcun riferimento alle dichiarazioni dei redditi od IVA.
Di seguito, il Tribunale ha evidenziato che “il reato in questione mira a colpire ogni divergenza tra espressione contabile e realtà commerciale”, così impiegando un’espressione generica che sembrerebbe riferire il delitto ad ogni discrasia meramente contabile, comunque manifestatasi, a prescindere dalla sua evidenza in sede dichiarativa. Quel che, tuttavia, non risulta corretto, atteso che – come noto – il d.lgs. n. 74 del 2000 ha individuato il profilo consumativo di molte delle condotte di reato nella effettiva presentazione di una dichiarazione, a vario titolo fraudolenta od infedele, oppure nella omessa presentazione della stessa, in tal modo rendendo irrilevanti tutti i comportamenti prodromici tenuti dall’agente, ivi comprese le condotte di acquisizione e registrazione nelle scritture contabili di fatture o documenti falsi o artificiosi (per tutte, Sez. 3, n. 52752 del 20/5/2014, Vidi, Rv. 262358).
La sentenza di appello ha poi ribadito i medesimi argomenti, senza alcun riferimento espresso a dichiarazioni presentate dalla società ai sensi dell’art. 2 in esame, così confermandosi, quindi, il radicale ed insanabile vizio della pronuncia, tale da escludere la sussistenza del reato contestato>.
Cassazione penale sez. III, 25/10/2018, n.6360
In tema di frodi fiscali, è configurabile il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, di cui all’art. 2 d.lgs.10 marzo 2000, n. 74 del 2000, ogni qualvolta il contribuente, per effettuare una dichiarazione fraudolenta, si avvalga di fatture o altri documenti che attestino operazioni realmente non effettuate, non rilevando la circostanza che la falsità sia ideologica o materiale. (In motivazione, la Corte ha escluso che il riferimento a talune ipotesi di fatturazione, contenuto nell’art. 3, comma 3, del medesimo decreto legislativo dopo la riforma di tale disposizione operata dal d.lgs. 24 settembre 2015, n. 158, abbia inciso sul rapporto di specialità reciproca esistente tra il reato di cui all’art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000 e quello di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, in quanto, accanto ad un nucleo comune costituito dalla presentazione di una dichiarazione infedele, il primo presuppone l’utilizzazione di fatture o documenti analoghi relativi ad operazioni inesistenti, mentre il secondo, una falsa rappresentazione delle scritture contabili obbligatorie nonché l’impiego di altri mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l’accertamento e il raggiungimento della soglia di punibilità).
Cassazione penale, sez. III , 20/05/2014 , n. 52752
Responsabilità medica, linee guida e definizione di imperizia: la Cassazione... Dichiarazione di fallimento e sequestro preventivo del profitto del reato tributario:...

References: sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 art. 2
 art. 3
 sentenza 
 sentenza