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1 [Centopagine] Mario Paganini Investigazione strategica perché la verità non rimanga l'unico segreto prefazione di Ferdinando Imposimato
2 Mario Paganini Investigazione strategica perché la verità non rimanga l'unico segreto prefazione di Ferdinando Imposimato
3 INVESTIGAZIONE STRATEGICA Prima edizione dicembre Proprietà letteraria riservata Palestra della scrittura S.r.l. - Milano ISBN RINGRAZIAMENTI Grazie a: Alessandro Lucchini e Paolo Carmassi, amici, editori e maestri; Anna Anelli, raffinata stilista della parola; Maria Cristina Massa, editor accurata; Gianluigi Maria Bonsetti (medico e Uomo libero), Mauro Baccuini, Giuseppe Ragozzi, Sonia Marchi e Giorgio (Jo) Boni, Guido Piergentili e Armando Valenti, amici e vicini nel bisogno; Ciro Vittorio Caramore con cui condivido l importante fiducia quotidiana nella legge; Grazie a (nonno e papà) Vincenzo per l Amore che ci dà tutti i giorni e perché non capisce niente di quello che ho scritto, ma pensa che sia importante solo perché l ho fatto io. Grazie a tutti gli altri che sanno di aver avuto un ruolo e che qui, sbadatamente, dimentico.
4 A Cinzia e Francesco
5 Indice Prefazione di Ferdinando Imposimato VII Capitolo 1 - Percezioni e accertamenti 1 Capitolo 2 - Come è già andata a finire: un caso caldo 4 Capitolo 3 - Il paradosso della Giustizia Regole etiche Altre regole deontologiche L imperativo categorico dell investigatore: la fonte è sacra! 12 Capitolo 4 - Fondamentali e concetti metodologici di base Un mondo dinamico Chi è l investigatore L armonia cerebrale L esperienza: mezzo e non fine Equilibrio e fiuto Seguire e conoscere le (n)orme In profondità, ma con moderazione Ascolto razionale Ascolto emotivo Non credere di poter spiegare tutto Semplificare, semplificare, semplificare Avere passione, ma non troppa Saper sintetizzare Essere in grado di ragionare al di fuori della logica ordinaria Non rimanere vittima delle proprie esche Evitare i pregiudizi Paese che vai, usanza che trovi Ci vuole la chioccia 26 Capitolo 5 - Tesi e strumentario L indagine I canali sensoriali I sistemi rappresentazionali Calibrazione, ricalco e guida Brevi cenni sull interrogatorio A me gli occhi L interrogatorio delegato Il diritto al silenzio Il diritto di mentire La prossemica I piccoli accorgimenti rendono Il Narciso 50
6 5.13 Dammi tre parole Chi va piano Prima di andare al sodo A nessuno piace essere preso all amo 54 Capitolo 6 - Gestione e superamento delle resistenze: un po di tecnica La magia della parola Dialogo, confronto e conflitto I collaborativi I vorrei ma non posso Gli oppositivi I né oppositivi né collaborativi 69 Capitolo 7 - Qualche ferro del mestiere e piccoli stratagemmi! Parafrasare e riassumere L importanza del contesto, se non c è creiamolo Mentire dicendo la verità: cause e rimedi La tecnica del non ricordo Quando l imprevisto aiuta L esperto di linguaggio del corpo Comunicazione e persuasione Ancora sugli stratagemmi in generale 96 Capitolo 8 - I principali segni del disagio Il cambio di tono Atteggiamenti e posture varie Occhio al sorriso 102 Capitolo 9 - Piccole note tecniche Riscontrare sempre La sedia che scotta diventa graticola Fatto, diritto e conclusioni 106 Capitolo 10 - Epilogo Quel che nasce sporco non muore pulito La memoria storica Gentilezza e correttezza Il giusto per legge Conclusioni 113 Bibliografia 115 LEGENDA C.p. = Codice penale D.Lgs. = Decreto Legislativo P.g. = Polizia Giudiziaria C.p.p. = Codice procedura penale Pm = Pubblico Ministero L. = Legge
7 Investigazione strategica VII Prefazione di Ferdinando Imposimato Ho letto con estremo interesse e con viva simpatia il libro di Mario Paganini, luogotenente della Guardia di Finanza che il destino ha voluto farmi conoscere dando una svolta importante alla mia vita, da anni impegnata nella ricerca della difficile verità sul caso Moro. Il libro riguarda il tema che dovrebbe interessare non solo gli investigatori di professione polizia giudiziaria, investigatori privati, avvocati che svolgono le indagini difensive, pubblici ministeri ed esperti nelle varie materie della scienza, dell arte, della cultura ma tutte le persone, qualunque sia la loro specifica attività: l arte difficile dell investigazione nella ricerca della verità. Infatti, credo sia giusto seguire la massima di Cicerone che si legge sul frontone del rettorato dell Università la Sapienza di Roma. Eccola: «In primis hominis est propria veri inquisitio atque investigatio», «per prima cosa è propria di ogni uomo la ricerca e la indagine sulla verità». Perché sempre, noi uomini, siamo impegnati nella conquista di un maggiore livello di conoscenza in ogni campo, quella che Dante chiama «la sete natural che mai non sazia». Devo ammettere, senza piaggeria, ma con profonda convinzione, che questa arte difficilissima che mi ha sempre affascinato è una virtù che Paganini possiede in sommo grado, come una dote naturale che egli affina col passare degli anni, attraverso difficili indagini svolte nel suo lavoro professionale. Egli in questo libro indica, con uno stile asciutto e agile, e senza presunzione, alcune regole e qualità fondamentali che dovrebbero caratterizzare il buon investigatore ideale: l equilibrio e il fiuto, la conoscenza delle regole da rispettare, la capacità di osservare i dettagli e non solo le cose macroscopiche, l importanza di ascoltare più che di parlare, (simpatica la citazione di Epitteto a pag. 18), il
8 VIII ritenere vere anche cose che non appaiono logiche, la capacità di sintesi assieme a quella di analisi, il rifuggire dai pregiudizi, il ricorso ai ricordi, la continua autocritica. Ma una delle cose più belle che ho scoperto nel libro dote rara negli investigatori è il suo fare costante riferimento al dovere di verità. Può sembrare questa una cosa ovvia, ma così non è. Infatti, spesso gli inquirenti vanno a fare dei controlli con il proposito non di accertare i fatti, ma di trovare prove contro l inquisito. È una dote, quella dell investigatore, che richiede umiltà e amore della giustizia, poiché Paganini è ben consapevole del fatto che, se si parte da punti di vista precostituiti, si corre il rischio dell errore, che è un virus difficile da estirpare, quando si insinua all inizio delle indagini. Esso, infatti, di regola si protrae fino alla sentenza di condanna, che spesso travolge una vita umana innocente. E con essa quella di coloro che sono legati alla vittima: parenti, amici, fidanzati, con la distruzione irreparabile del bene più prezioso di cui dispone l uomo, la propria reputazione. Il libro contiene dei suggerimenti preziosi, perché si basa soprattutto sul buon senso, esaltato da Marco Tullio Cicerone come la virtù più grande che deve avere chi si pone alla ricerca della verità. E che in latino si chiama «decorum» e in greco «prepon». E io sono perfettamente d accordo. E aggiungo che se è vero che le regole sono importanti, ancora più importanti sono le qualità umane descritte da Mario Paganini in questo bel libro, che io consiglio a tutti coloro che vogliono investigare con serietà e risultati apprezzabili. Ricordando l insegnamento di Aristotele: uno Stato può esistere senza benessere, non può esistere senza giustizia.
9 Investigazione strategica 1 Capitolo 1 Percezioni e accertamenti Esiste la verità o è vero solo tutto ciò a cui si può credere? Chi, per passione o vocazione, ha scelto, nella vita, di provare a cercarla (dimostrarla è arduo) sa che la parola «approssimazione», a dispetto del fastidio che il termine in genere suscita, nasconde una forte valenza positiva. Gli addetti ai lavori, inoltre, conoscono altrettanto bene la nota equivalenza tra ciò che è vero e ciò che è scomodo, ma il senso del dovere, l orgoglio e la volontà di capire li spingono a continuare la loro ricerca pur consapevoli dei pericoli che ciò, talvolta, implica. Per farlo non bastano solo voglia e coraggio, ma servono anche capacità, mezzi tecnici e ferri del mestiere. Non è raro che molte problematiche sorgano a causa dell incomunicabilità e dei tanti equivoci che si (in)generano per il diverso significato dato ai segni linguistici 1. Difficoltà che derivano più dal modo sbagliato in cui ci proponiamo che dal contenuto di ciò vorremmo esprimere. Investigazione strategica è il riassunto dei presupposti necessari e di svariate modalità utilizzabili per organizzare e sviluppare alcuni tra i migliori approcci interpersonali e funzionali al colloquio investigativo. Come nasce questo piccolo manuale? Nasce da decenni di incontri, di confronti e qualche volta anche di scontri con persone e personalità di tutti i tipi. 1 «Dio confonde la lingua degli uomini per manifestare la propria ira quando questi osano sfidarlo costruendo la torre di Babele» ci ricorda Patrizia Tabossi ne Il linguaggio Anche gli animali possono parlare, ma solo noi possiamo farlo con creatività Ed. il Mulino, Bologna, 2^ Ed. agg
10 2 Capitolo 1 - Percezioni e accertamenti Scaturisce dall osservazione e dallo studio dei più bravi. Emerge dalla constatazione che, spesso, per pigrizia o negligenza, dimentichiamo anche quel che sappiamo; non applichiamo dei concetti base che ben conosciamo; non sviluppiamo le potenzialità di cui siamo in possesso e, ancor peggio, non facciamo nulla per evitare che ciò accada. Poi, per fortuna e per necessità, incontriamo persone speciali cui sembra che riesca tutto facile, quale che sia la materia ove si cimentino. Come fanno, ci domandiamo? Studiandole un po giungiamo a scoprire che dietro la loro bravura, oltre a innate doti, ci sono comunque forte positività, umiltà, impegno, lavoro e dedizione. C è, soprattutto, un metodo e il fatto che non dimenticando mai l educazione adottino, da sempre e con chiunque si rapportino, tutti quegli accorgimenti che l esperienza e la professionalità hanno loro insegnato. In poche parole, non danno mai nulla per scontato. Regoletta semplice semplice, che non ha bisogno di scomodare massimi sistemi, ma insegna a condividere, giorno dopo giorno, la propria quotidianità con quella del prossimo: per lavoro, per dovere e per volere. Con sacrificio, ma anche con piacere e forza d animo. La competenza, se tale si può definire, consiste nella capacità di porsi e mai di imporsi; nel desiderio di comprendere e di andare spesso oltre il significato proprio delle parole; nel saper ascoltare anche con il cuore illuminando la ragione con il sentimento. A ciò si aggiunge la funzionale consapevolezza che il confronto tra le verità processuali si risolve in un confronto di narrazioni ove la lingua giudiziaria è solo una componente del lin-
11 Investigazione strategica 3 guaggio giuridico: mentre l una rappresenta, descrive e racconta, l altro prospetta, riconduce e sussume 2. «Il vero segreto», come alla fine si scoprirà, «è che non ci sono segreti, ma solo abilità» 3 e proprio perché le abilità non sono più unico patrimonio dei soli addetti ai lavori e non esistono egemonie di sistema, questo diventa un libro per tutti e aperto a tutti. Un libro per chiunque voglia capire come funziona e cosa ci sia dietro le grandi inchieste. 2 Sul punto cfr. pag. 5 A onor del vero Fondamenti di linguistica giudiziaria di Patrizia Bellucci 2002 Utet Libreria di Utet SpA Ed. Torino. 3 Voce richiamata a pag. 6 Cavalcare la propria tigre di Giorgio Nardone 2003 Ed. Ponte alle Grazie Srl Milano
12 4 Capitolo 2 - Come è già andata a finire: un caso caldo Capitolo 2 Come è già andata a finire: un caso caldo La miglior dimostrazione della validità di un metodo è la sua efficacia. Di seguito un episodio che dimostra quanto il linguaggio possa cambiare la percezione e quindi l esito di un indagine e incidere sui fatti. Narra l esito favorevole di un escussione e descrive la tecnica utilizzata dall investigatore per mettere l interlocutore nella condizione di raccontare la verità su quanto gli viene richiesto. 1977, Stati Uniti: l ex presidente Nixon siede di fronte al giornalista David Frost. Quello che avviene in pochi minuti lascerà l America attonita. E forse resta, a oggi, l intervista più incredibile della storia del giornalismo. Con una serie di affermazioni incalzanti, Frost genera nella mente di Nixon prima confusione e poi dubbio, fino a fargli perdere il controllo della situazione. Veemente la reazione di Nixon che confessa in modo del tutto inconsapevole la propria convinzione che «se è il Presidente a farlo, vuol dire che non è illegale». Una serie di affermazioni extra contesto e fuori sequenza stanano Nixon e la verità sul Watergate insabbiata cinque anni prima (http://www.youtube.com/watch?v=wkgeivinj9i). 35 anni dopo, in Italia. L ispettore deve sentire, come persona informata sui fatti, un dirigente statale che dovrebbe ammettere di conoscere una circostanza rilevante su un amministratore pubblico indagato, personaggio potente e pericoloso. In precedenza, un altro testimone anch egli dirigente di P.A. ha riferito: - di aver telefonato al dirigente in questione
13 Investigazione strategica 5 - di avergli suggerito di rimuovere l amministratore pubblico dall incarico rivestito - di essersi sentito rispondere «meglio lasciarlo lì, farà meno danni che rimuovendolo». Il fatto che il dirigente sia consapevole della pericolosità dell indagato è un importante chiave di lettura dei fatti oggetto d indagine. Sulla conversazione telefonica esiste solo la dichiarazione del collega testimone. Se il dirigente negasse la telefonata, sarebbe la sua parola contro quella dell altro. Resistenza: il dirigente non ha interesse ad ammettere tale consapevolezza, e non collabora. Ma non può neanche opporsi all indagine. E conoscendo l assenza di prove, potrebbe sottrarsi alla pressione investigativa anche solo dicendo «ma sì, era solo per fare una battuta con un collega». Problema: come portarlo a raccontare la verità? Strategia: non fargli sapere della testimonianza del collega, ma usarla (in molti casi le precise parole) per fargli credere che esistano intercettazioni telefoniche del dialogo. Allo stesso modo di Frost con Nixon, dopo una serie di affermazioni e domande incalzanti da parte dell investigatore, nel dirigente nasce prima confusione, e poi il dubbio di essere stato intercettato. Queste le due domande decisive: D. «Tra la documentazione che abbiamo acquisito e che compone il corposo fascicolo che può osservare sulla scrivania, ci sono anche trascrizioni nelle quali, diciamo, lei non manca di stigmatizzare gli sprechi del denaro pubblico. Ci corregga se sbagliamo, era questo il senso?» R. «Sì, il senso era di mettere in evidenza come chi gestisce la cosa pubblica debba anche farne un uso oculato.»
14 6 Capitolo 2 - Come è già andata a finire: un caso caldo D. «Bene, preso atto di quanto ci ha riferito sino a questo momento, un altra domanda. Dalla documentazione versata agli atti del fascicolo processuale emerge che a gennaio, nel corso di una conversazione telefonica tra lei e un suo collega, le fu richiesto espressamente di farsi portavoce presso le sedi competenti affinché un certo amministratore fosse rimosso, e l incarico fosse affidato ad altra persona. Risulta anche che tale richiesta fu motivata con lo stato disastroso in cui si trovava l ente amministrato, tanto che le fu anche illustrato quanto l operato avesse danneggiato il territorio e l economia locale. Le chiedo: oltre ad aver risposto meglio lasciarlo lì, farà meno danni che rimuovendolo, lei ha poi avvertito quell amministratore della telefonata?» Esito: il dirigente confermò la telefonata e il contenuto, obiettivo dell investigatore, negando fermamente di aver avvertito l indagato, ma ormai aveva avvalorato le dichiarazioni del testimone. Stanato, aggiunse poi altre importanti informazioni. Se il resistente ha il potere di sfuggire, la via che porta alla collaborazione passa prima attraverso la confusione e poi il dubbio. Prima va smontata la logica che genera questo tipo di resistenza, e solo dopo costruito l accordo.
15 Investigazione strategica 7 Capitolo 3 Il paradosso della Giustizia Il primo paradosso, drammatico, con cui deve fare i conti chi intenda avvicinarsi alla giustizia resa nelle aule di Tribunale è che l unica verità accertabile è quella processuale. Il giudice ha l obbligo di applicare la legge che gli impone di decidere solo in base alle risultanze emerse e utilizzabili, nonostante possano condurre lontano dalla verità storica. Questo accade perché si tratta di una verità già distillata da norme giuridiche che rendono conoscibili al magistrato giudicante solo alcuni elementi. Se a questo si aggiunge che tra questi elementi rimangono solo quelli che sono sopravvissuti al conflitto tra accusa e difesa, comprendiamo come ciò possa condurre, di per sé, a ingiustizia sostanziale. Confronto dialettico che s incentra spesso sugli accertamenti svolti e sulle modalità con cui sono stati eseguiti, sulle situazioni acclarate, sulle dichiarazioni rese e formalizzate. Proprio perché la presenza di punti deboli genera talvolta ragionevoli o, meno di rado, terribili dubbi processuali (soprattutto per alcune delle parti in causa), ho pensato di contribuire qui alla costruzione di un percorso che possa facilitare il raggiungimento dello scopo comune: non solo la ricerca della verità, ma anche la sua dimostrazione. Con una finalità: fornire, in modo un po diverso dal solito, uno strumento che possa essere d ausilio ai tanti operatori del diritto per cercare di diminuire la distanza tra l accertato e l accaduto, tra la realtà dei fatti e quella del diritto. Per far ciò parto dal presupposto che anche l individuo sia un sistema complesso tendente a mantenere l equilibrio raggiunto. Equilibrio che, seppur patologico, si è portati a conservare nel tempo anche contro la propria volontà.
16 8 Capitolo 3 - Il paradosso della Giustizia In settori che non coincidono con quello giudiziario, la più grande abilità del ricercatore intesa come individuazione del problema da risolvere o della situazione disfunzionale da riequilibrare è, spesso, quella di scoprirla fingendo di non averla mai trovata. In questo modo potranno essere adottati accorgimenti e suggeriti comportamenti tali da indurre il soggetto a modificare o eliminare le condotte per lui dannose, anticipando la resistenza che questo potrebbe opporre al cambiamento. Per l investigatore, la situazione è molto diversa. Non solo ha il dovere di accertare i fatti, ma ha l obbligo di non occultare nulla, neanche ciò che contrasta con l ipotesi da lui presupposta. La Costituzione italiana (art comma) prevede che l imputato 4 non sia considerato colpevole sino alla condanna definitiva. A maggior ragione neanche l indagato cioè chi è solo sottoposto alle indagini preliminari può essere considerato tale. Questo principio deve valere anche quando per il tipo di crimine contestato non sia così facile accettarlo. Un po di sana avvedutezza cui dovrebbe conformarsi anche qualche improvvisato Perry Mason che, talvolta, pur sbandierando obblighi deontologici riesumati per l occasione, rilascia interviste adducendo giustificazioni alle condotte del proprio cliente che risultano peggiori dei reati commessi. Di contro una battuta al momento giusto, un sorriso ben fatto o moderata affabilità fanno punto. 4 Art. 60 C.p.p. Assunzione della qualità di imputato 1. Assume la qualità di imputato la persona alla quale è attribuito il reato nella richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, di applicazione della pena a norma dell articolo 447 comma 1 nel decreto di citazione diretta a giudizio e nel giudizio direttissimo. 2. La qualità di imputato si conserva in ogni stato e grado del processo, sino a che non sia più soggetta a impugnazione la sentenza di non luogo a procedere, sia divenuta irrevocabile la sentenza di proscioglimento o di condanna o sia divenuto esecutivo il decreto penale di condanna. 3. La qualità di imputato si riassume in caso di revoca della sentenza di non luogo a procedere e qualora sia disposta la revisione del processo.
17 Investigazione strategica Regole etiche L investigatore nel suo percorso cognitivo non può permettersi di tralasciare l importanza di alcune norme che anche se non formalizzate in testi di legge rivestono vitale importanza nella lunga strada verso la comprensione. Si tratta di regole non scritte che, spesso, sono ancora più cogenti di quelle legali. Fra esse (pur se non condivise o condivisibili), vi sono quelle dettate dai cosiddetti codici d onore. Conoscerle è indispensabile, perché ci consentirà di avere una fondamentale chiave di lettura per molti accadimenti altrimenti incomprensibili. Incomprensibili perché, senza conoscere quelle regole non scritte, non avremmo gli strumenti per comprendere il valore attribuito a gesti, simboli, rituali e linguaggio utilizzato; non avremmo modo di capire perché determinate condotte, in certe situazioni, risultino normali. E ciò sebbene si possa ragionevolmente dissentire del tutto dal significato attribuito al termine onore. Pensiamo al sistema delle vendette secondo le regole consuetudinarie dettate dal Kanun albanese 5 o al diritto di ripudiare o picchiare la moglie rispettando, però, le particolari modalità previste dalla legge islamica. Senza andare tanto lontano e guardandoci in casa (anche in Italia fino al 1963 era in vigore lo ius corrigendi che consentiva al marito di picchiare la consorte!), basti pensare a quali siano attualmente (2013) le concezioni circa le donne e i loro diritti connessi in alcune zone del nostro Paese. 5 Viene regolato dal Kanun di Lek Dukagjini anche il sistema delle vendette di sangue. Si tratta di un codice di leggi consuetudine trasmesse oralmente per secoli. Ha origine illirica e nasce intorno alla metà del Vi è previsto il diritto di vendicare l'uccisione del proprio familiare, colpendo fino al terzo grado i parenti maschi dell'assassino, ma anche il diritto di consigliare, correggere la moglie e di bastonarla e legarla quando disprezza le sue parole e i suoi ordini (http://albania.thepisu.tk/le-leggi-del-kanun)
18 10 Capitolo 3 - Il paradosso della Giustizia I codici d onore sono anche quelli composti da precetti che impongono a coloro che ne sono soggetti di: non commettere un certo tipo di reati; preservare donne e bambini da qualsiasi nocumento che possa derivare dalle loro condotte delittuose; sanzionare chi non ottempera alle prescrizioni o viola i divieti posti. Chi voglia superare la resistenza che certi soggetti oppongono quando sono coinvolti in un indagine deve sapere che formulare una domanda sbagliata, o farlo in modo errato, può precludere ogni possibilità di collaborazione, e anche l esito di tutti gli accertamenti. Questo perché il quesito posto potrebbe implicitamente presupporre o scontrarsi con fatti, condotte o credenze che un uomo o una donna d onore non potrebbero mai tollerare o ammettere. «Assassino sì, spacciatore mai!» Negli Uffici di Polizia Giudiziaria di una Procura della Repubblica, un ispettore sta interrogando un pregiudicato per reati di mafia, ora in stato di libertà. Nella stessa stanza, altri due poliziotti con la faccia da duri. L ispettore chiede all uomo un fiero siciliano con mani grandi come pale se abbia visto una persona allontanarsi velocemente da un negozio in cui vi era stato un importante incontro tra alcuni delinquentoni. Questi risponde di aver sentito urlare un Tizio che correva dopo essere uscito dal locale; di non essere riuscito a vederlo bene in faccia, ma di averlo udito distintamente proferire le parole brutto bastardo. Tutto va per il meglio quando, pensando di fare lo spiritoso, uno dei due duri interviene: «Non è che l ha detto a te brutto bastardo?»
19 Investigazione strategica 11 L uomo si gira, lo fulmina con un occhiata terrificante e poi risponde: «A mia brutto bastardo non me lo dice neanche Gisù Cristo. Maresciallo o chistu lo ittate fora o nescio io. Mi capiste?!» L incontro proseguì alle condizioni richieste e la sua testimonianza fu fondamentale per un importante operazione di polizia che terminò con numerosi arresti. Ma è quello che disse durante il successivo colloquio, senza i duri, che ne dà il giusto senso. Riferì, infatti, di essere stato interrogato anche dal giudice Falcone, di aver confessato la commissione di alcuni omicidi e poi di essere diventato un collaboratore di giustizia. Scontata la pena, era un uomo libero. Aveva solo un ultimo processo da affrontare. Lo avevano accusato di aver spacciato droga e mai, disse, mai avrebbe accettato o ammesso quell accusa. Nonostante avesse avuto la possibilità di includere tali crimini negli accordi con lo Stato. Aveva ucciso e aveva pagato, ma certe schifezze un uomo d onore come lui non le aveva e non avrebbe mai potuto farle, figuriamoci confessarle! In sintesi si può affermare che conoscere certe regole non scritte ci può anche consentire di: a) circoscrivere il numero delle persone che potrebbero aver commesso quel determinato fatto; b) rivolgere l attenzione su un certo tipo di soggetti piuttosto che su altri; c) escludere alcune modalità di commissione del crimine e ricomprenderne altre; d) limitare o ampliare l ambito temporale e spaziale in cui il reato potrebbe essere stato consumato. E tutto, come ovvio, a vantaggio del buon esito dell indagine, del minor dispendio di tempo, di energie e a favore dell economia processuale in generale.
20 12 Capitolo 3 - Il paradosso della Giustizia 3.2 Altre regole deontologiche Altrettanto importanti sono le regole non scritte ma vigenti tra i vari operatori del settore (magistrati, avvocati, ufficiali/agenti di polizia giudiziaria, ecc.) che devono essere rispettate perché persa la faccia bruciato il cammino. Sfoghi, affermazioni o confidenze fatte in camera caritatis devono restare tali, così come grande cautela deve essere usata quando sussista tra magistrati, legali e poliziotti un rapporto di fiducia quand anche extraprofessionale che possa giustificare più affidamento su legittime istanze di parte. Poiché in questo caso è fisiologico porre particolare attenzione al problema, bisogna assolutamente evitare di perorare provvedimenti strumentali di cui si conosca la natura fallace. 3.3 L imperativo categorico dell investigatore: la fonte è sacra! Non è un dato normativo, non è una semplice regola ma è molto di più. Per chi lavora e vive di informazioni, le fonti delle notizie e dei dati raccolti sono sacre e dev essere sempre assicurata e protetta la loro incolumità. Ingenerare affidabilità negli interlocutori, soprattutto in certi ambienti, è rischioso, richiede impegno e dedizione, costa tempo e fatica. È il risultato di una raffinata opera di stile, caparbietà, capacità ed è molto meno facile di quanto possa apparire: meglio farsi sfuggire un occasione piuttosto che perdere per sempre un informatore.
21 Investigazione strategica 13 Capitolo 4 Fondamentali e concetti metodologici di base Le parole son conigli, saltano di qua e di là, corrono, si fermano, aspettano e, in un attimo, cambiano il senso delle cose, la direzione delle azioni. Anonimo 4.1 Un mondo dinamico Il naturale divenire delle cose crea una realtà in continuo movimento così come il fiume rimane uguale anche se l acqua non sarà mai la stessa. L indagine è una fotografia. Fissa un evento e ricerca ciò che l ha causato o, almeno, cerca di farlo. I fatti che in quanto tali possono solo essere o non essere vivono attraverso i ricordi, le affermazioni, i racconti. È la loro storia che verrà in seguito narrata e formalizzata in dichiarazioni verbali o scritte. Ogni fotografia, però, è diversa dall altra e così lo sono le indagini. Identiche situazioni sono percepite, vissute e rielaborate in maniera differente da ognuno. Il delicato compito di far coincidere (avvicinare) l accertato con quanto realmente accaduto è assolto dall investigatore. 4.2 Chi è l investigatore? Tutti ci sentiamo investigatori e in fondo un po lo siamo, proprio perché l attuale momento storico richiede attenzione, concentrazione e applicazione nella vita di tutti i giorni. Nelle relazioni sociali, così come nell interazione con gli altri, cerchiamo soprattutto affidabilità e, per capire se possiamo fidarci, anche inconsciamente, indaghiamo.
22 14 Capitolo 4 - Fondamentali e concetti metodologici di base Nella realtà quotidiana il ruolo è assolto da alcuni degli appartenenti alle varie Forze dell ordine. Finanzieri, poliziotti e carabinieri sono i più conosciuti, ma anche in altri Corpi ci sono soggetti che hanno o possono assumere compiti d investigazione 6. Le funzioni 7 della Polizia Giudiziaria, più in particolare, sono previste dal C.p.p. che, pur assoggettandola alla magistratura, le riconosce, altresì, autonomia operativa per la prevenzione, l accertamento e la repressione dei reati. Nel sistema processuale italiano similmente a quel che accade in altri ordinamenti è consentito anche alle parti private di intervenire nella dinamica procedimentale per garantire una tendenziale parità tra l accusa e la difesa 8. Sono stati, infatti, disciplinati poteri e facoltà attraverso le quali l avvocato o il suo sostituto, gli investigatori privati autorizzati e i consulenti tecnici, possono fare accertamenti e acquisire seppure con modalità diverse materiale probatorio a favore dell assistito. Discende da ciò la necessità che chi svolge le indagini magistrato compreso sia dotato degli indispensabili e insostituibili strumenti conoscitivi che regolano il dialogo strategico ma che, ancor prima, gli consentono di migliorare l efficacia comunicativa. 4.3 L armonia cerebrale Una forte ammirazione per l intelligenza femminile mi porta a sostenere che l investigatore debba agire come un uomo, ma pen- 6 Cfr. art. 57 del C.p.p. Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria 7 Art. 55 C.p.p. Funzioni della polizia giudiziaria 1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant altro possa servire per l applicazione della legge penale. 2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall autorità giudiziaria. 3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria. 8 Ciò è stato reso possibile con l introduzione, attuata con la L. 397/2000 in materia di Indagini difensive, del Titolo VI-bis artt. 391-bis e segg. nel C.p.p.

References: sentenza 
 Art. 60
 articolo 447
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 57
 Art. 55