Source: https://www.laleggepertutti.it/79039_legge-104-permessi-dal-lavoro-per-portatori-di-handicap-e-familiari
Timestamp: 2020-04-03 17:15:16+00:00

Document:
Permessi retribuiti, riposi giornalieri, congedo straordinario, richiesta e trattamento economico, luogo di lavoro e divieto di trasferimento.
La legge riconosce particolari tutele ai lavoratori portatori di handicap e ai lavoratori familiari di persone disabili, prevedendo a favore di tali soggetti la concessione di permessi, aspettative e altre agevolazioni.
Il quadro degli interventi in materia è stato delineato dalla famosa legge 104 del 1992 [1], n. 119.
Tutti i permessi per l’assistenza ai portatori di handicap sono concessi a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno e pertanto non spettano:
– qualora il portatore di handicap sia ricoverato a tempo pieno presso un istituto specializzato, anche se lo stesso istituto certifichi la necessità, da parte del familiare, di prestare assistenza in via continuativa [2];
– in caso di ricovero finalizzato ad un intervento chirurgico, in quanto anche tale fattispecie si configura come ricovero a tempo pieno [3].
Per ricovero a tempo pieno si intende quello per le intere 24 ore presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continua [4].
L’Inps ha tuttavia chiarito che i permessi possono essere concessi, nel caso di ricovero a tempo pieno, qualora ricorra una delle seguenti ipotesi [5]:
– interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile di recarsi fuori dalla struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate;
– ricovero a tempo pieno di un disabile in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;
– ricovero a tempo pieno di un minore disabile per il quale risulti documentata l’esigenza di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.
Il diritto ai permessi viene meno qualora il datore di lavoro o l’Inps accerti l’insussistenza o il venir meno dei necessari requisiti.
Il lavoratore maggiorenne portatore di handicap che versi in situazione di gravità [6] ha diritto a permessi retribuiti della durata di due ore al giorno o, in alternativa, di tre giorni al mese [7].
Lavoratori che assistono familiari di portatori di handicap
Il lavoratore che assiste un familiare con handicap in situazione di gravità, che sia coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ha diritto a tre giorni di permesso mensile, fruibili anche in maniera continuativa, a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno.
I permessi possono essere fruiti anche da parenti entro il terzo grado, a condizione che i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. A tale proposito, l’Inps [8] ha chiarito che l’espressione “mancanti” deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale, ma deve ricomprendere ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, purché continuativa e certificata.
La possibilità di estendere al terzo grado di parentela la concessione dei permessi si verifica inoltre anche nel caso in cui anche uno solo dei soggetti menzionati (genitori, coniuge) si trovi nelle situazioni previste dalla legge (assenza, patologia, ecc.).
Le patologie invalidanti sono le seguenti [9]:
Il Ministero del lavoro ha chiarito che tale elencazione è tassativa e pertanto l’età avanzata del titolare del diritto, ad esempio, non costituisce un requisito sufficiente per legittimare il godimento del congedo da parte di altri soggetti titolati [10].
Possono fruire dei tre giorni mensili di permesso anche i genitori di minori di tre anni in condizioni di disabilità grave (in alternativa al prolungamento del congedo parentale e alle due ore di permesso giornaliero), nonché i parenti ed affini dei minori in questione [11].
Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona. Pertanto la legge individua un referente unico per ciascun disabile senza che sia possibile stabilire preventivamente che, rispetto ad un determinato arco temporale, siano più d’uno i soggetti che usufruiranno dei permessi in questione. Solo per l’assistenza allo stesso figlio portatore di handicap il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che ne possono fruire alternativamente, anche in maniera continuativa, nell’ambito del mese.
Ai fini del godimento dei permessi in parola non sono essenziali i requisiti della convivenza, della continuità e dell’esclusività dell’assistenza alla persona disabile; tuttavia il lavoratore che ne usufruisce per assistere una persona in situazione di handicap grave, residente in comune situato oltre 150 chilometri dalla propria residenza, deve attestare con titolo di viaggio o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell’assistito.
Il lavoratore con disabilità grave, che già beneficia dei permessi della legge 104 per se stesso, può cumulare anche il godimento dei tre giorni di permesso mensile per assistere un proprio familiare anch’esso in condizioni di disabilità grave [12].
Il dipendente ha diritto, altresì, di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado se i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
In tal caso il permesso di tre giorni può essere riconosciuto in modo disgiunto per ciascun disabile da assistere a condizione che l’assistenza sia contemporaneamente esclusiva e continua per ciascuno degli assistiti [13].
La valutazione nel merito sulla concessione del beneficio – anche in relazione alla documentazione presentata dagli interessati in ordine alla natura de1le infermità – compete al dirigente medico della sede dell’Inps.
Secondo il Ministero del lavoro [14] il datore di lavoro può richiedere al lavoratore una programmazione del godimento dei permessi – settimanale o mensile – purché:
– non comprometta il diritto del disabile ad una effettiva assistenza;
– segua criteri il più possibile condivisi con il lavoratore e con le rappresentanze sindacali.
Il Ministero del lavoro [15] ha altresì precisato che quando il datore di lavoro è un impresa che esercita un servizio pubblico in regime di esclusiva, la fruizione dei permessi deve avvenire in ogni caso – e quindi a prescindere dal soddisfacimento delle condizioni suindicate – previo accordo per la programmazione mensile dei permessi.
In questo caso è infatti necessario garantire il normale svolgimento dell’attività del datore di lavoro.
Richiesta di permessi e trattamento economico
Sia nel caso del lavoratore disabile che nel caso dei familiari per usufruire dei permessi l’interessato deve presentare annualmente domanda all’Inps e, in copia, al datore di lavoro.
I permessi spettano anche se la domanda all’Istituto viene presentata nel corso del mese in cui sono richiesti [16].
Per la fruizione dei permessi per accompagnamento a visite mediche dei disabili ricoverati a tempo pieno è necessario presentare all’Inps, dopo la richiesta iniziale, la documentazione giustificativa per ciascun evento.
Il trattamento economico è anticipato dal datore di lavoro per conto dell’Inps e comprende, come nel caso precedente, la gratifica natalizia e le altre mensilità aggiuntive.
I permessi possono essere usufruiti anche mediante frazionamento in ore.
I permessi sono riproporzionati per i lavoratori a tempo parziale e quelli in cassa integrazione e guadagni ordinaria.
Il godimento di giornate di ferie da parte dell’avente diritto ai permessi nello stesso mese non dà luogo a riproporzionamento [17]. Allo stesso modo non opera il riproporzionamento qualora il dipendente, nel corso del medesimo mese, usufruisca anche di ulteriori permessi quali, ad esempio, un permesso sindacale, per maternità, malattia, congedo straordinario invalidi e simili [18].
Luogo di lavoro e divieto di trasferimento
Il lavoratore maggiorenne portatore di handicap in situazione di gravità ha diritto di scegliere ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito in altra sede senza il suo consenso.
Il lavoratore che assiste un familiare con handicap in situazione di gravità che sia coniuge o parente o affine entro il secondo grado oppure entro il terzo grado (qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti), ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio dell’assistito e non può essere trasferito senza il proprio consenso.
Il diritto del lavoratore, che assiste con continuità un portatore di handicap, di scegliere la sede di lavoro e di non essere trasferito senza il proprio consenso non è assoluto ed illimitato, giacché esso non può essere fatto valere quando, alla stregua di un equo bilanciamento tra tutti gli implicati interessi costituzionalmente rilevanti, il suo esercizio finisca per ledere in maniera consistente le esigenze economiche, produttive e organizzative del datore di lavoro sul quale grava l’onere della prova delle circostanze ostative [19].
La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre (anche adottivi o affidatari) di un minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi della legge 104, hanno diritto, entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in modo continuativo o frazionato, per un periodo massimo di tre anni, a condizione che lo stesso non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore.
Ai fini del computo dei tre anni complessivi sono conteggiati anche i periodi di congedo parentale.
Il prolungamento del congedo decorre dal termine del periodo massimo di congedo parentale previsto dalla legge [20] ossia (10 mesi complessivi tra i genitori ovvero 11 se il padre si astiene per almeno tre mesi).
In alternativa al prolungamento del congedo possono essere fruiti i riposi giornalieri [21] (vedi paragrafosuccessivo) fino al compimento del terzo anno di vita del bambino [22].
Resta fermo il diritto di fruire del congedo parentale fino al compimento di 8 anni età del bambino.
Durante il prolungamento, spetta un’indennità giornaliera a carico INPS pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di 6 mesi; in tale periodo non maturano le ferie né la tredicesima mensilità [23].
I genitori lavoratori con figli portatori di handicap grave, in alternativa al prolungamento del periodo di congedo parentale illustrato prima, possono usufruire di un permesso giornaliero di due ore (ovvero di un’ora, se l’orario di lavoro giornaliero è inferiore alle sei ore), fino al compimento del terzo anno di età del bambino. Il permesso spetta al genitore lavoratore anche quando l’altro genitore non ne ha diritto (e quindi anche se quest’ultimo non svolge attività lavorativa) e può essere cumulato con il congedo parentale ordinario e con il congedo per malattia del figlio.
Lo stesso genitore non può utilizzare nella stessa giornata i permessi orari e il congedo parentale, mentre è possibile che un genitore usufruisca dell’astensione facoltativa e contemporaneamente l’altro benefici dei permessi. Nel caso del genitore con due figli disabili il permesso giornaliero compete in misura doppia [24].
Per i permessi spetta un’indennità di ammontare pari alla retribuzione, che viene anticipata dal datore di lavoro per conto dell’Inps e comprende la gratifica natalizia e le altre mensilità aggiuntive.
Ai familiari di soggetti con handicap in situazione di gravità che abbiano titolo a godere dei benefici di cui alla legge n. 104, sono riconosciuti, alternativamente, congedi straordinari – entro 60 giorni dalla richiesta – della durata massima di due anni nell’arco della vita lavorativa e non utili ai fini dell’anzianità di servizio.
Hanno titolo a fruire dei benefici in questione i lavoratori dipendenti secondo il seguente ordine di priorità [25]:
– i genitori, naturali o adottivi o affidatari del portatore di handicap grave nel caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente;
– uno dei fratelli o sorelle conviventi nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori ed i figli conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.
Il congedo straordinario non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per assistere la stessa persona.
Il Ministero del lavoro considera riconducibili al concetto di “convivenza” le ipotesi in cui sia il disabile sia il soggetto che lo assiste hanno la residenza nello stesso stabile anche se abitano in appartamenti diversi [26].
Il congedo straordinario può essere fruito dal lavoratore per dare assistenza altra persona disabile anche nel caso in cui questa, nel medesimo periodo di tempo, svolga attività lavorativa e anche se tale attività viene prestata nel medesimo periodo [27].
Qualora il lavoratore usufruisca del congedo per un periodo continuativo superiore a 6 mesi, ha diritto a utilizzare permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo ordinario che avrebbe maturato nello stesso arco di tempo lavorativo, senza riconoscimento del diritto a contribuzione figurativa.
Il congedo spetta anche quando l’altro genitore non ne ha diritto (e quindi anche se non svolge attività lavorativa) e non può essere fruito contemporaneamente al congedo parentale, mentre può essere concesso ad un genitore nello stesso periodo in cui l’altro genitore fruisca del congedo di maternità o del congedo parentale per il medesimo figlio [28].
Il congedo ed i permessi non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona. In caso di assistenza al figlio con handicap grave, i diritti sono riconosciuti ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono usufruirne anche alternativamente.
La richiesta di congedo straordinario è ammissibile anche nel caso di sospensione totale se la domanda viene presentata prima che l’azienda abbia collocato il personale in cassa integrazione a zero ore.
Per usufruire dei congedi l’interessato deve presentare domanda all’INPS, corredata della documentazione che giustifica la richiesta.
Il richiedente, durante il periodo di congedo, ha diritto a percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione che viene anticipata dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità e all’accredito di contribuzione figurativa. L’indennità viene calcolata con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento spettante. Non rientrano invece nella base di computo dell’indennità in questione [29] gli emolumenti variabili della retribuzione.
I periodi di congedo straordinario non sono utili per la maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto.
Nei casi di sospensione parziale dell’attività lavorativa per riduzione di orario (con intervento cig o in regime di solidarietà) l’indennità prevista per il congedo straordinario deve essere parametrata alla retribuzione corrisposta in funzione dell’effettiva prestazione lavorativa.
[1] Ed ulteriormente specificato – con particolare riguardo ai genitori di soggetti handicappati – dalla L. 8.3.2000, n. 53, dal D.Lgs.26.3.2001, n. 151 e, da ultimo, dal D.Lgs. 18.7.2011 n. 119.
[2] Inps mess. n.22812006.
[3] Inps mess. n. 256/2006.
[4] Inps, circolare n. 32/2012.
[5] Inps circolare n. 15512010.
[6] Accertata ai sensi dell’art. 4, L.5.2.1992, n. 104.
[7] Art. 33, co. 6, L.5.2.1992, n. 104.
[8] Inps circolare n. 155/2010.
[9] Art. 2, comma 1, lett. d), n. 1-3 del D.M . 21.7.2000, n. 278.
[10] Ministero Lavoro, risposta a interpello n. 43 del 21.12.2012.
[11] Inps, circolare n. 155/2010.
[12] lnps circolare n. 53/2008.
[13] Min. Lavoro nota n. 3003/2006.
[14] Min. Lavoro, risposta a interpello n. 31/2010.
[15] Min. Lavoro, risposta a interpello n. 1/2012.
[16] Inps, messaggio n. 4416/1007.
[17] Min. Lavoro, risposta a interpello n. 21/2011.
[18] Min. Lavoro, risposta a interpello n. 24/2012.
[19] Cass. sent. n. 7945/2008.
[20] Art. 32, D.Lgs. 26.3.2001, n. 151.
[21] Di cui all’art. 42 co. 1 d.lgs. n. 151/2001.
[22] Inps Circolare n. 32/2012.
[23] Min. Lavoro, lettera circolare 6.2.2006.
[24] Cass. sent n. 4623 del 25.02.2010.
[25] Inps, circolare n. 32/2012.
[26] Min. Lavoro, lettera circolare n. 388412010.
[27] Min. Lavoro, risposta a interpello n. 3012010.
[28] Inps, mess. N. 22912 del 20.09.2007.
[29] Come chiarito dall’Inps nella circolare n.32/2012.
20/02/2015 alle 18:43
Qui in questo articolo si parla di esclusività e continuità , questi sono stati aboliti o eliminati dalla legge 183/2010 .
Ormai è diventata la nuova moda di licenziamento per quei dipendenti considerati scomodi perchè usufruiscono della legge 104/92 , le Aziende o i Manager si sono inventati che chi assiste un portatore di Handicap , durante le ore che avrebbe dovuto lavorare ma invece è in permesso giornaliero legge 104/92 , deve essere obbligatoriamente e fisicamente con il portatore di handicap .
Per cui , li fanno pedinare da investigatori privati e come accertano che questi non sono fisicamente presenti con gli assistiti li LICENZIANO, ma magari chi assiste è fuori casa a svolgere commissioni per conto degli assistiti , poi la riforma Fornero ci pensa a non farli più reintegrare . Qui servirebbe una specifica riguardo questa legge anche se la LEGGE 183/2010 ha riformato ma non chiarito .
Propongo i chiarimenti da dare : Un lavoratore che assiste un portatore di handicap in stato di gravità, usufruisce di tre giorni di permesso mensili retribuiti dall’ I.N.P.S. che prevede la legge n.104/92 e le successive modifiche , come da legge n.183/2010 e legge n.10/2011 art.24 il quale non sono molto chiare .
1)Durante il giorno di permesso Legge 104/92, il lavoratore che assiste , deve obbligatoriamente restare con il portatore di handicap per tutto il tempo che avrebbe dovuto lavorare o può prestare assistenza per il tempo necessario , magari anche di un ora, e poi andare via ?
2)Se il lavoratore in permesso giornaliero legge 104/92 presta assistenza durante la notte e termina la stessa assistenza alle ore nove di mattina , deve obbligatoriamente restare con il portatore di handicap per il resto della giornata o delle successive ore che avrebbe dovuto lavorare?
3)Se il lavoratore in permesso Legge 104/92 deve fare delle commissioni fuori porta per conto del portatore di handicap , è costretto a portare insieme l’assistito o può recarsi da solo a svolgere le commissioni per non fargli pesare la situazione ?
Speriamo che si faccia qualcosa perchè stanno licenzianto tante persone con questa nuova scusa .
16/03/2015 alle 12:47
Vorrei sapere se a qualcuno è successo di chiedere un permesso legge104 per assistere il disabile durante la notte,logicamente per chi fa un lavoro di turnista.
05/05/2015 alle 06:41
SE LA LEGGE NON VIENE CONSIDERATA DALL’ENTE IN CUI SI LAVORA .QUALI SONO LE SANZIONI ??????’
gianni pavone ha detto:
06/12/2015 alle 00:00
Vorrei sapere, se durante le ore di permesso legge104, posso recarmi dal meccanico, per riparare la mia auto di cui usufruisce lo stesso disabile .
ritanovello ha detto:
salve sono una dipendente A.P. il direttore dell’Istituto dove presto servizio ha sospeso il benefiocio dei tre giorni di permesso per assistenza per il seguente motivo ” ore 10,00 i vigili urbani hanno suonato e non ero in casa………..quindi per poter fare la spesa e’ necessario farsi autorizzare prima di uscire da casa …….. considerato che vivo in convivenza con mio padre………..
21/01/2020 alle 13:47
salve vivo in convivenza con mio padre disabile e mio fratello disabile dal 2016 e sono l’unico familiare presente che si prende cura di loro h24 per 365 gg anche durante le ferie. Il giorno 8.11.2019 alle ore 10,00 sono venuti i vigili urbani a suonare alla porta per accertarmi se fossi a casa e dietro loro comunicazione il direttore ha sospeso il beneficio gg.3 di permesso retribuito per assistenza a disabili. Nonostante la dimostrazione della sua presenza nell’abitazione e sul territorio ha ritenuto opportuno sopendere il beneficio all’avente diritto Il problema rimane al disabile ed è penalizzante in quanto nessuno potrà sostituirmi sia a casa che all’esterno…..Dovro’ rivolgermi al Giudice tutelare !!!!!!!!!

References: Art. 33
 Art. 2
 Cass. 
 Art. 32
 Cass. 
 art.24