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Timestamp: 2018-06-20 17:19:26+00:00

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Il forumista • Leggi argomento - DPR 396/2000 Vs. K.28 8 aprile 1991
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DPR 396/2000 Vs. K.28 8 aprile 1991
Oggetto del messaggio: DPR 396/2000 Vs. K.28 8 aprile 1991
Inviato: mer giu 25, 2008 20:45 pm
Qua vi occupati su i diritti universali pero non ho visto, o letto, nessun commento sul immorale calpestamento dei diritti degli italiani emigrati e discendenti italiani nati all'estero, che tanto governi di destra come di sinistra hanno dato la sua santa benedizione, trasgredendo, delinquendo, e lasciando delinquere, incluso con il falso in atti pubblici.
In modo immorale si pretende utilizzare una circolare di raccolta di documenti, abrogata per l'attuale legge di cittadinanza, per essere contraria alla lettera e allo suo spirito, dicendo nel testo della circolare che gli italiani nati d'italiani, per ius sanguini, se nati all'estero sono stranieri aspiranti alla cittadinanza italiana, quando la legge dice che d'italiano nasce italiano a prescindere del luogo di nascita.
Nostri connazionali vengono trattati come se fossero stranieri extracomunitari, si disconoscono tanto lo status civitatis italiano e la capacità giuridica, con le quali sono stati investiti alla nascita, per le legi di cittadinanza e il CC italiani, se a qualcuno interessa sono disposto a dibattere il tema dei diritti negati ai nostri connazionali emigrati e discendenti nati all'estero
Andrés Pablo Agnelli
Inviato: sab giu 28, 2008 10:28 am
Andres se puoi spiegare meglio il caso te ne siamo grati
Inviato: dom giu 29, 2008 19:11 pm
Le due leggi di cittadinanza italiana prevedono il iure sanguini, d'italiano nasce italiano, la 555/1912 nel suo articolo 1 comma 1 riconosce senza nessuna restrizione la trasmissione, da parte del uomo, in maniera totale, in vece il comma 2 dà alla donna la possibilità di trasmetterla solo in maniera residua, se il padre è sconosciuto, se il padre è apolide o se il padre non trasmette la propria cittadinanza estera, per ius sanguini, secondo le leggi del proprio stato, a questa indicazione gli impiegati dello Stato Italiano. Ministri, Presidenti del Consiglio, Parlamentari, Ambasciatori, Consoli, Prefetti, Sindaci e USC non la tengono in conto dicono che la donna che ha procreato con uno straniero un figlio non trasmette la propria cittadinanza italiana, nei paesi dove impera il ius soli, quasi tutti dell'America, i padri non hanno trasmesso la propria cittadinanza ai figli, questa è stata imposta per il solo motivo d'essere nati sul proprio territorio nazionale, per tanto le donne italiani sì hanno trasmesso la cittadinanza italiana a tutta la sua prole discendenza, la negazione di esercizio di questo diritto lede il diritto fondamentale della cittadinanza ai discendenti di questi italiani.
Nella stessa situazione si trovano le donne che hanno sposato a stranieri trasmettenti la propria cittadinanza per iure matrimoni, i citati dicono che la discendenza di queste cittadine non ha diritto alla cittadinanza italiana, ignorando che la perdita, alla quale fa menzione l'articolo 10 legge 555/1912 si contrappone con l'articolo 8 comma 2 della stessa legge, il quale dice che chi ottiene una cittadinanza estera senza concorso di volontà, come accade nel 10, non perde la cittadinanza italiana, a meno che faccia espressa rinuncia alla cittadinanza italiana fronte ad autorità italiana, la interpretazione parziale della leggi gli articoli e il comma in questione lede il diritto fondamentale della cittadinanza tanto ai cittadini come ai discendenti di queste italiane.
Nel resto, secondo le leggi italiani, d'italiano nasce italiano, senza citare luogo di nascita o epoca di nascita, riaffermato per l'attuale legge di cittadinanza italiana, la quale nel suo articolo 26 abroga tutto quello che sia contrario a quello che si espressa nella lettera e lo spirito della legge 91/92.
Per regolamentare le procedure negli Uffici di Stato Civile è stato emesso il DPR 3 novembre 2000, Attuale Regolamento di questi Uffici, il quale nel suo articolo 12 comma 7, comma 11, comma 12, Articolo 18, Articolo 21 e Articolo 22, da precise indicazione su la normativa della trascrizione d'atti di stato civile, siano prodotti in Italia, siano prodotti all'estero.
I soprannominati, dicono che per gli italiani emigrati e discendenti non si deve applicare la normativa dell'attuale RSC, senno gli adempimenti presenti nella circolare k.28 8 aprile 1991, la circolare in questione è anteriore all'attuale legge di cittadinanza, fu emessa in un momento dove l'anteriore RSC, non prevedeva quello che oggi si prevede negli articoli citati dell'attuale RSC, nel suo testo si trovano innumerevoli errori e vizzi, per esempio cita un DPR inesistente per prendere la residenza in Italia, chiede un attestato consolare di non rinuncia consolare per verificare la non perdita della cittadinanza italiana, contrariando vari principi, primo che un consolato non è tenuto come fonte affidabile di perdita o mantenimento della cittadinanza italiana, solo il comune portatore della scheda di stato civile, Atto di Nascita Italiano Integrale, è la fonte indubbia di tale certificazione, verificando l'annotazione al margine che riferiscano la rinuncia, perdita, o la mancanza di queste, non perdita, tanto nell'anteriore RSC, come nell'attuale i consolati italiani dovevano inviare senza indugio la rinuncia, tanto al comune competente come al MIN, se non l'avessero fatto sarebbero incorsi in gravi reati penali, però il peggio accade quando si chiede l'attestazione, pure dei discendenti, le quali anche se siano in possesso per nascita dello status civitatis italiano, e capacità giuridica, non possono esercitarli, perché la sua nascita mai è stata informata allo Stato Italiano, e il suo atto di nascita italiano è inesistente, la circolare chiede pure un certificato emesso per un Ufficio speciale dei paesi esteri che indichi la naturalizzazione, o non, degli italiani emigrati, nessun paese al mondo rilascia questo certificato tale e quale è richiesto nella circolare, per tanto impossibile di presentare in essi termini.
Lo veramente grave è che la circolare, contrariando gravemente l'articolo 3 della Costituzione Italiana, e le leggi di cittadinanza, primo discrimina entro discendenti dì italiani nati in Italia e discendenti d'italiani nati all'estero, considerando agli nati all'estero come Stranieri di ceppo italiano e non italiani per nascita ius sanguini, per tanto anche contraddice alle leggi di cittadinanza, la 555/1912 nel suo articolo 1 comma 1 e 2 (nella parte residua) e l'attuale 91/92 Articolo 1 comma, e dopo il suo utilizzo nega l'esistenza dell'attuale RSC, il quale vien olimpicamente ignorato negli Uffici di Stato Civile italiani, quando si pretende realizzare semplici trascrizioni d'atti esteri, appartenenti ad italiani, a partire del capostipite italiano, dante causa emigrato, e di tutto il suo gruppo famigliare.
Il Gravissimo è che i Consolati, grazie al utilizzo di questa fallace circolare, intendono essere l'unico mezzo per inviare questi atti a l'Italia per essere trascritti, contrariando l'articolo 12 comma 11 RSC, e i discendenti, impediti di chiedere direttamente le trascrizioni nel comune competente, devono andare in Italia per chiedere la trascrizione, però come sono considerati stranieri, non italiani, contrariando le leggi di cittadinanza, sono trattati come veri e propri stranieri extracomunitari, e devono sottomettersi a tutto tipo di umiliazioni.
Un discendente d'italiano, nato dove sia nato, nato quando sia nato, è nato italiano, anche se la sua nascita non è stata informata allo stato italiano, (nessuna legge italiana contempla la obbligatorietà d'informarlo) e per tanto trasmettente della cittadinanza italiana, un italiano discendente acquisisce, per leggi italiani, per nascita, lo status civitatis italiano e la capacità giuridica, le quali non può esercitare finché la sua nascita venga in conoscenza dello stato Italiano, e incorporata nei registri pubblici di stato civile italiani, formandosi il suo atto di nascita italiano integrale, però anche se non è stato formato il suo atto di nascita italiano, se informa con prova documentale, allo Stato Italiano, della sua esistenza, il Stato Italiano deve proteggere suoi diritti finché possa esercitarli,
Un Italiano, nato all'estero, che arriva in Italia con tutta la documentazione provatoria di sua cittadinanza italiana, anche se arriva con un passaporto straniero, che solo prova che entra legalmente in territorio italiano, o dell'Unione, ch eprova sua identità, che è in possesso di un altra cittadinanza estera, contemplata come non impedente dell'acquisto possesso e mantenimento della cittadinanza italiana, Articolo 7 legge 555/1912, Articolo 11 dell'attuale legge 91/92, non può, non deve, essere trattato come un straniero extracomunitario, questo lede il diritto fondamentale di un italiano negandosi la sua appartenenza alla etnia italiana, massacrando suoi diritti fondamentali, negandole la protezione che lo Stato Italiano deve esercitare su tutti i suoi cittadini, peggio ancora se si tratta di cittadini italiani in minore ettà
Bene fin qua, ho tentato di fare un riassunto, dirai che un poco esteso, ti assicuro che è un riassunto, ci sono moltissime cose che non ho incluso che contribuiscono a negare diritti acquisiti per gli italiani emigrati e discendenti nati all'estero, massacrati per lo Stato Italiano, massacrati per l'autorità italiani, massacrati per gli impiegati pubblici italiani, e per le quali nessuno in Italia lotta per difenderli, per tanto ti prego, dove non è stato chiaro, o dove credi che si deve approfondire, dimmelo così parleremo nel puntuale di ogni cosa che tu credessi necessario farlo

References: articolo 1
 articolo 26
 articolo 12
 Articolo 18
 Articolo 21
 Articolo 22
 articolo 1
 Articolo 1
 Articolo 7
 Articolo 11