Source: http://astratto.info/cassazione--sezioni-unite-penali-cc--sentenza-28-gennaio-13-fe.html
Timestamp: 2019-01-21 15:49:31+00:00

Document:
Cassazione – Sezioni unite penali (cc) – sentenza 28 gennaio-13 febbraio 2004, n
Cassazione – Sezioni unite penali – sentenza 28 gennaio-13 febbraio 2004, n. 5876
IL SEQUESTRO PROBATORIO: È NULLO SENZA MOTIVAZIONI CIRCA LE FINALITÀ
di Pasquale Iodice
In tema di riesame delle misure cautelari reali e del sequestro probatorio, nella nozione di violazione di legge - per cui soltanto può essere proposto ricorso per cassazione a norma dell'articolo 325, comma 1, Cpp - rientrano la mancanza assoluta della motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all'inosservanza di precise norme processuali, ma non anche la sua illogicità manifesta.
È quanto stabilito dalla sentenza 5876/04 delle Sezioni unite penali della Cassazione, depositata il 13 febbraio e leggibile, qui di seguito:
Presidente Marvulli – relatore Canzio
Pg Esposito – ricorrente Ferazzi
Ritenuto in fatto 1.1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Brescia, nel corso delle indagini preliminari avviate a carico di Bevilacqua Rocco su querela di Mario Ferdinando, per il reato di truffa relativa all’acquisto dell’autovettura Mercedes tg. AP223NV, con decreto del 20 maggio 2003 disponeva il sequestro ex articolo 253 Cpp della medesima autovettura, ovunque si trovasse, con i relativi documenti di circolazione, siccome «corpo di reato e comunque utile per l’accertamento dei fatti per i quali si procede» (esplicitati attraverso il solo riferimento alla norma violata), nonché, contestualmente, l’affidamento del bene in custodia del denunziante - persona offesa.
Il decreto veniva eseguito l’11 giugno 2003 nei confronti dell’attuale detentore, Ferazzi Massimiliano, il quale presentava richiesta di riesame deducendo di essere estraneo all’ipotizzata truffa e di versare in buona fede, poiché aveva legittimamente acquistato l’autovettura al prezzo di mercato presso un autosalone, cui essa risultava regolarmente intestata, e chiedendo pertanto la revoca del sequestro e la restituzione del bene.
Il Tribunale del riesame, premesso che il sequestro aveva natura probatoria, per il riferimento all’articolo 253 Cpp e per la sintetica motivazione sopra riportata, con ordinanza confermativa del 25 giugno 2003 respingeva il ricorso, sul rilievo che il decreto risultava emesso in considerazione sia del fumus del reato ipotizzato, essendo desumibile dagli elementi rappresentati l’astratta configurabilità del delitto di truffa, che dell’oggetto, riguardando il provvedimento il corpo del reato, in quanto l’autovettura costituiva «lo specifico bene avente valore economico consegnato dalla parte offesa al Bevilacqua quale conseguenza della induzione in errore»; e, al riguardo, richiamava la sentenza delle Su, 11 febbraio 1994, Carella, secondo cui non è necessario dimostrare la necessità del sequestro in funzione dell’accertamento dei fatti, essendo l’esigenza probatoria del corpo di reato in re ipsa. Quanto al prospettato diritto alla restituzione, la relativa richiesta doveva essere proposta ai sensi dell’articolo 263 Cpp all’autorità procedente che, peraltro, con successivo provvedimento del 17 luglio 2003, la rigettava poiché «trattandosi di bene mobile registrato, la buona fede dell’acquirente non rileva».
Considerato in diritto 2. Lo scrutinio delle questioni sottoposte all’esame delle Su si snoda attraverso due successivi momenti, in quanto occorre verificare, innanzi tutto, se la mancanza assoluta di motivazione dell’ordinanza di riesame, confermativa del sequestro probatorio di cose qualificate come corpo del reato, in ordine al presupposto della finalità perseguita in funzione dell’accertamento dei fatti, integri, o non, “violazione di legge”, ai fini del preliminare vaglio di proponibilità del ricorso per cassazione ai sensi dell’articolo 325.1 Cpp, e poi, qualora la conclusione sia affermativa, se il decreto di sequestro, a fini di prova, di cose qualificate come “corpo del reato” debba essere necessariamente sorretto da idonea motivazione anche in ordine alla concreta sussistenza del suddetto presupposto; restando infine da stabilire, in caso di risposta positiva ad entrambi i quesiti, se, a fronte della radicale mancanza di motivazione sia del decreto di sequestro che dell’ordinanza di riesame in ordine al presupposto suindicato, la Corte di cassazione debba pronunziare sentenza di annullamento con o senza rinvio.
4. Avendo dato risposta affermativa al preliminare quesito circa la proponibilità del ricorso, la Corte è chiamata a risolvere la questione principale se il decreto di sequestro probatorio di cose qualificate come corpo del reato debba essere necessariamente sorretto da idonea motivazione, anche in ordine alla concreta sussistenza del presupposto della finalità probatoria perseguita in funzione dell’accertamento dei fatti: questione sulla quale si registra nella giurisprudenza di legittimità, ‘anche a seguito di non univocamente orientati interventi delle Sezioni Unite’ - come rileva la Sezione remittente -, un radicato contrasto interpretativo.
Ed invero, ad un primo indirizzo giurisprudenziale secondo il quale è compito del tribunale del riesame «controllare se il sequestro sia o meno giustificato e, in ogni caso, verificare la sussistenza delle esigenze probatorie, sia che il vincolo riguardi cose pertinenti al reato, sia che abbia avuto ad oggetto il corpo del reato, e di tale verifica il tribunale deve dare conto con la motivazione della sua decisione» (Su, 18 giugno 1991, Raccah), si è successivamente contrapposto altro orientamento delle Sezioni Unite che rinviene invece in re ipsa l’esigenza probatoria del corpus delicti, valutando sufficiente che risulti dall’atto giustificata tale qualificazione, della quale soltanto il giudice deve controllare l’esattezza, «senza che occorra specifica motivazione sulla sussistenza nel concreto delle finalità proprie del sequestro probatorio» (Su, 11 febbraio 1994, Pm in proc. Carella).
Quest’ultimo principio, pur avendo trovato largo seguito nella giurisprudenza di legittimità (cfr., oltre le numerose decisioni conformi delle sezioni semplici, anche Su, 11 novembre 1994, Pm in proc. Ceolin che, nel circoscrivere l’ambito della verifica del giudice di riesame, hanno affermato che «la prima e fondamentale operazione logica consiste nel controllare l’esattezza della qualificazione della cosa come corpus delicti, nel senso che deve essere, anzitutto, accertata l’esistenza della relazione di immediatezza, descritta nel secondo comma dell’articolo 253 Cpp, tra la cosa stessa e l’illecito penale»), risulta tuttavia contrastato da alcune, anche recenti, sentenze.
D’altra parte, la portata precettiva degli articoli 42 Costituzione e 1 primo Protocollo addizionale Cedu postula necessariamente che le ragioni probatorie del vincolo di temporanea indisponibilità della cosa, pur quando essa si qualifichi come corpo del reato, siano esplicitate nel provvedimento giudiziario con adeguata motivazione, allo scopo di garantire che la misura, a fronte delle contestazioni difensive, sia soggetta al permanente controllo di legalità -anche sotto il profilo procedimentale- e di concreta idoneità in ordine all’an e alla sua durata, in particolare per l’aspetto del giusto equilibrio o del ragionevole rapporto di proporzionalità tra il mezzo impiegato - lo spossessamento del bene - e il fine endoprocessuale perseguito - l’accertamento del fatto di reato - (v. Corte eur. dir. uomo, 24 ottobre 1986, Agosi c. U.K.).
La Corte suprema di Cassazione, a Su, annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata e il decreto di sequestro, disponendo la restituzione del bene sequestrato all’avente diritto.
: unpisiOLD -> Documenti
Documenti -> Determinazione dell'orellanina nei carpofori

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 253
 sentenza 
 sentenza