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Timestamp: 2018-06-25 17:50:13+00:00

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Croce messaggio di speranza
Radici Cristiane n. 53 - Aprile 2010 - di Pasquale Mainolfi | www.radicicristiane.it
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[i mostri salafiti in azione: la religione perversa, è la fine della speranza] IL CAIRO, 1 MAR - Scontri sono esplosi alla chiesa di Mar Girgis a Kom Ombo, nell'Alto Egitto, dove la tensione e' alta da quando un gruppo di manifestanti musulmani ha tentato di assaltare la chiesa, nella convinzione che vi sia trattenuta una ragazza musulmana dopo una conversione forzata. Le forze dell'ordine hanno usato lacrimogeni per disperdere i﻿ manifestanti che stavano lanciando pietre. E' attivo un imponente dispositivo di sicurezza, con una ventina di mezzi e blindati della polizia. (ANSA).
of course, I will bring all the nations of the world, to make the world﻿ war, only, against Islam, as long as it will not be made, ​​illegal as the Nazis .. because, one, only nation that has the sharia?, will always be the pretext for the Islamists to kill innocent people io porterò, tutte le nazioni del mondo, a fare la guerra mondiale, soltanto, contro l'Islam, finché, non verrà reso illegale come il nazismo.. perché una sola nazione che abbia la sharia, sarà sempre il pretesto per gli islamisti di uccidere le persone innocenti
then, all muslims country, must remove sharia, on all the world, or will be III World﻿ War, against only Islam NAZI
but, only me, i will﻿ destroy masonic state of israel, is why, i am kingdom of palestine, for universal brotherhood, but, this my love is impossible with sharia
if Israel was: the religious problem of the Middle East. why﻿ Islamists kill 300 innocent martyrs christian, every day? Arabs secular, however, had denied the existence of Israel...
Dalla Croce un messaggio di speranza
Hanno crocifisso il Crocifisso. Ancora una volta hanno preferito Barabba a Gesù. L’Europa è crocifissa. La sentenza della Corte di Strasburgo di qualche mese fa sta, però, ottenendo in tante parti d’Italia un effetto boomerang. Nel mentre si decide di esiliare il Crocifisso dalla famiglie e dalle scuole, molti decidono di non toglierlo, anzi, di diffonderlo con manifestazioni di grande valore culturale e spirituale.
La presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche ha un significato culturale e non di imposizione confessionale. Il Cristianesimo da duemila anni produce cultura, arte e storia. La storia non è affare privato, ma fenomeno documentabile e di rilevanza pubblica anche per chi non crede. Chi toglie il Crocifisso dalle scuole non rimuove la fede ma cancella la storia. Non passerà molto tempo e si proporrà di depennare dai programmi scolastici la Divina Commedia e i Promessi Sposi perché Dante e Manzoni non risultano sufficientemente vittime della “dittatura del relativismo” (Benedetto XVI). Dove si cancella la cultura muore la libertà.
Laici e cristiani per il crocifisso
Il Cristianesimo promuove la dignità della persona umana, la contemplazione e l’impegno sociale con l’ora et labora del monachesimo benedettino, la riflessione medievale, la cultura umanistica e rinascimentale, costituendo il “grande codice” dell’Europa.
L’Europa di Cesare e di Dio, della politica e della religione, dell’economia e della cultura, si intrecciano reciprocamente, costruendo la civiltà occidentale. Occorre evitare l’alzheimer culturale nei confronti delle nostre radici.
In questa luce hanno operato tanti, e non solo cattolici: il filosofo Kant, che afferma: «Il Vangelo è la fonte da cui è scaturita la nostra civiltà»; Goethe, che asserisce «La lingua materna dell’Europa è il Cristianesimo»; Benedetto Croce: «Non possiamo non dirci Cristiani»; Bernanos: «Una civiltà non crolla come un edificio ma si svuota a poco a poco della sua sostanza, finché non rimane che la scorza»; don Primo Mazzolari: «Potreste inventare una civiltà senza Croce, ma ricordatevi che sarà una civiltà senza Dio e allora non sarà civiltà».
L’evidenza di una regia tenebrosa
Troppi attacchi laicisti devono finalmente svegliare la mediocrità e la sonnolenza dei cristiani: via i Presepi dagli ambienti pubblici, via i crocifissi dagli uffici, guerra al Cristianesimo, scomparsa del Natale da francobolli, recite, decorazioni e grandi magazzini, esaltazione di figure demoniache nell’arte moderna per scimmiottare il Crocifisso, magia e superstizione nei fumetti, progettazione di nuove chiese in mano ad architetti massoni, profanazione di immagini sacre e simboli religiosi, festa dei Santi sostituita dalle zucche vuote di halloween, la domenica trasformata in giorno del pallone, riti satanici, messe nere, oroscopi in tv e giornali, chiromanzie, fatture e lettura delle carte che imperversano sulle tv private, il Natale trasformato a Oxford in “festival della luce” con deliberazione municipale, manifesti funebri senza Croce e senza Cristo, la rana crocifissa con lingua sporgente e boccale di birra nella mano destra nel museo d’arte moderna a Bolzano ...
Una regia tenebrosa che suscita una generale schizofrenia. La Croce è simbolo dell’offerta di Cristo per la nostra salvezza, dei valori in cui crediamo, del senso della vita, della potenza del perdono, del sacrificio, del dono, altruismo, amore, oblazione, valore redentivo della sofferenza, misericordia, solidarietà e morte vinta dalla Risurrezione nel trionfo della vita.
“Non toccate il Crocifisso!”
Non toccateci il Crocifisso! È il nostro grido convinto e coraggioso. Non toccate i crocifissi di legno, sono memoria del grande Crocifisso del Golgota e della nostra identità, ma anche cifra emblematica di tutti i crocifissi lungo i secoli nell’umanità!
La vera laicità non è sottrazione ma moltiplicazione, accoglienza, rispetto. Ha fatto bene la Confcommercio di Roma a chiedere agli associati di esporlo nei propri negozi: «Se vogliono togliere i Crocefissi dalle nostre scuole, vuol dire che li metteremo nelle nostre aziende».
Il sindaco d’Assisi ha detto che esporrà negli edifici pubblici il Crocefisso e anche il Presepe, con una richiesta all’Unesco affinché riconosca quest’ultimo come patrimonio mondiale. Il sindaco di Aiello del Sabato in Irpinia ha decretato: chi toglie l’immagine di Cristo dalle aule scolastiche pagherà una multa di 500 euro; 60 sindaci del veronese hanno chiesto l’intervento del Governo in difesa del Crocefisso.
Tutte iniziative lodevoli!
Il simbolo della cultura cristiana è presente anche su 25 bandiere nazionali
Il crocefisso dà fastidio ai laicisti. Non ai laici. E ancora una volta la scuola e i ragazzi sono usati come strumento politico dai nemici della religione. I laicisti, appunto. Una signora - Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli di 11 e 13 anni, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola era arrivata risposta negativa e a nulla sono valsi i successivi ricorsi della Lautsi.
La signora dimentica che la croce è presente anche sulla bandiera nazionale della Finlandia, suo Paese di origine, insieme ad altri 17 Stati. Tutti laici. Ma non laicisti. Una concezione sbagliata della laicità. La laicità distingue il potere politico dall'autorità religiosa, ma non rinuncia ai simboli culturali del proprio Paese. La laicità è invece l'odio contro la religione, per cercare, nei Paesi cristiani - di ridurre la Chiesa nelle chiese. E' anche un fatto di ignoranza, dato che non è possibile in nessuno dei 194 Stati del mondo separare cultura, storia, religione e società. E naturalmente non è possibile eliminare i loro simboli. La croce rappresenta il fondamento della cultura che ha fondato i Paesi occidentali. Per questo la Corte Costituzionale si era pronunciata così: «Il crocifisso è simbolo di tutti i martiri, al di là della fede religiosa».
La decisione sui crocefissi presa dalla Corte di Strasburgo "non è vincolante" per gli Stati membri dunque "resteranno nelle aule". Lo ha detto Silvio Berlusconi. A decidere, prosegue il premier "è una commissione del Consiglio d'Europa cui partecipano molti Stati che non sono nell'Ue". Dunque la sentenza "non è vincolante e non c'è alcuna possibilità di coercizione per il nostro Paese". Il governo ha dato mandato al ministro Frattini di fare ricorso. Tutte le forze politiche parlamentari si sono espresse in difesa del crocefisso.
"Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un'antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, arrivando nella sede della Commissione Europea, ha commentato la controversa sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Tutto il Pdl si mobilita contro la decisione della Corte Europea. «La presenza del crocifisso in classe non significa solo adesione al cattolicesimo dice Vaccarezza (Pdl) - ma è il simbolo della nostra tradizione. Il crocefisso è un patrimonio civile di tutti gli italiani, perché è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e anche dell'Europa. E' un simbolo che, oltre al valore intrinseco, rappresenta la nostra storia, la nostra cultura e la nostra essenza più pura di Italiani. Cancellare i simboli vuol dire cancellare una parte di noi stessi, negare i presupposti stessi su cui si è fondata l'evoluzione della nostra vita. Sottolineare la laicità delle istituzioni è un passaggio ben diverso da questo, volto a mio parere alla completa negazione del cristianesimo. E' un errore drammatico fare dell'Europa uno spazio vuoto di simboli, di tradizioni, di cultura».
«La sentenza della Corte Europea di Strasburgo è fortemente ideologica e non è certamente condivisa dal sentire comune. Se continua su questa strada temo che l'Europa si allontani dalla gente». Così ha affermato il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco che ha ribadito la critica della Chiesa alla sentenza della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo sui Crocifissi nelle scuole. Il cardinale Bagnasco ha sottolineato come «una decisione del genere, oltre ad essere sbagliata nel merito, non risponda al sentire del popolo».
«Il Crocifisso», ha dichiarato commentando la sentenza della Corte europea padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, «è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità». «Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente». Ma se questo è vero, sarà allora innanzitutto interesse della Chiesa evitare che il crocifisso, simbolo di «unione e accoglienza», sia interpretato come «segno di divisione». Non è difficile scorgere il crocifisso nelle aule di giustizia, nelle carceri, negli ospedali, nelle caserme, nelle stazioni di Pubblica Sicurezza e in molte scuole.
L'ex presidente Ciampi osservò: "A mio giudizio, il crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno alla base della nostra identità". E ricorda: "Non a caso il filosofo laico Benedetto Croce intitolò un suo saggio Perché non possiamo non dirci cristiani".
L'esposizione del crocefisso nei luoghi statali è tuttora regolata dall'art. 118 del regio decreto del 30 aprile 1924, n. 965 (Ordinamento interno delle giunte e dei regi istituti di istruzione media), nella parte in cui includono il crocifisso tra gli «arredi» delle aule scolastiche impone la sua esposizione in ogni scuola e nei tribunali.
"Chiunque rimuove in odio ad esso l'emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da 500 a 1.000 euro". Non è ancora legge. E' l'articolo 4 della proposta di legge riguardante le "Disposizioni per disciplinare l'esposizione del Crocifisso in tutti i pubblici uffici e le pubbliche amministrazioni della Repubblica" presentata il 31 maggio 2006 dal deputato veronese della Lega Nord Padania, Federico Bricolo.
Bricolo sostiene che "Non si ritiene che l'immagine del Crocifisso nelle aule scolastiche, o più in generale negli uffici pubblici, nelle aule dei tribunali e negli altri luoghi nei quali il Crocifisso o la Croce si trovano ad essere esposti, possa costituire motivo di costrizione della libertà individuale a manifestare le proprie convinzioni in materia religiosa.
Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso d'introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo.
Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i principi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese.
Pur prendendo atto dell'odierna aconfessionalità e neutralità religiosa dello Stato, nonché della libertà e della volontarietà dei comportamenti individuali, i fatti da ultimo registrati evidenziano come si renda necessaria l'emanazione di un provvedimento che, pur nel rispetto dell'autonomia scolastica, assicuri che non vengano messi in discussione i simboli e i valori fondanti della nostra comunità".
Ma cos'è uno stato laico? E' uno stato che nelle sue leggi non contempla esclusivamente dei dettami religiosi. Al contrario, uno stato teocratico fonda ogni sua legge sulla legge religiosa. Oggi solo sei paesi islamici (su una ventina) lo sono. In un paese teocratico ogni peccato è anche un reato! Ma stato laico non vuol dire senza cultura religiosa. Non esistono stati di questo tipo. Già uno dei padri della sociologia moderna, Emile Durkheim, pur essendo ateo osservava: "Non esiste una società conosciuta, senza religione... la religione ha dato vita a tutto ciò che è essenziale nella società".
Un piccolo gruppo di atei razionalisti cerca di condurre una "campagna permanente di sensibilizzazione per la rimozione dei crocifissi negli edifici pubblici". Altri lamentano, radicali in testa, un eccessivo peso del Vaticano sugli affari interni nazionali. Laicità dimenticata: l'ingerenza del Vaticano ha superato il limite di tolleranza per uno Stato democratico, affermano. E' viva la polemica sulla libertà di voto di un deputato cattolico, eletto, sostengono, anche da chi non si riconosce nel pensiero della Chiesa, dimenticando che "la coerenza è il primo dei doveri di un cristiano".
Vero è che rispettare la cultura in cui si riconosce la stragrande maggioranza dei cittadini di una nazione è segno di civiltà e anche di saggezza. Non è col laicismo, che sostiene la piena autonomia dello Stato e dei suoi principî rispetto alle autorità e alle confessioni religiose, che è possibile un confronto democratico con l'identità e la cultura di un Paese, che deve alla religione i suoi fondamenti sociali, storici e culturali. Con buona pace di chi vede nel crocifisso non un simbolo di salvezza, ma di condanna.
E allora perché i laicisti non propongono per loro stessi, con somma coerenza, di eliminare come festività anche la domenica, dato che in tutti i paesi cristiani rimane il giorno del riposo in quanto, letteralmente "Giorno del Signore"? Per non parlare delle altre sei festività cattoliche riconosciute dal Concordato tra Stato e Chiesa, come giorni festivi per tutta la Nazione... La verità è che le società vivono di tradizioni e di simboli e tra questi quelli religiosi, dato lo stretto legame tra religione, cultura e società presso qualsiasi popolo della Terra.
Forse dovrebbero rimuovere la Croce quei 18 Stati che l'hanno posta sulla loro bandiera nazionale? Sono 40 su 192 gli stati che hanno un simbolo sacro sul vessillo nazionale... Volere la rimozione dei simboli nei quali non ci si riconosce (ma che sono riconosciuti dalla maggioranza) significa perdere parecchio della propria umanità. E forse anche rinunciare a un po' di intelligenza e socialità. Si parla tanto di integrazione culturale degli immigrati. Molto avrebbero da imparare coloro che nati in un paese di cultura cristiana, non la riconoscono e stizzosamente vorrebbero per loro la rimozione dei suoi simboli. A loro il consiglio di un luogo senza simboli religiosi, senza tradizioni e senza cultura religiosa che influisca sul tessuto sociale. A dire il vero anche in quel luogo è arrivato un simbolo. Laico. Una bandiera. Sulla Luna.
(di Prof. Giogio Nadali - docente di Religione Cattolica per la Arcidiocesi di Milano - sito ufficiale - del 2009-11-23) - articolo letto 2509 volte

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