Source: http://pinociampolillo.blogspot.com/2010/03/la-lega-nord-con-un-emendamento-approva.html
Timestamp: 2018-02-20 23:37:01+00:00

Document:
la rinascita di isola delle femmine: La Lega Nord con un emendamento approva la soppressione degli ATO
La Camera dei deputati ha approvato la soppressione degli Ato rifiuti e degli Ato idrici. La Lega Nord, presentando un emendamento “comma quinquies all’art. 1″ del Decrto Legge n. 2 del 25 gennaio 2010, titolato “interventi urgenti per enti locali e regioni”, ha eliminato le grandi società d’acqua e di rifiuti.
Una novità legislativa che interessa tuttta l’Italia ed in particolare la Sicilia. La Lega, ha beneficiato dei voti di tutta la maggioranza che distrattamente, o forse inconsapevolmente, ha votato compatta. Nella specifico, è stato abrogato il Decreto Legislativo 152/06, che prevedeva un sistema di gestione fondato sugli Ato. In alcune regioni del Nord, questo sistema è risultato virtuoso, mentre nelle regioni del Sud ha prodotto illegalità e gli Ato sono stati trasformati in “postifici”. Per quanto riguarda la gestione delle acque, verranno eliminati i nove Ato idrici siciliani, la “Acque Potabili Siciliane” di Palermo come la “Girgenti Acque” di Agrigento, e così via. Dunque, da oggi, saranno le regioni a decidere, con legge propria, le forme e le modalità organizzative del servizio di erogazione dell’acqua e di raccolta e smaltimento rifiuti.
Riceviamo dal consigliere Pietro Lo Cascio e pubblichiamo (Si tratta di una notizia che sta facendo il giro della rete) La Camera dei deputati ha approvato la soppressione dell’esistenza degli Ato rifiuti e degli Ato idrici. Un fulmine a ciel sereno che oltre su tutta Italia si abbatte in particolar modo sulla Sicilia che su acqua e rifiuti pena da parecchio. Un improvviso cambiamento legislativo, che somiglia ad una sorta di tsunami, dall’entità e dagli esiti, oggi, non valutabili, né prevedibili. Presentatosi, sotto l’innocua denominazione di emendamento “comma quinqiues all’art.1” del decreto legge n°2 del 25 gennaio 2010, titolato “interventi urgenti per enti locali e regioni”. Nella distrazione generale dei lobbysti delle grandi società d’acqua e rifiuti che, quotidianamente, presidiano Montecitorio e dei deputati italiani “designati”- a cominciare da quelli siciliani - la Lega di Bossi, con fredda efficienza, ha piazzato questo colpo mortale ad una parte consistente del sistema politico-economico di potere, e di “governo allegro”, del centrodestra nel Mezzogiorno d’Italia. Ed, in particolare, in Sicilia. Peraltro, con il voto disciplinato di tutti i deputati della maggioranza che, probabilmente, “more solito”, ignoravano che cosa stessero votando. “Non c’è dubbio, si tratta di un intervento di legge radicale che cambia tutti i termini e moduli gestionali nei settori regionali dei rifiuti e dell’acqua – commenta Franco Piro della direzione regionale del Pd, il primo in Sicilia ad accorgersi dell’accaduto – che impone la necessità di una riflessione attenta sul ddl di riforma del sistema rifiuti in Sicilia sul quale si sta discutendo all’Ars”. “Il testo di riforma della filiera dei rifiuti del governo regionale infatti – continua Piro – prevede un sistema fondato sugli Ato e sulla gestione unica territoriale basandosi sull’art 201 del decreto legislativo 152/06; proprio quello che è stato abrogato, ieri, dalla Camera. E’ indispensabile, perciò, trovare, urgentemente, soluzioni adeguate per evitare che la riforma dei rifiuti in Sicilia si blocchi ancora un’altra volta”. Spieghiamo meglio i termini concreti della questione. Gli Ato rifiuti (ma anche quelli idrici) sono figli del decreto legislativo 152 del 2006, art.201. Cosa prevedeva? Che la gestione del servizio rifiuti: cura delle strade, raccolta e smaltimento, venisse organizzata su omogenei e delimitati ambiti territoriali. Prevedendo due innovazioni strutturali diverse e contigue: a) una “Autorità di Ambito” espressione politica dei comuni di quel territorio che programmasse e vigilasse sullo svolgimento del servizio pubblico dei rifiuti di una porzione di territorio; b) un consorzio intercomunale che appaltasse ad un'unica organizzazione esterna la gestione materiale e quotidiana del servizio rifiuti, puntando al risparmio ed all’efficienza. Una ricetta organizzativa che nel centro-nord Italia ha funzionato, egregiamente. Nel Sud ed in Sicilia, invece, ha assunto le sembianze di un calvario. In Campania gli Ato hanno fallito la loro mission per le troppe illegalità consumate alla luce del sole. In Sicilia - modestamente parlando - la mente dei legislatori siciliani ha dimostrato una più solida fantasia criminogena, mischiando nei 27 Ato siciliani le funzioni di autorità con quelle di gestione. La vecchia furbizia dei “controllori” che “dovrebbero controllare se stessi”. Circostanza che ha permesso a sindaci e consiglieri comunali di sfornare migliaia e migliaia di assunzioni a tempo indeterminato per chiamata diretta (di figli, mogli, parenti, amanti, amici, “amici degli amici”, galoppini elettorali, etc) e di organizzare simulacri di gestione della raccolta “in regime diretto”, producendo complessivamente alla fine un tale volume di debiti, che ha sfondato la soglia di deficit regionale del miliardo di euro. Buco di bilancio agevolato dall’atteggiamento dei sindaci dei paesi di provincia – che sgravati legalmente dalla responsabilità di dover pensare al problema dei rifiuti – hanno pensato bene di non pagare mai più i costi del servizio agli Ato, spendendo i soldi dei loro bilanci comunali a ciò finalizzati per altre cose, clientelarmente più utili e produttive. Un disastro che, ancor oggi, è sotto gli occhi di tutti. Tranne alcune “lodevoli eccezioni”, come il Coinres, con giurisdizione sui paesi della provincia di Palermo, che dopo aver assunto a chiamata diretta appena 570 persone (per fare che? Non è dato sapere) ha proceduto, a smozzichi e spizzichi, a piccoli “noleggi a caldo” di autocompattatori, camion e pale meccaniche, moltiplicando così i costi di gestione, e finendo, peraltro, nel circuito di ditte già connesse a quello della movimentazione terra, più note in Sicilia per altre non commendevoli ragioni. Comunque, il Coinres ha stabilito due record: quello di essere l’unico Ato siciliano che non possiede un solo mezzo per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti; quello di essere l’unico Ato in Sicilia finito sotto indagini non dei pm normali, ma di quelli di una Procura antimafia, la cosiddetta Dda, nella fattispecie di Palermo. Torniamo alla modifica di legge di soppressione degli Ato rifiuti approvata ieri a Montecitorio. Secondo “l’indiscutibile” volontà autonoma, normalmente espressa in Parlamento dalla Lega Nord – che già si lecca le dita pensando alla prossima conquista elettorale del Veneto e del Piemonte , ma con un pensierino pure alle province regionali della Lombardia – saranno le Regioni, in puro spirito federalista, a decidere come organizzare, con propria legge, la filiera dei rifiuti, con un occhio di riguardo ai comuni ed alle province. Enti locali dove al nord Italia la Lega domina. Concretamente in Sicilia, sia il governo, che il Pd e la comitiva Pdl-Udc, dovranno rivedere le loro previsioni dei loro “ddl di riforma del settore regionale rifiuti”, tutti calibrati sulla legislazione nazionale degli Ato, ieri soppressa a Montecitorio. Ato che Lombardo con l’accordo del Pd, per intanto, avevano già ridotto da 27 a 9; uno per provincia. Ma non basta. L’intemerata della Lega Nord alla Camera, ha riaperto pure il discorso sulla gestione del “sistema acque” in Sicilia. Essendo stato soppresso anche l’art.148 del decreto legislativo n°152 del 2006, risultano, adesso, soppressi pure i nove Ato idrici siciliani. La cui delimitazione, geografica e funzionale, era il presupposto giuridico degli affidamenti di gestione ai privati che tanto sconcerto e dubbi avevano seminato al momento della loro attribuzione. I casi più eclatanti sono stati, ricordiamo, quelli di “Girgenti Acque” (ad Agrigento), di “Acque potabili siciliane” (a Palermo), ed infine di “Siciliane Acque” su scala regionale a surroga del vecchio ruolo dell’Eas. Soggetti imprenditoriali privati, che non si sono certo distinti né per efficienza e modicità del servizio, né per avere investito un solo centesimo di tasca propria sulle reti dei servizi, continuando ad investire soldi di origine pubblica, italiana o dell’Unione europea. “Un fatto imprevisto che, però, offre all’Ars ed al governo siciliano l’opportunità di superare il pasticcione schema sfornato dall’era Cuffaro – dice Franco Piro – e poter rimettere mano ad una nuova legislazione di organizzazione del settore acque in Sicilia, possibilmente riportandole di gran corsa sotto la sfera gestionale dell’area pubblica. Una opzione, indifferibile, che storicamente, in via di civiltà e di diritto, non può, ragionevolmente, avere alternative. Se l’anno scorso ci hanno ripensato a Parigi ed in gran parte della Francia, vuol dire che si può fare”. Ma onorevole Piro, è sicuro che si potranno smontare i redditizi monopoli di “Sicilia Acque” e “Aps Palermo”? “Ritengo, oggettivamente, indiscutibile che l’Ars possa rimettere anche questi affidamenti in discussione – risponde compunto l’esponente del Pd – perché sulla base di questa nuova legge dello Stato viene a decadere il substrato territoriale e giuridico che ne aveva originato e determinato questi affidamenti alcuni anni fa”. Un grande caos, insomma. Ma assolutamente appassionante in termini giuridici e politici. Si vedrà, così, se le forze politiche siciliane, compresi i tanti sindaci e consiglieri comunali, mostreranno un qualche loro interesse per “gli interessi ed i diritti dei cittadini”, oppure ancora una volta resteranno vittima, come spesso è avvenuto, dei “classici amici del giaguaro”, come si diceva una volta. Pare, dotati di un grande fascino attrattivo. Forse, simile a quello della moneta sonante.
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni: a) sostituire le parole: «Per ciascuno degli anni 2011 e 2012» con le seguenti: «Per l'anno 2011» e sopprimere le parole: «nel corso dell'anno»; b) dopo le parole: «dei rispettivi consigli.» aggiungere i seguenti periodi: «Per l'anno 2012 la riduzione del contributo ordinario viene applicata, in proporzione alla popolazione residente, a tutti gli enti per i quali il rinnovo dei rispettivi consigli ha luogo nel medesimo anno e a quelli per i quali ha avuto luogo nell'anno precedente. Con legge dello Stato è determinato l'ammontare della riduzione del contributo ordinario con riguardo a ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015. Per ciascuno di tali anni la riduzione del contributo è applicata, in proporzione alla popolazione residente, a tutti gli enti per i quali il rinnovo del consiglio ha luogo in quell'anno e a quelli per i quali ha avuto luogo negli anni precedenti, a decorrere dal 2011». 1. 18.I relatori.
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: 1-bis. All'articolo 2, comma 183, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, il terzo periodo è sostituito dal seguente: Le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano disciplinano quanto previsto dai commi da 184 a 187 secondo quanto previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione, fermo restando quanto disposto dall'articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. 1. 23.Nicco, Brugger, Zeller.
Sostituire il comma 2 con il seguente: 2. Le disposizioni di cui ai commi 184 e 186, lettere b), c) ed e) dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano a decorrere dal 2011, e per tutti gli anni a seguire, ai singoli enti per i quali ha luogo il primo rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo. Le disposizioni di cui al comma 185 si applicano a decorrere dal 2010, e per tutti gli anni a seguire, ai singoli enti per i quali ha luogo il primo rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo. 1. 38.Il Governo.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2-bis. All'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo il comma 186 è inserito il seguente: «186-bis. A decorrere da un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d'ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Decorso lo stesso termine, ogni atto compiuto dalle Autorità d'ambito territoriale è da considerarsi nullo. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le Regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Sono abrogati gli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.»
ART. 148 (autorità d'ambito territoriale ottimale) 1. L'Autorità d'ambito e' una struttura dotata di personalità giuridica costituita in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione, alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed alla quale e' trasferito l'esercizio delle competenze ad essi spettanti in materia di gestione delle risorse idriche, ivi compresa la programmazione delle infrastrutture idriche di cui all'articolo 143, comma 1. 2. Le regioni e le province autonome possono disciplinare le forme ed i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale, prevedendo che gli stessi costituiscano le Autorità d'ambito di cui al comma 1, cui e' demandata l'organizzazione, l'affidamento e il controllo della gestione del servizio idrico integrato. 3. I bilanci preventivi e consuntivi dell'Autorità d'ambito e loro variazioni sono pubblicati mediante affissione ad apposito albo, istituito presso la sede dell'ente, e sono trasmessi all'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio entro quindici giorni dall'adozione delle relative delibere. 4. I costi di funzionamento della struttura operativa dell'Autorità d'ambito, determinati annualmente, fanno carico agli enti locali ricadenti nell'ambito territoriale ottimale, in base alle quote di partecipazione di ciascuno di essi all'Autorità d'ambito. 5. Ferma restando la partecipazione obbligatoria all'Autorità d'ambito di tutti gli enti locali ai sensi del comma 1, l'adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato e' facoltativa per i comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane, a condizione che la gestione del servizio idrico sia operata direttamente dall'amministrazione comunale ovvero tramite una società a capitale interamente pubblico e controllata dallo stesso comune. Sulle gestioni di cui al presente comma l'Autorità d'ambito esercita funzioni di regolazione generale e di controllo. Con apposito contratto di servizio stipulato con l'Autorità d'ambito, previo accordo di programma, sono definiti criteri e modalità per l'eventuale partecipazione ad iniziative promosse dall'Autorità d'ambito medesima.
ART. 201 (disciplina del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani) 1. Al fine dell'organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, disciplinano le forme e i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale, prevedendo che gli stessi costituiscano le Autorità d'ambito di cui al comma 2, alle quali e' demandata, nel rispetto del principio di coordinamento con le competenze delle altre amministrazioni pubbliche, l'organizzazione, l'affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti. 2. L'Autorità d'ambito e' una struttura dotata di personalità giuridica costituita in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione, alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed alla quale e' trasferito l'esercizio delle loro competenze in materia di gestione integrata dei rifiuti. 3. L'Autorità d'ambito organizza il servizio e determina gli obiettivi da perseguire per garantirne la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia, di economicità e di trasparenza; a tal fine adotta un apposito piano d'ambito in conformità a quanto previsto dall'articolo 203, comma 3. 4. Per la gestione ed erogazione del servizio di gestione integrata e per il perseguimento degli obiettivi determinati dall'Autorità d'ambito, sono affidate, ai sensi dell'articolo 202 e nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale sull'evidenza pubblica, le seguenti attività: a) la realizzazione, gestione ed erogazione dell'intero servizio, comprensivo delle attività di gestione e realizzazione degli impianti; b) la raccolta, raccolta differenziata, commercializzazione e smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all'interno dell'ATO. 5. In ogni ambito: a) e' raggiunta, nell'arco di cinque anni dalla sua costituzione, l'autosufficienza di smaltimento anche, ove opportuno, attraverso forme di cooperazione e collegamento con altri soggetti pubblici e privati; b) e' garantita la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa, compresa una discarica di servizio. 6. La durata della gestione da parte dei soggetti affidatari, non inferiore a quindici anni, e' disciplinata dalle regioni in modo da consentire il raggiungimento di obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità.
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente: 2-bis. Dopo il comma 185 dell'articolo 2 della legge n. 191 del 2009 è inserito il seguente: «185-bis. All'articolo 21 del Testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono
apportate le seguenti modificazioni: a) sono abrogati commi 1 e 2; b) la rubrica è sostituita dalla seguente: «(Revisione delle circoscrizioni provinciali)». 1. 40.Il Governo.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2-bis. All'articolo 2, comma 184, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ai fini della riduzione del numero dei consiglieri comunali e dei consiglieri provinciali di cui al primo periodo non sono computati il sindaco e il presidente di provincia.». 1. 19 (Nuova formulazione) I relatori.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2-bis. All'articolo 2, comma 185, secondo periodo, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, le parole: «pari a un quinto» sono sostituite dalle seguenti: «pari a un quarto». 1. 20.I relatori.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2-bis. All'articolo 2, comma 186, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'alinea, le parole: «In relazione alle riduzioni del contributo ordinario di cui al comma 183, i Comuni devono altresì adottare» sono sostituite dalle seguenti: «Al fine del coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica i Comuni devono adottare»; b) alla lettera a), dopo le parole: «difensore civico» è inserita la seguente: «comunale» e in fine sono aggiunte le seguenti: «; le funzioni del difensore Civico comunale possono essere attribuite, mediante apposita convenzione, al difensore civico della provincia nel cui territorio rientra il relativo Comune, che assume la denominazione di «difensore civico territoriale»; il difensore civico territoriale è competente a garantire t'imparzialità ed il buon andamento della pubblica amministrazione, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell'amministrazione nei confronti dei cittadini.»; c) alla lettera b), sono aggiunte in fine, le seguenti parole: «, ad eccezione dei Comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti, che hanno facoltà di articolare il loro territorio in circoscrizioni, la cui popolazione media non può essere inferiore a 30.000 abitanti; è fatto salvo il comma 5 dell'articolo 17 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni»; d) alla lettera d), sono aggiunte in fine le seguenti parole: «, salvo che nei Comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti»; e) alla lettera e), le parole: «facendo salvi» sono sostituite dalle seguenti: «ad eccezione dei Bacini imbriferi montani (BIM) costituiti ai sensi dell'articolo 1 della
legge 27 dicembre 1953, n. 959. Sono fatti salvi». 1. 21.I relatori.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2-bis. Le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 186, lettere a) e d), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, si applicano, in ogni Comune interessato, dalla data di scadenza dei singoli incarichi dei difensori civici e dei direttori generali in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. 1. 39.Il Governo.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: 2-bis. All'articolo 2, comma 187, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al secondo periodo: 1) le parole «ai comuni montani» sono sostituite dalle seguenti: «ai comuni appartenenti alle comunità montane»; 2) sono inserite in fine le seguenti parole: «, previa intesa sancita in Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281»; b) il terzo periodo è abrogato. 1. 37.Il Governo.
Mentre da noi si continua a litigare sulla gestione dei rifiuti e sulla privatizzazione dell'acqua, spesso in modo assolutamente strumentale ed improduttivo, a Montecitorio succede qualcosa di inaspettato. Arriva una ottima notizia, vengono infatti rimossi gli ATO idrici e dei rifiuti. La Camera dei deputati, approvando un emendamento presentato dalla Lega Nord denominato "comma quinqiues all’art.1 del decreto legge n°2 del 25 gennaio 2010, interventi urgenti per enti locali e regioni”, ha spazzato via con un solo colpo il sistema degli ATO in Italia, con il voto di tutti i deputati della maggioranza che sostiene il governo Berlusconi. Per quanto riguarda il tema della privatizzazione dell'acqua, tema tanto caro alla sinistra - che guarda caso questa volta è silente - le ripercussioni che da tale rivoluzione normativa ne potranno deriveranno saranno notevolissime. Infatti, in Sicilia a seguito della soppressione dell'art.148 del decreto legislativo n°152 del 2006, di fatto saranno soppressi pure i nove Ato idrici siciliani. Ricordiamo che la delimitazione degli ATO è stata la conseguente applicazione sul territorio di una legge nazionale voluta dal centro sinistra (la legge Galli), che ha rappresentato il presupposto giuridico per gli affidamenti del servizio idrico ai privati. Oggi la soppressione degli ATO mira a dare maggiori poteri ed autonomia alle singole municipalità sul tema dei servizi pubblici locali, e rappresenta un'arma di indubbia valenza giuridica in mano ai sindaci, che avranno possibilità agevole di liberare i comuni da gestioni privatistiche del servizio idrico inadeguate ed inefficienti . Analogo discorso vale per la gestione dei rifiuti, ma di questo parleremo in un post a parte.
Mario Turturici ** Emendamento approvato nel Decreto Legislativo 2/2010 del 18 febbraio : "Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni" (C. 3146 Governo). Comma 2-bis. All'articolo due della legge 23 dicembre 2009, n°191, dopo il comma 186 è inserito il seguente: 186-bis. Adecorrere da un anno dalla entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d'ambito territoriale di cui all'art. 148 e 201 del D.Legs 3 APRILE 2006 N. 152. Decorso lo stesso termine, ogni atto compiuto dalle Autorità d'ambito territoriale è da considerarsi nullo. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le Regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dall'Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarità, differenziazione e adeguatezza. Sono abrogati gli articoli 148 e 201 del D.Legs. 3 aprile 2006, n. 152".
La Camera dei deputati ha approvato la soppressione dell’esistenza degli Ato rifiuti e degli Ato idrici. Un fulmine a ciel sereno che oltre su tutta Italia si abbatte in particolar modo sulla Sicilia che su acqua e rifiuti pena da parecchio. Un improvviso cambiamento legislativo, che somiglia ad una sorta di tsunami, dall’entità e dagli esiti, oggi, non valutabili, né prevedibili. Presentatosi, sotto l’innocua denominazione di emendamento “comma quinqiues all’art.1” del decreto legge n°2 del 25 gennaio 2010, titolato “interventi urgenti per enti locali e regioni”. Nella distrazione generale dei lobbysti delle grandi società d’acqua e rifiuti che, quotidianamente, presidiano Montecitorio e dei deputati italiani “designati”- a cominciare da quelli siciliani - la Lega di Bossi, con fredda efficienza, ha piazzato questo colpo mortale ad una parte consistente del sistema politico-economico di potere, e di “governo allegro”, del centrodestra nel Mezzogiorno d’Italia. Ed, in particolare, in Sicilia. Peraltro, con il voto disciplinato di tutti i deputati della maggioranza che, probabilmente, “more solito”, ignoravano che cosa stessero votando.
“Non c’è dubbio, si tratta di un intervento di legge radicale che cambia tutti i termini e moduli gestionali nei settori regionali dei rifiuti e dell’acqua – commenta Franco Piro della direzione regionale del Pd, il primo in Sicilia ad accorgersi dell’accaduto – che impone la necessità di una riflessione attenta sul ddl di riforma del sistema rifiuti in Sicilia sul quale si sta discutendo all’Ars”. “Il testo di riforma della filiera dei rifiuti del governo regionale infatti – continua Piro – prevede un sistema fondato sugli Ato e sulla gestione unica territoriale basandosi sull’art 201 del decreto legislativo 152/06; proprio quello che è stato abrogato, ieri, dalla Camera. E’ indispensabile, perciò, trovare, urgentemente, soluzioni adeguate per evitare che la riforma dei rifiuti in Sicilia si blocchi ancora un’altra volta”. Spieghiamo meglio i termini concreti della questione. Gli Ato rifiuti (ma anche quelli idrici) sono figli del decreto legislativo 152 del 2006, art.201. Cosa prevedeva? Che la gestione del servizio rifiuti: cura delle strade, raccolta e smaltimento, venisse organizzata su omogenei e delimitati ambiti territoriali. Prevedendo due innovazioni strutturali diverse e contigue: a) una “Autorità di Ambito” espressione politica dei comuni di quel territorio che programmasse e vigilasse sullo svolgimento del servizio pubblico dei rifiuti di una porzione di territorio; b) un consorzio intercomunale che appaltasse ad un´unica organizzazione esterna la gestione materiale e quotidiana del servizio rifiuti, puntando al risparmio ed all’efficienza. Una ricetta organizzativa che nel centro-nord Italia ha funzionato, egregiamente. Nel Sud ed in Sicilia, invece, ha assunto le sembianze di un calvario. In Campania gli Ato hanno fallito la loro mission per le troppe illegalità consumate alla luce del sole. In Sicilia - modestamente parlando - la mente dei legislatori siciliani ha dimostrato una più solida fantasia criminogena, mischiando nei 27 Ato siciliani le funzioni di autorità con quelle di gestione. La vecchia furbizia dei “controllori” che “dovrebbero controllare se stessi”. Circostanza che ha permesso a sindaci e consiglieri comunali di sfornare migliaia e migliaia di assunzioni a tempo indeterminato per chiamata diretta (di figli, mogli, parenti, amanti, amici, “amici degli amici”, galoppini elettorali, etc) e di organizzare simulacri di gestione della raccolta “in regime diretto”, producendo complessivamente alla fine un tale volume di debiti, che ha sfondato la soglia di deficit regionale del miliardo di euro. Buco di bilancio agevolato dall’atteggiamento dei sindaci dei paesi di provincia – che sgravati legalmente dalla responsabilità di dover pensare al problema dei rifiuti – hanno pensato bene di non pagare mai più i costi del servizio agli Ato, spendendo i soldi dei loro bilanci comunali a ciò finalizzati per altre cose, clientelarmente più utili e produttive. Un disastro che, ancor oggi, è sotto gli occhi di tutti. Tranne alcune “lodevoli eccezioni”, come il Coinres, con giurisdizione sui paesi della provincia di Palermo, che dopo aver assunto a chiamata diretta appena 570 persone (per fare che? Non è dato sapere) ha proceduto, a smozzichi e spizzichi, a piccoli “noleggi a caldo” di autocompattatori, camion e pale meccaniche, moltiplicando così i costi di gestione, e finendo, peraltro, nel circuito di ditte già connesse a quello della movimentazione terra, più note in Sicilia per altre non commendevoli ragioni. Comunque, il Coinres ha stabilito due record: quello di essere l’unico Ato siciliano che non possiede un solo mezzo per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti; quello di essere l’unico Ato in Sicilia finito sotto indagini non dei pm normali, ma di quelli di una Procura antimafia, la cosiddetta Dda, nella fattispecie di Palermo. Torniamo alla modifica di legge di soppressione degli Ato rifiuti approvata ieri a Montecitorio. Secondo “l’indiscutibile” volontà autonoma, normalmente espressa in Parlamento dalla Lega Nord – che già si lecca le dita pensando alla prossima conquista elettorale del Veneto e del Piemonte , ma con un pensierino pure alle province regionali della Lombardia – saranno le Regioni, in puro spirito federalista, a decidere come organizzare, con propria legge, la filiera dei rifiuti, con un occhio di riguardo ai comuni ed alle province. Enti locali dove al nord Italia la Lega domina. Concretamente in Sicilia, sia il governo, che il Pd e la comitiva Pdl-Udc, dovranno rivedere le loro previsioni dei loro “ddl di riforma del settore regionale rifiuti”, tutti calibrati sulla legislazione nazionale degli Ato, ieri soppressa a Montecitorio. Ato che Lombardo con l’accordo del Pd, per intanto, avevano già ridotto da 27 a 9; uno per provincia. Ma non basta. L’intemerata della Lega Nord alla Camera, ha riaperto pure il discorso sulla gestione del “sistema acque” in Sicilia. Essendo stato soppresso anche l’art.148 del decreto legislativo n°152 del 2006, risultano, adesso, soppressi pure i nove Ato idrici siciliani. La cui delimitazione, geografica e funzionale, era il presupposto giuridico degli affidamenti di gestione ai privati che tanto sconcerto e dubbi avevano seminato al momento della loro attribuzione. I casi più eclatanti sono stati, ricordiamo, quelli di “Girgenti Acque” (ad Agrigento), di “Acque potabili siciliane” (a Palermo), ed infine di “Siciliane Acque” su scala regionale a surroga del vecchio ruolo dell’Eas. Soggetti imprenditoriali privati, che non si sono certo distinti né per efficienza e modicità del servizio, né per avere investito un solo centesimo di tasca propria sulle reti dei servizi, continuando ad investire soldi di origine pubblica, italiana o dell’Unione europea. “Un fatto imprevisto che, però, offre all’Ars ed al governo siciliano l’opportunità di superare il pasticcione schema sfornato dall’era Cuffaro – dice Franco Piro – e poter rimettere mano ad una nuova legislazione di organizzazione del settore acque in Sicilia, possibilmente riportandole di gran corsa sotto la sfera gestionale dell’area pubblica. Una opzione, indifferibile, che storicamente, in via di civiltà e di diritto, non può, ragionevolmente, avere alternative. Se l’anno scorso ci hanno ripensato a Parigi ed in gran parte della Francia, vuol dire che si può fare”. Ma onorevole Piro, è sicuro che si potranno smontare i redditizi monopoli di “Sicilia Acque” e “Aps Palermo”? “Ritengo, oggettivamente, indiscutibile che l’Ars possa rimettere anche questi affidamenti in discussione – risponde compunto l’esponente del Pd – perché sulla base di questa nuova legge dello Stato viene a decadere il substrato territoriale e giuridico che ne aveva originato e determinato questi affidamenti alcuni anni fa”. Un grande caos, insomma. Ma assolutamente appassionante in termini giuridici e politici. Si vedrà, così, se le forze politiche siciliane, compresi i tanti sindaci e consiglieri comunali, mostreranno un qualche loro interesse per “gli interessi ed i diritti dei cittadini”, oppure ancora una volta resteranno vittima, come spesso è avvenuto, dei “classici amici del giaguaro”, come si diceva una volta. Pare, dotati di un grande fascino attrattivo. Forse, simile a quello della moneta sonante. Ignazio Panzica
L’attività della Servizi Comunali Integrati RSU SPA Le principali attività svolte dalla Servizi Comunali Integrati RSU SPA nel campo dell’igiene ambientale sono le seguenti: • raccolta rifiuti urbani indifferenziati; • raccolta differenziata frazioni riciclabili; • raccolta differenziata rifiuti urbani pericolosi; • spazzamento stradale; • svuotamento cestini stradali; • lavaggio e disinfezione cassonetti; • raccolta materiali ingombranti; • gestione isola ecologica; • attività complementari all’igiene urbana a pagamento ai sensi dell’art. 6 della carta dei servizi e cioè: - abbandoni incontrollati e discariche abusive; - derattizzazione e disinfestazione; - pulizia caditoie; - pulizia delle spiagge; - scerbamento e sterramento; - manutenzione del verde pubblico e altri servizi ambientali; - ampliamento dei servizi esistenti e servizi occasionali (manifestazioni culturali, feste, sagre, pulizia mercatini, fiere autorizzate); - turni domenicali; ……….. Viene in ogni caso garantito, nell’arco delle 24 ore successive, lo svuotamento dei cassonetti tralasciati. Carta dei servizi
AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE Statuto Carta dei servizi Allegato_Immobilizzazioni_immateriali.pdf
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References: art.201

ART. 148

ART. 201
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