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Timestamp: 2019-11-21 08:06:33+00:00

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Art. 149 bis codice di procedura civile - Notificazione a mezzo posta elettronica - Brocardi.it
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Articolo 149 bis Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 149 bis Codice di procedura civile
(1) Se non è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi a mezzo posta elettronica certificata, anche previa estrazione di copia informatica del documento cartaceo.
Se procede ai sensi del primo comma, l'ufficiale giudiziario trasmette copia informatica dell'atto sottoscritta con firma digitale all'indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni (2).
(1) Articolo inserito dal D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010, n. 24.
(2) Le parole "o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni" sono state inserite dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (G.U. 19 ottobre 2012, n. 245), convertito, con legge 17 dicembre 2012, n. 221.
Massime relative all'art. 149 bis Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 17022/2018
In tema notificazioni con modalità telematica, l'onere di indicare nell'atto notificato in corso di procedimento l'ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l'anno di ruolo della causa, previsto a pena di nullità, rilevabile anche d'ufficio, dagli artt. 3-bis, comma 6, e 11 della l. n. 53 del 1994, assolve al fine di consentire l'univoca individuazione del processo al quale si riferisce la notificazione; ne consegue che, ove l'atto contenga elementi altrettanto univoci, quali - nel caso del controricorso o nel ricorso incidentale per cassazione - gli estremi della sentenza impugnata, la notificazione non potrà essere dichiarata nulla, ai sensi dell'art. 156, comma 3, c.p.c., avendo comunque raggiunto il suo scopo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 17022 del 28 giugno 2018)
Cass. civ. n. 14818/2018
In tema di notificazione con modalità telematica, ai sensi dell'art. 3 bis della l. n. 53 del 1994, la mancata indicazione del nome del relativo file all'interno dell'attestazione di conformità della copia informatica dell'atto processuale notificato, richiesta dall'art. 19 ter, comma 1, delle Specifiche tecniche del PCT del 16.4.2014, costituisce una mera irregolarità non riconducibile alle nullità contemplate nell'art. 11 della l. n. 53 cit. che, peraltro, ove pure ritenuta ricorrente, sarebbe sanata dal raggiungimento dello scopo ex art. 156, comma 3, c.p.c. (Nella specie, veniva in rilievo la notificazione di un controricorso a cui il ricorrente aveva replicato con le memorie ex art. 380 bis. 1, c.p.c.).
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 14818 del 7 giugno 2018)
Cass. civ. n. 14042/2018
In tema di notificazione del ricorso per cassazione a mezzo PEC, la violazione di specifiche tecniche dettate in ragione della configurazione del sistema informatico non comporta l'invalidità della notifica, ove non vengano in rilievo la lesione del diritto di difesa o altro pregiudizio per la decisione finale, bensì, al più, una mera irregolarità sanabile in virtù del principio di raggiungimento dello scopo.
(Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 14042 del 1 giugno 2018)
Cass. civ. n. 13224/2018
La notificazione con modalità telematica, ai sensi degli artt. 3 bis e 11 della l. n. 53 del 1994, deve essere eseguita a pena di nullità presso l'indirizzo PEC risultante dai pubblici elenchi di cui all'art. 16 ter del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. in l. n. 221 del 2012, quale domicilio digitale qualificato ai fini processuali ed idoneo a garantire l'organizzazione preordinata all'effettiva difesa; ne consegue che non è idonea a determinare la decorrenza del termine breve di cui all'art. 326 c.p.c. la notificazione della sentenza effettuata ad un indirizzo di PEC diverso da quello inserito nel Reginde e comunque non risultante dai pubblici elenchi, ancorché indicato dal difensore nell'atto processuale.
(Cassazione civile, Sez. VI-lav., ordinanza n. 13224 del 25 maggio 2018)
Cass. civ. n. 30765/2017
In tema di ricorso per cassazione, qualora la notificazione della sentenza impugnata sia stata eseguita con modalità telematiche, per soddisfare l'onere di deposito della copia autentica della decisione con la relazione di notificazione, il difensore del ricorrente, destinatario della suddetta notifica, deve estrarre copia cartacea del messaggio di posta elettronica certificata pervenutogli e dei suoi allegati (relazione di notifica e provvedimento impugnato), attestare con propria sottoscrizione autografa la conformità agli originali digitali della copia formata su supporto analogico, ai sensi dell'art. 9, commi 1 bis e 1 ter, l. n. 53 del 1994, e depositare nei termini quest'ultima presso la cancelleria della S.C., mentre non è necessario provvedere anche al deposito di copia autenticata della sentenza estratta dal fascicolo informatico.
(Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 30765 del 22 dicembre 2017)
Cass. civ. n. 20625/2017
L'irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna dell’atto ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell'atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale. (Nella specie la S.C. ha escluso che la notifica a mezzo PEC attuata prima del 15 maggio 2014, giorno di entrata in vigore delle norme tecniche di cui all’art. 18 del d.m. n. 44 del 2011, che secondo i ricorrenti rendevano attuabile la notificazione a mezzo PEC, fosse inesistente, riscontrandone la nullità e il successivo raggiungimento dello scopo).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20625 del 31 agosto 2017)
relative all'articolo 149 bis Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 149 bis Codice proc. civile - Notificazione a mezzo posta elettronica | Quesito Q201718415
Luigi D. P. chiede
mercoledì 22/02/2017 - Lombardia
“L'art.149 bis cpc dà valenza di notifica a tutti gli effetti di legge.
é valida fatta dal legale al posto dell'UG?
La pec non viene letta dal destinatario perché manca l'avviso al destinatario che una pec é stata "consegnata in casella" . Il mittente questo avviso lo riceve.
Ritengo prova diabolica in capo al destinatario la dimostrazione di non aver letto la pec per mancato avviso di ricevimento.
Spero abbiate i serbo valide argomentazioni in difesa del destinatario in caso di Pec inviata da un legale come notifica o da un UG.
Luigi ANONIMO”
Consulenza legale i 27/02/2017
Comunicazione e notificazione costituiscono elementi necessari e imprescindibili del processo, poiché sono volti a portare a conoscenza dei destinatari eventi concernenti fatti processuali, assicurando la corretta instaurazione e mantenimento del contraddittorio e la tutela del diritto di difesa previsto dall’art. 24 della Costituzione.
In particolare, la comunicazione serve a rendere succintamente noti alcuni fatti ovvero l’avvenuta emissione di provvedimenti da parte del giudice, mentre la notificazione svolge la funzione di portare gli atti nella conoscibilità del destinatario.
La validità ed efficacia della notifica sono subordinate all’osservanza, da parte dell’ufficiale giudiziario (organo generalmente deputato ad effettuarla), delle regole dettate dal codice di procedura civile; costituisce principio generale quello secondo cui l’ufficiale giudiziario non ha l’obbligo di garantire l’effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario, ma solo di accertarsi che l’atto entri effettivamente nella sfera di conoscibilità del destinatario, verificandosi in questo caso una presunzione assoluta di conoscenza.
La forma tipica primaria e principale di notifica degli atti processuali stabilita dal codice di procedura civile consiste nella materiale consegna dell’atto da parte dell’ufficiale giudiziario “a mani del destinatario”.
Tuttavia, per sollevare l’ufficiale giudiziario dall’incombenza di notifiche per loro natura eccessivamente gravose (per esempio le notifiche da eseguirsi fuori dal comune nel cui territorio è incardinato l’ufficio), l’art. 149 cpc prevede che, in mancanza di espresso divieto della legge, la notifica possa eseguirsi anche per mezzo del servizio postale.
Un intervento normativo significativo in relazione ai mezzi utilizzabili per le notifiche nel processo civile è costituito dalla Legge 21/1/1994, n. 53 (recante “Facoltà di notificazioni di atti civili amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali”); essa appare importante perché attribuisce all’avvocato la facoltà di notificare, senza l’ausilio dell’ufficiale giudiziario, direttamente alla controparte gli atti processuali civili.
A tale dettato normativo ha poi fatto seguito, per quello che qui ci interessa, il DPR 123 del 2001 (c.d. regolamento recante la disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile, in quello amministrativo e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti), il quale ha introdotto il cosiddetto ”Processo telematico” o meglio la digitalizzazione del processo, mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie, finalizzate a creare fascicoli informatici con atti redatti in forma digitale e sottoscritti con firma digitale.
Il citato Regolamento prevede tra l’altro che la notificazione degli atti processuali contenuti su supporto informatico e sottoscritti con firma digitale possa avvenire per via telematica secondo specifica modalità e che, in particolare, tale attività, ai sensi dell’art.2 comma 2, possa essere effettuata attraverso il sistema informatico civile.
Ai nostri fini particolare rilevanza assume il nuovo art. 149 bis del cpc., norma che abilita l’ufficiale giudiziario alla notificazione tramite posta elettronica certificata.
Ma l’impiego della Pec è stato esteso anche alla notifica in proprio da parte degli avvocati disciplinata dalla predetta legge 53/94: la posta elettronica certificata così potrà essere utilizzata in aggiunta alla consueta modalità di notificazione a mezzo posta o diretta, se compiuta tra avvocati, procedendo con le modalità previste dall’art. 149 bis cpc, sopra citato, giacché compatibili.
A questo punto il problema che si pone è quello di individuare gli indirizzi PEC utilizzabili per le notifiche da parte degli avvocati autorizzati, ed a tal fine si deve esaminare l’art. 3 bis della legge 53/1994, il quale precisa che le notifiche si possono eseguire soltanto tramite indirizzi PEC risultanti da pubblici elenchi; gli elenchi utilizzabili ai fini delle notifiche sono indicati dall’art. 16 ter del D.L. 179/2012 e sono i seguenti:
domicili digitali dei cittadini inseriti nell’anagrafe nazionale della popolazione residente (art. 4 D.L. 179/2012);
elenco degli indirizzi PEC delle P.A. formato dal Ministero della Giustizia (art. 16, comma 12, D.L. 179/2012);
INI-PEC (indice nazionale degli indirizzi PEC di imprese e professionisti) di cui all'art. 6-bis CAD;
elenchi di indirizzi PEC di cui all’art. 16 D.L. 185/2008;
REGINDE (registro generale degli indirizzi elettronici) del processo telematico.
Affinché la notifica possa perfezionarsi, le norme in vigore nel nostro ordinamento (art. 3 bis Legge 53/94) dispongono che, dal lato del mittente, il gestore di posta elettronica certificata utilizzato fornisca la ricevuta di accettazione, nella quale sono contenuti i dati di certificazione che costituiscono prova dell'avvenuta spedizione di un messaggio di posta elettronica certificata.
Dal lato del destinatario, invece, la medesima norma richiede la fornitura della ricevuta di avvenuta consegna, la quale dà al mittente la prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata è effettivamente pervenuto all'indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica quindi il momento della consegna tramite un testo, leggibile dal mittente, contenente i dati di certificazione.
Le norme vigenti prevedono che la ricevuta di avvenuta consegna sia rilasciata contestualmente alla consegna del messaggio di posta elettronica certificata nella casella di posta elettronica messa a disposizione del destinatario dal gestore, indipendentemente dall’avvenuta lettura da parte del soggetto destinatario.
Tutto ciò vale, come espressamente dispone il primo comma dell’art. 149 bis cpc, “se non è fatto espresso divieto dalla legge”.
Ora, nel corpo del quesito, ed in particolare nelle osservazioni che lo accompagnano, si legge che il destinatario è venuto a conoscenza degli atti che gli sono stati notificati a mezzo PEC soltanto dalla scoperta del blocco del conto corrente.
Ciò è del tutto inammissibile, in quanto, se in virtù della normativa sopra richiamata rientra nei poteri dell’avvocato utilizzare la PEC per la notifica del decreto ingiuntivo e del precetto, sempre previa verifica che il destinatario della notifica rientri tra i soggetti prima elencati, è del tutto escluso che di tale mezzo di notificazione ci si possa avvalere per l’atto di pignoramento del conto corrente, trattandosi di atto che rientra nella competenza esclusiva del funzionario UNEP (cfr. in tal senso art. 492co. 1° c.p.c.).
Conseguenza ne è che la notifica così effettuata sarà da considerare non tanto nulla, bensì inesistente, ed in quanto tale sarà da ritenere illegittimo il correlativo blocco del conto corrente.
A questo punto si ritiene possa essere in qualche modo di ausilio una ricostruzione di quello che è il frastagliato quadro normativo relativo alla possibilità di notificare tramite PEC ex L. 53/94, sulla cui base sono state svolte le superiori considerazione e che può essere così riepilogato:
- decreto ministeriale 21 febbraio 2011 n. 44 (regole tecniche “PCT”) articolo 18: “notificazioni per via telematica eseguite dagli avvocati”;
- legge n. 183/11: l’art. 25, comma 3, modifica la L. 53/94 introducendo la posta elettronica certificata come ulteriore mezzo per effettuare la notifica in proprio;
- decreto legge 179/12 convertito con la legge 221/12: gli articoli 16 ter e 16 quater (introdotti dall'articolo 1, comma 19, della legge 228/12) indicano i requisiti e il procedimento da seguire per notificare in proprio tramite PEC;
- legge 228/12: introduce, con l’articolo 1 comma 19, nella legge 221/12 gli articoli 16 ter e 16 quater e dispone che le modifiche apportate alla legge 53/94 entreranno in vigore a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro della Giustizia di modifica delle regole tecniche (art. 18) del decreto ministeriale 21 febbraio 2011 n. 44;
- decreto ministeriale 3 aprile 2013, n. 48: regolamento recante modifiche all’art.18 del DM n. 44/2011, concernente le regole tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione emanate in ottemperanza a quanto richiesto dall'art. 16-quater, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, aggiunto dall'articolo 1, comma 19, della legge 24 dicembre 2012 n. 228;
- specifiche tecniche 16 aprile 2014, previste dall’articolo 34, comma 1 del decreto del Ministro della Giustizia in data 21 febbraio 2011 n. 44, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2014, entrate in vigore il 15 maggio 2014, con le quali si consentiva il deposito telematico degli atti notificati ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 bis della legge 53/94;
- decreto legge 90/14 e legge di conversione n. 114/14: vengono apportate ulteriori e significative modifiche alla L. 53/94;
- decreto legge 83/2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2015.
Come si vede, sono ben otto i provvedimenti che, dal 2011 ad oggi, hanno interessato la legge 53/94 con ciò dimostrandosi, ancora una volta, la pesante e pericolosa frammentazione normativa cui fa seguito la difficile e complicata interpretazione.

References: Articolo 149

Articolo 149

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 art. 156
 art. 380

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 Articolo 149
 art. 149
 art. 492
 articolo 18