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Timestamp: 2017-10-22 00:50:39+00:00

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Riduzione contributiva – trattamento di integrazione salariale a seguito della stipula di contratti di solidarietà – indennità di disoccupazione per sospensioni dell’attività lavorativa - comunicazione del nominativo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) all`Inail - Inps - regolamentazione comunitaria - lavoro svolto contemporaneamente in due o più Stati - formulari E101 ed E102 - esclusione dalla base di computo di alcune categorie di lavoratori - registrazione nel libro unico dell’orario di lavoro dei lavoratori mobili – CIGS per crisi aziendale conseguente ad “evento improvviso ed imprevisto” – rivalutazione a luglio 2009 del trattamento di fine rapporto
Riduzione contributiva – trattamento di integrazione salariale a seguito della stipula di contratti di solidarietà – indennità di disoccupazione per sospensioni dell’attività lavorativa – comunicazione del nominativo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) all`Inail – Inps – regolamentazione comunitaria – lavoro svolto contemporaneamente in due o più Stati – formulari E101 ed E102 – esclusione dalla base di computo di alcune categorie di lavoratori – registrazione nel libro unico dell’orario di lavoro dei lavoratori mobili – CIGS per crisi aziendale conseguente ad “evento improvviso ed imprevisto” – rivalutazione a luglio 2009 del trattamento di fine rapporto
1) Riduzione contributiva ex Art. 29, L. n. 341/95 – Nota informativa
2) Decreto Ministeriale n. 46448 del 10 luglio 2009 – Disciplina della concessione del trattamento di integrazione salariale a seguito della stipula di contratti di solidarietà
3) Decreto Ministeriale 19 maggio 2009 – Accesso all’indennità di disoccupazione per sospensioni dell’attività lavorativa
4) Art. 18, co. 1, lett. aa), D.Lgs. n. 81/08 – Comunicazione del nominativo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) all`Inail.
5) Inps – Regolamentazione comunitaria. Determinazione della legislazione applicabile in presenza di lavoro svolto contemporaneamente in due o più Stati membri dell`Unione europea; formulari E101 ed E102.
6) Art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – Esclusione dalla base di computo, ai fini della determinazione della quota di riserva di cui all`art. 3 della L. n. 68/1999, di alcune categorie di lavoratori –
7) Decreto 29 giugno 2009 – Crisi aziendale conseguente ad evento improvviso ed imprevisto.
8) Registrazione nel Libro unico dell’orario di lavoro dei lavoratori mobili
9) Decreto Ministeriale n. 46863 del 29 giugno 2009 – CIGS per crisi aziendale conseguente ad “evento improvviso ed imprevisto” – Semplificazione delle modalità di accesso
10) Rivalutazione a luglio 2009 del trattamento di fine rapporto
Provvediamo a segnalare che l’iter legislativo per la predisposizione del decreto interministeriale previsto dalla Legge n. 266/02, che renderà attivo, anche per il 2009, il beneficio contributivo di cui all’art. 29 della L. n. 341/95, è nella fase conclusiva. Lo scorso 20 luglio, infatti, il decreto, predisposto dal Ministero del Lavoro di concerto con quello dell`Economia, è stato trasmesso alla Ragioneria dello Stato, con numero di protocollo 24/VII/0013973. Successivamente, in data 4 agosto c.m., il decreto è stato trasmesso alla Corte dei Conti che, dopo averlo registrato, dovrà nuovamente trasmetterlo all’ufficio legislativo del Ministero del Lavoro per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Si precisa che, anche per l’anno 2009, la misura del beneficio contributivo stata confermata nell’11,50%. Si rammenta che, in base al citato art. 29, così come modificato dalla L. n. 247/07, trascorsi 30 giorni dalla data del 31 luglio e sino alla emanazione del suddetto decreto, sarà comunque già possibile applicare l’agevolazione in parola (nota 1).
Provvediamo a comunicare che nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto 2009, è stato pubblicato il Decreto n. 46448 del 10 luglio 2009, con il quale il Ministero del Lavoro ha definito nuovi criteri e modalità per l’accesso al trattamento di integrazione salariale in conseguenza della stipula, ai sensi dell’art. 1 del Decreto-Legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito con modificazioni dalla Legge 19 dicembre 1984, n. 863, di contratti collettivi aziendali (cosiddetti “contratti di solidarietà”), che definiscono una riduzione dell’orario di lavoro finalizzati ad evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esuberanza del personale.
In primo luogo va sottolineato che i criteri e le modalità indicati nel decreto ministeriale in esame si applicano esclusivamente ai contratti di solidarietà stipulati in data successiva al 3 agosto 2009. Inoltre, dalla stessa data cessano di avere efficacia i Decreti del Ministro del Lavoro n. 31445 del 20 aprile 2002 e n. 32832 del 16 settembre 2003.
Di seguito si richiamano i principali contenuti, facendo riserva di comunicare tempestivamente le istruzioni operative che dovessero essere emanate dai competenti Organi ministeriali.
AZIENDE BENEFICIARIE (Art. 2, commi 1-4)
Hanno titolo ad utilizzare il contratto di solidarietà tutte le imprese rientranti nel campo di applicazione della normativa vigente in materia di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, comprese le aziende appaltatrici di servizi di mense e di servizi di pulizia, alle condizioni previste, rispettivamente, dall’art. 23, comma 1, della Legge 23 aprile 1981, n. 155, e dall’art. 1, comma 7, della Legge 19 luglio 1994, n. 451.
In conformità alla suddetta normativa è possibile applicare la concessione del trattamento di integrazione salariale a seguito della stipula di contratti di solidarietà alle imprese che abbiano occupato mediamente più di quindici lavoratori nel semestre precedente la data di presentazione dell’istanza, computandosi, a questo fine, anche gli apprendisti ed i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro.
Il requisito occupazionale sopra richiamato non trova applicazione per le imprese editrici di giornali quotidiani e agenzie di stampa a diffusione nazionale, nonché editrici e/o stampatrici di giornali periodici.
Sono invece escluse dall’applicazione del contratto di solidarietà le imprese che abbiano presentato istanza per essere ammesse ad una delle procedure concorsuali di cui all’art. 3 della Legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero siano ammesse ad una procedura concorsuale qualora la continuazione dell’attività non sia stata disposta o sia cessata. Il contratto di solidarietà non si applica, inoltre, nei casi di fine lavoro e fine fase lavorativa nei cantieri edili.
LAVORATORI BENEFICIARI (Art. 2, comma 5, ed art. 3)
Può beneficiare del trattamento in esame tutto il personale dipendente, ad esclusione di quelli inquadrati con contratto di dirigente, degli apprendisti e dei lavoratori a domicilio. Per i dipendenti con contratto di lavoro a tempo parziale è ammissibile l’applicazione della ulteriore riduzione di orario, qualora sia dimostrato il carattere strutturale del part-time nella preesistente organizzazione del lavoro. Il ricorso al contratto di solidarietà non è ammesso per rapporti di lavoro a tempo determinato, instaurati allo scopo di soddisfare le esigenze di attività produttive soggette a fenomeni di natura stagionale.
MODALITÀ APPLICATIVE (Art. 4)
L’esubero di personale, in relazione al quale viene sottoscritto fra le parti il contratto di solidarietà, deve essere quantificato e motivato nel contratto medesimo. La riduzione dell’orario di lavoro può indifferentemente essere stabilita nelle forme di riduzione dell’orario giornaliero, settimanale o mensile. Il contratto di solidarietà viene considerato idoneo a perseguire il proprio scopo quando la percentuale di riduzione concordata tra le parti, parametrata su base settimanale, non superi il 60% dell’orario di lavoro contrattuale dei lavoratori coinvolti nel contratto di solidarietà.
Qualora le parti ritengano, per soddisfare temporanee sopravvenute esigenze di maggior lavoro, di derogare nel senso di una minore riduzione di orario rispetto a quella pattuita nel contratto di solidarietà, le modalità della deroga devono essere previste nel contratto medesimo; l’avvenuta variazione di orario dovrà essere comunicata dall’azienda al competente ufficio del Ministero del Lavoro. Al contrario, nelle ipotesi in cui, invece, la deroga sia nel senso di una maggiore riduzione di orario rispetto a quella già determinata nel contratto di solidarietà, deve essere sottoscritto un nuovo contratto e deve essere presentata una nuova domanda.
Sempre in via generale, per i lavoratori collocati in solidarietà non sono ammesse prestazioni di lavoro straordinario a meno che l’impresa non fornisca la prova di sopravvenute e straordinarie esigenze collegate all’attività produttiva.
PAGAMENTO DIRETTO (Art. 5)
Il pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale, può essere autorizzato con le stesse modalità stabilite per l’integrazione salariale straordinaria di cui all’art. 7-ter, comma 1, della Legge 9 aprile 2009, n. 33. In questa ipotesi, l’istanza deve essere contestualmente presentata, oltre che ai competenti Uffici del Ministero del Lavoro, anche al Servizio Ispezione del lavoro delle Direzioni provinciali del lavoro territorialmente competenti in base alla ubicazione delle unità aziendali interessate dall’intervento.
DURATA DEL TRATTAMENTO (Art. 6)
Ai sensi dell’art. 1, comma 2, della Legge n. 863/1984, il contratto di solidarietà può avere una durata non superiore a ventiquattro mesi, prorogabile, secondo quanto previsto dall’art. 7, comma 1, della Legge 29 febbraio 1988, n. 48, di ulteriori ventiquattro mesi. Per gli operai e gli impiegati occupati nei territori di cui al Testo Unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, e successive modifiche ed integrazioni, il limite massimo per tale facoltà di proroga è di trentasei mesi. Nei casi in cui il contratto di solidarietà raggiunga i periodi massimi sopra indicati (quarantotto o sessanta mesi), un nuovo contratto di solidarietà può essere stipulato, per le medesime unità interessate dal precedente, decorsi dodici mesi.
CONDIZIONI E MODALITÀ PER IL SUPERAMENTO DEL LIMITE MASSIMO DI DURATA DEI TRATTAMENTI DI INTEGRAZIONE SALARIALE STRAORDINARIA DI CUI ALL’ART. 1, COMMA 9, DELLA LEGGE N. 223/1991, NEI CASI DI STIPULA DI CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ (Art. 7)
L’art. 1, comma 9, della Legge n. 223/1991, dispone che, per ciascuna unità produttiva, i trattamenti straordinari di integrazione salariale non devono superare i trentasei mesi nell’arco di un quinquennio (da calcolarsi a scadenze fisse, secondo quanto precisato dall’art. 4, comma 35, del Decreto-Legge 1ottobre 1996, convertito, con modificazioni, nella Legge 28 ottobre 1996, n. 608), indipendentemente dalle cause per cui sono stati concessi. Si computano, a tale fine, anche i periodi di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria autorizzati per situazioni temporanee di mercato. Al riguardo, l’art. 7 del decreto ministeriale in commento prevede che, fermo restando l’arco temporale come sopra definito, il limite massimo di fruizione del trattamento straordinario di integrazione salariale può essere superato, nelle singole unità produttive, qualora il ricorso al contratto di solidarietà abbia la finalità di strumento alternativo alla procedura per la dichiarazione di mobilità di cui all’art. 4 della Legge n. 223/1991.
In sostanza, le principali modifiche apportate alla previgente disciplina dal Decreto Ministeriale n. 46448 del 10 luglio 2009 possono essere così sintetizzate:
• viene consentito l’utilizzo del contratto di solidarietà per i lavoratori dipendenti da aziende che, sebbene ammesse ad una procedura concorsuale, mantengano in capo all’imprenditore l’esercizio dell’impresa, con conseguente svolgimento dell’attività lavorativa;
• non è più stabilito che, ai fini della individuazione delle cause dell’eccedenza di personale, si debba tenere conto anche dell’andamento (negativo o involutivo) degli indicatori economico finanziari dell’impresa, riferiti al biennio precedente;
• è riconosciuta la possibilità del ricorso a prestazioni di lavoro straordinario nelle ipotesi di sopravvenute e straordinarie esigenze aziendali direttamente collegate all’attività produttiva;
• non è più previsto che il contratto di solidarietà, in via generale, debba avere una durata non inferiore a dodici mesi;
• per la valutazione della idoneità del contratto al conseguimento del suo scopo, è stato introdotto un nuovo “indice di congruità”, consistente nel rapporto fra le ore lavorate e le ore che sarebbero state lavorate dai dipendenti coinvolti nel contratto di solidarietà;
• viene introdotta la possibilità del pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale a seguito del contratto di solidarietà con le stesse modalità applicate per il pagamento diretto dell’integrazione salariale straordinaria;
• in ordine alla deroga al limite massimo di durata dell’integrazione salariale straordinaria, viene confermato che il contratto di solidarietà deve avere la finalità di strumento alternativo alla procedura di mobilità, ma non è più richiesto che la deroga debba essere mirata al mantenimento in azienda di almeno il 50% delle eccedenze dichiarate nel contratto.
Come noto l’art. 19, comma 1, della Legge 29 gennaio 2009, n. 2 prevede che:
• l’indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali (lettera a), ovvero con requisiti ridotti (lettera b), possa essere estesa a favore dei lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali;
• in via sperimentale per il triennio 2009-2011, sia riconosciuto un trattamento pari all’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali, in caso di sospensione per crisi aziendali o occupazionali, ovvero in caso di licenziamento, a favore dei lavoratori assunti con qualifica di apprendista alla data del 29 novembre 2008 e con almeno tre mesi di servizio presso l’impresa interessata dalla crisi (lettera c);
Relativamente al citato art. 19, comma 1, l’art. 7-ter, comma 9, della Legge 9 aprile 2009, n. 33:
• ha soppresso le norme, contenute nelle lettere a) e b), ai sensi delle quali, sino alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale cui il comma 3 dello stesso art. 19 demanda, fra l’altro, la definizione delle modalità applicative delle disposizioni sopra richiamate, le indennità di disoccupazione con requisiti normali o ridotti in favore dei lavoratori sospesi potevano essere concesse anche senza necessità dell’intervento degli Enti bilaterali istituiti dalla contrattazione collettiva;
• con riguardo ai lavoratori sospesi ed agli apprendisti sospesi o licenziati, di cui alle lettere a), b) e c), ha inoltre sancito che, nell’ipotesi in cui manchi l’intervento integrativo degli Enti bilaterali,i suddetti periodi di tutela si considerano esauriti e i lavoratori accedono direttamente ai trattamenti in deroga alla vigente normativa;
• ha infine stabilito che, in via transitoria e per il solo biennio 2009-2010, le risorse finanziarie stanziate dal comma 1 sono utilizzate anche per garantire ai lavoratori beneficiari delle misure di sostegno del reddito disciplinate dalle lettere a), b) e c), un trattamento equivalente a quello degli ammortizzatori sociali in deroga.
In riferimento alla menzionata normativa la Direzione Generale dell’INPS ha diramato istruzioni operative con circolari n. 39 del 6 marzo 2009 e n. 73 del 26 maggio 2009 Si segnala ora che, sulla base del disposto dell’art. 19, comma 3, della Legge n. 2/2009, nella Gazzetta Ufficiale n. 168 del 22 luglio 2009 è stato pubblicato il Decreto 19 maggio 2009, del Ministro del Lavoro di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, recante “Accesso all’indennità di disoccupazione per sospensioni dell’attività lavorativa”.
Di seguito si riporta una prima nota illustrativa dei principali contenuti, facendo riserva di tornare sugli argomenti esaminati anche in conseguenza delle istruzioni che dovessero essere emanate dagli Enti competenti.
Sospensioni per crisi aziendali o occupazionali. – Ai sensi dell’art. 2, per sospensioni riconducibili a crisi aziendali o occupazionali devono intendersi eventi transitori e di carattere temporaneo dovuti a situazioni di mercato o eventi naturali che comportino, per qualsiasi tipologia di datore di lavoro
privato, mancanza di lavoro, commesse, ordini o clienti. Queste situazioni possono identificarsi in: crisi di mercato, comprovata dall’andamento negativo, ovvero involutivo, degli indicatori economico-finanziari complessivamente considerati; mancanza o contrazione di lavoro, commesse, clienti, prenotazioni o ordini, ovvero contrazione o cancellazione delle richieste di missioni nel caso delle agenzie di somministrazione di lavoro; mancanza di materie prime o contrazione di attività non dipendente da inadempienze contrattuali dell’azienda o da inerzia del datore di lavoro; sospensioni o contrazioni dell’attività lavorativa in funzione di scelte economiche, produttive o organizzative dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente; eventi improvvisi e imprevisti, quali incendio, calamità naturali, condizioni meteorologiche incerte; ritardati pagamenti oltre centocinquanta giorni in caso di appalti o forniture verso la Pubblica Amministrazione.
Restano esclusi dal campo di applicazione dell’art. 19, comma 1, della Legge n. 2/2009, i casi di sospensioni programmate ed i rapporti di lavoro a tempo parziale verticale per i periodi di sospensione contrattualmente programmati.
Requisiti di accesso all’indennità ordinaria di disoccupazione per i lavoratori sospesi – Durata del trattamento . – Gli articoli 3 e 4 del decreto elencano i requisiti di accesso alle misure di tutela introdotte dall’art. 19, comma 1, lettere a) e b), della Legge n. 2/2009.
In particolare, i lavoratori interessati devono:
• essere dipendenti da imprese non destinatarie, per settore o dimensione, di interventi di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria o straordinaria;
• usufruire di prestazioni integrative per il sostegno al reddito, di entità pari almeno al 20% dell’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali, erogate da un Ente bilaterale previsto dalla contrattazione collettiva, compresi i Fondi bilaterali costituiti dalle parti stipulanti il contratto collettivo nazionale di lavoro delle imprese di somministrazione di lavoro, ovvero, per l’anno 2009, usufruire di analoghe prestazioni integrative corrisposte nell’ambito o con il concorso dei Fondi interprofessionali per la formazione continua;
• essere in possesso, per il trattamento disciplinato dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 19 della Legge n. 2/2009, dei requisiti contributivi e assicurativi richiesti ai fini dell’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali (almeno due anni di assicurazione ed almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente), ovvero, per il trattamento di cui alla lettera b) della stessa disposizione, dei requisiti contributivi e assicurativi richiesti ai fini dell’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti ridotti (almeno due anni di assicurazione ed almeno settantotto giorni di attività lavorativa prestata nell’anno precedente);
• aver rilasciato dichiarazione di immediata disponibilità ad intraprendere, durante il periodo di sospensione dal lavoro, un percorso formativo di riqualificazione professionale, utilizzando il modello predisposto dall’INPS (v. infra).
In presenza dei requisiti su indicati, e subordinatamente alla sottoscrizione di un apposito accordo sindacale (secondo le modalità e le procedure definite dagli accordi interconfederali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, istitutive degli Enti bilaterali), il lavoratore ha diritto ad un trattamento pari all’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali, ovvero con requisiti ridotti, per un numero di giornate pari a quelle di sospensione e comunque non oltre le novanta giornate o, nel caso di indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti ridotti, per il minor periodo lavorato nell’anno precedente. Il periodo di intervento può essere fruito anche in forma frazionata e non continuativa.
Come già rilevato, i beneficiari delle misure in discorso, in via transitoria e per il solo biennio 2009- 2010, hanno diritto ad un trattamento equivalente a quello degli ammortizzatori sociali in deroga. Il decreto ministeriale di cui trattasi, all’art. 6, dispone altresì che:
• la fruizione delle misure in parola non riduce la durata, stabilita dalla legge, del trattamento di disoccupazione involontaria (comma 1);
• negli accordi sindacali devono essere specificate le modalità di esaurimento dei periodi di tutela, le conseguenze dell’esaurimento delle risorse messe a disposizione dalla bilateralità prima del decorso dei novanta giorni, nonché la successiva fruizione del trattamento di Cassa Integrazione Guadagni in deroga (comma 2);
• nelle ipotesi in cui manchi l’intervento integrativo degli Enti bilaterali e, per l’anno 2009, dei Fondi interprofessionali per la formazione continua, i periodi di tutela si considerano esauriti ed i lavoratori accedono direttamente ai trattamenti in deroga alla vigente normativa (comma 3).
Requisiti di accesso all’indennità prevista per gli apprendisti sospesi o licenziati – Durata del trattamento. – A norma dell’art. 5 del decreto, i beneficiari della misura di sostegno al reddito introdotta dall’art. 19, comma 1, lettera c), della Legge n. 2/2009, devono:
• essere in possesso della qualifica di apprendista;
• essere in servizio da almeno tre mesi presso l’impresa interessata dalla crisi aziendale o occupazionale;
• aver rilasciato dichiarazione di immediata disponibilità ad intraprendere, durante il periodo di sospensione dal lavoro, un percorso formativo di riqualificazione professionale. In caso di licenziamento, l’apprendista può beneficiare della misura in parola soltanto previa manifestazione di immediata disponibilità ad accettare una offerta formativa o una offerta di lavoro congruo, ai sensi dell’art. 1-quinquies della Legge 3 dicembre 2004, n. 291. Tali dichiarazioni devono essere rese utilizzando il modello predisposto dall’INPS (v. infra).
In presenza dei requisiti sopra richiamati, e subordinatamente alla sottoscrizione di un apposito accordo sindacale (secondo le modalità e le procedure definite dagli accordi interconfederali di cui si è fatto cenno nel precedente paragrafo), l’apprendista sospeso ha diritto ad un trattamento pari all’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali, per un numero di giornate pari a quelle di sospensione e comunque non oltre le novanta giornate. Il periodo di intervento può essere fruito anche in forma frazionata e non continuativa.
Nell’ipotesi di licenziamento, tale trattamento può essere corrisposto per una durata massima di novanta giornate sempreché l’apprendista risulti disoccupato nel periodo di fruizione del medesimo. Le predette misure di tutela vengono riconosciute per una durata massima complessiva di novanta giornate nell’arco dell’intero periodo di apprendistato. Viene inoltre stabilito che i beneficiari delle misure in questione, in via transitoria e per il solo biennio 2009-2010, hanno diritto ad un trattamento equivalente a quello degli ammortizzatori sociali in deroga.
Anche con riferimento alle prestazioni di cui trattasi trovano applicazione le disposizioni contenute nei commi 2 e 3 dell’art. 6 del decreto, evidenziate nel precedente paragrafo.
Adempimenti a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori. – Ai sensi dell’art. 7, le aziende interessate alle sospensioni di cui all’art. 19, comma 1, della Legge n. 2/2009, sono tenute a:
• comunicare in via telematica, ai competenti Servizi per l’impiego, per il tramite dell’INPS, direttamente, ovvero mediante gli intermediari abilitati o gli Enti bilaterali, e secondo le modalità indicate dal medesimo Istituto, la sospensione dell’attività lavorativa e le relative motivazioni, nonché i nominativi dei lavoratori interessati, utilizzando l’apposito modello predisposto dall’INPS;
• inviare alla Sede INPS territorialmente competente copie degli accordi collettivi previsti dagli articoli 3, 4 e 5 del decreto in oggetto;
• segnalare tempestivamente all’INPS le eventuali riprese lavorative intervenute.
Per quanto riguarda la richiesta dei benefici a favore dei lavoratori sospesi di cui alle lettere a), b) e c) dello stesso art. 19, comma 1, la domanda deve essere presentata dal lavoratore, secondo le modalità indicate dall’INPS (nota 2).
Erogazione dei benefici. – L’art. 8 del decreto stabilisce che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del medesimo, l’erogazione dei trattamenti di cui all’art. 19, comma 1, della Legge n. 2/2009, è subordinata alla comunicazione mensile, da parte dell’Ente bilaterale all’INPS, dei nominativi dei lavoratori aventi titolo alla percezione della quota integrativa, del relativo periodo di erogazione, nonché dell’impegno ad effettuare tale erogazione. La quota integrativa è corrisposta al lavoratore secondo i tempi e le modalità proprie dell’Ente bilaterale e, comunque, non oltre sei mesi dalla comunicazione della sospensione, ovvero, nel caso disciplinato dalla lettera c) della disposizione legislativa sopra citata, del licenziamento.
L’erogazione dei trattamenti da parte dell’INPS è concessa in base alla data di presentazione delle domande, nei limiti delle specifiche risorse, che includono, ove previsti, anche gli oneri per contribuzione figurativa ed assegni al nucleo familiare (v. infra).
Linee guida per il concorso integrativo degli Enti bilaterali. – L’art. 9 del provvedimento in esame:
• indica i contenuti delle convenzioni che, a norma dall’art. 19, comma 4, della Legge n. 2/2009, l’INPS deve stipulare con gli Enti bilaterali settoriali o territoriali, ovvero con i Fondi interprofessionali per la formazione continua, ai fini della gestione dei trattamenti di sostegno al reddito di cui trattasi;
• dispone che gli accordi interconfederali ed i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale devono definire la dotazione minima, per ogni lavoratore e per ogni settore o categoria produttiva, della contribuzione a carico delle imprese e dei lavoratori per far fronte alla quota integrativa di cui all’art. 19, comma 1, della Legge n. 2/2009. Tali indicazioni nazionali valgono per i territori che non abbiano già provveduto a determinare le risorse con specifica contrattazione collettiva. Gli accordi devono prevedere che la destinazione delle risorse sia orientata in via prioritaria alla tutela delle sospensioni, non escludendo la possibilità di includere altre forme di tutela del reddito anche di lavoratori disoccupati;
• stabilisce inoltre che gli Enti bilaterali sono tenuti a rendicontare le predette risorse in modo completo e veritiero, destinandole integralmente alle prestazioni previste, ed a erogare gli interventi integrativi sino a concorrenza delle risorse disponibili risultanti dall’ultimo bilancio annuale approvato.
Banca dati dei percettori dei trattamenti previdenziali o di altri sussidi o indennità pubbliche. – Ai sensi dell’art. 10, l’INPS consente agli Enti bilaterali ed ai Fondi interprofessionali per la formazione continua convenzionati con l’Istituto il libero accesso ad una banca dati informatizzata, contenente tutti i dati disponibili relativi ai lavoratori percettori di trattamento di sostegno al reddito e ogni altra informazione utile per la gestione dei trattamenti, compresi i casi di sospensione dell’attività lavorativa e relative motivazioni, nonché i nominativi dei lavoratori disponibili ad un percorso di riqualificazione professionale, ovvero, nelle ipotesi di perdita di lavoro, ad un lavoro congruo. Alla banca dati possono accedere anche i Servizi per l’impiego, le Regioni ed il Ministero del Lavoro – Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali e Incentivi all’Occupazione.
Dichiarazione di immediata disponibilità. – A norma dell’art. 11, entro quindici giorni dalla pubblicazione del decreto, l’INPS è tenuto ad adeguare la propria modulistica (on line e cartacea), in modo da contemplare, a seconda dei casi, la dichiarazione preventiva di immediata disponibilità al lavoro, ovvero, la dichiarazione preventiva di immediata disponibilità ad un percorso di riqualificazione professionale da parte di tutti i lavoratori beneficiari di indennità, comunque denominate, cui è subordinata la concessione di ammortizzatori sociali o di sostegni al reddito. La dichiarazione di immediata disponibilità deve essere resa nota all’INPS all’atto della domanda del trattamento, secondo le modalità indicate dallo stesso Istituto.
Decadenza dal trattamento di sostegno del reddito. – Ai sensi di quanto previsto dall’art. 12, il beneficiario di un trattamento di sostegno del reddito:
• che rifiuti un lavoro congruo ai sensi dell’art. 1-quinquies della Legge n. 291/2004, e successive modificazioni,
• ovvero rifiuti di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità o, una volta sottoscritta la dichiarazione, rifiuti di partecipare ad un percorso di riqualificazione professionale o non vi partecipi regolarmente, senza adeguata giustificazione, perde il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati.
Nelle fattispecie sopra indicate, i Servizi per l’impiego, i responsabili dell’attività formativa, le agenzie per il lavoro, ovvero i datori di lavoro, per il tramite dei predetti Servizi, sono tenuti a comunicare tempestivamente all’INPS, secondo le modalità definite dal medesimo Istituto, i nominativi dei soggetti che possono ritenersi decaduti dai trattamenti previdenziali e le relative motivazioni; a seguito di tale comunicazione l’INPS dichiara la decadenza dai trattamenti, dandone notizia agli interessati. Il mancato invio tempestivo di queste informazioni può comportare, per i responsabili degli uffici dei Centri per l’impiego o di altre amministrazioni pubbliche coinvolte, responsabilità per danno erariale e, in ogni caso, determina, per i Servizi competenti autorizzati o accreditati ai sensi del Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e delle relative leggi regionali, la revoca dell’autorizzazione o dell’accreditamento. Nei casi in questione, i Servizi per l’impiego, i responsabili delle attività formative, ovvero i datori di lavoro che assumono i lavoratori disponibili ad una offerta di lavoro congruo, devono comunicare tempestivamente all’INPS i nominativi dei soggetti avviati ad attività formative o di reinserimento, la durata e la tipologia di tali attività o contratti, sulla base della modulistica on line predisposta dall’Istituto.
La disposizione in esame, infine, precisa che l’obbligo di partecipare ad un corso di qualificazione o riqualificazione professionale resta sospeso nell’ipotesi in cui il lavoratore venga richiamato in servizio per la ripresa delle attività lavorative.
Indennità “una tantum” a favore dei collaboratori coordinati e continuativi. – L’art. 19, comma 2, della Legge n. 2/2009, prevede, in via sperimentale per il triennio 2009-2011, nei soli di casi di fine lavoro, il riconoscimento di una somma liquidata, in unica soluzione, pari al 10% del reddito percepito l’anno precedente, a favore dei collaboratori coordinati e continuativi, di cui all’art. 61, comma 1, del Decreto Legislativo n. 276/2003, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata istituita presso l’INPS, con esclusione dei titolari di redditi di lavoro autonomo individuati dall’art. 53, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Il comma 2-bis, inserito nel testo del citato art. 19 dall’art. 7-ter, comma 8, della Legge n. 33/2009, ha elevato, limitatamente all’anno 2009, la misura della predetta indennità “una tantum” dal 10 al 20% del reddito percepito l’anno precedente. In merito alla richiamata normativa, la Direzione Generale dell’INPS ha fornito indicazioni operative con circolare n. 74 del 26 maggio 2009.
Il decreto ministeriale in oggetto, all’art. 13, stabilisce, fra l’altro, che la prestazione di cui trattasi è erogata dall’INPS ai soggetti che presentano i requisiti di legge, sulla base della modulistica predisposta dallo stesso Istituto (nota 3). L’erogazione dei trattamenti è concessa in relazione alla data di presentazione delle domande (v. il paragrafo seguente).
Criteri di priorità nella erogazione delle prestazioni. – L’art. 14 dispone che le prestazioni di sostegno al reddito sopra esaminate vengono corrisposte dall’INPS sulla base della data di presentazione delle domande nei limiti delle risorse stanziate, che includono, ove previsti, anche gli oneri per la contribuzione figurativa e gli assegni al nucleo familiare (nota 4). L’INPS trasmette mensilmente al Ministero del Lavoro e al Ministero dell’Economia e delle Finanze la rendicontazione delle domande accolte e della relativa spesa. Le informazioni attinenti alle misure in discorso sono rese disponibili agli Enti bilaterali, all’Istituto dello Sviluppo per la Formazione Professionale dei Lavoratori (ISFOL) ed a Italia Lavoro SpA. Se la previsione di spesa connessa alle indennità già autorizzate supera l’80% delle risorse stanziate, l’INPS ne dà immediata notizia ai predetti Ministeri per le conseguenti determinazioni. Qualora la previsione di spesa superi il 95% delle risorse, l’INPS sospende l’autorizzazione di ogni altra prestazione.
Successivamente alla pubblicazione sul Supplemento Ordinario n. 142 alla Gazzetta Ufficiale n. 180 del 5 agosto 2009 del decreto legislativo n. 106 del 3 agosto scorso, contenente le disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo n. 81/2008 (T.U. sulla sicurezza) in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, il Ministero del Lavoro ha emanato l’allegata nota n. 13921 del 4 agosto scorso, in cui il dicastero, sentita la Direzione Generale per l`attività ispettiva, ha ritenuto opportuno puntualizzare che l`obbligo di cui all`art. 18, co. 1, lett. aa) del citato D.Lgs n. 81/08 decorre dall`entrata in vigore del correttivo, ossia dal 20 agosto 2009.
In virtù del chiarimento in parola, si intende abrogata la pregressa scadenza del 16 agosto 2009, che dovrà, pertanto, essere rideterminata, tenendo conto della nuova data di decorrenza prevista per adempiere all’obbligo di cui all`oggetto.
Fonti interne all’Inail hanno, altresì, confermato, che le relative istruzioni operative saranno fornite solo successivamente all`entrata in vigore del correttivo e riguarderanno, in particolar modo, le modalità di comunicazione sia del RLS aziendale sia del RLS territoriale, per i quali dovrà essere, necessariamente, implementata l`attuale procedura disponibile sul portale dell`Istituto.
Si fa riserva di fornire puntuali ed ulteriori comunicazioni in merito, ricordando che il nuovo art. 55 del T.U. prevede, per la mancata comunicazione dei suddetti nominativi, una sanzione da 50 a 300 euro, sensibilmente inferiore rispetto a quella originariamente prevista, pari ad euro 500.
L’Inps ha diffuso un vademecum circa le disposizioni per la determinazione della legislazione applicabile ai lavoratori che:
• svolgono attività come lavoratori dipendenti normalmente in due o più Stati membri dell`Unione europea;
• svolgono attività come lavoratori autonomi normalmente in due o più Stati membri dell`Unione europea;
• lavorano normalmente in due o più Stati membri come dipendenti e come autonomi.
Il datore di lavoro o il lavoratore autonomo devono comunicare all`Inps i casi in cui il lavoratore dipendente o l`autonomo svolgono attività presso gli Stati dell`Unione Europea.
Residenza in uno degli Stati di lavoro: lavoratori dipendenti e autonomi
Il lavoratore dipendente o autonomo che svolga l’attività in più stati membri e abbia la residenza in uno di questi è assoggettato alla legislazione di quest`ultimo Stato di residenza.
Residenza in uno Stato diverso dagli Stati di lavoro: lavoratori dipendenti e autonomi
Nel caso di un lavoratore che svolga la propria attività alle dipendenze di un datore di lavoro in due o più Stati membri e che abbia la residenza in altro Stato membro è assoggettato alla legislazione dello Stato in cui il datore di lavoro abbia sede o domicilio.
Laddove svolga la propria attività anche presso il suo Stato di residenza, si applicherà la legislazione vigente presso tale ultimo Stato così come quando dipenda da più datori di lavoro con sedi in diversi paesi dell`Unione.
Il lavoratore autonomo che svolga la propria attività in più Stati membri e risieda in un altro Stato è assoggettato alla legislazione dello Stato dove svolge l’attività principale.
Lavoratori iscritti alla legislazione separata di cui all`art. 2, comma 26, L. 335/1198
L’Inps ha specificato che non prevedendo la regolamentazione comunitaria nulla per ciò che concerne la legislazione applicabile alle nuove figure professionali, con particolare riferimento a tutti coloro che sono iscritti alla gestione separata Inps, questi ultimi pertanto saranno assimilati, al fine che qui ci occupa, ai lavoratori dipendenti o agli autonomi secondo lo schema contenuto alla pag. 4 della circolare medesima.
Applicazione della legislazione determinata in base alle disposizioni comunitarie
C’è l`obbligo per il lavoratore di comunicare all`istituto dello Stato di residenza quali siano gli Stati in cui svolge la sua attività. L`istituto di riferimento provvederà, poi, ad informare gli istituti corrispondenti degli Stati interessati.
a) Lavoratore dipendente o lavoratore autonomo che risiede in uno degli Stati di lavoro
Il lavoratore che svolga la propria attività in più Stati membri, in uno dei quali risiede, vedrà applicarsi la legislazione di quest`ultimo Stato membro.
Il lavoratore dovrà dare comunicazione all`istituto dello Stato di residenza la circostanza che svolge attività lavorativa anche in altri Stati e l’Istituto rilascerà il modello E101 dal quale risulterà che il lavoratore è soggetto alla legislazione dello Stato di residenza in tutti gli Stati in cui svolge l`attività lavorativa.
Una copia del formulario sarà rilasciata al lavoratore e una a ciascun istituto dei paesi esteri interessati. Si rimanda alla lettura della circolare circa i contenuti specifici del modello E101 che l`Istituto provvederà a indicare.
b) Lavoratore dipendente non residente in uno degli Stati in cui lavora
Il lavoratore che svolga attività lavorativa in più Stati membri e risieda in un differente Stato dell`UE è assoggettato alla legislazione dello Stato dove ha sede o domicilio il datore di lavoro.
Dovrà comunque comunicare allo Stato di residenza lo svolgimento dell’attività svolta negli altri Stati membri e sarà lo Stato dove ha sede o domicilio il datore di lavoro che questa volta rilascerà il modello E101.
c) Lavoratore autonomo non residente in uno degli Stati in cui lavora
Il lavoratore autonomo che svolga la propria attività in due o più Stati membri e risieda in un altro Stato è soggetto alla legislazione dello Stato in cui svolge l’attività principale. Il lavoratore dovrà comunicare all’istituto del paese di residenza dove svolge la propria attività che ne darà notizia alle altre sedi estere.
Lavoro autonomo svolto contemporaneamente a lavoro dipendente in due o più stati dell`UE
Il lavoratore che svolga contemporaneamente in più Stati membri lavoro autonomo e lavoro dipendente è assoggettato alla disciplina vigente nel paese dove svolge l’attività dipendente. Se invece risiede in uno di questi Stati, verrà applicata la legislazione dello Stato di residenza. Si rimanda alla circolare per i dettagli operativi riguardanti specificamente gli istituti previdenziali. Allegato alla circolare vi è un prospetto riassuntivo sulla legislazione applicabile e sulle modalità di compilazione del modello E101.
L’Inps ha inoltre precisato che laddove si voglia prolungare oltre i dodici mesi il distacco di un lavoratore italiano all`estero, assoggettato alla legislazione italiana, si dovrà provvedere alla compilazione del modello E102, per permettere agli altri Stati esteri dove il lavoratore svolge la propria attività di autorizzare tale assoggettamento
Il Ministero del Lavoro, in occasione di una risposta all`interpello formulato dal Consiglio nazionale dell`ordine dei Consulenti del Lavoro, circa la possibilità dell`esclusione dalla base di computo, ai fini del calcolo della quota di riserva di cui all`art. 3 della L. n. 68/1999 sul collocamento obbligatorio, di alcuni lavoratori occupati in aziende del terziario e svolgenti particolari mansioni, ha precisato quanto segue.
La legge n. 68/1999 indica tassativamente quali sono i datori di lavoro che, appartenendo a settori precisamente indicati nella norma, possono omettere dalla base di computo, ai fini della determinazione della quota di riserva, alcune categorie di lavoratori e, tra questi, ha ribadito, quanto al settore dell`edilizia, il personale di cantiere e gli addetti al trasporto nel settore.
Pertanto, ha aggiunto il Ministero che, con riferimento ai lavoratori che svolgano attività di trasporto o di autista, nell`ambito di aziende appartenenti al settore terziario e quindi non rientranti nei settori indicati tassativamente dalla legge (trasporto aereo, marittimo e terrestre – trasporto negli impianti a fune – edilizia), non potrà operarsi l`esclusione dalla base di computo ai fini del calcolo della quota di riserva ex art. 3.
Nella stessa nota e in risposta ad ulteriori quesiti, il dicastero ha, inoltre, precisato che, “ai fini della determinazione della quota di riserva ex art. 3, occorre far riferimento al personale occupato sul territorio al livello nazionale”, a prescindere, pertanto, dal numero di occupati delle singole unità produttive della stessa azienda, la quale potrà, nel caso, avvalersi dell`istituto della compensazione territoriale interregionale per bilanciare le assunzioni obbligatorie su tutto il territorio in cui opera.
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 25 agosto 2009 è stato pubblicato il Decreto Ministeriale n. 46863 del 29 giugno 2009, di cui si allega copia, riguardante la semplificazione delle modalità di accesso al trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale conseguente ad evento improvviso ed imprevisto ex articolo 1, comma 1, lettera e), del decreto ministeriale n. 31826 del 18 dicembre 2002, anch`esso allegato.
In particolare, l`art. 1 del decreto in oggetto prevede espressamente che per gli anni 2009, 2010 e 2011, ai fini dell`approvazione del programma di crisi aziendale conseguente ad un evento improvviso ed imprevisto, l`accesso al trattamento di Cigs è valutato anche in assenza del piano di risanamento inerente le azioni da intraprendere o intraprese per il superamento delle difficoltà dell’impresa.
Si segnala che con interpello n. 63/2009 del 31 luglio 2009 il Ministero del Lavoro ha fornito alcuni chiarimenti in ordine alla iscrizione delle presenze del personale mobile nel Libro unico del lavoro.
In particolare il predetto Dicastero conferma che, nonostante la sostituzione del previgente apposito registro con l’annotazione dell’orario nel Libro unico del lavoro1, si può continuare ad adottare la prassi della mensilizzazione delle registrazioni, in base alla quale sono evidenziate le complessive ore di lavoro ordinario e straordinario effettuate, indicando, in riferimento alle singole giornate, la sola presenza al lavoro. Ciò vale, peraltro, solo per i lavoratori mobili rientranti nella disciplina dei cronotachigrafi, dai quali è possibile effettuare una verifica analitica delle ore prestate.
L’interpello in esame, infine, in ordine alla possibilità di registrare i dati del calendario presenze unitamente ai dati variabili della retribuzione cui gli stessi si riferiscono, rimarca che laddove in base alla contrattazione collettiva le ore di straordinario possono essere rilevate solo alla fine del periodo in cui sia articolato l’orario (multiperiodale), come nel settore dell’autotrasporto, la valorizzazione delle ore nel Libro unico del lavoro può avvenire con la medesima cadenza, in una con la registrazione dei dati variabili della retribuzione.
Con la lettera-circolare prot. 14/0005251 del 30 marzo 2009 il Ministero del Lavoro ha provveduto a precisare il concetto di “evento improvviso ed imprevisto”, richiamato dall’art. 1, comma 1, lettera e), del Decreto Ministeriale n. 31826 del 18 dicembre 2002, modificato dal Decreto Ministeriale n. 35302 del 15 dicembre 2004, relativo ai criteri di approvazione dei programmi di crisi aziendale ai fini della concessione del trattamento di Cassa Integrazione Guadagni straordinaria.
Si ricorda che, secondo i chiarimenti forniti nella citata lettera-circolare, l’ “evento improvviso ed imprevisto”, che genera la crisi aziendale, deve intendersi riferibile non solo a fattispecie interne alla singola impresa, ma anche a tutte le situazioni, quali la riduzione delle commesse, la perdita delle quote di mercato interno o internazionale, la contrazione delle esportazioni e la difficoltà di accesso al credito, che, prolungandosi nel tempo, comportino ricadute negative sui volumi produttivi o sui volumi di attività e, di conseguenza, sull’occupazione.
Nella nota illustrativa della lettera-circolare di cui trattasi si è, tra l’altro, evidenziato che, nell’ipotesi di evento “improvviso ed imprevisto”:
• la fattispecie viene valutata pur in assenza delle condizioni indicate dall’art. 1, comma 1, lettere a) e b), del Decreto Ministeriale n. 31826/2002, concernenti, rispettivamente, l’andamento a carattere negativo o involutivo degli indicatori economico-finanziari riferiti al biennio precedente ed il ridimensionamento – o, quanto meno, la stabilità – dell’organico aziendale, nel biennio precedente l’intervento straordinario della Cassa Integrazione Guadagni e, di norma, l’assenza di nuove assunzioni;
• non si applicano inoltre i casi di esclusione dell’intervento della Cassa Integrazione Guadagni straordinaria individuati dall’art. 3 del Decreto Ministeriale n. 31826/2002 (nota 5) .
Tanto premesso si segnala ora che, con Decreto n. 46863 del 29 giugno 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 196 del 29 giugno 2009 , in appresso riprodotto, il Ministro del Lavoro ha stabilito che, limitatamente agli anni 2009, 2010 e 2011, ai fini dell’approvazione del programma di crisi aziendale conseguente ad “evento improvviso e imprevisto”, esterno alla gestione aziendale, la fattispecie viene valutata anche in assenza del piano di risanamento previsto dall’art. 1, comma 1, lettera c), del Decreto Ministeriale n. 31826/2002, vale a dire del piano “volto al riequilibrio dei fattori produttivi, da realizzarsi nell’arco di dodici mesi, comprendente una adeguata definizione, per ciascuna unità aziendale, delle iniziative intraprese o da intraprendere a tale fine”.
Come si evince dai “considerata” del provvedimento in esame, il Ministero del Lavoro ha ritenuto opportuno apportare la suddetta modifica in quanto:
• nell’ipotesi di intervento della Cassa Integrazione Guadagni straordinaria conseguente ad un evento “improvviso e imprevisto”, collegato all’attuale scenario di crisi nazionale e internazionale, non sono prevedibili le modalità di fuoriuscita dalla crisi, con la conseguente difficoltà di predisporre piani di risanamento che dovrebbero essere, in ogni caso, connessi al superamento della crisi globale;
• nell’ipotesi in discorso può essere individuato, al fine della fuoriuscita dalla situazione di crisi delle singole imprese, esclusivamente il superamento dell’attuale crisi che investe il mercato nazionale ed internazionale.
L’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha comunicato che l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati relativo al mese di luglio 2009 (base di riferimento anno 1995 = 100) è risultato pari a 135,3.
Ai sensi dell’art. 2120 del Codice civile, il trattamento di fine rapporto, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente. Pertanto, il coefficiente utile per la rivalutazione a luglio 2009 del trattamento di fine rapporto maturato a dicembre 2008 è pari a 1,321097, come risulta dai seguenti conteggi:
Voce A: 1,5% x 7/12 = 0,875%.
Voce B: Indice dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati (base di riferimento anno 1995 = 100): dicembre 2008: 134,5; luglio 2009: 135,3;
aumento: 0,594796%; 75% dell’aumento: 0,446097%.
Voce A + Voce B = 1,321097%.
Il coefficiente di cui sopra si applica per i rapporti di lavoro cessati tra il 15 luglio
ed il 14 agosto 2009.
al 31 dicembre 1982 rispetto al 31 maggio 1982 (sull’ammontare dell’ex indennità di anzianità che sarebbe spettata al lavoratore al 31 maggio 1982, calcolata secondo la disciplina vigente fino a tale data): + 8,391703%;
al 31 dicembre 1983 rispetto al 31 dicembre 1982: + 11,064777%;
al 31 dicembre 1984 rispetto al 31 dicembre 1983: + 8,097845%;
al 31 dicembre 1985 rispetto al 31 dicembre 1984: + 7,935643%;
al 31 dicembre 1986 rispetto al 31 dicembre 1985: + 4,760869%;
al 31 dicembre 1987 rispetto al 31 dicembre 1986: + 5,319444%;
al 31 dicembre 1988 rispetto al 31 dicembre 1987: + 5,596916%;
al 31 dicembre 1989 rispetto al 31 dicembre 1988: + 6,387217%;
al 31 dicembre 1990 rispetto al 31 dicembre 1989: + 6,280239%;
al 31 dicembre 1991 rispetto al 31 dicembre 1990: + 6,032967%;
al 31 dicembre 1992 rispetto al 31 dicembre 1991: + 5,068056%;
al 31 dicembre 1993 rispetto al 31 dicembre 1992: + 4,491336%;
al 31 dicembre 1994 rispetto al 31 dicembre 1993: + 4,542452%;
al 31 dicembre 1995 rispetto al 31 dicembre 1994: + 5,851768%;
al 31 dicembre 1996 rispetto al 31 dicembre 1995: + 3,422172%;
al 31 dicembre 1997 rispetto al 31 dicembre 1996: + 2,643947%;
al 31 dicembre 1998 rispetto al 31 dicembre 1997: + 2,626761%;
al 31 dicembre 1999 rispetto al 31 dicembre 1998: + 3,095745%;
al 31 dicembre 2000 rispetto al 31 dicembre 1999: + 3,538043%;
al 31 dicembre 2001 rispetto al 31 dicembre 2000: + 3,219577%;
al 31 dicembre 2002 rispetto al 31 dicembre 2001: + 3,504310%;
al 31 dicembre 2003 rispetto al 31 dicembre 2002: + 3,200252%;
al 31 dicembre 2004 rispetto al 31 dicembre 2003: + 2,793103%;
al 31 dicembre 2005 rispetto al 31 dicembre 2004: + 2,952785%;
al 31 dicembre 2006 rispetto al 31 dicembre 2005: + 2,747031%;
al 31 dicembre 2007 rispetto al 31 dicembre 2006: + 3,485981%;
al 31 dicembre 2008 rispetto al 31 dicembre 2007: + 3,036419%.
• rapporti di lavoro cessati tra il 15 gennaio 2009 ed il 14 febbraio 2009: + 0,125000%;
• rapporti di lavoro cessati tra il 15 febbraio 2009 ed il 14 marzo 2009: + 0,250000%;
• rapporti di lavoro cessati tra il 15 marzo 2009 ed il 14 aprile 2009: + 0,375000%;
• rapporti di lavoro cessati tra il 15 aprile 2009 ed il 14 maggio 2009: + 0,667286%;
• rapporti di lavoro cessati tra il 15 maggio 2009 ed il 14 giugno 2009: + 0,959572%;
• rapporti di lavoro cessati tra il 15 giugno 2009 ed il 14 luglio 2009: + 1,196097%;
• rapporti di lavoro cessati tra il 15 luglio 2009 ed il 14 agosto 2009: + 1,321097%
Proroga del termine per gli adempimenti fiscali ed i versamenti da eseguirsi con il Mod. F24 nel mese di agosto 2009 – D.P.C.M. 24 luglio 2009 – Istruzioni dell’INPS e dell’INAIL
Nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009 è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 luglio 2009, recante “Differimento dei termini di effettuazione dei versamenti che hanno scadenza entro il giorno 20 del mese di agosto 2009”. L’art. 1, comma 1, di tale provvedimento, di seguito riprodotto, ha stabilito che gli adempimenti fiscali ed il versamento delle somme di cui agli articoli 17 e 20, comma 4, del Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241, aventi scadenza nel mese di agosto 2009, entro il giorno 20, possono essere effettuati entro la predetta data, senza alcuna maggiorazione. In particolare, il differimento al 20 agosto 2009 riguarda gli adempimenti fiscali nonché tutti i versamenti unitari da eseguirsi con il Modello F24, compresi, quindi, anche i contributi INPS ed i premi INAIL.
Con messaggio n. 17823 del 5 agosto 2009 la Direzione Generale dell’INPS ha precisato che rientrano nella disposizione di cui trattasi i contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro, dai committenti di collaborazioni coordinate e continuative e venditori a domicilio e dai titolari di posizioni assicurative in una delle gestioni amministrate dall’Istituto.
Relativamente ai datori di lavoro che operano con il sistema DM 10, il termine di trasmissione della denuncia contributiva resta fermo all’ultimo giorno del mese.
Infine, l’INPS ha posto in evidenza che, per le aziende autorizzate per il mese di luglio al differimento degli adempimenti contributivi per ferie collettive, i giorni di differimento decorrono comunque dal 16 agosto, mentre gli interessi di differimento decorrono dal termine differito (20 agosto). Sull’argomento, la Direzione Generale dell’INAIL ha diramato le istruzioni di propria competenza con nota del 31 luglio.
1) Il decreto legge 4 Luglio 2006 n°223, convertito nella legge 3 agosto 2006 n°248, ha, come noto, introdotto nell’art. 36 bis, comma 8, importanti modifiche in merito alla riduzione contributiva dell’11,50% prevista dall’art. 29 del decreto legge n°244/95 convertito nella legge 8 agosto 1995 n. 341. Alla luce del citato art. 36 bis l’agevolazione compete alle imprese edili che:
• -siano in possesso dei requisiti per il rilascio della certificazione della regolarità contributiva nei confronti di Inps, Inail e Casse Edili;
• non abbiano riportato condanne passate in giudicato per violazione delle normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel periodo di un quinquennio precedente l’applicazione della riduzione contributiva.
Per l’applicazione della riduzione di competenza dell’anno 2006 – confermata per tale anno dal D.M. Lavoro/Economia del 5 marzo 2007- Inail e Inps hanno fornito istruzioni con circolari rispettivamente nei mesi di marzo e maggio 2007. Sulla base del già richiamato art. 36 bis, le suddette istruzioni prevedono che le imprese edili interessate presentino, per ottenere la riduzione contributiva, una autodichiarazione che attesti il possesso dei dovuti requisiti.
Il modulo è allegato alle citate circolari Inps ed Inail ed è comunque scaricabile dal sito Internet dei due Istituti. Si ricorda che gli Istituti pubblici hanno l’obbligo normativo di provvedere ad un’indagine a campione per la verifica delle menzionate autodichiarazioni e che, in tal senso, possono concordare una procedura per l’accertamento delle posizioni contributive delle imprese con le Casse Edili locali. Dalle suddette istruzioni risulta evidente che le Casse Edili non debbono porre in essere alcun adempimento, mentre potranno valutare l’opportunità di informare le imprese nel merito dei contenuti della presente Comunicazione.
2) Con la menzionata circolare n. 73/2009, la Direzione Generale dell’INPS ha comunicato che, per ottenere i trattamenti in questione, i lavoratori sospesi o gli apprendisti sospesi o licenziati devono presentare domanda all’Istituto secondo il Modello DS/Sosp-COD SR72. Tale modello di domanda è reperibile sul sito Internet www.inps.it , nella Sezione “Moduli”, area “Prestazioni a sostegno del reddito”.
3) Con la citata circolare n. 74/2009, l’INPS ha reso noto che, per ottenere l’indennità “una tantum” prevista, nei soli casi di fine lavoro, a favore dei collaboratori coordinati e continuativi iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, gli interessati devono presentare domanda all’Istituto utilizzando il Mod. CoCoPro-COD SR82, reperibile sul sito Internet www.inps.it , nella Sezione “Moduli”, area “Prestazioni a sostegno del reddito”.
(4) Ai sensi dell’art. 1 del Decreto in oggetto, le risorse finanziarie stanziate dall’art. 19, comma 1, della Legge n. 2/2009, per l’anno 2009 (pari, complessivamente, a 289 milioni di euro), sono così suddivise: 189 milioni di euro per l’attuazione degli interventi a favore dei lavoratori sospesi e degli apprendisti sospesi o licenziati; 100 milioni di euro per l’attuazione degli interventi previsti, nei casi di fine lavoro, a favore dei collaboratori coordinati e continuativi iscritti in via esclusiva presso la Gestione separata dell’INPS. Si ricorda che, per questi ultimi, il comma 2-bis inserito nel predetto art. 19 dell’art. 7-ter, comma 8, della Legge n. 33/2009, limitatamente all’anno 2009 ha destinato l’ulteriore somma di 100 milioni di euro. Con apposito decreto sarà effettuata la suddivisione delle risorse finanziarie per gli anni successivi al 2009.
(5) Secondo quanto disposto dall’art. 3 del Decreto Ministeriale n. 31826/2002, come modificato, nel punto c), dall’art. 3 del Decreto Ministeriale n. 35302/2004, non sono presi in esame, in via generale, i programmi di crisi aziendale presentati da imprese che:
a) abbiano iniziato l’attività produttiva nel biennio antecedente alla richiesta di Cassa Integrazione Guadagni straordinaria;
b) non abbiano effettivamente avviato l’attività produttiva;
c) abbiano subito significative trasformazioni societarie nel biennio antecedente alla richiesta di Cassa Integrazione Guadagni straordinaria, salvo che tali trasformazioni siano avvenute tra imprese che presentino assetti proprietari sostanzialmente coincidenti, con la preminente finalità del contenimento dei costi di gestione, nonché nei casi in cui, pur in presenza di assetti proprietari non coincidenti, dette trasformazioni comportino per le imprese subentranti azioni volte al risanamento aziendale e di salvaguardia occupazionale.
a cura Massimo Pipino
Paghe 2.0 - Prontuario del Diritto del Lavoro
Trattamenti terapeutici per gli autonomi: le istruzioni INPS per indennità

References: Art. 29
 Art. 18
 Art. 9
 art. 29
 art. 3
 art. 19
 art. 19
 art. 19
 art. 19
 art. 55
 art. 3
 art. 3
 articolo 1
 art. 36
 art. 36
 art. 19