Source: https://www.cdlrc.it/legge-12-1979/
Timestamp: 2020-05-27 09:42:49+00:00

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﻿ Legge 12 / 1979
Art. 1 — Esercizio della professione di consulente del lavoro
I dipendenti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale che abbiano prestato servizio, almeno per 15 anni, con mansioni di ispettori del lavoro presso gli ispettorati del lavoro, sono esonerati dagli esami per l’iscrizione all’albo dei consulenti del lavoro e dal tirocinio per esercitare tale attività , il personale di cui al presente comma non potrà essere iscritto all’albo della provincia dove ha prestato servizio, se non dopo 4 anni dalla cessazione del servizio stesso.
Le imprese considerate artigiane ai sensi della legge 25 luglio 1956, n. 860, nonché le altre piccole imprese, anche in forma cooperativa, possono affidare l’esecuzione degli adempimenti di cui al primo comma a servizi o a centri di assistenza fiscale istituiti dalle rispettive associazioni di categoria. Tali servizi possono essere organizzati a mezzo dei consulenti del lavoro, anche se dipendenti dalle predette associazioni.
Per lo svolgimento delle operazioni di calcolo e stampa relative agli adempimenti di cui al primo comma, nonché per l’esecuzione delle attività strumentali ed accessorie, le imprese di cui al quarto comma possono avvalersi anche di centri di elaborazione dati costituiti e composti esclusivamente da soggetti iscritti agli albi di cui alla presente legge con versamento, da parte degli stessi, della contribuzione integrativa alle casse di previdenza sul volume di affari ai fini IVA, ovvero costituiti o promossi dalle rispettive associazioni di categoria alle condizioni definite al citato quarto comma. I criteri di attuazione della presente disposizione sono stabiliti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale sentiti i rappresentanti delle associazioni di categoria e degli ordini e collegi professionali interessati. Le imprese con oltre 250 addetti che non si avvalgono, per le operazioni suddette, di proprie strutture interne possono demandarle a centri di elaborazione dati, di diretta costituzione od esterni, i quali devono essere in ogni caso assistiti da uno o pià¹ soggetti di cui al primo comma.
Presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale à¨ istituito un comitato di monitoraggio, composto dalle associazioni di categoria, dai rappresentanti degli ordini e collegi di cui alla presente legge e delle organizzazioni sindacali comparativamente pià¹ rappresentative a livello nazionale, allo scopo di esaminare i problemi connessi all’evoluzione professionale ed occupazionale del settore.
Art. 2 — Oggetto dell’attività
Ferma restando la responsabilità personale del consulente, questi puà² avvalersi esclusivamente dell’opera di propri dipendenti per l’effettuazione dei compiti esecutivi inerenti all’attività professionale.
Art. 3 — Esame di abilitazione all’esercizio della professione di consulente del lavoro
Il certificato di abilitazione all’esercizio della professione di consulente del lavoro à¨ rilasciato dall’ispettorato regionale del lavoro competente per territorio previo superamento di un esame di Stato che deve essere svolto davanti ad apposite commissioni regionali composte, per ciascuna sessione:
a) siano cittadini italiani o italiani appartenenti a territori non uniti politicamente all’Italia ovvero cittadini di Stati membri della Comunità economica europea ovvero cittadini di Stati esteri nei cui confronti vige un particolare regime di reciprocità ;
c) abbiano compiuto presso lo studio di un consulente del lavoro iscritto nell’albo o di uno dei professionisti di cui al primo comma dell’articolo 1 almeno due anni di praticantato secondo modalità fissate con decreto del Ministro del lavoro e della preyidenza sociale,- da emanarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge su proposta del Consiglio nazionale di cui all’articolo 20.
Art. 4 — Incompatibilità
L’iscrizione nell’albo dei consulenti del lavoro non à¨ consentita in permanenza del rapporto di lavoro agli impiegati dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e degli altri enti pubblici, ai dipendenti degli istituti di patronato o delle associazioni sindacali dei lavoratori, agli esattori di tributi, ai notai e ai giornalisti professionisti.
Art. 5 — Tenuta di libri e documenti di lavoro
I datori di lavoro che intendono avvalersi della facoltà di cui al primo comma devono comunicare preventivamente al competente ispettorato del lavoro le generalità del professionista al quale à¨ stato affidato l’incarico, nonché il recapito dello studio ove sono reperibili i documenti.
Il consulente del lavoro ed i professionisti di cui all’articolo 1 che, senza giustificato motivo, non ottemperino entro 15 giorni alla richiesta dell’ispettorato del lavoro, o di altro organo ispettivo a cià² abilitato dalla legge, di esibire la documentazione in loro possesso, sono puniti con la sanzione amministrativa da L. 50.000 a L. 200.000. In caso di recidiva, la misura della sanzione varia da L. 100.000 a L. 400.000.
Art. 6 — Obbligo del segreto professionale
Il consulente del lavoro ha l’obbligo del segreto professionale. Nei suoi confronti- si applica l’articolo 351 del codice di procedura penale.
Art. 7 — Responsabilità del datore di lavoro
ALBI PROVINCIALI DEI CONSULENTI- DEL LAVORO
– E CONDIZIONE PER L’ISCRIZIONE
Art. 8 — Albo dei consulenti del lavoro
Il consulente del lavoro iscritto in un albo provinciale puà² esercitare l’attività professionale in tutto il territorio dello Stato. Non à¨ consentita la contemporanea iscrizione in pià¹ albi provinciali.
L’albo deve contenere il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, il titolo di studio, la residenza e l’eventuale domicilio degli iscritti, la data di iscrizione e gli estremi del diploma di abilitazione di cui à¨ in possesso l’iscritto.
L’albo à¨ compilato secondo l’ordine cronologico delle iscrizioni; la data di iscrizione nell’albo stabilisce l’anzianità .
Art. 9 — Condizioni per l’iscrizione nell’albo
a) certificato di cittadinanza italiana o documento attestante che l’interessato ha la cittadinanza di uno degli Stati membri della Comunità economica europea, ovvero documento attestante che l’interessato à¨ italiano appartenente a territori non uniti politicamente all’Italia, oppure che à¨ cittadino di uno degli Stati esteri nei cui confronti vige un particolare regime di reciprocità ;
Gli ex dipendenti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di cui all’articolo 1, secondo comma, per i quali non à¨ richiesto l’esame di Stato, ai fini dell’iscrizione all’albo professionale, dovranno presentare, in luogo del certificato indicato al punto b) del presente articolo, l’attestazione rilasciata dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale comprovante che gli stessi hanno svolto mansioni di ispettori del lavoro presso gli ispettorati del lavoro.
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilità o di condotta puà² essere pronunciato solo dopo che l’interessato à¨ stato invitato a comparire davanti al consiglio provinciale.
Qualora il consiglio provinciale non provveda entro il termine stabilito dal precedente terzo comma, l’interessato, entro trenta giorni, puà² ricorrere al Consiglio nazionale.
Art. 10 — Cancellazione dall’albo
Il consulente del lavoro puà² chiedere la reiscrizione nell’albo quando sono cessate le ragioni che avevano determinato la cancellazione. Il consulente che viene reiscritto conserva la precedente anzianità , dedotto il periodo di interruzione.
CONSIGLI PROVINCIALI E CONSIGLIO- NAZIONALE
DEI CONSULENTI- DEL LAVORO
Art. 11 — Composizione del consiglio provinciale
L’Albo provinciale dei consulenti del lavoro à¨ tenuto da un consiglio composto da cinque a nove membri effettivi eletti dagli iscritti nell’albo a norma del successivo articolo 15.
Il consiglio à¨ composto di cinque membri effettivi se gli iscritti nell’albo non superano i cento, di sette membri effettivi se superano i cento ma non i trecento, di nove membri effettivi se superano i trecento.
Art. 12 — Cariche del consiglio provinciale
Art. 13 — Attribuzioni del presidente del consiglio provinciale
Art. 14 — Attribuzioni del consiglio provinciale
Art. 15 — Elezione del consiglio provinciale
Il consiglio provinciale à¨ eletto dagli iscritti nell’albo, esclusi i sospesi dall’esercizio della professione, con voto segreto e personale, con il sistema delle liste concorrenti e con voto limitato a non pià¹ dei due terzi dei consiglieri da eleggere, anche se scelti fra i candidati nelle diverse liste.
Art. 16 — Riunioni consiliari. Decadenza dalla carica di consigliere
Il consiglio provinciale à¨ convocato dal presidente quando lo ritiene opportuno, ed in ogni caso almeno una volta ogni sei mesi, ovvero quando ne sia fatta richiesta dalla maggioranza dei componenti. Le deliberazioni del consiglio sono prese a maggioranza dei presenti. In prima convocazione per la validità della riunione à¨ necessaria la maggioranza dei componenti del consiglio; in seconda convocazione à¨ sufficiente la presenza di almeno un terzo di essi.
Art. 17 — Scioglimento o mancata costituzione del Consiglio provinciale.
Il consiglio provinciale puà² essere sciolto se non sia in grado di funzionare, o in caso di constatate gravi irregolarità .
Art. 18 — Assemblea degli iscritti
Art. 19 — Collegio dei revisori dei conti
Presso ogni consiglio provinciale à¨ istituito un collegio dei revisori dei conti composto da tre membri eletti dall’assemblea degli iscritti, che nominano al loro interno un presidente.
Art. 20 — Sede e composizione del Consiglio nazionale
Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha sede in Roma ed à¨ composto da quindici membri. Tali membri sono eletti dai consigli provinciali tra coloro che abbiano un’anzianità di almeno otto anni di iscrizione nell’albo, con voto segreto e personale, con il sistema delle liste concorrenti e con voto limitato a non pià¹ di due terzi dei consiglieri da eleggere, anche se scelti fra i candidati nelle diverse liste. Sono eletti i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.
Ogni consiglio provinciale puà² eleggere un solo candidato alla carica di consigliere nazionale.
A ciascun consiglio provinciale spetta un delegato per ogni cinquanta iscritti, o frazione di cinquanta, fino a duecento iscritti nell’albo, ed un delegato per ogni cento iscritti o frazione di cento iscritti oltre i duecento. La qualità di candidato à¨ incompatibile con quella di delegato.
Non si puà² far parte contemporaneamente di un consiglio provinciale e del Consiglio nazionale, di un collegio dei revisori dei conti provinciale e del collegio dei revisori dei conti nazionale.
Art. 21 — Cariche del Consiglio nazionale
Art. 22 — Collegio dei revisori dei conti del Consiglio nazionale
Presso il Consiglio nazionale à¨ istituito un collegio dei revisori dei conti composto di tre membri, i quali eleggono al loro interno un presidente, eletti dai consigli provinciali tra i consulenti del lavoro che non siano consiglieri provinciali o nazionali, con voto segreto e personale e con il sistema delle liste concorrenti, con voto limitato a non pià¹ di due terzi dei membri da eleggere, anche se scelti fra i candidati nelle diverse liste.
Art. 23 — Attribuzioni del Consiglio nazionale
La misura delle spettanze di cui alla lettera b) del presente articolo à¨ stabilita con decreto del Ministro di grazia e giustizia.
– Art. 24 — Riunioni consiliari. Decadenza dalla carica di consigliere nazionale
Il Consiglio nazionale à¨ convocato dal presidente ogni qualvolta lo ritenga opportuno e in ogni caso almeno ogni sei mesi, ovvero quando ne facciano richiesta almeno cinque dei suoi membri.
Art. 25 — Vigilanza sul Consiglio nazionale
La vigilanza sul Consiglio nazionale à¨ esercitata dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale d’intesa con il Ministro di grazia e giustizia.
Il Consiglio nazionale puà² essere sciolto se non sia in grado di funzionare o in caso di constatate gravi irregolarità .
Art. 26 — Responsabilità disciplinare dei consulente del lavoro- Azione disciplinare
Il consulente del lavoro che si rende colpevole di abusi o mancanze nell’esercizio della professione o comunque di fatti non conformi alla dignità e al decoro professionale, à¨ sottoposto a procedimento disciplinare.
La competenza a procedere disciplinarmente nei confronti di un membro del consiglio provinciale spetta al consiglio provinciale della sede di corte d’appello, ovvero, se egli appartiene a quest’ultimo, al consiglio della sede di corte d’appello vicina- determinata dal Consiglio nazionale.
Art. 27 — Pene disciplinari
Le pene disciplinari, che il consiglio provinciale puà² applicare, sono:
Art. 28 — Censura
La censura consiste nel biasimo formale per la trasgressione commessa ed à¨ inflitta nei casi di abusi o mancanze di non lieve entità , che tuttavia non ledano il decoro e la dignità professionale.
Art. 29 — Casi di sospensione
La sospensione à¨ dichiarata dal consiglio provinciale, sentito l’interessato qualora ne faccia richiesta.
Il consiglio provinciale puà² pronunciare, sentito il professionista, la sospensione nei casi di abusi o mancanze gravi che ledano il decoro e la dignità professionale.
Nei casi previsti dalle lettere a), b), c) e d) del presente articolo, la durata della sospensione non à¨ soggetta a limiti di tempo. Il consulente puà² tuttavia chiedere al consiglio provinciale la cessazione della sospensione ove ne siano venuti meno i presupposti.
Il consulente del lavoro a cui sia stata applicata la censura à¨ punito con la sospensione non inferiore ad un mese se incorre in una nuova trasgressione.
Art. 30 — Casi di radiazione
La radiazione à¨ pronunciata contro il consulente del lavoro che abbia, con la sua condotta, compromesso gravemente la propria reputazione e la dignità della professione.
Art. 31 — Radiazione di diritto
La radiazione nei casi previsti dal presente articolo à¨ dichiarata dal consiglio provinciale, sentito l’interessato qualora ne faccia richiesta.
Art. 32 — Rapporti tra il procedimento disciplinare ed il giudizio penale
Il consulente del lavoro che sia stato sottoposto a procedimento penale à¨ sottoposto anche a procedimento disciplinare per il fatto che ha formato oggetto dell’imputazione, tranne il caso che sia intervenuta sentenza di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non l’ha commesso.
Art. 33 — Istruttoria nel procedimento disciplinare
Fermo il disposto dell’articolo 29, secondo comma, e quello dell’articolo 31, ultimo comma, nessuna pena disciplinare puà² essere inflitta senza che l’incolpato, previa contestazione degli addebiti, sia stato invitato a comparire dinanzi al consiglio provinciale con l’assegnazione di un termine non inferiore a giorni dieci, per essere sentito nelle sue discolpe.
L’incolpato puà² farsi assistere da un difensore.
Art. 34 — Svolgimento del procedimento disciplinare
Il consiglio, udito l’interessato ed esaminati le eventuali memorie o documenti, delibera a maggioranza assoluta dei propri componenti; in caso di parità di voti prevale la decisione pià¹ favorevole all’incolpato.
Se l’interessato non si presenta non fa pervenire alcuna memoria difensiva né- dimostra un legittimo impedimento, si procede in sua assenza.
La deliberazione deve contenere l’indicazione dei fatti, i motivi della decisione e la decisione del consiglio. Il proscioglimento à¨ pronunciato con la formula -non essere luogo a provvedimento disciplinare-.
Art. 35 — Ricusazione e astensione
Se non à¨ disponibile il numero dei componenti del consiglio che à¨ prescritto per deliberare, gli atti sono rimessi senza indugio al consiglio provinciale costituito nel

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11
 articolo 15

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23
 Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32
 sentenza 

Art. 33

Art. 34

Art. 35