Source: https://www.studiocerbone.com/corte-cassazione-sezione-penale-sentenza-n-39332-depositata-21-agosto-2017-pagamento-dei-contributi-omesse-effettuati-entro-tre-mesi-esclude-la-condanna-inammissibile-proporre-nuovi-mo/
Timestamp: 2017-12-16 12:48:52+00:00

Document:
﻿ CORTE di CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 39332 depositata il 21 agosto 2017 - Il pagamento dei contributi omesse effettuati entro tre mesi esclude la condanna - Inammissibile proporre nuovi motivi in sede di legittimità - Studio Cerbone
Sei qui: Home » CORTE di CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 39332 depositata il 21 agosto 2017 – Il pagamento dei contributi omesse effettuati entro tre mesi esclude la condanna – Inammissibile proporre nuovi motivi in sede di legittimità
CORTE di CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 39332 depositata il 21 agosto 2017
La Corte di appello di Firenze, con sentenza del 22/12/2016 ha confermato la decisione con la quale, in data 22/1/2014, il Tribunale di Livorno aveva riconosciuto V. R. responsabile del reato di cui agli artt. 81 cpv cod. pen. e 2 legge 638/83 per omesso versamento all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti nei periodi dall’agosto al novembre 2009.
Va premesso, in linea generale, che le Sezioni Unite penali di questa Corte (Sez. U, n. 1855 del 24/11/2011 (dep. 2012), Sodde, Rv. 251268), hanno ricordato come l’art. 2, comma 1-bis, secondo periodo, legge 638/1983 (introdotto dall’art. 1 d.lgs. 211/1994), modificando i termini e l’operatività della causa di non punibilità già prevista dalla normativa previgente, abbia introdotto, prima dell’invio della comunicazione della notizia di reato, la possibilità di definire il contenzioso in sede amministrativa, nel termine concesso a tale scopo al datore di lavoro, mediante la contestazione o notifica dell’accertamento della violazione, che non costituisce una condizione di procedibilità del reato, cosicché può ben ritenersi che il pubblico ministero eserciti ritualmente l’azione penale per il reato in questione anche se non si sia perfezionato il procedimento per la definizione in sede amministrativa, così come esercita l’azione penale per i fatti costituenti reato di cui sia venuto a conoscenza aliunde rispetto ai meccanismi di informazione previsti dagli art. 347 e 331 cod. proc. pen.
Conseguentemente, osservano ancora le Sezioni Unite, la possibilità per il datore di lavoro di evitare l’applicazione della sanzione penale attraverso il procedimento definitorio dianzi descritto resta connessa all’adempimento dell’obbligo imposto all’ente previdenziale dal menzionato art. 2, comma 1-bis di rendergli noto, nelle forme previste dalla norma, l’accertamento delle violazioni e le modalità ed i termini per eliminare il contenzioso in sede penale, con la conseguenza che l’esercizio di tale facoltà può essere precluso solo dalla scadenza del termine di tre mesi previsto dall’art. 2, comma 1-bis, ultimo periodo, a decorrere dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento delle violazioni, oppure da un atto equipollente che ne contenga tutte le informazioni in modo da assicurare concreta- mente l’accesso a tale causa di non punibilità.
La effettiva possibilità di esercizio della facoltà per l’imputato di effettuare il versamento omesso, si rileva ancora, presuppone che l’avviso dell’accertamento inviato dall’ente al datore di lavoro contenga l’indicazione del periodo cui si riferisce l’omesso versamento delle ritenute ed il relativo importo, la indicazione della sede dell’ente presso il quale deve essere effettuato il versamento entro il termine di tre mesi concesso dalla legge e l’avviso che il pagamento consente di fruire della causa di non punibilità, il che richiede, nell’ambito della verifica cui sono chiamati il giudice o il pubblico ministero, che in caso di omessa notifica dell’accertamento l’imputato sia stato raggiunto in sede giudiziaria da un atto di contenuto equipol- lente all’avviso dell’ente previdenziale e come tale viene individuato il decreto di citazione a giudizio, ma a condizione che contenga gli elementi essenziali del pre- detto avviso, con la conseguenza che va ritenuto tempestivo, ai fini del verificarsi della causa di non punibilità, il versamento delle ritenute previdenziali effettuato dall’imputato nel corso del giudizio, quando risulti che lo stesso non abbia ricevuto dall’ente previdenziale la contestazione o la notifica dell’accertamento delle violazioni o non sia stato raggiunto, nel corso del procedimento penale, da un atto che contenga gli elementi essenziali dell’avviso di accertamento. Infine, trovandosi il procedimento in sede di legittimità, senza che l’imputato sia stato posto in grado di fruire della causa di non punibilità, deve disporsi l’annullamento della sentenza con rinvio al fine di consentirgli di fruire della facoltà concessa dalla legge.
Ciò premesso, si osserva con riferimento al caso in esame, che il ricorso, peraltro genericamente formulato, per quanto è dato rilevare dalla sentenza e dallo stesso atto di impugnazione, unici documenti accessibili a questa Corte, propone per la prima volta in questa sede di legittimità la questione della prova dell’avvenuta contestazione dell’omesso versamento, lamentando un mancato accertamento in tal senso da parte dei giudici del gravame.
Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile e alla declaratoria di inammissibilità consegue l’onere delle spese del procedimento, non- ché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativannente fissata, di euro 2.000,00
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende
Bancarotta per distrazione quando è configurabile il reato di dissipazione dell’avviamento commerciale – Cassazione ordinanza n. 31677 del 2017

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 347
 art. 2
 sentenza 
 sentenza