Source: https://avvmicheledeluca.com/2019/04/12/in-tema-di-danni-determinati-dallesistenza-di-un-cantiere-stradale/
Timestamp: 2020-01-26 08:12:20+00:00

Document:
In tema di danni determinati dall’esistenza di un cantiere stradale – Michele De Luca
Corte di Cassazione, sezione sesta civile,Ordinanza 12 marzo 2019, n. 7096.
In tema di danni determinati dall’esistenza di un cantiere stradale, qualora l’area di cantiere risulti completamente enucleata, delimitata ed affidata all’esclusiva custodia dell’appaltatore, con conseguente assoluto divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni subiti all’interno di questa area risponde esclusivamente l’appaltatore, che ne e’ l’unico custode. Allorquando, invece, l’area su cui vengono eseguiti i lavori e insiste il cantiere risulti ancora adibita al traffico e, quindi, utilizzata a fini di circolazione, denotando questa situazione la conservazione della custodia da parte dell’ente titolare della strada, sia pure insieme all’appaltatore, consegue che la responsabilita’ ai sensi dell’articolo 2051 c.c. sussiste sia a carico dell’appaltatore che dell’ente, salva l’eventuale azione di regresso di quest’ultimo nei confronti del primo a norma dei comuni principi sulla responsabilita’ solidale.
L’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito, benche’ non abbia la custodia dei fondi privati che la fiancheggiano e, quindi, non sia tenuto alla loro manutenzione, ha l’obbligo di vigilare affinche’ dagli stessi non sorgano situazioni di pericolo per gli utenti della strada, nonche’ – ove, invece, esse si verifichino – quello di attivarsi per rimuoverle o farle rimuovere, sicche’ e’ in colpa, ai sensi del combinato disposto dell’articolo 1176 c.c., comma 2, e dell’articolo 2043 c.c., qualora, pur potendosi avvedere con l’ordinaria diligenza della situazione di pericolo, non l’abbia innanzitutto segnalata ai proprietari del fondo, ne’ abbia adottato altri provvedimenti cautelativi, ivi compresa la chiusura della strada alla circolazione
Ordinanza 12 marzo 2019, n. 7096
Quanto alla circostanza che (OMISSIS) fosse titolare di un diritto di servitu’ coattiva (per passaggio di cavi interrati nella strada pubblica), in virtu’ di un rapporto di concessione di suolo pubblico disciplinato da norme regolamentari, premesso che la questione non risulta sia stata dedotta ed esaminata in contraddittorio nel corso dei gradi di merito, e premesso che il Comune neppure specifica quando sia stato prodotto in giudizio l’atto di concessione, ne’ ove lo stesso possa essere reperito negli atti processuali, in palese violazione della prescrizione dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e’ appena il caso di rilevare che quando anche l’atto di concessione fosse da individuare nel “titolo costitutivo del diritto reale parziario”, tale diritto non comporterebbe, comunque, il venire meno del rapporto di custodia tra il bene e l’ente locale proprietario, non potendo ritenersi trasferita all'(OMISSIS), stante il carattere limitato del titolo, la piena ed esclusiva disponibilita’ e gestione della strada pubblica, laddove questa – ove interessata da lavori di appalto commissionati dalla societa’ titolare del diritto di servitu’ coattiva – sia rimasta aperta al traffico dei veicoli e dei pedoni. Come, infatti, costantemente affermato da questa Corte, in tema di danni determinati dall’esistenza di un cantiere stradale, qualora l’area di cantiere risulti completamente enucleata, delimitata ed affidata all’esclusiva custodia dell’appaltatore, con conseguente assoluto divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni subiti all’interno di questa area risponde esclusivamente l’appaltatore, che ne e’ l’unico custode. Allorquando, invece, l’area su cui vengono eseguiti i lavori e insiste il cantiere risulti ancora adibita al traffico e, quindi, utilizzata a fini di circolazione, denotando questa situazione la conservazione della custodia da parte dell’ente titolare della strada, sia pure insieme all’appaltatore, consegue che la responsabilita’ ai sensi dell’articolo 2051 c.c. sussiste sia a carico dell’appaltatore che dell’ente, salva l’eventuale azione di regresso di quest’ultimo nei confronti del primo a norma dei comuni principi sulla responsabilita’ solidale (giurisprudenza consolidata: Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 15383 del 06/07/2006; id. Sez. 3, Sentenza n. 20825 del 26/09/2006; id. Sez. 3, Sentenza n. 12425 del 16/05/2008; id. Sez. 3, Sentenza n. 12811 del 23/07/2012; id. Sez. 3, Sentenza n. 15882 del 25/06/2013).
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References: cass. Sez. 
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