Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/07/novita-fiscali-del-16-luglio-2010-quando-il-piccolo-imprenditore-e-soggetto-al-fallimento-commercio-elettronico-invio.html
Timestamp: 2018-02-25 23:39:27+00:00

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Novità fiscali del 16 luglio 2010: quando il piccolo imprenditore è soggetto al fallimento; commercio elettronico: invio dichiarazione delle operazioni effettuate entro il 20 luglio; dal 2013 l’Iva si pagherà solo se incassata: verrà introdotto un regime di IVA per cassa ad hoc; tariffa dei Commercialisti, via libera del Consiglio di Stato agli adeguamenti sulle fatture emesse ai clienti; legittimità del controllo dell’attività lavorativa mediante investigatori privati
1) Con l’attivazione dei nuovi Uffici delle Entrate si prospettano, problematiche per i contribuenti ?
2) Quando il piccolo imprenditore è soggetto al fallimento
3) Commercio elettronico: Invio dichiarazione delle operazioni effettuate entro il 20 luglio
4) Dal 2013 l’Iva si pagherà solo se incassata: verrà introdotto un regime di IVA per cassa ad hoc
5) Codice privacy: Entro il 20 luglio aggiornamento software antivirus e patch
6) Tariffa dei Commercialisti, via libera del Consiglio di Stato agli adeguamenti sulle fatture emesse ai clienti
7) Legittimità del controllo dell’attività lavorativa mediante investigatori privati
E’ ormai noto che è in atto il processo di riorganizzazione degli uffici delle Entrate, infatti, anche in questi giorni si continuano a registrare i vari provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che, nell’attivare i nuovi Uffici delle Entrate, sopprimono i vecchi, modificandone competenze e sedi.
In tutto questo, vi è di mezzo il contribuente, magari alle prese con vecchio contenzioso in corso con il fisco, e come capita sovente per queste fattispecie, è frequente chiedersi, ma a quale sede e persona di riferimento è stata assegnata la propria pratica ?, ma soprattutto, in caso di presentazione di ricorso a quale sede occorre indirizzare e spedire l’atto ?.
Tale problematica è stata sollevata in questi giorni da autorevole dottrina (Raffaello Lupi): “Si ripropone quindi un aspetto generale dei rapporti processuali con le pubbliche amministrazioni, dove non pare si faccia eccezione alle regole processuali generali.
Quando cioè l’ufficio è “parte” ha l’onere di comunicare i suoi trasferimenti e anche le modifiche di competenza.
Al pari del contribuente, o del difensore, tenuto a comunicare trasferimenti di domicilio in corso di processo.
Il contribuente non ha quindi alcun onere di attivarsi, durante il processo, per controllare, magari su internet, gli spostamenti di sede o di competenza della parte pubblica. I provvedimenti dell’agenzia hanno infatti mera portata interna. L’ufficio quindi avrebbe l’onere di depositare nel fascicolo (o di notificare?), una comunicazione sullo spostamento di competenze o di sede.
Altrimenti, continua il parere di Raffaello Lupi è “valido l’appello fatto alla vecchia sede dell’ufficio, oppure al vecchio ufficio”.
Pertanto, come saggiamente evidenziato in dottrina, il contribuente non ha l’onere “di districarsi nella normativa amministrativa, spesso indecifrabile, sulle competenze interne e sulle localizzazioni degli uffici”.
Al limite andrebbero comunque “ tolte di mezzo le conseguenze pregiudizievoli per gli uffici, ad esempio evitando la trappola secondo cui la notifica dell’appello equivale, per la controparte, a notifica della sentenza”.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13086 del 28 maggio 2010, ha fornito delle linee guida circa le condizioni per l’applicazione della disciplina fallimentare al c.d. piccolo imprenditore.
Infatti, secondo quanto riportato nella nota di Altalex del 15 luglio 2010, la Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi del regime transitorio previsto dall’art. 22 del D.Lgs. 169 del 2007, le nuove disposizioni si applicano anche alle procedure di fallimento ancora pendenti in fase istruttoria alla data del 1 gennaio 2008.
Nella sentenza si legge “poiché la locuzione “procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti” si riferisce alla fase istruttoria, il dettato normativo novellato si applica alle procedure per le quali, alla data indicata del 1 gennaio 2008, la richiesta di fallimento non sia stata ancora definita con relativa sentenza”.
Inoltre, viene evidenziato che, secondo il disposto dell’art. 1, comma 2 della Legge fallimentare, così come modificato dal Decreto correttivo n. 169/2007, non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitino attività commerciale dimostrando il possesso congiunto dei requisiti indicati riguardanti i limiti dimensionali dell’impresa.
Secondo la Corte di Cassazione la disposizione privilegia il criterio quantitativo rispetto a quello per categorie, quindi “il riscontro è dato non tanto dal fatto che la società commerciale, che per sua stessa definizione non può qualificarsi piccolo imprenditore ai sensi dell’art. 2083 c.c., può essere esente dal fallimento se non raggiunge i parametri dimensionali indicati nell’art. 1, quanto piuttosto dalla circostanza che, in senso speculare ma inverso, l’imprenditore individuale che esercita l’attività commerciale nelle condizioni postulate dall’art. 2083 c.c. nondimeno non si giova di tale condizione, che pur ha efficacia scriminante secondo il disposto dell’art. 2221 c.c. poiché sarà comunque dichiarato fallito se non dimostra di non aver superato i limiti dimensionali anzidetti”.
Un’ultima importante precisazione viene evidenziata in tema di distribuzione dell’onere della prova, essendo l’imprenditore il soggetto tenuto a dimostrare di non aver superato le soglie di fallibilità ed essere, quindi, esente dal fallimento, mentre i creditori possono, al massimo, dimostrare la natura di imprenditore della controparte.
Nella parte finale della citata sentenza la Cassazione ha osservato che:
“La doglianza, coltivata dalla ricorrente su assunto contrario infondato ed ormai superato, è pertanto priva di fondamento.
L’approdo censurato ha fatto buon governo dell’esegesi richiamata, in quanto la Corte territoriale, rilevato che la documentazione acquisita agli atti dimostrava un ammontare complessivo dei debiti di Euro 500.000,00, ha riscontrato il superamento dei limiti, necessariamente congiunti, postulaci dall’art. 1, comma 2, L. Fall. ed ha pertanto escluso l’invocata esenzione dal fallimento.
Al quesito di diritto deve pertanto rispondersi che, secondo il regime transitorio previsto dal D.Lgs. n. 169 del 2007, art. 22 le disposizioni sia processuali che sostanziali riformate dal decreto correttivo si applicano non solo alla fase prefallimentare ma anche al giudizio d’impugnazione avverso la sentenza di fallimento pendente alla data del 1 gennaio 2008.
Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 15, L. Fall. e si conclude con quesito di diritto con cui si chiede se tale norma, laddove esclude che possa farsi luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare sia inferiore ad Euro 30.000,00, precludesse nel caso di specie la declaratoria di fallimento in quanto il credito dell’istante era inferiore a tale soglia
Il motivo appare inammissibile”.
Entro il 20 luglio 2010 le imprese extracomunitarie che svolgono attività di commercio elettronico diretto nella Ue e che hanno scelto di identificarsi in Italia devono presentare all’Agenzia delle Entrate, per via telematica, la dichiarazione delle operazioni effettuate nel secondo trimestre 2010 nei confronti di privati consumatori comunitari e versare l’Iva complessivamente dovuta.
Lo dispone l’art. 74 quinquies del D.P.R. n. 633/72 che ha recepito la direttiva 2002/38/Ce.
Per affrontate tale adempimento occorre collegarsi al sito http://www.e-services.agenziaentrate.it/index.htm .
– Presentare, per via elettronica allo Stato membro di Identificazione, una dichiarazione dell’Iva per ogni trimestre civile, indipendentemente dal fatto che abbia o no fornito servizi in quel trimestre.
La dichiarazione deve essere presentata entro 20 giorni dal termine del periodo di riferimento.
Per l’Italia, la dichiarazione trimestrale deve essere compilata mediante l’apposita funzione “Trasmetti la dichiarazione” predisposta, nel suddetto sito, nella sezione dedicata agli utenti registrati.
Nella dichiarazione il soggetto dovrà indicare, per ogni Stato membro di Consumo in cui è dovuta l’imposta, il valore totale al netto dell’IVA delle forniture di servizi elettronici per il periodo di riferimento, l’importo totale dell’imposta corrispondente e le aliquote IVA applicate per il calcolo.
Va, inoltre, indicato l’importo totale dell’imposta dovuta.
In Italia la dichiarazione deve essere presentata utilizzando come valuta l’euro;
– versare, al momento della presentazione della suddetta dichiarazione, l’imposta totale allo Stato membro di Identificazione. Il pagamento è effettuato su un conto bancario denominato in euro;
– notificare allo Stato membro di Identificazione tutte le modifiche concernenti le informazioni presentate nella fase di registrazione al regime speciale.
In Italia la notifica deve essere comunicata mediante l’apposita funzione di “Modifica i dati della registrazione” predisposta, in questo sito, nella sezione dedicata agli utenti registrati;
– conservare la documentazione relativa alle transazioni effettuate per un periodo di dieci anni.
Tale documentazione potrà essere richiesta elettronicamente dallo Stato membro di Consumo tramite lo Stato membro di Identificazione.
A seguito del vertice Ecofin, dal 2013 si applicherà le nuova normativa in materia di fatturazione elettronica.
L’Ecofin ha, infatti, approvato una direttiva (oltre che orientata all’armonizzazione) che prevede l’equiparazione tra fatturazione Iva cartacea ed elettronica.
Altresì, si prevede l’introduzione un regime ad hoc di “Iva per cassa”.
Come si è riportato nel diario del 14/07/2010, il Consiglio dei ministri finanziari dell’Unione Europea ha approvato nel corso della riunione del 13 luglio scorso la Direttiva orientata alla semplificazione della normativa in materia di fatturazione Iva.
In particolare, la citata Direttiva ha stabilito l’equiparazione di fatto tra la fatturazione cartacea e la fatturazione elettronica, rimuovendo tutti gli ostacoli giuridici alla trasmissione e archiviazione delle fatture elettroniche ancora basato su un sistema ormai obsoleto (Direttiva 2001/115/CE).
L’adozione della nuova Direttiva da parte degli Stati membri dovrà avvenire entro la fine del 2012, così da poter entrare in vigore dal 1/1/2013.
Lo sforzo in direzione dell’armonizzazione della disciplina (come è noto l’Italia ha scelto di adottare un regime propri in deroga a quello comunitario) si concreta in una riduzione delle opzioni disponibili ai singoli Stati membri, che a sua volta dovrebbe permettere una maggiore omogeneità e tempestività dei dati trasmessi mediante i modelli Intrastat.
Cadrà l’obbligo di impiegare una determinata tecnologia a garanzia dell’autenticità e integrità delle fatture elettroniche.
Mentre dovrebbe restare il limite della subordinazione del ricorso alla fatturazione elettronica al consenso del destinatario.
Altresì, la normativa approvata dall’Ecofin stabilisce che il fornitore di beni o prestatore di servizi dovrà emettere fattura entro il 15° giorno del mese successivo a quello in cui ha avuto luogo la transazione.
Viene quindi meno la discrezionalità di cui fruiscono al momento gli Stati membri.
Infine, la Direttiva introdurrà un neo regime di Iva “per cassa”, in base al quale il fornitore o prestatore sarà tenuto a versare l’imposta al fisco solo previo pagamento da parte dell’acquirente o committente; peraltro, il diritto alla detrazione andrà a maturare solo in seguito all’avvenuto pagamento.
L’accesso a tale regime verrà consentito agli operatori economici il cui volume d’affari non superi il tetto di 500mila euro, elevabile a 2 milioni di euro su base nazionale.
Chi effettua trattamento con strumenti elettronici (computer) deve aggiornare l’antivirus e patc entro il 20 luglio 2010.
Gli adempimenti in questione sono posti dal disciplinare tecnico dell’allegato B al Codice Privacy, D.L.gs. n. 196/2003, per i trattamenti con strumenti elettronici, quali modalità tecnica da adottare a cura del titolare, del responsabile ove designato e dell’incaricato, assieme ad altre, tra cui il sistema di autenticazione informatica.
Non sono soggetti a tale adempimento i titolari che trattano dati personali senza strumenti elettronici.
Occorre aggiornare i software antivirus, per tutti i tipi di dati, nonché aggiornare le “patch” dei programmi per computer, nel caso di trattamento di dati sensibili.
Tale scadenza non comporta adempimenti esterni (come comunicazioni o notificazioni al Garante Privacy), ma comunque da osservare, anzitutto ai fini della tutela dei dati personali in rilievo e anche, in ottica di tutela aziendale, perché un’eventuale ispezione effettuata dall’Autorità possa avere – sullo specifico e delicato punto – esito negativo, senza incorrere dunque in sanzioni amministrative e anche penali, qual è l’art. 169 del Codice Privacy, sull’inosservanza delle misure di sicurezza, secondo cui:
L’aggiornamento in questione può essere fatto direttamente dall’imprenditore medesimo – titolare del trattamento se dotato di adeguate capacità tecnico-operative, o, altrimenti, mediante esperto informatico, dipendente aziendale, o anche esterno alla impresa che deve provvedere.
Da tenere presente che il titolare, nella relazione accompagnatoria del bilancio d’esercizio, deve indicare tutte le eventuali variazioni che si siano nel frattempo verificate in azienda se hanno coinvolto o possono coinvolgere il trattamento dei dati: ad es. l’acquisto di un nuovo pc, o di un nuovo sistema antivirus (punto n. 26, allegato B).
Infine, l’allegato B dispone che il titolare del trattamento che si avvale di soggetti esterni alla propria struttura, per porre in atto detti adempimenti, deve ricevere dall’installatore una descrizione scritta dell’intervento effettuato che ne attesta la conformità alle disposizioni del presente disciplinare tecnico.
Il Consiglio di Stato ha dato il suo via libera allo schema di decreto ministeriale concernente la Tariffa dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Il passo successivo perché i nuovi onorari per la categoria entrino in vigore, sarà l’emanazione, da parte del Ministero della Giustizia, di un regolamento che dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Siciliotti: “Ora l’auspicio è che il regolamento ministeriale arrivi entro l’autunno”.
Soddisfatto il Consiglio nazionale. “Il parere del Consiglio di Stato – afferma il presidente, Claudio Siciliotti – era un passaggio determinante sulla via di una nuova tariffa per la nostra categoria. Noi avevamo presentato lo schema già nell’aprile del 2008.
Ora che questo iter è terminato, il nostro auspicio è che il regolamento ministeriale arrivi entro il prossimo autunno e che finalmente l’Albo unico possa avere una tariffa di riferimento, al momento ancora mancante”.
La schema di decreto predisposto dal Consiglio nazionale e sul quale il Consiglio di Stato ha espresso il suo parere favorevole, seppur con qualche riserva, prevede, tra le altre cose, un adeguamento degli onorari al mutato costo della vita di circa il 50% e definisce i compensi anche per le nuove attività professionali.
(CNDCEC, nota del 15 luglio 2010)
La normativa (art. 3 dello Statuto dei Lavoratori che regolamenta il potere di controllo sull’attività lavorativa) prevede che i nominativi e le mansioni del personale addetto alla vigilanza vadano comunicati ai lavoratori interessati.
Pertanto, il controllo sull’attività lavorativa può essere eseguito, oltre che dal datore di lavoro e dai dirigenti e preposti, unicamente dal personale di vigilanza noto ai lavoratori controllati.
Il datore di lavoro ed i superiori gerarchici del dipendente possono quindi controllare l’attività lavorativa anche all’insaputa del soggetto controllato, in virtù dei poteri di direzione, di controllo tecnico del lavoro e di sorveglianza ad essi spettanti in virtù degli artt. 2014 e 2086 c.c..
Peraltro, rimane fermo il limite di cui all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, il quale vieta l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.
Invece, sempre in virtù del divieto di controllo occulto previsto dall’art. 3 dello Statuto dei Lavoratori, il datore di lavoro non può avvalersi di agenti investigativi per controllare la normale operosità del dipendente, in quanto tali soggetti sono sconosciuti ai lavoratori.
In tal caso, stante la violazione dell’art. 3 Stat. Lav., l’attività degli investigatori privati viene ritenuta illegittima, con conseguente inutilizzabilità ai fini disciplinaridei fatti accertati nell’esecuzione del controllo.
Viceversa, è ammesso il ricorso ad investigatori privati esterni per accertare
l’eventuale attività illecita commessa dal lavoratore a danno dell’impresa.
In particolare, la giurisprudenza ha ritenuto legittimo il controllo occulto operato da agenti investigativi finalizzato ad accertare: l’appropriazione indebita di denaro da parte del dipendente, la mancata registrazione del pagamento con conseguente omessa consegna dello scontrino fiscale, la dichiarazione infedele del chilometraggio percorso, le false dichiarazioni sul lavoro svolto al di fuori dell’azienda, l’effettivo stato di malattia del dipendente.
Quanto alle modalità del controllo, si richiede che gli agenti investigativi si limitino alla verifica delle irregolarità commesse dal lavoratore ed alla segnalazione dell’illecito al datore di lavoro, il quale rimane l’unico preposto alla contestazione degli addebiti disciplinari.
(Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, parere n. 20 del 15 luglio 2010)
– Tfr e crediti di lavoro aggiornati a giugno 2010: Coefficiente di rivalutazione
Sono stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di giugno 2010 del trattamento di fine rapporto e dei crediti di lavoro.
Per il Tfr dei valori relativi al mese di giugno 2010 il calcolo del coefficiente di rivalutazione è risultato pari a 1,467968.
(Comunicato ISTAT 14/07/2010)
– Assegno senza beneficiario: Basta la semplice presentazione del titolo.
Il possessore di un assegno bancario in cui non compare l’indicazione del beneficiario ha diritto ha diritto al pagamento dello stesso sulla base della sola presentazione del titolo senza che, se presentato direttamente all’emittente del pagamento, questo possa pretendere che il possessore sia tenuto ad apporre sull’assegno la firma di girata.
Una soluzione che vale quando l’assegno è stato girato dal primo beneficiario o da ulteriori giratari sia con girata piena sia con girata bianca.
Nella ricostruzione normativa la Cassazione ha sottolineato che il possessore dell’assegno bancario trasferibile per girata è considerato portatore legittimo se giustifica il suo diritto con una serie continua di girate, anche se l’ultima è bianca.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 16556 depositata il 14 luglio 2010)
– Niente Irap anche per i piccoli artigiani privi di autonoma organizzazione
Ormai è, quasi, pacifico che ai oltre ai piccoli professionisti sono esclusi da Irap anche gli agenti di commercio ed i promotori finanziari.
Ciò almeno dopo le recenti sentenze della Suprema Corte a sezioni unite.
Adesso si registrano ulteriori risvolti favorevoli ai contribuenti, in particolare l’esonero da Irap viene ampliata anche ad altre categorie di lavoratori autonomi (cd. piccoli imprenditori) quali gli artigiani elettricisti.
Infatti, adesso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15249 depositata il 24/06/2010 ha stabilito che anche tali soggetti sono esclusi da Irap se siano privi di autonoma organizzazione, al pari degli esercenti arti e professioni.
– Deducibilità del reddito dell’impresa: Legittima esclusione per l’associante
Confermata la legittimità dell’art. 109, comma 9, lettera b) del Tuir che esclude per l’associante la deducibilità della quota di reddito corrisposta dall’impresa all’associato in partecipazione apportante anche capitale.
(Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria, sentenza n. 40/03/2010)
– La notifica della cartella (che deve essere dettagliata) non può essere sostituita
L’interrogazione anagrafica utilizzata dall’Amministrazione finanziaria quale dimostrazione dell’avvenuta notifica degli avvisi bonari non può essere parificata alla lettera raccomandata.
Nella cartella esattoriale è, inoltre, necessario che sia evidenziate le modalità di determinazione degli interessi addebitati.
(Commissione Tributaria Provinciale di Lecce, sentenza n. 206/02/10 depositata il 15 marzo 2010)
– Manovra: ok Senato a fiducia, dl ora a Camera
In Aula approvato il maxiemendamento: 170 sì, 136 no, il tutto è avvenuto il 15 luglio 2010.
Sì dal Senato alla fiducia chiesta dal governo sul maxiemendamento alla manovra correttiva.
I sì sono stati 170, i no 136. Il testo, che deve essere convertito in legge entro fine luglio, è ora passato all’esame della Camera.

References: sentenza 
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 art. 22
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