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Timestamp: 2017-11-21 08:19:10+00:00

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Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 08-03-2011, n. 5443 Contributi – Gadit
Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 08-03-2011, n. 5443 Contributi
1. Con sentenza del 28 febbraio 2007, la Corte d’Appello di Trieste, in sede di rinvio, accoglieva parzialmente l’opposizione di U. C., titolare dell’omonima impresa artigiana, avverso l’ordinanza- ingiunzione emessa dall’INPS e il decreto ingiuntivo a favore del medesimo istituto, per contributi previdenziali omessi e relativi all’indennità sostitutiva della mensa, per il periodo 1 gennaio 1989 – 30 settembre 1992. 2. Questa Corte, con sentenza n. 8646 del 2004, aveva accolto la censura avverso la decisione dei giudici del gravame, di rigetto dell’appello dell’Istituto, in ordine alla sottoposizione a contribuzione della indennità sostitutiva della mensa, sul presupposto dell’inapplicabilità dell’accordo provinciale del 22 luglio 1988 – fonte, per l’INPS, del valore convenzionale dell’indennità sostitutiva della mensa – per non aver U. nè aderito ad alcuna associazione sindacale firmataria dell’accordo, nè istituito il servizio mensa, nè corrisposto l’indennità sostitutiva della mensa. La Corte aveva ribadito, in difetto di nuovi e significativi argomenti di segno contrario, il costante orientamento secondo cui l’importo della retribuzione da assumere come base di calcolo dei contributi previdenziali non potesse essere inferiore all’importo della retribuzione dovuta ai lavoratori di un determinato settore in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, secondo il riferimento ad essi fatto – con esclusivo riferimento al rapporto previdenziale – dal D.L. n. 338 del 1989, art. 1, conv. in L. n. 389 del 1989, senza le limitazioni derivanti dall’applicazione dei criteri di cui all’art. 36 Cost., rilevanti solo quando a detti contratti si ricorre – con incidenza sul distinto rapporto di lavoro – ai fini della determinazione della giusta retribuzione (tra i precedenti ivi citati, ex multis, Cass. 3491/2003,12088/2003; S.U. 11199/2002).
5. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2 ( art. 360 c.p.c., n. 3) per aver il giudice del rinvio disatteso il principio di diritto enunciato dalla S.C., con la sentenza rescindente, fondato sull’adozione del parametro di riferimento dell’imponibile contributivo dei soli contratti collettivi nazionali, venendo in considerazione gli accordi collettivi di livello regionale o locale o i contratti individuali solo in caso di previsione di una retribuzione superiore al minimo e se, in concreto, applicabili. Per il ricorrente il giudice di rinvio avrebbe, pertanto, errato nel ritenere applicabile il contratto integrativo provinciale.
10. Il D.L. n. 338 del 1989, art. 1, comma 1, convertito in L. n. 389 del 1989, stabilisce che "la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza e di assistenza sociale non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti e contratti collettivi stipulati da organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo". 11. Nella specie viene in rilievo, oltre al CCNL di settore, anche l’accordo collettivo provinciale stipulato dalle organizzazioni sindacali in data 22.2.1978, il cui art. 3, riprodotto in ricorso a pag. 12, fa obbligo alle imprese operanti nel settore dell’edilizia di fornire ai propri dipendenti un pasto caldo, direttamente o avvalendosi di altre soluzioni, con l’avvertenza che ai dipendenti che non si avvalgono del servizio mensa attuato dall’impresa non spetta alcuna indennità. 12. Il valore economico del pasto, previsto dall’accordo provinciale, costituisce senza dubbio un incremento del livello complessivo della retribuzione, assoggettabile a contribuzione a norma del D.L. n. 338 del 1989, art. 1 rientrando nel "minimale contributivo" previsto dall’ultima parte della norma di legge sopra trascritta, a nulla rilevando che di fatto il datore di lavoro non abbia mai corrisposto alcunchè a tale titolo, nè che il livello delle retribuzioni fosse superiore al minimo previsto dal contratto nazionale, poichè il valore del pasto si aggiunge, comunque, a tale livello.
15. Non sussistono, pertanto, le denunciate violazioni dell’art. 384 c.p.c., comma 1, e degli artt. 1362 e 2697 c.c. 16. Con il quarto motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c., del D.P.R. n. 797 del 1955, art. 29 e del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 30, comma 2, nonchè omessa insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio; violazione della legge processuale. Si sostiene che il giudice di rinvio non si sia attenuto alla sentenza rescindente che gli aveva demandato il compito di determinare l’ammontare della base imponibile. Si osserva che proprio la disciplina previdenziale ( D.P.R. n. 797 del 1955, art. 29, confermato dalla L. n. 359 del 1992, art. 6, comma 5) prevedeva l’assoggettabilità a contribuzione del servizio mensa, entro il valore convenzionale stabilito con decreto ministeriale. A tale normativa non avrebbe apportato alcuna sostanziale modifica la L. n. 389 del 1989, art. 1. Si sostiene, inoltre, che l’accordo provinciale, del 22.2.1978 e anche il successivo del 22.12.1978, non prevedono alcun criterio per adeguare, nel tempo, l’iniziale costo del pasto, fissato in L. 1.800, sicchè il giudice del rinvio non ha dato conto, adeguatamente motivando, del criterio in base al quale ha rivalutato il valore iniziale del pasto, nè della condanna al pagamento del 70 per cento del valore asseritamente reale del pasto, anzichè al pagamento della somma risultante dall’applicazione dell’aliquota contributiva, all’epoca vigente, sul 7 per cento del supposto valore reale del pasto.
18. Inoltre, la sentenza rescindente ha demandato al giudice di rinvio, tra l’altro, il compito di "determinare l’ammontare della base contributiva" e la decisione, al riguardo, del giudice di rinvio appare adeguatamente motivata ed immune da vizi logici.

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 Cass. 
 art. 360
 sentenza 
 art. 1
 art. 3
 art. 1
 art. 29
 art. 30
 sentenza 
 art. 29
 art. 6
 art. 1
 sentenza