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Timestamp: 2020-02-17 10:51:29+00:00

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Venerdì, 13 Dicembre 2019 16:01
Gli insegnanti con diploma di maturità magistrale inseriti in GAE non possono essere depennati se non a seguito di sentenza definitiva di merito in quanto, “ai fini della mantenimento in graduatoria con riserva, è sufficiente la pendenza di un giudizio, in primo o in secondo grado”.
È quanto afferma il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, sede di Lecce, che, con sentenza breve, ha riammesso definitivamente una ricorrente nelle graduatorie ad esaurimento a seguito dell’illegittimo depennamento intervenuto da parte dell’USR.
Nello specifico la ricorrente, era inserita in GAE tramite provvedimento cautelare del TAR Lazio e, per il solo fatto di non essere in possesso di un provvedimento definitivo, era stata esclusa dall’ambita graduatoria e reinserita in II fascia.
Il G.A., nell’annullare il provvedimento dell’Amministrazione, ha rilevato che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con decreto n. 374 del 24 aprile 2019, ha fornito indicazioni a livello nazionale circa l’inserimento in graduatoria dei docenti, precisando che “devono chiedere di permanere in graduatoria con riserva, compilando il modello 1: (…) b) coloro che, già iscritti con riserva in graduatoria ad esaurimento, hanno ancora pendente un ricorso giurisdizionale o straordinario al Capo dello Stato, avverso l’esclusione dalle graduatorie medesime o avverso le propedeutiche procedure abilitanti, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 8” (art. 6, comma 1, lett. b, cit. decreto) e prevedendo, al predetto art. 1, comma 8, che in “forza di quanto disposto dalle Adunanze Plenarie del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017 n. 11 e del 27 febbraio 2019 n. 5, i docenti in possesso di diploma magistrale destinatari di sentenze di merito sfavorevoli, non potranno presentare istanza di aggiornamento”.
Ad avviso dell’On.le Giudicante il predetto decreto M.I.U.R. deve essere interpretato nel senso che possono essere esclusi dall’aggiornamento delle graduatorie solo quei docenti che abbiano ricevuto “sentenze di merito sfavorevoli”, cioè soggetti con situazioni coperte da giudicato, come emerge dalla combinata lettura degli artt. 1, comma 8, e 6, comma 1, lett. b), del cit. decreto.
In tale ottica il D.M. fornisce, per converso, la chiara istruzione di mantenere in graduatoria, con riserva, quei docenti la cui situazione non sia ancora definita dall’autorità del giudicato (v. art. 6, comma 1, lett. b, cit. decreto) e, in definitiva, ai fini del mantenimento in graduatoria con riserva, è sufficiente la pendenza di un giudizio, in primo o in secondo grado.
"E' una pronuncia molto importante a tutela di tutti gli insegnanti inseriti nelle graduatorie con provvedimenti non definitivi" sottolinea l'Avv. Michele Bonetti che ha patrocinato il ricorso congiuntamente all'Avv. Santi Delia "che potranno continuare a lavorare fino alla decisione di merito".
Proseguono gli accoglimenti dinanzi al TAR del Lazio in merito alla procedura volta all’assunzione di 1851 Allievi Agenti. Dopo la nota questione dei soggetti esclusi dalle prove psicofisiche ed attitudinali poiché privi dei nuovi requisiti previsti dalla legge, il Giudice Amministrativo è tornato a pronunciarsi sui giudizi di inidoneità resi dalle Commissioni esaminatrici e, in particolare, su quelli resi all’esito delle prove psicologiche. Ad agire dinanzi al TAR sono stati tre ricorrenti, inizialmente esclusi dalla convocazione alle prove perché in possesso di un’età maggiore ai 26 anni e poi, una volta ottenuta la riammissione grazie al ricorso patrocinato dal nostro studio legale, ritenuti inidonei all’esito delle prove psicoattitudinali.
Il T.A.R. del Lazio, all’esito della camera di consiglio del 6 dicembre, ha accolto anche tali ricorsi e disposto una nuova verificazione medica, da effettuarsi nel contraddittorio delle parti. Il Giudice Amministrativo ha ritenuto che il giudizio espresso dalla Commissione esaminatrice fosse in contrasto con la documentazione medica depositata dai ricorrenti e proveniente da altre strutture sanitarie pubbliche ed ha, per tale motivo, ritenuto necessaria una nuova verifica medica. I ricorrenti avranno, così, la possibilità di sottoporsi ad un altro esame, per dimostrare la propria idoneità psicologica.
Trattasi di un ennesimo provvedimento positivo ottenuto in favore di aspiranti poliziotti, che dapprima sono stati esclusi da un’illegittima disposizione normativa sopraggiunta e poi ritenuti inidonei all’esito di prove non sempre trasparenti.
È di recentissima pubblicazione l’ultima sentenza del TAR del Lazio che conferma i vizi della procedura concorsuale sull’Abilitazione Scientifica Nazionale.
Oggi, dopo l’accoglimento che nei giorni scorsi aveva portato ad un'altra vittoria per un aspirante professore di prima fascia (vedasi il seguente link) di cui si possono leggere le motivazioni nel provvedimento allegato, l’Organo della Giustizia Amministrativa conferma il proprio orientamento annullando il giudizio negativo a carico del ricorrente.
Merita di essere menzionata, anche nella fattispecie odierna, la previsione dell’art. 8 del D.P.R. 95/2016 che impone una specifica e congrua motivazione da parte della Commissione concorsuale quando sia stato reso un parere pro veritate favorevole per il candidato.
Il Tribunale Amministrativo ha pertanto deciso per l’annullamento della valuzione illegittima e ha imposto al M.I.U.R. di procedere ad una nuova valutazione del candidato che possa riparare al danno da esso subito.
Si riscontrano forti analogie con altri procedimenti annullati dalla Giusitizia Amministrativa anche per settori concorsuali differenti tra loro.
È l’ulteriore indizio, riporta il patrocinatore dell’azione e fondatore del’omonimo Studio legale, l’Avv. Michele Bonetti, “che ogni valutazione operata dalle Commissioni comporta una specifica analisi e deve essere parametrata al caso di specie, non potendosi escludere a priori eventuali errori di giudizio”.
Trattiamo, in questa sede, di una procedura concorsuale che è stata al centro di una profonda innovazione negli ultimi anni ma, non per questo, risulta essere esente da critiche e vizi di forma.
Ad essere analizzata è un’ultima sentenza pubblicata dal T.A.R. del Lazio, ove l’intervento dei Giudici veniva invocato a seguito di un giudizio negativo sulla domanda di abilitazione a professore ordinario di un noto e stimato docente e ricercatore nel panorama italiano.
Il contenzioso, instaurato con il patrocinio dello Studio Legale Bonetti & Delia con ricorso giurisdizionale dinanzi al predetto Tribunale romano, vedeva contestati i giudizi resi da una Commissione di cinque membri designati dal Ministero dell’Istruzione, incaricati della valutazione delle domande sottoposte da diversi candidati.
Una delle novità introdotte dalla normativa concorsuale riformatrice è la previsione dell’obbligo in capo alla Commissione designata di richiedere un parere, da rendersi “pro veritate”, ad un soggetto esterno ed imparziale, qualora nessuno dei membri della commissione appartenga al settore scientifico disciplinare del candidato.
I singoli settori concorsuali per la procedura c.d. A.S.N. (di Abilitazione Scientifica Nazionale) comprendono al loro interno anche molteplici settori disciplinari delle ricerca scientifica.
Nel caso analizzato dai Giudici di Via Flaminia, il ricorrente lamentava proprio l’errore di valutazione del proprio curriulum scientifico. La Commissione all’uopo designata, formata da Professori afferenti a settori scientifici-disciplinari diversi da quello del candidato, aveva richiesto un parere pro veritate ad un Commissario esterno ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. 95/2016.
Nonostante l’esperto avesse dato l’assenso all’abilitazione, la Commissione decideva autonomamente e senza fornire adeguata motivazione di rigettare la domanda del candidato, impedendogli dunque di conseguire l’abilitazione.
L’attento vaglio del TAR del Lazio ha portato all’emanazione della sentenza di accoglimento per il ricorrente leso, nel proprio prestigio e nella carriera professionale, dalla valutazione superficiale operata dall’Amministrazione.
Non sfugge, infatti, al Collegio investito della decisione come la valutazione fosse stata resa in assenza delle cautele previste dalla normativa presupposta, “senza cioè motivare in alcun modo in ordine alle ragioni che l’hanno indotta a ritenere non condivisibile il parere in questione”. La Terza Sezione del Tribunale Amministrativo del Lazio, condividendo infine le deduzioni dei difensori della parte ricorrente “definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e con le modalità di cui in motivazione e, per l’effetto: - annulla il provvedimento che ha giudicato inidoneo il ricorrente; - ordina all’amministrazione di rivalutare l’interessato entro 90 (novanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, secondo le modalità indicate in parte motiva. Condanna le Amministrazioni resistenti al pagamento delle spese processuali che si liquidano in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre accessori di legge”.
“Si tratta nella sostanza di un concorso di carattere idoneativo/abilitativo tra i più elevati a livello univeristario nazionale”, come riportato dall’Avv. Michele Bonetti, founder dello Studio Legale Bonetti&Delia, patrocinatore di numerosi contenziosi sulla materia universitaria nei diversi livelli in cui è articolata. Continua lo stesso rilevando “nonostante la delicatezza e la rilevanza degli interessi sottesi non mancano ad oggi violazioni ed illegittimità riscontrate negli atti concorsuali”.
Sono numerosi i giudizi instaurati dinanzi la Magistratura Amministrativa nei confronti degli esiti ricevuti dagli aspiranti professori, ma continuano a permanere le criticità sulla procedura nel suo complesso.
ll T.A.R. Catania ha accolto i ricorsi proposti dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia ed ammesso alla prova scritta del concorso per l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale e sanitario – infermiere pediatrico, calendarizzata per domani 27/11, i nostri ricorrenti
Il concorso, come si ricorderà, era stato caratterizzato da numerose segnalazioni di irregolarità sull’andamento della prova scritta celebrata nel mese di ottobre. Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a tale peculiare profilo di infermieri.
Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spessissimo è escluso da procedure concorsuali di profili in parte analoghi e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.
L’attesa, tuttavia, stante quanto riferitoci dagli esclusi all’esito della prova scritta, si era rivelata vana e deludente in ragione degli episodi poco chiari che, dobbiamo dire in maniera concordante, più partecipanti ci hanno raccontato.
In molti, difatti, hanno lamentato, tra l’altro, la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica” a quanto previsto dal bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico, una procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova, il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando.
Il Supremo Organo della giustizia amminisrativa ha reso in questi giorni un pronuncia in sede cautelare sul ricorso patrocinato dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia ove ha accolto in appello la domanda di iscrizione della ricorrente sul presupposto dell’errata individuazione dei posti messi a bando per il concorso dell'a.a. 2017/2018.
L’accoglimento segue i precedenti già noti sul 2018 (http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/numero-chiuso/2021-test-di-medicina-arriva-la-vittoria-decisiva-al-consiglio-di-stato-i-1660-posti-non-banditi-vanno-ai-soli-ricorrenti) e per cui il Ministero dovrà provvedere a riassegnare i posti vacanti ai ricorrenti che hanno agito giudizialmente per reclamarli.
Per l’a.a. 2017/2018 la campagna proposta dallo studio legale riportava i precedenti favorevoli del medesimo Consiglio di Stato, in relazione alla mancata redistribuzione dei posti extracomunitari rimasti liberi.
Tale nuova pronuncia, sul tema dei ricorsi per l’accesso alle facoltà a numero chiuso, pone l’attenzione sul numero dei posti ogni anno banditi dal MIUR. Commenta così l’Avv. Michele Bonetti: “Si tratta di un ulteriore provvedimento che conferma la bontà delle nostre tesi sull’erronea previsione dell’istruttoria alla base dei numeri della programmazione nazionale”.
Ad oggi, tale nuova apertura comporta l’attivazione di un’ulteriore fase procedimentale, all’esito della quale potrebbero vedersi assegnati ulteriori posti ai nostri ricorrenti.
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