Source: http://politicafemminile-italia.blogspot.com/2015/07/assoluzione-per-stupro-di-gruppo-cosa.html
Timestamp: 2017-08-24 06:41:17+00:00

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Politica femminile Italia: Assoluzione per stupro di gruppo: cosa dice e dove ci porta la sentenza in quelle 4 paginette ambigue e moraliste
Stiamo parlando di quello che è ormai noto come lo stupro di Fortezza da Basso. Lisa Parrini, la legale della ragazza, ha definito stupefacente la sentenza che assolve i sei uomini condannati in primo grado per stupro.
'Indagini articolate, 19 ore di deposizione della vittima, testimonianze dirette e di persone informate dei fatti, un processo complesso hanno prodotto una sentenza di 4 paginette che assolve gli imputati perché, a quanto pare, la vittima viene giudicata una ragazza troppo disinibita per essere creduta' una che conduceva una vita non lineare'. Questa sentenza della corte di appello di Firenze porta direttamente alla conclusione logica che una ragazza facile possa essere stuprata impunemente da chiunque. E ci ricorda quella dei jeans per cui, se la donna indossa i jeans, lo stupro sarebbe impossibile; una ridicola motivazione che indignò le donne in Italia e nel mondo e portò negli Stati Uniti all'iniziativa del Denim day.
E' triste verificarlo ma nel nostro Paese siamo tornati indietro ai tempi di Processo per stupro e quella scritta dai tre giudici fiorentini (di cui due sono donne), è soprattutto una condanna morale inflitta alle abitudini sessuali della vittima, che con ambiguità e contraddizioni crea un precedente pericolosissimo per tutte le vittime di stupro che chiedano giustizia.
"La vicenda risale nel 2008, la mia assistita aveva un rapporto di amicizia e collaborazione con uno di loro che l'aveva invitata ad andare a bere. Era stata vista mal ferma sulle gambe e visibilmente sostenuta dal gruppo in uscita dalla Fortezza che si è allontanato. Ha dato una descrizione dettagliata dei fatti ma secondo la Corte era una donna libera, pronta e adusa a pratiche sessuali disinibite e questo avrebbe giustificato gli imputati ad avere ritenuto sussistente il consenso ad un rapporto sessuale di gruppo con sei uomini ed una donna"
Questo è un passaggio pericolosissimo per la libertà e la dignità delle donne perché rende lecito dedurre la loro disponibilità sessuale sulla base di comportamenti sessuali. La vittima aveva avuto due rapporti occasionali, una convivenza e una relazione omosessuale, troppo disinibita, secondo le convinzioni dei giudici, e quindi quei 6 uomini hanno potuto interpretarne il consenso! Una sentenza che gronda morale sessista e patriarcale e che manda un messaggio alle donne: non potete vivere liberamente la vostra sessualità perché non godete di una piena soggettività; se vi sottraete alle regole della morale sessuale allora non avete più diritto al consenso ma questo verrà gestito da altri. In soldoni: o siete un possesso di un singolo patriarca, della famiglia o di dio oppure rassegnatevi… siete di tutti.
Ma le aberrazioni non si chiudono qua. La sentenza cita la Cassazione là dove ha specificato che avere rapporti sessuali con una persona ubriaca, in condizioni di minorata capacità fisica e psichica, equivale a costringerla. Ma poi compie un vero e proprio gioco di prestigio: siccome nel processo di appello è stato escluso che gli imputati avessero indotto la vittima a bere con lo scopo di commettere violenza allora, oplà: lo stato di ebbrezza svanisce e la ragazza diviene "probabilmente ubriaca ma presente a sé stessa". La legale ha stigmatizzato anche l'equiparazione della testimonianza degli imputati a quella della vittima. Nel nostro ordinamento i testimoni giurano, e in caso di dichiarazioni false subiscono conseguenze penali mentre gli imputati no e possono mentire o tacere per difendersi; eppure i giudici si sono avvalsi delle dichiarazioni degli imputati per demolire quelle della vittima.
La ragazza, infine, secondo la sentenza si sarebbe sottoposta a 19 ore di interrogatorio e sarebbe stata 7 anni in attesa della fine dell'iter processuale per una sorta di autoterapia autolesionista: doveva 'autostigmatizzarsi' per prendere le distanze da una serata "squallida". Insomma per i giudici la vittima non era ubriaca, anzi lo era ma era "presente a sé stessa", "era disinibita e libera" anzi no, era moralista e si è pentita. Non fa una piega, no?
Pubblicato da Nadia Somma a 15:14
Etichette: Fortezza Da Basso, Lea Parrini, processo per stupro, stupro, Violenza sessuale
paolo scatolini 21 luglio 2015 21:05
le allusioni alla vita sessuale della vittima andrebbero bandite dai processi per stupro.
quanto all’ubriachezza c’è differenza tra una persona alticcia un po’ brilla, non del tutto sobria, ma in grado di acconsentire al sesso e una persona semisvenuta perchè troppo ubriaca e quei ragazzi se ne erano certo accorti, si erano accorti che non era in grado di esprimere consenso (verbale o non verbale) quindi non capisco perchè assolverli
Comunicazione Politica 22 luglio 2015 10:59
La realtà è che non c'è nessun partito e nessun politico di riferimento su queste tematiche che sia talmente influente da mettere alle corde il sistema giudiziario insieme all'opinione pubblica.

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