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Timestamp: 2018-03-21 04:52:26+00:00

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Proposta di legge: "Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso dei figli e di mediazione familiare" N° 1403
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CAMERA DEI DEPUTATI N. 1403 PROPOSTA DI LEGGEd’iniziativa dei deputatiBONAFEDE, MANTERO, FRACCARO, AGOSTINELLI, BUSINAROLO, COLLETTI, FERRARESI, MICILLO, SARTI, TURCO, D’INCÀ, CARIELLOModifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso dei figli e di mediazione familiarePresentata il 22 luglio 2013
E non meglio sono andate le cose sul piano dei contenuti, dovendosi assistere allo smantellamento in sede applicativa dei pilastri portanti della riforma, benché diritti della personalità attribuiti ai figli e pertanto indisponibili. A partire da quell’equilibrio nella presenza dei genitori («rapporto equilibrato e continuativo») e dalla necessaria partecipazione di entrambi non solo agli obblighi economici, ma all’uso concreto e diretto di tali risorse a vantaggio dei figli, espresso dall’esplicito riconoscimento del loro diritto «a ricevere cura, educazione e istruzione» da entrambi i genitori.
Resta da capire il perché di questa ostinata presa di posizione, spinta al punto di consumare vere e proprie violazioni di legge. Ebbene, la ragione di questo favor giurisprudenziale per il modello esclusivo sembra risiedere essenzialmente in una non corretta comprensione della ratio della riforma, che riposa in una personale lettura del concetto di «interesse del minore». In pratica, si tende a contrapporre e a sostituire al concetto di bigenitorialità, privilegiato dal legislatore quale elemento fondante di tale interesse e garante della «stabilità affettiva», il concetto di «stabilità fisica», che attribuisce la medesima funzione all’unicità della collocazione abitativa, e così facendo si giustificano gli esigui tempi di contatto stabiliti per il genitore «esterno». Rammentiamo cosa scriveva la più antica associazione italiana di avvocati familiaristi prima della riforma del 2006: «L’affidamento esclusivo, regola preferenziale dell’attuale legislazione, offre al minore la stabilità di vita e di riferimenti necessari ad evitare lo smarrimento: il minore deve cioè sapere non solo quale è il genitore cui deve quotidianamente fare riferimento, ma anche che quel genitore ha l’autorità di assumere decisioni per lui, pena una pericolosissima deriva di deresponsabilizzazione». E oggi nulla è cambiato, l’idea è sempre la stessa, anche se realizzata contra legem, anziché nella sua osservanza. Una tesi, però, ampiamente e convincentemente contestata in dottrina. Si veda, ad esempio, la posizione di P. Casula, presidente del tribunale di Rimini (relazione presentata ad Ancona il 4 dicembre 2006 durante il corso di perfezionamento in diritto di famiglia): «In sostanza l’interesse del minore rileva unicamente nell’ambito della regola di bigenitorialità e quindi non esiste un interesse del minore tout court puro e semplice: l’interesse del minore è la bigenitorialità, questo dice il nostro legislatore, questo è l’interesse del minore, nell’ambito di questo codificato e giuridicamente cogente principio legislativo di definizione dell’interesse del minore». E stessi concetti esprimono Ceniccola e Sarracino (in «L’affidamento condiviso», Halley editrice, 2007, pagina 49).
Può giovare, inoltre, osservare come l’Italia va a porsi nel panorama internazionale. L’attuale applicazione dei princìpi della bigenitorialità così parziale e disomogenea pone l’Italia in serio imbarazzo di fronte alla tendenza che si manifesta con sempre maggiore evidenza negli altri Paesi del mondo occidentale, nei quali questi vengono affermati con crescente vigore e incisività. Tralasciando, ex multis, i noti esempi dei Paesi scandinavi, si pensi al caso della Repubblica Ceca, dove la soluzione a settimane alternate è la regola. O quello del Belgio dove, analogamente, è stato introdotto e privilegiato l’affidamento paritetico con lalegge 18 luglio 2006, basata sulla doppia residenza, ispirata agli stessi concetti della legge francese n. 2002-305 del 4 marzo 2002, sulla résidence partagée (residenza alternata), ma più avanzata di questa, poiché prevede, in più, che i tempi di permanenza presso i due genitori siano circa uguali. Un’analoga riflessione può essere svolta a favore della mediazione familiare, uno strumento di supporto alla coppia che ovunque nel mondo sta guadagnando consensi, ma che il Parlamento italiano ha virtualmente eliminato dal progetto iniziale nella definitiva stesura, riducendolo a una blanda possibilità di segnalazione, ad ostilità già iniziate. Si pensi, viceversa, ai brillantissimi risultati ottenuti in Argentina rendendo obbligatorio un passaggio preliminare informativo presso un centro di mediazione familiare, modalità che ha fornito un picco di composizioni amichevoli delle liti altrimenti impensabile. In parallelo, d’altra parte, anche l’Unione europea si è mossa in favore della risoluzione alternativa delle controversie con la direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, che intende facilitare l’accesso ad essa e promuoverla mediante il ricorso alla mediazione, che viene incoraggiato, garantendo anche un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario.
Resta il fatto che, chiarite le posizioni dei due schieramenti – la famiglia separata, i professionisti della separazione – e specificato che nessuno studio scientifico dimostra la pericolosità di un vero doppio affidamento, è da verificare se esiste la prova contraria. E su questo punto, al di là dell’ampia documentazione (ad esempio, W. V. Fabricius, «Listening to Children of Divorcee», in Family Relations, 2003, 52, 385-396; M. K. Pruett, R. Ebling e G.M. lnsabella, «Critical aspects of parenting plans for young children: Interjecting data into the debate about overnight» in Family Court Review, 42 (1), 2004, pafine 39-59; A. Sarkadi, R. Kristiansson, F. Oberklaid eS5. Bremberg, «Fathers’ involvement and children’s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studie», in Acta paediatrica 97, 2008, pagine 152-158 eccetera), un parere terzo indubbiamente autorevole, tanto più in quanto proveniente da un contesto italiano, può considerarsi quello espresso dal Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi, secondo il quale: «Data quindi la totale inidoneità al fine della salute dei figli di un modello che preveda che un solo genitore (quello collocatario o prevalente) sia il permanente punto di riferimento dei figli, provvedendo a ogni loro necessità e assumendo ogni decisione e compito di cura, mentre l’altro si limita ad erogargli il denaro avendo con i figli solo sporadici contatti, in linea generale, le modifiche del disegno di legge n. 2454 non fanno altro che promuovere la possibilità che il principio della bigenitorialità (nucleo allevante) non resti mero principio, ma si inserisca nelle trame della vita quotidiana come applicazione rigorosa del principio stesso, tale da mantenere il processo evolutivo quale «processo», appunto, e non «fatto», cioè tale da mantenere sempre aperta al possibilità che su questo processo,
L’articolo 3, modificando l’articolo 155-quater del codice civile, con il comma 1, lettera a), precisa che il problema dell’assegnazione della casa familiare deve porsi solo in via eccezionale, ovvero quando non si è potuto rispettare – per ragioni oggettive come la distanza tra le abitazioni – il diritto indisponibile dei figli a essere presenti in misura simile presso ciascuno dei genitori. In tal caso, infatti, la casa non può che restare al proprietario. Limitatamente, dunque, a situazioni che devono essere residuali, se si rispetta le legge, ci si deve comunque chiedere se ai figli convenga abitare prevalentemente nella casa familiare oppure no. E solo in caso di assegnazione dell’abitazione al non proprietario, coerentemente con l’orientamento della Corte di cassazione (sentenza n. 26574 del 17 dicembre 2007), il cessato uso della casa familiare come abitazione, o l’introduzione in essa di un soggetto estraneo al nucleo originario, fa venire meno quei requisiti di «nido», di habitat consueto dei figli che in via del tutto eccezionale permette di superare le normali regole di godimento dei beni immobili. Pertanto, a domanda dell’interessato, il giudice accerterà le nuove circostanze e assumerà le varie decisioni che competono alle diverse situazioni di locazione, comodato o proprietà del genitore non assegnatario. La proposta di legge non ignora, ovviamente, la pronuncia n. 308 del 2008 della Corte costituzionale, ma ritiene che, una volta riaffermato e rispettato l’equilibrio anche abitativo nel rapporto del figlio con ciascun genitore cadano automaticamente pure le preoccupazioni per la presunta «sottrazione della casa al minore» su cui ruota tutto il ragionamento della pronuncia suddetta. Se il figlio frequenterà più o meno simmetricamente i due genitori sarà per lui indifferente se nella casa familiare abiterà il genitore proprietario o l’altro. Anzi, nei casi ordinari non ci sarà più motivo, fino dalla prima decisione, per assegnare l’abitazione al genitore non proprietario. Con enorme alleggerimento dei motivi di contenzioso, piaccia o dispiaccia.
Art. 1. 1. All’articolo 155 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
Art. 2. 1. All’articolo 155-bis del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
Art. 3. 1. All’articolo 155-quater del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
Art. 4. 1. All’articolo 155-quinquies del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
Art. 5. 1. All’articolo 155-sexies del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
Art. 6. 1. All’articolo 45, secondo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ovvero di entrambi se l’affidamento è condiviso».
Art. 7. 1. All’articolo 317-bis del codice civile, il secondo comma è sostituito dal seguente:
Art. 8. 1. Dopo l’articolo 706 del codice di procedura civile è inserito il seguente:
Art. 9. 1. Il quarto comma dell’articolo 708 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente:
Art. 10. 1. All’articolo 709 del codice di procedura civile è aggiunto, infine, il seguente comma:
Art. 11. 1. All’articolo 709-ter, secondo comma, del codice di procedura civile, sono apportate le seguenti modificazioni:
Proposta di legge: BONAFEDE ed altri: “Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso dei figli e di mediazione familiare” (1403)
Proposta di legge: BONAFEDE ed altri: “Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso dei figli e di mediazione familiare” N° 1403
Atto Camera: 1403

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6
in fine

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11