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Dott.Ing.Giovanni Vassallo1 REAZIONE AL FUOCO La Reazione al Fuoco è una misura di Protezione Passiva. Ha lo scopo di valutare il grado di partecipazione. - ppt scaricare
PubblicatoAngelica Pastore
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Dott.Ing.Giovanni Vassallo1 REAZIONE AL FUOCO La Reazione al Fuoco è una misura di Protezione Passiva. Ha lo scopo di valutare il grado di partecipazione all'incendio di un prodotto al quale, a seguito di prove, viene attribuito una Classe di Reazione al Fuoco. Per i materiali quali moquettes, tende, parquet,ecc. le classi sono "1,2,3,4,5 " ( all'aumentare del grado di partecipazione all'incendio) mentre i materiali incombustibili sono contraddistinti dalla classe "0. E' comunque opportuno specificare che la classe di Reazione al Fuoco non è relativa al prodotto tal quale, ma è riferita al suo impiego e alla sua posa in opera. Ad esempio un tessuto può avere diversa "Classe" se impiegato come tendaggio o come rivestimento parete ovvero se viene posto in opera appoggiato o incollato su supporto incombustibile. Ai prodotti imbottiti quali poltrone, divani,ecc. è invece attribuita la classe di reazione 1IM, 2IM, 3IM ( all'aumentare del grado di partecipazione all'incendio) che deve intendersi riferita al complesso costituito da rivestimento, imbottitura ed eventuale interposto.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo2 Le norme di prevenzione incendi relative ad attività soggette( per es. : scuole, alberghi, locali di pubblico spettacolo ecc.) prescrivono le caratteristiche di Reazione al fuoco dei materiali per esempio: Art REAZIONE AL FUOCO DEI MATERIALI (D.M. 19/08/1996) Le caratteristiche di reazione al fuoco dei materiali devono essere le seguenti: a) negli atri, nei corridoi, nei disimpegni, nelle rampe, nei passaggi in genere e nelle vie di esodo, è consentito l'impiego dei materiali di classe 1 in ragione, al massimo, del 50% della loro superficie totale (pavimento + pareti + soffitti + proiezioni orizzontali delle scale); per le restanti parti debbono essere impiegati materiali di classe 0; b) in tutti gli altri ambienti è consentito che i materiali di rivestimento dei pavimenti siano di classe 2 e che gli altri materiali di rivestimento siano di classe 1; c) i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambe le facce (tendaggi e simili) devono essere di classe di reazione al fuoco non superiore a 1;
Dott.Ing.Giovanni Vassallo3 d) le poltrone ed i mobili imbottiti devono essere di classe 1 IM; e) i sedili non imbottiti costituiti da materiali combustibili devono essere di classe non superiore a 2; f) i materiali isolanti in vista, con componente isolante direttamente esposto alle fiamme, devono esser3 di classe di reazione al fuoco non superiore a 1; nel caso di materiale isolante in vista, con componente isolante non direttamente esposto alle fiamme, sono ammesse le classi di reazione al fuoco 0-1, 1-0, 1-1; g) i materiali di rivestimento combustibili, ammessi nelle varie classi di reazione al fuoco, devono essere messi in opera in aderenza agli elementi costruttivi o riempiendo con materiale incombustibile eventuali intercapedini. Ferme restando le limitazioni di cui alla precedente lettera a), è consentita l'installazione di controsoffitti nonché di materiali di rivestimento e di materiali isolanti in vista, posti non in aderenza agli elementi costruttivi, purché abbiano classe di reazione al fuoco non superiore ad 1 e siano omologati tenendo conto delle effettive condizioni di impiego anche in relazione alle possibili fonti di innesco;
Dott.Ing.Giovanni Vassallo4 h) i materiali di cui alle lettere precedenti devono essere omologati ai sensi del decreto del Ministro dell'interno 26 giugno 1984 (S.O. Gazzetta Ufficiale n. 234 del 25 agosto 1984); i) qualora siano previsti effettivi accorgimenti migliorativi delle condizioni globali di sicurezza dei locali rispetto a quanto previsto dal presente decreto, quali efficaci sistemi di smaltimento dei fumi asserviti ad impianti di rivelazione automatica degli incendi e/o impianti di spegnimento automatico, puo' consentirsi l'impiego di materiali di classe 1, 2 e 3 in luogo delle classi 0, 1 e 2 precedentemente indicate, con esclusione dei tendaggi, controsoffitti e materiali di rivestimento posti non in aderenza per i quali è ammessa esclusivamente la classe 1, nonché delle poltrone e dei mobili imbottiti per i quali è ammessa esclusivamente la classe 1 IM; l) è consentita la posa in opera, a parete e a soffitto, di rivestimenti lignei opportunamente trattati con prodotti vernicianti omologati di classe 1 di reazione al fuoco, secondo le modalità e le indicazioni contenute nel decreto del Ministro dell'interno 6 marzo 1992 (Gazzetta Ufficiale n. 66 del 19 marzo 1992);
Dott.Ing.Giovanni Vassallo5 m) per il palcoscenico e la sala è ammesso il pavimento in legno; negli altri ambienti tale tipo di pavimento può essere consentito purché stabilmente aderente a strutture non combustibili o rivestite con materiali di classe 0; n) è consentito l'impiego del legno per i serramenti esterni ed interni; o) i lucernari devono avere vetri retinati oppure costruiti in vetrocemento o con materiali combustibili purché di classe 1 di reazione al fuoco; p) i materiali isolanti installati all'interno di intercapedini devono essere incombustibili. È consentita l'installazione di materiali isolanti combustibili all'interno di intercapedini delimitate da strutture realizzate con materiali incombustibili ed aventi resistenza al fuoco almeno REI 30.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo6 Normativa di riferimento D.M. 26/06/84 Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.D.M. 26/06/84 DECRETO 14 gennaio 1985 Attribuzione ad alcuni materiale della classe di reazione al fuoco 0 (zero) prevista dall'allegato A1.1 al decreto ministeriale 26 giugno 1984: "Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi"DECRETO 14 gennaio 1985 CIRCOLARE 27 MI (SA) del 21/09/1985 Caratteristiche non essenziali di omologazione nel campo della reazione al fuoco. Estensione delle omologazioniCIRCOLARE 27 MI (SA) del 21/09/1985 CIRCOLARE N. 17 MI (SA) del 16 Aprile 1987 Omologazioni ed estensioni delle omologazioni per i materiali omogenei prodotti in spessori e colori variabiliCIRCOLARE N. 17 MI (SA) del 16 Aprile 1987 NOTA MINISTERIALE N /4190 SOTT.3 del 30/12/93 Omologazione di serie di mobili imbottiti.NOTA MINISTERIALE N /4190 SOTT.3 del 30/12/93 Circolare n. 3 MI.SA. (95) 3 del 28/02/1995 D.M Omologazione nella reazione al fuoco di materiali di rivestimento e di materiali isolanti in vista posti non in aderenza agli elementi costruttivi.Circolare n. 3 MI.SA. (95) 3 del 28/02/1995 NOTA prot. NS 2809/4190sott. 3 del 05/07/1995 Omologazioni di serie di materassi, guanciali e supporti imbottiti per materassi sommier).NOTA prot. NS 2809/4190sott. 3 del 05/07/1995 NOTA MINISTERIALE Prot. NS 2580/4190 sott. 3 del 08/05/1996 Omologazione di serie di materassi e guanciali.NOTA MINISTERIALE Prot. NS 2580/4190 sott. 3 del 08/05/1996 NOTA MINISTERIALE Prot. N. NS 6859/4190 SOTT.3 del 22/11/1996 Procedure per la richiesta di omologazione dei materiali ai sensi del D.M. 26 giugno 1984.NOTA MINISTERIALE Prot. N. NS 6859/4190 SOTT.3 del 22/11/1996 DECRETO 3 settembre 2001 Modifiche ed integrazioni al decreto 26 giugno 1984 concernente classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.DECRETO 3 settembre 2001 LETTERA CIRCOLARE Prot. N. 7590/4190 Sott. 3 del 15 Novembre 2001 Attuazione del D.M. 3 Settembre 2001 recante "Modifiche ed integrazioni al decreto 26 giugno 1984 concernente classificazione di Reazione al Fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi".LETTERA CIRCOLARE Prot. N. 7590/4190 Sott. 3 del 15 Novembre 2001
Dott.Ing.Giovanni Vassallo7 Circolare n. 13 del 16/10/2002 DD.MM. 26/06/1984 e 03/09/ Omologazione di divani-letto e poltrone- letto ai fini della reazione al fuoco.Circolare n. 13 del 16/10/2002 Circolare n. 22 del 24 Novembre 2003 DD.MM. 26/06/1984 e 03/09/ Omologazione di copriletti e coperte ai fini della reazione al fuoco.Circolare n. 22 del 24 Novembre 2003 CIRCOLARE n. 7 del 18 Giugno 2004 DD.MM. 26/06/1984 e 03/09/ Omologazione di mobili fissati, e non, agli elementi strutturali, realizzati con più materiali omogenei.CIRCOLARE n. 7 del 18 Giugno 2004 Decreto Ministeriale 5 agosto 1991 Commercializzazione e impiego in Italia dei materiali destinati all'edilizia legalmente riconosciuti in uno dei Paesi CEE sulla base delle norme di reazione al fuoco.Decreto Ministeriale 5 agosto 1991 CIRCOLARE n. 18 del 03/08/98 Reazione al fuoco dei materiali - Decreto del Ministero dell'Interno del 5 agosto Procedura per il rilascio dell'omologazione da parte del Ministero dell'Interno per prodotti già omologati in un paese dell'Unione Europea.CIRCOLARE n. 18 del 03/08/98 DECRETO 10 marzo 2005 Classi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali e' prescritto il requisito della sicurezza in caso d'incendio.DECRETO 10 marzo 2005 DECRETO MINISTERIALE 15 marzo 2005 Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo.DECRETO MINISTERIALE 15 marzo 2005 CIRCOLARE n. 10 del 21 aprile 2005 Decreto del Ministero dell'Interno 10 marzo 2005 concernente "Classi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali è prescritto il requisito della "sicurezza in caso d'incendio". Chiarimenti e primi indirizzi applicativi.CIRCOLARE n. 10 del 21 aprile 2005
Dott.Ing.Giovanni Vassallo8 D.M. 26 Giugno 1984 con le modifiche apportate dal DM 3/09/2001 e DM 28/05/2002 Art. 1 Il presente decreto ha lo scopo di stabilire norme, criteri e procedure per la classificazione di reazione al fuoco e lomologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi con lesclusione dei rischi derivanti dai fumi emessi, in caso dincendio, dai suddetti materiali. Art. 2 Definizioni Art. 2.1 – Materiale Il componente (o i componenti variamenti associati) che può ( o possono) partecipare alla combustione in dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in opera per lutilizzazione. Art. 2.2 – Reazione al fuoco Grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto in relazione a ciò i materiali sono assegnati alle classi 0,1,2,3,4,5 con laumentare della loro partecipazione alla combustione, quelli di classe 0 sono non combustibili.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo9 Art. 2.3 – Omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi, Procedura tecnico-amministrativa con la quale viene provato il prototipo di materiale, certifica la sua classe di reazione al fuoco ed emesso da parte del Ministero dellInterno il provvedimento di autorizzazione alla riproduzione del prototipo stesso prima della immissione del materiale sul mercato per la utilizzazione nelle attività soggette alle norme di prevenzione incendi. Art. 2.4 – Certificato di prova. Rapporto rilasciato dal Centro Studi ed Esperienze del Ministero dellInterno o da altro Laboratorio legalmente riconosciuto dal Ministero stesso, nel quale si certifica la classe di reazione al fuoco del campione sottoposto ad esame. Art. 2.5 – Produttore (modificato dal DM 3/9/01). Fabbricante del materiale, nonché ogni persona che, apponendo il proprio nome, marchio o segno distintivo sul materiale, si presenti come produttore dello stesso. Si considera altresì produttore chi importa e/o commercializza un materiale di importazione. E parimenti ritenuto produttore, il produttore estero avente sede legale nellUnione Europea ovvero in uno dei paesi contraenti laccordo SEE.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo10 Art. 2.6 – Marchio di conformità. Indicazione permanente ed indelebile apposta dal produttore sul materiale riportante i seguenti dati: -Nome o altro segno distintivo del produttore. - anno di produzione. - classe di reazione al fuoco. - estremi dellomologazione.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo11 Art. 2.7 – Dichiarazione di Conformità. Dichiarazione del produttore con cui attesta la conformità del materiale al prototipo omologato. Tale dichiarazione dovrà riportare tra laltro gli estremi dellomologazione. Art. 2.8 – Campionatura testimone (modificato dal DM 3/9/01). Materiale opportunamente contrassegnato depositato e conservato presso il Laboratorio legalmente riconosciuto dal Ministero dellInterno in quantità tale da permettere lesecuzione delle prove necessarie per la loro classificazione. La campionatura testimone può essere eliminata dopo 5 anni dal rilascio della certificazione di prova. Art. 3 ( abrogato dal DM 3/09/2001). Metodi di prova I metodi di prova per la determinazione della classe di reazione al fuoco dei materiali sono i seguenti:
Dott.Ing.Giovanni Vassallo12 - ISO/DIS 1182/1- Materiali da costruzione – Prova di non combustibilità. –CSE RE 1/75/A – Reazione al fuoco dei materiali sospesi e suscettibili di essere investiti da una piccola fiamma su entrambe le facce. - CSE RE 2/75/A – Reazione al fuoco dei materiali che possono essere investiti da una piccola fiamma su una sola faccia. –CSE RE 3/77 – Reazione al fuoco dei materiali sottoposti alla azione di una fiamma dinnesco in presenza di calore radiante. -CSE RE 4/83 – Reazione al fuoco dei mobili imbottiti sottoposti allazione di una piccola fiamma. Essi sono riportati negli allegati n. Al 1, Al.2, Al.3, Al.4, Al.5. In relazione alle conclusioni alle quali perverranno gli studi, le ricerche e le sperimentazioni in corso a livello nazionale ed internazionale, saranno definiti i metodi di prova per la valutazione della opacità e della tossicità dei prodotti della combustione. l metodi di preparazione dei materiali per l'accertamento delle caratteristiche di reazione al fuoco a seguito delle operazioni di manutenzione sono riportati nell'allegato Al.6. A cura del Ministero dell'interno sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l'elenco dei materiali di classe 0, che possono essere considerati tali senza essere sottoposti alla prova ISO/DIS
Dott.Ing.Giovanni Vassallo13 Art. 3 (modificato dal DM 3/9/01). Metodi di prova. I metodi di prova per la determinazione della classe di reazione al fuoco dei materiali sono i seguenti: UNI ISO 1182 (dicembre 1995) - Prove al fuoco - Prodotti edilizi - Prove di non combustibilità; UNI 8456 (ottobre 1987) - Materiali combustibili suscettibili di essere investiti dalla fiamma su entrambe le facce. Reazione al fuoco mediante applicazione di una piccola fiamma; UNI 8457 (1987) e UNI 8457/A1 (maggio 1996) - Materiali combustibili suscettibili di essere investiti dalla fiamma su una sola faccia - Reazione al fuoco mediante applicazione di una piccola fiamma; UNI 9174 (ottobre 1987) e UNI 9174/A1 (maggio 1996) - Reazione al fuoco dei materiali sottoposti all'azione di una fiamma d'innesco in presenza di calore radiante; UNI 9175 (ottobre 1987) e UNI 9175/FA1 (luglio 1994) - Reazione al fuoco di mobili imbottiti sottoposti all'azione di una piccola fiamma.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo14 In relazione alle conclusioni alle quali perverranno gli studi, le ricerche e le sperimentazioni in corso a livello nazionale ed internazionale, saranno definiti i metodi di prova per la valutazione della opacità e della tossicità dei prodotti della combustione. I metodi di preparazione dei materiali per l'accertamento delle caratteristiche di reazione al fuoco a seguito delle operazioni di manutenzione sono riportati nella norma UNI 9176 (seconda edizione - gennaio 1998). L'elenco dei materiali di classe 0 che sono considerati tali senza essere sottoposti a prova è riportato nel decreto 14 gennaio 1985, del Ministro dell'interno «Attribuzione ad alcuni materiali della classe di reazione al fuoco 0 (zero) prevista dall'allegato A1.1 al decreto 26 giugno 1984, del Ministro dellInterno. Per i suddetti materiali non viene rilasciato alcun atto di omologazione.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo15 Infatti : Il Decreto Ministeriale 14/1/1985, attribuisce dufficio, senza quindi necessita di prova, la classe zero ai seguenti materiali: - materiali da costruzione, compatti o espansi a base di ossidi metallici (ossido di calcio, magnesio, silicio, alluminio ed altri) o di composti inorganici (carbonati, solfati, silicato di calcio ed altri) privi di leganti organici; - materiali isolanti a base di fibre minerali (di roccia, di vetro, ceramiche ed altre) privi di leganti organici; - materiali costituiti da metalli con o senza finitura superficiale a base inorganica.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo16 Art. 4 Materiali e relativi modelli di prova Nell'elenco A2.1 sono riportati i materiali con a fianco di ciascuno di essi i relativi metodi di prova atti a classificarli. Ulteriori specificazioni sono riportate per i materiali isolanti nell'allegato A2.2. Art. 5 (sostituito dal DM 3/09/2001) Classificazione dei materiali Nell'allegato A3.1 sono riportati i criteri per la determinazione della classe di reazione al fuoco dei materiali sulla base dei risultati ottenuti dalle prove effettuate.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo17 Art.5 (modificato dal DM 3/9/01). Classificazione dei materiali. I criteri per la determinazione della classe di reazione al fuoco dei materiali combustibili sulla basedei risultati ottenuti dalle prove effettuate sono riportati nelle norme UNI 9177 (ottobre 1987), UNI 9175 (ottobre 1987) e UNI 9175/FA1 (luglio 1994). I criteri per l'attribuzione della classe 0 di reazione al fuoco sulla base dei risultati ottenuti dalle prove effettuate secondo la norma UNI ISO 1182 (dicembre 1995) sono i seguenti: l'incremento medio di temperatura della termocoppia del forno come calcolato al punto della norma UNI ISO 1182 (dicembre 1995) non deve superare i 50 °C; la durata media di fiamma persistente come calcolata al punto della norma UNI ISO 1182 (dicembre 1995) non deve superare i 20 secondi; la perdita di massa media non deve superare il 50% della massa originale media dopo il raffreddamento.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo18 Art. 6 Impiego dei materiali La classe di reazione al fuoco richiesta per l'impiego dei suddetti materiali in relazione alla specifica destinazione degli edifici ed all'uso dei materiali stessi, sarà prescritta dalle norme particolari di prevenzione incendi disciplinanti le singole attività soggette. Le suddette norme dovranno fissare le prescrizioni transitorie in ordine all'impiego dei materiali e prevedere, nel caso di materiali per i quali é richiesto l'obbligo della omologazione, l'apposizione sui materiali stessi e/o sulle relative schede tecniche nonché sugli opuscoli pubblicitari dalla dicitura: "E' stata presentata istanza di omologazione per questo materiale al Ministero dell'interno il "
Dott.Ing.Giovanni Vassallo19 Art. 7 (sostituito dal DM 3/09/2001) Certificazione Il CSE. ed i Laboratori legalmente riconosciuti dal Ministero provvedono all'emissione dei certificati di prova. Con provvedimento del Ministero stesso si stabiliranno i requisiti cui debbono rispondere i Laboratori suddetti. l modelli occorrenti per le certificazioni saranno conformi a quelli predisposti dal CS.E.. Art. 7 ( Modificato dal DM 3/9/01). Certificazione. Il C.S.E. ed i laboratori legalmente riconosciuti dal Ministero dell'interno in base ai requisiti stabiliti con il decreto 26 marzo 1985, del Ministro dell'interno «Procedure e requisiti per l'autorizzazione e l'iscrizione di enti e laboratori negli elenchi del Ministero dell'interno di cui alla legge 7 dicembre 1984, n. 818» provvedono alla emissione dei certificati di prova. I modelli occorrenti per le certificazioni debbono essere conformi a quelli predisposti dal C.S.E..
Dott.Ing.Giovanni Vassallo20 Art. 8 Procedure per l'omologazione dei materiali Classificazione dei materiali ai fini dell'omologazione. Per la classificazione dei materiali ai lini dell'omologazione del prototipo il produttore deve inoltrare al C.S.E. o ad altro laboratorio legalmente riconosciuto dal Ministero dell'interno domanda corredata di relativa scheda tecnica. B-1.1 – Qualora la classificazione venga effettuata dal CSE. si adotterà la seguente procedura: - entro 30 giorni dalla data di ricevimento dell'istanza il C.S. E. richiederà la campionatura necessaria per la esecuzione delle prove e quella "testimone" nonché gli importi previsti dalle vigenti disposizioni per l'esecuzione delle prove medesime. L'interessato deve inviare le campionature richieste e la ricevuta del versamento di cui sopra entro 60 giorni dalla data della comunicazione da parte del CSE, il quale ricevuto quanto specificato, iscriverà la pratica entro i successivi 15 giorni nello specifico elenco cronologico contraddistinguendola con una sigla, che costituirà il riferimento di omologazione e che dovrà essere riportata su tutti i documenti relativi alla pratica e sui campioni ricevuti. Decorsi i 60 giorni senza che l'interessato abbia provveduto in merito, la pratica viene archiviata per decorrenza dei termini. Entro 90 giorni dall'iscrizione della pratica il CSE- provvede al rilascio del certificato di prova.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo (Modificato dal DM 3/9/01)- Qualora la classificazione per l'omologazione sia effettuata dai laboratori legalmente riconosciuti, questi seguiranno le procedure stabilite dal C.S.E. Detti laboratori invieranno al C.S.E.,contestualmente al rilascio del certificato di prova al richiedente, copia della scheda tecnica e del certificato di prova Domanda di omologazione Per ottenere la omologazione di un materiale, il produttore deve inoltrare al Ministero dell'interno apposita domanda corredata della scheda tecnica e del certificato di prova del materiale medesimo Autorizzazione ministeriale (modificato dal DM 3/9/01). Il Ministero dell'interno, valutata la documentazione presentata, provvederà a rilasciare, entro i termini finali previsti dal regolamento di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n.241, a partire dalla data di ricevimento dell'istanza, l'autorizzazione a riprodurre il prototipo prima della immissione del materiale sul mercato. L'intestatario della autorizzazione è responsabile civilmente e penalmente della conformità dellaproduzione al prototipo omologato.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo Marchio e dichiarazione di conformità I materiali prodotti devono essere provvisti di un marchio di conformità al prototipo omologato. Qualora non sia possibile apporre sul materiale il suddetto marchio, il produttore deve attestare con apposito certificato i dati di conformità. Ciascun venditore dovrà sotto la propria responsabilità civile e penale dichiarare che il materiale venduto sia provvisto della dichiarazione di conformità di cui al precedente comma, specificando gli estremi dell'omologazione.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo23 Art. 9 Validità, rinnovo e revoca dell'omologazione 9.1- Durata L'omologazione ha validità 5 anni ed é rinnovabile alla scadenza su domanda del produttore Rinnovo e decadenza Il rinnovo non comporta la ripetizione delle prove, qualora queste non siano variate nel frattempo ed il produttore dichiari che il materiale non ha subito modifiche rispetto a quello precedentemente omologato, a meno che i materiali predetti non siano incorsi in provvedimenti di revoca dell'omologazione. Negli altri casi il rinnovo comporterà la ripetizione della procedura in conformità con quanto specificato all'art. 8.1 e l'effettuazione, in tutto o in parte, delle prove di cui all'art. 4 secondo quanto stabilito dal C.S.E. in relazione alle variazioni di normative o alle modifiche apportate ai materiali.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo24 L'omologazione decade automaticamente se il materiale subisce una qualsiasi modifica, l'omologazione decade pure automaticamente, ai soli fini della produzione, con l'entrata in vigore di una nuova normativa di classificazione che annulla o modifica anche solo parzialmente quella vigente all'atto del rilascio dell'omologazione stessa. La nuova normativa stabilirà i tempi necessari per l'adeguamento dei sistemi di produzione e per lo smaltimento delle scorte. Il materiale in opera se conforme alla normativa vigente al momento della posa in opera é ammesso per i tempi e con le modalità che saranno stabiliti dalle norme particolari di prevenzione incendi disciplinanti le singole attività soggette. l tempi necessari per l'adeguamento dei sistemi di produzione e per lo smaltimento delle scorte dovranno essere compatibili con quelli che saranno stabiliti per i materiali posti in opera dalle norme particolari di prevenzione incendi disciplinanti le singole attività soggette.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo Revoca Il Ministero dell'interno revoca l'omologazione qualora a seguito degli accertamenti di cui al seguente art. 11 riscontri una errata attribuzione della classe di reazione al fuoco o difformità del materiale di produzione rispetto al prototipo omologato. La revoca comporta il divieto di apposizione del marchio di conformità dell'omologazione Pubblicazione. Il Ministero dell'interno pubblica periodicamente sulla Gazzetta Ufficiale l'elenco aggiornato dei materiali omologati. Indipendentemente da ciò, anche ai fini di permettere l'effettuazione dei controlli di cui al seguente art. 11 il Ministero stesso comunica tempestivamente ai competenti organi del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco le nuove omologazioni, gli aggiornamenti nonché i provvedimenti di revoca delle omologazioni.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo26 Art. 10 Procedure di classificazione dei materiali non ai fïni dell'omologazione Per la classificazione dei materiali a fini diversi dalla omologazione e cioè materiali già in opera, materiali per usi specifici, materiali per usi limitati nel tempo, materiali di limitata produzione, si seguono le stesse procedure di cui all'art. 8.1 sostituendo alla scheda tecnica una scheda descrittiva, redatta secondo modelli stabiliti dal C.S.E., riportante anche il locale nel quale il materiale é installato. l prelievi di detti materiali, e la stesura della corrispondente scheda descrittiva, vanno effettuati sotto il controllo del C.S.E.. o, su richiesta, del comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio, se la certificazione é richiesta da quest'ultimo. Nel caso di produzioni limitate, qualora non sia possibile indicare il locale nel quale il materiale sarà installato, sarà individuato da parte del CSE un metodo di identificazione della pratica di detto materiale.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo27 Art. 11 Accertamenti e controlli Il Ministero dell'interno effettua a campione accertamenti e controlli, sui materiali provvisti di marchio o dichiarazione di conformità al prodotto omologato, presso le sedi di produzione e/o deposito prima della commercializzazione. Il numero dei campioni prelevati dovrà essere sufficiente a consentire l'esecuzione di tre serie di prove stabilite per l'ottenimento della omologazione del prototipo. Le prime due serie saranno prese in consegna dall'organo di controllo, la terza, debitamente punzonata, sarà conservata per un anno dal produttore.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo28 Ai fini del prelievo per campione si intende il materiale provvisto di marchio o dichiarazione di conformità al prototipo omologato. Il C.S.E.- effettua accertamenti e controlli sui laboratori legalmente riconosciuti a rilasciare certificati di prova di cui all'art Tali controlli riguarderanno: la verifica della idoneità delle apparecchiature di prova e della regolarità degli adempimenti previsti nella presente norma mediante sopralluoghi ; la verifica della riproducibilità dei risultati di prova da effettuarsi mediante sperimentazione interlaboratorio secondo le modalità fissate dal CSE ; la verifica dei certificati di laboratorio mediante la ripetizione delle prove effettuate dal CS.E. sulla campionatura testimone di cui all'art. 2 punto 2.8; Il C.S.E.- può effettuare altre verifiche e controlli saltuari in ordine alle certificazioni di prova dei laboratori legalmente riconosciuti. La periodicità di detti controlli non potrà essere superiore a tre anni.
Dott.Ing.Giovanni Vassallo29 Art. 12 Invio delle domande e documentazione Le domande ed i relativi allegati di cui ai precedenti articoli 8 e 9, nonché le ricevute di versamento di cui all'art. 8.1 debbono essere presentate a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno.
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 art. 11
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