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Timestamp: 2019-07-22 14:05:40+00:00

Document:
il debitore e l'iniziativa per la dichiarazione del proprio fallimentoAvvocati recupero crediti
Il debitore può assumere l’iniziativa per la dichiarazione del proprio fallimento
Con sentenza del 14 giugno 2019, la Corte di Cassazione Civile, Sezione I, in tema di recupero crediti, ha stabilito che il debitore può assumere l’iniziativa per la dichiarazione del proprio fallimento senza ricorrere al ministero di un difensore, se e fino a quando la sua istanza non confligga con l’intervento avanti al tribunale di altri soggetti, portatori dell’interesse ad escludere la dichiarazione di fallimento, ciò implicando lo svolgimento di un contraddittorio qualificato.
– Con sentenza del __ la Corte d’appello di Campobasso ha respinto il reclamo proposto da G. e D., nei confronti di A. nonché del Fallimento (OMISSIS) S.r.l., contro la sentenza del __ con cui il locale Tribunale aveva dichiarato il fallimento della società.
– che il presidente del collegio sindacale in prorogatio, A., fosse legittimato ad instare per la dichiarazione di fallimento, in quanto a ciò espressamente autorizzato dall’assemblea dei soci;
– che, alla luce del bilancio __, desunto dal successivo bilancio pur non approvato __, neppure essendo stati approvati bilanci successivi, risultavano sussistenti i presupposti per la dichiarazione di fallimento, sia quanto ai requisiti di fallibilità, sia quanto allo stato di insolvenza, visto che la società versava in una situazione di squilibrio finanziario.
Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della L.F., art. 6, censurando la sentenza impugnata laddove aveva ritenuto il presidente del collegio sindacale legittimato ad instare per la dichiarazione di fallimento della società, non avvedendosi che la relativa deliberazione assembleare era stata adottata in difetto assoluto di informazione dei soci non presenti e che quelli presenti non avevano nominato il presidente del collegio sindacale procuratore speciale, ma si erano limitati a dargli un generico mandato a compiere gli atti necessari per l’istanza di fallimento, istanza che, ai sensi dell’art. 24 dello statuto sociale, poteva provenire esclusivamente dal legale rappresentante della società.
Il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della L.F., artt. 1, 6 e 14, sostenendo che la Corte d’appello non si sarebbe avveduta che il ricorso per dichiarazione di fallimento era stato rinunciato, tanto più che non era stata effettuata la produzione della documentazione richiesta ai fini della dichiarazione di fallimento.
Il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione della L.F., artt. 1, 5 e 14, censurando la sentenza impugnata laddove aveva ritenuto la presenza dei requisiti dimensionali dettati dall’art. 1 della legge, dal momento che, essendo la società inattiva almeno dal __, non era possibile che negli ultimi tre esercizi antecedenti la domanda di fallimento avesse avuto un attivo patrimoniale superiore a Euro __ e ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a Euro __, tanto più che l’assenza di domande di fallimento dal __ dimostrava sia l’insussistenza di poste debitorie, sia l’insussistenza dello stato di insolvenza; in ogni caso la decisione della Corte d’appello non poteva essere fondata sul bilancio chiuso al __, neppure allegato alla domanda di fallimento; e, ancora, lo stato di insolvenza andava scrutinato non già secondo i parametri adottati dal giudice di merito, ma tenuto conto dello stato di liquidazione della società.
2.4.1. – Quanto al primo aspetto, non può revocarsi in dubbio, anzitutto, che l’imprenditore il quale proponga ricorso per autofallimento in tanto possa vedere accolto il ricorso, e dichiarato il fallimento, in quanto sia un imprenditore fallibile e versi in stato di insolvenza: la dichiarazione di fallimento, cioè, richiede anche in tal caso, e con tutta evidenza, la sussistenza dei presupposti fissati in via generale dalla L.F., artt. 1 e 5.
In particolare, sull’autofallimento il legislatore si sofferma alla L.F., art. 14, stabilendo, sotto la rubrica: “Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento, che: l’imprenditore che chiede il proprio fallimento deve depositare presso la cancelleria del Tribunale le scritture contabili e fiscali obbligatorie concernenti i tre esercizi precedenti ovvero l’intera esistenza dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata. Deve inoltre depositare uno stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività, l’elenco nominativo dei creditori e l’indicazione dei rispettivi crediti, l’indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre esercizi, l’elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l’indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto”.
In tale prospettiva va richiamata la decisione della Corte costituzionale che, nel dichiarare l’inammissibilità della questione di costituzionalità della L.F., art. 1, comma 2, ha disatteso l’argomento, riferito al caso dell’istanza di autofallimento, “volto a sostenere che, essendo lui stesso istante ed avendo, pertanto, in ipotesi un interesse alla dichiarazione di fallimento, potrebbe, artatamente, sottrarsi all’onere di dimostrare la sua non assoggettabilità al fallimento, conseguendo, in tal modo, la dichiarazione di fallimento anche là dove ne sarebbero mancati i presupposti soggettivi”. In proposito, il Giudice delle leggi ha osservato che “per privare di significato il pur suggestivo rilievo, basti osservare che la L.F., art. 14 prevede, a carico del debitore che chieda il proprio fallimento, degli adempimenti istruttori – significativamente qualificati in sede normativa alla stregua di obblighi e non di oneri – tali da rimuovere le preoccupazioni paventate dal tribunale rimettente” (Corte Cost. 24 giugno 2009, n. 198).
È in definitiva da ritenere che l’omesso deposito della documentazione di cui alla L.F., art. 14 operi in senso inverso rispetto all’art. 1 della stessa legge, e che, dunque, tale omissione comporti la mancata dimostrazione della ricorrenza dei requisiti dimensionali di fallibilità, rimanendo in potere del giudice di attivare, nei limiti in cui il codice di rito lo consente, i propri poteri officiosi.
Ora, è vero che, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità, sono ammissibili strumenti probatori alternativi al deposito dei bilanci degli ultimi tre esercizi di cui alla L.F., art. 15, comma 4, (Cass. 26 novembre 2018, n. 30541); ma è altrettanto vero che gli eventuali strumenti probatori alternativi devono avere ineluttabilmente riferimento, con riguardo ai requisiti dimensionali, al medesimo periodo cui si riferisce la L.F., art. 1: in caso contrario lo stesso scrutinio di detti requisiti ne rimarrebbe stravolto.
2.4.2. – Con riguardo al secondo aspetto, il motivo è assorbito, dovendosi peraltro osservare che altro è la società in liquidazione -riguardo alla quale la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione della L.F., art. 5, deve essere diretta unitamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali: p. es. Cass. 3 agosto 2017, n. 19414 – altro la società semplicemente inattiva.
Cass_civ_Sez_I_Sent_14_06_2019_n_16117
L’individuazione tra due tribunali fallimentari, quale giudice competente, di un Tribunale diverso da quello che per primo...

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 art. 1
 art. 14
 art. 14
 art. 15
 art. 1
 art. 5
 Cass.