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Timestamp: 2019-01-22 13:41:02+00:00

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Email all'indirizzo dello studio: ingiuria o diffamazione?
Email all’indirizzo dello studio: ingiuria o diffamazione?
Se una frase offensiva viene inviata via mail a uno studio ma l’email viene intestata ad un solo componente dello studio si configura il reato di ingiuria o quello di diffamazione?
Il quesito formulato impone di analizzare preliminarmente quale sia la distinzione fra le fattispecie di reato affini dell’ingiuria [1] e della diffamazione [2].
Il primo reato punisce chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente, mentre il secondo provvede a sanzionare la condotta di chi offenda l’altrui reputazione comunicando con più persone. Ne consegue che elemento distintivo fra le due ipotesi di reato sia la presenza o meno della persona offesa nel momento in cui avviene la comunicazione. La diffamazione richiede, inoltre, necessariamente che la comunicazione sia destinata a più persone, ciò che non deve parimenti sussistere nel caso di ingiuria, la quale è integrata anche nel caso in cui destinataria della comunicazione sia soltanto la persona offesa.
I contorni dell’elemento della presenza o meno della persona offesa sono stati delineati dalla giurisprudenza con pronunce assai risalenti che non hanno finora sofferto orientamenti difformi. È stato chiarito, pertanto, che il requisito della presenza dell’offeso non va inteso nel significato di presenza fisica, bensì come possibilità o meno di percepire direttamente l’offesa e difendersi. Tale indicazione interpretativa comporta tuttavia conseguenze distinte a seconda delle modalità e, soprattutto, dei mezzi attraverso i quali avviene la comunicazione del messaggio offensivo. Proprio in relazione alle applicazioni concrete del principio, ci si confronta con decisioni giurisprudenziali non sempre coerenti e lineari.
In generale può dirsi consolidato l’orientamento secondo cui, nelle comunicazioni a distanza, il fatto che, a causa dello specifico strumento di trasmissione, il messaggio possa essere direttamente conosciuto dalla persona offesa non implica che questa possa considerarsi presente, poiché, se si considerano i distinti momenti nei quali gli altri destinatari ricevono il messaggio, in relazione ad essi la persona offesa è certamente da considerarsi assente. Sul punto la Cassazione è giunta persino a ritenere che nel caso di invio di un messaggio offensivo tramite lettere inviate sia alla persona direttamente interessata che a terzi, debba ritenersi il concorso dei reati di diffamazione e di ingiuria [3]. Contrariamente, un’altra pronuncia della stessa Corte ha ritenuto integrato il reato di ingiuria e non di diffamazione nel caso di un cartello con contenuto offensivo affisso sulla porta del garage della persona offesa, poiché nonostante la collocazione pubblica il messaggio appariva diretto soltanto a quest’ultima [4].
Nonostante gli andamenti altalenanti della giurisprudenza, riveste particolare rilevanza, per affinità al caso esposto dal lettore, una recente pronuncia della Suprema Corte che ha ritenuto sussistente il reato di diffamazione e non quello di ingiuria nella condotta di chi invii tramite l’utenza telefax di una banca uno scritto recante contenuti offensivi nei confronti del destinatario, dipendente dell’istituto di credito. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che le caratteristiche e la natura del mezzo hanno determinato la conoscenza o la conoscibilità della missiva da parte, non solo del destinatario, ma di tutti i dipendenti della banca che avevano quotidiano accesso al materiale cartaceo sopraggiunto nella sede, attraverso quel canale [5].
Rivolgendo l’attenzione al caso specifico oggetto del quesito, esso appare del tutto assimilabile a quello appena citato. Trattasi, infatti, di un messaggio che, pur destinato espressamente alla sola persona offesa, è stato inviato alla casella email di uno studio professionale, accessibile verosimilmente non soltanto al diretto interessato, bensì anche a colleghi, collaboratori e/o dipendenti, in questo caso il mezzo utilizzato è del tutto equiparabile al telefax della banca nel caso sopra citato. Si consideri, tuttavia, che tale argomentazione ha valore, al fine di fondare la tesi della sussistenza della diffamazione piuttosto che dell’ingiuria, soltanto nel caso in cui la casella email destinataria del messaggio sia effettivamente e liberamente accessibile ad almeno due persone diverse dal diretto interessato. In caso contrario infatti, qualora ad esempio il destinatario sia l’unico fruitore dell’account di posta elettronica, ovvero eventuali terzi possono accadervi solo previa specifica autorizzazione dello stesso, o ancora nel caso in cui l’accesso sia permesso soltanto ad una persona diversa dall’interessato, non potrà dirsi configurato il reato di diffamazione, bensì quello di ingiuria.
In conclusione, il fatto esposto parrebbe configurare il reato di diffamazione qualora siano sussistenti le condizioni di libero accesso alla casella email di almeno due persone diverse dalla vittima; in caso contrario sussisterebbe la sola ipotesi di ingiuria. Non si escluda comunque la possibilità che, aderendo all’orientamento minoritario accennato in precedenza, un eventuale giudice possa ritenere sussistente addirittura il concorso fra le due diverse ipotesi di reato.
[3] Cass. sent. n. 48651 del 18.12.2009.
[4] Cass. sent. n. 19544 del 24.05.2010.
[5] Cass. sent. n. 1763 del 20.01.2011.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 20.01.2011, n. 1763
Integra il reato di diffamazione la condotta di colui che invii, a mezzo fax, un documento contenente espressioni offensive nei confronti di un funzionario di banca, sia pure diretto al suo diretto superiore, in quanto la diffamazione è un reato formale ed istantaneo che si consuma con l’adozione di mezzi che rendano accessibili a più persone le affermazioni lesive della reputazione (nella specie la scelta del telefax, quale strumento di comunicazione di una missiva diffamatoria, ha determinato la conoscenza o la conoscibilità della missiva non solo del destinatario ma di tutti coloro che avevano accesso al suddetto fax, posto in uno dei corridoi di accesso agli uffici).
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 24.05.2010, n. 19544
Integra il reato di ingiuria (art. 594 cod. pen.) – e non quello di diffamazione (art. 595 cod. pen.) – la condotta di colui che collochi un cartello contenente la dicitura ‘siete dei ladri’ sulla porta del garage di proprietà della persona offesa, trattandosi – per il tenore dello scritto e le modalità della sua collocazione – di una forma di comunicazione direttamente rivolta a quest’ultima.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 18.12.2009, n. 48651
In tema di delitti contro l’onore, sussiste il concorso dei reati di ingiuria e diffamazione qualora le lettere offensive indirizzate a più persone siano inviate anche alla persona offesa.

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