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Timestamp: 2020-05-29 11:53:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22940 del 13/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22940 del 13/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 13/09/2019, (ud. 09/07/2019, dep. 13/09/2019), n.22940
sul ricorso 29606-2018 proposto da:
S.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO
38, presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILA, che lo rappresenta
avverso la sentenza n. 2183/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 06/04/2018;
La Corte di appello di Roma, con la sentenza in epigrafe indicata, ha rigettato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presentata da S.E., nato in Nigeria, il quale ha proposto ricorso per cassazione con cinque mezzi; il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.
1. Il ricorso è sviluppato nei seguenti motivi: I) Contenuto dell’atto di appello ed ammissibilità dell’impugnazione in ordine all’obbligo di specificità dei motivi; II) Errato esame circa un fatto decisivo del giudizio individuato nella condizione di pericolosità e nella situazione di violenza generalizzata esistenti in Nigeria, in riferimento a tale censura il ricorrente lamenta la contraddittorietà e l’apparenza della motivazione, laddove la Corte territoriale, pur avendo riconosciuto la presenza di gruppi terroristici in Nigeria, sia nella zona del nord-est, dove è attivo il guppo Boko-Haram, sia nel Delta del Niger, ha escluso un pericolo per il ricorrente al rientro in Patria; III) Omesso esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione territoriale e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione della sua condizione personale; IV) Mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto in ragione delle condizioni socio/politiche del Paese di provenienza ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, sostenendo che il Paese è interamente oggetto di un conflitto armato; V) Mancata concessione del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, nonchè violazione del D.Lgs. n. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel suo Paese di origine o ivi possa correre gravi rischi ed invoca anche il diritto alla salute ed alla alimentazione.
3. Quanto al primo motivo va osservato che la censura non coglie nel segno, non essendosi pronunciata la Corte di appello per l’inammissibilità dell’atto di appello che è stato, invece, rigettato nel merito.
4. Va richiamata per tutti gli altri motivi la giurisprudenza di legittimità secondo la quale il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dev’essere dedotto, a pena d’inammissibilità del motivo, giusta la disposizione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con l’indicazione delle norme che si assumono violate ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella decisione impugnata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla corte regolatrice di adempiere al suo compito istituzionale di verificare il fondamento della lamentata violazione (Cass. n. 24298 del 29/11/2016).
Anche le censure motivazionali avrebbero dovuto essere sviluppate, secondo il modello codicistico, con l’indicazione del fatto di cui si deduce l’omesso esame: invero nel caso di specie le doglianze, oltre ad essere formulate in maniera apodittica, trascurano del tutto la ratio decidendi sviluppata dalla Corte in merito alla inattendibilità di quanto esposto dal ricorrente a sostegno della domanda di protezione internazionale e non illustrano i fatti il cui esame sarebbe stato omesso (Cass. Sez. U. n. 8053 del 07/04/2014; Cass. n. 20721 del 13/08/2018).
5. Va, quindi, aggiunto che la Corte, nonostante la ritenuta inattendibilità delle dichiarazioni, ha compiuto anche una valutazione circa l’insussistenza di un pericolo terroristico nella zona di provenienza dell’Edo State, contrariamente a quanto assume il ricorrente, che si limita a sostenere la sua tesi, trascurando la complessiva motivazione fondata correttamente sulle emergenze delle fonti internazionali, sulla valutazione della situazione della zona di provenienza, su circostanze di fatto quali le ragioni del suo allontanamento, che appaiono riconducibili a questioni di criminalità comune.
6. Anche per quanto riguarda la protezione umanitaria, va osservato che il ricorrente non ha allegato ragioni personali di vulnerabilità diverse da quelle esaminate dalla Corte di appello anche per le altre forme di protezione, la cui statuizione non risulta impugnata, e che la riscontrata non individualizzazione dei motivi umanitari non può esser surrogata dalla situazione generale del Paese, su cui è interamente articolato il motivo, perchè altrimenti si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo Paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti
Non si provvede sulle spese, attesa la mancata attività difensiva da parte dell’Amministrazione.
Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 art. 19
 sentenza 
 Cass. 
 art. 13
 art. 13