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IL SAHARA OCCIDENTALE E LA QUESTIONE SAHRAWI - PDF
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Cristina Falco
1 "Così questo paese,dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto" "Un paese ci vuole. Non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non esser soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti" Cesare Pavese, La luna e i falò IL SAHARA OCCIDENTALE E LA QUESTIONE SAHRAWI Il popolo Sahrawi (pronuncia saraui), che in arabo significa gente del deserto, è il legittimo abitante del Sahara Occidentale, territorio di circa kmq che si affaccia sull Oceano Atlantico, confina a nord con il Marocco a sud ed a est con la Mauritania. Da 36 anni la popolazione sahrawi vive divisa tra i campi profughi in Algeria e le zone occupate del Sahara Occidentale. Queste ultime sono tuttora sotto il dominio marocchino e praticamente inaccessibili a chiunque desideri accertarsi delle reali condizioni di vita della popolazione sahrawi. Il popolo sahrawi è il risultato di un lungo processo di fusione. Le vicende in corso, la guerra, l esilio, l occupazione straniera, l emigrazione, non hanno smesso di trasformare questo popolo, nel quale sono tuttavia riconoscibili alcuni caratteri stabili. I sahrawi sono un popolo nomade, suddiviso in numerose tribù frutto della simbiosi tra cultura berbera ed araba. Da una parte i berberi portano la cultura religiosa, dall altra le tribù arabe impongono definitivamente l uso della lingua araba e introducono la tradizione guerriera dei nomadi del deserto. La lingua parlata, l hassaniya, è molto simile all arabo classico e molto diversa dai dialetti parlati in Marocco o in Algeria, mentre è diffusa in quasi tutta la Mauritania. Il Sahara Occidentale dal Congresso di Berlino del 1885 al 1975 fu colonia della Spagna, il cui sfruttamento riguardò soprattutto i ricchi giacimenti di fosfati. Negli anni 70, in tutto il continente africano, si radicava un forte spirito anti-coloniale e i sahrawi non ne furono immuni: nel 1973 nacque il Fronte Popolare di Liberazione del Saguia al2 Hamra e Rio de Oro (Fronte Polisario), dal nome dei due distretti della colonia, presto simbolo dei Saharawi, che diede vita a una resistenza armata contro gli spagnoli. Mentre la Corte internazionale di giustizia il 16 ottobre 1975 negando legami di sovranità territoriale del Marocco e della Mauritania sulla regione sanciva per la prima volta il diritto all autodeterminazione del popolo sahrawi, il Marocco dette vita (6 novembre) alla cosiddetta Marcia Verde con cui 350 mila civili attraversarono il confine per coprire l'infiltrazione militare del proprio esercito. Pochi giorni dopo con l Accordo di Madrid la Spagna franchista cedette il Sahara Occidentale al Marocco e alla Mauritania in amministrazione temporanea. Al momento dell evacuazione definitiva del territorio da parte della Spagna, il 27 febbraio 1976, il Fronte Polisario proclamò la Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd), ma de facto quella data fu l inizio dell invasione militare da parte di Marocco e Mauritania. Centinaia di migliaia di sahrawi furono costretti a fuggire in Algeria, incalzati dai bombardamenti dell aviazione e dalle violenze dell esercito marocchino. Attorno alla città algerina di Tindouf, in pieno deserto, sorsero campi profughi organizzati dal Polisario, dando vita ad un modello comunitario unico, con le wilaya (regioni), di Smara, Dakhla, El-Ayoun e Auserd. Ogni wilaya fu poi suddivisa in diverse zone (6-7), denominate daira (provincia), e ogni zona in diversi settori o quartieri. Ognuna di queste suddivisioni prese il nome di una città o di una località sahrawi. Un modo simbolico per i profughi di restare uniti alla patria. L'invasione militare costrinse i sahrawi ad un altro compito vitale: la resistenza armata. La Mauritania, sotto la pressione della lotta armata dei sahrawi, si ritirò definitivamente dal Sahara Occidentale nel Intanto il Polisario aprì un nuovo fronte sul piano diplomatico e la RASD venne ammessa nel 1980 come stato membro nell Oua (Organizzazione per l'unità Africana). Il Marocco invece sin dai primi anni 80 dopo aver ripreso lo sfruttamento dei giacimenti di fosfati iniziò una colonizzazione di popolamento dell intero territorio occupato. A tale scopo fu messo sotto controllo gran parte del territorio con muri difensivi, tanto che oggi un unico muro di sabbia fortificato di km divide da nord a sud tutto il Sahara Occidentale. La parte interna al muro racchiude le ricchezze del Sahara Occidentale, le miniere di fosfati e il controllo della costa che è considerata una delle più pescose al mondo. Un'importante ricchezza che per ora non può essere sfruttata è quella dei giacimenti petroliferi costieri, in quanto le Nazioni Unite permettono solo la ricerca e non lo sfruttamento fino al celebrarsi del referendum di autoderminazione. La zona controllata dalla Repubblica Araba Saharawi Democratica non ha invece importanza economica. Attorno al muro sono presenti da uno a due milioni di mine, un dato che porta la zona fra le prime dieci al mondo per la loro concentrazione. Ma il muro e l occupazione rappresentano anche un altra lacerazione: la separazione tra le famiglie Saharawi in esilio e quelle che vivono nei territori occupati. Per decenni nessun contatto è stato permesso e solo di recente, grazie a un programma dell ONU, è stato possibile realizzare viaggi e visite reciproche tra parenti dai due lati del muro.3 Nell agosto 1988 il segretario generale dell Onu ottenne dal Marocco e dal Fronte Polisario un accordo di principio per un piano di pace, sottoscritto nel 1990 con la previsione del cessate il fuoco, del dispiegamento di forze Onu e di un referendum di autodeterminazione (indipendenza o integrazione al Marocco) con liste di elettori compilate a partire dal censimento eseguito dagli spagnoli nel Nel 1991 fu proclamato il cessate il fuoco e poté cominciare il dispiegamento dei caschi blu (Minurso) in previsione del referendum nel gennaio Da quella data invece il piano di pace è stato ostacolato dalla pretesa del Marocco di ampliare oltre misura la base elettorale, provocando continui slittamenti del voto. Su invito del Consiglio di sicurezza, dall estate 2007 sono ripresi i colloqui diretti Polisario- Marocco in vista di una soluzione condivisa che rispetti il diritto all autodeterminazione. Nel frattempo, la Minurso è stata sistematicamente prorogata. LA QUESTIONE SAHRAWI OGGI Quella dei campi sahrawi continua ad essere l unica esperienza di autorganizzazione dei profughi, altrove affidata a organismi internazionali o ad organizzazioni umanitarie, anche se l aspetto dei campi è profondamente mutato dal 1976 ad oggi. Ormai le tendopoli sono diventate villaggi in mattoni di sabbia. Strutture pubbliche, scuole, dispensari, centri amministrativi sono stati progressivamente ingranditi e migliorati, con uno sforzo particolare rivolto all educazione e alla sanità: tutti i giovani hanno accesso alla scuola, l assistenza sanitaria è garantita a tutta la popolazione. Fin dai primi anni furono sperimentate forme di coltivazione e di allevamento in una regione che non aveva mai conosciuta una simile esperienza. A partire dagli anni 90 il denaro cominciò a circolare, consentendo di integrare l alimentazione e l acquisto di alcuni beni di consumo. L illuminazione delle case è assicurata da pannelli solari. Si organizzano mercati nelle wilaya. La società sahrawi è in piena mutazione, anche se pienamente dipendente dagli aiuti internazionali. Un popolo pacifico, che ha deciso di non usare mezzi violenti per far ascoltare le proprie ragioni e per vedere riconosciuto il proprio diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza. Dal maggio 2005 nei territori occupati è in corso una resistenza popolare, non violenta, per protestare contro la violazione sistematica dei diritti fondamentali e chiedere la fine dell occupazione della propria terra da parte del Marocco. La risposta delle autorità marocchine è stata violentissima e la repressione si è abbattuta sulle popolazioni dei territori occupati, con gravi e ripetute violazioni dei diritti umani (divieto di manifestazioni, arresti arbitrari, torture, casi desaparecidos).4 ACCOGLIENZA ESTIVA: PICCOLI AMBASCIATORI DI PACE Ogni anno circa bambini sahrawi piccoli ambasciatori di pace sono ospitati in paesi stranieri attraverso programmi di accoglienza estiva temporanea. Le iniziative di solidarietà con i sahrawi in Italia sono iniziate quasi subito dopo l'invasione del Sahara Occidentale da parte del Marocco, ma hanno cominciato a strutturarsi con la presenza dei primi gruppi di bambini sahrawi ospiti estivi in Toscana già agli inizi degli anni '80. Attraverso l'ospitalità dei bambini e i molti viaggi di conoscenza in questi anni sono sorti nella nostra regione numerosi comitati e associazioni di solidarietà e sono stati stipulati gemellaggi e patti di amicizia da 9 province e 134 comuni. Questo ha fatto sì che la Toscana abbia svolto un ruolo trainante a livello nazionale, dove si sono progressivamente sviluppate iniziative in quasi tutte le regioni d'italia. A livello nazionale l attività di coordinamento è affidata all Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi (ANSPS), che opera su tre fronti: Attività di sostegno politico alla causa sahrawi attraverso la mobilitazione degli enti locali e la pressione sul governo italiano e sull'unione Europea. Invio di aiuti alle tendopoli sahrawi, sostegno a progetti di intervento e all'ospitalità di sahrawi per motivi di studio o di salute. Ospitalità di gruppi di bambini sahrawi in estate. Per quanto riguarda l ospitalità estiva, criteri e obiettivi sono stabiliti dall ANSPS in collaborazione con la rappresentanza Saharawi in Italia e il Comitato Minori Stranieri del Ministero degli Esteri italiano. Sin dal 2008 nella provincia di Pistoia è stato attivato un protocollo d intesa per la gestione di un programma di soggiorno estivo per i bambini e le bambine sahrawi che vivono nei campi profughi nel deserto algerino, nei pressi di Tindouf., cui hanno aderito i seguenti comuni: Agliana, Buggiano, Chiesina Uzzanese, Lamporecchio, Larciano, Marliana, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Piteglio, Ponte Buggianese, Quarrata, San Marcello Pistoiese, Serravalle Pistoiese e Uzzano. La gestione dell accoglienza è stata affidata all Associazione di amicizia con il popolo Saharawi Al Sadaqa di Massa e Cozzile (all. 1). Nei primi quattro anni di attuazione del protocollo sono stati ospitati complessivamente 56 bambini in gruppi annuali ciascuno formato da 12/17 minori di 6/12 anni, accompagnati da un adulto, ospitati nel territorio della nostra provincia nei mesi di luglio ed agosto (all. 2). Il soggiorno, avvenuto in strutture di accoglienza in alcuni casi messe a disposizione dagli stessi i comuni, ha costituito anche la possibilità di coinvolgere associazioni e cittadini dell intero territorio pistoiese attraverso incontri pubblici, cene, inserimenti nei centri estivi. L aspetto maggiormente qualificante del protocollo resta quello della profilassi medico-5 sanitaria. Grazie alla preziosa collaborazione della Azienda U.S.L. 3 di Pistoia e dell'ospedale Meyer di Firenze si rende possibile sottoporre sin dal loro arrivo i bambini ad un controllo sanitario generale, con particolare riguardo a: visita pediatrica generale, visita oculistica, visita otorinolaringoiatria e visita dentistica, analisi del sangue e urine, test della celiachia, visita dermatologica. Eventuali patologie, ove necessario e possibile, sono state interventi prima della scadenza del soggiorno. Grazie all esperienza acquisita negli anni, sono state costituite cartelle mediche individuali sulle quali sono annotate tutte le attività mediche svolte; cartelle poi riconsegnate ai bambini al momento della partenza in modo da permettere alla famiglia di origine di disporre di un quadro medico riassuntivo del bambino. In particolare questi sono gli obiettivi prioritari dell accoglienza: offrire ai bambini sahrawi la possibilità di riposo e svago dopo la fine dell anno scolastico e all inizio del periodo di più intenso di calore nei campi profughi; consentire ai bambini un apertura sul mondo esterno e su realtà nuove e diverse; stimolare lo sviluppo pedagogico del minore attraverso attività ricreativo culturali; permettere l'effettuazione di visite mediche e di monitoraggi sanitari adeguati (normalmente preclusi dalla precarie condizioni della vita nei campi) ai bambini e ai loro accompagnatori; assumere responsabilità concrete nei confronti dei diritti del popolo sahrawi e alla loro sopravvivenza, diffondendo presso la cittadinanza la realtà vissuta dai bambini sahrawi, le difficoltà del proprio popolo ed il messaggio di pace che portano con sé. Il protocollo rappresenta quindi un esperienza virtuosa, in grado di accomunare in un progetto di solidarietà internazionale di riconosciuta eccellenza quasi venti amministrazioni comunali della provincia, permettendo di implementare efficienze economiche e sinergie organizzative, così da garantire sia una corretta gestione dell accoglienza che gli obiettivi del progetto (altrimenti di difficile attuazione). Allegato 1)6 Associazione Al SADAQA Denominazione: Al Sadaqa Associazione di amicizia con il popolo Saharawi Associazione di Promozione sociale. Data di costituzione:: 17 novembre 2006 Sede Legale: via F.lli Cervi, 6 Massa e Cozzile (PT) sede operativa via Primo Maggio 47 Margine Coperta c/o Circolo ARCI Soci: 2011 = 65 Comitato Esecutivo: Aldo Di Grazia, Barbara Puleggi (tesseramento), Gherda Maestripieri (tesoriere e contabilità), Marzia Dolfi (Presidente), Silvia Barsotti (Progetto asili), Marco Grassini, Andrea Paolo Nannini (Vicepresidente), Erminio Maraia (segretario, stage e progetti nelle scuole), Giovanni Giannini (rapporti con enti locali), Roberto Zonefrati, Maria Laura Contini (accoglienza e iniziative), Claudia Sturlini (adozioni a distanza), Ramona Lazzarini. Membro dell Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi, socio sostenitore dell associazione per la difesa dei diritti umani AFAPREDESA, Affiliata ARCI Iscritta nella sezione provinciale del registro regionale delle associazioni di promozione sociale, alla sezione C per il settore sociale, avvenuta con determinazione del dirigente del servizio lavoro e politiche sociali n. 85/ Obiettivi: promuovere la conoscenza della realtà culturale e sociale della popolazione Saharawi promuovere ogni iniziativa diretta a creare nel territorio pistoiese un tessuto di solidarietà concreta con il Popolo Saharawi attività di cooperazione, di aiuto umanitario e di emergenza, di assistenza sanitaria con il Sahara Occidentale Progetti: Gestione dell'accoglienza di un gruppo di bambini e bambine Saharawi nei mesi estivi Gestione dei richiami/trattenimenti sanitari di bambine/bambine con particolari problemi: trattenimento per un anno dal 2008 al 2009 di un bambino con perforazione del timpano con effettuazione di timpanoplastica presso l AOU Pisana. Trattenimento in corso di una bambina dal 2009 ad oggi, per postumi di cheilognatoschisi, con effettuazione di innesto osseo mascellare ed impianto di apparecchio ortodontico, presso l AOU Meyer di Firenze; la bambina è inoltre celiaca. Per gli altri interventi sanitari, gestiti in occasione dell accoglienza, si rinvia alla scheda sovrastante. Adozione a distanza dei bambini e delle bambine del campo profughi Saharawi situato nel deserto algerino per consentire loro un adeguata alimentazione, istruzione e formazione nonché idonee7 condizioni igienico sanitarie, continuando a vivere secondo le tradizioni e la cultura locali; ad oggi sono state attivate 45 adozioni a distanza di bambini Saharawi, 51 sono le famiglie enti ed associazioni italiane coinvolte. Costo annuo di un adozione 360,00. Sostegno all asilo della daira di Aguenit Attivo da settembre Obiettivi: migliorare le condizioni alimentari dei bambini e delle bambine Saharawi che frequentano l asilo; rafforzare il sistema formativo dell asilo attraverso la fornitura di materiale didattico per i bambini; incrementare le opportunità ludiche attraverso la fornitura di giochi di vario tipo (quest'ultima azione è portata avanti in collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso di Bardalone fraz di San Marcello Pistoiese). Costo delle azioni del progetto: o Interventi strutturali una tantum: costruzione di nuovi servizi igienici (2008) ,00, acquisto di 4 megafoni per la Daira di Aguenit (2008) costo 300,00. o Materiale didattico e paradidattico una tantum 4.500,00 (nel 2008). o Costo anno 2011 per la fornitura di merenda (30 settimane scolastiche). Sostegno all asilo della daira di Bir Ganduz. - Attivo da settembre 2007 condotto in collaborazione con il Comune di Massa e Cozzile e da questi finanziato. Obiettivi: migliorare le condizioni alimentari dei bambini e delle bambine Saharawi che frequentano l asilo; Costo delle azioni del progetto: o Una tantum - acquisto di un frigorifero per la conservazione degli alimenti deperibili da distribuire ai bambini 400,00 o Costo anno 2011 per la fornitura di merenda (30 settimane scolastiche) Sostegno all asilo della daira di Miyec Attivo da marzo Obiettivi: migliorare le condizioni alimentari dei bambini e delle bambine Saharawi che frequentano l asilo. Costo delle azioni: o Costo anno 2011 per la fornitura di merenda (30 settimane scolastiche) Diffusione della cultura Saharawi nelle scuole del territorio pistoiese attraverso la presentazione di progetti alle scuole elementari, medie e superiori. I progetti prevedono interventi di 2 ore con il supporto di una presentazione in power point. Ad oggi sono stati effettuati incontri nelle scuole elementari di Pescia, Uzzano e Massa e Cozzile presentando la storia, la cultura e le tradizioni del popolo Saharawi, con realizzazioni grafiche finali dei bambini italiani.8 Allegato 2) 8 Documenti analoghi
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