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art. 2 Protocollo n° 4 – Diritti fondamentali, quale tutela?
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In maggio la CEDU accerta ancora un caso di violazione dell’articolo 3 della Convenzione in caso di espulsione verso la Tunisia. Inoltre, altre condanne in quattro casi di fallimento e in due casi di esproprio
Giu 7, 2009 Antonella MasciaOsservatorio CEDUart. 13, art. 2 Protocollo n° 4, art. 3, art. 35 §§ 3 e 4 della Convenzione, art. 39 del Regolamento della CEDU, art. 6 § 1, art. 8, componimento bonario, Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, Esproprio formale, Esproprio illegittimo, espulsioni, Fallimento, maggio 2009, NATO, Osservatorio CEDU, radiazione dal ruolo, ricorso alla CEDU
Strasburgo, 7 giugno 2009 – Nel mese di maggio la CEDU ha emesso nei confronti dell’Italia 8 pronunce, una decisione e sette sentenze.
Nel caso Sellem c. Italia (ricorso n. 12584/08) con sentenza del 5 maggio 2009, la CEDU ha accertato la violazione dell’art. 3 in caso di espulsione verso la Tunisia.
Nel caso Labbruzzo c. Italia (ricorso n. 10022/02), con sentenza del 5 maggio 2009, la CEDU ha radiato dal ruolo questo caso, in quanto le parti hanno raggiunto una composizione bonaria della vertenza. In questa vicenda, che riguarda un esproprio formale, la CEDU aveva già accertato, con sentenza del 5 ottobre 2006, la violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1. Il Governo italiano provvederà a corrispondere ai ricorrenti la somma complessiva di 15.000 euro.
Nel caso Gasparini c. Belgio e Italia (ricorso n. 10750/03) la CEDU, con decisione del 12 maggio 2009, ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestatamene infondato, respingendolo ai sensi dell’art. 35 §§ 3 e 4 della Convenzione. Il ricorrente, cittadino italiano, dipendente della NATO si era rivolto alla Commissione d’impugnazione di questa organizzazione internazionale per ottenere che i contributi da corrispondere venissero calcolati in base ad un tasso più favorevole. Vedendosi respingere la richiesta, si era rivolto alla CEDU, invocando la violazione dell’art. 6 § 1 della Convenzione (equità della procedura). La CEDU, dopo aver esaminato l’aspetto del trasferimento del potere sovrano del componimento dei conflitti riguardanti cause di lavoro da parte dell’Italia e del Belgio alla NATO, ha affermato che gli Stati convenuti, al momento dell’approvazione del regolamento riguardante il personale civile della NATO, avano potuto ritenere a buon diritto che la procedura davanti alla Commissione della NATO sarebbe stata conforme ai principi di equità.
Il 26 maggio 2009, la CEDU si è inoltre pronunciata in quattro casi di fallimento.Nei casi Maria Vicari c. Italia (ricorso n. 13606/04), Cavalleri c. Italia (ricorso n. 30408/03), Colombi c. Italia (ricorso n. 24824/03) e Mur c. Italia (ricorso n. 6480/03) la CEDU ha infatti accertato la violazione degli articoli 6 § 1 (durata della procedura) e 8 e 13 della Convenzione, nonché dell’art. 2 del Protocollo n. 4. La CEDU ha quindi condannato l’Italia a corrispondere nel caso Vicari la somma di 17.400 euro per danni morali, oltre a 2.000 euro per spese e competenze di lite; nel caso Cavalleri la somma di 24.000 euro per danni morali, oltre a 2.000 euro per spese e competenze di lite; nel caso Colombi la somma di 3.000 euro per danni morali, oltre a 2.000 euro per spese e competenze di lite; nel caso Mur, la somma di 22.000 euro, oltre a 2.000 per spese e competenze di lite.
Infine, nel caso Rossitto c. Italia (ricorso n. 7977/03, con sentenza del 26 maggio 2009, la CEDU ha accertato la violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1. In questo caso il terreno di proprietà della ricorrente era stato sottoposto a zona adibita a verde pubblico per diverse volte con conseguente divieto assoluto di costruire in attesa dell’esproprio che, tuttavia, non è mai avvenuto. La CEDU ha condannato l’Italia a corrispondere la somma di 130.000 euro per danni materiali, 5.000 euro per danni morali e 5.000 euro per spese e competenze legali.
Mar 17, 2009 Antonella Mascia1 CommentOsservatorio CEDUArt. 1 Protocollo n° 1, art. 13, art. 2 Protocollo n° 4, art. 6 § 1, art. 8, Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, Fallimento, marzo 2009, Osservatorio CEDU, ricorso alla CEDU
Strasburgo, 17 marzo 2009 – Il 10 marzo 2009, la CEDU ha emesso dieci sentenze nei confronti dell’Italia, accertando la violazione di diversi articoli della Convenzione.
Nei casi CIFRA c. Italia (n° 26735/05), D’APOLITO c. Italia (n° 33226/05), FABIANO c. Italia (n° 40807/05), FURNO c. Italia (n° 40824/05), MASSIMO c. Italia (n° 11000/05), MORONI c. Italia (n° 40261/05), PUZELLA e altri c. Italia (n° 38264/05), Umberto PEDICINI e Pierpaolo PEDICINI c. Italia (n° 8681/05) e VALENTINI c. Italia (n° 40664/05), SHAW c. Italia (n° 981/04), dove i ricorrenti furono dichiarati falliti a livello nazionale, la CEDU ha accertato la violazione degli articoli 8 e 13 della Convenzione.
In particolare, riguardo all’articolo 8 della Convenzione, la CEDU ha accertato che la richiesta di riabilitazione, azionablie solo dopo cinque anni dalla chiusura del fallimento, fosse un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti non « necessaria in una società democratica » ai sensi dell’articolo 8 § 2 della Convenzione (§§ 14 e 15 della sentenza).
La CEDU ha inoltre accertato che l’assenza di un ricorso azionabilie avverso le incapacità personali derivanti dall’iscrizione del nome del fallito nel registro dei falliti e perduranti fino all’ottenimento della riabilitazione civile, fosse in violazione dell’articolo 13 della Convenzione (§ 17).
Nel caso SHAW c. Italia (n° 981/04), la CEDU ha anche accertato la violazione dell’articolo 6 §1 (eccessiva durata della procedura fallimentare) della Convenzione, dell’articolo 1 del Protocollo n° 1 (tutela dei beni) e dell’articolo 2 del Protocollo n° 4 (libertà di circolazione).

References: art. 2
 art. 2
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 art. 3
 art. 35
 art. 39
 art. 6
 § 1
 art. 8
 sentenza 
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 § 1
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 art. 13
 art. 2
 art. 6
 § 1
 art. 8
 § 2
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