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Eternit: i “fantasmi” della sentenza
Posted by Redazione Fatto&Diritto on 17 febbraio 2012 in Inchieste | 8 Views | Leave a response	TORINO, 17 FEBBRAIO ’12 – L’euforia per la sentenza Eternit lascia spazio a delusione e incredulità. Nel verdetto del processo torinese ci sarebbero mancanze e sviste che potrebbero avere conseguenze per le famiglie che hanno diritto al risarcimento. Nell’elenco di chi ha diritto all’indennizzo non risultano, o sono stati scritti male, i nomi di famiglie e di ex operai di Casale Monferrato e Cavagnolo. Sono loro i fantasmi della sentenza. La spiegazione potrebbe essere il consistente numero delle parti civili, circa 6000, che avrebbe comportato qualche errore. Le famiglie escluse quindi, al momento non si conosce il numero preciso, sono uscite dal tribunale a mani vuote pur avendo gli stessi diritti e una situazione identica a quella di tante altre. Una disparità di trattamento che rischia di complicare la strada degli indennizzi. Tra gli errori c’è anche quello del barone belga condannato a 16 anni il cui nome è Louis De Cartier e non Jean Louis, che invece è il nome del figlio.
D: I nomi scritti male possono essere corretti? Cosa succede alle famiglie il cui nome non risulta affatto nelle liste?
R: Il nostro ordinamento all’art. 130 c.p.p. prevede la possibilità della correzione di errori materiali di sentenze, ordinanze e decreti inficiati da errori o omissioni che non ne determinano la nullità e la cui eliminazione non comporta alcuna modificazione essenziale dell’atto (come può essere l’indicazione di un nome che magari è individuato in maniera corretta in altre parti del provvedimento o con altri dati che in ogni caso ne permettano l’esatta individuazione). La correzione è disposta anche d’ufficio da parte del giudice che ha emesso il provvedimento e dell’ordinanza con cui è effettuata la correzione è fatta annotazione nell’originale dell’atto.
Inoltre l’art. 547 c.p.p., sempre in tema di correzione della sentenza, stabilisce che sempre previsto che se occorre completare la motivazione insufficiente di una sentenza o se manca è incompleto alcuno dei requisiti che deve avere una sentenza (tra i quali generalità imputato e delle altri parti private, imputazione, indicazione delle rispettive conclusioni, motivi di fatto e diritto, dispositivo con articoli violati, data e sottoscrizione del giudice) si procede anche d’ufficio alla correzione della sentenza proprio a norma dell’articolo 130 c.p.p. anzidetto.
In realtà secondo alcune prime interpretazioni di questi fatti, per la cui conferma si dovranno aspettare ovviamente le motivazioni della sentenza, si potrebbe ipotizzare che quelle parti civili rimaste escluse siano i familiari di persone scomparse prima del 13 agosto 1999 (ossia la data che il tribunale a preso come riferimento come censura temporale per giudicare la prescrizione o meno del reato di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche) e che quindi la loro assenza dalla lista dei risarciti in quanto familiari di alcune vittime sia la conseguenza dell’intervenuta prescrizione del reato dal quale deriva il danno da loro lamentato.
Più in particolare, con riferimento al delitto di cui all’art. 437 comma 2 c.p. (omissione dolosa di cautele antinfortunistiche) gli imputati sono stati condannati limitatamente ai fatti successivi al 13 agosto 1999; mentre, per quanto riguarda la fattispecie di disastro doloso di cui all’art. 434, comma 2 c.p., la condanna ha riguardato soltanto quanto avvenuto presso gli stabilimenti di Cavagnolo e Casale Monferrato, escludendo quelli di Bagnoli e Rubiera.
D: La prescrizione del reato per le vittime di Bagnoli e Rubiera impedisce in ogni caso un risarcimento?
R: L’art. 2947 del nostro codice civile stabilisce che il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in 5anni dal giorno in cui il fatto si è verificato (2 anni per il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie) ma che se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga (come in questo caso che comunque sarebbe maturata per alcune porzioni di fatti), questa si applica anche all’azione civile. Nel caso del processo Eternit, però, anche su tale aspetto si sono già aperte alcune discussioni che forse soltanto con la lettura delle motivazioni potranno essere risolte. Infatti rispetto invece al delitto ex art. 434, comma 2 c.p. (disastro doloso) apparirebbe verosimile che il Tribunale abbia aderito alla tesi dell’accusa del disastro quale evento permanente, ancora in corso al momento della formulazione dell’imputazione. Se cosi fosse non si dovrebbe porre il problema della prescrizione ma allora non è chiaro perché in relazione ai due stabilimenti di Bagnoli e Rubiera i disastri siano stati invece dichiarati interamente prescritti.
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