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Timestamp: 2018-02-24 10:30:47+00:00

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GERONIMADOS: LICENZIATO LAVORATORE PART TIME - RIFIUTA DI MODIFICARE L'ORARIO DI LAVORO - ILLEGITTIMITA'
LICENZIATO LAVORATORE PART TIME - RIFIUTA DI MODIFICARE L'ORARIO DI LAVORO - ILLEGITTIMITA'
CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO SENTENZA DEL 4 SETTEMBRE 2012, N. 14833
Tale decisione veniva confermata dalla Corte di Appello di Torino con sentenza del 21.4.2008 che riteneva: ritualmente effettuata, ai sensi dell’art. 145 co. 1 c.p.c., la notifica del ricorso introduttivo del giudizio alla E.-G. s.a.s. e, quindi, rituale anche la declaratoria di contumacia da parte del primo giudice; tardiva la documentazione prodotta in sede di appello da parte della E. – G. tendente a dimostrare che il recesso era avvenuto per ragioni inerenti l’attività produttiva e, comunque, non rilevante visto che il licenziamento era stato adottato perché il P. , assunto part – time, si era rifiutato di modificare l’orario di lavoro; corretta la applicazione da parte del tribunale dell’art. 18 L. n.300/70 non avendo provato la società la insussistenza dei presupposti per l’applicabilità della c.d. tutela reale. Per la cassazione di detta sentenza ha proposto ricorso la E. – G. affidato a quattro motivi. P.F. resiste con controricorso.
Ed infatti l’impugnata sentenza ha basato la propria decisione sulle risultanze dei documenti ritualmente acquisiti al processo da cui emergeva che il licenziamento era stato adottato non già per ragioni inerenti all’attività produttiva – come sostenuto nell’appello dalla E. G. – ma perché il P. si era rifiutato di modificare l’orario di lavoro. La Corte di merito, quindi, non ha, diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente, attribuito alcuna rilevanza alla contumacia. Con il quarto motivo viene denunciata la nullità della sentenza impugnata per difetto completo di motivazione circa l’applicazione della tutela reale in luogo di quella obbligatoria e falsa applicazione dell’art. 18 L. n. 300/70. Si deduce che erroneamente la corte di merito aveva applicato la c.d. tutela reale sulla scorta dell’affermazione che era onere della E-G provare il requisito dimensionale nel giudizio di primo grado laddove, invece, detto onere incombeva sul lavoratore e, peraltro, dalla documentazione prodotta in secondo grado emergeva che la società non occupava più di quindici dipendenti al momento del licenziamento. Formula, quindi, quesito.
L’orientamento di questa Corte è ormai consolidato nell’affermare il principio secondo cui l’onere di provare l’esistenza del requisito occupazionale che impedisce l’applicazione della disciplina generale della L. n. 300 del 1970, art. 18, grava sul datore di lavoro (Cass. SU n. 141/2006; Cass. 6344/2009). Ne consegue che correttamente l’impugnata sentenza ha ritenuto che la E. – G., contumace in primo grado, non potesse più in appello fornire la prova della insussistenza del requisito dimensionale essendo decaduta dalla possibilità di provare la circostanza suddetta. Alla luce di quanto esposto il ricorso va rigettato.
Pubblicato da geronimo a 11:29

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 art. 18
 Cass. 
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