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Timestamp: 2018-06-25 04:08:35+00:00

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Leggi e sentenze: le ultime novità
Le Guide Leggi e sentenze: le ultime novità
Come rimanere aggiornati sulle ultime pronunce e leggi italiane: una rubrica che segue le pubblicazioni in gazzetta ufficiale e la giurisprudenza del nostro sistema giudiziario.
Il nostro legislatore e le corti del nostro paese sono molto attivi, e tenere il passo con tutte le pubblicazioni che quotidianamente vengono emanate è difficile. Specialmente per quanto riguarda la giurisprudenza, ogni anno vengono pubblicate migliaia di sentenze, in tutti i gradi di giudizio, nonostante si senta dire a più voci quanto la giustizia italiana sia lenta e in ritardo. Per cercare di non rimanere indietro, cercheremo con questo articolo di fare il punto sugli ultimi aggiornamenti legislativi e sulle sentenze maggiormente significative. Una rubrica in costante e continuo aggiornamento quindi, che consentirà di avere il polso della situazione sugli ultimi interventi normativi in materia civile e penale e sulle pronunce della giurisprudenza: una guida da salvare fra i preferiti, come una sorta di prontuario in pillole sulle ultime novità in materia di leggi e sentenze.
1 Legislazione civile
1.1 Legge sugli orfani da crimini domestici
2 Legislazione penale
2.1 Diventa reato non versare assegno di mantenimento
2.2 Nuova disciplina sulle impugnazioni penali
3 Giurisprudenza civile
3.1 Offendere su Twitter il datore di lavoro giustifica il licenziamento
3.2 Azienda in crisi, tasse e stipendi
3.3 Stranieri e diritti umani
4 Giurisprudenza penale
4.1 Misure cautelari e riparazione per ingiusta detenzione
Legge sugli orfani da crimini domestici
Non solo il codice civile, ma anche il codice penale e il codice di procedura penale sono stati modificati con l’introduzione della legge riguardante gli orfani per crimini domestici [1], cioè i figli (sia minorenni che maggiorenni, se non autonomi economicamente) che siano diventati orfani di uno dei genitori a causa dell’omicidio da parte dell’altro genitore, coniuge, separato o divorziato, convivente o anche in passato unito al genitore deceduto da una relazione affettiva. Tra le misure riconosciute in favore di questi soggetti, si segnala l’accesso al fondo per le vittime di mafia, usura e reati intenzionali violenti, l’accesso al gratuito patrocinio in deroga ai limiti di reddito fissati e la possibilità di cambiare il proprio cognome.
Diventa reato non versare assegno di mantenimento
Il codice penale ora prevede – a partire dal 6 aprile 2018 – un nuovo reato, chiamato violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio. Con la finalità di rafforzare la tutela del coniuge separato o divorziato che ha diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento, il nostro legislatore ha stabilito [2] che chi non adempie all’obbligo di versare quanto dovuto all’altro coniuge o ai figli per il mantenimento rischia fino ad un anno di reclusione e una multa di 1032 euro. Il reato si applica sia ai casi di assegno dovuto per scioglimento, cessazione degli effetti civili o nullità del matrimonio che nelle ipotesi di violazione degli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli. Con l’obiettivo manifesto di sancire, una volta per tutte, che il mantenimento dei figli (e del coniuge, se riconosciuto dal giudice) non è un optional lasciato al buon cuore dell’ex, ma un obbligo legale (oltre che, ma sembra quasi ridicolo doverlo ricordare, una questione morale, per quanto riguarda se non altro il mantenimento dei figli), le cui conseguenze adesso sono anche di natura penale.
Nuova disciplina sulle impugnazioni penali
La riforma Orlando è entrata in vigore a marzo 2018. Introdotta lo scorso febbraio 2018 [3] ha come finalità la riduzione del numero dei giudizi di appello in materia penale, attraverso una limitazione dei poteri di impugnazione delle parti processuali (pubblico ministero e imputati). Tra le modifiche apportate al codice di procedura penale, si segnalano le seguenti:
il pubblico ministero potrà proporre impugnazione diretta a conseguire effetti favorevoli all’imputato solo con ricorso per cassazione;
il pubblico ministero potrà impugnare le sentenze di condanna solo entro precisi limiti di legge, limitandosi ai casi in cui le sentenze modifichino il titolo del reato, escludano la sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale o stabiliscano una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato;
l’imputato potrà appellare contro le sentenze di proscioglimento emesse al termine del dibattimento, salvo che si tratti di sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l’imputato stesso non lo ha commesso.
La riforma introduce inoltre modifiche in materia di appello incidentale (consentito soltanto per l’imputato – e non per il PM – che non abbia proposto impugnazione) e nuovi limiti al ricorso per cassazione.
Offendere su Twitter il datore di lavoro giustifica il licenziamento
È un giustificato motivo soggettivo di licenziamento [4] l’uso improprio del lavoratore dei social media, se utilizzati per offendere e denigrare l’azienda datrice di lavoro, dato che la libertà di espressione – costituzionalmente riconosciuta – non giustifica l’uso di toni offensivi e ingiuriosi, soprattutto se esternati attraverso un mezzo di comunicazione come Twitter, in grado di raggiungere una platea molto ampia di persone.
Azienda in crisi, tasse e stipendi
Se l’azienda attraversa un periodo di fortissima crisi, l’imprenditore che sceglie volontariamente di non versare le ritenute fiscali e le imposte dovute e di utilizzare i fondi a disposizione per pagare gli stipendi ai dipendenti non è punibile [5].
Stranieri e diritti umani
La protezione umanitaria riconosciuta allo straniero che si sia integrato nel contesto sociale italiano non esonera da una comparazione effettiva e concreta fra la condizione raggiunta nel nostro paese e la situazione (oggettiva e soggettiva) in relazione al paese di origine, in quanto occorre verificare se l’eventuale rimpatrio possa causare il venir meno in capo al richiedente dei fondamentali diritti umani [6].
Misure cautelari e riparazione per ingiusta detenzione
Nel computo dei termini per la presentazione della domanda di riparazione per ingiusta detenzione, l’ordinanza emessa dai giudice ai sensi dell’art. 521 comma 2 del codice di procedura penale non si può equiparare alla sentenza irrevocabile di proscioglimento, al provvedimento di archiviazione e neanche alla sentenza di non luogo a procedere [7].
[1] Legge n. 4 dell’11 gennaio 2018.
[2] Art. 570 bis del codice penale, inserito dall’art. 2, D.Lgs. n. 21 dell’1 marzo2018,con decorrenza dal 6 aprile 2018.
[3] D. Lgs. n. 11 del 6 febbraio 2018, disposizioni di modifica della disciplina in materia di
[4] Sent. Trib Busto Arsizio, sez. lavoro, del 20 febbraio 2018.
[5] Ord. Cass. Sez. V civile, n. 3528 del 14 febbraio 2018.
[6] Sent. Cass. sez. I civile, n. 4455 del 23 febbraio 2018.
[7] Sent. Cass. Pen. n. 9201 del 31 gennaio 2018.

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 570
 Cass. Sez. 
 Cass. sez. 
 Cass.