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Timestamp: 2019-01-23 15:17:26+00:00

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Corte di Cassazione penale Sez. I Sentenza n. 19927 del 14/05/2014 | ProfessioneGiustizia
1. - Con sentenza, deliberata il 24 aprile 2013 e depositata il 20 giugno 2013, la Corte di appello di Milano, ha confermato la sentenza del Tribunale ordinario di quella stessa sede 23 gennaio 2012, di condanna alla pena dell'arresto in mesi otto a carico di T. L., imputato della contravvenzione di porto di armi, ai sensi dell'art. 699 c.p., per avere portato fuori della propria abitazione un coltello in acciaio con blocca lama, dalla lunghezza di complessiva di cm. 18, di cui cm. 8 di lama, arma per cui non è ammessa licenza, in Milano il 21 settembre 2009.
Laddove la materialità della condotta di porto del corpo del reato è affatto pacifica e incontestata, con riferimento ai motivi di gravame in punto di qualificazione del fatto, di rinnovazione della istruzione dibattimentale e di imputabilità dell'appellante, la Corte territoriale ha osservato: devono essere disattese le richieste dell'appellante di derubricazione del reato ai sensi dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, di ispezione del coltello e di riconoscimento del vizio parziale di mente; nel corso del dibattimento di primo grado il Tribunale ha esaminato il corpo del reato; e ha verificato che il coltello a serramanico, pur non essendo a scatto, è dotato di un congegno di blocco della lama, una volta che sia estratta; risulta pertanto integrata la contravvenzione contestata alla luce della giurisprudenza di legittimità (sentenza n. 16685 del 27/03/2008 - dep. 22/04/2008, Papagni, Rv. 240278); deve essere disattesa la mozione di rinnovazione della istruzione dibattimentale, in quanto la attestazione del primo giudice fa prova fino a querela di falso; le perizie richiamate dall'appellante a sostegno della richiesta del riconoscimento del vizio parziale di mente non sono pertinenti, in quanto si riferiscono a periodi diversi da quello di commissione del reato.
2. - Ricorre per cassazione l'imputato, col ministero del difensore di fiducia, avvocato Plaga Marco, mediante atto recante la data del 23 settembre 2013, col quale sviluppa due motivi con i quali denunzia ai sensi dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), mancanza e manifesta illogicità della motivazione.
2.1 - Col primo motivo il ricorrente si duole, congiuntamente, della qualificazione della condotta e del diniego della rinnovazione della istruzione dibattimentale, a tal fine richiesta.
Il coltello del ricorrente "non aveva le caratteristiche descritte nella ... sentenza", infatti "non si tratta di un coltello a scatto", ma di un coltello con lama ripiegabile.
I "rapporti e i verbali della polizia giudiziaria" (sic ) non fanno prova fino a querela di falso per quanto concerne gli apprezzamenti del pubblico ufficiale.
Aggiunge, quindi, il difensore non pertinenti - e non comprensibili - considerazioni relative al altro giudicabile (tale A.), alla prova indiziaria e alla interpretazione di intercettazioni telefoniche, per poi concludere che non è dimostrato il reato di cui all'art. 699 c.p., comma 2.
2. - Con secondo motivo, il difensore, censurando il diniego del riconoscimento del vizio parziale di mente, oppone: la perizia prodotta redatta dal "c.t.u." (sic ) Dott. M., variamente, pure, indicato come Dott. M. è relativa a procedimento concernente "fatti" commessi nell'arco temporale compreso dal dicembre 2008 fino al settembre 2010; inoltre il ricorrente, dopo essere stato internato nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, è in atto sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata eseguita presso la comunità psichiatrica (____________).
3. - Il ricorso è, nei termini che seguono, fondato, limitatamente alla definizione giuridica della condotta, nonchè - per quanto di ragione - in ordine alla rinnovazione del dibattimento.
3.1 - L'arresto di legittimità citato dai giudici di merito ha affermato che ai fini della qualificazione della condotta, ai termini dell'art. 699 c.p., comma 2, la circostanza che il coltello a serramanico sia, ovvero no, munito di meccanismo di scatto a molla per la automatica estrazione della lama (in seguito alla pressione esercitata su un pulsante o su una levetta), non è decisiva; ciò che conta è, invece, se esista un congegno di bocco della lama (comunque estratta: manualmente o per effetto della azione della molla) che la renda "fissa" e solidale alla impugnatura "con le caratteristiche proprie del pugnale", sicchè per la chiusura si rende necessaria la attivazione di un dispositivo di "disincaglio" della lama stessa (Sez. 1^, n. 16685 del 27/03/2008 - dep. 22/04/2008, Papagni, Rv. 240278).
Purtuttavia, la quaestio iuris della definizione giuridica della condotta, oggetto del primo motivo del ricorso, merita approfondimento.
Sebbene con qualche oscillazione, pur se a volte meramente terminologica (cfr. Sez. 5^, n. 1774 del 19/11/1970 - dep. 11/12/1970, Taurino, Rv. 115940; Sez. 1^, n. 1629 del 12/12/1985 - dep. 22/02/1986, Di Donato, Rv. 171969; Sez. 6^, n. 955 del 15/04/1970 - dep. 24/06/1970, Nesci, Rv. 87837; Sez. 6^, n. 5943 del 21/05/1986 - dep. 20/06/1986, Meneghino, Rv. 173183; Sez. F, n. 33396 del 28/07/2009 - dep. 17/08/2009, Balacco, Rv. 244643; e Sez. 1^, n. 33244 del 09/05/2013 - dep. 31/07/2013, Sicuro, Rv. 256988), nella giurisprudenza di questa Corte suprema di cassazione è ben netto l'orientamento secondo il quale il comune coltello a serramanico (cioè l'utensile dotato di lama pieghevole nella cavità della impugnatura la quale, così, funge anche da guaina) costituisce strumento da punta e/o da taglio, ovverosia arma impropria, il cui porto ingiustificato, fuori della abitazione o delle relative appartenenze, è sanzionato ai termini della L. 18 aprile 1975, n. 110, art. 4, (Sez. 1^, n. 10832 del 23/10/1984 - dep. 05/12/1984, Angileri, Rv. 166960 e 166961; Sez. 1^, n. 7404 del 31/01/1978 - dep. 10/06/1978, De Rossi, Rv. 139340; Sez. 1^, n. 7011 del 19/05/1993 - dep. 14/07/1993, P.M. in proc. Arditi, Rv. 195502; Sez. 1^, n. 392 del 01/12/1999 - dep. 14/01/2000, Sannibale, Rv. 215145; Sez. 1, n. 37080 del 11/10/2011 - dep. 14/10/2011, Scarcella, Rv. 250817; Sez. 1^, n. 46264 del 08/11/2012 - dep. 28/11/2012, Visendi, Rv. 253968; Sez. 1^, n. 15945 del 21/03/2013 - dep. 08/04/2013, Cancellieri, Rv. 255640); mentre è arma propria (bianca), sicchè il porto abusivo è punito ai sensi dell'art. 699 c.p., quella particolare specie di coltello a serramanico, detto coltello a molla, o molletta, ovvero, anche, coltello a scatto o coltello a scrocco, dotato di congegni che consentono la fuoriuscita della lama dal manico (senza la manovra della estrazione manuale) e il successivo bloccaggio della lama stessa in assetto col manico (Sez. 2^, n. 5189 del 09/02/1979 - dep. 02/06/1979, Di Stefano, Rv. 142173; Sez. 2^, n. 9691 del 10/04/1981 - dep. 31/10/1981, Corso, Rv. 150782; Sez. 1^, n. 9526 del 13/05/1981 - dep. 29/10/1981, Di Gaetano, Rv. 150740; Sez. 1^, n. 3662 del 26/01/1983 - dep. 26/04/1983, Palumbo, Rv. 158647; Sez. 2^, n. 8735 del 26/04/1984 - dep. 18/10/1984, Meneghini, Rv. 166169; Sez. 1^, n. 4218 del 12/02/1985 - dep. 07/05/1985, Bruni, Rv. 169010; Sez. 1^, n. 6536 del 04/03/1985 - dep. 26/06/1985, Premale, Rv. 169961; Sez. 1^, n. 7949 del 14/03/1985 - dep. 08/08/1986, Vaporieri, Rv. 173483; Sez. 1^, n. 6413 del 01/04/1985 - dep. 25/06/1985, Audisio, Rv. 169935; Sez. 1^, n. 11078 del 04/07/1985 - dep. 22/11/1985, Lopresti, Rv. 171168; Sez. 1^, n. 448 del 11/10/1985 - dep. 16/01/1986, Ernovi, Rv. 171594; Sez. 1^, n. 12427 del 24/10/1994 - dep. 17/12/1994, PM e Boffa, Rv. 199887; Sez. 1^, n. 2208 del 18/01/1995 - dep. 03/03/1995, Mininni, Rv. 200423; Sez. 1^, n. 16785 del 07/04/2010 - dep. 03/05/2010, P.G. in proc. Pierantoni, Rv. 246947).
E' dato, peraltro, censire l'ulteriore indirizzo (richiamato, per l'appunto, dai giudici di merito nel caso in esame) secondo il quale costituisce arma propria anche il coltello a serramanico, affatto privo di "alcun congegno di scatto", che, tuttavia, assicura il blocco della lama - una volta snudata e in linea colla impugnatura - sicchè la "successiva chiusura necessita di un meccanismo di disincaglio" (Sez. 1^, n. 1901 del 18/01/1996 - dep. 17/02/1996, Angugliaro, Rv. 203807; Sez. 1, n. 5213 del 19/04/1996 - dep. 25/05/1996, P.M. in proc. Ben Hassime, Rv. 204670; Sez. 1^, n. 16685 del 27/03/2008 - dep. 22/04/2008, Papagni, Rv. 240278, citata nella sentenza impugnata; Sez. F, n. 33604 del 30/08/2012 - dep. 03/09/2012, Luciani, Rv. 253427; cui adde: Sez. 1^, n. 29483 dell'11/06/2013 - dep. 10/07/2013, Roso, non massimata).
In tutte le succitate sentenze e in numerose altre, relative alla qualificazione del coltello a scatto o a molla come arma propria, questa Corte suprema di cassazione non ha mancato di correlare la qualificazione del coltello come arma propria alla attitudine del corpo del reato ad "assumere le caratteristiche di un pugnale o di uno stiletto" (Sez. 6^, n. 617 del 13/03/1969 - dep. 28/05/1969, Giuliano, Rv. 111595; Sez. 6^, n. 4143 del 10/12/1974 - dep. 15/04/1975, Castellano, Rv. 129779; Sez. 1^, n. 1757 del 17/11/1978 - dep. 16/02/1979, De Risi, Rv. 141187; Sez. 5^, n. 576 del 23/10/1979 - dep. 18/01/1980, Settimo, Rv. 143974; Sez. 1^, n. 4785 del 12/02/1985 - dep. 16/05/1985, Borelli, Rv. 169231; Sez. 1^, n. 3121 del 24/09/1986 - dep. 14/03/1987, Bartoli, Rv. 175347; Sez. 2^, n. 1022 del 05/11/1985 - dep. 25/01/1986, Cherin, Rv. 171715; Sez. 1^, n. 8852 del 19/05/1993 - dep. 28/09/1993, P.M. in proc. Casali, Rv. 197008; Sez. 1^, n. 14 del 03/11/1993 - dep. 05/01/1994, P.G. in proc. Toselli, Rv. 198231; Sez. 1^, n. 7471 del 27/04/1994 - dep. 01/07/1994, P.M. in proc. Bombace, Rv. 198362; Sez. 1^, n. 9372 del 08/06/1994 - dep. 31/08/1994, Natilla, Rv. 200135; Sez. 1^, n. 10894 del 20/06/1994 - dep. 31/10/1994, P.G. in proc. Albani, Rv. 200177; Sez. 1^, n. 5509 del 17/11/1994 - dep. 17/01/1995, P.M. in proc. Munari, Rv. 200637; Sez. 1^, n. 2388 del 05/12/1994 - dep. 11/03/1995, Balsemin, Rv. 200468; Sez. 1, n. 4514 del 20/03/1995 - dep. 26/04/1995, P.M. e Di Renzo, Rv. 201136; Sez. 1^, n. 563 del 30/01/1995 - dep. 19/04/1995, P.M. in proc. Caruso, Rv. 200927; Sez. 1^, n. 4938 del 04/10/1996 - dep. 07/12/1996, P.M. in proc. Giuliani, Rv. 207720).
Sicchè, in definitiva, quali che siano le particolari caratteristiche di costruzione del "coltello", alla stregua della varia tipologia, il discrimen tra l'arma impropria (cioè lo strumento da punta e/o da taglio atto ad offendere) e l'arma propria è costituito dalla presenza delle caratteristiche tipiche delle armi bianche corte, quali, appunto, i pugnali o gli stiletti, e, cioè, la punta acuta e la lama a due tagli.
Per vero, pur essendosi proceduto in prime cure alla ispezione del corpo del reato, il giudice si è limitato a verificare la presenza del congegno di blocco della lama, senza verificare le caratteristiche della lama stessa, se cioè la stessa fosse - ovvero no - a punta acuta e a due tagli.
L'omesso accertamento in proposito comporta vizio della motivazione in ordine alla relativa quaestio facti la quale rileva ai fini della definizione giuridica della condotta, a fronte della alternativa tra la ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 699 c.p., (nel caso di arma propria) e quella di cui alla L. 18 aprile 1975, n. 110, art. 4, (nel caso di strumento da punta e/o da taglio atto ad offendere).
3.2 - Il secondo mezzo di impugnazione, per la carenza del requisito della specificità del motivo, non può essere preso in considerazione nella sede del presente scrutinio di legittimità.
Il difensore è incorso nella inosservanza del canone della autosufficienza del ricorso, in quanto ha omesso di rappresentare, come era suo onere, compiutamente e integralmente - trascrivendone il contenuto ovvero allegando copia dell'atto - lo specifico tenore del responso peritale, laddove, per vero, risulta vago e generico l'assunto che i fatti, oggetto del diverso procedimento nel quale si assume essere stata espletata la perizia, sarebbero compresi nel succitato arco temporale.
Nè alcun pregio riveste la deduzione, in fatto, della sottoposizione del ricorrente, in relazione ad altro giudizio, a misure di sicurezza.
3.3 - Conseguono l'annullamento della sentenza impugnata in ordine alla definizione giuridica del fatto commesso (fermo nell'an - nei termini da definirsi - l'accertamento della penale responsabilità per effetto della progressiva formazione del giudicato, sul punto, ai sensi dell'art. 624 c.p.p., comma 1, con l'ulteriore effetto della irrilevanza della maturazione della prescrizione) e il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Milano.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 4
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