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Timestamp: 2017-02-20 00:00:53+00:00

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Rifiuti n. 187 agosto-settembre 2011 by Edizioni Ambiente - issuu
n. 187 (08-09/11)
Rifiuti e riforma del Codice ambientale:
riflessioni su alcuni punti “residuali”
I servizi pubblici locali dopo il Dl 138/2011:
cosa (non) cambia
F erragosto
e sorprese: il 13 agosto il Dl sulla
manovra economica (138/2011)
ha abrogato il Sistri. Il 16 agosto è entrato in vigore il Dlgs 121/2011 che (in at‑
tuazione della direttiva 2008/99/Ce) ha attratto importanti reati ambientali
nell’orbita della responsabilità amministrativa da reato, presupposto di cui al
Dlgs 231/2001. Non è poco. Però, mentre l’estensione all’ambiente del “sistema
231” era attesa da tempo, l’abrogazione del Sistri è stata una specie di shock.
Per tutti. Incredibile ma vero. Regalo, sorpresa, beffa: molteplici gli epiteti va‑
riamenti affibbiati alla norma di soppressione. Come spesso accade, lo stesso
fenomeno non ha lo stesso significato per tutti. Ci sono tanti modi di guarda‑
re alla realtà, tanti “punti di vista”. Mentre si scrive non si ha ancora contez‑
za di come finirà la vicenda Sistri, poiché l’iter per la conversione in legge del
Dl 138/2011 è appena iniziato. Questa vicenda può essere una buona occasio‑
ne per rimeditare un sistema che dalla sua ha la facilità di acquisizione del da‑
to da parte delle autorità di controllo (anche a garanzia della lealtà della con‑
correnza). A suo sfavore però milita un fatto, inoppugnabile: non è vero che il
Sistri avrebbe sbaragliato (sbaraglierà) l’ecomafia. Al massimo avrebbe potuto
(potrà) ridimensionare l’ecofurbizia. Al pari dei sistemi fiscali, l’evasore totale
non è certo spaventato dagli studi di settore (variamente denominati); mentre
l’esercizio che non fa la ricevuta fiscale si preoccupa (ma solo) un po’.
L’unico strumento contro l’illegalità è il controllo capillare, costante ed uni‑
forme su strada e in impianto; del resto, quando la direttiva Ue sui rifiu‑
ti (2008/98) obbliga alla tracciabilità, chiede efficacia ma non impone uno
Con riguardo ai reati ambientali e al loro confluire nell’ambito del 231, si os‑
serva che per le imprese di settore si apre un nuovo fronte: la responsabilità
amministrativa da reato ambientale. E che proprio su questo fronte, le impre‑
se devono ringraziare il Sistri. Infatti, nella logica del Dlgs 231/2001, il reato
è evento riconducibile ad un “deficit organizzativo” dell’impresa e che per la
possibile esclusione della responsabilità amministrativa, questa deve dotarsi di
modelli organizzativi, di gestione e di controllo dinamici per invocare la pro‑
pria diligenza ed escludere (o limitare) la propria responsabilità da reato am‑
bientale. E il Sistri ha sollecitato molti produttori e gestori a rivedere il proprio
sistema di gestione rifiuti.
Molti hanno cominciato da zero; moltissimi si sono affinati, elaborando pro‑
cedure chiare (prima fra tutte la caratterizzazione), individuando referenti
e/o responsabili adeguatamente formati, sganciandosi dai fornitori di servi‑
zi non sempre trasparenti. Questo perché un sistema di gestione dei rifiuti ef‑
ficiente è indispensabile a prescindere dal Sistri e anche continuando ad usa‑
re registri e formulari.
Quindi, fermo restando che il Sistri così come concepito non poteva (potrà)
funzionare, un merito ce l’ha: ha costretto tutti ad organizzarsi o riorganiz‑
zarsi. Ma (inconsapevolmente) in vista di altro: l’esenzione dalla responsabi‑
lità amministrativa da reato ambientale che da oggi si misura in “quote”, cioè
decine (quando non centinaia) di migliaia di euro.
il commento di Ecopneus
Sistri, per i rifiuti pericolosi dei piccoli produttori
si annuncia una lunga proroga
Decreto‑legge 13 maggio 2011, n. 70
Sentenza 23 marzo 2011, n. 11650
Centri di raccolta, se conformi al Dm 8 aprile 2008
l’autorizzazione regionale non è richiesta
Sentenza 9 maggio 2011, n. 17864
Responsabilità della gestione dei rifiuti: è di tutti
i soggetti coinvolti, a qualsiasi titolo
Sentenza 11 giugno 2011, n. 23971
Cave: i residui e gli inerti rientrano nel 152/2006
solo se derivano da attività successiva
Sentenza 23 giugno 2011, n. 25193
a cura di Paola Ficco, Luigi Lovecchio e Roberto Montali
“Focus” giurisprudenza
Il decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, recante “Disposizioni
di attuazione della direttiva 2008/98/Ce del Parlamento europeo
e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abro‑
ga alcune direttive”, ha introdotto all’interno del Capo V del Tito‑
lo I della Parte quarta del Dlgs 152/2006 – dedicato alle “Procedu‑
re semplificate” – tre nuove disposizioni (articoli 214‑bis, 216‑bis
e 216‑ter) che risultano non solo scarsamente attinenti alla mate‑
ria trattata nel predetto Capo V, ma anche tra di loro molto etero‑
genee nei contenuti.
Esse, pertanto, non hanno tra loro alcun legame se non quello di
essere state impropriamente inserite nello stesso contesto del Dlgs
Ciò nonostante, al fine di dare un quadro completo delle novità in‑
trodotte dal Dlgs 205/2010 nel segmento della Parte quarta dedica‑
to in senso lato alle autorizzazioni, il presente contributo si propo‑
ne di prendere in partito esame le tre norme in questione.
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 187 (08‑09/11)
Rifiuti e riforma del
Codice ambientale:
riflessioni su alcuni
punti “residuali”
L’articolo 214‑bis – sgombero della neve
Ai sensi del nuovo articolo 214‑bis, Dlgs 152/2006 “le attività di
sgombero della neve effettuate dalle pubbliche amministrazioni o da loro delegati, dai concessionari di reti infrastrutturali
o infrastrutture non costituisce detenzione ai fini della lettera
a) comma 1 dell’articolo 183”.
L’articolo in esame, non foss’altro per il suo carattere estremamente
specifico, non costituisce recepimento di una disposizione della di‑
rettiva 2008/98/Ce, bensì scaturisce, al pari di altre norme del Dlgs
205/2010 (si pensi all’articolo 39, comma 12, in tema di elenchi te‑
lefonici), dalla volontà del Legislatore di dare risposta a determina‑
ti quesiti pratici, verosimilmente originati da vicende giudiziarie.
Tali quesiti possono essere così formulati: la neve ammassata a se‑
guito dell’attività di sgombero costituisce rifiuto? Se sì, come va
classificato il rifiuto e chi deve farsi carico della sua gestione?
Va da sé, infatti, che, qualora la neve ammassata costituisse un ri‑
fiuto urbano, di esso dovrebbe farsi carico il gestore del servizio
pubblico di nettezza urbana, con ciò che ne consegue in termini
economici a carico dei Comuni.
La formulazione letterale della norma in commento, tuttavia, non
sembra sciogliere tutti i nodi interpretativi.
Occorre premettere che, come risulta dai lavori parlamentari,
l’originaria proposta contemplava una duplice modifica al Dlgs
152/2006:
– da un lato, l’aggiunta alla definizione di “spazzamento delle
strade” della frase “escluse le operazioni di sgombero della neve
dalla sede stradale e sue pertinenze, effettuate allo scopo di garantire la fruibilità e la sicurezza al transito”;
– dall’altro, l’aggiunta all’articolo 185, comma 1, di un’ulteriore
ipotesi di esclusione dall’ambito di applicazione della Parte quar‑
ta così formulata: “g) la neve e qualsiasi altro elemento di origine naturale, e qualora contaminata da sostanze o materiali estranei purché sia gestita nel contesto delle operazioni direttamente connesse con la manutenzione delle strade ed aree
pubbliche e delle strade ed aree private soggette ad uso pubblico allo scopo di garantire la fruibilità e sicurezza”.
Mentre la prima parte della proposta è stata effettivamente recepita
nella definizione di “spazzamento delle strade” attualmente pre‑
vista all’articolo 183, lettera oo), il Legislatore, anziché introdurre
nell’articolo 185 una nuova ipotesi di esclusione, ha preferito intro‑
durre una norma ad hoc, vale a dire l’articolo 214‑bis.
L’articolo 214‑bis, infatti, non afferma che la neve è esclusa dalla
definizione di cui all’articolo 183, comma 1, lettera a), bensì sta‑
bilisce solamente che “le attività di sgombero … non costituisce [rectius non costituiscono] detenzione ai fini della lettera a)
comma 1 dell’articolo 183”.
In altri termini, il Legislatore si limita a stabilire che il sog‑
getto il quale ha effettuato l’attività di sgombero non può es‑
sere considerato detentore dell’ammasso di neve prodotto da
Una simile ricostruzione, tuttavia, lascerebbe sul tappeto più dubbi
interpretativi di quanti la modifica normativa intendesse risolverne.
Infatti, se la neve ammassata costituisse un rifiuto, non si capirebbe:
a) se essa sia rifiuto speciale (derivante da attività di servizio) ovve‑
ro rifiuto urbano (pur non essendo qualificabili come “rifiuti pro‑
venienti dallo spazzamento delle strade” ai sensi dell’articolo 184,
comma 2, lettera c) potrebbero comunque rientrare tra “i rifiuti di
qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree
pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad
uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei
corsi d’acqua” di cui all’articolo 184, comma 2, lettera d));
b) chi debba farsi carico della loro gestione, giacché a ciò non do‑
vrebbe ovviamente provvedere l’impresa che ha effettuato lo sgom‑
(1) L’articolo 21 della direttiva 2008/98/
Ce così recita: “Oli usati
1. Fatti salvi gli obblighi riguardanti
la gestione dei rifiuti pericolosi di cui
agli articoli 18 e 19, gli Stati membri adottano le misure necessarie per
c) laddove ciò sia tecnicamente fattibile ed economicamente praticabile, gli oli usati con caratteristiche
differenti non siano miscelati e gli
oli usati non siano miscelati con altri tipi di rifiuti o di sostanze, se ta-
le miscelazione ne impedisce il trattamento.
2. Ai fini della raccolta separata di
oli usati e del loro trattamento adeguato, gli Stati membri possono, conformemente alle loro condizioni nazionali, applicare ulteriori misure
quali requisiti tecnici, la responsabilità del produttore, strumenti economici o accordi volontari.
3. Se gli oli usati, conformemente alla legislazione nazionale, devono essere rigenerati, gli Stati membri
possono prescrivere che tali oli siano rigenerati se tecnicamente fattibile e, laddove si applichino gli articoli 11 o 12 del regolamento (Ce)
n. 1013/2006, limitare le spedizioni
L’articolo 216‑bis – oli usati
In attuazione di quanto stabilito dell’articolo 21 della direttiva
2008/98/Ce (1), l’articolo 216‑bis, Dlgs 152/2006 detta specifiche
disposizioni in tema di deposito e gestione degli oli usati.
Ambito di applicazione della norma. Ex articolo 183, lette‑
ra c), Dlgs 152/2006 per “oli usati” deve intendersi “qualsiasi olio
industriale o lubrificante, minerale o sintetico, divenuto improprio all’uso cui era inizialmente destinato, quali gli oli
usati dei motori a combustione e dei sistemi di trasmissione,
nonché gli oli usati per turbine e comandi idraulici”.
L’ottavo comma dell’articolo 216‑bis, poi, precisa che sono sogget‑
ti alla disciplina sugli oli usati i composti usati fluidi o liquidi so‑
lo parzialmente formati di olio minerale o sintetico, compresi i re‑
sidui oleosi di cisterna, i miscugli di acqua e olio, le emulsioni ed
altre miscele oleose.
Priorità nelle forme di gestione. In base alla disposizione in
esame, gli oli usati devono essere gestiti, in via prioritaria, trami‑
te rigenerazione tesa alla produzione di basi lubrificanti (artico‑
lo 216‑bis, comma 3, lettera a), Dlgs 152/2006), laddove per “ri‑
generazione degli oli usati” deve intendersi “qualsiasi operazione di riciclaggio che permetta di produrre oli di base mediante una raffinazione degli oli usati, che comporti in particolare la separazione dei contaminanti, dei prodotti di ossidazione e degli additivi contenuti in tali oli” (articolo 183, lettera v),
Dlgs 152/2006).
Al fine di dare priorità alla rigenerazione degli oli usati, è stabili‑
• le spedizioni transfrontaliere di oli usati dal territorio italiano
verso impianti di incenerimento e coincenerimento collocati al di
fuori del territorio nazionale sono escluse nella misura in cui ri‑
corrano le condizioni di cui agli articoli 11 e 12 del regolamento
(Ce) n. 1013/2006 (articolo 216‑bis, comma 4) e cioè, deve rite‑
nersi, nella misura in cui vengano sollevate obiezioni da parte del‑
le autorità competenti per i vari Stati interessati dalla spedizione. Si
applicano, al riguardo, i principi di cui agli articoli 177 e 178 (2),
nonché il principio di prossimità;
verso impianti di rigenerazione collocati al di fuori del territorio
nazionale sono valutate ai sensi del regolamento (Ce) n. 1013/2006
transfrontaliere di oli usati dal loro
territorio agli impianti di incenerimento o coincenerimento al fine di
dare priorità alla rigenerazione degli oli usati.
(2) Ex articolo 177, comma 4, i rifiuti
sono gestiti senza pericolo per la salute
dell’uomo e senza usare procedimenti o
metodi che potrebbero recare pregiudi‑
zio all’ambiente e, in particolare:
a) senza determinare rischi per l’ac‑
qua, l’aria, il suolo, nonché per la fau‑
na e la flora;
b) senza causare inconvenienti da ru‑
mori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i
siti di particolare interesse, tutelati in
Ex articolo 178, Dlgs 152/2006, la ge‑
stione dei rifiuti è effettuata conforme‑
mente ai principi di precauzione, di
prevenzione, di sostenibilità, di propor‑
zionalità, di responsabilizzazione e di
cooperazione di tutti i soggetti coinvol‑
ti nella produzione, nella distribuzio‑
ne, nell’utilizzo e nel consumo di be‑
ni da cui originano i rifiuti, nonché del
principio chi inquina paga. A tale fine
la gestione dei rifiuti è effettuata secon‑
do criteri di efficacia, efficienza, econo‑
micità, trasparenza, fattibilità tecnica
ed economica, nonché nel rispetto del‑
le norme vigenti in materia di parteci‑
pazione e di accesso alle informazio‑
ni ambientali.
Ciò può dare adito a due interpretazioni:
• secondo una prima tesi, tanto l’articolo 214‑bis, quanto l’artico‑
lo 183, lettera oo), hanno voluto semplicemente riconoscere che la
nozione di rifiuto presuppone un’originaria detenzione del rifiuto
da parte del produttore del medesimo, mentre la neve, per sua ori‑
gine e natura, quand’anche ammassata, non entra mai nella di‑
sponibilità materiale e giuridica del soggetto che opera il servizio
di sgombero e, quand’anche ipoteticamente vi entrasse, non po‑
trebbe essere realisticamente detenuta a tempo indeterminato. Sic‑
ché, seguendo questa impostazione, la neve ammassata in tanto
non rientra nello spazzamento delle strade, in quanto non costitu‑
isce ab origine un rifiuto.
• secondo altra tesi, invece, il Legislatore, introducendo l’articolo
214‑bis, non avrebbe voluto escludere la qualificabilità della neve
come rifiuto, bensì avrebbe inteso semplicemente deresponsabiliz‑
zare il soggetto preposto all’attività di sgombero dalle incombenze
connesse con l’attribuzione in capo al medesimo della qualifica di
produttore/detentore di rifiuti.
bero: se si trattasse di rifiuti urbani, i Comuni dovrebbero affidarne
la raccolta e la gestione ad impresa autorizzata (sempre che nel frat‑
tempo la neve non si sia sciolta…), mentre, se si trattasse di rifiu‑
ti speciali, nessuno paradossalmente sarebbe tenuto ad occuparsene.
L’intervento Codice ambientale
Quest’ultima disposizione, tuttavia, non consente di afferma‑
re con certezza che la neve ammassata a seguito dell’attività
di sgombero non sia qualificabile come rifiuto.
e, in particolare, dell’articolo 12 del predetto regolamento. A tali fi‑
ni, il Ministro dell’ambiente può individuare con uno o più decreti
gli elementi da valutare secondo le facoltà concesse alle autorità di
spedizione o di transito nell’esercizio delle competenze di cui agli
articoli 11 e 12 del regolamento (Ce) n. 1013/2006;
In via sussidiaria e, comunque, nel rispetto dell’ordine di priorità di
cui all’articolo 179, comma 1 (3), qualora la rigenerazione sia tec‑
nicamente non fattibile ed economicamente impraticabile, gli oli
usati devono essere avviati a combustione, nel rispetto delle dispo‑
sizioni di cui al titolo III‑bis della Parte II, Dlgs 152/2006 (in te‑
ma di Aia) e al Dlgs 11 maggio 2005, n. 133. A dispetto della for‑
mulazione letterale dell’articolo 216‑bis, comma 3, lettera b), deve
ritenersi che la combustione degli oli usati possa avere luogo anche
in presenza di uno solo dei presupposti indicati dalla norma (vale
a dire la non fattibilità tecnica e l’impraticabilità economica), dal
momento che ciascuno di essi costituisce, a ben vedere, una causa
ostativa alla rigenerazione.
In via residuale, qualora le predette modalità di trattamento (ri‑
generazione e combustione) non siano tecnicamente praticabi‑
li a causa della composizione degli oli usati, gli stessi devono esse‑
re sottoposti alle operazioni di smaltimento di cui all’allegato B al‑
la Parte IV, Dlgs 152/2006.
Deposito temporaneo. In base al secondo comma dell’artico‑
lo 216‑bis, fermo quanto previsto dall’articolo 187, il deposito tem‑
poraneo, la raccolta e il trasporto degli oli usati sono realizzati in
modo da tenere costantemente separate, per quanto tecnicamen‑
te possibile, tipologie di oli usati da destinare, secondo l’ordine di
priorità di cui all’articolo 179, comma 1, a processi di trattamento
diversi fra loro. È fatto comunque divieto di miscelare gli oli mine‑
rali usati con altri tipi di rifiuti o di sostanze.
Pertanto, a maggiore chiarimento di quanto previsto dall’ar‑
ticolo 183, lettera bb), n. 3 (“il deposito temporaneo deve
essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il
deposito delle sostanze pericolose in essi contenute”), in
materia di oli usati il deposito temporaneo deve avvenire te‑
nendo separate le tipologie di oli usati da destinare a diversi
processi di trattamento secondo quanto sopra detto in tema
di priorità delle forme di gestione.
In ogni caso, non è mai consentita la miscelazione di oli minera‑
li usati con altri tipi di rifiuti o di sostanze, non potendo quindi es‑
sere rilasciata l’autorizzazione in deroga prevista dall’articolo 187,
comma 2, Dlgs 152/2006,.
Rinvio alla norma attuativa. Ex articolo 216‑bis, comma 7, in‑
fine, con uno o più regolamenti del Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare da adottarsi, ai sensi dell’articolo 17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Mi‑
nistro dello sviluppo economico, entro centottanta giorni dalla da‑
ta di entrata in vigore del Dlgs 205/2010, saranno definite le norme
tecniche per la gestione di oli usati in conformità a quanto dispo‑
sto dallo stesso articolo 216‑bis.
L’articolo 216‑ter – Comunicazioni
Da ultimo, l’articolo 216‑ter, Dlgs 152/2006, nel dare attuazione
agli articoli 11, comma 5, 33 e 37 della direttiva 2008/98/Ce, ri‑
assume gli adempimenti inerenti alle comunicazioni da effettuare
In particolare, i piani di gestione ed i programmi di prevenzione di
cui all’articolo 199, commi 1 e 3, lettera r), e le loro eventuali re‑
visioni sostanziali, devono essere comunicati al Ministero dell’am‑
biente e della tutela del territorio e del mare, utilizzando il forma‑
to adottato in sede comunitaria, per la successiva trasmissione al‑
Inoltre, con cadenza triennale, il Ministero dell’ambiente e del‑
la tutela del territorio e del mare comunica alla Commissione eu‑
ropea le informazioni sull’applicazione della direttiva 2008/98/Ce,
inviando una relazione settoriale in formato elettronico sulla base
di un questionario o di uno schema inviato dalla Commissione eu‑
ropea stessa sei mesi prima del periodo contemplato dalla citata re‑
lazione settoriale.
In tale relazione, da trasmettere per la prima volta entro il 12 set‑
tembre 2014, devono essere previste, tra l’altro, le informazioni sul‑
la gestione degli oli usati, sui progressi compiuti nell’attuazione dei
programmi di prevenzione dei rifiuti, di cui all’articolo 199, com‑
ma 3, lettera r), e sulle misure previste dall’eventuale attuazione
del principio della responsabilità estesa del produttore, di cui all’ar‑
ticolo 178‑bis, comma 1, lettera a).
Con i tempi e le modalità previsti per l’invio della predetta relazione
devono essere altresì comunicati gli obiettivi di cui all’articolo 181
relativi alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio di rifiuti.
(3) Ex articolo 179, comma 1, Dlgs 152/2006, la gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia:
e) smaltimento
L’effetto del referendum
Il referendum numero 1 (3), aveva quindi completamente abroga‑
to l’articolo 23‑bis, con effetto su tutti i servizi pubblici locali di ri‑
levanza economica e non solo sulla gestione del servizio idrico, co‑
sì come aveva correttamente osservato la Corte Costituzionale nella
sentenza che aveva sancito l’ammissibilità del quesito: “l’abrogazione richiesta riguarda una normativa generale, prevalente
su quelle di settore (salvo che per i sopra ricordati quattro settori esclusi (4), che è diretta sostanzialmente a restringere, rispetto alle regole concorrenziali minime comunitarie, le ipotesi di affidamento diretto e, in particolare, di gestione in house dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. L’evidente unitarietà della disciplina di cui si richiede l’abrogazione
comporta l’omogeneità del quesito. Esso, infatti, proprio perché
diretto ad escludere l’applicazione di tale regolamentazione
generale, è sorretto da una matrice razionalmente unitaria.
L’astratta riconducibilità alla previsione dell’articolo 23-bis
di un’indefinita pluralità di servizi pubblici locali di rilevanza economica non è di ostacolo a tale conclusione, perché non
esclude la sottolineata unitarietà di disciplina e, quindi, la
(1) Articolo 23‑bis del decreto‑leg‑
ge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
con modificazioni, dalla legge 6 ago‑
sto 2008, n. 133, e successive modifi‑
cazioni, di seguito denominato “ar‑
ticolo 23‑bis” “Disposizioni urgenti
per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica
e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in
legge 6 agosto 2008, n. 133, come mo‑
dificato dall’articolo 30, comma 26,
della legge 23 luglio 2009, n. 99, re‑
cante “Disposizioni per lo sviluppo
e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’articolo 15 del decreto‑leg‑
ge 25 settembre 2009, n. 135, recan‑
te “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per
l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazio‑
ni, in legge 20 novembre 2009, n. 166,
nel testo risultante a seguito della sen‑
tenza n. 325 del 2010 della Corte co‑
stituzionale. In analogia all’ipotesi –
esaminata dalla Corte costituziona‑
le nella sentenza n. 241 del 2003 – di
abrogazione di una legge di delega‑
zione, con l’effetto, almeno nelle in‑
tenzioni dei promotori della consul‑
tazione, dell’attribuzione agli enti lo‑
cali del potere di optare per l’affida‑
mento della gestione in house dei ser‑
vizi pubblici locali, anche in assen‑
za delle condizioni straordinarie og‑
gi richieste dal comma 3 dell’articolo
23‑bis, tutte le volte in cui tale gestio‑
ne risulterà corrispondente al pubbli‑
co interesse, pur nel rispetto delle esi‑
genze concorrenziali sottolineate dal‑
la Corte costituzionale nella sentenza
n. 325 del 2010.
(2) Per un approfondimento del con‑
tenuto del Dpr 168/2010 si veda in
questa Rivista, n. 179, dicembre 2010,
pp. da 8 a 15.
(3) Sul contenuto del quesito refe‑
rendario e la norma abrogata si ve‑
da Tabella n. 3.
(4) Distribuzione di gas naturale; di‑
stribuzione di energia elettrica; ge‑
stione delle farmacie comunali; tra‑
sporto ferroviario regionale
locali dopo il
Dl 138/2011: cosa
(non) cambia
Il Gattopardo ha colpito ancora. “Tutto cambia affinché nulla
cambi”. In tema di servizi pubblici locali a rilevanza economica,
tutto è cambiato, ma tutto è tornato come prima. E non c’è miglior
parabola che il discorso che Don Fabrizio, il principe di Salina, fece
al cavaliere Chevalley nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, per
rendere il senso di quanto è accaduto alla normativa inerente l’af‑
fidamento e la gestione dei servizi pubblici locali. Tutto è cambiato
ma tutto è tornato come prima.
Non sono più in vigore né il famigerato “articolo 23‑bis” (1), così
come il Dpr 7 settembre 2010 n. 168 (2) che ne costituiva il rego‑
lamento di attuazione: norme queste, come noto, abrogate ad esito
dei referendum del 12 e 13 giugno scorsi, abrogazioni che avevano
avuto l’effetto sostanziale di riportare la disponibilità della gestione
dei servizi pubblici nella piena autonomia delle pubbliche ammi‑
nistrazioni, le quali pertanto avrebbero potuto continuare a gesti‑
re in proprio i servizi o affidarli a società “in house” o bandire ga‑
re ad evidenza pubblica.
Legislazione norme nazionali Pneumatici fuori uso
3. attività di trasporto;
4. operazioni di frantumazione degli Pfu, al netto dei ricavi della vendita che l’operatore consegue nel mercato;
6. attività di ricerca, sviluppo e formazione di cui all’articolo 228, comma 1, del decreto legislativo n.152/2006;
7. registrazioni finalizzate al tracciamento dei flussi degli Pfu e derivati;
8. controllo sulle predette operazioni, monitoraggio, rendicontazione, reportistica, informazione e comunicazione;
9. gestione amministrativa dei contributi raccolti e, in generale, attività connesse direttamente e indirettamente alla gestione della filiera e alla organizzazione del sistema.
(Articoli 2, comma 1, lettera o)) e 5, comma 4
Veicoli utilizzatori (indicativo)
Pesi min‑max
(in chilogrammi)
A1 (2 – 8)
B1 (6 – 18)
C1 (20 – 40);
C2 (41 – 70);
D0 (< 4);
D1 (4 – 20);
D2 (21 – 40);
D3 (41 – 70);
D4 (71 – 130);
D5 (131 – 200);
D6 (> 200).
Pneumatici fuori uso,
parte il sistema
definito dal Dm 82/2011
Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale (n.
131 dell’8 giugno 2011), il Dm 11 aprile 2011, n.
82 – attuativo del Dlgs 152/2006 – definisce i
dettagli per l’avvio delle operazioni che dovran‑
no garantire l’invio a recupero del 100% dei Pfu
generati sul territorio nazionale italiano.
Il decreto dispone le modalità operative e ge‑
stionali del nuovo sistema: chi sono i responsa‑
bili, come verranno gestite le quantità di Pfu e
i relativi contributi economici, chi sono gli or‑
gani deputati al controllo e quali saranno le
sanzioni in caso di inadempienze.
Dall’entrata in vigore del provvedimento (9 giu‑
gno 2011) sono previsti 90 giorni di tempo per
permettere a tutti i soggetti coinvolti di ade‑
guarsi alla nuova normativa, termine dal quale
prenderà il via anche in Italia un sistema di ge‑
stione nazionale dei Pfu.
La partenza del sistema sarà dunque il 7 set‑
tembre 2011 su tutto il territorio nazionale.
sumo di materiale dato dal suo utilizzo. Sono
inoltre esclusi da questa gestione i pneumatici
da bicicletta e quelli degli aeromobili.
Per adempiere ai propri obblighi, entro il 31
maggio di ogni anno, produttori e importato‑
ri di pneumatici dovranno comunicare all’au‑
torità competente:
• la quantità e le tipologie di pneumatici im‑
messi sul mercato del ricambio l’anno solare
• le quantità, le tipologie e le destinazioni di
recupero o smaltimento dei Pfu provenienti dal
mercato del ricambio l’anno solare precedente,
inviando rendiconto economico completo del‑
Gli obblighi appena descritti possono essere
assolti anche attraverso la costituzione di una
o più strutture societarie dotate di autonoma
personalità giuridica, di natura consortile con
scopo mutualistico e senza fine di lucro.
Il principio della “Responsabilità
del Produttore”
Il decreto impone l’obbligo a tutti i produttori o
importatori di pneumatici operanti in Italia, di
raccogliere e gestire annualmente una quantità
di Pfu almeno equivalente alla quantità in peso
dei pneumatici che hanno immesso nel mercato
nazionale del ricambio l’anno solare precedente.
Per garantire che la gestione avvenga secondo
criteri di efficienza, efficacia ed economicità,
presso il Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare è stato istituito un tavo‑
lo permanente di consultazione che, oltre ad un
ruolo di controllo e garanzia sulle risorse eco‑
nomiche dei cittadini, ha il compito di esami‑
nare la gestione dei Pfu con la finalità di incre‑
mentare il livello qualitativo e quantitativo delle
fasi che vanno dalla raccolta al trattamento dei
Pfu, ai fini di una maggiore tutela ambientale.
Ai fini del decreto, il peso di un pneumatico
fuori uso corrisponde al 90% del peso di un
pneumatico nuovo, in virtù del naturale con‑
Gli obiettivi di raccolta e le sanzioni
All’interno del decreto 82/2011 rientrano anche
gli obiettivi di raccolta da raggiungere e un
Per ogni singolo produttore o importatore di
pneumatici operante in Italia, e per le loro
strutture associate, gli obiettivi fissasti dal de‑
creto sono:
• al 31 dicembre 2011, recupero di almeno il
25% della propria quota di pneumatici immes‑
si nel mercato del ricambio;
• al 31 dicembre 2012, recupero di almeno
l’80% della propria quota di pneumatici im‑
messi nel mercato del ricambio;
• al 31 dicembre 2013 e per gli anni successivi,
recupero del 100% della propria quota di pneu‑
matici immessi nel mercato del ricambio.
Le sanzioni scattano nel momento in cui non
sono raggiunti gli obiettivi di gestione prescritti
e sono proporzionali alla gravità dell’inadem‑
pienza accertata, fino ad arrivare ad una san‑
zione massima pari al doppio dell’ammontare
del contributo ambientale percepito nell’anno
cui si riferisce la violazione, contributo versa‑
to dai consumatori all’atto dell’acquisto di un
pneumatico nuovo così finanziando il sistema
di gestione senza fini di lucro.
di Giovanni Corbetta,
Direttore Generale Ecopneus
Eventuali avanzi di gestione saranno per una
quota pari al 30% nella disponibilità del Mi‑
nistero dell’ambiente per interventi di bonifica
di stock storici di Pfu (esclusi dall’applicazio‑
ne del Dm 82/2011); la restante parte di risorse
sarà rimandata al bilancio di gestione dell’an‑
no successivo.
Il contributo varierà a seconda della tipologia
di pneumatico sostituito (vettura, autocarro,
agricolo e, all’interno di queste classi, ulterior‑
mente suddiviso in base al peso) secondo uno
schema definito, che sarà obbligatoriamente
esposto nei locali dove avviene il cambio pneu‑
matici e reso ben visibile al cittadino.
L’importo del contributo ambientale sarà de‑
terminato annualmente dal Ministero dell’am‑
biente e della tutela del territorio e del mare
sulla base delle stime di costo per la gestione
dei Pfu nell’anno successivo, fornite dai pro‑
duttori e importatori di pneumatici.
I Pfu derivanti dai
Nel caso degli pneumatici montati sulle vetture
alla prima immatricolazione, il rivenditore ri‑
scuote il contributo dal soggetto che acquista il
nuovo veicolo e lo versa in un fondo apposita‑
mente costituito presso l’Aci – Automobile Club
d’Italia, il cui ammontare servirà a finanzia‑
re le operazioni di raccolta presso le aziende
di demolizione veicoli una volta che il mezzo
giungerà a fine vita. Questo fondo sarà gestito,
ispirandosi a criteri di efficienza, efficacia ed
economicità, da un Comitato di gestione pre‑
sieduto dall’Aci.
I produttori e importatori di pneumatici o le lo‑
ro forme associate, insieme ai dati sui quanti‑
tativi di materiale gestiti dovranno rendiconta‑
re puntualmente all’Autorità competente an‑
che i relativi flussi finanziari, che sono andati
a coprire tutti i costi di gestione, tra cui il lavo‑
ro delle aziende che saranno incaricate del tra‑
sporto dei Pfu dai punti di generazione, ai cen‑
tri di stoccaggio e trattamento, fino alle azien‑
de di trasformazione e recupero.
Il contributo relativo agli pneumatici da primo
equipaggiamento sarà determinato dal Comi‑
tato sulla base della documentazione dei pro‑
duttori e importatori di pneumatici e comu‑
nicato all’Autorità competente per approvazio‑
ne. L’importo dovrà essere tale da coprire i costi
di gestione dei Pfu ritirati e i costi di gestione e
amministrazione del Comitato e del fondo, e
dovrà essere ovviamente commisurato alla ti‑
pologia di pneumatici cui si riferisce.
Il contesto in cui opera Ecopneus
– Da dove siamo partiti
Ecopneus – costituita nel 2009 come società
consortile senza fine di lucro dalle principali
aziende di produzione e importazione di pneu‑
matici operanti in Italia (Bridgestone, Conti‑
nental, Good Year Dunlop, Marangoni, Miche‑
lin, Pirelli) è pronta ad operare nel quadro nor‑
mativo ed organizzativo definito dal recente de‑
creto 11 aprile 2011, n. 82, inserito nella corni‑
ce delineata dall’articolo 228 del Dlgs 152/2006
(“Codice ambientale”), che aveva sancito il
principio della “responsabilità del produttore”
come fondante di un sistema nazionale di ge‑
stione dei Pneumatici fuori uso (Pfu). In realtà
fin dal lontano 1994 queste aziende hanno la‑
vorato insieme per analizzare la complessa ma‑
teria e predisporsi ai prevedibili cambiamenti.
Pfu generate ogni anno in Italia rappresenta
oggi un nuovo impegno che siamo pronti ad
A ciò va aggiunto che l’impegno dei produtto‑
ri di pneumatici per una sempre migliore so‑
stenibilità dei propri prodotti da molto tempo
ha portato ad investimenti in ricerca e realiz‑
zazione di pneumatici dalle sempre migliori
performance ambientali (risparmio carburan‑
te, maggiore durata, minori emissioni di CO2,
minore rumorosità, eliminazione di materiali
meno compatibili), garantendo sempre massi‑
me prestazioni in affidabilità e sicurezza.
La gestione delle circa 400.000 tonnellate di
un intero settore industriale
Ecopneus ha avviato da subito un’intensa at‑
tività di relazione e conoscenza del settore na‑
zionale della lavorazione dei Pfu che fino ad
oggi, pur avendo sviluppato competenze e ma‑
turato realtà industriali di qualità, ha registra‑
to un mancato decollo, senza un pieno svilup‑
po delle proprie potenzialità sul mercato nazio‑
nale ed internazionale.
Non esiste, infatti, ad oggi un quadro detta‑
gliato che ne descriva la realtà economica ed
organizzativa, così come grandi aree grigie
caratterizzano il flusso dei Pfu in Italia: dal‑
la generazione di questo rifiuto presso i cir‑
ca 30.000 operatori del ricambio, grandi offi‑
cine, flotte, fino all’esito di recupero di mate‑
ria o di energia.
Come evidenziato dalla tabella 1 di pagina 20,
fino ad oggi il settore della raccolta, frantuma‑
zione e recupero dei Pfu è stato fortemente ca‑
ratterizzato dalla presenza di derive illegali o
comunque incontrollate di materiale; allo stes‑
so tempo, persiste una bassa percentuale di re‑
cupero di materia dai Pfu raccolti, con un dato
inferiore alla media europea.
Pneumatici fuori uso: le
Il cittadino che, a partire dal 90° giorno suc‑
cessivo all’entrata in vigore del decreto, effet‑
tuerà un “cambio gomme”, accanto al costo
per l’acquisto degli pneumatici e i relativi ser‑
vizi troverà, in modo chiaro e distinto nella fat‑
tura, l’importo dovuto per finanziare il corretto
recupero dei pneumatici fuori uso così genera‑
ti, un contributo ambientale pagato all’acqui‑
sto del pneumatico nuovo, finalizzato a garan‑
tire il recupero del pneumatico ormai fuori uso
derivato dalla sostituzione.
regime di sanzioni in caso di inadempienze.
Segretario FISE UNIRE – Confindustria
Entra in vigore la nuova direttiva
RoHs sulla restrizione delle
sostanze pericolose nelle Aee
11. Altre Aee non comprese nelle categorie
Dopo la pubblicazione sulla Guce L 174 del
1° luglio scorso, è entrata in vigore il 21 luglio
la direttiva 2011/65/Ue, provvedimento di ri‑
fusione, con modifiche, della storica diretti‑
va 2002/95/Ce (cosiddetta “direttiva RoHs”)
sulla restrizione all’uso di sostanze pericolo‑
se nelle apparecchiature elettriche ed elettro‑
niche (Aee). La nuova direttiva dovrà essere
recepita dagli Stati membri entro il 2 gennaio
2013. A partire da tale data sarà abrogata la
“vecchia” RoHs, direttiva 2002/95/Ce.
a) alle apparecchiature necessarie alla tutela
degli interessi essenziali in materia di sicurez‑
za degli Stati membri;
b) alle apparecchiature destinate ad essere
inviate nello spazio;
c) alle apparecchiature progettate specifica‑
mente e da installare come parti di un’altra
apparecchiatura che è esclusa o non rien‑
tra nell’ambito di applicazione della direttiva
2011/65/Ue e che possono svolgere la pro‑
pria funzione solo in quanto parti di tale ap‑
parecchiatura ed essere sostituite unicamen‑
te dalle stesse apparecchiature appositamen‑
te progettate;
d) agli utensili industriali fissi di grandi dimen‑
sioni;
e) agli impianti industriali fissi di grandi di‑
mensioni;
f) ai mezzi di trasporto di persone o di mer‑
ci, esclusi i veicoli elettrici a due ruote non
omologati;
g) alle macchine mobili non stradali destinate
ad esclusivo uso professionale;
i) ai pannelli fotovoltaici destinati a essere uti‑
lizzati in un sistema concepito, montato e in‑
stallato da professionisti per un impiego per‑
manente in un luogo prestabilito, ai fini della
produzione di energia da luce solare per ap‑
plicazioni pubbliche, commerciali, industria‑
li e residenziali;
j) alle apparecchiature appositamente conce‑
pite a fini di ricerca e sviluppo, messe a di‑
sposizione unicamente nell’ambito di rappor‑
ti tra imprese.
Le Aee escluse dall’applicazione della prece‑
dente direttiva 2002/95/Ce ma non conformi
alle nuove restrizioni potranno continuare a es‑
sere commercializzate fino al 22 luglio 2019.
Tra le novità del restyling, una migliore defini‑
zione del campo di applicazione della normati‑
va e degli obblighi dei soggetti coinvolti, come
fabbricanti, mandatari, importatori e distribu‑
tori, anche attraverso l’introduzione di una di‑
chiarazione Ue di conformità obbligatoria.
Il provvedimento si applica alle Aee che ri‑
entrano nelle seguenti categorie (Allegato I):
3. Apparecchiature informatiche e per teleco‑
7. Giocattoli e apparecchiature per il tempo li‑
bero e per lo sport
9. Strumenti di monitoraggio e controllo,
compresi gli strumenti di monitoraggio e con‑
trollo industriali
Gli Stati membri devono provvedere affinché
le Aee immesse sul mercato, compresi i cavi
e i pezzi di ricambio destinati alla loro ripara‑
zione, al loro riutilizzo, all’aggiornamento delle
loro funzionalità o al potenziamento della loro
capacità, non contengano le sostanze di cui
Tali sostanze specificamente sono: piombo,
mercurio, cadmio, cromo esavalente, PBB o
PBDE, e per ciascuna di queste viene ristret‑
to l’uso tramite l’applicazione di concentra‑
zioni massime per peso tollerate nei materia‑
li omogenei, indicate nello stesso allegato II.
Per materiale omogeneo si intende un “materiale di composizione uniforme o un materiale
costituito dalla combinazione di più materiali che non può essere diviso o separato in materiali diversi mediante azioni meccaniche come lo svitamento, il taglio, la frantumazione,
la molatura e processi abrasivi”.
La restrizione si applica:
– ai dispositivi medici e gli strumenti di mo‑
nitoraggio e controllo immessi sul mercato a
decorrere dal 22 luglio 2014;
– ai dispositivi medico‑diagnostici in vitro im‑
messi sul mercato a decorrere dal 22 luglio
– agli strumenti di monitoraggio e controllo
industriali immessi sul mercato a decorrere
dal 22 luglio 2017.
La previsione non si applica ai cavi o ai pez‑
zi di ricambio per:
• Aee immesse sul mercato prima del 1° lu‑
glio 2006;
• dispositivi medici immessi sul mercato pri‑
ma del 22 luglio 2014;
• dispositivi medici di diagnosi in vitro im‑
messi sul mercato prima del 22 luglio 2016;
• strumenti di monitoraggio e controllo im‑
messi sul mercato prima del 22 luglio 2014;
• strumenti di monitoraggio e controllo indu‑
striali immessi sul mercato prima del 22 lu‑
glio 2017;
Il divieto non si applica neanche nel caso di
riutilizzo dei pezzi di ricambio recuperati da
Aee immesse sul mercato prima del 1° luglio
2006 e utilizzati in Aee immesse sul merca‑
to prima del 1° luglio 2016, purché il riutiliz‑
zo avvenga in sistemi controllabili di restitu‑
zione a circuito chiuso da impresa a impresa
e la presenza di parti riutilizzate sia comuni‑
cata al consumatore.
Gli allegati III e IV della direttiva 2011/65/
Ue elencano infine le applicazioni esentate
dall’applicazione delle restrizioni in questione
e i limiti temporali della deroga. Tali allegati
potranno essere adattati al progresso tecnico
e scientifico, secondo la procedura e le con‑
dizioni per le esenzioni poste dall’articolo 5.
Anche l’elenco delle sostanze dell’allegato II
potrà essere riesaminato prima del 22 luglio
2014 secondo quanto disposto dall’articolo 6.
L’Aee deve essere identificabile tramite un
numero di lotto, di tipo, di serie; questo va
apposto dal fabbricante sull’imballaggio o sui
documenti di accompagno qualora non sia
apponibile direttamente sull’apparecchiatura.
Analogamente, il fabbricante deve indicare
sull’Aee il proprio nome, marchio e indirizzo.
I fabbricanti devono avere la possibilità di no‑
minare mandatari per svolgere determina‑
ti compiti, tra cui tuttavia non può rientrare
l’obbligo di garantire il rispetto delle prescri‑
zioni stabilite al momento dell’immissione sul
mercato dell’Aee e la stesura della documen‑
tazione tecnica. I compiti del mandatario de‑
vono riguardare almeno quelli previsti dall’ar‑
ticolo 8.
Gli importatori hanno compiti analoghi a
quelli dei fabbricanti: devono immettere sul
mercato Ue solo Aee conformi alle prescrizio‑
ni stabilite dalla direttiva e marcate CE, assi‑
curandosi che i fabbricanti abbiano eseguito
l’idonea procedura di valutazione della confor‑
mità; anche gli importatori sono obbligati ad
adottare immediatamente le misure corretti‑
ve necessarie nel caso ritengano non confor‑
me un’Aee immessa sul mercato; infine, an‑
che per essi sussiste analogo obbligo di ap‑
porre sulle merci il proprio identificativo e con‑
servare copia della dichiarazione di conformità
e della documentazione tecnica per 10 anni.
I distributori, infine, devono “agire con la dovuta attenzione in relazione alle prescrizioni
applicabili”, con particolare attenzione alla
marcatura Ce dell’Aee e alla documentazione
di accompagnamento. Anche tali soggetti do‑
vranno vigilare per evitare che siano immesse
sul mercato apparecchiature non conformi e,
nel caso, dovranno informarne il fabbricante o
l’importatore, nonché le competenti autorità.
Va infine evidenziato che un importatore o un
distributore che immette sul mercato Aee con
il proprio nome o marchio, oppure modifica
Aee già immesse sul mercato, è da ritenersi
fabbricante ai fini della direttiva 2011/65/Ue
e dei relativi obblighi e prescrizioni.
I fabbricanti devono garantire che, all’at‑
to dell’immissione di Aee sul mercato, que‑
ste siano state progettate e fabbricate nel ri‑
spetto delle prescrizioni stabilite dalla diretti‑
va 2011/65/Ue.
A tal fine devono predisporre la documenta‑
zione tecnica necessaria, eseguire i necessa‑
ri controlli interni di produzione, a seguito dei
quali deve essere redatta una dichiarazione di
conformità secondo lo schema riportato in al‑
legato VI (con la quale il fabbricante si assu‑
me la responsabilità della conformità dell’Aee
alla direttiva) e deve essere apposta la mar‑
catura CE sul prodotto finito (secondo i prin‑
cipi generali della marcatura previsti nell’arti‑
colo 30 del regolamento n. 765/2008).
Nel caso in cui i fabbricanti ritengano che
un’Aee immessa sul mercato non sia confor‑
me alla direttiva, devono adottare immedia‑
tamente le misure correttive necessarie per
renderla conforme o ritirarla dal mercato, e
informare le autorità.
Documentazione e dichiarazione dovranno
essere conservati per 10 anni dall’immissio‑
ne sul mercato.
Rubriche Osservatorio Raee
• Aee che hanno beneficiato di un’esenzione
e sono state immesse sul mercato prima del‑
la scadenza dell’esenzione medesima, relati‑
vamente all’esenzione specifica in questione.
delle attività di Edizioni Ambiente in campo normativo
– Rivista “Rifiuti – Bollettino di informazione normativa”
– Attività di formazione sulla normativa ambientale
– Area normativa di Reteambiente
(Giurista ambientale;
normativa della
Sostenibile)
(Esperto presso la Segreteria tecnica
della Direzione Generale Energia
del Ministero Sviluppo Economico)
(Responsabile nazionale Ambiente
e Sicurezza CNA)
(Università degli Studi di Roma
(Past Segretario FISE – Assoambiente,
Confindustria)
(Past Colonnello, Guardia di Finanza
– Nucleo Repressione Frodi, Milano)
(Direttore Servizio Massimario
e Ruolo Generale del Consiglio
di Stato)
(Avvocato, past Presidente della
del Senato nella XIII Legislatura)
(Enea – Dipartimento Ambiente,
Cambiamenti Globali e Sviluppo
(Past Direttore Generale CONAI)
(Regione Abruzzo – Servizio
gestione rifiuti)
(Direttore generale Assocarta,
(Sostituto procuratore della
di Siracusa)
(Direttore smaltimento finale AMA
(Segretario FISE UNIRE –
(Chimico – Esperto industriale)
(Direttore Reparto Suolo e Rifiuti –
Istituto Superiore di Sanità)
Direttore Servizio Massimario e Ruolo Generale del Consiglio di Stato
Tar Puglia, Bari,
I Sezione,
12 maggio 2011,
n. 718.
Pres. Allegretta
Rel. Adamo
Rifiuti – Amianto – Bonifica –
Rimozione e smaltimento – Ordinanza
del Sindaco – Articolo 54, Dlgs
267/2000 –
Termine di sessanta giorni per
adempiere – Illegittimità
È illegittima l’ordinanza sindacale di rimozione e di smaltimento, da eseguirsi entro ses‑
santa giorni, di tutto l’amianto presente all’interno di uno stabilimento, ex articolo 54, com‑
ma secondo, Dlgs 28 agosto 2000 n. 267. Pur tralasciando la sussistenza della situazio‑
ne di necessità grave e urgente legittimante l’adozione di un’ordinanza contingibile e urgen‑
te, non appaiono congrui i termini assegnati dall’ordinanza per la realizzazione della bonifica,
in quanto non tengono nella giusta considerazione i delicati passaggi procedurali, necessa‑
ri non solo per scegliere in modo ponderato i criteri di bonifica, ma anche per pianificare at‑
tentamente le modalità per eseguire tutte le operazioni di bonifica (Dm 6 settembre 1994),
ovvero per tutelare la salute dei lavoratori impiegati nella pericolosa attività e costretti veni‑
re a contatto con fibre di amianto.
di Cassazione,
n. 6525
Pres. Preden
Rel. Frasca
1. Rifiuti – Gestione – Abbandono e
deposito incontrollato – Obbligo di
ripristinare lo stato dei luoghi –
Articolo 14, Dlgs n. 22 del 1997 –
Natura giuridica – Sanzione
amministrativa – È tale
L’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi previsto dall’articolo 14, decreto legislativo 5 febbra‑
io 1997, n. 22, si configura come una sanzione amministrativa. I soggetti tenuti a ripristinare lo
stato dei luoghi sono tutti quelli che hanno un titolo di godimento sul terreno ove si sia verifica‑
to l’abbandono e/o il deposito dei rifiuti o dal quale si siono originate le immissioni.
2. Rifiuti – Gestione – Abbandono
e deposito incontrollato – Soggetti
responsabili ex articolo 14,
Dlgs 22/1997 – Individuazione
In tema di abbandono e/o di deposito incontrollato di rifiuti, l’articolo 14, comma 3, decre‑
to legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, prevede la corresponsabilità solidale del proprietario o
dei titolari di diritti personali o reali di godimento sull’area ove si sia verificato l’abbandono o il
deposito abusivo quando la violazione sia imputabile agli stessi soggetti a titolo di dolo o col‑
pa. La predetta norma va intesa, per le sottese esigenze di tutela ambientale, in senso lato,
riguardando, quindi, qualunque soggetto che rispetto ad una determinata area si trovi in un
rapporto, anche di mero fatto, tale da consentirgli di esercitare una funzione di protezione e
custodia finalizzate ad evitare che l’area medesima possa essere adibita a discarica abusi‑
va nociva per la salvaguardia dell’ambiente; per altro verso, il requisito soggettivo della colpa
postulato dalla summenzionata norma può ben consistere nell’omissione delle cautele e degli
accorgimenti che l’ordinaria diligenza sugerisce ai fini di un’efficace custodia.
3. Rifiuti – Gestione – Abbandono
e deposito incontrollato di rifiuti
– Rimozione, avvio al recupero e
smaltimento dei rifiuti – Ripristino dello
stato dei luoghi – Articolo 14, comma 3,
Dlgs 22/1997 – Rilevanza autonoma –
Configurabilità – Condotte ripristinatorie
– Obbligatorietà – Dall’adozione
dell’ordinanza del Sindaco
Le condotte ripristinatorie previste dall’articolo 14, comma 3, decreto legislativo 5 febbra‑
io 1997, n. 22 hanno ciascuna una rilevanza autonoma; infatti, una cosa è la rimozione, altra
l’avvio a recupero o lo smaltimento dei rifiuti, altra il ripristino dello stato dei luoghi. Le predet‑
te condotte ripristinatorie, pur non essendo escluso che possano tenersi per iniziativa sponta‑
nea del soggetto obbligato, diventano cogenti quando il sindaco abbia disposto con ordinan‑
za le operazioni necessarie a bonificare l’area e abbia stabilito il termine entro cui provvedere.
4. Rifiuti – Gestione – Abbandono
e deposito incontrollato di rifiuti –
Condotte ripristinatorie – Adempimento
– Modalità – Articolo 14, Dlgs 22/1997
– Soggetti obbligati – Proprietario o
titolare di diritto reale di godimento –
Le modalità contemplate dall’articolo 14, decreto legislativo 5 febbraio del 1997, n. 22, con
le quali si deve adempiere all’obbligo di porre in atto le condotte ripristinatorie delle aree, so‑
no necessariamente correlate alla posizione giuridica di cui siano titolari i soggetti ivi contem‑
plati rispetto all’area di abbandono o di deposito dei rifiuti. In particolare, la circostanza che la
norma contempli la situazione di proprietà o di diritto reale di godimento come giustificativa
dell’imposizione dell’obbligo ripristinatorio, poiché notoriamente il proprietario ed anche il titola‑
re di un diritto reale di godimento (almeno dell’usufrutto, posto che l’usufruttuario può locare il
bene) possono godere indirettamente del bene, comporta che questi soggetti debbano rispon‑
dere dell’obbligo ripristinatorio non solo qualora esercitano il godimento del fondo direttamen‑
te, ma anche se lo esercitino indirettamente e, quindi, quanto al proprietario, anche se egli ab‑
bia concesso a un terzo un diritto reale di godimento oppure un diritto personale di godimento
(come la locazione) e, quanto al titolare del diritto reale di godimento, se abbia locato il bene.
Ancora sulla riforma del Codice ambientale - Servizi pubblici locali, dopo il referendum e la "manovra estiva" - Pneumatici fuori uso: parte il sistema - Giurisprudenza - Quesiti risolti - Osservatorio Raee

References: Sentenza 

Sentenza 

Sentenza 

Sentenza 
 articolo 214
 articolo 183
 articolo 177
 articolo 178
 articolo 216
 articolo 216
 articolo 179

sentenza 
 Articolo 23
 sentenza 
 sentenza

 Articolo 54
 articolo 54

Articolo 14
 articolo 14
 Articolo 14
 Articolo 14