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Timestamp: 2018-06-19 11:57:09+00:00

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La legittimità della notifica in ambito tributario; consigli pratici, grafia illeggibile della firma, portiere e vicino di casa, documentata irreperibilità | Commercialista Telematico
La legittimità della notifica in ambito tributario; consigli pratici, grafia illeggibile della firma, portiere e vicino di casa, documentata irreperibilità
La Corte di Cassazione, con la recente Ordinanza n. 12849 del 22 giugno 2015, ha accolto il ricorso di un contribuente, affermando che era errata la decisione della CTR, la quale aveva ritenuto valida la notifica sulla base della sola irreperibilità del destinatario, come attestata dal messo notificatore.
Secondo i giudici di legittimità, invece, era necessario richiamare i principi già affermati dalla Corte in precedenti pronunce (Sez. 5, Sentenza n. 14030 del 27/06/2011), secondo cui la disciplina di cui all’art. 60 del DPR 600/73, è applicabile solo quando il messo notificatore non reperisca il contribuente perchè risulta trasferito in luogo sconosciuto, accertamento questo, però, a cui il messo deve pervenire dopo aver effettuato ricerche nel Comune dov’è situato il domicilio fiscale del contribuente, per verificare appunto che il suddetto trasferimento non si sia risolto in un mero mutamento di indirizzo nell’ambito dello stesso Comune.
Lo stesso giorno, peraltro, la Suprema Corte ha anche emesso la sentenza n. 12846, con la quale, sempre in tema di notifica, richiama il principio affermato dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 9962 del 27 aprile 2010, secondo cui, nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, ove l’atto sia consegnato all’indirizzo del destinatario, a persona che abbia sottoscritto l’avviso di ricevimento, con grafia illeggibile, nello spazio relativo alla “firma del destinatario o di persona delegata”, e non risulti che il piego sia stato consegnato dall’agente postale a persona diversa dal destinatario tra quelle indicate dall’art. 7, c. 2, della legge n. 890 del 1982, la consegna deve ritenersi validamente effettuata a mani proprie del destinatario, fino a querela di falso, a nulla rilevando che nell’avviso non sia stata sbarrata la relativa casella e non sia altrimenti indicata la qualità del consegnatario, non essendo integrata alcuna delle ipotesi di nullità di cui all’art. 160 c.p.c., non essendo dunque sufficiente, come invece ritenuto nel caso di specie dal giudice di merito, il mero disconoscimento della sottoscrizione da parte della contribuente destinataria.
L’occasione delle due sentenze può essere utile per qualche approfondimento sul tema, sempre “caldo” della validità delle notifiche.
Intanto una questione di ordine processuale.
Impugnare tempestivamente un atto tributario, eccependone l’irregolarità della notifica e difendendosi comunque poi nel merito della pretesa, rappresenta un comportamento processualmente poco efficace, evidenziando infatti che la notifica, di cui si eccepisce la illegittimità, ha in ogni caso raggiunto lo scopo cui era destinata, consentendo al contribuente di venire a conoscenza dell’atto impositivo senza pregiudizio al proprio diritto di difesa.
Una tale conclusione rispecchia del resto quanto ormai pacificamente affermato dalla giurisprudenza della Corte Suprema, la quale, già con la sentenza delle Sezioni Unite n. 19854 del 5.10.2004, ha infatti affermato che la notificazione dell’avviso di accertamento tributario affetta da nullità rimane sanata, con effetto ex tunc, dalla tempestiva proposizione del ricorso del contribuente, atteso che, da un lato, l’avviso di accertamento ha natura di provocatio ad opponendum, la cui notificazione è preordinata all’impugnazione, e, dall’altro, l’art. 60, c. 1, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, richiama espressamente, in tema di notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente, le norme stabilite dagli artt. 137 e seguenti del codice di procedura civile e quindi dall’art. 160, il quale, attraverso il rinvio al precedente art. 156, prevede appunto che la nullità non possa mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto il suo scopo (Cfr. anche la sentenza della Corte n. 17762 del 12 dicembre 2002 e la n. 7284/2001).
Afferma inoltre la Corte Suprema che “ciò posto, pur in difetto di un espresso richiamo, l’applicazione …

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 156
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