Source: https://scuolainsoffitta.wordpress.com/2013/10/09/mamme-italiane-attente-a-non-portare-i-bambini-in-francia/
Timestamp: 2017-12-11 07:40:51+00:00

Document:
Mamme italiane, attente a non portare i bambini in Francia. | La scuola in soffitta
I 5 motivi per non portare i bambini italiani in Francia:
è traumatico per i nostri bambini trovare libri d’autore ovunque! Noi che alleviamo i figli a pane e gadget, abituati a entrare in una libreria e trovarci di tutto ma pochi libri, non reggeremmo. In Francia nel Carrefour hanno 4 corsie di libri, contro due di giochi. Ma non lo sanno che i bambini vogliono i giochi? Hanno libri d’autore anche nel supermercatino di quartiere (paesino fronte mare in Provenza). Cosa se ne fanno i bambini dei libri sotto casa? Non è meglio il giornalino del cartone animato che trasmette le stesse puntate da due anni, almeno siamo sicuri che possono leggerli da soli senza chiedere sempre ai grandi? un po’ di autonomia! svezziamoli questi figli!
Alla tv francese non ci sono 5 canali in chiaro con cartoni animati no stop (ci poniamo il dubbio che il proprietario della casa che abbiamo affittato sia un boicottatore di giovani menti). Hanno canali con i documentari, reality show seri (un reality se non è idiota a casa serve?) e per noi mamme non ci sono nè telenovelas nè trasmissioni di disgrazie del pomeriggio (ti credo che poi i bambini francesi diventano francesi e non italiani!)
In spiaggia non trovi niente! Per fare giocare i bambini sulla spiaggia libera non trovi nè un bicchierino di plastica, una coppetta di gelato, un cucchiaio abbandonato. Vi voglio vedere a portare i giochi da casa! e comunque sempre parlando di spiaggia: non c’è musica, nessuno che fa un barbeque e ti offre qualcosa: è un ostacolo alla socializzazione! che esempio diamo ai bambini?
La mania delle aiuole fiorite è incomprensibile. Ma quanto costerà tutto sto giardinaggio? chi paga? uno se vuole i fiori se li mette a casa sua, no? meglio avere un pezzo di prato libero dove i bambini fanno quello che vogliono. La terra è di tutti!
Cartelli dappertutto che ti dicono: porta i bambini a vedere la chiesa X (mica siamo in pellegrinaggio!), attività per bambini al castello Y (che poi non sono castelli ma aziende vinicole!), ma se uno porta i bambini in vacanza è per non fare niente! I bambini hanno bisogno di stare al sole, giocare liberi, non di andare in mezzo a dei sassi o vedere tombe di morti che magari ti prendi pure qualche cosa. Se è importante lo impareranno a scuola. Francesi, investite comprando conchiglie da spargere in mare che non ce ne sono non in libri da regalare ai bambini all’ufficio del turismo che ne hanno già tanti con i compiti delle vacanze.
Se avete dei dubbi, rileggete il tutto con sarcastica ironia. E’ stato un viaggio bellissimo. Sono partita con l’intenzione di scoprire perchè i bambini francesi sono molto più bravi dei nostri in matematica, curiosa di scoprire quali attenzioni ci fossero da loro per stimolare i bambini. Finchè non ho trovato bellissimi libri nel supermercatino di quartiere non mi sono accorta di quante altre attenzioni ci fossero in giro per i bambini. Molto si sta facendo anche da noi e sicuramente non tutta la Francia è uguale (non tutti i supermercatini hanno bei libri). Senza critiche agli sforzi di entrambi i paesi, ho solo provato la sensazione che la tradizione culturale francese che va avanti da centinaia di anni sia ancora molto forte e proposta a tutti. Come è giusto che sia, viaggiare serve per confrontarsi, guardare con occhi nuovi il proprio paese e cercare ciò che pensavamo di non avere dietro casa.
Se qualcuno di voi vive in Francia o ne ha sentito esperienze indirette e vuole raccontarmi com’è veramente da loro l’attenzione ai bambini, mi piacerebbe molto.
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135 pensieri su “Mamme italiane, attente a non portare i bambini in Francia.”
ilmondodici 9 ottobre 2013 alle 09:01
Un po’ mi sono intristita a leggerti perchè in effetti siamo fanalino di coda nell’attenzione per i piccoli, anche se come dici tu qualcosa si muove.
La Francia ho la fortuna di frequentarla da molti anni. Confermo, quel che ho visto corrisponde alla tua impressione. E in Germania è anche molto peggio: attenta!!! 😉
Anche in USA sono bravini, a volte trattano persino i grandi come bambini… E vogliamo parlare della Perfida Albione, che piazza oggetti animati e didattici ad altezza in ogni museo?
Mi hai fatto venire in mente che avrei molti post da scrivere….
altezza = altezza metro…
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 09:03
ilmondodici, scrivi tutti quei post e diffondi idee! ce n’è bisogno. Ciao
Cosmic 9 ottobre 2013 alle 09:44
anche i paesi scandinavi sono assolutamente da evitare. troppi musei con attività interessanti per bambini, parchi giochi attrezzatissimi persino nelle piazzole di sosta dell’autostrada, addirittura si può salire in treno e metropolitana con il passeggino, e i bambini non pagano il biglietto! i poveri genitori non hanno proprio scuse per rimanere a casa sul divano a guardare la TV!
acasadiclara 9 ottobre 2013 alle 09:49
anche noi abbiamo trovato libri bellissimi al supermercato in francia, libri che abbiamo letto fino a quando si sono consumati e che abbiamo molto amato. andiamo in francia una o due volte l’anno e quest’anno che non ci siamo andati ci è mancata tantissimo (dovrmo provvedere nel 2014). amiamo la francia per tutto questo e per mille altre cose. è davvero un posto pericoloso!!!
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 09:58
grazie Cosmic! quando sono stata in Norvegia e in Filandia ancora non avevo figli e non me ne sono accorta. Staremo attentissimi!! 😉
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 09:59
@acasadiclara, ti ricordi qualche titolo di quelli che avete tanto amato?
rssfrancesca 9 ottobre 2013 alle 10:10
Io non sono mai stata in Francia con mio figlio – ancora – ma ti posso dire quello che ho visto quando ci sono andata e quello che so per via del mio lavoro: la Francia è il paradiso degli illustratori, perchè il mercato dei libri per bambini in Francia è sviluppatissimo; sono quasi tutti di altissima qualità e con prezzi molto molto inferiori ai nostri (sia in generale, sia perchè di uno stesso libro fanno anche la versione tascabile a prezzo ridicolo). Non so se l’alta produzione sia conseguenza o stimolo per un’alta domanda, probabilmente è un circolo virtuoso da cui noi avremmo tutto da imparare!
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 10:21
rssfrancesca, sicuramente se non c’è la produzione non c’è nemmeno la domanda. E’ vero che a volte si preferisce il prodotto di nicchia, se presentato come tale, che rimarrebbe nell’angolo se fosse presentato diversamente, però in fatto di libri credo davvero che valga la pena fare lo sforzo di privilegiare i titoli migliori come testo ma anche come illustrazione. Io mi sono comprata in edizione tascabile a 4 euro un libro che in Italia costa 14. Come mamma, vedendo che la media dei prezzi di bei libri era bassa ne ho comprati di più. Di libri gadget ce n’erano pochi anche al supermercato e vedendo belle illustrazioni i miei bambini hanno chiesto due libri d’autore. Sono ovviamente scritti in francese, ma li vogliono leggere così (primo approccio assoluto con il francese).
acasadiclara 9 ottobre 2013 alle 10:28
quelli più belli (ma ora sono in ufficio e a casa cercherò di ricordarmente altri) sono quelli di Luc Turlan, un illustratore del Poitou Charente. Naturalmente in francese, ma quando una cosa è bella, la lingua non è un ostacolo (anche se noi un po’ lo sappiamo, certo questo aiuta). http://www.amazon.fr/PELUCHON-ET-LE-MYSTERE-FORT-BOYARD/dp/2845615396
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 11:01
Anna 9 ottobre 2013 alle 11:18
Se vuoi trovare tutto ciò in Italia visita l’Alto Adige!
P.S. Non sono sponsorizzata dall’ente turismo…
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 11:25
Viviamo tra Milano e Trento, è vero Il Trentino Alto Adige offre molto come attività per i bambini anche se le librerie per ovvie ragioni non sono in tutti i paesi
Elena 9 ottobre 2013 alle 11:49
Io non son mai stata in Francia, e quello che dici è meraviglioso. Però tanto sta anche in noi genitori. Purtroppo sento ancora tanti quando si parla di vacanza, dirmi, “ah guarda vai in quel posto perché c’è un’animazione per bambini fantastica”…sai cosa rispondo? “grazie vedrò allora di starne lontana..”
La colpa è dell’Italia, ma anche degli italiani, vogliono tutti le vacanze dove parcheggi i bimbi e li lasci al loro destino. Io anche se vado a Cesenatico cerco sempre di trovare qualcosa di culturale da far vedere. E mi è piaciuto che quest’anno tutte le spiagge avevano una libreria ben fornita.
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 11:57
Ciao, Elena. Molto bella l’idea delle librerie in spiaggia. Senza dubbio a tanti tantissimi genitori non interessa proprio niente di quello che ho scritto. Anch’io questa estate ho letto su Facebook tanti messaggi simili ai tuoi esempi e altrtettanti “Finalmente libera!” in occasione dell’inizio della scuola. La cultura non fa molto moda e se ci pensi tutto ciò che è legato a studiare (Secchione, topo di biblioteca ecc) è usato come dispregiativo. I programmi spazzatura ci sono perchè c’è chi li guarda. La vera fatica è resistere quando i bambini diventano grandi e hanno attorno coetanei che non sono mai stati in biblioteca, o che inorridiscono a sentire che per il compleanno è arivato qualche libro.
angelaercolano 9 ottobre 2013 alle 12:08
io adoro la Francia! Sono stata solo a Parigi ma ho assolutamente intenzione di tornare, adesso ho uno scopo andare a visitare le librerie 🙂
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 12:08
Brava, Angela
florianariga 9 ottobre 2013 alle 13:03
ahahahahah…adoro la tua ironia…non ci sono stata, ma sarebbe il mio paradiso se ci sono tanti libri per bambini!
Elena 9 ottobre 2013 alle 13:04
eh lo so..Teniamo duro.
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 13:05
Floriana, ti farò vedere le foto dei nostri acquisti
rita 9 ottobre 2013 alle 14:26
Bella la Francia… paradiso dei libri.. OK! Però cerchiamo di fare qualcosa anche a casa nostra! Io e altre mamme dopo molte insistenze abbiamo aperto una biblioteca a scuola dei nostri figli e la teniamo aperta il sabato mattina per il prestito! é faticoso e totalmente volontario ma vuoi mettere la soddisfazione! Anche le maestre sono nostre fan e i bambini si accostano ai libri con divertimento. è una piccola cosa, ma ogni piccola goccia fa un mare insieme alle altre
Laura 9 ottobre 2013 alle 14:42
Tutto ció é molto bello…ed é vero che in italia l’istruzione fa pena e i bimbi vengono educati come dei babbei, ma il problema sta nella scuola perché la Francia secondo l’ultima indagine della ocse é tra gli ultimi paesi insieme a Spagna e Italia nella matematica e comprensione linguistica…
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 14:50
Brava, Rita! Diffondiamo queste idee!
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 14:53
Ciao, Laura. Anni fa ho visitato una scuola francese nella stessa zona di quest’estate ed era un sogno. Quest’estate non sono entrata nelle scuole, anche in questo post mi limito a ciò che si vede da fuori.
Rossella 9 ottobre 2013 alle 15:40
Chissà perchè viaggiare porta subito l’attenzione sui bambini. Io sono stata in Danimarca e Svezia e sono rimasta molto colpita tanto da avervi dedicato un articolo nel mio blog, proprio come te. Dovremmo davvero chiederci dove sono finiti gli italiani poeti, santi e navigatori!
Enrico 9 ottobre 2013 alle 16:21
Io in ferie andavo, generalmente, a Cesenatico e la Biblioteca Comunale, in collaborazione con gli Stabilimenti Balneari, prestava i libri direttamente presso gli stessi stabilimenti.
Quanto al comprare libri non lo ho mai fatto al Supermercato perche’ ritengo, ma forse sono razzista verso i francesi, che un commesso che prima ha messo a posto i biscotti o le scatolette non sappia capire, dalle scarne spiegazioni che talvolta fornisco, il titolo del libro che vorrei. Un libraio di solito ci riesce ma, se per cultura intendiamo quella a discount, di sicuro e’ piu’ gratificante portarsi a casa un carrello di libri economici che il libro che desideravi leggere, ma di cui non ricordavi il titolo, in edizione un po’ piu’ costosa.
Quanto all’educazione non saprei cosa dire se non questo: noi avevamo, assieme alla germania, il miglior sistema di istruzione secondaria superiore. Talmente tanto buono che la UE ci chiese, ad inizio anni ’90, di ritararlo al basso e di inserire le Lauree Triennali per coprire posti che prima erano coperti da Diplomati. Ancora oggi, parlando con colleghi stranieri, stentano a credere che io abbia imparato a calcolare strutture a 16 anni quando loro lo hanno fatto a 19. Ma, purtroppo, sono solo ricordi.
Benedetta Cestaro 9 ottobre 2013 alle 17:26
Magari fosse cosi’! Al carrefour ci sono altrettante corsie di gochi. In televisione ci sono i reality stupidi e anche un po’ hot il pomeriggio, anche se é vero che ci sono molti canali di documentari. In italia ci sono signorine sculettanti con sederi in bella vista a qualsiasi ora, ma qui a qualsiasi ora ci sono pubblicità di preservativi e materiale esplicito… Perché demolire sempre l’Italia??? Forse per apprezzarla bisogna lasciarla. Saluti da “un’italiana francese”
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 17:36
Le corsie del Carrefour le ho contate, ma come ho scritto non posso pretendere di fare un censimento in vacanza. La pubblicita’ dei preservativi mi sembra educativa non il contrario. Non ho criticato l’Italia, l’ho anche scritto che il post e’ ironico e che tanto sforzo si fa anche da noi. I bambini e le scuole francesi sono molto piu’ avanti di noi nelle classifiche Ocse, purtroppo non sono io a dirlo.
AS 9 ottobre 2013 alle 17:48
Pensa se andavi in un paese veramente civile tipo Svizzera o Svezia…
Olinda 9 ottobre 2013 alle 19:17
Sicuramente ci saranno più libri nei supermercati, ma il sistema educativo francese ha numerosi lati negativi, se comparato al nostro. Ho fatto la baby-sitter per un anno a Parigi a bambini tra 1 e 10 anni e vi posso assicurare che l’incubo del giudizio degli adulti e del confronto coi coetanei è incredibile. Fin dalla scuola elementare i bambini hanno pagelle in cui è segnato il proprio voto per ogni materia, affiancato con quello del più bravo e quello del meno bravo della classe, seguito dalla media di tutti gli altri. In questo modo il bambino può autovalutarsi e la competizione diventa crudele già a 6 anni, facendo vivere male la scuola e il rapporto coi genitori. Inoltre, alle rigidissime regole puramente formali, le famiglie francesi che ho conosciuto affiancavano poi strappi arbitrari al codice di casa, gettando i piccoli in una grande confusione. Ho visto coi miei occhi un cartellone nella scuola materna di una bimba che ho tenuto, in cui erano elencati i nomi di tutti i componenti della classe con a fianco una “x” solo di fianco a qualcuno. Il titolo del cartellone recitava: “Chi è riuscito a mettersi la giacca da solo con tutte e due le maniche?”. Vi sembra educativo? Conosco poi numerose famiglie italiane con figli e che, conoscendo il sistema francese, preferiscono iscriverli alle scuole Montessori, famosissime (e costosissime) in Francia, o in altre scuole italiane. Il livello dei programmi è poi,a detta di moltissimi genitori, davvero più basso rispetto al nostro (questo anche per quel che riguarda l’Università pubblica che ho frequentato in Provenza). Insomma: io ho imparato a fidarmi poco di statistiche e classifiche europee che hanno fonti di riferimento sempre diverse e parametri piuttosto arbitrari. Dopo che ho vissuto all’estero, non solo in Francia, ho capito che i nostri limiti non sono poi tanto peggiori quelli di altri paesi: sono solo in ambiti diversi, dunque bisogna scegliere a cosa voler rinunciare. L’Italia, a differenza di quanto si senta dire in giro, all’estero gode di una grande stima a livello culturale, artistico e linguistico. Molto meno, di certo, a livello politico. Ma questa è un’altra storia.
Sara 9 ottobre 2013 alle 19:49
Allora devo essere onorata dal fatto che una famigliola francese ha praticamente svaligiato la mia libreria 😉
Daniela Autore articolo 9 ottobre 2013 alle 20:10
Grazie per il tuo contributo, mi stupisce perche’ il nuovo best seller in genitorialita’ (dopo la mamma tigre) e’ il successo delle calme e rilassate famiglie francesi.
Anna Patacchini 9 ottobre 2013 alle 21:26
Non ho figli ma ho vissuto quasi sette anni in Francia ed ho avuto la possibilità di frequentare asili e scuole per vicinanza ad amiche mamme. Le educatrici sono gentili, tengono tutto il materiale di gran conto, fanno un diario giornaliero puntuale e pieno di tracce della crescita del bambino. Fanno moltissime attività manuali coinvolgendo le mamme in progetti creativi. Ci sono possibilità di lasciare i bimbi/ragazzi nelle scuole durante i periodi in cui le mamme lavorano (si chiama garderie). il sistema scolastico è apprezzato anche da donne tedesche, che riconoscono la superiorità anche al sistema del loro paese. Ci sono progetti che promuovono le buone maniere. Tutti i musei hanno spazi in cui i bimbi possono elaborare le loro percezioni delle opere. C’è molta attenzione alla cultura. C’è molto Stato. I giardinieri sono già al lavoro presto per fare belle le aiuole. Al comune occorre andare raramente, si fa tutto o quasi on line. I certificati arrivano via mail. Pero’ pagavo la service tax (per casa di 50 mq in affitto, con posto auto e tassa tv) di 1500 euro euro l’anno. E l’evasione è pressocché inesistente. Si capisce la differenza?
mammozza 9 ottobre 2013 alle 21:47
Quest’estate in Corsica ho notato soprattutto la presenza in libreria e nei supermercati di tantissimi fumetti d’autore (non quelli dei cartoni che grufolano). Ne ho comprato uno di produzione corsa che mi/ci ha fatto sganasciare dalle risate (postato per i Venerdì del Libro)
giusi 10 ottobre 2013 alle 08:22
ho riso dalla prima parola all’ ultima, meglio di così non poteva descrivere la verità , condivido in pieno, sono stata in francia tante volte e in tante zone tutte bellisseme e ci ritornerò, dovrò conoscerla tutta ne vale la pena.
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 08:43
Enrico, prima di tutto i commessi dei supermercati non sono incompetenti solo perchè secondo te mettere merce sugli scaffali è un lavoro di second’ordine. Conosco persone di altissimo livello che hanno iniziato la loro gavetta nei supermercati. I libri scelti da esporre sono selezionati da persone qualificate.
In secondo luogo non ho detto di non ricordare il titolo del libro acquistato in edizione economica, l’ha scritto un’altra persona nei commenti, anzi visto che sembra di tanto interesse: il libro che volevo io è questo http://www.amazon.it/Linnamorato-R%C3%A9becca-Dautremer/dp/8817021008/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1381387228&sr=8-1&keywords=L%27INNAMORATO mentre i mie figli hanno scelto albi illustrati d’autore sulle favole e due libri sui dinosauri.
mammadifretta 10 ottobre 2013 alle 09:14
Non conosco la Francia,ma ho praticamente io 90 per cento dei cugini nati in Germania (supppongo che mio padre a scegliere di tornare abbia fatto un piccoooooooooliiiisssimo errore), e le differenze sono stratosferiche, Ho visto gente che nella vita fa il meccanico scrivere senza il minimo errore ortografico in ITALIANO, cosa che in Italia capita di vedere ben poche volte, anche quando si arla di laureati. Senza considerare che parlano l’inglese bene per averlo imparato a scuola. Non parliamo poi de pochi cugini laureati che ho. A parte che guadagnano tre volte quello che si guadagna in italia nella stessa posizione, hanno una cultura spaventosa.E pensare che eravamo noi il paese della cultura. Da noi i bimbi non leggono, colorano in maniera quasi compulsiva. E va sempre peggio. Io con un diploma da ragioniere un minimo lo so fare. Ora i diplomati all’istituto tecnico sono semi ignoranti e mi cadono le braccia. E’ un’associazione a delinquere scuola-famiglie, se hai un ambiente stimolante a casa colmi un po’, altrimenti è davvero un casino. Mio nipote ha tutti 10 in prima media, e non ha mai aperto un libro che non fosse un testo scolastico, ai miei tempi il 10 era una chimera, e forse era meglio così-
Claudia Porta (@Claudia_Porta) 10 ottobre 2013 alle 09:31
Io in Francia ci vivo e, nonostante la grande nostalgia per il mio Bel Paese, so che è questo, tra i due, il posto migliore in cui crescere i miei figli.
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 09:33
Ciao, Claudia. Ci sono due commenti contrastanti sulla scuola francese. Quali sono secondo te i pregi e difetti della sua organizzazione?
Claudia Porta (@Claudia_Porta) 10 ottobre 2013 alle 09:45
In effetti ho commentato senza aver prima letto i commenti. Dunque, devo dire che a me, in generale, il sistema scolastico francese NON piace. E’ molto rigido e ne escono individui senza la minima elasticità mentale. Qualcuno ha visto lo sketch di Teresa Mannino sui Francesi? Che se non pronunci una parola alla perfezione fanno finta di non capire? Ecco, in realtà nella maggior parte dei casi non capiscono davvero. Perché… sono “programmati” così. Quando una cosa non è ESATTAMENTE come al solito vanno in panico. E questo, secondo me, è colpa del sistema scolastico. Proprio per questo io mi sono orientata verso pedagogie “alternative”. Per motivi non dipendenti dalla mia volontà ho dovuto tornare alla scuola pubblica e devo dire di essere stata fortunata. Qui nel nostro paesello gli insegnanti sono davvero in gamba e riescono a trovare un giusto equilibrio tra rigidità è creatività. Sono tutti giovani e questo mi fa ben sperare per il futuro delle scuole francesi in generale.
E’ anche vero che c’è grande competizione tra genitori per chi ha il figlio più brillante. Il che è molto frustrante sia per i genitori che per i bambini.
Detto questo, i francesi hanno il pregio di incoraggiare i bambini all’autonomia, molto più di quanto lo facciamo noi. E poi ovunque si vada si trovano fasciatoi, seggioloni, spazi dedicati ai bambini e alle famiglie. E’ senz’altro un Paese che incoraggia a fare figli.
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 09:53
Ricordo benissimo lo sketch della Mannino. Sulla competizione tra genitori, ho l’impressione che non sia molto diversa da quella italiana. E’ però un dato di fatto che ai test i bambini francesi risultano i migliori in matematica. Ieri i giornali italiani hanno pubblicato le statistiche Ocse e il Bel Paese di scrittori e poeti è fanalino di coda in lettura e scrittura. qualche cosa di diverso ci deve essere nel sistema francese.
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 09:55
La puntata di Report sul sistema francese è questa:
http://www.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-ac742dde-4902-4f31-a5dd-128dc31828bf.html
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 09:57
I dati della ricerca Ocse sono questi:
http://www.repubblica.it/scuola/2013/10/08/news/ocse_gli_adulti_non_sanno_leggere_e_far_di_conto_dalle_indagini_italia_ultima_in_europa-68187622/?ref=HREC1-10
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 09:58
Ultimo link sulla notizia dei bambini francesi campioni di matematica:
http://scuolainsoffitta.com/2012/08/29/la-francia-campione-di-matematica-e-noi/
Federica MammaMoglieDonna 10 ottobre 2013 alle 10:04
Daniela che bello il tuo post. Triste, ma bello.
Io continuo a combattere la mia crociata sull’importanza di leggere ai bambini, sull’importanza di scegliere libri di qualità per i nostri bambini, ma è veramente come lottare contro i mulini a vento!
Possibile che non vi rendiate conto mamme, che per quanto ben fatto, il mondo non si può e non si deve fermare a Peppa Pig!?!
Claudia Porta (@Claudia_Porta) 10 ottobre 2013 alle 10:06
Bah, certo, ii test sono assolutamente compatibili con il sistema francese, rigido, poco creativo, ma dal risultato sicuro.
Claudia Porta (@Claudia_Porta) 10 ottobre 2013 alle 10:07
Eppure vedo (qui in Francia) un sacco di bambini delle medie che hanno difficoltà a leggere e a scrivere…
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 10:17
Federica, hai visto che bell’evento arriverà a Roma? l’ho appena condiviso sulla pagina Facebook di scuolainsoffitta
Maria Toffetti 10 ottobre 2013 alle 10:18
Ciao Daniela, tanti anni di vacanze in Franca Contea e una discreta dimestichezza con bambini e libri (insegno da 43 anni e ho pubblicato quattro romanzi per ragazzi) mi hanno indotto a raccontare una vacanza di ragazzini italiani in Francia, tra villaggi, biblioteche e antiche leggende in un’atmosfera ben distante da quello che gli italiani sono soliti chiamare vacanza. Se riesci a procurarti il libro, “Mia sorella ha un drago nel cestino” collana I sassolini Mondadori 2012, mi piacerebbe sentire un tuo parere.
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 10:19
Grazie, Maria. Lo cerco!
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 10:21
Mi è stato chiesto di spiegare la fotografia, lo faccio volentieri anche qui: è un mercatino di libri usati a Aix en Provence, scattata quest’estate
Martina Negro 10 ottobre 2013 alle 10:57
hahahahah grazie Daniela!!! Ho passato le mie vacanze estive a Port Grimaud da quando avevo 5 anni fino ai 15, e mi sono ritrovata perfettamente nel tuo post!!!! condivido ogni parola di ciò che hai scritto!!! grazie per avermi riportato indietro con i ricordi!
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 11:04
Sara Maternini 10 ottobre 2013 alle 11:18
Vivo in Alsazia, che è Francia ma anche un po’ non lo è (sono molto sassoni in confronto al sud o al resto dell’esagono). E sì, è un posto pericolosissimo! L’assenza di Peppa Pig sui canali televisivi è quanto meno sospetta, per non parlare del fatto che nelle case francesi il televisore viene acceso solo dopo cena o comunque pochissime ore!
E poi questa smania di fare passeggiate nei boschi la domenica, o picnic d’estate, o l’adorazione per il campeggio…
O anche solo il fatto che i bambini imparano a scrivere (in corsivo) e a leggere dalla scuola materna: ma sono matti?
E questa fissa con la libertà?
E stamattina alla radio (FranceInfo) un programma di 30 minuti dove 4 donne parlavano della situazione femminile del paese? Senza intervento maschile! E accusavano gli uomini politici francesi di essere misogeni e di riflettere tutto questo sulla società! Alle 9 del mattino, in diretta, in modo che tutti potessero sentire!
Molto, molto pericolosa la Francia!
(per sicurezza aggiungo la faccina ironica 😉 ma i fatti raccontati sono tutti veri)
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 11:20
Bravissima Sara Maternini che hai capito lo spirito del post!
zeila zanolli 10 ottobre 2013 alle 11:38
Molto bello. Io vivo in Belgio e anche qui c’e’ una cultura immensa per le attivita’ familiari. Ci sono concerti jazz (di ottima qualita’) alle 18.00 per permettere alle famiglie con bimbi di partecipare. Per non parlare delle attivita’ della domenica al Bozar (Bruxelles)…
In fondo, pero’, penso che siamo noi “a casa” a fare la differenza. A poco servono le attivita’ e libri ma non lasciamo avvinare i nostri pupi con spirito aperto a queste cose!
Un abbraccio (da mamma)
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 11:53
Ciao, Zeila. Sono una grande sostenitrice del fattore famiglia! Grazie
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 12:40
Aggiungo un altro riferimento di cui ho parlato, il libro delle mamme francesi appena uscito è:
Il metodo maman http://www.amazon.it/metodo-maman-regole-francesi-crescono/dp/8845425517
Laura 10 ottobre 2013 alle 12:57
E’ una tragedia, hai ragione! Mi raccomando da evitare assolutamente anche Londra. Siamo stati a giugno con il nostro bimbo di 20 mesi. Un disastro! Intanto fasciatoi ovunque, agevolazioni, seggioloni e ogni comfort in ogni bar o ristorante… E poi, quella spiacevole mania tutta nordica di rendere divertente la cultura, puoi andare alla National Gallery senza sentirti l’unica idiota che non ha preferito la multisala con i puffi10. Grazie!
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 12:58
ahahah Laura, grazie staremo attenti anche a Londra!
Claudio 10 ottobre 2013 alle 14:47
E che dire delle aree di sosta nelle autostrade? Quelle con i prati, gli alberi, i giochi, i bagni…I bambini (e anche i grandi) potrebbero non aver più voglia di salire in auto e arrivare alla destinazione in ritardo.
sara 10 ottobre 2013 alle 15:14
vivo da due anni in francia e sottoscrivo quasi tutto, tranne il punto sulla tv. i reality sono fin troppi e di programmi spazzatura non se ne fanno mancare nemmeno qui. pero’ aggiungo una cosa. vivo a nizza, e da oltre 6 mesi frequento una ludoteca con la mia bambina. Uno spazio gestito dal comune, assolutamente GRATUITO, dove puoi portare i piccolini a giocare, aperto 5 gg a settimana, agosto compreso. ci sono 4 sale, tutte diverse, puoi prendere in prestito giochi, partecipare ad ateliers di musica o arte. ho addirittura trovato dei libricini che spiegano ai bimbi la famiglia omosessuale..!! per non parlare dei parchi, tutti attrezzati con aree gioco per i piccoli. la mia bimba ha 16 mesi, e ha talmente tante occasioni di gioco con i suoi coetanei che mi chiedono tutti se va al nido, tanto e’ diventata socievole.
Andrea 10 ottobre 2013 alle 15:25
Ottimo articolo che purtroppo ha un sapore amaro perché rispecchia la realtà in Italia. Io sono di nazionalità austriaca, ma vivo in Italia da tanti anni. Sono sempre rimasta perplessa e dispiaciuta nel constatare che gli italiani (e soprattutto le mamme italiane) sono considerati molto amanti dei bambini, ma non si occupano veramente di loro. TV dalla mattina alla sera e merendine confezionate a tutte le ore del giorno. Ma stimolare i più piccoli con attività divertenti, parchi giochi, biblioteche, a questo non pensa nessuno. Un piccolo esempio, dal vostro pediatra, c’è un angolo con libri e giochi nella sala d’attesa? Conoscete ristoranti che offrono una stanza con giochi per i clienti più giovani? Bastano a volte semplici accorgimenti e i nostri (e i vostri) figli si sentirebbero davvero presi in considerazione e soprattutto trovando lo spazio giusto per potersi divertire e crescere bene. Sono sempre stata contenta di poter offrire ai miei figli dei bellissimi momenti di svago in Austria, e ancora oggi, ormai cresciuti, si ricordano con piacere di queste esperienze e sono consapevoli che sono stati fortunati di aver avuto la possibilità di conoscere un’altra realtà oltre quella italiana.
Daniela Autore articolo 10 ottobre 2013 alle 16:02
Andrea, non tutte le mamme sono cosi’, guarda cosa fanno le schoolmommies. Grazie per il commento
amicieforse 10 ottobre 2013 alle 17:19
molto bello & buon onomastico!! 🙂 grazie
Simonetta Facchinetti 10 ottobre 2013 alle 18:13
in estate è spesso la nostra meta da parecchi anni, anche da quando abbiamo avuto il nostro bimbo , che ora ha 14 anni !( gulp !) – Io amo la Francia , e quando varco il confine , vedo tutto un altro mondo ! per tante cose , non solo per l’attenzione che hanno i francesi verso i piccoli ; se potessi andrei a viverci, questo è sicuro !!! 🙂
Elisa 10 ottobre 2013 alle 22:05
questa mattina mio marito mi ha girato il tuo post, non so ancora dove ha “pescato” il tuo blog…:)
In ogni caso è davvero carino.
Noi viviamo in Francia da tredici anni ed è indubbio che le offerte culturali, ricreative, sportive per grandi e piccini non siano neanche confrontabili con quelle italiane. La Francia è un paese più ricco dell’Italia, c’è più “Stato” come diceva qualcuno nei commenti e si vede.
Pero’ c’è un grosso “point noir” come dicono qui: i bambini in Francia non giocano, i bambini LAVORANO; già a tre anni alla materna la maestra dice ai genitori: “non dite ai bambini “divertiti” quando ve ne andate, ditegli “lavora bene” “…già al nido si parla di attività per imparare questo o quello…La giornata scolastica di un bimbo inizia alle 8:30 e finisce alle 16:30, più i compiti; ma quando i bimbi possono starsene tranquilli a dare sfogo alla loro fantasia e a giocare? OK, il mercoledi’ niente scuola ma dall’anno prossimo sarà scuola anche il mercoledi’, finita la pacchia…
Insomma, strana società quella in cui viviamo: i bimbi rinchiusi a scuola, i vecchi nelle case di riposo e gli adulti a lavorare il più possibile, per produrre di più e consumare di più…ma questo credo che non sia solo in Francia, poi è un discorso più complesso…
Per tornare alla scuola francese, si puo’ dire ancora che le pagelle sono presenti già alla materna e che la competizione è altissima nelle classi (anche questa già evocata da qualcuno) e se ne vedono gli effetti all’università e nel mondo del lavoro.
C’è poi una questione che a me proprio non va giù: in Francia esistono le classi speciali per i bambini portatori di handicap e di questo i francesi sono fieri…io mi sento proprio ribollire dentro: forse perchè le leggi italiane degli anni Settanta per me sono sacrosante (abolizione delle classi speciali appunto, di pari passo che chiusura dei manicomi). Loro ne sono fieri perchè dicono che i bimbi sono seguiti meglio, per me è semplicemente razzismo e discriminazione; anche perchè ultimamente è tutto un fiorire di classi speciali per bambini dislessici, disortografici…ma che cavolo, possibile che non si possa vivere tutti insieme imparando ad arricchirci delle rispettive differenze?
Insomma, tra tutto questo e l’organizzazione militaresca che vige nelle scuole francesi, dopo una “breve” esperienza, i miei bimbi piede a scuola non ce l’hanno più messo: siamo una famiglia homeschooler full time!
Beh, buon proseguimento per tutto!
Elena 11 ottobre 2013 alle 01:48
Ciao, ho letto con molto interesse il tuo articolo è l’ho trovato molto simpatico. Io non sono madre quindi scrivo da figlia (adulta)
Il mio intervento è una piccola critica al primo dei tuoi punti, un intervento da Italiana che legge da sempre. Premetto che vengo da una famiglia di lettori e da che ricordi i miei genitori hanno sempre letto per questo credo che leggere non dipenda dal fatto che Carrefour venda o meno i libri ( sinceramente mi sembra una scusa anche per la pigrizia) io credo sia un fatto di educazione famigliare, neanche scolastico. Ricordo che mia madre, pur lavorando, la sera leggeva per noi, ed io e mia sorella siamo diventate consumatrici di libri di ogni genere.
Spero di non aver urtato nessuno, volevo solo portare una testimonianza di come anche in Italia si possa far di un bambino un lettore.
Luca 11 ottobre 2013 alle 02:22
Mi dispiace. Sono italiano ed ho una figlia di 8 anni. Vivo in Francia da 11 anni ed i bambini li fanno crescere come degli automi….ci credo che sono bravi in matematica. Il modello scolastico li spinge ad essere perfetti e a 24 anni sono tutti dallo psichiatra o psicologo. Per che conosce la statistica, la Francia ha il più alto tasso di suicidio d’Europa e 7 abitanti su 10 usano anti depressivi. Il modello scolastico è pessimo ma lì lobotomizza per mettere tutti soldi su un conto bancario francese, comprare prodotti francesi e andare in vacanza in Francia. ….l’Italia è genio e sregolatezza. Non guardiamo la Francia come esempi ore favore.
Daniela Autore articolo 11 ottobre 2013 alle 08:55
Ciao, Elisa. E’ molto interessante il tuo commento. Le etichette e le classi speciali effettivamente fanno un po’ tristezza.
A me piace molto il progetto di homeschooling, spero che tornerai a trovarmi per darmi altri cosnigli.
Daniela Autore articolo 11 ottobre 2013 alle 09:01
Ciao, Elena. Forse il primo punto ti ha fuorviato un po’ dallo scopo del post. Il fatto che ci siano libri, molti e di qualità ovunque (Carrefour e supermercatino compreso) fa pensare che il libro in sè sia considerato un oggetto importante, di cui serve più scelta e alla portata di tutti. Vedial al contrario, se io voglio comprare albi d’autore per bambini in Italia, al Carrefour non li trovo di sicuro, devo andare in librerie più specializzate. Questo vuol dire anche che chi non ha figli e pensare di comprare un libro in regalo andando a vedere in giro, o ha la sensibilità di andare in centro specializzato o prende il libro gadget. E’ come la storia della musica classica: se passasse più spesso sulla radio molte meno persone ne avrebbero “paura” (perchè così è, se ascolti musica classica a scuola ti ridono dietro). Anche leggo molto ai miei bambini, basta che guardi questo blog, ma a volte ci entusiasmiamo per libri che i compagni di classe non sanno nemmeno che esistano e denigrano, sponsorizzando invece il Ben 10 di turno.
Daniela Autore articolo 11 ottobre 2013 alle 09:02
Pensavo che il primato suicidi fosse Finlandese.
valentinavk 11 ottobre 2013 alle 09:34
io sono diventata mamma in francia e ho abbracciato il modo rilassato di vivere la maternita’ e di crescere i bambini, sviluppato intorno alla regola d’oro” se la madre e’ una donna felice, il bambino e’ felice” , grazie a cui fina dall inizio non importa se allatti (io ho allattato fino a 5 mesi) o dai la formula, l importante e’ che tu stia bene cosi anche il bambino sentira’ che sei serena e sarai piu brava a prenderti cura di lui e cosi’ per tutto il resto….sono partita da 5 mesi ma mi porto dietro per il resto della vita questa attitudine alla gravidanza e al crescere i figli perche’ si adatta benissimo a quello che era gia’ i mio modo di vedere le cose, della mia esperienza di expat in francia e’ stato il pezzo migliore diventare madre li’ (giusto per dire una parola EPIDURALE IN PUBBLICO E PRIVATO PER TUTTE FIN DA 35 ANNI FA….) ne ho parlato spesso nel mio blog, ti linko qua un post che scrissi proprio poco dopo che nacque la mia prima bimba
http://www.valentinavaselli.com/2011/09/ita-mammitudine-alla-francese.html
valentinavk 11 ottobre 2013 alle 09:39
poi puo’ anche darsi che la mia nn sia una esperienza francese ma della regione in cui ero (alta savoia, quindi anvhe vicinaa svizzera e italia come mentalita’ incrociate) e anhe da noi in italia ci sono abissi di differenze tra regione e regione. comunque la mia esperienza per questi primi ann ie’ stata positivissima, fors el unica menata e’ che nn si capacitavano che non insegnassi il francese alla bimba, ma siccome noi spaevamo gia che saremmo andati via prima che lei cominciasse le scuole, volevamo che imparasse bene solo le lingue di casa (italian oe polacco) e per il francese c’e’ tempo. la loro fissa col francese e’ dovuta al fatto che per loro la lingua uguale per tutti e’ il loro metodo di integrazione, mentre a me da straniera mi sembrava solo un po’ nazionalista e non rispettoso delle identita’ culturali estranee. ciononostante, a parte questo mi sono trovata di condividere invece mille altre cose
Daniela Autore articolo 11 ottobre 2013 alle 09:50
Ciao, Valentina. Bel racconto. L’idea che se la mamma è felice, lo è anche il bambino c’è anche in Italia, fortunatamente.
Uno Qualunque (@luKatweets) 11 ottobre 2013 alle 11:00
3 mesi in Francia vagabondo in camper, confermo tutto, l’ho girata dalla provenza all’aquitania e poi su fino alla Bretagna. Giravamo io e la mia ragazza e ridendo (o piangendo) notavamo che alla nostra età avevano tutti uno, due, tre bambini, in confronto all’italia dove avremo forse un amico su 10 che ha già dato al mondo un bimbo. (p.s. siamo sulla trentina, non ragazzini insomma)
Daniela Autore articolo 11 ottobre 2013 alle 11:14
Grazie, Uno Qualunque. Non è semplice mettere in piedi un progetto di famiglia, gli aiuti anche organizzativi dello Stato in questo servono e ve lo dico come mamma che lavora. E’ proprio il tema che ha trattato Report nella sua puntata. Ciao
Daniela Autore articolo 11 ottobre 2013 alle 11:18
Andrea, non mi puoi dire che le mamme non fanno niente per i bambini, guardate quante sono e quanto fanno le schoolmommies. L’angolo libri dal pediatra si sta diffondendo, è uno degli scopi dell’Associazione Nati per Leggere, da noi c’è. Ormai sono molti i ristoranti con stanze gioco, magari si potrebbe contestare che sono attrezzate per bambini piccolissimi. Ciao
Andrea 11 ottobre 2013 alle 11:33
Care mamme italiane, non volevo criticarvi, non mi compete, ma la mia esperienza qui in Italia è spesso stata come ho scritto nel mio primo commento. Forse dovrei aggiungere che vivo in un piccolo centro del Sud Italia e da quando i miei figli erano piccoli sono passati 10 – 15 anni. Ma vedo ancora oggi, che spesso l’unica attività in famiglia consiste a farsi la passeggiata nel centro commerciale la domenica.
Sono felice che si sta diffondendo tra le mamme e nella società una nuova consapevolezza e un nuovo approccio in materia di educazione e che sono soprattutto le mamme e sempre più anche i papà che prendono attivamente in mano l’educazione dei figli in maniera creativa e stimolante.
Daniela Autore articolo 11 ottobre 2013 alle 11:40
Cordelo di Quart 11 ottobre 2013 alle 11:45
Grazie a vent’anni di tivù spazzatura e di demolizione sistematica della scuola pubblica l’imbarbarimento culturale (e morale) che abbiamo subito, balza subito agli occhi a chi ha la ‘sfortuna’ di fare una capatina fuori casa.
Ci vorranno almeno altri vent’anni di duro lavoro per portarsi in pari; e dire che eravamo una delle culle della civltà ed abbiamo a disposizione il più grande, ricco (e trascurato) museo di storia del mondo.
E’ veramente triste, come é disarmante vedere quanto poco interessi alla maggioranza della gente, a cui basta che non gli si tocchino le partite, i reality, ed il cellulare ultima generazione.
Magari ci aggiungiamo pure i capi firmati, anche taroccati, basta che siano firmati.
Perché in fondo l’importante non é essere, ma apparire, e se non sembri ‘qualcuno’ sei nessuno.
Tiziana 11 ottobre 2013 alle 11:58
A Parigi… o cmq in Francia…. cammini per strada e vedi ragazze e ragazzi seduti nelle panchine ad aspettare l’autobus con un libro in mano, sali sul bus e vedi donne e uomini, vecchi e bambini, con un libro aperto che leggono nell’attesa di arrivare a destinazione.
Sali su un bus, metro, treno a Palermo a Roma o cmq in Italia e trovi, bambini, ragazze e ragazzi, uomini e donne, che giocano con stupidi giochi on line sul loro smartphone di ultima generazione, meno male che ci sono ancora i vecchi che parlano con l’autista o cercano di socializzare con l’individuo che hanno nel sedile accanto… siamo alla DERIVA! i bambini non escono più nè nei parchi, nè per strada, non si incontrano più se non a scuola…. le mamme l’unico intrattenimento che conoscono è la tv o il pc…. e adesso anche il tablet o lo smartphone (FATE ATTENZIONE ALLA PERCENTUALE DI RADIAZIONI EMANATE)… poi si lamentano che i loro figli non studiano… ogni tanto regalate un libro, uscite andate a visitare un museo, un parco avventura, una scogliera…. non esiste solo la spiaggia dove puoi abbandonare tuo figlio con palette e secchiello e non ti preoccupi neanche perchè non gioca con gli altri bambini!!! non lo tenere richiuso in casa con i nonni o con la babysitter… non recluderlo in una bolla di vetro… insegnagli il mondo là fuori… che non è tutto come nei cartoni animati o come nelle sitcom idiote che propinano in tv!!! fagli prendere l’autobus e insegnagli come tornare a casa e che una strada non si riconosce dal negozio all’ultima moda che c’è all’angolo o dal fast food! responsabilizzalo e insegnagli un pò di valori che non trova sulla play station o sull’ap del suo smartphone!
Tiziana 11 ottobre 2013 alle 12:13
a Claudia Porta : i bambini francesi come inglesi… come tutti quelli che hanno una lingua scritta diversa da quella parlata… all’inizio hanno problemi… noi in questo siamo fortunati… anche se i nostri bambini fino all’età di 18 anni hanno ancora problemi a leggere! o.O
Lucia 11 ottobre 2013 alle 15:42
Grazie per il post, davvero molto carino 🙂 Vivo in Francia, a Parigi e ho un figlio che fa la seconda elementare. Lui e’ andato al nido all’età di 5 mesi, e ho una sua foto a un anno e un paio di mesi mentre guarda un libro. Gia’ al nido esisteva una piccola biblioteca, i bambini sceglievano un libro e un adulto lo leggeva, oppure si sedevano sui cuscini e se lo guardavano. L’ora di biblioteca settimanale e’ una costante da allora, alla materna e ovviamente all’elementare.
Per il resto, l’offerta e’ abbondante, ma soprattutto e’ *divertente*. Per esempio, per “studiare” un quadro, i bambini si vestono come i personaggi della tela, costumi forniti dal museo.
Al Louvre, ci sono delle persone fantastiche che per due ore incantano i bambini con storie che si basano sulle opere esposte ma che sono adatte alla loro fantasia ( una guida, la misgliore, e’ italiana 🙂 E potrei continuare per ore, qui si gioca, si esperimenta, si tocca, si crea… Al Museo dell Arti Primitive (quai de Branly) si fanno maschere ispirandosi a quelle esposte.
Al Pompidou, si realizzano opere collettive effimere.
Concerti alle Cité de la Musique ( i biglietti vanno via appena messi in vendita, a maggio scorso ho comprato posti per spettacoli fino a giugno 2014), le “matinées” nelle varie sale, per non parlare del teatro che inizia per i bambini a partire dei 3 anni. Come pure per l’offerta cinematografica, esiste un festival per bambini a partire dai 18 mesi.
Fino a quest’anno, non avevo avuto il tempo di portare mio figlio a Disneyland. E’ un posto bellissimo ( un decoro cinematografico dove passare una giornata, dispendioso ma molto bello), ma non e’ competitivo con l’offerta esistente altrove.
Mio figlio in Italia? Guarda la tv con la nonna.
Alberto 11 ottobre 2013 alle 16:25
Ciao, vivo in Francia da una decina d’anni, mio figlio é praticamente cresciuto “francese” anche se parla continuamente italiano con me.
E’ vero che la visione delle cose non é come in Italia (d’altronde il mondo é bello perché vario!) ma, qui in Francia, non c’é una cosa che in Italia (forse) esiste ancora: il senso della famiglia!
Inoltre devo confessare che, malgrado le tante scuole e università reputatissime qui in Francia, il livello di istruzione (elementari/medie/superiori) é un po’ inferiore a quello italiano: forse un bimbo francese se la cava meglio in matematica ma un bimbo italiano ne saprà molto di più per quanto riguarda la cultura generale e più precisamente storia e geografia; parlando della mia esperienza scolastica (e giuro che non ero un’ottimo alunno…) posso dirvi che i miei coetanei (tutte categorie mischiate) di 30/40 anni hanno svariate lacune di storia e , a volte, su argomenti che interessano direttamente il cittadino e la storia d’oltre alpi.
Non parliamo poi della cultura alimentare: la VERA cucina francese é ottima e molto prelibata ma non la si cucina quasi mai…qui, la maggior parte della gente, si accontenta di mangiare delle porcherie a mezzogiorno e alla sera, ci sono troppi fast-food e la cucina casalnga é stata rimpiazzata da dei “big-mac” (e notare che il n° di obesi cresce a dismisura).
Per le altre cose non mi lamento, anzi, ci sono molte cose di cui sono pienamente soddisfatto, é vero che potrebbe sembrare strano ma, in proporzione, un cittadino francese X paga meno tasse che un italiano, le trattenute sullo stipendio sono inferiori che in Italia pero’ non ci mancano le aiuole e i giardini curati (un mini giardino per ogni rotonda!), i servizi alla persona, la sanità (anche se il sistema italiano é uno dei migliori ma c’é sempre qualcuno che deve riempirsi le tasche con il denaro degli altri….) e, dulcis in fundo, la gente al potere non si arricchisce con i soldi pubblici!!! bisogna essere realisti: anche qui esistono le bustarelle, tangenti e altre porcherie annesse ma sono molto meno frequenti che in Italia…
Che sia chiaro, non sputo nel piatto dove ho mangiato per 25 anni, faccio solo una constatazione delle mie esperienze in Italia e in Francia.
P.S.: ….bisogna dire che, l’unico paese dove si mangia bene e tutti i giorni é l’ITALIA!!!!!!
valentinavk 11 ottobre 2013 alle 18:10
Daniela, certo non volevo generalizzare. pero’ mi pare da quel che mi raccontano le amiche diventate mamme in italia ci sia tanto focus sul bambino piu’ che sulla mamma. Comunque come dicono anhe altri, confemro che a 31 anni mentre aspettavo la mia prima mi chiedevano se era il secondo o il terzo
Gianfranco 11 ottobre 2013 alle 18:41
ho girato mezza Europa con i figli piccoli e devo dire di avere sempre trovato una buona accoglienza ed attività per i piccoli, nei locali pubblici che nei giardini che nei musei.
Paola Carotti 11 ottobre 2013 alle 20:53
mi piace il tuo umorismo! amiamo molto la francia io e i miei figli ormai grandi, ma continuiamo a lottare perchè l’Italia non sia solo basso medioevo! Paola
adelemaria 11 ottobre 2013 alle 22:52
quello che purtroppo vedo, nei bambini italiani,,, e’ tanta maleducazione una eccessiva attenzione al superfluo come cartoni animati ,cellulari e televisione spazzatura, poco sport e molta ciccia sedentarieta’ e nessun interesse nella lettura ,nell’arte ,nel cinema, o teatro Ma non e’ colpa dei bambini bensi’ dei genitori che non sanno educarli, interessarli alle belle cose che abbiamo in Italia, e ne abbiamo tante altro che Francia solo che ci sono paesi che hanno governi che insegnano ad amare il proprio paese, le proprie origini, e amano i piccoli concittadini aiutando le famiglie In Italia invece non succedenzi succede il contrari quindi……ci troviamo ad ammirare la normalita’ delle cose che purtroppo avviene oltralpe e rimaniamo purtroppo basiti datutto cio !!
valeria 11 ottobre 2013 alle 23:16
Io vivo in francia da 12 anni e ci sono tante cose che non vanno, qui non è l’Eldorado ma in effetti è vero che di libri se ne leggono tanti. Per esempio ci sono le Mediateche. Io quando l’ho scoperto sono rimasta allucinata. Cosa sono? Ebbene, sono degli spazi pubblici dove i libri, i DVD, i CD e fumetti si possono leggere, consultare sul posto e anche prendere da leggere a casa con calma. In questi spazi pubblici e gratuiti sono programmati anche spettacoli, letture e per i più piccoli (dai 0 ai 3 anni) la mattina del mercoledi e sabato -quando i bambini delle elementari e materne non vanno a scuola- ci sono anche dei conti e contine. Alle volte anche proiezioni di film. Qualche mediateca ha anche la ludoteca: uno spazio meraviglioso con giochi da tavolo, di pazienza ma anche biliardi e altri giochi che non conoscevo. Certo bisogna avere un po’ di tempo per portarci i figli ma la società francese è abbastanza ben organizzata e se non ce li porti tu, i figli tuoi, ce li porta la mamma dell’amichetto cosi’ si fa a turno. Oppure ci li porta la nounou. Chi è la nounou? E’ una figura che in Italia non esiste. Un’assistente materna come al nido che guarda al massimo 3 bambini alla volta a casa sua ed è controllata dallo stato che attraverso un sistema bien collaudato di controllo, garantisce la qualità dell’accoglienza del bambino. Capite perché i francesi fanno tanti figli? Certo è vero che il senso della famiglia lascia un po’ a desiderare ma…preferisco che i miei figli scelgano quando e se vorranno venire a trovarmi (quando saranno grandi) e che non siano obbligati a farlo perché gli devo fare da baby sitter. Insomma, preferisco la libertà di scegliere che la costrizione della necessità. Detto questo l’Italia mi manca comunque tantissimo.
Giordano Franzo' 12 ottobre 2013 alle 03:52
Segnalo che: nei primi giorni di agosto a LORIENT in Bretagna, si svolge il festival interceltico, in occasione della festa ci sono molti stand con libri per bambini bellissimi ( i libri non i bambini ) li vende lo stesso autore.
Sonia 12 ottobre 2013 alle 08:19
Ciao, io invece sono francese.
Non conosco abbastanza bene la scuola in Italia ma conosco bene quella francese con i miei bimbi.
E sinceramente il funzionamento dipende del paesino.
Da noi la scuola funziona in un modo diverso dall’Italia, già per i giorni di corso, le ferie….
Sin dal primo anno di scuola , quando hanno 3 anni fanno un sacco di cose (cinema, biblioteca, spettacoli, piscina, viaggi, musei). Ma penso che è uguale in Italia.
Poi per rispondere ad Alberto cui sopra, “qui in Francia, non c’é una cosa che in Italia (forse) esiste ancora: il senso della famiglia!” assolutamente non è vero. Io vivo in montagna in un piccolo paesino è c’è il senso della famiglia molto forte e anche il senso della solidarità tra vicini. Ma concedo che forse non è il caso dapertutto nelle grande città.
Piacere di avere letto questo post
jean pierre 12 ottobre 2013 alle 13:05
Il fatto é questo. Noi italiani ormai ci stupiamo davanti alla normalità. Siamo un paese rimasto al palo se non addirittura regredito. Manca poco e poi cominceremo a stupirci anche di come sono avanti paesi che prima appartenevano a quelli del terzo mondo.
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Nicoletta 12 ottobre 2013 alle 15:23
Ieri, durante la lezione di storia nella mia 4 elementare, ho chiesto: “quanti di voi hanno visitato un museo?” Hanno sollevato la mano in 4 su 17… TRISTURA… alla domanda successiva: “Quanti di voi sono stati a Playcity? ” Playcity è una sorta di enorme locale in un noto centro commerciale della zona in cui sono disponibili una varietà infinita di slotmachine, macchinette mangiasoldi, giochi elettronici, etc. hanno sollevato la mano 17 su 17… Che dire a dei genitori che pensano che sia giusto e utile far trascorrere il tempo libero ai propri figli in un luogo del genere?
cristina 12 ottobre 2013 alle 16:50
è vero che in francia ci sono spazi riservati ai bambina dappertutto. All’ospedale ci sono angoli con giochi per i bambini che vengono ad accompagnare i genitori alle visite ecc ecc. Forse è anche per questo che i bambini non corrono pestiferi urlando e dando fastidio agli altri….però la scuola è davvero dura e competitiva. Ci sono cose del sistema scolastico francese che non mi piacciono proprio…..
valeria 12 ottobre 2013 alle 17:10
Hai ragione Cristina, la scuola è veramente competitiva. Ogni errore di ortografia un punto in meno. Quando arrivano in prima sanno praticamente già scrivere e leggere e a ogno piccolo problema li spediscono dall’ortofonista.
Coralie 12 ottobre 2013 alle 17:34
Forse in Francia ci piace leggere perchè a scuola ci hanno dato la voglia di farlo. Io ho vissuto 15 anni in Italia e me ne sono andata appena i miei figli hanno dovuto frequentare la scuola media perché il livello era molto basso e gli insegnanti poco appassionati da quello che facevano. Strano perchè in Italia ci sono tanti autori bravi, tante cose belle da vedere, il bagaglio culturale é molto ricco. Poi sono i genitori che devono cercare di aprire la mente ai propri figli, portarli ai musei, confrontarli con altre realtà per vedere come é fatto veramente il mondo. Coralie da Bordeaux (Francia)
Lu 13 ottobre 2013 alle 01:20
Tra l’altro vedo che la Francia nella statistica Ocse sulle competenze degli allievi è pure lei sotto la media europea e si colloca appena sopra Spagna e Italia. Considerato che il livello socio-culturale della popolazione adulta (uno dei fattori più predittivi di successo scolastico) è indubbiamente più alto di quello italiano non mi pare un grande risultato che deponga a favore del loro sistema scolastico…
Rachele 13 ottobre 2013 alle 09:22
Ciao! Mi viene da ridere! 🙂
Viviamo in Germania da 2 mesi, e prima di entrare nei parchi giochi (sono obbligatori ogni 5 unità abitative! è o non è uno spreco di spazi?) trovi il cartello con scritto “area giochi con divieto di fumo”. Mi spieghi come fanno i bambini a mettersi in bocca cose che li aiutano a sviluppare anticorpi, se non possono infilarsi in bocca nemmeno un mozzicone? 😉
Elena 13 ottobre 2013 alle 14:39
Io sono francese di origine italiana e ovviamente confermo quello che hai scritto. I miei abitano in Francia da ormai 45 anni e non hanno la minima intenzione di tornare in Italia, e come dargli torto… Provate ad informarvi non solo sulle possibilità date ai bambini ma anche al servizio sanitario, e pensare che i francesi si lamentano…non sanno quello che c’è fuori!!!
Io vivo in Italia da 12 anni e posso fare il paragone, purtroppo la mia vita è qui, felice, innamorata, tanti amici ma…
Come diceva Coralie, peccato, il bagaglio culturale dell’Italia è così ricco, sarebbe un paese meraviglioso!
Maurizio Boero 13 ottobre 2013 alle 18:36
Non so bene in che Francia siate state, io l’anno scorso, con mia figlia quindicenne, ho girato praticamente tutta la Provenza e la Camargue e una ricca parte di Costa Azzurra. Ho visto cose buone e meno buone,nella coltissima Francia abbiamo visitato numerosi musei e monumenti e in ognuno mia figlia ha regolarmente pagato il biglietto (pure salato) mentre nella gretta ed ignorante Italia fino a 18 anni entra gratis, La spiaggia devo riconoscere che era pulita, come quelle della Maremma Toscana in cui sono andato in vacanza quest’anno. In compenso ho trovato più Magrebini che Francesi e si sa che fin dal medioevo la cultura nel Mediterrabeo l’hanno portata i Saraceni
rinaldo 13 ottobre 2013 alle 18:45
Confermo tutto, e aggiungo altro, sino andato spesso in camper e, specialmente al nord, puoi parcheggiare quasi ovunque e ci sono i camping municipali dove paghi pochi euro e stai benissimo, viaggi senza qualcuno ti strombazzi e poi ti fa le corna quando ti sorpassa.
Insomma possibile che i cugini siano così più bravi di noi?
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valeria 13 ottobre 2013 alle 21:59
Rinaldo, secondo me non è tanto questione di essere bravi. Un po’ è un motivo storico: lo Stato sono gli invasori (anche francesi!!) pochissimo senso dello stato dunque: lo Stato è quello che ti vuole spremere come un limone e chi evade le tasse è furbo. Quindi l’individuo contro il collettivo. Tanto per dirti, la tassa sulla televisione in Francia è inclusa nelle tasse tipo ICI (non so se esiste ancora in italia). Quindi diventa un problema politico naturalmente. Cultura vuol dire anche investimento economico. Le mediateche costano un sacco di soldi ma c’è la volontà politica di spendere per la cultura. Quindi…attenzione a quando votate! Il qualunquismo e disfattismo sono i nemici numero uno del sapere!
ff0rt 14 ottobre 2013 alle 00:03
Che mondo! Io non li ho mai potuti soffrire i francesi. Sono neolatini, no? E allora lo facciano bene, casinisti e approssimativi come noi.
pino 14 ottobre 2013 alle 10:14
Quante parole e quanti luoghi comuni, povera ITALIA, se i suoi cittadini sono veramente consapevoli di quello che scrivono perché non si impegnano a cambiarla!
Daniela Autore articolo 14 ottobre 2013 alle 10:41
Pino, il testo è ironico. C’è scritto in fondo.
Daniela Autore articolo 14 ottobre 2013 alle 10:45
Maurizio, io frequento molto spesso musei con i bambini e a parte poche occasioni, i miei bambini hanno pagato il biglietto ridotto non sono entrati gratis. Conosco benissimo la spiaggia della Maremma perchè è stata la meta dei nostri viaggi per anni, ma ci abbiamo sempre trovato di tutto. Siccome sono le gestioni comunali che spesso fanno la differenza, se conosci un bel posto di mare in cui la spiaggia libera sia bella e pulita consigliacelo, te ne sarò grata io per prima (l’anno scorso c’erano i gazebo fissi con il barbeque in spiaggia).
Daniela Autore articolo 14 ottobre 2013 alle 10:47
Lu, le statistiche sono sempre da prendere con le pinze. Le olimpiadi matematiche però le vincono i bambini francesi, è uno dei link che ho inserito. Ci interessa fino a un certo punto. Io di figli campioni non ne voglio, mi va bene che sappiano fare bene ciò che è previsto per la loro età e siano felici, però questi articoli li leggo ugualmente e mi chiedo come mai siano tali (e senza invidia).
Elena 14 ottobre 2013 alle 11:16
Che vespaio 🙂
Io credo che le generalizzazioni siano molto pericolose e che la differenza la facciano i singoli.È vero che ogni Paese ha un substrato culturale comune, ma è anche vero che ci possono essere grandi differenze da una regione all’altra.
Italia: dove abito io (Veneto) abbiamo lo spazio gioco dal pediatra, in ospedale( con biblioteca e clown terapia) spazi famiglia gratuiti attivati dal Comune con laboratori di teatro, lettura ecc., pizzerie e trattorie con zona gioco per i bambini. Ho la fortuna di aver trovato l’asilo dei miei sogni per i miei bambini ( http://www.lacortedeibambini.com …visitatelo!)
Estero: noi viaggiamo molto ed è vero che in altri Paesi ci sono soluzioni migliori, non sono migliori in toto, ma per l’attenzione ai più piccoli spesso sì: bene, copiamoli!
Penso che nella mia città sia stata proprio la vicinanza con i Paesi nordici a portare la voglia di migliorarsi.
Non accontentiamoci di notare le differenze e rattristarci, perché è dai singoli che nasce il cambiamento, siamo noi che dobbiamo portare i bambini in libreria, portarli a contatto con la natura e proporre loro esperienze positive e siamo sempre noi che dobbiamo presentare richieste al nostro Comune! Un bambino non può farlo!
P.s. Complimenti per il blog, hai sempre spunti molto interessanti!
marta 14 ottobre 2013 alle 11:27
E’ ora che gli italiani, a partire dalle mamme e dai papà, si riapproprino della capacità di meravigliare e meravigliarsi con l’inventiva che è nel nostro DNA!
In Francia, ma anche altrove, non si contano le iniziative pensate per le baby famiglie: pretendiamole anche da noi, ma soprattutto PROPONIAMOLE!
E crediamo di più nelle nsotre capacità e nel nostro potenziale.
Per esempio, io dico che siamo i migliori al mondo ad inventare e raccontare storie ai nostri cuccioli: FACCIAMOLO!
Daniela Autore articolo 14 ottobre 2013 alle 11:30
Medelea 14 ottobre 2013 alle 12:43
Buongiorno! Il post mi è piaciuto molto e l’avrei approvato in pieno fino a quattro anni e mezzo fa. Mi sento comunque chiamata in causa perché vivo in Francia, nella banlieue parigina. Ho un bimbo piccolo piccolo, di soli pochissimi mesi, ma frequento persone francesi con figli più o meno grandi che vanno a scuola e immigrati con figli, ma ancora troppo piccoli per fare un confronto. Bref, il discorso è molto complicato!!! È vero, di norma, che i bambini sono incitati a leggere molto e molto leggono, ma nonostante questo sono, ogni volta, stupefatta dei loro errori ortografici. Certo è che scrivere in francese è molto più difficile che scrivere correttamente in italiano. In matematica non mi sembrano questi grandi geni e, per quanto riguarda una lingua straniera, il disastro è pari alle scuole italiane. Occorre sempre ricordare, inoltre, che qui la competizione è davvero stratosferica e che, spesso e purtroppo, la capacità economica influisce moltissimo sulla riuscita sclastica , lavorativa e di vita. Ebbene, più si hanno soldi, più la riuscita sarà totale. Consiglio agli italiani che vogliano conoscere un po’ di realtà estera di farsi un giro nella periferia delle grandi città. Un grande squallore e moltissime cose a migliorare. Nonostante questo panorama poco entusiasmante, ho deciso di creare la mia famiglia qui. Durante la maternità mi sono sentita supportata tantissimo. Ora ho ripreso a lavorare e il mio compagno si occupa di nostro figlio (lui, occorre dirlo, è francese). Non so, in Italia, quanti uomini si prendano cura dei loro figli tutto il giorno. Scusate per i pensieri i disordine, avrei molto altro da aggiungere e dovrei rileggere quello che ho scritto, ma il lavoro s’impone, perché qui la vita è carissima, anche se non la cambierei più per la mia vecchia!
Monica 14 ottobre 2013 alle 14:36
Concordo su tutto, la Francia è meravigliosa sotto ogni punto di vista, da nord a sud…. a noi italiani poi che viviamo nel quarto mondo basta uscire da questo paese ormai invivibile per renderci conto che basterebbe davvero poco per allinearci agli altri paesi europei 🙂
Daniela Autore articolo 14 ottobre 2013 alle 14:57
Monica, “quarto mondo” ironicamente immagino
Andrea 14 ottobre 2013 alle 16:04
Forse sono un po fuori tema, ma ti chiedevi come mai i bambini francesi sono piu’ bravi degli italiani in matematica. Il fatto e’ che e’ assodato che i francesi siano piu’ bravi di altri in matematica. La storia della matematica e’ dominata da figure francesi, anche se nessuno e’ mai riuscito a stabilire il motivo di questo primato. Ho sentito una teoria secondo cui s’ la lingua stessa a sviluppare nei francesi una maggiore dimistichezza con la matematica. Per esempio, in francese 97 si dice “quatrevingt-dixsept” che sembra quasi piu’ un’equazione che una parola (4*20 + 17 = 97) .
valeria 14 ottobre 2013 alle 16:56
Ehi, non ci avevo mai pensato!! Me la posso rivendere?
Eva 14 ottobre 2013 alle 17:22
A dicembre saranno 3 anni che vivo nel sud della Francia. L’ho vissuta da studentessa, la vivo adesso da lavoratrice. Questo è quello che mi sento di dire:
In questi 3 anni ho avuto a che fare con un’ignoranza dilagante (soprattutto nelle nuove generazioni) che non ha niente da invidiare a quella dei ragazzini italiani. E con l’alto livello di rassegnazione degli insegnanti di fronte a questo fenomeno.
Ma ho visto anche un sistema scolastico che aiuta i genitori che lavorano, cercando di conciliarne orari ed esigenze, in tutte le fasi della crescita dei loro figli.
Non posso dire se la scuola francese funzioni meglio o peggio di quella italiana: quello che posso dire è che qui c’è un rispetto molto forte per la scuola in quanto istituzione, che l’università è davvero “per tutti” perché lo Stato aiuta gli studenti che ne abbiano bisogno (così come aiuta chi si ritrova disoccupato), che il “fuoricorsismo” è praticamente inesistente (non ho incontrato nessuno che abbia allungato il suo percorso di studi di più di un anno).
Ma dico anche che i ragazzi vengono allenati -fin dalla più tenera età- ad una competizione molto forte e non sempre costruttiva, che -almeno nell’ambito delle facoltà letterarie- la formazione è molto più “semplice” di quella italiana (non si offendano i francesi all’ascolto): i corsi sono meno duri, gli esami più facili ed i programmi molto ridotti.
E che la preparazione di uno studente medio, alla fine dei suoi studi, sarà buona ma anche molto settoriale (da queste parti si vive di industria aerospaziale e gli ingegneri italiani vanno via come il pane proprio perché vengono considerati più poliedrici e ricettivi).
In sostanza, come avete detto in molti prima di me, non c’è niente di eccezionale nel vivere in Francia. La vita qui è fatta di cose positive e di cose che non vanno, di eccellenze e di schifezze.
Insomma, è la normalità. Quella che in Italia -spesso- ti puoi anche sognare.
(Piccola parentesi televisiva:la televisione francese offre una buona varietà di spazzatura -un esempio per tutti: la saga degli Ch’tis, una banda di truzzi in trasferta…- che non toglie niente ai vari Grandi Fratelli di casa nostra. Ma sulla rete francese si possono trovare anche canali di ottima qualità, come la franco-tedesca Arte che trasmette cose bellissime, tutti i giorni).
GG 14 ottobre 2013 alle 17:37
I libri se sono usati, sono gratis… in televisione puoi trovare intere fiction in inglese sulla televisione nazionale… ogni weekend ci sono eventi culturali curati al dettaglio… c’è la filosofia “tandem”: io insegno una cosa a te, e tu in cambio ne insegni una a me… l’arte contemporanea è presente in tutte le stazioni del treno… alla stazione di Bordeaux diffondono musica classica… al parco ci sono le mini-biblioteche dove ognuno può usufruirne liberamente… i giardini botanici sono free…. ci sono gallerie d’arte ovunque, sempre free… e poi c’è l’educazione, di dire sempre a tutto il mondo “Buongiorno”, e se qualcuno è in difficoltà, di dare una mano…
rosine 14 ottobre 2013 alle 18:29
Rosine, ciao io sono nata in Francia,ma vivo in Italia da 41 anni,ho la fortuna di avere tutti i miei parenti in Francia dal Sud al Nord quindi ci vado spessissimo.Le differenze sulla civiltà in Francia,sono enormi,a Parigi gli unici a cui suonava il telefonino,urlava nel rispondere,urlava alla moglie o urlava ai figli che di conseguenza urlavano per rispondere è indovinate chi?l’italiano turista!Nei supermermercati le buste non esistono da 20 anni la cintura è obbligatoria anche per tutti i passeggeri si anche loro!Si rispettano i segnali,le persone,vengono accolte con garbo nei negozi.Raccontando il rispetto delle regole stradali l’italiano medio mi ha detto”Sicuramente rispettano perchè ad ogni angolo c’è la polizia che ti controlla”.Mai vista c’è il rispetto perchè cosi’ non rischi tu di farti male scemo non per la multa!Ma l’italiano c’è l’ha nel dna se può imbrogliare imbroglia!Comunque un punto a favore per l’italiano c’è,i miei cugini rimangono sorpresi per come accudiamo i nostri figli,per come li seguiamo fin da piccoli,mamma e papà,tutti e due!Poi per il cibo italiano sono estasiati loro anche se sono di origine italiana non riescono a far cuocere la pasta al dente ho visto certe schifezze no comment!Poi la religione cristiana che qui per fortuna è ancora sentita e vissuta mentre in Francia è quasi scomparsa?Che dire prendo il buono da tutti e due che amo in egual modo!
daniela 14 ottobre 2013 alle 22:49
Frequento la Francia da sempre, almeno una volta l’anno torno a Parigi, ma da quando sono mamma, non sono più tornata. L’ultima volta che ci sono stata la mia bimba era ancora bel pancione, ora ha 10 mesi e mi sono ripromessa che andremo insieme in una vellissima libreria che si trova a Boulevard des Italiens a comprare le petit prince !! Non vedo l’ora!!
Lu 14 ottobre 2013 alle 23:15
Avevo scritto un altro commento che non è stato pubblicato.
Io passo tre mesi all’anno in Francia (Saint Raphael) e devo dire che non ho mai intravisto tutto questo paradiso. Negli ipermercati ho comunque sempre visto una maggioranza di titoli commerciali (Peppa Pig, Dora impazzano) e non ho notato grosse differenze quantitative con l’Italia.
Non ho mai rilevato una particolare propensione alla lettura nei francesi adulti, ovunque vedo il corrispettivo della settimana enigmistica (niente di male, è un ottimo esercizio per il cervello) e il consueto maneggio di telefonini vari. Quando siamo in Costa Azzurra ospitiamo sempre un’au pair francese e pure lì, saremo sfortunati ma grandi letterate non ne ho mai trovate. Dirò di più, durante la selezione (in genere conosco una cinquantina di ragazze), colgo errori grammaticali e ortografici da brivido (me ne accorgo pure io che sono comunque una straniera). Non mi pare che il fatto che UNA SQUADRA abbia vinto le olimpiadi di matematica possa essere indicativo di un sistema scolastico di qualità, dato che il campione analizzato è veramente piccolissimo (i dati OCSE invece sono ricavati dall’analisi di tutte le scuole del territorio e sono tutt’altro che lusinghieri).
Il livello di conoscenza delle altre lingue poi è scandaloso, non ho quasi mai conosciuto un francese che parlasse un inglese decoroso. Io ho partorito in Francia il mio ultimogenito ed ero rimasta basita constatando che la neonatologa (abbastanza giovane) di un grande ospedale come l’Archet di Nizza, non fosse in grado di dire una parola in inglese. Ho dovuto tradurre io le consegne ai colleghi italiani (che, per inciso, parlavano tutti un inglese fluente).
Personalmente poi ho preferito l’assistenza sanitaria ricevuta in Italia nei due precedenti parti.
Andrea 15 ottobre 2013 alle 01:39
A parte che non mi pare la Francia si possa qualificare come quel gran paradiso per i bambini (vedi altri commenti sopra che confermano). Ogni posto avrà aspetti positivi e altri negativi. Ma la mia critica fondamentale è: perchè ti rivolgi alle mamme e non ai genitori? Nell’educazione dei nostri figli (e in questo forse davvero siamo un fanalino di cosa in europa) facciamo davvero molto poco per liberarli da una cultura sessita basata su ruoli stereotipati. Il fatto che chi scriva è una mamma e che il pubblico di questo blog sia probabilemente in buona parte femminile non vuol dire che si parli di una sfera che debba competere prevalentemente le mamme piuttosto che i papà. Il fatto che in italia sia ancora così è una sconfitta che dobbiamo superare e non su cui arenarsi. Sarebbe per questo molto più corretto se il post si rivolgesse ad entrambi i genitori. Sui libri al supermercato e su tanto altro si può discutere ognuno portanto il proprio contributo intellettuale e le proprie esperienze ma secondo me prima bisogna rimuovere il paradigma sessista che il titolo sottointende.
Valeria 15 ottobre 2013 alle 07:22
Volevo lasciare anche io la mia testimonianza… Primo viaggio col piccino all’estero (aveva tre anni) a Stoccolma. Come ha scritto qualcun altro sopra, tutti i mezzi di trasporto sono accessibili con il passeggino o carrozzina senza scalini o barriere! Ogni scalinata ha comunque un lato con due binari per salire comodamente anche col passeggino! Una mia amica mi ha fatto notare che nei negozi di giocattoli e nei supermercati non esistono giochi in plastica. Tutto è in legno! Solo giochi a spinta e niente pile, niente batterie, niente trabiccoli da pochi soldi che si rompono dopo 5 minuti. I parchi giochi sono grandi e forniti di enormi sabbiere. C’è sempre un’associazione o un responsabile che, negli orari di apertura, fanno animazione. I giochi li forniscono loro e sono a disposizione di tutti! Tricicli di varie dimensioni con o senza carrellino dietro, tutti in metallo (no plastica!). Unici oggetti in plastica sono secchielli, palette, formine x giocare con la sabba.
E per concludere.. Il gioco più usato da mio figlio da quando aveva due anni e ancora oggi che ne ha 5: la rotaia di una notissima marca svedese con i trenini a spinta (no elettrici)…. (E sulla stessa rotaia hanno adattato sa la serie Thomas & Friends sia la serie Chuggingtons)
ilpuntodilello 15 ottobre 2013 alle 09:24
Posso solo condividere ciò che hai detto. Mia moglie è francese e quando trascorriamo qualche giorno al di là delle Alpi il paragone è davvero impietoso. Tutto questo senza pensare alle politiche di assistenza alla famiglia (dal punto di vista economico ma non solo), che da noi sono quasi impensabili.
Noi da Chamonix andiamo spesso a fare la spesa in un Carrefour a circa 20 km che è praticamente una città. Con corsie enormi di libri per tutte le età (anche per bambini molto piccoli) e (cosa che non guasta) prezzi ridicoli per tutto ciò che serve per i bambini. Senza parlare della scelta di prodotti alimentari.
Intendiamoci: io sono estremamente orgoglioso di essere italiano, ma una cosa è l’orgoglio, una cosa è foderarsi gli occhi di prosciutto (per quanto buono sia): ciò che osserviamo in Francia è il frutto di una politica sociale che parte da lontano, quindi non è mimabile in tempi brevi. Però se non iniziamo non ci arriveremo mai.
Daniela Autore articolo 15 ottobre 2013 alle 11:11
Andrea, questo è un blog per mamme che parla di libri e attività per bambini. Allo stesso modo potresti chiedermi perchè non ci sono articoli di giardinaggio. Non ho assolutamente la pretesa di scrivere un trattato sui principi dell’educazione, ci sono persone molto più preparate di me. E’ ovvio che in ogni paese ci sono lati positivi e negativi, l’ho scritto in fondo al post, così come ricordare che è volutamente ironico.
Daniela Autore articolo 15 ottobre 2013 alle 11:19
Per chi non avesse letto il post fino alla fine (chissà allora se legge tutti i commenti) ripeto che è IRONICO.
Sul fatto che ci si debba sforzare a proporre i libri e attività interessanti ai bambini, consiglio di leggere sul BLOG cosa faccio oltre a scrivere post ironici.
Vi ringrazio tutti per la diffusione e la partecipazione alla discussione. Ovviamente ogni esperienza raccontata è personale.
Arrivano tantissimi COMMENTI, portate pazienza se non li vedete subito on-line: molti finiscono nello spam o vengono bloccati perchè siete utenti nuovi. In generale non autorizzo la pubblicazione di commenti che non siano inerenti al tema, siano offensivi verso qualche categoria o partecipante alla discussione, o pubblicitari.
I miei COMPLIMENTI a chi ha risposto in tema altrettanto ironico e diffondendo idee da copiare. Grazie!
Patty 15 ottobre 2013 alle 15:57
Beh, essendo io una mamma agente di viaggio, ed avendo portato mia figlia in giro dall’età di 7 mesi, posso dirti che non dovremmo portare i nostri bambini né in Inghilterra, dove i musei statali sono gratuiti, né in Austria, dove ogni hotel ha più facilities per famiglie che per le coppie, e dove c’è sempre, dico sempre, un luogo per giocare senza dare fastidio agli altri, né in Germania o in Spagna o in Svizzera…non riesco proprio a capire ma effettivamente il luogo più difficile e frustrante dove trascorrere una vacanza in famiglia è proprio il nostro paese. Un post bellissimo e molto divertente. Grazie. Pat
ilpuntodilello 16 ottobre 2013 alle 20:18
io penso xhe a volte i problemi sulle tematiche sessiste in seno alla famiglia ce li creiamo. Cavoli, ho detto “seno”a meglio dire “nella famiglia” altrimenti rischia di apparire discriminatorio 🙂 Ti prego di non offenderti per questa battuta che vuol solo essere un esempio di come spesso tendiamo a vivere una situazione. Non cadiamo nell’assurdo come con le polemiche di qualche giorno fa sulle pubblicità in cui la donna sarebbe vista come una sorta di schiava. Così come nessuna donna (secondo me) deve sentirsi offesa o discriminata per una reclame (che, al contrario, sottolinea il ruolo cardine della mamma) così noi padri non dobbiamo sentirci messi da parte in questo caso. Io, almeno, non ho avuto alcun dubbio che il post volesse sottintendere che è la madre a decidere cosa fa o non fa il figlio. Ritengo inoltre che chi scrive abbia anche il sacrosanto diritto (qualora lo volesse) anche di rivolgersi solo alle mamme, in quanto mamma. La risposta c’è già, non è così. Ripeto: cerchiamo di non spaccare il capello in quattro quando non serve perché si rischia di avere l’effetto opposto.
Per il resto ti posso asssicurare che quando porto mio figlio al parco e mi schifo di come è tenuto (non so perché in Italia i parchi per bambini siano ridotti una pietà) mi viene da fare il confronto con le mille cose che potrei fare con lui in Francia. Che non è il paradiso, suamo d’accordo, ma che se vogliamo essere del tutto onesti da questo punto di vista è avanti. E non di poco.
PAtrizia 17 ottobre 2013 alle 01:03
Vivo in Francia dove ho cresciuto i miei figli (anche in Belgio e un pò in Italia). Parlo solo di libri: le numerosissime biblioteche pubbliche hanno tutte un settore con animazioni e libri di autore fin dai neonati. Mio figlio nel 98 è praticamente nato in biblioteca (letture per i bebé), il piuì grande, a tre anni, ci ha imparato la lingua e praticato l’integrazione….questa estate ho preferito anche io restare in vacanza nelle coste francesi e apprezzare le BIBLIOPLAGE: non si portano ombrelloni nè libri perchè sulle spiagge ci sono le biblioteche da spiaggia con patio, sedie sdraio, ombra e….libri a volontà per tutti i gusti e età! Una pacchia e un altro sogno da realizzare ancora in Italia…
Daniela Autore articolo 17 ottobre 2013 alle 09:17
Patrizia, è emerso dai commenti che ti hanno preceduto che la biblioteca in spiaggia c’è in alcune località dell’Adriatico. Speriamo si diffonda.
Enrico 19 ottobre 2013 alle 19:50
Da una settimana sono in Francia ma ho aspettato, prima di scrivere, di aver visitato un Supermercato:
1) Al Carrefour di O’Parinor (Parigi Nord) vi sono si 5 corsie di libri più una di riviste (tipo donna moderna, tuttopesca e similari) ma vi sono anche 6 corsie di giochi…
2) In televisione ho visto che trasmettono programmi culturali tipo “France got Talent” o “L’isola delle verità”.Vi sono poi due canali in chiaro di cartoni animati e solo uno di arte e storia…
3) nelle aiuole si potrebbero allevare le mucche, da quanto è alta l’erba, ma io non sono in una località turistica bensì in un sobborgo di Parigi. Comunque se parliamo di località turistiche quest’estate sia a Cesenatico che a Misano Adriatico le aiuole con i fiori erano ben curate, innaffiate e belle. Ergo non si possono confrontare le aiuole di un luogo che DEVE apparire perfetto con quella davanti a casa, altrimenti è come confrontare una ferrari con una Yugo…
4) Sono in Francia per lavoro e, quindi, non so come siano le loro spiagge. So invece che anche da noi ci sono le spiagge libere (purtroppo troppo poche) dove gli amanti del “fai da te balneare” possono portarsi da casa tutto quello che ritengono loro necessario, dal molto al niente…
5) La mania di autocompatirci, non so se si è capito, non mi piace. Io vivo, mio malgrado, metà dell’anno lontano dall’Italia e non capisco quelli che, per aver trascorso all’estero una o due settimane in vacanza dicono “Italia Scheize”. In Vacanza tutto è bello, anche Alicudi (Eolie, che suggerisco calorosamente di visitare) dove non c’é niente, neppure il Bancomat (ma come faranno i fanatici della modernità). Un’altra cosa è vivere nei luoghi e parlare con le persone “indigene”. Questo scavare potrebbe far capire che dietro le lucine colorate ci sono molte zone d’ombra.
Per questo mi sento di dare anche io un avvertimento ai viaggiatori avventizi:
“Attenti a scavare, potreste scoprire che in Italia si sta meglio di quanto volete credere!”
ilpuntodilello 20 ottobre 2013 alle 09:44
Enrico, io odiowle persone che alla prima occasione spalano letame sull’Italia, ma è un errore anche il non vedere le differenze tra noi e la Francia.
Prima cosa: non identificate Parigi con la Francia, perché sarebbe come dire che l’Italia è come Milano. Me ne andrei oggi stesso.
Ti posso assicurare che se ad esempio prendi un territorio vicino a noi (Rhône Alpes) noterai che zone con erba a crescita incontrollata non esistono e quantità incredibili di fiori a decorare le strade.
Parliamo dello stile di vita: sono molto più sportivi di noi. A Chamonix sono tutti (TUTTI) presi dallo jogging, dall’arrampicata, dalla mountain bike, grandi, piccoli ed anziani. A Cortina l’unico sport praticato è lo shopping. Lo sport fa parte della loro cultura più che della nostra, prova ne sia che quando ci sono olimpiadi o mondiali di atletica le tre reti nazionali ti trasmettono tutto in chiaro dalla mattina alla sera, non solo la sera perché bisogna lasciare spazio a Barbara D’Urso.
E tutto questo, ripeto, senza contare le politiche in favore delle famiglie.
Quindi, l’Italia è un bellissimo Paese, ma senza guardare con occhio critico ai confronti non lo renderemo certo migliore.
Leone Oliva 28 ottobre 2013 alle 13:33
30 anni fa la Francia era tappezzata di manifesti con su scritto La France a besoin d’enfants. In Italia non s’è mai visto nulla di simile eppure non abbiamo meno bisogno di bambini della Francia!

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