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Timestamp: 2019-05-25 04:11:57+00:00

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In tema di azione di reintegrazione, l'articolo 1169 del Cc non è applicabile al di fuori della fattispecie ivi prevista del trasferimento del possesso e non anche della detenzione. Ne discende che l'ordinanza interdittale -ottenuta contro lo spoliatore originario- potrà essere eseguita anche verso il terzo che acquista la detenzione del bene (ad esempio, a seguito di un contratto di locazione), indipendentemente dalla conoscenza, da parte sua, dell'avvenuta lesione. (Tribunale Catania, Sezione 3 Civile, Ordinanza del 28 febbraio 2008)
Con ordinanza del 5 luglio 2007 questo tribunale accoglieva il reclamo proposto avverso l'ordinanza del giudice cautelare del 22 aprile 2007 e, ai sensi dell'art. 1170 c.c., reintegrava la società Me. Le. s.p.a. nel pieno e pacifico possesso dell'immobile di cui all'originario contratto di locazione finanziaria del 27 ottobre 2004, registrato il 20 dicembre 2004, ed ordinava a Ga. Sc., titolare della ditta "L'arte e i suoi tarli", di rilasciare il suddetto immobile libero da persone e cose e ciò entro il termine di giorni trenta dalla notificazione del provvedimento medesimo.
Con ricorso ex art. 669 duodecies c.p.c. la società Officine e Fonderie Sc. S.R.L. chiedeva a questo tribunale di sospendere l'ordinanza suindicata e di dichiararla non opponibile ad essa società considerato che con contratto di locazione stipulato il 14 dicembre 2006, registrato il 19 dicembre 2006 n. 3461, e successiva integrazione del 29 gennaio 2007, registrata il 12 febbraio 2007, avente ad oggetto il compendio immobiliare di Ca. via Pl. n. 200, la Ga. Sc. aveva concesso in locazione ad essa società l'immobile in questione, non più, quindi, nella detenzione dell'originaria resistente del procedimento possessorio.
Disposta la comparizione delle parti, si costituiva Ga. Sc. e rilevava che il procedimento esecutivo iniziato dalla società Me. Le. era nullo perché essa istante non aveva ricevuto nessun atto di precetto e nessun atto di preavviso della procedura esecutiva dell'ordinanza in questione né alcun altro atto di preannunziata esecuzione; aggiungeva che, in ogni caso, l'immobile non era più nella disponibilità di essa istante perché ceduto in locazione alla società Officine e Fonderia Sc. s.r.l.
Nel merito, ribadiva la nullità del contratto intercorso con la società Me. Le. e delle clausole vessatorie ivi inserite.
Si costituiva anche la società Me. Le. s.p.a. e rilevava l'inammissibilità del ricorso proposto ai sensi dell'art. 669 duodecies c.p.c., dettato esclusivamente per disciplinare le modalità di attuazione dell'ordinanza cautelare; deduceva, inoltre, che il terzo, pregiudicato da un provvedimento cautelare inter alios, avrebbe potuto proporre opposizione di terzo in sede di attuazione della misura cautelare.
Nel merito, rilevava che la società Officine e Fonderie Sc. s.r.l. non conduceva in locazione l'immobile oggetto del contratto intercorso da essa società e la Sc., bensì una porzione diversa del bene e che, in ogni caso, il contratto di locazione del 14 dicembre 2006 non poteva essere opposto ad essa società.
In udienza la società Me. Le. eccepiva il difetto di procura alle liti del difensore della Sc.
Nella fattispecie in esame, la società Officine e Fonderie Sc. s.r.l., in definitiva, ha chiesto la revoca dell'ordinanza interdittale adducendo un fatto (esistenza di un contratto di locazione del bene in questione in capo ad essa società) capace di incidere, facendoli venir meno, i presupposti della tutela interdittale concessa, di guisa che l'istanza in questione deve essere qualificata come istanza presentata ex art. 669 decies c.p.c.
Dall'esame degli atti prodotti dalle parti emerge che con contratto del 14 dicembre 2006 Ga. Sc. concedeva alla società Officine e Fonderie Sc. s.r.l., già conduttrice di altra porzione dell'immobile di via Pa. n. 200, la possibilità di condurre in locazione anche la porzione dell'immobile da acquistarsi da potere della società Me. Le.; con successivo atto di integrazione del 29 gennaio 2007, registrato il 12 febbraio 2007, le parti intendevano la locazione di cui al contratto del 14 dicembre 2006, estesa anche alla porzione di immobile di proprietà della società Me. Le.
L'esistenza di detti contratti, posti in essere prima della proposizione del ricorso possessorio della società Me. Le. del febbraio 2007, e la conoscenza del terzo della pendenza del giudizio possessorio solo in occasione dell'esecuzione forzata dell'ordinanza interdittale, costituiscono elementi idonei a chiedere da parte delle stesso terzo la revoca dell'ordinanza medesima.
A tal riguardo sovviene l'art. 1169 c.c. secondo cui "La reintegrazione si può domandare anche contro chi è nel possesso in virtù di un acquisto a titolo particolare, fatto con la conoscenza dell'avvenuto spoglio".
E' pacifico in giurisprudenza ritenere che "Nel caso in cui il trasferimento del possesso del bene ad un terzo avvenga prima che sia proposta l'azione possessoria, il soggetto spogliato deve necessariamente convenire in giudizio l'avente causa in quanto se il provvedimento fosse emesso contro l'autore dello spoglio sarebbe inutilmente reso, avendo quest'ultimo perduto, con il possesso del bene, la facultas restituendi) e può ottenere la tutela invocata a condizione: a) che vi sia stato uno spoglio a norma dell'art. 1168 c.c.; b) che l'avente causa dello spoliator abbia ricevuto il possesso del bene, per effetto dell'acquisto a titolo particolare, dall'autore dello spoglio; c) che lo stesso fosse a conoscenza dello spoglio nel momento in cui ha acquistato il possesso, in quanto tale conoscenza è elemento costitutivo dell'obbligo di effettuare la disposta reintegrazione. Nel caso in cui, invece, il trasferimento del possesso avvenga dopo l'esercizio dell'azione possessoria e l'attore ottenga la condanna dello spoliator alla reintegrazione l'avente causa di quest'ultimo non è tutelato dalla presunzione di buona fede, in quanto la pendenza del processo al momento della cessione del possesso rappresenta il fatto costitutivo dell'obbligo, a carico dell'avente causa dello spoliator, di effettuare la disposta reintegrazione e non potendosi ammettere che l'autore dello spoglio, trasferendo ad altri, a processo iniziato, il possesso del fondo, vanifichi gli effetti della sentenza di reintegrazione, facendo così venir meno la tutela giurisdizionale possessoria del soggetto spossessato" (Cass. n. 12347/95).
Secondo altri autori, invece, la disposizione de qua non si applica a coloro i quali hanno ricevuto la mera detenzione del bene dallo spoliator; da ciò deriva, a differenza dell'altra teoria, da un canto, che l'azione di reintegrazione potrebbe essere esercitata soltanto nei confronti dell'acquirente-possessore e, dall'altro, che la sentenza -o l'ordinanza interdittale- ottenuta contro l'autore dello spoglio potrebbe essere eseguita anche verso il detentore e indipendentemente dalla conoscenza, da parte sua, dell'avvenuta lesione.
Infatti, un risalente orientamento giurisprudenziale parte dal presupposto che l'azione di reintegrazione sia di natura reale e, quindi, esperibile erga omnes, stante il suo carattere recuperatorio: se non ci fosse l'art. 1169 c.c., tale azione sarebbe proponibile nei confronti di chiunque detenga o possegga la cosa oggetto di spoglio; in virtù di detta norma, l'azione possessoria non può essere esperita nei confronti di quei terzi che, essendo inconsapevoli dell'avvenuto spoglio, hanno conseguito il "possesso" (non la detenzione) in virtù di un acquisto a titolo particolare (Cass. n. 505/1947, Cass. n. 612/1947, Cass. n. 324/1948, Cass. n. 2448/1961).
Ed infatti, in primo luogo non si può non prendere in considerazione il dato letterale della norma: il legislatore nell'art. 1169 c.c. ha usato esclusivamente il termine "possesso" e, poiché la detta disposizione è inserita immediatamente dopo l'art. 1168 c.c. in cui, invece, sono stati utilizzati i termini "possesso" e "detenzione", si deve necessariamente concludere che nella disposizione in esame il termine "possesso" sia stato utilizzato nella sua accezione tecnica di cui all'art. 1140 c.c.
Alla stregua di tutte le superiori considerazioni, il ricorso presentato dalla società Officine e Fonderie Sc. s.r.l. deve essere rigettato, in quanto alla detta società, tramite il contratto di locazione indicato sopra, è stata trasferita solamente la detenzione e non anche il possesso, per cui non è possibile invocare la tutela del terzo ai sensi dell'art. 1169 c.c.
Rigetta il ricorso proposto dalla società Officine e Fonderie Sc. s.r.l. e condanna la predetta società al rimborso, in favore della società Me. Le. s.p.a. delle spese processuali relative a questa fase del procedimento.

References: art. 669
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 sentenza 
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 Cass. 
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