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Timestamp: 2018-08-20 18:27:21+00:00

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Newsletter T.A.L.E. n. 6 - ottobre 2017 | Diritti ai margini
Newsletter T.A.L.E. n. 6 - ottobre 2017
► Sentenza del 3 Ottobre 2017, causa D.M.D. c. Romania (ricorso n. 23022/13)
La Corte ha stabilito che c’è stata una violazione dell’Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, dato che l’indagine intrapresa in seguito alle accuse di abuso si è protratta per troppo tempo, oltre a presentare altri gravi difetti. Si è verificata, inoltre, anche una violazione dell’Articolo 6 (diritto a un processo equo), dato che i tribunali nazionali non hanno esaminato il merito delle rimostranze del ricorrente a proposito del suo mancato risarcimento, malgrado la legge nazionale preveda esplicitamente l’obbligo per i tribunali di decidere in materia di risarcimento nelle cause che riguardano i minori, anche nel caso in cui la vittima non ne faccia richiesta formale.
Link al comunicato stampa della Corte (in inglese)
► Sentenza del 27 Giugno 2017, causa Charles GARD e Altri c. Regno Unito
Il caso riguardava un ricorso in appello contro la decisione dei tribunali del Regno Unito di acconsentire l’interruzione della ventilazione artificiale a un minore gravemente malato. I genitori hanno sostenuto, appellandosi all’Articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (diritto alla vita), che l’ospedale ha bloccato l’accesso al macchinario che manteneva in vita il figlio Charlie (negli Stati Uniti), e appellandosi all’Articolo 5 (diritto alla libertà ed alla sicurezza) che, di conseguenza, il minore è stato deprivato illecitamente della sua libertà. I genitori hanno inoltre affermato, appellandosi all’Articolo 6 (diritto a un processo equo) e all’Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e famigliare) che le decisioni del tribunale inglese costituivano un’ingerenza ingiusta e sproporzionata nei loro diritti di genitori.
Il minore era affetto da una grave e molto rara malattia mitocondriale. I medici incaricati del suo trattamento avevano concluso che il bambino non aveva prospettive di guarigione, e l’ospedale in cui era ricoverato era ricorso all’Alta Corte di Giustizia, sostenendo che sarebbe stato lecito e nel suo migliore interesse che la ventilazione artificiale venisse interrotta e fossero adottate delle cure palliative. Al ricorso si erano opposti i genitori, che volevano che il minore fosse sottoposto a una cura sperimentale. Ad ogni modo, il parere di tutti i medici che avevano esaminato il minore era che tale cura sarebbe stata inutile. Il tribunale ha accolto il ricorso, affermando che non fosse nel superiore interesse del minore essere sottoposto alla cura sperimentale. La decisione dell’Alta Corte è stata confermata in appello dalla Corte d’Appello e il permesso di ricorrere in appello alla Corte Suprema del Regno Unito è stato negato. La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha dichiarato i ricorsi inammissibili in quanto manifestamente infondati, confermando la decisione dei tribunali del Regno Unito, e in particolare la legittimità della sospensione del trattamento di ventilazione artificiale che manteneva in vita il minore, essendo probabile che Charlie avrebbe subito un grave malessere se la sua sofferenza fosse stata prolungata senza alcuna prospettiva realistica di miglioramento, e che la cura sperimentale non avrebbe portato benefici oggettivi. L’appello si è svolto in un contesto di ribalta mediatica e di polarizzazione delle opinioni, ma la decisione è scaturita dalla considerazione del superiore interesse del minore.
Link al comunicato stampa (in inglese)
► Sentenza della Corte di Giustizia dell’8 giugno 2017, Causa C-111/17 PPU
La Corte ha esaminato la questione della presenza fisica al fine di decidere se si tratta di un pre-requisito necessario e manifesto per stabilire la dimora abituale di una persona, e in particolare di un neonato, ricorrendo alla giusta interpretazione del concetto di “residenza abituale” espresso dall’Articolo 11(1) del Regolamento n. 2201/2003. Il caso riguardava una neonata che per cause fortuite era nata in un luogo diverso da quello in cui i suoi genitori intendevano stabilire la sua dimora abituale. La minore era stata accudita da un genitore per diversi mesi nello Stato membro di nascita. La Corte ha stabilito che, secondo il Regolamento n. 2201/2003, l’intenzione iniziale di un genitore di tornare insieme alla figlia nello Stato membro dove risiedeva in precedenza non può portare alla conclusione che la minore “risieda abitualmente” in quel luogo. In conformità con le precedenti decisioni della Corte, il concetto di “residenza abituale” è qui interpretato come il luogo che riflette un certo grado di integrazione del minore in un ambiente sociale e famigliare. Di conseguenza, in questo caso, il rifiuto della madre di tornare nello Stato membro dove risiedevano in precedenza insieme alla figlia non può essere considerato un “trasferimento o trannenimento illecito” della minore, così come espresso dall’Articolo 11(1).
Link al testo originale della decisione (italiano)
► Corte d’Appello di Lisbona, sentenza del 7 agosto 2017
Nell’esercizio congiunto delle responsabilità genitoriali in materie di particolare importanza per la vita del minore, i genitori si trovavano in disaccordo sul luogo di residenza del minore. La Corte ha stabilito che è nel superiore interesse del minore che la sua residenza si alterni tra i due genitori per un certo periodo di tempo, durante il quale le responsabilità relative ai gesti quotidiani del minore saranno esercitate dal genitore che risiede con il minore in quel periodo.
► Corte d’Appello di Lisbona, sentenza del 13 luglio 2017
Laddove esista un conflitto tra l’interesse del minore e quello dei genitori, dei suoi rappresentanti o del suo tutore, o laddove il minore sia adeguatamente maturo e ne faccia richiesta al tribunale, dev’essere nominato un rappresentante legale.
Sta al legislatore, sulla base della normativa, stabilire quando un minore che abbia compiuto i 12 anni sia in grado di comprendere gli argomenti in questione, considerati la sua età e il suo grado di maturità. In linea di principio, il giudice non dovrebbe negare la richiesta di nomina di un assistente legale sulla base del fatto che le ragioni fornite dal minore per la richiesta non siano sufficientemente rilevanti. Inoltre, è dovere dell’assistente legale agire in modo da difendere il legittimo interesse del minore, senza pregiudizio per il rispetto delle norme legali e professionali, ma svolgendo la propria professione, in ogni circostanza, in maniera indipendente, usando tutte le competenze tecniche e le procedure delle regole della professione, che il legale si presuma conosca. Infine, sta al legale nominato decidere quale sia il modo più appropriato di difendere il legittimo interesse del minore durante i procedimenti.
Fonte: http://www.dgsi.pt/jtrl.nsf/33182fc732316039802565fa00497eec/06a496711cfefaa48025816e004d1d31?OpenDocument
► BREXIT - legislazione
Lo UK Government European Union (Withdrawal) Bill rappresenta il primo disegno di legge importante in materia di Brexit, ed è attualmente in esame presso la House of Commons. Il provvedimento è stato oggetto di molte critiche, tra cui quelle dei difensori dei diritti dei minori nel Regno Unito, i quali sostengono che il disegno di legge non provvede a salvaguardare l’interesse dei minori nel processo di uscita dall’Unione Europea. In risposta a tali critiche, la parlamentare laburista Kate Green ha proposto una serie di emendamenti mirati a mantenere la cooperazione tra il Regno Unito e gli organismi di protezione dei minori dell’Unione Europea come l’EUROPOL e l’ECRIS, e ad assicurare che le valutazioni di impatto sui minori siano svolte prima di revocare qualunque legge europea che li riguardi. Gli emendamenti proposti hanno inoltre lo scopo di proteggere i minori dai tagli della spesa pubblica anticipati come conseguenza dei costi del Brexit.
Emendamenti proposti: https://publications.parliament.uk/pa/bills/cbill/2017-2019/0005/amend/euwithdrawal_rm_cwh_1005.8-14.html
Il provvedimento è volto a modificare quanto previsto dal Children and Young People (Scotland) Act del 2014 in materia di condivisione delle informazioni. Il disegno di legge segue la decisione della Corte Suprema relativa alla causa Christian Institute v. Lord Advocate [2016] UKSC 51, in cui la Corte ha stabilito che quanto previsto dalla legge del 2014 non rientra nelle competenze del Parlamento Scozzese.
Il requisito che alcune organizzazioni devono nominare una persona per ogni minore rimane invariato, così come le funzioni che la persona nominata deve svolgere, ovvero: consigliare, sostenere e informare il minore, il giovane adulto o i suoi genitori; aiutare il minore ad accedere ai servizi e a discutere con altre organizzazioni di questioni relative al proprio benessere.
Per assicurare lo svolgimento di queste funzioni, la legge del 2014 prevedeva la condivisione di informazioni tra la persona nominata e le altre organizzazioni. La Corte Suprema ha ritenuto che tali disposizioni (e soprattutto le sezioni 23, 26 e 27 della legge del 2014) mancassero di chiarezza e dispositivi di protezione, violando, di conseguenza, i diritti umani del minore.
Il disegno di legge modifica l’obbligo di condividere le informazioni in obbligo di considerare se condividere le informazioni o meno, e in potere di condividere le informazioni in alcune circostanze.
Il disegno di legge mantiene il dovere di cooperare (che può essere esteso alla condivisione di informazioni) in relazione alle intenzioni del minore in determinate circostanze, ma le informazioni possono essere condivise soltanto nel rispetto di un codice di pratica che i ministeri devono pubblicare.
► Ispettore Capo di Sua Maestà all’Educazione, i Servizi e le abilità dei Minori c. Consiglio d’Amministrazione Provvisorio della Al-Hijrah School [2017] EWCA Civ 1426, 13 ottobre 2017
Il caso riguardava un ricorso alla Corte d’Appello inglese riguardo una scuola religiosa “voluntary aided” (scuole pubbliche sostenute da fondazioni o organizzazioni private – in genere religiose – che contribuiscono alle spese e influenzano la gestione della scuola) per bambini e bambine di età compresa tra i 4 e i 16 anni. La scuola è di credo islamico e per motivi religiosi ritiene che la separazione dei sessi a partire dal quinto anno (quando i bambini hanno 9 anni) sia obbligatoria per tutte le lezioni, le pause, le attività e le gite scolastiche. Un’ispezione formale (Ofsted) ha concluso che tale pratica costituisce un’illecita discriminazione contraria alla sezione 85 dell’Equality Act del 2010. La scuola ha presentato una richiesta di revisione del Rapporto di Ispezione, chiedendone l’annullamento. La High Court ha respinto il parere dell’Ofsted sul fatto che la segregazione fosse discrimatoria (in particolare verso le alunne femmine). Dato che entrambi i gruppi erano trattati in maniera equivalente con conseguenze equivalenti, non si poteva affermare che un gruppo fosse trattato in maniera meno favorevole dell’altro, e dunque non c’era discriminazione. La Corte d’Appello ha accolto l’appello all’unanimità. Ha stabilito che la politica di stretta separazione della scuola causa danno e trattamento sfavorevole sia per gli alunni maschi sia per le alunne femmine, in ragione del loro genere sessuale, ed è dunque contrario all’Equality Act del 2010. La politica di separazione della scuola impedisce a un’alunna di interagire con un alunno solo a causa del suo genere sessuale; se fosse un maschio le sarebbe permesso interagire con un alunno, e viceversa. Il fatto che la scuola avesse motivi religiosi per adottare tale politica di separazione è stato dichiarato irrilevante. Nel parere guida, il giudice Gloster ha affermato: “A scuola, la separazione sulla base del genere sessuale avalla necessariamente degli stereotipi sull’inferiorità della donna o sulla percezione del suo ruolo in una società in cui sono gli uomini a esercitare il potere in maniera predominante” (paragrafo 165).
► Modifiche alla legge sulla cittadinanza
Il 21 settembre 2017, il Governo Romeno ha adottato l’Ordinanza di Emergenza n. 65 e ha modificato la Legge sulla Cittadinanza. Gli emendamenti mirano a regolare in maniera dettagliata le condizioni per l’acquisizione della cittadinanza romena da parte di minori i cui genitori siano cittadini stranieri o apolidi. I chiarimenti si erano resi necessari poiché le disposizioni legislative precedenti lasciavano spazio a diverse interpretazioni, a pratiche giudiziarie disarmoniche e perfino a situazioni in cui i documenti di identità dei minori nati all’estero o apolidi venivano annullati per motivi procedurali.
Link: https://www.juridice.ro/wp-content/uploads/2017/09/comunicat-177.pdf
►Commissioni di Protezione dei Minori
Il Decreto del 13 luglio 2017 n. 502 sull’organizzazione e il funzionamento delle Commissioni di Protezione dei Minori ha migliorato il quadro legislativo che regola l’attività di questi organismi, il cui mandato di proteggere e promuovere i diritti dei minori è fondamentale nel contesto romeno. La decisione segue il recente miglioramento della normativa sui diritti dei minori con disabilità e rappresenta una necessaria armonizzazione del quadro istituzionale.
Link: http://legislatie.just.ro/Public/DetaliiDocument/191639
► L’Alta Corte di Cassazione e Giustizia della Romania ha stabilito che la nozione di “domicilio del minore” a cui si riferisce l’articolo 133 della Legge sulla protezione e la promozione dei diritti del minore indica il luogo in cui il minore vive costantemente, anziché la residenza ufficiale del genitore. Tale chiarimento è molto importante nelle cause che coinvolgono minori, poiché l’articolo 133 della Legge n. 272/2004 stabilisce che “I casi previsti dalla presente legge riguardo l’adozione di misure speciali di tutela sono decisi dal secondo livello di giudizio (tribunale) dell’ambito territoriale in cui si trova il domicilio del minore”. Di consequenza, l’Alta Corte ha ritenuto che il superiore interesse del minore sia meglio perseguito se il tribunale ha facile accesso a prove importanti (come quelle risultanti da indagini sulle condizioni abitative del minore).
Link: http://www.scj.ro/1093/Detalii-jurisprudenta?customQuery%5B0%5D.Key=id&customQuery%5B0%5D.Value=135232
► Con la Decisione n. 246/15.06.2017, la Corte d’Appello di Targu Mures ha accolto la decisione del tribunale di Targu Mures e confermato le misure adottate dalle autorità preposte alla protezione dei minori nel caso di una ragazzina di 13 anni. La bambina era stata sottratta all’affidamento della madre perché quest'ultima ostacolava il suo accesso all’istruzione, tenendola a casa con diversi pretesti. Dopo essere state informate dalla scuola, le autorità di protezione dei minori hanno affidato la ragazza a una famiglia. Nel confermare la decisione di affidamento, la Corte d’Appello “ha tenuto conto dell’opinione della minore così come espressa di fronte alla corte, secondo la quale nel precedente anno scolastico la ragazza non era stata promossa perché la madre e la nonna non le permettevano di andare a scuola da sola e la tenevano chiusa a chiave in casa, mentre ora va a scuola e ottiene buoni risultati.”
Link: https://www.jurisprudenta.com/jurisprudenta/speta-11bbocma/
► Tutori legali per minori migranti non accompagnati
In seguito alla recente adozione della Legge sulla Protezione di minori stranieri non accompagnati e separati (n. 47/2017, si veda la Newsletter T.A.L.E. n. 5), il Governo Italiano e le Regioni hanno approvato ampi provvedimenti esecutivi per reclutare e formare i tutori volontari per minori migranti non accompagnati con specifici obblighi di rappresentanza legale nei procedimenti amministrativi e giudiziari. L'Autorità garante per l’infanzia e l'adolescenza ha lanciato un appello pubblico invitando i cittadini di ogni regione a intraprendere il percorso per diventare tutori di minori migranti non accompagnati.
Link: http://www.garanteinfanzia.org/news/tutori-volontari-un-quadro-riepilogativo-della-selezione-e-formazione-nelle-diverse-regioni
► Corte suprema di Cassazione, Sezione Civile VI, ordinanza del 27 settembre 2017, n. 22744
La Corte ha stabilito che, nell’esercizio congiunto delle responsabilità genitoriali per questioni di particolare importanza per la vita del minore, un genitore non può ottenere la custodia esclusiva sulla base di presunte difficoltà nella gestione della residenza alternata con l’altro genitore. La Corte ritiene la capacità di ogni genitore di superare tali difficoltà come un elemento essenziale nell’esercizio delle loro responsabilità. Il principio generale della custodia genitoriale congiunta si applica nell’interesse del minore di risiedere per periodi alternati con ognunod dei genitori. Le responsabilità genitoriali per questioni che riguardano i gesti quotidiani del minore saranno esercitate dal genitore che risiede con il minore nel periodo interessato.
► Corte Costituzionale sentenza del 28 Aprile 2017, n. 90
La corte ha stabilito che il divieto di sospensione di esecuzione della pena detentiva per condannati minorenni è in conflitto con i principi costituzionali italiani di protezione della gioventù e di recupero dei detenuti condannati. Di conseguenza, tale disposizione del Codice di Procedura Penale decade (Articolo 656, Sezione 9, a). Questa sentenza rappresenta un precedente nella normativa sulla procedura penale italiana.
Link al testo della sentenza: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/05/03/T-170090/s1
► T.A.L.E. Summer School, 22-23 Settembre 2017
Cinquanta esperti legali di Regno Unito, Portogallo, Spagna, Romania e Italia hanno partecipato all’esperienza cruciale del Progetto T.A.L.E., presentando i risultati del progetto, partecipando a tre laboratori sull’attuazione delle Linee Guida del Consiglio d’Europa per una Giustizia a Misura di Bambino e conducendo proficue discussioni con rinomati esperti dell’uso degli strumenti internazionali per la tutela dei diritti dei minori nei procedimenti giudiziari.
Per maggiori informazioni consulta il nuovo sito internet del Progetto T.A.L.E.
► 11° Forum Europeo sui diritti dei minori: Minori privati della libertà e alternative alla detenzione
La conferenza annuale organizzata dalla Commissione Europea si svolgerà a Bruxelles il 7-8 novembre 2017, e raccoglierà personalità chiave degli Stati Membri dell’UE (oltre a Islanda, Liecthenstein, Norvegia, Svizzera e i Balcani Occidentali), organizzazioni internazionali, ONG, difensori civici dei minori, legali, accademici e istituzioni europee, al fine di promuovere la buona pratica in tema di diritti dei minori.
Maggiori informazioni: http://ec.europa.eu/newsroom/just/item-detail.cfm?item_id=128349&lang=en

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