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Timestamp: 2020-07-05 21:22:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2213 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2213 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.27/01/2017), n. 2213
sul ricorso 13419/2013 proposto da:
Z.A., in proprio e quale legale rappresentante della
Società A. ZAMBETTI S.R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
BALDO DEGLI UBALDI 66, presso lo studio dell’avvocato SIMONA RINALDI
GALLICANI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
MASSIMO ROCCHI giusta procura a margine del ricorso;
CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE, giusta procura
avverso la sentenza n. 562/2012 della CORTE D’APRELLO di BRESCIA del
22/11/2012, depositata il 29/11/2012;
SGROI, difensore del resistente, che si riporta agli scritti.
“Con sentenza n. 562/2012 del 20/11/2012, la Corte d’Appello di Brescia, in parziale accoglimento dell’impugnazione proposta da Z.A., in proprio e nella qualità di legale rappresentante della A. Z. s.r.l., confermava la legittimità del disconoscimento del rapporto di lavoro subordinato tra lo Z. e la A. Z. s.r.l. e, in riforma della decisione del Tribunale di Bergamo, disponeva la restituzione dei contributi indebitamente versati dalla società (di cui lo Z.A. era anche socio unico, come tale legittimato all’azione di restituzione) sulla posizione dello Z. nei dieci anni antecedenti la data della domanda (8/2/2011). Valorizzava la Corte territoriale il ruolo di amministratore unico svolto dallo Z. e riteneva che quest’ultimo non avesse allegato la presenza di altro soggetto che esercitasse in sua vece tali poteri (presupposto, questo, necessario, stante il criterio dell’effettività che regola il rapporto contributivo, per consentire di non escludere il vincolo della subordinazione).
Avverso l’anzidetta sentenza Z.A., in proprio e nella qualità di legale rappresentante della A. Z. s.r.l., propone ricorso per cassazione fondato su tre motivi.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata valutazione degli indici di subordinazione.
Il motivo è inconferente rispetto al decisum in quanto la Corte territoriale ha spiegato che non vi era stata da parte del ricorrente alcuna allegazione circa l’elemento indispensabile per l’eventuale configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato e cioè la presenza di altro soggetto che, al posto dello Z., esercitasse i poteri di amministrazione della società (ritenendo a tal fine irrilevante il controllo svolto per previsione ed imposizione di legge dal collegio sindacale). In sostanza la Corte territoriale ha ritenuto che, nel caso di specie, il ruolo di amministratore unico del ricorrente (il quale era anche socio unico) comportava di per sè il venir meno dell’elemento dell’intersoggettività, senza il quale è inconcepibile la stessa esistenza di un rapporto di lavoro subordinato – cfr. Cass. n. 13099 del 5 settembre 2003; Cass. n. 7312 del 22 marzo 2013; Cass. n. 24972 del 6 novembre 2013).
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 2041 c.c., nonchè omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla restituzione di tutti contributi versati anche sotto il profilo dell’indebito arricchimento.
Anche tale motivo non intercetta il passaggio motivazionale in cui la Corte territoriale ha spiegato le ragioni per le quali era da ritenersi che, in ragione di un versamento contributivo avvenuto in carenza di presupposto assicurativo, dovesse considerarsi annullabile e rimborsabile la contribuzione versata nel termine decennale (avendo perso i relativi versamenti la natura contributiva) mentre dovevano considerarsi consolidati i contributi versati in precedenza ed utilizzabili ai fini del diritto al trattamento pensionistico (così escludendosi un indebito arricchimento).
Con il terzo motivo il ricorrente denuncia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata considerazione dei contributi versati in carenza di presupposti come contributi volontari utili ai fini del calcolo pensionistico.
Innanzitutto non è chiarito se tale richiesta (verosimilmente riferita alla posizione di Z.A. in proprio) sia stata ab initio corredata dagli elementi necessari ad una delibazione della stessa (domanda amministrativa all’I.N.P.S., intervenuta autorizzazione, riferibilità della stessa all’Assicurazione generale obbligatoria ovvero alla Gestione Separata; sussistenza presso la gestione eventualmente considerata dei requisiti di anzianità contributiva legislativamente previsti – del D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 184, art. 5, comma 2 bis; della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 69, comma 10; mancanza di cause ostative).
Inoltre, a fronte di una pronuncia sulla questione da parte del Tribunale (che, per quanto si evince dal ricorso per cassazione, aveva rilevato una evidente diversità della fattispecie della contribuzione volontaria), non emerge che in sede di atto di gravame il ragionamento del primo giudice sia stato adeguatamente censurato essendo stato il relativo rilievo affidato – pag. 5 dell’odierno ricorso – ad una tanto generica quanto meramente assertiva riconducibilità della fattispecie del disconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato all’ipotesi del rapporto cessato o interrotto per la quale è autorizzabile la contribuzione volontaria: “nel ricorso in appello ci si chiedeva il motivo per il quale…. l’annullamento del rapporto di lavoro non potesse essere equiparato alla cessazione o interruzione dell’attività lavorativa”.
In conclusione, si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.
5 – La regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, nella misura liquidata in dispositivo tenuto conto dell’attività difensiva limitata alla sola discussione orale, non può che seguire la soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore dell’I.N.P.S., delle spese processuali del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15%.

References: Sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 5
 art. 69