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Timestamp: 2018-12-09 23:03:39+00:00

Document:
Artt. 55 e ss. D.Lgs. 165-01
Codice disciplinare 2008
C O M U N E D I P E T R O S I N O
N. 75 del 25-05-11
OGGETTO: ADOZIONE CODICE DISCIPLINARE.
Riferim. Prop. N.88 del 16-05-2011
L'anno duemilaundici del giorno venticinque del mese di maggio alle ore 13:05 e seguenti in Petrosino nel Palazzo Municipale si è riunita la Giunta Municipale nelle seguenti persone:
VALENTI BIAGIO SINDACO P
MEZZAPELLE FRANCESCA ASSESSORE A
INDELICATO LUCA SALVATORE VICE SINDACO A
D'ALESSANDRO GIUSEPPE ASSESSORE P
DE VITA PIER GIROLAMO ASSESSORE P
PIPITONE SALVATORE ASSESSORE P
PIPITONE GIUSEPPE ASSESSORE A
Risultano presenti n. 4 e assenti n. 3
Partecipa il SEGRETARIO GENERALE, Sig. PIPITONE PIETRO, ai sensi dell’art. 52 della legge n° 142/1990, come recepita dalla L.R. n° 48/1991.
Il SINDACO, con l’assistenza del SEGRETARIO GENERALE, Sig. PIPITONE PIETRO, invita i componenti della giunta municipale all’esame della seguente proposta di deliberazione:
- che il decreto legislativo n. 150 del 2009 ha apportato importanti innovazioni in tema di infrazioni, sanzioni disciplinari, procedimento disciplinare e rapporti con il procedimento penale;
- che in particolare l’art. 69 del citato decreto ha sostituito l’art. 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001 introducendo gli artt. da 55 bis a 55 novies, mentre l’art. 72 ha abrogato l’art. 56 del d. legs. N. 165/2001;
- che le nuove norme rivestono carattere generale nel senso che si applicano a tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D. legs. N. 165/2001;
che pertanto si deve procedere all’adozione di apposito Codice Disciplinare dell’Ente, inteso come l’insieme delle norme relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse;
- l’ art. 7, comma 1, della legge n. 300 del 1970 il quale dispone
1. Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti.
- l’art. 55, comma 2, del D.legs. n. 165/2001 che dispone:
2. La pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione del codice disciplinare, recante l'indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all'ingresso della sede di lavoro.
- la circolare n. 14 del 2010, emanata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica, che fornisce chiarimenti sull’interpretazione e applicazione della disciplina in materia di infrazioni, sanzioni disciplinari e procedimento disciplinare, così come innovata dal D. Legislativo n. 150/2009;
Atteso che la precitata normativa esplicitata dalla predetta circolare impone l’obbligo per l’amministrazione datrice di lavoro di procedere all’adozione del Codice Disciplinare e della relativa pubblicazione secundum lege, in modo da assicurare a tutti i lavoratori la conoscenza del sistema delle regole dell’organizzazione di appartenenza, affinchè abbiano consapevolezza della responsabilità perseguibile sul piano disciplinare per eventuali violazioni;
Considerato che il presente provvedimento sarà inviato alle OO.SS. ai sensi di cui all’art. 7 del C.C.N.L. del 01.04.1999;
Visto il D.Legs. n. 150/2009;
Visto il D. Legs. N. 165/2001 e s.m.i.;
Vista la circolare n. 14 del 2010 emanata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica;
Visto l’O.R.EE.LL.
Per le motivazioni sopra cennate
Di adottare il Codice Disciplinare del Comune di Petrosino di cui all’allegato A) alla presente deliberazione per farne parte integrante e sostanziale.
Dare atto che il Codice Disciplinare adottato con il presente provvedimento sarà pubblicato sull’home page internet del Comune oltre che nell’ingresso delle sedi di lavoro per quei dipendenti che non avessero l’accesso alla rete internet in ragione delle mansioni svolte.
Dare atto che, ai sensi dell’art. 25, comma 11, del C.C.N.L. del 06/07/1995 Comparto Regioni ed Autonomie Locali, il presente Codice Disciplinare entrerà in vigore decorsi 15 giorni dalla pubblicazione.
Di dare atto che del presente provvedimento sarà data informazione alle OO.SS.
Di demandare al Responsabile del 1 Settore gli atti di esecuzione del presente provvedimento.
Dichiarare la presente deliberazione immediatamente esecutiva ai sensi dell’art. 12, comma 2, L.R. N. 44/1991 in modo da consentire l’immediato adempimento agli obblighi di legge.
PARERI AI SENSI DELL’ART. 49 D.LGS. 267/2000 TESTO UNICO EE.LL. RECEPITO DALLA L.R. N.30 DEL 23/12/2000.
Parere del Responsabile del Settore in ordine alla regolarità tecnica
Il Responsabile del Settore interessato esprime parere Favorevole in ordine alla regolarità tecnica della proposta di deliberazione.
Lì, 16-05-2011 IL RESPONSABILE DEL SETTORE
f.to PIPITONE PIETRO
- CON VOTI UNANIMI E PALESI dei presenti e votanti, resi per alzata e seduta,
DI APPROVARE E FARE PROPRIA la proposta di deliberazione come sopra riportata e che qui di seguito si intende integralmente trascritta.
RAVVISTATA l’urgenza e la necessità di dare immediata esecuzione alla presente deliberazione;
VISTO l’art. 12 – comma 2° - della L.R. n. 44del 03.12.1991;
CON VOTI UNANIMI E PALESI dei presenti e votanti, resi per alzata e seduta,
DI DICHIARARE la presente deliberazione immediatamente esecutiva.
L’ASSESSORE ANZIANO
f.to D'ALESSANDRO GIUSEPPE f.to VALENTI BIAGIO f.to PIPITONE PIETRO
Copia conforme all’originale, in carta libera, per uso amministrativo
PIPITONE PIETRO
Il sottoscritto Segretario Comunale, visti gli atti d’Ufficio,
che la presente deliberazione, in applicazione della legge regionale 3 dicembre 1991, n. 44 e successive modificazioni;
[ ] - E’ stata affissa all’Albo Pretorio comunale il giorno 30-05-11 per rimanervi per quindici giorni consecutivi (art. 11, comma 1);
Dalla Residenza Municipale, lì 15-06-2011
Il sottoscritto Segretario comunale, visti gli atti d'ufficio,
che la presente deliberazione, in applicazione della legge regionale 3 dicembre 1991, n. 44, pubblicata all'albo pretorio per quindici giorni consecutivi dal 30-05-2011 al 14-06-2011 come previsto dall'art. 11, a seguito degli adempimenti sopra attestati:
E’ DIVENUTA ESECUTIVA IL 25-05-11
[ ] decorsi 10 giorni dalla data di inizio della pubblicazione (Art.12, comma 1);
Viene istituito l'Ufficio competente per i procedimenti disciplinari di cui al contratto collettivo nazionale di comparto, individuato nell’Ufficio del Segretario Generale, coadiuvato dal Responsabile del Servizio del Personale con compiti di verbalizzazione e di istruttoria.
Quando la sanzione da applicare é il rimprovero verbale il Capo Settore provvede direttamente.
Quando la sanzione da applicare risulta di grado superiore provvede l’Ufficio per i procedimenti disciplinari su segnalazione del capo settore competente.
Nel caso dei capi-settore provvede l’Ufficio per i procedimenti disciplinari.
Contestazione scritta
Nessun provvedimento disciplinare, ad eccezione del rimprovero verbale, può essere adottato senza previa tempestiva comunicazione scritta dell'addebito al dipendente.
Irrogazione delle sanzioni
Il rimprovero verbale é inflitto direttamente dal responsabile del settore di appartenenza del dipendente.
Il Responsabile del Settore, presso cui il dipendente lavora, avuta notizia dell’infrazione disciplinare, trasmette gli atti entro i successivi 5 giorni all’Ufficio Procedimenti Disciplinari, individuato ai sensi del precedente art. 1, dandone contestuale comunicazione all’interessato. In caso di mancata comunicazione nel termine stabilito, si da' corso all'accertamento della responsabilità del soggetto tenuto alla comunicazione.
L’Ufficio Procedimenti Disciplinari provvede alla contestazione scritta dell’addebito, da effettuarsi tempestivamente e comunque non oltre venti giorni da quando é venuto a conoscenza del fatto, stabilendo contestualmente la convocazione per l'audizione del dipendente, il quale può farsi assistere da un procuratore ovvero da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato, con un
preavviso di almeno dieci giorni.
L’Ufficio procedimenti disciplinari applica termini pari al doppio di quelli stabiliti al precedente comma 3 del presente articolo, qualora la sanzione da infliggere sia superiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni, e salva l’eventuale sospensione in pendenza del procedimento penale come previsto all’art. 55 – ter del D.Legs. N. 165/2001.
Il termine per la contestazione dell'addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai sensi del comma 2 ovvero dalla data nella quale l'ufficio ha altrimenti acquisito notizia dell'infrazione, mentre la decorrenza del termine per la conclusione del procedimento resta comunque fissata alla data di prima acquisizione della notizia dell'infrazione, anche se avvenuta da parte del responsabile della struttura in cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di cui al presente comma comporta, per
l'amministrazione, la decadenza dall'azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa.
Quando la natura delle indagini investe l'esercizio di funzioni tecniche, il Segretario Generale può designare un collaboratore dell'area tecnica in qualità di consulente. Nel caso di mancanza di adeguate professionalità all'interno dell'Ente, il Segretario generale potrà incaricare consulenti esterni.
La contestazione degli addebiti deve contenere:
la descrizione dei fatti imputati alla responsabilità disciplinare e le relative modalità di rilevazione o accertamento;
il richiamo alle norme disciplinari violate;
l'esposizione delle sanzioni ipotizzabili;
la data di convocazione del dipendente a propria difesa;
l'avvertenza che il dipendente può anche inviare controdeduzioni scritte.
In nessun caso la contestazione può, comunque, anticipare la decisione finale, pena la nullità del procedimento.
L'audizione per la difesa di cui al comma 3 non può essere fissata prima che siano trascorsi 10 giorni lavorativi dalla contestazione del fatto che vi ha dato causa.
Entro il termine fissato il dipendente, in caso di grave ed oggettivo impedimento, può formulare motivata istanza di rinvio del termine per l'esercizio della sua difesa. Sentito l'interessato o suo procuratore a difesa,nonché avuta cognizione delle controdeduzioni scritte, dopo l'espletamento dell'eventuale ulteriore attività istruttoria, l’Ufficio Procedimenti Disciplinari conclude il procedimento, con l'atto di
archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell'addebito (termine che sale a centoventi giorni qualora la sanzione da infliggere sia superiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni e salva l’eventuale sospensione in pendenza del procedimento penale come previsto all’art.55 – ter del D. Legs. N. 165/2001). In caso di differimento superiore a dieci giorni del termine a difesa, per impedimento del dipendente, il termine per la conclusione del procedimento è prorogato in misura
corrispondente. Il differimento può essere disposto per una sola volta nel corso del procedimento. La violazione dei termini stabiliti nel presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza dall'azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa.
Gli atti istruttori compiuti formano un fascicolo disciplinare specifico, in cui confluiscono tutti gli ulteriori adempimenti. Il fascicolo é tenuto dal titolare dell'azione disciplinare sino alla conclusione del procedimento,successivamente dovrà essere archiviato nel fascicolo personale del dipendente presso l’Ufficio del Personale.
Il dipendente che ha ricevuto la contestazione dell'addebito può,formulare per iscritto le proprie controdeduzioni, quale memoria difensiva consegnabile prima dell'audizione o nel corso della stessa.
Trascorsi inutilmente 15 giorni dalla convocazione per la difesa del dipendente la sanzione viene applicata nei successivi 15 giorni.
L'esito del procedimento é notificato per iscritto al dipendente, con apposita nota, con cui viene eventualmente irrogata la sanzione.
Forma delle comunicazioni.
Disposizioni varie in materia di procedimento disciplinare
Ogni comunicazione al dipendente, nell'ambito del procedimento disciplinare, è effettuata tramite posta elettronica certificata, nel caso in cui il dipendente dispone di idonea casella di posta, ovvero tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla contestazione dell'addebito, il dipendente può indicare, altresì, un numero di fax, di cui egli o il suo procuratore abbia la disponibilità. In alternativa all'uso della posta elettronica certificata o del fax ed altresì della consegna a mano, le
comunicazioni sono effettuate tramite raccomandata postale con ricevuta di ritorno. Il dipendente ha diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento. E' esclusa l'applicazione di termini diversi o ulteriori rispetto a quelli stabiliti nel presente regolamento.
Nel corso dell'istruttoria l'ufficio per i procedimenti disciplinari può acquisire da altre amministrazioni pubbliche informazioni o documenti rilevanti per la definizione del procedimento. La predetta attività istruttoria non determina la sospensione del procedimento, né il differimento dei relativi termini.
Il lavoratore dipendente o il responsabile di settore che, essendo a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio di informazioni rilevanti per un procedimento disciplinare in corso, rifiuta, senza giustificato motivo, la collaborazione richiesta dall'autorità disciplinare procedente ovvero rende dichiarazioni false o reticenti, è soggetto all'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, commisurata alla gravità dell'illecito contestato al dipendente, fino ad un massimo di quindici giorni.
In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in un'altra amministrazione pubblica, il procedimento disciplinare è avviato o concluso o la sanzione è applicata presso quest'ultima. In tali casi i termini per la contestazione dell'addebito o per la conclusione del procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e riprendono a decorrere alla data del trasferimento.
In caso di dimissioni del dipendente, se per l'infrazione commessa è prevista la sanzione del licenziamento o se comunque è stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente articolo e le determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli effetti giuridici non preclusi dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l'autorità giudiziaria, per regola generale è proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale. Per le sanzioni da infliggere inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni non è ammessa la sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravità l'ufficio competente, nei casi di particolare complessità dell'accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all'esito dell'istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l'irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilità di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente.
Se il procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con l'irrogazione di una sanzione e, successivamente, il procedimento penale viene definito con una sentenza irrevocabile di assoluzione che riconosce che il fatto addebitato al dipendente non sussiste o non costituisce illecito penale o che il dipendente medesimo non lo ha commesso, l'Ufficio Procedimenti Disciplinari, ad istanza di parte da proporsi entro il termine di decadenza di sei mesi dall'irrevocabilità della pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne o confermarne l'atto conclusivo in relazione all'esito del giudizio penale.
Se il procedimento disciplinare si conclude con l'archiviazione ed il processo penale con una sentenza irrevocabile di condanna, l'Ufficio Procedimenti Disciplinari riapre il procedimento disciplinare per adeguare le determinazioni conclusive all'esito del giudizio penale. Il procedimento disciplinare è riaperto,altresì, se dalla sentenza irrevocabile di condanna risulta che il fatto addebitabile al dipendente in sede disciplinare comporta la sanzione del licenziamento,mentre ne è stata applicata una diversa.
Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare è, rispettivamente, ripreso o riaperto entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza ovvero dalla presentazione dell'istanza di riapertura ed è concluso entro centottanta giorni dalla ripresa o dalla riapertura. La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo della contestazione dell'addebito da parte dell'Ufficio Procedimenti Disciplinari ed il procedimento prosegue secondo quanto previsto nel presente regolamento. Ai fini delle determinazioni conclusive, l'autorità procedente, nel procedimento disciplinare ripreso o riaperto, applica le disposizioni dell'articolo 653, commi 1 ed 1-bis, del codice di procedura penale.
Criteri di irrogazione delle sanzioni.
Riduzione della sanzione.
Estinzione del procedimento.
Il soggetto competente ai sensi dell'art. 1 sulla base degli accertamenti effettuati e delle giustificazioni addotte dal dipendente, irroga la sanzione ritenuta applicabile in osservanza dei principi e dei criteri di cui all'art. 25 del Contratto collettivo nazionale di lavoro del 06/07/1995 Regione ed Autonomie Locali. Nei singoli casi il tipo e l'entità delle sanzioni specifiche verranno applicate in proporzione alla gravità delle mancanze e,comunque in base ai seguenti criteri generali:
intenzionalità del comportamento:
grado di negligenza, imprudenza e imperizia dimostrate, tenuto conto anche della prevedibilità dell’evento rilevanza degli obblighi violati;
responsabilità connesse alla posizione di lavoro occupata dal dipendente;
grado di danno o pericolo causato dall'Amministrazione, agli utenti o a terzi, ovvero rilevanza del disservizio creato;
sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con particolare riguardo al comportamento del lavoratore, ai precedenti disciplinari nell’ambito del biennio previsto dalla legge, al comportamento verso gli utenti al concorso nella mancanza di più lavoratori in accordo tra di loro.
Qualora con un solo atto siano state commesse più infrazioni, punite con sanzioni diverse, si applica la sanzione più grave.
La recidiva nel biennio comporta automaticamente l'applicazione della sanzione più grave nell'ambito della fascia prevista.
Impugnazione delle sanzioni
Ai sensi dell’art. 55 del D. Legs. N. 165/2001 i provvedimenti disciplinari non sono impugnabili. Resta salva la facoltà di ricorrere alle procedure di conciliazione non obbligatoria, qualora disciplinate dai contratti collettivi, fuori dei casi per i quali è prevista la sanzione disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell'addebito e comunque prima dell'irrogazione della sanzione.
La sanzione concordemente determinata all'esito di tali procedure non può essere di specie diversa da quella prevista, dalla legge o dal contratto collettivo, per l'infrazione per la quale si procede e non è soggetta ad impugnazione.
I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione con esito negativo. Il contratto collettivo definisce gli atti della procedura conciliativa che ne determinano l'inizio e la conclusione.
Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:
falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell'assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall'amministrazione per motivate esigenze di servizio;
d) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell'instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l'amministrazione formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo è dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e
provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’art. 54 del D.Legs. n. 165/2001.
Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e) ed f), il licenziamento è senza preavviso.
Responsabilità disciplinare per condotte pregiudizievoli per
l'amministrazione e limitazione della responsabilità per l'esercizio
La condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all'articolo 54 del D.Legs. n. 165/2001, comporta l'applicazione nei suoi confronti, ove già non ricorrano i presupposti per l'applicazione di un'altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all'entità del risarcimento.
Fuori dei casi previsti nel comma 1, il lavoratore, quando cagiona grave danno al normale funzionamento dell'ufficio di appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate dall'amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, è collocato in disponibilità, all'esito del procedimento disciplinare che accerta tale responsabilità, e si applicano nei suoi confronti le disposizioni di cui all'articolo 33, comma 8, e all'articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4 del D. Legs. N. 165/2001. Il provvedimento che definisce il giudizio disciplinare stabilisce le mansioni e la qualifica per le quali può avvenire l'eventuale ricollocamento. Durante il periodo nel quale è collocato in disponibilità, il lavoratore non ha diritto di percepire aumenti retributivi sopravvenuti.
Il mancato esercizio o la decadenza dell'azione disciplinare, dovuti all'omissione o al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull'insussistenza dell'illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate, in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare, comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale, l'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione alla gravità
dell'infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresì la mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del periodo della durata della sospensione. Ai soggetti non aventi qualifica dirigenziale si applica la predetta sanzione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo.
La responsabilità civile eventualmente configurabile a carico del responsabile di settore in relazione a profili di illiceità nelle determinazioni concernenti lo svolgimento del procedimento disciplinare è limitata, in conformità ai principi generali, ai casi di dolo o colpa grave.
Riservatezza e garanzie formali
Nessun riscontro scritto viene tenuto nel fascicolo personale per il rimprovero verbale, salvo qualora venga comminato in esito alla contestazione scritta, quale riduzione di ipotesi sanzionatoria superiore.
Per tutti gli atti formali, in partenza e in arrivo, inerenti ai procedimenti disciplinari é istituito un protocollo riservato a cura dell’Ufficio del Personale, escludendosi la protocollazione generale.
Per tutti gli atti formali dei procedimenti disciplinari inviati ai dipendenti per notifica si dovrà provvedere in plico sigillato a cura dell’Ufficio del Personale.
Tutti gli atti formali inerenti ai procedimenti disciplinari dovranno essere archiviati in originale o copia autentica nel fascicolo personale del dipendente interessato.
La commissione di gravi infrazioni, che menomino l'affidabilità del dipendente, può comportare la sospensione cautelare ai sensi degli articoli 26 e 27 del C.C.N.L. di lavoro del 06/07/1995 Regione ed Autonomie Locali, nei seguenti casi:
in corso di procedimento disciplinare, a discrezione dell’ufficio procedimenti disciplinari.
in corso di procedimento penale, d'ufficio se colpito da misura restrittiva della libertà personale o a discrezione dell’ufficio procedimenti disciplinari per reati gravi. La sospensione cautelare in corso di procedimento disciplinare può essere disposta dall’Ufficio Procedimenti Disciplinari, qualora con la contestazione degli addebiti, in relazione alla gravità dell'infrazione attribuita, si accerti la possibilità di punire i dipendenti con la sanzione della sospensione dal servizio e dalla retribuzione.
In tale caso, onde consentire all’ufficio procedimenti disciplinari di meglio effettuare gli accertamenti istruttori necessari, il dipendente é allontanato dal servizio per un periodo non superiore a 30 giorni, in cui conserva il diritto alla retribuzione.
La sospensione cautelare per procedimento penale si applica d'ufficio nel caso di dipendente colpito da misura restrittiva della libertà personale e comporta la privazione della retribuzione per tutta la durata dello stato restrittivo stesso.
La sospensione cautelare per procedimento penale può essere, altresì,disposta quando il dipendente, ancorché non sottoposto a restrizione della libertà personale, sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente attinenti al rapporto di lavoro o comunque tali da comportare, se accertati, l'applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento di cui
all'art. 25 del C.C.N.L. del 06.07.1995.
La sospensione d'ufficio per procedimento penale può anche essere protratta come sospensione discrezionale dopo che sia venuta meno la restrizione della libertà personale del dipendente, sino alla sentenza definitiva, qualora ricorrano le condizioni di cui al comma precedente.
Sussiste,comunque,l'obbligo di sospensione cautelare nei casi di sottoposizione a procedimento penale per delitti che comportano l'ineleggibilità a Consigliere Comunale ai sensi dell'art. 15 comma 1 della legge n. 55/90 e s.m.i., cioè per associazione mafiosa, associazione per spaccio di stupefacenti, produzione di sostanze stupefacenti, produzione, commercio o trasporto di armi o munizioni, favoreggiamento negli stessi reati, peculato, malversazione, concussione, corruzione, abuso d'ufficio, delitti non colposi con pena non inferiore a 2 anni di reclusione.
Al dipendente sospeso dal servizio per procedimento penale é sospesa la corresponsione della retribuzione in godimento, sostituita da una indennità pari al 50% della retribuzione fissa mensile ed agli assegni familiari, con esclusione di ogni compenso accessorio.
Quando la sospensione cautelare sia stata disposta in dipendenza del procedimento penale e questo si concluda con sentenza di proscioglimento o di assoluzione passata in giudicato perché il fatto non sussiste o perché il dipendente non lo ha commesso, la sospensione è revocata ed il dipendente ha diritto a tutti gli assegni non percepiti, escluse le indennità per servizi e funzioni di carattere speciale o per prestazioni di lavoro straordinario e salva deduzione dell'assegno alimentare eventualmente corrisposto.
Quando, a seguito del giudizio penale di revisione , il dipendente già condannato, sia stato assolto ai sensi dell'articolo 556 del codice di procedura penale la sospensione inflitta é revocata di diritto.
Effetti del procedimento disciplinare.
L'applicazione delle sanzioni disciplinari, oltre gli effetti propri dovuti alla sanzione stessa, produce effetti sul riconoscimento di incentivi di produttività e qualità della prestazione individuale, nella misura e con le modalità previste dalle disposizioni contrattuali e organizzative che li regolano.
Il presente Codice disciplinare è pubblicato sull’home page internet del Comune oltre che nell’ingresso delle sedi di lavoro per quei dipendenti che non avessero l’accesso alla rete internet in ragione delle mansioni svolte.
Norma di rinvio in materia di sanzioni disciplinari.
Per tutto quanto non previsto dal presente codice disciplinare si rinvia alle disposizioni previste in materia di sanzioni e procedimenti disciplinari dalle leggi regionali e/o nazionali vigenti, in quanto applicabili in Sicilia e ai contratti collettivi nazionali di lavoro del personale non dirigenziale del comparto Regione-enti locali.
Norma finale.
Con l’applicazione del presente codice disciplinare cessa ogni altra norma regolamentare in vigore nell’Ente di eguale materia.
APPENDICE AL CODICE DISCIPLINARE
ESTRATTO DAL C.C.N.L. DEL 06.07.1995 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI ED INTEGRAZIONI DEL COMPARTO DELLE
Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di servire la Repubblica con impegno e responsabilità e di rispettare i principi di buon andamento e imparzialità dell'attività amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e l'interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui.
Il dipendente si comporta in modo tale da favorire l'instaurazione di rapporti di fiducia e collaborazione tra l'Amministrazione e i cittadini.
In tale specifico contesto, tenuto conto dell'esigenza di garantire la migliore qualità del servizio, il dipendente deve in particolare:
a) collaborare con diligenza, osservando le norme del presente contratto,le disposizioni per l'esecuzione e la disciplina del lavoro impartite dall'Amministrazione anche in relazione alle norme vigenti in materia di sicurezza e di ambiente di lavoro;
b) rispettare il segreto d'ufficio nei casi e nei modi previsti dalle norme dei singoli ordinamenti ai sensi dell' art. 24 L. 7 agosto 1990 n. 241;
c) non utilizzare a fini privati le informazioni di cui disponga per ragioni d'ufficio;
d) nei rapporti con il cittadino, fornire tutte le informazioni cui abbia titolo, nel rispetto delle disposizioni in materia di trasparenza e di accesso all'attività amministrativa previste dalla legge 7 agosto 1990 n.241, dai regolamenti attuativi della stessa vigenti nell'amministrazione nonché attuare le disposizioni dell'amministrazione in ordine della legge 4 gennaio 1968 n. 15 in tema di autocertificazione;
e) rispettare l'orario di lavoro, adempiere alle formalità previste per la rilevazione delle presenze e non assentarsi dal luogo di lavoro senza l'autorizzazione del dirigente del servizio;
f) durante l'orario di lavoro, mantenere nei rapporti interpersonali e con gli utenti condotta uniformata a principi di correttezza ed astenersi da comportamenti lesivi della dignità della persona;
g) non attendere ad occupazioni estranee al servizio e ad attività che ritardino il recupero psico - fisico in periodo di malattia od infortunio;
h) eseguire le disposizioni inerenti l'espletamento delle proprie funzioni o mansioni che gli siano impartiti dai superiori. Se ritiene che l'ordine sia palesemente illegittimo, il dipendente deve farne rimostranza a chi l'ha impartito, dichiarandone le ragioni; se l'ordine è rinnovato per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Il dipendente non deve, comunque, eseguire l'ordine quando l'atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo;
i) vigilare sul corretto espletamento dell'attività del personale sottordinato ove tale compito rientri nelle proprie responsabilità;
k) non valersi di quanto è di proprietà dell'Amministrazione per ragioni che non siano di servizio;
m) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano l'accesso ai locali dell'Amministrazione da parte del personale e non introdurre, salvo che non siano debitamente autorizzate, persone estranee all'amministrazione stessa in locali non aperti al pubblico;
n) comunicare all'Amministrazione la propria residenza e, ove non coincidente, la dimora temporanea, nonché ogni successivo mutamento delle stesse;
o) in caso di malattia, dare tempestivo avviso all'ufficio di appartenenza, salvo comprovato impedimento;
p) astenersi dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere direttamente o indirettamente interessi finanziari o non finanziari propri.
Le violazioni, da parte dei lavoratori, dei doveri disciplinati nell' articolo 23 del presente contratto danno luogo, secondo la gravità dell'infrazione, previo procedimento disciplinare, all'applicazione delle seguenti sanzioni disciplinari:
rimprovero scritto (censura);
multa con importo non superiore a quattro ore di retribuzione;
sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino ad un massimo di dieci giorni;
Omissis…………….
Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente del comparto regioni e autonomie locali quadriennio normativo 2006-2009
SOTTOSCRITTO L’11 APRILE 2008
1. Nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni in relazione alla gravità della mancanza, e in conformità a quanto previsto dall’art. 55 del D.Lgs.n.165 del 2001 e successive modificazioni ed integrazioni, il tipo e l’entità di ciascuna delle sanzioni sono determinati in relazione ai seguenti criteri generali:
2. La recidiva nelle mancanze previste ai commi 4, 5 e 6, già sanzionate nel biennio di riferimento, comporta una sanzione di maggiore gravità tra quelle previste nell’ambito dei medesimi commi.
5. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino ad un massimo di 10 giorni si applica, graduando l’entità della sanzione in relazione ai criteri di cui al comma 1, per:
c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso; in tali ipotesi l’entità della sanzione è determinata in relazione alla durata dell’assenza o dell’abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione degli obblighi del dipendente, agli eventuali danni causati all’ente, agli utenti o ai terzi;
i) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’ente, salvo che siano espressione della libertà di pensiero, ai sensi dell’art.1 della legge n.300 del 1970;
Nella sospensione dal servizio prevista dal presente comma, il dipendente è privato della retribuzione fino al decimo giorno mentre, a decorrere dall’undicesimo, viene corrisposta allo stesso una indennità pari al 50% della retribuzione indicata all’art. 52, comma 2, lett. b) (retribuzione base mensile) del CCNL del 14.9.2000 nonché gli assegni del nucleo familiare ove spettanti. Il periodo di sospensione non è, in ogni caso, computabile ai fini dell’anzianità di servizio.
d) mancata ripresa del servizio nel termine prefissato dall’ente quando l’assenza arbitraria ed ingiustificata si sia protratta per un periodo superiore a quindici giorni. Qualora il dipendente riprenda servizio si applica la sanzione di cui al comma 6;
a) terza recidiva nel biennio, negli ambienti di lavoro, di vie di fatto contro dipendenti o terzi, anche per motivi non attinenti al servizio;b) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi e, comunque, con mezzi fraudolenti, ovvero che la sottoscrizione del contratto individuale di lavoro sia avvenuta a seguito di presentazione di documenti falsi;
1. per i delitti già indicati nell’ art.1, comma 1, lettere a), b) limitatamente all’art. 316 del codice penale, c), ed e) della legge 18 gennaio 1992 n. 16; per il personale degli enti locali il riferimento è ai delitti previsti dagli artt. 58, comma 1, lett. a), b) limitatamente all’art. 316 del codice penale, lett. c), d) ed e), e 59, comma 1, lett. a), limitatamente ai delitti già indicati nell’art. 58, comma 1, lett. a) e all’art. 316 del codice penale, lett. b) e c) del D.Lgs.n.267 del 2000.
9. Le mancanze non espressamente previste nei commi da 4 a 8 sono comunque sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1, facendosi riferimento, quanto all’individuazione dei fatti sanzionabili, agli obblighi dei lavoratori di cui all’art. 23 del CCNL del 6.7.1995,come modificato dall’art.23 del CCNL del 22.1.2004, quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili dai commi precedenti.

References: art. 7
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 24
 articolo 23
 art.1