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Corte di Cassazione penale, sez. III, Sentenza n. 16181 del 19 aprile 2013 - Dirittodautore.it
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Sentenza 28 febbraio – 9 aprile 2013, n. 16181
Presidente Teresi
Relatore Fiale Ritenuto
La Corte di appello di Palermo, con sentenza dei 13.3.2012, ha confermato la sentenza 28.5.2009 del Tribunale di Agrigento, che aveva affermato la responsabilità penale di C.A., F.G., B.G.G. e G.S., in ordine al reato di cui
– agli artt. 81 cpv. cod. pen. e 171, 1° comma – lett. b), legge n. 633/1941 [per avere, in concorso tra loro e con più azioni esecutive dei medesimo disegno criminoso, quali componenti dei complesso musicale denominato “I teppisti dei sogni”, eseguito in pubblici spettacoli canzoni e brani musicali di cui è autore S.R. senza l’autorizzazione dell’autore e della S.I.A.E. – in Campobello di Licata il 19.3.2004; in Favara il 26.6.2004; in Ravanusa il 15.8.2004 e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, unificati i fatti nel vincolo della continuazione, aveva condannato ciascuno alla pena complessiva (interamente condonata) di euro 600,00 di multa, nonché al risarcimento dei danni, da liquidarsi con apposito giudizio, in favore dei Romano, costituitosi parte civile.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore degli imputati, il quale ha eccepito:
– erronea interpretazione dell’art. 171, 1o comma – lett. b), della legge n. 633/1941, poiché l’oggetto del diritto d’autore è solo l’opera o la composizione musicale e non l’esecuzione di essa.
Il R. aveva fatto parte, in precedenza, dello stesso complesso musicale e con esso aveva già eseguito le canzoni ed i brani da lui composti, sicché gli artisti esecutori avevano supposto in buona fede l’esistenza della sua autorizzazione alle esecuzioni successive all’uscita dal gruppo ed avevano altresì proceduto, in occasione delle medesime, a “personali arrangiamenti” che, pur non rendendoli titolari di autonomo diritto d’autore, avrebbero conferito loro il diritto di inserire quei brani nei proprio repertorio e di diffonderli anche attraverso incisioni su supporti magnetici in relazione ai quali erano stati adempiuti gli obblighi nei confronti della S.I.A.E.;
– erronea affermazione della responsabilità penale di ciascuno degli esecutori, laddove l’art. 51 del Regolamento di esecuzione della legge sul diritto d’autore statuisce che soltanto “chi dirige l’esecuzione di opere musicali” ha l’obbligo di compilare il programma di tutte le opere o dei brani musicali da eseguire in pubblico;
– la prescrizione del reato, che si sarebbe maturata anteriormente alla pronunzia della decisione impugnata.
1. Il ricorso deve essere rigettato, poiché le doglianze in esso svolte sono infondate.
2. L’art. 171, 1° comma – lett. b), della legge n. 633/1941 punisce “chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma”… “rappresenta, esegue o recita in pubblico o diffonde, con o senza variazioni od aggiunte, un’opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale”.
Il legislatore, nella complessiva formulazione di tale articolo, ha equiparato l’esecuzione effettuata in privato, ma equiparata al pubblico, a quella eseguita in presenza dei pubblico ed ha sanzionato sia il fatto della diffusione sia quello dell’esecuzione o rappresentazione in difetto di autorizzazione.
La distinzione tra “opere” ed “esecuzione di opere” è dei tutto irrilevante al fini della configurazione dei reato di diffusione abusiva.
Qualora, infatti, si attribuisse all’autore della composizione musicale un diritto meramente nominale (sulle note dei pentagramma e sullo spartito e, quindi, sulla mera composizione grafica, suscettibile soltanto di pubblicazione e di distribuzione), si sottrarrebbe ad esso la principale e fondamentale facoltà di utilizzazione funzionalmente legata all’esecuzione, per mezzo della quale l’opera musicale viene normalmente comunicato attraverso la realizzazione fonica del suo contenuto (rappresentata, eseguita in pubblico, ovvero radiotrasmesse). Non si terrebbe conto, inoltre, che l’attività di interpretazione o di esecuzione artistica presuppone l’esistenza di un’opera già completa nei suoi elementi creativi ed ha sostanzialmente una funzione di “mediazione” tra l’autore ed il pubblico, al quale comunica l’opera in forma personalizzata.
L’esecuzione dell’opera musicale non è altro che l’esternazione in evento sonoro della creazione :musicale e si configura come una delle forme o dei modi di espressione dell’opera su cui l’autore ha il diritto esclusivo. Il legame ontologico tra autore e opera, che caratterizza il diritto d’autore, e specificamente il legame tra autore e opera musicale, non può essere vanificato perciò dalla circostanza contingente che l’opera venga eseguita con “arrangiamenti personali” dall’interprete.
E’ ammessa la libertà dell’artista esecutore di interpretare l’opera secondo “una personale lettura”, egli però deve comunque conservarne l’essenza e gli elementi individuanti (in caso diverso si applicherebbe la disciplina delle “elaborazioni”, secondo la nozione fornita dall’art. 4 della legge n. 633/1941) e la legge appresta una protezione specifica agli artisti interpreti ed esecutori (artt. da 81) a 85bis della legge n. 633/1941).
Senza dubbio l’esecuzione musicale è un’attività che esprime pure un lavoro intellettuale, e per questa ragione è protetta anch’essa dal legislatore, ma è attività successiva e dipendente dalla creazione dell’opera musicale, in quanto la presuppone. La disciplina legale dei diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori non costituisce una limitazione dei diritti degli autori, i quali l’hanno largamente preceduta nel tempo, e la tutela accordata dalla legge alle prestazioni degli artisti interpreti ed esecutori non può estendersi sino al punto di consentire la libera utilizzazione delle opere e di pregiudicare i diritti degli autori di queste.
3. Quanto alla riconosciuta responsabilità di tutti i componenti dei complesso musicale denominato “I teppisti dei sogni”, esattamente la Corte territoriale ha ritenuto inconferente il richiamo difensivo all’art. 51 del Regolamento di esecuzione della legge sul diritto d’autore, che impone soltanto a “chi dirige l’esecuzione di opere musicali” l’obbligo di compilare il programma di tutte le opere o dei brani musicali da eseguire in pubblico e di consegnarlo all’ufficio incaricato dell’esazione del diritto patrimoniale al più tardi entro il giorno successivo allo spettacolo o trattenimento.
L’inosservanza di tale obbligo è autonomamente sanzionata dall’art. 64 del Regolamento medesimo ed integra fattispecie contravvenzíonale diversa dal delitto di cui all’art. 171, 1° comma – lett. b), della legge n. 633/1941, che sanziona penalmente l’abusiva esecuzione in pubblico di un’opera musicale da parte di “chiunque”, indipendentemente dagli adempimenti imposti ai soli organizzatori della spettacolo ed al direttore dell’esecuzione.
4. I reati non erano prescritti all’epoca della pronuncia della sentenza impugnata e non lo sono tuttora.
I fatti più vecchi tra quelli unificati nel vincolo della continuazione risalgono al 19.3.2004 e la scadenza dei termine ultimo di prescrizione coinciderebbe pertanto (per essi) con il 19.9.2011.
Va computata, però (secondo quanto stabilito dalle Sezioni Unite con la sentenza 11.1.2002, n. 1021, ric. Cremonese) una sospensione del corso della prescrizione per complessivi anni 1, mesi 6 e giorni 10, in seguito a rinvio disposto ex art. 2ter dei D.L. n. 195/2008 [dall’1.7.2010 all’11.1.2012], il termine ultimo di prescrizione resta perciò fissato, già per l’illecito più remoto, al 29.3.2013.
5. Al rigetto del ricorso segue la condanna di ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali.
rigetta li ricorso e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Tags art. 171 esecuzione opera musicale reato
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