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Timestamp: 2018-06-19 00:43:01+00:00

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La sentenza della Consulta che rottama lo Sblocca-Italia |
La Corte Costituzionale con la sentenza 7/2016 *ha bocciato molti commi dellâ€™articolo 1 del decreto legge 133/2014. cosiddetto “Sblocca Italia” che riguardano l’esproprio del ruolo delle amministrazioni regionali, di cuiÂ da tempo molti giuristi hanno denunciato l’incostituzionalitÃ . Pubblichiamo un articolo di Luca MartinelliÂ dell’Altra Economia, che un anno fa aveva realizzatoÂ un libro, Rottama Italia, a cui aveva contribuito con un capitolo Carteinregola, eÂ il linkÂ all’articolo di Paolo Berdini,Â urbanista, apparso sul Manifesto di oggi 22 gennaio. (AMBM)
(da altreconomia) La Consulta rottama lo Sblocca-Italia Con una sentenza depositata ieri la Corte Costituzionale ha bocciato 4 commi dell’articolo 1 della legge del novembre 2014 che Altreconomia ha definito “Rottama Italia”, che limitavano il potere di opposizione degli enti locali di fronte alle grandi opere, e il ruolo delle Regioni nei processi autorizzativi.Â Nel libro di Ae Tomaso Montanari, curatore del volume, lo definiva una “legge eversiva” di Luca Martinelli – 22 gennaio 2016
La Consulta, con una sentenza depositata ieri, 21 gennaio 2016, rende evidente come il disegno della legge Sblocca-Italia sia “fuori dalla Costituzione”, come sostiene l’ex vice-presidente della Corte, Paolo Maddalena, nel saggio che apre “Rottama Italia”, il libro curato da Tomaso Montanari che Altreconomia edizioni ha pubblicato nel febbraio dello scorso anno.
Maddalena situava fuori dalla Costituzione, in particolare, l’articolo 1 della legge, quello relativo ai poteri commissariali affidati all’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato in merito alla tratta Alta velocitÃ Napoli-Bari.
Era stabilito che â€œin caso di motivato dissenso [rispetto al progetto] espresso da unâ€™Amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico territoriale, del patrimonio storico e artistico o alla tutela della salute e della pubblica utilitÃ , la questione […] Ã¨ rimessa alla decisione del Commissario, che si pronuncia entro quindici giorniâ€. â€¨La sentenza della Corte Costituzionale definisce lâ€™illegittimitÃ costituzionale dellâ€™art. 1, commi 2 e 4, proprio laddove “non prevede che lâ€™approvazione dei relativi progetti avvenga dâ€™intesa con la Regione interessata”.â€¨â€¨Il ricorso che ha portato la Consulta ad analizzare lo Sblocca-Italia era stato presentato il 9 gennaio 2015 dalla Regione Puglia.
Oltre ai due commi dell’articolo 1 giÃ indicati, la Corte Costituzionale ne ha bocciati altri due, il 10bis e l’11. Per entrambi, si fa riferimento all’esproprio del ruolo delle amministrazioni regionali, in materia di “approvazione del Piano di ammodernamento dellâ€™infrastruttura ferroviaria” e di assenza di “parere […] sui contratti di programma tra lâ€™Ente Nazionale per lâ€™Aviazione Civile (ENAC) e i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale”.
Quello della Corte Costituzionale Ã¨ il secondo “sgambetto istituzionale” allo Sblocca-Italia. L’inchiesta Sistema della Procura di Firenze, del marzo 2015, aveva contribuito a “bloccare” l’efficacia del comma 4 dell’articolo 2, quello cucito su misura per l’autostrada Orte-Mestre, per facilitare l’accesso ai benefici della defiscalizzazione, e garantire al promotore -una societÃ dell’ex eurodeputato Vito Bonsignore, oggi esponente del NCD- un contributo pubblico di circa 2 miliardi di euro.
Tomaso Montanari, curatore di “Rottama Italia”, l’aveva descritta come una “legge eversiva”, segnalando l’importanza di una “resistenza allo Sblocca-Italia [che] passa attraverso la conoscenza, lâ€™informazione, la possibilitÃ di farsi unâ€™opinione e di farla valere”. Il libro di Altreconomia edizioni Ã¨ uno strumento valido per avviare questo dibattito nel Paese, perchÃ© -come avevamo preconizzato- gli effetti deleteri dello Sblocca-Italia si misureranno nel corso degli anni, come giÃ dimostrano gli esempi di Bagnoli (leggi l’approfondimento di Vezio De Lucia) e delle “trivelle”, cui Ã¨ dedicato un approfondimento di Pietro Dommarco sul numero di febbraio di Altreconomia.
Il Manifesto 22 gennaio 2015 Tacere eÂ obbedire, Ã¨Â lo Sblocca Italia Governo. Lo schiaffo a Renzi della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimi molti commi dellâ€™articolo 1 del decreto legge 133/2014Paolo Berdini Edizione del 22.01.2016(> leggi l’articolo sul sito de Il manifesto)
Câ€™Ã¨ ancora un giudice aÂ Berlino. Matteo Renzi eÂ il cerchio magico che ha scritto lo Sblocca Italia hanno subito un sonoro eÂ meritato ceffone da parte della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimi molti commi dellâ€™articolo 1Â del decreto legge 133/2014. Con il comma 1Â si affidava allâ€™Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato il ruolo di Commissario straordinario per la realizzazione del collegamento veloce tra Napoli eÂ Bari. Unâ€™opera fondamentale per dare qualche opportunitÃ ad una parte del sud Italia eÂ sulla cui realizzazione câ€™era il generale consenso delle Regioni coinvolte
Il ricorso della regione Puglia riguardava il rispetto della Costituzione poichÃ© aveva il diritto di esprimere le sue volontÃ nella definizione delle caratteristiche eÂ del tracciato dellâ€™opera. Quellâ€™articolo non lo permetteva umiliandola nel ruolo ancillare di chi Ã¨Â chiamato aÂ sottoscrivere un atto senza fiatare.
Tacere ed obbedire, questa Ã¨Â la concezione della democrazia per Matteo Renzi: un plauso dunque allâ€™ex presidente Vendola che si Ã¨Â appellato alla Corte ottenendo la cancellazione di molti commi di quellâ€™articolo.
Durante la discussione parlamentare un autorevole gruppo di giuristi come Paolo Maddalena, urbanisti come Vezio De Lucia eÂ di uomini di cultura come Salvatore Settis aveva dato vita ad una serie di contributi critici che vennero meritoriamente pubblicati da Altreconomia con il geniale titolo Â«Rottama ItaliaÂ». Se il governo avesse avuto la sensibilitÃ di leggere le critiche oÂ chiamare quei personaggi in audizione ci sarebbe stato il tempo per correggere errori cosÃ¬ grossolani. Nel volume Maddalena giÃ affermava infatti che quellâ€™articolo era incostituzionale perchÃ© non rispettava il ruolo delle Regioni. Ma lâ€™ordine del cerchio magico Ã¨Â sempre eÂ solo quello di ignorare le buone ragioni della societÃ civile ed ha imposto la decretazione dâ€™urgenza. Del resto, il ministro competente allâ€™epoca era quel Maurizio Lupi che solo dopo poco tempo si sarebbe dimesso per una vicenda molto poco commendevole.
Questo pacchetto di gladiatori esce con le ossa rotte dalla vicenda: con la sentenza n. 7/2016 pubblicata ieri, la Corte Costituzionale nel ribadire il diritto del governo aÂ definire le opere strategiche per il paese, afferma nel contempo che deve farlo coinvolgendo le Regioni come prevede lâ€™articolo 117 della Costituzione. ChissÃ perchÃ© iÂ consiglieri del presidente Napolitano non si sono accorti di una stesura cosi eversiva.
Due ulteriori considerazioni. La prima riguarda lâ€™esistenza di una assoluta uniformitÃ di cultura del territorio tra il Pd eÂ la destra. Lâ€™ex presidente della Campania Caldoro non ha avuto la stessa sensibilitÃ istituzionale della Puglia eÂ non si Ã¨Â appellato: il partito della nazione faceva evidentemente le prime concrete prove di unitÃ dâ€™azione. La seconda riguarda una questione non piÃ¹ rinviabile: lâ€™opera ferroviaria era stata decisa sulla base della Legge Obiettivo (241/90) voluta da Silvio Berlusconi eÂ Giulio Tremonti che ha cancellato molte regole di trasparenza, eÂ provocato vergognose ruberie eÂ scempi ambientali. Una legge definita da Raffaele Cantone come Â«criminogenaÂ». La Corte Costituzionale ha compiuto il suo dovere cancellando le norme sbagliate. Eâ€™ ora che il Parlamento cancelli quella legge: da quindici anni lâ€™Italia realizza grandi opere con una legge che tutela il crimine invece degli interessi pubblici.
Sappiamo che il sempre piÃ¹ irrequieto primo ministro non metterÃ questâ€™ultimo punto tra le sue prioritÃ . Aspettiamoci anzi che dopo lo schiaffo al corpo diplomatico il premier nomini il fidato Marco Carrai aÂ presiedere la Corte. Lo so che non si puÃ² fare, ma per Matteo Renzi nulla Ã¨Â impossibile, almeno fino al voto degli italiani sul referendum contro lo scempio delle â€trivelle libereâ€ contenuto sempre nello Sblocca Italia.
*SENTENZA N. 7 ANNO 2016 DELLA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Presidente: Alessandro CRISCUOLO; Giudici : Giuseppe FRIGO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, NicolÃ² ZANON,
nel giudizio di legittimitÃ costituzionale dellâ€™art. 1, commi 2, 4, 10-bis e 11, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per lâ€™apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, lâ€™emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivitÃ produttive), convertito, con modificazioni, dallâ€™art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164, promosso dalla Regione Puglia, con ricorso notificato il 9-14 gennaio 2015, depositato in cancelleria il 15 gennaio 2015 ed iscritto al n. 5 del registro ricorsi 2015.
Visto lâ€™atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nellâ€™udienza pubblica del 1Â° dicembre 2015 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi;
uditi lâ€™avvocato Marcello Cecchetti per la Regione Puglia e lâ€™avvocato dello Stato Paolo Grasso per il Presidente del Consiglio dei ministri.
1.â€“ Con ricorso spedito per la notificazione il 9 gennaio 2015, ricevuto il successivo 14 gennaio e depositato il 15 gennaio 2015 (reg. ric. n. 5 del 2015), la Regione Puglia ha proposto, tra le altre, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, della Costituzione, questioni di legittimitÃ costituzionale dellâ€™art. 1, commi 2, 4, 10-bis e 11, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per lâ€™apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, lâ€™emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivitÃ produttive), convertito, con modificazioni, dallâ€™art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164.
Lâ€™art. 1, comma 1, della legge impugnata prevede che lâ€™Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato spa sia nominato Commissario per la realizzazione delle opere relative alla tratta ferroviaria Napoli-Bari, previste dal Programma Infrastrutture Strategiche disciplinato dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attivitÃ produttive).
Lâ€™art. 1, comma 2, attribuisce al Commissario il potere di approvare i progetti per la realizzazione delle opere e di espletare ogni attivitÃ amministrativa, tecnica e operativa, comunque finalizzata allâ€™esecuzione della tratta ferroviaria.
Lâ€™art. 1, comma 4, stabilisce che, a seguito dellâ€™approvazione dei progetti, Ã¨ convocata la conferenza di servizi, e che, Â«in caso di motivato dissenso espresso da unâ€™amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o del patrimonio storico-artistico ovvero alla tutela della salute e della pubblica incolumitÃ Â», si applicano le procedure concertative indicate dallâ€™art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi).
Lâ€™art. 1, comma 10-bis, conferisce al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il compito di redigere il Piano di ammodernamento dellâ€™infrastruttura ferroviaria con lâ€™individuazione delle linee ferroviarie da ammodernare, al fine di procedere alla realizzazione di opere di interesse pubblico nazionale o europeo.
Lâ€™art. 1, comma 11, attribuisce al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dellâ€™economia e delle finanze, lâ€™approvazione dei contratti di programma tra lâ€™Ente Nazionale per lâ€™Aviazione Civile (ENAC) e i gestori degli aeroporti di interesse nazionale, con decreto da adottarsi entro 60 giorni dallâ€™entrata in vigore della legge di conversione del d.l. n. 133 del 2014.
La Regione ricorrente afferma che lâ€™intervento legislativo oggetto di censura attiene alle materie, di competenza legislativa concorrente, Â«governo del territorioÂ» e Â«grandi reti di trasporto e di navigazioneÂ» (art. 117, terzo comma, Cost.), e, con riferimento al comma 11, alle materie Â«governo del territorioÂ» e Â«porti e aeroporti civiliÂ».
Secondo la Regione, sulla base della giurisprudenza di questa Corte a partire dalla sentenza n. 303 del 2003, nellâ€™ambito di tali materie sarebbe preclusa allo Stato lâ€™allocazione a livello centrale delle funzioni amministrative, se non mediante una chiamata in sussidiarietÃ e nel rispetto delle garanzie partecipative previste a tal fine a favore delle Regioni interessate. Nei commi 2 e 4 dellâ€™art. 1 impugnato tali garanzie non sarebbero osservate, perchÃ© la Regione puÃ² intervenire nella fase di approvazione e di esecuzione dei progetti solo in sede di conferenza di servizi, e, nel caso di un suo dissenso, lâ€™art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990, che Ã¨ preordinato al raggiungimento di unâ€™intesa tra Stato e Regione, troverebbe applicazione solo quando il dissenso concerne la tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o del patrimonio storico-artistico, ovvero la tutela della salute e della pubblica incolumitÃ .
La Regione Puglia lamenta perciÃ² che, in violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., i commi 2 e 4 dellâ€™art. 1 del d.l. n. 133 del 2014 abbiano operato una chiamata in sussidiarietÃ di funzioni amministrative senza il necessario coinvolgimento delle Regioni interessate, nella forma dellâ€™intesa.
Una censura analoga Ã¨ indirizzata verso lâ€™art. 1, comma 10-bis, del d.l. n. 133 del 2014, che ha affidato allo Stato la redazione del Piano di ammodernamento dellâ€™infrastruttura ferroviaria di interesse nazionale o europeo senza prevedere lâ€™intesa con la Regione interessata.
Quanto allâ€™art. 1, comma 11, del d.l. n. 133 del 2014, sullâ€™approvazione dei contratti di programma tra lâ€™ENAC e i gestori degli aeroporti di interesse nazionale, la Regione Puglia lamenta la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., perchÃ© nelle materie a riparto concorrente del Â«governo del territorioÂ» e dei Â«porti e aeroporti civiliÂ», lo Stato esercita la funzione amministrativa senza alcun coinvolgimento della Regione interessata.
2.â€“ Si Ã¨ costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dallâ€™Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che il ricorso sia rigettato.
Lâ€™Avvocatura generale sostiene che i commi 10-bis e 11 impugnati determinano una Â«attribuzione allo Stato di funzioni programmatorie necessariamente valide per tutto il territorio nazionale, con conseguente rispetto del principio dettato dallâ€™art. 118 Cost.Â». I commi 2 e 4 impugnati, invece, assicurerebbero alla Regione un adeguato spazio partecipativo, perchÃ© prevedono la conferenza di servizi, alla quale, grazie al rinvio allâ€™art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990, si aggiunge Â«una serie di meccanismi di cooperazioneÂ».
3.â€“ Sono intervenuti in giudizio lâ€™Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature Onlus Ong (WWF Italia) e lâ€™Associazione â€œAmici del Parco Archeologico di Pantelleriaâ€, svolgendo considerazioni che non riguardano lâ€™art. 1, commi 2, 4, 10-bis e 11 del d.l. n. 133 del 2014, ma altre disposizioni del medesimo testo normativo destinate a separate pronunce.
4.â€“ Nellâ€™imminenza dellâ€™udienza pubblica, la Regione Puglia ha depositato una memoria, insistendo per lâ€™accoglimento del ricorso.
La ricorrente evidenzia che le disposizioni impugnate non sono state modificate medio tempore, e che anzi i commi 2 e 4 dellâ€™art. 1 del d.l. n. 133 del 2014 hanno trovato applicazione da parte del Commissario, con lâ€™adozione di ordinanze di approvazione di progetti preliminari e definitivi e con lâ€™indizione della conferenza di servizi.
La Regione ribadisce lâ€™illegittimitÃ delle norme censurate perchÃ© non prevedono un coinvolgimento regionale, e precisa di non contestare la chiamata in sussidiarietÃ in sÃ©, ma la mancata previsione dellâ€™intesa, cui non puÃ² ovviare il rinvio alla conferenza di servizi. In tale sede, infatti, il dissenso regionale rileva, solo se espresso per i motivi indicati dallâ€™art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990.
5.â€“ Anche lâ€™Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria, con cui insiste nel chiedere il rigetto del ricorso.
La difesa dello Stato sottolinea il carattere nazionale e strategico di tutti gli interventi oggetto delle norme impugnate. Esso giustificherebbe la chiamata in sussidiarietÃ della funzione amministrativa da parte delle disposizioni censurate e permetterebbe di escludere la necessitÃ di un coinvolgimento regionale. Difatti, per le ipotesi di concorso di competenze, Â«la Costituzione non prevede espressamente un criterio di composizione delle sfere di competenza tra i vari livelli di GovernoÂ».
In ogni caso, lâ€™art. 1, comma 4, impugnato, rinviando allâ€™art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990, assicurerebbe lâ€™adeguato coinvolgimento regionale.
1.â€“ La Regione Puglia ha proposto (reg. ric. n. 5 del 2015), tra le altre, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, della Costituzione, questioni di legittimitÃ costituzionale dellâ€™art. 1, commi 2, 4, 10-bis e 11, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per lâ€™apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, lâ€™emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivitÃ produttive), convertito, con modificazioni, dallâ€™art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164.
2.â€“ Lâ€™art. 1, commi 2 e 4, del d.l. n. 133 del 2014 si riferisce alle opere della tratta ferroviaria Napoli-Bari, giÃ oggetto del Programma Infrastrutture Strategiche previsto dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443 (Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attivitÃ produttive). Ai sensi dellâ€™art. 161, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), lâ€™approvazione dei relativi progetti dovrebbe avvenire dâ€™intesa tra Stato e Regioni, nellâ€™ambito del CIPE allargato al Presidente della Regione interessata, secondo le previsioni della legge n. 443 del 2001 e dello stesso d.lgs. n. 163 del 2006.
Lâ€™art. 1, comma 1, del d.l. n. 133 del 2014, che non ha formato oggetto del ricorso, nomina invece lâ€™Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato spa Commissario per la realizzazione delle opere, sicchÃ© questâ€™ultimo subentra al CIPE nelle competenze relative allâ€™approvazione dei progetti, provvede a convocare la conferenza di servizi e a bandire le gare.
La ricorrente ritiene che la norma impugnata, incidendo sulle materie a riparto legislativo concorrente del Â«governo del territorioÂ» e delle Â«grandi reti di trasportoÂ», abbia limitato il coinvolgimento regionale conseguente alla chiamata in sussidiarietÃ , privandolo delle garanzie attive nellâ€™ambito del CIPE a composizione allargata. In tal modo, sarebbero stati violati gli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost.
La questione Ã¨ fondata.
Lo Stato puÃ² ricorrere alla chiamata in sussidiarietÃ Â«al fine di allocare e disciplinare una funzione amministrativa (sentenza n. 303 del 2003) pur quando la materia, secondo un criterio di prevalenza, appartenga alla competenza regionale concorrente, ovvero residualeÂ» (sentenza n. 278 del 2010). Questa Corte ha affermato in proposito che Â«perchÃ© nelle materie di cui allâ€™art. 117, terzo e quarto comma, Cost., una legge statale possa legittimamente attribuire funzioni amministrative a livello centrale ed al tempo stesso regolarne lâ€™esercizio, Ã¨ necessario che essa innanzi tutto rispetti i princÃ¬pi di sussidiarietÃ , differenziazione ed adeguatezza nella allocazione delle funzioni amministrative, rispondendo ad esigenze di esercizio unitario di tali funzioni. Ãˆ necessario, inoltre, che tale legge detti una disciplina logicamente pertinente, dunque idonea alla regolazione delle suddette funzioni, e che risulti limitata a quanto strettamente indispensabile a tale fine. Da ultimo, essa deve risultare adottata a seguito di procedure che assicurino la partecipazione dei livelli di governo coinvolti attraverso strumenti di leale collaborazione o, comunque, deve prevedere adeguati meccanismi di cooperazione per lâ€™esercizio concreto delle funzioni amministrative allocate in capo agli organi centrali. Quindi, con riferimento a questâ€™ultimo profilo, nella perdurante assenza di una trasformazione delle istituzioni parlamentari e, piÃ¹ in generale, dei procedimenti legislativi â€“ anche solo nei limiti di quanto previsto dallâ€™art. 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) â€“ la legislazione statale di questo tipo â€œpuÃ² aspirare a superare il vaglio di legittimitÃ costituzionale solo in presenza di una disciplina che prefiguri un iter in cui assumano il dovuto risalto le attivitÃ concertative e di coordinamento orizzontale, ovverosia le intese, che devono essere condotte in base al principio di lealtÃ â€ (sentenza n. 303 del 2003)Â» (sentenza n. 6 del 2004Â ).
Si Ã¨ aggiunto che deve trattarsi di â€œintese fortiâ€ (sentenze n. 121 del 2010 e n. 6 del 2004), non superabili con una determinazione unilaterale dello Stato se non nella Â«ipotesi estrema, che si verifica allorchÃ© lâ€™esperimento di ulteriori procedure bilaterali si sia rivelato inefficaceÂ» (sentenza n. 165 del 2011; in seguito, sentenza n. 179 del 2012).
Posti tali principi, va rilevato che la norma impugnata ha sottratto alla Regione interessata lâ€™adeguato spazio partecipativo assicurato dalla competenza del CIPE, benchÃ©, quando la funzione amministrativa Ã¨ chiamata in sussidiarietÃ , esso sia costituzionalmente necessario, non solo per lâ€™inserimento dellâ€™opera nel Programma Infrastrutture Strategiche, ma anche per lâ€™approvazione del progetto (sentenza n. 303 del 2003).
NÃ© questo spazio viene recuperato nellâ€™ambito della conferenza di servizi, che il Commissario convoca entro 15 giorni dallâ€™approvazione dei progetti, perchÃ© il motivato dissenso della Regione attiva le procedure concertative previste dallâ€™art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) solo per profili inerenti alla Â«tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o del patrimonio storico-artistico, ovvero alla tutela della salute e della pubblica incolumitÃ Â».
Ãˆ invece evidente che, per conseguire la Â«codeterminazioneÂ» dellâ€™atto (sentenza n. 378 del 2005), la Regione deve essere posta su un piano paritario con lo Stato, con riguardo allâ€™intero fascio di interessi regionali su cui impatta la funzione amministrativa.
I commi 2 e 4 dellâ€™art. 1 del d.l. n. 133 del 2014 vanno perciÃ² dichiarati costituzionalmente illegittimi, nella parte in cui non prevedono che lâ€™approvazione dei progetti avvenga dâ€™intesa con la Regione interessata.
Nellâ€™ambito della conferenza di servizi convocata ai sensi dellâ€™art. 1, comma 4, impugnato, potrÃ eventualmente trovare applicazione lâ€™art. 3, commi 3 e 4, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-cittÃ ed autonomie locali), che, come questa Corte ha giÃ affermato (sentenza n. 121 del 2010), Â«contiene una norma di chiusura, in quanto prevede che â€œ3. Quando unâ€™intesa espressamente prevista dalla legge non Ã¨ raggiunta entro trenta giorni dalla prima seduta della Conferenza Stato-regioni in cui lâ€™oggetto Ã¨ posto allâ€™ordine del giorno, il Consiglio dei Ministri provvede con deliberazione motivata. 4. In caso di motivata urgenza il Consiglio dei Ministri puÃ² provvedere senza lâ€™osservanza delle disposizioni del presente articolo. I provvedimenti adottati sono sottoposti allâ€™esame della Conferenza Stato-regioni nei successivi quindici giorni. Il Consiglio dei Ministri Ã¨ tenuto ad esaminare le osservazioni della Conferenza Stato-regioni ai fini di eventuali deliberazioni successiveÂ».
3.â€“ Lâ€™art. 1, comma 10-bis, impugnato, attribuisce al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti la redazione del Piano di ammodernamento dellâ€™infrastruttura ferroviaria, per individuare le linee ferroviarie su cui intervenire con opere di interesse pubblico nazionale o europeo.
La ricorrente deduce anche in questo caso la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., perchÃ©, nelle materie a riparto concorrente del Â«governo del territorioÂ» e delle Â«grandi reti di trasportoÂ», lo Stato avrebbe operato una chiamata in sussidiarietÃ senza prevedere un adeguato coinvolgimento regionale.
La questione Ã¨ fondata, nella parte in cui la norma impugnata non prevede che il piano sia redatto dâ€™intesa con la Conferenza Stato-Regioni.
Non vi Ã¨ dubbio che anche in tal caso la chiamata in sussidiarietÃ della funzione amministrativa, che non Ã¨ in sÃ© oggetto di censura, debba accompagnarsi a garanzie partecipative a favore del sistema regionale, in ragione delle competenze che ad esso spettano nelle materie indicate dalla ricorrente e alle quali inerisce la norma impugnata.
CiÃ² posto, va considerato che il Piano di ammodernamento della rete ferroviaria non ha ad oggetto specifiche opere, ma la sola individuazione dei tratti della rete bisognosi di intervento, e concerne perciÃ² una prospettiva necessariamente unitaria, che non si presta ad essere parcellizzata con riferimento alla posizione di ciascuna Regione. Ãˆ per questa ragione che la sede naturale ove raggiungere lâ€™intesa deve ravvisarsi nella Conferenza Stato-Regioni (sentenze n. 33 del 2011, n. 278 del 2010 e n. 62 del 2005).
4.â€“ Lâ€™art. 1, comma 11, impugnato, assegna un termine acceleratorio ai fini dellâ€™approvazione, da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei contratti di programma tra lâ€™Ente Nazionale per lâ€™Aviazione Civile (ENAC) e i gestori degli aeroporti di interesse nazionale.
La ricorrente deduce la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., perchÃ© nelle materie a riparto legislativo concorrente dei Â«porti e aeroporti civiliÂ» e del Â«governo del territorioÂ» la funzione amministrativa Ã¨ assegnata allo Stato, senza alcun coinvolgimento regionale.
Questa Corte ha giÃ rilevato che Â«Nei giudizi in via di azione promossi dalle Regioni lâ€™oggetto del contendere verte sulla individuazione del titolo di competenza cui ascrivere le disposizioni legislative statali censurate, nei limiti dei motivi di ricorso. A tale scopo, Ã¨ necessario avere riguardo al â€œnucleo essenzialeâ€ delle norme (da ultimo,Â sentenze n. 52 del 2010Â eÂ n. 339 del 2009) da cui si muove per identificare il fascio di interessi che viene inciso dallâ€™intervento legislativoÂ», e che Â«Ãˆ, peraltro, noto che la complessitÃ dei fenomeni sociali su cui i legislatori intervengono si esprime, di regola, in una fitta trama di relazioni, nella quale ben difficilmente sarÃ possibile isolare un singolo interesse: Ã¨, piuttosto, la regola opposta che si ha modo di rinvenire nella concreta dinamica normativa, ovvero la confluenza nelle leggi o nelle loro singole disposizioni di interessi distinti, che ben possono ripartirsi diversamente lungo lâ€™asse delle competenze normative di Stato e Regioni. In tali casi, questa Corte non si puÃ² esimere dal valutare, anzitutto, se una materia si imponga alle altre con carattere di prevalenza (sentenze n. 50 del 2005Â eÂ n. 370 del 2003), ove si tenga presente che, per mezzo di una simile espressione, si riassume sinteticamente il proprium del giudizio, ovvero lâ€™individuazione della competenza di cui la disposizione Ã¨ manifestazione. Quando non sia possibile concludere nel senso appena indicato, si verifica unâ€™ipotesi di â€concorrenza di competenzeâ€ (sentenza n. 50 del 2005), la quale esige di adottare il â€canone della leale collaborazione, che impone alla legge statale di predisporre adeguati strumenti di coinvolgimento delle Regioni, a salvaguardia delle loro competenzeâ€ (sentenze n. 88 del 2009 e n. 219 del 2005)Â» (sentenza n. 278 del 2010).
Applicando tali principi al caso di specie, deve osservarsi che questa Corte (sentenza n. 51 del 2008), con riferimento alla determinazione dei diritti aeroportuali e alla redazione dei piani di intervento sulle infrastrutture, ha giÃ ritenuto che si verifica un concorso tra competenze esclusive statali (Â«tutela della concorrenzaÂ») e competenze regionali (Â«porti e aeroportiÂ», e Â«governo del territorioÂ»), che non puÃ² essere disciplinato secondo il criterio della prevalenza ed esige quindi lâ€™introduzione di moduli collaborativi.
Questa conclusione si impone anche per lâ€™approvazione del contratto di programma, che ha analogo oggetto e che la stessa norma impugnata preordina allâ€™avvio di investimenti relativi anche alle infrastrutture.
Nellâ€™intreccio di tali materie, la sentenza n. 51 del 2008 ha giÃ ritenuto che il parere della Regione interessata costituisce la forma piÃ¹ adeguata di coinvolgimento regionale.
Lâ€™art. 1, comma 11, impugnato, va perciÃ² dichiarato costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui non prevede che lâ€™approvazione dei contratti di programma richieda il preventivo parere della Regione interessata.
riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimitÃ costituzionale promosse con il ricorso indicato in epigrafe;
1) dichiara lâ€™illegittimitÃ costituzionale dellâ€™art. 1, commi 2 e 4, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per lâ€™apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, lâ€™emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivitÃ produttive), convertito, con modificazioni, dallâ€™art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164, nella parte in cui non prevede che lâ€™approvazione dei relativi progetti avvenga dâ€™intesa con la Regione interessata;
2) dichiara lâ€™illegittimitÃ costituzionale dellâ€™art. 1, comma 10-bis, del d.l. n. 133 del 2014, nella parte in cui non prevede che lâ€™approvazione del Piano di ammodernamento dellâ€™infrastruttura ferroviaria avvenga dâ€™intesa con la Conferenza Stato-Regioni;
3) dichiara lâ€™illegittimitÃ costituzionale dellâ€™art. 1, comma 11, del d.l. n. 133 del 2014, nella parte in cui, ai fini dellâ€™approvazione, non prevede il parere della Regione sui contratti di programma tra lâ€™Ente Nazionale per lâ€™Aviazione Civile (ENAC) e i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale.
CosÃ¬ deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1Â° dicembre 2015.

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