Source: https://renatodisa.com/2015/02/09/corte-di-cassazione-sezione-vi-ordinanza-3-febbraio-2015-n-1894-la-notifica-di-un-atto-processuale-si-intende-perfezionata-per-il-notificante-al-momento-della-consegna-del-medesimo-alluffici/
Timestamp: 2018-01-16 13:38:54+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 3 febbraio 2015, n. 1894. La notifica di un atto processuale si intende perfezionata, per il notificante, al momento della consegna del medesimo all’ufficiale giudiziario – la tempestività della notificazione esige che la consegna della copia dell’atto per la notifica venga effettuata nel termine perentorio assegnato dalla legge o dal giudice e che l’eventuale tardività della notifica possa essere addebitata esclusivamente a errori o all’inerzia dell’ufficiale giudiziario o dei suoi ausiliari, e non a responsabilità del notificante; pertanto, in tale eventualità, la data di ricezione dell’atto da parte del destinatario non rileva al fine di escludere la tempestività dell’adempimento, ma soltanto, ove necessario, al fine di richiederne la rinnovazione, provvedendovi con sollecita diligenza, da valutarsi secondo un principio di ragionevolezza. II principio ha portata generale e trova applicazione anche con riferimento alla notificazione da farsi entro il termine assegnato dal giudice d’appello per l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 331 cod. proc. civ.
By Avv. Renato D'Isa on 9 febbraio 2015 • ( Lascia un commento )
ordinanza 3 febbraio 2015, n. 1894
1.- Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Lecce – sezione distaccata di Taranto ha dichiarato inammissibile l’appello interposto da C.D.G. avverso la sentenza del Tribunale di Taranto n. 1695/08 per non avere adempiuto, nei confronti di M.F., l’ordine di integrazione del contraddittorio dato dalla Corte con ordinanza del 15 febbraio 2012, con termine per l’adempimento fino al 31 marzo 2012.
Il ricorso per cassazione è proposto con un unico motivo.
Gli intimati non si sono difesi.
2.- Con l’unico motivo si deduce la violazione degli artt. 331, ultimo comma, e 149 cod. proc. civ., perché la Corte d’Appello ha considerato non ottemperato l’ordine di integrazione del contraddittorio, senza tenere conto del fatto che l’atto di citazione per integrazione del contraddittorio nei confronti di Francesca Mannarino era stato consegnato all’Ufficiale Giudiziario per la notificazione in data 23 marzo 2012, quindi ben otto giorni prima della scadenza del termine (31 marzo 2012) fissato dalla Corte per l’adempimento.
Inoltre, il plico risulta essere stato fatto partire dall’Ufficiale Giudiziario, per la notificazione a mezzo posta, lo stesso giorno 23 marzo 2012. Invece, la Corte ha considerato -per come risulta dalla motivazione della sentenza in cui si fa cenno ad «un avviso di ricevimento senza la pertinente relata di notifica e recante la data 5110112, ampiamente posteriore al termine perentorio assegnato…»)- la data di ricezione dell’atto giudiziario da parte della destinataria.
La ricorrente osserva che, nel caso di specie, aveva prodotto tutta la documentazione attestante la data di consegna del plico all’Ufficiale giudiziario e che non potevano esserle addebitati disguidi o mancanze dovute al servizio postale, relativi alla ricezione da parte della destinataria.
2.1.- Il motivo risulta manifestamente fondato. A seguito della sentenza n. 477 deI 2002 della Corte costituzionale – secondo cui la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, per il notificante, al momento della consegna del medesimo all’ufficiale giudiziario – la tempestività della notificazione esige che la consegna della copia dell’atto per la notifica venga effettuata nel termine perentorio assegnato dalla legge o dal giudice e che l’eventuale tardività della notifica possa essere addebitata esclusivamente a errori o all’inerzia dell’ufficiale giudiziario o dei suoi ausiliari, e non a responsabilità del notificante (cfr. già Cass. n. 21409/04 e tutta la successiva giurisprudenza di legittimità); pertanto, in tale eventualità, la data di ricezione dell’atto da parte del destinatario non rileva al fine di escludere la tempestività dell’adempimento, ma soltanto, ove necessario, al fine di richiederne la rinnovazione, provvedendovi con sollecita diligenza, da valutarsi secondo un principio di ragionevolezza (cfr. Cass. S.U. n. 17352/09, Cass. n. 19986111 ed altre). II principio ha portata generale e trova applicazione anche con riferimento alla notificazione da farsi entro il termine assegnato dal giudice d’appello per l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 331 cod. proc. civ.
Con tag:notifiche,Presidente FINOCCHIARO Mario,Relatore BARRECA Giuseppina Luciana
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 5 febbraio 2015, n. 5620. Poiché il nuovo codice di procedura penale ha realizzato, in attuazione della direttiva n. 105 della legge-delega, la sostanziale equiparazione della difesa di ufficio a quella di fiducia, nel senso che anch’essa si caratterizza per l’immutabilità del difensore fino all’eventuale dispensa dall’incarico o all’avvenuta nomina fiduciaria, il diritto di impugnazione riservato in via autonoma al difensore, ai sensi dell’art. 571, comma terzo, cod. proc. pen., compete al difensore di ufficio a suo tempo designato dal giudice o dal pubblico ministero, che va considerato titolare dell’ufficio di difesa anche al momento del deposito dei provvedimento impugnabile, pur se, in costanza di una delle situazioni previste dal quarto comma dell’art. 97 cod. proc. pen., egli sia stato momentaneamente sostituito. Tuttavia, per l’esigenza di non costringere la sostituzione del difensore di ufficio in limiti temporali aprioristicamente determinati o di correlarla a cadenze o a momenti processuali prestabiliti e per l’impossibilità di pretendere dal difensore “sostituito” comunicazioni circa le cause ed i tempi di durata dell’impedimento, può ritenersi utilmente proposta l’impugnazione da parte del difensore “sostituto” che, nei tempi e con le forme prescritte dalla legge, abbia preso l’iniziativa di presentare gravame a fronte del silenzio del difensore “sostituito”; tale intervento, che di per sè costituisce un’innegabile forma di garanzia per l’imputato e di salvaguardia dei suoi interessi, non produce tuttavia effetti vincolanti per il difensore titolare dell’ufficio, al quale va coerentemente riconosciuto il diritto, se ancora nei termini, di proporre l’impugnazione, così superando quanto fatto in sua vece. In altri termini spetta al difensore designato dal giudice, ai sensi dell’art. 97, comma 4, una legittimazione a proporre impugnazione in sostituzione di quello non comparso, di carattere aggiuntivo e non sostitutivo, poiché egli esercita i diritti e assume i doveri del difensore di fiducia o di quello d’ufficio precedentemente designato, secondo quanto previsto in via generale dall’art. 102 cod. proc. pen., fino al momento in cui questo, che pure conserva la sua qualifica, non vi provveda personalmente
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 9 gennaio 2015, n. 171. Il termine di decadenza stabilito a carico dell’ufficio tributario ed in favore del contribuente per l’esercizio del potere impositivo ha natura sostanziale e non appartiene a materia sottratta alla disponibilita’ delle parti, in quanto tale decadenza non concerne diritti indisponibili dello Stato alla percezione di tributi, ma incide unicamente sul diritto del contribuente a non vedere esposto il proprio patrimonio, oltre un certo limite di tempo, alle pretese del Fisco; cosicche’ e’ riservata alla valutazione del contribuente stesso la scelta di avvalersi o meno della relativa eccezione, da ritenersi, pertanto, eccezione in senso proprio, non rilevabile d’ufficio ne’ proponibile per la prima volta in grado d’appello

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