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Timestamp: 2018-11-21 14:26:34+00:00

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La Regione Lombardia verso l’intesa con il Governo per l’attuazione dell’art. 116 Cost. terzo comma. Una Breve Nota.
La Regione Lombardia, con l’approvazione della risoluzione n. 5 (risoluzione concernente l’iniziativa per l’attribuzione alla Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, III comma , della Costituzione)[1], ha intrapreso pienamente il percorso che la porterà all’intesa con lo Stato per l’attuazione del dettato costituzionale di cui all’art. 116 Cost., III comma[2]. Con questo breve lavoro si vogliono individuare i passaggi fondamentali del procedimento seguito dalla Regione Lombardia per l’applicazione della norma costituzionale. La Regione Lombardia ha dunque dato inizio al meccanismo, come alcuni autori sottolineano, della “speciale specialità” o meglio si avvia a ridisegnare l’assetto delle competenze fra Stato e Regione in base ad una “geometria variabile”[3] delle materie di cui all’art. 117 Cost.
Profilo procedurale
Con la risoluzione approvata dal Consiglio Regionale è stato sciolto un primo nodo sotto il profilo procedurale. Se la norma costituzionale si limita ad affermare che la richiesta di maggiore autonomia debba iniziare su proposta della Regione interessata (attribuita poi, nello specifico, con legge delle Stato), nulla dice circa le modalità di questa iniziativa.
In particolare, in dottrina sono stati individuati alcuni possibili percorsi procedurali: l’iniziativa spetta al Consiglio regionale, in virtù dell’art. 121, comma II, Cost.[4] ; oppure la proposta di legge viene redatta su iniziativa della Giunta che “affronterà” il Governo, con o senza il coinvolgimento del Consiglio regionale, per l’intesa finale.
La Regione Lombardia ha attuato un suo percorso peculiare sia per quanto attiene alle modalità di ricognizione dei possibili ambiti di attuazione sia riguardo all’interpretazione del dettato costituzionale quando afferma “su iniziativa”[5].
Con una prima delibera della Giunta del 15 settembre 2006, n. VIII/003159, è stato approvato il “documento di indirizzo per l’avvio del procedimento di individuazione di ulteriori forme e di condizioni particolari di autonomia per la Regione Lombardia ai sensi degli artt. 116, 117 e 119 della Costituzione”[6].
Successivamente, con delibera della Giunta Regionale del 7 novembre 2006 (n. VIII/003487), è stato approvato un documento di ricognizione dei possibili ambiti di attuazione dell’art. 116, III comma della Costituzione, da inviare al Consiglio, da parte del Presidente della Giunta, per l’approvazione ai fini del perfezionamento dell’intesa tra Stato e Regione[7].
L’iniziativa è dunque partita dalla Giunta per poi prevedere un coinvolgimento del Consiglio regionale[8].
Un elemento di novità è stato però l’ordine del giorno n. 0835 del 13 novembre 2006[9], concernente il dibattito generale sulle forme di attuazione della parte II, titolo V, della Costituzione, con il quale il Consiglio regionale ha impegnato le proprie Commissioni (in sostanza se stesso) a sviluppare gli indirizzi espressi nella seduta consiliare ed a sottoporre al Consiglio le determinazioni utili al conseguimento degli obiettivi indicati. Altro elemento di novità è stata l’enunciazione che “è necessaria un’attività coordinata e continuativa tra il Consiglio regionale e il Presidente della Giunta per la più ampia e urgente attivazione della seconda parte – Titolo V – articoli 114-133 della Costituzione”[10].
Il primo documento ha così segnato l’avvio del procedimento a ”Costituzione invariata”, facendo riferimento agli articoli 116 (“federalismo” differenziato), 117 (materie di legislazione concorrente Stato-Regione) e 119 (federalismo fiscale). La delibera indica le materie su cui la Regione intende esercitare una maggiore responsabilità: ambiente, energia, ricerca, commercio con l’estero, grandi infrastrutture, aeroporti, sanità, istruzione, giudici di pace. E anche agricoltura e turismo, già trasferite “sulla carta” dopo i referendum popolari che decretarono l’abolizione dei rispettivi ministeri.
Il documento fissa, inoltre, il significato e l’orizzonte dell’iniziativa lombarda, incentrata sulla attivazione degli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione vigente: i primi due articoli stabiliscono le forme di autonomia delle Regioni e la possibilità che le stesse possano vedersi attribuite competenze aggiuntive in materie concorrenti. Il 119 introduce il federalismo fiscale.
Il secondo documento fa riferimento al III comma dell’art. 116 e contiene un primo elenco di materie. Gli ambiti prioritari individuati sono stati, inizialmente, otto: politiche per le imprese; giudici di pace; ricerca e innovazione; istruzione; beni culturali; infrastrutture; ambiente; servizi pubblici locali.
Il documento di ricognizione dei possibili ambiti di attuazione dell’art. 116, III comma, della Costituzione è stato quindi oggetto delle Commissioni consiliari[11] che hanno espresso i loro pareri[12].
La Commissione Affari Istituzionali, della Regione Lombardia, ha svolto un ruolo di coordinatrice con la creazione di un apposito gruppo di lavoro che nella seduta del 27 febbraio 2007 ha presentato una prima bozza di risoluzione[13].
In data 26 marzo 2007, tale documento è stato posto alla votazione della Commissione II Affari Istituzionali e il provvedimento licenziato, per effetto di una serie di emendamenti, ha previsto di avviare il confronto con lo Stato su dodici materie[14].
Lo schema base predisposto dalla Giunta regionale, integrato e sottoposto al vaglio delle Commissioni, e approvato dal Consiglio[15] in data 3 aprile 2007, dovrà ora essere “rimesso” alla valutazione degli enti locali (con anche, come richiamato nel documento di indirizzo del settembre 2006, il coinvolgimento delle rappresentanze sociali ed economiche)[16].
La proposta così definita costituirà la base di negoziazione con il Governo, per l’eventuale intesa e la successiva legge di approvazione (presentata dal Governo nazionale) che dovrà essere votata a maggioranza assoluta dei membri delle due Camere[17].
Oggetto della risoluzione sono state quindi dodici materie: la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; la tutela dei beni culturali; l’organizzazione della giustizia di pace; l’organizzazione sanitaria; l’ordinamento della comunicazione; la protezione civile; la previdenza complementare e integrativa; le infrastrutture;la ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; l’ università: programmazione dell’offerta formativa e delle sedi; la cooperazione transfrontaliera; le casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; gli enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
Ambito obiettivi di qualità, valori limite e misure per la tutela dall’inquinamento di acqua, suolo e aria. Limitatamente all’acquisizione delle competenze per definire con maggiore autonomia criteri, limiti e soglie per la tutela degli elementi (aria, acqua, suolo) dall’inquinamento, nonché intervenire sulle fonti di produzione degli inquinanti per indurne la riduzione, ovvero salvaguardare, a fini di prevenzione, la condizione naturale delle acque, dell’aria e del suolo.
Ambito requisiti dei veicoli nell’ambito di un’azione per la riduzione delle emissioni inquinanti, riposizionando il ruolo della Regione in particolare nei rapporti con la Motorizzazione civile.
Ambito attività legislativa conseguente all’emanazione di norme europee di carattere ambientale.
Limitatamente all’acquisizione della competenza a disciplinare gli aspetti procedurali e organizzativi in rapporto a normative europee in materia ambientale riferite al contenimento delle emissioni inquinanti in atmosfera e alla tutela delle acque e dei suoli, accelerando il recepimento di norme comunitarie. Ambito risarcimento del danno ambientale. Ottenere una correlazione diretta tra il risarcimento del danno ambientale e il territorio regionale che subisce il danno[18].
La finalità di carattere generale è quella di connotare gli interventi per la cultura secondo i fattori e le identità caratterizzanti il territorio anche per lo sviluppo di strategie di attrazione e di dinamicità socio-economica in ambito locale, nazionale e internazionale nonché di semplificare le procedure amministrative a favore del miglioramento qualitativo dell’attività di tutela preliminare alle iniziative di valorizzazione dei beni nel loro contesto.
Fermo restando il riferimento alle norme legislative statali in materia di tutela dei beni culturali e in specie al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), l’ambito è quello della acquisizione di autonomia idonea a ricondurre a unità gli interventi di tutela e valorizzazione dei beni culturali in Lombardia. Acquisizione delle competenze che consentano di ricondurre ad unità gli interventi di tutela, valorizzazione e gestione dei beni culturali in Lombardia per le seguenti finalità generali dell’azione pubblica: la salvaguardia e la conservazione del bene, grazie anche alla correlazione della prassi operativa con la ricerca sviluppata da università, imprese e istituti culturali in Lombardia; la conoscenza, il godimento e la fruizione pubblica del bene, attraverso lo sviluppo sistemico di relazioni fra avanzamento della ricerca applicata, lo sviluppo di nuove tecnologie e metodologie, la definizione di buone prassi di riferimento a livello nazionale e il raccordo con le filiere produttive, in coerenza con il decreto ministeriale attuativo, in ambito regolamentare, dell’articolo 17 del Codice dei beni culturali e del paesaggio; il potenziamento delle attività di tutela attraverso attività di valorizzazione del bene che, in coerenza con il decreto ministeriale attuativo dell’articolo 114 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, favoriscano la crescita culturale, identitaria, sociale ed economica del territorio di riferimento, sviluppandone l’attrattività e la competitività. Ambito della semplificazione e razionalizzazione delle procedure amministrative e della definizione di un quadro di regole stabile e certo in ordine agli aspetti metodologici e tecnici del lavoro di tutela e valorizzazione. Acquisizione della competenza statale in materia di tutela, sia regolamentare che amministrativa; per quest’ultimo aspetto, limitatamente ai compiti attualmente posti in capo alla Direzione regionale del Ministero ad alle Soprintendenze lombarde, con garanzia del mantenimento e valorizzazione delle alte professionalità oggi ivi operanti, nel pieno rispetto dei principi tecnico-scientifici propri del settore. Acquisizione della competenza a definire un corpo normativo stabile, certo e condiviso che possa costituire valida guida per progettare, realizzare e gestire in tempi rapidi e prevedibili gli interventi inerenti beni culturali secondo una logica di integrazione con altri interventi di sviluppo territoriale, facilitando i processi di valorizzazione ed iniziativa pubblica e privata[19].
Acquisizione delle competenze per poter giungere ad un significativo potenziamento dei giudici di pace in Lombardia e a una loro più razionale distribuzione sul territorio, in modo da dare un contributo alla diminuzione dei tempi del contenzioso e alla migliore fruibilità del servizio “giustizia”, a tutto vantaggio dei cittadini e delle imprese. Inoltre, si richiede il riconoscimento di un ruolo regionale nei percorsi di selezione, nomina e formazione dei giudici di pace, al fine di instaurare un più stretto legame organizzativo con il territorio, che porterà ad un incremento della qualità del servizio. Per gli altri aspetti non riconducibili ai principi che da un lato assicurino l’indipendenza e l’autonomia dei giudici di pace, dall’altro garantiscono i livelli minimi essenziali ed il libero accesso alla giustizia da parte dei cittadini, deve poter intervenire con la propria legislazione la Regione Lombardia.
Consolidare il riconoscimento dell’autonomia regionale in materia di organizzazione sanitaria e della governance del sistema. Tale autonomia è stata affermata dalla Corte Costituzionale ma è stata al contempo rimessa in discussione da alcune pronunce della Corte stessa che hanno ricondotto aspetti organizzativi all’osservanza di principi fondamentali della materia, inderogabili da parte delle Regioni. Con l’affermazione dell’autonomia organizzativa s’intende, in pratica, evitare che determinate sfere d’intervento non ascrivibili all’osservanza dei livelli essenziali delle prestazioni e comunque non pregiudizievoli dei diritti garantiti su tutto il territorio nazionale possano essere sottratte in via interpretativa alla disponibilità del legislatore regionale[20].
Riconoscimento di un ruolo più incisivo per la Regione, in particolare per quanto attiene la definizione del rapporto tra Regione e concessionaria del servizio pubblico (RAI) e per il conseguente impiego a livello regionale di una quota del canone RAI versato dai cittadini residenti in Lombardia e dei proventi pubblicitari.
In particolare, si vuole incrementare il sostegno al sistema dell’informazione locale con l’obiettivo di migliorare la qualità della comunicazione, della qualificazione professionale con effetti positivi sull’incremento occupazionale.
Per consentire di governare il sistema regionale delle comunicazioni in modo flessibile ed aderente alle esigenze dei cittadini consumatori e all’evoluzione del mercato, favorendo in tal modo lo sviluppo e la convergenza multimediale, si intendono acquisire, attraverso il Corecom, le rispettive competenze in capo all’Autorità per le Comunicazioni[21].
Particolare attenzione deve essere data al ruolo della Regione Lombardia nell’ambito della produzione e della distribuzione nonché nello scenario della innovazione tecnologica, della digitalizzazione e della multimedialità ed infine nella comunicazione di pubblica utilità.
Lo sviluppo di questo settore potrà avvenire anche in sinergia con altri attori – economici, accademici nonché le stesse pubbliche amministrazioni locali e le differenti realtà culturali e associative presenti sul nostro territorio – per la crescita della ricerca e della formazione.
Un tale ruolo più incisivo della Regione Lombardia porterà ad implementare la promozione delle campagne di comunicazione su temi di rilevanza civile e sociale nonché una maggior diffusione e conoscenza dell’identità lombarda in ambito sia nazionale che internazionale[22].
Acquisizione di forme e condizioni particolari di autonomia limitatamente alla disciplina del Corpo forestale nel territorio regionale (regionalizzazione del Corpo forestale dello Stato).
Il Corpo forestale regionale dovrebbe poter sostituire, nell’ambito del territorio regionale, il Corpo forestale dello Stato e svolgere nelle materie di competenza regionale le funzioni e i compiti allo stesso attribuiti in campo nazionale. Alla Regione spetterebbero l’organizzazione, il reclutamento e l’aggiornamento professionale del Corpo.
In particolare il Corpo forestale regionale dovrebbe operare nell’ambito del territorio regionale con compiti di polizia ambientale e forestale per lo svolgimento delle funzioni attinenti alla prevenzione, alla sorveglianza, alla tutela e alla gestione del territorio agro-silvo-pastorale, forestale e montano, del suolo, delle acque, dell’ambiente e delle risorse naturali in genere, nonché di ogni altro compito diretto alla valorizzazione, alla sensibilizzazione e alla divulgazione delle attività inerenti il corretto utilizzo del territorio e la salvaguardia ambientale. Tale regionalizzazione renderebbe effettive le disposizioni, ora non operanti, della legge regionale 12 gennaio 2002, n. 2 (Istituzione del Corpo forestale regionale).
Garantire alla Regione la facoltà di promuovere forme di previdenza integrativa su base regionale.[23]
Finalità generali. Intervenire, attraverso procedure ispirate all’efficienza e alla economicità dell’azione amministrativa, per sanare il grave deficit infrastrutturale in cui versa il territorio lombardo, al fine di rimuovere gli ostacoli che possono frenare la competitività delle imprese lombarde e promuovere lo sviluppo infrastrutturale del territorio. Favorire l’emanazione di una legislazione regionale in materia di infrastrutture per la mobilità che, in attuazione del titolo V della Costituzione e in ossequio al nuovo equilibrio Stato/Regione/Enti locali disegnato dal nuovo assetto costituzionale, disciplini la materia garantendo il massimo coinvolgimento degli enti locali alla luce del principio di sussidiarietà e valorizzazione delle autonomie.
Ambiti. Associare la Regione al processo decisionale per la realizzazione delle infrastrutture di interesse sopranazionale e di primario interesse nazionale. Attività legislativa volta a consentire alla Regione il pieno governo del procedimento per la realizzazione di infrastrutture per la mobilità, anche di interesse nazionale e/o interregionale, che insistono sul territorio lombardo e sono al servizio della mobilità regionale. Attività legislativa che consenta, anche in attuazione del Codice dell’Ambiente, di disciplinare e applicare norme regionali in materia di valutazione ambientale alle infrastrutture definite al punto precedente. Attuazione di modelli di coamministrazione Regione/Stato sugli aeroporti nazionali che insistono sul territorio lombardo.
E sostegno all’innovazione per i settori produttivi
Riconoscimento di competenze rafforzate per la Regione relativamente alle seguenti funzioni: incentivazione della ricerca; diffusione dell’innovazione e trasferimento di conoscenze e di tecnologie a favore del sistema produttivo regionale; sviluppo e incentivazione di interazioni virtuose tra università, centri di ricerca e imprese; parchi scientifici e tecnologici; distretti industriali[24].
Trasferimento alla Regione di risorse statali per il funzionamento ordinario delle università e per la programmazione territoriale delle sedi universitarie, attualmente demandata ad una programmazione nazionale e articolata localmente attraverso la consultazione dei comitati regionali di coordinamento[25].
Attribuzione nell’ambito dell’art. 117 della Costituzione e nel rispetto del principio di leale collaborazione con lo Stato, della facoltà di stipulare, nell’ambito di attività di cooperazione transfrontaliera disciplinate dalla legge di ratifica della Convenzione quadro europea, accordi con Stati confinanti o comunque insistenti nell’area interessata alle attività di cooperazione, anche in difetto di tali accordi tra tali Stati e lo Stato italiano.
Casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito
A carattere regionale; enti di credito fondiario
E agrario a carattere regionale
Il sistema bancario rimane un cardine essenziale per la nostra economia e la nostra imprenditoria. In qualità di Regione più industrializzata della Penisola, la Lombardia necessita di un sistema bancario che sappia far fronte alle esigenze e alle peculiarità del sistema imprenditoriale nostrano, sfruttando la propria conoscenza del territorio. Per questo è indispensabile dotare la Regione della più ampia competenza legislativa, al fine di adeguare l’istituzione e l’ordinamento delle cosiddette “banche regionali” alle esigenze dell’apparato produttivo, in ossequio ai principi fondamentali della Costituzione, agli obblighi comunitari, alla legislazione statale in materia di credito e risparmio e sotto la vigilanza delle autorità nazionali. L’attribuzione di poteri in materia creditizia risponde, quindi, ad una logica di promozione dello sviluppo economico regionale, riconosciuta la funzione economica e sociale dell’attività bancaria[26].
Infine, si osserva chela risoluzione, oltre ad elencare le materie oggetto della “piattaforma” per l’intesa Stato-Regione come sopra riportate, impegna espressamente ( e ovviamente) il Presidente della Giunta ad avviare il confronto con il Governo per definire e sottoscrivere una intesa, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione, con riferimento agli ambiti di materia individuate e approvati dal consiglio.
Consente, inoltre, al Presidente di “ampliare il confronto con il Governo a quelle materie di competenza concorrente per le quali l’ottenimento di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia divenga necessario per consentire il raggiungimento dei principali obiettivi della programmazione regionale”[27]e soddisfa la richiesta del Consiglio circa l’esigenza di informazioni in merito all’iter della procedura prevedendo “un’adeguata e tempestiva informativa al Consiglio regionale sugli sviluppi della fase negoziale”[28]. Per quanto attiene all’obbligo costituzionale di “sentire gli enti locali”, il documento impegna la Giunta ad “ assicurare forme e modalità adeguate di coinvolgimento degli enti locali”[29].
(Collaboratore regionale e parlamentare)
[1] Ordine del Giorno n. 46 della seduta del Consiglio Regionale del 3 aprile 2007. Risoluzione concernente l’iniziativa per l’attribuzione alla Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione di iniziativa della Commissione consiliare II Affari Istituzionali (ex art. 38 del regolamento interno) – VIII legislatura, deliberazione VIII/0367. A favore della Risoluzione si sono espressi i gruppi di maggioranza (Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici di Centro, Per La Lombardia, Misto – Centro popolare per le libertà, Cristiani e Federalisti, Democrazia Cristiana, 9103); voto favorevole anche dai Gruppi di minoranza (Democratici di Sinistra, Margherita, Verdi, Italia dei Valori, L’Unione Lombardia, Pensionati). Contrari i consiglieri di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani. Il voto finale è stato preceduto da quello per parti separate, per ciascuno dei 12 punti della risoluzione, sui quali le opposizioni hanno espresso voti differenziati. In particolare l’intera minoranza ha votato contro il punto riguardante l’organizzazione sanitaria, voto negativo replicato solo dal Gruppo dei Verdi per quanto riguarda il capitolo sulle infrastrutture.
[2] Senza riesaminare l’intero percorso che ha portato alla modifica della Costituzione, è opportuno ricordare che l’art. 116 Cost. è stato sostituito dall’art. 2 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 «Modifiche al Titolo V della Parte seconda della Costituzione». Il nuovo articolo 116 Cost. prevede che le singole Regioni (e pacificamente si ritiene solo quelle a statuto ordinario stante la ratio della norma che “mira” a rendere “speciali” le regioni che non lo sono) possano assumere forme e condizioni particolari di autonomia nell’ambito di una serie di materie. In particolare, tali materie sono quelle attribuite alla potestà legislativa concorrente Stato-Regioni (come disciplinate dall’art. 117, III comma, Cost.) e quelle specificamente individuate, nell’ambito della potestà legislativa esclusiva , sempre dall’art. 117 Cost., alla lettera l (organizzazione della giustizia di pace), lettera n (norme generali sull’istruzione) e lettera s (tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali). L’attribuzione di queste forme e condizioni particolari deve però avvenire con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli Enti Locali; tale legge deve essere approvata da entrambi rami del Parlamento a maggioranza assoluta dei componenti sulla base dell’intesa raggiunta fra lo Stato e la Regione (che ha attivato la procedura). Questa procedura deve avvenire nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119 Cost. Questo meccanismo non solo porterà ad un nuovo assetto Stato-Regione, ma inciderà anche sui rapporti di forza esistenti nell’ambito della tradizionale distinzione delle due autonomie regionali oggi esistenti: ordinaria e speciale.
[3] C’è l’esigenza, o più semplicemente oggi vi è maggiormente “l’opportunità storica”, di realizzare una maggiore autonomia regionale, “sfruttando” gli strumenti che la Costituzione offre. Vi è, infatti, un “quadro” in cui la società non si presenta più come unita ed omogenea al confronto con lo Stato e i poteri pubblici, per questo motivo “il pluralismo istituzionale è significante proprio quando questo < incapsuli > un pluralismo della società, quando cioè gli strati e i gruppi sociali pretendano di proporre in modo differenziato e indipendente il problema del consenso al potere pubblico e stabilire differenziati rapporti con quest’ultimo”. Lo strumento dell’art. 116 rappresenta la possibilità di realizzare una maggiore autonomia. Dove l’autonomia deve quindi esplicarsi nelle sue varie forme: quella normativa (intesa come potestà attribuita in ordinamenti giuridici statali a enti diversi dalla Stato di emanare norme costitutive dello stesso ordinamento giuridico statale); quella organizzatoria che ricomprende anche quella finanziaria; e infine quella politica. Lo strumento che permetterebbe di proseguire un importante cammino verso una più ampia realizzazione di quelle forme di autonomie illustrate in narrativa (giustificate dal contesto globale considerato), rimane oggi quello delineato dall’art. 116 Cost, III comma. Questo meccanismo darebbe vita al c.d. regionalismo differenziato. Tuttavia, la norma costituzionale individua, solamente a livello generale, i profili procedurali dando vita ad un procedimento legislativo atipico, i cui elementi essenziali sono individuati in: intesa Stato e Regione interessata; iniziativa “legislativa” affidata, in via esclusiva, alla stessa Regione; consultazione degli enti locali; approvazione di una legge del Parlamento a maggioranza assoluta dei componenti. Allo stato attuale a ciascuna regione viene attribuita la possibilità di negoziare con lo Stato forme e condizioni particolari di autonomia che incidono, soprattutto, sul piano amministrativo e finanziario, ma che possono estendersi al versante legislativo. La Regione Lombardia, dunque, ha avviato un confronto per la definizione della proposta di negoziazione con lo Stato per l’attuazione dell’art. 116, III comma, dell’ art. 117 e dell’ art. 119 della Costituzione. L’orientamento è quello, come primo punto, dell’attuazione del federalismo legislativo che significa applicazione dell’articolo 117 della Costituzione, poi l’attuazione del Federalismo amministrativo (articolo 118 della Costituzione), ed ancora l’integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali e l’applicazione dell’articolo 119 della Costituzione. Dai resoconti stenografici relativi alle audizioni delle Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul titolo V della Costituzione (in particolare quelle del 13 ottobre 2006, 14 ottobre 2006, 19 ottobre 2006 e 20 ottobre 2006 rispettivamente gli interventi del Presidente Rita Lorenzetti, del presidente Marrazzo e del presidente Martini) emerge, in estrema sintesi, che “…quello che vogliamo proporre è quindi un . Per questo diciamo: prima di tutto si proceda con l’attuazione del federalismo legislativo che significa applicazione dell’articolo 117 della Costituzione, poi con l’attuazione del Federalismo amministrativo (articolo 118 della Costituzione), ed ancora l’integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali e l’applicazione dell’articolo 119 della Costituzione …”.
[4] L’art. 121, II comma, Cost. prevede che il Consiglio regionale eserciti le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi e possa fare proposte di legge alle Camere.
Nella regione del Veneto, i consiglieri di centro sinistra hanno presentato (ai sensi dell’art. 39 dello Statuto e degli artt. 20 e 44 del Regolamento) alla Presidenza del Consiglio Regionale (in data 28 marzo 2006, ma mai discussa) una proposta di legge statale (n. 8) ai sensi dell’articolo 116, III comma, Cost. In particolare, le materie disciplinate sono: Cooperazione transfrontaliera (art. 2); rapporti internazionali e con l’Unione europea (art. 3); tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali (art. 4); governo del territorio (art. 5); Protezione civile (art. 6); previdenza complementare e integrativa (art. 7); banche a carattere regionale (art. 8); ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione (art. 9). La proposta di legge prevede espressamente l’esercizio delle funzioni amministrative e il principio di sussidiarietà (art. 10) e l’istituzione di un comitato paritetico. Particolare è, poi, la norma finale (art. 12) che prevede la possibilità, con legge regionale approvata a maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio regionale, di disporre la “restituzione” delle forme e condizioni particolari di autonomia ottenute mediante il meccanismo costituzionale. Quest’ultimo punto nasce dalla circostanza che la procedura è a rischio di una “reversibilità” della maggior autonomia differenziata che ne deriverebbe, trattandosi infatti di una autonomia “concertata” e “calata” pur sempre con una legge del Parlamento e non con una riforma costituzionale (rimane in sostanza il rischio di un recupero da parte dello Stato di alcune funzioni e materie concesse secondo il meccanismo che oggi discutiamo).
[5] I consiglieri regionali dell’opposizione (DS – Margherita – Ulivo) hanno presentato in Regione Lombardia (in data 11 aprile 2006) una mozione (la n. 117, ma mai discussa) con la quale invitavano il Consiglio regionale a dare mandato alla Commissione Affari Istituzionali per l’avvio della procedura per l’intesa tra lo Stato e la Regione Lombardia (per il conferimento di condizioni di autonomia speciale ai sensi dell’art. 116, III comma, della Costituzione). In particolare, nella mozione si affermava, in attuazione dell’art. 116 Cost., di dare mandato alla Commissione Affari Istituzionali per l’elaborazione di una bozza di intesa al fine di fruire forme particolari di autonomia alla regione Lombardia secondo le modalità stabilite e nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119 Costituzione (con riferimento alla materie comma II e III), nonché di avviare una fase di consultazione con gli Enti Locali (ex ante) sulla proposta elaborata, sottoponendo al Consiglio una proposta di deliberazione concernente l’intesa tra lo Stato e la Regione. La mozione impegnava, poi, la Giunta ad avviare con lo Stato la stipula dell’intesa con la presentazione alle Camere, da parte del Governo, del disegno di legge.
[6] Con il documento di indirizzo la Regione Lombardia si impegnava a “… aprire un confronto che, utilizzando la potenzialità prevista dall’art. 116, III comma, Cost. punta a verificare concretamente la capacità e potenzialità di ampliamento degli ambiti di azione regionale e di applicazione di forme di federalismo fiscale … Esistono alcuni settori in cui riteniamo che il cittadino, la famiglia, l’impresa potrebbero percepire il cambiamento, qualora la Regione assumesse ulteriori competenze e fosse messa nelle condizioni di fornire un servizio più modulato sulle richieste del territorio, maggiormente in sintonia con la peculiarità delle domande e più sensibile ai precipui bisogni di cittadini ed imprese della Regione. L’individuazione puntuale delle materie sarà, quindi, condotta partendo da quelle di più diretto impatto sui cittadini e sulle imprese; ambiti la cui gestione a livello regionale può garantire un più efficace impatto dell’intervento pubblico e adeguate economie di . … È intenzione perfezionare la proposta di piattaforma di negoziazione attraverso un confronto articolato che, a partire dal Consiglio regionale della Lombardia, veda coinvolti gli Enti locali, le rappresentanze sociali ed economiche. La Giunta sarà quindi chiamata a lavorare per definire in tempi rapidi una più articolata e dettagliata piattaforma che rappresenterà la base di avvio di un articolato confronto nel quale il Consiglio regionale sarà protagonista in ogni fase del percorso. Verrà peraltro sollecitato ogni utile contributo da parte degli Enti locali lombardi, delle parti sociali ed economiche e della società civile nel suo insieme attraverso gli organismi di confronto già attivi a livello regionale …”.
[7] La delibera evidenzia che “… la valutazione sulle diverse materie su cui costruire un percorso di maggiore autonomia e responsabilità segue un criterio fondamentale: quello della sussidiarietà. Ogni definizione o riposizionamento di competenze e funzioni deve infatti discendere in modo sostanziale ed evidente dalla rispondenza alle priorità dei cittadini e del sistema economico e territoriale. In primo luogo il riferimento è alla sussidiarietà orizzontale e quindi alle maggiori opportunità che si schiudono per il protagonismo della persona e dei corpi intermedi. In secondo luogo alla sussidiarietà verticale, pensando a quali siano le funzioni pertinenti al livello regionale e quelle che devono essere riconosciute a livello locale. La semplificazione è l’altro criterio guida per comprendere in quali casi la regionalizzazione facilita e rende più efficace l’esercizio delle funzioni, costruendo un contesto più favorevole per i cittadini e per le imprese. In particolare, non avrebbe senso per una Regione, che è sempre più ente di governo, rivendicare compiti di carattere amministrativo e gestionale. Infine, occorre tener conto della specificità regionale, dato che lo stesso Titolo V riconosce le caratteristiche originali dei diversi sistemi territoriali come un valore per l’intero Paese …”. La delibera, in particolare, individua una serie di possibili ambiti di intervento per l’attuazione dell’art. 116, III comma, Cost.: politiche per le imprese e per i cittadini; giudici di pace; rilanciare la funzionalità delle Camere di Commercio; configurare distretti e meta-distretti; promuovere la ricerca e l’innovazione; istruzione; valorizzazione e tutela dei beni culturali; infrastrutture; ambiente; servizi pubblici locali.
[8] Nella Regione del Veneto, la Giunta regionale con delibera del 24 ottobre 2006, n. 3255 ha avanzato la proposta di monitoraggio delle materie che potrebbero essere oggetto di autonomia differenziata. La deliberazione di Giunta regionale ad oggetto “Avvio del percorso per il riconoscimento di ulteriori forme e condizioni di autonomia alla regione del Veneto, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione” esprime un’assunzione di iniziativa da parte della Giunta regionale, con l’individuazione di “settori di maggiore impatto sui cittadini e sulle imprese in cui la Regione del Veneto da sempre sente l’ esigenza di esercitare una maggiore autonomia”. Viene affermato che sono da analizzare in via prioritaria, ai fini dell’elaborazione di una piattaforma di proposte per la attribuzione alla Regione del Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, i temi del potere estero della Regione, della tutela della salute, dell’istruzione, della ricerca scientifica e tecnologica, della polizia locale, della tutela e valorizzazione dei beni culturali e della organizzazione della giustizia di pace (allegato B della delibera citata). Tale iniziativa, che appare fortemente incentrata sul ruolo dell’organo di governo regionale, impegna la Giunta ad individuare forme di coinvolgimento diretto del Consiglio e di confronto, unitamente al Consiglio medesimo, con gli enti locali e le rappresentanze sociali ed economiche che dovranno accompagnare tutta la fase del perfezionamento della piattaforma di negoziazione e il percorso della acquisizione della intesa con il Governo. Alla fase di iniziativa segue il procedimento di consultazione che, espressamente previsto dal dettato costituzionale, riveste carattere obbligatorio. La Regione del Veneto si è posta il quesito se il riferimento alle autonomie locali debba in realtà essere più correttamente inteso come un riferimento al “sistema delle autonomie” nell’insieme delle sue espressioni e quindi non solo enti locali e loro forme di aggregazione ed espressioni associative, ma anche autonomie funzionali (ad esempio le camere di commercio, industria artigianato e agricoltura) e rappresentanze delle realtà economiche (associazioni di categoria), sociali e culturali presenti ed operanti sul territorio. Nella Regione Toscana, nella seduta di Giunta del 21 giugno 2004, è stato approvato un provvedimento (da inoltrare al Consiglio regionale) avente per oggetto “l’autonomia speciale della Regione Toscana nel settore della tutela ambientale e dell’ecosistema”. L’iniziativa è partita dalla Giunta ai fini di una timida attuazione (e limitata nella tipologia di materie oggetto della richiesta di maggiore autonomia), tuttavia a questa iniziativa non ha fatto seguito nessun passo ulteriore concreto. Allo stato attuale non risultano provvedimenti attinenti circa l’attuazione dell’art. 116, III comma , Cost. , presso la I Commissione consiliare Affari Istituzionali del Consiglio della Regione Toscana.
[9] L’ordine del giorno è stato presentato ai sensi dell’articolo 101 del Regolamento (di iniziativa dei consiglieri: Galli, Galperti, Benigni, Mauro, Dalmasso, Monguzzi, Ruffinelli, Rizzi, Gallina, Frosio, Demartini, De Capitani, Belotti, Sarfatti, Alboni, Boscagli, Cecchetti, Quadrini) e approvato con deliberazione consiliare n. VIII/0258. Interessante è il richiamo ai primi tentativi di realizzare i principi di autonomia regionale (e in tal senso il richiamo storico rimanda al 1861, quando c’era lo scontro fra i sostenitori delle Regioni e i centralisti e in tal senso il disegno di legge Minghetti-Farini) ed ai dubbi della del rischio di una “reversibilità” della maggior autonomia differenziata ottenuta con la procedura illustrata.
[10] Riforme e autonomia regionale: il dibattito in Consiglio – "Sono onorato e commosso di aprire questi due giorni di dibattito sulle forme di attuazione della parte seconda del Titolo V della Costituzione e sullo Statuto". Con queste parole il Presidente del Consiglio regionale, professor Ettore A. Albertoni, ha iniziato il discorso davanti all’Assemblea lombarda. “Si tratta di un dibattito di importanza strategica: dobbiamo iniziare senza indugio la nostra principale missione legislativa e costituzionale ed essere consapevoli delle difficoltà e che per rimuoverle ci vuole un grande e comune impegno". IlPresidente Albertoni ha poi ripercorso le tappe principali del processo di revisione costituzionale, sottolineando la necessità di un "dialogo aperto" e di un "concorso di idee e proposte". "Giudici di pace, Ambiente e Beni culturali. Sono queste le tre materie su cui la Regione Lombardia è pronta a chiedere particolari e ulteriori forme di autonomia secondo le procedure previste dall’art. 116, 3° comma della Costituzione". Il Presidente della Regione, Roberto Formigoni, nel suo intervento in Consiglio regionale, ha specificato che si tratta di una "proposta realistica, rigorosa, di collaborazione istituzionale ". "Esistono poi materie su cui la Lombardia sta già lavorando in modo innovativo e sta sperimentando forme di maggior autonomia attraverso intese con il Governo, per rafforzare il proprio. Territorio. Mi riferisco soprattutto a istruzione, infrastrutture e sanità. Obiettivo della Giunta è di ottenere per la nostra Regione un federalismo dell’efficienza che dia risposte concrete ai cittadini". Primo dei consiglieri a intervenire è stato il capogruppo di Italia dei Valori, Stefano Zamponi, che ha rilanciato il ruolo del Consiglio in questa fase costituente. "Ho apprezzato il contributo positivo e costruttivo dato fino ad oggi dal Presidente della Regione". Zamponi ha quindi rivendicato per il Consiglio regionale un ruolo attivo e non subalterno in questa fase costituente. "Ora a tocca a tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, ma anche al Presidente Formigoni di lavorare insieme, all’interno del Consiglio e dei suoi organi, come padri costituenti. Per questo chiedo che la delegazione che andrà a discutere tali proposte con il Governo sia espressione del Consiglio regionale della Lombardia". Sveva Dalmasso (Per la Lombardia) ha sottolineato l’importanza strategica del dibattito di oggi , nella convinzione che Giunta e Consiglio debbano farsi interpreti di un vero federalismo come previsto dalla Costituzione. Dalmasso, chiarendo alcuni aspetti interpretativi degli articoli di cui è composto il titolo V della Costituzione, riguardo al tema dei gradi di autonomia all’interno dello Stato nazionale, ha indicato nell’attuazione del federalismo fiscale "uno dei primi punti che vanno collocati nell’agenda della Lombardia". "Federalismo fiscale significa autonomia finanziaria di entrate e di spese, con l’obiettivo non certo di istituire nuovi balzelli, ma di far sì che le entrate siano destinate immediatamente ad enti di governo più vicini al territorio". Carlo Monguzzi (Verdi), dopo aver riconosciuto allo schieramento leghista il merito di aver introdotto l’idea di federalismo, si è chiesto, ed ha chiesto all’Assemblea di riflettere su come si connoti il federalismo che la Lombardia si propone di attuare: "che cosa sia e per fare cosa". Il presidente dei Verdi ha indicato nella concertazione "il percorso giusto e doveroso", per quanto riguarda la gestione della partita delle autonomie regionali. Monguzzi ha raccomandato la massima attenzione per far sì che "il progetto federalista non divenga un percorso di mero accentramento dei poteri". Un excursus fra i principi della Costituzione ha aperto l’intervento di Gianmarco Quadrini (UDC), il quale ha poi indicato come " la competitività del sistema Italia sia oggi legata al binomio locale/globale e al ruolo dei territori." "L’adozione di politiche pubbliche deve essere in grado di liberare e valorizzare le risorse dei territori, attuando politiche ad hoc negli ambiti, per esempio, della formazione, dei servizi, dell’ambiente, delle infrastrutture." Delineando quel "federalismo asimmetrico che l’UDC intende promuovere in Lombardia", Quadrini ha sottolineato la necessità di rendere disponibili le risorse, coniugando forme di federalismo fiscale con un "federalismo delle competenze e dell’efficienza", attuato sulla base di principi di "responsabilità, trasparenza, sussidiarietà e solidarietà". Particolarmente critico l’intervento del capogruppo di Rifondazione Comunista Mario Agostinelli, "Che senso ha trovarci qui a discutere, se prima si annuncia tutto in una conferenza stampa?" Il capogruppo di Rifondazione Comunista ha aggiunto : "Se noi siamo qui oggi a parlare di riforme e federalismo, è perché questa maggioranza di centro–destra ha perso il referendum a livello nazionale, altrimenti non si sarebbe nemmeno degnata di aprire un confronto con noi". Agostinelli ha richiamato la necessità di fare del dibattito in Aula un momento di reale confronto, che non si avvalga di soluzioni preconfezionate e in qualche modo già decise. "A scanso di equivoci sia chiaro che noi non avalleremo mai una richiesta di maggiore autonomia da parte del presidente Formigoni, se questo dovesse servire ad attuare i punti principali del Piano Regionale di Sviluppo e del suo programma elettorale, perchè a quel piano e a quel programma ci siamo sempre fortemente opposti". Pieno sostegno e condivisione al documento presentato dal Presidente Formigoni e dalla Giunta regionale è giunto dal capogruppo di Alleanza Nazionale Roberto Alboni, che ne ha ripercorso i punti principali evidenziando la necessità di un vero federalismo fiscale per poter dare attuazione agli interventi necessari. "Noi siamo la Regione dei primati, nel bene e nel male. Qui abbiamo i numeri più alti d’Italia, per cui abbiamo più bisogno di altri di intervenire tempestivamente e con strumenti adeguati che solo maggiore autonomia e maggiori poteri ci possono dare. Se la Lombardia è la locomotiva d’Italia, allora vengano dati alla Lombardia i poteri necessari per consentirle di far ripartire il Paese". Disponibile al dialogo con le forze di maggioranza si è dichiarato Guido Galperti, capogruppo della Margherita, che ha precisato come "sia necessario lavorare nell’interesse dei cittadini. Noi abbiamo raccolto a suo tempo l’invito della maggioranza a lavorare insieme su due temi: infrastrutture e Statuto. Se a Roma è stato approvato un emendamento alla Finanziaria nazionale che ha stanziato i fondi necessari per la Pedemontana, ritengo sia un segnale positivo e che dimostra come siamo già nella giusta direzione. Sullo Statuto le Commissioni Affari Istituzionali e Statuto sono i luoghi deputati ad approfondire il tema, ma è utile verificare già oggi qui in Aula se ci sono possibili punti di convergenza su cui lavorare". Sul Titolo V, Galperti ha sottolineato infine la necessità di difendere e potenziare la ricerca scientifica, poiché la Lombardia presenta dati da primato ( il 38% dei brevetti nazionali a fronte di oltre 30mila ricercatori.). Stefano Galli (Lega Nord) si è soffermato in particolare sull’articolo 116 della Costituzione che "rappresenta purtroppo, allo stato attuale, l’unico strumento per dare valore alla nostra Regione e in generale a tutte le Regioni d’Italia sia pure con i limiti che deriverebbero da un’autonomia "concertata e ‘calata’ pur sempre con una legge del Parlamento e non con una riforma costituzionale". "Rimane il rammarico perché quello che potremmo ottenere non è un modello costituzionale ‘ordinario’ di autonomia regionale compiutamente definito e realizzato". "La Regione Lombardia ha dunque avviato un confronto per la negoziazione con lo Stato dell’attuazione dell’art. 116. Ma occorre di più. E’ necessaria un’attività di concerto fra il Presidente del Consiglio regionale – quale espressione del Consiglio e delle forze politiche ivi rappresentate e come garante della libera dinamica delle forze politiche e della reale partecipazione condivisa – e il Presidente della Giunta, quale organo di rappresentanza e di raccordo con lo Stato, il tutto per concordare forme e condizioni della differenziazione. Occorre cioè che il Presidente del Consiglio regionale, nonché il Presidente della Giunta, di concerto fra loro, compiano tutti gli atti necessari per attivare e concludere le procedure che realizzino (…) quell’autonomia che sarà alla base di una vera democrazia." Apprezzamento e disponibilità a proseguire sul piano delle riforme ("i contenuti sono buoni, si parte con il piede giusto, la nostra disponibilità risponde a un precisa scelta politica") è stata espressa da Luciano Pizzetti, che ha anche precisato che "la piena attuazione dell’art.116 della Costituzione e la riforma dello Statuto sono i due binari del federalismo. La Regione non può chiedere maggiore autonomia senza portare avanti il decentramento verso gli Enti locali". Più in particolare Pizzetti ha anche sottolineato che "il federalismo solidale deve essere tra i cardini del nuovo Stato democratico. Non applicare il Titolo V della Costituzione sarebbe un rischio per il Paese, perché non si permetterebbe allo Stato di sfruttare tutte le sue risorse" . "La vera novità politica è la posizione assunta dal Presidente della Giunta, Formigoni". Riguardo ai tempi per la elaborazione in Consiglio di una proposta federalista da sottoporre al Governo, Pizzetti ha messo in guardia da lavori frettolosi. "Il federalismo non è il panettone di Natale, forse si potrà arrivare a qualcosa entro Pasqua". Una "adesione sincera" alla posizione di Formigoni è stata espressa dal capogruppo di Forza Italia, Giulio Boscagli. "Occorre dare il più ampio mandato possibile al Presidente Formigoni perché i passaggi precedenti di trattativa con il Governo hanno dimostrato il suo senso di responsabilità politica ed istituzionale. A noi consiglieri spetta il compito di effettuare passi avanti all’interno dell’Assemblea e delle Commissioni". Secondo Boscagli, la fase costituente che oggi si è aperta in Lombardia deve ispirarsi ai principi del realismo e del pragmatismo, "guardando al bene della nostra gente, come nella storia della nostra Regione". Per quanto riguarda le prossime tappe in Consiglio regionale, il capogruppo di Forza Italia ha detto che "la Commissione Statuto è sulla rampa di lancio e servirà a radicare in maniera significativa l’aspetto costituente all’interno dell’Assemblea regionale". Per il capogruppo dei Democratici di Sinistra, Giuseppe Benigni, "bisogna realizzare le riforme istituzionali anche superando le logiche di schieramento politico". "Dare più poteri alla Regione Lombardia significa metterla nelle condizioni di fare ciò che è più utile ai suoi cittadini. Ma su questo tema il protagonista deve essere il Consiglio regionale, privilegiando prima alcune materie rispetto ad altre. Il processo di autonomia va infatti gestito in modo graduale. Il "tutto subito" è sbagliato perchè la Regione non sarebbe in grado di gestire al meglio passi affrettati. Il federalismo è una necessità. Mi sembra che in questo senso ci sia una spinta forte non solo da parte dell’elettorato di centrodestra ma anche da quello di centrosinistra". Il Consigliere regionale della Margherita Francesco Prina ha posto l’accento sull’importanza del momento che sta vivendo il nostro Consiglio Regionale. "Sussidiarietà e federalismo hanno senso solo se si punta alla partecipazione e si fondano su processi partecipativi. Siamo favorevoli a un federalismo che sia solidale, che si concentri su tre aspetti fondamentali, senza i quali non è possibile costruire un cammino costituente: mi riferisco a quel patrimonio che in Lombardia, più che in ogni altra Regione, è fondato sull’importanza del lavoro, lo sviluppo sostenibile e la formazione del capitale umano". Da parte sua il consigliere di Rifondazione comunista Luciano Muhlbauer si è detto convinto che, a differenza di quanto aveva annunciato in apertura di seduta il Presidente del Consiglio Albertoni, "non siamo affatto in una stagione costituente". "C’è stata troppa enfasi, eccessiva e fuori luogo, perché stiamo discutendo di proposte che non sono nate in questo Consiglio ma dalla Giunta. Noi siamo favorevoli a discutere, ma a patto che venga ridata al Consiglio la sua autonomia e le sue prerogative di indirizzo. La Lombardia chiede più poteri, ma il problema non è avere più poteri ma utilizzare bene quelli che già ci sono e non battersi per rilanciare il ruolo politico del Governatore. Se questo è il disegno Rifondazione comunista dice no". "A parte il giudizio positivo sul clima di sereno confronto che si è instaurato in questa Aula – ha detto Riccardo Sarfatti (Uniti nell’Ulivo) – il dibattito di oggi ha evidenziato la fine di una stagione politica. Il presidente Formigoni, con le sue proposte, ha messo l’ultima parola sugli eccessi federalisti e secessionisti. E’ la fine cioè di un asse privilegiato con la Lega Nord che ha caratterizzato la politica del centrodestra. Ora possiamo dedicarci a porre le fondamenta dell’architettura istituzionale della nostra Regione. Infine due indicazioni: perchè non chiedere competenza diretta anche per i finanziamenti alle imprese e la possibilità di autonomia per progetti industriali idonei alle vocazioni territoriali della nostra Regione?". "Vogliamo il federalismo e chiediamo che venga realizzato subito. La Lombardia è regione leader e da tempo avrebbe dovuto essere una Regione a Statuto speciale, così come lo sono le regioni ai confini dello Stato", ha detto l’Assessore al Turismo, Giovani e Sport Piergianni Prosperini che ha aggiunto: "Le riforme non sono mai abbastanza per la Lombardia che, per vedere valorizzato il suo ruolo e sviluppare le sue capacità, ha bisogno di più poteri, di più federalismo. Bisogna attuare il Titolo V della Costituzione? Facciamolo. E proseguiamo con più decisione sulla strada del federalismo". Per Giuseppe Adamoli (Margherita) il Consiglio deve far sentire la propria voce "forte, limpida e possibilmente univoca" perché "non sono ammissibili ritardi che facciano slittare le riforme alla prossima legislatura nazionale e regionale". "Abbiamo perso cinque anni ma oggi, qui in Lombardia, c’è un clima costituente che parla di ottimismo. Anche noi siamo per un federalismo solidale ma anche che si arrivi a costruire un federalismo che porti un po’ più di responsabilità perché non è più possibile che gli altri facciano i debiti e noi li paghiamo". Al termine del dibattito ha preso la parola anche l’assessore al Territorio Davide Boni che ha sottolineato come "per la prima volta ci troviamo di fronte ad una svolta epocale nella storia italiana. Una presa di responsabilità del Consiglio regionale che dimostra la capacità della Lombardia di dare un indirizzo di strategia politica all’esecutivo nazionale". Sintesi elaborate dal Consiglio della Regione Lombardia. Quello che emerge dai dibatti (a partire da quello relativo il documento del 15 settembre 2006) è un “abbinamento” tra l’art. 116, III comma, Cost. e il concetto di federalismo. Questo binomio risulta, o quanto meno appare, eccessivo. Con la riforma dell’art. 116, III comma, Cost. non si è previsto, anzi è stato rifiutato, un modello di tipo federale: è stato semplicemente introdotto il concetto di una “revisione” del previgente assetto regionale. Una riforma in senso federale richiede una “riforma” di tutti gli aspetti organizzativi e funzionali di una data realtà territoriale, mentre, si ribadisce, l’attuazione del “regionalismo differenziato” incide, appunto, sul riparto delle competenze legislative Stato-Regione e non crea un modello federale autentico. Altro aspetto, che necessariamente in sede di intesa Stato-Regione dovrà essere affrontato per una reale attuazione della Carta Costituzionale, è che la riforma della competenza legislativa deve essere necessariamente accompagnata da una revisione del livello di autonomia finanziaria regionale nonché da una ridefinizione del riparto di competenze amministrative corrispondente. Le nuove competenze, così come individuate nella risoluzione approvata dal Consiglio, comporteranno oneri finanziari, in taluni casi, anche rilevanti. In particolare, questa necessità si potrebbe configurare in merito alle proposte relative alla Protezione civile (ove si prevede l’istituzione di un Corpo forestale regionale), alle Infrastrutture (ove si impone l’esigenza di sanare il grave deficit infrastrutturale regionale), alla Ricerca scientifica e tecnologica (ove la Regione prevede di diffondere nuovi incentivi alla ricerca). La nuova e maggiore autonomia deve quindi necessariamente essere accompagnata da un maggiore livello di autonomia finanziaria. Occorrerà poi, sotto l’aspetto dell’autonomia amministrativa, verificare-monitorare anche il legame tra funzioni amministrative e funzioni legislative in sede di attuazione dell’art. 116, III comma, Cost.
[11] In Regione Lombardia si è deciso di coinvolgere le Commissioni Consiliari acquisendo, per ciascuna nel proprio ambito di competenza, uno specifico parere. L’esperienza piemontese, che al momento in cui si scrive è ancora in corso, ha preliminarmente definito le modalità di avvio della discussione in merito all’attuazione dell’art. 116 Cost. L’VIII commissione (nella seduta n. 66 del 27 dicembre 2006) ha infatti previsto che “il Consiglio regionale giunga all’approvazione di un provvedimento finale che sia condiviso da una maggioranza molto ampia e che goda del sostegno della comunità piemontese, a maggior garanzia del fatto che la legge statale di cui all’art. 116, comma terzo, Cost, deve essere approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti” ed è stato individuato un percorso metodologico da seguire: l’audizione, nel mese di gennaio, della Presidente della Regione sui contenuti del documento, già presentato dalla Giunta regionale nella seduta consiliare del 31 ottobre 2006, recante “Prime riflessioni per l’avvio del procedimento di individuazione di ulteriori forme e di condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’art.116, comma terzo, Costituzione”; l’audizione, entro il mese di gennaio o al massimo l’inizio di febbraio, delle associazioni rappresentative degli Enti locali ( ANCI, ANPCI, UPP, Lega delle Autonomie Locali, UNCEM) in merito ai contenuti del citato documento della Giunta regionale e alla proposta di deliberazione n. 208, presentata dal Gruppo consiliare della Lega Nord; la fase di discussione nel merito dell’VIII Commissione per pervenire, entro l’inizio di aprile, ad una proposta di deliberazione del Consiglio regionale inerente l’attuazione dell’art. 116, comma terzo, Cost. Da più parti è stata sottolineata la necessità di prevedere anche momenti di confronto ed approfondimento con gli Assessori competenti per le materie in ordine alle quali l’art. 116, comma terzo, della Costituzione, consente alle Regioni di avvalersi della facoltà di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nonché con le Commissioni consiliari competenti. Specificità, poi, piemontese è stato inoltre evidenziato che il dibattito sull’attuazione dell’art. 116 Cost. non può prescindere dal tema del ruolo che avranno i Comuni alla luce del disegno di legge recante la “Delega al Governo per l’ attuazione dell’ articolo 117, secondo comma, lettera p ), della Costituzione in materia di funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e per l’ adeguamento delle disposizioni in materia di enti locali alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
[12] I Commissione Bilancio, 25 gennaio 2007 parere positivo a maggioranza (la Commissione I ha espresso un parere preventivo in attesa di un dettagliato elenco delle materie e delle competenze su cui attivare le procedure dell’art. 116); III Commissione Sanità e Assistenza, 30 novembre 2006 parere positivo a maggioranza; VI Commissione Ambiente e Protezione civile, 21 febbraio 2007 parere positivo a maggioranza; VII Commissione Cultura, Formazione professionale, Sport, Informazione, 07 febbraio 2007 parere positivo a maggioranza.
[13] Le materieelencate nel documento riguardanola tutela dell’ambiente, i beni culturali, i giudici di pace, la tutela della salute, la comunicazione e la protezione civile. Nella seduta del 13 marzo 2007 a tale elenco sono state aggiunte anche le competenze per quanto riguarda l’istituzione, la previdenza complementare integrativa, le infrastrutture viarie e la coammnistrazione Regione-Stato sugli aeroporti nazionali presenti sul territorio lombardo, il sistema dell’informazione locale. Durante i lavori della Commissione Affari Istituzionali il gruppo consiliare dell’Ulivo ha presentato un documento – Far ripartire il Paese, attuare il federalismo – nel quale individuava come priorità il federalismo fiscale, illustrava il “pericolo” (con l’attuazione dell’art. 116 della Cost.) di una “Repubblica Arlecchino” se l’attuazione del regionalismo differenziato fosse avvenuta con le regioni che si muovevano in ordine sparso (ma se fosse richiesta un’azione congiunta non si parlerebbe di regionalismo differenziato e in ogni caso la Costituzione non ha previsto che le Regioni si attivino contemporaneamente e sulle stesse materie). Il documento individua, poi, le materie ai fini dell’attuazione del dettato costituzionale: cooperazione trasfrontaliera; compartecipazione ai rapporti internazionali e con l’Unione europea; tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; governo del territorio; infrastrutture e mobilità; protezione civile; previdenza complementare e integrativa; banche a carattere regionale; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione. Sono giunte anche osservazioni e proposte da parte della Confindustria Lombarda con un documento del 7 marzo 2007: “l’articolo 116 Cost. rappresenta un’ottima opportunità riconosciuta alle Regioni a statuto ordinario per assumere forme e condizioni particolari di autonomia nell’ambito delle materie di legislazione concorrente (art. ll7, III, comma) ed in alcune attribuite alla potestà legislativa esclusiva dello Stato (giustizia di pace; tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; norme generali sull’istruzione). Queste forme e condizioni particolari devono essere attribuite con legge dello Stato, su iniziativa regionale, sentiti gli enti locali inclusi nel territorio. Si attua, così, quella forma di regionalismo differenziato che tiene conto del grado di diversificazione tra le aree territoriali del Paese. Un processo differenziato di decentralizzazione, in cui una data politica pubblica è condotta in alcune aree a livello decentrato ed in altre a livello centralizzato, può produrre benefici in termini di concorrenza verticale ed incentivare forme di “sperimentazione” nella formulazione e applicazione dì politiche pubbliche, favorendone, così, la diffusione nelle altre aree territoriali. La richiesta di maggiore autonomia da parte delle Regioni è giustificata dalla maggiore capacità che hanno gli interventi di regolazione decentrati di adattarsi e modularsi alle specificità territoriali, alle richieste dei cittadini e delle imprese del territorio. La Regione Lombardia ha già raggiunto un ruolo di eccellenza in molti comparti. Un rafforzamento ulteriore di tale ruolo potrebbe aversi con l’attribuzione di ulteriori competenze a livello regionale. Tale processo genererebbe esternalità positive, aumentandone il livello di efficienza percepito dai cittadini e dalle imprese. La Lombardia deve puntare a risultati di eccellenza in ambito europeo, raggiungendo le performance di competitività delle regioni più dinamiche del continente. L’Italia deve poter contare su una regione leader, capace di stare nel gruppo ristretto dei motori d’Europa. La nostra Regione supera ben diciotto Stati dell’Unione Europea per PIL; è la quarta per popolazione e la quinta per prodotto regionale lordo. E’ un dato che dal 1995, nella classifica delle regioni per PIL procapite, la Lombardia ha superato realtà come Dusseldrf e Colonia, ed ha ridotto considerevolmente il proprio tasso di disoccupazione, facendo meglio di regioni quali Baviera, Lussemburgo, Stoccolma, Berkshire-BucksOxfordshire. La nostra “visione” deve andare nella direzione di un programma condiviso, che sia finalizzato ad un obiettivo chiaro: fare della Lombardia una regione leader in Europa per capacità di produrre reddito e benessere. Ci sono grandi potenzialità; una piattaforma industriale e terziaria avanzata, un. polo di produzione di conoscenza con università e centri di ricerca di eccellenza. Da qui partono le reti lunghe che ci connettono con il mondo globalizzato. La Lombardia, per essere davvero competitiva, deve poter contare su strumenti autonomi. È la stessa autonomia che deve fornirle le leve per mettere in campo gli strumenti del programma strategico per la competitività. Siamo ora di fronte ad una fase che può ben essere considerata costituente, caratterizzata da un insieme di novità istituzionali che richiedono di essere gestite organicamente per la “costruzione” della nuova Regione Lombardia; l’attuazione dell’art 119 della Costituzione sul federalismo fiscale; l’attuazione di forme e condizioni particolari di autonomia previste dall’art. 116 della Costituzione; lo Statuto regionale. Da questa fase, auspichiamo possa scaturire una Regione dotata dell’autonomia necessaria per realizzare pienamente l’ambizioso programma strategico per la competitività, che già oggi è stato impostato ma che rischia di non poter essere compiutamente attuato in tutte le sue potenzialità, per carenza di risorse e per i perduranti limiti nelle competenze istituzionali. Proprio dalla lettura del programma strategico per la competitività si evincono tre grandi aree di lavoro: a) ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; b) governo del territorio ed infrastrutture; c) istruzione. In aggiunta alle materie già individuate dal Consiglio Regionale per l’attuazione dell’art. 116, riterremmo, quindi, opportuno un approfondimento esteso complessivamente a queste tre aree, che parta da una ricognizione di quanto già oggi attribuito alla Regione dalla Costituzione e dalla legislazione vigente, per esplorare la possibilità di ulteriori miglioramenti attraverso l’attivazione dell’art. 116 o ricorrendo ad altre forme di intesa con il Governo, pensiamo alla via già sperimentata con successo in sede di costituzione della società mista con ANAS. Il punto di riferimento potrebbero essere le prassi più avanzate messe a punto dalle altre Regioni europee, In termini di competenze su ciascuna delle materie individuate come strategiche per la competitività della Lombardia. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di avere, per ciascuna di queste materie strategiche, la medesima competenza delle Regioni più autonome in Europa, tra quelle comparabili con la Lombardia per livello di sviluppo. In conclusione sarebbe auspicabile che l’art. 116 rappresenti la giusta occasione per il rilancio della nostra Regione, anche in vista di un confronto con le principali realtà europee in un’ottica di competitività e attuazione dei principi del federalismo”.
[14] Rispetto alla stesura originaria sono state aggiunte l’università e la cooperazione transfrontaliera (proposti dal gruppo Uniti nell’Ulivo) e il sistema bancario regionale (emendamento proposto da Stefano Zamponi, dell’Italia dei valori). In data, 3 aprile 2007 la risoluzione è stato quindi oggetto di una apposita sessione di Consiglio regionale. Cfr. oltre il testo definitivo.
[15] Si riportano, in sintesi, alcuni passaggi degli interventi dei capogruppo e dei consiglieri regionali. Paolo Valentini (Forza Italia): “con l’approvazione di questa Risoluzione e con l’avvio della Commissione speciale Statuto abbiamo intrapreso un cammino di riforme di cui tutti avvertiamo l’assoluto bisogno. Auspico che si possa raggiungere un consenso il più ampio possibile per ottenere un’intesa ampia con il Governo nazionale”. Alberto Storti (Comunisti Italiani): “non siamo soddisfatti dell’elenco delle materie e annuncio la mia contrarietà al provvedimento; i punti sono pochi e si dovrebbe avere maggiore attenzione alle esigenze fondamentali dei cittadini”. Gianmarco Quadrini (Unione dei Democratici Cristiani): “quella di oggi è una pagina importante e il Consiglio regionale della Lombardia è il primo in Italia ad attivare il meccanismo di negoziazione previsto dall’art.116, comma 3 della Costituzione. Il nostro contributo e il nostro sostegno alle politiche della Giunta deriva dalla volontà di mantenere ed incrementare la competitività del nostro tessuto socio-economico, rispondendo a un bisogno sempre più pressante espresso dai centri di ricerca e dalla imprese lombarde”. Massimo Corsaro (Alleanza Nazionale): “ immagino che dopo l’approvazione di quest’Aula sulla Risoluzione dovremo contrastare l’infastidita ironia di quanti diranno che si trovano di fronte all’atto della solita Regione “pierina”, che deve fare un percorso diverso dalle altre per distinguersi e farsi notare. Invece l’approvazione della risoluzione rappresenta un atto di umiltà e non di superbia perché grazie ad essa si innescherà un processo collettivo di crescita anche per tutta la comunità nazionale”. Elisabetta Fatuzzo (Pensionati): “Le richieste di maggiore autonomia sono un importante passo perché rappresentano la possibilità concreta per dare ai nostri cittadini politiche che sappiano offrire risposte ai problemi. Al riguardo cito tra le 12 richieste quella sui giudici di pace, che rappresentano la giustizia più vicina e accessibile ai cittadini, e la previdenza integrativa, che potrà dare grossi vantaggi ai lombardi. Con la Risoluzione i oggi la Lombardia testimonia di essere ancora una volta una Regione con una marcia in più rispetto alle altre”. Marcello Saponaro (Verdi): “noi siamo per un federalismo solidale, intelligente, necessario. Non riusciamo a capire perché tra le 12 richieste della Risoluzione sia stata inserita la sanità, materia che già per i 2/3 è gestita dalla Regione. Per noi non è accettabile mettere in discussione il principio universale della salute per lasciare posto alla mera propaganda. Noi siamo anche per un federalismo municipalista ma oggi notiamo che gli enti locali sono stati esclusi dal percorso che ha portato alla discussione della Risoluzione mentre invece avrebbero dovuto essere resi partecipi.” Piergianni Prosperini (Alleanza Nazionale): “non è lesa maestà chiedere più competenze, soprattutto se tale richiesta avviene da Regioni che sono capaci e organizzate, come lo è Regione Lombardia. Chiediamo più poteri per fare tutto il possibile per il territorio, dunque per i nostri cittadini. La Lombardia è la locomotiva d’Italia. Produce da sola il 25% del pil nazionale. Ma siamo la Regione che è sempre messa nell’angolo, che deve continuamente elemosinare. Con la Risoluzione chiediamo ciò che ci compete, ciò che ci è dovuto”. Mario Agostinelli (Rifondazione Comunista): “questa risoluzione è un documento di attuazione del Programma regionale di sviluppo, dunque del programma della Giunta. Noi siamo distanti da questo documento perché attua una forma di federalismo che non è solidale. Approvare questa Risoluzione per noi è un errore perché va proprio a minare quel modello solidaristico che viene ritenuto, a torto, la causa della crisi della Regioni. Diciamo no a un modello devolution che è già stato fra l’altro bocciato da un referendum”. Guido Galperti (Margherita): “il decentramento e l’autonomia che oggi noi chiediamo servono ad eliminare gli sprechi , a dare maggiore efficienza avvicinando la Pubblica amministrazione ai cittadini. Questa è la direzione giusta ed utile in quanto non è astratta. La stagione del confronto che è stata avviata all’interno dell’istituzione regionale e ha sbloccato lo stallo in cui è rimasta la riforma dopo le modifiche approvate dal Governo nel 2001”. Giuseppe Benigni (Democratici di Sinistra)è un giorno importante e il consenso costruito al di là delle appartenenze di maggioranza e opposizione vuole rispondete ai bisogni dei lombardi. Il federalismo è fondamentale per ridare slancio alla Regione e al Paese, per riformare la Pubblica Amministrazione, dare maggiore competitività alle imprese e migliorare la qualità della vita delle persone. Il federalismo se attuato bene può unire. Non sarà un percorso semplice ma vorremmo che fosse concreto, consapevole e con il più ampio consenso”: “. Enio Moretti (Lega Nord): “ il legame tra il territorio e la sua gente è indissolubile. Ecco perché è necessario che la responsabilità di tutela sia in capo alla Regione. Competenza esclusiva anche per la Protezione civile, quale servizio volto alla salvaguardia dei cittadini e del territorio”. Sveva Dalmasso (Per la Lombardia): “bisogna riconoscere alla Regione Lombardia il merito di rilanciare le riforme e il processo di autonomia, dopo lo stallo referendario. Sarebbe imperdonabile non accogliere le domande di autonomia dei nostri cittadini”. Luciano Muhlbauer (Rifondazione comunista): “la nostra non è un‘opposizione ideologica, ma politica e di merito. Il documento, di cui anche noi abbiamo seguito in Commissione, intende solo ribadire il modello lombardo di governo, così come delineato in questi anni dal Presidente Formigoni. Noi, invece, vogliamo rappresentare anche quanti non si riconoscono in tale progetto”. Rosi Mauro (Lega Nord): “la promozione di un fondo di previdenza complementare rappresenta una opportunità che in Trentino Alto Adige è già realtà dal 1997 e che la Regione Lombardia non può assolutamente perdere. Solo l’istituzione regionale può dare le garanzie e avere le competenze necessarie per mettere a disposizione dei cittadini uno strumento che sia gestito con oculatezza e che abbia finalità di protezione sociale.” Luciana Ruffinelli (Lega Nord): “tra le materie di cui vorremmo acquisire le competenze troviamo la valorizzazione e la tutela dei beni culturali. La scelta è di grande rilievo e molto impegnativa: si tratta infatti di una competenza che ricade su un patrimonio costituito da 397 musei, 2.153 biblioteche, 356 teatri, circa 100mila edifici di interesse storico-artistico. Con questa nuova autonomia potremmo rilanciare l’attrattività della Lombardia nel campo dell’arte, integrando i beni culturali con altri interventi di sviluppo territoriale, culturale, identitario, sociale ed economico”. Maria Grazia Fabrizio (Margherita): “Siamo d’accordo su una politica che fa una scelta federalista chiara e il nostro parere sulla risoluzione è favorevole, anche se bisognerebbe stralciare il punto sull’organizzazione sanitaria. Una politica che abbia voglia di cambiare davvero le cose dovrebbe rafforzare i livelli sociali di assistenza, governare in modo bilanciato, incentivare politiche di convergenza tra il Governo e le regioni, e dare certezze e garanzie a tutti i cittadini. Tutto il resto è solo propaganda”. Lorenzo Demartini (Lega Nord): “Il pluralismo previsto dalla Costituzione non può prescindere da un pluralismo del servizio radiotelevisivo pubblico che deve essere particolarmente attento a quelle istanze territoriali volte a sottolineare la propria storia, le proprie radici patrimonio di identità culturali spesso uniche e distinte. Il nuovo contratto di servizio della Rai non recepisce più nemmeno le attenzioni territoriali previste dal dettato costituzionale. Credo che la nostra richiesta di autonomia nel campo della comunicazione sia così innanzitutto una scelta di onestà istituzionale”. Stefano Tosi (Democratici di Sinistra): “nonostante il lavoro svolto, in Italia siamo ancora lontani dalla piena applicazione delle riforme costituzionali che risalgono al 2001. A livello nazionale non basta un tavolo bilaterale tra Governo e una Regione ma ci vuole la maggiore convergenza possibile perchè si raggiunga il necessario confronto con tutte le altre regioni. Non possiamo pensare ad un neo-centralismo regionale ma dobbiamo giungere alla definizione di tutta la filiera amministrativa che va dalla Regione alle Comunità montane”. Franco Mirabelli (Democratici di Sinistra): “quello che si compie oggi è un primo passo che deve portare al federalismo fiscale. Votiamo questa risoluzione per applicare la Costituzione, non per stravolgerla e lo spirito è quello di avvicinarci sempre di più alle esigenze dei cittadini. La votiamo perchè è un processo avviato dal centrosinistra e con questo voto una parte del centrosinistra vuole rivendicare la riforma costituzionale in atto”. Giuseppe Adamoli (Margherita): “dire "sì" a questa risoluzione non è un regalo a Formigoni e alla sua maggioranza. Iniziamo oggi un negoziato con Governo e Parlamento ma dobbiamo stare attenti al rischio di avere potere legislativo senza possibilità di potere di copertura finanziaria. Vorrei che il regionalismo differenziato rimanga tale perchè di una Regione conta la forza sociale, la sua storia. Le Regioni fino ad oggi sono state troppo uguali”. Carlo Spreafico (Margherita): “la previdenza complementare è un aspetto strategico di questo documento perchè deve portare alla valorizzazione delle solidarietà. Inoltre occorre una struttura di governance per avere il massimo dell’efficienza: è questo il momento per inserirlo nella nostra autonomia”. Fabrizio Cecchetti (Lega Nord): “Oggi non abbiamo raggiunto il punto d’arrivo. Abbiamo una piattaforma da cui partire per dare quelle risposte che i cittadini lombardi aspettano”. Massimo Guarischi (Forza Italia): “abbiamo affrontato questo provvedimento senza enfasi ma con concretezza. Avremo la consapevolezza di quanto andiamo a decidere oggi più avanti nel tempo e la collettività ne vedrà i benefici perchè l’ottica è quella di essere più vicini a dove ci sono i problemi. La nostra scelta inciderà anche nell’interesse dei cittadini delle altre Regioni. L’individuazione di soli dodici ambiti ha evidenziato il fatto che si sono voluti sottolineare quegli interventi dove maggiori sono le esigenze immediate”. Riccardo Sarfatti (Unione): “il mio intervento è a titolo personale, pur essendo il coordinatore dell’Unione. Condivido le dichiarazioni che hanno portato al voto di approvazione pur mancando le differenze. Il Federalismo fa parte delle istanze delle forze del centrosinistra. Il Federalismo è un organo di democrazia per avvicinare le Istituzioni ai cittadini, la strada è ancora lunga, lo Stato verificherà e se ci saranno i presupposti e saranno confermati, sarà un successo di tutti i veri riformisti. Il mio voto è si e senza riserve”. Alessandro Cé (Gruppo misto – Cristiani e Federalisti): “lottando da anni per il Federalismo ho rilevato da questo dibattito superficialità e approssimazione. Non è stata spinta la Devoluzione nella passata legislatura, proprio dalla Casa delle Libertà. La gente è stanca di chiacchiere. Il mio voto è a favore ma accompagnato da scetticismo, perché le logiche dei partiti sono diverse dalla Lombardia a Roma”. Roberto Alboni(Alleanza Nazionale): “oggi è un grande giorno. Abbiamo tutti insieme compiuto un primo passo verso quelle riforme grazie alle quali potremo dare ai nostri cittadini, alle imprese e alle altre realtà lombarde più servizi e maggiore efficienza. La Lombardia ha sempre dato senza ricevere nulla in cambio. Alleanza nazionale sosterrà questa grande riforma”. Luciano Pizzetti (Democratici di Sinistra): “questo è un passo doveroso, utile. E’ una scossa per rianimare il sistema Italia che tanti problemi ha. Dato a Bossi quello che è di Bossi, bisogna però dire che l’atto che stiamo compiendo oggi è figlio di un referendum che ha sconfitto la devolution non è la devolution. Senza il sostegno dell’Ulivo lombardo e il governo nazionale quello che stiamo facendo oggi non avrebbe infatti potuto essere fatto. Noi siamo per un federalismo solidale, competitivo e non divisivo. Noi votiamo a favore, ben sapendo che dovremo poi lavorare per correggere quelle cose poco chiare, come quelle sulla sanità, che si sono nei testi della Risoluzione”. Sintesi elaborate dal Consiglio Regione Lombardia.
[16] La fase del confronto e della consultazione avverrà, dunque, sulla base di un testo approvato dal Consiglio e non nella fase della sua elaborazione (durante la redazione dei pareri delle Commissioni Consiliari come prospettato ad esempio dalla VIII Commissione consiliare della Regione Piemonte). Cfr. nota n. 11.
[17] L’ entusiasmo che conseguirebbe al trasferimento delle funzioni alle regioni, potrà essere messo alla dura prova dai possibili ostacoli frapposti dalla “burocrazia governativa romana”. Questo perché quando la Carta Costituzionale scandiva tappe per la realizzazione dell’ordinamento regionale (con i termini posti dall’VIII e IX disposizione transitoria) esse sono state disinvoltamente ignorate, determinando di fatto una “violazione” della Costituzione. Oggi ci troviamo di fronte ad una proceduta che non pone alcun termine, per il suo completamento, nei confronti degli attori che dovranno raggiungere l’intesa. Le istanze di autonomie provenienti da quelle regioni che hanno attivato la procedura costituzionale potrebbero pertanto rimanere non attuate sine die. Cercando di essere ottimisti potrebbe essere invece l’inizio di una “nuova stagione” simile a quella verificatasi con i decreti delegati del 1972 di trasferimento delle funzioni alle regioni (attuati sulla base dell’art. 17 delle legge finanziaria del 16 maggio 1970, n. 281 “provvedimenti finanziari per l’attuazione delle Regioni a statuto ordinario”). Solo per memoria storica si riportano i riferimenti dei decreti di trasferimento. D.P.R. 14 gennaio 1972, n. 1. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di circoscrizioni comunali e di polizia locale urbana e rurale e del relativo personale. D.P.R. 14 gennaio 1972, n. 2. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di acque minerali e termali, di cave e torbiere e di artigianato e del relativo personale. D.P.R. 14 gennaio 1972, n. 3. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di assistenza scolastica e di musei e biblioteche di enti locali e dei relativi personali ed uffici. D.P.R. 14 gennaio 1972, n. 4. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera e dei relativi personali ed uffici. D.P.R. 14 gennaio 1972, n. 5. Trasferimento alle regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di tranvie e linee automobilistiche di interesse regionale e di navigazione e porti lacuali e dei relativi personali ed uffici. D.P.R. 14 gennaio 1972, n. 6. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di turismo ed industria alberghiera e del relativo personale. D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 7. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di fiere e mercati e del relativo personale. D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 8. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di urbanistica e di viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale e dei relativi personali ed uffici. D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 9. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di beneficenza pubblica e del relativo personale. D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 10. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di istruzione artigiana e professionale e del relativo personale. D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 11. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di agricoltura e foreste, di caccia e di pesca nelle acque interne e dei relativi personali ed uffici. D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616. Attuazione della delega di cui all’art. 1 della L. 22 luglio 1975, n. 382.
[18] La Corte Costituzionale, con sentenza del 10-26 luglio 2002 n. 407, ha affermato che “l’inclusione della tutela dell’ambiente tra le materie di potestà esclusiva statale è finalizzata a riservare allo Stato il potere di fissare standards di tutela uniformi sull’intero territorio nazionale, senza peraltro escludere in questo settore la competenza regionale alla cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali, volti a soddisfare nell’ambito delle proprie competenze, ulteriori esigenze rispetto a quelle di carattere unitario definite dallo Stato”. Questa interpretazione offrirebbe, già oggi, alle regioni la possibilità di esercitare una competenza legislativa regionale nel settore della tutela dell’ambiente (ad esempio al fine di contenere ulteriormente le emissioni inquinanti o comunque elevare gli standard di tutela ambientale).
[19] L’applicazione concreta di questo ambito, con la conferma da un lato della validità del Codice dei beni culturali di cui al d.lgs. n. 42 del 2004 e dall’altro con la richiesta di nuove competenze in materia di tutela (regolamentare ed amministrativa) di tali beni culturali, così come formulato potrebbe essere di difficile realizzazione (stante una latente contraddittorietà).
[20] La soluzione raggiunta in Commissione, anche per effetto dell’accoglimento di una proposta dei consiglieri di centrosinistra di limitare l’ampliamento della competenza regionale alla sola “organizzazione sanitaria” (rispetto alla formulazione originale “tutela della salute”), risulta “riduttiva”. L’assistenza e l’organizzazione sanitaria sono due profili strettamente correlati, la delimitazione dei lori confini risulterà quindi estremamente difficile. Si osserva poi, che la riforma costituzionale del Titolo V ha introdotto una nuova materia di potestà concorrente, la cosiddetta “tutela della salute” che non solo è più ampia dell’originaria competenza concorrente sull’assistenza sanitaria ed ospedaliera, ma soprattutto segna una sorta di passaggio culturale dalla tradizionale nozione di sanità come assenza di malattia ad un più evoluto concetto di “salute” come stato di benessere del singolo e della collettività nel suo insieme. Dunque, probabilmente si sarebbe dovuto lasciare la materia della “tutela della salute”.
[21] Per quanto riguarda l’ordinamento della comunicazione, l’Assemblea consiliare (in data 3 aprile 2007) ha approvato a maggioranza un emendamento presentato dalla Lega Nord col quale si chiede di acquisire, attraverso il Corecom, tutte le competenze in capo all’Autorità per le Comunicazioni (emendamento n. 1 del 2 aprile 2007).
[22] La materia della comunicazione, in senso stretto, trova una riferimento anche nella proposta di legge regionale “interventi a sostegno delle attività di comunicazione e di informazione locale” presentata nella Regione Piemonte, al vaglio della VI commissione in sede referente.
[23] Il riferimento alla “facoltà di promuovere” deriva dalla circostanza che la normativa in vigore prevede che le Regioni possono avvalersi della facoltà di istituire Fondi Pensioni aperti a carattere regionale. In tal senso la legge 23 agosto 2004 n. 243 “Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed assistenza obbligatoria” e l’art. 3, comma I, lettera d), [le regioni, le quali disciplinano il funzionamento di tali forme pensionistiche complementari con legge regionale nel rispetto ella normativa nazionale in materia] del Decreto Legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 “Disciplina delle forme pensionistiche complementari. Le motivazioni portate dalla Commissione I Bilancio nascono dal fatto che se già oggi la regione può legiferare nel dettaglio, rimane la circostanza che i principi, ed i limiti, sono fissati a livello statale. Nel dibattito è emersa quindi l’esigenza di un riconoscimento qualificato della competenza regionale. Diversamente i confini della competenza regionale sarebbero sempre suscettibili di oscillazioni in base anche alle valutazioni giurisprudenziali della Corte Costituzionale, che potrebbe porre dei limiti (o meglio creare un andamento non lineare nel determinare gli ambiti di competenza statale e regionale) ritenendo i principi statali preminenti rispetto alla normazione regionale. La scelta di introdurre la Previdenza complementare regionale è nata dall’esigenza di creare un Fondo di pensione a base regionale, con l’obiettivo di salvaguardare risparmi e potere di acquisto dei cittadini lombardi, offrendo garanzie anche sotto il profilo della “protezione sociale”.
[24] Emendamento del gruppo consiliare dell’UDC approvato in Commissione II in data 13 marzo 2007. Nella relazione di accompagnamento si legge in particolare che: “la Regione Lombardia è una realtà produttiva, moderna, ricca, fisicamente collegata con cuore dell’Europa e con i promettenti mercati dell’Est, che produce il 20% del PIL nazionale e gli stanziamenti della quale integrano per una quota superiore al 50% il fondo di perequazione nazionale. Tuttavia, la regione si presenta estremamente eterogenea, sia sotto il profilo della localizzazione delle attività economiche e della connessa ricchezza generata, sia sotto i profili geografico e dell’articolazione del suo tessuto sociale. Con una ricchezza, per la maggior parte, polarizzata nei suoi centri urbani di maggiori dimensioni e fortemente legata a una dimensione distrettuale e meta — distrettuale con profonde radici territoriali. … Riteniamo che la richiesta di maggiori competenze allo Stato da parte di Regione Lombardia, debba andare nella direzione di dotare la nostra regione degli strumenti necessari al fine di promuovere uno sviluppo duraturo e sostenibile per il territorio lombardo. …”.
[25] La creazione di un “Sistema universitario regionale” costituirebbe una novità assoluta anche sotto il profilo nazionale poiché non esiste una Sistema universitario nazionale (le università si configurano come enti autonomi in larga misura autoreferenziali e quindi legati al Ministero dell’istruzione solo per il profilo finanziario).
[26] Emendamento del consigliere regionale Zamponi, Italia dei Valori, approvato in Commissione II in data 26 marzo 2007. Secondo il consigliere la legge regionale, una volta ottenuta la nuova competenza, potrebbe disciplinare: l’istituzione di un albo delle banche a carattere regionale e la determinazione dei requisiti necessari per potervi accedere; l’autorizzazione all’esercizio dell’attività, all’apertura di filiali e all’approvazione degli statuti; l’autorizzazione di fatti straordinari dell’impresa (fusioni, scissioni, trasformazioni); le modalità di verifica dei requisiti di esperienza e onorabilità degli esponenti aziendali; la gestione del rischio e la costruzione dei portafogli.
[27] Viene attribuita al Presidente della Giunta, in maniera generica, la possibilità di “ampliare” il confronto con il Governo ad altre materie non esplicitamente considerate nel documento approvato. Una tale, nuova e ampia facoltà rischia di ridimensionare il ruolo che ha avuto il Consiglio regionale, fino all’approvazione della risoluzione. Di fatto, si da mandato al Presidente di poter vagliare nuovi ambiti trasformando l’attività del Consiglio come attività meramente consultiva, amplificando il protagonismo della Giunta e incentrando l’attuazione dell’art. 116, III comma, Cost. sul solo organo di Governo Regionale.
[28] Probabilmente sarebbe stato più incisivo un obbligo “a riferire al Consiglio Regionale l’esito della fasi procedurali di maggior rilievo fino alla conclusione dell’iter e quindi illustrando l’intesa conclusiva raggiunta con il Governo Nazionale”.
[29] Cfr. nota n. 16

References: art. 38
 articolo 116
 art. 117
 art. 119
 articolo 117
 sentenza