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Timestamp: 2018-03-19 14:21:57+00:00

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parere in materia penale (traccia esame 2013) - |Easyius
Tizio, dopo aver trascorso la notte in discoteca e bevuto numerose bevande alcoliche, nonchè assunto dosi di sostanza stupefacente, si poneva alla guida della sua autovettura di grossa cilindrata e transitando a velocità elevata in un centro abitato, perdeva il controllo dell’autovettura e finiva fuori strada investendo Mevio che si trovava a transitare sul marciapiede, terminando poi la sua corsa contro un’edicola che veniva distrutta. Mevio decedeva sul colpo.
Sottoposto ad alcoltest dalla Polizia, Tizio risultava in stato di ebrezza (2,00 g/l alla prima prova, 2,07 g/l alla seconda prova) e, trasportato in ospedale, veniva altresì accertato nei suoi confronti l’uso di sostanza stupefacente. La consulenza tecnica espletata in corso di indagini, consentiva di accertare che l’autoveicolo, al momento dell’impatto, procedeva almeno alla velocità di 108 km/h, in un tratto di strada rettilineo dove il limite era quello di 50 km/h. Nessuna traccia di frenata era stata rinvenuta. Si accertava infine che la perdita di controllo dell’auto non era stata causata da qualche guasto meccanico.Nel corso delle indagini preliminari, Tizio si reca da un legale per conoscere le possibili conseguenze penali della propria condotta.
Il caso in esame richiede una compiuta analisi di diversi istituti giuridici tanto di parte generale, quanto di parte speciale.
Innanzitutto occorre verificare se la fattispecie di omicidio sia attribuibile a Tizio a titolo di colpa o di dolo eventuale, considerato che il legislatore non esclude la capacità di intendere e di volere nei casi di ubriachezza o assunzione di sostanze stupefacenti, salvo il caso in cui lo stato di incapacità sia accidentale.
Sulla scorta della considerazione che l’autore del fatto è nel pieno possesso delle sue facoltà di autodeterminazione nel momento in cui si pone in tale stato, è necessario indagare il contenuto dell’elemento psicologico sotteso alla condotta di Tizio.
In realtà, il nostro legislatore non distingue le diverse figure di dolo nell’art. 43 cp, in virtù del quale il delitto è doloso quando l’evento, quale risultato della condotta (attiva o omissiva) dell’agente, è dallo stesso preveduto e voluto come conseguenza della sua azione o omissione.
Nonostante tale definizione unitaria, dottrina e giurisprudenza hanno elaborato nel corso del tempo diverse forme di dolo, il quale per effetto della sua struttura ontologica si presta a diverse potenziali manifestazioni nel caso concreto.
Tra di esse rileva nel caso di specie il cd. dolo eventuale che pone particolari problemi in punto di differenziazione con la cd. colpa cosciente o con previsione, ex art. 43 cp allorchè prende in considerazione che l’evento non voluto, possa tuttavia essere previsto dal soggetto agente.
Non è un caso che le due figure siano distinte sul piano volontaristico attraverso il criterio della cd. accettazione del rischio, secondo il quale l’agente risponde a titolo di dolo eventuale quando, pur non avendo di mira l’evento, accetta il rischio che esso si verifichi come risultato della propria condotta; risponde, invece, a titolo di colpa cosciente (aggravata ex art. 61 n.3 cp) l’agente che, pur rappresentandosi l’evento come possibile risultato della sua condotta, agisce nella convinzione che non si verificherà.
A tal proposito la Suprema Corte di Cassazione con sentenza n.11222/2010 ha precisato che “accettazione del rischio non significa accettare quella situazione di pericolo nella quale si inserisce la condotta del soggetto, significa accettare la possibilità concreta che si realizzi quell’evento direttamente non voluto”.
Pertanto nel caso di specie, nonostante l’evento morte appai astrattamente prevedibile, si configura in ogni caso un’ipotesi di colpa cosciente, giacchè sembra difficile sostenere che Tizio si sia potuto configurare come concretamente realizzabile la morte di Mevio.
Perciò in mancanza dell’autonoma prova della previsione concreta non è possibile sostenere che l’agente abbia voluto l’evento, a meno che non si voglia affermare l’esistenza di un dolo in re ipsa per il solo fatto di aver posto in essere una condotta rimproverabile (come da ultimo Cass. n. 39898/2012).
Non appare nemmeno ragionevole dedurre l’esistenza del dolo dalla circostanza che nel caso concreto non siano stati rinvenuti segni di frenata, elemento per nulla univoco nell’indicare la presenza del dolo eventuale nella condotta di chi viaggia a velocità sostenuta e in un tratto di strada rettilineo.
Si può ritenere, quindi, che nella vicenda in esame Tizio potrà essere ritenuto responsabile del delitto di omicidio colposo ex art. 589 cp, nell’ipotesi aggravata di cui al terzo comma, punita con la reclusione da tre a dieci anni, come da ultimo previsto dal Pacchetto Sicurezza del 2008.
Tale soluzione, inoltre, è stata recentemente confermata da Cass. n.20465/2013 che ha espressamente statuito che “in occasione di un sinistro stradale con esito mortale, l’alterazione psicofisica del responsabile dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti non vale a trasformare la colpa cosciente in dolo eventuale”.
Occorre adesso indagare i rapporti intercorrenti tra la fattispecie circostanziata ex art. 589 cp e le contravvenzioni disciplinate dal Codice della strada agli artt. 186 e 187 (guida sotto l’effetto di alcool e guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti).
Giova premettere che la relazione tra le suddette fattispecie può essere astrattamente riconducibile nell’istituto del concorso di reati o in quello diverso del reato complesso disciplinato dall’art.84 cp.
Quest’ultimo infatti impedisce l’applicazione delle norme sul concorso di reati nell’ipotesi in cui la legge consideri come elementi costitutivi o come circostanze aggravanti di un solo reato, fatti che costituirebbero per se stessi reato.
In effetti, nel caso che ci occupa, apparentemente le contravvenzioni previste e punite dal Codice della strada, sembrerebbero considerate dal legislatore quali ipotesi circostanziali di delitti autonomi più gravi, tra i quali l’omicidio colposo ex art. 589 cp.
Tuttavia la giurisprudenza, anche recente, della Corte di Cassazione risulta essere ancora orientata, anche a seguito delle modifiche introdotte con il Pacchetto Sicurezza del 2008, per la configurabilità di un concorso di reati e non di un reato complesso (da ultimo Cass. n. 46441/2012).
L’argomento utilizzato dalla pronuncia della Cassazione da ultimo citata considera le fattispecie contravvenzionale prevista dal Codice della strada non idonee a coprire ogni possibile forma di manifestazione del più grave delitto di cui all’art. 589 comma 3 cp, il quale coinvolge nella previsione normativa oltre ai conducenti di veicoli, anche i soggetti che seppur non alla guida dei veicoli, sono anche essi obbligati al rispetto delle norme relative alla disciplina della circolazione stradale (tra cui pedoni, ciclisti, addetti alla manutenzione delle strade).
Infine occorre escludere che si versi in un’ipotesi di assorbimento della guida in stato di ebbrezza nel delitto di omicidio colposo; ciò perchè, nonostante la clausola di sussidiarietà espressa contenuta nell’art. 186 co2 C.d.S., tra le due disposizioni non si configura un concorso apparente di norme ex art. 15 cp, non essendovi un rapporto di genere a specie ed avendo i reati oggetti giuridici differenti (incolumità pubblica e regolarità della circolazione stradale da un lato, vita ed incolumità individuale dall’altro).
Quanto ai danni causati all’edicola, essi non ricadono nella fattispecie di danneggiamento ex art. 635 cp, in quanto si tratta di delitto non previsto anche a titolo di colpa (secondo la regola dell’art, 42 co2 cp), ma saranno risarcibili ex art. 2043 cc.
In conclusione Tizio risponderà di omicidio colposo aggravato ai sensi dell’art. 589 co3 n.1 e 2 cp nonchè ex art. 61 n.3 cp avendo agito nonostante la previsione dell’evento. Inoltre risponderà, in concorso materiale con tale delitto, delle contravvenzioni di cui agli artt. 186 co2bis e 187 co1bis Codice della strada; trattandosi di concorso materiale di reati (eterogeneo, essendo le norme violate distinte tra loro) dovrà applicarsi la pena prevista dal legislatore per ciascuna fattispecie concretamente realizzata (cd. cumulo giuridico di pene).
Concludendo, poichè l’alcoltest ha rilevato un tasso alcolemico di Tizio superiore a 1,5 g/l (2,00 g/l alla prima prova, 2,07 g/l alla seconda), ai sensi dell’art. 186 co2bis C.d.S. gli sarà revocata la patente di guida.
Parere svolto di diritto penale
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References: art. 43
 art. 61
 sentenza 
 Cass. 
 art. 589
 Cass. 
 art. 589
 art. 589
 Cass. 
 art. 15
 art. 635
 art. 2043
 art. 61