Source: https://issuu.com/evsrl/docs/16-2013_b76ccea091a521
Timestamp: 2016-12-11 08:54:34+00:00

Document:
La Professione Veterinaria 16-2013 by E.V. Soc. Cons. a r.l. - issuu
Professione Veterinaria 16-2013:ok
PERCHÉ L’IVA PER
TRUFFA: IL GATTO
PSICHE O DEL
CASSA PER NOI È
DA STERILIZZARE
NON È DI COLONIA CONTROPRODUCENTE COMPORTAMENTO?
I deputati Paolo Cova e Ilaria Capua
sono membri della Commissione Agricoltura. Il Senatore Sante Zuffada è stato assegnato alla Commissione Igiene
e Sanità. L’On Capua è stata anche nominata Vice Presidente della Commissione Cultura della Camera.
È stata assegnata alla Commissione Agricoltura della Camera una proposta di
legge per la valorizzazione dei prodotti
agricoli e alimentari provenienti da filiera
corta a chilometro zero. A presentarla è
l’On. Ermete Realacci; oltre 70 i deputati co-firmatari fra i quali il parlamentare veterinario On Paolo Cova.
PET TATOO
Lo Stato di New York discute una pdl
per rendere illegali tatuaggi e piercing
sugli animali domestici come ornamento. Sanzioni che arrivano fino a un anno
di carcere e mille dollari di multa.
Il Giappone è diventato il secondo mercato mondiale dopo gli USA per i prodotti per animali domestici ($ 2.1 milioni). Il 49% dei giapponesi possiede un
“Not revolution but evolution”. L’Europa
presenta un pacchetto legislativo che
cambierà la veterinaria
Con l’entrata in vigore del Regolamento 56/2013, l’Europa autorizza, a partire da giugno, l’utilizzo di farine animali
provenienti dagli scarti di macellazione,
denominate Pat (proteine animali trasformate) nei mangimi per l’allevamento suinicolo, avicolo e acquacoltura.
Il farmaco non correttamente gestito in
ambito domestico rappresenta il 40%
dei casi di esposizione pericolosa e di
intossicazione. Lo rileva il Sistema nazionale per la sorveglianza (SIN-SEPI)
che ha diffuso i dati sull’esposizione umana. La maggior parte delle esposizioni (90%) si verifica in ambiente domestico, in modo accidentale e principalmente per accesso incontrollato.
Anno 10, numero 16 dal 6 aprile al 12 maggio 2013
TROPPI ANCHE PER LE FACOLTÀ
Si è riunito presso il Ministero della Salute un tavolo tecnico-scientifico sui
metodi alternativi alla sperimentazione
sugli animali con l’obiettivo di valutare
la possibilità di sostituire in tempi rapidi
l’uso di animali nella ricerca. Al tavolo:
Ministero della Salute, ISS, Aifa, Istituto
Zooprofilattico Brescia, Federazione
società europee di tossicologia, Research Toxicology Centre, Istituto Mario
Negri e Farmindustria.
Nella sostanza, il parere n.
1/2013 dell’ANVUR non diverge
da quello già formulato l’anno
scorso. La programmazione dei
posti disponibili al corso di laurea in
medicina veterinaria continua a basarsi
su dati che non stimano in modo credibile il fabbisogno occupazionale
reale. Se a dirlo sono i professionisti
o gli Ordini l’accusa di corporativismo
è immediata. Ma a dirlo è l’ANVUR,
l’Agenzia Nazionale di Valutazione
delle Università, l’organismo consultivo di massimo riferimento del Ministero. Nel parere si parla di “discrepanze” nel numero finale dei fabbisogni indicati
dalle Regioni, “che rende il sistema delle rilevazioni inattendibile”. Se invece ci fossero “dei microdati e dei criteri utilizzati per la rilevazione dei fabbisogni in tempo utile per una loro analisi”, prosegue il parere, si potrebbe “basare le scelte degli accessi programmati ai corsi di laurea in Medicina Veterinaria su elementi
più solidi ed affidabili”. Il punto di vista dell’ANVUR è condivisibile, eppure
le Regioni hanno portato numeri “inspiegabili” (716 posti) e il numero finale dei posti (825) è ancora lontano
da quei 500 che ANMVI considera ottimali. La proposta dell’Agenzia è di
procedere a “stime affidabili dei fabbisogni futuri basati su stime proposte da Istituti e Agenzie verificabili e accreditate”. La preoccupazione del-
l’ANVUR è giusta e aderente all’atto
di indirizzo del Ministero dell’Università che chiede qualità didattica in
cambio di premi finanziari agli atenei
virtuosi, con il concorso di “risorse originate da Ministeri diversi, dalle Regioni, dall’Europa e da fondazioni
bancarie”. L’atto ministeriale “si fa promotore di un processo volto a potenziare gli interventi di fusione di università e la federazione di attività didattiche, di ricerca e di servizio”; si legge di “grandi aggregati nazionali su alcuni temi specifici di interesse strategico per l’industria nazionale”, fra i
quali l’agroalimentare. Nel quadro della riforma, troppi studenti non saranno un fattore di
squilibrio anche per le stesse Facoltà? L’ANVUR ribadisce
che, alla luce della peculiare complessità delle strutture e delle
attività didattiche, “i corsi di laurea in
medicina veterinaria possono essere
mantenuti a livelli adeguati di qualità
solo con investimenti e disponibilità
economiche che, sede per sede, diventano rapidamente incompatibili
con il basso numero degli accessi imposti dalla rilevazione dei fabbisogni
nazionali”. Non sarà un cane che si
morde la coda? L’invocata attendibilità del fabbisogno sarà giudicata tale
se funzionale agli atenei e al numero
di studenti immatricolabili oppure al
grado di assorbimento reale dei laureati nel mercato del lavoro?
SCRIVIAMO SENZA LEGGERE
DA ANNI I FORUM DI DISCUSSIONE (VETLINK, SCIVACFORUM, SIVARFORUM, SIVEFORUM, SIVAEFORUM, AIVEMPFORUM E SIVALFORUM) da noi proposti e che vedono migliaia di colleghi iscritti sono riferimento di confronto e discussioni anche vivaci. La loro utilità è indubbia e la
loro funzione non può certo essere messa in discussione anche se a volte molti interventi superano le buone regole (Netiquette) etiche e di galateo che andrebbero rispettate in Internet e soprattutto in un confronto fra colleghi. Spesso i moderatori dei forum sono stati costretti ad intervenire anche sospendendo dall’accesso alcuni veterinari che si sono dimostrati particolarmente restii a
rispettare le regole del “gioco” nonostante solleciti e richiami rivelatisi del tutto
inutili. Su questo tema un intervento di Aldo Cazzullo, pubblicato su Sette, ci è
sembrato per alcuni aspetti molto azzeccato: “La mia impressione è che la rete abbia esasperato alcuni vizi italici. Siamo pessimi lettori, ma scrittori attivissimi. Per cui in tanti, grazie alla rete, hanno coronato il loro sogno: scrivere senza leggere. E scrivere magari la prima cosa che passa per la testa, senza verificare, senza approfondire, senza neppure riflettere. Ma il rischio è, nel migliore
dei casi, il pressapochismo, figlio della dabbenaggine; nel peggiore, la manipolazione, figlia della malafede... Non capisco poi per quale motivo una buona
parte degli interventi debbano cominciare con un insulto, un’invettiva, una
premessa sprezzante. Non basterebbe dire una cosa più rilassata ed educata,
tipo: ‘Lei si sbaglia’, oppure: ‘Non sono d’accordo con te’?. Buon Forum a
Riforma Europa
VETERINARIA 16| 2013
Una nuova legge europea di sanità animale
Ruolo e responsabilità del veterinario. Inclusi per la prima volta gli animali da compagnia
a proposta della Commissione Europea è ora ufficiale. La
nuova Animal Health Law
(AHL Proposal for a regulation
“On Animal Health”) è stata
pubblicata il 7 maggio scorso
sui siti istituzionali della Commissione, dopo numerose draft proposals circolate informalmente solo fra gli addetti ai lavori. È un corposo testo legislativo di 255 pagine, tutto fondato sul
principio comunitario “prevenire è meglio che curare”, per migliorare le norme di sanità animale, la sorveglianza e il controllo delle malattie per
far fronte, in modo coordinato, ai rischi di salute e sicurezza di alimenti e mangimi.
Tutto l’impianto della AHL è associato ad un
miglioramento delle norme sulla identificazione e registrazione degli animali, per consentire una rapida capacità di reazione a tutti coloro che lavorano per proteggere la catena
agroalimentare (su tutti allevatori e veterinari)
per limitare la diffusione delle malattie, minimizzando in questo modo le ripercussioni sul
bestiame e sui consumatori. Si prevede inoltre una classificazione e una graduatoria di priorità per le malattie che richiedono un intervento
a livello di UE, rendendo così possibile un’impostazione più orientata alla gestione dei rischi
ed un uso più efficace delle risorse. Il nuovo
regolamento prevede un grado di flessibilità sufficiente per adeguare le misure in tema di sanità animale sia ai tipi ed alle dimensioni delle diverse strutture (ad esempio PMI, strutture a scopo ricreativo, ecc.) sia alle diverse circostanze locali, in particolare per quel che riguarda le prescrizioni in tema di registrazione
e autorizzazione delle strutture, nonché di detenzione di animali e di prodotti. Il regolamento
comprende per la prima volta anche gli animali
da compagnia, elencati nell’Allegato II della pro-
posta di regolamento, per responsabilizzare tutti gli operatori professionali fino ai detentori finali con particolare riguardo alla prevenzione
delle malattie trasmissibili. Ad un livello più ampio, la normativa richiede la solidità e la flessibilità necessarie per garantire una risposta efficace da parte di tutta l’Unione in caso di cambiamenti climatici significativi, fornendo così gli
strumenti per far fronte a rischi nuovi e sconosciuti e per adeguarci rapidamente ai nuovi progressi scientifici ed alle norme internazionali in materia.
IL PACCHETTO DI RIFORMA
L’Animal Health Law rientra in un pacchetto legislativo riformatore che ridurrà l’intera normativa comunitaria d’interesse veterinario da 70 a
5 atti legislativi. L’obiettivo è di diminuire la burocrazia legata a processi e procedure cui sono
soggetti agricoltori, allevatori e operatori del settore alimentare (produttori, trasformatori e distributori), così da agevolare lo svolgimento delle loro attività professionali. La semplificazione
del pacchetto di riforma predisposto dalla
Commissione Europea prevede anche una radicale revisione della legislazione comunitaria sui
controlli ufficiali della catena alimentare e sulla
L’intero pacchetto sarà sottoposto al Parlamento e al Consiglio Europeo per essere adottato entro il 2016. È costituito da 4 Regolamenti: 1. Regulation proposal “On the production and making available on the market
of plant reproductive material”; 2. Proposal for
a regulation “On official controls and other activities performed to ensure the application of
food and feed law, rules on animal health and
welfare, plant reproductive material, plant protection products“; 3. Proposal for a regulation
“On Animal Health”; 4. Proposal for a regulation “On protective measures against pests
of plants”.
E ANCHE L’ACQUACOLTURA AVRÀ LE SUE NORME
fattore di competititività e di occupazione il fatto che l’acquacoltura
europea segua norme rigorose per
la salute dei consumatori e il benessere animale. La Commissione Europea sta preparando misure per migliorare la perfomance
economica dell’acquacoltura. Per promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura nell’UE la Commissione europea ha pubblicato gli orientamenti strategici, cooperando
con Stati membri e parti interessate per superare le difficoltà del settore.
La Commissione, ha individuato quattro problemi principali che il settore dell’acquacoltura si trova ad affrontare: 1. la necessità di ridurre
gli oneri amministrativi e le incertezze per gli operatori; 2. l’esigenza di
agevolare l’accesso allo spazio e all’acqua;
3. la necessità di incrementare la competitività del settore; 4.l’esigenza di creare
condizioni di concorrenza più eque sfruttando il vantaggio competitivo dei prodotti ittici "made in EU". Gli orientamenti affrontano questi problemi e, per contribuire
a liberare il potenziale del settore acquicolo dell’UE, delineano una serie di misure, ad
esempio in materia di semplificazione amministrativa, pianificazione dello spazio,
organizzazione del mercato, diversifica-
zione, etichettatura e informazione. La
Commissione rimarca che l’acquacoltura
europea offre prodotti di qualità conformi
alle norme più rigorose in materia di salute dei consumatori, protezione ambientale
e benessere degli animali. "Se questo incide sui costi dei produttori, può però tradursi
in un vantaggio competitivo e migliorare la
percezione dei consumatori grazie a
un’informazione adeguata sulla qualità dei
prodotti, ad esempio tramite
l’etichettatura". Attualmente
il 10% dei prodotti ittici consumati nell’UE proviene dall’acquacoltura, il 25% dalle attività di pesca dell’UE e il
65% da importazioni da paesi terzi; negli ultimi anni il divario tra consumo e catture
effettuate dai pescherecci dell’Unione è andato crescendo e l’acquacoltura può contribuire a colmarlo. Ogni punto percentuale del consumo attuale dell’UE prodotto internamente con l’acquacoltura potrebbe
contribuire a creare tra 3 000 e 4 000 posti
di lavoro a tempo pieno. Sulla base di questi orientamenti e con riserva dell’esito dei
negoziati sulla riforma della PCP, gli Stati
membri elaboreranno piani strategici nazionali pluriennali tenendo conto della situazione di partenza, dei problemi e del potenziale di ciascun paese.
CONTROLLI UFFICIALI PIÙ EFFICACI
a Commissione ha riconosciuto l’esigenza di rendere più efficaci gli
strumenti a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri per verificare sul campo il rispetto della normativa dell’UE (attraverso controlli, ispezioni
e prove). I recenti scandali alimentari
hanno dimostrato ancora una volta la necessità di iniziative più efficienti delle autorità responsabili per tutelare contemporaneamente i consumatori e gli operatori onesti dai rischi, anche economici,
che possono derivare dalla violazione
delle norme lungo tutta la catena agroalimentare. Le nuove regole rispecchiano
un’impostazione maggiormente basata
su criteri di gestione del rischio e consentono quindi alle autorità competenti di
concentrare le proprie risorse sulle questioni e sui problemi più rilevanti. Il vigente sistema di tasse, destinate a finanziare
l’attuazione effettiva di tali controlli in un
sistema che sia sostenibile lungo tutta la
catena agroalimentare, verrà esteso ad
altri settori di tale catena che attualmente non vi sono soggetti. Al fine di proteggere la loro concorrenzialità, le microimprese saranno esonerate dall’obbligo di
pagare tali tasse, ma non da quello relativo ai controlli. Agli Stati membri verrà anche richiesto di integrare pienamente i
controlli antifrode nei rispettivi piani nazionali di sorveglianza, nonché di garantire che le sanzioni pecuniarie imposte
nei casi di frode si prefiggano veramente
finalità dissuasive. La riforma dei controlli ufficiali (Proposal for a regulation “On
official controls and other activities
performed to ensure the application of
food and feed law, rules on animal health
and welfare, plant reproductive material,
plant protection products”) è una delle 4
proposte contenute nel pacchetto di
riforma predisposto da Bruxelles.
Meno leggi, meno
burocrazia, meno costi
na legislazione “più intelligente”, come la definisce
l’Esecutivo comunitario
avrà anche favorevoli ripercussioni su PMI e microimprese, che vengono
esonerate dagli elementi più costosi e complessi
della legislazione. Il vigente sistema di tasse, destinate a finanziare l’attuazione effettiva di tali
controlli, verrà tradotto in un sistema sostenibile lungo tutta la catena agroalimentare, che
verrà esteso ad altri settori di tale catena, che
attualmente non vi sono soggetti. Al fine di proteggere la loro concorrenzialità, le microimprese saranno esonerate dall’obbligo di pagare tali
tasse, ma non da quello relativo ai controlli. Da
un documento elaborato dalla DGSANCO (Directorate - General for Health and Consumer
Protection), a seguito di lavori preparatori finalizzati alla revisione, risulta che, attualmente, 18
Stati membri non riescono a coprire i costi dei
controlli ufficiali, mentre 6 riescono a coprirli solo
in alcuni settori. La prospettiva è quella di ampliare il novero delle attività per le quali prevedere l’imposizione di tasse o tariffe per sostenere i costi dei controlli ufficiali. In linea con la
Strategia 2020, anche l’Unione Europea dovrà
beneficiare delle semplificazioni a fini di risparmio. Durante la Conferenza Economics of animal health: a price worth paying?, che si è svolta il 3 ottobre 2012 a Bruxelles in occasione della Settimana Europea della Veterinaria, il Commissario Europeo alla Salute ha dichiarato che
“economia e veterinaria dovranno lavorare insieme per un utilizzo efficace ed efficiente delle risorse da investire nella salute animale”. “Per
esempio - spiegava l’allora Commissario Dalli
- stiamo studiando una proposta di revisione delle certificazioni ufficiali attualmente richieste dalla legislazione europea sulla macellazione. In
questo ambito, la semplificazione potrebbe portare fino a 80 milioni di euro di risparmio annuale
senza compromettere i livelli più elevati di sicurezza dei cittadini europei”. La Commissione si attende che le imprese traggano benefici dall’applicazione di regole più semplici, basate sulle conoscenze scientifiche e su criteri di
gestione del rischio, che saranno all’origine di processi più efficienti, di una riduzione degli oneri
amministrativi e di provvedimenti atti a finanziare
e rafforzare il controllo e l’eradicazione delle malattie animali e dei parassiti dei vegetali.
4 Legale Contenziosi
VETERINARIA 16 | 2013
Truffa aggravata se il gatto
non è di colonia, ma di proprietà
Se così fosse l’associazione animalista ricaverebbe un ingiusto profitto
AGGRESSIONE CANINA IN AGRITURISMO
’obbligo di custodia degli animali
sorge ogni qual volta sussista una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l’animale e una determinata
persona. Così la Cassazione penale. L’addebito riguarda il legale rappresentante di
un agriturismo e un suo dipendente, tratti
a giudizio davanti al Tribunale di Modena,
per rispondere del delitto di lesioni colpose in pregiudizio di una minore, aggredita
e morsicata da un cane pastore maremmano adulto mentre si trovava presso la
struttura. La giovane stava seguendo una
lezione di equitazione, quando è stata azzannata al capo. Per i legali della vittima c’è
stata “negligenza, imprudenza ed imperizia” da parte di entrambi gli imputati, per
avere lasciato il cane libero e privo di museruola sui terreni dell’azienda. Il Tribunale li assolveva. La Cassazione penale (sez.
IV, sentenza 21.01.2013 n° 3124) ha invece
ribaltato il verdetto, malgrado il cane fosse in agriturismo all’insaputa del titolare e
il dipendente non ne fosse il proprietario,
l servizio di consulenza
dell’ANMVI è giunto un
caso relativo alla sterilizzazione dei gatti appartenenti alle colonie del territorio provinciale: le
prestazioni chirurgiche verrebbero effettuate anche nei confronti di animali domestici. In base
alla normativa di riferimento, la procedura di sterilizzazione dei gatti randagi è a carico dell’ASL, la quale ha delegato un’associazione protezionista per le incombenze relative alla raccolta ed al trasporto degli animali presso gli ambulatori veterinari ASL. Verosimilmente l’incarico è stato conferito tramite un atto ufficiale,
ma non se ne conoscono i contenuti, pertanto non è dato sapere se l’associazione incaricata riceva compensi per l’attività svolta.
re stata posta in essere nei confronti di un Ente
Pubblico ex art. 640 C.P. comma 1 e comma
II n. 1), in quanto mediante artifici e raggiri, ovvero inducendo l’ASL a considerare i gatti come
randagi, l’Associazione ottiene la sterilizzazione gratuita degli animali domestici provocando un danno economico all’Ente, il quale impiega risorse per effettuare operazioni che in
realtà non le competerebbero. Il problema principale risiede nell’individuare l’ingiusto profitto
che l’associazione realizza: se, effettivamente,
induce i proprietari di animali a tesserarsi pagando una somma di denaro (ovviamente inferiore a quanto spenderebbero per sterilizzare il gatto in un ambulatorio privato) in cambio
della sterilizzazione gratuita, l’ingiusto profitto
si manifesterebbe nel denaro percepito per le
tessere, che altrimenti non avrebbe incassato.
Tuttavia, questa circostanza è da verificare”.
Alcuni proprietari di gatti domestici avrebbero
dichiarato di aver proceduto alla sterilizzazione gratuita del proprio animale tramite l’interessamento dell’associazione animalista, che
pertanto dovrebbe aver proceduto ad indicare falsamente il gatto come randagio al fine di
poter procedere al trasporto presso le ASL ottenendo gratuitamente la sterilizzazione. Sembra, inoltre, che l’associazione proponga ai proprietari di gatti domestici l’effettuazione gratuita
della sterilizzazione in cambio del tesseramento
presso l’associazione per una quota che non
si conosce. Quest’ultima circostanza, tuttavia,
pur se plausibile è solo presunta.
Interessato al caso lo studio legale di riferimento
dell’ANMVI, gli avvocati Camurri e Guerreschi
hanno riferito che “se i fatti descritti venissero
accertati, la condotta posta in essere potrebbe
integrare il reato di truffa aggravata dall’esse-
Il caso espone anche i proprietari. Nella disamina dei legali si profila la possibilità che anche
ai padroni degli animali, oltre all’associazione,
possa essere addebitato il delitto di truffa aggravata, in quanto gli stessi concorrono a simulare la condizione di randagio del proprio animale, per poterlo sterilizzare gratuitamente, con
danno economico per I’ASL ed il profitto realizzato con il risparmio del denaro che avrebbero dovuto impiegare per sterilizzare l’animale
in un ambulatorio privato. Di fatto, pertanto, nel
momento in cui la Procura della Repubblica dovesse accertare le condotte, potrebbe considerare sia l’Associazione sia i proprietari dei gatti quali indagati del reato.
Ovviamente, il reato di truffa aggravata da parte dell’associazione e dei proprietari di gatti domestici è ipotizzabile solo astrattamente, in
quanto andrebbero accertati gli elementi concreti che la integrerebbero.
ma il temporaneo detentore. L’art. 672
c.p. prescrive l’obbligo di non lasciare libero
l’animale e di custodirlo con le dovute cautele, possesso da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto, senza che sia necessaria una relazione di proprietà in senso civilistico. La Corte ha ritenuto che delle lesioni provocate da un cane
di grossa taglia, un pastore maremmano,
dovesse essere ritenuto responsabile anche il titolare di un agriturismo il quale, pur
avendo consentito ad un proprio dipendente di collocare il predetto animale presso la propria azienda, ha omesso con negligenza, imprudenza ed imperizia, di esercitare sull’animale la necessaria vigilanza
al fine di evitare pregiudizi a terzi, avendolo lasciato libero e privo di museruola sui
terreni dell’azienda. Non ha alcun rilievo
nemmeno la circostanza che il proprietario dell’agriturismo non fosse presente al
momento dell’incidente. Trovandosi nella
sua proprietà, era tenuto a garantire la sicurezza del luogo. (fonte: Altalex)
Gli stipendi restino bloccati
La spending review giustifica lo stop agli aumenti
arà il Governo Letta a scegliere tra la
proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali
oppure di trovare una diversa copertura per evitarlo. Il Governo uscente ha affidato al suo successore e al Consiglio di Stato l’onere di pronunciarsi. E quest’ultimo avalla il blocco. Il Consiglio di Stato (Sezione per gli atti normativi) ha
già dato infatti parere favorevole allo schema di
Dpr approvato dal Consiglio dei ministri, pur esprimendo rilievi formali sulla formulazione del testo,
non sufficientemente chiaro da scongiurare
dubbi interpretativi. In base allo schema di regolamento, i contratti - e l’indennità di vacanza
contrattuale - restano bloccati fino a tutto il 2014,
il limite al trattamento economico individuale non
potrà superare quello ordinariamente spettante
nel 2010, le indennità corrisposte ai responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei ministri saranno ridotte del 10% e il tetto alle retribuzioni dei nuovi incarichi dirigenziali di livello generale non potrà superare quello del predecessore, il fondo per le risorse decentrate dovrà es-
sere inferiore all’importo del 2010 e dovrà essere
ridotto in base ai dipendenti cessati, le progressioni avranno validità esclusivamente giuridica.
Il Consiglio di Stato ha confermato la fondatezza normativa dell’articolato: "La proroga fino al
31 dicembre 2014 delle vigenti disposizioni che
limitano la crescita dei trattamenti economici anche accessori del personale delle pubbliche amministrazioni trae base normativa nell’articolo 16,
comma 1, lettera b), del decreto legge 6 luglio
2011, n. 98, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 15 luglio 2011, n. 111". E il blocco vale, come ricordallo stesso Consiglio di Stato, anche per i convenzionati: "Nulla da osservare - conclude il parere - in ordine al disposto del comma 2 del provvedimento regolatorio - che estende, in quanto
compatibili, le disposizioni concernenti le proroghe dei trattamenti economici e delle procedure contrattuali al personale convenzionato con il
Servizio sanitario nazionale - che trova sufficiente
fondamento normativo primario nell’articolo 16,
comma 2 del decreto legge n. 98 del 2011". ■
CALCI A UN CUCCIOLO: 2MILA EURO DI MULTA
a Suprema Corte ha condannato una 63enne al pagamento di
una multa, per l’inutile condotta violenta nei confronti di un
cucciolo di setter. La Corte, con la sentenza 19695 dell’08
maggio 2013, ha confermato il giudizio di colpevolezza della donna, per le lesioni cagionate volontariamente, colpendo con un calcio il cucciolo di razza setter alla coscia posteriore, “facendolo volare per alcuni metri”. Il ricorso, presentato contro il giudizio di colpevolezza della Corte d’appello di Napoli, è stato dichiarato inammissibile e la donna è stata ritenuta responsabile del reato di delitti
contro il sentimento per gli animali, condannandola al pagamento
di una multa di 2 mila euro. La terza sezione penale, d’accordo con
la Corte partenopea, ha ritenuto legittima la sanzione visto il cru-
dele comportamento della donna "adulta", senza che ne sussistesse la necessità e non avendo nulla da temere dal cagnolino. La ricorrente dovrà pagare le spese processuali e dovrà effettuare un
versamento di mille euro nelle Casse delle ammende. La massima:
In tema di delitti contro il sentimento degli animali, è legittima la
multa a chi colpisce con un calcio un cucciolo di animale senza necessità, configurando una condotta crudele (nella specie, sussiste
l’elemento soggettivo del reato ravvisando nella condotta dell’imputata (donna adulta), la sussistenza del dolo avendo la stessa colpito volontariamente con un calcio il cucciolo di cane, senza esserci l’effettiva necessità, non potendo ritenere di potere subire nocumento da un cagnolino così piccolo).
6 Attualità Benessere animale
Sanzioni più alte per non pagare
la multa europea
Il Ministero della Salute evita il procedimento della Corte UE sulle galline ovaiole
talia deferita alla Corte di Giustizia
Europea per non avere attuato correttamente la direttiva che vieta
l’allevamento in batteria delle galline ovaiole. La Commissione Europea insiste che l’Italia ha avuto
molti anni di tempo a disposizione per conformarsi alla Direttiva 1999/74 e che non averlo
ancora fatto comporta distorsioni del mercato della concorrenza europea. La transizione
morbida dal nuovo al vecchio regime comportava la graduale adozione di gabbie modificate, divenute obbligatorie il 1 gennaio 2012. Ora i Paesi, come l’Italia e la Grecia, che non si
sono adeguati pongono in condizioni di svantaggio quegli allevatori europei che invece
hanno investito per mettersi in regola. Il processo di adeguamento è stato costoso è ha
comportato una contrazione della produzione
comunitaria di uova e un aumento delle importazioni da Paesi Terzi, che - è stato fatto
notare- non danno le stesse garanzie di salute e benessere animale. In Francia, primo
Paese produttore, il taglio è stato del 20%. Ora la Corte Europea potrebbe chiedere all’Italia il pagamento di una penalità, il cui importo
della Conferenza Stato-Regioni e che il provvedimento di legge potrà essere presentato
è commisurato alla gravità dell’infrazione, ma
che con tutta probabilità non verrà nemmeno
A bloccare la procedura è stato infatti l’inserimento nel Ddl "Legge Europea" (che da que-
st’anno sostituisce la Legge Comunitaria) le
norme che allineano il nostro Paese alle richieste dell’Europa.
Il Ministero della Salute ha precisato che il Governo ha anche acquisito il parere favorevole
L’articolo 16 (Capo IV Disposizioni in materia
di sanità pubblica) della Legge Europea 2013
modifica le sanzioni amministrative di cui all’articolo 7 del Decreto Legislativo 267/2003
che viene sostituito dal seguente:
I. Salvo che il fatto costituisca reato, il proprietario o il detentore che viola i divieti di cui all’articolo 3 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.100 a euro
18.600 per ogni unità produttiva trovata non
conforme e al divieto di esercizio dell’attività
di allevamento nelle medesime unità produttive, fino all’avvenuto adeguamento delle stesse.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, il proprietario o il detentore che viola i requisiti di
cui all’articolo 2, comma 1, ad esclusione della lettera b), è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da curo 3.100 a curo
3. Nel caso di ripetizione della violazione di cui
al comma 2, anche in presenza del pagamento in misura ridotta, la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata fino alla metà ed è
disposta, a fine ciclo produttivo, la sospensione dell’esercizio dell’attività di allevamento da
uno a tre mesi per ogni unità produttiva trovata non conforme, fermo restando che in tale periodo di sospensione dell’attività non
vanno computati i periodi di vuoto biologico e
di vuoto sanitario.
4. L’Autorità sanitaria competente, valutata la
gravità delle carenze riscontrate nel corso dei
controlli di cui all’articolo 5, in caso di tempestivo e puntuale adeguamento alle prescrizioni dettate ai sensi dell’articolo 5, comma 1,
lettera b), può sospendere l’applicazione delle sanzioni di cui al comma 2. Tale sospensione è automaticamente revocata in caso di ripetizione della violazione e non può essere
concessa in caso di recidiva.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, il proprietario o il detentore che viola le disposizioni di cui all’articolo 4 è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 1.030 a euro 6.180 e al divieto di esercizio dell’attività di
allevamento fino all’avvenuta registrazione,
che consegue d’ufficio con spese a carico del
soggetto interessato, determinate ai sensi
dell’articolo 4, comma 7.
6. Il proprietario o il detentore che viola il divieto di esercizio dell’attività di allevamento di
cui ai commi 1 e 5 o la sospensione dell’esercizio dell’attività di allevamento di cui al comma 3 è soggetto alla pena prevista dall’articolo 650 del codice penale, alla revoca, se in
possesso, della registrazione di cui all’articolo
4, al ritiro delle uova immesse sul mercato durante i relativi periodi di restrizione. Le uova
prodotte in tali periodi sono destinate alla distruzione o all’industria non alimentare.
7. Dall’attuazione del presente articolo non
devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all’adempimento
dei compiti derivanti dall’attuazione del presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.».
8 Fisco Contabilità
IVA per cassa: inutile, anzi controproducente
Considerazioni di opportunità e convenienza per i professionisti
spone infatti che il diritto alla detrazione non è
più “agganciato” al pagamento del corrispettivo, ma sorge in ogni caso al momento di effettuazione dell’operazione, sempre che anche il committente non abbia, a sua volta, esercitato l’opzione per la liquidazione dell’IVA
OBBLIGHI DEL PRESTATORE CHE
HA ADERITO AL REGIME
Nessuna deroga per il prestatore per quanto
riguarda gli obblighi relativi alla fatturazione e
registrazione che devono essere adempiuti
secondo le regole ordinarie. Tutte le operazioni attive concorrono infatti a formare il volume
d’affari dell’anno in cui sono effettuate.
Nelle liquidazioni periodiche invece l’IVA sulle
operazioni attive verrà computata nel
mese/trimestre in cui:
• Viene incassato il corrispettivo, oppure
• Alla scadenza di un anno dal momento di
Nel caso di incasso parziale del corrispettivo,
l’imposta a debito da computare nella liquida-
FATTURA PRO FORMA A CARICO
DI COMMITTENTE PRIVATO
o deciso di scrivere questo articolo perché alcuni
professionisti, al fine di
poter ritardare il versamento dell’IVA a debito risultante dalle fatture emesse sono stati attratti dalla nuova disciplina nota come “IVA per cassa”, introdotta dall’articolo 32-bis del D.L. 22.6.2012 n. 83,
convertito nella L. 7.8.2012 n. 134.
Con specifico riferimento alle attività professionali secondo me la nuova disciplina è assolutamente inutile ed anche controproducente.
Vediamo di sviscerare il problema
Questa nuova disciplina dà la possibilità di differire, al momento dell’incasso del corrispettivo, il versamento dell’IVA dovuta sulle operazioni poste in essere nei confronti di cessionari/committenti che agiscono nell’esercizio
d’impresa o di arte e professione.
I soggetti che possono optare per il nuovo
metodo di liquidazione dell’IVA sono coloro
che nell’anno solare precedente, hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare un volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro.
Chi vuole aderire al regime IVA per cassa non
deve effettuare alcuna comunicazione preventiva.
Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del
21 novembre 2012 ha infatti stabilito che l’opzione per l’applicazione del regime dell’IVA
per cassa:
• deve essere successivamente comunicata
all’Agenzia delle Entrate (mediante compilazione del quadro VO della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui è esercitata, da
presentare nell’anno successivo).
Si ricorda che la scelta di aderire all’IVA per
cassa deve riguardare tutte le operazioni a
partire dal 1° gennaio di ciascun anno.
L’opzione dell’IVA per cassa è vincolante per
almeno tre esercizi.
Tra le operazioni escluse dal nuovo regime
(che non sto ad elencare in quanto non riguardano l’attività professionale) rientrano
quelle effettuate nei confronti di soggetti che
non agiscono nell’esercizio di imprese, arti o
professioni, cioè tutte le prestazioni svolte
Per parecchi medici veterinari si tratta delle
prestazioni di maggior peso.
EFFETTI DELL’OPZIONE IN CAPO
AL PRESTATORE DEL SERVIZIO
Gli effetti positivi dell’opzione che si producono esclusivamente in capo al prestatore,
salve le esclusioni sopra evidenziate, consistono nel differimento del versamento dell’IVA
relativa alle prestazioni di servizi effettuate nei
confronti di committenti soggetti passivi d’imposta, dopo l’incasso del corrispettivo, ovvero decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
Gli effetti negativi dell’opzione consistono nel
fatto che il diritto alla detrazione dell’IVA relativa a tutti gli acquisti effettuati dal prestatore
che ha optato per l’“IVA per cassa” sorge al
momento del pagamento dei relativi corrispettivi, ovvero decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
In sostanza il prestatore del servizio:
• Nelle liquidazioni periodiche non terrà conto dell’IVA a debito sulle fatture emesse fino all’avvenuto incasso del corrispettivo (o
decorso un anno dall’operazione), ma
• Non potrà tener conto dell’IVA a credito sugli acquisti fino a quando non avrà pagato
il fornitore (o dopo un anno dall’operazione).
L’opzione esercitata dal prestatore del servizio non produce alcun effetto in capo al committente, l’art. 1 co. 4 del DM 11.10.2012 di-
FATTURA PRO FORMA A CARICO DI COMMITTENTE
10 Fisco Domande e risposte
zione periodica dovrà essere proporzionata
alla somma incassata rispetto al corrispettivo complessivo dell’operazione.
Per i professionisti l’esigibilità differita dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo
non incide sul contributo integrativo che i liberi professionisti sono tenuti a versare alla
propria Cassa previdenziale.
Il contributo integrativo andrà infatti calcolato sull’importo del corrispettivo indicato in
fattura e concorre a formare la base imponibile ai fini IVA e quindi il volume d’affari annuo.
DOVREBBE ADERIRE AL REGIME
IVA PER CASSA?
Non riesco ad individuare nessun motivo per
cui un professionista dovrebbe scegliere di
optare per il regime dell’IVA per cassa dal
momento che già il professionista si trova naturalmente nella condizione di poter differire l’esigibilità dell’IVA al momento di incasso del corrispettivo.
Vediamo di spiegare nella maniera più semplice possibile quanto sopra affermato rivedendo quali sono gli obblighi di fatturazione
per i soggetti IVA.
Operazioni soggette ad emissione
di fattura
L’articolo 21, comma 1, del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 stabilisce che: “Per ciascuna operazione imponibile il soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione
del servizio emette fattura, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili …”
Le operazioni soggette all’emissione della
fattura sono costituite da:
- Cessioni di beni. Ai sensi dell’articolo 2
del D.P.R. 633/72 costituiscono cessioni
di beni gli atti a titolo oneroso che importano il trasferimento della proprietà ovvero costituzione o trasferimento di diritti
reali di godimento su beni di ogni genere.
Sono considerate “cessioni di beni” tra
l’altro anche “la destinazione di beni all’uso o al consumo personale o familiare
dell’imprenditore o di coloro i quali esercitano un’arte o una professione … anche se determinata da cessazione dell’attività ….”
- Prestazioni di servizi. Ai sensi dell’articolo 3 del D.P.R. 633/72 costituiscono
prestazioni di servizi le prestazioni verso
corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e
in genere da obbligazioni di fare, di non
fare e di permettere quale ne sia la fonte.
Quindi ciascun soggetto passivo IVA che
compie una cessione di beni o una prestazione di servizi è obbligato ad emettere fattura (o nota, conto, parcella o simili).
Quando è obbligatorio emettere
Ai sensi dell’articolo 21, comma 4, del D.P.R.
26 ottobre 1972 n. 633, il cedente (del bene) o il prestatore (del servizio) deve emettere la fattura, in duplice esemplare, al momento di effettuazione dell’operazione
determinata a norma dell’articolo 6 dello
stesso D.P.R. 633/72 (il comma prevede anche una serie di eccezioni per le operazioni
svolte a favore di soggetti passivi stabiliti nel
territorio di un altro Stato membro dell’Unione europea, di cui non ci occuperemo nel
L’individuazione di tale momento è di fondamentale importanza in quanto è proprio in
tale istante che sorge il diritto per l’Erario a
percepire l’IVA indicata sul documento (e di
conseguenza il diritto alla detrazione per il
Il citato articolo 6 dispone che:
- Comma 1: Le cessioni di beni si considerano effettuate nel momento della stipulazione se riguardano beni immobili e nel
momento della consegna o spedizione se
riguardano beni mobili.
- Comma 3: Le prestazioni di servizi si
considerano effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo.
- Comma 4: Se anteriormente al verificarsi degli eventi indicati (che per prestazioni di servizi si identifica con il pagamento del corrispettivo) nei precedenti
commi o indipendentemente da essi sia
emessa fattura, o sia pagato in tutto o
in parte il corrispettivo, l’operazione si
considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato o pagato, alla data
della fattura o a quella del pagamento.
Quindi, in particolare per le prestazioni
professionali, l’obbligo di emissione
della fattura sorge nel momento in
cui il corrispettivo (anche a titolo di
acconto) viene pagato.
È pertanto irrilevante la data di ultimazione della prestazione.
Comportamento del professionista dopo l’ultimazione della prestazione
1) Il professionista che ha ultimato la prestazione ed ha riscosso contestualmente il
corrispettivo è obbligato ad emettere la
fattura e consegnarla o spedirla al committente (entro le ore 24 dello stesso giorno).
2) Il professionista che ha ultimato la prestazione ma non ha riscosso contestualmente il corrispettivo può, se vuole, emettere
una “fattura pro forma” (o “avviso di fattura” o “proposta di parcella” o “nota informativa” o simili) per informare il cliente
dell’importo che deve corrispondere.
La fattura pro forma è quindi un documento informale che non fa sorgere il diritto per l’Erario alla riscossione del tributo.
Perché voler aderire all’IVA per cassa se è
possibile comunque posticipare l’esigibilità
dell’IVA al momento dell’incasso?
Contenuto della fattura pro forma
La fattura pro forma non deve contenere tutti gli elementi previsti per la fattura e deve riportare in calce l’indicazione che all’atto del
pagamento verrà emessa regolare fattura.
In questo articolo riportiamo due facsimile di
“fattura pro forma” per prestazioni effettuate
a favore di un committente privato e di un
committente sostituto d’imposta.
Rinuncia del CTU
Un libero professionista ha ricevuto incarico
di Ctu (consulente tecnico di ufficio) dal giudice del tribunale nel 2005. Dopo aver accettato l'incarico, ha redatto la relativa perizia,
depositata sempre nel 2005. A distanza di
otto anni, il giudice lo convoca per chiarimenti. Essendo nel frattempo il suddetto professionista andato incontro a problemi fisici, può
ora rinunciare all'incarico, non presentandosi
all'udienza di convocazione? A seguito della
rinuncia, incorrerebbe in eventuali provvedimenti sanzionatori di qualsiasi specie?
Pur non essendo state rinvenute norme specifiche per la rinuncia dell'incarico da parte
del Ctu, l'articolo 63 del Codice di procedura
civile stabilisce che «il consulente scelto tra
gli iscritti in un albo ha l'obbligo di prestare il
suo ufficio, tranne che il giudice riconosca
che ricorre un giusto motivo di astensione».
Si ritiene pertanto che, se il libero professionista è ancora iscritto all'albo dei Ctu (da cui
sarebbe opportuno cancellarsi al più presto),
egli possa comunque presentare nella cancelleria del giudice la richiesta di astensione
dall'incarico, allegando certificato medico a
giustificazione. A ogni modo, sarebbe comunque meglio fare tutto ciò qualche tempo
prima dell'udienza, così che il giudice possa
procedere al più presto alla sua sostituzione.
Sì all’associazione
tra iscritti e non
In base alle leggi 1815/1939 e 4/2013, è
possibile, e in quale modo e forma, costituire
una associazione professionale tra un geometra, o ingegnere, o commercialista e un
professionista senza albo di cui alla legge
4/2013?
Secondo la legge 1815/1939 non era possibile costituire un'associazione professionale
tra un professionista iscritto a un qualunque
albo e un non iscritto. La legge 4/2013, che
riguarda le professioni "senza albo", ammette l'associazione anche in forma societaria e
cooperativa tra professionisti iscritti e non iscritti ad albi in base all'articolo 1, comma 5,
secondo cui «la professione è esercitata in
forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente».
La legge 183/2011, articolo 10, comma 4,
ammette la partecipazione a società tra professionisti di soggetti non professionisti sebbene «solo per prestazioni tecniche, o finalità
di investimento». I tipi di società utilizzabili sono tutti quelli indicati dai titoli quarto e quinto
del V libro del Codice civile.
Infine, il decreto del ministero della Giustizia
34 dell'8 febbraio 2013 - in materia di società
per l'esercizio di attività professionali regolamentate ex articolo 10, comma 10, della legge 183/2011 - non prescrive in modo specifico la partecipazione di tali professionisti
senza albo alle società tra professionisti, limitandosi a imporre, agli articoli 4 e 5, che il
professionista comunichi al cliente i nominativi dei soci con finalità d'investimento e dei
collaboratori e ausiliari che potrebbero anche
essere, appunto, professionisti non iscritti.
Se il socio dello
studio si cancella
dall’albo
Vorrei sapere se è possibile continuare a far
parte di uno studio professionale associato
cancellandosi dall’albo cui si è iscritti. Lo studio associato, dopo la eventuale cancellazione di uno dei componenti, sarebbe costituito
da due professionisti iscritti all’albo (70% della compagine sociale) e da un ex iscritto con
quota del 30 per cento.
Non si è in grado di dare una risposta definitiva al quesito, dal momento che ciò presuppone la soluzione di un notevole problema interpretativo di alcune recenti novità legislative. In particolare, si osserva che l’articolo 10,
comma 11, della legge 183/2011 ha abrogato la legge 1815/1939, che prevedeva la possibilità di costituire associazioni solo tra professionisti iscritti ai rispettivi albi. Tuttavia, il
precedente comma 9 ha stabilito anche che
«restano salvi i modelli societari e associativi
già vigenti alla data di entrata in vigore della
presente legge».
Anche l’articolo 2 dello schema di decreto ministeriale concernente il regolamento in materia di società per l’esercizio di attività professionali, regolamentate nel sistema ordinistico
ai sensi dell’articolo 10, comma 10 della legge 183/2011, specifica che resta ferma l’applicazione del già citato articolo 10, comma
9, che fa salvi i modelli societari e associativi
già vigenti. Di essi, tuttavia, sarebbe venuta
meno la regolamentazione contenuta nella
legge 1815/39 già abrogata. In questa sede
non ci si può che limitare a osservare che sarebbe alquanto opportuno un chiarimento a
opera dello stesso legislatore o, quanto meno, da parte dell’organo amministrativo, che
specifichi se, venuto meno il precedente divieto ex legge 1815/1939, il generale principio di libertà di associazione ex articolo 18
della Costituzione renda legittima una associazione professionale "vecchio regime" con
un socio non più iscritto all’albo, o se la cancellazione dall’albo di un socio renda necessario trasformare/l’associazione in uno dei
modelli di cui alla novità legislativa citata.
Quesiti e risposte tratte da L’esperto risponde Il Sole 24Ore
ASSOCIAZIONE ITALIANA VETERINARIA MEDICINA PUBBLICA
SEMINARIO NAZIONALE AIVEMP
MATERIALI A CONTATTO E ADDITIVI
Cremona - Centro Studi EV, 7 Giugno 2013
OBIETTIVI EVENTO FORMATIVI
Fornire ai partecipanti le conoscenze relative alla normativa che regola il settore dei
MOCA e degli additivi alimentari, nonché le
nozioni pratiche di come condurre un controllo ufficiale sugli OSA
Aldo Benevelli - Servizio Veterinario Ispezione Alimenti ASL RM/C
Tiziana Civera - Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino
Francesca Mostardini - Pack Co Srl, Prato
Ambrogio Pagani - Azienda USL 2 Lucca
08.45 Saluto ai partecipanti, presentazione del corso
09.00 Materiali a contatto con gli alimenti:
11.30 Come organizzare e condurre i controlli sui MOCA - Ambrogio Pagani
14.00 Gli additivi negli alimenti; legislazione e controllo ufficiale
SERVIZI INCLUSI NELL’ISCRIZIONE
• Accreditamento ECM
Centro Studi EV - Palazzo Trecchi
Via S. Trecchi, 20
FORMAZIONE PER L’ISPEZIONE ACCREDITATA
Il progetto ha la finalità di diffondere la cultura della ispezione accreditata e di fornire elementi di formazione e qualifica per professionisti che hanno l’intenzione di operare in questo
settore. Al fine di fornire gli strumenti di valutazione più efficaci, il percorso formativo affronta
temi generali legati ad aspetti di tipo regolamentare, legislativo e tecnico sempre con l’obiettivo di calarli nella realtà applicativa della ispezione. Il percorso contiene un elevato livello di
innovazione affrontando il tema della ispezione accreditata, differenziandola dalle attuali forme di audit di certificazione, con l’obiettivo di fornire agli ispettori strumenti tecnico - applicativi molto specifici in modo tale da renderla rispondente alle richieste del Regolamento 882/04
e del Regolamento 765/08. Si tratta quindi di un percorso che apre una nuova opportunità
professionale e di qualifica per i professionisti oparenti a diverso livello, pubblico e privato,
nel settore della garanzia della qualità e della sicurezza alimentare.
Gli organizzatori dell’evento si impegnano
a rispettare il programma pubblicato che rimane suscettibile di variazioni per cause di
forza maggiore. È proibito filmare o fotografare le presentazioni dei relatori.
Iniziativa riservata ai laureati in Medicina
SOCIETÀ ITALIANA VETERINARIA MEDICINA PUBBLICA
17.30 Questionario ECM, consegna attestati e chiusura lavori
Segreteria AIVEMP - Paola Orioli
Fax +39 0372 403540
segreteria@aivemp.it - www.aivemp.it
INIZIATIVA RISERVATA ESCLUSIVAMENTE AI LAUREATI IN MEDICINA VETERINARIA
14/15 Ottobre 2013 - Cremona, Centro Studi EV
La valutazione della shelf-life ed il ranking di rischio degli alimenti
Iniziativa a numero chiuso massimo 20 partecipanti
Il corso rientra in un percorso formativo finalizzato alla attività di verifica ispettiva secondo la norma ISO 17020. L’evento in oggetto è
indirizzato alla formazione sulla gestione del Risk Assessment al fine di disporre degli strumenti per la identificazione del ranking di rischio delle diverse categorie di alimento.
PIER SANDRO COCCONCELLI, GIOVANNI DI FALCO
PROGRAMMA SCIENTIFICO E SCHEDA D’ISCRIZIONE AL SITO WWW.SIVARNET.IT
Via Trecchi, 20 - Cremona
Tel. 0372 - 40.35.39 - Fax 0372 - 40.35.54
Website: www.sivarnet.it
SEDE SVOLGIMENTO CORSI
Centro Studi E.V. - Palazzo Tecchi
L’ISCRIZIONE AI CORSI DÀ DIRITTO A:
• Atti delle relazioni • Attestato di frequenza • Pausa pranzo
Richiesto accreditamento per 5 crediti formativi
E.V. Soc. Cons. a r.l. è una Società con sistema qualità certificato ISO 9001:2008
QUANDO L’INTERNISTA
DEVE CHIEDERE AIUTO
ALL’ENDOSCOPISTA
Sabato 28 e Domenica
Enrico Bottero, Cuneo - Roberta Caccamo,
Torino - Davide De Lorenzi, Forlì - Paola
Gianella, Torino
Ugo Lotti, Pistoia - Paola Scarpa, Milano
Soci SIMIV 2013: GRATUITO
Tel. 0372 403509 - Fax 0372 403558
DELEGAZIONE REGIONALE SIVAE-SCIVAC SARDEGNA
TARTARUGA: S’ACCOMODI IN SPIAGGIA!
commerciale (nel caso non si svolga la relazione il programma nel pomeriggio sarà anticipato di mezz’ora)
Casi clinici interattivi (traumatologia)
- (G. Nardini)
Casi clinici interattivi (malattie infettive) - (G. Nardini)
IPERATTIVITÀ, IPERATTACCAMENTO
E DISTURBI EMOZIONALI DEL CANE:
L’IMPORTANZA DEL PRIMO APPROCCIO CLINICO
Catania 16 Giugno 2013
macologico, gestionale e preventivo
14.30 Gestione del cucciolo e del cane
adulto, per la prevenzione dell’iperattività, dell’iperattaccamento e della sindrome da privazione
16.00 Casi clinici interattivi.
Sally: un cane iperattivo, una famiglia
L’iperattaccamento di Toby: terapia
d’urto o sfratto esecutivo
Donato: l’efficacia della prevenzione
RELATORI: Giordano Nardini, Andrea De
Lucia (Biologo CNR, rete Regionale Sardegna)
Delegato Regionale Sarah Loddo
Giordano Nardini, Andrea De Lucia (Biologo CNR, rete Regionale Sardegna)
9.30 La conservazione delle tartarughe
marine in Italia (A. de Lucia)
10.30 Linee guida per i centri di recupero
11.30 Anatomia e fisiologia delle tartarughe marine (G. Nardini)
12.00 Primo soccorso e medicina delle
tartarughe marine (G. Nardini)
La giornata affronta un tema di grande importanza nel
nostro territorio nazionale, la cura e la conservazione
delle tartarughe marine sulle coste italiane. Lo scopo è
quello di informare i veterinari di quelle che sono le attuali conoscenze nella medicina di questi rettili, fornire
nozioni di conservazione dell’ambiente marino e costiero, individuare le criticità in cui il medico veterinario esperto in animali esotici può entrare con la sua professionalità a sostegno dei progetti di conservazione affiancando altre figure professionali come il biologo. Le
relazioni metteranno in rilievo le principali patologie e le
rispettive procedure di intervento necessarie in un centro di recupero. L’obiettivo finale sarà affiancare l’informazione tecnica, corredata da ampia casistica, con la
situazione delle leggi vigenti in Italia, che normano i
centri di recupero.
SCIVAC in regola con l’iscrizione 2013.
Non è richiesta la prescrizione. Gli interessati devono registrarsi direttamente in sede
Fornire al Medico Veterinario strumenti diagnostici, terapeutici e preventivi da utilizzare nella gestione di alcune comuni patologie
comportamentali del cane, per affrontare precocemente il problema spesso molto compromettente per il benessere dell’animale e
per la relazione. Saranno trattate le patologie sotto l’aspetto preventivo ma anche eziologico e diagnostico per fornire al Medico Veterinario gli strumenti l’approccio terapeutico
Il seminario è libero e gratuito per tutti i soci
SCIVAC in regola con la quota associativa dell’anno in corso, e per gli studenti di Medicina Veterinaria
Museo Diocesano Via Etnea 8 (Angolo Piazza Duomo) - Catania
9.30 Iperattaccamento, iperattività e sindrome da privazione: eziopatogenesi e segni clinici
11.30 Iperattaccamento, iperattività e sindrome da privazione: approccio far-
Rifiuti Sanitari, legge sulla Privacy
Con Giorgio Neri
Regolamentazione della sicurezza
elettrica nelle strutture veterinarie
Con Marco Maggi
W O R K S H O P I N T E R AT T I V O
RIMINI 31 MAGGIO
SABATO 1 GIUGNO 2013 - h. 10.30 - 12.20 - Sala del Ponte
I rapporti di lavoro nelle strutture veterinarie private
Relatore: dott. Carlo Scotti, Torino
Le forme di collaborazione tra professionisti privati, la riforma Fornero
Le possibilità di residenza/tirocinio, realtà o fantasia
CCNL Confprofessioni un contratto di lavoro a nostra misura
Le figure emergenti di supporto nella organizzazione degli ambulatori e delle cliniche veterinarie
Come sta evolvendo l’organizzazione della struttura veterinaria privata
D.lgs 81/08 - ex 626/94
Con Carlo Pizzirani
(Al mattino
ed al pomeriggio)
RIUNIONE ANMVI REGIONE
SABATO 1 GIUGNO 2013 - Dalle h. 12.20 - Sala del Ponte
Consulenze gratuite per tutti i
Incontro della Dirigenza regionale ANMVI
Si consiglia di prenotare la propria
consulenza al numero 0372/403536
Moderatore: dott. Marco Melosi
Sessione riservata ai CD regionali Anmvi
dell’ipertiroidismo
felino: valutazione
Esito a breve
dell’amputazione
delle dita nel cane
Esito clinico giudicato positivo nel 75% circa dei
casi. Dose corretta e minore possibile tra le priorità
L'intervento in un arto posteriore è l’unico fattore
di rischio significativo riscontrato in uno studio
’ipertiroidismo è l’endocrinopatia più comune nel gatto. Le
opzioni di trattamento includono i farmaci antitiroidei, le
diete a restrizione di iodio, la
tiroidectomia chirurgica e lo
iodio radioattivo. A 111 proprietari di gatti ipertiroidei si somministrava un questionario completo per ottenere informazioni circa la loro esperienza e visione del trattamento dell’ipertiroidismo. I gatti maschi erano in numero lievemente maggiore (60 soggetti, 54%). Nel 27% dei soggetti era presente una concomitante nefropatia
cronica. Al 92% dei proprietari era stata proposta
la terapia con farmaci antitiroidei orali. La decisione finale era solitamente basata sulle raccomandazioni del veterinario o sull’accordo tra proprietario e veterinario. Quasi tutti i gatti (103, 93%)
ricevevano farmaci antitiroidei orali a un certo
punto del decorso della malattia. In 69 gatti (62%)
la terapia orale era ancora in corso al momen-
to del completamento del questionario.
Il trattamento dell’ipertiroidismo utilizzando i farmaci antitiroidei orali approvati nel Regno Unito
era associato a un tasso di successo del 72-75%,
in termini di esito clinico valutato dal proprietario. Le priorità maggiori del proprietario erano la
prescrizione della dose di farmaco più accurata e l’utilizzo della dose minore possibile. Nessuno dei proprietari elencava il trattamento una
sola volta al giorno come più importante e il 79%
affermava che era o sarebbe stato favorevole a
somministrare due dosi di trattamento al giorno
per controllare l’ipertiroidismo del proprio gatto.
Per il 62% dei proprietari, due somministrazioni
al giorno non costituivano un problema. I risultati suggeriscono, concludono gli autori, che la
maggior parte dei proprietari non rappresenta un
ostacolo alla prescrizione di farmaci antitiroidei
due volte al giorno, se necessario.
“An online survey to determine owner experiences and opinions on the management of their
hyperthyroid cats using oral anti-thyroid medications” Caney SM. J Feline Med Surg. 2013 Apr
16. [Epub ahead of print]
Diversi i valori rilevati con volumetria a rimbalzo
e ad applanazione
no studio osservazionale
prospettico cieco ha determinato la pressione intraoculare (IOP) normale
del furetto non anestetizzato mediante tonometria
a rimbalzo, confrontando la tonometria a rimbalzo con quella ad applanazione. Si includevano 55 furetti clinicamente sani. In 52 soggetti
la IOP veniva misurata mediante tonometria a
rimbalzo e ad applanazione. In 3 soggetti la tonometria a rimbalzo veniva effettuata ogni 2 ore
per un periodo di 24 ore.
La IOP media dei 104 occhi esaminati ottenuta con tonometria a rimbalzo era pari a
14,07±0,35 TU (95% CI 13,37-14,77). La IOP
era significativamente maggiore nei maschi rispetto alle femmine, controllati per età e peso.
Si osservava una riduzione del coefficiente di variazione (CV) (misurazioni 1-52 = 21,2 ± 1,4%
v misurazione 53-104 = 14,4 ± 1,1%) e CV elevati (>30%) erano significativamente meno frequenti nelle misurazioni 53-104.
Si riscontrava una significativa differenza di IOP
durante la misurazione nelle 24 ore, con il valore minore registrato alle 22:00. I tonometri mostravano uno scarso accordo e i valori IOP non
erano correlati. La differenza nelle stime di IOP
aumentava con la grandezza delle misurazioni. Nella tonometria ad applanazione si osservava una frequenza significativamente maggiore
di valori IOP per occhio superiori a 25 e 30 TU
e una ripetibilità significativamente inferiore rispetto alla tonometria a rimbalzo
(CV=37,1±2,6% v 17,8±1,2%).
Gli autori concludono che numerosi sono i fattori da considerare nella misurazione della IOP
del furetto. (M.G.M.)
“Evaluation of intraocular pressure in conscious ferrets (Mustela putorius furo) by means
of rebound tonometry and comparison with applanation tonometry.” Di Girolamo N, Andreani V, Guandalini A, Selleri P. Vet Rec. 2013 Apr
13; 172 (15): 396.
determinato le complicazioni e l’esito a breve e
lungo termine dell’amputazione delle dita in 33 cani.
Nei 33 soggetti dello studio
si effettuavano 35 amputazioni digitali (un cane
veniva sottoposto a 3 interventi). Complicazioni a breve termine (≤ 14 giorni) diverse dalla zoppia venivano identificate in 13 interventi su 33
(39,4%) per i quali erano disponibili informazioni di follow-up; la complicazione a breve termine più frequente era la deiscenza dell’incisione.
Complicazioni a lungo termine (>14 giorni) venivano identificate in 8 interventi su 32 (25,0%)
per i quali erano disponibili informazioni di follow-up; la zoppia era lieve o intermittente dopo
6 di questi interventi.
L’amputazione di un dito di un arto posteriore
era l’unica variabile significativamente associata allo sviluppo di complicazioni a breve termine. Tra i 24 proprietari su 33 (72,7%) che rispondevano al sondaggio per posta o telefono,
23 (95,8%) erano soddisfatti dell’intervento. La
maggior parte dei cani aveva un esito funzionale
buono (inclusi soggetti sottoposti ad amputazione
del 3º o 4º dito o di entrambi).
era l’unico fattore di rischio identificato per lo sviluppo di complicazioni a breve termine, concludono gli autori. I soggetti sottoposti ad amputazione del 3º o 4º dito o entrambi non sembravano avere un esito più sfavorevole rispetto
a quelli sottoposti ad amputazione di altre dita.
“Short- and long-term outcomes after digit amputation in dogs: 33 cases (1999–2011)” Kathryn
L. Kaufman, F. A. Mann. Journal of the American Veterinary Medical Association. May 1,
2013, Vol. 242, No. 9, Pages 1249-1254. ■
LA MIELOPEROSSIDASI COME MARKER
PER LE ARTROPATIE INFETTIVE EQUINE
e infezioni articolari sono una patologia potenzialmente fatale nel cavallo e la conferma diagnostica può
essere complessa. I marker biologici del liquido sinoviale possono favorire la discriminazione tra artropatie infettive e non infettive. Uno studio ha valutato se l’identificazione immunologica della mieloperossidasi (MPO) totale ed enzimaticamente attiva fosse utile per la diagnosi di infezione
articolare nel cavallo.
Si includevano 4 gruppi di campioni: sani, osteocondrite dissecante (OCD), sinovite traumatica e infezione articolare
confermata dalla coltura. Nel liquido sinoviale si determinava la presenza di MPO totale mediante un test sandwich ELISA specifico per il cavallo e di MPO attiva mediante estrazione immunologica
specifica seguita da identificazione enzimatica (SIEFED). Per confermare la specificità anticorpale si effettuava un’analisi Western blot.
Il liquido sinoviale delle articolazioni infette conteneva quantità significativamente maggiori di MPO totale e attiva rispetto ai campioni provenienti da articolazioni sane, con OCD o sinovite traumatica. I valori cut-off venivano stabiliti a
5000 e 350 ng/ml rispettivamente per la
MPO totale e attiva, con sensibilità, specificità, valore predittivo positivo e negativo e rapporto di verosimiglianza d’infezione buoni. Si identificavano coefficienti
di correlazione tra concentrazione di M-
PO totale e attiva e parametri convenzionali del fluido sinoviale, quali conta leucocitaria, conta neutrofilica e concentrazione proteica totale. Non si osservarono
correlazioni tra MPO ed età del cavallo o
articolazione affetta. Il Western blot confermava la specificità anticorpale per la
MPO equina.
La MPO del fluido sinoviale appariva un
marker biologico promettente per migliorare la discriminazione tra artropatie
infettive e non infettive del cavallo, concludono gli autori. Per una sua identificazione specifica e rapida possono essere
utilizzate entrambe le tecniche ELISA e
SIEFED. L’analisi della MPO sinoviale
può essere utilizzata come esame complementare soprattutto quando la conta
leucocitaria e le proteine totali non sono
conclusive. (M.G.M.)
“Equine myeloperoxidase: A novel biomarker in synovial fluid for the diagnosis
of infection.” J. Wauters et al. Equine Veterinary Journal. Volume 45, Issue 3, pages 278–283, May 2013.
14 Riflessioni Patologie comportamentali
Esperto della “psiche” o del comportamento?
Perché non parlare di psichiatria anche in veterinaria?
di GASPARE PETRANTONI
re cerebrali coinvolte riguardano i centri corticali superiori, i nuclei sottocorticali, l’ipotalamo
ed il sistema limbico, quest’ultimo media l’interazione tra i centri corticali superiori e l’ipotalamo fungendo da centro d’integrazione
degli stati emozionali e d’innesco dell’espressione periferica degli stati emozionali. L’operatività di queste strutture cerebrali è affidata
al corretto funzionamento delle sinapsi, dei recettori e dei neurotrasmettitori in esito al corredo genetico, alle variabili epigenetiche, alle influenze ambientali, alle esperienze sociali e alle
interazioni bidirezionali somato-psichiche.
Le patologie comportamentali pertanto non
possono essere assoggettate alla regola della causa-effetto ma vanno considerate patologie
multifattoriali (fattori genetici, ambientali, sociali)
che presentano un’ampia variabilità nel decorso
clinico e nella sintomatologia.
Infatti sia l’evoluzione clinica, sia il corredo sintomatologico presenta una configurazione
che risente della componente individuale in funzione della risalienza e della vulnerabilità del singolo paziente. Per cui nella ricerca dei criteri diagnostici per differenziare uno stato ansioso da
uno fobico o una sindrome da IpersensibilitàIperattività da una Sindrome da Privazione Sensoriale bisogna prendere in considerazione le
risorse, il contesto e le carenze.
Questa interpretazione delle patologie comportamentali in medicina veterinaria riflette
evidentemente una visione psichiatrica, nella
consapevolezza tuttavia della compartecipazione dei determinanti esterni ed interni nella
loro insorgenza.
Una lettura psichiatrica delle patologie del
al trattato di Lisbona al
Codice Deontologico, dalle Ordinanze ministeriali
alle Leggi regionali sul
randagismo è ampiamente condiviso il carattere di
senzienza degli animali cioè la capacità di soffrire e quindi anche di gioire; con la Dichiarazione di Cambridge alcuni neuroscienziati
hanno formalizzato l’attribuzione di una coscienza agli stessi. Tali attribuzioni sono il risultato di studi neuroanatomici, neurochimici
e neurofisiologici che di volta in volta hanno
evidenziato l’esistenza negli animali delle strutture neurologiche responsabili delle emozioni,
della senzienza, dell’esperienza cosciente e del
comportamento intenzionale.
Tale premessa consente di introdurre la visione mentalista del comportamento animale sia
fisiologico che patologico. Gli stati patologici elementari (ansia, fobia) riflettono un’alterazione
della normale attività di specifiche strutture cerebrali che presiedono ai meccanismi di regolazione interna dei processi cognitivi ed emozionali, meccanismi che in condizioni fisiologiche permettono l’espressione di comportamenti
adattativi, mentre in condizioni patologiche producono un’alterazione di tali meccanismi di regolazione interna e quindi una perdita di capacità di adottare strategie comportamentali
adattative, si ha cioè una cristallizzazione
Da un punto di vista neurobiologico le struttu-
za di socializzazione.
Che senso ha allora continuare a parlare di patologie del comportamento animale. Se la
tesi del comportamentismo e quella psicoenergetica sono state confutate dal cognitivismo e dalle neuroscienze, perché ostinarsi a
mantenere una denominazione che denuncia
un’impostazione comportamentista, cioè basata su ciò che è manifesto, cioè il comportamento? Se il comportamento è l’esito di un dialogo tra ciò che succede nella mente, l’interferenza ambientale e i feedback dell’espressione
comportamentale, dove la mente media l’interazione tra ambiente e corpo perché non parlare anche in medicina veterinaria di “Psichiatria”?
Non dovremmo più parlare quindi di patologie
del comportamento ma di patologie della
mente/psiche animale. È una ipocrisia scientifica non superare questa resistenza; da un lato
parliamo di mente animale dall’altro ci ostiniamo a parlare di patologie del comportamento.
Non curiamo patologie del comportamento, ma
le patologie della mente, di cui il comportamento
patologico è espressione di un disagio o di una
sofferenza interna. I cardiologi veterinari d’altronde non sono definiti esperti in patologie del
sistema cardiocircolatorio!
La cultura antropocentrica (…ma anche la
scuola cartesiana, il riduzionismo galileano …)
tuttavia è così condizionante da rifiutare l’accezione di “psiche” se non riferita all’uomo. In
questo caso per coerenza intellettuale dovremmo rifiutare il mentalismo e tornare ai primi del ’900 e parlare del watsoniano comportamentismo, in attesa dei tempi più maturi. ■
comportamento animale porta a fare delle considerazioni di varia natura: 1) l’interpretazione
multifattoriale delle patologie comportamentali
come dei comportamenti normali fa sì che la
singola risposta comportamentale, fisiologica
o patologica, ad un determinato evento non sia
determinata solo da quell’evento ma da una serie di fattori interni ed esterni, in questo modo
è del tutto scongiurata sia l’interpretazione
behaviourista, sia quella psico-energetica del
comportamento animale intesa solo come
associazione lineare tra stimolo e risposta, nel
primo caso, o come una consumazione pulsionale di energia, nel secondo caso. Non è più
lecito pensare oggi di fare scaricare l’energia
del cane facendolo correre dietro ad una pallina. O che sia la pallina a determinare il comportamento predatorio.
2) La complessità e l’eterogeneità dei sintomi
testimoniano disfunzioni che interessano i sistemi neurotrasmettitoriali e i recettori coinvolti
nel funzionamento delle strutture cerebrali, cognitive ed emozionali.
3) Le c.d. “patologie comportamentali” più frequenti sono l’esito, nel cucciolo, e l’evoluzione, nell’adulto, di specifici danni biologici durante le prime fasi della vita al processo neurogenico con conseguenti alterazioni strutturali e funzionali a livello cerebrale. Trattasi
quindi di patologie del neurosviluppo caratterizzate da un’alterata connettività sinaptica. Le
cause di queste patologie sono rappresentate: dall’adozione prima dei cinquanta giorni
d’età, dall’assenza del legame d’attaccamento, dallo sviluppo dell’iperattaccamento, da una
comunicazione mal strutturata, da una caren-
MEDICINA FELINA - IV CORSO
Valido anche come 4a parte
dell’Itinerario di Medicina Felina
Cremona, 3/5 Luglio 2013 - Centro
Studi SCIVAC
Valido anche come 2a parte
dell’Itinerario di Medicina
Cremona, 9/11 Luglio 2013 Centro Studi SCIVAC
ESAME NEUROLOGICO DEL PAZIENTE
FELINO E DIAGNOSI
LA MEDICINA DEL COMPORTAMENTO: IL
E PATOLOGICO DEL GATTO
Sabrina Giussani, Med Vet Comport, Dipl
ENVF, Busto Arsizio (VA)
Magda Gerou-Ferriani, Med Vet,
CertSAM, Dipl ECVIM-CA, Bologna
Erika Carli, Med Vet, Padova
Stefano Comazzi, Med Vet, Dr Ric, Dipl
ECVCP, Milano
Magda Gerou-Ferriani, Med Vet, CertSAM, Dipl ECVIM-CA, Bologna
Silvia Tasca, Med Vet, Padova
Andrea Zoia, Med Vet, Dipl ECVIM-CA, Padova
LIMITE DI ISCRIZIONE: 03 Giugno 2013
LIMITE DI ISCRIZIONE: 31 Maggio 2013
QUOTE: Soci SCIVAC: € 600,00 + IVA 21% - Non soci: € 900,00 + IVA 21%
(Supplemento alla quota di € 50,00 + IVA 21% dopo il limite di iscrizione)
QUOTE: Soci SCIVAC: € 700,00 + IVA 21% - Non soci: € 950,00 + IVA 21%
Corso regionale di citologia
Come interpretare correttamente i preparati? Dall’analisi alla diagnosi
giorni 19, 20 e 21 aprile, presso
l’hotel Tulip Inn’s di Rivoli, ha avuto luogo il Corso regionale sulla Citologia. Il Dr Carlo Masserdotti e il
Dr Enrico Bottero, hanno sviluppato ed estrinsecato i segreti di tale
disciplina al fine di condividere con i partecipanti gli elementi di base per una rigorosa interpretazione dei preparati citologici,
supporto diagnostico nella gestione di innumerevoli malattie, neoplastiche e non, con
cui il clinico pratico si confronta quotidianamente.
In primo luogo i relatori si sono premurati di
aprire un’ampia parentesi sulle tecniche di
allestimento dei vetrini: dal prelievo alla colorazione e alla conservazione, con particolare attenzione anche alla corretta presentazione del referto diagnostico, argomento
che è stato ripreso sempre meglio trattando
progressivamente i vari organi ed apparati,
così che fosse chiaro ai partecipanti quanto
questo sia fondamentale per una corretta
Un corretto approccio al campione citologico prevede infatti alcune premesse che prescindono l’interpretazione citomorfologica
pura; innanzitutto l’operatore deve conoscere sempre la sede del prelievo. Un quadro citologico è interpretato in maniera totalmente
diversa in funzione della sede di prelievo e
della tecnica usata.
L’importanza di questa affermazione diviene
sempre più evidente con l’aumentare dell’esperienza dell’operatore, che utilizzerà nelle
diverse sedi di prelievi metodi di campionamento con cui ha più dimestichezza.
Inoltre “Quando l’operatore si trova di fronte
al vetrino - ha spiegato il Dott. Bottero - è
necessario indagare il campione partendo
sempre da piccolo ingrandimento. Questo
permette di valutare se il campione è omogeneo o se ci sono aree a più alta concentrazione cellulare. Sui margini e sui bordi del
vetrino si dispongono tipicamente le cellule
in gruppi e quelle più voluminose.
Inoltre molti agenti eziologici, soprattutto i
parassiti, sono meglio visibili a piccolo ingrandimento e non sarebbero valutabili a ingrandimenti superiori”. Per prima cosa l’operatore deve quindi valutare se il campione
citologico è adeguato.
L’operatore per emettere una diagnosi o comunque delle considerazioni citologiche deve potersi basare su un numero adeguato di
Oltre all’adeguatezza, la seconda caratteristica imprescindibile che il campione citologico deve possedere è la rappresentatività.
Cioè il campione sottoposto ad analisi deve
essere rappresentativo della lesione e/o della lesione di origine. Se nel campione sono
rilevate cellule che non risiedono abitualmente in quel tessuto, il vetrino va interpretato con cautela.
Durante i tre giorni il corso è stato incalzante
e mai ripetitivo, con tempi scanditi da brillanti lezioni teoriche al mattino, seguite, al
pomeriggio, da vere e proprie esercitazioni
durante le quali ogni partecipante ha avuto
l’occasione di osservare al microscopio i numerosi vetrini citologici su diverse patologie
e a provare ad interpretarli alla luce delle
nuove nozioni e soprattutto dei nuovi ragionamenti acquisiti durante la giornata.
Gli argomenti sono stati vari e riccamente
trattati, con ausilio di immagini e video esplicativi: dalla citologia cutanea infiammatoria
e neoplastica si è passati alla citologia epatica, osteomuscolare e del liquido articolare,
fino ad arrivare alla citologia linfonodale, noto “tallone d’Achille” dei citologi e perciò
spiegato con maggiore cura e pazienza; l’ultimo giorno è stato dedicato in primis all’apparato riproduttore, con la citologia dei testicoli, della prostata e della vagina ed infine alla citologia dei versamenti, fecale e del sedimento urinario.
L’evento si è concluso con uno stimolante
dibattito e un caloroso saluto da parte dei
relatori, i quali hanno espresso la speranza
di aver fornito ai colleghi, grazie a quest’esperienza, nuovi ed utili spunti in più per
compiere sempre al meglio il loro lavoro. ■
Puglia e Basilicata Info Regioni
Attività promozionali per aziende zootecniche
Approvato dalla Giunta regionale il programma di manifestazioni da attuarsi nel 2013
’Associazione Regionale Allevatori Puglia (ARA Puglia),
che ha assunto gran parte
delle funzioni delle Associazioni Provinciali Allevatori presenti sul territorio regionali
rappresentanza degli allevatori pugliesi associati
ha presentato, con nota del 12 marzo 2013, un
programma di massima relativo alle Manifestazioni Zootecniche da attuarsi nell’anno 2013
Le attività che l’ARA Puglia intende realizzare
sono rivolte principalmente all’organizzazione ed
alla partecipazione a manifestazioni zootecniche pubbliche (fiere, mostre, ecc.), finalizzate alla
promozione ed alla presentazione di soggetti di
alta genealogia, appartenenti alle specie animali
di interesse zootecnico, allevate nelle aziende
ubicate sul territorio della regione Puglia. Inoltre, il programma è rivolto a valorizzare le raz-
E RAZZE ANIMALI IN VIA
stata pubblicata sul Bur n.14 del 1°
maggio 2013 la DGR n.414/2013
con cui la Giunta regionale di Basilicata ha approvato il Bando per la salvaguardia delle razze e popolazioni di
specie animali in via d’estinzione. La natura del territorio regionale, la sua conformazione e le condizioni di relativo isolamento, hanno fatto sì che in molti microambienti siano state nel tempo selezionate e mantenute oltre a specie, varietà, biotipi, ecotipi autoctoni anche razze autoctone caratteristiche, conservate
generalmente in piccole aziende familiari
rischiando così l’estinzione. La strategia
operativa per la preservazione delle specie animali a rischio prevede, oltre al sostegno per interventi di conservazione "in
situ" delle razze in via d’estinzione, anche
un sostegno per azioni di mantenimento
ex-situ che possono realizzare soggetti
gestori del territorio aderenti a specifici
programmi di conservazione. Inoltre l’azione sostiene l’obiettivo specifico di
“Conservazione della biodiversità e tutela e diffusione di sistemi agroforestali ad
alto valore naturalistico” e contribuisce,
in modo complementare ed integrato rispetto alle altre azioni, a salvaguardare e
valorizzare la biodiversità tutelando il patrimonio (genetico) di razze autoctone
come condizione per sostenere la vocazionalità del territorio e la qualità degli
ambienti naturali e degli agro ecosistemi.
In forma indiretta, quindi, l’azione contribuisce al mantenimento del paesaggio
rurale essendo le razze animali oggetto di
salvaguardia elementi in grado di rafforzare e mantenere l’identità storico culturale del territorio.
ze autoctone pugliesi, il cui valore genetico assume enorme importanza in termini di biodiversità, in quanto razze a rischio di estinzione
genetica, oltre che di rilevanza economica, rappresentando prodotti di qualità, richiesti sul mercato nazionale ed internazionale.
La Giunta Regionale ha approvato, con delibera
dell’11 aprile 2013, il Programma delle attività
promozionali anno 2013, in favore delle aziende zootecniche, per azioni di assistenza tecnica e promozionali, in applicazione della legge
regionale n.19/2012 “Interventi di valorizzazione del comparto zootecnico” che dispone te-
stualmente “La Regione concede contributi alle
Associazioni Provinciali e Regionali degli Allevatori, in possesso di personalità giuridica, per
l’attività di assistenza tecnica rivolta alle aziende zootecniche, finalizzata a migliorare le tecniche di allevamento, il benessere degli animali
e la sicurezza alimentare, al di fuori dell’ordinaria
La stessa legge prescrive inoltre che tra le attività del programma di assistenza tecnica
rientrano “l’organizzazione di concorsi, fiere, mostre, mercati e manifestazioni zootecniche in genere, per soggetti iscritti ai libri genealogici ed
ai registri anagrafici, con la partecipazione degli allevatori”.
Sempre a seguito della presentazione del programma da parte dell’ARA Puglia, che svolge
un ruolo di coordinamento e di controllo amministrativo-contabile, sono stati concessi contributi nella misura massima del 70% della spesa ammessa.
Con lo stesso provvedimento è approvata la ripartizione delle risorse fra le Associazioni di Allevatori in elenco, tramite l’ARA Puglia. Il provvedimento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale
Regionale n. 58 del 30 aprile 2013.
Esposizione alimentare all’arsenico?
L’ISS sta studiando le concentrazioni in un campione di popolazione e nella dieta
menti di patologie.
Per quanto riguarda il passaggio dell’arsenico nella catena alimentare, nessuno dei dati
relativi alla presenza di eccesso di questo elemento negli alimenti, come ad esempio nel
pane, può tradursi automaticamente nella
possibilità di incremento di patologie umane. Segnala tuttavia la necessità di ulteriori
approfondimenti anche in questa direzione.
L’Istituto ha fornito raccomandazioni specifi-
n relazione a una possibile divulgazione dei dati completi dello
studio dell’Istituto Superiore di
Sanità sull’esposizione alimentare
ad arsenico nelle popolazioni di alcune aree di natura vulcanica del
Lazio (province di Viterbo, Roma e Latina),
l’Istituto ha precisato che “non esiste una
versione completa delle analisi poiché le elaborazioni sono ancora in corso”. L’Istituto ha
risposto con un comunicato stampa “all’allarme creato da alcune notizie riportate dagli
organi di stampa sullo studio di esposizione
alimentare condotto dall’ISS nelle popolazioni delle aree interessate”.
Le uniche informazioni eventualmente circolate sono da riferire verosimilmente a comunicazioni preliminari riservate ai soggetti partecipanti allo studio e ad essi selettivamente
indirizzate per motivi di trasparenza nei confronti delle persone che avevano aderito allo
studio. “Tali informazioni non possono in alcun modo riflettere l’insieme dei risultati dell’intero studio - precisa l’ISS - e pertanto ogni uso di comunicazioni preliminari e non
validate può essere improprio e addirittura
fuorviante”.
Visto il clamore, l’Istituto ha fornito alcuni elementi di chiarezza relativi al rischio dell’arsenico per la salute umana. Lo studio ha rilevato livelli di arsenico doppi rispetto a quelli della popolazione generale. Si tratta di un
dato in linea con i risultati del monitoraggio
da tempo effettuato dall’ISS in quelle zone.
Questi dati, se da un lato sono un’indicazione netta della necessità di intervento a vari
livelli, a partire dalla de-arsenificazione delle
acque che è stata già avviata e che deve essere completata entro l’anno per rientrare
nei limiti stabiliti dalla Commissione UE,
dall’altra non devono essere interpretati come un’indicazione di rischio immediato e indifferenziato per le popolazioni residenti. Lo
studio di cui si è parlato è uno studio di esposizione, che valuta le concentrazioni di
arsenico in un campione di popolazione e
nella dieta. I suoi risultati danno informazioni
importanti che concorrono alla valutazione e
gestione del rischio, ma non consentono, da
soli, di delineare un quadro definitivo per ottenere il quale servono studi epidemiologici
che partendo da evidenze raccolte siano in
grado di legare queste ad eventuali incre-
che su come e in quali casi è possibile o è
vietato utilizzare le acque destinate al consumo umano contenenti diversi livelli di valori di arsenico non conformi alla norma. Queste raccomandazioni hanno riguardato anche il divieto d’uso delle acque per la produzione alimentare da tempo in vigore nei comuni interessati. Tutte le raccomandazioni
effettuate sono state tempestivamente aggiornate allo stato delle conoscenze ed improntate al principio di precauzione, tenendo conto delle incertezze scientifiche esi-
stenti sulla tossicità dell’arsenico correlata a
ridotte dosi di esposizione, come nelle aree
oggetto di studio. D’altra parte, il contributo
degli studi dell’ISS in corso mira proprio a
fornire elementi di conoscenza necessari per
definire eventuali ulteriori misure di prevenzione a maggiore tutela della salute. L’aggiornamento sui progressi degli studi e sulle
altre attività dell’ISS sul tema continuerà ad
essere oggetto di comunicazioni con tutti i
soggetti interessati. (fonte: www.iss.it - aggiornato al 22-04-2013)
20 Lettere al Direttore
Diamo man forte
Salve volevo fare una richiesta... o soltanto
porre la vostra attenzione sull’argomento
"veterinari e scuola dell’istruzione". Sono un
po’ di anni che faccio richiesta per professore di terza fascia, ma non ho mai avuto alcuna chiamata. Ora il ministero ha istituito i tirocini formativi attivi (TFA), ma per i veterinari
non ne hanno messi a punto (come mi riferiscono dal sindacato) almeno fino al 2015. Le
materie che possiamo insegnare sono veramente poche (troppo poche rispetto al nostro corso di studi così duro e ricco di materie). Chiedo se l’idea di poter ampliare il numero di materie che noi veterinari saremmo
assolutamente in grado di insegnare possa
essere fortemente sostenuta. Mi sembra che
qualcosina si stia muovendo in questo ambito ma volevo appunto dire il mio pensiero e
stimolare l’ente nazionale a dare man forte
(fortissima) per questa idea. Sentitamente
Oltre al mancato coinvolgimento nei tirocini
formativi attivi che, tradotti in parole povere,
vogliono dire abilitazione all’insegnamento
nelle scuole secondarie, il nostro titolo di laurea soffre di una ulteriore penalizzazione. Infatti non consente di accedere all’insegnamento di materie che sono affini al nostro
piano di studi accademici. C’è stata un’azione parlamentare da parte dell’On. Gianni
Mancuso sull’allora Ministro Gelmini e a seguire sul suo successore Francesco Profu-
mo. La FNOVI stessa ha sollecitato il Miur e
credo di poter affermare che non demorderà
nemmeno con questo Ministro. Professione
Veterinaria fa propria la tua sensibilizzazione
verso i Colleghi.
Abbiamo ultimato le telefonate a campione
per conoscere gli orientamenti di lettura dei
nostri Colleghi, con particolare riferimento ai
temi e alle rubriche trattate su Professione
Veterinaria. Renderemo noti i risultati di questa consultazione che ha lo scopo di migliorare il servizio di informazione che vi offriamo
da 22 anni. In questo lungo periodo sono
“Tutto subito” non si addice ad un
laboratorio. E nemmeno in politica”.
On Ilaria Capua
cambiati i mezzi, i modi e i contenuti dell’informazione. E anche la consapevolezza
che - su carta o su iPad - essere più informati favorisce l’esercizio professionale quotidiano. Grazie del vostro tempo.
Vieni a Rimini e in
anteprima potrai ritirare
SCIVAC-SIVAE ed. 2013
Tutti i Soci SCIVAC e SIVAE in
regola con la quota
associativa 2013 avranno in
omaggio una copia del
repertorio SCIVAC-SIVAE ed.
Per chi non sarà presente al
Multisala SCIVAC di Rimini la
copia verrà recapitata a
La malattia di Aujeszky:
Zoetis lancia un nuovo vaccino
una doppia delezione della glicoproteina E e del
gene per la TimidinChinasi, elemento quest’ultimo che ne impedisce la replicazione all’interno delle cellule nervose senza per questo alterare le sue proprietà immunogeniche.
Il risultato è un vaccino ad elevata immunogenicità e buon profilo di sicurezza cui si aggiungono la tollerabilità e l’efficacia determinati dalla presenza dell’adiuvante O/W che la letteratura
definisce come uno dei più efficaci per ottenere l’eradicazione della malattia. Queste carat-
l lancio di un nuovo vaccino, Suvaxyn Aujeszky 783+ O/W, ha spinto Zoetis Italia a considerare l’opportunità di creare un momento di
confronto tra le varie figure professionali del settore veterinario, veterinari aziendali ma anche appartenenti a diversi enti pubblici come IZS, USSL e Università, per fare il punto sulla Malattia di Aujeszky
in Italia. Una patologia che, pur non rappresentando ad oggi una minaccia per la commercializzazione dei prodotti trasformati e delle carni fresche provenienti dal settore suinicolo, potrebbe rappresentare un problema
serio alla luce del fatto che l’Italia rimane (con
Portogallo e Grecia) uno dei principali paesi
europei ancora lontani dall’eradicare questa
patologia e ciò nonostante l’esistenza di un
Piano Nazionale di controllo della Malattia di
Aujeszky che risale all’Aprile del 1997. Per
questo motivo il 10 Aprile 2013 presso Villa
Quaranta Park Hotel di Ospedaletto di Pescantina (Verona) la nuova Azienda Zoetis Italia si è presentata al settore veterinario e ha
lanciato il nuovo vaccino per la Malattia di
LA NUOVA SOLUZIONE ZOETIS
CONTRO LA MALATTIA DI
Suvaxyn Aujeszky 783+O/W è stato ottenuto
attraverso tecniche di ingegneria genetica a partire dal ceppo di virus Aujeszky NIA3 (Nord Irlanda) noto per la sua elevata virulenza attraverso
L’ERADICAZIONE DELLA
MALATTIA AUJESZKY IN
EUROPA ED IN ITALIA
n Europa la Malattia di Aujeszky è stata eradicata nella maggior parte dei
paesi e, ad oggi, in questi territori la
vaccinazione risulta addirittura vietata. In
altri paesi come la Spagna, la Polonia e
l’Ungheria si è in attesa della dichiarazione dello stato di indennità, e questo nonostante in paesi come la Spagna un Piano nazionale di controllo sia stato attuato soltanto a partire dal 2003. Purtroppo
l’Italia è rimasto, di fatto, l’unico paese
europeo a spiccata vocazione suinicola
dove lo stato di eradicazione risulta ancora lontano. Paesi come Francia, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda e Germania hanno avuto successo grazie all’applicazione dei piani vaccinali.
In conclusione, il quadro attuale non consente ulteriori ritardi nell’applicazione dei
piani vaccinali sia per le peculiarità della
malattia di Aujeszky (che è, di fatto, una
malattia realmente eradicabile) sia per le
possibili perdite economiche da essa derivanti.
teristiche hanno fatto sì che Suvaxyn Aujeszky
783 + O/W abbia dato un contributo fondamentale al successo dei piani di eradicazione in
Olanda e in Spagna.
In particolare la letteratura evidenzia che Suvaxyn
Aujeszky 783 + O/W risponde in maniera ottimale ai tre principali parametri di efficacia utilizzati per valutare un vaccino per l’eradicazione
della Malattia di Aujeszky cioè la prevenzione dei
segni clinici e della mortalità conseguente all’infezione, la riduzione dell’escrezione del virus
da animali infetti sia in quantità di virus escreto
che di durata (giorni di escrezione) e la riduzione dei rischi dati dalla riattivazione del virus latente. Questi presupposti limitano fortemente la
circolazione del virus, quando presente, all’interno degli allevamenti.
La somministrazione di Suvaxyn Aujeszky 783
+ O/W risponde, come tutti i vaccini Aujeszky
a quanto stabilito dal piano nazionale di controllo
della Malattia di Aujeszky del 1 aprile 1997 e successive modifiche e integrazioni.
22 Calendario attività Dal 5 giugno al 27 settembre
5 - 7 GIU
14 - 15 GIU
18 - 21 GIU
19 - 22 GIU
21 - 23 GIU
24 - 25 GIU
9 - 11 LUG
12 - 14 LUG
19 - 20 LUG
CORSO FSA / SCIVAC
CORSO DI BASE PER IL CONTROLLO DELLA DISPLASIA DELL’ANCA E DEL GOMITO, DELLA LUSSAZIONE DELLA ROTULA E
DI ALTRE PATOLOGIE SCHELETRICHE EREDITARIE DEL CANE - Cremona, Palazzo Trecchi - Via Trecchi, 20 - ECM: No crediti - Per info:
Monica Borghisani - Segr. Del. Regionali SCIVAC e Corsi Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it
CORSO AVANZATO PER IL CONTROLLO DELLA LUSSAZIONE DELLA ROTULA NEL CANE DI RAZZA E DI AGGIORNAMENTO SUL CONTROLLO HD/ED - Cremona, Palazzo Trecchi - ECM: No crediti - Per info: Monica Borghisani
TARTARUGA: S’ACCOMODI IN SPIAGGIA! - Centro di educazione ambientale Laguna di Nora, Pula - Laguna di Nora
- ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Elisa Feroldi - Segreteria SIVAE - Tel. +39 0372 403500
IL PAZIENTE ACUTO - Matera - Hilton Garden Inn - Via Germania - Borgo Venusio - ECM: Crediti non previsti - Per
informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC e Corsi Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372
CORSO AVANZATO - CITOLOGIA DEI VERSAMENTI CAVITARI: DALL’INTERPRETAZIONE ALLA REFERTAZIONE
- Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
2° IT. MEDICINA COMPORTAMENTALE: II PARTE - MEDICINA COMPORTAMENTALE 2 - Centro Studi SCIVAC,
Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
CORSO PRATICO DI MASCALCIA “MANISCALCHI TRA I TRULLI” - Masseria Galeone - Martina Franca (TA) - Via
Per Noci - ECM: Crediti non previsti - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 E-mail: info@sive.it
12° CORSO VETERINARIO ASAMI. TEORICO E PRATICO SULLE METODICHE DI ILIZAROV - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
INCONTRO REGIONALE SIVAE/SCIVAC SARDEGNA
CORSO SIVE IN COLLABORAZIONE CON SIPE
CORSO TEORICO PRATICO - INNESTI OSSEI - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Villa - Segreteria CEFME - Tel. +39 0372 403504 - E-mail: info@cefme.org
CORSO AVANZATO - LINFOMA E LEUCEMIE NEL CANE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM:
Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
CORSO TEORICO - PRATICO PER ASSISTENTI ALLA POLTRONA - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - ECM:
Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Villa - Segreteria CEFME - Tel. +39 0372 403504 - E-mail: info@cefme.org
IL GATTO HA TROPPO SPIRITO PER NON AVERE UN CUORE: UNA GIORNATA INSIEME SULLA CARDIOLOGIA FELINA - ECM: Crediti non previsti - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC e Corsi Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it
ERRORI E TRAPPOLE DIAGNOSTICHE IN MEDICINA INTERNA E PATOLOGIA CLINICA - Campobasso - ECM:
Crediti non previsti - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC e Corsi Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it
1° IT. MEDICINA FELINA: V PARTE - CORSO 5 - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
3° IT. DIAGNOSTICA PER IMMAGINI: V PARTE - ECOGRAFIA AVANZATO - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via
Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento per 27,9 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
80° CONGRESSO NAZIONALE SCIVAC - APPROCCIO RAZIONALE AL PAZIENTE ORTOPEDICO - Montesilvano (PE) - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi,
ITINERARIO DI PATOLOGIA CLINICA III PARTE: PATOLOGIA CLINICA E APPARATO UROGENITALE: DISORDINI
ELETTROLITICI E METABOLICI - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Rich. Accr. per 26,2 Crediti Per info: Paola Gambarotti - Segr. SCIVAC - Corsi, Cong. e Sem. - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
1° IT. MEDICINA FELINA: IV PARTE - CORSO 4 - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
2° IT. MEDICINA INTERNA: II PARTE - EMATOLOGIA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
79° CONGRESSO NAZIONALE SCIVAC - MOLTO È CAMBIATO IN ONCOLOGIA VETERINARIA ... VEDIAMO DI
FARE IL PUNTO - Palermo - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
1° IT. MEDICINA FELINA: III PARTE - CORSO 3 - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
MATERIALI A CONTATTO E ADDITIVI - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto
Accreditamento - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria Scientifica AIVEMP - Tel. +39 0372 403541 - E-mail: segreteria@aivemp.it
3° IT. DIAGNOSTICA PER IMMAGINI: II PARTE - ECOGRAFIA CLINICA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi,
CORSO AVANZATO - MICROCHIRURGIA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Accreditamento
ECM non previsto - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39
IPERATTIVITÀ, IPERATTACCAMENTO E DISTURBI EMOZIONALI NEL CANE: L’IMPORTANZA DEL PRIMO APPROCCIO CLINICO - Catania - ECM: Crediti non previsti - Per info: Monica Borghisani - Segreteria Del. Regionali SCIVAC e Corsi Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it
4° IT. ORTOPEDIA: V PARTE - CHIRURGIA ARTICOLARE E PERIARTICOLARE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento per 36,6 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Corsi, Congressi e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
1° IT. MEDICINA INTERNA: VI PARTE - APPARATO URINARIO: COME SCOPRIRE LA GRAVITÀ E LA SEDE DELLA LESIONE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento per 38,2 Crediti Per info: Paola Gambarotti - Segr. SCIVAC - Corsi, Congr. e Seminari - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
CORSO REGIONALE DI CHIRURGIA - Napoli - Via Monte Nuovo Licola Patria, 85 - ECM: Crediti non previsti - Per
Chiuso in stampa il 10 maggio 2013
estremamente rara con
percentuali inferiori al 5%
assolutamente casuale non
essendo dimostrata alcuna
correlazione tra PKD ed
altre anomalie anatomiche
del tratto genito-urinario
intubarlo e ventilarlo a pressione
fare una toracocentesi e prepararmi
per mettere un drenaggio toracico
non intervenire ed aspettare che si
risolva spontaneamente
estremamente frequente con percentuali superiori al 30%
Incontro SIMEF: “Simposio
sulle principali malattie
genetiche del gatto” Cremona, Novembre 2008
2. In un paziente politraumatizzato che presenta i
sintomi clinici di uno pneumotorace a valvola devo:
Delegazione regionale Puglia:
“Emergenza o non
emergenza…questo è il
problema” ottobre 2008
1. La presenza di anomalie del tratto genito-urinario nei pazienti affetti da PKD è
La Professione Veterinaria 16-2013

References: sentenza 
 art. 640
 sentenza 
 articolo 6
 articolo 10
 articolo 10
 articolo 10
 articolo 18