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Timestamp: 2019-06-26 14:18:15+00:00

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CHIAMA RISOLVI AVVOCATO AMMINISTRATORE SOSTEGNO PECULATO Premesso che nella specie l'avv. I., quale delegato del Sindaco, operava negli ambiti di diverse "amministrazioni di sostegno e tutele", va subito rilevato: a) che, agli effetti di cui agli artt. 357 e 358 c.p., la pubblica funzione o il pubblico servizio prescindono da un rapporto di impiego con lo Stato o l'ente pubblico, occorrendo privilegiare la verifica della reale attività esercitata e degli scopi perseguiti, per stabilire se l'attività dell'agente sia imputabile al soggetto pubblico (Cass. pen. sezione 6, C.C. 17 ottobre 2012, De Caro);
AVVOCATO AMMINISTRATORE SOSTEGNO PECULATO Premesso che nella specie l’avv. I., quale delegato del Sindaco, operava negli ambiti di diverse “amministrazioni di sostegno e tutele”, va subito rilevato: a) che, agli effetti di cui agli artt. 357 e 358 c.p., la pubblica funzione o il pubblico servizio prescindono da un rapporto di impiego con lo Stato o l’ente pubblico, occorrendo privilegiare la verifica della reale attività esercitata e degli scopi perseguiti, per stabilire se l’attività dell’agente sia imputabile al soggetto pubblico (Cass. pen. sezione 6, C.C. 17 ottobre 2012, De Caro);
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Armaroli NEWS 12 Luglio 2016	 14 Aprile 2018
AVVOCATO AMMINISTRATORE SOSTEGNO PECULATO
Premesso che nella specie l’avv. I., quale delegato del Sindaco, operava negli ambiti di diverse “amministrazioni di sostegno e tutele”, va subito rilevato:
a) che, agli effetti di cui agli artt. 357 e 358 c.p., la pubblica funzione o il pubblico servizio prescindono da un rapporto di impiego con lo Stato o l’ente pubblico, occorrendo privilegiare la verifica della reale attività esercitata e degli scopi perseguiti, per stabilire se l’attività dell’agente sia imputabile al soggetto pubblico (Cass. pen. sezione 6, C.C. 17 ottobre 2012, De Caro);
. Orbene l’amministrazione di sostegno, introdotta nell’ordinamento dall’art. 3 della legge 9 gennaio 2004, n. 6, ha la finalità di offrire, a chi si trovi nella impossibilità anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, uno strumento di assistenza che ne sacrifichi, nella minor misura possibile, la capacità di agire, distinguendosi, appunto per tale sua specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l’interdizione e l’inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli artt. 414 e 427 del codice civile.
2.5. Si tratta quindi di un istituto che, nell’ambito delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia, persegue l’obbiettivo della minor limitazione possibile della capacità di agire, attraverso l’assunzione di provvedimenti di sostegno, temporaneo o permanente, nel quadro quindi di un servizio di utilità collettiva, essenziale per la salvaguardia degli interessi di soggetti con problemi minore gravità di quelli residualmente tutelabili con gli istituti della interdizione e della inabilitazione (cfr. sul punto: Cass. Civ. Sez. 1, Sentenza n. 4866 del 01/03/2010 Rv. 611912
Sentenza 12 novembre – 3 dicembre 2014, n. 50754
(Presidente Di Virginio – Relatore Lanza)
I.G.M., avvocato, ricorre, a mezzo del suo difensore, avverso la sentenza 25 marzo 2013 della Corte di appello di Milano, che, in parziale riforma della sentenza 24 maggio 2011 del G.I.P. presso il Tribunale di Milano, ha ridotto la pena ad anni 4 e mesi 4 di reclusione in relazione all’accusa del capo a), consistita nella violazione degli artt. 81 cpv 314, 61 n. 7 cod. pen., perché, nella sua qualità di delegato ad operare, per conto del Comune di (omissis) nell’ambito dell’amministrazione di sostegno e della tutela di numerose persone, incapaci di provvedere ai propri interessi e, in particolare, avendo poteri di gestione, sui conti bancari di M.E., P.M., Pe.Iv., P.L.A.R.E., R.F., Ru.Ar. e T.G., si appropriava di ingenti somme di denaro, a lui affidate, mediante plurime operazione bancarie effettuate sui conti correnti intestati alle persone incapaci sopra indicate e consistite in bonifici accreditati su propri conti correnti, prelievi per cassa ed emissioni di assegni in suo favore, operazioni tutte risultate prive di giustificazione o con causale fittizia, per un ammontare complessivo pari ad Euro. 328.377,54.
Con un primo motivo di impugnazione viene dedotta inosservanza ed erronea applicazione della legge, nonché vizio di motivazione sotto il profilo della affermata sussistenza del delitto di peculato, considerato che l’imputato, in relazione alle funzioni affidategli, non aveva il possesso del denaro oggetto delle successive appropriazioni, né rivestiva qualità di pubblico ufficiale.
Il motivo è palesemente privo di fondamento.
2.1 Premesso che nella specie l’avv. I., quale delegato del Sindaco, operava negli ambiti di diverse “amministrazioni di sostegno e tutele”, va subito rilevato:
Con un secondo motivo si lamenta vizio di motivazione per il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
Con un terzo motivo si prospetta ancora vizio di motivazione per lo sproporzionato aumento inflitto per i reati in continuazione con l’irrogazione di una sanzione ex art. 81 capo verso (mesi 42 in continuazione) superiore a quella fissata come pena base.
Da ultimo, va precisato che alla pronuncia di inammissibilità del ricorso non segue la liquidazione delle spese ed onorari della parte civile, oggi comparsa, la quale non ha presentato “conclusioni scritte”, ma si è limitata a depositare la nota spese priva di formali conclusioni.
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References: Cass. 
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 art. 81