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Timestamp: 2017-02-20 15:26:35+00:00

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HOME Codice penale Articoli Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015 Codice penale Art. 457 codice penale: Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede L’AUTORE: Redazione
In tema di detenzione di monete contraffatte al fine di metterle in circolazione, di cui all'art. 455 c.p., la consapevolezza della falsità del denaro al momento della sua ricezione, che vale a distinguere il reato dalla diversa ipotesi di buona fede prevista dall'art. 457 c.p., può essere desunta dalla pluralità delle banconote contraffatte detenute nonché dal difetto di una qualsiasi indicazione, da parte dell'imputato, sia della provenienza del denaro che di un qualunque diverso e lecito fine della sua detenzione. (Rigetta, App. Milano, 04/07/2013 )
Cassazione penale sez. V 19 maggio 2014 n. 40994 L'art. 459 comma 1 c.p., nella parte in cui prevede la punibilità, ai sensi delle disposizioni di cui agli art. 453, 455 e 457 c.p., ma con pene ridotte di un terzo, della condotta consistente nell'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti, deve ritenersi applicabile, per ragioni di ordine logico-sistematico, anche all'ipotesi in cui trattasi di valori di bollo alterati nel loro importo; ciò anche alla luce della espressa equiparazione tra contraffazione e alterazione prevista per la meno grave figura di reato di cui all'art. 464 c.p.
Cassazione penale sez. V 21 novembre 2012 n. 13780 In tema di detenzione e spaccio di monete falsificate, i reati di cui agli art. 453 e 455 c.p. si distinguono da quello previsto dall'art. 457 in quanto nei primi la consapevolezza della falsità deve sussistere nell'agente all'atto della ricezione della moneta falsa, mentre nell'ultimo tale consapevolezza è successiva a tale ricezione. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 03 marzo 2009
Cassazione penale sez. V 03 giugno 2010 n. 30927 Al fine dell'integrazione dell'elemento soggettivo del reato di spendita di monete falsificate, previsto dall'art. 455 c.p., non occorre una assoluta conoscenza della falsità nel momento in cui sono ricevute, essendo sufficiente anche il dubbio per escludere quella buona fede nella ricezione, che, nei congrui casi, trasferisce il fatto sotto il titolo meno grave dell'art. 457 c.p. Rigetta, App. Reggio Calabria, 23 ottobre 2008
Cassazione penale sez. V 16 febbraio 2010 n. 19465 Ricorre il reato di cui all’art. 455 c.p. e non quello previsto dall’art. 457 c.p. quando, tenuto conto del numero considerevole di banconote false possedute si può escludere una scoperta della falsità successiva all’occasionale apprensione e pertanto si può ritenere che la consapevolezza della falsità delle banconote sussistesse già all’atto della ricezione.
Tribunale Rimini 11 dicembre 2006 n. 2259 La distinzione tra i delitti contemplati dagli art. 455 e 457 c.p. sta di fatto che nella prima ipotesi, la consapevolezza della falsità delle monete deve sussistere nel soggetto agente all'atto della loro ricezione, mentre, nella seconda ipotesi, la scoperta della falsità delle monete è successiva alla loro apprensione (fattispecie in tema di possesso di certificati di credito del tesoro contraffatti).
La distinzione tra i delitti contemplati dagli art. 455 e 457 c.p. sta nel fatto che, nella prima ipotesi, la consapevolezza della falsità delle monete deve sussistere nel soggetto agente all'atto della loro ricezione, mentre, nella seconda ipotesi, la scoperta della falsità delle monete è successiva alla loro apprensione (fattispecie in tema di possesso di certificati di credito del tesoro contraffatti).
In tema di falso nummario, ai fini della sussistenza della grossolanità e della falsità, da cui discende l'esclusione della punibilità dei reati di cui agli artt. 453, 455, 457, è richiesto che la diversità delle caratteristiche della moneta vera rispetto a quella falsificata sia tale da poter essere riconosciuta ictu oculi dalla generalità dei cittadini anche tra quelli meno esperti e diligenti (e non certo del "cittadino medio"). Ne consegue che tale grossolanità non può ritenersi sussistente per il solo fatto che una persona adusa, per ragioni di professione o di commercio o per altro motivo, al maneggio del danaro, non venga tratta in inganno dalla contraffazione delle banconote, non priva dei requisiti sufficienti a sorprendere la buona fede della pluralità degli altri soggetti.
Cassazione penale sez. I 02 giugno 1992
L'elemento differenziale tra le due ipotesi di reato, punite rispettivamente dagli art. 455 e 457 c.p. risiede nel momento in cui l'agente diventa consapevole della falsità della moneta da lui detenuta. Nella prima ipotesi, la scienza della falsità deve sussistere all'atto della ricezione delle monete contraffatte, mentre nella seconda tale scienza è posteriore al ricevimento, trattandosi nella prima ipotesi di delitto a dolo specifico, per cui l'agente deve essere cosciente della falsità fin dal momento in cui accetta la moneta contraffatta o comunque ne acquisisca il possesso e compia tali atti al fine di mettere in circolazione la moneta stessa.
Cassazione penale sez. VI 05 febbraio 1988
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References: Art. 457
 art. 453
 art. 453
 art. 455
 art. 455
 art. 455