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Timestamp: 2019-01-21 02:17:21+00:00

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Sabato 15 Ottobre 2016 09:53	Francesco Annunziata
Nella sentenza che segue la Corte di Cassazione ha ritenuto che il principio secondo il quale il terzo danneggiato non è tenuto ad effettuare accertamenti se sia stato pagato il premio assicurativo o rilasciato solo il certificato ed il contrassegno, potendo fare ragionevole affidamento sull'apparenza della situazione, è applicabile anche nel caso in cui la domanda di risarcimento sia stata rivolta — come nella specie — nei confronti della propria assicurazione, ai sensi dell'art. 149 del decreto n. 209 del 2005 perché l'azione diretta che tale disposizione accorda al danneggiato, nei confronti del proprio assicuratore, non è altro che la medesima azione prevista dall'art. 144 cod. ass. per le ipotesi ordinarie (e della quale, pertanto, mutua l'intera disciplina), con l'unica particolarità che destinatario ne è l'assicuratore della vittima anziché quello del responsabile, in una sorta di accollo liberatorio ex lege del debito di quest'ultimo. Pertanto, cosi come l'assicuratore del responsabile non può opporre al terzo danneggiato il mancato pagamento del premio, là dove i suoi agenti abbiano comunque rilasciato illecitamente il contrassegno, la medesima eccezione non potrà essere sollevata nemmeno dall'assicuratore della vittima, se convenuto ai sensi dell'art. 149 sopra richiamato (Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 09 ottobre 2015, n. 20374).
SESTA SEZIONE CIVILE
È stata depositata la seguente relazione.
«1. Antonio TTT convenne in giudizio, dinanzi al Giudice di pace di San Donà di Piave, la compagnia assicuratrice UGF Assicurazioni e VVV Ccc PPP, chiedendo che, previo riconoscimento in capo al PPP dell'esclusiva responsabilità nella determinazione dell'incidente stradale, la prima fosse condannata al pagamento della somma di euro 3.905 a titolo di risarcimento danni.
Si costituì in giudizio la UGF Assicurazioni s.p.a., eccependo la propria mancanza di legittimazione passiva, mentre il PPP rimase contumace.
Il Giudice di pace rigettò la domanda per carenza di legittimazione passiva in capo alla convenuta compagnia assicuratrice, e condannò parte attrice al pagamento delle spese processuali.
2. La sentenza è stata impugnata dal TTT e il Tribunale di Venezia, Sezione distaccata di San Donà di Piave, con sentenza del 5 novembre 2013, ha rigettato il gravame, confermando la sentenza di primo grado e condannando l'appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.
3.Contro la sentenza di appello propone ricorso Antonio TTT, con atto affidato a tre motivi.
4.Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., in quanto appare fondato.
5. Il primo motivo di ricorso denuncia, in riferimento all'art. 360,primo comma 3) cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione delle norme di diritto in relazione all'applicazione dell'indennizzo diretto. Lamenta il ricorrente, in particolare, che, per pacifica giurisprudenza della Corte di cassazione, il rilascio, da parte dell'assicuratore, del contrassegno di assicurazione rende comunque operativa la garanzia, anche se — com'è avvenuto nella specie — il premio risulta pagato dopo la scadenza del termine di quindici giorni di cui all'art. 1901, secondo comma, del codice civile.
5.1. Il motivo è fondato.
La giurisprudenza costante di questa Corte è concorde nel ritenere che il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell'assicuratore della responsabilità civile autoveicoli vincola quest'ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand'anche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efficace, giacché, nei confronti del danneggiato, ai fini della promovibilità dell'azione diretta nei confronti dell'assicuratore del responsabile, rileva l'autenticità del contrassegno e non la validità del rapporto assicurativo (sentenze 13 dicembre 2010, n. 25130, e 27agosto 2014, n. 18307).
È stato altresì affermato (sentenza 27 giugno 2014, n. 14636) che il terzo danneggiato non è tenuto ad effettuare accertamenti se sia stato pagato il premio assicurativo o rilasciato solo il certificato ed il contrassegno, potendo fare ragionevole affidamento sull'apparenza della situazione, come gli consente l'art. 7 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (e ora l'art. 127 del dig - s. 7 settembre 2005, n. 209). Né può giungersi a diversa conclusione nel caso in cui la domanda di risarcimento sia stata rivolta — come nella specie — nei confronti della propria assicurazione, ai sensi dell'art. 149 del citato decreto n. 209 del 2005.
5.2. Ora il Tribunale di Venezia ha dato atto che la società di assicurazione del TTT aveva «allegato e convenientemente provato» che il premio di assicurazione del veicolo condotto dal PPP, relativo al periodo che era cominciato il 1° febbraio 2010, era stato pagato solo il 26 febbraio 2010, cioè oltre il termine di quindici giorni, mentre l'incidente era avvenuto il 19 febbraio 2010; ed ha aggiunto che <l'esistenza di un contrassegno che copre il periodo dal 1° al 28 febbraio 2010 non basta a confutare tale risultanza», pervenendo così al rigetto della domanda sul rilievo che il contratto di assicurazione non fosse operativo alla data del sinistro. In tal modo, però, il Tribunale risulta non aver fatto buon governo dei principi più volte ribaditi da questa Corte.
6. L'accoglimento del primo motivo comporta l'assorbimento degli altri.
7. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio,con accoglimento del primo motivo e assorbimento degli altri due».
1. Non sono state depositate memorie alla precedente relazione.
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni, con le seguenti precisazioni.
1.1. Va innanzitutto rilevato che il Tribunale non ha affermato, né in alcun modo ipotizzato, che il contrassegno esposto sulla vettura della parte convenuta fosse falso, circostanza che avrebbe potuto avere una sua indubbia influenza.
Nel caso in esame, il TTT ha rivolto la domanda di risarcimento nei confronti della propria società di assicurazione, ossia la UGF, oggi UNIPOL Assicurazioni; ciò in conformità alla previsione dell'art. 149 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, il cui comma 1 prevede che, in caso di procedura di risarcimento diretto, la relativa domanda debba essere rivolta «all'impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato».
Ciò, peraltro, non ha alcuna influenza ai fini del problema della validità del contrassegno di assicurazione; infatti i principi affermati da questa Corte con le pronunce di cui alla trascritta relazione non mutano nel caso in cui il terzo danneggiato abbia rivolto la sua pretesa risarcitoria nei confronti del proprio assicuratore della r.c.a. secondo la procedura di cui all'art. 149 cit., perché l'azione diretta che tale disposizione accorda al danneggiato, nei confronti del proprio assicuratore, non è altro che la medesima azione prevista dall'art. 144 cod. ass. per le ipotesi ordinarie (e della quale, pertanto, mutua l'intera disciplina), con l'unica particolarità che destinatario ne è l'assicuratore della vittima anziché quello del responsabile, in una sorta di accollo liberatorio ex lege del debito di quest'ultimo (non a caso l'art. 149, comrna 4, cit. attribuisce al pagamento compiuto dall'assicuratore del danneggiato effetti liberatori anche nei confronti del responsabile del sinistro e del suo assicuratore). Pertanto, cosi come l'assicuratore del responsabile non può opporre al terzo danneggiato il mancato pagamento del premio, là dove i suoi agenti abbiano comunque rilasciato illecitamente il contrassegno, la medesima eccezione non potrà essere sollevata nemmeno dall'assicuratore della vittima, se convenuto ai sensi dell'art. 149 sopra richiamato.
2. In conclusione, è accolto il primo motivo di ricorso, con assorbimento degli altri.
La sentenza impugnata è cassata e il giudizio rinviato al Tribunale di Venezia, in persona di un diverso Magistrato, il quale deciderà attenendosi al principio di cui alla presente decisione.
Al giudice di rinvio è demandato anche il compito di liquidare le spese del presente giudizio di cassazione.
accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Venezia, in persona di un diverso Magistrato, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.
Ultimo aggiornamento Sabato 15 Ottobre 2016 10:28
Dies coeptus pro completo habetur.

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