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Timestamp: 2018-10-17 07:26:10+00:00

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La competenza sul registro delle ONLUS spetta al giudice tributario | Commercialista Telematico
La competenza sul registro delle ONLUS spetta al giudice tributario
Le Sezioni Unite con ordinanza n. 1625 del 27 gennaio 2010 della Corte di Cassazione hanno risolto la vexata quaestio(1) della spettanza della giurisdizione sulle controversie relative alla iscrizione o cancellazione nel registro delle ONLUS. La Suprema Corte ha escluso la giurisdizione amministrativa invocando il carattere assolutamente vincolato del provvedimento di iscrizione o cancellazione,ritenendo privo di pregio l’assunto secondo cui trattasi di un atto con carattere ipoteticamente autoritativo (cancellazione dal registro). La Suprema Corte ha escluso quella del giudice ordinario osservando che – per effetto della iscrizione o cancellazione – non muta propriamente né forma giuridica, né status dell’ente, che conserva la sua originaria natura. La Corte ha ravvisato quindi nella fattispecie una lite fiscale, sottoposta alla giurisdizione del giudice tributario, fermo restando che alla luce del principio di tassatività degli atti impugnabili(2), la cancellazione dal registro ONLUS assurge a diniego di agevolazione tributaria”, impugnabile dinanzi al giudice tributario ai sensi dell’art. 19, D.Lgs. n. 546/1992. Secondo la Corte occorre sostenere la rilevanza tributaria dell’iscrizione nel registro medesimo (i cui effetti sono squisitamente tributari, costituendo il presupposto per l’accesso al regime peculiare di tassazione dei proventi previsto per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale). L’unico effetto significativo di tali provvedimenti è la legittimazione a trattamenti fiscali privilegiati (non avendo altra valenza l’altro effetto espressamente ricollegato al provvedimento dalla legge: il potersi fregiare della sigla ONLUS nella denominazione). In definitiva, i provvedimenti delle direzioni regionali che comunicano la non iscrizione o la cancellazione dall’anagrafe costituiscono atti di diniego o revoca di agevolazioni fiscali, come tali impugnabili ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo n. 546 del 1992, rientrando le relative controversie nell’oggetto della giurisdizione tributaria così come definita dall’articolo 2 del citato decreto legislativo, come sostituito dall’articolo 12, comma 2, della legge n. 448 del 2001; l’art. 2 del decreto legislativo n. 546 del 1992 delimita l’ambito della giurisdizione tributaria (giurisdizione amministrativa speciale) individuandolo in “tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie”. Il provvedimento di cancellazione dall’Anagrafe Onlus, qualificato come atto che impedisce il godimento delle agevolazioni fiscali previste dal decreto legislativo n. 460/1997, rientra nella previsione che include tra gli atti impugnabili in sede di contenzioso tributario “il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari”(3). Alla luce dell’intervento delle sezioni unite del giudice di legittmità è recessivo l’ orientamento giurisprudenziale(4), secondo cui i ricorsi contro la cancellazione dall’Anagrafe Onlus non vanno proposti davanti alle Commissioni tributarie provinciali e da queste decisi ma innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale. L’affermazione della sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo, in relazione all’impugnativa dell’atto che dispone la cancellazione dall’Anagrafe Onlus, veniva così argomentata:
b)oggetto della controversia non è uno specifica richiesta di agevolazione tributaria ma la validità dell’iter procedimentale dal cui esito dipende la fruizione del regime agevolato;
c)là dove si arresta la competenza della giurisdizione amministrativa speciale riprende spazio quella dei tribunali amministrativi;
d)la perdita della qualifica, conseguente al provvedimento di cancellazione, “non ha risvolti soltanto di carattere fiscale, ma si traduce nella perdita d’immagine e di una serie di benefici previsti dalla legge ad altri fini”, e, pertanto, la materia è in parte estranea alla norma che limita l’ambito della giurisdizione tributaria alle controversie che hanno ad oggetto tributi.
Da ultimo la giurisprudenza di merito tributaria giurisprudenziale (Commissione Tributaria Provinciale di Roma sez. 17 sentenza n. 227 del 23 maggio 2009;Commissione Provinciale di Roma sez. 17 sentenza n. 77 del 4 aprile 2007 ; Commissione Tributaria Regionale di Roma sez. 22 sentenza n. 198 del 18 gennaio 2008;Commissione tributaria Regionale sez. xxii sentenza n. 198 del 18 gennaio 2008;Sentenza Commissione tributaria provinciale Bologna, sez. I, 08-07-2005, n. 112 ) così puntualizzava :
Il diniego di iscrizione all’anagrafe delle ONLUS non attiene ad alcun rapporto giuridico d’imposta in concreto e in particolare non attiene ad alcuno dei tributi oggetto della giurisdizione tributaria, pur secondo l’ampia formulazione di cui all’art. 2 del D. lgs. 546/1992 e non attiene neanche ad alcuno degli atti normativamente predeterminati come impugnabili dall’art. 19 dello stesso decreto legislativo
L’iscrizione o la cancellazione dall’anagrafe ONLUS attiene ad una situazione giuridica soggettiva dell’Ente, costitutiva di un vero e proprio status e come tale il relativo provvedimento è di carattere prodromico rispetto alla fruizione del relativo trattamento tributario concernente singole esenzioni od agevolazioni, che pur sempre devono essere connesse al singolo rapporto giuridico d’imposta. Se così è, non può essere condivisa la pronuncia della Commissione tributaria prov. di Ancona, n. 106 del 27/09/2004 , la quale ha affermato la giurisdizione del giudice tributario in ordine alla cognizione del provvedimento di cancellazione dal registro ONLUS avendo effetti indiretti tali da incidere sull’effettivo contenuto dell’atto ostativo alle agevolazioni tributarie, pur riconoscendo quindi che il diniego di iscrizione non può incidere direttamente sullo specifico rapporto giuridico d’imposta.
Il provvedimento di che trattasi relativo all’accertamento di una situazione giuridica soggettiva e quindi di uno status è di carattere amministrativo e come tale può essere impugnato davanti al giudice amministrativo; mentre la Commissione tributaria ne potrebbe conoscere solo in via incidentale, qualora l’accertamento medesimo, ai sensi dell’art. 2, comma 3 del D. lgs. n. 546/1992 abbia natura pregiudiziale ai fini della decisione relativa al rapporto giuridico d’imposta di sua competenza.
La questione della sussistenza della giurisdizione tributaria è rilevabile d’ufficio, atteso che trattasi di “Cancellazione dell’iscrizione dall’Anagrafe Unica delle Onlus”, la cui materia è legata non a questioni fiscali, ma alla realizzazione o meno di programmi e/o attività senza fini di lucro, che esulano dalla materia tributaria. Infatti, in base all’art. 2, novellato del D.lg. 546/92, appartengono alla giurisdizione tributaria “tutte le controversie aventi per oggetto i tributi di ogni genere e specie…”, atteso che l’art. 19 dello stesso Decreto determina tassativamente la tipicità degli atti di diniego o revoca di agevolazioni o di rigetto di domande di definizione agevolata di rapporto tributario, oltreché il rifiuto alla restituzione dei tributi.
Risulta legittimo affermare che non sussiste ragione di comprendere in alcuno degli atti previsti come impugnabili quello per il cui tramite, come nel caso di specie, non risulti avanzata una pretesa impositiva, in quanto si tratta di atti prodromici alla emanazione del vero e proprio atto di accertamento, revoca o diniego di esenzioni o agevolazioni.
Trattandosi di una situazione giuridica di carattere soggettiva e quindi di uno status, l’atto è di carattere amministrativo e come tale può essere impugnato innanzi al giudice amministrativo
Concedere o meno agevolazioni fiscali, in un sistema di Welfare che cerca di fondarsi sul principio di sussidiarietà, ha forti conseguenze sugli ambiti di autonomia privata, sulla libera iniziativa degli individui nei settori di utilità pubblica e sociale. Tutto questo non sembra poter essere esclusiva competenza dell’amministrazione e della giurisdizione tributaria.
Assistenza tecnica: in entrambi i giudizi è necessaria l’assistenza tecnica di un difensore abilitato (ossia di un avvocato davanti al giudice amministrativo, di un avvocato, di un dottore commercialista, di un ragioniere o di un perito commerciale davanti al giudice tributario).
Introduzione del giudizio: entrambi i procedimenti si instaurano con ricorso (con l’indicazione dei motivi per i quali si ritiene che l’atto sia stato emanato illegittimamente), nel termine di 60 giorni dalla notificazione dell’atto impugnato.
Possibilità di sospendere gli effetti del provvedimento di cancellazione durante il tempo necessario per la decisione del ricorso: in entrambi i procedimenti è possibile chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato, per evitare che dalla stessa possa derivare al ricorrente un danno grave ed irreparabile. Nel processo amministrativo il giudice può accordare anche altre tipologie di misure che sono idonee, secondo le circostanze, ad evitare tale pregiudizio.
Facoltà che il giudice può esercitare nel corso del processo nei confronti delle parti in causa: le commissioni tributarie esercitano le stesse facoltà di accesso, di richiesta di dati, di informazioni e chiarimenti previste dalla legge per gli uffici tributari, e possono ordinare il deposito di documenti ritenuti necessari per la decisione della controversia. Analogamente, il giudice amministrativo può richiedere chiarimenti alle pubbliche amministrazioni, può ordinare loro di effettuare nuove verifiche e indagini, e può richiedere documenti anche ai privati. Anche nel giudizio amministrativo, così come nel tributario, può essere disposta consulenza tecnica d’ufficio. In entrambi i giudizi non sono ammessi il giuramento e la prova per testimoni.
Poteri del giudice nei confronti del provvedimento di cancellazione: entrambe le autorità possono conclusivamente annullare il provvedimento impugnato, qualora ravvisino una causa di illegittimità. In particolare, il giudice amministrativo può pronunciare l’annullamento nei seguenti casi: quando l’atto è stato emanato da un organo che non era competente (ad esempio da una Direzione regionale diversa da quella in cui l’organizzazione ha il proprio domicilio fiscale), oppure in violazione della legge (tale ipotesi è stata ravvisata in assenza del parere dell’Agenzia per le Onlus), oppure in uno dei casi in cui si possa parlare di ” eccesso di potere” (la disparità di trattamento ne è un esempio). Dopo la legge n. 250 del 2000 il giudice amministrativo può condannare la Pubblica Amministrazione al risarcimento dei danni da lesione di interessi legittimi.
Rimedi in caso di mancata esecuzione della sentenza da parte dell’amministrazione: è possibile agire affinché la DRE che ha perso la causa adempia gli obblighi derivanti dalla sentenza di annullamento (sia che sia emessa dal giudice amministrativo, sia che sia emessa dal giudice tributario), consistenti nel ripristino dell’iscrizione all’Anagrafe e nell’eliminazione dei provvedimenti eventualmente emessi in conseguenza della cancellazione.
Spese del giudizio: sia il giudice amministrativo che quello tributario possono condannare la pubblica amministrazione soccombente al pagamento delle spese di giudizio, applicando le norme del codice di procedura civile, compresa la facoltà di compensare le spese stesse.
Rimane intangibile l’assunto secondo cui la specifica sanzione amministrativa per l’uso improprio della dizione ONLUS esula dalla cognizione del giudice tributario poiché l’oggetto dell’atto impugnato è completamente estraneo alla materia tributaria(5).
1) Paolo Ferri e Rosanna D’Amore , Rassegna della prassi ottobre –dicembre 2007 sugli enti non commerciali in Enti non profit n. 7/2008 pag. 490 ricordano che secondo la circolare n. 22/e del 16 maggio 2005 dell’Agenzia delle Entrate : a) in caso di adozione, da parte dell’ufficio locale competente, a seguito del provvedimento della Direzione regionale, di un atto finalizzato al recupero dei tributi non versati per indebita fruizione dei benefici fiscali, parte dell’eventuale giudizio relativo a tale atto è l’ufficio stesso e la Commissione tributaria provinciale competente è quella nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio che ha emesso l’atto; pertanto, la Commissione tributaria potrebbe non essere la stessa chiamata a decidere in ordine al provvedimento delle Direzione regionale;b)In applicazione del comma 3 dell’art. 19 del citato decreto legislativo n. 546, secondo cui “ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri”, l’eventuale mancata impugnazione del provvedimento della Direzione regionale di non iscrizione o di cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS, rende non impugnabile, se non per vizi ulteriori rispetto al diritto alle agevolazioni, il successivo atto dell’ufficio locale competente con cui vengono recuperate le relative imposte. Infatti, la controversia in ordine al diritto alle agevolazioni va necessariamente instaurata con riferimento al provvedimento di cancellazione della Direzione regionale, che costituisce il primo atto autonomamente impugnabile portato a conoscenza dell’organizzazione; c)in conseguenza della cancellazione dall’anagrafe la dre comunica la circostanza agli uffici locali competenti al recupero dei tributi indebitamente non versati e all’applicazione delle sanzioni preciste dalle singole leggi di imposta e dal dlgs 460/1997 ;d)le sanzioni previste dal dlgs n. 460/97 a carico dei rappresentanti legali e dei membri degli organi delle onlus sanzionano violazioni di natura tributaria.
2) Quanto alla individuazione degli atti impugnabili, prevale la tendenza a ritenere che la qualificazione dell’atto impugnato non debba avvenire in chiave logico-formale, bensı` in chiave funzionale, cioe` sulla base della intrinseca finalita` perseguita dall’atto. La Cassazione con sentenza n. 27385/2008 ha precisato quanto segue: «Risulta esperibile il ricorso alle Commissioni tributarie avverso tutti gli atti adottati dall’ente impositore che, con l’esplicazione di concrete ragioni fattuali e giuridiche, porti a conoscenza del contri- buente una ben individuata pretesa tributaria, senza che gli stessi rivestano la forma autoritativa propria di uno degli atti dichiarati espressamente impugnabili dall’articolo 19 del D.Lgs. n. 546/1992. Esigenze imprescindibili di tutela del contribuente impongono di includere tra gli atti impugnabili anche quelli che, pur essendo «atipici» in relazione a una diversa denominazione a essi attribuita dall’amministrazione finanziaria, abbiano comunque la stessa sostanza e svolgano la medesima funzione degli atti tipizzati nell’elenco della richiamata norma di rito . L’elenco fornito dall’articolo 19 va considerato tassativo ma interpretabile . La non inclusione di un atto in tale elenco non costituisce un ostacolo insuperabile, spettando al giudice di merito sceverare con congrua motivazione gli atti impositivi da quelli che impositivi non sono, esaminando gli aspetti sostanziali dell’atto che possono non trovare compiuta corrispondenza nei suoi caratteri formali . Il discrimine fra atti impugnabili e non va individuato nel profilo funzionale dell’atto, ossia per cosa e` previsto, che funzione e` diretto a soddisfare, che effetti e` finalizzato a realizzare. Questo perche´ l’impugnabilita` di atti atipici, ossia non compresi nell’elenco dell’articolo 19, presuppone la loro assimilabilita`, sul piano funzionale, a taluno degli atti compresi in quell’elenco».E’ ius receptum che l’elencazione degli “atti impugnabili”, contenuta nell’ art. 19 del dlgs 546/92, pur dovendosi considerare tassativa, va interpretata in senso estensivo, sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della P.A., che in conseguenza dell’allargamento della giurisdizione tributaria operato con la legge n. 448/2001. Ciò comporta la facoltà di ricorrere al giudice tributario avverso tutti gli atti adottati dall’ente impositore che, con l’esplicitazione delle concrete ragioni (fattuali e giuridiche) che la sorreggono, porti, comunque, a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, senza necessità di attendere che la stessa, ove non sia raggiunto lo scopo dello spontaneo adempimento cui é “naturaliter” preordinato, si vesta della forma autoritativa di uno degli atti dichiarati espressamente impugnabili dall’art. 19 citato. (Cass. n. 4513/09)
3) Barbara Ianniello, la cancellazione dall’anagrafe delle Onlus comporta la decadenza dai benefici fiscali in corriere tributario n. 1/2005 pag. 63;Gianpaolo Provacci, a chi spetta decidere sulla cancellazione dal registro delle onlus in rivista di giurisprudenza tributaria n. 4/2005 pag. 390) .Gli argomenti a favore della giurisdizione delle Commissioni Tributarie sono :a)la emanazione dell’Agenzia delle entrate è del tutto vincolata all’accertamento dei requisiti prescritti sulla base di dati sicuri e non liberamente valutabili con la conseguenza che la posizione del contribuente è di diritto soggettivo e non di interesse legittimo e ciò esclude in ogni caso la giurisdizione del giudice amministrativo (Commissione tributaria Ancona sentenza n. 106/2004) ;b)i provvedimenti di cancellazione e di diniego di iscrizione dall’anagrafe ONLUS hanno la funzione di impedire il beneficio di indebite agevolazioni fiscali e perciò sono finalizzati alla tutela di un bene giuridico di carattere strettamente tributario ;c)la direzione regionale nega , riconosce o revoca l’iscrizione all’anagrafe ONLUS in base ai fatti e alle norme applicabili senza compiere alcuna scelta di opportunità.
4) Da ultimo Commissione Provinciale di Roma sez. 17 sentenza n. 77 del 4 aprile 2007 ; Commissione Tributaria Regionale di Roma sez. 22 sentenza n. 198 del 18 gennaio 2008 La sentenza n. 13087 del T.a.r. Lazio, depositata il 16 novembre 2004, ha dichiarato la competenza dell’Autorità giudiziaria amministrativa a valutare la legittimità dell’atto che comporta la perdita della qualifica di Onlus. La decisione si basa sulla disciplina prevista dagli articoli 10 e 11 del Decreto Legislativo n. 460 del 7 dicembre 1997, sul fatto che l’iscrizione all’Anagrafe produce effetti non soltanto dichiarativi ma anche costitutivi, ed, in particolare, sulla constatazione che la perdita della qualifica, conseguente al provvedimento di cancellazione, “non ha risvolti soltanto di carattere fiscale, ma si traduce nella perdita d’immagine e di una serie di benefici previsti dalla legge ad altri fini”. Secondo detta pronuncia, dunque, gli atti con cui l’Agenzia delle Entrate dispone l’eliminazione di un ente dall’Anagrafe delle Onlus sono impugnabili con ricorso al giudice amministrativo, e non al giudice tributario. Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso dell’Associazione in quanto la cancellazione dall’Anagrafe è avvenuta senza il preventivo parere dell’Agenzia per le ONLUS, verificandosi, in tal modo, un atto da parte della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate viziato da violazione di legge.
5)in tal senso, Matteo Busico, La giurisdizione sul provvedimento di cancellazione dall’anagrafe ONLUS in GT Rivista di giurisprudenza tributaria n. 1/2009 pag. 24.
Corte di Cassazione, SS.UU., ordinanza 27 gennaio 2010, n. 1625
Con ricorso nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, dell’Agenzia per le Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la […] ONLUS ha chiesto alla Commissione tributaria provinciale di Roma l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento con il quale è stata disposta la sua cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS per l’insussistenza dei requisiti formali previsti dal D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 10.
L’Agenzia per le ONLUS, convenuta, propone ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, contestando la giurisdizione del giudice tributario e chiedendo affermarsi la giurisdizione del giudice amministrativo.
L’Agenzia delle Entrate, non costituitasi ritualmente, ha depositato un “atto di costituzione” “al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione”.
1.- l’Agenzia per le ONLUS – istituita con D.P.C.M. 26 settembre 2000, quale “organismo di
controllo egli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, previsto dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 3, comma 190, – propone ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione deducendo il difetto di giurisdizione del giudice tributario riguardo al ricorso avverso il provvedimento di cancellazione dall’anagrafe tributaria delle ONLUS, ai sensi del D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 11, adottato dall’Agenzia delle Entrate, e l’appartenenza della controversia alla giurisdizione del giudice amministrativo.
Deduce la ricorrente che la lite riguardo alla sussistenza dei requisiti per l’iscrizione nell’anagrafe delle ONLUS non rientrerebbe tra quelle previste dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, attenendo non a tributi bensì alla definizione dei requisiti che un soggetto deve avere per essere qualificato come ONLUS e dunque alla “individuazione del “presupposto del presupposto” di accertamento di un tributo”. La cancellazione dall’anagrafe delle ONLUS sarebbe dunque un atto prodromico rispetto a quelli, impugnabili davanti al giudice tributario, previsti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19.
La giurisdizione del giudice amministrativo discenderebbe d’altra parte dall’art. 7, comma 4, dello Statuto del contribuente (L. 27 luglio 2000, n. 212), secondo cui “la natura tributaria dell’atto non preclude il ricorso agli organi di giustizia amministrativa, quando ne ricorrano i presupposti”.
2.- La tesi dell’Agenzia ricorrente è sicuramente infondata.
Difettano del tutto, infatti, i presupposti per l’attribuzione della controversia agli organi di giustizia amministrativa, ove si consideri che l’iscrizione nel registro delle ONLUS spetta alle organizzazioni che presentano i requisiti richiesti dal D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, art. 10, senza alcun margine di discrezionalità in capo alla pubblica amministrazione. L’iscrizione all’anagrafe, in altre parole, ricorrendone i presupposti, è un diritto della organizzazione richiedente cosicchè, non risultando dalla legge l’attribuzione di una giurisdizione esclusiva in tale materia al. giudice amministrativo, deve senz’altro escludersi che il provvedimento in esame ricada nella giurisdizione generale in materia di interessi legittimi.
3.- Va d’altro canto esclusa – nè, in effetti, è stata da alcuno prospettata – la giurisdizione del giudice ordinario.
È vero, infatti, che l’iscrizione all’anagrafe, oltre al diritto ad usufruire delle agevolazioni fiscali, attribuisce anche la possibilità – da ritenersi altrimenti vietata – di utilizzo dell’acronimo ONLUS. In tal senso depongono il citato D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 11, comma 3, (“Con uno o più decreti del Ministro delle finanze … sono stabilite le modalità di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l’uso della denominazione di ONLUS, nonchè i casi di decadenza totale o parziale dalle agevolazioni previste dal presente decreto…”), il titolo del successivo D.M. 18 luglio 2003, n. 266, (Regolamento concernente le modalità di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l’uso della denominazione di ONLUS, ai sensi del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, art. 11, comma 3), e la Circolare n. 22/E del 16/5/05 (ove si legge: “L’iscrizione all’anagrafe comporta due conseguenze: la possibilità dell’utilizzo dell’acronimo ONLUS ed il diritto ad usufruire delle agevolazioni fiscali”).
Tuttavia deve considerarsi, da un lato, che la ONLUS non costituisce un tipo particolare di
compagine sociale e che dunque l’iscrizione all’anagrafe non modifica lo status dell’associazione, comitato, fondazione, società cooperativa o altro ente di carattere privato (così il D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 10), avente le (ulteriori) caratteristiche indicate dalla norma; dall’altro, che la ragione della istituzione dell’anagrafe e la ratio dell’intera disciplina sono prettamente fiscali, come del resto denunciano il titolo stesso del D.Lgs. n. 460 del 1997, (Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale) e i numerosi benefici di carattere fiscale previsti dal decreto legislativo (e costituenti l’essenza della disciplina delle ONLUS), ricollegati alla iscrizione nell’anagrafe, avente effetto dichiaratamente costitutivo (D.M. 18 luglio 2003, n. 266, art. 1, quanto all’iscrizione, e art. 5, comma 3, quanto alla cancellazione). Il che induce ad escludere che le relative controversie attengano – come sostiene la ricorrente – alla individuazione del “presupposto di un presupposto”, riguardando viceversa direttamente l’esistenza dei requisiti per la concessione di individuati benefici fiscali.
4.- La controversia riguardo al provvedimento di cancellazione (o al rifiuto di iscrizione)
dall’anagrafe delle ONLUS, di competenza dell’Agenzia delle Entrate, deve pertanto ritenersi attribuita al giudice tributario, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, avendo ad oggetto un atto di revoca (o diniego) di agevolazioni (art. 19, lett. h, del citato D.Lgs.).
5.- La natura del giudizio e la novità della questione giustificano la compensazione delle spese.
la Corte, a Sezioni Unite, provvedendo sul regolamento preventivo di giurisdizione, dichiara lagiurisdizione del giudice tributario e compensa le spese.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 19
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 10
 art. 3
 art. 11
 art. 2
 art. 19
 art. 10
 art. 11
 art. 11
 art. 10
 art. 1
 art. 5
 art. 2