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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 14 luglio 2016, n. 14375 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 14 luglio 2016, n. 14375
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L’onere di provare la legittimità del licenziamento cade a carico del datore di lavoro, sicchè il lavoratore può limitarsi ad impugnare il recesso contestando l’addebito disciplinare e sostenendo l’illegittimità dell’ordine inadempiuto
sentenza 14 luglio 2016, n. 14375
sul ricorso 25076-2013 proposto da:
avverso la sentenza n. 66/2013 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, depositata il 02/06/2012 r.g.u. 146/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 06/04/2016 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA;
Con ricorso al Tribunale di Perugia in data 2.12.2009 (OMISSIS) impugnava il licenziamento disciplinare intimatole in data 14.3.2007 deducendo la insussistenza dell’addebito, consistente nella perdurante assenza dal servizio dal giorno 3 gennaio 2007 presso la nuova sede di destinazione.
Esponeva di essere stata assunta da (OMISSIS) con piu’ contratti successivi a tempo determinato e di avere ottenuto in via giudiziale l’accertamento della esistenza di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, giusta sentenza del Tribunale di Perugia nr. 629/06, con la quale (OMISSIS) veniva condannata a riammetterla in servizio presso la filiale di Perugia.
Lamentava che il ripristino del rapporto di lavoro era stato disposto da (OMISSIS) nell’ufficio postale di recapito di Savignano sul Rubicone non risultando, a dire di (OMISSIS), posti disponibili presso la filiale di (OMISSIS).
Il Giudice del lavoro- con sentenza del 22.3.2012 (nr. 203/2012)- rigettava la domanda. La Corte d’appello di Perugia- con sentenza del 27 febbraio/ 3 giugno 2013- rigettava l’appello della (OMISSIS).
La Corte territoriale rilevava che nel ricorso di primo grado non era stata posta in discussione la carenza di posti disponibili tanto nell’ufficio (di Magione) cui la (OMISSIS) era stata originariamente assegnata che in uffici piu’ vicini rispetto a quello di destinazione (Savignano sul Rubicone).
Tali accertamenti erano stati richiesti per la prima volta in sede di appello ed erano sotto tale profilo inammissibili ai sensi dell’articolo 437 c.p.c., comma 2; comunque i fatti da provare erano in contrasto con i documenti tempestivamente prodotti da (OMISSIS) e non contestati dalla ricorrente.
L’ordine giudiziario di riammissione in servizio a seguito di accertamento della illegittimita’ del termine non era sovrapponibile all’ordine di reintegra in servizio L. n. 300 del 1970, ex articolo 18; in ogni caso, anche nelle ipotesi di reintegra il datore di lavoro non perdeva la potesta’ di trasferimento ex articolo 2103 c.c., che a fortiori doveva essergli riconosciuta nei casi di condanna alla riammissione in servizio.
La scelta del posto da assegnare alla lavoratrice era avvenuta in conformita’ ad accordi sindacali specifici, sottoscritti in date 29 luglio, 30 settembre e 15 ottobre 2004, aventi connotazione di favore per i dipendenti giacche’ a mezzo di essi (OMISSIS) aveva limitato il suo potere di distribuire sul territorio le risorse umane a vantaggio di criteri concordati con il sindacato, anche quanto alla procedura da seguire.
La societa’ aveva ottemperato in data 19 dicembre 2006 al comando contenuto nella sentenza, espletando presso l’ufficio di Magione le formalita’ amministrative e contabili per il ripristino del rapporto di lavoro; contestualmente aveva disposto il trasferimento della dipendente dal successivo 3 gennaio 2007, data fino alla quale la (OMISSIS) era rimata in carico all’ufficio di (OMISSIS).
Non vi era pertanto alcun inadempimento di (OMISSIS) che potesse giustificare il reciproco inadempimento della lavoratrice.
1. Con il primo motivo la ricorrente denunzia- ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 4 nullita’ della sentenza e del procedimento- ex articolo 112 c.p.c. – per omessa pronunzia su una eccezione formulata nella memoria autorizzata depositata nel primo grado.
Espone di avere dedotto nel ricorso introduttivo del giudizio la illegittimita’ del licenziamento per non essere mai stata materialmente riammessa nel posto di lavoro precedentemente occupato- ovvero in altra sede presso la stessa filiale di Perugia- e di avere altresi’ dedotto che solo successivamente al ripristino del rapporto di lavoro avrebbe potuto essere adottato un provvedimento di trasferimento, in presenza delle condizioni di cui all’articolo 2103 c.c., il cui onere probatorio cadeva a carico del datore di lavoro.
Assume, dunque, di avere sempre contestato la propria assegnazione presso l’ufficio postale di Savignano sul Rubicone; solo a seguito delle difese di (OMISSIS) ella era venuta a conoscenza del contenuto degli accordi sindacali- invocati in memoria dalla resistente- nonche’ della qualificazione della sua assegnazione come trasferimento, espressione mai prima utilizzata dal datore di lavoro.
La Corte d’appello ha esaminato la questione nella presente sede riproposta, che ha ritenuto inammissibile perche’ tardiva, affermando che la lavoratrice avrebbe dovuto allegare la esistenza di altri posti disponibili presso il Comune di Magione o in localita’ viciniori gia’ nel ricorso introduttivo della lite. Ha comunque evidenziato che (OMISSIS) con i documenti tempestivamente prodotti e non contestati dalla ricorrente aveva provato i fatti posti in discussione con l’appello.
2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce – ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3 violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, articolo 5 e dell’articolo 2697 c.c..
A tal fine (OMISSIS) aveva prodotto:
In tal modo non ha correttamente applicato la regola di cui all’articolo 2697 c.c..
L’onere di provare la legittimita’ del licenziamento cade a carico del datore di lavoro sicche’ ben poteva la lavoratrice limitarsi ad impugnare il recesso contestando l’addebito disciplinare, il che nella specie la ricorrente ha fatto, sostenendo la illegittimita’ dell’ordine inadempiuto, in quanto non conforme al comando giudiziale di riammissione in servizio e, dunque, invocando una eccezione di inadempimento (articolo 1460 c.c.). Era piuttosto il datore di lavoro a dovere introdurre in causa gli elementi di fatto a fondamento della giusta causa e, dunque, la legittimita’ dell’ordine.
In adempimento del proprio onere (OMISSIS) ha allegato che l’ordine era legittimo giacche’ configurava un atto di trasferimento.
Tale allegazione non poteva essere disgiunta dalla (ulteriore) allegazione delle sottese esigenze organizzative: il thema decidendum introdotto dal ricorso del lavoratore era infatti la illegittimita’ dell’ordine inadempiuto e, per quanto rileva in causa, e’ l’articolo 2103 c.c. a porre le condizioni di legittimita’ dell’ordine di trasferimento, il cui onere probatorio cade a carico del datore di lavoro.
3. Con il terzo motivo la ricorrente deduce – ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5 – omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo.
Evidenzia che dal documento prodotto da (OMISSIS), contenente l’elenco dei Comuni cd. “eccedentari” alla data dell’1.12.2006 nella Regione Umbria (allegato 4 alla memoria difensiva) risultava la “non-eccedentarieta’”, in quanto non indicati in elenco, sia del Comune di Perugia che di Comuni situati nella stessa Provincia nonche’ di Comuni in altre province regionali, presso i cui uffici postali ella avrebbe potuto essere assegnata nel rispetto del comando giudiziale.
Si premette che nella fattispecie di causa trova applicazione ratione temporis (ai sensi del Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54, comma 3) il nuovo testo dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto la sentenza impugnata e’ stata pubblicata in data successiva all’11 settembre 2012 sicche’ il vizio della motivazione e’ deducibile soltanto in termini di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti”.
La rubrica del motivo e’ impropriamente formulata secondo il previgente testo dell’articolo 360, n. 5.; tale circostanza non e’ tuttavia ex se ragione di inammissibilita’ del motivo.
Nella sua esposizione, infatti, parte ricorrente ha adempiuto agli oneri imposti dal nuovo testo dell’articolo 360 c.p.c., n. 5, come chiariti dalle sezioni Unite di questa Corte (Cass. S.U. 22.9.2014 nr 19881; Cass. S.U. 7.4.2014 nr. 8053), avendo individuato:
Il “fatto storico” non esaminato in sentenza (esistenza, sulla base dell’elenco depositato da (OMISSIS), di diversi Comuni con uffici postali non – eccedentari nella Provincia di Perugia o, comunque, nella Regione Umbria);
il “dato” testuale da cui esso risulterebbe esistente (elenco delle sedi eccedentarie prodotto da (OMISSIS): documento 4 della produzione della societa’);
– il “come” e il “quando” tale fatto e’ stato oggetto di discussione tra le parti (memoria di costituzione di (OMISSIS) ed allegato documento 4; memorie difensive autorizzate);
la sua “decisivita’”, sotto il profilo del mancato rispetto da parte di (OMISSIS) delle previsioni contenute negli specifici accordi sindacali, condizionanti, in primis, la legittimita’ del trasferimento ed, in via derivata, la legittimita’ del licenziamento.
a) della sottoscrizione di accordi sindacali- del 29 luglio,30 settembre e 15 ottobre 2004-con i quali “le (OMISSIS) hanno di fatto limitato il proprio diritto a distribuire nel modo piu’ opportuno le risorse umane disponibili e, quindi, ad organizzare la propria struttura aziendale… poiche’ hanno accettato di disporre le assegnazioni di sede e i trasferimenti di quei numerosi lavoratori secondo criteri definiti e concordati con le associazioni sindacali anziche’ secondo la propria insindacabile valutazione delle esigenze organizzative, tecniche e produttive” (cosi’ in sentenza).
Avendo la Corte d’appello riconosciuto la auto-limitazione da parte del datore di lavoro della propria potesta’ di trasferimento in favore di quanto statuito negli accordi sindacali era determinante ai fini del decidere verificare se sulla base dell’elenco depositato da (OMISSIS) vi fosse un “Comune non eccedentario, collocato, in sequenza, nella medesima provincia, nella medesima regione…”.
Restano assorbiti il quarto ed il quinto motivo (con i quali si lamenta- ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione degli accordi sindacali sottoscritti da (OMISSIS) in data 29.7.2004 e 15.10.2004) nonche’ il sesto motivo (con il quale viene dedotta violazione e falsa applicazione dell’articolo 2103 c.c.).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-07-27T18:16:09+00:0027 luglio 2016|Cassazione civile 2016, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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