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Timestamp: 2019-08-25 01:29:28+00:00

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Sinistro stradale e fallimento del responsabile civile • IUSinAction
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Di tale questione si è occupata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10640/12.
Il caso. Dagli atti risultava come, successivamente all'introduzione del giudizio, il proprietario dell'autovettura ritenuta responsabile dell'evento fosse fallito.
Gli attori, quindi, avevano riassunto il giudizio nei confronti del fallimento in persona del curatore, chiedendone la condanna al risarcimento del danno in solido con il coobbligato.
Le corti di merito avevano da ciò desunto l'improcedibilità dell'azione e la devoluzione del relativo giudizio al tribunale fallimentare: “Ciò perchè la domanda tende a far valere un diritto verso la massa e, quindi, potenzialmente idonea ad influire sulla par condicio creditorum.
Diversamente, per l'azione nei confronti del conducente, trattandosi di domanda del tutto autonoma e distinta il cui accoglimento non ha nessuna incidenza nei confronti della massa (Cass. 7.1.1983 n. 105; v. anche Cass. 24.2.2011 n. 4464; Cass. 9.7.2005 n. 14468)”.
Gli Ermellini, infatti, sono partiti dal presupposto secondo cui “E' principio assolutamente pacifico quello secondo cui ogni pretesa a contenuto patrimoniale svolta nei confronti di un soggetto fallito debba essere azionata attraverso lo speciale procedimento endofallimentare dell'accertamento del passivo, da attivarsi davanti al tribunale fallimentare, essendo improcedibile ogni diversa azione”.
Pertanto, la Suprema Corte ha ritenuto corretta la dichiarazione di inammissibilità/improseguibilità, poiché gli attori, a seguito del fallimento, hanno riassunto il giudizio nei confronti del curatore, chiedendo la condanna del medesimo in solido con l'assicurazione coobbligata.
Secondo i giudici di legittimità, invece, “La parte danneggiata, infatti, avrebbe dovuto, in alternativa alla sola domanda nei confronti del danneggiante da proporsi con il rito fallimentare, astenersi da ogni conclusione nei suoi confronti o dichiarare l'intenzione di avvalersi di un'eventuale condanna solo in esito al ritorno in bonis”.
Sentenza 26 giugno 2012, n. 10640
B. e C.F. proposero appello avverso la sentenza del tribunale di Torre Annunziata - sezione distaccata di Sorrento del 30.1.2005, con la quale era stata dichiarata l'improseguibilità del giudizio relativo al risarcimento dei danni da sinistro stradale, a seguito dell'intervenuta dichiarazione di fallimento della S. L. sas, proprietaria del veicolo, responsabile dei danni causati agli appellanti; giudizio nel quale era stata richiesta la condanna solidale della società e della sua compagnia di assicurazione per la responsabilità civile SIS Assicurazioni spa.
Hanno proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi B. e C.F.
Con il secondo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, artt. 24, 43, 23, 51, 52; degli artt. 39, 183, 184, 345, 301, 48, 50 c.p.c.; dell'art. 1292, 1218 c.c.;
della L. n. 990 del 1969, art. 18; omesso esame di fatto decisivo e controverso del giudizio in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5;
omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
Né a diversa conclusione può pervenirsi in ossequio al principio per il quale l'improcedibilità del giudizio tra il creditore ed uno dei condebitori solidali, determinata dal fallimento di quest'ultimo, non impedisce che il giudizio stesso prosegua nei confronti di altro condebitore in bonis nella sede ordinaria, senza essere attratto nella competenza del tribunale fallimentare, qualora si tratti di azione avente con il fallimento un rapporto di mera occasionante, e non sia da esso derivante (o che, comunque, lo investa o ne risulti influenzata, con conseguente necessità di svolgimento dinanzi a detto tribunale, ai fini dell'unitarietà della procedura e della par condicio creditorum).
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References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 18