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Timestamp: 2017-09-22 01:13:27+00:00

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Abbaglio del Consigio di Stato. La decisione è basata su un errore | sentenza del giorno
Abbaglio del Consigio di Stato. La decisione è basata su un errore
ABBAGLIO DEL CONSIGLIO DI STATO. LA DECISIONE E' BASATA SU UN ERRORE
Proprio ieri il Consiglio di Stato - Sez. 4 - con sentenza n. 1903/2014, si è espresso sull'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate e dal Ministero delle Finanze contro un contribuente nonchè Codacons, sede di Lecce, Adusbef Puglia e Adoc provinciale di Lecce, per la riforma della sentenza emessa dal TAR Puglia, Sez. Staccata di Lecce, Sez. 1, n. 1621 dell'11/07/2013, statuendo il proprio difetto di giurisdizione e indicando come giudice competente la Commissione Tributaria.
Il TAR aveva dato ragione al contribuente e all'associazione dei consumatori annullando tutto il procedimento effettuato ai sensi dell'art. 1, comma 335, legge 311/2004, che aveva condotto all'aumento delle rendite catastali nella Città di Lecce.
Vi è da dire, sin da subito, che tale decisione è basata su un dato assolutamente errato: il Consiglio di Stato ha fondato il proprio convincimento sull'art. 74 della legge n. 342/2000, che nel testo richiama l'art. 2, comma 3, del D. Lgs. n. 546/92 (legge sul processo tributario), non accorgendosi che, con delle modifiche intervenute medio tempore, il comma 3 dell'art. 2 è ora divenuto il comma 2.
In effetti, l'art. 74 della legge 342/2000, dalla sua entrata in vigore (10 dicembre 2000), on ha mai subito modifiche e nel disciplinare l'impugnazione degli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali fa riferimento all'art. 2, comma 3, del D. Lgs. n. 546/92.
Tale articolo 2, comma 3, nella formulazione in vigore dal 1 gennaio 1996 al 31 dicembre 2001, e quindi nella versione richiamata dall'art. 74, prevedeva: "Appartengono altresì alla giurisdizione tributaria le controversie promosse dai singoli possessori concernenti l' intestazione, la delimitazione, la figura, l' estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell' estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l' attribuzione della rendita catastale".
L'articolo 2 citato è stato modificato dall'art 12, comma 2, della legge n. 448 del 28/12/2001.
Di ciò non si è avveduto il Consiglio di Stato che ha inteso il richiamo dell'art. 74 come effettuato all'attuale comma 3 dell'art. 2 del D. Lgs. n. 546/92.
Quindi, è all'attuale comma 2 che il Consiglio di Stato avrebbe dovuto fare riferimento interpretando correttamente il rimando operato dall'art. 74 della legge 342/2000, e non all'attuale comma 3.
Infatti, il comma 3 dell'art. 2 del D. Lgs. n. 546/92, così come modificato dalla legge 448/2001, fa riferimento al potere del giudice di risolvere in via incidentale ogni questione da cui dipende la decisione delle controversie rientranti nella propria giurisdizione. Tale disposizione nulla ha a che vedere con il richiamo che l'art. 74 opera.
Infatti, il Consiglio di Stato, deduce che, in virtù del rimando operato dall'art. 74 legge 342/2000, all'art. 2, comma 3, D. Lgs. n. 546/92, il giudice tributario non solo sarebbe l'unico giudice competente ma avrebbe, altresì, i poteri di decidere, in via principale, sugli atti presupposti, ossia quello generale di pianificazione in tema di attribuzione o modificazione delle rendite catastali per terreni e fabbricati.
Pertanto, la competenza del giudice tributario a decidere sull'atto presupposto derivererebbe, secondo il Consiglio di Stato, proprio dal rimando che l'art. 74 della legge 342/2000 fa all'art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 546/92.
Il Consiglio di Stato, poi, sottolinea che tale disciplina supererebbe anche il meccanismo della sola disapplicazione degli atti presupposti da parte dei giudici tributari e condurrrebbe ad una cognizione piena di tale giudice anche dell'atto a monte con consequenziale attribuzione del potere di annullamento, in un ottica di concentrazione e unità del processo del tutto condivisivile.
Alla luce dell'arcano svelato tutta la decisone presa dal Consiglio di Stato assume un senso.
Ciò in riferimento, in particolare, agli art. 2 e 19 del D. Lgs. n. 546/92, che delimitano l'oggetto della giurisdizione tributaria (nel quale non sono previsti nè i regolamenti nè gli atti amministrativi generali) e all'art. 7 del citato D. Lgs., che limita i poteri del giudice tributario, circa i regolamenti e gli atti amministrativi generali, alla disapplicazione qualora li ritenga illegittimi.
In effetti, la soluzione prospettata dal medesimo Consiglio di riassumere il processo dinanzi alla Commissione tributaria, potrebbe portare questo giudice, sulla base di quanto detto, a dichiararsi privo di giurisdizione e a rimettere gli atti alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite al fine di stabilire l'esatta giurisdizione.
Altra soluzione giuridica prospettabile è l'impugnazione della sentenza del Consiglio di Stato dinanzi alla Corte di Cassazione al fine di eccepirne l'illegittimità e vedere affermata la giurisdizione del medesimo Consiglio, con rinvio ad altra sezione, per la decisione nel merito.
Settimana 4014
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