Source: https://corgae.it/index.php/colore/il-colore-nel-taga-doc-18
Timestamp: 2020-05-30 11:54:32+00:00

Document:
Il TAGA.DOC.18, ovvero le "Clausole e regolamentazione del settore grafico (Prestampa, Stampa, Legatoria e Cartotecnica/Packaging)" sono nate per eliminare il contenzioso e, nel malaugurato caso ciò si verificasse, dettano le norme per dirimerlo.
Si tratta di un documento che fa riferimento allo stato dell'arte normativo rappresentato dalle ISO della serie 12647 e in particolare, alla ISO 12647-2:2013 dedicata all'offset ma utilizzabile per qualsiasi tipo di stampa che si rifaccia alle sue tolleranze, sia nel metodo che nei valori.
In particolare il capitolo colore non solo si rapporta alla ISO, ma fornisce una chiave di lettura certa e univoca anche in quei punti nei quali la norma non è sempre chiarissima e ciò perché nell'ambito del TC130 - nella ricerca del compromesso tra delegazioni - il testo che ne è uscito a volte è risultato confuso. La presenza nel gruppo di lavoro del TAGA.DOC.18 di coloro che hanno rappresentato il nostro Paese in ISO ha consentito il recupero di quella ratio che ha consentito di riscrivere i rispettivi articoli delle Clausole in modo rigoroso.
In questa pagina riportiamo gli articoli sull'argomento colore, allargati alla prestampa per una migliore comprensione del contesto, arricchiti da un commento tecnico realizzato da Elia Nardini che del TAGA.DOC.18 ha fatto da segretario nei 10 anni dalla sua ideazione, alla gestazione, pubblicazione e aggiornamento.
Il commento, laddove presente è suddiviso in un COMMENTO BREVE che intende dare indicazioni sul motivo per il quale il comma è stato scritto in quel modo e un APPROFONDIMENTO che allarga la discussione al contesto nel quale il comma si trova e fornisce indicazioni sugli atteggiamenti virtuosi da attuare per evitare possibili contestazioni future.
Per una più agevole collocazione nel TAGA.DOC.18 gli articoli e i commi mantengono la stessa numerazione del documento ufficiale.
Titolo II – Preparazione/Prestampa
Art. 4 - File digitali, composizione e bozze
In caso di consegna di file digitali, il committente deve indicare se questi sono pronti per la stampa secondo le norme ISO 12647 di pertinenza; in questo caso ogni modifica, eccetto quelle previste dal successivo comma 3, deve essere preventivamente autorizzata dal committente in quanto ricadente nella fattispecie prevista al comma 4 dell’Art. 1.
In caso di consegna di file digitali non pronti per la stampa, oppure contenenti dati in formato RGB, oppure in formato diverso da PDF/X, il committente autorizza implicitamente le lavorazioni necessarie per normalizzare i file, le quali, se a titolo oneroso, saranno effettuate solo dietro esplicita autorizzazione.
In ogni caso, le trasformazioni automatiche interne necessarie per adattare i file allo specifico processo o macchina da stampa sono implicitamente autorizzate e a carico dello stampatore.
Questa è una precisazione necessaria che, da una parte protegge lo stampatore in quanto deve effettuare delle conversioni, per esempio, per poter stampare una immagine RGB, ma dall’altra impone che le conversioni siano fatte secondo le regole del color management. Quindi chi ancora usasse eliminare i profili (“così non mi fregano”) potrebbe andare incontro a grossi problemi.
Nei lavori di composizione e/o impaginazione il committente ha diritto a ricevere due revisioni di bozze, considerando che:
a) la bozza viene eseguita in bianco e nero se il lavoro da produrre è in bianco e nero;
b) la bozza viene eseguita a colori se il lavoro da produrre è a colori (la bozza non è considerata una prova colori contrattuale di cui al successivo Art. 6).
Le bozze possono anche essere fornite in formato digitale, con le immagini in alta o in bassa risoluzione e la correzione può avvenire con lo stesso mezzo o su una stampa che il committente ha prodotto con proprie attrezzature: in entrambi i casi valgono le considerazioni dei commi successivi.
COMMENTO BREVE - Si fa riferimento al formato PDF e agli strumenti “commenti e marcatura” appositamente creati per la revisione. Si tratta di strumenti che si suggerisce di sviluppare in quanto forniscono una ottima tracciabilità e inoltre, con lo sviluppo delle e-mail certificate, può avere validità probatoria in caso di contenzioso.
APPROFONDIMENTO - Adobe – che evidentemente tiene molto allo sviluppo del PDF – ha reso disponibile ad un possessore di Acrobat Professional (e tutti i professionisti del nostro settore lo sono) la possibilità di attivare gli strumenti “commenti e marcatura” sul Reader gratuito dei propri clienti (che normalmente non dispone di questa funzionalità) consentendo uno scambio molto professionale e a costo zero per il cliente.
Art. 5 - Scansioni
Le scansioni sono fatturate in rapporto al numero e alla superficie; sono previste delle superfici minime fatturabili da definirsi nel preventivo.
Qualora il servizio richiesto sia limitato alla sola riproduzione, nel prezzo è compresa una prova colore contrattuale; non è invece compresa ogni operazione aggiuntiva di elaborazione di originali e file, quali cromia, fotoritocchi, montaggi, impaginazioni e ulteriori colori oltre la quadricromia di scala.
Art. 6 - Prove colore contrattuali
È opportuno che il lavoro sia accompagnato da una prova colore contrattuale, ovvero un qualsiasi stampato capace di simulare una successiva stampa entro determinate tolleranze: può essere una prova digitale come definita dalla norma ISO 12647-7 e descritta nel documento TAGA.DOC.05 allo stato di revisione corrente, o una prova in macchina come previsto dalla norma ISO 12647 di pertinenza, intendendo come tale anche un precedete foglio macchina correttamente conservato.
COMMENTO BREVE - Non esiste una prova colore che va bene per tutto (vedi qui le prove realizzate da corGae). Se si stampa in uso mano la prova sarà diversa rispetto a quella prodotta per simulare una stampa in carta patinata.
La prova deve simulare una specifica condizione di stampa che può riferirsi ad uno standard ISO canonico (esempio FOGRA39 o FOGRA51) oppure una condizione specifica e personalizzata dello stampatore che utilizza, per esempio, curve tonali diverse da quelle di norma, ma anche inchiostri o carte diverse da quelle standard. Nel nostro comprensorio è consuetudine usare curve meno imbottite rispetto a quelle previste dalla norma ISO 12647-2:2013. Le prove, se digitali, dovranno quindi essere conseguenti all’attesa di stampa in quanto, pena una possibile contestazione, dovranno essere copiabili dal sistema di stampa. Questa prerogativa viene meno se si tratta di una prova di stampa in macchina digitale essendo essa stessa il risultato che non necessita di alcuna simulazione (naturalmente il risultato finale deve essere in tolleranza con la prova).
APPROFONDIMENTO - Le prove contrattuali colore nella stampa offset sono regolamentate in due specifici punti delle ISO della serie 12647. Nella ISO 12647-2:2013 vengono prese in considerazione prove colore effettuate con la stessa carta con la quale verrà eseguito il lavoro. Queste prove, avendo dalla loro l’uso della carta della produzione effettiva, debbono rispondere a tolleranze in qualche modo meno restrittive rispetto a quelle previste dalla ISO 12647-7:2016 che è la norma specifica per le prove colore digitali.
Per la ISO 12647-7:2016 se è vero che è possibile usare carte che simulano quelle reali della produzione è altrettanto vero che queste debbono soggiacere a particolari requisiti. Per esempio una prova colore per una carta uso mano, la cui cromia potrebbe agevolmente raggiungersi anche su un supporto semi mat o semi gloss, non è a norma se effettuata su una carta che non abbia contestualmente un appropriato grado di opacità.
SCOMPARE ΔEab E VALE SOLO ΔE00 – La IS0 12647-7:2016 ha introdotto l’attesa “novità” di non considerare più la formula del 1976 per calcolare il ΔE, ma quella del 2000. Questa, che è una vera e propria rivoluzione, porta con se numerosi problemi, primo fra tutti l’obsolescenza del patrimonio hardware e software delle nostre aziende. Dell’argomento non se ne è ancora praticamente parlato tra tecnici e quindi non sarà affrontato in questa sede mancando ancora il necessario confronto.
COLORI SPOT/COLORI PANTONE® – La ISO 12647-7:2016 affronta finalmente questa problematica che però non è trattata dalla ISO 12647-2:2013 per cui abbiamo un disallineamento che può creare confusione.
Per quanto appena detto a proposiito di ΔE e per quanto si dirà commentando il successivo comma 4, l’argomento non viene volutamente trattato. Preme qui solo ricordare che con le attuali stampanti per prova che dispongono di 8, 10, 12 colori e quindi di un ampio Gamut, è possibile fare valutazioni dei pieni dei colori spot avendo l’accortezza di mettere in stampa una tacca al 100% e misurarla. Attenzione la valutazione rigurada solo i pieni perché dei mezzitoni i software non conoscono i comportamenti.
La prova deve necessariamente essere misurabile attraverso la stampa di una scala di controllo chiaramente definita accanto al soggetto e deve essere eseguita secondo le condizioni di stampa previste.
COMMENTO BREVE - Le tolleranze per le prove colore riguardano non solo i valori colorimetrici dei primari e delle loro sovrapposizioni, ma anche il colore della carta (o la sua simulazione) che sarà uno degli 8 tipi previsti dalla norma e, attraverso il controllo dei primari con varie tonalità, la curva caratteristica di stampa. A questo proposito è opportuno sottolineare che la prova deve essere realizzata per le condizioni di stampa previste, stante che una prova realizzata, per esempio, per la condizione FOGRA51 (carta patinata) non sarà valida per un FOGRA52 (uso mano) e viceversa. Nella pratica le tolleranze sono dichiarate dai software di validazione della MediaWedge Ugra/Fogra, unica scala riconosciuta de facto in Italia.
APPROFONDIMENTO - La curva tonale di una caratterizzazione di stampa (FOGRA51, FOGRA52, ecc.) è elemento importante tanto quanto la cromia dei pigmenti degli inchiostri per poter copiare una prova colore. È per questo motivo che nelle scale di controllo, oltre ai pieni (che servono per misurare la cromia degli inchiostri) sono sempre presenti delle tacche retinate che consentono di risalire alla curva tonale.
Tale curva non è elemento di validazione diretto della prova (come si può vedere nella tabellina qui sotto dai valori che vengono verificati per una prova contrattuale colore) ma è attraverso di essa che è possibile ottenere i valori attesi delle altre tacche colore che vengono misurate.
Normalmente i vari software di misurazione/validazione della Media Wedge forniscono queste curve che aiutano a valutare, anche visivamente, come si sta stampando.
I valori misurati sono esclusivamente valori colorimetrici per i quali esistono tolleranze espresse in ΔE (abbiamo indicato ancora ΔE*ab anche per ISO 12647-7 per evitare difficili confronti con ΔE*00). Dalle letture degli stessi dati, se spettrali, attraverso opportune elaborazioni, si può risalire ai valori densitometrici e, da questi, volendo, fare le considerazioni tradizionali di densitometria.
Rispetto alla cromia i valori di tolleranza sono i seguenti: 12627-2:2013 12647-7:2016
Supporto ΔE max 3 ΔE max 3
Media dei ΔE*ab delle tacche misurate ΔE max 4 ΔE max 3
Massimo ΔE*ab della tacca più lontana al riferimento ΔE max 10 ΔE max 6
Colori Primari (C,M,Y,K) ΔE max 5 ΔE max 5
Colori Primari (C,M,Y,K) non previsto ΔH max 2,5
Grigi di tricromia non previsto ΔH max 1,5
STAMPE GENERICHE FORNITE DAI CLIENTI – la formulazione di questo comma esclude a priori quella miriade di stampe fornite dai clienti, alcune delle quali anche molto belle, ma assolutamente incoerenti rispetto alle reali condizioni di stampa e alle carte utilizzate.
A fronte della consegna di una tale prova, priva dei requisiti della prova contrattuale (scala riconoscibile e misurabile), è comunque opportuno fare formale contestazione altrimenti può poi risultare problematico ottenere lo stesso risultato in fase di stampa.
Qualora non si sia proceduto alla esecuzione delle prove richiamate dal presente comma prima dell’inizio della stampa è opportuno/necessario, al fine di prevenire qualsiasi contestazione sul possibile diverso risultato atteso tra riferimento del committente e quanto ottenuto, apporre sulla forma di stampa una scala di controllo al fine di poter verificare in quale modalità avverrà la stampa stessa.
L’apposizione di una scala misurabile (pieni e mezzi toni per poter determinare anche lo schiacciamento) e la stampa con i valori spettrofotometrici e densitometrici corretti è elemento che può dissuadere dall’avvio di un contenzioso in caso di risultato non nelle attese e che, in caso di contenzioso, può aiutare lo stampatore che abbia lavorato entro le tolleranze della ISO 12647-2:2013.
TECNOLOGIA SCCA PER ADEGUARE LA CROMIA AL PUNTO DI BIANCO DELLA CARTA – L’allegato B della ISO 12647-2:2013 consente di calcolare la cromia attesa quando i valori L*a*b* di un supporto (purché della stessa classe) differiscono da quelli di norma, o da una specifica Printing condition, per ΔE*ab>3. L’allegato fa riferimento alla tecnologia SCCA (Substrate Corrected Colorimetric Aims) realizzata dallo statunitense RIT (Rochester Institute of Technology) le cui formule restituiscono i valori L*a*b* attesi se la differenza cromatica del supporto sta entro ΔE*00 5.
La tecnologia, nata principalmente per validare una stampa reale, può essere convenientemente utilizzata anche per validare prove colore con stampanti che sono in grado di utilizzare le normali carte da produzione risolvendo l’annoso problema dei numericamente scarsi riferimenti di norma relativi ai supporti.
L’approvazione della prova colore cartacea avviene mediante apposizione di data e firma del committente su ogni singolo foglio di prova; mentre per la prova colore virtuale (soft proof) come definita al successivo Art. 7 comma 4, l’approvazione dovrà avvenire con le modalità del successivo Art. 7 comma 3.
I colori speciali faranno riferimento a campioni definiti e identificati presenti in commercio o a campioni appositamente preparati e approvati dal cliente, o ancora a valori colorimetrici espressi in L*a*b* i quali, se possono essere simulati dalla stampante di prova, dovranno stare entro le tolleranze definite dalla specifica ISO 12647-7, altrimenti saranno verificati in fase di stampa con riferimento al campione concordemente definito.
APPROFONDIMENTO - In Italia per i colori Spot si usa quasi esclusivamente la scala Pantone® e, fuori da questa, campioni effettivi fisici di riferimento. Per la scala Pantone® è prassi riferirsi alle mazzette prodotte dalla stessa Pantone® peraltro attribuendo loro un valore che non hanno. Come ricorda la stessa Pantone®, le mazzette sono dei semplici riferimenti, mutevoli nel tempo non solo per il decadimento delle mazzette più vecchie, ma proprio perché le stampe sono diverse in origine. I valori di riferimento sono quelli dichiarati nelle librerie dei vari strumenti o software. Tra la mazzetta e i valori dichiarati (in M2, quindi in una modalità che il più delle volte non corrisponde alla visione) possono esserci differenze ΔE superiori alle tolleranze. Tutto ciò evidentemente non aiuta per cui nella pratica è uso “correre dietro” al colore della mazzetta disponibile al momento o al campione di una eventuale stampa precedente.
Non aiuta il disallineamento tra la ISO 12647-7:2016 che prevede la gestione dei colori Spot e la ISO 12647-2:2013 che ancora non ha affrontato l’argomento e neppure la recente ISO 20654:2017 che ha introdotto una modalità diversa dalla Murray-Davies per il calcolo della TVI.
Se questo fermento porterà presto ad una definizione delle modalità operative che riguardano i colori Spot, oggi siamo in mezzo al guado: possiamo fare prove contrattuali colore a norma ISO 12647-7:2016, ma poi non sappiamo come rapportarci in stampa perché ISO 12647-2:2013 non fornisce indicazioni sulla tolleranza di variabilità in tiratura. Ci viene in soccorso TAGA.DOC.01, ma le tolleranze previste in stampa non sono allineate a ISO 12647-7:2016.
Art. 7 - Cianografiche
Si definisce “cianografica impostata” una prova di posizione e contenuto che riproduce fedelmente tutte le caratteristiche grafiche del prodotto (testi, formati, impaginazioni, effetti dovuti alla sovrastampa) ad esclusione della cromia; si definisce “cianografica virtuale” o “soft proof” un documento digitale spedito per via telematica, stampabile in remoto o visualizzabile a monitor che riproduce fedelmente tutte le caratteristiche grafiche del prodotto nello stesso modo di quella cartacea.
COMMENTO BREVE - Purtroppo in Italia non siamo stati capaci di dare un nome semplice a quella che nel TAGA.DOC.05 viene efficacemente definita come “Prova di posizione e contenuto”. In Francia l’hanno chiamata Traceur intendendo con il termine appunto una traccia valida per tutti i posizionamenti con esclusione della cromia.
COMMENTO BREVE - È prassi comune ottenere una unica firma per un intero lavoro o, nel migliore dei casi, una firma per segnatura. Stante la facilità di manomettere le pagine che non portano firma, TAGA.DOC.18 propone queste due modalità che sono “blindate”.
L’approvazione della cianografica virtuale avviene con un qualsiasi mezzo di comunicazione digitale capace di dare sufficiente garanzia che il documento di approvazione non sia manipolabile.
COMMENTO BREVE - Facendo una graduatoria decrescente sul grado di sicurezza e protezione offerto dai sistemi oggi disponibili relativamente alla valenza giuridica di una transazione attraverso un documento digitale avremo:
1. PDF con firma digitale o e-mail certificata (PEC)
2. PDF inibiti alle modifiche e protetti da password
3. transazioni con sistemi specializzati di approvazione sui flussi di lavoro
4. approvazione semplice via e-mail o chat
COMMENTO BREVE - È il caso della soft proof certificata ottenibile, per esempio, con la tecnologia U-DACT (Ugra display analysis and certification tools, oppure dei moduli di controllo remoto di alcuni flussi di lavoro).
La logica è la seguente: vedo a monitor una immagine di cui sono certo della visualizzazione (ΔE<1) nell’attesa di stampa prevista. Stampo secondo consuetudine (quindi sia a norma ISO 12647-2, ma anche secondo la Printing condition scelta e concordata se la visualizzazione monitor è stata impostata in quel modo) e cioè con i valori cromatici e schiacciamenti previsti e quindi il risultato non può che essere quello atteso.
Naturalmente in sala stampa dovrà essere disponibile un monitor analogo a quello che è servito a dare l’approvazione in remoto in modo da poter fare una valutazione visiva, né più né meno come si farebbe in caso di prova contrattuale colore cartacea.
COMMENTO BREVE - Qui si apre un ampio capitolo legato al fatto che l’approvazione su cartaceo, di fatto, viene sempre meno in quanto il nuovo modo di lavorare con file via web senza scambio effettivo di cianografiche e/o prove di stampa fa venire meno la circostanza.
Sempre più spesso, si stampa “senza carta” e cioè in base al PDF che ha visto il cliente a monitor (o su una stampa prodotta in locale – ma non fornita perché tutto ha girato via web – attraverso un semplice driver di stampa e non un Rip). In questi casi, per effetto soprattutto delle sovrastampe (non sempre visualizzate nel software non professionale del cliente) e dei nuovi effetti grafici di trasparenza, il risultato a stampa può discostarsi da quello visto e, per esempio, possono sparite titoli, crearsi dei box bianchi attorno ad un effetto grafico, oppure avere una bucatura causata da un colore spot sul quale è stata applicata una trasparenza come tale visibile a monitor, ecc. ecc.
APPROFONDIMENTO - A parte l’aspetto commerciale – che di fronte ad una contestazione vede tutti i contraenti perdenti – se per le sovrastampe può essere relativamente agevole per uno stampatore ottenere la meglio, diverso può essere il discorso su una trasparenza non realizzata in quanto il più delle volte la cosa dipenderà dal proprio impianto non aggiornato rispetto agli standard accettabili in base alla ISO 12647-2:2013.
Il suggerimento è di mandare sempre al cliente una simulazione del risultato della elaborazione ottenuta dai propri impianti e ottenere il visto si stampi su quella. Se quello che si manda al cliente è ancora un PDF non è detto che il problema sia risolto: gli effetti di sovrastampa saranno visualizzati sempre in base alle impostazioni dei due impianti, quello del cliente e quello dello stampatore a meno che non si utilizzi software che mostra il PDF non con Acrobat, ma con un visualizzatore proprietario via cloud come avviene con Review. In alternativa si può ovviare mandando al cliente un PDF al quale in prima pagina è stato aggiunto il test PDFviewerCheckerVIGC_IT_v1.3 del vigc.be che fornisce le istruzioni per visualizzare le sovrastampe.
Ancora meglio è fornire al cliente un file raster ottenibile da quasi tutti i flussi di lavoro anche sotto forma di PDF per potere avere un documento multi pagina (cosa non possibile con un Tiff o un Jpeg).
Il problema può essere la risoluzione e il grado di compressione del file che si invia. Se ci possono essere problemi di leggibilità di testi in corpo piccolo occorre creare una alta risoluzione e ciò potrebbe comportare la creazione di un file che avrà un peso ingestibile in via telematica. Se la risoluzione è troppo bassa (o la compressione troppo spinta) il risultato a monitor può essere di tale scarsa qualità che il cliente finale può, giustamente, rifiutarsi di dare una approvazione in remoto.
Il consiglio che si fornisce in questi casi se, come in genere succede si preferisce comunque mandare avanti la produzione, disporre di una stampa di controllo (semplice in digitale, il primo foglio macchina in offset) e fare un confronto con quella andando a ricercare come si è comportato il proprio flusso nei punti critici (che una prestampa professionalmente preparata conosce).
COMMENTO BREVE - Questo controllo, soprattutto in mancanza di documenti cartacei di approvazione è bene vada anche nel merito dei singoli oggetti riprodotti per verificare, per esempio, se per caso un font è “scoppiato”, se un colore presenta la sgradevole separazione ante profili ICC degli RGB con colori slavati e appiattiti, se una immagine Tiff si è corrotta e ha perso il sincronismo delle righe per cui vi è una evidente discontinuità di immagine a partire da un certo punto.
Tutte queste anomalie che, pur derivando in genere da un PDF non preparato a norma, sono indice di una non corretta elaborazione ricadono nella responsabilità di uno stampatore che non abbia richiesto e ottenuto un visto si stampi dove tale anomalia poteva essere rilevata.
COMMENTO BREVE - Le responsabilità sia della prestampa che quelle ancor più onerose dello stampatore hanno generato, e generano, con l’avvento dei sistemi informatici in continua e rapida evoluzione, un crescente livello di contenzioso che incide pesantemente sui costi sia per personale preposto a continue verifiche e controlli che per rifacimenti o ristampe. Visto che ciò non è superabile totalmente anche a causa dei ridottissimi tempi concessi per l’esecuzione dei vari lavori è bene che una certa percentuale economica venga riservata e prevista nei preventivi a tale proposito.
Art. 8 - Esecuzione
Si definisce “visto si stampi” (o foglio OK) un foglio di stampa approvato che diventa riferimento per la produzione e per il quale l’approvatore si assume la responsabilità verso il committente.
Una stampa si intende conforme alle norme ISO 12647 di pertinenza quando il supporto e gli inchiostri sono compatibili con essa e sono raggiunti i riferimenti colorimetrici e tonali, entro le tolleranze di deviazione tra il “visto si stampi” e la prova colore contrattuale o il riferimento colorimetrico fornito ed entro le tolleranze di variazione in produzione come previsto delle norme stesse.
COMMENTO BREVE - La norma ISO 12647-2 per la stampa offset per quanto riguarda le tolleranze in stampa fa riferimento a pochi ma significativi valori. Le carte sono definite a norma in base ai valori L*a*b* del colore della stessa nonché al grado di lucido. Per quanto riguarda i colori si fa riferimento pure qui a valori L*a*b* specifici per ogni tipo di carta e relativi ai pieni dei primari, e alle loro combinazioni, con ΔEab massimo di 5.
APPROFONDIMENTO - I valori L*a*b* delle carte si misurano con un normale spettrofotometro in due modalità: o con sotto un foglio nero oppure carta su carta. I valori naturalmente saranno diversi. Restano a norma entro tolleranze diverse tra luminosità e a e b (ΔL* di ±3 e Da* e Db* da ±2 a ±4 a seconda del tipo di supporto). Disponendo della tecnologia SCCA (Allegato B della ISO 12647-2:2013) rientrano a norma carte di una stessa classe con DE00<5 rispetto ai valori L*a*b* standard.
Il grado di lucido invece non è misurabile con i normali strumenti in dotazione in una prestampa o in un reparto stampa: il dato quindi lo deve fornire la cartiera. Rispetto alla norma la tolleranza può essere di ±5.
Per quanto riguarda i colori – oltre alla necessità di utilizzare inchiostri a loro volta a norma (ISO 2846-1) – stante la riconosciuta variabilità delle misurazioni densitometriche che hanno valore solo quando fatte all’interno di una stessa azienda con lo stesso strumento, si fa riferimento pure qui a valori L*a*b* specifici per ogni tipo di carta e relativi ai pieni dei primari, e alle loro combinazioni, con DEab massimo di 5 sulla tolleranza di deviazione rispetto ai valori di norma e di DEab 4 per CMK e 5 per Y per la tolleranza di variabilità rispetto alla copia “OK si stampi” e sempre che la tinta (DH) non abbia variazioni superiori a 2,5. Altro elemento fondamentale è l’aumento del punto che deve stare entro valori prestabiliti di norma diversi per tipo di carta e lineatura.
Ai colori speciali si applicano le tolleranze previste nel TAGA.DOC.01 allo stato di revisione corrente.
COMMENTO BREVE - La ISO 12647-2:2013 non fa riferimento ai colori Spot, mentre la ISO 12647-7:2016 li prevede nella valutazione delle prove contrattuali colore. Per colmare il vuoto sul riferimento in stampa viene in soccorso il Capitolo “3.6.0 - Tolleranze per colori speciali” del TAGA.DOC.01.
Tavola 12 - Tolleranze di deviazione e di variazione per colori fuori scala (indicativa).
Tolleranze ΔEab ΔE00
Tolleranza di deviazione 3,5 2,0
Tolleranza di variazione 2,0 1,0
Contributo della variazione del valore di Δ H ≤1,5 ≤1,5
Misurazioni secondo ISO 13655-Illuminante D50, osservatore 2°, geometria 0/45, 45/0. Le misurazioni devono essere eseguite nella condizione M1.
La concordanza visiva con la prova di stampa contrattuale è un parametro soggettivo auspicabile ma non necessario per la conformità del risultato di stampa.
È a norma una qualsiasi stampa che risponda ad un riferimento misurabile e ripetibile concordato espressamente tra committente e stampatore, oppure noto/notificato come riferimento internazionale, nazionale, locale o aziendale.
COMMENTO BREVE - La formulazione di questo articolo, che ricalca i dettami della ISO 12647-2:2013, consente di mantenere in attualità tutto il lavoro fatto nel passato e la strumentazione per le caratterizzazioni classiche (e al momento peraltro le uniche conosciute dalla massa degli operatori: FOGRA39, FOGRA47 ecc.). Contestualmente dà seguito pratico alla grande novità introdotta dalle nuove ISO derivate dal lavoro iniziato col progetto Misuriamoci delle “Associazioni delle Arti Grafiche di Bologna” e “Associazione Poligrafici Modenesi” ora “Comunico Italiano” che ha portato alla definizione di Additional Printing condition che la ISO 12647-2:2013 considera a norma qualora, attraverso una caratterizzazione e un profilo ICC sia:
• descritto il substrato,
• descritto il colore (dei pieni e delle loro sovrapposizioni),
• descritti i grigi neutri,
• descritto il retino,
• descritta la sequenza di stampa,
• descritta una TVI caratteristica.
Qualsiasi stampa che si riferisce ad una Printing condition prodotta, verificata e comunicata con questa modalità è a norma ISO 12647-2:2013 se, nella esecuzione, risponde alle tolleranze previste. corGae ha prodotto proprie printing condition, una per la carta patinata (corGae_INDS2_SFS_M1_v1) e una per la carta uso mano (corGae_IndS2_AEW_M1_v1) i cui profili e le altre caratteristiche sono scaricabili da questa pagina del nostro sito.
APPROFONDIMENTO - Con questo comma si stabilisce che quando lo stampatore ha fornito una prova colore che rispecchia una caratterizzazione standard e/o territoriale o la caratterizzazione del suo impianto stampa e tale prova viene approvata, la stampa sarà idonea se rispetta le tolleranze sui colori, sullo schiacciamento e sulla variabilità di tiratura previste dalla ISO 12647-2:2013. Ne discende che un lavoro senza prova colore approvata potrà essere soggetto a contenzioso solo se non rispetta la caratterizzazione dichiarata in modo certo tra le parti e strutturata come previsto nel presente comma.
In pratica stabilito un profilo colore di riferimento (che potrà essere uno standard internazionale, territoriale o semplicemente aziendale) si dovrà avere una prova colore approvata e si dovranno applicare su quello tutte le regole tipiche della norma ISO 12647-2:2013. Se la prova non c’è varranno le misurazioni sulla scala di controllo. Se non c’è la scala la stampa è indefinibile e nell’eventuale contenzioso non sarà possibile fare valere queste regole.
Va da sé che, anche se la ISO 12647-2 riguarda espressamente la stampa offset, la strutturazione di questo comma è funzionale a qualsiasi tipo di stampa compresa quella digitale, così come espressamente previsto dalla ISO 12647-2:2013. Si dice infatti nelle premesse alla norma:
— the colorimetric aims of the process colours, defined by the general printing conditions and using typical means of inking, are achievable;
— by agreement between all parties, an additional printing condition is established and aim values for this printing condition are clearly communicated, for example by exchanging a characterization.
• sono raggiungibili gli obiettivi colorimetrici dei colori di processo, definiti dalle condizioni generali di stampa e utilizzando mezzi tipici di inchiostrazione;
• con l’accordo tra le parti, viene stabilita una condizione di stampa aggiuntiva e vengono indicati chiaramente i valori obiettivo per questa condizione di stampa, ad esempio scambiando una caratterizzazione
una stampa è conforme alla ISO 12647-2:2013 indipendentemente dalla tecnologia utilizzata. È su questo assunto che corGae si è potuta certificare ISO 12647-2:2013 e l’ha potuto fare per le caratterizzazioni internazionali FOGRA39, FOGRA47, FOGRA51, FOGRA52 e per le proprie corGae_INDS2_SFS_M1_v1 e corGae_INDS2_AEW_M1_v1.
Un altro aspetto interessante per gli stampatori digitali riguarda la tolleranza tra la eventuale prova vistata dal cliente e la tiratura: trattandosi di una prova di macchina sulla carta effettiva di stampa, la prova gode, per estensione logica, dei parametri più ampi della 12647-2 e non della 12647-7 (vedi commento al comma 1 dell’articolo 6).
Sia per la stampa offset che per la stampa digitale in caso di contenzioso varrà in primis la Copia OK (se è stata vistata dal cliente), quindi la prova di stampa vistata dal cliente (che in caso di stampa digitale è la Copia OK) e, in assenza, fogli macchina con scala.
Per la stampa digitale ciò vale più in teoria che non in pratica stante il fatto che:
• la prova da far vistare/vistata dal cliente è normalmente/tradizionalmente priva di scala non dovendo simulare nulla da verificare rispetto alla rispondenza a se stessa;
• per ragioni di spazio e di organizzazione dei flussi di lavoro la scala di controllo ha minor senso in stampa digitale e quindi è raro che sia messa sullo stampato (se è opportuno/necessario il controllo, si può ovviare facendo precedere e/o intercalare un foglio che porta una scaletta misurabile).
Ciò significa che al di là della verifica visiva (che comunque ha un suo forte valore anche se non misurabile) sarà improbabile, in stampa digitale, avere documentazione di controllo attraverso scale. Ecco perché è opportuno che anche gli stampatori digitali si abituino, soprattutto per lavori impegnativi e di alto valore, a far vistare al cliente e/o realizzare una copia d’archivio dove esiste una scala misurabile (la quale può anche coprire parzialmente la grafica purché non nasconda zone significative). Il confronto visivo con la tiratura potrà più facilmente dirimere molti contenziosi.
MISURAZIONI: le misurazioni colorimetriche saranno effettuate secondo la norma ISO 13655:2009 in condizione M0 se riguardano caratterizzazioni antecedenti la ISO 12467-2:2013, in M1 in caso contrario. La ISO 12647-2:2013 non obbliga le misurazioni in M1, tuttavia misurando in M0 su carte con sbiancanti ottici non si ottengono profili capaci di descrivere un grigio neutro su quel particolare supporto, quindi la scelta è praticamente obbligata. Per contro le caratterizzazioni della 12647-2:2004/Amd.1:2007 (per intenderci FOGRA39 e FOGRA47) sono state tutte effettuate in M0 e quindi è in quella modalità che sarà bene misurarle (tra l’altro è anche molto più veloce).
Le misurazioni colorimetriche sarebbero inoltre valide se effettuate prima del tempo di invecchiamento dei supporti cartacei analogici o digitali. Per quanto riguarda i supporti per prove di stampa digitali, studi approfonditi (ISO TC130 WG3 N859 e N929) indicano un limite massimo di 12 giorni tra la stampa della prova digitale e la sua lettura colorimetrica.
Se all’esecuzione il problema in pratica non esiste (la prova contrattuale viene validata al momento della sua realizzazione) e anche durante la produzione l’eventuale verifica può essere fattibile, anche se molti lavori editoriali hanno tempi di preparazione ben più lunghi, in caso di contenzioso si apre questo ulteriore problema.
Assume quindi particolare rilevanza in caso di analisi a posteriori, potersi riferire a misurazioni effettuate all’interno dell’azienda al momento della stampa. Trattandosi di misurazioni di parte, al fine di aumentare il loro valore è opportuno/necessario che possano essere sorrette da una dichiarazione di conformità delle strumentazioni utilizzate.
Le misurazioni densitometriche invece sono da considerarsi solo indicative, a supporto delle misurazioni colorimetriche e valide solamente come controllo di processo interno all’azienda, così come stabiliscono gli orientamenti degli standard internazionali dal 2004 ad oggi.
In ogni caso sono opportune/necessarie adeguate dichiarazioni di conformità riguardo alla validità del sistema di gestione della qualità legato agli strumenti di misura come, ad esempio, l’ottemperanza della ricertificazione periodica degli strumenti da parte del produttore o procedure documentate di verifica interna degli strumenti stessi.
In questo senso l’ottenimento del marchio di qualità “io COMUNICO ITALIANO”, le certificazioni ISO 9001, qualora l’ambito copra queste procedure/istruzioni, e le certificazioni specifiche che si riferiscono alle ISO 12647 emesse da enti terzi, rappresenteranno un rafforzativo - in caso di contenzioso - per tenere in considerazione la validità di misurazioni archiviate.
Nel caso di stampa digitale di piccolo o grande formato, oltre a quanto previsto nel precedente comma 5, si intende conforme se posta in relazione alla campionatura, che per il grande formato può essere limitata ad una porzione, preventivamente visionata e accettata dal cliente, effettuata sulla stessa stampante o plotter digitale e con lo stesso substrato che verrà utilizzato per la produzione, con le tolleranze previste dalla ISO 12647-2.
Ove esista un “visto si stampi” vistato dal cliente, sarà questo che farà fede per il controllo della tiratura indipendentemente dai valori presenti sulla scala di controllo di una eventuale prova contrattuale colore relativa allo stesso lavoro.
APPROFONDIMENTO - È importante avere chiara la gerarchia di valore tra prova colore, dati di caratterizzazione e Copia OK. La vecchia ISO 12647-2:2004/Amd.1:2007 prevedeva che la stampa doveva essere in tolleranza con la prova di riferimento. Era chiaramente una situazione aberrante al limite della possibilità tecnica di poterla rispettare. Con la nuova versione si è voluto esplicitare che i valori di riferimento sono quelli della caratterizzazione raccolti nelle Tabelle 5 e 6 della ISO 12647-2:2013.
Impostazione più che corretta se non fosse che, di fatto, NON ESISTONO caratterizzazioni di norma per le patinate e le uso mano: FOGRA51 infatti, a dispetto di quanto era previsto, non rappresenta la Printing condition 1 (=PC1), così come FOGRA52 non è PC5. In particolare quest’ultima (PC5) dichiara una carta con “basso” tenore di sbiancanti ottici, mentre FOGRA52 è fatta su carta con contenuto “moderato” tanto che il supporto è fuori dalla tolleranza di norma (Δa = 6, contro il ± 2 ammesso). Sui primari abbiamo differenze fino a ΔE00 di 1,73 per andare oltre 2 nei secondari.
Ora poiché la norma accetta le cosiddette Additional Printing Condition, si può correttamente affermare che, per estensione, le Tabelle 5 e 6 forniscono i riferimenti tonali su cui andare a recuperare i valori L*a*b* dalla caratterizzazione.
Purtroppo la cosa non è così lineare in quanto per come è scritta la norma sorge il dubbio che i valori di caratterizzazione si possano prendere solo in caso di prova non conforme (If no conforming proof, ICC profile, or data set is supplied, the colour values of Table 5 and Table 6 shall provide the aim).
Stando alla lettura di chi ha partecipato ai tavoli ISO e ha scambiato l’informazione all’interno di TAGA tutto ciò porterebbe a questa interpretazione della ISO 12647-2:2013:
1 - Se la prova colore è una “prova di macchina” o una precedente tiratura, allora quello è il riferimento
2 - Se la prova colore è digitale fanno fede i valori di caratterizzazione e NON quelli misurati sulla prova (che a sua volta è un’interpretazione della caratterizzazione…). La prova comunque rimane un riferimento visivo.
3 - Il caso di assenza di riferimenti, fanno fede i valori in tabella
Quindi nel caso 2 i valori Lab di riferimento vanno estratti da Fogra39 o Fogra51 o qualsiasi sia il riferimento usato, che deve essere dichiarato. NON sono però i valori in tabella che vengono usati solo nel caso 3.
Ora per evitare tutte queste discussioni il TAGA.DOC.18 ha previsto una frase non ambigua dando alla Copia OK il valore di punto zero per la valutazione della Tolleranza di variabilità in tiratura. Sarà poi il fatto che la “Copia OK” sia stata autorizzata da chi rappresenta il committente o meno che sposterà l’eventuale ambito di contestazione.
corGae utilizza la "Copia OK" per ottenere una verifica a norma ISO 12647-2:2013 per qualsiasi condizione di stampa sia in presenza che in assenza di una caratterizzazione di riferimento.
Delta Ch o ∆Ch
È la modalità di valutazione della tolleranza del grigio neutro (vedi) nella ISO 12647-2:2013. Deve essere <5.
Delta E o ∆E*
È la differenza cromatica, nello spazio tridimensionale, tra due colori. Dei 6 ∆E* noti, qui ci interssano il ∆Eab, definito nel 1976 dal CIE e ancora riferimento per ISO 12647-2:2013, e il ∆E00, definito nel 2000 sempre dal CIE, inserito come indicazione nella ISO 12647-2:2013. Unico riferimento per ISO 12647-7:2016.
Delta H*, h* [∆H*, ∆h*]
H sta per Hue = Tinta. La tinta è quell’attributo che nel gergo comune viene definito come colore: Rosso, Verde, Giallo, Turchese, Ocra... ∆H* è la differenza tra due colori rappresenta da un segmento, ∆h* da un angolo. La ISO 12647-2:2013 richiede che il ∆H* tra i primari CMYK sia <3.
Delta L*, a*, b* [∆L*, ∆a*, ∆b*]
Sono differenze lineari (o bidimensionali) nello spazio colore L*a*b*. L* va da 0 a 100 e definisce quella che in gergo viene chiamata luminosità: 0 è nero, 100 è bianco. In stampa abbiamo valori di 9 per Indigo su patinata, 12 per FOGRA51, 16 per Indigo su Uso mano e 26 per FOGRA52. Verso l’alto le carte moderne, perchè in stampa il bianco è la carta, sia patinate che uso mano con OBA, hanno valori da 93 a 95.
Il solido tridimensionale dello spazio colore L*a*b* ha un asse a*, altrimenti detto dei rosso/verdi e un asse b* dei gialli/blu che possono assumere valori da -127 a +127. Nel punto a* e b* = 0 abbiamo l’asse dei grigi neutri, da non confendersi col gigio neutro di un supporto stampato.
Grigio neutro, True gray (K), Chromatic gray (CMY)
Nello spazio colore L*a*b* è grigio un qualsiasi colore che ha a* e b* = 0. In grafica è neutro qualsiasi colore RGB che ha pari valori di R, G e B. Per esempio R60, G60, B60 è un grigio scuro (o nelle ombre), R120, G120, B120 è un grigio medio (o di mezzo tono), R180, G180, B180 è un grigio chiaro (o nelle luci). In stampa è definito grigio un colore stampato con una determinata percentuale di K (True gray) o con una combinazione ben definita, diversa per ogni supporto, di CMY (Chromatic gray). È la dominante giallognola o azzurra (per effetto degli OBA) del supporto che, avendo una notevole influenza sulla percezione del griglio, impone una ricetta diversa per ogni supporto. Grigio non è il classico 50,40,40 di CMY, ma quel colore che, ad un determinato valore L*, assume per a* e b* un valore che sta sui segmenti di congiunzione tra a* CMY100 e a* carta e b* CMY100 e b* carta. Su questa definizione l’Annexe A della ISO 12647-2:2013 fornisce la formula per la determinazione del ∆Ch che è il parametro di tolleranza che la norma stabilisce debba essere <5. Maggiori informazioni le potete trovare in questa pagina.
OBA - Sbiancanti ottici
Optical brightening agents, sono sostanze chimiche capaci di assorbire la luce ultravioletta invisibile con lunghezze d’onda sotto i 400 μm (nanometri) e rimandarla nella fascia del blu dello spettro del visibile a una lunghezza d’onda compresa tra 400 e 450 nm. È questo blu che dà alla carta un aspetto più bianco. Nel tempo le carte sbiancate vanno incontro ad un progressivo ingiallimento.
Tolleranza di deviazione
La tolleranza di deviazione rappresenta la differenza tra i valori tonali della prova contrattuale colore e i valori della Copia OK “visto si stampi”. Nel caso non sia disponibile alcuna prova il riferimento sarà la caratterizzazione dell’attesa di stampa (output intent). Il valore della prova colore, soprattutto per questo parametro, ha perso rilevanza nella ISO 12647-2:2013 rispetto alla precedente. L’ambiguità che ancora resta sulle differenze tra prova colore e stampa sono ampiamente commemtate agli art. 6 comma 2 e 8 comma 7 cui si rimanda.
Tolleranza di variazione
La tolleranza di variazione si riferisce al rapporto tra le copie di tiratura e il “visto si stampi”. Le eventuali differenze tra i valori tonali delle copie di produzione e i corrispondenti valori del “visto si stampi” non devono superare le tolleranze di variazione specificate nella tabella 11 della ISO 12647-2:2013 per almeno il 68% delle copie stampate.

References: Art. 4
 Art. 6

Art. 5

Art. 6
 Art. 7
 Art. 7

Art. 7

Art. 8
 art. 6