Source: https://www.comitatopaulrougeau.org/02-2003
Timestamp: 2019-11-21 23:17:52+00:00

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02-2003 | comitatopaulrougeau
Numero 104 - Febbraio 2003
1) Kenneth ci scrive
2) Gli Stati Uniti di nuovo fustigati dalla Corte internazionale
3) Ashcroft aggressivo promotore della pena di morte
4) Drammatici sviluppi dei casi di minorenni condannati a morte
5) Salviamo Scott Allen Hain minorenne all'epoca del crimine
6) Tendenze contrastanti nella nuova amministrazione in Maryland
7) Ucciso l'anglo-americano Elliot nonostante le proteste inglesi
8) Il sapore della liberta' dopo 16 anni nel braccio della morte
9) Jeb Bush vuol chiudere un istituto che difende i condannati a morte
10) Sospesa l'esecuzione di Gregory Van Alstyne
11) Annullata in Iran la sentenza di morte per il professor Aghajari
12) Per gli ultimi appelli? Gli avvocati peggiori!
13) Notiziario: Arabia Saudita, Oklahoma, Missouri, Texas
Il nostro amico Kenneth Foster ci ha inviato la seguente lettera carica di forza morale e latrice di buone notizie. Kenneth si rivela una persona proprio eccezionale: forte e controllato, pieno di entusiasmo e di capacità organizzative. Non sembra che a scrivere sia un uomo rinchiuso in una cella di due metri per tre: potrebbe benissimo trattarsi di un giovane attivista seduto davanti al suo computer in un ufficio confortevole e luminoso. Invece Kenneth, quando si riferisce al "suo" sito ( www.todesstrafe-usa.de/death_penalty/alive_foster.htm ) o ai "suoi" volantini, sta parlando di materiale e lavoro prodotti dagli amici sparsi nel mondo che lui ha saputo riunire ed organizzare!
Ci piacciono i tipi come lui, perché dall'interno del braccio della morte, possono davvero rappresentare un faro di speranza e di riferimento per i loro compagni di sventura e saranno certo persone come Kenneth che nel tempo riusciranno a portare avanti la lotta abolizionista fino all'indubitabile, seppure ancora lontano, trionfo finale! (Grazia)
dall'ultima volta che ho scritto per il Bollettino del Comitato Paul Rougeau sono successe molte cose, non solo riguardo al mio caso, ma riguardo alla pena di morte in generale. I fatti avvenuti dovrebbero incoraggiare voi (e noi tutti) a renderci conto che le persone stanno ascoltando il grido per la giustizia e per il rispetto dell'umanità. Dobbiamo ricordarci sempre che senza Giustizia Sociale non può esservi Ordine Sociale.
Anche se questa notizia è stata ampiamente divulgata, desidero parlarne di nuovo perché mi dà speranza. All'inizio di gennaio il Governatore Ryan dell'Illinois (al termine del suo ultimo incarico di governatore) ha commutato le condanne a morte di 171 prigionieri. Quattro di questi sono stati completamente esonerati. Dopo molta riflessione e dopo aver trovato il necessario coraggio, il governatore Ryan ha fatto la cosa giusta. In precedenza Ryan aveva indetto una moratoria in seguito alla liberazione di 13 uomini, riconosciuti innocenti, dal braccio della morte dell'Illinois. Senza alcun dubbio egli ha fatto la cosa giusta. Le moratorie si sono estese agli stati del Maryland e del Delaware, e così c'è stato un progresso ulteriore. Alcuni anni fa se un uomo pronunciava in modo appena percettibile la parola "innocenza" veniva guardato con estremo disprezzo e dubbio - adesso la realtà di un sistema che lavora malamente e si accontenta di punire i poveri, gli ignoranti e le minoranze urla a squarciagola. No, probabilmente non avremo mai un sistema "perfetto", ma facciamo almeno tutto ciò che possiamo per averne uno più giusto.
Considerando questi successi gli attivisti nel mondo dovrebbero sentirsi ritemprati nella causa che sostengono, sicuri che gli sforzi congiunti portano risultati.
Il sostegno dato dai nostri corrispondenti, insieme alle organizzazioni come il Comitato Paul Rougeau, Amnesty International, l'ACAT ed altre, è espressione di ciò che vuole la gente. Teniamo presente che i governi sussistono perché la gente li ha costituiti fidandosi nella loro guida, ma quando un governo cessa di essere un educatore e diviene un oppressore, non si tratta più di un governo ma di una dittatura in mano a un tiranno. Quindi continuiamo a dimostrare che vogliamo Giustizia, Pace, Onestà, Compassione e Riabilitazione che vincano Ingiustizia, Guerra e Odio.
Per sei anni ho cercato di fare del mio meglio per diventare una voce politica ed ora ho conseguito elementi importantissimi riguardo al mio caso e alla mia Innocenza. Ho descritto nei particolari la mia situazione nel mio sito Internet e ho avvertito i visitatori che avrei avuto accesso alla Corte Federale il 3 gennaio 2003. Questo è un livello molto pericoloso nel procedimento di appello (il motivo lo trovate nel sito nella sezione "Descrizione degli Appelli"). Ho sottolineato che dovevamo portare avanti delle azioni suscitando la consapevolezza che esse non avrebbero aiutato solo me ma anche altri con casi simili al mio. Bene, per Grazia di Dio, proprio per un pelo, il 2 gennaio 2003 il mio avvocato ha intervistato un co-imputato nel mio caso e questi ha firmato una dichiarazione giurata in cui mi ha discolpato dichiarandomi estraneo a qualsiasi partecipazione al crimine. Si è trattato di un fatto del tutto inaspettato che ha reso completamente solida la dimostrazione della mia innocenza. In conseguenza di questa dichiarazione giurata, lo stato del Texas non ha alcuna prova o fatto che per mantenere la mia incriminazione per questo crimine. Il mio avvocato mi ha scritto la notizia, confermatami oggi per telefono, dichiarando: "Tutte le persone coinvolte in questo caso ti hanno discolpato. Sarà davvero interessante vedere come lo Stato risponderà a tutto ciò e come potrà mantenere in piedi il teorema riguardo al tuo coinvolgimento". Ora che questo testimone si è fatto avanti, lo Stato non può più contare su false testimonianze ed è ovvio che sono stato rinchiuso nel braccio della morte per sei anni per null'altro che per il reato di associazione. Ho sempre affermato questa verità.
Sto per fare alcune cose: prima di tutto, pubblicherò il mio appello federale nel mio sito perché il pubblico possa leggerlo. Ci saranno le istruzioni per navigare attraverso i documenti legali ed esaminare tutte le prove. Voglio che la gente si renda conto di quanto questo caso sia ingiusto.
Secondo, abbiamo attivato ufficialmente una campagna in mio favore chiamata "Visions for L.I.F.E. (Visioni per la Vita)." Sto progettando di creare un sito Internet per questa campagna nel quale inserirò informazioni aggiornate prese dal Bollettino del Comitato Paul Rougeau e dal mio sito web. Per sapere come aiutarci nella campagna potete contattare Paolo Scanabucci di Ancona (che è uno dei Principali membri del Direttivo e il Direttore della Campagna in Italia) all'indirizzo p.skanna@libero.it
Se volete inoltre unirvi al mio gruppo, potete inviare un e-mail ad Adam Weiss all'indirizzo adamw79@hotmail.com
Se gli chiedete di inserirvi nel gruppo, egli vi iscriverà nella mailing-list che fornisce aggiornamenti sul mio caso e sulle mie attività. Adam è uno dei principali Membri del Direttivo del Massachussets (USA). Contattando Paolo Scanabucci potete unirvi a lui in Italia per la mia campagna "Visions for L.I.F.E.", così riceverete volantini su di me, il mio libro di poesie e altri articoli che presto speriamo saranno disponibili. Progettiamo di sfidare, su basi socio/politiche, la legge del Texas sulle condanne 'per associazione' che perversamente manda le persone nel braccio della morte utilizzando circostanze estremamente controverse. Attraverso il mio caso speriamo di aprire una strada con questo nuovo movimento, per combattere la pena capitale e per dimostrare quanto essa sia ingiusta. Speriamo di influire su molti altri casi come il mio e, attraverso gli sforzi solidali compiuti non soltanto dalla gente qui, ma anche dagli Italiani, possiamo creare una differenza. Metterò il Comitato Paul Rougeau in contatto con il mio avvocato per cui chiedo a tutti voi, se avete delle domande, di rivolgervi al Comitato Paul Rougeau.
Da sei anni a questa parte la mia vita è stata in pericolo di un'ingiusta esecuzione. Ho lavorato giorni e notti, spesso per vedermi chiudere porte in faccia. Dio mi ha dato forza per continuare a combattere e ho potuto ottenere piccoli successi. Ho visto morire molti uomini qui, anche molti amici intimi, e mi sono detto che non mi sarei mai arreso. Adesso mi trovo con la possibilità di essere completamente scagionato di questo crimine. Sono votato più che mai alla lotta. Voglio anche ardentemente tornare nella società delle persone libere e dedicarmi alla lotta al fianco dei miei compagni attivisti. Il mio cuore è lì, perché questo mondo ha bisogno di Combattenti per la Libertà.
Gesù fu un combattente per la libertà Spirituale e fu perseguitato per le sue idee. Ma Dio disse: "La vittoria sarà mia", e "Ogni cosa è possibile attraverso di Lui". Io confido su questo Amore e su questa Forza. Vi chiedo di avere fiducia insieme a me per affrontare il sistema del Texas. Il Texas cercherà di resistere fino alla fine. Lo scorso anno il Texas ha "giustiziato" 33 uomini. Ciò è atroce. Al secondo posto per le esecuzioni ci fu l'Oklahoma con 7, poi il Missouri con 6. Confrontate queste cifre con 33. E' proprio agghiacciante amici miei vivere in questa casa della morte. Potete stare certi che tra gli oltre 400 uomini qui rinchiusi ci sono molti innocenti. Spero di contribuire a spezzare questo sistema.
Vi manderò altre notizie e vi chiedo di continuare a pregare per la mia situazione e di contattarci.
Fino a quando ci sentiremo di nuovo, Dio vi benedica tutti, rimanete forti e mantenete la fede nella Lotta per la Giustizia!
Ciao. Kenneth
Il Messico negli ultimi tempi è entrato più volte in aperto conflitto con gli Stati Uniti sulla questione della pena di morte. Ricordiamo le vivaci proteste del Presidente messicano Vicente Fox in agosto per l’esecuzione del suo connazionale Javier Suarez Medina. Fox arrivò ad annullare una visita di tre giorni in Texas e al presidente Bush (v. n. 99).
Dicendo di aver esaurito tutte le alternative, a gennaio il Messico si è infine appellato alla Corte Internazionale dell’Aia, organo giudiziario delle Nazioni Unite. Lo stato latino-americano, che ha abolito la pena capitale, denuncia la violazione del Trattato di Vienna sulle Relazioni consolari nei casi di 51 condannati a morte messicani che furono processati negli USA senza l’assistenza del Consolato del Messico. Inizialmente il contenzioso riguardava 54 uomini imprigionati in 10 stati; il loro numero si è ridotto a 51 quando il Governatore Ryan ha commutato le sentenze di morte in Illinois. Il 22 gennaio, con procedimento di urgenza, il Messico ha chiesto alla Corte di ordinare la sospensione delle esecuzioni di questi condannati fino al momento in cui i 15 giudici non avranno deliberato sull’appello messicano. Anche se la Corte Internazionale non possiede mezzi coercitivi per far rispettare le proprie decisioni, le sue sentenze sono giuridicamente inappellabili e vincolanti.
Gli Stati Uniti sono stati già condannati dalla Corte Internazionale dell’Aia nel giugno del 2001 per la violazione degli obblighi consolari nei riguardi di Walter e Karl LaGrand, due fratelli tedeschi che furono ‘giustiziati’ in Arizona nel 1999 (v. n. 87). In tale occasione gli USA si limitarono a presentare le loro scuse e a promettere di comportarsi meglio in futuro. Così non è stato e le esecuzioni di cittadini stranieri cui furono negati i diritti consolari sono proseguite regolarmente.
Uno dei legali che lavora per il Messico è Monica Foster, avvocatessa dello stato dell’Indiana. (La Foster ha avuto una certa notorietà in Italia per l’assistenza prestata a Paula Cooper che fu condannata alla sedia elettrica per un omicidio compiuto a 15 anni di età). Monica Foster punta soprattutto sul criterio di reciprocità facendo presente che i Messicani hanno negli Stati Uniti “gli stessi identici diritti che hanno gli Americani arrestati in Francia (…) o in Afghanistan.”
Gli Stati Uniti, che si sottraggono sempre più agli obblighi internazionali riguardanti i diritti umani, difficilmente rispetteranno un’eventuale sentenza della Corte Internazionale che li obblighi a riprocessare i 51 messicani. Per il momento Washington ha risposto in maniera sprezzante che il Messico non ha provato che i propri diritti consolari siano stati danneggiati e men che meno che vi sia la necessità di un ordine di sospensione delle sentenze capitali. Lamentando una violazione della propria sovranità nazionale, tramite William Taft, consigliere legale del Dipartimento di Stato, gli USA dichiarano: “Avanziamo una forte obiezione contro la richiesta del Messico. Non trova una base nei fatti e un supporto nella legge.”
Il 5 febbraio la Corte Internazionale ha richiesto agli Stati Uniti di bloccare le esecuzioni di tre messicani che hanno esaurito gli appelli, quelle di Cesar Fierro e di Roberto Ramos in Texas e quella di Osvaldo Torres Aguilera in Oklahoma. I 15 giudici all’unanimità hanno concluso che portare a termine le esecuzioni causerebbe un’irreparabile violazione dei loro diritti nell’ipotesi che la Corte accolga il ricorso del Messico. Il Presidente della Corte Gilbert Guillaume ha detto: “Gli Stati Uniti devono adottare le misure necessarie per evitare che questi uomini vengano giustiziati nell’attesa della decisione finale.”
Il Governatore del Texas Rick Perry non vede alcun motivo per sospendere le esecuzioni di Fierro e Ramos dal momento che, a suo avviso, le corti statali e federali degli Stati Uniti danno “adeguate garanzie” ai carcerati stranieri che si vogliono incontrare con le autorità consolari.
La posizione di Perry è stata criticata con amara ironia dal quotidiano Austin American-Statesman: “Il fatto che siamo in grado di ignorare le rimostranze del Messico non significa che dobbiamo farlo (…) Abbiamo giustiziato Messicani nonostante le richieste del Messico. Ora che abbiamo dato prova di quanto siamo duri contro il crimine, non possiamo permetterci il lusso di mostrare rispetto per le esigenze dei nostri vicini - e per l’integrità della legge - rimandando due esecuzioni?”
Dal canto loro le autorità dell’Oklahoma dicono di non volersi nemmeno porre il problema della richiesta della Corte Internazionale, semmai ci penseranno un momento prima di ‘giustiziare’ Osvaldo Torres Aguilera.
In realtà dovrebbe essere il Governo federale - che intrattiene le relazioni estere nell’intereresse e per conto dei singoli stati - a ordinare al Texas e all’Oklahoma di sospendere le esecuzioni dei messicani. In base all’esperienza che abbiamo, possiamo prevedere che non lo farà mai.
Il Ministro della Giustizia degli Stati Uniti, John Ashcroft, si distingue per la sua sinistra caparbietà nell’ordinare ai pubblici accusatori federali di perseguire la pena di morte, anche nei casi in cui costoro - per ragioni di giustizia o di opportunità processuale - hanno deciso diversamente.
Per i delitti che ricadono sotto la giurisdizione federale, per esempio gli omicidi connessi con lo spaccio di droga, sta ai singoli accusatori decidere se chiedere o meno la pena di morte. L’ultima parola spetta però al Ministro della Giustizia. Con l’avvento del Ministro Ashcroft, nel clima violento instauratosi sotto l’Amministrazione Bush, la funzione del Ministro della Giustizia si risolve in una esasperata promozione delle sentenze capitali, invasiva e lesiva dell’autonomia dei singoli accusatori. Ashcroft - che dal momento in cui è entrato in carica due anni fa ha rovesciato 28 volte la decisione degli accusatori federali di non chiedere la pena di morte - è arrivato a rivoluzionare l’istituto del patteggiamento tra pubblica accusa ed imputato; due anni fa egli decise infatti di riservarsi il diritto di annullare gli accordi in cui viene accantonata la pena di morte in cambio di informazioni sulle organizzazioni criminali.
L’accanimento di Ashcroft si è diretto particolarmente verso le aree geografiche in cui non vengono quasi mai pronunciate sentenza capitali, per esempio lo stato di New York, il Connecticut e il Vermont, con un esplicito intento ‘rieducativo’…
Dei 28 casi in cui - nell’arco di due anni - Ashcroft ha imposto il perseguimento della pena di morte contro la volontà degli accusatori federali, 26 riguardano persone appartenenti a minoranze etniche. Di qui le fondate accuse delle organizzazioni per i diritti umani di una connotazione razzista della pena di morte federale.
Il 3 febbraio è stata resa nota la decisione di Ashcroft di rigettare il patteggiamento con tale Jairo Zapata che aveva già firmato un accordo di cooperazione per sgominare una banda colombiana dedita al commercio di droga. In cambio l’imputato avrebbe scampato la pena capitale. L’accordo annullato dal Ministro della Giustizia, era stato già firmato dai pubblici accusatori e dall’avvocato difensore di Zapata, oltre che dall’imputato. E’ la sesta volta che avviene una cosa del genere.
Vibranti proteste contro l’atteggiamento di Ashcroft si sono levate sia da parte degli avvocati difensori, sia da parte degli accusatori federali i quali lamentano che il contrasto col Ministro finisce per minare l’efficacia del loro lavoro. Gli interventi di Ashcroft fanno sorgere gravi problemi di coscienza quando gli accusatori non ritengono che un imputato meriti la pena capitale.
John Ashcroft tenta di rianimare l’istituto della pena di morte federale che si stava esaurendo naturalmente. Ricordiamo che non vi furono esecuzioni federali durante la presidenza di Clinton e che le uniche 2 avvenute negli USA dal 1977 in poi sono state effettuate sotto l’amministrazione Bush. Per il 18 marzo è programmata la terza esecuzione federale, quella del soldato afro-americano Louis Jones, veterano delle guerre di Grenada e del Golfo. Amnesty International rileva che a Jones non sono state riconosciute forti attenuanti che avrebbero dovuto evitargli la pena di morte. La sua ultima speranza risiede nell’improbabile decisione del presidente George Bush di concedergli la grazia.
Il 22 gennaio in South Carolina gli avvocati di Robert Conyers, condannato a morte per un delitto commesso nel 1991 a 16 anni di età, hanno argomentato davanti alla Corte suprema dello stato chiedendo l’annullamento della condanna capitale di Conyers - che soffrì gravi abusi nell’infanzia - e la ripetizione della seconda fase del processo, quella in cui viene irrogata la pena. Due anni fa il Giudice Howard King aveva concesso al condannato una nuova udienza per l’irrogazione della pena a motivo del pessimo lavoro fatto un’esperta utilizzata dalla difesa. L’accusa si era però opposta dicendo che l’imperizia dimostrata dall’esperta non poteva considerarsi una colpa dell’avvocato. Nella South Carolina ci sono altri due condannati a morte che avevano 16 anni all’epoca del crimine.
Il 27 gennaio la Corte suprema federale ha rigettato senza prenderlo in considerazione l’appello di Scott Allen Hain, condannato a morte in Oklahoma per due omicidi commessi a 17 anni di età. Lo stato dell’Oklahoma ha subito chiesto l’esecuzione di Hain che è stata programmata per il 3 aprile prossimo (v. articolo seguente).
All’appello di Hain è legata la sorte di Ronald Chris Foster la cui esecuzione in Mississippi era stata sospesa all’ultimo momento dal Governatore Musgrove (v. n. 102 ). Musgrove il 6 gennaio aveva dichiarato di voler attendere la decisione della Corte suprema federale sul caso Hain, che avrebbe potuto mettere al bando la pena di morte per i minorenni, e l’accertamento dell’eventuale ritardo mentale del condannato. Ricordiamo che per Foster il nostro Comitato si era attivamente impegnato nel mese di dicembre (v. n. 101) e la notizia della sospensione ci aveva dato grande sollievo.
Infine, purtroppo, il 13 febbraio la Corte suprema del Mississippi ha deciso contro Foster. Il Giudice Jim Smith, anche a nome di altri tre giudici, ha dichiarato: “Dopo aver discusso e ponderato, questa corte afferma che Foster non ha portato sufficienti prove del suo ritardo mentale…” Quattro giudici erano di parere opposto e un giudice si è astenuto. In casi come questo la parità gioca a sfavore del ricorrente.
La pubblica accusa ha subito preannunciato la richiesta al Governatore di annullare la sospensione della sentenza di morte. Non si conosce per ora l’orientamento di Musgrove che, in ultima istanza, anche per le pressioni ricevute da ogni parte, potrebbe concedere la grazia al condannato.
Il 22 gennaio a Fairfax in Virginia un Grand Juri ha imputato il diciassettenne Lee Boyd Malvo dell’omicidio di Linda Franklin avvenuto il 14 ottobre, una delle 13 uccisioni compiute in ottobre dai cecchini Malvo e Muhammad in diversi stati nell’area di Washington (v. nn. 101 e 103). La settimana prima un giudice minorile aveva rimandato Malvo al Gran Juri sentenziando che poteva essere processato come un adulto e condannato a morte. Il 28 gennaio l’inizio del processo di Malvo è stato fissato per il 10 novembre mediando tra la richiesta dell’accusa (giugno) e quella della difesa (febbraio 2004). Si preannuncia un processo molto complesso e soprattutto spettacolare. Verranno dati ampio spazio e mezzi alla difesa, ma la sentenza di morte sembra già scontata per questo disgraziato minorenne. Alcuni commentatori avanzano l’ipotesi che la Corte suprema federale e i parlamenti di alcuni stati rimandino il bando della pena di morte per i minorenni all’epoca del delitto ad un momento successivo all’esecuzione di Lee Boyd Malvo diventato un simbolo del male, considerato un ‘nemico’ degli Stati Uniti d’America.
5) SALVIAMO SCOTT ALLEN HAIN MINORENNE ALL’EPOCA DEL CRIMINE
Scott Allen Hain è l’unico minorenne all’epoca del crimine rinchiuso nel braccio della morte dell’Oklahoma. Hain aveva infatti 17 anni quando con un complice più vecchio di lui derubò, rapì e uccise una coppia di fidanzati. La sua data di esecuzione è fissata per il 3 aprile prossimo.
In questo momento cruciale per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte ai minorenni, facciamo sentire la nostra opposizione alle autorità dell’Oklahoma. Inviamo, possibilmente ai due destinatari, la seguente petizione dopo averla riprodotta e completata con nome, cognome ed indirizzo postale completo dei sottoscrittori.
On April 3rd Scott Allen Hain is scheduled to be killed by the State of Oklahoma. We beg you to stop this execution!
Hain was 17 at the time of his crime. The double murder he committed with his accomplice was horrible, and we in no way attempt to excuse it or belittle the distress caused to the victims’ families. What we want to point out is that the State of Oklahoma is going to kill an offender who was under age when committing his crime, and this is a punishment which no other civilized nation goes on applying in the 21st century!
Actually, the United States are the only nation where a number of executions of juveniles takes place. Of all the executions of juveniles at the time of the crime, carried out in the world in these last ten years, the great majority of them has taken place in the USA, the others in Congo, in Iran, in Nigeria, in Pakistan, in South Arabia and in Yemen. Most of these nations, except the United States, have afterwards forbidden the execution of juveniles.
A Gallup poll last year found that 69 percent of those questioned opposed the execution of anyone under 18, showing that also in your country this practice has started to be considered cruel and unusual. It is therefore in the name of civilization and of the preservation of the basic human rights that we respectfully request you that this juvenile’s execution be stayed and consideration is given to granting the executive clemency.
Traduzione della petizione: Il 3 aprile è programmata l’uccisione di Scott Allen Hain.Vi preghiamo di fermare questa esecuzione! Hain aveva 17 all’epoca del crimine. Il duplice omicidio da lui commesso con un complice fu orrendo e noi non intendiamo in alcun modo scusarlo o sminuire la sofferenza provocata alle famiglie delle sue vittime.Ciò che vogliamo sottolineare è che lo Stato dell’Oklahoma sta per uccidere un prigioniero che era minorenne quando commise il crimine, e questa è una punizione che nessun’altra nazione civile applica ancora nel 21° secolo! Infatti, gli Stati Uniti sono l’unica nazione in cui un gran numero di minorenni viene “giustiziato”. Di tutte le esecuzioni di minorenni all’epoca del crimine, effettuate nel mondo negli ultimi dieci anni, la grande maggioranza ha avuto luogo negli U.S.A., le altre in Congo, Iran, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita e Yemen. La maggior parte di queste nazioni, eccetto gli Stati Uniti, ha successivamente proibito l’esecuzione di minorenni. Un sondaggio Gallup effettuato lo scorso anno rivelò che il 69% degli intervistati era contrario all’esecuzione di chiunque avesse meno di 18 anni, dimostrando che anche nel vostro paese questa pratica ha iniziato a essere considerata crudele e inusuale. E’ pertanto nel nome della civiltà e del mantenimento dei diritti umani basilari, che vi chiediamo rispettosamente di sospendere le esecuzioni di questo minorenne e di considerare la possibilità di concedergli clemenza.(Grazia)
In campagna elettorale il repubblicano Robert Ehrlich aveva promesso che qualora fosse stato eletto Governatore del Maryland avrebbe revocato la moratoria delle esecuzioni capitali istituita dal suo predecessore. Di conseguenza, il 21 gennaio, appena entrato in carica, Ehrlich ha consentito che un giudice fissasse l’esecuzione del condannato Steven Oken nella settimana che inizia il 17 marzo.
La squadra della morte aveva già iniziato la preparazione con esecuzioni simulate. Nell’unità ospedaliera del penitenziario del Maryland gli addetti si esercitano ad affrontare ogni imprevisto che potesse sorgere nella tetra camera sterile in cui si eseguono le condanne a morte. Agendo come se un condannato fosse nelle loro mani, lo legano con le pesanti cinghie di cuoio alla stretta lastra di acciaio. Inseriscono la linea di tubi endovenosi designati a portare in sequenza i tre farmaci mortali nel corpo del condannato. Si esercitano nelle manovre necessarie nel caso si verifichi un’ostruzione nella linea. Provano le sostituzioni nei vari ruoli nell’ipotesi del venir meno di un membro della squadra.
In contrasto con questo sinistro fervore, sono state rese note pacate ma robuste obiezioni alla pena capitale avanzate da altissime autorità del Maryland (oltre che da esponenti religiosi e delle associazioni per i diritti umani).
Il vice Governatore Michael Steele, preoccupato per la discriminazione razziale nell’applicazione della pena di morte, ha chiesto un approfondimento dello studio dell’Università del Maryland reso noto il 7 gennaio (v. n. 103); studio che Ehrlich, in un primo tempo, aveva del tutto snobbato. Steele, afro-americano, fervente cattolico contrario alla pena capitale, è riuscito a stabilire con il governatore un approfondito dialogo sulla questione.
Il 29 gennaio, inoltre, lo stesso Ministro della Giustizia del Maryland J. Joseph Curran Jr. ha chiesto, in una lettera aperta indirizzata al Governatore e al Parlamento, l’abolizione della pena di morte: “La pena capitale porta solo ad un intollerabile rischio di uccidere degli innocenti.” La presa di posizione del ministro Curran è sconvolgente dato che egli ha il compito istituzionale di appoggiare i procedimenti di accusa e di opporsi - in particolare - agli appelli dei condannati a morte. Il fatto che non si sia innescato un conflitto in seno all’amministrazione del Maryland dopo le uscite di Steele e di Curran - che hanno suscitato vivaci reazioni di perenti delle vittime del crimine e di alcune autorità - può significare che lo stesso governatore Ehrlich cominci a nutrire dei dubbi sulla pena capitale.
All’ultimo momento apprendiamo che l’esecuzione di Steven Oken è stata sospesa. Osiamo sperare che in Maryland la moratoria… “cacciata dalla porta rientri dalla finestra.”
7) UCCISO L’ANGLO-AMERICANO ELLIOT NONOSTANTE LE PROTESTE INGLESI
La questione delle pena capitale appare l’unico motivo di dissenso nella compatta alleanza tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Quando non è strategicamente opportuno sorvolare su tale questione, su di essa può sorgere un apprezzabile attrito tra le autorità americane e quelle del Regno Unito (v. ad es. n. 83). Ciò è avvenuto nel caso di John William “Jackie” Elliot, di 42 anni, nato in Inghilterra da genitori americani e vissuto poi quasi sempre in America, pur conservando la doppia cittadinanza.
Elliot è stato messo a morte in Texas il 4 febbraio ma nelle settimane che hanno preceduto l’esecuzione sono pervenute alle autorità texane moltissime richieste di clemenza da parte di personalità politiche e religiose e da privati cittadini del Regno Unito.
Elliot, dedito alla droga e con precedenti penali per omicidio durante una rissa e per rapina, era stato condannato nel 1986 per aver stuprato, insieme ad altri due uomini, Joyce Munguia, una ragazza di 17 anni che poi lui avrebbe ucciso colpendola con una catena (questo è quanto fu sostenuto da Danny Hanson, un quarto testimone del fatto, che dichiarò di essere rimasto in disparte ad assistere alla scena). I due uomini che parteciparono allo stupro furono condannati a 10 e 15 anni di carcere, Hanson, testimone chiave dell’accusa, non fu incriminato di alcun reato, Elliot fu condannato a morte.
La difesa aveva chiesto di sospendere l’esecuzione ed effettuare un test del DNA che potesse incrinare la ricostruzione dei fatti che inchiodò Elliot. Infatti sui suoi calzoni corti vi erano numerose macchie di sangue che fu attribuito alla vittima, ma anche sulle scarpe di Hanson c’erano macchie di sangue, che invece l’accusa disse essere dello stesso Hanson, conseguenti ad una precedente rissa.
I difensori di Elliot avevano anche scoperto un dossier della polizia, tenuto nascosto finora, contenente oltre 40 dichiarazioni di testimoni, tutte favorevoli alla versione di Elliot. Egli infatti ha sempre sostenuto di aver preso parte allo stupro, ma di essere innocente dell’omicidio, che, affermava, fu invece compiuto proprio da Hanson.
Una settimana prima dell’esecuzione, il parlamentare conservatore inglese, John Gummer, si era recato in Texas portando con sé una petizione firmata da altri 134 membri del Parlamento in cui si chiedeva di concedere più tempo per le indagini. Il console inglese in America ha presentato alle autorità texane la richiesta del suo Governo di commutare la condanna di Elliot, mentre il Vescovo di Londra, Rev. Richard Chartres e il capo della Chiesa cattolica in Inghilterra, Cardinale Cormac Murphy-O’Connor, hanno chiesto alle autorità di risparmiare la vita di Elliot. Richieste sono state anche fatte a Tony Blair perché intercedesse direttamente in favore di Elliot presso George Bush. Decine di giornalisti inglesi si sono recati a Huntsville a intervistare Elliot, il quale non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornali americani.
La risposta a tutte queste suppliche dall’Inghilterra, nonché alle richieste di sospensione motivate da valide argomentazioni della difesa, è stata un rifiuto secco e totale. La Commissione per le grazie ha respinto 18 a 0 ogni ipotesi di clemenza o di rinvio dell’esecuzione.
Il giudice Jan Wisser, che avrebbe potuto sospendere l’esecuzione, aveva già chiesto da una settimana alla Commissione per le Grazie di non concedere clemenza, dichiarando di “non esser mai venuto in contatto con un imputato più meritevole della pena capitale di Elliot”. In perfetto accordo con il giudice Wisser, l’Ufficio del Procuratore Distrettuale della Contea di Travis, irritato dai tentativi di fermare l’uccisione di Elliot, per bocca di Brian Case ha dichiarato: “Penso che la difesa sia fuori strada presentando questo caso come una sorta di cospirazione. Non c’è nulla che deponga in suo favore.”
Dopo l’esecuzione di Elliot, il parlamentare inglese John Gummer ha detto: “Si è trattato di un triste giorno per la giustizia americana”, e ha aggiunto che “nessun individuo raziocinante può essere felice di vedere uccidere una persona quando tante domande restano senza risposta”. Gli avvocati difensori hanno ringraziato gli Inglesi per aver sostenuto il condannato e la sua famiglia.
8) IL SAPORE DELLA LIBERTA’ DOPO 16 ANNI NEL BRACCIO DELLA MORTE
Il 24 gennaio Rudolph Holton ha attraversato vari cancelli tra le barriere di filo spinato che circondano la Union Correctional Institution in Florida: adesso è un uomo libero. Ha 49 anni, con 16 anni di braccio della morte alle spalle, ma è un uomo libero. Le sue prime reazioni sono state di profonda commozione e di magnanimità nei confronti dei suoi persecutori: “Perdono tutti quanti”, ha dichiarato asciugandosi gli occhi e abbottonandosi il cappotto nuovo nell’aria frizzante del mattino. Subito dopo ha espresso il desiderio di godere delle piccole cose che per sedici anni gli sono state negate: gustare un dolce scelto da lui, coltivare un orticello, dedicarsi a lavori di bricolage, seguire le partite in TV.
Holton è stato liberato perché le prove che lo avevano fatto condannare a morte 16 anni prima, per lo stupro e l’omicidio di una prostituta diciassettenne, sono cadute una ad una: un test del DNA ha rivelato che un capello ritrovato in bocca alla vittima non apparteneva a Holton, come era stato affermato, ma alla vittima stessa; il testimone chiave dell’accusa, un altro detenuto, che aveva dichiarato che Holton gli aveva raccontato in cella di come avesse ucciso la ragazza, ha ritrattato, confessando di aver testimoniato contro Rudolph in cambio di uno grosso sconto della sua pena. Non è una novità l’uso di testimonianze rilasciate da altri detenuti per ottenere incriminazioni e condanne, ed è preoccupante che la giustizia in un caso capitale sia fondata su prove tanto fallaci! Colui che al processo sostenne l’accusa contro Holton, Joe Episcopo, si dice d’accordo sulla sua liberazione: "Mi dispiace che sia accaduto tutto ciò. A quel tempo credevo in quello che facevo."
A Rudolph Holton sono stati rubati 16 anni di vita, ha lasciato due figli adolescenti e adesso li ritrova adulti, ha 6 nipoti che ancora non conosce ed ha ricevuto in cambio di tutto questo incommensurabile danno… 100 dollari da parte dello Stato (tale è infatti la cifra che viene messa in mano ai detenuti rilasciati per sopperire ai bisogni immediati).
In contrapposizione alla nobile affermazione di perdono collettivo da parte di Holton appare stridente il commento della sua liberazione da parte dell’attuale rappresentante dell’accusa, Mark Ober: “A causa dell’inaffidabilità della testimonianza e della mancanza di prove fisiche, lo stato della Florida non può chiedere ad un nuovo processo contro Holton… Non sto dicendo forte e chiaro che Rudolph Holton è innocente. Sto dicendo che non possiamo provare la sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio”. Successivamente Ober ha calcato ulteriormente la mano: “Lo stato della Florida non ha ragionevoli probabilità di ottenere una nuova condanna. Pertanto mi è preclusa la possibilità di andare avanti, per motivi etici. Ciò non significa che egli sia innocente”.
Questo genere di affermazioni - che vengono tradizionalmente rilasciate dagli uffici d’accusa quando un detenuto viene esonerato e posto in libertà - rivelano il velenoso atteggiamento degli accusatori che, tenaci come mastini, vorrebbero non dover mai mollare la preda che sono riusciti ad azzannare! Per contro, l’avvocato difensore di Rudolph ha allegramente ribattuto che non ha alcuna importanza ciò che dice l’accusa: “Possono dire quello che gli pare. La verità è una questione di legge ed è che egli è innocente. Innocente proprio come voi o come me”.
Interpellato su che cosa pensa della pena capitale, Holton ha dichiarato: “E’ piena di falle e non funziona. Spero che il Governatore voglia darci davvero un’attenta occhiata”. (Grazia)
Rudolph Holton è il ventiquattresimo ospite del braccio della morte della Florida ad essere esonerato dal 1973. A fronte delle 54 esecuzioni che vi sono state in questi anni, 24 esonerazioni dovrebbero spingere la Florida ad un profondo ripensamento del sistema della pena capitale, come è avvenuto in Illinois (v. n. 103). Interpellato sulla vicenda di Holton, il Governatore Jeb Bush ha riposto che non vi è alcuna necessità di rivedere il sistema della pena di morte in Florida: “Non credo che sia necessario per il nostro stato. Abbiamo un sistema criminale che protegge i diritti di questa gente in modo straordinario e continua a farlo”.
La liberazione di Holton avviene proprio mentre Jeb Bush propone al Parlamento di eliminare il Capital Collateral Regional Counsel, un istituto finanziato dallo stato che aiuta i condannati a morte nei loro appelli. Bush in tal modo vuole risparmiare denaro (precisamente 3,8 milioni di dollari l’anno) e accorciare i tempi impiegati a presentare le richieste di appello. Questo istituto ha il merito di aver ottenuto la liberazione di Holton e altri tre condannati a morte negli ultimi due anni. Approvando il progetto del Governatore, il Ministro della Giustizia Charlie Crist ha detto:
“Bisogna sempre tenere presente la giustizia e l’equità. La Florida non sacrificherà mai tutto ciò (…) Con lo stesso impegno noi dobbiamo preoccuparci e rimettere a fuoco le situazioni tristi delle vittime e delle loro famiglie. Credo che per un tempo troppo lungo noi… abbiamo esagerato in simpatia per i colpevoli.”
10) SOSPESA L’ESECUZIONE DI GREGORY VAN ALSTYNE
Il 13 febbraio la Corte Criminale d’Appello del Texas ha sospeso l’esecuzione di Gregory Van Alstyne prevista per il 18 dello stesso mese. In favore di Gregory si è avuta una intensa mobilitazione in Italia cui ha partecipato anche il nostro Comitato (v. n. 103). Il caso Van Alstyne è stato rimandato alla Corte della Contea di Potter dove fu celebrato il processo che portò alla condanna a morte. La questione del ritardo mentale di Gregory non è stata posta durante tutto il corso dell’iter processuale perché in passato non costituiva una questione dirimente (lo è diventata con la sentenza della Corte suprema federale del giugno scorso). Il giudice della Contea di Potter ha titolo per valutare la fondatezza delle prove del suo ritardo mentale scoperte in extremis dai difensori di Gregory. Molto probabilmente tali prove saranno discusse con la partecipazione di esperti. Se ritenute sufficienti dal giudice di Contea, la Corte Criminale d’Appello potrebbe commutare la pena di morte di Gregory in carcere a vita.
Il caso di Hashem Aghajari è stato ampiamente illustrato in un articolo comparso nel n.102 in cui avanzavamo la speranza che le due fazioni in lotta per il potere in Iran, quella moderata del Presidente Kathami e quella ultra conservatrice del supremo leader Ayatollah Ali Khamenei, non volessero portare alle estreme conseguenze lo scontro sul caso del prof. Aghajari, condannato a morte per offesa al Profeta Maometto in un discorso da lui pronunciato a giugno nella città di Hamedan. In effetti un tacito accordo ha portato alla revoca della condanna capitale da parte della Corte suprema iraniana il 14 febbraio: “La sentenza di morte contro Aghajari è stata revocata dalla maggioranza dei giudici. Tre dei quattro giudici hanno votato per revocare la sentenza” - ha dichiarato l’ayatollah Mohammad Sajjadi, uno dei membri della corte che ha discusso l’appello di Aghajari a Qom - “La decisione viene dopo settimane di attento studio e revisione del discorso tenuto da Aghajari. Tre dei quattro giudici hanno deciso che le accuse contro Aghajari non erano compatibili con il suo discorso”.
Gli esponenti più conservatori del regime iraniano avevano minacciato di eseguire con le proprie mani la sentenza qualora lo scrittore fosse stato scagionato dalla Corte suprema.
L’annullamento della sentenza di Aghajari non significa che lo scontro tra progressisti e conservatori si sia affievolito: l’8 febbraio Hossein Mojahed, uno dei sostenitori di Aghajari, capo del Partito di opposizione nella provincia di Hamedan, è stato imprigionato per scontare una pena detentiva di sei mesi perché riconosciuto colpevole di turbativa della pubblica opinione. Dieci mesi fa Mojahed era stato condannato a 30 mesi di carcere e a 74 frustate ma in appello la sentenza è stata ridimensionata.
Il giudice Tom Price, della Corte d’Appello Criminale del Texas, sostenuto da altri due suoi colleghi, ha rilasciato in questi giorni una dichiarazione scritta in cui critica aspramente l’autorizzazione all’esecuzione del detenuto Leonard Rojas, avvenuta il 4 dicembre scorso, in quanto al condannato era stato assegnato d’ufficio, per l’appello statale, David Chapman, un avvocato difensore malato di mente e sospeso per due volte dall’Ordine degli Avvocati (la terza sospensione gli arrivò poco dopo l’assegnazione al caso di Rojas). Quest’avvocato, che non si era mai occupato in precedenza di casi capitali, non solo non effettuò alcuna indagine, ma dichiarò di non capire neppure le motivazioni indicate nella richiesta di appello. A definitivo completamento della sua opera disastrosa, Chapman, senza informare Rojas, rinunciò all’appello federale, spianando la strada del condannato verso la morte. Altri tre giudici della stessa Corte d’Appello hanno ribattuto in modo aspro alle critiche mosse dal giudice Price, affermando che il fatto stesso che Chapman fosse stato solo sospeso (e non radiato) significa che era considerato ancora in grado di svolgere il suo compito. Hanno anche aggiunto che ci deve comunque essere una prima volta per ogni avvocato che tratta i casi capitali e che l’inesperienza di Chapman non può costituire una misura delle sue incapacità.
Tra i commenti di Price, molto arguto è quello in cui egli ha scritto: “Chissà se coloro che contestano che [Chapman] era qualificato, vorrebbero averlo come loro avvocato difensore in una qualsiasi causa legale, nel periodo in cui egli si trovava sospeso per aver mancato di tutelare i suoi clienti.”
Il fatto che i nove giudici della Corte d’Appello criminale si siano messi a discutere su un caso ormai concluso è un segnale della divisione fra loro su una problematica cruciale nell’ambito del dibattito sulla pena di morte. Questa Corte si è infatti guadagnata la fama di respingere con la semplice apposizione di un timbro gli appelli dei condannati anche quando contengono valide argomentazioni. Sono state avviate nel Parlamento del Texas proposte di legge per proteggere i diritti dei detenuti, in particolare durante le fasi degli appelli, ma il loro iter non sarà certamente agevole.
Come ha dichiarato il professor David Dow, docente di legge all’Università di Houston, che a sua volta si occupa di appelli a livello federale: “La Corte d’Appello Criminale è stata notevolmente infedele allo spirito della legge. Dalla legge infatti si presume che ti venga assegnato un avvocato competente. Questo in realtà non capita spesso”. Dow afferma che le critiche espresse dal giudice Price e dagli altri due suoi sostenitori sono un indizio preoccupante, in quanto ci sono altri condannati che stanno per affrontare l’esecuzione in circostanze simili a quelle di Rojas. Di fatto, il Texas ha “giustiziato” in gennaio un detenuto che non aveva ottenuto l’appello a livello federale perché il suo avvocato aveva presentato la mozione con cinque giorni di ritardo.
“Il caso di Leonard Rojas non costituisce un incidente isolato. E’ uno dei numerosi preoccupanti incidenti che si realizzano in un contesto di trascuratezza ed irresponsabilità da parte della Corte, che è l’entità responsabile di garantire che ogni prigioniero condannato a morte riceva una revisione completa e giusta del suo caso prima che abbia luogo l’esecuzione”. Così si è espresso Andrea Keilen, un altro avvocato che lavora per il Texas Defender Service. (Grazia)
Arabia Saudita. Sentenza di morte per offesa alla religione.
A Gedda in gennaio il cittadino yemenita Hail Al Masri è stato condannato alla decapitazione per offese alla religione. In prima istanza egli era stato condannato a 2 anni di prigione e a 600 frustate ma una corte superiore a cui era ricorso lo ha condannato a morte. Gettatosi dal terzo piano dopo la lettura della sentenza, Al Masri è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale.
Oklahoma. Il nuovo governatore spietato come Keating.
Il nuovo governatore dell’Oklahoma ha rovesciato la proposta di clemenza avanzata dalla Commissione delle Grazie per Bobby Joe Field, lasciandolo uccidere il 13 febbraio. Si tratta della seconda esecuzione che avviene dopo l’avvento di Brad Henry. Come abbiamo spiegato nel n.103, il Governatore Keating aveva rimandato di un mese l’esecuzione di Field, prevista in gennaio, in modo che il subentrante governatore Brad Henry potesse esaminare la proposta di clemenza originatasi dai dubbi che rimangono sulla sua piena colpevolezza.
Missouri. L’innocenza non è sufficiente.
Il 4 febbraio l’avvocato dell’accusa Frank Jung ha chiesto alla Corte suprema del Missouri di ignorare le nuove prove di innocenza portate da Joseph Amrine, condannato a morte sulla base di tre testimonianze che sono state in seguito tutte ritrattate. Jung si è richiamato ad una famosa sentenza della Corte suprema federale del 1993: l’innocenza non costituisce di per sé un motivo per evitare l’esecuzione capitale, qualora non vi siano state violazioni dei diritti costituzionali dell’imputato.
Texas. Ucciso Henry Dunn il 6 febbraio.
Ucciso a 28 anni per un omicidio che avrebbe commesso a 19 anni di età, Henry Dunn Jr. ha lasciato una dichiarazione scritta in cui definisce il sistema della pena di morte in Texas “a pezzi” e chiede la moratoria delle esecuzioni capitali.
Questo numero è stato chiuso il 15 febbraio 2003

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