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Timestamp: 2018-06-19 12:41:51+00:00

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Codice proc. civile Art. 553 cod. proc. civile: Assegnazione e vendita di crediti
Se il terzo si dichiara o è dichiarato debitore di somme esigibili (1) immediatamente o in termini non maggiori di novanta giorni, il giudice dell’esecuzione le assegna in pagamento (2), salvo esazione (3), ai creditori concorrenti (4).
Se le somme dovute dal terzo sono esigibili in termine maggiore, o si tratta di censi o di rendite perpetue o temporanee, e i creditori non ne chiedano d’accordo (5) l’assegnazione, si applicano le regole richiamate nell’articolo precedente per la vendita di cose mobili.
Assegnazione: [v. 505]; Vendita: [v. 503]; Terzo: [v. 543]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]. Somma esigibile: la somma è esigibile quando il diritto di credito può essere fatto valere in giudizio per ottenere una sentenza di condanna. Termine: in questo caso, deve intendersi il periodo di tempo stabilito per l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria (da non confondere con il termine di efficacia, che è elemento accidentale del negozio giuridico). Creditori concorrenti: si tratta dei creditori procedenti e di quelli intervenuti nella procedura espropriativa. Censo: in passato, era la prestazione, in danaro o in natura, dovuta al proprietario di un fondo da coloro che ne avevano il godimento. Rendita (perpetua o temporanea): prestazione consistente in versamenti periodici di denaro o altre cose fungibili, dovuta al beneficiario, in perpetuo o per un determinato periodo di tempo, in attuazione di un determinato rapporto obbligatorio.
(1) È sottinteso ed implicito che i crediti da assegnare debbano essere certi e liquidi.
(2) L’ordinanza di assegnazione attua il trasferimento coattivo del credito pignorato, determinando una modificazione soggettiva nel rapporto obbligatorio intercorrente tra debitore esecutato e terzo. Quest’ultimo, pertanto, può far valere nei confronti del creditore assegnatario le stesse eccezioni che avrebbe potuto opporre all’esecutato. L’assegnatario, dal canto suo, può avvalersi di tutte le azioni finalizzate alla conservazione e soddisfazione del proprio credito.
(3) Significa che la assegnazione avviene pro solvendo e non già pro soluto, per cui, ove il terzo assegnato sia inadempiente, il creditore assegnatario potrà rivolgere le proprie pretese di nuovo al debitore esecutato. La medesima considerazione vale per i crediti di cui al comma successivo, per i quali una parte della dottrina, argomentando dalla mancanza dell’inciso «salvo esazione», aveva ritenuto che l’assegnazione operasse pro soluto.
(4) Nel caso di assegnazione disposta pro quota, l’inadempimento del terzo nei confronti di uno dei concreditori non fa nascere in capo a quest’ultimo un diritto di rivalsa nei confronti dei creditori soddisfatti.
(5) Tale accordo riguarda i creditori intervenuti entro l’udienza fissata per la dichiarazione di cui all’art. 547 e muniti di titolo esecutivo.
Natura dell’ordinanza di assegnazione e suoi riflessi; 1.1. Procedure concorsuali; 1.1.1. Fallimento; 1.1.2. Concordato preventivo; 2. Opposizioni del debitore e del terzo; 2.1. Opposizione di terzo; 2.2. Opposizione agli atti esecutivi; casistica; 2.3. Revoca del provvedimento di assegnazione e possibili rimedi; 2.4. Opposizione all’esecuzione; 2.5. Nullità della notifica del titolo esecutivo e del precetto 2.6. Impignorabilità; 3. Ultimo comma e casi peculiari; 3.1. Rendite perpetue e censi; 3.2. Casi peculiari; 3.2.1. Assegni e titoli di reddito; 3.2.2. Fallimento del debitore e assegnazione di crediti di lavoro; 3.2.3. Conto corrente bancario; 3.2.4. Libretto postale; 3.2.5. Pignoramento dei canoni di locazione; 3.3. Rivalutazione e interessi del credito.
Natura dell’ordinanza di assegnazione e suoi riflessi.
In tema di espropriazione presso terzi, l’ordinanza di assegnazione al creditore del credito spettante verso il terzo al debitore esecutato, non impugnata con l’opposizione agli atti esecutivi nei termini di cui all’art. 617 c.p.c., opera il trasferimento coattivo ed attuale del credito al creditore pignorante, producendo una modificazione soggettiva del rapporto creditorio e la conclusione dell’espropriazione. Peraltro l’assegnazione del credito, in quanto disposta in pagamento salvo esazione ai sensi dell’art. 553 c.p.c., cioè pro solvendo, non opera anche l’immediata liberazione del debitore esecutato verso il creditore pignorante, la quale si verifica soltanto con il pagamento che il debitore assegnato esegua al creditore assegnatario (art. 2928 c.c.), momento nel quale questi realizza il pieno effetto satisfattivo dell’assegnazione che, quindi, integra una datio in solutum condizionata al pagamento integrale. Cass. 11 dicembre 2007, n. 25946.
L'ordinanza di assegnazione del credito resa ai sensi dell'art. 553 c.p.c., emessa nei confronti di una P.A., avendo portata decisoria dell'esistenza e dell'ammontare del credito e della sua spettanza al creditore esecutante e attitudine al giudicato, una volta divenuta definitiva per decorso dei termini di impugnazione, è suscettibile di esecuzione mediante giudizio di ottemperanza ai sensi dell'art. 112 comma 3, lett. c) e art. 7 comma 2, c.p.a.. Posto che l'ordinanza di assegnazione del credito conclude la procedura esecutiva di espropriazione presso terzi ha portata di accertamento del credito e, dunque, porta decisoria, laddove la stessa non sia eseguita i possibili rimedi esperibili sono un nuovo giudizio esecutivo civile o il giudizio di ottemperanza e ciò in quanto vige una regola di piena alternatività, per il creditore, tra lo strumento dell'esecuzione forzata ordinaria e il rimedio del giudizio di ottemperanza di sentenza o atti equiparati del giudice ordinario di condanna della P.A. al pagamento di somme di denaro (come nel caso di specie), potendo i due rimedi integrarsi e completarsi a vicenda, a seconda della concreta fattispecie processuale e sostanziale dedotta in giudizio, a garanzia dell'effettività della tutela giurisdizionale dei diritti soggettivi nei confronti della P.A., dovendo il giudizio di ottemperanza essere ammesso in relazione a qualsiasi giudicato del giudice ordinario, ivi compreso quello derivante da ordinanze di assegnazione aventi ad oggetto il credito vantato dal privato verso una P.A., accertato come esistente attraverso l'ordinanza di assegnazione, da cui discende un dovere di conformazione.
T.A.R. Roma (Lazio) sez. II 05 novembre 2014 n. 11099
In tema di esecuzione mobiliare presso terzi, l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 553, c.p.c., assegna in pagamento al creditore procedente la somma di cui il terzo pignorato si è dichiarato debitore nei confronti del debitore espropriato costituisce titolo esecutivo nei confronti del terzo ed a favore dell’assegnatario ed ha tale efficacia anche per le spese conseguenti e necessarie per la sua concreta attuazione. Cass. 30 dicembre 2011, 30457, conforme Cass. 18 settembre 2007, n. 19363, Cass. 18 marzo 2003, n. 3976.
Contra: L’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c., costituendo l’ultimo atto dell’esecuzione presso terzi, poiché ha la funzione di trasferire il diritto di credito e non quella di accertare lo stesso diritto, non ha valore di titolo esecutivo, e può essere impugnata solo con l’opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., dalla stessa parte esecutata o dal terzo pignorato nelle forme e con le modalità previste dal codice di rito. Cass. 7 ottobre 2005, n. 19652.
L’ordinanza di assegnazione del credito pignorato, emanata a seguito della positiva dichiarazione del terzo, rappresenta, per la sua natura liquidativa e satisfattiva, l’atto finale e conclusivo del procedimento di espropriazione verso terzi, che determina il trasferimento coattivo del credito pignorato dal debitore esecutato al creditore del medesimo, e il momento finale e l’atto giurisdizionale conclusivo del processo di espropriazione presso terzi. A tal fine non rileva il disposto dell’art. 2928 c.c., secondo il quale il diritto dell’assegnatario verso il debitore si estingue solo con la riscossione del credito assegnato, atteso che tale previsione non ha l’effetto di perpetuare la procedura esecutiva, la cui funzione è già stata assolta mediante l’assegnazione, ma ha solo effetti di diritto sostanziale, a maggior tutela del creditore, consentendogli, in caso di mancata riscossione, di intraprendere un nuovo procedimento esecutivo in base al medesimo titolo. Cass. 29 novembre 2005, n. 26036.
L’assegnazione giudiziale del credito compiuta ai sensi degli artt. 552 e 553 c.p.c. può essere configurata come datio in solutum condizionata all’avvenuto pagamento della somma in favore del creditore procedente. Da ciò discende che il debito dell’assegnante esecutato nei confronti del creditore assegnatario ed il corrispondente diritto di quest’ultimo si estinguono solo con la riscossione del credito assegnato e, pertanto, lo stesso creditore pignorante può concretamente esperire, attraverso diversi pignoramenti presso terzi eseguiti anteriormente al provvedimento di assegnazione e anche posteriormente, se ha infruttuosamente tentato l’esecuzione del terzo, più provvedimenti di assegnazione per lo stesso credito. Trib. Bari, 2 novembre 2005; conforme Cass. 9 dicembre 1992, n. 13021.
Conf.: Nel caso in cui il creditore assegnatario di un credito del debitore esecutato verso terzi, senza attendere la vana escussione del terzo assegnato, agisca nuovamente in executivis contro il debitore esecutato per lo stesso credito, si configura una ipotesi di inesistenza del diritto con la conseguenza che tale creditore è responsabile verso l’esecutato ex art. 96 c.p.c. ove risulti che abbia agito senza la normale prudenza. Cass. 18 settembre 1980, n. 5304.
Nell’espropriazione presso terzi, il provvedimento di assegnazione di crediti di cui all’art. 553 c.p.c., emesso dal giudice dell’esecuzione, è configurato come una cessio pro solvendo in favore del creditore; cosicché l’ordine del giudice produce una modificazione giuridica che incide sul diritto di credito coattivamente ceduto, il quale è trasferito all’assegnatario simultaneamente al provvedimento di assegnazione. Ne consegue che la cosiddetta «materiale assegnazione delle somme» attiene al pagamento o all’adempimento dell’obbligazione di consegna ed è estranea all’ordinanza di assegnazione, che per tale profilo non può essere sospesa. Cass. 28 marzo 2001, n. 4494.
L’art. 25, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, a norma del quale i soggetti indicati nell’art. 23 dello stesso decreto sono tenuti ad operare una ritenuta d’acconto sulle somme da loro pagate a titolo di compenso per prestazioni di lavoro autonomo, è applicabile nel caso in cui il pagamento sia eseguito da terzo debitore pignorato in base ad ordinanza di assegnazione, se il credito del creditore procedente verso il debitore diretto derivi da rapporto di lavoro autonomo. Cass., Sez. Un., 25 ottobre 1996, n. 9332.
L’ordinanza di assegnazione del credito non deve indicarne anche le modalità di assegnazione. Pret. La Spezia, 14 dicembre 1995.
In materia di imposta di registro, con riguardo al provvedimento del giudice della esecuzione di assegnazione di tutte le somme, dovute dal terzo al debitore esecutato, «maturate e maturande» in dipendenza del rapporto di lavoro tra essi in corso, fino a concorrenza del credito fatto valere in via esecutiva, la imposta di registro va applicata sull’importo corrispondente all’intero ammontare del credito stesso e non limitata all’importo già maturato, atteso che detto provvedimento ha efficacia esecutiva anche per le somme maturande ed ai fini della imposta di registro, l’atto deve essere tassato in relazione alla sua intrinseca natura ed agli effetti che è idoneo a produrre. Cass. 14 agosto 1992, n. 9585.
1.1. Procedure concorsuali.
1.1.1. Fallimento.
In tema di esecuzione mobiliare presso terzi, il debitore esecutato che non possa più, anche per ragioni di rito, contestare l’esistenza del proprio debito, non ha interesse a dolersi dell’ordinanza di assegnazione di un suo credito in favore di un suo creditore, anche se quest’ultimo abbia intrapreso l’espropriazione mobiliare presso terzi dopo la dichiarazione del fallimento, ove il provvedimento di assegnazione specifichi che il pagamento deve essere effettuato agli organi della curatela, atteso che la normativa sull’incapacità processuale del fallito è dettata nell’esclusivo interesse della massa e non del singolo debitore del fallito medesimo. Cass. 18 gennaio 2012, n. 694.
Poiché le somme dovute dal terzo sono assegnate in pagamento ai creditori «salvo esazione» (art. 553 c.p.c.), alla assegnazione sopravvive il debito dell’insolvente (art. 2928 c.c.) e l’effetto satisfattivo per il creditore procedente è rimesso alla successiva esazione (Cass. 14 febbraio 2000, n. 1611) ne consegue che il pagamento che il terzo «assegnato» abbia eseguito dopo la dichiarazione di fallimento (e che vale ad estinguere il persistente debito del fallito) è soggetto alla sanzione d’inefficacia prevista dall’art. 44 l. fall. Trib. Catania, 30 marzo 2006.
Conf.: Poiché nel procedimento di espropriazione presso il terzo debitore l’effetto dell’ordinanza di assegnazione si configura come una cessione pro solvendo o una datio in solutum condizionata al pagamento della somma dovuta in favore del creditore procedente, l’effetto satisfattivo del diritto del creditore non coincide con il predetto provvedimento, che chiude il procedimento esecutivo e determina il trasferimento del credito pignorato, ma è rimesso alla successiva riscossione dell’importo assegnato. È a quest’ultimo momento, pertanto, che occorre fare riferimento, in caso di fallimento del debitore assoggettato ad esecuzione, ai fini della verifica in ordine alla dichiarazione d’inefficacia dell’atto ai sensi dell’art. 44 l. fall., ovvero alla sua revocabilità ai sensi dell’art. 67 della stessa legge, senza che assuma alcun rilievo la circostanza che l’assegnazione abbia avuto luogo in epoca anteriore ai termini previsti da dette disposizioni. Cass. 26 gennaio 2006, n. 1544.
In tema di pagamenti coattivi di debiti del fallito nell’ambito di procedure di espropriazione presso terzi, come è revocabile, ai sensi dell’art. 67, comma 2, l. fall., il pagamento - e non già l’ordinanza di assegnazione emessa dal giudice dell’esecuzione - eseguito dal terzo debitore «assegnato» in favore del creditore «assegnatario» nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, così pure è inefficace, ai sensi dell’art. 44 l. fall., il medesimo pagamento ove sia intervenuto successivamente a tale dichiarazione, ancorché in base a provvedimento di assegnazione di data anteriore. Né vale opporre che, ai fini sia della revoca che dell’inefficacia, sarebbe determinante non già il soddisfacimento del creditore, ma il depauperamento del debitore, che si realizza con l’assegnazione coattiva del credito: giacché, al contrario, oggetto tanto dell’una che dell’altra è il pagamento - cui si connette la violazione della par condicio creditorum - il quale si perfeziona solo con l’adempimento da parte del debitor debitoris, come risulta dall’inequivoco disposto degli art. 553, comma 1, c.p.c. e 2928 c.c. Cass. 12 gennaio 2006, n. 463; conforme Cass. 25 giugno 1998, n. 6291.
Il provvedimento del giudice dell’esecuzione, con il quale venga disposta l’assegnazione di una somma di denaro al creditore procedente, implica che la proprietà di detta somma sia attribuita al debitore fino a quando non se ne realizzi, in concreto, il passaggio nella sfera patrimoniale del creditore (cd. traditio in manum), con la conseguenza che l’eventuale sentenza di fallimento pronunciata prima del materiale pagamento della somma assegnata preclude al creditore la facoltà di pretenderne la consegna onde soddisfare il proprio credito al di fuori della procedura fallimentare, e con la conseguenza, ancora, che l’atto materiale di consegna de quo è viziato da inefficacia ex art. 44, l. fall., senza che sia, all’uopo, necessario l’esperimento dell’azione revocatoria (funzionale all’impugnazione di atti realizzatisi durante il periodo sospetto, e non anche dopo la dichiarazione di fallimento, come il pagamento del terzo debitore del fallito, assegnato coattivamente ex art. 553 c.p.c. al creditore che abbia promosso l’azione esecutiva presso il terzo, cessando, in tal caso, il debitore «assegnato» di essere soggetto agli effetti dell’ordinanza di assegnazione, sempre che, al momento del fallimento, non abbia ancora estinto con il pagamento al creditore il debito del fallito). L’inefficacia dei pagamenti ex art. 44, l. fall. che colpisce gli atti posti in essere dal fallito dopo la sentenza dichiarativa, trovando la sua ratio nella perdita, coeva al fallimento, del diritto di disporre da parte del debitore del fallimento, piuttosto che nel pregiudizio sofferto dai creditori, si distingue da quella conseguente al vittorioso esperimento dell’azione revocatoria, sicché la relativa azione non è soggetta a prescrizione, attesane la funzionalità ad una declaratoria di nullità di pieno diritto nei confronti del fallimento e dei creditori. Cass. 30 marzo 2005, n. 6737; conforme Trib. Milano, 22 gennaio 2004, Trib. Napoli, 3 dicembre 2002, Cass. 30 gennaio 1985, n. 586.
In tema di esecuzione mobiliare presso terzi, la procedura esecutiva non può considerarsi definita fino a quando non sia avvenuta la distribuzione delle somme ai creditori, non essendo a tal fine sufficiente il provvedimento di assegnazione che, disposto solo pro solvendo a norma dell’art. 553 c.p.c., non importa l’immediata liberazione dei debitori; peraltro, anche la pendenza del giudizio di opposizione, sia pure agli atti esecutivi, non consente di considerare esaurito il procedimento di esecuzione, ripercuotendosi la relativa decisione proprio in tale procedimento attraverso la verifica della regolarità dei singoli atti oggetto dell’opposizione, con la conseguenza che, in caso di dichiarazione di fallimento del debitore, l’intervento del curatore che chiede, anche in sede di opposizione e pur dopo il provvedimento di assegnazione, l’interruzione della procedura di espropriazione individuale, comporta l’improcedibilità della stessa ai sensi dell’art. 51, l. fall. ed il suo assorbimento in quella collettiva. Cass. 6 luglio 1999, n. 6968.
1.1.2. Concordato preventivo.
In tema di concordato preventivo, la norma di cui all’art. 168, comma 1, l. fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore «dalla data della presentazione del ricorso per l’ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione», non può ritenersi legittimamente applicabile anche al pagamento del terzo pignorato effettuato in adempimento dell’ordinanza di assegnazione del credito. Il procedimento di concordato preventivo non prevede, di fatto, la possibilità di revocatorie o di azioni ai sensi dell’art. 44, l. fall., e nemmeno è fornito di un ufficio abilitato ad agire in tal senso, essendo applicabili, in virtù del richiamo di cui all’art. 169 legge cit., soltanto le disposizioni degli articoli da 55 a 63 della medesima legge. Pertanto, il pagamento di un debito preconcordatario è in sé legittimo, in quanto atto di ordinaria amministrazione, purché non integri l’ipotesi di un atto «diretto a frodare le ragioni dei creditori», e, quindi, sanzionabile con la dichiarazione di fallimento ai sensi dell’art. 173, comma 2, e revocabile in forza dell’art. 167, comma 2. Cass. 29 novembre 2005, n. 26036.
Opposizioni del debitore e del terzo.
2.1. Opposizione di terzo.
È inammissibile l’opposizione di terzo avverso l’ordinanza di assegnazione di crediti ex art. 553 c.p.c. Cass. 29 ottobre 2003, n. 16232.
Contra: È ammissibile la proposizione di una opposizione di terzo nel corso dell’esecuzione che si svolga con le forme del pignoramento presso terzi, ed è parimenti ammissibile la proposizione della detta opposizione in epoca successiva alla emanazione di un’ordinanza di assegnazione. Cass. 9 agosto 1997, n. 7413.
2.2. Opposizione agli atti esecutivi. Casistica.
In tema di espropriazione presso terzi, l’ordinanza di assegnazione al creditore, emessa ai sensi dell’art. 553 c.p.c., costituendo l’atto conclusivo del procedimento, va impugnata con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, senza che abbia rilievo che la contestazione degli importi assegnati riguardi il credito per cui si procede, ovvero gli accessori di questo o le spese del processo, rimanendo salva l’impugnazione con l’appello quando il provvedimento abbia un contenuto decisorio diverso da quello suo proprio ed assuma il carattere sostanziale di una sentenza, per aver inciso sulle posizioni di diritto soggettivo di debitore e creditore. Ne consegue che avverso detta ordinanza è inammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111, comma 7, Cost. Cass. 17 gennaio 2012, n. 615.
L’ordinanza di assegnazione di crediti, costituendo l’atto conclusivo dell’esecuzione forzata per espropriazione di crediti e, quindi, essa stessa atto esecutivo, deve essere impugnata con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, nel termine previsto dall’art. 617 c.p.c., quando si tratta di far valere vizi che si riferiscono ad essa stessa, come nel caso in cui si assuma che la somma da assegnare non è stata correttamente determinata. Cass. 16 maggio 2006, n. 11360. Esso è preclusivo del ricorso previsto dall’art. 111 Cost. Cass. 29 ottobre 2003, n. 16232; conforme Cass. 20 novembre 1990, n. 11195, Cass., Sez. Un., 17 aprile 1982, n. 2333.
L’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, nell’espropriazione forzata presso terzi, su istanza di assegnazione del creditore procedente qualifica la dichiarazione resa dal terzo come positiva ed emette il relativo provvedimento (di assegnazione) rappresenta un atto del processo esecutivo poiché è assunta nell’ambito dell’attività esecutiva e non di quella di accertamento del credito. Pertanto detto provvedimento deve essere contestato con l’opposizione agli atti esecutivi, allegando che la dichiarazione era in realtà negativa e che dunque mancava il presupposto per l’assegnazione. Cass. 16 maggio 2005, n. 10180.
L’ordinanza di assegnazione di un credito che non abbia il contenuto richiesto dal creditore procedente (in ordine all’entità della somma oggetto dell’assegnazione ed alla sua decorrenza), quale atto conclusivo del procedimento di esecuzione forzata per espropriazione di crediti (e, per l’effetto, esso stesso atto esecutivo) affetto da (eventuale) vizio, va impugnata con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi, mentre va impugnata con l’appello qualora abbia un contenuto decisorio, diverso da quello suo proprio ed assuma il carattere sostanziale di una sentenza, incidendo su posizioni sostanziali di diritto soggettivo del creditore o del debitore, le quali integrano l’oggetto tipico di un procedimento di cognizione (Cass. 23 aprile 2003, n. 6432; conforme App. Torino, 23 ottobre 2002, Cass. 16 ottobre 2001, n. 12596), ma non anche - a pena di inammissibilità dell’impugnazione - con il ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. Cass. 28 giugno 2000, n. 8813; conforme Cass. 14 gennaio 2000, n. 14, Cass. 29 gennaio 1999, n. 796, Cass. 22 giugno 2007, n. 14574, Cass. 8 febbraio 2007, n. 2745.
La contestazione dei criteri informatori dell’assegnazione al creditore procedente di una parte delle somme dichiarate dovute dal terzo pignorato al debitore a titolo di retribuzione per lavoro dipendente, relativa alla decorrenza dell’assegnazione stessa e alla misura della percentuale assegnata, da luogo a una opposizione agli atti esecutivi. Cass. 23 aprile 2003, n. 6432.
Nell’ambito del pignoramento presso terzi, preliminarmente alla emissione dell’ordinanza di assegnazione del credito il giudice dell’esecuzione ha il potere - dovere di verificare l’idoneità del titolo e la correttezza della quantificazione del credito operata dal creditore nel precetto, con un accertamento che non fa stato ma esaurisce la sua efficacia nell’ambito del processo esecutivo, in quanto è funzionale all’emissione di un atto esecutivo e non alla risoluzione di una controversia nell’ambito di un ordinario giudizio di cognizione; ne consegue che il creditore che contesti l’ordinanza di assegnazione, emessa per un importo inferiore a quello indicato nel precetto, la può impugnare nei modi e nei termini della opposizione agli atti esecutivi, al fine di ottenere un diverso accertamento della misura del credito ed il - parziale - annullamento dell’ordinanza stessa. Cass. 8 aprile 2003, n. 5510; conforme Cass. 26 marzo 2003, n. 4491, Cass. 16 febbraio 2000, n. 1728, Cass. 10 settembre 1996, n. 8215.
In tema di espropriazione presso terzi, se l’efficacia del titolo esecutivo viene meno dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione del credito di cui all’art. 553, comma 1, c.p.c., il debitore esecutato può proporre opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617, comma 2, c.p.c., avverso l’ordinanza di assegnazione, nei termini previsti dalla suddetta norma; in difetto, potrà esperire il generale rimedio dell’azione di restituzione. Cass. 22 giugno 1999, n. 6331; conforme App. Roma, 18 marzo 2003.
L’ordinanza di assegnazione è atto del processo esecutivo nel quale è stata emessa nonché atto conclusivo dello stesso; pertanto i vizi che attengono alla formazione dell’ordinanza di assegnazione debbono essere fatti valere con mezzi di impugnazione interni al procedimento nell’ambito del quale è stata emessa e non possono essere denunciati con opposizione al precetto che sia stato intimato sulla base dell’ordinanza di assegnazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile l’opposizione a precetto con cui era stato dedotto che l’ordinanza di assegnazione era stata emessa, nell’ambito di una espropriazione presso terzi, sul falso presupposto che la dichiarazione del terzo fosse stata positiva). Cass. 7 agosto 2001, n. 10897.
è inquadrabile come opposizione agli atti esecutivi l’opposizione proposta da un comune avverso l’ordinanza di assegnazione del credito, con la quale si deduce l’esistenza di un vincolo di impignorabilità ai sensi del D.L. n. 77 del 1995. Cass. 18 gennaio 2000, n. 496; conforme Cass. 30 maggio 1994, n. 5259.
Nel caso in cui, nell’espropriazione forzata presso terzi, nonostante la dichiarazione negativa resa dal terzo, il pretore, su istanza di assegnazione del creditore procedente, emetta la relativa ordinanza (art. 553 c.p.c.), senza che risulti richiesta in contraddittorio delle altre parti, né accertata l’esistenza dell’obbligo del terzo dichiarante, questi è legittimato a proporre soltanto opposizione agli atti esecutivi per far valere la nullità dell’ordinanza di assegnazione non preceduta da una dichiarazione positiva, ma non regolamento di competenza, non costituendo detto provvedimento una pronuncia decisoria, neppure implicita, di accertamento dell’obbligo del terzo. Cass. 5 luglio 1989, n. 3208; conforme Cass. 28 giugno 1989, n. 3150.
2.3. Revoca del provvedimento di assegnazione e possibili rimedi.
L’ordinanza con cui il giudice della esecuzione modifica una precedente ordinanza di assegnazione, nel procedimento di espropriazione presso terzi, non è impugnabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., ma con l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). Cass. 23 febbraio 1995, n. 2071.
Contra: Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione revoca la propria precedente ordinanza di assegnazione, in favore del terzo, poiché elide gli effetti sostanziali e definitivi del procedimento esecutivo e fa risorgere la pretesa creditoria insoddisfatta, ha intrinseca natura decisoria e in quanto non soggetto né ad uno specifico gravame, avendo un’efficacia circoscritta all’ambito di detto procedimento e non contenendo nessuna decisione di merito in ordine ad eventuali contestazioni sorte sulla dichiarazione del terzo suscettibile di appello al giudice superiore, né ad opposizione ex art. 617 c.p.c., ammessa soltanto per le censure attinenti al rito ed alla forma degli atti esecutivi in genere - è impugnabile in Cassazione, per violazione di legge, in forza dell’art. 3 Cost. Cass. 24 novembre 1980, n. 6245.
È revocabile dal giudice dell’esecuzione, su istanza del terzo pignorato, in ogni tempo ed anche se sia stata eseguita, l’ordinanza di assegnazione del credito, emanata nonostante la dichiarazione negativa del terzo (nella motivazione si precisa che il terzo non ha l’onere di proporre né l’appello, né l’opposizione agli atti esecutivi). Cass. 24 novembre 1980, n. 6245.
2.4. Opposizione all’esecuzione.
Configura opposizione all’esecuzione la contestazione del debitore sulla pignorabilità, o sull’importo della somma pignorabile sul suo credito per esser stato questo già oggetto di assegnazione a favore di altro creditore, e tale qualificazione dell’azione spetta anche alla Cassazione, d’ufficio, se non effettuata dal giudice della sentenza impugnata, al preliminare fine di stabilire l’ammissibilità del ricorso. Cass. 9 febbraio 2000, n. 1452.
2.5. Nullità della notifica del titolo esecutivo e del precetto.
In tema di assegnazione e vendita di crediti nell’espropriazione presso terzi, si deve escludere che possano concretare la nullità ex art. 2929 c.c. la dedotta nullità della notifica dell’atto di precetto e dell’atto di pignoramento presso terzi conseguente a notifica - asseritamente - nulla. Tali atti non fanno parte della fase destinata a chiudersi con l’assegnazione del credito bensì di una fase precedente, sicché non possono considerarsi atti presupposti rispetto alla detta assegnazione). Cass. 10 gennaio 2003, n. 193.
2.6. Impignorabilità.
Contro l’ordinanza di assegnazione ex art. 553, comma 1, c.p.c. non è proponibile alcuna forma di opposizione sotto il profilo dell’impignorabilità del credito. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1150.
Contra: Pronunciata dal pretore l’ordinanza di assegnazione prevista dall’art. 553, comma 1, c.p.c. anche la impignorabilità del credito può essere dedotta, dal debitore o dal terzo, solo con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi del successivo art. 617. Cass. 21 novembre 1988, n. 6262.
Ultimo comma e casi peculiari.
3.1. Rendite perpetue e censi.
L’art. 553 c.p.c., nel suo ultimo comma, allorché fa cenno di ragguaglio del valore delle rendite perpetue e dei censi in ragione di cento lire di capitale per cinque lire di rendita, intende riferirsi alla determinazione del valore capitale della rendita perpetua e del censo, sicché riguardando tale norma solo le rendite perpetue e i censi, non è applicabile alle rendite vitalizie se non per le singole rate scadenti fino ad estinzione del credito per cui si agisce in executivis. Cass. 6 marzo 1962, n. 445.
La controversia con la quale un soggetto, successivamente all’assegnazione di un credito per rimborso di IVA, oggetto di dichiarazione resa dall’ufficio finanziario ex art. 547 c.p.c. nell’ambito di una procedura di pignoramento presso terzi, intenda richiedere - a seguito del rifiuto opposto al riguardo dall’amministrazione finanziaria - il pagamento degli interessi con una determinata decorrenza (pretesa non compresa nel provvedimento di assegnazione) appartiene, ai sensi dell’art. 1, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636 (applicabile ratione temporis), alla giurisdizione delle commissioni tributarie e non a quella del giudice ordinario. Da un lato, infatti, si tratta di controversia in materia tributaria, poiché l’obbligazione di pagamento degli interessi ha natura accessoria rispetto all’obbligazione di rimborso dell’imposta indebitamente versata ed è soggetta ad una speciale disciplina; dall’altro, l’assegnatario del credito è subentrato nella stessa posizione giuridica del creditore originario, con la conseguenza che, non potendo perciò considerarsi estraneo al rapporto tributario, è assoggettato alle regole sul riparto della giurisdizione applicabili nei confronti di quest’ultimo. Cass., Sez. Un., 22 ottobre 2003, n. 15808.
3.2. Casi peculiari.
3.2.1. Assegni e titoli di credito.
In materia di esecuzione forzata, in sede di assegnazione dei crediti ai sensi dell’art. 553 c.p.c. il giudice dell’esecuzione deve disporre l’assegnazione dei crediti risultanti dagli assegni bancari per i quali vi è stata domanda di assegnazione e non può rilevare d’ufficio la prescrizione dell’azione di regresso ex art. 75, comma 1, R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (c.d. legge sull’assegno bancario). Cass. 26 marzo 2003, n. 4491.
Allorquando nell’ordinanza di assegnazione di crediti di cui all’art. 553 c.p.c. sia disposto che i titoli in possesso del terzo (nella specie, certificati di credito del Tesoro e libretti di risparmio) siano convertiti in danaro e le parti non sollevino obiezioni sul punto, la corrispondente operazione di trasformazione non appartiene all’esecuzione dell’ordinanza, ma si risolve nella attuazione della dichiarazione del terzo relativa al possesso dei titoli appartenenti al debitore esecutato. Siffatta attuazione non incide sull’ordinanza di assegnazione, la quale non è modificabile o revocabile se ha avuto già esecuzione nella parte in cui ha disposto l’assegnazione. Cass. 28 marzo 2001, n. 4494.
La mancanza delle cedole degli interessi e del cosiddetto «mantello» incide solo sul valore del CCT (certificati di credito del Tesoro) e non sulla loro identità giuridica ed economica, con la conseguenza che, nel caso in cui questi siano oggetto di espropriazione forzata (presso terzi), la loro assegnazione al valore nominale non si risolve nella assegnazione di un bene non commerciabile, ma in una sproporzione tra il valore attribuito ai titoli ed il valore reale la quale può comportare solo la rettifica (e non l’annullamento) dell’atto, attraverso la sua impugnazione con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). Cass. 24 febbraio 1993, n. 2276.
3.2.2. Fallimento del debitore e assegnazione di crediti di lavoro.
È inopponibile al fallimento del debitore il provvedimento di assegnazione al creditore pignorante delle somme corrispondenti al quinto dello stipendio del debitore in ordine ai crediti non ancora sorti alla data della dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che questi ultimi, benché oggetto di assegnazione, vengono acquisiti ex lege all’attivo fallimentare. Cass. 29 gennaio 1999, n. 785.
3.2.3. Conto corrente bancario.
Il giudice dell’esecuzione non può assegnare il credito al cospetto di una dichiarazione negativa, non sussistendo comunque, per effetto del contratto di apertura di credito senza limiti massimi di accreditamento, in capo all’accreditato, un diritto di credito nei confronti della banca. App. Torino, 23 ottobre 2002; conforme Pret. Monza, 3 marzo 1989.
3.2.4. Libretto postale.
3.2.5. Pignoramento dei canoni di locazione.
Nel caso di pignoramento presso il conduttore - nella forma dell’espropriazione presso terzi - dei canoni di locazione da lui dovuti al locatore-debitore esecutato, la vendita dell’immobile locato da parte del debitore esecutato, successiva all’ordinanza di assegnazione del suddetto credito per canoni non ancora scaduti, è inopponibile all’assegnatario come causa estintiva degli effetti dell’assegnazione stessa. Cass. 19 maggio 1979, n. 2871.
3.3. Rivalutazione e interessi del credito.
Nel processo esecutivo (nel caso di specie, pignoramento presso terzi), a differenza che nel processo di cognizione, il creditore procedente o intervenuto ha l’onere di produrre il titolo esecutivo, ma non anche di provare l’esatto ammontare degli accessori cui ha diritto sulle somme per cui si procede, spettando al giudice dell’esecuzione, in caso rilevi l’erroneità del calcolo predisposto dalla parte, individuare anche con l’ausilio di una consulenza tecnica il corretto ammontare delle somme da assegnare al creditore a titolo di interessi e rivalutazione. (Nella specie, trattandosi di credito di lavoro, il giudice avrebbe dovuto provvedervi d’ufficio anche ai sensi dell’art. 429 c.p.c.). Cass. 2 ottobre 2007, n. 20658.

References: Art. 553
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 art. 7
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 art. 96
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 art. 553
 Cass. 
 art. 617
 Cass. 
 Cass. 
 art. 547
 art. 75
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