Source: http://www.ascensoritalia.it/ascensori/283-le-responsabilita-civili-e-penali-delle-ditte-di-manutenzione-ascensori-e-degli-amministratori-alla-luce-degli-orientamenti-della-magistratura-e-delleventuale-mancato-rispetto-del-dm-n-3708-art-6-co-1-secondo-la-regola-darte.html
Timestamp: 2014-03-08 01:12:05+00:00

Document:
Le responsabilità civili e penali delle ditte di manutenzione ascensori e degli amministratori alla luce degli orientamenti della Magistratura e dell’eventuale mancato rispetto del D.M. n. 37/08, art. 6, co. 1, “secondo la regola d’arte”.
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Intervento di Giuseppe Del Vecchio Settore legislativo Confartigianato In occasione del Seminario tecnico ascensori - Roma 2011
Al fine di esaminare il tema delle responsabilità dei vari soggetti coinvolti a vario titolo nella filiera dell’installazione e della manutenzione degli impianti di ascensore occorre effettuare una ricostruzione attenta sia delle norme vigenti che si sono succedute nel tempo, sia degli orientamenti della Giurisprudenza.
Sia le norme, sia le pronunce giurisprudenziali risultano piuttosto incerte in quanto dalle stesse emergono determinazioni ed indirizzi talvolta contrastanti.
Volendo esaminare la materia seguendo un percorso cronologico risulta utile muovere dalla legge n. 46/90 in materia di sicurezza degli impianti e dal relativo Regolamento adottato con DPR n. 447/91.
Tale disciplina ha introdotto espressamente il principio dell’esecuzione degli impianti in conformità alla regola d’arte (art. 7) ed ha previsto che al termine dei lavori l'impresa è tenuta a rilasciare al committente una dichiarazione di con­formità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di sicurezza e della regola d'arte, allegando ad essa la relazione tecnica contenente la tipologia dei materiali impiegati, ed eventualmente e nei casi previsti, il progetto redatto dai professionisti per i lavori di installazione (art. 9). Tale dichiarazione è obbligatoria relativamente a tutte le opere di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria. Lo stesso Regolamento di attuazione (il DPR n. 447/91) aveva
citato espressamente le norme tecniche UNI e CEI, nonché le normative emanate dagli Organismi di normalizzazione di cui alle Direttive comunitarie.
La dichiarazione di conformità così introdotta ha costituito una novità di grande rilievo sul piano giuridico: essa rappresenta un istituto preposto alla individuazione inequivocabile dell'esecutore dell'impianto e ad offrire una precisa garanzia al committente circa la sicurezza e la funzionalità dello stesso, e costituisce una dichiarazione unilaterale di scienza in base alla quale l'installatore risulta pienamente responsabile di quanto dichiarato e sottoscritto.
In merito al significato ed alla rilevanza della dichiarazione di conformità si può affermare quanto segue:
- in primo luogo la dichiarazione è un atto formato dall'installatore quale imprenditore esercente un servizio di pubblica necessità consentito e riconosciuto dallo Stato attraverso un regime abilitativo ed autorizzativo che si fonda sulla rispondenza dell'attività ad un interesse pubblico, vale a dire all'interesse alla sicurezza alla cui salvaguardia è finalizzata la potestà di autorizzazione;
- in secondo luogo tale dichiarazione attesta un fatto, e cioè la conformità dell'impianto alle norme di sicurezza, per cui essa si può configurare come un certificato destinato a provare la verità del fatto attestato.
Pertanto, la dichiarazione di conformità, offre, oltre che nei confronti dello stesso utente finale, anche una garanzia allo stesso installatore il quale, attraverso una precisa e puntuale redazione della stessa, ha la possibilità di porsi al riparo da eventuali e successivi interventi di manomissione o cattiva manutenzione dell'impianto, con la delimitazione di tutte le responsabilità connesse, in rapporto a quanto espressamente dichiarato e documentato.
Ciò si può evidenziare soprattutto con riferimento alla parte finale del fac-simile ministeriale della dichiarazione di conformità, nella quale l'installatore declina ogni responsabilità per sinistri a persone o a cose derivanti da manomissione dell'impianto da parte di terzi ovvero da carenze di manutenzione o riparazione.
Il significato e la rilevanza della dichiarazione di conformità debbono essere
esaminati in relazione al regime delle responsabilità civili e penali cui risulta sottoposto l'installatore di impianti: in ogni caso la redazione puntuale della dichiarazione di conformità potrà precostituire, in caso di incidente, un imprescindibile elemento documentale in base al quale accertare le modalità esecutive dell'impianto, con riferimento specifico al puntuale rispetto della normativa tecnica vigente (questo vale anche con riferimento alla responsabilità professionale del progettista, laddove sia richiesto il relativo progetto).
Ciò non vuol dire che la dichiarazione costituisca piena prova dell'esecuzione a regola d'arte dell'impianto, ma una dichiarazione di conformità rigorosamente redatta ed analitica nella descrizione, specialmente nel caso di impianti complessi, fornirà, in una eventuale sede giudiziale, un importante elemento di valutazione in base al quale verificare la diligenza professionale specifica espressamente richiesta all'installatore e ricostruire l’evento dannoso, accertando il nesso di causalità e le rispettive responsabilità (dal progettista, laddove presente, all’installatore, allo stesso proprietario o conduttore dell’impianto).
Alla luce di questi rapidi riferimenti risulta, dunque, evidente l’importanza che assume la dichiarazione di conformità allo stato dell’arte per valutare i rischi a cui potrebbero essere sottoposte le persone che utilizzano un impianto di ascensore e per accertare le responsabilità derivanti da incidenti.
Tale materia è stata delineata dall’orientamento della Magistratura con riguardo ad alcuni casi specifici che hanno influito in modo rilevante sul comportamento degli operatori del settore.
Un primo orientamento - di cui tenere conto – si riconduce alla sentenza depositata l’11.10.2002 del Tribunale di Torino (che si è pronunziato sul caso del Sig. …., deceduto nel tentativo di uscire da un ascensore, bloccatosi la notte del 24 dicembre 1999) che ha innovato la giurisprudenza in materia di incidenti riguardanti gli ascensori: per l’impresa addetta alla manutenzione ha definito alcuni indirizzi in base ai quali, ai sensi di quanto disposto dall’art. 47 del D.P.R n. 1497/63, si è ribadito che non è (più) sufficiente verificare - semplicemente - la funzionalità del campanello d’allarme, ma è necessario provvedere a garantirne l’efficacia, che il giudice ritiene debba essere “misurata” in termini di “udibilità”; in questo senso il manutentore deve fare
tutto ciò che è tecnicamente possibile per tutelare i viaggiatori.
§ “… ritiene il giudice che il profilo di colpa riferibile ai responsabili della ditta di manutenzione è la violazione dell’art. 47 D.P.R. 1497/63 che prevede, in estrema sintesi, che in cabina ascensore ci sia un comando per fare agire il campanello di allarme (o, in alternativa, un citofono bi-direzionale) e che il suono deve potersi udire nei locali ove è prevedibile la presenza del personale di custodia o di servizio oppure nei locali nei quali è prevedibile la presenza di persone…”
§ “… ritiene il giudice che in un condominio il campanello, per adempiere la propria funzione di allarme, debba essere udibile oltre che sulle scale, anche dall’interno degli appartamenti, anche dall’appartamento più lontano rispetto al campanello, anche da zone degli appartamenti non prossime alla porta di ingresso ed anche in condizioni di notevole rumore…”
§ “…sottolinea il giudice che la normativa non quantifica l’udibilità proprio per rendere possibile l’adottamento del principio di tutela agli innumerevoli casi specifici …” A fronte di tale pronuncia, su esplicita richiesta di Confartigianato Ascensoristi è stato posto al Gruppo Organismi Notificati per la Direttiva Ascensori il seguente quesito:
“Durante l’esecuzione di una verifica periodica come deve essere controllato il dispositivo di allarme dell’ascensore?” Si riporta testualmente il parere rilasciato dal Gruppo degli Organismi Notificati “ON-A/RAC 079”, del 6 ottobre 2003:
“Nel caso in cui l’ascensore non sia dotato di un dispositivo di comunicazione bidirezionale con un centro di soccorso, durante la verifica periodica è possibile verificare l’efficienza dell’allarme ma non la sua efficacia, che dipende dalla struttura e dall’organizzazione dell’edificio. E’ responsabilità del proprietario verificare l’efficacia del dispositivo ai sensi dell’art. 47 del DPR 1497/63”.
La risposta citata è quanto meno singolare. Risulta ovvio il riferimento alla
verifica periodica di competenza dell’O.N. il quale, in quella sede, sarebbe tenuto esclusivamente a verificare l’efficienza ma non l’efficacia dell’allarme.
Ma ben diversa è la posizione del proprietario, ovvero dell’amministratore di condominio; altrettanto dicasi per la posizione dell’impresa di manutenzione: tali soggetti, in base alla ricostruzione del Giudice, sarebbero tenuti anche a verificare l’efficacia dell’allarme e, per conseguenza, sarebbero responsabili anche per gli eventuali eventi lesivi a cose o persone.
Una seconda pronuncia della Magistratura ha confermato la linea molto restrittiva sopra indicata.
Il Giudice di Pace di Salerno con la sentenza del 27/03/2003, ha emesso la condanna di “risarcimento di tutti i danni patiti a seguito dell’incidente subito” dalla parte attrice dichiarando la responsabilità concorsuale del Condominio e dell’impresa di manutenzione.
Nella causa civile promossa, l’ “attrice” “evocava in giudizio il Condominio per sentirlo condannare al risarcimento di tutti i danni patiti a seguito dell’incidente avvenuto in data 07/07/2001, quando uscendo dall’ascensore, a causa del mancato allineamento della pedana al pianetrottolo del secondo piano, inciampava e rovinava a terra”. Durante lo svolgimento del processo, il Condominio chiedeva di chiamare in causa la Ditta di Manutenzione dell’ascensore: il legale rappresentante della Ditta eccepiva di avere sempre effettuato regolarmente la manutenzione dell’ascensore, sia prima che dopo l’incidente e che quindi l’evento dannoso era da imputarsi all’imprudenza della stessa attrice, “sostenendo però che il dislivello verificatosi sulla pedana dell’ascensore misurava appena 4 cm, nei limiti quindi consentiti dalla normativa (D.P.R. n. 1497/63) che disciplina il funzionamento e la Manutenzione degli ascensori”.
Ad avviso del Giudice, per contro, il dislivello della cabina dell’ascensore, anche se non eccessivo, ha comunque causato la caduta dell’attrice determinando la responsabilità contrattuale dell’impresa di manutenzione che non avrebbe attuato ad opera d’arte la verifica semestrale dell’impianto: tale convincimento deriva dalla considerazione secondo la quale la normativa vigente da applicare è quella prevista dal DPR n. 162/99 il quale ha
previsto, per motivi di sicurezza, norme più rigide di quelle previste dal DPR n. 1497/63.
Pertanto l’impresa di Manutenzione è stata considerata responsabile per non avere segnalato nella verifica semestrale la non rispondenza ai requisiti previsti dal D.P.R. n. 162/99 che prevede, in merito alla precisione di fermata al piano, a tutela della sicurezza degli utenti norme più restrittive rispetto a quelle previgenti.
Inoltre il Giudice ha ravvisato una pari responsabilità concorsuale a carico del Condominio sul quale “incombe l’obbligo di vigilare sulla perfetta funzionalità dell’ascensore, che, per sua natura e a causa di un probabile dissesto del meccanismo potrebbe recare danni a terzi”. Tale responsabilità, rileva il Giudice, trova il suo fondamento nell’art. 2051 del C. C. (danno cagionato da cosa in custodia) e sorge per effetto della violazione dell’obbligo di vigilare e di mantenere sotto controllo l’ascensore in modo da impedire il verificarsi di un qualsiasi pregiudizio a terzi e di adottare tempestivamente le cautele idonee ad evitare che la situazione da pericolosa diventi dannosa.
In sostanza l’art. 2051 c.c. sugli obblighi di custodia pone una presunzione di responsabilità “iuris tantum” (quindi suscettibile di prova contraria) superabile solo con la dimostrazione che l’evento dannoso sia stato determinato da caso fortuito (che nel caso di specie non è stato rilevato).
In definitiva, l’omessa vigilanza e la manutenzione carente dell’ascensore hanno dato luogo ad una situazione di pericolo occulto o potenziale, non oggettivamente segnalato né prevedibile da parte di coloro che normalmente trovano a servirsi dell’ascensore la cui pedana deve essere allineata e non presentare un dislivello sia pure minimo, nel rispetto delle norme di sicurezza, ed hanno provocato, pertanto, l’insorgenza dell’evento dannoso.
Una terza pronuncia ha ulteriormente ribadito la linea rigorosa sulla sfera della responsabilità gravante sull’impresa di manutenzione nonché sul proprietario ovvero amministratore di condominio.
La sentenza del Tribunale civile di Monza nel 2005 ha aggiudicato a favore di una cittadina un risarcimento di 7.000,00 euro a carico del proprietario perché uscendo dall'ascensore: "inciampava in un dislivello con il piano del pavimento".
È interessante quanto il giudice ha evidenziato nella sentenza: "L'infortunio deve essere attribuito a una obiettiva situazione di pericolosità dell'impianto tecnologico utilizzato dalla Signora". Appare chiaro il riferimento all'Art. 2051 del Codice Civile "responsabilità per danno, cagionato da cosa in custodia", prosegue il Giudice: "La presenza di uno scalino di 5 cm, ostacolo non prevedibile e tale da non poter essere notato" costituisce per il Magistrato una "insidia occulta" e prosegue evidenziando ”l'evidente inadeguatezza tecnologica del vecchio impianto". Successivamente alle pronunce sopra richiamate il quadro normativo di riferimento, attinente alla materia della sicurezza nel campo degli ascensori, si è ulteriormente perfezionato.
Si possono citare alcuni riferimenti essenziali che riguardano il regime normativo in materia di sicurezza dei prodotti, come disciplinato dal DLgs. N.206 del 2005, “Codice del Consumo”. In via specifica l’art. 105 del Codice, in materia di “Presunzione e valutazione di sicurezza”, al comma 3 dispone che in assenza di specifiche disposizioni comunitarie sugli aspetti di sicurezza “la sicurezza del prodotto è valutata in base:
- alle norme nazionali non cogenti che recepiscono norme europee, - alle norme in vigore nello Stato membro in cui il prodotto è commercializzato, - alle raccomandazioni della Commissione europea relative ad orientamenti sulla valutazione della sicurezza dei prodotti, - ai codici di buona condotta in materia di sicurezza vigenti nel settore interessato, - agli ultimi ritrovati della tecnica, al livello di sicurezza che i consumatori possono ragionevolmente attendersi”.
Ma, sul piano normativo specifico, assume grande rilievo il Decreto del Ministro delle Attività Produttive 26 ottobre 2005 che ha come finalità il “Miglioramento della sicurezza degli impianti di ascensore” installati negli edifici civili precedentemente alla data di entrata in vigore della Direttiva Ascensori 95/16/CE sul ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative agli ascensori (come recepita dal DPR n. 162/99, Regolamento recante norme per l’attuazione della Direttiva) ed intende predisporre le disposizioni ritenute necessarie e più opportune per garantire le condizioni di sicurezza degli ascensori e loro componenti in funzione della tutela della salute e della sicurezza degli utenti.
Tale provvedimento si applica, nella fase transitoria agli ascensori installati negli edifici civili prima della data di entrata in vigore del DPR n. 162/99 e dispone che i medesimi ascensori debbono essere “adeguati alle regole previste dalla norma tecnica europea UNI EN 81-80” secondo alcune modalità generali consistenti nella effettuazione di apposite analisi dei rischi in occasione della prima verifica periodica sulla funzionalità e sicurezza dell’impianto e dei suoi componenti, nella prescrizione degli interventi necessari di adeguamento, nonché nella eventuale sottoposizione a fermo in caso di particolari ed eccezionali rischi per l’incolumità delle persone, con la prescrizione degli interventi ritenuti indispensabili per la prosecuzione dell’esercizio dell’impianto in condizioni di sicurezza.
In considerazione della necessità che tale Decreto fosse accompagnato da un’adeguata diffusione della norma UNI EN 81-80, il Direttore generale dello Sviluppo produttivo e della competitività ha adottato un apposito Decreto direttoriale, in data 16 gennaio 2006, con il quale è stata disposta la pubblicazione del testo in lingua italiana della medesima Norma tecnica europea nella Gazzetta Ufficiale (n. 27 del 2 febbraio 2006).
A supporto della piena legittimità del Decreto ministeriale si può evidenziare che nelle sue stesse premesse, ove si ritiene ferma l’esigenza di “salvaguardare la sicurezza degli utenti degli apparecchi di sollevamento installati in edifici civili precedentemente alla data di entrata in vigore della Direttiva 95/16/CE”, per motivi di coerenza, completezza ed organicità, risultano citate le fonti che costituiscono i presupposti giustificativi dello stesso provvedimento: la Direttiva 95/16/CE,
come quadro di riferimento generale concernente i princìpi sistematici ed inderogabili sulla sicurezza degli ascensori, il DPR n. 162/99, quale regolamento recante norme per l’attuazione delle medesima Direttiva, e la stessa norma tecnica europea UNI EN 81-80.
Al riguardo si deve tener presente che, in via di principio generale, la stessa Direttiva dispone che in mancanza di norme armonizzate gli Stati membri adottano le disposizioni che ritengono necessarie affinché siano portate a conoscenza degli interessati le norme e le specifiche tecniche nazionali esistenti considerate importanti o utili per la corretta applicazione dei requisiti essenziali di sicurezza e di salute.
In conformità alla medesima Direttiva il DPR n. 162/99 (art. 5, comma 3) ha previsto che in assenza di norme armonizzate, con regolamento adottato con DM del Ministro dell’Industria, sono pubblicate nella GU le norme tecniche nazionali che sono importanti o utili per la corretta applicazione dei requisiti essenziali di sicurezza (riportati all’allegato IV del DPR).
Coerentemente il Decreto ministeriale si pone in un’ottica pienamente conforme al sistema del new approach per l’armonizzazione tecnica introdotto a livello europeo con Risoluzione 7 maggio 1985 dal Consiglio della CEE in base al quale è stato previsto un criterio di rinvio “mobile” alle norme tecniche definite e progressivamente aggiornate dagli Enti di normazione tenendo conto dello “stato dell’arte”, il cui rispetto costituisce presunzione di conformità dei prodotti e delle opere alle norme di sicurezza.
Dunque, il contenuto peculiare di tale DM consiste nel determinare nell’ordinamento italiano, in conformità al quadro normativo europeo, il contesto giuridico di riferimento attinente alle norme per la sicurezza degli ascensori. In tal senso il DM non intende rendere formalmente obbligatoria la norma tecnica europea UNI EN 081-80 – dato che le norme contenenti le regole per il miglioramento della sicurezza sono elaborate da organismi di diritto privato e conservano la qualità di testi non obbligatori – ma è mirato propriamente a portare a conoscenza degli operatori interessati le norme e le specifiche tecniche nazionali da applicare in funzione del miglioramento della sicurezza degli ascensori esistenti, in modo da superare ogni eventuale eccezione circa le difficoltà o gli impedimenti concernenti la piena
conoscibilità delle norme citate.
Tali norme (le UNI EN 81-80) assumono la qualità di norme nazionali ed è legittimo e coerente che siano indicate dal DM come norme di riferimento per l’adeguamento degli ascensori esistenti tramite l’attuazione di “azioni correttive che migliorino progressivamente e selettivamente, una fase dopo l’altra, la sicurezza di tutti gli ascensori esistenti”, l’identificazione e l’implementazione “in modo graduale e selettivo” di “misure di sicurezza” e la realizzazione di “azioni correttive che possono essere applicate in fasi diverse allo scopo di eliminare i rischi di livello alto, medio e basso”, come coerentemente indicato nell’introduzione delle norme in questione: tali norme assumono la funzione di linee-guida per le autorità nazionali ed il DM costituisce lo strumento regolamentare idoneo e legittimo per inserirle nell’ordinamento nazionale.
In particolare si fa presente che la: Norma Europea EN 81-80:2003 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 02/02/2006) al punto 5.2.2 dice: “precisione di livellamento e di fermata” che deve essere conforme alla norma Europea UNI EN 81-70:2003 che al punto 5.3.3 indica:
ü la precisione di fermata dell’ascensore deve essere ± 10 mm.
ü deve essere mantenuta una precisione di livellamento di ± 20 mm.
Si tratta, dunque, di una disposizione tecnica più stringente rispetto a quelle antecedenti che deve essere applicata anche agli ascensori messi in servizio antecedentemente alla data di entrata in vigore del DPR n. 162/99
In tal senso si evince che il quadro normativo indicato viene a confermare quanto era stato anticipato dalle pronunce della Giurisprudenza, sopra citate.
Ora, conviene soffermarsi sulla questione relativa alla validità ed all’efficacia del DM. Scajola 1.
A riguardo è stato osservato da più parti che tale DM, a causa della pronuncia del TAR con ordinanza del 9 febbraio 2006, che aveva rilevato la necessità di
adottare un apposito Decreto dirigenziale (per la determinazione delle modalità di svolgimento delle verifiche e dei criteri relativi alle prescrizioni di adeguamento).
In realtà va evidenziato che con tale ordinanza il TAR si è pronunciato esclusivamente sulla mancanza dei presupposti per la sospensione del DM. 26/10/06, in quanto ha ritenuto che il ricorso fosse privo del “requisito dell’attualità dell’interesse a ricorrere” e che comunque fosse privo del cosiddetto “pregiudizio grave ed irreparabile” che costituisce il “presupposto della tutela cautelare” (vale a dire la sospensione). In sostanza: quando la pronuncia evidenzia che il DM rinvia all’adozione di un successivo Decreto Dirigenziale la determinazione delle modalità di svolgimento delle verifiche ed i criteri generali delle prescrizioni di adeguamento, valuta tale circostanza come elemento di diritto per ritenere infondato il ricorso di Confedilizia relativo alla richiesta di sospensione; quindi la circostanza che tale DM, a quella data, rinviasse all’adozione di un successivo decreto per la determinazione delle modalità e dei criteri richiamati, costituiva proprio il motivo, giuridicamente rilevante, per non ritenere sussistente il pregiudizio grave ed irreparabile, quale presupposto della sospensione.
Pertanto, si deve evidenziare che tale Ordinanza, essendosi pronunciata solo sulla sospensione, non è entrata nell’esame della legittimità del DM, né della sua applicabilità ed efficacia e, quindi, non può essere invocata per affermare che il DM. 26/10/06 non fosse suscettibile di applicazione.
Ben diversa è la situazione che si è verificata successivamente con il Decreto direttoriale del 23 luglio 2009 (cd. Scajola 2) sulle modalità di svolgimento delle verifiche e sui criteri delle prescrizioni di adeguamento, che è stato annullato dalla Sentenza n. 5413 del TAR Lazio 1° aprile 2010 e che, pertanto, è stato rimosso dall’ordinamento.
Tuttavia, ancorché tale Decreto sia stato annullato, il Decreto Scajola1, a nostro avviso, è da ritenersi pienamente vigente in quanto le disposizioni previste dal provvedimento sono suscettibili di essere applicate sia sul piano sostanziale, sia sotto un profilo procedimentale ed amministrativo, anche prescindendo dalle regole di esecuzione.
In effetti il mancato rispetto delle norme prescritte dal Decreto 26 ottobre 2005, correlato al Decreto direttoriale 16 gennaio 2006 recante la pubblicazione delle norme UNI EN 81-80, essendo tali disposizioni mirate a garantire la sicurezza e tutela dell’incolumità delle persone, potrebbe comportare una palese responsabilità per gli eventuali danni ed eventi lesivi, sia sul piano civilistico, sia, ancor più grave, sotto un profilo penale..
In tal senso nei confronti dei soggetti garanti dell’installazione, della funzionalità e della manutenzione dell’impianto, in caso di lesioni personali o, addirittura di morte di soggetti utilizzatori dell’ascensore, sono ravvisabili le fattispecie dei reati per lesioni o di omicidio colposo: la mancata adozione delle norme prescritte ai sensi dei Decreti citati potrà costituire l’oggetto della colpa specifica.
Comunque, il quadro normativo concernente il regime delle responsabilità dei vari attori responsabili che hanno l’obbligo di garantire la sicurezza degli impianti di ascensore, è stato ulteriormente integrato e reso efficace grazie all’approvazione del DM 22 gennaio 2008, n. 37, che ha provveduto al riordino delle disposizioni in materia attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici (andando così a sostituire quasi integralmente la legge n,. 46/90 ed il relativo Regolamento di attuazione). Le disposizioni previste da tale provvedimento hanno apportato nel quadro normativo vigente alcuni ulteriori elementi di certezza giuridica.
Con riguardo al principio della conformità alla regola d’arte il Decreto n. 37/08, confermando l’impostazione della legge n. 46/90, precisa:
Art. 6. “Realizzazione ed installazione degli impianti”
- comma 1: le imprese realizzano gli impianti secondo la regola dell'arte, in conformità alla normativa vigente e sono responsabili della corretta esecuzione degli stessi. Gli impianti realizzati in conformità alla vigente normativa e alle norme dell'UNI, del CEI o di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell'Unione europea o che sono parti contraenti dell'accordo sullo spazio economico europeo, si considerano eseguiti secondo la regola dell'arte.
Il Decreto conferma, e rafforza, l’obbligo della dichiarazione di conformità
già adottata dalla legge n. 46/90, ma precisa in via specifica che la stessa dichiarazione viene rilasciata al termine dei lavori previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell’impianto (art. 7, comma 1). Tale dichiarazione deve essere rilasciata anche per le installazioni in tutti gli edifici, pubblici, o privati, qualunque sia la relativa destinazione d’uso.
La responsabilità dell’installatore si riconduce esclusivamente agli interventi effettuati, come puntualmente descritti nell’elaborato tecnico facente parte della dichiarazione di conformità, e tale responsabilità non può essere estesa alle parti di impianto su cui lo stesso non sia intervenuto.
Al riguardo risulta utile citare il parere dell’Ufficio Legislativo del Ministero del 23 aprile 2008:
“……si ritiene che la norma sia del tutto univoca nel ricondurre la responsabilità dell’installatore esclusivamente agli interventi effettuati, fermo restando il suo obbligo di verificare che il nuovo intervento non determini situazioni di pericolo in relazione alle condizioni dell’impianto sul quale interviene la modifica.” Inoltre il Decreto prevede una norma mirata a responsabilizzare maggiormente il proprietario o il conduttore dell'impianto, nonché l’amministratore del condominio, il quale è tenuto ad adottare le misure necessarie per conservare le caratteristiche di sicurezza previste dalla normativa vigente in materia, tenendo conto delle istruzioni per l'uso e la manutenzione predisposte dall'impresa installatrice dell'impianto e dai fabbricanti delle apparecchiature installate (art. 8, comma 2).
Si tratta di una disposizione innovativa (già prevista in modo puntuale per il settore degli impianti termici) in base alla quale, da una parte si riconosce piena facoltà all’impresa installatrice di predisporre apposite istruzioni per l’uso e la manutenzione dell’impianto e, dall’altra, si attribuiscono precisi doveri in capo al proprietario o conduttore dell’impianto ai fini della manutenzione dell’impianto in condizioni di sicurezza.
Tale previsione, estesa a tutte le tipologie di impianti e correlata alle disposizioni relative ai contenuti ed alle modalità della dichiarazione di conformità, concorre a determinare in modo certo la giusta sfera di responsabilità dell’installatore di impianti, soprattutto a fronte di condizioni di guasto o logorio provocate da carenza di manutenzione e da incuria da parte del proprietario o conduttore dell’impianto o dell’amministratore del condominio.
Ma la nostra attenzione deve rivolgersi in via ancor più specifica ad una precisa disposizione introdotta dall’ Art. 10 del DM n. 37/08 in materia di “Manutenzione degli Impianti” ove, al comma 3, si dispone che: “per la manutenzione degli impianti di ascensori e montacarichi in servizio privato si applica il Decreto del Presidente della Repubblica del 30/04/1999 n. 162 e le altre disposizioni specifiche” (norma UNI EN 13015).
In effetti l'art. 10 prevede in via generale che per la manutenzione degli impianti di ascensore si applica il DPR n. 162/99, senza specificare il riferimento alla relativa data di installazione e messa in servizio. Da questo sembra discendere che gli adempimenti relativi alla manutenzione indicati dal DPR 162/99 (in particolare dall'art. 15), ai sensi del medesimo art. 10 del DM n. 37/08 dovrebbero essere adottati su tutti gli impianti di ascensore, indipendentemente dalla relativa data, quindi anche riguardo agli ascensori antecedenti al 30 giugno 1999.
La questione, sul piano strettamente formale, potrebbe risultare dubbia in quanto il DPR 162/99 è applicabile solo a decorrere dal 25 giugno '99, anche con riferimento alle norme di manutenzione. Per cui il rinvio previsto dal DM n. 37/08 al DPR n. 162/99 potrebbe essere interpretato nel senso che le medesime norme di manutenzione devono essere "applicate" secondo la sfera di efficacia e di attuazione dello stesso DPR, quindi solo sugli ascensori successivi alla relativa data.
Tuttavia, tale criterio di interpretazione stride con le esigenze di tutela della sicurezza, quindi con la ratio delle norme vigenti in materia. Pertanto occorre interpretare il disposto normativo in base ad un criterio “sistematico” e “teleologico” (volto cioè a stabilire la finalità e la ratio delle norme in modo tale
che la loro applicazione sia conforme alle finalità cui le stesse sono mirate). In tal senso si può affermare che il DM n. 37/08, nella sua previsione formale di rinvio, abbia la forza di superare i termini di efficacia e di applicazione del medesimo DPR disponendo l'applicabilità delle nuove norme di manutenzione previste dal DPR 162 a tutti gli impianti prescindendo dalla relativa data di messa in servizio.
Dunque la dichiarazione di conformità, che l’impresa ascensoristica è tenuta a rilasciare al committente al termine dei lavori (art. 7 del DM 37/08), deve attestare che i lavori sono stati “… realizzati nel rispetto delle norme di cui all’art. 6…“, citando, la o le norme tecniche di riferimento. Analogo obbligo ricorre, altresì, per l’effettuazione delle verifiche di manutenzione semestrale e per l’annotazione dei risultati sul libretto di impianto previsto dall’art. 16 del DPR n. 162/99.
Pertanto, volendo esemplificare, in caso di modernizzazione/manutenzione straordinaria degli ascensori, gli amministratori di condominio devono pretendere il rilascio della dichiarazione di conformità; a loro tutela e nell’interesse dei condomini, sono tenuti a consegnarne copia all’ingegnere che esegue la verifica straordinaria per conto dell’Organismo Notificato o al soggetto abilitato cui è affidato l’incarico, come previsto nel D.P.R. 162/99, art. 14, c.3, per permettergli di verificare se la ditta che ha eseguito i lavori li abbia effettuati “secondo la regola dell’arte”.
Per converso, al fine di costituire un elemento di maggiore tutela per la sfera di responsabilità nel caso di incidenti e conseguente avvio di una procedura giudiziaria, la Ditta di manutenzione, in occasione della verifica semestrale, e l’ingegnere incaricato dall’Organismo Notificato, in occasione della verifica periodica o straordinaria, devono segnalare all’utente l’eventuale non rispondenza dell’ascensore ai requisiti di precisione di livellamento e di fermata al piano, come previsto dalla norma UNI EN 81-80 (Regole per il miglioramento della sicurezza degli ascensori) e l’eventuale non rispondenza del segnale di allarme al DPR 1497/63, art. 47.
Tali obblighi si correlano alle responsabilità proprie dell’amministratore del condominio: a questo riguardo occorre soffermarsi non solo sulle responsabilità civili sopra evidenziate ma occorre richiamare bene l’attenzione anche sulla responsabilità penale gravante sull’amministratore derivante dal principio stabilito dall’art. 40 Codice Penale che stabilisce: “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
L’amministratore è tenuto a rimuovere il pericolo derivante dalle condizioni dell’ascensore difformi dalle norme di sicurezza essendo titolare ope legis del potere di ordinare i lavori che rivestano carattere urgente, con l’obbligo, quindi, di attivarsi senza indugio al fine di garantire l’altrui incolumità e con l’obbligo di riferirne alla prima assemblea (art. 1135 c.c.). In tal senso l’amministratore è provvisto di un potere autoritativo di intervento come previsto dall’art. 1130 c.c. senza la necessaria autorizzazione preventiva dell’assemblea, consistente nel potere/dovere di compiere “atti conservativi” delle parti comuni atti a scongiurare eventi dannosi a carico dei beni condominiali (fra cui l’impianto di ascensore) e per l’incolumità delle persone.
Pertanto, laddove vengano riscontrate delle difformità da parte dell’impresa di manutenzione in sede di verifica semestrale (di cui all’art. 15 del DPR n. 162/99), annotando l’esito negativo sull’apposito libretto d’impianto ed indicando anche le relative misure di riparazione o sostituzione (salvo il caso di pericolo in atto con il conseguente obbligo di fermare l’impianto fino alla sua riparazione), l’amministratore dovrà provvedere “prontamente alle riparazioni ed alle sostituzioni” incorrendo, in caso contrario, nelle suddette responsabilità per l’insorgenza di eventi dannosi conseguenti.
Peraltro l’Amministratore, laddove non intendesse effettuare tali interventi, potrebbe sottoporre all’attenzione dell’Assemblea dei Condomini sia gli eventuali problemi connessi alla sicurezza degli ascensori, quali il mancato livellamento e la precisione di fermata ai piani o la non rispondenza dell’allarme all’art. 47 del D.P.R. 1497/63, sia le soluzioni proposte dalla ditta di manutenzione e promuovere una votazione in proposito. In tal caso resta comunque ferma la responsabilità dell’amministratore rispetto ad eventuali lesioni derivanti da incidenti intercorsi nel frattempo; inoltre, lo stesso obbligo con le relative responsabilità viene ad insorgere anche a carico degli stessi condomini qualora l’assemblea dovesse adottare una delibera negativa, magari per indisponibilità dei fondi occorrenti.
Tuttavia, in tal caso sarebbe buona norma da parte di coloro che si sono pronunciati in senso favorevole all’esecuzione dei lavori, richiedere l’annotazione formale sul verbale assembleare della loro disponibilità, anche economica, a sostenere le spese per i lavori pro-quota, in modo tale da declinare le responsabilità soggettive in caso di eventuali incidenti.
Occorre, infine, rivolgere adeguata attenzione al ruolo degli Organismi Notificati che, in occasione delle verifiche periodiche, dovrebbero accertare se le parti da cui dipende la sicurezza dell’impianto sono in condizioni di efficienza, se i dispositivi di sicurezza funzionano regolarmente e se è stato ottemperato alle prescrizioni impartite in precedenti verifiche, nonché, in caso di verifica straordinaria, se i lavori siano stati eseguiti assicurando un livello di sicurezza corrispondente a quello indicato dalle norme di buona tecnica in vigore, tenendo conto di quanto formalmente riportato nella dichiarazione di conformità rilasciata dall’impresa di installazione, segnalando l’eventuale non rispondenza nel verbale di verifica con esito negativo.
Nell’esercizio dei compiti relativi alla esecuzione delle verifiche su un ascensore, un Organismo di certificazione autorizzato e notificato con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, in quanto soggetto affidatario da parte dell’Amministrazione, assolve ad una funzione pubblica mirata a garantire la sussistenza delle condizioni di funzionalità degli ascensori e dei loro componenti per la tutela della sicurezza e della salute degli utenti.
In tal senso il tecnico professionista verificatore dell’ON ha poteri certificativi propri del pubblico ufficiale poiché al termine della verifica sull’impianto consegna all’utente un verbale che deve essere conservato su richiesta degli organi di controllo. Nel caso in cui il verificatore dovesse rilasciare un verbale con esito positivo attestante la rispondenza alle norme tecniche e non svolgesse pertanto la propria funzione di garanzia nei confronti del proprietario o dell’amministratore del condominio e non lo informi colposamente della pericolosità dell’impianto, sarebbe responsabile sia sul piano civile-professionale, sia sul piano penale in base al citato art. 40 c.p., per lesioni colpose o omicidio colposo (ciò potrebbe anche coinvolgere lo stesso O.N. per responsabilità amministrativa).
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References: art. 6
 sentenza 
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 sentenza 
 Sentenza 

Art. 6
 Art. 10
 art. 10
 art. 14
 art. 47
 art. 40