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Timestamp: 2020-06-01 17:21:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25309 del 09/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25309 del 09/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 09/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep. 09/12/2016), n.25309
sul ricorso 21559/2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 212/35/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di FIRENZE DELL’i /12/2014, depositata il 04/02/2015;
La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., all’esito della quale parte ricorrente ha depositato memoria, osserva quanto segue:
La CTR della Toscana, con sentenza n. 212/35/15, depositata il 4 febbraio 2015, non notificata, accolse l’appello dall’Agenzia delle Entrate nei confronti del sig. B.S. avverso la sentenza della CTP di Grosseto, che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso avviso di accertamento per Irpef ed Addizionale regionale e comunale per l’anno 2007, emesso sul presupposto dell’omessa dichiarazione di reddito d’impresa, derivante dalla detenzione, quale socio accomandante, della partecipazione societaria per la quota del 55% della società C.N. &amp; C. S.a.s..
La CTR, nel riformare la pronuncia di primo grado, ritenne sostanzialmente inopponibile all’Amministrazione finanziaria il giudicato di cui alla sentenza del Tribunale di Grosseto n. 851 del 4 novembre 2012 intervenuto nella controversia civile tra il B. ed il C.N., che aveva accertato che ” B.S. non è socio della società C.N. &amp; C. s.a.s. e che perciò non ha diritto agli utili di tale società”. Ciò sulla base di controdichiarazione (non è contestato che essa sia stata resa in pari data alla costituzione della società, quantunque, presumibilmente per un refuso, nella sentenza della CTR la data della controdichiarazione sia indicata “21/09/1991”, mentre quella della costituzione della società è quella, così riportata, del 21/09/1999) sottoscritta dal B., che la quota da lui sottoscritta era di piena proprietà del C..
Del tutto pertinente è, quindi, il richiamo nella difesa erariale al principio espresso da questa Corte nella pronuncia Cass. sez. 5, 30 maggio 2002, n. 7938, con riferimento all’inopponibilità di giudicato civile intervenuto in controversia alla quale era rimasta estranea l’Amministrazione finanziaria. Detta pronuncia metteva in rilievo il carattere dispositivo del processo civile in relazione al quale è anche possibile che “eventuali collisioni delle parti” (…) “o la semplice inerzia di una di esse, possano danneggiare gli interessi dell’Amministrazione”.
Da tale affermazione occorre muovere anche nella disamina del secondo motivo, col quale il ricorrente denuncia omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ovvero difetto di motivazione in relazione alla formulazione previgente “al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, in relazione all’art. 116 c.p.c.”, per non avere la pronuncia impugnata tenuto adeguatamente conto delle ragioni, esposte dal contribuente nelle proprie controdeduzioni in appello e riportate in controricorso, che nella fattispecie in esame dovevano condurre ad escludere che potesse essere ipotizzata qualsivoglia collusione tra le parti.

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 Cass. sez.