Source: https://zeldawasawriter.com/2015/10/la-creativita-non-si-occupa-di-numeri/
Timestamp: 2019-08-19 00:10:10+00:00

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La creatività non si occupa di numeri | Zelda was a writer
La creatività non si occupa di numeri
Non più tardi di ieri, mi sono imbattuta in una foto identica alla mia. No, non presa e utilizzata senza menzione ma riprodotta con il medesimo stile. Una foto che, nel mio caso, in genere significa “sovrascritta” e composta in un certo modo, con certe parole.
Metto le mani avanti, perché so di avventurarmi in un campo assai spinoso. Non credo che ogni foto sovrascritta nel mondo debba riportare a me, al mio stile, ma fidatevi se vi dico che quella particolare foto – e la gallery che la ospita – era di certo “ispirata” alle mie. Non elencherò le prove a mio carico, né mostrerò le foto incriminate per dare inizio a un momento di pubblica – e catartica? – disapprovazione. Lo trovo un atto inutile, violento e pure una colossale perdita di tempo.
L’esempio, però, mi interessa: è utile per dare origine a una riflessione sulla creatività 2.0, a cui spero farete seguire le vostre considerazioni.
Nello studio delle arti esistono gli esercizi di stile. In pratica – e volendo banalizzare ancora una volta – si prende a modello lo stile di un determinato autore e lo si riproduce senza posa. Questo esercizio è benedetto (in genere, con il senno del poi) perché permette di conoscere regole nel momento stesso in cui si applicano. E poi allena l’occhio, la mano – i sensi – a un certo sentimento della composizione, dell’impasto e del colore che nessun compendio, anche il più esaustivo, potrà mai riportare nella sua forza dirompente e così profondamente umana.
Essere umani, dunque, e riconoscersi, a prescindere dal qui e dall’ora. Imparare da chi si è speso per una passione, entrare nelle righe del suo pentagramma, danzare in mezzo alle sue costruzioni verbali. In una parola? MAGICO!
Dopo, però – o forse prima, durante – capita una cosa. Gli esercizi di stile iniziano a stare stretti alla personalità creatrice. C’è un silenzioso e ostinato richiamo dell’io più vicino a Vulcano, quell’essenza che ci chiede di entrare nella fucina del nostro laboratorio interiore e di forgiare tutte le sollecitazioni che ci piovono dentro.
Ognuno a modo suo, forti di tutti gli esercizi di stile, delle strette di mano con le grandi ispirazioni della nostra vita, forti delle regole seguite, di quelle che abbiamo pensato fossero nostre e di quelle che ci sono sempre state troppo strette. Forti della vita che ci ha premiato e di quella che ci ha preso a bastonate. Forti di un desiderio primordiale di dire qualcosa, di lasciare un segno tangibile nel nostro cammino di esseri a tempo determinato. Di procreare.
Il virtuale testa il nostro anelito creativo con la visibilità, con i numeri.
Nonostante sia chiaro a tutti che una personalità creatrice non possa – e non debba – in alcun modo piacere a tutti, il vortice della visibilità agguanta chiunque, anche l’essere più refrattario e lo spinge nella più astuta delle bugie: per piacere, per avere numeri, follower, lavori, credibilità, fighezza di vario tipo, bisogna seguire l’ondata del piacere collettivo.
Fare quello che fanno i competitor. Prendere spunto da loro, riprodurne certe dinamiche.
Vanno le foto super luminose? Basta alle ombre: tutta la luce del mondo sulla mia tazza di caffè!
Vanno gli still life? Che inizi una vita paziente, spesa a incrociare sapientemente gli oggetti!
Dicono che più ci metto la faccia e meglio sarà? Vai con i selfie! A tutte le ore.
Intendiamoci, non ho niente contro i selfie (anzi), la luce (anzi) e gli still life (anzi). E non ho nulla contro le liste di consigli. Io stessa adoro dispensarne, io stessa adoro stilare liste.
Ma allora? Dove sta il senso di tutto questo mio lunghissimo vaneggiare?
Eccolo qui, tento di sintetizzarlo. Tanto non ci riuscirò.
Prima di qualunque regola d’oro per implementare visualizzazioni, amici e fama, chiedetevi sempre che cosa volete dire e se tra cinque anni vi piacerà vedere quello che state costruendo adesso. Non se vi piacerà quello che avete creato ma se vi piacerà l’idea di averlo creato. Un metodo macchinoso, lo so, ma infallibile. Credetemi.
Vi piacciono le foto ombrose perché esprimono meravigliosamente il vostro essere chiaroscurale? Adorate seguire l’andamento del vostro volto nel tempo perché le rughe vi descrivono meglio di un parente? Pensate che la vostra felicità derivi dagli incontri che la vita continua a regalarvi e vi piace citarli in ogni dove, senza il timore di regalare loro nuove visualizzazioni, nuovi amici e una non ben chiara fama? Vi piace raccontare tutto perché siete degli ipertrofici del dire? Odiate aggiungere frasi alle immagini perché lavorate su un’iconografia parlante?
Lo stile è fatto di scelte. Scelte profonde e sentite. Scelte che arrivano tanto prima del vostro intento programmatico da non chiamarsi nemmeno scelte.
Chiamiamole “OSSIGENO”, sarà tutto più semplice.
Ossigeno che vi renderà riconoscibili perché unici. Ossigeno che forse vi lascerà soli e incompresi per lungo tempo, forse per sempre. Ma che vi farà respirare, finalmente.
Ossigeno vitale, che darà al veloce passaggio dei giorni un ritmo solo vostro. Nel pieno di un viaggio che sembra un’immersione e poi un salto, il sonno su un’amaca e poi un abbraccio. Un viaggio solo VOSTRO nelle cose del mondo.
Pensateci, cosa chiedete ai vostri più importanti riferimenti creativi?
Che vi raccontino la vita con i vostri stessi occhi e una capacità migliore della vostra di usare parole, di unire gli elementi, usare i suoni, mantecare i colori. Molto spesso, però – più spesso di quanto lo crediate – chiedete loro che vi regalino punti di vista inediti, squarci da cui spiare al di là delle barricate del vostro vivere.
Volete sentirvi parte di una comunità che procede con le vostre regole, è vero, ma spesso ringraziate chi è stato portatore – sano o insano – di una nuova direzione, di un angolo buio, dell’amore sordido, dello sguardo stralunato, delle umane debolezze, dei vuoti a perdere, dei silenzi ingestibili.
Seguite i portatori – sani o insani – di uno spunto per cambiare idea, di un modo per piangere il vostro – il nostro – non essere tutti ugualmente fortunati e protesi come, invece, ci era stato promesso.
Non vivrete tante vite, è un fatto matematico. E allora, sempre a livello inconscio, volete qualcuno che vi aiuti a completare il mosaico, a rendere la vostra conoscenza di questo gioco chiamato Vita il più completa possibile.
La diversità è la nostra più grande risorsa. Lavorate sempre per alimentarla. Non temetela.
Non occupate troppo tempo a crucciarvi per quello che gli altri potrebbero pensare di voi. Create, lavorate sul vostro percorso. Siate seri, religiosi, siate ostinati. Non sprecate mai l’occasione che vi è stata regalata.
Siate voi, non gli altri.
(ph. source)
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15 pensieri su “La creatività non si occupa di numeri”
Rita - Faccio e Disfo 20 Ottobre 2015 alle 3:32 pm
È che tu dici le cose così bene, così chiare che come si fa minimamente a pensare che tu non abbia la sacrosanta ragione? Io ho scelto il mio ossigeno stilistico, ma comunque non mi soddisfa mai fino in fondo e allora ho deciso di andare a studiare (a febbraio inizio un corso di fotografia narrativa al NABA) non perchè arrivi ad accontentarmi del il mio ossigeno ma perchè io impari sempre a cercarne di nuovo. La ricerca di quello che ci fa respirare non finirà mai. Ma che meraviglia sapersi insaziabili. Grazie Camilla. Grazie davvero
Zelda was a writer Autore articolo 20 Ottobre 2015 alle 3:52 pm
La ricerca è il senso, dice qualcuno che se ne intende.
Ti abbraccio forte e tifo per te <3
marina 20 Ottobre 2015 alle 3:37 pm
..mmmhhhh sarà un caso, ma un pò di giorni fa, curiosavo su instagram e ho notato delle foto che ” AMMETTO!!!!!!! ci avrei giocato su tutto lo stipendio…..convinta che fossero “farina del tuo sacco” e invece no…… tanto che ho pensato…. ci sarà un programma per scrivere sopra le foro…. pensieri….e con lo stesso formato???? :-) :-)
Zelda was a writer Autore articolo 20 Ottobre 2015 alle 3:55 pm
Ciao Marina! In realtà esistono mille modi per sovrascrivere sulle foto e non credo neanche di averlo inventato io :))))
La cosa che mi atterrisce maggiormente è il fatto che ci sia chi si sente sazio di una copia. Io voglio sfornare mille occasioni di originalità. Capiterà che siano molto vicine a tanti altri tentativi, che non aggiungano o tolgano niente al corso delle cose. Ma saperle espressioni della mia speranza di farmi capire sarà il risultato più grande e soddisfacente!
Silvia 20 Ottobre 2015 alle 6:03 pm
Ho pensato spesso a questa storia di creazione, di ricerca, di unicità, cercando di ritrovare quei momenti di intenso e cristallino flusso creativo che salvano la vita.
Quelli bravi chiamano questo stato “esperienza ottimale” , mancanza di riferimenti spazio temporali, totale coinvolgimento delle proprie facoltà nel compiere qualcosa che non è né troppo facile né inaccessibilmente difficile, ma situato là dove bisogna mettersi in gioco senza riserve per esprimersi.
Come dici tu, ognuno a modo suo, in armonia con se stesso.
Poi mi sono messa a leggere di filosofia zen e a praticare le arti marziali. Disciplina, interminabili ripetizioni di gesti immutabili, uguali da secoli, in una strada senza fine priva di improvvisazioni, dove le asperità dello spirito sono come il vento che increspa lo specchio d’acqua che dovrebbe riflettere imperturbabile la luna.
Sembra tutto tranne che creazione. Eppure, i maestri, di creazione parlano. I maestri dicono che è quando tutti fanno la stessa cosa che le profonde intrinseche differenze di ciascuno si esprimono. Per un anno ho cercato con pena di sperimentare questo punto di vista in Giappone, e ho infine capito come sia uno sguardo pieno di speranza. Nei gesti banali e comuni del quotidiano, gesti in apparenza senza storia e sempre uguali, ci sono altrettante occasioni di creare e di esprimere se stessi. Ha senso.
Zelda was a writer Autore articolo 20 Ottobre 2015 alle 6:51 pm
Nell’articolo che ho scritto e che stai commentando (grazie!!!) ho tagliato una discreta parte, per evitare che chi leggeva le mie lungaggini si addormentasse.
Una parte che tu aggiungi ora, in modo tanto trasversale e bello. Citavo la medesima esperienza vissuta da 5 personalità creative differenti: il retaggio di ognuno, le contingenze e il modo guardare al mondo sarebbero state in grado di rendere 5 situazioni del tutto diverse. Chissà che un giorno non mi impegni a realizzare questo esperimento: i suoi risultati sarebbero detonanti!
AliceOFM 20 Ottobre 2015 alle 7:29 pm
Le coincidenze esistono, le emulazioni anche, le copiature pure.
Ne ho viste di straniere simili alle tue (ma con uno tocco diversissimo), di identiche alle tue (con uno stile spiccicato); ho trovato mie ricette prese e spacciate per proprie (la certezza è dovuta allo stesso post, pubblicato un paio di giorni dopo, con grammi e procedimento COPIATO alla lettera).
Ho scovato casualmente foto di miei viaggi modificate (male) e inserite nell’itinerario della propria vacanza. E non so se sentirmi lusingata o dispiaciuta per queste persone che rubano senza chiedere – chè tanto sono una perfetta sconosciuta e come puoi credere che qualcuno con molta più visibilità faccia cose del genere?
Mi piacerebbe credere che alla fine l’impegno e la creatività ripaghino il proprietario, ma vedendo anche storie altrui mi sono accorta che non sempre funziona così…
Che pessimismo, meglio che mi fermi qui :D
Zelda was a writer Autore articolo 20 Ottobre 2015 alle 7:58 pm
Nono, non cedere, cara Alice!
Io continuo a credere che l’impegno e la coraggiosa scelta di avere contenuto e carattere premino sempre. Ho pensato molto a come scrivere questo post (in realtà era da tempo che ci ragionavo) perché non volevo che sembrasse un’accusa. Io continuo a ritenere che chi lavora sulla qualità e l’unicità avrà una risposta importante e che tutto il resto – teorie, polemiche, elucubrazioni e proclami – sia rumore di fondo. Quello che si considera pochissimo è che la risposta può essere anche interiore o lontana dalle luci della socialità virtuale. Sembra che tutto ci chieda di testimoniare un risultato quando spesso, specie nella creatività, sono necessari momenti di silenzio, di vera e propria gestazione. Il fallimento, poi? Dove viene messo? E’ fotografabile? Ha appeal?
Pensando alle ruberie di chi sei stata vittima, credo che la gente andrebbe formata. Perché il web ha creato un posto virtuale che esige regole chiare ed educazione. Non sono più così disposta a credere a chi dice che non ci ha fatto caso o che, al contrario, esalta questi gesti come esempi di grande stima.
Ti abbraccio e ti auguro dei giorni densi di tutto quello che ti accende!
giorgia 20 Ottobre 2015 alle 10:21 pm
Quando oggi ho letto l’estratto su instagram ti ho ringraziato e voglio farlo anche qua perché le tue parole sono arrivate al momento giusto. Di recente mi è successa una cosa decisamente sgradevole, soprattutto perché quella che potrei chiamare “appropriazione indebita” (per non dire scopiazzatura triste) è arrivata da qualcuno che addirittura stimavo e verso la quale mi ero sempre dimostrata aperta e disponibile. Sul momento la prima reazione sarebbe stata quella di spiattellarle tutto in faccia e sbertucciarla su pubblica piazza. Poi ho contato fino a 10mila, mi sono ricordata quanto non mi piacciono e mi annoiano i discorsi tipo l’ho fatto prima/meglio e ho deciso di credere ancora di più nella condivisione: ho aperto un blog. Perché potranno copiare modelli, tessuti, o stile delle foto, ma il cervello no :) quello è solo mio!
Per questo grazie, hai avuto le parole giuste al momento giusto.
leparoleverranno 24 Ottobre 2015 alle 8:47 pm
Questo post mi fa venire in mente una cosa: l’eleganza di stare al mondo. Dove l’eleganza va al di là di ciò che si indossa, perché non può essere comprata. Tu sei elegante, Zelda, molto, un piacere per gli occhi, il cuore e la mente.
Mi dispiace ancora di più non averti potuta incontrare a Torino, non smetterò di farlo qui però.
Zelda was a writer Autore articolo 26 Ottobre 2015 alle 8:26 am
Che dirti se non che gongolo e ti ringrazio con tutta me stessa?
veroveromamma 26 Ottobre 2015 alle 10:03 am
io adoro le tue foto le tue scritte…… tutto parla ….
possono copiare lo stile ma le loro immagini non trasmetteranno le stesse emozioni che trasmettono le tue!!!!!
Zelda was a writer Autore articolo 26 Ottobre 2015 alle 11:27 am
Alessia Savi 31 Ottobre 2015 alle 1:53 pm
Seguendo un workshop di Eolo Perfido a Roma mi disse “Se ti copiano significa che quello che fai è buono”.
E’ stata un’illuminazione.
Sino a quel momento, quando vedevo qualcuno che imitava il mio stile di scrittura, mi sentivo morire.
Ti senti così quando ti viene portato via qualcosa in cui credi con tutto te stesso, in cui hai messo energie e passione e vita, e qualcun altro te lo porta via senza nemmeno chiedersi chi tu sia e perché tu abbia creato quella cosa lì, in quel modo lì.
Alice ha ragione: quando ti copiano, e tu non vedi risultati su ciò che fai ma sulle loro scopiazzature sì, ti chiedi in cosa stai sbagliando.
Allo stesso tempo, quello che dici tu, Camilla, è altrettanto vero: la produttività, la costanza, l’unicità, pagano. Ne sei un esempio. All’inizio del mio peregrinare virtuale aprii un blog che non diceva nulla di me ma che era la copia perfetta di decine d’altri blog di settore. Non mi apparteneva, non ero io, non mi esprimevo. Scrivevo come se avessi dovuto compilare una lista di noiosi documenti scritti in burocratese.
Ho capito che non ero io, che non volevo fare ciò che stavo facendo.
Sono partita da zero, di nuovo.
Niente numeri, niente statistiche salvate, niente di niente: solo io e la scrittura.
Funziono? Non lo so.
Ma amo quello che faccio: perché dovrei rinunciare?
Le parole di Eolo mi hanno fatto capire che la copia è quella cosa che ti dice che ciò che stai facendo è buono. Forse persino ottimo.
le tue riflessioni sono sempre miele per l’animo.
Zelda was a writer Autore articolo 3 Novembre 2015 alle 4:17 pm
Cara Alessia, grazie per le tue parole!
Eolo è il Dio dei Venti e non poteva che essere portatore di un messaggio tanto leggiadro e giusto!
Sono con te: impegnati a capire se il tuo progetto funziona prima di tutto con te. Il resto è davvero poca cosa ed è legato a dinamiche per certi versi oscure ma di sicuro secondarie, conseguenti!

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