Source: http://webtv.camera.it/evento/16584
Timestamp: 2020-08-03 14:33:41+00:00

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Giovedì 23 Luglio 2020 ore 10:00
AULA, Seduta 378 - Approvate le norme per istituire la Giornata in memoria delle vittime del Coronavirus
https://webtv.camera.it/evento/16584
Nella seduta di giovedì 23 luglio, la Camera ha approvato il testo unificato delle proposte di legge: Mulé ed altri; Murelli ed altri; Martina ed altri; Mammì ed altri; Roberto Rossini ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus (A.C. 2451-2479-2480-2484-2507-A). Il provvedimento passa all'esame dell'altro ramo del Parlamento.
378^ SEDUTA PUBBLICA
Giovedì 23 luglio 2020 - Ore 10
MULE' ed altri; MURELLI ed altri; MARTINA ed altri; MAMMI' ed altri; ROBERTO ROSSINI ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus.
(C. 2451-2479-2480-2484-2507-A)
Relatori: MARTINA e MURELLI.
GALLINELLA ed altri: Misure di sostegno al settore agricolo e disposizioni di semplificazione in materia di agricoltura.	(C. 982-A)
e delle abbinate proposte di legge: PAROLO ed altri; PAOLO RUSSO ed altri; CONSIGLIO REGIONALE DELLE MARCHE.	(C. 673-1073-1362)
Relatore: CADEDDU.
3.	Seguito della discussione delle mozioni Caon ed altri n. 1-00270, Luca De Carlo ed altri n. 1-00367 e Bitonci ed altri n. 1-00368 concernenti iniziative volte al completamento dell'idrovia Padova-Venezia (vedi allegato).
FIANO ed altri; BOSCHI ed altri; MOLLICONE e FRASSINETTI; LATTANZIO ed altri: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione massiva di informazioni false.	(C. 1056-2103-2187-2213-A)
Relatori: CIAMPI (per la VII Commissione) e PAITA (per la IX Commissione), per la maggioranza; MOLLICONE (per la VII Commisisone), di minoranza.
5.	Seguito della discussione delle mozioni Lupi, Molinari, Gelmini, Lollobrigida ed altri n. 1-00362 e Quartapelle Procopio, Cabras, Migliore, Palazzotto ed altri n. 1-00366 concernenti iniziative, in ambito internazionale ed europeo, in ordine al rispetto degli accordi internazionali relativi all'autonomia di Hong Kong e alla tutela dei diritti umani in tale territorio (vedi allegato).
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Deputata NOJA Lisa (ITALIA VIVA)
La seduta, sospesa alle 10,10, è ripresa alle 10,30
Testo unificato delle proposte di legge: Mulé ed altri; Murelli ed altri; Martina ed altri; Mammì ed altri; Roberto Rossini ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus (A.C. 2451-2479-2480-2484-2507-A) (Seguito della discussione ed approvazione)
MULE' ed altri; MURELLI ed altri; MARTINA ed altri; MAMMI' ed altri; ROBERTO ROSSINI ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus. (C. 2451-2479-2480-2484-2507-A)
Ripresa esame – Testo unificato - A.C. 2451-A
Esame Articoli – Testo unificato - A.C. 2451-A
Votazione Articolo 1 – Testo unificato - A.C. 2451-A
Votazione Articolo 2 – Testo unificato - A.C. 2451-A
Votazione Articolo 3 – Testo unificato - A.C. 2451-A
Votazione Articolo 4 – Testo unificato - A.C. 2451-A
Votazione Articolo 5 – Testo unificato - A.C. 2451-A
Votazione Articolo 6 – Testo unificato - A.C. 2451-A
Dichiarazioni di voto finale – Testo unificato - A.C. 2451-A
Coordinamento formale – Testo unificato - A.C. 2451-A
Votazione finale ed approvazione – Testo unificato - A.C. 2451-A
In memoria di Paolo Cabras
La seduta, sospesa alle 11,55, è ripresa alle 14,50
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Benvenuto, Brescia, Businarolo, Corda, D'Uva, De Maria, Frusone, Fusacchia, Giaccone, Invernizzi, Iovino, Liuni, Lorefice, Maniero, Occhionero, Rizzo, Tasso, Tomasi, Viscomi e Zoffili sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento. Sospendo pertanto la seduta che riprenderà alle ore 10,30.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge nn. 2451-2479-2480-2484-2507-A: Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus.
Ricordo che nella seduta del 20 luglio si è conclusa la discussione sulle linee generali e i relatori e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge, nel testo della Commissione. Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.
Colleghi, intanto vi ricordo il distanziamento e anche di indossare correttamente la mascherina. Vedo alcuni colleghi senza mascherina.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Nicola Stumpo. Ne ha facoltà.
NICOLA STUMPO(LEU). Grazie, Presidente. Ci troviamo oggi ad approvare questo provvedimento, che è stato immediatamente…
PRESIDENTE. Mi scusi collega. Colleghi! Colleghi! Colleghi! Se dovete uscire fatelo in silenzio, vi chiedo di non passare davanti al collega Stumpo, visto che sta cercando di fare il suo intervento.
NICOLA STUMPO(LEU). Grazie, Presidente. Approviamo un provvedimento che istituisce la Giornata nazionale della memoria delle vittime dell'epidemia da COVID-19. Innanzitutto voglio ringraziare i gruppi parlamentari che hanno presentato questa proposta e voglio ringraziare tutti quanti, la Commissione che ha lavorato e il Parlamento che la sta approvando in forma unanime, seguendo un principio che io credo giusto e doveroso in questi giorni, quello di dare il ricordo di quello che è successo. Il fatto importante non è soltanto l'aver istituito la giornata, che è sempre giusto farlo, in ricordo delle 35 mila vittime, ad oggi, per quello che è successo, ma il non dover dimenticare e dover ricordare quello che è successo serve anche ad evitare che ciò possa ripetersi, per quelli che sono state alcune vicende e alcuni errori umani anche che sono accaduti nei giorni che hanno purtroppo seguito l'inizio della pandemia, nell'inizio dell'anno.
PRESIDENTE. Mi scusi, collega, mi scusi. Colleghi! Colleghi! Collega Rotelli, per favore, la mascherina! Collega Rotelli, le chiedo di indossare la mascherina. Colleghi, vi chiedo di fare silenzio, anche dato il tema, per cortesia. Prego, collega Stumpo.
NICOLA STUMPO(LEU). Grazie. Il ricordo di questa giornata serve a ricordare a tutti noi l'importanza di avere una sanità capace di reagire, capace di dare risposte e possiamo dire che forse, dopo questa pandemia, forse, se ne saremo capaci e dovremo dimostrare di esserne all'altezza, potremo dire che riusciremo davvero a rendere ancora più forte - parlo della nostra, di sanità - la sanità pubblica, capace di dare risposte a dei problemi che abbiamo visto e che hanno portato a questo numero di morti. Naturalmente, quando si combatte un nemico che non si può vedere e che non si conosce, le difficoltà aumentano. Non era possibile né pensabile in nessun modo riuscire a prevedere quello che è successo e però non è questa la giornata dove entrare nelle vicende sanitarie, ci saranno modi e tempi per farlo. Oggi dobbiamo soltanto, io credo - e mi avvio a concludere, Presidente - istituire questa giornata del ricordo delle vittime, ma soprattutto in un'idea di un Paese che si stringe intorno al dramma che ha vissuto e che vuole far ricordare nelle scuole, come è scritto, quello che bisogna fare per evitare che ciò possa riaccadere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Lisa Noja. ne ha facoltà.
LISA NOJA(IV). Grazie, Presidente. Stiamo per votare un provvedimento molto importante, per il quale io voglio anzitutto ringraziare di cuore i proponenti delle proposte di legge poi confluite nel testo al nostro esame, che istituisce una giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus. È una giornata che cadrà il 18 marzo, ossia il giorno in cui il nostro Paese ha registrato il numero di decessi da COVID-19 maggiore, 2.978. è una giornata che ricorderà la tragedia che si è portata via più di 35 mila nostri concittadini e concittadine, forse di più, perché noi sappiamo che, nei giorni più terribili della pandemia, anche la conta delle vittime è stata difficile. Nel mondo, siamo a oltre 610 mila morti. Io penso che ricordare queste vittime sia importante, anzitutto perché consentirà al nostro Paese un momento di lutto collettivo ed è importante, perché celebreremo tutti insieme vittime che purtroppo, nei momenti più difficili, non sono state nemmeno degnamente salutate. Sì, perché tra gli aspetti più crudeli di questa pandemia c'è stato anche il fatto che il COVID-19 ha sottratto a tante famiglie la stessa possibilità di essere vicine ai loro cari nel momento più terribile, quello in cui quella vicinanza è più necessaria, il momento dell'ultimo viaggio. Io provengo da una regione, la regione Lombardia, dove… Scusi Presidente, c'è un po' di … credo che l'argomento meriti il silenzio di quest'Aula . Io, dicevo, provengo da una regione, la Lombardia, in cui in alcuni momenti, in piccoli paesi, la campana ha suonato a morto ogni mezz'ora e ha portato via un'intera generazione, la generazione che ha costruito, dopo la guerra, l'Italia per quello che è oggi, che ha contribuito a dare anima, corpo alle istituzioni repubblicane di questo Paese e che ha consentito al nostro Paese di sedere al G8. Io spero che noi questo non lo dimenticheremo mai . Però, vedete colleghi e colleghe, l'esercizio della memoria non può e non deve essere solo celebrazione del dolore e della perdita, ma io credo che debba essere anche consapevolezza per il futuro, perché le vittime meritano anche questo ed è attraverso l'esercizio della memoria che si costruisce lo spirito di corpo di un Paese. I Greci dicevano che la dea memoria aveva generato tutte le muse, quindi aveva generato l'arte, la cultura, che poi è l'identità stessa di un popolo e di un Paese. Per questo, io credo che nella giornata dedicata al COVID-19, noi dovremo ricordare e sentire su di noi la responsabilità della strage degli innocenti, così il Forum del Terzo settore, in Lombardia, ha chiamato ciò che è avvenuto nelle RSA. È una responsabilità che deve indurci a dire che una tragedia del genere non dovrà mai più accadere nel nostro Paese, e avremo il dovere di ricordare il sacrificio di tanti medici, infermieri, operatori sanitari, che hanno lottato per salvare la vita di tanti pazienti e spesso hanno perso la loro stessa vita, hanno lottato spesso poco protetti e per questo anche hanno perso la loro vita. Anche questo noi non dovremmo dimenticarlo mai . Ma io credo anche che in questa giornata noi dovremo riflettere sul nostro legame e lo sguardo con cui guardiamo al mondo.
Gli studi scientifici ci diranno qual è, se c'è, un legame tra il COVID e la pandemia e il dramma del cambiamento climatico. Quello che è certo è che però la pandemia ci ha dimostrato che noi non possiamo più essere tracotanti nei confronti della natura; che non possiamo più pensare che manipolare le catene alimentari, distruggere le biodiversità non costi anche a noi un prezzo altissimo in termini di vite umane. Il COVID ci ha anche insegnato quanto il nostro mondo è interconnesso e pensare che ciò che avviene all'altro capo del mondo non ci riguardi, che tanto a noi non capiterà è una credenza fallace, che ci induce a compiere errori terribili. Ma ci ha anche insegnato che l'interconnessione del mondo è importante. Se noi oggi conosciamo di più del virus e oggi curiamo le persone meglio di ieri è anche perché quell'interconnessione, quella condivisione, quella cooperazione tra scienziati ci ha consentito in poco tempo di fare tanti passi avanti e credo proprio che l'insegnamento di quanto sia importante essere più uniti di prima, più collaborativi di prima, più capaci di prima, di intendere il destino di ogni Paese come legato al destino degli altri sia uno degli elementi che ha consentito di raggiungere il risultato fondamentale per l'Europa e per l'Italia relativo al . In fondo, penso che il Coronavirus abbia dimostrato ormai in modo inconfutabile che la realtà è più forte di ogni tentativo propagandistico di negarla e dimostra quanto sia inutile la ricerca ossessiva di colpevoli a cui addossare le colpe dei fatti del mondo, senza invece capire la complessità dei problemi che abbiamo di fronte e che richiedono l'esercizio della verità e della scienza. Ne è una prova lampante il fallimento della gestione negazionista, antiscientifica, machista di Bolsonaro e del Presidente Trump che stanno portando i loro Paesi al collasso sanitario, un collasso che costa vite umane soprattutto ai più poveri e ai più vulnerabili. Infine, c'è un ultimo punto - mi avvio a concludere - che spero noi porteremo nella giornata del ricordo della tragedia del COVID-19. Noi abbiamo ripetuto tante volte in questi mesi che il COVID cambierà ciò che siamo. Lo abbiamo detto con questa intensità nella storia recente solo in occasione dell'11 settembre. In quell'occasione, alcuni furono indotti a pensare che, per proteggerci dal rischio terroristico, potevamo soprassedere ad alcuni dei principi fondamentali del nostro Stato di diritto, che potevamo rinunciare in fondo ai principi che fanno ciò che siamo pur di proteggerci dal pericolo. È una scelta scellerata che l'Europa fortunatamente non ha seguito, consapevoli di come noi siamo i nostri principi democratici e transigere su di essi significherebbe sfigurarci per sempre e dimenticare chi siamo. È anche per questo che noi, durante tutta la pandemia, abbiamo insistito che su questo si tenesse sempre il punto. Però io vorrei ricordare che la nostra identità di democrazie nate dall'illuminismo si fonda sulla libertà, sull'uguaglianza ma anche sulla fraternità e anche questa è stata messa in pericolo dal COVID; è stata messa in pericolo quando in alcuni Paesi con leggerezza si è parlato di vittime inevitabili, necessarie per raggiungere l'immunità di gregge, o quando in alcuni Paesi, nelle indicazioni date agli ospedali, ne sono comparse alcune che invitavano a non concedere l'accesso alle terapie intensive ad ammalati appartenenti a categorie ritenute avere una vita di valore inferiore. Penso per esempio a quello che in alcuni Stati americani è emerso sull'idea di non ammettere alle terapie intensive persone con disabilità intellettiva: cose che hanno fatto correre a molti di noi i brividi lungo la schiena, perché ci hanno ricordato un tempo buio della nostra storia. L'Italia ha scelto un'altra strada, gli italiani e le italiane hanno scelto un'altra strada e hanno voluto combattere quel rischio di perdere la fratellanza, assumendo con responsabilità le regole del e comprendendo come quel sacrificio fosse necessario per salvare la nostra comunità. Cicerone disse che la memoria è tesoro e custode di tutte le cose.
Nell'annunciare il voto favorevole al provvedimento, che istituisce una giornata destinata a ricordare le perdite, il dolore, lo sconvolgimento vissuto per il COVID-19, spero che, in quella giornata, noi custodiremo come un tesoro anche la memoria di tutto questo e la consapevolezza di quanto la qualità democratica del nostro Paese è indissolubilmente legata alla nostra capacità di tenere sempre, sempre fede, anche quando più è difficile, anche quando sembra impossibile, al patto di solidarietà umana e sociale su cui, dopo il nazifascismo che quel patto aveva negato, i nostri padri costituenti hanno fondato la nostra Repubblica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Marcello Gemmato. Ne ha facoltà.
MARCELLO GEMMATO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, componenti autorevoli del Governo, saluto la sottosegretaria Zampa che è sempre presente qui in Aula in rappresentanza del Governo e del Ministero della Salute. Ovviamente trattiamo e votiamo un provvedimento che vede, orizzontalmente, l'approvazione di tutto il Parlamento e non potrebbe essere diversamente. Istituiamo la Giornata in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus e molto importante, anche se stava passando per così dire sottotraccia nel dibattito d'Aula, approviamo le disposizioni per il sostegno della ricerca scientifica e spenderò veramente due parole anche riguardo a questo . Il provvedimento evidentemente trova il riscontro delle forze di opposizione perché ricordiamo i nostri morti. Li ricordiamo nella giornata del 18 marzo che è la giornata che ha avuto il picco di defunti, quasi tremila (2.978), a testimoniare quello che molti, soprattutto all'inizio, hanno negato cioè il fatto che stessimo sotto attacco da parte di un nemico silente, di un nemico misterioso, di un nemico sconosciuto che evidentemente ha fatto fare errori a chi governava l'Italia in buona fede; però ha fatto emergere anche errori, secondo me, sistematici del sistema. Mi riferisco agli errori che derivano dal fatto che, negli ultimi dieci anni, si è destrutturato il sistema sanitario pubblico in Italia: 37 miliardi di euro che sono stati tolti all'assistenza pubblica e che, proprio durante il periodo della gestione del Coronavirus, si sono drammaticamente palesati; questa mancanza si è drammaticamente palesata nel momento in cui, all'inizio, non vi erano adeguati reparti di terapia intensiva, nel momento in cui, all'inizio, non avevamo supporti e DPI, disposizioni di protezione individuale per gli italiani. Si è aperta una brutta pagina per quanto mi riguarda. La collega di Italia Viva ricordava le carenze nella gestione di altri Paesi e di altri sistemi sanitari nazionali: a noi interessa, ma relativamente. A me interessa il fatto che, nella fotografia della gestione dell'emergenza, noi abbiamo avuto i confini bloccati, non ci hanno dato le mascherine, non ci hanno dato i presidi di protezione individuale . Nella brutta storia che noi racconteremo nella mia mente ci sarà una fotografia: i confini con la Slovenia, Presidente, chiusi con dei massi . Mi sembrava una scena da Paesi delle scimmie, quando si impediva alle scimmie di entrare in posizioni e in territori occupati dagli umani. Siamo stati trattati da animali, da altri Paesi europei . È questa la riflessione che, in questo momento, in quest'Aula si dovrebbe fare soprattutto quando - e qui ci arrivo - si parla di disposizioni economiche rispetto al sostegno della ricerca scientifica.
MARCELLO GEMMATO(FDI). Perché è importante la ricerca scientifica?
Perché, come dicevo testé, non in presenza di una guerra, non in presenza di una crisi internazionale ma in presenza di una difficile pandemia, gli altri Paesi mondiali, ma soprattutto gli altri Paesi europei, si sono dimenticati di noi. Allora, su questo noi dobbiamo interrogarci e, su questo, queste giornate dovrebbero aprire la luce e, quindi, aprire anche un dibattito, sottosegretario. Infatti, come ho detto il 30 gennaio alla presenza, per la prima volta, in quest'Aula, su questo tema del Ministro, noi non siamo indipendenti dal punto di vista farmaceutico. Se dovessero chiuderci i confini, noi abbiamo soltanto cinque mesi di autonomia, per produrre principi attivi farmaceutici e sostanze che servono a formulare farmaci salvavita. Dopo cinque mesi, noi non avremmo più farmaci salvavita per la nostra nazione; per questo, noi di Fratelli d'Italia abbiamo chiesto, anche e soprattutto in tema di salute e di farmaceutica, un'indipendenza strutturale della nostra nazione, magari sfruttando quello straordinario istituito che abbiamo a Firenze, che è l'Istituto chimico farmaceutico militare Infatti noi non possiamo permetterci oggi la chiusura, in assenza, ripeto, di una guerra - e Dio non voglia che ciò avvenga - e che gli altri Paesi ci chiudano i confini. È successo e anche rispetto a questo noi dobbiamo aprire una riflessione e, dal brutto del passato, proiettarci in fase risolutiva verso il futuro. Abbiamo evidenziato anche delle carenze sistemiche nel nostro Sistema sanitario nazionale. Il regionalismo sanitario evidentemente mostra le sue lacune: mostra le sue lacune in termini strutturali, mostra le sue lacune in termini decisionali. Infatti, ci siamo trovati di fronte, soprattutto il primo periodo, che ognuno faceva un po' di testa propria: una regione apriva le scuole, l'altra diceva di chiuderle; una regione obbligava all'utilizzo delle mascherine, l'altra regione no; una regione prendeva dei provvedimenti, altre no. Il sistema sanitario si chiama SSN, Sistema sanitario nazionale, e deve avere una guida e una regia unica Non ci possiamo permettere questa declinazione regionale che, evidentemente, porta poi a confusione e, soprattutto, a nocumento per la salute dei nostri concittadini italiani. Si è evidenziato anche che il decreto ministeriale n. 70 del 2015, evidentemente non voluto da una maggioranza di centrodestra, ha portato alla destrutturazione del Sistema sanitario nazionale sul territorio: si sono chiusi punti di primo soccorso, i presidi di pronto soccorso e, soprattutto, si sono chiusi gli ospedali. In questa drammatica emergenza non vi erano i punti di riferimento sanitari sul territorio, e qui - lo dico anche con un piglio di orgoglio - hanno sopperito le farmacie private convenzionate, quella struttura, se vogliamo, parallela ed integrata del nostro Sistema nazionale che, essendo distribuita uniformemente sul territorio, ha consentito, anche in termine di semplice ascolto, di far vedere che esiste il Sistema sanitario sul territorio. Penso ai piccoli comuni, quindi penso soprattutto alle farmacie rurali, che stanno vivendo un momento di crisi sistemica e che oggi, invece, hanno contribuito alla tenuta del Sistema sanitario nazionale. Anche su questo, sottosegretario, una riflessione va portata. Va portata su chi - soprattutto ripeto le farmacie rurali - oggi ha consentito di distribuire farmaci, di distribuire norme di buona pratica, di distribuire dispositivi di protezione individuali, in una parola di fare essere presente il Sistema sanitario nazionale sul territorio; diversamente, noi avremmo avuto interi territori senza il presidio sanitario. Quindi, anche questo valore, durante la celebrazione della importante giornata del ricordo delle vittime da Coronavirus deve essere data: sono morti medici, sono morti infermieri e operatori sanitari, sono morti farmacisti; una comunità scientifica ha dato, col massimo contributo, il segno della vicinanza alla propria nazione. Allora, anche per questo, noi dobbiamo porre attenzione strutturale al nostro Sistema sanitario nazionale ed evidenziare, in maniera forte e concreta, quelli che sono i buchi e, quei buchi, andarli a colmare.
Io, sottosegretario, penso che in questa operazione di ricucitura del nostro Sistema sanitario nazionale si possa orizzontalmente prendere da tutti i gruppi politici. Immagino che, di qui in avanti, si apra un dibattito, sperando che non vi sia la seconda fase, la cosiddetta coda dell'infezione da Coronavirus, e che si possa oggi iniziare a parlare di un nuovo Sistema sanitario nazionale, che l'anno scorso ha compiuto quarant'anni e che, evidentemente, è un sistema sanitario che va rivisitato e rivisto, anche alla luce dell'ultima emergenza. Noi lo faremo sempre e coerentemente - e mi avvio alla conclusione, Presidente - mettendoci la faccia ed essendo presenti.
L'unica nota polemica che faccio in questo dibattito, in questa dichiarazione di voto, è che noi la faccia ce la mettiamo ed eravamo presenti. La disattenzione della maggioranza, rispetto al provvedimento, non si estrinseca nella distrazione che molti colleghi in questo momento, parlando, stanno rappresentando. Si rappresenta soprattutto nel fatto che, se non vi fossero stati i voti della minoranza, dell'opposizione, probabilmente non ci sarebbe stato il numero legale in Aula Questo è la testimonianza del fatto che probabilmente, rispetto alla tanto declamata attenzione rispetto al problema delle vittime da Coronavirus, c'è disattenzione da parte della maggioranza
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Martina. Ne ha facoltà.
MAURIZIO MARTINA(PD). Grazie, Presidente: “Fare memoria per non dimenticare. Fare memoria per riflettere rigorosamente su ciò che non ha funzionato, sugli errori da non ripetere. Fare memoria per ricordare il valore di quanto di positivo si è manifestato”. Queste sono le parole pronunciate dal Presidente Mattarella il 28 giugno scorso, a Bergamo, davanti al cimitero monumentale della città. Io penso di poter dire che queste parole rappresentano il senso profondo della proposta che qui siamo chiamati a votare questa mattina, perché proprio con questo spirito, in modo unitario fra tutte le forze di maggioranza e di opposizione, abbiamo lavorato per istituire, il 18 marzo di ogni anno, la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia. Ringrazio tutte le colleghe e i colleghi che hanno lavorato a questa proposta, a partire dai colleghi Murelli, Mulè alla presidente Lorefice.
Noi proponiamo una giornata per ricordare tutte le vittime di questa tragedia, senza eccezioni, senza distinguo, per i tantissimi medici, infermieri, farmacisti, sanitari deceduti (li abbiamo ricordati anche lunedì, quando abbiamo iniziato la discussione generale); per le vittime delle nostre forze dell'ordine, per i volontari delle associazioni, per i lavoratori, tanti lavoratori di settori cruciali essenziali; per i sindaci, per gli amministratori locali che non ce l'hanno fatta, per i tantissimi anziani deceduti nelle case di riposo; per tutti quelli che in solitudine, a casa, in ogni luogo, ci hanno lasciato senza sentire l'affetto vicino dei propri cari, una tragedia nella tragedia. Il 18 marzo è una data che rimarrà scolpita nella mente di tutti, con l'immagine straziante di quei carri militari che nella mia città, Bergamo, accompagnavano in altri luoghi le salme di tanti, troppi, nostri concittadini. Noi abbiamo ancora nelle orecchie il silenzio di quei giorni, interrotto drammaticamente in maniera ossessiva dalle ambulanze. Quel momento, quelle immagini, hanno segnato, secondo me, secondo noi, il passaggio collettivo di comprensione di quello che stava accadendo, di quell'immane tragedia; c'è un prima e un dopo, rispetto a quella notte, nella comprensione di quello che è accaduto. Qualcuno può pensare che questo passo della giornata in memoria delle vittime sia inutile, che una giornata della memoria, in fondo, non cambi le cose, che una giornata non serva a nulla. Io, noi, siamo invece tenacemente convinti che ci sia bisogno di costruire una memoria collettiva, condivisa, di quello che è accaduto, perché un grande Paese fa così .
Un grande Paese, un Paese che nelle differenze riesce a uscire più forte da quello che è accaduto, riesce ad elaborare insieme il lutto. Una comunità nazionale forte non si regge solo sulla sommatoria di ricordi individuali o privati; non regge un Paese solo sui ricordi individuali e privati, ha bisogno di elaborare insieme quello che è accaduto, proprio per trarne anche le giuste lezioni. E mi sia consentito di dire che questa mattina, in quest'Aula, non mi pare abbiamo l'attenzione giusta per utilizzare questo momento per iniziare a trarre alcune lezioni ; trarre alcune lezioni per ribadire, ad esempio, la centralità del nostro Servizio sanitario nazionale, rafforzarlo a tutela di tutti, diversamente da quello che è accaduto in questi anni, che ha attraversato tutti noi e che ha minato i caratteri di universalità, di un diritto essenziale come il diritto alla cura; riscoprire l'idea di uno Stato presente prima del mercato, prima dalle convenienze di parte, far tesoro dello straordinario protagonismo del volontariato, delle reti della solidarietà diffusa, della società attiva, che anche in quest'emergenza spesso sono arrivate prima dello Stato e certamente prima del mercato. Dare più forza reale agli investimenti in formazione, nella scuola, nella ricerca, fare insomma fino in fondo quel salto di qualità nella collaborazione reciproca che ci può permettere di guardare al futuro con speranza. Questo vale per l'Italia come per la nostra casa comune europea, in queste ore segnata da un confronto decisivo tra una visione miope e antistorica. A proposito di nazionalismi, c'è sempre qualcuno più nazionalista di te, e te lo trovi alla porta accanto, poi magari viene qui e urli, ma forse qualche lezione bisognerebbe impararla anche in quest'Aula, a proposito di nazionalismi .
Avere l'ambizione giusta, anche in sede europea, appunto, di un salto di qualità nel progetto per rispondere a una crisi senza precedenti, e per fortuna questo è avvenuto in questi giorni. E io voglio pensare che ci sia una relazione tra quello che è accaduto in questi giorni in Europa, anche grazie al contributo italiano, e persino questa idea di una Giornata della memoria per le vittime di questa tragedia. C'è una connessione tra queste cose, e per tutto questo noi abbiamo il dovere della memoria e il dovere della responsabilità di un impegno per il futuro. E, a proposito di memoria che si fa responsabilità, credo che dovremmo riflettere tutti su un punto in particolare, che è stato detto, è stato scritto, io voglio ribadirlo in quest'Aula oggi: superata l'emergenza sanitaria, il sentimento di solidarietà diffuso che abbiamo visto in questi mesi rischia di indebolirsi, può prevalere l'indifferenza o, peggio ancora, può prevalere la rabbia. Chi faceva fatica prima della pandemia rischia di fare ancora più fatica, lo sappiamo, e accanto a loro altri si aggiungeranno, già lo vediamo. Allora, la parola chiave per tutti dovrebbe essere davvero solidarietà. E noi qui dentro, soprattutto noi qui dentro, non dovremmo consentire di contrapporre i temi della protezione sociale ai temi dello sviluppo e del rilancio, perché oggi più che mai queste due questioni sono intimamente connesse. E guai se dessimo fiato a un conflitto tra protezione sociale e rilancio economico, è un rischio mortale per il nostro Paese. Dunque, noi tutti, qui dentro prima di tutto, con le nostre legittime posizioni di parte, penso che non dovremmo permettere che la crisi sanitaria diventi automaticamente una crisi economica e sociale e magari poi anche una crisi democratica. Siamo capaci di rispondere a questa sfida insieme, nel rispetto reciproco delle differenze che ci attraversano? Guardate che ne va del Paese, non ne va di questa o quella maggioranza; non ne va nemmeno di questo o quel Governo, ne va del Paese e della sua capacità di progettare il futuro dopo quello che è avvenuto.
Mi sia permesso di dire che a volte in quest'Aula non abbiamo respirato la giusta consapevolezza del momento che stiamo attraversando . Non l'abbiamo respirata questa giusta consapevolezza del momento che stiamo attraversando, anche adesso, anche adesso. Quando guardavo il Parlamento fuori di qui, prima di arrivarci, ho sempre pensato che in questo luogo c'è una solennità nei momenti che rende particolare questo luogo, purtroppo devo riscontrare che trovo più solennità fuori di qui, spesso, che dentro quest'Aula. E non lo dico per polemica, lo dico perché mi piange il cuore , perché tanti ci guardano e sanno che quello che si respira qui dentro dovrebbe trasferire un di più al Paese di responsabilità, di consapevolezza, che francamente io non vedo. Non voglio lasciare ai miei figli un Paese dove si immagina che il Parlamento sia un luogo, quando va bene, vuoto, quando va male, inutile. Quando va bene, vuoto, quando va male, inutile.
Allora, è anche con questo spirito che ci siamo messi a lavorare sulla Giornata della memoria delle vittime di questa tragedia, con la consapevolezza che serve al Paese ricordare collettivamente, ma anche con la consapevolezza - mi sia permesso di dirlo - che tocca a noi essere all'altezza di questo momento. La speranza è che, diversamente da una Giornata della memoria, in questo luogo noi si sia all'altezza ogni giorno del nostro Paese.
Per queste ragioni annuncio il voto favorevole del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mulè. Ne ha facoltà.
GIORGIO MULE'(FI). Grazie, Presidente. Signor sottosegretario, onorevoli colleghi, starò al tema di questa legge che ci apprestiamo a votare: l'istituzione della Giornata nazionale della memoria. Allora, la memoria, l'abbiamo già detto e l'abbiamo sentito tante volte. Ci sono silenzi che fanno rumore, come quelli delle corsie d'ospedale di notte, quando tutto è sospeso tra la vita e la morte. Ci sono immagini che sgretolano certezze, come le bare accatastate, e ci sono dolori che prendono a pugni lo stomaco, ti fanno vacillare di fronte alla caducità della vita. Ci sono sguardi che prendono a calci l'anima. Ci siamo posti e ci siamo persi nella sofferenza dei nostri cari, nella disperazione di chi ha mancato l'ultimo sguardo del nonno, del padre, della mamma, che non ha accarezzato più quelle mani. Quella solitudine su un letto di ospedale forse è il tormento e lo smarrimento di tanti. Ci è sembrato tutto inumano, freddo, distaccato, triste. La solitudine ci ha schiaffeggiato, ci ha messo contro il muro del dolore. Siamo stati alle finestre della speranza, ci siamo aggrappati al cielo, ci siamo guardati dentro per scoprire che siamo umani, fallibili, fragili, e che solo la nostra anima è eterna e non la società che abbiamo costruito. Il 18 marzo 2020 resterà per sempre impresso nella nostra vita, nella nostra memoria, attraverserà i confini del tempo della memoria. Quel giorno lì, quella notte, quando abbiamo assistito al tragico corteo dei carri i militari che scortavano 65 feretri fuori da Bergamo presso altre città, ci siamo uniti con il cuore ai genitori, alle mogli, ai figli, ai mariti, ai nonni che non hanno potuto trovare la consolazione neppure nell'ultima carezza, nell'ultimo sguardo. Pensate ad Anchise sulle spalle di Enea: Enea lo porta via dalla città, le gambe non funzionano ad Anchise, sono paralizzate, lo prende sulle spalle, gli dice “non temere, ti porto io al sicuro, non avere paura”. Noi l'abbiamo lasciato lì, non l'abbiamo potuto abbracciare, Anchise non l'abbiamo potuto salutare. È un dolore troppo grande per non essere onorato in quest'Aula, tra queste mura, purtroppo a volte distratte, che ci dicono chi siamo, che rappresentano la nostra storia e la nostra memoria.
Cari colleghi, tutte le forze politiche si sono unite coralmente alla proposta di legge che mi vede primo firmatario con i colleghi di Forza Italia, che abbiamo presentato poco dopo la tragica notte di Bergamo. Oggi qui dimostriamo che la politica, nella sua accezione più nobile, non è distante dal dolore, ma ne è parte. E io di questo vi ringrazio .
Proprio di fronte al sacrificio e all'esempio eroico di tanti, di tantissimi, si impone la responsabilità politica e morale del Paese, quella che deve assumere di fronte al dolore. Il 18 marzo di ogni anno, per un minuto, ci fermeremo tutti quanti: smetteremo di lavorare, di parlare, di telefonare, scenderemo dalle nostre auto, ci affacceremo alle finestre, in silenzio; parteciperemo con un cuore solo, quello di una grande comunità, a ricordo di chi non ce l'ha fatta, ma con la consapevolezza che un nuovo inizio sarà possibile.
A chi ha perso la battaglia con il COVID dobbiamo la tensione della memoria, il senso profondo della misericordia, che è racchiuso in un minuto che rappresenta una vita intera, perché, ricordo, è l'assenza della separazione, il silenzio è la dignità del rispetto, il silenzio è l'anima di chi ci ha lasciati; quest'anima ci parla, lo fa attraverso Sant'Agostino, ci dice: “Guardami, ascoltami, sono nella stanza accanto. La morte non è niente. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. (…) Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra di tristezza. (…) Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri, dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. (…) Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.
Colleghi, vi dico: da quella stanza accanto non conterà più la distanza, non peserà la morte, ma peseremo sul cuore oltre 35 mila vittime che sono volate via in pochi mesi. Fermiamoci un attimo, silenziamo il caos della politica, soprattutto quella orrenda, orrenda, che ancora ieri ha giocato con la morte, ha trasferito nel teatrino della politica i morti del COVID. Fermiamoci, ora! Guardiamo con compostezza e intimità quel numero enorme e tragico: oltre 35 mila persone. Immaginiamo il dolore in questo momento, capiamolo, stringiamoci in quest'Aula come una sola persona. Ascoltiamo la voce del silenzio che accarezza le nostre coscienze, non di parlamentari, ma di uomini. Qui, in quest'Aula, abbiamo il dovere di cristallizzare la memoria e lo facciamo con una legge che tende la mano al futuro, perché non ci limitiamo alla commemorazione, facciamo di più: onoriamo nel vero senso della parola chi è andato via, dando la possibilità a tutti i dipendenti, pubblici e privati, di donare nella giornata del 18 marzo una o più ore del proprio lavoro in favore del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica, un modo concreto per sostenere la ricerca, prevenire e curare le malattie. Il 18 marzo sarà una giornata nella quale un'intera comunità condividerà un grande dramma, sarà una giornata di nuova speranza, una giornata con incontri, momenti di ricordo, trasmissioni radiotelevisive, attività e iniziative rivolte soprattutto ai giovani, anche nelle scuole. Una giornata che, essendo vicina a quella del 29 marzo, quella dedicata ai camici bianchi, consentirà di concentrare la memoria del Paese in due settimane. Speriamo di essere e di guardare il futuro con occhi nuovi, con occhi migliori, con occhi certamente più consapevoli. La vita non è un punto di vista, è la sacralità del senso che è nelle cose e nelle azioni che plasmano il presente e immaginano il futuro. Per ogni tragedia che ostacola il cammino, c'è un bambino che nasce e ride, c'è la vita che vince sulla morte, l'amore che vince sulla disperazione, la pienezza di un abbraccio che vince su quelle mani che non abbiamo potuto accarezzare durante il COVID. Ci siamo persi, ci siamo ritrovati, ci siamo rialzati. Verrà a breve il tempo di voltarsi indietro con coraggio, senza ipocrisia, per capire che cosa non ha funzionato nella gestione dell'emergenza, senza spirito di vendetta, ma per migliorarci.
Colleghi, la legge che stiamo per votare ci dice due parole: non dimentichiamo. Lo vorrei fare anche dopo il voto finale - mi appello alla sensibilità provata della Presidenza della Camera - con un minuto di silenzio, che sostituisca l'applauso che di solito saluta l'approvazione di una legge: un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime del COVID.
Sarà un modo per stringere idealmente quelle mani che ci sono sfuggite, riprendere sulle spalle chi abbiamo dovuto abbandonare e accarezzare l'anima di chi non c'è più .
PRESIDENTE. Ci sono colleghi in Transatlantico che fanno fatica a seguire il dibattito attraverso i monitor per i continui capannelli. Chiedo ai colleghi in Transatlantico, per favore, di consentire a chi vuole di poter seguire il dibattito e di evitare capannelli e assembramenti.
Ha chiesto di intervenire l'onorevole Murelli. Ne ha facoltà.
ELENA MURELLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, sottosegretaria, la gravissima calamità che ha colpito il nostro Paese da quel 21 febbraio, quando venne ufficialmente diagnosticato il primo caso di COVID a Codogno, ha mietuto un numero elevatissimo di vittime: ad oggi in Italia sono 35 mila morti e 245 mila contagi. Quindi, la proposta di legge che ci accingiamo ad approvare, volta ad istituire una Giornata nazionale per ricordare ed onorare tutte le vittime di COVID in Italia, includendo anche chi, in prima linea e in tutte le trincee in questa emergenza, ha lottato per fronteggiare l'epidemia e si è sacrificato per contenere gli effetti, spesso pagando con la propria vita, è un atto doveroso.
Nessuno dimenticherà le immagini drammatiche di quella lunga coda di mezzi militari che, nella notte del 18 di marzo, trasportavano le vittime dalla camera mortuaria di Bergamo ai forni crematori di altre regioni. Nessuno dimenticherà che il 18 di marzo è la giornata con più vittime di COVID. Nessuno dimenticherà le corsie degli ospedali pieni, i pronto soccorso, le immagini degli infermieri, dei medici, dei volontari: stremati. Se la pandemia ha colpito duramente il nostro Paese, ci sono alcune aree del nostro Paese che ne hanno sofferto di più, tra cui la provincia di Piacenza, da cui provengo, dove il numero di morti rispetto alla densità del numero di abitanti è sicuramente superiore rispetto alle città più colpite come Bergamo, Brescia e Cremona. Ha portato via generazioni che hanno fatto la storia e portato avanti i valori e l'identità del nostro Paese: non vogliamo, quindi, dimenticarci di quelle vittime decedute, sole, negli ospedali, nelle case di riposo, nelle proprie case, a cui è stata negata la vicinanza di amici e parenti, non solo nell'ultimo sospiro, ma anche nell'ultimo saluto.
Ogni 18 marzo l'Italia si fermerà per un minuto di silenzio in tutti i luoghi pubblici e privati, si potranno organizzare manifestazioni, cerimonie ed eventi per commemorare la memoria di coloro che sono deceduti, favorendo in particolare le attività e le iniziative rivolte alle giovani generazioni: sì, perché, appunto, è la memoria delle giovani generazioni, la memoria collettiva; i giovani non devono dimenticare, ma devono conoscere. Ecco perché sono importanti le iniziative didattiche, i percorsi di studio, e la RAI farà un palinsesto della giornata. Per un segno di speranza verso il futuro, la cosa importante che abbiamo inserito è che i lavoratori potranno donare un'ora o più ore del proprio lavoro di quella giornata in favore del fondo della ricerca: sì, perché la ricerca va sostenuta e la ricerca ha bisogno di aiuto, specialmente in questi momenti, per fronteggiare direttamente questi eventi inattesi.
L'enormità di questa esperienza è destinata a lasciare in ognuno di noi cicatrici e ricordi indelebili, che niente e nessuno riuscirà a rimarginare. L'idea di un Paese che riesce a ritrovarsi, unito, solidale, la certezza che sopra le singole differenze e convinzioni politiche ci siano dei valori, valori condivisi, che siano valori forti, ci porta direttamente a creare questo testo unico: un doveroso gesto che si unisce direttamente alle condoglianze mie e di tutto il gruppo della Lega a tutte le famiglie che hanno avuto vittime per il COVID. E un ringraziamento particolare va a tutti gli operatori sanitari, a tutto il personale che lavora nelle strutture sanitarie, pubbliche e private, nelle case di riposo; ma non dimentichiamo i volontari, gli imprenditori, i lavoratori, i commercianti che non hanno mai chiuso, i camionisti, le associazioni sempre in prima linea per collette alimentari e non solo. Tuttavia, visto quello che sta succedendo, non riesco a chiudere questo mio intervento serenamente.
Sono stati fatti errori enormi in passato nei tagli al sistema sanitario e, durante la pandemia, nell'approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale e dei farmaci. Lungi da me fare demagogia e strumentalizzazioni, mi sembra doveroso, però, porre l'accento sulla situazione attuale. Ancora piangiamo i nostri morti, siamo qui a legiferare sull'istituzione di una giornata in loro memoria, abbiamo fatto e abbiamo chiesto mesi di sacrifici, ci siamo chiusi in casa tre mesi; abbiamo accettato l'elemosina dei 600 euro, abbiamo penato per il diritto alla cassa integrazione, che ancora non è stata pagata a tutti; abbiamo penato per i prestiti di 25 mila euro che, ancora ad oggi, la famosa potenza di fuoco non è arrivata a tutti gli imprenditori italiani che ne hanno fatto richiesta; abbiamo abbassato le saracinesche dei negozi, chiuso le imprese, subìto il rinvio delle tasse, la scarcerazione dei boss, che ancora non si è conclusa, le evidenze della magistratura corrotta. Abbiamo subito il bavaglio delle manifestazioni non gradite, le multe ai commercianti e ai ristoratori: sì, quei ristoratori a cui il Viceministro Castelli ha suggerito di cambiare lavoro se non hanno clienti, le multe a chi portava a spasso il cane o passeggiava da solo. Abbiamo, quindi, subìto di tutto durante questa pandemia e oggi subiamo la fregatura dell'Europa per aiuti sempre meno a fondo perduto, ma sempre più con condizioni, da cui tra cui togliere “quota 100”, quindi non investendo nelle generazioni future e inserendo una patrimoniale sui beni degli italiani possibilmente, e investendo su pannelli solari e monopattini che arrivano dalla Cina a discapito delle nostre aziende italiane. Ora, la mancanza di una politica di flussi e dell'immigrazione controllata ci sta mettendo nuovamente tutti in pericolo. Siccome stiamo uscendo da questa situazione di emergenza …siccome stiamo uscendo da questa situazione di emergenza e non sapete come mantenere la poltrona, allora importate il COVID - . Guardate, non è una questione di razzismo, ma è una questione di buonsenso e di sicurezza sanitaria pubblica. Il caso delle fughe di migranti da Amantea, di Jesolo, di Cavarzere, di Gualdo Cattaneo e di Taranto e tanti altri denotano l'irresponsabilità del vostro Governo - …
ELENA MURELLI(LEGA). Andate in Europa a chiedere fondi professando la bellezza del nostro Paese e l'importanza del turismo per una ripresa economica e, poi, nei fatti, fate scelte che rovinano l'immagine del nostro bel Paese all'estero e fate scappare i turisti - . Abbiamo letto che l'Italia è l'unico Paese…
PRESIDENTE. Collega Rotta, intanto deve indossare la mascherina, poi deve anche evitare di urlare e deve consentire alla collega Murelli di svolgere il suo intervento, grazie.
ELENA MURELLI(LEGA). Abbiamo letto che l'Italia è l'unico Paese europeo a non aver ancora presentato a Bruxelles il programma nazionale delle riforme per fronteggiare l'epidemia, l'impatto del virus su imprese, occupazione ed economia. Ma dove volete andare se non avete ancora un programma dopo sette mesi? Avete bisogno di una nuova per programmare come utilizzare i 200 miliardi che vi hanno dato, che arriveranno il prossimo anno ! Mettetevi una mano sulla coscienza, se l'avete, e fate come abbiamo fatto noi in Commissione Affari sociali: abbiamo lasciato da parte le convinzioni le ideologie politiche, lavorato con il buonsenso e ascoltato tutte le forze politiche per il futuro del nostro bellissimo Paese e delle sue generazioni, senza puntare su un meccanismo lento e insufficiente per far ripartire l'Italia, per rispetto anche delle vittime del Coronavirus. Noi quel rispetto lo abbiamo e, unitamente, ci uniamo a tutte le condoglianze e annuncio il voto favorevole del gruppo Lega
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lapia. Ne ha facoltà.
MARA LAPIA(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, colleghe e colleghi, sottosegretaria Zampa, grazie per la sua presenza, per noi sempre molto importante. Prima di iniziare il mio discorso vorrei dire una cosa. Stamattina ho chiesto a mio figlio e ai suoi compagnetti, al suo campo estivo, di seguire questa dichiarazione di voto, perché mi sembrava importante che tutti i bambini seguissero, sapessero e conoscessero l'importanza di cosa vuol dire istituire una Giornata della memoria. Chiediamo ai bambini delle scuole, ogni anno, di commemorare qualcosa e mi dispiace che ascoltino queste cose, mi dispiace che ascoltino dal nostro Parlamento ed abbiano già imparato che cosa vuol dire la strumentalizzazione politica e Allora, oggi mi rivolgo a voi, colleghi, ma mi rivolgo, soprattutto, ai bambini che ci ascoltano. Oggi siamo qui per un doveroso tributo a chi purtroppo non c'è più; migliaia di persone che sono venute a mancare in uno dei frangenti più nefasti e drammatici della storia recente; migliaia di persone accomunate dalla morte causata da una pandemia i cui effetti erano difficilmente prevedibili.
Io vengo da una terra, la Sardegna, dove la morte storicamente è legata a rituali collettivi che, in qualche modo, aiutano chi è rimasto ad elaborare il lutto, ad affrontare il dolore della perdita e la sofferenza del distacco. La morte, signor Presidente, è l'evento più democratico che esista per l'essere umano e la malattia non ha scelto chi colpire: non ha guardato in faccia nessuno. Ma se è vero che non si può scegliere quando morire, è anche vero che, con il COVID-19, non è stato possibile scegliere come e con chi farlo; non è stato possibile stare vicino ai propri cari sofferenti e in fin di vita; non è stato possibile tenere loro la mano nel momento dell'ultimo respiro; non è stato possibile raccogliere e custodire le loro ultime parole; non è stato possibile neanche accompagnarli nel loro ultimo viaggio o celebrare loro un degno funerale; non è stato possibile, infine, per chi è rimasto, avere il conforto della propria comunità, un conforto così importante quando c'è da affrontare la perdita di una persona cara.
Oggi siamo qui per rendere omaggio a tutte quelle persone che non hanno avuto scelta. Nella nostra memoria - e sono sicura di interpretare il sentire di tutti i colleghi presenti oggi in Aula - rimarrà sempre impressa in maniera indelebile la giornata del 18 marzo, data che oggi ci accingiamo a istituire come Giornata della memoria per le vittime del COVID. Quel giorno abbiamo visto, increduli e sgomenti, una Bergamo lacerata e smarrita, una città percorsa dai camion militari che portavano via le bare con dentro madri, padri e figli di un'Italia devastata dal dolore. Abbiamo vissuto un clima di guerra, di morte e di paura e in quella giornata non c'erano più confini geografici o steccati ideologici a dividere il Nord dal Sud e . Quel giorno Bergamo era tutta l'Italia e i morti erano i morti di tutti, con il dolore che, superando ogni barriera, accomunava l'intera nazione.
Il COVID ha sgretolato in pochissimo tempo la nostra presunta superiorità rispetto all'ambiente che ci circonda e ha neutralizzato quasi tutte le nostre certezze. Abbiamo guardato con impotenza e incredulità la morte e la sofferenza di chi si è ammalato mentre cercava di curare gli altri, di chi ha pagato un tributo altissimo in nome del giuramento di Ippocrate e del diritto alla salute sancito dalla nostra Carta costituzionale. Abbiamo, d'altro canto, dovuto sopportare la superficialità di chi ha minimizzato quanto stava accadendo e di chi non ha avuto rispetto nei confronti delle vittime e delle loro famiglie, e di chi non ce l'ha ancora oggi; dei malati che, come guerrieri, si sono aggrappati alla speranza per sconfiggere quel mostro. C'è stato chi, purtroppo, non ha avuto rispetto di un intero Paese, che pregava seguendo le disposizioni dei decreti ministeriali e dava il suo contributo affinché la pandemia avvenisse contenuta e debellata.
Nell'emergenza COVID in tanti si sono distinti per abnegazione e sacrificio, ma su tutti voglio ricordare il lavoro immenso dei nostri operatori sanitari che, sin dall'affacciarsi della malattia sul territorio nazionale, sono stati in prima linea e, ancora oggi, sono costretti a lavorare con dispositivi di sicurezza, che ne limitano il respiro, il movimento e le esigenze primarie. Sono loro che, con straordinario senso del dovere, hanno lenito il dolore delle mutilazioni inferte al tessuto sociale da questa immane tragedia.
Voglio dedicare, inoltre, un pensiero ai tanti volontari che si sono adoperati contro la pandemia. La nostra nazione, in questo settore, si è dimostrata una grande nazione. Il volontariato in Italia è un mondo meraviglioso, fatto di persone che non si sono fermate neppure davanti a un virus sconosciuto e violento e hanno dimostrato di essere la colonna portante sulla quale si regge il nostro Paese . Abbiamo ancora impresse nella memoria e nel cuore immagini di dolore a cui ognuno di noi è stato esposto, a cui sono stati esposti anche i nostri figli, i nostri bambini, e quanto questo abbia rinsaldato la coesione e rafforzato l'altruismo e l'appartenenza alla comunità. Grazie anche al ruolo del nostro Presidente Conte, grazie alla barra dritta tenuta dal nostro Governo e alle misure necessarie, seppure eccezionali, il nostro Paese è stato in grado di affrontare la tempesta.
Un ruolo fondamentale lo ha rivestito la sanità italiana, pubblica e gratuita. Per me e per il MoVimento 5 Stelle il sistema sanitario nazionale rappresenta un patrimonio irrinunciabile, un patrimonio di cui dobbiamo essere orgogliosi e a cui dobbiamo dedicare ogni sforzo possibile affinché non vi siano più differenze tra le regioni italiane, affinché gli innumerevoli viaggi della speranza dal Meridione alla volta del Nord si trasformino in un ricordo sbiadito.
Alla luce di quanto accaduto, ritengo sia dunque necessario potenziare la sanità pubblica con poderosi investimenti nel campo della ricerca scientifica. È un dovere morale nei confronti di tutte le vittime, perché non siano morte invano e perché siano ricordate come caduti di una guerra che noi vinceremo grazie al loro sacrificio e a tutti gli sforzi che oggi in quest'Aula ci impegniamo a portare avanti per una sanità e una rete sociale che garantisca alla stessa maniera tutti i cittadini e che sia in grado di affrontare qualsiasi emergenza con strumenti adeguati.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di una Giornata della memoria perché ciò che è accaduto e ancora sta accadendo diventi testimonianza tangibile della necessità di avere una sanità sempre più efficiente e in grado di affrontare standard di assistenza elevati per tutti. L'Italia ha bisogno di una giornata di riflessione e di impegno per celebrare la memoria, così come sottolineato dal Presidente della Repubblica per tutte le vittime e di chi, tra loro, si è sacrificato per noi. Questa tragedia lascerà ferite profonde, che tarderanno a rimarginarsi; resterà, tuttavia, la consapevolezza che questa nostra nazione ha combattuto con tutte le forze per sconfiggere la pandemia. Per chi non ce l'ha fatta, ma anche per tutti gli italiani che hanno sofferto alla notizia di ogni nuovo decesso e gioito alla notizia di ogni nuova guarigione, a nome del MoVimento 5 Stelle annuncio il voto favorevole alla proposta di legge che istituisce la Giornata della memoria per le vittime del COVID , .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Angiola. Ne ha facoltà.
NUNZIO ANGIOLA(MISTO). Grazie, Presidente. Cari colleghi, da cattolico impegnato in politica vorrei porre l'accento oggi, sui tanti aspetti che possono essere enfatizzati, su un aspetto che qualche volta è passato un po' in sordina, cioè il grande tributo in termini di vite umane pagato in questa crisi pandemica dalla Chiesa cattolica. “La strage dei sacerdoti impegnati nell'assistenza ai bisognosi”, così titolava del 14 aprile 2020. Si leggeva ancora: “Una strage infinita. Se i medici compongono la categoria più colpita dalla pandemia - 172 morti - questa categoria è seguita da vicino dai 130 sacerdoti. Molti colpiti tra i preti sono quelli più anziani, ma non solo. È restato sul campo chi agisce nel settore dell'assistenza dei malati e degli indigenti, delle persone rimaste sole a casa, degli immigrati”. Sull' del 28 maggio si legge che dai profili dei preti caduti sul campo di battaglia emergono ormai almeno cinque tratti comuni: la popolarità (la gran parte dei preti sono morti contagiandosi perché sono rimasti in mezzo alla gente anziché pensare a mettersi in salvo); la capillarità della presenza in quartieri di città, ma anche in piccoli e minuscoli centri in cui il prete è custode della memoria condivisa, partecipe del passaggio di testimone e di valori tra generazioni; la fedeltà ad un luogo, spesso per decenni (ci sono parroci rimasti in una comunità per quasi 40 anni); l'umiltà di uno stile di vita, di servizio nel nascondimento più assoluto, fino a una morte in solitudine; e la preziosità di presenze che la gente scopre essere indispensabili, specie quando la lontananza coatta - o la morte - li privano di una persona sempre cara, vicina, disponibile. Questo si leggeva sull' del 28 maggio.
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Angiola.
NUNZIO ANGIOLA(MISTO). Sto concludendo. Il 3 maggio Papa Francesco, nella domenica in cui la Chiesa ricordava il “Buon Pastore”, diceva: “Tanti preti morti sono un esempio”.
Nel dichiarare il mio voto favorevole, ho voluto porre l'accento sul ruolo fondamentale e sul prezzo pagato finora dai sacerdoti nell'emergenza Coronavirus .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldini. Ne ha facoltà.
MARIA TERESA BALDINI(FDI). Presidente, volevo intervenire per ricordare tutti i medici che sono morti nello svolgimento del proprio lavoro . Credo che sono mancate un po' le parole verso di loro, che, nello svolgere il proprio lavoro, sono morti proprio per stare vicino al malato .
Ha chiesto di intervenire, per un ringraziamento, la sottosegretaria Sandra Zampa. Ne ha facoltà.
SANDRA ZAMPA,. Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghi, ho sentito il dovere e il bisogno di rivolgervi davvero un grande ringraziamento per questa iniziativa. A nome mio, a nome del Ministro Speranza, a nome del Governo tutto, grazie per avere istituito questa Giornata. Diceva Piero Calamandrei: “Bisogna avere visto”, e io credo che noi, che abbiamo condiviso la sofferenza e abbiamo visto ciò che è accaduto, abbiamo il dovere di trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Quindi grazie davvero, al di là di ogni retorica, per questa iniziativa e per questa legge .
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul testo unificato delle proposte di legge nn. 2451-2479-2480-2484-2507-A: Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia di Coronavirus.
Vi chiedo, poi, di restare in Aula qualche minuto perché, così come stabilito, procederemo alla commemorazione delle vittime di COVID.
PRESIDENTE. . Colleghi, in memoria delle vittime del Coronavirus, invito adesso l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito della discussione della proposta di legge n. 982-A e abbinate, recante misure di sostegno al settore agricolo e disposizioni di semplificazione in materia di agricoltura.
Poiché tuttavia non è stata ancora trasmessa la relazione tecnica richiesta dalla Commissione bilancio, tale Commissione non ha potuto esprimere il prescritto parere.
Il seguito dell'esame del provvedimento è pertanto rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Colleghi, come sapete lo scorso 2 luglio è venuto a mancare all'età di 89 anni il deputato Paolo Cabras, componente della Camera dei deputati dalla VI alla IX legislatura, senatore nella X e nell'XI legislatura.
Nato a Roma il 16 gennaio 1931, laureato in medicina e chirurgia, Cabras iniziò giovanissimo la sua appassionata militanza politica nelle file della Democrazia Cristiana. La sua lunga attività nell'ambito delle istituzioni rappresentative ebbe inizio a Roma, in qualità di consigliere comunale prima e di assessore all'edilizia poi, in un periodo in cui erano ancora molte le famiglie romane costrette ad abitare in alloggi fatiscenti. Il suo fondamentale contributo alle lotte per il diritto alla casa e la sua costante attenzione nei confronti dei cittadini con difficoltà abitative ne fecero un punto di riferimento per le categorie sociali più umili e disagiate: fu infatti nel 1972 tra i fondatori del SUNIA, il Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari, di cui divenne successivamente presidente.
Eletto alla Camera dei deputati per la prima volta nel 1972, si dedicò con impegno ai problemi di natura sociale, ed in particolare a quelli relativi all'emergenza abitativa, al lavoro e alla famiglia. In questo contesto diede un decisivo contributo alla redazione e alla definitiva approvazione di diverse proposte di legge.
Paolo Cabras è stato un politico apprezzato per la sua correttezza, per la coerenza e le capacità di mediazione e di ascolto, animato da una salda dedizione all'istituzione parlamentare e ad un profondo spirito di servizio nei confronti dei cittadini più deboli. La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea, invitandola ad osservare un minuto di silenzio .
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito della discussione delle mozioni concernenti iniziative volte al completamento dell'idrovia Padova-Venezia.
Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Caon. Ne ha facoltà.
ROBERTO CAON(FI). Presidente, visti gli accordi che si stanno mettendo in moto su queste mozioni, vista anche la certezza con cui vengono datate per martedì della prossima settimana, come uno dei primi punti all'ordine del giorno, chiedo vengano sospese e rinviate naturalmente a martedì come primo punto all'ordine del giorno della prossima settimana.
Se non vi sono obiezioni, il seguito dell'esame delle mozioni sul completamento dell'idrovia Padova-Venezia è quindi rinviato alla seduta di martedì 28 luglio, dove sarà collocato come primo argomento per il quale saranno previste votazioni.
Sono altresì rinviati alla medesima seduta di martedì 28 luglio gli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà dopo la conclusione della riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo convocata per le ore 14, al fine di dare comunicazione all'Assemblea dei relativi esiti e di dare lettura dell'ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, è stata convenuta la seguente riarticolazione dei lavori dell'Assemblea per la settimana 27-31 luglio 2020:
Discussione sulle linee generali della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare n. 14 - Norme per l'attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura.
Informativa urgente della Ministra dell'istruzione sulle iniziative di competenza per l'apertura dell'anno scolastico in relazione alla situazione epidemiologica da Covid-19.
Martedì 28 luglio e giovedì 30 luglio
Seguito dell'esame delle mozioni Caon ed altri n. 1-00270, Luca De Carlo ed altri n. 1-00367, Bitonci ed altri n. 1-00368 e Pellicani, Maniero, Moretto, Muroni ed altri n. 1-00369 concernenti iniziative volte al completamento dell'idrovia Padova-Venezia;
Seguito dell'esame della proposta di legge n. 982 e abbinate - Misure di sostegno al settore agricolo e disposizioni di semplificazione in materia di agricoltura;
Seguito dell'esame della proposta di legge n. 1056 e abbinate – Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione massiva di informazioni false;
Seguito dell'esame delle mozioni Lupi, Molinari, Gelmini, Lollobrigida ed altri n. 1-00362 e Quartapelle Procopio, Cabras, Migliore, Palazzotto ed altri n. 1-00366 concernenti iniziative, in ambito internazionale ed europeo, in ordine al rispetto degli accordi internazionali relativi all'autonomia di Hong Kong e alla tutela dei diritti umani in tale territorio;
Seguito dell'esame della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare n. 14 - Norme per l'attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura.
Nella seduta di giovedì 30 luglio, alle ore 9,30, prima degli altri argomenti già previsti, avrà luogo il seguito della discussione del Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2019 (Doc. VIII, n. 5) e del Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2020 (Doc. VIII, n. 6).
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulle ulteriori iniziative in relazione all'emergenza epidemiologica da Covid-19.
Esame congiunto del Programma Nazionale di Riforma per l'anno 2020, di cui alla III sezione del Documento di economia e finanza 2020) (Doc. LVII, n. 3 - Sezione III) e della Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, recante la richiesta di autorizzazione allo scostamento (Doc. LVII-, n. 2).
Nell'Allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per: la discussione sulle linee generali della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare n. 14;
la discussione delle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri;
l'esame congiunto del Programma Nazionale di Riforma per l'anno 2020 e della Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012.
Ai fini del rinnovo biennale di cui all'articolo 20, comma 5, del Regolamento, le Commissioni permanenti saranno convocate nella giornata di mercoledì 29 luglio, secondo la seguente tempistica:
alle ore 20,30: Commissioni I, II, III, IV, VIII, IX e XI;
alle ore 22,00: Commissioni V, VI, VII, X, XII, XIII e XIV.
Ha chiesto di parlare il deputato Sangregorio. Ne ha facoltà.
EUGENIO SANGREGORIO(M-NI-USEI-C!-AC). Grazie, signora Presidente. Desidero esprimere il mio apprezzamento, come parlamentare eletto all'estero nel collegio Sud America, per la positiva ed efficace operazione dei carabinieri del ROS, che hanno smantellato, in Centro Italia, un'organizzazione finalizzata al traffico illecito di spaccio di stupefacenti. L'indagine è partita nel 2018 tramite la Direzione centrale dei servizi antidroga in collaborazione con la . Viene debellata l'attività di detenzione e smercio di sostanze stupefacenti di vario tipo sulla riviera romagnola, di cocaina ed eroina dal Sud America e di marijuana da Albania e Macedonia, e merita una nota di plauso da parte di quest'Aula parlamentare.
I Paesi del Sud America hanno bisogno della massima collaborazione da parte dei sistemi di sicurezza europei. Il futuro dei popoli dell'America Latina dipende anche dalla capacità di seguitare a combattere le situazioni illecite e criminali.
Grazie alle Forze dell'ordine per questa produttiva operazione e collaborazione.

References: Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4
 Articolo 5
 Articolo 6