Source: https://ilpensatore.wordpress.com/2009/11/14/lantimafia-molle-di-marco-travaglio/comment-page-4/
Timestamp: 2020-07-14 03:33:49+00:00

Document:
L’antimafia molle di Marco Travaglio. | il Pensatore
“Se non saranno l’Asinara e Pianosa studieremo altre soluzioni“.
Così Roberto Maroni e Stefania Prestigiacomo sulla possibilità che vengano riaperti i carceri di massima sicurezza di Toscana e Sardegna, che tanti malumori aveva sollevato nelle associazioni ambientaliste e tra quelli che consideravano eccessivamente onerosa un’operazione del genere.
Evidentemente, però, l’annuncio non dev’essere comunque piaciuto a Travaglio, che nel suo ultimo articolo pubblicato per l’Espresso (“Alfano è naufragato all’Asinara“) è partito proprio da questo dietrofront del Guardasigilli per stoccare l’ennesima staffilata contro il governo Berlusconi, reo di praticare un’antimafia molle, fatta più di annunci e parole che di fatti concreti.
Inutile far notare al giornalista piemontese che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non dovrebbe cambiare (che siano Pianosa e Asinara o istituti penitenziari costruiti ex novo poco importa): Travaglio è proprio convinto che negli ultimi 15 anni lo Stato abbia pressochè assecondato le richieste con cui i boss avrebbero compilato il famigerato “papello”, di cui oggi abbiamo finalmente traccia cartacea, e nessuno riuscirà mai a distoglierlo dalle sue certezze.
Nel mirino dell’editorialista de “Il Fatto Quotidiano” ci sono pure il nuovo 41bis e le ultimissime norme con cui lo Stato può aggredire i patrimoni delle cosche. In entrambi i casi, secondo Travaglio, il governo Berlusconi avrebbe gettato fumo negli occhi dell’opinione pubblica, mentre in realtà rendeva più facile la cessazione del carcere duro e parimenti più complicate le confische dei beni dei mafiosi.
Le cose però non stanno esattamente così.
Nell’ultimo pacchetto sicurezza, infatti, sono state previste nuove misure aggravanti il 41bis e più agevolatrici dei sequestri dei tesori dei boss.
La tanto vituperata stabilizzazione del carcere duro (rinnovabile di 4 anni in 4 anni e non più di 6 mesi in 6 mesi) ha di fatto regolarizzato una situazione giuridica fino all’anno scorso sul baratro dell’incostituzionalità, garantendo omogeneità nell’applicazione del diritto a livello nazionale.
Capiamo però, che nella mente del giovane Robespierre cresciuto all’ombra della Mole antonelliana, era molto meglio quando la lotta alla mafia si faceva con metodi fondati sul cavillo e sulla farsa giudiziaria.
E’ bene ricordare che PRIMA il 41bis veniva rinnovato di mezzo anno in mezzo anno, impedendo, a causa della lentezza delle pratiche e dei magistrati, che i ricorsi al Tribunale da parte dei sottoposti al carcere duro potessero anche solo essere esaminati.
In pratica: una denegata giustizia mascherata da lotta alla mafia!
Un ottimo segnale di coerenza per chi va recitando la nenia della “legge uguale per tutti”.
A quanto pare, per tutti tutti proprio no…
Anche sull’altro fronte, però, Travaglio manca il bersaglio.
Mai come negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi, i sequestri dei patrimoni mafiosi sono stati così rilevanti.
Questo grazie proprio alle nuove regole volute dal governo Berlusconi (che infatti Travaglio non si azzarda a commentare nel dettaglio), salutate da magistrati e commentatori con deciso favore.
La ciliegina sulla torta poi ce la regala parlando dei presunti “regali” fatti alla mafia negli anni 1999/2000…in pratica quando al governo c’era il centrosinistra e non Berlusconi.
Insomma: invece di interrogarsi sull’attendibilità e l’autenticità del “papello”, tema forte dell’ultimo mese, Travaglio s’impegna a sputare sulle poche cose buone che il governo Berlusconi ha fatto a contrasto della criminalità organizzata.
Ma siccome ammettere che Berlusconi abbia avallato la lotta alla mafia non collima troppo bene col suo teorema sulla trattativa (tuttora in corso) tra Stato e boss, allora eccotelo alzare il sopracciglio e arricciare il nasino da buon professionista dell’antimafia.
Purtroppo per tutti (compreso Travaglio), sarebbe molto più utile cercare La Verità piuttosto che le prove di Una Verità più teatrale che realistica…
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102 Responses to “L’antimafia molle di Marco Travaglio.”
Luigi Cigarini ha detto:
19 novembre 2009 alle 02:02
@Marco Caruso, @enrix: mi è parso in questa disquisizione, a parte l’episodio su cui ci siamo soffermati (sul quale ero certo e ora non lo sono più), che comunque la vostra idea generale di mafia sia diversa dalla mia. Per voi la mafia, correggetemi, è una organizzazione criminale ben definita e con i suoi confini: ci sono i mafiosi e ci sono gli uomini dello Stato, la trattativa o c’è stata o non c’è stata, senza prove certe non credete a nessuna trattativa e siete convinti che lo Stato sia integro nel suo funzionamento generale e nei suoi principi, ci sarà qualche mela marcia ma è fisiologico che sia così.
Io ho un’altra idea, io penso che la mafia sia purtroppo parte integrante dello Stato italiano fin dalle sue origini risorgimentali molto più di quanto voi possiate immaginare e forse neanche io me lo immagino bene.
Pensate all’unità d’Italia: come poteva uno Stato unitario centralista nuovo, senza alcuna esperienza unitaria da 1400 anni e inventato a tavolino garantire la vera coesione sociale in territori così distanti (immaginate cosa voleva dire nel 1861 andare da Roma a Palermo? E’ come oggi andare sulla Luna come tempo, anzi molto di più)? Ovviamente non poteva, e a quei tempi i problemi sociali erano seri davvero, era logico che lo Stato demandasse il controllo del territorio a organizzazioni spontanee di questo tipo. Ecco, secondo me questa situazione si è protratta per tutta la storia italiana, non è mai stata risolta. Il Governo centrale di Roma ha sempre avuto un rapporto di simbiosi con la mafia, interrotto forse solo nel ventennio fascista, semplicemente perché i picciotti hanno tolto la coppola e indossato la camicia nera ma erano sempre gli stessi. E come lo si toglie un territorio a uno che lo controlla bene? Neanche con una guerra. Immaginatevi se non si fa nulla anzi si è ben felici che qualcuno tenga l’ordine dove tu non riusciresti.
Andreotti, l’uomo politico più importante della prima repubblica ha incontrato più volte Bontade latitante, e Berlusconi, l’uomo della seconda repubblica ha come braccio destro Dell’Utri che incontrava spesso Mangano. Tutti sospetti direte voi, a me torna tutto, poi io non faccio nè lo storico nè il magistrato e non saprei ricostruirvi tutto precisamente.
La trattativa per me non è che o c’è stata o non c’è stata, la trattativa è perenne, nel 93 c’erano solo degli equilibri da risistemare. La mafia sposta molti più voti di quelli che pensiate, elegge molti più parlamentari di quelli che pensiate, probabilmente controlla i governi, molti non lo sanno neppure che stanno votando per la mafia o che stanno lavorando per la mafia. Tu mi fai un favore e io ti voto, funziona così, poi se tu sei mafioso e quel favore me lo riesci a fare perché sei mafioso io mica lo so. E’ una catena di favori e nessuno sa nulla dell’anello superiore, la mafia funziona così, l’Italia funziona così.
Poi c’è il vertice di questa catena, loro lo sanno di essere mafiosi, e trattano direttamente col governo, con la politica, non con i Carabinieri o i servizi. I canali non li so, e non so neanche quanto i governi siano consapevoli di con chi hanno a che fare, ma devono trattare più o meno consapevolmente.
Penso che in Parlamento o al Governo molti se ne rendano conto di questo, è real politic, non c’è altra strada finchè non interviene un cambiamento di mentalità e cultura per il quale occorreranno forse secoli. Ricordate le dichiarazioni dell’ex ministro Lunardi (guarda caso non un politico di mestiere, uno che non c’era abituato a parlare politichese e a sporcarsi nel fango della politica) secondo cui con la mafia bisogna convivere?
Pensateci, non prendetemi per pazzo, la pensano così anche tanti giornalisti, magistrati e cittadini che forse voi trascurate per abitudine o per pregiudizi culturali. Abbiate almeno il dubbio.
19 novembre 2009 alle 01:34
Ora posso risponderti, così tu puoi leggere gli altri articolo nel mio blog.
Sul punto primo.
No, non mi hai capito. Nessuna accusa a Caselli, anzi.
La spiegazione è molto più semplice e forse io l’ho scritta in modo troppo complicato.
All’affermazione di Bolzoni che scrive che i ROS “avevano assicurato al procuratore Caselli che erano ancora lì”, io replico che ciò non è vero.
Nel mio articolo ho pubblicato lo stralcio della testimonianza di Caselli che rappresenta l’unica forma di informazione intercorsa tra i ROS e Caselli, quella giustappunto citata da Caselli.
E la sorveglianza?
Risposta di Mori: l’abbiamo SOSPESA per cause di forza maggiore.
Questo è tutto. Nessuno ha mai assicurato Caselli che la sorveglianza fosse in corso, come ha scritto Bolzoni, nè in che modo ed in che maniera fosse in corso. Quella si, sarebbe stata la prova del favoreggiamento. Un vero e proprio depistaggio del Procuratore preposto. No, Mori gli disse che effettivamente era stata sospesa.
Fatto pacifico, nulla di misterioso.
“Inoltre non capisco come mai più avanti si legge:
“Perché a quel punto, svelata dalle TV la segreta conoscenza da parte degli inquirenti del covo, la Procura non abbia ordinato l’immediata perquisizione, ma abbia atteso 17 giorni per disporla, bisognerebbe domandarlo ai Procuratori”
FORSE PERCHE’ CASELLI NON ERA STATO AVVERTITO?”
Guarda, il fatto è che io parto dal semplice presupposto che se un covo viene bruciato da stampa e televisioni, una procura viene a saperlo immediatamente. Non c’è bisogno che gli venga comunicato in modo formale. E infatti lo sapevano, tant’è vero che dopo 6 giorni dall’arresto di Riina, il giorno 20, ci fu una riunione in procura, alla presenza del PM Aliquò e dei Carabinieri, proprio per discutere il da farsi in quelle circostanze.
“Fu proprio il col. Cagnazzo a suggerire (in quella riunione – ndr) – avendo appreso da notizie di stampa che i giornalisti stavano battendo la zona di via Bernini alla ricerca del cd. “covo” – di effettuare quella perquisizione a scopo diversivo. (quella al fondo gelsomino – ndr) Valutazione che venne accolta e condivisa dall’Autorità Giudiziaria e che portò, il giorno seguente (21.1.93), all’esecuzione ex art. 41 TULPS dell’operazione, con grande clamore e dispiegamento di mezzi per garantirne la più ampia pubblicità.” (dalla sentenza)
Il problema è che tu continui a non capire che quella mancata comunicazione rappresenta una mera infrazione del regolamento, ma il ritenerla realmente necessaria, sul piano pratico, è una sciocchezza. Non sarebbe cambiato nulla. I PM sapevano, che intorno al covo ronzavano i giornalisti, e invece di fare il diversivo di fondo gelsomino potevano tranquillamente precipitarsi a perquisire via bernini, se avessero voluto, dando atto, come potevano fare benissimo, che il covo era bruciato.
7, 17 o 19 giorni dopo, non sarebbe cambiato nulla, in realtà. Era bruciato, e ripulito sin dal giorno dell’arresto di Riina. Lo sapevano tutti. E’ scritto in sentenza.
Tutte queste storie di mancata sorveglianza e mancata comunicazione, sono solo stronzate. Questo nei fatti.
Non ci sono ombre, su Ultimo. Bisogna farsene una ragione.
Ed ora permettimi tu una domanda.
Dove hai preso l’informazione che Ingroia era il procuratore preposto alle indagini che hanno portato alal cattura del boss, l’altro ieri?
Mi interessa. Se hai il link, dammelo, per cortesia.
“Io mi domando solo questo: a chi giova far credere che sia in atto una trattativa dove si dice sia coinvolta sia la destra che la sinistra?”
Semplice, a chi vuole mettere una pietra tombale sul vero movente delle stragi, occultandolo con un falso movente.
“-Il fatto che ci sia una trattativa non vuol dire ad esempio che Falcone e Borsellino non sono stati uccisi per altri motivi. Potrebbero essere vere entrambe le cose.”
Infatti sono vere entrambe le cose, esattamente. La trattativa c’è stata, e ci sono stati incontri fra Mori e Ciancimino tra la fine di agosto ed i primi di settembre, dove i ROS hanno chiesto la collaborazione del mafioso per assicurare alla giustizia dei latitanti. quindi una trattativa perfettamente legale ed eticamente condivisibile. Ciancimino ha fatto sapere degli incontri con i ROS a Riina, ma a dir suo, senza dirgli nulla delle richieste dei ROS sui latitanti.
Brusca nelle testimonianze rese ai processi ha confermato questa versione data da Mori e dallo stesso Ciancimino in una memoria autografa del gennaio 1993, aggiungendo che Riina avrebbe mandato, alle persone che “si erano fatte sotto” il papello con le pretese della mafia per dare un freno alle stragi.
“”Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, Riina mi disse: “Si sono fatti sotto, pensa si sono mossi anche i servizi segreti per arrestarmi. Io gli ho presentato un papello di richieste lungo così e ora sto aspettando”. Era l’ estate del ‘ 92 e per questo mettemmo un fermo agli attentati in attesa della risposta dello Stato”. (Giovanni Brusca, da Repubblica — 14 gennaio 1998 pagina 12)
Si erano fatti sotto per arrestarlo, dice Brusca (ed è ciò che dicono i ROS e Ciancimino) e per tutta risposta Riina gli inviò un papello, un documento ricattatorio.
Ma potrebbe anche essere stato, quel papello, un diversivo per depistare dai reali moventi delle stragi, molto più scomodi per la mafia se si venivano a comprendere, per cui erano stati uccisi i due magistrati.
Ma i pm ed i giornalisti come Travaglio, oggi, voglion farci credere all’esistenza di una trattativa incompatibile con la buona fede dei ROS.
Una trattativa anticipata di 4 mesi rispetto alle reali tempistiche, che avrebbe avuto come oggetto un calo di brache delle istituzioni, movente reale della strage di Via D’Amelio, prodromica allo scellerato accordo tra i ROS e Provenzano.
Forse è meglio cominciare a domandarsi che cosa intendeva dire Borsellino quando diceva, poco prima di morire, “ho visto in faccia la mafia”.
18 novembre 2009 alle 12:03
Scusate, non potevo farvi perdere un’altra chicca:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2381967
Domande da fare a Mr. T:
l’hai detto in trasmissione che l’inchiesta di Caltanissetta era gia’ stata archiviata, pur “tra mille polemiche”?
L’hai detto che l’interevista a Borsellino NOn era l’ultima?
L’hai detto che era stata tagliata e che l’avevi tagliata e rimontata pure tu mettendo la stessa risposta a due domande diverse?
L’hai detto che si era in campagna elettorale?
18 novembre 2009 alle 08:48
@ tequilero
“Ora avere quest’opinione, e cioè ritenere che ultimo abbia commesso un errore, di certo connaturato con il suo modo di essere e di svolgere le indagini, caratteristiche che hanno portato anche a degli eccellenti risultati, comporta l’immediata scomunica da parte tua e di Luigi?”
“Non faccio parte di un culto segreto che adora il giornalista di torino, non sono il suo gemello siamese, come presume Luigi e non può fregarmene di meno di capire il perchè scrive certe cose piuttosto che altre.
Questa attività la lascio volentieri a Luigi tra una discussione sindacale e l’altra.”
Be’, non ho detto esattamente questo.
Mi stai mettendo in bocca parole non mie. Ti stavo solo facendo notare, con forse tropppa veemenza, e’ vero, che non si capisce perche’ Travaglio insiste a buttare la’ frasi come questa:
“Sta di fatto che il Ros non perquisisce il covo di Riina e lo lascia perquisire alla mafia. Ennesima coincidenza” (dall’intervento ad Annozero della puntata su papello e trattativa)
Questo solo per farti notare che il vigliacco sta conducendo una campagna per delegittimare Mori e in ultima istanza Ultimo basata sulla manipolazione della sentenza qui esaminata.
Solo per fartelo sapere e invitarci a chiederci perche’.
17 novembre 2009 alle 23:35
“No, non hai capito. Non si tratta di quello affatto. Caselli non è stato informato, come aveva disposto, questo è pacifico e non perchè lo dice Bolzoni ma perchè lo dice Ultimo in persona”
Appunto. E tutto ciò è scritto in sentenza. Caselli non è stato informato se non 17 giorni dopo. E appena l’ha saputo ha disposto la perquisizione.
E allora come mai qui
http://cronachedallimbecillario.splinder.com/?from=10
rispondendo a Bolzoni che diceva:
“Mi piacerebbe avere maggiori delucidazioni su queste “assicurazioni” date al procuratore Caselli. Soprattutto perché sul suo quotidiano (Repubblica), l’8 novembre 2005, a pag. 27, io ho letto questo:
Che è esattamente il contrario di quanto ha scritto lei. Carta canta”. ????
Che Mori aveva riferito SUBITO a Caselli che l’attività di osservazione era stata notata. Che Caselli quindi era stato avvertito. E che Bolzoni mente.
Sono andato a leggermi l’articolo di Repubblica incriminato
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/08/caselli-sul-ros-piena-fiducia.html
e dice le cose che dici tu. Tuttavia non è riportata la DATA in cui Mori ga fatto quelle rivelazioni.
Ora dato che Caselli ha sempre detto di non essere stato informato fino alla fine, vogliamo dire che Caselli MENTE?
Ma ciò è in contrasto persino con quello che affermi adesso e che affermavi negli articoli precedenti…..
Inoltre non capisco come mai più avanti si legge:
FORSE PERCHE’ CASELLI NON ERA STATO AVVERTITO?
Chiariamo innanzitutto questo: la posizione di Caselli, che per me è un eroe dell’antimafia.
Poi per me puoi avere tutte le idee che vuoi su Travaglio, su Ingroia e su vari complotti in cui sono coinvolti praticamente tutti quelli che si occupano di mafia. Nessuno te le contesta. Anzi alcune volte sono persino d’accordo con te (esami grafologici).
Intanto ti ricordo però che Ingroia, che si sbagli o no su alcune cose relative alla trattativa, ieri ha arrestato un pericoloso boss mafioso.
Io mi domando solo questo: a chi giova far credere che sia in atto una trattativa dove si dice sia coinvolta sia la destra che la sinistra?
-NON mi sto riferendo alla trattativa parlando di Ultimo
-Il fatto che ci sia una trattativa non vuol dire ad esempio che Falcone e Borsellino non sono stati uccisi per altri motivi. Potrebbero essere vere entrambe le cose.
Scusa, adesso vado a dormire. A domani.
17 novembre 2009 alle 21:56
“E chi dice che il passo citato prova l’esistenza della trattativa?”
Innanzitutto sono io che dico che non la prova, come mio diritto.
Che la proverebbe, in ogni caso, lo dicono tutti coloro che sostengono che le “omissioni” dei ROS in relazione al covo di Riina potrebbero essere conseguenti ed a tutela di un accordo con Provenzano, nel contesto della trattativa.
Ti assicuro che sono anche troppi, quelli che lo dicono.
“Inoltre: chi contesta che secondo i magistrati gli elementi di prova raccolti in dibattimento “non consentono di ritenere integrato il dolo della fattispecie incriminatrice in nessuna sua forma”. e poi ancora “anzi escludono ogni logica possibilità” che vi sia stato dolo e quindi comportamento criminale?
su questo siamo d’accordo.”
“si tratta di vedere se chi dice che per 17 giorni Caselli non è stato informato mente o no. Ad esempio Bolzoni”
No, non hai capito. Non si tratta di quello affatto. Caselli non è stato informato, come aveva disposto, questo è pacifico e non perchè lo dice Bolzoni ma perchè lo dice Ultimo in persona.
Il punto è invece stabilire se cambiava qualcosa l’informarlo o meno del fatto che davanti alle telecamere delle TV oltre ai giornalisti non si potevano vedere anche i carabinieri a sorvegliare il covo, perchè i carabinieri preverivano evitarlo.
Ti sembra una cosa incredibile ed inquietante, che Ultimo non abbia riferito a Caselli questa drammatica circostanza?
Cioè , il punto, la mistificazione è questa: è dire che poichè Caselli non è stato informato come aveva disposto, i mafiosi han potuto asportare documenti.
E’ questo il falso messaggio che passa, come disinformazione.
Invece la verità è che dal giorno stesso in cui hanno arrestato Riina, in quel covo non c’era più nulla da cercare che valesse di più che sorvegliare discretamente i Sansone. Accertato anche in sentenza.
E per Ultimo sorvegliare discretamente, come si era impegnato a fare con Caselli, significava anche attendere, per iniziare pedinamenti e sorveglianza, che i giornalisti scomparissero di scena e le acque si calmassero.
Non necessariamente avvisando Caselli che a causa del casino di televisioni e giornali che ronzavano nel quartiere lui stava adottando tale strategia fondata sul temporeggiamento. Perchè avvisarlo o non avvisarlo non cambiava nulla. E Ultimo ne era convinto. Quindi niente dolo, niente protezione dei pizzini, niente accordo con Provenzano, niente di niente.
Di questo si tratta, e non di quello che hai detto tu.
17 novembre 2009 alle 21:10
Enrix tu sei stato chiaro
Forse non lo sono stato io.
Volevo provare l’esistenza della trattativa postando quella parte della sentenza? Non mi pare. Anche perchè non se ne fa cenno…
Da cosa hai dedotto che il mio intento era quello?
Ed in quale altra parte dei miei interventi parlo della trattativa?
Forse mi hai confuso con qualcun’altro.
Tornando alla sentenza di ultimo, a me sembra di capire che ad ultimo viene contestato di aver valutato erroneamente quali fossero i propri limiti, avendo ritenutoche avesse il potere e l’autonomia di poter decidere una strategia invetigativa senza preavvertire i magistrati o i suoi superiori.
Questo errore, fatto in assoluta buona fede e peri motivi spiegati in sentenza, insieme ad un altra serie di omissioni e di mancanza di coordinamento commessi a tutti i livelli, ha fatto si che per due settimane la casa non fosse sorvegliata.
Ora avere quest’opinione, e cioè ritenere che ultimo abbia commesso un errore, di certo connaturato con il suo modo di essere e di svolgere le indagini, caratteristiche che hanno portato anche a degli eccellenti risultati, comporta l’immediata scomunica da parte tua e di Luigi?
Oppure ritieni che sia un’opinione legittima?
Francamente, inoltre, non capisco quando parli di boomerang.
Vedi, io parto dal presupposto che i tuoi interventi e la tua attività sia svolta in assoluta buona fede e con le migliori intenzioni e che fornisce delle ottime informazioni.
Dovresti solo usarmi la cortesia di avere lo stesso atteggiamento nei miei confronti. Altrimenti, te lo confesso, diventa assolutamente inutile scrivere dei commenti e avere un qualunque tipo di confronto.
Non ho interessi o persone in particolare da difendere.
Non faccio parte di un culto segreto che adora il giornalista di torino, non sono il suo gemello siamese, come presume Luigi e non può fregarmene di meno di capire il perchè scrive certe cose piuttosto che altre.
Questa attività la lascio volentieri a Luigi tra una discussione sindacale e l’altra.
Spero di essere stato chiaro stavolta, altrimenti fai come ti pare.
17 novembre 2009 alle 18:36
“Tequilero, in conclusione”: il passo che hai citato, non prova l’esistenza della trattativa”
E chi dice che il passo citato prova l’esistenza della trattativa?
Inoltre: chi contesta che secondo i magistrati
gli elementi di prova raccolti in dibattimento “non consentono di ritenere integrato il dolo della fattispecie incriminatrice in nessuna sua forma”. e poi ancora “anzi escludono ogni logica possibilità” che vi sia stato dolo e quindi comportamento criminale?
si tratta di vedere se chi dice che per 17 giorni Caselli non è stato informato mente o no. Ad esempio Bolzoni
@Luig Cigarini delle 14.29
Luigi, mettiti il cuore in pace. Non c’è stata nessuna trattativa.
Nessunissima trattativa.
Se dietro alle soffiate per catturare Riina, ci fosse stato pure Provenzano che voleva annichilire il “collega”, ciò non è stato fatto con la complicità o l’intesa con i carabinieri. Al limite solo mediante la manipolazione dei confidenti e ad insaputa degli inquirenti. Ma io credo che provenzano non c’entri nulla.
I carabinieri non sono mai scesi a patti con il capomafia e non gli hanno mai garantito l’impunità in cambio di qualcosa.
Intercettazioni ambientali che i PM tengono nei cassetti PROVANO che Provenzano diede ordine di uccidere Ultimo, altro che accordi.
I ROS hanno sempre perseguitato Provenzano, e lo avrebbero catturato prima, in assenza di talpe alla procura.
I ROS di Mori hanno predisposto il fascicolo d’inchiesta di 1000 pagine di mafia e appalti consegnato a Falcone, con mesi, anzi anni di lavoro, e dalla procura questa indagine è stata annichilita con un’inspiegabile procedura di archiviazione istata il giorno dopo la morte di Borsellino, e con una fuga di notizie che hanno messo al riparo i mafiosi.
Una volta che il GIP di Caltanissetta ha ACCERTATO che tale fuga di notizie non era da adebbitare ai carabinieri, come sosteneva Lo forte, ma ai PM (Giammanco, Lo Forte e Pignatone), tutti invisi sia a Falcone che a Borsellino, ed archiviato PER PRESCRIZIONE, i giornali su quella vicenda son rimasti muti.
Infatti scommetto che tu non lo sapevi.
Tutta questa storia della trattativa nasce dalla disponibilità di un testimone a modificare le cose dette in precedenza, un testimone, come ha detto il PROCURATORE GENERALE DI CALTANISSETTA “PROBABILMENTE STRUMENTALIZZATO DA QUALCUNO”.
Inoltre mai dimenticare che Giovanni brusca HA SEMPRE PARLATO di “qualcuno che si è fatto sotto”, a detta di Riina DOPO LA STRAGE DI VIA D’AMELIO, ed ora obtorto collo mastica versioni diverse non supportate da risciontri, mentre prima lo erano (diceva che Riina aveva parlato di un fermo agli attentati perchè “qualcuno si era fatto sotto”, quindi con Via D’Amelio la trattativa non c’entra nulla).
Ma di Brusca parleremo un’altra volta.
I carabinieri non han promosso nessuna trattativa, nessuno ha calato le brache davati ai mafiosi. I papelli son falsi. Non esiste.
17 novembre 2009 alle 17:32
Tequilero, caro tequilero.
Il tuo intervento delle 13.31 pone l’accento sul nodo centrale della questione.
Ti posso rivelare che se ne è discusso con il dott. Ingroia anche per mezzo di email private, dove egli cortesemente ci ha risposto.
Nel procedimento a carico del capitano Ultimo, le accuse non concernevano il reato di omissione di atti di ufficio, ma imponevano però di valutare la presenza di un’eventuale condotta omissiva (che consiste, sostanzialmente, in un “non fare”) nel caso di specie, da come si legge nella sentenza, esaminata dai Giudici del Tribunale al fine di valutare, per l’appunto, se potesse essere stata frutto della volontà (e quindi del dolo ex art. 43 c.p.) degli operanti.
In tale ultimo caso la condotta omissiva non avrebbe configurato il reato di omissione di atti di ufficio ex art. 328 c.p. ma quello più grave di favoreggiamento personale di cui all’ art. 378 c.p. in quanto l’omissione, volontariamente commessa, sarebbe stata posta in essere, secondo l’accusa, al fine di eludere le investigazioni rimanendo pertanto assorbita la condotta omissiva nella più grave fattispecie esaminata.
Da come si legge nella parte che tu hai citato, il Tribunale non ha però escluso che l’omissione vi sia stata (parliamo, ovviamente, dell’attività successiva all’arresto, e non della mancata perquisizione, lì non c’è nessuna condotta omissiva) ma ha affermato la carenza dell’elemento soggettivo richiesto per la contestazione del reato ovvero ha escluso il dolo nella condotta tenuta. Quando, infatti, in Sentenza si legge: “gli elementi che sono stati acquisiti non consentono ed anzi escludono ogni logica possibilità…di affermare che la condotta tenuta dagli imputati nel periodo successivo all’arresto” si afferma che la condotta omissiva, quale elemento oggettivo del reato, possa esservi stata.
Quel che manca, che è carente, secondo il Tribunale è l’elemento soggettivo del reato ovvero gli elementi di prova raccolti in dibattimento “non consentono di ritenere integrato il dolo della fattispecie incriminatrice in nessuna sua forma”. e poi ancora “anzi escludono ogni logica possibilità” che vi sia stato dolo e quindi comportamento criminale.
Occorre quindi tenere presente che i delitti sono punibili, ex art. 42 c. 2 c.p. unicamente se commessi con dolo salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente previsti dalla legge..
Nel caso di specie la legge richiede, per la punibilità della condotta, la sussistenza del dolo in quanto non prevede per il reato ipotizzato la punibilità a titolo di colpa ergo la condotta tenuta non è punibile.
Cosa diversa è se Ultimo fosse stato accusato di omissione d’atti d’ufficio, “ex art. 55 e 348 c.p.p. delle attività di polizia giudiziaria.”.
Secondo il tribunale in quel caso, l’elemento omissivo era “certamente idoneo all’insorgere di una responsabilità disciplinare”.
Ma questa accusa, Tequilero, cioè quella dell’omissione formale dei doveri ex regolamento, non veniva neppure contestata dai PM ad Ultimo, perchè contestare all’uomo che catturò il capo della mafia un’infrazione al regolamento di polizia non dolosa, così come si configura nei fatti e nella sentenza, procurandogli una sanzione disciplinare, sarebbe stata una vera meschineria, e quindi un boomerang per i suoi accusatori.
Così come risulta in questo momento un boomerang lo stralcio che tu hai postato, pensando che quell’accertamento di omissione possa confermare i dubbi su Ultimo.
E’ esattamente il contrario: il fatto che i magistrati abbiano accertato che l’omissione sia stata formale, cioè una semplice non-attinenza al regolamento ex art 348 cpp, e non sostanziale, non dolosa, non strumentale a voler favorire i mafiosi (perchè di fatto secondo i magistrati NON LI HANNO FAVORITI) , certifica che tutto il polverone sollevato dai giornali di una certa fazione è improprio, indegno, perchè cerca di confondere l’omissione formale di un ufficio, non dolosa e non dannosa, con una vera e propria omissione strumentale promossa da oscuri disegni.
Per questo è una porcheria.
Tequilero, in conclusione: il passo che hai citato, non prova l’esistenza della trattativa, perchè parla di un tipo di omissione che NON PUO’ ESSERE INSERITA, secondo i giudici, nel contesto di alcun disegno doloso.
17 novembre 2009 alle 17:07
“Pero’ la sentenza stessa dice che non gliene frega niente perche’ di fronte alla rilevanza dell’evento della cattura di Riina, sono pinzellacchere trascurabili”
Travaglio dice forse che secondo la magistratura è stato provato il dolo?
“Se tu salvassi un bambino da sotto un tram e ha Travaglio dalla mattina alla sera che dice che tu stavi andando contromano, non ti girerebbero i cosiddetti? Non ti chiederesti perche’ non ricorda mai che hai rischiato la vita e l’infrazione e’ una cosa da niente, che sei stato assolto e che il complotto per cui tu stavi passando per quella strada proprio in quel momento e’ fondato sulla melma?”
E’ un esempio un pò estremo che non c’entra molto. Comunque.
Io direi che però a qualcun’altro girerebbero anche se si dicesse che io NON stavo andando contromano, e che Travaglio, assieme al vigile che mi ha fermato perchè andavo contromano fanno parte di un complotto, montato ad arte per screditarmi.
Il problema è questo: è giustificabile per difendere Ultimo dire solo alcune cose?
prima ero un po’ nervoso: c’e’ una trattativa sindacale accesa qui da me ed ero su di giri.
Che c’e’ di male? Quello che e’ scritto e’ che c’e’ stata una mancanza formale, se vuoi uno sgarbo tra Ultimo e Caselli, tra cui pare di capire anche leggendo la sentenza che non corra buon sangue.
Pero’ la sentenza stessa dice che non gliene frega niente perche’ di fronte alla rilevanza dell’evento della cattura di Riina, sono pinzellacchere trascurabili. E allora perche’ molti (Travaglio in primis, continuamente) non lo dicono ma si fermano alla mancata comunicazione?
Ho paura a sentire la risposta.
Se tu salvassi un bambino da sotto un tram e ha Travaglio dalla mattina alla sera che dice che tu stavi andando contromano, non ti girerebbero i cosiddetti? Non ti chiederesti perche’ non ricorda mai che hai rischiato la vita e l’infrazione e’ una cosa da niente, che sei stato assolto e che il complotto per cui tu stavi passando per quella strada proprio in quel momento e’ fondato sulla melma?

References: art. 41
 sentenza 
 sentenza 
 art. 43
 art. 328
 art. 378
 Sentenza 
 art. 42
 art. 55
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza