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Timestamp: 2020-01-22 10:26:37+00:00

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Art. 377 codice penale - Intralcio alla giustizia - Brocardi.it
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Articolo 377 Codice penale
Dispositivo dell'art. 377 Codice penale
(1) Chiunque offre o promette denaro o altra utilità (2) alla persona chiamata a rendere dichiarazioni davanti all'autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale ovvero alla persona richiesta di rilasciare dichiarazioni al difensore nel corso dell'attività investigativa, o alla persona chiamata a svolgere attività di perito, consulente tecnico o interprete, per indurla a commettere i reati previsti dagli articoli 371bis, 371ter, 372 e 373, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alle pene stabilite negli articoli medesimi ridotte dalla metà ai due terzi.
Chiunque usa violenza o minaccia ai fini indicati al primo comma, soggiace, qualora il fine non sia conseguito, alle pene stabilite in ordine ai reati di cui al medesimo primo comma, diminuite in misura non eccedente un terzo(3).
Le pene previste ai commi primo e terzo sono aumentate se concorrono le condizioni di cui all'articolo 339 (3).
La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici [28].
(1) Tale disposizione è stata nel tempo profondamente mutata, la l. 16 marzo 2006, n. 146 (art. 14, comma 1) ne ha addirittura mutato il nomen juris da subornazione in intralcio alla giustizia. Da ultimo si ricordi che l'art. 10, comma 8, della l. 20 dicembre 2012, n. 237 ha inserito il riferimento alla Corte penale Internazionale.
(2) La condotta incriminata consiste nell'istigazione, specificatamente indirizzata a commettere uno dei reati indicati dalla norma (dolo specifico), che deve avvenire mediante offerta o promessa di denaro o altre utilità, o anche minaccia o violenza. Quest'ultima ipotesi fino al 2006 non integrava la fattispecie in esame, ma al limite la fattispecie di cui all'art. 611. In ogni caso qualora il reato sia commesso, non troverà applicazione tale disposizione, in quanto l'agente risponderà di concorso nel reato istigato.
(3) Questo comma è stato inserito dall’art. 14, comma 2, della l. 16 marzo 2006, n. 146.
La norma tutela il buon funzionamento della giustizia garantendo la genuinità delle acquisizioni probatorie, dal legislatore considerato un interesse talmente rilevante che derogare alla normale disciplina dell'istigazione, la quale infatti è priva di rilevanza penale qualora l'istigazione non venga accolta.
Spiegazione dell'art. 377 Codice penale
Il presente delitto rappresenta una particolare ipotesi di istigazione (art. 115) a commettere falsità all'interno della testimonianza, perizia, interpretazione e nelle false informazioni al pubblico ministero.
La condotta di chi cerchi di indurre un soggetto a rendere la falsa dichiarazione integra il reato solamente quando vi sia un formale provvedimento del giudice di ammissione della prova testimoniale, e non prima.
Il forte arretramento della soglia di punibilità rispetto alla normale istigazione (in cui, per la rilevanza penale, è necessaria l'effettiva commissione del reato oggetto di istigazione), fa ritenere che ci si trovi al cospetto di un reato di pericolo astratto, in quanto, oltretutto, non vi è alcuna menzione in merito alla idoneità della condotta, come del pari non richiede alcun accertamento in merito alla concretezza del pericolo.
La norma richiede il dolo specifico, ovvero la volontà dell'offerta o della promessa per raggiungere il fine ulteriore di indurre il testimone, il perito o interpreta alla falsità.
Massime relative all'art. 377 Codice penale
Cass. pen. n. 51824/2014
Integra il delitto di intralcio alla giustizia previsto dall'art. 377 cod. pen. in relazione alle ipotesi di cui agli art. 371-bis o 372 cod. pen., secondo la fase procedimentale o processuale in cui viene posta in essere, la condotta di chi offre o nel promette denaro o altra utilità al consulente tecnico del pubblico ministero al fine di influire sul contenuto della consulenza, anche quando l'incarico a questi affidato implica la formulazione di giudizi di natura tecnico-scientifica.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 51824 del 12 dicembre 2014)
È configurabile il delitto di subornazione anche con riferimento alle pressioni e alle minacce esercitate su colui che abbia reso dichiarazioni accusatorie nella fase delle indagini preliminari al fine di indurlo alla ritrattazione in vista dell'acquisizione, da parte sua, della qualità di testimone nel celebrando dibattimento. (Fattispecie relativa a condotta tenuta da membri di un'associazione di tipo mafioso nei confronti di persona vittima di estorsioni da parte del sodalizio criminale che aveva denunciato gli autori del fatto, consentendo, con le sue dichiarazioni, l'emissione di misure cautelari nei loro confronti).
Cass. pen. n. 1366/2007
L'elemento materiale del delitto previsto dall'art. 377 c.p. consiste nell'induzione a rendere davanti all'autorità giudiziaria dichiarazioni difformi non dalla realtà dei fatti, ma da quanto a conoscenza del dichiarante.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1366 del 19 gennaio 2007)
Cass. pen. n. 32633/2006
È configurabile il tentativo in relazione al reato di cui all'art. 377 bis c.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 32633 del 2 ottobre 2006)
Cass. pen. n. 35837/2001
Ai fini della configurabilità del reato di subornazione di testimone (art. 377 c.p.), è irrilevante che il soggetto nei cui confronti è stata posta in essere la condotta vietata dalla norma incriminatrice abbia già reso la propria deposizione, non derivando da ciò la cessazione della qualità di testimone, la quale, invece, permane fino al momento in cui il processo esaurisce definitivamente il suo corso.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35837 del 3 ottobre 2001)
Cass. pen. n. 2713/1997
Il delitto di subornazione (art. 377 c.p.) mira a tutelare la genuinità processuale di quanti sono chiamati a riferire sui fatti di causa davanti all'autorità giudiziaria, posizione che potrebbe venire inevitabilmente ed indebitamente condizionata e compromessa da pressioni esterne, rappresentate dall'offerta o anche dalla sola promessa di qualsivoglia utilità, anche non patrimonialmente apprezzabile, per indurre il soggetto subornato a commettere i reati di falsa testimonianza (art. 372 c.p.) e (dopo la novella del 7 agosto 1992 n. 356) di false informazioni al P.M. (art. 371 bis c.p.), oltre che di falsa perizia o interpretazione (art. 373 c.p.). Trattasi di reato di pericolo, il cui evento, di natura formale, si verifica con la semplice offerta o promessa, finalizzata alla falsità giudiziale e, per la sua configurabilità, richiede che il soggetto subornato abbia assunto la qualità di «persona chiamata a rendere dichiarazioni davanti all'autorità giudiziaria» (secondo la più vasta accezione del termine, come introdotto dalla novella 356/92, rispetto all'originaria, precedente qualifica di «testimone»).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2713 del 21 marzo 1997)
Cass. pen. n. 2055/1997
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2055 del 5 marzo 1997)
Cass. pen. n. 616/1986
Il delitto di subornazione previsto dall'art. 377 c.p. è un reato di pericolo il cui evento, di natura formale, si verifica con la semplice offerta o promessa, finalizzate alla falsità giudiziale. La norma suddetta, sanzionando penalmente la sola istigazione alla falsità giudiziale eleva ad illecito penale il semplice attentato all'amministrazione della giustizia; non è, quindi, ravvisabile l'ipotesi del tentativo.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 616 del 21 gennaio 1986)
Cass. pen. n. 12016/1977
Perché si realizzi il reato di subornazione è necessario che il subornato assuma la qualità di testimone con la citazione, anche orale, dinanzi al giudice o al P.M. mentre non acquista tale qualità chi sia esaminato dagli organi di polizia giudiziaria di propria iniziativa e su delega del magistrato. Pertanto, le sollecitazioni a deporre il falso, rivolte a persone che possono essere chiamate a testimoniare davanti al magistrato, ma non ancora formalmente designate come testimoni, non sono punibili.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12016 del 29 settembre 1977)
Cass. pen. n. 1360/1970
Il delitto di subornazione di testimone richiede che la persona verso la quale è diretta l'opera del subornatore abbia acquistato, al momento dell'offerta o della promessa del denaro, la qualità di testimone. Il testimone esercita una pubblica funzione, e va compreso fra i pubblici ufficiali ai sensi del n. 2 dell'art. 357 c.p. È però essenziale stabilire il momento in cui viene assunta detta qualità. È infatti in quel momento che si pone l'esigenza di tutelarne il prestigio, la libertà di deporre e la sincerità delle dichiarazioni. Nell'ipotesi di testimone penale la qualità di testimone viene acquistata con la notificazione dell'atto di citazione. Nel caso, invece, di testimone in giudizio civile la situazione è diversa, e diverse sono le conseguenze giuridiche che ne derivano. Per stabilire il momento in cui il testimone è legalmente investito di tale qualità è necessario tener presenti le disposizioni del codice di procedura civile. Attese, infatti, le disposizioni di cui agli artt. 244 e 245 del codice di rito civile, si evince che la qualità di teste nel diritto processuale civile la si acquista nel momento in cui il teste, dedotto dalla parte, viene con ordinanza del giudice istruttore ammesso a deporre. È in quel momento, in base al principio vigente del processo civile della acquisizione processuale, che il provvedimento di ammissione dei testimoni fa sorgere un diritto all'escussione. Pertanto, nel campo processuale civile, l'atto che investe la persona chiamata a testimoniare della qualità di teste non è l'intimazione a comparire, che può anche mancare, ma l'ordinanza del giudice, che ammette a deporre la persona indicata. Questo principio trova conferma nel fatto che il testimone può presentarsi al giudice civile anche spontaneamente, senza necessità di intimazione a mezzo di ufficiale giudiziario. Il generico invito a non presentarsi a deporre, accompagnato dall'offerta di somma di danaro, ma non dall'istigazione a commettere una falsità giudiziale, non costituisce il reato di subornazione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1360 del 24 novembre 1970)

References: Articolo 377

Articolo 377

Cass. 
 art. 371
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