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Timestamp: 2020-08-07 12:57:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8134 del 29/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8134 del 29/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 29/03/2017, (ud. 13/12/2016, dep.29/03/2017), n. 8134
sul ricorso 17058-2015 proposto da:
S.B., C.F. (OMISSIS), S.S. C.F. (OMISSIS),
SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONIO
CARBONELLI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 139/2015 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 23/04/2015 R.G.N. 356/2014;
Con sentenza depositata il 23.4.2015 la Corte d’appello di Brescia rigettava il gravame di S.B. avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede che ne aveva respinto, per intervenuta decadenza L. n. 183 del 2010, ex art. 32, comma 4, la domanda volta ad ottenere la declaratoria di illegittimità dei contratti di somministrazione in forza dei quali egli aveva lavorato presso Cromodora Wheels s.p.a. nel periodo dal gennaio 2007 all’agosto 2012, contratti che il lavoratore aveva impugnato solo in data 9.10.2013.
1- Con l’unico motivo di ricorso è prospettata falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 6 come modificato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32 in relazione agli artt. 11 e 14 preleggi, per avere la Corte territoriale affermato l’applicabilità, a partire dall’1.1.2012, del termine di decadenza di cui al novellato L. n. 604 del 1966, art. 6 anche ai contratti di somministrazione stipulati prima dell’entrata in vigore della L. n. 183 del 2010, art. 32 (24.11.2010), sebbene si tratti di norma irretroattiva, come desumibile anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 155/2014 nonchè dalla previsione della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 39 che ha espressamente previsto l’applicazione del secondo termine di decadenza di 180 giorni ai licenziamenti intimati dopo la data di entrata in vigore di detta legge (e quindi, dopo il 18.7.2012). Nè può invocarsi l’espressa previsione dettata dal comma 4 dell’art. 32 per i contratti a tempo determinato, in quanto fattispecie distinta dai contratti di somministrazione.
La denunzia, che viene dedotta richiamando la “falsa applicazione” della L. n. 604 del 1966, art. 6 come novellato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 1, attiene, più correttamente, alla corretta interpretazione della disposizione richiamata (non già ad una errata sussunzione) e, in particolare, del comma 4 dell’art. 32 citato, e pone il problema di verificare l’esatto campo di applicazione dello ius superveniens rispetto a fattispecie negoziali già esaurite alla data di entrata in vigore della novella legislativa.
Invero, la disposizione della Legge Fornero invocata dal ricorrente si correla strettamente con la previsione, in forza della medesima legge (art. 1, comma 38), dell’introduzione di un termine più breve per la proposizione dell’azione giudiziaria (o per la richiesta di arbitrato) e, dunque, si è resa necessaria proprio per derogare al principio generale, desumibile dall’art. 11 preleggi, che avrebbe reso applicabile (con decorrenza dall’entrata in vigore della legge, e quindi, dal 18.7.2012) il nuovo termine anche ai licenziamenti precedentemente irrogati. Nello stesso senso, va altresì notato che analoga disposizione è stata dettata dalla medesima Legge Fornero, art. 1, comma 12, con riguardo alla novellata sequenza temporale decadenziale introdotta per i contratti a termine, in modo da dilazionare nel tempo l’applicazione di detti termini (120 giorni per l’impugnazione stragiudiziale e 180 giorni per la proposizione del ricorso giudiziale o l’arbitrato) e circoscriverla alle cessazioni di contratti intervenute in data successiva all’1.1.2013.
9. Nel caso della L. n. 183 del 2010, art. 32 il possibile decorso di un termine apprezzabilmente ampio tra l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento (da effettuarsi entro 60 giorni dalla comunicazione del recesso anche secondo il previgente L. n. 604 del 1066, art. 6) e l’azione giudiziaria ovvero l’insussistenza di limiti temporali (in caso di azioni imprescrittibili) potevano configurare situazioni prolungate di assoluta incertezza per le parti che il legislatore ha ritenuto di disciplinare mediante l’introduzione di un doppio regime di decadenza esteso ad una ampia rosa di ipotesi, assetto più severo che è stato bilanciato da un congruo differimento dell’efficacia della novella (D.L. n. 225 del 2010), senza che si possa ravvisare – in tale bilanciamento – un “regolamento irrazionale” (Cass. S.U. n. 15352/2015, di seguito esposta) delle due contrapposte esigenze (garanzia di una sollecita definizione delle controversie, da una parte, ed affidamento a fruire del termine prescrizionale, dall’altra). Invero, come sottolineato da questa Corte (cfr. S.U. n. 4913/2016 e Cass. n. 24258/21016), proprio la disciplina contenuta nel D.L. n. 225 del 2010 consente di applicare il nuovo regime decadenziale a fattispecie (licenziamenti o altre ipotesi regolate dall’art. 32 I. n. 183 del 2010) intervenute prima del 24.11.2010, in quanto la rimessione in termini al 31.12.2011 risponde alla “ratio legis” di risolvere, in chiave costituzionalmente orientata, le conseguenze legate all’introduzione “ex novo” del suddetto termine di decadenza.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 32
 art. 6
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 art. 1
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 Cass.