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Timestamp: 2020-06-01 23:17:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6862 del 16/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6862 del 16/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/03/2017, (ud. 03/02/2017, dep.16/03/2017), n. 6862
sul ricorso 25129/2015 proposto da:
TIRRENIA NAVIGAZIONE SPA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, in persona
dei Commissari Straordinari elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
NICOTERA 31, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI MILITE, che la
QUI GROUP SPA, in persona del Consigliere Delegato e legale
FRANCESCO SIACCI 2-B, presso lo studio dell’avvocato CORRADO DE
MARTINI, rappresentato e difeso dagli avvocati IVANO CAVANNA, TOMASO
GALLETTO;
avverso il decreto n. 670/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il
17/09/2015;
Il Tribunale di Roma, con decreto del 8.9.2015, accoglieva l’opposizione allo stato passivo proposta da Qui Group s.p.a. ed ammetteva in prededuzione il credito vantato nella misura di Euro 24.792,55, evidenziando che, in base al tenore testuale della missiva inviata dal commissario straordinario in data 18.11.2010, non si poteva dubitare dell’effettivo intento del commissario di subentrare nel contratto di fornitura di buoni pasto stipulato da Tirrenia Navigazione spa con la ricorrente, con conseguente applicazione del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 51 e riconoscimento della prededuzione in ordine alle prestazioni già eseguite (L. Fall., art. 74).
Avverso tale decreto la Tirrenia in a.s. ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, sostenendo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., in relazione al D.Lgs. n. 270 del 1999, artt. 50 e 51 ed al D.L. n. 134 del 2008, art. 1-bis (conv. con modif. nella L. n. 166 del 2008), per avere il tribunale ritenuto che la dichiarazione in oggetto potesse essere interpretata come espressa dichiarazione di subentro nel relativo contratto.
La Qui Group s.p.a. ha depositato controricorso.
Comunicato il decreto di fissazione di adunanza, a seguito della proposta del relatore che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., ravvisava l’inammissibilità del ricorso, proponendo la trattazione in Camera di consiglio non partecipata dalla Sesta sezione civile, le parti depositavano memorie difensive.
Ad avviso della ricorrente, il giudice del merito non avrebbe potuto interpretare la dichiarazione del commissario straordinario contenuta nella lettera del 18.11.2010 come “espressa dichiarazione di subentro” nel contratto, difettando il presupposto di applicabilità del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 51 e L. Fall., art. 74.
Tuttavia, esaminando sia il ricorso sia la dichiarazione resa dal commissario (“confermiamo il nostro intendimento di dar continuità al rapporto in essere”), nessun dubbio può sorgere circa la portata di tale dichiarazione e la sua evidente riconducibilità al disposto delle norme richiamate; la ricorrente intende, nella sostanza, proporre una questione ermeneutica che non intercetta in modo nè chiaro nè specifico la violazione dei canoni legali in materia di interpretazione degli atti negoziali.
Come già condivisibilmente statuito da questa Corte, infatti, “l’intepretazione di un atto negoziale è tipico accertamento in fatto riservato al giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità, se non nell’ipotesi di violazione dei canoni legali di emeneutica contrattuale, di cui agli artt. 1362 c.c. e segg. o di motivazione inadeguata ovverosia non idonea a consentire la ricostruzione dell’iter logico seguito per giungere alla decisione. Pertanto onde far valere una violazione sotto il primo profilo, occorre non solo fare puntuale riferimento alle regole legali d’interpretazione, mediante specifica indicazione dei canoni asseritamente violati ed ai principi in esse contenuti, ma occorre, altresì, precisare in qual modo e con quali considerazioni il giudice del merito se ne sia discostato; con l’ulteriore conseguenza dell’inammissibilità del motivo di ricorso che si fondi sull’asserita violazione delle norme ermeneutiche o del vizio di motivazione e si risolva, in realtà, nella proposta di una intepretazione diversa” (ex plurimis Cass. 10554 del 2010).
Il ricorso è pertanto inammissibile. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 5.000,00 oltre ad Euro 100,00 per esborsi, in favore del controricorrente.

References: Sentenza 
 art. 51
 art. 74
 art. 360
 art. 1
 art. 51
 art. 74
 Cass.