Source: http://arteitaliana.blogspot.com/2007/07/
Timestamp: 2018-05-24 23:36:12+00:00

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Giovedì 26 luglio si terrà il finissage della mostra Specchio delle mie brame presso la Torre Civica di Cisternino a partire dalle ore 21:00.
L’oggetto di design diventa un mezzo di confronto tra tre tecniche diverse: il vetro luminoso, l’alluminio ed il mosaico. Sculture e cornici decorate all’interno di un percorso visivo dove elementi minimali e naif si contaminano. Giuseppe Donnaloia e Aniko Ferreira da Silva, indagano sulle possibilità espressive dell’antica tecnica del mosaico; Bernardo Palazzo parte da una ricerca volta a comprendere l’interazione tra luce-colore, ambiente e stati emotivi; Felice Vannella costruisce figure metalliche legate al suo immaginario attraverso una sovrapposizione infinita di punti di saldatura. Selezioni musicali a cura di Fabrizio Detommaso
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La politica imbocca la via della valorizzazione dell'arte italiana. L'idea del vice ministro agli Affari Esteri Franco Danieli è quella di portare non solo l'arte italiana nel mondo, ma anche i musei. "Un'idea della quale ho gia' parlato con il ministro per i Beni e le Attivita' Culturali Francesco Rutelli e che riguarda la possibilita' di aprire una serie di filiali dei musei italiani all'estero - ha dichiarato il vice ministro - da Buenos Aires a San Paolo, da Toronto a Montreal, ovunque ho portato questa idea ho riscontrato una reazione molto positiva da parte delle amministrazioni locali".
"Si tratta di un progetto allo stato embrionale - continua Danieli - ma l'idea è quella di aprire delle vere e proprie sedi all'estero dei musei italiani, e non di appoggiarci agli Istituti Italiani di Cultura". Questa iniziativa si inquadra nel più ampio progetto di promozione e sostegno della cultura e dell'arte italiana del ministero degli Affari Esteri, al fine di "promuovere a livello internazionale la nostra grande storia artistica che, tanto per il passato quanto per il presente, deve essere valorizzata".
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Su commissione da parte di papa Clemente VII e Paolo III Farnese, Michelangelo Buonarroti affrescò, tra il 1536 e il 1541, la parete di fondo della Cappella Sistina, di cui aveva già affrescato la volta (tra il 1508 e il 1512). Il periodo storico è quello della frattura tra la Chiesa cattolica e la Chiesa luterana, che deludono le speranze di dialogo di cerchie d'intellettuali, delle quali, tra le altre, faceva parte anche Vittoria Colonna, a cui l'artista era legato da profonda amicizia.
Liberatosi del tradizionale schema iconografico di Cristo in trono tra le schiere celesti di angeli e santi e tra gli eletti e i dannati, Michelangelo affronta da solo il tema penitenziale del "Giudizio Universale" ricorrendo, per altro, a poche fonti (Bibbia e Divina Commedia) e secondo la personale visione della storia umana connessa al problema della Salvezza e della Grazia.
Il gesto imperioso del possente Cristo Giudice è motore di un vorticoso movimento rotatorio ascendente e discendente, che unifica gruppi disarticolati di figure. L'artista stravolge ogni regola compositiva classica. Rinuncia all'inquadramento architettonico, al sistema prospettico e proporzionale rinascimentale vincolato a un punto di vista.Afferma un impianto libero da limiti e definizioni: non determina alcuna profondità, ma segna il moto ascendente con il progressivo schiarirsi del cielo verso l'alto. Annulla la parete, crea un vorticoso dinamismo centrifugo di gruppi di figure, avanzati o arretrati. Alla figura umana assegna un valore assoluto: le dimensioni delle quasi 400 figure variano da 250 centimetri nei registri superiori a 155 centimetri in quelli inferiori, non tanto per compensare la deformazione ottica della visione dal basso, quanto per isolare ed evidenziare le singole realtà esistenziali di fronte alla inesorabilità della Legge.
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Il bello inteso come perfezione dell’anima. E' questo il messaggio che vuol comunicare attraverso la sua arte il maestro Ennio Montariello.
Ennio Montariello, pittore napoletano residente in Umbria, si dedica attualmente ad una ricerca artistica nell’ambito del figurativo che risente dei suoi precedenti lavori dei primi anni novanta orientati all'arte informale .
Montariello nelle opere dell'ultimo periodo realizza prevalentemente ritratti o nudi femminili la cui rappresentazione non è mai fine a se stessa. L’immagine della donna, infatti, s’inquadra in un discorso più complesso incentato sul tema del bello. Il ritratto del viso o il nudo tracciato da Montariello si staglia su un fondale pittorico che richiama , nei colori , nella resa delle vibrazioni della luce e nei segni impressi dall’artista , il divenire, lo scorrere dello spazio e del tempo cosmico.
Lo scopo dell’artista napoletano è quello di fermare per un attimo un ideale di bellezza inteso come perfezione dell’anima e che si rispecchia in una determinata trasposizione estetica; egli presenta agli occhi dello spettatore una figura femminile in una determinata posizione ed espressione cercando di coglierne un aspetto significativo della sua vita interiore.
In una sua opera la rappresentazione dell’Universo femminile è sempre in primo piano rispetto a quello Cosmico che appare sullo sfondo ; l’artista vuole sottolineare il fatto che , in quel determinato istante , attraverso l’atto , l’essere umano che è qualcosa di infinitamente piccolo rispetto all’infinitamente grande rappresentato dall’Universo Cosmico, riesce ad “ eccedere “ il tempo.
L’ istantanea femminile è spesso il frutto di un ricordo, di un incontro del passato : anche un momento già trascorso ha dunque la possibilità , attraverso una creazione di Ennio Montariello , di rivivere e di acquisire un valore eterno.
Questo momento, che si staglia e spicca su di un sfondo che invoca il tempo infinito è immortalato dall’occhio dell’artista (ciò viene espresso spesso attraverso delle specie di oblò) che imprime dunque all’opera il segno del Maestro. L’ideale di “bellezza infinita “ è perseguita da Ennio Montariello per mezzo di un disegno di matrice classica, di un uso sfumato del colore , di tecniche (matita su carta e olio su tela) che evocano i principi di armonia e perfezione formale ,tipicamente rinascimentali.
L’esito finale è quello di una pittura che, attraverso la manifestazione del bello , emoziona e rasserena lo spettatore.
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La Stanza della Segnatura, che con buona probabilità avrebbe dovuto accogliere la bibioteca del papa, esalta la cultura umanistica. Lo schema unitario del ciclo di affreschi (realizzati da Raffaello), illustra le idee neoplatoniche del Vero, del Bene e del Bello, sintetizzate nell'universo armonico del sapere, riflesso del divino.
Raffaello completa la decorazione del soffitto della Stanza della Segnatura già avviata dal Sodoma. Un sistema, alquanto elaborato, di cornici dipinte a grottesche, forma tredici scomparti attorno ad un ottagono centrale con putti reggenti lo stemma papale. In diretta corrispondenza con gli affreschi delle pareti, quattro tondi rappresentano le personificazioni allegoriche dei principi filosofici: la teologia,la filosofia,la giustizia e la poesia.
Il nome della Stanza della Segnatura deriva dal più alto tribunale della Santa Sede, la "Segnatura Gratiae et Iustitiae", presieduto dal pontefice. Al suo interno si procedeva ad apporre firme e sigilli agli atti più importanti.
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Etichette: cultura umanistica, Musei Vaticani, neoplatonismo, Raffaello, Sodoma, Stanza della Segnatura, stemma papale
L'Ultima cena di Leonardo da Vinci fu realizzata su commissione di Ludovico il Moro, signore di Milano, negli stessi anni in cui Bramante ricostruiva il coro della chiesa di Santa Maria delle Grazie, destinata a mausoleo degli Sforza.
La tecnica pittorica mista col ricorso a particolari leganti (sostanze oleose e resine che consentono la coesione dei pigmenti di colore), utilizzata da Leonardo da Vinci per poter ritornare su parti già eseguite (un intervento impossibile con la rapida tecnica dell'affresco), da una parte è segno del carattere sperimentale della ricerca pittorica del maestro, dall'altra è la causa principale del degrado dell'opera, sensibile agli effetti deleteri dell'umidità e degli agenti atmosferici.
Già dal 1517 si registrarono cadute di pigmenti e offuscamento del colore; dal Seicento fu più volte ritoccata o in parte ridipinta, fino all'attuale restauro di deumidificazione e pulitura.
Superando la tradizionale iconografia quattrocentesca, Leonardo da Vinci rappresenta non la scena eucaristica ma il momento successivo alle parole di Cristo, "In verità, vi dico, uno di voi mi tradirà", che generano il violento turbamento degli apostoli. Al tema dell'Eucarestia - il gesto del Cristo che indica il pane e il vino sulla tavola imbandita - si sovrappone una sequenza temporale: l'annuncio del tradimento innesca la concatenazione ritmica di reazioni emotive degli apostoli, raggruppati tre a tre, respinti e attratti dalla figura centrale, isolata e statica di Cristo. I moti interiori sono rivelati dalla sorprendente mimica dei gesti e degli sguardi, tale da caratterizzare le diverse nature umane, tra cui quella di Giuda che si ritrae, colpevole.
Il dramma ha un'ambientazione scenografica. Leonardo da Vinci conosce la cultura prospettica fiorentina, in particolare albertiana e urbinate; l'alimenta di studi matematici, geometrici e architettonici relativi alla planimetria accentrata di edifici religiosi. Nel Cenacolo propone una soluzione prospettica illusionistica: prolunga lo spazio reale dell'ambiente con quello dipinto secondo uno schema prospettico avente il punto di fuga nella figura di Cristo. L'illusione che la rappresentazione appartenga allo stesso spazio fisico del refettorio coinvolge lo spettatore. La scala delle dimensioni dei personaggi, superiore al naturale, conferisce loro maggiore monumentalità e rilievo, accentuati anche dalla luce proveniente dal fondo. La luce rischiara la parete destra conformemente alla reale illuminazione del refettorio, che presenta finestre solo sulla parete sinistra.
Le ricerche sui moti interiori e sull'espressività, sul rapporto tra figure e spazio, tra spazio reale ambientale e illusionistico e luce naturale conferiscono alla drammatizzazione del tema il carattere innovativo di una monumentale scena teatrale.
Etichette: Bramante, Leonardo da Vinci, pigmenti di colore, Santa Maria delle Grazie, tecniche pittoriche, Ultima cena
Basterebbero i venti quadri a olio e i ventidue disegni sul carcere di Abu Ghraib invece, alla grande mostra di Fernando Botero, in corso a Palazzo Reale a Milano e che rimarrà aperta fino al prossimo 16 settembre, è possibile ammirare la produzione degli ultimi due anni del maestro: una quarantina di opere inerenti il variopinto mondo circense, una settantina che rappresentano l'intero universo poetico dell'artista e sei sculture collocate in Piazzetta Reale, in Piazza Scala, in Piazzale Cadorna e in Piazza San Carlo. Le opere sul carcere di Abu Ghraib sono sicuramente destinate a caratterizzare la mostra voluta dal Comune di Milano ed è abbastanza significativo che quadri di impegno civile su una tragedia del nuovo secolo vengano esposti nello stesso palazzo che ospitò "Guernica", il capolavoro di Picasso. La scrittrice americana Erica Jong, che ha scritto un saggio introduttivo nel catalogo, ha sottolineato proprio questo aspetto condividendo la denuncia dell'artista: "I livelli più alti del nostro governo - ha scritto la Jong - hanno autorizzato la tortura e l'umiliazione violando così i diritti civili". "La pittura di Fernando Botero - ha detto Vittorio Sgarbi - è piena di colori, è allegra e non anoressica come quella che piace alla critica. Lui, però, è rimasto colpito dalla tragedia e l'ha rappresentata con la forza della pittura che è diversa dalla fotografia. La fotografia è la morte, perché riproduce una cosa che è stata, mentre la pittura è il presente. Raffaello è così come Botero". "Ho voluto dipingere quella tragedia - ha spiegato Fernando Botero - perché per me e per tanti nel mondo è stato uno choc constatare che gli americani che si considerano difensori della democrazia e dei diritti civili si siano comportati come Saddam Hussein".
L'atmosfera, tinta di rosso sangue, richiama gli inferi e i pacifici e corpulenti personaggi, che caratterizzano l'arte di Botero, sono ritratti in posizioni impossibili, con bocche aperte in smorfie di dolore per le violenze e le umiliazioni subite. La tragedia lascia il posto ai colori e ai classici ciccioni di Botero che, come tanti grandi artisti, da Picasso a Leger a Chagall, si è confrontato con il circo. Molti i disegni, gli acquerelli e i dipinti ad olio che rappresentano clown, domatori, equilibristi, giocolieri e contorsionisti.
Una stanza è dedicata a opere sul giardinaggio con tre grandi quadri che rappresentano altrettanti vasi di fiori.
La mostra è un tripudio del colore così come tutta l'arte del maestro Botero. Alcuni quadri raprresentano vescovi e sacerdoti in pose spesso dissacranti. "I preti e i vescovi - ha detto Botero - sono gli unici ad avere immaginazione, basta vedere i colori dei loro vestiti". Le figure, inoltre, sono sempre e rigorosamente abbondanti "perché - come ha sottolineato Botero - sono sempre stato convinto della sensualità del volume e delle forme".
Etichette: Abu Ghraib, Botero, Chagall, Erica Jong, Fernando Botero, Leger, Palazzo Reale, Picasso, Raffaello
Si terrà, fino al prossimo 2 settembre, presso Palazzo Bricherasio a Torino, a cura della famiglia Buonarroti, un'importante rassegna di opere (in particolare disegni) e documenti inerenti la produzione michelangiolesca, legata alle vicende della Seconda Repubblica fiorentina con particolare riferimento all’impegno civile nella realizzazione delle fortificazioni, all’incontro a Ferrara con Alfonso I d’Este e la commissione della famosa Leda (nella mitologia greca Leda era figlia di Testio e moglie di Tindaro, re di Sparta. La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di lei, si trasformò in un cigno e si accoppiò con Leda, che generò due uova. Da un uovo sarebbero usciti i Dioscuri, Castore e Polluce, mentre dall'altro Elena e Clitennestra). L'acme della mostra è costituita dal disegno "Studio di testa con variante di naso", unanimemente riconosciuto come uno dei pezzi più belli e importanti della produzione grafica di Michelangelo Buonarroti. Sarà possibile ammirare anche straordinari fogli che riproducono disegni di fortificazioni a testimonianza di momenti diversi dell’impegno michelangiolesco legati alla sua carica di governatore e procuratore generale delle fortificazioni, ricevuta a Firenze nel 1529.
Tel.011-5711811, fax 011-5711850
Etichette: Alfonso I d'Este, Leda, Leda e Zeus, Michelangelo, Michelangelo Buonarroti, Palazzo Bricherasio, Seconda Repubblica Fiorentina
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La New Artemisia Gallery di Bergamo organizza dal 21 al 27 ottobre 2007 il quarto concorso di pittura ad olio G.B. Moroni. Quest'anno il tema sarà "l'acqua, le sue forme, i suoi colori". Potranno concorrere artisti che abbiano prodotto opere ad olio, grafica, acquerello, acrilico ed elaborazioni grafiche al computer.
Art.1 Per partecipare al concorso è necessario completare e restituire firmata per accettazione la scheda di partecipazione e recapitare alla New Artemisia Gallery, entro il 13 ottobre 2007 un’opera (per ogni sezione) che non deve superare la dimensione di cm 100x100. L’invio dell’opera e il suo ritorno sono a totale carico e responsabilità dell’artista. Se inviata tramite servizio postale o corriere dovrà necessariamente avere un adeguato imballaggio riutilizzabile per il ritorno con relativa dicitura sull’imballo “Trattasi di opere artistiche per esposizione”.Essa deve essere corredata da un tagliando che indichi in modo chiaro e leggibile, il nome dell’artista, l’indirizzo, il titolo dell’opera, la tecnica utilizzata e il prezzo.L’opera dovrà essere incorniciata o listellata, possibilmente senza vetro, munita dell’apposita attaccaglia.
Art.2 Il giorno 17 ottobre 2007, la giuria formata da critici ed esperti d’arte si riunirà presso la New Artemisia Gallery per selezionare le venti opere finaliste. Tra queste ultime, verrano giudicati i primi tre vincitori del premio della critica ed i premi di categoria per la grafica, l’acquerello l’elaborazione al computer ed il premio speciale GIOVANI-UNDER 25.
Art.3 Le venti opere finaliste, (comprensive dei vincitori dei diversi premi come descritto all’art.2) saranno esposte Domenica 21 ottobre 2007, a Bergamo Alta, sotto i portici di Piazza Cittadella per la votazione della giuria popolare e fino al giorno 26 ottobre 2007 saranno visibili in galleria per il proseguo della votazione .
Art.4 Sabato 27 ottobre alle ore 16.30, presso” l’Auditorium S. Sisto” di Colognola (Bergamo) alla presenza della giuria e delle autorità, saranno premiati i primi tre vincitori della critica, i vincitori votati della giuria popolare,i premi di categoria. Saranno inoltre consegnate le Menzioni d’Onore le medaglie i diplomi di merito ed i diplomi di partecipazione.
Art.5 A parziale copertura delle spese di segreteria e organizzazione, che sono a totale carico della Galleria, si richiede un contributo di euro 48,00 (per ogni singola opera) da versare al momento dell’iscrizione direttamente in sede, o con le seguenti modalità:
- pagamento presso gli uffici postali a mezzo ricarica postepay n. 4023600428260154 intestata a Frassetto Maria Grazia
- bonifico bancario intestato a New Artemisia Gallery o Pasqua Enrica c/c n. 10477 - Banca San Paolo– ABI 01025 CAB 11100 via Camozzi 27 – 24100 Bergamo
- vaglia postale intestato a New Artemisia Gallery – via Moroni 124 – 24122 Bergamo
Art.6 La New Artemisia Gallery pur avendo la massima cura delle opere ricevute, non si assume, durante il periodo dell’esposizione, alcuna responsabilità per eventuali danni di trasporto, manomissione, incendio, furto ed altre cause come magazzinaggio, trasporto e giacenza. Agli artisti è demandato l’onere di stipulare eventuali assicurazioni.
Etichette: acquerello, acrilico, concorso di pittura, elaborazioni grafiche al computer, grafica, new artemisia gallery, opere ad olio, Trofeo G.B.Moroni

References: Art.1

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