Source: http://reconquista.ilcannocchiale.it/?TAG=andreotti
Timestamp: 2018-11-15 14:44:17+00:00

Document:
Ode a un europeista gentile
Un fine intellettuale che avrebbe dovuto essere il successore per spessore culturale e dirittura morale di Carlo Azeglio Ciampi alla Banca d'Italia, ma per i soliti giochi di potere curial-andreottiani venne battuto da Antonio Fazio, il Lord Protettore dei Furbetti del Quartierino.
Un ministro civile che sottolineò la estrema civiltà del metodo fiscale per contribuire ai beni pubblici più importanti per la convivenza e lo sviluppo: la sanità, l'istruzione, la giustizia e fu travolto dall'individualismo becero e incivile della marmaglia in agone elettorale.
Un liberale che coniugava diritti e doveri dell'individuo sottolineando l'etica della responsabilità individuale che deve essere colta anche quando vi sono difficoltà. Troppo spesso tutti noi e i giovani-vecchi "bamboccioni" giustificano con le insormontabili difficoltà esterne la propria ignavia e pigrizia.
Un padre dell'euro e del suo carico simbolico e concreto, Tommaso Padoa-Schioppa.
Simbolico perchè rappresentava bene quella che chiamava con felice intuizione l'"Europa forza gentile:
"l’Europa ha intrapreso per darsi unità e pace opponendo alla forza rozza delle armi e dell’istinto quella gentile del diritto e della civiltà...Si tratta proprio di forza, sostantivo polivalente che trae significato preciso da un aggettivo qualificativo o dall’intera frase; ma di forza gentile. Non violenza, ma fermezza; non potenza, ma destrezza"
Concreto perchè avrebbe dovuto convincere i popoli europei agli Stati Uniti d'Europa a discapito dei propri governanti, nazionalisti per interesse.
Un giorno lo rimpiangeranno tutti, perchè saremo alle prese con il leghismo teutonico di chi non vuol pagare il conto di spese italiane o greche fuori controllo diretto e legittimo anche dei cittadini tedeschi, in un'Europa di fatto unita per forza, ma senza uno Stato federale forte e ordinato, ovvero di un'Europa forza gentile.
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permalink | inviato da ricke il 20/12/2010 alle 9:47 | commenti (0) |
AgissoK
Chi desidera farsi del male e sperimentare un'esperienza agghiacciante può leggere "Fotti il potere" di Francesco KKKKossiga che io ribattezzerei "Alle sorgenti dell'Inferno italiano".
Ebbene, l'intervistato nel solito stile scombiccherato di chi sa tutto, ma non denuncia niente, accetta come apodittica e consustanziale la pratica della tangente al fare politica e inevitabile il connubio tra le organizzazioni criminali e l'amministrazione civile del paese.
Naturalmente, la conseguenza per KKKKossiga non è la ribellione morale e attiva, ma la rassegnazione su cui il disprezzabile vegliardo poggia la sua non invidiabile massima di vita "meglio il politico che ruba, ma sa governare bene, di un onesto ma incapace".
Io penso, invece, che l'attività di un politico può incidere molto sui pochi e quasi nulla sui tanti, perchè il denaro pubblico dà grandi benefici solo se si concentra, mentre ogni manovra economica è insufficiente a cambiare i destini di intere popolazioni, se non al margine.
Il che comporta che il politico migliore è quello che non fa danni, quindi un onesto incapace va benissimo.
Allora, l'eventuale lettore si meraviglia del titolo del post volutamente a rovescio?
Quanto dovremo ancora aspettare nostro Signore per liberare la faccia del pianeta da piaghe d'Egitto così lunghe e maligne come Gelli, Andreotti e Cossiga?
politica cossiga gelli andreotti corruzione malaffare fotti il potere
permalink | inviato da ricke il 28/5/2010 alle 10:43 | commenti (0) |
Le menzogne dell'Avvocato
Tra le menzogne da ascrivere al nostro ceto dirigente in questa epoca senza vergogna e senza contraddittorio, data la connivenza nell'uso spregiudicato dei mezzi di distrAzione di massa, vi è sicuramente quella pronunciata dall'Avv.Bongiorno nella recente riunione televisiva di vezzeggiamento del più ignobile novantenne, a mio avviso, della storia della Repubblica italiana.
Trattasi dell'ennesima versione della assoluzione tutt'altro che piena del succitato ignobile novantenne che, basandosi sulla sentenza definitiva della Corte di Cassazione, vorrebbe cancellare il fatto incontrovertibile di un reato consumato, ma caduto in prescrizione.
Riporto lo stralcio della medesima sentenza a beneficio di chi legge e a futura memoria.
"g) Con il settimo e ultimo motivo il ricorrente (NdR: l'imputato) eccepisce violazione dell’art. 606, lettera b) c.p.p. perché la sentenza impugnata (NdR: quella del Tribunale - primo grado di giudizio) dal P.M. (NdR: della Corte di Appello - secondo grado di giudizio), pur riconoscendo che il reato contestato al capo a) era prescritto, ha ritenuto di non limitarsi a dichiarare l’estinzione del reato, ma ha proceduto all’esame del merito in considerazione della peculiarità della vicenda e della personalità dell’imputato.
Egli lamenta che, in tal modo, la Corte di Appello lo ha ritenuto colpevole del delitto previsto dall’art. 416 c.p. che ha poi dichiarato estinto per intervenuta prescrizione, stravolgendo l’art. 129 c.p.p. perché, anziché verificare allo stato degli atti se risultasse evidente l’innocenza dell’imputato, si è impegnata a dimostrarne la colpevolezza.
Ad evidenziare l’improducenza della censura è già sufficiente il rilievo che, per effetto dell’impugnazione del P.M., finalizzata ad ottenere la condanna dell’imputato, la Corte di Appello ha applicato la prescrizione dopo avere compiuto una disamina tesa anche ad accertare la data di cessazione della ritenuta attività criminosa, la sussistenza delle contestate circostanze aggravanti, da essa escluse e, in definitiva, anche con riferimento alla ritenuta concedibilità delle circostanze attenuanti generiche.
Pertanto, all’epoca della pronuncia, l’effetto estintivo non era automaticamente operante, ma esso è conseguito all’accertamento della data di ritenuta consumazione del reato e all’esclusione delle circostanze aggravanti che avrebbero prolungato il termine di prescrizione, per cui il giudizio sulla sussistenza del reato ha costituito un prius logico e giuridico rispetto alla statuizione che ne ha dichiarato l’estinzione.
D’altra parte il Collegio condivide l’orientamento cui ha fatto riferimento la Corte territoriale (vedi nello stesso senso, più recentemente, Cass. n. 783 del 1999, Di Noto), in base al quale, ove l’imputato sia stato assolto in primo grado e contro tale decisone sia stato proposto gravame dal pubblico ministero, il giudice dell’impugnazione può applicare una sopravvenuta causa di estinzione del reato solo se reputi fondata l’impugnazione, così da escludere che possa persistere la pronuncia di merito più favorevole all’imputato. Ne consegue che la sentenza che dichiara la causa estintiva deve essere adeguatamente motivata sul punto.
Non induce a diversa statuizione la circostanza che il Tribunale avesse assolto Andreotti ai sensi del comma 2 dell’art. 530 c.p.p., perché appare condivisibile l’orientamento recepito dalla Corte territoriale (Cass. n. 13170 del 2002, Scibelli), secondo cui non può farsi luogo alla declaratoria di improcedibilità per estinzione del reato a seguito di maturata prescrizione, qualora in sentenza si dia atto della sussistenza dei presupposti per la pronunzia di assoluzione, sia pure ai sensi del secondo comma dell’art 530 c.p.p., atteso che, nel vigente sistema processuale, la assoluzione per insufficienza o contraddittorietà della prova è del tutto equiparata alla mancanza di prove e costituisce pertanto pronunzia più favorevole rispetto a quella di estinzione del reato. "
andreotti giustizia cassazione falsità menzogna
permalink | inviato da ricke il 15/1/2009 alle 18:41 | commenti (0) |
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