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Timestamp: 2019-02-22 12:38:55+00:00

Document:
Stenografico Assemblea - Sed. n. 778 di martedì 11 aprile 2017 - 17^ Legislatura
PIA ELDA LOCATELLI. Grazie, Presidente. Noi socialisti voteremo la fiducia al Governo, come abbiamo sempre fatto con lealtà dall'inizio di questa legislatura, ma lo faremo a malincuore. Più volte abbiamo sollevato critiche sul ricorso allo strumento della fiducia, spesso su provvedimenti, come questo, che avrebbero meritato un dibattito più ampio e partecipato. Questa volta, poi, il nostro malcontento si riferisce anche al merito del provvedimento, che, se, da un lato, contiene punti apprezzabili, come l'inserimento dei migranti nei lavori socialmente utili e l'aumento del personale destinato al potenziamento delle commissioni territoriali, dall'altro, rischia di contraddire i principi di garantismo e di difesa dei diritti umani che noi socialisti abbiamo sempre sostenuto con forza. In particolare, attraverso la procedura unica per le espulsioni, l'abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto d'asilo, l'abolizione del contraddittorio, limitato da una procedura semplificata, il rito camerale, priva del dibattimento, di fatto si configura per i migranti una giustizia minore, molto simile ad una sorta di diritto etnico.
Inoltre, il provvedimento affronta il tema con un approccio repressivo, punitivo del fenomeno, e sappiamo tutti che muri, fili spinati e respingimenti nulla possono contro la disperazione di chi scappa da guerre e violenze, e vede nella fuga l'unica possibilità di sopravvivere.
ROCCO PALESE. Grazie, signor Presidente. Noi, invece, senza sofferenza, voteremo no e contro questo decreto, perché spiace per l'ennesimo ricorso alla fiducia, che mortifica il ruolo del Parlamento, impedendo quel confronto costruttivo su una tematica così delicata che noi, invece, avremmo auspicato.
Ovvio, lo dico da subito, il voto contrario della componente Conservatori e Riformisti sulla fiducia, non solo per una chiara posizione politica, che da sempre ci vede all'opposizione, ma soprattutto per le forti perplessità di merito contenute nel provvedimento. Questo decreto è stato annunciato come la soluzione ai problemi della legalità e del contrasto all'immigrazione.
Dopodiché, invece, penso che bisogna senz'altro tentare di costruire una strategia vera; tentare, cioè, di costruire soprattutto un percorso che non consenta che continuamente, soprattutto in questo scorcio di stagione (quando arriva il periodo estivo, infatti, il fenomeno si intensifica), ci siano tanti e tantissimi che poi vengono sfruttati, buttati a mare e quant'altro, con tutti i trafficanti di vite umane, per determinare, invece, che ci sia un'interruzione e che non li si faccia proprio partire.
Queste sono precondizioni che il decreto non affronta per niente; affronta solo procedure interne e basta, che saranno pure vanificate.
PRESIDENTE. Faccia lei, onorevole Gigli.
GIAN LUIGI GIGLI. Dicevo che dovremmo imparare a confrontarci, ormai, visto che abbiamo l'esperienza di qualche lustro con i fenomeni non solo storici dell'emigrazione italiana, ma anche più recenti dell'immigrazione. E dicevo che anch'io, personalmente, da emigrante di lusso per ragioni di ricerca scientifica, mi son trovato a imbattermi con le restrizioni, da un lato, ma anche con i privilegi, dall'altro, che un Paese di antica storia di emigrazione, come il Canada, ha saputo riconoscere alle persone che hanno bussato alle sue porte.
Oggi, tuttavia, certamente il problema della emigrazione è diventato un problema di massa, che non è più regolato soltanto dal mercato del lavoro, ma che si basa su trasferimenti di grandi popolazioni, senza alcun tipo di accordo tra Paesi, che, in epoche storiche relativamente recenti, hanno una possibilità di raffronto soltanto con quel fenomeno epocale che furono le Coffin Ships, che trasportavano la gente in fuga dalla grande carestia dell'Irlanda nel 1846-1847 verso l'altra sponda dell'Atlantico.
I barconi di oggi sono meglio, perché sono a motore, le distanze sono accorciate dal fatto che non si attraversa l'Atlantico, ma bensì il Mediterraneo, e i territori interessati sono certamente ben più estesi e popolati di quella che era l'Irlanda dell'Ottocento. Questo ci spiega come abbiamo a che fare con fenomeni che sono di tale rilevanza e che sono legati a fattori diversi; sono legati, certamente, alla miseria e alla fame in alcuni casi, sono legati alle guerre che, purtroppo, l'Occidente stesso talora ha favorito o sono semplicemente legati all'attrattiva di una società migliore, più opulenta, ma sono di dimensioni tali che è certamente illusorio pensare di fermarli e sono temporalmente così di lungo corso che dobbiamo in qualche modo attrezzarci per dare una risposta, una prospettiva che sia certamente di lungo termine. Con pari realismo, dobbiamo renderci conto, però, che abbiamo a che fare, rispetto ai fenomeni migratori, con situazioni che generano indubbiamente dei fantasmi nel vissuto della popolazione ospite, che non sarebbe saggio negare. Si tratta della paura dell'invasione, anche se poi i numeri stanno lì a dircelo; ce lo dice l'Istat, per esempio, che nello scorso anno, nel 2016, ha documentato nocumento della popolazione proveniente da Paesi extracomunitari semplicemente di 2.500 persone residenti in Italia. Quindi, c'è la paura di invasione, anche se, ripeto, i numeri sono forse esagerati.
C'è soprattutto la paura di un sovvertimento sociale, per una società che percepiamo istintivamente come profondamente diversa, profondamente differente da quella in cui siamo abituati a vivere e che, quindi, percepiamo anche come potenzialmente ostile.
C'è la paura della sottrazione del lavoro, soprattutto dei lavori meno qualificati, e di una riduzione verso il basso delle dinamiche salariali.
C'è la paura di importazione anche, però, di un altro tipo di manodopera, l'importazione della manodopera che ha a che fare con la criminalità, timori quindi anche per la sicurezza, sia con riferimento al terrorismo, ma anche alla criminalità comune, alla piccola criminalità.
Si tratta anche di una ostilità diffusa verso meccanismi di accoglienza, il cui costo viene ritenuto inaccettabile e comunque sproporzionato rispetto ai meccanismi di tutela delle fasce più povere della popolazione autoctona.
Fantasmi, dicevo, appunto, certamente esagerati, ma in gran parte, tuttavia, non soltanto fantasmi, anche spia di problemi reali. E tra i problemi reali, io vorrei richiamare la preoccupazione reale per fenomeni non sufficientemente controllati di tratta e di riduzione in schiavitù, il pericolo reale di ingresso di criminali o di terroristi, la paura del richiamo identitario del radicalismo islamico, di cui quest'Aula avrà modo di occuparsi tra breve. Paura anche di un sistema di accoglienza che lascia le persone prive di prospettive e ridotte a vegetare nell'ozio, un ozio che, come sappiamo, costituisce anche il pabulum migliore per il reclutamento di nuova criminalità.
Si tratta, dicevo, quindi, di un insieme di fantasmi e di problemi reali, che la rapidità dei fenomeni migratori contribuisce ad aggravare, perché, certamente, se essi fossero più graduali - e qui viene chiamata in causa la governance del sistema -, certamente porterebbero ad una migliore e più facile accettazione sociale, perché la gradualità favorirebbe, dal canto suo, certamente l'integrazione.
Allora, questo provvedimento offre certamente alcune piccole, deboli e non tutte accettabili risposte rispetto ai problemi epocali che ho cercato appena di delineare. Va detto, però, subito che l'uso dello strumento merita ancora una volta, se vogliamo, una nota di disappunto, perché pensare di continuare a mettere le toppe su problemi di questo genere, rincorrendo alla logica emergenziale e, quindi, quella del decreto-legge, io credo che sia spia di una insufficiente capacità di risolvere i problemi. Il decreto serve a risolvere problemi che richiedono interventi rapidi, non consentiti dalle normali procedure parlamentari. Ora, non voglio qui fare un discorso più generale sull'uso e l'abuso dello strumento della decretazione di urgenza, però certamente, se c'è un tema che non merita un tipo di affronto di questo genere, è questo.
Nello specifico, rimando a quello che sarà l'intervento che farà in dichiarazione di voto, poi, sul provvedimento, l'onorevole Santerini per il nostro gruppo. Io nello specifico mi sento solo di dire due cose. Una, in positivo: certamente è da apprezzare la logica delle sezioni specializzate presso i tribunali per l'esame delle cause di riconoscimento della possibilità di ottenere lo statuto di profughi.
Però, accanto a questo, c'è una qualche preoccupazione per quanto riguarda lo strumento del rito che si riconosce a queste pratiche, cioè lo strumento dell'unico livello di esame, che non dovrebbe diventare - me lo auguro fortemente - uno strumento per cercare di, come dire, risolvere alla spiccia alcune situazioni oggettivamente difficili. Mi auguro solo che sia accolto e utilizzato con buonsenso, perché forse ce n'è bisogno. Ce n'è bisogno anche per non lasciare la gente a vegetare, nello spirito di questo provvedimento, che prevede, tra l'altro, la possibilità, finalmente, di dare un'occasione di lavoro, seppure su base volontaria, alle persone che sono in attesa di una decisione - ripeto, una cosa questa da apprezzare - e che, però, tuttavia, non può pensare di risolvere con maniere spicce problemi che forse richiedono un'organizzazione certamente superiore.
Detto questo, però, io credo - e vorrei terminare con questa annotazione - che un provvedimento di questo genere, nella migliore delle ipotesi, dispiega la sua efficacia verso i casi che arriveranno, ma certamente non risolve i casi che sono già sul territorio. Rispetto a questo, io credo che bisognerebbe lavorare nella logica, invece, dei flussi ormai migratori, delle necessità occupazionali, delle necessità anche di natura demografica di questo Paese, e ragionare quindi sull'esistente in maniera più realistica. Credo, infatti, che nessuna politica di questo tipo potrà pensare di ributtare fuori, oggi, realisticamente, tutta una serie di persone che stanno qui ormai da qualche anno, vista la nostra incapacità di risolvere precedentemente i problemi.
E infine, una nota di natura politica generale riguarda il tema dell'Europa. Io credo che il nostro Governo, ancor più incisivamente di quanto ha fatto finora - e concludo, Presidente - dovrebbe farsi carico presso l'Europa di una parola forte, perché qui è a rischio non solo la tenuta dell'Italia; sul tema della immigrazione, continuando a lavorare in questo modo, a Paesi totalmente stagni, diciamo così, come i compartimenti delle navi, io credo che noi andremo verso la rottura dell'Europa.
E allora diamo un voto sofferto, ma di fiducia, al Governo su questo provvedimento, nella speranza che inauguri politiche di lungo periodo.
FABIO RAMPELLI. Grazie, Presidente, grazie anche ai colleghi per questa eccezione. Siamo, per l'ennesima volta, a discutere di immigrazione - lo dico al rappresentante del Governo - anche con un certo rammarico, perché evidentemente non è chiara l'emergenza.
L'emergenza non è soltanto quella intestata a milioni di disperati, che cercano, attraverso la porta dell'Italia, di raggiungere l'Europa e l'Occidente, ma è l'emergenza, nel nostro Paese, già socialmente alquanto fragile, economicamente aggredito da una depressione economica internazionale, che certo non ha di recente migliorato il tenore sociale dei nostri cittadini.
È un'emergenza-degrado nelle grandi aree metropolitane, degrado peraltro che abbiamo potuto constatare anche con la Commissione speciale di inchiesta sul degrado delle periferie urbane, che in certi momenti ha strabuzzato gli occhi assistendo a scene che non erano conosciute neanche da salienti settori dello Stato, e mi riferisco in particolare alle forze dell'ordine. Emergenza che è altrettanto chiara nei piccoli centri, dove talvolta arrivano, più o meno autorizzati, migranti che rappresentano addirittura una maggioranza improvvisa all'interno dei centri: l'Italia ha oltre 8 mila comuni, ha migliaia e migliaia di frazioni e non è molto facile alterare in alcuni di questi centri gli equilibri.
E la storia ci insegna che ogni processo di integrazione si rende possibile: rispettando, sottolineando, promovendo la propria identità e non nascondendosi; in presenza di una equa distribuzione. Non ci può essere una sopraffazione, perché quella sopraffazione crea un coefficiente di reazione uguale e contrapposta, e quindi, paradossalmente, è prodromica all'intolleranza, al sospetto, alla paura.
Questi elementi non sono presenti non solo nelle premesse, ma neanche nel dispositivo di questa legge. Questo decreto, che è l'ottantatreesimo, se non vado errato, non si giustifica da nessun punto di vista, perché non può essere definito un provvedimento d'urgenza quello che, comunque, mette le mani su un fenomeno che, pur rimanendo emergenziale, si ripercuote sul territorio ormai da anni.
In buona sostanza, avreste potuto fare qualcosa di meglio e di più. Tutti i nodi rimangono irrisolti, mi riferisco alla filiera che gestisce questo fenomeno, che voi conoscete, che conosce la comunità internazionale, che conoscono le organizzazioni non governative, che conoscono tutti: quella che parte dai trafficanti di uomini, persone altolocate in Africa, tra le più ricche dell'intero continente africano, che attraversa la categoria degli scafisti, anche essa ben posizionata nella scala sociale dei cittadini africani, che collabora con la malavita organizzata su scala planetaria e, quindi, con interconnessioni anche con la criminalità organizzata nostrana, e mi riferisco alla mafia, alla camorra, alla 'ndrangheta. Non riuscite a mettere le mani su una gestione regolare di questi flussi migratori, perché non si vuole fare il blocco navale, di cui si parla da tre anni, che ci chiede anche l'Europa, la politica dei respingimenti e dei rimpatri, ma che voi non sapete fare o non volete fare; e anche in questo provvedimento c'è chiara e manifesta la vostra volontà di non procedere in questa direzione. Noi dovremmo scoraggiare e non lo facciamo, non lo facciamo da nessun punto di vista, non riusciamo a informare i cittadini africani, cosa che si potrebbe fare in tanti modi, anche i più semplici, del fatto che qui non c'è l'Eldorado, che i film americani, che, magari, si riescono a intercettare anche nelle parti più povere dell'Africa, con le parabole, non corrispondono al tenore sociale dell'Italia e dell'Europa, non corrispondono più o, forse, mai sono stati su quei parametri. Un conto è la filmistica e un conto è la realtà.
Voi non volete neanche intraprendere la strada, che sarebbe virtuosa, della tutela delle vite; non lo volete fare e ignorate, con la complicità di un certo circuito mediatico, che sono decine di migliaia i morti che sono finiti nel mar Mediterraneo, in quella che noi abbiamo definito, più volte, la più grande fossa comune della storia contemporanea. Se noi avessimo la forza, oltre che la volontà, di interrompere questi viaggi della morte, probabilmente, avremmo totalizzato qualche decina di migliaia di nascite in più, “nascite” tra virgolette, persone sottratte all'annegamento, per esempio. Questa è la storia, avremmo dovuto collaborare con la comunità internazionale, l'ONU, l'Unione europea, per realizzare in Nord Africa dei centri per la raccolta dati rispetto alle domande di protezione internazionale, perché quello che a voi pare sfuggire - ma la propaganda, si sa, purtroppo, ancora oggi, è il sale della politica, della peggiore politica - è che cosa accade alle persone che vengono qui e che chiedono asilo politico in caso di risposta negativa.
Noi certo siamo contenti che voi finalmente vi siete accorti dell'assurdo di procedure lunghissime, quindi le andate più o meno a ridefinire e ad accorciare, procedure burocratiche per avere una risposta rispetto a una domanda appunto di asilo cioè di protezione internazionale, ma non vi ponete il problema di che fine farà il migrante, quando avrà ricevuto, in minor tempo, rispetto ai circa tre anni che si impiegano oggi, una risposta negativa; che fine fanno i migranti che hanno una risposta negativa rispetto alla protezione internazionale? Perché vi voltate dall'altra parte, perché non dite che rimangono comunque tutti qui, anche quelli che sono stati conclamati come persone che non hanno diritto alla protezione, perché non fuggono da guerre e persecuzioni?
Nei confronti di quelle persone, invece, noi di Fratelli d'Italia, in questo caso, la dichiarazione di voto per l'ennesima volta lo va a sottolineare, vorremmo procedere immediatamente alla salvaguardia, intanto, di donne e bambini, innanzitutto, ma non vogliamo neanche fare la selezione per censo, lasciare in Africa quelli che non possono permettersi l'esborso di qualche migliaio di euro per salire sui gommoni o sui barconi, non vogliamo neanche collaborare, in maniera irresponsabile, con voi alla selezione fisica, chi ce la fa ad attraversare il deserto e chi non ce la fa e rimane a morire di fame, di sete e di stenti.
Non ci sembra molto equo questo vostro modo di procedere, non salvate vite umane, non garantite la possibilità di intervenire per salvare, invece, quelle persone che, magari, davvero necessitano di essere sottratte alle persecuzioni e alle guerre, non fate praticamente niente, vi affidate al caso; addirittura, non intervenite, lo sta facendo fortunatamente la procura di Catania, nei confronti di quelle imbarcazioni delle organizzazioni non governative, cioè soggetti, non tutti, ma buona parte, che sono coinvolti nel circuito dell'accoglienza che, come sappiamo, è un business, è un affare che sta piano, piano trasformando l'Italia in un grande hub dell'accoglienza, facendo, in buona sostanza, confliggere questa vocazione che avete inventato voi tre anni fa, e che ci ha portato 550.000 migranti, appunto, in poco più di tre anni, con le vocazioni italiane, in particolare quelle che riguardano il turismo, il turismo culturale, il turismo naturalistico, tutte le nostre eccellenze, i prodotti tipici, l'enogastronomia, tutto quello che comunque caratterizza l'Italia e la sua identità nel mondo. Voi, grazie alla vostra inedia, ai vostri pasticci ideologici, ai vostri incartamenti intellettuali, state trasformando l'Italia in qualcosa di diverso rispetto a quello che potrebbe e dovrebbe essere.
FABIO RAMPELLI. E lo state facendo anche - e vado a concludere, sto a 9 minuti precisi, la ringrazio, Presidente - senza difendervi dalle imposizioni dell'Europa. È incredibile, lo ripeto, è incredibile come noi, in una materia così perfettamente in linea con l'attualità, siamo costretti, voi siete stati costretti a varare ben cinque provvedimenti “svuota carceri” nella consapevolezza che le carceri sono, sì, piene come ci dice l'Europa quando ci minaccia la procedura di infrazione, ma sono piene al 50 per cento di cittadini stranieri che commettono reati molto semplicemente perché non hanno di che sostentarsi, qui, in Italia.
Quindi, l'Europa che non ci aiuta a controllare e a gestire questo fenomeno, a respingere chi va respinto, a salvaguardare quelle vite di cui vi ho parlato, in più ci fa la procedura di infrazione, ci costringe, anzi vi costringe a fare i provvedimenti “svuota carceri” e ci mette in un mare di guai.
MASSIMO PARISI. Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, siamo chiamati a votare una questione di fiducia posta dal Governo su questo decreto, l'ottava, da quando è in carica l'Esecutivo Gentiloni.
Dal 12 dicembre, giorno del giuramento, ad oggi, sono passati esattamente 120 giorni e le Camere votano una fiducia ogni due settimane, è una media significativa, anche perché non ci pare che in questa fase politica questo Governo incontri, come dire, una opposizione particolarmente battagliera e, tuttavia, questa annotazione la devo fare.
Sono partito da questa constatazione sullo smodato ricorso allo strumento del voto di fiducia, ma desidero farne anche un'altra di constatazione e premessa: i decreti legge varati da questo Esecutivo sono già otto, anche in questo caso un piccolo primato, un decreto-legge ogni quindici giorni. A questo modo di procedere e di legiferare si aggiunge un elemento di aggravamento che è diventato questo asimmetrico bicameralismo, per cui, se un decreto parte da uno dei due rami del Parlamento, all'altro ramo del Parlamento è destinato pochissimo tempo, talché il provvedimento arriva sostanzialmente blindato senza possibilità di emendarlo.
Tutto ciò, ovviamente, non va bene e non va bene neanche che su un tema di questa natura, di questo genere, si usi lo strumento della decretazione d'urgenza. Certo l'immigrazione è un'emergenza, ma lo è da molto tempo; è un fenomeno con picchi più alti, più bassi, a seconda degli anni e delle stagioni, ma è un fenomeno ormai strutturale e prima lo capiremo, prima ci metteremo in testa che è cosi e che dovremo fare i conti con esso per moltissimi anni, meglio sarà per tutti, soprattutto per la capacità di mettere in campo strumenti reali di governo del fenomeno.
Fenomeno che riguarda certamente l'Italia, ma anche, innanzitutto, l'Europa che ancora oggi troppo poco fa di fronte a questa emergenza. Dunque, con questo decreto si utilizza, ancora una volta, uno strumento che dovrebbe essere legato a condizioni di necessità e di urgenza e si introducono, però, modifiche di sistema che presentano profili molto delicati per quanto riguarda la salvaguardia dei principi costituzionali e dei principi accettati e contenuti all'interno delle principali convenzioni internazionali che riguardano questo tema. Dunque, dicevamo che dal nostro punto di vista vi è il difetto del presupposto costituzionale dell'urgenza, anche perché all'interno del decreto vengono inserite alcune disposizioni che non sono di immediata applicazione e alcune disposizioni, per esempio, si applicheranno a partire dal centottantesimo giorno dall'entrata in vigore del provvedimento. Eppure - lo ripeto - siamo di fronte a fenomeni che non sono nuovi. Il graduale incremento delle domande di riconoscimento del diritto alla protezione internazionale per esempio si registra ormai a partire dal 2011 e in maniera più significativa dal 2014. Pertanto, non si può ritenere ragionevole la sussistenza dei caratteri della straordinarietà.
In conclusione, è mancata, oltre a questi elementi, una visione complessiva del fenomeno dell'immigrazione e di come da oltre tre anni stiamo cercando di governarla. Nel triennio 2014-2016 gli ingressi e gli sbarchi sono stati oltre 500 mila soltanto via mare. Per quanto riguarda, invece, il numero di migranti già ospitati in Italia, a dicembre 2016 nelle diverse tipologie dei centri di accoglienza se ne contavano circa 176 mila. La scelta fatta è stata quella di puntare sull'accoglienza diffusa, che è sicuramente la migliore anche se non facile da gestire. I migranti devono essere distribuiti sul territorio in modo più omogeneo di quanto successo fino ad oggi per evitare situazioni drammatiche, come la concentrazione di oltre mille persone su un territorio con circa 3 mila abitanti, come è successo nei due comuni veneti di Bagnoli e Cona. L'impatto in questi casi rischia di essere difficilmente sostenibile sia per i migranti sia soprattutto per i residenti. Ho voluto citare solo a margine questi numeri per ricordarci e ricordare a tutti noi la dimensione del fenomeno a cui stiamo assistendo. Se è vero che abbiamo positivamente registrato un qualche cambio di passo in questo Governo e in questo frangente, è pur vero che decreti come questi non appaiono risolutivi né appaiono centrare il cuore del problema e delle politiche da porre in atto. Per questo motivo il nostro voto, a cominciare dal voto di fiducia e poi su quello relativo al merito, sarà un voto negativo.
La costruzione di regole comuni a livello europeo sull'asilo e la costruzione di regole comuni anche sulle procedure di rimpatrio è condizione fondamentale perché possa funzionare un'effettiva politica europea dell'asilo e dei rimpatri. Questa andrebbe collegata con un'efficace politica estera, di accordi di riammissione e per il sostegno allo sviluppo, ma di questo parleremo un'altra volta.
Come dicevo, però voteremo la fiducia, perché questo è un provvedimento che condividiamo e che riflette alcuni punti. Noi ad ottobre 2015 presentammo una risoluzione su questo argomento che prevedeva, tra l'altro, l'aumento del personale, il rafforzamento delle commissioni territoriali, la revisione del grado d'appello e le sezioni specializzate nei tribunali e sono tutti punti che sono stati accolti. Non è stato accolto un punto - non è stato inserito - che era quello di remunerare i rappresentanti nelle commissioni territoriali sulla base della qualità e dell'efficienza delle stesse nell'esaminare le domande. Abbiamo presentato un ordine del giorno su questo punto che speriamo che il Governo voglia accogliere, ma è un provvedimento sicuramente positivo e sicuramente porta ad un cambio di marcia sull'argomento.
È abbastanza buffo che tutte le forze politiche che hanno detto che era urgente e fondamentale che il Governo intervenisse subito sull'immigrazione poi hanno presentato le questioni pregiudiziali di costituzionalità dicendo che non c'era l'urgenza. Su questa cosa magari è stato accumulato del ritardo, ma quel ritardo sicuramente implicava la necessità di un intervento urgente. Quindi, questo decreto per noi è condivisibile; è condivisibile per affrontare quella che è non solo un'emergenza ma una situazione strutturale che probabilmente durerà nel tempo e che richiederà al nostro Paese di affrontare in Italia i problemi diretti dell'Italia e di lavorare in Europa per risolverli.
Bisognerà rafforzare i meccanismi di ricollocazione, i rimpatri, tutte le cose che ci siamo sempre detti, ma sicuramente, per il fatto di intervenire per migliorare il nostro sistema che gestisce le decisioni su questi argomenti e poi la gestione dei migranti una volta che le decisioni sono state prese, è un provvedimento importante. Non mi dilungo ulteriormente sul provvedimento e sul decreto, lo farà il collega Dambruoso nella dichiarazione di voto finale, mentre invece credo sia opportuno sottolineare che noi voteremo la fiducia sia in relazione al provvedimento sia perché pensiamo che il Governo debba proseguire la sua attività. La deve proseguire in un momento che è particolarmente complesso, sia a livello europeo, dove ci attendono dei passaggi elettorali che potranno condizionare il sistema delle istituzioni europee, l'euro, come le elezioni francesi e tedesche, sia per il contesto internazionale, che è altrettanto complesso: stiamo vivendo dei momenti di tensione forse senza precedenti, sia in relazione alla Siria sia in relazione alla Corea, in questi ultimi giorni, che richiedono una forte presenza dell'Italia, che deve lavorare per migliorare l'Europa, lo si dice sempre. In questo momento, le celebrazioni europee sono un momento importante per rinnovare le nostre istituzioni continentali.
Quindi, noi pensiamo che il Governo debba continuare la sua attività, debba essere nel pieno dei suoi poteri e soprattutto debba poter affrontare le emergenze economiche che questo Paese ha o - aggiungo io - potrebbe avere se ci fossero dei risultati elettorali che io non mi auguro in Francia nelle prossime settimane, perché è chiaro che un voto per il Fronte Nazionale in Francia potrebbe richiedere di avere una situazione di Governo forte con un'economia solida. Per questo pensiamo che il Governo, a partire dal Documento di economia e finanza e poi con la legge di stabilità, debba mirare a rafforzare il nostro sistema economico, puntando soprattutto a ridurre il debito, aumentare la competitività, a renderci più efficienti, a ridurre la burocrazia, a ridurre la spesa, a fare investimenti produttivi, come quelli che si è cercato di stimolare attraverso, ad esempio, il super ammortamento e misure di questo tipo, attraverso la riduzione delle imposte sulle imprese e il miglioramento della concorrenza nel nostro Paese.
Abbiamo avuto dei segnali negativi, purtroppo, su alcuni aspetti, alcuni dal Governo. Penso al decreto sui voucher, che noi non abbiamo voluto votare in sede di conversione, o al decreto sulle partecipate, che è stato purtroppo un po' annacquato, soprattutto dal Parlamento. In Parlamento stiamo assistendo a quello che un tempo si sarebbe detto “il riflusso”: dopo una fase di entusiasmo, adesso si sta dicendo che le privatizzazioni è meglio non farle; la concorrenza no, per carità, bisogna occuparsi soltanto di tassisti, ambulanti, balneari; adesso ho letto che arriverà la legge che vieta gli sconti sui libri.
Credo che questo tipo di impostazione sia l'opposto di quello che serve a questo Paese. Questo avrebbe senso in un Paese da liberismo selvaggio, mentre l'Italia è il Paese più statalista e più incrostato di rendite di posizione di tutta Europa; è documentato ovunque che questa è la situazione. Questo non vuol dire che lo Stato non debba fare qualcosa, gli investimenti statali sicuramente sono importanti, sicuramente si deve proteggere, bisogna intervenire sulla povertà, qui invece si sta cercando di intervenire semplicemente per salvaguardare l'esistente. Noi, come Civici e Innovatori, pensiamo che, invece, si debba puntare su innovazione, modernizzazione, digitalizzazione e preoccuparci di tutelare i più deboli, ma non di tutelare soltanto quelli che ci sono già.
Ci sono energie nuove, giovani, persone che vogliono investire, innovare, che oggi tendenzialmente se ne vanno, e che, se si faranno le cose che vorrebbero quelli che ho citato prima, se ne andranno definitivamente. Allora non avremo più un problema di decrescita felice, avremo la decrescita e basta, e un sistema che non sarà minimamente in grado di affrontare quelle che sono le sfide del futuro. Per questo spingiamo il Governo ad andare avanti sul piano delle riforme, a continuare un percorso già avviato, a non aver paura del fatto che alcune parti politiche - alcune purtroppo anche della maggioranza - tendono sempre a frenare; l'esempio della legge sulla concorrenza, sulla quale c'è una specie di guerra di trincea per non farla arrivare in fondo, è clamoroso. Spingiamo il Governo ad andare avanti, e finché il Governo continuerà sul percorso delle riforme, magari abbandonando quelle esitazioni che ho citato prima, avrà la fiducia del nostro gruppo.
Due mesi fa, all'incontro sulle migrazioni - era metà febbraio -, Papa Francesco ha detto che le quattro parole chiave, i quattro verbi chiave di fronte a questo dramma del nostro tempo devono essere: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Ha ragione l'associazione Antigone quando ricorda che, per questo decreto i verbi usati possono essere altri, opposti, ovvero imprigionare, espellere, escludere.
Il Ministro dell'interno, Marco Minniti, ha detto due giorni fa sul Corriere della Sera che l'accoglienza trova un limite nell'integrazione. Negli anni scorsi Matteo Salvini ha detto più o meno le stesse cose con altre parole; e d'altronde in quest'Aula il deputato Molteni della Lega, quando abbiamo discusso il decreto-legge sulla sicurezza, ha detto che il PD scimmiotta la Lega, anche se rimproverava al Governo di metterci pochi soldi. Insomma, Minniti e Salvini fanno a gara a chi fa la faccia più feroce, a chi usa la ruspa più grande; magari potevate anche prevedere il ritorno delle ronde, magari umanitarie, democratiche, contro i rifugiati che dormono per strada una volta usciti dai centri di accoglienza. Ministro Minniti, non è l'accoglienza che deve trovare un limite nell'integrazione, ma sono le politiche del suo Governo che devono trovare un limite nella Costituzione e nella Dichiarazione universale dei diritti umani.
Allora, rispetto a questo noi non possiamo che votare “no” a questa fiducia: “no”, lo dicevo, perché il costo sociale è troppo alto, “no” perché il costo economico è troppo alto. Vedete, noi stiamo per affrontare il tema della manovrina, dove il Governo sta cercando 3,4 miliardi di euro per evitare di alzare le tasse. Beh, sapete quanto ci costa, ci è costata nel solo 2016 la gestione del fenomeno immigrazione?
Quattro miliardi di euro, esattamente la stessa cifra, anzi, un po' di più di quello che ci servirebbe per evitare di alzare le tasse ai cittadini, ma questi soldi li troverete soltanto alzando le tasse, perché quelli che avete a disposizione per evitare che ciò accada li mettete in malo modo su una politica di controllo dell'immigrazione in modo paradossale e assolutamente senza alcuna condizione di causa, ma soprattutto di strategia. Voi ci state facendo invadere e, rispetto a questa invasione, non avete messo in campo nessuno strumento adeguato ed idoneo per controllare quanto sta accadendo sul nostro territorio nazionale, nessuna politica di controllo dei nostri confini, ma, soprattutto, vi state continuando ad accontentare delle pacche che vi continua a dare l'Europa sulle spalle, promettendovi aiuti, e, invece, di aiuti riguardo al tema dell'immigrazione non ne è arrivato nessuno, specie in tema di ricollocamenti, e l'Italia è sola ad affrontare questo drammatico esodo che arriva sulle nostre coste.
Allora, di fronte all'ennesimo provvedimento spot, all'ennesimo provvedimento il cui dibattito avete strozzato, perché, probabilmente, non avete la garanzia di avere una maggioranza corposa per poterlo approvare senza il voto di fiducia, noi diciamo un chiaro e netto no, ma, soprattutto, noi diciamo che questo Governo, anche in questo caso, ha dimostrato di non essere all'altezza, e noi speriamo che presto se ne vada a casa e che presto gli italiani possano tornare a votare (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).
Le migrazioni, peraltro, continuano e si intensificano, ed una risposta comune può costituire un elemento essenziale per favorire quel processo di integrazione europea che noi auspichiamo e sollecitiamo, ed è evidente come noi siamo favorevoli rispetto a ogni intervento necessario per pervenire a una politica comune sull'immigrazione, sulla difesa e sulla politica estera. Un obiettivo che non deve essere solamente declamato, ma perseguito con volontà e forte impegno da parte di tutti i Paesi membri.
E in questo contesto risulta essenziale avviare una nuova governance dei flussi migratori, in modo che i singoli Stati risultino vincolati da regole comuni, così come diventa fondamentale una maggiore assistenza e cooperazione, che dovrebbe incentivare i Paesi terzi a cooperare alla riammissione dei migranti irregolari e a lavorare per una convincente opera di dissuasione, che in una fase tanto delicata e complessa può risultare utile se effettuata con intelligenza e convinzione.
Il decreto-legge al nostro esame evidenzia come l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché il contrasto all'immigrazione illegale, non siano finalità che si contraddicono, ma possano essere oggetto di sintesi, come opportunamente previsto. È un provvedimento, questo, che intende favorire e sollecitare una politica comune per le migrazioni, un'unica politica di asilo e che chiarisce come risulti essenziale rafforzare la sicurezza interna, l'ordine e la legalità.
Sono questi i principi della solidarietà tra Paesi dell'Unione europea: l'inclusione degli aventi diritto, il rapporto positivo con gli Stati da cui provengono i migranti, l'efficacia e l'opportunità concreta delle espulsioni e degli irregolari. Gli interventi a favore della legalità e dell'ordine sono gli elementi che riteniamo essenziali in un contesto la cui complessità e le problematiche che genera non ci sfuggono di sicuro e su cui era necessario e fondamentale intervenire ed intervenire con urgenza.
Per questi motivi, a nome del mio gruppo, annunciamo il nostro voto di fiducia al provvedimento in esame.
FILIPPO FOSSATI. Grazie, Presidente. Noi affrontiamo oggi, in sede di votazione di fiducia, la questione delle questioni: l'ondata migratoria strutturale dei prossimi decenni, decine di milioni di persone in fuga dai conflitti, dagli effetti drammatici del cambiamento del clima, dalle insopportabili diseguaglianze.
È il tema su cui si sta consumando la sostanza dei valori e delle istituzioni dell'Unione europea, è il tema su cui si aggregano nuovi odi e nuove solidarietà, su cui si misurano sovranismi e populismi alla caccia del consenso, di opinioni pubbliche anch'esse scisse fra pietas e risentimento.
Non c'è, io credo, motivo di urgenza su questo provvedimento, perché su questo grandioso fatto umano e per i suoi protagonisti l'emergenza è tutti i giorni. E tutti i giorni è la fatica di salvare vite, di accogliere, di preparare alla convivenza.
Grande è il merito dei Governi italiani, che si sono fatti carico di questa emergenza quotidiana, hanno scosso l'Europa, hanno scosso la nostra comunità, i suoi poteri locali, perché tutti facessero la propria parte, tutti i giorni. E oggi i nostri figli vanno a scuola con i figli di chi è arrivato su un barcone o di chi non è riuscito ad arrivare: emergenza e quotidianità.
E allora perché un decreto? Lo dico al Governo. Perché non una proposta di riforma complessiva del testo unico sull'immigrazione, da costruire con un dibattito in Parlamento e nel Paese? Questo Paese, questo Parlamento, se lo meritavano.
Si è, invece, isolato un punto: i tempi per il rimpatrio dei clandestini e non aventi titolo, chi compie un reato e chi viene rifiutato, e si sono costretti i tempi del dibattito parlamentare fino alla posizione del voto di fiducia, sia al Senato, che adesso alla Camera.
Fare presto: questo era il senso, è stato il senso, perché vogliamo dare un messaggio. Chi non sta alle regole, chi non ha i requisiti per essere accolto, sarà rapidamente rimandato a casa, più rapidamente di oggi. E chi può non essere d'accordo? Ma la domanda è un'altra: perché solo questo? Perché diffondere il convincimento che il problema sia prima di tutto questo? Che questo tema e solo questo abbia bisogno di interventi contingibili e urgenti? Che è urgente mandarli via, questi richiedenti asilo, questi immigrati, meno che accoglierli? Che la loro presenza è un problema?
Vede, Viceministro, solo un migliaio di comuni oggi aderiscono ai programmi SPRAR, altri 1.500 sono sede di programmi di emergenza, ma i comuni in Italia sono 8 mila. Noi vorremmo che fossero tutti e il Governo lavora su questo obiettivo. Bene! Ma noi, così, selezionando questo punto e dando questo messaggio, non rispondiamo a chi fa, incoraggiando gli altri che fino ad ora non hanno fatto, ma incoraggiamo i timori degli altri 6 mila e sarà, non meno, ma più difficile, da domani, avviare una collaborazione nel territorio sull'integrazione dei rifugiati e dei migranti; e sarà tutto più difficile: più, non meno, controllabile e controllato.
Noi riproponiamo, con questo provvedimento, nel corso dei procedimenti di identificazione e poi di rimpatrio per chi ha commesso reato e di rimpatrio delle persone perbene senza requisiti, la limitazione della libertà personale in quelli che chiameremo centri per il rimpatrio, gli ex CIE, di nuovo, e proponiamo di aprirne almeno venti nel territorio nazionale. Io credo che sia tra le cose irrealistiche, ma lo vedremo con la storia dei prossimi mesi.
Io non sottovaluterei quello è l'impatto sul territorio di una simile proposta, dopo che sappiamo cosa sono stati i CIE nell'esperienza degli scorsi anni. Ma proponiamo un'altra cosa: l'eliminazione di un grado di giudizio nella procedura della concessione di asilo, prevedendo in tribunale un'udienza senza la presenza fisica dell'interessato; un processo esclusivo per i richiedenti asilo, con meno garanzie.
Ho sentito anche dire al Ministro Orlando che accorciare i tempi fosse importante anche per i richiedenti. Già! Se fosse la richiesta di un certificato o un atto burocratico dovuto, i tempi sarebbero importanti per i richiedenti asilo, ma qui si decide la vita di chi è sfuggito alla morte. E noi diamo il senso, con questo messaggio, di un'azione che scambia il tempo con la limitazione dei diritti e che, nella condizione di immigrato o di richiedente asilo, questo scambio sia ragionevole, sia già molto per te, che sei immigrato, che sei un mio problema e ti devi accontentare.
Non solo un emigrato, a dir la verità, perché il dibattito, ad Aule parlamentari invertite, si incrocia con l'altro decreto sulla sicurezza urbana, che noi abbiamo votato dopo un'attività emendativa che ha corretto alcune asprezze, ma che avrebbe bisogno in Senato di un grosso lavoro di modifica per evitare che si completi un quadro nel segno della volontà punitiva dello Stato verso i più poveri, i più fragili, come prevenzione virtuale non dell'avvenire concreto dei fatti, ma della diffusione della percezione dell'insicurezza. Meno diritti, meno cittadinanza per una miglior percezione. Per diffondere sicurezza virtuale, si va a intervenire con sanzioni dure sulla vita reale dei disgraziati, ma sicurezza vera così non la produrremo.
Vede, rappresentante del Governo, noi abbiamo mostrato grande disponibilità a lavorare per migliorare, per cambiare il provvedimento, ma il Parlamento non ne ha avuto il modo. E non solo il Parlamento. Anche qui, noi dobbiamo essere fieri della rete di volontariato e di associazionismo, che regge la trama degli interventi sociali nel territorio; ne abbiamo fatto una politica di rinnovamento del welfare, addirittura un fondamento costituzionale, con il tema costituzionale della sussidiarietà. Sono milioni le persone che ogni giorno tengono in piedi il sistema, gestiscono gli interventi di integrazione, fanno i progetti in collaborazione con il Ministero e con gli enti locali.
Allora, è un problema nostro o del Paese, se contro questi due decreti, per bloccarli, bocciarli, sono schierate le più grandi reti di associazioni di volontariato, tutti i più grandi sindacati, senza distinzione di orientamento politico o religioso? Non era il caso di avviarlo, un dibattito pubblico, un coinvolgimento di questi soggetti, della società italiana, così virtuosa, di cui andiamo fieri fuori dai nostri confini? Noi abbiamo votato, pochi giorni fa, una buona legge sui minori immigrati non accompagnati, proprio con questo metodo: il metodo del confronto, del dibattito pubblico. Perché, mi domando, bruciare questo credito che abbiamo faticosamente conquistato?
Il Movimento Democratico e Progressista ha dichiarato, al momento della nascita, il suo orientamento sul sostegno al Governo. L'Italia ha bisogno di provvedimenti di svolta sul lavoro, sugli investimenti, sulla protezione sociale: è una fiducia su quello che ancora non c'è stato, ma che può arrivare nei prossimi mesi e a cui daremo il nostro contributo.
Anche sull'immigrazione, la legge sulla cittadinanza, i corridoi umanitari per l'ingresso sicuro e legale, l'abolizione del reato di clandestinità, il rilancio dei progetti di integrazione sul territorio: questi i punti da rimettere al centro dell'agenda parlamentare e di Governo.
Noi ci saremo e con questo spirito manterremo lealmente l'impegno che abbiamo preso di fronte al Parlamento e ai cittadini. Della fiducia politica che l'Aula ha dato al nuovo Governo, al momento del suo insediamento, dal nostro gruppo non mancherà neanche un voto. Siamo per il proseguimento dell'azione di governo contro chi volesse spingere a un'avventura. Questo gruppo, tuttavia, non farà sconti nel merito dei provvedimenti e dopo aver utilizzato tutti gli spazi di partecipazione alla proposta e ai miglioramenti che gli saranno dati, tirerà sempre delle conclusioni. C'è un oggi e c'è un domani; dopo il voto di fiducia, la Camera domani tornerà sul testo del decreto immodificato rispetto al Senato, un provvedimento che non è, per i motivi che ho cercato di descrivere, per noi possibile approvare. Poteva esserci un esito diverso, ma non ce n'è stata la volontà, nel metodo e nel merito.
Nei fatti, il Governo, sulla sicurezza e sull'immigrazione, arriva tardi e male, anche a seguito di una politica superficiale e buonista che ha determinato effetti negativi dai quali è difficile discostarsi. In realtà, l'obiettivo del Governo Gentiloni sembra più quello di voler mascherare i fallimenti della sinistra, perpetrati nel corso della legislatura in materia di tasse, in materia di lavoro, di abolizione dei voucher, in materia di risparmio, di banche, ma, dal punto di vista della sicurezza, siamo lontani da quell'approccio che noi avremmo auspicato. E tralascio l'errore di metodo che già altri colleghi hanno evidenziato, cioè l'impossibilità di discutere le proposte emendative presentate presso le Commissioni referenti; il Governo, ancora una volta, si dimostra sordo a qualsiasi proposta di modifica, nonostante Forza Italia, lontana da un approccio ostruzionistico, avesse presentato poche proposte, assolutamente concrete, improntate a quella cultura di governo di cui si è dimostrata capace quando ha dovuto governare i fenomeni dell'immigrazione e garantire la sicurezza, anche attraverso quegli accordi bilaterali che hanno determinato un contrasto deciso e puntuale al traffico di essere umani e una lotta serrata all'immigrazione clandestina. Sappiamo che il contesto in cui si muove il Governo Gentiloni è ben cambiato e il fenomeno migratorio è sicuramente molto più complesso, ma un Paese come l'Italia aveva il dovere di offrire all'Europa quell'impulso decisivo, in grado di mettere in campo le misure necessarie per governare il fenomeno migratorio e, invece, tutto questo non sta accadendo e noto come siamo ancora lontanissimi dal raggiungimento di quegli obiettivi che lo stesso Consiglio europeo aveva fissato. Parlano chiaro i numeri in materia di rimpatri, di riallocazione, di immigrazione irregolare.
Insomma, la sinistra al Governo, attraverso l'implementazione di politiche buoniste, confuse e superficiali, non si sta dimostrando capace né di organizzare una politica interna efficace né di stimolare una politica migratoria europea comune; nessuna responsabilità dell'Unione europea, nessuna unità nella gestione di questo fenomeno.
Ma su questo provvedimento Forza Italia aveva tentato di dare un contributo, aveva proposto di rafforzare le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e, invece, questo decreto aumenta i carichi di lavoro delle commissioni, ma non ne potenzia significativamente né l'organico né i mezzi da mettere a disposizioni delle stesse commissioni.
Tuttavia, vi è un altro aspetto che francamente ci indigna ed è la solita arroganza nel rapporto con i sindaci, con le amministrazioni comunali e con il territorio. Chiedevamo che il Governo tenesse in maggiore considerazione gli enti territoriali, perché la gestione dell'immigrazione non si può fare dal chiuso di Palazzo Chigi o solo all'interno delle Aule parlamentari, passa soprattutto dalla prevenzione e dal controllo sul territorio nel quale i sindaci non possono essere spettatori, devono essere protagonisti, devono essere ascoltati e non devono vedersi piovere dall'alto dei provvedimenti confusi, superficiali, inadeguati a quella prevenzione di cui le nostre città hanno assoluto bisogno (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).
Infine, avevamo anche proposto di introdurre un potere ispettivo per i sindaci, per i consiglieri comunali, per i consiglieri regionali, consentendo loro l'accesso nei centri d'accoglienza ubicati sul territorio, come strumento di garanzia e controllo esterno sulle modalità e sulle condizioni di trattenimento, ma anche questo non è un argomento che ha fatto breccia rispetto alla maggioranza e al Governo.
MARIALUCIA LOREFICE. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, onorevole Marchi… grazie, molto gentile…
MARIALUCIA LOREFICE. Quando si parla di immigrazione, la verità è una sola: il nostro Paese non riesce a fronteggiare questo fenomeno e se ogni occasione è buona per sottolineare che non siamo più di fronte ad un'emergenza, continuiamo ad affrontarlo, invece, come se lo fosse. Abbiamo avuto a che fare con le migrazioni dall'est Europa, negli anni Novanta, e con l'emergenza Nord Africa dal 2011 in poi, eppure siamo impreparati, non riusciamo a trovare soluzioni e non riusciamo a farci ascoltare da quell'Europa che è solidale solo a parole. Siamo soli, ammettiamolo, e come noi quei Paesi che si affacciano su quel mare che è fonte di speranza per moltissimi e per molti è la fine di quella stessa speranza, perché è lì che hanno incontrato la morte.
Non siamo in grado di trovare soluzioni e questo decreto non ne dà, anzi, è la chiara testimonianza del fallimento della gestione italiana del fenomeno migratorio. Un decreto emergenziale, oggi, non serve; serve una riforma globale della normativa sull'immigrazione e del Regolamento UE n. 604 del 2013, meglio noto come “regolamento Dublino”. Questo decreto è inaccettabile; legittima ciò che è stato contestato nelle sedi istituzionali e dalle organizzazioni umanitarie a partire dagli hotspot, i centri presso i quali avviene l'identificazione dei migranti così come richiesto o, meglio dire, imposto dalle norme europee, prevedendo un'arbitraria distinzione tra chi sarebbe meritevole di presentare la domanda di protezione internazionale…
E, ancora, il decreto si regge sugli accordi bilaterali, il cui scopo dovrebbe essere quello di rendere efficaci le espulsioni dei non aventi diritto alla richiesta d'asilo. Ma voglio ricordarvi alcuni di questi accordi bilaterali, così ci facciamo un'idea di ciò di cui il nostro Governo va fiero: accordo Italia-Libia, quella Libia che non ha un Governo riconosciuto, dove i migranti vengono detenuti, percossi, violentati, spesso con la complicità della polizia libica; accordo Italia-Sudan, quel Sudan retto da un feroce dittatore, al-Bashir, che ha subito due condanne per genocidio e altri crimini contro l'umanità ad opera della Corte penale internazionale. L'impressione è che ciò che accade al di là del mare non sia affare nostro. Questi accordi non sono soluzioni; potrebbero esserlo, invece, la creazione di canali di ingresso regolari e/o umanitari. Servono politiche volte a dare dignità e a fornire supporto a quei popoli che, se potessero, non lascerebbero la loro terra per rischiare la vita in mare, a quelle famiglie che, se potessero, non si separerebbero dai loro figli piccoli, affidandoli al destino e arrivando a credere che il viaggio in mare, seppur pericoloso, sia comunque più sicuro che tenerli con sé.
Il provvedimento punta a velocizzare i ricorsi sulle richieste d'asilo, togliendo un grado di giudizio. Si baratta la tutela e la garanzia del diritto con un'illusoria velocizzazione. Sì, perché il problema reale, sottosegretario, è la Cassazione. Questo è il grado più lento, qui c'è l'ingorgo, qui il rallentamento, e se non si aumenta il numero dei giudici sfido che cambierà davvero qualcosa nei tempi dei ricorsi.
Poiché in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo è stato stabilito che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 16, sospendo la seduta fino a tale ora. Procediamo però sin da ora all'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale comincerà la chiama.
La chiama avrà inizio dall'onorevole Palmieri.
DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno n. 9/4394/1 Marti purché il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: “valutare l'opportunità di forme di partecipazione e di coinvolgimento dei richiedenti asilo nelle attività all'interno dei centri di accoglienza”. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/4394/2 Palese purché il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: “a valutare l'opportunità di continuare l'attività di monitoraggio in modo costante sull'effettiva capienza e condizioni di vita dei centri di accoglienza per i rimpatri, individuando, se del caso, misure e interventi volti a garantire condizioni idonee”. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/4394/4 Nesi.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/4394/5 Arlotti purché sia riformulato nel modo seguente: “allo scopo di diminuire il numero di chi è in attesa di valutazione da Commissione e tribunali, a valutare l'opportunità di intervenire al fine di introdurre disposizioni che consentano di rilasciare un permesso di soggiorno provvisorio a fini di lavoro nei confronti dei richiedenti asilo con tirocinio o contratto di lavoro in corso”, mentre resta immutato, Presidente, il secondo capoverso.
PRESIDENTE. Suggerirei di leggere proprio le righe riformulate e non la parte che già conosciamo. Proseguiamo.
Ordine del giorno n. 9/4394/6 Minardo?
PRESIDENTE. Nel frattempo vi sollecito a prendere le tessere con una certa rapidità.
Colleghi, se siete d'accordo - e lo chiedo ai delegati d'Aula - io chiamo gli ordini del giorno su cui non c'è da fare il voto perché favorevole, così intanto i colleghi prendono le tessere, e procederò con quelli che sono stati… Bene.
Ordine del giorno n. 9/4394/9 Bruno Bossio; lo esaminiamo dopo perché c'è parere contrario.
VINCENZA BRUNO BOSSIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Santerini, va bene? Va bene.
DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l'Interno. La stessa per quanto riguarda l'ordine del giorno Iannuzzi n. 9/4394/53, con riferimento al quale si dà parere favorevole con la soppressione delle parole: “realizzare con urgenza”.
PRESIDENTE. Prendo atto che anche per l'onorevole Iannuzzi va bene.
Passiamo adesso agli ordini del giorno accantonati sui quali vi è parere contrario. Prego i colleghi di lasciare liberi i banchi del Governo. Onorevole Ravetto, per favore…
Non le stiamo dicendo di forzare la norma o forzare la normativa sui concorsi, le stiamo chiedendo di porre in essere delle iniziative volte a questa finalità, trovate voi i modi (modifiche legislative, aumento del numero dei membri del collegio), però non potete mettere semplicemente che assumete 250 persone specializzate: specializzate a far cosa? A fare gli archivi?
Sono le commissioni territoriali stesse che vi chiedono di avere intervistatori qualificati e non riusciamo a capire il vostro parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ravetto n. 9/4394/56, con il parere contrario del Governo.
DEBORAH BERGAMINI. Grazie Presidente, dunque francamente non si capisce il parere contrario a questo ordine del giorno, a meno che la ragione non sia - lo chiedo per suo tramite al sottosegretario Manzione - che viene presentato dall'opposizione.
Qui stiamo parlando del rimpatrio di detenuti stranieri nelle carceri italiane.
Quindi non si capisce perché il parere contrario: che cosa vuole il Governo, che ce li teniamo tutti? Prendiamo atto che il Governo vuole che noi ce li teniamo tutti. Aggiungo soltanto che il costo stimato della permanenza di questi detenuti nel nostro Paese assomma a quasi 3 milioni di euro al giorno, vale a dire un miliardo di euro l'anno. Li vogliamo tenere tutti? Prendiamo atto che li vogliamo tenere tutti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Il Governo non interviene, quindi passiamo ai voti.
IRENE TINAGLI. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore abbassate il tono della voce e chi deve uscire lo faccia in silenzio, grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Culotta. Ne ha facoltà per due minuti.
MAGDA CULOTTA. Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per sollecitare la risposta ad una mia interrogazione a risposta orale n. 3-02798 del 21 febbraio 2017 relativa alla chiusura del punto nascita di Petralia Sottana che ormai risulta essere chiuso da 467 giorni e nonostante la nuova rete ospedaliera della regione siciliana salvaguardi diversi reparti di quella struttura i cittadini madoniti stanno attendendo una risposta anche perché il Governo nazionale, da un lato, eroga finanziamenti su quei territori nell'ambito della strategia nazionale per le aree interne e, dall'altro, però non decide su una richiesta così importante di mantenimento del punto nascita nell'unico ospedale di quell'area interna.
Mercoledì 12 aprile 2017, alle 9:
1 Nominale Ddl 4394 - odg n. 6 413 344 69 173 65 279 39 Resp.
2 Nominale odg 9/4394/7 412 345 67 173 63 282 39 Resp.
3 Nominale odg 9/4394/11 417 414 3 208 108 306 39 Resp.
4 Nominale odg 9/4394/14 420 417 3 209 108 309 39 Resp.
5 Nominale odg 9/4394/16 415 411 4 206 105 306 39 Resp.
6 Nominale odg 9/4394/17 425 423 2 212 106 317 39 Resp.
7 Nominale odg 9/4394/18 427 424 3 213 108 316 39 Resp.
8 Nominale odg 9/4394/19 425 414 11 208 98 316 39 Resp.
9 Nominale odg 9/4394/21 435 434 1 218 62 372 39 Resp.
10 Nominale odg 9/4394/22 445 444 1 223 132 312 39 Resp.
11 Nominale odg 9/4394/24 446 443 3 222 115 328 39 Resp.
12 Nominale odg 9/4394/25 448 446 2 224 91 355 38 Resp.
13 Nominale odg 9/4394/27 449 432 17 217 119 313 38 Resp.
14 Nominale odg 9/4394/29 451 450 1 226 79 371 38 Resp.
15 Nominale odg 9/4394/33 448 447 1 224 69 378 38 Resp.
16 Nominale odg 9/4394/34 446 446 0 224 68 378 38 Resp.
17 Nominale odg 9/4394/35 449 447 2 224 69 378 38 Resp.
18 Nominale odg 9/4394/37 452 451 1 226 67 384 38 Resp.
19 Nominale odg 9/4394/38 450 444 6 223 131 313 38 Resp.
20 Nominale odg 9/4394/39 445 440 5 221 130 310 38 Resp.
21 Nominale odg 9/4394/40 448 447 1 224 66 381 39 Resp.
22 Nominale odg 9/4394/41 449 444 5 223 134 310 38 Resp.
23 Nominale odg 9/4394/42 454 450 4 226 134 316 38 Resp.
24 Nominale odg 9/4394/43 453 448 5 225 133 315 38 Resp.
25 Nominale odg 9/4394/44 454 454 0 228 74 380 38 Resp.
26 Nominale odg 9/4394/45 451 450 1 226 69 381 38 Resp.
27 Nominale odg 9/4394/46 450 449 1 225 70 379 38 Resp.
28 Nominale odg 9/4394/47 449 446 3 224 135 311 38 Resp.
29 Nominale odg 9/4394/48 448 448 0 225 69 379 38 Resp.
30 Nominale odg 9/4394/49 445 377 68 189 68 309 38 Resp.
31 Nominale odg 9/4394/51 448 448 0 225 68 380 38 Resp.
32 Nominale odg 9/4394/56 451 446 5 224 141 305 38 Resp.
33 Nominale odg 9/4394/59 446 378 68 190 70 308 38 Resp.
34 Nominale odg 9/4394/61 444 443 1 222 67 376 38 Resp.
35 Nominale odg 9/4394/64 444 443 1 222 140 303 38 Resp.
36 Nominale odg 9/4394/65 447 441 6 221 134 307 38 Resp.
37 Nominale odg 9/4394/66 437 434 3 218 134 300 38 Resp.
38 Nominale odg 9/4394/67 439 435 4 218 128 307 38 Resp.
39 Appello Nominale x fiducia Fiducia DDL 4394 492 491 1 246 330 161 39 Appr.

References: e contrario
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