Source: https://www.marzorati.org/avvocato-separazione/separazione-coniugi-differenza-separazione-consensuale-giudiziale/
Timestamp: 2020-07-11 08:58:51+00:00

Document:
Separazione: Guida alla separazione | Avvocato Marzorati
Separazione – La Guida alla separazione
Separazione – Indice
Separazione consensuale e giudiziale, differenza
Come chiedere la separazione
Non concedere la separazione?
Diritti del coniuge separato
Calcolo assegno mantenimento alla moglie
Differenza tra affidamento e collocazione
Calcolo assegno di mantenimento per i figli
Addebito e affidamento
Separazione consensuale, procedura
Separazione con Negoziazione assistita senza andare in Tribunale
Negoziazione assistita dagli avvocati, tempi
Sentenza parziale di separazione
Effetti personali della separazione
Coniuge separato e superstite non separato
Tribunale competente per la separazione
Documenti per la separazione consensuale e giudiziale
Tempo tra separazione e divorzio “breve”
Che cosa è la separazione: la separazione è una procedura semplificata che consente ai coniugi (marito e moglie) di separarsi legalmente.
La separazione non pone fine al matrimonio, ma ne sospende alcuni effetti (non c’è più obbligo di coabitazione, fedeltà, ecc.) in attesa del successivo divorzio.
I coniugi che si separano possono però, anche decidere di riconciliarsi o rimanere “separati a vita”.
Tra separazione consensuale e separazione giudiziale esiste più di una differenza:
nella separazione consensuale i coniugi (marito e moglie) devono aver trovato un accordo su tutte le condizioni della separazione e si ottiene in tempi molto brevi (da poche settimane a qualche mese);
la separazione giudiziale si ottiene dopo aver fatto una causa in Tribunale perché non si era raggiunto un accordo (o perché l’altro coniuge era irreperibile, o perché non voleva concedere la separazione). Il Tribunale emetterà una sentenza di separazione.
La separazione (consensuale o giudiziale) è una “separazione legale” perché viene emesso un provvedimento formale, e consente di chiedere poi il divorzio.
La “separazione di fatto” si ha quando marito e moglie si lasciano senza formalizzare legalmente la situazione, tuttavia la separazione di fatto non consente di chiedere poi il divorzio (bisogna, infatti, passare per la separazione legale: consensuale o giudiziale).
Quali tipi di separazione prevede la legge
La separazione legale si ottiene con la separazione consensuale o la separazione giudiziale.
Come si chiede la separazione
La separazione consensuale può essere chiesta:
per la Separazione consensuale in Tribunale con un ricorso che viene depositato nella Cancelleria del Tribunale. Viene fissato una udienza dove i coniugi compaiono personalmente, generalmente con un avvocato (o ognuno con il proprio avvocato di fiducia), per confermare le condizioni della separazione;
per la Separazione consensuale nello Studio Legale, senza andare in udienza, con l’Accordo a seguito di procedura di Negoziazione assistita. Gli avvocati scrivono l’accordo insieme ai coniugi. Poi un avvocato si occupa di trasmetterlo – entro 10 giorni – per l’autorizzazione del PM e perché sia poi annotato sull’atto di matrimonio;
per la Separazione consensuale in Comune dal Sindaco con una dichiarazione sostitutiva di certificazione. Non è però possibile chiedere la separazione in Comune se: ci sono figli minori, o figli maggiorenni non economicamente autosufficienti o portatori di handicap, o se si vogliono fare trasferimenti patrimoniali (trasferimento di un immobile, di un conto corrente cointestato ecc.). In questi casi, quindi, bisogna utilizzare la separazione in Tribunale o nello Studio Legale con la negoziazione assistita degli avvocati;
La separazione giudiziale può essere chiesta:
La separazione giudiziale si chiede in Tribunale con l’assistenza obbligatoria dell’avvocato. Si incomincia una causa, e alla fine sarà il Tribunale a decidere con una sentenza.
Non è esatto dire che sia possibile “non concedere” la separazione. Un coniuge può decidere di non aderire alla richiesta di separazione consensuale, ma se l’altro procede giudizialmente con una causa il Tribunale pronuncerà la separazione.
Quali sono i diritti del coniuge separato (assegno di mantenimento e assegnazione casa familiare-coniugale) e gli effetti patrimoniali della separazione?
Di seguito alcune conseguenze patrimoniali della separazione:
il coniuge potrebbe aver diritto ad un assegno di mantenimento, generalmente per la moglie;
al genitore che vivrà con i figli verrà assegnata la casa coniugale, e avrà diritto di abitarvi fino a quando i figli non vi vivranno più, o saranno maggiorenni ed economicamente autosufficienti. Il diritto di abitare nella casa familiare spetta ai figli e, di riflesso, al genitore quindi, in caso di coppia senza figli, sarà molto difficile ottenere un provvedimento di assegnazione, salvo nel caso in cui vi sia un accordo consensuale tra i due coniugi.
la comunione dei beni si scioglie ed ai coniugi spetta, tendenzialmente, il 50% del corrispettivo dei beni (mobili e immobili) acquistati durante il matrimonio;
Assegno di mantenimento: come si calcola l’assegno per la moglie separata
La moglie che si separa può essere il soggetto economicamente più debole.
Nella separazione però, non sempre la moglie ha diritto all’assegno di mantenimento, specie se è economicamente indipendente ed autosufficiente. Il marito quindi non sarà tenuto a versare un assegno di mantenimento se, ad esempio, la moglie ha delle risorse economiche che le consentono di provvedere al proprio autosostentamento (vitto, alloggio ed esercizio dei diritti fondamentali).
La moglie potrebbe avere:
un reddito da lavoro dipendente o autonomo (libera professionista, imprenditrice ecc.);
una rendita finanziaria (interessi sul conto corrente, investimenti in Borsa, capital gain da compravendita di azioni, obbligazioni, future o altri prodotti finanziari, o derivanti da dividendi ecc.);
una rendita da patrimonio immobiliare (affitto/locazioni di case, uffici, fabbricati, terreni ecc.);
un aiuto economico dal nuovo partner o dai propri genitori (in entrambi i casi, l’aiuto economico deve però avere un connotato di stabilità, risultando invece ininfluente nel caso ci sia un semplice estemporaneo versamento).
Il marito non è inoltre tenuto a versare l’assegno di mantenimento se la separazione è addebitabile alla moglie (ad esempio in caso di infedeltà o di abbandono del tetto coniugale, ma il tradimento/adulterio/relazione extraconiugale o l’abbandono deve costituire la causa della separazione). L’addebito della separazione può essere chiesto solo con la separazione giudiziale ossia con una causa in Tribunale, e non può essere chiesto nella separazione consensuale.
Per calcolare l’assegno di mantenimento nella separazione non c’è una formula matematica, ma bisogna valutare diversi aspetti, quali:
la situazione economica, sia patrimoniale che reddituale, di entrambi i coniugi;
l’età della moglie;
la ridotta capacità di produrre reddito.
In precedenza, la moglie poteva ricevere un assegno che le potesse consentire di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio. Il tenore di vita era un criterio rilevante. Attualmente il tenore di vita è un criterio marginale, e l’assegno ha solo una funzione assistenziale e compensativa.
L’addebito della separazione si potrebbe definire come una “sanzione” a carico della moglie o del marito che abbiano tenuto un comportamento contrario ai doveri matrimoniali (fedeltà, assistenza morale o materiale ecc.)
La domanda di addebito si può fare solo con la separazione giudiziale (e quindi non si può fare né con la separazione consensuale né con il divorzio).
L’addebito viene pronunciato dal Tribunale nella sentenza. È quindi necessario una causa davanti al Giudice nella quale si deve espressamente proporre la “domanda di addebito”. Bisogna inoltre dare la prova che il comportamento (ad esempio infedeltà/tradimento/adulterio/relazione extraconiugale/abbandono del tetto coniugale), costituisce la causa principale della crisi della coppia e dell’intollerabilità della convivenza.
Il coniuge a cui è addebitata la separazione:
non ha diritto a ricevere un assegno di mantenimento (potendo ottenere solo un assegno alimentare, se non ha i mezzi per provvedere al proprio sostentamento).
perde i diritti in caso di successione, e quindi se l’altro coniuge dovesse mancare, non eredita;
potrebbe eventualmente essere condannato al risarcimento dei danni.
La procedura della separazione non cambia in presenza di figli. Però dovrà essere deciso a quale genitore questi dovranno essere affidati, dove dovranno vivere (e conseguentemente a chi sarà assegnata la casa familiare), nonché i tempi e modi per esercitare il diritto di visita da parte del genitore non collocatario. Bisognerà poi stabilire il contributo per il mantenimento dei figli, sia per le loro spese ordinarie che straordinarie.
In caso di separazione giudiziale provvederà il Tribunale dopo aver assunto le prove necessarie. Ad esempio, in caso di affidamento, potrà essere disposta dal Tribunale una consulenza tecnica. Il Giudice nominerà un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), generalmente uno psicologo o un neuropsichiatra infantile. È quindi importante che ogni genitore abbia, oltre all’avvocato anche un Professionista che possa fare da consulente di parte (CTP). Ogni Studio Legale che fa diritto di famiglia ha un proprio network di Professionisti (psicologi, neuropsichiatri infantili, detective, notai, nonché commercialisti, tributaristi-fiscalisti, esperti d’arte per le valutazioni ecc.) che affiancano l’avvocato prima e durante la procedura di separazione. È quindi importante scegliere un Team di Professionisti che sappia tutelare al meglio i propri diritti, e quelli dei figli.
Quando non ci sono figli, i coniugi dovranno stabilire come dividersi i beni in comune, come procedere ad eventuali trasferimenti immobiliari, somme di denaro, beni (mobili, quadri, gioielli, ecc.) e – nel caso ci siano i presupposti – quanto deve essere l’assegno di mantenimento per il coniuge.
In caso di separazione consensuale si potrà stabilire anche l’assegnazione della casa coniugale a favore della moglie o del marito (a titolo gratuito o pagando un affitto mensile o il mutuo). Ci si potrebbe anche accordare a che la casa sia acquistata da uno dei due coniugi, o che sia messa in vendita, o affittata a terzi.
In caso di separazione giudiziale senza figli, difficilmente il Giudice procederà con un’assegnazione della casa in comproprietà, potendo eventualmente anche suggerire la vendita che, tra l’altro, consente di reperire risorse finanziarie. Meno difficile potrebbe essere la scelta in presenza di una casa in affitto. In tal caso, infatti, non si tratta di un investimento immobilizzato, come per la casa di proprietà. Il contratto d’affitto potrebbe quindi rimanere al conduttore (ossia a chi è intestato il contratto di affitto), oppure potrebbe subentrare nel contratto l’altro coniuge, divenendo quest’ultimo il nuovo intestatario.
L’affidamento è il termine che si utilizza per individuare il genitore che dovrà prendere le decisioni relative alla vita, alla crescita, all’educazione dei figli.
La legge è particolarmente attenta al rapporto tra i figli ed i genitori anche durante la rottura del nucleo familiare. In particolar modo nel 2006 è stata introdotta una legge speciale che privilegia il diritto dei bambini alla bigenitorialità ossia ad avere un continuo, equilibrato e proficuo rapporto con ciascuno dei genitori anche quando questi si separano: per questo motivo nel nostro paese è generalmente preferita una forma di affidamento condiviso ad entrambi i genitori.
Le casistiche di affidamento esclusivo sono molto residuali e attengono a situazioni di grave carenza genitoriale.
Può essere previsto in forma diretta (ovvero con il pagamento volta per volta della spesa necessaria alla prole) oppure con il versamento di un assegno periodico (generalmente mensile a favore del genitore che vive prevalentemente con i bambini).
No, l’addebito in sé non ha generalmente conseguenze sulle disposizioni relative ai figli, al loro al loro affidamento e collocazione presso un genitore, tuttavia se la causa di addebito dipende da violenza fisica o psichica, maltrattamenti, o gravi condotte, potrebbe incidere sull’affidamento e sulla collocazione dei figli.
Per la separazione consensuale ci deve essere un accordo sulle condizioni personali e patrimoniali. I coniugi generalmente assistiti congiuntamente da un avvocato, oppure con due Legali diversi, depositano un ricorso al Tribunale competente, di solito quello dell’ultima residenza comune.
I coniugi nella maggior parte dei casi decidono come regolamentare:
il diritto di visita del genitore che non convive con i figli;
il mantenimento dei figli e del coniuge, ove ne abbia diritto;
la divisione dei beni (oggetti, mobili ecc.), del patrimonio finanziario (soldi sui conti correnti, azioni, obbligazioni ecc.), soprattutto in caso di comunione dei beni che si scioglie con l’udienza presidenziale;
il trasferimento della proprietà di immobili (ossia la proprietà o la comproprietà di una casa che passa da un coniuge all’altro).
L’intervento del Tribunale non è sempre necessario dato che è possibile ottenere la separazione consensuale anche tramite negoziazione assistita, con l’aiuto di un avvocato per parte, o in Comune dinanzi al Sindaco (Ufficiale di Stato Civile) dopo debita prenotazione presso il Comune di residenza.
Moglie e marito possono chiedere la separazione legale anche senza attendere i tempi della burocrazia dei processi civili, ossia senza recarsi in Tribunale né partecipare ad udienze. Se i coniugi vogliono separarsi consensualmente, infatti, possono avviare la procedura di negoziazione assistita con l’intervento di un avvocato per parte.
L’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita deve essere inoltrato alla Procura della Repubblica ed autorizzato dal Pubblico Ministero che concede il nulla osta così da poter essere annotato sull’atto di matrimonio.
Dopo aver individuato tutte le condizioni, anche economiche, che regoleranno i rapporti tra i coniugi e con i figli l’iter si completa dopo circa un mese (ad eccezione di casi in cui la Procura della Repubblica competente sia eccessivamente carica di fascicoli e quindi ritardi nel rilascio delle autorizzazioni).
La separazione ha pieno valore legale e la data certificata di stipulazione dell’accordo dà inizio al periodo richiesto dalla legge per ottenere lo scioglimento del matrimonio.
Quando i coniugi non riescono a trovare un accordo, chi è interessato a separarsi deve procedere con la separazione giudiziale.
Il diritto di chiedere la separazione spetta a ciascun coniuge. Marito e moglie, quindi, hanno sempre diritto di separarsi anche nel caso in cui l’altro coniuge non voglia.
Con l’assistenza di un avvocato, un solo coniuge deve depositare un ricorso al Tribunale competente, di solito quello dell’ultima residenza comune. A differenza della consensuale, quindi, la separazione giudiziale deve essere chiesta obbligatoriamente in Tribunale e viene pronunciata con una sentenza emessa dopo un vero e proprio giudizio.
Anche in questo caso è prevista un’udienza presidenziale al termine della quale il Presidente del Tribunale emette un’ordinanza che autorizza i coniugi a vivere separati. Vengono già emessi i “provvedimenti provvisori ed urgenti” che disciplinano, fino alla sentenza, i rapporti patrimoniali e non patrimoniali tra i coniugi/genitori. I provvedimenti provvisori ed urgenti riguardano: i figli (affidamento, collocazione, diritto di visita, mantenimento, assegnazione della casa coniugale) e il mantenimento del coniuge che ne abbia diritto.
Questi passaggi rendono la procedura molto più lunga di quella consensuale: in media possono passare da due anni e mezzo ai quattro anni per giungere al termine di una separazione giudiziale.
Cosa significa sentenza parziale di separazione
Durante la separazione giudiziale, per evitare che i coniugi debbano “sopportare” le conseguenze delle lungaggini delle cause civili, è possibile chiedere la pronuncia di una sentenza non definitiva che fin della prima udienza presidenziale dichiari la separazione della coppia, per poi continuare il procedimento sulle questioni controverse. La sentenza parziale di separazione permette di poter chiedere il divorzio anche prima dell’emissione della sentenza definitiva di separazione.
La separazione non fa cessare il matrimonio né i diritti e doveri che vengono solo attenuati. La separazione produce effetti giuridici sui rapporti patrimoniali e personali dei coniugi.
Con la separazione, gli obblighi di assistenza e collaborazione vengono a cessare, con l’eccezione di quello che riguarda il diritto al mantenimento o agli alimenti del coniuge più debole;
l’obbligo di solidarietà tra i due coniugi permane, quanto meno in situazioni particolari come, ad esempio, la malattia o la grave infermità di uno dei due;
la coabitazione cessa del tutto, pertanto uno dei due coniugi si trasferirà in un’altra abitazione, cambiando la residenza;
l’obbligo di fedeltà non permane durante la separazione tuttavia, in molti casi, si ritiene che il coniuge separato debba tenere un comportamento tale da non offendere la dignità e la sensibilità dell’altro coniuge, anche quando inizia una nuova relazione. In presenza di figli, specie se minorenni, è necessario adottare alcune accortezze. Sarà necessario una graduale introiezione del nuovo partner, pertanto dovrà essere presentato con sensibilità e delicatezza, aumentando poi progressivamente le occasioni di incontro, senza tuttavia imposizioni. Sarà necessario sempre valutare attentamente le reazioni dei minori. Generalmente si cerca di evitare – quantomeno all’inizio – di andare a convivere con il nuovo partner per non turbare i minori, che potrebbero non comprendere, arrivando ad elaborare un transfer distorto su soggetti e figure genitoriali;
la moglie può continuare ad utilizzare il cognome del marito anche durante la separazione, fatta eccezione dei casi in cui ritiene che il suo utilizzo le arrechi pregiudizio grave;
rimangono immutati gli obblighi ed i doveri nei confronti dei figli, tra cui quello di mantenerli, istruirli ed educarli.
Nel caso in cui il coniuge separato muoia, il superstite a cui non è stata addebitata la separazione, mantiene tutti i diritti ereditari del coniuge non separato: egli, in sostanza, è a tutti gli effetti erede del defunto come il coniuge non separato.
Dove si chiede la separazione – Tribunale competente e Comune
La separazione consensuale può essere chiesta nell’ultimo luogo di residenza comune dei due coniugi.
Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero, o risulti irreperibile, la domanda si propone al Tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente (cioè di chi incomincia la causa), e se anche questi è residente all’estero, a qualunque Tribunale in Italia, a scelta.
Quali sono i documenti per la separazione consensuale o giudiziale?
I documenti per la separazione:
estratto per riassunto dell’atto di matrimonio da chiedere al Comune di celebrazione del matrimonio o al comune di residenza all’epoca del matrimonio;
certificato di stato di famiglia e di residenza che possono essere anche contestuali in unico certificato. Alcuni Tribunali accettano anche l’autocertificazione;
copia del documento di identità e del codice fiscale dei coniugi;
In caso di separazione giudiziale, a seconda delle questioni che si dovranno trattare in causa, potrebbero essere necessari ulteriori documenti per provare lo stato patrimoniale e reddituale delle parti.
A titolo esemplificativo potrebbero essere utili:
resoconti spese;
eventuali estratti con movimentazione dei conti correnti italiani ed esteri, conti titoli e documentazione attestante investimenti finanziari, azionari o obbligazionari;
documentazione attestante proprietà immobiliari anche all’estero o di altri beni (automobili, barche ecc.);
contratto di lavoro, buste paghe, benefits percepiti dall’azienda.
In caso sia necessario provare che l’altro coniuge ha delle entrate economiche non dichiarate (c.d. guadagni con soldi in nero), si potrà dare:
la prova diretta (con testimoni, ricevute ecc.), o attraverso indagini private (detective privato), o chiedendo al Giudice di disporre indagini della Polizia Tributaria (Guardia di Finanza) o di ordinare direttamente al coniuge, oppure a soggetti terzi quali Banche, Società finanziarie, Società italiane ed estere ecc., di depositare la documentazione fiscale, amministrativa, gli estratti dei conti correnti, carte di credito, titoli ecc., o la documentazione relativa ad acquisti di beni ecc.;
la prova indiretta, dimostrando l’incompatibilità tra quanto indicato nella dichiarazione dei redditi come utile e quanto è l’effettivo tenore di vita del coniuge (spese per automobile, vacanze, ristoranti, barche, oggetti ecc.).
Tempo necessario tra separazione e divorzio “breve”
La legge prevede che i coniugi, prima di procedere con il divorzio, debbano restare separati per 6 mesi in caso di separazione consensuale e 1 anno in caso di separazione giudiziale.
Si chiama “divorzio breve” perché ora bastano solo 6 mesi (in caso di separazione consensuale) o un anno (in caso di separazione giudiziale). Invece, prima della riforma del 2015, era necessario attendere 3 anni dalla separazione prima di poter chiedere il divorzio.
Perché è importante affidarsi ad uno Studio legale specializzato in diritto di famiglia, in separazione e divorzio
Prima di incominciare una separazione, è consigliabile consultare un avvocato, preferibilmente esperto in diritto di famiglia (avvocato divorzista, c.d. avvocato familiarista o avvocato matrimonialista).
L’assistenza legale di un avvocato in una separazione giudiziale è obbligatoria. Ci sono, poi, molti aspetti da valutare non solo economici e personali, ma anche processuali e probatori che saranno presi in considerazione dal Giudice per la decisione.
Anche nel caso di una separazione consensuale, è consigliabile avere la consulenza di un avvocato divorzista poiché potrà aiutare i coniugi a trovare un accordo tutelante per entrambi. Lo Studio Legale si occuperà di ogni aspetto della separazione e, a seconda della procedura scelta, si potrà ottenere la separazione consensuale dopo qualche settimana o entro qualche mese.

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