Source: https://avvocatistudiolegale.roma.it/avvocato-tributarista
Timestamp: 2020-02-21 23:01:12+00:00

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Avvocato Tributarista in Roma - Studio Legale
"Scopo di un buon ordinamento tributario non è di far pagare le imposte col massimo rendimento per lo stato e col minimo fastidio dei contribuenti […] Tra l'esigere 15 senza noie, con una mera trattenuta, senza entrare nei segreti della vita di nessuno, e l'esigere 5 e forse meno a prezzo di fastidi indicibili la scelta non è dubbia. Il giustiziere dottrinario preferisce il 5. Scopo dell'imposta non è procacciar fondi all'erario, bensì di recar noia al contribuente. Se questi offre 15 pur di essere lasciato tranquillo, gatta ci cova. Perché costui non vuol farci sapere i fatti suoi, tutti i fatti suoi?"
Luigi Einaudi, Miti e paradossi della giustizia tributaria.
Uno dei maggiori problemi del nostro stato è rappresentato da una altissima pressione fiscale gravante sui contribuenti, che in qualche caso tendono per questo motivo a evadere il fisco.
Accadde sovente, pertanto, che gli organi statali, addetti al recupero dei predetti presunti crediti, eccedendo nell’uso dei loro poteri o, molto più semplicemente, errando nella determinazione del quantum, per motivi che meglio oltre si specificherà, colpiscono soggetti incolpevoli, richiedendo a quest’ultimi importi non dovuti.
Quando la richiesta dell’ente consiste in importi considerevoli, e a maggior ragione non dovuti, il contribuente non può far altro che rivolgersi ad un Avvocato Tributarista in Roma, che con la sua esperienza e professionalità potrà chiarire al contribuente le problematiche e fornire soluzione concrete ed efficaci al caso sottopostogli.
✓ Annullamento Avviso di Accertamento Tributario
Il procedimento tributario non si discosta tanto dal classico procedimento civile. Le differenze essenziali risiedono soprattutto nel tipo degli atti impugnabili e nella competenza dei Giudici.
Con il processo tributario il contribuente potrà impugnare una serie di atti espressamente richiamati dalla legge. E, difatti, secondo l’art. 19 D. Lgs. n. 546/92 gli atti contro i quali è possibile ricorrere sono: l’avviso di accertamento; l’avviso di liquidazione; il provvedimento che irroga le sanzioni; il ruolo e la cartella di pagamento; l’avviso di mora; gli atti relativi ad alcune operazioni catastali.
✓ Ricorso Atti Tributari – Studio Legale Tributario
Per potersi instaurare regolarmente il giudizio, il contribuente deve proporre ricorso innanzi alla Commissione tributario competente per territorio, allegando tutto quanto ritenga opportuno portare all’attenzione dei giudici per sostenere le proprie ragioni di fatto e diritto.
In questa fase il contribuente sarà considerato come la parte attiva del giudizio. Contestualmente, si potrà richiedere la sospensione cautelare dell’atto impugnato, solo ove ricorrono i presupposti giuridici del periculum in mora e del fumus bonis iuris.
✓ La Costituzione nel Processo Tributario
Successivamente verrà fissata una data di udienza, ed entro un termine perentorio l’ente che ha emesso il tributo dovrà costituirsi in giudizio con una apposito atto di risposta.
Instauratosi il giudizio, la commissione adita valuterà il caso sottopostogli, ed eventualmente potrà concedere un breve rinvio se tra le parti pendono trattative per un componimento bonario della controversia.
Una volta terminata la discussione, il collegio delibera la decisione senza la presenza di estranei.
✓ Appello sentenza primo grado Commissione Tributaria
Qualora parte soccombente volesse impugnare la sentenza, emessa nei termini e con i modi di cui sopra, dovrà proporre appello al fine di ottenere il riesame della controversia davanti ad un giudice di grado superiore.
Pertanto, in quel caso, la controversia verrà riesaminata dal giudice del gravame. Essendo il riesame contenuto nei limiti dell’impugnazione, l’effetto devolutivo ne risulta molto circoscritto.
In tale sede, si precisa che parte appellata, ove ritenga opportuno costituirsi, potrà proporre appello incidentale. Se non lo propone con l’atto di costituzione decadrà da tale diritto.
In appello, la sentenza emessa non tende all’annullamento della sentenza di primo grado, m viceversa tender a sostituirla in toto.
✓ Ricorso in Cassazione sentenza di secondo grado
Il ricorso per Cassazione segue gli schemi processuali civilistici. Difatti, l’art. 62 del predetto D.Lgs prevede che “avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale può essere proposto ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c. ed al relativo procedimento si applicano le norme del codice stesso in quanto compatibili con le norme contenute nel presente decreto”.
In tale sede si precisa che il ricorso per Cassazione non verterà sul fatto vero e proprio, ma bensì su vizi della decisione relativi, ad esempio, sulla falsa o errata applicazione delle leggi dettate in materia.
Tutto il procedimento tributario è incentrato sulla determinazioni degli importi, sulla base della normativa vigente in materia.
Proprio a tal proposito un buon Studio Legale di Avvocati Tributaristi potrà assistere il proprio cliente interpretando le norme tributarie ed evitando, così, che il contribuente sia condannato al pagamento di somme non dovute o comunque ad un importo inferiore a quello contestatogli e relativo all’omissione parziale o totale del pagamento.
✓ Nullità Avviso di accertamento Agenzia Entrate
Una delle cause più ricorrenti è senza dubbio quella relativa alla nullità avviso di accertamento. Dove per avviso di accertamento si intende quell'atto con cui l'ente avvisa il contribuente dell'esistenza di un debito pendente nei confronti di quest'ultimo verso il fisco.
Secondo l'art. 61, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 "La nullità dell'accertamento ai sensi del terzo comma dell'art. 42 e del terzo comma dell'art. 43, e in genere per difetto di motivazione, deve essere eccepita a pena di decadenza in primo grado".
La norma, dunque attribuisce al contribuente la facoltà di eccepire tale nullità in sede giurisdizionale con i modi e nei termini descritti sopra.
Lo stesso principio varrà nei casi di:
- ricorso avverso richiesta tributi non dovuti, poiché non esiste un norma che attribuisca, in capo al contribuente, l'obbligo di corrispondere al fisco, quanto richiesto;
- nel caso di richieste viziate per vizi relativi alla forma dell'atto, come nei casi di insufficiente motivazione della richiesta tributaria, che si avrà ogni qualvolta l’atto non rispetti i requisiti prescritti ex lege dall’art. 3 della L. 241/90; o nei casi in cui si omessa l’indicazione dell'imponibile o degli imponibili accertati, così come prescritto dall’art. 42 del Dpr 600/73; lo stesso si potrà dire in merito agli avvisi di accertamento in cui la notifica del predetto sia da considerarsi inesistente, come nel caso di notifica a persona deceduta da oltre un anno o ad una società ormai cancellata dal registro delle imprese.
Talvolta pero l'amministrazione finanziaria potrà rettificare l'atto, quando ad esempio reca soltanto la determinazione quantitativa della base imponibile. Si evidenzia a tal riguardo che l'atto potrà essere rettificato solo ove esso non sia stato impugnato dal contribuente.
✓ Prescrizione Tributi dell’erario
Per ultimo, si rileva un’ultima eccezione che può farsi valere in fase di giudizio, vale a dire la prescrizione del credito vantato dall’erario, ove per prescrizione si “l'estinzione di un diritto soggettivo non esercitato dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge”, che per quanto riguarda il tributo, è da intendersi in 5 anni. Si badi bene, però, che tale termine, seppur più favorevole al contribuente, è stato accolto solo da parte della giurisprude.
✓ Studio Legale Fiscalista a Roma
Come facilmente desumibile dalle parti coinvolte in questo particolare tipo di procedimento, dove una parte risulta essere un soggetto privato e l’altra l’ente impositore, sovente accada che le posizioni non siano del tutto paritarie.
Questo in virtù del fatto che lo Stato si giova di leggi più favorevoli (ad es. le presunzioni) rispetto a quelli di cui può disporre un contribuente, talvolta magari sfornito dei mezzi economici necessari per l’assistenza legale molto qualitativa.
Lo Studio Legale Tributario di Roma offre la propria assistenza anche ad onorari minimi imposti per legge, in relazione alla complessità e importanza del caso.
Un buon Avvocato Tributarista saprà far valere il diritto che il contribuente ritiene violato. Uno dei migliori metodi per una difesa efficace consiste, nel contrastare le presunzioni dell'Agenzia dell’Entrate o i rilievi della Guardi di Finanza.
Come dicevamo, lo Stato è avvantaggiato grazie al largo utilizzo delle presunzioni: l'istituto giuridico che fa discendere da in fatto noto un determinato fatto giuridico. Esse si dividono in semplici e legali. Per semplici intendiamo quelle che ex art. 2729 c.c. sono «lasciate alla prudenza del giudice, il quale non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti». In questo caso, quindi spetterà l'amministrazione finanziaria l'onere di dimostrare che quanto posto come fondamento della propria pretesa abbia i caratteri della "gravità, precisione e concordanza".
Viceversa, nelle cosiddetta presunzioni legali è la stessa legge che riconosce il valore probatorio di un determinato fatto. Esse si dividono in assolute e relative. Le prime non ammettono prova contraria, ricadendo, quindi, sul contribuente l'onere della prova.
Presunzioni nell’Avviso di Accertamento – Studi di Settore
Pertanto, ad esempio, la valutazione dei fatti posti a base dell’avviso di un accertamento possono assumere una differente valenza processuale: se si parla di presunzioni semplice il giudice adito potrà valutare gli elementi presuntivi secondo il suo "libero apprezzamento"; viceversa se si versa nella sfera delle presunzioni legali il giudice non potrà modificare il valore probatorio attribuito ex legge ai fatti.
Altro strumento nelle mani dell'amministrazione finanziaria consiste negli "studi di settore".
Con tale strumento il fisco analizza i flussi economici dei liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese, per poi confrontarli con la reale portata contributiva che ha il soggetto rispetto alle imposte effettivamente versate. Anche in questo caso, molto spesso l'ente impositore si rifà alle presunzioni.
Il procedimento si articola in tre fasi: raccolta di elementi quantitativi e qualitativi su una determinata attività; individuazione di modalità omogenee di svolgimento della stessa (cosiddetta. cluster); determinazione dei ricavi presunti dell'attività. Dopo l'espletamento di tali fasi il contribuente dovrà confrontare i propri ricavi con quelli presunti, ritenendosi "in regola", se i ricavi dichiarati sono superiori al puntuale e "non congruo" se i ricavi sono inferiori al puntuale.
Patteggiamento e trattativa nel Procedimento Tributario
Altra questione delicato relativa al procedimento tributario riguarda il patteggiamento. Esso sussiste solo nel caso in cui il contribuente abbia preventivamente saldato tutti i debiti in essere con il fisco. A tal riguardo giova evidenziare che è un diritto costituzionalmente garantito, quello del patteggiamento della pena. E qui entra in gioco l'avvocato tributarista, al quale l'ordinamento vigente attribuisce la facoltà di richiedere il patteggiamento.
Un’ulteriore facoltà che il legislatore ha attribuito al contribuente consiste nella possibilità della dilazione del pagamento per l’importo dovuto. La rateizzazione può essere concessa, previa richiesta esplicita del contribuente e per un tempo massimo di 72 mesi. Naturalmente la rateizzazione è autorizzata solo ove il contribuente dimostri la sussistenza di una reale difficolta economica sussistente al momento della richiesta delle somme.
Annullabilità della Cartella Esattoriale
Un altro dei rimedi esperibili contro un atto emesso dall'amministrazione finanziaria è quello prescritto dall'art. 21-octies della l. n. 241/90, primo comma, secondo cui «È annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza». Viceversa il secondo comma sancisce la non annullabilità dei provvedimenti qualora questi ultimi, seppur adottati in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli stessi, non possa avere un contenuto dispositivo diverso da quello in concreto adottato. Spetterà dunque agli Avvocati Tributaristi incaricati capire se sussiste la possibilità prescritta dal primo comma, vale a dire l'annullabilità dell'atto.
Divieto di doppia imposizione
Per ultimo analizziamo, seppur brevemente il divieto di doppia imposizione. Tale situazione giuridica si verifica ogni qualvolta una stessa imposta o anche imposte diverse vengono a gravare più volte sul medesimo soggetto, e siano conseguenti ad un unico presupposto.
Ogni qualvolta sussista una tale situazione, il contribuente avrà la possibilità di richiedere l'annullamento dell'atto "in più".
Trattativa con l’Agenzia dell’Entrate
Quando l’agenzia delle entrate richiede il pagamento di una imposta o l'integrazione di essa, il contribuente avrà la possibilità, nell’ambito dell’accertamento con adesione, di effettuare la fase del contraddittorio. Essa serve a valutare i rispettivi interessi, cercando, ove possibile, una soluzione bonaria della controversia. Tale fase, come risulta facilmente evincibile, riveste un ruolo di grande importanza sotto il punto di vista del risultato economico conseguibile.
Pertanto, l’assistenza di un legale tributario è auspicabile ogni qualvolta si miri ad ottenere un risultato soddisfacente per il contribuente.
La figura del tributarista risulta essere essenziale in considerazione del fatto che quest’ultimo potrà riuscire a “mediare” sul quantum dell’imposta addebitata al contribuente, e saprà valutate, anche in considerazione della norma che presumibilmente si intende violata e/o erroneamente applicata.
Invito a comparire Agenzia Entrate – Guardia di Finanza
Talvolta l’ente impositore ha la necessità di effettuare gli opportuni accertamenti, per il tramite degli organi ad esso preposti (guardia di finanza, polizia tributaria). In tale fase, come ad esempio nel caso di invito a comparire o a fornire notizie utili all’attività investigativa, il contribuente potrà farsi assistere da un avvocato fiscalista, tanto al fine di evitare abusi da parte dell’autorità. Lo stesso vale per le attività ispettive svolte presso il contribuente, le quali possono essere presidiate dall’Avvocato Tributarista di Roma incaricato di verificare il mandato della procura, le autorizzazioni, il corretto svolgimento degli eventuali prelievi, e la protezione dei diritti sanciti nello statuto del contribuente.
L’avvocato tributarista al fine di contestare al meglio le pretese dell’ente impositore, potrà avvalersi della consulenza di un “tecnico dei conti”. Si pensi all’ipotesi di contestazione del solo quantum.
Il professionista tributario, proprio per le sue peculiarità, viene molto spesso confusa con quella del commercialista, poiché si associa, più facilmente, il tributo solo ad una somma di denaro. Si badi bene, però che quest’ultima figura professionale fonda le proprie competenze professionali più sul quantum che sull’an della questione.
Cerchiamo di spiegarci meglio. Ogni norma, come anche quelle che prevedono una sanzione e/o il pagamento di un determinato importo a titoli, ad esempio, di imposta, contiene un principio di diritto in essa intrinseco.
L’avvocato tributarista, anche in virtù delle competenze acquisite con l’espletamento della propria attività, sarà in grado di trovare il cosiddetta “an”, vale a dire il principio giuridico su cui fondare la propria pretesa, rectius il diritto che il contribuente intende violato. A ciò consegue necessariamente una diversa determinazione del quantum.
Dunque, il soggetto che vede addebitatosi un importo non dovuto, perché ad esempio l’ente impositore ha errato nell'applicazione delle norma x piuttosto che della norma y, o ancora ha errato nell’interpretazione della norma da applicare al caso di specie, dovrà necessariamente recarsi presso Avvocati tributaristi.
Difatti tale figura professionale, tanto in virtù degli studi effettuati nonché dell’esperienza acquisita, potrà assistere al meglio il soggetto che ad esso si affida, consigliandolo e guidandolo attraverso il districato mondo del diritto tributario e dell’interpretazione delle leggi ad esso connesse.
Sanzioni tributarie: penali e amministrative
Le principali sanziono amministrative, in merito al procedimento tributario, sono le sanzioni economiche, e consistono in un aumento, in percentuale dell’imposta evasa, per un massimo del 400%.
Queste sanzioni possono essere completate da sanzioni accessorie quali la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio delle attività commerciali o la sospensione dell’iscrizione all’albo o all’ordine di appartenenza. A queste possono essere aggiunte l’interdizione dai pubblici uffici.
Dichiarazione Fraudolenta mediante Fatture
Per quanto concerne le vere e proprie pene, prescritte dal diritto penale, esse si differenziano in base al tipo di reato commesso.
Nel caso di dichiarazioni dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti la pena è la reclusione da 1 a 6 anni e 6 mesi.
In caso di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione la pena è quella della reclusione da 1 a 3 anni.
Nel caso di occultamento o distruzione di documenti contabili è prevista la reclusione da 6 mesi a 5 anni.
Nel caso di omesso versamento di ritenute certificate, di Iva o per indebita competenza la reclusione va da 6 mesi a 2 anni.
Per concludere nel caso di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte la reclusione va da 6 mesi a 4 anni se l’ammontare complessivo dell’imposta evasa è superiore a 50.000,00 euro, mentre nel caso di un ammontare complessivo di 200.000,00 euro la reclusione varia tra 1 anno e 6 anni.
Così come nel procedimento civile “puro”, anche nel procedimento tributario é presente l’istituto dell’esecuzione forzata, chiamata anche in passato con il nome di esecuzione esattoriale. Con tale fase, l’ente impositore riscuote il proprio credito, che ormai risulta accertato, tramite una serie di procedure atte a sostituire l’adempimento spontaneo del contribuente. Inoltre, tale fase si colloca quale fase finale ed eventuale della cosiddetta riscossione tributaria.
Per potersi proceder con l’esecuzione, l’ente che agisce deve munirsi di un titolo esecutivo (anche la sentenza di primo grado). Nel nostro ordinamento sono previsti due distinti tipi di titoli esecutivi, vale a dire: gli “accertamenti esecutivi” operanti nell’ambito dei tributi reddituali, quali Irap e Iva, e l’iscrizione a ruolo (regolata dal d.P.R. 602/1973 e dal d.lgs. 13.4.1999, n. 112).
Naturalmente il legislatore ha tracciato delle linee guida per il procedimento esecutivo tributario, nello specifico si potrà affermare si evidenzia che, tali regole potranno così essere riassunte: la procedura speciale tributaria può essere avviata anche nei confronti di un contribuente che è già sottoposto a procedura ordinaria avviata da un creditore privato e che; la vendita d idei beni espropriati avviene sempre tramite incanto.
Inoltre il pignoramento effettuato perde efficacia se non sia stata effettuata la prima vendita con incanto entro il perentorio termine di duecento giorni.
A norma dell'art. 47 del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 il giudice tributario ha il potere di “sospendere l'atto impugnato”, assicurando al contribuente una tutela giurisdizionale effettiva.
Per aversi la tutela cautelare deve instaurarsi un procedimento incidentale, collegato all'atto impugnato tanto al fine di ottenere la sospensione degli effetti dell’atto impugnato.
Presupposti essenziali sono il periculum in mora e il fumus boni iuris, vale a dire il pericolo imminente eventualmente cagionato dall’esecuzione immediata dell’atto e dalla fondatezze giuridica della tutela richiesta.
Inoltre l’'art. 47 prevede la possibilità di presentare l'istanza contestualmente al ricorso introduttivo.
La tutela cautelare è possibile solo innanzi al giudice delle Commissioni tributarie provinciali
Contestazioni Irpef – Iva - Tari
Le imposte maggiormente impugnate sono rappresentate dall’irpef, ires, iva, tares - tari, imu, valori di accertamento immobiliare. Di seguito cercheremo di spiegare in sintesi a quali a cosa si riferiscono.
Per Irpef si intende l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Tale imposta viene commisurata al reddito effettivo percepito dal singolo contribuente, sia esso derivante da lavoro dipendente o, ad esempio dai redditi diversi quali le somme percepite per l’affitto di un immobile di proprietà o dalla azioni possedute di una società. Una delle peculiarità di tale imposta consiste nella sua “progressività, vale a dire che l’importo dovuto, espresso in percentuale, sarà calcolato in relazioni a degli scaglioni reddituali.
Per Ires, invece, si intende l’imposta sul reddito delle società. Tale imposta sarà calcolata in base al reddito d’impresa, e verrà calcola con una percentuale fissa che ad oggi è fissata al 27,5 % di tale reddito. Se dovrà calcolarsi relativamente ad enti non commerciali varranno le stesse regole dettate per la determinazione dell'Irpef.
L’iva è l’imposta sul valore aggiunto. Con tale imposta si tassa, per l’appunto, il valore aggiunto di un determinato bene. Per intenderci, il valore aggiunto della derivante dalla farina integrale sarà costituito dalla trasformazione di quest’ultima in pane integrale, o ancora il valore aggiunto del metallo sarà la trasformazione di quest’ultimo, ad esempio, in un utensile. Al momento tale imposta è fissata al 22% sul prezzo di vendita.
La Tares-Tari è la tassa sui rifiuti e servizi erogato dal Comune. La sua comparsa nel nostro sistema tributario risale al 2011. Con tale tassa i comuni provvedono, o per lo meno dovrebbero provvedere, all’efficentamento dei servizi relativi alla gestione dei rifiuti. Inoltre avrebbe doveva finanziare i cosiddetta “servizi indivisibili” come l’illuminazione pubblica, l'istruzione, la manutenzione delle strade, la polizia locale, etc. Il pagamento di tale tassa spetta a chiunque detenga un immobile.
In fine per Imu si intende l’imposta sui beni immobili. Introdotta dal governo Berlusconi, essa è dovuta da chiunque possegga un immobile. Inizialmente tale imposta andava versata facendo riferimento a tutti quegli immobili diversi dalla prima casa con le relative pertinenze. La normativa attuale, dopo varie modifiche, prevede il pagamento di tale imposta solo sugli immobili diversi dall’abitazione principale, ad eccezioni delle cosiddetta case di lusso, per la quale è dovuta anche per l’abitazione principale.
Fonti principali del diritto Tributario
Per approfondire gli argomenti trattati, di seguito si riportano le principali fonti normative della materia:
L. 27 luglio 2000, n. 212;
Costituzione, art. 53;
Testo Unico delle imposte sui redditi: d.p.r. n. 917/1986;
D.p.r. n. 633/1972 e successive modifiche in materia di IVA;
D.p.r. n. 600/1973 in materia di accertamento delle imposte sui redditi;
D.lgs. n. 546/1992 sul contenzioso tributario;
D.lgs. nn. 471 e 472/1997 sulle sanzioni amministrative;
D.p.r. n. 602/1973 sulla riscossione.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2729
 sentenza 
In fine
 art. 53