Source: https://www.legalellb.com/newsletter/newsletter-n-7-del-17-novembre-2014/
Timestamp: 2019-02-19 08:22:24+00:00

Document:
Newsletter n. 7 del 17 novembre 2014, Studio Lana – Lagostena Bassi
Home/Archivio Newsletter/Newsletter n. 7 del 17 novembre 2014
Newsletter n. 7 del 17 novembre 2014
In arrivo una missiva del Ministero della Salute relativa all’equa riparazione prevista dall’art. 27 bis della legge n. 114/2014 (c.d. norma “salva esclusi”).
Sangue infetto: Italia nuovamente condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
Risarcimento milionario riconosciuto dalla Corte di Appello di L’Aquila in materia di danno da emotrasfusione con sangue infetto.
Le norme del decreto legge n. 132/2014 in tema di separazione personale e cessazione degli effetti civili del matrimonio sono state modificate dalla legge di conversione. Ecco le principali novità.
Una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione in tema di maternità surrogata pone non poche perplessità.
Respingimenti: la Corte europea dei diritti dell'uomo condanna nuovamente l’Italia e altri Stati membri dell’Unione europea.
Il Ministero della Salute ha iniziato ad inviare ai soggetti danneggiati da sangue infetto, che hanno presentato domanda di adesione alla procedura di transazione, una missiva con la quale li informa della facoltà prevista dall’art. 27 bis del decreto legge 90/2014, convertito nella legge n. 114/2014.
La norma consente a coloro che hanno presentato, entro il 19 gennaio 2010, domanda di adesione alla transazione, di ottenere la somma di Euro 100.000, a titolo di equa riparazione, in un’unica soluzione, a condizione che siano rispettati i requisiti individuati dall’art. 2, lettere a) e b) del D.M. n. 132 del 28 aprile 2009 (esistenza di un danno ascrivibile alle categorie di cui alla tabella A annessa al d.P.R. n. 834/1981, e del nesso causale tra il danno e la trasfusione con sangue infetto o la somministrazione di emoderivati infetti) e sia verificata la ricevibilità della domanda.
La citata norma, c.d. “salva esclusi”, trova applicazione anche ai soggetti che sono stati esclusi dalla transazione (o che sono a rischio di esclusione) per prescrizione.
La liquidazione degli importi sarà effettuata entro il 31 dicembre 2017, in base al criterio della gravità dell’infermità e, in caso di pari entità, della situazione economica.
Alla missiva del Ministero della Salute è allegato un modello, nel quale è chiesto agli interessati di dichiarare di accettare l’equa riparazione di cui al citato art. 27-bis ed, al contempo, di rinunciare ai giudizi instaurati per ottenere il risarcimento del danno da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti, nonché a porre in esecuzione eventuali titoli esecutivi già esistente, di rinunciare altresì a tutte le spese legali connesse alle suddette azioni risarcitorie, di rinunciare alla transazione di cui alla legge n. 244/07, e di rinunciare ad ogni ulteriore pretesa di carattere risarcitorio nei confronti dello Stato, anche in sede sovranazionale ed internazionale.
La firma del dichiarante dovrà essere autenticata da un notaio, cancelliere, segretario comunale o da altro dipendente incaricato dal Sindaco.
Il Ministero della Salute, al fine di una sollecita istruttoria del procedimento, invita gli interessati a far pervenire la dichiarazione di accettazione entro 15 giorni dal ricevimento della suddetta missiva. E’ bene precisare che precisare che non si tratta di un termine perentorio, ma semplicemente di un invito a rispondere in modo tempestivo così da consentire a chi fosse interessato ad aderire all’offerta di dare corso all’esame della propria posizione sollecitamente.
I nostri assistiti che dovessero ricevere tale comunicazione dal Ministero, potranno mettersi in contatto con lo Studio per avere ogni chiarimento in merito.
Con la sentenza G.G. e altri c. Italia, pubblicata il 13 novembre u.s., la Corte europea dei diritti dell’uomo ha nuovamente condannato l’Italia per una violazione del diritto alla vita, sancito dall’art. 2 della CEDU, in ragione dell’eccessiva durata dei procedimenti interni di risarcimento danni, instaurati nei confr onti del Ministero della Salute da 34 clienti del nostro Studio, tutti contagiati da trasfusioni con sangue infetto.
A ciascun ricorrente la Corte ha riconosciuto una somma pari a circa 50.000,00 euro, a titolo di equa riparazione.
Si tratta di una sentenza significativa con la quale, ancora una volta, la Corte di Strasburgo riconosce i diritti dei soggetti danneggiati dalla disastrosa condizione del processo italiano in relazione a cause introdotte per ottenere il risarcimento del danno in seguito a contagio da sangue infetto.
Il testo integrale della sentenza è visualizzabile cliccando qui.
In data 23 ottobre 2014 il nostro Studio ha ottenuto, innanzi alla Corte d’Appello di L’Aquila, un importante risultato in materia di trasfusioni da sangue infetto.
La domanda di risarcimento danni, promossa nei confronti del Ministero della Salute dagli eredi di un soggetto deceduto a seguito delle emotrasfusioni subite, era stata in primo grado respinta per intervenuta prescrizione quinquennale.
Adesso, tuttavia, la Corte d’Appello ha accolto la nostra impugnazione, riformando la sentenza di primo grado e si è conformata al costante orientamento della giurisprudenza (ex multis, Cass. Civ., S.U., 11/01/2008, n. 581), che ravvisa nel comportamento omissivo dell’Amministrazione gli estremi del reato di omicidio colposo.
La Corte ha conseguentemente ritenuto che, nel caso di specie, dovesse applicarsi il termine di prescrizione decennale, previsto per il reato di cui all’art. 589 c.p.
Degno di nota appare il passaggio della sentenza che individua, quale dies a quo dal quale far decorrere il termine prescrizionale, la data di comunicazione del responso della Commissione Medico Ospedaliera, che accerta il nesso causale tra la patologia contratta dal soggetto e l’emotrasfusione. È stata, quindi, avallata una tesi da tempo sostenuta dal nostro Studio e che, stante il diverso avviso espresso dalle Sezioni Unite, raramente trova accoglimento da parte dei giudici di merito.
Alla luce di quanto sopra, la Corte d’Appello di L’Aquila ha riconosciuto alla moglie ed ai figli del soggetto deceduto il diritto al risarcimento dei danni subiti, condannando il Ministero della Salute al pagamento complessivo in loro favore di una somma che, comprensiva di interessi legali, ammonta ad oltre 1.900.000 euro.
Il nostro Studio non può che ritenersi soddisfatto per lo straordinario risultato raggiunto.
Lo scorso 6 novembre il decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, è stato convertito, con modificazioni, nella legge n. 162/2014.
Varie sono le modifiche che hanno interessato le disposizioni di cui agli articoli 6 e 12, recanti norme in materia di separazione personale e cessazione degli effetti civili del matrimonio.
In primo luogo, va osservato che nelle convenzioni di negoziazione assistita che possono essere concluse tra coniugi al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio, la legge di conversione ha escluso la possibilità che i coniugi possano essere assistiti dal medesimo avvocato.
Detta legge ha, inoltre, previsto l’obbligo di trasmettere al Procuratore della Repubblica territorialmente competente l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita, ed esteso la possibilità di addivenire a tale convenzione anche in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, ma introducendo un distinguo.
Infatti, in tale ultima ipotesi il Procuratore della Repubblica dovrà verificare che l’accordo risponda all’interesse dei figli e, se del caso lo autorizza, altrimenti lo trasmette al Presidente del Tribunale, il quale fissa, entro trenta giorni, la comparizioni delle parti e provvede senza ritardo.
Invece, nell’ipotesi in cui non vi siano figli minori o figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti, il Procuratore della Repubblica, se non ravvisa irregolarità, si limiterà a comunicare il nullaosta agli avvocati che assistono i coniugi.
L’accordo che ha ricevuto, a seconda dei casi, l’autorizzazione o il nullaosta del Procuratore della Repubblica, dovrà essere trasmesso, a cura degli avvocati, all’ufficiale dello stato civile, secondo la disciplina già prevista dal decreto-legge, rimasta invariata in sede di conversione. In proposito, va segnalato che le proteste sollevate da numerosi Ordini degli Avvocati sono servite ad ottenere, in sede di conversione del decreto legge, una notevole riduzione della sanzione amministrativa dell’avvocato che viola l’obbligo di tempestiva trasmissione dell’accordo.
Altra novità è rappresentata dal fatto che nell’accordo dovrà darsi atto che gli avvocati hanno tentato di conciliare le parti e le hanno informate della possibilità di esperire la mediazione familiare e che gli avvocati hanno informato le parti dell’importanza per il minore di trascorrere tempi adeguati con ciascuno dei genitori.
Infine, per quanto concerne l’art. 12 del decreto legge, che introduce la possibilità per i coniugi di rendere all’ufficiale dello stato civile (adesso, al sindaco quale ufficiale dello stato civile) la dichiarazione che essi vogliono separarsi ovvero far cessare gli effetti civili del matrimonio o ottenerne lo scioglimento, alle condizioni tra essi concordate, ovvero procedere alla modifica delle precedenti condizioni di separazione o di divorzio, la legge di conversione ha espressamente previsto l’assistenza facoltativa di un avvocato.
Infine, altra novità consiste nell’obbligo per l’ufficiale di stato civile che riceve la suddetta dichiarazione, di invitare i coniugi a comparire di fronte a sé non prima di trenta giorni per la conferma dell’accordo. La mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo.
Con la sentenza n. 24001/2014 dell’11 novembre 2014, la Corte di Cassazione si è pronunciata, sul tema della cosiddetta maternità surrogata (che noi preferiamo definire “adozione in grembo”), affermando che non vi è alcuna possibilità che l’ordinamento italiano riconosca efficacia legale ai provvedimenti esteri attestanti il rapporto di filiazione conseguente ad una gestazione portata avanti da altri.
Il caso riguardava due coniugi italiani che, a seguito di un contratto di maternità surrogata stipulato in Ucraina nel 2011, avevano fatto rientro in Italia, registrando il bambino all’anagrafe come loro figlio biologico. Dai successivi accertamenti effettuati emergeva, però, che i due coniugi non potessero procreare e che nel minore non vi era traccia del patrimonio genetico di nessuno dei due dichiaranti.
La Suprema Corte, nel confermare quanto precedentemente statuito dai giudici di merito, ha affermato che il certificato di nascita del minore è nullo in quanto contrario all’ordine pubblico. Nozione quest’ultima nella quale la Corte fa rientrare non soltanto i “valori condivisi della comunità internazionale” ma anche i “principi e valori esclusivamente propri”, purché fondamentali ed irrinunciabili. Tra questi ultimi, a giudizio della Suprema Corte, rientra indubbiamente il divieto di maternità surrogata individuato nell’art. 12 della Legge n. 40/2004, che troverebbe la propria ratio nella tutela della dignità umana costituzionalmente garantita, in quanto l’ordinamento italiano affida al solo istituto dell’adozione “la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato”.
Pertanto, nei casi di maternità surrogata, il principio del superiore interesse del minore si realizzerebbe esclusivamente affidando il nato a chi lo ha partorito, oppure attraverso l’istituto dell’adozione.
La sentenza rende doverose alcune osservazioni critiche.
Nell’ordinamento italiano, infatti, il divieto di maternità surrogata è ricavabile per sola via interpretativa dal testo dell’art. 12 della Legge n. 40/2004. Pertanto, si potrebbe affermare che la normativa in questione presenta una grave lacuna al riguardo, lacuna che la giurisprudenza nazionale sta cercando di colmare, seppur con soluzioni fin troppo divergenti rispetto alla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo.
In particolare, la Suprema Corte, oltre all’arbitraria chiusura del nostro ordinamento prospettata in sentenza con riferimento a valori a tutela di diritti di stampo sovranazionale, sembra non aver tenuto nella giusta considerazione il recente intervento della corte di Strasburgo sul fenomeno della maternità surrogata (sentenze c.d. gemelle Mennesson c. Francia e Labassee c. Francia del 26 giugno 2014) con il quale la Corte ha riscontrato la violazione dell’art. 8 CEDU, non avendo le autorità francesi trascritto nel registro di stato civile i provvedimenti esteri attestanti il rapporto di filiazione conseguente ad una adozione in grembo. La Corte EDU ha affermato che è nell’interesse superiore del minore (e, nello specifico, nel suo diritto all’identità) il riconoscimento legale dello status di figlio. Pertanto, le au torità francesi, opponendo il diniego alla suddetta trascrizione, hanno violato i diritti tutelati dalla CEDU.
La pronuncia della Corte di Cassazione italiana sembra essere chiaramente in collisione con quanto statuito dalla Corte EDU. In proposito, nella prospettiva di far chiarezza sulla questione, attendiamo con fiducia un nuovo intervento della Corte EDU: è infatti attualmente pendente a Strasburgo un caso analogo relativo ad una coppia di coniugi italiani (caso Paradiso e Campanelli c. Italia, ricorso n. 25358/12), ai quali è stato sottratto il minore, nato a seguito di un accordo di maternità surrogata.
L’auspicio è che la prossima pronuncia della Corte EDU faccia maggiore chiarezza su un fenomeno che non stenta a trovare uno standard di tutela effettivo e omogeneo in Europa e che la Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha voluto interpretare in modo così restrittivo e limitante per gli interessi del minore, dei suoi genitori “adottivi” e, in definitiva, per la tutela dei diritti umani.
A quasi tre anni dalla storica sentenza emessa dalla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Hirsi Jamaa e altri c. Italia, patrocinato dall’Avv. Anton Giulio Lana, il giudice di Strasburgo torna a pronunciarsi sulle politiche di respingimento di potenziali richiedenti asilo messe in atto dal governo italiano.
Nella sentenza Sharifi e altri c. Italia e Grecia, pubblicata il 21 ottobre u.s., la Corte europea ha nuovamente condannato l’Italia per aver indiscriminatamente respinto un gruppo di richiedenti asilo verso la Grecia – Paese ritenuto “non sicuro” quanto alla tutela dei rifugiati – a seguito dell’applicazione automatica del meccanismo previsto dal regolamento Dublino III, che attribuisce la competenza primaria per l’esame di una domanda di asilo al primo Stato membro nel quale il richiedente ha fatto ingresso.
Inoltre, la Corte di Strasburgo ha ulteriormente condannato il trattamento dei richiedenti asilo in Italia nella ancora più recente sentenza Tarakhel c. Svizzera, pubblicata lo scorso 4 novembre, con la quale ha condannato la Svizzera per aver disposto il respingimento di alcuni richiedenti asilo verso l’Italia, Paese di ingresso, senza tener conto delle condizioni inumane e degradanti in cui versa il nostro sistema di accoglienza dei rifugiati.
Oggi 17 novembre, l’Avv. Anton Giulio Lana, in qualità di Segretario Generale dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani (UFTDU), ha partecipato come relatore al VIII Corso seminariale “Protezione e promozione dei diritti dei minorenni nelle relazioni internazionali e europee”, che si terrà presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre. Il seminario, patrocinato dal Comitato Italiano per l’UNICEF e dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, avrà ad oggetto il ruolo della tutela e della promozione dei diritti dei minori nell’ambito delle relazioni internazionali.

References: sentenza 
 art. 27
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza