Source: http://www.gadit.it/articolo/25370
Timestamp: 2018-08-20 04:49:05+00:00

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Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 05-05-2011, n. 9840 Giurisdizione – Gadit
1. L’avvocato G.A. ha convenuto in giudizio davanti al tribunale di Milano il Ministero della giustizia e la società Esastri – Esazione Tributi s.p.a. ed ha proposto opposizione alla cartella esattoriale (OMISSIS), a lei notificata il 6 novembre 2007, con la richiesta di pagamento della somma di Euro 78,00 a titolo di contributo unificato per atti giudiziari, oltre a quella di Euro 5,56, per spese di notifica.
– la notifica della cartella di pagamento, in base al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 248, avrebbe dovuto essere preceduta dall’invito al pagamento del contributo dovuto;
– la cartella era nulla, perchè mancava dell’indicazione del responsabile del procedimento, invece richiesta dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 2, e della firma del rappresentante del concessionario;
La sentenza è stata impugnata da G.A.; il Ministero ha a sua volta proposto ricorso incidentale condizionato, mentre la società Esastri – Esazione Tributi non ha svolto difese.
1. I ricorsi, proposti per l’impugnazione della medesima sentenza, debbono essere riuniti ( art. 335 c.p.c.).
La prima domanda il tribunale l’ha dichiarata ammissibile, osservando che in base al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 57, ed in materia di esecuzione esattoriale per debiti tributari a non essere ammesse sono solo le opposizioni relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, tra le quali ha affermato che non rientrava l’opposizione proposta, che ha però giudicato non fondata. La seconda domanda è stata dichiarata inammissibile.
4. E’ inammissibile per la parte in cui nei suoi motivi si svolgono censure che attengono al debito e sono quindi da intendere rivolte alla cassazione del capo della sentenza con cui è stata decisa l’opposizione all’esecuzione.
La sentenza, depositata il 14 gennaio 2010, lo è stata dopo l’entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69, il cui art. 49, comma 2, ha soppresso l’ultimo periodo dell’art. 616 c.p.c., ed in tal modo ha ripristinato l’assoggettamento della sentenza pronunziata su opposizione all’esecuzione all’ordinario regime dell’appellabilità, previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 1.
La disposizione transitoria dettata dalla L. n. 69, art. 58, comma 2, ha poi dichiarato applicabile anche nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della stessa legge il testo dell’art. 616, come da essa modificato. La sentenza, in relazione a questo capo, non avrebbe dunque potuto essere impugnata con ricorso per cassazione ( art. 360 c.p.c., comma 1, prima parte).
Ed è fondato perchè conoscere della domanda proposta dalla parte rientra nella competenza giurisdizionale del giudice tributario, come nel ricorso è stato dedotto, in particolare nei primi due motivi, dove si è denunziato un vizio di violazione di norme sulla giurisdizione e si è indicato nel giudice tributano quello cui spetta conoscere dei vizi inerenti alla cartella di pagamento fatti valere con l’opposizione. Restano quindi assorbiti tutti gli altri motivi. La Corte osserva al riguardo che il contributo unificato previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 9, ha natura di entrata tributaria.
Da tale qualificazione discende che conoscere della domanda proposta dall’attuale ricorrente, rientra nella giurisdizione del giudice tributario in base al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, comma 1, e art. 19 lett. d). Le questioni di nullità sollevate con la domanda attengono infatti non ad atti dell’esecuzione forzata esattoriale, ma ad atti inerenti alla fase della riscossione, il controllo della cui legittimità, quando riguardino tributi, spetta al giudice tributario (come queste sezioni unite hanno affermato con la sentenza 5 giugno 2008 n. 14831 in tema di preavviso di fermo amministrativo).
E’ per la stessa parte dichiarata la giurisdizione del giudice tributario, davanti al quale le parti sono rimesse.
L’accoglimento solo parziale del ricorso e la circostanza che è stata l’attuale ricorrente a rivolgersi al giudice ordinario, anzichè al giudice tributario, giustifica l’integrale compensazione delle spese processuali dei due gradi.

References: art. 248
 art. 7
 sentenza 
 art. 335
 art. 57
 sentenza 
 art. 49
 sentenza 
 art. 58
 art. 360
 art. 9
 art. 2
 art. 19
 sentenza