Source: http://www.api-colf.it/news/view/126
Timestamp: 2018-01-20 22:23:30+00:00

Document:
Dec 13, 2017 9:52:43 AM
FLASHNEWS - DICEMBRE 2017:
Ad avviso della Sezione Lavoro della Cassazione (sentenza n. 27948 del 23 novembre 2017), il provvedimento con cui il datore di lavoro imponga al dipendente di prestare l'attività lavorativa nelle festività infrasettimanali in violazione della L. n. 260/1949, sarebbe nullo ed integrerebbe un inadempimento parziale del contratto di lavoro. Ne deriva che l'inottemperanza del lavoratore sarebbe giustificata in base al principio «inadimplenti non est adimplendum» formulato nell'art. 1460 cod. civ. e sul rilievo che gli atti nulli non producono effetti.
IL DANNO ESISTENZIALE RISARCIBILE SOLO SE «SERIO»
In materia risarcitoria, la Sesta Sezione Civile della Cassazione, nella sentenza n. 27229 del 16 novembre 2017, ha affermato che il danno esistenziale, per meritare risarcimento, dev'essere integrato necessariamente da uno «sconvolgimento esistenziale», non essendo sufficiente un mero «sconvolgimento dell'agenda» o una semplice perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità della vita, né, tanto meno. da meri disagi, fastidi, disappunti, ansie, stress o violazioni del diritto alla tranquillità.
DIVISIONE EREDITARIA: QUANDO NON VA ESEGUITA IN NATURA
In tema di divisione giudiziale di compendio immobiliare ereditario, l'art. 718 cod. civ., il quale riconosce a ciascun coerede il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti trova deroga, secondo l'ordinanza n. 24185 depositata il 13 ottobre 2017 dalla Seconda Sezione Civile della Cassazione,.ai sensi del successivo art. 720, non solo nel caso di mera non divisibilità dei beni, ma anche ove gli stessi non siano comodamente divisibili. Ciò avviene qualora, pur risultando il frazionamento materialmente possibile sotto l'aspetto strutturale, non siano tuttavia realizzabili porzioni suscettibili di formare oggetto di autonomo e libero godimento, non compromesso da servitù, pesi o limitazioni eccessive e non richiedenti opere complesse o di notevole costo, ovvero porzioni che, sotto l'aspetto economico-funzionale, risulterebbero sensibilmente deprezzate in proporzione al valore dell'intero.
SICUREZZA: AL MEDICO COMPETENTE NON BASTA IL TITOLO
La sentenza n. 4695, depositata dalla Terza Sezione del Consiglio di Stato il 10 ottobre 2017, ricorda che per poter esercitare l’attività di medico competente l’art. 38 D.Lgs. n. 81/2008 prescrive, oltre al possesso del titolo di specializzazione, anche il possesso del requisito della partecipazione al programma di educazione continua in medicina (ECM), a partire dal programma triennale successivo all’entrata in vigore dello stesso decreto.
IL CONFLITTO DI INTERESSI DEL RAPPRESENTANTE
Il prezzo di vendita ritenuto irrisorio, la fretta di concludere l'accordo senza stipulare alcun preliminare e procedere ai preventivi frazionamenti o indagini catastali, e la dilazione di pagamento di una rilevante somma con rinunzia all'ipoteca, in uno con l'accettazione di assegni in bianco e senza garanzia di adeguata provvista presso la banca, sono indice, afferma la Seconda Sezione Civile della Cassazione nella sentenza n. 22981 del 2 ottobre 2017, del fatto che il rappresentante abbia agito in conflitto di interessi col rappresentato.
È REATO ALTERARE L'ORARIO SUL BIGLIETTO DEL PARCHEGGIO
Secondo la Cassazione (sentenza n. 48107 del 18 ottobre 2017, depositata dalla Quinta Sezione Penale) configura il reato di falsità materiale commessa dal privato (artt. 477 e 482 cod. pen.) l'alterazione della scadenza dell'orario di parcheggio sullo scontrino rilasciato dal parchimetro, dal momento che lo scontrino riveste la caratteristiche tipiche del certificato amministrativo (attestante l'avvenuto pagamento della somma prescritta per la sosta), e dell'autorizzazione amministrativa (autorizzando, per l'orario indicato a sostare nell'area pubblica). È stata ritenuta infondata pure l'ulteriore questione dell'asserita inconfigurabilità del reato per la natura privatistica del soggetto (un'impresa) emittente il tagliando, poiché, per un verso, non è rilevante la natura giuridica del soggetto emittente l'autorizzazione al parcheggio (è al contrario rilevante il profilo oggettivo dello svolgimento di funzioni di carattere amministrativo di gestione del suolo pubblico da parte del soggetto a ciò autorizzato dal Comune) e che, per altro verso, lo svolgimento della funzione da parte del privato avviene sempre sulla base di un rapporto concessorio (o comunque autorizzatorio) intercorrente tra l'ente territoriale e l'imprenditore, rapporto attraverso il quale si trasferisce lo svolgimento delle necessarie funzioni amministrative al soggetto imprenditoriale che gestisce il servizio di parcheggio cittadino.
Ai fini della protezione internazionale, ai sensi dell'art. 7 D.Lgs. n. 251/2007, gli atti di persecuzione, che devono essere «sufficientemente gravi, per loro natura o frequenza, da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali», possono assumere, secondo la sentenza n. 28152 depositata il 24 novembre 2017 dalla Prima Sezione Civile della Cassazione, la forma, tra l'altro, di atti di violenza fisica o psichica o di atti specificatamente diretti contro un genere sessuale o contro l'infanzia. Il fatto che il profugo abbia già subito persecuzioni o danni gravi o minacce dirette di persecuzioni o danni costituisce - ad avviso degli Ermellini - un serio indizio della fondatezza del timore del richiedente di subire persecuzioni o del rischio effettivo di subire danni gravi.
SE LA SOLA TESTIMONE DELLA VIOLENZA SESSUALE È LA VITTIMA
In tema di violenza sessuale si è da tempo affermato il principio in base al quale la sola deposizione della parte offesa dal reato è idonea a provare il fatto materiale contestato all'imputato, senza necessità che si aggiungano ad essa elementi di riscontro. .La Terza Sezione Penale della Cassazione, nella sentenza n. 50916 dell'8 novembre 2017, ha però stabilito che nel valutare la testimonianza della parte offesa, soprattutto quando si tratta di una vittima che abbia mostrato un particolare interesse economico nella vicenda, occorre adottare un maggior rigore richiesto nell'indagine della credibilità rispetto a quella cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone
Il decorso del tempo non può incidere sulla doverosità degli atti volti a perseguire l'illecito edilizio attraverso l'adozione della relativa sanzione, con la conseguenza che l'ordinanza di demolizione di immobile abusivo, pur se tardivamente adottata, non deve essere motivata sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale al ripristino della legalità violata. Il provvedimento di demolizione di una costruzione abusiva, al pari di tutti i provvedimenti sanzionatori in materia edilizia, è atto vincolato che non richiede una specifica valutazione delle ragioni di interesse pubblico, né una comparazione di quest'ultimo con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, né, ancora, alcuna motivazione sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale alla demolizione, non potendo neppure ammettersi l'esistenza di alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione di fatto abusiva, che il tempo non può giammai legittimare (Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Napoli, Quarta Sezione, n. 5473 del 20 novembre 2017))
IL DENUNCIANTE NON È RESPONSABILE SE NON HA CALUNNIATO
La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, ha argomentato nella sentenza n. 5134 del 7 novembre 2017, che la denuncia di un reato perseguibile d’ufficio, o la proposizione di una querela per un reato perseguibile solo su iniziativa di parte, possono costituire fonte di responsabilità civile a carico del denunciante, o del querelante, in caso di successivo proscioglimento o assoluzione, solo ove contengano sia l’elemento oggettivo che l’elemento soggettivo del reato di calunnia poiché, al di fuori di tale ipotesi, l’attività pubblicistica dell’organo titolare dell’azione penale si sovrappone all’iniziativa del denunciante (o querelante), interrompendo ogni nesso causale tra tale iniziativa ed il danno eventualmente subito dal denunciato (o querelato).
L'esecuzione di su un immobile assoggettato al vincolo di interesse culturale in mancanza di autorizzazione alla loro esecuzione integrano reato indipendentemente dalla realizzazione di un effettivo pregiudizio al valore culturale del bene, dal momento che si è al cospetto di un reato di pericolo astratto, in cui ciò che rileva non è il danno eventualmente arrecato al bene oggetto di intervento, che potrebbe non esistere in assoluto, bensì la mancata osservanza di obblighi formali nei confronti delle autorità preposte al controllo sui beni culturali, sul rilievo che soltanto in forza di tale osservanza si possa prevenire l'esecuzione di opere intrinsecamente pericolose per l'integrità e la conservazione dei beni culturali. Inoltre quando gli intervento portano ad un organismo edilizio diverso dal precedente, tanto da stravolgere l'impianto originario del bene vincolato, si configurano tanto il reato di abusivo intervento su beni culturali quanto il reato urbanistico (Cassazione, Terza Sezione Penale, 10 ottobre 2017, n. 46479).
LOCAZIONI: NO AL RILASCIO SENZA INDENNITÀ DI AVVIAMENTO
Nell'ordinanza n. 24285 depositata il 16 ottobre 2017 dalla Terza Sezione Civile della Cassazione si legge che nei rapporti di locazione di immobili urbani adibiti ad uso non abitativo, in cui l'esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile è condizionata all'avvenuto versamento della indennità per l'avviamento commerciale, fin quando questa non avvenga la ritenzione dell'immobile da parte del conduttore rappresenta la causa di giustificazione impeditiva dell'adempimento alla scadenza dell'obbligo di consegna, con la conseguenza che non insorgono la mora nella riconsegna ed il conseguente obbligo di risarcimento.
FONTE: www.studiomontemarano.it - Newsletter Dicembre 2017

References: sentenza 
 art. 720
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