Source: http://www.rivistagiuridica.aci.it/documento/la-guida-senza-patente.html
Timestamp: 2017-11-22 14:53:54+00:00

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I. Nozione di patente di guida
La patente di guida, sotto il profilo sostanziale, è un provvedimento personale di abilitazione non modale - autorizzazione tecnico-amministrativa a carattere ampliativo della sfera soggettiva di azione - rilasciato a seguito di un controllo teorico-pratico mirante a verificare l’esistenza dei requisiti psico-fisici (art. 119 C.d.S. e artt. 319-329 Reg. C.d.S.), di età (art. 115 C.d.S.) e di abilità (art. 121 C.d.S.), mediante il quale la P.A. rimuove il limite legale posto all’esercizio di quell’attività inerente al diritto (soggettivo “pubblico”) di circolazione con i veicoli , attestando in capo al titolare l’idoneità alla guida.
Tale abilitazione è subordinata ad una precisa estensione temporale, variabile in relazione alla categoria e all’età del titolare - individuata dalla durata indicata sul documento (art. 126) - oltre la quale diviene inefficace; conseguentemente, è necessario procedere alla conferma della validità, consistente nella verifica della permanenza dei requisiti.
II. La nuova patente UE
Il D.Lgs. 59/2011, recante Attuazione delle direttive 2006/126/CE e 2009/113/CE concernenti la patente di guida, e il D.Lgs. 2/2013, recante Modifiche ed integrazioni ai decreti legislativi 18 aprile 2011, n. 59 e 21 novembre 2005, n. 286, nonché attuazione della direttiva 2011/94/UE recante modifiche della direttiva 2006/126/CE, concernente la patente di guida, previa sostituzione integrale dell’art. 116, hanno introdotto la nuova patente di guida conforme al modello UE, che si distingue in 15 diverse categorie di abilitazioni alla guida, con validità in tutti i Paesi dell’Unione.
Categoria A cosa abilita
ciclomotori a 2 o 3 ruote e quadricicli leggeri (massa non superiore a 350 kg.) con cilindrata non superiore a 50 cm3 e velocità non superiore a 45 Km/h)
A1 motocicli di cilindrata fino a 125 cm3
A2 motocicli di potenza non superiore a 35 kW
A motocicli senza limitazioni
B1 quadricicli non leggeri, massa non superiore a 400 kg.
B autoveicoli, di massa non superiore a 3.500 kg., per il trasporto di non più di 8 persone oltre al conducente; può essere agganciato un rimorchio di massa non superiore a 750 Kg.
BE complessi di veicoli con motrice di categoria B e rimorchio di massa non superiore a 3.500 kg.
C1 autoveicoli, di massa compresa fra 3.500 e 7.500 kg., per il trasporto di non più di 8 passeggeri oltre al conducente; può essere agganciato un rimorchio di massa non superiore a 750 Kg.
C1E complessi di veicoli con motrice di categoria B o C1 e rimorchio, sempre che la massa complessiva non superi 12.000 kg.
C autoveicoli, di massa superiore a 3.500 Kg., per il trasporto di non più di 8 passeggeri oltre al conducente; può essere agganciato un rimorchio di massa non superiore a 750 Kg.
CE complessi di veicoli con motrice di categoria C e rimorchio con massa superiore a 750 kg.
D1 autoveicoli per il trasporto di non più di 16 persone, oltre al conducente, aventi una lunghezza massima di 8 metri; può essere agganciato un rimorchio di massa non superiore a 750 Kg.
D1E complessi di veicoli con motrice di categoria D1 e rimorchio con massa superiore a 750 Kg.
D autoveicoli per il trasporto di più di 8 persone oltre al conducente; può essere agganciato un rimorchio di massa non superiore a 750 Kg.
DE complessi di veicoli con motrice di categoria D e rimorchio con massa superiore a 750 Kg.
La completa riscrittura del primo comma dell’art. 115 disciplina anche nuovi e diversi requisiti di età minima per il conseguimento delle singole patenti e per la guida dei corrispondenti veicoli.
Anni Possibilità di guida
14 veicoli a trazione animale o condurre animali da tiro, da soma o da sella, armenti e greggi
patente AM, senza passeggero
16 patenti A1 e B1, senza passeggero
18 patenti AM, A1 e B1, con trasporto passeggeri;
patenti A2, B, BE, C1, C1E
20 patente A, purché titolare di patente A2 da almeno 2 anni
21 tricicli con patente A
patenti C, CE, D1, D1E e i certificati di abilitazione professionale
veicoli d’emergenza
24 patente A
La nuova disciplina, che è entrata in vigore a tappe, in parte dal 19 gennaio 2013 e integralmente dal 2 febbraio 2013, ha recato una serie di modifiche al codice della strada nel tentativo di perseguire i seguenti obiettivi:
- ridurre le possibilità di frode, per contrastare la falsificazione;
- garantire la libera circolazione dei conducenti all’interno dell’Unione Europea;
- distinguere la circolazione con patenti rilasciate da Stati appartenenti all’Unione Europea da quella con patenti rilasciate da Stati extra U.E.;
- contribuire ad aumentare il livello di sicurezza nella circolazione.
Sulla nuova patente è stata eliminata l’indicazione della residenza del titolare, che figura ormai solo nell’archivio A.N.A.G. di cui all’art. 226; la patente, tuttavia, continua a mantenere la natura di documento di identità personale.
L’art. 22 D.Lgs. 59/2011 , stabilisce che il nuovo modello di patente UE si presenta nel formato card ed è dotato dei più idonei strumenti antifalsificazione. Infatti, lo Stato italiano adotta tutte le disposizioni utili per evitare rischi di falsificazione delle patenti di guida. Il materiale usato per le patenti di guida deve essere protetto contro le falsificazioni… Lo Stato italiano può introdurre elementi di sicurezza aggiuntivi.
Tuttavia, il comma 8 del nuovo art. 126 - conformemente a quanto già previsto dal previgente comma 5, come modificato dalla L. 120/2010 - stabilisce che, ai fini della conferma della validità della patente, il D.T.T. non trasmetterà più il relativo tagliando di convalida da apporre sul documento, bensì un “duplicato della patente”, con l’indicazione del nuovo termine di validità; conseguentemente, il titolare, ricevuto il duplicato, “deve provvedere alla distruzione della patente scaduta”. Non essendo, tuttavia, prevista alcuna sanzione per il caso di mancata distruzione del documento (norma minus quam perfecta), la disposizione, a parte la maggiorazione della spesa pubblica, sembra costituire un vero e proprio regalo ai falsari: questi, infatti, non saranno più costretti a creare un intero documento apocrifo nella sua essenza; basterà, infatti, falsificare la patente, pur genuina, nel suo contenuto.
Ai sensi del nuovo comma 5 dell’art. 116, la patente conseguita mediante prova sostenuta su veicolo con cambio automatico consente di condurre solo tale tipo di veicolo; tuttavia, l’eventuale violazione non risulta in alcun modo sanzionata.
2. L’illecito di guida senza patente
I. Oggetto di tutela
Chi si pone alla guida di un veicolo senza aver superato l’esame di abilitazione, elude un sistema di regole procedimentali tese a selezionare i partecipanti all’attività di circolazione veicolare, al fine di contenere i rischi in questa insiti (pericolo presunto e astratto) per i beni primari della vita e dell’integrità fisica dei consociati .
2.1 La contravvenzione del 1992
La prima versione dell’art. 116 c. 13 recava un reato contravvenzionale punito con l'arresto da 3 a 12 mesi e con l'ammenda da lire 500.000 a lire 2 milioni.
Si ricorda che, con sentenza 16 giugno 1995 n. 246, la Consulta, chiamata a pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale della norma, per disparità di trattamento rispetto all’art. 125 c. 3 , nella parte in cui prevedeva una sanzione penale nei confronti di colui che veniva trovato alla guida di un motociclo essendo invece titolare di altra patente, rilasciata in data successiva al 26 aprile 1998, pur rilevando la sproporzione dei due trattamenti, era pervenuta a una declaratoria d’inammissibilità, osservando che il legislatore non è tenuto ad alcuna scelta obbligata nel senso della depenalizzazione, restando libero di graduare le diverse ipotesi in modo discrezionale.
Riproposta, in un secondo tempo, la stessa questione, la Corte Costituzionale, con sentenza 10 gennaio 1997 n. 3, dichiarava l’illegittimità dell’art. 116 c. 13 nella parte in cui punisce con la sanzione penale, colui che, munito di patente di categoria B, C o D, guida un veicolo per il quale è richiesta la patente di categoria A .
La predetta violazione, quindi, non risulta sanzionabile neppure a titolo di sanzione amministrativa conseguente a depenalizzazione, nelle ipotesi alle quali non sia applicabile ratione temporis la modifica che ha sanzionato come illecito amministrativo la fattispecie in questione .
La guida, senza essere munito di patente, di un ciclomotore maggiorato nella cilindrata e perciò non corrispondente alle sue caratteristiche originarie, previste dall'art. 52, integra il reato di cui all'art. 116 c. 13, trattandosi di veicolo rientrante di fatto nella categoria dei motoveicoli di cui all'art. 53, per la conduzione del quale è prescritta la patente di categoria "A" .
2.2 L’amministrativizzazione dell’illecito del 1999
Come già osservato, il D.Lgs. 507/99, aveva proceduto a depenalizzare il reato di guida senza patente, cui era stato conferito il presidio sanzionatorio del pagamento di una somma (di fascia alta) da 4 a 16 milioni di lire.
La controversa scelta di far defluire quest’illecito, non proprio bagatellare rispetto alla reale entità dell’offesa, dall’alveo del diritto penale - motivata sulla base di pretese efficientistiche e semplificatrici - aveva destato, fin dall’inizio, forti perplessità anche, e soprattutto, in considerazione del fatto che l’“inottemperanza all’ordine di consegna della patente sospesa”, continuava a integrare l’ipotesi di reato di cui all’art. 650 c.p.
«La violazione per guida senza patente commessa quando tale fatto costituiva ancora reato contravvenzionale, non può coinvolgere in alcun modo il proprietario del veicolo. Estendendo il D.Lgs. 507/99 l’applicazione della depenalizzazione anche alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del decreto, la norma non può né deve, comunque, risolversi a svantaggio di chi, all’epoca dei fatti, non aveva alcun tipo di responsabilità in merito. Il cittadino non può essere punito per fatti che al momento della loro commissione non prevedevano la sua responsabilità. La contestazione al proprietario della sanzione amministrativa non appare, nel regime transitorio, fondata» .
Nella fattispecie, la Prefettura aveva notificato un’ordinanza con cui ingiungeva alla proprietaria, in qualità di responsabile solidale, il pagamento di sanzione pecuniaria e disponeva il fermo del veicolo, perché una terza persona, sotto la vigenza dell’ipotesi contravvenzionale, aveva circolato alla guida del suo veicolo, senza aver conseguito la patente.
La difesa della ricorrente, osservava che la previsione delle specifiche disposizioni transitorie, si è resa necessaria perché il D.Lgs. 507/99 non si è limitato a sancire una abolitio criminis – la qual cosa avrebbe consentito l’applicazione dell’art. 2 cod. pen. – ma contempla anche la trasformazione degli illeciti, già penali in violazioni amministrative. Poiché, nella fattispecie, la guida senza patente fu commessa sotto la vigenza dell’ipotesi di reato contravvenzionale, ne deriva che la responsabilità penale per il fatto-reato commesso è da ritenersi personale del conducente (art. 27 Cost.), senza possibilità di coinvolgere in alcun modo il proprietario del veicolo ex artt. 9 L. 689/81, piuttosto che 196 C.d.S.
Se l’art. 100 D.Lgs. cit. ha esteso l’applicazione della depenalizzazione anche alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del decreto, ciò non può (rectius non DEVE) risolversi a svantaggio di chi, all’epoca dei fatti, non poteva avere alcun tipo di responsabilità in merito. Più che in esigenze puramente razionali di certezza, insite nella stessa funzione imperativa della norma e nella necessità della sua previa conoscenza per poter essere osservata, il principio del nulla poena sine proevia lege (irretroattività della norma più sfavorevole) trova il più solido fondamento sul piano politico-garantista. Esso dà al cittadino la sicurezza, di fronte al mutare delle valutazioni del legislatore, di non essere punito per fatti che, al momento della loro commissione, non prevedevano la sua responsabilità. E pertanto, costituisce espressione del più generale principio del favor libertatis – concernente l’art. 23 Cost. – che secondo la genesi storica illuministica e la tradizione liberale, ha sempre sorretto il principio di legalità nella sua triplice articolazione, della riserva di legge, della tassatività e della irretroattività. Infatti, da un lato, l’art. 23 Cost. dichiara «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge»; dall’altro, il combinato disposto degli artt. 25, c. 2, Cost. e 1, L. 689/81 recita «Nessuno può essere (punito) assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima (del fatto commesso) della commissione della violazione». L’art. 1, c. 2, L. 689/81, inoltre, dispone che «Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati». L’irretroattività della sanzione amministrativa è, quindi, da intendersi in senso assoluto nel rispetto del tempus regit actum. Queste regole generali vietano, in merito agli effetti da determinarsi, di assegnare ai fatti conseguenze diverse da quelle che avrebbero avuto sotto la legge abolita. L’introduzione di una nuova e diversa responsabilità, potrebbe trovare applicazione soltanto in regimi politici fondati sulla più spregiudicata prepotenza.
La Prefettura resistente, nelle sue controdeduzioni – con prosa alquanto ermetica – ebbe ad argomentare che l’art. 102, c. 5, D.Lgs. 507/99, nel rimandare espressamente all’art. 202 C.d.S., renderebbe direttamente operativa la norma dell’art. 196 C.d.S. (principio di solidarietà). Sulla base di questa considerazione, si sarebbe dovuto dedurre la scelta del legislatore di non escludere affatto la responsabilità solidale.
Una siffatta interpretazione è palesemente errata. La solidarietà è una forma di responsabilità oggettiva conseguente alla sussistenza di determinate circostanze – indipendentemente dalla partecipazione all’illecito – per la quale anche altri soggetti, diversi dall’autore della violazione, sono chiamati a garanzia del pagamento della somma derivante dalla sanzione pecuniaria, in considerazione del rapporto con il veicolo. La Prefettura, rilevata l’estensione – in nome del favor rei – dell’applicazione della depenalizzazione anche alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del decreto, vorrebbe operare un’indebita forzatura: estendere retroattivamente anche quei principi generali del diritto sanzionatorio amministrativo che non possono avere in alcun modo ingresso nel diritto penale. Il principio di solidarietà, infatti, è un istituto di matrice prettamente civilistica che, presupponendo una sorta di responsabilità oggettiva, non può accedere al diritto penale (art. 27 Cost.). La retroattività della norma più favorevole, vieta di assegnare ai fatti conseguenze deteriori rispetto a quelle che avrebbero avuto sotto la legge abolita. Orbene, quando la violazione costituiva reato, nessuna responsabilità era attribuibile al proprietario in solido per la guida senza patente: la commissione da parte di un terzo di un reato, non può e non deve essere ascritta a colpa (amministrativa) dell’opponente.
In merito alla sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, la difesa contestava i presupposti applicativi. Infatti, l’art. 100, c. 2, D.Lgs. 507/99, ribadisce nuovamente l’applicazione del principio di legalità. La sanzione accessoria introdotta con la depenalizzazione, può essere applicata alle violazioni commesse al tempo in cui il fatto costituiva reato, solo se a quell’epoca essa era prevista come analoga pena accessoria. Orbene, poiché la sanzione del fermo amministrativo del veicolo non sostituisce alcuna corrispondente pena accessoria prevista dalla norma penale, la stessa non risulta applicabile. La suddetta sanzione, d’altronde, sarebbe risultata doppiamente ingiusta perché irrogata a persona diversa dall’effettivo trasgressore, e quindi al di fuori di ogni logica. Riprova ne sia il fatto che lo stesso art. 116, c. 13, sotto la vigenza della norma penale, prevedeva “il giudice dispone la confisca del veicolo salvo che esso appartenga a persona estranea al reato”; in tal caso, infatti, si sarebbe dovuta disporre “la sospensione della patente di guida eventualmente posseduta dal condannato”.
2.3 La riconversione sanzionatoria del 2007
Il nostalgico D.L. 117/07, convertito con modifiche nella L. 160/07, preso atto dei numerosi problemi (di coscienza) recati dalla malcelata “truffa delle etichette”, ha portato alla “ripenalizzazione” della violazione di cui all’art. 116 c. 13.
I. Le sanzioni penali
Mediante un’operazione di mera ortopedia giuridica che, nel lasciare pressoché inalterato l’arsenale sanzionatorio del quantum monetario , si è limitata a sostituire la qualificazione punitiva della “sanzione amministrativa” con quella dell’“ammenda”, la guida senza patente è tornata ad integrare un reato contravvenzionale, presidiato dalla pena pecuniaria “da 2.257 a 9.032 euro” .
Ne deriva che, essendo stabilita - al contrario dell’ipotesi contravvenzionale precedente - la sola pena dell’ammenda, al contravventore è consentito estinguere il reato mediante ricorso all’oblazione ai sensi dell’art. 162 cod. pen., previo pagamento di una somma corrispondente alla terza parte del massimo edittale (€ 3.010).
Poiché il giudice deve limitarsi ad essere la bouche qui prononce les paroles de la loi, una questione resta da risolvere: che senso logico, prima ancora che giuridico, ha, in termini di politica criminale-giudiziaria, da un lato, ripenalizzare un illecito, se poi si prevede, dall’altro, un regime punitivo che consente la deprocessualizzazione dell’intervento penale su richiesta dell’interessato?
Nel caso di recidiva specifica infrabiennale - che la norma definisce, con inconsapevole ignoranza tecnico-giuridica, “reiterazione” - è previsto “altresì” l’arresto “fino a 1 anno” .
2.4 La ripenalizzazione del 2010
Il menscevico legislatore d’urgenza, tuttavia, si era dimenticato che nel codice della strada esiste anche un’altra fattispecie complementare a quella in esame, che continuava a sanzionare in via amministrativa “coloro che, trascorso più di un anno dal giorno dell’acquisizione della residenza in Italia, guidano con patente … rilasciata da uno stato estero, non più in corso di validità”.
Conseguentemente, la modifica apportata al comma 6 dell’art. 136 dalla L. 120/2010 dispone - a distanza di 3 anni - il necessario adeguamento in materia di conversioni di patenti di guida rilasciati da Stati esteri recando quell’opportuno rinvio materiale alle “sanzioni” (senza specifica qualificazione giuridica) previste dai commi 13 e 18 dell’art. 116, che ha consentito la ripenalizzazione, tacita, anche della violazione in esame .
Il nuovo comma 6-bis, invece, rinvia alle sanzioni (amministrative) previste dagli artt. 15 e 17 dell’art. 116, a carico di chi, trascorso più di un anno dal giorno dell’acquisizione della residenza in Italia, guidi con C.A.P., con C.Q.C. o con altro prescritto documento abilitativo rilasciato da uno stato estero non più in corso di validità, a condizione però che sia munito di patente valida.
2.5 La nuova ripenalizzazione del 2013
La completa riscrittura dell’art. 116 ha comportato il trasferimento della fattispecie sanzionatoria dal (vecchio) comma 13 al (nuovo) comma 15.
Se, da un lato, il fatto continua a integrare un reato contravvenzionale, punito con l’identica pena dell’ammenda da 2.257 a 9.032 euro e, quindi, ancora oblabile ai sensi dell’art. 162 cod. pen., dall’altro, cambia la formulazione della norma.
Il nuovo comma 15, infatti, punisce chiunque conduce veicoli senza aver conseguito la corrispondente patente.
Ne deriva che, al pari del passato, rientra nell’ambito di operatività della fattispecie di “guida senza patente”, sia l’ipotesi di colui che guida senza aver mai conseguito il prescritto titolo abilitativo, che quella di colui cui la patente sia stata revocata o non rinnovata per mancanza dei prescritti requisiti fisici e psichici .
Per completezza di trattazione si ricorda che:
- grazie all’introduzione della nuova patente AM, il reato risulta integrato anche in caso di guida di ciclomotore senza aver conseguito una patente o il C.I.G.C. (la fattispecie costituiva, in passato, l’illecito amministrativo di cui al comma 13-bis dell’art. 116 );
- la guida con patente scaduta di validità rientra, invece, nella nuova ipotesi sanzionata dall’art. 126 c. 11;
- la guida, abusiva, durante il periodo di sospensione della validità della patente, rientra nella violazione prevista dall’art. 218 c. 6 .
Infine, l’introduzione dell’aggettivo “corrispondente” comporta il divieto della guida di un veicolo con patente di categoria diversa da quella richiesta. Ne deriva che integra il reato la guida di un veicolo diverso da quello che abilita a condurre la patente posseduta. Tuttavia, ai sensi del nuovo comma 15-bis dell’art. 116 (introdotto dal D.Lgs. 2/2013), nei casi in cui il titolare di patente A1, guidi veicoli per i quali è richiesta la patente A2; il titolare di patente A1 o A2, guidi veicoli per i quali è richiesta la patente A; il titolare di patente B1, C1 o D1, guidi veicoli per i quali è richiesta, rispettivamente, la patente B, C o D, risulta integrato soltanto un illecito amministrativo per il quale è prevista la sanzione di 1.000 euro.
Nel caso di recidiva - dopo 6 anni correttamente qualificata - specifica infrabiennale, è previsto “altresì” la pena dell’arresto “fino a 1 anno” .
In merito, la circolare del Ministero dell’Interno del 25/1/2013, nel fornire le prime linee di indirizzo applicativo sulla riforma, afferma che la valutazione della recidiva deve essere compiuta sulla base dei principi dell’art. 99 c.p.
Non si può, tuttavia, fare a meno di ricordare che la L. 5/12/2005 n. 251, recante Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione, ha profondamente modificato l’istituto previsto dall’art. 99 c.p., escludendone l’applicabilità alle contravvenzioni (ed ai delitti colposi).
Ne deriva che, per quanto qui rileva, la recidiva, quale parametro della capacità a delinquere del reo, deve essere valutata ad effetti diversi - determinazione della pena - da quelli tipici previsti dall’art. 99 c.p.
I. Le altre ipotesi punite ai sensi dell’art. 116:
- La guida senza patente delle macchine agricole e delle macchine operatrici
Fino alla riforma del 2010 compresa, il disattento novellatore aveva dimenticato che l’art. 124 disciplinava un’ulteriore ipotesi di guida senza patente, qualificata come mero illecito amministrativo: “chiunque guida macchine agricole o macchine operatrici senza essere munito della patente”, punito con la sola sanzione del pagamento di una somma pari a euro 2.514,00.
Anche il D.Lgs. 59/2011 non si era preoccupato di recare alcuna riforma in merito.
Solo la nuova formulazione dell’art. 124, recata dal D.Lgs. 2/2013, che al comma 4 prevede che il fatto “è punito ai sensi dell’art. 116 commi 15 e 17”, ha consentito la ripenalizzazione, tacita, anche della violazione in esame.
- Le patenti non rilasciate in Italia
La completa riscrittura degli artt. 135 e 136, unitamente all’introduzione dei nuovi artt. 136-bis e 136-ter, ha determinato il riassetto complessivo della disciplina riguardante la conduzione di veicoli in Italia con patenti rilasciate da altri Stati, distinguendo i titolari di patenti extraUE o extraSEE (patente estera), dai titolari di patenti comunitarie - che, in virtù del pieno riconoscimento, sono equiparati ai titolari di patenti italiane.
Ai sensi del nuovo art. 135, il titolare di una patente estera, in corso di validità , può condurre sul territorio nazionale veicoli alla cui guida la patente posseduta lo abilita, a condizione che non sia residente in Italia da oltre un anno - e che abbia un permesso internazionale ovvero una traduzione ufficiale in lingua italiana della predetta patente. Conseguentemente, ai sensi del comma 11, ai titolari di patente estera che, trascorso più di un anno dal giorno dell'acquisizione della residenza anagrafica in Italia, guidano con patente non più in corso di validità, si applicano le sanzioni penali previste dall'art. 116 commi 15 e 17.
Il nuovo art. 136-bis, conformemente alle norme dell’Unione, prevede che le patenti rilasciate dagli Stati UE e SEE sono equiparate alle corrispondenti patenti di guida italiane. I conducenti possono, quindi, utilizzarle liberamente sul territorio nazionale restando assoggettabili alle sanzioni previste per i titolari di patente italiana, e in particolare quella di cui all’art. 166.
Poiché, in attuazione della direttiva 2006/126/CE, è stata soppressa la possibilità - prevista dal vecchio comma 3 dell’art. 129 - per il Prefetto di sospendere una patente rilasciata da uno Stato estero, la nuova disciplina è contenuta nel comma 5 dell’art. 135.
Infatti, qualora il titolare di patente estera, “commette” una violazione dalla quale derivi la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, il prefetto del luogo della commessa violazione, previo ritiro del documento, emette un provvedimento di inibizione alla guida sul territorio nazionale per un periodo pari alla durata della sospensione prevista, che è notificato all'interessato nelle forme di cui all'art. 201, previo invito al conducente non residente in Italia ad eleggere un domicilio sul territorio nazionale.
La stessa facoltà è attribuita dal comma 6 al Prefetto, qualora il titolare di patente estera, “commette” una violazione dalla quale derivi la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente; in tal caso, il provvedimento di inibizione alla guida sul territorio nazionale è disposto per un periodo di 2 anni, che diventano tre quando è prevista la revoca per violazione delle disposizioni di cui agli artt. 186, 186-bis o 187.
Conseguentemente, ai sensi del comma 7, qualora un conducente circoli in violazione del provvedimento di inibizione emesso in sostituzione della sospensione della patente (emesso ai sensi del comma 5), si procede all’inibizione sostituiva della revoca della patente (ai sensi del comma 6); e, qualora il conducente circoli in violazione del provvedimento di inibizione emesso in sostituzione della revoca della patente (emesso ai sensi del comma 6), si applicano le sanzioni penali dell'art. 116 commi 15 e 17.
Identica disciplina è prevista dall’art. 136-ter per le violazioni commesse dal titolare di patente rilasciata da uno Stato UE o SEE - l’unica differenza è nella corretta enunciazione della previsione qualora il titolare … commetta anziché “commette”. Anche in questo caso, qualora il conducente circoli in violazione del provvedimento di inibizione emesso in sostituzione della revoca della patente, si applicano le sanzioni penali dell'art. 116 commi 15 e 17.
II. La competenza per materia
L’ultimo periodo del nuovo comma 15 dell’art. 116 attribuisce la competenza a conoscere del reato al Tribunale in composizione monocratica.
Nel rilevare l’insidiosa e ingannevole presenza di una previsione di carattere processuale all’interno di una norma di diritto sostanziale, se ne deve evidenziare anche l’inutilità, stante che i criteri generali di cui al combinato disposto degli artt. 6, 33-bis e 33-ter codice di rito, avrebbero consentito di assegnare, comunque, la competenza a tale giudice.
III. Le sanzioni accessorie
Anche le sanzioni accessorie al reato già previste dal (vecchio) comma 18 risultano trasferite al (nuovo) comma 17.
La novella, tuttavia, mantiene completamente inalterato l’impianto sanzionatorio: fermo amministrativo del veicolo per un periodo di 3 mesi, o in caso di recidiva delle violazioni, confisca amministrativa del veicolo secondo la procedura di cui all’art. 224-ter; qualora, poi, non sia possibile disporre le precedenti sanzioni accessorie, si applica la sospensione della patente, eventualmente posseduta, da 3 a 12 mesi.
Oggi, l’avverbio “eventualmente” ha senso giuridico stante il divieto di guida senza aver conseguito la corrispondente patente; in passato, invece, restava priva di logica “la sospensione della patente” in caso di guida senza patente, stante il fatto che la mancanza del documento costituiva l’essenza stessa dell’illecito .
IV. La nuova disciplina sulla prescrizione
Ai sensi dell’art. 157, anche nella versione sostituita dall’art. 6, c. 1, L. 251/05, il tempo necessario a prescrivere la contravvenzione prevista dall’art. 116 è il seguente:
comma vecchia prescrizione nuova prescrizione
15 3 anni 4 anni
Sia consentito rilevare che l’avvenuto alternarsi - per ben 4 volte - di sanzioni penali a sanzioni amministrative, sembra restare al di fuori di una meditata valutazione politico-criminale e dimostrare, ancora una volta, la sua portata emotivo-sentimentale determinata da fatti di cronaca. Un corretto e costituzionalmente orientato esercizio della discrezionalità legislativa, nel ricorrere alla sanzione penale, avrebbe dovuto ispirarsi ai principi di proporzionalità - (art. 27 c. 3 Cost.): la reazione all’illecito deve corrispondere alla sua gravità - e di sussidiarietà (art. 13 Cost.): la sanzione penale si giustifica solo come extrema ratio. Ove uno solo dei suddetti criteri venisse a mancare, l’adozione della sanzione penale risulterebbe ingiustificata.
3 Testi legislativi
“Nuovo Codice della strada”
Art. 116 Patente e abilitazioni professionali per la guida di veicoli a motore
13. L'annotazione del trasferimento di residenza da uno ad un altro comune o il cambiamento di abitazione nell'ambito dello stesso comune, viene effettuata dal competente ufficio centrale del Dipartimento per i trasporti, la navigazione e i sistemi informativi e statistici che aggiorna il dato nell'anagrafe nazionale degli abilitati alla giuda. A tale fine, i comuni trasmettono al suddetto ufficio, per via telematica o su supporto magnetico secondo i tracciati record prescritti dal Dipartimento per i trasporti, la navigazione e i sistemi informativi e statistici, notizia dell'avvenuto trasferimento di residenza, nel termine di un mese decorrente dalla data di registrazione della variazione anagrafica.
14. Chiunque, avendo la materiale disponibilità di un veicolo, lo affida o ne consente la guida a persona che non abbia conseguito la corrispondente patente di guida, o altra abilitazione prevista ai commi 8, 10, 11 e 12, se prescritta, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 ad euro 1.559.
16. Fermo restando quando previsto da specifiche disposizioni, chiunque guida veicoli essendo munito della patente di guida ma non di altra abilitazione di cui ai commi 8, 10, 11 e 12, quando prescritta, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 ad euro 1.600.
Art. 124 Guida delle macchine agricole e delle macchine operatrici
8. Il titolare di patente di guida rilasciata da uno Stato non appartenente all'Unione europea o allo Spazio economico europeo che circoli sul territorio nazionale senza il permesso internazionale ovvero la traduzione ufficiale, di cui al comma 1, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 400 ad euro 1.600.
9. Chiunque viola le disposizioni del comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 78 ad euro 311.
10. Chiunque guida munito della patente di guida ma non del certificato di abilitazione professionale o di idoneità quando prescritto, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 ad euro 1.600.
Art. 136 Conversioni di patenti rilasciate da uno Stato non appartenente all'Unione europea o allo Spazio economico europeo
1. Fermo restando quanto previsto da accordi internazionali, il titolare di patente di guida in corso di validità, rilasciata da uno Stato non appartenente all'Unione europea o allo Spazio economico europeo, che abbia acquisito residenza anagrafica in Italia, può richiedere, la conversione della patente posseduta in patente di guida italiana senza sostenere l'esame di idoneità di cui all'articolo 121, se consentito in specifiche intese bilaterali, a condizioni di reciprocità. La patente di guida italiana è rilasciata previo controllo del possesso da parte del richiedente dei requisiti fisici e psichici stabiliti dall'articolo 119. La patente convertita è ritirata e restituita, da parte dell'ufficio della motorizzazione che ha provveduto alla conversione, all'autorità dello Stato che l'ha rilasciata, precisandone i motivi. Le medesime disposizioni si applicano per le abilitazioni professionali, senza peraltro provvedere al ritiro dell'eventuale documento abilitativo a sé stante.
Art. 136-bis Disposizioni in materia di patenti di guida e di abilitazioni professionali rilasciate da Stati dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo
Art. 136-ter Provvedimenti inerenti il diritto a guidare adottati nei confronti di titolari di patente di guida rilasciata da Stati dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo
1. Nell’ipotesi in cui il presente codice prevede la sanzione accessoria della confisca amministrativa, l’organo di polizia che accerta la violazione provvede al sequestro del veicolo o delle altre cose oggetto della violazione facendone menzione nel verbale di contestazione della violazione.
2. Salvo quanto previsto dal comma 2-quinquies , nelle ipotesi di cui al comma 1, il proprietario ovvero, in caso di sua assenza, il conducente del veicolo o altro soggetto obbligato in solido, è nominato custode con l’obbligo di depositare il veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità o di custodirlo, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio, provvedendo al trasporto in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale. Il documento di circolazione è trattenuto presso l’ufficio di appartenenza dell’organo di polizia che ha accertato la violazione. Il veicolo deve recare segnalazione visibile dello stato di sequestro con le modalità stabilite nel regolamento. Di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione.
2-bis. Entro i trenta giorni successivi alla data in cui, esauriti i ricorsi anche giurisdizionali proposti dall’interessato o decorsi inutilmente i termini per la loro proposizione, è divenuto definitivo il provvedimento di confisca, il custode del veicolo trasferisce il mezzo, a proprie spese e in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale, presso il luogo individuato dal prefetto ai sensi delle disposizioni dell’art. 214-bis. Decorso inutilmente il suddetto termine, il trasferimento del veicolo è effettuato a cura dell’organo accertatore e a spese del custode, fatt
la_guida_senza_patente__Piccioni_03.pdf 164 KB

References: art. 126
 sentenza 
 sentenza 
 art. 116
 art. 135
 art. 136

Art. 116

Art. 124

Art. 136

Art. 136

Art. 136