Source: http://www.slideshare.net/SardegnaRicerche/i-saperi-non-scritti
Timestamp: 2016-06-30 12:45:27+00:00

Document:
I saperi non scritti, possibili tutele e forme di valorizzazione non …
I saperi non scritti, possibili tutele e forme di valorizzazione non conservative - Emanuele Montelione
Le fonti rinnovabili aspetti autori...
La mobilità sostenibile - Edoardo C...
Squadrati - Ciclisti urbani: scenar...
Le slide del seminario "I saperi non scritti, possibili tutele e forme di valorizzazione non conservative" tenuto il 18 dicembre 2013 da Emanuele Montelione, avvocato e consulente legale in materia di marchi e proprietà industriale, nell'ambito del ciclo di seminari organizzati da Sardegna Ricerche sulla gestione dei beni immateriali.
I SAPERI NON SCRITTI, POSSIBILI TUTELE E
FORME DI VALORIZZAZIONE NON
CONSERVATIVE:ANALISI DI CASI
piazzale CONI
• Saperi non scritti vs. saperi scritti
• Fine economico e fine culturale
• L’interfaccia con la proprietà intellettuale/industriale
• Il caso dell’artigianato
• Il ruolo del pubblico
• (quale spazio per il comune?)
© 2013, Lexico S.r.l.
Saperi non scritti vs. saperi scritti
Un sapere non scritto è fluido e instabile.
- Il plagio è sanzionato da norme informali
- (ad es. discredito e ostracismo)
- La moltiplicazione dei saperi non scritti è facilitata da pratiche
Un sapere scritto è fisso e replicabile
- Il plagio è sanzionato da norme giuridiche.
- Fissità può comportare standardizzazione e chiusura del testo.
- La moltiplicazione dei saperi scritti è facilitata da incentivi formali.
Il diritto d’autore nasce con la stampa anche come forma di controllo
Primi brevetti della
Saperi non scritti
AMBITO ECONOMICO ECONOMICO
Saperi non scritti in ambito culturale
CONVENZIONE UNESCO PER LA SALVAGUARDIA DEL
Approvata il 17 ottobre 2003 dalla Conferenza Generale
a) tradizioni ed espressioni orali (compreso il linguaggio in quanto
veicolo del patrimonio culturale immateriale);
In Sardegna sono protetti
(la dieta mediterranea)
 salvaguardare gli elementi e le espressioni del Patrimonio Culturale
 promuovere (a livello locale, nazionale e internazionale) la
consapevolezza del loro valore in quanto componenti vitali delle
culture tradizionali,
 assicurare che tale valore sia reciprocamente apprezzato dalle
diverse comunità, gruppi e individui interessati
 incoraggiare le relative attività di cooperazione e sostegno su scala
CONVENZIONE UNESCO PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO CULTURALE
• L’iscrizione dell’elemento contribuirà a garantire visibilità e consapevolezza del significato di
patrimonio culturale immateriale e a favorire il confronto, riflettendo perciò la diversità culturale e
la creatività dell’umanità;
• Le misure di salvaguardia sono elaborate in modo da poter tutelare e promuovere l’elemento;
• L’elemento è stato candidato sulla base del più ampio riscontro di partecipazione da parte di
comunità, gruppi o, eventualmente, persone singole coinvolte con il loro libero, preventivo e
informato consenso;
• L’elemento è inserito in un archivio sul patrimonio culturale immateriale presente nel territorioi
degli Stati membri, come indicato negli art. 11 e 12 della Convenzione.
Saperi non scritti in ambito economico
Art. 98 - Oggetto della tutela.
Costituiscono oggetto di tutela le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali,
comprese quelle commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore, ove tali informazioni:
a) siano segrete, nel senso che non siano nel loro insieme o nella precisa configurazione e
combinazione del loro elementi generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli
c) siano sottoposte, da parte delle persona al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da
ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.
Art. 99 - Tutela.
Ferma la disciplina della concorrenza sleale, il legittimo detentore
delle informazioni e delle esperienze aziendali di cui all'articolo 98,
ha il diritto di vietare ai terzi, salvo proprio consenso, di acquisire,
rivelare a terzi od utilizzare, in modo abusivo, tali informazioni ed
esperienze, salvo il caso in cui esse siano state conseguite in modo
indipendente dal terzo.
CONTRATTUALISTICA TIPICA CONCERNENTI I SAPERI NON
SCRITTI CON RILEVANZA ECONOMICA
TUTELA NEGATIVA: ACCORDI DI RISERVATEZZA
TUTELA POSITIVA: Un esempio per tutti, il FRANCHISING
L’interfaccia con la proprietà intellettuale
I saperi non scritti rientrano nella nozione di
• Non c’è una definizione giuridica;
• Forte influenza delle dottrine antropologiche (necessità del c.d.
“approccio olistico”, multidisciplinare che tiene conto delle
interazioni complesse tra le loro parti costituenti nonché di
rivedere il concetto di “tradizione”);
• In alcuni casi i saperi tradizionali possono avere valore
economico rilevante (necessità di disciplinare l’accesso e la
ripartizione dei benefici)
© 2009, Lexico S.r.l.
© 2013 Lexico S.r.l.
(ricavata dalla documentazione dell’OMPI)
 Frutto di attività intellettuale in diversi campi: sociale, culturale, ambientale e
 trasmesse di generazione in generazione (nei secoli);
 (Considerate come) appartenenti ad una determinata comunità
 che si sente custode di tali conoscenze;
• Che è legittimata ad agire per l’indebito e/o inappropriato uso di tali conoscenze da
parte di terzi tramite un’investitura formale e/o in via consuetudinaria
Cosa può essere sapere tradizionale
 Opere artistiche (letteratura, teatro, musica, arte figurativa, scultura);
 Opere scientifiche;
 Scoperte scientifiche;
 Invenzioni;
 Marchi;
 Nomi;
 Simboli;
 Modelli
PURCHÉ SIANO DERIVATI DA TRADIZIONE (tradition based)
Le tradizioni folcloristiche, i decori, i cibi, et cetera e
LE RISORSE GENETICHE CHE SONO ALLA BASE DELLA
BIODIVERSITÀ E DELLE MEDICINE TRADIZIONALI
Chi detiene il sapere tradizionale?
Il Popolo? (retorica costituzionalista)
La Moltitudine? (filosofia della politica)
Nella Convenzione sulla Diversità Biologica
(Rio de Janeiro, 5/6/1992 – ratifica in Italia Legge 124 del 14/02/1994)
I SAPERI TRADIZIONALI SONO
LE INNOVAZIONI E LE PRASSI DELLE COMUNITÀ INDIGENE E LOCALI CHE
INCARNANO STILI DI VITA TRADIZIONALI RILEVANTI PER LA
CONSERVAZIONE E L’USO SOSTENIBILE DELLA DIVERSITÀ BIOLOGICA
(Articolo 8 J sulla “conservazione in situ)
Lo scopo della Convenzione sulla
• la conservazione in situ ed ex situ della diversità
biologica (a livello di geni, popolazioni, specie,
habitat ed ecosistemi);
• l'uso sostenibile delle sue componenti;
• l'equa condivisione dei benefici derivanti
dall'utilizzazione delle risorse genetiche.
La Proprietà Industriale e la Proprietà Intellettuale (P.I.) di
regola appartengono a soggetti privati (imprese);
La P.I. costituisce un monopolio con variabili temporali (ad
es. 20 anni per i brevetti, fino a 25 per i modelli registrati,
fino a 70 anni post mortem autoris per le opere
dell’ingegno e potenzialmente perpetua per i marchi)
TRE POTENZIALI MINACCE
Biopirateria: Medicina Tradizionale vs. Medicina Convenzionale
Biodiversità: Tutela biodiversità vs. brevetti biotecnologici o
registrazione di nuove varietà vegetali
Artigianato tradizionale vs. riproduzioni seriali su scala industriale
Medicina Tradizionale vs. Medicina Convenzionale
difficoltà a far rientrare
i saperi tradizionali nella tecnica nota
“un complesso di vari interventi sulla salute, di approcci, conoscenze e
credenze che riguardano e includono le piante, gli animali e/o le
medicine che utilizzano i minerali, le terapie spirituali, le tecniche
manuali e gli esercizi fisici;
applicate singolarmente o in associazione tra loro allo scopo di
conservare il benessere, così come per trattare, diagnosticare o
prevenire le malattie”
(WHO Traditional Medicine Strategy 2002 – 2005).
“una persona riconosciuta dalla comunità in cui vive competente a
curare, usando sostanze vegetali, animali e minerali, e altri metodi
basati sul contesto sociale, culturale e religioso, così come
sulle conoscenze, attitudini e credenze condivise dalla comunità a
proposito del benessere fisico, mentale e sociale e delle cause di
malattia”
QUELLA GENERALMENTE APPLICATA NEI PAESI OCCIDENTALI
DEFINIBILE IN NEGATIVO OVVERO COME QUELLA CHE NON
RIENTRA NEI CONCETTI DI MEDICINA TRADIZIONALE,
ALTERNATIVA, OMEOPATICA…
NELLA MEDICINA CONVENZIONALE C’E’ SEMPRE LA MEDIAZIONE
DELLO STATO TRA DOMANDA E OFFERTA DI SALUTE
NELLA MEDICINA CONVENZIONALE C’È SELEZIONE
DEGLI OPERATORI PROFESSIONISTI (AD. ES. PRODUTTORI,
FARMACISTI, MEDICI…)
IL PROBLEMA DEI BREVETTI FARMACEUTICI
Può avvenire un’indebita appropriazione di
saperi derivanti dalla medicina tradizionale
Occorre ripensare i criteri della novità e dell’attività inventiva?
Un’invenzione è nuova quando è diversa dalla tecnica nota (art.
46 C.p.i.). Una soluzione tecnica manca di novità non solo
quando è fotograficamente identica ad una soluzione già
presente nella tecnica nota, ma anche quando è considerata
dall’esperto come una variazione non sostanziale
comuni conoscenze generali (contenute nei libri di testo e nei
principali articoli scientifici e tecnici, reperibili sia in forma
cartacea sia in versione elettronica e disponibili sia
gratuitamente su internet sia su banche dati a pagamento)
TRE CATEGORIE DI NOZIONI
le conoscenze potenziate [tutti i brevetti pubblicati dall’Ufficio
Brevetti e Marchi Statunitense (USPTO), dall’Ufficio Europeo
Brevetti (EPO) e dall’Ufficio Brevetti Giapponese (JPO), la
letteratura brevettuale dei paesi più industrializzati e la
letteratura dei paesi non industrializzati che sono però
specializzati nella tecnologia in questione];
conoscenze nascoste ?
conoscenze potenziate?
conoscenze generali ?
I SAPERI TRADIZIONALI COME POSSONO ESSERE QUALIFICATI?
Tendenza a svelare la medicina tradizionale tramite divulgazioni ad hoc
Un interessante strumento è la Traditional Knowledge
Una banca dati (repository) che contiene 34 milioni di
pagine per 2,260,000 formulazioni mediche.
Serve per assistere gli esaminatori dell’Ufficio Brevetti
nello svolgimento dell’analisi di novità.
Traduce dal Sanscrito, Arabo, Persiano, Urdu e Tamil
(segue) Un interessante strumento è la Traditional
Knowledge Digital Library (TKDL)
27,000 sottogruppi per Ayurveda, Unani, Siddha and Yoga
and, like the IPC, is indispensable for the retrieval of
È stato uno degli elementi della riforma del sistema di
L’APPROVAZIONE INDEBITA DELLE RISORSE GENETICHE
TRAMITE LA BREVETTAZIONE
DIRETTIVA COMUNITARIA 98/44/CE Articolo 3
Un materiale biologico che viene isolato dal suo ambiente naturale o
viene prodotto tramite un procedimento tecnico può essere oggetto
di invenzione, anche se preesisteva allo stato naturale
MICRORGANISMI (anche virus)
LINEE CELLULARI (anche ibridomi)
PROTEINE, ANTICORPI
SEQUENZE DNA, RNA
VETTORI ANTIBIOTICI
INVENZIONI BIOTECNOGICHE DI PRODOTTO
- uso di microrganismi, piante, animali, cellule
in processi tecnici (fermentazione, produzione
vaccini, impianti di purificazione)
- trattamenti di raccolti o di animali (non
- processi che usano microrganismi o colture
cellulari (screening, mutazione, isolamento,
moltiplicazione)
- processi per la preparazione di OGM
INVENZIONI BIOTECNOGICHE DI PROCESSO
di chi è il sapere derivante
dalle risorse genetiche?
Di chi lo ha brevettato
della comunità dove è
stata presa la risorsa
L'Accesso alle risorse genetiche e l'equa Condivisione dei
Benefici (ABS) è uno dei temi principali della Convenzione sulla
Diversità Biologica (Convenzione di Rio de Janeiro).
Gli obiettivi della convenzione sono "… la conservazione della
diversità biologica, l'uso sostenibile delle sue componenti e la
condivisione equa e giusta dei benefici che derivano dall'utilizzo
delle risorse genetiche …
riconosce il diritto sovrano degli Stati nei confronti delle proprie
risorse naturali e fa riferimento ai principi di consenso
informato preventivo (Prior Informed Consent o PIC) e di
modalità convenute reciprocamente (Mutually Agreed Terms o
MAT) per ottenere l'accesso alle risorse genetiche
L'aspetto dell'accesso e della ripartizione dei benefici pertanto è
visto come un problema di equità e di giustizia.
"Linee guida di Bonn"
sull'accesso alle risorse genetiche e sull'equa ripartizione dei benefici
derivanti dal loro utilizzo (Conferenza delle Parti dell'Aia del 2002)
contengono una serie di disposizioni, di applicazione facoltativa, volte ad
agevolare la creazione di sistemi normativi nazionali in materia di ABS
(accesso alle risorse genetiche e equa condivisione dei benefici).
Artigianato Tradizionale vs. Riproduzione seriale
La complessità giuridica: un caso per tutti «la ceramica tradizionale»
L’interfaccia con la normativa sui modelli per
la tutela delle forme e dei decori
La ceramica artistica tradizionale (C.A.T.)
Legge 9 luglio n. 188/1990 recante tutela della ceramica
artistica e tradizionale e della ceramica di qualità;
Modifiche apportate dall'art. 44 della legge 6.2.1996,
D.M. 15 luglio 1996, n.506
Regolamento di attuazione della legge 9 luglio 1990,
n.188;
D.M. 11 settembre 1997
l disciplinare tipo della produzione ceramica artistica e
tradizionale e il disciplinare della ceramica di qualità
La ceramica artistica tradizionale
ISTITUZIONE DEL MARCHIO C.A.T.
Ai fini della presente legge sono tutelate le ceramiche
artistiche e tradizionali prodotte secondo forme, decori,
tecniche e stili, divenuti patrimonio storico e culturale
delle zone di affermata tradizione ceramica, ovvero
secondo innovazioni ispirate alla tradizione.
Tutte le altre produzioni, purché effettuate nel territorio
nazionale in conformità all'apposito disciplinare
approvato dal Consiglio nazionale ceramico, sono
considerate ceramica di qualità.
Il Marchio Ceramica di Qualità individua il produttore, il
utilizzati - porcellana, gres, terracotta comune e maiolica
o terraglia - in conformità alle norme UNI
• “registro dei produttori di ceramica artistica e
tradizionale” depositato presso la commissione
• “registro dei produttori di ceramica di qualità” ,
depositato presso la CCIAA competente per territorio.
CONSIGLIO NAZIONALE CERAMICO
• compito di tutelare la ceramica artistica e tradizionale,
valorizzandone il patrimonio storico e culturale
tradizionale nonché i modelli e i decori tipici, e la ceramica
• individua e delimita le zone del territorio nazionale nelle
quali è in atto una affermata produzione di ceramica
artistica e tradizionale;
• definisce e approva il disciplinare di produzione della
ceramica artistica e tradizionale di ciascuna zona
individuata, indicando il comune presso il quale avrà sede
il Comitato di disciplinare;
ceramica di qualità.
Per ciascuna zona di affermata tradizione ceramica, è
costituito un Comitato di disciplinare, con sede presso un
comune della zona interessata, indicato dal medesimo
- esamina le domande inoltrate e comunica il parere
sull'iscrizione dei richiedenti al registro della provincia in cui
viene svolta l'attività lavorativa;
- vigila, in collegamento con il Consiglio nazionale ceramico,
sull'osservanza delle disposizioni contenute nel disciplinare
di produzione della ceramica artistica e tradizionale della
zona, garantendo la rispondenza delle produzioni, per le
quali è stato richiesto il marchio della denominazione
d'origine, alle caratteristiche previste dal disciplinare
DISCIPLINARI DEPOSITATI
Albisola Superiore (SV) Albissola Marina (SV) Ariano Irpino
(AV) Ascoli Piceno (AP) Assemini (CA) Bassano del Grappa
(VI) Caltagirone (CT) Castellamonte (TO) Castelli (TE)
Cerreto Sannita (BN) Civita Castellana (VT) Deruta (PG)
Este (PD) Faenza (RA) Grottaglie (TA) Gualdo Tadino (PG)
Gubbio (PG) Laterza (TA) Lodi (MI) Mondovì (CN)
Montelupo Fiorentino (FI) Napoli (NA) Nove (VI) Oristano
(OR)Orvieto (TR) Pesaro (PU) San Lorenzello (BN) Santo
Stefano di Camastra (ME) Sciacca (AG) Sesto Fiorentino
(FI) Squillace (CZ) Urbania (PS) Vietri sul Mare (SA)
- Normativa che non tiene conto del mutato scenario
economico (globalizzazione e ruolo della GDO);
- Non ha “simili” nel diritto comunitario derivato (Può
essere anche un vantaggio);
- Non è chiaro a quali istituti della proprietà industriale
possa essere ricondotta (DOC / Marchio Collettivo);
- Crea sovrastrutture (il CNC, i Comitati di Disciplinare et
cetera) senza opportuni controbilanciamenti;
- Approccio “dall’alto verso il basso” (agli imprenditori non
servono obblighi ultronei)
Nozione “comunitaria” di design
l'aspetto di un prodotto o di una sua parte quale risulta in
particolare dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei
colori, della forma, della struttura superficiale e/o dei materiali
del prodotto stesso e/o del suo ornamento
Nozione “comunitaria” di prodotto oggetto di design
“qualsiasi oggetto industriale o artigianale, comprese tra l'altro
le componenti destinate ad essere assemblate per formare un
prodotto complesso, gli imballaggi, le presentazioni, i simboli
grafici e caratteri tipografici, esclusi i programmi per
elaboratori”
I due principali requisiti di validità
non ci deve essere un disegno o modello identico divulgato
Carattere individuale:
l’impressione generale che il disegno o modello in esame suscita
nell’utilizzatore informato deve essere diversa dall’impressione generale
derivante da qualsiasi disegno o modello divulgato anteriormente
Il pericolo è che si usino segni,
immagini, forme di una comunità terza
senza che sia possibile provare la sua
anteriore divulgazione
TRE POTENZIALI RISORSE
Le DOP e i prodotti tradizionali
(solo per prodotti alimentari)
• Definizione: raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti
sistematicamente e metodicamente disposti ed individualmente
accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo,
• In Italia tutelate dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 “Protezione del diritto
d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”
LE BANCHE DATI (Art. 64-quinquies)
Diritti di esclusiva su
• a) la riproduzione permanente o temporanea, totale o parziale, con qualsiasi mezzo
e in qualsiasi forma;
• b) la traduzione, l'adattamento, una diversa disposizione e ogni altra modifica;
• c) qualsiasi forma di distribuzione al pubblico dell'originale o di copie della banca di
dati; la prima vendita di una copia nel territorio dell'Unione europea da parte del
titolare del diritto o con il suo consenso esaurisce il diritto di controllare, all'interno
dell'Unione stessa, le vendite successive della copia;
• d) qualsiasi presentazione, dimostrazione o comunicazione in pubblico, ivi compresa
la trasmissione effettuata con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma;
• e) qualsiasi riproduzione, distribuzione, comunicazione, presentazione o
dimostrazione in pubblico dei risultati delle operazioni di cui alla lettera b).
Esimenti (Art. 64-sexies)
• Non sono soggetti all'autorizzazione:
• a) l'accesso o la consultazione della banca di dati quando abbiano esclusivamente
finalità didattiche o di ricerca scientifica, non svolta nell'ambito di un'impresa, purché si
indichi la fonte e nei limiti di quanto giustificato dallo scopo non commerciale
perseguito. Nell'ambito di tali attività di accesso e consultazione, le eventuali operazioni
di riproduzione permanente della totalità o di parte sostanziale del contenuto su altro
supporto sono comunque soggette all'autorizzazione del titolare del diritto;
• b) l'impiego di una banca di dati per fini di sicurezza pubblica o per effetto di una
procedura amministrativa o giurisdizionale.
• Banche dati su medicina tradizionale (es. TKDL)
• Banche dati su patrimonio etnobotanico
• Banche dati su prodotti alimentari tradizionali (es. Banca
dati Mipaf, D.M. 18 luglio 2000 e successivi
• File e Ferru
• Cannonnau
si intende per «denominazione d'origine»: il nome di una regione, di un
luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a
designare un prodotto agricolo o alimentare originario di tale regione, di
tale luogo determinato o di talepaese e la cui qualità o le cui
caratteristiche siano dovute essenzialmente o esclusivamente
all'ambiente geografico comprensivo dei fattori naturali ed umani e la cui
produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano nell'area
geografica delimitata;
«indicazione geografica»: il nome di una regione, di un luogo determinato o, in
casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o
alimentare originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese
e di cui una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica
possa essere attribuita all'origine geografica e la cui produzione e/o
trasformazione e/o elaborazione avvengano nell'area geografica determinata
tutte le fasi di produzione, trasformazione ed
elaborazione devono avvenire nell’area geografica
è sufficiente che la relativa qualità o reputazione
possa essere attribuita all’origine geografica,
e si ammette che parte del processo produttivo
avvenga al di fuori di tale area
Nel “CASO RIOJA” la Corte di Giustizia delle Comunità
Europee ha affermato che le DOP costituiscono un titolo
di proprietà industriale e che la necessità di protezione
trova il fondamento nella tutela della reputazione
A COSA È DOVUTO IL FAVORE (ECCEZIONE AGRICOLA)
NEI CONFRONTI DEI PRODOTTI ALIMENTARI?
Risposta alla standardizzazione della produzione alimentare
Risposta alla liberalizzazione del commercio agricolo)
Tutela di alcune aree (biodiversità)
Volano per le economie locali
Quanto e come si può contingentare la produzione
Di chi è la DOP? Del consorzio? Del
Consumatore? Della Comunità Locale?
La P.I. come risorsa per i saperi tradizionali
Gioielli, Metalli, Intreccio, Tessuti, Ceramiche
otto marchi collettivi geografici (Mcg) per
altrettanti settori:
tessuti, filigrana, gioielli, ceramica, coltelli,
cestini, prodotti in
ferro battuto e in legno.
Ad es. “Filigrana artigiana – Sardegna”
titolare Sardegna Ricerche
Un gruppo di designer si ritrova
per creare abiti, accessori e gioielli ispirati
alle antiche forme dell'antica tradizione
conservandone la poetica e guardando
Consorzio Tessiloro
La complessa e inefficace architettura giuridica
QUALE DIRITTO PER I SAPERI NON SCRITTI
Il diritto internazionale: È troppo? È troppo poco vincolante?
Il diritto comunitario: svilisce il ruolo del pubblico
Il diritto nazionale: Il Codice della proprietà Industriale, la legge sul Diritto d’Autore o il
Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici? L’indomabile dicotomia tra “salvaguardia e
Il diritto regionale: Quale legittimazione?
L’autonomia contrattuale: a quale livello di transazione? Problemi di legittimazione
Su impulso della Commissione Europea, la Corte di Giustizia si è
pronunciata in più occasioni su marchi regionali di qualità di enti
pubblici nazionali, equiparando a misure di effetto equivalente a
restrizioni quantitative “la norma nazionale che subordini il diritto di
usare una denominazione di qualità per un prodotto nazionale alla
condizione che il prodotto semilavorato, partendo dal quale esso
viene fabbricato, venga prodotto o lavorato nel territorio nazionale, e
consenta di vietarne l’uso per il semplice motivo che il prodotto è
importato da uno Stato membro” (cfr. causa Eggers Sohn et Co.
Contro Città di Brema, C-13/78, sentenza del 12 ottobre 1978, punto
(TRATTATO DI ROMA)
• “Ex Art. 28: sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative
all’importazione nonché qualsiasi misura di effetto equivalente.
• Ex Art. 29: Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative
all’esportazione e qualsiasi misura di effetto equivalente.
• Ex Art. 30: Le disposizioni degli articoli 28 e 29 lasciano impregiudicati i divieti
o restrizioni all’importazione, all’esportazione e al transito giustificati da
…protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale, o di
tutela della proprietà industriale o commerciale. Tuttavia, tale divieti o
restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, né
una restrizione dissimulata al commercio tra gli Stati membri”.
• CGUE ha sanzionato i marchi regionali: Salaison d’Auvergne”, “Savoie”,
“Franche- Cometè”, “Corse”, “Limousin”, “Languedoc-Rosillon” e “Lorraine”
• “Markenqualität aus deutschen Landen” – qualità di marca della campagna
• QualitàVallone
• Regione Abruzzo e Sicilia
• CORTE COSTITUZIONALE ha sanzionato: Made in Lazio
solo caratteristiche intrinseche del prodotto possono costituire requisito per la
concessione dei marchi di qualità e di origine;
le caratteristiche qualitative prescritte per la concessione del marchio non
possono risolversi nei meri requisiti obbligatori imposti dalla legislazione
alimentare comunitaria o nazionale, bensì devono rappresentare un quid pluris
che distingua il prodotto da altri della medesima categoria;
l’origine del prodotto non può rappresentare una condizione di accesso al
ogni imprenditore comunitario deve avere accesso al marchio senza limitazioni
di carattere territoriale.
QUALE RUOLO PER IL COMUNE?
Come si può progettare un sistema che parta dal basso?

References: art. 11

Art. 98

Art. 99
 Articolo 3
 sentenza 
 Art. 28
 Art. 29
 Art. 30
 CGUE