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Telefisco 2017 - File PDF .it
Telefisco 2017 .pdf
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al numero odierno
rn del Sole 24 Ore
ai partecipanti a Telefisco
E ES R
#IVA #ROTTAMAZIONE
#ACE #BILANCI
#CEDOLARE
LA #VOLUNTARY
#INDUSTRIA4.0 #IRES
#730 #ASSEGNAZIONI
#SPESOMETRO #EQUITALIA
La risorsa del dialogo
l fisco ci ha abituato a ogni tipo
di sorpresa e anche a qualche
paradosso. Con una distanza
sempre più profonda tra ciò che
il sistema vorrebbe essere e il
modo in cui viene percepito da imprese
e professionisti. Neppure il 2017, iniziato da un mese, sembra sfuggire a
questo destino. Sono arrivate, con la
manovra di Bilancio, misure importanti che – dopo anni altalenanti – mostrano ora una ritrovata attenzione verso i
contribuenti di dimensione medio-piccola. Misure a lungo attese come l’Iri, il
regime di cassa, un nuovo impianto,
ancora tutto da scoprire, per gli studi di
settore; e poi ulteriori semplificazioni
che in parte riprendono tematiche
discusse tra categorie e governo.
Eppure – e qui sta il paradosso – pur
di fronte a queste novità potenzialmente positive, il disagio degli operatori e dei professionisti è evidente. Un
disagio non legato esclusivamente alla
vicenda delle comunicazioni delle
fatture e delle liquidazioni Iva. Diciamo
la verità: per ritrovare un livello di
insofferenza della stessa intensità di
quella che stiamo vedendo in queste
settimane, bisogna tornare molto indietro nel tempo. Insomma, forse non
siamo ai livelli del “fisco lunare” dei
primi anni 90, come alcuni sostengono, ma poco ci manca.
Questo è il contesto in cui arriva la
nuova edizione di Telefisco. Un contesto che, a 26 anni di distanza, ne rilancia una delle più significative peculiarità. Telefisco è nato come (e continua a
essere) un momento fondamentale di
formazione professionale. Ma è anche
(ed è stato sempre) uno strumento per
favorire un confronto vero e costruttivo tra l’amministrazione, le categorie e
Va dato atto alla volontà dell’amministrazione di aver rinnovato la sua
disponibilità a “parlare” con i contribuenti per il tramite del Sole 24 Ore e
dei suoi esperti. Nella consapevolezza
che confronto e dialogo sono sempre i
primi passi verso un fisco più equo e
Panoramica sull’informazione fiscale
Il «Quotidiano del Fisco» è il quotidiano digitale del Sole 24 Ore che offre
una panoramica aggiornata e autorevole su tutte le tematiche in campo
fiscale e tributario. Presenta ogni giorno le principali novità fiscali e gli
approfondimenti sui temi di maggior interesse, raccogliendo e riorganizzando tutte le fonti più autorevoli del Gruppo 24 Ore (dalle pagine di
Norme e Tributi fino alle Riviste Frizzera). È articolato in otto sezioni
tematiche: «persone fisiche», «reddito d'impresa», imposte indirette»,
«tributi locali», dichiarazioni e adempimenti», «accertamento e contenzioso», «società e bilanci», «professione e studio». In ciascuna sezione è
disponibile l’archivio dei contenuti pubblicati nei giorni precedenti. Gli
abbonati possono archiviare i singoli articoli, organizzandoli in un proprie
cartelle e sottocartelle personali, in modo da poterli comodamente consultare in periodi successivi.
Il Quotidiano del Fisco è fruibile su pc, tablet e smartphone.
NORME &amp; TRIBUTI MESE
La rivista sui temi più dibattuti
Con un comitato scientifico di primissimo livello, «Norme&amp;Tributi
Mese» è il mensile di analisi e approfondimento sui temi più attuali e
dibattuti in materia di fisco, società e bilancio.
Nel numero di gennaio 2017 la rivista di approfondimento e dottrina
curata dagli esperti del Sole 24 Ore presenta una serie di articoli di
approfondimento su diverse tematiche di attualità:
7 i nuovi incentivi all'imprenditorialità innovativa;
7 le novità della versione definitiva dei Principi contabili nazionali;
7 le nuove “franchigie” sui prelievi nell'ambito delle indagini bancarie;
7 le procedure concorsuali e la rottamazione delle cartelle.
La rivista si può trovare in edicola fino al 7 febbraio, a 12,90 euro oltre
al prezzo del quotidiano.
www.normetributidigital.ilsole24ore.com
Nasce Smart Fisco 24, il motore di ricerca fiscale più aggiornato
In occasione della giornata dedicata a Telefisco
2017, il Gruppo24 Ore presenta in anteprima a
tutti i commercialisti ed esperti contabili un
innovativo servizio on line.
«Smart Fisco 24» è la nuova piattaforma digitale del Sole 24 Ore ed è l’unica banca dati in
materia fiscale con contenuti operativi e totalmente personalizzabili in base alle proprie
Si tratta di un motore di ricerca estremamente
potente, con l’esaustività e la competenza degli
esperti e dei contenuti editoriali del Gruppo 24
ORE: Il Sole 24 Ore, Il Quotidiano del Fisco, Le
riviste fiscali del Gruppo, Circolari 24, L’esperto
Risponde, Norme e Tributi, Normativa, Prassi,
Giurisprudenza, Tools e strumenti operativi.
Tutti questi contenuti sono strutturati in una
piattaforma che supporta le ricerche, con la
possibilità di tenerle in memoria e di salvarle.
«Smart Fisco 24» è configurabile in modo facile
e completamente personalizzato, per garantire
un accesso completo, selezionando i contenuti
più utili. SmartFisco24 consente una facile e
immediata applicabilità operativa delle selezioni effettuate nella quotidianità professionale.
«Smart Fisco 24» può essere completamente
adattata alle proprie esigenze: già a partire dalla
homepage è possibile scegliere con facilità tra i
template disponibili quelli che rispondono
maggiormente alle richieste più ricorrenti e
nelle impostazioni è possibile evidenziare i temi
di maggiore interesse e far sì che le informazioni siano focalizzate.
www.smartfisco24.com
Lo scadenzario degli adempimenti
Nella piattaforma è presente un pratico scadenzario non solo per
ricordare i termini, ma per essere tempestivamente informato
sulle novità e le modifiche sia sostanziali che procedurali, grazie al
servizio di notifiche personalizzato. Il sistema di alert (newsletter,
notifiche) rammenta all’utente gli impegni più importanti e diventa una bussola quotidiana sulle attività da svolgere.
I servizi aggiuntivi per i professionisti
Tramite la piattaforma è possibile partecipare ad appuntamenti
mensili con gli esperti di Telefisco (e-learning accreditato sulle
tematiche di maggiore interesse). È prevista, inoltre, una rubrica
da inviare ai propri clienti con una selezione di articoli, approfondimenti e documenti di diretto interesse. Con spiegazioni «facili»
anche per i non addetti ai lavori delle normative più importanti.
I vantaggi dell’iscrizione a Telefisco
L’indirizzo www.ilsole24ore.com/telefisco è il portale d’ingresso
per la manifestazione di Telefisco 2017 e per tutte le iniziative collegate. Da questo sito è in primo luogo possibile iscriversi all’evento
del 2 febbraio 2017, selezionando la sede prescelta oppure pagando la diretta streaming (disponibile anche nei giorni successivi on
demand). Chi non potrà partecipare a Telefisco presso una delle
sedi, infatti, potrà seguire il convegno su internet dal proprio pc,
acquistandolo a 16,99 euro.
L’acquisto consente di seguire la diretta oppure di vedere la registrazione nei giorni successivi, di consultare online la dispensa con gli
interventi dei relatori e di ottenere i crediti formativi riconosciuti dal
proprio Ordine, previo superamento della prova di validazione
(anche in differita). L’evento è stato infatti inserito nei programmi di
formazione professionale continua sia dei dottori commercialisti e
degli esperti contabili sia dei notai (si veda scheda a destra). Con
l’iscrizione, si ottiene anche la possibilità di accedere gratuitamente,
fino a giovedì 2 febbraio compreso, al Quotidiano del Fisco.
La stessa iscrizione darà poi accesso alla dispensa, disponibile nel
formato e-book, archiviabile e stampabile, anche solo per sezioni. La
dispensa, di complessive 150 pagine, contiene le relazioni, in forma
completa, dei quattordici esperti che interverranno a Telefisco, con
grafiche e slide.
Abbinato a Telefisco anche quest’anno
c’è uno Forum per l’invio dei quesiti.
Fino alle 18 di venerdì 3 febbraio è
possibile inviare tramite la piattaforma
online le proprie domande agli esperti
del Sole 24 Ore. Le risposte saranno
pubblicate sul quotidiano e da lunedì 6
febbraio nella stessa sezione del sito
Per iidottori
dottori commercialisti e gli esperti contabili, si possono ottenere 7
crediti formativi seguendo la diretta per
almeno 6 ore (la partecipazione a
Telefisco in sala, invece, garantirà i
crediti con le modalità stabilite dai vari
Ordini territoriali). Per i notai, invece, la
partecipazione in sala o la visione in
streaming garantirà 9 crediti.
Nel fascicolo in edicola da giovedì 23 febbraio saranno raccolti i contributi
presentati a Telefisco 2017, corredati delle slide e accompagnati da una
selezione delle risposte ai quesiti fornite dagli esperti e dai funzionari
dell’agenzia delle Entrate. Gli articoli affrontano tutte le novità tributarie
del 2017, dalle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio alle novità del
decreto fiscale, dalla rottamazione dei ruoli ai superammortamenti.
L’instant sul
a 9,90 euro
Il programma degli interventi della 26° edizione
L’EFFETTO-ROTTAMAZIONE
DEPOSITI, GRUPPI
E NOTE DI VARIAZIONE
CU,, 730,, VERSAMENTI
E LE NOVITÀ DEI MODELLI
DELLA VOLUNTARY
Roscini Vitali
I BILANCI 2016
E I PRINCIPI OIC
DEI NUOVI BILANCI
AMMORTAMENTI EXTRA
ASSEGNAZIONI DEI BENI
E SOCIETÀ SEMPLICE
L’IRI PER I «PICCOLI»
E LE MODIFICHE ACE
DI : Cristiano Dell’Oste, Mauro Meazza, Giovanni Parente
IN REDAZIONE : Michela Finizio, Flavia Landolfi, Valentina Maglione, Bianca Lucia Mazzei,
Federica Micardi, Francesca Milano, Valeria Uva (Inserto chiuso in redazione il 30 gennaio 2017)
il nodo-decadenza
agevolata conviene
ha debiti gravati
da forti sanzioni
rischiano di far
perdere anche
la vecchia dilazione
a definizione agevolata (o
rottamazione) degli affidamenti a Equitalia, introdotta con l’articolo 6 del Dl
193/2016, va idealmente
collegata alla confluenza di Equitalia
all’interno dell’agenzia delle Entrate,
da attuarsi a partire dal 1° luglio prossimo con l’istituzione dell’ente pubblico “Agenzia delle Entrate – Riscossione”. Questa misura agevolativa ha
infatti anche la funzione di ridurre il
“magazzino crediti” della società pubblica, facilitando così il passaggio di
consegne tra enti.
Si tratta di una confluenza che dovrebbe avvenire in linea di totale continuità con l’attuale assetto di Equitalia,
come è logico attendersi a cospetto di
procedure complesse e delicate quali
quelle della riscossione coattiva. Si
prevede infatti che il futuro ente conservi la qualifica di agente della riscossione, a tutti gli effetti di legge.
Dovrebbe restare l’aggio di riscossione, anche se con differenti modalità di quantificazione, verosimilmente maggiormente agganciate alle
spese sostenute per le procedure di
Tra le previsioni degne di segnalazione, vi sono quelle riferite al richiamo ai principi dello Statuto dei diritti
del contribuente, che dovrebbe informare l’attività dell’ente, e alla definizione degli obiettivi della convenzione
annuale con il ministero delle Finanze,
che comprende anche gli indici di soddisfazione del contribuente, in un’ottica, appunto, di customer satisfaction.
Il perimetro temporale
La rottamazione comprende gli affidamenti a Equitalia effettuati sino al 31
Il riferimento agli “affidamenti”
consente di includere nella sanatoria,
per un verso, le somme rivenienti da
accertamenti esecutivi, che non transitano dalla procedura dell’iscrizione a
ruolo, per altro verso, le partite debitorie che non si sono ancora tradotte in
atti o documenti formalmente trasmessi al debitore.
A tale riguardo, va ricordato che
l’agente della riscossione ha 11 mesi
dalla ricezione del ruolo per la notifica
della cartella di pagamento, senza incorrere nella perdita del diritto al discarico per inesigibilità. Questo significa che, ad esempio, per i ruoli tra-
smessi nella seconda metà del 2016,
Equitalia potrebbe non aver ancora
proceduto alla spedizione della cartella di pagamento. Ciò non preclude pertanto la definizione agevolata, anche
se pone un problema di conoscibilità
delle pendenze in essere.
Per gli affidamenti derivanti da accertamenti esecutivi, va in primo luogo ricordato che questi avvengono, di
regola, solo dopo il decorso di 90 giorni dalla notifica dell’atto di accertamento, che possono estendersi anche
a 210 giorni, qualora si interpongano
l’accertamento con adesione e la sospensione feriale dei termini del mese di agosto. In caso di somme derivanti da sentenze dei giudici tributari, inoltre, l’agenzia delle Entrate notifica preliminarmente, senza
2. LE ENTRATE ESCLUSE DALLA DEFINIZIONE
consistono nell’azzeramento delle
sanzioni e degli interessi di mora.
Restano invece dovuti la sorte capitale, gli interessi affidati all’agente della riscossione (che di regola sono costituiti dagli interessi per ritardata iscrizione a ruolo), il costo di notifica della
cartella, eventuali spese sostenute per
procedure cautelari e esecutive e l’aggio di riscossione, commisurato alle
somme dovute per la sanatoria.
Non possono essere dedotti dal
quantum della definizione gli importi
già pagati a titolo di sanzioni e interessi
scadenze perentorie, un atto di rideterminazione degli importi dovuti.
Solo decorsi almeno 90 giorni da questa notifica, la pretesa è assegnata all’agente della riscossione.
Equitalia ha l’obbligo di spedire una
raccomandata informativa al contribuente, con la quale comunica l’avvenuta presa in carico della pretesa tributaria. La legge tuttavia non pone termini per l’invio della raccomandata né
stabilisce sanzioni in caso di inosservanza dell’obbligo.
Anche in questo caso, dunque, si è in
presenza di partite definibili la cui conoscibilità è assicurata dalla disciplina
di riferimento, con le modalità più oltre illustrate, soprattutto nei riguardi
di soggetti che potrebbero esserne ancora all’oscuro.
Sono ammesse alla rottamazione la
generalità delle entrate, con le eccezioni stabilite dalla legge. Queste sono:
1 dazi, accise e Iva all’importazione;
1 somme derivanti da sentenze di condanna della Corte dei conti;
1 somme pretese a titolo di recupero di
aiuti di Stato illegittimi;
1 sanzioni di carattere penale;
1 sanzioni diverse da quelle collegate
alla violazione di obblighi tributari ovvero di carattere contributivo;
1 per le multe per violazioni del Codice
della strada, la definizione è ammessa,
ma comporta l’abbandono degli interessi moratori, anche sotto forma di
maggiorazioni semestrali.
La precisazione in ordine alla tipologia di sanzioni ammesse conduce a ritenere, al contrario, che anche le prete-
se esclusivamente sanzionatorie, purché riconducibili alla sfera applicativa
appena evidenziata, possono essere
sanate, a costo praticamente nullo. Si
pensi, ad esempio, alle sanzioni per
violazioni della disciplina sul monitoraggio fiscale (compilazione del quadro RW) o a quelle riferite alla mancata
indicazione nel modello dichiarativo
dei costi sostenuti con operatori stabiliti in paesi black list. Detto in altri termini, appare corretto affermare che
tutte le entrate, tributarie e non, sono
incluse nella definizione agevolata,
con le esclusioni tassativamente indicate nella legge.
La domanda di ammissione alla procedura deve essere redatta sui moduli
approvati da Equitalia. Il termine per la
presentazione è il 31 marzo prossimo.
Per facilitare il compito dei contribuenti sono previsti per legge dei servizi di ausilio da parte della società
pubblica di riscossione. In particolare,
entro la fine di febbraio sarà spedita ai
debitori per posta ordinaria una comunicazione avente ad oggetto le
somme in carico a Equitalia in relazione alle quali la pretesa non è stata ancora formalizzata nei riguardi del debitore stesso. In ogni caso, per conoscere
con esattezza la propria posizione, è
sempre possibile consultare la sezione
dedicata del sito istituzionale di Equitalia oppure recarsi presso gli uffici di
questa, per ritirare l’estratto di ruolo.
Entro la fine di maggio, inoltre, la società pubblica di riscossione invia ai
La richiesta va presentata sul modulo predisposto da Equitalia
bisogna indicare
(max 5 rate)
è il 31 marzo 2017
soggetti che hanno presentato la domanda la comunicazione di accoglimento o rigetto della stessa, con l’indicazione dell’importo da pagare nelle
singole rate indicate dal debitore.
Questa considerazione porta ad interrogarsi sull’individuazione del momento in cui l’accesso alla procedura
agevolata si considera perfezionata.
Da un lato, potrebbe osservarsi, sulla
base della lettera di legge, che il momento coincida con la data di presentazione dell’istanza, qualificata come
manifestazione di volontà di aderire
alla medesima. Senonché, è del tutto
evidente come questa interpretazione
appaia del tutto insoddisfacente. Il pagamento conseguente alla sanatoria
avviene, utilizzando le categorie tradizionali, non per autoliquidazione ma
4. I COMPITI DI EQUITALIA
consapevolezza certamente non ravvisabile al momento della presentazione della domanda. La tesi che appare pertanto più corretta è quella secondo cui, sino alla scadenza di pagamento della prima o unica rata, il debitore
deve poter ritrattare la richiesta di definizione, semplicemente non pagando la stessa e riattivando, se del caso, la
dilazione pregressa.
È infatti disposto che solo con il pagamento della prima o unica rata la rateazione precedente si considera ope
legis revocata. Su questo punto fondamentale si attende pertanto un chiarimento ufficiale che appare quanto mai
su liquidazione d’ufficio. Questo significa in concreto che l’importo esatto della somma da versare non viene
calcolato dal debitore, che ovviamente
per conto proprio esegue comunque
delle simulazioni, ma viene per l’appunto comunicato da Equitalia. Ne deriva che la certezza sul costo della definizione si ottiene solo dopo la ricezione di questa comunicazione. Ma se così è, il debitore deve poter revocare
l’istanza di sanatoria dopo aver conosciuto la cifra dovuta. Ancor più se si
tiene conto che il ritardo nel pagamento degli importi della sanatoria comporta non solo la caducazione della
stessa ma anche il divieto di rateizzare
il debito residuo. Una tale penalizzazione pertanto richiede la piena consapevolezza dell’importo richiesto,
La corresponsione degli importi dovuti avviene in un massimo di cinque rate, in scadenza nei mesi di luglio, settembre e novembre 2017 e nei mesi di
aprile e settembre 2018. In particolare,
le prime tre sono pari rispettivamente
al 24%, al 23% e al 23% del totale, mentre le ultime due sono ciascuna pari al
15% del debito complessivo. In caso di
scelta del pagamento rateizzato, sono
dovuti gli ordinari interessi di dilazione. Il versamento può avvenire con domiciliazione bancaria, attraverso i bollettini precompilati predisposti da
Equitalia o anche presso gli uffici della
società di riscossione. Non è ammesso
il versamento tramite il modello F24.
Questo comporta che non è possibile
estinguere il debito della rottamazione utilizzando eventuali crediti d’imposta in compensazione.
Molto restrittiva è la disciplina della
decadenza dalla procedura agevolata.
È disposto infatti che si perdono tutti i
benefici di legge anche con il ritardo di
un solo giorno nel pagamento di una
qualsiasi delle rate. Non può trovare
applicazione l’istituto del lieve inadempimento, di cui all’articolo 15-ter,
del Dpr 602/1973, che avrebbe consentito di tollerare tra l’altro ritardi non
superiori a sette giorni, in quanto non
richiamato nell’ambito della normativa speciale in esame. Se si decade, non
solo rivive il debito originario, comprensivo di sanzioni e interessi di mora, ma per di più il debito residuo non
può più essere rateizzato.
Fa eccezione l’ipotesi in cui la domanda di definizione sia stata presentata non oltre 60 giorni dal ricevimento della cartella di pagamento. In questo caso, infatti, il debitore non ha mai
avuto alcuna possibilità neppure di
chiedere per la prima volta il piano di
rientro delle somme dovute. Per questo motivo, si ritiene che a maggior ragione identico trattamento debba trovare applicazione nei confronti dei
soggetti che non hanno mai ricevuto la
notifica della cartella, per avere presentato l’istanza sulla base delle sole
risultanze dell’estratto di ruolo di
Equitalia. Nelle situazioni appena descritte, dunque, nell’ipotesi della decadenza dalla rottamazione il debitore
conserva sempre il diritto di chiedere
per la prima volta la rateazione del debito residuo.
Alla luce di queste penalizzazioni, è
di dilazione,
il 24% a luglio,
il 23% a settembre
e novembre 2017,
il 15% ad aprile
di dilazione
quindi più che auspicabile che gli interessati verifichino con attenzione la
sostenibilità finanziaria della rottamazione, poiché in casi particolari potrebbe essere più conveniente conservare la precedente dilazione, tanto più
se questa è di lunga durata. Vale in proposito ricordare come nelle dilazioni
ordinarie (ma non per l’appunto nella
disciplina della rottamazione) in caso
di decadenza dal piano di rientro è
sempre possibile essere riammessi alla rateazione pagando le rate scadute.
La decadenza comporta altresì la ripresa delle attività di recupero dell’agente della riscossione.
La definizione agevolata impatta sui
due fronti delle dilazioni in essere e
delle attività esecutive e cautelari in
corso, con modalità ovviamente differenti. Va in primo luogo precisato che
possono accedere alla procedura agevolata anche i soggetti che sono decaduti da precedenti piani di rientro,
senza preclusioni di sorta. Sul versante
dilazioni, occorre distinguere quelle in
essere al 24 ottobre 2016 da quelle scadute prima di questa data.
Con riferimento alle prime, le disposizioni precisano che per accedere alla
sanatoria bisogna pagare le rate in scadenza tra ottobre e dicembre 2016. La
ratio di tale condizione sembra essere
quella di contrastare i comportamenti
dei debitori che, avvertiti dell’imminente adozione della normativa sulla
rottamazione, abbiano strumental-
mente interrotto i versamenti delle rate. Nella interpretazione datane da
Equitalia, tuttavia, questa previsione
assume una portata che va molto al di
là di tale finalità. Viene infatti sostenuto che, in presenza di rate scadute prima dell’ottobre 2016 che tuttavia non
abbiano comportato il venir meno del
beneficio del termine, trovi applicazione il criterio legale di imputazione
di cui all’articolo 31, Dpr 602/1973. Va
in proposito preliminarmente ricordato che, per le dilazioni concesse prima del 22 ottobre 2015, la legge offriva
una tolleranza di un massimo di otto
rate impagate, senza la perdita del beneficio del termine.
A decorrere da quelle accordate da
tale data, il margine di tolleranza si è ridotto a cinque rate non pagate. In forza
dell’articolo 31, i pagamenti eseguiti
dal debitore sono imputati prioritariamente alle rate più vecchie. Ne consegue che, ai fini dell’accesso alla procedura agevolata, occorrerebbe pagare,
in sostanza, tutto il debito scaduto o in
scadenza sino alla fine di dicembre
2016. Si tratta, con ogni evidenza, di
una interpretazione che penalizza in
modo irragionevole il debitore più solerte, che non è mai incorso nella decadenza dalla dilazione, rispetto a quello
che invece non ha mai pagato nulla o
ha lasciato scadere da tempo precedenti piani di rientro.
Il pregiudizio appare tanto più ingiustificato se si tiene conto, da un lato,
che le somme versate non sono interamente recuperabili, se riferite a sanzioni e interessi di mora o di dilazione,
dall’altro, che la previsione di cui all’ar-
ticolo 6, del Dl 193/2016, appare evidentemente speciale rispetto a quella
dell’articolo 31, Dpr 602 e in quanto tale, derogatoria di quest’ultima.
Equitalia ha tuttavia confermato
che il versamento delle rate scadute è
comunque valido se eseguito entro la
fine di marzo, maggiorato degli interessi di mora maturati. A partire dalle
rate in scadenza tra gennaio e luglio
2017, invece, soccorre una previsione
specifica che dispone la sospensione
di tutti i pagamenti afferenti i debiti
inclusi nelle domande di definizione.
Con il pagamento della prima o unica
rata, in scadenza a luglio, inoltre si determina la revoca ope legis della dilazione pregressa.
Nelle more dell’attivazione della
procedura di definizione, non è vigente una sospensione generalizzata delle attività di recupero. A tale scopo, occorre presentare la domanda di definizione agevolata. Ma mentre con la
presentazione dell’istanza si inibisce
l’attivazione di nuove procedure, per
quelle in corso la stessa potrebbe non
essere sufficiente. È infatti espressamente disposto che le misure cautelari già adottate, quali il fermo amministrativo e l’ipoteca, restano comunque valide.
Con riferimento alle procedure propriamente espropriative è previsto che
le stesse non possano proseguire, a
meno che non si sia giunti ad una fase
sostanzialmente terminale.
Ciò si verifica quando l’incanto della
vendita del bene pignorato abbia avuto esito positivo oppure, in alternativa, quando sia stata presentata istan-
za di assegnazione del bene, oppure
ancora laddove sia stato emesso provvedimento di assegnazione del credito pignorato.
L’assegnazione del credito
Questa procedura richiede dei chiarimenti. Il riferimento è al pignoramento presso terzi regolato dagli articoli
543 e seguenti del Codice di procedura
civile. In forza di questi articoli, una
volta acclarato che il terzo pignorato è
Chi ha dilazioni che erano
già in corso al 24 ottobre 2016
per accedere alla definizione
deve saldare le rate
effettivamente debitore del soggetto
iscritto a ruolo, il giudice con proprio
provvedimento procede all’attribuzione del credito in favore del creditore
Nel procedimento “esattoriale”, tuttavia, le disposizioni di riferimento sono recate negli articoli 72 bis e seguenti
del Dpr 602/1973. In virtù di queste
norme, l’agente della riscossione
provvede a notificare al terzo l’ordine
di versare le somme dovute direttamente nelle casse di Equitalia, saltando del tutto l’intervento del giudice
dell’esecuzione. Manca quindi una fase giurisdizionale di formale assegnazione del credito pignorato. Secondo
7. I RAPPORTI CON LE PROCEDURE IN CORSO
l’interpretazione delle Faq di Equitalia, però, una volta che il terzo destinatario dell’ordine di vincolare le somme
si sia dichiarato debitore del soggetto
perseguito da Equitalia si assiste all’assegnazione ope legis del credito all’agente della riscossione. Si realizzerebbe pertanto una sostanziale equiparazione rispetto alla situazione processual-civilistica sopra ricordata. Per
l’effetto, anche in questo caso la presentazione dell’istanza di definizione
non blocca il pignoramento in corso.
Si pensi ad esempio al pignoramento
del conto corrente del debitore. Se la
banca ha comunicato a Equitalia l’esistenza di somme sufficienti a soddisfare il credito pubblico, la procedura
prosegue sino in fondo con l’estinzione del credito erariale, senza che rilevi
la circostanza della proposizione della
domanda di rottamazione.
È del tutto evidente che, in tal caso,
non vi sarebbe più interesse alla definizione. Non è chiaro se le medesime
regole valgono nella diversa ipotesi del
pignoramento della quota stipendiale,
nei limiti stabiliti nell’articolo 72-ter,
Dpr 602/1973, laddove la procedura
non si sia ancora esaurita poiché dovrebbe proseguire sulle retribuzioni a
maturarsi nei mesi successivi.
Sarebbe in effetti particolarmente
penalizzante per il contribuente se la
presentazione della domanda di sanatoria non inibisse la continuazione
del pignoramento sulle quote stipendiali future.
In conclusione, se si teme che l’adozione di una misura cautelare (fermo
amministrativo e ipoteca) o la notifica
di un pignoramento presso terzi sia
imminente, conviene senz’altro anticipare la presentazione dell’istanza,
per massimizzare i vantaggi della definizione agevolata o addirittura per
non vanificarli.
Le cartelle dei Comuni
La definizione agevolata riguarda
esclusivamente i recuperi coattivi affidati a Equitalia. Ne deriva che non sono direttamente coinvolti quegli enti,
soprattutto Comuni, che hanno deliberato di svolgere la riscossione coattiva in proprio ovvero rivolgendosi a
società private, iscritte nell’ albo tenuto dalle Finanze, ai sensi dell’articolo
53, Dlgs 446/1997. In questo caso, infatti, le operazioni di recupero si svol-
gono con lo strumento dell’ingiunzione di pagamento e non con il ruolo.
Per consentire anche in queste situazioni di usufruire delle agevolazioni di legge, l’articolo 6 ter del Dl
193/2016, stabilisce che l’ente ha il potere di adottare un apposito regolamento, entro il termine perentorio del
1° febbraio 2017.
di riferimento. Così, per esempio,
l’ultima rata della definizione non
può essere stabilita oltre il 30 settembre 2018.
È prescritto che il regolamento debba essere pubblicato sul sito istituzionale del Comune competente per almeno 30 giorni dopo la data di approvazione dello stesso.
Gli enti locali possono decidere di «rottamare»
i debiti che non erano già affidati a Equitalia
stabilendo tra l’altro il termine per le istanze
Di norma, l’atto deliberativo include le ingiunzioni notificate fino
alla fine del 2016. In questa eventualità, lo sconto è rappresentato dalle
sole sanzioni, non anche dagli interessi che restano quindi dovuti. La
procedura applicativa è rimessa alla
regolamentazione locale, con alcune condizioni poste dalla disciplina
È peraltro pressoché inevitabile che
le entrate del medesimo Comune siano interessate sia dalla rottamazione
nazionale, per le annualità e/o le entrate affidate a Equitalia, sia da quella
locale, con riferimento alle annualità
e/o entrate gestite con l’ingiunzione di
Dpr 602/1972
Dlgs 446/1997
Rinuncia alla lite
Il contenzioso in corso
ma va abbandonata
dipende tra l’altro
dallo stato della causa
e dal grado di giudizio
l contenzioso pendente sul
ruolo non impedisce l’adesione alla “rottamazione”, tuttavia, trattandosi di una definizione dei ruoli e non di liti pendenti, la convenienza potrebbe non
essere così scontata.
L’articolo 6 del Dl 193/2016, che ha
introdotto la possibilità di definire
tutti i carichi affidati all’agente della
riscossione dal 2000 al 2016, prevede
espressamente che sia possibile aderire alla sanatoria anche se il ruolo è
oggetto di un giudizio pendente. La
norma si limita a disporre che il debitore è tenuto ad assumere l’impegno
di rinunciare al giudizio stesso.
Si tratta, però, di una previsione
forse eccessivamente semplicistica,
che pare cioè trascurare tutte le implicazioni che possono verificarsi in
L'EFFETTO-ROTTAMAZIONE E LE ALTRE NOVITÀ
ipotesi di contenzioso.
Se c’è un contenzioso
Il ruolo (o l’affidamento della somma ad Equitalia che, per semplicità,
definiamo “ruolo”), infatti, potrebbe riguardare la cartella di pagamento impugnata sia per vizi propri
sia nel merito, ma anche un accertamento esecutivo, per il quale in pendenza di giudizio è prevista la riscossione frazionata.
In pendenza di giudizio sono dovute somme diverse a seconda della
tipologia di atto cui si riferiscono,
che dovranno essere restituite al
contribuente in caso di esito positivo
Per quanto riguarda gli avvisi di accertamento notificati per imposte dirette, Irap e Iva è previsto l’obbligo di
versare un terzo delle sole imposte
pretese, oltre interessi, in pendenza
del primo grado di giudizio.
I provvedimenti sanzionatori, come
gli atti di contestazione o di irrogazione sanzioni, siano essi notificati unitamente all’avviso di accertamento
ovvero autonomamente, non prevedono alcun versamento in pendenza
Per le cartelle di pagamento, invece,
non è prevista la riscossione frazionata, con la conseguenza che è dovuta
l’intera somma pretesa.
In esito alla sentenza di primo grado, occorre versare:
e i due terzi (anche delle sanzioni),
dopo la sentenza della commissione
tributaria provinciale che respinge
1. RISCOSSIONE IN PENDENZA DI GIUDIZIO
1/3 della maggiore imposta
2/3 (anche delle sanzioni)
che accoglie parzialmente
Ammontare risultante
e comunque non oltre i 2/3
Tutte le imposte e le sanzioni
Per cartella/atto
o iscrizione straordinaria
Si versa sin dal primo grado
l’intera pretesa con sanzioni
r l’ammontare che risulta dalla sentenza della commissione tributaria
provinciale, e comunque non oltre i
due terzi, se la stessa accoglie parzialmente il ricorso.
A seguito della sentenza di secondo
grado occorre corrispondere tutto il
residuo ammontare (comprese le sanzioni) determinato nella pronuncia
I carichi iscritti
Il contribuente, a prescindere da
quanto previsto in tema di riscossione
frazionata, dovrà concretamente verificare quanto risulta negli archivi
dell’agente della riscossione, in quanto pare certo che la definizione agevo-
Impugnazione di cartelle
e atti con iscrizioni
a ruolo straordinarie
sentenza di primo
In attesa pronuncia
si definiscono 2/3
dell’imposta e
sanzioni residue
lata potrà essere esercitata unicamente per i carichi affidati agli agenti della
La questione è rilevante perché
spesso anche in presenza di un giudizio favorevole lo sgravio del ruolo non
viene eseguito. Da qui la necessità di
verificare preventivamente i carichi
Di norma viene iscritto a ruolo un terzo della maggiore imposta (senza
sanzioni) o l’intera cifra se si impugna
una cartella o l’ufficio ha eseguito
un’iscrizione a ruolo straordinario.
La rinuncia al ricorso richiesta dalla
norma comporta l’estinzione del giudizio, ma non dell’atto presupposto,
con la conseguenza che non vi sarà alcun beneficio. Infatti, se a ruolo vi è il
terzo (delle imposte), la definizione
comporta, in concreto, l’obbligo di
versamento dell’intera pretesa (diventando definitiva l’altra parte non
iscritta a ruolo). Se, invece, l’impugnazione riguarda una cartella di pagamento o un’iscrizione a ruolo straordinario, essendo stato affidato alla riscossione l’intero carico, con la rottamazione si otterrebbe un beneficio
Se il contribuente ha appellato la sentenza sfavorevole, nei casi (frequenti)
in cui è prevista la riscossione frazionata, l’iscrizione a ruolo riguarderà
oltre al terzo della maggior imposta
(sin dal primo grado) anche un ulteriore importo per giungere ai 2/3 dell’intera pretesa (incluse imposte e
sanzioni). La rinuncia all’impugnazione beneficia così delle riduzioni
previste sulla parte già affidata ad
Equitalia, lasciando invece l’obbligo
di pagare per intero la differenza rispetto a quanto “rottamato” sia delle
sanzioni non definite sia delle imposte. Analoga situazione è prospettabile se il contribuente sia stato parzialmente “vittorioso” in giudizio e impugnato la sentenza.
In pendenza di ricorso per Cassazione, l’iscrizione a ruolo dell’ufficio concerne l’intera pretesa per cui l’adesione alla definizione beneficia dell’abbattimento delle sanzioni residue non
ancora pagate.
Il ricorso dell’ufficio
Queste ipotesi sono più complesse:
l’ufficio o l’agente della riscossione è
stato soccombente in primo grado ed
ha proposto appello, o soccombente
in secondo grado e impugnato per
Cassazione la decisione sfavorevole di
appello. Equitalia, in proposito ha
precisato che anche in caso di giudizio
di appello o di ricorso per Cassazione
promosso da Equitalia contro una
pronuncia favorevole al debitore,
questi possa comunque chiedere la
cessazione della materia del contendere per intervenuta definizione agevolata del carico. Si tratta tuttavia di
una risposta che suscita dubbi.
Innanzitutto occorrerà verificare se
tale indirizzo vale anche per l’Agenzia
delle Entrate, che potrebbe essere
parte anche esclusiva del processo.
Occorre poi considerare che, in virtù
delle sentenze favorevoli al contribuente, l’iscrizione a ruolo sia stata
solo sospesa e non annullata.
L’interesse alla rottamazione dovrebbe quindi valutare:
1 la possibile soccombenza nel grado
di giudizio successivo;
1 che la rottamazione riguardi le
iscrizioni a ruolo presenti ancorché
Se invece la pretesa è stata solo
parzialmente abbattuta dal giudice e
lo stesso ufficio ha proposto impugnazione, occorrerà comprendere
se la parte pubblica debba rinunciare
all’impugnazione, se il procedimento possa continuare per la parte non
definita o se ancora la rinuncia del
3. IN CASO DI GIUDIZIO FAVOREVOLE
o iscrizioni
a ruoli
esserci carichi
se risultano
Da valutare se
risultare iscritte
ancora 2/3
sanzioni)
contribuente (si pensi a un appello
incidentale o a un controricorso per
Cassazione) travolga anche la parte
La norma si limita a richiedere al contribuente un impegno a rinunciare al
giudizio pendente. Trattandosi di un
“impegno” non può avere effetti immediati con la conseguenza che sono
necessari altri adempimenti.
Equitalia ha precisato che la valutazione del momento dal quale si producono gli effetti dell’impegno alla rinuncia al contenzioso non potrà che
essere effettuata dall’autorità giudiziaria presso la quale è incardinato lo
stesso contenzioso.
4. GIUDIZI INTERMEDI
Dlgs 546/1992, salvo diversa determinazione dell’organo giudicante. Tale
disposizione prevede che chi rinuncia
deve rimborsare le spese alle altre parti salvo diverso accordo fra loro.
La liquidazione è fatta dal presidente della sezione o dalla commissione
con ordinanza non impugnabile.
La soluzione tuttavia, non pare risolvere in termini pratici, la procedura
È verosimile che il debitore, in conseguenza dell’impegno assunto, dovrà comunicare alla commissione tributaria la propria intenzione di aderire alla “rottamazione”; è così presumibile che il collegio disponga un
rinvio della trattazione, atteso che sino a quando la procedura non sarà
perfezionata, non avrebbe alcun senso cessare la materia del contendere.
Con riguardo poi all’imputazione
delle spese di giudizio, Equitalia ha
precisato che in mancanza di diversa
espressa indicazione del legislatore,
dovrebbero applicarsi le regole generali del processo tributario, ivi compresa quella di cui all’articolo 44 del
Il decreto fiscale ha risolto una questione particolarmente delicata. Si
tratta della cumulabilità della sospensione feriale dei termini per impugnare l’atto con quelli previsti per l’accertamento con adesione.
Quando il contribuente presenta
l’istanza di accertamento con adesione, gli articoli 6 e 12 del Dlgs 218/1997
prevede che i termini per impugnare
l’avviso di accertamento siano sospesi
di 90 giorni. Ne consegue così che il ricorso può essere proposto nel termine
di 150 giorni, ossia degli ordinari 60
più altri 90.
Tuttavia, l’articolo 1 della legge
742/1969 ha introdotto nell’ordinamento la sospensione feriale dei termini processuali, ossia che dal 1° al 31
agosto (fino al 2014 era dal 1° agosto al
15 settembre) il computo dei termini
legati al processo si sospendeva.
Con riferimento alla fase di adesione, l’agenzia delle Entrate, con
numerosi documenti di prassi, ha
sempre affermato che il termine feriale si cumulava alla fase di adesione e pertanto occorreva, di fatto, aggiungere ai 150 giorni i 31 giorni (o 45
giorni per il passato) relativi alla so-
spensione feriale.
Tale circostanza è stata però smentita da alcune pronunce della Corte di
Cassazione (n. 7995/2016 e n.
11632/2015), secondo le quali, poiché
l’adesione è una fase esclusivamente
amministrativa, ad essa non potevano applicarsi le regole processuali relative alla sospensione dei termini feriali. Tali decisioni, hanno così dichiarato l’inammissibilità del ricorso
dal contribuente perché proposto
La questione ha ovviamente creato
particolare allarme, non fosse altro
perché si trattava di una “nuova” interpretazione di una prassi ormai
consolidata, sanzionata, di fatto, con
A risolvere la questione, è intervenuto il Dl 193/2016, che in sede di conversione ha chiarito che i termini di
sospensione relativi alla procedura di
accertamento con adesione si intendono cumulabili con il periodo di sospensione feriale dell’attività giurisdizionale (articolo 7 quater, comma
18, Dl 193/2016).
Il termine “si intendono” usato dal
legislatore dovrebbe attribuire alla
norma carattere interpretativo, con
la conseguenza che dovrebbe trovare applicazione anche per il passato
e quindi, “sanare” possibili inammissibilità.
Il Dlgs 156/2015 ha esteso alle sentenze emesse dai giudici tributari, provinciali e regionali, favorevoli al con-
5. LA SOSPENSIONE FERIALE E L'ADESIONE
tribuente, le regole vigenti nel rito civile e amministrativo in tema di esecutività immediata.
Ne consegue che le sentenze tributarie favorevoli al contribuente sono
immediatamente esecutive, e pertanto gli uffici devono adempiere alla restituzione di quanto dovuto a prescindere dal passaggio in giudicato.
L’immediata esecutività di tali pronunce è stata introdotta con il dichiarato fine di equilibrare il trattamento
delle parti in causa.
La Legge delega, infatti, l’ha prevista
proprio per rafforzare la tutela giurisdizionale del contribuente. Il decreto
delegato, nel rispondere al criterio direttivo, ha tenuto conto delle peculiarità del giudizio tributario che vede
contrapposti una parte pubblica e una
6. LA SOSPENSIONE FERIALE E L'ADESIONE
privata, dove solo per quest’ultima –
così come si legge nella relazione illustrativa alla norma – potrebbero esservi problemi di insolvenza.
Si ricorda che per l’ufficio le sentenze possono già considerarsi esecutive, anche grazie alla riscossione
La disposizione (articolo 69 del Dlgs
546/92) è entrata in vigore lo scorso 1°
giugno, con la conseguenza che:
1 le somme liquidate nella decisione,
riferite ad imposte richieste a rimborso dal contribuente
1 le spese di lite poste a carico dell’ufficio
devono essere erogate anche se la
sentenza non è definitiva e quindi nelle more del giudizio.
Anche per le sentenze che riguarda-
no gli atti relativi alle operazioni catastali - depositate a decorrere dal 1° giugno 2016 - l’aggiornamento degli atti
catastali deve essere effettuato prescindendo dal relativo passaggio in
Per attuare tale previsione è stata infatti disposta l’abrogazione dell’articolo 69-bis del Dlgs 546/92 con effetto
a decorrere da tale data .
Tuttavia una disposizione transitoria ha subordinato la concreta applicazione del nuovo istituto all’emanazione di un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, il quale
deve disciplinare la durata, i termini e
le modalità della garanzia per i rimborsi superiori ai 10mila euro, ove richiesta dal giudice.
La norma però, non specifica se lo
slittamento della decorrenza debba
riferirsi solo alle decisioni nelle quali è
richiesta una garanzia ovvero indistintamente a tutte le ipotesi favorevoli al contribuente.
Si fa riferimento in particolare :
1 ai rimborsi superiori ai 10mila euro
per i quali il giudice non ritiene di subordinare l’esecutività alla presentazione di una garanzia;
1 ai rimborsi non superiori a 10mila
euro, per i quali non è previsto che il
giudice possa subordinare l’esecutività (e quindi il pagamento in favore del
contribuente) alla presentazione di
una garanzia;
1 alla condanna alle spese di lite della
1 alle variazioni catastali.
Secondo l’interpretazione dell’agenzia delle Entrate (circolare 38/E
del 2015), la mancanza del provvedimento comporta la non entrata in vigore di tutte le nuove previsioni sull’esecutività delle sentenze, a prescindere cioè che siano richieste o meno le
garanzie dal giudice.
Da ciò ne consegue che, fino all’emanazione del decreto, resterebbe
in vigore la precedente norma per tutte le sentenze favorevoli, e quindi la
condanna dell’ufficio potrebbe essere
eseguita solo dopo il passaggio in giudicato della decisione.
Negli ultimi mesi del 2015, il Mef, ha
inoltrato la bozza del decreto al Consiglio di Stato per il previsto parere.
In sintesi, il provvedimento si compone di tre articoli.
L’articolo e individua il contenuto
della garanzia ricalcando le previsioni
in tema di garanzie sui rimborsi Iva e
quindi, al fine di regolare i rapporti tra
i soggetti che prestano le garanzie e
l’ente che deve riceverla, dispone che
sono approvati con decreto del direttore generale delle finanze i relativi
L’articolo r disciplina la durata della garanzia nelle diverse ipotesi. Se il
giudice subordina il pagamento da
parte dell’ente impositore di somme
superiori a 10mila euro diverse dalle
spese di lite, la garanzia è prestata fino
al termine del nono mese successivo a
quello del passaggio in giudicato del
provvedimento che definisce il giudizio ovvero fino al termine del nono
mese successivo a quello dell’estinzione del processo.
Nel caso di sospensione dell’atto ovvero di sentenza sfavorevole al contri-
7. L’ESECUTIVITÀ DELLE SENTENZE
buente, la garanzia, se richiesta dal
giudice, è prestata fino al termine del
nono mese successivo a quello in cui è
depositato il provvedimento che conclude la fase di giudizio nella quale la
sospensione è stata disposta. In ipotesi di esito favorevole al contribuente la
garanzia cessa automaticamente. In
caso contrario, entro la fine del nono
mese successivo a quello del deposito
della sentenza, l’ente impositore potrà escutere la garanzia, salvo l’adempimento da parte dell’interessato.
Se invece si tratta di sospensioni
aventi ad oggetto risorse proprie tradizionali, nonché Iva all’importazione, la garanzia è prestata fino al termine del nono mese successivo a
quello in cui si verifica il passaggio in
giudicato del provvedimento che de-
8. L'AUTENTICAZIONE DELLA FIRMA
finisce il giudizio ovvero l’estinzione
L’articolo t disciplina le modalità e
i termini per l’escussione della garanzia distinguendo, anche in questo caso, le diverse ipotesi (restituzione
somme, sospensiva eccetera)
Attualmente, si è in attesa che il decreto del Mef sia pubblicato in Gazzetta Ufficiale e, quindi, divenga concretamente efficace.
Il perdurare della mancanza di questo provvedimento tuttavia induce a
più di una riflessione sia sul tanto decantato rapporto “fisco/contribuente”, sia per i risvolti operativi.
È singolare che una norma così favorevole al contribuente, emanata
nell’ambito della riforma del contenzioso tributario per ristabilire un mi-
nimo di parità tra le parti, non sia entrata in vigore nella data fissata, svuotando di significato, al momento, l’intento del legislatore.
E ciò, non perché il legislatore stesso abbia inteso differirne la decorrenza, ma perché la struttura amministrativa preposta non ha emanato per
tempo il decreto.
Dalla lettura del decreto (esaminato
dal Consiglio di Stato) appare evidente che esso riguarda esclusivamente le
caratteristiche della garanzia che può
però essere richiesta, a discrezione
del Giudice tributario, solo per sentenze riferite a rimborsi superiori a
Ne consegue così che per le ipotesi
sopra esaminate (sentenze riferite a
rimborsi non superiori a 10mila euro,
spese di lite, ipotesi in cui il giudice decida di non subordinare l’esecutività
del rimborso a una garanzia, variazioni catastali) la disposizione dovrebbe
ritenersi già operante.
In sostanza, la subordinazione della
decorrenza all’emanazione del decreto, dovrebbe riguardare, nonostante il
contrario avviso dell’agenzia delle
Entrate, solo le sentenze di rimborsi
superiori a 10mila euro per le quali sia
richiesta la garanzia.
Gli altri casi infatti sono del tutto
estranei all’emanando provvedimento, per cui mal si comprenderebbero le
ragioni di un differimento della decorrenza anche delle altre ipotesi.
Peraltro potrebbe verificarsi che
nelle more, le commissioni tributarie
assumano comportamenti difformi.
Ove il giudice opti per l’interpreta-
zione fornita dall’agenzia delle Entrate, secondo la quale in assenza di decreto la nuova norma è del tutto inapplicabile, il contribuente o l’impresa
non potrà ottenere le somme a causa
del ritardo nell’emanazione del provvedimento ministeriale, con tutte le
conseguenze che potrebbero derivarne soprattutto in questo periodo di
alla norma una lettura costituzionalmente orientata e ritenere che la
provvisoria esecutività delle sentenze, già chiaramente imposta dalla
legge delega, debba senz’altro già ritenersi pienamente operante in tutti
quei casi in cui il giudice non intenda
(oppure non possa ovvero non voglia) imporre alcuna garanzia a carico
Anche alla fase di adesione all’accertamento
si applicano le regole processuali relative
alla sospensione dei termini feriali
particolare crisi finanziaria.
Nella diversa ipotesi in cui il giudice
tributario ritenga già applicabile la
nuova norma, poiché il decreto del
Mef riguarderà solo ed esclusivamente le caratteristiche che dovranno avere le garanzie, la sentenza favorevole
al contribuente dovrebbe essere immediatamente esecutiva.
In tal senso si sono espresse:
1 la Ctp di Venezia (sentenza
316/13/2016), la quale ha escluso la
necessità di garantire le somme poiché la ricorrente era stata ritenuta solvibile, attesa la patrimonializzazione
del gruppo cui faceva parte;
1 la Ctp di Reggio Emilia (sentenza
310/01/16), secondo cui è immediatamente esecutiva la sentenza tributaria
che condanna l’amministrazione al
rimborso di somme, se il giudice non
ritiene necessario la prestazione della
garanzia da parte del contribuente;
1 la Ctr di Milano (sentenza
6725/27/16) per la quale occorre dare
della parte privata.
Firma da autenticare
È stato modificato l’articolo 63 del Dpr
600/73, estendendo ai «professionisti di cui alla norma Uni 11511 certificati e qualificati ai sensi della legge 14
gennaio 2013, n. 4», ossia i tributaristi,
la possibilità di autenticare da sé la
procura speciale conferita dai contribuenti per la rappresentanza dinanzi
agli uffici finanziari.
Si tratta, ad esempio, dell’assistenza
in sede di verifica, di un’istruttoria avviata con specifico questionario o anche della fase di accertamento con
Rimane comunque escluso il patrocinio dinanzi alla commissione tributaria, con la conseguenza che in tale
sede occorrerà farsi rappresentare da
un difensore con i requisiti di cui all’articolo 12 del Dlgs 546/92.
fiscale e gestionale
celte diverse tra Europa e
Italia per la gestione dell’Iva negli scambi interni e
internazionali. Mentre le
autorità di Bruxelles giocano con gli Stati membri la carta delle
flessibilità, rafforzano il principio di
destinazione negli scambi intracomunitari e rendono più semplici gli adempimenti per la gestione dell’e-commerce, il legislatore nazionale privilegia
ancora - per ragioni di gettito e per
combattere in modo efficace la frode scelte più prudenti e garantiste, con
qualche apertura nei confronti dei
gruppi d’impresa.
La Commissione europea, dopo aver
pubblicato ad aprile del 2016 un nuovo
DEPOSITI, GRUPPI E NOTE DI VARIAZIONE
piano di azione Iva, alla fine dello stesso anno ha presentato tre proposte di
direttiva che si propongono di modernizzare l’imposta, di adattarla al nuovo mercato globale e di venire incontro
alle esigenze rappresentate da alcuni
Stati. Il piano di azione si muove secondo tre direttive principali:
e lotta alle frodi: La Commissione
propone di mettere in atto un sistema dell’Iva definitivo, in cui, per le
operazioni transfrontaliere tra operatori economici (B2B), l’Iva verrebbe incassata dal Paese cedente secondo le aliquote del Paese d’acquisto, sulla base del principio di tassazione a destinazione;
r aliquote ridotte Iva: la Commissione intende dare più libertà agli
Stati membri nella fissazione di tali
aliquote;
t e-commerce: la Commissione propone di introdurre delle semplificazioni nelle vendite a distanza di beni e
In questa logica la Commissione il
1°dicembre del 2016 ha presentato un
pacchetto di misure in materia di ecommerce ed e-book.
Per quanto riguarda l’e-commerce le
proposte (documenti Com (2016) 755,
756, 757 e 758 ) prevedono tra il 2018 e
il 2021 un’estensione del Moss (Mini
one shop stop) alla vendita online di
beni materiali a consumatori finali
(B2C) da parte di operatori Ue ed extraUe; una semplificazione degli obblighi
di identificazione per le Pmi e per le
start up con controlli diretti nel Paese
d’origine; eliminazione della franchigia Iva per l’importazione di beni di va-
1. I PROGETTI IVA DELL’UNIONE EUROPEA
ridotte Iva
tassazione a
nella fissazione
online di beni
della franchigia
doganale per
lore non superiore a 22 euro; la previsione di nuove regole di monitoraggio
delle specifiche operazioni con introduzione di obblighi di scambio di informazioni tra Stati membri; l’individuazione di regole semplificazione relativamente alla prova della localizzazione del consumatore finale.
Per quanto riguarda gli e-book la
proposta prevede la possibilità per gli
Stati membri di introdurre un’aliquota ridotta per libri, giornali , periodici e
altre pubblicazioni venduti per via
elettronica. La proposta vuole risolvere, tra l’altro, la posizione di contrasto
in cui versa attualmente la legislazione
italiana in materia.
Inoltre, il 21 dicembre 2016 la Commissione ha presentato una proposta
di direttiva che consente in via transi-
toria (fino a giugno del 2022) la possibilità agli Stati di introdurre un meccanismo generalizzato di reverse charge
per tutte le transazioni superiori a
10mila euro per fattura. L’opzione è
sottoposta a rigide condizioni.
Le misure nazionali
Per il 2017 il decreto di fine anno (Dl
193/2016) e la legge di bilancio (legge
232/2016) hanno introdotto sostanziali modifiche al sistema Iva nazionale. In particolare tali modifiche ri-
che nell’omologazione delle procedure concorsuali.
1 il gruppo Iva: per la prima volta e
con decorrenza dal 2018 viene introdotto nel nostro sistema il regime
del gruppo Iva che si pone in alternativa per la gestione del credito all’interno dei gruppi d’impresa al consolidato Iva;
1 le nuove aliquote: vengono estese
le materie soggette all’aliquota ridotta
del 5 per cento;
1 un’altra novità è la revisione, in applicazione
Le nuove regole sono particolarmente favorevoli
quando si susseguono più transazioni interne
o quando la merce è destinata oltrefrontiera
1 la gestione dei depositi Iva (articolo 50-bis del Dl 331/93): le modifiche
consistono nell’allargamento delle
operazioni interne ammesse al particolare regime sospensivo e la previsione di uno specifico meccanismo di riscossione dell’imposta al momento
dell’estrazione dei beni dal deposito;
1 le note di variazione Iva(articolo
Iva (articolo 26
del Dpr 633/72): per questa regola la
legge di bilancio prevede la cancellazione della riforma prevista dal 1° gennaio 2017 dalla legge di stabilità del
2016 con effetti negativi sui creditori di
1 falcidia Iva e procedure concorsuali: la legislazione Iva si adegua alla
Corte di Giustizia e ammette la falcidia
dell'Iva a determinate condizioni an-
1042/2013/Ue, delle regole di localizzazione dell’imposta per le prestazioni di servizi relative a beni immobili.
Infine, per gli esportatori abituali dal
1° marzo 2017 cambiano i modelli delle
dichiarazioni d’intento che impongono una previsione più attenta dell’utilizzo del plafond.
La riforma dei depositi Iva, contenuta
nel Dl 193/2016, determina delle sostanziali modifiche al trattamento fiscale e gestionale delle merci nel momento della loro introduzione e della
loro estrazione dal deposito stesso. Le
nuove regole entreranno in vigore dal
In riferimento all’introduzione in un
deposito Iva le nuove disposizioni perseguono l’obiettivo positivo di allargare la sua operatività a tutte le cessioni di beni anche aventi a oggetto beni
nazionali. In virtù delle novità, l’introduzione dei beni all’interno del deposito Iva viene ora estesa a ogni tipologia di transazione. Questa sostituzione determina un ampliamento delle
operazioni che possono essere ammesse al regime sospensivo creando
delle nuove opportunità di utilizzo del
deposito Iva per tutte le operazioni interne, specialmente quando le merci
sono oggetto di più transazioni ovvero
sono dirette a essere esportate o cedute in un altro Stato membro. Certamente, l’impulso che nasce della norma è di superare lo schema di utilizzo
del deposito Iva per non pagare l’Iva in
dogana, a favore di un utilizzo dello
strumento per attenuare il carico dell’imposta nelle operazioni interne.
Il provvedimento di fine anno è intervenuto sulle procedure e gli adempimenti previsti per l’estrazione dei
beni dal deposito con utilizzazione degli stessi in Italia. In particolare, il comma 6 dell’articolo 50-bis, integralmente riscritto, prevede modalità differenti di assolvimento dell’imposta a
seconda della tipologia di beni oggetto
Per l’estrazione dei beni che sono
stati introdotti nel deposito Iva a seguito di un acquisto intracomunitario,
l’operazione di estrazione che chiude
il precedente acquisto intracomunitario viene realizzata dal soggetto che
procede all’estrazione mediante assolvimento dell’imposta, provveden-
2. I DEPOSITI IVA
dei beni al regime
del deposito Iva
del bene in Italia
Immissione in libera
pratica: autofattura
Cessioni di beni nazionali
Cessioni interne:
pagamento diretto con F24
Decorrenza nuove regole Æ 1 aprile 2017
do all’integrazione della fattura relativa all’acquisto intracomunitario, con
l’indicazione dei servizi resi e dell’imposta. La fattura va poi annotata per la
variazione in aumento nel registro
delle fatture emesse entro 15 giorni
dalla data di estrazione, con riferimento a quest’ultima, e nel registro
delle fatture ricevute entro il mese successivo a quello di estrazione.
In caso di estrazione di beni provenienti da paesi terzi e precedentemente immessi in libera pratica e introdotti
nel deposito Iva, l’imposta è dovuta dal
soggetto che procede all’estrazione
mediante autofattura, previa prestazione di idonea garanzia, con i contenuti e con le modalità definite con decreto del ministro dell’Economia.
Questo soggetto, inoltre, è tenuto a co-
municare al gestore del deposito Iva i
dati relativi alla liquidazione dell’imposta, anche ai fini dello svincolo della
garanzia ivi prevista.
In tutti gli altri casi, l’imposta è parimenti dovuta dal soggetto che procede all’estrazione, ma è versata in nome e per conto di tale soggetto dal gestore del deposito che, peraltro, è solidalmente responsabile dell’imposta
stessa. In questi casi il pagamento dell’imposta deve avvenire entro il 16 del
mese successivo a quello di estrazione, attraverso un versamento diretto
procede all’estrazione dei beni dal deposito si qualifica come esportatore
abituale e intende procedere all’estrazione dei beni stessi senza il pagamento dell’imposta mediante l’utilizzo del
plafond (così come previsto dall’articolo 8, comma 1, lettera c) del Dpr
633/1972) è tenuto a trasmettere la dichiarazione d’intento all’agenzia delle
Entrate che rilascia una ricevuta telematica, secondo le modalità ordinariamente previste per l’acquisto da
fornitori nazionali.
A decorrere dalle operazioni di ac-
Eliminata la norma dettata dalla manovra 2016,
le note di variazione potranno essere emesse
solo al termine delle procedure concorsuali
con il modello F24, con divieto di avvalersi della compensazione “orizzontale” prevista dall’articolo 17 del
Dlgs 241/97.
Attenzione che questa forma di pagamento è dovuta (in modo transitorio) anche per l’estrazione dei beni
precedentemente immessi in libera
pratica e introdotti nel deposito Iva
fintanto che non è emanato il decreto
che disciplina la relativa garanzia.
Ulteriore eccezione al pagamento
diretto è stata fissata per coloro che,
avendo lo “status” di esportatori abituali, possono scegliere di procedere
all’estrazione dei beni dal deposito Iva
mediante l’utilizzo del plafond.
Nella nuova formulazione del comma 6 dell’articolo 50-bis del Dl 331/93,
infatti, si legge che se, il soggetto che
quisto effettuate dal 1° marzo 2017 gli
esportatori abituali devono utilizzare i
nuovi modelli di lettere d’intento approvati con il provvedimento del direttore dell’Agenzia del 2 dicembre
2016. Le modalità di presentazione sono state chiarite con la risoluzione n.
120/E del 22 dicembre 2016: l’esportatore che ha inviato una lettera d’intento con il vecchio modello indicando, in
luogo dell’ammontare delle operazioni da effettuare senza imposta, un periodo di riferimento, dovrà provvedere per le operazioni successive al 1°
marzo a reinviare una lettera d’intento
al suo fornitore con il nuovo modello.
Per le rettifiche Iva la legge di bilancio
(articolo 1, comma 567) abroga, in parte, la riforma introdotta con la legge di
Stabilità del 2016. In particolare, per i
casi di mancato pagamento da parte
del debitore assoggettato a una procedura concorsuale il creditore potrà
emettere una nota di credito Iva solo
nel momento in cui tali procedure si siano concluse infruttuosamente e non
come era previsto dalla riforma dall’inizio delle stesse procedure.
Eliminata questa novità, per determinare il momento in cui è possibile
emettere la nota di variazione, si deve
ritornare a guardare i precedenti interventi di prassi (circolari 77/E/2000
e 31/E/2014). Tale momento coinciderebbe, pertanto, per il fallimento,
con l’esito del piano di ripartizione finale, se esistente (oppure con il termine per la presentazione delle osservazioni al piano di riparto); per il concordato preventivo, con il decreto di omologazione e il rispetto a cura del
debitore degli obblighi ivi assunti; per
con l’approvazione del piano di riparto; per l’accordo di ristrutturazione dei
debiti ex articolo 182-bis Rd 267/1942,
dal momento successivo alla certezza
della falcidia del credito; infine, sembrerebbe che non sia possibile emettere una nota di variazione in diminuzione per mancato pagamento dovuto
ad amministrazione straordinaria
delle grandi imprese in crisi, ritornando, nel silenzio della legge, all’interpretazione dell’amministrazione finanziaria.
Un altro intervento in peius del legislatore proponente, questa volta per la
3. LE NOTE DI VARIAZIONE
Emissione delle nota di credito al termine delle procedure concorsuali
Esito del piano
della falcidia
procedura, è l’equiparazione tra cessionario/committente in bonis e la
procedura concorsuale: in entrambi i
casi, infatti, laddove tale soggetto abbia già registrato l’operazione a credito nel registro di cui all’articolo 25 del
Dpr 633/72, dovrà registrare la variazione a debito nei registri delle fatture
di vendita (articolo 23) ovvero dei corrispettivi (articolo 24). In senso contrario, invece, se fosse rimasto invariato l’articolo 26, comma 5, secondo
periodo, l’organo della procedura nel
ricevere la nota di accredito non avrebbe dovuto annotarla con il segno meno
nel registro degli acquisti, ciò comportando che, mentre il cedente/ prestatore avrebbe recuperato l’Iva corrispondente al corrispettivo non riscosso, la procedura non avrebbe dovuto
4. PROCEDURE E FALCIDIA IVA
Concordato preventivo e accordo di ristrutturazione del debito
tributari e contributivi
Articolo 182 -ter
Estinzione dei giudizi
tributari in corso
specularmente rendersi debitrice dell’Iva e di conseguenza dell’imposta se
ne sarebbe fatta carico l’Erario.
La legge di bilancio 2017 ha modificato
il dettato dell’articolo 182-ter della legge fallimentare riscrivendo le regole
che sovrintendono al trattamento dei
crediti tributari e contributivi nelle
procedure di concordato preventivo
ed accordo di ristrutturazione dei debiti. Tra l’altro, viene cancellato il limite, previsto dalla precedente versione
dell’articolo 182-ter, per il quale, riguardo all’Iva e alle ritenute operate e
non versate, la proposta poteva prevedere esclusivamente la dilazione di
La novità legislativa, in realtà, non
può dirsi inaspettata in quanto anticipata dalla decisione della Corte di giustizia Ue nella causa C-546/14 (sentenza Degano). In tale occasione i giudici hanno affermato come non vi sia
alcun ostacolo nel diritto Ue a una legislazione nazionale che consenta al debitore di proporre un concordato preventivo che preveda il pagamento solo
parziale del credito Iva qualora risulti
che la liquidazione fallimentare non
possa garantire un pagamento maggiore a favore del creditore, circostanza questa da accertarsi attraverso la
valutazione di un esperto indipendente. Tale decisione, però, non era in grado di sortire effetti diretti nel nostro
ordinamento proprio in ragione della
sopra richiamata espressa preclusione alla falcidia Iva contenuta nel precedente articolo 182-ter.
Con la modifica dunque, non solo
tale limite è venuto meno ma è stata
anche disciplinata per norma la condizione richiesta dalla Corte di Giustizia. Il nuovo articolo 182-ter, infatti, condiziona il pagamento parziale
dei tributi al fatto che il piano ne preveda la soddisfazione in misura non
inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione,
avuto riguardo al valore di mercato
attribuibile ai beni o ai diritti sui quali
sussiste la causa di prelazione come
indicato nella relazione di un professionista. La nuova norma fa venir meno anche il consolidamento del debito fiscale e l’estinzione dei giudizi tributari in corso.
La legge di bilancio del 2017 ha introdotto nel sistema nazionale l’istituto
del gruppo Iva. Il gruppo Iva, che entrerà in vigore dal 2018 e previa consultazione del Comitato Iva, è uno
strumento di pianificazione fiscale
che può risultare particolarmente utile ai gruppi di imprese esercenti attività esenti, quali le imprese immobiliari
e i gruppi finanziari e assicurativi.
I requisiti per la formazione di un
gruppo Iva sono enunciati al nuovo articolo 70-bis del Dpr 633/72, dove si
legge che possono riunirsi in un gruppo Iva tutti i soggetti passivi stabiliti
nel territorio dello Stato esercenti attività d’impresa, arte o professione, per i
quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo definiti al successivo articolo
70-ter del decreto Iva. Così facendo,
tali soggetti diventano un unico soggetto passivo. Un primo elemento reso
evidente dal tenore letterale della disposizione è che il gruppo Iva adottato
dal legislatore italiano è aperto ai soli
soggetti passivi che siano stabiliti in
Italia. Quindi, l’istituzione di un gruppo Iva è subordinata al soddisfacimento congiunto di un attributo soggettivo (lo status di soggetto passivo) e
territoriale (la presenza stabile sul territorio nazionale).
Il requisito territoriale implica che
per essere parte di un gruppo Iva italiano un operatore economico deve essere fisicamente presente nel territorio
nazionale. Infatti, la norma specifica
che non possono partecipare a un
5. IL GRUPPO IVA
Tutti i membri devono
Vincoli tra i membri
Stabiliti nel territorio
Decorrenza nuove regole Æ 1 gennaio 2018 previa consultazione Comitato Iva
gruppo Iva le sedi e le stabili organizzazioni situate all’estero. Questa impostazione è in linea con le raccomandazioni della Commissione Ue che ha
sempre insistito per il contenimento
degli effetti del gruppo Iva entro i confini dello Stato membro di implementazione del gruppo.
Un ulteriore elemento richiesto per
l’instaurazione di un gruppo Iva dalla
norma nazionale è la presenza fra i
membri del medesimo di vincoli di carattere finanziario, economico e organizzativo.
Il legislatore domestico ha specificato che tali vincoli devono sussistere
congiuntamente, così conformandosi
alla impostazione voluta a livello comunitario.
Quanto al contenuto dei vincoli, il le-
gislatore rinvia a disposizioni del Codice civile. Tali disposizioni sono da
applicare tenendo conto delle presunzioni sulla sussistenza del vincolo che
la nuova normativa Iva ha adottato per
dare maggiore certezza alla applicazione dell’istituto del gruppo Iva. Per
dimostrare l’insussistenza del vincolo
economico o di quello organizzativo, è
necessario presentare all’agenzia delle Entrate un interpello.
Sul piano degli effetti del gruppo
Iva, in linea con i principi comunitari,
la norma italiana specifica che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi
effettuate da un soggetto partecipante a un gruppo Iva nei confronti di un
Il nuovo istituto del gruppo Iva non
abroga né sostituisce il consolidato Iva
già attivo nel sistema nazionale (articolo 73 del Dpr 633/72). I due istituti
sono alternativi.
Dal 1° gennaio 2017 le regole nazionali
per il trattamento Iva delle prestazioni
di servizi su beni immobili devono
adeguarsi ai nuovi principi individuati
a livello unionale dal regolamento
1042/2013. Il provvedimento comunitario, integrando il regolamento
282/2011/Ue, modifica alcune posizioni dell’agenzia delle Entrate.
Nella categoria «immobiliare» rientrano
anche i servizi legali riguardanti le cessioni
e le elaborazioni di planimetrie per un fabbricato
altro soggetto partecipante allo stesso gruppo Iva non sono considerate
cessioni di beni e prestazioni di servizi. È inoltre stabilito che le cessioni di
beni e le prestazioni di servizi effettuate da un soggetto partecipante a
un gruppo Iva nei confronti di un soggetto che non ne fa parte si considerano effettuate dal gruppo Iva, così come quelle ricevute da un terzo si considerano effettuate nei confronti del
gruppo. Quale naturale corollario, è
previsto che gli obblighi e i diritti derivanti dall’applicazione dell’imposta fanno capo al gruppo. La durata
del gruppo Iva è triennale a rinnovo
Il primo elemento importante con
cui il contribuente italiano deve fare i
conti è la nuova nozione di bene immobile. Il regolamento ricomprende:
1 una parte specifica del suolo, in superficie o nel sottosuolo, su cui sia possibile costituire diritti di proprietà e il
1 qualsiasi fabbricato o edificio eretto
sul suolo o a esso incorporato, sopra o
sotto il livello del mare, che non sia
agevolmente smontabile né agevolmente rimuovibile;
1 qualsiasi elemento che sia stato installato e formi parte integrante di un
fabbricato o di un edificio e in mancanza del quale il fabbricato o l’edificio ri-
sulti incompleto, quali porte, finestre,
tetti, scale e ascensori;
1 qualsiasi elemento, apparecchio o
congegno installato in modo permanente in un fabbricato o in un edificio
che non possa essere rimosso senza
distruggere o alterare il fabbricato o
Il regolamento, inoltre, ha carattere
innovativo rispetto alla definizione
nazionale per l’inclusione fra i beni
immobili di quegli elementi architettonici “complementari” (quali, in particolare, porte, finestre, ascensori e
affini). Questo fa sì che ogni intervento (manutenzione, sostituzione e riparazione) realizzato su questi beni
costituisca un servizio relativo a un
bene immobile e, in quanto tale, sia
territorialmente rilevante nel luogo
in cui sorge l’immobile.
Il regolamento prevede, poi, una
dettagliata elencazione dei servizi riconducibili (o meno) alla categoria immobiliare. In particolare, include fra le
prestazioni immobiliari anche i servizi
legali riguardanti la cessione o il trasferimento di proprietà di immobili e
ciò anche se l’operazione non vada a
Vanno considerati di natura immobiliare, inoltre, l’elaborazione di planimetrie per un fabbricato destinato a
un particolare lotto di terreno, a prescindere dal fatto che lo stesso sia costruito; il rilevamento e la valutazione
del rischio e dell’integrità di beni immobili, nonché le opere agricole (quali
il dissodamento, la semina, l’irrigazione e la concimazione), i servizi di pulizia e di sorveglianza. Il regolamento
6. LE PRESTAZIONI RELATIVE AGLI IMMOBILI
in superficie o
Del rischio e
definisce la qualificazione delle prestazioni di deposito, collegando tale
qualificazione alle caratteristiche del
contratto sottostante, per cui il deposito integra una prestazione relativa
agli immobili solo laddove sia prevista
l’attribuzione di una parte dell’edificio
a uso esclusivo del depositante.
Le nuove aliquote ridotte
La legge di bilancio estende ulteriormente i servizi tassati con l’aliquota
del 5% alle prestazioni di trasporto urbano di persone effettuate mediante
mezzi di trasporto abilitati a eseguire
servizi di trasporto marittimo, lacuale,
fluviale e lagunare. Questi servizi fino
al 2016 erano esenti.
con il rebus esoneri
alla fattura
si affianca l’obbligo
al fisco i dati
di «tutte le fatture»
e il nuovo invio
aggiunto è caratterizzata dalla simmetria
tra imposta dovuta
dal fornitore e imposta detraibile per il cliente soggetto
passivo di imposta. Trattandosi di
contribuenti diversi e particolarmente numerosi (in Italia si aprono
mezzo milione di partite Iva all’anno,
anche se molte si chiudono dopo poco tempo) il rischio della rottura di
questa simmetria è particolarmente
elevato. In particolare non vi è la certezza che chi emette la fattura si renda debitore del relativo tributo e ne
esegua il versamento, al netto dell’imposta per lui detraibile, così come
chi riceve la fattura può essere tentato di moltiplicarne l’effetto di detrazione, sia registrando più volte il do-
LE COMUNICAZIONI E LA FATTURA ELETTRONICA
cumento del fornitore sia alterandolo con le ormai diffuse tecniche di
scannerizzazione, così che una fattura con 100 di Iva detraibile acquisisce
questo dato per 1.000.
Sin dall’introduzione dell’Iva in Italia, avvenuta il 1° gennaio del 1973, il
rischio sopra evidenziato era ben presente, tanto che già il testo iniziale del
Dpr 633/72 prevedeva la compilazione di elenchi clienti, la cui elaborazione avrebbe consentito di verificare la
simmetria nella detrazione per i destinatari delle fatture. In un contesto
di informatizzazione nulla o quasi
questi elenchi non furono mai utilizzati, nonostante la propaganda ufficiale che incuteva nei contribuenti il
sentimento di essere attentamente
Sarebbe troppo lungo ricordare l’alternanza tra introduzione e soppressione degli elenchi, sino all’articolo
37, comma 8 del Dl 4 luglio 2006, n.
223 (noto come decreto Visco-Bersani) che prescrive la compilazione degli
elenchi clienti e fornitori «in attesa
dell’introduzione della normativa
sulla fatturazione informatica». Questo incipit della norma ci aiuta a capire
perché dobbiamo continuare a compilare gli elenchi e quando usciremo
da questo obbligo.
Perché la norma del 2006 qualificava
la fattura come informatica e non elettronica? Con il primo termine si intendeva individuare un file a contenuto
rigido e predeterminato (come quello
1. LA SIMMETRIA TRA IVA DOVUTA E IVA DETRAIBILE
la correlazione?
Si rende debitore
Se esercita attività
di impresa o lavoro
autonomo porta
l’imposta addebitata
l’incrocio tra
l’imposta dovuta dal
fornitore e quella
registrata dal cliente
denominato Xml - eXtensible Markup
Language), mentre la nozione di fattura elettronica poteva riferirsi anche a
quelle prodotte in formato Pdf e trasmesse al cliente via email o messe a
disposizione nel sito del fornitore.
La fattura elettronica è espressamente prevista come modalità di assolvimento di questo obbligo dalla direttiva comunitaria, ed è pertanto ripresa al secondo periodo del comma 1
dell’articolo 21 legge Iva, in base al
quale per fattura elettronica si intende
quella emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico, ponendo la
condizione che il ricorso alla fattura
elettronica è subordinato all’accettazione da parte del destinatario. Questo vincolo vale per qualsiasi formato,
anche se il download di un Pdf è alla
Dlgs 127
Ai nostri effetti
rilevano soltanto le
su un tracciato
standardizzato, nato
per la Pa e adattato
(data certa e
immodificabilità)
Incentivazione fattura
Ricezione in formato
Funzionalità messe a
disposizione dall’AdE
portata di chiunque disponga di un
personal computer (altrettanto dicasi
per la generazione di un Pdf), mentre
la possibilità di emettere ricevere fatture in formato Xml richiede strumenti che non sono attualmente alla
portata della maggior parte dei titolari
D’ora in poi utilizzeremo il termine
“fattura elettronica” unicamente per
quelle in formato Xml, che devono
1 emesse con firma elettronica, per
avere la data certa e conseguire l’inalterabilità da parte del destinatario;
1 trasmesse su un sistema di interscambio;
1 ricevute in formato elettronico;
1 archiviate in modalità elettronica.
La fattura elettronica è attualmente
un obbligo per le cessioni di beni e le
prestazioni di servizi alle pubbliche
amministrazioni, attraverso il sistema di interscambio dell’amministrazione finanziaria. Questo adempimento nasce non solo e non tanto per
controllare i fornitori della pubblica
amministrazione, quanto per controllare che gli enti contabilizzino correttamente i propri impegni di spesa.
In precedenza l’ente che rischiava di
sforare i limiti di spesa rinviava la rilevazione delle fatture dei fornitori a un
successivo esercizio finanziario.
Per poter emettere queste fatture,
condizione essenziale anche per essere pagati, i fornitori che non sono in
grado di provvedere direttamente si
appoggiano a provider specializzati,
che trasformano i file delle fatture
“tradizionali” in fatture elettroniche,
le sottoscrivono, trasmettono e archiviano. Questi servizi conto terzi,
anche canalizzati per il tramite degli
studi professionali, presentano un
costo del tutto ragionevole anche per
chi emette poche fatture nei confronti degli enti.
Uno sguardo all’Europa: la fattura
elettronica per le forniture alla pubblica amministrazione diventerà lo
standard solo dal 27 novembre 2018,
per effetto della direttiva 2014/55/Ue.
È la conferma che il nostro Paese è sicuramente tra i più avanzati nell’informatizzazione.
Per incentivare l’utilizzo delle fatture elettroniche con i clienti privati, è
stato adottato il Dlgs 5 agosto 2015, n.
127 in base al quale l’amministrazione
finanziaria genera, trasmette e con-
serva le fatture elettroniche, sia verso
la Pa sia verso i clienti privati. L’accesso al servizio avviene nel sito internet
dell’agenzia delle Entrate attraverso
un banner «Fattura elettronica-Corrispettivi elettronici», ovviamente riservato agli utenti registrati. Nella pagina principale di questa sezione un
ulteriore banner consente di ottenere
informazioni e assistenza online.
Anche per chi si avvale di provider
privati, il sito fatturapa.gov.itt segnala
che il formato FatturaPa, utilizzato
per la formazione e trasmissione delle
fatture elettroniche verso le pubbliche amministrazioni, è stato adeguato per permettere anche la fatturazione elettronica tra privati, a partire dal
Arriveremo a un obbligo generalizzato della fattura elettronica nei rapporti B2B? Sicuramente, ma non in
tempi brevi. Si tratterebbe infatti di
una forzatura rispetto alla direttiva,
anche se questo auspicio è sempre
ben presente anche nei programmi
Concludiamo questo punto relativo
alla fatturazione elettronica per segnalare che dal 1° gennaio 2018 la fattura elettronica sarà obbligatoria per
lo sgravio dell’Iva nelle vendite a turisti extraUe (articolo 38-quater Dpr
633/72), ma utilizzando una specifica
procedura denominata «Otello», sigla
di Online Tax refund at Exit: Light Lane Optimization, creato dall’agenzia
delle Dogane in occasione di Expo Milano 2015 allo scopo di digitalizzare il
processo per ottenere il visto doganale da apporre sulla fattura.
3. GLI ADEMPIMENTI OPZIONALI
Dati di tutte le fatture
emesse e ricevute e dei
Registratori di cassa, con
obbligo di rilascio dello
scontrino «parlante»
(denominato «documento
commerciale»), se non
viene emessa la fattura
Le trasmissioni opzionali
Il sopra ricordato decreto di incentivazione intende agevolare la scelta
per la trasmissione telematica tra privati mediante la concessione di una
serie di agevolazioni. L’articolo 3 del
Dlgs 127 - così come farà il Dl 193 - considera di natura agevolativa il mero
assorbimento di alcuni elenchi, la cui
ragione di esistere non c’è più in quanto le informazioni che contenevano
sono già presenti nelle trasmissioni
1 lo spesometro annuale;
1 la comunicazione dei dati relativi ai
contratti di leasing e di noleggio;
1 la comunicazione relativa agli
acquisti in reverse charge da San
4. I VANTAGGI PER CHI OPTA
Entro tre mesi dalla
anche in assenza delle
condizioni ordinariamente
Sono ridotti di due anni
(termine ordinario il 31
dicembre del quinto anno
dichiarazione), se incassi e
pagamenti sono tracciabili
Un discorso a parte, sia nell’opzione
che nell’obbligo, riguarda la soppressione dei modelli Intrastat acquisti,
sia per i beni che per i servizi. La direttiva non ne ha mai prescritto la compilazione, riservata solo agli elenchi delle operazioni attive. Con l’occasione
sarebbe bene ispirarci ai modelli dei
principali Stati europei, nei quali la
stima della mancanza di gettito Iva è
decisamente inferiore alla nostra, e
che ritengono sufficiente indicare la
partita Iva del cliente attribuita in altro
Stato Ue e l’importo fatturato, senza
Le trasmissioni opzionali sono due:
e la prima riguarda i dati di tutte le
fatture emesse e ricevute;
rla seconda ha per oggetto il collegamento telematico all’agenzia delle
Entrate dei registratori di cassa, sostitutivo della tenuta del registro dei corrispettivi.
Entrambi gli adempimenti hanno
formato oggetto di un distinto provvedimento dell’Agenzia in data 28 ottobre 2016, con l’individuazione delle
relative specifiche tecniche. Il provvedimento del 1° dicembre 2016 ha fissato il primo termine per l’opzione al 31
marzo 2017, anziché al 31 dicembre
2016, tenendo conto che si tratta di un
nuovo adempimento, che deve essere
attentamente valutato, in quanto la
scelta del contribuente è irrevocabile
Il provvedimento del 1° dicembre
contiene l’affermazione secondo cui
«tali elementi - cioè i dati da trasmettere - hanno certamente una correlazione con gli usuali processi contabili
e amministrativi dei contribuenti e
dei loro intermediari». Si tratta di
un’affermazione che deve essere verificata sul campo dei milioni di partite
Iva, non necessariamente informatizzate come le imprese di più rilevante
dimensione. Tanto più che gli studi
professionali solo in via eccezionale
provvedono a generare le fatture attive dei loro clienti, cosa che consentirebbe di ottenere in via automatica e
contestuale i dati per la trasmissione
All’alba dell’anno nuovo è però subentrata un’ulteriore condizione per
la trasmissione telematica dei corrispettivi: il Dm 7 dicembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303
del 29 dicembre 2016, che con effetto
dal 1° gennaio 2017 (e i 60 giorni previ-
sti dallo statuto del contribuente?)
prescrive per questa opzione l’obbligo
di rilascio di uno “scontrino parlante”,
denominato dal decreto «documento
commerciale», da consegnare al
cliente quando non viene emessa la
fattura. Rispetto ai normali scontrini è
richiesta infatti la descrizione dei beni
ceduti e dei servizi resi, con la consueta deroga per i medicinali ove si indica
il codice di autorizzazione all’immissione in commercio (Aic).
Il decreto contiene alcune precisazioni sostanzialmente già in atto
per gli scontrini parlanti: utilizzabilità ai fini dei diritti di garanzia, validità ai fini fiscali per il cliente individuato con il codice fiscale o la partita
Iva per la deduzione delle spese nell’attività di impresa o di lavoro autonomo, nonché per le deduzioni o detrazioni fiscali dei privati. Il documento rileva anche ai fini dell’emissione delle fatture differite, ma non
per detrarre l’Iva.
Il conseguimento degli ulteriori significativi benefici richiede l’opzione
sia per le fatture che per i corrispettivi,
nel caso in cui il contribuente abbia
entrambe le modalità di rilevazione
dei componenti attivi. Ricordiamo
che la possibilità di non emettere le
fatture, se non richieste dal cliente, è
prevista dall’articolo 22 della legge
Iva, che però esclude da questa facoltà
i professionisti che hanno rapporti
I vantaggi conseguenti all’opzione
e l’esecuzione dei rimborsi Iva entro
tre mesi dalla presentazione della di-
5. GLI ADEMPIMENTI OBBLIGATORI
dei corrispettivi e
dei dati di tutte le fatture
dei dati delle liquidazioni
chiarazione annuale, anche in assenza degli altri requisiti (prevalenza
di operazioni non imponibili, aliquota in vendita minore che in acquisto, eccetera);
rla riduzione di due anni del termine
di accertamento, subordinata all’ulteriore condizione della tracciabilità dei
pagamenti e degli incassi, secondo
modalità che saranno stabilite con decreto ministeriale.
Gli invii obbligatori
Il Dlgs 127 non si occupa solo di opzioni e relative agevolazioni, ma introduce con effetto dal 1° aprile 2017 l’obbligo di memorizzazione elettronica e
trasmissione telematica dei dati dei
corrispettivi delle cessioni di beni e
6. GLI ESONERI DALL’ELENCO FATTURE
Unico previsto
dal Dl 193/2016
Gli esoneri scomparsi
(Iva, 34.6)
Pagamenti dei privati con carte di debito/credito
é più Iva
Operazioni al dettaglio sino a 3.000 é più
Fatture passive delle utilities
(luce, gas, telefono)
Operazioni trasmesse al sistema tessera sanitaria
Registrazione riepilogativa sino
é per fattura
a 300 é per
delle prestazioni di servizi effettuate
tramite distributori automatici. Anche questo adempimento aveva formato oggetto nel tempo di norme che
ne prevedevano l’istituzione, poi la
soppressione e quindi la reintroduzione. Il parco di queste macchine è rilevante e con tecnicità differenziate, e
pertanto la norma di legge dispone
che l’Agenzia deve individuare soluzioni che consentano di non incidere
sull’attuale funzionamento degli apparecchi distributori e garantiscano,
nel rispetto dei normali tempi di obsolescenza e rinnovo degli stessi, la sicurezza e l’inalterabilità dei dati dei corrispettivi acquisiti dagli operatori.
L’amministrazione ha adottato inizialmente un provvedimento in data
30 giugno 2016, da attualizzare in
funzione della nuova data di decorrenza di questo obbligo, inizialmente
fissata al 1° gennaio 2017.
L’attuazione di questo obbligo ha richiesto il censimento di tutte le apparecchiature: quelle notificate all’Agenzia sono riconoscibili mediante
un QrCode, la cui mancanza può essere segnalata dagli utenti all’amministrazione finanziaria. La trasmissione
degli incassi, ove non gestita direttamente dalla macchina, viene effettuata mediante un dispositivo mobile
censito dall’agenzia delle Entrate.
Dopo il richiamo a questo obbligo
settoriale, arriviamo a quello generalizzato per qualsiasi titolare di partita
Iva, cioè alla trasmissione telematica
dei dati di tutte le fatture emesse nel
periodo di riferimento e di quelle ricevute e registrate ai sensi dell’articolo
25 legge Iva. Le fatture di acquisto rilevano infatti solo a far tempo dalla loro
registrazione, condizione per poter
esercitare il diritto di detrazione in sede di liquidazione, come stabilito dal
Dpr 23 marzo 1998, n. 100. La disposizione puntualizza che l’obbligo si riferisce anche alle bollette doganali e alle
sono individuati per legge nel loro
contenuto minimo («i dati comprendono almeno» - a cosa serve questa
norma se si possono aggiungere altre
informazioni?):
1 dati identificativi dei soggetti
“coinvolti” nelle operazioni;
1 data e numero della fattura;
1 base imponibile;
1 aliquota applicata;
1 imposta;
1 tipologia dell’operazione.
Sicuramente sarà richiesto il codice
dello Stato estero della controparte, in
quanto questa trasmissione assorbe il
famigerato elenco black list, che la
legge di conversione del Dl 193 abroga
sin dal periodo di imposta 2016. Ciò
non significa che l’informazione viene meno, perché lo spesometro per
questo ultimo anno già prevede l’indicazione dei Paesi esteri, così che
l’agenzia delle Entrate potrà “pescare” in quelli che ritiene sospetti.
A questo proposito l’elenco black
sarebbe stato di incerta predisposizione per il 2016, in quanto la norma
che ha introdotto questo obbligo l’articolo 1 del Dl 40 del 2010 - faceva
riferimento al Dm del 1999 relativo al
trasferimento all’estero delle persone fisiche (di cui non si capisce la rilevanza per un elenco avente a oggetto
solo operazioni commerciali) e a
quello del 2001 per gli Stati per i quali
si applica la disciplina Cfc (che non sono più individuati da uno specifico
decreto ministeriale ma da una serie
di conteggi che hanno un senso per i
soggetti che controllano società all’estero, ma non sicuramente per i
normali operatori che acquistano o
vendono in altri Paesi).
L’elenco delle fatture emesse e ricevute dovrà essere trasmesso per il primo semestre entro il 25 luglio 2017,
poi la frequenza diventerà trimestrale, con scadenza al 30 novembre 2017
e al 28 febbraio 2018.
Un breve accenno alla concessione
di appositi crediti di imposta, che non
7. GLI ADEMPIMENTI ELIMINATI
Informazioni confluite
nell’elenco fatture
Soppresso per le
operazioni dal 1° gennaio
2017; sia per i beni che
per i servizi (la direttiva
obbliga alla presentazione
dei soli elenchi delle
operazioni attive)
Operazioni con Paesi
black list (dal 2016)
in reverse change
cambieranno certamente la vita dei
contribuenti: questa trasmissione telematica (o quella opzionale di cui abbiamo parlato in precedenza) beneficerà di 100 euro per l’adeguamento
tecnologico. Occorre che il volume
d’affari del contribuente non superi
però 50.000 euro. Un ulteriore credito
di 50 euro, alle stesse condizioni,
compete per la trasmissione opzionale dei corrispettivi.
Dove sono gli esoneri?
La legge esclude da questo obbligo solo i produttori agricoli esonerati (articolo 34, comma 6, legge Iva), situati
nelle zone montane individuate dall’articolo 9 del Dpr 601/73. Si tratta di
un esonero da chiarire, in quanto que-
sti soggetti non emettono fatture
(compito che spetta ai loro acquirenti)
e non tengono registrazioni.
L’appesantimento dell’obbligo rispetto allo spesometro risulta evidente dal silenzio sugli esoneri sin qui
1 comma 1-bis dell’articolo 21, Dl 31
maggio 2010, n. 78, esonero dalla co-
plessivi nel caso della registrazione riepilogativa di operazioni, attive o passive, di importo inferiore a
Stando alla normativa che conosciamo al momento, sarà pertanto necessaria la trasmissione telematica
anche della fatturina per il pranzo di
lavoro da 10 euro, che viene “emessa”
Per gli studi professionali sarà impossibile
ribaltare sui clienti i costi connessi
ai nuovi obblighi di comunicazione
municazione per le operazioni nei
confronti di contribuenti non soggetti
passivi Iva quando il pagamento dei
corrispettivi avvenga mediante carte
di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari italiani;
1 esonero per le operazioni attive al
dettaglio, senza emissione di fattura,
di importo inferiore a 3.000 euro più
Iva o 3.600 Iva inclusa per le operazioni delle agenzie di viaggio (concesso annualmente con provvedimento dell’agenzia delle Entrate - ultimo provvedimento dell’agenzia
delle Entrate per il 2015, emesso il 6
aprile 2016);
1 esonero, concesso in via amministrativa, per le fatture passive relative
alle forniture delle utilities (energia
elettrica, gas, acqua, telefonia);
1 esonero, concesso per legge relativamente al 2016, per coloro che
trasmettono i dati al Sistema tessera
1 possibilità di indicare i dati com-
apponendo il timbro che il consumatore del pasto porta con sé a questo fine, a meno che l’esercizio si doti di un
registratore di cassa in grado di emettere lo scontrino parlante (che non è
una fattura e che quindi non deve essere inserito in questi elenchi, ma che
non consente la detrazione dell’Iva
per il cliente). Per non parlare delle
fatture emesse dai forfettari, che non
evidenziano nessun importo di Iva e
quindi non possono dare titolo alla
detrazione per il cliente.
L’invio per le liquidazioni
Il commento sin qui formulato pone
in evidenza una onerosità degli
adempimenti, che verranno presumibilmente affidati ai professionisti
con un corrispettivo per la prestazione che ben difficilmente potrà remunerare i maggiori costi sostenuti dallo studio.
È sicuramente un onere anche
quello con cui si conclude questa relazione, quello relativo alla trasmissione telematica delle liquidazioni
periodiche, ma si tratta di un obbligo
dichiarativo presente nella direttiva
e negli altri Paesi europei. Diciamo
che questa frequenza di comunicazione dovrebbe consentire la possibilità di chiedere immediatamente il
rimborso dell’Iva a credito, assorbendo le modalità specifiche del modello Tr e generalizzando il diritto del
I dati da trasmettere sono quelli individuati dal citato Dpr 100 del 1998,
cioè l’imposta esigibile del periodo di
riferimento (anche se la annotazione
nei registri fatture o corrispettivi non
fosse ancora avvenuta), meno quella
detraibile in funzione delle fatture di
acquisto ricevute e registrate.
La periodicità trimestrale della trasmissione è identica sia nel caso di
contribuenti mensili, che trimestrali
ordinari o trimestrali speciali (trasportatori, benzinai, subfornitori, gestori di utilities).
La scadenza è al 31 maggio, 16 settembre (giorno 18 per il 2017), 30 novembre e 28 febbraio dell’anno seguente.
controllare tempestivamente che il
contribuente esegua il versamento di
quanto liquidato a debito, ma l’obbligo sussiste anche nel caso in cui i conteggi chiudano a credito.
Come sopra accennato, questa liquidazione è una anticipazione della
dichiarazione annuale (che dal periodo di imposta 2017 andrà in scadenza
8. LIQUIDAZIONE TELEMATICA DELLE LIQUIDAZIONI
Frequenza ed esoneri
Controllare che le
liquidazioni a debito diano
luogo a un versamento
Trasmissione trimestrale entro
il secondo mese successivo,
anche per i contribuenti mensili
L’obbligo di trasmissione
le liquidazioni a credito
Esonero per chi non deve presentare
la dichiarazione annuale (esenti senza
acquisti in reverse charge, forfetari,
agricoltori esonerati, soggetti
con liquidazione Iva a mezzo Siae)
al 30 aprile anziché al 28 febbraio). Ne
consegue l’esonero dall’adempimento trimestrale per chi non deve presentare la dichiarazione: soggetti con
operazioni attive solo esenti senza
acquisti in reverse charge, contribuenti forfettari, agricoltori esonerati, soggetti con liquidazioni dell’Iva a
mezzo Siae, compresi gli enti che si
avvalgono della forfettizzazione della legge 398/91.
Questi ultimi hanno avuto un significativo vantaggio dalla legge di bilancio 2017: il relativo comma 50, modificando l’articolo 90, comma 2 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ha elevato da 250 a 400mila euro il limite dei
ricavi che possono beneficiare di questo regime agevolativo.
articoli 21, comma 1
e 38-quater
articoli 1, 2, 3
Dm 7 dicembre
Modelli e pagamenti,
nel 2017 si cambia
Dalle nuove regole
degli acconti
riscrive l’agenda
ono diverse le modifiche
varate con i provvedimenti
di fine 2016 che impatteranno sulle scadenze dichiarative 2017.
Importanti novità riguardano i versamenti a saldo e a titolo di prima rata di
acconto delle imposte sui redditi, (Irpef e Ires, addizionali e sostitutive),
dell’Irap e dei contributi previdenziali
i cui termini di scadenza sono stati
prorogati con decorrenza 1° gennaio
2017 (e quindi avendo già riguardo al
saldo 2016 e al primo acconto 2017) dal
16 al 30 giugno. La proroga si applica
anche ai versamenti dovuti dalle società di persone relativi ai periodi
d’imposta derivanti da “operazioni
CU, 730, VERSAMENTI E LE NOVITÀ DEI MODELLI
straordinarie” di cui agli articoli 5 e 5bis del Dpr 322/1998.
In pratica, quindi, poiché in presenza di operazioni straordinarie che interessano società di persone la dichiarazione deve essere presentata entro
l’ultimo giorno del nono mese successivo, il termine di versamento scade
l’ultimo giorno del decimo mese successivo a quello di efficacia dell’operazione straordinaria.
Per i soggetti Ires il termine di versamento viene spostato dal 16 all’ultimo
giorno del mese di riferimento. Per
chi, invece, approva il bilancio oltre
120 giorni il termine slitta all’ultimo
approvazione (ad esempio approvazione 4 giugno 2017 – versamento entro il 31 luglio 2017).
Resta salva la regola generale che
permette di effettuare i versamenti
entro il trentesimo giorno successivo
alla scadenza, con una maggiorazione
dello 0,40 per cento. Per i versamenti
relativi alle dichiarazioni 2017, scadendo il 30 luglio di domenica il termine slitterà a lunedì 31.
Restano invariati i termini di versamento del secondo o unica rata di acconto delle imposte che scaturiscono
dal modello Redditi 2017 o Irap (30 novembre o ultimo giorno dell’undicesimo mese del periodo d’imposta per i
soggetti “non solari”). Invariati anche i
termini e le modalità di effettuazione
da parte dei sostituti d’imposta dei
conguagli derivanti dai modelli 730.
Possono beneficiare dello slittamento al 30 giugno anche i contribuenti Iva che intendono versare il sal-
1. NUOVI TERMINI PER REDDITI, IRAP E IVA
30 giugno (non il 16) senza maggiora
r zione dello 0.4%
30 luglio (non il 16) con la maggiorazione
Ultimo giorno (non il 16) del mese
successivo a quello di scadenza di
presentazione della dichiarazione per le
operazioni straordinarie. Presentazione
entro l’ultimo giorno del nono mese
successivo, versamento entro l’ultimo
giorno del decimo mese successivo a
quello di efficacia dell’operazione
di capitali in
Ultimo giorno (non il 16) del sesto
mese successivo a quello di chiusura
fferimento 30 giorni con
maggiorazione dello 0,4%
do dell’Iva annuale, in scadenza il 16
marzo, entro il termine previsto per i
versamenti a saldo delle imposte sui
redditi. Si potrà quindi versare il saldo
Iva 2016, entro il 30 giugno 2017, pagando l’imposta con la maggiorazione
dello 0,40% per ogni mese o frazione
di mese successiva al 16 marzo.
Seguono i nuovi termini di versamento anche i contributi Inps di artigiani, commercianti e professionisti
iscritti alle relative gestioni separate
ed il diritto annuale alla Camera di
In base al contenuto delle bozze del
modello redditi Pf 2017, la nuova scadenza del 30 giugno riguarderebbe
anche gli acconti della cedolare secca,
che sembravano invece rimasti ancorati al 16 giugno.
Documento PDF Telefisco 2017.pdf
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 articolo 70
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