Source: http://juriswiki.it/provvedimenti/sentenza-tribunale-asti-138-2018-it
Timestamp: 2020-01-22 19:23:40+00:00

Document:
Tribunale di Asti Sentenza 138, 2018 | JurisWiki.it
Tribunale di Asti Sentenza 138, 2018
0010-07-18
0022-06-18
https://www.studiolegaletotolo.it/sentenza-festivita-infrasettimanali/
rappresentate e difese dall’avv.to OMISSIS per mandato in calce al ricorso ed elettivamente domiciliate presso il suo studio sito in Asti, in OMISSIS
in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli OMISSIS per mandato in calce alla copia notificata del ricorso ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultima sito in Asti, OMISSIS
Con ricorso notificato in data 11/10/2017 in epigrafe indicate evocavano in giudizio la società OMISSIS e, premesso di prestare servizio alle dipendenze della convenuta dal 25/03/2008 con mansioni di addette alle operazioni di vendita, lamentavano l’illegittimità della sanzione disciplinare di due ore di multa irrogata loro con provvedimento del 29/5/2017, in ragione dell’assenza ingiustificata dal lavoro nella giornata del 25 aprile, che chiedevano annullarsi con condanna di parte convenuta alla restituzione dell’importo di € 10,31 trattenuto sulla busta paga di luglio 2017.
Precisava in particolare che, per far fronte alla crescente domanda della clientela e ridurre le perdite di fatturato, negli ultimi anni la società aveva deliberato l’apertura al pubblico del punto vendita sito in Asti, denominato “OMISSIS”, tanto la domenica che durante le festività infrasettimanali e che, in ragione dell’esigenza di presidiare il punto vendita in tali giornate, erano stati stipulati specifici accordi individuali, con la espressa previsione di svolgimento della prestazione lavorativa in tali giornate, evidenziando che detta volontà era stata confermata anche nei successivi accordi di modifica dell’articolazione oraria, sottoscritte da entrambe le lavoratrici per espressa accettazione in data 15/11/2013, e ulteriormente ribadita in data 31/3/2017 quanto alla OMISSIS.
Premesso che le ricorrenti sono state assunte alle dipendenze della OMISSIS in qualità di addette alle operazioni di vendita e prestano in atto servizio presso l’unità locale di OMISSIS sito dall’interno del centro commerciale denominato OMISSIS, si controverte sul loro diritto ad astenersi dalla prestazione lavorativa richiesta dall’azienda nella giornata del 25 aprile 2017, volontà manifestata formalmente con comunicazione resa alla direzione del punto vendita agli inizi dello stesso mese di aprile, condotta a fronte della quale la società ha ritenuto di esercitare il potere sanzionatorio, irrogando alle predette la sanzione di un’ora di multa.
Tanto in limine premesso, occorre rammentare che sulla questione si è ripetutamente pronunciata la Suprema Corte, che, ancora di recente, ha ribadito il principio secondo cui, da una parte, la L. n. 260 del 1949, come modificata dalla L. n. 90 del 1954, relativa alle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose, riconosce al lavoratore il diritto soggettivo di astenersi dal lavoro in occasione di tali festività, dall’altra, deve escludersi che il suddetto diritto possa essere posto nel nulla dal datore di lavoro, essendo rimessa la rinunciabilità al riposo nelle festività infrasettimanali solo all’accordo tra datore di lavoro e lavoratore (cfr Cass. civ. n. 16592/2015; in termini Cass. civ. n. 27948/2017; Cass. civ. n. 16634/2005; Cass. civ. n. 4435/2004; Cass. civ. n. 9176/1997; Cass. civ. n. 5712/1986).
La Corte di Cassazione ha, peraltro, precisato che “a) la possibilità di svolgere attività lavorativa nelle festività infrasettimanali non significa che la trasformazione da giornata festiva a lavorativa possa avvenire per libera scelta del datore di lavoro; la rinunciabilità al riposo nelle festività infrasettimanali non è rimessa né alla volontà esclusiva del datore di lavoro, né a quella del lavoratore, ma al loro accordo; b) la L. n. 260 del 1949, che ha individuato le festività celebrative di ricorrenze civili e religiose con il conseguente diritto del lavoratore di astenersi dal prestare lavoro in dette festività, è completa e non consente di fare ricorso al procedimento per analogia, non occorrendo ricercare un quid comune per integrare una lacuna dell’ordinamento; in particolare, non occorre accertare se sussista una identità di ratio tra “riposo settimanale” – o “riposo coincidente con la domenica” – e “riposo infrasettimanale” al mero fine di sostenere che il “riposo per le festività ” – così come il “riposo domenicale” – non avrebbe funzione “di ristoro” bensì “di fruizione di tempo libero qualificato”, sì da tentare impropriamente di utilizzare in sede interpretativa il procedimento analogico; c) la normativa sulle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose (L. n. 260 del 1949) è stata emanata successivamente alla normativa sul riposo domenicale e settimanale (L. n. 370 del 1934) e in essa non solo non sono state estese alle festività infrasettimanali le eccezioni all’inderogabilità previste ex lege esclusivamente per il riposo domenicale, ma con successiva norma (L. n. 520 del 1952) è stato sancito che solo per “il personale di qualsiasi categoria alle dipendenze delle istituzioni sanitarie pubbliche e private” sussiste l’obbligo (“il personale per ragioni inerenti all’esercizio deve prestare servizio nelle suddette giornate”) della prestazione lavorativa durante le festività (“nel caso che l’esigenza del servizio non permetta tale riposo”) su ordine datoriale in presenza, appunto (anche in questa specifica ipotesi), di “esigenze di servizio”; d) di conseguenza appare evidente, sotto qualsivoglia profilo, che non sussiste un obbligo “generale” a carico dei lavoratori di effettuare la prestazione nei giorni destinati ex lege per la celebrazione di ricorrenze civili o religiose e sono nulle le clausole della contrattazione collettiva che prevedono tale obbligo, in quanto incidenti sul diritto dei lavoratori di astenersi dal lavoro (cui è consentito derogare per il solo lavoratore domenicale); in nessun caso una norma di un contratto collettivo può comportare il venir meno di un diritto già acquisito dal singolo lavoratore (come il diritto ad astenersi dal lavoro nelle festività infrasettimanali), non trattandosi di diritto disponibile per le organizzazioni sindacali (Cass. n. 9176/1997); e) il D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66 (in “attuazione della direttiva 93/104/CE e della direttiva 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro”) nulla aggiunge alla specifica normativa sulle festività infrasettimanali, in quanto la normativa comunitaria si riferisce espressamente al riposo settimanale ed alla possibilità che siffatto riposo (e non certo il diritto di astensione dal lavoro in occasione delle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose) possa essere calcolato in giorno diverso dalla domenica” (Cass. civ. n. 16592/2015).
Si tratta a questo punto di verificare se nella specie il predetto accordo derogatorio sia effettivamente intervenuto tra le parti e, più nello specifico, se possa reputarsi legittima la clausola inserita nell’accordo individuale, ribadita nel successivo accordo di modifica dell’orario di lavoro sottoscritto dalle ricorrenti in data 15/11/2013, alla cui stregua entrambe le istanti hanno manifestato la propria disponibilità a rendere la prestazione lavorativa “nell’ambito di due differenti articolazioni dell’orario di lavoro conformi alle esigenze di esercitare l’attività di vendita anche in occasione delle domeniche e delle festività infrasettimanali” (cfr. doc. 3 e 4 in atti di parte resistente).
Non sussistono, pertanto, ragioni plausibili che ostano alla possibilità che la rinuncia al diritto di astenersi dal lavoro nei giorni di festa infrasettimanali possa essere validamente manifestata una tantum al momento dell’assunzione o successivamente nel corso del rapporto ovvero che, specularmente, detto consenso possa essere revocato, dovendosi riconoscere un diritto di ripensamento liberamente esercitabile nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza o anche il diritto ad astenersi dalla singola prestazione per una legittima ragione.
Si aggiunga che una diversa soluzione che imponga al datore di lavoro di dover acquisire di volta in volta il consenso del lavoratore, come ipotizzato dalla Corte d’Appello di Trento, in ragione della sua natura meramente informativa, se da una parte priva la clausola di portata sostanziale, in quanto non differenzia la posizione di quanti abbiano espresso la disponibilità a lavorare durante le festività infrasettimanali da coloro che non l’abbiano esplicitata, dall’altra non considera adeguatamente le esigenze datoriali di organizzazione, specie in realtà commerciali particolarmente complesse anche in considerazione della platea dei lavoratori interessati, come quella della grande distribuzione.

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.