Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/12/accertamento-induttivo-scelta-ufficio.html
Timestamp: 2019-02-16 21:56:21+00:00

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Accertamento da effettuare: sceglie l'ufficio - Commercialista Telematico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n.18934 del 17 luglio 2018, demanda all’Ufficio il metodo di accertamento da applicare.
Infatti, “In tema di accertamento tributario, rientra nel potere dell’Amministrazione finanziaria, nell’ambito della previsione di legge, la scelta del corrispondente metodo da utilizzare, di cui il contribuente può dolersi solo se gliene derivi un pregiudizio sostanziale” (Cass. 2872/17).
Inoltre, l’Amministrazione Finanziaria è legittimata a fare ricorso ad accertamento analitico pur in contesto di inattendibilità contabile: “in tema di accertamento dei redditi di impresa ai sensi dell’art. 39 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, la ricorrenza dei presupposti per l’accertamento induttivo (anche nella ipotesi di inattendibilità dell’intera contabilità) non comporta l’obbligo dell’ufficio di avvalersi di tale metodo di accertamento, ma costituisce una mera facoltà che non preclude, pertanto, la possibilità di procedere ad una valutazione analitica dei dati comunque emergenti dalle scritture dell’imprenditore” (Cass. 12904/08).
Il giudice tributario, chiamato a valutare l’atto di accertamento emesso dall’ufficio, ha l’obbligo di verificare la sussistenza dei presupposti diversi che hanno portato l’ufficio ad adottare lo strumento analitico ovvero induttivo. Il giudice, non può, però, modificare la modalità di accertamento utilizzata.
Ancora una volta, in questo senso, si era già espressa la sentenza n. 1555 del 3 febbraio 2012 (ud 4 ottobre 2011) della Corte di Cassazione.
Sent.n.1555/2012
“in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la commissione tributaria adita per l’annullamento dell’avviso di rettifica del reddito di impresa, individuato dall’Amministrazione finanziaria con metodo analitico, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, non può procedere alla determinazione induttiva dell’utile di gestione, atteso che il giudice, investito del sindacato sulla legittimità di un accertamento tributario, può soltanto verificare la sussistenza o meno dei presupposti idonei a legittimare il potere dell’Ufficio in concreto esercitato, senza potersi ad esso sostituire nell’esercizio di un potere diverso, spettante all’amministrazione attiva, del quale vengano in ipotesi riconosciute sussistenti le condizioni: in applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, in presenza di accertamento analitico dell’Ufficio, aveva operato il cumulo dell’intero reddito e poi, con tecnica induttiva, determinato in base ad una percentuale ed in misura forfetaria i ricavi” (Cass. n. 10812 del 2010, n.2935/1996; si veda, inoltre, Cass. n. 6112 del 1999).
E successivamente, con la sentenza n. 13774 del 31 maggio 2013 (ud 8 maggio 2013) la Corte di Cassazione lascia campo libero al metodo di accertamento da utilizzare, esistendone i presupposti, rilevando le differenze esistenti fra i diversi metodi di accertamento. In apertura la Corte di Cassazione rileva che, “a fronte della dichiarazione del contribuente, l’Ufficio può rettificare in aumento l’imponibile esposto nella dichiarazione con tre metodi, quello analitico-contabile, quello extracontabile o induttivo e quello, che qui interessa, misto, analitico – induttivo. Con tale metodologia, la determinazione (o meglio, la rettifica) del reddito viene effettuata sempre nell’ambito delle risultanze della contabilità, ma con una ricostruzione induttiva di singoli elementi, attivi o passivi, di cui risulti provata aliunde l’inesattezza o la mancanza”.
Nel caso di specie, “la modalità di accertamento adottata dall’Ufficio nell’atto impositivo impugnato risulta fondata su dati desunti proprio dalle scritture aziendali, in rapporto alla…
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 sentenza 
 art. 39
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 Cass. 
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