Source: http://www.interlex.it/docdigit/regole9.htm
Timestamp: 2018-01-22 15:52:56+00:00

Document:
Le regole tecniche per la firma digitale - 9
La marca temporale per l'e-mail "raccomandata"
di Manlio Cammarata - 28.05.99
Il titolo III delle regole tecniche è dedicato ai sistemi di validazione temporale. E' un aspetto molto importante, perché la firma digitale certifica l'identità di chi ha formato o trasmesso il documento, nonché l'integrità del documento stesso, ma non offre un'indicazione sicura sul momento in cui è stato firmato. Infatti è troppo facile alterare la data e l'ora del sistema informatico usato per generare la firma, senza considerare i casi non infrequenti in cui le indicazioni temporali sono del tutto errate, per difetti del sistema o incuranza dell'utente
Quindi, ogni volta che è necessario certificare il momento in cui il documento informatico è stato formato o spedito occorre un'indicazione della data e dell'ora apposta (meglio, "associata") da un sistema "sicuro". Questa indicazione è definita dalla normativa come "marca temporale" (time stamping) che viene generata da un soggetto certificatore.
Vediamo, come al solito, le disposizioni più significative:
Art. 52 - Validazione temporale
mantenere la data e l'ora conformemente a quanto richiesto dal presente decreto;
generare la struttura di dati contenente le informazioni specificate dall'articolo 53;
Art. 53 - Informazioni contenute nella marca temporale
identificatore dell'algoritmo di hash utilizzato per generare l'impronta dell'evidenza informatica sottoposta a validazione temporale;
In sostanza, la marca temporale è una firma digitale che viene apposta a una "evidenza informatica" e contiene una serie di indicazioni, le più importanti delle quali sono la data, l'ora di generazione della marca stessa e il valore dell'impronta del documento. E' importante notare che l'evidenza informatica alla quale si applica la marca può essere costituita sia dall'intero documento, sia dal valore della sua impronta, cioè del suo "riassunto" calcolato con la "funzione di hash" (per le definizioni si veda l'articolo 1). Gli altri requisiti sono, in sostanza, gli stessi richiesti per le firme digitali. E' interessante la previsione del secondo comma dell'articolo 53, che permette di aggiungere "un identificatore dell'oggetto" al quale la marca è associata. Questo facilita le operazioni di controllo nel caso in cui la marca temporale non sia spedita o conservata insieme al documento.
Le disposizioni successive sono rivolte soprattutto agli aspetti della sicurezza, anche qui ridondanti fino all'ossessione:
Art. 54 - Chiavi di marcatura temporale
La disposizione del primo comma va letta in funzione del prevedibile schema operativo che dovrà essere adottato dal certificatore, come vedremo tra poco. Quella del secondo comma è motivata da esigenze di sicurezza, perché più alto è il numero di firme (o di marche temporali, che tecnicamente sono la stessa cosa) generato con una coppia di chiavi, maggiore è il rischio di rottura del cifrario da parte di esperti decrittatori, dotati di sistemi abbastanza potenti.
Anche la disposizione del terzo comma va vista in funzione della sicurezza: l'eventuale rottura delle chiavi di certificazione delle firme non deve compromettere i certificati della marcatura temporale, e viceversa.
Con un piccolo salto avanti andiamo a vedere come funziona la validazione temporale dei documenti:
Art. 58 - Richiesta di validazione temporale
Quest'ultima disposizione deve essere correlata a un articolo precedente:
Art. 55 - Precisione dei sistemi di validazione temporale
Dunque si richiede una precisione molto alta: il sistema deve essere regolato "al secondo" con un tempo di riferimento standard e deve rispondere alla richiesta entro un minuto. Ma che cosa succede se arrivano troppe richieste?
Qui dobbiamo immaginare il funzionamento di un sistema di validazione temporale. L'interessato, dopo aver formato il documento e averlo firmato, lo invia al certificatore, presumibilmente attraverso il "canale sicuro" predisposto dal certificatore stesso, cioè dopo averlo cifrato con la chiave pubblica che questo gli ha fornito. Il sistema riceve il documento, lo decifra e appone la marca temporale. A questo punto possono verificarsi due ipotesi: 1) il sistema rispedisce il documento (o anche la sola marca) al titolare, nel caso che questi abbia chiesto la certificazione solo allo scopo di precostituire una prova, oppure 2) il sistema inoltra il documento al destinatario, come un ufficio postale dal quale viene spedita una raccomandata.
A questo punto è evidente che la procedura si svolge in maniera del tutto automatica, con un server dedicato specificamente alla marcatura temporale. Naturalmente, se si prevede che le richieste siano in numero tale da non poter essere evase entro un minuto, è necessario mettere in linea due o più server: ed ecco spiegato il primo comma dell'articolo 54, dove si dice, in pratica, che ogni server deve funzionare con una specifica coppia di chiavi. Che le firme possano essere apposte con una procedura automatica risulta pacifico dal terzo comma dell'articolo 4, dove si dice che "Se la procedura automatica fa uso di più dispositivi per apporre la firma del medesimo titolare, deve essere utilizzata una chiave diversa per ciascun dispositivo".
A questo punto si devono aggiungere altre disposizioni interessanti:
Art. 57 - Registrazione delle marche generate
In pratica questo archivio sostituisce il registro delle raccomandate inviate da un ufficio postale, ma c'è un'ulteriore possibilità:
Art. 59 - Protezione dei documenti informatici
La precisazione "al solo fine" ha lo scopo, con ogni probabilità, di evitare che la certificazione temporale possa sostituire il deposito del documento, a fini probatori, presso un pubblico ufficiale. Va ricordato che l'associazione tra la marca temporale e il documento è nella marca, in quanto generata sulla base dell'impronta del documento stesso.
Proseguendo nella lettura troviamo un articolo che risolve un problema intrinseco del documento informatico: quello della scadenza del certificato (articolo 4, comma 7). Una coppia di chiavi di cifratura non può essere usata all'infinito, perché con l'aumento delle prestazioni dei sistemi informatici i cifrari sono sempre meno sicuri. Ma che cosa succede se, a causa della scadenza del certificato, la firma digitale non è più verificabile? Ecco come rispondono le regole tecniche:
La previsione dell'ultimo comma consente di raddoppiare la garanzia di autenticità di un documento, perché di fatto è una seconda sottoscrizione. Tuttavia resta un dubbio: la firma autografa è in qualche modo sempre riconducibile al sottoscrittore anche molto tempo dopo la sua morte, attraverso il controllo con altre firme di sicura attribuzione; che valore ha invece una firma digitale scaduta, se la sua validità non è stata estesa a norma dell'articolo 60?
Infine rimane in sospeso un'altra questione: quella della "ricevuta di ritorno". Le normali procedure della posta elettronica consentono di avere un'informazione, non certificata. dell'avvenuto deposito del messaggio nella casella del destinatario che si trova nel server del fornitore di servizi al quale è abbonato, ma non della sua effettiva ricezione. L'articolo 12 del DPR 513/97 stabilisce al comma 3 che "La trasmissione del documento informatico per via telematica, con modalità che assicurino l'avvenuta consegna, equivale alla notificazione per mezzo della posta nei casi consentiti dalla legge". Le regole tecniche non precisano quali siano "le modalità che assicurino l'avvenuta consegna" (tecnicamente possibili sia con appositi programmi installati sul server ricevente, sia con "agenti" che seguano il percorso del messaggio).
Al momento, però, non risulta che soluzioni di questo genere siano diffuse nei normali sistemi di posta elettronica e dunque resta senza risposta la domanda su come si fa a inviare un documento informatico con ricevuta di ritorno, nei casi in cui essa sia necessaria per ottenere determinati effetti legali.

References: Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 58

Art. 55

Art. 57

Art. 59