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Timestamp: 2020-08-05 22:17:45+00:00

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Coret di Cassazione, sezione II, sentenza 3 luglio 2013, n. 16635. La condizione stabilita dall’art. 564, comma 1, c.c. della preventiva accettazione con beneficio di inventario vale solo per il legittimario che rivesta in pari tempo la qualità di erede e non trova applicazione nel caso in cui l’erede sia totalmente pretermesso - Renato D'Isa
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Coret di Cassazione, sezione II, sentenza 3 luglio 2013, n. 16635. La condizione stabilita dall’art. 564, comma 1, c.c. della preventiva accettazione con beneficio di inventario vale solo per il legittimario che rivesta in pari tempo la qualità di erede e non trova applicazione nel caso in cui l’erede sia totalmente pretermesso
L’esperibilità dell’azione di riduzione delle donazioni e dei legati è consentita a chi riveste la qualità di legittimario. La condizione stabilita dall’art. 564, comma 1, c.c. della preventiva accettazione con beneficio di inventario vale solo per il legittimario che rivesta in pari tempo la qualità di erede e non trova applicazione nel caso in cui l’erede sia totalmente pretermesso.
SENTENZA 3 luglio 2013, n.16635
O.A. , F.L. e F.G. , con atto di citazione del 30 giugno 1997 convenivano in giudizio davanti al Tribunale di Rieti, C.G. ed O.E. (madre di C.G. ) per ivi sentire: 1) dichiarare la simulazione del contratto di compravenduta del 18 gennaio 1997 con il quale il de cuius Or.Ab. aveva venduto alla nipote C.G. tutti i propri beni, 2) accertare la lesione della legittima, 3) condannare la convenuta C.G. alla rifusione in favore degli attori dei frutti percepiti dal rogito fino all’assegnazione delle quote, 4) dichiarare sciolta la comunione ereditaria mediante la formazione delle relative quote. A sostegno di questa domanda, gli attori premettevano che in data (OMISSIS) era deceduto Or.Ab. senza lasciare testamento e, pertanto, le sue eredi legittime erano le figlie A.E. e G. ; che G. era premorta, lasciando eredi legittimi la figlia F.L. e il marito Gi. ; che il de cuius si era spogliato dei suoi beni alienandoli tutti alla nipote C.G. figlia di E. con atto pubblico di compravendita, che detto contratto di compravendita era apparente e dissimulante una donazione, attesa la irrisorietà del prezzo di acquisto rispetto al valore reale, lo stretto legame di parentela che legava nonno (donante) e nipote (donataria); che il de cuius al momento della stipula del contratto di cui si dice conviveva con la nipote, il de cuius al momento della stipula del contratto di compravendita già indicato aveva l’età di novantadue anni e non aveva alcun interesse ad alienare l’immobile considerato che non avrebbe avuto la possibilità di godersi il denaro ricavato, invalido e impossibilitato ad uscire di casa; che dal contratto emergeva che i tre assegni di pagamento del corrispettivo, solo apparentemente, erano stati percepiti dal vegliardo, ma, in realtà, la somma non fosse uscita dalla sfera di disponibilità dell’acquirente.
Si costituivano C.G. e O.E. eccependo, preliminarmente, il difetto di legittimazione attiva di F.G. e nel merito, contestando la fondatezza della domanda attrice. Dopo ampia istruttoria, assunto interrogatorio formale delle parti, il Tribunale di Rieti con sentenza n. 386 del 2002 dichiarava il difetto di legittimazione attiva di F.G. e respingeva la domanda degli attori. Osservava il Tribunale che le attrici chiamate all’eredità ex lege avrebbero dovuto preventivamente accettare l’eredità con beneficio di inventario, prima di esperire l’azione di riduzione di cui all’art. 564 cc.; chiariva che l’accettazione non era necessaria solo quando l’erede fosse pretermesso totalmente, ipotesi non configurabile nel caso concreto poiché le attrici erano eredi legittime.
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da O.A. e F.L. per due motivi, illustrati con memoria. C.G. ha resistito con controricorso, illustrato con memoria. O.E. in questa fase non ha svolto alcuna attività giudiziale.
1.- Con il primo motivo O.A. e F.L. lamentano la violazione ed errata applicazione dell’art. 360 n. 3 cpc in relazione all’art. 564 cod. civ.. Il motivo è articolato su due profili che si concludono con la proposizione di due quesiti di diritto:
a) Intanto, secondo la ricorrente, la Corte romana avrebbe errato nel ritenere che l’azione di riduzione fosse condizionata all’accettazione con beneficio di inventano dell’eredità, in quanto avrebbe disatteso il principio di diritto enunciato da questa Corte Suprema con la sentenza n. 19527 del 2005 secondo cui “Qualora il de cuius abbia integralmente esaurito in vita il suo patrimonio mediante atti di donazione, sacrificando totalmente un erede necessario, il legittimario che intenda conseguire la quota di eredità a lui riservata dalla legge non ha altra via che quella di agire per la riduzione delle donazioni lesive dei suoi diritti, giacché, non sorgendo alcuna comunione ereditaria se non vi sia nulla da dividere, solo dopo l’esperimento vittorioso di tale azione egli è legittimato a promuovere od a partecipare alle azioni nei confronti degli altri eredi per ottenere la porzione in natura a lui spettante dell’asse ereditario’. Pertanto, sostengono le ricorrenti essendo in concreto accaduto che il de cuius si era effettivamente spogliato in vita dell’intero suo patrimonio attraverso l’atto di donazione oggetto della controversia, andava conseguentemente escluso l’onere dell’accettazione con beneficio d’inventario. Concludono le ricorrenti: Dica codesta Corte Suprema tenuto conto che O.A. si è completamente spogliato in vita del suo patrimonio con il rogito del notaio Roberto Ceccarelli del 18 gennaio 1997, se le ricorrenti avessero l’onere dell’accettazione beneficiata di cu all’art. 564 cc. per incardinare l’azione di simulazione del rogito e di riduzione delle disposizioni testamentarie lesive delle loro quote legittime.
b) Assumono, ancora, le ricorrenti che la Corte di merito avrebbe errato nel ritenere che l’azione di riduzione fosse condizionata all’accettazione con beneficio di inventario dell’eredità perché non avrebbe dato rilievo alla domanda proposta con l’atto introduttivo di simulazione dell’atto di fa compravendita dissimulante un atto mulo in quanto posto in essere in frode alle ragioni delle stesse attrici. Nel caso in esame, specificano le ricorrenti, la sentenza impugnata non avrebbe tenuto conto neppure del principio di diritto espresso da questa Suprema Corte con la sentenza n. 10262 del 2003 secondo cui non necessita l’accettazione beneficiata, allorché venga dedotta la simulazione relativa ed il negozio dissimulato sia nullo per vizio di forma, per incapacità di uno dei soggetti o per altra causa, considerato che nel caso in esame, sempre secondo le ricorrenti, l’”altra causa’ era oggettivamente costituita dal fraudolento intento dei contraenti de cuius e nipote di frodare le ragioni delle due appellanti. Pertanto, le ricorrenti concludono formulando l’ulteriore quesito di diritto: Dica codesta Suprema Corte se, l’aver posto in essere il negozio di compravendita tra il de cuius e la nipote C.G. al fine di frodare le ragioni delle eredi, costituisca causa idonea ad escludere l’accettazione beneficiata.
1.1.a).- Pertanto, posto che nel caso in esame non vi era dubbio – per essere la circostanza emersa già in primo grado e non contestata dai convenuti,- che il de cuius, Or.Ab. , avesse disposto in vita del suo intero patrimonio con atto di compravendita asseritamente simulato per notaio Roberto Ceccarelli del 18 gennaio 1997, la Corte di merito avrebbe dovuto – e non lo ha fatto – considerare che O.A. , quale figlia del de cuius, e F.L. , in rappresentazione della madre Gina figlia del de cuius, risultavano essere legittimari pretermessi dalla successione ab intestato di Or.Ab. e avrebbe dovuto, pertanto, escludere che per l’esperimento dell’azione di simulazione relativamente al contratto di compravendita del 18 gennaio 1987 preordinato al successivo eventuale esercizio dell’azione di riduzione, la necessità dell’accettazione dell’eredità di che trattasi, con beneficio di inventario.
1.1.a).- Sotto altro profilo è contraria a diritto, per le ragioni di cui si è appena detto, l’affermazione della sentenza secondo la quale gli eredi necessari non possono essere pretermessi in mancanza di una volontà espressa da parte del de cuius, né possono ritenersi pretermessi per la conseguenza di atti di disposizioni posti in vita dal de cuius considerato, come già si è detto, che la qualità di erede legittimo non si acquista per il solo fatto dell’apertura della successione, ovvero, per il solo fatto della morte del de cuius, almeno nelle ipotesi in cui possa identificarsi una volontà del de cuius a pretermettere i legittimari dalla successione sia essa espressa con il testamento o con atto di disposizione inter vivos con il quale, il de cuius, abbia disposto dell’intero patrimonio a favore di altri soggetti diversi dai legittimari.
2 – La fondatezza del primo motivo e la conseguente cassazione in relazione ad esso della decisione di secondo grado comporta l’assorbimento dell’esame del secondo motivo, con il quale le ricorrenti, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 n. 3 cpc. in relazione all’art. 564 cod. civ. censurano la sentenza impugnata nella parte in cui ha escluso che le appellanti (odierne ricorrenti) non fossero state totalmente pretermesse da Or.Ab. in quanto: a) come eredi legittimali la legge riservava loro una quota del patrimonio del defunto; b) e quali eredi necessarie perché mancava una disposizione testamentaria che le escludeva essendo il de cuius deceduto senza testamento.

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