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Timestamp: 2019-11-14 23:43:43+00:00

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Trattenuta TFR: MIUR con una nota respinge le diffide
Anief risponde con ricorsi al Giudice del lavoro. Irrilevanti e pretestuose le deduzioni che richiamano l’interpretazione della circolare 17 dell’8.10.10, punto 5.1 dell’ex-INPDAP e l’art. 1, c. 3 DPCM del 20.12.99, mai recepito nel contratto. Una copia della diffida inviata deve essere inoltrata a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 15 aprile, per ricevere le istruzioni operative e ottenere, come per i giudici, la cessazione della trattenuta e la restituzione dei soldi versati.
Sebbene l’amministrazione (Dipartimento per la programmazione Direzione generale per le risorse umane del Ministero, acquisti e AA.GG. Uff. 7 - Miur), nella nota Prot. n. MIUROODGRUREGUFF 5371 del 23 marzo 2012, richiami
- in primis, l’interpretazione fornita dall’Inpdap e del MEF sul mantenimento dell’attuale ripartizione in quote a carico del lavoratore (2,50%) e del datore di lavoro (4,41%) del contributo per la composizione del trattamento di fine servizio alla luce delle modifiche introdotte sul computo (6,91%) e non sulla natura delle prestazioni,
- in secundis, ai sensi del c. 3, art. 1 del DPCM del 20 dicembre 1999, nel caso l’interpretazione sia errata e conseguentemente sia stata legiferata la cessazione della trattenuta del 2,5% a carico del lavoratore, l’accantonamento della stessa cifra sempre a carico del lavoratore ai fini del mantenimento dell’invarianza della retribuzione netta complessiva di quella utile ai fini previdenziali, come disciplinata da un contratto che, però, non è mai stato firmato perché bloccato al 2009,
come hanno già avuto modo di dimostrare i giudici amministrativi del TAR Calabria, con la sentenza n. 53/2012, riguardante le trattenute illegittime operate dal 1 gennaio 2011 sui loro stipendi, il c. 10, art. 12, L. 122/2010 ha innovato la materia (precedentemente regolata dall’art. 11, L. 152/68 e dall’art. 37, D.P.R. 1032/1973) e ha rimesso il trattamento di fine servizio dei pubblici dipendenti gestiti anche dall’ex-INPDAP alle modalità previste per i lavoratori privati (esonerati dalla trattenuta del 2,5%, per via del c. 5, art. 1 dello stesso DPCM del 1999) e regolate dallo stesso comma dell’art. 2120 del Codice civile, come modificato dall’art. 3, c. 16 della L. 297/1982, intervenendo anche sull’aliquota. Dal 1 gennaio 2011, pertanto, la trattenuta per il TFS/TFR è a carico esclusivo del datore di lavoro. Se, infatti, la stessa formazione del trattamento di fine servizio/fine rapporto avvenisse in maniera disomogenea tra lavoratori pubblici e privati, pur regolata dalla stessa norma, sarebbe evidente la violazione dell’articolo 3 e dell’articolo 36 della Costituzione.
Anief, dunque, prende atto della resistenza della pubblica amministrazione alle diffide preparate e nel rimanere convinta dell’illegittimità della trattenuta del 2,5% operata sugli stipendi dei dipendenti della scuola dal 1 gennaio 2011, metterà a disposizione i propri uffici legali per ricorrere al Giudice del lavoro, ottenere quanto indebitamente prelevato come già avvenuto per i giudici amministrativi e mantenere la quota di costituzione del TFS/TFR a totale carico del datore di lavoro.
Chiunque abbia già inviato il modello di diffida, deve inviarne una copia a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. al fine di ricevere le istruzioni operative per ricorrere, a partire dal 15 aprile 2012.
La sentenza del Tar Calabria
Per l’interruzione dell’illegittima trattenuta del 2,5% applicata ai dipendenti della scuola, finalizzata all’accantonamento del ‘Trattamento di fine rapporto’, non c’è altro tempo da perdere: occorre procedere subito, anche attraverso un decreto ingiuntivo, senza aspettare alcuna pronuncia della Consulta e chiedendo il recupero delle somme pagate impropriamente dagli stessi dipendenti a partire dal 1° gennaio 2011. Sono queste le nuove indicazione che l’Anief dà a tutti i dipendenti della scuola che intendono non subire passivamente l’incredibile decisione dell’amministrazione statale di applicare un “prelievo forzoso” del 2,5% su degli stipendi già di per sé erosi dall’inflazione e dai mancati rinnovi contrattuali.
Secondo il Presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, sono ormai 15 mesi che il personale scolastico si vede sottratta questa parte dello stipendio: “per dire basta all’ingiustizia – ha dichiarato - si potrebbe chiedere anche subito un decreto ingiuntivo per interrompere il prelievo forzato sullo stipendio del lavoratore, recuperare le somme spettanti e intimare al Miur il pagamento dell’intera quota del 6,91%, previa specifica diffida”. Del resto, la legge parla chiaro: il TFR è una retribuzione differita a totale carico del datore di lavoro, che prevede un accantonamento pari alla retribuzione annua (per ciascun anno di servizio o frazione di anno), divisa per 13,5. Per i lavoratori pubblici l’aliquota di computo è del 6,91%, e deve essere totalmente a carico dell’amministrazione.
“Questo perché – spiega il Presidente dell’Anief - dal 1° gennaio 2011 il TFR, a seguito del recente intervento del legislatore che disciplina ex novo la materia con un chiaro effetto novativo dell’istituto, per i lavoratori pubblici è soggetto alla stessa modalità di finanziamento previsto per i lavoratori privati. A rendere i due collocamenti lavorativi equiparabili è infatti l’articolo 2120 del Codice Civile (Disciplina di trattamento di fine rapporto), cui fa riferimento anche lo stesso articolo 12, comma 10, della Legge 122/2010 in vigore dall’inizio del 2011”.
Secondo l’Anief l’interpretazione fornita dall’INPDAP con la circolare 17/2010 secondo cui la normativa avrebbe mutato unicamente le regole sulla modalità di calcolo e non la natura è di fatto scorretta, perché in costanza di rapporto d’impiego, ha la sola conseguenza di sottrarre al lavoratore pubblico parte della stessa retribuzione, a differenza del lavorato privato, e di diminuire contestualmente la quantità di TFR che lo stesso lavoratore andrà maturando nel tempo. Con l’effetto di alleggerire il peso dell’accantonamento della quota TFR a carico del datore di lavoro – amministrazione (4,91%).
“A questa conclusione – sottolinea Pacifico - sono giunti i giudici del Tar Calabria che con la sentenza n. 53/2012 hanno denunciato l’illegittimità del perdurare del prelievo del 2,5% sull’80% della retribuzione (sin qui operata a titolo di rivalsa sull’accantonamento sull’indennità di buona uscita) sullo stipendio dei magistrati, a far fede dal 1° gennaio 2011, e hanno condannato l’amministrazione intimata alla restituzione degli accantonamenti già eseguiti a decorrere dalla suddetta data, con rivalutazione monetaria ed interessi legali”.
Tuttavia non è stato sino ad oggi evidenziato che la remissione alla Corte Costituzionale, disposta dai giudici con l’ordinanza successiva n. 89/12 riguarda invece altri articoli della suddetta legge (blocco degli scatti, riduzione di una percentuale determinata dei trattamenti retributivi superiori a certe soglie, riduzione indennità giudiziaria), non certo la questione del TFR, chiaramente innovata dal legislatore.
“L’Anief, pertanto, a differenza degli altri sindacati, - sostiene il Presidente - ritiene che a seguito del mancato accoglimento della diffida notificata all’amministrazione dal lavoratore o della mancata risposta entro 30 giorni dalla ricezione della stessa, si debba procedere subito, eventualmente anche con un decreto ingiuntivo, all’interruzione della trattenuta del 2,5% illegittima, al recupero delle somme spettanti, al versamento da parte del Miur – datore di lavoro dell’intera quota del 6,91% del finanziamento spettante per la costituzione del TFR, senza aspettare alcuna pronuncia della Consulta”.
Tutto il personale docente e Ata interessato può aderire all’iniziativa scaricando il modello di diffida da inviare per raccomandata a/r alle amministrazioni competenti, a conservare copia dello stesso. Il personale dovrà inoltre inviarne copia alla e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. insieme a eventuali risposte dell’amministrazione, al fine di ricevere, entro il 30 aprile 2012, le istruzioni operative per ottenere il maltolto e far applicare all’amministrazione statale la corretta percentuale sul TFR.
TFR: illegittima la trattenuta del 2,5% dal 1 gennaio 2011
Si potrebbe chiedere anche subito un decreto ingiuntivo per interrompere il prelievo forzato sullo stipendio del lavoratore, recuperare le somme spettanti e intimare al Miur il pagamento dell’intera quota del 6,91%, previa specifica diffida. Inutile aspettare. L’art. 12, c. 10 della legge 122/2010 riconduce la materia all’art. 2120 del C.P.C.. Scarica il modello e ricorri con Anief.
Il Trattamento di Fine Rapporto, a seguito del recente intervento del legislatore che disciplina ex novo la materia con un chiaro effetto novativo dell’istituto, per i lavoratori pubblici, è soggetto - dal 1 gennaio 2011 - alla stessa modalità di finanziamento previsto, per i lavoratori privati dallo specifico articolo 2120 del Codice Civile (Disciplina di trattamento di fine rapporto).
Il TFR è una retribuzione differita a totale carico del datore di lavoro, che prevede un accantonamento pari alla retribuzione annua (per ciascun anno di servizio o frazione di anno), divisa per 13,5. Per i lavoratori pubblici l’aliquota di computo è del 6,91%, e deve essere totalmente a carico dell’amministrazione. L’interpretazione fornita dall’INPDAP con la circolare 17/2010 secondo cui la normativa avrebbe mutato unicamente le regole sulla modalità di calcolo e non la natura, rimanendo confermate le voci retributive utili e le modalità di finanziamento, è di fatto scorretta, perché in costanza di rapporto d’impiego ha la sola conseguenza di sottrarre al lavoratore pubblico parte della stessa retribuzione, a differenza del lavoratore privato, e di diminuire contestualmente la quantità di TFR che lo stesso lavoratore andrà maturando nel tempo, al solo scopo di alleggerire il peso dell’accantonamento della quota TFR a carico del datore di lavoro – amministrazione (4,91%). A questa conclusione sono giunti i giudici del Tar Calabria che con sentenza n. 53/2012 hanno denunciato l’illegittimità del perdurare del prelievo del 2,5% sull’80% della retribuzione (sin qui operata a titolo di rivalsa sull’accantonamento sull’indennità di buona uscita) sullo stipendio dei magistrati, a far fede dal 1 gennaio 2011, e hanno condannato l’amministrazione intimata alla restituzione degli accantonamenti già eseguiti a decorrere dalla suddetta data, con rivalutazione monetaria ed interessi legali. La remissione alla Corte costituzionale disposta dai giudici con l’ordinanza successiva n. 89/12, invece, riguarda altri articoli della suddetta legge (blocco degli scatti, riduzione di una percentuale determinata dei trattamenti retributivi superiori a certe soglie, riduzione indennità giudiziaria), non certo la questione del TFR, chiaramente innovata dal legislatore.
Anief, pertanto, a differenza di altri sindacati, ritiene che a seguito del mancato accoglimento della diffida notificata all’amministrazione dal lavoratore o della mancata risposta entro 30 giorni dalla ricezione della stessa, si debba procedere subito, eventualmente anche con un decreto ingiuntivo, all’interruzione della trattenuta del 2,5% illegittima, al recupero delle somme spettanti, al versamento da parte del Miur – datore di lavoro dell’intera quota del 6,91% del finanziamento spettante per la costituzione del TFR, senza aspettare alcuna pronuncia della Consulta. S’invitano docenti e ata a scaricare il modello di diffida da inviare per raccomandata a/r alle amministrazioni competenti, a conservare copia dello stesso, a inviarne copia alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. insieme a eventuali risposte dell’amministrazione, al fine di ricevere, entro il 30 aprile 2012, le istruzioni operative per ottenere il maltolto.

References: art. 1
 sentenza 
 art. 12
 art. 1
 sentenza 
 articolo 12
 sentenza 
 articolo 2120
 sentenza