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Timestamp: 2020-06-01 17:15:50+00:00

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CONFCONSUMATORI - Pagina 396 di 415 - ASSOCIAZIONE DI CONSUMATORI, PER I CONSUMATORI
Restituire gli interessi passivi e riguadagnare la fiducia dei consumatori
10 novembre 2004 – "Le banche hanno un’ottima occasione per dimostrare, nel concreto, la volontà di riguadagnare la fiducia dei risparmiatori: restituire gli interessi passivi composti finora ingiustamente percepiti, senza costringere i consumatori, gli imprenditori e quanti ne hanno interesse, ad intraprendere azioni giudiziarie", afferma Mara Colla, Presidente di Confconsumatori.
L’associazione offre agli iscritti le informazioni necessarie per mettere in mora le banche e assisterà nella trattativa tutti coloro che, nonostante la pronuncia della Cassazione, continueranno a sentirsi "contraenti deboli" nei confronti del proprio istituto bancario.
Confconsumatori ha predisposto una lettera di richiesta – tipo, da inviare alle banche al fine di richiedere la restituzione degli interessi illegittimamente addebitati, che i consumatori potranno ricevere agli sportelli territoriali dell’associazione o contattando la sede nazionale oppure scaricare qui il modello di lettera per chiedere il rimborso degli interessi.
Possono utilizzare questa lettera solo coloro che hanno avuto un’esposizione passiva sul conto corrente. Confconsumatori sta verificando se anche chi ha stipulato un mutuo ordinario (non fondiario) possa inviarla. In ogni caso, si tratta solo del costo di una lettera raccomandata A/R.
Giudice di Pace bacchetta i Comuni
Novembre 2004 – Non sempre le amministrazioni comunali riscuotono i proventi dei servizi con correttezza . Una recente sentenza del Giudice di Pace di Grosseto, investito del caso dalla Confconsumatori che ha anche partecipato in prima persona alla causa, ha ribadito alcuni principi fondamentali cui le amministrazioni pubbliche si dovrebbero attenere ma che troppo spesso calpestano in danno dei cittadini. Il Giudice, annullando una stratosferica bolletta relativa a consumi idrici dell’anno 1995 per circa 3.000.000 di vecchie lire ad un utente castiglionese ha asserito che: 1) il credito per i consumi idrici si prescrive in 5 anni, entro questo periodo l’ente o il gestore deve interrompere la prescrizione inviando all’utente almeno una lettera raccomandata.
2)l’onere della prova grava sul gestore, ovvero l’amministrazione – erogatore non si può trincerare dietro la fattura che è documento redatto da una parte e quindi, se contestata, non ha alcuna attitudina probatoria.
3) Ai sensi della riforma delle riscossioni a mezzo ruolo (legge 46/99) le amministrazioni pubbliche locali possono utilizzare la riscossione esattoriale per riscuotere entrate non tributarie (come acqua e servizi in generale) purchè il credito sia fondato su un titolo esecutivo di formazione giudiziale. In sostanza il Comune deve prima ottenere il decreto ingiuntivo.
4) Per finire e di non poca importanza il Giudice ha dichiarato che le associazioni dei consumatori, così come aveva fatto la Confconsumatori, possono intervenire nelle cause aderendo alla domanda proposta dal consumatore (quindi senza espressamente proporre azione inibitoria) poichè in capo alle associazioni esiste il potere-dovere di vigiliare sulla correttezza, trasparenza e legalità dell’azione della p.a. Grazie a questa sentenza il Comune che ha tentato di scucire all’utente una fattura millionaria dovrà a sua volta scucire oltre 2.000,00 euro di spese legali al cittadino tartassato .
Leggi qui la sentenza del Giudice di Pace.
Corte di Cassazione: nulle le clausole relative all’anatocismo bancario inserite nei contratti stipulati prima del 1999
4 novembre 2004- La Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 21095 del 4 novembre 2004 ha sancito una serie di principi che accordano una tutela, per così dire, "rafforzata" agli utenti bancari.
La Suprema Corte, pronunciandosi a Sezioni Unite, ha, infatti, stabilito che "le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal correntista devono considerarsi nulle anche se contratte prima dell’orientamento giurisprudenziale che nella primavera del 1999 (ndr con le storiche sentenze n. 2374 e 3096) ne ha negato l’uso". In altre parole, la Corte di Cassazione ha attribuito valore retroativo all’inesistenza dell’uso normativo della capitalizzazione triestrale degli interessi.
Fino al 1999, l’art. 1283 del codice civile, il quale prevede che "in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi", era stato interpretato, da pronunzie giurisprudenziali filobancarie, nel senso di poter attribuire alla locuzione "salvo usi contrari" un valore quasi negoziale. Le Banche, pertanto, capitalizzavano trimestralmente gli interessi, sfruttando la necessità dei correntisti di porre in essere alcune operazioni bancarie .
Con le sopracitate sentenze n. 2374 e 3096, la Corte ha stabilito che "gli usi contrari, suscettibili di derogare al precetto dell’art. 1283 c.c., sono non i meri usi negoziali di cui all’art. 1340 c.c. ma esclusivamente i veri e propri usi normativi, di cui agli articoli 1 e 8 disp. Prel. C.c., consistenti nella ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento (usus), accompaganato dalla convinzione che si tratta di comportamento (non dipendente da un mero arbitrio soggettivo) ma giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico".Gli "usi" cui fa riferimento l’art. 1283 cod. civ. sono, dunque, esclusivamente, quelli normativi in senso tecnico. Con le suddette sentenze, quindi, sono state considerate nulle tutte le clausole bancarie rigguardanti l’anatocismo, il cui inserimento nel contratto fosse il frutto di una mera volontà unilaterale della banca .
Oggi, grazie alla sentenza n. 21095 del 4 novembre 2004, la Corte di Cassazione, oltre a riaffermare i principi dell’ormai prevalente orientamento giurisprudenziale sorto dopo il 1999, ha arricchito la materia di importanti spunti, indubbiamente più favorevoli ai consumatori. I Giudici della Suprema Corte sono, infatti, partiti da una considerazione di fondo: i clienti degli Istituti di credito si sono "abituati" alla capitalizzazione trimestrale (illegittima) non perché "convinti" che fosse conforme alla normativa del settore, bensì in quanto veniva inserita nei moduli unilateralmente predisposti dalle banche ed, inoltre, perché la sottoscrizione di tali clausole costituiva un lelemento indispensabile per poter effettuare determinate operazioni bancarie. Di conseguenza, i Giudici di piazza Cavour hanno constatato che la "convinzione" dei singoli utenti bancari relativamente alla regolarità della capitalizzazione trimestrale non è mai esistita. Non essendoci la "convinzione" che l’uso rispondesse ad un obbligo imposto dall’ordinameto non è applicabile la disciplina dell’art. 1283 c.c., relativo agli "usi contrari". Le clausole anatocistiche sono, quindi, da considerarsi invalide già prima del 1999 .
La Corte di Cassazione conclude, quindi, la propria pronuncia statuendo che "discende come logico e obbligatorio corollario che, in presenza di una ricognizione, pur reiterata nel tempo, che si dimostri poi però erronea nel presupporre l’esistenza di una regola in realtà insussistente, la ricognizione correttiva debba avere portata naturaliter retroattiva". La Confconsumatori saluta, quindi, con estremo entusiasmo la sentenza in esame, la quale, come si è visto, stabilisce un principio fondamentale per gli utenti bancari, i quali, da oggi, hanno un nuovo e determinante motivo per far valere in giudizio i propri diritti e richiedere alle banche la restituzione delle somme illegittimamente pagate a titolo di capitalizzazione trimestrale degli interessi.
a cura dell’avv. Emilio Graziuso – Federazione Provinciale Confconsumatori di Brindisi
L’avviso dell’udienza preliminare potrebbe ritenersi affetto da nullità di ordine generale
Parma, 29 Ottobre 2004 – Confconsumatori, rappresentata dagli avv. Luca Baj, Marcello Gori e Wanda Zurlo, ha costituito altri centinaia di risparmiatori all’dienza odierna del processo penale a carico degli imputati del crack Parmalat. "La costituzione parte civile, che riguarda circa 1200 iscritti, è una delle tante iniziative che l’associazione ha messo in atto per la tutela dei risparmiatori traditi" – afferma Mara Colla, presidente nazionale della Confconsumatori, e prosegue: " E’ una vergogna che non sia stata ancora approvata la legge sul risparmio con pesanti sanzioni per chi ometta controlli o non garantisca concorrenza e trasparenza bancaria ." "Stiamo aspettando con estremo interesse il processo penale aperto dalla Procura di Milano nei confronti degli istituti bancari – aggiunge Francesca Arnaboldi, presidente della federazione regionale lombarda della Confconsumatori – contro i quali l’associazione ha intrapreso numerose cause, alcune già transatte favorevolmente." La Confconsumatori ha inoltre sollecitato al Giudice la decisione in merito all’ipotesi di nullità dell’avviso dell’udienza preliminare , sollevata dall’avv. Marcello Gori all’ udienza del 5 ottobre, onde evitare la possibilità che la difesa degli imputati potesse eccepirla in seguito, vanificando così il processo con grave danno per i risparmiatori.
Le Associazioni del gruppo di Consumatori Indipendenti chiedono coerenza sull’utilizzo dei fondi delle multe dell’Antitrust
Roma, 28 ottobre 2004 – Le organizzazioni del gruppo Consumatori Indipendenti – Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori – davanti alla discussione in atto sull’utilizzo dei fondi derivanti dalle multe dell’Antitrust da destinare ad iniziative a favore dei consumatori, formulano al Governo e al Parlamento le seguenti proposte: 1. Assicurare che una parte significativa di questi fondi venga destinato a favore di quelle fasce di consumatori più disagiate, a partire da quelle maggiormente colpite dalle violazioni delle regole sulla concorrenza oggetto dell’intervento dell’Antitrust. 2. Destinare una parte di tali fondi a coofinanziare progetti e attività di tutela dei diritti dei cittadini-consumatori promosse e realizzate dalle organizzazioni dei consumatori riconosciute in base alla Legge nazionale 281/98 e alle varie Leggi regionali, prevedendo una seria verifica riguardo le attività svolte e i risultati conseguiti con tali progetti. 3. Assicurare la massima trasparenza sulle modalità di destinazione e di utilizzo di tali fondi. 4. Mantenere la competenza del Ministero delle Attività Produttive (MAP) sulla gestione di tali risorse, scongiurando il passaggio di competenze al Ministero dell’Economia e del Tesoro che alcuni stanno proponendo in Parlamento, ponendo in serio pericolo la possibilità stessa di utilizzare tali fondi a favore dei consumatori e il ruolo stesso delle Associazioni dei consumatori. 5. Privilegiare come ambiti d’intervento per l’utilizzo dei fondi 2004, con il particolare coinvolgimento delle Associazioni dei consumatori, quelli della conciliazione, del coinvolgimento dei piccoli comuni nella protezione dei diritti dei consumatori della qualità dei servizi e della sicurezza alimentare.
In questa cornice Consumatori Indipendenti ritiene comunque necessaria una revisione della legge 23.12.2000 n. 388 (quella che all’art. 148 istituì il meccanismo di utilizzo dei fondi dell’Antitrust), allo scopo di fissare criteri più puntuali e meno generici sull’utilizzo di detti fondi per la tutela dei diritti dei consumatori.
Convegno “Evoluzione del diritto contrattuale e tutela del consumatore”
VENERDI’ 22 OTTOBRE 2004 FONDAZIONE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI – via Carmine n. 44 Brindisi
Per visualizzare il programma del convegno clicca qui
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