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Timestamp: 2020-05-26 13:55:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23079 del 03/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23079 del 03/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.03/10/2017), n. 23079
sul ricorso 27602/2013 proposto da:
L.S., F.S., M.M., MA.OR.;
avverso la sentenza n. 521/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
Il Tribunale, in parziale accoglimento della domanda proposta dalle odierne parti intimate, assunte con reiterati contratti a tempo determinato alle dipendenze del MIUR, ha condannato il Ministero al risarcimento del danno subito dalle lavoratrici per l’illegittimità dei contratti a termine stipulati, liquidandolo in misura pari a varie mensilità della retribuzione globale di fatto;
la Corte d’appello di Ancona ha accolto in parte l’appello del Ministero, escludendo la declaratoria di illegittimità delle assunzioni e delle proroghe dei vari contratti a tempo determinato e riconoscendo alle ricorrenti il risarcimento del danno, parametrato alle differenze stipendiali derivanti dal riconoscimento della anzianità di servizio in misura pari al trattamento spettante ai dipendenti a tempo indeterminato;
la Corte territoriale ha ritenuto che la domanda dei lavoratori proposta non solo in connessione con il carattere abusivo della reiterazione dei contratti a termine ma anche sotto il profilo discriminatorio rispetto al trattamento stipendiale riconosciuto al personale di ruolo – fosse fondata alla luce dell’art. 4 dell’Accordo Quadro attuato con Direttiva 1999/70/CE (oltre che con il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6), il quale consente un trattamento differenziato tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato sulla base di ragioni oggettive, che non possono essere ravvisate nella mera circostanza che un impiego sia qualificato di ruolo in base all’ordinamento interno e presenti alcuni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego;
contro la sentenza propone il Ministero propone ricorso per cassazione, articolando un unico complesso motivo; la parte intimata non svolge attività difensiva;
non notificata alla controparte;
infine, il tenore della pronunzia, che è di estinzione e non di rigetto o di inammissibilità od improponibilità (cfr. Cass. 30 settembre 2015, n. 19560), e la qualità della parte ricorrente, che in quanto Amministrazione dello Stato è esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo atteso il meccanismo della prenotazione a debito (cfr. Cass. 1778/2016), escludono l’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, prevedente l’obbligo, per il ricorrente non vittorioso, di versare una somma pari al contributo unificato già versato all’atto della proposizione dell’impugnazione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1