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Timestamp: 2020-08-09 14:59:36+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26016 del 20/11/2013 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26016 del 20/11/2013
Civile Sent. Sez. 5 Num. 26016 Anno 2013
sul ricorso iscritto al numero 16765 del ruolo generale dell’anno 2012, proposto
dall’avvocatura dello Stato, presso gli uffici della quale in
Liguria, sezione 4°, depositata in data 24 maggio 2011, n. 41(1,
RG n. 16765/2012
Angelina- aria P rri estensore
dell’OLAF, dalla quale era emerso che le lampade erano state inviate dalla Cina,
dalla quale provenivano, alla zona franca di Port Klang, per operazioni di
reimballaggio volte a modificarne l’origine.
confermato, riconoscendo la buona fede dell’importatrice, che nel triennio aveva
compiuto identiche operazioni, in relazione alle quali non era stato mosso rilievo
alcuno dalla Dogana.
1.- Va preliminarmente respinta l’eccezione di difetto di autosufficienza del
-ex articolo 360, 10 comma, numero 3, c.p.c., la violazione e falsa
o estensore
compiute e delle indagini degli organi ispettivi comunitari —secondo motivo;
-la violazione dell’articolo 199 del regolamento CEE 2 luglio 1993, numero
2454, osservando che la violazione degli obblighi assunti dall’operatore in base a
questa norma osta all’applicazione dell’esimente della buona fede contemplata
dall’articolo 220, paragrafo 2, lettera b) ed al conseguente esonero da
responsabilità per il pagamento dei dazi evasi —terzo motivo;
-ex articolo 360, 1° comma, numero 5, c.p.c., l’insufficiente motivazione su
preferenziale –quarto motivo.
Commissione <<...condivide l'avviso del Giudice di 1° grado, atteso che, dalle RG n. 16765/2012Angelina-Maorigine deve rispondere dei dazi e delle relative sanzioni nella misura ordinariaPagina 4 di 8modalità di svolgimento dell'importazione non era dato desumere la provenienza cinese della merce né la falsità della documentazione», così dando per scontato che la merce fosse di provenienza cinese e che la documentazione fosse falsa. Ciononostante, la commissione tributaria regionale ha riconosciuto l'operatività dell'esimente della buona fede, per il fatto che «... importazioni dimerci analoghe non erano state oggetto di rilievi da parte della Dogana». 3.- Ciò posto in fatto, la complessiva censura proposta dall'Agenzia è fondata in diritto. 3. /.-Per beneficiare delle misure tariffarie preferenziali stabilite dall'articolo 20, paragrafo 3, lettera e) del codice doganale comunitario (che, appunto, si riferisce alle «misure tariffarie preferenziali adottate unilateralmente dalla Comunità a favore di taluni paesi, gruppi di paesi o territori>>), èsufficiente
Comunità, beneficiare delle preferenze tariffarie di cui all’articolo 67 su
presentazione di un certificato di origine, modulo A» (articolo 81, 1° paragrafo,
giustifìcativo>> (articolo 81, 2° paragrafo); certificato che è rilasciato su
domanda siano debitamente compilati>> (articolo 81, 7° paragrafo).
<<...allorché il controllo non consente di confermare l'origine delle merci indicate in un certificato d'origine "modulo A", si deve concludere che tali merci sono d'origine ignota e che, pertanto, il certificato d'origine e l'aliquota preferenziale sono stati concessi indebitamente» (punto 18 della medesima sentenza). 4.-Nell'ipotesi in esame, allora, in considerazione dello svolgimento e degliesiti dell'indagine di cui si è dato dinanzi conto, <<> (Corte di giustizia, 15 settembre
presentazione in un ufficio doganale di una dichiarazione firmata dal
dichiarante o dal suo rappresentante è impegnativa, conformemente alle
disposizioni vigenti, per quanto riguarda:
-l’esattezza delle indicazioni riportate nella dichiarazione,
-l’autenticità dei documenti acclusi e
-l’osservanza di tutti gli obblighi inerenti al vincolo delle merci in causa al
regime considerato».
5. Tanto comporta ineludibilmente l’inoperatività dell’esimente della buona
5.1.- A fronte dell’accertata falsità del certificato di origine della merce, la
Comunità Europea non può essere tenuta a sopportare le conseguenze di
comportamenti scorretti dei fornitori dei suoi cittadini rientranti nel rischio
dell’attività commerciale, e contro i quali gli operatori economici ben possono
premunirsi nell’ambito dei loro rapporti negoziali (Corte giustizia 17 luglio
1997, causa C-97/95; Cass. 6 settembre 2006, n. 19195; Cass. 3 febbraio 2012,
n. 1583; Cass. 19 settembre 2012, n. 15758).
5.2.- A tanto va aggiunto che in relazione alla società contribuente, che ha
assunto la qualità di dichiarante in sede d’importazione, è irrilevante lo stato
soggettivo di consapevolezza delle inesattezze e delle irregolarità che hanno
accompagnato l’introduzione della merce, in considerazione dell’obbligo che
grava sull’importatore di vigilare <>
(Cass. 23 novembre 2011, n. 24675). L’affermazione dell’obbligo in questione si
rispecchia nel punto 57 della sentenza della Corte di giustizia 17 luglio 1997, C97/95, Pascoal Filhos, richiamata da Cass. 24675/11, la quale espressamente
paventa che, se la buona fede dell’importatore fosse capace di esentarlo
comunque da responsabilità, <<...l 'importatore sarebbe indotto a non verificare più l'esattezza dell'informazione fornita alle autorità dello Stato di esportazione da parte dell'esportatore, né la buona fede di quest'ultimo, il che darebbe luogo ad abusi > > .
La sentenza della Corte di giustizia si riferisce al regolamento numero
1697/79; ma l’attualità sia del pericolo paventato dalla Corte di giustizia, sia
dell’obbligo affermato da questa Corte trovano riscontro nel quarto comma del
paragrafo b) dell’articolo 220 del codice doganale comunitario, secondo cui <<<

References: Sentenza 
 articolo 360
 articolo 360
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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