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Timestamp: 2020-08-10 01:45:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 27091 del 23/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27091 del 23/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 23/10/2019, (ud. 23/01/2019, dep. 23/10/2019), n.27091
sul ricorso iscritto al n. 8703 del ruolo generale dell’anno 2014
regionale del Piemonte n. 169/36/2013, depositata in data 2 ottobre
udito per l’Agenzia l’Avvocato dello Stato Santoro Massimo.
L’Agenzia delle dogane ricorre con due motivi per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte, in epigrafe, che ha rigettato l’appello da essa proposto avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Alessandria.
Dalla esposizione in fatto della sentenza impugnata si evince che: l’Agenzia delle dogane di Livorno aveva emesso nei confronti della contribuente diversi avvisi di rettifica dell’accertamento con i quali era stato richiesto il pagamento di maggiori dazi doganali, avendo verificato, relativamente a diverse operazioni di importazione eseguite presso la dogana di Alessandria, Genova, Milano e Napoli, il mancato rispetto della disciplina in materia di importazione doganale; avverso i suddetti avvisi di rettifica la contribuente aveva proposto ricorso, contestando la non legittimazione dell’ufficio doganale di Livorno ad emettere gli atti impugnati; la Commissione tributaria provinciale di Livorno aveva accolto i ricorsi, pronuncia confermata in sede di gravame; nelle more del giudizio di cassazione, venivano emessi ulteriori avvisi di rettifica da parte dell’ufficio doganale competente; avverso tali avvisi la contribuente aveva proposto ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Alessandria, lamentando la duplicazione d’imposta conseguente all’emissione di ulteriori avvisi di rettifica relativi ai medesimi presupposti di fatto; la Commissione provinciale di Alessandria aveva accolto i ricorsi; avverso la suddetta pronuncia aveva proposto appello l’Agenzia delle dogane.
La Commissione tributaria regionale ha rigettato l’appello, in particolare ha ritenuto che gli avvisi di accertamento impugnati costituivano una reiterazione di quelli notificati in precedenza i quali, quindi, erano da considerarsi ancora efficaci, non essendo intervenuta, al momento del rinnovo dell’emissione degli avvidi di rettifica, la pronuncia della Corte di cassazione nel giudizio relativo alla legittimità dei precedenti atti impugnati.
Avverso la suddetta pronuncia ha proposto ricorso l’Agenzia delle dogane affidato a due motivi di censura, cui ha resistito la società con controricorso.
1. Con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 67, in connessione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), con la previsione di cui all’art. 373 c.p.c. e al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, per non avere correttamente applicato alla fattispecie il principio del divieto di doppia imposizione.
In particolare, evidenzia che il mancato autoannullamento dei precedenti atti impositivi, emessi da un ufficio doganale non competente, non poteva avere ingenerato nella ricorrente incertezze in ordine alla circostanza che la pretesa era unica e, inoltre, che la sentenza del giudice di merito, che aveva annullato l’atto impositivo, era provvisoriamente esecutiva, sicchè non era necessario attendere il passaggio in giudicato della sentenza della Corte di Cassazione, investita della questione di legittimità, al fine di ritenere sussistente il potere dell’amministrazione di reiterare la pretesa impositiva.
Il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 67, ha introdotto il principio del divieto della doppia imposizione in materia tributaria, prevedendo che la stessa imposta non può essere applicata più volte in dipendenza dello stesso presupposto, neppure nei confronti di soggetti diversi. In termini generali può dirsi che la duplicazione di imposta allorchè si verifica il medesimo presupposto, sia nei confronti dello stesso soggetto, sia nei confronti di soggetti diversi, costituisce sostanziale violazione della legge, la cui osservanza il legislatore richiede fin dalla fase dell’accertamento, con la previsione del cit. art. 67 Questa Corte (Cass. civ., 19 marzo 2002, n. 3951), in merito alla questione della sussistenza del potere dell’amministrazione finanziaria di rinnovare l’emissione di precedenti atti impositivi oggetto di annullamento da parte del giudice tributario di merito, ha avuto modo di precisare che, ove non si intenda, da parte della medesima amministrazione finanziaria, impugnare la pronuncia e prestare acquiescenza alla decisione del giudice di merito, può, previo annullamento del primo atto nell’esercizio dell’autotutela, provvedere all’emissione del nuovo atto impositivo, ma senza il riparo dell’impedimento della decadenza eventualmente già verificatasi. E’ invece da escludere che l’amministrazione finanziaria possa reiterare il medesimo accertamento, per sanarne vizi reali o ipotetici, senza annullare il precedente, giacchè questo comporta la presenza contemporanea di più atti di imposizione aventi come contenuto il medesimo credito tributario, ciò che è intrinsecamente contraddittorio, gravemente lesivo delle ragioni di difesa del contribuente, ed espressamente vietato dal D.P.R. n. 600 del 1973 cit., art. 67 (divieto di plurima imposizione in dipendenza dello stesso presupposto).
Invero, risulta che l’amministrazione finanziaria aveva rinnovato gli atti di rettifica prima ancora che fosse presentato ricorso in cassazione avverso i precedenti avvisi di rettifica: in tal modo, la volontà dell’amministrazione finanziaria è stata quella di insistere, in sede giudiziale, sulla legittimità dei primi atti di rettifica anche nel momento in cui ha ritenuto di dovere emettere i successivi avvisi di rettifica, oggetto della presente controversia, mostrando, in tal modo, di non volere, neppure implicitamente, procedere ad un annullamento delle precedenti pretese impositive.
Con il secondo motivo si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per non avere tenuto conto del fatto, controverso e decisivo, che, negli avvisi di rettifica, era espressamente indicato che gli stessi non comportavano duplicazione nel merito delle pretese azionate, così che il pagamento della somma dovuta estinguerà il debito in relazione ad entrambi gli avvisi notificati.
In primo luogo, va disattesa l’eccezione della controricorrente di inammissibilità del presente motivo ai sensi dell’art. 348 – ter, c.p.c., in quanto, sebbene la previsione normativa in esame trovi applicazione ratione temporis, in ragione della data di instaurazione del giudizio di appello (che risulta depositato il 15 novembre 2012), tuttavia va escluso che il giudice del gravame ha pronunciato l’inammissibilità per le medesime ragioni, inerenti a questioni di merito, poste a base della decisione impugnata, in quanto la pronuncia si è limitata a definire unicamente la questione preliminare della duplicazione di imposta, senza entrare nel merito della controversia, così come il giudice di primo grado.
In conclusione, va dichiarato infondato il primo motivo di ricorso, inammissibile il secondo, con conseguente rigetto del ricorso e condanna della ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese di lite.
Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, essendo parte ricorrente Amministrazione pubblica per la quale ricorre il meccanismo di prenotazione a debito delle spese (cfr. Cass. sez. unite 8 maggio 2014, n. 9338; più di recente, tra le altre, Cass. sez. ord. 29 gennaio 2016, n. 1778).
rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese di lite che si liquidano in complessive Euro 7.300,00 oltre spese oltre spese forfettarie nella misura del quindici per cento ed accessori.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 67
 art. 62
 sentenza 
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 art. 67
 art. 67
 art. 67
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 Cass. sez. 
 Cass. sez.