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Timestamp: 2020-01-18 00:02:11+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11770 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11770 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 12/05/2017, (ud. 21/12/2016, dep.12/05/2017), n. 11770
sul ricorso 19803-2013 proposto da:
A.G., (OMISSIS), T.M.R. (OMISSIS),
elettivamente domiciliati in ROMA, L.GO MESSICO 7, presso lo studio
dell’avvocato FEDERICO TEDESCHINI, che li rappresenta e difende
unitamente all’avvocato DANIELE GRANARA giusta procura a margine del
M.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALBERICO II 13,
presso lo studio dell’avvocato MARIA CECILIA FELSANI, rappresentato
e difeso dall’avvocato ISIDE STORACE giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 598/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
21/12/2016 dal Consigliere Dott. ULIANA ARMANO;
La Corte d’appello di Genova, con sentenza del 22 maggio 2013, ha confermato sia il rigetto dell’opposizione proposta dai locatori, A.G.P. e T.M.R., al decreto ingiuntivo richiesto dal conduttore, M.D., per il pagamento della somma di Euro 8.575,74 a titolo di indennità per la perdita dell’avviamento commerciale,sia il rigetto della domanda riconvenzionale proposta dai locatori.
Avverso questa decisione propongono ricorso A.G.P. e T.M.R. con sei motivi, illustrati da successiva memoria.
Resiste con controricorso M.D..
1. Con il primo motivo di ricorso si denunzia violazione della L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 34, ex art. 360 c.p.c., n. 3.
Sostiene il ricorrente che il conduttore M. non aveva diritto all’indennità di avviamento non avendo subito alcun danno per la perdita dell’avviamento commerciale poichè venduto l’azienda a tale L.A., che gli aveva corrisposto l’indennità di avviamento, ed aveva riaperto l’attività nello stesso immobile.
I ricorrenti lamentano che dovevano essere ammessi alla prova della verità di tali circostanze.
Sollevavano sul punto una eccezione di illegittimità costituzionale in relazione ai parametri di cui agli artt. 24 e 3 Cost..
Secondo giurisprudenza costante di questa Corte, da cui il collegio non intende discostarsi, l’indennità di avviamento spetta al conduttore indipendentemente dalla prova del danno subito per la risoluzione del contratto.
Infatti l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale, prevista dalla L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 34 è dovuta al conduttore uscente a prescindere da qualsiasi accertamento circa la relativa perdita ed al danno che il conduttore stesso abbia subito in concreto in conseguenza del rilascio, con la conseguenza che essa spetta anche se egli continui ad esercitare la medesima attività in altro locale dello stesso immobile o in diverso immobile situato nelle vicinanze.
(Nella specie, il conduttore aveva continuato a svolgere l’attività di farmacista, avente natura commerciale oltre che professionale, in uno stabile prospiciente quello di proprietà del locatore ove tale attività era stata esercitata precedentemente).
Cass., Sentenza n. 7992 del 02/04/2009; Cass., sentenza n. 2834 del 26/02/2002.
3. La sollevata eccezione di incostituzionalità della norma è infondata,come più volte questa Corte ha affermato.
Infatti è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 69, comma 6 per contrasto con l’art. 3 Cost. e art. 42 Cost., commi 2 e 3, nella parte in cui non condiziona il diritto alla indennità dovuta al conduttore alla effettiva esistenza di un danno conseguente al rilascio dell’immobile e non consente al locatore di sottrarsi al pagamento dell’indennità fornendo la prova dell’assenza del danno, state la legittimità – ritenuta dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 300 del 1983 – della scelta compiuta dal legislatore nell’assegnare alla indennità le funzioni di ristoro del danno normalmente patito a seguito della perdita dell’avviamento commerciale, nonchè di strumento calmieratore del mercato locatizio e di conservazione delle imprese esercenti attività particolari.
Cass, sentenza n. 2485 del 06/03/1998; cass. sent 1-12-94 n.10271; Cass. 1-4-1993 n. 3895.
4. Con il secondo motivo si denunzia errata applicazione dell’art. 416 c.p.c., comma 2, mancata applicazione dell’art. 34, comma 1 e di uno dei modi ed i risultati a seguito dei relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; violazione dell’art. 113 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; omessa valutazione del contenuto del ricorso in opposizione a decreto ingiuntivo.
Il ricorrente si duole che la Corte d’appello ha dichiarato inammissibile, perchè proposta tardivamente, l’eccezione di non debenza dell’indennità di avviamento perchè la cessazione del contratto era riconducibile a risoluzione per inadempimento o disdetta o recesso del conduttore.
5. Si osserva preliminarmente che la denunzia formulata con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5 è inammissibile in quanto non rispetta il modello legale per cui è possibile denunziare il vizio di motivazione in cassazione nella vigenza del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5, applicabile al procedimento in oggetto, essendo stata la sentenza pubblicata in data 22 maggio 2013.
6. Correttamente la Corte d’appello ha ritenuto che l’eccezione era stata formulata in primo grado tardivamente ed è infondato il motivo di impugnazione con cui il ricorrente ritiene di aver dedotto tempestivamente l’eccezione già nell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo.
Infatti nell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, come riportato nel ricorso, si fa riferimento solo alla possibilità di offerta da parte dei ricorrenti della stipula di un nuovo contratto dopo che la disdetta era stata già inviata, circostanza che non concretizza la cessazione del contratto per cause imputabili al conduttore, ma rappresenta unicamente delle trattative o delle richieste dei ricorrenti per concludere un nuovo contratto di locazione.
7. Con il terzo motivo si denunzia violazione dell’art. 345 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; omesso esame circa il contenuto del terzo motivo di ricorso.
8. Con il quarto motivo si denunzia violazione dell’art. 1322 c.c., art. 1375 c.c., n. 1, e art. 1590 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; omesso esame circa il complessivo contenuto dall’art. 8 del contratto di locazione stipulato in data 1 aprile 2000.
9. Il successivo motivo viene formulato nuovamente con il n. 4 e si denunzia violazione dell’art. 1322 c.c., art. 1575 c.c., n. 12, artt. 1576 e 1590 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; violazione dell’art. 61 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; omesso esame della perizia asseverata dal geometra B.E., nonchè della documentazione fotografica prodotta sub 17 in primo grado.
10. Con il quinto motivo si denunzia violazione dell’art. 1575 c.c., n. 1, artt. 1576, 1577 e 1590 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
11. Con il sesto motivo si denunzia violazione degli artt. 1576 e 1590 e 1609 c.c. in relazione all’art. 1322 ex art. 360 c.p.c., n. 5. 12. I motivi si esaminano congiuntamente e sono inammissibili. Preliminarmente si ricorda di nuovo che la formulazione del vizio di motivazione non corrisponde al modello del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5.
I ricorrenti nella sentenza richiedono una nuova rivalutazione dell’accertamento in fatto della Corte d’appello, che ha ritenuto che non vi era la prova dello stato in cui l’immobile era stato concesso in locazione,essendo solo generico il riferimento al buono stato di manutenzione contenuto del contratto di locazione; che l’inconveniente di infiltrazioni alle murature era eccedente l’ordinaria manutenzione spettante al conduttore; in ordine alla previsione dell’art. 12 del contratto di locazione, secondo la quale il conduttore si impegnava ad eseguire tutte le riparazioni di cui agli artt. 1576 e 1609 c.c. travalicando i limiti di quanto spettante ai locatori,la Corte ha osservato che tale articolo non viene invocato nel ricorso di opposizione a decreto ingiuntivo, ma solo per la prima volta con l’atto di appello. Inoltre sul punto la Corte ha ribadito che non vi era prova dello stato dell’immobile al momento dell’inizio del rapporto, per cui era impossibile un raffronto con la situazione dell’immobile al momento della riconsegna.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 3.200,00 di cui Euro 200 per esborsi oltre accessori e spese generali come per legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 34
 art. 360
 art. 34
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 69
 art. 42
 sentenza 
 sentenza 
 cass. 
 Cass. 
 art. 360
 sentenza 
 art. 1375
 art. 1590
 art. 1575
 art. 360
 art. 360
 sentenza