Source: https://www.carc.it/2018/09/27/piombino-la-svendita-dellacciaieria-a-jindal-e-le-prospettive-per-il-lavoro-la-parola-agli-operai/
Timestamp: 2019-12-08 06:30:49+00:00

Document:
[Piombino] La svendita dell’acciaieria a Jindal e le prospettive per il lavoro: la parola agli operai! | Partito dei CARC
In breve La svendita dell’acciaieria a Jindal e le prospettive per il lavoro:...
Gli operai della ex-Lucchini e i cittadini di Piombino e della Val di Cornia di Coordinamento Art 1 – Camping CIG che si organizzano e lottano da quattro anni senza sosta, hanno studiato collettivamente:
L’accordo di Programma (AdP)[1], l’accordo tra le pubbliche istituzioni[2] e Jindal South West (JSW).
Il business Plan (B.P.)[3], testo fornito da JSW alle organizzazioni sindacali, datato 6.6.2018.
Il verbale di incontro (V.I.) tra JSW e O.O.S.S. (FIOM, FIM, UILM, UGLM) del 12/6/2018 presso il MISE.
Il Comunicato Art. 1-Camping CIG del 28/8/2018.
Riportiamo (vedi sotto) per intero la loro disamina critica perché, oltre a fornire gli elementi per ribadire la cessione dell’acciaieria di Piombino a Jindal è stata una svendita a tutti gli effetti senza alcuna garanzia per i lavoratori e per i cittadini di Piombino mostra bene quanto in città sia importante proseguire con la battaglia per un lavoro utile e dignitoso per tutti!
Riteniamo che non sia un caso che a spiegare agli operai e ai cittadini quale futuro li attende con l’accordo tra le istituzioni e Jindal South West non sia stata alcuna organo ufficiale (sindacati, comune, regione o governo centrale) ma gli operai di Camping CIG. È questa l’unica organizzazione del territorio che ha fornito strumenti critici agli operai e ai cittadini per capire quale futuro li attende se lasciano in mano ai capitalisti di turno (in questo caso la multinazionale JSW) il loro destino!
Rilanciamo, quindi, la loro disamina anche perché l’impegno di lotta, studio ed elaborazione portato avanti da questi operai fornisce un esempio di come un’organizzazione operaia (in questo caso Camping CIG) possa diventare una nuova autorità pubblica per le masse popolari del territorio.
Vi lasciamo alla lettura del documento di Coordinamento Art 1 – Camping CIG, ma prima di farlo ci preme ribadire che, esempi come questo devono incitare ogni operaio a organizzarsi con i suoi colleghi di lavoro, a occuparsi del futuro dell’azienda in cui lavora e del territorio in cui vive, a coordinarsi con altri gruppi di operai delle altre aziende del territorio, a promuovere lo scambio d’esperienza e la solidarietà di classe: questo significa costruire la rete di nuova governabilità delle organizzazioni operaie.
A esse si devono collegare le organizzazioni popolari, i comitati territoriali di ogni sorta, insieme trovare soluzioni immediate ai problemi: la rete delle organizzazioni operaie e popolari è l’alternativa realistica al corso disastroso delle cose gestito da governi al servizio dei poteri forti, come lo sono stati i governi delle larghe intese, ed è l’alternativa realistica per costringere le attuali forze di governo, M5S e Lega, a fare ciò che hanno promesso in campagna elettorale e se non lo fanno a cacciarli via!
Coordinamento Art 1 – Camping CIG Piombino 26/09/2018
PERCHE’ È “UN SALTO NEL BUIO”?
Recentemente la nostra associazione ha diffuso un comunicato in cui esprimevamo sinteticamente alcuni giudizi sulla vicenda dell’acquisizione del locale stabilimento Aferpi (gruppo Cevital) da parte di Jindal South West Steel Italy srl (JSW) , ed in particolare sul Business Plan prodotto dall’azienda e sull’Accordo di Programma, siglato dall’azienda e dalle istituzioni. Riassumevamo il nostro giudizio nella frase: “Mani completamente libere per Jindal; un salto nel buio per i lavoratori e la città”. Con il presente documento intendiamo motivare in maniera più articolata i giudizi espressi.
Riteniamo doveroso questo lavoro, dal momento che i documenti fondamentali disponibili presentano alcune ambiguità, talora contraddizioni e non sono stati oggetto di un’opera di diffusione e divulgazione verso la società civile né di discussione e approvazione nelle sedi naturalmente deputate (i Consigli Comunali della Val di Cornia). Al momento è ancora dubbio se esista un vero Piano Industriale; se esiste, lo hanno visto in pochi, e comunque il testo non è disponibile per la libera discussione cittadina (problema di riservatezza o problema di democrazia?). Le collettività della VdC sono state informate solo tramite i necessariamente stringati resoconti giornalistici e le dichiarazioni ufficiali dello “establishment” locale, fonti comunicative per lo più inclini a forzare l’interpretazione dei fatti (tranne qualche lodevole eccezione di siti di informazione online) verso tranquillizzanti aspettative che hanno fatto attecchire, nel senso comune della nostra collettività, una nuova “narrazione felice”, che a noi pare poco fondata.
Ci siamo quindi proposti, con le nostre modeste forze e capacità, di fare, almeno parzialmente, ciò che ben altre organizzazioni e istituzioni avrebbero dovuto e potuto fare meglio di noi: divulgare il contenuto dei documenti in modo molto realistico e disincantato, senza lasciarsi condizionare dalla speranza, dalla paura o dagli interessi politico-elettorali. Noi tentiamo di farlo in maniera possibilmente snella e accessibile anche a chi non sia avvezzo al pesante linguaggio burocratico, limitandoci a mettere a fuoco i passaggi salienti dei documenti e soprattutto i punti che ci appaiono critici. Consideriamo questo solo l’inizio di un lavoro aperto, su cui invitiamo chiunque abbia osservazioni, critiche o integrazioni da proporre. Avremo fatto centro se al termine del percorso qualcuno tra i rassicurati dal “pensiero unico corrente” si porrà qualche interrogativo in controtendenza rispetto al narcotizzante messaggio “il più è fatto!”.
Per le finalità del presente lavoro ci riferiamo ai seguenti documenti essenziali:
> Accordo di Programma (AdP)[4]: accordo tra le pubbliche istituzioni[5] e JSW. Ci riferiamo al testo allegato alla delibera Regionale [6] che vara ufficialmente l’AdP. Sostituisce completamente il precedente AdP del 30/6/2015, che riguardava Cevital-Aferpi.
> Business Plan (B.P.) [7], testo fornito da JSW alle organizzazioni sindacali, datato 6.6.2018. È un testo schematico e divulgativo, sommario dal punto di vista impiantistico e quasi nullo per gli aspetti finanziari; unico testo attualmente disponibile cui poter fare riferimento per quanto riguarda l’allegato B allo AdP, ove è menzionato come Piano Industriale. Non è pubblicamente disponibile un vero Piano Industriale, che peraltro è parte integrante dell’AdP, il che obbliga a fare molta attenzione ai contenuti ed ai termini utilizzati nel testo. Dovendoci accontentare di un surrogato, rimangono zone di ambiguità.
> Verbale di incontro (V.I.) tra JSW e O.O.S.S. (FIOM, FIM, UILM, UGLM) del 12/6/2018 presso il MISE. Ha la valenza di accordo sindacale per i contenuti che nel testo risultano concordati.
> Comunicato Art. 1-Camping CIG del 28/8/2018. Sono le nostre valutazioni generali sugli accordi stipulati, che nel presente documento ci approntiamo a giustificare sulla base dell’analisi dei testi su elencati. Il nostro comunicato è allegato al presente documento, con il titolo “Un salto nel buio “.
Naturalmente, per inquadrare in maniera completa e approfondita l’esito ad oggi delle vicende siderurgiche di Piombino è necessario tener presenti altri documenti, prodotti nel corso delle pregresse vicende dello stabilimento, e in particolare quelle che coinvolgevano lo stabilimento Aferpi, di cui JSW ha “ereditato”, insieme agli impianti e ai terreni, anche agevolazioni e qualche obbligo; come anche quelle riferite agli smantellamenti e alla messa in sicurezza delle aree. Il dettaglio di quella lunga storia esula dai nostri scopi; il lettore interessato potrà seguirne la ricostruzione nel testo della Delibera GRT 807/2018 e nella prima parte del relativo allegato A.
Nel testo che segue useremo i seguenti artifici grafici:
Caratteri normali: per le nostre sintesi di brani del documento
“Corsivo virgolettato”: per le citazioni letterali dai documenti;
“Corsivo in grassetto”: per le nostre valutazioni ed opinioni
Sottolineato per evidenziare singole parole o frasi
L’AdP definisce il Progetto come segue:
“Il presente accordo è stipulato …. per attuare un Progetto integrato di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nell’ area del complesso industriale ex Lucchini di Piombino; promuovere il riutilizzo di tale area in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale e preservare le matrici ambientali non contaminate, con particolare riferimento alle matrici suolo, sottosuolo, acque sotterranee, aria e area marina antistante lo stabilimento produttivo” (AdP art. 2.1).
Il Business Plan (B.P.), nella versione “OOSS”, tratta principalmente, ma molto sinteticamente, di aspetti impiantistici, produttivi e occupazionali e fa solo qualche cenno agli aspetti finanziari. il Piano Industriale (P.I.) dovrebbe approfondire tutti questi aspetti nel dettaglio. Il termine “Progetto” nel testo dello AdP, dovrebbe indicare l’insieme delle azioni, di Parte Pubblica e Parte Privata, non solo quelle più pertinenti al P.I., ma anche quelle ambientali, urbanistiche, delle concessioni e agevolazioni pubbliche.
Nei documenti talora il termine “progetto” viene utilizzato, impropriamente, come sinonimo di P.I.
ASSUNZIONI e CONDIZIONI DEL PROGETTO
Il Progetto si basa su vari presupposti essenziali. (B.P. DIA 15)
“…Resta inteso espressamente che nessun inadempimento agli obblighi di JSW e delle società in corso di acquisizione potrà essere configurato a carico di, ed imputabile alle stesse, laddove anche uno soltanto dei presupposti del BP non si sia verificato o sia successivamente venuto meno per causa non imputabile ad Aferpi, PL, GSI e/o JSW”. In tale evenienze si provvederà alla modifica del B.P. …. a rinegoziarne il contenuto, i termini e le condizioni di tutti gli obblighi previsti…” (B.P. DIA 20)
“…tali livelli occupazionali sono sostenibili in virtu’ del concretizzarsi dell’impegno istituzionale a garantire una integrazione salariale sino alla piena implementazione del piano industriale illustrato in questa sede”. (B.P. DIA 20)
Tra i presupposti in particolare si segnala:
– Acquisto di tutte le azioni di Aferpi, PL e GSI
Parte Pubblica riduce i suoi strumenti di controllo
– La disponibilità di fondi e contributi vari come previsti dal MISE e dalla RT.
Parte Pubblica mette a disposizione contribuiti: 15 mln per progetti di tutela ambientale; 18 mln per azioni di risanamento siti inquinati; 30 mln per un progetto di efficientamento
energetico e miglioramento del ciclo dal punto di vista ecologico. Ulteriori finanziamenti per ricerca, sviluppo e formazione.
La mancata disponibilità anche di una sola delle agevolazioni previste libera JSW da ogni impegno (v. quanto si afferma in B.P. DIA 20)
– Il periodo di monitoraggio della Amministrazione Straordinaria si conclude a due anni dal closing (maggio 2020);
La fase di investimento sui nuovi impianti (Fase 2) si svolge pressoché completamente al di fuori delle tutele occupazionali della legge Marzano (scadenza giugno 2019) e della sorveglianza ministeriale (scadenza maggio 2020)
– Le approvazioni di permessi e autorizzazioni;
Rischi connessi alla farraginosità della burocrazia italiana.
– Supporto degli ammortizzatori sociali per il personale non attivo per la durata del Piano
Per ora gli ammortizzatori sono certi sino a dicembre 2018; un percorso burocratico non scontato dovrebbe prolungarli sino alla metà del 2024 (con il dubbio per un “buco” di 4 mesi); se dovessero essere interrotti prima di allora, JSW si riterrebbe libera da ogni impegno, compresa quella del mantenimento dei livelli occupazionali, e il problema degli esuberi si porrebbe subito. Resta comunque aperto il problema del livello di copertura economica, col rischio di una ulteriore riduzione di circa 200 euro mensili
– Supporto[8] delle OOSS
Tale supporto è assicurato dal Verbale di riunione del 12/6/2018 (incontro JSW, OOSS, MISE). Il contenuto di tale verbale diventa vincolo per la realizzazione del progetto, con il forte rischio che diventi una gabbia per le azioni rivendicative delle OOSS
Gli impegni di Parte Pubblica sono precisi e numerosi; sono tutti sanzionati dalla “liberazione” di JSW dagli impegni. Di contro, i pochi veri impegni di JSW (mantenere la laminazione e l’occupazione fino a completamento del progetto) sono ampiamente condizionati (dal mercato, dagli studi di fattibilità, dalle agevolazioni pubbliche, dalla burocrazia etc) e non prevedono penalizzazioni.
SVILUPPO DELLA FASE 1
La “rinascita dello stabilimento siderurgico di Piombino” è stata pianificata in due fasi.
La Fase 1 prevede: 1) il riavvio dei laminatoi esistenti: 2) Piano di messa in sicurezza delle aree; 3) studio per lo smantellamento e demolizioni degli impianti obsoleti, con possibile avvio delle demolizioni e smantellamenti 4) Studio di fattibilità per la Fase 2;
1) riavvio dei laminatoi esistenti dal 2° sem. 2018 alla fine del 2020 (come da B.P. DIA 9 e 10) (o del 2022 come da DIA 4?)
Obiettivo: raggiungere 765.000 T/anno nel 2020, pari in media al 61% della capacità produttiva (1.250.000 T/anno), con saturazione più elevata per il treno rotaie: 86% (barre 76.5%; vergella 39%).
Costi di avvio, revamping e manutenzione, complessivo per i tre treni: 18.7 Mln in due anni e mezzo, per il funzionamento dei treni alla massima capacità (??)(v. B.P. DIA 7,8, 9)
“JSW Steel Italy srl si propone di riavviare i laminatoi ……nella seconda metà del corrente anno 2018. Sono previsti interventi sugli impianti per la ripartenza. I tempi e i volumi dipendono sostanzialmente dalla risposta del mercato e dai tempi degli interventi tecnici, e solo parzialmente da JSW”. (B.P. DIA 2)
“Le seguenti attività dovranno essere svolte per il funzionamento del treno rotaie a pieno regime: ……” (B.P. DIA 7)
“Le seguenti attività sono necessarie per la ripartenza del treno a barre alla capacità massima:” (B.P. DIA 8)
“Le seguenti attività sono necessarie per la ripartenza del treno vergella alla max capacità:” (B.P. DIA 8)
L‘ entità dell’investimento previsto sembra dimensionato per la semplice “sopravvivenza” dei treni esistenti per prodotti lunghi, non per un loro rilancio con riconquista stabile dei mercati. Inoltre il riavvio dei treni è condizionato, nei tempi e mei modi, dalle richieste di mercato. Sembra di capire anche che la cifra indicata dei 18.7 mln per il riavvio sia il massimo spendibile nel caso in cui il mercato consentisse di raggiungere la capacità produttiva massima (B.P. DIA 6,7,8) Questa impostazione lascia pensare che il riavvio dei treni sia funzionale piu’ alla gestione transitoria degli ammortizzatori sociali che non al progetto complessivo, che mostra chiaramente di puntare ai prodotti piani. Lo sviluppo della Fase 1 è genericamente indicato fino a tutto il 2022 in DIA 4, ma i livelli di produzione (DIA 10) e la mano d’opera necessaria (DIA 11) sono specificati solo fino a tutto il 2020 . Non è chiaro quali saranno le scelte, per i treni esistenti, oltre il 2020 e soprattutto quale sia il loro destino oltre il 2022; sembrerebbe legato alla Fase 2C, che prevede un terzo forno elettrico con colata continua per billette e blumi, che non è detto che non possano essere venduti come semiprodotti. La realizzazione della Fase 2C (è l’ ultima fase e “peserebbe” a regime 0,6 mlnT/anno contro i 2,4 per i coils e i “piani”) terminerebbe pero’ a fine 2024. Si continuerà ad alimentare i vecchi treni per anni solo con semiprodotti provenienti dall’ India ? E’ economicamente conveniente? Il destino dei “lunghi” (prodotto “storico” dello stabilimento) appare come il piu’ nebuloso di tutto il progetto, anche se c’è un rassicurante generico impegno in AdP: “Fino alla completa attuazione del progetto la Parte Privata ribadisce l’ impegno a mantenere in esercizio gli impianti di laminazione…” (AdP art. 8.1 pag 50) . Il chè potrebbe anche significare che, completato il Progetto, i treni possono essere dismessi. Il problema è che non viene definita, né qui né altrove, un’ epoca per il completamento del progetto. Potrebbe essere la fine del 2024 se si attuassero tutte le sottofasi 2A, 2B e 2C; ma anche qualunque anno tra il 2020 e il 2023 se, sulla base dello studio di fattibilità, l’ azienda decidesse di sviluppare “solo parzialmente” il progetto, cosa che potrebbe significare, al limite, anche solo la Fase 1, fermandosi all’investimento dei 18.7 Mln per il riavvio dei vecchi treni: interpretazione pessimistica, ma che è una scelta possibile per JSW sulla base di quanto sottoscritto. JSW si è abilmente riservata una “uscita di sicurezza” dal mega-progetto esibito nel B.P., senza danni e senza penali, nel caso in cui ritenesse poco redditivo proseguire nelle realizzazioni o se le si aprissero migliori opportunità altrove; “uscita di sicurezza” che dovrebbe essere approntata, dal punto di vista dei lavoratori e della Città, anche dagli amministratori della Val di Cornia, prendendo atto con realismo dei possibili scenari futuri per la siderurgia piombinese e delle relative ripercussioni economico-sociali sul territorio.
2) Piano di messa in sicurezza aree .
JSW presenterà, entro 120 giorni dalla stipula dell’accordo, al Ministero dell’ambiente, il progetto operativo di messa in sicurezza delle aree individuate nella planimetria allegata all’Accordo 2015, (allegati A e Abis) . Il progetto dovrà essere approvato e autorizzato con decreto del Ministro dell’ambiente e del Ministro dello sviluppo economico.
3) Avvio delle demolizioni e smantellamenti
“……Sarà inoltre condotto uno studio per lo smantellamento di apparecchiature obsolete e non utilizzate; e si prevede che l’ attività di demolizione sia intrapresa nel 2019 in funzione della fattibilità, dell’ impatto sull’ambiente e delle autorizzazioni” (B.P. DIA 3)
“Fino a completa realizzazione del Progetto la Parte Privata ribadisce l’ impegno a mantenere in esercizio gli impianti di laminazione……. con dismissione definitiva dei restanti impianti, soggetta a verifica di fattibilità e sostenibilità come da Progetto” (AdP art. 8.1, pag 50).…..
“Con riferimento alla demolizione di edifici, impianti e strutture esistenti, richiesta dal presente accordo o dal progetto, …. la Parte Privata si impegna alla adozione delle misure di prevenzione, ove necessarie, nonché, ai fini dell’ utilizzo delle medesime aree per finalità produttive, alla loro caratterizzazione e, ove necessario, alla presentazione ed esecuzione …di un progetto di messa in sicurezza operativa” (AdP art. 3.3)….
“Nell’ auspicata realizzazione di tali demolizioni sarà privilegiato l’ utilizzo del personale inattivo delle societa’ “[quelle acquisite da JSW, ndr] ……(B.P. DIA 12)
Si prevede nel 2019 l’ avvio (non il compimento) degli smantellamenti , condizionato da un studio di fattibilità , che terrà in conto anche della “sostenibilità” , termine il cui significato ci pare univoco, nel senso di “sostenibilità economica”. Ci si domanda se un vecchio impianto per il quale fosse troppo onerosa economicamente la demolizione potrebbe restare in tutto o in parte in piedi, per quanto fatto oggetto delle necessarie misure di sicurezza . Infatti la realizzazione delle demolizioni viene definita “auspicata”, cioè non certa. Si pensi alla Cokeria: le batterie costituite da materiale eterogeneo, con grandi quantità di refrattari, materiali isolanti vari e amianto; l’ area “sottoprodotti contaminata da catrame e sostanze chimiche tossiche. Il rottame ferroso da recuperare andrebbe ripulito; il tutto con necessità di ditte e personale specializzato o comunque appositamente addestrato. Alti costi e poco recupero. E’ “sostenibile” la demolizione della Cokeria? Viceversa, è sostenibile tenerla indefinitamente in piedi, quando già ora qualcuno ha paventato rischi di crolli?
Se intrapresi, gli smantellamenti potrebbero essere spalmati per tutto il periodo previsto per il compimento di tutto il progetto, cioè anche sino al 2025, nell’ipotesi di massima realizzazione dello stesso. Coerentemente al fatto che le demolizioni sono condizionate dalla “sostenibilità” e sono qualificate come auspicate, non si fanno previsioni dal punto di vista occupazionale, e sembra chiaro solo che verranno eseguite dai dipendenti delle società acquisite da JSW senza menzione del personale dell’indotto.
4) studio di fattibilità per una possibile espansione dello stabilimento
Lo studio comprende: dinamiche di mercato, scelte tecnologiche, impatto ambientale, fabbisogno energetico, aspetto finanziario, forza lavoro, redditività, autorizzazioni.
Definisce inoltre le necessità in infrastrutture portuali e logistiche.
“La Fase 2 implica la possibilità di una espansione futura basata sullo studio di fattibilità” (B.P. DIA 2)
“saranno avviati gli studi di fattibilità relativi alla espansione futura, che dovrebbero essere completati in 18 mesi” [ dalla firma dello AdP, cioe’ all’ inizio del 2020, ndr] ( B.P. DIA 2)
E’ palese che 18 mesi sono davvero eccessivi per la definizione di uno studio di fattibilità da parte di una importante multinazionale del settore, considerando anche il fatto che in tutto il periodo di contatti antecedenti alla firma dello AdP l’ azienda ha dovuto necessariamente fare calcoli, valutazioni e previsioni circa la scelta di acquisire lo stabilimento, e che deve presentare comunque un Piano Industriale ben prima, presso varie autorità pubbliche per adempimenti burocratici. Si sarebbe potuto risparmiare almeno un anno sul calendario previsto. Questa dilazione eccessiva dei tempi lascia pensare che JSW voglia “mettere subito il cappello sulla sedia ” e riservarsi tempi comodi per decidere le eventuali mosse successive, magari quando sarà scaduto sia il periodo delle garanzie occupazionali ex legge Marzano (giugno 2019) sia il periodo di sorveglianza ministeriale (Maggio 2020). Comprensibile dal punto di vista degli interessi privati di JSW; molto meno dal punto di vista dell’interesse pubblico. Su questo argomento, come su altri, è palese l’ impostazione unilaterale pro-azienda a scapito dell’ interesse pubblico.
SVILUPPO DELLA FASE 2
Nella Fase 2 si ipotizzano tre sottofasi con le seguenti realizzazioni (DIA 5,6,13,14):
Fase 2A) dal 2020 al 2022
> 2 Forni elettrici per alimentare :
> 1 impianto di laminazione a nastri in continuo per coils
Fase 2B) 2022-2023
> 1 treno a freddo per prodotti piani , con decapaggio, ricottura, zincatura e verniciatura
Fase 2C) 2023-2024
> 1 Forno elettrico con Colata Continua per produzione di billette/blumi (entro 2024; 0, 6 Mln Tn/anno di billette e blumi nel 2025)
Costo totale nuovi impianti: 875 – 1050 Mln. Non sono indicati i costi per impianto.
Produzione complessiva prevista : 3 Mln T/anno (2,4 coils; 0,6 blumi e billette) su 4 Mln di capacità produttiva di semiprodotti.
“La Fase 2 implica la possibilità di una espansione futura basata sullo studio di fattibilità.” (B.P. DIA 2)
“….nella prospettiva che la parte Privata, a seguito delle opportune analisi di fattibilità tecnico-commerciale, proceda alla implementazione della fase 2 , le Parti concordano che procederanno d’intesa alla revisione del presente accordo che sarà ritenuta necessaria.
La fase 2 puo’ essere implementata dalla parte privata parzialmente, gradualmente o totalmente, anche indipendentemente da qualunque revisione del presente accordo”.
(AdP art. 3.2, pag 42)
“Con riferimento alla demolizione di edifici, impianti e strutture esistenti….la parte privata si impegna alla adozione di misure di prevenzione, ove necessarie, nonché, ai fini dell’ utilizzo delle medesime aree per finalità produttive, alla loro caratterizzazione…….”.(AdP art. 3.3 pag 42)
“Qualora la Parte Privata ritenesse utile o necessario acquisire aree nella disponibilità della Parte Pubblica….quest’ultima si rende disponibile a valutare la possibilità di concederle sulla base del riscontro degli investimenti o delle attività economiche della Parte Privata” (AdP art. 3.4 pagg. 42,43)
“JSW intende approfondire e definire gli strumenti di supporto per la Fase 2 [ammortizzatori sociali , ndr] durante gli studi di fattibilità e prima di confermare l’ avvio della Fase 2.” (B.P. DIA 17, 20)
E’ detto con chiarezza che la Fase 2 è una mera “possibilità”, non un impegno. Dipende dall’ esito dello studio di fattibilità e quindi da una decisione assolutamente autonoma di JSW, senza che compaia alcun tipo di penalizzazione se il progetto dovesse fermarsi alla Fase 1.
La Fase 2 puo’ essere attuata:
– “parzialmente”; senza ulteriori specificazioni sul minimo da realizzare, ciò puo’ significare che di fatto ci si puo’ fermare al compimento della Fase 1;
– “gradualmente” : poiché il B.P. prevede uno schema cronologico di massima delle realizzazioni, il “gradualmente” introduce la possibilità che si vada oltre i tempi tabellati in B.P. (con completamento oltre il 2025);
– “indipendentemente da qualunque revisione” dell’AdP. Affermazione sorprendente, che sembra togliere a priori qualsiasi vincolo per l’ azienda che dovesse derivare in futuro dalle revisioni dell’ AdP ; senza invece intaccare la validità di eventuali nuovi obblighi per la P.A. (es. concessioni di nuove aree).
Le aree dei vecchi impianti da demolire possono essere utilizzate dall’azienda a fini produttivi, previa presentazione di un progetto di messa in sicurezza: non vengono posti o richiamati limiti a questa possibilità. Ci si chiede se questo non sia una tacita accettazione ,da parte della amministrazione, della eventualità che impianti a caldo o comunque ambientalmente problematici siano di nuovo costruiti a ridosso della città; visto anche che incredibilmente non è pubblicamente accessibile (qualora esistente) alcun documento in cui si ipotizzi quale sarà la disposizione spaziale dei nuovi impianti. Se il progetto fosse realizzato in toto, gli spazi da prevedere sarebbero ingenti (solo la fase 2B comporta la costruzione di uno stabilimento simile alla Magona!) e l’ ipotesi che tutto possa essere dislocato nella macro-area nord, considerata anche la natura del terreno in tale area, appare poco credibile per i costi e problematica per la vicinanza di aree che potrebbero sviluppare una vocazione turistica.
La richiesta, da parte dell’azienda, di eventuali nuove aree nella disponibilità della Parte Pubblca, è soggetta a valutazione (genericamente indicata) di Parte Pubblica sugli investimenti o sulle attività economiche dell’Azienda, ma non si richiamano gli aspetti ambientali ed urbanistici.
La certezza della fruibilità degli ammortizzatori sociali per tutto il periodo del progetto, definita entro i tempi dello studio di fattibilità, è condizione indispensabile per confermare l’avvio della Fase 2. Ne deriva che la questione degli ammortizzatori sociali è di primaria importanza non solo da un punto di vista sociale e delle ricadute sulla economia generale della zona ma anche dal punto di vista delle prospettive del nuovo sviluppo industriale della siderurgia.
FASE 1 (semestri) 2° / 2018 1° /2019 2° / 2019 1°/ 2020 2° / 2020
N. occupati per semestre 435 635 645 705 705
Occupati al 2025 : ulteriori tra 650 e 800 → complessivi tra 1355 e 1505
Dipendenti attuali (Aferpi, PL, GSI) : circa 1920 .
Esuberi al 2024 (ipotesi di completa realizzazione del piano): tra 415 e 565 (da cui vanno dedotti i prossimi pensionamenti e abbandoni)
Esuberi al 2020 (ipotesi di non avvio della Fase 2) : 1215
“La Parte privata…… conferma l’ impegno a mantenere alle proprie dipendenze i lavoratori di cui agli attuali livelli occupazionali dei Complessi Aziendali Lucchini Piombino conformemente all’ acquisto e pieno ed effettivo controllo dell’azionariato delle suddette società da parte di JSW Steel Italy ed a condizione della effettiva disponibilità delle misure degli ammortizzatori sociali, nonché al mantenimento degli accordi sindacali, fatti salvi i casi di forza maggiore….” (AdP art. 14.2, pag 63)
“…La Parte Privata non sosterrà costi non previsti dalle normative vigenti relativamente ai lavoratori inattivi,per i quali sono necessari ammortizzatori sociali.”(AdP art. 14.4, pag 64)
In ogni caso, nella migliore delle ipotesi, la siderurgia non assicurerà un rilancio della occupazione nella zona ma una “limitazione del danno” indotto dalla concomitanza della crisi generale con la crisi siderurgica locale. Ciò è tanto piu’ vero se pensiamo anche ai posti già persi nell’indotto (un migliaio ?) che verranno recuperati solo molto parzialmente. Quindi, anche nella migliore delle ipotesi, Piombino e la Val di Cornia necessitano di azioni energiche verso la diversificazione economica.
Nella ipotesi peggiore, sommando esuberi “diretti” e posti persi dall’ indotto saremmo di fronte a una catastrofe sociale, di cui stiamo già vivendo i prodromi.
L’ ipotesi peggiore, sulla base dell’analisi dei documenti e delle turbolenze del mercato dell’acciaio è comunque qualcosa di cui realisticamente occorre tener conto, preparandosi al “colpo” e accelerando su tutte le tematiche legate alla diversificazione economica della zona.
“…. in funzione delle esigenze di limitare i rischi ambientali dovuti a trasporto, stoccaggio, trattamento e volatilità, le parti pubbliche…si impegnano a valutare la possibilità di far gestire e stoccare materiali con soluzioni idonee nelle aree idonee e disponibili all’ interno del sito industriale” (AdP pag 36)
“…La parte pubblica si impegna a favorire l’ utilizzo da parte della Parte Privata del sito piu’ prossimo, anche al fine di dare impulso economico al territorio, e che sia economicamente sostenibile, per lo stoccaggio e l’ eventuale trattamento di materiali oggetto di escavazione e demolizione” (AdP art. 3.7, pag 44)
“Le Autorità competenti… tenuto conto del recente percorso di pianificazione del comparto industriale messo in opera dal Comune di Piombino, …….si impegnano a valutare eventuali ulteriori adeguamenti degli strumenti di pianificazione urbanistica, ad attivarsi ove necessario ai fini della realizzazione del Piano industriale della parte privata, anche ai sensi dell’art… in base al quale La stipula dell’accordo di programma costituisce riconoscimento dell’interesse pubblico generale… e dichiarazione di pubblica utilità” (AdP Art.8.5, pag.52)
L’apertura alla possibilità di far gestire e stoccare materiali ( anche rifiuti?) a Jindal, combinato con l’impegno a valutare anche adeguamenti degli strumenti di pianificazione urbanistica apre la prospettiva di una nuova discarica nell’area industriale a gestione diretta privatistica di JSW.
Sorprende il fatto che nel testo del B.P. non vi sia alcun accenno all’utilizzo delle tecnologie piu’ avanzate in tema di tutela ambientale. Nello stesso AdP, per quanto ci si riferisca, inevitabilmente, agli iter autorizzativi cui dovranno essere sottoposti i progetti di JSW secondo la normativa vigente dal punto di vista ambientale, non si rinvengono particolari sottolineature ( in un S.I.N. come il nostro) sul tema dell’impatto ambientale dei nuovi impianti. Eppure, se si dovesse realizzare tutto quanto indicato nel B.P., le possibili problematiche ambientali non sarebbero certo di poco conto. Tre forni elettrici, ad es., potrebbero porre problemi di emissioni di fumi e gas, di rumore, di notevole consumo di acqua, oltre che di gestione del parco rottami e degli scarti di lavorazione..
Si auspica che lo “studio di fattibilità” per la Fase 2 sia ben piu’ esauriente e rassicurante sulle tecnologie avanzate da adottare nei nuovi impianti a fini di tutela ambientale.
Sulla base di quanto argomentato, crediamo risulti chiaro il senso del nostro giudizio conclusivo, già espresso nel nostro precedente comunicato: l’ AdP rispecchia una trattativa a senso unico. Ribadiamo: mani completamente libere per la multinazionale e un vero salto nel buio per i lavoratori e per la città. La multinazionale acquisisce sostanziosi vantaggi dalla parte pubblica, senza alcun impegno certo e definito in termini occupazionali, ambientali e urbanistici.
La multinazionale totalizza sin da subito: la piena proprietà di impianti e di vaste aree industriali a basso costo; le concessioni portuali trentennali (ampliabili con diritto di opzione per 24 mesi); l’ “ingabbiamento” della iniziativa sindacale (v. verbale del 12/6/18); il sicuro godimento di agevolazioni pubbliche per svariate decine di milioni Tutto ciò a fronte di un impegno per investimenti, neanche certo, di 18.7 milioni in due anni e mezzo e senza impegni precisi per i periodi successivi. Ci sembra troppo comodo per l’ imprenditore e troppo scomodo per i lavoratori e la città, obbligati dalla crisi generale e da quella della siderurgia locale ad attrezzarsi in fretta a ricostruire il proprio futuro.
Noi non diciamo che Jindal sia una “bufala”, come dicemmo sin dall’inizio per l’ era Rebrab. Jindal è una solida multinazionale con base in un paese emergente con un PIL in netta crescita che puo’ assicurare un mercato interno in sviluppo per 1,3 miliardi di persone; è fortemente impegnata nello scontro globale per la conquista dei mercati dell’acciaio. Diciamo solo che Jindal ha fatto intravedere grandi cose ai Piombinesi, ma in realtà ha impegnato molto poco e solo tra due anni potremo capire, in parte, se farà investimenti consistenti.
A tutt’oggi, la partita è aperta a qualsiasi esito in termini di nuovi assetti impiantistico produttivi della siderurgia piombinese: vi sono esiti possibili, esiti piu’ o meno probabili, ma nessun esito ragionevolmente certo.
E’ possibile, ad esempio, un esito minimo, che consiste nella mera sopravvivenza dei vecchi treni di laminazione per un periodo che deciderà il mercato, mentre le aree disponibili si trasformano in un sito di stoccaggio e smaltimento di semiprodotti provenienti via nave dall’india e destinati al mercato europeo. E’ molto dubbio se sia possibile l’ esito massimo, cioè la completa realizzazione del progetto prospettato nel B.P. ( con tre EAF e capacità produttiva di 4 Mln di tonnellate di semiprodotti); dubbio perché si tratterebbe di un investimento ingente in controtendenza rispetto all’ andamento generale del mercato internazionale e degli investimenti siderurgici in Europa. E’ probabile che, come si usa dire, “la verità stia nel mezzo”; quanto spostata in basso o in alto non sappiamo.
Quel che è certo è che gli esiti saranno determinati dalla interpretazione che JSW darà, in piena autonomia e libertà, sull’andamento del mercato e sui propri interessi, e Parte Pubblica non potrebbe obiettare nulla, qualsiasi decisione venga presa. Dovremo quindi aspettare un paio d’anni (studio di fattibilità) per capire se dobbiamo prepararci a qualche centinaio di esuberi (ipotesi di massimo sviluppo del piano) o a piu’ di un migliaio ( ipotesi minima), senza contare i desaparecidos delle ditte d’ appalto; o persino all’ uscita di campo dell’ennesimo salvatore della Patria. Come dovremo aspettare un paio di anni prima di capire se avremo impianti problematici dal punto di vista ambientale vicino al centro della città, o impianti in area nord di entità e dislocazione tale da fare a pugni con le aspirazioni turistiche della città. Intanto c’è il forte rischio che la nuova “narrazione felice” offuschi l’urgenza della diversificazione economica, comunque necessaria.
I “giustificazionisti” sostengono che i rappresentanti delle pubbliche istituzioni non potevano fare altro perché non c’erano alternative a Jindal.
Noi crediamo che un ruolo attivo dei Governi centrali (pregresso ed attuale) e un ruolo diverso dello Stato, secondo un modello di partecipazione pubblica all’ impresa, in un quadro di politica industriale a livello nazionale per un settore strategico quale la siderurgia, avrebbe potuto attrarre altri interessi o comunque contribuire a costituire un “piano B” che avrebbe potuto modificare i rapporti di forza nella trattativa con JSW . Crediamo inoltre che gli amministratori locali avrebbero potuto e dovuto attestarsi con maggior chiarezza e decisione almeno sulla linea invalicabile della tutela delle scelte urbanistiche fondamentali (allontanamento della fabbrica dalla città), della salvaguardia dell’ ambiente, delle prospettive di diversificazione.
I liberisti di governo e di opposizione sostengono che non si possono chiedere impegni precisi a una multinazionale che deve confrontarsi in un mercato globale dell’acciaio sottoposto a violente sollecitazioni ( produzione dei paesi emergenti, dumping cinese, dazi USA etc) che impediscono ragionevoli previsioni di mercato anche a breve- medio termine. Dunque bisogna invogliare l’investitore, spianargli la strada e … saltare nel buio ! Come è stato fatto. Noi crediamo che esista una prospettiva politicamente piu’ seria, fatta di politiche industriali attive che mirino a realizzare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese ma nel rispetto dello spirito della nostra Costituzione, difendendo il nostro patrimonio industriale, il lavoro e la funzione sociale dell’impresa.
Altro giudizio si sarebbe potuto trarre sulla vicenda se una Parte Pubblica piu’ autorevole e decisa avesse imposto un primo modulo di investimenti di una certa consistenza, che fossero di entità tale da rappresentare un segnale serio di impegno e ad un tempo una logica industriale autonoma, un rischio sopportabile per l’ impresa anche in caso di rinuncia successiva al pieno sviluppo del programma. I 18.7 mln di euro per la Fase 1 sono invece il segnale di una attesa, del tipo “mettiamoci il cappello, poi vediamo cosa ci conviene”. Un investimento iniziale piu’ consistente, con cadenze vincolanti , orientato sin dall’avvio alla realizzazione di un primo forno elettrico, con un anno di anticipo sulla tabella prevista, avrebbe potuto rappresentare quel segnale di reale impegno che a tutt’oggi è completamente mancato.
In questo clima di grande incertezza, diventa un obbligo tassativo per il Governo (nazionale e locale) dare una forte accelerazione su tutti i temi legati alla tutela ambientale e alla diversificazione economica: infrastrutture (compresa la revoca della “variante Aferpi” che porta la 398 sotto le finestre al Cotone) , bonifiche, disponibilità di aree industriali attrezzate, efficacia della normativa sulle aree di crisi complessa, protezione del reddito, aggiornamenti normativi che rendano piu’ efficaci e spediti gli interventi pubblici. Inoltre, sempre piu’ si avverte l’ urgenza di una politica industriale e segnatamente siderurgica nazionale che non sia la pura svendita del nostro apparato produttivo alle multinazionali, senza adeguate contropartite e garanzie, come qui sta accadendo. Vi è comunque la necessità di un intervento fortemente coordinato dalle pubbliche istituzioni, anche con investimenti corposi, se si vuole risollevare questa martoriata Area di Crisi Complessa nonché Sito di Interesse Nazionale, dalla pericolosa china su cui sta scivolando.
Non possiamo peraltro cadere nell’errore di pensare che si possa fare a meno della siderurgia; una siderurgia certamente meno invasiva, moderna, ecocompatibile, che non ostacoli, ma anzi favorisca, lo sviluppo di alternative produttive e economiche, che vanno perseguite comunque con decisione. La siderurgia a Piombino è l’unica realistica via che puo’ ridare a breve termine reddito ed occupazione significative e contemporaneamente una spinta ad una infrastrutturazione che sia funzionale, nel contempo, sia alla siderurgia che ad un nuovo assetto diversificato che ci tuteli per l’ avvenire. Né possiamo cadere nell’illusione che una monocultura del turismo possa essere l’ asse centrale del rilancio produttivo. Il risanamento ambientale e un nuovo equilibrio tra industria siderurgica, altri settori industriali, piccola e media impresa innovativa , turismo, agricoltura di qualità, economia del mare è la via obbligata da percorrere con decisione per salvare le nostre zone.
[1] Reperibile presso: https://www.stileliberonews.org/wp-content/uploads/2018/08/Accordo-JSW-completo.pdf
[2]Mise, Min. dell’Ambiente, Regione T., Comune di Piombino, Provincia LI, Ag. Demanio, Autorità sistema portuale M.T.S.
[3] Reperibile presso: https://www.stileliberonews.org/wp-content/uploads/2018/08/Piano-industriale-Jindal-alle-OOSS.pdf
[4] Reperibile presso: https://www.stileliberonews.org/wp-content/uploads/2018/08/Accordo-JSW-completo.pdf
[5]Mise, Min. dell’Ambiente, Regione T., Comune di Piombino, Provincia LI, Ag. Demanio, Autorità sistema portuale M.T.S.
[6] Delibera GRT n.807 del 16/7/2018, allegato A.L’ allegato, cosi’ come reperibile nel sito web della Regione Toscana, non reca tutte le firme dei soggetti contraenti l’ accordo, firme che sono state materialmente apposte successivamente alla data della delibera, il 24/7/2018 (si suppone senza ulteriori modifiche)
[7] Reperibile presso: https://www.stileliberonews.org/wp-content/uploads/2018/08/Piano-industriale-Jindal-alle-OOSS.pdf
[8]Dal vocabolario De Mauro – Supporto, in senso figurato: aiuto, collaborazione.
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References: Art. 1
 Art. 1
 art. 2
 art. 8
 art. 8
 art. 3
 art. 3
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 art. 3
 art. 14
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