Source: http://win.organieorganisti.it/carta_organisti.htm
Timestamp: 2019-02-23 08:24:15+00:00

Document:
Carta degli organisti: doveri e diritti dell'organista nell'ambito del culto della Chiesa cattolica - redazione a cura di Paolo Bottini
Bozza di proposta per una
CARTA DEGLI ORGANISTI ©
linee-guida per il riconoscimento di diritti e doveri
Si desiderano qui proporre alcune norme deontologiche a tutti gli organisti, sottoponendole pure all'attenzione della Chiesa cattolica italiana e, in particolare, a tutti quei sacerdoti e religiosi che, a capo di una comunità parrocchiale o di un qualsiasi Ente Ecclesiastico (di seguito: Ente), usufruiscano o desiderino usufruire del servizio ministeriale di un organista.
Il presente documento è da ritenersi valido anche per gli organisti che siano a servizio di enti ecclesiastici cristiani non cattolici.
1.1 nella tradizione della Chiesa Cattolica la musica è strumento privilegiato per la lode al Signore e per l'elevazione degli animi a Dio e alle cose celesti, dalla quale i fedeli traggono maggiore edificazione e santificazione (cf. Pii X Pontificis Maximi Acta, vol. I, p. 77);
1.2 la Costituzione Conciliare "Sacrosanctum Concilium" ha stabilito che nella Chiesa latina debba tenersi «in grande onore l'organo a canne, strumento tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra Liturgia "Sacrosanctum Concilium", n. 120);
1.3 il Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ha richiesto la necessità di «purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni alla grandezza dell'atto che si celebra» (Udienza generale del 26 febbraio 2003, in L'Osservatore Romano, 27 febbraio 2003, p. 4) e ha dichiarato che «L'aspetto musicale delle celebrazioni liturgiche, (...) non può essere lasciato né all'improvvisazione, né all'arbitrio dei singoli, ma deve essere affidato ad una bene concertata direzione nel rispetto delle norme e delle competenze, quale significativo frutto di un'adeguata formazione liturgica. Anche in questo campo, pertanto, si evidenzia l'urgenza di promuovere una solida formazione sia dei pastori che dei fedeli laici.» (Chirografo per il centenario del motu proprio "Inter sollicitudines" di San Pio X Papa, Roma, 22 novembre 2003);
1.4 il Codice di Diritto Canonico presta particolare attenzione al ministero dei laici il quale, se acquista un carattere di assiduità e di specifica competenza, dà diritto ad una adeguata rimunerazione (CDC 231);
1.5 «attualmente, i riti liturgici esigono un efficace coinvolgimento di musicisti professionisti» (C.E.I.-Commissione Episcopale per la Liturgia, bozza di proposta relativa alla istituzione nei Conservatori Statali di Musica italiani di un corso accademico di «Musica per la liturgia e per le attività culturali ecclesiali», Roma, 10 aprile 2001);
1.6 in alcuni Conservatori di Musica italiani (Bari, Novara, Vicenza, Matera, Bologna, etc.) è già stato attivato il succitato corso, percui saranno presto disponibili ad operare i primi musicisti laureati in "musica per la liturgia";
1.7 ai fini del presente documento si definisce Ente Ecclesiastico (nel seguito l'"Ente") l'Ente costituito e approvato dall'autorità ecclesiastica e avente fini di religione e di culto;
1.8 ai fini del presente documento si definisce organista colui che esercita un ministero liturgico di fatto, eseguendo musica suonando lo strumento musicale tradizionale chiamato organo a canne (nel seguito "organo"; cfr. "Sacrosanctum Concilium" n. 120) o qualsiasi strumento musicale a tastiera legittimamente ammesso nel culto (tenendo, comunque, conto dell'esortazione nell'art. 10.3),
con la presente "Carta degli organisti",
si intende offrire a tutti gli organisti, che si trovino ad operare a servizio del culto divino delle chiese cristiane d'Italia, una definizione giuridica della figura ministeriale dell'organista liturgico, al fine di distinguerlo da altre forme di partecipazione, di tipo libero, sia professionale che dilettantistico, alle attività degli Enti Ecclesiastici e intende, altresì, fornire uno strumento normativo - comune per tutto il territorio nazionale - idoneo a disciplinare e regolamentare il rapporto di collaborazione intercorrente tra i suddetti organisti e gli Enti Ecclesiastici.
Art. 2 - L'arte musicale e la liturgia
Nel dialogo permanente tra Dio e l'uomo, di cui la liturgia è uno dei luoghi privilegiati, l'uomo risponde attivamente in vari modi, in particolare con la musica e con il canto.
La musica e il canto permettono di raggiungere il linguaggio sacro, e le parole rituali solo nell'arte musicale trovano la loro espressione migliore.
Le altre arti, infatti, come la scultura, l'architettura, la pittura si collocano nello spazio liturgico in maniera statica; la musica, invece, anche nella chiesa più modesta accompagna e sostiene l'azione liturgica dall'inizio alla fine.
Dunque il musicista di chiesa ha il compito preciso non tanto di riempire di suoni l'edificio sacro, ma di favorire ed esprimere l'incontro di Dio con il suo popolo radunato. La sua non è una funzione estetica o decorativa; il musicista di chiesa non sascrifica il servizio della liturgia alla propria espressione personale, ma permette al canto sacro di esprimersi con pienezza.
È grande, dunque, la responsabilità del musicista di chiesa, il quale esercita una vera e propria «funzione ministeriale nel servizio divino» (cfr. Sacrosanctum Concilium n.112); a suo modo egli è un servitore del culto divino, poiché, come la liturgia «anche la musica sacra ha come scopo primario la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli» (Rituale di benedizione di un organo, Benedizionale n. 1478; cfr. Sacrosanctum Concilium n.112).
Art. 3 - L'organo e la liturgia
A partire Medioevo, l'organo è diventato lo strumento musicale caratteristico della preghiera in Occidente. Diverse forme musicali tipicamente organistiche sono nate all'interno dell'azione liturgica e, dai predecessori di Bach fino ad oggi, diversi organisti hanno composto mirabili pagine dettate dalla ispirazione religiosa nell'ambito della loro vita di credenti.
Spesso, ancora, gli organisti sono stati prolifici compositori di mottetti, cantate, musiche e canti religiosi: come interpreti e direttori di coro hanno contribuito ad innalzare la lode degli uomini verso Dio.
La molteplicità delle sonorità dell'organo, attitudinalmente ben amalgamabili tra di loro, lo rendono uno strumento musicale il cui carattere comunitario è evidente: è il simbolo vivente dell'unità nella diversità chiamando, così, ogni comunità cristiana a diventare, pur essendo costituita da molte membra, una sola cosa in Cristo.
Al di là dell'aspetto specificamente pratico, l'organo permette ad una cultura locale di trovare il proprio spazio nel culto reso a Dio, testimoniando come la liturgia della Chiesa tenga conto delle caratteristiche peculiari di innumerevoli culture diverse.
Infine, nelle diverse chiese non sono dotate di un organo a canne, anche le persone che sono costrette a suonare su altri strumenti a tastiera sono comunque ereditarie di questa lunga tradizione.
Art. 4 - L'organista e la liturgia
4.1 La funzione dell'organista è nell'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR, terza edizione tipica, 20 aprile 2000) al n. 103: «Tra i fedeli esercita un proprio ufficio liturgico la schola cantorum o coro, il cui compito è quello di eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto. Quello che si dice della schola cantorum, con gli opportuni adattamenti, vale anche per gli altri musicisti, specialmente per l'organista.» [cfr. SACRA CONGREGAZIONE DEI RITI, Istruzione Musicam sacram, 5 marzo 1967, n. 19: AAS 59 (1967) 306].
4.2 Al servizio dell'azione liturgica e della preghiera del popolo, l'organista non è solo: è uno degli attori della celebrazione e non può concepire il proprio ruolo se non di concerto con gli altri collaboratori.
4.3 Servitore della liturgia, l'organista, come gli altri musicisti, ha il posto che gli spetta. Che sia modesto o professionista, è in grado di ravvivare, sempre meglio di qualsiasi musica registrata, l'azione liturgica di cui egli percepisce e prevede lo svolgimento. Sarà, dunque, sempre preferibile l'assenza di musica strumentale piuttosto dell'utilizzo di musica registrata, anche vocale, che rimane in ogni caso vietata nell'ambito della celebrazione liturgica (cfr. Precisazioni della Conferenza Episcopale Italiana nei Prænotanda al Messale Romano, 1983).
4.4 L'organista ha un triplice ruolo:
a) accompagna il canto dell'assemblea di cui egli deve essere l'animatore più efficace; saprà sfruttare le possibilità sonore dello strumento per accompagnare convenientemente i solisti, il coro e l'assemblea; aiuta i fedeli a distinguere i differenti riti o momenti della celebrazione, evitando quell'uniformità che non deve trovar posto nella liturgia; sostiene il canto imprimendo ad esso il giusto ritmo, anche mediante l'utilizzo una appropriata registrazione.
b) a questo ruolo di accompagnatore, si aggiunge quello di interprete di opere tratte dal repertorio per organo, che saprà adattare ai tempi liturgici favorendo così l'educazione del popolo cristiano alla ricchezza dell'anno liturgico. Mediante a musica egli annuncia e celebra il mistero della salvezza.
c) grazie, poi, alla pratica dell'arte dell'improvvisazione e alla conoscenza approfondita degli aspetti teologico-pastorali della liturgia, è in grado di offrire alla liturgia anche quella dimensione poetica necessaria affinchè essa raggiunga la pienezza. Sa introdurre il canto con un preludio, lo prolunga con un postludio, gli dà respiro con qualche interludio. Penetrando nell'azione liturgica, commenta la Parola di Dio, conduce al silenzio, alla lode, alla meditazione (cfr. istruzione Musicam Sacram n.67).
4.5 Servitore di una comunità, al fine di ottenere delle celebrazioni di miglior qualità, l'organista agisce di concerto:
a) con il presidente dell'assemblea celebrante (sacerdote, diacono), simbolo del Cristo-Capo, per il buon svolgimento della celebrazione, soprattutto se l'organista deve fare degli interventi specifici;
b) con il direttore del coro: assieme scelgono il repertorio e programmano gli interventi musicali;
c) con il gruppo dei cantori: lo incontra alle prove e offre le sue conoscenze musicali per aiutarlo a cantare meglio, contribuendo assieme al direttore alla sua educazione;
d) con l'animatore del canto dell'assemblea, con cui prende accordi per preparare i suoi interventi;
e) con il gruppo liturgico: partecipa alle riunioni per la scelta del repertorio, riceve in anticipo lo schema della celebrazione che deve accompagnare. È cattiva abitudine presentare all'organista un programma solamente qualche minuto prima della celebrazione, perchè così gli si impedisce di cogliere lo spirito di una celebrazione, e quindi di servirla meglio.
f) con le parrocchie vicine ove può essere, eventualmente, chiamato a sostituire un collega.
4.6 L'organista non suona solamente alle celebrazioni eucaristiche, ma anche a matrimoni, funerali, battesimi, durante veglie di preghiera, celebrazioni penitenziali, et cetera. Il clima proprio di ciascuna celebrazione dipende dal suo coinvolgimento e dalla propria competenza. In caso di matrimoni e di funerali, sappia accogliere le famiglie per elaborare il programma musicale.
4.7 Infine, l'organista può avere un ruolo nella pastorale della comunità, collaborando con tutti gli altri cristiani nella pastorale liturgica e sacramentale: gruppo liturgico, schola cantorum, animatore del canto, catechisti, gruppo di preparazione al matrimonio, et cetera.
4.8 Dal punto di vista professionale gli organisti si distinguono nei seguenti profili:
a) 1° profilo: diplomati e laureati presso i Pontifici Istituti di Musica Sacra
b) 2° profilo: diplomati e laureati presso i Conservatori Statali di Musica e gli Istituti Musicali Pareggiati
c) 3° profilo: diplomati presso istituti e scuole diocesane di musica sacra;
d) 4° profilo: tutti coloro che esercitano le attività richieste con capacità e conoscenze comunque acquisite.
Art. 5 - L'organista fuori dalla liturgia
Su mandato dell'Ente Ecclesiastico da cui dipende, l'organista titolare
a) è responsabile dello strumento a lui affidato, e d'accordo con il Parroco o Rettore della chiesa, provvede alla manutenzione ordinaria (accordatura e pulizia) segnalando in apposito registro, destinato all'organaro, qualsiasi danno o anomalia di funzionamento;
b) inoltre, è responsabile dell'uso dell'organo da parte di organisti aggiunti o visitatori. Qualsiasi attività extraliturgica dell'organo deve essere, comunque, autorizzata dal responsabile dell'Ente Ecclesiastico;
c) infine, contribuisce alla diffusione della musica d'organo istituendo dove possibile classi d'organo, promuovendo visite guidate allo strumento, effettuando audizioni per le scuole e infine preparando programmi di concerto specifici per sottolineare le più importanti solennità dell'anno liturgico.
Art. 6 – La scelta dell'organista
6.1 Trattandosi di funzioni liturgiche ed extra-liturgiche ben definite, il reclutamento di un organista deve avvenire tenendo conto degli effettivi bisogni della parrocchia e delle possibilità finanziarie di un tal progetto.
6.2 Spetta al Parroco o all'Ente nominare uno o più organisti in base alle loro competenze musicali e liturgiche e sentito il parere dell'Ufficio Diocesano competente.
6.3 Inoltre, soprattutto nel caso delle chiese cattedrali diocesane e laddove siano presenti importanti organi storici o moderni di particolare prestigio, la nomina avviene per concorso (secondo norme da stabilirsi a parte) oltre a tener conto delle competenze di cui sopra.
Art. 7 - La formazione dell'organista
7.1 Per svolgere correttamente ed efficacemente il proprio compito, ogni organista ha bisogno di:
a) una formazione tecnica-musicale certificata da un diploma (di stato o pontificio o ecclesiastico-nazionale o ecclesiastico-diocesano)
b) una formazione liturgica-teologica-pastorale (presso la propria diocesi)
Tali formazioni iniziali dovranno essere costantemente perfezionate e aggiornate partecipando ad attività di formazione locali o in sede nazionale.
7.2 Diverse comunità parrocchiali, pur disponendo di organi modesti, sono ugualmente ben liete di avere un organista. Se le sue competenze sono inferiori alle aspettativei, la comunità parrocchiale si faccia carico delle spese per un completamento della formazione sia musicale che liturgica, non solanto per solidarietà, ma per la necessità di garantire il futuro: in tal modo manifesta la sua gratitudine per ils ervizio reso. La formazione di un organista, come ogni formazione permanente, è garanzia di durata.
7.3 Bisogna programmare tali azioni formative nella prospettiva di un servizio alla Chiesa, particolarmente per i giovani. Purtroppo le parrocchie investono ancora molto poco per la formazione di un giovane, lasciandosi sfuggire, così, potenziali talenti preziosi per il servizio liturgico: è necessario, dunque, essere lungimiranti e superare la concezione puramente territoriale del servizio.
7.4 Ogni organista che ha acquisito competenze a servizio della liturgia ricordi che è opportuno vengano trasmesse ad ogni aspirante che dimostri particolare interesse per l'organo e per il servizio organistico nella liturgia.
7.5 Ancora, al di là della formazione e trasmissione di competenze, nel caso ci fossero raggruppamenti pastorali di più parrocchie e la necessità di affidarle a dei laici in corresponsabilità con i sacerdoti, si può ritenere che un organista, avendo acquisito competenze liturgico-musicali e pastorali, possa essere chiamato a rivestire un ruolo di operatore pastorale incaricato di questioni musicali nell'ambito di un settore (animazione, formazione dei giovani, repertorio, et cetera).
7.6 Anche gli organisti appartengono a pieno titolo alla comunità cristiana e sono quindi tenuti a seguirne i ritmi formativi, senza mai estraniarsi da essa: perciò non si sentano dispensati dal partecipare alla catechesi, al gruppo liturgico parrocchiale e ad altre iniziative zonali e diocesane per la formazione alla liturgia. Queste disposizioni si estendono anche agli altri strumentisti che prestano servizio liturgico, e anche ai direttori di coro e ai cantori.
Art. 8 - I doveri dell'organista
8.1 Le attività che l'organista deve essere in grado di svolgere riguardano:
a) esecuzione di musica durante le Celebrazioni Liturgiche festive e/o feriali dell'Anno Liturgico (accompagna delicatamente i canti gregoriani; accompagna tutti gli altri canti, differenziando l'accompagnamento in base al carattere della musica e del testo; accompagna il salmista, il cantore e il coro nelle parti loro affidate; improvvisa quando necessario; esegue composizioni tratte dalla letteratura del passato ed è invitato a comporre egli stesso per l'organo, secondo quanto indicato dalla istruzione "Musicam Sacram" al n.59); l'organista dev'essere presente almeno quindici minuti prima dell'inizio convenuto della Celebrazione, in modo da eseguire un' adeguata introduzione strumentale (preludio) come indicato nell'istruzione "Musicam Sacram" (n.65) con raccomandabile pezzo d'improvvisazione atto a far udire la melodia del canto d'introito; lo stesso dicasi per quanto concerne il pezzo strumentale post missam, il quale può assumere eventualmente una forma particolarmente ampia soprattutto nei tempi liturgici "forti" (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua) e nelle solennità;
b) esecuzione di musica nel corso o nell'ambito di manifestazioni religiose;
c) esercitazioni e prove con altri musicisti chiamati a dialogare con l'organo durante alcune Celebrazioni Liturgiche;
d) esercitazioni e prove con il coro e/o cantori solisti (salmista, animatore del canto dell'assemblea)
e) attività didattica da svolgersi presso l'organo della chiesa e/o presso locali appartenenti all'Ente a favore di giovani e/o adulti solitamente frequentanti le attività di culto e/o pastorali dell'Ente;
f) opera di ordinaria manutenzione dell'organo a canne, ovvero accordatura dei registri ad ancia almeno una volta al mese, comunque e sempre e subito quando occorresse; l'organista darà comunicazione tempestiva al Legale Rappresentante dell'Ente di eventuali disfunzioni dello strumento alle quali, di norma, dovrà provvedere artigiano (organaro) che abbia ricevuto debita autorizzazione dalla competente Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici e la cui attività sia stata approvata pure dal competente Ordinario Ecclesiastico, salvo il caso di semplici interventi la cui - previamente accertata - perizia organaria dell'organista stesso renda possibili;
g) promozione di attività concertistica d'organo (eventualmente assieme a coro e/o altri strumenti e/o solisti di canto) - in accordo con gli obiettivi pastorali dell'Ente ed in particolar modo in riferimento alle tematiche dei principali tempi dell'anno liturgico - da tenersi almeno due volte l'anno (es. Natale e Pasqua) sì da tenere viva nei fedeli anche la particolare attenzione verso l'inestimabile patrimonio della Musica Sacra;
h) diritto alla consulenza, nel corso del restauro o rinnovo dell'organo delle chiese poste sotto la cura pastorale dell'Ente;
i) diritto di partecipazione e di voto nel Gruppo Liturgico e nel Consiglio Pastorale dell'Ente;
Inoltre l'organista, se richiesto e se disposto, può anche svolgere attività di:
l) insegnamento del Catechismo ai fanciulli;
m) collaborazione nell'ambito dell'amministrazione dell'Ente;
n) riordino e/o custodia dell'archivio dell'Ente.
8.2 Si ritiene che lo svolgimento da parte dell'organista delle attività di cui alle lettere m) ed n) – considerate la necessaria preparazione liturgica e la conoscenza biblica richieste all'organista - possa essere di particolare utilità per l'Ente che ne voglia usufruire, così da assicurare anche una migliore integrazione dell'organista stesso nell'ambito delle attività pastorali dell'Ente, soprattutto in vista della formazione liturgica dei fedeli d'ogni età raccomandata dal n.19 della Costituzione conciliare "Sacrosanctum Concilium" (1963).
8.3 Volontario o salariato, l'organista è tenuto a esser presente alle ordinarie celebrazioni; in caso di assenza deve garantire un sostituto gradito all'Ente.
8.4 Considerato che la natura dei luoghi e dell'attività svolta richiedono particolari requisiti di riservatezza, moralità e compostezza da parte dell'organista sia nell'ambito della prestazione lavorativa, sia nel rapporto con il Legale Rappresentante dell'Ente che con tutti i collaboratori e/o frequentatori dell'Ente stesso, saranno considerati atti gravi che determineranno la risoluzione immediata del rapporto:
a) la violazione della riservatezza legata all'attività pastorale e al ministero sacro svolto nella Chiesa, di cui l'organista sia venuto a conoscenza;
b) il compimento di atti, fatti ovvero ripetuti comportamenti incompatibili con i luoghi e le attività di culto dell'Ente, ovvero incompatibili con le posizioni e determinazioni della dottrina cristiana.
8.5 Le controversie insorgenti dai comportamenti di cui ai punti a) e b) del precedente comma, è bene siano risolte in prima istanza bonariamente in seno al consiglio pastorale parrocchiale o ad altri organismi consultivi dell'Ente; eventualmente in seconda istanza presso l'Ordinario Diocesano; comunque devono essere sostenute da prove e/o testimonianze concrete ed inequivocabili.
8.6 L'organista non sarà l'unico possessore della chiave d'accesso alla consolle dell'organo: il legale rappresentante dell'Ente ne possiederà sempre una. Gli organisti ospiti faranno riferimento all'organista titolare per concordare le condizioni del servizio e per l'accesso alla chiave.
8.7 È preciso dovere dell'organista prepararsi tecnicamente all'esecuzione, per questo ha diritto a godere di un congruo numero di ore settimanali di studio personale con lo strumento utilizzato per le celebrazioni liturgiche.
Art. 9 - La remunerazione dell'organista
9.1 In base alla legislazione fiscale e sociale è opportuno distinguere in tra
a) l'organista volontario che non riceve alcuna remunerazione, ma che può eventualmente beneficiare di rimborsi spese (facendo attenzione che questi rimborsi non rientrino nei pagamenti cosiddetti "in nero");
b) l'organista salariato legato a contratto con l'Ente che riceva una remunerazione sotto forma di lavoro dipendente o a progetto (o entrambe).
9.2 Qualunque sia la propria condizione di semplice volontario oppure di salariato, un organista può ricevere una lettera di mandato ministeriale da parte dell'Ente o della Diocesi, se la sua attività comporta un carattere pastorale peculiare.
9.3 Non è possibile assumere un organista, che riceva onorari per le proprie prestazioni, quale prestatore di un servizio professionale in qualità di lavoratore indipendente, in quanto sarebbe incompatibile con il diritto canonico: infatti l'organista non agisce secondo propria singola e personale iniziativa nella liturgia; egli resta sottomesso all'autorità di colui (sacerdote o diacono) che presiede la celebrazione e che è responsabile del suo svolgimento; in questo senso l'organista non gode affatto di quell'autonomia che caratterizza una professione liberale.
9.4 Il corrispettivo dovuto all'organista è commisurato al numero delle ore nelle quali è resa la prestazione, oltre che alla quantità e qualità del lavoro svolto.
a) la partecipazione ad una Celebrazione Liturgica e/o manifestazione religiosa determina il riconoscimento di un'ora lavorativa di compenso;
b) ai fini retributivi, non si terrà conto dell'eventuale intervallo di tempo che intercorra tra una celebrazione e l'altra purché non superiore a 30 (trenta) minuti; nel caso detto intervallo di tempo sia superiore a 30 minuti, sarà corriposta all'organista una indennità pari al 35% della somma dei compensi dovuti nell'arco della giornata lavorativa, se l'organista risiede nel raggio di 10 kilometri dal luogo ove presta servizio; se invece l'organista risiede in luogo distante più di 10 kilometri dal luogo ove presta servizio, gli sarà corriposta una indennità pari al 50% della somma dei compensi dovuti nell'arco della giornata lavorativa;
c) per la partecipazione alle attività di prova e/o didattiche sarà riconosciuto il corrispettivo solo per le ore concordate, e per i relativi quarti d'ora, con esclusione di eventuali prolungamenti salvo che espressamente richiesti dal Rappresentante dell'Ente.
9.5 In ordine ai tempi della prestazione, con il presente documento si stabiliscono le seguenti tariffe orarie minime dovute all'organista, commisurate al profilo professionale di appartenenza, al netto di qualsiasi ritenuta secondo legge:
- per le attività di cui all'art. 8.1 comma a) e b): a) 1° pr: euro ??; b) 2° pr: euro ??; c) 3° pr: euro ??; d) 4° pr.: euro??
- per le attività di cui all'art. 8.1 comma c) e d): " " " "
- per le attività di cui all'art. 8.1 comma e): " " " "
- per le attività di cui all'art. 8.1 comma f): euro ??, a prescindere dal profilo professionale di appartenenza.
- per le attività di cui all'art. 8.1 comma g): euro ??, " " " "
- per le attività di cui all'art. 8.1 comma m): euro ??, " " " "
- per le attività di cui all'art. 8.1 comma n): euro ??, " " " "
- per l'attività di cui alle lettere h), i) ed l) dell'art. 8.1, la partecipazione dell'organista dovrà ritenersi a titolo gratuito.
9.6 Se l'organista è costretto ad utilizzare automezzi propri o pubblici per recarsi sul posto di lavoro, ha diritto ad un rimborso delle spese sostenute da calcolarsi in base al chilometraggio percorso dal proprio mezzo (secondo le tabelle chilometriche A.C.I.) oppure in base alla quantità di viaggi effettuati con mezzi pubblici; in entrambi i casi l'organista dovrà presentare relativa documentazione probante.
Art. 10 - Restauro o costruzione di organi
10.1 Le affermazioni contenute nel n.120 della costituzione "Sacrosanctum Concilium": «Nella chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne come strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle realtà supreme.» nonchè nei successivi documenti del Magistero, esortano la diocesi a stimare convenientemente il suo cospicuo patrimonio organario, soprattutto per la sua fruizione liturgica ma anche per la sua valenza culturale.
10.2 Un organo è generalmente proprietà dell'Ente Ecclesiastico. In ogni caso, l'organista deve vigilare personalmente riguardo la conservazione dello strumento (vedi art. 5a), perchè la scarsa conoscenza del valore di un organo e il disinteresse nei confronti della musica sacra possono indurre a dilazionare nel tempo, se non addirittura ad escludere, progetti di intervento.
10.3 Rimane tuttavia il dovere, per le comunità parrocchiali, di tutelare gli organi a canne che costituiscono comunque parte rilevante del patrimonio liturgico e artistico delle chiese.
10.4 In caso di restauro o di nuova costruzione, l'organista deve personalmente essere coinvolto nel progetto. In accordo con l'Ente, prende contatti per la realizzazione dell'opera. È importante che l'Ente e l'organista – su consiglio della commissione diocesana – prendano parte nello svolgimento dei lavori e mantengano il controllo della situazione, anche se la scelta dell'organaro è limitata dalla possibilità di raccogliere fondi a sufficienza per raggiungere gli scopi prefissati. Infatti, sono l'Ente e l'organista che devono utilizzare lo strumento, la cui destinazione precipua deve rimanere quella liturgica. Un organo è infatti uno strumento essenzialmente pastorale: per questo una diretta partecipazione economica, anche modesta, dell'Ente nella realizzazione dell'opera gli riserverà un certo peso al momento della decisione finale.
10.5 Le parrocchie sprovviste di un organo a canne prevedano concretamente l'opportunità di dotare la propria chiesa di questo strumento. Il ricorso ad apparecchiature elettroniche sostitutive è da ritenersi improprio e provvisorio.
10.6 Si ricorda che la tutela e la fruizione del patrimonio organario, sia antico che moderno, non può prescindere dalla formazione di organisti competenti che, a loro volta, sono garanzia di un utilizzo corretto degli strumenti, della qualità degli interventi liturgici e della promozione culturale della comunità cristiana.
11.1 Si conviene che le seguenti tipologie di edifici di culto debbano avvalersi della collaborazione di organisti appartenenti al profilo professionale di categoria a) oppure, in mancanza, di categoria b), così come indicato nell'art. 4.8: a) chiesa cattedrale diocesana; b) basilica patriarcale; c) basilica pontificia; d) basilica romana minore; e) importante santuario (si considera importante un santuario ove sia presente un grande afflusso di pellegrini e/o dove sia presente un prestigioso organo a canne); in tutti questi casi il posto di organista titolare sarà messo a concorso e il vincitore godrà di un regolare contratto di lavoro secondo le vigenti norme in materia di lavoro dipendente
11.2 Il 15 settembre 1973 la CEI, promulgando il documento "I Ministeri nella Chiesa" come prima attuazione del motu proprio "Ministeria Quædam" di Paolo VI (15 Agosto 1972), prevedeva istituzione di nuovi ministeri: si invocano quindi i Vescovi Diocesani affinché valutino positivamente l'istituzione del "ministero dell'organista liturgico". Si ritiene importante questo passaggio al fine di determinare l'ecclesialità della figura dell'organista, per evitare il rischio di "assumere" musicisti con la mera intenzione di uno sbocco professionale. Naturalmente questo sviluppo richiede che vengano rispettati tutti i passaggi necessari per l'affidamento ad ogni candidato di tale ministero: oltre ai quattro criteri sanciti nel 1977 dalla CEI nel documento "Evangelizzazione e Ministeri" (soprannaturalità di origine, ecclesialità di fine e di contenuto, stabilità di prestazione, pubblicità di riconoscimento) si rende necessaria una profonda competenza sia musicale che liturgica, teologica e pastorale.
11.3 Considerato che non tutte le chiese potranno quanto prima usufruire della figura ministeriale dell'organista di chiesa secondo i profili professionali qui individuati, è necessario, comunque sia, che ogni Ente si adoperi per individuare persone adatte e disponibili a svolgere questo ministero cui chiedere, in ogni caso, un'adeguata formazione liturgico-musicale secondo il Magistero della Chiesa, secondo i programmi pastorali diocesani e tenendo, comunque, in buon conto le indicazioni del presente documento.
Redazione a cura di Paolo Bottini
Cremona, il 22 febbraio 2006

References: Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10
 art. 5