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Timestamp: 2018-12-13 23:56:38+00:00

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PPT - Parte I L’evoluzione del diritto nell’antichità PowerPoint Presentation - ID:6502880
Parte I L’evoluzione del diritto nell’antichità PowerPoint Presentation
Parte I L’evoluzione del diritto nell’antichità
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Parte I L’evoluzione del diritto nell’antichità - PowerPoint PPT Presentation
Anno Accademico 2013 / 14 P.A.S. - Percorso Abilitante Speciale Classe di Concorso A019 - Discipline Giuridiche ed Economiche Professoressa Lara Trucco La Costituzione – Diritti e Principi fondamentali Francesca Ghiorzo. Parte I L’evoluzione del diritto nell’antichità.
Anno Accademico 2013 / 14P.A.S. - Percorso Abilitante SpecialeClasse di Concorso A019 - Discipline Giuridiche ed Economiche
Professoressa Lara Trucco
La Costituzione – Diritti e Principi fondamentali
Francesca Ghiorzo
Parte IL’evoluzione del diritto nell’antichità
Nelmondoprimitivo non esistonoStati, bensìvillaggi e tribù.
Controversierisoltedal capo-tribù: dirittoconsuetudinario (tradizioneorale) => Tuteladeidirittidellepersone non garantita.
Prime forme di Stato => Evoluzione del diritto: compito di formulareedapplicare le regoleaffidatoall’autoritàsuprema (es. faraone).
I Babilonesi=> Passaggiodallenormeconsuetudinarie a quellescritte :
Codice di Hammurabi (XVIII secoloa.C.)
norme di diritto civile;
norme di diritto pubblico;
norme di diritto penale (legge del taglione).
La Greciaantica.
La legislazione di Dracone(Atene, VII secolo a.C.): abolizione della vendetta privata ed introduzione del processo pubblico.
La Costituzione di Clistene(Atene, 508 a.C.): il governo affidato a nove arconti (scelti per sorteggio da una lista di candidati), il potere legislativo e giudiziario riservati all’ecclesia (assemblea popolare di tutti i cittadini).
La Costituzione di Licurgo(Sparta, VIII secolo a.C.): divisione dei poteri fra apella (assemblea popolare che approva le leggi), gherusia (organo che giudica i reati), efori (cittadini che controllano l’applicazione delle leggi).
Le Leggi delle XII Tavole (VI secolo a.C.): simili al codice di Hammurabi.
Il Corpus iuriscivilis dell’imperatore Giustiniano (VI secolo d.C.), raccoglie tutte le norme del diritto civile e si divide in:
Istituzioni (giuristi classici).
Digesto (giurisprudenza e fonti).
Codice Giustinianeo (costituzioni imperiali).
Novelle (leggi emesse dopo la pubblicazione del codice).
Il periodomedioevale.
L’Editto di Rotari(dell’omonimo re longobardo, nel 643): una minore crudeltà rispetto al diritto penale precedente => evoluzione del sistemagiuridicogenerale.
Il Diritto Feudale (prevalgonole consuetudini, fino all’ anno Mille): regola i rapporti fra i signori e i contadini, regolamenta la proprietà immobiliare.
Il sovrano riunisce ogni anno la Dieta:
vi partecipano tutti i nobili;
emana i capitolari, leggi volte a regolare le questioni giuridiche di maggiore rilevanza.
Gli Statuti delle Arti (adottati dai Comuni a partire dall’anno Mille): regolamentano l’attività degli artigiani e dei mercanti.
La Magna Charta(Giovanni Senza Terra, Inghilterra, 1215): il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini, elenca specifiche libertà che il potere sovrano si impegna a rispettare.
Il periodomoderno.
Le monarchie assolute di Francia, Spagna ed Inghilterra: (dal XV secolo): il potere normativo è completamente nelle mani del re.
La Costituzione Americana (1787) e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (Rivoluzione francese, 1789): danno valore oggettivo ed universale ai diritti fondamentali dell’uomo, quali l’eguaglianza, la proprietà, la libertà di pensiero e di riunione.
La codificazione (dal XVIII secolo): i codici sono testi in cui vengono raccolte in modo organico le norme che disciplinano una determinata materia (es. Codice Civile Napoleonico (1804) => primo Codice Italiano (1865) => Codice Italiano tuttora vigente (1942)).
Il periodomoderno. Nelperiodocompresofrail 1820 e il 1848, in seguitoaimotirivoluzionari, moltisovranieuropeiconcedonoailorosudditigliStatuti, le cosiddetteCostituzioniLiberali:
flessibili: possono essere modificate per mezzo di leggi ordinarie;
brevi: riconoscono al popolo poche libertà e pochi diritti, lasciano la partecipazione alla vita politica esclusivamente ai nobili e alle persone più ricche;
concesse dall’alto: un dono fatto dal sovrano ai sudditi.
Statuto Albertino (Regno di Piemonte e Sardegna, 1848) => esteso a tutta l’Italia dopo l’unificazione (1861).
Il periodomoderno. Le Costituzionidemocratiche:
popolari: redatte da assemblee costituenti liberamente elette dal popolo;
rigide: il loro cambiamento non si attua attraverso leggi ordinarie, bensì con il ricorso ad una complessa procedura di revisione costituzionale;
lunghe: dedicano ampio spazio ai diritti dei cittadini.
Parte IILo Stato
Lo Stato può essere definito come l’ente sociale che si forma quando un popolo, su un determinato territorio, si organizza giuridicamente e si sottopone all’autorità di un potere centrale.
Sotto l’aspetto giuridico:
Stato Comunità:organizzazione costituita da un popolo stanziato su un territorio e sottoposto ad un’autorità centrale;
Stato Apparato: insieme di organi che esercitano un potere di supremazia sui cittadini (Stato come persona giuridica).
Processo di formazione dello Stato:
primario => senza modificare o estinguere altri Stati (monarchie assolute del XV e XVI secolo);
secondario => con modificazione o estinzione di uno o più Stati preesistenti (Repubblica Federale Tedesca).
Trattato di Westfalia del 1648: nascita dello Stato moderno
finisce l’egemonia imperiale in Europa, nascono enti indipendenti ed autonomi;
non esiste alcun potere superiore a quello dello Stato;
i diversi ordinamenti statali sono fra di loro indipendenti.
I caratteri dello Stato moderno => lo Stato è:
un ente originario: deriva la sua esistenza e la sua legittimazione solo da se stesso;
un ente indipendente: non è subordinato ad altri ordinamenti;
un’organizzazione territoriale: esercita i propri poteri in un preciso ambito geografico;
un ordinamento politico a fini generali: è finalizzato a soddisfare gli interessi della collettività ;
un ente rappresentativo: opera in nome dei propri cittadini, pur non rappresentandoli tutti (scelte e orientamenti sono attuati da organi rappresentativi di una maggioranza);
un ente necessario: l’appartenenza ad uno Stato non dipende dalla volontà dei singoli, ma da quella dello Stato, manifestata attraverso le leggi.
Gli elementi costitutivi di uno stato sono tre:
la sovranità;
Popolo, cittadinanza, popolazione:
il popolo è l’insieme dei cittadini, cioè delle persone legate allo Stato dal rapporto di cittadinanza;
la cittadinanza è una condizione giuridica da cui deriva la titolarità dei diritti e dei doveri propri dei cittadini;
la popolazione è l’insieme delle persone, cittadine e non, che in un determinato momento vivono sul territorio dello Stato (concetto statistico, da non confondere quello di popolo);
Il concetto di nazione:
identifica un insieme di persone accomunate dalla stessa nazionalità (origini storiche, lingua, tradizioni, cultura):
in uno Stato possono convivere persone di nazionalità diverse;
persone della stessa nazionalità possono vivere in Stati separati.
Per adozione di un minore da padre e/o madre italiani
Come diventa cittadini italiani:
il cittadino di uno Stato dell’UE che risieda in Italia da 4 anni
l’extracomunitario che vi risieda da 10
per concessione del Presidente della Repubblica.
Per nascita:
iussanguinis;
ius soli (pochi casi: figli di sconosciuti o apolidi)
lo/a straniero/a o l’apolide che sposa un/a cittadino/a italiano/a purché risieda in Italia da almeno 6 mesi o dopo 3 anni dal matrimonio
Per elezione:
lo straniero nato in Italia, se risiede legalmente fino ai 18 anni e dichiara, entro l’anno successivo, di voler acquisire la cittadinanza italiana;
il discendente di cittadini italiani per nascita, se ricorre una delle condizioni previste dalla legge (es. assunzione nel pubblico impiego)
Il territorio di uno Stato:
è la porzione di terra delimitata dai confini, su cui lo Stato esercita la propria autorità):
i confini possono essere naturali (un fiume) o artificiali (da accordi con altri Stati);
se uno Stato confina con il mare, il suo territorio comprende parte di esso (in Italia il limite delle acque territoriali è pari a dodici miglia marine).
Il territorio di uno Stato comprende:
il sottosuolo fino alla profondità che corrisponde alla possibilità di utilizzo economico delle risorse sotterranee;
lo spazio aereo fino al limite dell’atmosfera terrestre;
le navi e gli aerei militari;
le navi e gli aerei civili quando non si trovino in zona soggetta alla sovranità di altri Stati;
le sedi delle rappresentanze diplomatiche (immunità territoriale).
La sovranità di uno Stato:
lo Stato esercita un potere assoluto nei confronti dei cittadini, obbligandoli, mediante la minaccia di sanzioni, a rispettarne le norme. Questo potere prende il nome di sovranità.
Esistono limitazioni alla sovranità dello Stato, che derivano da:
le sue stesse norme (Costituzione e leggi)
l’appartenenza a organizzazioni internazionali (es. UE) ed impegno a rispettarne le regole.
Nessuno può punire lo Stato che non rispetta tali regole: ogni Stato è indipendente e non esistono entità ad esso sovraordinate.
In base al principio di sovranità lo Stato è titolare del monopolio della forza, per imporre ai cittadini le proprie leggi.
La sovranità dello Stato si manifesta attraverso l’esercizio dei seguenti poteri:
applicare leggi;
spetta al Governo.
emanare le leggi;
spetta al Parlamento.
punire chi non osserva le leggi;
risolve le controversie fra cittadini;
spetta alla Magistratura.
Parte IIILe Forme di Stato
La forma di Stato è l’insieme delle norme che regolano i rapporti fra gli organi che detengono i poteri dello Stato e la collettività dei cittadini.
Le forme di Stato si prestano ad una classificazione di tipo storico, che si articola in:
Stato assoluto;
Stato liberale;
Stato socialista;
Stato totalitario;
Stato democratico sociale.
Lo Stato assoluto (tra il XV e il XVI secolo in Spagna, Francia, Inghilterra) si identifica nel sovrano, che è titolare esclusivo dei poteri.
I cittadini sono semplici sudditi privi di diritti politici e soggetti all’autorità senza limiti del sovrano.
Tutti i poteri statali si concentrano nella persona del sovrano.
emana le leggi;
nomina i giudici;
comanda l’esercito;
impone le tasse;
conia moneta.
I caratteri dello Stato assoluto:
la presenza di un apparato amministrativo e burocratico di funzionari (cura soprattutto le finanze pubbliche);
la esistenza di un esercito permanente (sudditi ma, soprattutto, mercenari);
lacontinuità della Corona (successione al trono);
il monopolio della giustizia (le corti del re);
il concetto di Stato patrimoniale, ovvero popolo e territorio visti come patrimonio del re tributi usati per mantenere la corte del re e finanziare le sue opere monumentali.
L’assolutismo illuminato (tardo Settecento): Stato di polizia (da politeia, comunità) NON poliziesco.
Distinzione fra Stato e Sovrano:
il re è subordinato allo Stato;
patrimonio regio e patrimonio statale sono due entità distinte:
il re non può vendere beni dello Stato;
i tributi non pagano più le spese della corte, ma alimentano un fondo patrimoniale pubblico;
il re deve assicurare il benessere della comunità, ovvero servizi quali
Lo Stato liberale nasce in seguito alle rivoluzioni borghesi del XVIII secolo:
Rivoluzione americana (1776)	Rivoluzione francese (1789)
Caratteristiche di questa forma di Stato:
riconoscimento delle libertà dei cittadini (personale, di manifestazione del pensiero, religiosa, etc.);
riconoscimento della libertà economica, ovvero:
libertà di intraprendere attività di impresa senza limiti e controlli da parte dello Stato;
diritto assoluto alla proprietà privata.
riconoscimento ai cittadini di una Costituzione scritta;
riconoscimento ai cittadini della facoltà di rivolgersi all’autorità giudiziaria in caso di violazione dei propri diritti (nascitadello Stato di diritto);
principio della sovranità popolare (sovranità appartiene al popolo);
principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge;
divisione dei poteri statali (Montesquieu):
La crisi dello Stato liberale:
riconosce la sovranità popolare, ma esclude la maggior parte dei cittadini dal diritto di voto riservato a nobili, clero, ricchi;
è uno Stato elitario, diretto da una minoranza: la borghesia
l’accesso alle posizioni di privilegio non è ereditario ma libero, perché legato all’appartenenza alla borghesia, cui tutti potevano accedere, in linea di principio;
va in crisi dopo la Prima Guerra Mondiale (1914-1918) per l’incapacità di fronteggiare le richieste della classe operaia formatasi dopo la Rivoluzione industriale.
Le rivendicazione degli operai vs l’ideologia liberale:
Ideali di giustizia sociale
Idea di ingiustizia delle accumulazioni private
Partecipazione al potere della classe operaia
Lo Stato socialista. Si afferma in Russia dopo la Rivoluzione dei Bolscevichi (corrente estremista del Partito Socialdemocratico Russo) nel 1917:
nell’ottobre 1917 i Bolscevichi assaltano il Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo;
i Soviet (consigli di operai e soldati) prendono il potere ed emanano i primi decreti rivoluzionari;
il Consiglio dei Commissari del Popolo, guidato da Lenin, assume le funzioni di governo.
Lo Stato socialista si caratterizza per l’abolizione della proprietà privata e l’introduzione del principio di proprietà statale dei mezzi di produzione.
Sistema economico collettivista:
decreto sulla terra con abolizione della proprietà privata:
i terreni diventano di proprietà dello Stato, a disposizione dei contadini che vogliono coltivarli;
controllo da parte dei Soviet di tutte le imprese con più di cinque dipendenti.
pianificazione dell’andamento economico:
partito unico al governo:
libertà individuali sacrificate in nome dell’interesse comune;
repressione delle manifestazioni di dissidenza, epurazioni di massa: purghe staliniane, gulag siberiani, venti milioni di vittime fra dirigenti del Partito Comunista Russo, dirigenti sindacali, intellettuali e gente comune (Stalin, 1879-1953).
La crisi dello Stato socialista. Nomina di Michail Gorbaciov a Segretario Generale del Partito Comunista Sovietico (1985):
avvio del processo di perestrojka:
attenuazione del carattere collettivistico dell’economia;
affermazione del principio della separazione dei poteri;
maggiore riconoscimento al ruolo del Parlamento.
conseguenze della riforma: crollo del sistema socialista in Europa (Unione	Sovietica, Repubblica Democratica Tedesca, Polonia, Ungheria…);
oggi siffatto sistema sopravvive in Cina, Cuba, Corea del Nord e Vietnam.
Lo Stato totalitario. Si caratterizza per la presenza di un regime che controlla ogni potere statale e di un’ideologia esclusiva, che aspira al dominio totale di ogni ambito della società:
dittatura (dictatura, regime di pieni poteri) basata sull’uso (o abuso) della forza da parte di chi impone il proprio dominio sulla società;
convinzione dell’inferiorità delle masse:
Italia: Benito Mussolini, Fascismo, Germania: Adolf Hitler, Nazionalsocialismo;
Spagna: Francisco Franco, fino al 1975; Portogallo: Salazar e Caetano, fino al 1974.
Argentina: Vileda, fino al 1981, Cile: Pinochet, fino al 1988;
Oggi: Corea del Nord (Kim Jong-un), Siria (Bassaral-Asad)
Le cause dei totalitarismi:
la crisi economica dopo la Prima Guerra Mondiale, con elevate inflazione e disoccupazione;
il conseguente malcontento popolare: scioperi, occupazioni;
il sentimento di permanente insicurezza della maggioranza della popolazione: timore per il futuro;
l’incapacità dei Governi di gestire la crisi.
Le cause dei totalitarismi (continua).
Ascesa di movimenti che promettevano di riportare ordine sociale anche con l’uso della forza e benessere economico attraverso interventi pubblici.
Lo Stato totalitario.
Obiettivo: il consenso politico, ovvero la completa accettazione da parte delle masse degli ideali e degli obiettivi propri del potere.
: scuola, spettacoli, cultura, sport:
il terrore: repressione violenta di ogni forma di dissenso.
la propaganda ideologica
Messaggio: gli Stati sopravvivono solo se guidati da una elite politica consapevole degli interessi nazionali, per cui è necessario affidarsi completamente alla guida del capo, assumendo un atteggiamento di totale obbedienza e sottomissione.
Lo Stato totalitario. La concentrazione dei poteri:
concentrazione nella persona del “capo” dei poteri e di tutte le funzioni pubbliche (polizia ed esercito in primis, economia, finanze, settore giudiziario e amministrativo);
eliminazione delle libere elezioni;
drastica limitazione delle libertà dei cittadini;
persecuzioni di fasce di popolazione ostili o non integrate:
campi di sterminio nazisti;
gulag staliniani;
confino per gli oppositori al fascismo.
Lo Stato democratico. Si afferma nel XX secolo, dopo l’esperienza dei totalitarismi e due Guerre Mondiali.
Lo Stato democratico è fondato sul valore della democrazia, quindi sul riconoscimento della volontà popolare:
fa suoi i principi dello Stato liberale, ma non ne condivide il carattere elitario, pertanto:
tutti i cittadini partecipano alla vita pubblica;
tutti i cittadini beneficiano dei diritti fondamentali, in particolare libertà e uguaglianza;
privilegia un sistema ad economia mista:
iniziativa privata + controllo e programmazione statale;
dal punto di vista sociale tende ad aiutare le categorie più deboli:
riduce discriminazioni economiche e sociali.
I caratteri dello Stato democratico
IL SUFFRAGIO UNIVERSALE:
diritto di voto per tutti i cittadini e le cittadine maggiorenni.
IL PLURALISMO POLITICO:
tutti i cittadini possono esprimere liberamente le proprie opinioni ed organizzarsi in partiti politici.
LA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO.
LA LIBERTA’ DI STAMPA.
LA PRESENZA DI UNO STATO DI DIRITTO.
LA LIBERTA’ DI RIUNIONE E DI ASSOCIAZIONE.
IL PRINCIPIO DI MAGGIORANZA.
Lo Stato democratico. Il principio della sovranità popolare.
La sovranità popolare può essere esercitata in due modi:
la forma indiretta, attraverso l’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento e nelle assemblee degli enti locali;
la forma diretta, partecipando direttamente alle decisioni, attraverso il
per confermare (se necessario) una modifica apportata alla Costituzione.
per abrogare, del tutto o in parte, una legge.
CONSULTAZIONI LOCALI
che non hanno effetto giuridico immediato, ma servono per orientare l’operato degli amministratori.
Principi dello Stato Democratico:
Principio di legalità	Principio di costituzionalità
Tutti gli atti dello Stato devono essere conformi alla legge: garanzia rispetto al potere esecutivo e giudiziario, ma non rispetto allo stesso potere legislativo; la legge può assumere qualsiasi contenuto, perché il legislatore è onnipotente, quindi può commettere abusi.
Anche il legislatore è vincolato al rispetto del diritto, in particolare delle norme giuridiche contenute nella Costituzione, che deve essere rigida, cioè modificabile con un procedimento aggravato rispetto a quello legislativo ordinario.
In relazione alla modalità con cui lo Stato esercita il potere sovrano sul proprio territorio si distinguono:
Stato accentrato o unitario;
Stato federale;
Stato regionale.
Nello Stato accentrato il potere statale compete a organi centrali, che hanno sede nella capitale e amministrano le funzioni pubbliche su tutto il territorio nazionale.
Lo Stato federale è formato da più Stati, dotati di un’autonoma sovranità sul proprio territorio, ma accomunati da uno stesso governo centrale in relazione a determinati poteri, quali la politica estera e la difesa.
Storicamente il federalismo si esprime con la nascita delle confederazioni di Stati:
Stati Uniti (1777-1787);
Svizzera (1815-1848);
Germania (1815-1867).
Lo Stato federale si caratterizza per:
esistenza di un ordinamento statale federale, fondato su una Costituzione scritta e rigida, e di una pluralità di enti politici territoriali;
Stati membri negli Stati Uniti;
Cantoni in Svizzera;
Länder in Germania;
ripartizione di competenze fra Stato centrale e Stati membri, regolamentata dalla Costituzione;
esistenza di un Parlamento bicamerale, con una Camera rappresentativa del corpo elettorale nazionale e una degli Stati membri:
Senato negli USA;
Consiglio degli Stati in Svizzera;
Consiglio federale in Germania.
PROCESSO DI TIPO FEDERATIVO NEGLI STATI UNITI
Conflitto dal 1775 al 1783.
Nella metà del Settecento le colonie inglesi sull’Atlantico si ribellano alle pretese del Parlamento di Londra di legiferare anche per loro.
Nasce una Confederazione basata su un patto di alleanza fra le ex-colonie che dà vita agli Stati Uniti d’America.
Dichiarazione di Indipendenza del 4 luglio 1776.
Costituzione del 1787: gli Stati membri si associano in uno Stato federale.
Lo Stato regionale è uno Stato unitario, in cui si riconosce ampia autonomia agli enti locali (es. Italia, vedi articolo 5 della Costituzione).
Lo Stato regionale si caratterizza per:
riconoscimento nella Costituzione Statale dell’esistenza di enti territoriali autonomi, dotati di propri statuti approvati con legge dello Stato;
attribuzione alle Regioni, da parte dalla Costituzione, di competenze legislative e amministrative chiaramente individuate;
partecipazione delle Regioni ad alcune funzioni statali: presentare proposte di legge in Parlamento o richiedere referendum;
principio di sussidiarietà: i bisogni dei cittadini vengono soddisfatti dagli enti più vicini (Comuni) e, solo quando non è possibile, da Province e Regioni.
Il federalismo italiano: aumento dei compiti per gli enti locali:
federalismo fiscale (work in progress): effettiva autonomia di entrata e spesa degli enti locali attraverso tributi determinati autonomamente;
federalismo demaniale: vendita di beni dello Stato (spiagge, fiumi, laghi…) agli enti locali, al fine di una adeguata valorizzazione nell’interesse della comunità;
federalismo comunale (dal 2011):
possibilità di aumentare l’ addizionale IRPEF;
introduzione di un’ imposta municipale sugli immobili (IMU e, dal 2014, TASI) e tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (dal 2014 TARI);
introduzione della tassa di soggiorno.
Parte IVLe Forme di Governo
Lo Forma di Governo è l’insieme delle regole e delle modalità relative alla distribuzione del potere fra organi dello Stato.
RAPPORTI FRA GOVERNANTI E GOVERNATI.
RAPPORTI FRA GLI ORGANI COSTITUZIONALI DELLO STATO:
Governo: potere esecutivo.
Parlamento: potere legislativo.
Magistratura: potere giudiziario.
La Monarchia. Si caratterizza per la presenza, nello Stato, di un sovrano, che accede a tale carica per eredità (più frequentemente) o per elezione.
LA MONARCHIA PUO’ ESSERE:
la Monarchia è assoluta quando tutti i poteri sono concentrati nelle mani del re:
Monarchie europee fra il XV e il XVI secolo;
oggi Kuwait, Città del Vaticano;
la Monarchia è costituzionale quando il sovrano esercita un controllo indiretto sui poteri dello Stato ed è presente una Costituzione in cui sono riconosciuti i diritti fondamentali dei cittadini:
lo Stato italiano fra il 1861 (unificazione) e il 1948 (entrata in vigore della Costituzione repubblicana;
la Monarchia è parlamentare quando la sovranità effettiva spetta al Parlamento e il re ricopre un ruolo di rappresentanza:
le moderne monarchie costituzionali europee;
Parlamento eletto a suffragio universale e Governo autonomo rispetto al re;
il re nomina il Capo del Governo e i ministri, promulga le leggi ed è capo delle forze armate.
La Repubblica. La forma di governo repubblicana si caratterizza per l’attribuzione dei poteri statali a organi eletti dai cittadini in loro rappresentanza.
LA REPUBBLICA PUO’ ESSERE:
SEMIPRESIDENZIALE.
Nella Repubblica presidenziale il Presidente rappresenta l’unità dello Stato e detiene in via esclusiva il potere esecutivo.
La forma di governo presidenziale ha due caratteristiche:
elezione diretta dell’esecutivo o del suo vertice;
tendenziale separazione tra poteri legislativo ed esecutivo.
Il “prototipo” sono gli Stati Uniti d’America:
elezione “come se diretta” del Presidente;
il Presidente incarna il potere esecutivo;
il potere legislativo è affidato al Congresso, eletto dal popolo e composto da Camera dei Rappresentanti e Senato;
il Presidente non può scogliere il Congresso;
il Congresso non può sfiduciare il Presidente (se non in caso di “impeachment”).
Il sistema USA presenta molti “check and balance”:
le più importanti decisioni del Presidente (come i Trattati) devono ricevere il cd. “advise and consent” del Senato;
il Presidente ha il potere di veto sulle leggi del Congresso: se lo esercita egli obbliga il Congresso ad approvare nuovamente una legge con i 2/3 dei voti;
infine, il rinnovo biennale di tutta la Camera e di un terzo del Senato costituisce il fondamento di quello che si definisce il “governo diviso”: Presidente e Congresso sono spesso di colore politico diverso.
Il problema principale del presidenzialismo è il pericolo di “blocco” del sistema quando il Presidente è di colore politico diverso da quello in maggioranza nel Congresso.
Perché questa situazione in America Latina ha portato spesso a “colpi di Stato”, mentre negli Stati Uniti non ha impedito al sistema di progredire per vie democratiche?
Lo “snodo” del funzionamento del sistema degli USA sono i partiti politici: solo due, non ideologici e flessibili partiti elettorali.
QUALI SONO I PREGI DEL PRESIDENZIALISMO ?
LA STABILITA’ DELL’ESECUTIVO.
la personalizzazione della politica contro il disinteresse e la C.D “partitocrazia”.
LA CHIARA IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITA’ POLITICA.
se il Presidente è incapace non ci sono mezzi per sostituirlo.
il Presidente non può obbligare il Congresso a seguirlo.
lo strapotere delle “lobbies” che si sostituiscono alle ideologie.
QUALI SONO I DIFETTI DEL PRESIDENZIALISMO ?
la possibile deriva plebiscitaria e videocratica.
Perché il Presidenzialismo non si è mai affermato in Europa ? Per ragioni storiche:
la formazione degli Stati in Europa fu guidata dal Monarca la cui
legittimazione era il principio ereditario: mai si pose il problema di “come” eleggere il Capo dello Stato;
anche quando le Monarchie divennero Repubbliche, il clima storico e politico in Europa non permise l’adozione del sistema presidenziale, perché la possibilità di una forte concentrazione di poteri nella mani di una sola persona si scontrò con il passato dittatoriale e autoritario di molti Stati (es. Costituente Italiana).
Nella Repubblica semipresidenziale il Presidente rappresenta l’unità dello Stato ed esercita il potere esecutivo, insieme con il Capo del Governo, in un rapporto di fiducia con il Parlamento.
La Forma di Governo semipresidenziale recupera dal Presidenzialismo l’elezione diretta del Presidente e dal Parlamentarismo il rapporto di fiducia del Governo con il potere legislativo:
ciò è possibile perché l’esecutivo è “bicefalo”, “diarchico”, a due teste: quella presidenziale e quella governativa.
L’esempio classico di semipresidenzialismo è la Francia.
Le due “teste” dell’esecutivo hanno poteri ben distinti in Costituzione:
presiede il Consiglio dei Ministri;
nomina il Primo Ministro, che però deve avere la fiducia del Parlamento;
può sottoporre a referendum tutte le leggi in materia di organizzazione dei pubblici poteri, di Regioni e di Trattati;
può sciogliere il Parlamento;
Il Presidente (continua);
dispone di poteri eccezionali in caso di minacce al territorio e all’indipendenza;
detiene, inoltre, importanti poteri in politica estera, come la negoziazione, la firma e la ratifica dei Trattati internazionali.
dirige l’azione del Governo;
è responsabile della difesa nazionale;
esercita il potere regolamentare.
Se il “colore politico” del Presidente e della maggioranza parlamentare corrispondono, la figura presidenziale si rafforza a scapito di quella del Primo Ministro.
Se le maggioranze non corrispondono (“coabitazione”, come tra Mitterrand e Chirac o tra Chirac e Jospin), la figura del Primo Ministro si rafforza, fermi restando i poteri del Presidente.
Nel 2000 in Francia si sono equiparate le durate dei mandati del Presidente e del Parlamento (quello del Presidente da sette a cinque anni): dovrebbe diminuire la probabilità di avere “coabitazioni”.
Nella Repubblica parlamentare il centro dei poteri risiede nel Parlamento, la cui fiducia è necessaria al Governo per esercitare la funzione esecutiva.
La Forma di Governo parlamentare nasce in Inghilterra e si basa sulla seguente caratteristica:
tra il potere legislativo e quello esecutivo esiste un rapporto di “fiducia permanente”, nel senso che l’esecutivo per rimanere in carica deve godere della fiducia parlamentare.
Questa caratteristica è tipica di tutte le forme di governo parlamentari senza alcuna esclusione.
Tuttavia, vi sono molte differenze nel rendimento di tali forme di governo, in ragione di diversi fattori:
il sistema dei partiti;
il sistema elettorale;
diversi congegni di “razionalizzazione” delle forme di governo parlamentari:
razionalizzare una forma di governo parlamentare significa rendere maggiormente stabile ed efficiente l’esecutivo, anche per evitare la “tirannia” del potere legislativo.
Esempi di Parlamentarismo: il Sistema inglese del Premierato (difficilmente
esportabile: non esiste una Costituzione e si basa su prassi e convenzioni centenarie).
Il Governo è sempre monopartitico;
il sistema elettorale è uninominale;
il sistema dei partiti è bipolare, i partiti sono fortemente disciplinati:
il Parlamento inglese non ha mai sfiduciato il Governo: il cambiamento del Governo può avvenire per motivi interni al partito (es. Thatcher, Blair);
il Premier è il leader del partito di maggioranza in Parlamento;
anche se formalmente i forti poteri dell’esecutivo appartengono ancora alla Corona, questi sono di fatto di competenza del premier: scioglimento della Camera dei Comuni, nomina o revoca dei Ministri.
Esempi di Parlamentarismo: il Sistema tedesco del Cancellierato.
Il Cancelliere viene eletto senza dibattito dalla sola camera
politica, il Bundestag;
Lo strumento di razionalizzazione classico del sistema tedesco è la cd. “sfiducia costruttiva”:
il Cancelliere può essere sfiduciato soltanto se il Bundestag elegge a maggioranza un nuovo Cancelliere;
il Cancelliere può proporre lo scioglimento del Bundestag se una sua questione di fiducia non è passata: lo scioglimento non avviene se si elegge un nuovo Cancelliere.
ulteriori elementi di razionalizzazione:
sistema elettorale con clausola di sbarramento al 5%;
le storiche decisioni del Tribunale Costituzionale che negli anni cinquanta dichiararono “antisistema” il partito nazista e quello comunista.
Esempi di Parlamentarismo:
Il sistema inglese ha la più forte concentrazione al mondo di potere democratico in una sola persona.
Il sistema tedesco ha una stabilità di Governo eccezionale: i Cancellieri tedeschi sono stati meno numerosi rispetto a tutti gli altri capi di Governo dei sistemi parlamentari europei dal dopoguerra ad oggi.
Esempi di Parlamentarismo: il Sistema spagnolo.
Il Re, Capo dello Stato e “arbitro” tra le istituzioni:
può presiedere il Consiglio dei Ministri;
nomina il Presidente del Consiglio dopo che questi ha ottenuto la maggioranza assoluta in Parlamento;
nomina e revoca i Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio.
il sistema elettorale del Congresso è proporzionale;
anche in Spagna esiste la sfiducia costruttiva, però approvata dalla maggioranza assoluta;
il capo del Governo può chiedere al Re lo scioglimento delle Camere.
Parte VL’Unione europea
L’ Unione europea è un’organizzazione sovranazionale che si propone l’obiettivo di promuovere l’integrazione fra i popoli europei in diversi settori:
L’ Europa come forza di pace.
Creazione di un’economia europea per reggere il confronto internazionale.
Risolvere i contrasti per l’egemonia continentale (Germania vs Francia).
L’ unione europea si costituisce progressivamente attraverso i Trattati.
I Trattati comunitari sono come una Costituzione dell’ordinamento comunitario.
Essi svolgono la stessa funzione delle Costituzioni all’interno degli Stati: determinano gli organi e le loro competenze, gli atti attraverso i quali si esprimono e la loro efficacia, i diritti e i doveri dei singoli soggetti (che però sono gli Stati e non i cittadini).
I Trattati comunitari non sono deliberati da un’assemblea costituente in rappresentanza del popolo europeo, ma secondo le norme dei Trattati internazionali. L’ordinamento europeo non dà luogo ad uno “Stato europeo”, in particolare a uno Stato federale.
1951. Il primo Trattato europeo dà vita alla CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio).
1987. Entra in vigore l’Atto unico europeo (firmato a Schengen due anni prima): nasce il Mercato unico europeo, uno spazio economico senza alcuno sbarramento alla circolazione delle merci, dei capitali e dei lavoratori.
1957. Estensione dell’integrazione ad altri settori economici con i Trattati di Roma => nascono:
EURATOM (Comunità europea per l’energia atomica);
CEE (Comunità economica europea).
7 febbraio 1992. Trattato sull’Unione europea o Trattato di Maastricht.
Trattato sull’Unione europea o Trattato di Maastricht: da Comunità europea a Unione europea, in una forma di tipo federale.
Unione monetaria: adozione dell’euro in 12 paesi dell’Unione europea dal 1 gennaio 2002 (oggi sono 17);
politica estera e di politica di sicurezza comuni;
tutela dei diritti dei cittadini degli Stati membri attraverso l’istituzione di una cittadinanza dell’Unione, seppur integrativa rispetto a quelle nazionali;
cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni.
Con questo Trattato, l’Unione europea tende ad assumere le funzioni che tipicamente competono agli Stati sovrani: moneta, difesa e giustizia. Si aumentano le competende comunitarie riducendo l’incidenza della volontà dei singoli Stati.
La creazione dell’unione europea (continua)
Carta europea dei diritti o Carta di Nizza.
Con lo stesso valore giuridico dei Trattati, in 54 articoli elenca il catalogo dei diritti relativi alla dignità, della persona, alla libertà, all’uguaglianza, alla solidarietà, alla cittadinanza e alla giustizia, riconosciuti anche a coloro che non sono cittadini europei.
1997 (in vigore dal 1999). Il Trattato di Amsterdam amplia le competenze comunitarie in tema di giustizia ed affari interni. Inoltre amplia i poteri del Parlamento, unico organo elettivo (=> più democrazia) e definisce interventi comuni per l’occupazione.
Dicembre 2000 (in vigore dal 1 febbraio 2003). Il Trattato di Nizza introduce maggiore capacità decisionale e maggiore efficienza, riducendo il ricorso all’unanimità degli Stati per assumere decisioni.
2001. Si convoca una Convenzione per definire un progetto di Costituzione dell’Unione europea.
La mancata ratifica da parte di Francia e Paesi Bassi ferma il progetto => il Trattato viene abbandonato
2003. La Convenzione conclude i suoi lavori presentando un progetto di Trattato costituzionale, la cd. Costituzione europea, sottoscritta dai vari Stati nel 2004.
2007 (in vigore dal 1 dicembre 2009). Il Trattato sull’Unione europea o Trattato di Lisbona recepisce parzialmente le principali innovazioni contenute nel progetto di Costituzione.
Il Trattato di Lisbona. Frutto di un difficile e lungo processo di riforma, esso ha dato vita ad un unico soggetto dotato di personalità giuridica internazionale, che è l’Unione europea.
L’Unione sostituisce e succede alla Comunità europea.
riforma i Trattati europei:
il Trattato che istituisce la Comunità europea prende il nome di Trattato sul funzionamento dell’Unione europea;
riconosce la Carta dei diritti dell’Unione europea;
il Presidente del Consiglio europeo non è più a rotazione semestrale ma è eletto dal Consiglio per un periodo di due anni e mezzo, rinnovabile una volta;
si prevede la possibilità di recedere dal’Unione.
Il Trattato di Lisbona elimina la tradizionale struttura a pilastri dell’Unione:
criterio di unanimità per le decisioni gradualmente abbandonato;
giustizia e affari interni:
criterio di unanimità ancora valido;
politica estera e sicurezza comune:
I tre pilastri sono tutti assorbiti nell’Unione:
i processi decisionali del primo si estendono al secondo;
per il terzo permane un regime particolare.
Gli organi europei (cenni).
è rappresentativo dei Governi degli Stati Membri;
esercita, insieme al Parlamento, il potere normativo, per mezzo di
regolamenti: norme giuridiche complete e vincolanti per gli Stati;
direttive:indicazioni obbligatorie degli obiettivi che gli Stati debbono perseguire approvando proprie norme interne;
Consiglio dei Ministri (continua):
assunzione decisioni:
dal 2004 voto ponderato: ogni Stato ha un numero di voti proporzionale alla consistenza numerica della sua popolazione
Trattato di Lisbona: dal 2014 voto a doppia maggioranza, sul numero degli Stati e sul numero degli abitanti che ciascuno rappresenta.
Commissione europea. Organo permanente dell’organizzazione europea che esercita il potere esecutivo.
28 membri (uno per ogni Stato dell’Unione);
nominata sulla base di accordo fra gli Stati e consenso del Parlamento europeo;
tre compiti: iniziativa per l’approvazione delle norme comunitarie;
attuazione delle deliberazioni comunitarie: approvazione di regolamenti subordinati a quelli del Consiglio e vigilanza sul rispetto degli obblighi comunitari da parte degli Stati membri;
gestione degli stanziamenti previsti per gli interventi della Comunità.
titolare della funzione legislativa insieme al Consiglio dei Ministri :
procedura di codecisione (Trattato di Lisbona), per cui l’atto legislativo può essere adottato dal Consiglio solo con il voto favorevole del Parlamento;
751 deputati eletti direttamente dai diversi popoli europei con leggi elettorali diverse (anche se tutte proporzionali):
non rappresentano il popolo europeo, ma le diverse popolazioni nazionali per quote fisse.
dispone di poteri di controllo sull’organo esecutivo (la Commissione), incluso un voto di sfiducia che comporta le dimissioni dello stesso.
La Corte di Giustizia, con sede a Lussemburgo.
E’ composta da un giudice per ogni Stato dell’Unione e da otto avvocati generali (pubblici ministeri) nominati per sei anni in seguito ad accordo fra i Governi nazionali;
esercita il potere giurisdizionale nell’Unione per assicurare il rispetto del diritto comunitario. Giudica:
controversie relative all’adempimento degli obblighi comunitari da parte degli Stati membri;
ricorsi contro la validità degli atti comunitari;
questioni sollevate dai giudici nazionali circa la validità e l’interpretazione del diritto comunitario;
controversie fra gli organi comunitari;
rispetto dei diritti fondamentali da parte delle istituzioni comunitarie.
L’Unione europea agisce sulla base delle competenze attribuite dai Trattati.
Tali competenze si sono allargate nel corso degli anni attraverso
il principio di sussidiarietà (Trattato di Maastricht): l’UE interviene SOLO quando i suoi obiettivi non possono essere adeguatamente realizzati dagli Stati membri, ma si possono realizzare meglio a livello europeo.
le modifiche introdotte nei Trattati.
la teoria dei poteri impliciti, elaborata dalla Corte di Giustizia: l’Unione può adottare tutti i provvedimenti necessari per il perseguimento degli obiettivi per cui è stata creata.
Principio nato per difendere l’identità dei singoli Stati, è diventato uno strumento per ampliare gli interventi comunitari.
Parte VIl Consiglio d’Europa
Le iniziative del Consiglio d’Europa sono essenzialmente promozionali e consistono in Risoluzioni e Convenzioni rivolte agli Stati membri.
NON HA NULLA A CHE FARE CON L’UNIONE EUROPEA
Istituito nel 1949, e composto da oltre 40 Stati europei, anche esterni all’UE, e ha sede a Strasburgo.
Le Convenzioni non obbligano gli Stati finché non siano state ratificate, come qualunque Trattato internazionale.
Le Risoluzioni non hanno efficacia giuridica finché non siano adottate con leggi nazionali che ne recepiscono i contenuti.
Tra le convenzioni promosse dal Consiglio d’Europa:
la CEDU (Roma, 1950)
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Un cittadino di uno Stato firmatario della Convenzione lamenta una violazione dei diritti stabiliti dalla stessa.
Per garantirne l’osservanza
Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo
La Corte, se riconosce l’esistenza della violazione, condanna lo Stato a risarcire il cittadino e a ripristinare il diritto violato.
Parte VITutela dei diritti null’Unione europea
DIRITTI FONDAMENTALI E TRATTATO DIMAASTRICHT
o Trattato sull’Unione europea (TUE)
L’UE RISPETTA I DIRITTI FONDAMENTALI QUALI SONO GARANTITI DALLA CEDU E QUALI RISULTANO DALLE TRADIZIONI COSTITUZIONALI COMUNI DEGLI STATI MEMBRI, IN QUANTO PRINCIPI GENERALI DEL DIRITTO COMUNITARIO.
ART. 6 TUE
L’UNIONE SI FONDA SUI PRINCIPI DI LIBERTA’, DEMOCRAZIA, RISPETTO DEI DIRITTI DELL’UOMO E DELLE LIBERTA’ FONDAMENTALI, E DELLO STATO DI DIRITTO, PRINCIPI CHE SONO COMUNI AGLI STATI MEMBRI.
ART. 6.1 TUE
POSSIBILITA’ DI SOSPENDERE UNO STATO DAL GODIMENTO DEI SUOI DIRITTI IN CASO DI VIOLAZIONE GRAVE DEI DIRITTI FONDAMENTALI.
CONDIZIONE PER L’ADESIONE DI NUOVI STATI E’ IL RISPETTO DEI PRINCIPI SANCITI NELL’ART. 6 TUE.
ART. 49 TUE
ELABORATA DA UNA CONVENZIONE E APPROVATA NEL 2000.
DECISIONE DI NON INTRODURLA NEL TESTO DEI TRATTATI.
VALORE INTERPRETATIVO.
I DIRITTI FONDAMENTALI DOPO LISBONA
LA CARTA DI NIZZA ASSUME VALORE VINCOLANTE.
ART. 6 TUE: L’UNIONE RICONOSCE I DIRITTI, LE LIBERTA’ E I PRINCIPI SANCITI NELLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI, CHE HA LO STESSO VALORE GIURIDICO DEI TRATTATI.
POSSIBILITA’ DI ADESIONE ALLA CEDU (ART. 6.2 TUE)
L’AMBITO DELLA TUTELA
ART. 51 DELLA CARTA DI NIZZA
NORME NAZIONALI CHE DANNO ATTUAZIONE A NORME DELL’UNIONE.
I PROBLEMI DERIVANTI DALLA
COESISTENZA TRA I DUE SISTEMI
CORTE DI GIUSTIZIA CORTE EUROPEA.
NECESSITA’ DI CONCILIARE TUTELA DEI DIRITTI DELL’UOMO ED ESIGENZE DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA (ES. LIBERTA’ DI CIRCOLAZIONE).
IL PROBLEMA DELL’INCOMPATIBILITA’ TRA GLI OBBLIGHI DERIVANTI DAL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA E QUELLI DERIVANTI DALLA CEDU.
CONTROLLO SOLO SULLE MISURE CHE RICADONO NELL’AMBITO DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA.
SENTENZA OPEN DOOR.
L’ADESIONE DELL’UE ALLA CEDU
1979: PRIMA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE.
1990: RINNOVO DELLA PROPOSTA. PARERE NEGATIVO DELLA CORTE
SITUAZIONE ATTUALE: PROTOCOLLO N. 14 CEDU E BASE GIURIDICA PER L’ADESIONE NEL TRATTATO DI LISBONA
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References: articolo 5

ART. 6

ART. 6

ART. 49

ART. 6

ART. 51

SENTENZA