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Timestamp: 2020-08-06 00:56:31+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 20/10/2017, Sentenza n.48350 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto processuale penale, Rifiuti Numero: 48350 | Data di udienza: 29 Settembre 2017
Numero: 48350
RIFIUTI – Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti – Luogo di consumazione del reato – Condizioni di legge che derogano alla disciplina generale – Onere della prova – Rifiuti da demolizione – Fattispecie: documentazione falsa e apposizione di timbri contraffatti – Artt.260 d.lgs. n.152/06.
Il luogo di consumazione del reato di cui all’art. 260 d.lgs. n.152/06, che si caratterizza nella concreta commissione di una pluralità di operazioni di traffico illecito di rifiuti attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, va individuato in quello in cui avviene la reiterazione delle condotte illecite, in quanto elemento costitutivo del reato. Ricordando che, in materia di rifiuti l’onere della prova circa la sussistenza delle condizioni di legge che derogano alla disciplina generale deve essere assolto da colui che ne richiede l’applicazione. Nella specie, il fatto era stato accertato nel giudizio del merito, che i materiali viaggiassero, dai singoli cantieri, con documentazione falsa appositamente predisposta anche con l’apposizione di timbri contraffatti degli impianti indicati per la destinazione.
DIRITTO PROCESSUALE PENALE – Attenuanti generiche – Riconoscimento o diniego – Valutazione del giudice – Motivazione congrua e non contraddittoria – Necessità.
Il riconoscimento delle attenuanti generiche presuppone la sussistenza di positivi elementi di giudizio e non costituisce un diritto conseguente alla mancanza di elementi negativi connotanti la personalità del reo, cosicché deve ritenersi legittimo il diniego operato dal giudice in assenza di dati positivi di valutazione. Inoltre, riguardo all’onere motivazionale, deve ritenersi che il giudice non è tenuto a prendere in considerazione tutti gli elementi, favorevoli o sfavorevoli, dedotti dalle parti o risultanti dagli atti, ben potendo fare riferimento esclusivamente a quelli ritenuti decisivi o, comunque, rilevanti ai fini del diniego delle attenuanti generiche con la conseguenza che la motivazione che appaia congrua e non contraddittoria non è suscettibile di sindacato in sede di legittimità, neppure quando difetti uno specifico apprezzamento per ciascuno dei reclamati elementi attenuanti invocati a favore dell’imputato.
PEREGO IVANO nato il 18/12/1972 a CANTU’;
Avverso tale pronuncia i predetti propongono separati ricorsi per cassazione tramite i rispettivi difensori di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
2. Ivano PEREGO deduce, con un primo motivo di ricorso l’erronea interpretazione del principio del "ne bis in idem" perché avvenuto senza tener conto della sentenza 200/2016 della Corte costituzionale, avendo la Corte del merito ritenuto non operante tale principio nel caso in cui tra i fatti già irrevocabilmente giudicati e quelli ancora da giudicare sia configurabile il concorso formale di reati.
8. Con un secondo motivo di ricorso lamenta la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza dell’elemento soggettivo del reato e del fine di profitto, che egli avrebbe conseguito attraverso la condotta contestata.
Va rilevato, con riferimento al ricorso del PEREGO che se è ben vero, come affermato nel primo motivo di ricorso, che la Corte territoriale, nel respingere l’eccezione, non ha tenuto conto del fatto che la Corte costituzionale, con la sentenza 200\2016, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 4 del Protocollo n. 7 alla CEDU, l’art. 649 cod. proc. pen., nella parte in cui esclude che il fatto sia il medesimo per la sola circostanza che sussiste un concorso formale tra il reato già giudicato con sentenza divenuta irrevocabile e il reato per cui è iniziato il nuovo procedimento penale, è altrettanto vero che l’errore rilevato risulta del tutto inconferente nel caso di specie, avendo i giudici del gravame escluso anche in concreto la identità del fatto con quelli irrevocabilmente giudicati, ritenendo insussistente ogni corrispondenza e rilevando come il reato giudicato potesse eventualmente collocarsi, in astratto, come reato fine dell’associazione per la quale era intervenuta sentenza irrevocabile.
2. Anche il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato. Correttamente la Corte territoriale ha citato la giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale il luogo di consumazione del reato di cui all’art. 260 d.lgs. 152\06, concretandosi lo stesso nella commissione di una pluralità di operazioni di traffico illecito di rifiuti attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, va individuato in quello in cui avviene la reiterazione delle condotte illecite, in quanto elemento costitutivo del reato (Sez. 3, n. 29619 del 8/7/2010, Leorati e altri, Rv. 24814501; Sez. 3, n. 46705 del 03/11 /2009, Caserta, Rv. 24560501).
Si tratta di un dato certamente significativo che la Corte di appello ha opportunamente valorizzato e che porta decisamente ad escludere la possibilità dell’applicazione dei criteri suppletivi di individuazione della competenza suggerita in ricorso.
4. Anche l’infondatezza del terzo motivo di ricorso risulta di macroscopica evidenza.
Il ricorrente si diffonde nell’analisi delle diverse discipline dei sottoprodotti e delle terre e rocce da scavo, che assume applicabili nel caso in esame e che la Corte del merito avrebbe tralasciato di considerare.
In disparte la circostanza che, se tali discipline fossero state effettivamente applicabili, non avrebbe una spiegazione logica il fatto, accertato nel giudizio del merito, che i materiali viaggiassero, dai singoli cantieri, con documentazione falsa appositamente predisposta anche con l’apposizione di timbri contraffatti degli impianti indicati per la destinazione, occorre osservare che tanto la disciplina sui sottoprodotti che quella sulle terre e rocce da scavo, come correttamente osservato nella sentenza impugnata, derogano alla disciplina generale in tema di rifiuti e, pertanto, l’onere della prova circa la sussistenza delle condizioni di legge deve essere assolto da colui che ne richiede l’applicazione (v. Sez. 3, n. 17453 del 17/4/2012, Busè, Rv. 252385; Sez. 3, n. 16727 del 13/04/2011, Spinello, non massimata; Sez. 3, n. 41836 del 30/09/2008, Castellano, Rv. 241504 in tema di sottoprodotti e, con riferimento alle terre e rocce da scavo, Sez. 3, n. 16078 del 10/3/2015, Fortunato, Rv. 26333601; Sez. 3, n. 35138 del 18/6/2009, Bastone Rv. 244784; Sez. 3, n. 37280 del 12/6/2008, Picchioni, Rv. 241087; Sez. 3, n. 9794 del 29/11/2006 (dep. 2007), Montigiani, non massimata sul punto).
5. Quanto al diniego delle attenuanti generiche, di cui tratta il quarto motivo di ricorso. la Corte territoriale lo ha giustificato in considerazione delle modalità della condotta e dell’assenza di positivi elementi di valutazione.
Inoltre, riguardo all’onere motivazionale, deve ritenersi che il giudice non è tenuto a prendere in considerazione tutti gli elementi, favorevoli o sfavorevoli, dedotti dalle parti o risultanti dagli atti, ben potendo fare riferimento esclusivamente a quelli ritenuti decisivi o, comunque, rilevanti ai fini del diniego delle attenuanti generiche (v. Sez. 3, n. 28535 del 19/03/2014, Lule, Rv. 259899; Sez. 2, n. 3609 del 18/1 /2011, Sermone, Rv. 249163 ; Sez. 6, n. 34364 del 16/6/2010, Giovane, Rv.248244) con la conseguenza che la motivazione che appaia congrua e non contraddittoria non è suscettibile di sindacato in sede di legittimità, neppure quando difetti uno specifico apprezzamento per ciascuno dei reclamati elementi attenuanti invocati a favore dell’imputato (Sez. 6, n. 42688 del 24/9/2008, Caridi, Rv. 242419; Sez. 6, Sentenza n. 7707 del 4/12/2003 (dep. 2004), Anaclerio, Rv. 229768).
La sentenza impugnata peraltro, fornisce precise indicazioni degli elementi che hanno portato alla conferma dell’affermazione di responsabilità penale, facendo rilevare la piena consapevolezza del ricorrente rispetto alla illecita attività di gestione.
La motivazione, seppur sinteticamente, evidenzia il ruolo significativo svolto dall’imputato, evidenziando anche le finalità di conseguimento di un ingiusto profitto, che non deve necessariamente assumere una natura eminentemente patrimoniale, con il vantaggio personale rappresentato dal rafforzamento della sua posizione all’interno dell’azienda.
8. I ricorsi, conseguentemente, devono essere dichiarati inammissibili e alla declaratoria di inammissibilità consegue l’onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di euro 2.000,00 per ciascun ricorrente.

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