Source: http://www.studiocataldi.it/guide-diritto-penale/omicidio-doloso.asp
Timestamp: 2017-06-22 22:26:12+00:00

Document:
» Omicidio Doloso
L'Omicidio doloso nelle previsioni di cui all'art. 575 c.p.. Gli elementi del reato, la pena, la giurisprudenza
Cosa è l'omicidio doloso |
Elemento oggettivo del reato |
Elemento soggettivo del reato |
Soggetto passivo |
La pena |
Cosa è l'omicidio doloso
L'omicidio doloso è un delitto contro la persona previsto dall'art 575 del codice penale che punisce chiunque cagiona "volontariamente" la morte di un uomo con la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Per l'integrazione della fattispecie in esame è evidente che debba sussistere il dolo dell'agente, ossia la consapevolezza della morte come conseguenza diretta o meno della sua azione. Condotta
Elemento oggettivo del reato è l'evento morte. L'imputazione penale per il reato di omicidio doloso richiede l'accertamento del nesso di causa tra la condotta dell'agente e la morte della vittima. Per la scienza medica il decesso è certificato quando vengono a cessare in modo irreversibile tutte le funzioni dell'encefalo (morte celebrale). Elemento soggettivo del reato
Elemento soggettivo del reato è il dolo definito dall'art 43 del codice penale nel modo seguente: "Il delitto è doloso, o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell'azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del delitto, è dall'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione". Ai fini della sussistenza dell'elemento psicologico nell'omicidio volontario, pertanto, è sufficiente che l'agente si sia rappresentato l'evento come conseguenza diretta della sua azione o omissione e che in ogni caso l'abbia voluta (c.d. dolo diretto), ovvero che si sia rappresentato l'evento come indifferente rispetto ad un altro, o, ancora, come probabile o possibile agendo ugualmente anche a costo di cagionarlo, accettandone preventivamente il rischio (c.d. dolo indiretto). Nel dolo la volontarietà della condotta e la consapevolezza delle conseguenze devono permanere dall'inizio alla fine. Per la giurisprudenza, il dolo nel delitto di omicidio, in ogni caso va desunto dalla concreta circostanza dell'azione e dalla oggettiva idoneità della stessa a cagionare la morte, sia in riguardo ai mezzi adoperati che alla modalità dell'aggressione (cfr., tra le altre, Cass. n. 26715/2009). Bene giuridico tutelato
Il soggetto passivo del reato è un altro uomo, ossia una persona diversa dall'agente. La qualità di uomo è acquistata nel momento in cui ha inizio il distacco del feto dall'utero della donna. Ne consegue che è integrato omicidio non solo nel caso dell'uccisione di un neonato ma anche nella soppressione del feto. L'art. 578 C.P, che punisce l'infanticidio, equipara alla morte del neonato subito dopo il parto quella del feto. Conferma tale interpretazione l'art. 7 dellalegge sull'aborto n. 194 del 1978 che contempla la possibilità di vita autonoma del feto ai fini dell'interruzione di gravidanza (per i casi particolari, in base al ruolo ricoperto dalle vittime del delitto di omicidio, si vedano: art. 276 C.P.; art. 295 C.P.;artt. 1150 o 1151 codice della navigazione). La vittima deve essere viva; in caso contrario, se fosse già morta il delitto risulterebbe impossibile per inesistenza dell'oggetto (cfr. art. 492 c.p.). La pena
La pena prevista è la reclusione per un periodo non inferiore a 21 anni. Gli articoli 576 e 577 c.p. stabiliscono, inoltre, delle aggravanti del reato (come, ad esempio, la premeditazione; l'aver commesso il fatto con crudeltà o sevizie; l'aver utilizzato sostanze venefiche o altri mezzi insidiosi; l'aver cagionato la morte commettendo violenza sessuale; ecc.) che comportano l'applicazione della pena dell'ergastolo per una durata superiore ai 21 anni previsti dall'art 575 c.p. Per le ipotesi previste dall'art. 577, comma 2, c.p., ovvero se il fatto è commesso nei confronti del coniuge, della sorella e/o del fratello, del padre e/o della madre adottivi, del figlio adottivo o contro un affine in linea retta, la pena è quella della reclusione da un minimo di 24 a un massimo di 30 anni. La pena invece è minore (dai 6 ai 15 anni) nel caso in cui la morte sia cagionata col consenso della vittima (c.d. omicidio del consenziente, ex art. 579 c.p.). dell’ergastolo qualora concorra una delle aggravanti previste dall’articolo 576 e 577 c.p.
Le norme del codice penale:
Articolo n. 575 Omicidio.
1. Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno .
Articolo n. 576 - Circostanze aggravanti. Ergastolo.
1. Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto dall'articolo precedente è commesso :
1) col concorso di taluna delle circostanze indicate nel numero 2 dell'articolo 61;
2) contro l'ascendente o il discendente , quando concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell'articolo 61 o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso ovvero quando vi è premeditazione;
3) dal latitante, per sottrarsi all'arresto, alla cattura o alla carcerazione ovvero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza;
4) dall'associato per delinquere , per sottrarsi all'arresto, alla cattura o alla carcerazione;
5) in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 600-bis, 600-ter, 609-bis, 609-quater e 609-octies ;
5.1) dall'autore del delitto previsto dall'articolo 612-bis nei confronti della stessa persona offesa ;
2. è latitante, agli effetti della legge penale , chi si trova nelle condizioni indicate nel numero 6 dell'articolo 61.
Articolo n. 577 - Altre circostanze aggravanti. Ergastolo.
1. Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto dall'articolo 575 è commesso:
1) contro l'ascendente o il discendente ;
2. La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella , il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo , o contro un affine in linea retta .
- "Il criterio distintivo tra l’omicidio volontario e l’omicidio preterintenzionale deve essere individuato nella diversità dell’elemento psicologico che, nel secondo reato, consiste nella volontarietà delle percosse e delle lesioni alle quali consegue la morte dell’aggredito come evento non voluto neppure nella forma eventuale ed indiretta della previsione e dell’accettazione del rischio della morte del soggetto passivo (Cass., Sez. I, 28.03.2014 n. 14647; Cass. Sez. 1, 20.11.1995 - Cass. Sez. 1, 25.11.1994 - Cass. Sez. 1, 03.03.1994 - Cass. Sez. 1, 14.12. 1992).
- "Quando la condotta dell’agente sia consapevolmente diretta ad uccidere, ma l’evento non si verifichi per tale condotta ma per altra, successiva, consumata dallo stesso agente nella convinzione che l’evento morte si sia invece già verificato, l’errore in itinere del dolo comporta che l’omicidio non può essere imputato a tale titolo ma di colpa e la condotta precedente, quella per la quale l’agente ebbe ad erroneamente ritenere di aver raggiunto lo scopo voluto della morte della vittima, a titolo di tentato omicidio in concorso reale con l’ipotesi colposa. (Cass. Sez. I, 15.04.2016 n. 15774)
Per i delitti consumati, la competenza a decidere è della Corte d’Assise mentre è del Tribunale collegiale per i delitti tentati e la procedibilità è d’ufficio.
E’ obbligatorio l’arresto in flagranza mentre il fermo è consentito ed è prevista l’applicazione delle misure cautelari personali.

References: Cass. 
 art. 276
 art. 295
 art. 492
 art. 579
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez.