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Timestamp: 2020-07-13 16:07:41+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5275 del 04/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5275 del 04/03/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/03/2011, (ud. 08/02/2011, dep. 04/03/2011), n.5275
domiciliato in Roma, via dei Tre Orologi n. 14/A, presso lo studio
tempore, U.N.I.R.E. – UNIONE NAZIONALE PER L’INCREMENTO DELLE RAZZE
EQUINE – in persona del legale rappresentante pro tempore;
regionale della Liguria, sez. 8^, n. 34, depositata il 24.3.2 008;
che, con il primo motivo di ricorso, il contribuente ha dedotto “Erroneita’ e illogicita’ della sentenza impugnata per violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7. Grave difetto di istruttoria e di motivazione” e formulato il seguente quesito:
“Dica la Suprema Corte se al fine di accertare la congruita’/coerenza delle somme richieste dalla P.A. la Commissione Tributaria Regionale puo’ esercitare i poteri istruttori che le competono ai sensi e per l’effetto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 in ordine all’acquisizione di elementi conoscitivi di particolare complessita’, in particolare con il licenziamento di una consulenza tecnica d’ufficio. Dica, pertanto, se la sentenza della commissione sia afflitta da grave difetto istruttorie e motivatorio”;
che, con il secondo motivo di ricorso, il contribuente ha dedotto “Erroneita’ e contraddittori eta’ della sentenza impugnata per violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 in relazione al D.Lgs. n. 504 del 1998, al D.P.R. n. 169 del 1998 e al D.M. Finanze 15 febbraio 1999. Grave difetto di istruttoria e di motivazione formulato il seguente quesito: “Dica la Suprema Corte se alla luce degli elementi di prova forniti dalla, ricorrente davanti al Giudice Tributario, la determinazione delle somme richieste dalla P.A. sia da ascivere alla disapplicazione del procedimento normativamente previsto ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1998, del D.P.R. n. 169 del 1998 e del D.M. Finanze 15 febbraio 1999”;
che, ai sensi della disposizione indicata, invero, il quesito inerente ad una censura in diritto dovendo assolvere la funzione di integrare il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale – non puo’ essere meramente generico e teorico ma deve essere calato nella fattispecie concreta, per mettere la Corte in grado poter comprendere dalla sua sola lettura, l’errore asseritamente compiuto dal giudice a quo e la regola applicabile (v. Cass. s.u. 3519/08); mentre, in ipotesi di deduzione di vizio motivazionale, la disposizione indicata, e’ violata quando il fatto controverso coinvolto dal motivo, in relazione al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione, e le ragioni, per cui la motivazione medesima sia reputata inidonea a sorreggere la decisione, s’identifichino solo in esito alla completa lettura del motivo e non in base alla specifica sintesi offertane dal ricorrente, al fine dell’osservanza del requisito sancito dall’art. 366 bis, (v. Cass. 4311/08, 4309/08, 20603/07, 16002/07).

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 7
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 art. 7
 Cass. 
 Cass.