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Timestamp: 2019-09-15 05:50:56+00:00

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Art. 43 codice penale - Elemento psicologico del reato - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 43 Codice penale
è doloso, o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell'azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del delitto, è dall'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione (1);
è preterintenzionale, o oltre l'intenzione, quando dall'azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall'agente (2);
è colposo, o contro l'intenzione, quando l'evento, anche se preveduto, non è voluto dall'agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (3).
La distinzione tra reato doloso e reato colposo, stabilita da questo articolo per i delitti (4), si applica altresì alle contravvenzioni, ogni qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione un qualsiasi effetto giuridico.
(1) La responsabilità penale assume la forma tipica del dolo, se non è diversamente stabilito dalla legge. La norma in esame è però ambigua a riguardo di cosa debba intendersi per esso. Di qui sono sorti numerosi dibattiti dottrinali, i cui principali esiti sono rappresentati dalle teorie dell'intenzione, della rappresentazione e della volontà. Secondo la prima di queste, il dolo è la volontà di cagionare l'evento come fine ultimo della condotta, mentre la seconda lo ravvisa nella volontà della condotta e nella previsione dell'evento. Si tratta di visioni criticate, in quanto la prima sarebbe troppo restrittiva perchè non vi rientrerebbe il dolo eventuale, mentre la seconda farebbe ricomprendere nell'ambito del dolo addirittura la colpa cosciente. Oggi domina quindi la teoria della volontà che ritiene il dolo coscienza e volontà sia del fatto costitutivo che dell'evento tipico, ricomprendendo così il dolo eventuale, ma non la colpa cosciente. In ogni caso vi è concordanza nell'identificare nell'elemento soggettivo in esame due momenti:quello rappresentativo ed quello volitivo. Quindi il soggetto deve rappresentarsi gli elementi precedenti o concomitanti alla sua condotta ovvero deve avere conoscenza di presupposti, mezzi, luogo, oggetto materiale, soggetto passivo, etc. (si pensi al cacciatore che spara convinto di colpire un animale e invece colpisce un uomo che si trovava nascosto. Ovviamente non potrà essere imputato di omicidio doloso) e degli elementi valutati in base a regole giuridiche, di cui è sufficiente la rappresentazione nella loro dimensione sociale, non essendo necessario che l'agente abbia di questi una conoscenza "giuridica" (se un soggetto dispone di una cosa ignorandone l'altruità, in quanto se ne ritiene proprietario, non risponderà del reato di furto di cui all'art. 624 del c.p.). Alla rappresentazione deve accompagnarsi la volizione da parte dell'agente sia della condotta che dell'evento (quindi se, ad esempio,cadendo accidentalmente una pistola, il colpo ferisce un soggetto, colui che teneva l'arma non potrà essere imputato di lesioni volontarie. Alcuni ritengono che si debba poi aggiungere un terzo momento ovvero la coscienza dell'antigiuridicità del fatto. Per aversi , ma il punto non trov accordo in dottrina.
Per quanto attiene invece alle forme del dolo si deve distinguere tra: a) dolo diretto o intenzionale, se c'è corrispondenza tra l'evento conseguito e quello voluto e rappresentatosi dall'agente; dolo indiretto manca tale corrispondenza in quanto l'evento non è stato intenzionalmente o direttamente voluto. Il dolo indiretto si divide poi in dolo eventuale, se l'agente non vuole un certo evento, ma ne accetta la possibilità, quindi pone in atto la condotta, accettando il rischio che esso si verifichi (si pens al gioco macabro dei massi gettati dai cavalcavia per colpire le macchine), dolo alternativo, quando il soggetto il soggetto si configura la possibilità del verificarsi di due eventi (es.: ferimento o morte della vittima) e gli è indifferente quale si produrrà, dolo indeterminato, quando l'azione è posta in essere volendo alternativamente o cumulativamente più eventi (es.: Tizio spara contro due persone, risultandogli indifferente cagionare la morte o il ferimento di uno od entrambe le vittime); b) dolo d'impeto, se è una decisione improvvisa che porta all'azione; c) dolo di danno, quando si vuole effettivamente ledere il bene protetto della norma; dolo di pericolo, quando la volontà risiede nella sola minaccia (es.: delitto di attentato). In riferimento poi al lasso temporale si parla di dolo iniziale, presente solo nel momento della condotta (es.: un coniuge avvelena l'altro, ma poi, pentitosi, accompagna la vittima in ospedale per salvarla); dolo concomitante, alla condotta e lo svolgimento del processo causale dell'evento; dolo successivo, al compimento dell'azione od omissione (es.: un chirurgo per un errore operatorio provoca una emorragia al paziente e fa poi in modo che essa abbia esito letale). Infine si distingue tra dolo generico, quando il reato viene integrato con il semplice fatto descritto dalla norma incriminatrice (es.: omicidio) e dolo specifico, quando la legge fa espresso riferimento ad una determinata finalità, che basta sia solo sia astrattamente perseguita (es.: il furto presuppone la finalità il profitto).
(2) Si parla di preterintenzione quando si verifica un evento più grave di quello voluto dal soggetto, ovviamente solo qualora sussista un nesso causale con la condotta (v. 40). Per esemplificare si pensi all'ipotesi in cui l'agente voleva solo percuotere o ledere ed invece si verifica la morte della vittima. Si avrà omicidio preterintenzionale (v. 584). Riguardo la configurazione della preterintenzione, una parte minoritaria della dottrina la considera come dolo misto a responsabilità oggettiva, mentre l'orientamento dominante, sulla base anche di quanto dispone il dettato normativo che distingue tra responsabilità oggettiva e preterintenzione, la identifica come dolo misto a colpa, in quanto il dolo riguarderebbe l'evento minore, mentre la colpa quello più grave.
(3) La colpa richiede non solo che la condotta sia attribuibile alla volontà del soggetto (art. 42, c. 1), ma anche che l'evento non sia voluto, nemmeno in modo indiretto, e soprattutto che vi sia stata imprudenza, negligenza, imperizia (colpa generica) od inosservanza di leggi, regolamenti, ordine o discipline (colpa specifica). A base della colpa vi è la prevedibilità ed evitabilità dell'evento ovvero la possibilità, accertata in concreto, per l'agente di rappresentarsi nella mente l'evento dannoso come conseguenza di una certa azione od omissione e di scongiurare l'evento, rispettando precise regole cautelari. connessa alla violazione di specifiche norme poste da legge, regolamento, ordini e discipline. La dottrina distingue poi tra colpa propria, quando non vi è volontà dell'evento e colpa impropria, quando invece l'evento è voluto, come nelle ipotesi di l'eccesso colposo (v. 55), l'errore nelle cause di giustificazione (v. 59 4) ed l'errore di fatto determinato da colpa (v. 47 1). Si ha invece colpa incosciente, se il soggetto non si rende conto che la sua condotta potrebbe provocare eventi dannosi e colpa cosciente, o colpa con previsione, se l'agente si rappresenta l'evento come possibile conseguenza della sua condotta, ma ha sicura fiducia che esso non si verificherà (si pensi all'ipotesi in cui un soggetto conduce un'auto ad alta velocità in centro cittadino, rendendosi conto della possibilità di un investimento, ma è fiducioso nella sua abilità di guida). Si differenzia dal dolo eventuale, perchè l'accettazione del rischio del verificarsi dell'evento dannoso, propria di quell'ipotesi di dolo. Si ricordi poi la colpa professionale,inerente gli illeciti penali compiuti da un professionista nell'esercizio della sua attività. In questo caso si ritiene si applichi quanto previsto dalla norma in esame e non le disposizioni di cui all'art. 2236 del c.c., che prevede che il professionista possa rispondere solo per colpa grave (con esclusione, quindi, dei fatti commessi con colpa media o lieve).
(4) Differentemente dai delitti che sono normalmente puniti dal legislatore per dolo, a patto che la legge non parli espressamente di colpa o preterintenzione come nelle ipotesi previste dagli articoli art. 589 del c.p. e art. 584 del c.p., le contravvenzioni sono punite sia se commesse con dolo che con colpa. Ciò però non esclude che possa essere rilevante stabilire se la colpevolezza abbia assunto la forma del dolo o della colpa, soprattutto per quanto riguarda la commisurazione della pena (133) e la dichiarazione di abitualità nel reato (104). Si ricordi poi che vi sono alcune contravvenzioni punibili solo a titolo di dolo (es.: 660, molestie e disturbo alle persone) ed altre punibili solo a titolo di colpa (es.:712, incauto acquisto, perché se doloso scatterebbe il più grave reato di ricettazione (648).
La norma specifica le diverse articolazioni della colpevolezza in cui si estrinseca l'elemento soggettivo del reato: dolo, preterintenzione e colpa.
Spiegazione dell'art. 43 Codice penale
L'articolo in oggetto disciplina le fondamentali differenze che intercorrono tra i vari elementi soggettivi del reato, la cui esistenza è necessaria ai fine dell'imputazione di colpevolezza ed alla conseguente punibilità del colpevole.
Innanzitutto la differenza principale è tra dolo e colpa. Mentre il primo elemento si verifica quando l'evento dannoso o pericoloso è voluto o preveduto dall'agente come conseguenza della sua azione od omissione, il secondo elemento, la colpa, è presente quando l'evento, anche se preveduto o prevedibile, non è direttamente voluto dall'agente (manca quindi il dolo vero e proprio) e si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
Per quanto riguarda più da vicino la colpa, la punibilità è correlata alla violazione di regole cautelari scritte ( leggi, regolamenti, ordini o discipline) o non scritte (per negligenza, imprudenza o imperizia), le quali impongono l'adozione di necessarie cautele al fine di impedire la messa in pericolo di determinati beni giuridici considerati rilevanti dal legislatore.
Per quanto concerne invece il dolo, nella dottrina moderna i criteri su cui si fondano le diverse forme di dolo si distinguono essenzialmente, da un lato, sulla direzione della volontà del soggetto, dall'altro, sul grado di prevedibilità concreto o astratto.
L'orientamento più consolidato distingue tra dolo intenzionale, che si realizza quando la volontà è rivolta al diretto perseguimento dell'evento; dolo diretto, in cui l'evento non è direttamente voluto, ma, essendo previsto come conseguenza altamente probabile, viene accettato; dolo eventuale, che sussiste quando l'agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenta la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria azione e, nonostante ciò, agisce accettando il rischio di cagionarle. È da precisare che, nell'ipotesi di dolo eventuale, il fine perseguito non deve per forza avere natura illecita, ben potendo l'agente aver agito per scopi leciti, accettando però il rischio che dalla propria condotta scaturiscano effetti illeciti.
L'accettazione del rischio è quella che, seconda la dottrina e la giurisprudenza più moderne contraddistingue il dolo eventuale dalla c.d. colpa cosciente (in cui il soggetto risponderà solo a titolo di delitto colposo ove espressamente previsto, unitamente all'aggravante della previsione dell'evento ex art. 61, n. 3), dato che in quest'ultima il soggetto si rappresenta il rischio che la sua azione od omissione causi un determinato evento dannoso o pericoloso, ma esso non è da lui assolutamente voluto e, confidando nelle sue abilità personali o nella fortuna, spera sinceramente che non vi sarà alcun esito infausto come conseguenza della sua condotta.
Per quanto riguarda il delitto preterintenzionale (figura autonoma di reato prevista praticamente solo in Italia), esso è presente in sole due fattispecie di reato, ovvero l'omicidio preterintenzionale (art. 584) e l'aborto preterintenzionale (art. 18 L. 194/1978).
Per la configurabilità della preterintenzione è necessaria la volizione di un evento e la realizzazione involontaria di un evento più grave, causalmente collegato (art. 40).
Nell'omicidio preterintenzionale, ad esempio, l'agente vuole percuotere o ledere il soggetto passivo, ma non fino al punto di provocarne la morte.
Se, per contro, le percosse o le lesioni sono solo un mezzo, e l'agente vuole provocare la morte della persona offesa, egli risponderà di omicidio volontario.
La dottrina e la giurisprudenza più moderne hanno nondimeno chiarito che, per aversi delitto preterintenzionale, il soggetto agente deve aver almeno potuto prevedere l'evento morte, mentre non ne risponderà qualora il decesso sia una conseguenza assolutamente abnorme ed imprevedibile, secondo le massime di esperienza.
Massime relative all'art. 43 Codice penale
Cass. pen. n. 48081/2017
In tema di elemento soggettivo del reato, ricorre la colpa cosciente quando l'agente, pur rappresentandosi l'astratta possibilità della realizzazione del fatto costituente reato, abbia agito nella convinzione o nella sicura fiducia che l'evento, in considerazione di tutte le circostanze del caso concreto, non si sarebbe verificato. (Fattispecie in tema di omicidio colposo, in cui la S.C. ha annullato la sentenza che aveva riconosciuto la colpa cosciente nella condotta dell'automobilista che aveva investito uno degli agenti presenti ad un posto di blocco, ritenendo che le condizioni materiali - ridotta distanza di presumibile avvistamento, velocità sostenuta, inserimento di anabbaglianti in orario notturno e movimento della vittima - fossero incompatibili con la definizione del momento rappresentativo nella mente dell'imputato, sì da consentirgli di adeguare o modificare il proprio agire).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 48081 del 18 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 14606/2017
In tema di colpa omissiva, la posizione di garanzia che assume il gestore di un impianto sciistico in ordine all'incolumità degli sciatori prevede l'obbligo di recintare la pista ed apporre idonee segnaletiche e protezioni, o, in alternativa, rimuovere possibili fonti di rischio, ma solo in presenza di un pericolo determinato dalla conformazione dei luoghi che determini l'elevata probabilità di un'uscita di pista dello sciatore, apparendo inesigibile pretendere che tutta la pista sia recintata o che tutti i pericoli siano rimossi. (Fattispecie relativa a decesso di sciatore determinato dall'impatto con la testa di un masso, non protetto e non segnalato, situato ai bordi della pista).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 14606 del 24 marzo 2017)
Cass. pen. n. 10265/2017
Non è configurabile la responsabilità ovvero la corresponsabilità del lavoratore per l'infortunio occorsogli allorquando il sistema della sicurezza approntato dal datore di lavoro presenti delle evidenti criticità, atteso che le disposizioni antinfortunistiche perseguono il fine di tutelare il lavoratore anche dagli infortuni derivanti da sua colpa, dovendo il datore di lavoro dominare ed evitare l'instaurarsi da parte degli stessi destinatari delle direttive di sicurezza di prassi di lavoro non corrette e, per tale ragione, foriere di pericoli. (Fattispecie relativa all'omessa adeguata valutazione, da parte del datore di lavoro, dei rischi di trascinamento - già manifestatisi in precedenza - derivanti dall'utilizzo di uno straccio per le operazioni di pulitura e rifinitura delle calzature in produzione eseguite dal lavoratore in prossimità di una macchina spazzolatrice dotata di albero rotante. In applicazione del principio, la S.C. ha escluso che il lavoratore potesse ritenersi edotto della situazione di rischio alla luce di un incidente verificatosi alcuni giorni prima).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10265 del 2 marzo 2017)
Cass. pen. n. 9390/2017
In tema di colpa generica, l'individuazione della regola cautelare non scritta eventualmente violata non deve essere frutto di una elaborazione creativa, fondata su una valutazione ricavata "ex post" ad evento avvenuto e in maniera del tutto astratta e svincolata dal caso concreto, ma deve discendere da un processo ricognitivo che individui i tratti tipici dell'evento, per poi procedere formulando l'interrogativo se questo fosse prevedibile ed evitabile "ex ante", con il rispetto della regola cautelare in oggetto, alla luce delle conoscenze tecnico - scientifiche e delle massime di esperienza. (In applicazione del suddetto principio la Corte ha annullato la sentenza del giudice di appello che, in relazione al suicidio di una paziente ricoverata in una residenza sanitaria assistenziale, aveva ritenuto la responsabilità per colpa generica del coordinatore e del responsabile della struttura, nonostante costoro avessero nell'immediatezza allertato gli operatori professionali presenti, intimando loro di controllare a vista la donna - che poco prima aveva manifestato intenti suicidi - per il tempo strettamente necessario a disporre il suo ricovero presso una struttura ospedaliera più attrezzata).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 9390 del 27 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 5273/2017
In tema di reati colposi, l'obbligo di prevenzione gravante sul datore di lavoro non è limitato al solo rispetto delle norme tecniche, ma richiede anche l'adozione di ogni ulteriore accortezza necessaria ad evitare i rischi di nocumento per i lavoratori, purché ciò sia concretamente specificato in regole che descrivono con precisione il comportamento da tenere per evitare il verificarsi dell'evento. (Fattispecie relativa all'applicazione della norma dell'art. 27, comma primo, lett. d), D.Lgs. n. 277 del 1991, in tema di protezione dei lavoratori dai rischi connessi all'esposizione alla polvere di amianto).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5273 del 3 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 31490/2016
Ai fini dell'accertamento della responsabilità per fatto colposo, è sempre necessario individuare la regola cautelare, preesistente alla condotta, che ne idica le corrette modalità di svolgimento, non potendo il giudice limitarsi a fare ricorso ai concetti di prudenza, perizia e diligenza senza indicare in concreto quale sia il comportamento doveroso che tali regole cautelari imponevano di adottare. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto non corretta la decisione impugnata che aveva affermato la responsabilità per omicidio colposo di un medico per il decesso di un paziente a seguito di un intervento chirurgico, ritenendo imprudente e/o imperita la manovra chirurgica attuata senza, tuttavia, indicare le modalità di condotta che prudenza e perizia prescrivevano di adottare nella fattispecie).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31490 del 21 luglio 2016)
Cass. pen. n. 18220/2015
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 18220 del 30 aprile 2015)
Cass. pen. n. 15860/2015
In tema di concorso di persone nel reato, la responsabilità di chi coopera ad un fatto criminoso non presuppone la convergenza psicologica sull'evento finale perseguito da altro dei concorrenti, essendo sufficiente che il suo apporto sia stato prestato con consapevole volontà di contribuire, anche solo agevolandola, alla verificazione del fatto criminoso. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza di condanna per omicidio volontario del soggetto che aveva partecipato al sequestro della vittima e l'aveva lasciata nella totale disponibilità del coimputato, della cui determinazione ad uccidere era consapevole, pur non condividendo tale intento).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15860 del 16 aprile 2015)
Cass. pen. n. 15711/2015
In tema di lesioni colpose, incombe al gestore di impianti sciistici l'obbligo di porre in essere ogni cautela per prevenire i pericoli anche esterni alla pista ai quali lo sciatore può andare incontro in caso di uscita dalla pista medesima, là dove la situazione dei luoghi renda probabile per conformazione naturale del percorso siffatta evenienza accidentale.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 15711 del 15 aprile 2015)
Cass. pen. n. 8561/2015
In tema di elemento soggettivo, sussiste il dolo eventuale e non la colpa cosciente, quando l'agente si sia rappresentato la significativa possibilità di verificazione dell'evento e si sia determinato ad agire comunque, anche a costo di cagionarlo come sviluppo collaterale o accidentale, ma comunque preventivamente accettato, della propria azione, in modo tale che, sul piano del giudizio controfattuale, possa concludersi che egli non si sarebbe trattenuto dal porre in essere la condotta illecita, neppure se avesse avuto contezza della sicura verificazione dell'evento medesimo. (Fattispecie in cui la Suprema Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza di condanna per omicidio doloso pronunciata in relazione alla condotta del conducente di autovettura che, deliberatamente, aveva effettuato una manovra di impegno della corsia di sorpasso al fine di ostruire la marcia e di impedire il sorpasso a due motociclisti i quali provenivano da tergo a velocità elevata, provocando così la collisione della sua autovettura con le motociclette, strette tra il veicolo e la barriera spartitraffico).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8561 del 26 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 1819/2015
La responsabilità colposa implica che la violazione della regola cautelare deve aver determinato la concretizzazione del rischio che detta regola mirava a prevenire, poiché alla colpa dell'agente va ricondotto non qualsiasi evento realizzatosi, ma solo quello causalmente riconducibile alla condotta posta in essere in violazione della regola cautelare. (Nella specie, la Corte ha confermato la condanna del giostraio per il decesso di una donna, la quale, nel tentativo di accedere alla giostra già in movimento, aveva perso l'equilibrio ed era caduta rovinosamente per terra, urtando violentemente con la parte frontale del corpo il bordo della base rotante della struttura, l'accesso alla quale non era stato adeguatamente interdetto).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1819 del 15 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 49707/2014
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 49707 del 28 novembre 2014)
Cass. pen. n. 47289/2014
In tema di responsabilità medica, la frequenza della complicanza, che sia insorta a causa della condotta non appropriata del sanitario, incide sulla valutazione della gravità della colpa allo stesso ascrivibile.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 47289 del 17 novembre 2014)
Cass. pen. n. 43348/2014
Ricorre il dolo eventuale quando chi agisce si rappresenta come seriamente possibile, sebbene non certa, l'esistenza dei presupposti della condotta, ovvero il verificarsi dell'evento come conseguenza dell'azione e, pur di non rinunciare ad essa, accetta che il fatto possa verificarsi, decidendo di agire comunque. (Fattispecie in tema di lesioni volontarie da sinistro stradale in cui la Corte ha individuato la sussistenza di taluni indicatori del dolo eventuale, anzichè della colpa cosciente, nell'essere il fatto avvenuto subito dopo una rapina, compiuta mentre l'imputato, gravato da numerosi precedenti, era in regime di semilibertà, nonchè nella elevata velocità tenuta e nella inosservanza di segnalazioni semaforiche).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 43348 del 16 ottobre 2014)
Cass. pen. n. 22249/2014
In tema di reati colposi, la verifica in ordine alla "prevedibilità" dell'evento impone il vaglio delle possibili conseguenze di una determinata condotta commissiva od omissiva avendo presente il cosiddetto "modello d'agente" ossia il modello dell'uomo che svolge paradigmaticamente una determinata attività, che importa l'assunzione di certe responsabilità, nella comunità, la quale esige che l'operatore concreto si ispiri a quel modello e faccia tutto ciò che da questo ci si aspetta; tale modello impone, nel caso estremo in cui il garante si renda conto di non essere in grado di incidere sul rischio, l'abbandono della funzione previ adeguata segnalazione al datore di lavoro. (Fattispecie in tema di omicidio colposo commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 22249 del 29 maggio 2014)
Cass. pen. n. 5684/2014
In tema di colpa medica, nel caso di intervento chirurgico effettuato direttamente dal primario, degli eventuali errori manuali da lui commessi nel corso dell’effettuazione non possono essere chiamati a rispondere anche coloro che vi abbiano partecipato in qualità di aiuto o di assistente, non trattandosi, nella descritta fattispecie, della condivisione di scelte terapeutiche di cui anche l’aiuto e l’assistente assumono la responsabilità, quando non provvedano a segnalare la loro ritenuta inidoneità o rischiosità (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5684 del 5 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 5467/2014
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5467 del 4 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 3683/2014
Il delitto di illecito trattamento dei dati personali si connota, sul piano dell'elemento soggettivo, come reato a dolo specifico, la cui struttura finalistica è incompatibile con la forma del dolo eventuale che postula l'accettazione solo in via ipotetica, seppure avverabile, del conseguimento di un risultato. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che potesse integrare l'elemento soggettivo del reato la pubblicazione di un recapito telefonico su una rivista di annunci erotici da parte di un soggetto che non conosceva il titolare delle utenze e pertanto ignorava se i messaggi erotici, ricevuti a causa dell'indebita divulgazione, gli fossero graditi ovvero costituissero per lui un danno).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3683 del 28 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 51056/2013
La mancata inflizione di più pugnalate non esclude la configurabilità del dolo omicida, ove sia accertato che, per le modalità operative e per lo strumento utilizzato, l'azione era idonea a causare la morte della vittima, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla volontà dell'agente. (Nella fattispecie la vittima era stata ferita all'addome con un solo colpo ma tale da lasciarne presumere l'esizialità ed era stata abbandonata esanime sul luogo del fatto).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 51056 del 18 dicembre 2013)
Cass. pen. n. 39157/2013
In tema di responsabilità per colpa, il costruttore risponde per gli eventi dannosi causalmente ricollegabili alla costruzione del prodotto ove risulti privo dei necessari dispositivi o requisiti di sicurezza e sempre che l'utilizzatore non ne abbia fatto un uso improprio, tale da poter essere considerato causa sopravvenuta, da sola sufficiente a determinare l'evento. (Fattispecie in tema di responsabilità del produttore di un aliante, a seguito di un incidente in volo per una manovra acrobatica).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 39157 del 23 settembre 2013)
Cass. pen. n. 36400/2013
In tema di colpa generica, l'individuazione della regola cautelare non scritta va effettuata provvedendo, prima, a rappresentare l'evento nei suoi elementi essenziali e, poi, a formulare l'interrogativo se tale evento fosse prevedibile ex ante ed evitabile con il rispetto della regola in oggetto, alla luce delle conoscenze tecnico - scientifiche e delle massime di esperienza.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 36400 del 5 settembre 2013)
Cass. pen. n. 26966/2013
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 26966 del 20 giugno 2013)
Cass. pen. n. 26239/2013
In tema di colpa specifica, nell'ipotesi della violazione di una norma cautelare cosiddetta "elastica" - che indica, cioè, un comportamento determinabile in base a circostanze contingenti - è comunque necessario che l'imputazione soggettiva dell'evento avvenga attraverso un apprezzamento della concreta prevedibilità ed evitabilità dell'esito antigiuridico da parte dall'agente modello. (Fattispecie in tema di disastro aviatorio colposo in cui la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione della sentenza di appello, che aveva riconosciuto la responsabilità del primo pilota in relazione al rovinoso ammaraggio di un velivolo per improvviso spegnimento in volo dei motori propulsori, osservando che il predetto, ancorché avesse per tempo segnalato il guasto del misuratore di carburante, non potesse essere esonerato da colpe in presenza di una serie di omissioni - consistite nel non aver seguito le fasi del rifornimento di carburante, nel non aver operato una diminuzione di quota, nell'aver posizionato male le eliche durante l'ammaraggio e nell'aver avvertito tardivamente i passeggeri - senza le quali sarebbe stato possibile evitare il disastro e la conseguente morte di sedici persone a bordo dell'apparecchio).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 26239 del 14 giugno 2013)
Cass. pen. n. 16237/2013
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 16237 del 9 aprile 2013)
Cass. pen. n. 42973/2012
Ricorre il dolo eventuale quando chi agisce si rappresenta come seriamente possibile (ma non come certa) l'esistenza di presupposti della condotta ovvero il verificarsi dell'evento come conseguenza dell'azione e, pur di non rinunciare all'azione e ai vantaggi che se ne ripromette, accetta che il fatto possa verificarsi, decidendo di agire "costi quel che costi", mettendo cioè in conto la realizzazione del fatto. (Fattispecie in tema di sinistro stradale in cui la Corte ha confermato la condanna per omicidio volontario del conducente di un furgone, da lui rubato che, per sottrarsi all'arresto, superava a velocità molto elevata alcuni semafori rossi e travolgeva un'auto provocando la morte di un passeggero).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 42973 del 7 novembre 2012)
Cass. pen. n. 35922/2012
In tema di responsabilità medica, le linee guida - provenienti da fonti autorevoli, conformi alle regole della miglior scienza medica e non ispirate ad esclusiva logica di economicità - possono svolgere un ruolo importante quale atto di indirizzo per il medico; esse, tuttavia, avuto riguardo all'esercizio dell'attività medica che sfugge a regole rigorose e predeterminate, non possono assurgere al rango di fonti di regole cautelari codificate, rientranti nel paradigma dell'art. 43 cod. pen. (leggi, regolamenti, ordini o discipline), non essendo né tassative né vincolanti e, comunque, non potendo prevalere sulla libertà del medico, sempre tenuto a scegliere la migliore soluzione per il paziente. D'altro canto, le linee guida, pur rappresentando un utile parametro nell'accertamento dei profili di colpa riconducibili alla condotta del medico, non eliminano la discrezionalità giudiziale insita nel giudizio di colpa; il giudice resta, infatti, libero di valutare se le circostanze concrete esigano una condotta diversa da quella prescritta dalle stesse linee guida. Pertanto, qualora il medico non rispetti le linee guida il giudice deve accertare, anche con l'ausilio di consulenza preordinata a verificare eventuali peculiarità del caso concreto, se tale inosservanza sia stata determinante nella causazione dell'evento lesivo o se questo, avuto riguardo alla complessiva condizione del paziente, fosse, comunque, inevitabile e, pertanto, ascrivibile al caso fortuito.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 35922 del 19 settembre 2012)
Cass. pen. n. 14342/2012
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 14342 del 16 aprile 2012)
Cass. pen. n. 5096/2012
Se, in genere, per l'integrazione del dolo è necessario che la rappresentazione e la volizione abbiano ad oggetto tutti gli elementi costitutivi della fattispecie tipica (e cioè condotta, evento e causalità materiale) e non il solo evento causalmente dipendente dalla condotta medesima in particolare nei reati a forma libera (quale è, ad esempio, l'omicidio volontario), l'imputazione a titolo di dolo postula che la volontà dell'ultimo atto sia effettiva.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5096 del 9 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 4391/2012
In tema di colpa professionale del medico, il principio civilistico di cui all'art. 2236 c.c. che assegna rilevanza soltanto alla colpa grave può trovare applicazione in ambito penalistico come regola di esperienza cui attenersi nel valutare l'addebito di imperizia, qualora il caso concreto imponga la soluzione di problemi di speciale difficoltà ovvero qualora si versi in una situazione di emergenza, in quanto la colpa del terapeuta deve essere parametrata alla difficoltà tecnico-scientifica dell'intervento richiesto ed al contesto in cui esso si è svolto. Ne consegue che non sussistono i presupposti per parametrare l'imputazione soggettiva al canone della colpa grave ove si tratti di casi non difficili e fronteggiabili con interventi conformi agli standard. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la sussistenza della responsabilità, ex art. 589 c.p. del direttore sanitario di una casa di cura - nei confronti di un degente affetto da schizofrenia caduto da una finestra - il quale, nonostante la condizione del paziente fosse macroscopicamente peggiorata e gli fosse nota la necessità di nuove iniziative terapeutiche ed assistenziali, si astenne dal porre in essere le relative iniziative, di cui, peraltro, egli stesso aveva dato conto nel corso di un 'briefing').
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4391 del 1 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 3222/2012
In tema di responsabilità del medico per intervento chirurgico effettuato da collaboratore privo della prescritta abilitazione ed in difetto di valido consenso informato, ai fini della individuazione degli elementi costitutivi del dolo indiretto assume rilievo sintomatico l'esito infausto, la lunghezza del trattamento, la dissimulazione della qualifica professionale con conseguente svolgimento di attività abusiva, la delicatezza e la invasività degli interventi praticati sul paziente nonché il difetto di un valido consenso informato da parte di quest'ultimo. (Fattispecie relativa alla responsabilità per lesioni dolose del medico responsabile di uno studio dentistico che aveva affidato il paziente a proprio collaboratore privo della necessaria abilitazione ed in difetto di valido consenso informato dello stesso paziente - non essendo provata la volontà di cagionare la malattia ed i postumi invalidanti poi verificatisi; la S.C. ha sottolineato che il dolo concerneva - non già l'attività del medico - ma quella abusiva del collaboratore, che non era medico e che, pertanto, elevava il rischio di complicazioni con potenziali e forse probabili effetti lesivi che il medico non poteva non rappresentarsi, nonché il fatto che l'aver taciuto al paziente che il collaboratore non era un medico può rappresentare un indizio della consapevolezza in capo all'agente che il paziente avrebbe potuto negare il proprio consenso ed essere indice dell'accettazione degli effetti lesivi dell'attività abusiva pur di conseguirne gli elevati vantaggi economici).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3222 del 26 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 30472/2011
Il dolo eventuale presuppone che l'agente abbia superato il dubbio circa la possibilità che la condotta cagioni anche un evento non direttamente voluto, ed abbia tenuto la condotta anche a costo di cagionare quell'evento, accettandone quindi il prospettato verificarsi; diversamente, la colpa con previsione (o cosciente) sussiste quando l'agente, pur prospettandosi la possibilità o probabilità del verificarsi di un evento non voluto come conseguenza della propria condotta, confidi tuttavia che esso non si verifichi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 30472 del 1 agosto 2011)
Cass. pen. n. 16465/2011
In tema di dolo, la prova della volontà di commissione del reato è prevalentemente affidata, in mancanza di confessione, alla ricerca delle concrete circostanze che abbiano connotato l'azione e delle quali deve essere verificata la oggettiva idoneità a cagionare l'evento in base ad elementi di sicuro valore sintomatico, valutati sia singolarmente sia nella loro coordinazione. (Fattispecie di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice civile di reintegrazione nel possesso).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16465 del 27 aprile 2011)
Cass. pen. n. 10411/2011
In tema di elemento soggettivo del reato, ricorre il dolo eventuale quando si accerti che l'agente, pur essendosi rappresentato la concreta possibilità di verificazione di un fatto costituente reato come conseguenza della propria condotta, avrebbe agito anche se avesse avuto certezza del suo verificarsi, accettandone la realizzazione a seguito della consapevole subordinazione di un determinato bene ad un altro; si versa invece nella colpa con previsione allorquando la rappresentazione come certa del determinarsi del fatto avrebbe trattenuto l'agente dall'agire. (In applicazione di tale principio la Corte ha censurato la qualificazione come colposa della condotta del conducente di un grosso furgone, da lui rubato, che, per sottrarsi all'arresto, dopo aver superato ad elevata velocità una serie di semafori rossi, aveva travolto un'autovettura provocando la morte di uno dei passeggeri e il ferimento degli altri).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10411 del 15 marzo 2011)
Cass. pen. n. 8254/2011
Nell'esercizio dell'attività medico-chirurgica, non può dirsi esclusa la responsabilità colposa del medico in riguardo all'evento lesivo occorso al paziente per il solo fatto che abbia rispettato le linee guida, comunque elaborate, avendo il dovere di curare utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui al tempo la scienza medica dispone, senza farsi condizionare da esigenze di diversa natura o da disposizioni, considerazioni, valutazioni, direttive non pertinenti rispetto al predetto compito che gli è affidato dalla legge. (Fattispecie nella quale i contenuti delle linee guida, cui l'imputato asseriva di essersi conformato, erano ignoti, non essendo stato acquisito alcun atto che le riproducesse).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8254 del 2 marzo 2011)
Cass. pen. n. 2568/2011
Le norme di comportamento dettate dall'art. 143 Nuovo cod. strada sono volte inequivocabilmente a contrastare situazioni di pericolo conseguenti all'eventualità che altro veicolo invada la mezzeria non di sua pertinenza, sicchè l'inosservanza dell'obbligo di «circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera» si caratterizza come condotta specificamente colposa, atta a contribuire alla produzione dell'evento, qualunque sia la causa di invasione della mezzeria da parte di altro veicolo e quindi anche se si tratti di causa pur essa colposa.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2568 del 26 gennaio 2011)
Cass. pen. n. 43786/2010
In tema di delitti colposi contro la persona per violazione della normativa antinfortunistica (nella specie, omicidio colposo, conseguente all'insorgere di un mesotelioma pleurico, in danno di un lavoratore reiteratamente esposto, nel corso della sua esperienza lavorativa - esplicata in ambito ferroviario - all'amianto, sostanza oggettivamente nociva), si è in presenza di un comportamento soggettivamente rimproverabile a titolo di colpa quando l'attuazione delle cautele possibili all'epoca dei fatti avrebbe significativamente abbattuto le probabilità di contrarre la malattia. (La Corte ha evidenziato che la pericolosità dell'esposizione all'amianto per il rischio di mesotelioma risale - con riferimento al settore ferroviario - almeno agli anni sessanta, e che nella specie gli imputati avrebbero potuto acquisire tali conoscenze sia direttamente, sia tramite i soggetti eventualmente delegati in materia di igiene e sicurezza).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 43786 del 13 dicembre 2010)
Il dolo del reato di cui agli artt. 30 e 31 L. n. 646 del 1982 (omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali da parte dei sottoposti a misura di prevenzione) implica la consapevolezza dell'imputato di essere stato condannato per reati di mafia, e va desunto da indici sintomatici, legati (a) alle vicende di acquisizione del bene di volta in volta in questione (nella specie, si trattava di beni fittiziamente intestati alla moglie, separata legalmente, ma convivente "more uxorio" con l'imputato, condannato per reati di mafia, il quale aveva assunto in prima persona gli oneri economici per l'acquisto dei predetti beni); (b) al valore dello stesso (che, nella specie, era risultato sproporzionato rispetto al reddito della donna).
Cass. pen. n. 23810/2010
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 23810 del 21 giugno 2010)
Cass. pen. n. 16761/2010
In tema di reati colposi, l'addebito soggettivo dell'evento richiede non soltanto che l'evento dannoso sia prevedibile, ma altresì che lo stesso sia evitabile dall'agente con l'adozione delle regole cautelari idonee a tal fine (cosiddetto comportamento alternativo lecito), non potendo essere soggettivamente ascritto per colpa un evento che, con valutazione ex ante, non avrebbe potuto comunque essere evitato. (Fattispecie in cui imponenti colate di fango, dovute ad intensissime precipitazioni di pioggia, provocarono nel comune di Sarno 137 morti nella popolazione investita dal disastro naturale).
Nel caso di eventi o calamità naturali che si sviluppino progressivamente, il giudizio di prevedibilità dell'evento dannoso - necessario perché possa ritenersi integrato l'elemento soggettivo del reato sia nel caso di colpa generica che in quello di colpa specifica - va compiuto non solo tenendo conto della natura e delle dimensioni di eventi analoghi storicamente già verificatisi, ma valutando, anche sulla base di leggi scientifiche, la possibilità che questi eventi si presentino in futuro con dimensioni e caratteristiche più gravi o addirittura catastrofiche. In mancanza di leggi scientifiche che consentano di conoscere preventivamente lo sviluppo di eventi naturali calamitosi, l'accertamento della prevedibilità dell'evento va compiuto in relazione alla verifica della concreta possibilità che un evento dannoso possa verificarsi e non secondo criteri di elevata credibilità razionale (che riguardano esclusivamente l'accertamento della causalità). (Fattispecie in tema di responsabilità di un Sindaco per omicidio colposo plurimo, verificatosi a causa di un disastro naturale in zona qualificata dalla protezione civile ad "alto rischio" di frane e valanghe).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 16761 del 3 maggio 2010)
Cass. pen. n. 11222/2010
La cosiddetta colpa cosciente (aggravata dalla previsione dell'evento) consiste nella rappresentazione dell'evento come possibile risultato della condotta e nella previsione e prospettazione che esso non si verificherà, e si differenzia pertanto dal dolo eventuale che si risolve nell'accettazione del rischio di verificazione dell'evento non direttamente voluto seppure rappresentato, e non soltanto dalla situazione di pericolo posta in essere, con la conseguenza di una condotta tenuta anche a costo di determinazione di quell'evento. (Fattispecie in tema di sinistro stradale).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11222 del 24 marzo 2010)
Cass. pen. n. 6334/2010
L'affermazione di responsabilità per il delitto di cui agli articoli 30 e 31 della legge 13 settembre 1982 n. 646 (omessa comunicazione al nucleo di polizia tributaria circa la variazione patrimoniale da parte di persona sottoposta alla misura di prevenzione) richiede una indagine specifica sull'effettiva e consapevole volontà di omettere la prescritta comunicazione, non potendosi presumere nella fattispecie la sussistenza di un dolo "in re ipsa" desunto dalla mera condotta omissiva.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6334 del 16 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 35659/2009
Va esclusa la colpa del medico del pronto soccorso che, a seguito di un errore diagnostico, dimette il paziente che necessitava di essere ricoverato e di essere sottoposto ad un urgente intervento chirurgico ed il quale, a causa di tale omissione, sia successivamente deceduto, quando la singolarità e non risolutività del sintomo riscontrato non consentiva di sospettare univocamente di una patologia che avrebbe dovuto imporre il ricovero o ulteriori accertamenti diagnostici. (Fattispecie relativa a morte - per aneurisma disseccante dell'aorta - di un paziente, che si era presentato al pronto soccorso, riferendo un "dolore diffuso al torace", e che era stato dimesso con la diagnosi di "algie toraciche").
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 35659 del 15 settembre 2009)
Cass. pen. n. 26677/2009
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 26677 del 30 giugno 2009)
Cass. pen. n. 21513/2009
In tema di reati colposi, ai fini del giudizio di prevedibilità deve aversi riguardo alla idoneità della condotta a dar vita ad una situazione di danno, non anche alla specifica rappresentazione "ex ante" in capo all'agente dell'evento dannoso concretamente realizzatosi. (Fattispecie nella quale si contestava all'imputato, titolare di un bar, di avere negligentemente ed imprudentemente introdotto all'interno dell'esercizio commerciale una bottiglia di acqua minerale, contenente in realtà un detersivo corrosivo incolore ed inodore simile all'acqua, servito, per l'errore di una delle commesse - che aveva riposto la bottiglia non tra i detersivi, come raccomandatole dall'imputato, ma tra le bottiglie di acqua minerale -, ad alcuni clienti, cagionando loro lesioni).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 21513 del 22 maggio 2009)
Cass. pen. n. 15869/2009
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 15869 del 15 aprile 2009)
Cass. pen. n. 4675/2009
Sussiste l'elemento soggettivo della colpa se, valutata la condotta in concreto con riferimento alla posizione di garanzia assunta dall'agente, risulta che questi si sia rappresentato come conseguenza certa, o anche solo probabile, della sua azione od omissione proprio l'evento in concreto verificatasi, pur prescindendo dalle concrete modalità di verificazione.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4675 del 3 febbraio 2009)
Cass. pen. n. 46412/2008
In tema di colpa professionale medica, l'errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca ad inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si addivenga ad un inquadramento erroneo, ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi. (Fattispecie nella quale una diagnosi errata e superficiale, formulata senza disporre ed eseguire tempestivamente accertamenti assolutamente necessari, era risultata esiziale).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 46412 del 17 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 39882/2008
La responsabilità penale per colpa postula, oltre alla sussistenza di una condotta violatrice di regole cautelari, anche la prevedibilità "ex ante" dell'evento, in quanto riconducibile al novero di quelli che le stesse regole cautelari mirano a prevenire. (In applicazione del principio, la S. C. ha annullato senza rinvio, per difetto del requisito della prevedibilità, la sentenza che aveva ritenuto responsabili di omicidio colposo il capo cantiere ed il direttore tecnico dell'impresa che, nell'ambito di lavori di costruzione di un'autostrada, aveva realizzato un pozzetto munito di grata fissata ad un cordolo di cemento che, per la sua scarsa consistenza, aveva ceduto, formando una buca nella quale era rimasta intrappolata la P.O. che, affetta da demenza senile, non era riuscita a liberarsi - come agevolmente possibile -, ed era deceduta a causa del sopraggiungere di un'emorragia intracranica).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 39882 del 23 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 34765/2008
La posizione di garanzia assunta dal proprietario di un cane gli impone l'obbligo di adottare le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell'animale e pertanto egli risponde a titolo di colpa delle lesioni cagionate a terzi dallo stesso animale, qualora ne abbia affidato la custodia a persona inidonea a controllarlo.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 34765 del 8 settembre 2008)
Cass. pen. n. 32424/2008
In tema di colpa professionale, il medico specializzando è titolare di una posizione di garanzia in relazione alle attività personalmente compiute nell'osservanza delle direttive e sotto il controllo del medico tutore, che deve verificarne i risultati. (La Corte ha precisato che il medico specializzando deve rifiutare i compiti che non ritiene in grado di compiere, poiché in caso contrario se ne assume la responsabilità a titolo di cosiddetta colpa per assunzione).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 32424 del 1 agosto 2008)
Cass. pen. n. 25648/2008
In tema di delitti colposi, l'essenza della condotta colposa va ravvisata nell'oggettivo contrasto tra la condotta concretamente tenuta dal soggetto agente e quella prescritta dall'ordinamento, sempre che risulti la prevedibilità dell'evento, ovvero la possibilità di riconoscere il pericolo che ad una data condotta potesse conseguire la realizzazione di un fatto ; per ascrivere a titolo di colpa l'evento cagionato al soggetto attivo è, inoltre, necessario accertare l'evitabilità dell'evento, ovvero che il prescritto comportamento alternativo corretto fosse in concreto idoneo ad evitare l'evento dannoso. (Fattispecie nella quale un operaio aveva riportato lesioni mentre rimuoveva un martinetto, mansione non particolarmente complessa, ma diversa da quella per la quale era stato assunto, ed eseguita senza aver ricevuto istruzioni per l'uso dell'attrezzo ).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 25648 del 24 giugno 2008)
Cass. pen. n. 13942/2008
Non versa in colpa colui che cagiona delle lesioni personali per la propria imperizia, quando, pur privo delle necessarie competenze e capacità, si assume in condizioni di urgenza indifferibile un compito riservato a soggetto qualificato, atteso che in tal caso l'agente non era tenuto a prevedere le possibili conseguenze della sua condotta. (Fattispecie in cui una ostetrica, cui è vietato procedere a parti non fisiologici, in presenza di una dilatazione oramai completa e non riuscendo ad ottenere l'intervento del medico, pur dalla stessa inutilmente sollecitato, aveva autonomamente proceduto a manovre di competenza del ginecologo dalla cui errata esecuzione era conseguita al neonato una lesione permanente).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 13942 del 3 aprile 2008)
Cass. pen. n. 10857/2008
L'esercente di un servizio ferroviario è responsabile della sicurezza del servizio stesso ed assume pertanto una posizione di garanzia non solo nei confronti del personale dipendente e dei viaggiatori, ma anche nei riguardi di terze persone che vengano in contatto con la ferrovia ogni qual volta il suo esercizio determini situazioni di pericolo eccedenti il normale rischio collegato all'attività, venendo dunque chiamato a rispondere per colpa della mancata adozione delle misure necessarie a prevenire il verificarsi di eventi lesivi dell'incolumità anche di queste persone. (Fattispecie avente ad oggetto la mancata predisposizione degli obbligatori dispositivi acustici e luminosi in prossimità di un passaggio a livello con barriere, posizionato dopo una curva, in relazione alle lesioni riportate dal conducente di un ciclomotore, il quale non avvertito del fatto che la sbarra si stava chiudendo, era stato colpito dalla stessa).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10857 del 11 marzo 2008)
Cass. pen. n. 5117/2008
In tema di colpa, la prevedibilità dell'evento può riconnettersi anche solo alla possibilità che lo stesso si verifichi, purchè tale possibilità riveli in maniera comunque concreta le potenzialità dannose della condotta dell'agente. In tal senso, quando si verte in materia di tutela della vita e della salute dei consociati, il rischio che l'agente deve rappresentarsi può ritenersi concreto anche solo laddove la mancata adozione di cautele preventive possa indurre un dubbio non meramente congetturale sulla possibile produzione di conseguenze dannose. (Fattispecie in tema di responsabilità del datore di lavoro per la mancata predisposizione di misure preventive, ulteriori rispetto a quelle imposte dalle norme preventive vigenti all'epoca, idonee ad evitare la pur prevedibile contrazione da parte dei lavoratori di gravi malattie connesse all'esposizione nell'ambiente di lavoro con polveri di amianto).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5117 del 1 febbraio 2008)
Cass. pen. n. 39619/2007
In tema di colpa omissiva, l'obbligo giuridico di attivarsi gravante sull'agente può originare anche dall'esercizio di un'attività pericolosa, dovendosi intendere per tali non solo quelle così identificate dalle leggi di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali, bensì ogni attività che per sua stessa natura o per le caratteristiche di esercizio comporti una rilevante possibilità del verificarsi di un danno.
In tema di colpa omissiva, la posizione di garanzia che assumono il gestore e il responsabile della sicurezza di un impianto sciistico non origina dalla presunta intrinseca pericolosità dell'attività svolta, atteso che pericolosa è in realtà la pratica sportiva dello sci, bensì dal contratto concluso con lo sciatore che utilizza l'impianto e le piste dallo stesso servite. (Fattispecie relativa alla responsabilità per colpa in merito alle lesioni riportate da uno sciatore e causate dall'omessa delimitazione della pista in un punto ritenuto pericoloso).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 39619 del 26 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 37606/2007
In tema di colpa specifica, nell'ipotesi della violazione di una norma cautelare c.d. «elastica» - che indica, cioè, un comportamento determinabile in base a circostanze contingenti - è comunque necessario che l'imputazione soggettiva dell'evento avvenga attraverso un apprezzamento della concreta prevedibilità ed evitabilità dell'esito antigiuridico da parte dall'agente modello. (Fattispecie in tema di omicidio colposo conseguente ad incidente stradale, in cui l'imputato, che viaggiava a velocità superiore a quella imposta, ha investito un veicolo che aveva effettuato una improvvisa svolta a sinistra attraversando repentinamente la carreggiata: la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna al risarcimento del danno - essendosi nel frattempo il reato prescritto - ritenendone carente la motivazione che non aveva chiarito se la condotta di guida della vittima fosse prevedibile e se le conseguenze determinatesi nel corso dell'incidente fossero prevedibili ed evitabili).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 37606 del 12 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 32586/2007
In tema di bancarotta semplice, la colpa dell'imprenditore è ravvisabile anche quando egli abbia affidato a soggetti estranei all'amministrazione dell'azienda la tenuta delle scritture e dei libri contabili, perché su di lui grava, oltre all'onere di un'oculata scelta del professionista incaricato e alla connessa eventuale culpa in eligendo anche quello di controllarne l'operato.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32586 del 9 agosto 2007)
Cass. pen. n. 29232/2007
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 29232 del 20 luglio 2007)
Cass. pen. n. 21594/2007
In tema di colpa professionale, risponde del reato commesso dal medico specializzando, materiale esecutore dell'intervento chirurgico, anche il primario, cui lo specializzando è affidato, il quale, allontanandosi durante l'operazione, viene meno all'obbligo di diretta partecipazione agli atti medici posti in essere dal sanitario affidatogli.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 21594 del 1 giugno 2007)
Cass. pen. n. 4675/2007
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4675 del 6 febbraio 2007)
Cass. pen. n. 21473/2006
L'ordinamento penale distingue tra i vari gradi di colpa soltanto ai fini della misura della pena e l'art. 43 c.p. non ammette restrizioni nell'accertamento dell'elemento psicologico, sicché la valutazione giudiziaria della colpa professionale, a differenza del giudizio civile in tema di risarcimento del danno, non è limitata all'ipotesi di colpa grave.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 21473 del 21 giugno 2006)
Cass. pen. n. 39791/2005
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 39791 del 2 novembre 2005)
Cass. pen. n. 28617/2005
La valutazione della colpa professionale in sede penale non è limitata all'ipotesi di colpa grave, posto che, a differenza di ciò che avviene nel processo civile in ragione dell'art. 2236 c.c. ai fini del risarcimento del danno, l'accertamento dell'elemento psicologico ai sensi dell'art. 43 c.p. non ammette restrizioni.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 28617 del 29 luglio 2005)
Cass. pen. n. 22579/2005
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 22579 del 16 giugno 2005)
Cass. pen. n. 24036/2004
In tema di colpa professionale, nel caso di equipes chirurgiche e, piú in generale, in quello in cui ci si trovi di fronte ad ipotesi di cooperazione multidisciplinare nell'attività medicochirurgica, sia pure svolta non contestualmente, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto ad osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune ed unico. Ne consegue che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio o facendo in modo che si ponga opportunamente rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali e, come tali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 24036 del 26 maggio 2004)
Cass. pen. n. 37001/2003
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 37001 del 26 settembre 2003)
Cass. pen. n. 22338/2003
Quando l'attività svolta è giuridicamente autorizzata, anche se per natura rischiosa, sussiste la necessità di operare in modo da prevenire la colpa speciale caratterizzata da regole di condotta aventi per finalità la prevenzione del rischio non consentito e pertanto la violazione di precise norme di comportamento costituisce colpa punibile. (Fattispecie in cui un conduttore di aliante, non osservando la regola basilare di prudenza di controllo dello spazio circostante a trecentosessanta gradi, aveva colliso con altro aliante).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 22338 del 21 maggio 2003)
Cass. pen. n. 21443/2003
Nel configurare il reato di abuso d'ufficio come reato di evento, il legislatore del 1997 ha inteso con l'avverbio «intenzionalmente» rendere necessario che l'evento sia la conseguenza immediatamente conseguita dall'agente, escludendo in tal modo le condotte poste in essere sia con dolo eventuale che con dolo indiretto (che ricorre quando il soggetto si rappresenti la realizzazione dell'evento come altamente probabile o anche certa, pur non essendo la sua volontà orientata a tal fine). Ne consegue che non è punibile per tale titolo il responsabile dell'Ufficio tecnico comunale al quale sia stato contestato di aver espletato una istruttoria favorevole in relazione ad opere per le quali non poteva essere rilasciato alcun provvedimento concessorio «al fine di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale» agli istanti, senza peraltro indicare quale evento sarebbe stato conseguenza diretta ed immediata della sua condotta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 21443 del 15 maggio 2003)
Cass. pen. n. 11445/2003
In tema di colpa specifica, l'inosservanza della prescrizione legittimamente imposta dalla pubblica amministrazione costituisce, di per sé, l'essenza della colpa, non essendo consentito al destinatario dell'ordine di sostituire il proprio giudizio di prevedibilità o evitabilità a quello della P.A., adottando condotte diverse. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto illegittima l'esclusione della colpa dei responsabili di una pista da sci i quali non si erano attenuti alla prescrizione della apposita Commissione tecnica provinciale che aveva condizionato l'agibilità della pista alla realizzazione di una barriera dai 12 ai 14 metri dinanzi ad un ponte, ma ne avevano collocato una di lunghezza inferiore ai 10 metri).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11445 del 12 marzo 2003)
Cass. pen. n. 31452/2002
In tema di accertamento della colpa, il medico è tenuto ad osservare le leges artis universalmente riconosciute anche quando compie un'attività definita come rischiosa, configurandosi altrimenti una colpevole imperizia, rispetto alla quale l'ordinamento penale distingue tra i vari gradi di colpa solo ai fini della determinazione della pena ex art. 133 c.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31452 del 20 settembre 2002)
Cass. pen. n. 1583/2002
In materia di colpa professionale, se la contestazione riguarda una condotta imprudente o negligente del medico, la valutazione del giudice deve essere effettuata nell'ambito della colpa generica, secondo i criteri normali e di comune applicazione, validi per qualsiasi condotta colposa. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta l'affermazione della responsabilità colposa del medico il quale, dinanzi ad una sintomatologia equivoca esibita dalla paziente, non aveva atteso l'esito delle indagini di laboratorio, procedendo, senza che sussistessero ragioni di urgenza, al raschiamento dell'utero, cui era seguita una malattia della paziente nonché la perdita del feto).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1583 del 16 gennaio 2002)
Cass. pen. n. 35820/2001
Nei procedimenti per reati colposi, quando nel capo d'imputazione siano stati contestati elementi generici e specifici di colpa, la sostituzione, l'aggiunta o la limitata valutazione di un profilo di colpa, sia pure specifica, rispetto ai profili originariamente contestati non vale a realizzare una diversità o immutazione del fatto, con sostanziale ampliamento o restrizione della contestazione. La valorizzazione, da parte del giudice di primo grado, di determinati profili di colpa piuttosto che di altri non comporta formazione di giudicato né prelcusioni per il giudice d'appello.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 35820 del 3 ottobre 2001)
Cass. pen. n. 385/2000
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 385 del 14 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 13389/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 13389 del 24 novembre 1999)
In tema di elemento psicologico del reato, l'azione posta in essere con accettazione del rischio dell'evento può implicare per l'autore un maggiore o minore grado di adesione della volontà, secondo che egli consideri maggiore o minore la probabilità dell'avverarsi dell'evento. Se questo viene ritenuto certo o altamente probabile, l'autore non si limita ad accettare il rischio, ma accetta l'evento stesso che vuole; se l'evento, oltre che accettato, è perseguito, il dolo si colloca in un più elevato livello di gravità. Sicché, in relazione a tali diversi gradi di intensità, il dolo va qualificato come eventuale nel caso di accettazione del rischio e come diretto negli altri casi, con la precisazione che, se l'evento è perseguito come scopo finale, si ha il dolo intenzionale.
Cass. pen. n. 8052/1998
In tema di delitti omicidiari deve qualificarsi come dolo diretto, e non meramente eventuale, anche quella particolare manifestazione di volontà dolosa definita dolo alternativo, che sussiste quando l'agente si rappresenta e vuole indifferentemente l'uno o l'altro degli eventi, morte o ferimento della vittima, casualmente ricollegabili alla sua condotta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8052 del 7 luglio 1998)
Cass. pen. n. 7678/1998
In tema di lesioni colpose incombe sul fisioterapista, nell'espletamento della sua attività professionale, un obbligo di accertamento delle condizioni del paziente traumatizzato prima di compiere manovre riabilitative che possono rivelarsi dannose, sicché, in mancanza di apposita documentazione medica (eventualmente non prodotta dal paziente), lo stesso fisioterapista ha il dovere di assumere tutte le informazioni richieste dal trattamento che si accinge a praticare.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7678 del 2 luglio 1998)
Cass. pen. n. 6880/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6880 del 9 giugno 1998)
Il dolo eventuale si contraddistingue dalla colpa cosciente per l'elemento della volontà, in quanto in entrambe le ipotesi il soggetto si rappresenta l'evento antigiuridico che è conseguenza della sua azione o omissione, ma mentre nel primo caso agisce, accettando il rischio che l'evento possa verificarsi, nel secondo caso agisce, nella certezza che l'evento non si verificherà ed, in ogni caso, egli non vuole, neanche per ipotesi, che l'evento si verifichi. Per poter accertare l'elemento soggettivo del reato occorre valutare le circostanze di fatto esistenti e note all'agente nel momento in cui la condotta è stata posta in essere, desumendone dalle stesse l'atteggiamento psichico. (Fattispecie relativa all'uccisione della figlia da parte di soggetto, in stato di ubriachezza, il quale, per scherzo, aveva volontariamente sparato in un locale di limitate dimensioni, alla presenza di cinque persone. La Suprema Corte ha confermato l'imputazione dell'omicidio a titolo di dolo eventuale).
Cass. pen. n. 6358/1998
Il dolo si configura nella forma eventuale quando il soggetto attivo, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenta la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria azione e, nonostante ciò, agisce accettando il rischio di cagionarle; quando, invece, l'ulteriore accadimento si presenta all'agente come probabile, non si può ritenere che egli si sia limitato ad accettare il rischio dell'evento, bensì che, accettando l'evento, lo abbia anche voluto, sicché in tale ipotesi l'elemento psicologico si configura non nella forma di dolo eventuale, ma in quella di dolo diretto, pacificamente e pienamente compatibile con il tentativo. (Fattispecie relativa a ricorso avverso provvedimento in tema di misura cautelare personale per tentato omicidio).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6358 del 14 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 10431/1997
In tema di elemento soggettivo del reato, il crescente livello della volontà dolosa va dal dolo eventuale, caratterizzato dalla sola accettazione del rischio dell'evento, al dolo diretto, che sussiste nel caso in cui l'evento è accettato perché altamente probabile o certo, al dolo intenzionale che si ha quando l'evento è perseguito come scopo finale: pertanto, si è in presenza di dolo eventuale quando l'agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenta la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria condotta, e ciò nonostante agisca accettando il rischio di cagionarle; mentre si ha il dolo diretto quando si entra nel campo della probabilità, specie se la realizzazione del fatto si presenti all'agente come altamente probabile, talché il medesimo non si limita ad accettare il rischio dell'evento, ma, accettando l'evento, lo vuole.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10431 del 17 novembre 1997)
Cass. pen. n. 10333/1997
In tema di colpa specifica per inosservanza della regola cautelare imposta da legge, regolamento, ordine o disciplina, la prevedibilità dell'evento colposo è insita nello stesso precetto normativo violato, perché la norma è imposta dalla necessità di evitare il pericolo che si verifichi l'evento dannoso attraverso l'inosservanza del comportamento indicato nel precetto normativo.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10333 del 13 novembre 1997)
Cass. pen. n. 2147/1997
In tema di reati colposi (nella specie, disastro e omicidio colposi per crollo di edificio a seguito di esplosione per una fuga di gas) il parametro della prevedibilità dell'evento consiste in un giudizio ripetuto nel tempo, che si fonda sulla costanza dell'esperienza, la quale mostri che ad una certa condotta, azione od omissione, segue sempre, e non eccezionalmente, un determinato evento di danno o di pericolo, di guisa che il fatto eccezionale non può essere il contenuto della prevedibilità. (Fattispecie in cui la corte ha escluso la colpa di un comandante dei vigili del fuoco, inesattamente informato dello stato dei luoghi da parte dell'interessato).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2147 del 6 marzo 1997)
Cass. pen. n. 11024/1996
La linea di demarcazione tra dolo eventuale e colpa con previsione è individuata nel diverso atteggiamento psicologico dell'agente che, nel primo caso, accetta il rischio che si realizzi un evento diverso non direttamente voluto mentre nella seconda ipotesi nonostante l'identità di prospettazione, respinge il rischio, confidando nella propria capacità di controllare l'azione. Comune è, pertanto, la previsione dell'evento diverso da quello voluto mentre ciò che diverge è l'accettazione o l'esclusione del rischio relativo. Trattasi di atteggiamenti psicologici che vanno ricostruiti affidandosi agli elementi sintomatici evidenziati dal comportamento del soggetto, riconoscendo significato dirimente al rapporto tra lo scopo principale perseguito e l'evento diverso realizzato onde stabilire se esso sia di accessorietà o di alternatività poiché solo nel primo caso permarrà il quesito sulla eventuale accettazione del secondo mentre nell'altro essa dovrà essere senz'altro esclusa per incompatibilità. (Fattispecie in cui l'imputato, dopo avere sorpreso una persona che, aiutata da complici cercava d'introdursi attraverso una finestra nella sua abitazione e dopo avere sparato contro i ladri, nel frattempo datisi alla fuga, era sceso in strada alla loro ricerca e, raggiuntili, aveva di nuovo esploso dei colpi, attingendo alla testa uno dei fuggitivi. La corte d'assise d'appello aveva denunciato il reato ascritto al prevenuto da omicidio volontario in omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento sulla base del comportamento del predetto concretizzatosi in un lungo inseguimento, nell'esplosione di ben nove colpi in direzione dei fuggiaschi a distanza ben più ravvicinata dell'ultimo risultato finale, nell'intenzione espressa di volere costringere i ladri a fermarsi per catturarli. Tale condotta, secondo i giudici, aveva evidenziato la contrarietà dell'evento mortale rispetto all'intento perseguito di bloccare i fuggitivi intimidendoli con gli spari esplosi).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11024 del 20 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 8907/1996
Il dolo eventuale di lesioni è configurabile in tutti i casi nei quali un soggetto privi della libertà un'altra persona, poiché egli accetta il rischio che quest'ultima, per sottrarsi al suo stato, possa riportare danno. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso gli imputati, in concorso tra loro, non arrestando la corsa del taxi in movimento, a bordo del quale ritenevano, per fine di libidine e contro la sua volontà, una donna cagionavano alla stessa, gettatasi dall'auto, autolesioni personali).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8907 del 4 ottobre 1996)
Cass. pen. n. 7770/1996
In tema di elemento soggettivo del reato, il cosiddetto dolo diretto non intenzionale ricorre ogni qual volta la realizzazione dell'evento si presenti all'agente come altamente probabile o certa conseguenza della sua azione, e si colloca tra la forma meno intensa di dolo cosiddetto eventuale (che ricorre quando la realizzazione, non perseguita, del fatto, si presenta all'agente solo come possibile) e quella più intensa di dolo cosiddetto intenzionale (che ricorre quando la realizzazione del fatto è addirittura lo scopo perseguito dall'agente). La forma del dolo diretto (non intenzionale) è pienamente compatibile con il tentativo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7770 del 7 agosto 1996)
Cass. pen. n. 832/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 832 del 27 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 11848/1995
Il principio secondo il quale il momento intellettivo del dolo (previsione, consapevolezza) non può riguardare l'antigiuridicità del fatto — che è conseguenza dell'inescusabilità dell'ignoranza della legge penale — non ha validità assoluta. E invero la previsione, nel dolo, deve riguardare tutti gli elementi del «fatto tipico», inteso quale descrizione che fa la singola fattispecie incriminatrice della condotta vietata oppure imposta e costituente, quindi, la necessaria linea di confine tra ciò che è penalmente lecito e ciò che non lo è. Ne consegue che, laddove l'antigiuridicità si pone come elemento normativo della fattispecie criminosa — ciò che avviene allorché si prevede in modo espresso che il fatto sia commesso illegittimamente, arbitrariamente (senza autorizzazione), senza giustificato motivo — la consapevolezza dell'agente non può non concernere anche il valore di tale elemento. (Fattispecie in tema di diserzione, in ordine alla quale i giudici di merito avevano mandato assolto l'imputato, sul rilievo che trattavasi di soggetto di livello culturale estremamente basso, con mentalità di un bambino di 6-7 anni, non in grado di percepire soggettivamente gli obblighi di una realtà, come quella militare, che era assolutamente al di fuori della sua coscienza).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11848 del 4 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 1639/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1639 del 28 aprile 1995)
Cass. pen. n. 4710/1994
Vi è assoluta incompatibilità del dolo eventuale con la direzione univoca degli atti compiuti nel «tentativo», che presuppone il dolo diretto, come rappresentazione e volizione concrete di un solo evento, dal quale la legge fa dipendere l'esistenza del reato, il cosiddetto «evento tipico».
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4710 del 30 novembre 1994)
Cass. pen. n. 11699/1994
In tema di elemento psicologico del reato, ai fini della sussistenza del dolo eventuale, non è sufficiente la sola prevedibilità astratta dell'evento, ma occorre una previsione concreta, nel senso che l'agente deve rappresentarsi — come conseguenza certa, o anche solo probabile, della sua azione od omissione — proprio l'evento che si è in concreto verificato; è inoltre necessaria non solo la rappresentazione ma anche la volontà, che si ha quando l'agente abbia accettato l'evento come conseguenza, quanto meno eventuale, della propria condotta.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11699 del 24 novembre 1994)
Cass. pen. n. 7472/1994
In tema di elemento psicologico del reato, si ha dolo eventuale quando la volontà non si dirige direttamente verso l'evento (dolo diretto) ma questo è accettato come conseguenza accessoria della propria condotta. E l'evento deve ritenersi accettato anche se l'agente abbia non la convinzione bensì semplicemente il dubbio che l'evento stesso possa concretamente verificarsi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7472 del 1 luglio 1994)
Cass. pen. n. 4821/1994
L'intento scherzoso non è incompatibile con il dolo eventuale e l'azione commessa ioci causa deve reputarsi sorretta dal dolo allorché l'agente abbia previsto come probabile un determinato evento, accettandone il rischio della verificazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4821 del 28 aprile 1994)
Cass. pen. n. 4583/1994
Il dato differenziale tra dolo eventuale e colpa cosciente, prima ancora che nell'elemento volitivo, sta nella previsione del fatto di reato che, nel caso di dolo eventuale, si propone come incerto ma concretamente possibile e, per conseguenza, ne viene accettato il rischio; nel caso di colpa con previsione, invece, la verificabilità dell'evento rimane come ipotesi astratta che, nella coscienza dell'agente, non viene percepita come concretamente realizzabile e perciò non può essere, in qualsiasi modo, voluta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4583 del 21 aprile 1994)
Cass. pen. n. 3833/1994
Colui che commette un reato per eseguirne un altro non deve necessariamente essere animato da un dolo di premeditazione perché la risoluzione di commettere un delitto per eseguirne un altro può essere presa con dolo di impeto, non occorrendo alcuna preordinazione programmata nel tempo né sotto il profilo giuridico né sotto quello logico.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3833 del 31 marzo 1994)
In tema di elemento soggettivo del reato, possono individuarsi vari livelli crescenti di intensità della volontà dolosa. Nel caso di azione posta in essere con accettazione del rischio dell'evento, si richiede all'autore una adesione di volontà, maggiore o minore, a seconda che egli consideri maggiore o minore la probabilità di verificazione dell'evento. Nel caso di evento ritenuto altamente probabile o certo, l'autore, invece, non si limita ad accettarne il rischio, ma accetta l'evento stesso, cioè lo vuole e con una intensità maggiore di quelle precedenti. Se l'evento, oltre che accettato, è perseguito, la volontà si colloca in un ulteriore livello di gravità, e può distinguersi fra un evento voluto come mezzo necessario per raggiungere uno scopo finale ed un evento perseguito come scopo finale. Il dolo va, poi, qualificato come «eventuale» solo nel caso di accettazione del rischio, mentre negli altri casi suindicati va qualificato come «diretto» e, nell'ipotesi in cui l'evento è perseguito come scopo finale, come «intenzionale». (Con riferimento al caso di specie, relativo ad un tentato omicidio, la Cassazione ha ritenuto che dovesse qualificarsi come dolo diretto non intenzionale — e non come dolo eventuale — l'atteggiamento psichico dell'agente che, per sottrarsi alla cattura dopo una rapina, aveva risposto al colpo di avvertimento, esploso da una guardia giurata, sparando, ad altezza d'uomo ed a breve distanza, numerosi colpi con una pistola ed attingendola ad una coscia).
Cass. pen. n. 8436/1993
In tema di responsabilità per colpa, la specificazione del grado della medesima è indispensabile soltanto nei casi, nei quali si debba pronunciare il risarcimento dei danni o si debba irrogare la pena. In ogni altra ipotesi la omissione va integrata nella competente sede civile, non sussistendo alcuna mancata decisione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8436 del 8 settembre 1993)
Cass. pen. n. 5342/1993
Il dolo alternativo è compatibile con il delitto tentato, giacché in tale forma di dolo l'agente si rappresenta e vuole indifferentemente l'uno o l'altro dei due eventi casualmente ricollegabili alla sua condotta e alla sua cosciente volontà. Invero, poiché l'art. 43 c.p. afferma che il delitto è doloso allorché l'evento è preveduto e voluto dall'agente come conseguenza della propria azione od omissione, nell'ambito della condotta dolosa rientra non solo l'evento direttamente perseguito, ma anche quello che, senza costituire l'unico obiettivo della condotta, venga dall'agente posto in correlazione causale con la propria azione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5342 del 26 maggio 1993)
Cass. pen. n. 3957/1993
L'indagine psicologica per accertare il dolo eventuale dell'agente va compiuta essenzialmente sul fatto, nel suo svolgimento reale, nonché sulle modalità esecutive di esso e su ogni altro elemento obiettivo che concorra a dimostrare un atteggiamento doloso, caratterizzato dall'intenzione o, meglio, dalla volontà di agire, finalizzata intrinsecamente a uno scopo determinato e perseguito. Qualora l'indagine limitata alle circostanze estrinseche e obiettive non consenta un sicuro giudizio ai predetti fini, è necessario, in via del tutto sussidiaria ed integrativa della prova, l'esame del movente ispiratore del delitto che deve essere aderente alla dinamica del fatto e dei comportamenti del soggetto attivo e del soggetto passivo.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3957 del 26 aprile 1993)
Cass. pen. n. 1762/1993
Colui che installa uno scaldaacqua alimentato a gas metano ha il dovere di predisporre tutte le opere e i presidi suggeriti dalla buona tecnica, dalla prudenza e dall'esperienza, al fine di rendere pienamente efficiente il sistema di smaltimento dei prodotti della combustione e, in ogni caso, di verificare la funzionalità della canna di esalazione di tali prodotti. L'osservanza di tale dovere prescinde dall'evenienza che l'impianto di smaltimento sia realizzato al momento dell'installazione ovvero preesista in quanto, prima di porre in attività l'apparecchiatura, deve essere accertata l'idoneità funzionale e l'assenza di condizioni foriere di danno per le persone.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1762 del 23 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 1213/1993
Rettamente è affermata la responsabilità di un anestesista per la morte di una paziente dovuta ad arresto cardiaco per anossia acuta da oblio respiratorio conseguente all'effetto deprimente dei farmaci utilizzati per la narcosi, nel caso in cui costui, dopo l'intervento operatorio, abbia omesso di sorvegliare adeguatamente la paziente in fase di risveglio, affidando intempestivamente il relativo compito ad un'infermiera professionale non specializzata in anestesia, e conseguentemente, di intervenire con efficacia ai primi sintomi della turba anossica, poi divenuta irreversibile.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1213 del 5 febbraio 1993)
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3 del 5 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 6921/1992
Il dolo eventuale non è compatibile con il tentativo. Invero quando l'evento voluto non sia comunque realizzato - e quindi manchi la possibilità del collegamento ad un atteggiamento volitivo diverso dall'intenzionalità diretta - la valutazione del dolo deve aver luogo esclusivamente sulla base dell'effettivo volere dell'autore, e cioè della volontà univocamente orientata alla consumazione del reato, senza possibilità di fruizione di gradate accettazioni del rischio, consentita soltanto nel caso di evento materialmente verificatosi. Ciò trova riscontro nella lettera della legge che stabilisce l'estremo dell'inequivoca direzione degli atti idonei, certamente concernente l'oggettività del comportamento materiale, e cioè il dato estrinseco dell'azione, manifestante ex se l'intenzione dell'agente, ma che va anche correlato ad un preciso atteggiamento interno (la direzione degli atti idonei), necessariamente consistente nella certa volontà di conseguire un prefisso risultato delittuoso, verso cui appunto l'azione è indirizzata secondo inequivoca finalizzazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6921 del 11 giugno 1992)
Cass. pen. n. 3428/1992
Il dolo eventuale e il dolo alternativo sono due distinte forme di dolo: il primo è caratterizzato dal fatto che chi agisce non ha il proposito di cagionare l'evento delittuoso, ma si rappresenta la probabilità, od anche la semplice possibilità, che esso si verifichi e ne accetta il rischio. Il secondo è contraddistinto dal fatto che il soggetto attivo prevede e vuole alternativamente, con scelta sostanzialmente equipollente, l'uno o l'altro evento e risponde per quello effettivamente realizzato.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 3428 del 25 marzo 1992)
Cass. pen. n. 2269/1992
Il dolo diretto si sostanzia nella coscienza e volontà di perseguire l'evento tipicizzato nella norma penale. Infatti il dolo diretto od intenzionale non è escluso dalla previsione dell'evento perseguito come meramente possibile, poiché l'incertezza sulla sua effettiva verificazione può derivare dal carattere indiretto dei mezzi usati, che non incide sull'intenzione effettivamente perseguita. Si viene così a determinare una netta distinzione tra dolo diretto e dolo eventuale, non potendo queste due forme di dolo venire a coincidere, in quanto per il primo l'evento tipicizzato costituisce l'oggetto della volontà e della finalità perseguita, mentre per il secondo vi è la rappresentazione della possibilità del verificarsi di un evento accessorio, diverso dalla finalità perseguita.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2269 del 2 marzo 1992)
Quando, come nel caso di interventi operatori, il lavoro si svolga in «equipe», ciascun componente è tenuto ad eseguire col massimo scrupolo le funzioni proprie della specializzazione di appartenenza. Il medico anestesista è tenuto ad adempiere una serie di mansioni che rientrano nel suo preciso ambito di competenza, tra le quali la trasfusione di sangue al paziente. Pertanto, quando l'anestesista si avvalga di un collaboratore in funzione di ausiliario, sicchè sia costui che materialmente effettua la sostituzione di un precedente flacone esauritosi con altro pieno di sangue nuovo da trasfondere, sussiste per l'anestesista l'obbligo di assicurarsi, prima che l'operazione trasfusionale riprenda con l'immissione di ulteriore liquido ematico, che il tipo di sangue sia esattamente quello che è destinato al paziente. (Fattispecie in tema di omicidio colposo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7601 del 15 luglio 1991)
Cass. pen. n. 4793/1991
Versa nella cosiddetta «colpa per assunzione» colui che, non essendo del tutto all'altezza del compito «assunto», esegua un'opera senza farsi carico di munirsi di tutti i dati tecnici necessari per dominarla, nel caso, ovviamente, che quell'opera diventi fonte di danno anche a causa della mancata acquisizione di quei dati o conoscenze specialistiche. L'agire come membro di un determinato gruppo, o come portatore di un determinato ruolo sociale, comporta, infatti, l'assunzione di responsabilità di saper riconoscere ed affrontare le situazioni ed i problemi inerenti a quel ruolo, secondo lo «standard» di diligenza, di capacità, di conoscenze richieste per il corretto svolgimento di quel ruolo stesso.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4793 del 29 aprile 1991)
Cass. pen. n. 9255/1981
Non può ritenersi la preterintenzionalità del delitto qualora, tra l'azione dell'imputato e l'evento, sussista un rapporto di conseguenzialità ordinaria e normale proprio in considerazione delle modalità dell'azione ed in specie del mezzo adoperato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9255 del 21 ottobre 1981)
relative all'articolo 43 Codice penale
Norma di riferimento: Articolo 43 Codice penale - Elemento psicologico del reato | Quesito Q201515024
mercoledì 16/12/2015 - Lombardia
“Nell'anno 2011 io e mia sorella ricevevamo su conto congiunto una donazione da ns madre, di circa 400000 eur. Nello stesso anno dividevamo la somma, facendo confluire 200000 euro a testa su rispettivi conti bancari.
Una verifica fiscale della GdF sul conto corrente rilevava la somma in entrata, che mi veniva imputata come ricavo, e ricevevo denuncia per omessa dichiarazione.In ricorso di primo grado la mia spiegazione veniva rigettata.Ora andrò in 2° grado.
1.Come dimostrare la provenienza del denaro?
2. Nell'ipotesi di ulteriore rigetto in 2° e cassazione, quante probabilità ho che il reato vada comunque prescritto?”
Dal quesito posto si deduce che al richiedente viene contestato il reato di omessa dichiarazione di cui all'art. 5 del d.lgs. 74/2000. Tale disposizione punisce chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, pur ricorrendo l'obbligo, una delle dichiarazioni annuali relative a queste imposte, se l'imposta evasa è superiore, in riferimento ad una di dette imposte, alla soglia indicata.
Il reato può essere commesso da ogni contribuente che sia tenuto a presentare una delle dichiarazioni indicate. Elemento soggettivo è il dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà di evadere una delle imposte indicate.
La condotta è di tipo omissivo, e consiste nel non compiere la dichiarazione dovuta.
Il reato si consuma nel momento in cui si compie l'omissione. Precisamente, poiché ai sensi del comma 2 dell'art. 5 la dichiarazione non si considera omessa se presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine, il reato può dirsi integrato all'inutile spirare di questa scadenza.
Quanto ai termini, l'art. 17 co. 1 bis, comma inserito dal d.l. 138/2011 convertito con modificazioni dalla l. 148/2011, sancisce che i termini di prescrizione sono, anche per il reato in esame, elevati di un terzo. In assenza di disposizioni specifiche questi vanno individuati, ex art. 157 del c.p., in 6 anni che, con l'innalzamento di un terzo, sono di 8 anni a decorrere dalla novella del 2011.
Sul piano probatorio, la giurisprudenza ha sottolineato come l'accertamento dell'esistenza di tutti gli elementi della fattispecie di reato è onere che grava sull'accusa, non potendosi applicare le presunzioni legali o i criteri che sono validi in sede tributaria; di conseguenza, per il superamento della soglia penale spetta al giudice accertare e determinare l'imposta evasa, con una decisione che può sovrapporsi ma anche contrastare con quella tributaria (Cass. 37335/2014; Cass. 21213/2008). Del pari, si è riconosciuto che "l'art. 32, comma primo n. 2), del 32 D.P.R. 29/9/1973 n. 600, contiene una presunzione legale di corrispondenza delle partite attive, risultanti dai rapporti del contribuente sottoposto a verifica con gli istituti di credito, con i ricavi dell'attività d'impresa o professionale, in assenza della dimostrazione che le stesse «non hanno rilevanza» ai fini della determinazione del reddito soggetto ad imposta. Detta presunzione, tuttavia, non opera in sede penale, sicché il giudice di merito deve motivare in ordine alle ragioni per le quali dati della verifica effettuata in sede fiscale sono stati ritenuti attendibili" (Cass. 5490/2009).
In ogni caso, il giudice penale può compiere un ragionamento induttivo ed anche basarsi su quello effettuato dagli uffici finanziari, purché valuti gli elementi di questo, eventualmente anche con gli altri acquisiti altrove (Cass. 37335/2014).
Pertanto, l'onere della prova degli elementi costitutivi del reato ricade sulla pubblica accusa. Il richiedente, al fine di provare che un eventuale ragionamento induttivo, svolto dal giudice in ordine alla provenienza della somma, non è fondato, dovrà dimostrare che la somma in questione non costituisce ricavo ma proviene da una donazione, e ciò producendo gli atti rilevanti allo scopo, tra cui vi sono quelli che dimostrano i relativi trasferimenti di denaro (cioè sia la donazione che il trasferimento da un conto ad un altro) e le operazioni che hanno effettivamente generato dei ricavi.
Norma di riferimento: Articolo 43 Codice penale - Elemento psicologico del reato | Quesito Q201515008
lunedì 14/12/2015 - Umbria
“A seguito di un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate, ho ricevuto un verbale di accertamento di cui mi sono opposto presso il CTP competente. Informo ulteriormente che l’Agenzia delle Entrate ha segnalato alla Procura della Repubblica il superamento delle soglie penali.
La situazione in oggetto prospetta nei prossimi mesi un possibile pignoramento da parte di Equitalia dei miei beni (solo mobili, ovvero depositi in conto corrente bancario) e di un potenziale sequestro preventivo per equivalente.
Ora mi trovo di fronte ad una scelta che vorrei sapere se è rispettosa della Legge in materia, ovvero ho intenzione di costituire in questi giorni una nuova S.r.l. start-up innovativa (non una Trust) di cui io sarò socio unico e amministratore unico. Il capitale sociale sarebbe costituito da tutti i miei risparmi odierni depositati nei conti correnti bancari e che, una volta defluiti nella nuova società, non sarebbero più direttamente aggredibili dai creditori nei modi sopra enunciati
Sono consapevole che i creditori potranno comunque, come creditori particolari del socio, non attingere direttamente ai beni della società appena costituita ma potranno altresì pignorare o chiedere il sequestro delle quote societarie con l’augurio che il Giudice possa permettermi di continuare a gestire l’azienda per generare utili aziendali fino al soddisfacimento del possibile debito fiscale.
L’obiettivo di costituire questa nuova società è dato dal fatto che, nell’ipotesi di una mia soccombenza alle pretese fiscali e penali, la società potrebbe contribuire a pagare le pretese fiscali con gli utili della sua attività, e va sempre considerato un auspicato aumento del valore patrimoniale della società in caso di vendita per Incanto.
Mentre al contrario, se ciò non fosse in favore dei creditori e quindi rinuncerei a costituire una nuova società, l’importo delle mie disponibilità bancarie odierne non coprirebbe neanche il 10% delle pretese del fisco e sarei destinato a 58 anni ad essere disoccupato.”
È necessario premettere che si procede a verificare la possibilità che la situazione descritta integri uno specifico reato (sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte) senza pretese di esaustività, cioè senza escludere che la condotta indicata possa essere sussunta sotto altre fattispecie di reato, eventualmente anche alla luce di altri elementi di fatto.
La sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte è disciplinata dall'art. 11 d.lgs. 74/2000, ai sensi del cui comma 1 "E' punito con la reclusione da sei mesi a quattro chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su alcuni beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l'ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.".
Affinché il reato si configuri è necessario che ne ricorrano tutti gli elementi costitutivi.
Soggetto attivo può essere chiunque, fermo restando che, trattandosi di reato tributario, è necessario che egli rivesta la qualifica di contribuente.
La condotta incriminata è quella di chi "aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su alcuni beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva". Innanzitutto, quindi, la disposizione si riferisce solo a determinate condotte. Quanto alla distinzione tra le due ipotesi previste, essa sta nel fatto che con la simulazione non si vuole la produzione degli effetti propri dell'atto, mentre in caso di atti fraudolenti tale produzione è voluta ma per scopo illecito. La condotta di specie, quindi, non andrebbe ricondotta alla simulazione (il richiedente vuole gli effetti dell'atto) ma al compimento di atto fraudolento.
Quanto all'atto fraudolento, è tale anche quello che di per sé, isolatamente considerato, costituirebbe espressione di un'operazione lecita. La Cassazione ha stabilito, ad esempio, che integra il reato anche la costituzione di un fondo patrimoniale quando venga dimostrata l'idoneità dell'atto ad ostacolare la possibilità di soddisfacimento tributario (Cass. 40561/2012; Cass. 36378/2015). La stessa pronuncia ha chiarito che "la condotta penalmente rilevante può essere costituita da qualsiasi atto o fatto fraudolento intenzionalmente volto a ridurre la capacità patrimoniale del contribuente stesso, riduzione da ritenersi, con un giudizio ex ante, idonea sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, a vanificare in tutto od in parte, o comunque rendere più difficile una eventuale procedura esecutiva".
In tal senso, in relazione ad operazioni societarie, si segnala Cass. 39079/2013, con la quale si è riconosciuto che una complessa operazione economica (conferimento di beni in società da parte di un soggetto e successiva cessione di quote alla sua convivente) integrasse il reato in esame, a nulla rilevando le motivazioni economiche sottese all'operazione sul capitale. Peraltro, come osservato dalla Suprema Corte in una sentenza resa in tema, in relazione ad un atto di donazione, "anche un solo atto di cessione è idoneo ad ostacolare l'apprensione dei beni da parte del fisco, essendo in tal caso detta apprensione subordinata ad un evento futuro e incerto (l'efficace compimento dell'azione revocatoria)" (Cass. 36378/2015). Conformemente, si riconosce che la necessità per l'Erario di dover agire in revocatoria invece di poter soddisfarsi direttamente sui beni del soggetto comporta un netto aggravarsi della sua posizione creditoria (Cass. 40534/2015).
Come si desume da tali pronunce, il concetto di atto fraudolento viene interpretato in senso estensivo dalla giurisprudenza, che, come detto, vi riconduce, tra gli altri, anche atti che possano rendere più difficoltosa la soddisfazione dell'Erario. Del resto, la scelta legislativa di tale locuzione, che è una locuzione volutamente aperta, può ritenersi finalizzata a consentire all'interprete di includervi più operazioni negoziali. Considerato tutto ciò, quindi, si ritiene che la condotta prospettata dal richiedente possa essere ricondotta a quella incriminata dalla norma.
Sul piano soggettivo è necessario il dolo (c.d. dolo di evasione), quale fine di sottrarsi alla pretesa tributaria dell'erario. Tale elemento risulta presente nella descrizione del richiedente che, pur dichiarando l'intento di incrementare il valore della società, sostiene di agire allo scopo di sottrarre i propri beni all'aggressione diretta dei creditori.
Peraltro, secondo la giurisprudenza, il dolo deve avere ad oggetto anche l'elemento della soglia della punibilità, indicato in € 50.000,00: ciò significa che l'autore del reato deve anche essere consapevole che l'azione è finalizzata a sottrarre beni alla riscossione delle imposte che superino la soglia di legge; e ciò eventualmente anche a titolo di dolo eventuale (cioè come accettazione del rischio che ciò accada).
Quanto alla consumazione del reato, trattasi di reato di pericolo: quindi non è necessario che sia già iniziata la procedura di riscossione (Cass. 14720/2008). Inoltre, esso si configura anche se la pretesa sia poi soddisfatta dal contribuente (Cass. 40561/2012).
In conclusione, sulla base delle informazioni rese e delle considerazioni svolte, si ritiene che la condotta descritta possa integrare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
Autore: Marinucci Giorgio
In questo volume sono raccolti gli scritti sulla colpa di Giorgio Marinucci, una serie imponente di lavori che comprende il periodo tra il 1965 e il 2012. Il libro nasce da un'idea del maestro, che ha scelto e ordinato i lavori qui raccolti sottoponendoli a una personale, puntigliosa rilettura e apportandovi qualche piccolo emendamento.
Principio di colpevolezza, rimproverabiltà...
Principio di colpevolezza, rimproverabiltà soggettiva e colpa specifica
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References: Articolo 43
 art. 589
 art. 584
 art. 61

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