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Timestamp: 2017-04-30 01:24:48+00:00

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demansionamento – Avvocato Renato D'Isa
Tag: demansionamento	Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 12 gennaio 2017, n. 614	By Avv. Renato D'Isa on 9 febbraio 2017	• ( Lascia un commento )
La competenza del giudice del lavoro a conoscere la controversia tra un socio e la cooperativa non è suscettibile di deroga a favore di arbitri, se non in virtù di una clausola […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 gennaio 2017, n. 217	By Avv. Renato D'Isa on 3 febbraio 2017	• ( Lascia un commento )
In caso di demansionamento del dirigente della Pa, i cui incarichi più rilevanti siano stati attribuiti a consulenti esterni lasciandogli solo interventi di carattere routinario, il ripristino dell’incarico può essere disposto dal […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 novembre 2016, n. 22323	By Avv. Renato D'Isa on 25 novembre 2016	• ( Lascia un commento )
È discriminatorio il licenziamento del dipendente disposto per un giustificato motivo oggettivo ritenuto insussistente, mentre le effettive ragioni del recesso sono da ricercare nel precedente ricorso al giudice del lavoro, da parte […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 28 settembre 2016, n. 19180	By Avv. Renato D'Isa on 7 ottobre 2016	• ( Lascia un commento )
Il giudice anche se esclude il mobbing è tenuto a valutare se le alcuni dei comportamenti denunciati non possano essere considerati di per sé vessatori e mortificanti e dunque utili a far […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 23 settembre 2016, n. 18717	By Avv. Renato D'Isa on 6 ottobre 2016	• ( Lascia un commento )
Danno da demansionamento nei confronti di un dirigente che assumeva di essere stato privato – nel volgere di un anno – di tutte le sue principali funzioni. Suprema Corte di Cassazione sezione […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 12 luglio 2016, n. 14204	By Avv. Renato D'Isa on 14 luglio 2016	• ( Lascia un commento )
In tema di dequalificazione professionale, il giudice del merito, con apprezzamento di fatto incensurabile in Cassazione se adeguatamente motivato, può desumere l’esistenza del relativo danno, di natura patrimoniale e il cui onere […]
Il lavoratore adibito a mansioni non rispondenti alla qualifica può chiedere giudizialmente la riconduzione della prestazione nell’ambito della qualifica di appartenenza, ma non può rifiutarsi aprioristicamente, senza avallo giudiziario, di eseguire la prestazione richiestagli, essendo egli tenuto a osservare le disposizioni per l’esecuzione dei lavoro impartite dall’imprenditore ai sensi degli artt. 2086 e 2104 cod. civ., da applicarsi alla stregua dei principio sancito dall’art. 41 Cost., e potendo egli invocare l’art. 1460 cod. civ. solo in caso di totale inadempimento del datore di lavoro, a meno che l’inadempimento di quest’ultimo sia tanto grave da incidere In maniera Irrimediabile sulle esigenze vitali dei lavoratore medesimo. Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 5 maggio 2016, n. 9060.	By Avv. Renato D'Isa on 10 maggio 2016	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 5 maggio 2016, n. 9060 Svolgimento del processo Il Tribunale di Catanzaro rigettava con sentenza dell’11.6.2010 la domanda proposta da A.G. di dichiarare, previo accertamento […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 30 marzo 2016, n. 6174. Il procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato si sviluppa in tre fasi successive, consistenti nell’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, nell’individuazione delle qualifiche e gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e nel raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda; non si può prescindere da tale procedimento. Consegue che è sindacabile in sede di legittimità la sentenza, con la quale il giudice di merito abbia deciso la controversia senza dare esplicitamente conto delle predette fasi	By Avv. Renato D'Isa on 4 aprile 2016	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 30 marzo 2016, n. 6174 Svolgimento del processo La Corte d’appello di Napoli in riforma della sentenza dei Tribunale di Benevento , ha riconosciuto il […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 marzo 2016, n. 4211. L’adozione di circolari o direttive che regolamentano e sanzionano il divieto di fumo all’interno dell’azienda non sono sufficienti ad escluderne la responsabilità per il danno da fumo passivo subito dal dipendente ed accertato con Ctu medica	By Avv. Renato D'Isa on 17 marzo 2016	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 3 marzo 2016, n. 4211 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 22 febbraio 2016, n. 3422. Via libera al danno per dequalificazione professionale al dipendente della poste messo a fare lavori manuali come svuotare sacchi o trasportare carrelli mentre prima svolgeva un ruolo di natura tecnica. Il datore doveva fornire la prova dell’impossibilità di adibirlo a mansioni equivalenti	By Avv. Renato D'Isa on 8 marzo 2016	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 22 febbraio 2016, n. 3422 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 22 gennaio 2016, n. 1188 . In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, della natura e delle caratteristiche del pregiudizio medesimo. In tema di risarcimento del danno non patrimoniale derivante da demansionamento e dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, non ricorre automaticamente in tutti i casi d’ inadempimento datoriale e non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio – dall’esistenza di un pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accettabile) provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno. Tale pregiudizio non si pone quale conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo rientrante nella suindicata categoria, cosicché non è sufficiente dimostrare la mera potenzialità lesiva della condotta datoriale, incombendo sul lavoratore non solo di allegare il demansionamento, ma anche di fornire la prova ex art. 2697 c.c. del danno non patrimoniale e del nesso di causalità con l’inadempimento datoriale.	By Avv. Renato D'Isa on 28 gennaio 2016	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 22 gennaio 2016, n. 1188 Svolgimento del processo Con la sentenza n. 825 del 2010, la Corte d’appello di Venezia, in parziale accoglimento dell’appello proposto […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 novembre 2015, n. 23945. Non costituisce demansionamento, ai sensi dell’art. 2103 cod. civ., la conservazione delle mansioni non dirigenziali proprie dell’addetto all’ufficio legale di una banca, con la sola perdita del potere di firma degli atti di gestione dei rapporti giuridici sostanziali, dovuta all’inserimento dell’azienda bancaria in altra di più ampie dimensioni	By Avv. Renato D'Isa on 10 dicembre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 24 novembre 2015, n. 23945 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 19 novembre 2015, n. 23698. In tema di rapporto di lavoro, il rispetto dei doveri di correttezza e buona fede non può spingersi sino ad imporre al datore di lavoro una scelta organizzativa tale da incidere, sia pure in maniera modesta, sulle decisioni organizzative del datore di lavoro medesimo le quali appartengono sempre alla sua sfera di libertà di iniziativa economica ex art. 41 Cost.	By Avv. Renato D'Isa on 10 dicembre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 19 novembre 2015, n. 23698 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 2 novembre 2015, n. 22379. In caso di demansionamento con condanna del datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive conseguenti al riconoscimento del superiore inquadramento, il connesso versamento contributivo è interamente dovuto dal datore di lavoro, anche per quanto attiene alla quota di contributi a carico del lavoratore, ai sensi dell’art. 23 della Legge n. 218 del 1952, posto che il ritardo nel versamento dei contributi è addebitabile alla responsabilità del datore di lavoro, a meno che quest’ultimo non dimostri che tale ritardo non sia ad esso in alcun modo imputabile	By Avv. Renato D'Isa on 19 novembre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 2 novembre 2015, n. 22379 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE L Composta dagli Ill.mi […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 6 ottobre 2015, n. 19930. E’ legittimo il patto di demansionamento che, sottoscritto dal lavoratore che manifesti un consenso non affetto da vizi della volontà, ai soli fini di evitare un licenziamento, gli attribuisca mansioni inferiori a quelle per le quali era stato assunto o che aveva successivamente acquisito, in mancanza di diverse soluzioni alternative all‘estinzione del rapporto di lavoro: a tale condizione essendo equiparabile la fattispecie integrata da presupposti formali prodromici al licenziamento	By Avv. Renato D'Isa on 3 novembre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 6 ottobre 2015, n. 19930 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 25 settembre 2015, n. 19044. In tema di demansionamento e relativo onere probatorio, il lavoratore può reagire al potere direttivo che assume esercitato illegittimamente prospettando circostanze di fatto volte a dare fondamento alla denuncia e, quindi, con un onere di allegazione di elementi di fatto significativi dell’illegittimo esercizio, mentre il datore di lavoro, convenuto in giudizio, è tenuto a prendere posizione, in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione, circa i fatti posti dal lavoratore a fondamento della domanda e può allegarne altri, indicativi, per converso, del legittimo esercizio del potere direttivo	By Avv. Renato D'Isa on 13 ottobre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 25 settembre 2015, n. 19044 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 11 settembre 2015, n. 17990. L’art. 16 del CCNL Dirigenti Industria del 23 maggio 2000, che riconosce il diritto del dirigente, il quale, a seguito di mutamento della propria attività sostanzialmente incidente sulla sua posizione, risolva entro 60 giorni il rapporto di lavoro, oltre che al TFR, anche ad un trattamento pari alla indennità sostitutiva del preavviso spettante in caso di licenziamento integra una autonoma e diversa ipotesi di recesso, per il solo effetto del mutamento della propria attività sostanzialmente incidente sulle sue posizioni nella sua giuridica ricorrenza obiettiva, rispetto alla giusta causa di recesso eventualmente integrata dal demansionamento vietato del dirigente	By Avv. Renato D'Isa on 7 ottobre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 11 settembre 2015, n. 17990 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 settembre 2015, n. 17832. Ai fini del riconoscimento del danno, anche patrimoniale, da demansionamento, benché sia sempre necessaria la prova del pregiudizio subito, quest’ultima può anche essere fornita in via presuntiva	By Avv. Renato D'Isa on 5 ottobre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 9 settembre 2015, n. 17832 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 25 agosto 2015, n. 17123. In tema di interruzione della prescrizione, un atto, per avere efficacia interruttiva, deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo) l’esplicitazione di una pretesa e l’intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto, nei confronti del soggetto indicato, con l’effetto sostanziale di costituirlo in mora (elemento oggettivo)	By Avv. Renato D'Isa on 21 settembre 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 25 agosto 2015, n. 17123 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 28 maggio 2015, n. 11067. La nozione di giustificatezza introdotta dalla contrattazione collettiva in materia di licenziamento e’ nettamente distinta dalle nozioni di giusta causa e di giustificato motivo Legge n. 604 del 1966, ex articolo 2119 e articolo 3 traducendosi essenzialmente in assenza di arbitrarieta’ e pretestuosita’ o, per converso, nella ragionevolezza del provvedimento datoriale. La nozione di giustificatezza del licenziamento, che rileva ai fini del riconoscimento del diritto alla indennita’ supplementare, spettante in base alla contrattazione collettiva al dirigente, non coincide con quelle di giusta causa o giustificato motivo del licenziamento del lavoratore subordinato, ma e’ molto piu’ ampia, e si estende sino a comprendere qualsiasi motivo di recesso che ne escluda l’arbitrarieta’, con i limiti del rispetto dei principi di correttezza e buona fede e del divieto dei licenziamento discriminatorio. Ond’e’ che, a differenza dell’esonero del datore di lavoro dal pagamento dell’indennita’ supplementare, generalmente prevista per i dirigenti di azienda dalla contrattazione collettiva, che presuppone la giustificazione del licenziamento, l’esonero dall’obbligo del preavviso o da quello alternativo del pagamento dell’indennita’ sostitutiva presuppone la giusta causa che consiste in un fatto che, in concreto valutato (e cioe’, sia in relazione alle sua oggettivita’ sia con riferimento alle sue connotazioni soggettive), determina una grave lesione della fiducia del datore di lavoro nel proprio dipendente, tale da non consentire la prosecuzione, neppure temporanea, del rapporto, tenuto conto altresi’ della natura di quest’ultimo e del grado di fiducia che esso postula, di guisa che possono ricorrere le condizioni per non corrispondere l’indennita’ supplementare, in presenza della giustificatezza del licenziamento, e non sussistere quelle per negare l’indennita’ sostitutiva di preavviso in assenza della giusta causa	By Avv. Renato D'Isa on 20 giugno 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 28 maggio 2015, n. 11067 REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 6 maggio 2015, n. 9119. Ai sensi dell’art. 5 del contratto collettivo per i giornalisti (contratto avente efficacia erge omnes ai sensi del d.P.R. 16 gennaio 1961 n. 153), la qualifica di redattore compete ai corrispondenti ed agli inviati, i quali compilano articoli o servizi, nonché ai giornalisti professionisti che prestano la loro attività quotidiana, con l’osservanza dell’orario di lavoro, nelle redazioni e che, pur non essendo addetti alla compilazione di articoli di elaborazione delle notizie, provvedono alla scelta, revisione ed eventuale rielaborazione degli articoli pervenuti	By Avv. Renato D'Isa on 28 maggio 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 6 maggio 2015, n. 9119 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 25 febbraio 2015, n. 3844. Demansionamento escluso se il rallentamento dell’attività è dovuto alla nuova organizzazione Affinché possa invocarsi una dequalificazione del lavoratore, l’eventuale minore inattività deve perdurare per un periodo di tempo apprezzabile in quanto potenzialmente produttivo di quelle conseguenze negative che la legge vuole scongiurare, ovvero la mortificazione anche personale del dipendente ed il mancato esercizio delle competenze in precedenza acquisite	By Avv. Renato D'Isa on 16 marzo 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 25 febbraio 2015, n. 3844 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 23 gennaio 2015, n. 1262. Illegittimo il licenziamento del lavoratore che effettui un servizio creato ad hoc e a stretto giro soppresso. Non solo in quanto al prestatore, se ricorrono i presupposti (come nel caso concreto), va riconosciuto anche il demansionamento	By Avv. Renato D'Isa on 6 febbraio 2015	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 23 gennaio 2015, n. 1262 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 12 gennaio 2015, n. 28. Al fine di integrare il c.d. mobbing nei confronti del dipendente, di un più complessivo disegno, da parte dell’Amministrazione, preordinato alla vessazione e alla prevaricazione, deve pur sempre essere verificata dal giudice amministrativo, anche mediante l’esercizio dei suoi poteri officiosi, in quanto la pur accertata esistenza di uno o più atti illegittimi adottati in danno di un lavoratore non consente di per sé di affermare l’esistenza di un’ipotesi di mobbing, laddove il lavoratore stesso non alleghi ulteriori e concreti elementi idonei a dimostrare l’esistenza effettiva di un univoco disegno vessatorio o escludente in suo danno	By Avv. Renato D'Isa on 14 gennaio 2015	• ( Lascia un commento )
Consiglio di Stato sezione III sentenza 12 gennaio 2015, n. 28 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL CONSIGLIO DI STATO IN SEDE GIURISDIZIONALE SEZIONE TERZA ha pronunciato la presente […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 settembre 2014, n. 18673. In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno non patrimoniale che asseritamente ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo	By Avv. Renato D'Isa on 25 settembre 2014	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 4 settembre 2014, n. 18673 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 settembre 2014, n. 18965. Scatta il risarcimento del danno per il dipendente demansionato. E la quantificazione può essere correttamente operata in via equitativa dal giudice di merito parametrandola sui giorni di effettiva compressione della professionalità	By Avv. Renato D'Isa on 25 settembre 2014	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 9 settembre 2014, n. 18965 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 settembre 2014, n. 18675. La cessione di ramo d’azienda, prevista dall’art. 2112 del c.c., può essere invocata soltanto quanto preesista una autonomia funzionale ed organizzativa dell’area ceduta. E non certo nelle ipotesi in cui venga creato un contenitore ad hoc per trasferirvi le risorse umane considerate in eccesso	By Avv. Renato D'Isa on 19 settembre 2014	• ( 1 commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 4 settembre 2014, n. 18675 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. […]
Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 22 maggio 2014, n. 11395. La disposizione dell’art. 2103 c.c. sulla disciplina delle mansioni e sul divieto di declassamento va interpretata alla stregua del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire un’organizzazione aziendale produttiva ed efficiente e quello del lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che, nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali, comportanti, tra l’altro, interventi di ristrutturazione aziendale, l’adibizione del lavoratore a mansioni diverse, ed anche inferiori, a quelle precedentemente svolte senza modifica del livello retributivo, non si pone in contrasto con il dettato del codice civile	By Avv. Renato D'Isa on 27 agosto 2014	• ( Lascia un commento )
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO sentenza 22 maggio 2014, n. 11395 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: […]
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 aprile 2014, n. 7818. La prova del danno da demansionamento è esclusa che in sia “in re ipsa”, dovendo essere dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi, che solo dall’interessato possono essere dedotti, si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all’esistenza del danno, facendo ricorso, ai sensi dell’art. 115 c.p.c., a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prova.	By Avv. Renato D'Isa on 7 aprile 2014	• ( Lascia un commento )
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 3 aprile 2014, n. 7818 Svolgimento del processo Con sentenza del 22/6/2010 la Corte d’Appello di Firenze ha condannato il Ministero della Difesa a pagare […]

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 art. 2697
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 art. 41
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 articolo 2119
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