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Timestamp: 2019-01-18 20:27:55+00:00

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June | 2016 | AIPD Sede Nazionale
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Ne avevamo parlato qualche giorno fa, in occasione del voto definitivo alla Camera dei Deputati. QUI si rimanda alla notizia pubblicata su questo sito. La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 146/2016 ed è la legge n. 112, 22 giugno 2016 “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilita’ grave prive del sostegno familiare”, in vigore dal 27 giugno.
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Nel caso di persone con disabilità intellettiva con percentuale di invalidità civile superiore al 45%, quindi tutte le persone con sindrome di Down, l’incentivo è pari al 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per la durata massima di 5 anni (sessanta mesi) sia in caso di contratti a tempo indeterminato (come era precedentemente) sia nel caso di contratti a tempo determinato purché di durata non inferiore a 12 mesi.
Gli incentivi in questione sono cumulabili con l’esonero per massimo 2 anni dal versamento del 40% dei contributi previdenziali nel limiti massimo di euro 3.250 per chi assume a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2016 (legge 208/2015, art. 1, comma 178). Inoltre l’incentivo per l’assunzione delle persone con disabilità è cumulabile anche con il Bonus occupazionale previsto dal programma Garanzia Giovani nel limite del 100% dei costi salariali.
Riportiamo il commento, a cura di Salvatore Nocera, della recente sentenza del Tribunale civile di Ancona (n° 893 del 30 Maggio 2016) che ha stabilito che il progetto individuale delle persone con disabilità non può essere modificato dal Comune per motivi di bilancio:
Il Tribunale civile di Ancona con la sentenza n° 893 del 30 Maggio 2016 ha consolidato la natura giuridica del progetto individuale di vita, previsto dall’art. 14 della l. n° 328/2000 a favore delle persone con disabilità, stipulato con l’interessato dal Comune che ne assume la responsabilità politica globale e giuridica per i servizi di propria competenza.
Inizialmente i Comuni hanno ritenuto che la formulazione dell’art. 14 fosse una previsione solo politica senza alcuna rilevanza giuridica. Ma negli ultimi anni, specie per iniziativa dell’ANFFAS, sono stati promossi molti processi per fare accertare l’esistenza di un dovere giuridico di formulazione di tale progetto.
Adesso questa sentenza rafforza questa natura giuridica del progetto individuale di vita affermando che addirittura trattasi di un contratto tra Comune e interessato che non può essere modificato unilateralmente dal Comune.
Oggetto della sentenza è stato un progetto individuale che, per un adulto con disabilità assai complessa sottoposto a tutela, prevedeva la sua collocazione in un centro residenziale ed in un centro diurno, dove svolgeva pure attività riabilitativa. Successivamente il Comune, adducendo problemi di bilancio, ha deciso unilateralmente di modificare il progetto, stabilendo che la persona dovesse permanere solo nel centro residenziale, dove pure avrebbe potuto svolgere attività riabilitativa. Il tutore dell’interessato ha allora citato il Comune per violazione del contratto ed il Tribunale gli ha dato ragione.
Questi alcuni stralci più significativi della sentenza:
“Il Giudice Tutelare ha dunque fatto buon governo della prevalente giurisprudenza, alla quale anche questo giudice intende dare continuità, secondo cui la predisposizione di un progetto personalizzato a favore di un utente affetto da disabilità viene a costituire un diritto soggettivo “incomprimibile in dipendenza di carenze organiche, ovvero di esigenze di bilancio” (TAR Lazio 470512015; TAR Toscana, n. 5412014; arg. ex Cass., n. 2601120146; arg. ex C.Cost.,n. 80/2010).
Tale diritto trova fondamento: nell’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, nell’art. 24, 25 e 26 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con disabilità, ratificata in Italia con legge 18/2009, nell’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea, negli artt. 9 e 10 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione e nella Costituzione (artt. 2,3,32,34 e 38), art. 14 della legge 328/2000.Alla luce delle argomentazioni che precedono e delle norme richiamate questo giudice ritiene che una volta indicato e definito un PEI a favore di un soggetto disabile, che ha trovato positiva attuazione (cfr verifica Umei del 23.10.2010) questo non può essere ridotto o modificato senza una valida giustificazione, che affondi le sue radici nell’interesse del soggetto disabile.”
E poi più avanti: “Il ctu ha inoltre rilevato che la fisioterapia svolta presso il Cser (centro socio educativo riabilitativo diurno – n.d.r) è frutto di un progetto che va avanti da anni e che tale attività, sebbene astrattamente praticabile presso il Coser (centro residenziale – n.d.r), è bene che sia praticata all’esterno perché, per la patologia diagnosticata, è importante che il soggetto nel corso della giornata non rimanga sempre nella stessa struttura”.
Mentre la prima affermazione del Giudice è fondamentale per consolidare la natura di diritto costituzionalmente protetto dell’interessato, la seconda affermazione ha un ampio respiro inclusivo, evidenziando che la persona con disabilità non deve vivere sempre recluso in un centro, ma ha necessità di vivere in comunità in cui si possano instaurare regolari rapporti di vita quotidiana.
Questa sentenza, di cui pure va il merito ad un avvocato consulente dell’ANFFAS, merita di essere presa ad esempio dalle nostre associazioni, affinchè l’istituto del progetto individuale venga richiesto e stipulato sempre più frequentemente nei nostri Comuni.
Occorrerebbe sempre più pretendere che, laddove non sia possibile per le più diverse cause realizzare l’assistenza domiciliare integrata, i progetti individuali debbano prevedere la vita di persone con disabilità complesse in piccole comunità-alloggio di tipo familiare e che per loro la vita non si riduca ad un ricovero di pura degenza, ma assuma i caratteri di una vita con relazioni umane anche esterne, secondo progetti articolati secondo le capacità e le aspirazioni e le abitudini sociali degli interessati.
L’Associazione Italiana Persone Down esprime un caloroso grazie a Papa Francesco per le sue parole che spazzano via i pregiudizi, nei confronti delle persone con disabilità, che ancora affiorano talvolta nella Chiesa stessa, mentre ai suoi piedi giocano due bambine con la sindrome di Down.
Sono queste le parole di Papa Francesco durante il Convegno per persone con disabilità promosso dalla Cei, per i 25 anni del Settore catechistico a loro dedicato, tenutosi domenica 11 giugno 2016.
In occasione di questo evento il Pontefice ha affrontato il tema della diversità delle persone con disabilità.
Durante l’incontro il Papa, circondato da una vivace folla, desiderosa di ascoltare le sue parole, afferma come la diversità sia fonte di ricchezza, in quanto elemento di cambiamento che può aiutare le persone a superare quella paura che si crea davanti a una nuova situazione. Molto spesso è più facile e meno faticoso rimanere all’interno dei propri limiti, anziché sforzarsi di vedere con occhi diversi l’altro in quanto richiedono impegno maggiore. La diversità, quindi, diviene ricchezza nel momento in cui è acquisita come “la strada per migliorare, per essere più belli e più ricchi” e si può diventare più ricchi anche solo attraverso un semplice gesto concreto: la stretta di mano. Oltre al tema della diversità come fonte di ricchezza, il Papa facendo l’esempio di Serena seduta sulla sedia a rotelle che parla di discriminazione, afferma che tutti devono avere la possibilità di ricevere i sacramenti.
Il servizio completo con le parole di Papa Francesco si trovano sul SITO di Radio Vaticana

References: art. 1
 sentenza 
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 art. 14