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Cassazione III civile del 3 marzo 2010, n. 5067 - testo integrale Sentenza
Cassazione III civile del 3 marzo 2010, n. 5067
Scuola · allievo · danni · autolesionati · responsabilita' · natura
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"con sentenza n. 9346 del 2002, ribadita poi da S.U. n. 26972 del 2008 - avevano affermato, componendo il contrasto giurisprudenziale formatosi sul punto, che nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale."
sul ricorso 19086/2005 proposto da:
G.V. ****, elettivamente domiciliato in ROMA, V. VITO GIUSEPPE GALATI 100-C, presso lo studio dell'avvocato GIARDIELLO ENZO, rappresentato e difeso dagli avvocati DI DONNA Fabio Massimo, GRECO UGO, TODINO LUIGI con studio 80129 NAPOLI Via R. MORGHEN, 181 con delega a margine del ricorso;
MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, M.M.A., A. A.;
avverso la sentenza n. 780/2005 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, Sezione Prima Civile, emessa il 13/01/2005; depositata il 15/03/2005;
R.G.N. 1880/2001;
udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 11/01/2010 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI;
udito l'Avvocato ENZO GIARDIELLO (per delega Avvocati GRECO e TODINO);
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l'accoglimento per quanto di ragione primo motivo e rigetto nel resto.
G.G. e P.M., quali esercenti la potestà genitoriale sul minore G.V., convenivano, davanti al tribunale di Napoli, il Ministero della Pubblica Istruzione, M.M.A. ed A.A., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti dal minore, studente presso L'Istituto Tecnico Commerciale ****, in conseguenza di un infortunio occorsogli durante lo svolgimento della lezione di educazione fisica.
Si costituiva l'Avvocatura dello Stato per il Ministero e per la M., preside dell'Istituto, eccependo, nella prima qualità, il proprio difetto di legittimazione passiva; e, nella seconda, la configurabilità di qualsiasi responsabilità a carico della M., convenuta in proprio e non quale rappresentante dell'istituto; nel merito, comunque, l'infondatezza della domanda.
Si costituiva anche l' A., insegnante di educazione fisica, cui era affidata la classe al momento dell'incidente, che contestava la propria responsabilità e la fondatezza della domanda.
L'appello proposto da G.V., divenuto nelle more maggiorenne era, con sentenza del 15.3.2005, accolto parzialmente dalla Corte d'Appello nei confronti del Ministero della Pubblica Amministrazione, mentre era rigettato nei confronti della M. e della A..
Il G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi.
La Corte, all'udienza del 13.7.2009, rilevato che il ricorso non risultava notificato, nè al Ministero presso l'Avvocatura Generale dello Stato, nè alla M., concedeva il termine di giorni trenta per completarne e regolarizzarne la notifica, rinviando la causa a nuovo ruolo.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione (art. 360 c.p.c., n. 3) dell'art. 2059 c.c. e art. 185 c.p., in ragione della desunta responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c., giusta nomen juris della Corte di Appello di Napoli che ha qualificato giuridicamente la fattispecie de quo agitur. Violazione degli artt. 2043 e 2049 c.c., in ragione della responsabilità diretta (contrattuale) ed indiretta (rapporto di immedesimazione organica dei dipendenti) del dicastero convenuto. Omessa e/o insufficiente motivazione sul punto (art. 360 c.p.c., n. 5).
Con il secondo motivo denuncia la violazione dell'art. 2043 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3), in ragione del mancato accertamento (in violazione dell'art. 112 c.p.c.) della responsabilità civile della Preside e/o dell'Insegnante, onde inferirne la concorrente responsabilità extracontrattuale giustificativa, ex art. 185 c.p. e art. 2059 c.c., della liquidazione del danno morale. Omessa e/o insufficiente motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5).
I motivi, per l'intima connessione delle censura con gli stessi proposte, possono essere esaminati congiuntamente.
Essi sono fondati nei limiti di cui in motivazione, per le ragioni che seguono.
In esso, che trova la sua fonte nel contatto sociale (v. S.U. 27.6.2002 n. 9346; Cass. 31.3.2007 n. 8067), tra gli interessi non patrimoniali da realizzare, rientra quello all'integrità fisica dell'allievo, con conseguente risarcibilità del danno non patrimoniale da autolesione.
Resta, comunque, fermo che, in entrambi i casi, qualora l'Amministrazione sia condannata a risarcire il danno al terzo od all'alunno che ha arrecato danni a se stesso, l'insegnante è successivamente obbligato, in via di rivalsa, soltanto nell'ipotesi in cui sia dimostrata la sussistenza del dolo o della colpa grave;
limite, quest'ultimo, che opera verso l'Amministrazione, ma non verso i terzi (S.U. 27.6.2002 n. 9346).
La Corte di merito ha puntualmente applicato questi principii.
Ha, infatti, rilevato "E con riguardo al caso di specie, mentre è pacifico che l'incidente è avvenuto durante lo svolgimento delle lezioni scolastiche, le risultanze probatorie acquisite al processo non consentono di ritenere raggiunta la prova suindicata, e cioè che l'evento è stato determinato da fatto non imputabile all'amministrazione scolastica.
A tal fine, ha considerato che "Anzi dalle dichiarazioni dei testi emerge, come dedotto dagli attori fin dalla citazione introduttiva del giudizio, che gli allievi dell'istituto erano chiamati a svolgere la pratica sportiva prevista dal calendario delle lezioni scolastiche, su un campo, esterno all'edificio e non di proprietà della scuola, non munito di tutte le attrezzature idonee ad evitare danni e che, anzi, presentava il fondo sconnesso".
Concludendo che "Risulta perciò provata la violazione da parte dell'amministrazione scolastica dello specifico obbligo di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni, e l'infortunio oggetto di causa è ricollegabile a tale violazione".
La Corte di merito, quindi, correttamente ha escluso la legittimazione passiva dell'insegnante; nè le considerazioni ed i principii enunciati consentono di ritenere configurabili ulteriori profili di responsabilità, concorrenti, invocabili dai terzi.
Non ha, pertanto, pregio, sotto questo profilo, la censura mossa, in ordine ad una concorrente responsabilità diretta o per immedesimazione organica dell'insegnate e della preside, invocata per riconoscerne la legittimazione passiva nei confronti dell'odierno ricorrente.
Con il terzo motivo denuncia la violazione e mancata applicazione dell'art. 2055 c.c. e art. 2043 c.c., in ragione della determinazione cui è arrivata la Corte napoletana di escludere la legittimazione passiva degli insegnanti. Omessa e/o insufficiente motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5).
Il motivo non è fondato per le ragioni già esposte in precedenza, in ordine alla affermata insussistenza della concorrente legittimazione passiva degli insegnanti, che, a tal fine, si richiamano.
Con il quarto motivo denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 345 c.p.c., in ragione dello specifico risarcimento del danno chiesto dall'appellante per effetto dell'infortunio verificatosi (come si evince inconfutabilmente dalle date) in corso del giudizio di appello. Insufficiente motivazione (art. 360 c.p.c., n. 3).
La nuova pretesa, se priva di tali essenziali e restrittivi requisiti - come nella specie -, implicando nuove indagini in ordine alle ragioni poste a base della domanda iniziale e ampliamento del relativo petitum, costituisce inammissibile domanda nuova (Cass. 19.1.2006 n. 1054; v. anche Cass. 20.2.2007 n. 3936).
Deve, da ultimo, anche sottolinearsi che il ricorrente non contesta una diversa richiesta avanzata in primo grado, ricomprensiva di tutti danni patrimoniali e non, che lo legittimi alla richiesta avanzata. in sede di appello (v. anche Cass. 20.2.2007 n. 3936).
Anche sotto questo profilo, pertanto, la censura non può essere seguita.
Con il quinto motivo denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 96 c.p.c. in ragione della condanna del ricorrente alle spese del 11 grado di giudizio a favore della prof.ssa A. A.. Illogica motivazione.
Premesso che, con tale motivo, il ricorrente intende impugnare la statuizione della sentenza con la quale è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di appello nei confronti dell'insegnante A.A., - e che, pertanto, erroneamente è stata indicata la supposta violazione dell'art. 96 c.p.c., dovendosi, invece, intendere quella dell'art. 91 c.p.c. -, correttamente la Corte di merito ha condannato l'odierno ricorrente al pagamento delle spese processuali, nei suoi confronti, sulla base del principio della soccombenza.
A tal fine, infatti, la domanda proposta nei confronti della A. è stata rigettata, sia in primo, sia in secondo grado, avendo i giudici di merito escluso la sua legittimazione passiva; esclusione, peraltro, confermata anche in questa sede.
Conclusivamente, vanno accolti il primo ed il secondo motivo nei limiti di cui in motivazione, vanno rigettati gli altri; la sentenza va cassata in relazione, e la causa va rinviata alla Corte d'Appello di Napoli in diversa composizione.
La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo nei limiti di cui in motivazione, rigetta nel resto. Cassa in relazione e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'Appello di Napoli in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 11 gennaio 2010.
Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2010.
Scuola Allievo Danni Autolesionati Responsabilita' Natura

References: Sentenza

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 art. 185
 art. 1218
 art. 185
 art. 2059
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 art. 2043
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