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Timestamp: 2018-10-23 21:27:12+00:00

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ottobre | 2010 | Francesco Colaci's BLOG
COLLEGATO LAVORO: ETA’ PENSIONABILE DIRIGENTI MEDICI S.S.N. E CERTIFICATI MALATTIA
Gli argomenti di cui al titolo sono disciplinati rispettivamente dagli artt.22 e 25.
Per quanto riguarda i dirigenti medici, il citato articolo 22 stabilisce che al comma 1 dell’articolo 15-nonies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,le parole :”dirigenti medici del servizio sanitario nazionale ” sono sostituite dalle segueni: ” dirigenti medici e del ruolo sanitario del S. s. n.” e le parole: «fatta salva l’applicazione dell’articol16 del decreto legislativo 30 dicembre1992, n. 503» sono sostituite dalle seguenti: «ovvero, su istanza dell’interessato,al maturare del quarantesimo anno di servizio effettivo. In ogni caso il limite massimo di
permanenza non puo` superare il settantesimo anno e la permanenza in servizio non può dar luogo ad un aumento del numero dei dirigenti”.
Pertanto dal 24.11.2010, data d’entrata in vigore della legge n.183/2010 (Collegato Lavoro) ,il testo del comma 1 dell’art.15 nonies del dec.legvo n.502/1992 ,relativo alla disciplina dell’età pensionabile , risulta essere il seguente:”1.Il limite massimo d’età per il collocamento a riposo dei dirigenti medici e del ruolo sanitario del servizio sanitario nazionale ,ivi compresi i responsabili di struttura complessa ,è stabilito al compimento del 65 .mo anno d’età ovvero,su istanza dell’interessato ,al maturare del quarantesimo anno di servizio effettivo . In ogni caso il limite massimo di permanenza non può superare il settantesimo anno di età d’età e la permanenza in servizio non può dar luogo ad un aumento del numero dei dirigenti .E’ abrogata la legge 19.02.1991 n.50,fatto salvo il diritto a rimanere in servizio per coloro i quali hanno già ottenuto il beneficio”
In base al nuovo testo della predetta disposizione,l’età di pensionamento per il personale medico citato non risulta elevata a 70 anni ,che invece costituiscono il limite di permanenza in servizio per coloro che ,dopo il 65.mo anno,disponendo di un’anzianita’ effettiva inferiore a 40 anni ,intendono proseguire il servizio ,facendone richiesta all’Amministrazione di appartenenza.
Si ricorda che la legge 19 febbraio 1991, n. 50 sopra citata conteneva la disciplina del collocamento a riposo del personale medico dipendente.
Il testo dell’art.22 del collegato lavoro è formato altresì dai commi 2 e 3 ,il cui contenuto si esamina di seguito.
Il comma 2 fa riferimento al comma 1 dell’art.16 del dec.legvo n.503 del 30.12.1992,al quale in fine viene aggiunto un nuovo periodo e di conseguenza dal 24 novebre 2010 il predetto risulta essere il seguente:”E’ in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti.I dipendenti in aspettativa non retribuita che ricoprono cariche elettive presentano ladomanda almeno 90 giorni primadel compimento del limite di età per il collocamento a riposo”
Il comma 3 invece prevede che la disposizione contenuta nel comma 1 dell’art.15 nonies del dec.legvo n.502/92 ,come modificato dall’art.22 comma 1 del collegato lavoro ,trova applicazione anche ai dirigenti medici e del ruolo sanitario del S S N in servizio alla data del 31 gennaio 2010 .
Come si vede la disposizione introdotta dal comma 3 dell’art.22 della legge n.183/2010 ha una portata retroattiva rispetto alla data d’entrata in vigore della legge in cui risulta contenuto,nel senso che anche i dirigenti medici e del ruolo sanitario del S S N in servizio alla data del 31.gennaio 2010 ,avendo più di 65 anni d’età ,ma un’anzianita’ effettiva inferiore a 40 anni ,se intendono proseguire il servizio ,possono farne richiesta all’Amministrazione di appartenenza.
Nel caso di medici dirigenti in servizio il 31.01.2010 ed anche alla data di entrata in vigore con portata retroattiva dell’art.22 comma 3 della legge n.183/2010,l’applicazione della disposizione privista dallo stesso non presenta difficoltà di sorta,che invece potrebbero intervenire nel caso di medici dirigenti in servizio il 31.01.2010,ma che in data successiva hanno lasciato il servizio ,in quanto collocati a riposo a seguito del compimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni ,in applicazione dell’art.72 comma 11 della legge n.133/08, nel testo sostituito dall’art.17 comma 35 novies della legge n.102/09. Infatti per costoro si porrebbe la necessità di richiedere ed ottenere la riammissione in servizio,che peraltro non sempre risulta possibile ed in particolare risulta esclusa proprio dall’art. 22 comma 1 dellalegge n.183/2010,che nell’utima parte dichiara che”… la permanenzain servizio non può dar luogo ad un aumento del numero dei dirigenti”
A questo punto si esprime l’auspicio che al piu’ presto intervengano confacenti istruzioni applicative da parte degli organi ministeriali competenti circa le modalità di attuazione della disposizione esaminata,onde superare il contenzioso esistente e prevenire quello ulteriore che si potrebbe determinare .
Nel frattempo si ritiene di esprimersi su alcuni aspetti dell’art.22 esaminato che possono dar luogo ad incertezze ap plicative di ordine generale.
In primo luogo alla donanda come deve intendersi la previsione del “servizio effettivo”,si risponde che deve intendersi esclusivamente quello prestato in costanza di attività lavorativa, senza quindi tenere conto di alcun periodo di riscatto (laurea, servizio militare,ecc) e sul punto un aiuto ci viene dall vicende legislative che hanno caraatterizzato l’art.72 comma 11 della legge n.133/08,che dapprima faceva riferimento all’anzianita’ contributiva utileper i 40 anni che determinavano il pensionamento,e poi,con la modifica apportata dall’art.17 comma 35 novies della legge n.102/09,ha ripiegato su quella effettiva
Un secondo aspetto da considerare riguarda l’eventuale discrezionalità dell’amministrazione di accoglere o respingere la domanda di permanenza i servizio ed in merito si precisa che la domanda può non trovare aoglimento se si determina un aumento del numero dei dirigenti.
Un terzo aspetto a cui si fa riferimento è quello relativo alla possibilità della domanda di riammissione in servizio per l’applicazione del comm3 dell’art.22in esame ,ma in proposito, pur esprimendo un orientamento favorevole ,si reputa utile ed opportuno attendere le istruzioni ministetiali al riguardo.
Passando all’art. 25 ,si osserva che, al fine di realizzare un quadro completo delle assenze per malattia del personale dipendente pubblico e privato, il medesimo prevede che dal 1° gennaio 2010 in tutti i casi di assenza per malattia dei dipendenti di datori privati ,per il rilascio e la trasmissione dell’attestazione di malattia si applicano le disposizioni contenute nell’art.55 septies del dec.legvo n.151/01,così che:
2. In tutti i casi di assenza per malattia la certificazione medica è inviata per via telematica, direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che la rilascia, all’Istituto nazionale della previdenza sociale, secondo le modalità stabilite per la trasmissione telematica dei certificati medici nel settore privato dalla normativa vigente, e in particolare dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall’articolo 50, comma 5-bis, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, introdotto dall’articolo 1, comma 810, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dal predetto Istituto e’ immediatamente inoltrata, con le medesime modalità, all’amministrazione interessata.
Inoltre si precisa ,a modifica di quanto riportato al comma 2 dell’art.71 dec.legge n.112/08 convertito in legge n. 33/08,il cui testo precedente è sostituito ,che la certificazione medica da produrre per la malattia dei pubblici dipendenti va rilasciata da una struttura sanitaria pubblica ovvero da un medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale.
Infine è da notare la previsione che a decorrere dall’anno 2009 per le assenze per malattia di cui all’art.71 comma 1 del dec.legge n.112/08 del personale del comparto sicurezza e difesa ,nonchè del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco gli emolumenti di carattere continuativo correlati allo specifico status ed alle peculiari condizioni d’impiego di tale pertsonale sono equipartati al trattamento economico fondamentale.
COLLEGATO LAVORO : DELEGHE AL GOVERNO
In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dell’entrata in vigore,si dà corso a l’esame delle disposizioni significative e rilevanti del ” collegato lavoro”,che in settima lettura parlamentare è stato approvato definitivamente il 19 0ttobre 2010.
Alcune delle disposizioni del provvedimento in parola non risultano immediatamente operative, in quanto riguardano l’attribuzione di deleghe al Governo ,necessitano che siano emanati i corrispondenti decreti legislativi .
Di seguito si trattano le disposizioni che prevedono dette deleghe.
REVISIONE DISCIPLINA LAVORI USURANTI
La prima disposizione ,contenuta nell’art.1, riguarda la delega per la revisione della disciplina in tema di lavori usuranti ,che,già prevista dalla legge n.247/07,mira ad ottenere che entro tre mesi il Governo emani uno o più decreti legislativi per fissare i criteri per l’attribuzione dei benefici in favore dei lavoratori interessati.
Si ricorda che,a decorrere dal 1° gennaio 2008 ,a domanda è prevista ,la riduzione di tre anni sull’età minima per il pensionamento di anzianità,senza però scendere al di sotto dei 57 anni ,disponendo di almeno 35 anni di contribuzione versata.
Inoltre si evidenzia che risulta necessaria una permanenza effettiva nelle attività ritenute usuranti di almeno sette anni nel periodo 2008/2017 ovvero per almeno metà della vita lavorativa dal 2018 in poi.
Si aggiunge che il comma 2 dell’art.1 integra i principi fissati nella legge n. 247/2007 con una clausola disalvaguardia finalizzata a garantire priorità nella decorrenza del trattamento pensionistico, qualora vi siano scostamenti tra la copertura finanziaria ed il numero delle domande presentate ,nel senso che ,a parità di maturazione deirequisiti, vale la data dipresentazione dell’istanza.
RIORGANIZZAZIONE ENTI VIGILATI DA MINISTERO LAVORO
La seconda disposizione da commentare è contenuta nell’art.2 e concerne la delega ,da esercitare entro 12 mesi, per la riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero del Lavoro ,restando previsto che la stessa si ispiri ai seguenti criteri e principi:
b) razionalizzazione ed ottimizzazione delle spese e dei costi di
funzionamento, con riorganizzazione dei relativi centri di spesa;
c) ridefinizione del rapporto di vigilanza tra Ministero del Lavoro, Ministero della Salute ed Enti ed Istituti vigilati, con possibilità per le suddette AmministrazioniCentrali di emanare indirizzi e direttive nei confronti degli stessi. Parimenti, viene riconosciuta all’INAIL la possibilità di emanare direttive specifiche all’ISPESL in
materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, nell’ottica dell’effettivo coordinamentopostulato dall’art. 9 del D.L.vo n. 81/2008: tutto questo nel quadro delle direttive e degli indirizzi emanati dal Ministero del Lavoro in “concerto” con quello della Salute;
e) obbligo a carico dei soggetti vigilati di cambiare i propri statuti e di
adeguarli ai principi contenuti nell’emanando decreto legislativo: il tutto entro i sei mesi successivi;
f) concertazione tra vari Ministeri ( Lavoro, Salute, Economia, Funzione Pubblica, Sviluppo Economico e Difesa – limitatamente alla Croce Rossa Italiana -), con un iter procedimentale ben definito;
g) assenza di nuovi oneri per lafinanza pubblica;
h) riordino degli organismi collegiali centrali del Ministero della Salute
finalizzato ad eliminare le duplicazioni, a razionalizzare le strutture che svolgono mansioni omogenee, a limitare il numero delle strutture ed a diminuire il numero dei componenti degli stessi.
RIORDINO NORMATIVA CONGEDI,ASPETTATIVE E PERMESSI
La terza disposizione da considerare è quella contenuta nell’art.23 che prevede la delega per il riordino della normativa in materia i congedi ,aspettative e permessi,da esercitare entroun semestre,tenendo conto dei seguenti principi e criteri direttivi:
-coordinamento formale e sostanziale di tutta la normativa di riferimento,con l’obiettivo di semplificare ed aggiornare il quadro normativo;
– indicazione esplicita delle disposizioni abrogate;
-riordino delle tipologie di permessi, alla luce del loro contenuto ed avuto riguardo alle situazioni costituzionalmente tutelate;
– ridefinizione dei presupposti oggettivi e dei requisiti soggettivi,
razionalizzazione e semplificazione delle modalità di fruizione dei congedi, delle aspettative e dei permessi,così da pervenire ad una applicazione uniforme della disciplina;
e) razionalizzazione dei documenti da presentare, con particolare
riferimento alle situazioni di handicap “ex lege” n. 104/1992, o affette da patologie neuro vegetative od oncologiche.
DIFFERIMENTO TERMINI E CRITERI PER DELEGHE AMMORTIZZATORI SOCIALI ,SERVIZI IMPIEGO,INCENTIVI OCCUPZIONE,APPRENDISTATO E OCCUPAZIONE FEMMINILE
La quarta disposizione da richiamare è quella prevista dall’art.46 che si riferisce al differimento dei termini fissati dallalegge n.247/07 per l’esercizio di deleghe in materia di ammortizzatoi sociali,di servizi per l’impiego ,d’ incentivi per l’occupazione e l’apprendistato e di occupazione femminile.
Le deleghe sulle predette materie devono essere attuate entro 24 mesi rispettando i seguenti criteri e principi:
a) sgravi orientati a favorire i regimi di orario flessibili, nell’ottica della
conciliazione tra i tempi di vita familiare e quelli di lavoro e ad incrementare l’occupazione femminile;
c) rafforzamento, nella previsione dell’art. 9 della legge n. 53/2000, del
d) rafforzamento dell’azione finalizzata ai servizi per l’infanzia e per gli
i) previsione di azioni finalizzate ad agevolare l’accesso ed il rientro sul mercato del lavoro di personale femminile, anche attraverso la formazione professionale mirata;
j) definizione degli adempimenti dei datori di lavoro sulla materia
RAPPORTO TRA PENSIONE E CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI
E’ noto che l’attuale normativa consente dopo il pensionamento di continuare a lavorare , senza limitazioni, sia con contratti di lavoro dipendente che in forma di lavoro autonomo.
La possibilità di cumulare pienamente pensioni e redditi da lavoro è valida sia per chi percepisce una pensione di vecchiaia , sia di anzianità. In quest’ultimo caso, non c’è distinzione se il relativo calcolo avviene col metodo retributivo o con quello contributivo.
Premesso quanto sopra ,potendo accadere che l’azienda del dipendente pensionato abbia necessità di fare ricorso all’ integrazione salariale (ordinaria ,straordinaria-compresa quella per i contratti di solidarietà disciplinati dalla legge n.863/84 – ed in deroga ) viene da chiedersi se sussiste o meno compatibilità tra tale trattamento previdenziale e la pensione di cui è beneficiario il dipendente coinvolto nel programma d’intervento della cassa guadagni.
La risposta in merito è contenuta nell’ art.7 del decreto legge n.791 del 22,12.81,convertito in legge n.54 del 26.2.82, che recita quanto segue:
“Il trattamento di integrazione salariale a carico della cassa integrazione guadagni é equiparato alla retribuzione percepita in costanza di rapporto di lavoro alle dipendenze di terzi ai fini dell’applicazione del divieto di cumulo con la pensione previsto dalle norme vigenti.”
Ciò significa che il trattamento di integrazione salariale è equiparato alla retribuzione percepita per l’attività prestata alle dipendenze di terzi, anche ai fini della disciplina del cumulo con la pensione.
Pertanto al lavoratore pensionato che sia posto in Cig si applica lo stesso regime di cumulo di pensione – retribuzione in atto prima del collocamento in integrazione salariale .
Conseguentemente le integrazioni salariali sono soggette alla medesima normativa che regola il cumulo pensione e redditi da lavoro, illustrata con la circolre Inps n.108 del9.12.2008,a cui si rinvia ,sottolineando che quanto sopra vale tanto per la cigo,quanto per la cigs (compresa quella per i contratti di solidarieta’ ,nonche’ per la cig in deroga.
Per le particolari e rilevanti questioni trattate,si richiama l’attenzione sulle decisioni della Corte di Cassazione sottoriportate.
– Sentenza n.20966 dell’11.10 2010: Il condono Irap previsto dallalegge 289/02 decade se il contribuente paga le rate in ritardo ,in quanto non appare configurabile in tema di condono ,proprio per il carattere eccezionale di tale istituto ,un principio generale destinato a valere in caso di silenzio del legislatore .( E’ da ossrvare che questa decisione risulta opposta a quella n.22569/09, secondo cui anche qualora il contribuente salti il pagamento dell’ultima rata ,l’amministrazione non può annullare la richiesta di beneficio ,potendo infatti l’Ufficio iscrivere al ruolo le somme eventualmente dovute con relative sanzioni ed interessi.
– Sentenza n. 36276dell’11.10.2010: Risponde di estorsione il consulente del lavoro che insieme al datre di lavoro ,sotto la minaccia di licenziamento ,costringe il dipendente a sottoscrivere una busta paga con corrispettivi superiori rispetto a quelli percepiti.
–Sentenza n.21562 del 20.10.2010: All’avvocato che si avvale della collaborazione di una apprendista,seppure a tempo parziale,non può essere riconosciuto il diritto al rimborso dell’Irap pagata,in quanto nella fattispecie risultano sussistenti le tipiche connotazioni dell’autonoma organizzazione nell’attività dello studio legale.
– Sentenza n.21511 del 20.10.2010: Il versamento di denaro a titolo di anticipazione fatto dal titolare di impresa individuale non è una sopravvenienza attiva dell’impresa e quindi non è imponibile.
– Sentenza n.21698 del 21.10.2010:Lo studio professionale che non è in regola con le norme sulla sicurezza non ha diritto alle agevolazioni fiscali sull relative spese ed inoltre è legittima l’ispezione della Guardia di Finanza in cui viene richiesta la documentazione circa la valutazione dei rischi.
–Sentenza n.21274 del 15.10.2010: In tema di retribuzioni,il fatto che un’impresa non sia iscritta ad associazioni sindacali non la esime dall’applicazione della parte economica della contrattazione collettiva ed in particolare di quellaconcernente i minimi retributivi non derogabili. L’art.36 dellaCostituzione dispone che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ,la cui entità deve essere individuata nei minimi stabiliti per ciascuna qualifica professionale,mentre non sussiste un diverso criterio oggetivo a tale scopo .
– Sentenza n.21143 del 13.10.2010:In caso di mancato pagamento del TFR da parte del datore di lavoro , l’intervento del Fondo di garanziaInps,data la sua funzione prettamente previdenziale ,opera ancha a favore del cessionario a titolo oneroso del credito spettante al lavoratore,in quanto l’intervento è previsto genericamente in favore degli “aventi diritto”,tra i quali rientrano anche i cessionari a titolo oneroso del credito del lavoratore che ,in forza di un rapporto di garanzia,abbiano provveduto a corrispondere al primo cessionario la somma dovuta dal datore di lavoro insolvente.
–Sentenza n.21283 del 15.10.2010:Il momento d’insorgenza del diritto agli accessori come effetto del ritardato pagamento dei ratei di pensione da parte dell’Inps,e con esso il momeno d’inizio del relativo termine di prescrizione ,coincide con il 121° giorno successivo a quello di proposizione della domana di pensione .
–Sentenza n.21281 del15.10.2010: In tema d’indennità di accompagnamento,ai fini della valutazione dell’imposibilità di deambulare non rilevano contesti episodici ,ma è richiesta la verifica della loro inerenza costante al soggetto ,non in rapporto ad una soltanto delle possibili applicazioni del vivere quotidiano,ovvero della necessità di assistenza determinata da patologie particolari finalizzata al compimento di alcuni atti,rilevando quindi requisiti diversi e più igorosi della semplce difficoltà di deambulazione o di compimento degli atti di vita quotidiana.
–Sentenza n.21279 del 15.10.2010: In tema di contratti di agenzia ,il mero fatto della sospenione dell’esecuzione della prestazione da parte dell’agente dovuta allo stato di detenzione in carcere non integra il presupposto per la risoluzione per giusta causa del contratto di agnzia d parte del proponente.
–Sentenza n.20646 del 20.9.2010: Il principio di onnicomprensività della retribuzione ,ai fini della determinazione dell’indennità di anzianità,poi confluita nel trattamento di fine rapporto ,trova applicazione anche nel caso di liquidazione dell’indennità di buonuscita spettante agli autoferrotranvieri con diritto a pensione,con conseguente nullità di clausole contrattuali che escludano espressamente la computabilità d’indennità corrisposte in maniera continuativa o che adottino una nozione di contribuzione non comprensiva di emolumenti percepiti in maniera continuativa ,come il compenso per lavoro traordinario continuativo,il quale è computabile anche ai fini del trattamento di fine rapporto.
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References: articolo 22
in fine
 art.7
 Sentenza 
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