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Timestamp: 2019-05-24 19:55:09+00:00

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Blog su Riforme e Politica: 2016
Dopo la "batosta" referendaria è ripartito il gioco più gettonato nel circo mediatico degli addetti ai lavori della politica: la rottamazione dell'Italicum per far posto alla riforma della riforma mai applicata. Le opzioni rimaste in gioco sono due: l'eliminazione del ballottaggio dell'Italicum, con il conseguente ritorno al sistema proporzionale pur corretto con un limitato premio di governabilità alla coalizione, e la riedizione del Mattarellum, anch'esso modificato nella parte proporzionale per assegnare al vincitore un surplus di seggi in modo da facilitare il raggiungimento della maggioranza assoluta.
Entrambe le opzioni hanno come cardine la cancellazione del secondo turno elettorale, con l'intento dichiarato di evitare il confronto con i pentastellati al ballottaggio, i quali per bastian contrario hanno invece proposto l'estensione dell'Italicum al senato, in modo da prevenire la probabile manipolazione delle regole elettorali ai loro danni. Si può facilmente immaginare con quale veemenza verrà contrastata in parlamento la revisione della legge elettorale, ad opera di un PD indebolito ma in sintonia con una Forza Italia residuale; non sarà certo minore la foga propagandistica, all'insegna della legge truffa anti-grillina, con cui verrà condotta la successiva campagna elettorale dai pentastellati.
Entrambe le soluzioni sono ad elevato rischio di generare una non maggioranza parlamentare e quindi di portare all'ennesima versione della grande coalizione tra PD e una parte del centrodestra. Vediamo in dettaglio i due possibili scenari post elettorali.
1.Il rilancio del Mattarellum non è certo una novità ed è l'unica alternativa praticabile rispetto il ritorno al proporzionale. Non serve la laurea in matematica per rendersi conto che in un assetto ormai stabilmente tripolare senza il premio di maggioranza, attribuito dagli elettori al vincitore con il consenso al secondo turno, è praticamente impossibile che uno dei tre contendenti conquisti una solida maggioranza in un'unica votazione. Specie se i seggi vengono attribuiti con in collegi uninominali, come in caso di Mattarellum 2.0, sebbene corretto con un premio alla coalizione nella quota proporzionale del 25%.
Infatti con il redivivo neo-Mattarellum si avrebbe una distribuzione a macchia di leopardo dei seggi sul territorio, che rispecchia le aree di maggiore radicamento storico dei vari partiti o coalizioni: centrodestra prevalente al nord-est, regioni centrali ed Emilia al centrosinistra, distribuzione disomogenea nelle altre regioni, con ampi consensi ai grillini nelle periferie delle metropoli e nella aree più disagiate. In pratica un nulla di fatto che obbligherebbe alla grande ed innaturale coalizione tra un rinato Cavaliere e un PD indebolito dall'esito referendario. A meno che, e sarebbe la prima volta da decenni, si verifichi una tale omogeneità di consensi su tutto territorio tale da premiare nettamente uno dei tre poli in modo maggioritario a scapito agli altri due in buona parte dei collegi .
2.La probabilità che un sistema proporzionale, come quello dell'Italicum riveduto e depurato dal ballottaggio, partorisca una solida maggioranza di governo grazie al "premietto" di governabilità e di coalizione sono ancor minori rispetto all'esito di votazioni in collegi uninominali maggioritari del Mattarellum 2.0. Infatti il sistema proporzionale fotografa in modo estremamente preciso i consensi acquisiti da contendenti e, in presenza di un tri-polarismo come quello attuale, una piccola differenza percentuale potrebbe garantire un buon vantaggio al vincitore, peraltro insufficiente per raggiungere una solida maggioranza parlamentare.
Un simile esito costringerebbe due dei tre partiti o alleanze elettorali ad un governo di grande coalizione per uscire dall'impasse, un po' come è accaduto in Spagna dopo la ripetizione delle elezioni a distanza di 6 mesi dalle prime votazioni. Poichè il M5S ha sempre rifiutato programmaticamente qualsiasi ipotesi di trattativa e men che meno accordi politici di governo con qualsisia altra forza politica, l'esito delle urne potrebbe essere ancora una volta una grande coalizione tra PD e centrodestra, qualsiasi sia il vincitore delle elezioni, ovvero anche in caso di vittoria dei pentastellati.
Insomma, la rinuncia ai due turni elettorali, come strumento elettivo per selezionare due dei tre poli da sottoporre al consenso maggioritario degli elettori del ballottaggio, rischia di condurre un paese disorientato e dilaniato da una frammentazione tripolare ormai consolidata sulla strada dell'instabilità, di una perdurante ingovernabilità e alla conseguente necessità di coalizioni di governo ambigue, litigiose, confuse e quindi irresponsabili.
L'onda lunga della rabbia, il Referendum e la rottamazione dell'Italicum
Sulla diagnosi sembrano ormai d'accordo tutti i clinici chiamati al capezzale della Democrazia: l'onda impetuosa del rancore, della rabbia per la crisi e dell'odio per caste, élite ed establishment politici è il motore delle scelte radicali, populiste, xenofobe, di chiusura e di rottura un po' in tutto il mondo, che Trump ha saputo interpretare ed intercettare al meglio con la retorica dell'America di nuovo grande. La carta stampata e i sondaggisti invece non se ne sono minimamente accorti, perchè ormai ridotti enclave elitaria autoreferenziale separata dal mondo reale e dalla società, ovvero dalla rete principale veicolo degli umori di pancia e delle tendenze che covano nella società. Una drammatica scissione tra realtà e sua rappresentazione testimoniata emblematicamente dal gap tra sondaggi e risultato finale, tra mobilitazione dei media anti-Trump e il suo trionfo nelle urne.
Il risultato del referendum sarà la cartina di tornasole per capire i possibili esiti dell'iniziativa di revisione dell'italicum in funzione anti M5S portata avanti dalla minoranza PD, dagli esiti incerti e potenzialmente controproducenti proprio per i suoi sostenitori. Sui principi non si può giocare sporco e cambiare le regole solo per interesse diparte e a proprio uso e consumo, che invece è tradizione italica quando si tratta di regole elettorali: la gente capisce benissimo che stai barando, che sei scorretto e quindi ti punisce con maggior diletto. Ne è già stato fatto uno di "stai sereno" ma era tutto sommato interno e ad uso e consumo del PD; una mossa sleale come la revisione dell'italicum per il proprio esclusivo tornaconto elettorale, suggellato da una coalizione con Alfano e Verdini, per fare lo sgambetto agli altri, sarebbe esiziale. Lo so, è da ingenui pensare che lealtà in politica conti perlomeno quanto la spregiudicatezza ma, come soleva dire l'On. Andreotti, ogni tanto le volpi troppo furbe finiscono nel carniere. Meglio un chiaro e leale confronto a due al ballottaggio che tentare il colpo basso sul turno unico, peraltro con il rischio di un boomerang elettorale a favore dei pentastellati.
Qualcuno pensa davvero, come fa Ezio Mauro su Repubblica, che una riconciliazione tra Renzi e Bersani sancita dalla revisione dell'Italicum possa sul serio arginare l'onda lunga del rancore e della paura che dopo le coste atlantiche si abbatterà sul Referendum? Davvero l'elettorato di pancia anti-renziano, fuori e soprattutto dentro il PD, è disposto a tornare nell'alveo della ragionevolezza dopo la sigla della pace tra Cuperlo e Renzi, suggellata dal documento di rottamazione del ballottaggio in funzione anti-pentastellati? Ne sembrano fermamente convinti all'unisono i due ex direttori e il patron di Repubblica, come se alla gente che NON legge il loro giornale stesse a cuore la ristrutturazione dell'Italicum, mentre a quei pochi a cui interessa la sorte della legge elettorale con il NO incasseranno un triplice combinato disposto: bocciare la Riforma costituzionale, mandare a gambe all'aria l'Italicum e cacciare l'odiato "bullo fiorentino". E una cordiale stretta di mano tra Renzi e Bersani scongiurerà questo esito esiziale? Suvvia questa idea è la prova provata della distanza abissale tra casta giornalistico-industriale "illuminata" e una realtà ribollente di rancori pronti a convergere sul primo parafulmine disponibile.
Se vince il NO, come ormai temono anche i pasdaran Renziani, è chiaro che si deve ricominciare da capo su tutto il fronte elettorale, in quanto servirà anche una nuova legge per il senato, per cui i giochi sono aperti ad ogni soluzione, a meno che si torni a votare con due sistemi di opposta concezione come l'Italicum alla Camera e Consultellum al Senato. Ipotesi a dir poco stravagante e comunque foriero di larghe intese almeno per un altro lustro, in attesa della prossima riforma elettoral-Costituzionale.
Se invece dovesse vincere il SI e si procedesse alla revisione, opportunistica ed auto-referenziale, dell'Italicum pro domo PD e anti-M5S il rischio sarebbe quello di fornire un assist propagandistico elettorale ai S5S di tali proporzioni da farli prevalere comunque al primo turno, altro che argine! Con il vento populista anti-casta e anti-élite che tira si sono persi mesi e mesi in diatribe dilanianti interne al PD sull'Italicum, invece di portare a termine l'iter di leggi di valore simbolico contro le degenerazioni della casta e della corruzione, quelle si utili per recuperare consensi.
Per migliorare l’Italicum basterebbero alcune semplici modifiche, per risolvere in maniera definitiva il problema dell’esorbitante premio di maggioranza e della scarsa percentuale degli eletti con le preferenze. Ecco quindi 4 cambiamenti, facilmente attuabili per porre rimedio ai limiti dell'Italicum, più volte denunciati dai suoi detrattori:
1. innalzare la soglia del premio di maggioranza al primo turno al 42-45%, in modo da ridurre l’attuale premio (peraltro anche con il proporzionale secco il "vincitore" poteva godere di un "bonus" di seggi dell'ordine del 3-5%);
2. dimezzare il numero di collegi dagli attuali 100 a soli 50, raddoppiando quindi il numero dei seggi in palio, da 6 a 10-12; si dimezzerebbe automaticamente anche il numero di capolisti bloccati, che passerebbero dagli attuali 300 circa a 135-160, ovvero 1/4 circa dei 630 seggi complessivi della camera, venendo quindi incontro alla gran voglia di preferenze;
3. ridurre drasticamente il numero delle pluricandidature, la parte più critica dell'Italicum, portandole dalle 10 attuali a 2 o 3 e con la clausola della scelta del collegio in cui il candidato ha ottenuto il maggior numero di voti;
4. infine per venire incontro ai desiderata dei partiti minori si potrebbe proporre il premio di maggioranza alla coalizione, invece che al partito, o la possibilità di apparentamento al ballottaggio, come prevede l'elezione dei sindaci.
Poche ma sostanziali modifiche che dovrebbero accontentare i critici più accaniti, naturalmente salvaguardando nel contempo il valore aggiunto dell'Italicum, ovvero il doppio turno, garanzia del rispetto della volontà popolare e della scelta dei cittadini.
Ecco a voi il PREMIO DI MINORANZA PER L'INGOVERNABILITA'!
Dopo lunghi mesi di gestazione ecco la tanto attesa proposta di superamento dell'Italicum, partorita della minoranza PD di Speranza e Bersani, ovvero il neo-Mattarellum: 475 seggi attribuiti in altrettanti collegi uninominali maggioritari, a turno unico, e con premio di maggioranza di 90 seggi per chi ha avuto più voti a livello nazionale. Peccato che il premio in un sistema tripolare, se non si conquistano almeno 230-240 seggi, è del tutto inutile ma soprattutto non essendo subordinato ad una soglia minima di voti o di seggi - come detta la sentenza di bocciatura del Porcellum del 2014 - la proposta parte subito con il piede sbagliato, perchè palesemente incostituzionale, per una sorta di coazione a ripetere gli errori della grande porcata.
Per giunta il premio potrebbe essere aggiudicato in teoria anche ad un partito che prende solo il 20-25% dei voti, che è la principale critica all'Italicum dei bersaniani (ma con l'attuale legge al secondo turno il vincente conquista il premio grazie al superamento del 50% dei consensi!). Per il secondo arrivato con il neo-Mattarellum c'è il premio di consolazione di 30 seggi, che certifica l'impossibilità matematica di arrivare alla maggioranza.
Infatti se i 475 seggi dell'uninominale fossero distribuiti più o meno equamente tra i tre poli, ovvero 150-170 a testa, nessuno sarebbe in grado di raggiungere la quota minima dei 200 seggi, del tutto insufficiente per conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. In più per gli strani effetti del maggioritario potrebbe anche accadere che prenda più voti, e quindi si aggiudichi il premio di (pseudo) maggioranza, un partito o una coalizione che ha conquistato qualche seggio in meno del primo classificato.
Ecco quindi che la proposta Speranza-Bersani inaugura una nuova era politico-elettorale, quella del PREMIO DI MINORANZA PER L'INGOVERNABILITA'! La palla quindi tornerà ai partiti che dovranno negoziare più o meno grandi alleanze con spartizione di posti di potere, scambi di favori per il revival delle logiche consociative della prima Repubblica.
Con la proposta della sinistra PD la babele di proposte e di posizioni sulla revisione della legge elettorale è al completo:
⦁ i centristi si accontentano del premio alla coalizione al posto del premio alla lista
⦁ SI predilige il modello greco o giù di lì
⦁ lega e FI tacciono, se ne disinteressano o non sanno cosa vogliono
⦁ i pentastellati infine bramano il ritorno al pentapartito, ovvero al proporzionale prima Repubblica in un revival da brivido, spalleggiati dai verdiniani in un'inedita alleanza.
In questo caos mettere d'accordo tutti su alcune modifiche all'Italicum appare impresa titanica se non impossibile, specie prima che arrivi il pronunciamento della Consulta, che oltre a decidere sulla costituzionalità della legge metterà anche alcuni paletti per eventuali cambiamenti futuri, come è stato con la sentenza di bocciatura del Porcellum del gennaio 2014. Che senso ha elaborare un neo-Italicum quando ancora non si conoscono le motivazioni e pende la sentenza della Consulta? Nessuno, evidentemente.
Insomma siamo al gioco delle parti e dei veti incrociati per demolire una buona legge, appena entrata in vigore, mai applicata e mai verificata sul campo, per sostituirla con un nebuloso ritorno al passato, che sia il neo-Mattarellum o il proporzionale stile prima Repubblica partitocratica, consociativa e spartitoria, che ci ha lasciato in eredità "solo" il 120% e passa di debito sul PIL.
In questo contesto, a di poco confuso e velleitario, è passata la mozione ultra-generica della maggioranza sulle ipotetiche modifiche dell'Italicum: La Camera premesso che, l’11 luglio 2016 è entrata in vigore la legge 6 maggio 2015, n. 52, comunemente conosciuta come Italicum, in materia di elezione della Camera dei Deputati; è attualmente in corso un ampio dibattito politico su possibili e articolate ipotesi di riforma della citata legge; Si impegna ad avviare, nelle sedi competenti, una discussione sulla legge 6 maggio 2015, n. 52, al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte.
Cosa si aspettavano i paladini della rottamazione dell'Italicum? Tutti sapevano perfettamente che non è mai esistito un minimo comune denominatore, sulle eventuali modifiche, nella maggioranza di governo, all'interno del PD, e men che meno nell'opposizione, divisa tra ritorno al maggioritario della prima repubblica, caro ai grillini, e l'assenza di idee del centrodestra. Insomma, il classico inconcludente tutti contro tutti che in passato ha falcidiato regolarmente i tentativi di riforma.
Dopo il rituale delle mozioni parlamentari continua il tormentone delle proposte di modifica dell'italicum
Con la proposta di neo-Mattarellum della sinistra PD la babele di posizioni sulla revisione della legge elettorale è al completo:
Sempre più improbabili le modifiche all'Italicum della sinistra PD
Spiace assai dirlo, ma ormai l'on. Bersani è un disco rotto e ripetitivo perchè privo di altri argomenti validi, e con lui tutta la sinistra PD fino a Luciano Violante. Da mesi l'ex segretario insiste con la solfa del partito che con il 25% al primo turno può vincere le elezioni, grazie al premio di maggioranza dell’Italicum conquistato al ballottaggio, come se questa fosse una votazione ininfluente e di scarso valore rispetto al primo turno.
Forse si è scordato o non tiene conto del fatto che:
1-lui per primo, come segretario PD, ha beneficiato della maggioranza alla camera nelle lezioni del 2013 pur avendo conquistato solo il 25% dei voti nell’unico turno, proprio grazie alla distorsione del Porcellum dovuta all'abnorme premio di maggioranza (attribuito senza una soglia minima di voti o di seggi e quindi, per la Consulta, incostituzionale secondo)
2-con l'uninominale maggioritario a turno unico, come il Mattarellum da lui caldeggiato e riproposto reiteratamente, potrebbe accadere la stessa cosa in molti collegi, ma con l'aggravante di un risultato disomogeneo a livello nazionale, ovvero senza una chiara maggioranza di governo, anche con in presenza di un eventuale premio di maggioranza a turno unico e quindi senza soglia minima di seggi (peraltro ritenuto incostituzionale dalla Consulta)
3-che il ballottaggio previsto dall’italicum, in caso di mancato superamento della soglia del 40% al primo turno, non è un'elezione di minore importanza rispetto al primo turno, ma l'espressione della stessa legittima volontà popolare, come accade da decenni nelle elezioni comunali, senza che nessuno si sia mai scandalizzato. Sembra quasi che per Bersani il II° turno non abbia la medesima validità del primo, quasi che l'indicazione maggioritaria del corpo elettorale, a favore di uno dei due partiti del ballottaggio, fosse irrilevante rispetto al consenso del primo turno.
Ad ogni buon conto, come appare probabile, se la Consulta rinvierà l'esame dei ricorsi contro l'Italicum al dopo referendum, le reiterate richieste bersaniane di modifica della legge elettorale avranno ancor meno spazio e bassissime probabilità di arrivare in aula. Prima della pronuncia della Consulta dopo l'eventuale SI al referendum, specie se richiesta da almeno 1/5 della camera come prevede la riforma, ha poco senso elaborare proposte modifiche che potrebbero essere incoerenti o dissonanti rispetto al giudizio della Corte.
Se la disponibilità alle modifiche, espressa da Renzi a Catania, si abbinasse al rinvio dell'esame dell'Italicum a dopo il referendum Bersani dovrà aspettare un bel po' prima che la questione sia messa all'ordine del giorno della camera. Infine se il SI dovesse passare, a dispetto del minacciato NO della sinistra PD, la richiesta di modificare l'Italicum svanirebbe per palese inconsistenza.
La strada della perdizione è lastricata di "speranzose" intenzioni
Secondo il sociologo Max Weber esistono due modelli di etica: (i) quella delle (buone) intenzioni, dei grandi
disegni sociali e degli ideali di perfezione umana e (ii) quella dei risultati e della responsabilità, ovvero della
verifica empirica  di obiettivi concreti e parcellari - tipica delle riforme “a spizzico” care a Karl Popper - e
degli interventi economico-sociali. Alla prima opzione aderiscono sia le teorie che prefigurano l'avvento
di società perfette (il comunismo) sia quelle che promuovono la realizzazione di disegni sovrannaturali
(le religioni) mentre all'etica degli obiettivi/risultati, con la conseguente responsabilità, dovrebbero
aderire tutti coloro che più modestamente esercitano la professione del politico, specie se riformatori
economici e sociali. Guai quindi a mescolare le due logiche, quelle dei disegni di perfezione e quella degli
esiti pratici: la strada della perdizione è lastricata delle migliori intenzioni!
Ebbene nel tormentato dibattito attorno alle modifica dell'Italicum si affollano da mesi schiere di politici che
aderiscono alla prima opzione etica, ma non certo per realizzare il comunismo o i disegni della provvidenza.
Più modestamente le intenzioni dei ben intenzionati ruotano attorno al proprio tornaconto politico, travestito
da motivazioni più o meno di principio o giuridiche, oppure per danneggiare il più possibile con una legge ad
hoc gli antagonisti diretti. Per le loro intenzioni la legge elettorale ideale deve garantire il massimo di certezza
di vittoria per la propria parte politica e il massimo di incertezza per gli avversari.
Naturalmente non ammetteranno mai di remare contro l'Italicum solo per portare più acqua al proprio
mulino a scapito degli avversari, tentando goffamente di ammantare di motivazioni “alte” le proposte di
revisione, anche se qualcuno improvvidamente ha manifestato la proprio recondito proposito: evitare che
al II° turno i pentastellati facciano il pieno di voti "contro" (il PD) come è successo alle elezioni comunali a
Roma e Torino e come suggeriscono da mesi le intenzioni di voto all'eventuale ballottaggio a livello nazionale.
Non importa se con questa intenzione si rimpinguerebbero di voti proprio i pentastellati, lastricando loro la
strada verso la vittoria. Ma dopo gli ultimi sondaggi il vento sembra proprio cambiato, sotto la spinta delle
turbolenze comunali della capitale, e quindi anche il terrore del sorpasso pentastellato sembra ormai svanito.
Ma i ben intenzionati non demordono, anzi hanno trovato un autorevole sostenitore!
Dopo la pausa agostana torna quindi alla grande il tormentone caro all'Armata Brancaleone del modifichiamo
l' italicum, a cui si aggrega pure l'ex presidente Napolitano che vuole le modifiche anche a prescindere dal
parere della consulta, bontà sua, ma si guarda bene dall'avanzare un proposta. Che importa se poi dopo il
pronunciamento della Corte Costituzionale si deve ricominciare da capo, ammesso e non concesso che vi
sia una maggioranza a sostegno della revisione dell'Italicum al Senato, con una miriade di gruppi a cui
importa solo la sopravvivenza e il proprio tornaconto elettorale. L'argomento del Napolitano anti-Italicum
è lo stesso caro a Bersani: potrebbe vincere il ballottaggio un partito che ha preso al primo turno solo il
25% di consensi o anche meno.
Così Roberto Giachetti minaccia polemicamente lo stesso proposito di Bersani, ma per una motivazione
opposta:  se cambia l'italicum dirò NO al referendum. Violante invece sull'Huffigton post, in sintonia con
Speranza, ripropone il Mattarellum con il premio di maggioranza a chi conquista più collegi, ma si scorda
della sentenza sul Porcellum, che subordina il premio al raggiungimento di una ragionevole soglia minima
di voti o di seggi, senza la quale si ricade nel difetto della grande porcata. L'epidemia di amnesia ormai
dilaga tra la classe politica.
Infine con due articoli in due domeniche il Prof. D'Alimonte smonta punto per punto tutte le presunte
alternative all'Italicum, in particolare la proposta “speranzosa” di collegi uninominali a turno unico +
premio di maggioranza, con alcune semplici e logiche argomentazioni
(http://www.huffingtonpost.it/2016/09/11/dalimonte-difende-italicum_n_11961596.html#):
1-anche con il premio di maggioranza non è detto che in un sistema tripolare chi prende più collegi
raggiunga la maggioranza;
2-un grosso premio di maggioranza sarebbe peraltro anticostituzionale, per via della sentenza della
corte sul porcellum sopra ricordata;
3-in teoria i collegi potrebbero essere aggiudicati a candidati che prendono meno del 30% dei voti
e, sempre in teoria, un partito potrebbe aggiudicarsi il premio di maggioranza avendo conquistato
il 25-30% dei collegi uninominali; gli stessi che auspicano questa soluzione contestano il fatto che
con l'Italicum possa andare al ballottaggio e vincerlo un partito che ha avuto meno del 30% di
consensi al primo turno. E la coerenza logica che fine fa?
4-chi l'ha detto che il voto del ballottaggio vale e conta meno di quello del primo turno?
Conclusione: per una vera stabilità e governabilità serve il doppio voto degli elettori, ovvero il
ballottaggio, per non fare la fine della Spagna.
Superamento del bicameralismo e semplificazione legislativa
Archiviato per un mesetto il surreale dibattito sulla riforma della riforma elettorale (servono lustri per cambiare norme inefficaci, anticostituzionali ed obsolete e si vorrebbe rivedere una legge mai applicata, per giunta ancor prima del giudizio della consulta) entra nel vivo quello sul referendum confermativo della Riforma Costituzionale.
Uno dei temi più gettonati è il superamento del bicameralismo perfetto, garanzia di iter legislativi celeri ed efficaci: i sostenitori del No, a proposito dei tempi di approvazione, sottolineano come le leggi di iniziativa governativa, oltre l'80% del totale, nella presente legislatura sono state approvate in media dopo 50 giorni, a dimostrazione che il bicameralismo non comporta necessariamente un rallentamento dell’attività legislativa.
Su questo tema è in atto da tempo un classico gioco delle parti tra maggioranza ed opposizioni e, per le leggi più “sensibili”, anche all'interno della stessa maggioranza. Vediamo come si sviluppa questo classico gioco politico.
Nel caso in cui l’iter legislativo va per le lunghe, per via dell’andirivieni tra Camera e Senato e/o per le manovre dilatorie dell’opposizione a base di migliaia di emendamenti etc.., onde evitare ulteriori dilazioni il governo decide di porre la fiducia sulla legge; la fiducia ovviamente solleva le proteste dell'opposizione che grida allo scandalo e alla violazione della Costituzione per l'abuso della fiducia, prassi effettivamente discutibile se utilizzata in modo sistematico proprio per accelerare l’iter legislativo.
Il gioco diventa poi paradossale, al limite del doppio legame psichiatrico, quando gli stessi che riescono con mezzi vari a procrastinare l'approvazione della legge accusano poi la maggioranza di incapacità e di fallimento riformatore.
Tuttavia senza la fiducia o strumenti come i famosi "canguri" i tempi si allungherebbero a dismisura a causa di tattiche ostruzionistiche, cavilli regolamentari vari, modifiche pretestuose e rinvii strategici all'altro ramo del parlamento, come dimostra la storia del parlamento ed alcuni recenti casi in cui alla fine è stata posta la fiducia: la media per l’approvazione della leggi sarà inferiore ai due mesi ma, per fare solo alcuni esempi, c'e' voluto quasi un anno per la legge sul caporalato, più di cinque per l’omicidio stradale e oltre tre per quella sulle unioni civili, queste ultime approvate solo grazie a discutibili voti di fiducia, per non parlare della legge elettorale.
Quando i contrasti, circa leggi "sensibili" o lesive di interessi forti, non sono tra maggioranza ed opposizione ma all'interno della stessa maggioranza la musica non cambia, anzi i giochi sono ancor più articolati e ambigui. Il caso più eclatante è quello delle norme che modificano i tempi di prescrizione, varate dal Governo in agosto di due anni fa ed ancora al palo, nonostante l’urgenza della questione corruzione e senza che sia mai stato minacciato il voto di fiducia, utilizzato in innumerevoli occasioni.
Insomma a "soli" due anni di distanza dalla sua presentazione, e dopo vari passaggi tra Camera e Senato, la riforma della prescrizione non è ancora stata approvata e solo alla fine di luglio si è arrivati ad un compromesso in Commissione tra le forze politiche che sostengono il governo. Ma non è detto che anche in aula l’accordo regga e passi il testo definito in commissione. Cosa sarebbe successo se la sola camera avesse gestito l'iter legislativo?
C'è sempre un'ultima speranza......
Non più tardi di 20 giorni fa aveva sentenziato che l'Italicum era una riforma ormai agonizzante, nata deforme e peggiorata via via con il tempo, tanto da produrre la diffusa convinzione che ormai sia avviata "in modo inesorabile alla pensione prima ancora di essere applicato una volta". Invace nell'editoriale odierno su Repubblica Stefano Folli fa una veloce retromarcia, dopo aver realizzato che una frettolosa modifica della legge elettorale prima del referendum, finalizzata a sbarrare la strada elettorale ai pentastellati, farebbe proprio il gioco dei grillini, fornendo loro un formidabile argomento propagandistico per vincere le elezioni, contro tutte le caste coalizzate ed arroccate dietro una legge elettorale a propria difesa corporativa.
Nel frattempo i rumors sul prossimo OK della cassazione al referendum di novembre rinfocolano le speranze della sinistra PD di una modifica e breve dell'Italicum. L'argomento è sempre lo stesso: l'esorbitante premio di maggioranza produrrebbe una distorsione della rappresentanza a favore del vincitore ma, sotto sotto, tutti temono che il secondo turno premi inopinatamente i pentasetellati, come prevedono i sondaggi e come è accaduto al ballotaggio di Roma e Torino. Un analogo argomento critico ha ispirato i ricorsi contro l'Italicum, di prossimo esame da parte della Consulta; ma nessuno pare considerare l'ipotesi che prima di varare una nuova legge o modificare l'Italicum forse converrebbe attendere il parere della corte sulla legge vigente, giusto per introdurre dei correttivi, in caso di bocciatura di qualche punto dell'Italicum, o per evitare di incorrere in un altro giudizio negativo, in caso di cambiamenti sostanziali alla legge non congruenti con le "direttive" delle Conssulta.
Nel frattempo si affastellano le proposte estemporanee di modifica dell'Italicum o di riscrittura della legge, talune incompatibili ed antitetiche rispetto alle altre e quindi auto-escludentesi. Siamo ormai arrivati ad una decina di ipotesi. Le più recenti fanno riferimento ai sistemi elettorali di altri due paesi mediterranei, Spagna e Grecia, che non brillano per efficacia; l'una è paralizzata polticamente da un sistema proporzionale che in un assetto tripolare porta ad esiti elettorali inconcludenti, nonostante due elezioni in sei mesi, mentre l'altra ha da poco archiviato il proprio sistema proporzionale con premio di maggioranza per il primo partito, che il giovane turco Orfini, presidente del PD, vorrebbe invece adottare in alternativa all'Italicum (ammesso e non concesso che possa mai mai superare il vaglio della sentenza di bocciatura del Porcellum).
Incurante di questi dettagli l'on. Speranza, ex capogruppo PD alla camera, ha trovato la quadratura del cerchio, la formula perfetta e infallibile per cambiare l'italicum a spron battuto e, nel contempo, spodestare l'usurpatore segretario PD, nonchè presidente del Consiglio ( http://www.huffingtonpost.it/2016/08/06/italicum-pd-speranza_n_11362550.html?utm_hp_ref=italy ). Se il presidente del Consiglio accetta di cambiare l'Italicum, come vorrebbero gli speranzosi della sinistra PD, lancia un formidabile assist ai pentastellati per vincere le prossime elezioni, come riconosce il Folli su Repubblica. Se invece risponde picche all'ingiunzione di modificare l'Italicum, amplifica l'opposizione interna per il NO e, in caso di bocciatura referendaria della riforma, la carriera del Premier è destinata al capolinea. Insomma, la classica ingiunzione paradossale, per una decisione impossibile: qualsiasi scelta faccia è garantito un'esito controproducente, perlomeno per i suoi strenui oppositori interni.
Superamento del bicameralismo e semplificazione le...

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