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Timestamp: 2018-03-22 03:55:19+00:00

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Diritto internazionale dei diritti umani e dei conflitti armati: guerra e pace L'influenza della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo nel diritto di famiglia :: Studi per la pace
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CEDU e tutela dei rapporti familiari D.ssa Veronica Pacini
TUTELA DEI DIRITTI UMANI E RAPPORTI FAMILIARI
L'INFLUENZA DELLA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI
Relatore: Chiar.mo Prof.MICHELE SESTA
La tesi si propone di verificare quale influenza abbia essercitato la Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali, firmata il 4 novembre del 1950 a Roma, nell'ambito del diritto di famiglia italiano. L'approccio comparativo tra ordinamento olandese ed italiano evidenzia quali siano gli effetti prodotti dalla Convenzione nel diritto di famiglia dell'uno o dell'altro Paese.
CAPITOLO 1- La "questione" dei diritti umani
1.2 Diritto positivo e diritto naturale. Cenni storici
1.3 Diritti umani dopo il 1945
1.4 Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
1.4.2 Struttura
1.4.3 Diritti e doveri
1.5 Patti posteriori alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
1.6 La tutela dei diritti umani in Europa- La Convenzione europea dei diritti umani
1.7 Trattato di Nizza
CAPITOLO 2 - Diritto di famiglia internazionale
2.2 La molteplicità dei modelli familiari
2.3 Diritto di famiglia e diritti umani
2.4 La "famiglia" nella Convenzione europea dei diritti umani.
Interrelazione tra art.8 e 12
2.5 Obbligazione positiva e negativa dell'art 8
2.6 La "vita familiare" e la "vita privata"nella giurisprudenza
2.7 Elementi di connessione nel diritto di famiglia internazionale
2.8 La politica sociale europea della famiglia
CAPITOLO 3 - Influenza della Convenzione europea dei diritti umani
nell'ordinamento olandese
3.2 Le fonti del diritto di famiglia
3.3 Diritto privato internazionale
3.4 Convenzione Europea dei diritti umani nell'ordinamento olandese
3.6 Registered-partnership
3.7 Discriminazione tra matrimonio e registered-partnership?
3.8 Filiazione
3.8.1 Presunzione di legittimità
3.8.2 Riconoscimento
3.8.3 Stabilimento giudiziale di paternità
3.8.4 Custodia
3.8.5 Accesso ed informazione
3.9 Fenomeno dell'immigrazione
CAPITOLO 4 - Influenza della Convenzione europea dei diritti umani nell'ordinamento italiano
4.2 Le fonti del diritto di famiglia
4.3 Diritto privato internazionale
4.4 Convenzione europea dei diritti umani nell'ordinamento italiano
4.4.1 Conoscenza della Convenzione europea da parte degli operatori
4.4.2 Applicabilità diretta della convenzione
4.4.3 Status giuridico della Convenzione europea nell'ordinamento italiano
4.4.4	Il caso Medrano
4.5 Effetto delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. Ipotesi di inadempienza amministrativa
4.6 Convivenza di fatto
4.7 Filiazione
4.7.1 Sentenza della Corte Costituzionale n. 532
4.7.2 Azione di disconoscimento della paternità
4.7.3 Riconoscimento
4.7.4 Dichiarazione giudiziale della paternità
4.7.5 Potestà dei genitori
4.8 Funzione di stimolo della Convenzione.
Proposta di legge n. 66 "Nuove norme in materia
di separazione dei coniugi e Affidamento condiviso dei figli"
4.8.1 Proposta di modifica dell'art.155 del codice civile
4.8.2 Disegno di legge 2517/2002 Misure urgenti e delega al governo in materia di diritto di famiglia e dei minori"
4.9 Ricorsi contro il governo italiano
4.9.1 Ricorso n. 16260/90 contro il governo italiano
Nel corso del lavoro proposto, credo che sia ben emerso come la politica sociale europea si stia finalmente aprendo ad una diversità culturale ed a un pluralismo di valori.
Per la prima volta la politica sociale dell'Unione Europea, interpretando la Convenzione del '50 quale "living instrument", cioè in un ottica dinamica, si apre in concreto ad una società multiculturale.
In un momento come quello attuale, in cui sempre più difficile è delineare chiaramente il concetto di famiglia, questa deve sì essere eccepita come un valore in sé, ma deve anche essere considerata facendo riferimento ai singoli membri che la compongono, così da poterne soddisfare esaurientemente le esigenze.
La difficoltà esistente nell'inquadrare la nozione di famiglia discende, come si è visto, da diversi fattori.
A partire dagli anni '60, l'Europa è stata protagonista di profonde trasformazioni.
Rilevanti sono state le diminuzioni di natalità, di nuzialità, con un conseguente aumento di convivenze more-uxorio e di nascite extra-matrimoniali.
La famiglia tradizionale non appare più come il modello esclusivo, anche se è ancora quello più diffuso; accanto ad essa troviamo una grande varietà di modelli familiari come le famiglie de facto e quelle unipersonali.
E' in un simile contesto che sono andata ad analizzare l'influenza esercitata dalla Convenzione europea dei diritti umani del 1950 nell'ambito del diritto di famiglia.
Tale Convenzione si erige a pietra miliare per molti dei Documenti posteriori, fino ad arrivare all'ultimo, ovvero il Trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio del 2001.
Che tale Trattato sia una conseguenza diretta della Convenzione lo si deduce dall' art. 7 il quale permette al Consiglio d'Europa di sanzionare uno Stato membro per una qualsiasi violazione dei diritti fondamentali, che sia grave e persistente.
Si richiede dunque che l'Unione rispetti i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea, ovvero quei diritti che altro non sono, se non il prodotto delle comuni tradizioni degli Stati membri.
La Convenzione europea ha avuto il grande merito di esercitare una funzione di stimolo, ha infatti condizionato l'evoluzione delle legislazioni familiari dei Paesi contraenti e lo ha fatto avvalendosi di una formula piuttosto elastica.
Mi riferisco in particolare all'art.8 della Convenzione che, con le nozioni di "vita privata" e "vita familiare", ha permesso di proteggere delle realtà affettive fino a poco tempo fa, non suscettibili di alcuna tutela.
In questo senso, molto ha contribuito l'interpretazione della Corte europea dei diritti umani, data alla luce delle condizioni attuali. Si conferma così l'idea di una Convenzione quale "living instrument".
Quanto la Convenzione sia stata di stimolo per gli ordinamenti nazionali lo si è ben dedotto dall'esame dei due Paesi: Italia ed Olanda.
In entrambi i casi, mi sono soffermata sulla filiazione, tematica strettamente connessa alla vita quotidiana.
Si è visto come in Olanda, la Commissione europea abbia condannato la mancata possibilità per una donna sposata, di negare la paternità biologica del marito.
E' in questo senso che nel 1998, il legislatore è andato a disporre il nuovo art.200.
E' sempre in seguito ad una accertata violazione dell'art.8 della Convenzione, che dal 1998 il padre biologico ha acquisito una maggiore facilità nel riconoscere il figlio, sia perché la madre non ha più alcun diritto di veto, sia perché la possibilità permane anche se sposato ad una donna diversa.
Così accade per l'accertamento giudiziale di paternità, procedura prevista dal legislatore solo in seguito ad una lamentata violazione dell'art.8 della Convenzione.
I Bills emanati a partire dal '91, sempre sotto l'influenza della Convenzione, hanno una chiara connotazione progressista.
Si ricordi il Bill riguardante il nome familiare, che permette una scelta tra il nome della madre e quello del padre; il Bill che permette un'autorità congiunta tra un genitore ed un non-genitore; il Bill che ha permesso la "registration of a partnership", ed è entrato in vigore nel 1998.
Di particolare rilievo è poi il Bill, entrato in vigore il 1 aprile del 2001, che oltre alla già concessa possibilità di adottare (Bill del 21 dicembre del 2000), introduce per le coppie omosessuali la possibilità di sposarsi.
Tutto questo è in armonia con un'idea di rispetto di "vita privata" e "vita familiare", che vuole sì privilegiare la realtà biologica, ma allo stesso tempo si mostra sensibile a tutte quelle relazioni strette che vadano a creare un'effettiva vita familiare.
E' con il caso Marckz che si delinea per lo Stato una vera e propria obbligazione positiva, a cui lo Stato olandese sembra del resto aver perfettamente adempiuto.
I Bills emanati vanno infatti a promuovere pienamente il rispetto della vita familiare e privata, dandone una interpretazione generosa e progressista.
Passando poi ad analizzare la situazione italiana, si è visto come la Riforma del 1975, ben abbia recepito lo spirito della Convenzione europea, auspicando la parificazione tra filiazione naturale e legittima. Purtroppo una parificazione non ancora completa, come testimonia la sentenza della Corte Costituzionale n.532 del 23 novembre 2000.
Equiparando le due fattispecie si garantirebbe il rispetto della vita familiare anche tra genitori, figli e parenti naturali, in un'ottica di promozione dei legami familiari di cui lo Stato si deve far carico.
Già nel '75, quindi precedentemente all'ordinamento olandese, il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento l'azione di disconoscimento di paternità ( art.235 cod.civ.). Tuttavia, ancora non è stata data piena attuazione al principio del favor veritatis. L'azione è infatti limitata a delle ipotesi tassative.
Il nostro legislatore ha anticipato quello olandese anche con riguardo al riconoscimento. Nel 1975 ha infatti previsto la possibilità di sostituire il consenso del genitore con quello del tribunale, sempre che a richiederlo sia l'interesse del minore.
Da notare è come si faccia riferimento al consenso del genitore che per primo abbia effettuato il riconoscimento e non a quello esclusivo della madre, come avviene in Olanda.
E' sempre dal 1975 che, con riguardo alla dichiarazione giudiziale di paternità, si sono equiparate le due fattispecie, quella di paternità e quella di maternità.
Sembra dunque che il legislatore italiano, ben recettivo dello spirito della Convenzione, abbia precorso i tempi, almeno per quanto riguarda la filiazione.
Con l'esame della proposta di legge n.66 e del disegno di legge 2517/2002 ho voluto testimoniare come la funzione di stimolo della Convenzione ancora permanga.
Ci si chiederà allora in cosa l'ordinamento italiano sia parso meno recettivo.
Dal lavoro proposto emerge come il nostro Paese si atteggi in modo restrittivo in merito alle relazioni de facto tra partners di sesso diverso, con particolare riguardo per quelli di stesso sesso.
Si è ancora legati ad una vita relazionale più tradizionale, basata sul collegamento dell'art.8 con l'art.12 della Convenzione europea, ovvero sulla presunta inscindibile connessione tra matrimonio e vita familiare.
Come anticipato, la famiglia è concetto relativo, mutevole in base alle diverse condizioni socio-culturali. Disciplinare una relazione, richiede innanzitutto dare un'interpretazione, che sia la più consona al "sentire sociale".
Nel nostro contesto nazionale, tale interpretazione sembra essere ancora piuttosto "tradizionale". Ancora oggi, la famiglia nucleare centrata sul matrimonio rimane un ideale rispetto al quale ogni altro tipo di famiglia costituisce devianza.
Questo, se pur il pluralismo implichi un riconoscimento paritario dei differenti tipi di modelli familiari che si distacchi da ogni tipo di gerarchia di valori.
Dall'analisi dei due Paesi, emerge infine che in Olanda molto più diffusa è la consapevolezza delle possibilità offerte dalla Convenzione e dai suoi organi.
Una consapevolezza che opera a due livelli, sia quello degli operatori di diritto che quello degli utenti. Due sono le implicazioni.
Innanzitutto, in Italia si ha un livello di "coscienza europea" quasi minimo.
Ciò è particolarmente negativo per un ambito, quale quello della tutela dei diritti umani, in cui già parlare di Europa significa andare a porre un limite a qualcosa che è di per sè universale.
In secondo luogo, conoscere la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani, permette di coglierne immediatamente la direzione progressista.
Rimanere vincolati ad una visione tradizionalista può significare sacrificare i singoli membri familiari. La giurisprudenza della Corte ci insegna a comprendere come tutte le famiglie siano in principio degne di pari rispetto ed ugualmente bisognose di pubblico supporto. I diversi tipi di "lifestyle" familiari sono tutti da tutelare, perché se pur i valori non siano comuni, in ogni modo certo lo saranno le funzioni e le esigenze.
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McLeod c. Regno Unito, sent. 23 settembre 1998, in Riv. Intern. dei diritti dell'uomo, 1999, p.336
Buscemi c. Italia, sent. 16 settembre 1999, Riv. Intern. dei diritti dell'uomo, p.291
Scozzari e giunta c. Italia, sent. 13 luglio 2000, in Riv. Intern. dei diritti dell'uomo, 2000 II, p.115

References: art.8
 Sentenza 
 art. 7
 art.200
 sentenza 
 art.235

Cass. 

Cass.