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Timestamp: 2017-07-24 04:47:49+00:00

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Diritto processuale civile | UN PARERE LEGALE – A LEGAL ADVICE
Il diritto processuale civile è il complesso delle norme giuridiche che, in un determinato stato, regolano lo svolgimento del processo civile ovvero della procedura che lo Stato mette a disposizione dei propri consociati per la risoluzione delle controversie aventi ad oggetto diritti di natura privata. Tale strumento si giustifica perché lo Stato non può tollerare che i soggetti privati provvedano autonomamente alla risoluzione dei conflitti che normalmente insorgono nell’ambito della convivenza. Inoltre, nel nostro ordinamento, è espressamente vietato il ricorso alla “giustizia privata” essendo tale comportamento ritenuto così grave da essere un reato. Infatti il ricorso all’esercizio arbitrario delle proprie ragioni(in Italia l’articolo 392 del Codice Penale) punisce chi “potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo”.
In generale, si deve indicare una prima grande divisione delle norme esistenti all’interno di un ordinamento giuridico ovvero la partizione tra diritto sostanziale e diritto strumentale: il primo dettanorme valide per la convivenza sociale ed il fisiologico svolgimento dei rapporti, il secondo fornisce invece gli strumenti giuridici per l’eventuale tutela delle posizioni sostanziali nonché per la realizzazione coattiva delle stesse, ove necessaria.
Più in particolare, per l’attività di cognizione si può affermare che quando un soggetto asserisca di essere titolare di un diritto soggettivo ed assuma che un consociato non abbia adempiuto a una precisa regola e le parti non pervengono a una composizione spontanea del conflitto, l’ordinamento giuridico deve, innanzitutto, accertare l’esistenza del diritto soggettivo dedotto in giudizio e se quest’ultimo è stato violato. In tal modo l’attività cognitiva si estrinseca in tre diverse azioni esperibili: l’azione di mero accertamento, l’azione di condanna, l’azione costitutiva.
Quanto, invece, per la tutela di esecuzione essa mira alla realizzazione concreta del diritto di credito nascente da un rapporto obbligatorio, qualunque sia la sua fonte legale o giudiziale. Bisogna, infatti, considerare che tale forma di tutela è invocabile qualora si sia in possesso di un titolo esecutivo a norma dell’art. 479 c.p.c.
Infine, per quanto concerne la tutela cautelare essa si ha in tutti quei casi nei quali si vuole “preservare” il diritto soggettivo dall’eventuale pregiudizio che può determinare il passare del tempo necessario ad arrivare a una sentenza di merito. L’ordinamento prevede una tutela cautelare conservativa (es. il sequestro) e un’anticipatoria (es. accertamento tecnico preventivo).
È la nostra stessa Costituzione che sancisce all’art. 24 il diritto che tutti i soggetti hanno di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi. Tuttavia, il diritto alla tutela giurisdizionale è condizionato dall’interesse ad agire, che nel sistema del diritto processuale civile costituisce presupposto fondamentale dell’azione (art. 100 cpc).
Di peculiare previsione è la normativa relativa al processo del lavoro, che pur integrandosi all’interno del diritto processuale civile, prevede un rito parzialmente differenziato.
Il processo del lavoro prevede particolari tutele a favore della parte “debole” del rapporto di lavoro, ossia, del lavoratore, accelerando i tempi del procedimento e alleggerendo le formalità e prevedendo dei poteri officiosi da parte del giudice, non presenti nel giudizio ordinario di cognizione.
Nel processo del lavoro sussiste l’obbligo, per il giudice, di tentare la conciliazione tra le parti; obbligo non previsto, invece, nelprocesso di cognizione (quello ordinario) ove è previsto esclusivamente “Quando la natura della causa lo concede”.
Il processo civile e le sue norme devono uniformarsi al dettato di alcune norme Costituzionali. In prima battuta possiamo prendere in considerazione gli artt. 101 e 104 Cost. che sanciscono l’indipendenza “esterna” della magistratura. La magistratura è potere autonomo dai restati due poteri legislativo ed esecutivo e si autogoverna mediante il C.S.M. nel rispetto della legge. L’art. 107 Cost. riguarda invece l’indipendenza “interna” della magistratura, disponendo l’uguaglianza di ordine e grado tra i magistrati e la loro differenziazione solo per motivi di competenza. Lo stesso articolo dispone poi l’inamovibilità del giudice (salvo disposizioni del C.S.M.) a cui s’aggancia l’art. 25 Cost. che prevede che il giudice sia precostituito per legge. Per quanto riguarda il processo e le restanti parti tra cui si svolge, l’art. 24 Cost. sancisce due principi estremamente importanti: – Il diritto d’azione per la tutela in giudizio di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo. – Il diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento Infine occorre richiamare il dettato dell’art. 111 Cost. che oltre a disporre l’obbligo della motivazione dei provvedimenti prevede il diritto al giusto processo. Il giusto processo si ottiene quando: 1 È disciplinato dalla legge 2 Si svolge nel contraddittorio tra le parti 3 Si svolge di fronte a giudice terzo e imparziale 4 Si svolge in una durata di tempo ragionevole (ricavata poi in norme internazionali)
Art. 2697 c.c. Principio Dispositivo La tutela giurisdizionale si attiva su istanza di parte. Chi dispone di un diritto è l’unico, salvo rare ipotesi di legge, che può chiederne la tutela in giudizio. Questo è in sintesi il Pr. Dispositivo “puro” riguardante l’attivazione della tutela. Per l’iter probatorio vale invece il Pr. Dispositivo “temperato” per il quale il mezzi istruttori sono soggetti a regole precise.
Art. 116 c.p.c. Principio del libero convincimento del giudice La decisione del giudice si fonda sulla valutazione delle prove fornitegli dalle parti durante il processo. Le ‘prove legali‘ (giuramento – confessione – atto pubblico – scrittura privata autenticata o riconosciuta) hanno un valore probatorio determinato a priori per legge, al giudice quindi non resta altro che constatare un dato di fatto imprescindibile e incontestabile (salvo querela di falso per prove precostituite). Le altre prove sono dette libere e vengono valutate dal giudice secondo il suo “prudente apprezzamento”: per esse il giudice dovrà rendere conto del proprio ragionamento con una motivazione in fatto e in diritto della propria decisione, che dovrà essere comprensibile, logica e razionale.
Il processo in Italia è regolato dal principio dispositivo (che altro non è che una manifestazione del diritto d’azione sancito dall’art. 24 Cost.). Questo principio dispone che l’azione è l’attribuzione dell’iniziativa giudiziaria che spetta al titolare del diritto di cui si chiede la tutela. Azione e diritto sostanziale tuttavia possono essere attribuiti a due soggetti diversi, come ad esempio nel caso della tutela del minore. Il processo di cognizione è la figura processuale con cui si esprime la tutela dichiarativa. La tutela dichiarativa è quel tipo di tutela finalizzata all’effettiva risoluzione delle controversie, in questi casi il giudice decide la regola di diritto da applicare al caso concreto. Le azioni di cognizione sono di tre tipi: – Accertamento: quando si afferma il vanto di un diritto che un altro soggetto ritiene inesistente, o quando si contesta il diritto altrui (acc.negativo) – Condanna: si afferma una lesione da parte un soggetto e si chiede la condanna di questo al risarcimento in forma specifica o per equivalente monetario. È l’unica la quale sentenza può valere come Titolo Esecutivo, atto che prepara l’esecuzione forzata. – Costitutiva: si afferma il semplice fatto costitutivo alla base di un diritto potestativo. Si richiede la costituzione, la modificazione o l’estinzione di rapporti giuridici. L’azione costitutiva è soggetta al regime di tipicità, l’art. 2908 c.c. dispone che può essere esperita nei soli casi previsti dalla legge.
Prima di scendere nell’indagine di merito(fondatezza dell’azione) il giudice deve svolgere due tipi di accertamenti preliminari volti a verificare la fondatezza della domanda. Tuttavia, è da precisare che oggi una siffatta distinzione è recessiva e sintomatica di una nozione di rapporto giuridico processuale ormai abbandonata. Ne deriva che oggi sussiste una sola categoria, rappresentata dalle cosiddette condizioni di dedicibilità della causa nel merito.
Ad ogni modo a mero titolo esemplificativo, si può segnalare che cosa s’intendeva per presupposti processuali e condizioni dell’azione sino a qualche tempo fa.
I presupposti processuali riguardano l’instaurazione del processo:
Domanda proposta a giudice competente (se giudice è incompetente dovrà dichiarare la propria
incompetenza e definire in via pregiudiziale il processo)
Capacità processuale della parte che sta in giudizio, ovvero persone che abbiano il libero
esercizio dei propri diritti, art. 75 c.p.c. In questo caso tuttavia il giudice può
disporre un termine per sanare tale difetto
Se giudice non può procedere perché manca un presupposto emanerà una sentenza meramente processuale che non consuma l’azione, c.d. “Giudicato Formale”
Le condizioni dell’azione invece riguardano la proponibilità della domanda. – Possibilità giuridica, valutare se azione rientra in fattispecie normativa esistente. – Legittimazione ad agire, corrispondenza tra colui che pone la domanda e colui che è titolare del diritto (vi sono casi eccezionali come “alienazione res litigiosa” in cui un soggetto sta in causa per un diritto che non è più suo) – Interesse ad agire, il soggetto che propone la domanda deve avere interesse alla tutela giurisdizionale del diritto che afferma.

References: sentenza 

Art. 2697

Art. 116
 sentenza 
 art. 75
 sentenza