Source: http://infosicurezza.eu/News/2011/04/0/News.aspx
Timestamp: 2017-12-12 21:48:02+00:00

Document:
SICUREZZA SUL LAVORO: LE PRIME INCHIESTE PER MANCATA VALUTAZIONE DELLO STRESS LAVORO CORRELATO ( 01-04-2011)
A Torino sette aziende sono state iscritte nel registro degli indagati per non avere valutato in modo corretto il rischio da stress del proprio personale. Si tratta della prima inchiesta del genere avviata i Italia in materia di violazione dell'articolo 29 del Testo unico sulla sicurezza del lavoro. Tra le imprese coinvolte finora figurerebbe anche un museo.
Il mancato rispetto del documento di valutazione del può arrivare a comportare l'arresto fino a otto mesi e ammende fino a 15 mila euro. Secondo le prime indiscrezioni trapelate, le indagini della Procura avrebbero evidenziato che il metodo di accertamento seguito dalle imprese (quelle controllate dall'Asl) non fornirebbe un quadro reale della situazione perché basato solo su alcuni parametri. Una parzialità nell'approccio che avrebbe sottovalutato in modo evidente problemi e disagi denunciati, al contrario, dai lavoratori intervistati dai medici aziendali o dal personale incaricato.
A evidenziare questo punto è stata proprio una squadra di psicologi che, su incarico del pubblico ministero, ha esaminato e studiato i documenti di valutazione bocciandoli tutti. Dal ministero del Lavoro sono state, così, fornite alle aziende delle indicazioni per lo svolgimento corretto dei test.
CERTIFICATI DI MALATTIA ON-LINE: UN PRIMO BILANCIO ( 01-04-2011)
Sfiora quota 600 milioni di euro il risparmio complessivo - tra Inps, lavoratori e imprese - determinato dall'introduzione dei certificati di malattia online.
Dall'avvio della riforma dello scorso aprile, i documenti inviati in modalità telematica hanno "superato quota sette milioni, per un totale annuo stimato di 25 milioni". Negli ultimi 50 giorni sono stati trasmessi all'Inps oltre 3,5 milioni di certificati, con una media settimanale di 450mila unità. La percentuale di "vecchi" certificati su carta è "al di sotto del 2%", mentre i medici che usano abitualmente il nuovo servizio sono il 90%. Il nuovo sistema, ha illustrato Brunetta, al momento coinvolge 17 milioni di lavoratori dipendenti, 4,4 milioni di imprese e 180mila medici.
SALUTE DEI LAVORATORI: PEGGIO LA DISOCCUPAZIONE O LA PRECARIETA’? ( 01-04-2011)
Per alcuni il dilemma sembrerà una questione di lana caprina: è meglio essere disoccupati o avere un lavoro precario o sottopagato? Quale soluzione è preferibile o, semmai, la meno peggiore? Se proprio si ha la sfortuna di doversi porre il problema, in tal caso la disoccupazione sembrerebbe la chance preferibile. Almeno secondo i risultati di una ricerca dell'Australian National University di Canberra, che ha comparato il grado di stress correlato a ciascuna delle due condizioni. La conclusione: una professione svolta in condizioni sfavorevoli - tra l'angoscia del rinnovo contrattuale, lo sfruttamento degli orari di lavoro e vessazioni varie - è decisamente più deleteria rispetto all'eventualità di non averla del tutto.
Nello studio pubblicato da "Occupational and Environmental Medicine" - che ha monitorato le opinioni e i comportamenti di un campione di oltre 7mila australiani - sono stati presi in considerazione diversi parametri: dalla salute mentale alle caratteristiche psicosociali del lavoro, dalla complessità delle mansioni svolte alla precarietà, fino alla soddisfazione per lo stipendio. Ne è emerso, così, che se passare dalla disoccupazione a un buon impiego comporta un guadagno di tre punti nella scala della salute mentale, ottenerne uno non soddisfacente comporta in media la perdita di 5,6 punti
RUMORE: I RISCHI PER LA SALUTE E LE CATEGORIE DI LAVORATORI PIU’ ESPOSTI ( 01-04-2011)
Lo stress derivato da eccessivo rumore ambientale è al centro di una ricerca promossa dagli scienziati dell'Institute of Cancer Epidemiology di Copenhagen, e pubblicata sulla rivista European Heart Journal.
Lo studio, che intende far luce sul reale legame tra il rumore e la nostra salute, fa una panoramica generale dei sintomi da eccessiva esposizione a emissioni sonore nocive: ronzio nelle orecchie e aumento della frequenza cardiaca, cattiva qualità del sonno difficoltà ad addormentarsi o l'eccessiva sonnolenza diurna che insieme al frastuono del traffico, aumenterebbero il rischio di malattie extrauditive.
Particolarmente esposti i lavoratori delle ferrovie, degli aeroporti, di cantieri e industrie, le fonti di emissioni più moleste: analizzando i dati emersi su test condotti su un campione di 51.485 volontari, è stato scoperto che, per ogni 10 decibel di rumore in più, il pericolo di un ictus aumenta del 14% fra gli over 50 anni. E per gli over 65 il pericolo aumenta del 27% (per ogni 10 decibel di frastuono in più). I maggiori rischi deriverebbero dai rumori ripetuti e prolungati e superiori agli 85 decibel, quelli presenti proprio nelle aree di lavoro di cantiere e nelle zone maggiormente trafficate, quali le strade ferrate e le strade cittadine.
La ricerca comunque sottolinea che i lavoratori sono fra le categorie più ben protette dai rischi di ipoacusia: benché esposti obbligatoriamente al rumore ambientale, sono maggiormente protetti da dispositivi di protezione individuale, come per esempio le cuffie. Tuttavia, ricorda lo studio, gli effetti derivanti da inquinamento aumentano in base a fattori soggettivi: la sensibilità e reattività individuale, la saturazione sensoriale, l'atteggiamento motivazionale del soggetto esposto, l'età, e non ultimo il sesso: le donne, ad esempio, sarebbero le più protette.
IL FONDO PER LE VITTIME DELL’AMIANTO ( 01-04-2011)
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 72 del 29 marzo 2011, il Decreto Interministeriale n. 30 del 12 gennaio 2011 riguardante il Regolamento concernente il Fondo per le vittime dell'amianto ai sensi dell'articolo 1, commi 241-246, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244.
SOSTANZE E MISCELE: PUBBLICATO IL DECRETO PER L'ADEGUAMENTO AL REACH. ( 01-04-2011)
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 28 marzo 2011 il Decreto del Ministero della Salute del 23 marzo 2011 con cui è stata recepita la Direttiva 2008/112/CE recante modifiche a precedenti direttive per adeguarle al regolamento (CE) n. 1272/2008 REACH relativo alla classificazione, all'etichettatura ed all'imballaggio delle sostanze e delle miscele.
LA SALUTE DEI LAVORATORI NEGLI UFFICI: LE POLVERI DA STAMPANTI LASER, FOTOCOPIATRICI E TONER ( 01-04-2011)
In genere, le reazioni di ipersensibilità non specifiche dovute agli effetti irritativi di queste emissioni possono essere evitate migliorando l'igiene del posto di lavoro. Soltanto in casi rari sono state documentate delle vere e proprie allergie al toner.
Gli studi epidemiologici non hanno stabilito relazioni causali certe fra queste emissioni e le malattie croniche dell'apparato respiratorio o le malattie polmonari interstiziali.
In base ai risultati degli studi sperimentali e dei test sugli animali, non si esclude che le polveri di toner possano avere un effetto cancerogeno.
I dati attualmente disponibili non permettono tuttavia di trarre delle conclusioni definitive, soprattutto perché non sono ancora stati svolti degli studi epidemiologici sul rapporto tra l'esposizione a polveri di toner e un maggiore rischio di tumori maligni delle vie respiratorie.
I COSTI DELL’INSICUREZZA ( 01-04-2011)
Nel 2010 gli infortuni sul lavoro – circa 800 mila in un anno – sono costati all’Italia una cifra complessiva che l’Inail ha stimato essere intorno ai 24 miliardi euro, lo stesso costo della manovra correttiva alla Finanziaria approvata l’anno scorso anno per il biennio 2010 – 2011.
Evitare gli infortuni sul lavoro potrebbe dunque avere due grandi vantaggi, risparmiare sofferenza e risparmiare anche tasse e riduzione di servizi ai cittadini. Questo perché un infortunio si traduce in pesanti costi per il sistema economico del paese. Pensiamo ad esempio ai soccorsi, alle cure mediche e spesso alla degenza ospedaliera, le visite successive, i passaggi burocratici, l’indennizzo a carico dell’Inail per l’infortunio subito e per l’eventuale invalidità con relativo sussidio. Per non parlare delle morti bianche, del sussidio per i superstiti. E poi, ancora, ci sono le assenze da lavoro successive all’infortunio, che si traducono in una spesa per l’Inail e anche in una perdita di produttività per l’azienda stessa.
Il totale di 24 miliardi di euro in un anno tradotto significa che ogni singolo incidente sul lavoro è costato al sistema Italia circa 30 mila euro, più o meno lo stipendio lordo annuo di un lavoratore medio.
SICUREZZA SUL LAVORO: LE PRINCIPALI FATTISPECIE SANZIONATORIE PENALI A CARICO DEL DATORE DI LAVORO ( 12-04-2011)
SICUREZZA SUL LAVORO: LE PRINCIPALI FATTISPECIE SANZIONATORIE PENALI A CARICO DEL DATORE DI LAVORO
Le fattispecie sanzionatorie penali a carico del datore di lavoro, create dal legislatore con lo scopo di tutelare direttamente il lavoratore da un punto di vista prevenzionistico, sono da rinvenirsi nel D.Lgs. 81/08 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) e consistono in modo particolare nella:
a) mancata effettuazione della sorveglianza sanitaria, ove prevista, art. 18, comma 1, lettera g) (“per non aver inviato i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria”); ammenda da 2.000 a 4.000 euro;
b) mancata fornitura dei Dispositivi di Protezione Individuale, ove necessari, art. 18, comma 1, lettera d) (“per non aver fornito ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e 2 il medico competente, ove presente”) arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.500 a 6.000 euro.
c) mancata informazione, art. 36, comma 2 (“per non aver provveduto affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione”); arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro;
d) mancata formazione, art. 37, comma 1 (“per non aver assicurato che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche”); arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro.
SICUREZZA SUL LAVORO: I RISCHI SPECIFICI E LA SORVEGLIANZA SANITARIA ( 12-04-2011)
Dall’analisi del rischio che incombe sull’attività svolta dai lavoratori discendono per il datore di lavoro tutti gli obblighi prevenzionali ex D.Lgs. 81/08. E’ pertanto utile riportare l’elenco più ricorrente dei rischi specifici che prevedono relativi obblighi di sorveglianza sanitaria:
1) movimentazione manuale dei carichi (art. 168 D.Lgs. 81/08);
2) uso di attrezzature munite di videoterminali (art. 176 D.Lgs. 81/08);
3) agenti fisici (art. 185 D.Lgs. 81/08):
· rumore (art. 196 D.Lgs. 81/08);
· vibrazioni (art. 204 D.Lgs. 81/08);
· campi elettromagnetici (art. 211 D.Lgs. 81/08);
· radiazioni ottiche artificiali (art. 218 D.Lgs. 81/08);
8) agenti chimici (art. 229 D.Lgs. 81/08);
9) agenti cancerogeni e mutageni (art. 242 D.Lgs. 81/08);
10) amianto (art. 259 D.Lgs. 81/08);
11) agenti biologici (art. 279 D.Lgs. 81/08);
12) lavori che richiedono assenza di condizioni di alcol dipendenza (Provv. 16/03/2006)
13) lavori che richiedono assenza di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti (Provv.
30/10/2007);
14) lavori con rischi di silicosi e asbestosi (art. 157 D.P.R. 1124/1965);
15) radiazioni ionizzanti (art. 83 D.Lgs. 230/1995);
16) lavoro dei minori (art. 8 L. 977/1967);
17) lavoro notturno (art. 14 D.Lgs. 66/2003).
LA TENUTA DELLA DOCUMENTAZIONE TECNICO AMMINISTRATIVA INERENTE INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI ( 12-04-2011)
Secondo quanto previsto dall’art. 53 D.lgs. 81/2008 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) è consentito l’impiego di sistemi di elaborazione automatica dei dati per la memorizzazione di qualunque tipo di documentazione tecnico amministrativa inerente infortuni e malattie professionali prevista dal decreto legislativo stesso.
Le modalità di memorizzazione dei dati e di accesso al sistema di gestione della predetta documentazione devono però essere tali da assicurare sopratutto che l’accesso alle funzioni, la validazione dei dati e delle informazioni del sistema sia consentito solo ai soggetti a ciò espressamente abilitati dal datore di lavoro e che le stesse operazioni siano univocamente riconducibili alle persone responsabili che le hanno effettuate.
Le eventuali informazioni di modifica, ivi comprese quelle inerenti alle generalità e ai dati occupazionali del lavoratore devono essere solo aggiuntive a quelle già memorizzate e deve essere possibile riprodurre su supporti a stampa le informazioni contenute nei supporti di memoria.
Le informazioni devono essere conservate almeno su due distinti supporti informatici di memoria e gli stessi devono essere forniti di programmi di protezione e di controllo del sistema da eventuali attacchi da parte di virus.
Deve essere infine redatta, a cura dell’esercente del sistema, una procedura in cui siano dettagliatamente descritte le operazioni necessarie per la gestione del sistema medesimo. Nella procedura non devono però essere riportati i codici di accesso.
LAVORATORI ADDETTI AI VIDEOTERMINALI: LA DISCIPLINA DELLE PAUSE ( 12-04-2011)
Durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, il lavoratore addetto al videoterminale, secondo quanto previsto dall’art. 175 D.lgs. 81/2008 (come modificato nel D.Lgs. 106/09), ha diritto ad interrompere l’ attività stessa con delle pause o cambiamenti. Lo scopo di questa previsione normativa è quello di tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore in modo particolare prevenendo così rischi specifici (vista, postura, affaticamento fisico e mentale) legati all’attività di videoterminalista.
Qualora le modalità di fruizione di tali interruzioni/cambiamenti non siano stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale, il lavoratore ha comunque diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale.
La pausa é considerata a tutti gli effetti parte integrante dell’orario di lavoro e, come tale, non è riassorbibile all’interno di accordi che prevedono la riduzione dell’orario complessivo di lavoro. Resta comunque esclusa la cumulabilità delle interruzioni all’inizio ed al termine dell’orario di lavoro.
Nel computo dei tempi di interruzione inoltre non sono compresi i tempi di attesa della risposta da parte del sistema elettronico, che sono considerati, a tutti gli effetti, tempo di lavoro, ove il lavoratore non possa abbandonare il posto di lavoro.
Le modalità e la durata delle interruzioni, qualora il medico competente ne evidenzi la necessità, possono anche essere stabilite temporaneamente a livello individuale.
TELELAVORO: PROBLEMI E COMPLICAZIONI PER LA SALUTE DEI LAVORATORI ( 13-04-2011)
I rischi connessi al telelavoro sono al centro del documento di Eurofound (2005) che solleva alcune problematiche, prima fra tutte quella sulla responsabilità degli infortuni, in questo caso particolarmente difficile da dimostrare. Infatti, secondo i ricercatori, la responsabilità degli infortuni è uno dei motivi per cui in Italia il telelavoro non prende piede in quanto da una parte, le aziende, temono probabili cause da parte dei lavoratori e dall’altra i lavoratori, non si sentono tutelati.
Anche da una ricerca commissionata dall'INAIL (ex Ispesl) a Eures sui "Rischi domestici connessi con il telelavoro" emerge, ancora, come il pericolo di incorrere in un infortuni sia collegato più alla sfera "abitativa" piuttosto che alla parte lavorativa vera e propria.
Innanzitutto il maggior tempo a disposizione e la flessibilità dell'orario si possono trasformare in overtiming, dovuto alla tendenza a rimanere più tempo del dovuto davanti al pc, con conseguente affaticamento fisico. Un altro fattore di rischio consiste nel rischio "ergonomico" dovuto ai problemi legati alla postazione di lavoro, come la corretta disposizione degli strumenti che sfruttino al meglio l'illuminazione e la protezione da rumori esterni, la messa a norma dell'impianto elettrico e di riscaldamento.
Per quanto riguarda infine le malattie professionali, i telelavoratori sono dunque più facilmente esposti soprattutto a patologie legate all'uso del pc e all'ergonomia della postazione di lavoro come disturbi alla colonna vertebrale, disturbi alla vista e all'apparato muscolare.
PRONTO SOCCORSO AZIENDALE: IL CONTENUTO MINIMO DEL PACCHETTO DI MEDICAZIONE ( 13-04-2011)
Nelle aziende o unità produttive di gruppo C, secondo quanto previsto dal Decreto Ministeriale 15 luglio 2003, n. 388, recante disposizioni in merito al pronto soccorso aziendale, il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature:
1. pacchetto di medicazione, tenuto presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodito e facilmente individuabile da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro, della quale sia costantemente assicurata, in collaborazione con il medico competente, ove previsto, la completezza ed il corretto stato d'uso dei presidi ivi contenuti;
Nel gruppo C rientrano tutte le aziende o unità produttive con meno di tre lavoratori che non siano:
1. attività industriali soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica,
2. centrali termoelettriche,
3. impianti e laboratori nucleari,
4. aziende estrattive ed altre attività minerarie,
5. lavori in sotterraneo,
6. aziende per la fabbricazione di esplosivi, polveri e munizioni.
Il contenuto minimo del pacchetto di medicazione, e' aggiornato con decreto dei Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali tenendo conto dell'evoluzione tecnico-scientifica, consiste in:
1. Guanti sterili monouso (2 paia)
2. Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 125 ml (1)
3. Flacone di soluzione fisiologica (sodio cloruro 0,9%) da 250 ml (1)
4. Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (1)
5. Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (3)
6. Pinzette da medicazione sterili monouso (1)
7. Confezione di cotone idrofilo (1)
8. Confezione di cerotti di varie misure pronti all'uso (1)
9. Rotolo di cerotto alto cm 2,5 (1)
10. Rotolo di benda orlata alta cm 10 (1)
11. Un paio di forbici (1)
12. Un laccio emostatico (1)
13. Confezione di ghiaccio pronto uso (1)
14. Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari(1)
15. Istruzioni sul modo di usare i presidi suddetti e di prestare i primi soccorsi in attesa del servizio di emergenza.
SICUREZZA SUL LAVORO: L’AMBITO DI APPLICAZIONE DEL TESTO UNICO ( 14-04-2011)
Le disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, previste del Testo Unico D.Lgs. 81/08 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) si applicano a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio. Ai sensi dell’art. 3 le disposizioni citate si applicano a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati, fermo restando alcune particolarità e precisazioni:
1. Nell’ipotesi di prestatori di lavoro nell’ambito di un contratto di somministrazione di lavoro tutti gli obblighi di prevenzione e protezione di cui al presente Decreto sono a carico dell’utilizzatore.
2. Nell’ipotesi di distacco del lavoratore tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto salvo l’obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato.
3. Nei confronti dei lavoratori a progetto e dei collaboratori coordinati e continuativi le disposizioni di cui al presente Decreto si applicano ove la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente.
4. Nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio, il presente Decreto Legislativo si applica con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.
5. Nei confronti dei lavoratori a domicilio e dei lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali conformi ed in relazione alle effettive mansioni assegnate.
6. Nei confronti dei lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza, mediante collegamento informatico e telematico, si applicano le disposizioni e le tutele previste al Titolo VII in materia di prestazioni svolte con l’ausilio di videoterminali, indipendentemente dall’ambito in cui si svolge la prestazione stessa.
7. Nei confronti dei lavoratori autonomi si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 (utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al Titolo III; munirsi di dispositivi di protezione individuale, munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, ecc.) e 26 (Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione).
8. Nei confronti dei componenti dell’ impresa familiare degli artigiani e dei piccoli commercianti si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21 come accennato al punto precedente.
LAVORI USURANTI: POSSIBILITA’ DI RICHIEDERE LA PENSIONE ANTICIPATA ( 14-04-2011)
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, nella seduta del 13 aprile 2011, lo schema di Decreto Legislativo recante norme in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, attuativo della delega conferita dall’articolo 1 della legge 183/2010 (c.d. Collegato lavoro).
Il comma 1 riconosce, in deroga al regime generale, il diritto di accesso al trattamento pensionistico anticipato (fermi restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e il vigente regime delle finestre), alle seguenti tipologie di lavoratori dipendenti:
a) lavoratori impegnati nelle mansioni particolarmente usuranti;
b) lavoratori notturni, ripartiti, ai fini del presente decreto, in:
¾ lavoratori a turni, che prestano la loro attività di notte per almeno 6 ore per un numero minimo di giorni lavorativi annui non inferiore a 78 e non inferiore a 64 giorni per coloro che maturano i requisiti successivamente all'anzidetto periodo;
¾ lavoratori che prestano la loro attività per almeno 3 ore nell'intervallo tra le 24.00 e le 5.00, per periodi di lavoro di durata pari all'intero anno lavorativo;
c) lavoratori impegnati all'interno di un processo produttivo in serie, con ritmo determinato da misurazione di tempi, sequenze di postazioni, ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, che si spostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi, con esclusione degli addetti ad attività collaterali alle linee di produzione, alla manutenzione, al rifornimento di materiali ecc.;
Il comma 2 chiarisce che il diritto al trattamento pensionistico anticipato è esercitabile qualora i lavoratori di cui al comma 1 abbiano svolto una o più delle attività lavorative indicate, secondo le modalità ivi previste, per un periodo di tempo pari:
b) ad almeno la metà della vita lavorativa complessiva, per le pensioni aventi decorrenza dal 1 ° gennaio 2018.
Il comma 3 puntualizza che, ai fini del computo dei periodi di cui al comma 2, si tiene conto dei periodi di svolgimento effettivo delle attività lavorative indicate, con esclusione di quelli totalmente coperti da contribuzione figurativa.
SICUREZZA SUL LAVORO: LAVORATORI ESCLUSI DAL COMPUTO ( 15-04-2011)
Le disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, previste del Testo Unico D.Lgs. 81/08 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) si applicano a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio.
In base all’ art. 4 però, ai fini della determinazione del numero di lavoratori dal quale il citato Decreto Legislativo fa discendere particolari obblighi, non sono computati:
1. i collaboratori familiari;
2. i soggetti beneficiari delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento;
3. gli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le attrezzature munite di videoterminali;
4. i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato, in sostituzione di altri prestatori di lavoro assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro;
5. i lavoratori che svolgono prestazioni occasionali di tipo accessorio
6. i lavoratori a domicilio, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del datore di lavoro committente;
7. i volontari, i volontari del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile e i volontari che effettuano il servizio civile;
8. i lavoratori utilizzati nei lavori socialmente utili;
9. i lavoratori autonomi;
10. i collaboratori coordinati e continuativi nonché i lavoratori a progetto, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del committente;
11. i lavoratori in prova.
I lavoratori utilizzati mediante somministrazione di lavoro e i lavoratori assunti a tempo parziale si computano invece sulla base del numero di ore di lavoro effettivamente prestato nell’arco di un semestre.
LE ATTIVITA’ PROMOZIONALI IN AMBITO DELLA SICUREZZA SUL LAVORO PREVISTE DAL TESTO UNICO ( 15-04-2011)
Il legislatore, con lo specifico intento di diffondere e promuovere la cultura e le azioni di prevenzione in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, ha previsto all’art. 11 del Testo Unico D.Lgs. 81/08 (come modificato nel D.Lgs. 106/09), una serie di possibilità e di incentivi per le aziende che intendono investire in questo ambito.
Previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali potrebbe dunque essere possibile, da parte delle aziende, accedere a:
a) finanziamenti, da parte dell’INAIL di progetti di investimento in materia di salute e sicurezza sul
lavoro da parte delle piccole, medie e micro imprese;
b) finanziamenti, da parte dell’INAIL e delle Regioni di progetti formativi specificamente dedicati alle piccole, medie e micro imprese,
c) finanziamenti, da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, delle attività degli istituti scolastici, universitari e di formazione professionale finalizzata all’inserimento in ogni attività scolastica ed universitaria, nelle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica e nei percorsi di istruzione e formazione professionale di specifici percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche volti a favorire la conoscenza delle tematiche della salute e della sicurezza nel rispetto delle autonomie didattiche.
L’INAIL inoltre, finanzia, con risorse proprie, progetti volti a sperimentare soluzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai principi di responsabilità sociale delle imprese.
GLI ENTI PUBBLICI AVENTI COMPITI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO ( 18-04-2011)
All’art. 9 del Testo Unico D.Lgs. 81/08 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) vengono indicati gli enti pubblici aventi compiti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’ISPESL, l’INAIL e l’IPSEMA sono enti pubblici nazionali con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro che esercitano le proprie attività, anche di consulenza, in una logica di sistema con il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
La legge 30 luglio 2010, n. 122 di conversione con modificazioni del D.L.78/2010, ha previsto l’attribuzione all’INAIL delle funzioni già svolte da ISPESL E IPSEMA. A partire dal 31/05/2010 infatti, ISPESL e IPSEMA sono soppressi e le relative funzioni sono attribuite all'INAIL, sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero della salute.
L’INAIL svolge, con la finalità di ridurre il fenomeno infortunistico e ad integrazione delle proprie competenze quale gestore dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, i seguenti compiti:
1. raccoglie e registra, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento;
2. concorre, alla realizzazione di studi e ricerche sugli infortuni e sulle malattie correlate al lavoro,
3. coordinandosi con il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e con l’ISPESL;
4. partecipa alla elaborazione, formulando pareri e proposte, della normazione tecnica in materia;
5. eroga, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le prestazioni del Fondo di cui all’articolo 1, comma 1187, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296.
6. può erogare prestazioni di assistenza sanitaria riabilitativa non ospedaliera.
L’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro - ISPESL è ente di diritto pubblico, nel settore della ricerca, dotato di autonomia scientifica, organizzativa, patrimoniale, gestionale e tecnica. L’ISPESL è organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, assistenza, alta formazione, informazione e documentazione in materia di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, sicurezza sul lavoro e di promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro.
L’ISPESL, nell’ambito delle sue attribuzioni istituzionali, opera avvalendosi delle proprie strutture centrali e territoriali, garantendo unitarietà della azione di prevenzione nei suoi aspetti interdisciplinari e svolge le seguenti attività:
1. svolge e promuove programmi di studio e ricerca scientifica e programmi di interesse nazionale nel campo della prevenzione degli infortuni, e delle malattie professionali, della sicurezza sul lavoro e della promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro;
2. interviene nelle materie di competenza dell’Istituto, nell’ambito dei controlli che richiedono un’elevata competenza scientifica. Ai fini di quanto citato, esegue, accedendo nei luoghi di lavoro, accertamenti e indagini in materia di salute e sicurezza del lavoro;
3. è organo tecnico-scientifico delle Autorità nazionali preposte alla sorveglianza del mercato ai fini del controllo della conformità ai requisiti di sicurezza e salute di prodotti messi a disposizione dei lavoratori;
4. svolge attività di organismo notificato per attestazioni di conformità relative alle Direttive per le quali non svolge compiti relativi alla sorveglianza del mercato;
5. è titolare di prime verifiche e verifiche di primo impianto di attrezzature di lavoro sottoposte a tale regime;
6. fornisce consulenza al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, agli altri Ministeri e alle Regioni e alle Province autonome in materia salute e sicurezza del lavoro;
7. fornisce assistenza al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e alle Regioni e alle Province autonome per l’elaborazione del Piano sanitario nazionale, dei piani sanitari regionali e dei piani nazionali e regionali della prevenzione, per il monitoraggio delle azioni poste in essere nel campo salute e sicurezza del lavoro e per la verifica del raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza in materia;
8. supporta il Servizio sanitario nazionale, fornendo informazioni, formazione, consulenza e assistenza alle strutture operative per la promozione della salute, prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro;
9. può svolgere, congiuntamente ai servizi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro delle ASL, l’attività di vigilanza sulle strutture sanitarie del Servizio sanitario nazionale;
10. effettua il raccordo e la divulgazione dei risultati derivanti dalle attività di prevenzione nei luoghi di lavoro svolte dalle strutture del Servizio Sanitario Nazionale;
11. partecipa alla elaborazione di norme di carattere generale e formula, pareri e proposte circa la congruità della Norma Tecnica non armonizzata ai requisiti di sicurezza previsti dalla legislazione nazionale vigente;
12. assicura la standardizzazione tecnico-scientifica delle metodiche e delle procedure per la valutazione e la gestione dei rischi e per l’accertamento dello stato di salute dei lavoratori in relazione a specifiche condizioni di rischio e contribuisce alla definizione dei limiti di esposizione;
13. diffonde, previa istruttoria tecnica, le buone prassi;
14. coordina il network nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in qualità di focal point italiano nel network informativo dell’Agenzia europea per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
15. supporta l’attività di monitoraggio del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali sulla applicazione dei livelli essenziali di assistenza relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’IPSEMA svolge, con la finalità di ridurre il fenomeno infortunistico ed ad integrazione delle proprie competenze quale gestore dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali del settore marittimo, i seguenti compiti:
e) eroga, le prestazioni del Fondo di cui all’articolo 1, comma 1187, della Legge 27 dicembre 2006, n.296, con riferimento agli infortuni del settore marittimo. In sede di prima applicazione, le relative prestazioni sono fornite con riferimento agli infortuni verificatisi a fare data dal 1° gennaio 2007.
LAVORI SU IMPIANTI ELETTRICI AD ALTA TENSIONE ( 18-04-2011)
E’ stato Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 dell’11 aprile 2011 il Decreto Interministeriale del 4 febbraio 2011 - a firma del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro della Salute - che definisce i criteri per il rilascio delle autorizzazioni alle aziende che effettuano lavori sotto tensione, in attuazione dell'art. 82, comma 2, del Decreto Legislativo n. 81/2008 e s.m.i.
Il presente decreto riguarda i lavori sotto tensione effettuati su impianti elettrici alimentati a frequenza industriale a tensione superiore a 1000 V. I lavori sotto tensione sono consentiti se eseguiti nel rispetto delle seguenti condizioni:
b) l'organizzazione e le procedure di lavoro adottate siano tali da garantire la sicurezza dei lavori sotto tensione secondo le pertinenti norme tecniche.
d) le attrezzature utilizzate siano conformi a quanto disposto all’ art. 7;
e) i dispositivi di protezione individuale, rispondano a quanto previsto dal decreto legislativo n. 81/2008.
Lo svolgimento delle attività citate, e' dunque consentito alle sole aziende che abbiano ricevuto l'autorizzazione del direttore generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del direttore generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero.
Ai fini dell'ottenimento dell'autorizzazione, le aziende devono essere in possesso dei requisiti di cui all'allegato II del decreto in questione.
Il personale che opera sotto tensione deve essere formato sulle modalità di esecuzione dei lavori e sui rischi relativi attraverso corsi di formazione aventi le caratteristiche e i contenuti riportati nell'allegato III.
I corsi citati devono inoltre concludersi con gli esami finali per il rilascio del relativo certificato personale di idoneità alla effettuazione dei lavori sotto tensione e l'idoneità deve essere riferita alle effettive mansioni cui e' destinato il personale. Anche i soggetti formatori devono essere in possesso dei requisiti di cui all'allegato III.
“INAIL RISPONDE”: IL NUOVO SERVIZIO DI GESTIONE DEI CONTATTI ( 18-04-2011)
L’Inail, con un comunicato sul proprio sito, ha reso noto che è attivo “INAIL Risponde”, il nuovo servizio di gestione dei contatti con l'utenza, via posta elettronica, attraverso il quale è possibile effettuare:
1. richieste di informazioni o chiarimenti sull'utilizzo dei servizi online;
2. approfondimenti normativi o procedurali;
3. segnalazioni o richieste di integrazione dei contenuti informativi del portale internet.
L'utente utilizza un modello di richiesta "strutturato", che offre i seguenti vantaggi:
1. l'immediato riconoscimento dei dati dell'utente
2. l'esatta definizione dell'oggetto della richiesta
3. l'inoltro automatico e immediato alla Struttura INAIL competente per la risposta.
Si può accedere al servizio tramite Contact Center e il servizio “Punto Cliente”.
TITOLI E REQUISITI DEL MEDICO COMPETENTE ( 19-04-2011)
Ai sensi dell’art. 38 del Testo Unico D.Lgs. 81/08 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) ai fini dello svolgimento del ruolo di medico competente avente responsabilità in materia di sorveglianza sanitaria volta a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro è necessario possedere uno dei seguenti titoli o requisiti:
1. specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica;
2. docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro;
3. autorizzazione a svolgere l’attività di medico competente (di cui all’articolo 55 del Decreto Legislativo 15 agosto 1991, n. 277);
4. specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale;
5. con esclusivo riferimento al ruolo dei sanitari delle Forze Armate, compresa l’Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, svolgimento di attività di medico nel settore del lavoro per almeno quattro anni.
I medici in possesso dei titoli di specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale sono tenuti a frequentare appositi percorsi formativi universitari e sono abilitati a svolgere le medesime funzioni qualora svolgano le attività di medico competente o dimostrino di avere svolto tali attività per almeno un anno nell’arco dei tre anni anteriori all’entrata in vigore del presente Decreto Legislativo. A tal fine sono tenuti a produrre alla Regione attestazione del datore di lavoro comprovante l’espletamento di tale attività.
Per lo svolgimento delle funzioni di medico competente è altresì necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina a partire dal programma triennale successivo all’entrata in vigore del presente Decreto Legislativo. I crediti previsti dal programma triennale dovranno essere conseguiti nella misura non inferiore al 70 per cento del totale nella disciplina “medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro”.
I medici in possesso dei titoli e dei requisiti indicati sono iscritti nell’ elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
IL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA TERRITORIALE (RLST) ( 19-04-2011)
Ai sensi dell’artt. 47 e 48 del Testo Unico D.Lgs. 81/08 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale RLST, viene individuato per più aziende o unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori, nell’ambito territoriale o del comparto produttivo.
L’ RLST esercita le medesime funzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza RLS:
2. è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione,
3. programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità produttiva;
4. è consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, alla attività di
5. prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico competente;
6. è consultato in merito all’organizzazione della formazione;
7. riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle malattie professionali;
8. riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;
9. riceve una formazione adeguata e, comunque, non inferiore a quella prevista;
10. promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori;
11. formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è, di norma, sentito;
12. partecipa alla riunione periodica;
13. fa proposte in merito alla attività di prevenzione;
14. avverte il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;
15. può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.
Le modalità di elezione o designazione del RLST sono individuate dagli accordi collettivi nazionali, interconfederali o di categoria, stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza dei predetti accordi, le modalità di elezione o designazione sono individuate con Decreto del Ministro del lavoro.
L’organismo paritetico o, in mancanza, il Fondo di sostegno di cui all’articolo 52 comunica alle aziende e ai lavoratori interessati il nominativo del rappresentante della sicurezza territoriale.
Tutte le aziende o unità produttive nel cui ambito non è stato eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza partecipano al Fondo di sostegno alla piccola e media impresa, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali e alla pariteticità.
Il fondo viene finanziato attraverso un contributo versato dalle aziende in misura pari a due ore lavorative annue per ogni lavoratore occupato presso l’azienda ovvero l’unità produttiva, calcolate sulla base della retribuzione media giornaliera per il settore industria e convenzionale per il settore agricoltura determinate annualmente per il calcolo del minimale e massimale delle prestazioni economiche erogate dall’INAIL. Il computo dei lavoratori è effettuato in base all’articolo 4 del presente Decreto e la giornata lavorativa convenzionale è stabilita in 8 ore.
Per l’esercizio delle proprie attribuzioni, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale accede ai luoghi di lavoro nel rispetto delle modalità e del termine di preavviso.
INCOMPATIBILITA’ CON L’ESERCIZIO DI ALTRE FUNZIONI
USO DI DROGA E TOSSICODIPENDENZA: MANSIONI A RISCHIO E ACCERTAMENTI DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO ( 20-04-2011)
L’art.41 comma 4 del Testo Unico 81/2008, e il Provvedimento 30/10/2007 sono stati emanati dal Legislatore con lo scopo di consentire al datore di lavoro di verificare, mediante accertamento sanitario, l’assenza di fenomeni di tossicodipendenza in quelle mansioni che comportano particolari rischi sia per il lavoratore che per soggetti terzi.
Il datore di lavoro dunque, prima di adibire un lavoratore all’espletamento di mansioni comprese nell’elenco di cui all’ Allegato 1 del provvedimento citato, qualunque sia il tipo di rapporto di lavoro instaurato, provvede a richiedere al medico competente gli accertamenti sanitari del caso, comunicando i nominativi dei lavoratori interessati.
Il medico competente dunque, su richiesta del datore di lavoro, all’atto dell’assunzione del personale adibito alle mansioni di cui sopra e successivamente, con periodicità tale da rapportare le condizioni personali del lavoratore alle mansioni svolte, provvede a verificare l’assenza di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti sottoponendolo a specifici test di screening.
La sorveglianza sanitaria, per la prima volta, è quindi rivolta non solo alla salute del lavoratore ma anche alle possibili ricadute dei suoi comportamenti su soggetti terzi. Questo concetto ha trovato ulteriore conferma nell’art. 41 comma 4 del D. Lgs. 81/08 che, relativamente alla sorveglianza sanitaria effettuata dal medico competente, prevede che questa venga finalizzata, nei casi ed alle condizioni previste dall’ordinamento, alla verifica di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti. E’ importante sottolineare che anche l’uso sporadico di tali sostanze è incompatibile con lo svolgimento delle mansioni interessate.
Nei confronti dell’assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope al MC viene richiesto in maniera esplicita di farsi parte attiva anche nella tutela della sicurezza di soggetti terzi e di svolgere funzioni di controllo.
L’esecuzione degli accertamenti previsti dalla normativa di cui si tratta non deve necessariamente coincidere con le scadenze della sorveglianza sanitaria e in ogni caso il lavoratore non deve essere preavvisato con un anticipo tale da vanificare lo scopo della legge .
Gli accertamenti possono dunque essere effettuati dal medico competente:
1. periodicamente (sottoposizione del lavoratore ad accertamento, di norma con frequenza annuale);
2. per ragionevole dubbio (“in adeguamento alle direttive comunitarie in materia, il lavoratore viene sottoposto ad accertamento di idoneità alla mansione a rischio anche – oltre al controllo sanitario periodico – quando sussistano indizi o prove sufficienti di una sua possibile assunzione di sostanze illecite”);
3. dopo un incidente (“il lavoratore, in caso di ragionevole dubbio, deve essere sottoposto, dal medico competente nei casi in cui è previsto, ad accertamento di idoneità alla mansione successivamente ad un incidente avvenuto alla guida di veicoli o mezzi a motore durante il lavoro, per escludere l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope”);
4. per follow up o monitoraggio cautelativo (“il lavoratore, prima del suo rientro nella mansione a rischio, dovrà comunque essere controllato, dal medico competente, ad intervalli regolari dopo la sospensione per esito positivo per assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope al fin e di verificare nel tempo il permanere dello stato di non assuntore”;
5. in occasione del rientro al lavoro, nella mansione a rischio, dopo un periodo di sospensione dovuto a precedente esito positivo (sottoposizione del lavoratore ad “accertamento di idoneità alla mansione per garantire il suo stato di non assuntore, prima di riprendere a svolgere la mansione a rischio”).
LE MANSIONI A RISCHIO
REQUISITI DEI LUOGHI DI LAVORO: L’ILLUMINAZIONE ( 21-04-2011)
I luoghi di lavoro - secondo quanto disposto dal Testo Unico 81/2008 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) in materia di requisiti dei luoghi di lavoro (Allegato IV) - a meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e, salvo che non si tratti di locali sotterranei, devono disporre di sufficiente luce naturale.
In ogni caso, tutti i predetti locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentano un’illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere di lavoratori.
Gli ambienti, i posti di lavoro ed i passaggi devono dunque essere illuminati con luce naturale o artificiale in modo da assicurare una sufficiente visibilità e nei casi in cui, per le esigenze tecniche di particolari lavorazioni o procedimenti, non sia possibile illuminare adeguatamente gli ambienti, si devono adottare adeguate misure dirette ad eliminare i rischi derivanti dalla mancanza e dalla insufficienza della illuminazione.
Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere installati in modo che il tipo d’illuminazione previsto non rappresenti un rischio di infortunio per i lavoratori e i luoghi di lavoro nei quali i lavoratori sono particolarmente esposti a rischi in caso di guasto dell’illuminazione artificiale, devono disporre di un’illuminazione di sicurezza di sufficiente intensità.
Infine le superfici vetrate illuminanti ed i mezzi di illuminazione artificiale devono essere tenuti costantemente in buone condizioni di pulizia e di efficienza.
Negli stabilimenti e negli altri luoghi di lavoro devono inoltre esistere mezzi di illuminazione sussidiaria da impiegare in caso di necessità. Detti mezzi devono essere tenuti in posti noti al personale, conservati in costante efficienza ed essere adeguati alle condizioni ed alle necessità del loro impiego.
L’illuminazione sussidiaria deve essere fornita con mezzi di sicurezza atti ad entrare immediatamente in funzione in caso di necessità e a garantire una illuminazione sufficiente - per intensità, durata, per numero e distribuzione delle sorgenti luminose - nei luoghi nei quali la mancanza di illuminazione costituirebbe pericolo e sopratutto nei seguenti casi:
1. quando siano presenti più di 100 lavoratori e la loro uscita all’aperto in condizioni di oscurità non sia sicura ed agevole;
2. quando l’abbandono imprevedibile ed immediato del governo delle macchine o degli apparecchi sia di pregiudizio per la sicurezza delle persone o degli impianti;
3. quando si lavorino o siano depositate materie esplodenti o infiammabili.
L’abbandono dei posti di lavoro e l’uscita all’aperto del personale deve, qualora sia necessario ai fini della sicurezza, essere disposto prima dell’esaurimento delle fonti della illuminazione sussidiaria.
I CASI IN CUI E’ CONSENTITO LO SVOLGIMENTO DIRETTO DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO DEI COMPITI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DEI RISCHI ( 21-04-2011)
Salvo che nei casi di cui all’articolo 31, comma 6, e secondo quanto disposto dall’art. 34 del Testo unico 81/2008 (come modificato nel D.Lgs. 106/09) il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, di primo soccorso, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione, dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, nelle seguenti ipotesi:
1. Aziende artigiane e industriali fino a 30 lavoratori (ad esclusione delle aziende industriali soggette all’obbligo di dichiarazione o notifica ai sensi degli articoli 4 e 6 del Decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.175, le centrali termoelettriche, gli impianti ed i laboratori nucleari, le aziende estrattive e altre attività minerarie, le aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni, le strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private.);
Inoltre, nelle imprese o unità produttive fino a cinque lavoratori il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione, anche nel caso in cui abbia affidato l’incarico di RSPP a persone interne all’azienda/unità produttiva o a servizi esterni.
Il datore di lavoro che intende svolgere i compiti sopra menzionati, deve frequentare corsi di formazione, di durata minima di 16 ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, nel rispetto dei contenuti e delle articolazioni definiti mediante Accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Fino alla pubblicazione dell’Accordo, conserva validità la formazione effettuata ai sensi dell’articolo 3 del Decreto Ministeriale 16 gennaio 1997.
Il datore di lavoro (nel caso di imprese fino a 5 lavoratori) che svolga direttamente i compiti del SPP e che abbia affidato l’incarico di RSPP a persone interne all’azienda/unità produttiva o a servizi esterni, deve frequentare gli specifici corsi formazione previsti agli art.45 e 46 (primo soccorso e prevenzione incendi).
Il datore di lavoro è altresì tenuto a frequentare corsi di aggiornamento. L’obbligo di aggiornamento si applica anche a coloro che abbiano frequentato i corsi di cui all’articolo 3 del Decreto Ministeriale 16 gennaio 1997 e agli esonerati dalla frequenza dei corsi, ai sensi dell’articolo 95 del Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626.
Le sanzioni per il datore di lavoro che non ottempera ai doveri di formazione previsti dal presente Decreto viene sanzionato con l’arresto da tre a sei mesi o con un’ammenda da 2.500 a 6.400 euro.
DELEGA DI FUNZIONI DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO: I REQUISITI PREVISTI DAL TESTO UNICO ( 22-04-2011)
L’art. 16 del Testo Unico 81/2008 (come modificato dal D.lgs. 106/2009) fornisce disposizioni in merito alla delega di funzioni in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro.
1. deve risultare da atto scritto recante data certa;
2. il delegato deve possedere tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
3. deve attribuire al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
4. deve attribuire al delegato l’autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate.
5. deve essere accettata dal delegato per iscritto.
6. deve essere data adeguata e tempestiva pubblicità.
Il soggetto delegato può inoltre, a sua volta, previa intesa con il datore di lavoro, delegare specifiche funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro alle medesime condizioni sopra citate.
RLS: ELEZIONE, DESIGNAZIONE E COMUNICAZIONI DEL DATORE DI LAVORO ( 22-04-2011)
L’art. 47 del D.lgs. 81/2008 (come modificato dal D.lgs. 106/2009) prevede che in tutte le aziende, o unità produttive, venga eletto o designato il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).
Nelle aziende o unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è di norma eletto direttamente dai lavoratori al loro interno oppure è individuato per più aziende nell’ambito territoriale o del comparto produttivo (RLS Territoriale o di comparto).
Una volta eletto o designato il RLS, grava sul datore di lavoro l’onere di comunicarne il nominativo all’INAIL. La comunicazione relativa al nominativo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, va effettuata solo in caso di nuova nomina o designazione anche se, in fase di prima applicazione, l'obbligo di comunicazione riguarda anche i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori già eletti o designati.
La comunicazione, da effettuarsi mediante la procedura on-line accedendo dall’area Punto cliente, dovrà riferirsi ad ogni singola azienda, o unità produttiva in cui l'azienda è articolata.
Nelle aziende in cui l’elezione/designazione non sia stata effettuata, il datore di lavoro ovviamente non dovrà procedere ad alcuna comunicazione.
Per quanto riguarda invece altre fattispecie (es. rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali o di comparto), l'Istituto provvederà a dare le istruzioni operative una volta intervenute le indicazioni interpretative della normativa da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La mancata comunicazione all’INAIL del nominativo del RLS comporta una sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro da 50 a 300 euro (Art. 55, co. 5, lett. l).
GLI OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO ( 26-04-2011)
Ai sensi degli artt. 17 e 18 del D.lgs. 81/2008, (come modificato dal D.lgs. 106/2009) i principali obblighi che incombono sul datore di lavoro ai fini della salute e della sicurezza dei lavoratori sono:
1. valutare tutti i rischi relativi all’attività svolta;
2. elaborare il documento di valutazione dei rischi (DVR);
3. designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP);
4. nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal presente Decreto Legislativo;
5. designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;
6. fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale (DPI), sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;
7. richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione;
8. adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37;
9. consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
10. consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, copia del documento di valutazione dei rischi;
11. elaborare il documento di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI) in caso di appalto;
12. comunicare in via telematica all’INAIL e all’IPSEMA, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, a fini statistici e informativi, i dati e le informazioni relativi agli infortuni sul lavoro che comportino l’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento e, a fini assicurativi, quelli relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza al lavoro superiore a tre giorni;
13. consultare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nelle ipotesi di cui all’articolo 50;
14. adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato, secondo le disposizioni di cui all’articolo 43. Tali misure devono essere adeguate alla natura dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva, e al numero delle persone presenti;
15. nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro11;
16. nelle unità produttive con più di 15 lavoratori, convocare la riunione periodica di cui all’articolo 35;
17. aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
18. comunicare in via telematica all’INAIL e all’IPSEMA, in caso di nuova elezione o designazione, i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS); in fase di prima applicazione l’obbligo di cui alla presente lettera riguarda i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori già eletti o designati.
Ai sensi dell’art. 17 del presente Decreto il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:
1. la valutazione di tutti i rischi relativi all’attività svolta;
2. l’elaborazione del documento di valutazione dei rischi;
3. la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP).
LA QUALIFICAZIONE DELLE IMPRESE OPERANTI IN AMBIENTI SOSPETTI DI INQUINAMENTO O CONFINATI ( 26-04-2011)
Nel corso della Conferenza Stato Regioni tenutasi lo scorso 20 aprile, il decreto in merito alla “qualificazione delle imprese operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati” quali silos, cisterne e simili, ha ottenuto parere favorevole.
Il Decreto racchiude dunque l’intento, condiviso da Stato, Regioni e parti sociali, di predisporre misure innovative ed efficaci a contrasto degli infortuni, gravissimi per numero e drammatici per modalità, verificatisi negli ultimi anni nei lavori in ambienti appunto c.d. “confinati”.
Da tale confronto è emerso un “pacchetto” di misure che è stato recepito in un D.P.R., elaborato ai sensi degli articoli 6 e 121 e dell’allegato IV, punto 3, del D.Lgs. n. 81/2008.
Le misure previste dal provvedimento, che saranno obbligatorie una volta che il medesimo sarà rapidamente emanato prevedono:
1. imposizione alle imprese e ai lavoratori autonomi che svolgano attività negli ambienti confinati, in aggiunta agli obblighi già su di essi gravanti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dell’obbligo di procedere a specifica, informazione, formazione e addestramento, oggetto di verifica di apprendimento e aggiornamento, relativamente ai rischi che sono propri degli “ambienti confinati” e alle peculiari procedure di sicurezza ed emergenza che in tali contesti debbono applicarsi, di tutto il personale impiegato, compreso il datore di lavoro;
2. imposizione ai datori di lavoro delle imprese e ai lavoratori autonomi dell’obbligo di possedere dispositivi di protezione individuale (es.: maschere protettive, imbracature di sicurezza, etc.), strumentazione e attrezzature di lavoro (es.: rilevatori di gasi, respiratori, etc.) idonei a prevenire i rischi propri delle attività lavorative in parola e di aver effettuato, sempre in relazione a tutto il personale impiegato, attività di addestramento all’uso corretto di tali dispositivi;
3. obbligo di presenza di personale esperto, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale in attività in “ambienti confinati”, assunta con contratto di lavoro subordinato o con altri contratti (in questo secondo caso, necessariamente certificati ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del D.Lgs. n. 276/2003) con la necessità che il preposto, che sovrintende sul gruppo di lavoro, abbia in ogni caso tale esperienza (in modo che alla formazione e addestramento il “capo-gruppo” affianchi l’esperienza matura in concreto);
4. integrale rispetto degli obblighi in materia di Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) e relativi alla parte economica e normativa della contrattazione di settore, compreso il versamento dell’eventuale contributo all’ente bilaterale di riferimento;
5. applicazione delle regole della qualificazione non solo nei riguardi dell’impresa appaltatrice ma nei confronti di qualunque soggetto della “filiera”, incluse le eventuali imprese subappaltatici. Peraltro, il subappalto è consentito solo a condizione che sia espressamente autorizzato dal datore di lavoro committente (il quale dovrà, quindi, verificare il possesso da parte dell’impresa subappaltatrice dei requisiti di qualificazione) e che venga certificato, ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del D.Lgs. n. 276/2003.
1. prima dell’accesso nei luoghi di lavoro, tutti i lavoratori che verranno impiegati nelle attività (compreso, eventualmente, il datore di lavoro) siano puntualmente e dettagliatamente informati dal datore di lavoro committente di tutti i rischi che possano essere presenti nell’area di lavoro (compresi quelli legati ai precedenti utilizzi). E’ previsto che tale attività debba essere svolta per un periodo sufficiente e adeguato allo scopo della medesima e, comunque, non inferiore ad un giorno;
2. il datore di lavoro committente individui un proprio rappresentante, adeguatamente formato, addestrato ed edotto di tutti i rischi dell’ambiente in cui debba svolgersi l’attività dell’impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi, che vigili sulle attività che in tali contesti si realizzino;
3. durante tutte le fasi delle lavorazioni in ambienti sospetti di inquinamento o “confinati” sia adottata ed efficacemente attuata una procedura di lavoro specificamente diretta a eliminare o ridurre al minimo i rischi propri di tali attività. Tali procedure potranno anche essere le buone prassi, in corso di approvazione da parte della Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro.
LA VALUTAZIONE DEI RISCHI ( 27-04-2011)
Per «valutazione dei rischi» si intende la valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.
La valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli riguardanti:
1. stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004
2. lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151(N),
3. differenze di genere, età, provenienza da altri Paesi e connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro.
MODALITA’ DI EFFETTUAZIONE DELLA VALUTAZIONE
Il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento di cui all’articolo 17, comma 1, in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, nei casi che prevedono la sorveglianza sanitaria ai sensi dell’articolo 41.
La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata, in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate.
I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del Decreto interministeriale e, comunque, non oltre il 30 giugno 2012, gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l’effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attività di cui all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonché g).
Tra gli obblighi non delegabili che incombono sul datore di lavoro ai sensi del Testo Unico in materia di salute e sicurezza dei lavoratori ci sono dunque la valutazione dei rischi e la redazione del relativo Documento di valutazione dei rischi (DVR).
Il documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) D.lgs. 81/2008 e successive modificazioni, redatto a conclusione della valutazione dei rischi può essere tenuto anche su supporto informatico e, deve essere munito di data certa o attestata dalla sottoscrizione del documento medesimo da parte del datore di lavoro, nonché, ai soli fini della prova della data, dalla sottoscrizione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale e del medico competente, ove nominato.
a) una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa;
e) l’indicazione del nominativo del:
· responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP),
· rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale (RLS o RLST)
· medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio;
Il DVR, e quello di cui all’articolo 26, comma 3 (DUVRI), devono essere custoditi presso l’unità produttiva alla quale si riferisce la valutazione dei rischi.
Per quanto riguarda il documento di valutazione dei rischi, il datore di lavoro è sanzionabile con
1. ammenda da 2.000 a 4.000 euro se adotta il documento di valutazione dei rischi in assenza di:
· indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati;
· programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
· l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri.
2. ammenda da 1.000 a 2.000 euro se adotta il documento di valutazione dei rischi in assenza di:
· una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
· l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.
Per quanto riguarda invece le modalità di effettuazione della valutazione dei rischi il datore è sanzionabile con
1. arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 se omette di valutare i rischi ed elaborare il documento di valutazione dei rischi in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, nei casi di sorveglianza sanitaria previsti dall’articolo 41.
2. arresto da quattro a otto mesi se la violazione è commessa:
· nelle aziende di cui all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d), f) e g)
· in aziende in cui si svolgono attività che espongono i lavoratori a rischi biologici , da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni, e da attività di manutenzione, rimozione smaltimento e bonifica di amianto;
· per le attività caratterizzate dalla compresenza di più imprese e la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a 200 uomini-giorno.
IL PIANO OPERATIVO SICUREZZA (POS) NEI CANTIERI MOBILI O TEMPORANEI ( 27-04-2011)
In tema di misure per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili il Piano Operativo di Sicurezza (POS) fa riferimento al documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige, in riferimento al singolo cantiere interessato, i cui contenuti sono riportati nell’ALLEGATO XV del Testo Unico 81/2008 e successive modificazioni.
Il POS é dunque redatto, per ogni singolo cantiere, da ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici e deve contenere almeno i seguenti elementi:
a. il nominativo del datore di lavoro, gli indirizzi ed i riferimenti telefonici della sede legale e degli uffici di cantiere;
b. la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere dall’impresa esecutrice e dai lavoratori autonomi subaffidatari;
c. i nominativi degli addetti al pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori e, comunque, alla gestione delle emergenze in cantiere, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato;
d. il nominativo del medico competente ove previsto;
e. il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione;
f. i nominativi del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere;
2. il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell’impresa esecutrice e dei lavoratori autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa;
3. le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo dall’impresa esecutrice;
4. la descrizione dell’attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro;
5. l’elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza, delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere;
6. l’elenco delle sostanze e preparati pericolosi utilizzati nel cantiere con le relative schede di sicurezza;
7. l’esito del rapporto di valutazione del rumore;
8. l’individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel PSC quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere;
9. le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal PSC quando previsto;
10. l’elenco dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori occupati in cantiere;
11. la documentazione in merito all’informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori occupati in cantiere.
GLI OBBLIGHI DEL LAVORATORE ( 28-04-2011)
Ai sensi dell’art. 20 del D.lgs. 81/2008 e successive modificazioni, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
3. utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto nonché i dispositivi di sicurezza;
5. segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
9. sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente Decreto Legislativo o comunque disposti dal medico competente.
I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono inoltre esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto.
I lavoratori che violano le disposizioni sopra citate sono punibili con l’arresto fino a un mese o ammenda da € 200 a € 600 .
Qualora i lavoratori violino l’obbligo di esporre il tesserino di riconoscimento nei casi di appalto o di prestazione di lavoro autonomo, sono punibili con sanzione amministrativa pecuniaria da € 50 a € 300.
IL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE (SPP) ( 28-04-2011)
Il «servizio di prevenzione e protezione dai rischi» è costituito dall’insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori.
Il Testo Unico 81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro all’art.31 prevede che qualora il datore di lavoro non provveda direttamente a svolgere i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, di primo soccorso, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione, organizza il servizio di prevenzione e protezione:
1. all’interno dell’ azienda o dell’ unità produttiva;
2. incaricando persone o servizi esterni costituiti anche presso le associazioni dei datori di lavoro o gli organismi paritetici.
SPP INTERNO
L’istituzione del servizio di prevenzione e protezione all’interno dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva, è obbligatoria nei seguenti casi:
1. nelle aziende industriali di cui all’articolo 2 del Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n. 334(N), e successive modificazioni, soggette all’obbligo di notifica o rapporto, ai sensi degli articoli 6 e 8 del medesimo Decreto;
2. nelle centrali termoelettriche;
3. negli impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n. 230(N), e successive modificazioni;
4. nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;
5. nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
6. nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
7. nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori.
Anche il responsabile del servizio di prevenzione e protezione deve essere interno nei casi sopra menzionati.
Nei casi di aziende con più unità produttive nonché nei casi di gruppi di imprese, può essere istituito un unico servizio di prevenzione e protezione e i datori di lavoro possono rivolgersi a tale struttura per l’istituzione del servizio e per la designazione degli addetti e del responsabile.
SSP ESTERNO
Il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio in assenza di dipendenti che, all’interno dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, siano in possesso dei requisiti professionali previsti dal presente decreto che consentano di svolgere le funzioni proprie del servizio di prevenzione e protezione.
Il datore di lavoro che ricorra a persone o servizi esterni non è comunque esonerato dalla propria responsabilità in materia.
I COMPITI DEL SPP
1. all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale;
2. ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive e i sistemi di controllo di tali misure;
5. a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica di cui all’articolo 35;
6. a fornire ai lavoratori le informazioni di cui all’articolo 36.
CAPACITA’ E REQUISITI PROFESSONALI DEGLI ADDETTI E DEI RESPONSABILI DEL SPP
Ai sensi dell’art. 32 del presente Decreto, gli addetti e i responsabili dei servizi, interni o esterni, devono:
1. possedere specifiche capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative;
2. essere in numero sufficiente rispetto alle caratteristiche dell’azienda;
3. disporre di mezzi e di tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti loro assegnati.
Per lo svolgimento delle funzioni proprie del SPP è necessario essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore nonché di un attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative.
Per lo svolgimento della funzione di responsabile del servizio prevenzione e protezione, oltre ai requisiti già menzionati, è necessario possedere un attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento, a specifici corsi di formazione in materia di:
1. prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e da stress lavoro-correlato,
2. organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative t
3. tecniche di comunicazione in azienda
4. relazioni sindacali.
I corsi di formazione devono rispettare in ogni caso quanto previsto dall’Accordo sancito il 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 2006, e successive modificazioni.
I corsi di formazione sono organizzati dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, dalle università, dall’ISPESL, dall’INAIL, o dall’IPSEMA per la parte di relativa competenza, dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco dall’amministrazione della Difesa, dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione e dalle altre Scuole superiori delle singole amministrazioni, dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori o dagli organismi paritetici. Ulteriori soggetti formatori possono essere individuati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
Coloro che sono in possesso di laurea in una delle seguenti classi: L7, L8, L9, L17, L23, e della laurea magistrale LM26, ovvero di altre lauree e lauree magistrali riconosciute corrispondenti ai sensi della normativa vigente sono esonerati dalla frequenza ai corsi di formazione menzionati. Ulteriori titoli di studio possono essere individuati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
I responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione sono inoltre tenuti a frequentare corsi di aggiornamento secondo gli indirizzi definiti nell’Accordo Stato-Regioni di cui al comma 2. È fatto salvo quanto previsto dall’articolo 34.
Possono altresì svolgere le funzioni di responsabile o addetto coloro che, pur non essendo in possesso del titolo di studio necessario, dimostrino di aver svolto una delle funzioni richiamate, professionalmente o alle dipendenze di un datore di lavoro, almeno da sei mesi alla data del 13 agosto 2003 previo svolgimento dei corsi previsti.

References: art. 18
 art. 18
 art. 36
 art. 37
 art. 4
 art. 7
 art.45