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Timestamp: 2019-01-17 01:36:31+00:00

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Art. 65 codice penale: Diminuzione di pena nel caso di una sola circostanza attenuante | La Legge per tutti
Quando ricorre una circostanza attenuante, e non è dalla legge determinata la diminuzione di pena, si osservano le norme seguenti: 1) alla pena di morte (1) [1] è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni; 2) alla pena dell’ergastolo è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; 3) le altre pene sono diminuite in misura non eccedente un terzo.
(1) Il n. 1 del testo originario recitava: «alla pena di morte è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni». Per la soppressione della pena di morte v. nota (2) in calce all’art. 17.
L’ipotesi regolata dal presente articolo è omologa, in senso inverso, rispetto a quella prevista dall’art. 64. In particolare, la disciplina fissata nel n. 2 va riferita a quelle ipotesi nelle quali la pena-base prevista per il reato consiste proprio nell’ergastolo, e non, ovviamente, ai casi in cui, concorrendo più circostanze tra loro eterogenee [v. 69], il giudice ritenga prevalenti le aggravanti e commini la pena aggravata dell’ergastolo rispetto a quella base della semplice reclusione. In tale ultima ipotesi, infatti, pur ricorrendo una circostanza attenuante, il giudice non potrebbe procedere alla correlativa diminuzione di pena.
La riduzione di pena per le circostanze attenuanti generiche è disposta discrezionalmente dal giudice secondo i criteri stabiliti dall'art. 133 c.p. poiché l'art. 65 c.p. stabilisce solo che non possono comportare una diminuzione oltre un terzo della pena.
Corte appello Torino sez. I 24 gennaio 2012 n. 57
È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 89 e 65 c.p., sollevata in riferimento agli art. 27, comma 3, e 32 cost., nella parte in cui prevedono, per il condannato affetto da vizio parziale di mente, una riduzione della pena, asseritamente non in sintonia con un ordinamento giuridico finalizzato alla rieducazione del reo ed alla tutela della sua salute, poiché trattasi di scelta che appartiene alla discrezionalità del legislatore, nel caso di specie esercitata non illogicamente né in modo incongruo. Rigetta, App. Torino, 23/04/2010
Cassazione penale sez. IV 15 marzo 2011 n. 14691
Le circostanze attenuanti previste dagli art. 62 e 62 bis c.p., se non vengono dichiarate subvalenti o equivalenti rispetto a circostanze aggravanti o alla recidiva, determinano una riduzione dell'intera pena ai sensi dell'art. 65 c.p. La riduzione deve essere effettuata, nel caso di reati puniti con pene congiunte, su entrambe le pene da irrogare, perché, essendo unica la condotta attenuata ed unico il trattamento sanzionatorio complessivo, non si giustificherebbe una decurtazione che afferisse ad una sola delle due componenti.
Cassazione penale sez. III 27 maggio 1998 n. 7844
Data la pluralità di scelte possibili (che solo il legislatore è in grado di effettuare), è inammissibile la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli art. 22, 98, 65, e 69 c.p., laddove rende possibile la condanna all'ergastolo dell'imputato minorenne.
Corte Costituzionale 06 aprile 1993 n. 140
Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli art. 2, 3 comma 1, 10 comma 1, 27 comma 3, 31 comma 2 cost., del combinato disposto degli art. 22, 98, 65 e 69 c.p., nella parte in cui rendono possibile, per i delitti punibili con la pena edittale dell'ergastolo, l'applicazione di detta pena anche ai minori. (Nella specie il tribunale per i minorenni di Catania, in composizione di giudice per l'udienza preliminare, chiamato a decidere sull'ammissibilità del giudizio abbreviato, rilevato che, se la pena astrattamente applicabile per il reato fosse l'ergastolo, la decisione dovrebbe essere negativa, secondo quanto stabilito dalla sent. n. 176 del 1991, ha impugnato le dette norme sospettandone il contrasto: con l'art. 2 cost., per il venir meno del "dovere della Repubblica di garantire i diritti inviolabili dell'infanzia" nonché dei "doveri inderogabili di solidarietà verso i minori"; con l'art. 27 comma 3 cost., perché l'irrogazione della pena dell'ergastolo ad imputato minorenne, da un lato comprometterebbe l'esigenza rieducativa ostacolando il trattamento pedagogico, peculiare per il condannato che versi nella speciale condizione determinata dall'età, e dall'altro contrasterebbe con il "corrente senso di umanità fatto proprio dalla attuale coscienza sociale, ben interpretata dalle numerosissime convenzioni internazionali a tutela dell'infanzia alle quali l'Italia ha prestato adesione"; con l'art. 31 comma 2 cost., perché si viene meno al precetto costituzionale che, imponendo "il dovere di protezione dell'infanzia", impedisce di poter equiparare il minore all'adulto per "un'apparente esigenza di formale uguaglianza"; con l'art. 3 comma 1 cost., per la disparità di trattamento che si determinerebbe tra il minore imputato di un reato meno grave ma punibile, come nella specie, con l'ergastolo, a causa del concorso di una circostanza aggravante, ed il minore imputato di un delitto più grave punibile edittalmente con l'ergastolo, perché, mentre il secondo si gioverebbe automaticamente della diminuente della minore età, il primo potrebbe non giovarsene per effetto della comparazione con la circostanza aggravante; con l'art. 10 comma 1 cost., per non essersi l'ordinamento giuridico italiano conformato a numerose norme pattizie del diritto internazionale vigenti in materia che sono assurte a principi "generalmente riconosciuti dalla comunità degli Stati", i quali impongono un trattamento penalistico differenziato per i minori). Posto che l'art. 69 c.p. (nella nuova formulazione introdotta dall'art. 6 d.l. n. 99 del 1974), consentendo l'applicazione del meccanismo di comparazione fra tutte le circostanze aggravanti e tutte quelle attenuanti, compresa la diminuente della minore età prevista dall'art. 98 c.p., ha determinato l'applicabilità al minore della pena dell'ergastolo - nel caso in cui la valutazione comparativa del giudice si concluda per la prevalenza di aggravanti tali da comportare la detta pena -, ipotesi nella quale è esclusa l'ammissibilità del giudizio abbreviato (sent. n. 176 del 1991 e ord. n. 163 del 1992), sul piano sostanziale tale previsione nella realtà giudiziaria assume un significato più teorico che effettivo: il concreto atteggiarsi delle norme di diritto sostanziale è indicativo di una significativa diversità di trattamento del minore adeguata alla sua condizione, anche in relazione all'irrogazione dell'ergastolo. Resta l'esigenza di adeguare l'ordinamento positivo ad un sistema punitivo che per il minore risulti sempre più diversificato, sia sul piano sostanziale che su quello processuale. Mentre il caso all'esame del giudice "a quo" potrebbe essere più congruamente risolto con un intervento sulle norme processuali, qualora la Corte, prescindendo dall'occasione e dal motivo dell'incidente "de quo", intervenisse sulle norme di diritto sostanziale denunciate, una sentenza meramente caducatoria sarebbe inadeguata, occorrendo un intervento normativo selettivo che definisca le ipotesi in cui l'esonero dal bilanciamento di circostanze possa avvenire, per evitare effetti eccedenti la finalità del quesito; è necessario un intervento sostitutivo del legislatore che definisca, nell'ambito di una pluralità di scelte, la portata e l'ampiezza della modifica.

References: art. 89
 art. 27
 art. 62
 art. 22
 art. 2
 art. 22
 sentenza