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Timestamp: 2019-07-20 07:21:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25462 del 12/10/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25462 del 12/10/2018
Cassazione civile sez. trib., 12/10/2018, (ud. 29/05/2018, dep. 12/10/2018), n.25462
sul ricorso iscritto al n. 24743/2011 R.G. proposto da:
Alpem s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentata e difesa dall’Avv. Giuseppe Marra e dall’Avv.
Francesca Marra, elettivamente domiciliata presso lo studio
dell’Avv. Roberto Folchitto, in Roma, Via dei Monti Parioli n. 28,
21/6/2011 depositata il 10 febbraio 2011.
udito l’Avv. Paolo Gentile per l’Agenzia delle Entrate.
1. L’Agenzia delle Entrate notificava avvisi di accertamento alla Alpem s.r.l., con riferimento agli anni 2003, 2004 e 2005, recuperando a tassazione costi relativi ad operazioni inesistenti, costi indeducibili, non di competenza e non inerenti.
2. La Commissione tributaria provinciale accoglieva i ricorsi proposti dalla contribuente limitatamente alle fatture emesse per operazioni inesistenti ed agli emolumenti per intermediazione.
3. La Commissione tributaria regionale della Lombardia accoglieva l’appello principale proposto dalla Agenzia delle Entrate, rilevando che gli elementi addotti dall’Ufficio per dimostrare l’inesistenza delle operazioni costituivano valida prova presuntiva, che gli “emolumenti per intermediazioni” non erano deducibili, come pure i costi per “stampi” e quelli per spese di rappresentanza, mentre non rispondevano al criterio della competenza le spese per provvigioni relative agli anni 2002 e 2003 e non al 2004.
6. Veniva presentata dalla società istanza di rinuncia al ricorso per adesione alla definizione agevolata di cui al D.L. n. 193 del 2016, art. 6.
1. Con il primo motivo di impugnazione la società deduce “insufficiente motivazione circa un fatto decisivo e controverso ai fini del giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”.
2. Con il secondo motivo di impugnazione la società si duole della “violazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, non sussistendo indizi sufficienti per dimostrate l’inesistenza delle operazioni sottese alle fatture.
3. Con il terzo motivo la società deduce “nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d, artt. 2727 c.c. e segg., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, non essendo gli elementi di prova addotti dall’Ufficio dotati dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.
4. Con il quarto motivo di impugnazione la ricorrente deduce “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, commi 1 e 5 e art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, in relazione agli emolumenti per intermediazione.
5. Con il quinto motivo di impugnazione la ricorrente censura la decisione della Commissione regionale per “insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., n. 5”, in relazione al rilievo della indeducibilità dei costi.
6. Con il sesto motivo la ricorrente si duole della “omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., n. 5 – Violazione ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 108, comma 2”, con riguardo alla decisione in ordine alle spese di rappresentanza.
7. Con il settimo motivo di impugnazione la società deduce “omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., n. 5”, in ordine alle provvigioni ed alla loro corretta imputazione nell’esercizio di competenza.
8. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Invero, la società ha depositato istanza di rinuncia al ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 390 c.p.c., per adesione alla definizione agevolata di cui al D.L. n. 193 del 2016, art. 6, sottoscritta solo dall’Avv. Giuseppe Marra.
Non risulta, però, la notifica o la comunicazione della rinuncia alla Agenzia delle Entrate, sicchè non può essere dichiarata l’estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 390 c.p.c..
Per giurisprudenza di legittimità, tuttavia, a norma dell’art. 390 c.p.c., u.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto; ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poichè è indicativo del venir meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità (Cass.Civ., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3876).
Dichiara dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Dichiara interamente compensate tra le parti le spese del giudizio.

References: Sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 art. 39
 art. 109
 art. 2697
 art. 360
 art. 360
 art. 360
 art. 108
 art. 360
 art. 6