Source: http://paperzz.com/doc/5304517/agenda-per-il-credito-confindustria
Timestamp: 2017-01-16 11:00:56+00:00

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agenda per il credito confindustria
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1. PREMESSA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2. UN INTERVENTO ORGANICO E MASSIVO PER IL CREDITO A FAVORE DELL’ECONOMIA REALE . . . .
3. LA REGOLAMENTAZIONE BANCARIA E IL RUOLO DELLA BCE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4. UN NUOVO RAPPORTO BANCA-IMPRESA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1. RIPENSARE E RAFFORZARE IL SISTEMA DI GARANZIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.1. I confidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.2. Il Fondo di Garanzia per le PMI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Le misure da attuare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
I Nuovi interventi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2. PAGAMENTI DELLA PA - MODIFICHE AL DL 66/2014 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3. FATTURAZIONE ELETTRONICA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4. FAVORIRE LA DIFFUSIONE DI STRUMENTI DI DEBITO ALTERNATIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Indeducibilit&agrave; degli interessi passivi su strumenti di debito emessi
da societ&agrave; diverse da quelle con azioni quotate . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Eliminazione della ritenuta sugli interessi corrisposti
ad investitori qualificati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e lungo termine . . . . . . . . .
5. RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE DELLE IMPRESE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5.1. RAFFORZAMENTO
SMALL CAPS . . . . . . . . . . . . . . . .
5.2.1. Semplificazioni regolamentari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Misure fiscali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5.3. CROWDFUNDING . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
APPENDICE - LE MISURE IN DETTAGLIO
5.2. INTERVENTI
DELL’ACE
PER FAVORIRE LA QUOTAZIONE DELLE
UN’AGENDA PER IL CREDITO PER LA CRESCITA DEL PAESE
Gli investimenti e lo sviluppo delle imprese sono frenati dalla carenza di credito, dalle scarse possibilit&agrave;
di ricorso a canali finanziari alternativi a quello bancario e dalle forti tensioni di liquidit&agrave; generate dai
ritardi di pagamento delle PA.
Nella lunga fase di calo dei finanziamenti bancari osservata da settembre 2011 la struttura finanziaria
delle imprese, in particolare delle PMI, caratterizzata, in media, da una bassa patrimonializzazione
e da un’eccesiva dipendenza dal credito bancario, ha reso tali imprese deboli. La ridotta dimensione
media &egrave; la principale causa che ha impedito loro di reperire risorse sui mercati dei capitali.
Per contrastare tale situazione, molte sono state le misure messe a punto negli ultimi anni anche grazie
alle sollecitazioni di Confindustria. Dalla moratoria dei debiti al rafforzamento del Fondo di Garanzia
per le PMI; dal potenziamento del Plafond PMI di Cassa Depositi e Prestiti all’introduzione del PMI
Supporting factor volto ad attenuare l’impatto di Basilea 3 sul credito alle PMI; dal processo di smaltimento dei debiti della PA alla riforma di obbligazioni e cambiali finanziarie; dal rafforzamento dell’ACE agli interventi per potenziare i mercati dei capitali (Fondo Italiano d’Investimento; mercato
AIM-MAC; crowdfunding) e favorire l’intervento di assicurazioni e fondi pensione nel finanziamento
dell’economia reale.
Misure che hanno dato risultati importanti ovvero dalle quali si attende un contributo significativo nei
Per tornare a crescere &egrave; necessario proseguire lungo il sentiero intrapreso rafforzando gli strumenti
esistenti e definendo nuove misure per spezzare il circolo vizioso credit crunch-recessione.
Tre sono le direttrici di tale intervento.
Innanzitutto &egrave; essenziale rivitalizzare il mercato creditizio - che resta centrale per le imprese, soprattutto
quelle piccole e medie - e far s&igrave; che alle nostre aziende affluisca la liquidit&agrave; necessaria a finanziare
capitale circolante e investimenti. Al riguardo, un contributo importante dovr&agrave; provenire dagli strumenti
di garanzia, che potranno essere ulteriormente rafforzati e rifinanziati con risorse provenienti dai fondi
strutturali e dal sistema camerale. Considerata l’importanza cruciale che l’internazionalizzare riveste
per lo sviluppo delle PMI, &egrave; poi essenziale sviluppare moderni ed efficienti strumenti finanziario-assicurativi per le imprese che esportano e realizzano investimenti all’estero. A livello internazionale, occorre assicurare la piena omogeneizzazione della regolamentazione bancaria. Inoltre, per rispondere
alle difficolt&agrave; del mercato bancario, determinanti saranno le misure di recente adottate dalla BCE.
In secondo luogo, per alleviare le tensioni finanziarie delle imprese vanno riformati i rapporti tra imprese fornitrici e PA che dovranno essere improntati a trasparenza e correttezza. Il processo di smaltimento dei debiti scaduti pregressi deve essere completato con la massima tempestivit&agrave; e occorrer&agrave;
assicurare il pieno rispetto dei termini di pagamento previsti dalla direttiva Late Payment. A tal fine
l’entrata in funzione della fatturazione elettronica verso le PA centrali e locali - che consentir&agrave; di moni-
torare con precisione la formazione dei nuovi debiti - rappresenta un passaggio fondamentale ma
dovr&agrave; essere realizzata senza disagi per le imprese e dovr&agrave; essere accompagnata da una revisione
dei processi amministrativi interni della pubblica amministrazione, cos&igrave; da assicurare l’effettivo rispetto
dei termini massimi di pagamento.
Infine, serve nuova finanza per le imprese. Ci&ograve; &egrave; essenziale oggi che i prestiti sono in calo, ma sar&agrave;
cruciale anche dopo l’uscita dalla crisi, quando il credito bancario avr&agrave; strutturalmente un ruolo minore
nel finanziamento dell’economia. Le imprese dovranno reperire le risorse necessarie per lo sviluppo
attraverso canali alternativi a quello bancario. Maggiori risorse dovranno venire dal capitale proprio
delle imprese. &Egrave; dunque indispensabile sostenere la patrimonializzazione delle imprese, spingendole
ad aprirsi ad investitori esterni, sia attraverso la leva fiscale sia rilanciando il mercato del private equity
e del venture capital.
Di seguito un’analisi degli interventi da realizzare nell’arco del prossimo triennio che comprende l’attuazione di misure contenute in recenti provvedimenti e la definizione di interventi ritenuti necessari
INTERVENTO ORGANICO E MASSIVO PER IL CREDITO A FAVORE DELL’ECONOMIA REALE
2. UN INTERVENTO ORGANICO E MASSIVO PER IL CREDITO
A FAVORE DELL’ECONOMIA REALE
Le imprese non possono svilupparsi senza risorse finanziarie adeguate. Per cogliere la ripresa che si
profila a livello globale, &egrave; pertanto necessario riaprire fonti inaridite e sviluppare nuovi canali.
Occorre agire per alleviare le tensioni finanziarie delle imprese risolvendo definitivamente il problema
dei ritardati pagamenti della PA e riattivando il circuito del credito. E’ inoltre essenziale promuovere il
ricorso delle imprese a strumenti di debito alternativi a quello bancario e favorirne il rafforzamento
Di seguito si delinea UN’AGENDA DI AZIONI che, anche utilizzando i fondi strutturali, consentirebbe di attivare RISORSE PER OLTRE 185 MILIARDI NEL PERIODO 2014-2016, generando effetti positivi sul PIL e favorendo
la ripresa della competitivit&agrave; del Paese.
• RAFFORZARE GLI STRUMENTI DI GARANZIA
L’Italia conta su un sistema di garanzia completo e articolato, basato su due componenti: una pubblica,
rappresentata in particolare dal Fondo di Garanzia per le PMI e una privata, costituita dal sistema dei
confidi. Durante la crisi, il sistema si &egrave; rivelato strategico per l’accesso al credito delle PMI. Il Fondo e
i confidi sono stati in prima linea a fianco delle imprese registrando forti tassi di incremento dell’attivit&agrave;
e delle insolvenze. Vi &egrave; oggi l’esigenza di avviare una riflessione ampia a livello nazionale per RIPENSARE
E RAFFORZARE IL SISTEMA DI GARANZIA. Ci&ograve; significa anche ridisegnare il sistema dei confidi e riformare il
Fondo di Garanzia per le PMI.
&egrave; urgente:
1. affrontare il tema della patrimonializzazione. In proposito occorre:
– attuare con urgenza le misure per la patrimonializzazione contenute all’articolo 1, commi 54 e
55 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di Stabilit&agrave; 2014);
– attivare ulteriori risorse provenienti dal sistema camerale e dalla nuova programmazione dei
fondi strutturali. In particolare, si stima che:
✓ dal sistema camerale potrebbero provenire almeno altri 70 milioni annui in aggiunta a quelli
previsti dalla Legge di Stabilit&agrave; (pari a 70 milioni annui per il triennio 2014-2016);
✓ dalla nuova programmazione dei Fondi strutturali - ipotizzando di utilizzare per i confidi circa
un terzo delle risorse che la proposta recentemente inviata dal Governo alla Commissione
Europea prevede di destinare agli interventi per il “Miglioramento dell’accesso al credito”
(Risultato Atteso 3.6) e concentrandone, in una logica anticongiunturale, l’utilizzo nei primi 3
anni della programmazione - potrebbero provenire circa 150 milioni annui per il triennio
2014-2016 (si tratta di risorse che per due terzi sono destinate alle Regioni del Mezzogiorno).
Qualora tali risorse fossero concentrate sugli intermediari pi&ugrave; efficienti (che hanno il maggior effetto leva: in media circa 15) con i 220 milioni sopra indicati si potrebbero ottenere circa 3,3
miliardi di nuovi finanziamenti alle PMI;
2. promuovere una riorganizzazione del sistema, favorendo le aggregazioni.
Per quanto riguarda il Fondo di Garanzia per le PMI occorre innanzitutto RENDERE
MASSIMA TEMPESTIVIT&Agrave;, LE MISURE MESSE A PUNTO DI RECENTE. In particolare &egrave; necessario:
OPERATIVE, CON LA
1. dare attuazione alle disposizioni sull’istituzione del Sistema Nazionale di Garanzia contenute all’articolo 1, comma 48 della Legge di Stabilit&agrave; 2014;
2. rendere operativa la misura introdotta dall’art. 12, comma 6-bis, del DL Destinazione Italia, che prevede
la possibilit&agrave; per il Fondo di garantire SGR che sottoscrivano obbligazioni e titoli similari emessi da PMI.
Inoltre, nel breve-medio periodo vanno valutati
1. elevare l’importo massimo garantito a 5 milioni di euro;
2. rimuovere la riserva del 50% a favore delle operazioni di importo garantito fino a 500mila euro;
3. prevedere la possibilit&agrave; di prenotazione della garanzia da parte delle imprese;
4. valutare modifiche alle modalit&agrave; di concessione di garanzie di portafoglio. A tale intervento, introdotto dal Dl Salva Italia e reso operativo solo a maggio scorso, sono destinati fino a 100 milioni di
euro che, considerato il moltiplicatore elevato, potrebbero favorire la concessione di circa 2 miliardi
di finanziamenti alle PMI. La misura sui portafogli &egrave; stata tuttavia costruita con modalit&agrave; che ne limitano le potenzialit&agrave;. Andrebbe dunque rivista, in particolare svincolando la valutazione del merito
di credito delle PMI dal modello di valutazione del Fondo. Si dovrebbe inoltre valutare un intervento
a copertura di portafogli crediti gi&agrave; in essere, condizionato per&ograve; all’erogazione da parte delle banche di nuovo credito alle PMI;
5. introdurre semplificazioni procedurali e potenziare le procedure automatiche, anche al fine di abbreviare i tempi di concessione della garanzia;
6. incrementare ulteriormente la dotazione del Fondo. L’attuale dotazione &egrave; tale da assicurare, nel
2014, una crescita delle garanzie prestate pari a circa il 30% rispetto al 2013. Volendo tuttavia
puntare a una crescita maggiore (che si potrebbe determinare realizzando gli interventi indicati ai
punti precedenti), appare necessario rifinanziare il Fondo, anche favorendo l’afflusso di risorse provenienti dalla nuova programmazione dei fondi strutturali.
In proposito - ipotizzando, in analogia con quanto previsto in precedenza per la patrimonializzazione
dei confidi, di utilizzare un terzo delle risorse dei fondi strutturali 2014-2020 destinate agli interventi
per il “Miglioramento dell’accesso al credito” (Risultato Atteso 3.6.) e concentrandone l’utilizzo nei
primi 3 anni della programmazione - al Fondo arriverebbero circa 150 milioni annui per il triennio
2014-2015 (come anche sopra ricordato si tratta di risorse che per due terzi sono destinate alle Regioni
del Mezzogiorno), che, considerato un moltiplicatore di 15, genererebbero finanziamenti per circa
2,3 miliardi. Qualora le risorse venissero utilizzate per la concessione di garanzie di portafoglio, il
moltiplicatore sarebbe pi&ugrave; elevato.
Quelle sopra indicate sono misure realizzabili entro la fine del 2014. Tuttavia, si sottolinea che l’intero
funzionamento del Fondo potrebbe essere ripensato conferendogli un assetto pi&ugrave; moderno. L’emergenza
della crisi ha reso necessario innalzare il pi&ugrave; possibile le percentuali di copertura del Fondo e ha impedito di svolgere riflessioni sul collegamento tra tali percentuali e la rischiosit&agrave; delle operazioni. In futuro,
una volta arrestata la contrazione del credito, sar&agrave; possibile rivedere le regole di funzionamento del
Fondo in tale direzione. A tal fine, si auspica che il Governo attivi un confronto con Confindustria.
• RISOLVERE IL PROBLEMA DEI RITARDATI PAGAMENTI DELLA PA
Per alleviare le tensioni finanziarie delle imprese vanno riformati i rapporti tra imprese fornitrici e PA
che dovranno essere improntati a trasparenza e correttezza. Il disagio derivante dai ritardati pagamenti
della PA non si arresta al perimetro delle fornitrici della PA, ma contagia, con un vero e proprio effetto
domino, tutta l’economia, rendendo lento e vischioso l’intero sistema dei pagamenti.
Il processo di smaltimento dei debiti scaduti avviato con il DL 35/2013 e proseguito con il DL 102/2013
ha dato primi risultati di grande importanza. Al 28 marzo 2014 sono stati pagati 23,5 miliardi di debiti.
Ci&ograve; ha effettivamente contribuito a ridurre lo stock di debiti pregressi: Banca d’Italia, nell’ultima Relazione annuale presentata lo scorso 30 maggio, ha infatti stimato che l’ammontare dei debiti commerciali delle PA &egrave; sceso dai 90 miliardi del 2012 a circa 75 miliardi.
Le imprese hanno comunque avuto un primo, rilevante, sollievo dalle tensioni finanziarie e hanno iniziato a utilizzare le risorse provenienti dal pagamento dei debiti per programmare investimenti.
Secondo l’indagine qualitativa Banca d’Italia – Il Sole 24 Ore, nella seconda met&agrave; del 2013 le imprese
di industria e servizi hanno utilizzato i pagamenti ricevuti per accrescere le riserve di liquidit&agrave; (6,2%)
e ridurre i debiti verso banche (41,5%), Stato (6,1%) e fornitori (29,2%); una quota significativa &egrave; andata a finanziare nuovi investimenti privati (6,7%).
Il Centro Studi Confindustria stima che, nel medio termine, il 20% circa di tali risorse sar&agrave; utilizzato
per investimenti. Infatti, secondo le ultime valutazioni di gennaio 2014, il pagamento in due anni dei
primi 40 miliardi stanziati dal DL 35/2013 pu&ograve; generare un aumento degli investimenti delle imprese
di 8,3 miliardi aggiuntivi in quattro anni (di cui 3,1 miliardi entro la fine del 2014).
Le risorse stanziate dal DL 35/2013 e dal DL 66/2014 per l’anno in corso debbono essere utilizzate
Il pagamento dei debiti pregressi deve essere completato con la massima tempestivit&agrave;. Le recenti misure
varate dal Governo con il DL 66/2014, che vanno nella giusta direzione, dovranno quindi essere attuate senza ritardi. Occorre per&ograve;:
DL 66/2014 per assicurare il miglior funzionamento possibile del meccanismo per lo
smobilizzo dei crediti presso il sistema finanziario previsto dall’articolo 37. In particolare andr&agrave;
esteso l’istituto della certificazione anche agli enti che oggi non possono rilasciarla;
AMPLIARE LE IPOTESI DI COMPENSAZIONE DI TALI CREDITI CON DEBITI FISCALI E CONTRIBUTIVI.
Complessivamente, considerando:
– i residui del DL 35/2013 per l’anno 2013,
– lo stanziamento del DL 35/2013 per il 2014 al netto delle risorse destinate ai rimborsi fiscali,
– lo stanziamento aggiuntivo del DL 66/2014;
– il meccanismo previsto dall’articolo 37 del DL 66/2014, che potrebbe consentire di smobilizzare
il restante debito di parte corrente quantificato, partendo dalle ultime stime di Banca d’Italia sopra
richiamate, in circa 36 miliardi (si ipotizzano 18 miliardi nel 2014 e 18 miliardi nel 2015),
nel 2014 si potrebbero pagare debiti per circa 46.5 miliardi (altri 18 nel 2015).
Per completare lo smaltimento dei debiti pregressi si dovrebbero pagare anche i debiti scaduti di parte
capitale che, secondo le ultime stime di ANCE, ammontano a circa 11 miliardi e che non beneficiano
del meccanismo di cui all’articolo 37 del DL 66/2014. Tale misura ha per&ograve; impatto sul rapporto deficit/PIL: andrebbero dunque individuate apposite fonti di copertura.
Per quanto concerne i nuovi debiti, occorrer&agrave; assicurare il pieno rispetto dei termini di pagamento previsti dalla direttiva Late Payment.
A tal fine, l’avvio della FATTURAZIONE ELETTRONICA tra imprese e PA centrali e locali - che favorir&agrave; il monitoraggio dei nuovi debiti - rappresenta un passaggio fondamentale e dovr&agrave; essere realizzata limitandone l’impatto per le imprese.
Si dovr&agrave; inoltre assicurare che l’entrata in funzione della fatturazione elettronica si accompagni a una
revisione dei processi amministrativi interni della PA, cos&igrave; da assicurare l’effettivo rispetto dei termini
massimi di pagamento. Questo tema &egrave; stato portato all’attenzione del Forum Italiano sulla Fatturazione
Elettronica, a cui partecipa anche Confindustria, che lo approfondir&agrave; attraverso la costituzione di un
gruppo di lavoro dedicato.
• ATTUARE IL “PACCHETTO IMPRESE” DI CDP
Occorre promuovere una tempestiva attivazione del “Pacchetto Imprese” varato da CDP a fine gennaio
e che prevede il rafforzamento del “Plafond PMI” attraverso:
– la ridefinizione del perimetro delle PMI che possono accedere al “Plafond PMI”;
– la costituzione del “Plafond PMI - MID”, destinato al finanziamento delle spese di investimento e
delle esigenze di incremento del capitale delle mid cap e dotato di 2 miliardi;
– la costituzione del “Plafond PMI - Reti”, dotato di 500 milioni di euro aggiuntivi, finalizzato ad agevolare la crescita dimensionale delle PMI che sottoscrivano un contratto di rete.
Nel complesso, considerati i residui, il Plafond dispone di circa 6.5 miliardi.
• SOSTENERE GLI INVESTIMENTI
✓ POTENZIARE
Le imprese stanno mostrando forte interesse per I’agevolazione introdotta dall’articolo 2 del DL Fare,
la cosiddetta Nuova Sabatini, che rappresenta uno strumento importante per stimolare gli investimenti
delle imprese, in particolare di quelle manifatturiere. Per questo &egrave; opportuno potenziarla attraverso le
1. semplificare la procedura attuale per la fruizione dell’agevolazione cos&igrave; da ridurre i tempi di erogazione del finanziamento e limitare l’incertezza delle imprese;
2. rifinanziare l’agevolazione e assicurarle continuit&agrave; su base triennale.
Stando ai primi dati sulle domande di finanziamento/contributo &egrave; possibile ipotizzare che le risorse
si esauriscano entro i prossimi 3-4 mesi. Vanno stanziati altri 190 milioni nel 2014 per la concessione del contributo agli interessi e, conseguentemente, occorre ampliare il plafond messo a disposizione da CDP fino a 5 miliardi. Al riguardo, si potrebbe anche ipotizzare una modifica
dell’impianto della Nuova Sabatini, svincolando l’agevolazione dalla provvista di CDP. In particolare, si potrebbe prevedere il ricorso facoltativo alla provvista di CDP, consentendo alle banche e
agli intermediari finanziari di ricorrervi nel caso in cui il loro costo di funding sul mercato sia pi&ugrave;
elevato rispetto a quello proposto da Cassa.
Questo contribuirebbe non solo a migliorare le condizioni di accesso al credito delle imprese, ma
consentirebbe anche alle banche che abbiano esaurito la loro capacit&agrave; di accesso alla provvista
CDP di continuare a sostenere le imprese clienti che vogliano usufruire del contributo del MISE.
Le risorse per il nuovo stanziamento potrebbero provenire dalla nuova programmazione dei fondi
strutturali. In proposito - ipotizzando di utilizzare meno di un terzo delle risorse che la proposta del
Governo alla Commissione Europea prevede di destinare al “Rilancio della propensione agli investimenti del sistema produttivo” (Risultato Atteso 3.1) e concentrandone, in una logica anticongiunturale, l’utilizzo nei primi 3 anni della programmazione - la Nuova Sabatini potrebbe essere
rifinanziata con circa 190 milioni annui per il triennio 2014-2016 (risorse destinate per due terzi
alle Regioni del Mezzogiorno). Tali fondi potrebbero attivare 2,5 miliardi di investimenti aggiuntivi
nel 2014 e 2,5 miliardi di investimenti per ciascuno degli anni 2015 e 2016.
Non va peraltro trascurato il fatto che la realizzazione dei nuovi investimenti determinerebbe un
maggior gettito fiscale.
Si segnalano, infine, le difficolt&agrave; generate dal fatto che le societ&agrave; di leasing per avere accesso alla
provvista CDP devono essere garantite da banche: impegni di garanzia vanno considerati ai fini del
calcolo dell’esposizione complessiva delle stesse banche garanti verso CDP.
✓ INTRODURRE
STRUMENTI AUTOMATICI DI SOSTEGNO AGLI INVESTIMENTI
La nuova Sabatini dovrebbe essere affiancata da altri regimi di aiuto complementari, capaci di perseguire specifici obiettivi di politica industriale (ricerca e innovazione; rilancio e attrazione degli investimenti; soluzione di crisi d’impresa).
In particolare si dovrebbe introdurre una misura fiscale di favore che agevoli, sia ai fini IRES che IRAP,
i nuovi investimenti incrementali in beni strumentali.
Inoltre, per accelerare gli investimenti si dovrebbe prevedere un credito di imposta che potrebbe essere
finanziato anche da fondi strutturali europei della prossima programmazione 2014-2020, ovvero da
risorse nazionali per la politica di coesione.
A titolo di esempio, ipotizzando di utilizzare per la concessione di tale credito di imposta per gli investimenti (30% di agevolazione) circa un terzo delle risorse che la proposta del Governo alla Commissione Europea prevede di destinare al “Rilancio della propensione agli investimenti del sistema
produttivo” (Risultato Atteso 3.1) - si ricorda che due terzi di tali risorse vanno alle regioni del Mezzogiorno - e concentrandone l’utilizzo nei primi 3 anni della programmazione, si potrebbero attivare investimenti per circa 640 milioni annui per il triennio 2014-2016. L’effetto sarebbe ancora pi&ugrave; elevato
(1,3 miliardi) qualora si utilizzassero due terzi delle risorse disponibili per il Risultato Atteso 3.1.
• RAFFORZARE GLI STRUMENTI FINANZIARI A SOSTEGNO DELL’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE
L’attivit&agrave; internazionale riveste importanza cruciale per le PMI, che devono realizzare programmi di
sviluppo industriale all’estero cos&igrave; da ampliare e consolidare la loro presenza e le loro quote di mercato. In questo quadro &egrave; fondamentale disporre di strumenti di sostegno finanziario per le attivit&agrave; legate
all’export accessibili ed efficaci.
Gli strumenti offerti da Simest e SACE sono migliorati nel tempo, tuttavia, per favorirne il loro utilizzo,
potrebbero essere ulteriormente affinati e resi pi&ugrave; attraenti. In particolare andrebbero ridotti i costi
legati alla fornitura di garanzie a fronte dei servizi ricevuti, notoriamente fonte di grandi difficolt&agrave; per
le imprese di piccola dimensione.
I cambiamenti societari che hanno di recente coinvolto Sace e Simest (loro acquisizione da parte di
CDP), e la previsione di ulteriori evoluzioni (tra cui l’ipotesi, da parte del Governo, di privatizzazione
della Sace) possono offrire una utile occasione per un necessario ripensamento e riorientamento degli
strumenti finanziari e assicurativi, al fine di un loro adeguamento alle moderne esigenze delle imprese
e del commercio internazionale.
In questo ambito si inserisce il progetto di Confindustria e ABI - attualmente in fase di avviamento - che,
attraverso la costituzione di gruppi di lavoro composti da esperti di imprese e banche, mira a elaborare
proposte congiunte per il rafforzamento degli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese.
In tema di sostegno all’internazionalizzazione, un capitolo a parte deve essere comunque dedicato al
supporto pubblico al credito all’esportazione concesso a valere sul Fondo di cui all’articolo 3 della
legge 28 maggio 1973, n. 295 (ex Legge “Ossola”) che &egrave; volto a consentire agli esportatori o alla
banche che finanziano a medio/lungo termine i contratti di esportazione di beni d’investimento di: a)
coprire i rischi del credito e di tasso fisso d’interesse derivanti dall’operativit&agrave; a medio e lungo termine;
b) sopperire alle difficolt&agrave; del sistema bancario nell’operare oltre il breve termine per volumi consistenti.
Negli ultimi anni si &egrave; assistito ad una riduzione dei fondi destinati a tale agevolazione. La legge di stabilit&agrave; 2013 ha comunque stanziato 200 milioni per il 2014. Tali fondi dovrebbero, tuttavia, essere
previsti su base triennale per garantire il mantenimento dell’operativit&agrave; dello strumento.
• FAVORIRE LA DIFFUSIONE DI STRUMENTI DI DEBITO ALTERNATIVI
Il credito bancario non &egrave; pi&ugrave; sufficiente a soddisfare i fabbisogni finanziari delle imprese connessi alla
ripresa degli investimenti produttivi. Ma senza tali investimenti l’economia italiana non potr&agrave; tornare a
crescere su basi solide. &Egrave; dunque essenziale sviluppare canali finanziari alternativi a quello bancario.
In proposito, decisamente apprezzabili sono gli interventi di riforma contenuti nel DL Crescita e nel DL
Crescita-bis del 2012 e nel DL Destinazione Italia che hanno introdotto misure, anche di natura fiscale,
per favorire il finanziamento delle imprese non quotate attraverso strumenti diversi dal debito bancario,
quali i cosiddetti minibond e le cambiali finanziarie.
Tali misure - che secondo diverse stime sarebbero utilizzabili da almeno 10mila imprese che rappresentano la parte pi&ugrave; dinamica e con maggiori potenzialit&agrave; di sviluppo del nostro sistema produttivo hanno gi&agrave; prodotto primi risultati degni di nota: si sono registrate le prime emissioni di mini-bond, quotate sul nuovo mercato dedicato ExtraMOT-Pro; si sono costituiti numerosi fondi di private debt.
La maggior parte dei nuovi fondi, per&ograve;, sta ancora raccogliendo risorse. E’ necessario, vista l’esigenza
di promuoverne l’azione, favorire l’investimento in tali fondi da parte degli investitori istituzionali.
In tal senso particolarmente positive sono le misure contenute nel DL Destinazione Italia che appaiono
concretamente in grado di favorire l’afflusso di risorse dagli investitori istituzionali italiani, oltre che
esteri, a vantaggio del sistema produttivo italiano.
La spinta all’azione dei fondi di debito e all’investimento in tali fondi da parte di compagnie di assicurazione e fondi pensione potr&agrave; essere ulteriormente rafforzata attraverso:
– un’iniziativa istituzionale tesa a costituire un “fondo di fondi” che investa in fondi di private debt.
In proposito Confindustria condivide l’iniziativa allo studio da parte del Fondo Italiano d’Investimento
che prevede la costituzione di un fondo di fondi alimentato prevalentemente da risorse di CDP;
– l’attuazione tempestiva, richiamata anche in precedenza, dell’articolo 12, comma 6-bis, del DL De-
stinazione Italia, che prevede la possibilit&agrave; per il Fondo di garantire SGR che sottoscrivano obbligazioni e titoli similari emessi da PMI;
– la rimozione dei vincoli civilistici all’emissione di obbligazioni;
– nuovi
INTERVENTI DI NATURA FISCALE.
• PROMUOVERE IL RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE DELLE IMPRESE
Maggiori risorse dovranno venire dal capitale proprio delle imprese.
Deve ripartire il percorso di rafforzamento patrimoniale che si stava realizzando nel decennio pre-crisi
e che &egrave; stato interrotto negli ultimi anni.
Va detto che la bassa patrimonializzazione media delle imprese italiane &egrave; conseguenza anche dei deficit di competitivit&agrave; del Paese: in particolare un global tax rate e un costo dell’energia ben pi&ugrave; elevati
di quelli di altri Paesi europei, quali la Germania. Senza tale deficit le imprese avrebbero potuto disporre di maggiori risorse per rafforzarsi patrimonialmente.
&Egrave; indispensabile sostenere la patrimonializzazione delle imprese. Anche sul fronte dell’equity, il ruolo
degli investitori istituzionali sar&agrave; importante.
Va rilevato che sui mercati dei capitali si sta osservando un dinamismo che lascia ben sperare. In particolare, segnali importanti provengono dal nuovo listino AIM-MAC e dall’interesse che ruota intorno
al progetto Elite di Borsa Italiana, strategico per avvicinare le PMI ai mercati dei capitali.
Per sostenere la tendenza osservata e promuovere la capitalizzazione delle imprese occorrer&agrave;:
– puntare sul Fondo Italiano d’Investimento che nella prima fase della sua attivit&agrave; ha rappresentato
un forte stimolo per il private equity e il venture capital. E’ ora indispensabile avviare la seconda
fase di attivit&agrave; del Fondo attraverso la costituzione di nuovi fondi di capitale di rischio e di debito.
In tale ambito, particolare importanza riveste l’intervento di CDP che potrebbe destinare ai nuovi
fondi circa 300 milioni nel 2014;
– rafforzare e razionalizzare l’ACE;
– realizzare interventi per FAVORIRE LA QUOTAZIONE DELLE SMALL CAPS. In particolare attraverso: un’iniziativa
istituzionale volta alla creazione di un fondo di fondi specializzato nell’investimento in fondi che investano in small caps quotate o quotande; semplificazioni regolamentari; misure fiscali. In proposito si
segnala che Confindustria partecipa al progetto Pi&ugrave; Borsa. Al paragrafo 5.2. dell’Appendice sono riportate le proposte prioritarie per Confindustria tra quelle condivise dai partecipanti al progetto, con
l’aggiunta di una proposta specifica relativa ai componenti di minoranza e indipendenti del CdA;
– rafforzare il crowdfunding, ampliandone l’ambito di applicazione e semplificando alcune previsioni
del Regolamento Consob 18592 del 26 giugno 2013.
• PROMUOVERE L’INVESTIMENTO DI FONDI PENSIONE E COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE NEL SISTEMA PRODUTTIVO
&Egrave; importante agevolare le compagnie di assicurazione e i fondi pensione nella realizzazione di investimenti
di lungo periodo che possano contribuire al sostegno dell’economia reale, con ricadute positive sul sistema
produttivo italiano e sulla patrimonializzazione delle imprese, con particolare riguardo alle PMI.
Tale esigenza &egrave; stata sottolineata anche dalla Commissione europea nella recente Comunicazione sui
finanziamenti a medio e lungo termine (che segue il Libro verde dello scorso anno) che mira a mobilitare
fonti private di finanziamento a lungo termine all’economia reale.
Stando agli ultimi dati ufficiali disponibili (Relazione Ivass del maggio 2013), il portafoglio detenuto
dalle compagnie a copertura delle riserve tecniche investito in titoli pubblici supera il 60% del totale,
e le obbligazioni - in prevalenza bancarie - assorbono meno di un quarto del portafoglio.
Il patrimonio dei fondi pensione ammonta complessivamente a oltre 90 miliardi (esclusi PIP). Per quanto
riguarda i fondi pensione negoziali, alla fine del terzo trimestre del 2013 il patrimonio in gestione si
&egrave; avvicinato ai 34 miliardi di euro facendo registrare una variazione positiva, rispetto alla fine del
2012, del 10%. In termini di asset allocation, oltre il 70% delle risorse finanziarie risulta investito in
titoli di debito a scadenza predeterminata, sia privati che pubblici, con larga prevalenza di questi ultimi. L’esposizione azionaria si attesta, anche via OICR, al 24%.
In ragione della significativit&agrave; delle risorse, &egrave; opportuno che vengano creati i presupposti per stimolare
e orientare l’attivit&agrave; di investimento dei fondi pensione anche verso lo sviluppo locale, gli investimenti
infrastrutturali, nonch&eacute; il finanziamento delle PMI.
Ci&ograve; attraverso l’individuazione di strumenti finanziari idonei - di cui sinora si &egrave; registrata la carenza
di offerta - che, in condizioni di sicurezza per gli iscritti ai fondi pensione, possano intercettare una
parte consistente del flusso annuo di TFR conferito alla previdenza complementare.
Peraltro, se si riuscisse a essere propulsivi sul fronte dell’economia reale, si creerebbe un circolo virtuoso
in grado di favorire l’occupazione nonch&eacute; le adesioni ai fondi pensione.
Al fine di favorire la diversificazione del portafoglio dei fondi pensione con l’utilizzo di un ventaglio
di opzioni di investimento pi&ugrave; ampie, si sottolinea la necessit&agrave; che la revisione del DM 703/1996,
oggetto di una lunga fase di consultazione, sia portata a termine nel pi&ugrave; breve tempo possibile.
L’investimento in strumenti che consentono di veicolare risorse al sistema Paese presenta elevate complessit&agrave; gestionali e richiede expertise e competenze specifiche, nonch&eacute; idonei presidi organizzativi
in grado di valutare la maggiore rischiosit&agrave; degli investimenti. Ma si tratta di un passo da compiere
nell’interesse del Paese.
La riforma dei minibond realizzata dal DL Destinazione Italia rappresenta, tra le altre, un’importante
occasione per attrarre l’investimento di investitori istituzionali nazionali ed esteri nell’economia reale
e creare sinergie positive tra il risparmio previdenziale e assicurativo e gli investimenti delle imprese.
Peraltro, la contestuale previsione della estensione del Fondo di Garanzia per le PMI a copertura di
SGR che sottoscrivano minibond, consente di integrare la maggiore rischiosit&agrave; dell’investimento con la
presenza di elementi di garanzia pubblica, destinati a mitigare i rischi di controparte.
Per quanto riguarda le assicurazioni, grazie alle disposizioni del DL Destinazione Italia e ai successivi
interventi regolamentari dell’IVASS, le stesse potranno sostanzialmente investire fino al 6% delle loro
riserve tecniche in minibond ed in titoli emessi nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione di portafogli di minibond (le assicurazioni possono inoltre investire in fondi di debito con i limiti previsti dal Regolamento IVASS 36/2011).
Considerato che gli attivi a copertura delle riserve tecniche delle compagnie italiane ammontano a
oltre 400 miliardi, il flusso aggiuntivo che potrebbe arrivare all’economia a seguito delle nuove previsioni normative ammonterebbe a oltre 24 miliardi. Se, in una fase iniziale, le assicurazioni si limitassero
a investire anche solo lo 0,5% delle loro riserve nei suddetti strumenti, inclusi i fondi di debito, il flusso
ammonterebbe a circa 2 miliardi di euro.
Se a ci&ograve; si aggiungesse, in un’ipotesi prudente, un altro 0,5% di investimenti in fondi di private equity,
tipologia di investimento con la quale le compagnie di assicurazione risultano gi&agrave; avere consuetudine,
il flusso proveniente dal comparto ammonterebbe a circa 4 miliardi.
Si dovrebbe poi consentire alle assicurazioni di finanziare direttamente le imprese, in linea con quanto
avviene in altri paesi europei.
LA REGOLAMENTAZIONE BANCARIA E IL RUOLO DELLA BCE
3. LA REGOLAMENTAZIONE BANCARIA E IL RUOLO DELLA BCE
• LA REGOLAMENTAZIONE BANCARIA
Le nuove regole di Basilea 3 e il deleveraging in corso nel sistema bancario contribuiscono ad aggravare la restrizione creditizia. Ci&ograve; colpisce in modo particolare le PMI.
In tal senso di particolare importanza &egrave; l’introduzione, proposta da Confindustria insieme ad ABI e
alle altre Associazioni imprenditoriali italiane, del PMI Supporting Factor. &Egrave; ora importante assicurare
che l’applicazione di tale moltiplicatore - che consente di ridurre l’accantonamento a capitale di vigilanza effettuato dalle banche a fronte dei crediti erogati alle PMI, liberando liquidit&agrave; da destinare all’erogazione di credito - sostenga effettivamente il credito alle PMI.
A livello internazionale occorre inoltre:
– assicurare, a livello di eurozona, una piena armonizzazione della regolamentazione e delle prassi
di vigilanza cos&igrave; da raggiungere un effettivo “livellamento del terreno di gioco”. E’ proprio questo
lo scopo della supervisione unica affidata alla BCE;
– calibrare attentamente la parte di Basilea 3 che riguarda i coefficienti di liquidit&agrave; e la leva per
evitare eventuali ricadute negative sull’offerta di credito alle imprese;
– assicurare una puntuale applicazione dei recenti interventi normativi europei in materia di finanza
tossica che contemperano la necessit&agrave; di evitare un uso distorto, in chiave speculativa, di alcuni
strumenti derivati con la possibilit&agrave;, per soggetti qualificati, di avvalersi di strumenti finanziari finalizzati alla copertura dei rischi.
• IL RUOLO DELLA BCE
Per rivitalizzare il mercato bancario saranno determinanti le misure di recente adottate dalla BCE:
• il taglio dei tassi di riferimento per l’Eurozona che, stando alle dichiarazioni del Presidente della
BCE, dovrebbero restare su questi livelli per un periodo lungo;
• il varo di Targeted longer-term refinancing operations (TLTROs), ovverosia di nuove operazioni di rifinanziamento delle banche che, rispetto alle precedenti operazioni (LTROs), sono per la prima volta
finalizzate alla concessione di credito alle imprese da parte delle banche;
• il prolungamento della procedura di “full allotment”, ossia senza limiti di concessione rispetto agli
importi chiesti dalle banche, nelle operazioni di rifinanziamento principali (MROs) e nelle LTRO a
3 mesi, per tutto il tempo necessario e almeno fino a dicembre 2016;
• la sospensione delle operazioni di sterilizzazione dei titoli di Stato acquistati nel periodo 20102011 sotto il Securities Markets Programme (SMP). Questa sospensione permetter&agrave; alla BCE di iniettare nel sistema liquidit&agrave; per 170 miliardi.
Si tratta di misure da tempo auspicate da Confindustria che, anche se arrivano tardi e potevano essere
pi&ugrave; coraggiose, potranno rappresentare una spinta importante per l’economia.
Per rafforzare tale spinta &egrave; essenziale che la BCE realizzi anche l’annunciato programma di acquisto
di titoli ABS (Asset backed Securities), fondamentale per rivitalizzare il mercato delle cartolarizzaizoni.
In tale ambito, sarebbe opportuno che la BCE, in linea con quanto gi&agrave; realizzato dalla FED, dedicasse
specifica attenzione a una particolare classe di ABS, cio&egrave; quelle che hanno come attivit&agrave; sottostante i
mutui (sia delle imprese sia delle famiglie) garantiti da immobili. In questo modo si potrebbe anche
permettere alle imprese sane di realizzare operazioni volte a razionalizzare la propria struttura finanziaria attraverso finanziamenti a lungo termine garantiti da patrimoni immobiliari. Un simile intervento
darebbe inoltre ossigeno al mercato immobiliare sostenendo i mutui casa.
Per rilanciare il credito, appare inoltre positivo quanto annunciato dal Governatore della Banca d’Italia
nelle sue ultime Considerazioni finali in merito alle misure che la Banca intende adottare nelle prossime
settimane per migliorare la situazione di liquidit&agrave; delle banche e agevolare in questo modo la concessione di credito alle PMI. Si tratta, in particolare, dell’ampliamento della gamma dei prestiti utilizzabili
a garanzia del rifinanziamento presso la BCE, anche al fine di ricomprendervi le linee di credito in
conto corrente, molto diffuse tra le aziende italiane, in particolare di minori dimensioni.
UN NUOVO RAPPORTO BANCA-IMPRESA
4. UN NUOVO RAPPORTO BANCA-IMPRESA
Le misure sopra indicate, da attuare a livello nazionale ed internazionale, sono essenziali per rivitalizzare in tempi brevi il mercato creditizio e far ripartire l’economia. Ma perch&eacute; esprimano tutto il loro
potenziale devono essere accompagnate dalla modernizzazione delle relazioni tra banche e imprese.
Alla costruzione di un nuovo modello di relazione banca-impresa si dovr&agrave; concorrere da entrambe le parti.
Le imprese dovranno crescere, aumentare il grado di trasparenza e rafforzare la loro struttura finanziaria attraverso una maggiore patrimonializzazione e un pi&ugrave; ampio ricorso a fonti di debito alternative
a quello bancario. Tutto ci&ograve; trasformer&agrave; anche il rapporto banca-impresa, contribuendo, attraverso rating pi&ugrave; alti, a far rifluire il credito.
Le banche dovranno essere pienamente consapevoli delle ricadute negative che deriverebbero per l’intera economia italiana dal perdurare di una forte stretta creditizia. Negli ultimi anni il credito &egrave; divenuto
sempre pi&ugrave; selettivo. All’inizio della crisi ci&ograve; &egrave; dipeso da difficolt&agrave; nella raccolta bancaria mentre pi&ugrave;
di recente il fenomeno &egrave; legato al deterioramento della qualit&agrave; dei portafogli crediti.
Nel prossimo futuro sar&agrave; necessario un forte impegno delle banche per approfondire la conoscenza
delle imprese e tenere conto delle reali prospettive di sviluppo delle singole aziende, a prescindere
dal settore di appartenenza e dagli indicatori medi e dal livello di innovazione che lo caratterizzano.
Le banche dovranno valorizzare l’utilizzo delle informazioni di natura qualitativa e aumentarne il peso
nella valutazione del merito di credito della singola impresa.
Banche e imprese potranno definire insieme, attraverso accordi da siglare tra le associazioni di rappresentanza anche a livello territoriale e settoriale, le caratteristiche di modelli di valutazione fondati
proprio su specifiche variabili qualitative (ad esempio: la qualit&agrave; del management, le caratteristiche
del progetto industriale, la presenza di certificazioni e brevetti) volti a cogliere le reali potenzialit&agrave;
future delle singole imprese.
L’obiettivo &egrave; giungere a un rapporto banca-impresa pi&ugrave; trasparente, efficiente ed equilibrato nel quale
non venga a mancare il credito proprio a quelle imprese sane che sono in grado di affrontare i mercati
e crescere, trainando anche la ripresa del Paese.
b) Flussi
TOTALE 2014-2015
c) Risorse d) Flussi
aggiuntive aggiuntivi
b) Flussi c) Risorse d) Flussi
*Include le risorse stanziate e rientri stimati prudenzialmente in 300 milioni per il 2014, 400 per il 2015 e 500 per il 2016.
** Risorse provenienti – in tutto o in parte – dalla programmazione dei fondi strutturali 2014-2020.
*** Include 70 milioni provenienti dal sistema camerale e 150 dai fondi strutturali.
**** Include: le risorse residue del DL 35 per il 2013; le risorse del DL 35 per il 2014 al netto di quelle destinate ai rimborsi d’imposta; le risorse del DL 66; 18 miliardi pagabili col meccanismo ex art. 37 del DL 66.
Investimenti assicurazioni
(minibond e private equity)
Investimento CDP nel
Pagamento debiti PA**** 46.500
PMI - Portafogli
- Sezione speciale R&amp;I
Plafond PMI CDP
Fondo di Garanzia PMI 1.350*
a) Risorse b) Flussi
LE MISURE SOPRA INDICATE MUOVONO RISORSE PER OLTRE 185 MILIARDI NEL TRIENNIO 2014-2016
1. RIPENSARE E RAFFORZARE IL SISTEMA DI GARANZIA
L’Italia conta su uno dei sistemi di garanzia pi&ugrave; completi e articolati del mondo basato su due componenti: una pubblica, rappresentata in particolare dal Fondo di Garanzia per le PMI e una privata, costituita dal sistema dei confidi. Tali componenti si integrano tra loro attraverso lo strumento della
Durante la crisi, il sistema si &egrave; rivelato strategico per l’accesso al credito delle PMI. Il Fondo e i confidi
sono stati in prima linea a fianco delle imprese registrando forti tassi di incremento dell’attivit&agrave; e delle
insolvenze.
Per i confidi il flusso di insolvenze ha creato forti tensioni sul fronte patrimoniale giustificando l’intervento
straordinario previsto dalla Legge di Stabilit&agrave;: intervento che, come sottolineato anche in precedenza,
&egrave; tuttavia ancora da attuare.
Al contempo, la crisi ha accentuato le difficolt&agrave; del sistema dei confidi di adeguarsi al nuovo quadro
normativo - che ha previsto, per gli intermediari di dimensioni maggiori, la trasformazione in intermediari vigilati da Banca d’Italia - e ha messo in evidenza le carenze organizzative, oltre che patrimoniali, di tutti gli operatori.
Una situazione che ha dato risalto al ruolo del Fondo - significativamente potenziato anche su richiesta
di Confindustria per assistere al meglio le imprese durante la crisi - generando la sempre pi&ugrave; frequente
percezione di strumenti concorrenti. Ci&ograve; appare in pieno contrasto con l’esigenza di disporre di un sistema pubblico/privato articolato e integrato e di assicurare, anche al fine di contenere l’impegno di
risorse pubbliche, l’applicazione del principio di sussidiariet&agrave;.
Ci&ograve; richiama l’esigenza di avviare una riflessione ampia a livello nazionale per ripensare, raffrozandolo, il sistema di garanzia. Ci&ograve; significa anche ridisegnare il sistema dei confidi e ridefinire le modalit&agrave;
di integrazione tra Fondo e confidi.
Per quanto concerne i confidi &egrave; urgente affrontare il tema della patrimonializzazione, gi&agrave; richiamato
in precedenza, che rappresenta una vera emergenza.
Occorre attuare le misure previste dall’articolo art. 1, commi 54 e 55 della Legge di Stabilit&agrave; volte a
sostenere il sistema dei confidi. In particolare, attraverso tali disposizioni, sono stati stanziati:
• 225 milioni per l’anno 2014 - incrementabili tramite risorse provenienti dalla programmazione europea 2014-2020 ovvero messe a disposizione da regioni, enti pubblici, camere di commercio a
sostegno dei processi di crescita dei confidi vigilati (cosiddetti confidi 107), delle operazioni di fusione finalizzate all’iscrizione nell’elenco dei confidi 107 e dei contratti di rete tra confidi: per l’attuazione di tale misura, che attinge risorse dal Fondo di garanzia per le PMI, servir&agrave; un decreto del
MISE, di concerto con il MEF che dovr&agrave; essere preventivamente notificato e autorizzato da parte
• 70 milioni di euro annui per il triennio 2014-2016 destinate al rafforzamento di tutti i confidi. Tali
risorse proverranno dal sistema camerale: compete al MISE definire, attraverso il decreto che fissa
la misura annuale del contributo camerale, le modalit&agrave; di attuazione di questo intervento.
Per quanto concerne la preventiva notificazione alla Commissione Europea delle misure contenute nell’emanando decreto ministeriale previsto dall’art. 1, comma 54, si ritiene che, alla luce della disciplina
comunitaria sugli aiuti di stato, la previsione non pu&ograve; che essere interpretata nel senso della sua necessit&agrave; solo nel caso in cui le misure definite nel decreto non rientrino in esenzioni generali per categoria ovvero nel regime de minimis, sempre che non sussistano le condizioni, indicate dalla stessa
Commissione UE, in presenza delle quali un sostegno pubblico alle imprese pu&ograve; risultare compatibile
con la disciplina comunitaria sugli aiuti di stato.
In altri termini, il riferimento normativo alla notificazione &egrave; da intendere come una mera previsione di
chiusura volta a ribadirne la necessit&agrave; qualora gli interventi configurino un aiuto di stato e non siano
esentabili, neppure in applicazione del de minimis. Procedere in ogni caso alla notificazione risulterebbe non solo inutilmente penalizzante, ma anche contrario agli stessi provvedimenti e alle comunicazioni dell’Unione in materia, volti proprio a limitare il ricorso a procedimenti di notificazione
preventiva presso la Commissione, dispendiosi in termini di costi e di tempi. Ci&ograve; tanto pi&ugrave; in quanto la
scelta di una notificazione generalizzata potrebbe essere valutata come un’indicazione di riferimento
per tutti gli enti pubblici che prevedano in futuro misure di sostegno per i confidi.
In ogni caso, fermo restando che &egrave; urgente emanare i suddetti provvedimenti per far affluire risorse ai confidi, si sottolinea l’importanza che, nella loro definizione, si concentrino le risorse sugli intermediari pi&ugrave;
strutturati ed efficienti che, peraltro, sono quelli con le maggiori esigenze di patrimonializzazione, anche
in considerazione del fatto che sono sottoposti ai requisiti di capitale previsti dall’Accordo di Basilea.
Si dovrebbe, in altri termini, evitare di disperdere risorse pubbliche attraverso interventi a pioggia che
vadano a vantaggio anche di intermediari che, per dimensioni e caratteristiche organizzative, non
sono in condizione di apportare concreti benefici alle PMI. Inoltre per finanziare gli interventi di patrimonializzazione dei confidi sarebbe opportuno evitare di attingere risorse dal Fondo di Garanzia (che
peraltro gi&agrave; sostiene l’azione dei confidi attraverso la controgaranzia). Al contrario, sarebbe opportuno
prevedere un ben pi&ugrave; consistente apporto del sistema camerale.
In particolare, per il futuro si dovrebbero attingere ulteriori risorse dal sistema camerale e dalla nuova
programmazione dei fondi strutturali. In particolare, si stima che:
• dal sistema camerale potrebbero provenire almeno altri 70 milioni in aggiunta a quelli previsti dalla
Legge di Stabilit&agrave;;
• dalla nuova programmazione dei Fondi strutturali - ipotizzando di utilizzare per i confidi circa un
terzo delle risorse che la proposta recentemente inviata dal Governo alla Commissione Europea
prevede di destinare agli interventi per il “Miglioramento dell’accesso al credito” (Risultato Atteso
3.6) e concentrandone, in una logica anticongiunturale, l’utilizzo nei primi 3 anni della programmazione - potrebbero provenire circa 150 milioni annui per il triennio 2014-2015 (risorse che per
due terzi sono destinate alle Regioni del Mezzogiorno).
Qualora tali risorse fossero concentrate sugli intermediari pi&ugrave; efficienti (che hanno il maggior effetto
leva: in media circa 15) con i 220 milioni sopra indicati si potrebbero ottenere circa 3.3 miliardi di
Al contempo va affrontato il tema, altrettanto rilevante, della riorganizzazione del sistema, le cui criticit&agrave;
sono state in pi&ugrave; occasioni sottolineate da Banca d’Italia. Un’eccessiva frammentazione e una ridotta
dimensione media degli operatori del sistema. Una forte concentrazione dell’attivit&agrave; in capo ai principali operatori. Un forte divario tra i confidi vigilati e quelli tradizionali in termini di imprese assistite.
Una minore incisivit&agrave; nelle Regioni del Mezzogiorno.
Per quanto riguarda i confidi vigilati, che rappresentano ormai la gran parte del sistema, Banca d’Italia
ha messo in evidenza diversi aspetti che destano alcune preoccupazioni. Innanzitutto, il tema richiamato in precedenza della patrimonializzazione che, per quanto adeguato nella media del sistema,
presenta tensioni in relazione ad alcuni intermediari e giustifica un intervento straordinario come quello
contenuto nella Legge di Stabilit&agrave;. &Egrave; inoltre emerso che la produttivit&agrave; dei confidi (espressa in volume
di garanzie per dipendente) &egrave; nettamente inferiore a quella di altri intermediari finanziari che svolgono
attivit&agrave; di leasing, credito al consumo e prestazione di altri finanziamenti. Infine, dai controlli a distanza
e dalle prime ispezioni compiute da Banca d’Italia - ispezioni che nella maggior parte dei casi si sono
concluse con giudizi sfavorevoli - sono state riscontrate carenze nella governance, negli aspetti organizzativi, nel processo di erogazione del credito, nel monitoraggio dei rischi e nelle politiche di accantonamento.
Va riconosciuto che questi risultati sono in buona parte imputabili a fattori esogeni. Il processo evolutivo
di portata epocale che &egrave; stato imposto ai confidi dalla riforma del settore &egrave; relativamente recente. Inoltre, nel mezzo del processo di riorganizzazione e rafforzamento che la trasformazione in intermediari
finanziari ha richiesto, i confidi, al pari delle imprese, sono stati colpiti da una crisi senza precedenti.
Vista la centralit&agrave; del ruolo dei confidi nell’accesso al credito delle PMI e la necessit&agrave; di disporre, proprio nell’interesse delle PMI, di confidi solidi e competitivi, tali segnali non possono essere trascurati.
Bisogner&agrave; attraversare una nuova fase di cambiamento. Una fase che dovr&agrave; riguardare tutti. I confidi
vigilati, ma anche quelli tradizionali.
Anche per questi ultimi, che non sono sottoposti al controllo di Banca d’Italia, si profila infatti un percorso di trasformazione orientato in parte dalla regolamentazione e in parte - e si tratta della spinta
prioritaria - dalle esigenze del sistema delle PMI.
Con l’attuazione della riforma del testo unico bancario che sottoporr&agrave; tali organismi al controllo di un
apposito Organismo a sua volta vigilato da Banca d’Italia, tali confidi dovranno elevare i propri standard organizzativi. Un innalzamento che &egrave; comunque dovuto nell’interesse delle PMI industriali, che a
loro volta devono crescere e hanno esigenze finanziare sempre pi&ugrave; complesse.
Se &egrave; vero che il downgrading dell’Italia ha, per il momento, eliminato il beneficio ai fini di Basilea
della ponderazione di favore connessa alle garanzie dei confidi 107, equiparando tali garanzie a
quelle dei confidi 106, &egrave; altrettanto vero che i confidi 106 sono pi&ugrave; piccoli, meno strutturati per soddisfare le crescenti necessit&agrave; delle imprese industriali, e hanno un contenuto effetto leva: circostanza
che deve preoccupare soprattutto in termini di efficienza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. &Egrave; dunque
importante che essi accrescano le loro dimensioni e la loro efficienza operativa e allocativa.
Il percorso di concentrazione che negli ultimi anni ha coinvolto intermediari di tutte le dimensioni e di
tutte le aree del territorio &egrave; stato ambizioso e virtuoso. Ma viste le condizioni del mercato, esso non
pu&ograve; considerarsi concluso.
Occorre ridurre il numero dei confidi, rivederne la governance, rafforzarne la patrimonializzazione
cos&igrave; da scongiurare il rischio che si trasformino in strumenti “marginali”, utili solo per le aziende pi&ugrave;
problematiche e confermarne il ruolo strategico.
Il sistema nel suo complesso dovr&agrave; quindi affrontare, nell’interesse delle imprese, un nuovo e radicale
processo di aggregazione. In proposito, Confindustria e Federconfidi (la Federazione di rappresentanza dei confidi di area confindustriale) stanno lavorando congiuntamente al fine di promuovere la
• di contratti di rete tra confidi finalizzate al recupero di efficienza attraverso al messa in comune di
specifiche funzioni e parti del processo operativo;
• di operazioni di concentrazione tra gli intermediari associati.
Tali operazioni non possono per&ograve; essere lasciate alla sola iniziativa privata: occorre quindi avviare
una riflessione sui possibili strumenti per sostenerle. In particolare, dovranno essere valutate modifiche
normative e, coinvolgendo anche le Regioni e il sistema camerale, la revisione della contribuzione
pubblica a sostegno dei confidi che, come sottolineato in precedenza, dovrebbe essere concentrata a
vantaggio degli intermediari pi&ugrave; efficienti, cos&igrave; da non disperdere risorse dei contribuenti.
1.2. IL FONDO
1.2.1. Le misure da attuare
Per quanto riguarda il Fondo di Garanzia per le PMI, &egrave; urgente:
• dare attuazione alle disposizioni sull’istituzione del Sistema Nazionale di Garanzia contenuto all’articolo 1, comma 48 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di Stabilit&agrave; 2014). In dettaglio
1. rendere operativa la “Sezione speciale del Fondo di Garanzia per le PMI dedicata ai progetti
di R&amp;I” istituita dall’articolo 1, comma 48 della Legge di Stabilit&agrave; attraverso:
– la definizione del previsto accordo-quadro tra MISE, MEF e BEI che individua i grandi progetti
per la ricerca e l’innovazione industriale garantibili dalla sezione;
– l’emanazione del decreto del MISE, di concerto con il MEF, che definisce i criteri e le modalit&agrave;
di concessione delle garanzie e di selezione dei progetti da includere nel portafoglio.
La Sezione dispone di 100 milioni di euro. Considerando che interverr&agrave; a copertura delle “prime
perdite” di portafogli di finanziamenti, &egrave; possibile ipotizzare che tale intervento abbia un moltiplicatore elevato. In particolare, con la suddetta dotazione si potrebbero attivare finanziamenti
- conseguentemente investimenti in ricerca e innovazione - per circa 2 miliardi;
2. emanare il decreto del MEF, di concerto con il Ministero delle Politiche giovanili e con quello
delle Infrastrutture e dei Trasporti, per la costituzione del Fondo di Garanzia per la Prima Casa
istituito dall’articolo 1, comma 48 della Legge di Stabilit&agrave;. Il Fondo ha una dotazione di 200 milioni annui per il triennio 2014-2016;
• rendere tempestivamente operativa la misura introdotta dall’articolo 12, comma 6-bis, del DL Destinazione Italia, che prevede la possibilit&agrave; per il Fondo di Garanzia per le PMI di intervenire a favore
di SGR che, in nome e per conto di fondi comuni di investimento da esse gestiti, sottoscrivano obbligazioni e titoli similari emessi da PMI;
• rivedere la disposizione contenuta all’articolo 1, comma 46, della Legge di Stabilit&agrave; che
stabilisce che CDP possa utilizzare risparmio postale per acquistare titoli emessi nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione aventi a oggetto crediti alle PMI.
La disposizione, apprezzabile nella misura in cui mira a favorire la concessione di credito bancario
aggiuntivo alle PMI, prevede per&ograve; che eventuali perdite derivanti da tale attivit&agrave; vengano coperte
con le risorse del Fondo di Garanzia per le PMI. Quest’ultima &egrave; una previsione critica, che rischia
di bloccare l’attivit&agrave; del Fondo di Garanzia per le PMI che, non partecipando alla valutazione dei
rischi assunti da CDP, non &egrave; in condizione di stimare le perdite che graverebbero sul Fondo stesso
1.2.2. I Nuovi interventi
Il Fondo &egrave; uno strumento fondamentale di sostegno all’accesso al credito per le PMI: nel 2013 sono
state oltre 77mila le operazioni garantite per circa 11 miliardi di finanziamenti. A dispetto della positivit&agrave; di tali risultati, l’azione del Fondo pu&ograve; essere ulteriormente potenziata. In particolare, occorre:
• rimuovere la riserva del 50% a favore delle operazioni di importo garantito fino a 500mila euro.
Si tratta di una riserva che non appare affatto necessaria al fine di assicurare un adeguato frazionamento dei rischi in capo al Fondo (che oggi, in considerazione del patrimonio disponibile e del
limite massimo garantito per impresa fissato a 2,5 milioni, &egrave; sufficientemente frazionato) ovvero per
assicurare ampio accesso al Fondo da parte delle imprese minori (nel 2013 le operazioni a favore
delle micro imprese sono state il 57% del totale). Al contrario, la stessa riserva rischia di bloccare
l’operativit&agrave; del Fondo a favore delle piccole e medie imprese pi&ugrave; strutturate appartenenti a ciascun
settore produttivo;
• elevare, quantomeno con riferimento a determinate tipologie di operazioni, l’importo massimo garantito a 5 milioni di euro. Per realizzare tale intervento sarebbe comunque necessaria una notifica
alla Commissione. Per la misura in corso di attuazione relativa alla concessione di garanzie a SGR
che sottoscrivano minibond, si potrebbe anche utilizzare, nell’ipotesi che le imprese dispongano di
un rating, il “metodo dei premi esenti”previsto dalla Comunicazione UE sugli aiuti di Stato sotto
forma di garanzie;
• prevedere la possibilit&agrave; di prenotazione della garanzia da parte delle imprese. Oggi - fatto salvo
il caso della sezione speciale per l’imprenditoria femminile e di apposite riserve finanziate con risorse comunitarie - le imprese non accedono direttamente al Fondo, ma lo fanno per il tramite di
banche e confidi. La prenotazione della garanzia del Fondo attribuirebbe alle PMI un forte potere
contrattuale nei confronti delle banche e potenzierebbe ulteriormente l’utilit&agrave; dello strumento;
• modificare le disposizioni operative del Fondo di Garanzia per le PMI (adottate con DM del
27.12.2013) che hanno dato attuazione all’articolo 4 del DL Fare che prevede che la garanzia
del Fondo possa essere concessa solo su operazioni ancora da deliberare da parte di soggetti finanziatori. Nel condividere la ratio di tale disposizione, volta a conferire reale aggiuntivit&agrave; all’intervento del Fondo, si segnala che la disposizione sta generando un allungamento dei tempi per
l’erogazione del credito alle imprese. Ci&ograve; finisce per penalizzare l’accesso al credito soprattutto
da parte delle fasce di imprese che ne hanno maggiore esigenza. Penalizzazione ancora pi&ugrave; evidente per le linee di credito a breve termine, che risentono maggiormente degli effetti di un allungamento temporale. Si potrebbero in particolare introdurre delle semplificazioni procedurali a favore
dei confidi - specialmente per quelli autorizzati a certificare il merito di credito - prevedendo una
sorta di automatismo che renda la controgaranzia subito efficace, fatta salva l’eventuale verifica di
alcuni parametri da parte del Fondo;
• valutare la possibilit&agrave; di apportare modifiche alle modalit&agrave; di concessione di garanzie di portafoglio.
A tale intervento, introdotto dall’articolo 39, comma 4, del DL Salva Italia e reso operativo dopo un
lungo e complesso iter solo a maggio scorso, sono destinati fino a 100 milioni di euro che, consi-
derato il moltiplicatore elevato, potrebbero favorire la concessione di circa 2 miliardi di finanziamenti alle PMI.
Nel sottolineare l’opportunit&agrave; che le procedure per modificare l’operativit&agrave; del Fondo vengano in
futuro semplificate (dal DL Salva Italia a oggi sono passati due anni e mezzo) cos&igrave; da non rallentare
l’entrata in funzione di misure utili a sostenere l’economia, si segnala che la misura sui portafogli &egrave;
stata tuttavia costruita con modalit&agrave; che ne limitano le potenzialit&agrave;.
Andrebbe dunque rivista, in particolare svincolando la valutazione del merito di credito delle PMI
dal modello di valutazione del Fondo. In altri termini, anche in considerazione del fatto che la misura
prevede un tetto massimo alle perdite, andrebbe lasciata alle banche la libert&agrave; di certificare che le
imprese affidate sono economicamente e finanziariamente sane, eventualmente anche prevedendo
dei limiti collegati ai sistemi di rating delle banche.
Si dovrebbe inoltre valutare un intervento a copertura di portafogli crediti gi&agrave; in essere condizionato
per&ograve; all’erogazione da parte delle banche di nuovo credito alle PMI;
• valutare un ulteriore incremento della dotazione del Fondo. Negli ultimi anni il Fondo ha registrato
una forte crescita anche in conseguenza delle importanti riforme che lo hanno riguardato. A breve
l’operativit&agrave; del Fondo potr&agrave; osservare un ulteriore incremento a seguito della recente entrata in vigore del decreto che, in attuazione del DL Fare, allenta i criteri di valutazione del merito di credito
utilizzati dal Fondo. L’attuale dotazione del Fondo sono tali da assicurare, nel 2014, una crescita
pari a circa il 30% rispetto al 2013.
Volendo tuttavia puntare a una crescita maggiore appare necessario attivarsi per rifinanziare il
Fondo, anche favorendo l’afflusso di risorse provenienti dalla nuova programmazione dei fondi
In proposito - ipotizzando di utilizzare circa un terzo delle risorse che la proposta del Governo alla
Commissione Europea prevede di destinare agli interventi per il “Miglioramento dell’accesso al credito” (Risultato Atteso 3.6) e concentrandone, in una logica anticongiunturale, l’utilizzo nei primi 3
anni della programmazione - al Fondo arriverebbero circa 150 milioni annui per il triennio 20142015 2015 (risorse che per due terzi sono destinate alle Regioni del Mezzogiorno), che, considerato
un moltiplicatore di 15, genererebbero finanziamenti per circa 2,3 miliardi. Qualora le risorse venissero utilizzate per la concessione di garanzie di portafoglio, il moltiplicatore sarebbe pi&ugrave; elevato.
In tema di risorse si segnala infine che &egrave; essenziale scongiurare il rischio che, come previsto da alcune disposizioni della Legge di Stabilit&agrave; e del DL Destinazione Italia, vengano distratte risorse dal
Fondo a copertura di altri interventi pur importanti (es: patrimonializzazione confidi e attivit&agrave; di
CDP in materia di cartolarizzazioni) ovvero vincolati a operazioni di garanzia con fabbisogni inferiori a quanto stanziato (es. imprenditoria femminile).
Al fine di assicurare la massima efficacia al meccanismo previsto dall’articolo 37 del DL 66/2014 occorre:
• posticipare il termine entro il quale le imprese devono richiedere la certificazione dei crediti ai fini
dell’attivazione del meccanismo di cessione dei crediti assistito dalla garanzia dello Stato.
Attualmente, infatti, tale termine, fissato a 60 giorni dalla data di entrata in vigore del DL 66, non
&egrave; idoneo ad assicurare il pieno ed efficace utilizzo della misura. Pertanto, si propone di far decorrere
i 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione;
• estendere la certificazione agli enti locali commissariati e agli enti del Servizio sanitario nazionale
delle Regioni sottoposte a piano di rientro dai disavanzi sanitari.
In assenza di tale previsione, il meccanismo della certificazione resterebbe privo di efficacia nei
territori maggiormente colpiti dal fenomeno dei ritardati pagamenti. Di conseguenza, in quegli stessi
territori resterebbe senza efficacia anche la misura introdotta dall’articolo 37 del decreto volta a favorire lo smobilizzo bancario dei crediti certificati.
Si sottolinea peraltro che sia gli enti locali commissariati, sia gli enti del SSN delle Regioni in disavanzo
sanitario hanno chiesto e ricevuto le risorse del DL 35/2013 per pagare i propri debiti: non si comprende pertanto perch&eacute; dovrebbero restare esclusi dalla possibilit&agrave; di rilasciare la certificazione.
Di seguito le proposte emendative.
&lt;&lt;All’articolo 37, dopo il comma 1, aggiungere il seguente comma: “&lt;1-bis. All’articolo 9, del
decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio
2009, n. 2, e successive modifiche e integrazioni, il comma 3-ter &egrave; sostituito dal seguente “La certificazione di cui al comma 3-bis non pu&ograve; essere rilasciata a pena di nullit&agrave; dagli enti locali in dissesto finanziario ai sensi dell’articolo 244 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Tali
enti sono comunque tenuti a effettuare la comunicazione di cui all’articolo 7 comma 4 del decreto
legge 8 aprile 2013, n. 35.&gt;&gt;.
&lt;&lt;All’articolo 37, comma 1, lettera a), del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante Misure
urgenti per la competitivit&agrave; e la giustizia sociale sostituire le parole “entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto” con le seguenti: “entro sessanta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”&gt;&gt;.
Inoltre, al fine di facilitare lo smobilizzo dei crediti commerciali vantati verso la PA si potrebbero ampliare le ipotesi di compensazione di tali crediti con debiti fiscali e contributivi.
La disciplina attuale limita tale compensazione con i debiti iscritti a ruolo e con le somme derivanti da
accertamento con adesione e altri istituti deflattivi del contenzioso. Nell’ottica di una pi&ugrave; ampia compensabilit&agrave; dei crediti commerciali con tutti i debiti fiscali e contributivi, si potrebbe iniziare ad estendere la compensazione con le somme dovute a seguito dei controlli automatici (ex art. 36-bis, DPR n.
600/1973 e art. 54-bis, DPR n.633/1972) e formali della dichiarazione dei redditi (ex art. 36-ter
del DPR n. 600/1973), nonch&eacute; con le somme dovute a seguito di transazione fiscale (ex art. 182-ter
del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267). Al pari delle ipotesi gi&agrave; contemplate anche tali fattispecie
conducono a un accordo con l’amministrazione finanziaria su debiti tributari dovuti dal contribuente.
Di seguito la proposta emendativa.
&lt;&lt;All’articolo 28-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
602, al primo comma, sono apportate le seguenti modifiche:
a) sono soppresse le parole “maturati al 31 dicembre 2012”
b) dopo le parole “di mediazione ai sensi dell’articolo 17-bis, dello stesso decreto” inserire le parole “, di adesione alla somme richieste con la comunicazione di irregolarit&agrave; adottata a seguito
di controllo automatico della dichiarazione dei redditi ai sensi degli articoli 36-bis del Decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e 54-bis del Decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, di adesione alla somme richieste con la comunicazione di irregolarit&agrave; adottata a seguito di controllo formale della dichiarazione dei redditi ai
sensi dell’articolo 36-ter Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
di transazione fiscale di cui all’articolo 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.&gt;&gt;
&Egrave; imminente - 6 giugno 2014 - l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica verso le PA.
Confindustria ritiene che possa rappresentare uno strumento fondamentale per modernizzare i rapporti
tra PA e imprese, semplificare le procedure aziendali e gli adempimenti fiscali, tenere sotto controllo
la spesa pubblica ed evitare il riformarsi del problema dei pagamenti PA.
Tale passaggio dovr&agrave; per&ograve; essere realizzato senza disagi per le imprese.
In proposito, va segnalata una difficolt&agrave; derivante da una disposizione contenuta nel DL 66.
Infatti, l’articolo 25 - che ai commi 1 e 2 anticipa al 31 marzo 2015 (dal 6 giugno 2015) l’entrata in
vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica verso le PA centrali diverse da Ministeri, Agenzie fiscali
ed Enti nazionali di previdenza e le PA locali - al comma 3 introduce un nuovo obbligo da applicare
ai fornitori gi&agrave; a partire dal 6 giugno prossimo, quando scatter&agrave; l’obbligo di fatturazione elettronica
verso Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti nazionali di previdenza.
Tale nuovo obbligo consiste nell’inserimento nelle fatture elettroniche - pena il mancato pagamento della
fattura - del Codice Identificativo di Gara (CIG) e del Codice Unico di Progetto (CUP), ove previsti ai sensi
della normativa sulla tracciabilit&agrave; dei flussi finanziari connessi ai contratti pubblici (legge 136/2010).
L’adeguamento a tale nuovo obbligo in tempi cos&igrave; stretti desta forti preoccupazioni in quanto i fornitori
potrebbero non disporre di tali codici. Infatti, la normativa sulla tracciabilit&agrave; finanziaria prevedeva
solo l’inserimento degli stessi nelle operazioni di pagamento da parte delle PA, che seguono l’emissione
delle fatture da parte dei fornitori, non disponendo n&eacute; un esplicito obbligo di comunicazione di tali codici ai fornitori, n&eacute; l’inserimento degli stessi nelle fatture, espressamente escluso dall’Autorit&agrave; di vigilanza sui contratti pubblici. Vi &egrave; dunque l’esigenza per i fornitori di reperire tali codici e di adeguare
i sistemi informatici aziendali, attivit&agrave; che non &egrave; possibile concludere in tempi cos&igrave; stretti come quelli
imposti dal DL 66.
Per affrontare tali problemi, durante l’iter di conversione in legge del provvedimento, sono stati apportati
alcuni correttivi che, pur non recependo integralmente le proposte di Confindustria, migliorano la situazione sopra descritta.
Si prevede infatti che le stazioni appaltanti inseriscano i due codici identificativi di gara nei contratti
sottoscritti con le imprese. &Egrave; per&ograve; importante che tale disposizione, non essendoci un riferimento
espresso anche ai contratti in essere, sia interpretata nel senso che anche questi ultimi vi sono ricompresi
e che, quindi, i codici dovranno essere comunicati dalle PA anche con riferimento ai contratti in corso.
Inoltre, sarebbe stato preferibile chiarire espressamente che la sanzione del mancato pagamento del
corrispettivo &egrave; applicabile nei soli casi in cui la PA abbia comunicato i codici alle imprese fornitrici. In
proposito, sarebbe inoltre importante che il Sistema di Interscambio, attraverso il quale &egrave; effettuato lo
scambio di fatture elettroniche tra PA e fornitori, venisse utilizzato dalle PA al fine notificare alle imprese
i codici CIG e CUP in caso di assenza degli stessi nelle fatture.
4. FAVORIRE LA DIFFUSIONE DI STRUMENTI DI DEBITO ALTERNATIVI
Il diverso trattamento fiscale che il nostro ordinamento riserva agli strumenti di debito delle societ&agrave;
quotate rispetto a quelli delle societ&agrave; non quotate ha acuito le difficolt&agrave; di finanziamento per le imprese
non quotate che pi&ugrave; delle altre ricorrono ai finanziamenti bancari domestici per reperire i capitali necessari alla loro attivit&agrave;.
Il legislatore &egrave; gi&agrave; intervenuto al riguardo nel 2012 per correggere alcune delle distorsioni della normativa tributaria alla luce dei nuovi scenari finanziari e normativi. Si e’ trattato di un primo intervento,
molto apprezzato, ma non sufficiente. Occorre ora rafforzare l’azione di riforma e rimuovere gli ostacoli ancora esistenti, anche alla luce del recente innalzamento dell’aliquota dell’imposta sostitutiva
sulle rendite finanziarie che, lasciando invariata la tassazione sui titoli di Stato, alimenta uno squilibrio
che favorisce il finanziamento dello Stato a danno di quello del sistema produttivo e, data la misura
dell’aliquota al 26%, crea distorsioni nell’allocazione delle diverse forme di investimento del capitale.
Di seguito sono riportate alcune proposte d’intervento in materia fiscale.
4.1.1. Indeducibilit&agrave; degli interessi passivi su strumenti di debito emessi da societ&agrave; diverse da quelle
con azioni quotate
Attualmente la deducibilit&agrave; degli interessi passivi varia in funzione della quotazione del soggetto emittente e delle caratteristiche del sottoscrittore. In particolare, per gli emittenti non quotati, sono previste
limitazioni aggiuntive alla ordinaria indeducibilit&agrave; degli interessi passivi in ragione di determinati “tassi
soglia”, come evidenziato nella tabella seguente.
EMITTENTE QUOTATO
Titolo obbl. quotato
Titolo obbl.
EMITTENTE NON QUOTATO
Titolo obbl. quotato in Titolo obbligaziona- Titolo obbligazionamercati white list
rio quotato in altri rio non quotato, sottomercati
scritto da investitore
qualificato non socio
e beneficiario effettivo residente in Stati
con scambio di informazioni
Titolo obbligazionario non quotato sottoscritto
Deducibilit&agrave; ordina- Deducibilit&agrave; ordina- Deducibilit&agrave; ordina- Deducibilit&agrave; ordina- Deducibilit&agrave; ordinaria (30% del ROL)
ria (30% del ROL)
ria (30% del ROL) se ria (30% del ROL)
all’emissione &egrave; inferiore al doppio del
TUR (ora tasso BCE).
Indeducibilit&agrave; integrale interessi passivi
su soglia eccedente
Deducibilit&agrave; ordinaria (30% del ROL) se
all’emissione &egrave; inferiore al TUR aumentato di due terzi, (ora
tasso BCE). Indeducibilit&agrave; integrale interessi passivi su soglia
SI PROPONE DI ABROGARE L’ARTICOLO 3, COMMA 115, DELLA LEGGE 28 DICEMBRE 1995, N. 549 (C.D. LEGGE PRODI) .
La disposizione che fissa delle soglie di indeducibilit&agrave; integrale degli interessi corrisposti da societ&agrave;
non quotate (modificata con il DL n. 83/2012) nasce per contrastare arbitraggi fiscali che erano resi
possibili dalla legislazione vigente a met&agrave; degli anni ’90.
Al tempo le societ&agrave; di capitali potevano dedurre integralmente gli interessi passivi dalle imposte dirette
(IRPEG e ILOR che avevano rispettivamente aliquote del 37% e 16,2%). Per contro, gli interessi attivi
percepiti dai soci persone fisiche venivano tassati con aliquota del 12,50% (27% per le obbligazioni
di durata inferiore a 18 mesi), mentre i dividendi erano assoggettati ad aliquote progressive IRPEF,
con riconoscimento di un credito d’imposta per annullare le imposte gi&agrave; pagate dalla societ&agrave;.
L’arbitraggio consisteva nell’emissione da parte di societ&agrave; a ristretta base azionaria di obbligazioni
con cedole periodiche assai elevate sottoscritte da persone fisiche - soci della stessa societ&agrave; emittente.
In tal modo la societ&agrave; trasformava utili, che sarebbero stati assoggettati ad imposte dirette in capo all’impresa (aliquota cumulata IRPEG-ILOR 53,2%) e non tassati in capo al socio per effetto del credito
di imposta, in interessi passivi, pienamente deducibili in capo alla societ&agrave; e tassati in capo al socio
con ritenuta a titolo di imposta del 12,5% (con un differenziale di aliquota complessivo pari al 40,7%)
.Inoltre, al beneficio dell’immediata deducibilit&agrave; dal reddito di impresa, per competenza, degli interessi
passivi dovuti dalla societ&agrave;, faceva seguito la tassazione degli stessi interessi in capo ai soci, con ritenuta sostitutiva IRPEF, solo al momento della loro percezione.
La citata legge Prodi intervenne per contrastare tali arbitraggi, prevedendo l’indeducibilit&agrave; integrale
degli interessi passivi eccedenti i “tassi soglia”.
Oggi, tuttavia, il sistema fiscale non rende pi&ugrave; convenienti questo tipo di arbitraggi e la limitazione
della deducibilit&agrave; degli interessi passivi su prestiti obbligazionari emessi da soggetti non quotati sotto
una certa soglia del TUR non ha pi&ugrave; ragione di permanere.
Infatti, ai fini IRES, &egrave; gi&agrave; prevista una regola ordinaria che prevede la deducibilit&agrave; degli interessi passivi
limitata al 30% del ROL ai fini IRES e, ai fini IRAP, per le societ&agrave; industriali, tutti gli interessi passivi
sono indeducibili. Inoltre, alla luce delle modifiche normative intervenute negli ultimi anni, in capo al
socio persona fisica gli interessi percepiti su prestiti obbligazionari e i dividendi relativi a partecipazioni
non qualificate sono assoggettati alla medesima ritenuta del 26%.
Il permanere di regimi di deducibilit&agrave; degli interessi passivi diversi per le obbligazioni delle societ&agrave; non
quotate crea inoltre forti distorsioni, inquinando le scelte imprenditoriali. Il diverso regime di tassazione
costringe le imprese, ove siano in grado di sostenerne i relativi oneri (che si attestano nell’ordine dello
0,3 – 0,5 % per emissioni di 5 mln di euro a 5 anni), a quotare i titoli su mercati regolamentati. Su tali
mercati hanno accesso solo investitori professionali, per i quali, peraltro, viene meno anche il differenziale di aliquota, trattandosi di detentori che operano nell’esercizio di impresa commerciale.
La quotazione o la circolazione tra investitori qualificati assolve chiaramente una funzione non fiscale,
ma di tutela di mercato. Tale tutela andrebbe pi&ugrave; propriamente ricondotta nel contesto del TUF e di organismi di controllo con funzioni specifiche (Consob) e non essere affidata a disposizioni di natura tributaria sotto la supervisione dell’Agenzia delle entrate.
Infine, le distinzioni di regime impositivo in ragione della tipologia di detentore del titolo costringono gli
emittenti alla verifica continua del rispetto dei requisiti da parte dell’investitore medesimo al fine di determinare il grado di deducibilit&agrave; degli interessi. Una simile situazione rende difficile stabilire in anticipo l’onerosit&agrave;
complessiva dell’operazione, disincentivando, in concreto, il ricorso a tale forme di finanziamento.
Si riporta di seguito la relativa proposta emendativa:
&laquo;L’articolo 3, comma 115, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 &egrave; soppresso&raquo;.
IN SUBORDINE, SI PROPONE LA RIMODULAZIONE DEL COSIDDETTO “TASSO SOGLIA”.
Quando venne adottata la legge Prodi (nel dicembre 1995) il tasso ufficiale di riferimento (TUR) era
pari al 9%, l’inflazione media era al 5,2%, e il tasso medio di interesse dei BTP decennali si attestava
intorno al 12,22%.
Una PMI non quotata, quindi, poteva finanziarsi con l’emissione di proprie obbligazioni, offrendo un
rendimento maggiore di 3 punti percentuali rispetto a quello dei BTP decennali (9 % TUR + due terzi
del TUR = 15%), a parit&agrave; di scadenza.
Oggi lo scenario &egrave; totalmente diverso: il tasso BCE, che ha sostituito il TUS, &egrave; 0,25% mentre i BTP decennali, nell’asta del 29 aprile scorso, sono stati collocati al tasso del 3,22%, 2,99% al netto della ritenuta del 12,50%.
Pertanto, poich&eacute; gli interessi passivi sul prestito obbligazionario per essere deducibili per l’imprese devono presentare un saggio inferiore al tasso BCE maggiorato di 2/3 (0,42%) circa 8 VOLTE INFERIORE A
QUELLO DEI TITOLI DI STATO, una PMI Italiana per poter superare tale concorrenza e trovare finanziatori del
suo prestito obbligazionario deve necessariamente sopportare un maggior onere in termini di indeducibilit&agrave; degli interessi passivi.
Al riguardo, merita rammentare che lo stesso art. 3 della legge n. 549/1995, prevedeva che con decreto
del MEF, le soglie fissate potessero essere variate tenendo conto dei tassi effettivi di remunerazioni delle
obbligazioni e dei titoli similari rilevati nei mercati regolamentati italiani, avendo riguardo anche all’importo e alla durata del prestito nonch&eacute; alle garanzie prestate. Tale variazione non &egrave; mai intervenuta.
4.1.2. Eliminazione della ritenuta sugli interessi corrisposti ad investitori qualificati
La normativa fiscale vigente prevede l’applicazione di una ritenuta alla fonte (ex. art. 26 co. 1, DPR
n. 600/73) pari al 26% (in forza delle disposizioni del DL n. 66/2014) sugli interessi pagati anche
a finanziatori/sottoscrittori non residenti in Italia.
Tale ritenuta pu&ograve; essere ridotta nel caso in cui trovino applicazione le disposizioni dei trattati bilaterali
contro le doppie imposizioni, che tuttavia nella maggior parte dei casi prevedono aliquote non inferiori
al 10% (es. Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Lussemburgo, Cina, Giappone, Irlanda) e raramente dispongono l’esenzione totale da imposte italiane (es. Georgia, Rep. Ceca, Emirati Arabi).
Gli investitori esteri spesso non sono in grado di attivare nel proprio Paese di residenza strumenti di
recupero delle imposte assolte in Italia e ci&ograve; comporta la necessit&agrave; di offrire rendimenti pi&ugrave; alti sui titoli
per compensare l’effetto del prelievo italiano.
Titolo obbligazionario quotato in Titolo obbligazionario quotato in Titolo obbligazionario non quo- Tutti gli altri casi
mercati white list
tato sottoscritto da OICVM le cui
quote sono detenute esclusivamente da investitori qualificati il
cui patrimonio &egrave; investito in Minibond
- Imposta sostitutiva 26% (percet- - Imposta sostitutiva 26% (percet- Esenzione
tori nettisti)
- Senza ritenuta (percettori lordisti) - Senza ritenuta (percettori lordisti)
- Esenzione (percettori esteri)
Ritenuta 26%
Si propone, in particolare, L’ESTENSIONE DELL’ESENZIONE DALLA RITENUTA NELL’IPOTESI IN CUI I TITOLI DI DEBITO (NON
QUOTATI) SIANO SOTTOSCRITTI DA INVESTITORI QUALIFICATI, A PRESCINDERE DALL’INTERMEDIAZIONE DI OICVM.
Attualmente, l’esenzione dalla ritenuta &egrave; concessa solo nei casi in cui i titoli obbligazionari siano quotati
o siano sottoscritti da OICVM le cui quote sono detenute esclusivamente da investitori qualificati, il cui
patrimonio &egrave; investito prevalentemente in minibond.
Tuttavia, imporre la quotazione o l’intermediazione di un organismo di investimento collettivo significa perdere pezzi di mercati esteri interessati agli investimenti in Italia, ma che per motivi regolamentari e contabili
hanno difficolt&agrave; ad investire in strumenti quotati. Sarebbe quindi opportuno, anche per favorire il ricorso ai
mercati internazionali e rilanciare la competitivit&agrave; dell’Italia, prevedere che la ritenuta non si applichi ogni
qual volta le obbligazioni siano sottoscritte da investitori qualificati non soci della societ&agrave; emittente.
Si riporta di seguito la formulazione del relativo emendamento:
&laquo; All’articolo 32 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, come modificato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134, il comma 9 &egrave; sostituito dal seguente:
“9. Nell’articolo 1 del Decreto legislativo 1&deg; aprile 1996, n. 239, il primo comma &egrave; sostituto dal
seguente: &laquo;1. La ritenuta del 20 per cento di cui al comma 1 dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, non si applica sugli interessi ed altri proventi
delle obbligazioni e titoli similari, emessi da banche, da societ&agrave; per azioni con azioni negoziate
in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al
decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi,
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e da enti pubblici
economici trasformati in societ&agrave; per azioni in base a disposizione di legge, nonch&eacute; sugli interessi
ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari emessi da societ&agrave; diverse dalle prime sottoscritti
da investitori qualificati che non siano, anche per il tramite di societ&agrave; fiduciarie o per interposta
persona, direttamente o indirettamente soci della societ&agrave; emittente oppure che siano negoziati nei
medesimi mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione.”&raquo;.
SI PROPONE L’ABOLIZIONE DELLE RITENUTE PER GLI INTERESSI
CORRISPOSTI A FINANZIATORI ESTERI
La proposta, pi&ugrave; radicale della prima, riguarda l’abrogazione tout court della ritenuta sugli interessi
corrisposti a finanziatori esteri.
Si consideri il seguente esempio: una banca straniera finanzia una societ&agrave; residente in Italia al tasso
dell’8%. L’istituto ha a sua volta un costo del denaro del 6%. La ritenuta applicata in Italia sarebbe
pari al 26% di 8 ovvero 2,08. A fronte di un reddito della banca di 2, la ritenuta eroderebbe pi&ugrave; della
totalit&agrave;. L’aliquota di imposta effettiva sarebbe di oltre il 100%. Nel proprio Stato di residenza la banca
dovr&agrave; corrispondere le imposte sul reddito (es. il 33% di 2 e cio&egrave; 0,67) e potr&agrave; detrarre le imposte pa-
gate all’estero ma solo nei limiti della quota di imposta locale riferita al reddito estero. In altre parole,
&egrave; possibile che il finanziatore non debba corrispondere imposte al fisco locale su quel reddito, che &egrave;
stato comunque annullato dall’imposizione effettiva.
Per ovviare a quanto descritto la prassi dei finanziamenti esteri prevede che il tasso di interesse lordo
dovuto alla banca estera sia aumentato in modo tale che, al netto della ritenuta, divenga quello effettivamente voluto dall’istituto. In sostanza, il maggior costo della ritenuta viene trasferito in capo al debitore italiano, frenando l’interesse a rivolgersi al mercato estero di capitali a meno che non possa
sfruttare le esenzioni dalle ritenute previste dalla legge.
Oltre alle complicazioni legali, contrattuali e societarie, la ricerca di finanziamenti esclusi da ritenuta
sta generando un rilevante contenzioso tra i contribuenti e l’Amministrazione finanziaria nazionale
che spesso considera i tentativi in commento come vere e proprie elusioni di imposta.
Da quanto precede, si propone di sopprimere ogni ritenuta ed imposta sostitutiva sui redditi di capitale
corrisposti a non residenti.
Le eventuali preoccupazioni afferenti la possibilit&agrave; che una parte (grande o piccola) di questi redditi
possa essere dirottata verso paradisi fiscali senza subire imposizione in Italia, sono mitigate – se non addirittura risolte – da (a) le norme in tema di indeducibilit&agrave; di ogni costo od onere derivante da operazioni
con controparti localizzate in paradisi fiscali (art. 110, comma 10, del TUIR) e (b) le norme che limitano,
in via generale, la deducibilit&agrave; degli interessi passivi per tutte le imprese residenti (art. 96 del TUIR).
Mancano dati precisi sul gettito ritratto da ritenute ed imposte sostitutive sui redditi di capitali, in quanto
queste condividono lo stesso codice di versamento di altre imposte. Tuttavia, si pu&ograve; ragionevolmente
stimare che il gettito relativo sia del tutto modesto.
&laquo;All’articolo 23, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917 sono apportate le seguenti modificazioni:
la lettera b) &egrave; soppressa;
il numero 2) della lettera f) &egrave; sostituito dal seguente “2) delle plusvalenze di cui alla lettera c-ter)
del medesimo articolo derivanti da cessione a titolo oneroso ovvero da rimborso di titoli non rappresentativi di merci e di certificati di massa, nonch&eacute; da cessione o da prelievo di valute estere rivenienti depositi e conti correnti”.
Nei confronti dei soggetti non residenti non si applicano le ritenute e le imposte sostitutive, ovunque
previste, sugli interessi, premi ed ogni altro provento di cui all’articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917, nonch&eacute; sui redditi diversi derivanti alla cessione a titolo oneroso ovvero da rimborso di titoli
non rappresentativi di merci e di certificati di massa, nonch&eacute; da cessione o da prelievo di valute
estere rivenienti depositi e conti correnti.
Le disposizioni del precedente comma si applicano agli interessi corrisposti e ai redditi diversi realizzati dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge.&raquo;.
4.1.3. Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e lungo termine
Un’ultima proposta riguarda L’APPLICAZIONE DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA SUI FINANZIAMENTI A MEDIO E LUNGO TERMINE
e tende a risolvere le numerose controversie insorte sull’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva
sui finanziamenti a medio e a lungo termine (art. 17 DPR n. 601/73).
Si tratta, in particolare, degli accertamenti con i quali gli uffici finanziari contestano alle banche la
mancata applicazione dell’imposta nei casi in cui i contratti di finanziamento siano stati stipulati all’estero. Gli uffici ritengono che l’imposta sia ugualmente dovuta in quanto il consenso si sarebbe comunque prodotto in Italia poich&eacute; le parti contraenti – le banche e i soggetti finanziati – sono stabiliti
in Italia o per altre ragioni che farebbero comunque presumere che il contratto sia stato gi&agrave; perfezionato prima della sua formalizzazione all’estero.
La proposta chiarisce che il presupposto del tributo sussiste solo in presenza di un contratto definitivo
formato in Italia, senza che si possa dare rilievo ad altri elementi relativi alle fasi preliminari della trattativa. Si riporta, di seguito, la proposta emendativa:
&laquo;Per le operazioni di cui agli articoli 15 e 16 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, effettuate anteriormente al 24 dicembre 2013, l’imposta sostitutiva prevista
dall’articolo 17 &egrave; dovuta se le operazioni risultano da contratti definitivi formati per iscritto nel territorio dello Stato obbligatori per entrambe le parti. Se il contratto &egrave; stato formato all’estero, l’imposta non &egrave; dovuta anche se lo svolgimento delle trattative &egrave; avvenuto in Italia o se &egrave; stato stipulato
in Italia un contratto preliminare.&raquo;.
5. RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE DELLE IMPRESE
In base alle statistiche delle dichiarazioni fiscali presentate nel 2012 (Statistiche pubblicate dal Dipartimento delle finanze nel gennaio 2014) sono circa 205.000 i soggetti IRES che hanno fatto ricorso
all’aiuto alla crescita economica nel 2011 (primo anno di applicazione dell’ACE ed unico per cui
sono ad oggi disponibili i dati). Il diritto alla deduzione complessivamente maturato &egrave; stato pari a 1,8
miliardi di euro (di cui 300 milioni riportabili nei periodi d’imposta successivi perch&eacute; non utilizzabili
in deduzione dal reddito complessivo dichiarato nel periodo).
L’ACE &egrave; stato utilizzato soprattutto da societ&agrave; localizzate in: Lombardia (29%), Veneto (12%) ed Emilia
Romagna (12%).
Riguardo la ripartizione settoriale dell’utilizzo dell’ACE si evidenzia che i comparti che hanno beneficiato
maggiormente dell’ACE sono: attivit&agrave; di servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione)
29%; Commercio all’ingrosso (escluso quello di autoveicoli e motocicli) 15% e attivit&agrave; immobiliari, 6%.
Si evidenzia che nonostante la rilevante incidenza, in termini di ammontare della deduzione, i soggetti
nella divisione “Attivit&agrave; di servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione)”, rappresentano
soltanto il 2% del totale.
Quanto ai soggetti IRPEF (societ&agrave; di persone ed imprenditori individuali), i dati disponibili per l’anno
d’imposta 2011 evidenziano che circa 230.000 soggetti hanno utilizzato la deduzione, per un ammontare di circa 890 milioni di euro, di cui 720 provenienti dalla partecipazione in societ&agrave; di persone
e 170 da imprenditori individuali.
Si propone di rafforzare l’ACE aumentando i coefficienti di remunerazione ordinaria.
Inoltre, per massimizzare la fruizione dell’agevolazione da parte delle imprese in perdita e consentire
loro di beneficiarne gi&agrave; nel periodo di imposta dell’incremento patrimoniale, si potrebbe prevedere
una trasformazione del beneficio, oggi valevole ai soli fini IRES, in una detrazione ai fini IRAP.
5.2.1. Semplificazioni regolamentari
Di seguito le proposte di Confindustria per favorire la quotazione delle small caps con fatturato compreso tra 20 milioni e 300 milioni di euro, ovvero capitalizzazione presunta inferiore ai 500 milioni
di euro. Si tratta di alcune delle proposte condivise con i partecipanti al progetto Pi&ugrave; Borsa, con l’aggiunta di una proposta specifica relativa ai componenti di minoranza e indipendenti del CdA.
• Abrogazione dell’obbligo di pubblicazione delle informazioni presso la sede sociale
Si propone di prevedere nel TUF per tutte le societ&agrave; un’esenzione alle norme del codice civile che
prevedono la pubblicazione di informazioni regolamentate presso la sede sociale.
Soggetti beneficiari: tutti gli emittenti strumenti quotati nei mercati regolamentati o diffusi presso il
pubblico in misura rilevante.
Strumento normativo: introduzione di un nuovo comma nell’art. 113-ter del TUF e conseguente modifica di alcune disposizioni del Regolamento Consob in materia di emittenti.
• Razionalizzazione del sistema dei controlli interni
Si propone di eliminare la necessit&agrave; di creare o individuare un organo collegiale quale titolare
della funzione di “organismo di vigilanza”.
Soggetti beneficiari: PMI con possibile estensione a tutte le societ&agrave; quotate.
Strumento normativo: modifica all’art. 6, comma 4-bis, del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231
• Cumulo degli incarichi
Si propone di individuare limiti al cumulo degli incarichi adeguati alle dimensioni delle societ&agrave;.
Soggetti beneficiari: PMI di prossima quotazione; possibile estensione a tutte le societ&agrave; quotate
Strumento normativo: integrazione della delega alla Consob contenuta nell’art. 148-bis, comma 1,
2&deg; parte, del TUF; attuazione della relativa disciplina regolamentare.
• Componenti di minoranza e indipendenti del CdA
Si propone di prevedere per le PMI l’esonero dalla disciplina degli amministratori di minoranza, rimettendo il voto di lista all’esercizio di una facolt&agrave; di opt-in statutaria. Coerentemente con quanto previsto
in materia di componenti di minoranza, si propone altres&igrave; di eliminare l’obbligo di inserimento degli
amministratori indipendenti, rimettendone la nomina all’esercizio di una facolt&agrave; di opt-in statutaria.
Soggetti beneficiari: PMI di prossima quotazione e quotate.
Strumento normativo: modifica all’art. 147-ter del TUF.
&Egrave; opportuno procedere a una riconsiderazione del Regolamento approvato con delibera n. 17221
del 12 marzo 2010 al fine di rendere pi&ugrave; agevole l’applicazione della disciplina OPC e di valutare
la possibilit&agrave; di semplificare ulteriormente gli adempimenti per le PMI neo-quotate.
• Trasparenza relativa alle situazioni contabili delle societ&agrave; partecipate extra UE
Si propone di rimuovere gli obblighi di trasparenza relativi alle situazioni contabili (art. 36, comma
1, lett. a).
Soggetti beneficiari: societ&agrave; PMI quotate
Strumento normativo: eliminazione della lettera a) dell’art. 36, comma 1, del Regolamento Mercati
• Internal dealing
Si propone di eliminare gli obblighi di comunicazione relativi all’internal dealing per i soggetti che
detengano azioni in misura almeno pari al 10 per cento del capitale sociale, nonch&eacute; ogni altro
soggetto che controlla l’emittente quotato
Soggetti beneficiari: le societ&agrave; quotate e i loro azionisti rilevanti
Strumento normativo: modifica dell’art. 114, comma 7, del TUF; modifica degli articoli 152-sexies
e 152-octies del Regolamento Emittenti Consob
• Abrogazione del divieto di voto plurimo
Si propone di rimuovere il divieto di emettere azioni a voto plurimo sancito dall’art. 2351, comma
4, del cod. civ, consentendo a tutte le societ&agrave; per azioni di prevedere in via statutaria classi multiple
di azioni con voto differenziato entro limiti fissati dal Legislatore.
Dovranno essere previsti altres&igrave; meccanismi di conversione automatica in azioni ordinarie in caso
di change of control (OPA, trasferimento, ecc.).
Soggetti beneficiari: tutte le societ&agrave; per azioni che hanno emesso strumenti finanziari quotati nei
mercati regolamentati o diffusi presso il pubblico in misura rilevante, nonch&eacute; quelle di tipo chiuso.
• Partecipazioni rilevanti
Si propone di innalzare dal 2% al 5% la percentuale di partecipazione in corrispondenza della
quale coloro che detengono una partecipazione al capitale delle PMI sono tenuti alla comunicazione
nei confronti della Consob e della societ&agrave; partecipata.
Soggetti beneficiari: PMI quotate.
Strumento normativo: integrazione dell’art. 120, comma 4, del TUF, nel senso di prevedere la delega
alla Consob al fine di innalzare la percentuale del 2%, in sede regolamentare, per particolari categorie di societ&agrave; quotate.
• Partecipazioni reciproche
Si propone di innalzare dal 2 al 5% la soglia entro la quale &egrave; consentito l’incrocio azionario, non
disconoscendo comunque le peculiarit&agrave; del nostro sistema economico, caratterizzato da societ&agrave; di
dimensioni inferiori allo standard degli altri paesi sviluppati dell’area europea. Sulla base delle
stesse motivazioni, si ritiene anche possibile elevare il limite al 10% nell’ipotesi di preventiva autorizzazione assembleare delle societ&agrave; coinvolte.
Strumento normativo: (1) modifica dell’art. 121, commi 1 e 2, del TUF; ovvero (2) modifica dell’art.
124 del TUF, nel senso di prevedere una delega alla Consob per potere fissare percentuali diverse
da quelle stabilite in via generale nell’art. 121, con riferimento alla categoria delle PMI.
• Esclusione del diritto di opzione
Si propone di modificare quanto disposto col citato art. 2441, comma 4, del cod. civ., al fine di
prevedere direttamente un incremento del prefissato limite del 10% ovvero un rinvio all’autonomia
statutaria o alla decisione dell’assemblea, affinch&eacute; determini tale limite, individuando una pi&ugrave; ampia
misura consentita.
Strumento normativo: modifica dell’art. 2441 del cod. civ.
Durata: grace period di cinque anni.
• Modifiche in materia di OPA obbligatoria
Allo scopo di favorire l’ingresso sul mercato di nuovi soggetti ovvero di presidiare le posizioni di
controllo societario, si potrebbe permettere alle PMI neo-quotate di individuare in via statutaria la
soglia pi&ugrave; adeguata alle proprie caratteristiche, individuata in un intervallo prestabilito (in ipotesi
tra il 20% e il 40%).
Se, una volta esercitata la facolt&agrave; statutaria con determinazione della soglia OPA in una percentuale
diversa dal 30%, la societ&agrave; emittente intende modificare nuovamente la clausola in esame, potrebbero avanzarsi due soluzioni alternative: i) prevedere l’irrevocabilit&agrave; dell’opzione prescelta; ii) subordinare la modifica statutaria all’approvazione da parte della maggioranza dei soci non di
controllo n&eacute; aventi singolarmente partecipazioni superiori al 10% del capitale con diritto di voto
(c.d. whitewash).
Sotto altro aspetto, si potrebbe intervenire anche sulla disciplina dell’OPA da consolidamento, prevedendo la possibilit&agrave; di un opt-out statutario dal relativo obbligo, per un periodo di tempo limitato.
Infine, un altro possibile intervento che potrebbe favorire l’apertura al mercato dei capitali, garantendo il controllo dell’azionista di riferimento, si pu&ograve; individuare nella previsione dello strumento
delle poison pills, consentito in gran parte degli ordinamenti degli Stati membri dell’UE.
• Acquisto azioni proprie (parit&agrave; di trattamento degli azionisti)
Si propone di consentire la modalit&agrave; over the counter (OTC) nelle operazioni di buy-back a condizione che tali operazioni siano effettuate nel rispetto di limiti di prezzo (ad es. il prezzo di conclusione
dovrebbe essere compreso nell’intervallo bid-ask del mercato regolamentato in cui le azioni sono
scambiate) e di volume (le transazioni complessivamente realizzate fuori mercato, in un determinato
periodo di tempo, onde consentire il buy-back, non dovrebbero eccedere i volumi mediamente scambiati, per quelle azioni, sul mercato regolamentato, in un periodo di tempo di pari durata).
Onde evitare, tuttavia, che tale alleggerimento dei vincoli concernenti le operazioni di buy-back si
traduca in un abbassamento della necessaria tutela degli interessi delle minoranze, la via percorribile potrebbe essere quella di demandare alle parti la determinazione delle condizioni contrattuali,
purch&eacute; nel rispetto di precipui requisiti (cfr. supra) stabiliti dalla Consob in via regolamentare.
Strumento normativo: modifica/integrazione degli art. 132, del TUF, e 144-bis (Acquisto di azioni
proprie e della societ&agrave; controllante) del Regolamento Emittenti Consob.
In ragione della stessa esigenza di aggiornamento della disciplina, potrebbe anche prevedersi che
le operazioni di buy-back possano trovare esecuzione in sistemi multilaterali di negoziazione purch&eacute;,
anche in questo caso, nel rispetto delle condizioni sopra dette e che dovrebbero sussistere nel caso
di transazioni OTC.
Strumento normativo: modifica/integrazione degli art. 132, del TUF e 144-bis (Acquisto di azioni
• Ammontare minimo del capitale sociale
Si propone di modificare l’art. 2327 del codice civile, prevedendo che l’ammontare minimo del capitale sociale sia portato da € 120.000 a € 50.000.
Soggetti beneficiari: tutte le societ&agrave; per azioni.
Strumento normativo: modifica all’art. 2327 del codice civile.
• Recesso e criteri di determinazione del valore (SPAC)
Si propone di prevedere il ricorso a criteri di liquidazione discrezionalmente stabiliti dall’emittente,
in via statutaria, che assicurino eventualmente il valore minimo rappresentato dalla media dei prezzi
di mercato degli ultimi sei mesi, specificando inoltre che il ricorso al criterio della media aritmetica
dei prezzi di chiusura di cui all’art. 2347-ter, comma 3, cod. civ., non &egrave; esclusivo laddove meno tutelante rispetto ad altri criteri specificati dallo statuto.
Soggetti beneficiari: tutte le societ&agrave; quotate.
Strumento normativo: modifica all’art. 2347-ter, comma 3, cod. civ.
• Segmenti di Mercato per Holding
Perseguendo l’obiettivo di razionalizzazione, si ritiene opportuno abrogare la richiamata previsione
legislativa, con un impatto trascurabile sul generale regime normativo cui soggiacciono le societ&agrave;
Soggetti destinatari: gestori di mercati regolamentati, societ&agrave; quotate.
Strumento normativo: abrogazione del comma 2-bis dell’art. 62 del TUF.
• Ruolo del responsabile del collocamento
Nel quadro complessivo di semplificazione degli adempimenti e degli oneri a carico delle societ&agrave;
che intendano quotarsi, potrebbe essere utile intervenire altres&igrave; sulla vigente disciplina in tema di
responsabilit&agrave; del responsabile del collocamento al fine di definirne il contenuto e i limiti.
Fermo restando la rilevanza del responsabile del collocamento e i presidi a tutela degli investitori
e del mercato, un intervento di razionalizzazione in tale ambito, teso a definire pi&ugrave; puntualmente
gli ambiti di responsabilit&agrave; dei soggetti che a vario titolo partecipano al processo di quotazione,
potrebbe ridurre i costi legati all’offerta pubblica iniziale, incentivando i processi di quotazione.
5.2.2. Misure fiscali
Per favorire la quotazione in Borsa potrebbero essere riconosciuti incentivi fiscali sia in capo all’impresa
che intraprende il percorso di quotazione - ad esempio ipotizzando un maggior rendimento ai fini
ACE - sia in capo ai soggetti investitori che intervengono in tale circostanza (con trattamenti distinti a
seconda della loro diversa natura: es. investitori istituzionali, equity investors, persone fisiche investitori
o persone fisiche proprietari/amministratori delle societ&agrave; in quotazione). Inoltre, diversi incentivi potrebbero essere riconosciuti in funzione della fase del percorso di quotazione in cui l’impresa si trova:
pre-quotazione, quotazione, grace period successivo alla quotazione, negoziazione post-grace period.
Si tratta di proposte che dovranno essere costruite in conformit&agrave; con la disciplina comunitaria in materia
di aiuti di stato.
5.3. CROWDFUNDING
Il crowdfunding pu&ograve; rappresentare un importante strumento per sostenere la crescita delle start-up consentendo loro di reperire le risorse necessarie per sviluppare la propria idea imprenditoriale.
L’Italia &egrave; stato il primo paese al mondo a dotarsi di una normativa sull’equity crowdfunding. Ci&ograve; sta
promuovendo la creazione di un nuovo mercato. Tuttavia, sarebbe importante rafforzare lo strumento.
In particolare - come proposto nel documento di Assolombarda, che recepisce i contributi dell’Advisory
Board del progetto “Crowdfunding Lombardia” al quale Confindustria partecipa - si dovrebbe:
1. ampliare la base di potenziali emittenti. In particolare si potrebbe aprire lo strumento a tutte le societ&agrave; che non hanno ancora pienamente sviluppato la propria attivit&agrave; e non solamente a quelle connotate da innovativit&agrave; (eventualmente tale apertura potrebbe riguardare le imprese con un fatturato
inferiore ai 5 milioni di euro);
2. eliminare l’obbligo di sottoscrizione delle offerte da parte degli investitori istituzionali;
3. applicare la disciplina della gestione dei titoli dematerializzati alle quote di Societ&agrave; a responsabilit&agrave;
limitata al fine di:
– evitare che i costi di trasferimento delle quote (onorari professionali, oneri tributari e amministrativi) determinino una sensibile penalizzazione della potenziale plusvalenza realizzata dagli investitori;
– consentire lo scambio di questi strumenti finanziari in maniera rapida ed efficiente ove sia presente un elevato numero di soci;
4. prevedere un obbligo di collaborazione tra intermediari finanziari e banche al fine di evitare la duplicazione degli adempimenti connessi alle verifiche in materia di antiriciclaggio e MIFID sul medesimo investitore da parte di pi&ugrave; intermediari, consentendo l’utilizzo dei profili gi&agrave; disponibili
all’interno del sistema bancario.
Finito di stampare nel giugno 2014
Impaginazione: D.effe comunicazione – Roma

References: art. 37
 art. 1
e contrario
 art. 36
 art. 54
 art. 36
 art. 182
 art. 3
 art. 26
 art. 2441
 art. 132
 art. 132