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Timestamp: 2019-08-20 23:16:40+00:00

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Risparmio Archives - Pagina 50 di 93 - CONFCONSUMATORI
Tra un mese scatta la prescrizione e a Prato ancora una vittoria Il 24 dicembre 2011 scade il termine per fare valere i propri diritti; Franchi: " per chi non ha inviato lettere interruttive della prescrizione, è ora di farlo "
Prato, 17 novembre 2011 – Il 24 dicembre 2011 scadrà il termine prescrizionale entro il quale gli acquirenti di bond argentini potranno fare valere i propri diritti . L’ennesimo successo ottenuto nei mesi scorsi dalla Confconsumatori di Prato, potrebbe essere, infatti, tra gli ultimi sul fronte dei titoli Argentini: a dieci anni dal default si prescriveranno tutti i diritti nei confronti delle banche per quei risparmiatori che avevano acquistato i "tango bond".
Nell’ultimo caso risolto da Confconsumatori l’acquisto era avvenuto, tra l’altro, nell’agosto 2001 , cioè pochissimi mesi prima del fallimento dell’Argentino, avvenuto a dicembre dello stesso anno. Il Tribunale di Prato ha condannato l’Istituto Bancario a risarcire del capitale perduto due giovani risparmiatori residenti a Prato, a ssistiti dagli avvocati Alessandro Fagni e Daniele Nicolin. La banca dovrà dunque restituire i 10 mila euro investiti, più gli interessi e le spese legali .
La vicenda risulta particolarmente importante anche per i tempi brevissimi con cui i risparmiatori hanno ottenuto giustizia: grazie al procedimento sommario, la sentenza è stata emessa in soli 5 mesi , confermando anche la nota organizzazione ed efficienza del Tribunale pratese.
“ I risparmiatori devono sapere – commentano gli avvocati Nicolin e Fagni – che i loro risparmi perduti possono essere recuperati e ciò è anche possibile in tempi brevi. Purchè si agisca contro le banche prima che i tempi di prescrizione siano decorsi , ovvero entro novembre 2011 ”.
La condanna della banca è avvenuta in virtù della violazione degli obblighi imposti dalla normativa vigente ed in particolare dal regolamento Consob n. 11522/1998: la banca, cioè, non non ha fornito al risparmiatore tutte le informazioni necessarie a consentire di fare una scelta consapevole in ordine alla natura ed ai rischi dell’investimento in un titolo che, come quello argentino, era già indicato dalle agenzie, con un rating progressivamente sempre più basso.
“ Si tratta di una vittoria importante – afferma il presidente Confconsumatori Marco Migliorati – perchè conferma la bontà della battaglia intrapresa anni fa dalla nostra associazione per difendere i risparmiatori traditi ”.
Chi fosse in possesso di Bond Argentina può contattare la sede Confconsumatori più vicina (http://www.confconsumatori.com/doveSiamo.asp) per ricevere assistenza e consulenza.
Approfondisci leggendo l’articolo dell’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori Parma:
"ATTENZIONE: IL 24.12.2011 SI PRESCRIVONO TUTTI I DIRITTI NEI CONFRONTI DELLE BANCHE PER L’ACQUISTO DEI BOND ARGENTINI!"
Siamo ormai prossimi alla prescrizione delle azioni risarcitorie nei confronti delle banche per la vendita delle obbligazioni argentine. Infatti, il relativo diritto, versandosi al cospetto di una responsabilità contrattuale, si prescriverà nel termine di dieci anni decorrenti dal verificarsi del danno, ossia da quando (23.12.2001) lo Stato argentino ha dichiarato il default, vale a dire che i bond non sarebbero più stati pagati.
Il 24 dicembre 2011 è quindi l’ultimo giorno utile per notificare agli istituti di credito gli atti di citazione o, comunque, per inviare una lettera interruttiva della prescrizione . Anche una missiva di questo tipo produce, infatti, l’effetto previsto dall’art. 2943 c.c. ossia quello di posticipare la scadenza di altri dieci anni.
Il 24 dicembre 2001 si prescriveranno anche le azioni volte ad ottenere la risoluzione del contratto di acquisto di titoli argentini ai sensi dell’art. 1453 c.c. Ma attenzione: in questo caso il diritto alla restituzione della somma versata si è invece prescritto nel termine di dieci anni decorrenti dal giorno in cui si è comprato i bond . E analogo discorso vale per le azioni volte a far dichiarare la nullità dell’ordine a causa della mancanza del contratto generale d’investimento o ex art. 30 d.lgs. n. 58/98 se l’acquisto è stato fatto a casa propria con un promotore senza che nel contratto fosse indicato il diritto di recesso entro sette giorni. Infatti, se è vero che la nullità è imprescrittibile, l’azione di ripetizione si prescrive, invece, nel termine di dieci anni decorrenti da quanto è stato effettuato il versamento.
In altre parole, a meno che non siano già inviate lettere interruttive della prescrizione, è ora di farlo per conservare almeno il diritto di ottenere nei confronti degli istituti di credito alienanti il diritto al risarcimento del pregiudizio subito.
Venendo alle ragioni per le quali può ancora sperarsi di recuperare il denaro investito, una delle più interessanti è certamente quella fondata sull’’art. 28 Reg. Consob n. 11222/98 il quale, prima della sua sostituzione, imponeva all’intermediario, oltre alla consegna del documento sui rischi generali, anche l’assunzione di informazioni sul profilo di rischio del cliente allo scopo di stabilire l’adeguatezza o meno per lui dell’investimento. Sul punto la giurisprudenza è arrivata a diverse conclusioni. La prima è che il fatto che il cliente possa considerarsi esperto in strumenti finanziari perché aduso ad operazioni caratterizzate dalla ricerca di altri rendimenti non esime l’intermediario dall’adempimento degli obblighi informativi, giacché l’esigenza di conoscere le caratteristiche dell’investimento offerto sono proprie di qualunque investitore, anche di quello più disposto ad affrontare rischi1. È stato, inoltre, affermato che il rifiuto del cliente di fornire informazioni sulla propria propensione al rischio non vale ad esonerare l’intermediario dall’obbligo di verificare il profilo di rischio e, per l’effetto, l’adeguatezza dell’operazione; e che dal rifiuto – e a maggior ragione nel caso in cui non siano state raccolte informazioni – si deve desumere “una propensione al rischio minima o ridotta, una scarsa conoscenza degli strumenti finanziari e, di conseguenza, obiettivi di investimento orientati alla conservazione del capitale investito, piuttosto che alla massimizzazione della redditività”, in quanto dalla interpretazione della disciplina in materia “non possono discendere conseguenze sfavorevoli per il cliente”2.
Se questo è un primo elemento per valutare l’adeguatezza dell’operazione per il risparmiatore, un altro sempre per la giurisprudenza è quello relativo all’importo dell’operazione rispetto al capitale complessivamente investito presso l’istituto3. Sono state così considerate inadeguati investimenti che coprivano più del 30% delle somme impiegate dal cliente.
Un altro ancora attiene al rating. Trovasi, infatti, precisato in giurisprudenza che “Il rating costituisce un’informazione se non determinante, quanto meno indicativa del tipo di investimento che si è in procinto di effettuare e la sua mancata indicazione rappresenta la violazione dei più elementari obblighi informativi. L’intermediario pertanto ha il preciso obbligo di segnalare al risparmiatore in modo non generico ed approssimativo la natura dell’investimento alla stregua della valutazione operata dalle maggiori agenzie di rating, trattandosi di dato che costituisce fattore idoneo ad influenzare in modo rilevante il processo decisionale dell’investitore4. E così proprio sulla base di tale fattore sono stati ritenuti inadeguati, perché pericolosi, acquisti di titoli argentina effettuati quando il rating rivelava difficoltà di restituzione del capitale investito. A questo proposito deve osservarsi che, se nel mese di luglio 2001 l’agenzia Moody’s aveva attribuito come rating la valutazione Caa1 (indicante un titolo ad alto rischio di insolvenza), nell’anno precedente, tali obbligazioni erano state classificate rispettivamente, B1 (20-8-2000), B2 (20-3-2001 e 4-6-2001), B3 (13-7-2001), laddove tali indicatori designano titoli molto speculativi che offrono scarsa sicurezza di puntualità del pagamento nel lungo termine, con una valutazione progressivamente negativa da B1 a B3. Nella valutazione di Standard & Poor’s invece al titolo in questione era stato attribuito il seguente rating con andamento parimenti sempre più negativo: BB (15-9-2000), B (8-5-2001), B (6-6-2001), B- (12-7-2001), CCC+ (9-10-2001), laddove le prime classificazioni indicano titoli speculativi in cui il debitore mantiene al momento la capacità di onorare i propri impegni ma condizioni avverse di mercato potrebbero incidere negativamente sulla stessa, mentre l’ultima designa un debitore ad alto rischio di insolvenza nel senso che, ove le condizioni di mercato divengano sfavorevoli, molto probabilmente il debitore non sarà in grado di onorare i propri impegni. Può quindi dirsi che fin dalla seconda metà del 2000 i titoli argentini erano già considerati ad alto rischio di insolvenza dovendosi evidenziare inoltre che, nel corso del 2001, entrambe le agenzie avevano ripetutamente rivisto in senso negativo il loro giudizio sull’affidabilità ad onorare gli impegni da parte di quello stato (c.d. down-grading).
Oltre alla mancanza di informazioni circa l’adeguatezza, una ragione che può portare alla vittoria è costituita dalla mancata consegna del documento sui rischi generali. Per sapere se l’istituto di credito ha adempiuto al relativo obbligo è sufficiente inviare una richiesta scritta all’istituto di credito.
Un altro motivo va ravvisato nel fatto che l’ordine sia stato trasmesso per telefono. Sul punto si è pronunciato il Tribunale di Mantova5, il quale con due sentenze assolutamente identiche ha condannato una banca per acquisti effettuati in quel modo. Secondo quel giudice, infatti, chi organizza quelle tecniche di contrattazione deve predisporle in modo da poter comunque fornire al cliente tutte le informazioni necessarie sull’operazione che questi intenda effettuare e nel caso in cui venga convenuto in giudizio deve offrire prova di aver agito in tal senso. In altre parole, quelle tecniche di acquisto impongono all’operatore di preparare una registrazione con tutti i chiarimenti e le informazioni necessarie, di modo che chi si connette telefonicamente non possa non riconoscere di essere stato adeguatamente informato.
Questi i motivi per i quali il risparmiatore che ha investito in obbligazioni argentine può ancora sperare di recuperare i propri soldi. Per impedire che il relativo diritto si prescriva è, peraltro, necessario inviare una lettera che ha, come detto, effetto interruttivo.
1. App. Milano 19 dicembre 2006 n. 3070.
2. Così Trib. Monza 16 dicembre 2004; Trib. Mantova 1 dicembre 2004; Trib. Milano 20 marzo 2006; Trib. Mondovì 10 febbraio 2010, tutte in Il caso.it.
3. Trib. Milano 8 febbraio 2006, in Il caso.it.
4. Trib. Firenze 6 luglio 2007, in il caso .it.
5. Trib. Mantova sentenze n 667/09 e 668/09
Conti dormienti: istruzioni per l’uso Quando e come è possibile recuperare risparmi dimenticati dai parenti in un cassetto: se il conto è intestato bisogna agire entro luglio 2012
Parma, 10 novembre 2011 – Confconsumatori riceve tantissime richieste riguardanti i cosiddetti “conti dormienti” . Si tratta di depositi, contratti finanziari, libretti postali su cui per anni nonni, genitori e zii avevano versato risparmi e che, per varie ragioni, sono finiti nel dimenticatoio . Quei fondi sono persi per sempre? In alcuni casi è possibile recuperare qualcosa, ma bisogna che ci siano due requisiti fondamentali.
I conti “dormienti” :
– non devono essere stati movimentati per almeno 10 anni ;
– devono avere un valore non inferiore a 100 euro . Il valore si calcola applicando alla cifra depositata in lire, maggiorata degli interessi legali di anno in anno maturati, il cambio attuale (es: 200.000 lire = 103 euro).
Una volta appurato che il proprio conto, dimenticato in un cassetto, può a tutti gli effetti dirsi “dormiente”, la prima domanda da porsi riguarda il tipo di credito da far valere. Occorre stabilire, infatti, se il conto è intestato a sé o a qualche progenitore, magari defunto, oppure se fa riferimento a un soggetto indeterminato come un generico portatore (libretti al portatore).
Nel primo caso (conto intestato) bisogna vedere se l’intermediario ha effettuato, tramite raccomandata a/r la comunicazione dell’estinzione del conto 180 giorni prima di procedere. Se ciò non è avvenuto l’avente diritto, nel termine prescrizionale di 5 anni decorrenti dal 17 agosto 2007 (quindi entro luglio 2012 ) potrà richiedere l’importo del credito, maggiorato degli interessi nel frattempo maturati e della rivalutazione monetaria.
Qualora il titolare abbia ricevuto la comunicazione dell’Istituto di credito per tempo, oppure se il credito spetta a un generico “portatore”, non resta che rivolgere la domanda alla la Consap s.p.a. , società a socio unico con sede a Roma (via Yser n. 14). Sul sito della medesima, http://www.consap.it , si trovano le istruzioni su come compilare la lettera e quali documenti devono essere allegati. I tempi, in tale ipotesi, saranno piuttosto lunghi e l’importo di cui ci si deve attendere il rimborso sarà costituito soltanto dalla somma investita con gli interessi maturati da ciascun versamento al saldo.
QUALCHE CHIARIMENTO SUI C.D. CONTI DORMIENTI
Si è iniziato a parlare di conti dormienti con la l. 23 dicembre 2005 n. 266 e più precisamente con i commi 343, 344 e 345 del suo unico art. 1, i quali così recitano: “343. Per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, sono rimasti vittime di frodi finanziarie e che hanno sofferto un danno ingiusto non altrimenti risarcito, è costituito, a decorrere dall’anno 2006, un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Il fondo è alimentato con le risorse di cui al comma 345, previo loro versamento al bilancio dello Stato. 344. Ai benefìci di cui al comma 343 sono ammessi anche i risparmiatori che hanno sofferto il predetto danno in conseguenza del default dei titoli obbligazionari della Repubblica argentina. 345. Il fondo è alimentato dall’importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all’interno del sistema bancario nonché del comparto assicurativo e finanziario, definiti con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze; con lo stesso regolamento sono altresì definite le modalità di rilevazione dei predetti conti e rapporti”.
In attuazione di tale legge è stato poi emanato i d.p.r. 22 giugno 2007 n. 116, i cui artt. 1, 2 e 3 dispongono: “Ai fini del presente regolamento si intendono per:
2) gli intermediari finanziari di cui agli articoli 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;
3) le imprese di assicurazione operanti in Italia di cui all’ articolo 1 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209;
4) le società di intermediazione mobiliare di cui all’ articolo 1, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e le succursali in Italia di imprese di investimento comunitarie ed extracomunitarie di cui al medesimo decreto;
5) le società’ di gestione del risparmio di cui all’articolo 1, lettera o), del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e le succursali in Italia delle societa’ di gestione armonizzate di cui al medesimo decreto;
6) la società’ per azioni Poste italiane – Divisione Bancoposta di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144;
b) "Dormienti", i rapporti contrattuali di cui all’articolo 2 in relazione ai quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati, escluso l’intermediario non specificatamente delegato in forma scritta, per il periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità’ delle somme e degli strumenti finanziari di cui all’articolo 2, comma 1;
c) "fondo", il fondo di cui all’articolo 1, comma 343, della legge 23 dicembre 2005, n. 266”. (art. 1);
" Rientrano nel campo di applicazione del presente regolamento i seguenti rapporti contrattuali:
a) deposito di somme di denaro, effettuato presso l’intermediario con l’obbligo di rimborso;
c) contratto di assicurazione di cui all’ articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, in tutti i casi in cui l’assicuratore si impegna al pagamento di una rendita o di un capitale al beneficiario ad una data prefissata".
"L’applicazione del presente regolamento è esclusa nei casi in cui il valore dei beni di cui al comma 1 non superi i cento euro ” (art. 2).
"Al verificarsi delle condizioni di cui all’articolo 1, lettera b), l’intermediario invia al titolare del rapporto, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento indirizzata all’ultimo indirizzo comunicato o comunque conosciuto, o a terzi da lui eventualmente delegati, l’invito ad impartire disposizioni entro il termine di 180 giorni dalla data della ricezione, avvisandolo che, decorso tale termine, il rapporto verrà’ estinto e le somme ed i valori relativi a ciascun rapporto verranno devoluti al fondo secondo le modalità indicate nell’articolo 4. Restano impregiudicate la cause di estinzione dei diritti. Il rapporto non si estingue se, entro il predetto termine di 180 giorni, viene effettuata un’operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati, escluso l’intermediario non specificatamente delegato in forma scritta” (art.3).
Sulla base delle citate disposizioni sono, quindi, fondi o conti dormienti anche i libretti su cui per anni nonni, genitori e zii hanno versato per i bambini quei risparmi che avrebbero garantito loro una vita più tranquilla sotto il profilo economico. Libretti prima conservati con attenzione, poi dimenticati negli armadi .
È stato il legislatore a ricordarsene e a chiedersi: “perché lasciare tutti quei soldi alle banche, quando si potrebbe dare una mano ai risparmiatori che hanno subito i disastri finanziari di questi anni?” Il legislatore ha però voluto dare una mano anche a titolari, ossia agli intestatari dei libretti nominativi. È stato così previsto che le banche, sempre che il credito fosse di ammontare superiore ai 100 euro, dovessero comunicare ai titolari la possibilità di recuperare i denari depositati con la previsione di un termine (180 giorni) per evitare l’estinzione . È stato poi istituito anche un ente, la Consap s.p.a., società a socio unico con sede a Roma, Via Yser n. 14, al quale è stata affidata la gestione del fondo e il rimborso di coloro i quali non hanno chiesto la restituzione nel termine di cui si è detto o possessori di libretti al portatore , nei confronti dei quali non poteva essere fatta alcuna comunicazione da parte degli istituti di credito.
Ciò detto, non resta che chiedersi cosa possa fare chi si accorge di essere titolare di uno di questi rapporti.
La prima domanda da porsi riguarda il tipo di credito da far valere: se intestato a sé o a qualche progenitore, magari defunto, oppure se a soggetto indeterminato come un generico portatore. Nel primo caso bisogna vedere se l’intermediario abbia effettuato la comunicazione di cui si è detto . Se ciò non è avvenuto l’avente diritto, nel termine prescrizionale, quanto meno di cinque anni decorrenti dall’entrata in vigore del d.p.r. n. 116/07 (17 agosto 2007), potrà esercitare un’azione di danni contro la banca, stante la violazione del menzionato art. 3 d.p.r. n. 116/07. La relativa domanda potrà essere proposta anche nelle forme di cui all’art 140 bis Codice del Consumo, ossia mediante azioni collettive risarcitorie da esercitarsi separatamente nei confronti di ciascuna banca responsabile.
L’ammontare del pregiudizio, versandosi al cospetto di una richiesta di danni, dovrà essere determinato sulla base dell’importo del credito, maggiorato degli interessi nel frattempo maturati e della rivalutazione monetaria .
Il fondamento di una richiesta restitutoria nei confronti dell’intermediario è confermato dalla Circolare del Ministro dell’Economia e delle Finanze 13 febbraio 2009 n. 11439, nella quale si legge: “ L’intermediario che abbia erroneamente applicato la disciplina di riferimento, versando al fondo l’importo dei rapporti in assenza delle condizioni per la dormienza, e’ tenuto a soddisfare direttamente le richieste di rimborso o di ripristino delle condizioni antecedenti la data di versamento al Fondo ”. Ovvio, infatti, che nell’assenza nelle condizioni di dormienza vi è pure la mancata comunicazione all’intestatario.
Non è escluso che gli istituti di credito si difenderanno, richiamando un’altra Circolare Ministeriale, quella dell’11 marzo 2009, dove era stabilito che “ Per quanto riguarda gli obblighi informativi gravanti sugli Intermediari ex art. 4, comma 2, del Regolamento, tenuto conto delle indicazioni fornite in fase di prima applicazione del Regolamento, si ritiene che gli Intermediari potranno adempiere ai propri obblighi comunicativi limitandosi a pubblicare su almeno un quotidiano a diffusione nazionale un avviso – di dimensioni e veste grafica adeguate a dare immediata evidenza – che informi dell’avvenuta comunicazione a1 MEF dell’elenco dei rapporti dormienti e che l’elenco sarà pubblicato sul sito web del MEF. A tale adempimento può provvedere la società capogruppo per tutti gli intermediari ricompresi nel gruppo… ”. La stessa, a parere di chi scrive, non è, peraltro, idonea ad eliminare la responsabilità risarcitoria della banca anche quando la stessa abbia provveduto ad effettuare la pubblicazione in parola, se si considera che un provvedimento di questo tipo costituisce una norma di rango inferiore rispetto al citato regolamento contenuto in un decreto presidenziale, non in grado, per l’effetto, di derogarlo. In altre parole, la comunicazione mediante lettera non poteva essere sostituito da un avviso pubblicato su un quotidiano .
Qualora l’interessato abbia invece ricevuto la comunicazione o si versi al cospetto di un credito spettante ad un generico “portatore”, non resta allora che rivolgere la domanda alla Consap. Sul sito della medesima è chiarito come la relativa lettera deve essere formulata e quali documenti devono essere allegati. I tempi, in tale ipotesi, saranno piuttosto lunghi e l’importo di cui ci si deve attendere il rimborso sarà costituito soltanto dalla somma investita con gli interessi maturati da ciascun versamento al saldo.
Recuperati a Padova quasi 39 mila euro ancora tante possibilità di recuperare i propri risparmi per chi ha acquistato titoli Lehma, e i tempi sono più brevi con l'ordinanza
Parma, 27 ottobre 2011 – Continuano le vittorie di Confconsumatori in materia di “risparmio tradito”.
Una coppia di associati residenti nella provincia di Padova aveva acquistato nel dicembre 2005 presso la propria abitazione – era stato un promotore finanziario a recarsi a casa loro – obbligazioni Lehman Brother’s per la complessiva somma di € 38.832 . La Sezione Distaccata di Cittadella del Tribunale di Padova si è uniformata all’orientamento del Tribunale, a quello della Corte d’appello di Bologna e di altri Tribunali italiani, i quali in casi analoghi, sempre grazie ai legali di Confconsumatori, hanno ritenuto la nullità dell’acquisto a norma a norma dell’art. 30, comma 7, d.lgs. n. 58/98, perché l’ordine non prevedeva, secondo quanto prescritto dalla legge, la facoltà di recedere entro il termine di 7 giorni . Il Tribunale di Padova non si è così curato del fatto che l’acquisto fosse stato effettuato in periodo non sospetto – quella società è infatti finita in default nel settembre 2008 -, ha dichiarato la nullità dell’ordine e condannato l’istituto di credito alla restituzione della somma di 38.832€, dedotte le cedole incassate di 3.850€, oltre interessi dalla domanda al saldo.
Ma la particolarità del caso sta soprattutto nel fatto che il provvedimento è stato pronunciato, neanche un anno dopo dall’inizio del giudizio , con l’ordinanza prevista dall’art. 702 ter c.p.c. “ Una decisione importantissima – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio i risparmiatori – l’ordinanza, oltre a confermare che, se non vi è bisogno di una lunga istruttoria, si possono avere provvedimenti in breve tempo , costituisce un’ulteriore conferma giurisprudenziale della tesi che l’art. 30 TUF, quando parla di collocamento, va interpretato in senso lato, riferendosi la disposizione anche alla semplice vendita di titoli".
"L’ordinanza – secondo Mara Colla presidente di Confconsumarori – dimostra ormai in modo inequivocabile che chi ha acquistato a casa propria titoli finiti male ha notevoli possibilità di recuperare il denaro investito. E ciò soprattutto entro brevissimo tempo. Questo, peraltro, sempre che l’operazione sia stata effettuata entro il termine di prescrizione di dieci anni ”.
Leggi l’ordinanza cliccando QUI .
Per errore era finito nella lista dei “pagatori insolventi”: ottiene 5000 euro di risarcimento Non era stata cancellata l'ipoteca sulla casa estinta, un importante precedente: " sempre più frequenti le segnalazioni illegittime presso le Centrali Rischi"
Brindisi, 20 ottobre 2011 – La Banca gli rifiuta un prestito e così scopre di avere ancora un’ipoteca sulla casa che doveva essere estinta da tempo. Con una recente ed importantissima sentenza il Tribunale di Brindisi ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ad un contribuente il quale, nonostante avesse integralmente e puntualmente corrisposto alla allora Sesit Puglia s.p.a. tutte le somme dalla stessa pretese, aveva scoperto, a distanza di più di un anno dall’estinzione della propria obbligazione, che sul proprio immobile gravava ancora l’ipoteca iscritta dall’Agente di riscossione.
La scoperta di tale situazione era avvenuta in modo del tutto casuale: l’utente, infatti, si era visto rifiutare un prestito da un Istituto di credito avendo una iscrizione pregiudizievole , a causa dell’ipoteca iscritta a suo carico, presso Centrali Rischi Private.
Pur avendo ottenuto, a seguito della denunzia di quanto accaduto, la cancellazione immediata dell’ipoteca, l’utente ha deciso di non fermarsi , risultati vani i tentativi di ricevere in via bonaria il risarcimento del danno patito, si è visto costretto ad agire giudizialmente per il riconoscimento dei propri diritti. E così, al termine del giudizio, la Sesit Puglia s.p.a. è stata condannata ad un risarcimento del danno pari ad 5.000 € . Più in particolare, è stato riconosciuto al contribuente sia il danno patrimoniale sia il danno alla reputazione ed all’onore.
Nel testo della sentenza si legge, infatti, che “ la mancata cancellazione dell’ipoteca ha comportato il permanere di un’illegittima segnalazione presso la CRIF, determinando così, indubitabilmente, danni all’immagine ed alla reputazione economica del soggetto danneggiato, che si vede ingiustamente indicato come insolvente , trattandosi della lesione di un valore inerente alla persona costituzionalmente garantito ex art. 2 Cost., senza la necessità che tale lesione configuri un reato ”.
“ Purtroppo sono sempre più frequenti i casi di illegittima segnalazione presso le Centrali Rischi – afferma l’avv. Emilio Graziuso, componente del Consiglio Direttivo Nazionale della Confconsumatori – La sentenza emessa dal Tribunale di Brindisi costituisce un precedente importante per tutti coloro che si trovano, loro malgrado, in tale situazione , altamente lesiva dei propri diritti, la quale, oltre a provocare un notevole danno all’immagine, impedisce ogni forma di accesso al credito. La sentenza, inoltre, si segnala all’attenzione in quanto sanziona, con un cospicuo risarcimento, un comportamento illegittimo perpetuato dall’agente di riscossione ai danni di un consumatore ”. Per ulteriori informazioni: 347 – 0628721
Scandalo bond irlandesi: Confconsumatori interviene a tutela dei risparmiatori Ogni 1000 euro di bond, i risparmiatori hanno ricevuto 1 centesimo: "possono agire contro le banche venditrici"
Parma, 17 ottobre 2011 – Confconsumatori interviene a tutela dei possessori di bond della Bank of Ireland e della Allied Irish Bank. Per ogni mille euro di bond detenuti, i risparmiatori hanno ricevuto un solo centesimo! Purtroppo non si tratta di uno scherzo ma dello scandaloso prezzo che la Bank of Ireland e la Allied Irish Bank hanno pagato ai cittadini italiani possessori di loro obbligazioni.
Le banche hanno programmato una ristrutturazione del debito obbligazionario: chiunque avesse in mano un loro bond poteva scambiare i vecchi titoli – subendo una lieve perdita – con nuovi bond garantiti dallo Stato irlandese. La perdita c’era, ma chi accettava recuperava almeno parte dell’investimento. Ben peggiore era invece il trattamento previsto per chi decideva di non aderire : i loro bond sarebbero stati rimborsati quasi a zero. Ogni mille euro, come detto, sarebbe stato onorato con un solo misero centesimo di euro.
L’offerta di scambio si è chiusa e molti risparmiatori non hanno aderito e ad essi la Bank of Ireland ha rimborsato i bond a un centesimo. I risparmiatori italiani non hanno aderito all’offerta e sono rimasti ad attendere questo rimborso da fame perché non hanno saputo nulla di questa operazione .
E’ evidente che Bank of Ireland non aveva la reale intenzione di coinvolgere i risparmiatori , poiché non ha chiesto alla Consob l’autorizzazione per pubblicare un prospetto italiano e, per aggirare la direttiva europea sui prospetti ha destinato l’offerta di scambio solo a chi era in possesso di obbligazioni per un importo superiore ai 50mila euro.
Tuttavia Bank of Ireland ha ufficialmente dichiarato che, tramite Clearstream (una delle maggiori casse di compensazione europee), sono stati avvertiti tutti gli obbligazionisti attraverso gli intermediari, ossia le banche italiane venditrici dei bond irlandesi. Il problema è che le banche italiane, nella maggior parte dei casi, non hanno informato i clienti . Se avessero informato i risparmiatori, questi avrebbero potuto consorziarsi (sino a raggiungere la soglia dei 50.000 euro), oppure vendere i bond sul mercato: ma dato che non l’hanno fatto, i risparmiatori si sono ritrovati sul conto titoli il ridicolo controvalore di 1 cent per ogni mille euro.
Secondo l’avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori i risparmiatori beffati " possono agire nei confronti delle banche venditrici dei titoli chiedendo il risarcimento dei danni pari al valore dei bond azzerati, per due ragioni ":
1) la banca ha avuto una condotta negligente e colposa perché nel rapporto contrattuale di deposito e/o gestione titoli non ha provveduto a trasmettere al cliente un’informazione essenziale, che pure le era tempestivamente pervenuta da Clearstream e da Euroclear;
2) la banca ha venduto un prodotto finanziario ad altissimo rischio senza rispettare la coerenza del profilo di rischio sopportabile dal cliente secondo la profilatura imposta agli istituti dalla Direttiva Mifid. È infatti pacifico che i bond erano ad alto rischio per molte ragioni tutte documentabili: per esempio. nel prospetto inglese è scritto chiaramente che si trattava di obbligazioni destinate solo ad operatori qualificati, invece si tratta di bond cosiddetti subordinati, ossia bond che in caso di insolvenza dell’emittente subordinano il rimborso del capitale al previo soddisfo di tutti gli altri debitori non subordinati (vi è documentazione che già nel marzo 2009 tali prodotti erano a rischio perché il loro rendimento minimo a scadenza aveva superato il 20% annuo).
« Invitiamo la Consob – dichiara Mara Colla, presidente di Confconsumatori – ad emanare una chiara disposizione regolamentare , corredata di idonea sanzione, che imponga agli intermediari di trasmettere ai propri clienti le informazioni ricevute dagli emittenti anche esteri, suscettibili di incidere sul valore dell’investimento. Confconsumatori – conclude Mara Colla – si riserva di verificare se sussistono nella fattispecie i presupposti per una class action ».
Leggi l’esposto inviato da Confconsumatori alla Consob cliccando QUI .
Titoli Finmek: a Ferrara una vittoria da oltre 22 mila euro La banca doveva valutare l'investimento inadeguato, anche se il cliente non aveva fornito informazioni sulla sua situazione finanziaria
Ferrara, 12 ottobre 2011 – Un’altra importantissima vittoria della Confconsumatori relativamente all’acquisto di obbligazioni Finmek: restituiti oltre 22 mila euro . La banca aveva il dovere di informare correttamente il cliente del livello di rischio e valutare l’investimento inadeguato, anche se l’acquirente non aveva fornito informazioni sulla sua situazione finanziaria .
Il Tribunale di Ferrara con sentenza n. 1198/11 del 4 agosto 2011 ha risolto il relativo contratto, condannando un istituto di credito a restituire ad un associato Confconsumatori il capitale investito (22.038,51 €), maggiorato degli interessi legali, per un acquisto di obbligazioni Finmek effettuato il 23 novembre 2001, ossia quando quei titoli erano ormai da considerarsi pericolosi.
Il Tribunale ha riconosciuto l’inadempimento della banca per non aver fornito al cliente una completa informazione circa i rischi connessi a quella operazione . Tale obbligo, ancora per il Tribunale, implicava infatti l’indicazione, non generica, della natura altamente rischiosa dell’investimento secondo le maggiori agenzie specializzate in materia, valutazione che l’istituto era tenuto a conoscere. Il che comportava che quest’ultimo dovesse considerare quell’investimento inadeguato per il cliente con conseguente necessità di un’informativa scritta della circostanza e della specifica autorizzazione nella stessa forma dell’investitore a norma dell’art. 28 Reg. Consob n. 11522/98.
Nessun rilievo, sempre per quel giudice, poteva attribuirsi al fatto che il cliente avesse rifiutato di fornire informazioni sulla sua situazione finanziaria . Ciò, infatti, non valeva ad esonerare l’intermediario dal valutare l’adeguatezza dell’operazione in ossequio ai principi generali di correttezza, tenendo conto di tutte le informazioni in suo possesso, tra le quali, nel caso, di specie, il fatto che il risparmiatore avesse effettuato fino ad allora investimenti in titoli con indici di rischiosità molto bassi, comprando un altro titolo
“ È questa – dichiarano gli avv.ti Giovanni Franchi e Stefano di Brindisi, legali di Confconsumatori, che hanno tutelato in giudizio il risparmiatore – un altro provvedimento che dimostra la sempre più crescente attenzione della magistratura nella tutela del risparmiatore . La giurisprudenza continua, infatti, a ripetere che i doveri informativi a carico dell’intermediari non si sostanziano nella semplice consegna del Documento sui Rischi Generali dell’Investimento, ma che occorre la dimostrazione, da parte della banca, di una attenzione alla pericolosità del titolo secondo la valutazione delle agenzie specializzate. E certo – concludono gli avv.ti Franchi e Di Brindisi – sicuro non era il bond Finmek, un bond emesso all’estero da una finanziaria di un gruppo ormai sulla via del disastro" .

References: sentenza 
 art. 30
 art. 1
 articolo 1
 articolo 1
 articolo 2
 art. 3
 art. 4
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza