Source: http://legxv.camera.it/resoconti/dettaglio_resoconto.asp?idSeduta=048&resoconto=stenografico&indice=cronologico&tit=00030&fase=
Timestamp: 2020-03-31 07:32:30+00:00

Document:
(Gestione dell'emergenza rifiuti in Sicilia - n. 2-00026)
PRESIDENTE. L'onorevole Raiti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00026 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
SALVATORE RAITI. Signor Presidente, onorevole ministro, con la presente interpellanza chiedo che sia fatta un po' di chiarezza e che venga riportata un po' di legittimità e legalità riguardo al piano dei rifiuti in Sicilia. Come certamente il ministro - particolarmente attento a questa vicenda - saprà, la questione del piano rifiuti in Sicilia si protrae da parecchio tempo e, per quanto ne so, è costellata da una serie di violazioni, tra l'altro sancite anche da un'ordinanza del TAR di Catania, poi disattesa a seguito di una normativa successiva secondo cui a pronunciarsi in materia doveva essere il TAR del Lazio.
Le violazioni accertate dalla magistratura amministrativa, che qui sinteticamente riporto riservandomi poi di intervenire non appena conosciuta la risposta del ministro, sono numerose, a cominciare dal fatto che la conferenza dei servizi, che ha dato avvio alla realizzazione dei termovalorizzatori,Pag. 2è nulla, così come sancito nell'ordinanza del TAR del Lazio n. 1549 del 2005. Inoltre, la procedura presenta una serie di violazioni di norme sull'autorizzazione preventiva delle emissioni in atmosfera, che non sono state rilasciate dagli organi competenti (anzi, nonostante un parere negativo del direttore dell'ARPA Sicilia, cioè di un organo che si occupa specificatamente della materia, a livello nazionale, il capo di gabinetto dell'ex ministro diede un'autorizzazione che riteniamo assolutamente nulla).
Per di più, alcuni piani per la realizzazione di termovalorizzatori cadono su aree SIC, quindi sottoposte a misure di tutela comunitaria. A questo proposito, manca addirittura anche la valutazione di incidenza, così come previsto dalla legge. Vi sono poi violazioni del decreto legislativo n. 37 del 2003, che vieta che tali aree siano individuate in zone instabili o alluvionali.
Nel caso di specie - mi riferisco al termovalorizzatore che dovrebbe nascere in un'area del comune di Paternò, limitrofa al fiume Simeto, il più grande della Sicilia - per realizzare impianti di questo genere occorre, quanto meno, l'autorizzazione del genio civile che, invece, manca.
Tra l'altro, il TAR si spinge addirittura oltre un controllo di mera legalità, affermando che la localizzazione dei termovalorizzatori, così come determinata, comporta un vizio di logicità. Infatti, il TAR parla di illogicità delle scelte, poiché gli impianti sorgono in aree che non hanno i requisiti previsti dalla legge e, tra l'altro, alcuni di essi non si trovano in aree artigianali, come prevede la legge, ma in aree agricole. Inoltre, il piano dei rifiuti prevede uno spostamento dei rifiuti da una zona all'altra della Sicilia, senza pensare che i termovalorizzatori dovrebbero servire quanto meno le aree limitrofe a quelle nelle quali si producono i rifiuti stessi.
In estrema sintesi, ho voluto fare richiamo solo ad alcune censure di carattere di illegittimità e di illegalità, ma dagli accertamenti compiuti - e ne parlerò più approfonditamente in replica - risulta che vi è ancora un'enormità di atti illeciti ed illegittimi. Basti pensare che sul bando con cui è stato disposto il servizio di realizzazione dei termovalorizzatori è pendente una procedura di infrazione di fronte alla Corte di giustizia dell'Unione europea nei confronti dello Stato italiano, procedura che probabilmente porterà alla condanna proprio dello Stato italiano ed eventualmente alla messa in pristino di lavori realizzati in maniera difforme da quanto previsto dalla normativa europea.
Chiedo al signor ministro di darmi lumi sulle problematiche che ho evidenziato, riservandomi di intervenire in sede di replica.
ALFONSO PECORARO SCANIO, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, colleghi parlamentari, l'interpellanza dell'onorevole Raiti chiede sostanzialmente l'annullamento dell'ordinanza ministeriale di attribuzione dei poteri del commissario delegato per l'emergenza rifiuti della Sicilia e, conseguentemente, l'annullamento dell'ordinanza 22 maggio 2006, nonché la valutazione sull'operato complessivo del commissario delegato, sia sotto il profilo delle competenze al medesimo attribuite sia sull'efficacia del mandato.
Al riguardo devono essere dati alcuni chiarimenti. Lo stato di emergenza dei rifiuti in Sicilia è formalmente finito il 31 maggio 2006, poiché la regione Sicilia ha chiesto la proroga dello stato di emergenza solo per la tutela delle acque e le bonifiche. Conseguentemente, il piano dei rifiuti, così come eventuali integrazioni o modifiche, sono in questa fase giuridicamente di competenza regionale. Il giudizio che, come ministro dell'ambiente, do sul piano dei rifiuti ho già avuto occasione, in molte sedi, di esprimerlo. Infatti, il piano modificava un precedente decreto commissariale, il n. 150 del 25 luglio 2000, che prevedeva un sistema di gestione basato suPag. 3una raccolta differenziata «spinta», almeno del 50 per cento. Il piano successivamente realizzato, quindi l'ultimo, al contrario, si attesta su una raccolta differenziata pari al 12 per cento della frazione umida e al 23 per cento di quella secca ed è funzionale addirittura a ben quattro inceneritori con recupero energetico.
È evidente, quindi, che dobbiamo tener conto che, come l'interpellante peraltro afferma, l'ordinanza n. 333 del 2 maggio 2003 sembra, più che altro, prendere atto del numero di impianti e della loro localizzazione, secondo quanto determinato dalle offerte degli operatori che si sono aggiudicati la gara rispondendo agli avvisi pubblici dell'agosto 2002. Quindi, paradossalmente, invece che una situazione del regolatore pubblico, è come se l'ordinanza sommi le proposte delle offerte private.
La situazione attuale della Sicilia è particolarmente difficile e, quindi, il giudizio sull'esito del commissariamento lo esprimono i dati. I dati APAT pubblicati lo scorso anno, ossia gli ultimi, relativi al 2004, documentano che negli anni del commissariamento nessun passo avanti significativo è stato fatto nella raccolta differenziata, che è ferma al 5,43 per cento. In tale percentuale sono compresi l'umido, il vetro, la plastica, il legno, i metalli, il tessile, gli elettrici, gli elettrodomestici e gli ingombranti. Concretamente ciò significa che, a fronte di una produzione di rifiuti pari a 2.400.000 tonnellate annue, ne sono state separate - e non si sa nemmeno se recuperate - solo 138 mila tonnellate.
Sulla prima delle richieste quindi, concernente il giudizio sulla gestione del commissariamento, credo che la lettura di questi dati dica molto sulle difficoltà esistenti.
Per quanto riguarda il piano, è difficile che possa essere considerato particolarmente avanzato, soprattutto sul versante della raccolta differenziata e sull'uso di impianti che hanno, tra i tanti problemi, anche quello di contribuire ulteriormente, come tutti gli inceneritori, a determinare per l'Italia un aumento delle emissioni, un aumento della CO2. Questo ovviamente è un problema di tutta Italia, e vi è quindi la difficoltà rappresentata dal fatto che bruciare rifiuti è in contraddizione con il Protocollo di Kyoto e con tutte le decisioni che abbiamo preso. È difficoltoso soprattutto aggiungere ulteriori emissioni, visto che abbiamo assunto l'impegno di ridurre in generale tali emissioni.
Questo tuttavia è un giudizio che il Governo esprime su un piano rifiuti, le cui valutazioni restano alla regione, pur nel rispetto delle regole (lei citava le localizzazioni di qualunque tipo di impianto, che devono tener conto dei luoghi, delle zone di protezione speciale, dei siti di interesse comunitario, delle necessarie autorizzazioni relative alle soprintendenze). Insomma, al di là della scelta impiantistica che si decide di fare, è necessario rispettare le regole sulle localizzazioni, che ovviamente non possono essere realizzate in misura contrastante con la necessaria compatibilità ambientale.
Si tratta di un'esigenza evidente, che il ministero ha ben presente, tanto è vero che, proprio perché mancava una tutela adeguata delle ZPS e del SIC, c'è stato un intervento sulla tutela di queste aree con provvedimenti che noi continueremo a perseguire.
In generale, noi riteniamo fondamentale che la valutazione di impatto ambientale non sia in qualche modo aggirata: ho dovuto dirlo anche recentemente in occasione di un errore operato dal Consiglio dei ministri, che (nonostante la decisione di non inserire nel decreto-legge una norma sbagliata sui dragaggi), per la confusione con cui è stata elaborata e definita la finanziaria, ha previsto un aggiramento delle normative che sarà, su richiesta del Ministero dell'ambiente, annullato, penso, nel corso del dibattito parlamentare, perché è impraticabile e in contrasto con quello che noi riteniamo.
Quindi, a tutto tondo, dobbiamo garantire il rispetto dell'ambiente nel nostro paese e delle procedure europee così come sono determinate.
Per quanto riguarda il procedimento autorizzativo degli inceneritori, abbiamo rilevato incongruenze tali da indurci a convocare una apposita conferenza di serviziPag. 4per avviare un procedimento di annullamento d'ufficio delle autorizzazioni alle emissioni rilasciate con decreti interministeriali, relativamente a dieci impianti di trattamento e incenerimento.
La conferenza si è svolta il 14 settembre, ed è stata aggiornata al prossimo 12 ottobre per consentire ai ministeri cointeressati (in quanto il decreto interministeriale prevedeva l'intervento, oltre che del Ministero dell'ambiente, anche del Ministero della salute e del Ministero dello sviluppo economico) di verificare le motivazioni giuridiche e tecniche che il dicastero dell'ambiente ha fornito, in modo assolutamente documentato, attraverso il lavoro dell'ufficio legislativo e delle direzioni interessate.
In sostanza, cosa rileviamo? Rileviamo che è mancata la fase procedimentale relativa all'autorizzazione integrata ambientale, in quanto nessuno organo del Ministero dell'ambiente è stato veramente coinvolto, contrariamente a quanto dichiarato negli atti autorizzativi. Dunque, per quanto ci consta e per quanto di competenza, ripetiamo, contrariamente a quanto affermato nei provvedimenti, che nessuna delle direzioni competenti del Ministero dell'ambiente ha mai rilasciato parere favorevole alla positiva conclusione dei provvedimenti. Non esiste un parere favorevole di nessuna delle direzioni del Ministero dell'ambiente.
L'autorizzazione alle emissioni in atmosfera è avvenuta al di fuori dei procedimenti istruttori invocati dal cosiddetto decreto Ronchi in vigore, precludendo così a tutti gli interessati un esame contestuale del problema con altri aspetti del piano rifiuti. Non è stata neppure attivata la disciplina del decreto legislativo n. 133 del 2005, relativo all'attuazione della direttiva 2000/76 della Comunità europea in materia di incenerimento dei rifiuti.
L'intervento sostitutivo da parte dello Stato, a fronte dell'inerzia delle amministrazioni regionali - perché paradossalmente in ciò si è anche inserito il fatto che era lo Stato a svolgere l'intervento sostitutivo -, risulta attivato oltre i limiti temporali previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 203 del 1988. A fronte, infatti, di una disciplina che prevede 60 giorni più 60 giorni - i primi per il provvedimento di competenza e i secondi per l'eventuale potere sostitutivo -, gli organi ministeriali detentori del potere sostitutivo, a seguito di inerzia, sono stati investiti dopo un lasso di tempo giuridicamente abnorme (oltre un anno), con conseguente carenza di potere. Infatti, i poteri sostitutivi o vengono esercitati nel lasso di tempo previsto o non sono più tali, determinando un caso evidente, giuridicamente fondato, di carenza di potere.
Infine, il piano dei rifiuti della Sicilia non è condivisibile per la sua impostazione, non essendo in sintonia con le scelte europee e con le migliori tecnologie esistenti sul mercato per l'impiantistica in materia di trattamento dei rifiuti (raccolta differenziata, riciclo, riuso). Ciò è quanto previsto dalla normativa europea alla quale, senza interferire nei poteri autonomi delle regioni, occorre uniformarsi.
Le scelte procedurali per un aspetto fondamentale del piano, come l'autorizzazione alle emissioni, sono ritenute dal Ministero dell'ambiente illegittime. La prossima conferenza dei servizi fornirà un punto di chiarezza formale e sostanziale e ci consentirà di aprire anche un confronto sereno con la regione Sicilia; infatti, l'intento del Governo è quello di perseguire una leale collaborazione istituzionale con comuni, province e regioni. Nella leale collaborazione vi è la serietà di essere garanti della correttezza delle procedure; pertanto, definita la necessità di procedere all'annullamento di atti viziati, mi auguro si possa verificare, insieme al Ministero della salute, a quello dello sviluppo economico e alla regione Sicilia, le iniziative da adottare per far sì che la Sicilia possa dotarsi del migliore e più avanzato sistema di smaltimento di rifiuti. Si tratta di un interesse comune, che non dovrebbe trovare differenze politiche tra centrosinistra e centrodestra, per garantire una minore produzione di rifiuti, una seria procedura di raccolta differenziata e soluzioni migliori per la collettività, nel rispetto della salute e dell'ambiente.
PRESIDENTE. Vorrei rivolgere, anche a nome dell'Assemblea, un saluto ai docenti ed agli alunni delle classi IV e V del Liceo ginnasio Augusto di Roma, presenti in tribuna.
L'onorevole Raiti ha facoltà di replicare.
SALVATORE RAITI. Signor Presidente, signor ministro, non posso che essere soddisfatto della risposta alla mia interpellanza, ma nello stesso tempo non posso non essere preoccupato per quanto dichiarato dal ministro in quest'aula, che tra l'altro conferma ciò che era stato già evidenziato dalla magistratura amministrativa.
Certamente, la preoccupazione è ancora maggiore se si pensa che l'ex commissario e presidente della regione ha emesso l'ordinanza oggetto di questa interpellanza nel mese di maggio, tre giorni prima della scadenza dei propri poteri commissariali e tra l'altro qualche giorno prima anche delle elezioni regionali. Ciò aumenta la preoccupazione, tenuto conto che emergono profili di palese illegittimità, così come è stato osservato dal ministro, che dovrebbero portare quantomeno ad un provvedimento di annullamento dell'ordinanza in considerazione della particolare gravità di taluni aspetti.
Voglio segnalare all'attenzione del signor ministro che a tutto ciò si deve aggiungere l'avvio di una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea contro lo Stato italiano; abbiamo, io ed altri colleghi, già rivolto talune interrogazioni al ministro Bonino, che verrà a rispondere la prossima settimana in sede di Commissione. La Corte di giustizia si pronuncerà a fine anno sulla procedura di infrazione diretta contro lo Stato italiano; nonostante i poteri siano ormai di competenza della regione, lo Stato italiano ha la necessità, ritengo, di intervenire non solo per assicurare il rispetto delle normative ma anche per evitare danni all'erario e alla propria azione.
La Corte di giustizia europea giudicherà su di una procedura nei confronti dello Stato italiano; quest'ultimo inoltre non si è costituito. In ambito europeo si è evidenziato che il bando sarebbe irregolare in quanto è stato pubblicato non sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee ma solo su alcuni giornali siciliani e di tiratura limitata; esso, poi, non ha rispettato tutte le procedure previste per i bandi di questo tipo e, tra l'altro, è stato inquadrato come bando per l'acquisizione di servizi e non per l'appalto della realizzazione di termovalorizzatori.
Ciò comporterà per lo Stato italiano, nell'eventualità che intervenga una condanna, un risarcimento non di poco conto, nonché il ripristino delle opere. Lo evidenzio perché il presidente della regione ha dichiarato che, nonostante queste situazioni siano all'attenzione delle autorità politiche e istituzionali a livello nazionale ed europeo, il piano va comunque avanti; mi risulta peraltro che per alcuni dei termovalorizzatori siano già iniziati i lavori.
Suggerirei quindi al signor ministro, considerato che in questo ambito intervengono competenze diverse, di sensibilizzare la Presidenza del Consiglio dei ministri; infatti, ritengo vi sia anche la necessità che la Presidenza del Consiglio dei ministri intervenga perché a suo tempo il potere di commissario dello Stato fu conferito dai Presidenti del Consiglio pro tempore e quindi, avendo tali organi istituzionali delegato il potere per intervenire, hanno anche il diritto-dovere di verificare se la delega sia stata esercitata bene. Reputo sia opportuno l'intervento dei ministri dello sviluppo economico e della salute e, in questo caso, anche del ministro per le politiche europee; umilmente darei tale suggerimento perché ritengo debba seguirsi un ragionamento complessivo per rimediare il prima possibile a questi guasti e a queste illegittimità.
Solo successivamente, così come dichiara il ministro (e condivido totalmente), si potrà tenere uno spirito di assoluta collaborazione con la regione Sicilia mettendo, per così dire, tutto sul giusto binario, sia con riferimento alla scelta politica sia, soprattutto, con riguardo alla legittimità della realizzazione di un piano deiPag. 6rifiuti adeguato al decreto Ronchi - decreto legislativo dello Stato italiano che deve esser rispettato fino a quando non sia modificato -, alle direttive europee e, soprattutto, alle tecnologie. Queste, oggi, ci consentono di avere un piano dei rifiuti che garantisca una raccolta differenziata vera, un riciclo vero e che non leda la salute dei cittadini già penalizzati. Tra l'altro, laddove dovrebbero sorgere le nuove strutture già esistono impianti precedenti che, realizzati nel corso degli ultimi trent'anni - mi riferisco per esempio all'impianto di Augusta -, hanno portato in quelle zone dei tassi di mortalità e di malformazione infantile notevolissimi; aggiungere ulteriore danno a questo danno già sussistente mi sembrerebbe un crimine veramente grave, da evitare assolutamente.
In conclusione, ringrazio il ministro per le attività già intraprese ed auspico che prima possibile si possa sospendere quello che irregolarmente è stato posto in essere, in modo da garantire alla Sicilia, al pari delle altre regioni, ciò che è giusto che abbia.
(Progetto di trasferimento dei voli internazionali da Malpensa a Fiumicino - n. 2-00142)
PRESIDENTE. L'onorevole Lupi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00142 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
MAURIZIO ENZO LUPI. Signor Presidente, intervengo brevemente per illustrare la nostra interpellanza urgente, riservandomi di intervenire in maniera più dettagliata in sede di replica.
Lo svolgimento odierno della nostra interpellanza urgente viene, per così dire, a puntino, dopo l'audizione svoltasi ieri in Commissione dell'amministratore delegato di Alitalia, Gianfranco Cimoli. L'aver ascoltato quanto ci ha detto Cimoli ha, infatti, accresciuto le nostre preoccupazioni. La nostra interpellanza urgente ha per oggetto lo sviluppo e, quindi, il futuro dell'aeroporto di Malpensa; futuro legato sia a quello del vettore principale del nostro paese, Alitalia, sia a quello dell'altro grande aeroporto esistente nel nostro paese, Fiumicino.
Il nostro atto di sindacato ispettivo prende spunto da un articolo pubblicato da Il Giornale, da cui si apprende che il Governo avrebbe predisposto un piano politico ed economico per tornare sui suoi passi in ordine a decisioni assunte nel lontano 1998 con le quali, lo ricordo, si intendeva sviluppare un hub importante in quel di Malpensa. Da tale piano, in particolare, emergerebbe la volontà del Governo di spostare i voli internazionali da Malpensa a Fiumicino, in tal modo vanificando non solo gli investimenti realizzati, ma anche il progetto di ulteriore internazionalizzazione del sistema aeroportuale italiano.
Le nostre preoccupazioni sono cresciute ulteriormente quando si è appreso, al di là di questo progetto che potrebbe essere anche legittimo e sul quale si potrebbe discutere e confrontarsi, che tale piano sarebbe stato elaborato - e in ciò risiede il difetto maggiore - non direttamente dall'esecutivo ma addirittura dall'attuale amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Maurizio Basile; Aeroporti di Roma, in condizioni di libero mercato, è tendenzialmente e teoricamente un concorrente, sia pure nell'ambito di un sistema integrato, di Malpensa. Inoltre, e ciò desta altre preoccupazioni, si è appreso che Maurizio Basile sarebbe candidato - usiamo il condizionale, e per questo motivo ci siamo rivolti con urgenza al Governo per avere dei chiarimenti - a sostituire l'attuale amministratore delegato di Alitalia, Gianfranco Cimoli.
Le nostre preoccupazioni sono diventate enormi nel momento in cui si è appreso, da un autorevole organo di stampa economico, che vi sarebbe in progetto, questa volta ad opera del Governo, in particolare del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri onorevole e amico Enrico Letta, un piano con il quale realizzare un'integrazione tra Aeroporti di Roma e Alitalia, con l'entrata di Aeroporti di Roma nel capitale della compagniaPag. 7di bandiera italiana. A tale proposito ricordo che Aeroporti di Roma è una società che è stata privatizzata e, come tale, è gestita, giustamente, in prevalenza da privati.
Al Governo chiediamo, quindi, chiarimenti per fugare innanzitutto i dubbi che emergono e che credo siano palesi anche per il ministro dei trasporti Bianchi, che ringrazio per essere qui presente a rispondere personalmente alla nostra interpellanza urgente.
È vero, in primo luogo, che esiste questo piano di studio? E se anche non esistesse, il Governo condivide le tesi indicate in questo studio?
Inoltre, è notizia recente che, anche con decreto della Presidenza del Consiglio, si è insediato nella nostra città un tavolo istituzionale per Milano tra Governo, regione, provincia e comune, proprio riconoscendo il ruolo che Milano riveste nel sistema paese. Ebbene, questo tavolo, o meglio la volontà espressa attraverso l'insediamento di questo tavolo, non è in contraddizione con gli atti concreti legati ad una delle questioni più strategiche del nostro paese?
L'ultima domanda è in positivo, riguardando le preoccupazioni che credo tutti noi abbiamo rispetto alla situazione di Alitalia e al possibile sviluppo di questo settore. Quali sono le iniziative che il Governo intende attuare affinché il sistema aeroportuale milanese non solo rimanga, ma si sviluppi ulteriormente e complessivamente, perché il nostro paese in questo settore, che è fondamentale, possa svolgere sul mercato e sullo scenario internazionale il suo ruolo?
Questi, Presidente, sono i contenuti nella nostra interpellanza urgente.
ALESSANDRO BIANCHI, Ministro dei trasporti. Signor Presidente, onorevole Lupi, cercherò di rispondere dapprima ai quesiti posti in maniera formale; successivamente, ritengo possa essere utile una considerazione generale sull'ultima parte del suo intervento.
I quesiti posti sono sostanzialmente tre. Il primo si riferisce all'esistenza di un piano politico ed economico di spostamento dei voli internazionali da Malpensa a Fiumicino e al fatto che tale piano sarebbe stato elaborato dall'amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Maurizio Basile.
In proposito si chiede se il Governo condivida tale studio. Debbo rispondere che il Governo non è in grado né di condividerlo, né di non condividerlo, semplicemente perché ne ignora l'esistenza. Non risulta al Governo che sia stato elaborato un piano del genere e men che meno per sua iniziativa, né che sia stato elaborato dall'amministratore di Aeroporti di Roma. Ove questo dovesse esistere, il Governo ne è all'oscuro e sarebbe stata una libera iniziativa del dottor Basile.
Il secondo quesito riguarda l'esistenza di iniziative governative che supporterebbero l'ingresso di Aeroporti di Roma nel capitale di Alitalia. Su questa ipotesi vi sarebbe la condivisione del sindaco di Roma Veltroni, del presidente della provincia di Roma Gasbarra, del presidente della regione Lazio Marrazzo e del Vicepresidente del Consiglio Rutelli, che si sarebbero espressi in tal senso.
Anche per questo aspetto, devo dire che assolutamente nulla risulta al ministro dei trasporti circa un'ipotesi del genere. Quindi, ciò non fa assolutamente parte dell'azione che mi riservo adesso di illustrare succintamente e delle iniziative che, invece, il Governo ha intrapreso in queste settimane in merito alla complessiva organizzazione del trasporto aereo e di Alitalia in particolare. Non ci risultano esistere iniziative in questo senso.
Alla domanda se il Governo non ritenga contraddittoria l'istituzione di un tavolo per Milano con questa strategia, debbo rispondere che, ovviamente, noi la riterremmo in contraddizione ove questa strategia fosse effettiva e fosse stata avviata dal Governo. Tuttavia, non esistendo, nonPag. 8riteniamo che sia in contraddizione, mentre consideriamo molto utile l'esistenza di questo tavolo.
Posso così venire all'ultimo quesito: quali iniziative il Governo intenda attuare per supportare Milano e la Lombardia nel caso in cui le premesse si realizzassero. Escludiamo l'ipotesi contenuta nell'espressione «nel caso in cui le premesse si realizzassero», perché - lo ripeto - ciò non fa parte delle iniziative governative.
Viceversa, proprio in questi giorni, nell'ambito del più generale quadro del tavolo per la Lombardia, stiamo concordando con il presidente Formigoni un tavolo di discussione che si riferisce esattamente al ruolo che deve svolgere e che dovrà svolgere in futuro non solo l'aeroporto di Malpensa, ma anche quello di Linate ed in generale il sistema portuale lombardo.
Se posso esprimere una considerazione più generale, onorevole Lupi, da circa dieci giorni il Presidente del Consiglio ha inteso assumere personalmente l'iniziativa della predisposizione di un piano generale complessivo riguardante il trasporto aereo del nostro paese e, all'interno di questo, il ruolo rivestito da Alitalia.
Sono stati presi impegni precisi che verranno a scadenza il prossimo martedì, giorno in cui il Presidente del Consiglio si è impegnato a presentare alcune linee guida riguardo al trasporto aereo e ad Alitalia e lungo le quali intende indirizzare l'azione del Governo per il riassetto di questo importante sistema di trasporto.
Inoltre, il Presidente del Consiglio annuncerà nella stessa occasione che le suddette linee guida - da sottoporre alla discussione di tutti i soggetti interessati -, ove condivise, diventeranno effettivi criteri di operatività; in tal caso il Governo chiederà tre mesi di tempo per presentare un vero e proprio piano compiuto per il trasporto aereo e l'Alitalia.
Mi accorgo di aver saltato il quesito relativo alla sostituzione del presidente Cimoli; ebbene, tale problema non è stato mai posto. Nel piano complessivo che il Governo si impegna a presentare si parlerà di tutti gli aspetti del problema, ovvero di quelli a carattere economico-finanziario, di quelli a carattere industriale ed anche di quelli relativi al management della compagnia.
PRESIDENTE. L'onorevole Lupi ha facoltà di replicare.
MAURIZIO ENZO LUPI. Signor Presidente, non solo non sono soddisfatto, ma aumenta anche la mia preoccupazione, con particolare riferimento all'ultima dichiarazione resa dal ministro dei trasporti. Se ho ben capito, egli afferma che non vi è alcuna intenzione di sostituire l'amministratore delegato di Alitalia. Ne prendiamo atto, ma abbiamo anche preso atto che l'amministratore delegato di Alitalia è stato commissariato. Di solito, quando si commissaria, alla fine si sostituisce.
Tuttavia, il mio particolare interesse - così come quello di tutti - non è rivolto alla sostituzione di una persona piuttosto che di un'altra, bensì è quello di capire e di confrontarsi seriamente sul futuro dello sviluppo del sistema aeroportuale italiano e sui ruoli che giocherà all'interno di tale sviluppo il suo patrimonio infrastrutturale, di cui fanno parte Malpensa, Fiumicino, il comparto milanese, quello romano e quello complessivo dei tanti aeroporti italiani. Infatti, siamo un paese che vanta un'innumerevole presenza di aeroporti sul proprio territorio.
Ebbene, la mia preoccupazione viene oggi confermata. Infatti, abbiamo anche noi letto la notizia secondo cui, con grande soddisfazione dei sindacati, il Presidente del Consiglio ha avocato a sé il problema del rilancio del settore. Oggi è stato ribadito che l'amministratore delegato Cimoli non gode della fiducia del Governo e la richiesta di accentramento in capo alla Presidenza del Consiglio su questi temi equivale a un commissariamento vero e proprio.
Entrando nel merito delle questioni, ribadisco la mia insoddisfazione e anche una forte preoccupazione; in proposito, mi auguro che verrà svolto un confronto serio e diretto sul contenuto di questo piano, non solo ad un doveroso livello istituzionale, ma anche a livello parlamentare in sede di Commissioni competenti.Pag. 9
Innanzitutto, vorrei ricordare che il sistema aeroportuale europeo è vivo. Purtroppo noi sappiamo - e lei, signor ministro, conosce i dati molto meglio di me - che Londra è il principale hub europeo, con 67 milioni di passeggeri all'anno. Le posizioni dei nostri singoli aeroporti sono molto arretrate: Fiumicino ha 28 milioni di passeggeri all'anno e Malpensa 20 milioni. La nostra preoccupazione consiste nel fatto che non si guarda con soddisfazione e non si sottolinea sufficientemente l'importanza di questi numeri e di quanto accaduto nel nostro paese; infatti, se si sommano i 28 milioni di passeggeri di Fiumicino, i 20 milioni di Malpensa e i 9 milioni di Linate, la somma arriva a circa 58 milioni di passeggeri.
Nel 1998, quando si aprì Malpensa, il sistema milanese non aveva 29 milioni di passeggeri l'anno. Ne aveva a malapena 11 milioni. Ciò significa - lo dico per il dibattito complessivo ed anche per i tanti campanilismi a cui purtroppo continuamente assisto ed assistiamo - che quell'investimento che, a torto o a ragione, fu effettuato e nacque dall'intuizione di sviluppare l'aeroportualità in un settore strategico e fondamentale del nostro paese come Milano (per l'asse che essa rappresenta, non verso il nord od il sud, bensì verso il mercato vero, che è quello europeo), fu un investimento giusto. Chiunque la ebbe, quella fu un'intuizione giusta, a tal punto che abbiamo visto aumentare i passeggeri nel nostro paese, peraltro in maniera non indifferente. Infatti, se Fiumicino non li ha persi e se Milano è passata, nel suo sistema complessivo - lei conosce, signor ministro, questi temi, pur non essendo all'epoca direttamente responsabile, ma essendosi comunque sempre occupato di questi problemi -, da 11 a 29 milioni di passeggeri (per non parlare poi di Bergamo, che appartiene sempre al nostro sistema e che sta avendo un ulteriore sviluppo), peraltro in un periodo, quello di questi ultimi anni, di crisi complessiva del sistema, ciò vuol dire che il numero dei passeggeri è cresciuto più del doppio.
Vi è inoltre un dato importantissimo, che spero il Governo non sottovaluti: nonostante le speculazioni, nonostante le campagne politiche o i campanilismi vari, Malpensa è l'aeroporto che nel 2006 cresce più di tutti gli altri aeroporti di Europa. La media di crescita degli aeroporti europei è del 5 per cento, mentre Malpensa cresce dell'11 per cento.
Pertanto, al di là della propria appartenenza territoriale - io sono di Milano, un altro di Roma, e così via - noi dobbiamo guardare alla realtà: spero che questo sia il tema di riflessione del Governo e di quel piano. Me lo auguro anche per il buon presidente Marrazzo, per il buon presidente Gasbarra, per il sindaco Veltroni, al quale ricordo che le elezioni sono finite. È stato confermato per altri cinque anni: dunque smettetela di fare del campanilismo e di pensare che il problema sia Malpensa contro Roma o contro Fiumicino!
Il problema vero è se il paese vuole giocare la sua partita strategica. E quando si deve giocare una partita strategica, occorre individuare gli assi di forza presenti sul territorio! D'altronde, non è una colpa se l'asse di forza è Milano; anzi, questo è un patrimonio per il paese. È sbagliato pensare che nel nostro paese il problema sia sempre quello della rivincita di una città rispetto ad un'altra! Constatiamolo!
Se il mercato vero, per così dire, quello del business e degli affari - non perché l'altro mercato, quello che oggi gira su Fiumicino, non sia vero, ma perché evidentemente sarà differente, con tipologie diverse e vocazioni diverse -, gira sull'area milanese, non possiamo non capire cosa si possa fare perché quell'area si sviluppi. Ciò infatti costituisce un beneficio non solo per Malpensa o per Milano, bensì per tutto il sistema paese. Questa è la prima considerazione.
Al riguardo, mi stupisce che il Governo non sappia nulla di questi piani. Benissimo, ne prendo atto. Peraltro, avrei gradito una smentita anche ufficiale, perché quando vengono pubblicate le notizie e queste poi non sono smentite, c'è sempre una sorta di connivenza. Vedremo poiPag. 10quali scelte saranno assunte a breve. Vedremo se saranno veri le preoccupazioni, i nomi pubblicati o quant'altro. Tuttavia, la questione che a noi interessa, e che ci ha spinti a presentare questa interpellanza rivolta al ministro dei trasporti, riguarda il primo punto che abbiamo sottolineato: bisogna stare attenti - perché oggi il problema è lo sviluppo - a non tagliare le risorse.
La seconda considerazione concerne la situazione di Alitalia. Credo che chiunque abbia ascoltato i dati che ho riferito si ponga una domanda: com'è possibile, in un sistema in cui addirittura il traffico aereo cresce - e non vorrei essere smentito, perché i dati sono dati: complessivamente il traffico aereo aumenta nel nostro paese, addirittura con tassi di crescita superiori alla media europea; ciò vuol dire che siamo tornati ad essere attrattivi e competitivi -, che il nostro vettore principale invece versi in una situazione di crisi complessiva e generale? Come è possibile che non sappia interpretare il mercato? Questa è la domanda che chiunque conosca il mercato, anche uno studente al primo anno di economia, si porrebbe! Se ci fosse un mercato in crisi, bisognerebbe attrezzarsi; ma se in un mercato che, pur nella crisi complessiva, fornisce segnali positivi ad un sistema che va sviluppato non si è capaci di cogliere queste opportunità, allora la questione è ben diversa.
Quali sono i fattori complessivi che determinano questa debolezza? Noi li conosciamo e ne abbiamo già discusso; anche se non rappresentano l'oggetto dell'interpellanza di oggi, una riflessione vera andrebbe fatta.
Ultima considerazione: il grande alibi del rapporto Linate-Malpensa. Ministro, lei lo conosce sicuramente. Il nostro vettore nazionale ha sempre affermato di non poter investire sull'hub di Malpensa perché permaneva la presenza ingombrante dell'aeroporto di Linate, che doveva essere chiuso o almeno ridotto nella sua capacità. Ciò che vogliamo segnalare è che, in presenza di un aumento del traffico su Malpensa, vi è stato un aumento del traffico anche su Linate, che, infatti, è passato dagli 8 milioni di passeggeri del 1998 ai 9 milioni odierni attraverso un processo di diversificazione. Se poi guardiamo all'intelligenza con cui si è sviluppata la politica del trasporto low cost su Orio al Serio, direi che il quadro complessivo che abbiamo davanti è importante e positivo. È su questo quadro che chiediamo al Governo di fare chiarezza e di non prendere parte al confronto territoriale o al confronto politico, ma di interessarsi allo sviluppo del paese, tema sul quale vogliamo confrontarci.
(Trasferimento del pubblico ministero delegato al procedimento riguardante l'assassinio di Francesco Fortugno - n. 2-00159)
PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00159 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
MARIO TASSONE. Signor Presidente, il nostro gruppo parlamentare aveva intenzione di discutere questo argomento attraverso un'interrogazione urgente; purtroppo la prassi stabilita dalla Presidenza della Camera riguardo alle fasce orarie dei ministri competenti disponibili a rispondere ci ha imposto questa strada alternativa. Dico ciò perché ritengo che il tema sia di particolare delicatezza e meriti attenzione, come sembra esserci, da parte del Parlamento, del Governo e, quindi, dell'opinione pubblica.
È ormai passato un anno dall'assassinio del compianto Fortugno. Il 14 ottobre 2005 egli veniva ucciso proprio nel seggio elettorale predisposto per le primarie, per la scelta, cioè, del candidato a Presidente del Consiglio dei ministri per lo schieramento di centrosinistra dell'Unione. L'assassinio fu subito interpretato e letto da parte di alcuni come un assassinio politico, perché compiuto in quel momento, nel seggio elettorale dell'Unione, in un clima di confronto elettorale. Fu subito detto chiaramente che vi erano alcune forzePag. 11interessate a bloccare i processi evolutivi dello schieramento del centrosinistra all'interno del nostro paese.
Da questo nacque successivamente, anche a Locri, un grande movimento: voglio ricordare, a tale riguardo, i giovani di Locri, che sono stati più volte richiamati. Tale movimento è sicuramente nato sulla base di una grande spontaneità, nonché di una notevole genuinità e generosità; esso deve essere accompagnato con grande attenzione, ma bisogna altresì evitare che vi siano condizionamenti o strumentalizzazioni.
Voglio ricordare, inoltre, che si svolse una grande manifestazione, che risultò chiaramente essere una forte contestazione nei confronti dell'allora Governo di centrodestra; tanto è vero, signor Presidente e signor sottosegretario - rammento che il sottoscritto era presente a tale grande manifestazione -, che parlarono tutti, ma non fu previsto alcun intervento da parte del rappresentante dell'Esecutivo.
Si trattava, chiaramente, di una manifestazione che aveva una sua ragion d'essere, poiché era caratterizzata dalla genuinità, dalla generosità e dalla autenticità dimostrata dai partecipanti. Ricordo anche che parlarono il vescovo di Locri (il vescovo di tale città, ovviamente, non manca mai di intervenire in queste occasioni) e don Ciotti, che fece il suo solito «fervorino». Rammento, dunque, che parlarono tutti, ma sicuramente non intervenne il Governo.
Fu successivamente individuata la responsabilità ed all'indagine sul delitto si mise a lavorare un magistrato, coadiuvato dalle Forze dell'ordine (che compiono sempre il loro dovere). Furono anche raggiunti alcuni risultati, poiché i presunti killer o esecutori sono stati assicurati alla giustizia: uno di questi è un dipendente dell'ospedale di Locri, il quale aveva amicizie all'interno del consiglio regionale. È emerso chiaramente, quindi, uno scenario del tutto diverso da quello che era stato dipinto lo stesso giorno o all'indomani dell'assassinio dello stesso Fortugno.
Bisogna comprendere, allora - ed è questo il senso dell'interpellanza urgente da me presentata - il motivo per cui il magistrato in questione sia stato trasferito. Non lo chiedo soltanto io con la mia interpellanza, ma se lo domanda anche una nostra collega, l'onorevole Maria Grazia Laganà Fortugno (la vedova di Fortugno), la quale, qualche giorno fa, ha rilasciato - lei l'avrà sicuramente letta, signor Presidente - un'interessantissima intervista a la Repubblica. Ricordo infatti che, in tale intervista, l'onorevole Laganà Fortugno ha affermato chiaramente che sono stati assicurati alla giustizia solamente alcuni, ma non i mandanti, che la verità non c'è e che è caduta un'ombra!
Eppure, questo assassinio aveva avuto echi tremendi anche all'interno del nostro paese. Voglio ricordare, a tale riguardo, non soltanto la visita del Presidente della Repubblica, ma anche quelle compiute dall'onorevole Rutelli e dall'allora candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Prodi. Ebbene, tutti questi torneranno in Calabria tra qualche giorno, in occasione della ricorrenza dell'assassinio di questa brava persona, per partecipare ad una commemorazione che si svolgerà presso sia il consiglio regionale, sia la stessa città di Locri.
Verranno tutti di nuovo, però i risultati sono pari a zero! I mandanti non si conoscono ancora, e sappiamo che la Calabria è occupata, in gran parte, dalla 'ndrangheta. Esiste una connessione tra 'ndrangheta, potere massonico e potere politico. Ma quale politica? Ma quali formazioni politiche? Il magistrato in questione è stato forse «licenziato» perché, in fondo, si stava andando in una direzione non prevista e non voluta sul piano politico?
Certamente il sottosegretario alla giustizia con riferimento all'avvicendamento, si trincererà dietro il Consiglio superiore della magistratura, che tutela una corporazione e l'impunità degli atti e delle scelte dei magistrati (ma non voglio entrare nel merito rispetto ad un organo autonomo garantito dalla Costituzione). Ci sono degli interrogativi inquietanti e voglio chiedere al sottosegretario una risposta in termini seri e non burocratici. Se la sua rispostaPag. 12è burocratica può anche leggermela, ma preferirei un eventuale aggiornamento.
Il Parlamento non può essere destinatario di verità confezionate. Vi è stato nei giorni scorsi l'arresto del capogruppo dei DS, una persona che apprezzo, sulla quale ho evitato di fare commenti; mi conosce ormai da tempo, Presidente (per me è una brava persona). I DS hanno organizzato, insieme alla Margherita, un sit-in contro i magistrati. Se avessimo organizzato noi un sit-in contro i magistrati, non so cosa sarebbe successo! I magistrati vanno apprezzati e incoraggiati nel loro lavoro e tutto ciò ha creato un conflitto tra la procura della Repubblica di Cosenza ed il tribunale del riesame, che ha scagionato Pacenza, anche entrando nel merito, e lo ha fatto rilasciare, sostenendo che mancavano i presupposti per le misure cautelari.
Cosa fa la magistratura? Che succederebbe se anche la politica facesse sit-in, perché una certa politica e certi schieramenti hanno particolari interessi? Signor Presidente, che farebbe se sapesse che c'è un consiglio regionale su cui si concentra una certa attenzione e forse una certa maldicenza, per evitare la quale non si fa nulla? Perché la magistratura non fa chiarezza su alcuni settori del consiglio regionale della Calabria? La risposta l'ha data il presidente della giunta regionale nei giorni scorsi, che nel corso di una lunga riunione, dopo una lunga verifica, ha mortificato i partiti, la politica, la libertà. La mafia, la criminalità e la 'ndrangheta si combattono esaltando la politica con momenti di grande convergenza e di grandi idealità.
Invece, si è verificata una situazione che mortifica soltanto i partiti della maggioranza, la Calabria con le sue attese e con le sue ansie.
Per concludere questa mia illustrazione, signor Presidente, attendo con ansia la risposta del sottosegretario. Lo ripeto per l'ultima volta e lo dico tranquillamente: se la sua risposta sarà burocratica, preferisco non averla. Ci possiamo aggiornare. Lei potrebbe anche darmi una risposta parziale, con una mia piccola replica, rispettando il regolamento e la «liturgia» dell'aula di Montecitorio, rinviando poi ad un secondo momento l'approfondimento sulle questioni da me poste in ordine al delitto Fortugno, sulle questioni che riguardano quella regione e il nostro paese, considerando l'attenzione da parte di tutta l'Italia e dell'Europa.
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Io darò, onorevole Tassone, una risposta burocratica, nel senso che risponderò all'interpellanza da lei presentata, che è diversa da quella che lei invece ha illustrato in quest'aula. Sulle altre questioni, da lei poste ora, esistono altri documenti di sindacato ispettivo ai quali verrà data risposta nei giorni in cui saranno calendarizzati.
L'interpellanza Angela Napoli 2-00125 affronta proprio i temi da lei posti oggi: su questo atto di sindacato ispettivo si sta lavorando, si stanno raccogliendo i dati e verrà fornita la più esauriente delle risposte. Quella che darò in questa sede, ovviamente, sarà limitata alla questione da lei posta. Nella sua interpellanza urgente, infatti, si parla di un gravissimo episodio criminoso, che ha rappresentato uno spartiacque per la Calabria, come è stato già detto. Indubbiamente, tale fatto ha costituito un terreno di analisi e di scontro violentissimo, così come mai si era verificato in Calabria, quanto meno a livello della rappresentanza politica.
Tutti noi attendiamo con ansia la spiegazione di tale omicidio, anche a livello giudiziario, per capire quali intrecci vi siano dietro questo gravissimo fatto. Allo stato, come lei stesso ha scritto nella sua interpellanza, nulla è emerso circa i mandanti ed il movente dell'omicidio. E la mia risposta non può che aderire a ciò che lei stesso ha affermato: non sappiamo nulla né sui mandanti né sul movente, sebbene esistano ipotesi di lavoro investigativo. Questa è la situazione giudiziaria relativaPag. 13all'inchiesta sul delitto di Francesco Fortugno.
Ritengo improprio attribuire un significato anomalo all'assunzione di nuove funzioni da parte del dottor Giuseppe Creazzo, sostituto procuratore che si occupava dell'indagine sul delitto. Il dottor Giuseppe Creazzo, su richiesta del Ministero della giustizia, con il consenso dello stesso dottor Creazzo, con il consenso del capo dell'ufficio e con il consenso del consiglio giudiziario, nonché con l'approvazione conclusiva del Consiglio superiore della magistratura - come è fisiologico possa capitare in moltissimi altri casi e come frequentemente accade - ha assunto funzioni delicatissime. Mi riferisco a quelle attualmente ricoperte di vicecapo dell'ufficio legislativo del Ministero della giustizia. Vedere in questa assunzione di nuove responsabilità qualcosa di anomalo - così come si legge nella sua interpellanza - a mio avviso, appartiene al settore imperscrutabile, indefinibile e senza confini della cosiddetta dietrologia.
Ritengo, invece, che il fatto debba essere ricondotto nella sua dimensione fisiologica, come accade per qualsiasi avvicendamento di magistrati. Né è pensabile che il nostro sistema giudiziario possa basarsi sul lavoro della singola persona: sarebbe la fine del sistema stesso. Se dovessimo giungere alla conclusione per cui, se muta il titolare, crolla l'inchiesta e della stessa non si sa più nulla, finendo tutto in un cassetto, sarebbe la fine del nostro sistema giudiziario. Negli uffici esiste una continuità fatta dai collaboratori, dalla polizia giudiziaria, dagli altri magistrati che compongono l'ufficio e che meritano l'identico rispetto che si deve a qualunque organo impegnato nel rapporto quotidiano con la legalità, anche nelle zone particolarmente calde del nostro paese.
Se noi interpretassimo l'assunzione di nuove funzioni da parte di un sostituto procuratore nel senso che quella procura è stata privata dell'unico magistrato idoneo a risolvere le vicende ancora oscure del delitto Fortugno, compiremmo un atto di sfiducia gravissimo nei confronti dell'intera magistratura e di una intera procura impegnata in un settore caldissimo di contrasto alla illegalità. Questo messaggio non può e non deve passare perché è esattamente contrario allo spirito che, invece, dovrebbe animare nel chiedere le ragioni per cui questo trasferimento è avvenuto. I trasferimenti si verificano frequentemente e ciò accade senza che questo significhi togliere valore al lavoro dei magistrati impegnati, anche a Reggio Calabria, nella lotta alla criminalità o di quelli che continuano il lavoro che il dottor Giuseppe Creazzo stava svolgendo.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, prendo atto, innanzitutto, del fatto che il signor sottosegretario non ha letto la «velina» solitamente confezionata dagli uffici dei ministeri. Egli, quindi, ha il mio stesso carattere; anch'io, infatti, mi sono sempre rifiutato di farlo.
Certamente, signor sottosegretario, può darsi che io abbia detto qualcosa di più esplicito ed esplicativo rispetto al testo della mia interpellanza. Tuttavia, quando mi sono riferito al trasferimento del sostituto procuratore della Repubblica, Creazzo, non c'è dubbio che il tutto l'ho collegato ad una realtà, ad uno scenario che è ben noto. Ritengo che lei non sia informato - per carità, non le attribuisco alcuna colpa - dei commenti che ci sono stati riguardo al trasferimento di questo sostituto procuratore della Repubblica. Sospetti ci sono stati anche all'interno di realtà impegnate nell'attività di intelligence e di security. Credevo che lei fosse consapevole di queste notizie, di questi dati, di questi aspetti. Si è creato un allarme incredibile.
Non mi sono mai impegnato, per così dire, a delegittimare la magistratura. Molte volte, la magistratura si autodelegittima, i magistrati si elidono a vicenda. Questa è una situazione della magistratura che lei conosce e credo che la Calabria non sia tranquilla. Inoltre, signor sottosegretario, lei mi dice che è fisiologico che il responsabilePag. 14assuma l'incarico di vicecapo di gabinetto del ministro della giustizia, ruolo importantissimo e fondamentale. Non si potevano attendere due o tre mesi, dinanzi ad una opinione pubblica locale che chiedeva il mantenimento del dottor Creazzo nel suo incarico proprio per assicurare la continuità delle indagini, per assicurare l'accelerazione, l'economia, l'efficienza o l'efficacia delle indagini stesse? Non si potevano attendere tre mesi? Il senatore Mastella e il suo vicecapo di gabinetto non potevano attendere tre o quattro mesi, di fronte ad una inchiesta che riguardava un delitto che ha traumatizzato il paese e l'Europa? Lei mi pone questo come un fatto fisiologico, perché la magistratura, per carità, è unica. Non è vero! Non è vero! Se vogliamo fare retorica, facciamo retorica: ma lei lo sa, sottosegretario Li Gotti, che non è assolutamente vero! Non è vero! Credo che la continuità noi l'abbiamo mantenuta, tutti d'accordo, anche quando si è trattato di «Tangentopoli».
Quando qualche magistrato del pool di «Mani pulite» chiedeva di essere trasferito, dicevamo di no, perché si doveva garantire la continuità delle indagini. Qualcuno doveva andare anche a fare il dirigente altrove, ma è stato mantenuto al suo posto, a continuare il suo lavoro, il suo impegno. Non si tratta di sfiducia nei confronti della magistratura, perché lo stesso discorso vale per l'insegnante di scuola il cui lavoro stia dando risultati; nel nostro caso, però, la situazione è molto più delicata. Il sostituto ha avviato indagini che hanno dato risultati e lo si trasferisce perché deve andare a fare il vicecapo gabinetto al Ministero della giustizia. Sottosegretario, lo può dire a qualcuno che mette piede per la prima volta in quest'aula e non conosce le cose! Ma le sembra serio dirmi che si tratta di un fatto fisiologico e che è per un motivo importante se va a fare il vicecapo gabinetto al Ministero della giustizia? Era più importante coprire questo posto o garantire l'organicità e l'univocità delle indagini che il sostituto Creazzo stava svolgendo, la continuità di un lavoro? E lei sa quanto sia delicato questo lavoro!
Signor Presidente, lei mi ha chiesto se sia o meno soddisfatto. Ho ringraziato il sottosegretario Li Gotti per il suo impegno - forse, non poteva rispondere diversamente - ma debbo precisare che non accetto lezioni, né per quanto riguarda il problema della magistratura né per quanto riguarda il modo di formulare le interpellanze. Al Governo non ho chiesto soltanto per quali motivi sia stato disposto il trasferimento in parola: credevo che il Governo avrebbe capito che l'interpellanza riguarda le indagini relative al delitto Fortugno! Non accetto lezioni come quelle che mi sono state somministrate stamani! Non le accetto nella maniera più assoluta! Un sottosegretario non può venire a dire ad un parlamentare che ha formulato male l'interpellanza, perché non ha detto alcune cose! E le dovevamo dire noi, alcune cose? Sul delitto Fortugno sono stati scritti interi libri!
Signor sottosegretario, ritengo che quanto è avvenuto rappresenti l'ennesimo vulnus nei confronti - come dire? - della civiltà; anzi, aggiungo che, dopo la sua risposta, aumenta il sospetto che vi sia un tentativo - non da parte sua, per carità, io la stimo molto! - di omertà, di copertura. Chi non vuole la verità sul delitto Fortugno? Quali sono le forze politiche, sociali ed economiche della Calabria (e non solo della Calabria) che non vogliono la verità sul delitto Fortugno? Io ritengo che questo sia l'interrogativo da porsi.
Lei, sottosegretario, mi dice che si è trattato di un fatto occasionale. Prendo per buona l'affermazione, ma deve riconoscere che si è trattato di un trasferimento quanto meno inopportuno, non giusto, non utile. Neanche questo ha ammesso, signor sottosegretario; e questo, mi dispiace, è un fatto gravissimo! A metà del percorso, il sostituto è stato trasferito e lei non ha ammesso neanche l'inopportunità del trasferimento, signor sottosegretario, ma ha preferito farmi una lezione: la ringrazio, la imparerò rileggendo il resoconto stenografico...! Ritengo che questa sia una visione molto grave, signor Presidente. Ci rivedremo in altre occasioni,Pag. 15signor sottosegretario: in altri atti di sindacato ispettivo saremo più espliciti nei confronti del Governo.
Forse, coloro che hanno la responsabilità del ministero erano fuori, erano distratti, erano all'estero, e non hanno colto quanto sta avvenendo, in questo periodo, in Calabria. Ricordo che, proprio ieri, l'ingegner Pasquale Farfaglia, un sindaco del vibonese - dove le Forze dell'ordine stanno ottenendo risultati apprezzabili - è stato costretto a dimettersi perché, negli ultimi giorni, è stato fatto più volte oggetto di minacce e di atti intimidatori (gli hanno incendiato l'auto e sono stati minacciati anche i familiari). Quando accadono simili episodi, perde lo Stato, perdono le istituzioni. Non uno straccio di verità è venuto fuori sui responsabili degli attentati! Lascio queste considerazioni alla vostra riflessione, alla vostra meditazione (per quello che può valere).
Ringrazio vivamente il sottosegretario Li Gotti per la sua intelligenza e per la sua capacità. Egli ha tentato di dare una risposta, che, ovviamente, non ho accettato. Si potrebbe dire che ciascuno fa il suo mestiere. Tuttavia, qui non si tratta di fare i componenti del Governo o i deputati dell'opposizione: dobbiamo guardare ad una realtà che si presenta drammatica per tutti, sia per la maggioranza sia per l'opposizione!
È un consiglio che vorrei darle, signor sottosegretario: guardiamo alla verità, senza i paraocchi di un determinato colore politico, senza aggettivi e senza colori!
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente...
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Non devo replicare. Vorrei solo correggere un errore tecnico.
PRESIDENTE. Signor sottosegretario, ciò non è previsto. Semmai, potrei commentare brevemente il fatto, perché ho seguito questo dibattito con molto interesse.
Onorevole Tassone, il sottosegretario Li Gotti non ha voluto darle alcuna lezione. Ha dichiarato che avrebbe risposto al quesito che era stato formulato. Per la verità, le cose si sono sviluppate in modo diverso. Ovviamente, è suo diritto, onorevole Tassone, esprimere l'insoddisfazione per la risposta fornita. Tuttavia, credo sia giusto dare atto di ciò.
LUIGI LI GOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, vorrei fare una precisazione sulle funzioni attualmente ricoperte dal dottor Creazzo...
PRESIDENTE. Non è possibile. Ci sarà un'altra occasione.
(Legittimità della nomina del Commissario straordinario dell'Associazione italiana arbitri - n. 2-00160)
PRESIDENTE. L'onorevole Carlucci ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00160 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
GABRIELLA CARLUCCI. Signor Presidente, sottosegretario Lolli, onorevoli colleghi, le ragioni per cui oggi, attraverso la mia interpellanza, chiedo lumi in merito alla legittimità della nomina del commissario straordinario Agnolin ai vertici dell'AIA derivano dalla stessa esigenza della Commissione cultura, di cui faccio parte, di indagare sui motivi che hanno portato alla crisi del calcio italiano e allo scandalo che ha travolto i vertici. Su ciò è stata aperta un'indagine da parte della giustizia sportiva e anche la Commissione cultura ha avviato un'indagine conoscitiva.
La Commissione cultura ha avvertito l'esigenza di svolgere un'indagine sul tema perché, nel corso di queste audizioni (a tal proposito citerò alcuni dei personaggi illustri del calcio italiano che sono venuti a spiegare quali erano, a loro giudizio, i problemi che hanno causato la crisi di tale disciplina sportiva), si è parlato spesso delle regole e della loro fragilità. Tuttavia, sia il commissario Rossi sia il presidentePag. 16Matarrese hanno evidenziato come, più che di regole e fragilità, occorresse parlare del profilo etico e morale delle persone che avevano il compito di attuare queste regole.
Allora, prima di porre il quesito, vorrei citare, alla lettera, le parole del commissario Rossi che, a proposito dei vertici, afferma: il principio dominante è che i vertici vengono nominati senza alcuna garanzia di indipendenza, sicché in questo sistema si annida il più fertile humus per il manifestarsi degli aspetti più evidenti e deteriori del conflitto di interessi; ciò anche perché a svolgere il ruolo di controllori vengono nominati gli stessi controllati, proprio nelle persone che hanno i maggiori poteri economici e di influenza.
Il presidente Matarrese, che recentemente è stato audito dalla Commissione cultura, sostiene che vi era gente che operava nel sistema e che ha visto che poteva continuare a farlo, perché tanto nessuno la rimetteva negli argini, distruggendo così quel patrimonio di rispettabilità che avevamo. Quanto al rapporto controllori-controllati o, comunque, alla nomina dei vertici - ha continuato il presidente -, il problema non era legato all'assenza di regole; in tutti gli organismi ci sono dei malandrini e all'improvviso, distruggiamo tutto quello che è stato creato: se c'è gente che ha sbagliato, paghi e vada via, ma le regole ci sono!
Allora, oggi, poiché il ministro dello sport ha potere di controllo sulle nomine che riguardano lo sport italiano, vorrei chiedere di indagare sui requisiti etici e morali dell'attuale commissario straordinario dell'AIA, Agnolin.
Nell'interpellanza ho fatto riferimento ad un'interrogazione a risposta scritta presentata al Senato dalla senatrice Maria Celeste Nardini nella quale, come nella mia interpellanza, si chiedevano chiarimenti circa eventuali rapporti di interesse economico (partecipazioni societarie, rapporti di fornitura o clientela) tra il commissario straordinario Agnolin ed il signor Stefano Tedeschi e Roberto Armienti, entrambi da lui nominati, rispettivamente, designatore degli arbitri di serie A e B e presidente del comitato regionale arbitri Emilia-Romagna.
Da notizie di stampa - ma anche da fatti accertati, che poi potrò anche documentare -, ci sono rapporti tra Agnolin e Armienti (Agnolin - ripeto - ha nominato presidente del comitato arbitri dell'Emilia-Romagna Roberto Armienti, già inserito nel settore giovanile scolastico e socio del commissario AIA nella società Alle Cantine Srl, dove c'è anche Carboni, che ora è il direttore generale del Valencia). Vorremmo sapere se l'UEFA sia a conoscenza di questi rapporti.
Sempre ripetute notizie di stampa - ma, ripeto, anche certificazioni e visure camerali - dimostrano i rapporti tra Agnolin e Tedeschi. Tedeschi è presidente del consiglio di amministrazione dell'Alcisa Spa, mentre Agnolin è consigliere e amministratore del Palazzo Albergati Spa, società che gestisce l'omonima tenuta.
Parliamo ancora dei rapporti tra Agnolin e il direttore generale del Valencia, Amedeo Carboni. Lo stesso Agnolin risulta, nella società Alle Cantine Srl, socio di Amedeo Carboni. Quindi, a nostro avviso, tali rapporti, agli occhi dell'opinione pubblica, non sono lo specchio di quella trasparenza e di quella legalità che da più mesi viene richiesta e tanto invocata dal commissario AIA.
Poi c'è un fatto grave, accaduto veramente di recente, che dimostra come si voglia mettere a tacere tutto quello che potrebbe creare dispiacere al commissario AIA. Il direttore sportivo del Palermo, Rino Foschi, intervenuto in diretta nel corso della terza puntata del Processo di Biscardi, in onda su 7 Gold, in data 25 settembre 2006, ha dichiarato tra l'altro: Agnolin ha lavorato alla Roma e al Venezia di Zamparini, dal quale è stato licenziato; non come sia arrivato a fare questo lavoro, chi lo abbia designato per questo incarico, quali siano i voti che ha avuto per andare lì, come abbia fatto Rossi a mettere Agnolin in questa situazione; questa è ipocrisia; hanno bocciato Braschi, io sono schifato, nessuno dice niente; probabilmente uscirò dal calcio, ma, prima diPag. 17farlo, aprirò i coperchi delle pentole e dirò tutta la verità e ci divertiremo a reti unificate, perché è una vergogna e mi sono stancato. E prosegue dicendo altre cose su questo argomento. Appare chiaro che delle dichiarazioni del genere, rese in diretta, avrebbero dovuto suscitare il deferimento immediato del direttore sportivo del Palermo, cosa che non è accaduta.
Sempre per parlare delle regole, è apparso su alcuni organi di stampa - si può anche certificare con documenti - il coinvolgimento del commissario Agnolin in qualità di indagato nel procedimento penale riguardante il fallimento della compagnia Volare, pendente presso la procura di Busto Arsizio. Se così fosse, secondo gli interpellanti, potrebbe trovare giustificazione che lo stesso non applichi, al fine di non doverla applicare a stesso, nei confronti dei numerosi arbitri, e guardalinee attualmente indagati della procura della Repubblica di Napoli, la facoltà a lui concessa dall'articolo 8, comma 4, lettera h), del regolamento AIA: «Il presidente AIA può emettere provvedimento di sospensione cautelare, adeguatamente motivato, nei confronti degli associati che siano sottoposti ad una indagine per delitti dolosi, nei casi in cui possa recarsi pregiudizio all'immagine della FIGC - cioè dell'AIA - e alla credibilità stessa dell'arbitro nell'esercizio delle sue funzioni arbitrali».
Ma a mio giudizio, c'è un elemento più grave, che dimostra come l'attuale commissario dell'AIA, che si candida a diventare presidente dell'AIA, voglia candidarsi al ruolo di presidente dell'AIA pur essendo fuori dalle regole della stessa AIA. Infatti, il commissario straordinario dell'Associazione italiana arbitri, Luigi Agnolin, risulta essersi dimesso dall'AIA nel lontano 1992, per presunti conflitti con l'allora presidente FIGC e attuale presidente della Lega, Matarrese, perdendo quindi ogni requisito per conservare incarichi all'interno dello stesso organismo. In questo caso, possiamo recitare il regolamento AIA, articolo 8, comma 4, lettera r): «Il presidente dell'AIA, su richiesta scritta e motivata dell'interessato, può provvedere, valutata la meritevolezza, sulla base del precedente legame e sentito il preventivo parere scritto del presidente sezionale, alla riammissione nell'AIA di ex associati dimissionari, che abbiano perso la qualifica per ipotesi diverse dal non raggiungimento della precedente anzianità associativa; il provvedimento di riammissione non può essere pronunciato se sono trascorsi dieci anni». Ne sono trascorsi quattordici e risulta, allo stato attuale, che Agnolin non abbia mai fatto richiesta di riammissione. Quindi, se sono trascorsi dieci anni dall'accoglimento delle dimissioni e dalla perdita della qualifica di arbitro, Agnolin non é attualmente tesserato AIA e non è ritesserabile; eppure egli dichiara, in sprezzo delle regole, alle quali lui stesso dovrebbe sottostare - visto che vuole fare il presidente dell'AIA! -, di volersi ricandidare. Questo è il regolamento AIA.
Insomma, chiediamo al sottosegretario di esprimersi su tutti gli addebiti elencati (lo ripetiamo, non si tratta soltanto di indiscrezioni giornalistiche). Possiamo consegnare a lui a titolo di documentazione le visure camerali che dimostrano i rapporti economici, di interesse e di affari del commissario Agnolin con i suddetti Armienti e Tedeschi. Tra l'altro, tutto ciò avviene nel momento in cui Agnolin è in procinto di emanare il codice etico degli arbitri dove, all'articolo 21, si legge, al riguardo, di un «obbligo di trasparenza sugli interessi economici di informare il presidente e l'organo tecnico su natura e contenuti di tutti i rapporti di lavoro e collaborazione comunque retribuiti in corso, intervenuti negli ultimi tre anni». Analoga segnalazione vale per «interessi di parenti, affini e conviventi con soggetti con cui arbitro e assistente hanno avuto precedenti rapporti». Quindi, stiamo parlando di regole che lo stesso Agnolin si prepara ad emanare ma al quale poi lui stesso si sottrae: chiedo lumi in tal senso al sottosegretario Lolli.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le politiche giovanili e le attività sportive, Giovanni Lolli, ha facoltà di rispondere.
GIOVANNI LOLLI, Sottosegretario di Stato per le politiche giovanili e le attività sportive. Ringrazio l'onorevole Carlucci per aver segnalato un problema molto serio. Naturalmente, sono a disposizione per esaminare ulteriori documenti che vorrà farci pervenire. Devo tuttavia premettere che l'ordinamento sportivo nel quale viviamo è caratterizzato da un'autonomia molto rigorosa, tutelata dall'ordinamento sportivo internazionale e da leggi italiane. Il Ministero delle politiche giovanili e delle attività sportive, appena istituito, ha funzioni formalmente di vigilanza sul CONI, il quale, a sua volta, è ente vigilante delle federazioni.
L'insieme dei rilievi che vengono segnalati, su cui tra breve mi esprimerò, non attengono alle funzioni dirette di questo Ministero. L'onorevole Carlucci ha riferito una notizia non del tutto precisa. Il Ministero infatti non ha poteri di controllo sulle nomine sportive. Perché ciò possa essere reso possibile dovremmo organizzare un altro modello sportivo in Italia, sul tipo di quello francese ma non so, francamente, se, a quel punto, lei sarebbe ancora d'accordo (non so neppure se sarei d'accordo io per un modello di quel genere, molto statalista).
Attualmente nel vigente modello di ordinamento sportivo, esiste l'autonomia assoluta dell'organizzazione sportiva e il controllo ereditato da questo Ministero sulle funzioni attribuite nel precedente ordinamento dal Ministero delle attività culturali è solo relativo ad un controllo formale sugli atti del CONI. Tuttavia, per la delicatezza delle vicende da lei e da altri suoi colleghi segnalate, in considerazione della volontà di questo Ministero di favorire, nei limiti delle proprie competenze, il massimo della trasparenza nel sistema sportivo italiano, le comunico che il Ministero stesso ha provveduto a trasferire formalmente agli organi sportivi competenti il contenuto dell'odierna interpellanza e si rende disponibile a favorire e fornire ulteriore eventuale materiale che ci dovesse pervenire, affinché gli organi che hanno competenza a farlo decidano quali valutazioni dare.
Sul piano personale, le vorrei dire che, sempre nel rispetto doveroso dei limiti e delle competenze in cui ci possiamo muovere, siamo impegnati - naturalmente, il ministro ancora più di me - a favorire al massimo il processo di chiarificazione e di rinnovamento del sistema sportivo italiano (lei ricorda anche l'attività già svolta insieme anche nella passata legislatura) e del calcio in modo particolare, dove problemi che qui lei oggi ha indicato sotto forma di etica e di opportunità, - le assicuro - sono purtroppo molto diffusi.
In particolare, le dico in quali forme abbiamo trasmesso le prime segnalazioni che ci sono pervenute, nel dettaglio delle informazioni che lei, onorevole Carlucci, ci ha fatto pervenire. Il Ministero ha provveduto a evidenziare alla Federazione la partecipazione del dottor Agnolin (da lei, onorevole Carlucci, segnalata) in compagini societarie aventi come soci persone recentemente da lui nominate nella qualità di designatori di arbitri di serie A, di serie B, di presidente del comitato regionale dell'Emilia-Romagna, nonché, sempre in qualità di socio, di un direttore sportivo di club spagnolo.
Riportiamo una dichiarazione rilasciata dal dottor Agnolin, a seguito di tale segnalazione: «Allo stato attuale» - sono parole testuali del dottor Agnolin - «non esistono rapporti di partecipazione societaria che vedono coinvolti Agnolin, Stefano Tedeschi, Roberto Armienti. Ci sono stati, in passato, rapporti negoziali tra autonomi soggetti giuridici partecipati o dall'uno o dagli altri, così come» - conclude Agnolin, in questa sua dichiarazione - «allo stato attuale, non esistono rapporti di partecipazione societaria che vedono coinvolti Agnolin e Amedeo Carboni». Ora sarà compito degli organi competenti verificare la veridicità di tali parole.
Per quanto riguarda il secondo problema, alla Federazione è stata evidenziata la vicenda sollevata dalle dichiarazioni del direttore sportivo del Palermo, Rino Foschi, al Processo di Biscardi del 25 settembre 2006, in merito alle attività pregresse del dottor Agnolin in società sportive professionistiche. Segnaliamo - siamoPag. 19in grado di farlo anche noi, e non solo la Federazione - che non esiste, tuttavia, alcuna norma regolamentare che vieti a chi è stato tesserato in società calcistiche di assumere successivamente incarichi di commissario o di presidente di federazioni o di enti dell'ordinamento sportivo.
Per quanto riguarda il terzo punto, sempre dalla Federazione è stata riportata al ministero la notizia di stampa del coinvolgimento del dottor Agnolin nel procedimento penale riguardante il fallimento della compagnia Volare. Si tratta dell'avviso di garanzia ricevuto dal dottor Agnolin nel 2005, a seguito del fallimento della predetta compagnia, della quale lo stesso Agnolin è stato uno tra i quattro soci fondatori e dalla quale, come il medesimo commissario Agnolin ha espressamente dichiarato, egli si è allontanato, cedendo le quote nel 1997, a distanza di cinque mesi dalla fondazione di quella stessa società, senza più ricoprire alcun incarico nella medesima società.
Segnaliamo inoltre, che il presidente della Federazione italiana gioco calcio, nel 2005 - si trattava, all'epoca, di Franco Carraro - ritenne che tale avviso di garanzia non presentasse elementi ostativi all'incarico di presidente del settore giovanile scolastico cui, in tale occasione, fu chiamato il dottor Agnolin dallo stesso presidente Carraro, settore che era stato già affidato, qualche tempo prima, proprio al medesimo Agnolin. Oggi, la Federazione è chiamata a fornire valutazioni sulla compatibilità del dottor Agnolin con l'incarico che successivamente egli ha assunto. Infatti, il medesimo non è più solo - come lei, onorevole Carlucci sa - presidente del settore giovanile, ma anche commissario dell'AIA.
Circa il quarto punto, per quanto riguarda l'incompatibilità tra la carica di presidente del settore giovanile scolastico e la carica di commissario AIA, la Federazione si è espressa nel senso di non ritenere sussistenti incompatibilità o conflitti, con ciò confermando la conformità della nomina del dottor Agnolin alla normativa vigente. In ogni caso, poiché si tratta di norme federali, il Ministero ha provveduto a segnalare il problema al CONI, ossia all'organo vigilante degli statuti e dell'applicazione degli stessi da parte delle federazioni.
Svolgo un'ultima considerazione in merito al fatto che il dottor Agnolin non abbia ancora indetto regolari elezioni, nonostante l'espressa richiesta formulata al momento della nomina commissariale. In proposito, confermiamo che la scadenza del mandato è fissata al 31 ottobre 2006. Entro tale data, secondo le norme, dovrà essere ottemperato a quanto di competenza del commissario.
Vorrei aggiungere, infine, sulla base di una considerazione che lei, onorevole Carlucci, ha fatto - e che condivido, ma che integrerei -, che è vero che siamo in un sistema, quello del calcio, in cui le regole esistenti non sono state rispettate, purtroppo, in moltissime e ripetute occasioni. Noi oggi non possiamo fare altro che chiedere il rispetto delle regole che ci sono, ma dobbiamo fare anche un'altra cosa, rispetto alla quale questo Parlamento si era già impegnato nella passata legislatura e si sta impegnando anche in questa, nella Commissione di cui lei è membro, nell'ambito dell'indagine conoscitiva. Si tratta di pensare a norme e a regole più adeguate, atte a organizzare e a far prosperare un sistema che, invece pieno di problemi, anche perché le norme vigenti, ancorché applicate poco, appaiono inadeguate a organizzare l'evoluzione avvenuta nel sistema stesso.
Credo che a questo fine potremmo lavorare insieme. Osservo inoltre, che in riferimento a tali norme, riconoscendo nel suo intervento un punto di assoluta verità, c'è da affrontare la grande questione del rapporto tra chi controlla e chi è controllato. Bisogna fare in modo che i controllori siano completamente esclusi da qualunque forma di condizionamento dai parte dei controllati.
In questo senso, l'autonomia e l'indipendenza del settore arbitrale è una questione essenziale.
Le voglio segnalare, infine, che la Federazione sta riscrivendo le regole, e il Ministero, per la parte che gli compete, haPag. 20anche cercato di verificare se sia possibile arrivare a una riforma molto radicale, e cioè alla formazione di una federazione autonoma degli arbitri. Questa possibilità, che risolverebbe in un modo estremamente radicale il problema, è tuttavia resa molto complessa dal fatto che in nessun altro sistema sportivo europeo esiste una tale soluzione. Noi abbiamo un limite entro il quale ci dobbiamo muovere, che consiste nel rispetto delle indicazioni e delle regole (nel caso specifico del calcio, della FIFA e della UEFA), fuori delle quali non possiamo uscire, pena il fatto di uscire dal sistema sportivo internazionale.
GABRIELLA CARLUCCI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario della sua esauriente risposta, però io non sono affatto soddisfatta.
Dico ciò: innanzitutto perché lei, sottosegretario, non ha risposto su questo punto: stiamo parlando di regole esistenti (quindi ci sono delle regole), ed io ho qui in mano il regolamento AIA, nella parte che riguarda il tesseramento di ex tesserati.
Noi stiamo parlando di una persona il cui mandato di commissario, è vero, scade il 31 ottobre, ma che si è pubblicamente candidato ad assumere il ruolo di presidente dell'AIA, laddove le regole attuali vigenti, il regolamento dell'AIA, glielo impediscono!
Quindi, vorremmo capire in base a che cosa, anche con grande sicurezza e prosopopea, si ricandida a fare il presidente dell'AIA, ammettendo lui stesso che lo fa in barba alle regole dell'AIA medesima.
Detto questo, io sono in possesso delle visure camerali che riguardano i rapporti attualmente esistenti (in quanto si tratta di visure camerali di una settimana fa), tra Armienti, Tedeschi, Carboni e Agnolin. Tra l'altro, nella parte che riguarda Agnolin, si parla della società aerea My Way Airlines. Questa società ha di fatto sostituito la società Volare. Questa sostituzione è avvenuta in maniera non conforme alla legge, alle regole, perché sono stati spostati, di fatto, gli aerei e il personale di una società fallita (nella quale appunto Agnolin ha fatto bene a fare in tempo le valigie), trasferendoli alla nuova società My Way Airlines, la quale ultima è attualmente indagata a sua volta.
Per cui, certo, Agnolin è uscito da Volare, ma è rientrato insieme ai suoi soci indagati nella società My Way Airlines.
GABRIELLA CARLUCCI. Ripeto, sono soddisfatta per una parte di risposta che lei mi ha fornito, nel senso che è chiaro che il Ministero e il ministro non hanno il potere di obbligare il CONI o la FIGC a tenere dei comportamenti. Voglio però sottolineare che gli argomenti contenuti nella premessa alla mia interpellanza sono stati oggetto di interesse e dibattito per una intera estate, dapprima sui giornali ed in televisione, poi nelle aule della Commissione cultura: si è parlato dello scandalo che ha travolto il calcio italiano, si è parlato di regole fragili, ma si è parlato soprattutto di persone che dal punto di vista etico e morale non erano all'altezza di poter fare accettare e rispettare quelle regole.
Quindi, secondo me, qui stiamo esattamente affrontando lo stesso punto, stiamo riproponendo lo stesso problema, ovvero quello di una persona che a mio giudizio non ha i requisiti etici e morali per rivestire un ruolo così importante. Quindi - lo ribadisco - non sono soddisfatta di questa risposta, anche perché lei non mi ha risposto in merito all'articolo 8 del regolamento AIA, che esplicitamente vieta a chi non è tesserato dell'AIA di ricoprire dei ruoli. Ci sarà comunque sicuramente modo di continuare questa discussione, io le metto nel frattempo a disposizione le carte che riguardano il fallimento della società Volare.
(Attentato terroristico contro la caserma Vannucci della Folgore di Livorno - n. 2-00152)
PRESIDENTE. L'onorevole Ulivi ha facoltà di illustrare l'interpellanza Migliori n. 2-00152 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5), di cui è cofirmatario.
ROBERTO ULIVI. Signor Presidente, signor sottosegretario, il 26 settembre 2006, alle 13 circa, veniva fatto brillare un ordigno esplosivo dinanzi alla caserma Vannucci di Livorno che ospita, oltre a due reparti della brigata Folgore, il IX reggimento d'assalto Col. Moschin e il I reggimento Carabinieri paracadutisti Tuscania. Occorre ricordare che proprio la Folgore e gli altri reparti costituisco il fiore all'occhiello delle Forze armate italiane.
Desidero esprimere a nome del gruppo di Alleanza Nazionale la piena solidarietà e il riconoscimento alla Folgore e ai reparti sopra citati per quanto stanno realizzando nel mondo per la pace.
Consideriamo gravissimo l'attentato in oggetto, che sembra ubbidire ad una strategia terroristica in atto sul nostro territorio nei confronti di basi militari italiane, lasciando intendere con ciò l'esistenza o l'avvio di una nuova e preoccupante fase di violenza terroristica e di tensione avente per oggetto e bersaglio le Forze armate maggiormente impegnate nelle missioni internazionali di pace.
Signor sottosegretario, abbiamo interpellato il Governo in quanto vogliamo conoscere: l'effettiva pericolosità dell'attentato e se lo stesso era in grado di provocare vittime; perché non abbia funzionato - vista l'ora in cui è accaduto l'attentato - alcun tipo di controllo esterno della caserma; a quali conclusioni hanno condotto le indagini svolte fin qui.
Inoltre, mi preme sottolineare che i servizi di sicurezza, nella loro relazione al Parlamento, hanno affermato che in Toscana si registra un processo di riorganizzazione delle brigate rosse. Pertanto, signor sottosegretario, le chiedo come le brigate rosse siano organizzate in Toscana, se le stesse sono state rafforzate in uomini e mezzi e se il Governo ha svolto una valutazione per cercare di capire come mai le brigate rosse trovino un terreno estremamente fertile in Toscana.
Signor sottosegretario, attendo le sue risposte e mi riservo di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, Marcella Lucidi, ha facoltà di rispondere.
MARCELLA LUCIDI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, è evidente che la risposta del Governo si riferisce ai quesiti posti dall'onorevole Migliori nella sua interpellanza urgente. In particolare, con riferimento al grave episodio avvenuto il 26 settembre scorso, l'onorevole Migliori chiedeva di conoscere quali iniziative il Governo intendesse assumere per evitare il ripetersi di eventi terroristici in Toscana, nonché lo stato delle indagini in corso.
Credo di poter dire, in via preliminare, che il merito della stessa interpellanza esula dalla stima e dal sostegno alle nostre Forze armate, che costituiscono elemento condiviso del Parlamento e che guidano e muovono, altresì, l'azione del Governo; ciò è ben presente sempre a tutti, in ambito istituzionale ed esecutivo.
Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo, lo stesso onorevole interrogante ricordava taluni aspetti dell'accaduto.
Essenzialmente, nel pomeriggio di quel giorno, nella città di Livorno, due militari della brigata Folgore in libera uscita hanno notato in terra, nei giardini prospicienti la caserma Vannucci, sede della stessa brigata, una grossa borsa da cui fuoriusciva del fumo.
Accortisi che la borsa conteneva un rudimentale mortaio rivolto in direzione della caserma, recante ad una estremità una miccia accesa, i due militari hanno tentato di interrompere la combustione e di deviare la traiettoria del tiro dando un calcio alla borsa, che è immediatamente esplosa.Pag. 22
Il proiettile ha colpito un albero situato all'interno della struttura militare senza causare danni. Fortunatamente, i due militari non hanno riportato ferite. Condotti al pronto soccorso perché avevano un forte dolore all'apparato uditivo, sono stati entrambi dimessi con una prognosi di tre giorni.
Gli accertamenti svolti sul luogo dell'esplosione hanno permesso di rinvenire un detonatore a miccia, un tubo in lega metallica fissato alla base di un blocco di cemento ed i residui di una sostanza gelatinosa usata come esplosivo.
Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, la borsa sarebbe stata collocata a terra poco prima dell'esplosione da un giovane, giunto con una bicicletta successivamente rinvenuta poco distante.
L'attentato è stato rivendicato il 27 settembre con un breve comunicato, firmato «Per il Comunismo Brigate Rosse», pervenuto alla sede torinese del quotidiano La Stampa.
Benché il comunicato riprenda alcune tipiche tematiche brigatiste, come i richiami all'antimilitarismo, all'anti-imperialismo e alla lotta di classe, le prime valutazioni degli inquirenti portano a ritenere che esso non sia opera di formazioni terroristiche strutturate. Inducono a questa conclusione sia la forma estremamente elementare dello scritto sia la mancanza di alcuni elementi caratteristici e costanti dei documenti delle brigate rosse, quali, in particolare, le consuete analisi, in chiave marxista-leninista, degli scenari di politica interna e internazionale.
Il documento è tuttora al vaglio degli esperti delle Forze di polizia, mentre sono in corso accertamenti sulla bicicletta verosimilmente utilizzata dall'autore dell'attentato.
Il Governo non ha minimamente sottovalutato l'episodio, che è stato oggetto di esame anche nella seduta del 29 settembre del comitato di analisi strategica antiterrorismo, istituito presso il Ministero dell'interno.
Nei confronti del territorio toscano vi è una particolare attenzione ai fenomeni di terrorismo interno, prevalentemente di natura anarchico insurrezionale, che si sono manifestati più volte negli ultimi anni per lo più con attentati incendiari ed esplosivi di non grande entità, ma nondimeno oggettivamente gravi e pericolosi.
Il più significativo di questi è avvenuto nella città di Pisa, quando il 7 aprile 2006 venne trovato un ordigno inesploso presso gli uffici dello Stato civile del comune di quella città.
Il fallito attentato non è stato rivendicato da nessuna sigla, ma l'esplosione della bomba avrebbe potuto arrecare gravi danni a persone e cose.
Sul fronte dell'attività di contrasto si ricorda, in particolare, che l'8 luglio scorso la Corte di assise di Pisa ha emesso una sentenza di condanna, con pene comprese tra sei anni e tre anni e sei mesi di reclusione, nei confronti di sei aderenti al circolo anarchico pisano «Il Silvestre», accusati di partecipazione all'associazione sovversiva «Cellule di offensiva rivoluzionaria» che rivendicò, tra il 2003 ed il 2004, una serie di attentati incendiari ed esplosivi nei confronti di agenzie di lavoro interinale, di sedi ed esponenti sindacali, politici, della stampa e delle Forze dell'ordine nell'area di Pisa, Massa, Lucca, nonché a Roma e a Milano.
Altri dieci noti militanti anarco-insurrezionalisti, domiciliati nelle province di Pisa e di Lucca, sono stati tratti in arresto il 4 maggio scorso con l'accusa di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico e di altri reati. Gli stessi, tutti frequentatori dello stesso circolo «Il Silvestre», sono ritenuti responsabili, in particolare, di una serie di attentati, tra i quali quello perpetrato il 4 agosto 2005 ai danni dell'agenzia di lavoro interinale Adecco di Pisa e di quello perpetrato il 23 settembre dello stesso anno, nella medesima provincia, ai danni di un traliccio dell'ENEL.
Ricordo, infine, l'arresto avvenuto il 30 maggio scorso a Pietrasanta di altri due noti anarchici versiliesi con l'accusa di essere gli autori di una serie di danneggiamenti a bancomat e a sedi di partiti politici della zona. Da quella data questi ultimi episodi criminosi sono cessati.Pag. 23
Concludendo, l'episodio avvenuto a Livorno lo scorso 25 settembre potrebbe essere inquadrato in una residuale attività delle formazioni estremistiche di matrice marxista-leninista e anarco-insurrezionalista operanti in quella regione. L'attentato rappresenterebbe una sorta di reazione agli arresti che hanno consentito di incidere in modo rilevante sulle progettualità eversive di questi gruppi. Tuttavia, l'area anarchico-insurrezionalista continua a costituire una delle realtà eversive più attive e pericolose, sia per gli strumenti di lotta prescelti, sia per i tentativi di trascinare fenomeni di protesta sociale verso derive eversive e questo non deve mai far sottovalutare la pericolosità di queste forme eversive sempre pronte ad inserirsi nel malessere sociale.
L'esito delle prime indagini, intanto, condotte dal comando provinciale dei Carabinieri di Livorno e coperto dal segreto istruttorio, è stato riferito all'autorità giudiziaria.
PRESIDENTE. L'onorevole Ulivi ha facoltà di replicare.
ROBERTO ULIVI. Il signor sottosegretario ha fatto una giusta elencazione degli attentati avvenuti in Toscana negli ultimi anni, ma si è dimenticato di citare quello dell'ovovia all'Abetone, risalente a due o tre anni fa, di cui sono sospettati gli eco-terroristi e gli anarco-insurrezionalisti. Ella, però, non ci ha detto cosa abbia fatto il Governo nel frattempo per fronteggiare questa problematica. In particolare, se sono state rafforzate nella zona le forze di sicurezza. A questo proposito, mi permetto di far presente al rappresentante del Governo che fra Livorno e Pisa c'è Camp Darby, oggetto spessissimo di contestazioni, anche abbastanza violente. Mi permetto, inoltre, di far notare che l'ordigno, cui facciamo riferimento nella nostra interpellanza urgente, era composto, oltre che da miccia e quant'altro, anche da circa 300 grammi di gelatina da cave. Il sottosegretario sa meglio di me che nelle cave di marmo di Carrara non viene più usata la dinamite, ma si usa, perché nettamente più sicura, questa gelatina. Conseguentemente, Carrara rientra nella zona, intesa in senso largo, a rischio. A fronte di tutto ciò sarebbe opportuno valutare la possibilità di incrementare in Toscana l'organico delle forze di sicurezza e dotarle di mezzi adeguati. Questo significa più uomini ed apposite tecnologie.
Da quanto detto, ritengo non sia possibile dichiararsi soddisfatti della risposta fornita dal sottosegretario anche perché, a mio avviso, va fatta un'ulteriore riflessione. Come sicuramente saprà il rappresentante del Governo, su La Stampa di oggi è riportata la notizia che vi è stata nei giorni passati un'altra rivendicazione dell'attentato di cui noi parlamentari e i cittadini non eravamo venuti a conoscenza. Si tratta della stessa rivendicazione fatta a il Giornale di Milano.
Ciò lascia presupporre o intendere che certamente c'è una volontà di farsi conoscere ancora maggiormente da parte degli esponenti di tali gruppi. Lei sa benissimo anche che non si sono dichiarati appartenenti alle brigate rosse, ma si sono qualificati come «nuclei». Quindi, anche il famoso discorso sulla stella a cinque punte e la diversità, nel volantino, di quella rivendicazione possono essere giustificati se li si considerino come dei gruppi - questo dovrebbe metterci ancora più in allarme - che vogliono qualificarsi ed essere inseriti successivamente tra le brigate rosse stesse.
A noi non rimane che invitare il Governo alla massima attenzione e a predisporre tutti gli strumenti atti a far sì che quella zona e la Toscana, in modo particolare, siano messe in sicurezza anche considerando la serie di attentati che lei ha citato.
Certamente, lei non poteva che rispondermi che le indagini sono state giustamente comunicate alla magistratura, però, avevamo la volontà e il desiderio di sapere se fossero stati fatti dei progressi nelle indagini stesse, senza entrare nei dettagli.
(Presunta esistenza di conflitti di interessi riguardanti esponenti del Governo - n. 2-00129)
PRESIDENTE. L'onorevole Giovanardi ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00129 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 6).
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, nelle sue Lezioni di economia, edizioni 24 Ore del 1992, Romano Prodi scriveva: nella democrazia una regola non scritta molto importante è la separazione del potere politico dal potere economico. Quando fra questi due poteri si crea un corto circuito non c'è democrazia.
Parliamo, allora, di un piccolo corto circuito che ha qualcosa a che fare con quel conflitto di interessi del quale per anni il centrosinistra si è riempito la bocca: Romano Prodi nel 1981 fondò Nomisma, di cui nel 1995 presiedeva il comitato scientifico.
L'attuale ministro dell'agricoltura De Castro negli anni 1996-1998 era consigliere economico di Romano Prodi e del ministro dell'agricoltura Pinto. Dall'ottobre del 1998 al 2000, è stato ministro dell'agricoltura. Dal 1o giugno 2000, lo troviamo a Bruxelles come consigliere speciale di Romano Prodi alla Commissione europea. Basta vedere il sito Internet del ministro De Castro, il quale afferma di essere stato in quegli anni consigliere speciale di Romano Prodi alla Commissione europea. Da tale carica cessa il 31 dicembre 2000. Il giorno dopo, lo troviamo presidente di Nomisma, carica che ha ricoperto fino al maggio 2004.
Nella risposta che l'8 agosto 2006 la Commissione europea ha dato all'onorevole Stefano Zappalà, parlamentare europeo, leggo che nel periodo 1999-2004, ossia nel periodo in cui Romano Prodi è stato presidente della Commissione, sono stati stipulati dalla Commissione stessa 64 contratti specifici con Nomisma, con pagamento in contanti di 8,4 milioni di euro, circa 16 miliardi di lire. La Commissione ha anche precisato, nella risposta ufficiale, che Romano Prodi, prima di assumere l'incarico di Presidente della stessa, non aveva fatto alcun riferimento a Nomisma nella dichiarazione di interessi che poteva riguardarlo e che è stata da lui sottoscritta.
Fra i tanti soci di Nomisma, a titolo di cronaca, rileviamo anche la presenza della Ieffe Spa, di cui è amministratore un certo Angelo Rovati.
Non rileva il Governo una qualche forma di conflitto di interessi in questa vicenda, ossia in questi 16 miliardi di lire che sono andati a Nomisma, presieduta dall'attuale ministro De Castro che, fino al giorno prima, era consulente di Prodi, dati dalla Commissione europea, presieduta da Prodi?
Sempre a Bologna risulta iscritta alla camera di commercio una società denominata Aquitania Srl, costituita l'8 giugno 1994 dalla finanziaria FIN.GI. e da un tale Fabrizio Zoli. L'8 novembre 1994 il capitale di lire 20 milioni della Aquitania, originariamente sottoscritto per 19 milioni di lire dalla FIN.GI. e per un milione da Fabrizio Zoli, viene ceduto per la quota FIN.GI il 40 per cento ad ASE Srl, il 35 per cento a Simbuleia Spa e il 20 per cento alla San Vitale di Alessandra Cavallini; la quota di Zoli (5 per cento) viene ceduta a Simbuleia, che va al 40 per cento.
I due soci di ASE, con il 50 per cento ciascuno, erano Romano Prodi e la moglie Flavia Franzoni. L'ASE srl era stata costituita nel 1990, con oggetto sociale «analisi, studi e consulenze in materia economica, gestione e vendita di beni immobili». Tale società era stata al centro dell'attenzione della cronaca per consulenze a favore di organismi economici nazionali ed internazionali, sospettati di essere stati prestati in conflitto di interesse con l'incarico di Romano Prodi alla presidenza dell'IRI.
Tornando al 1994, Aquitania è, dunque, dall'8 novembre per il 40 per cento di ASE srl, per il 40 per cento di Simbuleia e per il 20 per cento di San Vitale. L'ASE era rappresentata dall'amministratore unico, Flavia Franzoni, Simbuleia da Rosanna Aldrovandi e la San Vitale da VittorioPag. 25Prodi, socio ed amministratore. Con atto del 29 aprile 2002 l'intera quota di ASE in Aquitania viene ceduta direttamente a Flavia Franzoni, come persona fisica. La parte del 20 per cento, posseduta da San Vitale, viene ceduta al rappresentante in atto da Alessandra Cavallini per metà a Flavia Franzoni e per l'altra metà a Simbuleia Spa. Pertanto, il capitale di Aquitania attualmente, mentre sto parlando, è posseduto per il 50 per cento da Flavia Franzoni e per il 50 per cento da Simbuleia.
L'attuale partner societario della signora Franzoni, ovvero Simbuleia Spa, ha una storia molto particolare. Nasce nel 1977 come Mactan srl, si trasforma successivamente in società per azioni ed assorbe la Simbuleia, assumendone il nome, ma restando società per azioni. L'intero capitale della Simbuleia è detenuto dalla Euromobiliare fiduciaria Spa.
A proposito di trasparenza, non si può non segnalare che dagli atti depositati non risultano mai dichiarati i nomi dei soci della Mactan e della Simbuleia, successivi agli atti di costituzione. Anche in occasione delle assemblee straordinarie, relative ad aumenti di capitale per centinaia di milioni di lire, non sono stati mai indicati i soggetti che hanno sottoscritto e si sono ripartiti le quote relative agli aumenti deliberati.
Dai bilanci dell'Aquitania - naturalmente, tutto quanto sto dicendo è tratto dalla camera di commercio, quindi da atti pubblici - appare che la società è in perdita e ha pure aderito al condono fiscale varato dal Governo Berlusconi, mentre la sua partner Simbuleia - che ha un capitale di 1,8 milioni di euro - ha dichiarato un utile di esercizio nel 2005 di 848 mila euro.
Chi beneficia di questi soldi? Chi sono i reali soci della Simbuleia Spa, coperti dalla fiduciaria? Chiedo quindi al Governo: cosa pensa dei 16 miliardi di lire in incarichi dati a Nomisma dalla Commissione europea quando era presieduta da Prodi?
Ricordo, inoltre, che il Governo vuole controllare tutti i pagamenti fatti dagli italiani e superiori ai 100 euro tra due anni, obbligando all'uso di mezzi di pagamento rintracciabili e differenti dal denaro contante. Ebbene, cosa pensa questo Governo degli intrecci societari, così poco trasparenti e misteriosi, riferibili al Presidente del Consiglio?
PAOLO NACCARATO, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. L'esposizione dell'onorevole Giovanardi, testé fatta in aula, si è in verità estesa anche ad altri aspetti non oggetto dell'interpellanza odierna; naturalmente se tali aspetti saranno oggetto di successivi atti parlamentari, essi troveranno da parte del Governo la più puntuale ed esaustiva risposta nella più chiara e netta trasparenza, senza che vi possano essere reticenze di alcun genere.
Invece, gli onorevoli Giovanardi e Volontè hanno presentato un'interpellanza chiedendo notizie sulla società Nomisma, sul ministro Paolo De Castro - consulente per l'agricoltura del Presidente Prodi durante il periodo nel quale ricopriva la carica di Presidente della Commissione europea - nonché sul signor Angelo Rovati e su presunte quote di società che il gruppo Rovati avrebbe collegato alla famiglia del Presidente Prodi. Tali ultime richieste sono nate da notizie di stampa, come recita l'interpellanza.
Per confutare quanto sostenuto nel testo dell'interpellanza presentata, si fa presente che Nomisma, società di studi economici Spa, opera dalla sua costituzione, avvenuta nel 1981, nel settore della ricerca economica e dell'assistenza tecnica, sia a livello nazionale che internazionale.
Nomisma non opera attraverso finanziamenti di impresa, bensì fornisce servizi di ricerca nei confronti di soggetti sia privati sia pubblici e sviluppa servizi anche a livello internazionale mediante la partecipazione a bandi di gara, tra cui quelli emessi dall'Unione europea, sostanzialmentePag. 26attraverso la partecipazione a consorzi con partner europei.
Nel periodo in cui il professor Romano Prodi ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione europea, la società Nomisma Spa ha riscontrato un calo del volume di attività e progetti internazionali, attraverso bandi emessi dall'Unione europea, rispetto al periodo precedente. Infatti, nel quinquennio 1994-1999, tale volume è ammontato a 9,6 milioni di euro, contro...
CARLO GIOVANARDI. Era il Presidente del Consiglio!
PAOLO NACCARATO, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. ...gli 8,4 milioni di euro del quinquennio 1999-2004, periodo in cui, appunto, il Presidente Prodi svolgeva il ruolo di Presidente della Commissione europea, come ha ricordato anche l'interpellante.
Per quanto riguarda invece il professor Paolo De Castro, questi è stato nominato presidente di Nomisma, per il triennio 2001-2003, dall'assemblea degli azionisti del 22 gennaio 2001 ed ha ricoperto il ruolo di consigliere del Presidente della Commissione europea dal 1o luglio 2000 fino al 31 dicembre 2000, quindi per soli cinque mesi.
La professoressa signora Flavia Franzoni, moglie del professor Romano Prodi, possiede il 50 per cento di Aquitania Srl, una società costituita in data 8 luglio 1994, con atto del notaio Carlo Vico di Bologna, repertorio 68540, fascicolo 10983, con capitale sociale di 20 milioni di vecchie lire. L'unica attività svolta da tale società è stata l'acquisizione di un contratto di locazione finanziaria relativo ad un piccolo capannone sito nel comune di Bologna. Il capitale complessivamente finanziato che rappresenta il valore dell'immobile ammonta a 926 milioni di vecchie lire. Il prezzo pagato per il subentro è di 125 milioni di vecchie lire. Per tale immobile, è stato stipulato in data 2 maggio 2000 un contratto di locazione regolarmente registrato, che prevede un canone annuo di 77.531,44 euro. L'immobile necessita di frequenti manutenzioni, che incidono notevolmente sulla gestione della società.
Per quanto concerne infine le presunte «intersecazioni» - cito testualmente dall'interpellanza in oggetto - di Angelo Rovati con la famiglia Prodi, egli non è né direttamente né indirettamente, attraverso proprie società, socio della società Aquitania Srl, né tantomeno socio di Romano Prodi o di suoi familiari. Le società del dottor Angelo Rovati sono tutte società di diritto italiano, registrate nei tribunali e nelle camere di commercio della Repubblica, dalle cui visure chiunque può rapidamente e serenamente verificare quanto qui affermato.
CARLO GIOVANARDI. È chiaro che non sono mai stato così insoddisfatto come da questa ennesima risposta burocratica di un Governo che rappresenta forze politiche che, per cinque anni, ci hanno fatto una testa così sul conflitto di interessi, oltre che sulla trasparenza e sulla chiarezza! E poi il Governo viene qui a dirci che è normale il fatto che Nomisma, quando era Presidente del Consiglio Romano Prodi, abbia avuto dall'Europa 8-9 milioni di euro di consulenze e che colui che era ministro in quei Governi sia andato poi a fare il consulente di Prodi quando quest'ultimo era Presidente della Commissione europea a Bruxelles, e che il giorno dopo, quando ha smesso di fare il consulente, sia andato a presiedere Nomisma, ottenendo altri 8 milioni circa di euro di consulenze!
Neanche nelle favole! Mi piacerebbe sapere se, costituendo una società di studi, anche io potrei contare su questo tipo di collegamenti. Per amor di Dio, si tratta di rapporti del tutto casuali! Uno fa il ministro, poi il consulente e, successivamente, il presidente di Nomisma, per poi tornare a fare il presidente; l'altro fa il Presidente del Consiglio e poi il Presidente della Commissione europea e si guarda bene dal dire, quando firma, che lui ha qualche rapporto con Nomisma.Pag. 27
Tutti lo sanno: Romano Prodi non ha mai avuto niente a che fare con Nomisma! Chiedetelo agli italiani! Non si capisce di cosa stiamo parlando, non esiste neanche il dubbio che in questo intreccio vi sia qualcosa di «patologico»! Dico ciò perché noi stiamo sempre parlando di chi ci ha fatto la lezione di morale. Questa mattina, leggendo il testo del decreto collegato alla finanziaria che disciplina tasse di successione e donazioni, pensavo che, inopinatamente, Prodi disse che era un atto di delinquenza politica sostenere che loro avrebbero reintrodotto la tassa sulle successioni e sulle donazioni; mentre sei mesi fa egli, approfittando della nostra legge, operò la donazione degli immobili ai figli. Ci troviamo di fronte a paradossi offensivi dell'intelligenza delle persone.
Veniamo, invece, alle questioni societarie. Non ho ancora capito chi ci sia dietro la Euroimmobiliare fiduciaria. Visco è venuto da noi a Fiuggi a dirci che il suo progetto prevede che entro pochi anni tutti i pagamenti dovranno essere in forma elettronica e rintracciabili, perché vuole sapere tutto quello che spendono gli italiani. Io ho impiegato dieci giorni per cercare di capire in questi intrecci societari - Vittorio Prodi, Romano Prodi, la moglie Flavia - perché uno perde e l'altro guadagna. Questa Simbuleia, che guadagna 800 milioni di lire all'anno, che si copre con l'Euroimmobiliare finanziaria, da chi è gestita, da chi è posseduta?
Qui si chiede chiarezza e trasparenza! Il pensionato che si sottopone ad una visita medica privata deve avere un conto corrente bancario e pagare con assegno perché il fisco deve sapere esattamente come ha pagato i cento euro, mentre in venti giorni non si riesce a capire chi sta dietro queste società! Il Governo non mi ha detto niente al riguardo, mi ha riportato soltanto notizie che io già sapevo. Perché viene costituita l'Aquitania? Perché esistono questi intrecci? Perché c'è una fiduciaria e i nomi non compaiono mai quando si svolgono le assemblee e gli aumenti di capitale vengono sempre coperti?
È questo l'esempio che viene dato agli italiani? Italiani, voi siete obbligati a tenere certi comportamenti, ma io faccio diversamente! Voi dovete pagare cento euro con un assegno, mentre noi costituiamo delle belle società piramidali, le fondiamo o entriamo e usciamo in una o in un'altra!
Naturalmente sono assolutamente insoddisfatto. Ricorreremo ad altri atti di sindacato ispettivo parlamentare per cercare, sia pure faticosamente, di ricostruire la verità su questa società e su questi intrecci.
(Mancata impugnazione, da parte del Governo, della legge approvata dal Consiglio regionale della Puglia che estende i servizi sociali alle coppie di fatto - n. 2-00158)
PRESIDENTE. L'onorevole Fitto ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00158 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).
RAFFAELE FITTO. Signor Presidente, l'interpellanza nasce da una doppia esigenza, la prima di carattere tecnico, la seconda di carattere squisitamente politico, rispetto alle differenze esistenti anche nell'ambito di questo testo legislativo. Nei giorni scorsi abbiamo appreso da numerosi organi di informazione che nel Consiglio dei ministri nel corso del quale si è discusso sulla possibilità o meno di impugnare davanti alla Corte costituzionale si è svolta una vera e propria discussione di carattere politico. Da qui la prima questione di carattere tecnico.
In Consiglio dei ministri non si è ragionato sulla valutazione di carattere costituzionale e quindi sulla necessità o meno di impugnare la legge sulle tematiche che venivano portate alla sua attenzione, così come dovrebbe essere, nel pieno rispetto della Costituzione, ma c'è stata una proposta del ministro Lanzillotta (argomento sul quale tornerò tra breve, peraltro già da noi anticipato nei mesi precedenti) di impugnare questo provvedimento legislativo davanti alla Corte costituzionalePag. 28per due questioni di incostituzionalità. Si è aperto un dibattito in Consiglio dei ministri, nel corso del quale il ministro Lanzillotta è risultata soccombente (di ciò si è letto sui giornali).
Cosa proponeva sostanzialmente il ministro Lanzillotta in Consiglio dei ministri? Ella proponeva di impugnare questa legge su due punti particolari. Il primo riguarda la totale mancanza di copertura finanziaria per i tanti organismi inseriti in questa legge (è una contraddizione clamorosa con quanto sta accadendo durante la discussione della legge finanziaria, nella quale si tagliano i trasferimenti agli enti locali mentre poi si creano decine di organismi a livello locale, con decine di nomine, indennità e gettoni di presenza, senza alcun controllo di spesa).
In più, all'interno di questo provvedimento, vi è un aspetto che ha una rilevanza particolare dal punto di vista politico e che oltre alla copertura finanziaria ci pone di fronte ad un problema che ci vedrà sicuramente impegnati in Parlamento nei prossimi mesi. Sto parlando del famoso provvedimento legislativo che anticipa non già la legge che riconosce i Pacs, ma qualcosa di più, perché all'interno di quel provvedimento si parla di «unioni solidaristiche tra due o più persone». Con tutta l'apertura mentale di questo mondo, immaginando anche una visione della società aperta e moderna, non retrograda magari come la mia, anche a voler ipotizzare uno scenario completamente diverso, queste unioni solidaristiche tra due o più persone non sono previste dalla Costituzione né da altre norme.
Mi chiedo se da un punto di vista finanziario non si vadano ad attuare dei diritti soggettivi sul territorio non più gestibili o quantificabili (ed è la prima osservazione che il ministro Lanzillotta ha giustamente svolto in Consiglio dei ministri). Inoltre, vorrei capire (forse è un mio limite culturale) cosa sia una unione solidaristica tra due o più persone. Faremo un confronto sui Pacs dalle nostre posizioni, ma parlare di due o più persone attraverso queste unioni è un escamotage che contiene una delle più grandi contraddizioni esistenti nel centro-sinistra.
La Puglia è la regione che ha anticipato le formule sulle quali dovrete trovare un compromesso all'interno della legge nazionale, per cercare di consentire a ciascuno di esprimere le proprie opinioni diverse dicendo però esattamente la stessa cosa, e qui c'è il paradosso. Tutto ciò può dar luogo ad un ulteriore elemento di preoccupazione.
Non stiamo parlando, signor sottosegretario, di una legge regionale, la cui costituzionalità o meno possa essere affidata ad un dibattito politico all'interno del Consiglio dei ministri. Ciò che chiediamo con questa interpellanza è capire cosa realmente sia accaduto all'interno di quel Consiglio nel momento in cui il ministro competente ha avanzato la proposta, basata su osservazioni, di impugnare la legge dinanzi alla Corte costituzionale, con la conseguente rivolta di alcuni ministri, Pollastrini, Bindi, Ferrero, Pecoraro Scanio ed altri, citati ufficialmente in dichiarazioni pubbliche, che hanno «stoppato» il ministro Lanzillotta.
La mia domanda è questa: esiste un profilo di incostituzionalità oppure esiste una valutazione da parte del Consiglio dei ministri dal punto di vista politico per evitare di entrare in contrasto con un governo regionale, su una legge che sotto il profilo costituzionale fa acqua da tutte le parti? Questa è la domanda.
Mi riservo poi in sede di replica di esprimere ulteriori considerazioni sulla recente polemica - mi dispiace che il ministro Lanzillotta non sia qui presente - che proprio ieri sera ha registrato la parte finale di questa vicenda, con la richiesta di dimissioni del ministro Lanzillotta da parte del presidente della Giunta regionale per un altro provvedimento.
Prendiamo praticamente atto che, oramai, sia la Costituzione di questo paese, sia le valutazioni ad essa riferite sono piegate agli scontri politici interni a questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!
PAOLO NACCARATO, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, con riferimento all'interpellanza urgente presentata dall'onorevole Fitto e da altri deputati, riguardante la legge regionale approvata il 30 giugno 2006 dal consiglio regionale della Puglia, recante «Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità ed il benessere delle donne e degli uomini in Puglia», l'interpellante dichiara che, come da notizie di stampa, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri dell'8 settembre scorso, il ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, Linda Lanzillotta, avrebbe proposto di impugnare la legge pugliese. Tuttavia, il Governo avrebbe deciso di non mettere ai voti la proposta del ministro Lanzillotta e, quindi, di salvare la suddetta legge, come del resto ha testè affermato l'onorevole Fitto.
Al riguardo, si precisa che le deliberazioni del Consiglio dei ministri sono collegiali, indipendentemente dalla posizione dei singoli ministri, che possono, naturalmente, esprimere personalmente la propria opinione su una determinata materia.
Quanto alla lamentata mancanza di votazione, spetta soltanto al Presidente del Consiglio fissare le modalità relative alla formalizzazione di quanto deliberato dal Consiglio stesso, così come previsto dall'articolo 7, comma 2, del regolamento interno del Consiglio dei ministri, laddove viene stabilito - cito testualmente - che «Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige i lavori del Consiglio; precisa le conseguenze delle varie proposte; pone ai voti, ove lo ritenga opportuno, fissandone le modalità e le deliberazioni; dichiara l'esito delle votazioni e l'adozione delle deliberazioni».
Pertanto, nella fattispecie, al termine di una valutazione collegiale è stata assunta una deliberazione altrettanto collegiale.
A riprova di ciò, non risultano a verbale opinioni dissenzienti e, quindi, nessun ministro si è avvalso della facoltà prevista dal comma 3 del citato articolo 7 del regolamento interno del Consiglio dei ministri, il quale dispone - cito anche in questo caso testualmente - che «prima della votazione chi dissente può chiedere che ne sia dato atto nel processo verbale, eventualmente, anche con una succinta motivazione».
Relativamente alla compatibilità della legge regionale pugliese con la Costituzione e con le leggi nazionali, si fa presente l'opportunità di una lettura «sistematica» della stessa Costituzione, incentrata sulla consapevolezza che al favor familiae, riconosciuto dall'articolo 29, si affiancano vari altri articoli, tra cui, in particolare, l'articolo 2 (riconoscimento dei diritti dell'uomo in tutte le «formazioni sociali» ove si svolge la sua personalità) e l'articolo 3 (divieto di discriminazione e dovere della Repubblica di rimuovere gli ostacoli economico-sociali all'uguaglianza).
Chiara e senza equivoci è la ricostruzione sistematica offerta, in questo ambito, dalla Corte costituzionale, in particolare a partire dalla sentenza n. 404 del 1988, dove è riconosciuta alla famiglia di fatto la natura di formazione sociale ai sensi dell'articolo 2 della Costituzione e dove, a partire dal caso di specie di parificazione del convivente more uxorio al coniuge nel succedere nel contratto di locazione di immobili privati o di residenza pubblica, si rileva che, nell'ambito dei diritti economico-sociali, non vi possono essere discriminazioni irragionevoli.
Premesse le suesposte considerazioni, la legge regionale della Puglia 10 luglio 2006, n. 19, mantiene in vigore le disposizioni contenute negli articoli 1 e 2 della legge regionale della stessa regione Puglia 2 aprile 2004, n. 5 (vale a dire la legge quadro per la famiglia) e dedica il proprio titolo II alla «Famiglia nel sistema integrato dei servizi», distinguendo significativamente le disposizioni di tutela e promozione della famiglia ex articolo 29 dellaPag. 30Costituzione dalle norme che riconoscono determinati diritti sociali a nuclei di persone legate da «vincoli solidaristici».
Infine, per quanto riguarda la copertura finanziaria idonea a garantire la tutela di questi ultimi, l'articolo 67, comma 5, della legge regionale in questione riserva un 10 per cento della quota regionale del Fondo nazionale per le politiche sociali a tali interventi proporzionali e ad altri interventi della medesima natura.
RAFFAELE FITTO. Signor Presidente, non sono soddisfatto della risposta del sottosegretario per diverse ragioni. Innanzitutto, ringrazio il sottosegretario Naccarato, ma, da parlamentare, conosco il funzionamento del Consiglio dei ministri. La sua spiegazione sul funzionamento del Consiglio dei ministri - sul fatto che il presidente avanza proposte e che il ministro può dissentire e sulla valenza del verbale - riguarda aspetti abbastanza noti; lo ringrazio, ma ciò non ha nulla a che fare con il merito della questione di cui stiamo parlando.
Vorrei anche ricordare al sottosegretario che la questione che abbiamo sollevato è tanto vera che proprio ieri sera si è manifestata una «coda» di questa polemica, come accennavo in precedenza. Visto che dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia e far finta di nulla, le vorrei dire come stanno le cose.
Innanzitutto, il ministro Lanzillotta è intervenuta in Consiglio dei ministri non come uno dei tanti ministri, ma in qualità di ministro per gli affari regionali, ossia (visto che dobbiamo illustrare dettagliatamente l'organizzazione del Consiglio dei ministri) come il ministro che, rispetto ad una legge regionale, ascolta tutti gli altri ministri, chiede se vi siano delle osservazioni e propone le sue valutazioni rispetto al merito della legge regionale. Quindi, è il ministro competente sulle leggi regionali, e non un ministro che, casualmente, si trova ad effettuare queste valutazioni.
Il ministro Lanzillotta, in modo coerente, ha proposto due questioni, che sono esattamente l'opposto rispetto a quanto contenuto nella sua risposta, che sinceramente mi lascia del tutto insoddisfatto. La prima è collegata alla mancanza di copertura finanziaria della legge, data l'enormità degli interventi previsti nei confronti di tutti i cittadini, senza alcun tipo di specificazione.
La seconda è legata ad una questione più politica, rispetto alla quale lei, signor sottosegretario, non può fare un generico riferimento. Infatti, in quella legge si parla di unioni solidaristiche fra due o più persone. Le ripropongo la domanda: pur facendo uno sforzo mentale, non riesco a comprendere il significato di unioni tra due o più persone che possa giungere ad un riconoscimento dei diritti soggettivi che, come lei ha ricordato, nelle leggi regionali varate dal precedente governo regionale erano assolutamente riconosciuti, senza alcuna discriminazione. Vorrei capire quali sono le unioni solidaristiche fra due o più persone. Questo rimane un punto oscuro al quale, sinceramente, non riesco a dare una risposta; né lei lo ha fatto oggi.
Vi è di più, e mi avvio alla conclusione. Prima dell'approvazione di questa legge vi è stato un carteggio ufficioso, reso più o meno ufficiale, fra l'assessore regionale e il ministro Bindi, che ha scavalcato il ministro Lanzillotta. Non ne possiamo venire a conoscenza, ma si tratta della sintesi del tentativo di delegittimazione della proposta del ministro Lanzillotta in seno al Consiglio dei ministri. Vuole che le dica perché tutto ciò è vero e perché quanto lei ha affermato è assolutamente falso? Glielo spiego.
Nei giorni scorsi, il Consiglio dei ministri aveva svolto osservazioni rispetto ad una legge regionale sull'assestamento di bilancio. Ieri pomeriggio, il presidente della regione Puglia ha svolto alcune valutazioni sulle osservazioni del Governo; ma, trascinato dalla foga di prendersela con il ministro Lanzillotta per l'episodio che ho citato, ha chiesto le dimissioni della stessa, poiché il Governo si era permessoPag. 31di svolgere osservazioni su alcuni aspetti specifici in ordine ad una legge regionale sull'assestamento di bilancio. Tuttavia, queste osservazioni si riferiscono non certamente ad una proposta, paradossalmente, del ministro Lanzillotta, ma ad altri ministri che hanno proposto alla stessa di svolgere osservazioni su un'altra legge regionale. È evidente che, in questo contesto, esiste una grande contraddizione. Siamo arrivati alla richiesta di dimissioni del ministro Lanzillotta come vendetta politica nei confronti del tentativo da parte del ministro stesso di rispettare i precetti costituzionali in riferimento a questa legge.
Per quanto ci riguarda, quindi, rimane la piena insoddisfazione. Prendiamo atto della notevole incoerenza e del fatto che, per effetto di questa grande polemica che esiste nel centrosinistra, si arriva a delegittimare, all'interno del Consiglio dei ministri, la proposta del ministro competente per materia che propone una osservazione di carattere costituzionale. Di conseguenza, lo stesso Consiglio dei ministri deve trovare una sintesi di carattere politico tale da piegare - perché di questo si tratta - la nostra Costituzione.
Voglio anche dire, per quanto ci riguarda, che alla luce di questo comportamento non solamente adotteremo un'iniziativa specifica, ma quando arriveremo a discutere, in questa sede, di altri provvedimenti del genere saremo portatori di un messaggio non di retroguardia. Il nostro messaggio, infatti, è molto diverso: il rispetto dei diritti soggettivi di ogni singolo cittadino, al di là delle sue tendenze sessuali, non è in discussione; noi mettiamo in discussione il tentativo di stravolgere il modello organizzativo della nostra società. Riconoscere diritti a tutti i cittadini è doveroso. Tuttavia, il modello di società fondato, in base all'articolo 29 della nostra Costituzione, in forma laica, sulla famiglia non può essere messo in condizione di essere stravolto e calpestato da una logica che sicuramente non ci appartiene e che ad esso non può essere equiparata. Pur nel rispetto dei diritti di ogni singolo cittadino, noi la combatteremo con tutte le nostre forze e con tutte le nostre iniziative.
Certamente la risposta che lei ha dato è la sintesi delle grandi contraddizioni esistenti all'interno di questo Governo e di questo Consiglio dei ministri.
Sospendo la seduta, che riprenderà con comunicazioni del Presidente in materia di contenuto proprio della legge finanziaria ai sensi dell'articolo 120, comma 2, del regolamento.

References: e contrario
 articolo 8
 sentenza 
 articolo 7
 sentenza 
 articolo 29