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Timestamp: 2019-12-10 15:36:50+00:00

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Giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento
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in tema di opposizione allo stato passivo, non sono ammesse in prededuzione le spese sostenute dal creditore istante nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, senza che assuma rilievo la sua qualita’ di litisconsorte necessario, non potendosi desumere da essa l’inerenza delle spese sostenute all’amministrazione del fallimento o alla sua conservazione.
Corte di Cassazione|Sezione 1|Civile|Ordinanza|11 settembre 2019| n. 22725
La Corte d’appello di Catania ha rigettato l’appello, in quanto: le spese sostenute dalla (OMISSIS) s.p.a. nel giudizio d’opposizione al fallimento proposto dal fallito riguardavano crediti sorti successivamente all’apertura del fallimento e dunque da porre a carico dello stesso fallito;
a diversa conclusione si sarebbe potuto pervenire nel caso in cui il creditore istante fosse stato l’unico a svolgere attivita’ processuale nell’interesse del fallimento, mentre nel giudizio in questione si era costituita la curatela; era comunque da escludere la natura privilegiata del credito poiche’ sorto successivamente alla dichiarazione di fallimento.
Con il primo motivo e’ stata dedotta la nullita’ della sentenza impugnata o del procedimento, ex articolo 360 c.p.c., n. 4, per violazione degli articoli 112 e 102 c.p.c., in relazione al Decreto Legislativo n. 267 del 1942, articoli 111 e 18, in quanto la ricorrente ha lamentato error in procedendo in cui era incorsa la Corte d’appello nel ritenere che il credito fatto valere non fosse gravante sulla massa fallimentare, e dunque prededucibile in quanto relativo a spesa posta in rapporto di consequenzialita’ necessaria con il ricorso per fallimento, dato anche il contributo apportato nel giudizio d’opposizione allo stato passivo, e nel non aver la Corte tenuto conto che la natura del credito in questione discendeva dal litisconsorzio necessario tra il creditore istante e la curatela nell’ambito del giudizio L. Fall., ex articolo 98, a nulla rilevando a tal fine che la curatela stessa si fosse costituita o meno.
Con il terzo motivo e’ stata dedotta l’omessa e insufficiente o contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo, in quanto la Corte d’appello non aveva esaminato la censura della societa’ afferente alle spese del giudizio d’opposizione maturate dal creditore istante, oggetto della richiesta prededuzione, e la sussistenza del predetto litisconsorzio, quale presupposto necessario per la valutazione dell’inerenza delle spese alla massa fallimentare.
Inoltre, la ricorrente si duole anche dell’omesso esame della rilevanza del contributo difensivo prestato dal creditore istante ai fini del rigetto dell’opposizione allo stato passivo, essendo la Corte d’appello incorsa anche in contraddizione nella parte della motivazione in cui, pur avendo premesso correttamente i presupposti delle spese prededucibili, tuttavia aveva escluso tale natura per le spese di giudizio in questione.
Con il quinto motivo e’ stata denunziata violazione – e in subordine falsa applicazione – della L. Fall., articoli 18 e 111, in relazione agli articoli 3 e 24 Cost., nonche’ l’omessa e/o insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo, lamentando la ricorrente che la tesi circa l’inopponibilita’ alla massa del credito azionato, in quanto proprio del fallito, si risolverebbe in una finzione data la facolta’ dello stesso debitore fallito di avvalersi dell’esdebitazione, con conseguente falcidia del credito e concreta possibilita’ di vanificare le possibilita’ di soddisfo.
Al riguardo, il ricorrente ha dedotto l’eventuale incostituzionalita’ della L. Fall., articoli 111 e 118, se interpretati secondo la prospettazione della Corte d’appello, in ordine agli articoli 3, 24 e 111 Cost., in raffronto con la posizione del curatore.
In sostanza, le spese sostenute dal creditore – pur istante per fallimento – non hanno carattere prededucibile perche’ non strettamente inerenti alle esigenze dell’amministrazione del fallimento; al riguardo, come evidenziato nella citata sentenza, sussistono differenze funzionali ed ontologiche tra la difesa della curatela e quella del creditore opposto.
Invero, il creditore ricorrente ha un suo specifico interesse a resistere nella causa di opposizione a fallimento, dal momento che l’eventuale revoca della sentenza potrebbe integrare un motivo di responsabilita’ qualora dovesse risultare che la presentazione dell’istanza di fallimento abbia cagionato un danno ingiusto al resistente.
Al riguardo, ai fini della qualificazione delle spese in questione e’ del tutto irrilevante la questione del litisconsorzio necessario tra il creditore opposto e la curatela.
Tali considerazioni non sono inficiate dal fatto che la massa dei creditori possa aver tratto indiretto vantaggio dalla costituzione in giudizio della ricorrente.
Il quarto motivo e’ infondato.
Non compete il privilegio di cui agli articoli 2755 e 2770 c.c., in quanto tali cause di prelazione concernono le spese relative all’apertura dell’esecuzione singolare o collettiva (nel caso del fallimento) e dunque non possono inerire al credito per le spese sostenute dal creditore nel giudizio d’opposizione alla sentenza di fallimento, in quanto sorte successivamente all’apertura del concorso dei creditori e, pertanto, inidonee ad integrare un credito concorsuale.
Infine, il quinto motivo e’ parimenti infondato. Al riguardo, la L. Fall., articolo 142, prescrive che:
“Il fallito persona fisica e’ ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti a condizione che:
Fallimento Leasing di godimento Ammissione al passivo Onere della prova
umberto davide - 17 Ottobre 2017

References: sentenza 
 articolo 360
 articolo 98
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 142