Source: http://docplayer.it/1332924-Dal-3-novembre-obbligatorio-il-nominativo-dell-utilizzatore-nella-carta-di-circolazione-di-luca-caramaschi.html
Timestamp: 2018-05-24 10:36:50+00:00

Document:
Dal 3 novembre obbligatorio il nominativo dell utilizzatore nella carta di circolazione di Luca Caramaschi - PDF
Dal 3 novembre obbligatorio il nominativo dell utilizzatore nella carta di circolazione di Luca Caramaschi
Download "Dal 3 novembre obbligatorio il nominativo dell utilizzatore nella carta di circolazione di Luca Caramaschi"
1 Edizione di mercoledì 8 ottobre 2014 ADEMPIMENTI Dal 3 novembre obbligatorio il nominativo dell utilizzatore nella carta di circolazione di Luca Caramaschi IMPOSTE INDIRETTE La valutazione automatica non è applicabile al corrispettivo unico di Leonardo Pietrobon BILANCIO Attività e passività in valuta estera di Luigi Scappini IVA L operazione di permuta ai fini Iva di Federica Furlani ACCERTAMENTO Costi per carburanti ed accertamenti fiscali di Niccolò Di Bella BACHECA Una PA anacronistica ai tempi di internet ed il sogno di un commercialista: l efficienza! di Giuseppe Motta
2 ADEMPIMENTI Dal 3 novembre obbligatorio il nominativo dell utilizzatore nella carta di circolazione di Luca Caramaschi Dal prossimo 3 novembre 2014 le mancate annotazioni di determinate informazioni sulla carta di circolazione verranno pesantemente sanzionate. Stiamo parlando, infatti, di sanzioni nell ordine di 705 euro alle quali aggiungere la ben più pesante conseguenza del ritiro della carta di circolazione. È questo il risultato delle modifiche apportate al nuovo codice della strada (in particolare all articolo 94 comma 4-bis) dalla legge n.120/2010 e regolate dal decreto ministeriale entrato in vigore il 7 dicembre 2012, ma che diventeranno appunto operative solo dal prossimo 3 novembre in occasione della definizione delle relative procedure informatiche. L unica (magra) consolazione è che, almeno, le nuove disposizioni non avranno effetto retroattivo nel senso che, come precisato dalla circolare del Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti. n del 10 luglio 2014, emanata a quasi due anni di distanza dalle modifiche sopra richiamate, dovranno annotarsi solamente gli utilizzi di veicoli disposti a decorrere dal 3 novembre 2014 e non anche quelli pregressi pur in corso alla predetta data. Ma vediamo bene di cosa si tratta. Il richiamato c.4-bis art.94 del codice della strada dispone l obbligo di annotazione sulle carte di circolazione dei mezzi di trasporto che sono nella disponibilità di un soggetto diverso dall intestatario per periodi superiori a 30 giorni, del nominativo dell utilizzatore del veicolo e della scadenza temporale dell utilizzo stesso. E per chi è intestatario, l obbligo di registrazione e annotazione delle variazioni intervenute nella denominazione o, se persona fisica nelle sue generalità (prevalentemente il cambio del luogo di residenza). Con la richiamata circolare n sono stati quindi chiariti molti dubbi in merito alle fattispecie sopra indicate, anche in considerazione del fatto che dal prossimo 3 novembre, in coincidenza con il completamento delle procedure informatiche, scatteranno le sanzioni per la mancata osservanza dei predetti obblighi. Una prima importante e preliminare precisazione fornita dalla circolare è che l obbligo di annotare i dati sulla carta di circolazione e nell Archivio Nazionale dei Veicoli riguarda gli atti posti in essere a decorrere dal 3 novembre Per gli atti insorti tra il 7 dicembre 2012 e il 2 novembre 2014, quindi, si ha comunque la facoltà di provvedere all aggiornamento dei dati ma l eventuale omissione di tali annotazioni non darà luogo all applicazione di sanzioni.
3 Tralasciando la parte del nuovo obbligo riferita alle variazioni anagrafiche, soffermiamoci invece sull obbligo di annotazione nella carta di circolazione quando un soggetto abbia la temporanea disponibilità di un veicolo intestato a un terzo, per un periodo superiore a 30 giorni. La circolare in particolare affronta diversi casi di intestazione temporanea di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, in particolare: a titolo di comodato in forza di provvedimento di custodia giudiziale nei casi di locazione senza conducente nei casi di locazione senza conducente di veicoli da destinare ai Corpi di Polizia Locale nei casi di intestazione di veicoli di proprietà di soggetti incapaci di agire nei casi di utilizzo di veicoli intestati al de cuius nei casi di utilizzo di veicoli con contatto Rent to buy nel caso di veicoli facenti parte del patrimonio di un Trust Tra tutte le situazioni sopra evidenziate certamente una merita di essere evidenziata in considerazione della sua larga diffusione nel contesto della normale gestione delle imprese: ci riferiamo al comodato di veicoli aziendali in relazione ai quali la richiamata circolare n dedica un paragrafo specifico. L utilizzo di veicoli aziendali da parte dei dipendenti della stessa impresa è fenomeno certamente frequente. Rientrano peraltro nella disposizione normativa in commento tutti quei veicoli ricompresi nella disponibilità delle aziende in quanto acquisiti a titolo di proprietà ma anche nei casi di acquisto con patto di riservato dominio, con diritto di usufrutto, in forza di contratto di locazione finanziaria oppure di semplice locazione senza conducente. Affinché trovino applicazione i citati obblighi di comunicazione occorre, tuttavia, che i veicoli vengano concessi dall impresa ai propri dipendenti per un periodo superiore a 30 giorni. Ed è proprio la verifica di tale ultima condizione che richiede qualche ulteriore considerazione: la norma non precisa se i 30 giorni debbono essere consecutivi oppure anche non continuativi. L utilizzo del termine periodo, peraltro, legittimerebbe l interpretazione dell utilizzo continuativo in quanto l utilizzo sporadico del veicolo non determinerebbe l esistenza di un periodo. Ma se così fosse, in quali termini e con quali modalità è verificabile questo utilizzo continuativo? Anche a fronte di una verifica sarebbe sufficiente affermare che non vi è un utilizzo continuativo e quindi uno stesso soggetto in relazione ad uno stesso veicolo dovrebbe essere sottoposto a verifiche multiple in tempi brevi al fine di poter contestare la violazione della mancata comunicazione. Laddove invece si ammettesse anche l utilizzo non continuativo ai fini dell obbligo di comunicazione si arriverebbe ad una situazione poco gestibile sotto il profilo dell esecuzione degli adempimenti, oltre che risultare presso che impossibile da verificare.
4 E peraltro vero che vi sono situazioni nelle quali risulta estremamente difficile dimostrare l uso non continuativo. Si pensi alle imprese che offrono servizi presso le sedi dei propri clienti e che sottoscrivono contratti di noleggio full service o di leasing al fine di acquisire la disponibilità dei veicoli da assegnare ai propri dipendenti al fine di consentire loro di recarsi presso i clienti medesimi. In presenza di un numero di dipendenti proporzionato al numero di veicoli sarà ben difficile dimostrare che nell arco di un anno non vi sia stato un utilizzo del veicolo per un periodo superiore a 30 giorni. È altrettanto vero, però, che se i dipendenti utilizzano i veicoli aziendali a rotazione sarà ben difficile che si verifichi un utilizzo continuativo del veicolo in capo al medesimo soggetto per più di 30 giorni. Le situazione che invece certamente ricadono nell obbligo di comunicazione sono quelle dove il veicolo viene assegnato al dipendente in forza di specifico contratto o accordo che prevede in molti casi anche l utilizzo del veicolo stesso ai fini personali. In questo caso come si dice carta canta e quindi è certo che l impresa dovrà attivarsi per comunicare il nominativo del dipendente al fine della sua annotazione sulla carta di circolazione. In questo caso il comodante (legale rappresentante dell impresa), su delega del comodatario (dipendente), dovrà presentare specifica istanza (sulla modulistica riportata nella circolare sopra citata) volta all annotazione nell Archivio Nazionale dei Veicoli e sulla carta di circolazione. A fronte di tale istanza viene rilasciata una attestazione di avvenuta annotazione nel citato Archivio Nazionale delle informazioni contenute nella dichiarazione sostitutiva dell atto di notorietà (che, precisa la circolare, non dovrà essere conservata sul veicolo). Sul tema la Circolare n precisa che: nel caso di concessione in comodato di una pluralità di veicoli aziendali (ad esempio, nei casi delle cosiddette flotte aziendali") è possibile presentare un unica istanza cumulativa nel caso in cui i veicoli aziendali siano nella disponibilità del comodante a titolo di leasing o di acquisto con patto di riservato dominio non occorre, per l annotazione, il preventivo assenso del locatore o del venditore; nel caso in cui i veicoli aziendali siano nella disponibilità del comodante ma a titolo di locazione senza conducente (ad esempio, i cosiddetti noleggi full rent ) ricorre la necessità del preventivo assenso scritto del locatore. Tale procedura va applicata anche in caso di variazione delle annotazioni relative al medesimo comodatario, ivi compresa l ipotesi di proroga del comodato, e nel caso in cui il veicolo torni nella piena disponibilità del comodante prima della scadenza del comodato.
5 IMPOSTE INDIRETTE La valutazione automatica non è applicabile al corrispettivo unico di Leonardo Pietrobon In alcune compravendite immobiliari l oggetto del contratto è rappresentato da una pluralità di immobili, per i quali le parti contrattuali stabiliscono un corrispettivo unico ed indistinto. In tale ipotesi, si pone in primo luogo il problema della corretta tassazione ai fini dell imposta di registro e in secondo luogo la possibile applicazione del meccanismo di valutazione automatica da parte dell Amministrazione finanziaria, in applicazione di quanto stabilito dall articolo 52 D.P.R. n.131/86. Con riferimento a tale ultima questione, secondo quanto prevede il co.5-bis dell articolo 52, le disposizioni della c.d. valutazione automatica trovano applicazione per i soli trasferimenti di immobili e relative pertinenze disciplinati dall articolo 1, comma 497 L. n.266/05, come modificato dall articolo 35, comma 21 D.L. n.223/06, ossia per i trasferimenti immobiliari per i quali risulta applicabile il regime agevolato del c.d. prezzo-valore. Sulla base di tali indicazioni, quindi, l istituto della valutazione automatica, ai fini dell imposta di registro, ipotecaria e catastale, non trova applicazione in riferimento ai trasferimenti: a) di terreni, a prescindere dalla destinazione degli stessi; b) di immobili diversi dalle abitazione. Oltre a tali esclusioni di tipo oggettivo, coordinando le citate disposizioni normative con riferimento al co. 5-bis dell articolo 52 D.P.R. n.131/86 con l articolo 1, comma 497 L. n.266/05 la valutazione automatica, seguendo anche le indicazioni di cui alla C.M. n.6/e/07 dell Agenzia delle entrate, non può trovare applicazione nemmeno per i trasferimenti immobiliari aventi ad oggetto abitazioni e/o relative pertinenze se effettuati a favori di soggetti diversi dalle persone fisiche, quali ad esempio le società o le presone che agiscono in regime d impresa, arte o professione. Stabiliti questi concetti è necessario capire se, invece, la valutazione automatica può trovare applicazione nel caso di trasferimento immobiliare avente ad oggetto una pluralità di immobili, abitativi e non, per i quali le parti contrattuali hanno fissato un corrispettivo unitario. Sulla questione, la Corte di Cassazione con l ordinanza n , poi confermata anche dalla sentenza n. 5543, ha stabilito che la valutazione automatica non può essere applicata quando l atto di compravendita ha ad oggetto una pluralità di immobili, per i quali alcuni sono privi di rendita catastale, e nell atto di compravendita il soggetto acquirente ha dichiarato un valore complessivo per tutti.
6 In particolare, la sentenza della Corte di Cassazione n.5543/2013 stabilisce che in tema di imposta di registro, il D.P.R. n.131/86 articolo 52, laddove stabilisce un limite al potere di accertamento dell'ufficio del registro in ordine agli atti concernenti immobili, ha come presupposti applicativi il fatto che il cespite oggetto dell'atto da registrare, sia dotato di rendita catastale ed il fatto che il contribuente abbia indicato il valore attribuito al bene così da permettere il rapporto tra valore c.d. automatico e catastale; ne consegue che detta norma non può trovare applicazione quando, avendo ad oggetto l'atto da registrare più immobili, ad alcuni di essi non sia stata attribuita la rendita catastale e nell'atto il contribuente abbia dichiarato un valore complessivo per tutti i beni". L Agenzia delle entrate, con la R.M. n.149/e/08, nel commentare il meccanismo del prezzo valore di cui all articolo 1, comma 497 L. n.266/05, afferma che lo stesso può trovare applicazione anche relativamente ad una molteplicità di pertinenze, purché ovviamente sia individuabile in modo certo il rapporto di accessorietà del bene pertinenziale rispetto al bene principale, il quale, sulla base delle indicazioni di cui sopra, deve necessariamente essere un bene immobile ad uso abitativo. Tale indicazione dell Agenzia, porta quindi a concludere che nemmeno le cessioni di pertinenze di immobili strumentali possono essere sottoposte alla valutazione automatica, rimangono infatti escluse in applicazione delle disposizioni di cui al comma 5-bis dell articolo 52 D.P.R. n.131/86. Coordinando le indicazioni dell Agenzia delle entrate con le decisioni della Corte di Cassazione, si può affermare che l applicazione della valutazione automatica è ammessa al sussistere di specifici presupposti, riferiti sia alla tipologia di immobile e sia alla natura del soggetto acquirente. In conclusione, quindi, non possono rientrare nel sistema valutativo automatico: - le cessioni di immobili in cui la parte acquirente sia la persona fisica che agisce nell esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali; - le cessioni di immobili in cui la parte acquirente non sia la persona fisica; - le cessioni di terreni; - le cessioni di fabbricati non abitativi (uffici, negozi, opifici, ecc.); - le cessioni di pertinenze relative a fabbricati non abitativi; - le cessioni di immobili che avvengono nell ambito di una cessione di azienda; - i conferimenti di immobili in società. È in ogni caso doveroso ricordare che, ai sensi del già citato articolo 35, comma 21, lett. a) D.L. n.223/06, le parti hanno comunque l obbligo di indicare nell atto il corrispettivo pattuito.
7 BILANCIO Attività e passività in valuta estera di Luigi Scappini Ad agosto, l Oic, nell ambito dell ampio progetto di revisione e modernizzazione dei principi contabili nazionali, ha pubblicato la versione definitiva aggiornata del Principio contabile 26 che analizza la corretta rappresentazione contabile delle attività e delle passività espresse in valuta estera per le società che redigono il bilancio d esercizio secondo le disposizioni del codice civile. Si definisce operazione in valuta estera una qualsiasi transazione, quindi essa può essere un acquisto come una cessione, effettuata da una società che viene espressa in una moneta diversa dall euro. Come precisato all articolo 2325-bis codice civile, attività e passività in valuta devono essere originariamente rilevate al cambio corrente alla data in cui l operazione è compiuta. Tale data deve determinarsi nel rispetto del principio di competenza economica. Al momento dell incasso dei crediti o del pagamento dei debiti in valuta, gli utili o le perdite che nascono dalla conversione al tasso di cambio alla data della movimentazione finanziaria sono imputati al Conto economico dell esercizio e rappresentano componenti di reddito di natura finanziaria. Ai sensi dell articolo 2426, comma 1, n. 8-bis), codice civile, le attività e passività in valuta devono essere convertite al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell esercizio, e gli utili o le perdite prodotti da questa conversione quindi, le differenze rispetto ai controvalori al cambio storico vanno imputati al Conto economico alla voce C.17-bis. Una delle novità della nuova versione del Principio contabile Oic 26 consiste proprio nell analisi specifica della disciplina della valutazione al cambio di fine esercizio dei crediti e debiti in valuta. L articolo 2426, n. 8-bis), codice civile, in particolare, prescrive che l eventuale utile netto che deriva dalla conversione delle attività e passività in valuta al tasso di cambio a pronti di fine esercizio deve essere accantonato in una distinta riserva non distribuibile fino al momento del suo realizzo. Attenzione, come chiarito nel Documento Oic n. 1 la riserva non è distribuibile, ma è disponibile per la copertura di perdite o per l aumento gratuito del capitale sociale. L obbligo di creazione della riserva si determina solamente quando gli utili da adeguamento cambi superano l importo delle perdite. È di tutta evidenza come la ratio ispiratrice sia quella di evitare che siano distribuiti utili che nella realtà non sono ancora realizzati.
8 Si assiste, in altri termini, a una gestione nettista delle differenze cambio di fine esercizio. La riserva si origina in sede di approvazione del bilancio dell esercizio in cui si è registrato l utile netto da adeguamento cambi. L Oic n. 26 individua le seguenti regole da seguire in sede di formazione della riserva: a. il bilancio deve evidenziare un utile d esercizio; in caso di perdita, infatti, l utile netto da adeguamento cambi non sarebbe soggetto al rischio di indebita distribuzione ai soci per cui non ricorrerebbe l obbligo di formare la riserva; b. se l utile netto d esercizio è minore dell importo dell utile da adeguamento cambi, al netto quest ultimo delle eventuali perdite da adeguamento, la destinazione a riserva non distribuibile deve essere eseguita fino a capienza, salva la preventiva quota di utile netto destinata alla formazione obbligatoria della riserva legale e c. la riserva è soggetta a controllo negli esercizi successivi. Nel caso in cui l utile netto da adeguamento cambi rilevato nell esercizio seguente è inferiore, per la differenza la corrispondente quota di riserva è riclassificata a riserva distribuibile. Se la differenza netta di conversione delle poste in valuta nell esercizio seguente fosse pari a zero o negativa, pertanto, l intera riserva sarebbe liberata e si renderebbe distribuibile. Se infine nel bilancio dell esercizio seguente l utile da conversione fosse aumentato, la corrispondente quota dell utile netto di bilancio di detto esercizio dovrebbe essere portata ad incremento della riserva costituita ex articolo 2426, comma 1, n. 8-bis, codice civile e quindi resa non distribuibile. In Nota integrativa dovrà essere indicato l ammontare degli utili e delle perdite non realizzate su cambi dando la loro articolazione per valuta di riferimento, qualora questa informazione risulta utile per una migliore informativa sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società. A chiusura, si evidenzia come l Appendice D del Principio Oic 26 riporta alcuni utili esempi numerici.
9 IVA L operazione di permuta ai fini Iva di Federica Furlani In un periodo di difficoltà finanziarie come quello attuale, sempre più spesso si fa ricorso alla permuta, soprattutto nell ambito immobiliare. E allora importante inquadrare la fattispecie sia dal punto di vista delle implicazioni civilistiche che di quelle fiscali. La permuta è il contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose o di altri diritti da un contraente ad un altro: si configura come un contratto consensuale ad efficacia reale o obbligatoria (art e ss. cod.civ.). Ai fini dell imposta sul valore aggiunto la permuta va considerata non come un unica operazione, ma come più operazioni che si presentano autonomamente ai fini della tassazione: la particolarità è che il corrispettivo non è rappresentato da denaro, ma da un altra cessione di beni o prestazione di servizi. L autonoma delle operazioni si ripercuote sia sui presupposti di applicazione dell imposta, di determinazione della base imponibile e di aliquota applicabile, che per quanto concerne l'impossibilità di compensare i corrispettivi relativi a scambi di prestazioni o di beni, ovvero di prestazioni a fronte di cessione di beni o viceversa. In tal senso, l'articolo 11 del D.p.r 633/72 stabilisce che in caso di cessione di beni, ovvero prestazioni di servizi, a fronte di cessione di altri beni, il corrispettivo di ogni singola cessione è tassato autonomamente; di conseguenza, se l'operazione è messa in campo da soggetti passivi nell esercizio di impresa, arte o professione, le due cessioni saranno imponibili ed entrambi eserciteranno la detrazione. Viceversa, per la permuta tra un soggetto passivo e un privato, l'imponibilità sarà prevista solo per la cessione del soggetto passivo. Per quanto concerne la base imponibile l art. 13, co. 2, lett. d), del D.p.r 633/72 la individua nel valore normale dei beni e dei servizi che formano oggetto di ciascuna di esse. Rispetto al momento impositivo si può distinguere tra operazioni che avvengono contestualmente, nel qual caso entrambe le fatture saranno emesse nel giorno di effettuazione delle stesse, ed operazioni permutative che avvengono in momenti differenti. In quest ultimo caso si devono seguite le regole previste dall art. 6 del D.p.r. 633/72 in merito all individuazione del momento della cessione del bene o del servizio, che si realizza: nel caso di beni mobili al momento della consegna o spedizione; nel caso di beni immobili all atto della stipula del rogito notarile; nel caso di prestazione di servizi al momento del pagamento del corrispettivo. Va tuttavia sottolineato, in particolar modo nell ipotesi trattata, che, se anteriormente al verificarsi degli eventi sopra indicati, venga emessa fattura o pagato, anche parzialmente, il
10 corrispettivo, l operazione si considera effettuata e l imposta diviene esigibile per l importo pagato o fatturato. I casi che si possono presentare sono quindi i seguenti: a) cessione di beni a fronte di cessione di altri beni. In caso di consegna non contemporanea, la prima cessione rappresenterà il momento di esigibilità dell'imposta con obbligo di fatturazione di entrambe le operazioni; b) cessione di beni a fronte di prestazione di servizi e viceversa. Poiché per le prestazioni di servizio l'imposta è esigibile all'atto del pagamento, la cessione di beni deve considerarsi come tale e, pertanto, all'atto di questa si realizzerà l'esigibilità; mentre, nel caso in cui la prestazione di servizi precedesse la cessione (consegna) dei beni, costituendone il pagamento, l'esigibilità sarà anticipata a norma del comma 4 dell'articolo 6; c) prestazioni di servizi a fronte di altre prestazioni. La prestazione che si svolgerà per prima rappresenterà il pagamento e determinerà il momento di esigibilità dell imposta. Esempio molto diffuso di permuta si verifica, come detto, nel settore immobiliare dove viene spesso realizzata la cessione di un area fabbricabile in cambio di un immobile da costruire. La risoluzione /1989 ha analizzato il caso della cessione di un area edificabile (bene presente) da parte di un privato, che non possedeva i mezzi finanziari necessari a realizzare un edificio, a un soggetto (costruttore), in cambio di una o più unità immobiliari (bene futuro), che l acquirente-costruttore si impegnava a realizzare sul suolo. Si tratta quindi di una permuta in cui le due operazioni, cessione area edificabile e cessione dell immobile, sono da assoggettare autonomamente alle relative imposte: rispettivamente imposta di registro (trattandosi di cessione da privato) ed Iva (trattandosi di cessione da soggetto passivo). Ma qual è il momento di esigibilità dell imposta? Secondo lo schema sopra riportato, l imprenditore dovrà emettere la fattura di cessione dell immobile, peraltro solo promesso e ancora da costruire, al momento dell atto notarile di cessione del terreno, che ne costituisce il corrispettivo.
11 ACCERTAMENTO Costi per carburanti ed accertamenti fiscali di Niccolò Di Bella Ad un anno dalla pubblicazione dell interessante articolo di Luca Caramaschi sull inserimento delle schede carburanti nello spesometro, torniamo nuovamente sull argomento dei costi per carburanti al fine di soffermarci sui suoi difficili rapporti con il Fisco. E non potrebbe essere diversamente, dato che i predetti costi sono presenti come componenti negativi di reddito nella stragrande maggioranza di titolari di redditi d impresa o di lavoro autonomo, e che il Legislatore ha posto una serie di adempimenti ai fini della corretta contabilizzazione di un documento che, ai sensi del d.p.r. n.444/97, sostituisce la classica fattura: la scheda carburante. Quest ultima infatti deve contenere tutta una serie di informazioni, le cui assenze divengono puntualmente oggetto di contestazione da parte dell Agenzia delle Entrate in sede di verifica, con conseguente ripresa a tassazione dell imposta sui redditi sul costo dedotto e dell IVA detratta. Come comportarsi in sede di difesa innanzi a tali pretese? Prima di tutto è necessario poter dimostrare il nesso tra la spesa sostenuta e la sfera aziendale, richiamando il principio di inerenza trasposto nell art.109, co.5 del Tuir (e specularmente all art. 19 del d.p.r. n.633/1972 in materia di IVA), ed evidenziando come il carburante sia stato utilizzato per rifornire automezzi ed autoveicoli aziendali; a tal proposito tornerà sicuramente utile produrre copia del libro cespiti, fatture d acquisto, contratti di leasing, ecc Venendo poi alle informazioni che devono obbligatoriamente essere contenute nelle schede carburante (ai sensi degli artt.2, 3 e 4 del d.p.r. 444/97), analizzando gli orientamenti di merito si può notare una certa apertura da parte dei Giudici in favore del contribuente; ne sono un esempio le sentenze della CTR Basilicata n.84 del o la CTR Toscana n.53 del , nelle quali viene ammessa la deducibilità del costo (e la detraibilità ai fini iva) anche qualora siano assenti talune delle suddette informazioni, purché sia dimostrabile la connessione tra i rifornimenti annotati ed i mezzi aziendali. Diversamente, venendo alla Suprema Corte, la maggior parte degli orientamenti da essa espressi sono sempre più tesi a considerare come necessarie, ai fini della deducibilità del costo, la totalità delle informazioni da inserire nelle schede carburanti; tuttavia una sentenza dal tenore simile a quelli dei giudici d appello è la Cass. n del , la quale ha il pregio di evidenziare come, rispetto a tutta la mole di dati che andrebbero inseriti nelle schede carburante, quelli che consentono di verificarne l inerenza con l attività d impresa (e che pertanto consentono di considerare tali costi ai fini reddituali) sono senza dubbio gli estremi di individuazione del veicolo, tra i quali vi rientrano il numero di targa o il numero di
12 matricola/telaio (ad esempio, per i mezzi di trasporto ad uso interno, i quali non sono destinati alla circolazione stradale). Se però siete poco avvezzi alla precisione o se dimenticate spesso di annotare tutte le informazioni necessarie nelle predette schede, vi suggeriamo di considerare l idea di evitare tale incombenza sfruttando il comma 3-bis dell art. 1, d.p.r. n.444/97, inserito dal d.l. n.70 del 2011, ai sensi del quale i soggetti passivi iva che effettuano acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di credito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti alle comunicazione all Anagrafe Tributaria ai sensi dell art. 7, co.6, d.p.r. n.605 del 1973 (e purché residente nello Stato o aventi stabile organizzazione in Italia), sono esonerati dalla tenuta delle schede contabili. Non avrete l abitacolo pieno di penne che puntualmente non funzionano e di fogli svolazzanti, ma soprattutto eviterete di litigare con il Fisco
13 BACHECA Una PA anacronistica ai tempi di internet ed il sogno di un commercialista: l efficienza! di Giuseppe Motta Quando 10 anni fa iniziai a muovere i primi passi nella nostra professione, quello che succedeva nei giorni di scadenza di invio telematico delle dichiarazioni sembrava qualcosa di surreale: i più fortunati, attrezzati di linea ISDN (ovviamente totalmente a proprie spese), stavamo in studio fino a mezzanotte in attesa del fatidico collegamento con il sito dell'agenzia delle entrate incrociando le dita e sperando che l'invio riuscisse. Soltanto l'indomani, dopo un intero giorno e buona parte della notte con collegamenti a singhiozzo, alcuni secondi di funzionamento e intere ore di stop a causa di tale blocco informatico, si veniva a sapere che effettivamente non ci sarebbero state sanzioni per chi non fosse riuscito negli invii. Non credo che esista un altro lavoro al mondo dove possa essere considerato normale lavorare di notte gratis semplicemente perché la PA non è in grado di offrire un servizio efficiente e, peggio ancora, senza che mai la PA abbia reso conto a nessuno dei propri errori. Da allora ad oggi Internet, usato con le opportune cautele, ha cambiato in meglio il modo di vivere di tutti noi. La PA italiana, invece, è rimasta un caso da studio: è riuscita a traslare con una perfezione quasi maniacale tutti i difetti degli uffici fisicamente esistenti nel mondo reale in quello 'virtuale'. Cito per primo, ma in realtà per come ci hanno abituato questo è l'ultimo dei problemi, il caso di quando si dovevano fare file di ore per depositare semplicemente un'istanza: oggi quasi tutti gli uffici consentono tramite i loro siti istituzionali di comunicare telematicamente quasi tutto. Bene, vi è mai capitato, facendo affidamento sul funzionamento del sito 24 ore su 24, di lasciare per ultima una cosa magari banale ma anch'essa con una scadenza a pena di sanzioni e scoprire poi nel tardo pomeriggio che il sito di quell'ente non funziona? Immagino di sì. La cosa non viene quasi mai segnalata nei log ufficiali dei malfunzionamenti del sito perché magari dopo un po' riprende a funzionare, ma nel frattempo all'ignaro consulente è toccato verificare se invece non ci fosse un problema nei propri computer (e non tutti siamo esperti informatici). E questo accade così di frequente che ormai ci siamo abituati in automatico a non organizzare più le cose in termini di efficienza di studio ma di farle immediatamente quando si rende necessario farle, onde evitare che il sito malfunzionante di turno ci rovini la giornata. Una cosa apparentemente banale quindi, ha un effetto devastante dal punto di vista organizzativo: il beneficio di poter gestire con più efficienza la propria attività viene quasi vanificato (rimane il vantaggio di non dover prendere la macchina e andare fisicamente ad effettuare il protocollo) dalla inefficienza nella gestione tecnica di questa moltitudine di siti istituzionali.
14 Dicevo che questo, pur essendo un problema molto serio, in realtà è solo l'ultimo: ed infatti, a ben vedere, la nostra PA ha in realtà perso il treno della rivoluzione di internet in quanto ha perso completamente di vista l'occasione di semplificare la vita delle persone. Ovviamente la colpa non è solo dei burocrati ma chiaramente anche della politica, che con il suo modo di legiferare finalizzato solo al principio di cassa, ha fatto si che ognuno continuasse a pensare per sé senza minimamente provare a guardare un minimo oltre. Sarebbe bellissimo immaginare di poter utilizzare gli strumenti della PA con la stessa facilità e immediatezza con cui qualsiasi ragazzino oggi utilizza un tablet: ma, si sa, la PA è una cosa seria e quindi non può essere facile! Eppure non riesco a smettere di pensare che potrebbe davvero esserlo. Per cui anziché continuare con un elenco infinito di cose che non funzionano (vi dice qualcosa il fatto di dover prestare addirittura attenzione che sul vostro computer non sia istallata una versione troppo recente di Java per utilizzare ComUnica?!) mi piacerebbe raccontarvi un sogno: come vorrei che la PA fosse. Preliminarmente bisognerebbe imporre uno stop assoluto all'attività legislativa in materia fiscale, previdenziale e assistenziale di almeno 10 anni. Tanto fino ad ora ci hanno dimostrato che sono capaci solo di peggiorare le cose quindi meglio lasciare il mondo com'è e cominciare a preoccuparci di renderlo vivibile. Una volta imposto lo stop legislativo, basta con le decine di siti istituzionali malfunzionanti: per comunicare con la PA ci deve essere un unico sito costantemente funzionante a cui si accede con un'unica User Name e password per consultare i dati e con un token, come in banca, per effettuare le variazioni. Un'unica grafica, un'unica modalità di gestione dei menù caratterizzati da un'estrema chiarezza espositiva (e non accozzati l'uno all'altro senza alcun nesso logico) con menù di help contestuali. Stop al download di qualsiasi software di controllo: il controllo deve avvenire on-line, in modo da lasciare libero il cittadino di scegliere quale accidenti di computer vuole per lavorare e non essere più obbligato ad usarne di un solo un tipo. Stop alla ridondanza di dati: prima di consentire a qualsiasi PA di chiedere dati a un cittadino, bisogna essere sicuri che quel dato non sia già stato comunicato o i possesso di altro ufficio o che non sia ricavabile semplicemente aggregando più tipologie di dati già in possesso di più uffici. Stop, per favore, al proliferare di agevolazioni di ogni tipo! Si finisce per agevolare solo chi i soldi già li ha! Stop all'uso strumentale dei termini prescrizionali per 'lucrare' sulle maggiori sanzioni: se una irregolarità è accertabile in automatico dal sistema deve essere contestata entro 6 mesi da quando è stata trasmessa la relativa dichiarazione. Per un sistema informativo serio e che funzioni 6 mesi sono un eternità. I termini prescrizionali normali restano quando è richiesto l'intervento umano.
15 Utilizzo distorto della PEC La posta elettronica certificata poteva anch'essa rappresentare un punto di sviluppo e invece se n'è iniziato a fare subito un uso distorto: premesso che anche con la PEC ogni ufficio sta procedendo a modo suo e pur essendovi un elenco ufficiale degli indirizzi PEC di imprese e professionisti non si capisce per quale motivo dobbiamo continuare a comunicarla noi professionisti (ad esempio adempimento anti riciclaggio richiesto dall'agenzia delle entrate entro il 31/10/2014), sembra che l'unico obiettivo sia quello di poter finalmente 'incastrare' il contribuente. Ma le PEC non sono esattamente come gli indirizzi fisici. Innanzitutto hanno un costo e devono periodicamente essere rinnovate (altre scadenze) e secondariamente non sono per sempre: i provider (privati) hanno l'obbligo di mantenere sui loro server le PEC per 30 mesi. Sembrerebbe un lungo periodo e invece non lo è se è vero come è vero che ad esempio per un'udienza di primo grado in commissione tributaria a Palermo ci possono volere 14 anni e a Roma addirittura 18! (Cfr Massimo Conigliaro Euroconference News del ). E quindi tutte le notifiche fatte a mezzo PEC che fine faranno? Perché invece non offrire a tutti una connessione internet gratuita per accedere alla proprio spazio on-line di cittadino o di consulente e creare una banalissima App che ti invia le notifiche quando c'è posta per te? Ormai il cellulare è un qualcosa che hanno tutti: vedo gente ovunque, di tutte le età e di tutti i ceti sociali, che in maniera forsennata scorre le 'notizie' su Facebook pur non capendo assolutamente nulla di informatica. Si potrebbe creare un'app semplicissima, chiamarla FacePA, e farla scaricare gratuitamente a tutti: in 2 settimane l'italia diventerebbe il primo paese al mondo per informatizzazione. Perché non dare la possibilità alle persone corrette di avere un rapporto civile con la PA prima di arrivare alle maniere forti delle PEC e di Equitalia? In fondo pagano le tasse soprattutto loro, le persone corrette: avranno pur diritto ad essere servite adeguatamente. Chiaramente i più scettici diranno: belle tutte queste cose, ma c'è la crisi e dove li troviamo i soldi per farle? Mi piacerebbe vederne qualcuno in faccia di questi scettici. Gli direi due cose: la prima è se abbia la più pallida idea di quanto costi mantenere il livello di inefficienza attuale e la seconda è se abbia la più pallida idea che persino paesi come la Romania ci hanno ormai scavalcato in termini di infrastrutture informatiche. E i romeni dove li hanno trovati i soldi? A noi basterebbe pochissimo: rinunciamo agli F35 e salviamo il nostro Paese. È incredibile che una quantità enorme di persone intelligenti sia ostaggio di un manipolo di soggetti che occupando le posizioni di rilievo hanno imposto la legge della corruzione. Noi abbiamo tutto: abbiamo i cervelli, le capacità e i soldi, eppure siamo troppo accondiscendenti e buoni. Spesso preferiamo andare via anziché lottare. Questo hanno capito i nostri politici e burocrati: che vi è ormai così tanta ricchezza che si può sopravvivere in qualche modo delle sole briciole di ciò che eppure contribuiamo tutti a creare. E mettendo un po' di anestetico al momento giusto con televisione, stampa e ogni altra forma di comunicazione, si può sopire quasi tutto. Ma quanto male si può volere a questo Paese per
16 continuare a farlo affogare? E allora svegliamoci tutti e mi rivolgo soprattutto a quei ragazzi e a quelle ragazze che per guadagnarsi da vivere non vanno alla ruota della fortuna ma si portano avanti con il duro lavoro. Bisogna trovare la forza di alzare la testa e dedicare un po' di tempo a cambiare le cose perché altrimenti finirà sempre che le postazioni chiave saranno occupate da coloro che non essendo capaci di fare nulla di buono hanno tutto il tempo per ordire trame e affossare ogni cambiamento. Dobbiamo porre alla base del cambiamento non l'illusione di essere ricoperti d'oro, ma di essere motivati a fare qualcosa di buono che ci renda orgogliosi di appartenere all'italia. La giusta ricompensa non tarderà ad arrivare.

References: articolo 94
 art.94
 articolo 52
 articolo 52
 articolo 1
 articolo 35
 articolo 52
 articolo 1
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 52
 articolo 1
 articolo 52
 articolo 35
 articolo 2325
 articolo 2426
 articolo 2426
 articolo 2426
 art. 13
 art. 6
 art.109
 art. 19
 sentenza 
 Cass. 
 art. 1
 art. 7