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Timestamp: 2020-05-28 23:02:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3315 del 05/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3315 del 05/02/2019
Cassazione civile sez. lav., 05/02/2019, (ud. 28/11/2018, dep. 05/02/2019), n.3315
sul ricorso 18388-2013 proposto da:
I.C., PROVINCIA TEMPIO OLBIA;
avverso la sentenza n. 115/2013 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI
272/2012.
1. la Corte di Appello di Cagliari, in parziale accoglimento dell’appello proposto da I.C. nei confronti della sentenza del Tribunale di Tempio Pausania e in parziale riforma di quest’ultima, ha condannato in solido la Provincia di Olbia-Tempio e la Provincia di Sassari al versamento dei contributi previdenziali “da determinarsi sulle somme corrisposte in favore dell’appellante”;
2. la Corte territoriale, per quanto oggi rileva, ha ritenuto che l’attività lavorativa svolta dalla appellante presso il Centro dell’impiego di (OMISSIS), prima della Provincia di (OMISSIS), poi della neo istituita Provincia di (OMISSIS), attività qualificata dalla P.A. in termini di lavoro a progetto, si era atteggiata nel concreto secondo lo schema della subordinazione; ha rilevato che dalla istruttoria era emerso che la appellante aveva osservato i medesimi orari di lavoro imposti agli altri lavoratori del Centro, anche quanto al previsto rientro pomeridiano, era stata assoggettata al potere organizzativo del collega anziano “che rappresentava il datore di lavoro ed era organicamente inserito nell’organizzazione aziendale”;
4. la Corte territoriale, rilevato che la lavoratrice, in sede di gravame, aveva rinunciato alla domanda volta all’ accertamento della conversione dei rapporti di lavoro a progetto in un unico rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e richiamato l’art. 2126 c.c., ha accolto la domanda volta alla condanna degli Enti al versamento dei contributi previdenziali nella misura corrispondente ai compensi erogati, sul rilievo che i contributi sono dovuti in ragione dell’accertato svolgimento dell’attività di lavoro subordinato e che mancavano allegazioni idonee a ricostruire l’entità delle retribuzioni rivendicate come spettanti;
5. avverso questa sentenza la Provincia di Sassari ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi; G.M.R. e la Provincia di Tempio-Olbia sono rimaste intimate;
6. Con il primo ed il secondo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione ed errata applicazione “delle norme di diritto” e dell’art. 116 c.p.c., comma 1 e/o dell’art. 132 c.p.c., e, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1 n. 4, nullità della sentenza;
7. la ricorrente imputa alla Corte territoriale di non avere tenuto conto della particolare disciplina del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e di avere errato nell’applicare al rapporto dedotto in giudizio l’art. 2222 c.c., l’art. 409 c.p.c., n. 3, il D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 7, comma 6 i contratti collettivi, la normativa relativa alla contabilità e alla stipula dei contratti e nel D.P.R. n. 917 del 1986, art. 47, lett. c-bis; sostiene che gli elementi indiziari valorizzati dalla Corte territoriale non sono sufficienti a sussumere il rapporto di lavoro dedotto in giudizio entro lo schema della subordinazione, perchè ha rilievo l’elemento dell’assoggettamento del prestatore di lavoro al potere direttivo organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elementi questi che la Corte territoriale avrebbe trascurato di considerare; la ricorrente assume che tali censure dovrebbero essere apprezzate anche sotto il profilo della violazione degli artt. 116 e 132 c.p.c. e assume che la motivazione è inidonea a sorreggere il “decisum”;
8. Con il terzo e il quarto motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 101 c.p.c., comma 2, artt. 112 e 115 c.p.c. e, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nullità della sentenza; sostiene che la sentenza è contraddittoria nella parte in cui, a fronte della accertata infondatezza della domanda volta alla condanna al pagamento delle differenze retributive, la Corte territoriale ha, nondimeno, condannato essa ricorrente al versamento dei contributi previdenziali; imputa alla Corte territoriale di avere sopperito alle lacunose allegazioni della lavoratrice e di avere violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato nella parte in cui ha pronunciato la condanna al versamento dei contributi previdenziali da determinarsi sulle somme corrisposte all’appellante; deduce che i vizi denunciati integrano anche il vizio di nullità della sentenza; asserisce che la Corte territoriale avrebbe dovuto tenere conto che nel caso di collaborazione coordinata è sempre presente e connaturata una forma di contribuzione da parte del committente, nella specie pacificamente versata;
9. sono infondate le censure (primo motivo) che, addebitando alla sentenza la violazione delle disposizioni nell’art. 2222 c.c. e sgg, l’art. 409 c.p.c., n. 3, il D.Lgs. n. 165 del 2001, il D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 110, comma 6 e le disposizioni contenute nella contrattazione collettiva e quelle relative alla contabilità ed alla stipulazione dei contratti e il D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 47, lett. c-bis deducono in sostanza l’erronea sussunzione entro lo schema della subordinazione della prestazione dedotta in giudizio e definita nel contratto come collaborazione autonoma;
12. ai principi di diritto innanzi richiamati, condivisi dal Collegio, si è correttamente attenuta la Corte territoriale la quale, oltre a valorizzare l’assenza dei presupposti richiesti dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 7 (professionalità e competenze non esistenti in organico, cfr. punto 3 di questa sentenza), ha affermato la natura subordinata del rapporto dopo avere esaminato le modalità di svolgimento dello stesso e avere escluso qualsiasi margine di autonomia del prestatore;
15. l’art. 116 c.p.c. (la cui violazione è dedotta nel primo motivo) lascia il giudice del merito libero di scegliere le risultanze istruttorie ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti in discussione, e di dare liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla (ex plurimis Cass. SS.UU. 5802/1998 e 24148/2013; Cass. 1892/2002, 15355/2004, 1014/2006, 18119/2008);
22. la Corte territoriale ha, in maniera altrettanto chiara e lineare, spiegato che l’obbligo di versamento della contribuzione previdenziale ed assistenziale discende dall’art. 2126 c.c. in conseguenza dell’avvenuto svolgimento alle dipendenze della PA di un rapporto di lavoro che si era connotato di fatto in termini di subordinazione e non di autonomia;
28. va osservato che la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione dei principi ripetutamente affermati da questa Corte con riguardo all’art. 2126 c.c. e alle ipotesi di nullità di rapporto di lavoro costituito in violazione delle disposizioni che regolano le assunzioni alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni (Cass. SSUU 8519/2012, 26829/2009; Cass. 22669/2016, 22485/2016, 24120/2016, 7680/2014, 1639/2012, 12749/2008, 18276/2006,20009/2005, 10376/2001);
29. sono inammissibili le deduzioni (secondo motivo) correlate all’asserito adempimento dell’obbligo di versamento della contribuzione, trattandosi di questione nuova – involgente anche nuovi accertamenti di fatto – sulla quale manca in ricorso qualsiasi indicazione specifica in ordine all’avvenuta deduzione davanti ai giudici di merito (Cass. 167/2017, 22934/2016, 23045/2015,5070/2009, 20518/2008, 4391/2007, 25546/2006, 14599/2005);
32. ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 47
 sentenza 
 sentenza 
 art. 110
 art. 47
 art. 7
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 13