Source: http://www.diritto-penale.it/appello-penale.htm
Timestamp: 2018-07-21 20:58:51+00:00

Document:
Dal 12/06/09 6978743
i termini dell'appello penale
le forme di presentazione dell'appello penale
(1) Casi di appello.
1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna [533 s.].
2. L'imputato e il pubblico ministero possono appellare contro le sentenze di proscioglimento [529-531] nelle ipotesi di cui all'articolo 603, comma 2, se la nuova prova è decisiva. Qualora il giudice, in via preliminare, non disponga la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale dichiara con ordinanza l'inammissibilità dell'appello. Entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento le parti possono proporre ricorso per cassazione anche contro la sentenza di primo grado.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1 l. 20 febbraio 2006, n. 46. Successivamente la Corte cost., con sentenza 6 febbraio 2007, n. 26, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell'art. 1 l. n. 46, cit., «nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 del codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi previste dall'art. 603, comma 2, del medesimo codice, se la nuova prova è decisiva». Il testo dell'articolo, come modificato dapprima dall'art. 18 l. 24 novembre 1999, n. 468 e successivamente dall'art. 13 l. 26 marzo 2001, n. 128, era il seguente: «1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, 448 comma 2, 469, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna o di proscioglimento. - 2. L'imputato non può appellare contro la sentenza di proscioglimento perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. - 3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda e le sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda o con pena alternativa».
Per la disciplina transitoria v. l'art. 10 l. n. 46, cit., che così dispone: «1. La presente legge si applica ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della medesima. - 2. L'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dall'imputato o dal pubblico ministero prima della data di entrata in vigore della presente legge viene dichiarato inammissibile con ordinanza non impugnabile. - 3. Entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento di inammissibilità di cui al comma 2 può essere proposto ricorso per cassazione contro le sentenze di primo grado. - 4. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche nel caso in cui sia annullata, su punti diversi dalla pena o dalla misura di sicurezza, una sentenza di condanna di una corte di assise di appello o di una corte di appello che abbia riformato una sentenza di assoluzione. - 5. Nei limiti delle modificazioni apportate dall'articolo 8 della presente legge possono essere presentati i motivi di cui all'articolo 585, comma 4, del codice di procedura penale entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge». La medesima sentenza n. 26 del 2007 della Corte cost., ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del citato art. 10, comma 2, l. n. 46, cit. «nella parte in cui prevede che l'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dal pubblico ministero prima della data di entrata in vigore della medesima legge è dichiarato inammissibile». Successivamente Corte cost., con sentenza 20 luglio 2007, n. 320, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del medesimo art. 10 comma 2 l. n. 46, cit., «nella parte in cui prevede che l'appello proposto dal pubblico ministero, prima dell'entrata in vigore della medesima legge, contro una sentenza di proscioglimento emessa a seguito di giudizio abbreviato, è dichiarato inammissibile».
3. L'appello incidentale del pubblico ministero [166 att.] produce gli effetti previsti dall'articolo 597, comma 2; esso tuttavia non ha effetti nei confronti del coimputato non appellante che non ha partecipato al giudizio di appello. Si osservano le disposizioni previste dall'articolo 587.
4. L'appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità [591] dell'appello principale o di rinuncia [589] allo stesso.
1. Sull'appello proposto contro le sentenze pronunciate dal tribunale decide la corte di appello (1).
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 428, sull'appello contro le sentenze pronunciate dal giudice per le indagini preliminari, decidono, rispettivamente, la corte di appello e la corte di assise di appello, a seconda che si tratti di reato di competenza del tribunale o della corte di assise (2) (3).
(1) Comma così sostituito dall'art. 202lett. a)d.lgs.. 19 febbraio 1998, n. 51, con effetto dalla data indicata sub art. 6.
(2) Comma modificato dall'art. 202lett.b) d.lgs.. n. 51, cit., con effetto dalla data indicata sub art. 6.
(3) Per il procedimento davanti al giudice di pace, v. art. 39 d.lgs.. 28 agosto 2000, n. 274.
ARTICOLO 597
Cognizione del giudice di appello.
1. L'appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione del procedimento limitatamente ai punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti [581, 5854].
a) se l'appello riguarda una sentenza di condanna [533 s.], il giudice può, entro i limiti della competenza del giudice di primo grado, dare al fatto una definizione giuridica più grave, mutare la specie [17 s. c.p.] o aumentare la quantità [132 s. c.p.] della pena, revocare benefici, applicare, quando occorre, misure di sicurezza [199 s. c.p.] e adottare ogni altro provvedimento imposto o consentito dalla legge;
b) se l'appello riguarda una sentenza di proscioglimento [529-531], il giudice può pronunciare condanna ed emettere i provvedimenti indicati nella lettera a) ovvero prosciogliere per una causa diversa da quella enunciata nella sentenza appellata;
c) se conferma la sentenza di primo grado, il giudice può applicare, modificare o escludere, nei casi determinati dalla legge, le pene accessorie [19 c.p.] e le misure di sicurezza [199 s. c.p.].
3. Quando appellante è il solo imputato, il giudice non può irrogare una pena più grave per specie [17 s. c.p.] o quantità [132 s. c.p.], applicare una misura di sicurezza [199 s. c.p.] nuova o più grave, prosciogliere l'imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza appellata né revocare benefici, salva la facoltà, entro i limiti indicati nel comma 1, di dare al fatto una definizione giuridica più grave, purché non venga superata la competenza del giudice di primo grado [521].
4. In ogni caso, se è accolto l'appello dell'imputato relativo a circostanze [59 s. c.p.] o a reati concorrenti [72 s. c.p.], anche se unificati per la continuazione [812 c.p.], la pena complessiva irrogata è corrispondentemente diminuita [245 2p trans.].
5. Con la sentenza possono essere applicate anche di ufficio la sospensione condizionale della pena [163 c.p.], la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale [175 c.p.] e una o più circostanze attenuanti [62, 62-bis c.p.]; può essere altresì effettuato, quando occorre, il giudizio di comparazione a norma dell'articolo 69 del codice penale [245 2p trans.].
Estensione delle norme sul giudizio di primo grado al giudizio di appello.
1. In grado di appello si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni relative al giudizio di primo grado [465 s.; 168 att.], salvo quanto previsto dagli articoli seguenti.
Decisioni in camera di consiglio.
1. Quando l'appello ha esclusivamente per oggetto la specie [17 s. c.p.] o la misura della pena [132 s. c.p.], anche con riferimento al giudizio di comparazione fra circostanze [69 c.p.], o l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche [62-bis c.p.], di sanzioni sostitutive, della sospensione condizionale della pena [163 c.p.] o della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale [175 c.p.], la corte provvede in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127 [4282, 4434; 273 min.; 24q trans.] (1).
2. L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato che ha manifestato la volontà di comparire [1274, 420-ter].
3. Nel caso di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, il giudice assume le prove in camera di consiglio, a norma dell'articolo 603, con la necessaria partecipazione del pubblico ministero e dei difensori. Se questi non sono presenti quando è disposta la rinnovazione, il giudice fissa una nuova udienza e dispone che copia del provvedimento sia comunicata [153] al pubblico ministero e notificata ai difensori (2).
(1) Per le sanzioni sostitutive, v. artt. 53 s. l. 24 novembre 1981, n. 689. La Corte cost., con ordinanza 12 ottobre 1990, n. 449, ha dichiarato la manifesta infondatezza di una questione di costituzionalità riguardante gli artt. 4434, 599 e 1278 c.p.p., sollevata sull'erroneo presupposto interpretativo secondo il quale la decisione in camera di consiglio adottata dal giudice di appello in caso di gravame avverso una sentenza pronunciata a seguito di giudizio abbreviato debba assumere la forma dell'ordinanza. Al riguardo la Corte ha rilevato che la regola generale posta dall'art. 6051 impone che la decisione in camera di consiglio prevista dall'art. 599 sia assunta con sentenza, salvi i casi espressamente indicati da tale articolo.
(2) Sull'applicabilità dell'art. 603 nel giudizio abbreviato d'appello, v. Corte cost. 19 dicembre 1991, n. 470 sub art. 443.
(3) Comma introdotto dall'art. 1 l. 19 gennaio 1999, n. 14. La l. n. 14 del 1999 ha «ripristinato» la norma vigente anteriormente alla sentenza della Corte cost. 10 ottobre 1990, n. 435, con la quale la Corte aveva dichiarato l'illegittimità, per eccesso di delega, dell'art. 5994 e 5, e dell'art. 602, nella parte in cui consentivano «la definizione del procedimento nei modi ivi previsti anche al di fuori dei casi elencati nel comma 1 dello stesso art. 599» e successivamente abrogato dall'art. 2 d.l.23 maggio 2008, n. 92, conv., con modif., dalla legge 24 luglio 2008, n. 125. Il testo precedente l'ultima modifica recitava: «4. La corte, anche al di fuori dei casi di cui al comma 1, provvede in camera di consiglio altresì quando le parti, nelle forme previste dall'articolo 589, ne fanno richiesta dichiarando di concordare sull'accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di appello, con rinuncia agli altri eventuali motivi. Se i motivi dei quali viene chiesto l'accoglimento comportano una nuova determinazione della pena, il pubblico ministero, l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria indicano al giudice anche la pena sulla quale sono d'accordo.». V. l'art. 3 della stessa legge.
(4) Comma introdotto dalla l. 19 gennaio 1999, n. 14, la quale ha «ripristinato» la norma vigente anteriormente alla sentenza della Corte cost. n. 435 del 1990 citata nella nota precedente e successivamente abrogato dall'art. 2 d.l.23 maggio 2008, n. 92, conv., con modif., dalla legge 24 luglio 2008, n. 125. Il testo precedente l'ultima modifica recitava: «5. Il giudice, se ritiene di non potere accogliere, allo stato, la richiesta, ordina la citazione a comparire al dibattimento. In questo caso la richiesta e la rinuncia perdono effetto, ma possono essere riproposte nel dibattimento.».
1. Se il giudice di primo grado ha omesso di pronunciare sulla richiesta di provvisoria esecuzione proposta a norma dell'articolo 540, comma 1, ovvero l'ha rigettata, la parte civile [76 s.] può riproporla mediante impugnazione della sentenza di primo grado [576] al giudice di appello il quale, a richiesta della parte, provvede con ordinanza in camera di consiglio.
2. Il responsabile civile [83 s., 575] e l'imputato [574] possono chiedere con le stesse forme la revoca o la sospensione della provvisoria esecuzione.
3. Su richiesta delle stesse parti, il giudice di appello può disporre, con le forme previste dal comma 1, che sia sospesa l'esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale [539 2, 540 2] quando possa derivarne grave e irreparabile danno (1).
(1)La Corte cost., con sentenza 27 luglio 1994, n. 353, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del terzo comma dell'art. 600 «nella parte in cui prevede che il giudice d'appello può disporre la sospensione dell'esecuzione della condanna al pagamento della provvisionale "quando possa derivarne grave e irreparabile danno" anziché "quando ricorrono gravi motivi"».
Atti preliminari al giudizio.
3. Il decreto di citazione per il giudizio di appello contiene i requisiti previsti dall'articolo 429, comma 1, lettere a), f), g), nonché l'indicazione del giudice competente. Il termine per comparire non può essere inferiore a venti giorni [172 5].
4. È ordinata in ogni caso la citazione del responsabile civile [83 s.], della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria [89] e della parte civile [76 s.]; questa è citata anche quando ha appellato il solo imputato contro una sentenza di proscioglimento.
5. Almeno venti giorni prima della data fissata per il giudizio di appello [1725], è notificato avviso ai difensori.
6. Il decreto di citazione è nullo se l'imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dall'articolo 429, comma 1, lettera f).
Dibattimento di appello.
(1) Comma introdotto dall'art. 2 l. 19 gennaio 1999, n. 14, la quale ha «ripristinato» la norma vigente anteriormente alla sentenza della Corte cost. n. 435 del 1990, citata sub art. 599 e successivamente abrogato dall'art. 2 d.l. 23 maggio 2008, n. 92, conv., con modif., dalla legge 24 luglio 2008, n. 125. Il testo precedente l'ultima modifica recitava: «Se le parti richiedono concordemente l'accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di appello a norma dell'articolo 599, comma 4, il giudice, quando ritiene che la richiesta deve essere accolta, provvede immediatamente; altrimenti dispone la prosecuzione del dibattimento. La richiesta e la rinuncia ai motivi non hanno effetto se il giudice decide in modo difforme dall'accordo.».
3. La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale è disposta di ufficio [190] se il giudice la ritiene assolutamente necessaria [507] (1).
4. Il giudice dispone, altresì, la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale quando l'imputato, contumace [420-quater] in primo grado, ne fa richiesta e prova di non essere potuto comparire per caso fortuito o forza maggiore o per non avere avuto conoscenza del decreto di citazione, sempre che in tal caso il fatto non sia dovuto a sua colpa, ovvero, quando l'atto di citazione per il giudizio di primo grado è stato notificato mediante consegna al difensore nei casi previsti dagli articoli 159, 161, comma 4, e 169, non si sia sottratto volontariamente alla conoscenza degli atti del procedimento [420-bis, 4842-bis].
6. Alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, disposta a norma dei commi precedenti, si procede immediatamente. In caso di impossibilità, il dibattimento è sospeso [477] per un termine non superiore a dieci giorni.
(1) Sull'applicabilità dell'art. 603 nel giudizio abbreviato d'appello, v. Corte cost. n. 470 del 1991, sub art. 443.
Questioni di nullità.
1. Il giudice di appello, nei casi previsti dall'articolo 522, dichiara la nullità in tutto o in parte della sentenza appellata e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado [24, 623 1b], quando vi è stata condanna per un fatto diverso [516] o applicazione di una circostanza aggravante [517] per la quale la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o di una circostanza aggravante ad effetto speciale [63 c.p.], sempre che non vengano ritenute prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti.
2. Quando sono state ritenute prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti o sono state applicate circostanze aggravanti diverse da quelle previste dal comma 1, il giudice di appello esclude le circostanze aggravanti, effettua, se occorre, un nuovo giudizio di comparazione [69 c.p.] e ridetermina la pena.
3. Quando vi è stata condanna per un reato concorrente [517] o per un fatto nuovo [518], il giudice di appello dichiara nullo il relativo capo della sentenza ed elimina la pena corrispondente, disponendo che del provvedimento sia data notizia al pubblico ministero per le sue determinazioni CASO DELLE MANCATE CONTESTAZIONI IN PRIMO GRADO
4. Il giudice di appello, se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 179, da cui sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio [429, 450, 456, 464, 552] o della sentenza di primo grado [529 s.], la dichiara con sentenza e rinvia gli atti al giudice che procedeva quando si è verificata la nullità. Nello stesso modo il giudice provvede se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 180 che non sia stata sanata e da cui sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado.
5. Se si tratta di altre nullità che non sono state sanate [183, 184], il giudice di appello può ordinare la rinnovazione degli atti nulli [185] o anche, dichiarata la nullità, decidere nel merito, qualora riconosca che l'atto non fornisce elementi necessari al giudizio.
6. Quando il giudice di primo grado ha dichiarato che il reato è estinto [150 s. c.p.; 531] o che l'azione penale non poteva essere iniziata o proseguita [336 s., 529], il giudice di appello, se riconosce erronea tale dichiarazione, ordina, occorrendo, la rinnovazione del dibattimento [603] e decide nel merito.
7. Quando il giudice di primo grado ha respinto la domanda di oblazione [162, 162-bis c.p.], il giudice di appello, se riconosce erronea tale decisione, accoglie la domanda e sospende il dibattimento [477] fissando un termine massimo non superiore a dieci giorni per il pagamento delle somme dovute. Se il pagamento avviene nel termine, il giudice di appello pronuncia sentenza di proscioglimento [531].
8. Nei casi previsti dal comma 1, se annulla una sentenza della corte di assise o del tribunale collegiale, il giudice di appello dispone la trasmissione degli atti ad altra sezione della stessa corte o dello stesso tribunale ovvero, in mancanza, alla corte o al tribunale più vicini. Se annulla una sentenza del tribunale monocratico o di un giudice per le indagini preliminari, dispone la trasmissione degli atti al medesimo tribunale; tuttavia il giudice deve essere diverso da quello che ha pronunciato la sentenza annullata [34] (1).
(1) Comma così sostituito dall'art. 203 d.lgs.. 19 febbraio 1998, n. 51.
2. Le pronunce del giudice di appello sull'azione civile sono immediatamente esecutive [540, 612].
3. Copia della sentenza di appello, con gli atti del procedimento, è trasmessa senza ritardo, a cura della cancelleria, al giudice di primo grado, quando questi è competente per l'esecuzione [665] e non è stato proposto ricorso per cassazione.

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 art. 39

ARTICOLO 597
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