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Timestamp: 2020-06-06 17:31:50+00:00

Document:
Assegno a carico dell’eredità a favore del coniuge divorziato. Stato di bisogno. Soggetti obbligati, Ius et Norma
Assegno a carico dell’eredità a favore del coniuge divorziato. Stato di bisogno. Soggetti obbligati
Il divorzio fa venir meno lo status di coniuge, cessando conseguentemente tutti i diritti che la legge riconnette allo stesso.
Il divorziato quindi non è erede, né partecipa alla chiamata ereditaria, se non in forza di un diritto autonomo derivante dal testamento.
L’unico modo che ha il divorziato di partecipare alla successione, in relazione alla pregressa qualità di coniuge, è quello indicato dall’ art. 9 bis della legge n. 898 sul divorzio (introdotto nel testo originario dalla legge n. 436 del 1/8/78 e non modificato dalla legge del 1987), che prevede che il beneficiario di somme periodiche di denaro corrisposte a norma dell’ art. 5 della l. 898 citata, possa ricevere, in caso di morte dell’obbligato, qualora versi in stato di bisogno, un assegno a carico dell’eredità.
I pochi precedenti giurisprudenziali sull’argomento ( Cass. Civ. 17 giugno 1992, n. 8687; Cass. Civ. 14 novembre 1981, n. 6045; Trib. Pavia 13 maggio 1993; Corte App. Milano 28 marzo 1988 proc. 1990, 332 ) provano la scarsa attuazione pratica dell’istituto.
Alcuni considerano l’assegno a carico dell’eredità un diritto di natura successoria, qualificando lo stesso come legato ex lege.
La tesi ci sembra degna di massima attenzione nel contesto dell’art. 9 bis . Diversi infatti sono gli indici normativi tipici delle attribuzioni mortis causa: l’assegno è posto a carico dell’eredità, il suo ammontare è correlato all’entità delle sostanze ereditarie , la sua determinazione va fatta in relazione al numero ed alla qualità degli eredi.
Altri studiosi attribuiscono all’assegno natura di diritto di credito. Essi fondano tra l’altro la loro opinione sulla stessa lettera dell’art. 9 bis , quando si afferma che -" il tribunale (…) può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità…." . La norma conferirebbe al giudice il potere discrezionale di valutare se concedere o meno l’assegno e conseguentemente, la sentenza che riconosce il diritto avrebbe effetto costitutivo.
La locuzione "stato di bisogno", contenuta nell’art. 9 bis depone poi per la funzione alimentare del diritto ( Cfr. M. Finocchiaro, in A. e M. Finocchiaro, Diritto di famiglia, vol. 3, Il divorzio, 1988, 645).
Affinché possa procedersi all’attribuzione al coniuge superstite dell’assegno di cui si tratta, la norma in commento richiede alcuni requisiti.
1. E’ necessario anzitutto che a costui sia stato riconosciuto il diritto all’ assegno post-matrimoniale, semprechè gli obblighi patrimoniali derivanti dal divorzio non siano stati adempiuti in un’unica soluzione, costituendo la stessa una datio in solutum che fa venir meno il diritto.
2. Il coniuge divorziato deve essere già titolare dell’assegno o deve aver proposto azione al fine di conseguirlo, vista la possibilità di richiederlo anche successivamente alla sentenza di divorzio.
3. Ulteriore requisito richiesto è che il beneficiario versi in stato di bisogno.
Come è stato osservato, lo stato di bisogno pur non coincidendo con la povertà assoluta ovvero nella impossibilità di sopravvivenza, "configura una situazione peggiore rispetto alla carenza di mezzi adeguati, vale a dire alla mancanza di disponibilità idonee alla tendenziale conservazione del precorso tenore di vita (mancanza rilevante per il riconoscimento dell’assegno di divorzio), in quanto discende dall’insufficienza delle risorse economiche della persona in rapporto ai suoi bisogni, cioè alle sue essenziali e primarie esigenze esistenziali, che non possono rimanere insoddisfatte se non a costo di deterioramento fisico e psichico" ( Così Cass. 17 giugno 1992, citata., per una valutazione meno rigorosa dello stato di bisogno, cfr. Trib. Pavia 13 maggio 1993 citato, che ritiene la sua sussistenza anche quando l’ex coniuge può far fronte solo temporaneamente alle proprie esigenze di vita, alienando beni mobili di valore, quali gioielli, tappeti, argenteria .
Quando al coniuge divorziato viene contestualmente attribuita parte della pensione di reversibilità occorre tenere in debita considerazione il quantum della stessa, per il necessario riscontro, considerate altre eventuali disponibilità, della sussistenza e della misura dello stato di bisogno (Cass. 17 giugno 1992, citata).
Stante la lettera della norma (che parla di "sostanze ereditarie" e fa riferimento al numero ed alla qualità degli"eredi"), sembra preferibile l’ opinione di Mengoni in “Successioni per causa di morte, Successione legittima”, 1999, 204) , considerato che, per l’art. 662 c.c., alla prestazione del legato sono tenuti gli eredi, se non è disposto in modo diverso; così anche quando il legislatore intende far riferimento alla massa di beni comprensivi del donatum non usa l’espressione "sostanze ereditarie", ma quella di "patrimonio":Di avviso nettamente opposto Auletta in “Il diritto di famiglia”, 1997, 289, che considera l’ex coniuge un legittimario, la cui posizione sarebbe poco tutelata se collegata soltanto all’entità del relictum, perché mediante donazioni il de cuius potrebbe pregiudicarla o vanificarla del tutto. I legatari che non sono quindi obbligati nei confronti dell’ex coniuge, saranno responsabili unicamente nei rapporti interni con gli eredi. Gli eredi necessari sono tenuti nel limite della porzione disponibile ( Mengoni, cit., 205 ).
La corresponsione dell’assegno avverrà in proporzione alle rispettive quote ereditarie. E’ da ritenersi che l’assegno sia intrasmissibile non solo dal lato attivo, ma anche da quello passivo, per cui nel caso di morte di un coobbligato il debito non si trasferirà agli eredi dell’erede medesimo. Di opinione diversa M. Finocchiaro in “ A. e M. Finocchiaro, Diritto di famiglia, vol. 3, Il divorzio”, 1988, 645) che considera l’obbligo di corrispondere l’assegno una singolare obbligazione propter rem, trasmissibile ai successori ). In analogia di quanto dispone la normativa in caso di morte di un obbligato alla corresponsione degli alimenti, il divorziato avrà la possibilità di adire l’autorità giudiziaria al fine di conseguire un incremento della quota a carico dei restanti obbligati.

References: art. 9
 art. 5
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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