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Infortunio in itinere - variazione del percorso - utilizzo autovettura - rischio - INAIL
Articolo del 06/03/2013 Autore Avv. Giovanni De Sanctis Altri articoli dell'autore
Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1458 del 22 gennaio 2013
Infortunio in itinere e variazione del percorso da parte del prestatore di lavoro
In tema di “infortunio in itinere”, la variazione del percorso o l’utilizzo di un’autovettura in luogo del servizio metropolitano rappresenta un rischio elettivo nell’ambito del tragitto che costituisce l’occasione di lavoro, in quanto conseguente alla libera scelta del lavoratore, da cui discende la permanenza o meno della copertura assicurativa o, comunque, la configurabilità o meno di un’ipotesi di infortunio sul lavoro ai fini del periodo di comporto, a seconda delle caratteristiche della deviazione alla stregua delle due condizioni, indicate dalla giurisprudenza costituzionale, delle dimensioni temporali e dell’aggravamento del rischio.
Sintesi del caso e nota esplicativa
La Sig.ra B.S. ha adito la Corte d’Appello di Roma al fine di ottenere la riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Roma, con la quale veniva rigettata la domanda dalla stessa proposta intesa ad ottenere la declaratoria dell’illegittimità del licenziamento comunicatole dalla CH con missiva del 14 settembre 2000, a fronte del superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL per i dipendenti dell’industria cineaudiovisiva.
In particolare, la ricorrente, a fondamento del motivo di gravame, ha rilevato che le assenze contestate dal datore di lavoro, essendo conseguenti ad un infortunio dovuto ad un incidente mentre si recava sul posto dove espletare l’attività lavorativa, avrebbero dovuto ricondursi alla disciplina normativa di cui al menzionato CCNL, il quale riconosce al lavoratore il diritto alla conservazione del posto fino alla piena guarigione clinica non raggiunta all’epoca del licenziamento.
Con sentenza del 19 febbraio 2009, pubblicata in data 20 novembre 2009, la Corte territoriale ha confermato la sentenza resa dal Giudice di prime cure ritendendo infondate le motivazioni addotte dalla Sig.ra B.S. sul presupposto che l’incidente stradale, di cui la medesima era rimasta vittima, non era in alcun modo riconducibile ad un infortunio in itinere.
Più precisamente, il Giudice di Appello, a fondamento della propria statuizione, ha ritenuto che il sinistro non era avvenuto nell’itinerario che la ricorrente avrebbe dovuto seguire per raggiungere il posto dove prestare l’attività lavorativa, avendo compiuto la lavoratrice una deviazione non giustificata dal tragitto necessario per l’espletamento dell’incarico conferitole.
Tanto premesso, la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Roma è stata oggetto di impugnazione davanti alla Suprema Corte di Cassazione da parte della Sig.ra B.S., la quale ha eccepito la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2, commi 1 e 3, del D.P.R. n. 1124/1965 e dell’art. 14 delle Disposizioni sulla legge in generale, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo, in relazione all’art. 360, comma l, n. 5 c.p.c., con riferimento alla mancata considerazione dell’infortunio patito quale “infortunio in itinere” da qualificarsi conseguentemente infortunio sul lavoro.
Peraltro, la ricorrente ha dedotto la violazione degli artt. 2697 e 2729 del codice civile in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’interruzione del nesso causale tra l’evento e l’attività lavorativa.
La CH. e l’I.N.A.I.L. con due distinti controricorsi hanno resistito al ricorso principale proposto dalla Sig.ra B.S..
Il Supremo Collegio, investito della questione, ha rigettato il ricorso proposto dalla ricorrente nei confronti della CH e, contestualmente, ha dichiarato lo stesso inammissibile nei confronti dell’I.N.A.I.L. alla luce delle seguenti motivazioni.
In primo luogo, la Suprema Corte ha precisato che, in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, sussiste l’occasione di lavoro, requisito necessario per l’indennizzabilità dell’infortunio, esclusivamente nell’ipotesi in cui esista uno specifico collegamento tra l’evento lesivo e l’attività di lavoro.
Di tal che, a giudizio degli Ermellini, non è sufficiente, ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, il rischio comune e generico connesso all’attività di spostamento spaziale, ma occorre il rischio specifico insito nello svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro affidato ovvero il rischio insito in attività accessorie, qualora queste siano immediatamente e necessariamente connesse e strumentali allo svolgimento delle mansioni richieste al prestatore di lavoro (cfr. Cass. n. 5765 del 9 novembre 2002 n. 5765).
Peraltro, i Giudici di Piazza Cavour hanno avuto modo di osservare che in tema di “infortunio in itinere” la variazione del percorso o l’utilizzo di un’autovettura in luogo del servizio metropolitano rappresenta un rischio elettivo nell’ambito del percorso che costituisce l’occasione di lavoro, in quanto conseguente alla libera scelta del lavoratore da cui discende la permanenza o meno della copertura assicurativa o, come nel caso in esame, la configurabilità o meno di un’ipotesi di infortunio sul lavoro ai fini del periodo di comporto, a seconda delle caratteristiche della deviazione alla stregua delle due condizioni, indicate dalla giurisprudenza costituzionale, delle dimensioni temporali e dell’aggravamento del rischio.
Non di meno i Giudici di Legittimità hanno evidenziato come, in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, costituisca rischio elettivo la deviazione, puramente arbitraria ed animata da finalità personali, dalle normali modalità lavorative, con rischi diversi da quelli inerenti alle usuali modalità di esecuzione della prestazione.
Sul punto, è stato osservato che tale genere di rischio, la cui sussistenza condiziona l’occasione di lavoro, si connota per il simultaneo concorso dei seguenti elementi: a) presenza di un atto volontario ed arbitrario, ossia illogico ed estraneo alle finalità produttive; b) direzione di tale atto alla soddisfazione di impulsi meramente personali; c) mancanza di nesso di derivazione con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
A tal riguardo, gli Ermellini hanno specificato che l’accertamento di tali elementi rimane devoluto al Giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità se, come nel caso di specie, è stato congruo e logico.
Con riferimento al ricorso proposto nei confronti dell’I.N.A.I.L., il Supremo Collegio ha dichiarato lo stesso inammissibile non avendo provveduto la Sig.ra B.S. a censurare la sentenza impugnata in merito al mancato riconoscimento dell’incidente quale infortunio sul lavoro.
Sulla scorta di tali motivazioni, la Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla Sig.ra B.S. nei confronti della CH dichiarando lo stesso inammissibile nei confronti dell’I.N.A.I.L.
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