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Timestamp: 2019-08-20 05:57:25+00:00

Document:
Assunzione delle prove - Polonia
Le questioni relative alle prove e all'assunzione di prove sono disciplinate dal kodeks cywilny (codice civile, articolo 6) e dal kodeks postępowania cywilnego (codice di procedura civile, articoli 227–315).
Ai sensi dell'articolo 6 del codice civile, l'onere di provare la fondatezza di un fatto spetta al soggetto che asserisce conseguenze giuridiche derivanti da tale fatto. L'onere di provare taluni fatti spetterà all'attore, mentre, per taluni altri fatti, ai convenuti.
Eventuali esenzioni dalla norma secondo la quale l'onere di provare un fatto spetta al soggetto che asserisce conseguenze giuridiche derivanti da tale fatto devono essere previste direttamente da un atto legislativo.
In alcuni casi particolari è possibile trasferire l'onere della prova alla controparte, ossia invertire l'onere della prova. Ciò può avvenire se ad esempio le prove vengono distrutte o l'assunzione delle prove viene impedita. Nella giurisprudenza è stata adottata la prassi decisionale secondo la quale ogniqualvolta una parte si comporta in maniera tale da impedire od ostacolare seriamente la dimostrazione dei fatti ad opera della controparte soggetta all'onere della prova, la prima parte deve dimostrare che i fatti asseriti non si sono verificati.
La questione dell'onere della prova è strettamente legata all'istituto delle presunzioni legali. Ai sensi dell'articolo 234 del codice di procedura civile, una presunzione legale è vincolante per l'organo giurisdizionale. Come norma generale, è accettabile respingere una presunzione legale.
Le presunzioni legali che modificano le norme in materia di prove riguardano, ad esempio la buona o cattiva fede (articolo 7 del codice civile), l'assunzione della nascita in vita (articolo 9 del codice civile), l'illegalità (articolo 24, primo comma, del codice civile), l'uguaglianza delle quote dei comproprietari (articolo 197 del codice civile), l'azione consapevole del debitore lesiva degli interessi dei creditori (articolo 527, terzo comma, e articolo 529 del codice civile), il pari valore delle quote di soci in una società di persone di diritto civile (articolo 826, secondo comma, del codice civile).
Conformemente al principio della libera valutazione delle prove (articolo 233 del codice di procedura civile), l'organo giurisdizionale valuta, a proprio giudizio, l'affidabilità e la forza delle prove sulla base di un esame completo delle prove raccolte.
L'organo giurisdizionale può basare la sua condanna esclusivamente su prove raccolte in maniera appropriata, in conformità con i requisiti relativi alle fonti dei mezzi probatori e con il principio di assunzione diretta delle prove.
Anche le perizie sono liberamente valutate dall'organo giurisdizionale.
Inoltre, l'articolo 243 del codice di procedura civile prevede l'istituzione della prova di verosimiglianza. La prova di verosimiglianza è una misura alternativa ai mezzi probatori in senso stretto e non fornisce certezze, ma rende soltanto plausibile una dichiarazione riguardante un fatto. L'assunzione formale delle prove costituisce una norma, mentre dimostrare la verosimiglianza è un'eccezione a favore della parte che invoca un determinato fatto. In materie accidentali, in ragione della loro natura e nei casi espressamente specificati in un atto legislativo, la prova di verosimiglianza è sufficiente.
Qualsiasi asserzione formulata dall'attore o dal convenuto deve essere basata su prove.
L'organo giurisdizionale può ammettere prove non invocate da una parte, tuttavia tali mezzi probatori devono riguardare soltanto le dichiarazioni di tale parte relative a fatti materiali e controversi se, a giudizio di detto organo, le prove raccolte nel corso del procedimento giudiziario non sono sufficienti per risolverlo (articolo 232 del codice di procedura civile).
In linea di principio l'organo giurisdizionale ammette prove su richiesta delle parti, poiché indicare le prove necessarie per risolvere la controversia è un obbligo spettante alle stesse. Tuttavia, l'organo giurisdizionale esamina se l'ammissione di prove invocate dalle parti sia opportuna o necessaria (articolo 236 del codice di procedura civile).
L'organo giurisdizionale dovrebbe emettere una decisione sulle prove ogni volta che assume delle prove, anche quando le ammette ex officio.
Al momento di decidere se ammettere nel procedimento giudiziario le prove presentate da una delle parti, l'organo giurisdizionale dovrebbe valutare:
se un dato fatto sia pertinente ai fini del procedimento giudiziario (articolo 227 del codice di procedura civile);
se il fatto deve essere provato (può ad esempio trattarsi di una questione di conoscenza comune –articolo 228, primo comma, del codice di procedura civile, oppure di un fatto ammesso dalle parti – articolo 229 del codice);
se le prove fornite non sono escluse nella fattispecie (ad esempio articoli 246 e 247 del codice di procedura civile);
se il fatto da dimostrare tramite le prove non è stato ancora sufficientemente chiarito o se esse non siano state invocate soltanto per protrarre il procedimento giudiziario (articolo 217, secondo comma, del codice di procedura civile).
L'organo giurisdizionale respingerà la richiesta di una parte di ottenere prove qualora la stessa riguardi fatti non pertinenti per il procedimento giudiziario (articolo 227 del codice di procedura civile), fatti che sono di dominio pubblico, fatti ammessi nel corso del procedimento giudiziario dall'altra parte, se l'ammissione non solleva dubbi, così come fatti noti all'organo giurisdizionale ex officio, anche se in tal caso l'organo giurisdizionale dovrebbe rendere edotte le parti in merito a tali fatti durante l'udienza (articoli 228 e 229 del codice di procedura civile).
L'organo giurisdizionale può ritenere necessario stabilire fatti pertinenti per la risoluzione del procedimento giudiziario se tale conclusione può essere desunta da altri fatti accertati (presunzione di fatto, articolo 231 del codice di procedura civile).
documenti (articoli 244–257 del codice di procedura civile)
I documenti sono dichiarazioni scritte; possono essere ufficiali o privati. In caso di documenti ufficiali redatti in forma appropriata dalle autorità pubbliche competenti, si presume che il loro contenuto certificato ufficialmente sia accurato e che sia stato effettivamente rilasciato dall'autorità emittente.
prova testimoniale (articoli 258–277 del codice di procedura civile)
Nessuno può rifiutarsi di testimoniare in veste di testimone, fatta eccezione per i coniugi delle parti, i loro parenti in linea ascendente e discendente, i fratelli e gli affini nella medesima linea e nel medesimo grado, così come i loro genitori adottivi o figli. Il diritto di non rendere testimonianza perdura in seguito alla cessazione del matrimonio o del rapporto di adozione.
perizia (articoli 278–291 del codice di procedura civile)
Una perizia è un parere espresso in merito a fatti, stati ed eventi, il cui esame e chiarimento richiede particolari conoscenze specialistiche, che aiuta l'organo giurisdizionale a valutare correttamente i fatti e a risolvere uno specifico procedimento giudiziario.
perquisizione (articoli 292–298 del codice di procedura civile)
Una perquisizione consiste nell'esame sensoriale diretto da parte dell'organo giurisdizionale delle proprietà o dello stato di persone, di un luogo o di un oggetto.
audizione delle parti (articoli 299–304 del codice di procedura civile)
Qualora una volta esauriti i mezzi probatori o in assenza degli stessi permangano fatti inspiegabili rilevanti per il procedimento giudiziario, l'organo giurisdizionale ordina l'audizione delle parti al fine di chiarire tali fatti.
Quando una persona giuridica è una parte del contenzioso, l'organo giurisdizionale ascolta le persone incluse in un organo autorizzato a rappresentare detta parte.
Inoltre, l'organo giurisdizionale può ammettere prove sotto forma di risultati di esami del gruppo sanguigno, riprese video, riprese televisive, fotocopie, fotografie, piani, disegni, dischi o nastri audio e altri dispositivi che registrano e memorizzano immagini o suoni.
Ai sensi dell'articolo 266 del codice di procedura civile, prima dell'audizione il testimone viene informato in merito al suo diritto di non rendere la testimonianza e della responsabilità penale derivante dal prestare falsa testimonianza. Il testimone che deve fornire la prova testimoniale presta giuramento dinanzi all'organo giurisdizionale.
Ai sensi dell'articolo 271, primo comma, del codice di procedura civile, la prova testimoniale viene resa in forma verbale. La prova testimoniale fornita dal testimone viene letta al testimone e integrata sulla base dei suoi commenti, se del caso.
Di norma, i testimoni non ancora ascoltati non possono essere presenti all'udienza di altri testimoni (articolo 264 del codice di procedura civile), mentre i testimoni che forniscono testimonianze contraddittorie possono essere messi a confronto tra loro (articolo 272 del codice di procedura civile).
L'organo giurisdizionale può chiedere a uno o più esperti di fornire i loro pareri, informandoli sull'opportunità che tali pareri siano presentati verbalmente o per iscritto (articolo 278 del codice di procedura civile). L'esperto può rifiutarsi di testimoniare per i medesimi motivi dei testimoni (articoli 280 e 261 del codice di procedura civile). Anche l'esperto presta giuramento a meno che le parti non lo esonerino da tale obbligo. Ogni parere deve contenere una dichiarazione delle ragioni (articolo 285 del codice di procedura civile). Gli esperti possono chiedere una remunerazione per il loro lavoro (articolo 288 del codice di procedura civile).
Non vi sono motivi per accettare una gerarchia formale di mezzi di prova dal punto di vista della loro affidabilità e forza se considerati separatamente dai fatti di un caso specifico. Di norma, l'organo giurisdizionale valuta le prove a propria discrezione (articolo 233 del codice di procedura civile). La sua valutazione dovrebbe tenere conto del principio di cui agli articoli 246 e 247 del codice di procedura civile in base al quale alle prove documentali è riconosciuta una maggiore efficacia rispetto alla testimonianza di testimoni o parti.
Taluni negozi giuridici impongono una forma appropriata e l'obbligo di utilizzare tale forma specifica può essere introdotto da un atto legislativo o da un accordo tra le parti. Ai sensi dell'articolo 74, primo comma, del codice civile si usano prove scritte (ad probationem) in maniera tale che, se i requisiti di un atto legislativo o di un accordo non sono soddisfatti, il soggetto che non ha effettuato un atto nella forma appropriata sostenga conseguenze procedurali negative in quanto la sua capacità di addurre prove è limitata.
Di norma, nessuno può rifiutarsi di testimoniare in veste di testimone. In effetti, rendere una testimonianza è un obbligo sancito dalla legge. Tale obbligo comprende tre requisiti:
comparire davanti all'organo giurisdizionale in un determinato momento;
testimoniare;
prestare giuramento.
La legge prevede tuttavia talune eccezioni alla norma secondo la quale nessuno può rifiutarsi di rendere testimonianza ai sensi dell'articolo 261 del codice di procedura civile in base al quale i coniugi delle parti, i loro parenti in linea ascendente e discendente, fratelli e affini nella medesima linea e nel medesimo grado, così come i loro genitori adottivi o figli possono rifiutarsi di testimoniare. Il diritto di non rendere testimonianza perdura anche in seguito alla cessazione del matrimonio o del rapporto di adozione.
Il rifiuto a testimoniare non è accettabile nei procedimenti in materia di stato di famiglia, ad eccezione dei divorzi.
Prima di ascoltare il testimone l'organo giurisdizionale dovrebbe informare il testimone del suo diritto di rifiutarsi di rendere testimonianza e di rifiutarsi di rispondere alle domande. Le ragioni addotte per il rifiuto a rendere testimonianza (presentate per iscritto od oralmente, con riferimento a procedimenti stabiliti per legge) sono verificate dall'organo giurisdizionale.
Una dichiarazione in merito al rifiuto di rendere testimonianza può essere revocata. Tuttavia, dopo aver fornito la prova testimoniale, il testimone non può esercitare il diritto di rifiuto, a meno che non sia stato precedentemente informato del fatto che disponeva di tale diritto.
Il testimone può altresì rifiutarsi di rispondere alle domande se la testimonianza potrebbe esporre lui o i suoi parenti (i suoi coniugi, parenti in linea ascendente e discendente, fratelli, affini nella medesima linea e nel medesimo grado e anche i suoi genitori adottivi o figli) a una responsabilità penale, a disonore o a un danno finanziario grave e diretto oppure se ciò comporterebbe la violazione di un segreto aziendale rilevante.
È prassi comune ritenere che il termine "parenti" non si estenda alle persone che vivono effettivamente insieme come coppia (convivenza).
Un prete può rifiutarsi di rendere testimonianza su fatti che gli sono stati confidati in sede di confessione.
Ai sensi di un'ordinanza di un organo giurisdizionale chiunque deve presentare, nel luogo e nell'ora specificati, qualsiasi documento da lui detenuto in grado di dimostrare un fatto rilevante nel caso di specie, a meno che il documento non contenga informazioni riservate. Possono sottrarsi all'obbligo di cui sopra solo le persone che, per quanto concerne i fatti discussi nel documento, potrebbero rifiutarsi di testimoniare in qualità di testimone o che detengono il documento per conto di terzi i quali, per le medesime ragioni, potrebbero opporsi alla presentazione del documento. Tuttavia, anche in tal caso, un rifiuto a presentare il documento è inaccettabile, se il titolare o il terzo sono tenuti a farlo in riferimento ad almeno una delle parti o se il documento è rilasciato nell'interesse della parte che richiede l'assunzione della prova. Inoltre, una parte non può rifiutarsi di presentare un documento se il danno al quale tale parte si esporrebbe presentando il documento consisterebbe nella perdita del procedimento giudiziario (articolo 248 del codice di procedura civile).
In caso di rifiuto ingiustificato a rendere testimonianza o a prestare giuramento, l'organo giurisdizionale, dopo aver ascoltato tutte le parti presenti in merito alla validità del rifiuto, infligge una sanzione pecuniaria al testimone (articolo 274 del codice di procedura civile).
Indipendentemente da tale sanzione pecuniaria, l'organo giurisdizionale può fare detenere il testimone per non più di una settimana. L'organo giurisdizionale libera il testimone dalla detenzione se questi testimonia o presta giuramento oppure se il suo procedimento giudiziario viene risolto da un organo giurisdizionale in relazione al quale tale prova testimoniale è stata ammessa (articolo 276 del codice di procedura civile).
L'organo giurisdizionale, agendo ex officio, dovrebbe impedire di testimoniare a una persona che non è in grado di percepire o di comunicare ciò che percepisce. La cessazione delle cause di tale incapacità può portare alla revoca del divieto di testimoniare. Il trattamento psichiatrico o l'interdizione in quanto tali non possono rendere automaticamente inaffidabile la testimonianza (articolo 259 del codice di procedura civile).
La legge non definisce l'età al di sopra della quale un minore è ritenuto in grado di percepire e di comunicare ciò che percepisce. La possibilità che un minore possa essere ascoltato dipende quindi dalle sue capacità individuali e dal suo grado di sviluppo. Nei casi in materia di diritto matrimoniale la legge prevede limitazioni per quanto riguarda la possibilità di ascoltare minori di età inferiore a 13 anni e i parenti delle parti in linea discendente di età inferiore a 17 anni (articolo 430 del codice di procedura civile).
L'articolo 259 del codice di procedura civile dà adito a una norma generale secondo la quale nessuno può essere ascoltato nel medesimo caso una volta come testimone e una volta come parte in causa. Il rappresentante legale di una parte può quindi essere ascoltato durante l'audizione delle parti. A sua volta, l'avvocato di una parte può essere ascoltato in veste di testimone, tuttavia in tal caso deve rinunciare alla sua procura.
Anche un interveniente non può fungere da testimone (articolo 81 del codice di procedura civile).
Il personale militare e i dipendenti pubblici che non sono stati esentati dall'obbligo di mantenere segrete le informazioni identificate come "secretate" o "riservate" non devono fornire prove testimoniali a meno che non siano stati esonerati dall'obbligo di mantenere il segreto professionale, qualora la loro testimonianza comporterebbe la violazione di tale segreto.
Un mediatore non può essere un testimone per quanto riguarda i fatti dei quali è venuto a conoscenza nel corso della mediazione, a meno che le parti non lo esonerino dall'obbligo di mantenere la segretezza legato alla mediazione (articolo 2591 del codice di procedura civile).
Un testimone viene escusso dal giudice. In taluni casi l'organo giurisdizionale può affidare tale incombenza a un giudice designato (articolo 235 del codice di procedura civile). Se la natura delle prove non lo impedisce, l'organo giurisdizionale che presiede può decidere di condurre l'audizione utilizzando dispositivi tecnici che consentano di effettuare l'escussione a distanza.
Le parti hanno il diritto di essere presenti quando i testimoni vengono escussi e di porre loro domande.
I testimoni possono essere escussi mediante videoconferenza e teleconferenza (articolo 10, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio relativo alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell'assunzione delle prove in materia civile o commerciale).
Di norma, tutto ciò che serve per stabilire fatti rilevanti per il caso può costituire una prova. Il codice di procedura civile non prevede un divieto generale contro l'uso nel contesto di procedimenti giudiziari civili di prove ottenute illecitamente. Tuttavia, un'analisi delle disposizioni della costituzione, delle diverse disposizioni del codice civile e del codice di procedura civile, della legge sulla protezione delle informazioni classificate e dei trattati internazionali ratificati dalla Polonia suffraga la tesi secondo la quale è inaccettabile utilizzare nel contesto di procedimenti giudiziari civili prove acquisite illecitamente.
Nei procedimenti giudiziari civili è inammissibile utilizzare prove ottenute in una maniera tale da comportare una violazione e quindi la privazione dei diritti di una persona alla libertà di pensiero, alla libertà di parola, all'intimità e alla libertà personale. Prove ottenute con l'inganno o con una promessa il cui adempimento violerebbe la legge (ad esempio offrire un beneficio pecuniario in cambio di intercettazioni telefoniche) sono considerate illecite.
L'articolo 403, primo comma, punto 2, del codice di procedura civile, stabilisce che una sentenza ottenuta mediante un reato può essere riveduta. La richiesta di cui all'articolo 403, primo comma, punto 2, del codice di procedura civile, è possibile soltanto quando il suo adempimento è confermato da una condanna definitiva. La sentenza deve essere definitiva per garantire la persistenza dei motivi di revisione. Una copia della sentenza deve essere allegata alla richiesta di revisione di una sentenza.
Qualora una volta esauriti i mezzi probatori o in assenza degli stessi permangano fatti inspiegabili rilevanti per il procedimento giudiziario, l'organo giurisdizionale può ascoltare le parti (articolo 299 del codice di procedura civile).

References: articolo 6
 articolo 529
 articolo 229
 articolo 231
 sentenza 
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