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Timestamp: 2020-08-14 06:12:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3110 del 11/02/2010 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3110 del 11/02/2010
Cassazione civile sez. lav., 11/02/2010, (ud. 18/11/2009, dep. 11/02/2010), n.3110
V.A.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CIRO
avverso la sentenza n. 6970/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 10/01/2006 R.G.N. 7377/02;
Con sentenza del 17/12/2001 il Giudice del lavoro del Tribunale di Roma condannava il Ministero della Giustizia a corrispondere a V.A.M. la somma indicata a titolo di restituzione dei 3/10 della mercede dovuta per il lavoro svolto durante la detenzione negli istituti penitenziari.
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza depositata il 22/9/2005 rigettava l’appello e compensava le spese.
In sintesi la Corte riconosceva la competenza funzionale del giudice del lavoro, e respingeva la eccezione di prescrizione.
Per la cassazione di tale sentenza il Ministero ha proposto ricorso con tre motivi. Il V. ha resistito con controricorso.
per tutte da ultimo sent. 15 ottobre 2007 n. 21573), con sentenza del 27 ottobre 2006 n. 341 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale della L. 26 luglio 1975, n. 374, art. 69, comma 6, lett. a), (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative delle liberta’) che attribuiva al magistrato di sorveglianza la competenza a decidere sui reclami dei detenuti e degli internati, concernenti l’osservanza delle norme riguardanti “l’attribuzione della qualifica lavorativa, le questioni concernenti la mercede e la remunerazione, nonche’ lo svolgimento delle attivita’ di tirocinio e di lavoro e le assicurazioni sociali dei detenuti”.
Con il secondo motivo di ricorso il Ministero denuncia violazione degli artt. 2934 e 2948 c.c. per avere la sentenza impugnata ritenuto che il termine prescrizionale non potesse decorrere durante il rapporto di lavoro penitenziario, mancando esso di stabilita’.
Del resto, come rimarcato nelle richiamate sentenze di questa Corte, neppure la certezza della stabilita’ reale talvolta e’ stata ritenuta sufficiente alla decorrenza della prescrizione in pendenza del rapporto, come e’ avvenuto quando le dimensioni dell’impresa non fossero esattamente rilevabili dal lavoratore e presentassero oggettiva incertezza (Cass. 8 novembre 1995, n. 11615) oppure nel caso di una serie di contratti di lavoro a tempo determinato da convenire in un unico contratto a tempo indeterminato ai sensi della L. n. 230 del 1962, art. 2 (Cass. 15 dicembre 1997, n. 7565).
Inoltre, “la configurazione sostanziale e la tutela giurisdizionale dei diritti nascenti da rapporto di lavoro dei detenuti possono non coincidere con quelle che contrassegnano il lavoro libero, se cio’ risulta necessario per mantenere integre le modalita’ essenziali di esecuzione della pena e per assicurare le corrispondenti esigenze organizzative dell’amministrazione penitenziaria” (cosi’ Corte Cost.
n. 341 del 2006 cit.), cio’ che puo’ determinare nel lavoratore una situazione di metus giustificativa della sospensione della prescrizione.
Con la terza censura il Ministero allega violazione della L. n. 354 del 1975, art. 23, come riformulato dalla L. n. 663 del 1986, e dell’art. 1189 c.c.. L’Amministrazione deduce di non essere tenuta al pagamento dei 3/10 della retribuzione avendo corrisposto il relativo importo alla cassa per il soccorso alle vittime dei delitti, prima, e alle regioni ed enti locali, poi, come previsto dalla normativa successivamente dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 42 del 1992; secondo il motivo si tratterebbe di pagamento a creditore apparente, come tale idoneo a liberare il debitore.
LA CORTE Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese, in favore del controricorrente, liquidate in Euro 26,00 oltre Euro 1.500,00 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA, con attribuzione all’avv. Pietro Caponetti.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 69
 sentenza 
 art. 2
 art. 23
 sentenza