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Timestamp: 2019-01-18 04:18:53+00:00

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Novità fiscali del 29 ottobre 2008: cessione quote di SRL: atti costitutivi di usufrutto e di pegno sulle partecipazioni di s.r.l.; affitto d’azienda: deduzione delle quote di ammortamento; modificata di nuovo la cartella di pagamento | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 29 ottobre 2008: cessione quote di SRL: atti costitutivi di usufrutto e di pegno sulle partecipazioni di s.r.l.; affitto d’azienda: deduzione delle quote di ammortamento; modificata di nuovo la cartella di pagamento
1) Cessione quote di Srl: Atti costitutivi di usufrutto e di pegno sulle partecipazioni di s.r.l.
vedi anche il manuale sullo stesso argomento, un ottimo strumento di approfondimento della materia….
2) Affitto d’azienda – aspetti civilistici e fiscali: Deduzione delle quote di ammortamento dei beni aziendali
3) Modificata di nuovo la cartella di pagamento
La circolare del CNDCEC n. 6/2008, riguardo la disciplina della cessione quote di S.r.l. (1) da parte dei Commercialisti (applicabilità dell’art. 36, comma 1-bis, della L. n. 133/2008 agli atti costitutivi di usufrutto e di pegno sulle partecipazioni di s.r.l.) ha precisato quanto segue:
“La costituzione di usufrutto e pegno su partecipazioni di srl è prevista dell’art. 2471-bis cc..
Il legislatore tace, però, sulle modalità di costituzione dei diritti reali di godimento e di garanzia, circostanza questa che potrebbe far ritenere che:
– nel silenzio della legge trovi applicazione per analogia quanto previsto per la cessione di partecipazioni di s.r.l. e dunque vadano rispettati gli adempimenti in quella sede espressamente indicati;
– in alternativa, trovi applicazione la disciplina comune dettata per la costituzione del diritto di usufrutto o del pegno.
Si ritiene che la costituzione di usufrutto e pegno su quote debba rispettare le formalità previste dall’art. 2470 c.c. e, dunque, possa essere assoggettata alla nuova procedura di cui alla L. n. 133/2008.
A supporto di tale affermazione vi è, in primo luogo, il dato letterale delle disposizioni in esame: la L. n. 133/2008 rimanda al secondo comma dell’art. 2470 c.c. e, quindi, all’atto di trasferimento delle partecipazioni, senza alcuna esplicita circoscrizione al mero trasferimento della proprietà.
In secondo luogo, occorre evidenziare che se l’intermediario viene abilitato a redigere l’atto e a depositare il titolo da cui deriva il trasferimento del diritto di proprietà, non paiono esserci validi motivi per cui lo stesso soggetto non possa espletare le medesime formalità con riguardo alla costituzione di diritti reali cosiddetti minori, quali sono l’usufrutto e il pegno di quote.
Quand’anche, poi, tali motivazioni non fossero ritenute sufficienti per suffragare la tesi sopra esposta, permane l’interpretazione che si è fornita con riguardo alla partecipazione, in base alla quale quest’ultima risulta essere il complesso dei diritti che fanno capo al socio e che ne qualificano la posizione nei confronti della società.
A questo proposito, peraltro, va ricordato che la riforma del diritto societario di cui al d.lgs. n. 6/2003 che ha introdotto l’art. 2471-bis cc. è, contemporaneamente, intervenuta sul testo dell’art. 2470 c.c.
Orbene, va considerato che, prima della riforma del diritto societario — in assenza cioè di una norma che esplicitamente ammetteva la costituzione di pegno o usufrutto sulle partecipazioni di s.r.l. — la tesi per cui veniva negata l’assoggettabilità al regime previsto dal previgente art. 2479 c.c. degli atti di costituzione di diritti reali poggiava su un semplice assunto: l’usufruttuario e il creditore pignoratizio, nel silenzio della legge, non erano legittimati all’esercizio del diritto di voto. Restando dunque tale diritto nella piena disponibilità del socio, in sede di costituzione dei diritti reali di godimento e di garanzia non occorreva adottare tutte le formalità di pubblicità necessarie per rendere conoscibili l’identità dell’usufruttuario o del creditore pignoratizio.
Tale impostazione risulta oggi superata, dal momento che esiste nel nostro ordinamento una norma che, attraverso il rinvio all’art. 2352 c.c., individua precisamente chi sia il titolare del diritto di voto laddove esistano vincoli sulle partecipazioni di s.r.l.
Appare di conseguenza destituita di fondamento anche la tesi in base alla quale la costituzione di pegno o di usufrutto sulle partecipazioni deve seguire le regole generali di tali istituti e non quelle speciali di cui all’art. 2470 c.c. e alla L. n. 133/2008.
A suffragio di quanto esposto, si consideri che il novellato art. 2478-bis cc» prevede il deposito presso l’ufficio del registro delle imprese di copia del bilancio approvato nonché dell’elenco dei soci e degli altri titolari di diritti sulle partecipazioni sociali, in modo da garantire trasparenza e piena conoscibilità delle vicende che direttamente interessano la compagine societaria e che incidono sulla libera trasferibilità delle partecipazioni della società.
Risulta evidente che se queste sono le finalità del regime indicato nell’ambito della disposizione dedicata al trasferimento della partecipazione societana, la procedura in esso contemplata deve essere osservata anche per quegli atti che comportano un mutamento nella medesima compagine societaria o che incidono sulle prerogative attribuite al titolare in quanto determinanti un “movimento” delle partecipazioni e dei diritti correlati verso altri soggetti.
Infine, seppure con riferimento esclusivamente al pegno, va opportunamente valorizzata la circostanza che, essendo la partecipazione un complesso di diritti di diverso contenuto, nel caso di specie potrebbe trovare applicazione la regola di cui all’art. 2806 c.c. dettata in materia di costituzione di pegno di diritti diversi dal credito.
L’art. 2806 c.c. precisa che il pegno di diritti diversi dai crediti si costituisce nella forma rispettivamente richiesta per il trasferimento dei diritti stessi.
Resta fermo quanto disposto dal terzo comma dell’art. 2782 c.c., in base al quale se il credito garantito eccede la somma di 2,58 euro la prelazione non ha luogo se il pegno non risulti da scrittura con data certa contenente sufficiente indicazione del credito e della cosa.
Tale disposizione appare altresì compatibile con quanto previsto dalla L. n. 133/2008 in relazione al procedimento di iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di trasferimento sottoscritto digitalmente dalle patti”.
(Consiglio Nazione dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, circolare n. 6/IR/2008)
Il contratto di affitto d’azienda, regolato, primariamente, dagli artt. 2561 e 2562 c.c., è l’atto con il quale un soggetto (proprietario/ concedente) concede ad un altro soggetto (utilizzatore/affittuario) il diritto di utilizzare la propria azienda, o un ramo di essa, a fronte del pagamento di un canone.
Dal canto suo l’affittuario ha l’obbligo di gestire l’azienda senza modificarne la denominazione e di conservare l’efficienza economica dei beni ricevuti.
Tale contratto deve essere obbligatoriamente provato per iscritto, tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata.
In particolare, l’art. 2556 c.c., prevede che i contratti di trasferimento della proprietà o del godimento dell’azienda devono essere:
– provati per iscritto;
– redatti per atto pubblico o per scrittura privata autenticata;
– iscritti nel Registro delle imprese, entro 30 giorni da parte del notaio rogante o autenticante.
Il modello da presentare a cura del notaio è denominato TA, è assoggettato ad imposta di bollo, e va presentato presso l’Ufficio del Registro delle imprese competente.
Ulteriori adempimenti per la denuncia al Registro delle imprese e per il REA (Repertorio economico amministrativo) sono previsti direttamente in capo alle parti contraenti, giacché:
– Il concedente deve presentare regolare denuncia di cessazione nel caso di affitto dell’unica azienda (modello I2 per le ditte individuali, modello S3 per le società);
– l’affittuario deve presentare denuncia di iscrizione se l’attività inizia (modello I1 per le ditte individuali, modello S1 e S5 per le società), o la denuncia di variazione se la nuova attività va ad aggiungersi ad una o più attività già esercitate.
In merito all’avvenuta stipula del contratto di affitto di azienda, gli altri adempimenti sono, infine, i seguenti:
– Registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate, a cura del notaio;
– comunicazioni alla Questura, a cura del notaio;
– comunicazioni al Comune per sub-ingresso nell’attività, a cura delle parti interessate.
Dal lato fiscale, il regime di tassazione dell’affitto d’azienda varia in base alle situazioni regolate dal relativo atto.
Ai fini delle imposte dirette, occorre distinguere tra i due seguenti casi:
– Il concedente è una società o un imprenditore individuale, che affitta un ramo d’azienda o una tra le più aziende possedute;
– il concedente è un imprenditore individuale che affitta l’unica azienda posseduta.
Ciò poiché, nella prima ipotesi il locatore mantiene la qualifica di imprenditore, mentre nella seconda perde tale funzione.
Inoltre, per la società o imprenditore individuale, che affitta una delle sue aziende, i canoni di affitto maturati nel singolo periodo di imposta concorrono a formare il reddito di impresa.
Per cui, tali proventi sono soggetti a tassazione anche ai fini Irap.
Mentre per il titolare che affitta l’unica azienda, avendo perso la qualifica di imprenditore, i medesimi proventi rientrano nella categoria dei redditi diversi (ove il reddito viene tassato, ai fini Irpef, in base alla differenza tra i canoni incassati e le spese documentate, tra cui rientrano le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, ove contrattualmente risultino a carico del proprietario).
Parimenti, anche ai fini delle imposte indirette è necessaria la distinzione tra società o imprenditore individuale che affitta un ramo d’azienda o una tra più aziende possedute e l’imprenditore individuale che affitta l’unica azienda posseduta.
Nel primo caso, l’affitto d’azienda è soggetto a Iva con aliquota ordinaria del 20% e a imposta di registro in misura fissa pari a € 168, mentre nel secondo caso il contratto è escluso dall’applicazione dell’Iva, ma rimane soggetto a imposta di registro in misura proporzionale.
Peraltro, in tale seconda ipotesi, se il contratto prevede canoni separati per la parte immobiliare e per tutti gli altri beni che compongono l’azienda, si devono applicare, rispettivamente, le aliquote del 2% (sulla parte di corrispettivo riconducibile alla componente immobiliare) e del 3% (sulla parte di corrispettivo riconducibile alla componente mobiliare).
Viceversa, se il contratto prevede un unico canone, sia per la componente immobiliare sia per quella mobiliare dell’azienda, si applica l’aliquota del 3% (ciò ai sensi dell’art. 23, co. 1, D.P.R. 131/1986).
Occorre prestare attenzione anche alla circostanza dell’affitto di azienda con prevalenza di fabbricati.
Ciò poiché, recentemente, il Legislatore con l’art. 35, co. 10- quater, D.L. 223/2006, conv. Con modif. dalla L. 248/2006, ha introdotto una norma antielusiva al fine di impedire che i contribuenti occultino sotto la veste formale di affitto d’azienda operazioni che sostanzialmente rappresentano locazioni di immobili.
Infatti, a seguito delle citate novità introdotte in materia di locazioni di fabbricati strumentali per natura effettuate nell’esercizio di impresa, potrebbe risultare conveniente «travestire» sotto forma di affitto di azienda con componente immobiliare (Iva 20% e registro in misura fissa) quelle che in realtà sarebbero delle vere e proprie locazioni di fabbricati strumentali per natura (Iva 20% per obbligo o per opzione e registro in misura proporzionale all’1%).
In particolare, con l’introduzione del suddetto D.L. 223/2006, viene disposto che la normativa, in materia di imposte indirette, che colpisce la locazione di fabbricati si applica, se meno favorevole, anche per l’affitto di aziende il cui valore complessivo sia costituito, per più del 50%, dal valore normale di fabbricati, determinato ai sensi dell’art. 14, D.P.R. 633/1972.
In sostanza, il regime di tassazione previsto per le locazioni immobiliari, se risulta meno favorevole per il contribuente, deve essere applicato agli affitti di azienda.
A tal fine, il regime di tassazione viene considerato più favorevole al contribuente, al verificarsi delle seguenti due condizioni:
– Il valore normale dei fabbricati risulta superiore al 50% del valore complessivo dell’azienda;
– le regole di applicazione delle imposte indirette per gli affitti d’azienda, unitariamente considerate, permettono di ottenere un risparmio di imposta rispetto a quanto dovuto per la locazione di fabbricati.
Riguardo all’applicazione di tale norma antielusiva, la C.M. n. 12/E/2007, ha fornito i primi chiarimenti in merito.
In particolare, riguardo alla prima condizione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il valore complessivo dell’azienda deve essere determinato considerando il suo valore corrente e non, invece, quello contabile.
Soggetto cui compete la deduzione delle quote di ammortamento
Le quote di ammortamento dei beni di aziende date in affitto, o in usufrutto, non possono essere dedotte da parte del concedente.
Unica deroga a tale principio è prevista solo ove sia stipulato nell’atto di affitto azienda uno specifico accordo che preveda la conservazione del bene a cura del concedente, in luogo dell’affittuario.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la Sentenza 15.1.2007, n. 675.
Secondo la regola generale (co. 8 dell’art. 102, D.P.R. 917/1986) le quote di ammortamento sui beni ceduti con contratto di affitto d’azienda spettano all’affittuario, cioè a colui che riceve in momentanea gestione tali beni facenti parte dell’azienda, e, quindi, tale soggetto può dedurle fiscalmente.
In sostanza, tale norma privilegia l’utilizzatore (affittuario ousufruttuario), che così può dedurre le quote di ammortamento, e non, invece, il proprietario dei singoli beni costituenti l’azienda.
In particolare, l’affittuario (o l’usufruttuario) deve annotare i beni nel registro dei cespiti in base al loro costo originario risultante nella contabilità del concedente, effettuando l’ammortamento per la parte del costo non ancora ammortizzato dal concedente.
Il fondo costituito dall’utilizzatore, come contropartita delle quote di ammortamento dedotte durante il periodo di locazione, è considerato come un fondo anomalo, giacché non ha natura rettificativi di valori patrimoniali iscritti nell’attivo di bilancio, ma rappresenta gli accantonamenti effettuati dall’utilizzatore per reintegrare l’eventuale perdita di valore subita dai beni aziendali durante il periodo di affitto in conseguenza del loro deperimento e consumo, che deve poi essere reintegrata a vantaggio del proprietario dell’azienda.
Deroga alla regola generale
Viceversa, la medesima norma prevede che tale regola non si applichi in caso di deroga convenzionale convenzionale all’art. 2561 c.c., concernente l’obbligo di conservazione dell’efficienza dei beni ammortizzabili.
In particolare, l’eccezione alla regola dell’ammortamento in capo all’utilizzatore si configura solo nell’ipotesi in cui, in base a un espresso accordo contrattuale, l’utilizzatore (affittuario o usufruttuario) non sia tenuto all’obbligo di conservazione dell’efficienza dei beni ammortizzabili.
Solo in tale eventualità, le quote di ammortamento dei beni aziendali concessi in affitto possono essere dedotte dal concedente o dal nudo proprietario.
Fondo di ammortamento in caso di cessazione dell’affitto di azienda
In merito alle complesse scritture contabili nel caso della cessazione dell’affitto di azienda è da evidenziare il parere espresso dalla Direzione regionale Emilia
Romagna, con la nota 7.10.1996.
Poiché la norma civilistica prevede il regolamento in denaro della differenza tra le consistenze dell’inventario all’inizio e al termine dell’affitto, sulla base dei valori correnti, occorre che l’affittuario prenda visione del registro dei cespiti del concedente e tenga un proprio registro dei beni ammortizzabili sul quale vanno annotati i dati riguardanti i singoli beni strumentali.
La deducibilità delle quote è legata alla loro imputazione a Conto economico con contropartita contabile di un fondo ammortamento; i beni vanno iscritti nei
conti d’ordine in analogia ai beni acquisiti in leasing.
Il fondo ammortamento viene visto come un fondo anomalo, improprio, legato all’accantonamento necessario per reintegrare l’eventuale perdita di valore subita dai beni aziendali durante il periodo di affitto in conseguenza del loro deperimento e consumo.
In sostanza, all’affittuario viene riconosciuto fiscalmente il costo che deriva dalla differenza tra la consistenza iniziale e quella finale dell’inventario.
Per cui è l’importo del conguaglio che incide fiscalmente sul bilancio dell’affittuario, con la conseguenza che sarà poi determinata una sopravvenienza attiva o passiva a seconda che le quote accantonate siano superiori o inferiori all’importo del conguaglio.
In pratica, il saldo che emerge dal raffronto a valori fiscali dei netti patrimoniali iniziale e finale rappresenta l’integrazione patrimoniale per la diminuzione di valore dell’azienda.
Dal lato civilistico e per i Principi contabili, per l’utilizzatore l’ammortamento viene visto come un accantonamento e il fondo ammortamento un fondo da iscrivere nella voce B del passivo dello Stato patrimoniale.
La scrittura contabile che deve essere redatta dall’affittuario per l’ammortamento è la seguente:
(voce B13 – altri accantonamenti del Conto economico)
Fondo ripristino dei beni di azienda ricevuta in affitto
(voce B3 – altri fondi dello Stato patrimoniale)
Alla fine dell’affitto d’azienda si può venire a creare la seguente situazione: L’inventario all’inizio della locazione meno l’inventario alla fine della locazione è uguale alla differenza (data dai beni non più esistenti e dalle differenze di valore) da regolare in denaro oppure la differenza può essere attiva o passiva e, allora, si viene a determinare una sopravvenienza attiva o passiva, fiscalmente rilevante nella redazione del bilancio dell’affittuario.
(Di Vincenzo D’Andò in La Settimana Fiscale de Il Sole 24 Ore n. 21/2008)
Sono state fatte delle neo modifiche al provvedimento del 22 aprile 2008, relativo all’approvazione dei modelli di cartella di pagamento.
Ciò poiché l’art. 1, commi 33 e 34 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007) ha introdotto modifiche al sistema sanzionatorio previsto dagli artt. 7 bis e 39 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 nei confronti dei soggetti abilitati a prestare assistenza fiscale e degli intermediari incaricati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni.
In particolare, la Finanziaria 2007 ha esteso l’applicazione delle disposizioni generali sulle sanzioni amministrative in materia tributaria emanate con il D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 472, ove compatibili, anche alle citate violazioni.
Ne è derivata, pertanto, la necessità, da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, di adeguare il foglio delle avvertenze della relativa cartella di pagamento alle specificità della nuova disciplina sanzionatoria di riferimento.
Infine, la pubblicazione del neo provvedimento sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate è avvenuta in luogo della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell’art. 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
(Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 17/10/2008, Prot. n. 2008/146808 )
– Per l’obbligo di versare l’Ici basta il piano regolatore del Comune
Le aree fabbricabili sono soggette al pagamento dell’Ici qualora siano utilizzabili a scopo edificatorio in base al piano regolatore adottato dal Comune, indipendentemente dalla mancanza dell’iter di approvazione.
La Corte di Cassazione ha così accolto il ricorso del comune di L’Aquila contro la sentenza della C.T.R. Abruzzo.
Se un ente locale non realizza un’opera su un terreno sul quale decade, dunque, il vincolo di esproprio essendo decorsi cinque anni senza che l’opera sia stata realizzata, il terreno non regredisce a zona agricola.
In base all’art. 5 del D.Lgs. n. 504 del 1992, la decadenza dell’eventuale vincolo non fa venire meno la natura edificatoria delle aree interessate comprese nel piano regolatore generale in zona di edificabilità urbanistica.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 25676/2008)
– Ricavi allineati agli Ias
E’ all’esame del Consiglio di Stato il decreto sulla fiscalità delle imprese che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali (Ias/Ifrs).
Il decreto, che risolve molti problemi, applica la modifica apportata dalla Finanziaria 2008 all’art. 83 del Tuir il quale ha sancito, per le imprese Ias, in deroga alle successive disposizioni del Tuir, i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti dagli Ias.
– Tassazione separata quadro RM Unico PF 2006: Invio comunicazioni corrette
L’Agenzia delle Entrate ha reso noto che – a causa di un’anomalia tecnica del software di stampa – i contribuenti che hanno dichiarato redditi a tassazione separata nel quadro RM del modello Unico Persone Fisiche 2006, anno d’imposta 2005, stanno ricevendo comunicazioni errate sulla somma da versare a saldo.
Pertanto, i soggetti che rientrano in queste posizioni non dovranno dare seguito alla richiesta di versamento.
Sono infatti in corso di elaborazione i nuovi invii delle comunicazioni corrette relative alle specifiche tipologie di reddito riportate nel quadro RM.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa 27/10/2008)
– Antiriciclaggio: Termine per identificare e registrare i clienti
Il professionista non ha l’obbligo di registrare i dati identificativi dei clienti nel termine di 30 giorni dalla identificazione.
In particolare, il Tribunale di Chieti, con la sentenza n. 126/2008, ha stabilito che non è reato la mancata annotazione in archivio unico di un rapporto ancora in essere tra cliente e professionista al momento in cui si procede alla verifica.
I dati dei clienti vanno infatti annotati in archivio unico entro 30 giorni dal termine della prestazione professionale e non entro 30 giorni successivi alla identificazione
(Tribunale Chieti, Sentenza 13/09/2008, n. 126 – Ufficio del Giudice delle Indagini Preliminari)
– Grandi imprese in crisi: E’ legge il decreto sulle ristrutturazioni
Sono in vigore dal 28/10/2008 le disposizioni urgenti in materia di ristrutturazione di grandi imprese in crisi.
(Legge 27/10/2008, n. 166, G.U. 27/10/2008, n. 252)
ALLEGATO (alla circolare CNDCEC n. 6/IR/2008)
Contratto di cessione di quote di s.r.l.
Con la presente scrittura privata, tra i signori:
— Tizio (oppure denominazione ), nato a….. il…….. , residente in…… , via….. , n (oppure con sede in ), codice fiscale (oppure codice fiscale e numero di iscrizione nel registro delle imprese di , capitale sociale di euro….. , rappresentata da…. , nato a…. il….. , residente a….. , via…. , n. , codice fiscale ……);
— Mevia, nata a ….il…. , residente in…. , via…. n , codice fiscale……..
— Caio (oppure denominazione), nato a….. il….. , residente in….. , via ….., n (oppure codice fiscale e numero di iscrizione nel registro delle imprese di…….. , capitale sociale di euro codice fiscale rappresentata da ……, nato a …..il….. , residente a….. ,via….. ,n ,codice fiscale…… );
A) Tizio, di seguito indicato come cedente, è titolare della quota di partecipazione della ÀLFA S.r.l. (iscritta al registro delle imprese di con il n , codice fiscale , capitale sociale pari a euro ( /00) interamente versato) del valore nominale di euro ( /00) pari a 0 del capitale sociale;
B) il cedente è coniugato con Mevia in regime patrimoniale di separazione dei beni;
B) il cedente è coniugato con Mevia in regime patrimoniale di comunione legale dei beni e che la stessa Mevia, con la sottoscrizione del presente contratto secondo le modalità di cui all’art. 36, comma 1-bis, della L. n. 133/2008, manifesta il proprio consenso alla cessione della partecipazione sopra indicate indicata;
C) l’atto costitutivo della ALFA S.r.l. allegato sub “A” al presente contratto non contiene alcuna clausola che limiti, vieti o subordini a condizione il trasferimento delle partecipazioni di cui il cedente è titolare;
C) tutti i soci della ALFA S.r.l. hanno manifestato il loro assenso e/o rinunciato ad esercitare il diritto di prelazione loro spettante, giusto quanto previsto nell’art dell’Atto costitutivo della medesima ALFA S.r.l., allegato sub “A” al presente contratto;
C) tutti i soci della ALFA S.r.l. (oppure l’organo amministrativo di ALFA S.r.l., oppure ) hanno espresso il proprio gradimento al trasferimento della partecipazione di cui Tizio è titolare a favore di Caio, di seguito indicato come cessionar/o, giusto quanto previsto nell’art dell’Atto costitutivo della medesima ALFA Sri., allegato sub “A” al presente contratto;
D) sulle quote di partecipazione che il cedente intende trasferire non grava alcun diritto di pegno costituito a favore di terzi e che le medesime non sono state colpite da sequestro né sono sottoposte a vincoli di sorta;
E) il cessionario ha manifestato l’intenzione di rendersi acquirente della partecipazione di ALFA S.r.l. di cui il cedente è titolare;
F) il cessionario dichiara di essere di stato civile libero;
F) il cessionario è coniugato con Sempronia in regime patrimoniale di separazione dei beni;
F) il cessionario è coniugato con Sempronia in regime patrimoniale di comunione legale dei beni e pertanto ogni acquisto si intende esteso alla comunione
Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale dei presente contratto e si hanno per qui integralmente riportate e trascritte.
Ai sensi dell’art. 2470 c.c. e dell’art. 36, comma 1-bis, della L. n. 133/2008, il cedente Sempronio trasferisce e vende al cessionario Caio che accetta ed acquista il diritto di proprietà pieno ed esclusivo dell’intera quota di partecipazione di valore nominale pari ad euro e pari al ……..% del capitale della ALFA Sri., sede legale in …….., codice fiscale e numero di iscrizione nel registro delle imprese di
Il corrispettivo della vendita di cui al precedente art. 2. è fissato in euro ( /00) che verrà corrisposto, senza interessi, secondo le modalità pattuite da cedente e cessionano.
Il cedente presta le garanzie di legge in ordine a proprietà e disponibilità ed autorizza le conseguenti variazioni a cura degli amministratori nel libro dei soci in forza del presente contratto.
Io dott…….. mi impegno a trasmettere e depositare il presente atto, sottoscritto digitalmente dalle parti e assoggettato a marcatura temporale, per l’iscrizione nel registro delle imprese secondo le modalità e nei termini di cui all’art. 36, comma 1-bis, della L. n. 133/2008 e a rilasciare copia del titolo e ricevuta dell’avvenuto deposito al cedente e al cessionario.
Il cedente e il cessionario si impegnano a chiedere l’iscrizione del trasferimento delle partecipazioni societarie di cui all’art. 2 del presente atto di cessione della ALFA S.r.l. nel libro soci a cura degli amministratori della medesima società.
Tutte le spese dell’atto, compresi i costi di registrazione, sono a carico del cessionario.

References: art. 2479
 art. 2478
 Sentenza 
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 Sentenza 
 art. 2