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Timestamp: 2018-07-21 13:23:23+00:00

Document:
- Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio secondo uno sistema di determinazione dei fabbisogni e dei costi standard e di superamento dei criteri di spesa storica; standard necessari a garantire sull'intero territorio nazionale il finanziamento integrale dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e delle funzioni fondamentali degli Enti locali.
Il termine generale per l’esercizio della delega è di ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della stessa e scade il 21 maggio 2011.
Fino ad oggi il Governo ha adottato il Decreto Legislativo 28 maggio 2010, n. 85 - Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio e il Decreto Legislativo 17 settembre 2010, n. 156 - Ordinamento transitorio di Roma capitalea Commissione parlamentare per l'attuazione del Federalismo ha approvato il Decreto Legislativo sulla determinazione dei fabbisogni standard degli enti locali.
Inoltre l
- E' previsto un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante;
- Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni finanziano integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
L'articolo 119 della Costituzione introduce un assetto dei rapporti economico-finanziari tra Stato e autonomie territoriali incentrato sul superamento del sistema di finanza derivata e sull'attribuzione di una maggiore autonomia di entrata e di spesa a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, nel rispetto dei principi di solidarietà e di coesione sociale.
Le modifiche del Titolo V della Costituzione introdotte nel 2001 avevano l'obiettivo di passare dal sistema dei trasferimenti statali erogati sulla base della spesa storica a quello dell'attribuzione di risorse basate sull'individuazione di fabbisogni
Di seguito si riassume lo stato dei lavori sui decreti legislativi collegati alla legge n. 42/2009
Deleghe legislative e altri adempimenti
Atti approvati o in corso di approvazione
art. 2, comma 2 lettera f)
Determinazione del costo e del fabbisogno standard quale indicatore per la valutazione dell’azione pubblica.
Schema D.Lgs. in materia di determinazione dei fabbisogni standard enti locali
(Atto n. 240)
(concluso esame da parte delle Commissioni parlamentari il 10 e 11 novembre 2010)
In corso di attuazione perché rinvia a successivi D.P.C.M.
Schema D.Lgs. in materia di autonomia tributaria regionale e provinciale costi e fabbisogni standard nel settore sanitario
(in Conferenza unificata)
art. 2 comma 2 lettera f)
Definizione degli obiettivi di servizio cui devono tendere le amministrazioni regionali e locali nell’esercizio delle funzioni riconducibili ai livelli essenziali delle prestazioni o alle funzioni fondamentali di cui all’ articolo 117, secondo comma, lettere m) e p),
art. 2 comma 2, lettera h)
Adozione di regole contabili uniformi e di un comune piano dei conti integrato; adozione di comuni
schemi di bilancio.
art. 2 comma 2 lettera i)
Previsione dell’obbligo di pubblicazione in siti internet dei bilanci degli enti.
art. 2 comma 2 lett. z) e art. 17 comma 1, lett.e)
Schema D. Lgs sui meccanismi sanzionatori e premiali nonchè istituzione della Conferenza permanente
(approvato dal CdM
il 30.11.10)
art. 2, comma 6,
Determinazione dei costi e dei fabbisogni standard sulla base dei livelli essenziali delle prestazioni.
Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi attuativi nel rispetto dei principi e criteri direttivi previsti dalla legge di delega.
Istituzione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica e della banca dati comprendente indicatori di costo, di copertura e di qualità dei servizi utilizzati per definire i costi e i fabbisogni standard e gli obiettivi di servizio (art. 5, comma 1, lett. g).
Tributi delle regioni e compartecipazioni al gettito
Definizione delle modalità di esercizio delle competenze legislative e sui mezzi di finanziamento al fine di adeguare le regole di finanziamento alla diversa natura delle funzioni spettanti alle regioni nonché al principio di autonomia di entrata e di spesa fissato dall’articolo 119
Lo schema ripete la norma
Determinazione dell’entità e del riparto del fondo perequativo statale a favore delle regioni.
Lo schema non prevede l'attuazione della delega.
Finanziamento delle funzioni trasferite alle Regioni nelle materie di loro competenza legislativa ai sensi dell'articolo 117 Cost., terzo e quarto comma.
Finanziamento delle funzioni di Comuni, Province e città metropolitane.
In discussione perché manca il riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni.
Schema D.Lgs. in materia di federalismo fiscale municipale (Atto n. 292)
(trasmesso alle Camere in data
Coordinamento e autonomia di entrata e di spesa degli enti locali.
9 novembre 2010).
Entità e riparto dei fondi perequativi per gli enti locali.
Finanziamento delle funzioni delle città metropolitane.
Attuazione dell'art. 119, quinto comma, Cost. (risorse aggiuntive ed interventi speciali in favore di determinati comuni, province, città metropolitane e regioni).
Schema D. Lgs. di attuazione dell’art.16
(approvato in CdM
il 26.11.10)
Coordinamento e la disciplina fiscale dei diversi livelli di governo.
Norme di coordinamento dinamico della finanza pubblica per l’obiettivo della convergenza dei costi e dei fabbisogni standard e degli obiettivi di servizio ai livelli essenziali delle prestazioni e alle funzioni fondamentali e per stabilire, per ciascun livello di governo, il livello programmato dei saldi del debito e della pressione fiscale.
Attribuzione a comuni, province,
città metropolitane e regioni
di un proprio patrimonio
D.Lgs. 28 maggio 2010, n. 85 - Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio (G.U. 11 giugno 2010 n. 134) Attuata
Disciplina transitoria per le regioni.
Tale comma stabilisce, con norma che non costituisce un conferimento di delega e che pertanto non prevede adempimenti attuativi, che “la legge statale disciplina la determinazione dei livelli essenziali di assistenza e dei livelli essenziali delle prestazioni. Fino a loro nuova determinazione in virtù della legge statale, si considerano i livelli essenziali di assistenza e i livelli essenziali delle prestazioni già fissati in base alla legislazione statale”.
La legge prevista dalla norma in esame non è finora intervenuta.
Disciplina transitoria per gli enti locali.
Art. 23, comma 6
Istituzione e disciplina delle città metropolitane approvate con referendum.
D.Lgs. 17 settembre 2010 n. 156 - Ordinamento transitorio di Roma capitale
(G.U. 18 settembre 2010, n. 219)
Manca la definizione delle funzioni e del sistema di finanziamento
Disciplina per la gestione dei tributi e compartecipazioni.
Lo schema non attua le norme contenute nella legge delega
Schema D.Lgs. in materia di federalismo fiscale municipale
Coordinamento della finanza delle regioni a statuto speciale e delle province autonome.
Limitatamente al Trentino Alto Adige e alle Province autonome di Trento e di Bolzano cfr.
Legge n. 191/2009, co. 106-125
Per quanto attiene le Regioni Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta sono stati siglati due protocolli d'intesa
tra lo Stato e le Regioni.
Attuata per il Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta.
Mancano la Sicilia
art. 27, comma 7
Organizzazione del tavolo di confronto tra il Governo, le Regioni a statuto speciale e le province autonome.
D.P.C.M. 6 agosto 2009
Istituzione del Tavolo di confronto tra il Governo e le Regioni a statuto speciale e le province autonome
(G.U. n. 213 del 14/9/2009)
Questo schema dimostra che la legge 42 del 2009 non è stata attuata e che il Governo ha tradito impegni e promesse sul federalismo.
In un anno e mezzo l'Esecutivo ha approvato solamente atti che rinviano l'introduzione del federalismo e che tolgono poteri e autonomia agli Enti locali. Nel frattempo con le manovre economiche il Governo ha tagliato risorse ingenti a Regioni, Province e Comuni. Soltanto con l'ultima manovra economica (Decreto legge n. 78/2010) i Comuni hanno subito tagli di 1,5 miliardi per il 2011 e di 2,5 miliardi per il 2012 e per i successivi. In pratica, il federalismo per il Governo è diventato il pretesto per imporre una politica centralista che ha tolto soldi e potere alle autonomie locali. Per l'Esecutivo il federalismo è una scatola vuota, priva di contenuti e di impegni finanziari. Secondo la Costituzione l'autonomia finanziaria e impositiva degli Enti locali è la caratteristica fondamentale del sistema federale previsto nel titolo V della Costituzione. Il Governo sta facendo l'esatto contrario: non vengono individuate le imposte da attribuire in piena autonomia agli Enti locali.
I principali decreti approvati finora riguardano "Roma Capitale", il federalismo demaniale, i fabbisogni e i costi standard delle Regioni. Il federalismo demaniale si è ridotto in una colossale presa in giro: a regioni province e comuni sono stati "scaricati" beni demaniali costosi e di scarso rilievo. La determinazione dei costi e fabbisogni i standard è stata affidata alla Sose, società che predispone gli studi di settore , e che naturalmente ha rinviato a data da destinarsi l'incarico ricevuto. L'unico vero decreto riguarda Roma, che ha ricevuto, da quando governa la Lega, maggiori risorse e poteri. Si assiste dunque al paradosso che il federalismo visto fin qui ha privilegiato "Roma ladrona" penalizzando il resto del Paese. Adesso è la volta del federalismo fiscale municipale. Anche in questo caso il decreto del governo va nella direzione opposta dei principi federalisti.
Il testo in discussione prevede due fasi per l'introduzione del federalismo municipale: una transitoria dal 2011 al 2013 e una a regime dal 2014.
La fase transitoria. Nella prima fase lo Stato devolve/trasferisce ai Comuni i proventi di alcuni tributi erariali sul trasferimento e il possesso degli immobili: secondo le stime del Governo si tratta di circa 16 miliardi di euro. Questi 16 miliardi, attraverso un "fondo di riequilibrio", sostituiscono gli attuali trasferimenti erariali ai Comuni che vengono aboliti. Attualmente i trasferimenti erariali sono pari a circa 13 miliardi di euro. Lo Stato, secondo il decreto, si terrà anche l'addizionale comunale sull'energia elettrica (1 miliardo circa) e la differenza tra i vecchi trasferimenti erariali e il nuovo "fondo di riequilibrio". In pratica oggi lo Stato trasferisce ai Comuni 16 miliardi derivanti dalla fiscalità generale; secondo il decreto 292 lo Stato trasferirà ai Comuni sempre 16 miliardi derivanti da tributi sul trasferimento e il possesso degli immobili che oggi vanno allo Stato.
Il totale dei trasferimenti resterà dunque uguale a oggi. In teoria cambierà la distribuzione dei trasferimenti tra i Comuni. Infatti il decreto prevede che ai Comuni saranno trasferite le risorse relative agli immobili ubicati nel loro territorio e questo fatto produrrà delle differenze rispetto all'attuale regime dei trasferimenti. Per correggere questa differenza e garantire la perfetta equivalenza tra trasferimenti soppressi e nuovi trasferimenti lo Stato avrà una compartecipazione sui tributi trasferiti. Le modalità di ripartizione della compartecipazione non sono stabilite nel decreto e questo fatto non consente di di calcolare le ricadute sul territorio del provvedimento in esame.
La fase a regime. Dal 2014 i tributi erariali trasferiti saranno sostituiti dall'imposta municipale unica (IMU). L'IMU è ancora un oggetto misterioso. Per ora dovrebbe consistere nell'attuale ICIsulle seconde case e sulle persone giuridiche. Anche per la fase a regime dovrebbe esistere un fondo di riequilibrio per compensare i Comuni che riceveranno meno di oggi. Il rischio è che il fondo di riequilibrio sia finanziato dai Comuni stessi con le risorse eccedenti rispetto a oggi. Verrebbe introdotta una perequazione orizzontale: i Comuni che incasseranno di più rispetto a oggi trasferiranno la differenza ai Comuni che incasseranno di meno. Si tratta di pure ipotesi visto che la materia non è ancora definita.
Il decreto contiene un limite insuperabile: l'IMU sarà pagata soltanto dai proprietari delle seconde case e dalle persone giuridiche. Questo fatto comporta tre conseguenze che annullano il federalismo.
Primo. La base imponibile è troppo bassa per raccogliere risorse equivalenti agli attuali trasferimenti che si basano ancora sui dati riferiti a quando c'era l'ICI sulla prima casa che riguardava circa l'80% delle famiglie. Non è possibile, senza introdurre nuovi tributi, raccogliere le stesse risorse di prima tassando soltanto le seconde case e le persone giuridiche.
Secondo. L'IMU contrasta con un punto fondamentale del federalismo perché non responsabilizza gli amministratori. Infatti chi paga l'IMU non vota nel territorio dove paga: si tratta o di seconde case o di aziende. Viene così meno il vincolo tra cittadino contribuente e cittadino elettore.
Terzo. La necessità di perequare le risorse tra i Comuni attraverso un fondo di riequilibrio equivale al ritorno alla finanza locale derivata che è il contrario dell'autonomia impositiva alla base del federalismo.
Inoltre lo schema di decreto legislativo contrasta con la legge delega n. 42/2009. In particolare, l'articolo 12 della legge ha stabilito che i decreti legislativi sono adottati seguendo alcuni principi e criteri direttivi:
- disciplina di uno o più tributi propri comunali che, valorizzando l'autonomia tributaria, attribuisca all'ente la facoltà di stabilirli e applicarli in riferimento a particolari scopi quali la realizzazione di opere pubbliche e di investimenti pluriennali nei servizi sociali ovvero il finanziamento degli oneri derivanti da eventi particolari quali flussi turistici e mobilità urbana;
- previsione di forme premiali per favorire unioni e fusioni tra Comuni, anche attraverso l'incremento dell'autonomia impositiva o maggiori aliquote di compartecipazione ai tributi erariali;
- previsione che gli Enti locali, entro i limiti fissati dalle leggi, possano disporre del potere di modificare le aliquote dei tributi loro attribuiti da tali leggi e di introdurre agevolazioni;
- previsione che la legge statale, nell'ambito della premialità ai Comuni e alle Province virtuosi, in sede di individuazione dei princìpi di coordinamento della finanza pubblica riconducibili al rispetto del patto di stabilità e crescita, non possa imporre vincoli alle politiche di bilancio degli Enti locali per ciò che concerne la spesa in conto capitale limitatamente agli importi resi disponibili dalla regione di appartenenza dell'Ente locale o da altri Enti locali della medesima Regione.
Come si può constatare, dunque, il decreto non ha rispettato questi quattro fondamentali principi e criteri presenti nella legge delega. L'insoddisfazione sul testo sta producendo modifiche continue, al punto che l'approvazione è rinviata di giorno in giorno. Tra le modifiche è spuntata addirittura la tassa di soggiorno che, provocherebbe danni rilevanti alle imprese turistiche e alle strutture di accoglienza. Inoltre, come nel caso dell'IMU, questa tassa non verrebbe pagata dai residenti ma solo dai turisti, vanificando il vincolo fondamentale del federalismo tra il cittadino contribuente e il cittadino-elettore. Come è già accaduto con i precedenti decreti legislativi anche il decreto in discussione conferma che i principi contenuti nella legge delega n. 42 non vengono attuati, che le aspettative sul federalismo vengono vanificate e la realizzazione del titolo V della Costituzione rimane lontana: Pdl e Lega promettono il federalismo ma, con una rigida politica centralista, stanno privando Regioni, Province e Comuni di soldi e poteri.

References: art. 2

art. 2
 articolo 117

art. 2

art. 2

art. 2
 art. 17

art. 2

Art. 23

art. 27