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Timestamp: 2019-06-20 15:50:13+00:00

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Richiesta demolizione di un corpo di fabbrica realizzato su una terrazza di proprietà esclusiva e risarcimento dei danni
Realizzazione di un corpo di fabbrica su una terrazza - Proprietà esclusiva - Rimozione e risarcimento danni
Cass.,Sez. II civile, Sentenza del 12 maggio 2010, n. 11485
sul ricorso 6371-2005 proposto da:
PU. OR. (OMESSO), VI. IN. (OMESSO), elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE MONTE OPPIO 28, presso L'UFF. LEGALE ORDINE PADRI CARMELITANI, rappresentati e difesi dagli avvocati VENTIMIGLIA ANDREA, DI PRIMA FILIPPO;
COND. (OMESSO), (OMESSO), in persona dell'Amministratore e legale rappresentante pro tempore Avvocato SC. LO. CA. (OMESSO), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BALESTRO 67, presso lo studio dell'avvocato GIUSEPPE CONSOLO, rappresentato e difeso dagli avvocati MUSCUSO FAUSTO SALVATORE, SINDONA PIETRO;
avverso la sentenza n. 343/2004 della CORTE D'APPELLO di CATANIA, depositata il 19/04/2004;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 16/03/2010 dal Consigliere Dott. ETTORE BUCCIANTE;
Con sentenza del 30 agosto 2000 il Tribunale di Catania, adito dal condominio dell'edificio sito in (OMESSO) in quella citta', respinse la domanda diretta ad ottenere la condanna di Pu.Or. e Vi.In. alla demolizione di un corpo di fabbrica che avevano realizzato su una terrazza di loro proprieta' esclusiva e al risarcimento dei danni, ma condanno' i convenuti a eseguire i lavori necessari per uniformare il prospetto della nuova costruzione a quello dell'intero fabbricato.
Impugnata dal condominio, la decisione e' stata riformata dalla Corte d'appello di Catania, che con sentenza del 19 aprile 2004 ha accolto la domanda di riduzione in pristino proposta in primo grado dall'attore.
Pu.Or. e Vi.In. hanno proposto ricorso per cassazione, in base a due motivi. Il condominio dell'edificio sito in (OMESSO) si e' costituito con controricorso.
Con il primo motivo di impugnazione Pu.Or. e Vi. In. si dolgono del mancato accoglimento dell'eccezione di prescrizione, che avevano opposto alla domanda formulata nei loro confronti: secondo i ricorrenti la Corte d'appello ha erroneamente e ingiustificatamente escluso che il manufatto in questione fosse stato realizzato prima del (OMESSO), dando rilievo alla circostanza che era stato intonacato solo fino a una certa altezza; cio' invece era dovuto a un'iniziativa dell'amministratore del condominio, il quale nel (OMESSO), in occasione del rifacimento della facciata dell'intero stabile, aveva disposto che L'impresa incaricata non provvedesse al rivestimento di quel corpo di fabbrica; esso in realta' era stato costruito piu' di venti anni prima dell'inizio della causa, come risultava dalla domanda di "condono edilizio" presentata nel (OMESSO).
La censura va disattesa, poiche' si verte in tema di accertamenti di fatto e valutazioni di merito, sindacabili in questa sede soltanto sotto il profilo dell'omissione, insufficienza o contraddittorieta' della motivazione.
Da tali vizi la sentenza impugnata e' immune, poiche' il giudice di secondo grado ha adeguatamente dato conto, in maniera esauriente e logicamente coerente, delle ragioni della decisione, richiamando le risultanze della consulenza tecnica di ufficio, dalle quali era emerso non soltanto che "il recentissimo intonaco non arriva a coprire tutta la superficie esterna verticale del casotto", ma anche che "i blocchi di cls sono nuovi cosi' come lo e' la gronda sul lato strada" e "la malta (e') di nuova fattura"; ha altresi' osservato, alla luce di queste constatazioni, che "del tutto inattendibili sono le risultanze della domanda di concessione in sanatoria presentata dal Pu. ", smentite anche dal contenuto del rogito del (OMESSO), con il quale era stato acquistato l'appartamento poi ampliato.
Con lo stesso primo motivo di ricorso Pu.Or. e Vi. In. lamentano che la Corte d'appello ha "completamente omesso di motivare e pronunziare" sul punto della non ravvisabilita' nella specie di un effettivo pregiudizio al decoro architettonico dell'edificio, gia' menomato da altre precedenti superfetazioni.
Neppure questa doglianza puo' essere accolta, in quanto i ricorrenti, nell'affermare che la questione era stata "gia' sollevata in primo grado e reiterata in appello", non hanno pero' precisato - come era loro onere: v., per tutte, Cass. 3 marzo 2009 n. 5070 - in quali atti l'avessero prospettata, in modo da porre questa Corte in grado di verificare la sussistenza dell'omissione addebitata al giudice a quo.
Per la stessa ragione va respinto il secondo motivo di impugnazione, con il quale si sostiene - senza precisare se e come la deduzione fosse stata svolta in sede di merito - che il "casotto" e' visibile soltanto in parte dall'esterno, sicche' incongruamente ne e' stata disposta la rimozione integrale.
Il ricorso viene pertanto rigettato, con conseguente condanna dei ricorrenti - in solido, stante il comune loro interesse nella causa - a rimborsare al resistente le spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in 200,00 euro, oltre a 2.000,00 euro per onorari, con gli accessori di legge.
La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti in solido a rimborsare al resistente le spese del giudizio di cassazione, liquidate in 200,00 euro, oltre a 2.000,00 euro per onorari, con gli accessori di legge.
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