Source: https://www.ristrutturazionilastella.it/incentivi-2/
Timestamp: 2019-08-17 21:32:53+00:00

Document:
RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE (proroga fino al 31 dicembre 2018)
Con la legge di bilancio 2017 (legge n. 205 dell’27 dicembre 2017) è stata prorogata fino al 31 dicembre 2018 la detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie.
E’ prorogato fino al 31 dicembre 2018 anche il Bonus Mobili, cioè la detrazione del 50% su una spesa massima di 10mila euro per l’acquisto di mobili.
E’ stata rinnovata anche la Detrazione risparmio energetico 2018: per i lavori effettuati a partire dal 1° gennaio l’importo del bonus fiscale previsto è differenziato in due aliquote principali, pari al 50% o al 65%.
DETRAZIONE IRPEF 50% PER LE RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE
soggetti indicati nell’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori
Dal 2018, tuttavia, la legge di bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo di trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per la riqualificazione energetica degli edifici.
2. BONUS ARREDI
Nell’ importo delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati, purché le spese stesse siano state sostenute con le modalità di pagamento richieste per fruire della detrazione (bonifico, carte di credito o di debito).
5. BOX AUTO, PERTINENZA DELL’ABITAZIONE: AGEVOLAZIONI FISCALI.
Qualora oggetto del contratto sia l’acquisto di un box, purché costituisca pertinenza della abitazione, il trasferimento può ritenersi compreso nella norma agevolativa, sia che abbia luogo con lo stesso atto di acquisto della abitazione sia che avvenga mediante successivo atto separato.
Detto trattamento tributario si fonda sul medesimo principio già consolidato in materia di agevolazioni per l’acquisto di abitazioni non di lusso, nel senso di ammettere al trattamento fiscale di favore non solo l’oggetto principale dell’atto (abitazione), ma anche quello accessorio, connesso al primo da un vincolo pertinenziale
Tale interpretazione segue l’indirizzo prevalente sotto la normativa della legge 2 luglio 1949, n. 408.
L’art. 817 del codice civile riporta che sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa; la destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima.
Per la determinazione del vincolo pertinenziale devono, quindi, sussistere due requisiti:
1) la destinazione durevole al servizio o all’ornamento (elemento oggettivo) e
2) la volontà del titolare del diritto reale sulla cosa principale (elemento soggettivo).
Una volta costituito il vincolo pertinenziale, ai sensi dell’art. 818 c.c., gli atti e i rapporti giuridici, che hanno per oggetto la cosa principale, comprendono anche le pertinenze, se non è diversamente disposto; le pertinenze, tuttavia, possono formare oggetto di separati atti o rapporti.
Il concetto di “servizio” deve essere ricercato nella nozione di utilità, come stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 7.10.1988, ossia comodità di sfruttamento, vantaggio oggettivo per la cosa principale.
Mentre per “ornamento” deve intendersi un incremento della cosa principale ma non tanto dal punto di vista economico, quanto da quello meramente voluttuario o estetico.
Tali concetti sono stati confermati dalla stessa Agenzia delle Entrate, con la C.M. 1.3.2001 n. 19/E, secondo cui “considerato, quindi, che elemento caratterizzante il rapporto pertinenziale è la destinazione di fatto, in modo durevole, di una cosa al servizio di un’altra, si ritiene che anche nel caso in cui, ad esempio, un box sia posto solo in prossimità dell’abitazione principale, purché risulti adibito all’utilità della stessa, è applicabile l’agevolazione c.d. “prima casa” al suo acquisto”.
Con la successiva C.M. 12.8.2005 n. 38/E, l’Agenzia delle Entrate, commentando l’applicazione dell’agevolazione prima casa, ha stabilito che “l’agevolazione in parola non si applica qualora la pertinenza non possa essere oggettivamente destinata in modo durevole a servizio o ornamento dell’abitazione principale, circostanza, quest’ultima, che normalmente ricorre, ad esempio, qualora il bene pertinenziale è ubicato in un punto distante o addirittura si trovi in un comune diverso da quello dove è situata la “prima casa”.
Circa il concetto di “prossimità” la stessa Amministrazione non si è mai espressa indicando dei parametri oggettivi utili all’individuazione della condizione in commento, lasciando quindi di fatto al “libero arbitrio” dei singolo ufficio la decisione se un immobile può assumere o meno la qualifica di immobile pertinenziale.
Pertinenze di abitazione
La Legge 13 maggio 1999, n. 133 (‘collegato fiscale’) che, all’art. 18, comma 5, con riferimento al reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle sue pertinenze, recita testualmente: «sono pertinenze le cose immobili di cui all’art. 817 del codice civile, classificate o classificabili in categorie diverse da quelle ad uso abitativo, destinate ed effettivamente utilizzate in modo durevole a servizio delle unità immobiliari adibite ad abitazione principale delle persone fisiche».
Il comma 3 della nota II-bis, dell’articolo 1, Tariffa Parte Prima D.P.R. n. 131/1986 ricorda che sono ricomprese tra le pertinenze, limitatamente ad una per ciascuna categoria, le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7.
Pertinenza può essere un giardino o un’area scoperta.
La pertinenza può essere acquistata, oltre che con lo stesso atto con cui si acquista l’abitazione, anche con atto separato.
L’acquisto agevolato non può riguardare più di una pertinenza per ciascuna categoria catastale.
Non è necessario che i due immobili siano contigui.
Conseguentemente la pertinenza non deve necessariamente essere nello stesso edificio dell’abitazione, né nello stesso isolato, né nella stessa strada, né si può fare una questione di distanza fra l’abitazione e la pertinenza.
Si ricorda che l’art. 9, comma 4, della legge 24 marzo 1989, n. 122 (‘legge Tognoli’) prevede la realizzazione di parcheggi da destinare a pertinenza di immobili privati su aree comunali cedute in diritto di superficie e che l’art. 17, comma 90, lettera a), della legge 15 maggio 1997, n. 127 (‘legge Bassanini’), con aggiunta al citato art. 9 l. n. 122/1989, riconosce che i parcheggi possono essere realizzati ad uso esclusivo dei residenti, anche nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato, con ciò riconoscendo che la pertinenza può essere ubicata in luogo diverso dal bene principale.
Per area di pertinenza si intende quella che al catasto terreni o urbano è graffata, ovvero è un unico mappale.
Le istruzioni per la compilazione del modello Unico 99 – Persone fisiche, ai fini della tassazione del reddito dei fabbricati, confermano che sono considerate pertinenze «le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie C/2, C/6, e C/7, destinate ed effettivamente utilizzate in modo durevole a servizio dell’abitazione principale (anche se non appartengono allo stesso fabbricato)»:
La CTR Liguria con la sentenza del 7.4.2014 n. 643/1/14 afferma che nel caso in cui un garage sia troppo lontano dall’immobile principale non sussiste il vincolo di pertinenzialità, di cui all’art. 817 del codice civile: di conseguenza al soggetto acquirente non spetta l’applicazione dell’aliquota ridotta (iva o imposte d’atto) per gli immobili pertinenziali ad immobili abitativi, ma gli stessi debbono essere tassati quali immobili strumentali a se stanti.
Nella sentenza oggetto di commento, infatti, viene affermato che “nel caso di specie non vi è dubbio che sussista il “requisito “soggettivo” in quanto il proprietario del box vuole renderlo pertinenziale all’alloggio, ma non sussiste il “requisito oggettivo”, poiché la distanza di circa Km.4 tra i due immobili rende impossibile un utilizzo immediato della pertinenza”.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 6671/84afferma che “al fine della configurabilità del vincolo pertinenziale (art. 817 c.c.) sotto il profilo della durevole destinazione di una cosa al servizio di un’altra, è necessario che l’utilità sia oggettivamente arrecata dalla cosa accessoria a quella principale e non al proprietario di questa, dovendo le pertinenze servire all’utilità della cosa e non a quella meramente personale del dominus della cosa“.
IlMinistero dell’Economia nella circolare 3/DF del 18 maggio, secondo la Corte di Cassazione,riporta che la destinazione di una cosa a servizio o a ornamento di un’altra (concetto civilistico di pertinenza) si basa su un criterio fattuale, in base cioè alla destinazione effettiva e concreta.
La prova dell’asservimento pertinenziale spetta al contribuente che usufruisce di un beneficio fiscale.
Ai fini che interessano, quindi, è irrilevante che il box auto sia situato in un altro palazzo e a 500 metri di distanza e può essere considerato pertinenza.
La C.T. Prov. Savona, nella sentenza 8 marzo 2012 n. 15/6/12 esprime il seguente principio: anche il box auto che non sia attiguo all’abitazione può godere dell’agevolazione prima casa se si accerta che, nonostante l’ubicazione, esso è effettivamente e durevolmente adibito a servire l’abitazione, essendo utilizzato esclusivamente come garage per l’auto dei proprietari.
Nel caso di specie, due soggetti acquistavano un box auto in una località marittima della Liguria, dichiarando di volerlo adibire a pertinenza della propria prima casa, sita nella medesima località, ma in una diversa strada.
La Commissione Tributaria di Savona ha riconosciuto il vincolo di pertinenzialità nonostante i due immobili fossero ubicati a distanza l’uno dall’altro.
La Conferedilizia di La Spezia assevera come distanza massima 500 metri, riportando che regolamento edilizio comunale può stabilire disposizioni precise in merito. La distanza di un chilometro appare eccessiva.
In realtà la norma, articolo 59, lettera d), del Dlgs 446/97, che autorizzava i Comuni a disciplinare la materia, è stata abrogata dall’articolo 13 del decreto legge 201/2011.
Quindi i comuni non hanno nessun potere regolamentare in materia.
Da ciò consegue che eventuali regolamenti comunali adottati in materia devono ritenersi illegittimi e non possono quindi essere applicati.

References: sentenza 
 art. 9
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 59