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Analisi dei TITOLI: I e II (artt. 1-68) - ppt scaricare
PubblicatoFilomena Mosca
Presentazione sul tema: "Analisi dei TITOLI: I e II (artt. 1-68)"— Transcript della presentazione:
Analisi dei TITOLI: I e II (artt. 1-68) D.Lgs n.81/2008 “TESTO UNICO” SULLA SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO: PROBLEMATICHE E PRIME IPOTESI APPLICATIVE Iniziativa promossa dagli SPISAL ULSS 20, 21, 22 in collaborazione con: Apindustria Verona, Casartigiani Verona, CGIL, CISL, UIL, CNA Verona, Confindustria Verona, INAIL, Confartigianato, Confesercenti, Direzione Provinciale del Lavoro, Collegio Costruttori Edili Verona, A.P.I.M.A. Verona, C.I.A., Confagricoltura, Coldiretti MISURE ORGANIZZATIVE Analisi dei TITOLI: I e II (artt. 1-68) Dr. Marco Renso - SPISAL ULSS 22 Venerdì 4 luglio 2008 Sala Convegni Centro Servizi Banca Popolare di Verona 2
Cantutti Gianvittorio Zuffo Giovanni ClaudioHANNO PARTECIPATO: Marco Renso Coordinatore Gruppo Ambrosi Arianna Andreatta Claudia Belviso Antonio Bergamini Vittorio Borin Mario Cantutti Gianvittorio Dolci Stefania Gazzani Angelica Lelli Maria Mazzoccoli Pietro Menegolli Stefano Mileto Pierpaolo Pagani Alessandro Palumbo Bonaventura Perini Rita Peruzzi Manuela Piacenza Antonio PietroPaolo Lina Righetti Paolo Rutigliano Riccardo Segattini Elena Stoppa Maurizio Torluccio Alessandro Torneri Luigino Varini Guido Viani Mauro Zardini Davide Zuffo Giovanni Claudio
Art. 2 c.1 lettera e - IL PREPOSTO (1)E’ una figura definita in modo dettagliato E’ inserita nell’organizzazione della sicurezza negli ambienti di lavoro Si prevede una formazione specifica (prima non richiesta)
FORMAZIONE DEL PREPOSTO (2)L'art c. 7 disciplina la formazione specifica obbligatoria per il preposto; evidenziando: la formazione e l’aggiornamento periodico della stessa, va somministrata in azienda (durante l'orario di lavoro); il preposto deve ricevere detta formazione "a cura del datore di lavoro": si deve intendere che il DL deve preoccuparsi di fornirla e organizzarla (non necessariamente di erogarla in prima persona) La formazione (senza oneri economici a carico dei lavoratori) deve essere realizzata in collaborazione dell’Organismo paritetico (art. 37 c. 12) il quale si ritiene vada coinvolto per i soli compiti di pianificazione e non di attuazione dei corsi, trattandosi di formazione da realizzare in azienda.
Art. 2 c.1 lettera e - IL PREPOSTO (3)Il ruolo del Preposto si configura nel momento in cui il Datore di Lavoro gli attribuisce potere gerarchico, indipendentemente da un eventuale conferimento formalizzato per iscritto (v. art. 299 sull’esercizio di fatto di poteri direttivi). Si suggerisce comunque l’utilità della formalizzazione dell’incarico, quale strumento di tutela anche per il preposto stesso, in particolare in caso di attività fuori azienda (es. cantieri, manutenzione presso terzi, pulizie ecc) e della possibilità di evidenziare in modo esplicito la sua organizzazione aziendale con il modello organizzativo di cui all’art. 30
Art. 2 c. 1 lettera f - IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE (1)Le principali novità si rilevano nel caso dello svolgimento diretto da parte del datore di lavoro della funzione di RSPP Il D. Lgs. 81 conferma le soglie previste in precedenza per la possibilità di svolgimento diretto dei compiti di RSPP da parte del datore di lavoro (vd. Allegato II es. 30 addetti per attività industriali) introduce delle modifiche per quanto riguarda la sua formazione: La formazione del RSPP datore di lavoro dovrà essere definita mediante Accordo Stato Regioni che stabilirà contenuti e modalità dei corsi di formazione della durata minima di 16 ore e massima di 48 ore, con obbligo di aggiornamento periodico. In relazione a questo rinvio ad un successivo provvedimento si fa presente che i rappresentanti delle Associazioni datoriali si sono attivati a livello centrale affinché possano essere riconosciuti dei crediti formativi basati sulla dimostrazione di una adeguata esperienza pregressa.
Art. 2 c. 1 lettera f - IL RSPP (2)Il nuovo D. Lgs. non prevede più l’obbligo di comunicazione del nominativo del RSPP agli Organi di controllo (Asl e Ispettorato del lavoro) Poiché tale comunicazione costituiva però un riferimento certo, probante l'assunzione di incarico. Si ritiene che comunque possa essere utile un atto interno (ad es. un verbale del consiglio di amministrazione ove presente), anche come elemento integrante l’eventuale modello organizzativo adottato dall'azienda, con adeguata pubblicità dello stesso (es. l'affissione in bacheca) Si evidenzia che comunque il nominativo del RSPP va indicato espressamente ex art. 28 c. 2 lett. e nel DV o autocertificazione dei rischi.
Art. 4 - COMPUTO LAVORATORIDiversamente da quanto previsto in precedenza, si definisce in modo dettagliato le categorie di lavoratori da conteggiare per il raggiungimento delle soglie che fanno scattare determinati obblighi o esoneri come ad esempio: designazione ed elezione del RLS, Servizio PP interno assunzione di ruolo RSPP da parte del datore di lavoro autocertificazione della valutazione dei rischi agevolazioni varie I lavoratori sono computati sulla base del numero di ore di lavoro effettivamente prestato nell’arco di un semestre, tenendo conto dei contratti di somministrazione e dei lavoratori assunti a tempo parziale. Si considerano inoltre gli addetti alle attività stagionali, a prescindere dalla durata del contratto e dall’orario di lavoro effettuato. Si rileva comunque necessario un chiarimento del legislatore circa l’applicazione del c. 4 relativo al conteggio delle ULA (unità-lavorative-anno)
Art. 16 – DELEGHE DI FUNZIONI (1)Diversamente da quanto previsto dalla precedente normativa Con il D. Lgs. 81 la delega di funzioni è regolamentata pur con limiti e condizioni. In particolare è necessario che essa: Risulti da un atto scritto recante data certa (v. VdR) Che abbia adeguata e tempestiva pubblicità Si ritiene che possa essere garantita con qualunque modalità sia decisa dall'azienda al suo interno per dare trasparenza alle proprie decisioni, quali ad esempio: l'affissione in bacheca l'incontro assembleare la circolare interna Il verbale del consiglio di amministrazione nel caso di aziende più articolate ………… Per quanto riguarda la pubblicizzazione all’esterno delle deleghe è opportuno evidenziarle nelle visure camerali all’interno dell’atto costitutivo della società.
Art. 16 – DELEGHE DI FUNZIONI (2)La delega di funzioni non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di vigilanza sul corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni a lui trasferite (c. 3) E’ utile ricordare inoltre, che all’art. 17 si specificano anche gli obblighi del datore di Lavoro NON DELEGABILI. La valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’art. 28. La designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dei rischi
Art. 17, 28 e 29 - VALUTAZIONE DEI RISCHI (1)La valutazione dei rischi deve essere predisposta secondo il nuovo D. Lgs. entro il Fermo restando la conferma della normativa precedente circa l'obbligo di valutare tutti i rischi, non sfugge la specificazione insita nel D. Lgs. Riguardo i rischi inerenti lo stress lavoro-correlato (v. accordo interconfederale del 9 giugno 2008) ossia il recepimento dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro–correlato concluso l’8 ottobre 2004) le lavoratrici in stato di gravidanza (ex D.Lgs. 151/01) differenze di genere età la provenienza da altri paesi
VALUTAZIONE DEI RISCHI (2)Non è necessario rifare tutto il DVR, ma è sufficiente integrare quanto già presente in azienda con le novità individuate dal nuovo decreto, specificando anche l'individuazione delle procedure e dei ruoli (ex art. 28 c. 2 lettera e) ed in coerenza con il modello organizzativo eventualmente adottato ai sensi dell’art. 30. Anche il DVR (così come in precedenza per l’attribuzione delle deleghe) è richiesta la data certa, da cui far partire la validità dell’atto.
VALUTAZIONE DEI RISCHI (3) La data certaI principali strumenti idonei ad assegnare al documento una data certa utilizzabili sono: Ricorso alla c.d. "autoprestazione" presso uffici postali prevista dall'art. 8 del d.lg. 22 luglio 1999, n. 261, con apposizione del timbro direttamente sul documento avente corpo unico, anziché sull'involucro che lo contiene; In particolare per le amministrazioni pubbliche, adozione di un atto deliberativo di cui sia certa la data in base alla disciplina della formazione, numerazione e pubblicazione dell'atto; Apposizione della c.d. marca temporale sui documenti informatici (art. 15, comma 2, legge 15 marzo 1997, n. 59; d.P.R. 10 novembre 1997, n. 513; artt. 52 ss. d.P.C.M. 8 febbraio 1999); Apposizione di autentica, deposito del documento o vidimazione di un verbale, in conformità alla legge notarile; formazione di un atto pubblico; Registrazione o produzione del documento a norma di legge presso un ufficio pubblico. Fermo restando il fatto che il DVR è un documento dinamico, che segue l'organizzazione e l'implementazione della sicurezza in azienda, e poiché comunque la legge prevede che si debbano documentare anche le "manutenzioni" del documento: si ritiene possa essere sufficiente l'apposizione delle firme leggibili congiunte dei vari soggetti coinvolti dalla normativa ex art. 28 c.2 lett. e) ossia oltre al datore di lavoro, il RSPP, il RLS o il RLST, il Medico competente.
VALUTAZIONE DEI RISCHI (4) Autocertificazione della V.R. art. 29L'autocertificazione della VR è ancora possibile (art. 29 c.5.) I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori (la definizione deve tener conto della diversità rispetto al termine addetti del D.Lgs. 626/94) possono effettuare la V.R. secondo le procedure standardizzate la cui elaborazione è demandata alla Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza ai sensi dell'art. 6 c. 8 lettera f. In attesa e comunque fino al possono adottare l'autocertificazione. Si ricorda che anche l’autocertificazione, così come il DVR, deve contenere tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori (così come previsto dall’art. 28 c. 1.
VALUTAZIONE DEI RISCHI (5) Collaborazione e consultazioneL'art. 29 prevede anche l'obbligo per il DL di elaborare il documento di valutazione in collaborazione con il RSPP e il MC (c. 1); e l'obbligo di consultazione del RLS (c. 2) Collaborazione non significa condivisione, quindi può non esserci una identica visione tra le varie figure (es. DL e RSPP) Si ritiene necessario perciò chiarire cosa si intende per collaborazione Mentre risulta evidente che per "consultazione" si debba intendere acquisire il parere, ma non necessariamente condividerlo. Al c. 4 si conferma quanto previsto dal D. Lgs riguardo la custodia del DVR presso l'unità produttiva . (Rimandando alla definizione della stessa - art. 2 c. lett. t.)
Art. 18 - COMUNICAZIONI AGLI ENTIAlcuni aspetti di particolare rilievo: (c.1 lett. r) la comunicazione a fini statistici degli infortuni superiori a un giorno è sospeso. Il Ministero del Lavoro con lettera circolare del sospende l'obbligo fino all'emanazione dei provvedimenti di attuazione del nuovo sistema di rilevazione degli infortuni. (c. 1 lettera aa) il datore di lavoro ha l'obbligo di una comunicazione annuale all’Inail del nominativo del RLS. Per le modalità si attendono indicazioni ministeriali o dall'INAIL. (art. 51 c. 8) gli Organismi Paritetici Territoriali comunicano i nominativi degli RLST alle aziende e agli organi di vigilanza territorialmente competenti.
Art. 21 - LAVORATORI AUTONOMI E IMPRESE FAMILIARI (senza dipendenti)I componenti dell’impresa familiare (art. 230-bis c.c.) I lavoratori autonomi (art c.c.) I piccoli imprenditori (art c.c,) I soci delle società semplici del settore agricolo DEVONO Utilizzare attrezzature di lavoro conformi Munirsi di dispositivi di protezione individuale Munirsi di apposita tessera di riconoscimento POSSONO Beneficiare della sorveglianza sanitaria Partecipare a corsi di formazione Si evidenzia che il ricorso al medico competente e la partecipazione a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, anche attraverso gli Organismi paritetici, potrebbero rivelarsi una opportunità a beneficio dei soggetti in esame, soprattutto in caso di partecipazione agli appalti. Si richiamano al riguardo l’art. 27 cc. 1 e 2 riguardanti il sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, ed l’Allegato XVII sull’idoneità tecnico-professionale delle imprese, che fa esplicito riferimento alla formazione e alla idoneità sanitaria quali requisiti qualificanti le imprese in caso di appalto.
Art. 26 - IL CONTRATTO DI APPALTO O D'OPERA O DI SOMMINISTRAZIONE (1)Si evidenzia la responsabilità in carico al datore di lavoro committente di elaborare il documento di valutazione dei rischi interferenziali (DUVRI) (c. 3) Si potrebbero a questo proposito, raccogliere delle esperienze dettate dalla quotidiana definizione dei rischi interferenti e su questi definire delle griglie organizzate per comparto (es. edilizia). Viene sollevata una criticità in riferimento al c. 5 per quanto concerne i costi della sicurezza. Il testo unico precisa che devono essere indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro "con particolare riferimento a quelli propri connessi allo specifico appalto". Si auspica a tal fine che i costi relativi alla sicurezza trovino comunque una appropriata definizione e una specifica modalità di calcolo.
Art. 26 - IL CONTRATTO DI APPALTO O D'OPERA O DI SOMMINISTRAZIONE (2)Si sottolinea l'altra novità, l'obbligo del datore di lavoro di verifica dell'idoneità tecnico professionale della imprese appaltatrici e lavoratori autonomi (c.1/a) La norma non precisa quali devono essere i contenuti di questa autocertificazione, come è invece precisato per la cantieristica (con il rimando ai contenuti dell'Allegato XVII del testo unico, artt. 90 c.9 e 97 c.2) In attesa che il legislatore si esprima, si reputa opportuno, che i contenuti di detta autocertificazione siano equivalenti a quelli riportati dall'Allegato XVII: si tratterà cioè di autocertificare la presenza degli elementi elencati nell'allegato (conformità attrezzature, elenco dei Dpi, nomina Rspp ecc) Si sottolinea che resta adempimento richiesto esclusivamente per la cantieristica l'obbligo "di esibire al committente" i documenti dei vari punti.
Art. 30 - MODELLI ORGANIZZATIVIL’art. 30 è una delle vere novità introdotte dal D. Lgs. 18. Pur non essendo obbligatoria, l’adozione del modello organizzativo è opportuna e conveniente: opportuna in quanto diventa lo strumento più idoneo per definire la struttura organizzativa, comprensiva anche dell’analisi dei rischi. conveniente perché sgrava le persone giuridiche, le società e le associazioni anche prive di personalità giuridica dalle eventuali sanzioni previste in caso di infortuni e malattie professionali a carico della società. Si sottolinea l’opportunità di promuovere a livello regionale l’individuazione di procedure e modelli standardizzati più rispondenti alle esigenze delle PMI.
Art. 37 - INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI (1)La formazione dei lavoratori non è più lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro. (in sede di Conferenza Stato Regioni entro dodici mesi dall’entrata in vigore del Testo unico dovranno essere definiti durata, contenuti minimi e modalità di esecuzione) Dovrà comprendere anche l’addestramento (c.5) effettuato in azienda e da persona esperta. Si ritiene preferibile sia svolto da una persona interna all’azienda, non sistematicamente delegata all’esterno (es. da chi fornisce le macchine e le attrezzature)
Art. 37 - INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI (2)Il datore di lavoro deve assicurare una formazione sufficiente ed adeguata anche rispetto alle conoscenze linguistiche. Si sottolinea la necessità della effettiva comprensione da parte dei lavoratori dell’informazione/formazione fornita ai lavoratori stranieri. Il c. 13 prevede una verifica da parte del datore di lavoro della comprensione e conoscenza della lingua usata nel percorso formativo, si evidenzia l’opportunità di individuare sistemi che garantiscano un adeguato livello di verifica. Si fa presente la sperimentazione fatta con lo strumento realizzato dallo Spisal dell'Ulss 22 quale modalità possibile per ottemperare a tale obbligo
Art. 47 RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA (RLS) (1)E’ una figura che con il nuovo D. Lgs. diventa obbligatoria In tutte le aziende o unità produttive è eletto o designato il RLS; Nelle aziende (o unità produttive) con meno di 15 dipendenti il RLS è “di norma” eletto direttamente dai lavoratori al loro interno oppure è individuato per più aziende nell’ambito territoriale o del comparto produttivo; Nelle aziende (o unità produttive) con più di 15 dipendenti il RLS è eletto o designato dai lavoratori nell’ambito delle rappresentanze sindacali. In assenza di tali rappresentanze il RLS è eletto dai lavoratori dell’azienda al loro interno. Ove non si proceda all’elezione, le funzioni sono esercitate dai RLS territoriali o di comparto produttivo, salvo diverse intese tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentative (c. 8).
Art. 47 RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA (RLS) (2)Si sottolinea (per la necessaria tutela verso il Datore di Lavoro e l’azienda) l’obbligo da parte del RLS di rispettare il segreto ed la privacy riguardo i dati in proprio possesso, sia in merito ai dati infortunistici, che quelli inerenti il segreto industriale, di cui il RLS ha accesso. Tutela concernente anche la copia del DVR e DUVRI, che il RLS può richiedere
Titolo II - LUOGHI DI LAVORONon si rilevano problemi particolari di interpretazione su tale argomento.
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References: Art. 2

Art. 2
 art. 299

Art. 2

Art. 2
 art. 28

Art. 4

Art. 16

Art. 16

Art. 17
 art. 28
 art. 28
 art. 29
 art. 2

Art. 18

Art. 21

Art. 26

Art. 26

Art. 30

Art. 37

Art. 37

Art. 47

Art. 47