Source: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010_03_01_archive.html
Timestamp: 2013-05-21 10:35:09+00:00

Document:
Cosenostreacasanostra: 2010/03
Vi chiediamo di leggere attentamente questo bollettino e di diffonderlo subito su Internet a tutti i cittadini e soggetti interessati. Signoraggio: avevamo ragione noi. Willem Buiter, della London School of Economics, la più importante ed influente scuola di economia al mondo, nel 2007 ha pubblicato un documento rivelatore: Seigniorage – CEP Discussion Paper No 786http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/03/seigniorage-cep-discussion-paper-no-786.html Nel documento si dice testualmente: “The solvency constraint of the Central Bank only requires that the present discounted value of its net non-monetary liabilities be non-positive in the long run. Its monetary liabilities are liabilities only in name, as they are irredeemable: the holder of base money cannot insist at any time on the redemption of a given amount of base money into anything else other than the same amount of itself (base money).” Ovvero, che è pretestuoso mettere al passivo (falso passivo) la massa monetaria perché la banca non la restituirà MAI: Nessuna polizia, contabile o meno, nessuna magistratura (a parte due giudici di pace in USA e in Italia) hanno condannato questa megatruffa… Ma voi potete fare qualcosa: firmare la petizione per chiedere alla Commissione Europea di fare una revisione del bilancio della Banca Centrale Europea per far emergere – e cancellare – il falso in bilancio che ci costa un falso debito pubblico insostenibile! OCCORRE FERMARE SUBITO LA MEGA-EVASIONE FISCALE DELLE BANCHE CENTRALI! Firmate subito la petizione e fatela firmare ai vostri amici e conoscenti, siamo già a quota 477 firme:http://www.petitiononline.com/auditecb/petition.html Grazie! Marco SabaCentro Studi Monetarihttp://studimonetari.org http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/03/seigniorage-cep-discussion-paper-no-786.html
http://sollevazione.blogspot.com/2010/03/in-corso-il-vertice-ue.html Si apre oggi pomeriggio, a Bruxelles, il sipario su un atto che potrebbe rivelarsi decisivo non solo per le sorti della Grecia, ma per quelle dell’Euro e dell’Unione Europea.Non è certo un segnale positivo per gli “europeisti” che il Vertice non sia stato preceduto da quello dei sedici paesi dell’Eurozona. Ciò si spiega a causa del tenace rifiuto della Germania di prendere in considerazione un aiuto europeo ad Atene, come invece vorrebbero sia la Bce che la maggior parte dei paesi dell’Eurozona. I tedeschi hanno affermato in maniera inequivoca che preferiscono che in soccorso della Grecia giunga il FMI, la qual cosa, in ultima istanza, significa accettare l’opzione di un’eventuale uscita della Grecia dall’Euro. Bini-Smaghi, che fa parte del Board della Banca centrale europea, di norma abbottonato, ha invece parlato fuori dai denti. In un’intervista al settimanale tedesco Die Zeit ha testualmente messo in guardia che l’eventuale ricorso al FMI da parte della Grecia avrebbe conseguenze devastanti per l’Eurozona: «Non ci sarebbero più stimoli a obbedire alle regole europee, perché ogni paese saprebbe che, se ha bisogno di aiuti, c’è il FMI; inoltre c’è il pericolo che il Fondo ponga delle condizioni all’intera Eurozona, anche sulla politica monetaria. (…) Se intervenisse il FMI l’immagine dell’euro sarebbe quella di una moneta che riesce a sopravvivere solo con l’appoggio di un’organizzazione internazionale nella quale gli europei non hanno una maggioranza e gli americani e gli asiatici diventano sempre più influenti.» E’ chiara dunque la posta che è in gioco sul tavolo dell’Eurozona. Se passa la posizione tedesca (niente aiuto europeo ad Atene e soccorso FMI) sia l’euro che l’Unione ne uscirebbero fortemente indeboliti, con conseguenze che potrebbero rivelarsi fatali. Nel frattempo è giunta la notizia della declassificazione del rating del Portogallo, a causa del peggioramento della sua situazione debitoria. Al declassamento del Portogallo potrebbero far seguito quelli della Spagna, dell’Italia e dell’Irlanda. La recessione in atto, che la gran parte degli analisti ritiene destinata a durare per almeno tutto il 2010, riducendo le entrate fiscali, sta peggiorando i disavanzi di questi stati, mettendo a rischio la loro solvibilità. La Grecia resta sulla graticola. Il piano draconiano d’austerità a più puntate adottato da Papandreu, mentre può causare l’aumento delle turbolenze sociali interne, non mette al riparo il paese dal rischio di un gigantesco default. Atene deve rifinanziare, ovvero farsi prestare denaro cash, per un ammontare di circa 16 miliardi di debito (in una botta sola il 4,5% del suo Pil!) , e deve trovarli tra il 20 aprile e il 23 maggio. I fatto è che ai prezzi che il mercato fa adesso alla Grecia a causa del rischio default, Atene dovrà pagare interessi stellari, mangiandosi (ovvero vanificando) buona parte dei risparmi ottenuti con le recenti misure antipopolari e dunque entrando in una spirale debitoria mortale per la sua economia, che sarebbe condannata ad entrare in una depressione senza uscita apparente.Si capisce dunque la posizione greca. Senza una fideiussione e/0 una garanzia, sia essa europea o del FMI, il paese sarebbe “spacciato”. Che il vertice europeo davanti a questa eventualità non trovi una soluzione congiunta (si tenga conto che la Grecia non fa il Pil della sola Lombardia) sarebbe il segnale che l’Unione sia avvia sulla strada della frantumazione sulle vecchie linee nazionali. Che è esattamente ciò che noi abbiamo indicato come l’ipotesi più probabile. Tutti i fattori indicano che la Grecia è destinato ad essere il primo paese occidentale a doversi confrontare con la questione della fuoriuscita dal capitalismo, ovvero a prendere in considerazione l’ipotesi di un’alternativa anticapitalista alla cura da cavallo, ad iniziare dall’autodeterminazione, o nazionalizzazione, del proprio defaut.Vedi il nostro articolo “Il letto di Procuste”
Fonte: Il Corrosivo di Marco Cedolin [scheda fonte] La direttiva Bolkeistein fece parlare molto di sé durante le fasi della propria gestazione, per poi restare relegata in una sorta di limbo dopo l’approvazione avvenuta nel novembre 2006, in attesa che i vari stati europei procedessero alla sua ratifica che doveva avvenire entro la fine del 2009. Ora che il governo ha firmato il decreto con cui l’Italia recepisce la direttiva Bolkestein, in un’omertà mediatica pressoché totale, essendo i media mainstream impegnati a seguire le dispute elettorali ed i miracoli con i quali si cimenta il premio Nobel Obama, qualcuno sembra iniziare a prendere coscienza del fatto che esiste un grande problema. I primi sono i venditori ambulanti che dopo avere realizzato le conseguenze potenzialmente catastrofiche implicite nella nuova direttiva, hanno effettuato nella giornata di ieri a Torino una serrata dei mercati, cui è seguita una manifestazione forte di migliaia di persone che attraversando il centro è giunta in Piazza Castello davanti alla Prefettura. Con l’introduzione della Bolkestein infatti le licenze dei banchi al mercato (6500 nella sola città di Torino) non saranno più esclusivo appannaggio delle imprese famigliari, come accade oggi, ma diventeranno disponibili anche per gli interessi delle s.p.a. e delle S.r.l. aprendo di fatto il mondo dei mercati rionali ai colossi della grande distribuzione. Con il rischio concreto della costruzione di veri e propri monopoli o cartelli, così come accaduto con l’eutanasia dei piccoli negozi a conduzione famigliare, mettendo a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro in tutta Italia. Nonostante il recepimento della direttiva sia passato sotto silenzio e anche la serrata di ieri a Torino sia stata documentata solamente nelle cronache locali, a dispetto della grande partecipazione, possiamo affermare con certezza che della direttiva Bolkestein si tornerà a parlare molto presto, dal momento che le sue ricadute saranno in grado di produrre sconquassi di notevoli dimensioni in moltissimi settori che vanno dal commercio ai servizi.Sconquassi di cui la politica, colpevolmente appiattita sugli interessi dell’Europa dei banchieri, sarà a breve chiamata a rispondere di fronte a lavoratori e cittadini. Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it
Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/03/ce-chi-nasconde-i-fatti-travaglio.html«I fatti separati dalle opinioni.» Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti. Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: «Niente fatti, solo opinioni». I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no.C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.C’è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando. C’è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.C’è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.C’è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leaderdi sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.C’è chi nasconde i fatti perché confonde l’equidistanza con l’equivicinanza.C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.C’è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.C’è chi nasconde i fatti perché «hai visto che fine han fatto Biagi e Santoro».C’è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l’abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct.C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione.C’è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il «dibbattito».C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.C’è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo.C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.C’è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui.C’è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare.C’è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel’ha ancora chiesto, ma magari, prima o poi, qualcuno glielo chiede.C’è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi.C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale.C’è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.C’è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Raio con la Regione o con il Comune o con la Provincia o con la Camera di commercio o con l’Unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo.C’è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla.C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento.C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, «c’è gente che pagherebbe per vendersi». Marco Travaglio – “La scomparsa dei fatti”, Il Saggiatore, 2006Altri articoli sull'argomento:Collaboratori e scomparsa dei fatti. Pubblicato da
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/03/leurocrazia-si-prende-larma-per.html Di Solange Manfredi «Aboliscono i Carabinieri», sussurra un maresciallo preoccupato. Per un inspiegato decreto eurocratico, non devono più esistere Polizie militari nei Paesi europei. Entro il 2011, se abbiamo capito qualcosa dell’ambiguo e silenzioso progetto, il nostro maresciallo preoccupato non sarà più «maresciallo» ma ispettore; l’appuntato diverrà «assistente», un brigadiere capo sarà sovrintendente, insomma saranno trasformati in agenti di polizia civili, senza stellette. Dipendenti degli Interni e non della Difesa. I Paesi che non aboliranno la loro Polizia militare andranno incontro a gravi sanzioni europee.E tutto ciò, avviene nel più completo silenzio e senza la minima protesta. I Carabinieri sono, fra le istituzioni, quella che gode della maggiore e più costante fiducia dell’opinione pubblica; costantemente, i sondaggi mostrano che gli italiani lo sentono il corpo più sicuro, colonna storica della nazione: possibile che nessun politico o giornale sollevi la questione? Che tutti in silenzio accettino la cancellazione di un ente di così precisa identità, con due secoli di storia e tradizione militare? L’Arma ha da poco conquistato lo status di quarta forza armata (alla pari con l’Esercito, l’Aviazione , la Marina), ossia un’autonomia che gli alti ufficiali hanno fortemente voluto (e brigato, con la loro potenza ragguardevole presso la politica); è possibile che i generali adesso cedano quella autonomia ed autogoverno senza fiatare? Per quanto «usi a obbedir tacendo», la cosa appare strana. La risposta si trova forse nel fatto che non tutti i carabinieri passeranno alla Polizia di Stato. Una parte del personale – soprattutto gli ufficiali – rimarrà nell’Arma, e manterrà le sole funzioni di polizia militare: non più però come corpo al servizio dell’Italia, ma come corpo sovrannazionale. Confluendo in un nuovo leviatano eurocratico, denominato «Eurogendfor», orwelliana sigla per Forza di Gendarmeria europea. (http://www.eurogendfor.eu/) Eurogendfor è nata in Olanda il 18 ottobre 2007 col «trattato di Velsen» (uno dei tanti trattati di cui i cittadini non sanno nulla), firmato dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia nacional) e Olanda (Marechaussée) e ovviamente, per l’Italia, i Carabinieri. Eurogendfor è una super-polizia sovrannazionale. Cioè (articolo 5) «a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche». Una forza «pre-organizzata e dispiegabile in tempi rapidi» e capace «di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi». Quali crisi? Si allude cripticamente a quelle definite «nel quadro della dichiarazione di Petersberg». Così, ecco un altro trattato ignorato dai cittadini. Poche righe ufficiali avvertono che «Il Consiglio ministeriale della UEO, riunito a Petersberg, presso Bonn, approvò, il 19 giugno 1992, una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione Europea; le cosiddette ‘missioni di Petersberg’ sono le seguenti: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace». (http://europa.eu/scadplus/glossary/petersberg_tasks_it.htm) Ea UEO è un vecchio arnese dell’atlantismo bellico, sopravvissuto alla guerra fredda. Adesso scopriamo che parte dei suoi compiti sono stati assunti dalla UE. E che i Carabinieri fanno parte di una forza armata permanente per «interventi umanitari», «guerra al terrorismo» ed altre guerre senza fine e non dichiarate, come sono diventate d’attualità dopo la scomparsa del Nemico sovietico. Evidentemente, questi conflitti devono essere resi permanenti. I nuovi carabinieri de-nazionalizzati interverranno in tutto il mondo. Non è chiaro se interverranno anche per sedare «crisi» sociali in Europa, contro i loro stessi cittadini. Apparentemente sì: Eurogendfor potrà svolgere sul suolo italiano tutte le attività sopra descritte. Si aspettano chiarimenti. La formazione del corpo militare eurocratico è già avanzata. A Gennaio, Maroni ha inviato (alla chetichella) osservatori in Francia per studiare le soluzini adottate da Sarkozy per la denazionalizzazione della Gendarmerie e la riduzione dei suoi membri di basso livello a poliziotti. Uno degli aspetti inquietanti è la sede scelta per Eurogendfor: la caserma dei carabinieri «Generale Chinotto», che si trova a Vicenza. La stessa città dove è situata la più grande base militare statunitense in Italia, base che non è a disposizione della NATO ma soltanto del Pentagono, che vi mantiene un buon numero di testate nucleari. Gli americani avranno voce in capitolo nell’ordinare le «missioni» per Eurogendfor? Viste le comprovate politiche subalterne dell’eurocrazia, il sospetto è lecito. Potrebbe chiarirlo la lettura accurata del trattato di Velsen: un trattato che non è dato leggere da nessuna parte. Non è stato allegato nemmeno alla proposta di legge della costituzione di Eurogendform per la parte italiana, presentata il 28 dicembre 2009. Vi è solo un riassunto del trattato, ad istruzione dei parlamentari che devono ratificarlo. E’ allegata anche la «dichiarazione d’intenti» firmata nel 2004, ma il trattato di Velsen (che consta di 47 articoli) no. Curioso. E chi comanda su Eurogendfor? Un comitato interministeriale (orwellianamente CIMIN) con sede pure a Vicenza, composto dai rappresentanti ministeriali dei Paesi aderenti (per l’Italia, Difesa ed Esteri). Questo CIMIN esercita in esclusiva il «controllo politico» sulla nuova Polizia militare e decide di volta in volta le condizioni di ingaggio di Eurogendfor; e al Cimin solo Eurogendfor risponde. In altre parole, Eurogendfor non risponde ad alcun Parlamento, nè nazionale nè europeo. E se già così la cosa appare di una gravità assoluta, (una forza di Polizia militare sovranazionale che non risponde delle proprie azioni ad alcun parlamento, ma solo ad un comitato interno) è leggendo il disegno di legge numero 3083 – A, passato al Senato (anche in questo caso nel più assordante silenzio) il 4 marzo 2010, che si coglie la assoluta pericolosità di tale struttura. Infatti leggendo gli atti si scopre che la Eurogendfor (già assolutamente attiva e funzionante benché l’Italia ancora non abbia ratificato), SOSTITUENDO e/o rinforzando le forze di polizia aventi status civile, può compiere un ampio spettro di attività: - garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico; - eseguire compiti di polizia giudiziaria; - monitorare la polizia locale nell’adempimento dei propri servizi - compiere investigazioni criminali - dirigere la pubblica sorveglianza - regolamentare il traffico - operare come Polizia di frontiera - acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence - proteggere la popolazione e la proprietà, - ecc.. Ma ancora non basta, perché questa super Polizia sovranazionale gode anche di una sorta di totale immunità a livello internazionale. Infatti, leggendo il trattato si apprende che: Articolo 21) i locali, edifici, archivi (anche informatici ed anche se non ivi presenti) appartenenti ad Eurogendfor sono inviolabili; Articolo 22) le proprietà ed i capitali di Eurogendfor sono immuni da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria; Articolo 23) tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possono essere intercettate; Articolo 28) i Paesi firmatari rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor; Articolo 29) gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in uno specifico caso collegato all’adempimento del loro servizio. E’ stata, in altri termini, creata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà (leggi immunità) e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Ora diventa forse più chiaro perché nessun vertice dell’Arma dei Carabinieri ha mosso alcuna obiezione alla legge di riforma che la vuole sotto le dirette dipendenze del ministero dell’Interno. A finire sotto quel ministero saranno solo i sottufficiali e la truppa. Per gli ufficiali, l’Arma aumenta il suo potere: dovrà rispondere solo al CIMIN (ovvero a ufficiali e rappresentanti del ministero Esteri e Difesa); manterrà i suoi poteri in Italia e anzi nel mondo, e facendo parte dell’Eurogendfor, godendo di privilegi e immunità che prima non avevano, fino ad una totale immunità e insindacabilità. Lo status di cui già godono anche più inquietanti «istituzioni» europee, da Eurojust (procuratori d’accusa) e Europol, anch’essi insindacabili e persino sonosciuti ai cittadini europei – ammesso che siamo ancora cittadini.
Dal blog di beppegrillo Qual è il prezzo di un’animamorta? E quante, nel nostro Paese, sono in vendita, già vendute, a prezzi di saldo, in offerta speciale, compri tre paghi due, sconti quantità, a condizioni di realizzo? Chi le ha comprate e chi le ha cedute? “Nell’androne d’una locanda della città di N., capoluogo di governatorato, entrò una graziosa, piccola vettura a molle, di quelle in cui viaggiano gli scapoli: tenenti colonnelli a riposo, capitani in seconda, proprietari di campagna che possiedono un centinaio d’anime di contadini: in una parola, tutti quelli che si dicono signori di mezza taglia. Nella carrozza sedeva un signore, che non era proprio un bell’uomo…“. Così inizia: “Le anime morte” di Gogol. Un avventuriero russo acquista servi della gleba defunti, “anime morte“, su cui i proprietari devono pagare una tassa fino al prossimo censimento che ne attesta il decesso. Un affare conveniente per i proprietari e anche per Čičikov, il nome del truffatore. Čičikov vuole creare un elenco di anime morte per ottenere una somma rilevante dalle autorità che finanziano chi sposta la sua forza lavoro nelle aree del sud spopolato della Russia. Ottenuti i soldi, si dileguerà. Epidemie e carestie che portano nella tomba un grande numero di contadini sono per lui liete notizie. Più anime morte da comprare e da rivendere. Business. Le animemorte italiane muoiono in anticipo pur di farsi comprare. Lo sentite il silenzio della Confindustria? Dei sindacati? Dei professori e dei rettori universitari? Degli artisti? Dei campioni sportivi? Degli esponenti della classe borghese come Mario Monti? Dei capi delle grandi aziende come Bernabé e Montezemolo? Delle istituzioni? Dove sono tutti? Morti, ma non ancora censiti.Tutto è in vendita e quasi tutto è stato comprato. La responsabilità di questi struzzi della democrazia è enorme. Godono dei benefici del loro ruolo senza rispettarne i doveri. Le animemorte non hanno pentimenti. Hanno ceduto la loro coscienza in cambio di promozioni sociali, visibilità, sicurezza, potere. Imprenditore è diventato sinonimo di ladro come Tanzi, come Scaglia. Direttore di giornale, una parola oscena che equivale a verme. Chi non è ancora morto dentro non è in vendita, chi non è corrotto non può fare parte del Sistema che è diventato un immenso club con posti in prima, seconda e terza classe. L’importante è esserci, per avidità o per paura, e salire a bordo. Costi quel che costi, anche la propria dignità. Chi è fuori dal Sistema può vedere questo esercito di anime morte come l’Eden, e molti lo pensano, o come un sudario insopportabile. Più il Paese va allo sfascio, più sono le anime morte sul mercato e più il loro prezzo diminuisce. E’ la legge della domanda e dell’offerta. Più sono i servi, meno costano.
Fonte: stampaliberaBlog dell'autore: M. SabaUso questo titolo provocatorio per introdurre un argomento abbastanza scomodo: che mezzi usa l’élite per automantenersi e impedire un vero progresso dell’umanità in occidente? La risposta potrebbe far inorridire la mente per la sua semplicità: crea denaro per allocarselo, arricchirsi e comprare o zittire qualunque voce che tenta la denuncia della grande frode uscita dalla seconda guerra mondiale. La chiave dell’enorme potere derivante dall’attività di creazione dello strumento di pagamento, la moneta, serve anche per capire la geopolitica, una materia che tanti commentatori televisivi cercano di complicare a oltranza per nascondere che il re è nudo. Possiamo dire che il Grande Gioco si riassume nella questione e nella gestione privata dell’emissione dei mezzi di pagamento. Chiunque capisce al volo che i falsari – quelli che falsificano la moneta ufficiale attualmente in uso – si arricchiscono quando riescono a spenderla. La stessa cosa vale anche per il sistema bancario con la differenza che la creazione di denaro da parte delle banche danneggia molto di più la società e lo stato – e quindi l’ordine pubblico economico – perché di norma la moneta bancaria è emessa a usura. Ovvero, dietro alla creazione di un debito da ripagare con interessi. L’assurdità di questa pratica consiste principalmente nel fatto che le banche creano solo il capitale – come moneta – ma non creano il denaro necessario a pagare gli interessi pretesi indietro. Paradossalmente, il sistema sarebbe solvibile solo se esistesse una quantità di moneta sufficiente – e non creata a debito – per coprire la parte di interessi richiesti. In pratica, se i falsari stampassero abbastanza valuta falsa (non creata a debito) per coprire gli interessi. Altrimenti, si ha una scarsità artificiale del mezzo monetario che fa sì che tutti come pazzi – una volta indebitatisi – passino la vita a correre per cercare quella quota parte di interessi per i quali non esiste “fisicamente” moneta in circolazione sufficiente. Questo può sembrare divertente come ulteriore prova – se ce ne fosse bisogno – della stupidità umana e della demenza collettiva dove ci hanno portato quelli che avevano la responsabilità di formarci e informarci (scuola e media). Ma anche quanti, scoperta questa vera e propria mega-truffa, non hanno mosso un dito: polizie e magistrature. Dico che la truffa è ormai scoperta perché solo all’interno del nostro Centro Studi Monetari, in 5 anni, abbiamo pubblicato una decina di libri che spiegano l’arcano, libri che hanno avuto diffusione nazionale con decine di migliaia di copie vendute (1). E per chi non ha nemmeno più i soldi per comprare un libro, ne abbiamo messo uno gratis su internet (2). E per chi non avesse nemmeno gli occhi per leggere, lo abbiamo pure messo in formato audiolibro (3). L’enorme vantaggio economico derivante dall’esercizio dell’oligopolio della creazione monetaria non è giusto che rimanga appannaggio di una élite privata di cocainomani che vanno a trans. Questo vantaggio – che io definisco “rendita monetaria effettiva”, per distinguerlo dalla semplice “rendita monetaria” così come intesa da quei falsari della Banca d’Italia (4), spetta naturalmente allo stato. Cosa succede quando una percentuale significativa della popolazione – quella meno demente – capisce quello che stiamo scrivendo? Di norma, accade una rivoluzione e il sistema bancario viene nazionalizzato (a meno che non si facciano tutti comprare in massa dalle banche). Casi tipici in questo senso sono stati la rivoluzione cinese e quella iraniana. Noi abbiamo avuto il fascismo che emetteva “biglietti di stato a corso legale” invece di farsi usurare dai banchieri come fa oggi il governo prendendo a prestito quello che è il frutto di una prerogativa della sovranità (monetaria): la moneta. Ma il fascismo (5) è stato presto gettato nella pattumiera della storia assieme anche ai diritti che vennero conquistati per i lavoratori e che – in gran parte – un sindacato stracorrotto è riuscito a far cancellare progressivamente negli ultimi trent’anni. Dico stracorrotto proprio perché mai i sindacati – nemmeno quelli meno gialli – hanno osato prendere posizione ufficialmente e levare una voce per denunciare lo scandalo bestiale (ma offendo le bestie) del signoraggio privato sull’emissione monetaria. Questa assurdità è costata le vite di quanti – “falliti” – hanno scelto la strada del suicidio. Per questo il compianto professor Giacinto Auriti aveva denunciato Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia, per istigazione al suicidio. Perché se nell’aggregato non esiste moneta sufficiente per pagare gli interessi, quando finisce la musica qualcuno rimane per forza senza la sedia dove sedersi. Cioè quando le banche impongono di “rientrare”. Possiamo approssimativamente dire che se manca un 20% di moneta per rendere solvibile il sistema, falliranno circa il 20% delle imprese e persone attualmente esposte col sistema bancario. Solo questo da l’idea della sovversione dell’ordine economico operata silenziosamente dal sistema bancario. Ma nel paese dello “io speriamo che me la cavo”, i soggetti meno ingenui hanno ognuno la loro banchetta, ad esempio Berlusconi (Banca Mediolanum) ed il Vaticano (con lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere…). Ma il Vaticano almeno, seppure in modo molto vago nelle sue encicliche, cerca di denunciare il sistema e di avvertire i fedeli. Naturalmente, senza entrare troppo nei particolari, non venisse in mente al Casini di turno di chiedersi perché molti banchieri fan parte dell’Opus Dei… Ma 57 milioni di italiani non possono diventare tutti banchieri per difendersi dal racket del signoraggio. 57 milioni di italiani, arrivati a essere appunto “italiani” a seguito di innumerevoli guerre inutili, visto dove siamo arrivati, hanno il diritto di aspettarsi che lo stato – con tutte le sue polizie più o meno segrete – faccia qualcosa per farli uscire da questo racket che costa centinaia di miliardi di euro all’anno, nonché letteralmente la vita usurata a morte dei suoi cittadini. Allora torniamo al titolo, perché dico che la rivoluzione forse non è necessaria? Perché ci sono paesi dove gli statisti (Putin in Russia, Chavez in Venezuela e forse Gheddafi in Libia) fanno qualcosa per limitare il potere della piovra coi tentacoli a forma di Bancomat. Se per esempio Tremonti avesse letto qualcuno dei libri citati sopra – e non si facesse troppo inebriare dalle riunioni dell’Aspen Institute – potrebbe provare a seguire una via “morbida” al cambiamento. Potrebbe almeno – come fanno in Nord Dakota (6)- creare una Banca davvero d’Italia con cui offrire ai cittadini quanto loro negato dal sistema usuraio. Una banca di stato che usasse il criterio attuale di riserva frazionaria (2%) avrebbe bisogno di raccogliere solo un cinquantesimo della massa monetaria richiesta dalle spese dello stato. Proprio perché potrebbe usare a suo favore la leva del moltiplicatore monetario. Infatti, le banche prestano fino a 50 volte la cifra raccolta che pongono “a riserva”, dimostrando di essere tutte in bancarotta tecnica (perché, a differenza dello stato, possono finire in bancarotta). Con questo sistema, cioè creando e usando una banca di stato, senza toccare il sistema bancario attuale, le tasse potrebbero praticamente sparire, come già succede con i paesi cosiddetti paradisi fiscali che emettono la propria moneta statale. Ovviamente la neonata Banca del Sud non è che una pallida imitazione del tipo di banca statale che intendo io. Pare che il governo – in questo senso – sia parecchio timido. Ora si tratta di vedere se – a forza di palliativi e succedanei – la popolazione rimanga ancora – e per quanto tempo – ipnotizzata nel suo stato di malessere economico. Perché – nel caso di troppo poco e troppo tardi – si rischia che i milioni di disoccupati scelgano una alternativa meno ingloriosa del suicidio. E magari decidano di chieder conto all’élite di quanto successo sinora. I dati sono preoccupanti: ormai, ogni italiano, è stato derubato dell’equivalente di 1,3 milioni di euro. Una cifra più che sufficiente per assicurare una vita dignitosa a tutti, calcolando anziani e bambini. Ma in questo tempo di VEDUTA CORTA, come direbbe Padoa-Schioppa, il sistema politico gioca d’azzardo e cerca di continuare “ad infinitum” il triste e melanconico “gioco delle parti”. Sperando e pregando che i cittadini non si sveglino sparando. E’ un rischio morale micidiale. Un rischio mortale. Perché non è vero – come diceva Totò – che ogni limite ha la sua pazienza. Aspettiamo e vedremo. Marco SabaNote: 1) Bankentein, Euroschiavi, Euflazione, Il grande mutuo, La moneta copernicana, O la banca o la vita, Moneta Nostra, etc. 2) Moneta Nostra si può scaricare da:http://studimonetari.org/monetanostra.pdf 3) Moneta Nostra in formato audiolibro è qui:http://www.archive.org/details/moneta_nostra_marco_Saba_chemtrail.dyndns.org_oseido 4) La Banca d’Italia, così come le altre banche centrali nazionali europee, pretende di definire la “rendita monetaria” come il differenziale tra i titoli di stato illegittimamente detenuti all’attivo ed il valore nominale della moneta emessa come passivo… In pratica, considera solo il signoraggio sugli interessi dei titoli e fa sparire quello sull’intera massa di moneta creata. 5) Su internet chi si occupa seriamente in Italia del tema dell’esercizio della sovranità monetaria, viene tacciato di “fascista”. Nel mondo angloamericano hanno più fantasia con i titoli offensivi: “populista” e “antisemita”. Mentre, da perfetti ignoranti, considerano “fascista” il sistema bancario attuale… Ovviamente non si tratta qui di rimettere in funzione il sistema usato durante il periodo fascista, ma di capirne il meccanismo per proporre una riforma monetaria adatta ai tempi attuali. 6) “The Growing Movement for Publicly Owned Banks”, di Ellen Brown, YES! Magazine, 18 marzo 2010http://www.yesmagazine.org/new-economy/the-growing-movement-for-publicly-owned-banks Pubblicato da Un po’ di verità su economia e finanza… a 13.14 Reazioni: Pubblicato da
www.ansa.itFed: mondo in mano a banche, e' follia, Bernanke: mega-istituti facciano un 'testamento' contro il crac, Economia, AnsaANSA, ROMA, 20 MAR - 'E' da incoscienti che il destino dell'economia mondiale sia legato alle fortune di poche gigantesche banche'. Lo ha detto Ben Bernanke. Il presidente della Fed ha definito 'pericoloso' il problema posto dalle banche 'troppo grandi per essere lasciate fallire'. Gli istitutidi dimensioni eccezionalme...nte grandi potrebbe per questo essere obbligati a redigere una sorta di 'testamento', per aiutare il management e le autorita' a prevenire le crisi smontando pezzo per pezzo l'azienda.
Autore: Nicoletta ForcheriDanone è stata sanzionata dall’AGCM per la pubblicità di Danacol. Il problema è che i signori della moneta proprietari delle multinazionali, una multa la pagano volentieri pur di continuare a fare pubblicità menzognera se non con DANACOL, con il CALCIO per le ossa delle donne, ampiamente illustrato attualmente in TV.Il problema è che i signori della moneta proprietari di DANONE, sono quelli che piazzano i loro uomini commissari alla Commissione europea perché votino regolamenti fatti su misura per loro e che con il divieto delle indicazioni terapeutiche, ad esempio, di tutte le erbe e di tutti i prodotti di erboristeria, sbaragliano in modo disonesto la concorrenza (le microimprese di erboristeria), visto che tali indicazioni terapeutiche essi stessi non solo le appongono sui loro yogurt, ma ne fanno pubblicità televisiva a suon di spot da 300000 euro l’uno.Ma che sono 300000 euro a spot per i signori della moneta che la moneta la stampano lucrandoci sopra prestandola agli Stati?Perché è proprio sbagliato il principio della sanzione PECUNIARIA, visto che i signori della moneta se la stampano per pagarla, oppure se la stampano per pagare i vari TAR DEL LAZIO perché annullino poi le sentenze dell’AGCM, come è successo per la multa di Suez/Acea nella finta gara pubblica per il controllo di Publiacqua SpA, gestore idrico di un ATO della Toscana.Se non vogliamo cadere nella dittatura più spietata multinazionale e bancaria, dobbiamo rapidamente e con forza denunciare il monopolio privato della moneta, l’enorme conflitto di interessi che esso comporta, le conseguenti partecipazioni incrociate, le cooptazioni infami, il cumulo di cariche indecente e immorale, le scatole cinesi per raggirare le leggi nazionali, il conseguente diffuso aggiotaggio – ipocritamente vietato in tutti i sistemi giuridici – e il continuo costante abuso DI POSIZIONE DOMINANTE.Invece di multe PECUNIARIE, occorrerebbero sanzioni esecutive che costringano a interrompere il servizio sanzionato (lo spot pubblicitario ad esempio) o ad annullare l’effetto giuridico come l’ottenimento illecito di un appalto.EnnediEffe——————————————————————————————————————–Fonte: http://www.newsfood.com/q/fafeaeb/lantitrust-sanziona-le-pubblicita-di-danacol-e-pro-activ/AGCM: sono pratiche commerciali scorretteL’Antitrust sanziona le pubblicità di Danacol e Pro-ActivNon forniscono ai consumatori le informazioni necessarie a valutare i prodotti e ad assumere decisione consapevoli© Alfredo Clerici per NEWSFOOD.com - 03/06/2009L'Antitrust sanziona le pubblicità di Danacol e Pro-Activ» LEGGI ANCHE* • Le risposte di Danone sulla pubblicità Danacol: xe pezo el tacon del buso?* • Indicazioni nutrizionali e sulla salute: per le etichette non in regola, tempo scaduto!* • Gli ingredienti evidenziati in etichetta: quando c’è solo il «gusto»Ci siamo spesso occupati del regolamento “claims” (regolamento CE 1924/06), della sua importanza nel definire le norme che devono ispirare le informazioni nutrizionali e sulla salute e dell’azione di vigilanza che l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (AGCM) svolge sulle iniziative pubblicitarie che su tali informazioni si basano.A questo proposito riteniamo significativo segnalare le recenti sanzioni che l’AGCM ha comminato in merito alle campagne pubblicitarie di Danacol e Pro-Activ (rispettivamente 250.000 euro e 1000.000 euro).La sanzione non riguarda l’efficacia delle bevande, bensì il fatto che le pubblicità non forniscono ai consumatori tutte le informazioni necessarie ad effettuare una scelta consapevole, cosa questa di particolare rilievo, trattandosi di prodotti aventi effetti sulla salute.In particolare, per DANACOL, i messaggi trasmessi avvalorano il falso convincimento che il prodotto costituisca la soluzione della problematica colesterolo e di conseguenza elimini il rischio cardiovascolare: per l’Antitrust, è fuorviante collegare la soluzione di un problema importante come il colesterolo, che nei casi più seri richiede una terapia farmacologica di carattere permanente, al consumo di un prodotto alimentare.Infatti, l’efficacia limitata e parziale del prodotto, pur se abbinato ad una modifica delle abitudini alimentari, non è stata sufficientemente evidenziata in tutta la campagna promozionale, nella quale al contrario il prodotto viene presentato come rimedio efficace del colesterolo in un ben definito arco temporale (Già dopo tre settimane riduce il colesterolo).Inoltre, nelle comunicazioni pubblicitarie mancano indicazioni che consentano al consumatore di comprendere quali tipologie di persone possono trovare giovamento ricorrendo al consumo del prodotto e in che misura lo stesso prodotto può risultare efficace.(L’Antitrust ha sanzionato Danone, con un’ulteriore multa pari a 50.000 euro, anche per la specifica promozione denominata Mese del Cuore svoltasi nel mese di settembre 2008, con la quale veniva offerto un buono acquisto per ottenere una confezione omaggio per ogni confezione acquistata. Il buono era però condizionato all’invio di un questionario debitamente compilato, unitamente alla prova d’acquisto e allo scontrino. Nella pubblicità queste condizioni non erano chiarite.)Ci pare utile, a questo punto, richiamare alcune prescrizioni, strettamente connesse al caso di cui ci stiamo occupando, contenute nel citato regolamento “claims”:CAPO IV INDICAZIONI SULLA SALUTEArt. 10 Condizioni specifiche2. Le indicazioni sulla salute sono consentite solo se sull’etichettatura o, in mancanza di etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità sono comprese le seguenti informazioni:a) una dicitura relativa all’importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano;b) la quantità dell’alimento e le modalità di consumo necessarie per ottenere l’effetto benefico indicato;c) se del caso, una dicitura rivolta alle persone che dovrebbero evitare di consumare l’alimento, ed) un’appropriata avvertenza per i prodotti che potrebbero presentare un rischio per la salute se consumati in quantità eccessive.Art. 14 Indicazioni sulla riduzione dei rischi di malattia e indicazioni che si riferiscono allo sviluppo e alla salute dei bambini2. … per le indicazioni sulla riduzione dei rischi di malattia l’etichettatura, o in mancanza di etichettatura, la presentazione o pubblicità reca anche una dicitura indicante che la malattia cui l’indicazione fa riferimento è dovuta a molteplici fattori di rischio e che l’intervento su uno di questi fattori può anche non avere un effetto benefico.L’opinione dell’Antitrust la conoscete: fateci sapere qual’è la vostra.Alfredo Clerici
Bernard Lietaer* (Traduzione italiana a cura del Centro Studi Monetari)Originale: CRÉER DES MONNAIES RÉGIONALES POUR TRAITER LA CRISE GLOBALE* Research Fellow all’università della California, a Berkeley - Ex alto funzionario della Banca Nazionale del Belgio - Architetto monetario che ha contribuito alla creazione dell'ECU (il predecessore dell'Euro) - Autore del libro: Monete regionali: vie nuove verso una prosperità duratura (in francese, edizioni Charles Léopold Mayer, 2008)Incontro del 13 maggio 2009 organizzato in collaborazione con l'IRE (Iniziativa internazionale per Ripensare l'Economia) e Prospective 2100Resoconto redatto da Yves DouginIn breveLa crisi bancaria e finanziaria è in prima pagina sui media da vari mesi. Perché è più grave delle crisi precedenti? Qual'è la sua origine sistemica? Perché le soluzioni convenzionali (abbassamento del tasso d'interesse, rifornimento delle banche, rilancio keynesiano) non saranno sufficienti? Inoltre, sappiamo che questa crisi coincide con altre sfide planetarie senza precedenti come il cambiamento del clima, gli effetti economici dell'invecchiamento della popolazione e il progresso tecnologico che scollega la crescita economica e l'occupazione. Quali innovazioni monetarie sono disponibili già da oggi per risolvere strutturalmente queste sfide e trasformare questa crisi in una opportunità? Cosa possono fare gli stati, le imprese ed i cittadini stessi per evitare di essere travolti nel disastro bancario? Ecco le domande che verranno trattate durante questa serata.Esposizione di Bernard LIETAERLa crisi che oggi sta attraversando il mondo viene trattata come attuale quando si tratta di evocare i problemi che essa pone. Ma viene subito messa nel dimenticatoio non appena si parla di soluzioni che permetterebbero di risolverla in maniera duratura.La dimensione di questa crisi assume la sua reale dimensione quando si esamina l'ampiezza e la rapidità dell'affondamento della capitalizzazione di borsa dei più grandi gruppi finanziari internazionali al quale ha dato luogo. Il valore borsistico di Citigroup è così passato da 225 miliardi di dollari del secondo trimestre 2007 a 19 miliardi del gennaio 2009. Quello della Deutsche Bank da 76 a 10,3 miliardi... Non si era mai vista una tale simultaneità a livello mondiale. Molteplici motivi sono stati addotti per spiegare questo terremoto. Si parla di assenza di regolamenti, di errori individuali o collettivi, ma mai del sistema monetario in sé stesso. La mia tesi è che questo sistema è diventato strutturalmente fragile perché è sistematicamente instabile. Vi propongo una metafora per illustrare cosa intendo: immaginate una automobile che non ha freni, della quale il volante non funziona bene, e che io vi proponga di fare un viaggio attraversando le Alpi... Non so esattamente quando ed in che momento succederà un incidente, ma so di sicuro che questo avverrà. E quando questo succederà, tutti accuseranno il guidatore. Ma nessuno parla dell'automobile che, come avrete capito, simbolizza in questa storia il nostro sistema monetario. Questo sistema mostra dei gravi segni di malfunzionamento ma siamo comunque disposti a rovinarci pur di cercare di ricostruirlo tale e quale.176 crisi monetarie in 25 anniCi sono state 96 crisi bancarie e 176 crisi monetarie nel corso degli ultimi m25 anni. Queste non erano tutte dovute al problema dei subprime. L'incidente si ripete periodicamente ma noi continuiamo a trattare ogni nuova crisi come se si trattasse della prima. E ogni volta, il conto per riparare l'automobile è più caro. Per la sola crisi dei subprime, Bloomberg valuta l'impatto finanziario del salvataggio delle banche americane a 7.700 miliardi di dollari, ovvero il 50% del PIL statunitense.Mettendo tutto ciò in prospettiva, possiamo ricordare che il costo maggiore sostenuto nella storia USA è stato quello del finanziamento della seconda guerra mondiale, ovvero 288 miliardi dell'epoca. Aggiustando per il livello d'inflazione, questo darebbe oggi circa 3.600 miliardi di dollari. Se a questo aggiungiamo il costo dell'acquisto della Luisiana, il New Deal, il Piano Marshall, il budget della NASA per spedire l'uomo sulla Luna, il costo della crisi delle banche Savings and Loan tra il 1986 ed il 1996, la guerra contro la Corea ed il Vietnam, otteniamo circa 6.950 miliardi di dollari. Siamo ancora sotto rispetto a quanto è stato speso in pochi mesi per tentare di frenare gli effetti della crisi attuale. Siamo davvero in una situazione senza precedenti...L'assenza di diversità nuoce all'efficaciaLe opzioni scelte per gestire queste crisi - che si trattasse di ricomprare e d'isolare gli attivi tossici o di nazionalizzare parzialmente le banche - costituiscono delle soluzioni puntuali che non permettono di risolverne le cause: continuiamo a guidare la stessa automobile...Per cercare di progredire nelle nostre riflessioni e di vedere in che misura le soluzioni sistemiche siano immaginabili, vi propongo di cambiare punto d'osservazione e di avvicinarci ai teorici della complessità. Il professore americano d'ecologia teorica Robert Ulanowicz fa parte di questi teorici. Lui da 25 anni sta lavorando su dei modelli per quantificare le reti ecologiche naturali. Il risultato delle sue ricerche, pubblicate da due anni, mostra che la durata di una rete complessa è misurabile e che il suo equilibrio ottimale si situa tra l'efficienza e la resilienza, come mostrato nel grafico che segue. Un sistema in una rete complessa non è viabile se non alla condizione che non ci sia né troppo poca né troppa diversità ed interconnettività.Un sistema con insufficiente diversità sarà forse molto efficace, ma diventa anche sempre più fragile. D'altro canto, se si diversifica troppo, il sistema diventa stagnante per mancanza d'efficacia e di direzione.Le monete complementari, una risposta alla crisiPossiamo ora applicare questa teoria al sistema monetario, poiché un'economia mondiale è di fatto una rete nella quale circolano le monete ufficiali. Il livello di diversità che prevale è debole. Tutte le monete convenzionali sono esattamente dello stesso tipo: sono tutte create come dei debiti verso le banche. Di più: abbiamo sempre giustificato il monopolio di una moneta unica in un paese in nome dell'efficacia. Ed è vero: una moneta nazionale unica favorisce gli scambi tra i cittadini di quel paese e mantiene la formazione del prezzo più efficace in ambito nazionale. Nel 1955 l'economista Milton Friedman ha dimostrato che il sistema monetario mondiale sarebbe più efficace senza le varie barriere regolamentari. Egli aveva ragione poiché dopo la deregulation il volume degli scambi finanziari internazionali è esploso. Quello che né Friedman né alcun altro economista poteva capire è che in questo modo abbiamo fatto diventare terribilmente fragile il sistema mondiale, come possiamo vedere nel grafico quando andiamo troppo verso la freccia dell'efficacia.La soluzione dunque si trova nella diversità monetaria attraverso l'introduzione di monete diverse dalle monete convenzionali: delle monete locali, regionali o funzionali. Quando queste appaiono, esse aumentano la diversità e le interconnessioni del sistema economico. Ne diminuiscono l'efficacia ma migliorano la sua capacità di resilienza. Queste monete permettono d'altra parte di risolvere dei problemi molto diversi che dobbiamo affrontare oggi, a seguito della gestione delle conseguenza economiche dell'invecchiamento della popolazione, o i problemi dello sviluppo duraturo.Rimettere in discussione le nostre certezzePer meglio capire come l'introduzione delle monete complementari può permettere di risolvere le cause sistemiche delle crisi monetarie e finanziarie, occorre innanzitutto ritornare su due postulati di base sui quali si appoggia l'insegnamento dell'economia. Ma che sono sfortunatamente falsi. Il primo stipula che la moneta è uno strumento di scambio neutro che non influenza né il tipo di transazione né l'orizzonte o i tipi di investimento, né le relazioni tra gli utilizzatori. La seconda ipotesi dice che "le cose vanno come vanno" e che, di conseguenza, il sistema finanziario come noi lo conosciamo è un fatto stabilito ed immutabile: nessuno dei corsi d'economia che ho potuto consultare prende in considerazione l'ipotesi di un sistema monetario differente da quello che abbiamo. Per la Comune degli economisti, il sistema monetario (NdT: attraverso il quale sono remunerati) non rappresenta una variabile da decidere. E' un dato di base visto come immutabile.Nonostante ciò esistono numerose prove empiriche e accademiche che mostrano che l'effetto del tipo di moneta utilizzata non è neutrale né sulla transazione né sulle relazioni tra gli utilizzatori. Aggiungerò infine che quando introduciamo delle monete complementari, constatiamo che la gente agisce in modo differente con queste. Ecco un esempio: quando utilizzate le Miglia Aeree (MILES) che vi vengono offerte dalla vostra compagnia aerea, state utilizzando una moneta complementare che ha per scopo di orientarvi nel vostro modo di consumare il trasporto aereo. Questa "moneta" rinforza la vostra fedeltà al gruppo di linee aeree che la emettono. Questa moneta complementare funziona in parallelo con le monete classiche, non è creata dalle banche, come appunto le monete classiche, e non può essere gravata da un tasso d'interesse. E' una moneta che non può essere usata per intenti speculativi. Nonostante ciò, esistono nel mondo 14.000 miliardi di MILES ed ogni anno ne vengono create 1.500 miliardi. Ora capiamo che non si tratta affatto di un affare marginale. Nonostante questo, nessuno ne parla...Dalle MILES al WIRLasciatemi raccontare un'altra storia. Quella di 16 uomini d'affari svizzeri che si ritrovarono periodicamente in un bar di Zurigo in un periodo di crisi simile alla nostra. Essi si lamentavano parecchio: le loro banche - o quelle dei loro clienti - avevano appena annunciato che avrebbero loro ridotte le linee di credito. Senza quel sostegno, alcuni di loro si sarebbero trovati nell'impossibilità di pagare ai loro fornitori quello che avevano previsto d'acquistare. Decisero allora tutti assieme di mettersi d'accordo per proseguire delle transazioni direttamente tra loro, piuttosto che mediante la moneta bancaria. Quelli tra loro che compravano, contabilizzavano dei debiti verso gli altri che vendevano. All'inverso, questi ultimi beneficiavano di crediti verso i primi. Questi debiti e crediti venivano espressi in una moneta comune denominata WIR.Questo sistema monetario, che esiste dal 1934, è oggi utilizzato da un quarto delle imprese svizzere. Gli scambi tra le imprese quantificati in WIR rappresentano circa 2 miliardi di euro all'anno. La Banca cooperativa WIR, la cui sede è a Basilea, conta circa 75.000 PMI tra i clienti. Anche di questo, nessuno ne parla. Quello che affascina in questa storia è che il professore americano d'economia James Stodder, che ha realizzato uno studio sull'impatto del WIR, ha dimostrato che la stabilità dell'economia svizzera, la sua grande capacità di resilienza in rapporto alle economie vicine, si spiega proprio grazie a questa moneta parallela. Questa moneta funziona in controcanto rispetto al Franco Svizzero. Ogni volta che c'è una recessione nell'economia del paese, il volume degli scambi in WIR aumenta. All'inverso, quando l'economia ritrova il cammino della crescita, il volume di WIR in circolazione diminuisce.Questo semplicemente perché qualsiasi uomo d'affari normale preferisce - di fronte ad una possibilità di scelta - essere pagato in franchi svizzeri - che gli permettono di acquistare in tutto il mondo - piuttosto che in WIR, che non potrà che scambiare con le altre 75.000 imprese aderenti al circuito nazionale. Se d'altronde c'è una stretta creditizia in moneta nazionale, egli preferirà accettare pagamenti in WIR piuttosto che rinunciare del tutto ad una vendita.Convincere le bancheIl problema è che le banche non amano le monete complementari. Le capiamo. Nessuno abbandona a cuor leggero una situazione di monopolio, quella che esse esercitano sulla creazione di moneta e sul controllo degli scambi. E' un po' come spiegare i benefici dei software di pubblico dominio a Bill Gates. Ciò nonostante, questi nuovi sistemi si sono sviluppati senza di lui, a dimostrazione che la partita è giocabile. Tanto più che i sistemi monetari paralleli esistono e che le monete complementari si sviluppano dappertutto nel pianeta.Quando ho cominciato ad interessarmi a questo fenomeno, all'inizio degli anni 1990, c'erano circa 300 monete complementari nel mondo, tra cui il WIR. Oggi ce ne sono più di 5.000 ! Per la stragarande maggioranza, non si tratta di sistemi commerciali ma di modelli a vocazione sociale, su una scala troppo piccola per risolvere il nostro problema dell'instabilità finanziaria cronica e planetaria. Ma io confronto tutto ciò con l'esperienza aeronautica dei fratelli Wright: si era dimostrato all'inizio del XX° secolo che volare era diventato possibile. Ormai sappiamo che le monete complementari sono possibili.Adesso si tratta di organizzarle correttamente e su una scala dove queste possono fare la differenza. Da questo punto di vista, vi posso citare numerose esperienze estremamente interessanti e promettenti. Il TIME DOLLAR, per esempio, si appoggia sullo scambio di servizi basati su di una contabilizzazione di debiti e crediti espressa in ore tra individui. L'ora rappresenta 60 minuti nella maggior parte dei paesi del mondo, quindi i rischi di inflazione sono a zero.... Esistono oggi circa 400 circuiti di TIME DOLLAR nel mondo.Delle monete per lottare contro l'isolamentoIn Giappone, un'esperienza di moneta locale permette di ridurre il problema finanziario posto dall'invecchiamento della popolazione, una delle maggiori sfide dell'umanità nel prossimo decennio. Circa il 20% della popolazione giapponese ha più di 65 anni e 1,8 milioni di persone hanno bisogno di un aiuto giornaliero.Si tratta di un problema impossibile da gestire in modo durevole con un sistema monetario monopolista ordinario... nel sistema giapponese del Fureai Kippu, messo in atto dal signor Tsutomo Hotta, la moneta complementare permette di finanziare qualsiasi aiuto che non è coperto dall'assicurazione sanitaria: l'aiuto a domicilio, l'accompagnamento, la preparazione del cibo, etc. Quando io rendo un servizio ad una persona anziana del mio quartiere, mi viene accreditato il tempo speso su di un conto di risparmio elettronico. Potrò usare quelle ore per pagare qualcuno quando io a mia volta avrò bisogno di cure. Oppure posso trasferirle a mia madre cosicché lei possa remunerare un membro della rete della sua regione che aderisce al circuito e che le offra delle cure. Ci sono 487 sistemi di questo tipo in Giappone, che aiutano centinaia di migliaia di persone. Potremo egualmente citare la rete Yamato Love (che sta per: Local Value Exchange) lanciata dal sindaco della città di Yamato che conta circa 700.000 abitanti.Un terzo degli abitanti utilizza questo sistema di moneta complementare, ciascuno creando il suo proprio sotto-sistema utilizzando una carta di credito che permette di contabilizzare e di effettuare gli scambi. Possiamo anche parlare delle "Ithaca Hours" [1], una moneta locale creata nel 1997 a Ithaca, nello stato di New York, o anche della rete tedesca del REGIO (RegioNetzwerk) in cui sono operativi già 28 sistemi locali e 35 sono in fase di avviamento. Il più conosciuto è il Chiemgauer [2] che funziona nel sud della Baviera. In Francia, infine, il sistema SOL si appoggia ad una carta di credito del tipo di quelle che usano a Yanato. Questo sistema usa tre tipi di moneta: una moneta B2B - il SOL Cooperazione - le cui unità equivalgono all'euro; una moneta sociale - il SOL Impegno - la cui unità è il tempo, come nel caso dei TIME DOLLAR; ed infine una moneta sociale denominata in euro sul modello dei buoni-pasto.Cambiare di marciaCi sono progetti più ambiziosi in attesa di vedere la luce del giorno. Sette città europee - tra cui Dublino, Bristol, Brema e Brussels - lanceranno l'inverno prossimo un progetto INTERREG il cui scopo è la creazione di una moneta che favorisce la riduzione di CO2. Il principio è molto semplice: quando comprate una lampadina a basso consumo, per esempio, ricevete un certo numero di punti. Questi punti sono utilizzabili per comprare altri beni "verdi" che partecipano alla riduzione dei gas a effetto serra. Potete ad esempio utilizzarli per pagare la vostra bolletta elettrica "verde". Questa moneta dedicata imprime una direzione all'economia stessa attraverso il consumatore. E' molto più efficace dei sistemi di sussidi tradizionali. In California, ad esempio, ricevete 2.000 dollari se acquistate una vettura ibrida. Ma nessuno vi impedisce di utilizzare questa somma per comprare un biglietto aereo per le Hawai, che renderà inutile lo sforzo ecologico effettuato con l'acquisto del vostro autoveicolo.Un altro progetto, lanciato dalla regione delle Fiandre, in Belgio, mira alla creazione di un ecosistema di monete complementari. Varie monete coabiteranno e ciascuna verrà dedicata ad un ruolo specifico la cui scelta è in corso. Gli scambi verranno effettuati attraverso telefoni cellulari o carte d'identità elettroniche utilizzabili come sistema di pagamento. Questo raggruppamento dovrebbe permettere di raggiungere una certa soglia critica e di misurare l'effetto di queste monete sull'economia. Abbiamo buoni motivi per credere che la dinamica sarà molto positiva.Un WIR europeoL'ultima iniziativa di cui desidero parlarvi concerne l'internazionalizzazione del WIR svizzero. L'obiettivo di questo progetto è di arrivare a realizzare delle transazioni triangolari trasfrontaliere con questa moneta locale così come oggi esiste in Svizzera. Le prime transazioni pilota sono attualmente in fase di montaggio. Un gruppo d'acquisto costituito da imprese svizzere che già utilizzano il WIR, ed anche una centrale di compensazione internazionale funzionante in collaborazione con la banca WIR, dovranno sostenere la rete in modo da permettere a queste imprese di comprare all'estero. Gli scambi così generati potrebbero rappresentare inizialmente circa 50 milioni di euro di giro d'affari annuale per ciascun paese partecipante. Su questo stesso modello possiamo immaginare la creazione di una moneta B2B utilizzabile all'interno della zona Euro. Sono attualmente alla ricerca di una banca capace di seguirci in questo progetto di doppia moneta. Esistono già delle banche di questo tipo: in Brasile, sono state lanciate negli ultimi tre mesi 150 banche a doppia moneta, in modo da risolvere dei problemi sociali. Queste banche propongono dei microcrediti sia in moneta nazionale che in moneta locale.Questi sistemi paralleli possono permetterci di risolvere la maggioranza dei problemi strutturali che il nostro sistema economico e monetario attuale non riesce ad affrontare. Per convincervene, fate una lista dei progetti che costituiscono delle buone idee - secondo voi - ma che si realizzano per mancanza di soldi. Eppure, le esperienze di cui vi ho appena parlato mostrano che quasi qualsiasi cosa potrebbe sostituirsi a questo denaro che manca. In questa prospettiva, le monete regionali appaiono come degli strumenti di sviluppo molto efficaci, senza peraltro escludere la globalizzazione: io posso accettare che questo computer venga fabbricato là dove costa meno produrlo e che sia pagabile in moneta nazionale, ma posso volere allo stesso tempo che le mie mele vengano dalla mia regione e che io possa acquistarle in moneta regionale... I due sistemi possono di fatto coabitare. Tutto dipende dalla nostra capacità di cambiare la nostra mentalità.DibattitoPensare il nostro futuroUn ascoltatore: Essendo io stesso all'origine del progetto francese SOL, sono evidentemente convinto dell'interesse sulle monete complementari. Una delle ragioni di questo interessamento risiede nel fatto che le monete complementari, che sono delle monete dedicate, possiedono un potente effetto leva. Mi spiego meglio: se voi iniettate 100 euro per risolvere un problema di salute, il primo beneficiario di questo denaro potrà utilizzarlo per acquistare un televisore coreano o giapponese. L'impatto dei vostri 100 euro su questa problematica di sanità sarà dunque di 100. Per contro, se voi date alla stessa persona una moneta dedicata alla sanità, essa dovrà utilizzarla per risolvere a sua volta un problema all'interno del circuito sanitario remunerando una seconda persona, a cui seguirà una terza, una quarta e così via. In questo caso, l'impatto finanziario di 100 unità iniziali sarà di " n X 100 ", facendo "n" il numero di persone attraverso le quali circolano le 100 unità/euro equivalenti. Il fatto di avere delle monete dedicate ad una problematica specifica accresce l'impatto della vostra iniezione monetaria. D'altronde queste monete dedicate ad una fetta particolare della popolazione, o ad un determinato impiego, sono filosoficamente necessarie per uno sviluppo duraturo che è una cultura locale di non-espansione. Sono quindi necessarie per pensare il nostro futuro.Dopo queste note, vorrei sapere che cosa immaginate come architettura per costruire il sistema europeo che voi evocate: si tratta di una internazionalizzazione progressiva del modello svizzero del WIR o si tratta di un sistema nel quale coabitano delle monete bretorni, irlandesi e bache? Quali sono le vostre riflessioni?Bernard Lietaer: Io penso che ci siano due universi dove occorre attivarsi: il mondo degli affari e dell'impiego, che è strangolato dalla rarefazione del credito, e il mondo civile, che include la sfera sociale. Per l'universo degli affari, penso che occorre innanzitutto porre in essere un sistema monetario parallelo che possa funzionare all'interno della zona euro. Occorre concepirlo su scala europea a partire da unità regionali costituite da gruppi d'imprese che accettano di lavorare assieme e di regolare una parte dei loro scambi in moneta complementare. La mia idea è di lavorare a livello regionale - la Bretagna, per esempio - per quanto concerne l'amministrazione e l'organizzazione di questi raggruppamenti d'imprese, ma di concepire l'insieme del sistema su scala europea al fine di armonizzare l'unità monetaria di riferimento e di meglio gestire i problemi di sicurezza. Al livello delle monete civili o sociali, che hanno come obiettivo di indurre delle azioni non spontanee e di orientarle verso una direzione utile per la comunità, la mia idea è di lavorare al livello dei Comuni.A Gand, la città pilota del progetto fiammingo, verranno introdotte dalle tre alle cinque monete che utilizzeranno lo stesso sistema di pagamento, ma che hanno ognuna un ruolo specifico: l'apprendistato, la riduzione delle emissioni di CO2, l'incoraggiamento di giardini urbani commestibili, etc. Inoltre, una moneta regionale si articola attorno ad una cultura. E' previsto un budget di 1,7 milioni di euro dedicato solo alle attività culturali. Oltre alle classiche sovvenzioni per le compagnie teatrali e per gli organizzatori di concerti, distribuiremo denaro direttamente agli utilizzatori locali attraverso una moneta dedicata. Gli abitanti potranno scegliere liberamente a quale genere di spettacolo assistere, così come possono scegliere di pagare l'ingresso in euro. Ma quelli che non hanno mezzi, potranno decidere di aiutare un vicino di casa, di dare corsi di matematica, in cambio di questi famosi "punti"...Le città sono dei laboratori perfetti per questo genere di iniziative. L'idea è di di far coincidere le "città a tema" - un tema culturale nell'esempio di Gand, ma potrebbe essere il tema dell'apprendistato o dello sviluppo duraturo - e le "economie a tema". Le monete complementari sono disponibili per creare una passerella ideale tra le due situazioni tematiche.E la solidarietà nazionale?U.A.: Capisco bene l'interesse per le monete locali. Ho comunque una domanda concernente le monete complementari su scala più grande, come voi la presentate. Oggi abbiamo bisogno di una solidarietà nazionale per finanziare l'educazione, le pensioni, il reddito minimo d'inclusione sociale (RMI, in italia non esiste: 500 euro per una persona sola e circa 1.000 euro per una coppia con due figli, più vari benedici e sconti su bollette. anche cellulare, trasporti gratuiti, etc.), di cui ha bisogno la popolazione. Se noi creiamo dei sistemi di monete parallele, chi paga l'IVA, le imposte o le tariffe sociali ? In che modo questo contribuisce alla solidarietà nazionale?B.L.: La solidarietà nazionale mancherà sempre di più nel quadro economico attuale. Le monete complementari possono giustamente aiutare i governi a trattare questo problema: basta definire delle monete a vocazione puramente sociale e detassarle. Questo per la semplice ragione che esse servono a risolvere dei problemi che, senza le stesse, avrebbero un costo per i contribuenti. Il Time Dollar, di cui vi ho parlato prima, è ufficialmente esente da imposte. Per contro, tutti gli scambi commerciali realizzati con l'aiuto delle monete complementari come il WIR sono offi tassabili in moneta nazionale. Suggerisco tuttavia che parte delle tasse possano essere regolate in moneta complementare che le imprese accettano tra loro. Questo permetterebbe in cambio allo stato di acquistare con questa moneta, presso le imprese che la accettano una parte di beni o di servizi di cui necessita. Ciò facendo si creerebbero attività aggiuntive dando il buon esempio.Uno standard rispetto al barattoU.A.: Mi ricordo di una sessione dell'École de Paris dove l'oratore era venuto ad illustrarci le reti reciproche di scambi di saperi, di cui essa è all'origine [3]. Il principio è il seguente: scambiare lezioni di contabilità contro lezioni di pianoforte. Questo assomiglia a cioò di cui parlate ma con l'assenza di moneta. Vi sembra la stessa cosa?B.L.: E' qualcosa di simile. Tuttavia, come sempre nel baratto, l'inconveniente del sistema risiede nel fatto che questo tipo di transazioni non possiedono uno standard. Il miglior professore di pianoforte non è necessariamente quello che ha bisogno delle mie lezioni d'inglese. In questo caso mom è possibile fare la transazione. Niente vieta invece di adottare una unità di conto comune - l'ora, per esempio - che permette di facilitare la transazione. Il "buon" professore di piano viene allora pagato in ore e non più in corsi d'inglese. Può disporre della moneta per comprarsi il servizio di cui ha bisogno. Ed io posso fornire i miei corsi d'inglese ad un'altra persona della mia comunità che desidera apprendere questa lingua.Ed il rischio comunitario?U.A.: Desidero sottomettervi delle domande rispetto agli effetti che comporterebbe lo sviluppo su grande scala delle monete complementari quali voi ce le descrivete. Ho cinque osservazioni che potrei formulare così: la prima riguarda i problemi di regolamentazione, la cui assenza è in parte all'origine della crisi che noi conosciamo. Quali sarebbero i sistemi di regolamentazione se il WIR fosse scambiato tra 600 milioni di europei? potrebbero seguire dei fenomeni mafiosi? La mia terza domanda verte sul rischio comunitario. La quarta verte sul rischio di arricchimento per le banche grazie alla loro attività di cambiavalute: a fronte di un accumulo di denaro nel sistema, occorrerà riequilibrarlo tramite il prelievo di una commissione. L'ultima domanda, infine, riguarda i posti di lavoro che rischiamo di distruggere nell'economia classica creandone di nuovi nell'economia parallela. Di fatto, il tempo che verrà consacrato agli scambi che voi evocate, per gestire i problemi dell'invecchiamento, per esempio, non sarà utilizzato per la creazione "classica" di ricchezza, permettendo il pagamento di pensioni ai pensionati. Da questo punto di vista, lo sbocco macroeconomico non mi pare garantito.B.L.: I due primi punti cui alludete rappresentano dei pericoli potenziali reali. Ma possono essere risolti allo stesso modo: tutti i sistemi di cui vi ho parlato si basano su di una trasparenza totale verso gli utilizzatori della moneta. Prima di cominciare una transazione con voi, ho il diritto di visionare il vostro conto in moneta complementare e voi avete il diritto di visionare il mio. Questa trasparenza in generale allontana la mafia, che preferisce piuttosto dei sistemi anonimi ed opachi. Quanto al rischio di arricchimento delle banche sull'attività di cambio, questo non si presenta che in caso di convertibilità automatica. Ma non è il caso delle monete complementari: il WIR esiste da 75 anni e non è convertibile in franchi svizzeri. Allo stesso modo, il Time Dollar non è convertibile in dollari: l'unità rimane l'ora.I creatori di questa moneta presumono d'altronde che il tempo ha lo stesso valore per tutti. All'inizio, nessun dentista accetta di farsi pagare in Time Dollar. Ma se volete far funzionare il sistema in una società complessa e diversificata, potete adattare il sistema e permettere che un dentista o un medico possano essere remunerati due o tre ore in Time Dollar per una consultazione di 20 minuti. Se siete d'accordo con questa proposta, allora la cosa può funzionare.Un impiego o un lavoro?La vostra domanda sull'impiego solleva un problema centrale. Risponderò in modo radicale. Credo che l'idea secondo la quale esiste un lavoro per ciascuno stia scomparendo con l'era industriale. Per contro, farei una distinzione tra quello che gli Inglesi chiamano "job" - una attività o un mestiere che si pratica per guadagnare soldi - e quello che chiamano "work" per esprimere l'attività che si esercita per passione. Per fare una distinzione tra le due, basta porsi la seguente domanda: se avessi abbastanza denaro per vivere comodamente fino alla fine dei miei giorni, continuerei a fare il lavoro che sto facendo?Se la risposta è "sì", si tratta di una vera passione. In caso contrario, si tratta solamente di un impiego, di un "job", come per la stragrande maggioranza delle persone sul pianeta. Ebbene, io penso che il mondo dei "job" sta morendo: non abbiamo più bisogno di 6 miliardi di individui per produrre i beni e servizi di cui abbiamo bisogno. L'impiego non è la soluzione del futuro. Il lavoro lo è. Le monete complementari permettono in un certo modo di remunerare questo lavoro, e di farne una priorità. Per rispondere alla vostra domanda sul comunitarismo, ho bisogno che mi spiegate a che cosa fate riferimento.U.A.: Volevo evocare il rischio di creazione dei circuiti di scambio chiusi che comporta l'utilizzazione delle monete complementari utilizzabili in una comunità ristretta.B.L.: Vi confesso che non capisco quale sia il problema nello scambiare un corso di chitarra in cambio di una lezione da idraulico. In uno degli scenari sviluppati nel mio libro, The Future of Money, evoco un mondo nel quale non ci sarebbero che delle monete complementari locali senza legame le une con le altre. Non parlo di questo. Un tale scenario significherebbe una rottura completa con l'economia convenzionale, cosa che non mi sembra né desiderabile né probabile.Un ponte tra i bisogni senza risposta e le risorse sottoutilizzateU.A.: Se voi doveste convincere i responsabili politici di una città di accettare una moneta complementare, quale sarebbero le domande che porreste loro?B.L.: Chiederei loro quali sono i bisogni e gli obiettivi che non sono soddisfatti sulla scala di quella città. In altri termini, che cosa gli manca? Gli chiederei infine quali sono le risorse che essi ritengono sottoutilizzate nella città stessa: la gente senza lavoro, gli spazi vuoti e inoccupati, il cibo non consumato... Ce ne è abbastanza su cui riflettere. La moneta complementare è un modo di costruire un ponte tra questi bisogni senza risposta e le risorse inutilizzate.U.A.: Quello che dite mi fa pensare a quello che Keynes evocava nel suo studio Prospettive economiche per i nostri nipoti, pubblicato nel 1930, nel quale prediceva spiritosamente una depressione nervosa universale il giorno in cui 15 ore di lavoro settimanale saranno sufficienti per produrre tutti i beni di cui abbiamo bisogno: talvolta è difficile sapersi organizzare senza questo "job" che ci fa vivere... La mia prima domanda verte sull'articolazione tra la moneta complementare e la moneta principale. Un'impresa che accetta il WIR può utilizzarlo per pagare il suo personale? Esso accetterebbe questa forma di remunerazione e può lui, con questa moneta, comprare quello che desidera? La mia seconda domanda riguarda la nozione di fiducia, indispensabile perché una moneta possa essere scambiata. Come si stabilisce questa fiducia? La scala regionale è a vostro avviso quella più propizia per far nascere un tale sentimento?B.L.: In Svizzera, al di fuori delle imprese industriali, i settori alberghieri ed immobiliari accettano pagamenti in WIR. Una parte del salario può essere pagata in WIR. La tredicesima può essere pagata in WIR, a secondo dei casi. Esiste d'altra parte un piccolo catalogo che indica tutti gli alberghi ed i ristoranti che accettano i WIR in Svizzera. Questi scambi non rappresentano il grosso delle transazioni in WIR, ma esistono comunque. In risposta alla vostra seconda domanda, risponderò che la moneta e la fiducia sono una tautologia. Si può creare la fiducia - all'interno di una comunità, per esempio - e costruire una moneta basata su questa fiducia, oppure creare la moneta giustamente col fine di creare fiducia e dei legami tra la gente. In casi numerosi, le monete complementari sono innanzitutto create perché gli abitanti di un quartiere si parlino !Il WARA, una moneta fondenteU.A.: Potreste parlarci del WARA, la moneta regionale che venne creata in Austria prima della guerra?B.L.: Il WARA è una realtà nata in Germania, per essere precisi venne messo in circolazione nel 1931 a Schwanenkirchen, una piccola città mineraria della Baviera. All'origine, questa moneta era basata su un chilo di carbone. Duemila imprese tedesche l'accettarono tra loro, preferendola alla moneta nazionale dell'epoca. Fu solo dopo la proibizione da parte del ministro tedesco delle Finanze che gli austriaci della comune di Wörgl se ne ispirarono, sotto l'impulso del sindaco del paese. La moneta di Wörgl era una moneta fondente, che aveva una tassa dell'1% del suo valore tutti i mesi al fine di limitarne la sua tesaurizzazione. Il Chiemgauer tedesco, di cui ho parlato prima, è anch'essa una moneta fondente. Per mantenerne il valore facciale occorre, ogni trimestre, incollare su ciascuna cartonota un timbro che rappresenta il 2% del suo valore nominale. L'idea è di evitare di farne uno strumento di risparmio favorendone piuttosto la circolazione come strumento di scambio.U.A.: Esistono oggi dei mezzi di pagamento efficaci nella sfera del commercio, come la carta VISA, per esempio, ma come immaginate voi il futuro dei mezzi di pagamento interpersonali?B.L.: Penso che il telefono cellulare costituisce il miglior supporto per gli scambi da persona a persona. Le funzioni che permettono l'attivazione di un borsellino elettronico esistono di già sulla maggior parte dei telefonini. Basta attivarle. La tecnologia c'è. Paradossalmente, i mezzi di pagamento più avanzati per le monete complementari si trovano nei paesi in via di sviluppo, come il Kenya o il Kazakistan. Per la semplice ragione che in quei paesi non ci sono banche da convincere per mettere in atto il sistema.Moneta e clima?U.A.: In che modo le monete complementari potrebbero essere utili per risolvere i problemi climatici?B.L.: Per tentare di affrontare i problemi legati al cambiamento climatico, occorrerebbe che le imprese come la EXXON MOBIL mettessero in moto delle strategie basate non sui risultati finanziari del prossimo trimestre, ma su di un orizzonte di un centinaio d'anni. Finché la loro preoccupazione sarà legata ai risultati del trimestre successivo, questo non funzionerà. La veduta corta, che è una caratteristica della nostra civilizzazione, è programmata dal nostro sistema monetario. Per definizione, tutte le monete che beneficano di un tasso d'interesse positivo scontano il futuro. Ma per gli speculatori e la maggior parte dei dirigenti d'impresa, questo futuro non supera i 5 anni. Non è sempre stato così.Quando ci volevano dai 100 ai 150 anni per costruire una cattedrale, si trovavano parecchie comunità disponibili a finanziarne la costruzione. Non erano pazzi, ma possedevano semplicemente un modello monetario differente che si basava sul modello del "demurrage" equivalente ad un tasso d'interesse negativo. Nel medio evo veniva utilizzato questo sistema ed incoraggiava i progetti a lunghissimo termine. Oggi lavoriamo alla creazione di una moneta, la TERRA, che si basa su questo principio. La TERRA è una ricevuta d'inventario di un paniere di materie prime mondiali critiche, il cui costo di deposito viene pagato dal portatore della moneta. Il suo tasso d'interesse è quindi negativo, come i WARA ed il CHIEMGAUER, cosa che scoraggia di conservarla per troppo tempo.Nel caso del TERRA, è il costo di deposito delle materie prime sulle quali questa moneta si appoggia, che rappresenta un tasso d'interesse negativo. E' lo stesso principio del pedaggio di un parcheggio: il prezzo del parcheggio non svaluta il valore della vostra automobile, ma vi costerà il lasciarla troppo tempo parcheggiata. Quando si sconta una moneta di quel tipo, il lungo termine diventa profittevole. Il TERRA è una moneta su grande scala che è stata concepita in modo da convincere le imprese a pensare al lungo termine. E' stata immaginata come una moneta suscettibile di sostituirsi ai dollari nel caso che la moneta statunitense affondasse.Il prezzo giustoU.A.: Sono convinto del ruolo sociale della moneta complementare così come lo avete esposto, ma vorrei farvi una domanda come imprenditore. Contrariamente a quello che è stato evocato poco fa, io non penso che il problema della fiducia sia così difficile da risolvere: è già stato in parte risolto con i dispositivi commerciali come le tratte, dove si promette un pagamento ad una certa data futura. Quello che piuttosto mi preoccupa è la questione del prezzo: come si collega il prezzo di un bene ad un valore espresso in moneta complementare? Non saprei, ad esempio, a quanti WIR vendere un bene che io produco.B.L.: Vi risponderò in modo molto semplice. Se è difficile guadagnare degli euro, è invece molto facile spenderli. Vi basta invertire la direzione! In una moneta complementare, vi basta sapere per che cosa la utilizzerete prima di incassarla. Se voi sapete per che cosa spenderete i WIR, saprete bene quello che valgono. E' tutto. Non è poi tanto più difficile che pensando in euro.Note:1] http://www.ithacahours.com2] http://fr.wikipedia.org/wiki/Chiemgauer3] "Offre cours d’économie, demande cours de soudure" : le succès des réseaux d’échanges réciproques de savoirs Claire HÉBER-SUFFRIN, Jean-Jacques PIARD, séminaire Vies Collectives, mai 1997.Presentazione dell'oratoreBernard Lietaer è stato attivo nel campo dei sistemi monetari per circa 30 anni in una varietà inconsueta di ruoli. Alla Banca Nazionale del Belgio era responsabile per la messa in opera del meccanismo di convergenza (ECU) verso il sistema europeo della moneta unica. Durante questo periodo, era anche presidente del sistema belga di pagamento elettronico. E' l'autore di 15 libri pubblicati in 5 lingue, tra cui "The Future of Money" tradotto in 18 lingue. La sua opera più recente in francese si intitola: "Monnaies Régionales : De nouvelles voies vers une prospérité durable". Maggiori informazioni sono disponibli sul sito:http://www.lietaer.com………………………………………………………………………………………….L’Association des Amis de l’École de Paris du management organise des débats et en diffuse des comptes rendus ; les idées restant de la seule responsabilité de leurs auteurs. Elle peut également diffuser les commentaires que suscitent ces documents.………………………………………………………………………………………….Diffusion juillet 2009Traduzione a cura di Centro Studi Monetari Pubblicato da

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 Articolo 28
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