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Suprema Corte di Cassazione Penale – Sezione IV
Sentenza 22 luglio 2013 (ud. 16 aprile 2013), n. 31290
Presidente Bianchi, Relatore Izzo
Dott. ESPOSITO Lucia
Dott. DELL’UTRI Marco
sul ricorso proposto da: E.G., n. a (OMISSIS);
avverso la sentenza della Corte di Appello di Reggio C
alabria del 15/5/2012 (n. 1474/11);
2. A seguito della proposizione di ricorso per cassazione, la 3^ sezione di questa Corte, con sentenza del 21/9/2011,annullava con rinvio il provvedimento impugnato. Osservava la Corte che i giudici di merito, nel pronunciare la condanna, avevano aderito a quell’indirizzo giurisprudenziale secondo il quale, in caso di violenza sessuale su minori, il bene giuridico tutelato non è la libertà di autodeterminazione, poichè il minore non è in grado di esprimere un valido consenso, ma l’integrità psico-fisica, che nel caso di specie era stata lesa dalle condotte dell’imputato, dagli approcci pesanti e insistenti, che i giudici avevano valutato idonei a realizzare l’offesa al bene giuridico, non potendosi parlare di “mere molestie a sfondo sessuale”. In particolare il delitto era stato ritenuto configurabile anche in assenza di un contatto fisico tra imputato e persona offesa, sempre che la condotta fosse oggettivamente idonea a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale e denotasse il requisito soggettivo della intenzionalità.
Osservava la Corte di merito che: – dalle querele presentate, dalle indagini svolte e dalle deposizioni raccolte era emerso che in più occasioni l’imputato aveva adescato minori abitanti nel suo quartiere, invitandoli a seguirlo in ascensore oppure nel parco o in casa,
pronunciando poi frasi del tipo: “ti faccio la terapia”; “ti metto una cosa lunga dietro”, invitandoli inoltre a praticare sesso orale. Tutto ciò accompagnando le parole con gesti concreti, quali l’appostamento nei luoghi di frequentazione dei minori; in un caso, lo strattonamento per il braccio; in talune circostanze fino ad inginocchiarsi di fronte al minore.
In ogni caso, va ricordato che la mancata notifica dell’avviso di deposito della sentenza al difensore, comporta solo la inefficacia per quest’ultimo della decorrenza del termine per impugnazione (cfr.Cass. Sez. 5, Sentenza n. 22504 del 23/05/2006 Cc. (dep. 27/06/2006), Rv. 234709). Nel caso di specie, però,neanche tale effetto si è verificato in quanto, non essendo l’Avv. Calzavara iscritto nell’Albo Speciale della Corte di Cassazione, non era legittimato a proporre ricorso (art. 613 c.p.p.).
Peraltro, ad ulteriore supporto dell’infondatezza della doglianza, va rammentato che questa Corte di legittimità ha statuito che l’omessa notificazione dell’avviso di deposito della sentenza a uno dei difensori è sanata dalla circostanza che l’imputato proponga personalmente impugnazione o che a tanto provveda l’altro difensore, in quanto il diritto dell’imputato ad impugnare ha natura unitaria e fa capo esclusivamente all’interessato, anche se al difensore è attribuita facoltà di esercitarlo (Cass. Sez. 1,Sentenza n. 2613 del 20/12/2004 Ud. (dep. 27/01/2005), Rv. 230534). Nel caso che ci occupa l’imputato ha personalmente proposto ricorso, mentre non avrebbe potuto provvedervi l’Avv. Calzavara, in quanto non iscritto nell’Albo Speciale.
Una volta ritenuta la “corporeità” un elemento necessario per caratterizzare un atto come “sessuale”, va da sè che non sono tipiche tutte quelle condotte che non coinvolgono il corpo della vittima, in quanto non costretta a “compiere” o a “subire” gli atti sessuali. In applicazione di tale principio, coerentemente è stata esclusa la configurabilità della tentata violenza sessuale con riguardo ad un fatto di masturbazione dinanzi ad una minore (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 23094 del 11/05/2011 Ud. (dep. 08/06/2011), Rv.250654).
3.3. Ciò detto, nel caso oggetto di giudizio non va dimenticato che i delitti per i quali l’ E. è stato condannato non sono
stati consumati, ma sono rimasti al livello di tentativo.
Pertanto, ciò che la corte di merito era chiamata a valutare come provata, non era la corporeità degli atti commessidall’imputato, ma la loro idoneità ed univocità a determinare la invasione della sfera corporea delle vittime, attraverso un giudizio ex ante in relazione al caso concreto.
Orbene, come evidenziato dalla corte di merito, la condotta posta in essere dall’ E., di volta in volta, in danno dei minori, è stata costituita, come già ricordato, da inviti a seguirlo in ascensore oppure nel parco o in casa, pronunciando poi frasi quali:ti faccio la terapia”; “ti metto una cosa lunga dietro”; nonchè inviti a praticare sesso orale. Tutto ciò accompagnando le parole con gesti concreti, quali l’appostamento nei luoghi di frequentazione dei minori; in un caso, con lo strattonamento per il braccio.
3.4. Infine, in ordine alla invocata attenuante della minore gravità del fatto, con coerente motivazione la corte di
merito ne ha escluso la ricorrenza, considerato che le condotte sono state poste in essere in danno di minori ed in modo reiterato.
Non va, inoltre, obliterato l’insegnamento di questa corte, secondo cui ai fini della configurabilità della circostanza
attenuante del fatto di minore gravità nel tentativo di violenza sessuale non si deve tenere
conto dell’azione effettivamente compiuta dall’agente, ma di quella che lo stesso aveva intenzione di porre in essere e che non è stata
realizzata per cause indipendenti dalla sua volontà (Cass. Sez. 3, Sentenza n.44416 del 09/11/2011 Ud. (dep. 30/11/2011), Rv. 251216).

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