Source: https://www.studioamministrativomonti.it/studio-amministrativo-monti-risponde-alle-domande.php?id=872
Timestamp: 2020-04-02 08:50:23+00:00

Document:
FAQ - La responsabilit� per le infiltrazioni dovute alla rottura di tubature in condominio: la Cassazione ribadisce il proprio precedente orientamento
In tema di condominio e, in particolare, di responsabilità per i danni cagionati dalle infiltrazioni provenienti dalle tubature la Corte di Cassazione, in sintesi, aveva espresso i seguenti principi:
In tema di condominio, poiché, al seni» dell’art. 1117 C.c., comma 3, i canali di scarico sono comuni solo fino al punto dì diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva e poiché la "braga" di raccordo Ira la colonna verticale di scarico comune c la tubazione orizzontale di pertinenza di un appartamento in proprietà esclusiva è inserita in quest’ultima, dei danni derivati a terzi dalla rottura di tale “braga” risponde il condomino e non il condominio (Cass. civ. Set. II, 17/03/2005, n. 5792).
In un condominio la presunzione dì comproprietà, prevista dall'art. 1117 n. 3 C.c. anche per l'impianto di scarico delle acque, opera con riferimento alla parte dell'impianto che raccoglie le acque provenienti dagli appartamenti, e, quindi, che presenta l’attitudine all'uso ed al godimento collettivo, con esclusione delle condutture (ivi compresi i raccordi di collegamento) che, diramandosi da detta colonna condominiale di scarico, servono un appartamento di proprietà esclusiva. (Cass. civ. Sez. III, 17/01/2001, n. 583).
La presunzione di comproprietà posta dall'art. 1117 n. 3 ce, opera con riferimento alla parte dell'impianto di riscaldamento che rimane fuori dai singoli appartamenti e non pure con riferimento alle condutture che si addentrano negli appartamenti stessi e sono di proprietà dei titolari. (Cass. civ. Set. III, 08/10/1998, n. 9940).
La spesa per la riparazione dei canali di scarico dell’edificio in condominio, che, ai sensi dell'ari. 1117 n. 3 ce, sono oggetto di proprietà comune fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli, sono a carico di tutti i condòmini per la parte relativa olla colonna verticale di scarico ed a carico dei rispettivi proprietari per la parte relativa alle tubazioni che si diramano verso i singoli appartamenti (nella specie, sulla base del principio affermato, si è ritenuto che il giudice di merito avesse correttamente posto a carico del singolo la spesa di riparazione del tratto della tubazione orizzontale che si innesta in quella verticale). ( Cass. civ. Set. II, 18/12/1995. n. 12894).
Con la recente sentenza n. 19045 del 3.09.2010, dì seguito riportata nella sua integrale stesura, la Corte di Cassazione ribadisce 1 principi di cui sopra.
Cass. civ. Sez. II. Sent., 03-09-2010, n.19045
B.R. e D.G. convenivano in giudizio F.N. esponendo: che l’appartamento di loro proprietà era stato interessato da infiltrazioni di acqua provenienti dalle tubature dell'Impianto dell'appartamento soprastante di proprietà della F. la quale sì era opposta a far “accedere alla propria abitazione un idraulico per l'esecuzione delle necessarie riparazioni; che ciò aveva reso necessario il ricorso ad un procedimento ex art. 700 c.p.c, conclusosi con pronuncia con la quale era stato ordinato alla F. di provvedere all'immediata esecuzione dei lavori atti ad eliminare le infiltrazioni; che i lavori erano stati eseguiti; che era stato possibile stabilire che la perdita aveva avuto origine "nella braga di innesto dello scarico del lavandino della F. alla colonna condominiale”. Gli attori chiedevano quindi la condanna della convenuta al risarcimento dei danni subiti a causa delle infiltrazioni.
La F., costituitasi, chiedeva il rigetto della domanda – sostenendone l'infondatezza – e, in via riconvenzionale, la condanna degli attori al risarcimento dei danni patiti determinati dalla loro illecita condotta.
Con sentenza 21/01/2003 l’adito tribunale di Cremona accoglieva la domanda principale – condannando la convenuta a pagare agli attori Euro 971,31 a titolo di risarcimento danni – e rigettava quella incidentale.
Avverso la detta sentenza la F. proponeva appello al quale resistevano il B. e la D.
Con sentenza 19/4/2005 la corte di appello di Brescia rigettava il gravame osservando: che la perdita d'acqua infiltratasi nel soffitto dell'appartamento sottostante era stata determinata dalla rottura della tubazione di scarico nel tratto obliquo creato per convogliare le acque del lavandino della F. alla colonna condominiale; che la distinzione, operata dalla appellante, tra tratto di proprietà esclusiva e tratto costituito da un elemento speciale formante corpo unico con la colonna verticale di proprietà condominiale, non trovava alcun riscontro sul piano tecnico e contrastava con la definizione comunemente data alla “braga” in questione; che quindi correttamente il tribunale aveva affermato l’appartenenza del tratto di tubazione in questione in proprietà esclusiva alla F. ed aveva ravvisato la sussistenza in capo alla stessa della responsabilità per cose in custodia ex articolo 2O51 ce; che la prova della sussistenza del danno subito dagli appellati risultava dagli accertamenti eseguiti dal geometra P. - trasfusi nella relazione del 21/10/1090- e dalla acquisita documentazione fotografica, oltre che dalla prova testimoniale; che, come emergeva da tali risultanze probatorie, i soffitti e le pareti del servizio igienico e relativo disimpegno dell'appartamento dei coniugi B.- D. erano interessati da evidenti tracce di infiltrazioni d'acqua; che, al contrario di quanto asserito dalla appellante, il condominio non si era accollato l'onere della spesa necessaria per il ripristino dell'appartamento degli appellati; che la quantificazione del danno in Euro 800,00, in linea capitale, pur essendo più ampia rispetto a quella indicata dal geometra P. in L 1.350,000, era giustificata da vari elementi (nel dettaglio indicati); che giustamente era stata rigettata la domanda riconvenzionale proposta dalla F. tenuto conto della riscontrata legittimità dell'iniziativa giudiziaria intrapresa dai citati coniugi.
Con il primo motivo di ricorso la F. denuncia violazione dell’art. 1117 ce, n. 3, sostenendo che - come affermato nella stessa sentenza impugnata - il punto di rottura della tubazione di scarico è stato individuato nel tratto obliquo che convoglia le acque del lavandino di proprietà di essa ricorrente alla colonna condominiale. La perdita d'acqua è quindi da ascriversi alla rottura dì un elemento comune dell'edificio. Infatti la “braga di innesto” tra la colonna di scarico condominiale e l'utenza esclusiva di un singolo condomino costituisce un corpo unico con la
colonna condominiale ed è un elemento di esclusiva proprietà del condominio. La corte di appello ha quindi errato nell'interpretare l’art. 1117 ce, n. 3.
Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione dell'art, 2051 C.c., deducendo che la presunzione di colpa per I danni cagionati dalla cosa in custodia trae giustificazione all'esistenza di un effettivo potere fisico del soggetto sul bene stesso. Nella specie essa P. non ha mai avuto un potete di intervento sulla patte della tubatura in questione trattandosi di un pezzo da considerarsi un tutt'uno con la braga condominiale. Infatti per poter intervenire è stata necessaria una delibera condominiale. La responsabilità ex art. 2051 C.c., va quindi imputata solo al condominio.
Con il terzo motivo la P. denuncia viti di motivazione per aver te corte di appello omesso di esaminare un fatto decisivo, ossia che la parte della tubatura che ha causato il danno appartiene ad un unico blocco costituente la colonna verticale di proprietà condominiale cosi come provato dalla documentazione prodotta. Il giudice di appello ha omesso di esaminare alcuni dementi probatori quali: le perizie del geometra Bo. e del geometra P. e i verbali di assemblea condominiale del 23/11/1990 e del 25/1/2000.
La Corte rileva l'infondatezza delle dette censure che, per evidenti ragioni di ordine logico e per economia di motivazione, possono essere esaminate congiuntamente per la loro stretta connessione ed interdipendenza riguardando tutte - quale più quale meno e sia pur sotto aspetti e profili diversi -la stessa questione relativa alla condominialità o meno della "braga" della colonna di scarico dalla quale sono derivate le infiltrazioni d'acqua nell'appartamento dei coniugi B.- D.
Al riguardo va osservato che la soluzione data dalla corte di appello a tale quesito è ineccepibile e conforme ai principi che questa Corte ha avuto modo di affermare - e che il Collegio condivide e fa propri - secondo cui: - ai sensi dell’art. 1117 C.c., n. 3, i canali di scarico sono oggetto di proprietà comune solo fino a punto di diramazione degli impiantì ai locali dì proprietà esclusiva, e poiché la braga, quale elemento di raccordo fra la tubatura orizzontale di pertinenza del singolo appartamento e la tubatura verticale, di pertinenza condominiale, e strutturalmente posta nella diramazione, essa non può rientrare nella proprietà comune condominiale, che è tale perché serve all'uso (ed al godimento) di tutti i condomini; e, nella specie, la braga qualunque sia il punto dì rottura della stessa, serve soltanto a convogliare gli scandii di pertinenza de singolo appartamento, a differenza della colonna verticale che, raccogliendo gli scarichi, di tutti gli appartamenti, serve all'uso di tutti i condòmini (sentenza 17 marzo 2005 n, 5792);
- In un condominio la presunzione di comproprietà, prevista dall'art. 1117 ce, n. 3, anche per l'impianto dì scarico delle acque, opera con riferimento alla parte dell’impianto che raccoglie le acque provenienti dagli appartamenti, e, quindi, che presenta l'attitudine all'uso ed al godimento collettivo, con esclusione delle conduttura (ivi compresi i raccordi di collegamento) che, diramandosi da detta colonna condominiale dì scarico, servono un appartamento di proprietà esclusiva (sentenze 1/1/2001 n. 583; 6.l0.i998,n. 9940, in tema di impianto dì riscaldamento).
- la spesa per la riparazione dei canali di scarico dell'edificio in condominio, che, ai sensi dell'art. 1117 C.c., n. 3, sono oggetto di proprietà comune fino al punto di diramazione degli impianti ai locali dì proprietà esclusiva dei singoli, sono a carico di torti ì condomini per la parte relativa alla colonna verticale di scarico ed a carico dei rispettivi proprietari per la parte relativa alle tubazioni che si diramano verso i singoli appartamenti (sentenza 18/12/1995 n. 12894).
Avuto riguardo ai principi esposti la sentenza impugnata non è incorsa In alcuna violazione di legge e si sottrae alle critiche dì cui è stata oggetto con le censure in esame posto che - come ammesso dalla stessa ricorrente – il punto di rottura della tubazione di scarico è stato individuato nel tratto obliquo che convoglia le acque del lavandino di proprietà della F. alla colonna condominiale.
Va solo aggiunto - con riferimento all'asserita violazione dell'art. 2051 C.c., denunciata con il secondo motivo di ricorso - che la citata norma prevede una forma di responsabilità che ha fondamento giuridico nella circostanza che il soggetto chiamato a rispondere si trovi in una relazione particolarmente qualificala con la cosa, intesa come rapporto di fatto o relazione fisica implicante l’effettiva disponibilità della stessa, da cui discende il potere - dovere di custodirla e di vigilare, affinché no:i arrechi danni a terzi. La fattispecie di cui all'art. 2051 ce, individua un'ipotesi di responsabilità oggettiva e non una presunzione di colpa, essendo sufficiente per l'applicazione della stessa la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all'evento lesivo indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa, e, perciò, trova applicazione anche nell'ipotesi (ricorrente nella specie) di cose inerti- Pertanto, perché possa configurarsi in concreto la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno arrecalo, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, in quanto la nozione di custodia non presuppone né implica uno specifico obbligo di custodire analogo a quello previsto per il depositario. Ne consegue che il custode convenuto è onerato di offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità mediante la dimostrazione positiva (nel caso in esame non offerta) del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera dì custodia, avente impulso causale autonomo e carattere dì imprevedibilità e di Assoluta eccezionalità. Nell'eventualità della persistenza dell'incertezza sull'individuazione della concreta causa del danno, rimane a carico del custode il fatto ignoto, in quanto non idoneo ad eliminare 11 dubbio in ordine allo svolgimento eziologico dell’accadimento.
La corte di merito, che cosi ha interpretato la norma in questione, non è incorsa in alcuna violazione di legge.
Va infine rilevata l'inammissibilità delle critiche mosse in questa sede (con il terzo motivo di ricorso) avente ad oggetto l'asserito omesso (o errato) esame delle prove documentali acquisite (le perizie del geometra Bo. e del geometra P., nonché i verbali di assemblea condominiale del 23/11/1099 e del 25/1/2000).
Sotto quest'ultimo aspetto bisogna segnalare che il ricorrerne denuncia l’errata interpretazione e valutazione delle indicate prove documentali senza riportarne II contenuto specifico e completo il che non consente di ricostruirne - alla luce esclusivamente di alcune isolate parti - il senso complessivo ed i punti salienti ed importanti. Ciò impedisce a questa Corte di valutare - sulla base delle sole deduzioni contenute in ricorso - l'incidenza causale del denunciato diletto di motivazione e la decisività dei rilievi al riguardo mossi dalla ricorrente.
Nel giudizio di legittimità, il ricorrente che deduce l'omessa 0 l'erronea valutazione delle risultanze istruttorie ha l'onere (per il principio di autosufficienza dd ricorso per cassazione) di specificare 11 contenuto delle prove non esaminate, indicando le ragioni del carattere decisivo dell'asserito vizio di valutazione: tale onere non è stato nella specie rispettato.
La ricorrente, inoltre, con la tesi concernente gli errori che sarebbero stati commessi dal Giudice di appello nel ricostruire I fatti di causa lo relazione alle risultanze probatorie, ha sostanziai mente inteso sostenere che l'impugnata sentenza sarebbe basata su elementi di fatto Inesistenti 0 contrastanti con le risultanze istruttorie. Trattasi all’evidenza della denuncia di travisamento del fatti contro cui è esperibile solo il rimedio della revocazione. Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale di questa Corte, la denuncia di un
travisamento di fatto, quando attiene (come nella specie) al fatto che sarebbe stato affermalo in contrasto con la prova acquisita, costituisce motivo di revocazione e non di ricorso per cassazione importando essa un accertamento di merito non consentito in sede di legittimità.
Con il quarto motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 2697, 2056 e 1223 C.c., nonché vizi di motivazione, deducendo che la corte dì appello non ha applicalo correttamente le norme relative al risarcimento del danno extracontrattuale ed all'onere probatorio a carico della parte lesa. La corte di merito ha intatti ritenuto sufficienti le prove relative al danno considerando "verosimile'' l'estensione del risarcimento anche ad ulteriori e non provate spese di tinteggiatura dell’immobile dei coniugi B.. I danni risarcibili sono solo quelli direttamente ed immediatamente conseguenti all'inadempimento. Il danneggiale, inoltre, deve rispondere solo delle conseguente probabili della sua condotta e non di quelle remote, improbabili o indirette che possano dipendere dal suo operato. Nella specie il presunto danno relativo alla tinteggiatura del soffitto non è stato suffragato da alcun elemento probatorio. Al riguardo il giudice di appello ha ritenuto risarcibili detti danni meramente verosimili ed ipotetici. Inoltre la motivazione della sentenza impugnata è contraddittoria nella parte in cui ha preso atto della Delib. condominiale 15 gennaio 2002, con la quale erano state ripartite tra i condomini le spese relative alla ricerca ed alla riparazione del guasto idraulico.
Anche questo motivo, al pari degli altri, non è fondato posto che, al contrario di quanto sostenuto dalla ricorrente e come più volte affermato nella giurisprudenza di legittimità, In ordine all'entità del risarcimento dei danni derivati da fatto illecito, il requisito della prevedibilità del danno, correlato all'elemento psicologico di esso (art. 1325 ce), è inapplicabile alla responsabilità extracontrattuale, in quanto non richiamato dall'art. 2056 ce, avendo scelto il legislatore di non commisurare il risarcimento al grado della colpa (sentenza 30/3/2005 n. 6725). Pertanto, anche in relazione alla causalità nell’omissione in ordine all’illecito aquiliano, resta applicabile il principio per cui, non avendo l'art. 2056 ce, richiamato l'art. 1225 ce, sono risarcibili sia i danni prevedibili che imprevedibili, atteso che le dette particolarità rilevano sul piano della causalità giuridica di cui all'alt. 1223 ce, e non su quello della causalità materiale di ari agli artt. 40 e 41 c.p. (sentenza 3'/5/2005 n. 11609).
Correttamente, quindi la corte di appello ha ritenuto - confermando la decisione del primo giudice - di dover aggiungere, all'importo indicato dal geometra P. per la quantificazione del danni subiti dai coniugi B., una somma (peraltro molto contenuta) por il "verosimile" ulteriore danno al soffitto del locale soggiorno. In proposito la corte di merito ha ampiamente giustificato tale decisione facendo espresso riferimento: alla limitala valutazione operata
dal professionista relativa solo alle spese di ripritino e tinteggiatura de) soffitto del bagno; all'estensione del fenomeno dannoso anche al soffitto locale soggiorno; al perdurare della causa dell'Inconveniente anche dopo il sopralluogo del professionista.
Il ricorso deve pertanto essere rigettato con la conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese de) giudizio di cassazione liquidate nella misura indicata in dispositivo.

References: Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 700
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 2
 sentenza 
 art. 2051
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza