Source: http://gfoss-geographic-free-and-open-source-software-italian-mailing.3056002.n2.nabble.com/Chi-e-Giancarlo-Un-ideario-sui-dati-geografici-liberi-td7581731.html
Timestamp: 2018-12-10 13:53:02+00:00

Document:
Gfoss -- Geographic Free and Open Source Software - Italian mailing list - Chi è Giancarlo? Un ideario sui dati geografici liberi
Chi è Giancarlo? Un ideario sui dati geografici liberi
come alcuni di voi già sanno o avranno letto stamattina, abbiamo lanciato la creazione di un ideario sui dati geografici liberi (lo so, avremmo dovuto usare aperti, e napo ci ha già pizzicato :D ).
E' un'idea nata dalla redazione di TANTO insieme ad altri utenti di questo "nostro" mondo, con l'obiettivo di raccogliere spunti utili alla crescita della consapevolezza del (vero) valore di questo tipo di dati (che per assurdo potrebbe essere anche un non valore).
Perché questa cosa funzioni e abbia senso, è necessario il contributo di molti, in quantità e qualità. Tra di voi ci sono competenze, personalità e sopratutto esperienze che potrebbero essere preziose allo scopo.
Vi chiedo una mano non tanto nel passaparola (che ovviamente è benvenuto), ma sopratutto nel partecipare all'ideario, e coinvolgere altri in modo attivo come sto provando a fare io qui.
Qui presentiamo la cosa http://goo.gl/cdL9F e qui è l'ideario http://geodatiliberi.ideascale.com/
Re: Chi è Giancarlo? Un ideario sui dati geografici liberi
Il 03/04/2013 09:55, iomeneandrei ha scritto:
> dati geografici liberi (lo so, avremmo dovuto
> usare aperti, e napo ci ha già pizzicato :D ).
mi riassumete perche' aperti meglio che liberi?
iEYEARECAAYFAlFb4OoACgkQ/NedwLUzIr5lmwCeKKzn04x9AzJA1zEx9QIkxXba
VoQAniKzLsjw0Hz+LRhA+p5y9B09LBHl
=ijT7
... solo se partecipi!
> mi riassumete perche' aperti meglio che liberi?
Penso di aver esposto più volte la mia posizione.
Faccio un copia/incolla rivisitato dell'email spedita ad Andrea
La mia e' solo una nota di definizioni.
Personalmente preferisco usare il termine "dati aperti" che "dati liberi".
Preferisco libero per due motivi, uno ingenuo ed uno invece piu'
- ingenuo: i dati non sono in prigione.
chi detiene i dati ha un diritto (= diritto sui generis[1]) e, il suo
rilascio, e'
comunque vincolato da alcune regole giuridiche a monte (es. privacy).
Quindi l'apertura necessita comunque di una operazione di trasformazione.
Si tratta pertanto di una vera apertura.
Concordo poi che, in particolare nei dati della pubblica
amministrazione (government data), nove volte su dieci, i dati sono tenuti
chiusi senza motivo.
- concettuale: quando si parla di libero riferito all'informatica si
fa riferimento al software libero quindi al concetto di imporre
l'obbligo di condivisione allo stesso modo .
Questa restrizione secondo me e' valida nei casi di dati prodotti dalla
affinché il progetto continui a rimanere aperto (es. openstreetmap) o
che hanno bisogno di imporre degli obblighi per imporre un dialogo con
Nei casi dei dati del PSI (Public Sector Information), pertanto
dell'open government data,
l'uso del concetto di condivisione allo stesso modo non e' solo
fuorviante ma anche
limitante per quello che riguarda il riuso.
Detto questo, nessuna guerra a chi usa il termine libero per i dati
http://www.itint.gov.it/ice/cda/templates/bancadati3_restyle.jsp
La tutela attraverso il diritto sui generis protegge l'investimento in
tempo, danaro e lavoro sostenuto da chi abbia assunto l'iniziativa
economica di raccogliere i dati e realizzarne una raccolta fruibile.
In tal caso l'insieme dei dati è protetto in quanto frutto di un
investimento economico a prescindere dal carattere creativo della
raccolta o del criterio di selezione: l'insieme dei dati è l'oggetto
della tutela attraverso il diritto sui generis.
un diritto che non ha nulla di creativo e che e' valido solo in Europa.
Tant'e' che questo blog post gia' apparso su questa ML lo racconta
http://www.teresascassa.ca/index.php?option=com_k2&view=item&id=124:federal-court-of-appeal-reminds-government-there-is-no-copyright-in-data
Il 03/04/2013 12:16, Maurizio Napolitano ha scritto:
> - concettuale: quando si parla di libero riferito all'informatica si
> fa riferimento al software libero quindi al concetto di imporre l'obbligo di
> condivisione allo stesso modo .
> Questa restrizione secondo me e' valida nei casi di dati prodotti dalla comunità
> affinché il progetto continui a rimanere aperto (es. openstreetmap) o da aziende
> che hanno bisogno di imporre degli obblighi per imporre un dialogo con il produttore
> Nei casi dei dati del PSI (Public Sector Information), pertanto dell'open government
> l'uso del concetto di condivisione allo stesso modo non e' solo fuorviante ma anche
> limitante per quello che riguarda il riuso.
Se ho capito bene, su questo sono in totale disaccordo. Con questo approccio si
favoriscono in modo plateale le posizioni dominanti nel settore, e si da' la
possibilita' di privatizzare (un fork dei) dati generati con risorse pubbliche.
iEYEARECAAYFAlFcA0AACgkQ/NedwLUzIr5DHwCeNXqnhqDeWdCkb0IoFINg4XLG
O44AniqQGaiXPJhFYJRDt0FVpNiUzZQF
=jQkV
>> mi riassumete perche' aperti meglio che liberi?
> Penso di aver esposto più volte la mia posizione.
> Faccio un copia/incolla rivisitato dell'email spedita ad Andrea
> La mia e' solo una nota di definizioni.
> Personalmente preferisco usare il termine "dati aperti" che "dati liberi".
> Preferisco libero per due motivi, uno ingenuo ed uno invece piu'
> concettuale:
> - ingenuo: i dati non sono in prigione.
> chi detiene i dati ha un diritto (= diritto sui generis[1]) e, il suo
> rilascio, e'
> comunque vincolato da alcune regole giuridiche a monte (es. privacy).
> Quindi l'apertura necessita comunque di una operazione di trasformazione.
> Si tratta pertanto di una vera apertura.
> Concordo poi che, in particolare nei dati della pubblica
> amministrazione (government data), nove volte su dieci, i dati sono tenuti
> chiusi senza motivo.
> fa riferimento al software libero quindi al concetto di imporre
> l'obbligo di condivisione allo stesso modo .
Scusa Napo, ma questo mi pare profondamente sbagliato.
Un software con licenza MIT non sarebbe libero?
>> - concettuale: quando si parla di libero riferito all'informatica si
>> fa riferimento al software libero quindi al concetto di imporre
>> l'obbligo di condivisione allo stesso modo .
> Scusa Napo, ma questo mi pare profondamente sbagliato.
> Un software con licenza MIT non sarebbe libero?
non voglio entrare nel discorso software, l'argomento e' dati
Inoltre, il topic principale e' quello del dell'iniziativa - molto bella
- sull'ideario sui dati geografici liberi
Risposta breve, e se il thread va avanti, direi che cambiamo il topic:
la licenza MIT non si porta dietro il concetto di condivisione
allo stesso modo, non e' una licenza di tipo virale.
Poi penso anche io che software libero e software a codice aperto
sono definizioni uguali, sono le loro declinazioni in termini di licenze
che lo differiscono.
Scusami Alessandro se la risolvo in cosi' poche parole ma, davvero,
sarebbe fondamentale portare avanti invece la proposta avanzata
da Andrea Borruso della lodevole iniziativa "Chi è Giancarlo?"
Il 03/04/2013 15:07, Maurizio Napolitano ha scritto:
> Scusami Alessandro se la risolvo in cosi' poche parole ma, davvero,
> sarebbe fondamentale portare avanti invece la proposta avanzata
> da Andrea Borruso della lodevole iniziativa "Chi è Giancarlo?"
beh, i commenti non interferiscono con l'iniziativa.
mi confermi che ho capito male io?
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deYAoLGdXPfxPXJt26IDtQ/qSS4LpM9R
=vkDc
> Se ho capito bene, su questo sono in totale disaccordo. Con questo approccio si
> favoriscono in modo plateale le posizioni dominanti nel settore, e si da' la
> possibilita' di privatizzare (un fork dei) dati generati con risorse pubbliche.
Anche qui la faccio breve perche' penso sia fondamentale portare avanti
le discussioni in merito all'iniziativa dell'ideario sui dati geografici
liberi piuttosto che perdersi in altri thread.
Giustamente tu dici "sono in totale disaccordo" ed esponi una tua posizione.
Visto che parli in prima persona rispetto la tua opinione.
Riprendendo pero' quello che ho detto ho circoscritto la questione ai
dati della pubblica amministrazione (PSI = Public Sector Information).
E' ormai assodato a livello internazionale che i dati prodotti dalla PSI
non devono contenere alcun vincolo (al massimo quello di citare la fonte).
Riporto due slide due di un workshop degli output di EPSIPlatform
(piattaforma europea che si interessa del riuso dell'informazione
del settore pubblico).
Alla slide 17 sono presentante le 3 tipologie di licenze
open data (pubblico dominio, attribuzione e condivisione allo stesso modo)
http://www.slideshare.net/epsiplatform/hatcher/17
Alla slide 18 viene messo in evidenza che le prime due tipologie
sono quelle da usare sui dati della PA
http://www.slideshare.net/epsiplatform/hatcher/18
Posso capire che a qualcuno non piaccia, ma i dati della pubblica
amministrazione devono essere un bene di tutti.
I dati non sono il software (intendo le applicazioni e le librerie),
i dati sono visti come materia prima, e, nel caso specifico dei dati
della pubblica amministrazione, vengono visti come energie rinnovabili
in quanto vengono creati quotidianamente a prescindere.
Il 03/04/2013 15:38, Maurizio Napolitano ha scritto:
> Posso capire che a qualcuno non piaccia, ma i dati della pubblica
> amministrazione devono essere un bene di tutti.
> I dati non sono il software (intendo le applicazioni e le librerie),
> i dati sono visti come materia prima, e, nel caso specifico dei dati
> della pubblica amministrazione, vengono visti come energie rinnovabili
> in quanto vengono creati quotidianamente a prescindere.
Vedo che non ci capiamo; magari sono troppo legato al software per vedere i distinguo
relativi ai dati:
* le citazioni di fonti supposte autorevoli non sono un'argomentazione valida (l'ipse
dixit e' stato accantonato da un bel po')
* credo di essere stato fra i primi a girare l'italia raccontando di come i dati
debbano essere un bene di tutti, quindi su questo non ci piove
* i dati sono risorse, pero' non sono creati "a prescindere", ma con specifici
investimenti del contribuente
* io semplicemente, come cittadino, esigo che i dati prodotti con risorse mie debbano
rimanere pubblici, e non possano essere migliorati ed impacchettati dal signor X e
rivenduti come cosa sua senza distribuire anche le migliorie
* mi pare che la tua posizione tenda nei fatti a tutelare l'investimento di questo
signore, piuttosto che quello del cittadino.
iEYEARECAAYFAlFcU0MACgkQ/NedwLUzIr5PswCglFHhOd1hTkZlLwvbWXWk3Nfl
3MkAnj8EMEt05rEdpBot/+aeR8m1GYFd
=2+I7
>E' ormai assodato a livello internazionale che i dati prodotti dalla PSI
>non devono contenere alcun vincolo (al massimo quello di citare la fonte).
I dati della PA devono essere un bene comune, ma non per questo qualcuno se ne puo' appropriare a dispetto degli altri.
Prenderli, metterci sopra due o tre bischerate extra e ritargarli equivale a appropriarsene sottraendo il bene al pubblico.
Che diresti se qualcuno prendesse una spiaggia libera ci mettesse sopra qualche ombrellone e facesse pagare il biglietto per usarli ?
Mica vieta ad altri di usare la spiaggia, solo farebbe pagare per l'uso degli ombrelloni.
Quindi non sono per niente daccordo con questa impostazione.
Un bene di tutti non puo' diventare un bene personale. Se il bene è pubblico DEVE restare pubblico,
non puo' divenire privato, neanche per trasformazione o per osmosi.
Pu' diventare privato se viene acquistato, puo' essere noleggiato, puo' essere appaltato, ma resta di proprieta' pubblica e
quindi nessuno dovrebbe essere libero di farci che gli pare in senso esteso.
A parte il fatto che il mio modesto parere è che la PA dovrebbe farli pagare,
visto che sono costati e se qualcuno li vuole per realizzarci sopra un profitto o se vuoi
una speculazione, non vedo perche' non dovrebbe pagare il valore aggiunto che essi apportano.
Ma sento il bisogno di chiarire per evitare equivoci, il mio personale punto i vista:
Infatti ci sono molti modi per avere una ricaduta sul pubblico cioe' su tutti quanti.
E quindi occorre capire se chi li prende li prende per realizzare un qualcosa che comunque è interesse di tutti che sia fatto bene.
Ad esempio, chi progetta una infrastruttura sul territorio. Anche se è una infrastruttura privata, è interesse comune che il progetto sia fatto bene
e che non crei problemi, per evitare disastri futuri, etc...
Disporre di dati buoni per facilitare il risultato è una cosa assolutamente condivisibile.
Diverso è invece il discorso di chi con essi ci fa' dei servizi su Internet oppure li impacchetta e li rivende.
E quindi li mette a disposizione solo previo pagamento.
Li' dove sta' il ritorno per il pubblico ?
Neanche li migliora e se li migliora li farebbe pure pagare.
Li il profitto è evidente , e contemporaneamente il ritorno sul territorio impercettibile.
poi, visto che siamo italiani,
Se davvero la PA cominciasse a regalare a chicchessia i dati geografici cn licena di farci che cavolo gli pare e piace,
chi garantirebbe che qualcuno nelle giuste posizioni non potrebbe spingere la PA a fare enormmi campagne di produzioni massiccia di dati geografici ben sapendo che poi una volta fatto il lavoro potrebbe impadronirsi di dati che altrimenti avrebbe dovuto lui spendere milioni di euro per prodursi ?
Il giorno 03 aprile 2013 15:38, Maurizio Napolitano <[hidden email]> ha scritto:
Anche qui la faccio breve perche' penso sia fondamentale portare avanti le discussioni in merito all'iniziativa dell'ideario sui dati geografici liberi piuttosto che perdersi in altri thread.
2013/4/3 Andrea Peri <[hidden email]>:
> A parte il fatto che il mio modesto parere è che la PA dovrebbe farli
> visto che sono costati e se qualcuno li vuole per realizzarci sopra un
> profitto o se vuoi
> una speculazione, non vedo perche' non dovrebbe pagare il valore aggiunto
> che essi apportano.
non mi va di aprire flame o altro, ma visto che l'acquisizione dei
dati nelle pubbliche amministrazioni è finanziata in maniera pubblica,
non si comprende il motivo per cui un terzo che ne ha necessità, anche
per fare business, dovrebbe pagarli, visto che il costo vivo delle
spese necessarie è già stato pagato con le nostre tasse.
Le pubbliche amministrazioni non sono società di lucro, altrimenti che
si privatizzi tutto.
> poi, visto che siamo italiani,
> Se davvero la PA cominciasse a regalare a chicchessia i dati geografici cn
> licena di farci che cavolo gli pare e piace,
> chi garantirebbe che qualcuno nelle giuste posizioni non potrebbe spingere
> la PA a fare enormmi campagne di produzioni massiccia di dati geografici ben
> sapendo che poi una volta fatto il lavoro potrebbe impadronirsi di dati che
> altrimenti avrebbe dovuto lui spendere milioni di euro per prodursi ?
produrre dati aperti-liberi è uno dei servizi che la pubblica
amministrazione deve garantire, al pari di altri (istruzione, servizi
sanitari ecc ecc).
>Le pubbliche amministrazioni non sono società di lucro, altrimenti che
>si privatizzi tutto.
Ti stupiro', ma io sono perfettamente daccordo con te.
LA PA non deve essere una società di lucro, ma non è certo privatizzare la soluzione.
Oddio , magari nel privato chi è bravo avrebbe degli stipendi piu' seri e da cio' potrebbe anche trovarci soddisfazione.
E poi sai che soddisfazione una volta che chi invocava la privatizzazione viene a comprare i medesimi dati pagandoli 10 volte tanto rispetto a quello che li faceva pagare una PA ?
Esempi di situazioni in cui a fronte di una privatizzazione anziche' migliorare i servizi si sono solo "migliorate" le tariffe ce ne sono a bizzeffe. :))
Ma a parte questo , sono daccordo con te.
I dati sono di tutti.
Il punto casomai e che "essere di tutti" non vuol dire che uno ne puo' fare cio' che vuole.
E' la solita vecchia storia del pianerottolo dei condomini.
Da una parte ci sono i condomini che pensano che sia loro e lo usano come una estensione del suo appartamento.
E dall'altra parte ci sono i condomini che pensano che sia di tutti e quindi nessuno puo' usarlo per scopi personali.
Se ci sono decine di migliaia di liti condominiali in Italia vuol dire che questa storia è ancora lunga da essere chiarita definitivamente,
Per cui non si capisce perche' quest'altra debba essere chiarita qui e adesso.
Il giorno 03 aprile 2013 21:04, Paolo Corti <[hidden email]> ha scritto:
>E' la solita vecchia storia del pianerottolo dei condomini.
>Da una parte ci sono i condomini che pensano che sia loro e lo usano come una estensione del suo appartamento.
>E dall'altra parte ci sono i condomini che pensano che sia di tutti e quindi nessuno puo' usarlo per scopi personali.
>Se ci sono decine di migliaia di liti condominiali in Italia vuol dire che questa storia è ancora lunga da essere chiarita definitivamente,
>Per cui non si capisce perche' quest'altra debba essere chiarita qui e adesso.
Sento la necessita' di puntualizzare il discorso
Perhce' il concetto dell'uso perosnale del pianerottolo potrebbe in effetti fuorviare. Il concetto di uso personale lo intendo in senso esteso.
Infatti sono perfettamente daccordo quando si dice che i dati della PA dovrebbero essere ridistribuiti e non dovrebbero essere chiusi in un cassetto.
Questo equivale nel mio ragionamento al caso del pianerottolo che chiunque puo' usare per transitarvi.
Posso capire quando si dice che chi progetta o comunque pianifica qualcosa che deve andare sul territorio dovrebbe disporre delle migliori informazioni possibili e quindi poter disporre die dati della PA. NOn sono certo che sia moralmente lecito, ma almeno una ricaduta per tutti si riesce a intravedere visto che se da una progettazione con carenza di informazioni ne deriva un lavoro fatto male alla fine i cocci sono di tutti.
Ad esempio usando dei dati non aggiornati oppure a scale non adeguate.
Non capisco invece quando si dice che chiunque dovrebbe essere libero di fare cio' che vuole con i dati della PA, ma non lo capisco perche' dentro tale principio ci sta comodo anche colui che si prende i dati, li mette in una scatola con un bellissimo logo, e comincia a rivenderli tali e quali come se fossero stati sempre suoi.
Alla faccia di tutti gli altri che come sempre si dice, hanno contribuito a pagarli, ma che pero' per varie ragioni non possono trarne profitto.
E aggiungo un dettaglio per niente trascurabile.
Partendo da un principio di cui sono profondamente convinto:
Anche nei dati geografici il time-to-market è un parametro essenziale.
Almeno per certi tipi di business.
In tali ambienti non conta tanto poter disporre del dato, ma conta piuttosto essere il primo a presentarlo al potenziale cliente.
Alla luce di questo aspetto non funziona molto il discorso di dire che chiunque se ne puo' fare una copia e quindi i diritti di tutti sono preservati.
Il primo che riesce a fare incontrare il potenziale cliente con il dato geografico è colui che incassa gli altri che arrivano dopo trovano il mercato ormai satollo di quel dato.
E' anche per questo che sono convinto che consentire a chiunque di usare il dato geografico indiscriminatamanete equivale a depauperare tutti di un potenziale valore.
Proprio perche' ci sarebbe qualcuno piu' forte e piu' attrezzato che ne trarrebbe subito beneficio e gli altri che troverebbero solo il deserto.Saluti,
Il giorno 03 aprile 2013 23:46, Andrea Peri <[hidden email]> ha scritto:
A mio avviso un soggetto che, dall'ottenimento di un dato libero della PA, abbia generato valore aggiunto (data cleansing, refactoring del modello dati, rielaborazioni, creazione di sistemi di distribuzione, ecc.) ha diritto di far pagare quanto ha prodotto di inedito, e anche di non ridistribuire l'opera derivata.
Come cittadino ho pagato la produzione del dato in possesso della PA, ma perché dovrei detenere un diritto sul lavoro prodotto da un terzo soggetto, privato, che sulla base di quel dato ha prodotto altro?
È come se da italiano chiedessi a tutti gli scrittori di testi italiani, o ai redattori di vocabolari della lingua italiana, di cedere liberamente le loro opere per il fatto di aver usato vocaboli italiani :-)
> Vedo che non ci capiamo; magari sono troppo legato al software per vedere i distinguo
> relativi ai dati:
> * le citazioni di fonti supposte autorevoli non sono un'argomentazione valida (l'ipse
> dixit e' stato accantonato da un bel po')
Veramente ho citato gli output di un progetto della commissione europea,
ma, al di la' di questo, dovrei forse pensare che amministrazioni
pubbliche come:
- ... e molte altre ancora
hanno preso un abbaglio?
Si tratta nazioni che rilasciano i propri dati con licenze di tipo
attribuzione o pubblico dominio
Aggiungiamo poi a queste World Bank, Commissione Europea, Eurostat,
> * i dati sono risorse, pero' non sono creati "a prescindere", ma con specifici
> investimenti del contribuente
... fra cui ci sono anche le aziende ...
> * io semplicemente, come cittadino, esigo che i dati prodotti con risorse mie debbano
> rimanere pubblici, e non possano essere migliorati ed impacchettati dal signor X e
> rivenduti come cosa sua senza distribuire anche le migliorie
non capisco dove sta il problema: se i dati sono disponibili a tutti
alla sorgente, allora chiunque può fare il lavoro di miglioramento,
impacchettamento e farsi pagare per questo.
Se me li vendono devono dimostrarmi che quei dati hanno qualcosa in più
che mi fa risparmiare tempo o che non sono in grado di fare.
Mi vendono alla fine un servizio.
L'azienda e' straniera? I dati pero' descrivono un preciso territorio,
quindi quell'azienda, ha capito che forse puo' trarre vantaggio a
fornire un servizio basato su quel territorio, valorizzandolo e portando
In realta' pero' il calcolare il ROI dell'open data e' ancora argomento
Ma, al di la' di questo, ragioniamo in senso opposto: quale e' il costo
che ha una PA per stare dietro a queste violazioni?
Dalle mie parti e' successo che un ufficio si e' sentito dire che poteva
essere denunciato per danno erariale se perdeva il suo tempo a cercare
di capire se una azienda stava facendo un uso improprio dei dati pubblici.
> * mi pare che la tua posizione tenda nei fatti a tutelare l'investimento di questo
> signore, piuttosto che quello del cittadino.
Potra' essere la mia posizione ma e' il risultato di quello per cui mi
sono documentato in questi anni seguendo lo scenario open data
Gli imprenditori sono anche cittadini, e quindi anche loro e' un diritto
quello di poter trarre profitto.
Esistono comunque casi di aziende che hanno comprato cambi di licenza
(compresa la cc-by).
Devo forse supporre che i cittadini USA (dove il diritto sui generis non
esiste) abbiano dormito fino ad ora?
per non perdere tempo bastano le poche righe al paragrafo "Le tradizioni
statunitensi"
On 03/04/2013 18:41, Andrea Peri wrote:
> >E' ormai assodato a livello internazionale che i dati prodotti dalla PSI
> >non devono contenere alcun vincolo (al massimo quello di citare la fonte).
> I dati della PA devono essere un bene comune, ma non per questo qualcuno
> se ne puo' appropriare a dispetto degli altri.
> Prenderli, metterci sopra due o tre bischerate extra e ritargarli
> equivale a appropriarsene sottraendo il bene al pubblico.
non lo capisco: non vengono sottratti perche' comunque rimangono sempre
disponibili all'origine.
> Che diresti se qualcuno prendesse una spiaggia libera ci mettesse sopra
> qualche ombrellone e facesse pagare il biglietto per usarli ?
Una spiaggia libera non la puo' clonare all'infinito come un dato
> Quindi non sono per niente daccordo con questa impostazione.
... quindi non sei d'accordo con tutto il movimento dell'open government
data e delle relative nazioni che lo hanno adottato
http://en.wikipedia.org/wiki/Open_data#Open_data_in_government
Sul resto del discorso direi che non serve proseguire, il problema e' il
paradigma di partenza sul concetto open data.
Il mio consiglio e' di confrontarsi con la proposta di questo thread
il cui titolo e' "Chi è Giancarlo? Un ideario sui dati geografici
liberi" e negli spazi pensati per discuterne.
Aggiungo, a quanto scritto poco fa (e ribadito da Maurizio) che, a mio avviso, i paralleli con i beni comuni materiali (acqua, spiagge, territorio, ecc.) sono fuorvianti, perché questi sono di loro natura limitati, percui il godimento privatistico da parte di alcuni limita quello di altri. Mi riferisco all'esempio degli ombrelloni sulla spiaggia o quello del pianerottolo.
Nel caso dei dati aperti il libero utilizza non ne limita altri dal fare altrettanto. Potrà sembrare un'ovvietà ma questo impone un approccio ben diverso alla sua gestione.
In un libero utilizzo l'importante è che venga citata la fonte e che l'utente dell'eventuale servizio/dato derivato sia messo in grado di valutare quanto sia effettivamente il valore aggiunto rispetto al dato originale, e quindi di giudicare il reale valore del prodotto venduto, per non ritrovarsi a pagare (per ignoranza) nient'altro che il dato aperto originale!
Il giorno 04/apr/2013 01:13, "Maurizio Napolitano" <[hidden email]> ha scritto:
Veramente ho citato gli output di un progetto della commissione europea, ma, al di la' di questo, dovrei forse pensare che amministrazioni pubbliche come:
Si tratta nazioni che rilasciano i propri dati con licenze di tipo attribuzione o pubblico dominio
Aggiungiamo poi a queste World Bank, Commissione Europea, Eurostat, ISTAT ...
non capisco dove sta il problema: se i dati sono disponibili a tutti alla sorgente, allora chiunque può fare il lavoro di miglioramento, impacchettamento e farsi pagare per questo.
Se me li vendono devono dimostrarmi che quei dati hanno qualcosa in più che mi fa risparmiare tempo o che non sono in grado di fare.
L'azienda e' straniera? I dati pero' descrivono un preciso territorio, quindi quell'azienda, ha capito che forse puo' trarre vantaggio a fornire un servizio basato su quel territorio, valorizzandolo e portando economia.
In realta' pero' il calcolare il ROI dell'open data e' ancora argomento aperto.
Ma, al di la' di questo, ragioniamo in senso opposto: quale e' il costo che ha una PA per stare dietro a queste violazioni?
Dalle mie parti e' successo che un ufficio si e' sentito dire che poteva essere denunciato per danno erariale se perdeva il suo tempo a cercare di capire se una azienda stava facendo un uso improprio dei dati pubblici.
Potra' essere la mia posizione ma e' il risultato di quello per cui mi sono documentato in questi anni seguendo lo scenario open data internazionale.
Gli imprenditori sono anche cittadini, e quindi anche loro e' un diritto quello di poter trarre profitto.
Esistono comunque casi di aziende che hanno comprato cambi di licenza (compresa la cc-by).
Devo forse supporre che i cittadini USA (dove il diritto sui generis non esiste) abbiano dormito fino ad ora?
per non perdere tempo bastano le poche righe al paragrafo "Le tradizioni statunitensi"
On 04/04/2013 00:59, G. Allegri wrote:
Questi sono altri aspetti che non centra no niente .
Tante' che son daccordo con te.
Farsi pagare qunto ha prodotto non significa farsi ripagare nuovamente il dato pubblico.
Se il dato pubblico vale 10 e te ci hai messo dentro un valore di 3 è giusto farsi pagare con un buon margine quel 3 , non certo il 13 .
Altresì se decidi di non redistribuire, non ci vedrei niente di male.
La mia forte perplessita' è rivolta a chi fa ripagare quanto la PA ha gia' pagato. Proprio perche' è roba pagata con soldi pubblici.
>Come cittadino ho pagato la produzione del dato in possesso della PA, ma perché dovrei detenere un diritto sul lavoro prodotto da un terzo soggetto, privato, >che sulla base di quel dato ha prodotto altro?
Perche' ti sei basato su roba fatta da altri e quindi non è totalmente farina del tuo sacco ?
Mica la PA ha dovuto pagare per i vocaboli della lingua italiana.
Se pero' li avesse dovuti pagare, allora tale valore sarebbe stato giusto a mio modo di vedere, che venisse scorporato dal costo complessivo dell'opera.
On 04/04/2013 01:13, Maurizio Napolitano wrote:
> - USA
> - Canada
> - UK
> - Germania
> - Francia
> - Austria
> - Nuova Zelanda
> - Norvegia
> - ... e molte altre ancora
> hanno preso un abbaglio?
> Si tratta nazioni che rilasciano i propri dati con licenze di tipo
> attribuzione o pubblico dominio
> Aggiungiamo poi a queste World Bank, Commissione Europea, Eurostat,
> ISTAT ...
Ma sei sicuro di quello che affermi ?
Forse qualche vecchio pacchetto di dati ormai degno della soffitta .
IO sapevo che l'ordnance survey li fa pagare eccome i suoi dati.
http://www.shop.ordnancesurveyleisure.co.uk/
Io qui ci vedo un bel sistema di accounting per pagare quello che si
Quello che ti fanno fare gratuitamente, è stampare come gia' molti in
Italia qualche mappa via internet.
Ma se vuoi i dati vettoriali e li vuoi con licenza che ti consenta di
rivenderli devi aprire ben bene i cordoni della borsa.
E anche alla usgs.gov qualcosa di gratuito te lo danno pure,
come la ustopo,
Ma ci sta anche roba a pago.
In questa fawq parlno di roba acquistabile...
http://ask.usgs.gov/prices/faqs_prices_usgs_products.html
Certo si parla di mappe stampate , ma ci sono anche CD di dati e poca
roba scaricabile.
Molta roba non è disponibile .
Vedo che fanno scaricare il Landsat.
>The USGS now offers all users the entire Landsat 1-5 and 7 archive
data at no charge using a standard data product recipe.
Ma non parlano della licenza che gli applicano per cui non conta.
Perche' qui il discorso riguarda la licenza dei dati e non il fatto che
siano scaricabili.
Insomma, la prima impressione è che forse non è che il mondo brilla
cosi' tanto e solo in Italia siamo brutti sporchi e cattivi.

References: sui generis
sui generis
sui generis
sui generis
sui generis
sui generis