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Timestamp: 2020-08-15 05:24:29+00:00

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Blog Feed – Vento Di Legalità
“La democrazia si costruisce sull’uguaglianza: se prevale l’individualismo tutto è perduto. Non ci salviamo da soli”
–Germano Nicolini
Il principio di uguaglianza enunciato nella nota formula “la legge è uguale per tutti” è uno dei cardini dell’ ordinamento giuridico contemporaneo e non consente alcuna forma di ridimensionamento.Esso si articola in due distinte forme, sancite dai due commi dell’ articolo 3:
Secondo il principio di uguaglianza formale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. Ciò significa che ciascuno ha diritto di essere trattato e riconosciuto come essere umano in ogni rapporto sociale in cui viene a trovarsi, a prescindere da condizioni personali o da contingenti fattori economici, culturali, politici. Lo Stato non può emanare provvedimenti che creino discriminazione per motivi di razza, sesso, religione, opinioni politiche,ecc. La Costituzione ribadisce questo principio in questi specifici articoli: art. 8 ( uguale libertà di tutte le confessioni religiose); art.29 (uguaglianza morale e giuridica dei coniugi); art.37 (uguaglianza di diritti e retribuzioni fra lavoratori e lavoratrici).
Al riconoscimento di uguaglianza formale deve seguire, da parte dello Stato, la volontà a realizzare le condizioni che portino al conseguimento dell’uguaglianza sostanziale. E’ il caso delle persone in condizioni economiche disagiate, dotate di minor grado di istruzione, portatrici di handicap fisici e psichici. Nei confronti di costoro, lo Stato deve intervenire con apposite norme per ridurre e limitare tale GAP, affinchè nulla impedisca il pieno sviluppo delle loro personalità.
Il secondo comma evidenzia le diseguaglianze sociali frutto della “libertà economica” ( tipica di qualsiasi Stato liberale), ed impone alla Repubblica un novero di azioni positive al fine di tutelare le classi più deboli, attraverso l’ adozione di politiche sociali atte a creare le condizioni base del “Welfare State”.La mancata realizzazione di tali interventi di politica sociale mina le fondamenta di ogni stato democratico. Pertanto sono state apportate delle correzioni al Titolo III della parte prima della Costituzione (artt. 35-47), intitolata “Rapporti economici”.
Per combattere le gravi situazioni di disagio , tipiche della moderna economia di mercato, è stato proposto come rimedio , l’adozione del reddito di cittadinanza ( altrimenti detto reddito di inclusione), che viene erogato a coloro che sono temporaneamente privi di occupazione. Ciò in conformità con i principi di Stato sociale,nel tentativo di fermare la recessione e di rimuovere quegli ostacoli che sono fonte di gravi diseguaglianze tra ceti sociali. Essa si configura come parziale restituzione di risorse a vantaggio dei disoccupati per il soddisfacimento dei bisogni primari. I fruitori del reddito di cittadinanza dovrebbero essere, in questo modo, incoraggiati nella ricerca di una occupazione!
Legislazione Attuativa
Legge 10 Maggio 1975 N. 151 – Riforma del diritto di famiglia
E’ una delle riforme più importanti fra quelle di attuazione costituzionale perchè cambia completamente la struttura interna della famiglia riconoscendo alla donna una condizione di completa parità e rafforzando grandemente la tutela giuridica dei figli, anche di quelli nati fuori dal matrimonio. Tale legge è stata voluta dalle deputate Nilde Iotti , Giglia Tedesco , Franca Falcucci e Maria Elena Martini le quali ritenevano necessario, non più rinviabile, l’ armonizzazione della legislazione con il dettato costituzionale. E’ tuttavia mancata una necessaria visione d’insieme, ovvero una volontà di riforma in modo organico al fine di evitare le differenze di trattamento che si sono verificate nel tempo. In seguito sono state emanate ulteriori leggi per realizzare a pieno il principio di uguaglianza all’ interno della famiglia.
LEGGE 8 FEBBRAIO 2006 N.54 – DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SEPARAZIONE DEI GENITORI E AFFIDAMENTO CONDIVISO DEI FIGLI
La legge ha modificato il precedente regime in materia di affidamento, in base al quale i figli erano affidati all’uno o all’ altro dei genitori, stabilendo che i provvedimenti relativi alla prole debbano essere adottati con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa e debba essere disposto prioritariamente l’ affido congiunto.
LEGGE N.212, 10 DICEMBRE 2012 e DECRETO LEGISLATIVO N.154, 28 DICEMBRE 2013- DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RICONOSCIMENTO DEI FIGLI NATURALI.
Con questa legge , ogni forma di discriminazione tra figli nati nel e fuori dal matrimonio, viene annullata. Ne consegue una perfetta uguaglianza giuridica tra i sessi.
LEGGE N.76, 20 MAGGIO 2016-REGOLAMENTAZIONE DELLE UNIONI CIVILI TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO E DISCIPLINA DELLE CONVIVENZE.
In perfetta ottemperanza degli artt.2 e 3 della Costituzione Italiana, questa legge finalmente regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso, sancendo fattivamente l’ uguaglianza tra tutti i cittadini senza alcun tipo di distinzione . Per la prima volta, tale legge, disciplina le unioni di fatto.
LEGGE N.1044, 6 DICEMBRE 1971-PIANO QUINQUENNALE PER L’ ISTITUZIONE DI ASILI NIDO COMUNALI CON IL CONCORSO DELLO STATO.
Con tale legge , lo Stato si è impegnato nella creazione e nella gestione di asili nido comunali, affinché fosse garantita alle famiglie un’ adeguata assistenza nella temporanea custodia dei bambini.
LEGGE N.833, 23 DICEMBRE 1978-ISTITUZIONE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE.
In ottemperanza al principio di uguaglianza, lo Stato istituisce e finanzia un sistema che garantisca a tutti i cittadini una adeguata assistenza sanitaria.In tal modo si tutela la salute psicofisica dell’ individuo, nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana.
LEGGE N.104, 5 FEBBRAIO 1992-LEGGE-QUADRO PER L’ ASSISTENZA, L’ INTEGRAZIONE SOCIALE E I DIRITTI DELLE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI.
Questo provvedimento legislativo garantisce” assistenza, integrazione sociale e rispetto dei diritti dei disabili”. Essa è finalizzata alla rimozione delle cause invalidanti, alla promozione dell’ autonomia, della socializzazione e della integrazione.
LEGGE N. 68, 12 MARZO 1999-NORME PER IL DIRITTO AL LAVORO DEI DIVERSAMENTE ABILI.
Questa legge promuove l’ inserimento e l’ integrazione lavorativa dei diversamente abili per tramite di servizi di sostegno e di “collocamento mirato”(finalizzato alla collocazione in impieghi compatibili con le proprie condizioni di salute e capacità lavorative).
“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modifiche dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.”
Lo stato italiano regola i rapporti con ciascuna confessione religiosa attraverso una serie di accordi (principio pattizio) disciplinati, in vario modo, dalla Costituzione, a seconda che si tratti di confessioni cattoliche o confessioni diverse dalla cattolica( principio del doppio binario).
I rapporti tra Stato italiano e Santa Sede sono stati regolati dai Patti Lateranensi, definiti veri e propri accordi internazionali , in quanto alla Santa Sede furono riconosciuti i caratteri di indipendenza e di sovranità, tipici di uno Stato.
I Patti Lateranensi, firmati da B.Mussolini e dal Cardinale Gasparri nel 1929, posero fine ad un lungo e astioso contrasto tra il Regno d’ Italia e la Chiesa ( la “questione romana”), culminato il 20 settembre 1870 con la presa di Roma ( Breccia di porta Pia), da parte delle truppe del nascente Stato unitario.
Tali Patti tra Italia e Santa Sede, oltre a confermare il reciproco riconoscimento delle parti come Stati indipendenti e sovrani, sancirono il principio della religione cattolica come religione ufficiale dello Stato italiano, imponendone l’insegnamento in tutte le scuole del Regno.
Questo documento non può essere modificato con legge ordinaria, se le modifiche non siano state concordate tra i due soggetti stipulanti .Se manca un tale accordo , lo Stato deve ricorrere al procedimento previsto per la modifica della Costituzione (art.138).
IL PRINCIPIO DI LAICITA’: il Concordato del 1929 è stato modificato nel 1984 con un nuovo concordato, che ha cancellato il “principio di religione ufficiale”( in quanto obsoleto e discriminatorio) ed ha riconosciuto il “principio di laicità” dello Stato( senza mai menzionarlo esplicitamente!).Dal 1984, infatti, la religione cattolica non è più religione di Stato ed il suo insegnamento nelle scuole non è più obbligatorio. Tutto ciò in attuazione dell’ articolo 8 della Carta costituzionale, che sancisce il principio del “pluralismo confessionale”riconoscendo pari dignità a tutte le confessioni religiose presenti nella penisola.
“Tutte le confessione religiose sono egualmente libere davanti la legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intense con le relative rappresentanze.”
La norma in esame stabilisce il principio della neutralità dello Stato rispetto alle diverse confessioni religiose esistenti nel proprio territorio, garantendo a ciascuna di esse uguale spazio ed uguale tutela, in esecuzione del principio del pluralismo confessionale e della libertà religiosa (art.3-19 cost.). Tuttavia, l’obbiettivo di un eguale riconoscimento di tutte le confessioni religiose non è stato ancora pienamente raggiunto, a causa dell’influenza storica, politica e culturale della Chiesa cattolica, che ha comportato una maggiore attenzione verso i rapporti con lo Stato del Vaticano. A seguito della revisione del Concordato del 1984 con la Santa Sede, lo Stato italiano ha cominciato a stipulare le intese (ratificate con la legge) con le varie confessioni. Oggi, dunque, alle confessioni acattoliche è riconosciuta piena autonomia e indipendenza, con il “limite” del rispetto dell’ordinamento giuridico italiano e delle norme vigenti (in materia di ordine pubblico e buon costume), pena, la sanzione delle loro illiceità. Il rapporto che si instaura fra lo Stato e le organizzazioni religiose determina le seguenti tipologie di Stato:
Stato teocratico→ l’amministrazione dello Stato è gestita direttamente dall’autorità religiosa e i principi della fede religiosa sono tradotti in leggi la cui osservanza è obbligatoria per tutti.
Stato confessionale→ impronta il proprio ordinamento giuridico ai principi della religione dominante, che viene riconosciuta come religione di Stato.
Stato laico→ è caratterizzata da una netta separazione fra potere religioso e potere politico. rivendica la propria indipendenza da ogni condizionamento religioso e pone tutti i culti esistenti sullo stesso piano, tuttavia tutela il sentimento religioso e salvaguardia “la libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale.”
Stato ateo→ Stato che non riconosce alcuna religione e tende a limitare oppure a sopprimere la libertà religiosa.
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
La promozione della cultura, della ricerca tecnica e scientifica è uno dei maggiori segni di rottura operato dalla Carta costituzionale con il fascismo che, come ogni dittatura, impose una propria “ideologia”e un “cultura di regime”, vietando ogni forma di dialettica e qualsivoglia confronto con diverse ideologie.Questa norma costituzionale sancisce il principio culturale ed ambientalista cui lo Stato deve tendere. Viene posta al fianco dell’ART.117 che attribuisce alle Regioni la promozione e organizzazione delle attività culturali e la ricerca scientifica e tecnologica. La Costituzione proclama l’assoluta libertà della cultura in tutte le forme in cui si esprime, e l’autonomia delle strutture che si dedicano alla promozione della stessa o alla ricerca scientifica e tecnica. L’attività di ricerca è indispensabile per rinnovare i contenuti dell’insegnamento, favorire l’emancipazione professionale dei lavoratori e assicurare una sempre più adeguata sicurezza sociale lavorativa. L’intervento promozionale della Repubblica deve sempre ricercare un equilibrio costituzionalmente compatibile con la libertà della cultura e della ricerca, evitando che queste ultime siano soggette a direttive e imposizioni del potere politico o si sviluppino del tutto sganciate dai problemi della società.
A tal proposito la Costituzione garantisce: libertà di espressione e di insegnamento. (Art.33)
Una novità della Costituzione deriva dall’ importanza che riveste l’ intervento dello Stato in favore della ricerca scientifica per garantire la crescita culturale, umana e sociale dei cittadini , al fine di conservare la competitività con i Paesi scientificamente e tecnologicamente avanzati.
Il secondo comma tutela il paesaggio , concetto che ha subito, specie nell’ ultimo ventennio,una profonda evoluzione in relazione a quanto disposto nell’ art.32 ( tutela della salute pubblica) che consente attualmente di definire in modo più appropriato di “tutela ambientale”.
Al tempo dell’Assemblea Costituente (1946), infatti,non presentandosi gli attuali problemi ecologici, il legislatore si concentrò unicamente sulle “BELLEZZE NATURALI” la cui tutela si riduceva alla loro conservazione secondo la legge Bottai del 1939. Il termine PAESAGGIO, alla luce dei tempi attuali e delle relative problematiche ambientali, si intende nel senso più ampio di AMBIENTE NATURALE che va tutelato per la salvaguardia del paese e del pianeta.
“L’arte e la scienza sono al servizio dell’umanità. Esse accrescono libertà allo spirito umano, ma di libertà hanno innanzitutto bisogno: e non possono degnamente e utilmente operare se costretti a fini determinati e condizionati. Lo Stato non è un’arte, come non ha una scienza; ma dell’arte e della scienza si giova per i suoi fini nazionali e sociali. Ha il dovere di proteggerle in ogni modo e di servirsene, ma ha pure il dovere di lasciare che esse si sviluppino libere e padrone di sé oltre e dentro la scuola.”
(On. C. Marchesi)
Concetto Marchesi, membro della I sottocommisione, preposta ai lavori in seno all’Assemblea Costituente, si batté perché nella Costituzione fosse presente un articolo che difendesse il patrimonio artistico. Molti costituenti espressero dubbi in merito all’opportunità di inserire un tale principio ma Marchesi non si arrese, affermando che lo Stato dovesse farsi carico di prendere tutte le misure necessarie affinché qualsiasi monumento importante non andasse distrutto. Dopo lunghi dibattiti l’articolo, inizialmente proposto poi cancellato, venne ripristinato per poi essere collocato tra i principi fondamentali dell’attuale articolo 9.
L’evoluzione relativa all’attuazione dell’articolo 9 della Costituzione è stata molto intensa, soprattutto negli ultimi anni, con diversi interventi relativi alla definizione di “bene culturale”. La legge Bottai del 1939 definiva i beni culturali “cosa d’arte”, mentre una legge successiva qualificava come “bellezze naturali” quelle che riguardavano la tutela dell’ambiente. Nel nostro Paese possiamo tuttavia affermare che nei vent’anni successivi al 1948 si registrò una scarsa attenzione verso i sempre più emergenti problemi di tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Solo con la legge n. 310 del 1964 si istituì una “Commissione di indagine per la tutela per le cose di interesse storico, archeologico, artistico e del paesaggio”. Dopo circa un decennio di indagini, si giunse all’istituzione, nel 1975, del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali: le “antichità e belle arti” divennero “Beni Culturali”.
Il D.P.R. 14 gennaio 1972 n.3 trasferÌ alle Regioni la competenza in materia di interventi per la protezione della natura, le riserve e i parchi naturali.
Con D.M. 5 marzo 1992 venne costituito, in collegamento con il Ministero per i beni culturali e ambientali, il Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio artistico.
Nel 1999 si giunse al riordino di tutta la normativa vigente nel Testo unico sui beni culturali in cui si definisce il concetto di bene culturale.
Si evidenziano qui due linee di pensiero: la concezione reale e normativa dei beni culturali, secondo cui sono beni culturali solo le categorie di cose espressamente individuabili in base a esistenti norme di legge.
La concezione unitaria, per cui sono beni culturali tutte le testimonianze aventi valore di civiltà.
Nel 2004 venne istituito il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. In primo luogo il nuovo statuto di bene culturale venne incentrato sulla “regolamentazione” amministrativa della conservazione e della circolazione.
In secondo luogo, nel Codice venne ipotizzato un sistema policentrico dei beni culturali in cui lo Stato ebbe la facoltà di decentrare funzioni alle regioni e agli enti locali e di cogestire servizi museali di eccellenza.
In terzo luogo, il Codice sancì la limitazione della gestione pubblica dei musei e dei servizi di fruizione dei beni culturali di proprietà pubblica.
In quarto luogo il Codice segnò l’abbandono del concetto di “bene ambientale” per la nozione di “paesaggio”, correlato alla pianificazione urbanistica.
Una norma del 2014, conosciuta come “Art Bonus”, ha introdotto un credito di imposta per le erogazioni in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo nell’ambito delle “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”.
Si tratta di un sussidio di 500 euro per i diciottenni da spendere nell’acquisto di beni e servizi culturali.
A difesa del patrimonio culturale nel 2017 è stato approvato un provvedimento che ha introdotto il nuovo titolo VIII-bis del codice penale rubricato “ Dei delitti contro il patrimonio culturale”
La stessa norma ha inoltre inasprito severamente le pene collegate alla commissione dei reati contro il patrimonio culturale e paesaggistico italiano.

References: articolo 3
 art. 8
 art.29
 art.37
 articolo 8
 art.32
 articolo 9