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Timestamp: 2019-05-21 09:57:37+00:00

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Schettino, una sentenza fragile | La piazza della cultura Blog - Corriere Della Sera
Schettino, una sentenza fragile
13 FEBBRAIO 2015 | di Eugenio Tassini
Sì, sedici anni di carcere a Schettino per il naufragio della Costa Concordia sono pochi. Se si mettono in fila la sbruffonata dell’inchino, gli ordini sbagliati,32 morti, l’abbandono della nave con ancora in pericolo migliaia di passeggeri, le troppe bugie. Ma soprattutto se si ritiene che il comandante abbia lanciato il transatlantico a 16 nodi (invece di 5) verso il Giglio per poi virare improvvisamente consapevole (cosciente è il termine giuridico) che la manovra avrebbe potuto provocare un disastro. E però, anche mettendo nel conto questo rischio abbia continuato nella bravata. Ma sedici anni di carcere per Schettino sono troppi se al contrario si ritiene che il comandante non fosse cosciente dei rischio, che anzi non lo avesse proprio calcolato, che il disastro sia avvenuto perché un ordine è stato dato (o eseguito) troppo tardi, e che tutto quello che è accaduta da quando lo scafo della Concordia è stato squarciato dallo scoglio delle Scole alle 21.42 del 13 gennaio di tre anni fa non fosse imputabile a una colpa cosciente. In mezzo a questo ci sta la sentenza emessa mercoledì dal tribunale di Grosseto, che non è stato capace scegliere fra le due possibilità di verità processuale. O non ha potuto o voluto.
Schettino e gli ufficiali nella plancia e l’abbandono nave dato in ritardo
D’altronde, era davvero possibile fare un processo a Schettino? Lui, il comandante inchiodato in tutto il mondo da quella telefonata con De Falco (“salga a bordo”) che proprio il Corriere Fiorentino.it diffuse a pochi giorni dal disastro: ”il capitano codardo”, il “pollo dei mari”. “l’incauto idiota”. L”italiano” secondo Der Spiegel del 2012: “Qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso? Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti. Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio”. Poteva un tribunale italiano giudicarlo serenamente? No, non era possibile evidentemente. Così nella sentenza si legge che la colpa di Schettino è cosciente (cioè sapeva che poteva succedere un disastro ma è andato avanti lo stesso) sulla possibilità di un naufragio, ma non è più cosciente che in quel disastro i passeggeri potessero morire. Che appare essere davvero un paradosso: il giudice sostiene che è possibile prevedere il naufragio di un transatlantico con a bordo oltre 4.000 passeggeri senza aver coscienza che qualcuno ci potrebbe rimettere la vita. Ma il trucco ha consentito di uscire fuori all’ora dei tg con una condanna sufficientemente alta. La verità di una sentenza, almeno fin quando non vengono depositate le motivazioni, sta nel modo in cui si compone una condanna. I sedici anni dati a Schettino sono una somma di colpe riconosciute. E’ stato condannato a 10 anni per gli omicidi plurimi colposi, a 5 anni per disastro colposo e a un anno per l’abbandono della nave.
Fabrizio Corona in cella
Anche la condanna a 13 anni e 8 mesi del fotografo Fabrizio Corona è una somma. Tre anni e 8 mesi per una fattura falsa, 1 anno e mezzo per tre banconote false, 1 anno e due mesi perché si è fatto una foto in cella è l’ha poi pubblicata, 1 anno e 5 mesi per una fotografia al calciatore Adriano ritenuta estorsiva e 5 anni per una foto e simile estorsione al calciatore Trezeguet. Insomma, è più grave pagare un pieno con tre banconote false che abbandonare una nave e quattromila persone, pare di capire.
Così la sentenza non chiarisce nulla di quello che quella notte è successo. Fino a contenere contraddizioni estreme: Schettino (in teoria) ha fatto coscientemente naufragare un transatlantico ma fra cinque anni può comandarne un altro. Schettino ha abbandonato la nave ma non fuggirà al carcere, e per ora ha persino il passaporto. E a contenere il sospetto che la condanna alla fine sia composta più dalle emozioni fuori dall’aula che dalle prove trovate dentro.
Lettore_3666008 13 febbraio 2015 | 16:24
In un paese normale, il processo sarebbe durato 6 mesi al max, con la condanna all’ergastolo.
Massimo52 13 febbraio 2015 | 15:08
L’articolo è un po’ confusionario soprattutto dove dice che”16 anni sono pochi per aver fatto morire 32 persone, ma è troppo e non spiega bene il perché!Il succo è semplice: Schettino meritava almeno 30 anni e subito dentro. Speriamo che si penta seriamente di quello che ha fatto e non metta più piede su una nave! Ultima domanda: ma se deve andare in galere per 16 anni, com’è che fra 5 può guidare di nuovo una nave ? (perché non gli levano la facoltà di continuare quel lavoro??). Massimo52
Eugenio Tassini 13 febbraio 2015 | 17:39
Mi spiace non essere stato sufficientemente chiaro. Provo a spiegare in modo diverso: Schettino è accusato, fra l’altro, di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. La pena è più alta se il giudice ritiene che l’accusato sia stato “cosciente” dei pericolo mortale che faceva correre ai suoi passeggeri e all’equipaggio oppure no. Nel primo caso 16 anni sono pochi, nel secondo 16 anni sono troppi. Ma la sentenza del tribunale di Grosseto sostiene che Schettino è stato “cosciente” per quel che riguarda il naufragio, e non cosciente per quanto riguarda le 32 persone che sono morte. Il risultato finale è una sentenza fragile, e ambigua
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