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Timestamp: 2017-12-13 15:08:51+00:00

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Regola di Vita Eremitica – Eremo Santa Maria Maddalena
«Dio ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia, grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità».
2 Timoteo 1, 9
La regola e la vita dell’eremita è questa: osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità 1.
Chiamati da Dio alla sequela di Gesù Cristo, coloro che vogliono vivere religiosamente negli eremi 2 abbiano a cuore di praticare i santi voti di castità, povertà e obbedienza per il Regno dei cieli.
In unione spirituale con tutta la Chiesa e in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella continua preghiera e penitenza, gli eremiti dedichino la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo 3.
Il modo di vivere dell’eremita, che sceglie di stare umilmente nella casa del nostro Dio, è di rimanere da parte, nascosto; è mortificazione, umiltà, povertà volontaria, obbedienza, pace, gioia nello Spirito Santo, sotto un maestro, sotto una regola, sotto una disciplina. Consiste nell’esercitare il silenzio, nel praticare il digiuno, la veglia, la preghiera, il lavoro manuale e soprattutto seguire la via più giusta, che è quella della carità; e poi nel progredire di giorno in giorno in queste attività e di perseverare in esse fino all’ultimo giorno 4.
in obbedienza …
«Beati i miti,perché erediteranno la terra»
«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 21. 23).
L’eremita custodisca il tesoro della più perfetta umiltà e la beatitudine della mitezza, rendendo ogni intelligenza soggetta all’obbedienza di Cristo 5.
Nel desiderio di conformarsi in tutto al Signore Gesù Cristo, l’eremita si impegni ad osservare il santo Vangelo, via, verità e vita 6, nella continua rinuncia a sé stesso 7, assoggettando la propria volontà a Dio, osservando, venerando e seguendo in tutto gli insegnamenti della santa Chiesa Romana 8, per crescere in modo da edificare se stesso nella carità 9.
Nella conduzione della vita ordinaria, l’eremita ricerchi in ogni cosa ciò che è a Dio gradito e, in ossequio alla chiamata ricevuta, attenda con discrezione all’osservanza di quanto promesso.
Si mostri obbediente all’Ordinario a cui è soggetto, ricerchi la guida di uomini autenticamente spirituali e, docilmente, ne accolga la correzione e il consiglio come è scritto: Si obbedisca al superiore come ad un padre, col dovuto onore per non offendere Dio nella persona di lui 10.
… senza nulla di proprio …
«Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6, 19-21.25).
L’eremita si eserciti, attraverso la scelta della povertà volontaria, al distacco dalle cose terrene e, noncurante di ciò che è più agognato dal mondo, gusti le soavi dolcezze di quella povertà di spirito che restituisce l’uomo alla libertà.
Per conformarsi al Cristo povero, che sulla terra non ebbe dove posare il capo 11, l’eremita abbia cura di essere veramente povero e, rinunciando ad ogni proprietà, custodisca, sempre e in tutto, la santa povertà e ami la santa semplicità.
Nulla abbia di superfluo, ma si accontenti delle poche cose che servono per vivere ad imitazione del Signore nostro Gesù Cristo che da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà 12.
Si sforzi, per amore della santa povertà, non solo di godere dell’estrema semplicità per ciò che riguarda l’alloggio, il vitto e l’uso del vestiario, ma di eliminare dal cuore ogni desiderio di possedere e ogni attaccamento alle cose che adopera.
Accetti di buon cuore quanto la Provvidenza divina vorrà elargirgli, restituendo ai poveri quanto ha ricevuto in prestito dal Signore 13 e ciò che non è necessario per condurre una vita sobria e frugale, avendo presenti le parole dell’Apostolo: quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo 14.
… e in castità.
«In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito» (Gv 3,5-6).
L’eremita che dimora nel santo luogo della solitudine e del silenzio, per amare incondizionatamente Dio e i fratelli, si impegni nel mantenere integra la purezza del cuore e la castità della mente e del corpo 15.
L’eremita si ricordi che la castità, abbracciata per il Regno dei cieli, è un dono della grazia che rende libero il cuore, per conformarsi al Maestro con amore indiviso, come è scritto: Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, con tutto l’affetto, con tutti i sentimenti più profondi, con tutti i desideri e la volontà 16.
Nulla antepongano a Cristo 17, impegnandosi a non contrarre alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole, perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge 18.
STRUMENTI DI VITA EREMITICA
«Se pertanto viviamo dello Spirito,camminiamo secondo lo Spirito»
Romani 8, 4
L’eremita che vive nella solitudine del silenzio, consacri il suo tempo alla preghiera e alla lode, affinché l’intero corso del giorno e della notte sia santificato mediante la lode di Dio 19.
Il centro e la sorgente della vita dell’eremita sono: l’Eucaristia, celebrata con letizia di spirito in solitudine o in comunione con i fedeli; l’ascolto della Parola, attraverso la lettura attenta e meditata della Sacra Scrittura.
Nel desiderio di possedere sopra ogni altra cosa lo Spirito del Signore e la sua santa operazione 20, l’eremita celebri fedelmente la Liturgia delle Ore, attenda regolarmente all’orazione mentale e coltivi una particolare devozione nei riguardi della Vergine Madre di Dio e dei santi.
4. § 1 L’eremita cerchi sempre di applicarsi alle opere buone a, poiché sta scritto: Fa’ sempre qualche cosa di buono affinché il diavolo ti trovi occupato b; e ancora: l’ozio è il nemico dell’anima c. Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi alla preghiera o a qualche opera buona 21.
§ 2 L’orario, insieme ai tempi dedicati alla preghiera e alla celebrazione della liturgia divina, contempli i tempi del lavoro e del riposo, dello studio e della lettura, mansioni che, con equilibrio, scandiscono la vita quotidiana dell’eremita.
L’eremita si impegni con fedeltà al distacco dalle agitazioni e dalla frenesia del mondo, dai discorsi vani e superficiali. Come è detto del padre san Domenico, si mostri parco di parole e apra la bocca o per parlare con Dio o per parlare di Dio 22. Fugga il pericolo della dispersione interiore ed esteriore e, fissando lo sguardo nel Signore 23, viva servendo, amando e adorando il Signore Dio, con cuore puro e mente pura 24.
E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo 25. Ad imitazione del Poverello d’Assisi, che aveva fatto del suo petto il suo tempio 26, l’unica clausura dell’eremita è quella del cuore. Per questo procuri di mantenere la tranquillità profonda della santa solitudine, gustando la riservatezza dell’eremo nel suo distacco e nella sua separazione dal mondo, grato di poter abitare nella casa del Signore tutti i giorni della sua vita 27.
§ 1 Il desiderio della solitudine e del silenzio, tuttavia, per nessuna ragione e in alcun modo, soffochi i doveri della carità e dell’ospitalità.
§ 2 L’accoglienza nei riguardi di coloro che visitano l’eremo sia attenta e premurosa 28. L’eremita non rifiuti l’ospitalità al povero e al debole, all’emarginato e all’escluso, al pellegrino e al forestiero e abbia amorosa sollecitudine verso i malati e i sofferenti, memore di quanto il Signore dice: Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me 29.
L’eremita, per restare fedele alla propria vocazione di seguire Gesù sulla via della Croce 30, sia attento nel praticare quelle forme di ascesi proprie della tradizione cristiana, quali le veglie, le Quaresime 31, il digiuno e l’astinenza, le opere di carità e l’elemosina.
§ 1 Il lavoro sia per l’eremita il principale e primario mezzo di sostentamento, un impegno quotidiano che egli possa eseguire all’interno del romitorio o nelle sue immediate vicinanze, come è scritto: Coloro che sanno lavorare, lavorino ed esercitino quel mestiere che già conoscono, se non sarà contrario alla salute dell’anima e può essere esercitato onestamente. Infatti dice il profeta: Mangerai il frutto del tuo lavoro 32.
§ 2 Il lavoro sia scelto in modo da non spegnere lo spirito della santa orazione e devozione al quale devono servire tutte le altre cose temporali 33, un elemento di equilibrio esistenziale che, per la sua manualità, faciliti l’osservanza del silenzio e l’esercizio della preghiera continua.
Secondo l’insegnamento della Chiesa gli eremiti sono chiamati ad essere uomini autenticamente spirituali, capaci di fecondare segretamente e nascostamente la storia con la lode e l’intercessione continua, con i consigli ascetici e le opere della carità.
Benché la semplice vita dall’eremita sia già una testimonianza e un invito per i propri simili e per la stessa comunità ecclesiale a non perdere mai di vista la suprema vocazione, che è di stare sempre con il Signore 34, in spirito di servizio e in un attento discernimento, per ciò che non va contro la scelta di vita eremitica, si mostri attento e accogliente nei riguardi dei bisogni della Chiesa locale in cui risiede.
Domenico e Francesco furono uomini e quindi potevano errare. Ma Gesù Cristo è Figlio di Dio: essi hanno seguito lui. Noi imitiamo veramente Domenico e Francesco, Agostino e Benedetto quando seguiamo Gesù Cristo: essi si sono sforzati d’imitarlo. Gesù Cristo è il vero capo, la via, lo scopo.
Con Francesco e con Domenico, con tutti coloro che l’hanno seguito, corriamo sulle tracce del suo profumo, corriamo dietro a lui. Non corriamo verso questi santi fondatori, ma, con essi, corriamo verso Gesù Cristo. Egli è il segno dove debbono essere indirizzate le frecce dei nostri desideri: Domenico e Francesco hanno diretto le frecce verso questo segno; noi pure lanciamo le nostre verso il medesimo.
Ciò non diminuisce affatto la stima dovuta a questi santi: vogliamo semplicemente seguire il Capo che essi hanno seguito. L’umiltà e la povertà di san Francesco ci predicano altra cosa che seguire Cristo umile e povero? San Domenico, san Benedetto e sant’Agostino, fanno cosa diversa da quella di orientarci verso il Cristo? Essi ci mostrano la via per la quale seguiremo il Cristo, non si propongono a noi come capi. Non vi è che un unico Capo, per essi e per noi.
La regola della nostra vita sia la vita del Cristo, la nostra regola scritta sia il Vangelo. Abbiamolo tutti i giorni tra le mani, e siamo solleciti a non deviare mai dalla regole stesse del Cristo. In esse è la vera vita religiosa, in esse è racchiusa la norma di ogni perfezione. Che cosa c’è nelle regole di san Francesco e san Domenico che non sia contenuto nel santo Vangelo?
Poiché noi siamo cristiani, rinnoviamoci, come in un nuovo battesimo, per seguire Cristo solo. Ciò che san Paolo diceva ai Corinzi è valido per noi: Domenico e Francesco ci hanno essi riscattati con il loro sangue? Ci siamo noi rivestiti di Domenico e Francesco? Il Cristo è la sorgente di acqua viva; tutti questi santi non sono che dei ruscelli. Andiamo a dissetarci alla sorgente e, sulla via regale, seguiamo, come loro, colui che ci ha chiamati.
Se dunque vogliamo avere uno stile di vita religiosa, guardiamo al Vangelo, alla dottrina del Signore. Mettiamo in pratica ed imitiamo i suoi esempi ed in questo modo raggiungeremo il vertice della perfezione di tutte le virtù. Da questa sorgente di divino amore, infatti, sgorgano tutti i rivoli della santa e religiosa vita 35.
1 Reg. bull. I, 1 [75]
2 Reg. pro erem. 1 [136]
3 Codivce di Diritto Canonico, can. 603
4 Bernardo di Clairvaux, Lettre 142
5 cfr. 2 Cor 10, 5
6 cfr. Gv 14, 6
7 cfr. Mt 16, 24
8 1 Cel XXII, 62 [432]
9 cfr. Ef 4, 16
10 Reg. S.te Augustíne, VII, 1
11 Mt 8, 20
12 2 Cor 8, 9
13 2 Cel LIX, 92 [679]
14 1 Tim 6, 8
15 Adm XVI, 2 [165]
16 Reg. non bull. XXIII, 8 [69]
17 Reg. S.te Benedícte, IV, 21
18 Rom 13, 8-10
19 Reg. pro erem. 3-4.6 [138] e SC 84
20 Reg. bull. X, 18 [104]
21 Reg. bull. III, 2 [82]
22 Reg. non bull. VII, 10-12 [25]: Gregorio, Om., 13, 1; Gerolamo, Ep., 125, 11;Anselmo, Ep., 49
23 Libellus de Principiis O.P.
24 3 LAg 12-15 [2888-2889]
25 Reg. non bull. XXII, 25-26 [60]
26 Reg. non bull. XXII, 25-26 [60]
27 2 Cel LXI, 94 [681]
28 Ps 27, 4
29 Reg. non bull. VII, 14 [26]
30 Mt 25, 40
31 Cost. ap. Pœnitemini
32 Vita Consecrata IV, 38
33 Reg. bull. III, 5-9 [84]
34 Reg. non bull. VII, 14 [26]
35 Reg. bull. V [88]
36 Vita Consecrata intr. 7
37 Beato Paolo Giustiniani, Reg. vitæ eremiticæ

References: § 1

§ 2

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§ 2

§ 1

§ 2