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Timestamp: 2020-08-03 12:11:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20877 del 06/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20877 del 06/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/09/2017, (ud. 15/05/2017, dep.06/09/2017), n. 20877
sul ricorso 598/2015 proposto da:
(OMISSIS) s.r.L., in persona dell’A.U., elettivamente domiciliata in
ROMA, CORSO TRIESTE 88, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO
IOVINO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
GIOVANNI MARIA PIRAS;
FALLIMENTO di (OMISSIS) s.r.l., in persona del Curatore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TEMBIEN 15, presso lo studio
dell’avvocato ALESSANDRO FERRETTI, che lo rappresenta e difende;
EQUITALIA SUD SPA C.F. (OMISSIS), in persona del Responsabile del
Contenzioso della Riscossione, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA G.P. da PALESTRINA 19, presso lo studio dell’avvocato FABIO
avverso la sentenza n. 7320/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
partecipata del 15/05/2017 dal Consigliere Dott.ssa. MAGDA
(OMISSIS) s.r.l. impugna con ricorso per cassazione, affidato a due motivi, la sentenza della Corte d’appello di Roma del 27.11.014 che ha respinto il reclamo da essa proposto avverso la sentenza del tribunale dichiarativa del suo fallimento.
Il curatore del Fallimento e la creditrice istante, Equitalia Sud s.p.a., resistono con separati controricorsi.
Le parti hanno ricevuto tempestiva notifica della proposta di definizione e del decreto di cui all’art. 380 bis c.p.c..
1) Con il primo motivo la ricorrente lamenta che la corte del merito abbia ritenuto privo di rilievo, ai fini della prova dell’insussistenza dello stato di insolvenza, il ratto che il giudice penale avesse ordinato il sequestro preventivo in suo danno della somma di Euro, 2.500.000; afferma che tale somma, ove rimasta nella sua disponibilità, le avrebbe consentito il pagamento dell’unico credito di Equitalia definitivamente accertato, pari ad Euro 389.230,45; rileva, altresì, che, poichè la somma è stata poi dissequestrata in favore del curatore del Fallimento, la sua incapacità ad adempiere avrebbe dovuto essere ritenuta meramente temporanea e non strutturale.
2) Col secondo motivo (OMISSIS) si duole che il giudice del merito abbia ritenuto che la proposta di concordato da essa presentata (dichiarata inammissibile) integrasse atto di riconoscimento dell’ulteriore credito, di 23 milioni di curo, vantato da Equitalia nei suoi confronti, portato da avvisi di accertamento impugnati dinanzi al giudice tributario.
3) I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, appaiono inammissibili in quanto privi di attinenza al decisum.
Essi muovono, infatti, da un’errata lettura della sentenza impugnata, che contiene un mero accenno alla proposta concordataria (il cui contenuto è stato considerato, ad abundantiam, ulteriore elemento dal quale trarre la prova dello stato di insolvenza della reclamante, che peraltro, secondo quanto affermato dal giudice, non formava neppure oggetto sostanziale di contestazione) e che si fonda, per contro, sull’accertamento, correttamente compiuto in via incidentale, della sussistenza di un credito di Equitalia di gran lunga superiore a quello già scaduto ed esigibile, di Euro 389.230,45 ed ammontante ad oltre 23 milioni di Euro, portato da ruoli impugnati da (OMISSIS) dinanzi al giudice tributario con ricorsi che erano stati tutti respinti, ancorchè con sentenze non ancora passate in giudicato.
A fronte di tale accertamento, la questione concernente la dedotta, solo temporanea indisponibilità delle somme sottoposte a sequestro preventivo (che, quand’anche dissequestrate in favore di (OMISSIS), non sarebbero state sufficienti a saldare l’ingentissimo debito contratto dalla società nei confronti dell’erario) risultava assorbita. Ne consegue che l’ulteriore passo motivazionale della sentenza in cui (peraltro correttamente) la corte territoriale ha affermato che lo stato di insolvenza ricorre, a prescindere dalle cause che lo hanno determinato, ogni qualvolta l’imprenditore non sia in grado di far fronte con mezzi normali alle proprie obbligazioni, risulta privo di autonoma valenza decisoria.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in favore di ciascuna delle due parti controricorrenti in Euro, 5.600, di cui Euro 100 per esborsi, oltre rimborso forfetario e accessori di legge.

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