Source: https://www.diritto.it/imposta-di-registro-ai-fini-dellaliquota-applicabile-rileva-la-forma-o-la-sostanza-del-contratto/
Timestamp: 2019-12-14 20:55:53+00:00

Document:
L'imposta di registro come viene calcolata l'aliquota?
Nota di commento alla sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna – Sez 11, n. 47 pronunciata il 14 dicembre 2019 – depositata il 7 gennaio 2019.
Sommario: 1. Fattispecie. 2. Contesto normativo. 3. La decisione della CTR Emilia Romagna. 4. La giurisprudenza di legittimità. 5. La novella all’art. 20 del D.P.R. 131/86. 6. Conclusioni.
La sentenza in commento riguarda la corretta applicazione dell’art. 20 del DPR 131/1986 ed appare alquanto interessante anche alla luce delle recenti novelle legislative apportate al medesimo articolo.
I fatti di causa hanno riguardato la compravendita di un fabbricato poi rettificata da parte dell”Agenzia delle Entrate come compravendita di terreno edificabile, con conseguente applicazione dell’imposta di registro dal 7% all’8%.
Tale accertamento è scaturito, secondo l’Ufficio, da una corretta applicazione dell’art. 20 del DPR 131/86.
Il contesto normativo nel quale si innesta la fattispecie esaminata è quello del più volte citato articolo 20 del D.P.R. 131/86 il quale, nella formulazione applicabile ratione temporis alla fattispecie esaminata, testualmente prevedeva: “L’imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente”.
Una formulazione di tal fatta ha sempre portato l’Amministrazione finanziaria e gran parte della giurisprudenza ad interpretare la norma in chiave antielusiva, con conseguente applicazione dell’imposta di registro sulla base della causa reale del contratto, della volontà delle parti e degli effetti finali raggiunti a seguito delle esecuzione delle obbligazioni contrattuali.
In tal senso si è cercato di valorizzare la ricerca della reale volontà delle parti al di là del dato letterale contenuto nell’atto da registrare. Perciò parte della dottrina sosteneva che, al fine di ricercare tale reale volontà, si potesse far utilizzo anche dei criteri ermeneutici dettati dall’art. 1362, secondo comma, del c.c. secondo cui: “Per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto”, legittimando perciò una sorta di valutazione sugli effetti economici prodotti dall’atto stesso.
La decisione in commento, accogliendo l’appello dell’Ufficio, ha riformato la sentenza di primo grado sul presupposto di una corretta applicazione del più volte citato art. 20 DPR n. 131/1986 ratione temporis vigente. Ha stabilito, infatti, che l’intento dei contraenti fosse quello di compravendere un terreno anzichè un fabbricato e, conseguentemente, ha ritenuto legittima la pretesa dell’Amministrazione finanziaria.
Infatti, sono partiti dall’assunto secondo il quale “l’intento reale concreto perseguito dalla parti fosse quello di procedere alla compravendita di un terreno edificabile”, hanno sostenuto il predetto assunto con un richiamo all’art. 1362 (comportamento delle parti utile all’interpretazione del contratto), ed infine lo hanno consolidato facendo un’attenta analisi dei fatti accaduti.
La decisione in commento è stata suffragata da diverse sentenze della Suprema Corte che, nel trattare fattispecie “assolutamente sovrapponibili” a quella trattata, ha così argomentato: “la immediata richiesta di concessione edilizia per la costruzione di un nuovo immobile al posto di quello vecchio poi demolito ha oggettivamente dato luogo a una vendita di terreno edificabile…..oggetto dell’accertamento è infatti non già “il valore di compravendita del terreno”, ma appunto gli effetti oggettivi della compravendita… a cagione delle istantanee richieste di concessione edilizia e di demolizione del vecchio stabile” (con riferimento a Cass. n. 24799/2014).
5. La novella all’art. 20 del D.P.R. 131/86
Il più volte citato art. 20 del DPR 131/86 è stata da ultimo novellato con la legge di Bilancio 2018 (art. 1, comma 87 lett. a) L. n. 205/2017) ed ha la seguente formulazione: “L’imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell’atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo, prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi”.
Orbene, a parte la mancata invocazione della novella da parte dei difensori, i giudici, intervengono a escludere l’efficacia retroattiva della novella a seguito del recente intervento della Cassazione che, con sentenza n. 4407/2018, ha stabilito, in maniera chiara che “non ha natura interpretativa, ma innovativa, in quanto introduce limiti all’attività di riqualificazione della fattispecie precedentemente non previsti: ne deriva che tale disposizione non ha efficacia retroattiva e, pertanto, gli atti antecedenti alla data della entrata in vigore della stessa continuano ad essere assoggettati all’imposta secondo la disciplina contemplata dal detto art. 20 del d.P.R. n. 131 del 1986 nella previgente formulazione”.
Per quanto concerne quanto stabilito dalla Cassazione con la citata sentenza n. 4407 v’è da sottolineare che la relazione illustrativa alla novella prevedeva: “La norma introdotta è volta, dunque, a definire la portata della previsione di cui all’art. 20 del DPR 131/86 al fine di stabilire che detta disposizione deve essere applicata per individuare la tassazione da riservare al singolo atto presentato per la registrazione, prescindendo da elementi interpretativi esterni all’atto stesso (ad esempio, i comportamenti assunti dalla parti), nonchè dalla disposizioni contenute in altri negozi giuridici collegati con quello da registrare. Non rilevano, inoltre, per la corretta tassazione dell’atto, gli interessi oggettivamente e concretamente perseguiti dalle parti nei casi in cui gli stessi potranno condurre ad una assimilazione di fattispecie contrattuali giuridicamente distinte”.
Ora, il senso di tale relazione è sicuramente quello di porre fine ai dubbi che la precedente formulazione dell’art. 20 poneva.

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 20
 sentenza 
 art. 20
 Cass. 
 art. 20
 sentenza 
 art. 20
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