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Timestamp: 2020-01-22 00:06:35+00:00

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Sentenza Tar Piemonte 10 luglio 2015, n. 1173 > ReteAmbiente
Sentenza Tar Piemonte 10 luglio 2015, n. 1173
Rumore - Attività produttiva - Superamento limiti di emissione - Ordinanza sindacale contingibile e urgente - Articolo 9, legge 447/1995 - Legittimità - Sussiste - Rumore oltre limiti - Minaccia ex sé alla salute pubblica
L'ordinanza contingibile e urgente con cui un Sindaco ordina a un'impresa di ridurre le emissioni sonore fuori norma derivanti dall'attività produttiva è legittima.
Lo ricorda il Tar Piemonte nella sentenza 10 luglio 2015, n. 1073. Richiamando precedente giurisprudenza (tra cui Consiglio di Stato 1372/2013) i Giudici precisano che l'ordinanza con cui il Sindaco ordina l'abbattimento del rumore da attività produttiva ex articolo 9, legge 447/1995 qualcosa di più del generale potere di ordinanza urgente concessa al Sindaco dal Tu Enti locali Dlgs 267/2000 per motivi di sanità e igiene, perché è a tutela del bene "salute" (articolo 32, Cost.).
Ora, poiché il rumore ex legge 447/1995 (articolo 2) rappresenta di per sé "minaccia per la salute pubblica" e poiché la citata legge quadro sull'inquinamento acustico non prevede un potere "ordinario" di intervento per raggiungere lo stesso effetto di cessazione delle emissioni fuori norma, è pienamente legittima l'ordinanza sindacale "urgente" che, verificato il superamento dei limiti come da relazione dell'Arpa incaricata dei controlli (che può fare anche a sorpresa), ordini all'azienda di ridurre il rumore prodotto.
Sentenza 10 luglio 2015, n. 1173
sul ricorso numero di registro generale 1120 del 2014, proposto da:
M.F. Srl, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato (omissis);
Comune di Brandizzo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati (omissis) e (omissis);
Agenzia regionale protezione ambientale — Arpa Piemonte;
— dell'ordinanza del Comune di Brandizzo rep. n. 92 in data 25 luglio 2014, pervenuta successivamente, avente ad oggetto "... riduzione dell'inquinamento acustico prodotto dall'attività produttiva sita in Via (omissis) n.14";
— della relazione tecnica redatta da Arpa Piemonte, prot. n. 60069 in data 17 luglio 2014;
— nonché della lettera del Comune di Brandizzo prot. n.7293 in data 8 agosto 2014;
— nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Brandizzo;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 giugno 2015 il dott. (omissis) e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con il ricorso in esame la M.F. Srl, impresa attiva nella produzione di oggetti metallici con stabilimento operativo nel Comune di Brandizzo, chiede l'annullamento, previa sospensione, dell'ordinanza del Comune di Brandizzo rep. 92 del 25 luglio 2014, con la quale, vista la relazione tecnica dell'Arpa Piemonte Dipartimento provinciale di Torino del 17 luglio 2014 — relativa a misurazioni effettuate in data 9 giugno 2014, dalle quali risultava un livello del differenziale di immissione sonora Ld, misurato a finestre aperte, superiore al limite per il periodo diurno, fissato dalla normativa vigente in materia di inquinamento acustico — l'Amministrazione le ordinava una serie di misure di contenimento delle emissioni sonore, ed in particolare: "1) a decorrere dalla data di notifica della presente, di tenere chiusi i portoni del fabbricato produttivo durante l'orario di lavoro; 2) di realizzare, entro e non oltre 30 giorni dalla data di notifica della presente ordinanza, gli interventi e le azioni di contenimento del rumore necessari per consentire la normale attività nel rispetto dei limiti fissati dalla legge 447/1995 e dal Dpcm 14 novembre 1997 "determinazioni dei valori limite delle sorgenti sonore"; 3) di comunicare l'ultimazione degli interventi e delle azioni di contenimento del rumore intraprese (...)".
2. Avverso il provvedimento impugnato sono stati dedotti i seguenti motivi di diritto.
2.1 Con il primo – rubricato come "Violazione ed erronea applicazione di legge e norme applicative: articolo 2 L. 26 ottobre 1995 n. 447; articoli 4 e 8 Dpcm 14 novembre 1997; Dm 16 marzo 1998, titolato "Tecniche di rilevamento e di misurazione dell'inquinamento acustico"— Eccesso di potere per vizio del procedimento, errore e difetto di istruttoria e della motivazione, perplessità — Illogicità e ingiustizia manifesta" — viene contesta l'illegittimità del provvedimento per avere l'Arpa determinato il livello di rumore residuo senza procedere all'interruzione dell'attività nello stabilimento M.F. Srl, ma attraverso la tecnica del punto analogo, ovvero individuando un sito equivalente (presente sempre nell'appartamento in cui si è svolto l'accertamento) nel quale il contributo della specifica sorgente di rumore è risultato trascurabile. Tale modo di procedere violerebbe le disposizioni contenute nel Dm 16 marzo 1998 che imporrebbero al soggetto accertatore di escludere la sorgente sonora che si intende misurare.
2.2 Con il secondo motivo di doglianza — "Violazione di legge: articolo 7 e ss. legge 241/1990 e della Convenzione di Aarhus, recepita dalla legge 108/2001, per mancato rispetto delle regole che assicurano la partecipazione al procedimento in materia ambientale — Eccesso di potere per vizio del procedimento" — la ricorrente eccepisce di avere ricevuto l'ordinanza comunale senza aver avuto previa comunicazione di avvio del procedimento.
2.3 Con il terzo motivo di ricorso è contestata la "Violazione degli articoli 6 e 9 legge 447/1995 — Eccesso di potere per vizio del procedimento, perplessità ed insufficienza della motivazione — Illogicità manifesta", in quanto il provvedimento sarebbe stato adottato dal Comune con natura di "ordinanza", senza, tuttavia, indicare in termini specifici in base a quale norma e nell'esercizio di quale potere. Lo stesso provvedimento presenterebbe un contenuto illogico, non potendosi imporre la prescrizione della chiusura dei portoni in presenza di attività produttiva implicante continui contatti con l'esterno (per consegna merci, uscita prodotti, ecc.).
Infine, l'assenza delle condizioni di attivazione del potere di ordinanza risulterebbe dal fatto che il livello sonoro complessivo è inferiore al "valore di qualità" previsto per le aree di tipo III, dove è ubicata la casa di civile abitazione assunta a base delle rilevazioni sonore.
2.4 Con il quarto motivo di ricorso — "Violazione e mancata applicazione delle norme sugli "accostamenti critici": articoli 4, 6 e 7 legge 447/1995; articolo 6 Lr Piemonte 20 ottobre 2000, n. 52 — Eccesso di potere per difetto dei presupposti, difetto di istruttoria e di motivazione" — la ricorrente deduce di aver ottenuto nel marzo 1991 l'agibilità dello stabilimento realizzato; evidenzia, quindi, che a quell'epoca le aree limitrofe (al confine est dello stabilimento) avevano una destinazione agricola e che solo negli anni successivi ottennero la destinazione residenziale, con la conseguente realizzazione di nuove abitazioni; che ad oggi lo stabilimento è collocato in Classe acustica V, mentre le abitazioni alle quali si riferisce l'accertamento svolto da Arpa sono collocate in Classe III, sicché l'Amministrazione avrebbe determinato un accostamento critico tra aree, non essendo stata prevista la collocazione di una fascia cuscinetto classificata in classe IV, come previsto dall'articolo 6 della Lr 52/2000.
2.5 Con l'ultimo motivo di ricorso — "Violazione del Dm 11 dicembre 1996 — Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo continuo" — si sostiene che l'amministrazione comunale avrebbe completamente omesso di considerare che la società ricorrente opera costantemente a ciclo continuo su tre turni lavorativi, sulla base di accordi sindacali aziendali, e che nel caso di lavoro a ciclo continuo il Dm 11 dicembre 1996 dispone l'esenzione dall'osservanza del criterio differenziale.
3. Si è costituito ritualmente in giudizio il Comune di Brandizzo, contestando i motivi di ricorso ex adverso proposti, evidenziando, in particolare:
a) con riferimento al primo motivo di ricorso, la validità del metodo di rilevazione del punto analogo, pacificamente riconosciuto come tecnicamente valido dalle norme Uni 10855:1999 (ritenute conformi alla regola d'arte dalla legge 21 giugno 1986 n. 317);
b) con riguardo al secondo motivo, l'inapplicabilità della disciplina di cui all'articolo 241/1990 (da integrarsi comunque con l'articolo 21-octies della stessa legge 241/1990);
c) per quanto riguarda il terzo motivo, la piena conformità normativa dello strumento utilizzato;
d) sul quarto motivo, l'irrilevanza delle osservazioni avversarie oltre che la loro infondatezza nel merito;
e) per quanto concerne il quinto motivo, l'insussistenza del ciclo continuo e comunque l'inapplicabilità della disciplina opposta dalla ricorrente.
4. Con ordinanza n. 448/2014 del 6 novembre 2014 questa Sezione, ravvisando la necessità di integrare il quadro istruttorio, invitava Arpa a depositare entro il termine di 30 giorni una: "misurazione del rumore differenziale che escludesse la sorgente sonora oggetto di rilevazione attraverso l'interruzione dell'attività dell'impianto produttivo".
4.1 Il rilievo veniva eseguito dall'Arpa in data 22 dicembre 2014 e nell'occasione il valore del rumore residuo, determinato nella medesima pozione in cui a giugno 2014 era stato accertato il rumore ambientale e interrompendo l'attività aziendale, è risultato pressoché equivalente a quello quantificato nel punto analogo, ossia pari a 46 db — 47 db (a fronte della precedente misurazione pari a 45,5 db).
4.2 Stante le ulteriori contestazioni sollevate dalla ricorrente con memoria del 15 gennaio 2015, secondo le quali l'Arpa avrebbe dovuto procedere a rilevare contestualmente anche un nuovo parametro di rumore ambientale, con ordinanza n. 33 del 22 gennaio 2015, questa Sezione ordinava ad Arpa il deposito di motivata relazione nel termine perentorio di 30 giorni con: "una nuova misurazione del rumore differenziale, che tenesse conto della necessità di registrare nel medesimo contesto temporale i valori di rumore ambientale e di rumore residuo". Era fissata udienza di discussione per il giorno 18 giugno 2015.
In data 14 febbraio 2015 l'Arpa depositava nota 11.2.2015, prot. 10202, nella quale dava atto dell'impossibilità di procedere con l'ulteriore accertamento stante la mancata autorizzazione della M.F. Srl a tenere aperti i portoni ai fini del rilievo.
5. La causa — a seguito dello scambio di memorie ex articolo 73 C.p.a. — è stata infine discussa e trattenuta in decisione all'udienza pubblica del 18 giugno 2015.
1. Le variabili tecniche sulle quali verte la presente controversia sono essenzialmente tre: a) il livello equivalente di rumore ambientale, risultante di tutte le sorgenti di rumore registrate in un dato luogo e in un determinato tempo; b) il livello di rumore residuo, pari al livello di rumore ambientale quando si esclude la specifica sorgente disturbante; c) il valore limite differenziale, dato dalla differenza tra il livello di rumore ambientale e il rumore residuo. Il valore differenziale è indicativo, dunque, dello specifico grado di inquinamento acustico che una specifica fonte sonora apporta al livello di inquinamento generale.
I valori limite differenziali sono di 5 db per il periodo diurno e di 3 db per il periodo notturno (articolo 4 Dpcm 14 novembre 1997): gli stessi non si applicano quando il rumore ambientale è al di sotto di determinati valori, e precisamente 50 db(A) per il periodo diurno e 40 db (A) per il periodo notturno misurati a finestre aperte, e 35 db(A) per il periodo diurno e 25 db (A) per il periodo notturno misurati a finestre chiuse. Si tratta di limiti da applicarsi disgiuntamente, nel senso che anche il superamento di uno solo di essi consente l'applicazione del valore differenziale.
2. Ciò posto, il primo motivo di ricorso attiene alle modalità di rilevazione del livello di rumore residuo, a dire della ricorrente inficiate nella loro attendibilità dalla circostanza che la misurazione è stata effettuata senza procedere alla preliminare interruzione dell'attività nello stabilimento M.F. Srl, ma registrando il rumore in un punto nel quale ARPA ha ritenuto trascurabile il contributo della sorgente specifica di rumore. Tale metodologia integrerebbe violazione delle disposizioni contenute nell'allegato A, punto 12, del Dm 16 marzo 1998, le quali, nel fornire la definizione del livello di rumore residuo, specificano che lo stesso si riscontra "quando si esclude la specifica sorgente disturbante": la rilevazione effettuata nel caso di specie, in altri termini, non consentirebbe di ritenere effettivamente esclusa la sorgente sonora da misurare.
2.1 La tesi non pare accoglibile, né in termini generali, in quanto non avvalorata da argomenti di ordine normativo o di tipo tecnico, né con riferimento al caso specifico.
2.2 Innanzitutto, il tenore della richiamata disposizione si focalizza sull'effetto della "esclusione" della specifica sorgente, ma non contiene indicazioni specifiche sulla modalità con le quali detta esclusione può essere realizzata.
Nulla impedisce, dunque, almeno in linea di principio, che l'accertamento possa essere condotto anche in presenza della fonte disturbante, isolando le relative frequenze o individuando un adeguato "punto analogo" ove posizionare opportunamente l'apparecchiatura di ascolto e in coincidenza del quale dette frequenze possono risultare irrilevanti: si tratta, peraltro, di tecniche necessitate in caso di attività continuative o di sorgenti disturbanti non completamente sopprimibili (cfr. Tar Liguria, 15 marzo 2010, n. 1166; Tar Brescia, Sezione I, 30 agosto 2011, n. 1276 , confermata da Consiglio di Stato, Sezione V, 6 marzo 2013, n. 1372).
2.3 Sotto il profilo tecnico, la ricorrente non adduce alcuna argomentata deduzione a dimostrazione dell'asserita inadeguatezza della metodologia di rilevamento dal punto "analogo", peraltro contemplata, come puntualmente eccepito dalla difesa di parte resistente, nella normativa tecnica Uni 10855:1999 ("Misura e valutazione del contributo acustico di singole sorgenti"): qui, al punto 5.8 ("Metodo H: valutazione in base al criterio del punto analogo") si prevede che "nel caso sia identificabile una posizione nella quale sia trascurabile il contributo della sorgente specifica di rumore e si riscontri invece un rumore residuo sostanzialmente uguale a quello presente nella posizione in esame può essere applicato il metodo A utilizzando come livello sonoro ambientale quello misurato nella posizione in esame e come livello sonoro residuo quello misurato nel punto analogo".
2.4 Nel caso specifico, infine, Arpa ha adeguatamente motivato la scelta di eseguire le rilevazioni in un sito equivalente. Nella relazione tecnica si legge, infatti, che detto sito è stato individuato sempre all'interno dell'abitazione dell'esponente ma è stato localizzato sul lato opposto rispetto all'azienda, in quanto ivi il contributo sonoro delle attività della ditta è risultato trascurabile: "Tale opzione è risultata possibile viste le peculiarità della zona in esame, a carattere essenzialmente residenziale e in parte confinante con zone agricole, lontana da infrastrutture varie importanti e da altre fonti rumorose. Sulla base di ciò, i due punti di misura utilizzati nei rilievi possono essere considerati equivalenti ai fini della determinazione del livello di rumore residuo".
A confutazione della motivazioni tecniche addotte da Arpa non è stata dedotta alcuna puntuale replica da parte ricorrente.
2.5 Riconosciuta l'astratta correttezza della metodologia applicata, l'approfondimento istruttorio sollecitato con l'ordinanza collegiale del 6 novembre 2014 – attraverso una nuova "misurazione del rumore differenziale che escludesse la sorgente sonora oggetto di rilevazione attraverso l'interruzione dell'attività dell'impianto produttivo" — ha fugato ogni residua incertezza sulla validità della soluzione tecnica originariamente applicata.
La nuova misurazione, infatti, ha fornito un valore di rumore residuo pressoché equivalente a quello registrato nel punto analogo. Dunque, una volta appurata, sotto tutti i profili sin qui considerati, la correttezza del metodo applicato da Arpa nei rilievi del 9 giugno 2014, non può che concludersi per la complessiva attendibilità delle risultanze del primo accertamento acustico le quali, deponendo per il superamento dei limiti differenziali, costituiscono valida base istruttoria dell'impugnata ordinanza comunale.
3. Anche le rimanenti censure inerenti la correttezza del procedimento in oggetto non paiono fondate.
3.1 Non quella argomentata, innanzitutto, con riferimento all'articolo 7 legge 241/1990, in quanto, a fronte di un fenomeno come quello delle emissioni/immissioni acustiche provenienti da un'attività produttiva, suscettibile di essere significativamente influenzato dalle modalità con cui detta attività si svolge, deve essere riconosciuto all'organo pubblico incaricato dei controlli il c.d. diritto alla sorpresa nell'espletamento delle attività istituzionali, per evitare che il preavviso possa mettere il controllato nella condizione di non farsi cogliere sul fatto (cfr. Tar Umbria Sezione I, 26 agosto 2011, n. 271; Consiglio di Stato, V, 5 marzo 2003, n. 1224).
3.2 Questo Tribunale ha già ritenuto che gli elementi di particolare urgenza (unitamente al c.d. effetto "a sorpresa", indispensabile per l'efficacia dei controlli) che caratterizzano immanentemente l'intero procedimento amministrativo diretto all'abbattimento delle emissioni rumorose inquinanti, gli conferiscono quella specialità che giustifica la deroga ai principi generali in tela di partecipazione previsti dagli articoli 7 e ss. legge 7 agosto 1990 n. 241 (Tar Piemonte Sezione I, 21 dicembre 2012, n. 1382).
3.3 Nella stessa prospettiva e con specifico riferimento al caso di specie, va sottolineato che le misurazioni contestate con il ricorso in esame non hanno rappresentato un fatto del tutto nuovo nei rapporti tra Comune e ditta ricorrente, avendo semplicemente riportato all'attenzione dell'amministrazione una situazione già in precedenza ampiamente riscontrata (cfr. doc. 9 e ss. fasc. resist.).
4. Venendo al terzo motivo di ricorso, va premesso che l'articolo 9 della legge 447/1995 prevede espressamente il potere di adottare ordinanze contingibili ed urgenti per il contenimento o l'abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l'inibitoria parziale o totale di determinate attività.
4.1. Un consistente indirizzo giurisprudenziale (cfr., ex multis, Tar Brescia, Sezione II, 2 novembre 2009 n. 1814 e Consiglio di Stato, Sezione V, 6 marzo 2013, n. 1372), al quale aderisce anche questo Tribunale (Tar Piemonte Sezione I, 21 dicembre 2012, n. 1382), ha evidenziato che:
— la norma non può essere riduttivamente intesa come una mera (e, quindi, pleonastica) riproduzione, nell'ambito della normativa di settore in tema di tutela dall'inquinamento acustico, del generale potere di ordinanza contingibile ed urgente tradizionalmente riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico al Sindaco (quale Ufficiale di Governo) in materia di sanità ed igiene pubblica. Al contrario, la stessa deve essere logicamente e sistematicamente interpretata nel particolare significato che assume all'interno di una normativa dettata — in attuazione del principio di tutela della salute dei cittadini previsto dall'articolo 32 della Costituzione — allo scopo primario di realizzare un efficace contrasto al fenomeno dell'inquinamento acustico, tenendo nel dovuto conto il fatto che la legge n. 447/1995 (nell'articolo 2 primo comma lettera "a") ha ridefinito il concetto di inquinamento acustico, qualificandolo come "l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane", sancendo espressamente che esso concreta (in ogni caso) "un pericolo per la salute umana";
— conseguentemente, l'utilizzo del particolare potere di ordinanza contingibile ed urgente delineato dall' articolo 9 della legge 26 ottobre 1995 n. 447 deve ritenersi ("normalmente") consentito allorquando gli appositi accertamenti tecnici effettuati dalle competenti Agenzie regionali di protezione ambientale rivelino la presenza di un fenomeno di inquinamento acustico, tenuto conto sia che quest'ultimo — ontologicamente (per esplicita previsione dell'articolo 2 della stessa legge n. 447/1995) — rappresenta una minaccia per la salute pubblica, sia che la legge quadro sull'inquinamento acustico non configura alcun potere di intervento amministrativo "ordinario" che consenta di ottenere il risultato dell'immediato abbattimento delle emissioni sonore inquinanti;
— in siffatto contesto normativo, l'accertata presenza di un fenomeno di inquinamento acustico (pur se non coinvolgente l'intera collettività) appare sufficiente a concretare l'eccezionale ed urgente necessità di intervenire a tutela della salute pubblica con l'efficace strumento previsto (soltanto) dall'articolo 9 primo comma della citata legge n. 447/1995, anche perché la tutela della salute pubblica non presuppone necessariamente che la situazione di pericolo involga l'intera collettività, ben potendo richiedersi tutela alla P.A. anche ove sia in discussione la salute di una singola famiglia (o anche di una sola persona);
— d'altra parte, non può essere certamente reputato ordinario strumento di intervento (sul piano amministrativo) la facoltà riconosciuta dal Codice civile al privato interessato di adire l'Autorità giudiziaria ordinaria per far cessare le immissioni dannose che eccedano la normale tollerabilità.
4.2 Così inquadrata la valenza e latitudine della disposizione, va ulteriormente osservato che, nel caso di specie, la prescritta situazione di emergenza risulta dalla motivazione dell'ordinanza sindacale, nella quale si dà atto del riscontrato disturbo acustico conseguente alla violazione dei limiti di legge. Dalla relazione relativa ai richiamati rilevamenti fonometrici, quindi validamente per relationem, risulta altresì che la questione era stata oggetto di esposto da parte di quel condominio, sicché l'intervento sindacale si rendeva doveroso, oltreché imposto dalla natura stessa del bene "salute" da tutelare. La stessa problematica era stata affrontata in passato, sulla scorta di numerose segnalazioni degli abitanti della zona a confine e aveva dato luogo ad accertamenti da parte di Arpa in data 8 e 12 luglio 2009, nonché all'emissione dell'ordinanza n. 68 del 9 giugno 2010.
4.3 Per quanto esposto, il contenuto istruttorio e motivazionale del provvedimento, unitamente alla sua qualificazione formale come ordinanza adottata ai sensi della legge n. 447 del 1995, costituiscono indici sufficientemente chiari della tipologia di potere attivato, in quanto tali idonei a fugare le incertezze di qualificazione prospettate in ricorso.
4.4 Anche gli ulteriori profili di censura dedotti con il motivo di ricorso in esame non possono trovare accoglimento. Circa l'asserita illogicità della prescrizione di chiusura dei portoni, in presenza di attività produttiva implicante continui contatti con l'esterno (per consegna merci, uscita prodotti, ecc.), è sufficiente osservare che l'ordinanza contempla due tipologie di misure di contenimento dei rumori, una di immediata attuazione (la chiusura dei portoni) e altre eventuali e successive, rimesse all'iniziativa della parte interessata, di contenuto non determinato ma unicamente vincolate all'obiettivo finale del contenimento del rumore nei limiti di legge: siffatta graduazione di misure risulta idonea a consentire l'attuazione nel tempo di interventi alternativi alla chiusura dei portoni, in grado di contemperare le esigenze produttive con quelle di tutela dell'ambiente. Donde l'evidente infondatezza della eccepita sproporzione e irragionevolezza del contenuto dispositivo dell'ordinanza impugnata.
4.5 Dal più recente sopralluogo effettuato da Arpa emerge inoltre che ad oggi l'attività produttiva, per autonoma scelta della società ricorrente, si svolge a "portoni chiusi": di qui il rifiuto da ultimo opposto da parte della M.F. Srl all'apertura dei portoni ai fini della esecuzione del rilievo acustico disposto con ordinanza istruttoria del 23 gennaio 2015. Risulta quindi smentita dalla stessa ricorrente l'affermazione iniziale di sproporzione e di illogicità della prescrizione di chiusura dei portoni, risultando nei fatti che la stessa è compatibile con il regolare prosieguo dell'attività produttiva.
4.6 Quanto, poi, all'asserita mancanza di condizioni coerenti con l'attivazione del potere di ordinanza – argomentata sul fatto che il livello sonoro complessivo riscontrato, pari a 53 db(A), è inferiore al "valore di qualità" per le aree tipo III pari a 57 db (A) – è sufficiente osservare che le uniche ipotesi di non applicabilità dei limiti differenziali sono quelle individuate dall'articolo 4, comma 2, Dpcm 14 novembre 1997, e riferite al caso, pacificamente non ricorrente nel caso di specie, in cui il rumore ambientale si situi al di sotto di determinati livelli.
5. Vanno parimenti respinti il quarto e quinto motivo di ricorso, non sussistendo le condizioni, nel caso di specie, per fare richiamo né alla normativa in tema di accostamenti critici, né a quella inerente gli impianti a ciclo continuo.
5.1 Il primo dei due motivi in esame è articolato su una impropria sovrapposizione della disciplina sui valori di qualità, di cui all'articolo 2 comma 3 lettera h legge 447/1995 e articolo 7 Dpcm 14 novembre 1997, e di quella inerente i valori limite differenziali di immissione, di cui all'articolo 2, comma 3, lettera b legge 447/1995 e articolo 4 Dpcm 14 novembre 1997: mentre i primi valori, rappresentando i livelli di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo, con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla legge 447/1995, dipendono direttamente dalla zonizzazione acustica comunale, in quanto variano a seconda delle diverse classi di destinazione d'uso del territorio; viceversa, i valori limite differenziali di immissione si riferiscono ai livelli massimi al di sotto dei quali deve porsi la differenza tra il livello di rumore ambientale (determinato da tutte le sorgenti sonore presenti in un determinato luogo ed in un determinato tempo) ed il livello di rumore residuo (determinato escludendo la specifica sorgente disturbante): questi, diversamente dai primi, non dipendono dalla zonizzazione acustica in cui è inserito il ricettore dove viene eseguita la valutazione.
5.2 Più in generale, i valori di qualità rientrano nella categoria dei valori assoluti — indicativi del valore limite di rumorosità per l'ambiente esterno (a loro volta distinti in valori di emissione, immissione, attenzione e qualità), mentre i valori limiti differenziali di immissione vengono misurati esclusivamente all'interno degli ambienti abitativi e, costituendo la risultante di una differenza tra rumore ambientale e rumore residuo, presentano l'inconveniente di riservare una maggiore tutela alle zone più tranquille rispetto a quelle più rumorose, giacché in queste ultime il rumore residuo è più elevato, per la presenza di vie di traffico e altre sorgenti sonore tipiche delle zone urbanizzate. È questa una delle ragioni per cui il legislatore ha introdotto l'obbligo di rispettare anche i limiti assoluti in aggiunta a quelli differenziali.
5.3 Dunque, essendo la misurazione sottesa all'ordinanza qui impugnata esclusivamente incentrata sui valori differenziali, non ha senso invocare in relazione alla stessa la disciplina dei valori di qualità e la specifica tematica, alla stessa afferente, degli accostamenti critici, posto che l'eventuale presenza di un accostamento di tal genere risulterebbe ininfluente ai fini delle valutazioni effettuate dall'amministrazione.
6. Quanto alla modalità di conduzione dell'impianto, oggetto dell'ultimo motivo di ricorso, la parte ricorrente asserisce di operare costantemente a ciclo continuo sulla base di accordi aziendali sindacali, e su questo presupposto invoca la normativa che esenta le imprese operanti a ciclo continuo dall'osservanza dei limiti differenziali.
La deduzione, tuttavia, incorre in duplice ordine di obiezioni.
6.1 Innanzitutto, della sussistenza del ciclo continuo la ricorrente non fornisce prova alcuna. Al contrario, da dichiarazioni rese all'Arpa dal sig. P., legale rappresentante della ricorrente, risulta che l'attività della M.F. rimane chiusa il sabato pomeriggio e la domenica (cfr. doc 5 fasc. resist.).
Analoghe indicazioni si ricavano dal permesso di costruire del 19 settembre 2006, ove si legge: "il complesso sarà operativo esclusivamente in fascia diurna, si escludono qualsiasi attività nel periodo notturno".
Infine, nella valutazione di compatibilità acustica del 19 settembre 2006, presentata unitamente alla richiesta di permesso di costruire, l'attività non è definita a ciclo continuo, anzi, si specifica la chiusura dell'attività nelle ore notturne.
6.2 Altra valida obiezione alla tesi di parte ricorrente attiene ai presupposti applicativi della normativa invocata. Difatti, il Dm 11 dicembre 1996, titolato "Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo", all'articolo 3, comma 1, limita l'esenzione dall'osservanza dei valori differenziali agli impianti a ciclo produttivo continuo esistenti alla data di entrata in vigore del decreto stesso.
Ora, secondo quanto dichiarato dal legale rappresentante della ricorrente in occasione del sopralluogo effettuato in data 3 ottobre 2014, i macchinari utilizzati dall'azienda sono stati sostituiti nel corso degli anni, assecondando l'evoluzione dei processi tecnologici e le crescenti necessità produttive. La consistente riqualificazione delle macchine utensili installate all'interno della ditta e i considerevoli interventi di ampliamento edile (oggetto del Permesso di Costruire n. 66/06), hanno apportato indubbie variazioni nella configurazione complessiva dell'impianto produttivo, il cui assetto attuale non è paragonabile a quello originario, con esclusivo riferimento al quale avrebbe potuto astrattamente invocarsi il disposto dell'articolo 3 del Dm 11 dicembre 1996.
6.3 L'inapplicabilità del decreto de quo in ipotesi di modifiche di impianti esistenti, è peraltro confermata in chiave interpretativa dalla circolare del 6 settembre 2014 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, ove si precisa "che nel caso di impianto esistente, oggetto di modifica (ampliamento, adeguamento ambientale, ecc.), non espressamente contemplato dall'articolo 3 del decreto ministeriale 11 dicembre 1996, l'interpretazione corrente della norma si traduce nell'applicabilità del criterio differenziale limitatamente ai nuovi impianti che costituiscono la modifica".
6.4 Sotto tutti i profili, considerati, quindi, l'ipotesi derogatoria prevista dall'articolo 3 del decreto ministeriale 11 dicembre 1996 non è applicabile al caso di specie.
7. Disattese tutte le deduzioni censorie, deve quindi disporsi l'integrale reiezione del ricorso.
Condanna la parte ricorrente a rifondere in favore della parte resistente le spese di lite che liquida in complessivi €. 2.000,00, oltre accessori di legge.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 18 giugno 2015 con l'intervento dei Magistrati:

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