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Timestamp: 2018-10-17 23:40:43+00:00

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12 aprile 2013 | Autore: Maria Elena Casarano
Mantenimento dei figli: tra spese ordinarie e straordinarie, prevedibili e imprevedibili, si moltiplicano i contenziosi che potrebbero essere evitati, invece, con un po’ di buon senso o con dei protocolli di intesa.
Numerose norme del nostro ordinamento [1] prevedono l’obbligo, per i genitori, al mantenimento della propria prole, e questo, a prescindere dal tipo di legame sussistente tra di essi. Tuttavia non esiste alcuna norma che indichi in che modo e in che percentuale questo contributo debba essere versato e quali spese siano rimborsabili al genitore che le abbia anticipate. Di conseguenza, il tema della suddivisione delle spese relative ai figli è spesso fonte di conflittualità tra i genitori.
Non di rado, infatti, le sentenze si limitano a indicare in che misura debba avvenire la compartecipazione dei genitori a queste spese e, in caso di omessa specificazione, si intende che al genitore presso cui sono collocati o affidati i figli, debbano essere rimborsate – in aggiunta alla somma già prevista per il mantenimento – le spese straordinarie nella misura del 50%.
È, tuttavia, possibile estrapolare, da una serie di pronunce – non aventi, però, carattere esaustivo [2] – dei principi generali che, se da un lato non costituiscono norma di legge, dall’altro sono di riferimento nei casi in cui sorga una controversia tra le parti.
Innanzitutto, quando la legge parla di mantenimento (cui sono tenuti entrambi i genitori in proporzione sia alle esigenze di vita della prole che ai propri redditi), essa fa riferimento a tutti quegli esborsi atti a soddisfare le necessità dei figli, quelle essenziali (quali l’alloggio e il vitto che, invece, rientrano nella nozione di alimenti) e quelle ulteriori di qualsiasi natura, purché prevedibili (spese per le gite scolastiche, per il materiale di cancelleria, per i libri scolastici, per una attività sportiva, per l’acquisto di farmaci da banco, per la baby sitter, ecc.). L’altro genitore, tuttavia, è tenuto al rimborso nella misura della metà anche delle spese straordinarie, ed in questa nozione rientrano tutte le spese imprevedibili (e di conseguenza, non includibili nell’ammontare dovuto per il mantenimento) e, nello stesso tempo, non voluttuarie (chi sostiene una spesa ingente al puro scopo di soddisfare un capriccio del figlio, non può poi pretenderne in via automatica al rimborso!).
Quale il criterio per ottenere il rimborso
Capita spesso che un genitore anticipi delle spese (come quelle per un cellulare costoso o quelle per cure meramente estetiche o per l’abbigliamento firmato) e se ne aspetti poi il rimborso dall’altro. Ebbene in questi casi non sarà sufficiente l’esibizione di una ricevuta. Molte spese straordinarie, infatti, sono spesso voluttuarie e non corrispondono a scelte fatte nel maggior interesse dei figli. Solo per queste ultime la legge [3] prevede espressamente che debbano essere assunte di comune accordo tra i genitori e questo non significa che per tutte le altre il rimborso debba avvenire automaticamente.
Una scelta operata nel maggior interesse dei figli (si pensi ad interventi sanitari o chirurgici non mutuabili, al doposcuola, all’iscrizione ad un istituto privato ecc.) comporta di regola anche la necessità di un esborso. Ebbene, il genitore che abbia anticipato le spese per scelte straordinarie, ha diritto a richiederne il rimborso solo se dimostri di essersi prima accordato con l’altra parte (ad esempio, nel caso assai diffuso di applicazione di apparecchi ortodontici, l’accordo verterà sulla comparazione tra preventivi e sulla scelta del professionista), mentre in tutti gli altri casi potrà vederselo contestato perché ritenuto superfluo dall’altro e allora dovrà rivolgersi al giudice per ottenerlo.
Al contempo, tuttavia, non va perso di vista il tenore di vita abituale del nucleo familiare antecedente alla separazione, perché quelle che per alcuni sono senz’altro qualificabili come spese straordinarie, per altri (persone con maggiore disponibilità economica) entreranno nell’assoluta ordinarietà. Di tutti questi elementi il giudice dovrà tenere conto in una eventuale domanda di rimborso (si pensi alle spese per certo tipo di abbigliamento o di beni di uso comune come cellulari o computer o ciclomotori, o anche al modo stesso di festeggiare un evento come un compleanno o una prima comunione!).
I genitori, in ogni caso, sono liberi di derogare a questi principi anche, per esempio, facendo rientrare spese ulteriori (di carattere voluttuario) nell’ambito di quelle straordinarie rimborsabili, e questo sulla base della considerazione che non va mai perso di vista l’interesse preminente esclusivo della prole e l’obbligo di assecondare le tendenze ed i talenti dei figli. Ugualmente, è possibile che sia lo stesso giudice d’ufficio a pronunciarsi anche in modo difforme da quanto previsto, in linea di principio, dalla legge [4], qualora rilevi, nel caso concreto, la sussistenza di esigenze particolari dei figli.
Ad ogni modo, in alcuni Tribunali [5] vengono adottati dei protocolli d’intesa allo scopo di ridurre le possibilità di contenzioso tra le parti, ma in realtà in moltissimi altri contesti giudiziari tutto è affidato all’iniziativa delle parti e dei loro difensori. Pertanto, l’unica maniera per evitare il possibile insorgere di una causa tra le parti è quella di prevedere nell’atto che depositeranno in tribunale tutte le possibili spese che dovranno essere affrontate; la cosa comporterà di certo una maggior perdita di tempo per le parti e i loro avvocati, ma varrà a limitare il rischio di future cause.
Se i genitori non riescono a conservare, nell’interesse esclusivo dei figli, una condotta di collaborazione, quanto meno in merito al tema delle spese, allora un modo per evitare l’insorgere di liti sarebbe, da un lato, quello di redigere nell’atto di separazione o divorzio un elenco dettagliato delle spese (senza necessariamente richiamare il requisito della straordinarietà) e, dall’altro, di specificare in che percentuale l’altra parte sia tenuta a contribuirvi in aggiunta alla somma globale dovuta per il mantenimento.
[1] Art. 30 Cost., artt.147-148-155 cod. civ. e 315 bis. comma 1 cod. civ. come modificato dalla nuova L. 219/12 che parifica i figli legittimi e quelli naturali.
[2] Cass. sent. n 7672/99; Cass. sent. n.6201/99; Cass. sent. n. 4459/99; Cass. sent. n. 925/05; Cass. sent. n. 23411/09; Trib. di Prato sent. del 22/11/11; Cass. sent. n. 9372/12.
[3] Art. 155, 3°comma cod. civ.
[4] Cass. sent. n. 9376/11.
[5] Tribunali di Bergamo, Bolzano, Firenze, Lucca, Vicenza, Verona.
Catia Montoni ha detto:
03/10/2014 alle 15:17
Salve, Mi chiamo Montoni Catia volevo sapere, visto che mia figlia quest’anno farà la Prima Comunione ed io essendo separata percepisco un assegno di mantenimento, le spese relative alla Comunione sono straordinarie al 50% ma il mio problema è sapere visto che faremo il pranzo insieme, il costo totale viene diviso anche in questo caso e per quanto riguarda ognuno paga i suoi parenti vista la situazione di separazione???? Grazie Catia Montoni
03/10/2014 alle 18:55
Save Catia,
anche le spese della festa sono da considerarsi al 50% previo accordo con l’ ex dal quale non si può certo pretendere il rimborso anche di spese “faraoniche”. Quanto al resto è evidente che tutto è demandato al buon senso perché la legge non disciplina situazioni così specifiche.
30/05/2017 alle 05:12
Salve Giuseppe, la mia ex pretedende il mio 50% per le spese di ripetizione di mio figlio maggiorenne senza nessuna fattura per un valore di euro 1500, per giunta il suo avvocato mi minaccia dicedo che il giudice mi farà sborsare … la mia ex è una professoressa e le ripetizioni le hanno fatte… i suoi colleghi magari con un semplice regalino. dal momento che dice di aver versato euro 3000, al giudice e a me non dovrebbe giustificarle con una fattura/ricevuta pagata???? Posso denunciarla alla guardia di finanza???? Senza una fattura può chiedermi qualsiasi cifra….

References: Art. 30
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 155
 Cass.