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Timestamp: 2020-08-05 08:27:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18728 del 27/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18728 del 27/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/07/2017, (ud. 15/05/2017, dep.27/07/2017), n. 18728
sui ricorso 20886-2015 proposto da:
domiciliata in ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO 436, presso lo studio
dell’avvocato ORESTE VACCARO, che la rappresenta e difende;
CHINA TRADE CENTER SRL, in persona del Titolare elettivamente
domiciliato in ROMA, P.ZA ORAZIO MARUCCHI 5, presso lo studio
dell’avvocato CIRO FIORE, che la rappresenta e difende;
avverso il Decreto n. 514 del 2015 del TRIBUNALE di ROA, depositato
il 03/07/2015;
il tribunale di Roma, con decreto in data 3-7-2015, accoglieva l’opposizione L.Fall., ex art. 98, proposta di China Trade Center s.r.l. nei riguardi del fallimento di (OMISSIS) s.p.a., ammettendo l’opponente al passivo in prededuzione per canoni di locazioni relativi agli anni 2010-2012;
il tribunale motivava la decisione affermando che i documenti prodotti dal fallimento erano tardivi, essendosi la curatela costituita dopo lo spirare del termine di cui alla L.Fall., art. 99, comma 6, e che non poteva essere ammesso neanche il giuramento decisorio, siccome richiesto dopo i termini fissati per la memoria conclusiva e quindi dopo che erano state precisate le conclusioni;
sosteneva che il curatore non si era sciolto dal contratto di locazione e che era mancata la prova che il creditore avesse avuto conoscenza della cessione del contratto di affitto d’azienda tra la società (OMISSIS) e un soggetto terzo (Soluzioni Avanzate s.r.l.);
la curatela del fallimento ha proposto ricorso per cassazione sorretto da unico motivo;
l’intimata ha replicato con controricorso.
è infondata l’eccezione di tardività del ricorso per cassazione, atteso che la deroga prevista dall’art. 92 ord. giud., richiamato dalla L. n. 742 del 1969, art. 3, con riguardo alle cause relative alla dichiarazione e alla revoca dei fallimenti, non si estende alle altre controversie in materia fallimentare come l’opposizione allo stato passivo (per tutte Cass. n. 8542-11);
il ricorso, che denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 233 c.p.c., in relazione alla L.Fall., art. 99, per avere il tribunale erroneamente ritenuto l’inammissibilità del giuramento decisorio giacchè richiesto dopo i termini per la memoria conclusiva, è inammissibile in prospettiva di autosufficienza;
La parte che con il ricorso per cassazione sostenga che il giudice del merito ha errato nel non ammettere il deferimento del giuramento decisorio ha l’onere di indicare, specificatamente, il contenuto della formula del giuramento stesso, onde consentire la valutazione delle questioni da risolvere e della decisività dello stesso; infatti, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, tale controllo deve poter essere compiuto dalla Suprema Corte sulla base delle deduzioni contenute in tale atto, alle cui lacune non è dato sopperire con indagini integrative (v. Cass. n. 4365-15. Conf. Cass. n. 6078-02);
al principio non può derogarsi neppure ove il provvedimento di merito abbia ritenuto inammissibile il giuramento per tardività, in quanto la Corte deve pur sempre previamente verificare, onde stabilire se la censura possa portare alla cassazione di quel provvedimento, la decisività della prova per come formulata;
il ricorso va quindi dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza;
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 5.700,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di legge.

References: Sentenza 
 art. 98
 art. 99
 art. 3
 Cass. 
 art. 99
 Cass. 
 Cass.