Source: http://www.internetica.it/Summorum-Pontificum.htm
Timestamp: 2014-04-23 08:18:57+00:00

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I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maest� un culto degno, �a lode e gloria del Suo nome� ed �ad utilit� di tutta la sua Santa Chiesa�. Da tempo immemorabile, come anche per l�avvenire, � necessario mantenere il principio secondo il quale �ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l�integrit� della fede, perch� la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede�. Tra i Pontefici che ebbero tale doverosa cura eccelle il nome di san Gregorio Magno, il quale si adoper� perch� ai nuovi popoli dell�Europa si trasmettesse sia la fede cattolica che i tesori del culto e della cultura accumulati dai Romani nei secoli precedenti. Egli comand� che fosse definita e conservata la forma della sacra Liturgia, riguardante sia il Sacrificio della Messa sia l�Ufficio Divino, nel modo in cui si celebrava nell�Urbe. Promosse con massima cura la diffusione dei monaci e delle monache, che operando sotto la regola di san Benedetto, dovunque unitamente all�annuncio del Vangelo illustrarono con la loro vita la salutare massima della Regola: �Nulla venga preposto all�opera di Dio� (cap. 43). In tal modo la sacra Liturgia celebrata secondo l�uso romano arricch� non solo la fede e la piet�, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell�et� cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virt� di religione e ha fecondato la loro piet�. Molti altri Romani Pontefici, nel corso dei secoli, mostrarono particolare sollecitudine a che la sacra Liturgia espletasse in modo pi� efficace questo compito: tra essi spicca s. Pio V, il quale sorretto da grande zelo pastorale, a seguito dell�esortazione del Concilio di Trento, rinnov� tutto il culto della Chiesa, cur� l�edizione dei libri liturgici, emendati e �rinnovati secondo la norma dei Padri� e li diede in uso alla Chiesa latina. Tra i libri liturgici del Rito romano risalta il Messale Romano, che si svilupp� nella citt� di Roma, e col passare dei secoli a poco a poco prese forme che hanno grande somiglianza con quella vigente nei tempi pi� recenti.
�Fu questo il medesimo obbiettivo che seguirono i Romani Pontefici nel corso dei secoli seguenti assicurando l�aggiornamento o definendo i riti e i libri liturgici, e poi, all�inizio di questo secolo, intraprendendo una riforma generale�. Cos� agirono i nostri Predecessori Clemente VIII, Urbano VIII, san Pio X, Benedetto XV, Pio XII e il B. Giovanni XXIII. Nei tempi pi� recenti, il Concilio Vaticano II espresse il desiderio che la dovuta rispettosa riverenza nei confronti del culto divino venisse ancora rinnovata e fosse adattata alle necessit� della nostra et�. Mosso da questo desiderio, il nostro Predecessore, il Sommo Pontefice Paolo VI, nel 1970 per la Chiesa latina approv� i libri liturgici riformati e in parte rinnovati. Essi, tradotti nelle varie lingue del mondo, di buon grado furono accolti da Vescovi, sacerdoti e fedeli. Giovanni Paolo II rivide la terza edizione tipica del Messale Romano. Cos� i Romani Pontefici hanno operato �perch� questa sorta di edificio liturgico [...] apparisse nuovamente splendido per dignit� e armonia�. Ma in talune regioni non pochi fedeli aderirono e continuano ad aderire con tanto amore ed affetto alle antecedenti forme liturgiche, le quali avevano imbevuto cos� profondamente la loro cultura e il loro spirito, che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, mosso dalla cura pastorale nei confronti di questi fedeli, nell�anno 1984 con lo speciale indulto �Quattuor abhinc annos�, emesso dalla Congregazione per il Culto Divino, concesse la facolt� di usare il Messale Romano edito dal B. Giovanni XXIII nell�anno 1962; nell�anno 1988 poi Giovanni Paolo II di nuovo con la Lettera Apostolica �Ecclesia Dei�, data in forma di Motu proprio, esort� i Vescovi ad usare largamente e generosamente tale facolt� in favore di tutti i fedeli che lo richiedessero. A seguito delle insistenti preghiere di questi fedeli, a lungo soppesate gi� dal Nostro Predecessore Giovanni Paolo II, e dopo aver ascoltato Noi stessi i Padri Cardinali nel Concistoro tenuto il 22 marzo 2006, avendo riflettuto approfonditamente su ogni aspetto della questione, dopo aver invocato lo Spirito Santo e contando sull�aiuto di Dio, con la presente Lettera Apostolica stabiliamo quanto segue: Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI � la espressione ordinaria della �lex orandi� (�legge della preghiera�) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa �lex orandi� e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della �lex orandi� della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella �lex credendi� (�legge della fede�) della Chiesa; sono infatti due usi dell�unico rito romano. Perci� � lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l�edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l�uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori �Quattuor abhinc annos� e �Ecclesia Dei�, vengono sostituite come segue: Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, pu� usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ci� in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l�uno o l�altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, n� della Sede Apostolica, n� del suo Ordinario.
Art. 3. Le comunit� degli Istituti di vita consacrata e delle Societ� di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o �comunitaria� nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l�edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunit� o un intero Istituto o Societ� vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari. Art. 4. Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all�art. 2, possono essere ammessi � osservate le norme del diritto � anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volont�. Art. 5. � 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l�unit� di tutta la Chiesa. � 2. La celebrazione secondo il Messale del B. Giovanni XXIII pu� aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festivit� si pu� anche avere una celebrazione di tal genere.
� 4. I sacerdoti che usano il Messale del B. Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti. � 5. Nelle chiese che non sono parrocchiali n� conventuali, � compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra. Art. 6. Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del B. Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua vernacola, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica. Art. 7. Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all�art. 5 � 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo � vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non pu� provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia �Ecclesia Dei�. Art. 8. Il Vescovo, che desidera rispondere a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause � impedito di farlo, pu� riferire la questione alla Commissione �Ecclesia Dei�, perch� gli offra consiglio e aiuto. Art. 9 � 1. Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, pu� anche concedere la licenza di usare il rituale pi� antico nell�amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell�Unzione degli infermi, se questo consiglia il bene delle anime.
� 3. Ai chierici costituiti �in sacris� � lecito usare il Breviario Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962. Art. 10. L�Ordinario del luogo, se lo riterr� opportuno, potr� erigere una parrocchia personale a norma del can. 518 per le celebrazioni secondo la forma pi� antica del rito romano, o nominare un cappellano, osservate le norme del diritto. Art. 11. La Pontificia Commissione �Ecclesia Dei�, eretta da Giovanni Paolo II nel 1988, continua ad esercitare il suo compito. Tale Commissione abbia la forma, i compiti e le norme, che il Romano Pontefice le vorr� attribuire. Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facolt� di cui gi� gode, eserciter� l�autorit� della Santa Sede vigilando sulla osservanza e l�applicazione di queste disposizioni. Tutto ci� che da Noi � stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come �stabilito e decretato� e da osservare dal giorno 14 settembre di quest�anno, festa dell�Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ci� che possa esservi in contrario. Dato a Roma, presso San Pietro, il 7 luglio 2007, anno terzo del nostro Pontificato. Note:
(5) Cfr Joannes Paulus II, Lett. ap. Motu proprio data 'Ecclesia Dei', 2 luglio 1988, 6: AAS 80 (1988), 1498. Summorum Pontificum: la lettera che accompagna il Motu Proprio
con grande fiducia e speranza metto nelle vostre mani di Pastori il testo di una nuova Lettera Apostolica "Motu Proprio data" sull�uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970. Il documento � frutto di lunghe riflessioni, di molteplici consultazioni e di preghiera. Notizie e giudizi fatti senza sufficiente informazione hanno creato non poca confusione. Ci sono reazioni molto divergenti tra loro che vanno da un�accettazione gioiosa ad un�opposizione dura, per un progetto il cui contenuto in realt� non era conosciuto. A questo documento si opponevano pi� direttamente due timori, che vorrei affrontare un po� pi� da vicino in questa lettera.
In primo luogo, c�� il timore che qui venga intaccata l�Autorit� del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali � la riforma liturgica � venga messa in dubbio. Tale timore � infondato. Al riguardo bisogna innanzitutto dire che il Messale, pubblicato da Paolo VI e poi riedito in due ulteriori edizioni da Giovanni Paolo II, ovviamente � e rimane la forma normale � la forma ordinaria � della Liturgia Eucaristica. L�ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che � stata pubblicata con l�autorit� di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio, potr�, invece, essere usata come forma extraordinaria della Celebrazione liturgica. Non � appropriato parlare di queste due stesure del Messale Romano come se fossero "due Riti". Si tratta, piuttosto, di un uso duplice dell�unico e medesimo Rito.
Quanto all�uso del Messale del 1962, come forma extraordinaria della Liturgia della Messa, vorrei attirare l�attenzione sul fatto che questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, rest� sempre permesso. Al momento dell�introduzione del nuovo Messale, non � sembrato necessario di emanare norme proprie per l�uso possibile del Messale anteriore. Probabilmente si � supposto che si sarebbe trattato di pochi casi singoli che si sarebbero risolti, caso per caso, sul posto. Dopo, per�, si � presto dimostrato che non pochi rimanevano fortemente legati a questo uso del Rito romano che, fin dall�infanzia, era per loro diventato familiare. Ci� avvenne, innanzitutto, nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica e una profonda, intima familiarit� con la forma anteriore della Celebrazione liturgica. Tutti sappiamo che, nel movimento guidato dall�Arcivescovo Lefebvre, la fedelt� al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di questa spaccatura, che qui nasceva, si trovavano per� pi� in profondit�. Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perch� in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un�autorizzazione o perfino come un obbligo alla creativit�, la quale port� spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perch� ho vissuto anch�io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa.
Papa Giovanni Paolo II si vide, perci�, obbligato a dare, con il Motu Proprio "Ecclesia Dei" del 2 luglio 1988, un quadro normativo per l�uso del Messale del 1962, che per� non conteneva prescrizioni dettagliate, ma faceva appello, in modo pi� generale, alla generosit� dei Vescovi verso le "giuste aspirazioni" di quei fedeli che richiedevano quest�uso del Rito romano. In quel momento il Papa voleva, cos�, aiutare soprattutto la Fraternit� San Pio X a ritrovare la piena unit� con il Successore di Pietro, cercando di guarire una ferita sentita sempre pi� dolorosamente. Purtroppo questa riconciliazione finora non � riuscita; tuttavia una serie di comunit� hanno utilizzato con gratitudine le possibilit� di questo Motu Proprio. Difficile � rimasta, invece, la questione dell�uso del Messale del 1962 al di fuori di questi gruppi, per i quali mancavano precise norme giuridiche, anzitutto perch� spesso i Vescovi, in questi casi, temevano che l�autorit� del Concilio fosse messa in dubbio. Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell�uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione pi� anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo � emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia. Cos� � sorto un bisogno di un regolamento giuridico pi� chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni.
In secondo luogo, nelle discussioni sull�atteso Motu Proprio, venne espresso il timore che una pi� ampia possibilit� dell�uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunit� parrocchiali. Anche questo timore non mi sembra realmente fondato. L�uso del Messale antico presuppone una certa misura di formazione liturgica e un accesso alla lingua latina; sia l�una che l�altra non si trovano tanto di frequente. Gi� da questi presupposti concreti si vede chiaramente che il nuovo Messale rimarr�, certamente, la forma ordinaria del Rito Romano, non soltanto a causa della normativa giuridica, ma anche della reale situazione in cui si trovano le comunit� di fedeli.
� vero che non mancano esagerazioni e qualche volta aspetti sociali indebitamente vincolati all�attitudine di fedeli legati all�antica tradizione liturgica latina. La vostra carit� e prudenza pastorale sar� stimolo e guida per un perfezionamento. Del resto le due forme dell�uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. La Commissione "Ecclesia Dei" in contatto con i diversi enti dedicati all� "usus antiquior" studier� le possibilit� pratiche. Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potr� manifestarsi, in maniera pi� forte di quanto non lo � spesso finora, quella sacralit� che attrae molti all�antico uso. La garanzia pi� sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunit� parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformit� alle prescrizioni; ci� rende visibile la ricchezza spirituale e la profondit� teologica di questo Messale.
Sono giunto, cos�, a quella ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l�impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non � stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l�unit�; si ha l�impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinch� a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell�unit�, sia reso possibile di restare in quest�unit� o di ritrovarla nuovamente. Mi viene in mente una frase della Seconda Lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: "La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si � tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; � nei vostri cuori invece che siete allo stretto� Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!" (2 Cor 6,11�13). Paolo lo dice certo in un altro contesto, ma il suo invito pu� e deve toccare anche noi, proprio in questo tema. Apriamo generosamente il nostro cuore e lasciamo entrare tutto ci� a cui la fede stessa offre spazio.
Non c�� nessuna contraddizione tra l�una e l�altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c�� crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ci� che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non pu� essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto. Ovviamente per vivere la piena comunione anche i sacerdoti delle Comunit� aderenti all�uso antico non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi. Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della santit� del nuovo rito l�esclusione totale dello stesso.
In conclusione, cari Confratelli, mi sta a cuore sottolineare che queste nuove norme non diminuiscono in nessun modo la vostra autorit� e responsabilit�, n� sulla liturgia n� sulla pastorale dei vostri fedeli. Ogni Vescovo, infatti, � il moderatore della liturgia nella propria diocesi (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 22: "Sacrae Liturgiae moderatio ab Ecclesiae auctoritate unice pendet quae quidem est apud Apostolicam Sedem et, ad normam iuris, apud Episcopum").
Nulla si toglie quindi all�autorit� del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarr� quello di vigilare affinch� tutto si svolga in pace e serenit�. Se dovesse nascere qualche problema che il parroco non possa risolvere, l�Ordinario locale potr� sempre intervenire, in piena armonia, per�, con quanto stabilito dalle nuove norme del Motu Proprio. Inoltre, vi invito, cari Confratelli, a scrivere alla Santa Sede un resoconto sulle vostre esperienze, tre anni dopo l�entrata in vigore di questo Motu Proprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficolt�, potranno essere cercate vie per trovare rimedio.
Cari Fratelli, con animo grato e fiducioso, affido al vostro cuore di Pastori queste pagine e le norme del Motu Proprio. Siamo sempre memori delle parole dell�Apostolo Paolo dirette ai presbiteri di Efeso: "Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si � acquistata con il suo sangue" (Atti 20,28).

References: Art. 1
 Art. 2

Art. 3
 Art. 4
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 Art. 10
 Art. 11
 Art. 12