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Timestamp: 2020-03-30 07:15:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8933 del 11/04/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8933 del 11/04/2018
Cassazione civile, sez. trib., 11/04/2018, (ud. 27/02/2018, dep.11/04/2018), n. 8933
La contribuente G.A. proponeva ricorso alla Commissione Tributaria provinciale di Vercelli avverso l’avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 2006, con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva provveduto ad accertare sinteticamente un maggior reddito, valorizzando, sulla base del cd. redditometro, gli indici di spesa derivanti dal possesso di una autovettura di potenza superiore a 21 cavalli; deduceva che l’Ufficio non aveva tenuto conto del reddito prodotto dal nucleo familiare e, in particolare, dal coniuge, Piccione Rodolfo, e che lo stato civile di “separata”, risultante dalla dichiarazione dei redditi era in realtà venuto meno a decorrere dal 4.8.05, a seguito di riconciliazione con il marito.
La Agenzia delle Entrate rilevava che dalla interrogazione dell’Anagrafe tributaria era emerso che nell’anno di imposta 2006, in cui era avvenuto l’acquisto della autovettura, la contribuente risultava proprietaria di un immobile acquistato nel 2000 e disponeva di un reddito ammontante ad Euro 14.194,00; ribadiva che non poteva essere preso in considerazione il reddito del coniuge, poichè la contribuente si era sempre dichiarata “separata”, barrando l’apposita casella non solo nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2006, ma anche in quelle relative agli anni precedenti ed agli anni successivi al 2006.
La contribuente resiste con controricorso e deposita memoria ex art. 380 – bis c.p.c..
1. Con il primo motivo la ricorrente deduce “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 e dell’art. 342 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, lamentando che il giudice di appello ha ritenuto ammissibile l’atto di appello, pur essendo questo del tutto carente di specifiche censure.
1.2. In tema di contenzioso tributario, la riproposizione, a supporto dell’appello proposto dal contribuente, delle ragioni di impugnazione del provvedimento impositivo in contrapposizione alle argomentazioni adottate dal giudice di primo grado assolve l’onere di impugnazione specifica imposto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, atteso il carattere devolutivo pieno, nel processo tributario, dell’appello, mezzo quest’ultimo non limitato al controllo di vizi specifici, ma rivolto ad ottenere il riesame della causa nel merito (Cass. n. 1200 del 22/01/2016; n. 3064 del 29/2/2012; n. 7369 del 22/3/2017).
1.3. Nel caso di specie, come si evince dall’atto di appello ritrascritto dalla Agenzia delle Entrate, la contribuente ha richiamato tutte le circostanze di fatto e le argomentazioni giuridiche già fatte valere in primo grado ed ha chiesto la riforma della sentenza impugnata, assolvendo in tal modo all’onere di specifica impugnazione imposto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53.
2. Con il secondo motivo la ricorrente censura la sentenza impugnata per “insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, ponendo in rilievo che la motivazione risulta inadeguata ed è contraddetta dalle risultanze documentali.
3. Con il terzo motivo la Agenzia delle Entrate deduce “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1972, art. 38, anche in combinato con l’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, eccependo che la Commissione Tributaria regionale non ha fatto corretto uso dei principi che disciplinano la prova contraria in materia di accertamento sintetico.
Si è anche affermato che la disponibilità di beni indicati dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 2, nel testo applicabile nella fattispecie “ratione temporis”, costituisce una presunzione di capacità contributiva da qualificare “legale” ai sensi dell’art. 2728 c.c., perchè è la stessa legge che impone di ritenere conseguente al fatto (certo) di tale disponibilità la esistenza di una “capacità contributiva” (Cass. n. 16284 del 23/7/2007).
4. Nel caso in esame la sentenza impugnata, annullando l’avviso di accertamento sulla base della semplice allegazione che i redditi del marito erano di molto superiori a quelli della moglie, pur in presenza di specifica contestazione da parte dell’Ufficio ed in assenza di prova documentale dell’effettivo sostenimento da parte del coniuge delle spese di acquisto e di gestione della autovettura, non si è attenuta ai principi dettati da questa Corte in materia di onere probatorio gravante sul contribuente sopra richiamati.
La Corte di Cassazione accoglie il secondo ed il terzo motivo e rigetta il primo motivo; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per il regolamento delle spese di legittimità, alla Commissione Tributaria del Piemonte, in diversa composizione.
Così deciso in Roma, Camera di Consiglio, il 27 febbraio 2018.

References: Sentenza 
 art. 380
 art. 53
 art. 53
 sentenza 
 art. 53
 sentenza 
 art. 38
 art. 2
 sentenza 
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