Source: http://www.antiarte.it/eugius/tutela_diritti_sociali.htm
Timestamp: 2019-09-18 14:23:13+00:00

Document:
Necessity has no law (la necessità non ha legge)
http://www.sinistrads.it/articolo.php?idpost=506
La tutela dei diritti sociali alla stregua dei principi costituzionali
a cura di: Ferdinando Imposimato
1. Ringrazio i giuristi democratici, Libertà di movimento e la rete per il reddito sociale per avermi invitato a questo incontro sui diritti sociali e sulla Costituzione. Qui parlo a nome della sinistra DS per il socialismo guidata da Cesare Salvi, ed a nome dell’ANPI ( associazione nazionale partigiani d’Italia), di cui mi onoro di fare parte , e del suo presidente Massimo Rendina chi vi invia i suoi saluti ed il suo sostegno. Non potevo restare insensibile ad una richiesta che mi viene dai movimenti, che hanno svolto un ruolo fondamentale nelle grandi lotte sociali del terzo millennio, accelerando la crisi di un governo conservatore in cui la oligarchia al potere, nonostante le sconfitte elettorali , continua nella sua politica liberista , liberticida e guerrafondaia. . Molti di noi, cittadini, magistrati ed avvocati si sono riconosciuti nelle battaglie dei movimenti in difesa della democrazia , della Costituzione, della indipendenza dei giudici, della dignità del lavoro, del diritto alla casa, alla salute , alla libertà di stampa, alla uguaglianza dei cittadini contro i privilegi di pochi, ed hanno guardato ad essi come ad una grande promessa di rinnovamento,
2. .I movimenti pacifici e spontanei sono stati la novità politica fondamentale di questi ultimi tempi. La nascita e la crescita dei movimenti hanno consentito la partecipazione di milioni di persone al cambiamento della politica riportando le istanze dei cittadini emarginati al centro della vita del paese , battendosi per la difesa dei diritti inalienabili garantiti dalla Costituzione, diritti messi sempre più in pericolo da una politica neoliberista e antisolidale, che ha ridotto alla fame ed alla disperazione milioni di persone, private delle risorse essenziali .
L’apporto dei movimenti contro leggi liberticide è stato fondamentale, creando un clima favorevole alle decisioni della Corte Costituzionale che ha abrogato le leggi sulla immunità , ed in parte sul condono e sulla immigrazione.
3. Certo, nessuno pensa che i movimenti possano sostituire i partiti ed i sindacati che restano i pilastri della democrazia e delle conquiste dei lavoratori e con i quali occorre interagire. Ma tutti siamo convinti che essi possono ancora svolgere un ruolo politico fondamentale in questa fase ridando unità alla sinistra sui problemi laceranti quali quello della pace , del lavoro , della sanità e della scuola .. I movimenti debbono continuare ad essere la coscienza critica della opposizione, spingendo per un rinnovamento reale , per evitare che dopo la possibile vittoria alle politiche del 2006 le cose restino come sono adesso.
4.Essi possono ancora essere i protagonisti di una democrazia diretta mobilitando milioni di elettori a votare oggi per la laicità dello Stato abrogando la legge sulla fecondazione assistita, ed in seguito per il referendum abrogativo delle riforme eversive che la maggioranza si accinge ad approvare per intaccare i diritti inalienabili alla dignità del lavoro, alla sanità, alla scuola , attraverso un attacco alla centralità del parlamento , al ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica , alla indipendenza della Corte Costituzionale, alla scuola ed alla sanità ..
5.I movimenti restano, pur con le loro contraddizioni e i loro errori, un nuovo soggetto politico, un alveo nel quale sperimentare forme nuove, storicamente inedite, della Politica come democrazia diretta, radicale, libera da schematismi e simbologie tradizionali. Per questo occorre superare divisioni e personalismi per ricreare un unico grande movimento, sintesi di tanti movimenti , che favorisca il rinnovamento, respingendo le provocazioni terroristiche e antidemocratiche simili a quelle che si insinuarono, strumentalizzarono e segnarono la fine del movimento del 68 e poi del 77, favorendo con i loro errori la strategia della tensione di matrice fascista iniziata dalla strage di piazza Fontana, e facendo arretrare negli anni- settanta le conquiste sociali costate tanti sacrifici al movimento operaio..
6.Ma i partiti e i sindacati non possono ignorare i movimenti tentando di relegarli in un angolo , essi devono accettarli come parte essenziale delle battaglie sociali e del fronte di lotta in difesa dei lavoratori. I movimenti devono continuare ad essere un soggetto che rifiuta la politica come burocratica amministrazione dell’esistente, per una politica che, fuori dalle sedi istituzionali, attui forme di lotta democratica colmando i vuoti e le inerzie del sistema dei partiti e dei sindacati.
Per questo i movimenti devono uscire dal ghetto in cui sono stati sospinti anche per le divisioni interne , crescendo sempre più ed allargando la loro strategia su obiettivi precisi e facilmente individuabili. Respingendo il tentativo sempre presente di presentare i movimenti come qualcosa di intermedio tra l’eversivo e il velleitario.
7.La forza del movimento sta ancora oggi nella giustezza delle sue battaglie contro il processo di mondializzazione dell’economia, nel quale i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri ancora più poveri. La realtà ha fatto cadere il mito illusorio di un mondo destinato ad un progresso prodigioso per la costruzione di un villaggio globale paradiso delle giustizia sociale. Al contrario vi è stato una involuzione conservatrice con la concentrazione del capitale nelle mani di pochi gruppi oligopolistici , la crescente emarginazione dei ceti meno abbienti ed una disoccupazione e sottoccupazione endemica. 8.Il fallimento della globalizzazione è confermata da una recessione infinita , dalla crisi della new-economy e dal crollo delle borse che ha messo in evidenza la illusorietà della crescita degli anni novanta. E dal ricorso alla guerra preventiva come rimedio estremo del capitalismo selavaggio per fare fronte all’assenza di sviluppo.
La crescita del divario di ricchezza tra ricchi e poveri, la minaccia di nuove guerre preventive, lo sfruttamento sempre più intensivo del lavoro e la distruzione dell’ambiente, la limitazione dei diritti sociali e l’esclusione dei cittadini dalle decisioni più importanti sono i risultati della globalizzazione .
.9.I movimenti possono tornare ad essere i protagonisti della stagione della rinascita, se riusciranno a muoversi democraticamente per lottare contro un potere conservatore preoccupato della opposizione della società civile, se riusciranno ad essere una forma viva di antagonismo ad un sistema di potere ormai asfittico e superato, se riusciranno a respingere le infiltrazioni dei provocatori riconoscendoli fin dall’inizio, se riusciranno a non travalicare quel limite sottile al di là del quale è la violenza suicida, alleata del potere conservatore.
10.Oggi abbiamo il dovere di essere solidali con quei cittadini che , spinti da bisogni estremi, hanno attuato forme di lotta sociale ed hanno agito a sostegno dei senza casa , dei senza lavoro e dei senza reddito in tutta Italia in difesa di diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione. Noi siamo per la tutela della legalità che significa rispetto delle leggi penali ma anche della legalità costituzionale e cioè rispetto dei diritti esistenziali garantiti dalla Costituzione, riconoscendo che coloro che hanno agito per la difesa della casa e del lavoro hanno agito in buona fede.. E riconosciamo che proprio grazie alla lotta in difesa dei diritti umani sono stati possibili risultati insperati e benefici per i cittadini più svantaggiati. Come quello di bloccare nel Lazio migliaia di sfratti che avrebbero leso il diritto alla vita ed alla casa, grazie anche ad una coraggiosa ordinanza del Prefetto Achille Serra che ha sospeso gli sfratti esecutivi salvando migliaia di famiglie dal lastrico e rischiando l’accusa di omissione di atti di ufficio. Ed ottenendo l’impegno delle istituzioni locali a fornire agli sfrattati case popolari.
E dobbiamo anche riconoscere che in molti luoghi la mobilitazione e la lotta di migliaia di cittadini e dei movimenti hanno prodotto la chiusura di siti destinati a rifiuti radioattivi , come a Scanzano, e di discariche abusive in cui la criminalità organizzata smaltiva tonnellate di rifiuti tossici e nocivi, come ad Ariano Irpino. Nell’inerzia e spesso con la complicità delle autorità che avevano il dovere di intervenire. Ma dobbiamo riconoscere che i movimenti sono scesi in campo anche per difendere l’indipendenza dei giudici e dei PM da riforme eversive ed incostituzionali. Occorre riconoscere che senza quelle lotte quei risultati non sarebbero stati raggiunti. E occorre anche prendere atto che laddove sono mancate le lotte sociali e la mobilitazione dei movimenti , lì i diritti dei cittadini non sono stati tutelati, poiché le discariche e le cave abusive gestite dalla camorra e dalla mafia che distruggono l’ambiente e ledono la salute dei cittadini continuano nella violazione dei diritti inviolabili. .
11. Occorre partire dalla necessità delle lotte sociali per la tutela dei diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione agli artt 1, 2 e 3. Anche se occorre evitare azioni che pongono in contrasto con il codice penale. Tuttavia occorre anche riconoscere che per molti dei reati commessi durante le lotte sociali, il codice prevede pene sproporzionate rispetto ai beni tutelati.. Si tratta di reati che fanno parte di un codice penale figlio del fascismo. Un codice che da sessanta anni è rimasto quello che era. Mentre occorreva ancorarlo ai principi solidaristico sociali sanciti dalla Costituzione.
12.Oggi è tempo di adeguare le varie fattispecie di reati alle nuove realtà e le sanzioni a nuove esigenze di risocializzazione . Seguendo quell’orientamento della dottrina prevalente ( Mantovano e Fiandaca Musco) e della giurisprudenza più avanzata secondo il quale il diritto penale, il carcere, la pena devono essere l’estrema ratio nel sanzionare nuove forme di agire sociale .
Il sistema penale vigente va dunque depurato da quei delitti di pura creazione politica che tendono a colpire le lotte sociali e va riformato nella entità delle pene . che devono essere ridotte per alcuni reati e aumentate per altri.
Occorre adeguare le scriminanti alla nuova realtà sociale, ed escludere dall’area della rilevanza penale comportamenti che pur costituendo formalmente reati, presentano una carica di offensività così esigua da non giustificare il ricorso alla pena ed alla detenzione. Tanto più in un momento storico in cui pericolosi bancarottieri, falsari e truffatori , responsabili della sparizione di miliardi di euro in danno di migliaia di piccoli risparmiatori, sono soggetti ad un regime sanzionatorio molto più mite. E leggi ad personam riducono le pene per impedire gli arresti e favorire la prescrizione dei loro crimini.
13.Occorre battersi per la concessione della amnistia e dell’indulto ai detenuti per reati di modesto allarme sociale , tanto più che una forma di amnistia anticipata avvantaggia i grandi criminali responsabili di bancarotta e di falso in bilancio con il meccanismo della riduzione delle pene e della prescrizione anticipata. Si tratta di un fatto di giustizia sostanziale che non presenta i caratteri della pericolosità sociale. Sono ben più pericolosi coloro che devastano l’ambiente, che mettono in pericolo la salute, che fanno speculazioni ignobili ai danni degli inquilini, che speculano impunemente sui piccoli risparmiatori, cui rapinano il frutto del risparmio di anni di duro lavoro, che si pongono in conflitto di interesse con il bene comune, facendo interessi privati. . Per questi occorre prevedere nuovi reati e pene severissime, alla stregua di altri paesi europei ed in conformità dei principi costituzionali che tutelano il risparmio , l’ambiente e la salute..
14.Per quanto riguarda i processi in corso, nella fase di crisi economica che viviamo, personalmente ritengo che il ricorso al codice penale debba essere ispirato al favor libertatis, per superare drastiche contraddizioni tra la legge scritta e nuove istanze di giustizia sociale. Attraverso una interpretazione evolutiva della legge secondo la nuova Costituzione e la nuova realtà sociale. E fermo restando il rispetto dell’autonomia della magistratura, condividiamo la scelta di quei giudici che rinunciano all’adozione di misure cautelari per reati commessi in un particolare momento di crisi, in presenza di una devastazione sociale senza precedenti. Tanto più che i resposnsabili possono godere dell’attenuante di avere agito “per motivi di particolare valore morale e sociale” prevista dall’articolo 2 del CP. Per avere commesso il fatto con lo scopo altruistico di procurare a famiglie senza reddito beni esenziali alla loro esistenza a prezzi accessibili. Condividiamo l’opera di magistrati coraggiosi che in ogni sede respingono ricorrono ad una estensione del campo delle scriminanti le quali, accanto alla legittima difesa e stato di necessità, presentano una larga zona di variabili, tutte ispirate al criterio del danno. Magistrati come Gennaro Francione tendono sempre più ad escludere il carattere dell’antigiuridicità penale quando manca il danno. In ciò anticipando la riforma del diritto penale elaborata da Carlo Nordico che codifica il principio della offensività e cioè del danno come presupposto del reato.
Occorre riformare il diritto penale del privilegio , tipico di una società strutturata su profonde discriminazioni, proiettato nella difesa delle parti economicamente più forti a danno della parte più debole, e perciò a garantire la uguaglianza più tra eguali che tra diseguali. Per fare venire alla luce un diritto penale della libertà e dei diritti umani, che in un’equilibrata sintesi della sfera sociale e della libertà, da un lato tuteli i diritti fondamentali dei cittadini, dall’altro gli interessi della collettività e le istituzioni democratiche contro le aggressioni di chiunque.
by Laboratorio delle reti sociali Monday, Mar. 20, 2006 at 2:51 PM mail:
Appello per un “Laboratorio delle reti sociali”
L’unico linguaggio con cui la politica ufficiale, quella di partiti e istituzioni, ormai si esprime, è quello di una interminabile e vuota campagna elettorale. Questo ci offre la misura della crisi irreversibile in cui versa la democrazia rappresentativa che conosciamo.
Questa crisi, di cui oggi si può parlare in termini globali, apre scenari diversi. Da un lato riduce la politica istituzionale ad una forma di degenerazione a tutti visibile: una somiglianza di fondo degli indirizzi dei governi di centrodestra o centrosinistra (precarietà, Cpt, guerra, grandi opere, amnistia…), l’affannosa ricerca, senza pudore alcuno, di denaro attraverso ogni tipo di speculazione. Dall’altra apre grandi spazi e grandi interrogativi: come costruire nuova democrazia, come resistere alle ingiustizie imposte dal neoliberismo, come autovalorizzare la ricchezza sociale fatta di relazioni, cooperazione, creatività, desideri?
Noi crediamo che i movimenti sociali, che in questi anni abbiamo conosciuto e di cui siamo stati parte, possano essere i laboratori in cui cercare queste risposte. Si tratta di una vera e propria costellazione di soggetti sociali del conflitto: le sfide no-global e no-war, le lotte del lavoro precario e di quello dipendente, quelle degli studenti e dei migranti, le straordinarie battaglie sociali e ambientali che hanno scosso il paese (da Scanzano fino alla Val di Susa), la lotta per la casa e la crescente centralità del sindacalismo di base. Movimenti e conflitti parziali che innanzitutto hanno affermato e affermano la loro “autonomia” dalle istituzioni. Non per ideologia o per vezzo radical-chic, tantomeno per vocazione minoritaria alla residualità, piuttosto come tratto costituente di un’altra politica. Movimenti fuori dai partiti, poiché è l’autonomia che consente di poter cercare liberamente, di poter immaginare senza limitazioni cosa c’è oltre un sistema in crisi.
Movimenti che hanno alluso alla costituzione di nuovi spazi pubblici, autorganizzati, in cui il consenso non è separato dalla condivisione e dalle pratiche di conflitto. Lotte che, in forme diverse e a volte lontane tra loro, hanno fatto e fanno riferimento, però, ad comune “diritto di resistenza”.
L’autunno trascorso è stato segnato, in questo senso, da battaglie estremamente significative. La centralità dei soggetti sociali, dagli studenti nelle università allo “sciopero sociale” della Val di Susa, materializza positivamente quel passaggio di maturazione del movimento no-global e no-war di cui già le lotte dei precari e sul reddito (MayDay, 6 novembre, battaglie sul carovita, le vertenze del sindacalismo di base), avevano dato segnalazione.
Noi crediamo che la stagione attuale di lotte e conflitti sociali diffusi, possa essere supportata, estesa e valorizzata da una spinta comune per la ricomposizione, soggettiva e collettiva, che assuma e condivida nelle differenze, un programma comune.
Facciamo appello a tutti (reti sociali, esperienze locali di movimento, gruppi e singolarità) perché questi mesi di circo elettorale siano attraversati da un’altra campagna, quella dei movimenti.
Non abbiamo in mente una sintesi, tantomeno una scorciatoia organizzativa. Piuttosto, ciò che ci sta più a cuore è la sfida, problematica e sempre aperta, dello spazio pubblico. Cosa significa spazio pubblico laddove i conflitti assumono una declinazione sempre più sociale e diffusa? Non sarà certo la sommatoria della sigle e dei cartelli organizzati a risolvere il problema. C’è bisogno di un processo, articolato e complesso, dove i protagonisti diretti delle lotte possano trovare momenti di espressione e di tessitura comune. Un processo, ovvero un percorso fatto di tappe, anche diverse, che segnalano momenti di verifica e di sperimentazione. Un percorso che faccia dello spazio pubblico una composizione non lineare, non scontata, ma ricca, reticolare, molteplice.
In particolare proviamo, come contributo parziale, a dare alcune indicazioni, alcune scadenze a nostro avviso importanti, e a fare una proposta.
- La grande “street parade” antiproibizionista dell’11 marzo contro la nuova legge Fini, proibizionista e liberticida, sulle dorghe e l’uso di sostanze. È evidente che la questione neo-autoritaria imposta dalle destre esiga una risposta fatta di resistenza attiva, una campagna per l’abrogazione che non preveda ambiguità o tentennamenti.
- Il 18 marzo e la mobiliazione mondiale contro la guerra. Sfida irrinunciabile, a pochi passi dalle elezioni, ridefinire un quadro ampio e plurale di voci e di pratiche contro la guerra, affinchè le truppe vengano ritirare e un passo di rottura non ipocrita venga segnato nei confronti della guerra globale bushista. Ci sembra che il discorso sul “diritto di resistenza”, liberato da ogni coloritura ideologica o minoritaria, possa rappresentare lo spazio politico-conflittuale dei movimenti e delle esperienze sociali che non vogliono arrendersi alla logica ordinativa della guerra e della dominazione militare.
- Il processo dell’EuroMayDay che, dopo la straordinaria proliferazione europea (da Parigi a Malaga, da Amburgo a Londra, da Maribor a Barcellona) dello scorso anno, tenta di saldare la qualità di un evento non pacificato e conflittuale con la permanenza e la continuità di processi di autorganizzazione del lavoro precario.
- Il 25 marzo con il Convegno di Roma (università La Sapienza ore 10:00) organizzato dal “Forum libertà di movimento” sui temi : 1) Amnistia; 2) depenalizzazione delle lotte sociali ; 3) chiusura dei Cpt ; 4) antiproibizionismo. Un’ulteriore occasione per sviluppare percorsi già avviati di critica radicale ai dispositivi di controllo e alle istituzioni totali.
Alcune indicazioni di percorso dicevamo, nella speranza che a queste se ne aggiungano molte altre.
La proposta è altrettanto aperta, si tratta di un esperimento al quale altri ne possono fare seguito.
- Il 26 marzo a Roma, presso il cinema Tibur (via dei sabelli, San Lorenzo), a partire dalle 10:00, proponiamo di dare vita ad un Laboratorio delle reti sociali. Un Laboratorio, perchè segnato dal carattere sperimentale e aperto, dove possano trovare voce le battaglie e i conflitti sociali che hanno animato gli ultimi mesi: le lotte per la cittadinanza e contro i Cpt, quelle per il reddito, la casa e contro la precarietà, le grandi battaglie ambientali, le forme di resistenza alla guerra e per il ritiro immediato delle truppe, i conflitti sul sapere e la sua circolazione, l’antiproibizionismo. Uno spazio comune dove provare a valorizzare la relazione tra i protagonisti sociali delle lotte, affinchè comuni elementi di programma possano iniziare a prendere forma.
Molte altre cose accadranno in queste settimane, molte le voci del conflitto che ci auguriamo trovino forza e passione. L’ambizione che ci sembra più comune, e che sta al cuore di questo appello, è connettere e far dialogare queste cose tra loro diverse, dare spazio ad una comunicazione che non rinunci alla radicalità e all’autonomia, ma faccia piuttosto di questi terreno irrinunciabile di una nuova politica, quella per nulla minoritaria e silenziosa dei movimenti. In una frase, il linguaggio vivo dell’altra campagna.
Forum “Libertà di movimento”, Rete per il reddito sociale e i diritti, Esc – atelier occupato (Roma), Astra 19 spa (Roma), Action (Roma), Federazione nazionale RdB-CUB, CUB scuola, RdB precari autorganizzati (Napoli), Radio Città Aperta, Movimento antagonista toscano, CSO Terra di nessuno (Genova), Ass. Ya Basta!, Forum Palestina, circolo Arci Agorà (Pisa), Comunità resistenti (Marche),
Area condivisa della disobbedienza sociale: [[ C.S. Crocevia (Alessandria), Cantiere (Milano), ADL Sportelli degli Invisibili (Nord-est), Razzismo stop (Nord-est), Agenzia sociale per la casa (Nord-est), Casa delle culture (Trieste), SOS casa (Trieste), Sportello degli invisibili (Monfalcone), CSO Clandestino (Gorizia), Tana Liberatutti (Trento), Officina sociale (Trento), Capannone sociale (Vicenza), Coord. Studenti medi (Vicenza), Coord. LiberaZone (Schio – Vi), CSO Pedro (Padova), Copyriot Cafè (Padova), Global-Students (Padova), Coll. Fuori Controllo (Monselice – Pd), CSO Rivolta (Marghera – Ve), Laboratorio Morion (Venezia), Coord. Migranti (Verona), Cantiere sociale ChioggiaLab (Chioggia – Ve), Coll. Rebelde (Conegliano – Tv), C.S. TPO (Bologna), Laboratorio sociale Aq 16 (Reggio Emilia), Laboratorio occupato PAZ (Rimini) ]], Laboratorio Diana (Salerno), Comitato migranti (Napoli), Laboratorio occupato Insurgencia (Napoli)
Info: 347/8915605, 347/1779421, 339/5350520
pubb. su indimedya
AMNISTIA, ART. 79, CODICE PENALE
SABATO 25 MARZO 2006 ore 9,00
Sono migliaia le persone che, in varie città italiane, sono oggi sottoposte a procedimento penale per aver rivendicato la soddisfazione dei propri diritti e il rispetto di fondamentali principi normativi dell’ordine interno ed internazionale.
La casistica è apparentemente piuttosto varia, sia dal punto di vista delle iniziative incriminate che da quello delle fattispecie penali individuate dagli inquirenti, ma va rinvenuto un preciso filo conduttore, che è la volontà, inaccettabile per uno Stato che si definisce democratico, di delegare al diritto penale e alla magistratura penale la soluzione di problemi sociali e politici importanti e complessi, procedendo ad una vera e propria criminalizzazione di istanze che dovrebbero trovare ben altre sedi e modalità di risposta.
Il nostro Paese, che è uscito da anni di grave pericolo per le istituzioni democratiche, sconfiggendo ogni forma di terrorismo, interno ed internazionale, ha oggi le carte in regola per superare definitivamente tali impostazioni superate e pericolose, affermando in pieno le regole dello Stato di diritto anche e soprattutto in rapporto alle forme di conflitto sociale che trovano un’espressione democratica, pacifica e di massa.
Non può non essere rilevato, da tale punto di vista, il rapporto tra le lotte in questione e la realizzazione di grandi principi previsti dall’ordinamento interno e internazionale, come
- la necessità di mettere definitivamente fuori dalla storia la guerra (art. 11 della Costituzione italiana, preambolo e art. 2, par. 4, della Carta delle Nazioni Unite) e il razzismo (art. 3 della Costituzione italiana, art. II, 81 del Trattato costituzionale europeo; Convenzioni stipulate sotto gli auspici del Consiglio d’Europa e delle Nazioni Unite);
- i fondamentali diritti sociali, economici e culturali al lavoro (art. 4 della Costituzione italiana, art. II, 75 del Trattato costituzionale europeo; art. 6 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali), alla casa (art. 47 Costituzione; art. 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali), alla salute e all’ambiente (artt. II, 95 e II. 97 del Trattato costituzionale europeo; art. 12 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali);
- l’altrettanto fondamentale diritto alla coalizione, organizzazione e lotta sindacale (artt. 39, 40 della Costituzione, Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, art. II, 88 del Trattato costituzionale europeo; art. 8 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali).
Molto si è parlato in Italia, negli ultimi anni, di garantismo. Spesso però lo si è fatto in maniera ambigua e per promuovere e tutelare i diritti di ristrette minoranze e discutibili prassi, purtroppo ancora diffuse, che antepongono interessi privati al conseguimento del bene pubblico.
In un’ottica effettivamente e genuinamente democratica, le istanze espresse dai settori e movimenti sociali, non devono essere represse e criminalizzate; esse al contrario devono costituire l’alimento della dialettica democratica e spronare le istituzioni e la società a conseguire nuovi obiettivi e traguardi, migliorando la qualità della convivenza civile.
Solo in tal modo sarà possibile, dando vita a una nuova stagione di contrattazione sociale e di pacifico sviluppo delle lotte sociali e democratiche, pervenire a una maggiore realizzazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione, che coincidono con quelli dell’ordinamento internazionale ed europeo.
Proponiamo un incontro nazionale per parlare ancora una volta di Amnistia e art. 79 della Costituzione ma anche di riforma del nostro codice penale, organizzando il confronto in tre tavoli tematici a cui sono invitati i movimenti, gli operatori del settore e le istituzioni
- migranti e CPT
relatore Avv. Maurizio Cossa
relatore Avv. Roberto De Vita
- non punibilità delle lotte sociali
relatore Dr. Ferdinando Imposimato
Obiettivo di questo incontro sarà quello di dar vita alla
· promozione di iniziative legislative per la messa a punto di esimenti e attenuanti per i reati motivati da istanze sociali;
· promozione di iniziative di amnistia e indulto per tali reati.
Forum Libertà di Movimento
Ai tavoli ci sarà il dr. Gennaro Francione, autore della SENTENZA ANTICOPYGHT e autore del recente LE NUOVE FRONTIERE DELLA DROGA: LA VIA MEDICINALE, Progresso Giuridico, Roma 2005.
Egli, fondatore del Movimento per il Neorinascimento della Giustizia, si batte per una nuova giustizia che sostituisca all'attuale diritto penitenziale(medioevale e repressivo), il nuovo diritto medicinale, basato su cura, sanzioni e misure di sicurezza per la repressione dei reati con l'ausilio delle nuove tecnologie, della psicoterapeutica, e grazie all'estensione del controllo dei devianti direttamente sul territorio. Nel crimine, in prospettiva neoumanistica, non dovrà più contare quello che si è fatto, ma perché lo si è fatto e quale il rimedio per prevenire e guarire. Da ciò i suoi interventi al 25 marzo saranno improntati all'affermazione dell'amnistia estesa, alla tutela solidale degl'immigrati, all'antiproibizionismo in materia di droga e alla poderosa assunzione delle scriminanti sociali.
http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1026386.php
http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/21754.html
http://www.capitoloprimo.it/lapilli/?p=360
http://www.buongiornoroma.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=102
http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1026938.php
http://www.altremappe.org/mdpro/modules.php?op=modload&name=News&file
=article&sid=294&mode=thread&order=0&thold=0
http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/21879.html

References: ART. 79
 art. 2
 art. 6
 art. 11
 art. 12
 art. 8
 art. 79
 SENTENZA