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Timestamp: 2018-11-19 11:57:06+00:00

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CLIVET S.P.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 8 GIUGNO 2001 N CLIVET S.p.A. - PDF
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Nicolo Corsini
1 CLIVET S.P.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 8 GIUGNO 2001 N. 231 Approvato dal Consiglio di Amministrazione il 22/01/2015 CLIVET S.p.A. Sede legale in Z.I. Villapaiera, Feltre (BL), Via Camp Lonc Iscrizione al Registro delle Imprese di Belluno, P.IVA e C.F n Pagina 1 di 40
2 INDICE - PARTE GENERALE INQUADRAMENTO NORMATIVO... 4 SEZIONE PRIMA IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N La Responsabilità Amministrativa degli Enti I reati previsti dal Decreto Le sanzioni comminate dal Decreto Condizione Esimente della Responsabilità Amministrativa Le Linee Guida delle associazioni di categoria PARTE SPECIALE IL MODELLO ORGANIZZATIVO DI CLIVET S.P.A SEZIONE SECONDA IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI CLIVET S.P.A Finalità del Modello Destinatari Elementi fondamentali del modello Codice Etico di Clivet e Modello Percorso Metodologico di definizione del Modello: mappatura delle Aree di attività a rischio-reato - processi strumentali e di gestione Aree di Attività a Rischio-Reato Processi aziendali (strumentali e funzionali alla potenziale commissione dei reati) Sistema di controllo interno Regole comportamentali di carattere generale Comportamenti da tenere nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, con le Autorità Amministrative Indipendenti e, in generale, con i terzi Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati di criminalità informatica introdotti dalla L. 48/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, introdotti dalla Legge 409/2001 e modificati con Legge 99/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai delitti contro l industria e il commercio, introdotti dalla Legge 99/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati societari introdotti dal D.Lgs. 61/2002 e modificati dalla Legge 262/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati colposi introdotti dalla Legge 123/ Pagina 2 di 40
3 Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita introdotti dal D.Lgs. 231/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai delitti in materia di violazione del diritto d autore introdotti dalla Legge 99/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto al reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria introdotto dalla Legge 116/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati introdotti dal D.Lgs. 121/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati di impiego di cittadini terzi il cui soggiorno è irregolare SEZIONE TERZA ORGANISMO DI VIGILANZA Durata in carica, decadenza e revoca Poteri e funzioni dell Organismo di Vigilanza Reporting dell Organismo di Vigilanza Flussi informativi nei confronti dell Organismo di Vigilanza SEZIONE QUARTA SISTEMA DISCIPLINARE Sanzioni per il personale dipendente Sanzioni per i lavoratori subordinati con la qualifica di dirigenti Sanzioni per i collaboratori sottoposti a direzione o vigilanza Misure nei confronti degli Amministratori Misure nei confronti degli apicali SEZIONE QUINTA DIFFUSIONE DEL MODELLO ADOZIONE E AGGIORNAMENTO DEL MODELLO Pagina 3 di 40
4 - PARTE GENERALE - INQUADRAMENTO NORMATIVO SEZIONE PRIMA 1. IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che reca la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito anche il D.Lgs. 231/2001 o, anche solo il Decreto ), entrato in vigore il 4 luglio 2001 in attuazione dell art. 11 della Legge-Delega 29 settembre 2000 n. 300, ha introdotto nell ordinamento giuridico italiano, conformemente a quanto previsto in ambito comunitario, la responsabilità amministrativa degli enti. Tale forma di responsabilità, sebbene definita amministrativa dal legislatore, presenta i caratteri propri della responsabilità penale, essendo rimesso al giudice penale l accertamento dei reati dai quali essa è fatta derivare, ed essendo estese all ente le garanzie proprie del processo penale. La responsabilità amministrativa dell ente deriva dal compimento di reati, espressamente indicati nel D.Lgs. 231/2001, commessi, nell interesse o a vantaggio dell ente stesso, da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, o che ne esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo (i cosiddetti soggetti apicali ), ovvero che siano sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (i cosiddetti soggetti sottoposti ). Oltre all esistenza dei requisiti sopra descritti, il D.Lgs. 231/2001 richiede anche l accertamento della colpevolezza dell ente, al fine di poterne affermare la responsabilità amministrativa. Tale requisito è riconducibile ad una colpa di organizzazione, da intendersi quale mancata adozione, da parte dell ente, di misure preventive adeguate a prevenire la commissione dei reati elencati al successivo paragrafo, da parte dei soggetti individuati nel Decreto. Laddove l ente sia in grado di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un organizzazione idonea ad evitare la commissione di tali reati, attraverso l adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D.Lgs. 231/2001, questi non risponderà a titolo di responsabilità amministrativa I REATI PREVISTI DAL DECRETO I reati, dal cui compimento è fatta derivare la responsabilità amministrativa dell ente, sono quelli espressamente e tassativamente richiamati dal D.Lgs. 231/2001 e successive modifiche ed integrazioni. Si elencano di seguito i reati attualmente ricompresi nell ambito di applicazione del D.Lgs. 231/2001, precisando tuttavia che si tratta di un elenco destinato ad ampliarsi nel prossimo futuro: Pagina 4 di 40
5 1. Reati contro la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25): Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico o dell Unione Europea (art. 316 bis c.p.); Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o di altro ente pubblico o dell Unione Europea (art. 316 ter c.p.); Truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.); Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.); Frode informatica a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640 ter c.p.); Concussione (art. 317 c.p.); Corruzione (artt. 318, 319, 320, 322 bis c.p.); Corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter c.p.); Induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319 quater c.p.), come inserito dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione ; Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.). 2. Delitti informatici e trattamento illecito di dati, introdotti dalla Legge 48/2008 (art. 24- bis): Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.); Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.); Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.); Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.); Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies c.p.); Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis c.p.); Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro Ente Pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.); Danneggiamento di sistemi informatici e telematici (art quater c.p.); Danneggiamento di sistemi informatici e telematici di pubblica utilità (art quinquies c.p.); Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.). 3. Delitti di criminalità organizzata, introdotti dalla Legge 94/2009 (art. 24 ter): Associazione per delinquere, anche diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, nonché all articolo 12, comma 3-bis, del testo unico delle Pagina 5 di 40
6 disposizioni concernenti la disciplina dell immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (art 416 c.p.); Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416-bis c.p.); Scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.); Sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.); Associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309); Delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo, escluse quelle previste dall'articolo 2 comma 3, della legge 18 aprile 1975, n. 110 (art. 407 comma 2, lett. a), numero 5) c.p.p.). 4. Reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, introdotti dalla Legge 409/2001 e modificati con Legge 99/2009 (art. 25-bis): Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); Alterazione di monete (art. 454 c.p.); Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.); Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.); Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); Uso di valori bollati contraffatti o alterati (art. 464); Falsificazione dei valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.); Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (473 c.p.); Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (474 c.p.). 5. Delitti contro l industria e il commercio, introdotti dalla Legge 99/2009 (art. 25-bis 1): Turbata libertà dell industria o del commercio (art. 513 c.p.); Illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis c.p.); Frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.); Frode nell esercizio del commercio (art. 515 c.p.); Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.); Pagina 6 di 40
7 Vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.); Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.); Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.). 6. Reati societari, introdotti dal D.Lgs. 61/2002 e modificati dalla Legge 262/2005 (art. 25-ter): False comunicazioni sociali (art c.c.); False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art c.c.); Impedito controllo (art. 2625, comma 2, c.c.); Formazione fittizia del capitale (art c.c.); Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.); Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.); Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.); Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.); Omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.); Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.); Corruzione tra privati (art c.c.), come inserito dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione ; Illecita influenza sull assemblea (art c.c.); Aggiotaggio (art c.c.); Ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638, commi 1 e 2, c.c.). 7. Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, introdotti dalla Legge 7/2003 (art. 25 quater): Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell ordine democratico (art. 270-bis c.p.); Assistenza agli associati (art. 270-ter c.p.); Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale art. 270-quater c.p.); Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art quinques c.p.); Condotte con finalità di terrorismo (art. 270-sexies c.p.); Attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280 c.p.); Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280-bis c.p.); Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289-bis c.p.); Pagina 7 di 40
8 Misure urgenti per la tutela dell ordine democratico e della sicurezza pubblica (art. 1 d.l. 15/12/1979, n. 625 conv. con modif. in l. 6/02/1980, n. 15); Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo New York 9 dicembre 1999 (art. 2). 8. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, introdotti dalla Legge 7/2006 (art. 25 quater. 1): Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis c.p.) 9. Delitti contro la personalità individuale, introdotti dalla Legge 228/2003 e modificati con la Legge 38/2006 (art. 25 quinquies): Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.); Prostituzione minorile (art. 600-bis, commi 1 e 2, c.p.); Pornografia minorile (art. 600-ter c.p.); Detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.); Pornografia virtuale (art. 600-quater.1 c.p.); Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art quinquies c.p.); Tratta di persone (art. 601 c.p.); Acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.). 10. Abusi di mercato, introdotti dalla Legge 62/2005 e modificati dalla Legge 262/2005 (art. 25-sexies): Abuso di informazioni privilegiate (art. 184 D.Lgs. 58/1998); Manipolazione del mercato (art. 185 D.Lgs. 58/1998). 11. Reati transnazionali, introdotti dalla Legge 146/2006: Associazione per delinquere (art. 416 c.p.); Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416-bis c.p.); Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (DPR 43/1973, art. 29- quater); Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (DPR 309/1990, art. 74); Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (D.Lgs. 286/1998, art. 12); Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.); Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.). 12. Reati colposi commessi in violazione della normativa antinfortunistica e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro, introdotti dalla Legge 123/2007 (art. 25-septies): Pagina 8 di 40
9 Omicidio colposo (art. 589 c.p.); Lesioni personali colpose, gravi o gravissime (art. 590 c.p.). 13. Reati in materia di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita introdotti dal D.Lgs. 231/2007 (art. 25-octies): Ricettazione (art. 648 c.p.); Riciclaggio (art. 648-bis c.p.); Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.). 14. Delitti in materia di violazione del diritto d autore, introdotti dalla Legge 99/2009 (art. 25-novies): Immissione su sistemi di reti telematiche, a disposizione del pubblico, mediante connessioni di qualsiasi genere, di un opera dell ingegno protetta o di parte di essa (art. 171 comma 1, lett. a-bis), Legge 633/1941); Reati di cui al punto precedente commessi in riferimento ad un opera altrui non destinata alla pubblicazione, ovvero con usurpazione della paternità dell'opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell'opera medesima, qualora ne risulti offesa all'onore o alla reputazione dell'autore (art. 171, comma 3, Legge 633/1941); Abusiva duplicazione, per trarne profitto, di programmi per elaboratore; importazione, distribuzione, vendita, detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale o concessione in locazione di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla SIAE; predisposizione di mezzi intesi unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l'elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori (art. 171-bis, comma 1, Legge 633/1941); Riproduzione, trasferimenti su altro supporto, distribuzione, comunicazione, presentazione o dimostrazione in pubblico del contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies Legge 633/1941, al fine di trarne profitto e su supporti non contrassegnati SIAE; estrazione o reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter Legge 633/41; distribuzione, vendita e concessione in locazione della banca di dati (art. 171-bis, comma 2, Legge 633/1941); Abusiva duplicazione, riproduzione, trasmissione o diffusione in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, di un opera dell ingegno destinata al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio, dischi nastri o supporti analoghi ovvero ogni altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento; abusiva riproduzione, trasmissione o diffusione in pubblico, con qualsiasi procedimento, di opere, o parti di opere, letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, multimediali, anche se inserite in opere collettive o composite o banche dati; detenzione per la vendita o la distribuzione, messa in commercio, concessione in noleggio o comunque cessione a qualsiasi titolo, proiezione in pubblico, Pagina 9 di 40
10 trasmissione a mezzo della televisione con qualsiasi procedimento, trasmissione a mezzo della radio, ascolto in pubblico delle duplicazioni o riproduzioni abusive menzionate; detenzione per la vendita o la distribuzione, messa in commercio, vendita, noleggio, cessione a qualsiasi titolo, trasmissione a mezzo della radio o della televisione con qualsiasi procedimento, di videocassette, musicassette, qualsiasi supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, o di altro supporto per il quale è prescritta, ai sensi della Legge 633/1941, l'apposizione di contrassegno SIAE, privi del contrassegno medesimo o dotati di contrassegno contraffatto o alterato; ritrasmissione o diffusione con qualsiasi mezzo, in assenza di accordo con il legittimo distributore, di un servizio criptato ricevuto per mezzo di apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni ad accesso condizionato; introduzione nel territorio dello Stato, detenzione per la vendita o la distribuzione, distribuzione, vendita, concessione in noleggio, cessione a qualsiasi titolo, promozione commerciale, installazione di dispositivi o elementi di decodificazione speciale che consentono l'accesso ad un servizio criptato senza il pagamento del canone dovuto; fabbricazione, importazione, distribuzione, vendita, noleggio, cessione a qualsiasi titolo, pubblicizzazione per la vendita o il noleggio, o detenzione per scopi commerciali, di attrezzature, prodotti o componenti, ovvero prestazione di servizi che abbiano la prevalente finalità o l'uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all' art. 102-quater, Legge 633/1941 ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l'elusione di predette misure; rimozione abusiva o alterazione delle informazioni elettroniche di cui all'articolo 102-quinquies, ovvero distribuzione, importazione a fini di distribuzione, diffusione per radio o per televisione, comunicazione o messa a disposizione del pubblico di opere o altri materiali protetti dai quali siano state rimosse o alterate le informazioni elettroniche stesse (art. 171-ter comma 1, Legge 633/1941); Riproduzione, duplicazione, trasmissione o abusiva diffusione, vendita o messa in commercio, cessione a qualsiasi titolo o abusiva importazione di oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi; comunicazione al pubblico, a fini di lucro, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, di un'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore, o parte di essa; commissione di uno dei reati di cui al punto precedente esercitando in forma imprenditoriale attività di riproduzione, distribuzione, vendita o commercializzazione, importazione di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi; promozione o organizzazione delle attività illecite di cui al punto precedente (art. 171-ter comma 2, Legge 633/1941); Mancata comunicazione alla SIAE, da parte di produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno di cui all'articolo 181-bis Legge 633/1941, entro trenta giorni dalla data di immissione in commercio sul territorio nazionale o di importazione, dei dati necessari alla univoca identificazione dei supporti non soggetti al contrassegno o falsa dichiarazione sull assolvimento degli obblighi di cui all art. 181bis, comma 2 di detti dati (art. 171-septies, Legge 633/1941); Fraudolenta produzione, vendita, importazione, promozione, installazione, modifica, utilizzazione per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale (art. 171-octies, Legge 633/1941). Pagina 10 di 40
11 15. Reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria, introdotto dalla Legge 116/2009 (art. 25-decies): Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.). 16. Reati ambientali, introdotti dal D.Lgs. 121/2011 (art. 25-undecies): Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art bis c.p.); Distruzione o deterioramento di habitat all interno di un sito protetto (art. 733-bis c.p.); Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose, in assenza di autorizzazione o dopo che la stessa sia stata sospesa o revocata e scarico nelle acque del mare, da parte di navi o aeromobili, di sostanze o materiali per i quali vige il divieto assoluto di sversamento (art. 137 commi 2, 3, 5, 11 e 13 D.Lgs. 152/2006); Attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256 commi 1, 3, 5 e 6 secondo periodo D.Lgs. 152/2006); Omessa bonifica dei siti in conformità al progetto approvato dall autorità competente (art. 257 commi 1 e 2 D.Lgs. 152/2006); Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258 comma 4 secondo periodo D.Lgs. 152/2006); Traffico illecito di rifiuti (art. 259 comma 1 D.Lgs. 152/2006); Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 commi 1 e 2 D.Lgs. 152/2006); Falsità ideologica del certificato di analisi dei rifiuti, anche utilizzato nell ambito del SISTRI Area Movimentazione, e falsità ideologica e materiale della scheda SISTRI Area Movimentazione (art. 260-bis D.Lgs. 152/2006); Superamento di valori limite di emissione che determinano il superamento dei valori limite di qualità dell aria (art. 279 comma 5 D.Lgs. 152/2006); Importazione, esportazione, riesportazione di esemplari appartenenti alle specie protette di cui agli Allegati A, B e C del Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e ss.mm.ii.; omessa osservanza delle prescrizioni finalizzate all incolumità degli esemplari appartenenti alle specie protette; uso dei predetti esemplari in modo difforme dalle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o certificativi; trasporto e transito degli esemplari in assenza del certificato o della licenza prescritti; commercio di piante riprodotte artificialmente in contrasto con le prescrizioni di cui all art. 7 par. 1 lett. b) Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e ss.mm.ii.; detenzione, uso per scopo di lucro, acquisto, vendita, esposizione o detenzione per la vendita o per fini commerciali, offerta in vendita o cessione di esemplari senza la prescritta documentazione (artt. 1 e 2 Legge n. 150/1992); Pagina 11 di 40
12 Falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazione, dichiarazioni, comunicazioni di informazioni previste dall'art. 16, par. 1, lett. a), c), d), e), ed l), del Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e ss.mm.ii. (art. 3 Legge n. 150/1992); Detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l'incolumità pubblica (art. 6 Legge n. 150/1992); Cessazione e riduzione dell impiego di sostanze lesive (art. 3 Legge n. 549/1993); Inquinamento doloso di nave battente qualsiasi bandiera (art. 8 D.Lgs. n. 202/2007); Inquinamento colposo di nave battente qualsiasi bandiera (art. 9 D.Lgs. n. 202/2007). 17. Reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, introdotto nel Decreto dal D.Lgs. 109/2012 (art. 25-duodecies): Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 22 commi 12 e 12-bis del D.Lgs. n. 286/1998) LE SANZIONI COMMINATE DAL DECRETO Il sistema sanzionatorio descritto dal D.Lgs. 231/2001, a fronte del compimento dei reati sopra elencati, prevede, a seconda degli illeciti commessi, l applicazione delle seguenti sanzioni amministrative: - sanzioni pecuniarie; - sanzioni interdittive; - confisca; - pubblicazione della sentenza. Le sanzioni interdittive, che possono essere comminate solo laddove espressamente previste e anche in via cautelare, sono le seguenti: - interdizione dall esercizio dell attività; - sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; - divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione; - esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, e/o revoca di quelli eventualmente già concessi; - divieto di pubblicizzare beni o servizi. Il D.Lgs. 231/2001 prevede, inoltre, che al ricorrere delle condizioni previste dall art. 15 del Decreto, il giudice, in luogo dell'applicazione della sanzione interdittiva, possa disporre la prosecuzione dell'attività da parte di un commissario giudiziale nominato per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata. Pagina 12 di 40
13 1.4. CONDIZIONE ESIMENTE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA L art. 6 del D.Lgs. 231/2001 stabilisce che l ente non risponda a titolo di responsabilità amministrativa, qualora dimostri che: - l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; - il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli e di curarne il relativo aggiornamento, è stato affidato ad un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (c.d. Organismo di Vigilanza); - le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione gestione e controllo; - non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di Vigilanza. L adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo, dunque, consente all ente di potersi sottrarre all imputazione di responsabilità amministrativa. La mera adozione di tale documento, con delibera dell organo amministrativo dell ente, non è, tuttavia, di per sé sufficiente ad escludere detta responsabilità, essendo necessario che il modello sia efficacemente ed effettivamente attuato. Con riferimento all efficacia del modello di organizzazione, gestione e controllo per la prevenzione della commissione dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001, si richiede che esso: - individui le attività aziendali nel cui ambito possono essere commessi i reati; - preveda specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; - individui modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; - preveda obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli; - introduca un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello di organizzazione, gestione e controllo. Con riferimento all effettiva applicazione del modello di organizzazione, gestione e controllo, il D.Lgs. 231/2001 richiede: - una verifica periodica, e, nel caso in cui siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni imposte dal modello o intervengano mutamenti nell organizzazione o nell attività dell ente ovvero modifiche legislative, la modifica del modello di organizzazione, gestione e controllo; - l irrogazione di sanzioni in caso di violazione delle prescrizioni imposte dal modello di organizzazione, gestione e controllo LE LINEE GUIDA DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA L art. 6 del D.Lgs. 231/2001 dispone espressamente che i modelli di organizzazione, gestione e controllo possano essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti. Le Linee Guida per la redazione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo, predisposte dalle principali associazioni di categoria, tra cui si richiamano in particolare quelle di Confindustria aggiornate alla data del 31 marzo 2008 e approvate dal Ministero della Pagina 13 di 40
14 Giustizia il 2 aprile 2008, prevedono in generale le seguenti fasi progettuali: - l identificazione dei rischi, ossia l analisi del contesto aziendale per evidenziare in quali aree di attività e secondo quali modalità si possano verificare i reati previsti dal D.Lgs. 231/2001; - la predisposizione di un sistema di controllo idoneo a prevenire i rischi di reato identificati nella fase precedente, attraverso la valutazione del sistema di controllo esistente all interno dell ente ed il suo grado di adeguamento alle esigenze espresse dal D.Lgs. 231/2001. Le componenti più rilevanti del sistema di controllo per garantire l efficacia del modello di organizzazione, gestione e controllo sono identificate nelle seguenti: - la previsione di principi etici e di regole comportamentali in un Codice Etico; - un sistema organizzativo sufficientemente formalizzato e chiaro, in particolare con riguardo all attribuzione di responsabilità, alle linee di dipendenza gerarchica e descrizione dei compiti con specifica previsione di principi di controllo; - procedure manuali e/o informatiche che regolino lo svolgimento delle attività, prevedendo opportuni controlli; - poteri autorizzativi e di firma coerenti con le responsabilità organizzative e gestionali attribuite dall ente, indicando, laddove opportuno, la previsione di limiti di spesa; - sistemi di controllo di gestione, capaci di segnalare tempestivamente possibili criticità; - informazione e formazione del personale. Dette Linee Guida precisano, inoltre, che le componenti del sistema di controllo sopra descritte devono conformarsi ad una serie di principi di controllo, tra cui: - verificabilità, tracciabilità, coerenza e congruità di ogni operazione, transazione e azione; - applicazione del principio di separazione delle funzioni e segregazione dei compiti (nessuno può gestire in autonomia un intero processo); - istituzione, esecuzione e documentazione dell attività di controllo sui processi e sulle attività a rischio di reato. Di conseguenza, il presente documento è stato predisposto tenendo in considerazione anche le indicazioni fornite dalle associazioni di categoria e, più in particolare, quelle fornite nelle Linee Guida di Confindustria, adattandole alle peculiarità della società. Pagina 14 di 40
15 - PARTE SPECIALE - IL MODELLO ORGANIZZATIVO DI CLIVET S.P.A. SEZIONE SECONDA 2. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI CLIVET S.P.A FINALITÀ DEL MODELLO Clivet S.p.a. (di seguito Clivet o la Società ), costituita nel 1989, è leader a livello Europeo nella progettazione, produzione e distribuzione dei sistemi per la climatizzazione, il riscaldamento, il rinnovo e la purificazione dell aria con un ampia gamma di soluzioni per il residenziale, il terziario e l industria. La vocazione aziendale è quella di aumentare il comfort della collettività con la messa a punto di sistemi tecnologicamente avanzati che utilizzino fonti rinnovabili, ottimizzino l uso delle energie, producano un minimo impatto ambientale e riducano il Total Life Cycle Cost: Unità a basso consumo energetico; Utilizzo di energia pulita; Utilizzo di gas refrigeranti ecologici; ZERO emissioni dirette di CO2 in ambiente. Clivet, da sempre, ha chiaramente definito la sua strategia d'impresa nello sviluppo di sistemi impiantistici ad alta Efficienza Energetica ed ha posto la sua Ricerca e Sviluppo a completo servizio di questa strategia, investendo importanti risorse economiche ed umane ed identificando la propria Mission in "Comfort & Energy Saving". I sistemi di climatizzazione della Società sono studiati specificamente per ogni tipo di applicazione e per rispondere in modo eccellente alle diverse esigenze di comfort ambientale per le tre aree di business, basandosi su un ampia e completa gamma di prodotti, rispettando precisi standard di qualità.la Società ha sviluppato negli anni innovative gamme di prodotto e sistemi specializzati e dedicati alle esigenze dei diversi tipi di installazione, ottenendo una posizione di leadership in alcuni importanti segmenti del mercato della climatizzazione.ù La Società si avvale di un sistema di gestione della Qualità ai sensi degli standard previsti dall' ISO 9001, pensato per controllare i processi aziendali affinché siano indirizzati al miglioramento della efficacia e dell'efficienza della organizzazione oltre che alla soddisfazione del cliente. Clivet, consapevole dell importanza di adottare ed efficacemente attuare un modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001, idoneo a prevenire la commissione di comportamenti illeciti nel contesto aziendale, ha approvato, con delibera del Consiglio di Amministrazione in data 22/01/2015 il proprio modello di organizzazione, gestione e controllo (di seguito anche il Modello ), sul presupposto che lo stesso costituisca un valido strumento di sensibilizzazione dei destinatari (come definiti al paragrafo 2.2) ad assumere comportamenti corretti e trasparenti. Pagina 15 di 40
16 Attraverso l adozione del Modello, Clivet intende perseguire le seguenti finalità: - vietare i comportamenti che possano integrare le fattispecie di reato ricomprese nel Decreto; - diffondere la consapevolezza che, dalla violazione del Decreto, delle prescrizioni contenute nel Modello e dei principi del Codice Etico della Società, possa derivare l applicazione di misure sanzionatorie (pecuniarie e interdittive) anche a carico della Società; - consentire, grazie ad una costante azione di monitoraggio sulla corretta attuazione del sistema di norme interno, di prevenire e/o contrastare tempestivamente la commissione di reati rilevanti ai sensi del Decreto DESTINATARI Le disposizioni del presente Modello sono vincolanti per il Presidente del Consiglio di Amministrazione, i Consiglieri di Amministrazione, i Responsabili di Funzione e più in generale - per tutti coloro che rivestono, in Clivet, funzioni di rappresentanza, amministrazione e direzione ovvero gestione e controllo (anche di fatto), per i dipendenti, ivi compresi quelli con qualifica dirigenziale, e per i collaboratori sottoposti a direzione o vigilanza delle figure apicali (di seguito i Destinatari ) ELEMENTI FONDAMENTALI DEL MODELLO Gli elementi fondamentali sviluppati da Clivet nella definizione del proprio Modello, possono essere così riassunti: - l attività di mappatura delle attività cosiddette sensibili, con esempi di possibili modalità di realizzazione dei reati e dei processi strumentali e/o funzionali nel cui ambito, in linea di principio, potrebbero verificarsi le condizioni e/o i mezzi per la commissione dei reati ricompresi nel Decreto, formalizzata nel documento aziendale denominato Matrice delle Attività a Rischio Reato di cui al paragrafo 2.5.; - la previsione di specifici presidi di controllo relativamente ai processi strumentali e di gestione ritenuti esposti al rischio potenziale di commissione di reati; - la nomina di un Organismo di Vigilanza, con attribuzione di specifici compiti di vigilanza sull efficace attuazione ed effettiva applicazione del Modello e di cui alla Sezione Terza; - l adozione di un sistema sanzionatorio volto a garantire l efficace attuazione del Modello, contenente le misure disciplinari applicabili in caso di violazione delle prescrizioni dello stesso, descritto nella Sezione Quarta del presente Modello; - lo svolgimento di un attività di informazione e formazione sui contenuti del presente Modello CODICE ETICO DI CLIVET E MODELLO Come sopra richiamato, la Società determinata ad improntare lo svolgimento delle attività aziendali al rispetto della legalità e dei principi cui appartiene, ha recepito e formalmente adottato, con riferimento ai Destinatari identificati dalla Società, il Codice Etico con il quale Clivet ha inteso diffondere le linee guida alla conformità legale e alla condotta etica, anche con Pagina 16 di 40
17 specifico riferimento ai contenuti del D.Lgs. 231/2001. Il Codice Etico costituisce il più diretto riferimento in ambito etico ed include una serie di regole di deontologia aziendale che la Società riconosce come proprie e delle quali esige l osservanza da parte dei propri organi sociali e dei dipendenti, sia dei terzi che, a qualunque titolo, intrattengano con essa rapporti. Il Modello, le cui previsioni sono in ogni caso coerenti e conformi ai principi della documentazione aziendale in ambito etico, risponde più specificamente alle esigenze espresse dal Decreto ed è, pertanto, finalizzato a prevenire la commissione delle fattispecie di reato ricomprese nell ambito di operatività del D.Lgs. 231/2001. La documentazione in ambito etico adottata dalla Società, pur essendo dotata di una propria valenza autonoma, afferma principi etico-comportamentali idonei anche a prevenire i comportamenti illeciti di cui al Decreto, acquisendo quindi rilevanza anche ai fini del Modello e diventandone un elemento complementare PERCORSO METODOLOGICO DI DEFINIZIONE DEL MODELLO: MAPPATURA DELLE AREE DI ATTIVITÀ A RISCHIO-REATO - PROCESSI STRUMENTALI E DI GESTIONE Il D.Lgs. 231/2001 prevede espressamente, al relativo art. 6, comma 2, lett. a), che il modello di organizzazione, gestione e controllo dell ente individui le attività nel cui ambito possano essere potenzialmente commessi i reati inclusi nel Decreto. Di conseguenza, Clivet ha proceduto ad effettuare una approfondita analisi delle proprie attività aziendali, prendendo in considerazione la propria struttura organizzativa e le informazioni rese, nell ambito di specifiche interviste, dai referenti della Società che, in ragione del ruolo ricoperto, risultano provvisti della più ampia e profonda conoscenza dell operatività del settore di attività di relativa competenza. I risultati dell attività sopra descritta sono stati successivamente raccolti in una scheda descrittiva, denominata Matrice delle Attività a Rischio Reato ex D.Lgs. 231/2001, che illustra in dettaglio i profili di rischio di commissione dei reati ricompresi nel Decreto identificati nell ambito delle attività di Clivet. In particolare, nella Matrice delle Attività a Rischio-Reato vengono individuate le aree aziendali (a loro volta articolate in sotto attività) risultate a rischio di possibile commissione di taluni dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 (c.d. attività sensibili ), i reati ad esse associabili, gli esempi di possibili modalità e finalità di realizzazione degli stessi, nonché i processi nel cui svolgimento, sempre in linea di principio, potrebbero crearsi gli strumenti e/o i mezzi per la commissione dei reati stessi (c.d. processi strumentali e di gestione ). Detta Matrice, che forma parte del Modello, è custodito presso la Società a cura della Funzioni qualità e amministrazione ed è a disposizione per eventuale consultazione da parte deglii Amministratori, dei Sindaci, dell Organismo di Vigilanza e di chiunque sia legittimato dalla Società a prenderne visione. Aree di Attività a Rischio-Reato Nello specifico, all esito dell attività di analisi sopra descritta è stato riscontrato un potenziale rischio di commissione dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 nelle seguenti aree di attività della Società, che vengono riportate come indicate nella Matrice delle Attività a Rischio Reato: A. Gestione dei rapporti di profilo istituzionale con soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione e soggetti privati - (Area inserita in via del tutto prudenziale) Pagina 17 di 40
18 B. Gestione dell'ideazione, produzione e commercializzazione dei prodotti, nonché degli adempimenti connessi; C. Gestione del sistema sicurezza ai sensi del d. lgs. 81/2008 (testo unico sicurezza); D. Gestione delle attività di stabilimento e degli adempimenti ambientali nell'ambito delle attività aziendali, anche in occasione di verifiche, ispezioni e accertamenti da parte degli enti pubblici competenti o delle autorità di vigilanza; E. Gestione degli adempimenti richiesti dalla normativa vigente non connessi all'attività caratteristica, anche in occasione di verifiche ed ispezioni da parte degli enti pubblici competenti o delle autorità amministrative indipendenti; F. Gestione degli adempimenti in materia di assunzioni, cessazione del rapporto di lavoro, retribuzioni, ritenute fiscali e contributi previdenziali e assistenziali, relativi a dipendenti e collaboratori; G. Gestione dei contenziosi giudiziali e delle problematiche connesse; H. Gestione, utilizzo e manutenzione del sistema informativo aziendale; I. Gestione dei rapporti con gli enti pubblici competenti per l'espletamento degli adempimenti necessari alla richiesta di finanziamenti e contributi, e predisposizione della relativa documentazione (Area inserita in via del tutto prudenziale); J. Coordinamento e gestione della contabilità generale e formazione del bilancio; K. Adempimenti societari In considerazione delle aree di attività aziendale sopra riportate, sono risultati potenzialmente associabili i seguenti reati: - Artt. 24 e 25 (Reati contro la Pubblica Amministrazione); - Art. 24 bis (Reati di criminalità informatica e trattamento illecito di dati); - Art. 25 bis (Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento); - Art. 25 bis.1 (Delitti contro l industria e il commercio); - Art. 25 ter (Reati societari e Corruzione tra privati); - Art. 25 septies (Reati colposi commessi in violazione della normativa antinfortunistica e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro); - Art. 25 octies (Ricettazione, Riciclaggio, Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita) - Art. 25 novies (Delitti in materia di violazione del diritto d autore); Pagina 18 di 40
19 - Art. 25 decies (Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria); - Art. 25 undecies (Reati ambientali); - Art. 25 duodecies (Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare). Non si sono, invece, ravvisati profili di rischio rispetto alla commissione di altre fattispecie di reato ricomprese dal Decreto e, in particolare, dei reati di cui agli artt.: 24 ter (Delitti di criminalità organizzata); 25 quater (Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico); 25 quater-1 (Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili); 25 quinquies (Delitti contro la personalità individuale); 25 sexies (Abusi di mercato); Reati transnazionali di cui all art. 10 della Legge 146/2006. Si ritiene, peraltro, che i principi del Codice Etico adottato siano idonei a presidiare il rischio di commissione di detti reati attraverso l enunciazione dei principi etici di legalità, trasparenza e correttezza. Processi aziendali (strumentali e funzionali alla potenziale commissione dei reati) Nell ambito della Matrice sono stati inoltre individuati i processi strumentali e funzionali (anche definiti di gestione ) rilevanti in chiave 231, ovverosia quei processi nel cui ambito, in linea di principio, potrebbero verificarsi le condizioni e/o i mezzi per la commissione delle fattispecie di reato rilevanti ai fini del Decreto, e precisamente: 1. Acquisti di beni, servizi e consulenze 2. Progettazione, sviluppo e commercializzazione dei prodotti 3. Rapporti con la Pubblica Amministrazione e con le Autorità Amministrative Indipendenti 4. Gestione dei flussi monetari e finanziari 5. Selezione, assunzione e gestione del personale e dei rimborsi spese 6. Gestione donazioni, sponsorizzazioni, omaggi e di altre liberalità 7. Gestione della contabilità, formazione del bilancio e rapporti con gli Organi di Controllo 8. Gestione del sistema di salute e sicurezza 9. Gestione degli adempimenti in materia ambientale 10. Gestione e manutenzione del sistema informativo 11. Gestione delle richieste di finanziamenti pubblici Pagina 19 di 40
20 2.6. SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO Nella predisposizione del Modello, Clivet ha tenuto in considerazione il sistema di controllo interno esistente, al fine di verificare se esso fosse idoneo a prevenire gli specifici reati previsti dal Decreto e identificati come potenzialmente realizzabili nelle aree di attività della Società. Il sistema di controllo coinvolge ogni settore dell attività svolta dalla Società attraverso la distinzione dei compiti operativi da quelli di controllo, riducendo ragionevolmente i possibili conflitti di interesse. In particolare, il sistema di controllo interno di Clivet si basa, oltre che sulle regole comportamentali previste nel presente Modello, anche sui seguenti elementi: - il quadro normativo e regolamentare applicabile alle attività aziendali; - il Codice Etico; - il sistema di deleghe e procure; - la struttura organizzativa, riflessa nell organigramma aziendale - il corpus procedurale cui la Società fa riferimento, costituito dalle procedure e note operative collegate al Sistema di Gestione Qualità in conformità alle norme ISO 9001 di cui Clivet detiene la certificazione; - la presenza di sistemi informativi integrati, anch essi orientati alla segregazione delle funzioni, nonché alla standardizzazione dei processi e alla protezione delle informazioni in essi contenute, con riferimento sia ai sistemi gestionali e contabili che ai sistemi utilizzati a supporto delle attività operative connesse al business. L attuale sistema di controllo interno di Clivet, inteso come processo attuato al fine di gestire e monitorare i principali rischi e consentire una conduzione delle attività sociali corretta e sana, è in grado di garantire il raggiungimento dei seguenti obiettivi: efficacia ed efficienza nell impiegare le risorse, nel proteggersi dalle perdite e nel salvaguardare il patrimonio della Società; rispetto delle leggi e dei regolamenti applicabili in tutte le operazioni ed azioni; affidabilità delle informazioni, da intendersi come comunicazioni tempestive ed affidabili a garanzia del corretto svolgimento di ogni processo decisionale. Alla base di detto sistema di controllo interno vi sono i seguenti principi: ogni operazione, transazione e azione deve essere veritiera, verificabile, coerente e documentata; nessuno gestisce un intero processo in autonomia (cosiddetta «segregazione dei compiti»); il sistema di controllo interno è in grado di documentare l esecuzione dei controlli REGOLE COMPORTAMENTALI DI CARATTERE GENERALE Di seguito sono declinate le regole comportamentali di carattere generale che devono essere osservate dai Destinatari al fine di prevenire il rischio di commissione dei reati associati alle attività aziendali. Pagina 20 di 40
21 La violazione di dette regole legittima Clivet all applicazione delle misure sanzionatorie previste nella Sezione Quarta del presente Modello. Comportamenti da tenere nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, con le Autorità Amministrative Indipendenti e, in generale, con i terzi Le seguenti regole di comportamento di carattere generale si applicano ai Destinatari del presente Modello che, a qualunque titolo, e per conto o nell interesse di Clivet, intrattengano rapporti con pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio o, più in generale, con rappresentanti della Pubblica Amministrazione e/o delle Autorità di Vigilanza e/o delle Autorità Amministrative Indipendenti, italiane o estere (di seguito, Rappresentanti della Pubblica Amministrazione ) e con soggetti privati identificati dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione. In linea generale, è fatto divieto ai Destinatari di influenzare in maniera impropria e/o illecita le decisioni dei Rappresentanti della Pubblica Amministrazione e di terzi con cui la Società intrattenga rapporti. In particolare, è fatto loro divieto di: - promettere, offrire, corrispondere, direttamente o tramite terzi, somme di denaro o altre utilità in cambio di favori, compensi o altri vantaggi per sé e/o per Clivet, nemmeno assecondando il comportamento induttivo da parte del pubblico ufficiale o dell incaricato di pubblico servizio; - promettere, offrire, corrispondere omaggi o forme di ospitalità che eccedano le normali pratiche commerciali o di cortesia e, in ogni caso, tali da compromettere l imparzialità e l indipendenza di giudizio della controparte, nonché l integrità e la reputazione di quest ultima, nemmeno assecondando il comportamento induttivo da parte del pubblico ufficiale o dell incaricato di pubblico servizio; - influenzare indebitamente i rapporti con la Pubblica Amministrazione e, in generale, con i terzi in relazione al business della Società; - favorire nei processi di acquisto fornitori, consulenti o altri soggetti segnalati in cambio di vantaggi di qualsivoglia natura per sé e/o per Clivet; - danneggiare fornitori in possesso dei requisiti richiesti nella selezione, ricorrendo a criteri parziali, non oggettivi e pretestuosi; - favorire indebitamente un fornitore disapplicando le disposizioni contrattuali previste, accettando documentazione falsa o erronea, scambiando informazioni sulle offerte degli altri fornitori, approvando requisiti inesistenti, ricevendo servizi e forniture diverse da quelle contrattualmente previste; - accettare o ricevere omaggi o altri vantaggi, anche in denaro, volti a influenzare l imparzialità e indipendenza del proprio giudizio; - procurare indebitamente, a sé, a terzi o alla Società, vantaggi di qualsivoglia natura a danno della Pubblica Amministrazione o di un terzo; - favorire, nei processi di assunzione e di selezione, dipendenti, collaboratori e consulenti, dietro specifica segnalazione, in cambio di favori, compensi e/o altri vantaggi per sé e/o per Clivet; - effettuare/ricevere pagamenti nei rapporti con collaboratori, clienti, fornitori, consulenti o altri soggetti terzi, che non trovino adeguata giustificazione nel rapporto contrattuale in essere, nemmeno assecondando il comportamento induttivo da parte del pubblico ufficiale o dell incaricato di pubblico servizio; Pagina 21 di 40

References: art. 11
 articolo 12
 art. 270
 art. 29
 art. 74
 art. 12
 art. 102
 art. 181
 art. 7
 art. 15
 art. 6
 art. 6
 art. 6
 Art. 24
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 art. 10