Source: http://studiolegaleriva.it/public/Affidamento-condiviso-Guida-ragionata-alle-sue-regole-principali
Timestamp: 2020-08-04 22:55:50+00:00

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L'Affidamento condiviso. Guida ragionata alle sue regole principali - Studio Legale Riva
Come noto, alla separazione dei genitori l’affido condiviso dei figli rappresenta ormai una regola dalle rare eccezioni.
Ma conosciamo il vero significato di questo termine? Che cosa comporta avere la responsabilità genitoriale sui figli? Inoltre, l’affidamento riguarda tutti i figli, anche quelli maggiorenni? Che differenza c’è tra affidamento e collocamento dei figli? Il genitore che vive coi figli si può trasferire con loro?
In questa guida cercheremo di dare risposta a queste ed a molte altre domande.
Per quanto riguarda, nello specifico, i portatori di handicap, anche se la legge prevede espressamente che ad essi vada applicata la disciplina dettata per i figli minori [11], tale previsione è da intendersi con riferimento al solo obbligo di mantenimento. Se, infatti, non viene accertata (in uno specifico giudizio di interdizione o di inabilitazione) l’incapacità di agire del giovane, egli devepresumersi capace di intendere e di volere e, in quanto tale, di scegliere con chi e come vivere.
In altre parole, non si può concludere in modo automatico che il figlio maggiorenne, portatore di handicap grave, non abbia capacità di agire, ma occorre procedere prima all’accertamento di tale incapacità al fine di adottare le misure a sua tutela previste dalla legge [12].
In linea generale, si ritiene attualmente che la distanza dei luoghi di residenza dei genitori condiviso non rappresenti un ostacolo per il giudice nel disporre l’affido condiviso; essa può semmai incidere sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore (ossia sul diritto di visita) [24] .
Al contempo, però, anche i genitori hanno – come qualsiasi altro cittadino – il diritto di scegliere il luogo dove vivere e collocare la propria residenza abituale.
Ma come fa il giudice a decidere sull’affidamento (e collocamento) se i genitori vivono in Stati diversi?
– secondo il primo, il genitore collocatario non ha bisogno di ottenere tale consenso se la decisione è assunta nell’interesse del figlio (si pensi dall’esigenza di avvalersi del contributo e del sostegno oppure a ragione legate necessità lavorative) [29];
– secondo, invece, un altro orientamento, occorre che il genitore che intende trasferirsi ottenga il consenso all’altro. All’atto pratico, quindi, ove non ottenga tale consenso, il genitore collocatario dei figli dovrà rivolgersi al giudice per ottenere la modifica delle condizioni di separazione e delle modalità dell’affidamento [30] a prescindere da quali siano le ragioni alla base della sua decisione; in caso contrario, egli non solo rischia di incorrere nelle sanzioni previste dalla legge in caso di mancato rispetto dei provvedimenti giudiziali in vigore [31] ma anche di veder collocato il figlio presso l’altro genitore [32].
Se il genitore presso cui è collocata la prole conduce quest’ultima, contro la volontà dell’altro genitore (o a sua insaputa) in uno Stato diverso rispetto a quello dove essa ha la sua residenza abituale, ciò rappresenta una condotta illegittima (nella specie, il reato di sottrazione internazionale di minori) a seguito della quale l’autorità competente del luogo ove il minore è stato condotto può ordinarne il rimpatrio immediato del minore [33] .
L’allontanamento della prole, infatti, rappresenta un ostacolo al concreto esercizio delle modalità dell’affidamento in quanto finisce col condizionare in modo significativo l’esercizio del diritto-dovere del genitore non collocatario a frequentare i minori, a causa dell’inevitabile diradamento degli incontri tra genitore e figlio [34].
L’affido condiviso rappresenta una regola dalle poche eccezioni che, in ogni caso, solo il giudice può prevedere. A nulla varrebbe, dunque, l’ eventuale accordo intervenuto tra i genitori in una procedura consensuale che preveda la rinuncia all’affido condiviso da parte di uno di loro; l’unico e il solo obiettivo che, infatti, il giudice deve perseguire è rappresentato dall’interesse dei minori a ricevere cure e assistenza morale e materiale sia dalla madre che dal padre [35].
Autore: Avv. Maria Elena Casarano – www.laleggepertutti.it
[1] Art. 315 bis comma 1° cod. civ.
[2] Art. 337 ter comma 1° cod. civ.
[7] Art. 337 ter comma 3° cod. civ.
[9] Art. 337 ter comma 3° cod. civ.
[11] Art. 337 septies comma 2° cod. civ.
[14] Art. 324 comma 1° cod. civ.
[30] Art. 337 sexies comma 2° cod. civ.
[31] Ai sensi dell’art. 709 ter comma 2° cod. civ..
[32] Trib. Tivol,i 1.02 2011; C.App. Firenze, 10.06.2009; Trib. Bari, 10.03 2009; C.App. Napoli, 12.12.2008; C.App. Napoli, 17.10.2008; C.App. Roma 1.10. 2008; Trib. Pisa, 24.01.2008.
[33] Conv. dell’Aja 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori e Reg. CE 27 novembre 2003 n. 2201/2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale.
[34] C.App. Venezia, 17.09.2007.

References: Art. 315
 Art. 337
 Art. 337
 Art. 337
 Art. 337
 Art. 324
 Art. 337