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CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 15/06/2016 Sentenza n.25041 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 15/06/2016 (Ud. 18/05/2016) Sentenza n.25041
BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Abusi paesaggistici - Natura di reato di pericolo - Principio di offensività - Attitudine della condotta posta in essere ad arrecare pregiudizio al bene protetto - DANNO AMBIENTALE - Danno al paesaggio ed all'ambiente - Individuazione ex ante della potenzialità lesiva degli interventi - DIRITTO URBANISTICO - Diversità di tutela con la disciplina urbanistica ed edilizia - Art. 181 c.1°, 142 lett. f) e 146 D.Lvo n.42/2004 - Artt. 185 c.2° lett. d), 184 e 256 c.1° D.Lgs. n. 152/2006.
In tema di abusi paesaggistici, il principio di offensività opera in relazione alla attitudine della condotta posta in essere ad arrecare pregiudizio al bene protetto, in quanto la natura di reato di pericolo della violazione non richiede la causazione di un danno e la incidenza della condotta medesima sull'assetto del territorio non viene meno neppure qualora venga attestata, dall'amministrazione competente, la compatibilità paesaggistica dell'intervento eseguito. [Cass. Sez. 3, n. 11048 del 18/02/2015 (dep. 16/03/2015), Murgia; Cass. Sez. 3, n. 6299 del 15/1/2013, Simeon]. Pertanto, l'individuazione della potenzialità lesiva di detti interventi deve essere effettuata mediante una valutazione ex ante, diretta quindi ad accertare non già se vi sia stato un danno al paesaggio ed all'ambiente, bensì se il tipo di intervento fosse astrattamente idoneo a ledere il bene giuridico tutelato e che, proprio per tali ragioni, è richiesta la preventiva valutazione da parte dell'ente preposto alla tutela del vincolo per ogni intervento, anche modesto e diverso da quelli contemplati dalla disciplina urbanistica ed edilizia.
BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Configurabilità del reato paesaggistico - Integrazione della fattispecie - Presupposti - Interventi in zone vincolate - Assenza del controllo e della autorizzazione amministrativa indipendentemente dal risultato sulle bellezze naturali.
Il reato paesaggistico è configurabile anche se la condotta consista nell'esecuzione di interventi senza autorizzazione i cui effetti, per il mero decorso del tempo e senza l'azione dell'uomo, siano venuti meno, restituendo ai luoghi l'originario assetto (Cass. Sez. 3, n. 6299 del 15/1/2013, Simeon). Ed il reato si perfeziona con il porre in essere interventi in zone vincolate senza il controllo e la autorizzazione amministrativa indipendentemente dal risultato sulle bellezze naturali, sicché è irrilevante, ai fini dell'integrazione della fattispecie, la mancanza di danno ambientale attestata dalle autorità competenti alla tutela del vincolo (Cass. Sez. 3, n. 10463 del 25/1/2005, Di Cesare).
BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Reati incidenti su beni paesaggistici vincolati - Introduzione di vincoli paesaggistici generalizzati - Fondamento - Valutazione che l'integrità ambientale è un bene unitario - Bene paesaggistico e tutela ambientale - Unicità del valore estetico-culturale.
La ratio della introduzione di vincoli paesaggistici generalizzati (in base a tipologie di beni) risiede nella valutazione che l'integrità ambientale è un bene unitario, che può risultare compromesso anche da interventi minori e che va, pertanto, salvaguardato nella sua interezza e che la severità del relativo trattamento sanzionatorio trova giustificazione nella entità sociale dei beni protetti e nel ricordato carattere generale, immediato ed interinale, della tutela che la legge ha inteso apprestare di fronte alla urgente necessità di reprimere comportamenti tali che possono produrre danni gravi e talvolta irreparabili all'integrità ambientale. I reati incidenti su beni paesaggistici vincolati per legge hanno introdotto una tutela del paesaggio (per vaste porzioni del territorio individuate secondo tipologie paesistiche, ubicazioni o morfologiche), improntata a integrità e globalità, implicante una riconsiderazione assidua dell'intero territorio nazionale alla luce e in attuazione del valore estetico-culturale. Pertanto, prendendo in considerazione la ritenuta sostanziale identità dei valori in gioco, il bene paesaggistico non può essere considerato qualcosa di avulso dalla tutela ambientale e la descrizione contenuta nella norma è sufficientemente determinata.
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Effetti della mancanza assoluta di motivazione della sentenza di primo grado - Poteri del giudice di appello - Art. 604 cod. proc. pen.
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Circostanze idonee ad escludere l'esistenza del fatto - Pronuncia di sentenza di assoluzione a norma dell'art. 129 c.2°, cod. proc. pen. - Principio della "constatazione".
Il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell'art. 129 comma secondo, cod. proc. pen. soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l'esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell'imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga più al concetto di "constatazione", ossia di percezione "ictu oculi", che a quello di "apprezzamento" e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento (Cass. Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009 - dep.15/10/2009, Tettamanti).
(conferma sentenza del 19/01/2015 della Corte d'Appello di Milano) Pres. AMORESANO, Rel. MOCCI Ric. Seratoni
- sul ricorso proposto da Seratoni Gualdoni Gianni, nato a Turbigo il 26/11/1938
- avverso la sentenza del 19/01/2015 della Corte d'Appello di Milano visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
- udito il Pubblico Ministero, in persona Sostituto Procuratore generale Pasquale Fimiani, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso;
- udito per la parte civile l'avv. Pasquale Mantello, che ha concluso per l'inammissibilità o per il rigetto del ricorso
- udito per l'imputato l'avv. Perla Sciretti, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso
1. Gianni Seratoni Gualdoni era tratto a giudizio avanti il Tribunale di Busto Arsizio, sez. distaccata di Gallarate, per rispondere dei reati di cui all'art. 256 comma 1 ° D.Lgs. n. 152/2006 e 181 comma 1 °, 142 lett. f) e 146 D.Lvo n.42/2004, ossia per aver - quale consigliere delegato della "Cobit s.p.a., nonché presidente e legale rappresentante sia della "Cave del Ticino" s.p.a. sia della "Polo Ticino Uno" s.p.a. - realizzato un'attività di gestione di rifiuti speciali, senza le prescritte autorizzazioni ed iscrizioni. A seguito della condanna alla pena di mesi uno di arresto ed € 20.000 di ammenda, con sentenza del 22 luglio 2013 e del tempestivo gravame dell'imputato, la Corte d'appello di Milano, il 19 gennaio 2015, dichiarava non doversi procedere nei di lui confronti, per essere i reati ascritti estinti per intervenuta prescrizione, confermando la sentenza impugnata con riguardo alle statuizioni civili a favore del Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino.
2. Ha proposto ricorso per cassazione l'imputato, sulla scorta di quattro motivi [1) violazione dell'art. 606 lett. b), e) ed e) c.p.p., in relazione agli artt. 162 bis c.p., 175 c.p.p., 141 comma 4° bis disp. att. c.p.p.; 2) violazione dell'art. 606 lett. b), e) ed e) c.p.p., in relazione agli artt. 185 comma 2° lett. d), 184 e 256 D.Lgs. n. 152/2006; 3) violazione dell'art. 606 lett. b) ed e) c.p.p., in relazione all'art. 181 comma 1 ter, 129 comma 2 c.p.p. e 185 c.p.; 4) violazione dell'art. 606 lett. b) ed e) c.p.p., in relazione all'art. 181 comma 1, in relazione all'art. 142 lett. f D.Lgs. 42 del 2004].
2.3. Col terzo mezzo, il Seratoni Gualdoni si duole della ritenuta violazione dell'art. 181 comma 1 ter D.Lgs. n. 42/2004. Afferma che il polo cavicolo sarebbe stato collocato in un territorio storicamente votato all'attività estrattiva, così da fargli assumere un rapporto simbiotico di compatibilità con la tutela culturale presidiata dal vincolo del Parco del Ticino, sicché, una volta esclusa in concreto la natura di rifiuto del materiale impiegato per la "ripiena", sarebbe conseguita l'insussistenza del reato paesaggistico, non essendo minimamente rilevante una pregressa (ed unica) attività svolta in difformità dal titolo autorizzativo comunale. Anche in tal caso, la valutazione della Corte d'Appello sarebbe stata meramente apparente: diversamente dall'opinione della sentenza impugnata, l'intervento di una successiva autorizzazione all'estrazione sarebbe stata dirimente ai fini della valutazione di sussistenza (o no) del reato in questione, anche con riguardo all'avvenuto ripristino dell'area. Infatti, il dato relativo al ripristino sarebbe risultato ictu oculi evidente, senza la necessità di alcuna ulteriore stima, tanto più che una specifica valutazione di compatibilità ambientale sarebbe stata effettuata dall'Ente preposto, la Provincia di Varese, che aveva emanato l'autorizzazione paesaggistica n. 4500 del 19 novembre 2010.
4.1. A fronte del motivo di gravame inerente la nullità della sentenza impugnata, per aver il primo giudice omesso di pronunciarsi sulla richiesta di oblazione ex art. 162 bis c.p., la Corte d'Appello ha correttamente escluso la sussistenza di un caso di nullità [Sez. 6, n. 26075 del 08/06/2011 (dep.07/04/2011) Rv. 250513; Sez. 5, n. 43170 del 25/09/2012 (dep. 08/11/2012) Rv. 254131].
4.2. La seconda censura, volta a rimarcare "la carente argomentazione della Corte d'Appello rispetto alle censure mosse con il gravame della sentenza di primo grado" e riguardante sostanzialmente la valutazione di provenienza del materiale oggetto di contestazione, s'infrange contro il principio che, in presenza di una causa di estinzione del reato, il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell'art. 129 comma secondo, cod. proc. pen. soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l'esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell'imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga più al concetto di "constatazione", ossia di percezione "ictu oculi", che a quello di "apprezzamento" e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento [Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009 (dep.15/10/2009), Tettamanti, Rv. 244274].
4.3. La terza doglianza viene logicamente legata dal ricorrente all'invocato accoglimento dei precedenti motivi. In ogni caso, il Seratoni eccepisce altresì la sussistenza della causa di estinzione del reato di cui all'art. 181 comma 1° quinquies D.Lgs 42/04, in seguito all'avvenuto ripristino dell'area.
Ciò posto, deve rilevarsi come, avuto riguardo alla consistenza delle opere come descritta nell'imputazione, la decisione della Corte territoriale appaia perfettamente in linea con i principi richiamati. Appare inoltre dirimente il fatto che - pur ribadendo la natura di reato di pericolo della fattispecie contestata - già il Tribunale avesse individuato un danno effettivo arrecato all'ambiente (pag.4 secondo periodo).
Come ha condivisibilmente sostenuto la sentenza impugnata, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 181 D.Lvo n. 42/2004 - per la parte invocata dal ricorrente - è manifestamente infondata. Il giudice delle leggi ha infatti già avuto modo di affermare che <<la ratio della introduzione di vincoli paesaggistici generalizzati (in base a tipologie di beni) risiede nella valutazione che l'integrità ambientale è un bene unitario, che può risultare compromesso anche da interventi minori e che va, pertanto, salvaguardato nella sua interezza (sentenze n. 247 del 1997, n. 67 del 1992 e n. 151 del 1986; ordinanze n. 68 del 1998 e n. 431 del 1991)>> e che la severità del relativo trattamento sanzionatorio <<trova giustificazione nella entità sociale dei beni protetti e nel ricordato carattere generale, immediato ed interinale, della tutela che la legge ha inteso apprestare di fronte alla urgente necessità di reprimere comportamenti tali che possono produrre danni gravi e talvolta irreparabili all'integrità ambientale (sentenze n. 269 e n. 122 del 1993; ordinanza n. 68 del 1998)>> (ordinanza n. 158 del 1998). I reati incidenti su beni paesaggistici vincolati per legge hanno introdotto <<una tutela del paesaggio (per vaste porzioni del territorio individuate secondo tipologie paesistiche, ubicazioni o morfologiche), improntata a integrità e globalità, implicante una riconsiderazione assidua dell'intero territorio nazionale alla luce e in attuazione del valore estetico-culturale (v., da ultimo, ordinanze n. 68 del 1998 e n. 431 del 1991)>> (ordinanza n. 158 del 1998). Pertanto, prendendo in considerazione la ritenuta sostanziale identità dei valori in gioco, il bene paesaggistico non può essere considerato qualcosa di avulso dalla tutela ambientale e la descrizione contenuta nella norma è sufficientemente determinata.
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