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Timestamp: 2016-10-27 16:41:53+00:00

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EIUS - Corte di cassazione, sezione VI civile, sentenza 21 ottobre 2015, n. 21318
Corte di cassazioneSezione VI civileSentenza 21 ottobre 2015, n. 21318
Presidente: Finocchiaro - Estensore: Carluccio
1. In riferimento a un sinistro stradale, Maurizio C. convenne in giudizio Paolo P. e le Assicurazioni Milano s.p.a.: nel 2005, per il risarcimento del danno al motociclo, conclusosi con la sentenza di condanna del Giudice di pace; nel 2006 per il risarcimento del danno patrimoniale, e non, relativo alle lesioni personali.
Il Tribunale di Napoli, nel decidere la domanda risarcitoria delle lesioni personali, la dichiar� improponibile, ravvisando un abuso del diritto sulla base dell'orientamento della giurisprudenza di legittimit�, anche in riferimento al credito risarcitorio (sentenza 13 luglio 2012).
2. La Corte di appello di Napoli dichiar� inammissibile l'appello in mancanza di una ragionevole possibilit� di essere accolto, pronunciando ordinanza ex art. 348-bis c.p.c.
3. Avverso la sentenza di primo grado, C. propone rituale ricorso per cassazione affidato a tre motivi.
1. Con riferimento alle censure, preliminarmente va rilevato che, nonostante nel terzo motivo si deduca una eccezione di incostituzionalit� dell'art. 348-bis e dell'art. 360 c.p.c., sulla base della parte esplicativa dello stesso, non pu� considerarsi prospettata una eccezione di incostituzionalit�. L'esplicazione della censura, infatti, si sostanzia in affermazioni apodittiche, scollegate dalla causa, e non vi � alcun riferimento a parametri costituzionali.
2. Il Tribunale ha deciso la controversia applicando la giurisprudenza di legittimit� in tema di abuso del diritto nell'ipotesi di frazionamento della domanda di risarcimento davanti a distinti giudici (Sez. un. n. 23726 del 2007; Cass. n. 28286 del 2011).
Si invoca, con il primo, violazione e falsa applicazione dell'art. 1175 c.c., omesso accoglimento della domanda, erronea valutazione dei fatti e documenti di causa, violazione dell'art. 116 c.p.c. Con il secondo motivo, l'omesso esame di un fatto decisivo.
In estrema sintesi si sostiene che il Tribunale, nel ritenere integrata l'ipotesi di abuso del diritto per il frazionamento dell'azione di risarcimento sulla base delle sentenze di legittimit�, ha violato le norme invocate per aver applicato un principio astratto, senza verificare se il C. avesse tenuto comportamenti tali da giustificare la "sanzione"; per non aver considerato in concreto, sotto il profilo della correttezza, il comportamento della controparte Assicurazione, che avrebbe tenuto comportamenti omissivi e dilatori rispetto al risarcimento del danno per le lesioni personali (primo e secondo motivo). Con il terzo, nella parte esplicativa, si limita a richiamare delle sentenze di legittimit� da cui si desumerebbero incrinature nella giurisprudenza successiva di legittimit� nella applicazione del principio fatto proprio dal giudice del merito.
La Corte di legittimit�, dopo le Sez. un. 23726 de1 2007, ha espressamente esteso il principio dell'abuso del diritto all'ipotesi di frazionamento della domanda di risarcimento davanti a distinti giudici (Cass. n. 28286 del 2011).
Con quest'ultima decisione si � affermato che �In tema di risarcimento dei danni da responsabilit� civile, non � consentito al danneggiato, in presenza di un danno derivante da un unico fatto illecito, riferito alle cose ed alla persona, gi� verificatosi nella sua completezza, di frazionare la tutela giurisdizionale mediante la proposizione di distinte domande, parcellizzando l'azione extracontrattuale davanti al giudice di pace ed al tribunale in ragione delle rispettive competenze per valore, e ci� neppure mediante riserva di far valere ulteriori e diverse voci di danno in altro procedimento, in quanto tale disarticolazione dell'unitario rapporto sostanziale nascente dallo stesso fatto illecito, oltre ad essere lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, per l'aggravamento della posizione del danneggiante-debitore, si risolve anche in un abuso dello strumento processuale�.
Il principio, che il Collegio condivide pienamente, al contrario di quanto sostiene il ricorrente con il non conferente richiamo di alcune sentenze di legittimit�, si � consolidato in molteplici pronunce (cfr. Cass. n. 14374 del 2012, n. 4702 del 2015, n. 7195 del 2015).
D'altra parte, del tutto non conferente rispetto alla tematica � l'ottica assunta dal ricorrente nel censurarlo.
Infatti, si lamenta che giudice del merito non avrebbe attribuito rilievo a comportamenti non scorretti dell'attore/creditore e a contrapposti comportamenti contrari alla correttezza da parte dell'Assicurazione debitrice. Invece, non vengono in rilievo i contrapposti interessi considerati da una ottica soggettivistica, ma - in un'ottica di sistema generale della tutela processuale - la mancanza di tutela apprestata dall'ordinamento costituzionale al creditore quando l'utilizzo dello strumento processuale � effettuato oltre i limiti della sua funzionalizzazione al perseguimento del diritto per cui � stato conferito (cfr. Cass. n. 7195 del 2015, in motivazione).
Non avendo gli intimati svolto attivit� difensiva, non sussistono i presupposti per la pronuncia sulle spese processuali del giudizio di legittimit�.
R. Bin, G. PitruzzellaDiritto pubblicoGiappichelli, 2016

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.