Source: http://testataimmaginaria.blogspot.com/2008/06/
Timestamp: 2019-01-20 08:58:29+00:00

Document:
La Testata Immaginaria: giugno 2008
VENERDI' DI DIBATTITO: Chi ha paura del telefono
Intercettazioni. Via libera disegno di legge sulle intercettazioni che cambia l’articolo 114 del codice di procedura penale impedendo la divulgazione "anche parziale, per riassunto oppure nel contenuto" delle intercettazioni telefoniche fino alla conclusione delle indagini preliminari.
Il divieto di divulgazione riguarda i reati le cui pene sono inferiori a 10 anni come i reati finanziari (…) . Prevista una deroga per i reati contro la pubblica amministrazione, come corruzione e concussione. Non solo. Le intercettazioni saranno possibili nei reati di mafia, di terrorismo e per tutti i reati di grande allarme sociale.
L’ultima bozza del disegno di legge fissa l’ammenda minima a 5 mila euro fino a raggiungere il picco di 90 mila euro quando l’intercettazione viene pubblicata da un importante testata giornalistica o un telegiornale su diffusione nazionale; non è prevista invece alcuna sanzione per gli editori che, naturalmente, saranno costretti a prendere provvedimenti per i giornalisti che non si asterranno dal pubblicare le intercettazioni. Chi divulga le intercettazioni rischia fino a 5 anni se pubblico ufficiale, invece coloro che "illecitamente" prenderanno anche solo "diretta cognizione" di atti coperti dal segreto rischia da 1 a 3 anni di reclusione e , nel caso dei giornalisti, sospensione o licenziamento.
il Guardasigilli Angelino Alfano, nel corso dell'audizione alla commissione Giustizia della Camera, ha sottolineato che «nessuno vuole arginare l'azione della Magistratura o comprimere le indagini», ma è accaduto spesso che il Codice sia stato violato senza «che ci siano state condanne rinvenibili» per questo reato. Alcuni comportamenti, come la pubblicazione con le intercettazioni di notizie riservate «purtroppo non sono mai stati sanzionati». Il problema secondo Alfano è anche economico in quanto «le intercettazioni costano il 33% della spesa della giustizia …» a questo sostiene essere pronto a porre rimedio, tutelando la privacy dei cittadini senza debilitare le forze d’indagine.
Luca Palmara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati tergiversa sulla cifra sostenendo che "La spesa per le intercettazioni è stata drasticamente abbattuta ed è passata da 108 euro al giorno a 5 euro per ogni utenza intercettata: quello delle spese delle captazioni è un finto problema". "La Procura di Roma ha avviato una sperimentazione nel lontano 2001, ormai conclusa, per ridurre i costi delle intercettazioni abbattendo i costi del gestore e i risultati raggiunti a Roma sono esportabili in tutte le altre procure e dimostrano che la polemica sui costi delle intercettazioni è pretestuosa" conclude.
Dopo alcune sollecitazioni anche il Pd e Idv prendono una posizione finalmente “in luce” «No all'inciucio che si sta proponendo al Parlamento per fare una legge che fermi le intercettazioni e la divulgazione delle notizie. Noi dell'Italia dei Valori ci opporremo e non saremo nè con questo governo nè con alcuna maggioranza che ritenga legittimo frenare il lavoro della magistratura e imbavagliare i giornalisti» interviene Antonio di Pietro seguito da Carlo Leoni della Sinistra democratica e dal verde Angelo Bonelli per il quale «la legge sulle intercettazioni non è una priorità».
Polemiche, furore e agitazione: ormai tutti hanno paura del telefono.
Pubblicato da Daniela a 12:52 6 commenti:
Manifestazione in piazza del Pantheon
Riporto il testo della e-mail che è arrivata oggi nel primo pomeriggio sulla mia casella di posta perchè penso che non riguardi solo i democratici ma tutti noi ed il futuro del nostro paese. Daniela.
Pubblicato da Daniela a 15:49 1 commento:
Le donne francesi più fortunate di quelle italiane
Le donne italiane non fanno più figli. Pensano alla carriera, sono egoiste, non vogliono più dare la vita. Quante volte avrete sentito queste frasi. E’ certo che in Italia le donne fanno molti meno figli che negli anni 70. Ma vorrà dire che non ne desiderano?
L’ultima puntata di Superquark parlava appunto di questo. Molte donne italiane, anche quelle che hanno un figlio solo, dichiarano che se ci fossero le condizioni giuste, ne vorrebbero tre. Naturalmente sono dichiarazioni spontanee prese a campione, e non è possibile verificare quanto sia forte il desiderio di avere tre figli. Ma ciò significa che molte donne vorrebbero più figli di quelli che hanno.
In Francia, per esempio, una famiglia di cinque persone con tre figli a carico, tenendo conto delle detrazioni, paga 400 euro di tasse. In Italia circa 4300. In Francia il costo della baby sitter è detraibile, ha diritto agli assegni familiari il 100% della popolazione ( in Italia solo i dipendenti), ed esistono molti tipi di assegni familiari a seconda delle situazioni. In Italia solo uno, e con cifre molto più basse.
La rete di asili funziona molto meglio che in Italia, infatti larga parte dei bambini francesi ci vanno. In Italia invece gli asili nido sono carenti: il 50% dei bambini viene affidato ai nonni, che coprono i disservizi. Per le donne che non riescono contare sui genitori, e non trovano posto negli asili, l’unica alternativa è lasciare il lavoro.
I congedi di maternità in Italia e in Francia sono paragonabili, ma la donna francese dal secondo figlio in poi può chiedere un’aspettativa più lunga: anche di tre anni.
In Francia la donna che lavora è incentivata da contratti part time, non a caso più una donna occupa posti alti nell’azienda, più ha figli. In Italia è vero il contrario.
C’è anche un altro motivo di tipo antropologico, per cui la donna italiana preferisce non avere più di uno, due figli: la mentalità del partner. Il maschio italiano collabora poco in famiglia: ha ancora la concezione che sia la donna a doversi occupare dei bambini e della casa, come aveva fatto sua madre. Così la donna, oltre a farsi carico del suo lavoro, deve provvedere interamente da sola alla cura dei figli e talvolta anche dei genitori malati. Il partner francese invece, per quanto condivida le origini latine con il collega italiano, è molto più collaborativo in casa. Col risultato che le donne francesi fanno più figli di quelle italiane.
Ancora sicuri che sia solo una questione di egoismo?
Pubblicato da Daniela a 09:44 11 commenti:
VENERDI' DI DIBATTITO: Legge Merlin
La Legge Merlin entrata in vigore il 20 settembre 1958 aveva come prima firmataria la senatrice Lina Merlin, con la quale veniva decisa l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e, contestualmente, veniva avviata la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui e la conseguente soppressione delle case di tolleranza.
Qualche tempo fa Daniela Santanchè ha depositato una richiesta referendaria insieme a un comitato promotore tutto al femminile per l'abolizione della legge Merlin e la conseguente riapertura in Italia delle case chiuse. "A cinquant'anni dalla sua nascita la legge Merlin non può essere considerata un tabù. E' necessario cambiarla profondamente garantendo strade sicure ai cittadini e libertà dalla schiavitù alle prostitute".
Pienamente consapevole che la proposta "dividerà il Paese" - viste le reazioni, largamente contrarie, lo sta già dividendo - ma tira dritto ugualmente, anche contro il Vaticano.
« ... in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia... »
Pubblicato da Daniela a 14:10 15 commenti:
“Una giornata per la giustizia”. Lettera aperta a Veltroni e Di Pietro
di Furio Colombo, Giuseppe Giulietti, Pancho Pardi
Margherita Hack, Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Gianni Vattimo, Sergio Staino, Telmo Pievani, Lidia Ravera, Gianni Barbacetto, Salvatore Bragantini e oltre 2000 cittadini hanno già sottoscritto l'appello
Aderisci anche tu! Scrivi a Veltroni e Di Pietro:
veltroni_w@camera.it, dipietro_a@camera.it, redazione@micromega.net
Caro Walter Veltroni, Caro Antonio Di Pietro,
lo spirito con cui scriviamo a Voi questa lettera è di allarme per la promessa fatta solennemente sabato scorso dal Presidente del Consiglio Berlusconi al convegno dei giovani industriali.
Se ci saranno ancora intercettazioni nelle indagini contro la criminalità saranno puniti con cinque anni di carcere i magistrati che hanno richiesto le intercettazioni, con cinque anni di carcere chiunque si presterà a eseguire l’ordine e a renderlo disponibile, nei modi e tempi previsti attualmente dalle leggi in vigore (e non cancellate) e cinque anni di carcere ai giornalisti che, sulla carta stampata, in televisione o in rete rendano possibile la divulgazione di atti altrimenti consentiti dalle leggi.
Ricorderete che come nella sequenza di un film deliberatamente pensato per denigrare gli imprenditori italiani (nel caso i più nuovi e più giovani) i tre impegni del Presidente del Consiglio, contro i giudici, contro i giornalisti, contro chiunque voglia restare nella lettera e nello spirito della Costituzione combattendo il crimine, sono stati accolti da uno scroscio di applausi entusiastici.
Anzi ci sono stati tre scrosci, come per ringraziare il premier per la pietra tombale che si appresta a gettare sulla giustizia e per la protezione offerta alla criminalità, soprattutto la criminalità dei colletti bianchi, degli affari, delle banche, delle aste truccate, dello insider trading, del passaggio indebito e riservato di notizie che arricchiscono immensamente e scardinano la concorrenza se conosciute solo da alcuni prima del tempo. E la criminalità delle cliniche.
Ma le tre aree indicate come sole permesse per le intercettazioni sono solo una parte di tutta la criminalità che tormenta il paese e contro cui si battono magistrati e forze dell’ordine. E non solo: interi rami di attività criminosa di mafia, camorra e ndrangheta si esercitano e si attuano lungo percorsi che adesso diventano area proibita alle intercettazioni, come gli affari di finanza.
Nello scrivervi questa lettera noi siamo certi che condividete il nostro allarme. Però nelle grandi questioni pubbliche che riguardano soprattutto la protezione dei cittadini (che sono coloro che pagano i grandi imbrogli, le grandi truffe, i grandi silenzi) è importante che l’allarme diventi pubblico, proclamato, comune.
Siamo convinti che il Partito Democratico e l’Italia dei Valori debbano – con urgenza – farsi testimoni di un allarme che vuole avvertire il Paese contro questi tre solenni impegni liberticidi. Viene denunciato il normale percorso della giustizia, viene deformato il fondamento della democrazia che esige la separazione dei poteri, si mette in atto un attacco del potere esecutivo contro il potere giudiziario ma anche contro le prerogative del Parlamento. Infatti il nuovo applaudito editto contro i giudici di Silvio Berlusconi corrisponde, nella forma stentorea e definitiva dell’annuncio, a un potere che un primo ministro democratico non ha. E scavalca con la disinvoltura delle nascenti dittature la voce del Parlamento.
L'editto presidenziale è una minaccia intimidatoria contro i giornalisti italiani che osassero disubbidire e rendere pubbliche notizie di crimini.
Noi siamo convinti che il Partito democratico e l’Italia dei Valori siano i naturali difensori della giustizia e della libera informazione nel paese di un vasto conflitto di interessi mediatico in cui gran parte delle fonti di informazione sono già nelle mani di una sola persona, in veste di proprietario e capo del Governo. Perciò contiamo di ritrovarci uniti con i cittadini che ci hanno votato in una “giornata della giustizia” che vi chiediamo di convocare al più presto. Una grande manifestazione in piazza del protagonismo civile, a torto definito giustizialista, per affermare con rinnovata energia la necessità che l’informazione e la giustizia siano svincolate dal controllo del potere politico.
Abbiamo di fronte un governo prepotente e deciso a tutelare gli interessi particolari che incarna e rappresenta, e a gestire il Parlamento come un parco a tema a cui, di volta in volta, si impongono immagini e rituali di Berlusconi e di Bossi, in un alternarsi di protezionismi, interessi speciali e paure ingigantite fino alla caccia all’uomo. In questa situazione preoccupante e grave, noi pensiamo che il silenzio sia il vero pericolo che dobbiamo respingere con la massima energia.
Pubblicato da Daniela a 16:31 4 commenti:
VENERDI' DI DIBATTITO: La pillola abortiva RU486
Ciao a tutti, cari lettori del blog.
Ogni venerdì a partire da oggi, ci sarà un dibattito a cui spero che partecipiate in tanti. Ogni settimana sul blog verrà pubblicato un tema etico, politico o religioso (...) nella speranza di stimolare la riflessione.
Per cominciare la serie di appuntamenti "Venerdì di dibattito" abbiamo scelto un tema molto delicato: abbiamo scelto di discutere su tutto quello che riguarda la pillola abortiva chiamata RU486. Con la speranza di accendere un'interessante discussione e di poter coinvolgere nuovi partecipanti posto l'introduzione sull'argomento.
CHE COS’E’ LA RU486
Il mifepristone è uno steroide utilizzato per l’aborto chimico, nei primi due mesi di gravidanza. Il progesterone è l’ormone che rende possibile la gravidanza: il mifepristone agisce inibendo il progesterone, e causa il distacco del feto in un processo simile a quello che avviene quando la donna ha le mestruazioni. Talvolta è richiesto un secondo farmaco per completare l’espulsione, (misoprostol).
Rispetto all’aborto chirurgico ha il vantaggio di non richiedere l’ospedalizzazione e di costituire un minor costo per la sanità. Non ha gli stessi rischi di un’operazione chirurgica (traumi dell'utero, del collo (dell'utero), rischio ulteriore di sterilità, di gravidanza extra-uterina)
Può essere utilizzata nelle prime settimane di gestazione, mentre l’aborto chirurgico non è possibile prima della 6° settimana.
Non è possibile utilizzare il farmaco in caso di gravidanza extra uterina.
Dopo la 7° settimana non è più possibile espellere il feto con la pillola abortiva.
Presenta effetti collaterali in caso di patologie già presenti nella donna ( ipertensione, insufficienza cardiaca, ecc..)
Negli Stati Uniti sono morte 6 donne da quando è iniziata la sperimentazione del farmaco, a causa di un’infezione batterica.
Molti movimento contro l’aborto ne contestano l’utilizzo ( tutti i Paesi dell’Unione Europea utilizzano la RU486, tranne Italia, Irlanda e Portogallo) dicendo che semplifica l’aborto e lascia sola la donna nel momento del bisogno. In reltà l’aborto mediante RU486 è molto più è molto più soggetta a controindicazioni dell’operazione per aspirazione. Può causare emorragie anche per 15-20 giorni, vomito, diarrea, nausea.
Per quanto riguarda l’aspetto psicologico della donna, è riscontrato che molte donne hanno ritenuto l’aborto con RU486 ugualmente doloroso dal punto di vista umano.
L’ALTRA PILLOLA ABORTIVA
E’ stato registrato un fenomeno preoccupante negli ultimi anni. Donne di ceti sociali bassi, in gran parte extracomunitarie, in stato di gravidanza utilizzano pillole che somigliano negli effetti alla RU486 ma che non sono state sperimentate per abortire. E’ il caso dei farmaci normalmente utilizzati per la cura dell’ulcera e che, ingeriti per abortire, portano conseguenze gravissime.
Pubblicato da Daniela a 11:51 10 commenti:
Risintonizziamoci sulle stesse reti
Riporterò molto fedelmente gli ultimi aggiornamenti in campo televisivo per poi chiudere la questione fino all'arrivo della sentenza definitiva.
" Europa 7, il presidente dell'Agcom Calabrò: «Le sentenze si rispettano»
«Non si possono eludere le domande del Consiglio di Stato». Anche la sentenza che ordina di riassegnare le frequenze all'emittente Europa7 alla quale era già stata assegnata nel 1999, non è eludibile, per cui l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per la parte che la riguarda, ha intenzione di applicarla «sino alle virgole». È il presidente dell'Autorità per le comunicazioni Corrado Calabrò, a commentare così la pronuncia dei magistrati di Palazzo Spada (...)
Ai legali di Francesco Di Stefano di Europa 7 il danno è stato valutato in 2 miliardi e 169 milioni in caso di riassegnazione anche tardiva delle frequenze non più date e in 3 miliardi e mezzo di euro in caso di risarcimento anche della mancata assegnazione."
L'Unità, Pubblicato il: 04.06.08
" La mancata assegnazione di frequenze per Europa 7 vale 3,5 miliardi
La richiesta di frequenze da parte di Europa 7 merita una nuova «risposta motivata» dal Governo, che dovrà tener conto anche della sentenza della Corte di Giustizia Ue sul caso. La giustizia amministrativa non può imporre all'esecutivo l'assegnazione di frequenze, ma solo pronunciarsi su un eventuale risarcimento danni: 2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario. La decisione arriverà dopo la risposta del Governo e l'udienza è prevista per il 16 dicembre, quando dovrebbe essere pervenuta anche la documentazione aggiuntiva chiesta al ministero e all'Agcom (...). Retequattro, comunque, potrà tenersi le sue frequenze: il ricorso di Europa 7 che puntava ad annullarne l'autorizzazione a trasmettere viene respinto perchè «tardivo». "
Il Sole24Ore.com, Pubblicato il: 03.06.08
" Il Consiglio di Stato: Rete 4 può continuare a trasmettere
«Rete 4 va avanti tutta». Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è soddisfatto della sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso in appello di Europa 7 contro la sentenza del Tar Lazio nella quale si dichiarava «inammissibile e irricevibile» il ricorso di primo grado volto all’annullamento dell’autorizzazione alla radiodiffusione tv di Rete 4. (...) «Ecco la ragione per cui Berlusconi voleva in fretta e furia inserire nel decreto l’emendamento “salva Rete 4”. Sapeva che di lì a qualche giorno poteva uscire la decisione che riconferma e impone al governo italiano di adeguarsi alla sentenza dell’Europa per la redistribuzione delle frequenze televisive. In un Paese normale, solo per questo fatto, sarebbe stato chiesto l’impeachment per il presidente del Consiglio», ha dichiarato il leader Idv. (Di Pietro)
I fatti anche questa volta non paiono dargli ragione. E non solo perché il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell’emittente di Francesco Di Stefano, ma anche perché i giudici di Palazzo Spada hanno stabilito che è il ministero dello Sviluppo economico a doversi pronunciare sull’assegnazione delle frequenze in base a quanto sancito dalla Corte Ue (...)
Il Giornale, Pubblicato il: 01.06.08
Rimaniamo tutti sintonizzati sulle frequenze di Europa 7 perlomeno fino al 16 dicembre!
Ricordo l'appuntamento di VENERDI' DI DIBATTITO dove verrà suggerito un tema su cui discutere. Partecipate, quando volete, ma partecipate! :)
Pubblicato da Daniela a 12:24 Nessun commento:
Reato di immigrazione clandestina? Una bufala
Vi spieghiamo perché il reato di clandestinità non esiste
La nuova maggioranza abbonda di geni, così come l’Italia abbonda di allocchi, di persone male informate da certa stampa e di giornalisti che inseguono notizie fasulle e le spacciano per vere. Forse, poveretti, credono di aver trovato notizie vere!
Un esempio è il tanto strombazzato, osannato o vituperato, contestato o applaudito“nuovo reato di immigrazione clandestina”, spacciato dalla maggioranza come la manovra che risolverà tutti i problemi dell’Italia. Bastava leggere l’articolo di Valerio Onida, ex Presidente della Corte Costituzionale, o andare a rimorchio di qualche esperto di legge, per accorgersi che ci troviamo di fronte a una bufala, prodotta dal nostro governo e condita dai telegiornali. Il pacchetto sicurezza non parla di “reato di immigrazione clandestina” ma di “ ingresso illegale nel territorio dello Stato” da punire con una reclusione da 6 mesi a 4 anni. Può sembrare una sottigliezza, uno sbaglio, ma la differenza è enorme, e i simpatizzanti del motto “tolleranza zero” dovranno tenerne conto. Cosa significa ingresso? Significa che lo straniero che viene beccato mentre entra in Italia sprovvisto di documenti, sarà arrestato e processato per direttissima. A questo punto ci si chiede a che serve il processo per direttissima: se trovi uno straniero mentre entra in Italia lo ricacci fuori con una pedata. Vale a dire invece di intasare la giustizia già in agonia per conto suo, se sei un poliziotto intelligente lo rimandi da dove è arrivato. Senza aggiungere mole di lavoro ai giudici.
Se lo si becca mentre è già sul territorio italiano sarà ben difficile dimostrare che è entrato da cinque minuti, perché lui dirà di essere in Italia da due anni, da un anno, insomma da prima che entrasse in vigore il nuovo provvedimento. Cosa succede a questo punto? Non verrà processato, condannato, gli verrà detto di andarsene. Il poveretto dirà che non ha soldi per tornare indietro, la questura non potrà pagargli il viaggio di ritorno ( com’è noto, i fondi scarseggiano), il suo Paese d’origine non vorrà riprenderselo a spese proprie ( come facciamo a sapere se è veramente nostro? È senza documenti!), e quindi lo straniero continuerà a trovarsi in Italia clandestinamente, senza che nessuno possa fare niente.
Tutto questo per dire come alcuni provvedimenti strombazzati e acclamati siano in realtà delle bufale che non apporteranno nessuna modifica effettiva e non risolveranno il problema dell’immigrazione. Sono fatti per appagare le orecchie dei cittadini che urlano << tutti a casa loro>>. Ma di fatto a casa loro non ci andranno, non ci andrà neanche l’ultimo dei disonesti, il pluristupratore, l’assassino. E soprattutto non ci andrà per merito del nuovo pacchetto sicurezza.
Pubblicato da Daniela a 11:03 5 commenti:
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