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Timestamp: 2017-08-22 07:08:13+00:00

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Gli articoli 19-22 della legge 134/2012
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La legge 134/2012 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’11 agosto 2012 e rappresenta la conversione del decreto-legge 83/2012, pubblicato il 26 giugno 2012.
Questo testo riporta in corsivo le modifiche contenute nel nuovo decreto crescita approvato dal Consiglio dei ministri del 4 ottobre 2012.
Art. 19 – Istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale
1. E’ istituita l’Agenzia per l’Italia Digitale, sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro da lui delegato, del Ministro dell’economia e delle finanze, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.
2. L’Agenzia opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, tecnico-operativa, gestionale, di trasparenza e di economicita’ e persegue gli obiettivi di efficacia, efficienza, imparzialita’, semplificazione e partecipazione dei cittadini e delle imprese. Per quanto non previsto dal presente decreto all’Agenzia si applicano gli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
Art. 20 – Funzioni
1. L’Agenzia per l’Italia Digitale e’ preposta alla realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana, in coerenza con gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia di cui all’articolo 47 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e con l’Agenda digitale europea.
2. L’Agenzia svolge, altresi’, fatte salve le funzioni dell’INDIRE per quanto attiene il supporto allo sviluppo dell’innovazione del piano di innovazione nelle istituzioni scolastiche, le funzioni di coordinamento, di indirizzo e regolazione affidate a DigitPA dalla normativa vigente e, in particolare, dall’articolo 3 del decreto legislativo 1º dicembre 2009, n. 177 fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, nonche’ le funzioni affidate all’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione istituita dall’articolo 1, comma 368, lettera d), della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e le funzioni svolte dal Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’Agenzia svolge, altresi’, le funzioni dell’Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione in materia di sicurezza delle reti. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sono individuati i criteri per il trasferimento del personale in servizio presso l’Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione, necessario allo svolgimento delle funzioni di cui al precedente periodo. Il Ministero dello sviluppo economico provvede alla riduzione delle strutture e delle dotazioni organiche in misura corrispondente alle funzioni e al personale effettivamente trasferito all’Agenzia. L’Agenzia assicura il coordinamento informatico dell’amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.
3. In particolare l’Agenzia esercita le sue funzioni nei confronti delle pubbliche amministrazioni allo scopo di promuovere la diffusione delle tecnologie digitali nel Paese e di razionalizzare la spesa pubblica. A tal fine l’Agenzia:
a) contribuisce alla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, allo scopo di favorire l’innovazione e la crescita economica, anche mediante lo sviluppo e l’accelerazione della diffusione delle Reti di nuova generazione (NGN);
b) detta indirizzi, regole tecniche e linee guida in materia di sicurezza informatica e di omogeneita’ dei linguaggi, delle procedure e degli standard, anche di tipo aperto, in modo da assicurare anche la piena interoperabilita’ e cooperazione applicativa tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell’Unione europea;
c) assicura l’omogeneita’, mediante il necessario coordinamento tecnico, dei sistemi informativi pubblici destinati ad erogare servizi ai cittadini ed alle imprese, garantendo livelli uniformi di qualita’ e fruibilita’ sul territorio nazionale, nonche’ la piena integrazione a livello europeo;
d) supporta e diffonde le iniziative in materia di digitalizzazione dei flussi documentali delle amministrazioni, ivi compresa la fase della conservazione sostitutiva, accelerando i processi di informatizzazione dei documenti amministrativi e promuovendo la rimozione degli ostacoli tecnici, operativi e organizzativi che si frappongono alla realizzazione dell’amministrazione digitale e alla piena ed effettiva attuazione del diritto all’uso delle tecnologie, previsto dall’articolo 3 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni;
e) vigila sulla qualita’ dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa in materia informatica, anche in collaborazione con CONSIP Spa e SOGEI Spa;
f) promuove e diffonde le iniziative di alfabetizzazione informatica rivolte ai cittadini, nonche’ di formazione e addestramento professionale destinate ai pubblici dipendenti, anche mediante intese con la Scuola superiore della pubblica amministrazione e il Formez, e il ricorso a tecnologie didattiche innovative, nell’ambito delle dotazioni finanziarie disponibili, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
g) effettua il monitoraggio, anche a campione, dell’attuazione dei piani di Information and Communication Technology (ICT) delle pubbliche amministrazioni, redatti in osservanza delle prescrizioni di cui alla lettera b), sotto il profilo dell’efficacia, economicita’ e qualita’ delle realizzazioni, proponendo agli organi di governo degli enti e, ove necessario, al Presidente del Consiglio dei Ministri, le conseguenti misure correttive, nonche’ segnalando alla Corte dei conti casi in cui si profilino ipotesi di danno erariale;
h) svolge attivita’ di progettazione e coordinamento delle iniziative strategiche e di preminente interesse nazionale, anche a carattere intersettoriale, per la piu’ efficace erogazione di servizi in rete della pubblica amministrazione a cittadini e imprese;
i) costituisce autorita’ di riferimento nazionale nell’ambito dell’Unione europea e internazionale; partecipa all’attuazione di programmi europei al fine di attrarre, reperire e monitorare le fonti di finanziamento finalizzate allo sviluppo della societa’ dell’informazione;
l) adotta indirizzi e formula pareri facoltativi alle amministrazioni sulla congruita’ tecnica ed economica dei contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi informatici e telematici, anche al fine della piena integrazione dei sistemi informativi;
m) promuove, anche a richiesta di una delle amministrazioni interessate, protocolli di intesa e accordi istituzionali finalizzati alla creazione di strutture tecniche condivise per aree omogenee o per aree geografiche, alla risoluzione di contrasti operativi e al piu’ rapido ed effettivo raggiungimento della piena integrazione e cooperazione applicativa tra i sistemi informativi pubblici, vigilando sull’attuazione delle intese o degli accordi medesimi.
3-bis. L’Agenzia promuove altresì la definizione e lo sviluppo di grandi progetti strategici di ricerca e innovazione connessi alla realizzazione dell’Agenda Digitale Italiana e in conformità con il programma europeo Horizon2020, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle comunità intelligenti, la produzione di beni pubblici rilevanti, la rete a banda ultralarga, fissa e mobile e i relativi servizi, la valorizzazione digitale dei beni culturali e paesaggistici, la sostenibilità ambientale, i trasporti e la mobilità, la difesa e la sicurezza, nonché al fine di mantenere e incrementare la presenza sul territorio nazionale di significative competenze di ricerca e innovazione industriale
4. Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono affidate alla societa’ CONSIP Spa le attivita’ amministrative, contrattuali e strumentali gia’ attribuite a DigitPA ai fini della realizzazione e gestione dei progetti in materia, nel rispetto delle disposizioni del comma 3.
5. L’Agenzia svolge le funzioni assegnate attenendosi al principio dell’ottimizzazione e razionalizzazione della spesa in materia informatica, al fine di ottenere significativi risparmi, comunque garantendo, a decorrere dal 2013, un risparmio di spesa non inferiore a 12 milioni di euro all’anno rispetto alla spesa complessiva affrontata dalle amministrazioni pubbliche nel settore informatico nell’anno 2012.
Art. 21 – Organi e statuto
1. Sono organi dell’Agenzia: a) il Direttore generale; b) il Comitato di indirizzo; c) il Collegio dei revisori dei conti.
2. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro delegato, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e con il Ministro dell’economia e finanze nomina, previo avviso pubblico, il Direttore generale tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione.
3. Il Direttore generale e’ il legale rappresentante dell’Agenzia, la dirige e ne e’ responsabile. Resta in carica tre anni e non è soggetto all’applicazione dell’art. 19, comma 8, del decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e’ approvato lo statuto dell’Agenzia entro 45 giorni dalla nomina del Direttore generale, in conformita’ ai principi e criteri direttivi previsti dall’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in quanto compatibili con il presente decreto. Lo Statuto prevede che il Comitato di indirizzo sia composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, un rappresentante del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, un rappresentante del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, un rappresentante del Ministero dell’economia e finanze e due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata, tutti in possesso dei requisiti di qualificazione professionale di cui al comma 2. Ai componenti del Comitato di indirizzo non e’ corrisposto alcun emolumento, indennita’ o rimborso di spese. Con lo statuto sono altresi’ disciplinate le modalita’ di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del Comitato di indirizzo e le modalita’ di nomina del Collegio dei Revisori, composto da tre membri.
Art. 22 – Soppressione di DigitPa e dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione; successione dei rapporti e individuazione delle effettive risorse umane e strumentali
1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, DigitPA e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione sono soppressi.
2. Al fine di garantire la continuita’ delle attivita’ e dei rapporti facenti capo alle strutture soppresse, gli organi in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano a svolgere le rispettive funzioni fino alla nomina del Direttore generale e deliberano altresi’ i bilanci di chiusura degli enti soppressi alla data di cessazione degli enti stessi, che sono corredati dalla relazione redatta dall’organo interno di controllo in carica alla medesima data e trasmessi per l’approvazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’economia e delle finanze. Il Direttore generale esercita in via transitoria le funzioni svolte dagli enti soppressi e dal Dipartimento di cui all’articolo 20, comma 2, in qualita’ di commissario straordinario, fino alla nomina degli altri organi dell’Agenzia per l’Italia Digitale.
3. Sono trasferite all’Agenzia per l’Italia Digitale il personale di ruolo delle amministrazioni di cui all’articolo 20, comma 2, le risorse finanziarie e strumentali degli enti e delle strutture di cui al medesimo articolo 20, comma 2, compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale. E’ fatto salvo il diritto di opzione per il personale in servizio a tempo indeterminato presso il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per i restanti rapporti di lavoro l’Agenzia subentra nella titolarita’ del rapporto fino alla naturale scadenza.
4. Il personale attualmente in servizio in posizione di comando presso le amministrazioni di cui all’articolo 20, comma 2, puo’ optare per il transito alle dipendenze dell’Agenzia. Il transito e’ effettuato, previo interpello, con valutazione comparativa della qualificazione professionale posseduta nonche’ dell’esperienza maturata nel settore dell’innovazione tecnologica, dell’anzianita’ di servizio nelle amministrazioni di cui all’articolo 20, comma 2, e dei titoli di studio. Il personale comandato non transitato all’Agenzia ritorna all’amministrazione o all’ente di appartenenza.
5. Nelle more della definizione dei comparti di contrattazione, ai sensi dell’articolo 40, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, al personale dell’Agenzia si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto enti pubblici non economici.
6. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell’Agenzia, e’ determinata l’effettiva dotazione delle risorse umane, nel limite del personale effettivamente trasferito ai sensi dei commi 3 e 4, con corrispondente riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni di provenienza, fissata entro il limite massimo di 150 unita’, nonche’ la dotazione delle risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell’Agenzia stessa, tenendo conto del rapporto tra personale dipendente e funzioni dell’Agenzia, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne. Con lo stesso decreto e’ definita la tabella di equiparazione del personale trasferito con quello appartenente al comparto enti pubblici non economici. I dipendenti trasferiti mantengono l’inquadramento previdenziale di provenienza, nonche’ il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell’inquadramento. Nel caso in cui il trattamento risulti piu’ elevato rispetto a quello del comparto enti pubblici non economici, il personale percepisce per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici.
7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell’Agenzia, e non oltre la data di adozione del decreto di cui al comma 6, le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono adeguate in considerazione del trasferimento delle funzioni di cui all’articolo 20, comma 2.
8. All’attuazione degli articoli 19, 20, 21 e 22 si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
9. All’Agenzia si applicano le disposizioni sul patrocinio e sull’assistenza in giudizio di cui all’articolo 1 del testo unico di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.
10. Il comma 1 dell’articolo 68 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e’ sostituito dal seguente: «1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato: a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione; b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione; c) software libero o a codice sorgente aperto; d) software combinazione delle precedenti soluzioni. Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilita’ di accedere a soluzioni open source o gia’ sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, e’ consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso. La valutazione di cui al presente comma e’ effettuata secondo le modalita’ e i criteri definiti dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresi’ parere circa il loro rispetto».
Articoli 19 – 21 del decreto Sviluppo (testo in GU)
Posted by Daniele in Agenda digitale, Innovazione, Società, Testi
Questo è il testo anticipato il 23 giugno dal Sole 24 Ore e che verrà presumibilimente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. In rosso le modifiche rispetto alla bozza approvata dal consiglio dei ministri il 15 giugno scorso.
Articolo 19 – Istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale
1. È istituita l’agenzia per l’Italia Digitale, sottoposta alla vigilanza del presidente del Consiglio dei ministri o del ministro da lui delegato, del ministro dell’Economia e delle finanze, del ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, del ministro dello Sviluppo economico e del ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca.
2. L’agenzia opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, tecnico–operativa, gestionale, di trasparenza e di economicità. Per quanto non previsto dal presente decreto all’agenzia si applicano gli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
Articolo 20 – Funzioni
1. L’agenzia per l’Italia Digitale è preposta alla realizzazione degli obiettivi dell’agenda digitale italiana, in coerenza con gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia di cui all’Articolo 47 del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e con l’agenda digitale europea.
2. L’agenzia svolge, altresì, fatte salve le funzioni dell’INDIRE per quanto attiene il supporto allo sviluppo dell’innovazione del piano di innovazione nelle istituzioni scolastiche, le funzioni di coordinamento, di indirizzo e regolazione affidate a DigitPA dalla normativa vigente e, in particolare, dall’articolo 3 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177 fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, nonché le funzioni affidate all’agenzia per la Diffusione delle tecnologie per l’innovazione istituita dall’articolo 1, comma 368, lettera d), della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e le funzioni svolte dal Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della presidenza del Consiglio dei ministri. L’agenzia assicura il coordinamento informatico dell’amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.
a) contribuisce alla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, allo scopo di favorire l’innovazione e la crescita economica, anche mediante l’accelerazione della diffusione delle Reti di nuova generazione (NGN)
b) detta elabora indirizzi, regole tecniche e linee guida in materia di omogeneità dei linguaggi, delle procedure e degli standard, anche di tipo aperto, per la piena interoperabilità e cooperazione applicativa tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell’Unione Europea;
e) vigila sulla qualità dei servizi e sulla razionalizzazione della spesa in materia informatica, in collaborazione con Consip Spa, anche mediante la collaborazione interistituzionale nella fase progettuale e di gestione delle procedure di acquisizione dei beni e servizi, al fine di realizzare l’accelerazione dei processi di infor-matizzazione e risparmi di spesa;
f) promuove e diffonde le iniziative di alfabetizzazione informatica rivolte ai cittadini, nonché di formazione e addestramento professionale destinate ai pubblici dipendenti, anche mediante intese con la Scuola Superiore della pubblica amministrazione e il Formez, e il ricorso a tecnologie didattiche innovative;
g) effettua il monitoraggio anche a campione dell’attuazione dei piani di Information and Communication Technology (ICT) delle pubbliche amministrazioni, redatti in osservanza delle prescrizioni di cui alla lettera b), sotto il profilo dell’efficacia ed economicità proponendo agli organi di governo degli enti e, ove necessario, al presidente del consiglio dei Ministri i conseguenti interventi correttivi.
4. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono affidate a Consip Spa le funzioni di cui all’articolo 3, comma 2. lett. c) del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177, limitatamente alla formulazione dei pareri sulla congruità economica e tecnica degli interventi e dei contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi informatici e telematici, al monitoraggio dell’esecuzione degli interventi e dei contratti suddetti, nonché le funzioni di cui alla lett. d) e quelle di cui al comma 3 del medesimo articolo.
5. Per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 4, Consip S.p.A. applica il contributo di cui all’articolo 18, comma 3, del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n.177 e al decreto del presidente del consiglio dei Ministri 23 giugno 2010.
Articolo 21 – Organi e statuto
1. Sono organi dell’Agenzia:
2. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, il presidente del Consiglio dei ministri, o il Ministro delegato, di concerto con il ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, con il ministro dello Sviluppo economico, con il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e con il mi-nistro dell’Economia e finanze nomina, previo avviso pubblico, il Direttore generale tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione.
3. Il Direttore generale è il legale rappresentante dell’Agenzia, la dirige e ne è responsabile. Resta in carica tre anni.
4. Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, o del Ministro delegato, su proposta del ministro dello Sviluppo economico, del ministro dell’Istruzione, dell’università e della ri-cerca e del ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, è approvato lo statuto dell’Agenzia entro 45 giorni dalla nomina del Direttore generale, in conformità ai principi e criteri direttivi previsti dall’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300, in quanto compatibili con il presente decreto. Lo Statuto prevede che il Comitato di indirizzo sia composto da un rappresentante della presidenza del Consiglio dei ministri, un rappresentante del ministero dello Sviluppo economico, un rappresentante del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, un rappresentante del ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, un rappresentante del ministero dell’Economia e finanze e due rappresentanti designati dalla Conferenza unificata. I rappresentanti partecipano al Comitato di indirizzo senza oneri a carico della finanza pubblica. Con lo statu-to sono altresì disciplinate le modalità di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del Comitato di indirizzo e le modalità di nomina del collegio dei Revisori.
Articolo 22 – Soppressione di DigitPa, dell’agenzia per la Diffusione delle Tecnologie per l’innovazione, successione dei rapporti e individuazione delle effettive risorse umane e strumentali.
2. Al fine di garantire la continuità dei rapporti facenti capo agli Enti soppressi, gli organi in carica alla data di approvazione del presente decreto continuano a svolgere le rispettive funzioni fino alla nomina del Direttore generale e deliberano altresì i bilanci di chiusura degli Enti soppressi alla data di cessazione degli Enti stessi, corredati della relazione redatta dall’organo interno di controllo in carica alla medesima data e trasmessi per l’approvazione alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell’Economia e delle finanze. Il Direttore generale esercita in via transitoria le funzioni svolte dagli Enti soppressi e dal Dipartimento di cui all’articolo 20, comma 2, in qualità di commissario straordinario fino alla nomina degli altri organi dell’Agenzia.
3. Sono trasferite all’agenzia per l’Italia digitale il personale di ruolo delle amministrazioni di cui all’articolo 20, comma 2, le risorse finanziarie e strumentali degli Enti e delle strutture di cui al medesimo articolo 20, comma 2, compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale. È fatto salvo il diritto di opzione per il personale in servizio a tempo indeterminato presso il dipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della presidenza del Consiglio dei ministri. Per i restanti rapporti di lavoro l’Agenzia subentra nella titolarità del rapporto fino alla naturale scadenza.
4. Il personale attualmente in servizio in posizione di comando presso le amministrazioni di cui all’articolo 20, comma 2, può optare per il transito alle dipendenze dell’Agenzia. Il transito è effettuato, previo interpello, con valutazione comparativa della qualificazione professionale posseduta nonché dell’esperienza maturata nel settore dell’innovazione tecnologica, dell’anzianità di servizio nelle amministrazioni di cui all’articolo 20, comma 2, e dei titoli di studio. Il personale comandato non transitato all’Agenzia ritorna alle amministrazioni o agli Enti di appartenenza.
5. Nelle more della definizione dei comparti di contrattazione, ai sensi dell’articolo 40, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al personale dell’Agenzia si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Ministeri.
6. Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, o del Ministro delegato, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico, con il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, con il ministro dell’Economia e delle finanze e con il ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell’Agenzia, è determinata l’effettiva dotazione delle risorse umane, nel limite del personale effettivamente trasferito ai sensi dei commi 3 e 4 con corrispondente riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni di provenienza, fissata entro un tetto massimo di 150 unità, nonché la dotazione delle risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell’Agenzia stessa, tenendo conto del rapporto tra personale dipendente e funzioni dell’Agenzia, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne. Con lo stesso decreto è definita la tabella di equiparazione del personale trasferito con quello del personale appartenente al comparto Ministeri. I dipendenti trasferiti mantengono l’inquadramento previdenziale di provenienza, nonché il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell’inquadramento. Nel caso in cui risulti più elevato rispetto a quello del comparto Ministeri il personale percepisce per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici.
7. Con successivo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, o del Ministro delegato, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell’Agenzia e non oltre la data di adozione del decreto di cui al comma 4, le strutture della presidenza del Consiglio dei ministri sono adeguate in considerazione del trasferimento delle funzioni di cui all’articolo 20, comma 2.
8. Dall’attuazione degli articoli 19, 20, 21 e 22 non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
9. All’Agenzia si applicano le disposizioni sul patrocinio e l’assistenza in giudizio di cui all’articolo 1 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.
Art. 19 – 22 della bozza del decreto-legge Sviluppo
17 domenica Giu 2012
agenzia, digitpa, normativa
Art. 19 Istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale
1. È istituita l’Agenzia per l’Italia Digitale, sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro da lui delegato, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
2. L’Agenzia opera sulla base di principi di autonomia organizzativa, tecnico-operativa, gestionale, di trasparenza e di economicità. Per quanto non previsto dal presente decreto all’Agenzia si applicano gli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
Art. 20 Funzioni
1. L’Agenzia per l’Italia Digitale è preposta alla realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana, in coerenza con gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia di cui all’art. 47 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e con l’Agenda digitale europea.
2. L’Agenzia svolge, altresì, fatte salve le funzioni dell’INDIRE per quanto attiene il supporto allo sviluppo dell’innovazione del piano di innovazione nelle istituzioni scolastiche, le funzioni di coordinamento, di indirizzo e regolazione affidate a DigitPA dalla normativa vigente e, in particolare, dall’articolo 3 del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177 fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, nonché le funzioni affidate all’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione istituita dall’articolo 1, comma 368, lettera d), della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e le funzioni svolte dal Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’Agenzia realizza il pieno coordinamento informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale, in attuazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.
b) detta indirizzi, regole tecniche e linee guida in materia di omogeneità dei linguaggi, delle procedure e degli standard, anche di tipo aperto, in modo da assicurare la piena interoperabilità e cooperazione applicativa tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione e tra questi e i sistemi dell’Unione Europea;
c) assicura il necessario coordinamento tecnico dei sistemi informativi pubblici destinati ad erogare servizi ai cittadini ed alle imprese, garantendo livelli omogenei di qualità e fruibilità sul territorio nazionale, nonché la piena integrazione a livello europeo;
d) supporta e diffonde le iniziative in materia di digitalizzazione dei flussi documentali delle amministrazioni, ivi compresa la fase della conservazione sostitutiva, accelerando i processi di informatizzazione dei documenti amministrativi e promuovendo la rimozione degli ostacoli tecnici, operativi ed organizzativi che si frappongono alla realizzazione dell’amministrazione digitale e alla piena ed effettiva attuazione del diritto all’uso delle tecnologie di cui all’art. 3 del Codice dell’amministrazione digitale;
g) effettua il monitoraggio, anche a campione, dell’attuazione dei piani di Information and Communication Technology (ICT) delle pubbliche amministrazioni, redatti in osservanza delle prescrizioni di cui alla lettera b), sotto il profilo dell’efficacia, economicità e qualità delle realizzazioni, proponendo agli organi di governo degli enti e, ove necessario, al Presidente del Consiglio dei Ministri i conseguenti interventi correttivi.
4. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono affidate a Consip Spa le funzioni di cui all’art. 3, comma 2, lett.c) del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 177, limitatamente alla formulazione dei pareri sulla congruità economica e tecnica degli interventi e dei contratti relativi all’acquisizione di beni e servizi informatici e telematici, al monitoraggio dell’esecuzione degli interventi e dei contratti suddetti, nonché le funzioni di cui alla lett. d) e quelle di cui al comma 3 del medesimo articolo.
Art. 21 Organi e statuto
2. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro delegato, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nomina, previo avviso pubblico, il Direttore generale tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è approvato lo statuto dell’Agenzia entro 45 giorni dalla nomina del Direttore generale, in conformità ai principi e criteri direttivi previsti dall’art. 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in quanto compatibili con il presente decreto. Lo Statuto prevede che il Comitato di indirizzo sia composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, un rappresentante del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e due rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata. I rappresentanti partecipano al Comitato di indirizzo senza oneri a carico della finanza pubblica. Con lo statuto sono altresì disciplinate le modalità di nomina, le attribuzioni e le regole di funzionamento del Comitato di indirizzo e le modalità di nomina del Collegio dei Revisori.
Art. 22 Soppressione di DigitPa, dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, successione dei rapporti e individuazione delle effettive risorse umane e strumentali.
1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, DigitPA e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per 1’innovazione sono soppressi.
2. Al fine di garantire la continuità dei rapporti facenti capo agli enti soppressi, gli organi in carica alla data di approvazione del presente decreto continuano a svolgere le rispettive funzioni fino alla nomina del Direttore generale, il quale subentra nelle funzioni svolte dagli enti soppressi e dal Dipartimento di cui all’art. 20 comma, 2 del presente decreto ed esercita in via transitoria le funzioni di commissario straordinario fino alla nomina degli altri organi dell’Agenzia.
3. Sono trasferite all’Agenzia per l’Italia digitale le risorse finanziarie e strumentali degli enti e delle strutture di cui all’art. 20, comma 2, compresi i connessi rapporti giuridici attivi e passivi, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione, neppure giudiziale.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell’Agenzia, è determinata l’effettiva dotazione delle risorse umane, fissata entro un tetto massimo 150 unità, nonché la dotazione delle risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell’Agenzia stessa, tenendo conto del rapporto tra personale dipendente e funzioni dell’Agenzia, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne. A tal fine, previa ricognizione del personale in servizio presso i soppressi enti e presso il Dipartimento di cui all’art. 20, comma 2, si dovrà provvedere che il personale attualmente in servizio con contratto a tempo indeterminato possa optare per il transito alle dipendenze dell’Agenzia. Il transito è effettuato, previo interpello, con valutazione comparativa della qualificazione professionale posseduta nonché dell’esperienza maturata nel settore dell’innovazione tecnologica, dell’anzianità di servizio nelle amministrazioni di cui all’articolo 20, comma 2, e dei titoli di studio. Il personale a tempo indeterminato non trasferito all’Agenzia ritorna alle amministrazioni o agli enti di appartenenza o presso i quali presta servizio in qualità di personale comandato da DigitPA. Il personale a tempo determinato passa alle dipendenze del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca fino alla scadenza del relativo contratto.
5. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla nomina del Direttore generale dell’Agenzia e non oltre la data di adozione del decreto di cui al comma 4, le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono adeguate in considerazione del trasferimento delle funzioni di cui all’art. 20, comma 2.
6. Dall’attuazione degli artt. 19, 20, 21 e 22 non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato ed alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
7. All’Agenzia si applicano le disposizioni sul patrocinio e l’assistenza in giudizio di cui all’art. 1 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611.
Raccomandazioni e proposte su cloud e PA
cloud, digitpa, pubblica amministrazione
Questo documento è la versione pubblicata a maggio 2012 sul sito di DigitPA per sottoporla a consultazione pubblica.
1 Indicazioni di carattere generale
Condividere le regole e i cammini di adozione dei servizi cloud
La condivisione a livello nazionale di regole comuni nell’adozione dei servizi cloud appare un’esigenza largamente condivisibile, peraltro in sintonia con l’art. 117 della Costituzione. Anche a livello internazionale, le strategie di eGovernment adottate da alcuni Paesi suggeriscono la necessità di elaborare una politica nazionale che comprenda i temi affrontati in queste Raccomandazioni, in particolare la sicurezza e la privacy, l’interoperabilità, gli aspetti economici, legali e contrattuali e l’identificazione delle tipologie di servizi di front end o di back office che meglio si prestano ad una migrazione sul cloud.
Diversi strumenti per la governance del processo di adozione del cloud da parte delle pubbliche amministrazioni possono essere ipotizzati, tra i quali:
un comitato ad hoc coordinato o sostenuto da DigitPA al quale partecipino prevalentemente rappresentanti delle pubbliche amministrazioni impegnate in progetti di adozione di servizi cloud;
un tavolo permanente che riunisca i diversi stakeholder interessati nell’adozione di servizi cloud, eventualmente come evoluzione del gruppo di lavoro che ha fornito supporto all’elaborazione di queste Raccomandazioni;
altri strumenti preesistenti di governance nel campo dell’amministrazione digitale.
Accelerare e approfondire la razionalizzazione dei grandi data center pubblici
Sia pure con finalità e modalità diverse, molte grandi organizzazioni stanno accompagnando all’adozione dei servizi cloud un processo di evoluzione e migrazione delle infrastrutture ICT legacy. L’esempio forse più citato è ancora quello degli USA, che hanno avviato in parallelo la Federal Data Center Consolidation Initiative e la Federal Cloud Computing Initiative . Dal lavoro di fondazione compiuto dal NIST (National Institute of Standards and Technology) fino alla creazione del portale Apps.Gov, queste due iniziative rappresentano importanti punti di riferimento anche per altre realtà nazionali.
Nel nostro Paese, un esempio notevole, ma certo non l’unico, di questa sinergia è rappresentato dal nuovo data center di ENI, che garantirà l’altissima affidabilità richiesta dalle esigenze informatiche aziendali insieme ad un’efficienza energetica di eccellenza. La realizzazione del data center è accompagnato dal consolidamento degli applicativi con un risparmio dell’ordine delle decine di milioni di euro.
L’utilizzo del cloud da parte della pubblica amministrazione sarebbe fortemente favorito da un intervento immediato di razionalizzazione dei data center e di introduzione nelle piattaforme applicative di elementi di modularità e di standardizzazione. Questo intervento, peraltro, rappresenta già di per sé un’occasione per conseguire una decisa riduzione del patrimonio applicativo, una forte accelerazione del suo riuso, una distribuzione delle maggiori basi di dati fondata sulla razionalizzazione degli accessi e delle prestazioni anziché sulle politiche, finora prevalenti, basate sulla duplicazione[1] e sulla ridondanza. La logica di progressione appena esposta consente di scegliere in modo mirato gli oggetti da far emigrare nei diversi tipi di cloud offerti dal mercato.
Valutare costi e benefici dei cloud privati e di comunità per la pubblica amministrazione
Sebbene l’adozione dei servizi cloud si giustifichi prima di tutto per i risparmi diretti legati alle economie di scala caratteristiche dei grandi cloud di tipo pubblico globali, molti fattori possono opporsi alla loro adozione generalizzata, sia nel settore privato che in quello pubblico. Gartner prevede ad esempio che, nonostante l’attuale tasso annuo di crescita della spesa per servizi cloud di tipo pubblico del 19%, entro il 2015 questi servizi rappresenteranno meno del 5% della spesa IT complessiva.
Altre forme di cloud, di tipo privato o di comunità, vengono spesso considerate come un’alternativa a quelli di tipo pubblico in vista di un maggiore controllo, del rispetto di vincoli organizzativi o territoriali e di vantaggi economici indiretti derivanti da razionalizzazione, accorpamento e riuso delle risorse informatiche esistenti. La realizzazione di cloud data center di tipo privato o di comunità deve però essere attentamente giustificata in quanto i vantaggi economici diretti potrebbero ridursi a causa delle minori economie di scala o di barriere digitali conseguenti ad una regolazione incompleta o non tempestiva.
La valutazione delle soluzioni e delle architetture dovrà anche tenere conto dei diversi ruoli a livello architetturale e in particolare dei ruoli di fornitore e di broker di servizi cloud oppure di fruitore degli stessi servizi. È evidente che diverse amministrazioni, enti e loro società strumentali potranno ricoprire in modo naturale l’uno o l’altro dei ruoli. La tassonomia di configurazioni proposta da Gartner sulla base di caratteristiche quali la proprietà dei servizi o l’accesso ai servizi conferma la molteplicità di valutazioni necessarie anche in ambito government.
Promuovere la disseminazione e lo scambio di esperienze nelle pubbliche amministrazioni
I documenti prodotti dal gruppo di lavoro “Cloud computing e pubblica amministrazione”, che hanno formato la base di queste Raccomandazioni, mostrano che l’offerta e la natura stessa dei servizi cloud sono in piena evoluzione e lo resteranno nel prevedibile futuro. È perciò consigliabile estendere e rendere sistematica la diffusione di informazioni e di buone pratiche all’interno del settore pubblico attraverso gli strumenti più efficaci disponibili. Tra questi, si ipotizza in particolare l’istituzione di una comunità che raccolga gli esperti di cloud nelle pubbliche amministrazioni.
Come già segnalato in altri punti, diverse modalità di svolgimento di questa importante funzione sono possibili. Con la dovuta attenzione alle peculiarità nazionali, alcune esperienze di altri Paesi, come i Chief Information Officers Councils in USA e UK [CIO], possono offrire ispirazione e indicare criticità. DigitPA ritiene di potere contribuire a svolgere questa funzione.
Promuovere la ricerca e la sperimentazione sul Government cloud
Government Cloud (o gCloud) è un’espressione utilizzata per indicare le specifiche politiche tecnologiche per promuovere l’adozione dei servizi cloud nella pubblica amministrazione. Queste possono comprendere ad esempio la creazione di cloud di tipo privato riservati alla pubblica amministrazione e ai suoi utenti, oppure il consolidamento dei data center e delle applicazioni in uso dalla pubblica amministrazione, oppure il ricorso alle modalità innovative di erogazione dei servizio di eGovernment rese possibili dal paradigma cloud.
Un maggiore sostegno alla ricerca sul cloud viene invocato già da alcuni anni a livello europeo. Mentre la partecipazione nazionale a questi sforzi è certamente opportuna, un contributo mirato alla ricerca e alla sperimentazione di soluzioni G-Cloud a livello nazionale potrebbe contribuire ad un’adozione sistemica del cloud da parte della pubblica amministrazioni italiana, con possibili importanti ricadute sia in termini di spesa pubblica che di efficienza energetica.
Curare da vicino gli aspetti internazionali
Come già sottolineato, nonostante le realizzazioni concrete possano variare in base ai diversi contesti, l’adozione di servizi cloud si giustifica generalmente per un uso su scala relativamente grande. Anche in ambiti più limitati, come ad esempio quello nazionale o europeo, risulta difficile immaginare politiche di adozione del cloud che non seguano da vicino l’evoluzione degli standard, la disponibilità dei finanziamenti, l’offerta dei fornitori e le stesse esperienze sviluppate al di fuori dei confini nazionali.
L’Unione europea ha da tempo avviato azioni importanti, anche economicamente, per promuovere l’uso del cloud da parte degli Stati membri (cfr. ad esempio i programmi CIP – ICT PSP e ISA). A breve termine verrà annunciata una strategia cloud europea che indicherà prevedibilmente nuove iniziative e renderà disponibili nuovi finanziamenti mirati che sarà certamente opportuno coordinare con le iniziative nazionali in questo campo.
Più in generale, appare indispensabile curare, nei casi via via rilevanti, i rapporti con tutti gli stakeholder internazionali che operano per l’evoluzione dell’assetto normativo e degli standard o promuovono iniziative di studio e progettuali in questo campo.
Avviare progetti-pilota in settori prioritari
I servizi cloud rappresentano un’opportunità per progettare e rendere disponibili a costi marginali servizi digitali di ogni tipo. Alcuni casi di uso presentano però caratteristiche che li rendono particolarmente adatti alla realizzazione, in tempi brevi e con elevati ritorni, di progetti-pilota o di sistemi direttamente operativi. Tali caratteristiche comprendono un’ampia base di utenti, connettività adeguata, copertura dell’intero territorio nazionale, presenza di esperienze che permettano subito una graduale digitalizzazione di onerosi processi di tipo tradizionale.
Molte sono le prospettive di applicazione del paradigma cloud per la raccolta, gestione e diffusione dei dati prodotti dal mondo della scuola. Procedure automatizzate di scrutinio o di verbalizzazione degli esami, a volte ispirate a modalità cloud, sono già utilizzate in molte scuole e università italiane. Molti altri processi generati dall’interazione tra studenti, famiglie, insegnanti e amministrazione (e che quindi coinvolgono la stragrande maggioranza dei cittadini) possono essere trasformati in servizi cloud in tempi brevi. Strumenti di eLearning basati sul cloud e accessibili da dispositivi mobili sono ormai ampiamente diffusi a livello globale.
Tutte le amministrazioni di piccole e medie dimensione devono ottemperare a requisiti di legge che possono implicare impegni economici ed organizzativi gravosi o anche irrealistici. Ad esempio, l’articolo 50-bis (“Continuità operativa”) del Codice dell’amministrazione digitale delinea gli obblighi, gli adempimenti e i compiti che spettano alle pubbliche amministrazioni, a DigitPA e ai ministri delegati per la Funzione pubblica e per l’Innovazione tecnologica ai fini dell’attuazione della continuità operativa. In particolare ogni amministrazione deve predisporre il piano di continuità operative ed il piano di disaster recovery che saranno adottati da ciascuna sulla base di appositi studi di fattibilità tecnica, sui quali è obbligatoriamente acquisito il parere di DigitPA. Se l’amministrazione ha acquisito dei servizi cloud ed ha parte dei suoi dati su un cloud esterno, dovrà considerare anche questo scenario nelle soluzioni tecniche per la salvaguardia dei dati e delle applicazioni informatiche.
Anche la sanità presenta le caratteristiche sopra richiamate, nonostante la delicatezza dei dati trattati e l’affidabilità richiesta alle applicazioni. Alcune esperienze pilota in Italia, tra le quali quella della ULSS 8 di Asolo (TV), hanno realizzato la digitalizzazione di un ampio ventaglio di servizi digitali di back-office e di front-office che spaziano dalla ricetta elettronica fino alla scheda sanitaria individuale, alla prenotazione degli esami, al pagamento elettronico dei ticket e al ritiro dei referti. Anche da questa esperienza è scaturito un documento di raccomandazioni sul cloud computing in sanità.
2 Aspetti economici e giuridici
Cogliere le opportunità sistemiche per la pubblica amministrazione e per il paese
Da quanto è possibile comprendere in un quadro in rapida evoluzione, l’adozione dei servizi cloud, per loro natura basati su ottimizzazioni di carattere generale e su larghissima scala, sarà in grado di produrre risparmi economici diretti in tutti i settori economici.
A livello macroeconomico, numerosi e autorevoli studi indicano i possibili benefici economici, anche in termini di aumento del PIL, che l’adozione del modello cloud può portare a livello nazionale e regionale.
Per le grandi organizzazioni, compresa evidentemente la pubblica amministrazione, è possibile intravedere anche ulteriori vantaggi indiretti derivanti, ad esempio, dalla forte spinta verso la razionalizzazione delle infrastrutture ICT e degli asset informativi che il ricorso al cloud presuppone.
Valutare tutti i costi della migrazione al cloud
A livello di singola pubblica amministrazione, è possibile valutare l’impatto che l’adozione di soluzioni cloud comporta attraverso modelli quantitativi che descrivono analiticamente costi e benefici delle diverse soluzioni e consentono un confronto delle diverse alternative di investimento in base all’analisi del TCO (Total Cost of Ownership), dell’IRR (Internal Rate of Return) e del ROI (Return on Investment).
L’orizzonte temporale da considerare, qualunque sia il modello adottato, dovrà essere di medio-lungo periodo per evitare il rischio di un’analisi influenzata dai costi di migrazione previsti nelle fasi iniziali di un progetto di cloud computing, costi che sono invece assenti nei progetti che mantengono invariati i processi, le applicazioni e le tecnologie. Le diverse soluzioni dovrebbero essere comparate sulla base di tutte le tipologie di costi stimabili (in conto capitale, operativi, di opportunità).
Raccomandazioni dettagliate relative ai percorsi di adozione sono già disponibili (cfr. ad esempio [NISTCON11]). In sintesi, si raccomanda di prevedere almeno le seguente azioni:
Condurre un assessment del proprio sistema informativo (processi, applicazioni, infrastrutture) attraverso società indipendenti
Analizzare la mappa dei processi, delle applicazioni, degli ambienti elaborativi, dei costi relativi di conduzione e manutenzione per individuare le parti candidate al cambiamento;
Scegliere un modello quantitativo per la valutazione delle alternative di investimento;
Utilizzare metriche e benchmark condivisi per la misura delle caratteristiche dei sistemi hardware, software, dei servizi e per il confronto dei costi associati alle diverse componenti
Svolgere le prime esperienze cloud su applicazioni non mission critical
Adottare alcuni accorgimenti per superare l’incompletezza del quadro normativo
In via generale, il contratto di fornitura di servizi cloud sembra rientrare nella categoria dell’appalto di servizi disciplinato dall’art. 1655 del Codice civile [BEL11]. Tuttavia non esistono disposizioni nazionali o comunitarie specifiche che disciplinino i contratti relativi a servizi cloud. Gli strumenti contrattuali attualmente in uso appartengono alla categoria di contratti “per adesione”, sostanzialmente non negoziabili e talvolta non coerenti con le disposizioni sugli appalti pubblici. Risulta perciò opportuno richiamare le previsioni del D. Lgs. 39/1993, del D. Lgs. 163/2006, del D. Lgs. 177/2009 e del D.P.R. 207/2010.
In termini generali, a causa della prevalenza degli aspetti tecnologici, l’aggiudicazione dovrebbe essere a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa e la determinazione dell’importo a base di gara dovrà basarsi su una completa analisi dei costi della soluzione cloud. Nei casi previsti, per gli aspetti innovativi dei servizi cloud, la richiesta del parere di congruità da parte di DigitPA dovrebbe sempre essere accompagnata da uno studio di fattibilità.
I diversi requisiti possono essere utilmente raggruppati in un documento – Cloud Service Level Agreement – che definisca e specifichi, tra l’altro, le parti contrattuali, l’oggetto della fornitura, i livelli di servizio (SLA), i trattamenti effettuati sui dati personali e la conformità alla normativa privacy applicabile (Privacy Level Agreement – PLA), la portabilità e interoperabilità dei servizi erogati, le eventuali penali e le verifiche di conformità.
3 Privacy e sicurezza
Seguire le linee-guida europee e nazionali e contribuire al loro sviluppo
In termini generali, le pubbliche amministrazioni dovrebbero avvicinarsi ai servizi cloud con un atteggiamento di consapevole prudenza, come suggerito da autorevoli istituzioni pubbliche ed indipendenti quali il Garante per la protezione dei dati personali ed ENISA. Vanno perciò riprese le raccomandazioni di effettuare un’attenta valutazione dei rischi legati alla fruizione di servizi cloud al fine di preservare la riservatezza e l’integrità dei dati dei cittadini, l’integrità e la continuità dei servizi offerti, il diritto alla privacy e più in generale l’interesse e la sicurezza nazionale.
In particolare, tra le raccomandazioni espresse da ENISA ed attualmente in uso dal governo federale americano, citiamo le seguenti:
Creazione di un catalogo dei servizi cloud idonei per la PA
Identificazione dei requisiti di sicurezza, protezione dei dati personali e resilienza del servizio
Identificazione della catena di responsabilità
Monitoraggio del rispetto dei requisiti attraverso SLA che comprendano, oltre a quelli prestazionali, parametri di sicurezza e di adattabilità (“resilienza”)
Definizione di una politica chiara circa il trasferimento dei dati all’estero
Gestione del rischio e audit
Adozione di strumenti di auditing
Contrattualizzare il rispetto della tutela dei dati personali
Si riscontra un’obiettiva difficoltà di applicare al cloud i tradizionali schemi della vigente normativa in materia di tutela dei dati personali. Ad esempio, non è scontato che il cloud provider sia da ritenersi correttamente un Responsabile esterno del trattamento. Questo fatto, abbinato alla varietà dei dati trattati (dati ‘comuni’, sensibili, giudiziari ecc.), agli ambiti di trattamento ed alle caratteristiche dei servizi cloud, fa sì che la migrazione di dati personali nel cloud da parte della pubblica amministrazione non possa essere affrontata in senso astratto o generico, ma vada attentamente analizzata e calibrata sulle esigenza e le caratteristiche dello specifico trattamento. È quindi preventivamente necessario individuare, caso per caso, quali tipologie di dati e di trattamenti si intenda migrare, definire i relativi obblighi e responsabilità in capo alla pubblica amministrazione ed al cloud provider e verificare che siano chiaramente riflessi nel contratto di fornitura cloud.
Si raccomanda in particolare di ricorrere a specifici Privacy Level Agreement (PLA) che definiscano i livelli e le garanzie relative alla tutela e alla sicurezza dei dati personale da parte del fornitore di servizi cloud. I PLA potrebbero riguardare ad esempio modalità di cifratura dei dati e di controllo da parte dell’amministrazione, limitazioni al trasferimento dei dati, tracciabilità delle azioni sui dati e delle relative responsabilità, garanzie di portabilità e politiche di persistenza e di conservazione dei dati.
È anche auspicabile l’elaborazione di linee-guida specifiche per i diversi settori amministrativi, comprese indicazioni concrete e non formali, sia a livello europeo che nazionale, sugli obblighi e le responsabilità delle parti coinvolte, che contribuirebbero alla maturazione del mercato dei servizi cloud. Considerata la caratteristica architettura distribuita del cloud, sono altresì auspicabili soluzioni normative innovative che abilitino i trasferimenti in contesti extra-europei assicurando la tutela dei dati. Visti i limiti della normativa attuale, appare opportuno richiedere garanzie che i dati non vengano trasferiti all’esterno dello Spazio Economico Europeo (SEE). In questo ambito DigitPA ritiene di poter offrire utili contributi in collaborazione con il Garante per la protezione dei dati personali, anche alla luce della passata esperienza.
Definire le garanzie che devono essere fornite dai fornitori di servizi cloud
Sebbene molti dei rischi legati all’uso del cloud siano propri di qualsiasi servizio IT, alcuni di essi sono certamente caratteristici di questo paradigma. Il cloud sollecita nuove modalità di controllo e di governo nella gestione delle informazioni, nella produzione, erogazione e fruizione dei servizi IT e nella gestione dei rischi. In sintesi, il nuovo modello di security governance è basato sul controllo indiretto e sulla delega delle funzioni tecniche. I requisiti di sicurezza e di resilienza del servizio, la compliance e la protezione dei dati vengono stabiliti su base contrattuale, con la definizione di specifici Service Level Agreement (SLA) e Privacy Level Agreement (PLA). Il raggiungimento e mantenimento dei livelli di servizio è poi regolarmente monitorato.
Una delle maggiori barriere d’ingresso al mercato dei servizi cloud da parte sia della PA che delle PMI è rappresentato dalla mancanza di trasparenza sulle pratiche di sicurezza adottate dai fornitori di servizi cloud. Al fine di ridurre questa criticità si raccomanda:
l’utilizzo di framework standardizzati per la valutazione dei fornitori. Si tratta di liste di controllo suddivise in domini che hanno l’obiettivo di comprendere se e come un fornitore possa soddisfare i requisiti di un utilizzatore di servizi cloud;
l’adozione di tecnologie che consentano il monitoraggio continuo del rispetto dei requisiti dell’utente e dei termini contrattuali;
l’introduzione di un processo di certificazione di servizi e fornitori basato sui punti precedenti, come ad esempio il processo FedRamp proposto dal Governo Federale USA.
Valutare non solo i rischi ma anche i benefici derivanti dal ricorso al cloud
Posta la necessità di rivedere l’approccio alle gestione della sicurezza dei servizi e delle informazioni sulla base del modello di governance imposto dal paradigma cloud [CSA10], è opportuno sfruttare al meglio anche i vantaggi offerti in termini di sicurezza e di resilienza. Rispetto alle soluzioni che possono essere sviluppate dai fruitori di servizi cloud con i mezzi a loro disposizione, i fornitori di servizi cloud possono essere in grado di offrire soluzioni di sicurezza assai più efficaci ed efficienti grazie, tra l’altro, ai fattori di scala.
Per motivi analoghi, il modello cloud può anche contribuire a migliorare la sicurezza dei dati e dei servizi IT offerti ed utilizzati dalla PA, sia per quanto riguarda la riservatezza dei dati che la disponibilità e la scalabilità dei servizi. Questo ultimo aspetto riveste un ruolo cruciale per quei servizi al cittadino che richiedono una disponibilità pressoché continua, come ad esempio i servizi sanitari. Infine, il paradigma cloud dovrebbe essere considerato come un’opportunità per ricondurre sul piano sostanziale anziché formale l’attuazione delle leggi sulla privacy nell’IT.
4 Infrastrutture tecnologiche
Facilitare la sostituzione di infrastrutture IT tradizionali con servizi cloud
A causa dei complessi processi legati all’acquisizione delle componenti infrastrutturali e dei relativi tempi di realizzazione e di integrazione, il mantenimento di una infrastruttura informatica adeguata e aggiornata rappresenta una delle principali criticità per le pubbliche amministrazioni.
La realtà dei data center della pubblica amministrazione italiana, oltre ad assorbire ingenti risorse economiche, ostacola l’introduzione di tecnologie e di servizi ad alto valore che contribuirebbero all’innovazione non soltanto della pubblica amministrazione ma del Paese nel suo complesso.
Sulla base di alcune stime è possibile ipotizzare in Italia risparmi considerevoli derivanti dall’adozione del modello cloud e da un preventivo consolidamento.
Per facilitare questa transizione, le amministrazioni dovrebbero valutare l’adozione di servizi cloud prima di rivolgersi a modalità più tradizionali di acquisizione di tecnologie IT, e dovrebbero definire una serie di servizi minimi di governance (come modelli decisionali, servizi di catalogo, criteri di condivisione e certificazione dei fornitori) compatibili con una possibile evoluzione dell’ecosistema IT pubblico verso un modello cloud.
Assicurare la portabilità e l’interoperabilità tra cloud diversi
Le amministrazioni dovrebbero selezionare fornitori di servizi cloud conformi agli standard e alle altre caratteristiche tecnologiche che garantiscano portabilità e interoperabilità dei servizi erogati. L’infrastruttura di un fornitore di servizi cloud deve garantire che i servizi cloud possano essere trasferiti su piattaforme di fornitori differenti ovvero possano eventualmente essere riportati all’interno dell’organizzazione cliente con il minimo di impatto, così da evitare il rischio di legarsi ad un unico cloud provider (il cosiddetto vendor lock-in).
I requisiti di portabilità devono essere realizzati attraverso l’adozione di standard per i diversi elementi che compongono il servizio. I principali standard di portabilità per il cloud sono:
Cloud Data Management Interface (CDMI), che definisce le tipologie di interfacce che le applicazioni dovranno usare per creare, recuperare, modificare e cancellare i data element su un cloud (portabilità dei dati);
Open Virtualization Format (OVF), che definisce lo standard per la creazione e la distribuzione delle macchine virtuali (portabilità dei sistemi).
Si sottolinea che in questo ambito gli standard possiedono differenti livelli di maturità e sono in continua evoluzione. È quindi importante fare costante riferimento alla loro evoluzione ed al loro grado di recepimento presso i primari fornitori di servizi cloud.
Promuovere l’omogeneità e la standardizzazione nelle infrastrutture e nel patrimonio applicativo
Le amministrazioni che dispongono di data center basati su pluralità di tipologie di sistemi, e che quindi non sono in grado di far condividere ai carichi elaborativi le loro risorse hardware, dovrebbero promuovere la standardizzazione delle proprie infrastrutture per assicurare la movimentazione automatica dei carichi all’interno dei propri data center.
L’omogeneità delle infrastrutture tecnologiche consente inoltre di ridurre drasticamente il numero degli addetti alla conduzione dei sistemi informativi delle Pubbliche Amministrazioni.
ENI, ad esempio, sta consolidando tutti i data center a livello mondiale utilizzando hardware a basso costo e riducendo al contempo il numero delle applicazioni ed il numero dei DBMS.
Ridefinire le competenze IT delle amministrazioni come utenti di servizi cloud
In linea di massima, l’amministrazione che fruisce di servizi cloud di tipo privato potrà mantenere (sia pure ad un livello minore) le competenze tradizionali per la gestione dei dispositivi di accesso ma dovrà acquisire competenze nuove necessarie alla corretta fruizione dei servizi cloud e alla loro integrazione con l’ambiente IT tradizionale. La fruizione di servizi cloud di tipo pubblico generalmente richiede meno competenze IT poiché le infrastrutture e le relative problematiche di gestione sono a cura del fornitore. Anche in questo modello le competenze IT prevalenti saranno legate a scenari di integrazione con le infrastrutture esistenti.
Saranno invece necessarie nuove competenze che riguardano le tematiche del trasferimento dei dati personali in altre nazioni, delle performancedelle infrastrutture di rete di fronte a movimentazioni massicce di dati o infine dell’opportunità di ricorrere ad organizzazione terze per il controllo degli accordi contrattuali circa l’accesso ai dati o la loro cancellazione. Più in generale, sarà ancora più importante da parte delle pubbliche amministrazioni esplicitare specifiche pertinenti e complete dei servizi richiesti e, soprattutto, valutare e monitorare i fornitori e le forniture in termini di output (i risultati ottenuti) piuttosto che di input (le risorse impiegate).
Servizi innovativi, processi arretrati e la rivoluzione dei dati sociali
#Oodi #keskustakirjasto #Helsinki 5 days ago
@sweden The word 'keelhauling' came suddenly to my mind... 1 week ago
RT @thisisFINLAND: MT @Finnair: All female crew on #AY005 from HEL to JFK. #Finnair #Finland https://t.co/fJ7BP34IbF 1 week ago
RT @neiltyson: Odd. No one is in denial of America’s Aug 21 total solar eclipse. Like Climate Change, methods & tools of science predict it. 1 week ago

References: Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22
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