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Cassazione Civile, sentenza numero 25771 del 15/11/2013 – Semaforo verde
Cassazione Civile, sentenza numero 25771 del 15/11/2013
Cassazione Civile, Sezione sesta, sentenza n. 25771 del 15 novembre 2013
Corte di Cassazione Civile – Sezione VI, Sentenza n. 25771 del 15/11/2013
Circolazione Stradale – Artt. 7, 35, 38, 39 del Codice della Strada – Divieto di sosta – Conformità della segnaletica verticale – Mancanza degli estremi dell’ordinanza di apposizione sul retro del segnale – La mancanza degli estremi non esenta l’utente dall’obbligo di rispettare la prescrizione imposta dalla segnaletica. E’ necessario, invece, che l’Amministrazione, sulla quale grava il relativo onere probatorio, abbia in sede di opposizione ed in presenza di contestazione della violazione, dimostrato la legittimità dell’imposizione di cui al cartello, producendo il provvedimento sulla base del quale questo è stato apposto dall’autorità competente a disciplinare nella zona la circolazione.
Con sentenza n. 1619 del 2010 (depositata il 10 agosto 2010) il Tribunale di Catanzaro respingeva l’appello proposto dal Ministero dell’Interno nei confronti di P. P. avverso la sentenza n. 4073/2007 del Giudice di pace di (OMISSIS), che aveva accolto l’opposizione proposta L. n. 689 del 1981, ex art. 22, dall’appellato avverso il verbale di accertamento (n. (OMISSIS) del 19.11.2004) redatto dai Carabinieri di (OMISSIS) per violazione dell’art. 7 C.d.S., commi 1 – 14. Il Ministero dell’Interno ha proposto ricorso per cassazione (notificato il 20.9.2011 e depositato il 28.9.2011) nei riguardi della predetta sentenza formulando un unico motivo, con il quale ha lamentato la violazione e falsa applicazione degli art. 39 C.d.S., e art. 77 C.d.S., comma 7.
L’intimato P. non si è costituito in questa fase. Nominato, a norma dell’art. 377 c.p.c., il consigliere relatore ha depositato la relazione di cui all’art. 380 bis c.p.c., del seguente tenore: “Con l’unica censura (violazione degli art. 39 C.d.S., e art. 77 C.d.S., comma 7) l’Amministrazione ricorrente lamenta che il giudice del gravame abbia ritenuto determinante la irregolarità del segnale di divieto per esimere l’opponente, quale utente della strada, dall’obbligo di rispettarne la prescrizione.
Per consolidato orientamento di questa Corte, cui si ritiene di dare continuità, in mancanza di una disposizione specifica che stabilisca le conseguenze della mancata osservanza da parte dell’Amministrazione locale delle disposizioni invocate per l’installazione dei segnali stradali (artt. 45 e 77 reg. att. esec. C.d.S.), non determina l’illegittimità del segnale, e l’omissione delle indicazioni formali dalle norme contemplate non esima l’utente della strada dall’obbligo di rispettare la prescrizione espressa dal segnale, giacchè quelle indicazioni hanno, più semplicemente, lo scopo di consentire agli organi della pubblica amministrazione di controllare la regolarità della fabbricazione e della collocazione del segnale e di rimuovere quelli apposti da soggetti che siano privi del relativo potere o che lo abbiano esercitato in violazione delle disposizioni che ne fissano le modalità di esercizio (cfr. Cass. 18 maggio 2000 n. 6474; 29 marzo 2006 n. 7125; Cass. 31 luglio 2007 n. 16884; Cass. 20 maggio 2010 n. 12431).
Alla luce di ciò consegue che il giudice del gravame non ha fatto buon governo del principio sopra esposto.
In definitiva, sembrano emergere le condizioni per procedere nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., ravvisandosi la possibile manifesta fondatezza dell’unico motivo di ricorso”.
Il Collegio condivide le conclusioni della relazione ma sotto un diverso profilo.
Invero per costante orientamento di questa Corte, evidenziato già con la decisione n. 7888 del 1995, anche nel vigore del precedente codice della strada, l’obbligatorietà della prescrizione contenuta in un segnale stradale di divieto di sosta in zona determinata – provvedimento finalizzato più che alla tutela della sicurezza della circolazione dei veicoli, alla salvaguardia di altri interessi pubblici, quali l’ambiente, la quiete pubblica, i beni architettonici ed altro – deve ritenersi condizionata alla legittimità del provvedimento amministrativo che l’ha imposta, sebbene su tale legittimità non incida l’eventuale mancanza delle indicazioni che vanno riportate sulla parte posteriore del segnale ai sensi dell’art. 77 reg. C.d.S.. La citata norma regolamentare impone, infatti, che sia indicato sul retro del segnale l’ente o l’amministrazione proprietaria della strada, il marchio della ditta che ha fabbricato il segnale, l’anno di fabbricazione e il numero dell’autorizzazione concessa dal Ministero alla ditta stessa, nonchè – per i segnali di prescrizione che interessano ai nostri fini – gli estremi dell’ordinanza di apposizione (v. Cass. 31 luglio 2007 n. 16884). Ne consegue che il Tribunale adito avrebbe potuto ritenere sussistente la violazione solo se fosse stata data la prova – della quale era onerata l’Amministrazione che aveva emesso l’ingiunzione – della legittimità dell’apposizione del cartello.
Il precetto da rispettare, difatti, è quello contenuto nel provvedimento che disciplina la circolazione: il cartello stradale invece costituisce solo il mezzo con il quale si porta a conoscenza del pubblico l’avvenuta emanazione di quel provvedimento. Non era quindi, sufficiente, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice del merito, la mera esistenza del cartello stradale, ma occorreva invece la prova che questo fosse stato apposto legittimamente, e cioè in base ad un legittimo provvedimento dell’organo competente a disciplinare, in quella zona, la circolazione.
La sentenza impugnata deve essere, pertanto, cassata e la causa va rinviata ad altro giudice, il quale accerterà – dandone specifica motivazione – se l’Amministrazione, sulla quale grava il relativo onere probatorio, abbia in sede di opposizione ed in presenza di contestazione della violazione dell’art. 7 C.d.S., comma 1, lett. d), (per avere il trasgressore sostato in zona riservata a specifici autoveicoli) dimostrato la legittimità dell’imposizione di cui al cartello, producendo il provvedimento sulla base del quale è stato apposto dall’autorità competente a disciplinare nella zona la circolazione.
Il giudice del rinvio provvedere anche sulle spese per questa fase del giudizio.
cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Catanzaro in persona di diverso magistrato, anche per le spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 2 Civile della Corte di Cassazione, il 27 settembre 2013.
Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2013.
Autore AngeloPubblicato il 21 Marzo 2019 Categorie Sentenze
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