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Timestamp: 2020-06-06 08:52:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 29635 del 16/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29635 del 16/11/2018
Cassazione civile sez. lav., 16/11/2018, (ud. 19/09/2018, dep. 16/11/2018), n.29635
sul ricorso 20693/2017 proposto da:
M.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA 195,
presso lo studio degli avvocati SERGIO VACIRCA, MARA PARPAGLIONI,
che lo rappresentano e difendono unitamente all’Avvocato GUGLIELMO
DURAZZO, giusta delega in atti;
Avvocati GIUSEPPINA GIANNICO, avvocati SERGIO PREDEN, ANTONELLA
PATTERI, LUIGI CALIULO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 12/2017 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 02/03/2017 R.G.N. 808/2016;
1. La Corte d’Appello di Torino, con sentenza n. 12/2017, ha respinto il gravame proposto da M.S. avverso la sentenza del Tribunale di Alessandria che aveva ritenuto prescritto il diritto del medesimo alla rivalutazione contributiva di cui al L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, per essere intercorso più di un decennio dalla data di conoscenza da parte del medesimo della sua esposizione oltre soglia, fissata dal primo giudice al momento (1997) del pensionamento ed il primo atto interruttivo, ravvisato nella successiva (2015) domanda all’I.N.P.S. di riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva.
La Corte territoriale, pur ritenendo che la data del pensionamento non costituisse elemento dirimente al fine di individuare il momento in cui il M. aveva avuto consapevolezza del proprio diritto, riteneva comunque maturata la prescrizione, in quanto affermava che tale consapevolezza doveva essere riconosciuta dal momento (2004) in cui la RSU aveva trasmesso alla Contarp, presso l’INAIL una nota in cui si affermava che il personale tecnico ed operativo dello stabilimento ove il ricorrente aveva lavorato aveva diritto ai benefici di cui all’art. 13 cit.. Ciò in considerazione delle funzioni di tutela e rappresentanza dei lavoratori svolte dal sindacato, da cui si doveva desumere – sempre secondo la Corte – la conoscenza o quanto meno la conoscibilità dell’esposizione così segnalata da parte dell’appellante.
1. Con il primo motivo il ricorrente afferma, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per non avere la Corte territoriale esaminato il motivo di appello con cui si lamentava il fatto che il Tribunale, accogliendo l’eccezione di prescrizione del diritto alla rivalutazione del diritto e non quella, sollevata dall’I.N.P.S., di prescrizione dei ratei di maggiorazione pensionistica, aveva mancato di sollecitare il contraddittorio su un profilo rilevato d’ufficio.
2. Il secondo motivo adduce, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza di appello per avere fatto decorrere la prescrizione da un momento (nota delle RSU) diverso sia da quello indicato dal Tribunale (pensionamento) sia da quello indicato dall’appellante (inoltro della domanda di rivalutazione all’I.N.A.I.L.).
Anche tale motivo è infondato, in quanto la questione della prescrizione per conoscenza o conoscibilità del diritto rivendicato era già sottoposta al contraddittorio delle parti in appello, mentre l’individuazione dell’uno o dell’altro momento di decorrenza riguarda il convincimento di merito sui fatti di causa, laddove i rilievi officiosi ex art. 101 c.p.c., comma 2, riguardano esclusivamente questioni giuridiche (e solo in via indiretta le questioni di fatto ad esse consequenziali) non sollecitate dalle parti.
3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 39 Cost. e, anche ai sensi degli artt. 1362 e 1363 c.c., dell’Accordo Interconfederale 20.12.1993 nonchè degli artt. 2727,2728 e 2729 c.c..
Egli in sostanza sostiene che l’affermazione della Corte in merito al potere di rappresentanza della R.S.U. sarebbe errata, in quanto essa potrebbe riguardare chi all’epoca lavorava presso lo stabilimento e non chi, come il ricorrente, era da anni in pensione. Su tale premessa il ricorrente afferma quindi che il ragionamento della Corte d’Appello violerebbe le norme sulle presunzioni, sia perchè mancherebbero gli estremi di gravità, precisione e concordanza propri della corrispondente disciplina (art. 2729 c.c.), sia perchè si sarebbe determinata una presumptio de praesumpto, essendosi sommata la deduzione della conoscenza da parte del M. della nota delle R.S.U., sebbene a lui non diretta, con la deduzione della conoscibilità, attraverso tale nota, della sua esposizione ad amianto, nonostante quella nota non fosse stata espressamente a lui riferita.
3.2 E’ ormai pacifico in giurisprudenza che anche il diritto alla rivalutazione contributiva di cui al L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, sia soggetto a prescrizione, decennale, con decorrenza dal momento in cui l’interessato abbia avuto conoscenza o potesse avere conoscenza del fatto di essere stato esposto oltre soglia ad amianto, durante le proprie lavorazioni (Cass. 2 febbraio 2017, n. 2856; Cass. 9 febbraio 2015, n. 2351).
3.3 La censura avverso tale ragionamento motivazionale è stata giustamente mossa non ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto non viene in gioco l’omessa considerazione di un punto o fatto decisivo, quanto per violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, sotto il profilo dell’erronea applicazione delle norme sulle presunzioni (artt. 2727 e 2729 c.c.).
Vale infatti il principio per cui “in tema di presunzioni, qualora il giudice di merito sussuma erroneamente sotto i tre caratteri individua tori della presunzione (gravità, precisione e concordanza) fatti concreti che non sono invece rispondenti a quei requisiti, il relativo ragionamento è censurabile in base all’art. 360 c.p.c., n. 3, (e non già alla stregua dello stesso art. 360, n. 5), competendo alla Corte di cassazione, nell’esercizio della funzione di nomofilachia, controllare se la norma dell’art. 2729 c.c., oltre ad essere applicata esattamente a livello di proclamazione astratta, lo sia stata anche sotto il profilo dell’applicazione a fattispecie concrete che effettivamente risultino ascrivibili alla fattispecie astratta” (Cass. 4 agosto 2017, n. 19485; Cass. 26 giugno 2008, n. 17535).
In particolare il giudizio sulla “gravità” e “precisione” del ragionamento presuntivo, imposto dall’art. 2929 c.c., ha per oggetto la ricorrenza della inferenza probabilistica impostata dal giudice del merito per desumere dal fatto noto il fatto ignoto e si concretizza nel controllo, di stretta legittimità, in ordine all’effettiva sussistenza, secondo parametri di elevata probabilità logica insiti nei caratteri stessi di “gravita” e “precisione”, della massima di esperienza su cui si è basato quel ragionamento. Spetta infatti alla Corte di Cassazione il controllo su tale massima di esperienza, quale parametro di legittimità che la norma pone rispetto, in questo caso, alla valorizzazione della possibile connessione tra determinati fatti quale requisito idoneo a fondare, ai sensi dell’art. 2729 c.c. e ss., la prova presuntiva.
Pertanto l’unico e decisivo ragionamento decisionale impostato dalla Corte territoriale risulta intrinsecamente viziato in iure e ciò comporta la cassazione della pronuncia, affinchè si proceda al riesame del merito rispetto al momento di decorrenza della prescrizione ed a quanto a ciò consequenziale.
4. Restano assorbiti il quarto ed il quinto motivo di ricorso, con i quali si sostiene, da vari punti di vista, la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., dell’art. 2697 c.c., e degli artt. 2935 e 2946 c.c., per non esservi stata valorizzazione della domanda all’I.N.A.I.L. (presentata nel 2010) o all’I.N.P.S., quali riscontri documentali diretti della conoscenza del diritto azionato e quindi quali momenti iniziali di decorrenza della prescrizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 sentenza 
 sentenza 
 art. 101
 art. 13
 Cass. 
 art. 360
 Cass.