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Timestamp: 2020-07-15 12:34:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12001 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12001 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 16/05/2017, (ud. 11/01/2017, dep.16/05/2017), n. 12001
sul ricorso 7358-2015 proposto da:
TERZA LUNA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore e
Amministratore Unico Sig. M.R., elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA F. DE SANCTIS 15, presso lo studio dell’avvocato
BARBARA TRANI, che la rappresenta e difende giusta procura a margine
C.T., (+Altri omessi), elettivamente domiciliati in ROMA,
CORSO D’ITALIA 102, presso lo studio dell’avvocato NICOLETTA
GERVASI, che li rappresenta e difende giusta procura a margine del
CE.FR.;
avverso la sentenza n. 7500/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 12/01/2015;
11/01/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI;
udito l’Avvocato BARBARA TRANI;
udito l’Avvocato RAFFAELLO MISASI per delega.
I sigg.ri C., locatori, adivano il Tribunale di Roma nel 2005 per sentir convalidare lo sfratto del locale ubicato in (OMISSIS) condotto in locazione dalla società Terza Luna s.r.l., assumendo la morosità della stessa nel pagamento dei canoni per Euro 104.195,18.
La Terza Luna s.r.l., costituendosi in giudizio, rilevava la carenza di legittimazione attiva dei ricorrenti ed eccepiva in compensazione un proprio credito relativo a lavori di ristrutturazione dell’immobile locato.
Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 4881 del 2007, rigettava l’eccezione di parte convenuta e dichiarava risolto il contratto di locazione per inadempimento della conduttrice.
In appello la società La Terza Luna riproponeva gli stessi argomenti: il primo, relativo al difetto di legittimazione attiva degli appellati ed il secondo, relativo alla già eccepita compensazione.
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 12 gennaio 2015, rigettava l’appello, condannando l’appellante alle spese del grado. In particolare la sentenza riteneva inammissibile, e comunque infondato, il primo motivo perchè privo di specifica censura sulle rationes decidendi della pronuncia di primo grado in punto di legittimazione ad agire dei ricorrenti e rigettava il secondo, confermando, dopo aver disposto una CTU, l’accertamento del Tribunale circa la non riconducibilità dei lavori effettuati alle ipotesi degli artt. 9 e 10 del contratto di locazione, e dunque a responsabilità dei locatori.
La società La Terza Luna ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.
Resistono con controricorso i sigg.ri C.G., (+Altri omessi).
Con il primo motivo di ricorso la ricorrente censura “l’omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e definitivo del giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 nella parte in cui la Corte ha ritenuto che le rationes decidendi applicate dal giudice di prime cure per rigettare l’eccezione di carenza di legittimazione attiva degli eredi non avevano formato oggetto di specifica censura in sede di appello”.
La ricorrente afferma di aver censurato, nel ricorso in appello, ciascuna delle ragioni della decisione di primo grado, con particolare riguardo al mancato rilievo della natura confessoria delle dichiarazioni di tutti gli originari ricorrenti, tranne C.G. (unico titolare della proprietà dell’immobile e della licenza di esercizio), circa il difetto di comproprietà dell’immobile ed il conseguente loro difetto di legittimazione ad agire.
Il motivo, che censura un error in procedendo – sì che doveva formulato in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 – è inammissibile perchè non correlato alla ratio decidendi.
Ed infatti la Corte al riguardo ha evidenziato quanto messo in luce dal giudice di primo grado: “alcun dubbio, peraltro, ha mostrato la conduttrice in ordine alla qualità di locatori dei ricorrenti, allorquando con la missiva 16/09/1999 (indirizzata a ciascuno di loro) si è rivolta a costoro “in riferimento al contratto di locazione intercorrente tra i fratelli C. e la s.r.l. La Terza Luna”; dall’altro ha affermato “pur se fosse anche vera l’assenza di comproprietà in capo ai signori C. – la qualità di locatore è del tutto svincolata da quella di proprietario del bene locato”.
Non essendovi correlazione ne consegue l’inammissibilità del primo motivo.
Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente censura l'”omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5″ laddove il Collegio non si è pronunciato sull’eccezione di compensazione, sulla domanda riconvenzionale e sulla richiesta di consulenza tecnica d’ufficio.
Il motivo è inammissibile perchè critica la sentenza di appello per aver condiviso le conclusioni del C.T.U. secondo le quali “non sono stati forniti i mezzi tecnici per valutare la riconducibilità delle opere effettuate dall’appellante al contenuto degli artt. 9 e 10 del contratto di locazione” senza indicare se, come e quando abbia allegato e prodotto detti elementi in giudizio e sottoposti all’esame del C.T.U. nè trascrivere, a norma dell’art. 366 c.p.c., n. 6, il contenuto delle suddette clausole.
Concludendo il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Le spese giudiziali seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 6.000 (di cui Euro 200 per esborsi), oltre accessori di legge e spese generali al 15%. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento a carico della parte ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 13
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