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Timestamp: 2020-04-01 21:13:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12326 del 17/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12326 del 17/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 17/05/2017, (ud. 12/04/2017, dep.17/05/2017), n. 12326
sul ricorso 8432/2011 proposto da:
SIBA OIL SOCIETA’ ITALIANA BENZINAI AFFINI DI S.V. SAS,
tempore elettivamente domiciliato in ROMA VIA SILLA 91, presso lo
studio dell’avvocato ANTONIO ALBERTO MARTINELLI, rappresentato e
difeso dall’avvocato GIUSEPPE DELLOSSO con studio in TARANTO VIA G.
MASSARI 23 (avviso postale ex art. 135) giusta delega a margine;
SAPAC SRL in persona dell’Amm.re Unico e legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA GERMANICO 109, presso
lo studio dell’avvocato GIOVANNA SEBASTIO, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ATTILIO SEBASTIO giusta delega in
avverso la sentenza n. 4/2010 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
TARANTO, depositata il 12/01/2011;
12/04/2017 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;
La Siba Oil s.a.s. impugnava tre avvisi di accertamento con i quali la Sapac s.r.l., Concessionaria per l’accertamento e la riscossione della Tosap per conto del Comune di Taranto, contestava l’omesso pagamento del tributo in relazione all’area di rispetto, delimitata da linee di demarcazione gialle, antistante le colonnine di distribuzione del carburante dell’area di servizio condotta in esercizio dalla predetta società, con irrogazione delle conseguenti sanzioni.
Su ricorso della soccombente società Sapac, cui la contribuente resisteva con controricorso, la decisione di secondo grado veniva cassata da questa Corte che, con la sentenza n. 17075/2009, disponeva il rinvio della causa ad altra sezione della medesima CTR, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Il Giudice di rinvio, con la sentenza qui impugnata, dichiarava legittimi gli avvisi di
accertamento e, quindi, dovute le somme con essi richieste, nonchè condannava la società Siba Oil al pagamento delle spese del giudizio di legittimità e del giudizio di rinvio, distratte in favore dell’avv. F.S..
Con il primo motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 63 e dei correlati artt. 20, 16 e 17, giacchè la notificazione dell’atto di riassunzione del giudizio, a seguito della sentenza della Cassazione, è stata effettuata presso la sede della società Siba Oil, in Roma, e non nel domicilio eletto, presso lo studio dell’avv. Giuseppe Dellosso, in Taranto, con conseguente nullità degli atti del giudizio di rinvio.
Con il secondo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5, violazione di norme di diritto, quanto alla ritenuta legittimità delle sanzioni, perchè il giudice di rinvio non ha tenuto conto del giudicato implicito formatosi sul punto, in spregio all’art. 348 c.p.c., comma 2 e comunque ha omesso di motivare il proprio dissenso dalla sentenza di primo grado, che pure aveva annullato le sanzioni irrogate e, quanto alle spese del giudizio, perchè il giudice di rinvio le ha liquidate senza specificare le ragioni giustificative della loro entità, disponendone la distrazione a favore dell’avv. F.S., dichiaratosi antistatario soltanto per la fase di merito.
La ricorrente si duole del fatto che l’atto di riassunzione del giudizio è stato notificato, a mezzo del servizio postale, alla società, presso la sede in (OMISSIS) e non nel domicilio eletto al momento della sua costituzione, presso lo studio dell’avv. Giuseppe Dellosso, in Taranto, com’è pure ricavabile dal ricorso introduttivo del giudizio.
La questione posta dalla ricorrente può essere agevolmente risolta facendo applicazione dei principi, più volte affermati da questa Corte, in tema di giudizio di rinvio, e, per quanto concerne il processo tributario, disciplinato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 63, di quelli contenuti nella sentenza n. 2288/2016 e nella ordinanza n. 27094/2013, che consentono di disattendere la prima censura stante la ritualità della riassunzione del giudizio.
L’atto di riassunzione della causa introduce, in sede di rinvio, una autonoma fase del giudizio e va notificato personalmente a tutte le parti del giudizio di cassazione, in qualità di litisconsorti necessari processuali, nelle forme di cui all’art. 392 c.p.c., anche se la notifica eseguita al procuratore costituito, che sia anche domiciliatario della parte nel pregresso giudizio di merito, anzichè personalmente, risulta invalida, ma non inesistente, ed il vizio è sanabile con la costituzione della parte intimata (Cass. n. 2004/2000; n. 1959/1992; n. 8358/1991) o con l’assegnazione, ai sensi dell’art. 291 c.p.c., di un termine per provvedere alla valida notificazione del ricorso (Cass. S.U. n. 6841/1996; n. 932/1998; n. 10191/1999).
La ricorrente, inoltre, si duole del mancato rispetto, da parte del giudice di rinvio, dell’art. 348 c.p.c., comma 2, stante il giudicato implicito formatosi in punto di sanzioni irrogate per l’omesso pagamento del tributo, in relazione all’area di rispetto antistante le colonnine dell’impianto di distribuzione dei carburanti condotto in esercizio dalla società Siba Oil.
La ricorrente si duole anche della liquidazione delle spese di giudizio e della disposta distrazione delle stesse a favore dell’avv. F.S., dichiaratosi antistatario soltanto per la fase di merito.
Si è ritenuto che la parte che propone ricorso per cassazione ha l’onere di indicare il concreto pregiudizio derivato dalla violazione processuale o sostanziale atteso che, nel rispetto dei principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di interesse ad agire, l’impugnazione non tutela l’astratta regolarità dell’attività giudiziaria ma mira ad eliminare il concreto pregiudizio subito dalla parte, sicchè l’annullamento della sentenza impugnata è necessario solo se nel successivo giudizio di rinvio il ricorrente possa ottenere una pronuncia diversa e più favorevole rispetto a quella cassata (Cass. n. 15363/2016; n. 26157/2014; Cass. n. 1755/2006; n. 15950/2007), che nella specie difetterebbe restando ferme le conseguenze della soccombenza.
Conseguentemente, il ricorso deve essere respinto con la condanna dalla ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della costituita società Sapac, in quanto l’intimato avv. F.S. non ha svolto attività difensiva.
La Corte, respinge il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 2.800,00 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 art. 135
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 63
 sentenza 
 sentenza 
 art. 63
 sentenza 
 sentenza 
 Cass.