Source: https://www.laleggepertutti.it/214307_posso-riconoscere-mio-figlio-anche-se-e-passato-molto-tempo
Timestamp: 2019-01-18 10:42:01+00:00

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15 Giugno 2018 | Autore: Sara Soresi
La possibilità di riconoscere il proprio figlio, anche se sono trascorsi molti anni, è prevista dall’ordinamento? C’è un limite di tempo? Diritti e ostacoli.
Avere dei figli – si dice – è una benedizione. Potrebbe capitare, tuttavia, che, per svariate motivazioni, uno dei due genitori (o entrambi) non se la sentano di riconoscere il proprio figlio. Pensiamo a tutti quei casi in cui, per esempio, la donna rimane incinta in giovane età. O all’eventualità in cui uno dei genitori, preso dal timore, abbandona il figlio ed il compagno o la compagna. Oppure, ancora, a quelle ipotesi in cui il papà non sia a conoscenza dell’esistenza del figlio e venga a scoprire la propria paternità solo in epoca ben successiva.
In tutti questi casi – se il genitore cambia idea o, come nell’ultimo caso summenzionato, viene a conoscenza dell’esistenza del figlio – potrebbe domandarsi: posso riconoscere mio figlio anche se è passato molto tempo?
1 Lo stato di figlio
1.1 Unicità dello stato giuridico dei figli
2 Riconoscimento del figlio
2.1 Vizi del riconoscimento
2.2 Posso riconoscere mio figlio anche se è passato molto tempo?
3 Obbligo di riconoscimento
Lo stato di figlio sorge con la nascita tuttavia, di fatto, per poter vantare lo status di figlio, è necessaria la redazione di un atto di nascita ossia un documento compilato dall’ufficiale di stato civile in base alle dichiarazioni rese, entro dieci giorni dalla nascita, dal padre, dalla madre del nato o da un procuratore speciale da essi nominato. In assenza di queste persone, le dichiarazioni sono effettuate dal medico o da chi ha assistito al parto o in base ad una sentenza del Tribunale.
Se manca l’atto di nascita, è possibile provare lo stato di figlio sulla base dell’esistenza di una serie di fatti che, complessivamente, possano dimostrare la relazione di filiazione tra le due persone.
Unicità dello stato giuridico dei figli
Dal 2012 la Legge [1] ha stabilito un principio fondamentale in materia di stato di figlio: quello dell’unicità dello stato giuridico dei figli. Secondo questo principio, i figli legittimi (cioè quelli nati all’interno del matrimonio) ed i figli naturali (nati, cioè, da persone non sposate) detengono i medesimi diritti. Conseguentemente, dal 2012, tutte le norme di legge contenenti il riferimento a figli legittimi o naturali, sono state modificate con l’indicazione del solo termine di “figli”, indipendentemente dalla loro nascita – o meno – da genitori uniti in matrimonio.
Il riconoscimento è un atto con il quale una persona dichiara di essere genitore di un soggetto. Si tratta di un atto unilaterale (ossia effettuato da una sola persona), spontaneo ed irrevocabile, nel senso che, una volta posto in essere, non può più essere cancellato.
Non può essere sottoposto a termini o a condizioni [2] né può essere attuato con limitazione degli effetti che da esso discendono (per esempio, riguardo l’eredità).
Il riconoscimento può essere fatto dalla madre, dal padre (anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento), sia congiuntamente, sia separatamente. In quest’ultimo caso, ovviamente, la dichiarazione di uno dei genitori non ha effetti per l’altro, così come non può contenere indicazioni relative all’altro genitore. [3]
Il riconoscimento è un atto formale. Ciò significa che deve rispettare le forme indicate dalla legge [4] perché, in mancanza, sarebbe nullo. In particolare, le forme consentite sono:
denuncia nell’atto di nascita;
dichiarazione posteriore alla nascita o al concepimento resa ad un ufficiale di stato civile o al notaio, nella forma di atto pubblico;
dichiarazione mediante testamento. Il testamento può essere anche olografo (LINK), ossia scritto di proprio pugno;
Vizi del riconoscimento
Si tratta di tutti quei casi in cui il riconoscimento può essere impugnato.
difetto di veridicità del riconoscimento. In tal caso, il riconoscimento può essere impugnato dall’autore del riconoscimento stesso, da colui che è stato riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse. [5] L’azione d’impugnazione è imprescrittibile (cioè, senza limiti di tempo) riguardo al figlio riconosciuto, mentre da parte dell’autore del riconoscimento deve essere proposta entro un anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita. Può essere promosso anche da un curatore speciale nominato dal giudice su istanza del figlio minore che abbia compiuto i quattordici anni o dal pubblico ministero o dell’altro genitore;
violenza. L’impugnazione può essere presentata dall’autore del riconoscimento entro un anno dal giorno in cui la violenza è cessata. Se, però, l’autore del riconoscimento è un soggetto minore, il termine di un anno decorre dal conseguimento della maggiore età;
incapacità che deriva da interdizione giudiziale. In questo caso, può essere impugnato dal rappresentante dell’interdetto e, in caso di revoca dell’interdizione, dall’autore del riconoscimento, entro un anno dalla predetta revoca;
Per diverse ragioni può accadere che uno dei genitori – o entrambi – non abbiano immediatamente riconosciuto il figlio. Ciò nonostante, potrebbero volerlo riconoscere successivamente. In tal caso, si parla di riconoscimento tardivo.
Si può riconoscere il figlio anche se è passato molto tempo? Quali sono i requisiti richiesti per attuare questo riconoscimento?
La legge [6] distingue due diversi casi:
figlio minore che abbia compiuto i quattordici anni. Se il figlio che s’intende riconoscere ha un età superiore a quattordici anni, ai fini del riconoscimento è sufficiente e necessario il suo assenso. Ciò significa che – in assenza della sua approvazione – il riconoscimento non produce alcun effetto;
figlio minore che non abbia compiuto i quattordici anni. In tal caso, è necessario il consenso dell’altro genitore che ha compiuto il riconoscimento in epoca precedente;
Se l’altro genitore presta il consenso, quest’ultimo può essere manifestato:
all’ufficiale di stato civile contestualmente al secondo riconoscimento. In sostanza, i due genitori si recano insieme all’ufficio di stato civile;
in un atto pubblico;
in un testamento;
nel verbale d’udienza che, infatti, è atto pubblico;
Cosa succede, però, se i genitori non sono d’accordo e, dunque, manca il consenso? Vi domanderete: senza il consenso dell’altro genitore, non posso riconoscere mio figlio?
In caso di dissenso dell’altro genitore, la legge [7] prevede che il consenso non possa comunque essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio.
In quest’ultimo caso (mancanza di consenso) però, è necessario avviare un’azione giudiziaria. Dovrete, cioè, recarvi da un avvocato che dovrà predisporre un ricorso volto, appunto, al riconoscimento del figlio. Questo ricorso, dovrà essere notificato all’altro genitore. A questo punto, se quest’ultimo non presenta opposizione (ossia, un atto con cui, appunto, intende opporsi alla vostra richiesta di riconoscimento) il giudice decide con sentenza che terrà conto – comunque – del consenso mancante. In tal caso, dunque, la procedura è piuttosto veloce perché non vi sarà attività istruttoria (assunzione di prove).
Viceversa, se viene proposta opposizione dall’altro genitore, si aprirà una procedura più lunga: il Giudice assumerà le informazioni necessarie per valutare se il riconoscimento possa rispondere, o meno, all’interesse del figlio. Inoltre, il minore sarà ascoltato dal giudice (purché abbia compiuto i dodici anni o, se non ancora compiuti, risulti comunque adeguatamente maturo per poter esprimere considerazioni sull’eventuale riconoscimento).
Limiti al riconoscimento
In assenza di consenso dell’altro genitore, abbiamo visto che si apre una procedura che deve necessariamente tener conto dell’interesse del figlio che si vuole riconoscere. In particolare, il giudice deve valutare la sussistenza – o meno – di un interesse del figlio ad essere riconosciuto, prendendo in considerazione il suo armonico sviluppo psicologico, effettivo, educativo e sociale. E se il riconoscimento non porta alcun vantaggio al minore?
La legge parla di “interesse” del figlio e non di “vantaggio”. Per questo motivo, la giurisprudenza ha più volte ribadito che il mancato riscontro di un interesse del figlio non costituisce di per sé un ostacolo all’esercizio del diritto del genitore richiedente. Il sacrificio totale della genitorialità, infatti, può essere giustificato solo in presenza di gravi ed irreversibili motivi.
A questo proposito, la giurisprudenza ha delineato una serie di ipotesi in cui tale interesse non sussiste ma – anzi – esiste un vero e proprio interesse, del figlio, a non essere riconosciuto. Si tratta di situazioni che, di fatto, escludono la possibilità di riconoscere il proprio figlio:
gravi motivi che possano pregiudicare – con forte probabilità – lo sviluppo psico-fisico del minore [8];
tossicodipendenza, alcolismo e comportamenti violenti di colui che chiede il riconoscimento. [9] Diverso, invece, è il caso di precedente tossicodipendenza o alcolismo. La sussistenza di tali circostanze, relative al passato, infatti, non può ostacolare il riconoscimento;
età inferiore ai sedici anni. Quando colui che chiede il riconoscimento ha meno di sedici anni, il riconoscimento non può avvenire se non con autorizzazione del giudice, che tenga conto di tutte le circostanze del caso e dell’interesse del figlio [10];
rapporti del richiedente con la criminalità organizzata [11];
detenzione per gravi delitti [12]. La mera pendenza di un procedimento penale, invece, non può escludere – in via automatica – il diritto del genitore al riconoscimento del figlio [13];
Trattando di limiti, molti di voi si chiederanno se la richiesta di riconoscimento è subordinata al rispetto di limiti di tempo, ossia: esistono limiti temporali per la presentazione della richiesta?
No, non esistono limiti di tempo. Il riconoscimento può avvenire anche se sono trascorsi molti anni dalla nascita. Ovviamente, come spiegato in precedenza, un riconoscimento che avviene “in ritardo” incontra più ostacoli rispetto ad un riconoscimento tempestivo: necessità di assenso del minore che abbia compiuto i quattordici anni o, in caso di figlio infraquattordicenne, esigenza del consenso dell’altro genitore, salvo la possibilità, in quest’ultimo caso, di rivolgersi comunque al giudice.
Sono passati mesi o anni da quando è nato vostro figlio e ora volete riconoscerlo. Vi chiedete: potrò dargli il mio cognome?
Secondo la legge [14] il figlio può assumere il cognome del padre aggiungendolo o anteponendolo o sostituendolo a quello della madre. Nel caso di figli minori, la scelta è demandata al giudice, il quale dovrà valutare esclusivamente l’interesse del figlio. A tal fine, il giudice potrà ascoltare il minore, purché abbia compiuto i dodici anni o abbia – comunque – un livello di maturità tale da poter compiere considerazione a tal proposito.
Rimborso spese all’altro genitore
Se riconoscete vostro figlio dopo la nascita, probabilmente l’altro genitore avrà sostenuto – da solo – tutte le spese necessarie per il mantenimento del bambino/a. In questi casi, la giurisprudenza [15] prevede, in capo a colui che chiede il riconoscimento tardivo (tenuto conto, ovviamente, della sua situazione economica) l’onere di rimborsare, all’altro genitore, le spese sostenute fino a quel momento. I doveri dei genitori verso i figli, infatti, sorgono non con il riconoscimento ma con la nascita.
Il riconoscimento può riguardare anche i figli incestuosi?
Precedentemente la legge negava questa possibilità anche se la giurisprudenza [16] garantiva la possibilità, per il figlio incestuoso, di chiedere il riconoscimento. Ne derivava, quindi, che – mentre il figlio incestuoso poteva chiedere di essere riconosciuto – il genitore non poteva presentare domanda di riconoscimento.
Oggi, invece, la legge [17] prevede che il figlio incestuoso, ossia nato da persone legate da vincolo di parentela in linea retta o in linea collaterale nel secondo grado o da vincolo di affinità in linea retta, possa essere riconosciuto su autorizzazione del giudice che deve tener conto dell’interesse del figlio.
Per un approfondimento in materia di parentela ed affinità, potete consultare questa pagina.
Fino ad ora abbiamo analizzato l’ipotesi in cui è il genitore (padre o madre) a voler riconoscere il figlio, seppur in modo tardivo.
Cosa succede, però, se è il figlio a voler essere riconosciuto? Il genitore può essere obbligato al riconoscimento? A questo proposito di parla di dichiarazione giudiziale del rapporto di filiazione, per la quale si rimanda alla seguente pagina.
[1] Legge n. 219/2012 del 10.12.2012.
[2] Art. 257 Cod. Civ.: “È nulla ogni clausola diretta a limitare gli effetti del riconoscimento”.
[3] Art. 258 Cod. Civ.: “Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore da cui fu fatto [317bis 443 nn. 2 e 3, 467, 578, 687] e riguardo ai parenti di esso. L’atto di riconoscimento di uno solo dei genitori non può contenere indicazioni relative all’altro genitore. Queste indicazioni, qualora siano state fatte, sono senza effetto. Il pubblico ufficiale che le riceve e l’ufficiale dello stato civile che le riproduce sui registri dello stato civile sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20 a € 82. Le indicazioni stesse devono essere cancellate”.
[4] Art. 254 Cod. Civ.: “Il riconoscimento del figlio è fatto nell’atto di nascita oppure con una apposita dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile o in un atto pubblico o in un testamento, qualunque sia la forma di questo”.
[5] Art. 263 Cod. Civ.: “Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di veridicità dall’autore del riconoscimento, da colui che è stato riconosciuto o da chiunque vi abbia interesse. L’azione è imprescrittibile riguardo al figlio. L’azione di impugnazione da parte dell’autore del riconoscimento deve essere proposta nel termine di un anno che decorre dal giorno dell’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita. Se l’autore del riconoscimento prova di aver ignorato la propria impotenza al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza; nello stesso termine, la madre che abbia effettuato il riconoscimento è ammessa a provare di aver ignorato l’impotenza del presunto padre. L’azione non può essere comunque proposta oltre cinque anni dall’annotazione del riconoscimento. L’azione di impugnazione da parte degli altri legittimati deve essere proposta nel termine di cinque anni che decorrono dal giorno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita. Si applica l’articolo 245 c.c.”.
[6] Art. 250, comma 2 e 3: “Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i quattordici anni non produce effetto senza il suo assenso. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i quattordici anni non può avvenire senza il consenso dell’altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento”.
[7] Art. 250, comma 4: “Il consenso non può essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell’altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all’altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l’audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l’opposizione non sia palesemente fondata. Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell’articolo 315 bis e al suo cognome ai sensi dell’articolo 262”.
[8] Sent. Tribunale di Taranto del 07.05.2014.
[9] Sent. Cass. n. 27729/13 del 11.12.2013.
[10] Art. 250, ultimo comma Cod. Civ.: “Il riconoscimento non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio”.
[11] Sent. Cass. n. 23913/2012 del 27.12.2012.
[12] Sent. Cass. n. 23074/2005 del 25.01.2005.
[13] Sent. Cass. n. 2645/11 del 25.02.2011.
[14] Art. 262 comma 2 Cod. Civ.: “Se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata, o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre”.
[15] Sent. Cass. n. 3332/2016 del 19.02.2016.
[16] Sent. Corte Cost. n. 494/2002 del 28.11.2002.
[17] Art. 251 , comma 1, Cod. Civ.: “Il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio”.

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 257
 Art. 258
 Art. 254
 Art. 263
 Art. 250
 Art. 250
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 250
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 262
 Cass. 
 Art. 251