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Timestamp: 2020-08-03 15:58:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25198 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25198 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 07/12/2016, (ud. 06/10/2016, dep. 07/12/2016), n.25198
sul ricorso 19861/2012 proposto da:
PROPOSTA DI OLINDO CERVELLA & C. S.A.S., C.F. (OMISSIS), INTESA
C. S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro
tempore, entrambe elettivamente domiciliate in ROMA, VIA ANTONIO
rappresentate e difese dagli avvocati ALBERTO PASTA, EMILIO
avverso la sentenza n. 633/2012 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 14/06/2012 R.G.N. 932/2011;
Con sentenza depositata il 14.6.2012, la Corte d’appello di Torino confermava la statuizione di primo grado che aveva rigettato, per intervenuta decadenza, la domanda proposta dalla s.a.s. Proposta di Olindo Cervelli &amp; C. e dalla s.r.l. INTESA C avente ad oggetto la restituzione del 90% dei contributi versati all’INPS nel triennio 19941997, L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90.
Contro tali statuizioni insorgono le aziende in epigrafe con quattro motivi di censura, illustrati con memoria. L’INPS resiste con controricorso.
Con il primo motivo, le aziende ricorrenti denunciano violazione del D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1 (conv. con L. n. 17 del 2007), nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, per avere la Corte di merito ritenuto maturata la decadenza a loro carico nonostante che il termine per la presentazione delle domande di regolarizzazione non potesse considerarsi perentorio.
Con il secondo motivo, le ricorrenti lamentano violazione e falsa applicazione del cit. D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1, della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, tutti in relazione agli artt. 2033, 2934, 2943 e 2946 c.c., per avere la Corte territoriale ritenuto maturata la decadenza a loro carico nonostante che in specie si vertesse in termini di indebito oggettivo sopravvenuto.
Con il terzo motivo, le ricorrenti si dolgono di violazione e falsa applicazione del cit. D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1, della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, tutti in relazione agli artt. 12 e 14 preleggi e art. 2963 c.c., per avere la Corte di merito dato applicazione in via analogica ad un istituto di carattere eccezionale quale la decadenza.
Da ultimo, con il quarto motivo, le ricorrenti censurano la sentenza impugnata per omessa pronuncia circa la questione della titolarità del credito fatto valere, lamentando che la Corte territoriale avrebbe dovuto preliminarmente statuire se, in considerazione della cessione d’azienda intervenuta inter partes, esso spettasse alla cedente Proposta di Olindo Cervelli &amp; C. s.a.s. ovvero alla cessionaria INTESA C s.r.l..
I primi tre motivi possono essere trattati congiuntamente, stante l’intima connessione delle censure svolte, e sono infondati.
Così ricostruita la portata oggettiva e soggettiva del beneficio in questione, del tutto correttamente la Corte di merito, una volta accertato che la domanda di rimborso era stata presentata in data 28.10.2009, ha ritenuto che le aziende ricorrenti ne fossero decadute: il termine del 31.7.2007, risultante per la presentazione delle domande di regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, a seguito della proroga dell’originario termine del 31.7.2004 da parte del D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1 (conv. con L. n. 17 del 2007), si applica infatti anche alle imprese abbiano già versato i contributi previdenziali, dovendosi ritenere irragionevole una distinzione tra coloro che non abbiano corrisposto i contributi e coloro che, invece, abbiano già effettuato il pagamento, in quanto la locuzione “regolarizzare la posizione”, di cui all’art. 4, comma 90, cit., include tanto l’ipotesi in cui la definizione della posizione previdenziale intervenga mediante il pagamento del 10% del dovuto, quanto quella in cui avvenga mediante il rimborso del 90% del versato (Cass. n. 12603 del 2016).
Resta da dire che a diverse conclusioni non può pervenirsi nemmeno considerando la L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, come sostenuto dalle ricorrenti nella memoria ex art. 378 c.p.c..
Va premesso che la disposizione in esame ha previsto che “i soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati ai sensi dell’articolo 3 dell’ordinanza del Ministro per il coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990, (…) che hanno versato imposte per il triennio 1990-1992 per un importo superiore al 10 per cento previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17 e successive modificazioni, hanno diritto, con esclusione di quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali l’applicazione dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del beneficio con l’ordinamento dell’Unione europea, al rimborso di quanto indebitamente versato, a condizione che abbiano presentato l’istanza di rimborso ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21, comma 2 e successive modificazioni”, e ha aggiunto, per quanto qui interessa, che “il termine di due anni per la presentazione della suddetta istanza è calcolato a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248”.
Pertanto, assorbito il quarto motivo (non senza ricordare che la rilevanza ai fini del decidere di una questione preliminare di merito si manifesta solo se la sua fondatezza può condurre al rigetto di una domanda che altrimenti, andrebbe accolta), il ricorso va conclusivamente rigettato. La novità e straordinaria complessità della disciplina consentono di ravvisare in specie gravi ed eccezionali ragioni per disporre la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 3
 art. 3
 art. 4
 art. 9
 art. 3
 art. 4
 art. 9
 art. 2963
 sentenza 
 art. 4
 art. 3
 art. 1
 art. 378
 art. 9
 art. 21