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Timestamp: 2017-05-27 18:43:52+00:00

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Polizia e Istituzione by UGL Polizia di Stato - issuu
ANNO VIII - N° 2 - 2012ORGANO UFFICIALE NAZIONALEwww.uglpoliziadistato.it
POSTE ITALIANE - Spedizione in abbonamento postale 70% Lo/Mi - Autorizzazione Tribunale di Milano n. 103 del 12/02/2008L’OPINIONE
L’ATTACCO ALLE PENSIONI NON CURA LA DISOCCUPAZIONEEDITORIALE
UN DURO COLPO PER IL PERSONALE IN DIVISAWork Media srlCalendari 2012La Polizia ItalianaIn edizione di pregio a tiratura limitata, con tempere e immagini
Storiche della Polizia Italiana, dal 1852 fino ai nostri giorniCalendario da muro: “Tipo Storico”
Formato: cm 24x33, 14 facciate, cordonetto in ryon di 5 mm, con frangia e asola di colore blu/oro.Calendario da tavolo: “Tipo Storico”
Formato cm 21x27, 26 facciate, supporto in cromocard, cordonatura con spirale tipo wire’o bianca di 21 cm
UNA INIZIATIVAPERINFORMAZIONIEPRENOTAZIONI
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Roma - Viale Manzoni, 24/B - Tel. 06.77591194 - Fax. 06.770158
Segretario Generale: Valter Mazzetti
Segretario Nazionale Vicario: Stella Cappelli
Segretario Nazionale Amministrativo: Eduardo Dello Iacono
Segretari Nazionali: Romano Salvatore Amico, Fabrizio Lotti, Filippo Girella, Rocco Pardo,
Marco V. Cervellini, Agostino Marnati, Carlo Provetta, Gianni Pollastri, Pamela Franco.
Via Piave, 41 - 00187 Roma - Tel. 06.42011576
Presidente: Antonio Scolletta
Vice Presidenti: Paolo Varesi e Cristiano LeggeriSegreterie Regionali e Provinciali
Segreterie REGIONALI:
EMILIA ROMAGNAF. VENEZIA GIULIA
MOLISEVENETO
UMBRIASegreterie PROVINCIALI:
VITERBOPOLIZIA & ISTITUZIONI3EDITORIALEGOVERNO
TECNICO DI CRISI
È UN GOVERNO FORMATO
DA OPERAI, IMPIEGATI E
PENSIONATI SOCIALI!
PUPI O PUPARI?
UN VERO>di VALTER MAZZETTI
Segretario Generale UGL - Polizia di StatoLa crisi economica che
pesante per i
lavoratori, per
gli onesti imprenditori, per la gente comune e, il brutto, è che
purtroppo si sta aggravando:
siamo drammaticamente e disumanamente arrivati al punto
che, per disperazione, c’è chi si
dà fuoco alla maniera dei
bonzi tibetani, ed è tutto dire!
Questo governo, definito impropriamente “tecnico”, con i
suoi provvedimenti, ci pare
ignorare ogni situazione di vera
sofferenza e pone, di fatto,
come obiettivo unico il controllo e l’abbattimento, a valle,
del debito pubblico, senza peraltro contrastarne le cause a
monte: vale a dire il meccanismo speculativo impazzito che
ci obbliga a salvare, con iniezioni massicce di liquidità, banche virtualmente fallite.
Questi facoltosi signori che ci
governano, ci sembrano tutto
meno che dei veri tecnici, e i
loro provvedimenti, che consi-4POLIZIA & ISTITUZIONIdero di bassa economia, lo dimostrano. Anche mia nonna,
del 1909, con la sola quinta
elementare, non sarebbe stata
capace di pensare rimedi così
iniqui, invasivi e socialmente
dannosi per il Paese. E non si
tratta di vedere il bicchiere
mezzo vuoto o mezzo pieno…
perché qui ormai è sparito
anche il bicchiere!
Meglio sarebbe sicuramente
stato un operario, un impiegato, un pensionato sociale, insomma uno dei tantissimi
italiani, donne e uomini che,
anche se privi di laurea, master, dottorati o compensi milionari, quotidianamente con il
solo misero stipendio riesce a
portare avanti una famiglia
senza perdere di vista i valori
sociali e morali.
Mentre facciamo “beneficenza” forzata per gli istituti
finanziari e bancari (vedi ultime aste di 1.000 miliardi di
euro della BCE), si programmano ed attuano ulteriori
inaccettabili e spietati sacrifici
per lavoratori e pensionati di
Tutto il pesante carico del risanamento del deficit e del debito è addossato ai poveracci
che tirano la carretta, finendocosì per trasformare la voragine delle casse pubbliche in
debito delle famiglie.
Manca, e invece ci saremmo
aspettati, una seria politica
dell’esempio. Le cronache politiche e giudiziarie di questi
giorni ci forniscono un deprimente ma eloquente spaccato
di quella che è la visione di
equità di questo governo. Dovevano sparire le province e
sono aumentate, non e stata
toccata quella miriade di posti
di “sotto governo” a tutti i livelli, quella moltitudine di
inutili consigli d’amministrazione, di enti superflui di
super stipendi e faraoniche liquidazioni, di milionarie consulenze, di sprechi ecc.
L’utilizzo disinvolto di svariati milioni di euro da parte
di alcuni tesorieri di partito,
poi, non mi indigna tanto per
le finalità distorte di questa
“paccata di milioni” (tanto
per citare una professoressa),
ma per il fatto che, nonostante un chiaro referendum
che pure aveva abrogato il finanziamento pubblico ai partiti, quelle sacche non sono
state toccate dai nostri bravi
“tecnici”, mentre si è preferito azzannare quella parte disocietà meno agiata, già costretta a salti mortali per arrivare a fine mese.
Quando si parla di “riforma” meglio dire controriforma - del
sistema pensionistico, ancor
prima di aver adempiuto all’ultima manovra (vedi l’istituto
della previdenza complementare) i lavoratori del comparto
sicurezza ne subiscono le pesanti conseguenze in prospettiva devastanti.
La pressione fiscale aumenta e
l’inflazione brucia le nostre tasche e quelle delle nostre famiglie, costringendoci a ridurre
consumi e tenori di vita già
I nostri figli restano privi di
futuro e assistiamo con angoscia al loro domandarsi se
valga la pena continuare a vivere in questo Paese o, peggio
ancora, continuare a seguire
le regole dettate da chi sembra stia attuando una vera e
propria azione di “mattatoio
Di fronte a tutto ciò i tecnici
al governo, tenuti in vita in
parlamento dai soliti politiciche continuiamo imperterriti
a votare forse per puro masochismo, rifiutano con i sindacati un vero dialogo, costruttivo e paritario, bollando
ogni negoziato come “vizio
concertativo”.
Noi lavoratori del comparto
pubblico, abbiamo chiesto un
confronto su un tema che
avrà pesantissime ricadute
sulla tenuta dell’intero sistema sicurezza, oltre che
sulle nostre tasche già profondamente ripulite, anche per
avanzare proposte con spirito
costruttivo, ma la saccenza
dei ricchi “professori”, confusa con l’arroganza di chi si
ritiene superiore ad ogni altro
povero ma dignitoso lavoratore, li ha portati a ritenere
del tutto superfluo anche solo
Ci sembra di essere trattati da
questi professoroni (che piangono lacrime di coccodrillo)
con punte di disprezzo snobistico e umilianti: sicuramente
non dimenticheremo la loro
spocchia e la loro mancanzadi sensibilità democratica,
perché la nostra dignità di
gente che rischia la vita ogni
giorno per servire lo Stato e
la comunità nazionale non
può essere svilita ogni giorno
dalle battute di chi appartiene ad una ristretta élite comoda e privilegiata.
E’ con tale consapevolezza che
il nostro Sindacato, con spina
dorsale dritta, conferma il grave
stato di agitazione in atto.
Un nostro comunicato lo
esprime senza peli sulla lingua: siamo di fronte a “un
vero e proprio golpe del Governo contro gli onesti lavoratori in uniforme”.
La nostra forza unitaria
dovrà riuscire ad imporre al
governo un confronto sul
merito delle cose per conciliare le posizioni dei nostri
rappresentati con gli interessi di un Governo che sembra avere l’unico obiettivo di
compiacere i desiderata di
un Europa unicamente finanziaria; interessi che non necessariamente coincidono con
quelli dei banchieri.POLIZIA & ISTITUZIONI5IL PUNTOSOMMARIO11
412EDITORIALE
Un vero governo tecnico di crisi è un governo
formato da operai, impiegati e pensionati
sociali! Pupi o Pupari?28
28> di Filippo GIRELLA30> di Valter MAZZETTI8IL PUNTO
L’attacco alle pensioni non cura la disoccupazione1032
34> di Antonio SCOLLETTA12L’OPINIONE
tra prevenzione e repressione1636203740> di Marco Valerio CERVELLINI42REPORTAGE
Lo Stalking44CRONACA
Fermiamo la strage silenziosa delle donne
> di Fabrizio LOTTI6POLIZIA & ISTITUZIONIMEDICINA
Nuove malattie per i Vigili del Fuoco
Lavori della Commissione Consultiva Permanente
> di Stefano MARSELLA46> di Carlo PROVETTA26EDITORIALE
Un duro colpo al personale in divisa
> di Fernando CORDELLA> di Romano Salvatore AMICO25LETTERATURA
> di Giusj SANTACATERINATECNOLOGIA
L’aiuto della tecnologia per contrastare
gli abusi on lineSTORIA
Oltre i confini della realtàECONOMIA
Europa: Fatti e Misfatti
> di Sergio DI FOLCO> di Eduardo DELLO IACONO18CONVEGNO
> di Elide DESIDERI> di Stella CAPPELLISOCIETÀ
Non sparate sul “panzone” MaigretGIUSTIZIA
Il pignoramento e l’espropiazione mobiliare
presso il debitore
> di Sergio DELL’OLIO> di Rocco PARDOATTUALITÀ
“Quel pasticciaccio brutto” dell’Art. 18...
esteso anche ai pubblici dipendenti. Anzi no!SINDACALE
Le richieste dell’Ugl Polizia al Ministro dell’Interno48NOTIZIE
Bari: Ugl Vigili del Fuoco in protesta
Protocollo d’intesa tra il Ministero per i beni
culturali e il Dipartimento dei Vigili del Fuoco34
ORGANO UFFICIALE NAZIONALE - UGL POLIZIA DI STATO
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>di ROCCO PARDO
Segretario Nazionale UGL - Polizia di StatoLa disoccupazione in Italia
come c'entri
con il pur
benvenuto crollo dello spread
(che remunera i creditori finanziari dei nostri titoli di
Stato) e soprattutto perché il
prezzo lo debbano pagare i lavoratori ed i pensionati; ed in
particolar modo i Poliziotti,
cui è stata aumentata l'età
A nostro giudizio, quello che si
è svolto finora tra il governo
Monti e le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro8POLIZIA & ISTITUZIONInon è un vero negoziato, ma
somiglia piuttosto ai diktat che
della Fiat vuole imporre a lavoratori considerati alla stregua
di sudditi.
"O mangi la minestra o salti
dalla finestra (licenziato)".
La riforma in oggetto la vediamo procedere in continuità
con i tagli alle pensioni varati
a dicembre, quei tagli contro i
quali anche i sindacati di polizia, il nostro in prima fila,
stanno legittimamente e giustamente protestando.
La specificità del comparto sicurezza (500.000 lavoratori!)
non è stata tenuta in alcun
conto. Ciò avrà inevitabilmente ripercussioni negative
sull'efficienza ed efficaciadegli apparati di polizia e soccorso pubblico e quindi sulla
La partita per tutelare la
nostra specificità in materia
previdenziale è tuttora in
Non ci diamo affatto per vinti.
Ma a livello più generale,
considerato il nesso tra lavoro e pensioni, non possiamo non mostrare seria
preoccupazione rispetto alla
impostazione della Ministro
Fornero, che in particolare rivoluziona tre pilastri della regolamentazione vigente: i
contratti (norme in entrata),
i licenziamenti (art. 18 e flessibilità in uscita), gli ammortizzatori sociali.
In sintesi: meno flessibilitàsta che alla fine verrà data: il
solito Pantalone!
I lavoratori (temporaneamente)
occupati, sia nel pubblico che
nel privato, pagheranno per
quelli disoccupati, che si avviano a diventare tali in pianta
Si parla di "flexsecurity" alla danese, ma c'è il piccolo particolare che questo Stato disastrato
non ha neppure un euro da investire per questo scopo se tutte
le sue risorse sono impegnate a
garantire la sopravvivenza di
banche virtualmente fallite.
Pensiamo solo all'ultima asta
della BCE: ha affidato un
credito alle banche europee
di 530 miliardi di euro all'interesse dell'1%.Alle banche italiane sono
andati 139 miliardi lordi,
A dicembre 2011 un'altra
asta della BCE aveva distribuito 489 miliardi che è
stata utilizzata dalle banche
solamente per il riacquisto
di proprie obbligazioni in
scadenza (se no in molte
avrebbero dovuto dichiarare
l'insolvenza).
Ecco la triste realtà: tutta questa liquidità riversata sulle
banche non va poi a finire alle
imprese che lavorano sul mercato con prodotti e servizi
veri, ma a coprire i loro buchi
roccopardo@libero.itFoto di Davide Procacciniin entrata (sarà più costosa)
ma licenziamenti più facili e
ammortizzatori sociali per
una platea più ampia (universale) ma molto meno "generosi" (si fa per dire) di
Al di là del problema sul ruolo
politico dei sindacati, di cui ci
pare di capire che l'Europa
della finanza vuole lo "scalpo"
(e qui non c'è solo la ex Triplice
CGIL-CISL-UIL in ballo), il
punto è che in questo governo
non ci pare di cogliere un
chiaro indirizzo pro economia
reale contro l'economia di
carta. Riassumibile nella semplice domanda: chi paga i
nuovi ammortizzatori sociali?
Temiamo di conoscere la rispo-POLIZIA & ISTITUZIONI9ATTUALITÀ“QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO”DELL’ART. 18...
ESTESO ANCHE AI PUBBLICI
DIPENDENTI. ANZI NO!
> di ANTONIO SCOLLETTA
Presidente UGL - Polizia di StatoMentre
a n diamo
in stampa il
ha ancora licenziato
testo definitivo della riforma del
mercato del lavoro, ma alcune
credo possano interessare anche
i nostri affezionati lettori.
L’UGL, dopo aver manifestato un
assenso di massima all’impianto
complessivo della riforma (di cui
diremo brevemente in seguito),
ha segnalato la propria indisponibilità verso un’ipotesi di modifica dell’art. 18 dello Statuto dei
lavoratori che preveda solo un
indennizzo economico (da 15 a
27 mensilità lorde) e non anche
il reintegro (previa comunicazione alle RSU e tentativo obbligatorio di conciliazione), nel
caso in cui il giudice accerti l’insussistenza di un licenziamento
individuale per oggettivi motivi
economici, fraudolentemente
accampati dall’azienda.
In altre parole, nelle intenzioni
del Governo Monti, se un datore
di lavoro mente, sapendo di
mentire, e licenzia un lavoratore10POLIZIA & ISTITUZIONIsenza alcun motivo economico,
ma lo “giustifica” come tale, non
potrà essere obbligato dal giudice a riassumere il lavoratore,
ma dovrà solo indennizzarlo.
Viceversa, se un datore di lavoro licenzia per motivi disciplinari un lavoratore e il giudice,
anche in questo caso, scopre
che i motivi disciplinari sono insussistenti o non giustificano il
licenziamento, può decidere sia
di indennizzare il lavoratore o
di farlo riassumere.
Orbene, non v’è dubbio che nei
due casi illustrati con ricercata
e, spero, efficace semplicità, è
fin troppo agevole rinvenire un
filo conduttore: l’elemento psicologico dei due ipotetici datori
di lavoro che, in entrambi i casi,
vengono “sbugiardati” dal giudice e non da una commissione
di incalliti e faziosi sindacalisti
Ed allora, come mai in caso di
“falso” licenziamento per motivi
disciplinari la ministro Fornero ritiene di poter prevedere il reintegro e in presenza di un altrettanto
“falso” licenziamento per insussistenti motivi economici il reintegro dovrebbe essere escluso?
Verrebbe dunque da concludere
che non di una battaglia ideologica o di retroguardia del peggior conservatorismo sindacale,si tratta, ma della semplice affermazione di un principio logico, prima ancora che di civiltà
Un principio che, seppur da una
prospettiva del tutto diversa,
sembra trovare conferma nella
Lavoro della CEI, che ha ritenuto di dover segnalare che “il
lavoratore non è una merce, ma
in politica sta prevalendo
l’aspetto tecnico su quello etico”
e, aggiungiamo noi, su quello
logico-giuridico.
Fatta questa debita premessa,
resta il giudizio sostanzialmente
favorevole rispetto ad una riforma che, all’insegna dei risparmi di spesa, imporrà nuovi
sacrifici ai lavoratori (privati),
attraverso una radicale ristrutturazione degli ammortizzatori
sociali, dei quali vengono ridotte le fattispecie, la durata
complessiva e l’ammontare del
Di contro va segnalato il disboscamento dei contratti atipici,
parasubordinati e via elencando, con il chiaro intento di
eliminare forme di lavoro subordinato camuffate dietro un
esercito di partite iva, co.co.pro
e formule varie che nascondono, malamente, la dilagante
precarizzazione del rapporto dilavoro che tutti conosciamo e
che è la vera piaga da debellare.
Da questo punto di vista la riforma, a mio avviso, va nella direzione giusta: contratto di
apprendistato prevalente per
l’ingresso nel lavoro, disincentivi fiscali per i contratti a termine ed incentivi per le aziende
che stabilizzano, a tempo indeterminato, i contratti di lavoro.
I sacrifici da “portare in dono” ai
mercati finanziari che ci ricattano
con lo spread con i bund tedeschi
(sembra quasi una malattia) e
all’UE, che ci chiede di liberalizzare il mercato del lavoro e delle
professioni e dei servizi, sono a
mio giudizio “congrui” e non mi
pare il caso di sottostimarne l’impatto anche sociale, che divamperebbe ancor di più in caso di
aperto scontro tra Governo e
parti sociali che, è bene ribadirlo,
stanno anche sobbarcandosi una
funzione di supplenza della politica tradizionalmente intesa.
Gli italiani, quindi, stanno dimostrando grande maturità e senso
di responsabilità, fermo restando l’auspicio che prima o poi
anche i grandi patrimoni, tutti
gli evasori e i percettori di rendite finanziarie siano finalmente
chiamati a pagare il dovuto,
senza sconti né “scudi fiscali”.
Questa riforma del mercato del
lavoro, tra l’altro, fa il paio con
quella previdenziale che ha già
rivoluzionato il sistema, e con
la crisi economica che si è abbattuta quasi esclusivamente
sui ceti più deboli: i pensionati
ed i lavoratori dipendenti, con
conseguenti, pesanti ricadute
sulle famiglie che restano ancora il più efficace “ammortizzatore sociale” soprattutto per i
giovani disoccupati e gli anziani
magari non autosufficienti.
E, sempre per restare in tema di
riforme “lacrime e sangue”,
vale la pena ricordare la “riforma Brunetta”, che ha riguardato solo i dipendenti pubblici,
nonché il blocco dei contratti di
lavoro, di ogni automatismostipendiale e della contrattazione di secondo livello, almeno per i prossimi tre anni.
Quindi, contrariamente a quanto
viene impropriamente propalato
da una certa vulgata, i dipendenti
pubblici sono già stati pesantemente chiamati a concorrere al risanamento dei conti pubblici, e
ciò è stato fatto non incidendo
sugli sprechi della Pubblica Amministrazione e sui tanti privilegi
della casta, ma più semplicemente e più comodamente, “mettendogli le mani in tasca”.
Ora li si vorrebbe anche licenziare in forza dell’art. 18.
Dal ministero della Funzione
Pubblica, in prima battuta,
fanno intendere che così sarà. Il
ministero del Lavoro lo contraddice. La ministro Fornero,
dall’alto della sua cattedra,
sembra escluderlo, ma non lo
dice apertamente, quasi a voler
tenere sotto scacco milioni di
La confusione regna sovrana e i
nostri interlocutori andrebbero
“rimandati a settembre”.
E sì. Perche se è vero che il decreto legislativo 165/2001, così
come modificato ed integrato
dalla legge 4 marzo 2009, n. 15
e dal D.lgs.27 ottobre 2009, n.
150, all’art. 51, chiarisce che «lalegge 20.5.1970/300 (lo Statuto
dei Lavoratori che contiene
anche il “famigerato” art. 18,
ndr) si applica alle pubbliche
amministrazioni…» è altrettanto
vero che l’istituto del licenziamento dei pubblici dipendenti è
già regolato, oltre che da leggi
speciali, anche da regolamenti
ad hoc, come nel caso degli appartenenti alle Forze di Polizia.
In particolare ricorderei ai tecnocrati prestati alla politica, che
nella PA oltre al licenziamento
disciplinare, codificato in prima
battuta dallo Statuto degli impiegati civili dello Stato (datato
1957), ed “aggiornato, per ultimo, dalla riforma Brunetta,
è contemplato anche quello
2012 che, in caso di eccedenze
di personale (motivo economico!) prescrive la riduzione
del 20% dello stipendio a carico
del dipendente dichiarato in
esubero, che non accetta la
nuova destinazione e che, conseguentemente, viene messo in
“disponibilità.
Decorsi 24 mesi in situazione di
“disponibilità” (l’equivalente
degli ammortizzatori sociali nel
privato), il contratto di lavoro è
risolto di diritto.POLIZIA & ISTITUZIONI11L’OPINIONELA VIOLENZA SULLE DONNE
Traprevenzione e repressione> di STELLA CAPPELLI
UGL - Polizia di StatoSono sempre più
purtroppo, gli
perpetrati dagli
le donne. Le modalità di attuazione, siano esse conseguenza
di una accurata pianificazione
o di una improvvisa ed isolata
perdita di controllo, ossia
azione d’impeto, non possono
essere giustificate in alcun
modo e dobbiamo amaramente
constatare quanto ancora poco
si faccia per salvaguardare e
rendere giustizia alle troppe
donne che continuano a subire
in silenzio le conseguenze di
una cultura troppo maschilista
e che, sempre più spesso, solo
la cronaca nera fa emergere.
Nel 2009 nel nostro paese è
stata introdotta la specifica figura di reato denominata “Stalking” o atti persecutori, mentre
nel 1996 vi era stata l’introduzione di una legge sulla vio-12POLIZIA & ISTITUZIONIlenza sessuale, che finalmente
definiva tali atti come reati contro la persona e non più contro
la morale e che, pur rappresentando un notevole passo avanti,
rimaneva una legge contestabile poiché nel caso degli atti
persecutori l’unica fattispecie
applicabile era quella delle molestie che risultava inefficace
per neutralizzare l’azione del
persecutore che adotta atti e
comportamenti estremamente
vari e diversificati, nonché per
prevenire una loro drammatica
escalation verso la violenza.
La pena prevista era di massimo 6 mesi e non era applicabile nessuna misura cautelare.
Solo con la legge del 2009 il
reato viene anticipato agli atti
definiti persecutori; tuttavia,
nonostante l’importante tutela
introdotta oggi è ancora molto
difficile per una donna affrontare e denunciare la violenza
subita sia che essa provenga
dall’esterno (stalker anonimi),
che dall’interno del proprio nucleo familiare.
Estremamente importante e
delicato è soprattutto il momento dell’accoglienza che perla donna che decide di esporsi,
denunciando è certamente
traumatico e, qualora poi, gli
esiti fossero negativi, le vittime
correrebbero anche il serio rischio, non solo di vedere nuovamente calpestati i propri
diritti, ma di ricadere nella spirale dei maltrattamenti subiti e
potrebbero decidere di fare
marcia indietro rinunciando a
presentare la querela contro i
propri persecutori o di rimetterla, se già proposta.
Per questo genere di reati, infatti, l’efficacia del contrasto
non dipende solo dagli elementi normativi legiferati, ma
anche, dalla “fortuna” di incontrare operatori sensibilizzati rispetto a queste problematiche,
sia per qualità personali ed
umane, che professionali. In
particolare sulle forze dell’ordine le donne riversano grandi
aspettative di essere ascoltate,
credute e finalmente protette.
Ecco perché negli uffici dove la
vittima si reca per denunciare i
soprusi, diventano fondamentali
le modalità scelte per l’accoglienza e la successiva competenza nella trattazione dei casi.La violenza, infatti, molto spesso
è difficile da riconoscere poiché
di frequente si tratta di uomini
che visti dall’esterno risultano
ineccepibili, affabili, affidabili,
stimati professionisti, persone
anche con ruoli sociali di prestigio e, di conseguenza, capita che
nelle udienze vi sia uno stridente contrasto tra il comportamento composto ed equilibrato
del persecutore e quello della
vittima che appare evidentemente stressata, ansiosa, agitata,
tanto da contribuire a darne
un’immagine falsata, discutibile
fino al punto da apparire inaffidabile. Inoltre, bisogna tener
presente che per fare del male
non è necessaria la violenza fisica o sessuale.
Si può nuocere anche con intimidazioni, umiliazioni o mediante
la sottomissione economica del
partner. La violenza psicologica,
la violenza economica possono
essere esercitate anche senza ricorrere alla forza fisica ed in questi casi risulta ancora più difficile
isolarle. Spesso entra in gioco il
fattore culturale, nel caso ad
esempio in cui un membro della
coppia o entrambe le parti provengono da una cultura dove
maltrattare o assoggettare le
donne rientra nella normalità. In
questi casi i fattori psicologici si
fondano con quelli culturali e
molte donne che confondono leviolenze e i maltrattamenti come
amore, gelosia, interesse non riescono a sentirsi vittime di ingiustizie, ma addirittura colpevoli,
responsabili perché la cultura le
identifica come essere inferiori,
prive di alcun diritto.
In questi tristi e delicati contesti, dunque, assumono una importanza determinante come
accennato gli operatori preposti ad intervenire.
Ma, non va sottaciuto che alcuni
professionisti come ad esempio
quelli del pronto soccorso o gli
operatori preposti agli uffici denunce spesso lavorano in condizioni proibitive, con tempi
serrati, che non consentono di
ascoltare adeguatamente la vittima.
Inoltre, l’esperienza ha dimostrato
che coloro che hanno avuto la possibilità di partecipare ad un periodo di formazione presso i centri
antiviolenza, hanno dimostrato
capacità di selezionare e riconoscere adeguatamente i segnali ed
i comportamenti delle donne vittime di violenza e che, dopo la formazione, gli approcci sono
diventati più corretti ed efficaci.
Al pronto soccorso ad esempio,
spesso le donne arrivano
accompagnate proprio da chi
le ha percosse, quindi al di
là delle prime cure, sarebbe
necessario poter parlare indisparte con la vittima, trovare
dei pretesti per appartarsi in
uno spazio isolato, in modo
che la persona si senta libera di
aprirsi, lontana dalle influenze
A volte, poi, occorre tener conto
delle ambivalenze che si nascondono dietro generiche richieste di aiuto e chi accoglie
dovrebbe essere capace di sospendere il giudizio sulle vittime, su ciò che sono o sono
intenzionate a fare. Ogni consiglio o aiuto è destinato a fallire
se non c’è da parte della donna
una consapevolezza della propria situazione e della chiara
volontà di uscirne fuori.
Anche i centri antiviolenza, infatti, agiscono solo in risposta
ad una specifica richiesta di
aiuto della vittima.
Tra l’altro, gli operatori che intervengono hanno l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria e non
sempre la denuncia funziona da
deterrente, infatti, soprattutto
nei casi in cui la donna non viene
immediatamente protetta, spesso
è costretta a subire successive
violenze ed intimidazioni che
possono diventare tanto pressanti da indurla a rinunciare al
proprio intento ed a scegliere di
Fermo restando le peculiaritàPOLIZIA & ISTITUZIONI13L’OPINIONEche caratterizzano ciascun corpo
di Polizia, è emerso che i risultati
sono stati positivi là dove hanno
agito operatori con una spiccata
sensibilità unita al senso pratico.
Ancora, esiste una grande differenza tra il modus operandi dei
carabinieri delle piccole province e quelli ad esempio delle
Questure, dove sono state organizzate delle sezioni che si occupano prevalentemente dei reati
contro le donne ed i minori e
che quindi hanno maturato
un’esperienza maggiore, che
consente loro di arrivare a fermare o arrestare i rei in una percentuale maggiore di casi.
Soprattutto nelle piccole province si tende spesso a minimizzare l’accaduto, a voler fare da
mediatori o magari si compie il
grave errore di allertare il molestatore della donna della sua intenzione di denunciarlo, così da
provocare per inesperienza ed incompetenza un rincaro della
dose delle minacce o delle persecuzioni da parte del reo che tenta
evidentemente di annientare
ogni altro tentativo di ribellione
da parte della vittima.La denuncia è dunque un atto forte che
va consigliata solo quando la
donna si trova o sarà messa in
una situazione di sicurezza.
In conclusione, il deterrente
principale contro la violenza
degli uomini sulle donne, rimane il lavoro culturale svolto
su larga scala, per gli attori istituzionali, per le scuole, per gli
operatori: un lavoro che va
fatto soprattutto per le generazioni future.14POLIZIA & ISTITUZIONIE’ necessario cambiare prospettiva e linguaggio anche attraverso la comunicazione e gli
organi di stampa che troppo
spesso danno risalto ai fatti di
cronaca nei quali le donne restano vittime di omicidi, stupri,
stalking nonostante avessero
denunciato le aggressioni subite, mentre non viene data altrettanto eco all’arresto dei
colpevoli, alle punizioni inflitte, agli esiti dei processi e,
questa parzialità, nel presentare i reati di violenza all’opinione pubblica, finisce per
innescare nelle donne solo un
senso di paura e di sconforto
che le convince di una erronea,
presunta superiorità degli uomini che le maltrattano e dai
quali si convincono di non potersi in alcun modo liberare.
La donna che chiede aiuto alla
giustizia ha una esigenza
immediata, cerca sicurezza e
protezione e, troppo spesso,invece di una risposta forte ed
efficace si ritrova a fare i conti
con procedure e tempi incerti,
con assurde possibilità di patteggiamento o di emanazione
di indulto.
E così si rafforza il senso di
impunibilità degli uomini violenti e prevaricatori.
Affinché, alla luce di quanto
detto, la fuga non sia mai più
per le donne la sola ed efficace via per sottrarsi alle persecuzioni ed alle violenze
subite impegniamoci tutti,
fin da subito, ciascuno nel
proprio campo di competenza, al fine di prevenire e
contenere questa inaccettabile barbarie attraverso la
creazione di una fitta e solidale rete di collaborazione
tra cittadini ed istituzioni.
Si ringrazia per la preziosa
collaborazione la collega,
Dottoressa Paola Sacco.SOCIETÀNON SPARATE SUL
“PANZONE” MAIGRET
Anche gli obesi hanno il diritto
a non venire
> di EDUARDO DELLO IACONO
Segretario Nazionale Amm/vo
UGL - Polizia di StatoLasciamo
il "mitico"
ministro Brunetta che a
suo tempo se
la prese con i
poliziotti "panzoni", colpevoli,
a suo dire, di non avere il fisico
per andare in strada a difendere i cittadini.
E' opinione comunque diffusa
che un peso corporeo eccessivo
comprometta il successo in
molti ambiti professionali.
L'opinione purtroppo corrisponde
a molti aspetti della realtà.
E l'handicap non viene solo dai
chili di troppo ma anche da
quelli "regolari": svariati studi
hanno mostrato che negli USA
ed in altri Paesi le donne guadagnano in media tanto meno
quanto più pesano, già a partire da taglie ordinarie, ed in lavori in cui l'aspetto c'entra ben
poco. La persona in sovrappeso, specialmente se donna,
tende ad essere giudicata in automatico come meno capace.
Morale della favola: un pregiudizio sul peso corporeo esiste,
anche se è meno noto e meno
considerato degli altri pregiudizi "classici" su razza, genere
o orientamento sessuale.16POLIZIA & ISTITUZIONIdiscriminatiL'incidenza di questo pregiudizio non è da sottovalutare perché si trasforma in un'etichetta
che marchia l'intera vita della
Un tempo le civiltà tradizionali
valorizzavano la "ciccia": un
corpo formoso ispirava idee di
bellezza, desiderabilità, fertilità, ricchezza, successo.
In Occidente oggi accade il
contrario: la magrezza è sinonimo di bellezza, salute, giovinezza, grazia, ma non solo.
La TV amplifica a dismisura
Varie indagini documentano
che spesso il giudizio estetico
si trasforma in giudizio di valore: la capacità di mantenersi
magro è associata all'intelligenza, all'autocontrollo e persino alla bontà.
Il discredito sociale verso i
grassi plasma uno stigma crudele, specie per le donne, che
dipendono molto più degli uomini dal giudizio sull'aspetto
Già da molto piccoli il pregiudizio si fa sentire. I bambini
più grassotelli sono citati raramente come amici e diventano
più facilmente oggetto di derisione e di bullismo.
Negli adolescenti il marchio
porta esclusione sociale, disturbi alimentari e depressione, fino a tendenze suicide.
In età più avanzate il pregiudizioinveste tutti gli ambiti della vita
personale: autostima e benessere psichico, successo scolastico
e professionale, rapporti sociali
e sentimentali.
Non c'è alcun rapporto tra peso
e capacità intellettive, eppure le
persone in sovrappeso sono sottorappresentate nelle più prestigiose università americane.
Il sovrappeso, paradossalmente,
affligge maggiormente i ceti a
basso reddito, forse perché non
hanno il tempo, la voglia e nemmeno i soldi per gestire scelte
salutiste, tra diete biologiche e
palestre bioaerobiche.
A parità di competenze, il lavoratore in sovrappeso è visto
come meno volenteroso ed
abile, meno puntuale, motivato e produttivo, in poche parole meno affidabile.
Le profezie, si sa, spesso si
autoavverrano.Un esperimento, sempre americano, sulla formazione a distanza ha verificato che i
trainer "remoti" già in partenza
curavano di meno gli allievi cui
era stata manipolata la foto
per mostrarli ingrassati.
Altre indagini segnalano che il
sovrappeso riduce le opportunità di amicizia e di vita sociale
Il pregiudizio influenza i rapporti con le autorità sanitarie.
Afferma Daniele Di Pauli, segretario scientifico del CIDO
(Comitato Italiano per i Diritti
delle persone affette da Obesità e disturbi alimentari): "I
perpetuatori
stigma possiamo essere noi, i
medici, gli stessi psicologi".
Il medico si aspetta che il paziente obeso ponga più problemi e tende ad attribuire alla
scarsa forza di volontà del
grasso eventuali difficoltà incontrate nella terapia.
In ambito ospedaliero, ma non
solo, si dà la stura agli sfottò animati persino da buone intenzioni,
ma l'atteggiamento irridente non
paga: chi si sente discriminato ed
offeso tende a deprimersi e perde
la motivazione alla dieta e all'
Un altro problema dei grassi è
che a loro manca la coscienza
di gruppo per fronteggiare insieme lo stigma: anche essi
non si assolvono tra loro, si
giudicano male.
Ciò accade perché genere, altezza o colore della pelle sono
caratteristiche immodificabili,
mentre l'obesità è vissuta come
una condizione da cui si può
uscire ed in cui si resta intrappolati solo per difetto proprio.
Il punto essenziale da comprendere è appunto questo: la
controllabilità del proprio peso
è in gran parte un mito. L'obesità è frutto di una catena di
concause genetiche, psicologiche ed ambientali, di pressioni
dell'interessato, che ha uncontrollo solo parziale. Le
diete non sempre funzionano,
se l'obiettivo è di tornare a un
"peso ideale".
Qualcuno può farcela, ma i
più, per quanto si impegnino,
sono destinati a fallire.
Diete con obiettivi limitati, tipo
perdere anche solo il 10% del
peso ma poi mantenendolo,
meritano di essere perseguite
perché fanno veramente bene
alla salute. Ma tornare al "peso
normale" è un altro paio di maniche. Per arginare l'obesità,
quando pure non dovuta a
squilibri ormonali profondi, bisogna anche agire sull'ambiente e sullo stress che genera
l'alimentazione compulsiva.
Il senso comune fa a pugni con
questa visione perchè imputa
alle persone l'unica responsabilità del proprio peso: se si è
grassi è solo perchè non si è capaci di gestire la propria alimentazione, quindi si è dei
perdenti, dei falliti.
L'obesità non suscita la compassione di altre malattie croniche come alcolismo e
Commenta Di Pauli: "Infatti se
la si presenta come fuori dal
controllo personale, per esempio
come effetto di una disfunzione
tiroidea, lo stigma cala molto".
L'approccio volontaristico inficia anche le campagne preventive, incentrate sull'impegno
personale: bisogna invece far
sapere al pubblico, ed è questa
la mission del CIDO, che il
peso è solo in parte sotto il
controllo dell'individuo: soloda qui può partire una accettazione della taglia corporea, con
l'obiettivo di pervenire ad equilibri personali più accettabili.
La sensibilizzazione verso il
personale sanitario è particolarmente importante. I medici
si devono rendere conto che la
persona può aver avuto esperienze negative.
Magari si è sentita colpevolizzata o ha ricevuto solo il messaggio "devi perdere peso" che
è come dire ad un depresso che
deve tirarsi su: lo sa già, il problema però è come riuscirci.
La persona obesa dovrebbe poi
imparare ad autostimarsi comunque, e a darsi da fare per
accettare l'aiuto di una cura.
A livello sociale, infine, occorre
chiarire che lo stigma anti
obesi è inaccettabile come
qualsiasi altro, ed i media
vanno particolarmente responsabilizzati sotto questo aspetto.
A Brunetta, per concludere in
scherzo, bisognerebbe ricordare che il commissario Maigret aveva la pancia, ma
questo non gli impediva affatto
di disporre, in massimo grado,
di intuizione, determinazione,
preparazione, fiuto, coraggio, e
soprattutto umanità!
rivolgessi a:
Comitato Italiano per i
Diritti delle persone affette da
Via C.Felici 18
Monte Compatri - 00040 Roma
Tel. 339.1394722
Fax 06.9587471POLIZIA & ISTITUZIONI17TECNOLOGIAL’AIUTOTECNOLOGIA
PER CONTRASTARE GLI
ABUSI ON LINE
DELLAAttraverso una moderna tecnica della Microsoft chiamata
Photo DNA sarà più semplice identificare le vittime
e prestare loro assistenza
> di MARCO VALERIO CERVELLINI
UGL - Polizia di StatoIl
NetClean a livello mondiale,18POLIZIA & ISTITUZIONIaiuterà gli specialisti della Polizia Postale e delle Comunicazioni ad identificare
rapidamente e con una maggiore garanzia attraverso
tracce di immagine, le vittime
La sfida della Microsoft è ambiziosa, promette infatti attraverso l’applicativo chiamato
PHOTO-DNA di identificarecon precisione gli autori dei
reati sessuali che si consumano nel web - Il photo DNA
è una tecnologia in grado di
creare una firma univoca,
come se fosse un impronta digitale, che può essere confrontata con firme di altre
immagini, lo scopo è quello
comprensibile di trovare segni
compatibili tra loro, quindiDa sinistra: Pietro Scott Jovane, Girolamo Lacquaniti, Antonio Apruzzese e Carlo Solimenecopie dell’immagine specifica
per poi risalire agli autori e
divulgatori delle immagini.
I provider di servizi online,
quali Microsoft utilizzano
fhoto dna per ricercare, segnalare ed eliminare alcune
delle immagini di pedofilia
online. Photo DNA, disponibile gratuitamente per le
Forze dell’Ordine, e’ oggi integrato nel programma CETS
(Child Exploitation Tracking
System), lo strumento donato
da Microsoft alla Polizia Postale
e delle Comunicazioni per consentire a quest’ultima di tracciare eventuali tentativi di
pedopornografia online, indagando con efficacia sugli individui e sui siti Internet sospetti.
“Questa nuova applicazione
rappresenta un importante risultato per il contributo investigativo che è stato raggiunto
grazie alla collaborazione trale Forze di Polizia ed il mondo
delle industrie, e sottolinea ancora una volta l’impegno di
Microsoft nella ricerca di sicurezza per il mondo di Internet.
“La lotta agli abusi sui minori
e l’impegno per la sicurezza in
Rete sono i nostri obiettivi primari in un ambiente in cui le
insidie possono essere numerose. La nostra attenzione è
costantemente alta e grazie
alla disponibilità di PhotoDNA, da oggi disponiamo
di un nuovo strumento per
condurre le nostre indagini in
maniera ancora più efficace” ha dichiarato Antonio Apruzzese, Direttore della Polizia
Postale e delle Comunicazioni. la collaborazione con
Microsoft, che dal 2006 ad
oggi ha già prodotto ottimi risultati, garantirà ancora ulteriori traguardi nella lotta
contro la pedofilia.“Grazie anche al sistema CETS
- conclude Apruzzese - sono
state coordinate oltre 10.000
indagini con i seguenti risultati investigativi:
• Persone arrestate 422
• Persone denunciate 7.584
• Perquisizioni 6.548
• Siti pedopornografici inseriti nella black list 1.086
• Siti web monitorati 36.1787”
La Polizia Postale e delle Comunicazioni come sempre
cerca attraverso il costante
impegno dei suoi qualificati
operatori di garantire una
navigazione sicura, consapevole, responsabile e critica di
questa tecnologia, evidenziando i rischi e pericoli della
rete ma soprattutto i modi
per proteggersi e proteggere
Pietro Scott Jovane - Microsoft ItaliaAntonio Apruzzese e Carlo SolimenePOLIZIA & ISTITUZIONI19REPORTAGE“Profili culturali e criminologici dell’utenteossessivo e della vittima
nelle professioni d’aiuto. Strategia di difesa e intervento, strumenti legali
e scenario giurisprudenziale del reato di stalking.”LOSTALKINGASPETTI NORMATIVI, RIFLESSIONI E ATTIVITÀ
INVESTIGATIVA DELL’AUTORITÀ DI PUBBLICA SICUREZZA
> di ROMANO SALVATORE AMICONSegretario Nazionale UGL - Polizia di Statoon v’è
tema odierno
offra spunti di
dissertazione e
confronto molto ampi, che,
mi sento di dire, vanno oltre il
tema stesso; già, per esempio, la
definizione di utente ossessivo
imporrebbe un approfondimento di tipo clinico, addirittura psichiatrico, volendo
partire dall’assunto che non
tutte le ossessioni, come - d’altra
parte - i disturbi compulsivi, affondano la loro etiogenesi in
motivazioni psicologiche, ma
possono derivare o anche solo
essere aggravate da vere e proprie patologie mentali.
È questo un aspetto che, personalmente, per la problematica che trattiamo, ritengo sia20POLIZIA & ISTITUZIONIdi rilevante importanza sotto
l’aspetto investigativo, prima,
nonché sotto quello del giudizio, dopo.
Considero molto interessante,
inoltre, il concetto di professione(i) d’aiuto, che, a prima
vista, potrebbe anche voler dire
poco, per la sua accezione generica e per il sol fatto che quasi
tutte le professioni hanno un’utilità sociale; ma, a pensar bene,
se riconosciamo al sostantivo
“aiuto” l’integrità del suo significato, non possiamo che pervenire alla conclusione che con
tale espressione si debbano intendere tutte quelle professionalità che sostengono ogni persona
afflitta da condizioni di difficoltà
esistenziali, sociali, psicologiche,
tendendo al miglioramento
della qualità dell’altrui vita e salute mentale; è, quindi, professionista d’aiuto lo psicologo, lo
psichiatra, l’assistente sociale, il
counseling, l’educatore.Mi chiedo, però e a questo riguardo, se la professionalità del
poliziotto, ed io sono un poliziotto, possa essere annoverata,
a pieno titolo, tra quelle cosiddette “d’aiuto”: forse non troverò il consenso di tutti o andrò
contro la comun tendenza, ma
per mia onestà intellettuale, mi
sento di dire che l’operato della
Polizia, come quello delle altre
Forze dell’Ordine, non svolge
finalità “d’aiuto”, almeno non in
senso stretto, non sempre e non
in prima analisi; reputo, invece,
molto più aderente ai compiti
istituzionali di tali Corpi il ruolo,
peraltro validissimo e talvolta
imprescindibile, di mediazione
tra chi dell’aiuto - per come l’abbiamo inteso - ha bisogno e le
Figure o gli Organismi accreditati ad offrirlo.
Da quanto ho appena premesso,
deduco, allora, che lo stalking,
al pari di tutte le fattispecie criminose, debba necessariamenteprevedere un’agente attivo,
quello che abbiamo definito
utente ossessivo, un’agente passivo, la vittima, nonché, in un
suo contesto “allargato” e al di
fuori dei suoi elementi costitutivi di reato, un’attività di indagine, promossa da specifica
querela, l’intervento eventuale
degli Organismi di sostegno e un
procedimento, che può limitarsi
all’aspetto esclusivamente amministrativo (ammonimento),
ma che può, anche, seguire un
protocollo giudiziario.Ma cos’è davvero lo stalking?È stato autorevolmente definito,
torniamo, più modestamente, a
farlo: per dogmatismo, si può
asserire che lo stalking è un insieme di comportamenti ripetuti
ed intrusivi di sorveglianza e controllo, di ricerca contatto e comunicazione, nei confronti di una
“vittima”, che risulta infastidita
e/o preoccupata (Galeazzi-Curci).
Se, però, si vuol tratteggiare più
semplicemente e meno accademicamente il fenomeno, si può
dire che lo stalking è tutta una
serie di atteggiamenti che un individuo tiene per affliggere
un’altra persona, spesso di sesso
opposto, opprimendola, riuscendo a provocare in questa
ansia e paura, fino a comprometterne il regolare svolgimento delle quotidianità, allo
scopo di recuperare un precedente rapporto o di vendicarsi
di qualche torto subito. In una
sola parola stalking è persecuzione, non a caso il significato
che la lingua inglese attribuisce
a tale termine è quello di “braccare”, “cacciare” “fare la posta”!
Lo stalking oggi e illegale nella
maggior parte delle giurisdizioni
dei paesi di lingua inglese, come
in USA, Australia, Canada,
Nuova Zelanda e Regno Unito.
Lo stalking e illegale anche in
alcuni paesi dell’Europa del
nord e in altre parti del mondo.
In certe nazioni, come accade
in Inghilterra e nel Galles, sononecessari soltanto due episodi
per punire l’autore delle condotte moleste ed indesiderate,
configurandosi - così - il reato
In molte legislazioni, per costituire un illecito, il comportamento deve essere tale da
produrre ansia o paura nella
vittima (anche per l’Italia è
così, come sappiamo).
Tuttavia, in altri Stati, l’unico
requisito richiesto dalla legge è
che il comportamento sia sostenuto da un intento doloso.
In Italia, purtroppo, in antitesi
con il suo essere lo “Stato del
Diritto” per antonomasia ed
eccellenza, una normativa capace di contemplare lo stalking
come specifico reato, prescrivendone pene e misure a titolo
di prevenzione è arrivata nel
2009, con la Legge n. 38 del
23 aprile (di conversione del
D.L. n. 11 del 23.2.2009).
Prima di quella data le condotte di stalking venivano considerate penalmente rilevanti
solo laddove integravano la fattispecie di molestia o disturbo
alle persone, prevista dall’articolo 660 del Codice Penale,
che, in ogni caso integrava (ed
integra ancora) una semplice
contravvenzione e, quindi, un
reato di scarso rilievo.
Altri mezzi per procedere in
ambito giudiziario erano collegati ad ipotesi criminose non
specificamente dirette a punire
lo stalking, bensì dirette a colpire altri illeciti, che potevano
accompagnare le condotte moleste, quali l’articolo 575 del
Codice Penale (omicidio), il
582 (lesioni personali), il 594
(ingiuria), il 595 (diffamazione), il 610 (violenza privata), il 612 (minaccia), il 614
(violazione di domicilio), il 635
All’art. 7 della Legge 38/2009,
dunque, bisogna attribuire il
merito di aver istituito ufficialmente il reato di atti persecutori
(stalking), con l’introduzione,
in seno al Codice Penale, del-l’articolo 612 bis e la conseguente previsione di una pena
da sei mesi a quattro anni e,
nella forma semplice, di una
procedibilità a querela.
Per questo nuovo reato è possibile, inoltre, l’applicazione di
diverse misure cautelari, i limiti
edittali, infatti, consentono
l’applicazione della misura cautelare in carcere e la misura
degli arresti domiciliari. Ma la
novella legislativa ha, altresì,
introdotto la misura coercitiva
personale di cui all’art. 282 ter
c.p.p., il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati
dalla persona offesa, che impone il divieto, per l’imputato,
di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa, dai
prossimi congiunti, dai conviventi o dalle persone legate alla
vittima da relazioni affettive.
La misura contempla anche il
veto di comunicare con le persone appena indicate attraverso qualsiasi mezzo (e quindi
anche con i moderni strumenti
telematici). Il limite, tuttavia,
di tale provvedimento cautelare sta nel suo decadere, qualora la querela che ha originato
il procedimento venga rimessa.POLIZIA & ISTITUZIONI21REPORTAGEIl legislatore ha, infine, introdotto un procedimento di prevenzione specifica (ne abbiamo esaustivamente parlato), quello relativo al cosiddetto ammonimento (art. 8,
della Legge n. 38/2009), teso
a rafforzare l’aspetto preventivo della materia e a limitare
il ricorso all’intervento repressivo, costituito dall'istituzione
del procedimento penale.
L'esordio dell'art. 8 è estremamente chiaro: “fino a quando
non è proposta querela per il
reato di cui all'art. 612 bis del
c.p. ... la persona offesa (quindi
un soggetto ben preciso, che figura come ipotetico titolare dell'
interesse leso posto in pericolo
dalla condotta prevista dalla
norma incriminatrice) riferisce
all'autorità di Pubblica Sicurezza
i fatti, avanzando la richiesta al
Questore di fare un ammonimento nei confronti dell'autore
della condotta”.
Tralasciata, ora, ogni possibile e
plausibile considerazione, soprattutto sull’efficacia dell’istituto in esame e sulla
natura amministrativa di questo, propedeutica - nel caso di
un suo fallimento - all’attivazione del procedimento giudiziario, va sottolineato come
l’accoglimento dell’impugnazione avanti il TAR dell’ammonimento comporti l’improcedibilità dell’azione penale e
la scarcerazione del detenuto.
Ritengo opportuno, a questo
punto, dare un cenno, al cosiddetto mobbing, termine che definisce una serie di comportamenti
oppressivi realizzati, di regola, all’interno di un ambiente lavorativo, da un sovraordinato, che,
per rancore personale verso un
suo sottoposto, finisce col indurre
quest’ultimo, nei casi estremi, ad
abbandonare il lavoro.
Mobbing e stalking sono due
diverse fattispecie di atti persecutori, ma hanno molti aspetti
in comune: lo stalking, come si22POLIZIA & ISTITUZIONIè visto, costituisce reato, secondo la previsione dell'art.
612 bis, il mobbing è ancora in
attesa di una specifica collocazione legislativa, poiché manca
una norma che definisca e disciplini tale fenomeno.
Non è sempre agevole definire i
confini tra le due fattispecie
quando, ad esempio, una particolare ed insidiosa attività persecutoria venisse posta in essere
sul luogo di lavoro. La cosa non
è di poco conto, posto che lo
stalking è reato ed il mobbing
no, salvo che le condotte di quest'ultima fattispecie rientrino in
altre norme di rilevanza penale,
come ad esempio quelle sulla
minaccia, violenza, maltrattamenti ecc.
Fin troppo scontata appare la
differenza tra mobbing e stalking, secondo la quale il primo
viene esercitato nel mondo del
lavoro, il secondo, invece, nell’ambito privato in cui la vittima
Caratteristica comune alle due
fattispecie è che entrambe potrebbero realizzarsi attraverso atti
che, isolatamente considerati, sarebbero anche leciti ma che, con
il reiterarsi nel tempo, potrebbero
assumere rilevanza penale e/o civile ed essere, altresì, fonte di
gravi responsabilità.
Se poi scendiamo in concreto,
con riferimento allo stalking,
già sul profilo della reiterazione
sorgono seri problemi, nel senso
che per alcune pronunzie giurisprudenziali sarebbero sufficienti due soli episodi di
molestie ripetute in presenza
degli altri elementi caratterizzanti la fattispecie, per quanto
riguarda l'incidenza nella sfera
psichica della vittima.
L'art. 612 bis, inoltre, nella individuazione della struttura criminosa dello stalking, attribuisce
un’importanza sostanzialmente
pari sia all’aspetto rappresentato dalle valutazioni dei profili
soggettivi della vittima, consistenti in “un perdurante grave
stato di ansia e di paura”, nel“fondato timore per l'incolumità
propria o di un prossimo congiunto o da persona al medesimo
legata da relazione affettiva” e
nella costrizione “ad alterare le
proprie abitudini di vita”, sia alla
condotta persecutoria del soggetto attivo.
Siffatta bivalente valutazione,
viene sì osservata anche per il fenomeno del mobbing, ma senza
connotarlo in maniera precipua,
tant’è che la condotta di chi lo
esercita può essere catalogata, se
ne ricorrono i presupposti, tra
previsioni delittuose di diversa
specificità, quali le minacce, le
molestie, le ingiurie, ecc, e le
conseguenze psicofisiche dell’oppresso vengono considerate solo
se in numero parossistico e certificato da una triste evidenza.
Importantissimo aspetto da curare è quello, ora, delle investigazioni esperite nei casi di
stalking; fughiamo subito ogni
dubbio circa una possibile straordinarietà dei metodi di indagine, posta in essere dalle Forze
dell’Ordine, sia nell’ambito dellaMichael Parkes - Stalkingcosiddetta attività di iniziativa
che in quello dell’attività delegata dall’Autorità Giudiziaria.
A parziale delusione di chi all’emanazione di una legge specifica si aspettava dovessero
corrispondere legittimazioni ad
attività di accertamento del
reato di tipo “dedicato”, non si
può che asserire che le investigazioni per l’identificazione di
uno stalker e la dimostrazione
della sua colpevolezza seguono
protocolli di ordinarietà assoluta, talvolta incongrui rispetto
alle esigenze di raccolta degli
Si pensi, a quest’ultimo riguardo,
che le intercettazioni telefoniche
sono consentite solo a determinate condizioni, cioè quando si
prospettano delle aggravanti e,
in particolare, quando il reato è
commesso ai danni di una minore, di una disabile o di una
donna in gravidanza, oppure allorquando le condotte dell’indagato sfocino in conclamate e
reiterate forme di violenza fisica
o sessuale.Vien da chiedersi, allora, come
si fa a quantificare la reiterazione di una condotta, forse che
una donna debba essere massacrata di botte più di una volta
per essere considerata vittima di
Vigono, quindi, in questo caso, le
previsioni di cui alla lettera a)
dell’articolo 266 del C.P.P., secondo le quali si può procedere
alle intercettazioni telefoniche,
ma anche all’intercettazione di
comunicazioni tra presenti, nella
sussistenza di delitti non colposi
per i quali è prevista la pena
dell’ergastolo o della reclusione
superiore nel massimo a cinque
anni. E alla pena di poco più di
cinque anni, fino a sei, lo stalker
arriva solo nel caso in cui la sua
condotta sia stata aggravata dalle
circostanze sopra menzionate.
Per il resto, non esiste un protocollo standardizzato nella gestione dello stalking, da parte
delle Forze dell’Ordine, se non
quello confacente ai parametri
di quotidiana e normale applicazione, anche se potenzialmente
differenziati per ciascun caso.
L’attività sarà, quindi, imperniata su strategie investigative
formalmente definite (escussioni di testi, acquisizione degli
elementi di prova, ecc…) e su
atti meno formali, eventualmente ritenuti utili (appostamenti, pedinamenti, ecc…).
Di imprescindibile importanza,
in ogni caso, sarà la documentazione dell’attività compiuta,secondo le prescrizioni del
C.P.P., e un’esaustiva informazione all’Autorità Giudiziaria
competente, della notizia di
reato, prima, e di ogni sviluppo
investigativo, poi.
Un intervento efficace delle Forze
dell’Ordine dovrebbe, comunque,
• l’Agente di Polizia deve ascoltare con attenzione la vittima e
fornirle il sostegno necessario.
E’ importante sottolineare come
non tutte le vittime sono disposte a denunciare lo stalking,
solo la metà di queste denuncia
la violenza alla Polizia, le ragioni variano e vanno dal non
credere che lo stalking sia un fenomeno che riguardi le Forze
dell’Ordine, a pensare che queste non possano offrire grande
aiuto, al temere rappresaglie
dallo stalker o, addirittura, al
pensare di non essere credute;
• è auspicabile che le Forze
dell’Ordine contattino nuovamente la vittima dopo il primo
colloquio. In questo modo sarà
possibile intervenire più facilmente quando e se si verificheranno fatti nuovi e, allo stesso
tempo, la persona oppressa si
sentirà sostenuta;
• un atteggiamento poco sensibile delle Forze dell’Ordine potrebbe rendere difficoltoso ottenere ulteriore collaborazione
da parte della vittima;
• le Forze dell’Ordine dovrebbero fornire indicazioni sulle
precauzioni da adottare e sullePOLIZIA & ISTITUZIONI23REPORTAGEmodalità di raccolta delle
prove (per esempio la vittima
dovrebbe informare i propri
parenti della situazione e portare sempre con se un numero
telefonico di emergenza; tenere un diario nel quale registrare tutti i contatti con lo
stalker, oltre che i passaggi ripetuti di auto sospette e tutti
gli eventi insoliti);
• deve essere prospettata alla
vittima l’eventuale necessità di
un aiuto specializzato; in alcuni
casi, soprattutto quando c'è un
grave rischio di violenza fisica,
cercarle un rifugio residenziale.
Se la persona oppressa ha subito delle lesioni fisiche, è importante che si faccia visitare da
un medico e che ottenga le relative certificazioni;
• l’intervento della polizia
porta spesso a un cambiamento
di comportamento dello stalker;
• fin dal primo approccio
deve essere fatta una valutazione molto attenta della gravità della situazione. Il
calcolo del rischio dovrebbe
basarsi sull’analisi di tutte le
prove disponibili. Le Forze
dell’Ordine dovrebbero avere
sul fenomeno, comprendente
la conoscenza dei comportamenti di stalking, le caratteristiche dello stalker e della
vittima;24POLIZIA & ISTITUZIONI• la valutazione del rischio richiede un sistema integrato di
comunicazione tra Forze dell’Ordine, servizi di Igiene Mentale e Sistema Giudiziario;
• le Forze dell’Ordine, nella
rilevazione delle denunce di
stalking, dovrebbero utilizzare modalità di registrazione
standardizzate che rendano
possibile ricollegare tra loro
successive denunce, in modo
che la vittima, ogni volta, non
sia costretta a rievocare tutta
la storia con i relativi dettagli.
L’integrazione di tutte le informazioni, oltre a favorire
una migliore archiviazione dei
dati, potrà rivelarsi utile per
l’eventuale successivo iter
giudiziario del caso.
In conclusione, senza voler apparire o, peggio ancora, senza
voler essere polemico, ma solo
per onorare il vero e per rispondere all’istinto di sindacalista che contraddistingue la
mia vita professionale, mi sia
consentito fare un apprezzamento, pertinente a quest’ultimo aspetto da me affrontato,
quello delle investigazioni.
Tutto vero, naturalmente,
quel che ho detto, e non solo
da un punto di vista teorico;
la Polizia di Stato e le altre
Forze dell’Ordine, oggi, riescono a produrre risultati di
tutto rispetto nei più svariati
campi investigativi, ma se ciòancora si può dire e si può registrare è solo perché gli uomini in divisa, malpagati e
assoggettati ad inique forme
di trattamento economico accessorio, che mal si concilia
con il rischio della loro stessa
vita, quotidianamente corso,
ancora credono in valori antichi, credono nello Stato, credono nella Giustizia. Noi
parliamo di investigazioni, ma
dove sono le risorse per sostenerle? Il pericolo che incombe, mi auguro non si
realizzi mai, è quello che, con
le carenze di cui soffriamo,
anche le indagini saranno gerarchizzate e reati come lo
stalking saranno considerati
minori rispetto a quelli di
ancor più grave allarme sociale e, pertanto, trattati in subordine a questi ultimi.
Non so esattamente cosa succederà, il nostro Sindacato è
impegnato diuturnamente nel
riscatto delle pesanti menomazioni, economiche e - purtroppo - anche etiche, subite
dalla nostra categoria, noi, comunque, non ci arrenderemo.
Nel frattempo, però, non ci
resta che dire grazie ai Poliziotti, ai Carabinieri, ai Finanzieri ed ad tutti coloro che, tra
mille difficoltà, fanno di questo nostro Paese uno Stato libero nel pensiero e libero
nelle azioni.STORIAOLTRE I CONFINI
potesse essere un Eden ma nemmeno l’ Inferno
“Non ho mai ipotizzato che il nostro> di CARLO PROVETTA
UGL - Polizia di StatoLa mia è
una generazione abituata
a lottare, non
crogiolati sui
sogni che spesso ci venivano
propinati da una società che non
ci sembrava alla nostra altezza,
non perché eravamo ottusi,
ma semplicemente perché, sapevamo benissimo quali erano le
nostre potenzialità.
Tanti anni fa, quando eravamo
tutti più giovani, ed avevamo
qualche capello in più, ci sentivamo nella nostra “povertà” tutti
più motivati. Quando giovanissimo, mi sono arruolato nel disciolto corpo delle Guardia di
Pubblica Sicurezza, c’era un premio (750.000 lire) che non ci è
mai stato interamente corrisposto, il terrorismo che imperversava, ed un futuro da povero
Per molti Poliziotti d’allora, per
tanta gente che veniva dal sud,
indossare una divisa significava
anche, un modo per riscattarsi
e sbarcare il lunario, contribuire in parte all’economia
delle famiglie di provenienza.
Andare via da contesti degradati per costruirsi un futuro un
tantino migliore, diverso daquello dei nostri padri, molti
dei quali avevano visto o combattuto una devastante guerra,
patendo la vera fame.
anni, c’è stata la riforma di Polizia (1981),il riconoscimento
delle rappresentatività Sindacali, si sono susseguiti diversi
governi, la nostra società da
contadina si è trasformata in
una moderna società industrializzate, ergendoci fra le prime
cinque potenze industrializzate del mondo.
Come Poliziotti non ci siamo
mai ritenuti dei gran fortunati,
la nostra lunga carriera ci ha
insegnato che nella vita c’è
tanta gente che è meno fortunata di noi, e questo in parte ci
da ancora la forza di lottare,
come il credere ancora nello
Stato e nelle Istituzioni.
Ma non è corretto che dopo
anni di stipendi da fame, di sacrifici, di viaggi e pericolosi indagini, ad un Poliziotto ancorauna volta gli viene ridimensionato stipendio e pensione,
mentre ai politici, ai magistrati
e agli alti dirigenti dello Stato
vengono corrisposti stipendi
da nababbi.
Ci verrebbe da dire: figli e figliastri o figli di …
Dopo tanti anni di ammirazione, mi rendo conto che i veri
servitori dello Stato rimaniamo
ancora noi (le Forze dell’Ordine), poveri ma ricchi di valori.
E’ questo che ci spinge ancora ad
andare avanti senza indugiare,
l’orgoglio di un’appartenenza
vera, il credere in quei valori che
hanno fatto grande l’Italia e che
ancora oggi ci trasmettono energia e sentimenti vitali.
Domani correremo ancora per
contenere la folla che protesta,
ancora una volta con il nostro
esempio e la nostra dedizione
sapremo convincere soprattutto
noi stessi che forse ci attende
un mondo migliore da quello
fin qui conosciuto.25CRONACAFERMIAMO LA STRAGE
“Le nostre compagne di vita sono sempre più oggetto diingiustificate violenze soprattutto da chi dovrebbe amarle e proteggerle”> di FABRIZIO LOTTI
Segretario Nazionale UGL - Polizia di StatoLa cronaca
tempi, pone
l’accento sull’aumento dei
casi di omicidi
ai danni di donne, in Italia si registra un omicidio famigliare ogni
due giorni: due vittime su tre
sono donne (63%), un omicidio26POLIZIA & ISTITUZIONIfamiliare su due (48,6%) avviene all’interno della coppia,
l’85% degli assassini sono uomini, mariti (36%), figli (11%),
partner (18%), parenti (13%),
ex (09%), le donne più a rischio
hanno tra i 25 e i 44 anni.
L’inquietante crescendo di fatti
delittuosi, preoccupa e non
poco, soprattutto per l’efferatezza con la quale certi misfatti
vengono portati a termine.
A indirizzare le mani degli assassini che di solito sonouomini, spesso emergono vecchi rancori e gelosie che nascono all’interno di storie di vita
dai tratti apparentamene naturali, difficilmente prevedibili,
tanto da far rimanere sgomenti
persino le persone più vicine
alle vittime o ai carnefici.
La modalità e la tempestività con
le quali alcuni dei protagonisti,
persone a volte normalissime,
agli occhi di chi ha avuto modo
di frequentarle molto da vicino,
sono perlomeno inquietanti, se sipensa al contesto in cuoi viviamo
e alla promiscuità con la quale
spesso si consumano i nostri contatti personali.
Mi si accappona la pelle, solo al
pensiero che, la donna di una
vita, possa essere fatta oggetto
di così tanta brutalità e persone
che si sono giurate amore
eterno, si annullano in un atto
di gratuita violenza, piombando
nel baratro della disperazione
C’è qualcosa che non riesco a
spiegarmi nella mia normalità,
come nella normalità di ogni comune essere vivente.
La nostra società frenetica, abituata a correre, spesso senza
una vera meta, porta gli individui ad perdere il vero senso
della vita, a non accorgersi dei
bisogni altrui, ad ignorare il
prossimo, ad annullare gli ostacoli senza chiedersi il perché,
senza considerare i veri risvolti,il fine e le conseguenze. I fatti
ci mettono davanti ad un vero
allarme sociale, che insieme a
tanti altri, dimostra ancora una
volta di quanto l’uomo, nella sua
spasmodica ricerca di “libertà” si
sia imbrigliato nella ragnatela
dell’egoismo assoluto, da dove si
può uscire, solo con uno vero
scatto orgoglio e una sincera
amare di più le donne, considerarle per ciò che sono, per
ciò che fanno, per il loro essere, per la loro sensibilità e la
dedizione, basta ricordare le
fermarsi a riflettere all’interno
delle nostre comunità delle
nostre famiglie, cercare di soffermarci con più attenzione su
quei segnali che percepiamo
subdoli e che spesso sono accorati richieste di aiuto.Certo c’è da fare ancora molto
sotto l’aspetto legislativo e
socio-pedagogico, ma non bisogna assolutamente fare sottovalutazioni, occorre un
profonda riflessione che vada
attentamente ad analizzare
abitudini comportamentali e di
costume che non sono assolutamente da sottovalutare. Bisogna agire con determinazione
per arginare la vergognosa e
assurda strage di giovani
donne perché una società civile, non può assolutamente rimanere inerme davanti a così
La Polizia di Stato da parte sua,
già da tempo, grazie a gruppi
sempre più motivati e qualificati
di operatori studia ed affronta il
fenomeno, come sindacato per
la nostra riconosciuta sensibilità
non ci stancheremo mai di incalzare gli organi proposti a fare
di più e meglio.SINDACALELE RICHIESTEDELL’UGLPOLIZIA AL MINISTRO
DELL’INTERNO ANNAMARIA
CANCELLIERI> di FILIPPO GIRELLA
Segretario Nazionale UGL - Polizia
di StatoSi è svolto
nelle scorse settimane un incontro
tra una delegazione dell'Ugl
il Ministro dell'Interno Annamaria
Cancellieri ed il Capo della Polizia Antonio Manganelli.
Nel corso dell'incontro la delegazione dell'Ugl Polizia, guidata dal
Segretario Generale Valter MAZZETTI, ha rappresentato al Mini-28POLIZIA & ISTITUZIONIstro (ai fini di un suo efficace intervento) non solo le tematiche
sulle quali da tempo ci stiamo battendo, come l'avvio del Riordino
delle Carriere e della previdenza
complementare, ma anche altre
questioni più immediate sulle quali
la nostra organizzazione sindacale
è impegnata in modo particolare.
E CAUSE DI SERVIZIO
Si tratta di un tema molto caro all'Ugl Polizia ed è rappresentato
dalla vergognosa, eccessiva ed irragionevole durata dell'iter amministrativo per il riconoscimentodelle cosiddette cause di servizio,
su cui noi dell'Ugl abbiamo già
predisposto una dettagliata denuncia al parlamento europeo.
Abbiamo spiegato al Ministro ed al
Capo della Polizia che, a fronte dei
sei mesi complessivi assegnati dalle
norme di riferimento per il completamento dell'iter in questione sono
mediamente 10/12 anni quelli attualmente necessari per la definizione delle citate pratiche.
Tale indecorosa consuetudine, oltre
a danneggiare economicamente il
personale (cure termali, esenzione
ticket per determinate analisi e medicine, maggiorazione del 10% aifini pensionistici, ecc.), lede la dignità professionale e personale del
dipendente/malato, il quale, invece di essere impiegato in servizi
che non aggravano ulteriormente
la patologia riscontrata, viene comandato nei servizi d'istituto senza
che alcuno tenga in debito conto la
malattia sofferta. L'Ugl Polizia, a
tal proposito, ha chiesto al Ministro
di intervenire nelle opportune sedi
affinchè, almeno per il nostro comparto, il Comitato di Verifica Nazionale sia soppresso.
DEI VFP4
Abbiamo spiegato al Ministro che
la Polizia di Stato registra una
grave carenza di organico e in particolare necessita di forze giovani;
oggi si entra in Polizia tramite un
tortuoso percorso ed i posti messi
a concorso non corrispondono poi
alle reali assunzioni.
A tal proposito abbiamo illustrato al
Ministro l'assurda vicenda del concorso per 1507 Allievi Agenti e di
quello successivo per 907 posti per i
quali sono state effettuate assunzioni
solo per complessive 1500 unita'.
I circa 900 rimanenti vincitori
sono stati ingiustamente parcheggiati nelle caserme in attesa di
"stagionamento" e entreranno in
Polizia, se tutto va bene, intorno
all'eta' di 30 anni.
L'Ugl Polizia ha chiesto con forza
l'assunzione immediata, stante la
grande carenza di organico nel
ruolo Agenti, di tutti i 907 giovani
volontari in ferma quadriennale
già vincitori di concorso.IMMEDIATO AVVIO DELLE
la vacanza d'organico nei due ruoli
intermedi (Sovrintendenti e Ispettori) accumulatasi negli anni, con
gravi ritardi nelle procedure concorsuali, è di migliaia di unità.
L'Ugl Polizia ha chiesto un intervento del Ministro affinchè , oltre a
procedere in tempi rapidi all'organizzazione dei relativi concorsi annuali per il totale dei posti vacanti,
si dia avvio all'immediato scorrimento delle graduatorie, formando
tutti i circa 1000 idonei già vincitori dei precedenti concorsi per vice
sovrintendente.
INDENNITA' PER POLIZIA
E ALTRE SPECIALITA'
Poichè è sempre più importante e
strategica per il sistema sicurezza
l'attività delle varie Specialità, abbiamo sostenuto l'opportunità di valorizzare le convenzioni con le
società che già collaborano con la
Polizia di Stato (Trenitalia, Poste Italiane, Autostrade) e la necessità di
sottoscrivere accordi con gli Enti
preposti per la concessione di
un'analoga indennità alla Polizia di
Dimostrando ancora una volta la nostra capacità propositiva, abbiamo illustrato ed offerto al Ministro quella
che è una storica rivendicazione dell'UGL Polizia: la possibilità per i cit-tadini di devolvere il 5 per mille alle
Siamo convinti, infatti, che grazie
al grande prestigio che riscuotono
le Forze dell'Ordine tra i cittadini
sarebbe possibile raccogliere cifre
cospicue da destinare alla sicurezza che, anche se non saranno la
panacea di tutti i mali, serviranno
comunque a lenire il particolare
momento di crisi che investe il settore sicurezza.
Il Ministro dell'Interno ed il Capo
della Polizia hanno mostrato un
serio interesse per le proposte dell'UGL Polizia sensibilizzando il personale dei rispettivi uffici tecnici.
Il ministro ha promesso il massimo
impegno per l'inserimento di forze
giovani nella Polizia di Stato in
modo da consentire un ricambio
generazionale; ha affermato che si
può iniziare a discutere i vari
aspetti del riordino delle carriere
creando un gruppo di lavoro che
approfondisca la questione.
Per quanto riguarda la nostra proposta sulle cause di servizio ha
condiviso l'esigenza di snellire le
delle malattie ed ha aggiunto che
si farà parte attiva per risolvere il
problema sotto il profilo normativo, in quanto si tratta di un tema
La Cancellieri, inoltre, si è dichiarata molto interessata alla proposta
di una convenzione che gratifichi la
Infine, anche sulla proposta del 5
per 1000 ha detto che, se la proposta fosse tecnicamente attuabile, il suo parere sarebbe positivo.POLIZIA & ISTITUZIONI29GIUSTIZIAIL PIGNORAMENTOE L’ESPROPIAZIONE
MOBILIARE PRESSO IL DEBITORE
> di SERGIO DELL’OLIO
Avvocato Conciliatore ProfessionistaIl pignoramento consiste in un’ingiunzione che
l'Ufficiale Giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto
a sottrarre alla garanzia dei
creditori beni che si assoggettano all’espropriazione e i
frutti di essi.
Il debitore ha il potere di evitare il pignoramento versando
nelle mani dell'Ufficiale Giudiziario la somma per cui si procede e l'importo delle spese,
aumentato di due decimi. In
caso contrario, l'Ufficiale Giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, può
ricercare le cose da pignorare30nella casa del debitore e negli
altri luoghi a lui appartenenti.
Può sembrare strano ma, l’Ufficiale, ha la facoltà di ricercarle
addirittura sulla persona del debitore, osservando le opportune
cautele per rispettarne il decoro.
Inoltre, può aprire porte, ripostigli o recipienti, nonostante la
resistenza opposta dal debitore
o da terzi, oppure allontanare
persone che possano disturbare
l'esecuzione del pignoramento
e, qualora dovesse essere necessario, può richiedere l'assistenza della Forza Pubblica.
Con decreto dal Giudice competente, su istanza del creditore, può pignorare cose
determinate che non si trovano
in luoghi appartenenti al debitore, ma delle quali egli può direttamente disporre e può
sottoporre a pignoramento le
cose del debitore che il terzopossessore consente di esibirgli.
Per quanto concerne le modalità di scelta dei beni, il pignoramento deve essere eseguito
sulle cose che l'ufficiale giudiziario ritiene di più facile e
pronta liquidazione, nel limite
di un presumibile valore di realizzo pari all'importo del credito
precettato aumentato della
metà. In ogni caso l'ufficiale
deve preferire il denaro contante, gli oggetti preziosi e i titoli
di credito e ogni altro bene che
appaia di sicura realizzazione.
Bisogna precisare che, ci sono
dei beni che non possono essere oggetto di pignoramento.
Infatti, sono impignorabili,
oltre alle cose dichiarate tali
da speciali disposizioni di
legge, le cose sacre e quelle
che servono all'esercizio del
culto, l'anello nuziale, i vestiti,
la biancheria, i letti, i tavoli
per la consumazione dei pasti
con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni,
il frigorifero, le stufe e i fornelli di cucina anche se a gas
o elettrici, la lavatrice, gli
utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo
a contenerli, in quanto indispensabili al debitore e allepersone della sua famiglia con
lui conviventi, sono tuttavia
esclusi i mobili, meno i letti, di
rilevante valore economico,
anche per accertato pregio artistico o di antiquariato, i commestibili e i combustibili necessari
per un mese, le armi e gli oggetti che il debitore ha l'obbligo
di conservare per l'adempimento
di un pubblico servizio, le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di
famiglia, e i manoscritti, salvo che
formino parte di una collezione.
Inoltre, a partire dall’1 Marzo
del 2006, anche gli strumenti,
gli oggetti e i libri indispensabili
per l'esercizio della professione,
dell'arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati
nei limiti di un quinto, quando
il presumibile valore di realizzo
degli altri beni rinvenuti dall'ufficiale giudiziario o indicati dal
debitore non appare sufficiente
per la soddisfazione del credito,
il predetto limite non si applica
per i debitori costituiti in forma
societaria e in ogni caso se nelle
attività del debitore risulta una
prevalenza del capitale investito sul lavoro.
I frutti non ancora raccolti o
separati dal suolo non possono
essere pignorati separatamente
dall'immobile cui accedono, se
non nelle ultime sei settimane
anteriori al tempo ordinario
della loro maturazione, tranne
che il creditore pignorante si
assuma le maggiori spese della
custodia, mentre i bachi da
seta possono essere pignoratisolo quando sono nella maggior parte sui rami per formare
Una volta individuati i beni da
pignorare, l'Ufficiale Giudiziario
redige delle sue operazioni processo verbale e descrive le cose
pignorate e il loro stato, mediante rappresentazione fotografica ovvero altro mezzo di
ripresa audiovisiva, determinandone approssimativamente il
con l'assistenza, se ritenuta utile
o richiesta dal creditore, di un
esperto stimatore da lui scelto.
Se il pignoramento cade su
frutti non ancora raccolti o separati dal suolo, l'ufficiale giudiziario ne descrive la natura,
la qualità e l'ubicazione.
Il Giudice, se ritiene che il presumibile valore di realizzo dei
beni pignorati sia inferiore al
credito da soddisfare, su istanza
del creditore, da depositare non
oltre il termine per il deposito
dell'istanza di vendita, nomina
uno stimatore e quando appare
opportuno, ordina l'integrazione del pignoramento.
In tale ipotesi, l'ufficiale giudiziario riprende senza indugio le
operazioni di ricerca dei beni.
E’ necessario precisare che il pignoramento non può essere
eseguito in date che siano ilfrutto della scelta discrezionale
dell’ufficiale ma soltanto nei
giorni feriali, dalle ore 7 alle
ore 21, salvo che ne sia data
autorizzazione dal presidente
del tribunale o un giudice da
lui delegato, però, una volta cominciato, può essere proseguito
fino al suo compimento.
Terminate le operazioni sopra
descritte, l'ufficiale giudiziario
consegna al cancelliere del tribunale o affida a un custode,
diverso dal creditore o il suo
coniuge senza il consenso del
debitore o dal debitore o le
persone della sua famiglia che
convivono con lui senza il consenso del creditore, i beni colpiti dal pignoramento.
Il custode sottoscrive il processo verbale dal quale risulta
la sua nomina e non ha diritto
a compenso se non su espressa
richiesta o e se non gli è stato
riconosciuto dall'ufficiale giudiziario all'atto della nomina.
Decorsi dieci giorni dal pignoramento, tranne che per le cose
deteriorabili per le quali il giudice può provvedere immediatamente, può essere depositata
l'istanza di assegnazione o di
vendita dei beni pignorati e di
conseguenza, in caso di vendita
dei beni, l’assegnazione ai creditori della somma ricavata.POLIZIA & ISTITUZIONI31CONVEGNOCRIMINAL
INVESTIGATIONMEETINGNel 1499 a Castel Ritaldi
avviene un oscuro delitto che lascia un
vuoto di potere nel castello; la
vittima è infatti il conte Leonello Ritaldi che viene trovato
privo di vita, presumibilmente
La principale sospettata è la
famigerata Lucrezia Borgia
che la leggenda vuole responsabile di numerosi efferati omicidi in quel periodo
L'idea di studiare intricati casi
di omicidio avvenuti centinaia
di anni fa nasce in seno all'ICAA (International Crime
Analysis Association) per testare la capacità tecnica dei
Soci dell'Associazione che da
sempre studiano vecchi casi, a
volte in collaborazione con la
prestigiosa Vidocq Society di
Philadelphia (come nel caso
dell'omicidio della Baronessa
di Carini nel 2010).
Parallelamente è l'amore per la
storia a condurre i profilers32POLIZIA & ISTITUZIONIdell'ICAA sulle tracce di antichi
delitti, consumati sovente in
borghi medievali e in misteriosi e affascinanti castelli.
Il Criminal Investigation meeting 2012 organizzato dall’International Crime Analysis
Association e dall’UGL Polizia
di Stato, si è ispirato al delitto
dello sventurato Leonello Ritaldi su cui i partecipanti
hanno tentato di trovare
nuove informazioni e di comprenderne la logica criminale.
E’ stata effettuata la sua rievocazione storica con l’aiuto di
attori teatrali e di esperti di
scherma medievale e questo
affascinante “clima culturale”
ha fatto da contorno ai tregiorni di formazione sulle moderne tecniche forensi e investigative organizzate il 23, 24
e 25 marzo 2012 nel territorio
del Comune di Castel Ritaldi.
Il Sindaco Andrea Reali ha
ospitato l’evento e la Proloco
ha fornito un prezioso aiuto
per l’organizzazione del meeting. Il Direttore scientifico del
meeting è stato il Prof. Marco
Strano, Dirigente nazionale
UGL Polizia di Stato.
Settanta esperti di scienze
foren-si giunti da tutta Italia e
dall’estero e più di cento tra visitatori e semplici appassionati
della materia hanno animato a
Castel Ritaldi tre giorni intensi di seminari e discussionidell’omicidio partendo dalle
Il Prof. Dragan Primorac ha
spiegato i sistemi applicativi
del DNA sulla scena del crimine. Elisa Piovanelli ha presentato nuovi strumenti di
prelievo delle tracce biologiche
Andrea Pastori della ditta technospy ha mostrato apparecchi elettronici di supporto
all’investigazione criminale.
La D.ssa Bruscella, Medico d’urgenza, ha svolto un’avvincente
relazione sull’uso del veleno
come arma del delitto.
Marco Strano, infine, ha tenuto
interessanti seminari sulla cold
cases investigation e sulle tecniche che consentono di giungere alla risoluzione di un caso
Tra le categorie professionali
presenti al meeting, anche gli
Avvocati che hanno potuto
confrontarsi, fuori dall’aula di
tribunale, con gli investigatori.scientifiche sul mondo dell’investigazione criminale.
Tra i partecipanti alcune figure
di spicco nel mondo delle
Scienze forensi tra cui Dragan
Primorac medico croato esperto
di DNA sulla scena del crimine
e Marco Strano, noto profiler
Gli argomenti presentati nel
corso dei numerosi seminari
tecnici sono stati molti e tutti
Il Dott. Enrico Risso ha fatto il
punto sulla BPA (Blodstain Pattern Analysis), il sistema di ricostruzione della dinamicaIl Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Spoleto ha sottolineato
l’interesse per l’evento concedendo undici crediti formativi
per l’iniziativa. L’Avvocato Paroli,
presidente dell’AIGA di Spoleto,
ha presentato una relazione sul
contatto dell’Avvocato con il
mondo delle scienze forensi.
Nel corso del meeting, diversi
relatori hanno sottolineato
l’importanza di una certificazione per l’attività degli esperti
forensi, categoria, quest’ultima, affollata di personaggi
con curricula professionali a
volte approssimativi.E’ stato fatto il punto sulle più
moderne tecniche di indagine
scientifica ed è stato annunciato un innovativo progetto
di ricerca sul criminal profiling a cui parteciperanno gli
esperti italiani dell’International Crime Analysis Association
e team di ricerca croati e statunitensi. Tra le attività svolte
durante il convegno, anche
sulla scena del crimine da
parte di un team specializzato.
La splendida piazza di Castel
Ritaldi è stata infatti per qualche ora, teatro della ricostruzione di un efferato omicidio e
i congressisti hanno potuto vivere direttamente l’esperienza
dell’intervento della “scientifica”, la ricerca delle tracce e
l’utilizzo di sofisticati strumenti di indagine.
Come in un caso reale la
piazza è stata transennata e il
team CSI ha setacciato la zona
alla ricerca di reperti. Sangue,
impronte digitali, l’arma del
delitto e tutto ciò ch è utile
per giungere alla scoperta di
un delitto é stato “individuato” e prelevato con cura.
Uno speaker ha illustrato ai
frequentatori del meeting ogni
passaggio tecnico e gli strumenti utilizzati.
Diversi appartenenti alla Polizia di Stato, alcuni impegnati
come allievi nella vicina
scuola di Spoleto, hanno approfittato dell’evento per apprendere contenuti utili a
migliorare il loro bagaglio conoscitivo tecnico-professionale. Di contorno ai seminari
tecnici e alle simulazioni di
indagine, si sono alternate le
attività dimostrative dell’Associazione “Dipintori Santi e
Fanti” che ha eseguito combattimenti medievali con
spade e pugnali e ha presentato ricostruzioni storiche di
momenti di vita dell’epoca. In
programma anche un banchetto medievale con ricette
del 1500.POLIZIA & ISTITUZIONI33AVVENIMENTIMISSIONEDI PACE O GUERRA?
> di ELIDE DESIDERI
Componente Commissione Pari Opportunità
UGL Roma - Polizia di StatoSiamo in
Afghanistan, più
del Gulistan,
nel settore sud-est del paese.
Siamo all’interno della Fob (Forward Operative Base) “ Ice ”
nell’area di responsabilità Italiana, assegnata alla Task Force
South-East, coordinata dal 1°
Reggimento Bersaglieri.
Siamo nel far west d’Oriente,34POLIZIA & ISTITUZIONIcome lo chiamano in molti, covo
di talebani, crocevia di passaggi
obbligati che conducono la guerriglia da sud verso nord, un corridoio dove passano uomini, armi
e oppio e da cui i talebani tengono sotto pressione i militari
della Nato, anche se quell’avamposto è affidato agli Italiani.
Siamo immersi in un paesaggio
apparentemente statico e desolato, anacronistico.
Sono le ore 18 del 24 marzo e un
colpo di mortaio spezza la vita alla
cinquantunesima vittima della
missione Nato ISAF (International Security Assistance Force).v
Il sergente Michele Silvestri, 33
anni, originario del casertano,era arrivato in Afghanistan da
soli 10 giorni, esperto di missioni
all’estero. Altri cinque commilitoni sono rimasti gravemente feriti e trasportati immediatamente
in elicottero nell’ospedale militare da campo della Coalizione
più vicino. La salma viene rimpatriata due giorni dopo e vengono
celebrate le esequie solenni nella
Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, avvolte da somma
disperazione dei familiari e sgomento da parte di tutte le alte cariche dello Stato.
Prima, altri cinquanta funerali
sono stati celebrati in onore della
Patria. Altre cinquanta vittime sono
state mietute in una guerra chenon ci appartiene, in una guerra
che tutti si ostinano ad esaltare
come una missione di pace. Gran
parte degli schieramenti politici
invoca una risoluzione di questo
progetto di cooperazione con gli
alleati statunitensi e incita lo Stato
a discuterne al più presto in Parlamento. All’unanimità si polemizza
sull’assenza di una strategia politica italiana, poiché non sono affatto chiari gli obiettivi della
presenza delle forze militari italiane in Afghanistan, senza considerare l’elevato costo per il
mantenimento delle truppe.
quanto sia anticostituzionale la
guerra in Afghanistan, poiché il
principio è nettamente all’opposto di quanto recita l’art.11 della
Costituzione ( “L’Italia ripudia la
guerra come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli e
come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali…”) e
viene rafforzato dall’art.52 (“La
difesa della Patria…”).
Solo per una salda fedeltà agli alleati storici statunitensi, il governo italiano impiega tuttora
4.200 nostri soldati nell’area afghana con il compito di condurre
operazioni militari in cooperazione e coordinazione con le
Forze di Sicurezza afghane e con
le forze della Coalizione, per assistere il governo afghano nel
mantenimento della sicurezza,
favorire lo sviluppo delle strutture di governo, estendere il controllo del governo su tutto il
Paese ed assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione.In realtà la presenza militare americana, e meno che mai quella dei
suoi alleati, è divenuta con gli
anni sempre più inconsistente, e
sembra essersi svuotata del suo significato soprattutto dopo la cattura e l’uccisione di Osama Bin
Laden. Le modalità di questa
guerra hanno più volte violato il
ricordiamo episodi brutali di molti
marines nei confronti di ostaggi
oppure di massacri di civili estranei alla guerriglia, eppure si continua a combattere una guerra
sterile, che dura ormai da dieci
anni, la più lunga che gli Stati
Uniti abbiano mai combattuto.
Ma se la smania militarista ed imperialistica americana tiene sotto
scacco l’intera nazione e la sua
politica estera perseverando in
un progetto bellico che appare
più come lo strascico della
“guerra fredda” iniziata nel lontano 1979, dopo l’invasione delle
forze dell’Armata Rossa Sovietica
atte a deporre il Presidente della
Repubblica Democratica dell’Afghanistan, per quale motivo l’Italia si sente ancora in dovere di
prestare fedele alleanza in unaguerra che non ci interessa affatto? Per quale scopo nazionalistico lo facciamo, dal momento
che lo scopo primario non è più
comprensibile neanche a chi la
guerra l’ha cominciata? Perché
dovremmo pagare il pegno di
perdere i nostri cari soldati che
credono negli alti valori della Patria, che invece li sacrifica in
nome di una missione di pace e
di riconciliazione?
Stare in guerra significa morire,
combattere, uccidere. Morire.
Morire 51 volte.
E per ognuna di queste morti non
vale nessun profitto economico,
nessuna alleanza, nessuna egemonia di un popolo sull’altro,
nessuna esportazione dei valori
democratici. Niente.
I nostri ragazzi sono ancora lì,
nell’avamposto del Gulistan, tra
la polvere e le rocce dure del deserto, dove resteranno a combattere sino al 2014 in un conflitto a
cui mancano convinzioni e motivazioni più che soddisfacenti per
sacrificare altre vite.
Purtroppo, come risulta da recenti relazioni dei servizi segreti
consegnate al Parlamento, la sicurezza del contingente italiano
risulta estremamente precaria e il
livello di minaccia resta elevato.
Persino il processo di transizione
afghano sembrerebbe destinato a
fallire a causa del mancato start
up di un recupero socio-economico e di politiche di governance.
E, allora, se il destino di questo
paese abbandonato da Dio è ineluttabile, ci viene spontaneo chiederci ancora una volta: le vite dei
militari italiani valgono davvero
così poco?ECONOMIAL’EUROPAFATTI E MISFATTI!
> di SERGIO DI FOLCOL’Europa
membri e una
miliardo di persone e comprende gran parte del
Sin dalla sua istituzione si è adoperata per portare prosperità e stabilità ai suoi cittadini. Le politiche
e le azioni dell’Unione Europea interessano tutti noi, direttamente e
L’Unione Europea si prefigge lo
scopo di essere una società equa
e attenta ai bisogni dei cittadini,
della prosperità economica e nella
creazione di posti di lavoro, rendendo le aziende più competitive
e dando la possibilità ai lavoratori
di acquisire nuove competenze.
Assieme ai paesi confinanti e ad
altri paesi, l’Unione Europea si
adopera per diffondere benessere,
progresso democratico, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani
oltre le sue frontiere. L’Unione Europea è la maggior potenza commerciale mondiale e il principale
erogatore di finanziamenti e assistenza tecnica ai paesi più poveri.36POLIZIA & ISTITUZIONIL’Unione Europea è al primo posto
al mondo come esportatore e al
secondo come importatore.
Gli Stati Uniti costituiscono il
dell’UE, seguiti dalla Cina. Nel
2005 l’UE rappresentava, a livello
mondiale, il 18,1 % delle esportazioni e il 18,9 % delle importazioni. L’Unione Europea è anche
un importante potenza commerciale, sebbene rappresenti soltanto il 7% della popolazione
mondiale, i suoi scambi commerciali con il resto del mondo rappresentano circa un quinto
dell’import-export mondiale.
Non sempre tutto quello che
viene detto, scritto e annunciato,
Perché? Dietro di tutto c’è sempre una teoria o un interesse
personale (in questo caso, inteso come nazione).
Nessuno dice, scrive o annuncia
che il Regno Unito è il maggior
azionista della BCE Banca Centrale Europea e non ha l’EURO
come moneta, ma bensì la sterlina.
Mi sembra quasi quasi un interesse personale… Basta pensare
al funzionamento dell’ Euro.
L’Italia per far circolare banconote
deve comprare alla BCE, mentre le
monete vengono prodotte internamente (ogni singolo Statosi produce le monete da solo).
Quindi facendo un esempio: se
l’Italia compra alla BCE 100 miliardi di euro tutti di banconote
da 100 si presume che li pagherà
molto molto meno, perché per
produrre una banconota da 100
quanto ci vuole? 1 euro? 5 euro?
10 euro? No l’Italia non solo compra 100 miliardi di euro a 100
miliardi di euro, ma ogni anno
l’Italia perderà un interesse del
2,5 % che darà alla BCE.
I cittadini per poter spendere e
comprare beni di varia entità, devono avere liquidità e l’Italia è costretta a comprare le banconote
alla BCE e quindi comprando 100
miliardi di banconote ogni dieci
anni l’Italia darà alla BCE 25 miliardi di interesse.
La conseguenza di tutto ciò è
che all’interno della nazione per
far circolare banconote si crea
automaticamente un debito
pubblico. La notizia più bella è
anche che il Regno Unito è il
maggiore azionista della BCE e
nemmeno ha l’Euro.
Io ho sempre creduto e sostenuto il concetto EUROPA, però
per parlare di democrazia verso
gli altri paesi, l’Europa la deve
applicare prima al suo interno,
partendo proprio da un buon
funzionamento della BCE.LETTERATURALEVISCERE DELLA LIBERTÀ> di GIUSJ SANTACATERINAAppassionati
stories, thriller, romanzi e
storia, tenetevi forte perché c’è un
nuovo libro che potrebbe fare
Prima di svelarvi il titolo, leggete quest’elenco di argomenti:
terrorismo, nazismo, medio
oriente, intifada, servizi segreti.
Intrecciateli con una storia
d’amore complicata e metteteci
in mezzo complotti e azione.
Un calderone di ingredienti il
cui risultato finale prende il
nome di “Le viscere della libertà”, opera scritta da Domenico Romeo, (vincitore del
XXII Premio Internazionale
Mondolibro menzione di merito internazionale premio
speciale giuria) dedicata a
“tutti i popoli della terra, che
nel corso della storia dell’umanità, sono stati vittime delle
ideologie del crimine (o del
male)”, così l’autore ci tiene a
sottolineare insieme ad una
dedica speciale a “Neda di Teheran, martire della libertà
uccisa il 20 giugno del 2009
in Via Amirabad”.
Un libro particolare, destinato a
far scalpore, a tratti spregiudicato, ricco di documenti storici
in cui, a fare da contorno alla
difficile liaison amorosa dei
protagonisti Ghion e Gioela,
agente dei servizi l’uno e pittrice l’altra, spiccano testimonianze autentiche di notevole
importanza, come le “Risoluzioni del Consiglio di sicurezza
dell’Onu mai rispettate dallo
Stato di Israele”, o gli spezzoni
di sermoni islamici acquisite
dalle intelligence americane. Oancora il Protocollo dei Savi
Anziani di Sion ed il scioccante
Rapporto Leuchter sull’utilizzo
delle camere a gas ad Aschwitz.
L’autore Romeo non ha fatto
mancare niente ai propri lettori, soprattutto agli appassionati di storia che avranno non
pochi documenti da leggere,
approvare o contestare.
La dedica continua a tutte le
vittime innocenti del delirio di
onnipotenza di uomini saliti al
potere, resta invece l’eco che risuona in ogni pagina.
La difficile storia d’amore dei
due protagonisti, combattenti
su fronti diversi, da una parte
lei, convertita all’Islam che
“accusava Israele di qualsiasi
misfatto, di qualsiasi bugia” e
dalla parte opposta lui, cristiano, “sei un’allucinata. L’odio
verso gli ebrei è una tentazione
del diavolo che vuol spingere
l’uomo all’odio contro il suo simile. Anche tu cadi in questa
trappola” diverrà alla fine celebrazione della razza umana
e troverà il suo culmine proprio di fronte uno dei luoghi
peggiori al mondo, Treblinka,
campo di sterminio dove
“quando massacravano famiglie di ebrei, vi era pure un’orchestra voluta dal Reich che
doveva emettere musica ad alto
volume per non far sentire le
urla strazianti e disumane che
provenivano dai vortici infernali dei forni”.
Un amore che continuerà a vivere nonostante le difficoltà e la
lontananza. Gioela rimarrà vittima dei suoi stessi ideali, resa
cieca da un attentato kamikaze
troverà la vista spirituale. Ghion
recupererà pace apparente tra le
braccia di un’altra donna anche
se il legame con Gioela non si
spezzerà mai poiché il frutto del
loro amore sarà il collante che li
terrà uniti seppur lontanissimi.Scheda sull’autoreDomenico Romeo nasce a Reggio Calabria nell’ottobre del
1974 e si laurea a Torino in
Scienze Politiche. Consegue la
specializzazione in “Criminalità
mafiosa e proventi illeciti”
presso l’istituto di ricerca Elsa
dell’Università di Palermo. Frequenta a Reggio Calabria la
scuola di alta formazione di
studi filosofici e storico - sociali
specializzandosi nella ‘grecità
del pensiero di Popper, Hussler
e Hesensberg’. Consegue la specializzazione nel Master in ‘Criminologia applicata e psicologia
giuridica’ sotto la direzione del
prof. Carlo Serra della Sapienza
di Roma in sintonia con il centro
studi l’Esperide di Reggio Calabria. E’ socio ordinario dell’ICAA
(International Crime Analisys
www.criminologia.orgPOLIZIA & ISTITUZIONI37EDITORIALEUN DURO COLPO ALPERSONALE IN DIVISA
> di FERNANDO CORDELLA
UGL - Vigili del FuocoLa Federazione
Nazionale UGL Vigili del Fuoco
in questi giorni, insieme alle altre sigle sindacali del comparto Vigili del
Fuoco Soccorso Pubblico, il
documento contro la riforma
pensioni al quale è presente
un cartello di Forze di Polizia.40POLIZIA & ISTITUZIONICosì, finalmente ci ritroviamo
tutti insieme, a rivendicare i
La specificità, sancita per legge,
non può assolutamente essere
trascurata , in particolare per i
Vigili del Fuoco che hanno raggiunto questo importante obiettivo da pochissimo tempo.
Credevamo che una volta ottenuto questo strumento,uscivamo da quel immobilismo che
ha caratterizzato la categoria
per diversi anni, ma invece ci
siamo sbagliati, ci è stata riconosciuta la specificità ma mai
applicata.Invece dobbiamo evidenziare il
duro colpo inflitto a tutto il personale in divisa, su un argomento
caro a tutti i lavoratori, che lavorano da tanti anni, l’allungamento dell’età pensionabile.
Ricordiamo che i Vigili del
Fuoco svolgono compiti operanti particolarmente gravosi e
che necessitano piena efficienza fisica e psicofisica, in
quanto gli interventi avvengono sempre e comunque in
Quindi, il pompiere per esercitare la propria professionedeve essere perfetto, sia fisicamente che psicologicamente
quindi altro che specificità
Era d’obbligo da parte della
Amministrazioni, prima di
esprimersi sulla età che i Vigili del Fuoco devono lasciare il servizio, fare uno
studio dettagliato sulla condizione degli stessi in virtù
anche di nuove malattie che
si affacciano sul panorama
lavorativo, pertanto ne approfittiamo per chiedere che
per ogni Amministrazioni si
istituisca un ufficio di ricerca
sulle nuove malattie legate
al lavoro che si esercita.
Ad esempio non è da sottovalutare il rischio stress, che
per il personale che opera nelle
emergenza sta salendo vertiginosamente, capire la specificità
per noi è proprio questo, dare
risposte ai lavoratori anche sui
nuovi rischi e nuovi pericoli
nella propria professione.
Un’altra problematica è quella
dei luoghi di lavoro, inevasa
sempre per il personale in divisa ma fatta rispettata in par-ticolare dai Vigili del Fuoco in
altre categorie in particolare
nei privati. Lavoriamo in situazione di rischio, ci viene detto
costantemente che non ci sono
soldi per metterci in regola, ma
perché dobbiamo pagare noi
questa inefficienza del datore
di lavoro, e a chi spetta sanzionare le nostre Amministrazioni?
Sono tanti i rischi che andiamo incontro e che ci provocano danni immediati e
stocastici ne citiamo alcuni: il
rischio di esplosioni di materiali infiammabili, l’entrare in
contatto con fumi tossici che
si sprigionano durante gli incendi, l’essere investiti da veicoli durante l’intervento, il
rischio di cadute, tagli e contusioni, lo stress e l’affaticamento fisico
A questo punto, diciamo che
far parte del personale cheindossa una divisa non è più
glorioso come lo era pochi
anni fà, ma adesso è anche
controproducente in quanto
non si ha uno stipendio adeguato al tenore di vita, non si
lavora in sicurezza quindi rischi di farti male, inoltre raggiungere quel traguardo
della pensione è diventato
Per questo chiediamo, che il
Governo ci ripensi, ed affronti in modo scientifico
come i professori sanno fare,
questo delicato argomento
che è tanto caro a chi porta
una divisa ed ha servito per
diversi anni lo Stato. Quindi
bisogna inquadrare bene la
situazione lavorativa conoscendo i rischi e i pericoli per
poi trarne le conclusioni e capire se le nostre richieste
sono fondate o infondate.Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero al Congresso UGLPOLIZIA & ISTITUZIONI41MEDICINANUOVE MALATTIE PER
I VIGILI DEL FUOCO> a cura dell’ UFFICIO STAMPA
Federazione Nazionale UGL - VVFIl burnout o sindrome da
burnout è un processo
stressogeno legato alle professioni d'aiuto (helping profession).
Queste sono le professioni che
si occupano di aiutare il prossimo nella sfera sociale, psicologica, etc.
Si parla quindi di vigili del
fuoco, poliziotti, infermieri,
medici, psicologi, psichiatri,
assistenti sociali, preti ecc.
Queste figure sono caricate da
una duplice fonte di stress: il
loro stress personale e quello
della persona aiutata.42POLIZIA & ISTITUZIONINe consegue che, se non opportunamente trattate, queste persone cominciano a sviluppare un
lento processo di "logoramento"
o "decadenza" psicofisica dovuta
alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare
lo stress accumulato. Letteralmente burnout sigifica proprio
"bruciare fuori". Dunque è qualcosa d’interiore che esplode all’esterno e si manifesta.
Burnout è il “non farcela più”,
l’insoddisfazione e l’irritazione
quotidiana, la prostrazione e lo
svuotamento, il senso di delusione e di impotenza di molti
lavoratori, in particolare di
quelli che operano all’interno
delle cosiddette professioni diaiuto, ossia di attività nelle
quali il rapporto con l’utente/cliente ha un’importanza
fondamentale in termini di significato e di lavoro in sé.
Tutte le professioni socioassistenziali implicano un intenso
coinvolgimento emotivo: l’interazione tra operatore ed
utente è centrata sui problemi
contingenti di quest’ultimo
(psicologici, sociali o fisici) ed
è, perciò, spesso gravata da
sensazioni d’ansia, imbarazzo,
paura o disperazione. Poiché
non sempre la soluzione dei
problemi dell’utente è semplice o facilmente ottenibile, la
situazione diventa ancora più
ambigua e frustrante e lostress cronico può logorare
emotivamente l’operatore e
condurlo al burnout.
Questo viene normalmente definito come una sindrome di
esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e di ridotta realizzazione personale, che può
insorgere in coloro che svolgono
una qualche attività lavorativa
“di aiuto”: dunque uno stato di
malessere, di disagio, che consegue ad una situazione lavorativa percepita come stressante e
che conduce gli operatori a diventare apatici, cinici con i propri “clienti”, indifferenti e
distaccati dall’ambiente di lavoro. In casi estremi tale sindrome può comportare gravi
danni psicopatologici (insonnia,
problemi coniugali o familiari,
incremento nell’uso di alcol o
farmaci) e deteriora la qualità
delle cure o del servizio prestato
dagli operatori, provocando assenteismo e alto turnover.
Pur essendoci definizioni diverse della sindrome del burnout gli autori concordano nel
considerarlo non un evento,
ma un processo che si sviluppa
diversamente a seconda delle
peculiarità soggettive e del
In conclusione è l'esito patologico di un processo stressogeno
che colpisce le helping profession qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai
carichi eccessivi di stress che il
loro lavoro li porta ad assumere.
La sindrome del burnout nel
personale della vigili del fuoco,
considerato anche la rilevanzasociale del fenomeno, sta riscontrando un notevole interesse da parte della letteratura
psicologica e psichiatrica.
Gli effetti dello stress lavorativo sulle condizioni di salute
dei vigili del fuoco ed i conseguenti rischi di burnout coinvolgono numerosi fattori che si
sviluppano diversamente in
ogni individuo e/o in ciascuna
L’azione patogena dello stress
protratto nel tempo, argomento
su cui è ormai disponibile una
ampia casistica sperimentale e
clinica, anche se originariamente ristretti all’ambito lavora-tivo, può determinare reazioni
disadattative che si estendono
alla sfera extralavorativa fino a
favorire l’insorgenza di quadri
nevrotici o depressivi .
Risulta confermata, anche a livelli subclinici, l’ipotesi di una
corrispondenza fra grado di burnout lavorativo e manifestazioni
sintomatologiche dell’ansia, in
particolare con le sue espressioni
somatiche e con le modificazioni
del tono dell’umore in senso depressivo, quali indicatori di un
disagio lavorativo che tende a
coinvolgere aspetti più generali
della personalità di chi opera in
Tale esito sembra essere molto
frequente quando l’operatore
percepisce una forte discrepanza fra aspirazioni di carriera e performance effettiva.
Rimane, tuttavia, ancora poco
approfondito il problema delle
caratteristiche personologiche
dell’operatore predisponenti il
burnout e le strategie di coping impiegate per fronteggiare lo stress nelle cosiddette
helping professions.POLIZIA & ISTITUZIONI43SICUREZZASICUREZZA SULLavori della Commissione
> di STEFANO MARSELLA
Presidente del Sindacato Nazionale
Direttivi e Dirigente UGL Vigili del FuocoGli incidenti nei luoghi
costituiscono un aspetto di grave criticità nel
panorama, già poco incoraggiante, del mondo del lavoro.
Una delle risposte che le istituzioni forniscono a questa domanda di maggior sicurezza è
l'impegno a migliorare le norme
ed a renderle più aderenti alle
esigenze effettive del mondo
Questo impegno non è facile,
sia perchè deve mettere in-44POLIZIA & ISTITUZIONILAVOROConsultiva Permanentesieme esigenze a volte divergenti, sia perchè presuppone
delle reali problematiche da risolvere. In questo ambito, la
posizione di maggior rilievo
nella produzione delle norme è
quella della Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, alla
quale partecipa anche l'UGL
con i suoi rappresentanti, Paolo
Varesi e Eva Pietrantonio.
La Commissione, tra le diverse
attività, elabora norme specifiche attraverso dei comitati specifici. In questo ambito, il
Sindir-Ugl VVF partecipa ai la-vori di alcuni dei Comitati
fornendo con i propri rappresentanti un apporto molto specializzato sulla lotta ad alcuni
tipi di rischio. In particolare,
ora sta seguendo le attività di
due sottocomitati:Il Sottocomitato n.2Procedura standardizzata per
Il compito di questo gruppo è
quello di elaborare un modello
di valutazione del rischio che
aiuti i datori di lavoro delle attività più piccole ad elaborare un
rischio completo senza dover ricorrere al contributo di specialisti, che costituiscono in alcuni
casi un onere non sostenibili.
In un certo senso, il valore sociale di questo sottocomitato è
di grande valore, perchè cerca
di rendere la cultura della sicurezza a portata di tutti i datori
di lavoro, indipendentemente
dal livello culturale dei singoli
interessati;Il Sottocomitato n.9
Articoli pirotecnici.Questo gruppo è stato costituito recentemente a seguito
di una catena di incidenti mortali verificatisi in alcuni piccoli
In questo caso il problema daaffrontare è quello del coordinamento normativo (le norme
sono stabilite dal Ministero
dell'Interno) e della risposta
da dare alle sollecitazioni pervenute dal Senato per elevare
il livello di sicurezza di questo
tipo di attività produttiva.COSA È LA
La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro opera ai sensi
dell’art.6 del D.Lgs. 81/2008,
presso il Ministero del Lavoro e
della Previdenza Sociale .
La Commissione, composta dai
competenti, delle regioni e da
esperti designati delle organizzazioni sindacali dei lavoratori
dei datori di lavoro ha,diverse
competenze, tra cui:
• esaminare i problemi applicativi della normativa di salute
e sicurezza sul lavoro e formulare proposte per lo sviluppo e il perfezionamento
della legislazione vigente;
• validare le buone prassi in
• definire criteri finalizzati alla
definizione del sistema di
qualificazione delle imprese e
dei lavoratori autonomi• valorizzare sia gli accordi sindacali sia i codici di condotta
ed etici, adottati su base volontaria, che, in considerazione
delle specificità dei settori produttivi di riferimento, orientino
i comportamenti dei datori di
lavoro, anche secondo i principi della responsabilità sociale,
dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela
definiti legislativamente;• valutare le problematiche connesse all’attuazione delle direttive comunitarie in materia di
• promuovere la considerazione
della differenza di genere in
relazione alla valutazione dei
rischi e alla predisposizione
delle misure di prevenzione;
• indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale ai
fini di cui all’articolo 30 del
D.Lgs. 81/2008.POLIZIA & ISTITUZIONI45NOTIZIEBARI: UGL VIGILI DEL FUOCO
IN PROTESTA“NON POSSIAMO LAVORARE COSÌ”Irappresentanti sindacali di
Ugl, Cgil, Conapo e CsaCisal
hanno manifestato il 16 febbraio davanti alla Prefettura
contro il nuovo Comandante
Provinciale. La richiesta è una e
semplice: "Commissariate il co-mando di Bari".I Vigili del Fuoco di tutta la provincia non ci stanno alla scarsa
attenzione che il nuovo comandante, l'ingegner Cesare Gaspari,
dedica alle loro richieste nonostante i passi in avanti fatti con il
predecessore. Per questo sotto la
pioggia, il freddo e qualche
fiocco di neve, si sono riuniti davanti alla Prefettura del capoluogo pugliese i rappresentanti
sindacali delle sigle Cgil, Conapo, CsaCisal e Ugl che lamentano "attrezzature non adeguate,
automezzi spesso rotti e sedi distaccate fatiscenti".
"Non possiamo lavorare in queste
condizioni", spiega Antonio Attolico della Cisal che continua:
"Tutto questo è gravissimo.46POLIZIA & ISTITUZIONINella Provincia, considerando i distaccamenti, siamo circa 600 tra
amministrativi e operativi, che si
traducono in 80 persone a turno".
E ciò non basta? " Assolutamente no.
Ci vorrebbe un incremento del
50% sul personale".
In città la situazione non cambia:
solo 5 pompieri per distaccamento.
"Ci hanno bloccato il turn over, i
mezzi sono pochi e rovinati e sono
mesi, anzi quasi anni, che attendiamo gli straordinari in busta
paga. Per non parlare, poi, dei
passaggi di qualifica del personale
mai attivati, e la mancata corresponsione degli arretrati", testimonia il rappresentante della
Cgil, Carmelo Pesola:
"Nove mesi fa, quando c'era il predecessore di Gaspari, eravamo riusciti a riorganizzare la gestione del
comando". Poi? "S'è perso tutto".
E sottolinea: "Ci accusano di
prendere chissà quale stipendio. In
realtà la nostra busta paga è di
1300 euro al mese, compresa l'indennità di servizio".Il Segretario Nazionale dell’Ugl
Vigili del Fuoco Pasquale Magrone e il Segretario Provinciale
Ugl Vigili del Fuoco Bari Leonardo Tamasicchio, presenti
espresso tutto il loro malcontento, la realtà hanno dichiarato è che nel Comando di Bari
si sta lavorando con uomini ridotti e mezzi fatiscenti. Hanno
dichiarato che ci sono caserme
fatiscenti che andrebbero ristrutturate inoltre si sono appellati al Sindaco affinchè possa
trovare una soluzione equa per
ospitare i Vigili del Fuoco durante i lavori.
Il punto è: se si avviano i lavori, dove andrà a finire il distaccamento? Il centro non
può rimanere sguarnito. "Ci
appelliamo al sindaco di Bari,
Michele Emiliano, affinchè, durante le opere di ristrutturazione, ci dia la disponibilità di
alcune stanze della caserma
Rossani".SINDACALEPROTOCOLLO D’INTESA
TRA IL MINISTERO PER I BENI CULTURALI
E IL DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO
Articolo 1Il Ministero per i Beni e le Attività
Culturali (d’ora in poi indicato
come “MiBAC”) ed il Ministero
dell’Interno – Dipartimento dei
Vigili del Fuoco, del Soccorso
(d’ora in poi indicato come “Ministero”) intendono instaurare un
rapporto continuativo di cooperazione al fine di definire modelli
e procedure di analisi del rischio48POLIZIA & ISTITUZIONIincendio, di pianificazione integrata di emergenza e di intervento che, nel rispetto delle
esigenze di tutela e conservazione degli edifici di interesse culturale, consentano di garantirne
un adeguato livello di sicurezza.
Articolo 2Per le finalità di cui all’art.1 è costituita una Commissione paritetica di sei membri designatidalle rispettive Amministrazioni,
oltre il Presidente che verrà designato dal Ministro dell’Interno,
d’intesa con il Ministro per i Beni
Articolo 3I compiti della Commissione
di siti culturali del Mi BAC e
contributi tecnico-scientificialla pianificazione integrata
• Programmazione e pianificazione delle attività di formazione congiunta rivolta agli
operatori delle due Amministrazioni chiamati ad operare
negli scenari emergenziali;
• Programmazione e pianificazione delle attività di formazione rivolte ai dipendenti
del Mi BAC incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta
antincendi e di evacuazione
dei luoghi di lavoro, di cui all’art. 18 comma 1 lettera b)
del d. Lgs. 81/2008;
• Programmazione e pianificazione di esercitazioni finalizzate alla implementazione
ed alla verifica di modelli di
intervento integrato;
• Programmazione e pianificazione di attività ricognitive
presso i siti culturali del
Mi BAC, secondo modelli
operativi condivisi;
• Predisposizione di protocolli
di comunicazione per l’efficace scambio di informazioni,
sia per le problematiche di
prevenzione incendi che per
la gestione delle fasi emergenziali;
• Analisi e studio delle normative di settore, anche al fine diproporre i necessari aggiornamenti, con specifico riferimento al D.M. 20 maggio
1992, n. 569, al D.P.R. 30 giugno 1995, n. 418, al D.P.R.
1^ agosto 2011, n.151;
• Analisi e monitoraggio sull’applicazione delle procedure di prevenzione incendi
nei siti culturali del Mi BAC;
• Pianificazione di campagne di sensibilizzazione sui
temi della sicurezza rivolte
ai visitatori dei luoghi di
cultura, con particolare riguardo alla popolazione
scolastica.il Centro Operativo Nazionale
dei Vigili del Fuoco, presso cui
si trasferisce in caso di criticità. Il Modello Operativo di
intervento sarà applicato inizialmente a livello centrale
per essere poi esteso a livello
Articolo 5Con successivi atti saranno
quantificate le risorse economiche e strumentali da destinare allo svolgimento delle
attività previste dal presente
protocollo ed individuate le
fonti di finanziamento.Articolo 4Articolo 6La Commissione ha sede
presso il Mi BAC.
Per le attività di carattere operativo e per la gestione delle emergenze la Commissione opera
in diretto collegamento conIl presente protocollo è attivato
con decorrenza immediata e
avrà scadenza al 31 dicembre
2014, salvo eventuali proroghe
concordate tra le Amministrazioni interessate.UGL VVF CHIEDE
UN RUOLO CENTRALE PER I VIGILI DEL FUOCO
Sulla base del protocollo di intesa tra il nostro Dipartimento e
Ministero dei Beni e le attività
culturali, abbiamo chiesto chiarimenti e possibilmente delle
rassicurazioni sul contenuto
In particolare, nel sottolineare
l’importanza del ruolo istituzionale e delle competenze del
CNVVF in materia di prevenzione
incendi e di gestione delle attività
di soccorso tecnico urgente:• si ritiene importante rivendicare
il ruolo centrale e di coordinamento che il Corpo deve avere
durante tutte le emergenze.
A questo riguardo è utile aggiungere che, a differenza di
qualsiasi altro ente, il Corpo ha
impegnato diverse risorse nel
miglioramento della risposta in
caso di emergenze che interessano il patrimonio culturale,
acquisendo anche competenze
specifiche nella gestione delleemergenze, che dovrebbero
trovare una valorizzazione migliore di quella che sembra
emergere dal protocollo;
• si chiede di chiarire il senso
del punto del protocollo che
dell’attività di prevenzione
incendi la cui attuazione,
come peraltro nel caso del
soccorso, sembra che rientri
tra le tante responsabilità dei
Comandanti Provinciali.POLIZIA & ISTITUZIONI49LA NOSTRA PAGINAORGANO UFFICIALEwww.uglpoliziadistato.itFEDCBA@?>@=?D<D;?E@:@9D8DF76@65:@?4@32D1DE/.A-94?D,+*=@9EBD)9:@?49EBD>BEE9D,('D&D;?E@:@9D>@D%696?2D$5?EBDB77BABD54?D76A5#B46?D>/@4+?A#9:@?4BD966?D9D7B47@"@E@::9ABD>9D54DE96?D@ED=@669>@4?D75EDA@7CB66?D>BEEBD4?A#96@$BD>@D>?#@4@?DC5""E@=?D
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organismo essenziale di presidio e di difesa del cittadino.
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lamenta e non si arrabbia; i problemi rimangono circoscritti nelle sole zone interessate. â&#x20AC;&#x153;Polizia & Istituzioniâ&#x20AC;? grazie
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e a difesa del nostro patrimonio , garantendo unâ&#x20AC;&#x2122;informazione genuina, ormai cosĂŹ rara nel nostro Paese..)%%F.)FD,.FD''D.'D!FD.))F D;,'FF
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