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Timestamp: 2020-01-27 19:39:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14566 del 12/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14566 del 12/06/2017
Cassazione civile, sez. lav., 12/06/2017, (ud. 02/03/2017, dep.12/06/2017), n. 14566
VIA PAOLO EMILIO 34, presso lo studio dell’avvocato BIANCA MARIA
CASTOLDI, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPA TROPIA,
AZIENDA OSPEDALIERA “(OMISSIS)”, C.F. (OMISSIS), in persona del
ROMA, PIAZZA MARGANA 29, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO
BARLETTA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
GIUSEPPE GIOIA, giusta delega in atti;
CASTOLDI, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPA TROPIA, per
procura speciale al ricorso;
avverso la sentenza n. 160/2011 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 14/04/2011 r.g.n. 1452/2007;
principale, assorbimento, del ricorso incidentale.
1. La Corte d’Appello di Palermo, con la sentenza n. 160 del 2011, confermava la sentenza n. 1533 del 24 marzo 2006 resa tra T.E. e l’Azienda ospedaliera (OMISSIS) dal Tribunale di Palermo.
2. Il T. aveva chiesto al Tribunale la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno biologico, morale, professionale e patrimoniale asseritamente derivatogli dalla aggressione subita il giorno (OMISSIS), mentre prestava servizio quale infermiere presso il Pronto soccorso dell’Azienda.
3. Nel corso del giudizio di appello, all’udienza del 12 novembre 2009, il procuratore dell’Azienda ospedaliera ne dichiarava l’estinzione a seguito dell’entrata in vigore della L.R. Siciliana n. 5 del 2009. Il lavoratore chiedeva di essere autorizzato a notificare l’appello al soggetto subentrato alla cessata Azienda ospedaliera e vi provvedeva nel termine assegnato.
Costituitasi in giudizio l’Azienda Ospedaliera “(OMISSIS)” eccepiva l’inammissibilità dell’appello per intervenuta estinzione del giudizio, non essendo intervenuta l’interruzione del giudizio e la rituale riassunzione.
4. La Corte d’Appello riteneva non fondata l’eccezione di estinzione del giudizio per omessa interruzione del giudizio ex art. 300 cod. proc. civ. a seguito di dichiarazione di estinzione in corso di giudizio, da parte del procuratore della azienda Ospedaliera (OMISSIS), per effetto della riforma sanitaria regionale entrata in vigore il 1 settembre 2009, e conseguente mancata rituale riassunzione.
5. Il giudice di secondo grado disattendeva anche l’eccezione di nullità del ricorso di primo grado.
6. Nel merito rigettava l’appello del lavoratore deducendo tra l’altro, che “seppure doveva convenirsi circa la non occasionalità degli episodi come quello da lui subito il giorno (OMISSIS), deve, però, considerarsi che è pressochè inattuabile la predisposizione di mezzi di tutela di portata oggettivamente idonea ad elidere o anche solo a ridurre il rischio di aggressione fisica al personale infermieristico in servizio presso il Pronto soccorso, tenuto conto della specificità del lavoro, che implicando necessariamente il contatto fisico con i pazienti finalizzato a prestare le cure urgenti, non consente di frapporre, tra il lavoratore e l’utenza, barriere protettive, e della natura del comportamento di aggressione, che, manifestandosi all’improvviso e consumandosi in breve arco temporale, è difficilmente prevedibile e prevenibile. Nè il T. indicava misure concretamente idonee ad impedire l’evento”.
Afferma, inoltre la Corte d’Appello che l’aggressione avveniva da parte del paziente mentre veniva trasportato in barella alla sala visite, dopo dieci minuti dalla registrazione, e pertanto sull’episodio non aveva inciso l’inadeguatezza dell’organico che può costringere a lunghe attese. Era ininfluente l’assenza del carabiniere di servizio presso il posto fisso (comunque non addebitabile all’Azienda nella cui disponibilità non rientra la predisposizione della forza pubblica) o di un servizio di sorveglianza privata che, a meno di ipotizzare un irragionevole obbligo di vigilanza interna durante le visite dei pazienti, poteva solo essere sterna al luogo dell’aggressione.
7. Per la cassazione della sentenza di appello ricorre T.E., prospettando quattro motivi di ricorso.
9. Resiste con controricorso il T..
10. Il ricorrente principale ha depositato memoria in prossimità dell’udienza pubblica.
1. Con il primo motivo del ricorso principale è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 2087, 2043 e 2059 cod. civ., dell’art. 32 Cost., art. 360 cod. proc. civ., n. 3.
Assume il ricorrente che spettava la datore di lavoro provare di avere adottato le misure necessarie a tutelare l’integrità del lavoratore.
Il contenuto precettivo dell’art. 2087 cod. civ. è tale da ricomprendere l’obbligo di adozione delle misure a ciò idonee, e il datore di lavoro deve dimostrare non solo l’adozione delle misure necessarie a tutelare l’integrità del lavoratore ma di aver vigilato sulla loro osservanza, cosa che l’Azienda sanitaria non aveva fatto limitandosi a sostenere l’eccezionalità dell’evento.
L’Azienda non aveva provato di aver adempiuto alle c.d. obbligazioni di protezione del lavoratore e di aver adottato, nell’esercizio della propria attività, tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro e le regole di esperienza, costituiscono rimedi validi a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro.
2. Con il secondo motivo del ricorso principale è prospettato il vizio di falsa applicazione degli artt. 1218, 1175 e 1176 cod. civ..
La Corte d’Appello erroneamente avrebbe escluso la colpa del datore di lavoro, quale presupposto generale della responsabilità contrattuale, disattendendo la relativa disciplina, atteso non poteva dirsi che lo stesso non fosse a conoscenza delle insicure condizioni in cui i medici e gli infermieri assegnati al pronto soccorso erano costretti a svolgere la propria prestazione lavorativa, sicchè il datore di lavoro era tenuto ad adoperarsi per assolvere il proprio obbligo di tutela, assolvendo all’obbligo di diligenza di cui all’art. 1176 cod. civ..
3. Con il terzo motivo del ricorso principale è prospettato il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360 cod. proc. civ., n. 5.
Poichè l’infortunio era ricollegabile allo svolgimento dell’attività lavorativa il datore di lavoro era tenuto, grazie anche all’esperienza maturata nel settore sanitario, ad adottare tutte le necessarie misure di sicurezza.
4. Con il quarto motivo del ricorso principale è dedotto il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, sotto altri profili, ex art. 360 cod. proc. civ., n. 5.
La Corte d’Appello decideva la controversia solo in ragione delle affermazioni del datore di lavoro senza considerare quanto dedotto dal lavoratore nè avere ammesso i mezzi di prova articolati dallo stesso.
violazione e falsa applicazione dell’art. 298 cod. proc. civ., art. 300 cod. proc. civ., commi 1 e 2, art. 303 cod. proc. civ., comma 1, art. 305 cod. proc. civ., art. 307 cod. proc. civ., commi 3 e 4, della L.R. Siciliana n. 5 del 2009, art. 8, dell’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., n. 3 e n. 4, mancata interruzione e riassunzione del processo con conseguente estinzione del giudizio;
violazione e falsa applicazione degli artt. 99, 100 e 112 cod. proc. civ., in relazione agli artt. 153, 156, 157 e 159 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., n. 3 e n. 4, passaggio in giudicato della sentenza di primo grado per effetto dell’estinzione del giudizio di appello;
violazione dell’art. 360 cod. proc. civ., n. 3, n. 4 e n. 5, in relazione agli artt. 300 e 303 cod. proc. civ., art. 125 disp. att. cod. proc. civ., artt. 304, 298, 305 e 307 cod. proc. civ.; nullità e vizio di motivazione della sentenza, motivazione incongrua, illogica e contra legem sul fatto controverso e decisivo per il giudizio della mancata dichiarazione di estinzione, sull’eccezione puntuale di parte.
Il ricorrente incidentale, nel ripercorrere la disciplina richiamata in relazione alle vicende processuali per cui è causa, deduce l’intervenuta vicenda estintiva dell’Azienda Ospedaliera (OMISSIS) per effetto della L.R. n. 5 del 2009 per cui il processo andava interrutto ai sensi dell’art. 300 cod. proc. civ. e poi riassunto dall’interessato, con la conseguente nullità, in mancanza di detta interruzione e riassunzione, non verificatesi nel caso in esame, di tutti gli atti successivi.
6. Con il secondo motivo del ricorso incidentale condizionato è prospettato il vizio di violazione dell’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, motivazione omessa, insufficiente ed incongrua circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio avente ad oggetto l’eccepita nullità e inammissibilità del ricorso introduttivo;
violazione e falsa applicazione degli artt. 4141, 156 e 157 cod. proc. civ.; degli artt. 2087, 2043, 2059, 1219 e 2110 cod. civ.; del G.L.gs. n. 38 del 2000, art. 13, D.P.R. n. 1224 del 1965, art. 2, in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., n. 3 e n. 4.
Assume l’Azienda di aver eccepito in primo grado la nullità del ricorso per indeterminatezza del petitum, insieme alla inammissibilità della domanda atteso che dell’infortunio doveva rispondere l’INAIL. Tali eccezioni erano state disattese dal Tribunale e la relativa impugnazione in appello era stata rigettata.
Ed infatti erroneamente, determinando un’inversione dell’onere della prova, come assunto dal ricorrente, la Corte d’Appello ha affermato che in tema di violazione delle disposizioni di cui all’art. 2087 cod. civ., la parte che subisce l’inadempimento ha l’onere di allegare, quindi, di dimostrare che l’asserito debitore ha posto in essere un comportamento contrario alle misure che, nell’esercizio dell’impresa, debbono essere adottate per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
Ed infatti, come questa Corte ha avuto modo di affermare (Cass., n. 14468 del 2013) l’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 cod. civ. impone all’imprenditore di adottare non soltanto le misure tassativamente prescritte dalla legge in relazione al tipo di attività esercitata, che rappresentano lo standard minimale fissato dal legislatore per la tutela della sicurezza del lavoratore, ma anche le altre misure richieste in concreto dalla specificità dei rischi connessi tanto all’impiego di attrezzi e macchinari, quanto all’ambiente di lavoro.
Ai fini dell’accertamento della responsabilità del datore di lavoro per un infortunio sul luogo di lavoro, la responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087 cod. civ. è di natura contrattuale. Ne consegue che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonchè il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo (Cass. n. 3788 del 2009, n. 2209 del 2016).
Dopo l’intervento della L.R. Siciliana n. 5 del 2009, questa Corte, con la sentenza n. 1768 del 2014 ha affermato: si ritiene che la L.R. Sicilia n. 5 del 2009, art. 8, di riordino del servizio sanitario regionale vada interpretato nel senso che – nonostante la lettera della legge, peraltro non dissimile da quella nazionale come sopra vagliata dalle SS.UU. medesime, e pur in difetto di istituzione di apposite “gestioni stralcio” – sussista a fini liquidatori la permanente soggettività, in affiancamento di quella delle neo-costituite Aziende Sanitarie Provinciali, delle preesistenti Aziende Ospedaliere e AUSL; con la conseguenza, sul piano processuale, che la proposizione del ricorso per cassazione nei confronti di queste ultime deve ritenersi regolarmente effettuata, in quanto soggetti (ancora) legittimati con riguardo ai rapporti giuridici anteriori. Cosi come pure ammissibile deve ritenersi – nell’ambito di un fenomeno successorio a titolo particolare e non universale – la costituzione in giudizio della Azienda Sanitaria Provinciale.
Ciò, analogamente a quanto statuito ex multis, da Cass., n. 12126 del 2003: “In virtù del D.Lgs. n. 502 del 1992 e della L. n. 724 del 1994, è stata realizzata una sorta di successione ex lege delle Regioni nei rapporti obbligatori già di pertinenza delle soppresse USL, le quali proseguono le loro attività attraverso le apposite gestioni stralcio; sicchè, ove tale successione avvenga nel corso di una causa avente ad oggetto uno di tali rapporti, si applicano i principi dettati dall’art. 111 cod. proc. civ. per l’ipotesi di successione a titolo particolare nel diritto controverso”.
13. Il secondo motivo del ricorso incidentale non è fondato. Anche alla luce delle deduzione proposte dall’Azienda, che, in particolare, attribuiscono rilievo al vertere la controversia sul cd. danno differenziale, la statuizione della Corte d’Appello è corretta e congruamente motivata.
Occorre rilevare, in primo luogo, che sussiste la legittimazione passiva del datore di lavoro in ordine alla responsabilità per la violazione degli obblighi di cui all’art. 2087 cod. civ. diverso profilo è quello della determinazione del danno risarcibile, nel quale assume rilievo la tematica del danno differenziale (cfr., Cass., n. 20807 del 20169).
Va, altresì, ricordato che nel rito del lavoro, la valutazione di nullità del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, per mancata determinazione dell’oggetto della domanda o per mancata esposizione degli elementi di fatto e delle ragioni di diritto sulle quali questa si fonda, implica una interpretazione dell’atto introduttivo della lite riservata – salva la censurabilità in sede di legittimità per vizi della motivazione – al giudice del merito, il quale, in sede di appello, può trarre elementi di conforto del proprio convincimento positivo circa la sufficienza degli elementi contenuti nel ricorso dal rilievo che essi consentirono al giudice di primo grado di impostare e svolgere l’istruttoria ritenuta necessaria per la decisione della controversia (Cass., n. 7097 del 2012).
La Corte d’Appello ha fatto corretta e congrua applicazione dei principi enunciati da questa Corte, secondo cui l’onere della determinazione dell’oggetto della domanda, fissato a pena di nullità dall’art. 414 cod. proc. civ., n. 3, deve ritenersi osservato, con riguardo alla richiesta di determinazione della giusta retribuzione, qualora l’attore indichi i relativi titoli, ponendo così il convenuto in condizione di formulare immediatamente ed esaurientemente le proprie difese, mentre resta a tal fine irrilevante la mancanza di un’originaria quantificazione monetaria delle suddette pretese, anche in considerazione della facoltà, dell’attore medesimo, di modificarne l’ammontare in corso di causa, nonchè dei poteri spettanti al giudice, pure in ordine alla individuazione dei criteri in base ai quali effettuare la liquidazione dei crediti fatti valere (Cass., n. 25753 del 2008, n. 17501 del 2014).
Nella specie, la Corte d’Appello ha ritenuto non fondata l’eccezione di nullità atteso che il T., con il ricorso di primo grado, aveva allegato i fatti a proprio giudizio costituenti inadempimento del datore di lavoro, ed aveva indicato il pregiudizio che gli sarebbe derivato dagli stessi nelle varie componenti del danno morale, biologico, professionale patrimoniale, così assolvendo all’onere di specificazione della domanda, essendo invece questione di merito, dunque incidente sulla fondatezza della pretesa e non sulla validità dell’atto introduttivo del giudizio, il difetto di allegazione sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio.
Ciò, tenuto conto, altresì che nel rito del lavoro la nullità del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado per mancata determinazione dell’oggetto della domanda o per mancata esposizione delle ragioni, di fatto e di diritto, non ricorre ove si deducano pretesi errori di prospettazione in diritto e la mancata allegazione di fatti limitativi della pretesa invocata, trattandosi di elementi idonei ad incidere solo sulla fondatezza di merito della domanda (Cass. n. 1629 del 2009).

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 300
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 art. 360
 art. 300
 art. 303
 art. 305
 art. 307
 art. 8
 sentenza 
 art. 125
 art. 13
 art. 2
 sentenza 
 art. 8