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Timestamp: 2020-02-24 05:59:57+00:00

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L'attribuzione della pensione di reversibilità spetta al coniuge superstite anche se la sentenza di divorzio non è passata in giudicato – Revelino Editore srl
Cass. civ. Sez. I, Sent., 26 settembre 2019, n. 24041 –
Pres. Acierno, Cons. Rel. Tricomi
E’ un “mero obiter dictum” l’affermazione, secondo la quale il riconoscimento del diritto all’attribuzione della pensione di reversibilità presuppone che il richiedente, al momento della morte dell’ex coniuge, risulti titolare di assegno divorzile.
Infatti, l’art. 9 cit. si limita a prescrivere che l’ex coniuge sia titolare di un assegno di mantenimento senza specificare il rapporto temporale tra il riconoscimento giudiziale e il decesso come presupposto per la erogazione della pensione di reversibilità.
Assegno di divorzio- Pensione di reversibilità – Rif. Leg. art. 9 L. 1 dicembre 1970, n. 898
sul ricorso 10157/2016 proposto da:
B.S., elettivamente domiciliata in Roma, Via A. P. n. 21, presso lo studio dell’avvocato T. M., rappresentata e difesa dall’avvocato B. C., giusta procura a margine del ricorso;
Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via C. B. n. 29, presso lo studio dell’avvocato C. L., che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati C. L., P.A. e P. S., giusta procura in calce al ricorso notificato;
N.P., elettivamente domiciliata in Roma, V. B. del G. n. 24, presso lo studio dell’avvocato C. P., rappresentata e difesa dall’avvocato A.G., giusta procura a margine del controricorso e ricorso incidentale;
B.S., elettivamente domiciliata in Roma, Via A. P. n. 21, presso lo studio dell’avvocato T. M., rappresentata e difesa dall’avvocato B.C., giusta procura in calce al controricorso al ricorso incidentale;
avverso la sentenza n. 52/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE, depositata il 18/10/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15/03/2019 dal cons. Dott. TRICOMI LAURA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE RENZIS Luisa, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso principale, in subordine rigetto, con assorbimento del ricorso incidentale;
udito, per il ricorrente principale, l’Avvocato T. M., con delega, che si è riportato;
udito, per il resistente, l’Avvocato C.L., che si è riportato;
udito, per il controricorrente incidentale, l’Avvocato A. G., che si è riportato.
Con sentenza del 19 ottobre 2015 la Corte d’appello di Lecce ha parzialmente accolto il gravame proposto da B.S. – ex coniuge divorziato di D.M., deceduto il (OMISSIS) -nei confronti di N.P., vedova del predetto, e dell’INPS, avverso la pronuncia del Tribunale di Brindisi che aveva respinto le domande della B. volte a conseguire la determinazione della quota di pensione di reversibilità e del trattamento di fine rapporto.
Quanto ai fatti peculiari ed incontestati della vicenda, desumibili dalla decisione impugnata e dagli atti, giova ricordare che il matrimonio tra la B. ed i D. era stato celebrato il (OMISSIS); che la separazione personale era stata pronunciata dal Tribunale di Bari con sentenza depositata il 23/3/2001 con previsione di un assegno di mantenimento mensile a favore della B. di Lire 1.500.00; che, introdotto il giudizio divorzile, con ordinanza presidenziale del 30/4/2005 l’assegno era stato determinato in Euro 1.250,00; che la pronuncia sullo status divorzile era intervenuta il 20/8/2009 ad opera del Tribunale di Bari (v. ricorso princ., fol. 11); che il matrimonio tra la N. ed il D. era stato celebrato il (OMISSIS); che il D. era deceduto il (OMISSIS); che il diritto della B. a percepire l’assegno di divorzio, pur essendo stato introdotto il giudizio per il riconoscimento di detto assegno quando il D. era ancora in vita, era stato riconosciuto dal Tribunale nella misura di Euro 900,00 mensili con sentenza depositata il 13/6/2013 che aveva stabilito la decorrenza del predetto diritto “dal di del deposito della presente sentenza (come trascritto a fol.3 della sentenza impugnata).
Per quanto interessa il presente giudizio, la Corte d’appello, ha esaminato la questione “se il provvedimento che riconosce la titolarità dell’assegno divorzile debba essere precedente alla morte del coniuge o se, invece, è sufficiente che sussista al momento in cui il coniuge divorziato proponga domanda di attribuzione di una quota della pensione di reversibilità” (fol.4 della sent. imp.) ed ha concluso per il riconoscimento dell’attribuzione nella misura del 35% del totale a favore della B., attribuendo il residuo alla N., in qualità di coniuge superstite.
La Corte territoriale ha evidenziato che il primo giudice, nell’optare per la soluzione negativa, aveva richiamato alcune pronunce di legittimità (Cass. n. 21002/2008; Cass. 12149/2007; Cass. n. 5422/2006) che ha ritenuto non calzanti: la prima, ove è affermato il principio secondo il quale l’attribuzione della pensione di reversibilità, come del trattamento di fine rapporto, “… non presuppone la mera degenza in astratto di un assegno di divorzio e neppure la percezione, in concreto, di un assegno di mantenimento in base a convenzioni intercorse tra le parti, ma presuppone che l’assegno sia stato liquidato dal giudice nel giudizio di divorzio ai sensi dell’art. 5 citato ovvero successivamente quando si verifichino le condizioni per la sua attribuzione ai sensi dell’art. 9 citato.” (Cass. n. 21002 del 01/08/2008), perché inerente al non pertinente tema della necessaria titolarità di un assegno divorzile riconosciuto in via giudiziale e non di un assegno frutto di un accordo convenzionale; la seconda, ove è affermato il principio che l’attribuzione della pensione di reversibilità presuppone, anche ai sensi della L. 28 dicembre 2005, art. 5 (norma interpretativa dell’art. 9 cit.) “… che il richiedente al momento della morte dell’ex coniuge sia titolare di assegno di divorzio giudizialmente riconosciuto ai sensi dell’art. 5 della legge predetta, non essendo sufficiente che egli versi nelle condizioni per ottenerlo e neppure che in via di fatto o anche per effetto di private convenzioni intercorse tra le parti abbia ricevuto regolari erogazioni economiche dal “de cuius” quando questi era in vita” (Cass. n. 5422 del 13/03/2006; conf. Cass. n. 12149 del 24/05/2007), perché relativo a fattispecie in cui la quota della pensione di reversibilità era stata reclamata da un soggetto che non era titolare dell’assegno divorzile.
La Corte di appello, nel complesso, ha ritenuto questi precedenti non decisivi ed ha affermato che “il fatto che quest’ultimo ( D.) fosse deceduto il (OMISSIS) non osta all’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, perché (per quanto su esposto) il riconoscimento giudiziale della titolarità di un assegno di mantenimento si pone come presupposto della prosecuzione del sostegno economico a favore del coniuge debole” (fol. 7).
4.1. Per ragioni logiche e sistematiche, appare opportuno esaminare con priorità il ricorso incidentale non condizionato che va respinto perché infondato.
Orbene l’assunto della ricorrente, secondo il quale B., alla data del decesso d D. non era titolare dell’assegno divorzile, di guisa che non ricorreva il presupposto L. n. 898 del 1970, ex art. 9, non Cova riscontro in quanto accertato dalla Corte di appello e non può essere condiviso.

References: sentenza 

Cass. 
 art. 9
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 5
 Cass. 
 art. 9