Source: https://www.studiocerbone.com/corte-di-cassazione-sezione-penale-sentenza-n-20103-depositata-il-8-maggio-2018-la-condotta-imprudente-o-negligente-del-lavoratore-in-presenza-di-evidenti-criticita-del-sistema-di-sicurezza-o-di/
Timestamp: 2020-07-05 16:08:11+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 20103 depositata il 8 maggio 2018 - La condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di sicurezza o di violazioni delle norme poste a presidio della sicurezza dei lavoratori, non potrà mai spiegare alcuna efficacia esimente in favore dei soggetti destinatari degli obblighi di sicurezza - Studio Cerbone
Sei qui: Home » Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 20103 depositata il 8 maggio 2018 – La condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di sicurezza o di violazioni delle norme poste a presidio della sicurezza dei lavoratori, non potrà mai spiegare alcuna efficacia esimente in favore dei soggetti destinatari degli obblighi di sicurezza
Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 20103 depositata il 8 maggio 2018
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO – SICUREZZA SUL LAVORO – INFORTUNIO SUL LAVORO – INFORTUNIO MORTALE PER L’OPERAIO – TRATTORE GUIDATO DAL DATORE DI LAVORO – MANCANZA DI FORMAZIONE SUI RISCHI DELL’ATTIVITA’
2. Era contestato al ricorrente di avere cagionato la morte dell’operaio I.R., cittadino rumeno, perché, alla guida di un trattore, all’interno della sua azienda, investiva con la fresa il dipendente, che era risucchiato dall’ingranaggio del macchinario. Si individuavano a carico di S.G., quale datore di lavoro del deceduto, profili di colpa generica consistiti in negligenza, imperizia ed imprudenza nonché, di colpa specifica, riconducibili alla violazione dell’art. 26, comma primo, d.lgs. 81/2008 in quanto, avendo reclutato I.R. per effettuare lavori agricoli nel suo terreno, ometteva di fornire allo stesso dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti sul luogo di lavoro e sulle misure di emergenza da adottare ed inoltre, nell’aver operato con la suddetta macchina agricola nei pressi del lavoratore, mancando di adottare le opportune cautele in fase di manovra.
Era altresì contestato al ricorrente il reato di cui all’art. 26, comma 1 lett. b), comma 2, d.lgs. 81/2008
Terzo motivo: violazione dell’art. 26 d.lgs. 81/2008; violazione dell’art. 157, cod. pen. e vizio di motivazione. I giudici di merito sarebbero incorsi in una erronea interpretazione della normativa di prevenzione sui luoghi di lavoro contestata al capo B) della imputazione. Tuttavia, sarebbe maturato il termine di prescrizione del reato contravvenzionale in questione, in epoca anteriore alla sentenza di appello (06/07/2016). Pertanto si chiedeva la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, con ogni conseguente effetto sul trattamento sanzionatorio.
2. Quanto al reato contravvenzionale contestato al capo B) della rubrica, risulta maturato il termine massimo di prescrizione, pari ad anni cinque, da farsi decorrere dall’epoca della sua consumazione, coincidente, nel caso in esame, con la data dell’accertamento (30/3/2011). Ciò, anche tenuto conto del periodo di sospensione della prescrizione, intervenuto nel corso della celebrazione del giudizio di primo grado, pari a giorni ventotto. Pertanto, in accoglimento del terzo motivo di ricorso, limitatamente al reato sub capo B) della contestazione, la sentenza deve essere annullata senza rinvio, per essersi il reato estinto per intervenuta prescrizione, il cui termine è spirato in data 27/4/2016, non rilevandosi elementi che possano consentire, all’evidenza, un proscioglimento nel merito.
3. Quanto alle doglianze avanzate dalla difesa con riguardo alla pronuncia di responsabilità per il delitto di omicidio colposo, deve rilevarsi come la Corte d’appello abbia dato conto, in modo succinto ma non carente, delle ragioni poste a fondamento della sua decisione, fornendo esauriente risposta ai rassegnati motivi d’appello proposti dalla difesa, analiticamente richiamati nel corpo delta motivazione.
In ordine alla ricostruzione dell’evento, i giudici di merito, nelle due sentenze conformi, hanno ritenuto provato che il lavoratore fosse stato travolto dalla macchina fresatrice condotta dal ricorrente, sulla base degli accertamenti effettuati nel corso delle indagini e della consulenza medica, confluiti nel fascicolo dibattimentale per effetto della scelta del rito abbreviato. Sul punto, è circostanza incontestata, da parte della difesa, quella che attiene alle modalità dell’infortunio cui è conseguito il decesso del lavoratore, per le quali nessuna censura viene avanzata in sede di ricorso, sebbene la difesa metta in dubbio che la ricostruzione della dinamica dell’infortunio, come prospettata dai giudici di merito, possa coinvolgere la responsabilità del proprio assistito. E, d’altro canto, che il lavoratore sia stato risucchiato dalla macchina agricola e che il suo corpo sia stato maciullato dalle lame taglienti è un fatto innegabile.
Il vizio decisionale lamentato nel ricorso si appunta sulla valutazione della condotta di guida dello S.G. che, secondo la difesa non poteva ritenersi imprudente e sulla incidenza causale della ritenuta violazione dell’art. 26 d.lgs. 81/2008 sull’evento mortale. In base a tali argomentazioni, si sostiene un difetto di prova del nesso causale tra la condotta dello S.G. e l’evento mortale.
L’assunto difensivo, come messo in rilievo dai giudici di merito, è infondato. Sul punto la Corte territoriale in uno con il giudice di primo grado, ha offerto una risposta adeguata e condivisibile: la mancata informazione del lavoratore sui rischi connessi al lavoro da svolgere si pone come sicuro antecedente causale dell’evento morte del lavoratore. Tale affermazione scaturisce dall’osservazione precisa della situazione di fatto accertata attraverso l’istruttoria dibattimentale e non è frutto, come rileva il difensore, di una apodittica riconduzione dell’evento alla imprudente condotta di guida dello S.G. e di una disattenta ricostruzione del fatto.
L’attenta analisi delle emergenze processuali ha indotto la Corte territoriale a ritenere che il lavoratore non aveva ricevuto nessuna istruzione sui rischi connessi al lavoro da svolgere. Se il I.R. fosse stato reso edotto di tali rischi e, in particolare, della contestuale operazione di fresatura in corso di svolgimento con il trattore guidato S.G., l’infortunio si sarebbe evitato. Pertanto, ha dato corso, in maniera adeguata e corretta, al cd. giudizio esplicativo, che costituisce il necessario presupposto del giudizio controfattuale (così Sez. 4, n. 23339 del 31/01/2013, Rv.256941). Sulla base del concreto svolgimento dei fatti, acquisita una conoscenza completa della dinamica dell’infortunio, che risulta sostenuta da argomentazioni coerenti e logiche, la Corte territoriale ha evidenziato le regole cautelari violate, esprimendo il giudizio predittivo circa l’attitudine salvifica del comportamento doveroso che il datore di lavoro aveva mancato di attuare, consistente nella formazione del lavoratore e nell’obbligo di informarlo dei rischi connessi all’attività in cui era impiegato.
L’alternativa propugnata dalla difesa nell’atto di appello e nel ricorso, sovrappone al preciso andamento fattuale e logico dei giudici, una diversa ricostruzione delle circostanze dell’accaduto che non può trovare ingresso in sede di legittimità, dove non sono ammesse censure in fatto.
Sotto questo profilo, la difesa si limita a contrastare il ragionamento dei giudici, affermando che il lavoratore si doveva trovare in altro luogo e che l’infortunio era avvenuto perché il I.R., impegnato in una conversazione telefonica, non si era accorto della presenza della fresatrice. Le circostanze addotte dalla difesa, analizzate dai giudici, sono state ritenute prive di fondamento. La Corte territoriale ha osservato che, ove fosse vera la prospettazione difensiva, “proprio il fatto di stare al telefono, invece, avrebbe dovuto portare il lavoratore ad accorgersi dell’avvicinarsi della fresatrice visto che il rumore enorme da essa prodotto sicuramente gli impediva di sentire il suo interlocutore. Questo lo avrebbe indotto ad allontanarsi dalla fonte del rumore e non ad avvicinarsi”.
La Corte territoriale ha affermato che, se anche fosse veritiera l’alternativa ricostruzione offerta dalla difesa, è da escludersi che la condotta del lavoratore potesse essere idonea ad interrompere il nesso causale con l’evento verificatosi, in presenza delle vistose violazioni in cui era incorso l’imputato.
Come è noto, nell’ambito della materia della infortunistica sul lavoro, è principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità, quello in base al quale il rapporto di causalità tra la condotta omissiva del garante della normativa antinfortunistica e l’evento lesivo, deve ritenersi interrotto, ai sensi dell’art. 41, comma secondo, cod. pen., solo nel caso in cui sia dimostrata l’abnormità del comportamento del lavoratore. Nel caso in esame, i giudici di merito, hanno correttamente osservato che la condotta del lavoratore non poteva ritenersi connotata dall’abnormità, per stranezza, imprevedibilità ed eccentricità delle sue caratteristiche.
L’assunto dei giudici di merito è conforme ai principi più volte affermati dalla Corte di legittimità in proposito. E’ orientamento costante, in materia di infortuni sul lavoro, quello in base al quale la condotta colposa del lavoratore infortunato non possa assurgere a causa sopravvenuta, da sola sufficiente a produrre l’evento quando sia comunque riconducibile all’area di rischio propria delia lavorazione svolta: in tal senso il datore di lavoro è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore presenti i caratteri dell’eccezionaiità, dell’abnormità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive di organizzazione ricevute (così ex multis, Sez. 4, n. 21587 del 23/03/2007, Rv. 236721).
Pertanto, può definirsi abnorme soltanto la condotta del lavoratore che si ponga ai di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all’applicazione della misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e sia assolutamente estranea al processo produttivo o alle mansioni che gli siano state affidate (così, Sez. 4, n. 38850 del 23/06/2005, Rv. 232420).
5. Nel secondo motivo di ricorso, la difesa si duole della denegata concessione dell’attenuante di cui all’art. 62, comma primo, n. 6 cod. pen.
La questione è infondata. Bisogna evidenziare quali condizioni consentano di concedere l’attenuante in parola, ai fini di una corretta disamina della proposizione difensiva.
Ebbene, secondo una interpretazione costante della Corte di legittimità, ai fini della configurabilità della circostanza attenuante di cui all’art. 62, comma primo, n. 6 cod. pen., il risarcimento del danno deve essere integrale e la valutazione sulla sua congruità è rimessa al giudice, che può anche disattendere un eventuale accordo transattivo intervenuto tra le parti (così ex multis Sez. 2, n. 53023 del 23/11/2016, Casti, Rv. 268714; conformi: Sez. 4, n. 34380 del 14/07/2011, Allegra, Rv. 251508; Sez. 1, n. 5767 del 08/01/2010, Scotuzzi, Rv. 246564).
Risulta, dalla consultazione degli atti a cui questa Corte ha avuto accesso in ragione della natura della doglianza sollevata dalla difesa, che nessuna prova è stata offerta in udienza, innanzi al G.u.p., della entità della somma corrisposta a titolo di risarcimento, risultando recepita dal giudice una dichiarazione da cui risultava la rinuncia alla costituzione di parte civile per l’avvenuto risarcimento dei danni. Come ha correttamente osservato la Corte territoriale, tale elemento non consentiva di svolgere alcuna forma di valutazione in ordine alla congruità della somma corrisposta. Pertanto, la Corte territoriale ha ritenuto di condividere, con motivazione immune da censure, la decisione assunta dal primo giudice che non aveva concesso l’attenuante. La contraddizione rilevata dalla difesa tra la motivazione offerta dalla Corte territoriale e l’affermazione contenuta nella sentenza di primo grado, secondo la quale era avvenuto il risarcimento in favore degli eredi della vittima, è solo apparente. Il giudice di primo grado, non ha espresso alcuna valutazione sulla entità della somma ricevuta dagli eredi della vittima, essendosi limitato a prendere atto di un avvenuto risarcimento che, evidentemente, non potendo essere valutato in termini di congruità, ha ritenuto idoneo ai fini della concessione delle attenuanti generiche in rapporto di prevalenza rispetto alla contestata aggravante.
6. Per effetto della intervenuta estinzione del reato contravvenzionale di cui al capo B) della rubrica, la pena inflitta all’imputato può essere rideterminata da questa Corte in mesi sei, giorni venti di reclusione per il residuo reato di cui all’art. 589 cod. pen.
E’ d’uopo rilevare che la Corte di cassazione, qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto, può procedere direttamente alla rideterminazione della pena, ai sensi della nuova formulazione dell’art. 620, lett. I), cod. proc. pen., come sostituito dall’art. 1, comma 67, della legge n.103 del 2017, sulla base degli elementi di fatto che emergono dal giudizio di merito (così Sez. 2, n. 4594 del 17/01/2018, Rv. 272019).
7. Deve pertanto annullarsi senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al capo “B” perché è estinto per prescrizione. Si ridetermina la pena in ordine al residuo reato di cui all’art. 589 cod. pen. di cui al capo “A” in mesi sei giorni venti di reclusione. Si rigetta nel resto il ricorso.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al capo “B” perché è estinto per prescrizione. Rigetta nel resto il ricorso. Ridetermina la pena in ordine al residuo reato di cui all’art. 589 c.p. di cui al capo “A” in sei mesi e venti giorni di reclusione.
Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 6150 depositata il 8 febbraio 2018 - La condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di sicurezza approntato dal datore di lavoro, non potrà mai spiegare…
Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 15190 depositata il 5 aprile 2018 - La condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di sicurezza approntato dal datore di lavoro, non potrà mai spiegare…
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 28567 depositata il 8 luglio 2016 - In tema di infortuni sul lavoro, l'eventuale colpa concorrente dei lavoratori non può spiegare alcun effetto esimente per i soggetti aventi l'obbligo di garantire la sicurezza, ossia i…

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza