Source: https://renatodisa.com/2018/12/03/nel-processo-amministrativo-assume-rilevanza-soltanto-la-forma-di-connessione-oggettiva/
Timestamp: 2018-12-16 18:14:33+00:00

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Il cumulo delle domande può essere giustificato nel processo amministrativo impugnatorio di legittimità soltanto dalla forma di connessione oggettiva - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione quarta, Sentenza 30 ottobre 2018, n. 2218.
Sentenza 30 ottobre 2018, n. 2218
A differenza che nel processo civile, in cui il cumulo delle domande può essere giustificato tanto da una connessione oggettiva, quanto da una connessione soggettiva, nel processo amministrativo impugnatorio di legittimità assume rilevanza soltanto la prima forma di connessione. La connessione soggettiva, al contrario, non consente l’impugnativa con un unico ricorso di provvedimenti diversi, a meno che sussista anche un collegamento oggettivo tra di essi. In altri termini, nel giudizio amministrativo occorre che le domande siano o contemporaneamente connesse dal punto di vista oggettivo e soggettivo, oppure semplicemente connesse dal punto di vista oggettivo.
Sul ricorso numero di registro generale 6953 del 2013, proposto dall’avvocato Sa. St. in proprio, rappresentato e difeso da sé medesimo, con domicilio eletto presso l’Ag. Om. Se. in Roma, via (…);
Presidenza del Consiglio dei Ministri ed altri, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via (…);
Se. Gi., non costituito in giudizio;
1) sentenza n. 3369/2012; 2) sentenza n. 3370/2012; 3) sentenza n. 3405/2012; 4) sentenza n. 3406/2012; 5) sentenza n. 3407/2012; 6) sentenza n. 3408/2012; 7) sentenza n. 3409/2012, rese tra le parti.
Visto l’atto di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed altri;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2018 il consigliere Daniela Di Carlo e uditi per le parti l’avvocato St. e l’avvocato dello Stato F. Fe.;
1. L’avvocato Sa. St., in proprio, ha proposto ricorso ai sensi degli artt. 106 del c.p.a. e 111 della Costituzione per ottenere la revocazione di sette pronunce rese da questo Consiglio di Stato, e segnatamente: 1) sentenza n. 3369/2012; 2) sentenza n. 3370/2012; 3) sentenza n. 3405/2012; 4) sentenza n. 3406/2012; 5) sentenza n. 3407/2012; 6) sentenza n. 3408/2012; 7) sentenza n. 3409/2012.
2.2. In relazione, invece, alla seconda circostanza, l’errore revocatorio – a suo dire – è consistito nell’avere, il Collegio, del tutto travisato i fatti di causa e il contenuto dispositivo della norma di cui all’art. 1, All. 3 del c.p.a.. Sostiene, in particolare, il ricorrente, di non avere mai manifestato interesse alla decisione delle cause, bensì di essersi riservato “nel termine di rito, di esaminare con calma e serenità gli atti dei vari ricorsi, presentando atto contenente dichiarazione di interesse alla prosecuzione di quelli cui riterrà di avere interesse”, sicché – in mancanza di tale dichiarazione d’intenti – i ricorsi avrebbero dovuto essere dichiarati perenti con decreto del presidente.
4. Si sono costituite in giudizio la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, il Presidente p.t. del Consiglio di Stato, il Segretario Generale p.t. del Consiglio di Stato e il Ministero della Giustizia, con mero atto di stile.
5. Le parti hanno ulteriormente insistito sulle rispettive tesi difensive mediante il deposito di memorie integrative.
6. Il ricorrente, con istanza depositata il 5 febbraio 2018, ha formulato plurime richieste:
7. All’udienza dell’8 febbraio 2018 la causa è stata discussa e trattenuta dal Collegio in decisione.
8. In via preliminare, il Collegio deve pronunciarsi sulle plurime istanze contenute nella richiamata ultima memoria.
L’eventuale dimostrazione della falsità della sentenza per cattiva interpretazione o applicazione delle norme di legge (sempre, ovviamente, sul presupposto che ciò consentisse l’ordinamento, mediante l’invocato strumento di tutela, atteso il principio di tipicità dei mezzi di impugnazione dei provvedimenti giurisdizionali per denunciare eventuali errores in procedendo et in iudicando) nulla aggiungerebbe e nulla toglierebbe, infatti, rispetto al perimetro dell’odierna decisione, circoscritto alla mera evidenza, ictu oculi rilevabile dagli atti del giudizio, della mancata esatta percezione di elementi fattuali. In ogni caso, e a tacer d’altro, eventuali profili di (asserita) falsità (cd. immutatioveri) potrebbero – al più – essere fatti valere, ancora in sede di revocazione, deducendo il vizio del dolo del giudice, motivo di revocazione – questo – come noto rientrante nella diversa categoria di cui al n. 6, dell’art. 395, comma 1, c.p.c., e non già del n. 4 del medesimo articolo, sul quale oggi – solo – si controverte.
9. Ancora in via preliminare, va esaminata l’eccezione, formulata dai resistenti, di “Inammissibilità dell’impugnazione con un unico ricorso cumulativo di una pluralità di sentenze emesse in distinti procedimenti”.
9.1. Si sostiene che:
a) le sentenze e le ordinanze oggetto di impugnazione sono state pronunciate nell’ambito di giudizi formalmente e sostanzialmente distinti, mai oggetto di riunione per ragioni di connessione, concernenti soggetti, anch’essi, non sempre coincidenti;
b) nel caso all’esame, non ricorre un’ipotesi legalmente prevista di impugnazione cumulativa né sussistono le condizioni per ritenere esistente, tra le diverse controversie, un rapporto giuridico sostanziale o processuale unitario.
9.2. Il ricorrente ha resistito all’eccezione, replicando che le decisioni impugnate sono caratterizzate da motivazioni fondate su analoghe argomentazioni.
10. L’eccezione è fondata.
11. La possibilità di impugnare per revocazione plurime pronunce rese tra parti diverse (o, comunque, non sempre coincidenti), nell’ambito di distinti e separati giudizi, rientra nella più generale problematica delle impugnazioni cumulative.
Consiglio di Stato, sez. V, 25 febbraio 2009 n. 1129 sottolinea, inoltre, che laddove fosse rimesso all’iniziativa dell’appellante l’esercizio di un tale potere, si rischierebbe di arrecare grave vulnus al governo dei giudizi (potere che l’ordinamento processuale attribuisce unicamente al giudice), realizzandosi le premesse per la creazione di situazioni processuali confuse o inestricabili. In termini sostanzialmente analoghi, ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 23 novembre 2007 n. 6004; Consiglio di Stato, sez. VI, 31 gennaio 2006, n. 333; Consiglio di Stato, sez. V, 22 dicembre 2005 n. 7338.
L’ordinamento processuale impone, infatti, il rispetto del principio di concentrazione delle impugnazioni limitatamente alla fattispecie delle impugnazioni avverso la medesima sentenza (art. 96, comma 1, c.p.a.). Dopo la prima impugnazione, le altre vanno proposte in via incidentale nel medesimo giudizio (art. 96, comma 2, c.p.a.; art. 333 c.p.c.). Si ammette, peraltro, similmente al processo civile, l’impugnazione incidentale subordinata o tardiva (art. 334 c.p.c.). Si ammette, inoltre, secondo i principi generali, l’appello cumulativo di sentenze pronunciate tra le stesse parti nello stesso procedimento, ancorché in diverse fasi, come nel caso di sentenza non definitiva oggetto di riserva di impugnazione e di successiva sentenza definitiva. La ratio legis, infatti, è la medesima, ed è volta ad evitare che sentenze concernenti il medesimo rapporto processuale vengano decise separatamente sol perché emesse in fasi diverse o su oggetti o domande diverse perché mature per la decisione in momenti diversi.
Rispetto al processo amministrativo, in ogni caso, una tale operazione dovrebbe essere condotta cum grano salis, trattandosi di un sistema di giustizia autonomo e separato (come ricordato, anche da ultimo, dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 6 del 18 gennaio 2018), caratterizzato da specificità che non consentono una sua equiparazione sic et simpliciter al processo civile, se non nei modi consentiti dall’ordinamento processuale medesimo. Al lume dell’art. 39 c.p.a, infatti, per quanto non disciplinato dal codice medesimo, le disposizioni del codice di procedura civile si applicano in quanto compatibili o espressione di principi generali.
Inutile – quasi – osservare, che la fattispecie delle impugnazioni cumulative non è prevista nemmeno dal sistema processualcivilistico e che dalle richiamate pronunce della giurisprudenza civile, nate da casi caratterizzati da una fortissima specificità, non sono di certo ricavabili principi generali di sistema: già per il sistema civile, figurarsi per quello amministrativo.
Allo stato, pertanto, in assenza di elementi concreti, fattuali e oggettivamente riscontrabili, che sarebbe stato onere del ricorrente provare, l’unico motivo di comunanza oggettivamente apprezzabile, da parte del Collegio, è l’essere state – le pronunce impugnate – decise tutte all’unica udienza del 10 luglio 2012. Elemento, questo, che a tutto voler concedere, non è assolutamente significativo per sostenere la cumulatività dell’impugnazione.
La regolazione delle spese di lite, liquidate in dispositivo secondo i parametri del regolamento n. 55 del 2014, seguono il principio della soccombenza.
Sezione Quarta, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Condanna il ricorrente alla refusione, in favore delle parti intimate in solido tra di loro, delle spese di lite liquidate in complessivi euro 2.000,00.

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 art. 333
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