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Timestamp: 2018-07-23 04:10:58+00:00

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OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO E LIMITAZIONI UTILIZZO DENARO CONTANTE: I RECENTI CHIARIMENTI DEL MEF, GDF E UIF - PDF
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1 INFORMATIVA N NOVEMBRE 2013 ANTIRICICLAGGIO OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO E LIMITAZIONI UTILIZZO DENARO CONTANTE: I RECENTI CHIARIMENTI DEL MEF, GDF E UIF D.Lgs. n. 231/2007 In risposta ad alcuni quesiti circa l applicazione degli obblighi in materia di antiriciclaggio e di trasferimento del denaro contante, nonché delle relative modalità operative con riferimento a specifiche tipologie di operazioni riscontrabili nel settore contabile - tributario, sono stati recentemente forniti alla stampa specializzata (Italia Oggi) una serie di chiarimenti da parte del MEF, GdF e UIF. In particolare i chiarimenti riguardano: l identificazione del titolare effettivo nell ambito dell adeguata verifica della clientela; gli obblighi / esoneri di registrazione nell archivio unico delle informazioni raccolte; i principi da applicare nella rilevazione delle infrazioni in materia di limitazioni al trasferimento del denaro contante (prelevamento utili società di persone, finanziamento soci società di persone, pagamento stipendi a rate, ecc.).
2 IF n pagina 2 di 9 OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO Come noto, gli obblighi applicabili ai soggetti destinatari nella normativa antiriciclaggio contenuta nel D.Lgs. n. 231/2007, come modificato dal D.Lgs. n. 151/2009, possono essere così sintetizzati: 1. adeguata verifica della clientela. In sintesi con riferimento ai professionisti ex art. 12, D.Lgs. n. 231/2007 (dottori commercialisti, altri soggetti che svolgono attività in materia di contabilità e tributi, CAF, ecc.), l obbligo di adeguata verifica della clientela si estrinseca nell identificazione del cliente e del titolare effettivo, con un approccio dinamico basato su un controllo costante del rapporto; 2. tenuta dell archivio unico (informatico / cartaceo); 3. segnalazione delle operazioni sospette, da inoltrare in via telematica, all Unità di Informazione Finanziaria (UIF). Recentemente il MEF, GdF e UIF hanno fornito alla stampa specializzata (Italia Oggi) una serie di interessanti chiarimenti, di seguito riportati. I RECENTI CHIARIMENTI DEL MEF ATTIVITÀ DI ASSISTENZA PREDISPOSIZIONE CONTRATTI DI LOCAZIONE IMMOBILIARE CONTRATTI DI LOCAZIONE IMMOBILIARE E LIMITE DI APPLICAZIONE DELLA CONTINUAZIONE IN CASO DI IRREGOLARITÀ RIPETUTE OBBLIGHI RAFFORZATI DI ADEGUATA VERIFICA Con riferimento ai contratti di locazione è stato chiesto se l obbligo di registrazione della prestazione si realizza solo nel caso di redazione del contratto da parte del professionista o anche nell ipotesi di mera consulenza su specifiche clausole dello stesso. Il MEF ha chiarito che l assistenza fornita dal professionista al cliente proprietario dell immobile nella predisposizione e successiva stipulazione di un contratto di locazione immobiliare configura un attività di gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni ex art. 12, comma 1, lett. c), n. 2, D.Lgs. n. 231/2007. Conseguentemente, il professionista è tenuto ad osservare gli obblighi antiriciclaggio contenuti nel D.Lgs. n. 231/2007. Ai fini dell obbligo o meno della registrazione nell archivio dei contratti di locazione è stato chiesto se il limite di debba essere riferito all intera durata del contratto, in base alla tipologia contrattuale (4, 6 o 9 anni), all importo annuale o della singola rata. Il MEF ha evidenziato che il limite di a partire dal quale è necessario provvedere alla registrazione del contratto di locazione va riferito al canone mensile, ovvero periodico nel caso in cui sia concordata una diversa periodicità, così come risultante dal contratto di locazione. L art. 55, comma 4, D.Lgs. n. 231/2007 prevede in caso di omessa, tardiva o incompleta registrazione nell archivio l applicazione di una multa da a In caso di continuazione delle irregolarità, per le fattispecie penali, l art. 81, C.p. prevede la possibilità di applicare la violazione più grave aumentata fino al triplo. Sul punto il MEF ha precisato che tale beneficio non è automatico in quanto spetta al Giudice ravvisare o meno l esistenza del vincolo di continuazione. Qualora un cliente dichiari che il titolare effettivo sia una persona politicamente esposta (PEP), le misure rafforzate di adeguata verifica vanno adottate sia nei confronti di quest ultimo, che nei confronti del cliente stesso, poiché trattasi comunque di operazioni ad alto rischio.
3 IF n pagina 3 di 9 DOCUMENTI UTILIZZABILI PER L IDENTIFICAZIONE DEL CLIENTE COLLEGIO SINDACALE INCARICATO DELLA REVISIONE LEGALE In merito all identificazione del cliente è stata chiesta: 1. l indicazione dei documenti di riconoscimento validi per tale attività; 2. la sussistenza o meno dell obbligo di fotocopiare e conservare il documento utilizzato per l identificazione. Con riguardo al primo punto l art. 19, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 231/2007 prevede che l identificazione e la verifica dell identità del cliente e del titolare effettivo sia svolta sulla base di un documento d identità non scaduto rinviando all art. 3 dell allegato tecnico per l individuazione dei documenti validi (carta d identità, patente di guida, patente nautica, passaporto, porto d armi, tessere di riconoscimento, munite di fotografia, rilasciate da un Amministrazione dello Stato). Con riferimento al secondo punto l art. 36, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 231/2007 prevede che ai fini dell adeguata verifica della clientela è necessario conservare la copia o i riferimenti dei documenti richiesti. Sul punto il MEF sottolinea che nel caso in cui non sia possibile acquisire la (foto)copia del documento, la disposizione consente di acquisire gli estremi dello stesso ottemperando così all obbligo di conservazione. Ciò vale anche per tutti gli altri documenti comunque acquisiti per adempiere all obbligo in esame. È stato chiesto se nell ipotesi di un collegio sindacale incaricato della revisione legale, gli adempimenti relativi all adeguata verifica della clientela, alla registrazione dei dati nonché alla comunicazione delle violazioni al trasferimento in contante, gravano sul collegio sindacale, inteso quale organo, o su ciascuno dei relativi componenti. Ai sensi dell art. 12, comma 3-bis, D.Lgs. n. 231/2007, fermo restando l applicazione dei compiti di vigilanza e di comunicazione ex art. 52, D.Lgs. n. 231/2007, i componenti degli organi di controllo sono esonerati dai seguenti obblighi: adeguata verifica della clientela; registrazione nell archivio unico delle informazioni; segnalazione delle operazioni sospette. Con riferimento agli organi di controllo di soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio, il MEF precisa che l applicazione dei compiti di vigilanza e di comunicazione ex art. 52, D.Lgs. n. 231/2007 riguarda ciascun componente (effettivo) dell organo di controllo, e non il collegio sindacale. Ciò trova conferma anche nell art. 55, comma 5, D.Lgs. n. 231/2007, in base al quale in caso di violazione di tale obbligo è prevista una sanzione di tipo penale (e quindi personale ). Il MEF evidenzia che tale disposto è confermato e ne risulta addirittura rafforzato per i sindaci di soggetti non destinatari della normativa antiriciclaggio, per i quali non opera la deroga contenuta nel citato comma 3-bis, tenuti singolarmente ad applicare gli obblighi di legge. Quanto sopra trova applicazione anche per le comunicazioni delle violazioni alle limitazioni all uso del contante ex art. 51, D.Lgs. n. 231/2007. Di conseguenza la comunicazione grava su ciascun componente (effettivo) del collegio sindacale (non è possibile un adempimento collegiale a mezzo del presidente). Anche in caso di verbalizzazione del dissenso di un componente, non è possibile escludere automaticamente la responsabilità dello stesso, da valutare caso per caso.
4 IF n pagina 4 di 9 TENUTA REGISTRO UNICO INFORMATICO E COMUNICAZIONE DEI RELATIVI DATI PASSAGGIO DALL ARCHIVIO CARTACEO A QUELLO INFORMATICO O VICEVERSA ADEMPIMENTI ANTIRICICLAGGIO EX PRATICANTI DELLO STUDIO REGISTRAZIONE DEI DATI RELATIVI AL TITOLARE EFFETTIVO È stato chiesto se la possibilità di comunicare entro 3 giorni i dati registrati nel registro unico sia riferibile solo al caso di tenuta dell archivio in forma cartacea o anche al caso dell archivio informatico. Come previsto dall art. 37, D.Lgs. n. 231/2007, i destinatari della disciplina antiriciclaggio per rispettare gli obblighi di registrazione e conservazione delle informazioni acquisite devono tenere un archivio unico informatico (AUI) o, in alternativa, un Registro della clientela cartaceo. In quest ultimo caso, l art. 38, comma 4, D.Lgs. n. 231/2007 prevede che le informazioni registrate devono essere rese disponibili entro 3 giorni dalla richiesta. Il MEF conferma che tale termine è applicabile soltanto in caso di tenuta del registro cartaceo. Diversamente, l adozione dell archivio informatico garantisce l immediatezza delle informazioni. In caso di passaggio dall archivio cartaceo ad un archivio informatico o viceversa, oltre a conservare per un periodo di 10 anni l archivio già adottato (a decorrere dalla data dell ultima registrazione), il MEF precisa, con riferimento alle operazioni in corso (ad esempio, tenuta della contabilità, consulenza periodica in materia di bilancio), che è necessario inserire nel nuovo archivio tutti i dati necessari all adempimento dell obbligo di adeguata verifica, compresi i dati identificativi del cliente, nonché quelli relativi all operazione e alla prestazione professionale. In tal modo sarà possibile gestire eventuali aggiornamenti e/o modifiche. Per le operazioni che hanno già avuto esecuzione (ad esempio, gestione di un trasferimento di azienda) non sussiste il predetto obbligo di trascrizione. È stato chiarito che in caso di delega da parte di un professionista (tutor) all ex praticante, che rimane a lavorare per qualche mese/anno nello studio professionale (munito di partita IVA e remunerato dallo studio stesso), di alcune funzioni prevalentemente ricognitive (ad esempio, ricerca bibliografica su aspetti della questione, predisposizione di un parere su una fattispecie astratta prospettata) e la mera esecuzione di incarichi (ad esempio, tenuta di qualche contabilità), è il tutor stesso che deve porre in essere gli adempimenti antiriciclaggio, in quanto è lui che gestisce il rapporto con il cliente. È stata chiesta conferma della risposta data in occasione dell incontro tenuto il in base al quale in assenza delle disposizioni applicative dell art. 38, comma 7, D.Lgs. n. 231/2007 è sufficiente che il titolare effettivo sia individuato e identificato con conservazione dei dati nel fascicolo del cliente senza obbligo di registrazione nell archivio unico. Il MEF, confermando il chiarimento fornito il (Informativa SEAC , n. 126), sottolinea che in merito alle modalità di registrazione, trovano ancora applicazione le disposizioni contenute nel DM n. 141/2006. Di conseguenza, per le informazioni raccolte relativamente all identificazione del titolare effettivo, non sussiste ancora l obbligo di registrazione nell archivio unico. Tali informazioni vanno conservate nel fascicolo del cliente. Nel caso in cui il software utilizzato per la gestione dell archivio unico sia già aggiornato alle nuove disposizioni, è possibile comunque provvedere alla registrazione di tali informazioni.
5 IF n pagina 5 di 9 INDIVIDUAZIONE DEI TITOLARI EFFETTIVI DI UNA SOCIETÀ CON PIÙ SOCI CHE DETENGONO UNA PERCENTUALE SUPERIORE AL 25% INDIVIDUAZIONE DEL TITOLARE EFFETTIVO CONSULENZA A FAVORE DI PROVINCE, REGIONI O ALTRI ENTI PUBBLICI I RECENTI CHIARIMENTI DELLA GDF È stato chiesto di chiarire le modalità di individuazione del titolare effettivo di una società nel caso in cui più soci detengano una percentuale superiore al 25%. In particolare è stata proposta la seguente situazione: socio A: 51%; socio B: 30%; socio C: 19%. Il MEF evidenzia che, in caso di persona giuridica, il titolare effettivo è colui che che possiede direttamente o indirettamente una percentuale superiore al 25% del capitale sociale ex art. 2, dell allegato tecnico al D.Lgs. n. 231/2007. Conseguentemente nel caso di specie i titolari effettivi sono il socio A e B. Infatti, in base al citato art. 2, per titolare effettivo, nel caso di società, si intende la persona fisica o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedano o controllino un entità giuridica, attraverso il possesso o il controllo diretto o indiretto di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto in seno a tale entità giuridica, ; tale criterio si ritiene soddisfatto ove la percentuale corrisponda al 25 per cento più uno di partecipazione al capitale sociale. Nel caso in cui il controllo non sia attribuibile ad una persona fisica, il MEF sottolinea che è necessario risalire nella catena partecipativa nella società / socio al fine di individuare la persona fisica che esercita il controllo. È stato chiesto se nel caso in cui il titolare effettivo di una società sia facilmente identificabile lo stesso possa essere direttamente individuato dal professionista. Sul punto il MEF ha precisato che il titolare effettivo non può essere individuato autonomamente dal professionista, in quanto, l art. 21, D.Lgs. n. 231/2007 prevede in capo al cliente l obbligo di fornire tutte le informazioni necessarie per l individuazione del titolare effettivo. Ai sensi dell art. 25, comma 3, D.Lgs. n. 231/2007 non è prevista l identificazione e la verifica se il cliente è un Ufficio della pubblica amministrazione ovvero una istituzione o un organismo che svolge funzioni pubbliche conformemente al trattato sull Unione europea, ai trattati sulle Comunità europee o al diritto comunitario derivato. ATTIVITÀ DI CONTROLLO PER IL 2014 La GdF sottolinea che sarà mantenuto alto il livello di attenzione in materia di antiriciclaggio al fine di diversificare la platea degli operatori da sottoporre a interventi ispettivi, garantendo contestualmente un adeguata presenza ispettiva nei confronti di tutti i soggetti vigilati ex art. 53, commi 1, 2 e 3, D.Lgs. n. 231/2007. La GdF evidenzia il particolare interesse investigativo che possono rivestire i professionisti in quanto molti fenomeni illeciti potrebbero essere più compiutamente «esplorati» con la «collaborazione attiva» di tali categorie (ad esempio, infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico realizzate tramite operazioni immobiliari e societarie, episodi di riciclaggio internazionale effettuato con proventi derivanti dall evasione fiscale, fondi neri creati utilizzando fatture false, ecc.).
6 IF n pagina 6 di 9 CRITERI DI SELEZIONE DEI SOGGETTI DA CONTROLLARE NUMERO PROFESSIONISTI ISPEZIONATI PROFESSIONISTI IN REGOLA E IRREGOLARITÀ PIÙ FREQUENTI APPLICAZIONE DELLA CONTINUAZIONE IN CASO DI IRREGOLARITÀ RIPETUTE È stato evidenziato che le fonti che attivano l attività di controllo sono basate su diversi indici di anomalia e di pericolosità, tra cui: elementi conoscitivi in possesso del reparto, in base ai precedenti fiscali, penali e di polizia o di pregresse attività di polizia economica e finanziaria; richieste, attivazioni e segnalazioni provenienti da altri reparti del Corpo, Enti / organismi istituzionali; lavori a progetto dei reparti speciali che prendono spunto dalle esperienze di servizio dei reparti territoriali; irregolarità specifiche (anche segnalate dai singoli Ordini professionali). Nel periodo dal 2010 al mese di agosto 2013 sono stati effettuati complessivamente n. 283 ispezioni / controlli antiriciclaggio ex art. 53, D.Lgs. n. 231/2007, nei confronti dei professionisti. Per il 2012 sono stati effettuati n. 103 interventi in base ai quali sono stati accertati: n. 71 violazioni penali, di cui: - n. 40 violazione degli obblighi di registrazione dati; - n. 28 violazione agli obblighi di identificazione dei clienti; - n. 1 violazione per ipotesi di riciclaggio; - n. 1 trasferimento fraudolento di valori; - n. 1 falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico; n. 64 violazioni amministrative, tra le quali, in particolare: - n. 14 ipotesi di omesse segnalazioni di operazioni sospette; - n. 24 omessa istituzione registro della clientela; - n. 10 omessa comunicazione violazioni trasferimento denaro contante. Come sopra accennato l art. 55, comma 4, D.Lgs. n. 231/2007 prevede in caso di omessa, tardiva o incompleta registrazione nell archivio l applicazione di una multa da a In caso di continuazione delle irregolarità, per le fattispecie penali, l art. 81, C.p. prevede la possibilità di applicare la violazione più grave aumentata fino al triplo. Anche la GdF ha precisato che tale beneficio non è automatico in quanto spetta al Giudice ravvisare o meno l esistenza del vincolo di continuazione. I RECENTI CHIARIMENTI DELL UIF COLLEGIO SINDACALE INCARICATO DELLA REVISIONE LEGALE È stato chiesto di chiarire se in presenza di un collegio sindacale con funzione di revisione legale, l obbligo di segnalare l operazione sospetta grava sul collegio tramite il presidente o su ciascuno dei componenti. Innanzitutto l UIF evidenzia che il collegio sindacale, considerato quale organo, è esonerato dall obbligo di segnalazione delle operazioni sospette ex art. 41, D.Lgs. n. 231/2007, però, ai sensi dell art. 52, comma 2, lett. b), D.Lgs. n. 231/2007, il collegio sindacale di soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio devono comunicare, senza ritardo, al titolare dell attività o al legale rappresentante o a un suo delegato, le infrazioni alle disposizioni di cui al citato art. 41 di cui hanno notizia. Diversamente, qualora il collegio sindacale sia incaricato della revisione legale i singoli componenti del collegio sono obbligati alla segnalazione all UIF delle operazioni sospette, poiché essendo revisori legali sono destinatari degli obblighi antiriciclaggio ex art. 13, D.Lgs. n. 231/2007.
7 IF n pagina 7 di 9 SEGNALAZIONE TELEMATICA VALIDITÀ DELLE INFORMAZIONI TRASMESSE DALL ORGANO NON INCARICATO DEL CONTROLLO CONTABILE INDICATORI DI ANOMALIA PER SINDACI/REVISORI O REVISORI UNICI DI SOCIETÀ NON QUOTATE INDICATORI DI ANOMALIA PER SOGGETTI ESERCENTI ATTIVTÀ DI MEDIAZIONE TERMINE DI PRESCRIZIONE DELL OBBLIGO DI SEGNALAZIONE DELLE OPERAZIONI SOSPETTE È stato evidenziato che, nell ambito della procedura telematica, l eventuale segnalazione all UIF di un operazione sospetta è inviata dal singolo revisore legale dei conti. Ai sensi dell art. 12, comma 3-bis, D.Lgs. n. 231/2007, gli organi di controllo della società non incaricati del controllo contabile, sono esonerati dagli obblighi di segnalazione delle operazioni sospette. È stato chiesto se in tal caso, eventuali segnalazioni sono rigettate dall UIF oppure costituiscono oggetto di analisi. L UIF ha precisato che le eventuali comunicazioni inviate dal collegio sindacale, ancorché non incaricato della revisione legale, sono tenute in considerazione nell ambito della propria attività. L art. 13, D.Lgs. n. 231/2007, così come modificato dal D.Lgs. n. 39/2010, distingue tra: a) revisori legali e società di revisione con incarichi di revisione su Enti di interesse pubblico; b) revisori legali e società di revisione senza incarichi sui medesimi. L UIF evidenzia che nei confronti dei primi vanno applicati gli indicatori di anomalia emanati dalla Banca d Italia con il Provvedimento , mentre nei confronti dei secondi vanno applicati gli indicatori individuati dal Ministero della Giustizia con il DM Ai sensi dell art. 10, D.Lgs. n. 231/2007, sono obbligati a segnalare le operazioni sospette anche i soggetti che svolgono attività di mediazione ex art. 60, Legge n. 69/2009. L UIF, dopo aver precisato che a causa della recente definizione del quadro normativo in materia di mediazione per tale categoria non sono stati ancora emanati appositi indicatori di anomalia utilizzabili per individuare le operazioni sospette, ha evidenziato che i mediatori possono trarre utili spunti : dal Decreto del Ministero dell Interno (aggiornato al ), emanato al fine di agevolare l'individuazione delle operazioni sospette per talune categorie di operatori non finanziari; dal Decreto del Ministero della Giustizia , emanato per i professionisti e i revisori legali. Dopo aver evidenziato che ai sensi dell art. 41, D.Lgs. n. 231/2007: le segnalazioni devono essere effettuate senza ritardo, ove possibile prima di eseguire l operazione, appena il soggetto tenuto alla segnalazione viene a conoscenza degli elementi di sospetto (comma 4); i soggetti tenuti all obbligo di segnalazione si astengono dal compiere l operazione finché non hanno effettuato la segnalazione, tranne che detta astensione non sia possibile tenuto conto della normale operatività, o possa ostacolare le indagini (comma 5); l UIF ha precisato che la previsione di un termine di prescrizione sarebbe fuorviante attesa la natura stessa di tale obbligo. Dal punto di vista sanzionatorio, in base alla Legge n. 689/81, il diritto alla riscossione della sanzione per omessa segnalazione di un operazione sospetta si prescrive in 5 anni dal giorno della violazione. La prescrizione è suscettibile di interruzione in base alle disposizioni contenute nel Codice civile.
8 IF n pagina 8 di 9 SEGNALAZIONI RELATIVE A CESSIONI DI QUOTE Come previsto dall art. 36, DL n. 112/2008, oltre ai notai anche altri intermediari abilitati (dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali) possono depositare presso il Registro delle Imprese il documento informatico rappresentativo del trasferimento di quote di srl. È stato evidenziato che, in tale ambito, tutti i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, che maturano un sospetto relativo al trasferimento di quote di srl, sono obbligati alla segnalazione all UIF. LIMITAZIONI ALL UTILIZZO DEL DENARO CONTANTE Come noto, a seguito della riduzione del limite per i trasferimenti di denaro contante, a decorrere dal , non è possibile effettuare pagamenti tra soggetti diversi in un unica soluzione in contante di importo pari o superiore a I trasferimenti eccedenti tale limite vanno eseguiti tramite intermediari abilitati (banche, Poste, ecc.). La limitazione, così come previsto dall art. 49, D.Lgs. n. 231/2007, riguarda complessivamente il valore oggetto di trasferimento e si applica anche alle c.d. operazioni frazionate, ossia a quei pagamenti inferiori al limite che appaiono artificiosamente frazionati. Il frazionamento in più importi inferiori al limite è ammesso qualora sia previsto dalla prassi commerciale o da accordi contrattuali. I citati soggetti interessati al rispetto degli obblighi antiriciclaggio devono comunicare, entro 30 giorni, alla competente Ragioneria territoriale dello Stato le infrazioni circa l uso del contante delle quali hanno avuto cognizione. Relativamente al divieto in esame e ai relativi obblighi in capo ai destinatari della disciplina antiriciclaggio, il MEF ha fornito i seguenti chiarimenti. PRELEVAMENTI UTILI SOCIETÀ DI PERSONE PAGAMENTI DIVIDENDI SOCIETÀ DI CAPITALI FINANZIAMENTI SOCI SOCIETÀ DI PERSONE Sono stati chiesti chiarimenti circa la correttezza dei seguenti 3 comportamenti: 1. soci di società di persone che prelevano in contanti acconti di utili in rate mensili di importo inferiore ad (ad esempio, 12 rate da 800 per complessivi ); 2. corresponsione da parte di una società di capitali di dividendi in contanti in più rate (ad esempio, società con 4 soci che ha conseguito un utile pari ad che eroga a ciascun socio, a partire da maggio, l importo di suddiviso in 3 rate mensili di 900 cadauna); 3. soci di società di persone che erogano ogni 10/15 giorni finanziamenti in contanti alla società (ad esempio, ciascuno dei 2 soci eroga alla società, ogni 2 mesi, 6 finanziamenti in contanti di 800 cadauno per un importo complessivo pari ad 9.600). Il MEF, fornendo una risposta unitaria alle predette fattispecie, precisa che il divieto di effettuare operazioni frazionate è finalizzato a monitorare e circoscrivere quei fenomeni di aggiramento della normativa che limita la circolazione del denaro contante. Pertanto, l intento elusivo va escluso e quindi il frazionamento in più importi inferiori al limite è ammesso nel caso in cui lo stesso sia previsto dalla prassi commerciale (ad esempio, contratto di somministrazione) o da accordi contrattuali (scritti) stipulati prima dell effettuazione dei pagamenti. L Amministrazione pur in presenza di uno specifico accordo tra le parti, si riserva comunque la valutazione discrezionale, in base alla concreta sussistenza di un frazionamento artificioso.
9 IF n pagina 9 di 9 PAGAMENTO STIPENDI A RATE OPERAZIONI FRAZIONATE COLLEGIO SINDACALE NON INCARICATO DELLA REVISIONE LEGALE E COMUNICAZIONE VIOLAZIONI TRASFERIMENTO DENARO CONTANTE È stato chiesto se il datore di lavoro può pagare in contanti uno stipendio pari ad in 3 rate a distanza di 10 giorni l una dall altra. Al fine di prevenire fattispecie di illecito il MEF ha precisato che tale comportamento non è ammissibile, ancorché le rate siano inferiori al limite fissato dalla legge, fatta salva l ipotesi in cui dall accordo scritto dalle parti, se conforme alla contrattazione collettiva, nazionale e integrativa di categoria, risulti che il pagamento dello stipendio in più rate rappresenti una modalità tipica di adempimento. Con riguardo alle operazioni frazionate, l art. 1, comma 2, lett. m), D.Lgs. n. 231/2007 prevede un arco temporale certo (7 giorni) entro il quale un operazione può ritenersi unica. È stato chiesto se la predetta disposizione trovi applicazione anche per le operazioni in contanti (per il pagamento di una fattura in 5 rate è necessario, al fine di non configurare un indebito frazionamento, che fra una rata e l altra decorrano almeno 7 giorni?). Il MEF ha precisato che, come l accordo espresso tra le parti non è automaticamente idoneo ad escludere l artificiosità del frazionamento, anche l effettuazione delle transazioni finanziarie in un periodo pari o inferiore a 7 giorni non implica l artificiosità del frazionamento. Ciò che rileva è l emersione di un intento elusivo, rinvenibile dal complesso della documentazione e delle informazioni rilevanti nel caso specifico. Spetta ai soggetti destinatari della disciplina antiriciclaggio l onere di individuare eventuali elementi idonei a ricondurre una pluralità di operazioni ad unità. Va infatti verificato (caso per caso) l oggetto della prestazione al fine di accertare se i pagamenti plurimi rappresentano frazioni di unità, ancorché effettuati in un periodo superiore a 7 giorni, ovvero se rappresentano una pluralità di prestazioni. È stato evidenziato che i componenti del collegio sindacale, ancorché non incaricato del controllo legale dei conti, sono tenuti ad adempiere agli obblighi di vigilanza e di comunicazione ex art. 51, D.Lgs. n. 231/2007. Ciò in quanto ai sensi dell art. 12, comma 3-bis, D.Lgs. n. 231/2007 l esonero riguarda esclusivamente gli adempimenti di cui al Titolo II, capi I, II e III, ossia gli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione delle operazioni sospette. Anche nel caso prospettato l obbligo della comunicazione alla competente Ragioneria territoriale dello Stato è imposto al singolo componente del collegio sindacale.

References: art. 12
 art. 12
 art. 55
 art. 81
 art. 19
 art. 3
 art. 36
 art. 12
 art. 52
 art. 52
 art. 55
 art. 51
 art. 37
 art. 38
 art. 38
 art. 2
 art. 2
 art. 21
 art. 25
 art. 53
 art. 53
 art. 55
 art. 81
 art. 41
 art. 52
 art. 41
 art. 13
 art. 12
 art. 13
 art. 10
 art. 60
 art. 41
 art. 36
 art. 49
 art. 1
 art. 51
 art. 12