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Timestamp: 2018-07-20 12:41:06+00:00

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Corte di Cassazione, sezione terza civile, ordinanza 13 marzo 2018, n. 6010. La molestia di diritto, dalla quale il conduttore ha diritto di essere garantito dal locatore ai sensi dell'articolo 1585 c.c. - Avvocato Renato D'Isa
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Ordinanza 13 marzo 2018, n. 6010
avverso la sentenza n. 1992/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 06/07/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 19/09/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI;
(OMISSIS) adi’ il Tribunale di Roma affermando che in relazione all’immobile C1 di 116 mq. ubicato in (OMISSIS) locatogli originariamente da (OMISSIS) e successivamente da (OMISSIS), nel gennaio 1999 i condomini dello stabile antistante il locale, ritenuta l’area comune di esclusiva proprieta’ condominiale, avevano prima parcheggiato le proprie autovetture, impedendo al ricorrente il carico e scarico delle merci e, successivamente, avevano posizionato due paletti che impedivano il transito e l’uso dell’area in questione; che, inoltre, il condominio aveva realizzato un’apertura nella parete del locale, di circa mq. 1,5, per accedere al vano ascensore ad esso adiacente; che erano stati effettuati lavori nell’appartamento soprastante da cui erano derivati il distacco di una pignatta dal soffitto e perdite di acqua. Chiese, pertanto, il risarcimento dei danni, indicando l’importo di Euro 45.167.
La (OMISSIS) si costitui’ in giudizio affermando che il contratto non prevedeva una servitu’ di passaggio carrabile o per la sosta dei veicoli in favore del locale oggetto di locazione e che, in ogni caso, lei non era legittimata a rispondere dei danni derivanti dall’apertura del vano ascensore. Espletata una CTU, il Tribunale di Roma accerto’ e dichiaro’ che il (OMISSIS) non aveva dato dimostrazione concreta e adeguata ne’ del periodo in cui il passaggio era risultato impedito ne’ della natura del danno subito. In appello il (OMISSIS) eccepi’ la nullita’ della sentenza per omessa lettura del dispositivo in udienza e ne chiese la riforma nel merito, presentando dei conteggi e aggiornando la propria domanda di danni nella misura di Euro 51.171,53 oltre rivalutazione e interessi. La Corte d’Appello di Roma per quanto qui rileva, pur escludendo la servitu’ di passaggio sulla proprieta’ condominiale, ha ritenuto che, chi aveva acquisito in locazione un bene di proprieta’ esclusiva, posto all’interno di uno stabile condominiale, comunque acquistava, salvo patto contrario o specifica previsione del regolamento di condominio, la facolta’ di utilizzare anche le parti di fabbricato di natura condominiale funzionali al godimento dell’immobile locato, ivi compresa la facolta’ di transitare nei cortili condominiali ed eventualmente di usufruire del previsto transito carrabile. Tale facolta’ sarebbe implicita nel tipo di attivita’ svolta nel locale – assemblaggio e riparazione di componenti elettronici, antenne satellitari e terrestri comportante non solo la ricezione e quindi lo scarico delle apparecchiature da riparare, dei pezzi di ricambio e di tutte le attrezzature destinate a tali scopi, ma anche il successivo carico dei componenti riparati e delle apparecchiature destinate ad essere installate presso abitazioni dei clienti. Ad avviso del giudice d’appello che questa fosse la volonta’ delle parti si ricavava sia da una nota del 17/3/1999, dell’avv. (OMISSIS) inviata all’amministratore del condominio, con la quale veniva contestata l’installazione di paletti che impedivano il carico e scarico delle merci, sia dalle discussioni svolte in assemblea condominiale e verbalizzate dalle quali si evinceva che l’intervento della (OMISSIS) nei confronti del condominio per il ripristino dell’uso dell’area condominiale antistante il locale non era stato effettuato solo a tutela della sua proprieta’, ma anche a tutela delle ragioni del conduttore (OMISSIS). A sostegno di questa tesi vi sarebbero anche altri documenti, versati in atti, con i quali la (OMISSIS) aveva comunicato l’intenzione di agire nei confronti del condominio per la restituzione della somma anticipata a (OMISSIS) di L. 6.000.000, a saldo e stralcio del mancato uso “della nota servitu’ di passaggio nonche’ per l’impedimento delle operazioni di carico e scarico e/o altro relativamente ai locali ceduti in locazione”. La Corte d’Appello ha stimato che il danno ammontasse, per l’appunto, ad Euro 3.098,74 corrispondente a quanto gia’ riconosciuto dal locatore per il solo periodo intercorrente tra gennaio 1999 e gennaio 2000, allorche’ il passaggio venne ripristinato – con rivalutazione e interessi legali; ha accolto la richiesta di risarcimento per la ridotta utilizzazione di una delle pareti del locale, quantificando il danno, in base alla CTU, in termini percentuali del 2% del canone versato, per l’importo di Euro 1.500 ed ha rigettato le ulteriori voci di danno. Ha condannato (OMISSIS) al pagamento di Euro 3.098,74 oltre rivalutazione monetaria e interessi legali per la mancata disponibilita’ dell’area condominiale; e di Euro 1.500 a titolo equitativo per il mancato uso della parete; ha condannato altresi’ l’appellata (OMISSIS) alla meta’ delle spese di lite, liquidate per il primo grado in Euro 3.777 e per il grado di appello in Euro 3.457,50 compensando tra le parti la residua meta’, comprese quelle di CTU.
Avverso la sentenza la (OMISSIS) propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. Resiste (OMISSIS) con controricorso.
Con l’unico motivo la ricorrente denuncia la violazione ed errata applicazione delle norme di diritto e contraddittorieta’ manifesta, assumendo che la sentenza impugnata sia viziata per difetto della propria legittimazione passiva, non avendo ella assunto alcun obbligo nei confronti del conduttore relativamente alla servitu’ di passaggio ma essendosi soltanto adoperata per salvaguardare le ragioni proprie e del conduttore. La (OMISSIS) non avrebbe potuto garantire e ristorare il conduttore rispetto a comportamenti assunti dal condominio, in mancanza di specifici obblighi in tal senso documentati e provati in giudizio. In mancanza di prova circa l’esistenza della servitu’ di passaggio, dell’apertura della parete e di altri danni lamentati dal (OMISSIS), in ogni caso, ad avviso della ricorrente, le domande non erano state correttamente indirizzate al soggetto giuridicamente responsabile – il condominio – ma alla proprietaria locataria dell’immobile, del tutto estranea alle modalita’ di uso dell’area condominiale. Le lettere prodotte in giudizio dimostravano soltanto che il proprietario dell’immobile locato, pur in assenza di qualsivoglia legittimazione, si era attivato per cercare di risolvere un problema, andando ben al di la’ della propria ordinaria diligenza, per garantire al conduttore il godimento dell’immobile. Il (OMISSIS) avrebbe dovuto citare in giudizio i veri autori delle condotte impeditive del godimento senza coinvolgere la (OMISSIS). L’interpretazione svolta dalla Corte d’Appello sarebbe priva di qualsiasi fondamento di fatto e di diritto, non avendo (OMISSIS) prima e (OMISSIS) poi, mai assunto alcuna garanzia nei confronti del conduttore circa la possibilita’ di usare l’area condominiale antistante il locale dato in locazione.
Il ricorso e’ infondato. La ratio decidendi dell’impugnata sentenza consiste nell’esistenza di molestie di diritto sul godimento della cosa, in relazione alle quali, ai sensi dell’articolo 1585 c.c., comma 1, il locatore e’ tenuto a garantire il conduttore se riducono l’uso o il godimento della cosa e arrecate da terzi che pretendono di avere diritti sulla cosa medesima. All’obbligazione assunta con il contratto il locatore, nella prospettazione dell’impugnata sentenza, ha adempiuto sia ottenendo in sede condominiale la rimozione di paletti e lucchetti impeditivi del passaggio nel cortile antistante il locale, sia ristorando economicamente il conduttore per il ridotto uso dell’area e di una parete del locale. La sentenza, avendo dato atto di detto adempimento, e’ conforme alla giurisprudenza di questa Corte secondo la quale la molestia di diritto, dalla quale il conduttore ha diritto di essere garantito dal locatore ai sensi dell’articolo 1585 c.c., puo’ essere anche realizzata dal comportamento del terzo volto a contraddire il diritto del conduttore al pieno godimento della cosa attraverso una menomazione materiale del bene che ne limiti il godimento e dimostri, al contempo, la volonta’ di contestare il diritto del locatore contrapponendovi un diritto proprio (Cass., 3, n. 13774 del 20/12/1991; Cass., 3 n. 11514 del 9/5/2008). Sicche’ il primo motivo di ricorso deve essere rigettato.
Con un secondo motivo denuncia l’omessa e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, con riguardo alla statuizione, contenuta nell’impugnata sentenza, secondo cui sussiste un preteso obbligo del locatore nei confronti del conduttore di garantirlo da comportamenti del condominio in grado di incidere sul godimento della cosa. Al di la’ di mere dichiarazioni di intenti non vi sarebbe alcuna prova dell’obbligo del locatore di garantire il godimento dell’area antistante il locale. La Corte d’Appello avrebbe violato le norme sull’onere della prova nel prescindere dalla dimostrazione, il cui onere incombeva sulla parte interessata a far valere in giudizio le relative pretese, dell’esistenza di un obbligo del locatore circa la garanzia del pacifico godimento, da parte del conduttore, delle aree comuni. Peraltro, il Giudice non ha tenuto in considerazione la mancanza di una prova circostanziata del danno e la circostanza che l’attivita’ del (OMISSIS) era comunque cessata alla data del 31/12/1991. Il motivo e’ infondato nella prima parte per le ragioni espresse nell’esame del primo motivo, inammissibile nella parte in cui richiede un diverso apprezzamento dei fatti, rimesso esclusivamente al giudice di merito e correttamente e congruamente motivato.
Conclusivamente il ricorso e’ rigettato, con ogni conseguenza sulle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, e sul raddoppio del contributo unificato.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 2.000 (oltre 200 per esborsi), accessori di legge e spese generali al 15%. Da’ atto dell’esistenza dell’obbligo da parte del ricorrente di pagare una somma corrispondente a quanto versato per il ricorso principale a titolo di contributo unificato ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-bis.
Alessandro Schillaci 19 ottobre 2013 at 01:46	- Reply
In altre parole, la Suprema Corte ha ritenuto configurato il delitto di truffa aggravata perché il “possesso o la disponibilità” dei titoli, inteso come diretta accessibilità degli stessi, è stato conseguito dall’imputata solo attraverso artifici e raggiri, facendosi per l’appunto intestare le polizze, libretti di risparmio e altri titoli?

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