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Timestamp: 2020-07-08 03:38:05+00:00

Document:
Lawbrary | CC - Codice civile svizzero
Titolo preliminare(1 - 10)
Del diritto della personalità(11 - 38)
Degli atti dello stato civile(39 - 50)
Disposizioni generali(52 - 59)
Delle associazioni(60 - 79)
Delle fondazioni(80 - 89)
Delle collette pubbliche(89 - 89)
Del diritto matrimoniale
Del fidanzamento(90 - 93)
Dei requisiti del matrimonio(94 - 96)
Della procedura preparatoria e della celebrazione del matrimonio(97 - 103)
Della nullità del matrimonio(104 - 110)
Del divorzio e della separazione coniugale
Delle condizioni del divorzio(111 - 116)
Della separazione coniugale(117 - 118)
Degli effetti del divorzio(119 - 150)
Degli effetti del matrimonio in generale(159 - 180)
Del regime dei beni fra i coniugi
Disposizioni generali(181 - 195)
Del regime ordinario della partecipazione agli acquisti(196 - 220)
Della comunione dei beni(221 - 246)
Della separazione dei beni(247 - 251)
Della parentela
Del sorgere della filiazione
Disposizioni generali (252 - 254)
Della paternità del marito (255 - 259)
Del riconoscimento e della sentenza di paternità (260 - 263)
Dell'adozione (264 - 269)
Degli effetti della filiazione
Della comunione dei figli coi genitori (270 - 275)
Del mantenimento da parte dei genitori (276 - 295)
Dell'autorità parentale (296 - 317)
Della sostanza del figlio (318 - 327)
Dei minorenni sotto tutela(327 - 327)
Della comunione di famiglia
Dell'assistenza tra i parenti(328 - 330)
Della potestà domestica(331 - 334)
Dei beni di famiglia(335 - 359)
Della protezione degli adulti
Delle misure precauzionali personali e delle misure applicabili per legge
Delle misure precauzionali personali
Del mandato precauzionale(360 - 369)
Delle direttive del paziente(370 - 373)
Delle misure applicabili per legge alle persone incapaci di discernimento
Della rappresentanza da parte del coniuge o del partner registrato(374 - 376)
Della rappresentanza in caso di provvedimenti medici(377 - 381)
Del soggiorno in un istituto di accoglienza o di cura(382 - 387)
Delle misure ufficiali
Principi generali(388 - 389)
Delle curatele
Disposizioni generali(390 - 392)
Dei generi di curatela(393 - 398)
Della fine della curatela(399 - 399)
Del curatore(400 - 404)
Dell'esercizio della curatela(405 - 414)
Del concorso dell'autorità di protezione degli adulti(415 - 418)
Dell'intervento dell'autorità di protezione degli adulti(419 - 419)
Delle disposizioni particolari per i congiunti(420 - 420)
Della fine dell'ufficio di curatore(421 - 425)
Del ricovero a scopo di assistenza(426 - 439)
Delle autorità e della competenza per territorio(440 - 442)
Davanti all'autorità di protezione degli adulti(443 - 449)
Davanti all'autorità giudiziaria di reclamo(450 - 450)
Disposizione comune(450 - 450)
Dell'esecuzione(450 - 450)
Dei rapporti con i terzi e dell'obbligo di collaborazione(451 - 453)
Della responsabilità(454 - 456)
Degli eredi legittimi (457 - 466)
Della capacità di disporre(467 - 469)
Della porzione disponibile(470 - 480)
Dei modi di disporre(481 - 497)
Della forma delle disposizioni(498 - 516)
Degli esecutori testamentari(517 - 518)
Della nullità e della riduzione delle disposizioni(519 - 533)
Delle azioni derivanti dai contratti successori(534 - 536)
Della devoluzione dell'eredità
Dell'apertura della successione(537 - 550)
Degli effetti della devoluzione
Provvedimenti assicurativi(551 - 559)
Dell'acquisto dell'eredità(560 - 579)
Del beneficio d'inventario(580 - 592)
Della liquidazione d'officio(593 - 597)
Della petizione d'eredità(598 - 601)
Della divisione dell'eredità
Della comunione prima della divisione(602 - 606)
Del modo della divisione(607 - 620)
Della collazione(626 - 633)
Della Chiusura e degli effetti della divisione(634 - 640)
Disposizioni generali(641 - 654)
Oggetto, acquisto e perdita della proprietà fondiaria(655 - 666)
Elementi e limiti della proprietà fondiaria(667 - 712)
Della proprietà per piani(712 - 712)
Della proprietà mobiliare(713 - 729)
Dei diritti reali limitati
Delle servitù e degli oneri fondiari
Delle servitù prediali(730 - 744)
Dell'usufrutto e delle altre servitù(745 - 781)
Degli oneri fondiari(782 - 792)
Del pegno immobiliare
Disposizioni generali(793 - 823)
Dell'ipoteca(824 - 841)
Della cartella ipotecaria(842 - 866)
Della emissione di titoli di prestito con garanzia immobiliare(875 - 876)
Del pegno mobiliare
Del pegno manuale e del diritto di ritenzione(884 - 898)
Del diritto di pegno sui crediti e su altri diritti(899 - 906)
Del prestito a pegno(907 - 915)
Del possesso e del registro fondiario
Del possesso(919 - 941)
Del registro fondiario(942 - 977)
Dell'entrata in vigore e dell'applicazione del Codice civile
Dell'applicazione del vecchio e del nuovo diritto(1 - 50)
Disposizioni introduttive e transitorie(51 - 61)
Testo delle disposizioni previgenti del titolo sesto
Disposizioni generali(178 - 193)
Dell'unione dei beni(194 - 214)
Della comunione di beni(215 - 240)
Della separazione dei beni(241 - 247)
Del registro dei beni matrimoniali(248 - 251)
del 10 dicembre 1907 (Stato 1° gennaio 2019)
visto l'articolo 64 della Costituzione federale1 (Cost.);2 visto il messaggio del Consiglio federale del 28 maggio 1904,
A. Ap­pli­ca­zio­ne del di­rit­to
1La leg­ge si ap­pli­ca a tut­te le que­stio­ni giu­ri­di­che al­le qua­li può ri­fe­rir­si la let­te­ra od il sen­so di una sua di­spo­si­zio­ne.
2Nei ca­si non pre­vi­sti dal­la leg­ge il giu­di­ce de­ci­de se­con­do la con­sue­tu­di­ne e, in di­fet­to di que­sta, se­con­do la re­go­la che egli adot­te­reb­be co­me le­gi­sla­to­re.
3Egli si at­tie­ne al­la dot­tri­na ed al­la giu­ri­spru­den­za più au­to­re­vo­li.
B. Li­mi­ti dei rap­por­ti giu­ri­di­ci
I. Os­ser­van­za del­la buo­na fe­de
1Ognu­no è te­nu­to ad agi­re se­con­do la buo­na fe­de co­sì nell'eser­ci­zio dei pro­pri di­rit­ti co­me nell'adem­pi­men­to dei pro­pri ob­bli­ghi.
2Il ma­ni­fe­sto abu­so del pro­prio di­rit­to non è pro­tet­to dal­la leg­ge.
II. Ef­fet­ti del­la buo­na fe­de
1Quan­do la leg­ge fa di­pen­de­re un ef­fet­to giu­ri­di­co dal­la buo­na fe­de di una per­so­na, la buo­na fe­de si pre­su­me.
2Nes­su­no può in­vo­ca­re la pro­pria buo­na fe­de quan­do que­sta sia in­com­pa­ti­bi­le con l'at­ten­zio­ne che le cir­co­stan­ze per­met­te­va­no di esi­ge­re da lui.
III. Ap­prez­za­men­to del giu­di­ce
1Il giu­di­ce è te­nu­to a de­ci­de­re se­con­do il di­rit­to e l'equi­tà quan­do la leg­ge si ri­met­te al suo pru­den­te cri­te­rio o fa di­pen­de­re la de­ci­sio­ne dall'ap­prez­za­men­to del­le cir­co­stan­ze, o da mo­ti­vi gra­vi.
C. Rap­por­ti col di­rit­to can­to­na­le
I. Di­rit­to ci­vi­le dei Can­to­ni ed uso lo­ca­le
1I Can­to­ni so­no au­to­riz­za­ti ad ema­na­re ed abro­ga­re di­spo­si­zio­ni di di­rit­to ci­vi­le nel­le ma­te­rie ri­ser­va­te al di­rit­to can­to­na­le.
2Quan­do la leg­ge si ri­fe­ri­sce all'uso od all'uso lo­ca­le, il di­rit­to can­to­na­le fi­no­ra esi­sten­te va­le co­me espres­sio­ne dei me­de­si­mi, in quan­to non sia pro­va­to un uso che vi de­ro­ghi.
II. Di­rit­to pub­bli­co can­to­na­le
1Il di­rit­to ci­vi­le fe­de­ra­le non li­mi­ta le com­pe­ten­ze di di­rit­to pub­bli­co dei Can­to­ni.
2I Can­to­ni pos­so­no, nei li­mi­ti del­la lo­ro so­vra­ni­tà, in­ter­di­re o li­mi­ta­re il com­mer­cio di de­ter­mi­na­te co­se o di­chia­ra­re nul­li i rap­por­ti con­trat­tua­li re­la­ti­vi al­le me­de­si­me.
D. Di­spo­si­zio­ni ge­ne­ra­li del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni
Le di­spo­si­zio­ni ge­ne­ra­li del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni1 re­la­ti­ve al­la con­clu­sio­ne, all'adem­pi­men­to ed al­la ri­so­lu­zio­ne dei con­trat­ti so­no ap­pli­ca­bi­li an­che ad al­tri rap­por­ti di di­rit­to ci­vi­le.
E. Pro­ve
I. One­re del­la pro­va
Ove la leg­ge non di­spon­ga al­tri­men­ti, chi vuol de­dur­re il suo di­rit­to da una cir­co­stan­za di fat­to da lui as­se­ri­ta, de­ve for­nir­ne la pro­va.
II. Pro­va dei do­cu­men­ti pub­bli­ci
1I re­gi­stri pub­bli­ci ed i pub­bli­ci do­cu­men­ti fan­no pie­na pro­va dei fat­ti che at­te­sta­no, fin­ché non sia di­mo­stra­ta l'ine­sat­tez­za del lo­ro con­te­nu­to.
2Que­sta pro­va non è sog­get­ta ad al­cu­na for­ma spe­cia­le.
1 Abro­ga­to dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
Libro primo: Del diritto delle persone
Capo primo: Del diritto della personalità
A. Per­so­na­li­tà in ge­ne­re
I. Go­di­men­to dei di­rit­ti ci­vi­li
1Ogni per­so­na go­de dei di­rit­ti ci­vi­li.
2Spet­ta quin­di ad ognu­no, nei li­mi­ti dell'or­di­ne giu­ri­di­co, una egua­le ca­pa­ci­tà d'ave­re di­rit­ti ed ob­bli­ga­zio­ni.
II. Eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li
Chi ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li ha la ca­pa­ci­tà di ac­qui­sta­re di­rit­ti e di con­trar­re ob­bli­ga­zio­ni con at­ti pro­pri.
2. Con­di­zio­ni
Chi è mag­gio­ren­ne e ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li.
b. Mag­gio­re età
È mag­gio­ren­ne chi ha com­piu­to gli an­ni 18.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
1 Abro­ga­to dal n. I 1 del­la LF del 7 ott. 1994, con ef­fet­to dal 1° gen. 1996 (RU 1995 1126; FF 1993 I 921).
d. Ca­pa­ci­tà di di­scer­ni­men­to
È ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to, nel sen­so di que­sta leg­ge, qua­lun­que per­so­na che non sia pri­va del­la ca­pa­ci­tà di agi­re ra­gio­ne­vol­men­te per ef­fet­to del­la sua età in­fan­ti­le o di di­sa­bi­li­tà men­ta­le, tur­ba psi­chi­ca, eb­brez­za o sta­to con­si­mi­le.
III. In­ca­pa­ci­tà d'agi­re
Le per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to, i mi­no­ren­ni e le per­so­ne sot­to cu­ra­te­la ge­ne­ra­le non han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li.
2. Man­can­za di di­scer­ni­men­to
Gli at­ti di chi è in­ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to non pro­du­co­no al­cun ef­fet­to giu­ri­di­co, ri­ser­va­te le ec­ce­zio­ni sta­bi­li­te dal­la leg­ge.
3. Per­so­ne ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to ma in­ca­pa­ci di agi­re
1Le per­so­ne ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to che non han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li non pos­so­no as­su­me­re ob­bli­ga­zio­ni o ri­nun­cia­re a di­rit­ti sen­za il con­sen­so del lo­ro rap­pre­sen­tan­te le­ga­le.2
2Sen­za ta­le con­sen­so pos­so­no con­se­gui­re van­tag­gi gra­tui­ti e prov­ve­de­re a pic­co­le in­com­ben­ze del­la vi­ta quo­ti­dia­na.3
3Es­si so­no te­nu­ti a ri­sar­ci­re i dan­ni ca­gio­na­ti con at­ti il­le­ci­ti.4
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 3 del­la LF del 30 giu. 1972, in vi­go­re dal 1° apr. 1973 (RU 1972 2653; FF 1971 II 85).
b. Con­sen­so del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le
1Sal­vo che la leg­ge di­spon­ga al­tri­men­ti, il con­sen­so del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le può es­se­re espres­so o ta­ci­to op­pu­re con­si­ste­re in una ra­ti­fi­ca a po­ste­rio­ri.
2L'al­tra par­te è li­be­ra­ta se la ra­ti­fi­ca non in­ter­vie­ne en­tro un con­gruo ter­mi­ne che può fis­sa­re es­sa stes­sa o far fis­sa­re dal giu­di­ce.
1 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
c. Di­fet­to di ra­ti­fi­ca
1In di­fet­to di ra­ti­fi­ca ad ope­ra del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le, cia­scu­na par­te può ri­pe­te­re le pre­sta­zio­ni che ha fat­to. Tut­ta­via la per­so­na che non ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li ri­spon­de sol­tan­to dell'uti­le che la pre­sta­zio­ne le ha pro­cu­ra­to o di quan­to si tro­vi an­co­ra ar­ric­chi­ta al mo­men­to del­la ri­pe­ti­zio­ne o si sia spos­ses­sa­ta in ma­la fe­de.
2Se la per­so­na che non ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li ha in­dot­to l'al­tra par­te a cre­de­re er­ro­nea­men­te il con­tra­rio, es­sa ri­spon­de del dan­no che le ha ca­gio­na­to in tal mo­do.
4. Di­rit­ti stret­ta­men­te per­so­na­li
1Le per­so­ne ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to che non han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li eser­ci­ta­no in pie­na au­to­no­mia i di­rit­ti stret­ta­men­te per­so­na­li; so­no fat­ti sal­vi i ca­si nei qua­li la leg­ge pre­ve­de il con­sen­so del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le.
2Il rap­pre­sen­tan­te le­ga­le agi­sce in no­me del­le per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to, sem­pre che un di­rit­to non sia tan­to stret­ta­men­te con­nes­so con la per­so­na­li­tà da esclu­de­re ogni rap­pre­sen­tan­za.
IIIbis. Li­mi­ta­zio­ne dell'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li
L'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li può es­se­re li­mi­ta­to da una mi­su­ra di pro­te­zio­ne de­gli adul­ti.
IV. Pa­ren­te­la e af­fi­ni­tà
1. Pa­ren­te­la
1Il gra­do del­la pa­ren­te­la è de­ter­mi­na­to dal nu­me­ro del­le ge­ne­ra­zio­ni.1
2Due per­so­ne so­no fra lo­ro pa­ren­ti in li­nea ret­ta se una di­scen­de dall'al­tra; so­no pa­ren­ti in li­nea col­la­te­ra­le se di­scen­do­no da un au­to­re co­mu­ne, ma non l'una dall'al­tra.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 3 del­la LF del 30 giu. 1972, in vi­go­re dal 1° apr. 1973 (RU 1972 2653; FF 1971 II 85).
2. Af­fi­ni­tà
1Chi è pa­ren­te di una per­so­na è af­fi­ne nel­la stes­sa li­nea e nel­lo stes­so gra­do con il co­niu­ge o il part­ner re­gi­stra­to di que­sta.
2L'af­fi­ni­tà non ces­sa con lo scio­gli­men­to del ma­tri­mo­nio o dell'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta da cui de­ri­va.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la L del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
V. Cit­ta­di­nan­za e do­mi­ci­lio
1. Cit­ta­di­nan­za
1L'at­ti­nen­za di una per­so­na è de­ter­mi­na­ta dal­la sua cit­ta­di­nan­za.
2La cit­ta­di­nan­za è de­ter­mi­na­ta dal di­rit­to pub­bli­co.
3Se una per­so­na è cit­ta­di­na di più luo­ghi, fa sta­to per la sua at­ti­nen­za il luo­go do­ve ha il suo do­mi­ci­lio o do­ve l'eb­be da ul­ti­mo; e in man­can­za di do­mi­ci­lio, il luo­go dell'ul­ti­ma cit­ta­di­nan­za ac­qui­sta­ta da es­sa o da' suoi ascen­den­ti.
2. Do­mi­ci­lio
a. No­zio­ne
1Il do­mi­ci­lio di una per­so­na è nel luo­go do­ve es­sa di­mo­ra con l'in­ten­zio­ne di sta­bi­lir­vi­si du­re­vol­men­te; la di­mo­ra a sco­po di for­ma­zio­ne o il col­lo­ca­men­to di una per­so­na in un isti­tu­to di edu­ca­zio­ne o di cu­ra, in un ospe­da­le o in un pe­ni­ten­zia­rio non co­sti­tui­sce di per sé do­mi­ci­lio.1
2Nes­su­no può ave­re con­tem­po­ra­nea­men­te il suo do­mi­ci­lio in più luo­ghi.
3Que­sta di­spo­si­zio­ne non si ap­pli­ca al do­mi­ci­lio d'af­fa­ri.
b. Cam­bia­men­to di do­mi­ci­lio o di­mo­ra
1Il do­mi­ci­lio di una per­so­na, sta­bi­li­to che sia, con­ti­nua a sus­si­ste­re fi­no a che es­sa non ne ab­bia ac­qui­sta­to un al­tro.
2Si con­si­de­ra co­me do­mi­ci­lio di una per­so­na il luo­go do­ve di­mo­ra, quan­do non pos­sa es­se­re pro­va­to un do­mi­ci­lio pre­ce­den­te o quan­do es­sa ab­bia ab­ban­do­na­to il suo do­mi­ci­lio all'este­ro sen­za aver­ne sta­bi­li­to un al­tro nel­la Sviz­ze­ra.
c. Do­mi­ci­lio dei mi­no­ren­ni2
1Il do­mi­ci­lio del fi­glio sot­to l'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le è quel­lo dei ge­ni­to­ri o, se i ge­ni­to­ri non han­no un do­mi­ci­lio co­mu­ne, quel­lo del ge­ni­to­re che ne ha la cu­sto­dia; ne­gli al­tri ca­si, è de­ter­mi­nan­te il luo­go di di­mo­ra.
2Il do­mi­ci­lio dei mi­no­ren­ni sot­to tu­te­la è nel­la se­de dell'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri.3
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 5 ott. 1984, in vi­go­re dal 1° gen. 1988 (RU 1986 122 153 art. 1; FF 1979 II 1119).
d. Do­mi­ci­lio dei mag­gio­ren­ni sot­to cu­ra­te­la ge­ne­ra­le
Il do­mi­ci­lio dei mag­gio­ren­ni sot­to cu­ra­te­la ge­ne­ra­le è nel­la se­de dell'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne de­gli adul­ti.
B. Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà
I. Con­tro im­pe­gni ec­ces­si­vi
1Nes­su­no può ri­nun­cia­re, nep­pu­re in par­te, al­la ca­pa­ci­tà ci­vi­le.
2Nes­su­no può alie­na­re la pro­pria li­ber­tà, né as­sog­get­tar­si nell'uso del­la me­de­si­ma ad una li­mi­ta­zio­ne in­com­pa­ti­bi­le col di­rit­to o con la mo­ra­le.
II. Con­tro le­sio­ni il­le­ci­te
1Chi è il­le­ci­ta­men­te le­so nel­la sua per­so­na­li­tà può, a sua tu­te­la, chie­de­re l'in­ter­ven­to del giu­di­ce con­tro chiun­que par­te­ci­pi all'of­fe­sa.
2La le­sio­ne è il­le­ci­ta quan­do non è giu­sti­fi­ca­ta dal con­sen­so del­la per­so­na le­sa, da un in­te­res­se pre­pon­de­ran­te pub­bli­co o pri­va­to, op­pu­re dal­la leg­ge.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del LF del 16 dic. 1983, in vi­go­re dal 1° lug. 1985 (RU 1984 778; FF 1982 II 628).
2. Azio­ni
a. In ge­ne­re2
1L'at­to­re può chie­de­re al giu­di­ce:
di ac­cer­ta­re l'il­li­cei­tà di una le­sio­ne che con­ti­nua a pro­dur­re ef­fet­ti mo­le­sti.
2L'at­to­re può in par­ti­co­la­re chie­de­re che una ret­ti­fi­ca­zio­ne o la sen­ten­za sia co­mu­ni­ca­ta a ter­zi o pub­bli­ca­ta.
3So­no fat­te sal­ve le azio­ni di ri­sar­ci­men­to del dan­no, di ri­pa­ra­zio­ne mo­ra­le e di con­se­gna dell'uti­le con­for­me­men­te al­le di­spo­si­zio­ni sul­la ge­stio­ne d'af­fa­ri sen­za man­da­to.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 16 dic. 1983, in vi­go­re dal 1° lug. 1985 (RU 1984 778; FF 1982 II 628).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 23 giu. 2006 (Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die), in vi­go­re dal 1° lug. 2007 (RU 2007 137; FF 2005 6127 6151).
b. Vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die
1Per pro­teg­ger­si da vio­len­ze, mi­nac­ce o in­si­die, l'at­to­re può chie­de­re al giu­di­ce di vie­ta­re all'au­to­re del­la le­sio­ne in par­ti­co­la­re di:
av­vi­ci­nar­gli­si o ac­ce­de­re a un pe­ri­me­tro de­ter­mi­na­to at­tor­no al­la sua abi­ta­zio­ne;
trat­te­ner­si in de­ter­mi­na­ti luo­ghi, in par­ti­co­la­re vie, piaz­ze o quar­tie­ri;
met­ter­si in con­tat­to con lui, in par­ti­co­la­re per te­le­fo­no, per scrit­to o per via elet­tro­ni­ca, o im­por­tu­nar­lo in al­tro mo­do.
2Inol­tre, se vi­ve con l'au­to­re del­la le­sio­ne nel­la stes­sa abi­ta­zio­ne, l'at­to­re può chie­de­re al giu­di­ce di far­lo al­lon­ta­na­re dall'abi­ta­zio­ne per un pe­rio­do de­ter­mi­na­to. Que­sto pe­rio­do può es­se­re pro­lun­ga­to una vol­ta per mo­ti­vi gra­vi.
3Il giu­di­ce può, per quan­to ap­pa­ia giu­sti­fi­ca­to con­si­de­ra­te tut­te le cir­co­stan­ze:
ob­bli­ga­re l'at­to­re a ver­sa­re un'in­den­ni­tà ade­gua­ta all'au­to­re del­la le­sio­ne per l'uso esclu­si­vo dell'abi­ta­zio­ne; o
con il con­sen­so del lo­ca­to­re, tra­sfe­ri­re al so­lo at­to­re i di­rit­ti e gli ob­bli­ghi de­ri­van­ti dal con­trat­to di lo­ca­zio­ne.
4I Can­to­ni de­si­gna­no un ser­vi­zio che può de­ci­de­re l'al­lon­ta­na­men­to im­me­dia­to dell'au­to­re del­la le­sio­ne dall'abi­ta­zio­ne co­mu­ne in ca­so di cri­si e di­sci­pli­na­no la pro­ce­du­ra.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 16 dic. 1983 (RU 1984 778; FF 1982 II 628). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 23 giu. 2006 (Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die), in vi­go­re dal 1° lug. 2007 (RU 2007 137; FF 2005 6127 6151).
Art. 28c a 28f
1 In­tro­dot­ti dal n. I del­la LF del 16 dic. 1983 (RU 1984 778; FF 1982 II 628). Abro­ga­ti dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
4. Di­rit­to di ri­spo­sta
a. Prin­ci­pio2
1Chi è di­ret­ta­men­te toc­ca­to nel­la sua per­so­na­li­tà dall'espo­si­zio­ne di fat­ti ad ope­ra di mez­zi di co­mu­ni­ca­zio­ne so­cia­le di ca­rat­te­re pe­rio­di­co, qua­li la stam­pa, la ra­dio e la te­le­vi­sio­ne, ha il di­rit­to di ri­spon­de­re con una pro­pria espo­si­zio­ne dei fat­ti.
2Il di­rit­to di ri­spo­sta non sus­si­ste nel ca­so di un re­so­con­to fe­de­le di un pub­bli­co di­bat­ti­to di un'au­to­ri­tà al qua­le l'in­te­res­sa­to ha par­te­ci­pa­to.
b. For­ma e con­te­nu­to
1Il te­sto del­la ri­spo­sta de­ve li­mi­tar­si con­ci­sa­men­te all'og­get­to dell'espo­si­zio­ne di fat­ti con­te­sta­ta.
2La ri­spo­sta può es­se­re ri­fiu­ta­ta se è ma­ni­fe­sta­men­te ine­sat­ta o con­tra­ria al­la leg­ge o ai buo­ni co­stu­mi.
c. Pro­ce­du­ra
1L'in­te­res­sa­to de­ve far re­ca­pi­ta­re il te­sto del­la ri­spo­sta all'im­pre­sa re­spon­sa­bi­le del mez­zo di co­mu­ni­ca­zio­ne en­tro ven­ti gior­ni dal mo­men­to in cui ha pre­so co­no­scen­za dell'espo­si­zio­ne dei fat­ti con­te­sta­ta, ma in ogni ca­so en­tro tre me­si dal­la di­vul­ga­zio­ne.
2L'im­pre­sa co­mu­ni­ca sen­za in­du­gio all'in­te­res­sa­to quan­do dif­fon­de­rà la ri­spo­sta o per­ché la ri­fiu­ta.
d. Dif­fu­sio­ne
1La ri­spo­sta dev'es­se­re dif­fu­sa al più pre­sto e in mo­do da rag­giun­ge­re la stes­sa cer­chia di per­so­ne cui era di­ret­ta l'espo­si­zio­ne di fat­ti con­te­sta­ta.
2La ri­spo­sta de­ve es­se­re de­si­gna­ta co­me ta­le; l'im­pre­sa re­spon­sa­bi­le del mez­zo di co­mu­ni­ca­zio­ne può ag­giun­ger­vi sol­tan­to una di­chia­ra­zio­ne in cui in­di­ca se man­tie­ne la pro­pria ver­sio­ne dei fat­ti o su qua­li fon­ti d'in­for­ma­zio­ne si è fon­da­ta.
3La dif­fu­sio­ne del­la ri­spo­sta è gra­tui­ta.
e. In­ter­ven­to del giu­di­ce
1Se l'im­pre­sa re­spon­sa­bi­le del mez­zo di co­mu­ni­ca­zio­ne im­pe­di­sce l'eser­ci­zio del di­rit­to di ri­spo­sta, ri­fiu­ta la ri­spo­sta o non la dif­fon­de cor­ret­ta­men­te, l'in­te­res­sa­to può ri­vol­ger­si al giu­di­ce.
3e 4 ...3
2 Abro­ga­to dal n. 2 dell'all. al­la L del 24 mar. 2000 sul fo­ro, con ef­fet­to dal 1° gen. 2001 (RU 2000 2355; FF 1999 2427).
3 Abro­ga­ti dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
III. Di­rit­to a no­me
1. Pro­te­zio­ne
1Se a qual­cu­no è con­te­sta­to l'uso del pro­prio no­me, egli può chie­der­ne in giu­di­zio il ri­co­no­sci­men­to.
2Ove al­cu­no su­bi­sca pre­giu­di­zio per il fat­to che al­tri usur­pi il pro­prio no­me, può chie­de­re in giu­di­zio la ces­sa­zio­ne dell'usur­pa­zio­ne stes­sa. In ca­so di col­pa può chie­de­re il ri­sar­ci­men­to del dan­no, e quan­do la na­tu­ra dell'of­fe­sa lo giu­sti­fi­chi, il pa­ga­men­to di una som­ma a ti­to­lo di ri­pa­ra­zio­ne mo­ra­le.
a. In ge­ne­re1
1Il go­ver­no del Can­to­ne di do­mi­ci­lio può, per mo­ti­vi de­gni di ri­spet­to, au­to­riz­za­re una per­so­na a cam­bia­re no­me.2
3Chi da ta­le cam­bia­men­to fos­se pre­giu­di­ca­to nei suoi di­rit­ti può con­te­star­lo da­van­ti al giu­di­ce, en­tro un an­no da quan­do ne eb­be co­no­scen­za.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
3 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), con ef­fet­to dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
b. In ca­so di mor­te di un co­niu­ge
In ca­so di mor­te di un co­niu­ge, il co­niu­ge su­per­sti­te, se ha cam­bia­to co­gno­me in oc­ca­sio­ne del ma­tri­mo­nio, può di­chia­ra­re in ogni tem­po all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di vo­ler ri­pren­de­re il pro­prio co­gno­me da ce­li­be o nu­bi­le.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
C. Prin­ci­pio e fi­ne del­la per­so­na­li­tà
I. Na­sci­ta e mor­te
1La per­so­na­li­tà co­min­cia con la vi­ta in­di­vi­dua fuo­ri dall'al­vo ma­ter­no e fi­ni­sce con la mor­te.
2Pri­ma del­la na­sci­ta, l'in­fan­te go­de dei di­rit­ti ci­vi­li a con­di­zio­ne che na­sca vi­vo.
II. Re­go­le pro­ba­to­rie
1. One­re del­la pro­va
1Chi per far va­le­re un di­rit­to af­fer­ma che una per­so­na sia vi­ven­te, o sia mor­ta, o sia vis­su­ta in un cer­to mo­men­to, o sia so­prav­vis­su­ta ad un'al­tra per­so­na, de­ve for­nir­ne la pro­va.
2Se non può es­se­re for­ni­ta la pro­va che di più per­so­ne una sia so­prav­vis­su­ta all'al­tra, si ri­ten­go­no mor­te si­mul­ta­nea­men­te.
2. Mez­zi di pro­va
1La pro­va del­la na­sci­ta o del­la mor­te di una per­so­na si for­ni­sce co­gli at­ti del­lo sta­to ci­vi­le.
2Se que­sti non esi­sto­no, o se so­no di­mo­stra­ti ine­sat­ti, la pro­va può es­se­re for­ni­ta con al­tri mez­zi.
b. In­di­zio di mor­te
La mor­te di una per­so­na può re­pu­tar­si pro­va­ta an­cor­ché nes­su­no ne ab­bia ve­du­to il ca­da­ve­re, quan­do es­sa sia spa­ri­ta in cir­co­stan­ze ta­li da far ri­te­ne­re la sua mor­te co­me cer­ta.
III. Di­chia­ra­zio­ne del­la scom­par­sa
1Es­sen­do una per­so­na as­sai ve­ro­si­mil­men­te mor­ta per­ché è spa­ri­ta in pe­ri­co­lo im­mi­nen­te di mor­te o per­ché è da lun­go tem­po as­sen­te sen­za che se ne ab­bia­no no­ti­zie, il giu­di­ce può di­chia­rar­ne la scom­par­sa, ad istan­za di chiun­que in­vo­chi un di­rit­to de­su­mi­bi­le dal­la sua mor­te.
1 Abro­ga­to dal n. 2 dell'all. al­la L del 24 mar. 2000 sul fo­ro, con ef­fet­to dal 1° gen. 2001 (RU 2000 2355; FF 1999 2427).
1L'istan­za può es­se­re fat­ta do­po un an­no al­me­no dal­la spa­ri­zio­ne in pe­ri­co­lo di mor­te, o do­po cin­que an­ni dall'ul­ti­ma no­ti­zia.
2Il giu­di­ce de­ve dif­fi­da­re con ade­gua­te pub­bli­ca­zio­ni tut­ti co­lo­ro che po­tes­se­ro dar no­ti­zie in­tor­no al­la per­so­na spa­ri­ta od as­sen­te ad an­nun­ciar­si en­tro un da­to ter­mi­ne.
3Que­sto ter­mi­ne dev'es­se­re di al­me­no un an­no dal­la pri­ma pub­bli­ca­zio­ne.
3. Ca­du­ci­tà del­la istan­za
L'istan­za ca­de se, en­tro il ter­mi­ne in­di­ca­to, la per­so­na spa­ri­ta od as­sen­te si an­nun­cia, se ne giun­go­no no­ti­zie o se è pro­va­ta l'epo­ca del­la mor­te.
4. Ef­fet­ti del­la scom­par­sa
1Se du­ran­te il tem­po in­di­ca­to non so­prag­giun­go­no no­ti­zie del­la per­so­na spa­ri­ta od as­sen­te, es­sa è di­chia­ra­ta scom­par­sa e si pos­so­no far va­le­re tut­ti i di­rit­ti de­ri­van­ti dal­la sua mor­te co­me se que­sta fos­se pro­va­ta.
2Gli ef­fet­ti del­la di­chia­ra­zio­ne di scom­par­sa ri­sal­go­no al mo­men­to del pe­ri­co­lo di mor­te o dell'ul­ti­ma no­ti­zia.
3La di­chia­ra­zio­ne del­la scom­par­sa scio­glie il ma­tri­mo­nio.1
1 In­tro­dot­to dal n. I 4 del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 2000 (RU 1999 1118; FF 1996 I 1).
A. Re­gi­stro
1Lo sta­to ci­vi­le è do­cu­men­ta­to in un re­gi­stro elet­tro­ni­co (re­gi­stro del­lo sta­to ci­vi­le).
2Lo sta­to ci­vi­le com­pren­de in par­ti­co­la­re i da­ti se­guen­ti:
i fat­ti del­lo sta­to ci­vi­le co­me na­sci­ta, ma­tri­mo­nio, re­gi­stra­zio­ne di un'unio­ne do­me­sti­ca, mor­te;
lo sta­tu­to per­so­na­le e fa­mi­lia­re co­me mag­gio­re età, fi­lia­zio­ne, vin­co­lo co­niu­ga­le, unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta;
i no­mi;
i di­rit­ti di at­ti­nen­za can­to­na­li e co­mu­na­li;
la cit­ta­di­nan­za na­zio­na­le.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
II. Ob­bli­go di no­ti­fi­ca­zio­ne1
1Il Con­si­glio fe­de­ra­le de­si­gna le per­so­ne e le au­to­ri­tà te­nu­te a no­ti­fi­ca­re i da­ti ne­ces­sa­ri al­la do­cu­men­ta­zio­ne del­lo sta­to ci­vi­le.
2Es­so può pre­scri­ve­re che per le in­fra­zio­ni all'ob­bli­go di no­ti­fi­ca­zio­ne sia com­mi­na­ta una mul­ta.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
2 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), con ef­fet­to dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
III. Pro­va di da­ti non con­tro­ver­si
1L'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za può au­to­riz­za­re la pro­va di da­ti re­la­ti­vi al­lo sta­to ci­vi­le me­dian­te una di­chia­ra­zio­ne all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le, qua­lo­ra do­po ade­gua­te ri­cer­che l'ac­cer­ta­men­to per mez­zo di do­cu­men­ti si ri­ve­li im­pos­si­bi­le o non pos­sa es­se­re ra­gio­ne­vol­men­te pre­te­so e i da­ti non so­no con­tro­ver­si.
2L'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le ren­de at­ten­to il di­chia­ran­te sul suo ob­bli­go di di­re la ve­ri­tà e lo av­ver­te del­le con­se­guen­ze pe­na­li di una fal­sa di­chia­ra­zio­ne.
IV. Ret­ti­fi­ca­zio­ne
1. Da par­te del giu­di­ce
1Chi ren­de ve­ro­si­mi­le un in­te­res­se de­gno di pro­te­zio­ne può do­man­da­re al giu­di­ce di de­cre­ta­re l'iscri­zio­ne di da­ti re­la­ti­vi al­lo sta­to ci­vi­le con­tro­ver­si, non­ché la ret­ti­fi­ca­zio­ne o la ra­dia­zio­ne di un'iscri­zio­ne. Il giu­di­ce sen­te le au­to­ri­tà can­to­na­li di vi­gi­lan­za in­te­res­sa­te e no­ti­fi­ca lo­ro la sen­ten­za.
2So­no del pa­ri le­git­ti­ma­te a pro­muo­ve­re azio­ne le au­to­ri­tà can­to­na­li di vi­gi­lan­za.
2. Da par­te del­le au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le
Le au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le ret­ti­fi­ca­no d'uf­fi­cio er­ro­ri che di­pen­do­no da sba­glio o di­sat­ten­zio­ne ma­ni­fe­sti.
V. Pro­te­zio­ne e di­vul­ga­zio­ne dei da­ti
1Il Con­si­glio fe­de­ra­le prov­ve­de, nell'am­bi­to del­la do­cu­men­ta­zio­ne del­lo sta­to ci­vi­le, al­la tu­te­la del­la per­so­na­li­tà e dei di­rit­ti fon­da­men­ta­li del­le per­so­ne i cui da­ti so­no og­get­to di ela­bo­ra­zio­ne.
2Di­sci­pli­na la di­vul­ga­zio­ne di da­ti a pri­va­ti che pos­so­no di­mo­stra­re un in­te­res­se di­ret­to de­gno di pro­te­zio­ne.
3De­si­gna le au­to­ri­tà estra­nee al­lo sta­to ci­vi­le cui so­no di­vul­ga­ti, re­go­lar­men­te o su ri­chie­sta, i da­ti ne­ces­sa­ri all'adem­pi­men­to dei lo­ro com­pi­ti le­ga­li. È fat­ta sal­va la di­vul­ga­zio­ne di da­ti in vir­tù di pre­scri­zio­ni pre­vi­ste da una leg­ge can­to­na­le.
3bisLe au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le so­no te­nu­te a de­nun­cia­re al­le au­to­ri­tà com­pe­ten­ti i rea­ti che han­no con­sta­ta­to nell'am­bi­to del­la lo­ro at­ti­vi­tà uf­fi­cia­le.2
4Han­no ac­ces­so me­dian­te pro­ce­du­ra di ri­chia­mo ai da­ti ne­ces­sa­ri al­la ve­ri­fi­ca dell'iden­ti­tà di una per­so­na:
le au­to­ri­tà di ri­la­scio ai sen­si del­la leg­ge fe­de­ra­le del 22 giu­gno 20013 sui do­cu­men­ti d'iden­ti­tà dei cit­ta­di­ni sviz­ze­ri;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la ge­stio­ne del si­ste­ma di ri­cer­ca in­for­ma­tiz­za­to di po­li­zia di cui all'ar­ti­co­lo 15 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 13 giu­gno 20085 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e i ser­vi­zi di fil­trag­gio dei cor­pi di po­li­zia can­to­na­li e co­mu­na­li col­le­ga­ti a ta­le si­ste­ma;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la ge­stio­ne del ca­sel­la­rio giu­di­zia­le in­for­ma­tiz­za­to di cui all'ar­ti­co­lo 3596 del Co­di­ce pe­na­le;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la ri­cer­ca di per­so­ne scom­par­se7;
il Ser­vi­zio del­le at­ti­vi­tà in­for­ma­ti­ve del­la Con­fe­de­ra­zio­ne per in­di­vi­dua­re tem­pe­sti­va­men­te e sven­ta­re mi­nac­ce per la si­cu­rez­za in­ter­na o ester­na se­con­do l'ar­ti­co­lo 6 ca­po­ver­so 1 let­te­ra a del­la leg­ge fe­de­ra­le del 25 set­tem­bre 20159 sul­le at­ti­vi­tà in­for­ma­ti­ve;
le au­to­ri­tà com­pe­ten­ti per la te­nu­ta dei re­gi­stri can­to­na­li e co­mu­na­li de­gli abi­tan­ti ai sen­si del­la leg­ge del 23 giu­gno 200611 sull'ar­mo­niz­za­zio­ne dei re­gi­stri;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la te­nu­ta del re­gi­stro cen­tra­le de­gli as­si­cu­ra­ti di cui all'ar­ti­co­lo 71 ca­po­ver­so 4 let­te­ra a del­la leg­ge fe­de­ra­le del 20 di­cem­bre 194613 sull'as­si­cu­ra­zio­ne per la vec­chia­ia e per i su­per­sti­ti;
i ser­vi­zi fe­de­ra­li com­pe­ten­ti per la ge­stio­ne del re­gi­stro de­gli Sviz­ze­ri all'este­ro di cui all'ar­ti­co­lo 4 ca­po­ver­so 1 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 24 mar­zo 200015 sul trat­ta­men­to di da­ti per­so­na­li in se­no al Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le de­gli af­fa­ri este­ri.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
2 In­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 4 dell'all. 1 al­la LF del 13 giu. 2008 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, in vi­go­re dal 5 dic. 2008 (RU 2008 4989; FF 2006 4631).
5 RS 361
6 Ve­di ora l'art. 365.
7 At­tual­men­te l'Uf­fi­cio fe­de­ra­le di po­li­zia.
8 In­tro­dot­to dal n. II 4 dell'all. al­la LF del 25 set. 2015 sul­le at­ti­vi­tà in­for­ma­ti­ve, in vi­go­re dal 1° set. 2017 (RU 2017 4095; FF 2014 1885).
9 RS 121
10 In­tro­dot­to dal n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
11 RS 431.02
12 In­tro­dot­to dal n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
14 In­tro­dot­to dal n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
15 RS 235.2
B. Or­ga­niz­za­zio­ne
I. Au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le
1. Uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le
1Gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le adem­pio­no in par­ti­co­la­re i se­guen­ti com­pi­ti:
ten­go­no i re­gi­stri;
no­ti­fi­ca­no le co­mu­ni­ca­zio­ni e ri­la­scia­no gli estrat­ti;
istrui­sco­no la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria del ma­tri­mo­nio e prov­ve­do­no al­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio;
ri­ce­vo­no le di­chia­ra­zio­ni con­cer­nen­ti lo sta­to ci­vi­le.
2Il Con­si­glio fe­de­ra­le può ec­ce­zio­nal­men­te as­se­gna­re a un rap­pre­sen­tan­te del­la Sviz­ze­ra all'este­ro in­com­ben­ze di uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le.
2. Au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za
1Ogni Can­to­ne de­si­gna l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za.
2Que­sta au­to­ri­tà ha in par­ti­co­la­re le se­guen­ti in­com­ben­ze:
vi­gi­la su­gli uf­fi­ci del­lo sta­to ci­vi­le;
as­si­ste e con­si­glia gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le;
col­la­bo­ra al­la te­nu­ta dei re­gi­stri e al­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria del ma­tri­mo­nio;
de­ci­de cir­ca il ri­co­no­sci­men­to e la tra­scri­zio­ne dei fat­ti con­cer­nen­ti lo sta­to ci­vi­le av­ve­nu­ti all'este­ro, non­ché del­le de­ci­sio­ni re­la­ti­ve al­lo sta­to ci­vi­le pre­se da au­to­ri­tà este­re;
as­si­cu­ra la for­ma­zio­ne e la for­ma­zio­ne con­ti­nua del­le per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le.
3La Con­fe­de­ra­zio­ne eser­ci­ta l'al­ta vi­gi­lan­za. Può im­pu­gna­re le de­ci­sio­ni de­gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le e del­le au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za me­dian­te i ri­me­di giu­ri­di­ci can­to­na­li.2
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 20 giu. 2014 sul­la for­ma­zio­ne con­ti­nua, in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 689; FF 2013 3085).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
Ia. Si­ste­ma cen­tra­le d'in­for­ma­zio­ne sul­le per­so­ne
1La Con­fe­de­ra­zio­ne ge­sti­sce e svi­lup­pa un si­ste­ma cen­tra­le d'in­for­ma­zio­ne sul­le per­so­ne per la te­nu­ta del re­gi­stro del­lo sta­to ci­vi­le.
2La Con­fe­de­ra­zio­ne si as­su­me i co­sti di ge­stio­ne e svi­lup­po.
3I Can­to­ni ver­sa­no al­la Con­fe­de­ra­zio­ne un emo­lu­men­to an­nuo per l'uso del si­ste­ma a sco­pi ine­ren­ti al­lo sta­to ci­vi­le.
4La Con­fe­de­ra­zio­ne coin­vol­ge i Can­to­ni nel­lo svi­lup­po del si­ste­ma. For­ni­sce lo­ro il so­ste­gno tec­ni­co per l'uso del si­ste­ma.
5Con la par­te­ci­pa­zio­ne dei Can­to­ni, il Con­si­glio fe­de­ra­le di­sci­pli­na:
i det­ta­gli re­la­ti­vi al coin­vol­gi­men­to dei Can­to­ni nel­lo svi­lup­po del si­ste­ma;
l'am­mon­ta­re dell'emo­lu­men­to ver­sa­to dai Can­to­ni per l'uso del si­ste­ma;
i di­rit­ti di ac­ces­so del­le au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le e de­gli al­tri ser­vi­zi aven­ti ac­ces­so al si­ste­ma;
la col­la­bo­ra­zio­ne ope­ra­ti­va tra la Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni;
le mi­su­re tec­ni­che e or­ga­niz­za­ti­ve ne­ces­sa­rie per ga­ran­ti­re la pro­te­zio­ne e la si­cu­rez­za dei da­ti;
l'ar­chi­via­zio­ne dei da­ti.
6Il Con­si­glio fe­de­ra­le può pre­scri­ve­re che i co­sti del­le pre­sta­zio­ni for­ni­te a ter­zi per sco­pi non ine­ren­ti al­lo sta­to ci­vi­le sia­no lo­ro ad­de­bi­ta­ti.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le (RU 2004 2911; FF 2001 1417). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
II. Re­spon­sa­bi­li­tà
1Chi è sta­to il­le­ci­ta­men­te dan­neg­gia­to da per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le nell'eser­ci­zio del­le lo­ro at­tri­bu­zio­ni uf­fi­cia­li può chie­de­re il ri­sar­ci­men­to del dan­no e, quan­do la gra­vi­tà dell'of­fe­sa la giu­sti­fi­chi, la ri­pa­ra­zio­ne mo­ra­le.
2Il Can­to­ne ri­spon­de del dan­no; es­so può eser­ci­ta­re re­gres­so ver­so le per­so­ne che han­no cau­sa­to il dan­no in­ten­zio­nal­men­te o per gra­ve ne­gli­gen­za.
3Al­le per­so­ne im­pie­ga­te dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne si ap­pli­ca la leg­ge del 14 mar­zo 1958 sul­la re­spon­sa­bi­li­tà1.
III. Mi­su­re di­sci­pli­na­ri
1L'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za re­pri­me di­sci­pli­nar­men­te le tra­sgres­sio­ni in­ten­zio­na­li o per ne­gli­gen­za ai do­ve­ri d'uf­fi­cio com­mes­se dal­le per­so­ne ope­ran­ti ne­gli uf­fi­ci del­lo sta­to ci­vi­le.
2Le san­zio­ni di­sci­pli­na­ri con­si­sto­no nell'am­mo­ni­men­to, nel­la mul­ta fi­no a fran­chi 1 000 op­pu­re, in ca­si gra­vi, nel­la de­sti­tu­zio­ne.
3È fat­ta sal­va l'azio­ne pe­na­le.
C. Di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne
I. Di­rit­to fe­de­ra­le
2Es­so di­sci­pli­na in par­ti­co­la­re
i re­gi­stri da te­ne­re e i da­ti da re­gi­stra­re;
l'uti­liz­za­zio­ne del nu­me­ro di as­si­cu­ra­to con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 50c del­la leg­ge fe­de­ra­le del 20 di­cem­bre 19461 sull'as­si­cu­ra­zio­ne per la vec­chia­ia e per i su­per­sti­ti (LA­VS) ai fi­ni del­lo scam­bio elet­tro­ni­co di da­ti tra i re­gi­stri uf­fi­cia­li di per-so­ne;
la te­nu­ta dei re­gi­stri;
la vi­gi­lan­za.2
3Per ga­ran­ti­re un'ese­cu­zio­ne tec­ni­ca­men­te cor­ret­ta il Con­si­glio fe­de­ra­le può sta­bi­li­re esi­gen­ze mi­ni­me per la for­ma­zio­ne e la for­ma­zio­ne con­ti­nua del­le per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le, non­ché per il tas­so d'oc­cu­pa­zio­ne de­gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le.3
4Sta­bi­li­sce gli emo­lu­men­ti da ri­scuo­te­re in ma­te­ria di sta­to ci­vi­le.
5De­ter­mi­na a qua­li con­di­zio­ni è pos­si­bi­le pro­ce­de­re per via elet­tro­ni­ca:
al­la no­ti­fi­ca­zio­ne di fat­ti del­lo sta­to ci­vi­le;
al ri­la­scio di di­chia­ra­zio­ni con­cer­nen­ti lo sta­to ci­vi­le;
al­la no­ti­fi­ca­zio­ne di co­mu­ni­ca­zio­ni e al ri­la­scio di estrat­ti dei re­gi­stri.4
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 2 dell'all. al­la L del 23 giu. 2006 sull'ar­mo­niz­za­zio­ne dei re­gi­stri, in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2006 4165; FF 2006 397).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 20 giu. 2014 sul­la for­ma­zio­ne con­ti­nua, in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 689; FF 2013 3085).
4 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
II. Di­rit­to can­to­na­le
1I Can­to­ni fis­sa­no i cir­con­da­ri del­lo sta­to ci­vi­le.
2Nell'am­bi­to del di­rit­to fe­de­ra­le adot­ta­no le ne­ces­sa­rie di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne.
3Le pre­scri­zio­ni can­to­na­li, tran­ne quel­le re­la­ti­ve al­la re­tri­bu­zio­ne del­le per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le, de­vo­no es­se­re ap­pro­va­te dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne.
Abro­ga­ti
Titolo secondo: Delle persone giuridiche
A. Per­so­na­li­tà
1Le unio­ni di per­so­ne or­ga­niz­za­te cor­po­ra­ti­va­men­te e gli isti­tu­ti au­to­no­mi e de­sti­na­ti ad un fi­ne par­ti­co­la­re con­se­guo­no il di­rit­to al­la per­so­na­li­tà me­dian­te l'iscri­zio­ne nel re­gi­stro di com­mer­cio.
2Le cor­po­ra­zio­ni, gli isti­tu­ti di di­rit­to pub­bli­co e le as­so­cia­zio­ni che non si pre­fig­go­no uno sco­po eco­no­mi­co non ab­bi­so­gna­no dell'iscri­zio­ne.1
3Le unio­ni di per­so­ne e gli isti­tu­ti che si pro­pon­go­no uno sco­po il­le­ci­to od im­mo­ra­le non pos­so­no ot­te­ne­re la per­so­na­li­tà.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 del­la LF del 12 dic. 2014 con­cer­nen­te l'at­tua­zio­ne del­le Rac­co­man­da­zio­ni del Grup­po d'azio­ne fi­nan­zia­ria ri­ve­du­te nel 2012, in vi­go­re dal 1° gen. 2016 (RU 2015 1389; FF 2014 563).
B. Go­di­men­to dei di­rit­ti ci­vi­li
Le per­so­ne giu­ri­di­che so­no ca­pa­ci di ogni di­rit­to ed ob­bli­ga­zio­ne, che non di­pen­do­no ne­ces­sa­ria­men­te dal­lo sta­to o dal­la qua­li­tà del­la per­so­na fi­si­ca, co­me il ses­so, l'età e la pa­ren­te­la.
C. Eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li
Le per­so­ne giu­ri­di­che han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li to­sto che sia­no co­sti­tui­ti gli or­ga­ni a ciò ne­ces­sa­ri con­for­me­men­te al­la leg­ge ed agli sta­tu­ti.
II. Mo­do
1Gli or­ga­ni del­la per­so­na giu­ri­di­ca so­no chia­ma­ti ad espri­mer­ne la vo­lon­tà.
2Es­si ob­bli­ga­no la per­so­na giu­ri­di­ca co­sì nel­la con­clu­sio­ne dei ne­go­zi giu­ri­di­ci, co­me per ef­fet­to di al­tri at­ti od omis­sio­ni.
3Le per­so­ne che agi­sco­no so­no inol­tre re­spon­sa­bi­li per­so­nal­men­te per la lo­ro col­pa.
D. Se­de
La se­de del­le per­so­ne giu­ri­di­che, sal­vo di­ver­sa di­spo­si­zio­ne de­gli sta­tu­ti, è nel luo­go do­ve si tie­ne la lo­ro am­mi­ni­stra­zio­ne.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
E. Ces­sa­zio­ne del­la per­so­na­li­tà
I. De­vo­lu­zio­ne del pa­tri­mo­nio
1Ve­nen­do sciol­ta una per­so­na giu­ri­di­ca, il suo pa­tri­mo­nio de­ca­de agli en­ti pub­bli­ci (Con­fe­de­ra­zio­ne, Can­to­ne, Co­mu­ne) ai qua­li è ap­par­te­nu­ta se­con­do la sua de­sti­na­zio­ne, sal­vo che sia al­tri­men­ti di­spo­sto dal­la leg­ge, da­gli sta­tu­ti, dall'at­to di fon­da­zio­ne o dai suoi or­ga­ni com­pe­ten­ti.
2Il pa­tri­mo­nio dev'es­se­re ap­pli­ca­to a uno sco­po quan­to pos­si­bi­le af­fi­ne a quel­lo pre­ce­den­te­men­te se­gui­to.1
3Qua­lo­ra una per­so­na giu­ri­di­ca ven­ga sciol­ta per­ché si pro­po­ne un fi­ne im­mo­ra­le o il­le­ci­to, il pa­tri­mo­nio de­ca­de a fa­vo­re de­gli en­ti pub­bli­ci no­no­stan­te ogni con­tra­ria di­spo­si­zio­ne.2
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
II. Li­qui­da­zio­ne
La pro­ce­du­ra di li­qui­da­zio­ne del pa­tri­mo­nio di una per­so­na giu­ri­di­ca av­vie­ne con le nor­me sta­bi­li­te per le so­cie­tà coo­pe­ra­ti­ve.
F. Ri­ser­ve di di­rit­to pub­bli­co e di di­rit­to par­ti­co­la­re
1Per le cor­po­ra­zio­ni e gli isti­tu­ti di di­rit­to pub­bli­co o di ca­rat­te­re ec­cle­sia­sti­co so­no ri­ser­va­te le di­spo­si­zio­ni di di­rit­to pub­bli­co del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni.
2Le unio­ni di per­so­ne che han­no un fi­ne eco­no­mi­co sog­giac­cio­no al­le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to fe­de­ra­le cir­ca le so­cie­tà e le coo­pe­ra­ti­ve.
3I pa­tri­zia­ti e si­mi­li cor­po­ra­zio­ni ri­man­go­no sog­get­ti al­le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to can­to­na­le.
Capo secondo: Delle associazioni
A. Lo­ro co­sti­tu­zio­ne
I. Unio­ni cor­po­ra­ti­ve
1Le as­so­cia­zio­ni che si pro­pon­go­no un fi­ne po­li­ti­co, re­li­gio­so, scien­ti­fi­co, ar­ti­sti­co, be­nè­fi­co o ri­crea­ti­vo, od al­tro fi­ne non eco­no­mi­co, con­se­guo­no la per­so­na­li­tà to­sto che la vo­lon­tà di co­strui­re una cor­po­ra­zio­ne ri­sul­ti da­gli sta­tu­ti.
2Gli sta­tu­ti de­vo­no es­se­re ste­si in for­ma scrit­ta e con­te­ne­re le ne­ces­sa­rie di­spo­si­zio­ni cir­ca il fi­ne, i mez­zi e gli or­ga­ni dell'as­so­cia­zio­ne.
II. Iscri­zio­ne nel re­gi­stro di com­mer­cio
1Ap­pro­va­ti gli sta­tu­ti e co­sti­tui­ta la di­re­zio­ne, l'as­so­cia­zio­ne è au­to­riz­za­ta a far­si iscri­ve­re nel re­gi­stro di com­mer­cio.
2L'iscri­zio­ne è ob­bli­ga­to­ria se l'as­so­cia­zio­ne:
per con­se­gui­re il suo fi­ne eser­ci­ta uno sta­bi­li­men­to d'in­do­le com­mer­cia­le;
sot­to­stà all'ob­bli­go di re­vi­sio­ne.1
3Per ot­te­ne­re l'iscri­zio­ne de­vo­no es­se­re de­po­sti gli sta­tu­ti ed in­di­ca­ti i mem­bri del­la di­re­zio­ne.
III. As­so­cia­zio­ni sen­za per­so­na­li­tà
Le as­so­cia­zio­ni che non pos­so­no ave­re o non han­no an­co­ra la per­so­na­li­tà giu­ri­di­ca so­no pa­ri­fi­ca­te al­le so­cie­tà sem­pli­ci.
IV. Re­la­zio­ni fra gli sta­tu­ti e la leg­ge
1Ove gli sta­tu­ti non di­spon­ga­no cir­ca l'or­ga­niz­za­zio­ne ed i rap­por­ti fra l'as­so­cia­zio­ne e i suoi mem­bri, si ap­pli­ca­no le di­spo­si­zio­ni che se­guo­no.
2Gli sta­tu­ti non pos­so­no de­ro­ga­re a quel­le di­spo­si­zio­ni la cui os­ser­van­za è pre­scrit­ta per leg­ge.
B. Lo­ro or­ga­niz­za­zio­ne
I. As­sem­blea so­cia­le
1. Fun­zio­ni e con­vo­ca­zio­ne
1L'as­sem­blea so­cia­le è l'or­ga­no su­pe­rio­re dell'as­so­cia­zio­ne.
2Es­sa è con­vo­ca­ta dal­la di­re­zio­ne.
3La con­vo­ca­zio­ne de­ve aver luo­go a te­no­re del­lo sta­tu­to, ed an­che per leg­ge quan­do un quin­to dei so­ci lo ri­chie­da.
2. Com­pe­ten­ze
1L'as­sem­blea so­cia­le ri­sol­ve cir­ca l'am­mis­sio­ne o l'esclu­sio­ne dei so­ci, eleg­ge la di­re­zio­ne e de­ci­de tut­ti gli og­get­ti non ri­ser­va­ti ad al­tri or­ga­ni dell'as­so­cia­zio­ne.
2Es­sa eser­ci­ta la sor­ve­glian­za so­pra la ge­stio­ne di que­sti ul­ti­mi, e li può sem­pre re­vo­ca­re, im­pre­giu­di­ca­te le ra­gio­ni che lo­ro com­pe­tes­se­ro per con­trat­to.
3Il di­rit­to di re­vo­ca esi­ste per leg­ge nei ca­si in cui sia giu­sti­fi­ca­to da gra­vi mo­ti­vi.
3. Ri­so­lu­zio­ni so­cia­li
a. For­ma
1Le ri­so­lu­zio­ni so­cia­li so­no pre­se dall'as­sem­blea.
2L'an­nuen­za scrit­ta di tut­ti i so­ci ad una pro­po­sta è pa­ri­fi­ca­ta al­la ri­so­lu­zio­ne so­cia­le, quand'an­che non sia sta­ta te­nu­ta un'as­sem­blea.
b. Di­rit­to di vo­to e mag­gio­ran­za
1Tut­ti i so­ci han­no egual di­rit­to di vo­to nell'as­sem­blea.
2Le ri­so­lu­zio­ni so­cia­li so­no pre­se a mag­gio­ran­za dei vo­ti dei so­ci pre­sen­ti.
3Non si può pren­de­re una ri­so­lu­zio­ne so­pra og­get­ti non de­bi­ta­men­te pre­an­nun­cia­ti, ec­cet­to­ché gli sta­tu­ti espres­sa­men­te lo per­met­ta­no.
c. Esclu­sio­ne dal di­rit­to di vo­to
Nel­le ri­so­lu­zio­ni so­cia­li con­cer­nen­ti un in­te­res­se pri­va­to od una con­tro­ver­sia giu­ri­di­ca fra la so­cie­tà da una par­te ed un so­cio, il suo co­niu­ge od un suo pa­ren­te in li­nea ret­ta dall'al­tra par­te, il so­cio è esclu­so per leg­ge dal di­rit­to di vo­to.
II. Di­re­zio­ne
1. Di­rit­ti e do­ve­ri in ge­ne­ra­le1
La di­re­zio­ne ha il di­rit­to e il do­ve­re di cu­ra­re gli in­te­res­si dell'as­so­cia­zio­ne e di rap­pre­sen­tar­la se­con­do le fa­col­tà con­ces­se da­gli sta­tu­ti.
2. Con­ta­bi­li­tà
La di­re­zio­ne tie­ne i li­bri di com­mer­cio dell'as­so­cia­zio­ne. Le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 con­cer­nen­ti la con­ta­bi­li­tà com­mer­cia­le e la pre­sen­ta­zio­ne dei con­ti si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
1 In­tro­dot­to dal n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 23 dic. 2011 (Di­rit­to con­ta­bi­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 6679; FF 2008 1321).
III. Uf­fi­cio di re­vi­sio­ne
1L'as­so­cia­zio­ne de­ve far ve­ri­fi­ca­re la sua con­ta­bi­li­tà me­dian­te re­vi­sio­ne or­di­na­ria, ef­fet­tua­ta da un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne, se due dei va­lo­ri se­guen­ti so­no ol­tre­pas­sa­ti per due eser­ci­zi con­se­cu­ti­vi:
som­ma di bi­lan­cio di 10 mi­lio­ni di fran­chi;
ci­fra d'af­fa­ri di 20 mi­lio­ni di fran­chi;
50 po­sti di la­vo­ro a tem­po pie­no in me­dia an­nua.
2L'as­so­cia­zio­ne de­ve far ve­ri­fi­ca­re la sua con­ta­bi­li­tà me­dian­te re­vi­sio­ne li­mi­ta­ta, ef­fet­tua­ta da un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne, se un so­cio per­so­nal­men­te re­spon­sa­bi­le o te­nu­to ad ese­gui­re ver­sa­men­ti sup­ple­ti­vi lo chie­de.
3Le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 sull'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne nell'am­bi­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
4Ne­gli al­tri ca­si, gli sta­tu­ti e l'as­sem­blea so­cia­le3 pos­so­no di­sci­pli­na­re li­be­ra­men­te la re­vi­sio­ne.
1 In­tro­dot­to dal n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
IV. La­cu­ne nell'or­ga­niz­za­zio­ne
1Se l'as­so­cia­zio­ne è pri­va di uno de­gli or­ga­ni pre­scrit­ti, un so­cio o un cre­di­to­re può chie­de­re al giu­di­ce di pren­de­re le mi­su­re ne­ces­sa­rie.
2Il giu­di­ce può se­gna­ta­men­te as­se­gna­re all'as­so­cia­zio­ne un ter­mi­ne per ri­pri­sti­na­re la si­tua­zio­ne le­ga­le e, se ne­ces­sa­rio, no­mi­na­re un com­mis­sa­rio.
3L'as­so­cia­zio­ne si as­su­me le spe­se di que­ste mi­su­re. Il giu­di­ce può ob­bli­gar­la a ver­sa­re un an­ti­ci­po al­le per­so­ne no­mi­na­te.
4L'as­so­cia­zio­ne può, per gra­vi mo­ti­vi, chie­de­re al giu­di­ce la re­vo­ca di per­so­ne da lui no­mi­na­te.
C. Di­rit­ti e do­ve­ri dei so­ci
I. Am­mis­sio­ne e di­mis­sio­ne
1L'am­mis­sio­ne di nuo­vi so­ci può av­ve­ni­re in ogni tem­po.
2Il di­rit­to di di­met­ter­si è ga­ran­ti­to per leg­ge, pur­ché la di­mis­sio­ne ne sia an­nun­cia­ta al­me­no sei me­si pri­ma del­la fi­ne dell'an­no so­la­re, o se è pre­vi­sto un pe­rio­do am­mi­ni­stra­ti­vo, sei me­si pri­ma dell'an­no del­la fi­ne di que­sto.
3La qua­li­tà di so­cio non si può alie­na­re né tra­smet­te­re per suc­ces­sio­ne.
II. Con­tri­bu­ti
Se gli sta­tu­ti lo pre­ve­do­no, i so­ci pos­so­no es­se­re te­nu­ti a ver­sa­re con­tri­bu­ti.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 17 dic. 2004 (De­ter­mi­na­zio­ne dei con­tri­bu­ti dei mem­bri di as­so­cia­zio­ni), in vi­go­re dal 1° giu. 2005 (RU 2005 2117; FF 2004 4277 4285).
III. Esclu­sio­ne
1Gli sta­tu­ti pos­so­no sta­bi­li­re i mo­ti­vi per i qua­li un so­cio può es­se­re esclu­so, co­me pos­so­no per­met­ter­ne l'esclu­sio­ne an­che sen­za in­di­ca­zio­ne del mo­ti­vo.
2In que­sti ca­si il mo­ti­vo dell'esclu­sio­ne non può es­se­re con­te­sta­to in giu­di­zio.
3Se gli sta­tu­ti non con­ten­go­no di­spo­si­zio­ni di tal na­tu­ra, l'esclu­sio­ne può aver luo­go so­lo per de­ci­sio­ne dell'as­sem­blea e per mo­ti­vi gra­vi.
IV. Ef­fet­ti del­la di­mis­sio­ne e dell'esclu­sio­ne
1I so­ci che si so­no di­mes­si o che so­no sta­ti esclu­si non han­no al­cun di­rit­to sul pa­tri­mo­nio so­cia­le.
2Es­si so­no te­nu­ti al­le con­tri­bu­zio­ni per il tem­po du­ran­te il qua­le han­no fat­to par­te dell'as­so­cia­zio­ne.
V. Pro­te­zio­ne del fi­ne
A nes­sun so­cio può es­se­re im­po­sto un cam­bia­men­to del fi­ne so­cia­le.
VI. Pro­te­zio­ne dei di­rit­ti dei so­ci
Ogni so­cio ha, per leg­ge, il di­rit­to di con­te­sta­re da­van­ti al giu­di­ce le ri­so­lu­zio­ni con­tra­rie al­la leg­ge od agli sta­tu­ti ch'egli non ab­bia con­sen­ti­te, en­tro un me­se da quan­do ne ha avu­to co­no­scen­za.
Cbis. Re­spon­sa­bi­li­tà
Il pa­tri­mo­nio so­cia­le ri­spon­de del­le ob­bli­ga­zio­ni dell'as­so­cia­zio­ne. Sal­vo di­spo­si­zio­ne con­tra­ria de­gli sta­tu­ti, ta­le re­spon­sa­bi­li­tà è esclu­si­va.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 17 dic. 2004 (De­ter­mi­na­zio­ne dei con­tri­bu­ti dei mem­bri di as­so­cia­zio­ni), in vi­go­re dal 1° giu. 2005 (RU 2005 2117; FF 2004 4277 4285).
D. Scio­gli­men­to
I. Mo­di
1. Per ri­so­lu­zio­ne
Lo scio­gli­men­to dell'as­so­cia­zio­ne può in ogni tem­po es­se­re pro­nun­cia­to dall'as­sem­blea.
2. Per leg­ge
Lo scio­gli­men­to dell'as­so­cia­zio­ne av­vie­ne per leg­ge in ca­so di in­sol­ven­za o quan­do la di­re­zio­ne non pos­sa più es­ser co­sti­tui­ta con­for­me­men­te agli sta­tu­ti.
3. Per sen­ten­za del giu­di­ce
Lo scio­gli­men­to è pro­nun­cia­to dal giu­di­ce ad istan­za dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te o di un in­te­res­sa­to, quan­do il fi­ne dell'as­so­cia­zio­ne sia il­le­ci­to od im­mo­ra­le.
II. Can­cel­la­zio­ne dal re­gi­stro
Se l'as­so­cia­zio­ne è iscrit­ta nel re­gi­stro di com­mer­cio, la di­re­zio­ne od il giu­di­ce de­vo­no co­mu­ni­ca­re lo scio­gli­men­to all'uf­fi­cia­le del re­gi­stro per la can­cel­la­zio­ne.
Capo terzo: Delle fondazioni
A. Co­sti­tu­zio­ne
Per co­sti­tui­re una fon­da­zio­ne oc­cor­re che sia­no de­sti­na­ti dei be­ni al con­se­gui­men­to di un fi­ne par­ti­co­la­re.
II. For­ma
1La fon­da­zio­ne è co­sti­tui­ta per at­to pub­bli­co o per di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te.
2L'iscri­zio­ne nel re­gi­stro di com­mer­cio si ese­gui­sce se­con­do l'at­to di fon­da­zio­ne od, oc­cor­ren­do, se­con­do le istru­zio­ni dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za; in­di­ca inol­tre i no­mi dei mem­bri dell'am­mi­ni­stra­zio­ne.1
3L'au­to­ri­tà che pro­ce­de al­la pub­bli­ca­zio­ne del­la di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te co­mu­ni­ca all'uf­fi­cia­le del re­gi­stro di com­mer­cio la co­sti­tu­zio­ne del­la fon­da­zio­ne.2
2 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
III. Con­te­sta­zio­ne
La fon­da­zio­ne può es­se­re con­te­sta­ta da­gli ere­di o cre­di­to­ri del fon­da­to­re al pa­ri di una do­na­zio­ne.
Gli or­ga­ni del­la fon­da­zio­ne ed il mo­do di am­mi­ni­strar­la so­no de­ter­mi­na­ti dall'at­to di fon­da­zio­ne.
II. Con­ta­bi­li­tà
L'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne tie­ne i li­bri di com­mer­cio del­la fon­da­zio­ne. Le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 con­cer­nen­ti la con­ta­bi­li­tà com­mer­cia­le e la pre­sen­ta­zio­ne dei con­ti si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (di­rit­to del­le fon­da­zio­ni) (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 23 dic. 2011 (Di­rit­to con­ta­bi­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 6679; FF 2008 1321).
1. Ob­bli­go di re­vi­sio­ne e di­rit­to ap­pli­ca­bi­le
1L'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne de­si­gna un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne.
2L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può li­be­ra­re la fon­da­zio­ne dall'ob­bli­go di de­si­gna­re un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne. Il Con­si­glio fe­de­ra­le ne de­fi­ni­sce le con­di­zio­ni.
3Sal­vo di­spo­si­zio­ni par­ti­co­la­ri vi­gen­ti per le fon­da­zio­ni, si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 sull'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne nell'am­bi­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma.
4Se la fon­da­zio­ne è te­nu­ta a far ef­fet­tua­re una re­vi­sio­ne li­mi­ta­ta, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può im­por­le di pro­ce­de­re a una re­vi­sio­ne or­di­na­ria se ne­ces­sa­rio per va­lu­tar­ne af­fi­da­bil­men­te la si­tua­zio­ne pa­tri­mo­nia­le e red­di­tua­le.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
2. Rap­por­to con l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za
L'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne tra­smet­te all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za una co­pia del­la re­la­zio­ne di re­vi­sio­ne e di tut­te le co­mu­ni­ca­zio­ni im­por­tan­ti de­sti­na­te al­la fon­da­zio­ne.
1Se l'or­ga­niz­za­zio­ne pre­vi­sta non è suf­fi­cien­te, se la fon­da­zio­ne è pri­va di uno de­gli or­ga­ni pre­scrit­ti o se uno di ta­li or­ga­ni non è com­po­sto con­for­me­men­te al­le pre­scri­zio­ni, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za pren­de le mi­su­re ne­ces­sa­rie. Es­sa può in par­ti­co­la­re:
as­se­gna­re al­la fon­da­zio­ne un ter­mi­ne per ri­pri­sti­na­re la si­tua­zio­ne le­ga­le; o
no­mi­na­re l'or­ga­no man­can­te o un com­mis­sa­rio.
2Se non è pos­si­bi­le or­ga­niz­za­re la fon­da­zio­ne con­for­me­men­te al suo fi­ne, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za ne de­vol­ve il pa­tri­mo­nio a un'al­tra fon­da­zio­ne aven­te uno sco­po quan­to pos­si­bi­le af­fi­ne.
3La fon­da­zio­ne si as­su­me le spe­se di que­ste mi­su­re. L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può ob­bli­gar­la a ver­sa­re un an­ti­ci­po al­le per­so­ne no­mi­na­te.
4La fon­da­zio­ne può, per gra­vi mo­ti­vi, chie­de­re all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za la re­vo­ca di per­so­ne da es­sa no­mi­na­te.
C. Vi­gi­lan­za
1Le fon­da­zio­ni so­no sot­to­po­ste al­la vi­gi­lan­za de­gli en­ti pub­bli­ci (Con­fe­de­ra­zio­ne, Can­to­ne o Co­mu­ne) a cui ap­par­ten­go­no per la lo­ro de­sti­na­zio­ne.
1bisI Can­to­ni pos­so­no sot­to­por­re al­la vi­gi­lan­za del­la com­pe­ten­te au­to­ri­tà can­to­na­le le fon­da­zio­ni di per­ti­nen­za co­mu­na­le.1
2L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za prov­ve­de af­fin­ché i be­ni sia­no im­pie­ga­ti con­for­me­men­te al fi­ne del­la fon­da­zio­ne.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
Cbis. Mi­su­re in ca­so di ec­ce­den­za dei de­bi­ti e d'in­sol­ven­za
1Se esi­ste fon­da­to ti­mo­re che la fon­da­zio­ne ab­bia un'ec­ce­den­za di de­bi­ti o che per lun­go tem­po non sa­rà più in gra­do di far fron­te ai pro­pri im­pe­gni, l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne sti­la un bi­lan­cio in­ter­me­dio in ba­se al va­lo­re di alie­na­zio­ne dei be­ni e lo sot­to­po­ne per ve­ri­fi­ca all'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne. Se la fon­da­zio­ne non di­spo­ne di un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne, l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne sot­to­po­ne il bi­lan­cio in­ter­me­dio all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za.
2Se con­sta­ta che la fon­da­zio­ne ha un'ec­ce­den­za di de­bi­ti o che per lun­go tem­po non sa­rà più in gra­do di far fron­te ai pro­pri im­pe­gni, l'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne sot­to­po­ne il bi­lan­cio in­ter­me­dio all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za.
3L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za or­di­na al con­si­glio di fon­da­zio­ne di pren­de­re le mi­su­re ne­ces­sa­rie. Se il con­si­glio di fon­da­zio­ne non vi prov­ve­de, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za pren­de es­sa stes­sa le mi­su­re oc­cor­ren­ti.
4All'oc­cor­ren­za, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za chie­de che sia­no pre­se mi­su­re di ese­cu­zio­ne for­za­ta; le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma con­cer­nen­ti la di­chia­ra­zio­ne o il dif­fe­ri­men­to del fal­li­men­to so­no ap­pli­ca­bi­li per ana­lo­gia.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093). Abro­ga­to dal n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), con ef­fet­to dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
D. Mo­di­fi­ca­zio­ne
I. Dell'or­ga­niz­za­zio­ne
L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te può, su pro­po­sta dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za e sen­ti­to l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne, mo­di­fi­ca­re l'or­ga­niz­za­zio­ne del­la fon­da­zio­ne quan­do ciò sia ur­gen­te­men­te ri­chie­sto per la con­ser­va­zio­ne del pa­tri­mo­nio o per il man­te­ni­men­to del fi­ne.
II. Del fi­ne
1. Su pro­po­sta dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za o dell'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne1
1L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te può, su pro­po­sta dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za o dell'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne, mo­di­fi­ca­re il fi­ne del­la fon­da­zio­ne se que­sto ha as­sun­to un ca­rat­te­re o sor­ti­to un ef­fet­to af­fat­to di­ver­so da quel­lo che ave­va in ori­gi­ne, co­sic­ché la fon­da­zio­ne ma­ni­fe­sta­men­te più non cor­ri­spon­da all'in­ten­zio­ne del fon­da­to­re.2
2Nel­le stes­se cir­co­stan­ze pos­so­no es­se­re tol­ti o mo­di­fi­ca­ti gli one­ri o le con­di­zio­ni del­la fon­da­zio­ne che ne pre­giu­di­ca­no il fi­ne.
2. Su ri­chie­sta del fon­da­to­re o in vir­tù di una sua di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te
1L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te mo­di­fi­ca il fi­ne del­la fon­da­zio­ne su ri­chie­sta del fon­da­to­re o in vir­tù di una sua di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te se ta­le pos­si­bi­li­tà è sta­ta pre­vi­sta nell'at­to di fon­da­zio­ne e so­no tra­scor­si al­me­no die­ci an­ni dal­la co­sti­tu­zio­ne del­la fon­da­zio­ne o dall'ul­ti­ma mo­di­fi­ca chie­sta dal fon­da­to­re.
2Se la fon­da­zio­ne per­se­gue uno sco­po pub­bli­co o di uti­li­tà pub­bli­ca se­con­do l'ar­ti­co­lo 56 let­te­ra g del­la leg­ge fe­de­ra­le del 14 di­cem­bre 19902 sull'im­po­sta fe­de­ra­le di­ret­ta, an­che il nuo­vo fi­ne dev'es­se­re pub­bli­co o di uti­li­tà pub­bli­ca.
3Il di­rit­to di esi­ge­re la mo­di­fi­ca del fi­ne non si può ce­de­re e non si tra­smet­te per suc­ces­sio­ne. Se il fon­da­to­re è una per­so­na giu­ri­di­ca, es­so si estin­gue al più tar­di do­po ven­ti an­ni dal­la co­sti­tu­zio­ne del­la fon­da­zio­ne.
4Se la fon­da­zio­ne è sta­ta co­sti­tui­ta da più per­so­ne, es­se pos­so­no chie­de­re la mo­di­fi­ca del fi­ne sol­tan­to con­giun­ta­men­te.
5L'au­to­ri­tà che pro­ce­de al­la pub­bli­ca­zio­ne del­la di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te co­mu­ni­ca all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za com­pe­ten­te la pre­vi­sta mo­di­fi­ca del fi­ne del­la fon­da­zio­ne.
III. Mo­di­fi­che ac­ces­so­rie dell'at­to di fon­da­zio­ne
L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può, sen­ti­to l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne, ap­por­ta­re mo­di­fi­che ac­ces­so­rie all'at­to di fon­da­zio­ne, sem­pre­ché es­se sia­no ri­chie­ste da mo­ti­vi og­get­ti­va­men­te fon­da­ti e non pre­giu­di­chi­no i di­rit­ti di ter­zi.
E. Fon­da­zio­ni di fa­mi­glia ed ec­cle­sia­sti­che
1Non so­no sog­get­te al­le au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za le fon­da­zio­ni di fa­mi­glia e le fon­da­zio­ni ec­cle­sia­sti­che ri­ser­va­te le pre­scri­zio­ni del di­rit­to pub­bli­co.
1bis Le fon­da­zio­ni di fa­mi­glia e le fon­da­zio­ni ec­cle­sia­sti­che non so­no te­nu­te a de­si­gna­re un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne.1
2Le con­tro­ver­sie di di­rit­to pri­va­to so­no di com­pe­ten­za del giu­di­ce.
F. Sop­pres­sio­ne e can­cel­la­zio­ne dal re­gi­stro
I. Sop­pres­sio­ne da par­te dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te
1L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te pro­nun­cia la sop­pres­sio­ne del­la fon­da­zio­ne, su ri­chie­sta o d'uf­fi­cio, se:
il fi­ne non può più es­se­re con­se­gui­to e la fon­da­zio­ne non può es­se­re man­te­nu­ta me­dian­te una mo­di­fi­ca dell'at­to di fon­da­zio­ne; o
il fi­ne è di­ven­ta­to il­le­ci­to o im­mo­ra­le.
2La sop­pres­sio­ne del­le fon­da­zio­ni di fa­mi­glia e del­le fon­da­zio­ni ec­cle­sia­sti­che è pro­nun­cia­ta dal giu­di­ce.
II. Le­git­ti­ma­zio­ne at­ti­va, can­cel­la­zio­ne dal re­gi­stro
1La ri­chie­sta o azio­ne di sop­pres­sio­ne del­la fon­da­zio­ne può es­se­re pro­po­sta da chiun­que vi ab­bia un in­te­res­se.
2La sop­pres­sio­ne è no­ti­fi­ca­ta all'uf­fi­cia­le del re­gi­stro di com­mer­cio af­fin­ché pro­ce­da al­la can­cel­la­zio­ne dell'iscri­zio­ne.
G. Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le2
1Per le isti­tu­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le, co­sti­tui­te in for­ma di fon­da­zio­ni in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 331 del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni3 si ap­pli­ca­no inol­tre le di­spo­si­zio­ni se­guen­ti.4
2Gli or­ga­ni del­la fon­da­zio­ne de­vo­no da­re ai be­ne­fi­cia­ri tut­te le in­for­ma­zio­ni ne­ces­sa­rie su l'or­di­na­men­to, l'at­ti­vi­tà e lo sta­to fi­nan­zia­rio del­la fon­da­zio­ne.
3I la­vo­ra­to­ri che pa­ga­no con­tri­bu­ti al­la fon­da­zio­ne par­te­ci­pa­no all'am­mi­ni­stra­zio­ne al­me­no in ra­gio­ne dei me­de­si­mi. Es­si eleg­go­no tra sé, a mi­su­ra del pos­si­bi­le, i lo­ro rap­pre­sen­tan­ti.
5I be­ne­fi­cia­ri pos­so­no esi­ge­re giu­di­zial­men­te pre­sta­zio­ni del­la fon­da­zio­ne, se han­no pa­ga­to con­tri­bu­ti op­pu­re se un ta­le di­rit­to è lo­ro con­fe­ri­to nell'or­di­na­men­to del­la me­de­si­ma.
6Per le fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le che ope­ra­no nel cam­po del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà e sog­giac­cio­no al­la leg­ge del 17 di­cem­bre 19936 sul li­be­ro pas­sag­gio (LFLP) si ap­pli­ca­no inol­tre le se­guen­ti di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 25 giu­gno 19827 sul­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà (LPP) con­cer­nen­ti:8
la de­fi­ni­zio­ne e i prin­ci­pi del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le e del sa­la­rio o red­di­to as­si­cu­ra­bi­le (art. 1, 33a e 33b),
l'as­sog­get­ta­men­to del­le per­so­ne all'AVS (art. 5 cpv. 1);
i be­ne­fi­cia­ri di pre­sta­zio­ni per i su­per­sti­ti (art. 20a),
l'ade­gua­men­to del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà do­po il con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le (art. 24 cpv. 5),
la pro­ro­ga prov­vi­so­ria del rap­por­to di as­si­cu­ra­zio­ne e il man­te­ni­men­to del di­rit­to al­le pre­sta­zio­ni in ca­so di ri­du­zio­ne o sop-pres­sio­ne del­la ren­di­ta dell'as­si­cu­ra­zio­ne in­va­li­di­tà (art. 26a),
l'ade­gua­men­to del­le pre­sta­zio­ni re­go­la­men­ta­ri all'evo­lu­zio­ne dei prez­zi (art. 36 cpv. 2-4),
il con­sen­so al­la li­qui­da­zio­ne in ca­pi­ta­le (art. 37a),
la pre­scri­zio­ne dei di­rit­ti e la con­ser­va­zio­ne di do­cu­men­ti (art. 41),
5a.15 l'uti­liz­za­zio­ne, il trat­ta­men­to e la co­mu­ni­ca­zio­ne del nu­me­ro d'as­si­cu­ra­to dell'as­si­cu­ra­zio­ne vec­chia­ia e su­per­sti­ti (art. 48 cpv. 4, 85a lett. f e 86a cpv. 2 lett. bbis),
la re­spon­sa­bi­li­tà (art. 52),
l'abi­li­ta­zio­ne e i com­pi­ti de­gli or­ga­ni di con­trol­lo (art. 52a-52e),
l'in­te­gri­tà e la leal­tà dei re­spon­sa­bi­li, i ne­go­zi giu­ri­di­ci con per­so­ne vi­ci­ne e i con­flit­ti d'in­te­res­se (art. 51b, 51c e 53a),
la li­qui­da­zio­ne par­zia­le o to­ta­le (art. 53b-53d),
lo scio­gli­men­to dei con­trat­ti (art. 53e e 53f),
il fon­do di ga­ran­zia (art. 56 cpv. 1 lett. c e cpv. 2-5, 56a, 57 e 59),
la vi­gi­lan­za e l'al­ta vi­gi­lan­za (art. 61-62a e 64-64c),
la si­cu­rez­za fi­nan­zia­ria (art. 65 cpv. 1, 3 e 4, 66 cpv. 4, 67 e 72a-72g),
la tra­spa­ren­za (art. 65a),
le ri­ser­ve (art. 65b),
i con­trat­ti as­si­cu­ra­ti­vi tra isti­tu­ti di pre­vi­den­za e isti­tu­ti d'as­si­cu­ra­zio­ne (art. 68 cpv. 3 e 4),
l'am­mi­ni­stra­zio­ne del pa­tri­mo­nio (art. 71),
il con­ten­zio­so (art. 73 e 74),
le di­spo­si­zio­ni pe­na­li (art. 75-79),
il ri­scat­to (art. 79b),
il sa­la­rio as­si­cu­ra­bi­le e il red­di­to as­si­cu­ra­bi­le (art. 79c),
l'in­for­ma­zio­ne de­gli as­si­cu­ra­ti (art. 86b).22
7Per le fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le che ope­ra­no nel cam­po del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà, ma non sog­giac­cio­no al­la LFLP, co­me i co­sid­det­ti fon­di pa­dro­na­li di pre­vi­den­za con pre­sta­zio­ni di­scre­zio­na­li e le fon­da­zio­ni di fi­nan­zia­men­to, si ap­pli­ca­no sol­tan­to le se­guen­ti di­spo­si­zio­ni del­la LPP con­cer­nen­ti:
l'uti­liz­za­zio­ne, il trat­ta­men­to e la co­mu­ni­ca­zio­ne del nu­me­ro d'as­si­cu­ra­to dell'AVS (art. 48 cpv. 4, 85a lett. f e 86a cpv. 2 lett. bbis);
la re­spon­sa­bi­li­tà (art. 52);
l'abi­li­ta­zio­ne e i com­pi­ti dell'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne (art. 52a, 52b e 52c cpv. 1 lett. a-d e g, 2 e 3);
l'in­te­gri­tà e le leal­tà dei re­spon­sa­bi­li, i ne­go­zi giu­ri­di­ci con per­so­ne vi­ci­ne e i con­flit­ti d'in­te­res­se (art. 51b, 51c e 53a);
la li­qui­da­zio­ne to­ta­le (art. 53c);
la vi­gi­lan­za e l'al­ta vi­gi­lan­za (art. 61-62a e 64-64b);
il con­ten­zio­so (art. 73 e 74);
le di­spo­si­zio­ni pe­na­li (art. 75-79);
il trat­ta­men­to fi­sca­le (art. 80, 81 cpv. 1 e 83).23
8Per le fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le di cui al ca­po­ver­so 7 si ap­pli­ca­no inol­tre le di­spo­si­zio­ni se­guen­ti:
es­se am­mi­ni­stra­no il lo­ro pa­tri­mo­nio in mo­do da ga­ran­ti­re la si­cu­rez­za de­gli in­ve­sti­men­ti, la lo­ro suf­fi­cien­te red­di­ti­vi­tà e le li­qui­di­tà ne­ces­sa­rie all'adem­pi­men­to dei pro­pri com­pi­ti;
l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za de­ci­de, su ri­chie­sta del con­si­glio di fon­da­zio­ne, in me­ri­to a fat­ti con­cer­nen­ti la li­qui­da­zio­ne par­zia­le di fon­di pa­dro­na­li di pre­vi­den­za con pre­sta­zio­ni di­scre­zio­na­li;
es­se ten­go­no con­to, per ana­lo­gia, dei prin­ci­pi del­la pa­ri­tà di trat­ta­men­to e di ade­gua­tez­za.24
1 In­tro­dot­to dal n. II del­la LF del 21 mar. 1958, in vi­go­re dal 1° lug. 1958 (RU 1958 393). Fi­no all'en­tra­ta del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne) il 1° gen. 2013 (RU 2011 725): art. 89bis.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II art. 2 n. 1 del­la LF del 25 giu. 1971, in vi­go­re dal 1° gen. 1972 (RU 1971 1461; FF 1968 II 177).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II art. 2 n. 1 del­la LF del 25 giu. 1971, in vi­go­re dal 1° gen. 1972 (RU 1971 1461; FF 1968 II 177).
5 Abro­ga­to dal n. III del­la LF del 21 giu. 1996, con ef­fet­to dal 1° gen. 1997 (RU 1996 3067; FF 1996 I 493 509).
8 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 25 set. 2015 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2016 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
9 Nuo­vo te­sto giu­sta giu­goil n. II 1 del­la LF dell'11 dic. 2009 (Mi­su­re per age­vo­la­re la par­te­ci­pa­zio­ne al mer­ca­to del la­vo­ro dei la­vo­ra­to­ri an­zia­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4427; FF 2007 5199).
10 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 25 set. 2016 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2016 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
11 In­tro­dot­ta dal n. 2 dell'all. al­la LF del 18 mar. 2011 (6a re­vi­sio­ne AI, pri­mo pac­chet­to di mi­su­re) (RU 2011 5659; FF 2010 1603). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 del­la LF del 19 giu­gno 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
12 In­tro­dot­to dal n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
13 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 18 giu. 2004, in vi­go­re dal 1° gen. 2005 (RU 2004 4635; FF 2003 5557).
14 In­tro­dot­to dal n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
15 In­tro­dot­to dal n.1 dell'all. al­la LF del 23 giu. 2006 (Nuo­vo nu­me­ro d'as­si­cu­ra­to dell'AVS), in vi­go­re dal 1° dic. 2007 (RU 2007 5259; FF 2006 471).
16 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
17 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
18 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II del­la LF del 20 dic. 2006 (Cam­bia­men­to dell'isti­tu­to di pre­vi­den­za), in vi­go­re dal 1° mag. 2007 (RU 2007 1803; FF 2005 5283 5295).
19 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
20 Abro­ga­to dal n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), con ef­fet­to dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
21 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 17 dic. 2010 (Fi­nan­zia­men­to de­gli isti­tu­ti di pre­vi­den­za de­gli en­ti di di­rit­to pub­bli­co), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3385; FF 2008 7339).
22 In­tro­dot­to dal n. I dell'all. al­la LF del 25 giu. 1982 sul­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà (RU 1983 797; FF 1976 I 113). Nuo­vo te­sto giu­sta il n.1 dell'all. al­la LF del 3 ott. 2003 (1a re­vi­sio­ne del­la LPP); n. 6, 7, 10 a 12, 14 (ad ec­ce­zio­ne dell'art. 66 cpv. 4), 15, 17 a 20 e 23 in vi­go­re dal 1° apr. 2004; n. 3 a 5, 8, 9, 13, 14 (art. 66 cpv. 4) e 16 in vi­go­re dal 1° gen. 2005; n. 1, 21 e 22 in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2004 1677; FF 2000 2431).
23 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 25 set. 2015 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2016 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
24 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 25 set. 2015 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2015 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
Titolo secondo : Delle collette pubbliche
A. Di­fet­to di am­mi­ni­stra­zio­ne
1Qua­lo­ra non sia prov­ve­du­to all'am­mi­ni­stra­zio­ne o all'uti­liz­za­zio­ne di be­ni rac­col­ti me­dian­te col­let­te pub­bli­che per sco­pi di uti­li­tà pub­bli­ca, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te or­di­na i prov­ve­di­men­ti ne­ces­sa­ri.
2Es­sa può no­mi­na­re un com­mis­sa­rio o de­vol­ve­re i be­ni a un'as­so­cia­zio­ne o fon­da­zio­ne aven­te uno sco­po quan­to pos­si­bi­le af­fi­ne a quel­lo per il qua­le so­no sta­ti rac­col­ti.
3Le di­spo­si­zio­ni sul­la pro­te­zio­ne de­gli adul­ti re­la­ti­ve al­le cu­ra­te­le si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia al com­mis­sa­rio.
B. Com­pe­ten­za
1È com­pe­ten­te il Can­to­ne nel qua­le è sta­ta am­mi­ni­stra­ta la mag­gior par­te dei be­ni rac­col­ti.
2Sal­vo che il Can­to­ne di­spon­ga al­tri­men­ti, è com­pe­ten­te l'au­to­ri­tà in­ca­ri­ca­ta di vi­gi­la­re sul­le fon­da­zio­ni.
Libro secondo: Del diritto di famiglia
Parte prima: Del diritto matrimoniale
Titolo terzo: Del matrimonio
A. Pro­mes­sa nu­zia­le
1Il fi­dan­za­men­to è co­sti­tui­to dal­la pro­mes­sa nu­zia­le.
2I mi­no­ren­ni non so­no vin­co­la­ti da una pro­mes­sa nu­zia­le fat­ta sen­za il con­sen­so del lo­ro rap­pre­sen­tan­te le­ga­le.1
3Il fi­dan­za­men­to non dà azio­ne per la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio.
B. Scio­gli­men­to del fi­dan­za­men­to
I. Re­ga­li
1Ad ec­ce­zio­ne de­gli usua­li re­ga­li di cir­co­stan­za, i re­ga­li che i fi­dan­za­ti si so­no fat­ti pos­so­no es­se­re ri­ven­di­ca­ti, sem­pre che il fi­dan­za­men­to non sia sta­to sciol­to per mor­te di uno dei fi­dan­za­ti.
2Se non si può fa­re la re­sti­tu­zio­ne in na­tu­ra, si ap­pli­ca­no le nor­me dell'in­de­bi­to ar­ric­chi­men­to.
II. Par­te­ci­pa­zio­ne fi­nan­zia­ria
Il fi­dan­za­to che in buo­na fe­de ha so­ste­nu­to del­le spe­se in vi­sta del ma­tri­mo­nio può pre­ten­de­re dall'al­tro una par­te­ci­pa­zio­ne ade­gua­ta pur­ché, vi­sto l'in­sie­me del­le cir­co­stan­ze, ta­le par­te­ci­pa­zio­ne non si pa­le­si ini­qua.
III. Pre­scri­zio­ne
Le azio­ni de­ri­van­ti dal fi­dan­za­men­to si pre­scri­vo­no in un an­no dal­la rot­tu­ra del me­de­si­mo.
A. Ca­pa­ci­tà al ma­tri­mo­nio
1Per con­trar­re ma­tri­mo­nio, gli spo­si de­vo­no aver com­piu­to il di­ciot­te­si­mo an­no d'età ed es­se­re ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to.
1 Abro­ga­to dal n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), con ef­fet­to dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
B. Im­pe­di­men­ti al ma­tri­mo­nio
I. Pa­ren­te­la1
1È proi­bi­to con­trar­re ma­tri­mo­nio tra pa­ren­ti in li­nea ret­ta non­ché tra fra­tel­li o so­rel­le ger­ma­ni, con­san­gui­nei o ute­ri­ni, sen­za di­stin­zio­ne di pa­ren­te­la per di­scen­den­za o ado­zio­ne.2
2L'ado­zio­ne non an­nul­la l'im­pe­di­men­to del­la pa­ren­te­la esi­sten­te fra l'adot­ta­to e i suoi di­scen­den­ti, da un la­to, e la sua fa­mi­glia del san­gue dall'al­tro.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
II. Ma­tri­mo­nio an­te­ce­den­te
Chi vuol con­trar­re un nuo­vo ma­tri­mo­nio de­ve for­ni­re la pro­va che il suo ma­tri­mo­nio an­te­ce­den­te è sta­to sciol­to o è sta­to di­chia­ra­to nul­lo.
Capo terzo: Della procedura preparatoria e della celebrazione del matrimonio
A. Prin­ci­pi
1Il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to dall'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le do­po la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria.
2La ce­le­bra­zio­ne av­vie­ne nel cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le scel­to dai fi­dan­za­ti.
3La ce­ri­mo­nia re­li­gio­sa non può av­ve­ni­re pri­ma del­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio ci­vi­le.
Abis. Elu­sio­ne del di­rit­to in ma­te­ria di stra­nie­ri
1L'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le si ri­fiu­ta di pro­ce­de­re se il fi­dan­za­to o la fi­dan­za­ta ma­ni­fe­sta­men­te non in­ten­de crea­re l'unio­ne co­niu­ga­le ben­sì elu­de­re le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve all'am­mis­sio­ne e al sog­gior­no de­gli stra­nie­ri.
2Egli sen­te i fi­dan­za­ti e può sol­le­ci­ta­re in­for­ma­zio­ni da al­tre au­to­ri­tà o ter­zi.
1 In­tro­dot­to dal n. II 4 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 su­gli stra­nie­ri, in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 5437; FF 2002 3327).
B. Pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria
I. Do­man­da
1I fi­dan­za­ti inol­tra­no la do­man­da di apri­re la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria all'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le del do­mi­ci­lio di uno di lo­ro.
2Es­si com­pa­io­no per­so­nal­men­te. Se i fi­dan­za­ti pro­va­no che ciò non può es­se­re ma­ni­fe­sta­men­te pre­te­so da lo­ro, la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria è am­mes­sa nel­la for­ma scrit­ta.
3I fi­dan­za­ti pro­va­no la lo­ro iden­ti­tà per mez­zo di do­cu­men­ti e di­chia­ra­no per­so­nal­men­te all'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le di adem­pie­re i re­qui­si­ti del ma­tri­mo­nio; pro­du­co­no inol­tre i ne­ces­sa­ri con­sen­si.
4I fi­dan­za­ti che non han­no la cit­ta­di­nan­za sviz­ze­ra de­vo­no pro­va­re la le­ga­li­tà del lo­ro sog­gior­no in Sviz­ze­ra du­ran­te la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria.1
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 12 giu. 2009 (Im­pe­di­re la con­clu­sio­ne di ma­tri­mo­ni in ca­so di sog­gior­no ir­re­go­la­re), in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 3057; FF 2008 2145 2159).
II. Ese­cu­zio­ne e chiu­su­ra del­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria
1L'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le esa­mi­na se:
la do­man­da sia sta­ta de­po­si­ta­ta re­go­lar­men­te;
l'iden­ti­tà dei fi­dan­za­ti sia ac­cer­ta­ta;
sia­no sod­di­sfat­ti i re­qui­si­ti del ma­tri­mo­nio, in par­ti­co­la­re se non sus­si­sta­no cir­co­stan­ze se­con­do cui la do­man­da ma­ni­fe­sta­men­te non cor­ri­spon­de al­la li­be­ra vo­lon­tà dei fi­dan­za­ti.
2Se ta­le è il ca­so, l'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le co­mu­ni­ca ai fi­dan­za­ti la con­clu­sio­ne del­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria non­ché i ter­mi­ni le­ga­li per la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio.
3L'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le fis­sa d'in­te­sa con i fi­dan­za­ti, nel qua­dro del­le di­spo­si­zio­ni can­to­na­li, il mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio op­pu­re, se ne è ri­chie­sto, au­to­riz­za la ce­le­bra­zio­ne in un al­tro cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le.
4L'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le co­mu­ni­ca all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te l'iden­ti­tà dei fi­dan­za­ti che non han­no for­ni­to la pro­va del­la le­ga­li­tà del lo­ro sog­gior­no in Sviz­ze­ra.2
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
2 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 12 giu. 2009 (Im­pe­di­re la con­clu­sio­ne di ma­tri­mo­ni in ca­so di sog­gior­no ir­re­go­la­re), in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 3057; FF 2008 2145 2159).
1Il ma­tri­mo­nio può es­se­re ce­le­bra­to al più pre­sto die­ci gior­ni e al più tar­di tre me­si do­po la co­mu­ni­ca­zio­ne del­la chiu­su­ra del­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria.
2Quan­do uno dei fi­dan­za­ti è in pe­ri­co­lo di mor­te e vi è da te­me­re che l'os­ser­van­za del ter­mi­ne di die­ci gior­ni non sia più pos­si­bi­le, l'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le può, die­tro pre­sen­ta­zio­ne di un at­te­sta­to me­di­co, ab­bre­via­re il ter­mi­ne o ce­le­bra­re im­me­dia­ta­men­te il ma­tri­mo­nio.
C. Ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio
I. Luo­go
1Il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to nel lo­ca­le a ciò de­sti­na­to del cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le pre­scel­to dai fi­dan­za­ti.
2Se la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria si è te­nu­ta in un al­tro cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le, i fi­dan­za­ti de­vo­no pre­sen­ta­re un'au­to­riz­za­zio­ne a ce­le­bra­re il ma­tri­mo­nio.
3Il ma­tri­mo­nio può es­se­re ce­le­bra­to in un al­tro luo­go se i fi­dan­za­ti di­mo­stra­no che ma­ni­fe­sta­men­te non si può esi­ge­re da lo­ro che si re­chi­no nel lo­ca­le dei ma­tri­mo­ni.
1Il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to pub­bli­ca­men­te, in pre­sen­za di due te­sti­mo­ni mag­gio­ren­ni e ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to.
2L'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le ri­vol­ge agli spo­si sin­go­lar­men­te la do­man­da se vo­glio­no unir­si in ma­tri­mo­nio.
3Ri­ce­vu­te le ri­spo­ste af­fer­ma­ti­ve, l'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di­chia­ra che, in vir­tù di que­sto vi­cen­de­vo­le con­sen­so, il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to.
D. Di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne
Il Con­si­glio fe­de­ra­le e, nell'am­bi­to del­la lo­ro com­pe­ten­za, i Can­to­ni ema­na­no le di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne ne­ces­sa­rie.
Il ma­tri­mo­nio ce­le­bra­to da un uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le può es­se­re an­nul­la­to sol­tan­to per uno dei mo­ti­vi pre­vi­sti dal pre­sen­te ca­po.
B. Nul­li­tà as­so­lu­ta
I. Cau­se
È da­ta una cau­sa di nul­li­tà se:
al mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne uno de­gli spo­si era già co­niu­ga­to e il pre­ce­den­te ma­tri­mo­nio non era sta­to sciol­to per di­vor­zio o mor­te del co­niu­ge;
al mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne uno de­gli spo­si non era ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to e da al­lo­ra non ha riac­qui­sta­to la ca­pa­ci­tà di di­scer­ni­men­to;
la ce­le­bra­zio­ne era vie­ta­ta per pa­ren­te­la;
uno de­gli spo­si non in­ten­de­va crea­re l'unio­ne co­niu­ga­le ben­sì elu­de­re le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve all'am­mis­sio­ne e al sog­gior­no de­gli stra­nie­ri;
uno de­gli spo­si ha con­trat­to ma­tri­mo­nio sen­za che ciò cor­ri­spon­des­se al­la sua li­be­ra vo­lon­tà;4
uno de­gli spo­si è mi­no­ren­ne, sal­vo che in­te­res­si pre­pon­de­ran­ti del­lo stes­so im­pon­ga­no il pro­se­gui­men­to del ma­tri­mo­nio.
2 In­tro­dot­to dal n. II 4 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 su­gli stra­nie­ri, in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 5437; FF 2002 3327).
3 In­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
4 Te­sto ret­ti­fi­ca­to dal­la Com­mis­sio­ne di re­da­zio­ne dell'AF (art. 58 cpv. 1 LParl; RS 171.10).
5 In­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 mag. 2013 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035FF 2011 1987; FF 2011 1987).
II. Azio­ne
1L'azio­ne è pro­mos­sa d'uf­fi­cio dall'au­to­ri­tà can­to­na­le com­pe­ten­te al do­mi­ci­lio dei co­niu­gi; la può inol­tre pro­por­re qual­sia­si in­te­res­sa­to. Com­pa­ti­bil­men­te con i lo­ro com­pi­ti, le au­to­ri­tà del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni che han­no mo­ti­vo di ri­te­ne­re nul­lo un ma­tri­mo­nio ne in­for­ma­no l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te per pro­muo­ve­re l'azio­ne.1
2Do­po lo scio­gli­men­to del ma­tri­mo­nio l'azio­ne di nul­li­tà non è più pro­po­ni­bi­le d'uf­fi­cio; ogni in­te­res­sa­to può non­di­me­no pro­por­la.
3L'azio­ne è pro­po­ni­bi­le in ogni tem­po.
1 Per. in­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 mag. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
C. Nul­li­tà re­la­ti­va
Un co­niu­ge può do­man­da­re la nul­li­tà del ma­tri­mo­nio se:
al mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio era, per cau­sa tran­si­to­ria, in­ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to;
ave­va di­chia­ra­to per er­ro­re di ac­con­sen­ti­re al­la ce­le­bra­zio­ne, sia che non in­ten­des­se spo­sar­si, sia che cre­des­se di spo­sa­re un'al­tra per­so­na;
ave­va con­trat­to ma­tri­mo­nio per­ché in­ten­zio­nal­men­te in­dot­to in er­ro­re su qua­li­tà per­so­na­li es­sen­zia­li dell'al­tro;
1 Abro­ga­to dal n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, con ef­fet­to dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
1L'azio­ne di nul­li­tà de­ve es­se­re pro­mos­sa en­tro sei me­si dal gior­no in cui l'aven­te di­rit­to ha sco­per­to la cau­sa di nul­li­tà o so­no ces­sa­ti gli ef­fet­ti del­la mi­nac­cia, ma in ogni ca­so en­tro cin­que an­ni dal­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio.
2L'azio­ne di nul­li­tà del ma­tri­mo­nio non si tra­smet­te agli ere­di; un ere­de può tut­ta­via pro­se­gui­re l'azio­ne già pro­mos­sa al mo­men­to del de­ces­so.
D. Ef­fet­ti del­la sen­ten­za
1La nul­li­tà del ma­tri­mo­nio pro­du­ce ef­fet­ti sol­tan­to do­po es­se­re sta­ta pro­nun­cia­ta dal giu­di­ce; fi­no al­la sen­ten­za il ma­tri­mo­nio pro­du­ce tut­ti gli ef­fet­ti di un ma­tri­mo­nio va­li­do, ec­cet­to i di­rit­ti di suc­ces­sio­ne che il co­niu­ge su­per­sti­te per­de in ogni ca­so.
2Le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve al di­vor­zio si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia agli ef­fet­ti del­la sen­ten­za di nul­li­tà sui co­niu­gi e sui fi­gli.
3La pre­sun­zio­ne di pa­ter­ni­tà del ma­ri­to de­ca­de se il ma­tri­mo­nio è di­chia­ra­to nul­lo per­ché con­trat­to al­lo sco­po di elu­de­re le pre­scri­zio­ni re­la­ti­ve all'am­mis­sio­ne e al sog­gior­no de­gli stra­nie­ri.1
A. Di­vor­zio su ri­chie­sta co­mu­ne
I. Ac­cor­do com­ple­to
1Se i co­niu­gi do­man­da­no il di­vor­zio me­dian­te ri­chie­sta co­mu­ne e pro­du­co­no una con­ven­zio­ne com­ple­ta su­gli ef­fet­ti del di­vor­zio, cor­re­da­ta dei do­cu­men­ti ne­ces­sa­ri e di con­clu­sio­ni co­mu­ni re­la­ti­ve ai fi­gli, il giu­di­ce li sen­te se­pa­ra­ta­men­te e in­sie­me. L'au­di­zio­ne può svol­ger­si in più se­du­te.
2Se si è con­vin­to che i co­niu­gi han­no inol­tra­to la ri­chie­sta e sti­pu­la­to la con­ven­zio­ne do­po ma­tu­ra ri­fles­sio­ne e per li­be­ra scel­ta e che la con­ven­zio­ne con le con­clu­sio­ni re­la­ti­ve ai fi­gli può es­se­re omo­lo­ga­ta, il giu­di­ce pro­nun­cia il di­vor­zio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 25 set. 2009 (Pe­rio­do di ri­fles­sio­ne nel­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio su ri­chie­sta co­mu­ne), in vi­go­re dal 1° feb. 2010 (RU 2010 281; FF 2008 1667 1683).
II. Ac­cor­do par­zia­le
1I co­niu­gi pos­so­no do­man­da­re il di­vor­zio me­dian­te ri­chie­sta co­mu­ne e di­chia­ra­re che il tri­bu­na­le de­ci­da su quel­le con­se­guen­ze ac­ces­so­rie in me­ri­to al­le qua­li sus­si­ste di­sac­cor­do.
2I co­niu­gi so­no sen­ti­ti, co­me nel ca­so di ac­cor­do com­ple­to, sul­la lo­ro ri­chie­sta, sul­le con­se­guen­ze del di­vor­zio in me­ri­to al­le qua­li so­no per­ve­nu­ti ad un ac­cor­do e sul­la lo­ro di­chia­ra­zio­ne di de­man­da­re al giu­di­ce la de­ci­sio­ne sul­le al­tre con­se­guen­ze.
B. Di­vor­zio su azio­ne di un co­niu­ge
I. Do­po la so­spen­sio­ne del­la vi­ta co­mu­ne
Un co­niu­ge può do­man­da­re il di­vor­zio se al mo­men­to del­la li­ti­spen­den­za o il gior­no del­la so­sti­tu­zio­ne del­la ri­chie­sta co­mu­ne con un'azio­ne uni­la­te­ra­le i co­niu­gi vi­vo­no se­pa­ra­ti da al­me­no due an­ni.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 19 dic. 2003 (Ter­mi­ne di se­pa­ra­zio­ne nel di­rit­to del di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° giu. 2004 (RU 2004 2161; FF 2003 7101 5066).
II. Rot­tu­ra del vin­co­lo co­niu­ga­le
Un co­niu­ge può do­man­da­re il di­vor­zio pri­ma del­la sca­den­za del ter­mi­ne di due an­ni quan­do per mo­ti­vi gra­vi che non gli so­no im­pu­ta­bi­li non si pos­sa ra­gio­ne­vol­men­te esi­ge­re da lui la con­ti­nua­zio­ne dell'unio­ne co­niu­ga­le.
A. Con­di­zio­ni e pro­ce­du­ra
1Al­le stes­se con­di­zio­ni del di­vor­zio, i co­niu­gi pos­so­no chie­de­re la se­pa­ra­zio­ne.
3Il di­rit­to di do­man­da­re il di­vor­zio non è toc­ca­to dal­la sen­ten­za di se­pa­ra­zio­ne.
B. Ef­fet­ti del­la se­pa­ra­zio­ne
1Con la se­pa­ra­zio­ne per­so­na­le su­ben­tra per leg­ge la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni.
2Per il ri­ma­nen­te si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia le di­spo­si­zio­ni sul­le mi­su­re a tu­te­la dell'unio­ne co­niu­ga­le.
A. Co­gno­me
Il co­niu­ge che ha cam­bia­to co­gno­me in oc­ca­sio­ne del ma­tri­mo­nio con­ser­va il nuo­vo co­gno­me an­che do­po il di­vor­zio; può tut­ta­via di­chia­ra­re in ogni tem­po all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di vo­ler ri­pren­de­re il pro­prio co­gno­me da ce­li­be o nu­bi­le.
B. Re­gi­me ma­tri­mo­nia­le e di­rit­to suc­ces­so­rio
1La li­qui­da­zio­ne del re­gi­me dei be­ni è ret­ta dal­le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to sul re­gi­me dei be­ni ma­tri­mo­nia­li.
2I co­niu­gi di­vor­zia­ti ces­sa­no di es­se­re ere­di le­git­ti­mi l'uno dell'al­tro e non pos­so­no avan­za­re pre­te­se per di­spo­si­zio­ni a cau­sa di mor­te al­le­sti­te pri­ma del­la li­ti­spen­den­za del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio.
C. Abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re
1Quan­do lo giu­sti­fi­chi­no la pre­sen­za di fi­gli o al­tri gra­vi mo­ti­vi, il giu­di­ce può at­tri­bui­re a uno sol­tan­to dei co­niu­gi i di­rit­ti e gli ob­bli­ghi ri­sul­tan­ti da un con­trat­to di lo­ca­zio­ne re­la­ti­vo all'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re, pur­ché si pos­sa ra­gio­ne­vol­men­te esi­ger­lo dall'al­tro co­niu­ge.
2Il co­niu­ge ex lo­ca­ta­rio ri­spon­de so­li­dal­men­te del­la pi­gio­ne fi­no al mo­men­to in cui il rap­por­to di lo­ca­zio­ne ces­sa o può es­se­re sciol­to per con­trat­to o per leg­ge, ma in ogni ca­so du­ran­te due an­ni al mas­si­mo; ove fos­se ci­ta­to in giu­di­zio per il ca­no­ne di lo­ca­zio­ne, egli può com­pen­sa­re l'im­por­to ver­sa­to con il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to do­vu­to all'al­tro co­niu­ge, me­dian­te ra­te equi­va­len­ti al ca­no­ne men­si­le.
3Se l'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re ap­par­tie­ne a uno dei co­niu­gi, il giu­di­ce può, al­le me­de­si­me con­di­zio­ni, at­tri­bui­re all'al­tro un di­rit­to d'abi­ta­zio­ne, per una du­ra­ta li­mi­ta­ta e con­tro ade­gua­ta in­den­ni­tà o im­pu­ta­zio­ne sul con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to. Il di­rit­to d'abi­ta­zio­ne è li­mi­ta­to o sop­pres­so ove lo esi­ga­no fat­ti nuo­vi ri­le­van­ti.
D. Pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le
Le pre­te­se di pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le ac­qui­si­te du­ran­te il ma­tri­mo­nio fi­no al pro­mo­vi­men­to del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio so­no og­get­to di con­gua­glio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
II. Con­gua­glio del­le pre­sta­zio­ni d'usci­ta
1Le pre­sta­zio­ni d'usci­ta ac­qui­si­te, com­pre­si gli ave­ri di li­be­ro pas­sag­gio e i pre­lie­vi an­ti­ci­pa­ti per la pro­prie­tà di un'abi­ta­zio­ne, so­no di­vi­si per me­tà.
2Il ca­po­ver­so 1 non si ap­pli­ca ai ver­sa­men­ti uni­ci di be­ni pro­pri per leg­ge.
3Le pre­sta­zio­ni d'usci­ta da di­vi­de­re so­no cal­co­la­te con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 15-17 e 22a o 22b del­la leg­ge del 17 di­cem­bre 19932 sul li­be­ro pas­sag­gio.
III. Con­gua­glio del­le ren­di­te d'in­va­li­di­tà ver­sa­te pri­ma dell'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to
1Se, al mo­men­to del pro­mo­vi­men­to del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio, un co­niu­ge per­ce­pi­sce una ren­di­ta d'in­va­li­di­tà e non ha an­co­ra rag­giun­to l'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to, l'im­por­to che gli spet­te­reb­be con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 2 ca­po­ver­so 1ter del­la leg­ge del 17 di­cem­bre 19932 sul li­be­ro pas­sag­gio in ca­so di sop­pres­sio­ne del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà va­le co­me pre­sta­zio­ne d'usci­ta.
2Le di­spo­si­zio­ni sul con­gua­glio del­le pre­sta­zio­ni d'usci­ta si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
3Il Con­si­glio fe­de­ra­le sta­bi­li­sce in qua­li ca­si, in se­gui­to al­la ri­du­zio­ne del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà per so­vrain­den­niz­zo, l'im­por­to di cui al ca­po-ver­so 1 non può es­se­re uti­liz­za­to per il con­gua­glio.
IV. Con­gua­glio del­le ren­di­te d'in­va­li­di­tà ver­sa­te do­po l'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to o di ren­di­te di vec­chia­ia
1Se, al mo­men­to del pro­mo­vi­men­to del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio, un co­niu­ge per­ce­pi­sce una ren­di­ta d'in­va­li­di­tà e ha già rag­giun­to l'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to, op­pu­re per­ce­pi­sce una ren­di­ta di vec­chia­ia, il giu­di­ce de­ci­de se­con­do equi­tà sul­la di­vi­sio­ne del­la ren­di­ta. A tal fi­ne, tie­ne con­to in par­ti­co­la­re del­la du­ra­ta del ma­tri­mo­nio e dei bi­so­gni di pre­vi­den­za di en­tram­bi i co­niu­gi.
2La par­te di ren­di­ta as­se­gna­ta al co­niu­ge cre­di­to­re è con­ver­ti­ta in una ren­di­ta vi­ta­li­zia. Que­st'ul­ti­ma gli è ver­sa­ta dall'isti­tu­to di pre­vi­den­za del co­niu­ge de­bi­to­re o è tra­sfe­ri­ta nel­la sua pre­vi­den­za.
3Il Con­si­glio fe­de­ra­le di­sci­pli­na:
la con­ver­sio­ne at­tua­ria­le del­la par­te di ren­di­ta in una ren­di­ta vi­ta­li­zia;
il mo­do di pro­ce­de­re in ca­so di dif­fe­ri­men­to del­la pre­sta­zio­ne di vec­chia­ia o di ri­du­zio­ne del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà per so­vrain­den­niz­zo.
1 In­tro­dot­to dal n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
V. Ec­ce­zio­ni
1In una con­ven­zio­ne su­gli ef­fet­ti del di­vor­zio i co­niu­gi pos­so­no de­ro­ga­re al prin­ci­pio del­la di­vi­sio­ne per me­tà o ri­nun­cia­re al con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le, se ri­ma­ne ga­ran­ti­ta un'ade­gua­ta pre­vi­den­za per la vec­chia­ia e per l'in­va­li­di­tà.
2Il giu­di­ce as­se­gna al co­niu­ge cre­di­to­re me­no del­la me­tà del­la pre­sta­zio­ne d'usci­ta o ri­fiu­ta com­ple­ta­men­te la di­vi­sio­ne se sus­si­sto­no mo­ti­vi gra­vi. Vi è mo­ti­vo gra­ve in par­ti­co­la­re ove la di­vi­sio­ne per me­tà ap­pa­ia ini­qua sot­to il pro­fi­lo:
del­la li­qui­da­zio­ne del re­gi­me dei be­ni op­pu­re del­la si­tua­zio­ne eco­no­mi­ca dei co­niu­gi do­po il di­vor­zio;
dei bi­so­gni pre­vi­den­zia­li dei co­niu­gi, in par­ti­co­la­re te­nu­to con­to del­la lo­ro dif­fe­ren­za di età.
3Il giu­di­ce può as­se­gna­re più del­la me­tà del­la pre­sta­zio­ne d'usci­ta al co­niu­ge cre­di­to­re che prov­ve­de al­la cu­ra dei fi­gli co­mu­ni do­po il di­vor­zio, se la pre­vi­den­za per la vec­chia­ia e per l'in­va­li­di­tà del co­niu­ge de­bi­to­re ri­ma­ne ade­gua­ta.
VI. Com­pen­sa­zio­ne di pre­te­se re­ci­pro­che
1Le pre­te­se re­ci­pro­che dei co­niu­gi su pre­sta­zio­ni d'usci­ta o su par­ti di ren­di­te so­no com­pen­sa­te. La com­pen­sa­zio­ne del­le pre­te­se su una ren­di­ta è com­piu­ta pri­ma di con­ver­ti­re la par­te di ren­di­ta as­se­gna­ta al co­niu­ge cre­di­to­re in una ren­di­ta vi­ta­li­zia.
2Le pre­sta­zio­ni d'usci­ta pos­so­no es­se­re com­pen­sa­te con par­ti di ren­di­te sol­tan­to se i co­niu­gi e i lo­ro isti­tu­ti di pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le vi ac­con­sen­to­no.
VII. Con­gua­glio non ra­gio­ne­vol­men­te esi­gi­bi­le
Se la pon­de­ra­zio­ne dei bi­so­gni pre­vi­den­zia­li dei due co­niu­gi ri­ve­la che il con­gua­glio dei fon­di del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le non può es­se­re ra­gio­ne­vol­men­te pre­te­so, il co­niu­ge de­bi­to­re de­ve al co­niu­ge cre­di­to­re una li­qui­da­zio­ne in ca­pi­ta­le.
VIII. Con­gua­glio im­pos­si­bi­le
1Se il con­gua­glio dei fon­di del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le è im­pos­si­bi­le, il co­niu­ge de­bi­to­re de­ve al co­niu­ge cre­di­to­re un'in­den­ni­tà ade­gua­ta sot­to for­ma di li­qui­da­zio­ne in ca­pi­ta­le o di ren­di­ta.
2Una sen­ten­za sviz­ze­ra può es­se­re mo­di­fi­ca­ta su ri­chie­sta del co­niu­ge de­bi­to­re, se pre­te­se di pre­vi­den­za sus­si­sten­ti all'este­ro so­no pri­ma sta­te con­gua­glia­te da un'in­den­ni­tà ade­gua­ta ai sen­si del ca­po­ver­so 1 e so­no poi di­vi­se da una sen­ten­za este­ra vin­co­lan­te per il de­bi­to­re este­ro del­la pre­vi­den­za.
E. Ob­bli­go di man­te­ni­men­to do­po il di­vor­zio
1Se non si può ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re che un co­niu­ge prov­ve­da da sé al pro­prio de­bi­to man­te­ni­men­to, in­clu­sa un'ade­gua­ta pre­vi­den­za per la vec­chia­ia, l'al­tro co­niu­ge gli de­ve un ade­gua­to con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to.
2Per de­ci­de­re dell'ero­ga­zio­ne del con­tri­bu­to e se del ca­so per fis­sar­ne l'im­por­to e la du­ra­ta, il giu­di­ce tie­ne con­to in par­ti­co­la­re dei se­guen­ti ele­men­ti:
ri­par­ti­zio­ne dei com­pi­ti du­ran­te il ma­tri­mo­nio;
du­ra­ta del ma­tri­mo­nio;
te­no­re di vi­ta dei co­niu­gi du­ran­te il ma­tri­mo­nio;
età e sa­lu­te dei co­niu­gi;
red­di­to e pa­tri­mo­nio dei co­niu­gi;
por­ta­ta e du­ra­ta del­le cu­re an­co­ra do­vu­te ai fi­gli;
for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le e pro­spet­ti­ve di red­di­to dei co­niu­gi non­ché pre­su­mi­bi­le co­sto del rein­se­ri­men­to pro­fes­sio­na­le del be­ne­fi­cia­rio del man­te­ni­men­to;
aspet­ta­ti­ve dell'as­si­cu­ra­zio­ne per la vec­chia­ia e i su­per­sti­ti e del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le o di al­tre for­me di pre­vi­den­za pri­va­ta o pub­bli­ca, in­clu­so il ri­sul­ta­to pre­ve­di­bi­le del­la di­vi­sio­ne del­le pre­sta­zio­ni d'usci­ta.
3Un con­tri­bu­to può ec­ce­zio­nal­men­te es­se­re ri­fiu­ta­to o ri­dot­to, ove sia ma­ni­fe­sta­men­te ini­quo so­prat­tut­to per­ché l'aven­te di­rit­to:
ha gra­ve­men­te con­trav­ve­nu­to al suo ob­bli­go di con­tri­bui­re al man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia;
ha de­li­be­ra­ta­men­te pro­vo­ca­to la si­tua­zio­ne di ne­ces­si­tà nel­la qua­le ver­sa;
ha com­mes­so un gra­ve rea­to con­tro l'ob­bli­ga­to o una per­so­na a lui in­ti­ma­men­te le­ga­ta.
II. Mo­da­li­tà del con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to
1Il giu­di­ce sta­bi­li­sce il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to sot­to for­ma di una ren­di­ta e fis­sa l'ini­zio dell'ob­bli­go di ver­sa­men­to.
2Se lo giu­sti­fi­ca­no cir­co­stan­ze par­ti­co­la­ri, in­ve­ce del­la ren­di­ta può or­di­na­re una li­qui­da­zio­ne.
3Può su­bor­di­na­re a de­ter­mi­na­te con­di­zio­ni il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to.
III. Ren­di­ta
1. Di­spo­si­zio­ni spe­cia­li
I co­niu­gi pos­so­no di­spor­re nel­la con­ven­zio­ne che la ren­di­ta ivi fis­sa­ta non sa­rà mo­di­fi­ca­ta o po­trà es­ser­lo sol­tan­to in par­te.
2. Ade­gua­men­to al rin­ca­ro
Il giu­di­ce può de­ci­de­re che il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to sia au­men­ta­to o ri­dot­to au­to­ma­ti­ca­men­te in fun­zio­ne di de­ter­mi­na­ti cam­bia­men­ti del co­sto del­la vi­ta.
3. Mo­di­fi­ca me­dian­te sen­ten­za
1Se la si­tua­zio­ne mu­ta in ma­nie­ra ri­le­van­te e du­re­vo­le, la ren­di­ta può es­se­re ri­dot­ta, sop­pres­sa o tem­po­ra­nea­men­te so­spe­sa; un mi­glio­ra­men­to del­la si­tua­zio­ne dell'aven­te di­rit­to de­ve es­se­re pre­so in con­si­de­ra­zio­ne sol­tan­to se nel­la sen­ten­za di di­vor­zio si è po­tu­to fis­sa­re una ren­di­ta suf­fi­cien­te a co­pri­re il suo de­bi­to man­te­ni­men­to.
2L'aven­te di­rit­to può esi­ge­re per il fu­tu­ro un adat­ta­men­to del­la ren­di­ta al rin­ca­ro al­lor­ché i red­di­ti dell'ob­bli­ga­to au­men­ti­no in ma­nie­ra im­pre­vi­sta do­po il di­vor­zio.
3En­tro un ter­mi­ne di cin­que an­ni dal di­vor­zio l'aven­te di­rit­to può esi­ge­re che sia fis­sa­ta una ren­di­ta op­pu­re che es­sa sia au­men­ta­ta, qua­lo­ra nel­la sen­ten­za di di­vor­zio sia sta­ta con­sta­ta­ta l'im­pos­si­bi­li­tà di fis­sa­re una ren­di­ta suf­fi­cien­te a co­pri­re un de­bi­to man­te­ni­men­to, ma la si­tua­zio­ne eco­no­mi­ca dell'ob­bli­ga­to sia nel frat­tem­po mi­glio­ra­ta.
4. Estin­zio­ne per leg­ge
1L'ob­bli­go di man­te­ni­men­to si estin­gue al­la mor­te dell'aven­te di­rit­to o dell'ob­bli­ga­to.
2Fat­te sal­ve con­ven­zio­ni con­tra­rie, es­so si estin­gue an­che se l'aven­te di­rit­to pas­sa a nuo­ve noz­ze.
IV. Ese­cu­zio­ne
1. Aiu­to all'in­cas­so
1Se l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to non è adem­piu­to, un uf­fi­cio spe­cia­liz­za­to de­si­gna­to dal di­rit­to can­to­na­le aiu­ta in ma­nie­ra ade­gua­ta e di re­go­la gra­tui­ta­men­te l'aven­te di­rit­to che ne fac­cia ri­chie­sta a ot­te­ne­re l'ese­cu­zio­ne del­la pre­te­sa di man­te­ni­men­to.
2Il Con­si­glio fe­de­ra­le de­fi­ni­sce le pre­sta­zio­ni di aiu­to all'in­cas­so.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 mar. 2015 (Man­te­ni­men­to del fi­glio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2015 4299; FF 2014 489).
2. An­ti­ci­pi
1È fat­ta sal­va la com­pe­ten­za del di­rit­to pub­bli­co di di­sci­pli­na­re l'ero­ga­zio­ne di an­ti­ci­pi al­lor­ché l'ob­bli­ga­to non adem­pia l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to.
2La pre­te­sa di man­te­ni­men­to pas­sa, con i di­rit­ti ad es­sa con­nes­si, all'en­te pub­bli­co nel­la mi­su­ra in cui que­st'ul­ti­mo as­su­ma il man­te­ni­men­to dell'aven­te di­rit­to.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 20 mar. 2015 (Man­te­ni­men­to del fi­glio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2015 4299; FF 2014 489).
3. Dif­fi­da ai de­bi­to­ri e ga­ran­zia1
1Quan­do l'ob­bli­ga­to tra­scu­ra l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to, il giu­di­ce può pre­scri­ve­re ai suoi de­bi­to­ri di ef­fet­tua­re to­tal­men­te o in par­te i lo­ro pa­ga­men­ti all'aven­te di­rit­to.
2Se per­si­ste nel ne­gli­ge­re l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to o se si pre­su­me che pre­pa­ri la fu­ga, di­la­pi­di la so­stan­za o la fac­cia scom­pa­ri­re, il giu­di­ce può ob­bli­gar­lo a pre­sta­re ade­gua­te ga­ran­zie per i con­tri­bu­ti di man­te­ni­men­to fu­tu­ri.
F. Fi­gli
I. Di­rit­ti e do­ve­ri dei ge­ni­to­ri
1Il giu­di­ce di­sci­pli­na i di­rit­ti e i do­ve­ri dei ge­ni­to­ri se­con­do le di­spo­si­zio­ni che reg­go­no gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne. In par­ti­co­la­re di­sci­pli­na:
l'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le;
la cu­sto­dia;
le re­la­zio­ni per­so­na­li (art. 273) o la par­te­ci­pa­zio­ne di cia­scun ge­ni­to­re al­la cu­ra del fi­glio; e
il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to.
2Il giu­di­ce tie­ne con­to di tut­te le cir­co­stan­ze im­por­tan­ti per il be­ne del fi­glio. Pren­de in con­si­de­ra­zio­ne l'istan­za co­mu­ne dei ge­ni­to­ri e, per quan­to pos­si­bi­le, il pa­re­re del fi­glio.
3Può sta­bi­li­re il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to an­che per un pe­rio­do che va ol­tre la mag­gio­re età del fi­glio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 giu. 2013 (Au­to­ri­tà pa­ren­ta­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2014 (RU 2014 357; FF 2011 8025).
II. Mo­di­fi­ca­zio­ne del­le cir­co­stan­ze
1A istan­za di un ge­ni­to­re, del fi­glio o dell'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri, il giu­di­ce mo­di­fi­ca l'at­tri­bu­zio­ne dell'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le se fat­ti nuo­vi im­por­tan­ti lo esi­go­no per il be­ne del fi­glio.
2Le con­di­zio­ni per la mo­di­fi­ca de­gli al­tri di­rit­ti e do­ve­ri dei ge­ni­to­ri so­no ret­te dal­le di­spo­si­zio­ni su­gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne.1
3Se i ge­ni­to­ri han­no rag­giun­to un ac­cor­do, l'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri è com­pe­ten­te per un nuo­vo di­sci­pli­na­men­to dell'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le e del­la cu­sto­dia non­ché per l'ap­pro­va­zio­ne di un con­trat­to di man­te­ni­men­to. Ne­gli al­tri ca­si de­ci­de il giu­di­ce cui com­pe­te la mo­di­fi­ca del­la sen­ten­za di di­vor­zio.2
4Se de­ve de­ci­de­re sul­la mo­di­fi­ca dell'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le, del­la cu­sto­dia o del con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to di un fi­glio mi­no­ren­ne, il giu­di­ce mo­di­fi­ca se del ca­so an­che le re­la­zio­ni per­so­na­li o la par­te­ci­pa­zio­ne di cia­scun ge­ni­to­re al­la cu­ra del fi­glio; ne­gli al­tri ca­si l'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri de­ci­de cir­ca la mo­di­fi­ca del­le re­la­zio­ni per­so­na­li o del­la par­te­ci­pa­zio­ne al­la cu­ra del fi­glio.3
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 giu. 2013 (Au­to­ri­tà pa­ren­ta­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2014 (RU 2014 357; FF 2011 8025).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 giu. 2013 (Au­to­ri­tà pa­ren­ta­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2014 (RU 2014 357; FF 2011 8025).
Art. 135 a 149
1 Abro­ga­ti dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
Art. 150 a 158
Titolo quinto : Degli effetti del matrimonio in generale
A. Unio­ne co­niu­ga­le; di­rit­ti do­ve­ri dei co­niu­gi
1La ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio crea l'unio­ne co­niu­ga­le.
2I co­niu­gi si ob­bli­ga­no a coo­pe­ra­re al­la pro­spe­ri­tà dell'unio­ne ed a prov­ve­de­re in co­mu­ne ai bi­so­gni del­la pro­le.
3Es­si si de­vo­no re­ci­pro­ca as­si­sten­za e fe­del­tà.
B. Co­gno­me
1Cia­scun co­niu­ge con­ser­va il pro­prio co­gno­me.
2Gli spo­si pos­so­no tut­ta­via di­chia­ra­re all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di vo­ler as­su­me­re un co­gno­me co­niu­ga­le; pos­so­no sce­glie­re tra il co­gno­me da nu­bi­le o ce­li­be del­la spo­sa o del­lo spo­so.
3Se man­ten­go­no cia­scu­no il pro­prio co­gno­me, gli spo­si de­ter­mi­na­no il co­gno­me dei fi­gli, sce­glien­do­lo tra i lo­ro co­gno­mi da ce­li­be o nu­bi­le. In ca­si mo­ti­va­ti, l'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le può li­be­rar­li da que­st'ob­bli­go.
C. Cit­ta­di­nan­za
Cia­scun co­niu­ge con­ser­va la pro­pria cit­ta­di­nan­za can­to­na­le e at­ti­nen­za co­mu­na­le.
D. Abi­ta­zio­ne co­niu­ga­le
I co­niu­gi scel­go­no in­sie­me l'abi­ta­zio­ne co­niu­ga­le.
E. Man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia
1I co­niu­gi prov­ve­do­no in co­mu­ne, cia­scu­no nel­la mi­su­ra del­le sue for­ze, al de­bi­to man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia.
2Es­si s'in­ten­do­no sul lo­ro con­tri­bu­to ri­spet­ti­vo, se­gna­ta­men­te cir­ca le pre­sta­zio­ni pe­cu­nia­rie, il go­ver­no del­la ca­sa, la cu­ra del­la pro­le o l'as­si­sten­za nel­la pro­fes­sio­ne o nell'im­pre­sa dell'al­tro.
3In ta­le am­bi­to, ten­go­no con­to dei bi­so­gni dell'unio­ne co­niu­ga­le e del­la lo­ro si­tua­zio­ne per­so­na­le.
II. Som­ma a li­be­ra di­spo­si­zio­ne
1Il co­niu­ge che prov­ve­de al go­ver­no del­la ca­sa o al­la cu­ra del­la pro­le o as­si­ste l'al­tro nel­la sua pro­fes­sio­ne od im­pre­sa ha di­rit­to di ri­ce­ve­re re­go­lar­men­te da co­stui una con­grua som­ma di cui pos­sa di­spor­re li­be­ra­men­te.
2Ta­le som­ma va de­ter­mi­na­ta te­nen­do con­to de­gli in­troi­ti pro­pri del co­niu­ge aven­te di­rit­to non­ché di quan­to, nel­la con­sa­pe­vo­lez­za del­le pro­prie re­spon­sa­bi­li­tà, l'al­tro co­niu­ge im­pie­ga per la pre­vi­den­za in fa­vo­re del­la fa­mi­glia, del­la pro­fes­sio­ne od im­pre­sa.
III. Con­tri­bu­ti straor­di­na­ri di un co­niu­ge
1Il co­niu­ge che ha col­la­bo­ra­to nel­la pro­fes­sio­ne o nell'im­pre­sa dell'al­tro in mi­su­ra no­te­vol­men­te su­pe­rio­re al con­tri­bu­to che gli in­com­be per il man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia ha di­rit­to a un'equa in­den­ni­tà.
2Lo stes­so va­le per il co­niu­ge che, con il suo red­di­to o la sua so­stan­za, ha con­tri­bui­to al man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia in mi­su­ra no­te­vol­men­te su­pe­rio­re a quan­to era te­nu­to.
3Tut­ta­via, l'in­den­ni­tà non può es­se­re pre­te­sa se i con­tri­bu­ti straor­di­na­ri so­no sta­ti pre­sta­ti in ba­se a un con­trat­to di la­vo­ro, di mu­tuo o di so­cie­tà o in ba­se a un al­tro rap­por­to giu­ri­di­co.
F. Rap­pre­sen­tan­za dell'unio­ne co­niu­ga­le
1Du­ran­te la vi­ta co­mu­ne, cia­scun co­niu­ge rap­pre­sen­ta l'unio­ne co­niu­ga­le per i bi­so­gni cor­ren­ti del­la fa­mi­glia.
2Per gli al­tri bi­so­gni, un co­niu­ge rap­pre­sen­ta l'unio­ne co­niu­ga­le sol­tan­to se:
è sta­to au­to­riz­za­to dall'al­tro o dal giu­di­ce;
l'af­fa­re non con­sen­te una di­la­zio­ne e l'al­tro co­niu­ge è im­pos­si­bi­li­ta­to a da­re il pro­prio con­sen­so per ma­lat­tia, as­sen­za o ana­lo­ghi mo­ti­vi.
3Con i pro­pri at­ti, cia­scun co­niu­ge ob­bli­ga se stes­so e, in quan­to non ec­ce­da il po­te­re di rap­pre­sen­tan­za in mo­do ri­co­no­sci­bi­le dai ter­zi, so­li­dal­men­te an­che l'al­tro.
G. Pro­fes­sio­ne e im­pre­sa dei co­niu­gi
Nel­la scel­ta e nell'eser­ci­zio del­la pro­pria pro­fes­sio­ne od im­pre­sa cia­scun co­niu­ge usa ri­guar­do nei con­fron­ti dell'al­tro e tie­ne con­to del be­ne dell'unio­ne co­niu­ga­le.
H. Ne­go­zi giu­ri­di­ci dei co­niu­gi
Sal­vo di­ver­so di­spo­sto del­la leg­ge, cia­scun co­niu­ge può li­be­ra­men­te con­clu­de­re ne­go­zi giu­ri­di­ci con l'al­tro o con ter­zi.
II. Abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re
1Un co­niu­ge non può, sen­za l'espli­ci­to con­sen­so dell'al­tro, di­sdi­re un con­trat­to di lo­ca­zio­ne, alie­na­re la ca­sa o l'ap­par­ta­men­to fa­mi­lia­re o li­mi­ta­re con al­tri ne­go­zi giu­ri­di­ci i di­rit­ti ine­ren­ti all'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re.
2Il co­niu­ge che non può pro­cu­rar­si que­sto con­sen­so, o cui il con­sen­so è ne­ga­to sen­za va­li­do mo­ti­vo, può ri­cor­re­re al giu­di­ce.
J. Ob­bli­go d'in­for­ma­zio­ne
1Cia­scun co­niu­ge può esi­ge­re che l'al­tro lo in­for­mi su i suoi red­di­ti, la sua so­stan­za e i suoi de­bi­ti.
2A sua istan­za, il giu­di­ce può ob­bli­ga­re l'al­tro co­niu­ge o ter­zi a da­re le in­for­ma­zio­ni oc­cor­ren­ti e a pro­dur­re i do­cu­men­ti ne­ces­sa­ri.
3Re­sta sal­vo il se­gre­to pro­fes­sio­na­le de­gli av­vo­ca­ti, dei no­tai, dei me­di­ci, de­gli ec­cle­sia­sti­ci e dei lo­ro au­si­lia­ri.
K. Pro­te­zio­ne dell'unio­ne co­niu­ga­le
I. Con­sul­to­ri
I Can­to­ni prov­ve­do­no af­fin­ché, in ca­so di dif­fi­col­tà ma­tri­mo­nia­li, i co­niu­gi pos­sa­no ri­vol­ger­si, in­sie­me o se­pa­ra­ta­men­te, a con­sul­to­ri ma­tri­mo­nia­li o fa­mi­lia­ri.
II. Mi­su­re giu­di­zia­rie
1I co­niu­gi pos­so­no, in­sie­me o se­pa­ra­ta­men­te, chie­de­re la me­dia­zio­ne del giu­di­ce qua­lo­ra uno di lo­ro si di­mo­stri di­men­ti­co dei suoi do­ve­ri fa­mi­lia­ri od es­si sia­no in di­sac­cor­do in un af­fa­re im­por­tan­te per l'unio­ne co­niu­ga­le.
2Il giu­di­ce ri­chia­ma i co­niu­gi ai lo­ro do­ve­ri e cer­ca di con­ci­liar­li; con il lo­ro con­sen­so, può far ca­po a pe­ri­ti o in­di­riz­zar­li a un con­sul­to­rio ma­tri­mo­nia­le o fa­mi­lia­re.
3Se ne­ces­sa­rio, il giu­di­ce, ad istan­za di un co­niu­ge, pren­de le mi­su­re pre­vi­ste dal­la leg­ge. La di­spo­si­zio­ne re­la­ti­va al­la pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­ze, mi­nac­ce o in­si­die è ap­pli­ca­bi­le per ana­lo­gia.1
1 Per. in­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 23 giu. 2006 (Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die), in vi­go­re dal 1° lug. 2007 (RU 2007 137; FF 2005 6127 6151).
2. Du­ran­te la con­vi­ven­za
a. Pre­sta­zio­ni pe­cu­nia­rie
1Ad istan­za di un co­niu­ge, il giu­di­ce sta­bi­li­sce i con­tri­bu­ti pe­cu­nia­ri per il man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia.
2Pa­ri­men­ti, ad istan­za di uno dei co­niu­gi, sta­bi­li­sce la som­ma de­sti­na­ta a quel­lo che prov­ve­de al go­ver­no del­la ca­sa o al­la cu­ra del­la pro­le o as­si­ste l'al­tro nel­la sua pro­fes­sio­ne od im­pre­sa.
3Le pre­sta­zio­ni pos­so­no es­se­re pre­te­se per il fu­tu­ro e per l'an­no pre­ce­den­te l'istan­za.
b. Pri­va­zio­ne del­la rap­pre­sen­tan­za
1Se un co­niu­ge ec­ce­de il suo po­te­re di rap­pre­sen­ta­re l'unio­ne co­niu­ga­le o se ne di­mo­stra in­ca­pa­ce, il giu­di­ce, ad istan­za dell'al­tro, può pri­var­lo in tut­to od in par­te del­la rap­pre­sen­tan­za.
2Il co­niu­ge istan­te può co­mu­ni­ca­re la pri­va­zio­ne a ter­zi sol­tan­to con av­vi­so per­so­na­le.
3La pri­va­zio­ne è op­po­ni­bi­le ai ter­zi di buo­na fe­de sol­tan­to quan­do sia sta­ta pub­bli­ca­ta per or­di­ne del giu­di­ce.
3. So­spen­sio­ne del­la co­mu­nio­ne do­me­sti­ca
a. Mo­ti­vi
Un co­niu­ge è au­to­riz­za­to a so­spen­de­re la co­mu­nio­ne do­me­sti­ca sin­tan­to che la con­vi­ven­za po­ne in gra­ve pe­ri­co­lo la sua per­so­na­li­tà, la sua si­cu­rez­za eco­no­mi­ca o il be­ne del­la fa­mi­glia.
b. Or­ga­niz­za­zio­ne del­la vi­ta se­pa­ra­ta
1Ove sia giu­sti­fi­ca­ta la so­spen­sio­ne del­la co­mu­nio­ne do­me­sti­ca, il giu­di­ce, ad istan­za di uno dei co­niu­gi:
sta­bi­li­sce i con­tri­bu­ti di man­te­ni­men­to de­sti­na­ti ai fi­gli e al co­niu­ge;
pren­de le mi­su­re ri­guar­dan­ti l'abi­ta­zio­ne e le sup­pel­let­ti­li do­me­sti­che;
or­di­na la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni se le cir­co­stan­ze la giu­sti­fi­ca­no.
2Un co­niu­ge può pa­ri­men­ti pro­por­re l'istan­za quan­do la con­vi­ven­za sia im­pos­si­bi­le, se­gna­ta­men­te per­ché l'al­tro la ri­fiu­ta sen­za va­li­do mo­ti­vo.
3Se i co­niu­gi han­no fi­gli mi­no­ren­ni, il giu­di­ce pren­de le mi­su­re ne­ces­sa­rie se­con­do le di­spo­si­zio­ni su­gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne.
4. Ese­cu­zio­ne
a. Aiu­to all'in­cas­so e an­ti­ci­pi
So­no ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve all'aiu­to all'in­cas­so e agli an­ti­ci­pi pre­vi­ste in ca­so di di­vor­zio e nell'am­bi­to de­gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne.
b. Dif­fi­da ai de­bi­to­ri1
Se un co­niu­ge non adem­pie il suo ob­bli­go di man­te­ni­men­to, il giu­di­ce può or­di­na­re ai suoi de­bi­to­ri che fac­cia­no i lo­ro pa­ga­men­ti, in tut­to o in par­te, all'al­tro.
5. Re­stri­zio­ni del po­te­re di di­spor­re
1Se ne­ces­sa­rio per as­si­cu­ra­re le ba­si eco­no­mi­che del­la fa­mi­glia o per adem­pi­re un ob­bli­go pa­tri­mo­nia­le de­ri­van­te dall'unio­ne co­niu­ga­le, il giu­di­ce, ad istan­za di un co­niu­ge, può su­bor­di­na­re al con­sen­so di que­sto la di­spo­si­zio­ne di de­ter­mi­na­ti be­ni da par­te dell'al­tro.
2Il giu­di­ce pren­de le ap­pro­pria­te mi­su­re con­ser­va­ti­ve.
3Se vie­ta a un co­niu­ge di di­spor­re di un fon­do, ne or­di­na d'uf­fi­cio la men­zio­ne nel re­gi­stro fon­dia­rio.
6. Mo­di­fi­ca­zio­ne del­le cir­co­stan­ze
1Il giu­di­ce, ad istan­za di un co­niu­ge, adat­ta le mi­su­re al­le nuo­ve cir­co­stan­ze e se non so­no più giu­sti­fi­ca­te le re­vo­ca. Le di­spo­si­zio­ni sul­la mo­di­fi­ca­zio­ne del­le cir­co­stan­ze in ca­so di di­vor­zio si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.2
2Se i co­niu­gi tor­na­no a con­vi­ve­re, le mi­su­re or­di­na­te per la vi­ta se­pa­ra­ta de­ca­do­no, ec­cet­to la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni e le mi­su­re di pro­te­zio­ne del fi­glio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 4 del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 2000 (RU 1999 1118; FF 1996 I 1).
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References: sentenza 
 art. 1

Art. 28
 art. 89
 art. 2
 art. 2

Art. 135

Art. 150