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Timestamp: 2020-08-15 14:07:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22287 del 25/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22287 del 25/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.25/09/2017), n. 22287
sul ricorso 23357-2013 proposto da:
B.F., T.A., BE.LU., A.S.,
V.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA M. PRESTINARI
13, presso lo studio dell’avvocato PAOLA RAMADORI, rappresentati e
difesi dall’avvocato KATIA MONCERI;
avverso la sentenza n. 504/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
Il Tribunale di Urbino, in parziale accoglimento della domanda proposta dalle odierne parti intimate, assunte con reiterati contratti a tempo determinato alle dipendenze del MIUR, ha condannato il Ministero al risarcimento del danno subito dai lavoratori per l’illegittimità dei contratti a termine stipulati, liquidandolo in misura pari alle differenze retributive (scatti biennali, mensilità estive), oltre al risarcimento dei danni commisurati a varie mensilità della retribuzione globale di fatto; ha invece escluso la conversione dei contratti di lavoro in contratti a tempo indeterminato;
la Corte d’appello di Ancona ha accolto in parte l’appello del Ministero, riconoscendo ai lavoratori solo le differenze stipendiali derivanti dall’anzianità di servizio in misura pari al trattamento spettante ai dipendenti a tempo indeterminato;
la Corte territoriale ha ritenuto che la domanda dei ricorrenti fosse fondata alla luce dell’art. 4 dell’Accordo Quadro attuato con Direttiva 1999/70/CE (oltre che con il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6), il quale consente un trattamento differenziato tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato sulla base di ragioni oggettive, che non possono essere ravvisate nella mera circostanza che un impiego sia qualificato di ruolo in base all’ordinamento interno e presenti alcuni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego;
per la cassazione ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di un unico motivo;
1. il MIUR denuncia la violazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526 e della direttiva 99/70/CE.
2. il motivo nella parte in cui insiste sulla legittimità dei contratti a termine, sulla specialità del sistema di reclutamento scolastico, sulla esistenza di ragioni oggettive legate alla necessità di assicurare la continuità didattica, sovrappone e confonde il principio di non discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e UNICE – e recepito dalla Direttiva 99/70/CE), con il divieto di abusare della reiterazione del contratto a termine, oggetto della disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo;
2.1. il motivo è infondato, in quanto la sentenza impugnata, nel riconoscere l’anzianità di servizio ai fini retributivi, si pone in linea con il principio di diritto recentemente affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868 del 2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”; 2.2. a dette conclusioni, ribadite da ultimo da Cass. ord. 12/7/2017, n. 17168, la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto; 2.3. il ricorso del MIUR non prospetta argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;
4. la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 6
 art. 9
 art. 1
 art. 53
 art. 4
 art. 526
 sentenza 
 Cass. 
 art. 118