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Il risarcimento del danno nelle ipotesi di concorso di colpa da parte del terzo trasportato "irregolare"
pubblicato 23 nov 2011, 03:52 da Emilio Curci
aggiornato in data 24 mag 2012, 10:36
Il presente contributo trae origine da una riflessione effettuata intorno ad una recente pronuncia del Giudice di Pace di Bari che si è occupato di una questione relativaal risarcimento di un danno verificatosi nell’ambito di un incidente stradale. In particolare la vicenda riguardava un’azione introdotta da parte di un minorenne, onde ottenere il risarcimento del danno patito a seguito di un sinistro occorsogli mentre viaggiava, in qualità di terzo trasportato irregolare in base al Codice della Strada, a bordo di un motoveicolo. La sentenza, resa dal Giudice di pace di Bari, torna così ad affrontare l’interessante tema del concorso colposo del terzo trasportato nella causazione del danno a lui arrecato nelle ipotesi di mancata osservanza delle norme del Codice della Strada. Si tratta, cioè, a titolo esemplificativo, di casi come la presenza di un numero di passeggeri a bordo del veicolo superiore a quello consentito, il mancato utilizzo del casco o della cintura di sicurezza da parte del trasportato, ecc…, in relazione ai quali, si discute se, stante l’eventuale concorso di colpa del danneggiato determinato dalle dette violazioni, possa essere riconosciuto in suo favore un integrale risarcimento per il danno subito ovvero se lo stesso possa essere diminuito in proporzione al suo apporto causale. Sul punto si è spesso soffermata sia la giurisprudenza di merito che di legittimità, non sempre giungendo a conclusioni conformi, motivo per cui appare opportuno, in via preliminare, esaminare alcune pronunce rilevanti in materia. Prima di ciò è opportuno, però, ricordare che la disciplina vigente in materia di risarcimento in favore del terzo trasportato è quella recentemente rinnovata dal legislatore ex D.Lgs. 209/2005, (più noto come "Codice delle assicurazioni private") di cui agli artt. 141 e seguenti. Ai sensi dell'art. 141 il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall'assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro, fatta salva l’ipotesi di "caso fortuito", entro i limiti del massimale minimo di legge e, indipendentemente dalla responsabilità per colpa dei conducenti dei veicoli coinvolti. Ne consegue, dunque, che la compagnia assicurativa del vettore dovrà comunque pagare al passeggero danneggiato l'intero indennizzo, sia che il danno dipenda da colpa del conducente del veicolo assicurato, sia che dipenda da responsabilità del conducente del veicolo antagonista sia che dipenda invece da responsabilità di entrambi. La norma prevede, inoltre, che il pagamento venga sempre effettuato con la possibilità, da parte della assicurazione del vettore, di rivalersi nei confronti dell'ente assicuratore del responsabile e la rivalsa potrà riguardare sia l'intero indennizzo in caso di responsabilità totale dell'antagonista ovvero la quota di concorsualità nel danno da ascrivere alla rilevanza delle rispettive colpe. Già la lettura della detta norma rispetto alla disciplina previgente, sembra, dunque, voler dare maggiore tutela al terzo trasportato, in quanto soggetto più debole, indipendentemente dalle considerazioni sulla dinamica del sinistro stesso. Ciò premesso, essendo pacifica la possibilità del terzo trasportato di essere integralmente risarcito nelle ipotesi di sinistro nel quale vi è responsabilità esclusiva di uno dei conducenti coinvolti nel sinistro, è, invece, opportuno chiedersi cosa accade quando il terzo trasportato abbia assunto un comportamento tale da determinare, almeno a livello concorsuale, la produzione dell’evento dannoso a suo carico. Prima ancora dell’entrata in vigore della normativa in questione la Cassazione Civile si era già espressa in materia sostenendo, tra le altre, con la sentenza n.12547 del 28.05.2009, il principio per cui il mancato uso delle cinture da parte del terzo trasportato di un autoveicolo concorre a produrre il danno e ne determina la riduzione del risarcimento in favore del danneggiato stesso. Nel caso di specie i giudici avevano appunto riscontrato il comportamento colpevole della trasportata, una donna incinta, che al momento dell’incidente stradale non indossava la cintura di sicurezza e, da qui, avevano determinato la riduzione del risarcimento del danno per le lesioni subite. Il comportamento della donna, peraltro, non aveva trovato neppure una giustificazione dalla certificazione del ginecologo in mancanza di una prova specifica delle condizioni di rischio particolari conseguenti all’uso delle cinture. Pur trattando altra fattispecie (passeggero di un motorino trasportato contro legge) giunge, invece, a conclusioni più articolate la sentenza resa dalla Cassazione, Sez. III, 8 aprile 2010, n. 8366. Il detto provvedimento, infatti, non condividendo il ragionamento seguito dal giudice di merito che, al fine di affermare la sussistenza del concorso tra conducente e danneggiato nella causazione dell’incidente, aveva ritenuto sufficiente il solo fatto che la presenza del secondo passeggero fosse normativamente vietata, afferma che “non la violazione di una norma disciplinante la circolazione stradale può essere di per sé fonte di responsabilità (o di limitazione dell’altrui responsabilità) in sede risarcitoria, ma il comportamento integrante la violazione, purché abbia esplicato incidenza causale sull’evento dannoso”. Tale pronuncia, dunque, afferma l’importante principio per cui non è sufficiente la semplice violazione di una norma del Codice Stradale da parte del danneggiato-terzo trasportato per determinare la sussistenza di un suo concorso causale nell’evento dannoso, ma è indispensabile che la sua azione (o omissione) abbia effettivamente avuto una reale incidenza sul sinistro. E’ opportuno ricordare che le sentenze sopra citate si riferiscono a principi elaborati prima dell’entrata in vigore del nuovo codice delle Assicurazioni che, con l’introduzione del nuovo art. 141, come sopra descritto, ha inevitabilmente apportato un contributo interpretativo determinante ai fini della valutazione processuale dell’eventuale concorso di colpa del terzo trasportato danneggiato, aumentando notevolmente la tutela di quest’ultimo, al di là di ogni eventuale accertamento di responsabilità. Anche alla luce del nuovo quadro normativo, però, sebbene il terzo trasportato possa agevolmente rivolgersi contro la Compagnia del veicolo sul quale era a bordo senza dover dimostrare la sussistenza di responsabilità di uno dei conducenti al fine di ottenere il relativo risarcimento, ciò non esclude che l’eventuale apporto causale del danneggiato stesso possa avere un rilievo rispetto alla sua posizione processuale. Tale passaggio è compiutamente descritto in Tribunale Roma, sez. XII del 30.06.2010 la quale dopo un interessante excursus sulla nuova normativa chiarisce che, la Compagnia convenuta dal terzo trasportato ha l’onere di “allegare e provare che l’evento dannoso oppure le sue conseguenze lesive sono derivate in tutto o in parte dal fatto proprio del terzo trasportato: ad esempio mancato uso del casco o delle cinture di sicurezza; oppure altro possibile comportamento negligente o imprudente del soggetto stesso danneggiato”. In tali casi, infatti, continua il detto provvedimento, “il concorso colposo o doloso del danneggiato ex art. 1227 cod. civ. vale a ridurre in radice – ed in favore di tutti gli enti assicurativi coinvolti e dei loro assicurati – il riconoscimento in tutto o in parte del risarcimento del danno e l’omissione di accertamento sul punto si risolverebbe da lato in una inammissibile violazione del diritto di difesa dei convenuti e dall’altro in un corrispondente arricchimento senza causa del danneggiato”. Emerge, dunque, un quadro nel quale il terzo trasportato, sebbene facilitato da una procedura di risarcimento che gli consente di richiedere un risarcimento dei danni subiti, indipendentemente dall’accertamento della responsabilità dei conducenti coinvolti dal sinistro, non possa mai escludere il rischio di ottenere un ristoro soltanto parziale del pregiudizio subito, nelle ipotesi in cui il suo apporto causale sia stato determinante rispetto al verificarsi del danno. In tale contesto, pur con alcune necessarie precisazioni, la sentenza in esame sembra ulteriormente ampliare la tutela risarcitoria del terzo trasportato in ipotesi come quelle sopra descritte, giungendo ad affermare che, pur quando si verifichi una cooperazione colposa tra conducente e passeggero nella condotta causativa del fatto evento dannoso e quest’ultima possa essere rilevante per gli eventuali danni arrecati a terzi, l’evento stesso obbliga, comunque, il conducente del veicolo al risarcimento dei danni sofferti dal trasportato in conseguenza del sinistro. Per il giudice barese, infatti, “il comportamento del trasportato, nell’ambito dell’indicata cooperazione, non vale ad interrompere il nesso causale tra la relativa condotta del conducente e il danno, ne’ ad integrare un valido consenso del trasportato alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili. Tale circostanza, dunque, legittima l’obbligo del completo risarcimento in favore del terzo trasportato, salvo il diritto di rivalsa della compagnia nei confronti del proprio assicurato, laddove se ne ravvisino gli elementi da accertarsi in autonomo giudizio, atteso che nel esaminato si controverteva non sulla responsabilità della causazione, ma solo sulla richiesta di risarcimento del danno dovuta al terzo”. In sintesi, dunque, sembra emergere il principio per cui, pur sussitendo una cooperazione colposa rilevante sotto il profilo civile, la stessa non può incidere sul diritto del terzo trasportato di ottenere l’integrale risarcimento del danno subito, indipendentemente dal suo eventuale concorso di colpa con il conducente. La novità, rispetto alla giurisprudenza sopra citatata sta nel fatto che il Giudice di Pace giunge a tali conclusioni, non attraverso una riflessione sulle norme in materia di concorso, bensì attraverso l’affermazione della indisponibilità del diritto all’integrità psico fisica al quale il danneggiato non può, comunque, rinunciare indipendentemente dalle ulteriori conseguenze civili delle sue azioni. Una simile conclusione, aggiunge poi la sentenza esaminata, naturalmente non esclude la possibilità della Compagnia del conducente di rivalersi nei confronti del proprio assicurato qualora emergano elementi di responsabilità da accertare in autonomo giudizio, visto che nel caso di specie, l’oggetto del giudizio non consisteva nella valutazione sulla responsabilità, ma solo sulla richiesta di risarcimento del danno dovuto al terzo. In estrema sintesi, dunque, se, da un lato, la sentenza in commento sembra estendere la tutela del terzo trasportato riconoscendo, in suo favore, la possibilità di essere comunque risarcito indipendentemente dalla sussistenza o meno della sua responsabilità (almeno concorsuale) nella causazione di un sinistro, dall’altro, chiarisce che tale principio sia applicabile, non in maniera indiscriminata, ma soltanto nei casi in cui oggetto della domanda giudiziale sia unicamente la richiesta di risarcimento del terzo stesso e, non invece, l’accertamento della responsabilità dei soggetti coinvolti nel sinistro. In conclusione, pertanto, la sentenza emarginata, pur non discostandosi dall’orientamento giurisprudenziale sopra citato effettua un’importante precisazione in merito alla posizione del terzo trasportato danneggiato da un sinistro affermando, in maniera chiara, la sua possibilità di essere integralmente risarcito in tutte le ipotesi in cui, in giudizio, si discuta unicamente del suo diritto e non delle responsabilità del sinistro stesso ivi incluso il suo eventuale concorso, pur quando esso sia sussistente, ma non oggetto specifico di accertamento giudiziale. L’accertamento di tali responsabilità potrà, infatti, essere sempre successivamente rimesso a separate azioni giudiziarie, anche al fine di tutelare gli interessi delle Compagnie assicurative dei veicoli coinvolti senza che, come detto, ciò possa incidere sul diritto del trasportato stesso al risarcimento dei danni subiti. Si riporta di seguito la massima del provvedimento esaminato: Giudice di Pace di Bari 15/09/2011 n. 5137 - Dott.ssa Giuseppina Di Nubila In ordine alla cooperazione del minore al danno subito, poiché trasportato su un ciclomotore, in violazione delle norme del Codice della strada, la fattispecie integra un’ipotesi di cooperazione colposa dei predetti nella condotta causativa del fatto evento dannoso che, a parte i profili di responsabilità per gli eventuali danni arrecati a terzi disciplinati dall’art. 2054 c.c., obbliga il conducente del veicolo al risarcimento dei danni sofferti dal trasportato in conseguenza del sinistro, atteso che il comportamento di quest’ultimo nell’ambito dell’indicata cooperazione non vale ad interrompere il nesso causale tra la relativa condotta del conducente e il danno, ne’ ad integrare un valido consenso del trasportato alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili. Ciò comporta, pertanto, l’obbligo del completo risarcimento in favore del terzo trasportato, salvo il diritto di rivalsa della compagnia nei confronti del proprio assicurato, laddove se ne ravvisino gli elementi da accertarsi in autonomo giudizio, atteso che nel caso che ci occupa non si controverte sulla responsabilità della causazione, ma solo sulla richiesta di risarcimento dovuta al terzo.

References: sentenza 
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 art. 141
 art. 1227
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