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Timestamp: 2018-04-20 08:41:19+00:00

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Cons. Stato Sez. VI, Sent., 16-02-2011, n. 989 indennità – Gadit
Cons. Stato Sez. VI, Sent., 16-02-2011, n. 989 indennità
1. Con la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sez. I ter, n. 9360/09 del 29.9.2009, notificata il 21.10.2009, è stato accolto il ricorso n. 2730 del 2008, proposto da numerosi appartenenti, con diverse qualifiche, al Corpo della Polizia di Stato, per l’accertamento dei propri diritti alla corresponsione dell’indennità giornaliera per servizio esterno in misura doppia – in caso di raddoppiato numero di ore di servizio rispetto ai turni ordinari – ai sensi dell’art. 11 del D.P.R. n. 254/1999, per il periodo compreso fra il 1° giugno 1999 (data di approvazione dello stesso D.P.R., che estende ai servizi di scorta l’indennità per servizi esterni, di cui all’art. 9 del D.P.R. n. 395/1995) al 14.6.2006 (data da cui è iniziato il pagamento delle somme di cui trattasi, su conforme parere della Commissione paritetica, di cui all’art. 29, comma 2, del D.P.R. n. 164/2002).
Nella citata sentenza si riconosce che l’indennità in questione doveva essere corrisposta, in linea di principio, con l’indicata decorrenza iniziale 1° giugno 1999 (e non anche, relativamente al servizio di scorta, per il periodo precedente), con ulteriore diritto per il personale interessato a percepire l’indennità stessa in misura doppia, in caso di effettuazione di due turni di servizio nella stessa giornata.
Quanto sopra, poichè l’indennità "giornaliera" risulta remunerativa della maggiore gravosità di determinate tipologie di servizi esterni, che l’art. 9 del D.P.R. n. 395/1995 definisce "organizzati in turni sulla base di ordini formali di servizio", con identificazione del "turno" con la giornata lavorativa e raddoppio dell’indennità, conseguentemente, in caso di concentrazione di due giornate di lavoro in una.
Il parere in tal senso espresso dalla Commissione paritetica, di cui all’art. 29, comma 2, del D.P.R. n. 164/2002, avrebbe dunque natura interpretativa ed in effetti dalla data del medesimo (non da quella del successivo accordo sindacale – approvato con D.P.R. n. 170/2007 – che sancisce formalmente il diritto di cui si discute) l’Amministrazione ha dato corso al pagamento dell’indennità in misura doppia, nelle situazioni in precedenza specificate.
, Illegittimamente pertanto, ad avviso del TAR, il beneficio sarebbe stato negato per il periodo compreso fra il 1° giugno 1999 e il 14 giugno 2006, fatta salva l’eventuale richiesta di riconoscimento della prescrizione del diritto di cui si discute: prescrizione, nella fattispecie, eccepita dall’Amministrazione per i crediti anteriori al 15 febbraio 2002, data di notifica di un atto di diffida e messa in mora da parte degli originari ricorrenti.
2. Avverso la predetta sentenza, il Ministero dell’Interno ha proposto l’atto di appello in esame (n. 1483/2010, notificato in data 11.2.2010), con integrale critica delle ragioni poste a base della sentenza appellata, tenuto conto del carattere vincolante del parere della commissione ex art. 29 D.P.R. 164/02 e della natura – da ritenere innovativa e non meramente ricognitiva delle disposizioni regolamentari vigenti – del parere stesso.
Gli originari ricorrenti, costituitisi nella presente fase di giudizio, hanno rilevato in via preliminare la tardività e nel merito l’infondatezza dell’appello.
3. Premesso quanto sopra, il Collegio rileva che l’appello dell’Amministrazione risulta tardivo, come eccepito dagli appellati., poiché la sentenza gravata risulta notificata – come attestato nella copia prodotta dalla parte appellata – il 21.10.2009 e l’atto di appello è stato notificato in data 11.2.2010 (oltre il termine di sessanta giorni, previsto dall’art. 21 della legge n. 1034 del 1971, applicabile ratione temporis).
Peraltro, le censure proposte risultano anche infondate.
Come correttamente evidenziato nella sentenza gravata, infatti, il parere della commissione non può che avere avuto portata ricognitiva del preesistente quadro normativo, nell’ambito del quale l’indennità giornaliera di cui trattasi va rapportata – per una corretta lettura della disciplina, dettata sul punto dalla contrattazione collettiva – non al giorno solare ma all’ordinaria durata della giornata lavorativa, con pari trattamento dei lavoratori che abbiano effettuato lo stesso numero di ore di lavoro, considerate quale servizio esterno.
4. Quanto alle spese giudiziali, infine, il Collegio ravvisa giusti motivi per disporne la condanna in base al criterio della soccombenza, nella misura di Euro. 2.000,00 (euro duemila/00).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando, dichiara irricevibile il ricorso in appello n. 1483 del 2010 e condanna l’Amministrazione appellante al pagamento delle spese giudiziali, nella misura di Euro. 2.000,00 (Euro duemila/00).

References: sentenza 
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 art. 29
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