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Timestamp: 2020-03-29 00:36:42+00:00

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Art. 1051 codice civile - Passaggio coattivo - Brocardi.it
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Articolo 1051 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1051 Codice civile
Il proprietario, il cui fondo è circondato da fondi altrui, e che non ha uscita sulla via pubblica(1) né può procurarsela senza eccessivo dispendio o disagio(2), ha diritto di ottenere il passaggio sul fondo vicino per la coltivazione e il conveniente uso del proprio fondo.
Le stesse disposizioni si applicano nel caso in cui taluno, avendo un passaggio sul fondo altrui, abbia bisogno ai fini suddetti di ampliarlo per il transito dei veicoli anche a trazione meccanica(3).
(1) E' questa l'ipotesi della c.d. interclusione assoluta, che ricorre quando il fondo non ha alcuna possibilità di uscita sulla via pubblica se non attraverso il fondo od i fondi del vicino che lo circondano.
(2) Si tratta della c.d. interclusione relativa, che si ha qualora il fondo, pur limitrofo alla via pubblica, non può agevolmente accedervi a causa del particolare stato dei luoghi.
(3) E' il c.d. ampliamento coattivo, che ricorre qualora, pur preesistendo una servitù di passaggio, bisogna ampliare l'accesso alla via pubblica al fine di assicurare il transito di un veicolo anche a trazione meccanica.
La servitù di passaggio coattivo è stata positivizzata dal legislatore al fine di garantire l'uso migliore dei fondi da parte dei relativi titolari, quando l'accesso alla via pubblica risulta gravoso in misura corrispondente allo stato dei luoghi (art. 1052 del c.c.).
“ Iter ”
Cammino, percorso
“ Iter est, qua quis pedes vel eques commeare potest ”
Passaggio è una via per la quale un uomo, a piedi o a cavallo, può andare e venire
“ Qui habet iter, actum non habet ”
Chi ha il diritto di passaggio a piedi, non ha quello con animali
“ Via est ius eundi et agendi et ambulandi ”
Diritto di passaggio è il diritto di andare, transitare, camminare
Spiegazione dell'art. 1051 Codice civile
Natura della servitù. Costituzione: contratto, sentenza, prescrizione.
Nel vecchio codice erano disciplinati insieme l'accesso o passaggio per la necessità di riparare o costruire un muro e il passaggio per l'interclusione di un fondo (art. 592 e segg.). Nel nuovo codice, opportunamente, il secondo, costituente indubbiamente servitù, è collocato per suo conto in questo capo, relativo alle servitù coattive. La servitu coattiva di passaggio è, a parte la sua speciale forma di costituzione, una servitù di passaggio positiva. Al facere (passare) del titolare della servitù corrisponde un pati del proprietario del fondo servente.
Poichè il passaggio forzoso è una servitù coattiva, come diritto reale sorge in virtù della convenzione o della sentenza, e dalla legge scaturisce solo il diritto alla costituzione della servitù nell'uno o nell'altro modo (art. 1032 del c.c.).
Non solo in Francia, ma anche in Italia è sorta la questione se la servitù di passaggio necessario possa acquistarsi per prescrizione, o, come da alcuni si dice, per il fatto materiale dell'esercizio protratto nel tempo. A nostro avviso, la questione è mal posta, e, sotto un punto di vista, oziosa. La servitù di passaggio necessario, per essere tale, non può che scaturire da convenzione o da sentenza, in attuazione del diritto alla sua costituzione, diritto nascente dalla legge. Per prescrizione può, in astratto, sorgere una servitù di passaggio, cosi come, in astratto, può ammettersi che sorga a favore di un fondo qualunque, non intercluso. L'interclusione non può assolutamente giustificare la nascita di una servitù per prescrizione se, senza l'interclusione, essa non può aver luogo. Infatti la legge ammette, in caso di interclusione, il diritto ad ottenere la servitù per convenzione o sentenza (art. 1051 e art. 1032), e questa è la servitù di passaggio necessario, come servitù coattiva. Altro modo di costituzione di una tale « servitù coattiva » è per definizione inconcepibile.
E allora non resta che esaminare alla luce delle norme comuni sull'acquisto delle servitù per prescrizione se una servitù di passaggio si è costituita a favore del fondo: che esso sia intercluso nulla toglie e nulla mette. Orbene, nel vecchio codice, doveva accogliersi la soluzione negativa(art. 630); in quello nuovo, invece, deve ammettersi la soluzione positiva, se la servitù di passaggio è stata apparente, cioè se opere visibili e permanenti sono state destinate all'esercizio di essa (art. 1061 del c.c.).
L' interclusione del fondo è la ragione, secondo la nostra legge, giustificatrice della servitù di passaggio coattivo sul fondo vicino.
Il concetto di necessità è, come in linea di massima per tutte le servitù coattive, quello di « necessità relativa ». Infatti si ha diritto alla servitù anche se l'uscita sulla via pubblica si potrebbe procurare altrimenti, ma con eccessivo disagio o dispendio. Un tal disagio o dispendio vi sarebbe se il fondo fosse separato dalla via pubblica da un fossato, da un corso d'acqua, da un fiume, e non fosse facile costruire un ponte.
Essenziale è che l'interclusione, come stato di fatto, esista: e tale interclusione deve essere totale. Invero, se un accesso alla pubblica via c'è, ma è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo né può essere ampliato, l'autorità giudiziaria può concedere la servitù solo se la domanda risponde all'interesse dell'agricoltura e del commercio (art. 1052 del c.c.).
È indifferente la causa cui sia dovuta l'interclusione: l'ampia formulazione della norma è un sicuro argomento contro la tesi secondo cui si ha diritto alla servitù solo quando l' interclusione è dovuta a fatti naturali, o, come suole dirsi, a fatti accidentali, od anche a forza maggiore. A nostro avviso, si ha diritto alla servitù non solo quando l'interclusione è dovuta a fatti volontari di terzi, da equiparare ai fatti accidentali (ad es. l'espropriazione), ma anche quando essa è dovuta a vendita, permuta, donazione, ecc., ossia ad atti volontari del proprietario del fondo rimasto intercluso. Nè vale obiettare che l'alienante poteva riservarsi una servitù: la soluzione opposta sembrerebbe potersi accogliere nel solo caso in cui veramente e direttamente l'inclusione dipenda da fatto proprio del proprietario del fondo intercluso: cosi se questo ha rinunciato ad una servitù di passaggio che aveva su un fondo, e poi chiede la servitù di passaggio forzoso su altro fondo, sul quale il passaggio risulta più breve.
La questione non sorge se l'una o l'altra delle parti, all'atto dell'alienazione, rinuncia al diritto di chiedere la servitù di passaggio coattivo sul fondo vicino della controparte, per poi chiederla sul fondo di un terzo. Infatti, la rinuncia stessa è nulla e, quindi, rimane aperta la questione su quale dei fondi vicini debba stabilirsi la servitù coattiva. Tale questione deve risolversi solo con il criterio della maggiore brevità dell'accesso.
Cogliamo l'occasione per porre in rilievo che la rinuncia al diritto di chiedere il passaggio forzoso è nulla: infatti, esso viene dato nell'interesse generale, che impone di non lasciare inutilizzato alcun fondo. La norma è, sotto questo profilo, di ordine pubblico.
Il diritto al passaggio forzoso è, del pari, imprescrittibile. Tornando alle cause d'interclusione, si osserva che essa può derivare, invece che da un atto giuridico dello stesso proprietario del fondo rimasto, appunto, intercluso, da una sua attività materiale, ad es. da opere da lui costruite, opere le quali impediscano l'accesso alla via pubblica. È concesso, in tal caso, un passaggio forzoso sul fondo vicino? Bisogna distinguere: se le opere erano necessarie per la cultura e il conveniente uso del fondo intercluso, spetta il passaggio forzoso, altrimenti, no. Alla fine, è da osservare che l' interclusione non viene meno per il fatto che il fondo ha sulla via pubblica un accesso provvisorio ed incerto, ad esempio dovuto alla mera tolleranza del proprietario di un fondo vicino. Infatti manca, in tal caso, ogni sicurezza: onde la necessità di avere un passaggio certo (il passaggio forzoso).
Accesso alla via pubblica
L'accesso, che elimina l'interclusione, è quello che da adito alla via pubblica. Per strade pubbliche devono intendersi sia quelle nazionali che quelle provinciali e comunali. L' interclusione, però, è negata anche se il fondo abbia il passaggio attraverso una via vicinale, passaggio che esclude ogni necessità del passaggio forzoso sul fondo vicino: il contrario deve dirsi per i marciapiedi lungo i fiumi.
Ci si è chiesti sia possibile ottenere il passaggio per comunicare con una via privata: tale passaggio può ammettersi solo se la via privata comunichi con la pubblica, e a questa deve portare, attraverso la privata, il chiesto passaggio. Naturalmente pure qui deve concorrere la condizione che passaggio per tale via riesca il più breve e il più agevole possibile.
Necessità relativa
Con l'interclusione deve concorrere, per aversi la necessità (relativa) richiesta dalla legge, l'essere l'accesso alla via pubblica (a mezzo del passaggio) richiesto dalla « coltivazione e dal conveniente uso del fondo ». Per coltivazione deve intendersi qualunque specie di utilizzazione del fondo, non soltanto agricola, ma pure industriale. In genere, ogni uso conveniente, cioè ragionevole, costituente motivo apprezzabile, giustifica la servitù. Anche la nuova destinazione del fondo, in base al cambiamento apportato, è una causa giustificatrice della servitù: cosi, la trasformazione di un fondo rustico in urbano, il mutamento di un edificio per abitazione in stabilimento industriale, ecc.
Il bisogno del passaggio deve essere attuale: non può qui ammettersi serviti per un bisogno eventuale o futuro, ovvero a vantaggio, addirittura, di un edificio da costruire. Che ciò sia possibile per le servitù volontarie non significa che sia possibile pure per le coattive: queste, infatti, presuppongono la « necessità » sia pure relativa, che sola può giustificare l'imposizione di un onere a carico del fondo servente contro la volontà del suo proprietario. Non vale affermare in contrario che la norma secondo cui « è ammessa la costituzione di una servitù per assicurare un vantaggio futuro.... altresì.... a favore di un edificio da costruire » (art. 1029 del c.c.) rientra fra le disposizioni generali (capo I): infatti, l'ubicazione della norma non è decisiva, e poi si deve ammettere una sua deroga parziale per incompatibilità con altre norme, siano pure coeve. Orbene, è innegabile che, richiedendosi per le servitù legali la necessità relativa, questa non può conciliarsi con l'assicurazione di un vantaggio soltanto futuro.
È stato sostenuto, inoltre, che la servitù di passaggio forzoso non possa ottenersi per semplice comodità, come avverrebbe se taluno, avendo sulla via pubblica un'uscita lunga, di dispendiosa manutenzione e disagiata, se ne volesse procurare una breve e agevole sul fondo del vicino. Vero è, però, che in tal caso manca il primo presupposto della servitù coattiva: l' interclusione.
Risulta anzi qui necessario osservare che la servitù può essere giustificata anche dalla nuova destinazione data al fondo, risponda pure questa ad esigenze di comodità o amenità. Essenziale è che, attesa la destinazione (quale che sia), si abbia necessità (relativa) della servitù nel senso chiarito.
Fondo dominante; fondo servente. Potere di acquisto e di disposizione
La servitù di passaggio può domandarsi a favore di qualunque fondo, sia rustico che urbano, sia edificio, sia stabilimento industriale, sia orto, sia giardino. Non può opporsi che se si tratta di stabilimento industriale non si giustifica l' onere imposto al fondo servente e che se si tratta di giardino la causa amoenitatis non potrebbe rappresentare la necessità richiesta dalla legge: è facile, in tal caso, replicare che nell'uno e nell'altro caso si ha quel « conveniente uso » del fondo, che la legge esige come condizione sufficiente. La necessità riguarda un momento logico ulteriore: cioè, dato l'uso conveniente, è da vedere se, in base ad esso, è necessario il passaggio. Ora, se è un giardino, e questo non ha accesso alla via pubblica, si rende necessario il passaggio forzato sul fondo del vicino per potere adoperare quel fondo, appunto nella sua destinazione di giardino.
Il fondo a cui favore la servitù si domanda può appartenere al privato o allo Stato, al Comune, ecc. Anche per i beni demaniali può aversi diritto al passaggio, per quanto in pratica raramente si abbia un fondo demaniale intercluso, e la pubblica amministrazione può avvalersi della facoltà di espropriazione per pubblica utilità del fondo vicino.
A carico di quali fondi può esigersi la servitù di passaggio forzoso? In linea di massima, può costituirsi su qualunque fondo, e quindi su terreni, giardini, parchi, ecc. Sono esenti dalla servitù di passaggio, nel nuovo codice, le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti, mentre nel vecchio codice, in assenza di una norma espressa, anche questi beni si ritenevano assoggettabili alla servitù, ed esenti solo da quella di acquedotto, per cui vi era una disposizione ad hoc (art. 598).
Quanto all'appartenenza, è indifferente che il fondo sia di un privato o di un ente. Da eccettuare sono, però, i beni demaniali. La riserva fatta, non senza obiezioni da parte di qualche autore, è che cioe la servitù può ammettersi quando sia compatibile con la destinazione del bene demaniale non pare si possa sottoscrivere: essa può valere per le servitù volontarie che si fondano su un atto di concessione dell' amministrazione, la quale, cosi, valuta la compatibilità o meno dell' onere con la destinazione, ma non per le servitù coattive, che, in mancanza di accordo con la controparte, viene imposta dall'autorità giudiziaria.
Rimane da precisare chi può chiedere la servitù di passaggio a vantaggio del fondo e contro chi essa possa chiedersi.
Benchè nel codice si dica che « il proprietario .... ha diritto di ottenere il passaggio.... », può ammettersi che anche l'enfiteuta e l' usufruttuario possono acquistare la servitù a vantaggio del fondo (arg. ex art. 1078 del c.c.). Anzi, si può andare più in là almeno nei casi in cui la servitù è di fatto assolutamente necessaria, nel senso che nessuna utilizzazione del fondo è possibile senza l'accesso alla via pubblica attraverso il fondo del vicino, anche un negotiorum gestor (art. 2028 del c.c. e ss.), e, ancor più, il colono o il conduttore, in genere, possono acquistare la servitù per il proprietario, cui verrebbe, essa, come diritto reale, ad appartenere (inerenza attiva, fra diritto di proprietà del fondo dominante e diritto di servitù).
La servitù deve domandarsi contro il proprietario del fondo da assoggettare alla servitù. Ove essa si chieda ed ottenga contro l'enfiteuta, cessa con l'estinguersi dell'enfiteusi (art. 1077 del c.c.), come si sostiene in generale circa il potere di disposizione con riguardo alle servitù coattive.
Nel comma 2 sono determinate le modalità di attuazione della servitù. Essa si deve stabilire, dispone la legge, in quella parte per cui l'accesso alla via pubblica risulta più breve e di minore danno per il fondo servente. Massima brevità e minimo danno costituiscono criteri direttivi: se essi non concorrono in una fattispecie concreta, bisogna conciliarli, infatti erroneo sarebbe attenersi, ad esempio, al solo criterio della brevità.
È da avvertire che i cennati criteri devono applicarsi non solo quando si tratta di decidere su quale parte di un fondo deve stabilirsi la servitù, ma anche quando si tratta di decidere su quale dei fondi vicini a quello intercluso va costituita la servitù, di modo che il proprietario di uno di tali fondi contro cui si rivolga la domanda ben possa opporre che vi è un altro fondo su cui la servitù si potrebbe costituire, con percorso più breve e con minor danno per il fondo servente.
Un punto che era dubbio sotto la vigenza del vecchio codice ora è stato chiarito: la servitù può essere stabilita anche mediante sottopassaggio (passaggio sotterraneo), sempre che ciò sia suggerito dal vantaggio del fondo dominante e non rechi pregiudizio al fondo servente.
Ampliamento del passaggio
Le disposizioni fin qui chiarite si applicano anche nel caso in cui il fondo sia munito di un passaggio, ma questo debba essere ampliato per il transito dei veicoli, ai fini della coltivazione e del conveniente uso del fondo.
Il presupposto è che, mutata la destinazione del fondo, il passaggio si sia rivelato insufficiente. Dato questo presupposto, i1 proprietario del fondo dominante ha diritto all'ampliamento del passaggio l'autorità giudiziaria, in caso di rifiuto del proprietario del fondo servente, deve costituire la più ampia servitù. Però il proprietario del fondo dominante ha ancora un'altra facoltà, a condizione che detto passaggio non possa essere ampliato: chiedere un altro passaggio. Le conseguenze sono del tutto diverse: il passaggio può essere concesso dall'autorità giudiziaria solo quando la domanda risponde ai superiori interessi dell'agricoltura o dell'industria (art. 1052 del c.c.), invece l'ampliamento del passaggio esistente si deve concedere, se necessario per i bisogni del fondo dominante.
Com'è stato giustamente osservato, la disposizione in esame fa eccezione alla regola secondo cui non è possibile aggravare la servitù (art. 1067 del c.c.; art. 646 codice civile del 1865). Tanto più occorre, quindi, controllare caso per caso che si abbiano realmente i presupposti richiesti dalla norma.
Essa conferma, però, il concetto già invocato, che, cioè, la necessità (relativa) essenziale per queste servitù va determinata con riguardo alla destinazione data al fondo, destinazione che può avere qualunque contenuto e può fissarsi dal proprietario liberamente, come può liberamente da lui mutarsi via via.
Anche qui è, pertanto, da ammettere che il nuovo uso, quale che sia, giustifica l'ampliamento della via, se questo ampliamento, atteso il nuovo uso, si rende (relativamente) necessario. Naturalmente anche il nuovo uso deve essere conveniente, cioè normale, ragionevole, ecc.
Per transito di veicoli, con riguardo al nuovo uso, si intende il passaggio di veicoli sia a trazione animate sia a trazione meccanica: ciò, opportunamente, è stato chiarito expressis verbis nel nuovo codice.
497 Sono regolate due figure di servitù di passaggio coattivo. La prima (art. 1051 del c.c.) corrisponde a quella disciplinata nell'art. 393 del codice del 1865. Come nel codice precedente, la necessità del passaggio è determinata sia in relazione a11'interclusione del fondo dominante, il cui proprietario non può, o può soltanto con eccessivo dispendio o disagio, procurarsi un accesso alla via pubblica, sia in relazione ai bisogni del fondo medesimo. Inoltre, come nel codice del 1865, è dato ottenere l'ampliamento del passaggio già esistente, quando da nuovi bisogni del fondo dominante ciò sia richiesto. E' tuttavia da rilevare qualche differenza tra l'art. 593 del codice del 1865 e l'art. 1051 del testo. Ho creduto, infatti, opportuno aggiungere che questa servitù può essere stabilita mediante sottopassaggio, quando ciò sia preferibile, avuto riguardo al vantaggio del fondo dominante e al pregiudizio del fondo servente. Ho poi precisato, in relazione allo sviluppo raggiunto dai mezzi di trasporto nell'economia moderna, che l'ampliamento del passaggio esistente può essere chiesto anche per il transito dei veicoli a trazione meccanica. Sono esenti dalla servitù medesima, come in tema di acquedotto e di scarico coattivo, per l'eccessiva onerosità del vincolo che verrebbe a imporsi, le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti.
Massime relative all'art. 1051 Codice civile
Cass. civ. n. 25352/2016
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 25352 del 12 dicembre 2016)
Cass. civ. n. 10857/2016
In tema di servitù di passaggio coattivo, l'esenzione prevista dall'art. 1051, comma 4, c.c., in favore di case, cortili, giardini ed aie ad esse attinenti, non opera in caso di interclusione assoluta del fondo dominante sia nel caso di costituzione "ex novo" della servitù, sia ove ne venga ampliata, per esigenze sopravvenute, una già esistente, configurandosi, in entrambi i casi, la medesima situazione di necessità per il fondo dominante.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10857 del 25 maggio 2016)
Cass. civ. n. 3092/2014
In tema di passaggio coattivo, la disposizione dell'art. 1051, terzo comma, cod. civ., essendo diretta a consentire l'adeguamento della servitù alle esigenze del fondo che ne beneficia, mediante ampliamento della sede del transito già esistente sul fondo altrui, è applicabile anche nell'ipotesi in cui si domandi di ampliare una strada inclusa nel fondo dominante tramite asservimento di una parte del fondo latistante.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3092 del 11 febbraio 2014)
Cass. civ. n. 23160/2013
L'esenzione da servitù, prevista dall'ultimo comma dell'art. 1051 c.c. per le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti, opera solo in ipotesi di pronuncia costitutiva di passaggio coattivo, e non invece in ipotesi di pronuncia dichiarativa di una servitù già sussistente in virtù di acquisto per destinazione del padre di famiglia, trattandosi di disposizione di carattere eccezionale, come tale non estensibile oltre i casi espressamente previsti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23160 del 11 ottobre 2013)
Cass. civ. n. 12819/2013
L'interclusione assoluta o relativa, che legittima la costituzione della servitù coattiva di passaggio, ricorre quando il fondo, privo di accesso alla via pubblica, è "circondato da fondi altrui", ai sensi dell'art. 1051 cod. civ., ciò che giustifica l'imposizione del peso "in re aliena". Ne consegue che non può trovare applicazione l'art. 1051 cod. civ., neppure con riguardo all'ampliamento della servitù di passaggio preesistente, qualora tra il fondo del cui vantaggio si tratta e la via pubblica s'interpongano altri fondi appartenenti al medesimo titolare del fondo assunto come intercluso, dotati o dotabili di accesso proprio alla via pubblica senza eccessivo dispendio o disagio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12819 del 23 maggio 2013)
Cass. civ. n. 14102/2012
In materia di servitù di passaggio coattivo, l'esenzione prevista dall'art. 1051, quarto comma, c.c., in favore di case, cortili, giardini ed aie ad esse attinenti, opera nel solo caso in cui il proprietario del fondo intercluso abbia la possibilità di scegliere tra più fondi, attraverso i quali attuare il passaggio, di cui almeno uno non sia costituito da case o pertinenze delle stesse; la norma indicata non trova invece applicazione allorché, rispettando l'esenzione, l'interclusione non potrebbe essere eliminata, comportando l'interclusione assoluta del fondo conseguenze più pregiudizievoli rispetto al disagio costituito dal transito attraverso cortili, aie, giardini e simili. Nel giudizio di comparazione, ispirato ai principi costituzionali in materia di proprietà privata dei beni immobili e di iniziativa economica privata, il giudice deve tener conto dell'eventuale destinazione industriale del fondo intercluso, contemperando, anche mediante lo strumento indennitario, i contrapposti interessi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14102 del 3 agosto 2012)
Cass. civ. n. 9116/2012
In materia di servitù di passaggio coattivo, la disposizione dell'art. 1051, quarto comma, c.c., che esenta da detta servitù le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti, contiene un'elencazione tassativa che trova la sua "ratio" nell'esigenza di tutelare l'integrità delle case di abitazione e degli accessori che le rendono più comode; ne consegue che, per stabilire se sussista o meno l'ipotesi del cortile o del giardino, occorre aver riguardo alla loro destinazione non soltanto attuale, ma anche potenziale, desumibile dalla situazione dei luoghi. (Nella specie, la S.C. ha confermato sul punto la pronuncia del giudice del merito, la quale aveva ritenuto operante l'esenzione dalla servitù, negando rilievo alla circostanza della realizzazione sul fondo in esame di una cucina all'aperto, insistente su un cortile recintato e tenuto a giardino, in epoca successiva alla proposizione della domanda volta alla costituzione del passaggio coattivo).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9116 del 6 giugno 2012)
Cass. civ. n. 8157/2012
Il soggetto nei cui confronti è richiesto l'ampliamento coattivo della servitù di passaggio non può utilmente eccepire che sarebbe possibile realizzare il passaggio sul fondo di un terzo, poiché, sussistendo già una servitù di passaggio a favore del fondo intercluso, la costituzione di una servitù coattiva sul fondo di altri sarebbe consentita solo se l'ampliamento della servitù già esistente risultasse impossibile o possibile soltanto con dispendio o disagio eccessivi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8157 del 23 maggio 2012)
Cass. civ. n. 739/2012
In tema di servitù prediali, per l'ampliamento coattivo di un passaggio pedonale e per la sua trasformazione in via di transito per veicoli a trazione meccanica, l'art. 1051, comma terzo, cod. civ., richiede le seguenti condizioni: 1) che preesista una servitù di passaggio sul fondo su cui realizzare l'ampliamento; 2) che l'ampliamento sia necessario per la coltivazione o per l'uso conveniente del fondo dominante; 3) che il fondo dominante sia intercluso in senso relativo, nel senso che non abbia uscita diretta sulla pubblica via. Tali condizioni sono richieste anche nel caso in cui il "petitum" sostanziale della domanda consista nell'allargamento di una preesistente via che attraversi più fondi di distinta proprietà, in quanto ad una molteplicità di fondi serventi corrisponde una speculare pluralità di servitù, con la conseguenza che il giudice di merito è tenuto a verificare l'esistenza delle predette condizioni in rapporto alla relazione tra il fondo dominante e ciascun fondo servente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 739 del 19 gennaio 2012)
Cass. civ. n. 9464/2011
Qualora, a causa della divisione materiale di un fondo operata dal proprietario di esso, la prima parte del fondo sia priva di accesso alla pubblica via, mentre la residua parte ne mantiene il collegamento, non si è in presenza di una situazione d'interclusione, suscettibile di dar luogo alla costituzione di una servitù coattiva di passaggio, poiché all'interclusione di fatto può porre fine l'unico proprietario del fondo, ripristinando il collegamento alla pubblica via in favore della parte interclusa attraverso la porzione che gode di accesso all'esterno.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9464 del 28 aprile 2011)
Cass. civ. n. 22834/2009
Poiché per verificare la sussistenza della interclusione di un fondo, ai fini della costituzione di una servitù di passaggio coattivo, ai sensi dell'art. 1051 c.c., il fondo deve essere considerato unitariamente e non per parti separate, non si ha interclusione quando da una residua parte del fondo, che ha accesso alla via pubblica, sia possibile, senza lavori particolarmente onerosi, realizzare un collegamento con la parte interclusa, altrimenti risolvendosi la costituzione del passaggio coattivo nella imposizione di un peso in danno del fondo altrui per prevalenti ragioni di comodità, atteso che non vi sono ostacoli al passaggio da una parte all'altra del fondo dominante.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 22834 del 28 ottobre 2009)
Cass. civ. n. 20997/2009
In tema di passaggio coattivo, nel caso in cui si lamenti l'impossibilità di accedere al proprio fondo, invece che con mezzi meccanici di ridotte dimensioni (motocicletta), con mezzi meccanici di medie o comunque più grandi dimensioni (autovettura), senza invadere la proprietà del vicino, si versa in una ipotesi di interclusione relativa, ai sensi dell'art. 1051, primo comma, c.c., perché il fondo, pur avendo possibilità di uscita sulla pubblica via, non ne ha ugualmente, causa la situazione dei luoghi, con gli anzidetti mezzi meccanici di dimensioni maggiori. Anche in tale caso, l'indagine del giudice ha ad oggetto il conveniente uso del fondo e la portata di tale indagine è condizionata dalla posizione difensiva del convenuto titolare del fondo servente, nel senso che, soltanto ove non proposte ovvero respinte le questioni sull'agevole acquisibilità di altro accesso o sulla materiale impossibilità dell'ampliamento del passaggio, occorre affrontare e risolvere le questioni sulle modalità di detto ampliamento in relazione al principio del contemperamento degli interessi dei due fondi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 20997 del 30 settembre 2009)
Cass. civ. n. 6069/2006
Qualora il passaggio a favore di fondo intercluso debba essere costituito, ai sensi dell'art. 1051 c.c., su più fondi appartenenti ad altri proprietari, questi ultimi non sono litisconsorti necessari nel relativo procedimento, giacché il riconoscimento della servitù coattiva non è impedita dalla loro mancata partecipazione al giudizio; infatti, l'attore può provvedere nei loro confronti con domande separate o con accordi distinti, restando solo precluso al giudice di imporre un vincolo su detti fondi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6069 del 17 marzo 2006)
Cass. civ. n. 18372/2004
In tema di servitù di passaggio coattivo, il principio secondo il quale il terreno intercluso deve essere preso in considerazione unitariamente al fine di verificare l'esistenza dell'interclusione è applicabile nel caso in cui, dal punto di vista morfologico, esso presenti una conformazione tale da far ritenere che le singole parti del fondo siano facilmente accessibili l'una dall'altra (e ciò, qualunque sia la destinazione economica di ogni parte), poiché, in tal caso, ove il fondo non fosse considerato unitariamente ma per parti separate, in presenza di un accesso esistente alla via pubblica, la richiesta di costituzione di un passaggio coattivo, anche se connessa ad una diversa destinazione economica delle distinte parti di fondo, si risolverebbe nel reclamare l'imposizione di un peso a carico del fondo altrui dettato da prevalenti ragioni di comodità, atteso che il passaggio dall'una all'altra parte del terreno non sarebbe ostacolata da alcunché. Quando, viceversa, tale accessibilità non risulta praticabile perché (come nella specie) il dislivello tra la parte superiore del fondo attraversata dalla strada rotabile comunale e la parte sottostante, posta a livello inferiore, rende oggettivamente tale parte non facilmente accessibile all'altra, la considerazione unitaria del fondo deve venir meno, perché l'ostacolo naturale, in realtà, separa quella parte del fondo dall'altra, cioè divide il suddetto fondo idealmente in due parti distinte.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 18372 del 13 settembre 2004)
Cass. civ. n. 177/2003
Qualora, a causa della divisione materiale di un fondo operata dal proprietario di esso, la prima parte del fondo sia priva di accesso alla pubblica via, mentre la residua parte del fondo mantiene il collegamento con la pubblica via, non si è in presenza di una situazione di interclusione, suscettibile di dar luogo alla costituzione di una servitù coattiva di passaggio, poiché all'interclusione di fatto può porre fine l'unico proprietario del fondo, ripristinando il collegamento alla pubblica via in favore della parte interclusa attraverso la parte che gode di un accesso all'esterno.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 177 del 10 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 10301/1999
Per la costituzione di servitù coattiva di passaggio è necessario l'accertamento dell'inesistenza di impedimenti, limiti od ostacoli all'esercizio in concreto della servitù, e, nel caso in cui l'accesso alla via pubblica del fondo intercluso richieda, oltre al passaggio su un fondo vicino, l'attraversamento di un bene demaniale contiguo, occorre che il proprietario del fondo intercluso provi di avere ottenuto dalla pubblica amministrazione l'autorizzazione a tale attraversamento ovvero che l'uso del bene demaniale sia consentito a tutti i cittadini senza bisogno di un particolare atto amministrativo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10301 del 22 settembre 1999)
Cass. civ. n. 853/1999
Sussiste l'utilità del fondo intercluso per la costituzione coattiva di una servitù di passaggio su quello posto tra due vie pubbliche, se non vi è prova della destinazione di questo ad uso pu bblico , ossia del passaggio ab immemorabile su di esso da parte della generalità dei cittadini, ovvero della formale manifestazione di volontà della P.A. competente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 853 del 2 febbraio 1999)
Cass. civ. n. 311/1999
Sussiste il diritto del proprietario di un fondo destinato ad uso agricolo di ottenere la servitù di passaggio coattivo attraverso il fondo del vicino anche allorché esista un transito di accesso alla via pubblica, se il cattivo stato di manutenzione di esso, non occasionale e transitorio, e il potere discrezionale della P.A. nel renderlo praticabile, ne escludano l'utilizzabilità, sì da configurare la sostanziale interclusione del fondo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 311 del 14 gennaio 1999)
Cass. civ. n. 3973/1997
La necessità di ampliare il passaggio coattivo, a norma del terzo comma dell'art. 1051 c.c., va collegata ad esigenze del fondo dominante non in base a criteri astratti o ipotetici, ma con riguardo alle possibilità concrete di un più intenso sfruttamento o di una migliore sua utilizzazione e quindi anche subordinatamente all'accertamento di un serio proposito del proprietario, risultante da fatti concreti e non da mere intenzioni manifestate, di attuare tale più intenso sfruttamento e tale migliore utilizzazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3973 del 7 maggio 1997)
Cass. civ. n. 2706/1996
Ai fini dell'esenzione dalla costituzione coattiva della servitù di passaggio prevista dall'art. 1051, ultimo comma, c.c., deve qualificarsi «cortile» uno spazio scoperto, generalmente recintato, posto a disimpegno esclusivo di una o più case e, qualora tale spazio non sia recintato, occorre aver riguardo alla destinazione che, in relazione alla situazione dei luoghi, è concretamente impressa allo spazio stesso, alla stregua di un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2706 del 27 marzo 1996)
Cass. civ. n. 1015/1996
Il divieto di imposizione coattiva della servitù sancito dall'art. 1051, comma 4 c.c. per le aree in esso descritte non preclude l'usucapione delle stesse.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1015 del 8 febbraio 1996)
Cass. civ. n. 8432/1995
L'attraversamento di un bene demaniale che non sia sottratto alla collettività ed il cui uso sia consentito indifferentemente a tutti i cittadini, di modo che possa essere utilizzato senza bisogno di un particolare atto amministrativo, non costituisce impedimento di diritto all'uso in concreto del passaggio. Ne consegue che non è ravvisabile l'ipotesi dell'interclusione nel caso in cui il fondo abbia accesso alla via pubblica mediante un passaggio che in parte attraversi un bene demaniale soggetto all'uso pubblico comune. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio di diritto, ha confermato la sentenza del merito, la quale aveva ritenuto che la domanda diretta ad ottenere la costituzione di passaggio coattivo sul fondo altrui esulasse dalla previsione dell'art. 1052 in tema di passaggio di fondo non intercluso, restando conseguentemente soggetta alle più rigorose condizioni fissate da tale ultima norma).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8432 del 1 agosto 1995)
Cass. civ. n. 8426/1995
L'esenzione delle case, dei cortili, dei giardini e delle aie ad essi attinenti dalle servitù coattive, sancita dagli ultimi commi degli artt. 1033 e 1051 c.c., non opera in presenza di situazioni di interclusione assoluta, non altrimenti eliminabili.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8426 del 1 agosto 1995)
Cass. civ. n. 2287/1995
Poiché l'utilizzazione di mezzi meccanici (trattori e automezzi) costituisce, in conseguenza dei mutamenti tecnologici della agricoltura, nonché dei rapporti di lavoro ed in genere del modo di vita dei lavoratori, una necessità per la coltivazione dei fondi agricoli, il proprietario di un fondo destinato all'agricoltura a cui vantaggio sussista un diritto di servitù di passaggio a piedi o con animali da soma per un altro fondo, ha diritto a norma dell'art. 1051 c.c. all'ampliamento del passaggio necessario per il transito di quei mezzi a trazione meccanica.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2287 del 27 febbraio 1995)
Cass. civ. n. 1258/1995
La indagine diretta ad accertare l'interclusione di un fondo, ai fini della costituzione a vantaggio di esso di una servitù di passaggio coattivo ex art. 1051 c.c., va condotta con riguardo al fondo nella sua unitarietà e cioè al fondo nel suo complesso e non già in relazione a singole parti di esso (anche se aventi, per libere scelte e determinazioni del proprietario, destinazione economica eterogenea), per ottenere più passaggi coattivi a favore di singole parti del fondo o un passaggio coattivo a favore di una singola parte di esso, perché un fondo non può essere considerato intercluso, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1051 c.c., se, comunque, una parte di esso confina con la via pubblica ed ha, quindi, uscita su di essa o può procurarsela senza eccessivo dispendio o disagio. Lo stesso principio vale per il caso, per così dire opposto, e cioè per la indagine diretta a stabilire se la interclusione sia venuta meno per effetto della mutata situazione dei luoghi, ai fini della estinzione della servitù di passaggio coattivo in precedenza ottenuta, ex art. 1055 c.c., o, per contro, del mantenimento e della conservazione di essa.
La causa estintiva della servitù di passaggio, prevista dall'art. 1055 c.c., è costituita dal venir meno di una determinata situazione di fatto che, a suo tempo, ebbe, ai sensi dell'art. 1051 c.c., ad imporre la costituzione di una servitù di passaggio coattivo, situazione che, come si desume dalla norma (art. 1051 c.c.), è caratterizzata dal fatto che un determinato fondo, per lo stato dei luoghi, non abbia alcuna possibilità di uscita sulla via pubblica se non attraverso il fondo o i fondi del vicino che lo circondano (interclusione assoluta) ovvero non possa procurarsela senza eccessivo dispendio o disagio (interclusione relativa).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1258 del 2 febbraio 1995)
Cass. civ. n. 10702/1994
Ai sensi dell'art. 1051, comma 3, c.c., è necessario, perché possa essere accolta la richiesta di ampliamento coattivo di una servitù di passaggio (che sia realizzabile in concreto nei limiti dei criteri fissati dal comma 2), che ricorra l'utilità dell'ampliamento per la coltivazione e l'uso conveniente del fondo dominante. E, in riferimento a tale principio, legittimamente il giudice di merito dà rilievo al fatto che non sia accettabile, secondo i modi di vita attuali, che chi per qualsiasi ragione acceda al fondo (e in particolare che vi acceda per la sua coltivazione e in relazione agli insediamenti abitativi su di esso realizzati) debba lasciare il proprio veicolo sulla pubblica via e quindi percorrere un lungo tratto di strada a piedi. (Nella specie la servitù di cui era stato chiesto l'ampliamento era stata costituita in sede di divisione di unico fondo, per assicurare l'accesso sulla pubblica via ad una porzione rimasta interclusa).
Il soggetto nei cui confronti è richiesto — per assicurare il transito anche dei veicoli a motore — l'ampliamento coattivo di una servitù di passaggio non può, di norma, utilmente eccepire che sarebbe possibile realizzare il passaggio, secondo un tracciato più breve, sul terreno di un terzo, poiché, sussistendo già una servitù di passaggio a favore del fondo intercluso, la costituzione di una servitù coattiva sul fondo di un terzo sarebbe consentita solo se l'ampliamento di quella già esistente risultasse impossibile o possibile solo con dispendio o disagi eccessivi. (Nella specie il motivo di ricorso investiva anche la adeguatezza della motivazione con la quale il giudice di merito aveva escluso che effettivamente il tracciato alternativo fosse più breve ed agevole; la S.C. ha rigettato il motivo con riferimento alla correttezza ed adeguatezza delle affermazioni del giudice di merito sia in punto di fatto che in punto di diritto).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10702 del 14 dicembre 1994)
Cass. civ. n. 3333/1994
Agli effetti della costituzione della servitù di passaggio coattivo, un fondo circondato da altri fondi e da un torrente deve ritenersi intercluso se l'attraversamento del greto, per l'accesso alla via pubblica, sia solo precario per la mancanza di una autorizzazione amministrativa e lo scorrimento delle acque nei periodi di pioggia.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3333 del 9 aprile 1994)
Cass. civ. n. 3018/1994
L'interclusione relativa, ai fini della costituzione della servitù di passaggio coattivo, può essere configurata anche quando dipenda dal fatto proprio di colui che richiede il passaggio, sempre che il proprietario, il quale ha operato la trasformazione dei luoghi determinante l'interclusione, abbia effettivamente avuto di mira il conveniente uso del suo fondo. In tale ipotesi il pregiudizio del proprietario del fondo servente deve essere considerato dal giudice con particolare favore e, per contro, con maggiore rigore l'interesse del proprietario del fondo per il quale è chiesto il passaggio coattivo. (Nella specie la C.S. ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la sussistenza dei presupposti per la costituzione della servitù coattiva, ritenendo che il richiedente costruendo la propria casa in un terreno impervio, con il beneficio, però, di una posizione più panoramica, aveva soddisfatto un'esigenza meramente personale di maggiore comodità e convenienza economica).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3018 del 28 marzo 1994)
Cass. civ. n. 5981/1993
Il fondo che ha accesso diretto alla via pubblica per mezzo di una scala in muratura non è, neppure relativamente, intercluso, ai sensi dell'art. 1051 c.c., pertanto il suo proprietario non può chiedere il passaggio coattivo nel fondo altrui per accedere con mezzi meccanici alla via pubblica se non allega e prova che la domanda risponde alle esigenze dell'agricoltura e dell'industria (art. 1052 comma secondo c.c.).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5981 del 28 maggio 1993)
Cass. civ. n. 2446/1993
Qualora le parti abbiano costituito convenzionalmente una servitù di passaggio pedonale e con animali da carico, da esercitare anche attraverso aie o cortili, non è consentito l'ampliamento coattivo della servitù con estensione ai veicoli a trazione meccanica, ostandovi l'art. 1051 ultimo comma c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2446 del 26 febbraio 1993)
Cass. civ. n. 832/1993
L'esenzione dal passaggio coattivo, prevista dall'art. 1051, quarto comma, c.c. per i fondi costituiti da case, giardini, cortili ed aie ad esse attinenti, si applica anche alle servitù di passaggio da costituirsi in applicazione dell'art. 1054 c.c., in dipendenza di interclusione per effetto di alienazione, sempre che, anche in tale ipotesi, vi sia la possibilità di scelta tra più fondi da asservire ed almeno uno non sia costituito da case, cortili, ecc.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 832 del 25 gennaio 1993)
Cass. civ. n. 7857/1990
Anche nel caso in cui più fondi distinti siano destinati all'esercizio di una stessa azienda agricola o comunque di una medesima attività il diritto di servitù può costituirsi soltanto a carico (e a vantaggio) di uno o più di detti fondi giuridicamente individuati, e l'accertamento dei requisiti richiesti per il passaggio coattivo ai sensi degli artt. 1051 e 1052 c.c. deve svolgersi con esclusivo riferimento al fondo o ai fondi autonomamente considerati, non essendo consentita la valutazione unitaria dei fondi stessi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7857 del 4 agosto 1990)
Cass. civ. n. 4526/1990
L'ampliamento di una servitù di passaggio, ai sensi dell'art. 1051 c.c., trova limite nella valutazione delle contrapposte esigenze dei fondi, in quanto il pregiudizio per il fondo servente non deve essere superiore al vantaggio che ne ricaverebbe il fondo dominante. (Nella specie in base all'enunciato principio la C.S. ha confermato la decisione dei giudici del merito che hanno negato la tutela prevista dal citato art. 1051 c.c. in quanto l'ampliamento del passaggio preesistente quale mezzo al fine del transito di veicoli avrebbe impedito al proprietario del fondo servente di continuare ad utilizzare il passaggio come parcheggio del proprio furgone).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4526 del 19 maggio 1990)
Cass. civ. n. 3702/1989
Ai fini della costituzione della servitù di passaggio ex art. 1051 c.c., il requisito della interclusione deve ritenersi sussistente anche quando il proprietario del fondo sia comproprietario dei fondi interposti tra quello di sua esclusiva proprietà e la via pubblica, in quanto il comunista non può asservire il fondo comune al proprio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3702 del 12 agosto 1989)
Cass. civ. n. 2903/1989
La determinazione del luogo di esercizio di una servitù di passaggio coattivo deve essere compiuta alla stregua dei criteri enunciati dal secondo comma dell'art. 1051 c.c., costituiti dalla maggiore brevità dell'accesso alla via pubblica, sempreché la libera esplicazione della servitù venga garantita con riguardo all'utilità del fondo dominante, e dal minore aggravio del fondo asservito, da valutarsi ed applicarsi contemporaneamente ed armonicamente, mediante un opportuno ed equilibrato loro contemperamento e tenuto presente che, vertendosi in tema di limitazione del diritto di proprietà — resa necessaria da esigenze cui non è estraneo il pubblico interesse — va applicato, in modo ancora più accentuato di quanto avviene per le servitù volontarie, il principio del minimo prezzo; il relativo giudizio compete al giudice di merito e si sottrae al sindacato di legittimità se congruamente e logicamente motivato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2903 del 16 giugno 1989)
Cass. civ. n. 1558/1989
Seppure l'esenzione dalla servitù di passaggio coattivo, prevista dall'ultimo comma dell'art. 1051 c.c. per i cortili, non è invocabile quando l'interclusione assoluta non possa essere altrimenti eliminata, tuttavia per stabilire se la servitù debba costituirsi solo per il passaggio pedonale od anche per il transito dei veicoli è necessario procedere alla valutazione comparativa degli opposti interessi da tutelare. Ne consegue che l'interclusione non giustifica la costituzione di una servitù di transito veicolare, qualora, essendo la pretesa fatta valere non per una situazione di effettiva necessità, ma per esigenze di maggiore comodità, l'accoglimento della domanda comporterebbe un sacrificio eccessivo alla normale destinazione del fondo servente, secondo l'incensurabile apprezzamento del giudice di merito. (Nella specie, il fondo per il quale era richiesta la servitù di passaggio carrabile era distante pochi metri dalla pubblica via ed il cortile da attraversare era annesso ad un immobile adibito a villeggiatura estiva).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1558 del 30 marzo 1989)
Cass. civ. n. 6814/1988
L'esenzione dalla servitù di passaggio coattivo, stabilita dall'ultimo comma dell'art. 1051 c.c. per le case, i cortili, i giardini e le aie ad essi attinenti, è limitata al caso in cui il proprietario del fondo intercluso abbia la possibilità di scegliere tra più fondi, attraverso i quali attuare il passaggio, di cui almeno uno non sia costituito da case o pertinenze delle stesse; conseguentemente la norma indicata non trova applicazione allorché, rispettando l'esenzione, l'interclusione non potrebbe essere eliminata, comportando l'interclusione assoluta del fondo conseguenze più pregiudizievoli rispetto al disagio costituito dal transito attraverso cortili, aie, giardini e simili.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6814 del 14 dicembre 1988)
Cass. civ. n. 2469/1988
La costituzione di una servitù di passaggio o l'ampliamento, sempre in via coattiva, di un passaggio già esistente per il transito dei veicoli a trazione meccanica, ai sensi dell'art. 1051 c.c., postulano, oltre allo stato di interclusione assoluta o relativa del fondo destinato ad avvantaggiarsene, il soddisfacimento delle esigenze di coltivazione e del conveniente uso dello stesso e quindi il motivato accertamento che l'attività produttiva ne sia agevolata e ne sia consentito un uso più consono alle concrete possibilità di un migliore sfruttamento con riguardo anche alla potenziale destinazione dello stesso per naturale evoluzione, nell'ambito del contesto socio-economico, di quella originaria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2469 del 16 marzo 1988)
L'ultimo comma dell'art. 1051 c.c., che esenta dalla servitù coattiva di passaggio le case, i cortili, i giardini e le aree ad esso attinenti, contiene un'elencazione tassativa che trova la sua ratio nell'esigenza di tutelare l'integrità delle case di abitazione e degli accessori che le rendono più comode e quindi, per stabilire se sussista o meno l'ipotesi del cortile o del giardino occorre aver riguardo alla loro destinazione non soltanto attuale, ma anche potenziale, desumibile dalla situazione dei luoghi. (Nella specie la S.C. ha confermato la pronuncia del giudice del merito che aveva ritenuto che sussisteva la condizione ostativa alla costituzione della servitù di passaggio in un'ipotesi in cui l'area, su cui l'attore aveva domandato la costituzione della servitù, era stata destinata dal convenuto a giardino dopo la notifica dell'atto di citazione).
Cass. civ. n. 3097/1987
Nella disposizione dell'ultimo comma dell'art. 1051 c.c. — che esenta dall'imposizione e dall'ampliamento coattivi della servitù di passaggio le «case» con i cortili, giardini e aie ad esse attinenti — la parola «casa», priva com'è di una sua precisa connotazione nella terminologia giuridica e di un inequivoco significato nel linguaggio corrente, anche se in questo viene normalmente usata con riferimento alla destinazione abitativa, deve intendersi adoperata dal legislatore, stante la ratio della norma, in senso lato, ossia comprensivo — ai fini della detta esenzione — anche ai fabbricati in cui si eserciti un'attività produttiva.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3097 del 31 marzo 1987)
Cass. civ. n. 2723/1987
Ai fini dell'ampliamento coattivo di una servitù di passaggio ex art. 1051 c.c., non sono di per sé rilevanti in senso negativo né la lunghezza del percorso da compiere nel fondo servente, né le esigue dimensioni di questo, dovendo tali elementi essere valutati, come presupposto logico-giuridico, solo in relazione alle modalità di realizzazione dell'ampliamento, la cui scelta deve avvenire alla stregua del principio del contemperamento degli interessi dei due fondi.
Il concetto di «conveniente uso del proprio fondo» espresso nell'art. 1051 c.c. ai fini della costituzione o dell'ampliamento coattivi di una servitù di passaggio, non può essere determinato in astratto, bensì con riferimento alle condizioni di vita dell'uomo medio nell'epoca in cui il diritto viene esercitato. (Nella specie, applicando detto principio, la corte ha cassato la decisione dei giudici del merito che con insufficiente motivazione avevano escluso che un fabbricato destinato ad abitazioni, anche se di modeste dimensioni, comportasse, per il suo conveniente uso, un ampliamento di una servitù di passaggio).
In materia di passaggio coattivo, l'art. 1051 c.c., come si evince dal collegamento tra il suo terzo comma e i primi due, disciplina in maniera unitaria l'ipotesi di costituzione novo della servitù e quella di ampliamento di passaggio preesistente. Pertanto, anche in questa seconda ipotesi l'indagine del giudice, ove sia controverso il diritto, deve prendere le mosse dall'accertamento della sussistenza del bisogno, inteso come relazione di necessità tra il richiesto ampliamento ed il soddisfacimento delle esigenze di coltivazione e di conveniente uso del fondo, che è il presupposto fondamentale della pronunzia costitutiva. La direzione e l'ampiezza di siffatta indagine sono determinate dalla posizione difensiva del convenuto titolare del fondo servente, nel senso che, ove costui deduca l'esistenza o la agevole acquisibilità di altro accesso, oppure la materiale impossibilità dell'ampliamento, occorre esaminare anche tali questioni e la soluzione di esse in senso favorevole al deducente assorbe o rende inutile l'accertamento sulla relazione di necessità, mentre nel caso che tali questioni non siano state proposte o vengano risolte a sfavore del deducente e sia altresì accertata detta relazione, restano soltanto da risolvere le eventuali questioni concernenti le modalità di realizzazione dell'ampliamento con riguardo al principio del contemperamento degli interessi dei due fondi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2723 del 18 marzo 1987)
Cass. civ. n. 1447/1985
La determinazione del percorso di una costituenda servitù di passaggio deve essere compiuta applicando i due criteri stabiliti dal secondo comma dell'art. 1051 c.c., e cioè quello della maggiore brevità dell'accesso alla via pubblica e l'altro del minor aggravio per il fondo da asservire, previo l'esame di tutte le soluzioni possibili per la realizzazione del passaggio, sicché quando le strade pubbliche che sia possibile raggiungere da un fondo intercluso siano più d'una, con conseguente pluralità di percorsi possibili, la scelta da compiersi dal giudice in base ai cennati criteri deve aver riguardo non alla consistenza e alla posizione topografica della strada pubblica di accesso, ma alle caratteristiche del collegamento fra la strada medesima e il fondo intercluso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1447 del 19 febbraio 1985)
Cass. civ. n. 3452/1984
Per stabilire se un fondo sia assolutamente o relativamente intercluso - requisito necessario tanto ai fini della costituzione di una servitù di passaggio, quanto ai fini dell'ampliamento di quella esistente - occorre aver riguardo alla sua interezza, anche quando il fondo sia costituito da diverse porzioni, le quali, pertanto, non possono essere considerate isolatamente. Tuttavia, il concreto stato dei luoghi è suscettibile di diversa valutazione, allorché le unità, di cui il bene si compone, appaiono distinte ed autonome, per l'impossibilità di porle in comunicazione tra loro, oppure quando, pur sussistendo astrattamente la possibilità di far venir meno l'interclusione di una delle unità col porla in comunicazione con un'unità non interclusa, la sua concreta realizzazione implichi l'esecuzione di opere che comportino eccessivo dispendio o disagio, non rilevando, peraltro, che quello stato sia la conseguenza di ostacoli naturali ovvero del fatto dello stesso proprietario del bene.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3452 del 8 giugno 1984)
Cass. civ. n. 2624/1984
In tema di costituzione di servitù coattiva di passaggio ai sensi dell'art. 1052 c.c., la determinazione del tracciato deve essere compiuta in base ai criteri fissati dall'art. 1051, comma secondo, c.c., della maggiore brevità dell'accesso alla via pubblica e del minore aggravio per il fondo da asservire, senza che ciò escluda la possibilità che il peso venga fatto ricadere, anziché su un solo fondo, su più fondi susseguentisi dal fondo intercluso alla via pubblica, anche se tra il fondo dominante ed altro fondo da assoggettare alla servitù vi sia il fondo di un terzo, il quale abbia concesso, a qualsiasi titolo, il passaggio, in quanto il principio secondo cui fundi vicini esse debent deve essere inteso nel senso che il requisito della vicinanza dei fondi, nei rapporti di servitù, non si identifica con quello della contiguità, esprimendosi invece nell'idoneità dell'uno ad arrecare all'altro il vantaggio, costituito dalla servitù, fermo il criterio del minor danno possibile a carico del fondo da asservire.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2624 del 26 aprile 1984)
Cass. civ. n. 1948/1982
Ai sensi dell'art. 1051 c.c., due sono le condizioni essenziali per l'ampliamento coattivo del passaggio sul fondo altrui: a) la rispondenza dell'ampliamento invocato all'uso conveniente del fondo dominante, nella destinazione preesistente od in quella nuova che il proprietario dimostri di voler attuare; b) la realizzabilità di detto ampliamento nei limiti dei criteri fissati dal secondo comma dell'art. 1051 citato. Tale ultimo estremo implica una valutazione comparativa delle esigenze dei fondi interessati e legittima il proprietario convenuto ad eccepire l'idoneità di altro accesso (in altro sito o in altro fondo), ove questo realizzi la via più breve ed idonea e sia meno dannoso dell'ampliamento richiesto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1948 del 29 marzo 1982)
Cass. civ. n. 3525/1978
Dal coordinato disposto dei primi tre commi dell'art. 1051 c.c. si ricava che i presupposti legittimanti la richiesta di ampliamento coattivo del passaggio sul fondo altrui sono: a) che il proprietario del fondo dominante non abbia una servitù diretta, utilizzabile per i veicoli, verso la via pubblica, non possa procurarsela altrimenti senza eccessivo dispendio o disagio e non abbia comunque altra uscita indiretta da utilizzare per il transito dei veicoli; b) che l'ampliamento non rappresenti una mera comodità per il fondo dominante, ma serva a rendere possibile il conveniente uso del fondo stesso, nella destinazione preesistente o in quella nuova che il proprietario dimostri di voler attuare; c) che preesista una servitù di passaggio e sussista la possibilità di un ampliamento del passaggio stesso, nel senso di allargamento del tracciato esistente e non in quello della creazione di un nuovo più ampio tracciato attraverso il fondo servente; d) che sia possibile ottenere l'ampliamento in modo da arrecare il minor danno al fondo servente. Le disposizioni in tema di ampliamento coattivo del passaggio sul fondo altrui (art. 1051, terzo comma, c.c.) sono applicabili anche nel caso in cui l'istante, proprietario del fondo dominante, sia al tempo stesso comproprietario del sentiero sul quale il passaggio si esercita. Invero, anche il fondo di proprietà comune può essere assoggettato a servitù a favore di un altro fondo di proprietà esclusiva di uno dei partecipanti alla comunione, valendo la regola nemini res sua servit soltanto nei casi in cui esuli, «a priori» e in modo assoluto, la possibilità di configurare la relazione oggettiva tra due fondi e la utilitas, di cui fruisce uno di essi, come oggetto di un rapporto giuridico intersoggettivo. Le condizioni per l'ampliamento coattivo del passaggio sul fondo altrui (art. 1051, terzo comma, c.c.) devono essere accertate con riferimento alla situazione attuale della zona. Pertanto non rileva, nella disamina, la mera possibilità che l'attività per cui è chiesto l'ampliamento impedisca lo sviluppo edilizio della zona stessa, per la quale non sia già intervenuta lottizzazione né concessione di licenza edilizia.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3525 del 12 luglio 1978)
Cass. civ. n. 1105/1978
Una servitù di passaggio può costituirsi anche tra due fondi, non contigui, senza che sia contestualmente costituita sul fondo interposto tra essi. Infatti, il requisito della contiguità dei fondi, in tema di servitù di passaggio, deve essere inteso non nel senso letterale di materiale aderenza tra essi, ma in quello giuridico di possibilità di vantaggio da parte del fondo servente a favore del fondo dominante, poiché l'acquirente può esercitare ad altro titolo il passaggio sul fondo intermedio ovvero acquistare successivamente il relativo diritto di servitù.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1105 del 6 marzo 1978)
Cass. civ. n. 202/1978
Nell'ipotesi di interclusione relativa, qualora questa sia stata determinata al fine di soddisfare un'utilità meramente personale (nella specie, sistemazione degli usci di appartamenti verso il fondo stradale, con conseguente esclusione di un passaggio per le autovetture) e non un'utilità fondiaria, si è fuori dai casi contemplati nell'art. 1051 c.c. ed il passaggio coattivo sul fondo altrui non può, quindi, essere preteso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 202 del 17 gennaio 1978)
Cass. civ. n. 832/1977
A norma dell'art. 1051 c.c., la servitù coattiva di passaggio può essere costituita non soltanto per la coltivazione del fondo, ma anche con riferimento a qualsiasi conveniente uso di cui lo stesso sia suscettibile, ivi compresa la sua destinazione ad area fabbricabile. A questo riguardo il giudice deve considerare lo stato attuale del fondo con riguardo alle concrete possibilità di più intensivo sfruttamento ed utilizzazione, potendo eventualmente trarre la prova del carattere edificatorio del fondo stesso da elementi obiettivi, quali la sua ubicazione, le prescrizioni del piano regolatore, la situazione dei fondi contigui, anche in contrasto con i dati catastali, aventi valore meramente indiziario. (Nella specie il fondo classificato in catasto come seminativo, era stato considerato dal giudice di appello quale area fabbricabile e pertanto era stata costituita una servitù di passo coattivo esercitabile con automezzi di qualsiasi tipo e non solo agricolo. La Suprema Corte ha confermato tale pronunzia, enunziando il principio di cui in massima).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 832 del 26 febbraio 1977)
relative all'articolo 1051 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q202024913
Stefano F. chiede
martedì 11/02/2020 - Emilia-Romagna
“Vi pongo la questione:
per raggiungere la mia abitazione esistono 2 strade, la prima tratto A, sul quale godo del diritto di passaggio e una seconda tratto B sulla quale non posso passare. Le due strade si congiungono in un ultimo tratto comune, tratto C, qualche decina di metri prima di casa mia. Su quest'ultimo tratto godo ovviamente del diritto di passaggio anche perché rappresenta l'unico accesso alla mia abitazione. Sul tratto C insistono anche altre due case, le quali godono del diritto esclusivo di passaggio sul tratto B.
Attorno ad una di queste due abitazioni vi è un terreno agricolo che si affaccia sia sul tratto C che sul tratto B della strada.
Il mio quesito è il seguente: se io andassi ad acquistare questo terreno, che tra l'altro confina con quello di mia proprietà, acquisire automaticamente il diritto di raggiungere la mia abitazione anche dal tratto B della strada, oppure no?
Grazie. Cordiali saluti.”
Premesso che per dare una risposta più esaustiva si dovrebbe avere maggior contezza dello stato dei luoghi, la risposta al quesito, pare essere negativa.
Ai sensi dell’art. 1051 del c.c. il passaggio coattivo può essere preteso solo dal proprietario del fondo intercluso, cioè da quel fondo che, circondato da fondi di proprietà altrui, non ha autonomo sbocco sulla pubblica via, né può procurarselo senza eccessivo dispendio o disagio. Nel caso di specie non può trovare applicazione l’art. 1051 del c.c., in quanto il fondo che è già di proprietà dell’autore del quesito trova sbocco sulla pubblica via grazie al diritto di passaggio sul tratto C; il nuovo terreno agricolo che si vorrebbe acquisire ha già, per quanto ci è dato capire, un suo autonomo sbocco sul tratto C, di cui si gode già di un diritto di passaggio, e inoltre da esso si potrebbe accedere alla pubblica via passando per il fondo di cui si è già proprietari, in quanto entrambi i fondi sono confinanti. Per tale motivo anche se si acquisisse tale ulteriore terreno agricolo, non sarebbe comunque possibile adire il giudice al fine di ottenere una sentenza che costituisca coattivamente un passaggio a carico del tratto B.
Alla luce di quanto detto, l’unico via per poter ottenere un diritto di passaggio anche sul tratto B sarebbe che il proprietario del fondo su cui insiste tale tratto, concedesse all’autore del quesito volontariamente per contratto ex art. 1031 del c.c. un ulteriore diritto di passaggio.
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201820565
Giorgio M. chiede
lunedì 19/02/2018 - Sicilia
“Buonasera, sono proprietario di un lotto di terreno intercluso su tutti i lati. Tuttavia, in sede di acquisto fu iscritta, su di un'altra particella, una servitù di passaggio insieme ad un diritto di asservimento perpetuo al mio lotto. Di recente, a seguito di contrasti con il comune in merito all'edificabilità del mio lotto, è stato nominato un commissario ad acta che deve decidere in merito all'edificabilità. Tale commissario dichiara che un lotto intercluso, nonostante disponga di servitù di passaggio, non può ottenere l'edificabilità. Premetto che tutt'attorno è stato edificato e che tutte le opere di urbanizzazione primarie e secondarie sono state svolte, inoltre, in periodo precedente era stato rilasciato il certificato di edificabilità (poi decaduto) e che attualmente il terreno è "zona bianca" e che la zona di riferimento è B3, inoltre ben due particelle confinanti sono strade che danno accesso sulla strada principale (una delle due è quella asservita). Seconda premessa è che l'unico ostacolo posto è quello inerente l'interclusione, in quanto riconoscono i requisiti per l'edificabilità. Può, dunque, essermi vietata l'edificabilità? Potreste indicarmi sentenze e codici che disciplinino il caso in essere?”
Per rispondere efficacemente al quesito bisogna innanzitutto prendere le mosse da quanto previsto in generale per il governo del territorio all'interno del testo normativo di riferimento, ovvero il D.P.R. n. 380/2001.
Il governo del territorio, il quale comprende in linea di principio tutto ciò che attiene all'uso del territorio e alla localizzazione di impianti e attività e rappresenta l'insieme delle norme che consentono di identificare e graduare gli interessi in base ai quali possono essere regolati gli usi ammissibili del territorio, viene attuata a livello comunale tramite il piano regolatore generale, atto complesso adottato dal Comune ed approvato dalla Regione.
Tipici del p.r.g. sono, per quanto interessa più da vicino il quesito in oggetto, i vincoli conformativi che, prescrivendo limiti volumetrici e caratteristiche costruttive in relazione alle diverse zone in cui viene suddiviso il territorio, ne condizionano l'edificabilità.
Di norma quindi, la regola generale impone l'osservanza del piano regolatore e/o dei piani territoriali esecutivi di esso pena la configurazione di abusi edilizi.
Il privato, se la richiesta è conforme al piano regolatare o ai piani specifici di attuazione e se l'area presenta tutti i requisiti di fatto e di diritto, dovrebbe ottenere il pemesso di costruire.
Tuttavia, nel caso in cui manchino piani di attuazione specifici, per esigenze di giustizia sostanziale e di celerità dei procementi amministrativi, la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha sancito l'esistenza di una eccezione per il c.d. "lotto intercluso".
Viene infatti consentito l'intervento costruttivo diretto da parte del privato anche in assenza di specifica approvazione dei piani attuativi, allorchè venga accertata la sussistenza di una situazione di fatto perfettamente corrispondente a quella derivante dall'attuazione del piano esecutivo, allo scopo di evitare defatiganti attese per il privato ed inutili dispendi di attività procedimentale per la Pubblica Amministrazione.
Il consiglio di Stato, con sentenza n. 268/2008, ha puntualizzato che, affinchè il privato possa comunque edificare, è necessaria la presenza dei seguenti requisiti:
l'area da edificare sia l'unica a non essere ancora stata edificata;
sia dotata di tutte le opere di urbanizzazione (primarie e secondarie);
sia dotata di un progetto edilizio del tutto conforme al p.r.g..
In questo caso è stato dunque stabilito che la mancata approvazione dei piani attuativi non impedisce il rilascio del certficato di destinazione urbanistica, posto che lo scopo del p.r.g. sarebbe stato comunque raggiunto.
Se dunque si è creata una eccezione ad hoc per il lotto intercluso, addirittura nel senso di permetterne l'edificabilità anche in mancanza di approvazione di piani attuativi, a maggior ragione il commissario ad acta non potrà utilizzare l'interclusione dell'area come motivo di diniego del permesso di costruire, soprattutto se conforme ai piani attuativi (così si può presumere data la pregressa concessione del permesso di costruire, poi decaduto).
Se, infatti, la situazione di fatto è quella descritta nel quesito, ovvero il lotto è circondato da aree edificate e vi è inoltre la presenza di tutte le opere di urbanizzazione, e se la richiesta non presenta vizi di forma o quant'altro, sicuramente non vi sono ostacoli in merito all'edificabilità ed il commissario ad acta non potrà impedirla motivando il diniego solamente sul presupposto dell'interclusione, il quale certo non rappresenta un ostacolo.
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201820402
“Il mio vicino vuole usucapire la servitù di passaggio carrale su un percorso che attraversa il mio bosco, dove,prima del mio acquisto, aveva realizzato un tracciato per raggiungere la sua cascina.
Nel 2000, prima dell’acquisto ho verificato presso il mio notaio l’assenza di servitù e presso il municipio la presenza di strade o domande riguardanti costruzione di strade.
Il tracciato manca perciò del permesso comunale di costruire e autorizzazioni dell’ente forestale( comunità montana) per la trasformazione di bosco, svincolo idrogeologico (viene attraversato un reticolo idrico minore) e svincolo paesaggistico.
Il vicino ha dichiarato nella causa in corso di avere personalmente realizzato la strada prima del mio acquisto, sicuro di potere usucapire nonostante sia stata costruita abusivamente, come da lui ammesso.
Il mio vicino ha realizzato, in proprio, il tracciato ora presente che è inferiore a due metri di larghezza (con tratti di appena 1,80 metri) , il fondo è naturale e ha l’aspetto di un grosso sentiero fra gli alberi , ed é privo di qualsiasi protezione verso valle. Nonostante ciò saltuariamente vi transita con piccoli automezzi (fiat panda)
Il fondo del vicino è servito anche da un sentiero consorziale, attualmente solo pedonale ,sul quale esiste un progetto di strada fermo da molti anni per disaccordi fra i proprietari di ben 8 fondi interclusi che andrebbe a servire se realizzata
Il fondo non è coltivato, non ci sono animali allevati,viene tagliata l’erba per pulire il prato ed è utilizzata la cascina per qualche grigliata estiva. Il vicino non è agricoltore come nessuno dei suoi parenti e probabilmente il suo intento è di aumentare il valore in caso di vendita.
Se il mio vicino, con la sentenza civile, dovesse ottenere il diritto di passo carrale, può sanare l'abuso senza il mio consenso quale proprietario? Visto che si può usucapire solo quello che c’è, potrebbe ottenere un adeguamento delle dimensioni in modo da far divenire percorribile il tracciato comodamente? (Attualmente in pochi si azzarderebbero a passare con una automobile)
Preciso che non voglio sapere se potrà essere usucapita o no la servitù, ma cosa potrebbe fare in caso usucapisse una servitù di passo carrale su di un tracciato abusivo ed insufficiente?
Sicuramente non avrebbe la mia disponibilità a sanare e tantomeno ad allargare il tracciato rendendolo più percorribile perché sarebbe più gravoso per il mio fondo: il tracciato attuale attraversa anche l’aia di fronte alla mia abitazione,prima ed unica casa di residenza fin dall’acquisto.
L’art 1051 cc mi può tutelare da un ordinanza di adeguamento del passaggio coattiva?
Nel caso di incidente sul tracciato esiste la possibilità che mi venga imputata qualche responsabilità?”
E’ evidente che nel caso in esame, in difetto di preventiva autorizzazione, almeno per come sembra essere stato accertato, si renderà necessario munirsi di una autorizzazione paesaggistica in sanatoria.
In linea di principio la legislazione statale vigente, rinvenibile nel testo del D.lgs 42/2004, esclude la possibilità del rilascio di autorizzazioni paesaggistiche in sanatoria.
Infatti, l’art. 146, comma 12 (nella versione modificata dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 157 del 2006) prevede che non possano più essere rilasciate autorizzazioni paesaggistiche “in sanatoria”, ossia successive alla realizzazione, anche parziale, degli interventi, salvo le ipotesi tassative volte a sanare “ex post” gli interventi abusivi di cui all’art. 167 comma 4 e 5 dello stesso decreto.
In particolare, il comma 4 dell’art. 167 fa riferimento a lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati, e tale può certamente ritenersi la realizzazione di una strada carrabile per l’accesso al fondo del proprietario confinante.
In tali casi deve essere instaurata, ad istanza della parte interessata, un’apposita procedura, la quale, a differenza dell’ordinario procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, prevede l’accertamento della compatibilità paesaggistica (demandato all’amministrazione preposta alla gestione del vincolo) e la preventiva acquisizione del parere della Soprintendenza, che nella particolare fattispecie in esame assume carattere non solo obbligatorio, ma anche vincolante.
Per l’individuazione della parte interessata deve farsi riferimento al comma 5 dello stesso art. 167 D.lgs. 42/2004, il quale qualifica come tale non solo il proprietario, ma anche il possessore o semplice detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area interessati dagli interventi, ritenendosi dunque che si possa far rientrare a pieno titolo in tali categorie il titolare di una servitù di passaggio (la cui esistenza, nel caso che ci interessa, verrebbe ad essere accertata per usucapione).
Sotto il profilo sanzionatorio va osservato che, ex art. 181 comma 1 ter del D.lgs. 42/2004, ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’art. 167 dello stesso decreto, qualora il procedimento di autorizzazione in sanatoria si concluda con esito positivo e purché riguardi quei lavori visti prima (tra cui si è detto può farsi rientrare la realizzazione abusiva di una strada carrabile), non si applicheranno le sanzioni penali previste dall'art. 44 lettera c) del DPR 6 giugno 2001 n. 380 (Testo unico edilizia).
Volendo, dunque, trarre una prima conclusione da quanto fin qui detto, possiamo dire che, ai fini della sanatoria della strada carrabile, sarà sufficiente l’istanza di colui che verrà riconosciuto titolare della servitù di passaggio, senza che si renda necessario l’intervento del proprietario del fondo boschivo (fondo servente).
Inoltre, tenuto conto del principio della personalità della responsabilità penale, scolpito dall’art. 27 comma 1 della Costituzione, e richiamato in materia di sanzioni amministrative dall’art. 3 della Legge 24 novembre 1981, n. 689 (c.d. legge di depenalizzazione), allorché dovesse essere riconosciuta l’usucapione della servitù, la relativa responsabilità per le opere abusivamente compiute non potrà che farsi gravare su colui che tali opere ha posto in essere per realizzare la stradella e poterla così usucapire.
Andando adesso ad esaminare gli altri aspetti di tale vicenda, per i quali si chiede un chiarimento, ossia se può ipotizzarsi una statuizione di allargamento della servitù di passaggio al fine di renderla carrabile e se il tracciato ove il passaggio viene esercitato può attraversare un’aia, può osservarsi quanto segue.
L’art. 1051 c.c., in materia di passaggio coattivo, dispone che, ricorrendo i presupposti della interclusione, il proprietario del fondo intercluso ha diritto di ottenere il passaggio sul fondo vicino per la coltivazione ed il conveniente uso del proprio fondo, ove per conveniente uso del proprio fondo deve anche intendersi il raggiungimento della cascina per una grigliata estiva, non potendosi intendere limitato solo alla coltivazione del fondo.
Il successivo art. 1052 c.c., poi, riconosce tale diritto anche al proprietario del fondo che ha accesso alla pubblica via, allorché tale accesso sia inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non possa essere ampliato; tale sembra possa ritenersi il sentiero consorziale, attualmente solo pedonale, ed in relazione al quale esiste allo stato attuale solo un progetto di ampliamento accantonato.
Nulla esclude, comunque, che nel momento in cui questo secondo accesso verrà reso carrabile, si potrà invocare l’applicazione dell’art. 1055 c.c. e chiedere la soppressione della servitù di passaggio per cessazione dell’interclusione.
Relativamente, infine, alla circostanza che il tracciato della servitù attraversa un’aia, sarà sicuramente legittimo invocare il rispetto di quanto disposto dall’ultimo comma dell’art. 1051 c.c., nella parte in cui sancisce appunto che sono esenti da servitù di passaggio le aie attinenti ad una casa.
Ciò, però, non deve indurre a pensare che la servitù non possa per tale ragione costituirsi, ma potrà solo dare diritto ad ottenere lo spostamento del tracciato relativamente a quella parte; ovviamente, prima di avanzare una tale richiesta, sarà opportuno valutare se vi sia altra luogo ove far passare la stradella e che possa arrecare minor nocumento al fondo servente, tenendosi sempre presente che occorrerà rispettare il principio fissato dalla prima parte del secondo comma dell’art. 1051 c.c., ove è detto che “Il passaggio si deve stabilire in quella parte per cui l'accesso alla via pubblica è più breve e riesce di minore danno al fondo sul quale è consentito.”.
Si ritiene opportuno anche sottolineare che, secondo il più recente orientamento giurisprudenziale, la disposizione di cui all’art. 1051 comma 4 c.c. non prevede una esenzione assoluta delle aree indicate, bensì solo un criterio di scelta, ove possibile, nei casi in cui le esigenze poste a base della richiesta di servitù siano realizzabili mediante percorsi alternativi, tra i quali deve attribuirsi priorità a quelli non interessanti le menzionate aree.
Infine, rispondendo così all’ultima domanda posta, va detto che nessuna responsabilità può essere addossata al proprietario del fondo servente in caso di incidente a danno del proprietario del fondo dominante nel percorrere la stradella, ancor più in considerazione del fatto che vi è una causa in corso volta ad accertare l’intervenuta usucapione della servitù, fondata sicuramente sulla realizzazione da parte di colui che reclama la servitù delle opere necessarie a disegnare la stradella e poterla percorrere.
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201719335
sabato 05/08/2017 - Marche
“Dal 22/07/2016 sono proprietaria di un terreno agricolo in provincia di (omissis) il cui accesso mi è stato garantito dal Venditore avvenire "in maniera incontrastata ed ultraventennale da una strada interpoderale che insiste sulla particella distinta nel vigente catasto terreni del comune di (omissis) al Foglio 80 con il n. 572 (strada individuata con il segno grafico "X" nella piantina" allegata all'atto e di proprietà di un vicino.
Il problema è che tra tale stradina di breccia ubicata al Foglio 80 particella 572 ed il mio terreno, esiste un frustolo di terra di proprietà sempre dello stesso vicino in questione il quale non è disponibile a consentirmi l'accesso al contrario di quanto garantitomi in atto.
Nel contempo da ricerche presso la Conservatoria Immobiliare è emersa l'esistenza di una servitù di accesso e passaggio su un frustolo di terra di poprietà di un altro soggetto. Tuttavia tra tale particella e la stradina di breccia cui al Foglio 80 particella 572 c'è di un nuovo un pezzo di terra del solito vicino proprietario della stradina al 572 che non intende farmi passare.
La questione sembra essere questa:
- sul Foglio 80 - Particella 268 (ex 170) di proprietà della Famiglia "X" c'è una servitù di accesso e passaggio perpetua che dall'angolo nord a dx della casa della Famiglia "X", conduce alla strada di breccia, Vs. Particella 572 (tra l'altro i vicini dicono che questa stradina era stata fatta e se si sbuca all'esterno della recinzione di tittarelli/sopra Vs. terra si troverà materiale inerte/breccino ancora). Tale servitù non é stata mai rimossa/spostata neppure negli atti successivi;
- per passare dalla particella 268 alla strada di breccia non si può che non camminare su particelle di proprietà del vicino già proprietari della particella 572;
- ai sensi dell'art. 1051 del C.C. "Il codice stabilisce che, al fine di non gravare eccessivamente il fondo servente, il passaggio dovrà essere collocato in quella parte del fondo servente in cui l'accesso alla via pubblica è più breve e meno dannoso.
Oltre al caso dell’interclusione, il passaggio coattivo è consentito anche quando, pur esistendo un passaggio sul fondo altrui, il (proprietario del) fondo dominante ha bisogno ai fini della coltivazione o comunque dell’uso del proprio fondo di ampliarlo per il transito dei veicoli anche a trazione meccanica: quando il passaggio sia quindi troppo piccolo o angusto per un utilizzo più intensivo mediante il passaggio di mezzi anche di grandi dimensioni (trattrici agricole), è possibile ottenere l’ampliamento mediante servitù coattiva".
Come mi devo comportare? Qual'è di fatto il mio diritto che posso far valere con le buone o tramite mediazione e poi in sede giudiziale?
Tenete presente anche che sul mio terreno, da catasto, insiste una vecchia strada interpoderale privata, oggi insistente per circa la metà sul mio terreno e per l'altra metà sul terreno di un'altra Signora che ha effettuato l'acquisto dello stesso nel 2015. Tale strada, ex militare, sbucherebbe su una strada provinciale, se la Signora confinante mi consentisse il ripristino di utilizzo della stessa anche a mie sole spese.
La Signora, che ripeto ha fatto l'acquisto di tale terreno a nord del mio, solo nel 2015 respinge per iscritto la mia richiesta di ripristino della viabilità portando a conoscenza "che ai sensi dell'art. 1073 del C.C. l'eventuale servitù di passaggio qualora fosse esistita e da me reclamata si è ormai lautamente estinta per prescrizione dovuta a uso non ventennale".
Posto che gli altri vicini (tra cui una Signora de 1932,...) mi dice che su tale strada un tempo si passava a piedi per andare dal medico/catechismo/messa nel vicino Paese e quindi sul mancato uso ventennale magari è dura dimostrare il contrario, certo è che tale mancato uso è stato dovuto nel tempo ad impossibilità (perché il grande terreno ai primi del '900 di proprietà di un'unica Famiglia poi è stato venduto a diversi soggetti), non potrebbe essere ripristinato per RIVIVISCENZA della servitù?
In alternativa posso "saltare" dalla particella 268 alla 572 passando sul terreno del vicino proprietario della 572 per servitù coattiva necessaria? Devo pagare a tale vicino una indennità? Quali i relativi termini di valutazione?
In attesa di Vs. saluto
Consulenza legale i 18/08/2017
Dalla lettura del quesito da lei posta si evince che:
- per accedere alla pubblica via lei necessiterebbe di ampliare la servitù di passaggio esistente, in modo da poter transitare attraverso il terreno di proprietà del suo vicino (il quale è il medesimo proprietario della strada attraverso la quale la servitù viene attualmente esercitata);
- per accedere alla pubblica via, lei avrebbe la possibilità di transitare anche attraverso il fondo di un altro soggetto (la sig.ra del 1932), sul quale un tempo gravava una servitù, forse estinta per prescrizione ultraventennale.
Procediamo, dunque, ad esaminare la prima possibilità, vale a dire quella di ottenere l'ampliamento dell'attuale servitù di passaggio.
In proposito, va osservato che, come da lei stessa ricordato, l'art. 1051 c.c., prevede la possibilità per il proprietario di un fondo intercluso di ottenere il passaggio sul fondo del vicino.
Il terzo comma della stessa disposizione prevede, inoltre, il diritto di ampliare il suddetto passaggio, laddove ciò sia necessario al fine di garantire il transito di veicoli a trazione meccanica.
Ebbene, nel caso in esame, al fine di ottenere l'ampliamento dell'attuale servitù di passaggio (quella esercitata sulla strada ubicata al foglio 80, part. 572), lei potrebbe evidenziare di avere la necessità, appunto, di ampliare la suddetta servitù (a maggior ragione in considerazione del fatto che tale servitù non garantisce, comunque, l'accesso alla pubblica via, con la conseguenza che il suo fondo è, tuttora, intercluso).
Sul punto si è espressa, altresì, la giurisprudenza della Suprema Corte, la quale, nella sentenza n. 3092 del 2014, ha precisato che "in tema di passaggio coattivo, la disposizione dell'art. 1051, terzo comma, cod. civ., essendo diretta a consentire l'adeguamento della servitù alle esigenze del fondo che ne beneficia, mediante ampliamento della sede del transito già esistente sul fondo altrui, è applicabile anche nell'ipotesi in cui si domandi di ampliare una strada interclusa nel fondo dominante (quella su cui attualmente esercita la servitù, n.d.r.) tramite asservimento di una parte del fondo latistante".
A questo punto, tuttavia, la questione si intreccia con il secondo profilo sopra citato, ovvero la circostanza per cui lei, astrattamente, avrebbe la possibilità di accedere alla pubblica via attraverso il fondo di un'altra vicina.
Va osservato, infatti, che sempre la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8153 del 2013, ha chiarito che, laddove venga chiesto l'ampliamento della servitù di passaggio esistente, "il proprietario del fondo servente è legittimato ad eccepire l'idoneità di altro accesso in diverso sito o fondo, se questo realizzi la via più breve e sia meno dannoso dell'ampiamento richiesto".
Quanto all'indennità, l'art. 1053 c.c. prevede, effettivamente, il riconoscimento di un'indennità in favore del proprietario del fondo servente, la quale verrà stabilita in misura proporzionale al danno cagionato dal passaggio.
Quanto, infine, alla questione relativa alla prescrizione ultraventennale, sembra di capire che la servitù sul fondo della sig.ra sua vicina si sia costituita per "destinazione del padre di famiglia" (art. 1062 c.c.), situazione che si verifica quando un fondo, originariamente appartenente ad un unico proprietario, divenga successivamente di proprietà di soggetti diversi.
Nel caso di specie, dunque, la servitù in questione si è costituita nel momento in cui il fondo, un tempo appartenente all'unica famiglia da lei citata, sia stato venduto a diversi soggetti, i quali avrebbero iniziato ad esercitare il passaggio sui fondi confinanti.
Ai fini della decorrenza del termine prescrizionale occorrerebbe, dunque, verificare, se, quando il fondo è stato venduto a diversi soggetti, questi hanno esercitato o meno il passaggio sulla strada da lei citata ed, eventualmente, fino a quando tale passaggio sia stato esercitato.
Deve escludersi, ad ogni modo, una eventuale "reviviscenza" della servitù: una volta estinta per prescrizione, la stessa non può rivivere.
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201718547
Nicola M. chiede
lunedì 13/03/2017 - Campania
“Gent. redazione Brocardi:
Ho letto la vostra consulenza e mi sono accorto che il quesito posto non era chiaro( codice di riferimento: Q201718461) Quindi ripropongo il quesito con la speranza di essere più chiaro.
Nel 2006 con atto di citazione i miei cugini hanno chiesto al tribunale di costituire una servitù coattiva per fondo intercluso allo scopo di raggiungere i loro fondi agricoli di 900 metri quadri ciascuno, servitù che attraversasse il cortile di pertinenza di casa mia.
Nel 2007 i miei cugini hanno chiesto al tribunale di emettere un'ordinanza allo scopo di ottenere le chiavi del cancello del mio cortile per raggiungere i loro fondi asserendo di avere acquisito il diritto di passaggio per usucapione. Il tribunale emette l'ordinanza con la quale riconosce l'intervenuta usucapione e mi ordina di consegnare a loro le chiavi del cancello del mio cortile di pertinenza alla mia proprietà. La suddetta ordinanza, prima della sentenza definitiva scompare dal fascicolo processuale. Nel 2012 il tribunale si pronuncia riconoscendo il fondo intercluso, quindi, costituisce una servitù coattiva in base all'art.1051 e nomina una CTU per la determinazione dell'indennità in base all'art. 1053. Nel 2015 il Comune espropria il terreno e l'indennizzo che la CTU aveva calcolato in circa 45 mila euro non viene corrisposta.
In conclusione: nello stesso procedimento sono stato condannato la prima volta a consegnare le chiavi perché i miei cugini avevano usucapito un diritto di passaggio. Dopo; quando essi raggiungevano tranquillamente i loro fondi sono stato condannato una seconda volta perché il fondo era intercluso e i miei cugini non lo potevano raggiungere.
Premesso che non posso fare appello perché i tempi sono scaduti e premesso che non ho adottato una buona difesa, posso chiedere un indennizzo che comprenda tutti gli anni che essi hanno attraversato il mio cortile? Quale ruolo avrebbe avuto l'ordinanza (possessoria) nella sentenza finale se non fosse scomparsa prima? L'ordinanza modificava lo stato di interclusione del fondo passando da interclusione assoluta a quella relativa (i miei cugini non sono agricoltori e il terreno era vincolato da molti anni) Essi, una volta ottenuto il diritto di passaggio per usucapione avevano il dovere d modificare la loro richiesta iniziale e a questo punto chiedere un allargamento della servitù usucapita?
In ultimo: ci sono le premesse per una revisione della sentenza o per una richiesta di danni. Il fatto è che essi avevano sempre raggiunto i loro fondi attraversando il cortile di mia proprietà. Il fondo, sin dal 1988, era stato vincolato dal comune che lo aveva destinato a parcheggi pubblici. Ciò nonostante e senza nessun motivo valido se non cattiveria hanno preteso una servitù (che già esercitavano) dicendo che il fondo fosse intercluso.
Sembra strano ma i fatti sono questi.”
Consulenza legale i 22/03/2017
L’ordinanza avverso la quale è stato proposto reclamo, deciso con successiva ordinanza dell’ 8 agosto 2007, in realtà si limitava ad introdurre un giudizio possessorio ex artt. 1168 e ss. c.c., conseguente all’avvenuta chiusura violenta del cancelletto.
Per effetto di tale ordinanza il giudice non è stato in alcun modo chiamato a pronunciarsi sulla esistenza o meno di una servitù di passaggio, ma ha solo accertato positivamente l’esistenza di una situazione di possesso in favore della quale apprestare tutela, preoccupandosi a tal fine di valutare ed escludere esplicitamente che il passaggio attraverso quel cancello fosse dovuto ad un mero atto di tolleranza e/o cortesia.
Evidentemente, la necessità di rendere stabile una situazione possessoria, anche in virtù dell’avvenuto spoglio (con la chiusura del cancello), ha indotto e costretto l’altra parte ad agire in giudizio ex art. 1051 c.c. al fine di vedersi riconosciuta, e così costituita in proprio favore, una servitù coattiva di passaggio.
Dall’esame della sentenza, infatti, si deduce che una servitù di passaggio in effetti era stata costituita per destinazione del padre di famiglia in sede di divisione dell’originario fondo, per l’esercizio della quale era stata anche disposta la realizzazione di una stradella a spese del proprietario del fondo dominante.
Tuttavia, avendo il giudice accertato che tale stradella non era stata mai realizzata, correttamente ne ha desunto il mancato esercizio della servitù e la sua conseguente estinzione per prescrizione ex artt. 1073 e 1074 c.c.
A quel punto ciò ha indotto il Giudice a decidere sulla effettiva interclusione del fondo e, avendolo riconosciuto come intercluso, sia a seguito della accertata estinzione della servitù costituita per destinazione del padre di famiglia sia sulla base delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio, ha ritenuto che sussistessero tutti i presupposti per costituire coattivamente la servitù di passaggio di cui si discute ex art. 1051 c.c.
In conseguenza di tale statuizione, non si è reso necessario decidere sull’ulteriore domanda attorea, avanzata in via gradatamente subordinata, con la quale si chiedeva al giudice di accertare l’intervenuta usucapione della servitù di passaggio.
A questo punto, riallacciandoci a quanto già detto nella precedente consulenza, risulta chiaro che la sentenza emessa ex art. 1051 c.c. ha avuto natura costitutiva (e non meramente accertativa o dichiarativa) del diritto di servitù di passaggio, con la conseguenza che un indennizzo ex art. 1053 c.c. può essere ottenuto soltanto ex nunc, ossia a decorrere dal momento in cui è stata resa la sentenza e costituito il relativo diritto.
Nessun ruolo ha espletato o avrebbe potuto espletare l’ordinanza emessa in sede di giudizio possessorio, non avendo deciso sull’esistenza di una servitù, ma avendo solo riconosciuto il diritto della parte spogliata a riavere le chiavi del cancello di cui ci si era in precedenza serviti.
Peraltro, si tenga conto che anche nella sentenza costitutiva della servitù di passaggio si prende atto della esistenza di questo cancelletto, avendolo il giudice preso perfino a riferimento (sulla base della consulenza tecnica e del precedente atto notarile) quale luogo più comodo da cui poter accedere per l’esercizio della servitù da parte dei fondi dominanti.
Al dubbio se una volta ottenuto parte attrice il diritto di passaggio per usucapione avrebbe avuto il dovere di modificare la richiesta iniziale e chiedere semplicemente un allargamento della servitù usucapita, va risposto facendosi osservare che il giudice non è giunto a pronunciarsi sull’usucapione della servitù di passaggio, proposta come domanda subordinata, in quanto ha costituito ex novo la servitù coattiva di passaggio per avvenuta riconosciuta estinzione della servitù per destinazione del padre di famiglia e conseguente interclusione dei fondi dominanti.
Si ritiene che, sulla base di quanto dedotto in giudizio, sia ineccepibile il percorso logico-giuridico contenuto in sentenza e che, quindi, non vi sia alcun margine per una richiesta di danni (non si può lasciare un fondo privo di accesso alla pubblica via né imporre un passaggio incomodo e più gravoso).
La circostanza, infine, che il fondo dominante fosse stato destinato nell’assetto urbanistico territoriale a parcheggio pubblico è una vicenda che esula dalle problematiche sollevate con il quesito, problematiche relative piuttosto a rapporti inter partes di natura privatistica.
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201616654
martedì 09/08/2016 - Liguria
“Sono proprietario di due unità abitative contigue in un complesso di case a schiera in collina a cui si accede da un terrazzo antistante. Parallelo al terrazzo e alla facciata dell'edificio corre una strada pedonale pubblica dalla quale però non vi è nessun accesso diretto, poiché essa scorre in pendenza ad un livello inferiore. Alla mia proprietà (vedi schizzo: edifici 1 e 2) si accede invece tramite due servitù coattive: una a valle tramite alcune rampe di scala che attraversano la proprietà A ed un'altra più comoda a monte che attraversa un piccolo scoperto della proprietà B con la quale però sono in cattivi rapporti.
Mentre A mi ha offerto un contributo per costruire un accesso autonomo alla strada comunale, B non vuole contribuire. Ovviamente se io costruissi questo nuovo accesso la mia proprietà cesserebbe di essere interclusa e le servitù verrebbero ad estinguersi entrambe.
Poiché i costi di realizzazione di questo nuovo accesso non sono indifferenti e B non vuole contribuire, avrei deciso di rinunciare alla servitù A, conservando solo quella a monte con il confinante B.
Il vicino B tuttavia (per spirito di contraddizione) mi ha fatto sapere che si opporrebbe a questa soluzione perché aggraverei la sua servitù intensificando il passaggio, prima distribuito su due proprietà A e B ed ora esclusivo sulla sua.
Vorrei sapere se posso rinunciare alla servitù A senza fare rogito redigendo soltanto una scrittura privata e se B può realmente opporsi a questa soluzione ovvero chiedermi un indennizzo perché intensifico il passaggio nella sua proprietà. Allego schizzo. Grazie”
Consulenza legale i 16/08/2016
Va innanzitutto chiarito se le due servitù di cui al quesito si possano veramente considerare servitù coattive.
Le servitù coattive di passaggio sono disciplinate dall’art. 1051 del cod. civ., il quale recita: “Il proprietario, il cui fondo è circondato da fondi altrui, e che non ha uscita sulla via pubblica né può procurarsela senza eccessivo dispendio o disagio, ha diritto di ottenere il passaggio sul fondo vicino per la coltivazione e il conveniente uso del proprio fondo.
Il passaggio si deve stabilire in quella parte per cui l'accesso alla via pubblica è più breve e riesce di minore danno al fondo sul quale è consentito. (…)
Sono esenti da questa servitù le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti.”.
La norma individua, nello specifico, due ipotesi fattuali:
- quella dell’interclusione assoluta di un fondo, che si configura quando un fondo è completamente circondato da fondi altrui e non ha alcun accesso alla via pubblica;
- quello dell’interclusione relativa, che si ha quando un fondo ha la possibilità di un accesso alla via pubblica, ma può procurarselo solo con “eccessivo dispendio e disagio”: “In tema di costituzione di servitù coattiva di passaggio, l’interclusione relativa del fondo sussiste in tutti i casi in cui il transito di accesso alla pubblica via, pur se strutturalmente possibile, determini un dispendio eccessivo al fine di renderlo praticabile (…). (Nella specie si trattava di un passaggio che aveva la funzione di scolo dei terreni, tale da risultare estremamente scosceso e stretto, e per questo motivo giudicato insufficiente, con conseguente interclusione relativa correttamente ritenuta esistente nella sentenza di merito confermata dalla S.C.)” (Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 2012, n. 4610); ed ancora “Non si versa in ipotesi di ampliamento della servitù di passaggio disciplinata dal comma 3 dell'art. 1051 c.c., bensì di interclusione relativa del fondo, quando il fondo, pur avendo una possibilità di uscita sulla pubblica via, non ha ugualmente pratica possibilità di uscita diretta o indiretta sulla pubblica via con mezzi di media o grossa dimensione, perché, per l'insufficienza del viottolo di cui dispone e per l'attuale situazione dei luoghi il transito con mezzi meccanici deve espandersi nel fondo del vicino.” (Cassazione civile, sez. II, 30 settembre 2009, n. 20997).
Per quel che riguarda infine l’ultimo comma dell’articolo citato, va specificato che per i beni ivi tassativamente elencati è esclusa la servitù coattiva, ma vengono pacificamente ammesse quelle volontarie (ovvero costituite mediante accordo tra le parti) o quelle acquisite per usucapione.
A tale ultimo proposito, ad avviso si chi scrive si può escludere che il caso in esame rientri nella fattispecie di cui all’ultimo comma dell’art 1051 c.c., perché lo spazio antistante la proprietà B utilizzato per il passaggio non è certamente riconducibile ad alcuno dei beni elencati dalla norma: si tratta infatti di piccolo disimpegno antistante la proprietà B, di modestissime dimensioni, non qualificabile come casa, né come aia o giardino e neppure come cortile.
Tutto ciò premesso ed illustrato, sulla base dell'esame dello stato dei luoghi, si può affermare che non è così scontato definire quelle esercitate come servitù coattive: è certamente vero, in effetti, che esiste un dislivello per il quale dal cortile si può accedere alla pubblica via solo attraverso un “salto” di un metro e mezzo; tuttavia, in considerazione della modesta altezza della quale si sta parlando nonché del tipo di lavori che si richiedono per superarla (realizzazione di una scala di pochi gradini che, inevitabilmente, comporterebbe il sacrificio di una minima parte della proprietà, ovvero terrazzo sovrastante e scantinato sottostante, con un esborso di certo non economicamente “sproporzionato”), difficilmente si può ritenere che l’accesso alla pubblica via si possa realizzare con “eccessivo dispendio o disagio” per il proprietario del fondo.
Si è, tuttavia, ugualmente ritenuto che – al fine di stabilire se si possa parlare di “eccessivo dispendio o disagio” – occorre altresì valutare se l’entità del dispendio o disagio che dovesse comportare l’utilizzazione del fondo sarebbe superiore al sacrificio che subirebbe il proprietario del fondo contiguo qualora su di esso venisse imposto il passaggio.
Ebbene, sotto questo profilo, osservando lo stato di fatto dei fondi contigui, quella parte della proprietà B che attualmente consente l’accesso mediante un solo, piccolo gradino, al terrazzo laterale di proprietà delle unità 1 e 2 subisce, di fatto, un aggravio che neppure si può definire tale; vale a dire che il passaggio coattivo si realizza in uno spazio veramente minimo: il gradino in questione si trova praticamente a ridosso della via pubblica, per cui il proprietario del fondo dominante non deve neppure “attraversare” propriamente il fondo servente, ma solo salire sul gradino quasi direttamente dalla via pubblica per accedere al terrazzo. Nell’ottica del contemperamento di interessi di cui parla la giurisprudenza, quindi, si può senz’altro affermare che, visto il minimo disturbo per B, sia senz’altro preferibile mantenere lo stato dei luoghi così com’è, piuttosto che effettuare i lavori prospettati dal proprietario del fondo dominante.
Per rispondere, quindi, subito alla domanda relativa alle pretese, anche economiche, del vicino, va detto che – di fronte ad una situazione di fatto come quella descritta – è estremamente probabile il riconoscimento, anche in un eventuale giudizio, del diritto del proprietario delle unità 1 e 2 di mantenere la servitù a carico di B senza affrontare i lavori per la realizzazione di una scala propria.
In buona sostanza, B non ha validi e giuridicamente fondati motivi per opporsi al passaggio.
Va tenuto presente, tuttavia, che nel caso del riconoscimento di servitù coattiva – come sin qui ipotizzato - l’indennità pretesa andrebbe, in effetti, corrisposta, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1053 cod. civ., il quale così recita: “Nei casi previsti dai due articoli precedenti è dovuta un’indennità proporzionata al danno cagionato dal passaggio (…)”.
Tale emolumento ha natura risarcitoria, e deve tenere conto dell’eventuale deprezzamento che il fondo subirebbe per effetto dell’onere, della superficie assoggettata al passaggio coattivo ed altresì ad ogni altro possibile pregiudizio derivante dal transito di persone o veicoli: “L'indennità dovuta dal proprietario del fondo in cui favore è stata costituita la servitù di passaggio coattivo non rappresenta il corrispettivo dell'utilità conseguita dal fondo dominante, ma un indennizzo risarcitorio da ragguagliare al danno cagionato al fondo servente, sicché, per la sua determinazione, non può aversi riguardo esclusivamente al valore della superficie di terreno assoggettata alla servitù, dovendosi tenere altresì conto di ogni altro pregiudizio subìto dal fondo servente in relazione alla sua destinazione a causa del transito di persone e di veicoli. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito, che aveva determinato l'indennità ex art. 1053 c.c. facendo esclusivamente riferimento all'estensione dell'area soggetta a servitù in relazione al valore di mercato dell'intero fondo asservito, omettendo, tuttavia, di considerare, da un lato, l'incidenza derivante dalla ricomprensione del cespite in area PIP e, dall'altro, il danno patito in concreto dall'intero fondo per effetto dell'asservimento).” (Cassazione civile, sez. II, 18 maggio 2016, n. 10269).
Nel caso in esame, vista l’area interessata dal passaggio (minima), il fatto che vi possano transitare solo persone e non veicoli, infine il fatto che difficilmente si può ipotizzare un “danno” per effetto del passaggio, tanto meno un deprezzamento del fondo servente (che ad avviso di chi scrive non sarebbe nemmeno considerato), l’indennità da riconoscere a B dovrà comunque essere minima.
Si aggiunga, poi, che nel quantificare l’indennità occorre fare riferimento ai soli pregiudizi esistenti e accertabili al momento della costituzione della servitù, per cui i danni che dovessero eventualmente verificarsi successivamente non legittimano il proprietario del fondo servente a richiedere una revisione dell’ammontare dell’indennità, fintanto che l’estensione del passaggio rimane immutata.
Va, infine, specificato che il proprietario delle due unità 1 e 2, al fine di far cessare le pretese del vicino B una volta per tutte, può ad avviso di chi scrive altresì far valere nei suoi confronti l’acquisto della servitù di passaggio per usucapione: ciò perché il possesso utile del passaggio ai fini dell’usucapione esercitato dal precedente titolare delle due proprietà va sommato a quello del proprietario attuale ai fini del raggiungimento dei 20 anni richiesti dalla legge per l’acquisto del diritto a titolo originario. E poco importa, a tal fine, che il possesso sia stato trasferito per effetto di successione (si parla, in questo caso, appunto di “successione nel possesso”, come pare sia avvenuto nel caso in esame in cui le proprietà 1 e 2 derivano da successione del nonno) oppure per atto tra vivi (si parla allora di “accessione nel possesso”).
Va doverosamente precisato, a tal proposito, che normalmente, ai sensi dell’art. 1061 cod. civ., non sono usucapibili le servitù non “apparenti”, cioè quelle per cui non esistano opere visibili e permanenti destinate all’esercizio della servitù stessa. Per quanto riguarda, la servitù di passaggio - che in effetti, per sua natura, non è apparente - è quindi possibile usucapire solo qualora siano presenti segni visibili e permanenti che si possano definire realizzati allo scopo precipuo di dare accesso al fondo dominante attraverso il fondo servente.
Ebbene, nel caso di specie, con riferimento ad entrambe le proprietà A e B, esistono dei gradini che rientrano, ad avviso di chi scrive, perfettamente nella definizione di cui sopra: infatti, a differenza, ad esempio, di un semplice “sentiero”, i gradini, in quanto tali, testimoniano proprio il passaggio specifico da un fondo ad un altro e nel caso in esame quelli situati tra le proprietà parzialmente intercluse e i due fondi A e B non avrebbero realmente alcun senso di esistere se non per consentire il passaggio al cortile da A e B appunto.
Infine, per quel che riguarda la servitù esercitata su A, trattandosi di servitù di fatto e non essendo stata costituita a mezzo scrittura privata o atto pubblico, non servirà ugualmente alcun atto formale di estinzione ma sarà necessario semplicemente smettere di passare per il fondo A.
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201615663
giovedì 03/03/2016 - Piemonte
“Spett,le Redazione Brocardi,
la mia famiglia è proprietaria di un sito dove vi grava una servitù di passaggio a piedi e bestie e carri, così cita espressamente l'atto di vendita. Questa servitu e' riconosciuta al demanio militare. Mio padre acquisto' questo fondo nel 1967 dove per accedervi era necessario l'attraversamento di un rio servito da una passerella in legno e ferro di circa 150 cm, in seguito per transitare con veicoli a motore piu grandi e pesanti perche' si instauro' con l'azienda (due capannoni) e l'abitazione di residenza, richiese l'autorizzazione per allargare il ponte, ma non ricevette risposta e in seguito senza autorizzazione rese carrabile il ponte. (questo ponte e' illegittimo?A quali sanzioni posso incorrere?) Ora in seguito ad una cessione in affitto del fondo demaniale ad una associazione sportiva, dopo oltre sessanta anni di inattivita' e abbandono chiedono di poterci transitare con mezzi a motore, attraversando il cortile privato come del resto e' segnato sulla mappa in loro favore. Nel corso degli anni mio padre chiuse la proprieta con un cancello a ridosso del ponte e di conseguenza non ci transitarono mai. A testimonianza dell'allargamento abbiamo una foto dell'epoca dove in lontananza si vede bene la potrella in ferro della passerella e ad oggi le potrelle laterali di sostegno passerella sono visibili e misurabili (queste prove hanno validita' ?). In seguito agli incontri con i responsabili demaniali e alle richieste verbali di chiarimento non menzionano le dimensioni perche riservate in quanto militari, ma si rifanno alla traccia sulla mappa ed indicano un passaggio di circa 3 metri.E sostengono che il ponte seppur allargato ora non e' piu' rilevante in quanto il rio e' proprieta del demanio e anche il ponte che ci sta sopra. In seguito ho formulato richiesta al dipartimento della difesa di Roma e in risposta mi hanno rimandato al reparto di Torino , ora sto attendendo. A questo punto posso oppormi alla loro richiesta in quanto le condizioni originali non sono piu le stesse? Ricorre un aggravio di servitu ? In base al passaggio coatto dell'art 1051-1052 dove vieta l'aggravio nei cortili e' inerente ad una nuova servitu' disposta dal giudice o è applicabile anche su un aggravio di servitù già esistente sul cortile? Inoltre la dicitura che l'aggravio puo' solamente essere riconosciuto dal giudice in favore dell'agricoltura o dell'industria e' valevole? possiamo pertanto opporci? In attesa di un riscontro saluto cordialmente .”
Consulenza legale i 11/03/2016
Con il presente quesito vengono sottoposte molteplici questioni. Vediamole in dettaglio.
1. il Demanio Militare può vantare tuttora una servitù di passaggio anche se non l'ha esercitata per oltre sessant'anni?
2. ammesso che il Demanio Militare possa vantare ancora una servitù di passaggio, in virtù di questa sarebbe consentito il passaggio con mezzi a motore (alla luce del fatto che la servitù originaria, prevista nell'atto di acquisto, consentiva il passaggio "a piedi e bestie e carri"?);
3. in ogni caso, si potrebbe contestare la servitù di passaggio in virtù del divieto di aggravio sui cortili di cui all'art. 1051, comma 4, del c.c.?
4. inoltre, si potrebbe constare la servitù di passaggio in virtù del fatto che, nel caso del fondo non intercluso, il Giudice potrebbe riconoscere la servitù solo se questa rispondesse a esigenze dell'agricoltura o dell'industria (art. 1052, comma 2, del c.c.)?
Si procede con ordine a rispondere alle singole questioni.
1. In primo luogo, a fronte della pretesa del Demanio Militare - avanzata dopo oltre sessanta anni di inerzia - di esercitare la servitù di passaggio, si ritiene di potere eccepire l'estinzione della servitù stessa a fronte del:
a) mancato uso, in virtù del dettato di cui all'art. 1073, comma 1, del c.c. (cfr. "la servitù si estingue per prescrizione quando non se ne usa per venti anni");
b) la acquiescenza dell'Amministrazione alla costruzione del cancello che ha impedito, di fatto, il transito; a tale proposito, infatti, la Giurisprudenza ha chiarito che: "L'estinzione di una servitù di uso pubblico (nella specie, di passaggio), richiede non già il solo mancato esercizio del passaggio da parte della generalità dei cittadini, ma altresì un comportamento della pubblica amministrazione incompatibile con il persistere dell'asservimento del bene privato a pubblici interessi, non essendo quindi sufficiente il non uso a far estinguere la servitù pubblica, ma occorrendo che sia emesso un provvedimento dell'autorità che riconosca cessato, insieme con l'uso, anche l'interesse pubblico a servirsi del bene privato, pur se tale provvedimento può anche desumersi dal comportamento concludente dell'amministrazione medesima, la quale, posta di fronte all'usurpazione del privato o ad atti impeditivi da costui posti in essere, ometta l'esercizio del suo diritto-dovere di tutela, assumendo in tal caso la sua inerzia indubbio valore di acquiescenza" (cfr. Cassazione Civile, Sez. II, 6 agosto 1983, n. 5282).
Pertanto, si potrebbe sostenere che la servitù di passaggio in favore del Demanio Militare sia estinta e pertanto né l'Amministrazione né l'affittuario (l'associazione sportiva), potrebbero transitare sul cortile in questione.
2. In via subordinata, laddove si intendesse negare che la servitù si sia estinta, si potrebbe negare la possibilità di transito con mezzi a motore, poiché la previsione della servitù inserita nel contratto di acquisto aveva ad oggetto i pedoni ed i carri; si potrebbe sostenere quindi che il passaggio con mezzi a motore debba essere qualificato come una modificazione o trasformazione della servitù, non consentita.
In sostanza, dovrebbe evidenziarsi che, ai sensi degli artt. 1063, 1065 e 1067 cod. civ., devono ritenersi vietati il mutamento di destinazione del fondo dominante e quelle altre innovazioni che incidono sul contenuto della servitù, mutandone la natura e l'estensione della utilitas, o sulla modalità di esercizio, in modo da rendere più gravosa la condizione del fondo servente.
Con particolare riferimento al caso di specie, il proprietario del fondo servente dovrebbe dimostrare che l'eventuale trasformazione della servitù, secondo quanto preteso oggi dal Demanio, comporterebbe una innovazione che inciderebbe sul contenuto della stessa; in particolare, con il passaggio dei mezzi a motore, si otterrebbe:
a) una modificazione della natura della servitù (da servitù agricola a servitù di altra natura; rilevante sul punto che il fondo dominante sia stato affittato ad una associazione sportiva);
b) una differente modalità di esercizio della servitù, che renderebbe pacificamente più gravosa la condizione del fondo servente, anche alla luce del fatto che si tratta di un cortile.
Con riferimento a quanto sostenuto, si ritiene che potrebbe essere utile richiamare una sentenza della Suprema Corte, che, seppure relativa ad una caso di servitù per usucapione, potrebbe essere applicabile anche al caso di specie:"al fine dell'usucapione di una servitù finalizzata a soddisfare le esigenze di sfruttamento del preteso fondo dominante per usi diversi da quelli agricoli non può rilevare - al fine della pretesa del passaggio con veicoli
a motore - il transito in precedenza esercitato sul fondo servente a piedi o con carri, nei limiti dei bisogni correlati al pregresso sfruttamento esclusivamente agricolo del fondo dominante" (cfr. Cassazione Civile, Sez. II, 21 ottobre 1991, n. 11112).
Tuttavia, per una esigenza di completezza del presente parere pro-veritate, occorre sottolineare che altra giurisprudenza consente il transito con mezzi a motore, laddove la servitù originaria consentiva il passaggio con carri, poiché tale mutamento risponderebbe alla fisiologica evoluzione dei trasporti: "qualora risulti accertato il precedente esercizio di un transito con carri agricoli sul fondo altrui, il successivo transito di autoveicoli o altri mezzi meccanizzati può costituire normale evoluzione, anzichè modificazione o aggravamento della precedente servitù, in ragione delle mutate esigenze del trasporto, che vanno tenute inderogabilmente presenti per non svuotare di contenuto il relativo
diritto, la cui funzione economico-giuridica rimane, infatti, in tal caso inalterata (Cassazione Civile, Sez. II, 23 febbraio 1987, n. 1912).
Per concludere, nel caso in cui si dovesse ritenere che la servitù di passaggio non sia estinta (per mancato uso e per inerzia del Demanio), si potrebbe provare a sostenere che il passaggio tramite veicoli a motore costituirebbe una trasformazione della modalità di esercizio della servitù, che arrecherebbe un evidente aggravio "non preventivato" sul fondo servente, oltre che una diminuzione del valore della proprietà. Tuttavia, occorre ribadire che la giurisprudenza sul punto sembra talvolta consentire tale mutamento "fisiologico" della modalità di esercizio della servitù, purché la funzione economico-giuridica della servitù rimanga la stessa.
3. Si ritiene di non potere contestare la servitù di passaggio poiché il divieto di aggravio sui cortili, di cui all'art. 1051, ultimo comma, del c.c.:
a) non costuituisce un divieto assoluto di servitù sui cortili, bensì un criterio di scelta, e comunque si applica solamente alle servitù costituite con sentenza (c.d. coattive); "in materia di servitù di passaggio coattivo la disposizione dell'art. 1051, comma 4 c.c. non prevede una esenzione assoluta delle aree indicate dalla servitù di passaggio bensì solo un criterio di scelta ove possibile, nei casi in cui le esigenze poste a base della richiesta di servitù siano realizzabili mediante percorsi alternativi tra i quali deve attribuirsi priorità a quelli non interessanti le menzionate aree" (cfr. a titolo meramente esemplificativo Tribunale Massa, 18 giugno 2015, n. 680);
b) non si applicherebbe al caso di specie, in cui, in caso di constestazione giudiziale, il giudice dovrebbe limitarsi ad accertare l'esistenza di una servitù già costituita volontariamente con contratto, senza doverla costituire egli stesso con sentenza; "l'esenzione da servitù, prevista dall'ultimo comma dell'art. 1051 cod. civ. per le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti, opera solo in ipotesi di pronuncia costitutiva di passaggio coattivo, e non invece in ipotesi di pronuncia dichiarativa di una servitù già sussistente in virtù di acquisto per destinazione del padre di famiglia, trattandosi di disposizione di carattere eccezionale, come tale non estensibile oltre i casi espressamente previsti (cfr. Cassazione civile, Sez. II, 11 ottobre 2013, n. 23160);
4. Infine, come già evidenziato con riferimento al disposto di cui all'art. 1051, utlimo comma, il dettato dell'art. 1052 del c.c. - secondo il quale "il passaggio può essere concesso dall'autorità giudiziaria solo quando questa riconosce che la domanda risponde alle esigenze dell'agricoltura o dell'industria"- non si applica nel caso di servitù costituite con contratto, che sono denominate servitù volontarie, per distinguerle da quelle costituite con sentenze, che vengono invece definite "coattive".
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201512957
Roberta L. chiede
sabato 25/04/2015 - Piemonte
ho scelto di utilizzare il vostro utile servizio perchè ho un dubbio circa la reciproca concessione di servitù di passaggio tra me e mia sorella maggiore (di seguito Rosa).
Al momento è in corso presso un notaio la divisione della prima casa e terreno annesso di cui siamo comproprietarie quattro sorelle. Da tale divisione emergeranno due proprietà distinte: una appartenente a Rosa ed una di comproprietà tra me e le altre due sorelle minori.
In un terreno che diventerà di nostra proprietà intendo coltivare un orto che ho già iniziato ad impostare.
Tale terreno è raggiungibile in due modi: un percorso lungo 250 mt circa, composto da un tratto di strada di nostra proprietà, un tratto di strada comunale ed un ultimo tratto (circa un terzo dell'intero e in parte di futura proprietà di Rosa) di strada sterrata inclusa in un bosco adiacente al retro della nostra abitazione. Questo percorso a parere mio, provato anche in pratica, risulta essere molto disagevole ogni qualvolta ci sia bisogno di portare nell'orto materiale pesante o ingombrante (pali, reti, prodotto di sfalcio del giardino, prodotto della compostiera dell'uso domestico, sacchi di concime, cassette con piantini, etc)
Il secondo passaggio, come avrà intuito, attraversa il cortile di Rosa e dà accesso diretto all'orto. Io ho chiesto a Rosa di concedere la servitù di passaggio per poter lavorare l'orto con più agio essendo da sola a fare questo lavoro. Al momento Rosa è l'unica ad avere la chiave del cancello per l'orto.
Tale situazione, per ironia del caso si ripresenta in quello che di seguito le esporrò:
In seguito alla divisione Rosa per poter accedere al suo cortile dovrà necessariamente passare attraverso la nostra proprietà o direttamente dall'accesso principale che le permette di entrare in macchina o da un accesso secondario a piedi utilizzando una rampa di scale. Non è nostra intenzione negarle la servitù di passaggio, di fatto lei ha le chiavi e libero accesso per lei ed i suoi ospiti. Ma io ho voluto sollevare il dubbio sul fatto che lei abbia o meno diritto a questo accesso, perché nei fatti lei sta negando a me il passaggio più comodo all'orto.
Aggiungo che esiste un terzo ipotetico passaggio tramite il quale Rosa potrebbe accedere alla sua abitazione, certamente fattibile ma con dei costi, ricavando un ingresso dalla recinzione sul retro della casa, che sbocca direttamente sulla strada comunale. Questa via alternativa passa comunque dalla nostra proprietà ma dal terreno dietro casa senza quindi passare dal cortile anteriore.
Le chiedo un suo parere professionale su come si possa al meglio risolvere questa situazione piuttosto spiacevole e per conoscere cosa prevede il nostro Codice Civile.
Grazie per la sua attenzione la ringrazio sentitamente.”
Consulenza legale i 29/04/2015
Il codice civile, in materia di servitù, stabilisce alcuni casi in cui il diritto reale possa essere coattivamente costituito, cioè possa essere di fatto "imposto" al proprietario del fondo servente (art. 1032 del c.c.).
Al di fuori di queste ipotesi, la servitù può nascere solo per volontà delle parti oppure per usucapione o destinazione del padre di famiglia.
Brevemente, si avrà usucapione quando il possesso del diritto esercitato per il tempo previsto dalla legge faccia sorgere la servitù a titolo originario (art. 1061); si parla di destinazione del padre di famiglia quando due fondi oggi divisi erano un tempo di proprietà di un unico titolare, che aveva oggettivamente destinato opere permanenti ed apparenti al servizio di una parte del fondo (art. art. 1062 del c.c.). Questi due modi di costituzione della servitù valgono solo per le c.d. servitù apparenti, quelle, cioè, il cui esercizio si svolga mediante l'utilizzo di opere visibili.
Altrimenti, come poco sopra anticipato, è sempre facoltà del proprietario di un fondo concedere volontariamente la servitù al proprietario di un fondo vicino.
Nel caso di specie, prima di tutto si deve valutare se sussistono i presupposti di una servitù di passaggio coattivo: se la risposta fosse negativa, non si potrebbe discutere di "imposizioni" tra le parti, ma solo di accordi su base del tutto volontaria.
Analizziamo brevemente cosa stabilisce la legge. L'art. 1051 del c.c. stabilisce che il proprietario, il cui fondo è circondato da fondi altrui, e che non ha uscita sulla via pubblica né può procurarsela senza eccessivo dispendio o disagio, ha diritto di ottenere il passaggio sul fondo vicino per la coltivazione e il conveniente uso del proprio fondo.
Il passaggio si deve stabilire in quella parte per cui l'accesso alla via pubblica è più breve e riesce di minore danno al fondo sul quale è consentito. Secondo l'art. 1052, le disposizioni dell'articolo precedente si possono applicare anche se il proprietario del fondo ha un accesso alla via pubblica, ma questo è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non può essere ampliato.
Tuttavia, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 1051, risultano esenti da questa servitù le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti.
Ecco, quindi, che ci sembra di dover escludere l'ipotesi del passaggio coattivo per quanto concerne le proprietarie del terreno da adibire ad orto: le tre sorelle, infatti, hanno la possibilità di accedere al proprio fondo attraverso un altro percorso, "scomodo", ma non del tutto inadatto (quindi forse non si può nemmeno parlare di fondo intercluso), ed inoltre il passaggio dal cortile dell'altra sorella non potrebbe essere "imposto" ai sensi del citato art. 1051.
Quanto al passaggio della sorella, che diverrà unica proprietaria della casa, sul fondo delle altre tre sorelle, ci sembra di comprendere che si versi nell'ipotesi di cui all'art. 1054 del c.c., secondo il quale, se un fondo è divenuto da ogni parte chiuso per effetto di alienazione a titolo oneroso o di divisione, il proprietario ha il diritto di ottenere dall'altro contraente il passaggio senza alcuna indennità.
In questo caso, quindi, la sorella potrebbe vantare il diritto a far costituire coattivamente - se non viene volontariamente concessa - una servitù di passaggio attraverso il terreno delle tre sorelle. Come precisato nel quesito, ci sono tre ipotetiche possibilità di passaggio per Rosa: la scelta si dovrà operare in base al secondo comma del citato art. 1051, che precisa che il passaggio deve essere stabilito in quella parte del fondo servente per cui l'accesso alla via pubblica è più breve e riesce di minore danno al fondo sul quale è consentito. Nel nostro caso, l'accesso principale che consente di entrare con la macchina, e quello secondario a mezzo di una rampa di scale, appaiono prima facie più brevi: tuttavia, la situazione si deve valutare esaminando nel concreto la topografia dei luoghi.
In conclusione, premesso che la risposta si basa sui soli dati forniti nel quesito e che sarebbe necessaria una disamina più approfondita, si ritiene che Rosa abbia un diritto di passaggio in virtù della divisione del compendio immobiliare, che rende il suo futuro fondo esclusivo intercluso; mentre le altre tre sorelle non avrebbero il diritto di chiedere il passaggio coattivo dal cortile della sorella.
Ciò detto, è sempre auspicabile nel concreto trovare una soluzione condivisa, atteso che le quattro sorelle dovranno convivere in futuro con la situazione giuridica che oggi si viene a creare: meglio, quindi, che tale situazione sia stata scelta dalle parti, anzichè imposta a colpi di codice civile. In caso di disaccordo, si può ricorrere alla mediazione civile, peraltro obbligatoria in materia di diritti reali (art. 5, d.lgs. 28/2010).
Norma di riferimento: Articolo 1051 Codice civile - Passaggio coattivo | Quesito Q201411106
Federico B. chiede
mercoledì 03/09/2014 - Veneto
“Siamo tre persone, che sono sempre passate su una strada lunga circa 400 metri, la quale si trova all'interno di un fondo agricolo. Due di noi sono proprietari di due piccoli appezzamenti di terreno, dove veniamo a lavorare saltuariamente, visto che viene coltivata solo frutta stagionale(oliva e viti),il terzo anche lui saltuariamente, viene solo alla propria casa. E' molto più di vent'anni che usufuiamo di questa strada per raggiungere le nostre proprietà, la quale nel frattempo, è stata anche cementata dal proprietario precedente,noi abbiamo comunque continuato ad usufruire di questa strada,senza limitazioni. Circa 14 anni fà, il fondo è stato venduto, e il nuovo proprietario ha messo,alla fine e all'inizio, dei cartelli di proprietà privata e divieto di accesso.Noi abbiamo sempre usufruito della strada senza limitazioni. Nel febbraio del 2014 questo nuovo proprietario ha messo il cartello di concessione edilizia per la posa di due sbarre elettroniche, e nel maggio del 2014 ha installato queste sbarre elettroniche di fatto impedendoci il passaggio e rifiutandosi di consegnarci le chiavi e/o il telecomando. Chiediamo se si può ottenere usucapione per la servitù di passaggio? Ha importanza che esista uno stradello comunale per raggiungere le nostre proprietà mai utilizzato perchè impraticabile. Grazie”
Consulenza legale i 03/09/2014
Le servitù prediali, ai sensi dell'art. 1031 del c.c., possono essere costituite volontariamente (per contratto, che rivesta la forma scritta ex art. 1350 n. 4 c.c., o per testamento ex art. 1058), per usucapione o per destinazione del padre di famiglia (qualora possano configurarsi come servitù apparenti), oppure per sentenza (si parla allora di servitù coattiva).
L'acquisto per usucapione di una servitù apparente, ai sensi dell'art. 1061 del c.c. presuppone, oltre all'esercizio del possesso, anche che le opere visibili e permanenti, destinate a tale esercizio per tutto il tempo necessario ad usucapire. Con sentenza n. 5733 del 10 marzo 2011, la Suprema Corte ha sancito che il requisito dell'apparenza della servitù "si configura come presenza di segni visibili di opere permanenti obiettivamente destinate al suo esercizio e rivelanti in modo non equivoco l'esistenza del peso gravante sul fondo servente, in modo da rendere manifesto che non si tratta di attività compiuta in via precaria, bensì di preciso onere a carattere stabile. Ne consegue che non è al riguardo sufficiente l'esistenza di una strada o di un percorso idonei allo scopo, essenziale viceversa essendo che essi mostrino di essere stati posti in essere al preciso fine di dare accesso attraverso il fondo preteso servente a quello preteso dominante e, pertanto, un quid pluris che dimostri la loro specifica destinazione all'esercizio della servitù (v. Cass., 11 febbraio 2009, n. 3389; Cass., 10 luglio 2007, n. 15447; Cass., 28 settembre 2006, n. 21087; Cass., 17 febbraio 2004, n. 2994)". Nello stesso senso anche Cass. civ. 27.4.2004, n. 8039: "Va confermata la decisione di merito che abbia escluso la configurabilità di una servitù apparente di passaggio, qualora i tracciati utilizzati dal proprietario del fondo confinante dovevano ritenersi funzionali alle esigenze del fondo che attraversano e, comunque, non erano destinati in modo inequivocabile alla sola utilità del fondo altrui".
Quindi, perché la servitù di passaggio possa dirsi sorta per usucapione, supponendo che vi sia stato un passaggio ininterrotto per almeno 20 anni, va dimostrato che la stradina che passa sul fondo altrui abbia lo specifico scopo di far godere la servitù a coloro che vi sono passati per molti anni.
Altro possibile modo di costituzione della servitù di passaggio è quella con sentenza (art. 1032 del c.c.), se si possa configurare una servitù coattiva ai sensi dell'art. 1051 del c.c.: difatti, dice l'articolo, il proprietario, il cui fondo è circondato da fondi altrui, e che non ha uscita sulla via pubblica oppure non può procurarsela senza eccessivo dispendio o disagio, ha diritto di ottenere il passaggio sul fondo vicino per la coltivazione e il conveniente uso del proprio fondo.
Nel caso di specie non si conosce con esattezza la configurazione dei luoghi: si dice, però, che esiste uno stradello comunale mai utilizzato perché "impraticabile". I casi sono due: o tale stradello può essere in qualche modo (senza eccessivo dispendio o disagio) adattato al passaggio - e in tal caso non si potrebbe chiedere la costituzione coattiva della servitù - oppure la sua impraticabilità non consente assolutamente il suo utilizzo. In questa seconda ipotesi, se i fondi agricoli non godono di nessun altro sbocco sulla pubblica via se non attraverso il fondo altrui, i proprietari di questi terreni aditi a vigneti e uliveti potranno chiedere che un giudice costituisca con sentenza un diritto di passaggio coattivo a loro favore e a discapito del proprietario del terreno ove passa la strada su cui sono state apposte le sbarre elettroniche.
Nonostante il dubbio sull'effettiva esistenza del diritto di servitù, è previsto un rimedio per la tutela immediata di chi effettuava il passaggio sulla strada: ai sensi dell'art. 1168 del c.c., chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso (anche di un diritto di servitù) può, entro l'anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l'autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo. L'installazione delle sbarre elettroniche costituisce uno "spoglio" del possesso nei confronti di coloro che effettuavano normalmente il passaggio sulla stradina.
I vantaggi dell'azione di reintegrazione sono che: non presuppone la prova dell'esistenza di un vero e proprio diritto in capo al possessore spogliato, risultando sufficiente dimostrare che si è esercitato un potere di fatto che corrisponde in astratto al diritto di passaggio; il proprietario del fondo asseritamente servente non può difendersi sostenendo l'inesistenza del diritto reale di servitù, in quanto la legge subordina la proponibilità dell'azione petitoria (cioè a tutela della proprietà in quanto diritto reale) alla previa definizione dell'azione di reintegrazione; chi effettua il passaggio deve solo provare (anche con testimoni) che vi siano stati atti di esercizio del passaggio non anteriori di oltre un anno rispetto allo spoglio.
Non si deve dimenticare, però, che l'azione di reintegrazione, anche se vinta, potrà poi essere seguita da una vera e propria azione con cui il proprietario della strada chieda che venga accertata l'inesistenza del diritto di passaggio: in tale sede, se egli risulterà avere ragione, potrà chiedere il ristoro di tutti i danni subiti (es. spese per la rimozione delle sbarre elettroniche).

References: Articolo 1051

Articolo 1051
 sentenza 
 art. 1032
 art. 1078
 art. 646

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 art. 1055
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 art. 1031
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 Articolo 1051
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 art. 167
 art. 181
 art. 1052
 Articolo 1051
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 Articolo 1051
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 art. 1051
 art. 1051
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 art. 1051
 art. 1053
 sentenza 
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 Articolo 1051
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 art. 1053
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 Articolo 1051
 art. 1062
 art. 1051
 art. 1051
 Articolo 1051
 art. 1350
 art. 1058
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