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Timestamp: 2019-06-25 08:26:01+00:00

Document:
«Rinvio pregiudiziale – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Convenzione di Lugano II – Competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale – Titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21) – Competenza in materia di contratti individuali di lavoro»
Nella causa C‑603/17,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Supreme Court of the United Kingdom (Corte suprema del Regno Unito), con decisione del 20 ottobre 2017, pervenuta in cancelleria il 20 ottobre 2017, nel procedimento
Arcadia Petroleum Limited e a.,
composta da R. Silva de Lapuerta (relatrice), vicepresidente della Corte, facente funzione di presidente della Prima Sezione, A. Arabadjiev, E. Regan, C.G. Fernlund e S. Rodin, giudici,
– per P. Bosworth e C. Hurley, da A. Briggs e D. Foxton, QC, R. Eschwege, barrister, nonché T. Greeno e A. Forster, solicitors;
– per l’Arcadia Petroleum Limited e a., da M. Howard, QC, F. Pilbrow e N. Venkatesan, barristers, nonché S. Trevan, J. Kelly e T. Snelling, solicitors;
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione delle disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21) della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, firmata il 30 ottobre 2007, approvata a nome della Comunità con decisione 2009/430/CE del Consiglio, del 27 novembre 2008 (GU 2009, L 147, pag. 1; in prosieguo: la «Convenzione di Lugano II»).
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che contrappone i sigg. Peter Bosworth e Colin Hurley all’Arcadia Petroleum Limited e ad altre società in merito a una domanda di risarcimento del danno che tali società avrebbero subito a causa di asserite condotte fraudolente dei sigg. Bosworth e Hurley.
3 L’articolo 5 della Convenzione di Lugano II dispone quanto segue:
«La persona domiciliata nel territorio di uno Stato vincolato dalla presente convenzione può essere convenuta in un altro Stato vincolato dalla presente convenzione:
– nel caso della compravendita di beni, il luogo, situato in uno Stato vincolato dalla presente convenzione, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto,
– nel caso della prestazione di servizi, il luogo, situato in uno Stato vincolato dalla presente convenzione, in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto,
3. in materia di illeciti civili dolosi o colposi, davanti al giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire;
4 Ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 1, di detta Convenzione:
«Salvi l’articolo 4 e l’articolo 5, paragrafo 5, la competenza in materia di contratti individuali di lavoro è disciplinata dalla presente sezione».
5 L’articolo 20, paragrafo 1, di tale convenzione enuncia quanto segue:
«L’azione del datore di lavoro può essere proposta solo davanti al giudice dello Stato vincolato dalla presente convenzione nel cui territorio il lavoratore è domiciliato».
6 L’Arcadia London, l’Arcadia Singapore e l’Arcadia Switzerland sono società che esercitano attività di commercio di petrolio greggio e di derivati del petrolio. Tali società appartengono al gruppo Arcadia, detenuto al 100% dalla Farahead Holdings Ltd.
7 I sigg. Bosworth e Hurley sono cittadini britannici domiciliati in Svizzera che, alla data dei fatti di cui al procedimento principale, erano, rispettivamente, chief esecutive officer e chief financial officer del gruppo Arcadia. Essi erano peraltro i dirigenti dell’Arcadia London, dell’Arcadia Singapore e dell’Arcadia Switzerland ed erano legati a una di tali società da un contratto di lavoro redatto da essi stessi o sulla base delle loro istruzioni.
8 Con atto introduttivo depositato il 12 febbraio 2015, l’Arcadia London, l’Arcadia Singapore, l’Arcadia Switzerland e la Farahead Holdings (in prosieguo, congiuntamente: l’«Arcadia») hanno proposto domande dinanzi alla High Court of Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division (Commercial Court) [Alta Corte di giustizia (Inghilterra e Galles), divisione del Queen’s Bench (sezione commerciale), Regno Unito] contro diverse persone, tra cui i sigg. Bosworth e Hurley. Tali domande erano dirette a ottenere il risarcimento del danno che il gruppo Arcadia avrebbe subito a causa di operazioni fraudolente che coinvolgevano le società di tale gruppo.
9 Il ricorso dell’Arcadia si fondava sugli addebiti di collusione mediante uso di mezzi illeciti (unlawful means conspiracy), di violazione degli obblighi fiduciari di lealtà e di buona fede (breach of fiduciary duty) e di violazione delle obbligazioni contrattuali esplicite o implicite (breach of express and/or implied contractual duties) derivanti dai loro contratti di lavoro.
10 Con atto del 9 marzo 2015, i sigg. Bosworth e Hurley hanno contestato la competenza dei giudici del Regno Unito a conoscere delle domande di risarcimento della Arcadia che li riguardavano, asserendo che esse rientravano nell’ambito delle disposizioni del titolo II, sezione 5, della Convenzione di Lugano II, relative alle norme sulla competenza in materia di contratti individuali di lavoro, e che, in applicazione di queste ultime, tali domande dovevano essere proposte dinanzi ai giudici dello Stato nel cui territorio essi sono domiciliati, ossia i giudici svizzeri.
11 A seguito di tale contestazione, l’Arcadia ha modificato il proprio ricorso. Essa ha rinunciato alle sue allegazioni relative a una violazione delle obbligazioni contrattuali nonché a una violazione di tali obbligazioni in quanto mezzo illecito utilizzato nell’ambito della collusione.
12 Con sentenza del 1o aprile 2015, la High Court of Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division (Commercial Court) [Alta Corte di giustizia (Inghilterra e Galles), divisione del Queen’s Bench (sezione commerciale)], si è dichiarata competente a esaminare gli addebiti di collusione mediante uso di mezzi illeciti (unlawful means conspiracy) e di violazione degli obblighi fiduciari (breach of fiduciary duty), dedotti a sostegno della menzionata domanda di risarcimento, ad eccezione, per quanto riguarda quest’ultimo addebito, dei fatti che si sarebbero verificati all’epoca in cui i sigg. Bosworth e Hurley erano vincolati da un contratto di lavoro ad una delle società del gruppo Arcadia, poiché, secondo tale giudice, fatti del genere si riferiscono alla materia dei contratti individuali di lavoro e ricadono, in applicazione dell’articolo 20, paragrafo 1, della Convenzione di Lugano II, nella competenza dei giudici svizzeri.
13 I sigg. Bosworth e Hurley hanno interposto appello avverso la summenzionata sentenza dinanzi alla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) [Corte d’appello (Inghilterra e Galles) (sezione civile), Regno Unito].
14 Tale giudice, con sentenza del 19 agosto 2016, ha respinto tale appello. I sigg. Bosworth e Hurley hanno impugnato questa sentenza dinanzi al giudice del rinvio.
15 In tale contesto, la Supreme Court of the United Kingdom (Corte suprema del Regno Unito) ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Quale sia il criterio corretto per stabilire se un’azione proposta da un datore di lavoro nei confronti di un dipendente o ex-dipendente (“un lavoratore”) rientri nella “materia di contratti individuali di lavoro”, ai sensi della Sezione 5 del Titolo II (articoli 18-21) della Convenzione di Lugano [II].
a) Se, affinché un’azione proposta da un datore di lavoro contro un lavoratore rientri negli articoli 18-21 [della Convenzione di Lugano II], sia sufficiente che il comportamento contestato avrebbe potuto anche essere qualificato dal datore di lavoro come una violazione del contratto individuale di lavoro del dipendente – sebbene l’azione effettivamente proposta dal datore di lavoro non invochi, non lamenti o non faccia valere alcuna violazione di detto contratto, ma venga proposta (ad esempio) su uno o più dei vari fondamenti descritti ai punti 26 e 27 dell’esposizione dei fatti e delle questioni della presente controversia.
b) In alternativa, se il criterio corretto sia quello secondo cui un’azione proposta da un datore di lavoro contro un lavoratore rientra negli articoli 18-21 [della Convenzione di Lugano II] solo se l’obbligazione effettivamente dedotta in giudizio è un’obbligazione prevista nel contratto di lavoro. Qualora questo sia il criterio corretto, se da ciò discenda che un’azione fondata unicamente sulla violazione di un’obbligazione sorta indipendentemente dal contratto di lavoro (e, ove rilevante, che non sia stata “volontariamente assunta” dal lavoratore) non rientra nella Sezione 5.
c) Qualora nessuno dei criteri sopra esposti sia il criterio corretto, quale sia allora detto criterio.
2) Se una società e una persona fisica stipulano un “contratto” (ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della Convenzione [di Lugano II]), in che misura sia richiesta l’esistenza di un rapporto di subordinazione tra la società e la persona fisica affinché detto contratto configuri un “contratto individuale di lavoro” ai sensi della Sezione 5 [di detta Convenzione]. Se detto rapporto possa sussistere nel caso in cui la persona fisica possa stabilire le condizioni del suo contratto con la società (e le stabilisca) e eserciti un controllo autonomo rispetto alla gestione corrente degli affari della società e allo svolgimento dei suoi compiti, ma gli azionisti della società abbiano il potere di risolvere il rapporto.
3) Qualora la Sezione 5 del Titolo II della Convenzione di Lugano [II] si applichi unicamente ad azioni che, se non fosse per detta Sezione, rientrerebbero nell’ambito di applicazione dell’articolo 5, paragrafo 1, della Convenzione di Lugano [II], quale sia il criterio corretto per stabilire se un’azione rientra nell’articolo 5, paragrafo 1.
a) Se il criterio corretto sia quello secondo cui un’azione rientra nell’ambito [del medesimo] articolo 5, paragrafo 1, se il comportamento contestato potrebbe essere qualificato come un inadempimento contrattuale, anche se l’azione proposta dal datore di lavoro non invoca, né lamenta né fa valere alcun inadempimento di detto contratto.
b) In alternativa, se il criterio corretto sia quello secondo cui un’azione rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 5, paragrafo 1, [della Convenzione di Lugano II] soltanto se l’obbligazione su cui essa effettivamente si fonda è un’obbligazione contrattuale. Se questo è il criterio corretto, se da ciò discenda che un’azione basata soltanto sulla violazione di un’obbligazione sorta indipendentemente dal contratto (e che, qualora rilevante, non sia un’obbligazione “volontariamente assunta” dal convenuto) non rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 5, paragrafo 1.
c) Se nessuno dei due criteri precedenti è quello corretto, quale sia detto criterio.
4) In circostanze in cui:
– le società A e B sono entrambe parte di un gruppo societario;
– il convenuto X ricopre, de facto, la funzione di amministratore delegato di tale gruppo societario (come nel caso del sig. Bosworth per il Gruppo societario Arcadia: esposizione dei fatti e delle questioni, punto 14); X è impiegato presso una società del gruppo, la società A (ed è dunque un dipendente di detta società A) (come lo era talvolta il sig. Bosworth: esposizione dei fatti e delle questioni, punto 15), e, per il diritto nazionale, egli non è dipendente della società B;
– la società A propone azioni contro X, e dette azioni rientrano nell’ambito di applicazione degli articoli 18-21 [della Convenzione di Lugano II]; e
– l’altra società del gruppo, la società B, propone a sua volta un’azione contro X per un comportamento analogo a quello che costituisce oggetto delle azioni della società A contro X;
quale sia il criterio corretto per stabilire se l’azione della società B rientra nella Sezione 5 [della Convenzione di Lugano II]. Segnatamente:
a) se la risposta dipenda dalla questione se tra X e la società B ricorresse un “contratto individuale di lavoro”, ai sensi della Sezione 5 [della Convenzione di Lugano II], e, in tal caso, quale sia il criterio corretto per determinare l’esistenza di detto contratto;
b) se la società B debba essere considerata il “datore di lavoro” di X ai fini della Sezione 5 del titolo II della Convenzione [di Lugano II] e/o se le azioni promosse dalla società B nei confronti di X [v. supra, punto 4, quarto trattino] rientrino nell’ambito di applicazione degli articoli 18-21 [della Convenzione di Lugano II], allo stesso modo in cui vi rientrano le azioni della società A contro X. Segnatamente:
i) se l’azione della società B rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo 18 [della Convenzione di Lugano II] solo se l’obbligazione dedotta in giudizio sia un’obbligazione prevista nel contratto di lavoro tra la società B e X.
ii) In alternativa, se l’azione rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo 18 [della Convenzione di Lugano II] qualora il comportamento lamentato nella medesima avesse configurato una violazione del contratto di lavoro tra la società A e X.
c) Se nessuno dei due criteri precedenti è quello corretto, quale sia detto criterio».
16 A seguito della lettura delle conclusioni dell’avvocato generale, i sigg. Bosworth e Hurley, con atto depositato presso la cancelleria della Corte, hanno chiesto che fosse disposta la riapertura della fase orale del procedimento, ai sensi dell’articolo 83 del regolamento di procedura della Corte. A sostegno della loro domanda, essi fanno valere, in sostanza, che, al paragrafo 45 delle sue conclusioni, l’avvocato generale ha fondato la sua valutazione su elementi di fatto erronei, che non corrispondono a quelli prospettati dal giudice del rinvio.
17 Conformemente a detto articolo 83, la Corte, sentito l’avvocato generale, può disporre in qualsiasi momento l’apertura o la riapertura della fase orale del procedimento, in particolare se non si ritiene sufficientemente edotta o quando, dopo la chiusura di tale fase, una parte ha prodotto un fatto nuovo, tale da influenzare in modo determinante la decisione della Corte, oppure quando la causa dev’essere decisa in base a un argomento che non è stato oggetto di discussione tra le parti o gli interessati menzionati all’articolo 23 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea.
18 Tali ipotesi non ricorrono nel caso di specie. La Corte, difatti, sentito l’avvocato generale, ritiene di disporre di tutti gli elementi necessari per statuire e che la causa non debba essere esaminata alla luce di un fatto nuovo tale da influenzare in modo determinante la propria decisione o di un argomento che non è stato oggetto di discussione dinanzi ad essa.
19 La Corte ritiene, pertanto, che non occorra disporre la riapertura della fase orale del procedimento.
20 Poiché la prima, la terza e la quarta questione si basano sull’ipotesi secondo cui i contratti che legavano i sigg. Bosworth e Hurley a talune società del gruppo Arcadia costituivano «contratti individuali di lavoro», ai sensi delle disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II, la Corte ritiene che occorra esaminare in primo luogo la seconda questione.
21 Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se le disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II debbano essere interpretate nel senso che un contratto che vincola una società a una persona fisica può essere qualificato come «contratto individuale di lavoro», ai sensi di tali disposizioni, qualora tale persona sia in grado di stabilire o stabilisca effettivamente i termini di tale contratto e disponga di un potere di controllo autonomo sulla gestione corrente degli affari di tale società nonché sull’esercizio delle proprie funzioni, ma l’azionista o gli azionisti di detta società abbiano il potere di porre fine al suddetto contratto.
22 Tenuto conto dell’identità tra il testo di tali disposizioni e quello delle disposizioni del capo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2001, L 12, pag. 1), l’interpretazione fornita dalla Corte con riferimento a queste ultime disposizioni è trasponibile a quella delle disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II (v., in tal senso, sentenza del 4 dicembre 2014, H, C‑295/13, EU:C:2014:2410, punti 31 e 32).
23 Al fine di determinare se le disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II siano applicabili a una situazione come quella discussa nel procedimento principale, occorre esaminare se si possa ritenere che i sigg. Bosworth e Hurley fossero vincolati, in forza di un «contratto individuale di lavoro» ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 1, di tale Convenzione, a una delle società del gruppo Arcadia, e se possano quindi essere qualificati come «lavoratori», ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 2, di detta Convenzione (v., in tal senso, sentenza del 10 settembre 2015, Holterman Ferho Exploitatie e a., C‑47/14, EU:C:2015:574, punto 34).
24 A tale riguardo, occorre ricordare che una simile qualificazione non può essere determinata sulla base del diritto nazionale (sentenza del 10 settembre 2015, Holterman Ferho Exploitatie e a., C‑47/14, EU:C:2015:574, punto 36) e che, per garantire la piena efficacia della Convenzione di Lugano II, in particolare del suo articolo 18, le nozioni giuridiche in esso contenute devono essere interpretate in un modo autonomo che sia comune a tutte le parti contraenti (v., in tal senso, sentenze del 19 luglio 2012, Mahamdia, C‑154/11, EU:C:2012:491, punto 42, nonché del 10 settembre 2015, Holterman Ferho Exploitatie e a., C‑47/14, EU:C:2015:574, punto 37).
25 Per quanto riguarda la nozione di «lavoratore», va altresì ricordato che, secondo giurisprudenza costante della Corte, tale nozione dev’essere definita in base a criteri obiettivi che caratterizzino il rapporto di lavoro sotto il profilo dei diritti e degli obblighi delle persone interessate. Orbene, la caratteristica essenziale del rapporto di lavoro è la circostanza che una persona fornisca, per un certo periodo di tempo, a favore di un’altra e sotto la direzione di quest’ultima, prestazioni in contropartita delle quali riceva una retribuzione (v., in particolare, sentenza del 20 settembre 2007, Kiiski, C‑116/06, EU:C:2007:536, punto 25 e giurisprudenza ivi citata).
26 Ne consegue che un rapporto di lavoro presuppone l’esistenza di un vincolo di subordinazione tra il lavoratore e il suo datore di lavoro e che l’esistenza di un siffatto vincolo dev’essere valutata caso per caso, in funzione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze che caratterizzano i rapporti tra le parti (sentenze del 10 settembre 2015, Holterman Ferho Exploitatie e a., C‑47/14, EU:C:2015:574, punto 46, nonché del 20 novembre 2018, Sindicatul Familia Constanţa e a., C‑147/17, EU:C:2018:926, punto 42).
27 Si deve peraltro rilevare che, secondo la formulazione delle disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II, la conclusione di un contratto non costituisce un presupposto per l’applicazione delle norme sulla competenza speciale previste da tali disposizioni, ragion per cui, come sostanzialmente indicato dall’avvocato generale ai paragrafi da 34 a 36 delle sue conclusioni, la mancanza di un contratto formale non osta all’esistenza di un rapporto di lavoro rientrante nella nozione di «contratto individuale di lavoro» ai sensi di dette disposizioni.
28 Tuttavia, un simile rapporto può essere qualificato come «contratto individuale di lavoro», ai sensi delle disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II, soltanto se esiste un vincolo di subordinazione tra la società e il dirigente societario di cui trattasi.
29 Nel caso di specie, occorre ricordare che, secondo le indicazioni fornite dal giudice del rinvio, i sigg. Bosworth e Hurley erano, rispettivamente, chief esecutive officer e chief financial officer del gruppo Arcadia, che erano i dirigenti delle società Arcadia London, Arcadia Singapore nonché Arcadia Switzerland, che erano legati a una di tali società da un contratto di lavoro redatto da essi stessi o in conformità alle loro istruzioni e che hanno sempre agito in nome e per conto di tutte le società del gruppo Arcadia.
30 Dalla decisione di rinvio emerge altresì che i sigg. Bosworth e Hurley esercitavano un controllo sul loro datore di lavoro nonché sul luogo e sulle condizioni in cui avrebbero lavorato.
31 In tali circostanze, risulta che i sigg. Bosworth e Hurley disponevano di una capacità di influenza non trascurabile nei confronti dell’Arcadia e che, di conseguenza, si deve ravvisare l’insussistenza di un vincolo di subordinazione (v., in tal senso, sentenza del 10 settembre 2015, Holterman Ferho Exploitatie e a., C‑47/14, EU:C:2015:574, punto 47), e ciò indipendentemente dal fatto che essi detenessero o meno una parte del capitale sociale della Arcadia.
32 È irrilevante, a tale riguardo, la circostanza che i sigg. Bosworth e Hurley fossero responsabili dinanzi agli azionisti del gruppo Arcadia, che avevano, tramite la Farahead Holdings, il potere di assumerli e di licenziarli.
33 Infatti, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 46 delle sue conclusioni, i meccanismi legali di controllo da parte degli azionisti non configurano di per sé – similmente alle direttive generali che un dirigente societario riceve dagli azionisti della società dallo stesso diretta quanto all’orientamento degli affari di tale società – l’esistenza di un vincolo di subordinazione, ragion per cui la sola circostanza che gli azionisti abbiano il potere di revocare un dirigente societario non può essere sufficiente per ravvisare l’esistenza di un vincolo del genere.
34 Ne consegue che un contratto concluso tra una società e il suo dirigente societario non costituisce, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, un «contratto individuale di lavoro», ai sensi delle disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II.
35 Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre rispondere alla seconda questione che le disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione di Lugano II devono essere interpretate nel senso che un contratto che vincola una società a una persona fisica che esercita le funzioni di dirigente di quest’ultima non crea un vincolo di subordinazione tra le stesse e non può pertanto essere qualificato come «contratto individuale di lavoro», ai sensi di tali disposizioni, qualora, anche se l’azionista o gli azionisti di tale società hanno il potere di porre fine a tale contratto, detta persona sia in grado di stabilire o stabilisca effettivamente i termini del suddetto contratto e disponga di un potere di controllo autonomo sulla gestione corrente degli affari di detta società nonché sull’esercizio delle proprie funzioni.
36 Alla luce della risposta fornita alla seconda questione, non occorre rispondere alla prima, alla terza e alla quarta questione.
Le disposizioni del titolo II, sezione 5 (articoli da 18 a 21), della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, firmata il 30 ottobre 2007, approvata a nome della Comunità con decisione 2009/430/CE del Consiglio, del 27 novembre 2008, devono essere interpretate nel senso che un contratto che vincola una società a una persona fisica che esercita le funzioni di dirigente di quest’ultima non crea un vincolo di subordinazione tra le stesse e non può pertanto essere qualificato come «contratto individuale di lavoro», ai sensi di tali disposizioni, qualora, anche se l’azionista o gli azionisti di tale società hanno il potere di porre fine a tale contratto, detta persona sia in grado di stabilire o stabilisca effettivamente i termini del suddetto contratto e disponga di un potere di controllo autonomo sulla gestione corrente degli affari di detta società nonché sull’esercizio delle proprie funzioni.

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