Source: http://espertocasaclima.com/2012/07/11/tassello-causa-dispersione-calore/
Timestamp: 2019-08-21 22:50:25+00:00

Document:
Sì, il tassello è causa di dispersione di calore attraverso l'isolamento termico, ma non è per questo che qualcuno si lamenta. Capita invece che dopo qualche tempo, a cappotto finito ed edificio abitato, ci si accorga di poter "leggere" sulla facciata tanti punti corrispondenti ai tasselli posati: un brutto vedere e un motivo di discordia tra posatore e proprietario di casa. | espertoCasaClima
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49 pensieri su “Il tassello è causa di dispersione di calore”
Federico Sampaoli Autore articolo 24 Maggio 2017 alle 20:32
con 16 cm di isolante mi sembra intelligente semplificare il cantiere e chiedere all’applicatore del cappotto di scanalare qualche pannello per punti luci esterni.
raccomando che l’elettricista si occupi della tenuta all’aria dell’impianto che comunica tra esterno ed esterno per evitare inevitabili condense all’interno del corrugato elettrico.
io consiglio di evitare qualsiasi impianto passante e realizzare un cappotto senza compromessi.
per avere luci esterne oggi è facile progettare luci led con tonalità piacevoli ad energia solare senza bisogno di collegamenti all’impianto generale.
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marco 24 Maggio 2017 alle 17:02
Buongiorno, vorrei chiederle un parere sul passaggio di corrugati elettrici di circa 2 cm per punti luce esterni su una muratura sulla quale verranno posati circa 16 cm di eps, secondo lei sarebbe meglio metterli sotto traccia oppure fissarli all’esterno del muro e posare poi sopra il cappotto?
Tenga conto che i corrugati gireranno tutti all’esterno confluendo in un unico pozzetto in giardino.
A me sembrerebbe piu’ semplice ed equivalente metterli sotto il cappotto ma mi sembra che casaclima chieda di metterli sotto traccia, cosi’ facendo pero’ non si porta il freddo all’interno del muro? Si potrebbe anche inguainarli con un tipo isocel ma ne vale la pena?
Grazie e scusi per l’esposizione non chiarissima.
Alberto La Rosa 26 Ottobre 2016 alle 13:38
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Soluzione scelta dal proprietario Ingegnere dell’Enea per la sua abitazione onde poter incollare in sicurezza dei mattoni faccia a vista.
il cappotto BetonTherm ha alcune caratteristiche tecniche che consentono la posa sulla sua superficie di rivestimenti in pietra, ceramiche e mattoni oltre che di accessori tipo Camere WIFI etc in un secondo momento senza prevedere tasselli.
Federico Sampaoli Autore articolo 4 Agosto 2015 alle 18:17
questi pannelli corazzati hanno un buon concetto di incastro, non so se sia un sistema a cappotto certificato.
MAX 4 Agosto 2015 alle 09:50
Ha per caso visto il cappotto corazzato brevettato da un’azienda di Treviso??? Mi sembra un sistema valido visto che ha la superficie di finitura già finita e non vi è ponte termico dei tasselli.. Cosa ne pensa???
Federico Sampaoli Autore articolo 8 Aprile 2014 alle 17:46
L’applicazione di una rete antisismica resistente e con capacità dissipativa agli spostamenti è un sistema che non va in conflitto con l’ isolamento termico a cappotto.
Il rinforzo antisismico, come il sistema a cappotto, dovrebbe essere un sistema certificato con tutti i suoi componenti certificati:
Intonaco di fondo a base NHL
Rete antisismica
Tassello a vite
Primer attivo
Federico Sampaoli Autore articolo 8 Aprile 2014 alle 16:35
ho risposto al commento con questo nuovo articolo http://espertocasaclima.com/2014/04/lisolamento-interno-in-cartongesso-e-lana-di-roccia-di-valter/
Azzurra 8 Aprile 2014 alle 15:02
sto ristrutturando un vecchio casale, dove per esigenze sismiche applicherò la tecnica dell’intonaco armato per contenere le vecchie murature. Una volta finito questo passaggio vorrei procedere con un cappotto esterno perché l’abitazione non ha isolamento, ma ho paura che l’applicazione dei tasselli per il cappotto possano tagliare in vari punti la rete antisismica, vanificando l’intervento di consolidamento della muratura. Le mai capitata un’applicazione del genere?
Valter 6 Aprile 2014 alle 19:11
in una ristrutturazione di circa 6 anni fa, hanno isolato l’abitazione dall’interno (gran parte dei muri perimetrali sono di mattone faccia vista) con intercapedine in cartongesso e, probabilmente, lana di roccia.
Alla parete Nord (cieca) all’esterno sono fuoriuscite delle macchie giallastre, all’interno di questa parete hanno degli armadi, c’è un po’ di muffa negli angoli dell’intercapedine e i muri divisori ed è chiaro che nonostante l’isolamento interno la zona dietro i mobili rimane comunque molto fredda. Il dubbio è che il materiale isolante dietro l’intercapedine sia deteriorato.
Per motivi di confini non possiamo superare i 4 cm. così abbiamo pensato alla STIFERITE (anche se il problema è solo il ponte termico e potrebbe andare bene l’EPS) per una maggiore coibentazione.
Dopo la realizzazione dell’isolamento a cappotto, che cosa succede all’interno dell’intercapedine?
La soluzione del cappotto esterno è valida?
L’intercapedine interna puo’ rimanere o è il caso di rimuoverla?
Federico Sampaoli Autore articolo 20 Marzo 2014 alle 20:24
un sistema a cappotto non sta su grazie ai tasselli, ma grazie alla colla.
il tassello garantisce la trazione, cioè le forze del vento.
Giorgio 20 Marzo 2014 alle 18:44
La ditta sto propone un sistema a cappotto in eps senza tasselli, viene usata solo la colla.
Federico Sampaoli Autore articolo 13 Luglio 2013 alle 18:12
sì non è un sistema certificato. ma comunque utilizzato e posato in esterni con tassellatura e rasato a calce
Massimiliano Zaganelli 11 Luglio 2013 alle 23:07
mi sono informato in merito alll’uso di aerogel per isolare il marcapiano esterno
relativo ai due solai (pavimento e soffitto) per poi rivestirlo a calce ma il produttore
mi ha spiegato che questo materiale ha senso solo in intercapedine siccome non
nasce e non é certificato come sistema da cappotto.
Il problema é che non garantisce la tenuta con colla ed il rivestimento a calce o altre malte
si staccherebbe dopo poco, suggerisce di appoggiarlo nell’ incavo e sovrapporre una striscia di uguali dimensioni di fibrogesso tipo Acquapanel, incastrare entrambe a pressione, tassellare e rasare.
Esiste secondo la sua esperienza una soluzione alternativa meno complessa
e che garantisca un risultato più omogeneo dal punto di vista estetico ma
altrettanto prestazionale ?
roberto 24 Maggio 2013 alle 11:28
ho capito, in effetti si tratta di una azienda di dimensioni modeste ed immagino che ottenere le certificazioni non sia un processo banale. probabilmente in questo caso le abilità del montatore fanno la differenza nei risultati ottenuti come isolamento
Federico Sampaoli Autore articolo 24 Maggio 2013 alle 10:49
questi pannelli in cementolegno sono accoppiati a diversi materiali isolanti.
forse lei intende il pannello isolante in cementolegno e fibra di legno BetonFiber.
Non vedo controindicazioni se non nel fatto che il sistema a cappotto non sia un sistema certificato.
leggi anche http://espertocasaclima.com/isolamento/sistemi-a-cappotto-etag-004/
roberto 24 Maggio 2013 alle 09:53
per la realizzazione di un cappotto termico ho incontrato un rappresentante di una azienda che produce dei pannelli preaccoppiati con cementolegno e fibra di legno, il sito è il materiale si chiama “betonwood”. ho apprezzato soprattutto la facilità di posa che mi è stat illustrata dal commerciale, tuttavia ho notato che a causa del peso del materiale hanno bisogno di tasselli piuttosto robusti ed ho il dubbio che l’effetto finale sia quello di creare un ponte termico. mi piacerebbe avere una sua valutazione al riguardo. grazie
Federico Sampaoli Autore articolo 17 Aprile 2013 alle 07:38
tenere sempre presente che
la coibentazione deve incontrare il serramento
la tenuta all’aria del nodo telaio fisso – parete è importante
massimiliano zaganelli 16 Aprile 2013 alle 14:02
Buongiorno Sig. Sampaoli e grazie per la risposta, in merito al marcapiano quale materiale o sistema puo’ suggerirmi oltre all’aerogel, mentre per il nodo serramento coibentazione interna puo’ indicarmi il link ad articoli inerenti e gia’ trattati sul suo sito web.
La ringrazio ancora per la disponibilita’ e le auguro una buona giornata.
Federico Sampaoli Autore articolo 6 Aprile 2013 alle 20:10
il Multipor è un sistema, quindi va rispettata la scheda tecnica e di posa.
Il serramento se non è all’altezza va sostituito. Attenzione al nodo serramento – coibentazione interna!
Il pavimento non è risolvibile dall’interno. Bisognerebbe isolare termicamente il marcapiano dall’esterno!
Massimiliano Zaganelli 6 Aprile 2013 alle 10:50
Proprio come pensavo, se appoggio la mano sento una differenza termica.
In inverno mi ha dato qualche miglioramento ma in estate la situazione peggiora.
Pensavo a questo punto di sostituirlo o con pannelli 5cm di Multipor o fibra di legno cambiando anche la finestra essendo ormai a fine vita. Su come rivestire i pannelli non saprei, sono soluzioni possibili rivestire i pannelli o con termointonaco o nuovamente pannelli in cartongesso o fibrogesso ?
Rimane il problema del pavimento in marmo che in estate da sollievo ma in inverno é un gelo soprattutto vicino alle pareti.
Cosa ne pensa. ?
Federico Sampaoli Autore articolo 6 Aprile 2013 alle 10:22
E’ proprio così, il cartongesso accoppiato all’isolante viene tassellato e il tassello dopo qualche anno si vede come un bollino scuro. Il ponte termico puntuale segna: io ne ho misurato qualcuno, così per curiosità, e ho misurato anche 4°K di differenza rispetto alla superficie appena più lontana dal tassello. La muffa solitamente non arriva a formarsi.
La muffa tra il muro (freddo) ed il materiale isolante non succede sempre, dipende un po’ dall’incollaggio dietro al pannello, da quante intercapedini d’aria sono state lasciate, quanti passaggi da scatolette elettriche o altro ci sono….
Come ha detto lei, su quei materiali non ci cascheremo più!
Massimiliano Zaganelli 6 Aprile 2013 alle 00:26
mi collego all’articolo sui tasselli da cappotto per chiederle un suggerimento.
Nel 2007 ho realizzato un cappotto interno su due pareti esposte rispettivamente a sud-est e sud-ovest utilizzando lastre in cartongesso accoppiato a polistirene o polipropilene per uno spessore totale di 4 cm.
Al di lá della scelta del materiale che oggi non userei più, il problema é legato al fatto che da questo invero si vede l’ombra scura di tutti i tasselli metallici utilizzati per il fissaggio.
Essendo dei ponti termici possono causare condensa e muffe fra il muro ed il materiale isolante ?
Federico Sampaoli Autore articolo 5 Aprile 2013 alle 17:42
in questi casi bisogna solo ricordare che ci sono ponti termici non risolti, ed è bene moderarli.
Federico Sampaoli Autore articolo 5 Aprile 2013 alle 17:41
cm sono sempre cm, indipendemente dal materiale
irene 5 Aprile 2013 alle 15:51
e se dovessi pensare a un cappotto esterno in fibra di legno sulle facciate nord, est, ovest e solo un termointonaco esterno sulla facciata sud?
irene 5 Aprile 2013 alle 15:27
grazie per la risposta, credo mi butterò sui termointonaci, purtroppo con l’isolamento interno la dimensione delle stanze si ridurrebbe troppo.
Federico Sampaoli Autore articolo 5 Aprile 2013 alle 12:40
mi pare che non ci siano alternative: isolamento interno.
se rifarete l’intonaco meglio cogliere l’occasione per un intonaco termoisolante a spessore.
altrimenti una coibentazione interna con materiali adatti http://espertocasaclima.com/coibentazione-dall-interno/isolare-dall-interno-meglio-materiali-igroscopici-traspiranti-e-capillari/
irene 5 Aprile 2013 alle 11:10
seguo con grande interesse i suoi articoli che mi stanno aprendo gli occhi su molti fattori che fino ad oggi non avevo considerato.
sto ristrutturando un’abitazione di 250 mq a 30 m di distanza da una strada molto trafficata e da tempo mi chiedo quale sarebbe il materiale minore per isolamento termico e acustico e se operare dall’inetrno o dall’esterno, in quanto la facciata sud ha dei fregi che mi dispiacerebbe eliminare: premetto che abito tra Mantova e Cremona e che la muratura dell’abitazione è fatta da “prismi” e intonacata a calce e cemento all’inerno e all’ esterno (internamente penso di rimuovere completamente e rifare l’intonaco a sola calce e sabbia). Che consiglio spassionato mi dà?
Federico Sampaoli Autore articolo 19 Dicembre 2012 alle 12:37
Già che il cappotto è un sistema di isolamento termico e il sistema (cioè i vari componenti) è certificato non troverà mai un sistema con starti di coibente di diversa natura.
Ma la sua domanda è lecita, anch’io ci avevo pensato.
Il ragionamento avrebbe un senso solo economico però! La fibra di legno isola sia dal freddo che dal caldo, quindi non è questo il problema!
In ogni caso la mia risposta è questa: questo sistema “ferdinando” potrebbe funzionare se il primo strato isolante fosse l’eps e l’ultimo esterno la fibra di legno, dove il primo strato fungerebbe da freno al vapore più forte del secondo.
Ma non lo consiglierei perchè forse esistono già prove di laboratorio che forse non hanno dato esiti positivi, anzi, forse problemi tecnici.
ferdinando 19 Dicembre 2012 alle 12:25
Dato che ormai molte zone dello stivale sono caratterizzate da estati molto lunghe e calde e inverni parecchio rigidi, si può pensare ad un doppio strato di cappotto? x es. fibre di legno e pannelli in eps microforati, tanto per non intaccare la traspirabilità della massa muraria.
Federico Sampaoli Autore articolo 18 Novembre 2012 alle 18:58
è una progettazione delicata quella della coibentazione dall’interno, ma se ci si è costretti non posso che consigliare argilla e fibra di legno: almeno sto acquistando dei materiali bellissimi in tutti i sensi, e me li sto mettendo in casa! per sempre.
di questo ho scritto diversi articoli:
http://espertocasaclima.com/coibentazione-dall-interno/isolare-dall-interno-gli-errori-lasciamoli-allesterno-fuori-dal-progetto/
http://espertocasaclima.com/coibentazione-dall-interno/isolare-dall-interno-meglio-materiali-igroscopici-traspiranti-e-capillari/
http://espertocasaclima.com/tetto/migliorare-linerzia-di-un-tetto-coibentato-dallinterno/
http://espertocasaclima.com/coibentazione-dall-interno/isolare-dallinterno-altri-ragionamenti/
Federico Sampaoli Autore articolo 18 Novembre 2012 alle 18:53
quando la disposizione dei vani lo permette, meglio progettare una ventilazione meccanica controllata centrale con tubazioni semplici e brevi.
Federico Sampaoli Autore articolo 18 Novembre 2012 alle 18:51
ogni fatica per risolvere i vari nodi finestra – parete o portone – parete non sono tempo sprecato e in futuro potrete vantare un restauro con meno ponti termici.
i radiatori in ghisa risulteranno in futuro esagerati, perciò nessun pensiero agli impianti: si interviene per diminuire l’importanza degli impianti non per accrescerla!
l’impianto VMC diventerà di 1a importanza!
matteo 18 Novembre 2012 alle 14:05
Salve, ho letto con interesse molti dei suoi articoli, ma sono ancora del tutto inesperto. Andrò ad abitare in un appartamento all’ultimo piano di un condominio anni 60 a Mestre con tetto piatto con guaina impermeabile rifatta (pare) qualche anno fa. Senza coinvolgere i condomini in un lavoro di ristrutturazione, come posso intervenire dall’interno del mio appartamento per ottenere un isolamento efficiente?
Michele 11 Novembre 2012 alle 10:23
Per l’impianto di ventilazione ho pensato,in futuro, di fare un impianto decentralizzato, magari intanto cominciando con 2 unità eventualmente da integrare con delle altre con una superfice calpestabile di 90 mq circa.
Sul tetto nel lontano anno 90 è stato posato un pannello di poluretano da 4 cm, allora sembrava di aver esagerato!!!
Michele 11 Novembre 2012 alle 10:10
Anch’io pensare di usare l’Eps quando l’ho sempre “sconsigliato” a favore della fibra di legno…
Per i nodi con le finestre ci ho già pensato!
Taglio le spallette di 10 cm per andare contro ai serrameni con il cappotto; per l’architrave devo vedere cosa si può fare avendo la tapparella.
Avendo solo i bancali in marmo da 4 cm, volevo tagliarli a filo serramento, abassarmi per risvoltare il cappotto per appoggiarmi al serramento e poi ricollocare un bancale in marmo anche un pò più alto del precedente per appoggiarmi al serramento in PVC.
L’impianto di riscaldamento è a radiatori in ghisa con caldaia a condensazione sostituita alcuni anni fa;
potrei acquistare nuovi radiatori aumentandone la superfice per abbassare la temperatura di mandata.
Avevo pensato anche ad un riscaldamento radiante a soffitto, a dei pannelli solari per fare entrare l’acqua alla caldaia a 30°C……
Ho 2 appartamenti su 3 nello stabile, il piano terra e quello rialzato; parlando ieri con un mio cliente-amico-superappassionato di risparmio energetico, mi ha detto che magari potrebbero sorgere problemi di ponti termici con l’appartamento sopra il mio costantemente vuoto e non riscaldato…
Prima devo rire il portoncino d’ingresso e lì sono cominciate le discussioni con il mio serramentista che vuole farlo nuovo appoggiandolo all’intonaco esistente!
Glio ho spiegato che voglio una controcassa su cui risvolterò il mio cappotto e la voglio su 4 lati…
Mi sembra di parlare un’altra lingua, anche se è una persona giovane.
Comunque guardando il sito della “Maico” hanno delle ottime soluzioni, altrimenti posso farmi io una controcassa ad elle e trovare una soluzione per il taglio termico del pavimento.
Federico Sampaoli Autore articolo 11 Novembre 2012 alle 09:25
questa è un’ottima domanda: fibra di legno o eps di spessore doppio e uguale investimento?
Un Eps, magari con grafite, è una forte tentazione, che va un po’ contro la mia filosofia nella scelta dei materiali, ma si avvicina al sogno di una casa passiva.
Credo che inseguire il sogno di un involucro eccellente sia, oltre che legittimo, un dovere verso il futuro.
Sì anch’io sceglierei EPS da 30cm anzichè fibra di legno da 14cm (con qualche senso di colpa nei confronti del legno).
La progettazione però non può terminare con la scelta dello spessore:
prima dell’intervento bisognerebbe:
predisporre o pre progettare o prevedere un futuro impianto di ventilazione meccanica controllata
progettare il nodo serramento (già posato) – cappotto
progettare il nodo porta ingresso (già a tenuta?) – cappotto
prevedere il futuro impianto di riscaldamento quando quello attuale (in futuro sovradimensionato) sarà arrivato a fine vita
prevedere che anche il tetto un giorno arriverà a livello isolamento termico delle pareti (in fibra di legno questa volta)
Michele 10 Novembre 2012 alle 13:06
Gentile Sampaoli,
vivo in una casa costruita nei primi anni settanta con muratura in bimattoni da 25 cm e controparete interna con tavelline da 3 cm, siutata sul Lago di Garda in provincia di Verona.
Il problema di casa mia è maggiore in estate, forse dovuto alla controparete interna.
Volevo eseguire il cappotto inizialmente con una fibra di legno da 14 cm per diminuire il surriscaldamento estivo ed isolare la casa, poi sto pensando che con lo stesso costo di materiali, o forse meno, posso mettere un EPS da 30 cm e portare la trasmittanza delle pareti a 0,10 .
Con spessori così elevati devo risolvere vari problemi, ma avendo un’impresa edile non mi preoccupo più di tanto.
Federico Sampaoli Autore articolo 8 Novembre 2012 alle 14:18
Non posso dire di avere esperienze pratiche con x-lam e sughero, ma le cattive dicerie sulla fibra di legno sono molte e a mio parere non fondate.
certo che se il posatore lavora con l’eps da 6anni e domani prova a posare la fibra di legno perchè gli è richiesta, forse commetterà degli errori di gioventù.
circa il bagnato non ci si deve preoccupare: lo zoccolo è sempre in xps.
Lucio 8 Novembre 2012 alle 00:58
Salve gentile Sampaoli,
le vorrei chiedere un suo parere riguardo il cappotto da preferire in una parete X-lam. Mi è stata proposta la fibra di legno oppure il sughero (credo sia quello bruno tostato). Ritengo siano entrambi ottimi materiali, ma leggo che la fibra di legno è più sensibile all’umidità e può esserci il rischio che, col passare degli anni, si formino microfissurazioni nell’intonaco con conseguente danneggiamento dll’isolante, che teme il bagnato più del sughero. Può darmi un suggerimento a riguardo. Grazie.
franco manchinu 7 Novembre 2012 alle 19:28
Federico Sampaoli Autore articolo 7 Novembre 2012 alle 16:38
Non che per scegliere il materiale sia indispensabile conoscere la zona climatica, ma la protezione dal caldo è offerta solo da alcuni materiali coibenti con tanta massa.
L’eps è il più economico dei sistemi (e più diffuso) di isolamento termico, ma è ottimo contro il freddo. E’ meno prestante contro il caldo e acusticamente parlando è lievemente peggiorativo. L’xps, molto meno traspirante è l’ideale nelle zone che si bagnano / spruzzano: lo zoccolo del cappotto è una di queste zone.
franco manchinu 6 Novembre 2012 alle 22:10
Volevo sapere se, per un sistema di isolamento a cappotto esterno in una casa di campagna, mi consiglia un polistirene estruso o uno espanso. Oppure fare un mix di entrambi? Grazie
Federico Sampaoli Autore articolo 26 Settembre 2012 alle 12:23
potete provare con questa calcolatrice U & sfasamento.
marta 26 Settembre 2012 alle 12:13
come calcolo lo sfasamento?
conosco solo il calcolo della trasmittanza.
Vi terrò aggiornati sul cantiere.
Federico Sampaoli Autore articolo 25 Settembre 2012 alle 19:51
se lo studio pentagono fosse mio farei così:
strutturista permettendo:
sul pannello sottotegola in osb poserei
-il nuovo coibente in fibra di legno
-un manto traspirante e impermeabile
-listellatura
-controlistellatura
-copertura, qualsiasi
senza fare calcoli almeno 6+6 di fibra ma meglio fare un calcolo e scoprire lo sfasamento che si può ottenere
mapotina 25 Settembre 2012 alle 19:37
vorrei migliorare il comfort e le prestazioni energetiche di uno studio costruito negli anni 90. Fa molto caldo d’estate e molto freddo d’inverno…
Si tratta di un volume di 1 piano accostato al fabbricato esistente. Ha due lati in muratura e due lati completamente vetrati con serramenti in alluminio e vetro camera. Buoni per l’epoca, ora evidentemente non ad alta prestazione.
Orientazione Ovest Sud-Ovest.
Cooridnate: 45° 27′ 3,24” N
9° 2′ 18,60” E
Città: Provincia di Milano, in mezzo ai campi
zona climaticha E
Vorrei intervenire sulla copertura per migliorare le prestazioni estive e quelle invernali.
Ho pensato a DUE SOLUZIONI ma ho dei dubbi sul buon funzionamento e soprattutto sulla compatibilità tra i materiali e tecnologie esistenti e i nuovi sistemi aggiunti.
Entrambe le soluzioni prevedono infatti la conservazione della copertura esistente.
Stratigrafia della copertura esistente dall’interno:
– controsoffitto in lamiera
– isolante XPS tra travetti in legno sp. 5 cm
– pannello sottotegola in legno osb
– tegole in bitume catramato
– Pendenza: 5°
Per migliorare le prestazioni in estate: ombreggiare e ventilare la copertura esistente
– costruire una struttura di correntini in legno, sovrapposta alla struttura esistente che sopporta un pannello in lamiera grecata. Questo funzionerebbe da nuovo manto di copertura, distanziato dalla copertura esistente per permetterne la ventilazione.
Per migliorare le prestazioni in inverno: aumentare e migliorare la qualità dell’isolamento termico
– sostituire l’isolante attuale con pannelli in fibra di legno, lavorando dall’interno.
lavorare dall’esterno sovrapponendo un nuovo pacchetto in pannelli di legno e isolante in fibra di legno, a contatto con la copertura esistente (probabilmente togliendo il manto bituminoso per evitare condense)
-l’ultimo strato esterno sarà sempre una lamiera grecata appoggiata su correnti in legno, quindi ventilata.
In entrambi i casi l’ombreggiamento delle pareti vetrate ad Ovest e a Sud è garantita da uno sporto del tetto correttamente dimensionato e da tende esterne e/o brise-soleil a seconda dell’orientamento.
La soluzione A mi sembra più semplice, la B più efficace.
– Quale delle due soluzioni permette di migliorare nettamente le prestazioni della copertura senza dover risolvere molti dettagli di unione, etc…?
– Se decido di isolare dall’esterno, meglio rimanere a contatto con la copertura esistente o distanziarmi creando una camera d’aria non ventilata sotto il nuovo pacchetto isolante?
– Se rimango a contatto con la copertura esistente come risolvo l’unione?
– Vale forse la pena di demolire e rifare completamente il tetto?
Le ristrutturazioni sembrano semplici ma bisogna considerare tanti dettagli…!
grazie mille per la disponibilità. Molto interessante il blog.
Federico Sampaoli Autore articolo 28 Agosto 2012 alle 15:42
Le differenze tra EPS 70 e EPS 100:
l’eps 70 è un po’ meno resistente alla compressione,
l’eps 70 ha un lambda (conduttività) di 0,038 invece di 0,036 e quindi è leggermente meno isolante
amanda 28 Agosto 2012 alle 11:57
Buongiorno, vorrei chiedere un’informazione se è possibile. Cosa cambia tra eps 70 ed eps 100? o meglo…perchè dovrei scegliere uno o l’altro?
La VMC puntuale a doppio flusso è costosa (3.580)

References: articolo 24
 articolo 4
 articolo 8
 articolo 8
 articolo 20
 articolo 13
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 articolo 17
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