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Timestamp: 2017-11-20 18:49:25+00:00

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Lunedì, 20 Novembre , 2017
I Comuni accelerano sull’imposta di soggiorno
Cristiano Dell’Oste e Bianca Lucia Mazzei - II Sole 24 Ore - pag. 2
Già una quarantina di Comuni ha deciso di introdurre o di estendere l’imposta di soggiorno. Tra le località in cui dallo scorso 1°novembre è scatta il tributo ci sono anche mete montane e dolomitiche. Le più veloci, però, sono state Atrani, Bolsena e Agrigento. In altri comuni l’imposta di soggiorno partirà nel 2018, come Assisi, Portofino, Rapallo. Molte altre città hanno in progetto l’approvazione del regolamento per tassare anche gli affitti brevi, ad esempio Milano. L’imposta di soggiorno può essere applicata nei capoluoghi di provincia, nelle località turistiche e nelle città d’arte. Secondo Federalberghi sono 3.700 i Comuni coinvolti. Di questi quelli che l’hanno introdotta sono 923, cui si aggiungono i 15 Comuni che l’applicheranno dall’anno prossimo. Secondo stime alla fine di quest’anno il gettito nazionale dell’imposta di soggiorno sarà di 462 milioni di euro. L’Anci parla di entrate per 345 milioni nel 2016. La differenza potrebbe dipendere da un disallineamento tra cassa e competenza nei versamenti.
La casa alla prova dell’ ‘affittometro’
D.Aquaro, S.Fossati e E.Sgambato - II Sole 24 Ore - pag. 3
Mettere a reddito una casa comprata ora non promette scenari lusinghieri ma, a conti fatti, e se non si incappa in gravi problemi, consente una redditività netta intorno al 2%. Discorso diverso se la casa è stata comprata prima del 2008: la redditività, allora, è molto più bassa. Chi sceglie il concordato, pur contando sulla cedolare del 10% anziché del 21%, può eguagliare la redditività dell’accordo ‘libero’ solo se la differenza tra i canoni non supera il 20-22%. L’inchiesta del Sole 24 Ore è partita a seguito della segnalazione di un lettore che possedendo una palazzina con otto unità immobiliari, si è trovato, in cinque anni, a chiudere i conti pesantemente in rosso, con una perdita consistente. Ad incidere non è tanto l’affitto lordo quanto le tasse, i periodo di sfittanza e la morosità. Il mercato determina le differenze di redditività, ma la penalizzazione dell’Imu non è giustificabile così come il peso della morosità. La Fiaip chiede che il contratto di locazione diventi titolo esecutivo.
Valentina Melis e Giovanni Parente - II Sole 24 Ore - pag. 6
No stop del calendario per la rottamazione delle cartelle. Si comincia il 7 dicembre con il termine (posticipato) per chi vuole mettersi in regola dopo aver saltato i primi due versamenti della prima rottamazione e finisce il 28 febbraio 2019 con l’eventuale quinta e ultima rata per chi aderirà ora. Sono almeno 3 i profili di questa definizione agevolata ‘2.0’. Chi ha fatto domanda di adesione alla prima ‘edizione’ ed entro il 7 dicembre potrà recuperare gli omessi o parziali versamenti delle prime dura rate scadute a fine luglio e il 2 ottobre. Gli esclusi dalla prima rottamazione perché non in regola con i pagamenti delle rateazioni in corso. E tutti coloro che hanno carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1°gennaio al 30 settembre 2017 o carichi relativi agli anni 2000-2016, che non hanno però aderito alla prima rottamazione. Per ciascuna categoria ci sono scadenze precise. Vedi il grafico a lato dell’articolo.
Dario Deotto - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 21
Alla luce delle modifiche proposte dalla manovra di Bilancio 2018 all’articolo 20 del Tur, alcuni uffici, secondo indiscrezioni, starebbero emettendo, in presenza di sequenze negoziali complesse, atti di imposizione ai fini dell’imposta di registro a distanza di pochi giorni dalla registrazione dell’ultimo atto. Scopo delle modifiche sarebbe quello di frenare l’attività ‘riqualificatoria’ degli uffici. Il Ddl di Bilancio 2018 punterebbe infatti ad eliminare le verifiche basate sugli effetti economici degli atti. Ma le novità potranno diventare legge solo dal 1°gennaio 2018, invece risulta che alcuni uffici periferici stiano intensificando, prima dell’entrata in vigore della manovra, le rettifiche fondate ancora sulla valenza economica degli atti. Sull’art. 20 del Tur la relazione accompagnatoria del Ddl spcifica che la norma intende dirimere alcuni dubbi interpretativi sorti; la finalità sarebbe dunque chiarificatrice e non innovatrice.
D.D. - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 21
La previsione della manovra 2018 che intende inserire nel Testo unico dell’imposta di registro il riferimento all’abuso del diritto potrebbe rivelarsi un boomerang per il Fisco perché in questo modo per alcune ipotesi di evasione si invocherà l’abuso del diritto che ha tutta una serie di garanzie procedimentali a favore del contribuente. Desta perplessità il fatto che nella relazione illustrativa alla manovra si preveda che un eventuale ‘vantaggio fiscale’ potrà essere valutato nell’ottica dell’abuso del diritto, quando è noto che soltanto un ‘vantaggio fiscale indebito’ può realizzare ipotesi elusiva. Ancora più dirompente è il passaggio in cui si afferma che, con le modalità previste dall’abuso del diritto, potrà essere contrastato il trasferimento di singoli asset, che, in realtà, cela una cessione d’azienda. Nell’evasione rientrano tutte le ipotesi di simulazione, dissimulazione e interposizione fittizia. Nell’abuso del diritto, invece, non vi è alcuna manipolazione della realtà. Solo il vantaggio conseguito è indebito.
Paolo Meneghetti - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 22
Per iper e super ammortamenti nel tempo si sono modificate condizioni e scadenze. Questo sta creando un certo disorientamento tra gli operatori. Per gli investimenti eseguiti tra il 15 ottobre 2015 e il 31 dicembre 2016, finalizzati all’acquisto di beni strumentali nuovi, spetta la deduzione extracontabile pari al 40% calcolata sulla quota di ammortamento o sulla quota capitale del leasing. L’agevolazione spetta anche sull’acquisto di autovetture. Per gli investimenti eseguiti nel 2017 in beni strumentali ‘ordinari’ la norma riguarda tutti i beni nuovi. L’investimento può esser fatto fino al 30 giugno 2018, a patto che sia inviato al fornitore un ordine e che sia pagato, entro fine 2017, un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione. Per gli investimenti eseguiti nel 2017 in beni ‘Industria 4.0’ c’è una deduzione fiscale pari al 150%. Per fruire di tale agevolazione è necessario che il bene risulti interconnesso. L’investimento può essere eseguito anche fino al 30 settembre 2018, ma occorre dimostrare di aver eseguito l’ordine entro il 2017 e pagato l’acconto di almeno il 20%. Il Ddl di Bilancio 2018 proroga sia super che iper ammortamento.
L’agevolazione super ammortamenti presenta criticità quando l’acquisto del bene avviene tramite leasing. Ci si chiede cosa accade quando la scelta del leasing avviene dopo che il bene sia già stato acquisito tramite normale contratto di compravendita. La circolare 4/E/2017 afferma che a differenza di una cessione a un soggetto terzo, la cessione alla società di leasing non comporta la cessazione dell’agevolazione, la quale continua ad essere fruita secondo la procedura originaria, cioè calcolata sulla quota di ammortamento che, a questo punto, diviene figurativa. Pertanto, se la società cedente il bene ha imputato quote di ammortamento in misura coerente con quella stabilita dai coefficienti di cui al Dm 31 dicembre 1988, la variazione diminutiva continuerà a essere calcolata sul 40% di quella quota di ammortamento, anche se dal 2017 l’impresa imputa a conto economico canoni di leasing e non quote di ammortamento. La risoluzione 77/E/17 scioglie il nodo su come tassare la plusvalenza. Ha validità fiscale la quota di plusvalenza imputata a conto economico in forza del principio di derivazione rafforzata.
Matteo Balzanelli e Massimo Sirri - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 23
La non imponibilità Iva e il reverse charge escludono l’applicazione della scissione dei pagamenti. Tra operazioni non imponibili e in inversione contabile, secondo il Fisco, non è invece possibile fissare una regola generale di prevalenza. E’ quanto afferma l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 27/E/2017. Il meccanismo della scissione dei pagamenti scatta per le prestazioni di servizi e le cessioni di beni per i quali i committenti/cessionari non sono debitori dell’imposta in base alle disposizioni in materia d’Iva. Lo split payment, inoltre, non si applica se l’acquirente, in possesso dello status di esportatore abituale, invia la dichiarazione d’intento al proprio fornitore. Infatti, in questi casi l’operazione risulta non imponibile. Pertanto, gli esportatori abituali che oggi rientrano tra i destinatari della scissione dei pagamenti, possono mantenere inalterato il proprio comportamento con riferimento alla gestione del plafond. La dichiarazione d’intento non ha invece alcun effetto sulle operazioni assoggettabili al meccanismo del reverse charge.
Salvi i vecchi pagamenti ‘irregolari’
Non saranno sanzionati i comportamenti non in linea con i chiarimenti forniti dalla circolare 27/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate. Ciò, a patto che l’imposta sia stata assolta, ancorché in modo irregolare. Dal 7 novembre, invece, eventuali errori dovranno essere regolarizzati. Tollerate anche le note di variazione in diminuzione con applicazione dello split payment anche se riferite a operazioni a cui erano state applicate le regole ordinarie. L’incertezza nell’applicazione della norma sulla scissione dei pagamenti ha indotto le Entrate a fare salvi i comportamenti non coerenti. Si tratta delle fatture emesse con Iva ‘ordinaria’ verso i soggetti esclusi negli elenchi dal 1°luglio 2017. Sono salve anche le fatture erroneamente emesse in regime di split payment entro il 31 ottobre nei confronti di soggetti non inclusi negli elenchi. Come anticipato, le fatture errate, emesse dopo il 7 novembre, dovranno essere oggetto di regolarizzazione mediante emissione di nota di variazione in diminuzione e di un nuovo documento corretto. Per le variazioni in aumento trova applicazione lo split payment.
Rosanna Acierno - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 24
Va annullata la cartella che non consente al contribuente di comprendere le ragioni della pretesa. Ciò in quanto gli impedisce di decidere la propria strategia. E’ quanto affermato dalla Commissione tributaria regionale Puglia con la sentenza 2688/7/2017 del 18 settembre. Il caso analizzato nasce dall’impugnazione dell’iscrizione a ruolo e della conseguente cartella di pagamento da parte di una società notificataria riportante la causale ‘Ires interessi 2011 – Somme dovute a seguito di controllo manuale’, sia per difetto di motivazione che per violazione del principio ne bis in idem atteso che sempre per il 2011 era stata ricevuta un’altra cartella con la stessa dicitura. Secondo i giudici tributari d’appello l’indicazione ‘Ires interessi 2011’ non è una motivazione giuridica adeguata.
L’impiegata del commercialista non offre ‘indizi’
Marco Ligrani - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 24
Bastano le dichiarazioni della dipendente del consulente a sorreggere l’accertamento emesso dall’ufficio a carico del cliente dello studio. Inoltre, i guanti monouso utilizzati dal dentista non possiedono la natura di merce e, pertanto, non concorrono alla formazione delle rimanenze finali. Sono i principi espressi dalla Commissione tributaria regionale di Palermo nella sentenza 628/12/17 con la quale è stato accolto l’appello di un professionista che era risultato destinatario di un accertamento analitico-induttivo. Tutto ha inizio a seguito di un controllo effettuato presso un dentista nel corso del quale i verificatori avevano rinvenuto un planning della clientela, ritenuto sintomatico dell’occultamento di compensi. Le dichiarazioni della dipendente dello studio, incaricata della contabilità, avevano concorso alla ricostruzione del numero dei pazienti. Senza valore probatorio l’agenda riferita a un altro anno e il numero di guanti utilizzati.
Ferruccio Bogetti e Gianni Rota - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 24
Il pagamento di quanto dovuto per il ravvedimento operoso può avvenire anche in via frazionata cumulando i vantaggi del ravvedimento breve con quelli del ravvedimento lungo perché il ravvedimento operoso può avvenire sia con un pagamento unico sia con un pagamento frazionato. Il principio è stato affermato dalla Commissione tributaria regionale Sardegna con la sentenza 223/5/17. Smentita la linea dell’ufficio, condannato anche al pagamento delle spese. Nel caso analizzato dai giudici tributari d’appello una Srl ometteva il versamento dell’Iva del 2005 e si avvaleva in seguito della proroga normativa intervenuta il 26 luglio 2005 rimediando con distinti versamenti frazionati per imposta, sanzioni ed interessi. La prima tranche veniva pagata nei termini; la seconda e ultima oltre i 30 giorni ma entro la data di presentazione della dichiarazione Iva. Per il Fisco entrambi i versamenti erano tardivi. La Ctr è stata di diverso avviso.
Multinazionali, nell’Ue elusi 60 mld di imposte ogni anno
Francesco Squeo - Italia Oggi - pag. 2
60 miliardi di imposte all'anno. E' la cifra monstre che le multinazionali eludono. A stimarlo il prof. Gabriel Zucman, dell'Università di Berkeley in California nell'ambito della vicenda Paradise papers. Secondo il professore, inoltre, il 40% degli utili complessivi viene delocalizzato in paradisi fiscali, grazie a pratiche fiscali elusive. Multinazionali come Nike, Facebook e Apple, grazie alla consulenza di esperti fiscalisti, hanno eroso basi imponibili spostando gli utili nei paradisi fiscali. Tale fenomeno, noto come Beps, è oggetto di misure di prevenzione e di contrasto da parte dell'Ocse e della Ue. Sono state indagate le tecniche di implementazione della cosiddetta pianificazione fiscale aggressiva, definendone modalità e perimetro di gioco. Lo scenario di contrasto che viene a delinearsi appare sempre più nitido. Ciò che fino al recente passato si presumeva non conoscibile, ora sarà sempre più tracciabile.
Variabile Tari, mano ai calcoli
Sergio Trovato - Italia Oggi - pag. 6
La quota variabile della Tari va applicata una sola volta su abitazione e pertinenze. Illegittima la sua duplicazione. Una volta determinata va spalmata su garage, cantine e box auto. Non è possibile ricalcolarla autonomamente su questi immobili. A chiarirlo il ministero dell'Economia. Una buona parte dei Comuni in Italia ha invece calcolato la quota variabile sulla singola tipologia di occupazione. Per verificare se si ha diritto al rimborso occorre esaminare gli avvisi di pagamento. Particolare attenzione va posta laddove nell'avviso si fa riferimento alla quota fissa e variabile della tariffa. Se quest'ultima risulta applicata anche alle pertinenze dell'abitazione, il calcolo del quantum dovuto è errato e l'interessato ha diritto al rimborso. La relativa istanza va presentata, a pena di decadenza, entro cinque anni, decorrenti dal momento in cui gli interessati hanno effettuato il pagamento.
Il contraddittorio vige sempre
Andrea Bongi - Italia Oggi - pag. 7
Contraddittorio preventivo esteso anche per gli accertamenti a tavolino. E' l'orientamento espresso dalla giustizia tributaria in materia di tributi armonizzati. Anche in difetto di una presa di posizione chiara della Corte costituzionale, i giudici tributari sembrano avere idee chiare sul punto: in materia di tributi armonizzati, e in qualche caso anche oltre, il contraddittorio preventivo è sempre necessario anche se l'accertamento è a tavolino. La Ctr Lombardia, con la sentenza n. 4504 dell'8 novembre 2017, ha affermato che il sistema dell'accertamento a tavolino e della maggiore imposta dovuta non essendo stato preceduto da alcun invito al contraddittorio a fornire chiarimenti è nullo, in violazione dell'obbligo che incombe all'amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale.
Art bonus a maglie più larghe
Bruno Pagamici - Italia Oggi - pag. 8
L'Art bonus a sostegno della cultura spetta anche ai soggetti che effettuano versamenti in denaro a favore di una fondazione costituita da un ente pubblico e che riceve contributi anche dallo Stato. E' quanto ha precisato l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 136/E del 7 novembre 2017 in risposta ad un interpello formulato da una fondazione di diritto privato costituita per iniziativa di un ministero, volto a conoscere la corretta applicazione dell'istituto del credito d'imposta.
Detrazione Iva condizionata
Sandro Cerato - Italia Oggi - pag. 10
La fattura con una descrizione generica dell’operazione preclude il diritto alla detrazione dell’Iva da parte dell’acquirente o committente. A stabilirlo la Corte di cassazione con la sentenza n. 23384/2017. Il diritto alla detrazione non spetta, dicono i giudici del Palazzaccio, in presenza di una fattura generica e in assenza di documentazione integrativa del documento. Il contenuto della fattura è disciplinato dall’art. 21, comma 2, del Dpr 633/1972 che stabilisce che nel documento va indicata la natura, qualità e quantità dei beni e servizi oggetto dell’operazione. Il rispetto del contenuto ‘formale’ della fattura consente al fisco di verificare il corretto assolvimento del tributo da parte del cedente o prestatore e l’esercizio del diritto alla detrazione in capo all’acquirente o committente.
La cassa in rosso allerta il fisco
Alessandro Felicioni - Italia Oggi - pag. 11
La cassa in rosso apre le porte all’accertamento induttivo. E’ inattendibile la contabilità dalla quale risulti un valore di cassa negativo. Segno evidente di spese mai sostenute e, quindi, di ricavi non dichiarati. Con la sentenza n. 25289 dello scorso 25 ottobre la Corte di cassazione ribalta il verdetto di merito della commissione regionale e legittima l’accertamento dell’ufficio semplicemente fondato sull’anomalia contabile riscontrata. Tutto nasce da un avviso di accertamento ai fini Ires, Irap e Iva, notificato dal fisco a una Srl all’esito di un processo verbale della Guardia di finanza dal quale era emersa l’inattendibilità delle scritture contabili. L’ufficio aveva rettificato il volume d’affari induttivamente facendo emergere un maggior imponibile a seguito dell’analisi dei costi aziendali, relativi a personale dipendente, materie prime ed energia.

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