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Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anno 2007	Dettagli
Categoria principale: Aree tematiche	Categoria: pronunce	Creato Martedì, 28 Gennaio 2014 19:00	Pubblicato Martedì, 28 Gennaio 2014 19:00	Scritto da Antonella Attanasio	Visite: 2824	Sintesi Pronunce Giudice del Lavoro - Anno 2007a cura del Dott. Carmelo Rollini e della Dott.ssa Elvira De Felice
Impiegato dello Stato e pubblico in genere - lavoro (rapporto di) - personale ATA - trasferimento (del lavoratore) - trasferimento dall'ente locale allo Stato - ricostruzione di carriera - anzianità - valutazione - norma di interpretazione autentica - legittimità costituzionale - questioni dichiarate infondate dalla sentenza n. 234/2007 della Corte Costituzionale (Tribunale di Agrigento, sentenza n. 990 del 9 ottobre 2007; in senso conforme,Tribunale di Agrigento n. 1058 del 19 ottobre 2007)
In tema di inquadramento del personale ATA trasferito dagli enti locali, il comma 2 dell’art.8 della l. 124/1999 è stato oggetto di interpretazione autentica da parte del legislatore, il quale all’art.1, comma 218, L.266/2005, facendo salva l’esecuzione dei giudicati già formatisi, ha stabilito , tra l’altro, che la disposizione si dovesse interpretare nel senso che il personale ATA trasferito è inquadrato nei ruoli statali secondo il criterio del maturato economico. La Corte costituzionale, interessata della questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 218, L.266/2005 , senza ritenere decisivo far chiarezza circa la natura della norma censurata , interpretativa o innovativa con efficacia retroattiva, ha ritenuto che tale norma è comunque legittima Lo è nel primo caso perché impone una scelta interpretativa che costituiva una delle possibili varianti di lettura della norma interpretata. Così come lo è se innovativa con efficacia retroattiva , essenzialmente perché, preservando il trattamento economico maturato attraverso il meccanismo dell’eventuale corresponsione di un assegno ad personam, tiene conto del fatto che il diverso ruolo dell’anzianità di servizio nei due comparti di contrattazione collettiva costituisce un elemento diversificatore tra i lavoratori provenienti dagli enti locali e quelli appartenenti sin dall’origine ai ruoli statali; ciò consente di trattare in modo differenziato le stesse categorie di soggetti senza lesione del principio di uguaglianza. Riferimenti Normativi:
Oggetto: Ricorso ex art. 700 c.p.c – Periculum in mora – Presupposti – Attribuzione beneficio art. 33, 5°comma, legge 104/92 - Diniego della precedenza al trasferimento in sede vicina – Pregiudizio grave ed irreparabile per l’assistenza al familiare disabile – Non sussiste. (Tribunale di Agrigento, ordinanza del 3 agosto 2007)
Oggetto: Concorso a pubblico impiego – Graduatorie ad esaurimento per le assunzioni del personale docente – Valutazione in misura doppia dei servizi prestati nelle scuole dei Comuni di montagna – Illegittimità costituzionale – Servizi prestati anteriormente al 1° settembre 2007 – Salvaguardia della doppia valutazione ai sensi dell’art.1, commi 605 e 607, della legge 296/2006 (finanziaria 2007) – Irrilevanza. (Tribunale di Agrigento, ordinanza n.854 dell’ 8 giugno 2007).
E’ legittimo il decreto dirigenziale del 16 marzo 2007 che ha disposto, con effetto retroattivo (dall’anno scolastico 2003/2004) ed in esecuzionedella sentenza della Cortecostituzionale n.11/2007, l’annullamento della doppia valutazione dei servizi prestati nelle scuole situate nei Comuni di montagnaed ha, invece, fatto salva la doppia valutazione per i servizi prestati nelle pluriclassi delle scuole primarie Infatti, con l’avvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale della disposizione di cui al punto B.3), lettera h (tabella di valutazione dei titoli allegata al decreto legge 7 aprile 2004, n.97, convertito con modificazioni dalla legge 4 giugno 2004, n.143) l’effetto di salvaguardia della doppia valutazione non può essere mantenuto in virtù dell’art. 1, commi 605 e 607, della legge finanziaria del 2007. Il primo dei due commi citati, in effetti stabilisce che …. è abrogata con effetto dal 1° settembre 2007 la disposizione di cui al punto B.3),lettera h)……………..ed è fatta salva la valutazione in misura doppia dei servizi prestati anteriormente alla predetta data; è anche consolidato in giurisprudenza il principio per cui la pronuncia di incostituzionalità di una disposizione di legge non può essere estesa dal giudice a norme diverse da quelle dichiarate incostituzionali, ancorché esse costituiscano applicazione dello stesso principio generale contenuto nella norma già dichiarata costituzionalmente illegittima. Tuttavia, il caso di specie non può essere ricondotto ai casi di illegittimità costituzionale derivata o, comunque, consequenziale, atteso che il citato comma 605 è una norma non solo meramente ripetitiva della norma dichiarata incostituzionale ma è addirittura un richiamo (anche letterale) della stessa, una sorta di rinvio recettizio che, in quanto tale, fa sì che il contenuto precettivo della stessa debba essere necessariamente assoggettato alle vicende che connotano la vera fonte normativa, cioè la richiamata disposizione di cui al punto B.3), lettera h)………….., norma che non ha superato (se non con il limite della pronuncia additiva) il vaglio di costituzionalità. Né può essere tutelata la pretesa alla doppia valutazione del servizio in virtù dell’art. 1, comma 607, della legge 296/2006*: anche detta norma si limita a richiamare titoli riconosciuti da altre fonti normative, essendo la sua funzione precipua quella di disporre l’emanazione di un decreto che rivaluti i titoli già riconosciuti e, proprio nella prospettiva di rideterminazione che è connessa a detto disponendo decreto, fa salva la valutazione di titoli conseguiti anteriormente al biennio 2005/2006 - 2006/2007. Venuta meno, per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale, la fonte che riconosceva questo titolo, la clausola di salvezza non può salvaguardare ciò che è altrimenti escluso.
Il giudice ha anche disatteso, con argomentazioni non del tutto condivisibili, l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dalla difesa erariale). (*)Si riporta il testo della disposizione La tabella di valutazione dei titoli allegata al decreto legge 7 aprile 2004, n.97, convertito con modificazioni dalla legge 4 giugno 2004, n. 143,e successive modificazioni, è ridefinita con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il CNPI. Il decreto è adottato, a decorrere dal biennio 2007/2008 – 2008/2009, in occasione degli aggiornamenti biennali delle graduatorie permanenti di cui all’art. 401 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n.297, e successive modificazioni. Sono fatte salve le valutazioni dei titoli conseguiti anteriormente e già riconosciuti nelle graduatorie permanenti relative al biennio 2005/06 – 2006/07.
Oggetto: Giurisdizione ordinaria ed amministrativa – Personale docente – Maggiorazioni di anzianità per il servizio di ruolo prestato all’estero – Questione attinente al periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998 – Giurisdizione ordinaria – Insussistenza – Termine decadenziale del 15 settembre 2000 per la proposizione del ricorso al TAR. (Tribunale di Roma, sentenza n.5674 del 18 aprile 2007).
L’art.69 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n.165, stabilisce che al Giudice ordinario spettano solo le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998, mentre quelle attinenti al periodo di lavoro anteriore a tale data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, pronunciatesi reiteratamente in materia, hanno affermato che il legislatore ha utilizzato una locuzione volutamente generica e atecnica, con la conseguenza che risulta inadeguata un’opzione ermeneutica che colleghi rigidamente il discrimine temporale del trasferimento delle controversie alla giurisdizione ordinaria ad elementi come la data del compimento, da parte dell’amministrazione, dell’atto di gestione del rapporto che abbia determinato l’insorgere della res litigiosa, oppure l’arco temporale di riferimento degli effetti di tale atto, o, infine, il momento dell’insorgenza della contestazione; viceversa l’accento va posto sul dato storico costituito “dall’avverarsi dei fatti materiali e delle circostanze- così come posti a base della pretesa avanzata – in relazione alla cui giuridica rilevanza sia insorta la controversia” (sentenza n. 808/98). E’ stato anche precisato come il riferimento al suddetto dato storico implichi che se la lesione del diritto del lavoratore è prodotta da un atto, provvedimentale o negoziale, deve farsi riferimento all’epoca dell’emanazione dell’atto stesso ( S.U. n.9101/2005). Nel caso di specie, il decreto di ricostruzione di carriera fonte della res litigiosa – che ha attribuito le maggiorazioni stipendiali previste per il servizio di ruolo prestato all’estero, disponendo il riassorbimento degli effetti con il passaggio alla successiva classe di stipendio – risale all’anno 1994; ne consegue che il ricorrente, già conoscendo l’avvenuta lesione del proprio diritto, avrebbe dovuto proporre l’azione giudiziaria di fronte al TAR nel termine decadenziale del 15 settembre 2000, come previsto dalla legge.
Oggetto: Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi dell’art. 8 legge n.124/99 – Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola - Criterio del trattamento economico maturato (art. 1,comma 218, legge n.266/2005). Art.1, comma 218, legge n.266/2005 – Questione di incostituzionalità – Manifestamente infondata. (Corte d’Appello di Palermo, sentenze n.198 e n.200 del 15 febbraio 2007).
Alla luce dell’art.1,comma 218, legge 23.12.2005 n.266 - disposizione che ha valore di interpretazione autentica e conseguente efficacia retroattiva -, appare superato l’orientamento giurisprudenziale adottato dalla Corte di cassazione (sentenza n. 3224/2005), secondo cui l’art. 8 legge n.124/99 sarebbe tassativo nel disporre il riconoscimento dell’anzianità non solo ai fini giuridici, ma anche a quelli economici, con conseguente illegittimità dell’inquadramento retributivo in base al c.d. “maturato economico”. Non sussistono dubbi di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 218, legge n.266/2005. In particolare, la norma che derivi dalla legge di interpretazione autentica non può ritenersi irragionevole ove si limiti ad assegnare alla disposizione interpretata un significato già in essa contenuto, riconoscibile come una delle plausibili letture del testo originario (cfr.Corte cost. n.274/06) e come anche inteso, nella fattispecie, dall’Amministrazione statale – D.I. 5.4.2001 – e dalle parti sociali che avevano stipulato l’Accordo del 20.7.2000.Inoltre, (con riferimento agli artt.101,102 e 104 Cost. n.d.r.) la pendenza di controversie, in cui venga in discussione l’interpretazione di una norma, non può impedire l’esercizio del potere del legislatore di vincolare l’interprete ad assumere una delle possibili letture ermeneutiche, atteso che l’adozione di norme di interpretazione autentica non rappresenta di per sé sola una illegittima interferenza con il potere giudiziario.Sotto altro profilo (art. 3 Cost.) , il criterio di inquadramento nelle qualifiche funzionali e nei profili dei corrispondenti ruoli statali, sulla base del trattamento economico in godimento all’atto del trasferimento, trova giustificazione nella diversità di disciplina sussistente tra l’ordinamento degli enti locali (dove l’anzianità di servizio non comporta alcuna progressione economica) e quella della scuola (dove, invece, determina aumenti retributivi). Inoltre, la previsione che fa salva l’esecuzione del giudicato è espressione del principio secondo cui la legge sopravvenuta non può riguardare situazioni definitive e non più revocabili, mentre è riservato all’ambito di azione della legge di interpretazione autentica di incidere sui rapporti pendenti. ( 1 ) (1) v. anche nota di commento a cura di Carmelo Rollini, pubblicata nella sezione materiali/contributi
Oggetto: Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi dell’art.8 legge n.124/99- Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola – Art. 1,comma 218, legge n.266/2005 – Efficacia retroattiva. Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi dell’art.8 legge n.124/99- Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola – Art. 1,comma 218, legge n.266/2005 – Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza. Personale scolastico dipendente degli enti locali - Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi dell’art. 8 legge n.124/99 - Tutela dei diritti in precedenza acquisiti presso l’ente locale ai sensi dell’art. 2112 cod.civ. - Finalità - Garanzia di trattamento economico non deteriore. (Tribunale di Agrigento, sentenza n. 97 del 9 febbraio 2007).
L’articolo 1, comma 218, della legge 23.12.2005, n. 266 è norma interpretativa dell’articolo 8, comma 2, della legge n. 124/1999 con conseguente efficacia retroattiva. Non si può dubitare della natura interpretativa considerato, oltre alla voluntas legis, il contenuto della disposizione “… caratterizzato dall’enunciazione di un apprezzamento interpretativo circa il significato di un precetto precedente a cui la norma si ricollega nella formula e nella ratio, e da un momento precettivo con il quale il legislatore impone questa interpretazione , escludendone ogni altra….”. L’incertezza interpretativa dell’art.8,comma,2 della legge 124/199 – che solo il legislatore avrebbe potuto fugare- non si può escludere considerato che l’interpretazione fatta propria dal legislatore del 2005 era quella adottata dalle parti sociali e che aveva determinato l’elevatissimo contenzioso con la concorrenza di pronunce giurisdizionali discordanti. Anche se non fosse riconosciuto all’art.1, comma 218, della legge n.266/2005 il valore dell’interpretazione autentica , non potrebbe essere censurato il ricorso all’uso della legge retroattiva, avuto riguardo da una parte al fatto che l’irretroattività della legge è sancita dalla Costituzione solo per la norma penale incriminatrice e, d’altra parte, all’esigenza di cui si fa carico il legislatore di trovare un’interpretazione compatibile anche con le esigenze di finanza pubblica ex art.81 Cost. L’articolo 1, comma 218, della legge 23.12.2005, n. 266 sfugge all’illegittimità costituzionale, considerato che , per quanto riguarda l’asserita violazione con l’art.3 Cost., la presunta disparità di trattamento , tra i lavoratori che avrebbero ottenuto un giudicato prima dell’entrata in vigore di detta norma e quanti non potrebbero più averlo – non discenderebbe dalla norma in questione, ma dall’interpretazione giudiziaria che alla norma è stata data. Non si può, inoltre, ritenere che l’articolo 1, comma 218, della legge 23.12.2005, n. 266, violi l’art.3 Cost. sotto il profilo del principio di ragionevolezza considerato che non vi è perfetta eguaglianza tra i lavoratori ATA da sempre dipendenti dello Stato e quelli già dipendenti degli Enti Locali, sia sotto il profilo della disciplina sia perché diverso era il datore di lavoro. Non si può ritenere violato il principio di uniformità di trattamento nella retribuzione, attese che lo stesso è suscettibile di mutamento nel corso del rapporto di lavoro. E’ da escludere che l’art. 2112 cod. civ. attribuisca al personale ATA proveniente dagli enti locali il diritto a vedersi valutata economicamente la durata del pregresso rapporto di lavoro. L’art. 2112 cod. civ. prevede una tutela di tipo “conservativo” dei diritti acquisiti sicchè in occasione dell’applicazione di istituti legali o contrattuali in cui venga in considerazione l’anzianità di servizio (come ad esempio per il TFR), si deve tener conto sia dell’anzianità maturatasi alle dipendenze dell’imprenditore cessionario sia di quella maturatasi alle dipendenze dell’imprenditore cedente, ma non ha anche il potere di estendere con effetto retroattivo i diritti che possono vantare i dipendenti esistenti presso il datore “cessionario”. Infine, l’applicazione del principio di pari trattamento, così come non comporta per gli statali il recupero della maggiore retribuzione in passato percepita dai dipendenti degli enti locali, così per questi ultimi non comporta la percezione degli scatti di anzianità maturati dagli statali in precedenza.
Oggetto: Personale scolastico dipendente degli enti locali – Trasferimento nei ruoli dello Stato ai sensi dell’art. 8 legge n.124/99 – Inquadramento nell’ambito del comparto Scuola - Criterio del trattamento economico maturato (art. 1,comma 218, legge n.266/2005). Art.1, comma 218, legge n.266/2005 – Applicabilità anche agli insegnanti tecnico-pratici. (Corte d’Appello di Palermo, sentenza n.7 dell’ 11 gennaio 2007).
L’art.1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005 n.266 (*), interpretando autenticamente il comma 2 dell’art. 8 legge n.124/99, ha travolto l’interpretazione data alla norma dalla giurisprudenza della Cassazione, affermando che l’inquadramento del personale ATA trasferito dagli enti locali allo Stato deve avvenire in base al criterio del c.d. “maturato economico”, cioè del trattamento economico complessivo goduto dal dipendente al momento del trasferimento nei ruoli statali e prescindendo dall’anzianità effettiva. Non si tratta di disposizione innovativa, ma interpretativa. Infatti l’anzianità di servizio posseduta dal personale ATA prima del trasferimento viene mantenuta, ma i dipendenti transitati non vengono inquadrati nella classe stipendiale dei dipendenti statali di pari anzianità, ma nella classe stipendiale corrispondente al loro “maturato economico”. La norma di interpretazione autentica mira a dare attuazione alla ratio della disposizione di cui all’art.8 della legge n.124 del 1999, che è quella, da un lato, di garantire la conservazione dell’anzianità di servizio acquisita dai dipendenti transitati e, dall’altro, di escludere l’assunzione di oneri economici maggiori di quelli gravanti sugli enti locali. Per gli insegnanti tecnico-pratici degli enti locali, il trasferimento alle dipendenze dello Stato avviene allo stesso modo e alle medesime condizioni del personale ATA (art. 8 comma 3); pertanto, la norma di interpretazione autentica prevista dall’art.1 legge 266/05 si applica anche agli insegnanti tecnico-pratici. ( 1 ) (1) v. anche nota di commento a cura di Carmelo Rollini, pubblicata nella sezione materiali/contributi.
si riporta il testo della disposizione. Il comma 2 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, si interpreta nel senso che il personale degli enti locali trasferito nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) statale è inquadrato, nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali, sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento, con l’attribuzione della posizione stipendiale di importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999 costituito dallo stipendio, dalla retribuzione individuale di anzianità nonché da eventuali indennità, ove spettanti, previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto degli enti locali, vigenti alla data dell’inquadramento. L’eventuale differenza tra l’importo della posizione stipendiale di inquadramento e il trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999, come sopra indicato, viene corrisposta ad personam e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini del conseguimento della successiva posizione stipendiale. E’ fatta salva l’esecuzione dei giudicati formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 700
 art. 33
 sentenza 
 sentenza 
 Art.1
 Art. 1
 Art. 1
 sentenza 
 art.81
 Art.1
 sentenza