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l Università degli Studi di Urbino nel dicembre 2006, il cui relatore è stato il Chiarissimo Prof. Paolo Pascucci. - PDF
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1 LA CERTIFICAZIONE DEI RAPPORTI DI LAVORO 1 Autore: dott.ssa Rossella Schiavone Le seguenti considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l Amministrazione. Indice 1. L istituto della certificazione 1.Definizione e finalità 2.Il passato 3.Contratti certificabili Ieri ed oggi 2. Le Commissioni di certificazione 1.Organi abilitati alla certificazione 2.Enti bilaterali 3.Direzioni Provinciali del Lavoro 3.1 Presidente 3.2 Membri della Commissione 3.3 Membri consultivi 4. Province 5. Università pubbliche e private e Fondazioni universitarie 6. Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro 7. Consiglio provinciale dei Consulenti del lavoro 8. Commissioni unitarie di certificazione 9. Competenza territoriale 10. Consulenza ed assistenza 3. I caratteri della certificazione 1. Natura giuridica della certificazione 2. Volontarietà 3. Oggetto 4. Momento temporale 5. Procedimento 5.1 Comunicazione dell inizio del procedimento 5.2 Termine 5.3 Motivazione 5.4 Effetti in relazione ai quali le parti chiedono la certificazione 5.5 Conservazione degli atti 6. Efficacia 7. Codici di buone pratiche 8. Indagine ispettiva e contratti certificati 9. Rimedi giudiziali 4. La certificazione in Emilia-Romagna 1. Certificazione presso la DPL di Bologna 2. Certificazione presso la DPL di Ferrara 3. Certificazione presso la DPL di Forlì 4. Certificazione presso la DPL di Modena 5. Certificazione presso l Università di Modena 6. Certificazione presso la DPL di Parma 7. Certificazione presso la DPL di Piacenza 8. Certificazione presso la DPL di Ravenna 9. Certificazione presso la DPL di Reggio Emilia 10. Certificazione presso la DPL di Rimini 11. Certificazione in Emilia Romagna 5. Conclusioni 1 La presente ricerca trae spunto da tesi relativa al corso di laurea in Consulente del Lavoro discussa presso l Università degli Studi di Urbino nel dicembre 2006, il cui relatore è stato il Chiarissimo Prof. Paolo Pascucci. 1
2 CAPITOLO PRIMO L istituto della certificazione 1. Definizione e finalità Nella Guida alla Riforma Biagi del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale presente on-line nel sito Governativo troviamo la definizione ministeriale: La certificazione è una speciale procedura finalizzata ad attestare che il contratto che si vuole sottoscrivere abbia i requisiti di forma e contenuto richiesti dalla legge. È una procedura a carattere volontario, può essere eseguita solo su richiesta di entrambe le parti (futuro lavoratore e datore di lavoro) e ha lo scopo di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione di alcuni contratti di lavoro. Possono essere oggetto di certificazione tutti i contratti di lavoro. 2 Prevista all art. 5 della legge delega 14 febbraio 2003, n. 30, è stata codifica nel Titolo VIII, Capo I, Artt. 75 e segg. del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276; il suo intento dichiarato 3 è la riduzione del contenzioso in materia di qualificazione dei rapporti di lavoro, garantendo così una maggiore certezza del diritto, e il suo effetto dovrebbe essere di tipo deflativo 4, tuttavia non si può negare che rappresenti anche un valido appoggio per incentivare il ricorso a rapporti di lavoro flessibili ai quali garantirebbe maggiore certezza. D altra parte il nesso tra obiettivi deflativi del contenzioso e nuove tipologie contrattuali è definito oltre che evidente anche prepotente da autorevole dottrina 5 la quale evidenzia come il proliferare di forme di lavoro atipiche sia all origine di incertezza e in definitiva, di una litigiosità incentrata sulla qualificazione del rapporto e degli effetti collegati che sono alla base della necessità di interventi che investano anche la prevenzione delle liti. Non bisogna a questo proposito dimenticare che l art.1, c. 1 del d.lgs. 276/03 afferma che la sua finalità è di aumentare ( ) i tassi di occupazione e promuovere la qualità e la stabilità del lavoro, anche attraverso contratti a contenuto formativo e contratti ad orario modulato compatibili con la esigenze delle aziende e le aspirazioni dei lavoratori, e fra gli strumenti usati ci sono le varie tipologie contrattuali ed anche la certificazione di questi. Inoltre, come evidenziato da Speziale 6, la crisi della capacità qualificatoria dell art c.c. e la diffusione di appalti di servizi ( ) richiedevano certamente delle riforme (anche se poi lo stesso Speziale critica la strada scelta dal legislatore, perché incrementa il processo di frantumazione tipologica dei rapporti di lavoro e sollecita forme di destrutturazione dell impresa), tuttavia ciò che viene messo in evidenza è l esigenza che ha spinto il legislatore ad introdurre l istituto della certificazione. La cosa è ancora più evidente se si pensa all area posta al confine tra subordinazione ed autonomia, diventata certamente più grande con le nuove tipologie contrattuali introdotte dal d.lgs. 276/03. Di contro si deve necessariamente mettere in evidenza che nella pratica il contenzioso sulla qualificazione di un rapporto di lavoro non nasce quasi mai al momento della stipula del contratto 7, bensì nel corso del suo svolgimento ma soprattutto alla sua conclusione e che la finalità di riduzione del contenzioso sarà legata all affidamento che susciteranno le Commissioni di certificazione 8 sul territorio sulle parti del contratto di lavoro e sugli operatori del settore. 2 reperibile all indirizzo 3 vedi Libro Bianco e Relazione alla Legge delega 30/ DI NUNZIO, Procedure di certificazione, in Dir. prat. lav., 2003, n.37, pag GHERA, Nuove tipologie contrattuali e certificazione dei rapporti di lavoro, in Dir. prat. lav., 2002, n.8, pag SPEZIALE, Certificazione: introduzione, in Commentario al d.lgs. 276/03 coordinato da CARINCI, IPSOA, 2004, pag RAVERA, La certificazione dei contratti di lavoro, in AA.VV., Compendio critico per la certificazione dei contratti di lavoro curato da ENRICO TIRABOSCHI, 2005, Giuffrè, pag Ibidem, pag
3 Altra finalità citata dalla dottrina 9, consisterebbe nell intercettare ampie fasce di lavoro irregolare o sommerso che verrebbero canalizzate verso contratti personalizzati 10 favorendo l emersione con tutte le conseguenze positive, fiscali e contributive, che questa comporta 11. D altra parte c è chi ha a buon ragione evidenziato che l ambizione della riforma Biagi è propria quella di accorpare ed incanalare verso schemi negoziali tipici e regolari una articolata tipologia di forme di lavoro irregolare e contra legem che condizionano pesantemente in termini di tassi di disoccupazione il nostro paese 12. Infine, non si può non evidenziare che la procedura di certificazione, ai sensi dell art. 86, c. 12 del d.lgs. 276/03, ha carattere sperimentale. La norma prevede entro 18 mesi dalla sua entrata in vigore una verifica degli effetti con le organizzazioni sindacali, datoriali e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, per riferire al Parlamento al fine della valutazione della sua ulteriore vigenza. A tutt oggi non risulta ancora che sia stata fatta la verifica citata con le OO.SS. 2. Il Passato Sperimentazioni di certificazione si trovano nel passato anche di livello extralegislativo, ma delle sperimentazioni extralegislative non si conoscono gli esiti. Si citano ad esempio 13 : Accordo Confesercenti Modena e Associazioni sindacali dei lavoratori atipici (FENAP/CONFESERCENTI NIDIL- CGIL-ALI/CISL-CIPO/UIL); Accordo tra Centro Studi Internazionali e Comparati dell Università di Modena e Reggio Emilia e la Regione Emilia-Romagna Assessorato Attività Produttive anno 2001; Progetto Anziani della Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna che identificava il Centro Studi Internazionali e Comparati Marco Biagi quale sede di certificazione; CCNL del Liberi Professionisti Case di Cura Private; Il primo a sostenere l opportunità di introdurre una procedura di certificazione dei contratti di lavoro fu Marco Biagi, partendo da riflessioni di Antonio Vallebona relative a norme inderogabili e volontà assistita 14. Infatti è da notare che la certificazione fin dall inizio fu caratterizzata da una doppia funzione: da una parte meccanismo finalizzato alla soluzione dei conflitti di interessi che emergono in sede di stipulazione del contratto individuale del lavoro,. e dall altro.rimedio preventivo al conflitto sulla qualificazione del rapporto di lavoro 15, e Biagi su questa scia arrivò a progettare lo Statuto dei Lavori su indicazione dell allora Ministro del Lavoro T. Treu 16 Nella bozza il meccanismo di validazione amm.va dei rapporti di lavoro era strumentale alla individuazione di un area di inderogabilità relativa (affiancata ad un area di inderogabilità assoluta, e come tale intangibile, di diritti fondamentali imputabili ad ogni prestazione lavorativa), gestibile dalle parti collettive in sede di contrattazione collettiva 9 SPEZIALE, op.cit.,pag Relazione di accompagnamento al disegno di legge, 2003, pag GHERA, op.cit., pag ENRICO TIRABOSCHI, Certificazione e tipologie di lavoro flessibile nella riforma dei lavori: un primo passo verso lo statuto dei lavori, in AA.VV., Compendio critico per la certificazione dei contratti di lavoro, 2005, Giuffrè, pag. XVII 13 DI NUNZIO, op.cit., 14 VALLEBONA, Norme inderogabili e certezza del diritto: prospettive per la volontà assistita, in Dir. Lav., 1992, I, pag NOGLER, La certificazione dei contratti di lavoro, in Working Papers Centro studi di Diritto del Lavoro Europeo Massimo D Antona, 2003, n.8, pag.4 16 Bozza Preliminare del Progetto per la predisposizione di uno statuto dei lavori, Dir.rel.ind., 1999, 2,pagg. 275 segg. 3
4 e/o dalle parti individuali in sede di costituzione del rapporto di lavoro, ma in questo caso, solo davanti all organo amm.vo/sindacale 17, quindi in definitiva, Biagi si soffermò soprattutto sulla prima funzione. Sono seguite poi, proposte legislative che prevedevano l istituto della certificazione (vedi Commissione Zamagni e proposta di legge Smuraglia) fino ad arrivare al Libro Bianco sul mercato del lavoro italiano Proposte per una società attiva e per un lavoro di qualità di Biagi nel 2001, dove la certificazione recupera appieno la doppia anima già impressale dal Vallebona 18 e quindi la seconda funzione di prevenzione del conflitto di qualificazione. La legge 30/2003 riprende quindi l istituto, lasciando tuttavia molto spazio in bianco anche in relazione ai principi dell operato del legislatore delegato 19. L istituto della certificazione nella sua gestazione ha quindi subito una vera e propria metamorfosi 20 spostando la sua attenzione più verso il fine di dare certezza alle parti che stipulano un contratto di lavoro che non verso il fine della derogabilità assistita. Lo stesso art. 5 della legge delega 30/2003 fa riferimento nel titolo alla certificazione dei rapporti di lavoro, piuttosto che ai contratti, anche se i contratti sono citati nel testo. Infine, giungiamo al d.lgs. 276/2003 che, da più parte criticato per non aver approfondito e affinato l istituto, ha sicuramente una impostazione decisamente meno ambiziosa della legge delega Contratti certificabili Ieri e Oggi La legge delega 30/2003, all art. 5, parlava genericamente di qualificazione dei rapporti di lavoro, escludendo solo i rapporti alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Una siffatta impostazione lasciava ampio spazio al legislatore che ben avrebbe potuto prevedere la qualificazione di tutti i contratti di lavoro, o comunque di un numero ampio di tipologie. Fermo restando la non applicabilità di tutto il decreto per le pubbliche amministrazioni e per il loro personale 22, l art. 75 del d.lgs. 276/03, prima della modifica attuata dal d.lgs. 251/2004, prevedeva la possibilità di certificare solo alcuni contratti e cioè quelli relativi: al lavoro intermittente, disciplinato nel Titolo V, Capo I, artt , ai lavoro ripartito, disciplinato nel Titolo V, Capo II, artt , al lavoro a tempo parziale, disciplinato nel Titolo V, Capo II, art. 46, al lavoro a progetto, disciplinato nel Titolo VII, Capo I, artt , ai contratti di associazione in partecipazione di cui agli artt c.c.. La restrizione effettuata dal Governo è stata definita certamente legittima 23 vista la genericità dell art.5 della legge30/2003 (nonostante l art.4 c. 1 lett. d) relativo al lavoro occasionale ed accessorio) 24, e non in violazione con l art.76 Cost. in quanto l attuazione parziale della delega, benché censurabile dal punto di vista politico, non determina 17 TIRABOSCHI, La c.d. certificazione dei lavori atipici e la sua tenuta giudiziaria, in Lav. Dir., 2003, n.1, pag. 112 SPEZIALE, op. cit., pag, NOGLER, op.cit., pag Dottrina autorevole ha persino parlato di delega in bianco. GHERA, op.cit., pag NOGLER, Il Nuovo istituto della certificazione dei contratti di lavoro, in Mass. giur. lav., 2003, n.3 21 SPEZIALE, op. cit., pag d.lgs. 276/03 art.1, c SPEZIALE, Le finalità e gli effetti della nuova disciplina e le ipotesi nelle quali è possibile utilizzare la procedura di certificazione, in Commentario al d.lgs. 276/03 coordinato da CARINCI, IPSOA, 2004, pag L. 30/2003 art.4, c.1, lett.d): ammissibilità di prestazioni di lavoro occasionale e accessorio,..,ricorrendo, ai sensi dell art.5, ad adeguati meccanismi di certificazione". 4
5 la illegittimità costituzionale delle norme frattanto emanate, che per il loro contenuto non siano tali da porsi in contrasto con i principi ed i fini della legge di delegazione 25. Tuttavia numerose sono state le critiche della dottrina 26, visto il carattere tassativo dell elencazione e la finalità della riduzione del contenzioso in materia di qualificazione dei rapporti di lavoro. D altra parte non è chiaro il motivo per cui solo alcune tipologie contrattuali siano state inserite e cosa avessero invece le altre (es: lavoro occasionale ed accessorio, apprendistato, contratto di inserimento) che le rendesse, forse, meno soggette a contenzioso. L art. 75 del.d.lgs. 276/03 è stato successivamente modificato con d. lgs. 251/2004 che ha esteso la possibilità di certificazione a qualsiasi contratto di lavoro. Questo da un punto di vista normativo ha forse allentato il nesso di interdipendenza tra l attività di certificazione e la prefigurazione di contratti innovativi di carattere elastico o flessibile, sostanzialmente devianti dallo schema standardizzato 27 ma probabilmente non rotto come dice Ferraro 28, perché di fatto, come vedremo più avanti, sono comunque sempre i contratti di lavoro atipici, flessibili, elastici, devianti dallo schema standardizzato, che vengono ancora oggi certificati CAPITOLO SECONDO Le Commissioni di certificazione 1. Organi abilitati alla certificazione In relazione all art. 76 del d.lgs. 276/03, così come modificato dalla legge finanziaria per il 2006, l. 266/2005, sono organi abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro le commissioni di certificazione istituite presso: Enti bilaterali; Direzioni provinciali del Lavoro e Province; Università pubbliche e private, comprese le Fondazioni universitarie; Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (ora Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale) Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro; Consigli Provinciali dei Consulenti del Lavoro; Da notare che la possibilità di più Commissioni di certificazione operative nello stesso territorio è oggetto di perplessità da parte di dottrina 29 più che altro perché è viva la paura di comportamenti contrastanti o anche solo differenti da parte delle varie Commissioni che comporterebbero una scelta a priori delle parti sulla Commissione a cui rivolgersi, a seconda della propria convenienza, creando una disparità di trattamento sullo stesso territorio. E probabilmente questa paura è anche presente a livello legislativo, atteso che il Governo è tornato sull argomento in occasione del d.lgs. 124/04 sulla Razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro. 25 Alla nota 22 si cita SPEZIALE, Le finalità e gli effetti della nuova disciplina, cit. pag. 156, basandosi su sent. Corte Cost , n A titolo di esempio: alla nota 17 si cita NOGLER, La certificazione, cit. pag FERRARO, Strumenti di qualificazione del rapporto e deflazione del contenzioso, in Working Papers Centro studi di Diritto del Lavoro Europeo Massimo D Antona, 2005, n.30, pag Ibidem 29 a titolo di esempio: RAUSEI, La certificazione dei contratti presso le Dpl, in Dir. prat. lav., 2005, n.12, pag
6 Infatti l art.8, c.4 del citato d.lgs. 124/04 30 affida alla Direzione Provinciale del Lavoro un difficile compito di coordinamento volto ad uniformare l azione delle varie Commissioni, al fine di evitare eventuali, ma possibili, disparità di trattamento cui si accennava innanzi. In questo compito le Direzioni Provinciali del Lavoro saranno assistite da direttive del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e dagli organismi preposti che devono essere sentiti prima di fornire i criteri uniformanti. 2. Enti bilaterali Per l art. 2, c.1, lett h) del d.lgs. 276/03, si intendono Enti bilaterali gli organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative ; tale comparazione, trattandosi di abilitare organizzazioni all esercizio di una attività, va fatta tra le singole organizzazioni e non tra le coalizioni che stipulano l accordo istitutivo dell ente bilaterale 31 Per il c. 1 dell art. 76, sono i primi organi abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro, costituiti nell ambito territoriale di riferimento ovvero a livello nazionale quando la commissione di certificazione sia costituita nell ambito di organismi bilaterali a competenza nazionale. La legge lascia la scelta ai soggetti sindacali in merito alla dimensione territoriale e non è esclusa neanche la possibilità di delega delle funzioni in materia da parte di enti bilaterali nazionali a favore di loro strutture decentrate 32. Le funzioni attribuite agli Enti bilaterali sono comunque oggetto di dibattito dottrinale che vede sostenitori ed oppositori 33, ma come evidenzia Nogler 34, la vera ragione dell opposizione è nell atteggiamento della CGIL che non vuole trovarsi a dover prendere posizioni contro i lavoratori. Viene anche segnalata una possibile discriminazione ex art.15 St. Lav. perché subordinando la stipula di un contratto alla certificazione di un Ente Bilaterale si finirebbe col costringere il lavoratore a rivolgersi ai sindacati che partecipano a quell Ente Bilaterale anche se non rientrano fra quelli cui andrebbe il favore del lavoratore 35. Tuttavia forse le parti sociali sono fra i soggetti più adatti a seguire da vicino le evoluzioni delle tipologie contrattuali 36 anche se per Nogler, effettivamente sono chiamati a svolgere una funzione che è diversa dalla normale risoluzione di conflitti di interessi cui sono abituati, in quanto ci troviamo dinanzi ad un conflitto giuridico che può comprendere questioni di diritto del lavoro, legislazione sociale o diritto tributario 37. Infatti agli Enti si chiede di operare una riconduzione di un caso concreto ad una fattispecie astratta; in caso di dubbio, tuttavia, per lo svolgimento di questo certamente non facile compito, potrebbero però usufruire degli studi ed elaborati contenenti indici e criteri giurisprudenziali di qualificazione dei contratti di lavoro con riferimento a tipologie di lavoro indicate dal Ministero del Lavoro 38 che le Università abilitate alla certificazione devono inviare ogni 6 mesi, e dei moduli e formulari definiti con decreto dal Ministero del Lavoro ai sensi dell art. 78, c. 5 del d.lgs. 276/03 che tengano conto degli orientamenti giurisprudenziali prevalenti in materia di qualificazione del contratto di lavoro. 30 D.lgs. 124/04, art.8, c.4, recita : La direzione provinciale del lavoro, sentiti gli organismi preposti, sulla base di direttive del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, fornisce i criteri volti a uniformare l'azione dei vari soggetti abilitati alla certificazione dei rapporti di lavoro ai sensi degli articoli 75 e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n GAROFALO, Contratti di lavoro e certificazione, in AA.VV., Lavoro e diritti, a tre anni dalla legge 30/2003, a cura di Curzio, CACUCCI, 2006, pagg SPEZIALE, Gli organi abilitati alla certificazione, in Commentario al d.lgs. 276/03 coordinato da CARINCI, IPSOA, 2004, pag Ibidem 34 citato in Ibidem 35 GAROFALO, op. cit., pag alla nota 31 si cita SPEZIALE, Gli organi abilitati, cit., pag alla nota 17 si cita NOGLER, La certificazione, cit. pag. 36, Art. 76, c.2, d.lgs. 276/03 6
7 3. Direzioni Provinciali del Lavoro 39 Sicuramente inserite per la competenza oramai consolidata in materia riconosciuta da parte della dottrina 40, sono tuttavia state oggetto di critiche 41 soprattutto per il sovraccarico di lavoro che le caratterizza, ma forse anche per paura che la certificazione diventasse una mera formalità o per paura dell assegnazione di una siffatta competenza ad un Ufficio che si occupa anche (ed ormai soprattutto) di vigilanza 42. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (ora della previdenza Sociale) con D.M , in merito alla costituzione e composizione delle commissioni di certificazione aveva certamente presente questa criticità quando all art.1, ha previsto sia l istituzione della Commissione all interno del Servizio Politiche del Lavoro, sia che i 2 funzionari interni fossero addetti al servizio politiche del lavoro 43. La circolare del Ministero del Lavoro n. 48/2004 sottolinea questa impostazione, aggiungendo che l individuazione nei casi di assoluta necessità derivante dalla carenza in organico di tali figure professionali, può avvenire anche mediante la scelta di altri funzionari dell ufficio da adibire temporaneamente al Servizio Politiche del Lavoro Presidente Il presidente della Commissione è individuato nel dirigente preposto per assicurare una elevata e qualificata attenzione da parte dell ufficio dell attività in esame 44. Nulla si dice sulla sua possibile sostituzione in caso di impossibilità dello stesso a presiedere, e sul punto parte della dottrina è arrivata perfino ad ipotizzare possibilità di impugnazioni delle certificazioni o dinieghi di certificazioni. 45 A parere di chi scrive, probabilmente una così rigida interpretazione mal si concilia con gli stretti termini cui la certificazione è soggetta e tenendo soprattutto conto del fine che ha la stessa, ossia certificare i contratti prima della loro attuazione; è evidente che un ritardo comporterebbe dei danni anche economici soprattutto per il lavoratore che è storicamente la parte più debole delle due, in quanto si vedrebbe penalizzato nella sua capacità economica propria da quell Ufficio pubblico che dovrebbe tutelarlo. Per questi motivi, e soprattutto nei casi di legittimo ed oggettivo impedimento del Dirigente, (esempio le assenze per congedo), poichè lo stesso in caso di sua assenza delega un sostituto a reggere la Direzione Prov.le del Lavoro, non si capisce per quale motivo questa reggenza non dovrebbe estendersi alla sua sostituzione alla presidenza della Commissione di certificazione, oppure perché non sia possibile delega della funzione da parte del Direttore a favore di altro funzionario della Direzione come avviene per le Commissioni di conciliazione in materie di lavoro. Certo è che in pratica il problema è stato risolto con apposite previsioni nei regolamenti delle varie Commissioni che in modo diverso hanno previsto in caso di assenza del Presidente la possibilità di apposita delega a funzionario della Direzione, o nomina di vicepresidente all interno della stessa Commissione (in tal caso è previsto che il 39 Ci si sofferma soprattutto sulla Commissione istituita presso questo Ufficio Pubblico per motivi legati al fatto che sono senza ombra di dubbio le più presenti sul territorio nazionale e quindi le più collaudate e le più conosciute al momento. 40 A titolo di esempio: alla nota 31 si cita SPEZIALE, Gli organi abilitati, cit., pag A titolo di esempio: alla nota 19 si cita NOGLER, Il Nuovo istituto, cit. DI NUNZIO, op. cit. 42 RAUSEI, op. cit., pag D.M art.1, c. 1 recita: Presso la direzioni provinciali del lavoro servizio politiche del lavoro... sono istituite le Commissioni... ; c.2 recita: La commissione di certificazione presso la direzione provinciale del lavoro è composta dal dirigente preposto, che la presiede, da due funzionari addetti al servizio politiche del lavoro,. 44 Circ. Ministero Lavoro n. 48/ RAUSEI, op. cit., pag
8 membro interno, quando operi in vece del Presidente, sia sostituito a sua volta, in quanto membro, da Funzionario supplente 46 ) Membri della Commissione Il D.M all art.1, c.2, prevede che la Commissione sia composta, oltre che dal presidente, da 2 Funzionari del Servizio Politiche del Lavoro e da 2 rappresentanti rispettivamente dell INPS e dell INAIL. Come già detto la Circ. 48/2004 prevede la possibilità di nominare membri della Commissione anche funzionari addetti generalmente ad altri servizi, ma solo in caso di assoluta necessità per carenza di organico, e questo sottolinea l intenzione di evitare qualsiasi interferenza fra la funzione ispettiva e quella certificativa dei funzionari e dell Ufficio stesso. A parere di chi scrive, indipendentemente dalla cronica carenza di organico delle Direzioni Provinciali del Lavoro, tale limitazione non sembra essere necessaria anche perché, in altri casi, il Ministero del Lavoro ha permesso a funzionari con qualifica ispettiva di svolgere altri compiti che apparentemente avrebbe potuto comportare un conflitto di interessi (vedi la conciliazione Monocratica ex art. 11 del d.lgs. 124/04) e questo è stato ritenuto lecito anche dalla dottrina 47 sottolineando come un funzionario del Ministero del Lavoro può ben occuparsi di diversi compiti all interno dello stesso Ufficio, non esercitando quindi sempre e comunque funzioni di vigilanza e repressive, ma mettendo a frutto la sua preparazione e la sua esperienza anche nello svolgimento di compiti di assistenza al lavoratore ed al datore di lavoro. Se i funzionari con qualifica ispettiva, sempre alla luce della citata riforma dei servizi ispettivi, possono svolgere attività informativa e promozionale in costanza di accesso, purchè non siano state rilevate sanzioni amministrative e penali 48, non si capisce per quale motivo non possano a maggior ragione assistere le parti in sede di certificazione di contratto, atteso che il rapporto di lavoro non è ancora stato instaurato e quindi certamente non sono rilevabili violazioni di alcun genere. Si evidenzia infine, che fra i compiti del personale ispettivo c è quello del turno, in cui il personale a turno è presente in Ufficio non solo per ricevere richieste di intervento ma soprattutto nella pratica quotidiana si trova a dover rispondere a richieste da parte di lavoratori, datori ed anche associazioni di categoria e consulenti del lavoro in merito al corretto inquadramento di lavoratori ed alla possibilità di stipulare determinati contratti c.d. atipici partendo proprio dalle modalità di espletamento della prestazione lavorativa. Quindi, passato il tempo degli ispettori repressivi a tutti i costi è lo stesso legislatore che vuole il personale ispettivo del Ministero del Lavoro aperto all assistenza ed alla corretta informazione, e quindi perché non sfruttare queste conoscenze anche per la certificazione dei rapporti di Lavoro? In merito ai membri rappresentanti degli Istituti (INPS ed INAIL), nulla si dice relativamente alla loro qualifica o al loro inserimento nei vari Uffici, per cui ben potrebbero questi Istituti nominare anche Funzionari con qualifica ispettiva senza bisogno di paventare carenze di organico, portando ad una discriminazione rispetto ai colleghi del Ministero del Lavoro, a fronte di medesima capacità di incidere sulla qualificazione del rapporto di lavoro. Ai sensi della circolare ministeriale n. 48/2004 il Dirigente della Direzione Provinciale del Lavoro è tenuto a richiedere ai dirigenti delle sedi territoriali dell INPS e dell INAIL, un elenco di rappresentanti da nominare quali 46 vedi esempi in RAUSEI, op. cit., pag MASSI, La riforma dei servizi ispettivi : Conciliazione monocratica, in Dir. prat. lav., 2004, n. 30, scaricabile su 48 MASSI, La riforma dei servizi ispettivi: L ispettore promotore e consulente, in in Dir. prat. lav., 2004, n. 30, scaricabile su 8
9 membri di diritto della Commissione di certificazione; ferma restando la partecipazione di un solo rappresentante di ciascun Istituto. Nella prassi si è optato nella nomina di 2 membri effettivi e 2 supplenti Membri Consultivi Alle riunioni delle commissioni partecipano, inoltre, a titolo consultivo, un rappresentante delle Agenzie delle Entrate ed un rappresentante del Consiglio Provinciale degli ordini professionali di appartenenza dei soggetti di cui all art.1 della L. n. 12/ I dubbi in merito alla partecipazione di un solo rappresentante scelto unitamente dai Consigli provinciali dei suddetti ordini o un rappresentante per ogni ordine sono stati superati dalla citata circolare ministeriale che ha aperto la partecipazione ad un rappresentante per ogni ordine professionale, giustificando tale apertura con l esigenza di ottenere il più ampio e qualificato apporto di tutte le componenti professionali in materia giuslavoristica. Anche in questo caso la circolare prevede che sia il Dirigente della Dpl a richiedere all Agenzia delle Entrate territorialmente competente e agli ordini professionali un elenco di nominativi di funzionari e professionisti da individuare per la partecipazione alle riunioni delle Commissioni. 4. Province Sono state inserite più che altro per coinvolgere i Centri per l Impiego, ma, difficilmente, come da più parte evidenziato, Uffici della Provincia hanno competenze tecniche in materia di qualificazione di contratti di lavoro e quindi altrettanto difficilmente tenderanno a costituire Commissioni di Certificazione 51. A norma dell art.1, c.2 del D.M , già più volte citato, la Commissione in questione è composta dal dirigente del servizio provinciale per l impiego, che la presiede, da tre funzionari del servizio provinciale competente, da un rappresentante dell INPS, da un rappresentante dell INAIL, da due rappresentanti sindacali nominati dal presidente della commissione su designazione delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello provinciale e da due rappresentanti dei datori di lavoro, nominati dal presidente della commissione su designazione delle organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello provinciale. Per l art.1, c.4, dello stesso D.M., alle riunioni partecipano, a titolo consultivo, un rappresentante delle Agenzie delle Entrate ed un rappresentante del consiglio provinciale degli ordini professionali di appartenenza dei soggetti di cui all art.1 della L. n. 12/ Università pubbliche e private e Fondazioni universitarie Per potersi occupare di certificazioni devono essere registrate in apposito albo istituito con Decreto Interministeriale , ed il loro coinvolgimento è sicuramente dovuto all alta competenza tecnico-giuridica, riconosciuto dalla dottrina RAUSEI, op. cit., pag Decreto Ministero del Lavoro del 21/7/2004, art.1, c alla nota 31 si cita SPEZIALE, Gli organi abilitati, cit., pag alla nota 31 si cita SPEZIALE, Gli organi abilitati, cit., pag
10 Tuttavia è da registrare che alcuni giuslavoristi hanno criticato tale scelta del legislatore perché si finirebbe col sottrarre tempo e risorse alla ricerca e didattica per dedicarle alla nuova funzione 53, mentre parte della dottrina ritiene che le Università siano prive della esperienza e sensibilità necessaria a valutare le situazioni e i reali interessi coinvolti 54. Non si può però dimenticare che le prime forme di sperimentazione di certificazione, anche se extralegislative, sono nate nelle Università, e che certamente nelle università ci sono docenti che con la loro preparazione ben potranno essere di supporto alla riuscita dell istituto. E l importanza dell esperienza tecnico-specialistica del mondo universitario è tenuta in conto dallo stesso legislatore quando prevede che le Università registrate all albo debbano trasmette 2 volte all anno studi ed elaborati contenenti indici e criteri giurisprudenziali di qualificazione dei contratti di lavoro con riferimento a tipologie di lavoro indicate dal Ministero del Lavoro. E richiesto quindi anche un contributo costruttivo, atteso che le indicazioni così date, forniranno certamente punto di riferimento per le altre sedi in merito alla corretta interpretazione degli orientamenti giurisprudenziali 55. Le modalità di svolgimento dell attività di certificazione saranno determinate dal regolamento interno delle Commissioni stesse, non essendoci precisazioni in merito né nel d.lgs. 276/03, né nel citato decreto 56. Circolari successive, emanate nel febbraio 2005, specificano che le Università potranno essere abilitate alla certificazione solo nell ambito di rapporti di collaborazione e consulenza attivati con docenti di diritto del lavoro di ruolo ai sensi dell art.66 del D.P.R. n. 382/80 e da queste precisazioni si deduce che quindi le competenze in materia di certificazione non vengono tanto attribuite alle Università quanto ai docenti che dovrebbero svolgere una consulenza intra moenia in regime di convenzione con soggetti privati 57. I docenti dovrebbero, così facendo, attirare verso la struttura universitaria importanti finanziamenti privati che andrebbero ad integrare quelli scarsi provenienti dal Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca, atteso che nell ambito dei regimi convenzionali una quota degli introiti viene trattenuta dalle Università e potrebbe essere utilizzata oltre che per coprire i costi, anche per sovvenzionare la ricerca 58 Come ben evidenzia Tiraboschi, nulla vieta l integrazione della Commissione con la partecipazione di professionisti ed operatori che permetterebbero un dialogo fra teoria e prassi operativa Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro La legge n.266 (finanziaria 2006) ha aggiunto all art. 76 del d.lgs. 276/03 la lettera c-bis) prevedendo quindi la possibilità di costituire Commissioni di certificazione presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro a cui ci si potrà rivolgere in 2 ipotesi : 1. Nel caso in cui il datore abbia sedi di lavoro in almeno 2 province, anche di regioni diverse; 2. Nel caso in cui i datori abbiano una solo sede di lavoro e siano associati ad organizzazioni imprenditoriali che abbiano predisposto a livello nazionale schemi di convenzioni certificati dalla Commissione di certificazione istituita presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro. 53 Vedi all indirizzo 54 D ORONZO TIRABOSCHI, Certificazione dei contratti di lavoro: il ruolo delle sedi universitarie, vedi all indirizzo 55 Ibidem 56 TIRABOSCHI, L istituto della certificazione tra decreto ministeriale e circolari interpretative, in Dir. rel. Ind., n. 2/XV, 2005, pag TIRABOSCHI, L istituto della certificazione tra decreto ministeriale e circolari interpretative, in Dir. rel. Ind., n. 2/XV, 2005, pag D ORONZO TIRABOSCHI, op.cit. 59 Ibidem 10
11 Diventa così possibile per le organizzazioni imprenditoriali far certificare dalla Direzione sopraccitata del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale anche schemi contrattuali che potrebbero essere adottati dai datori di lavoro loro associati su tutto il territorio nazionale 60, ed inoltre viene risolta la questione relativa alla competenza nel caso di contratto da certificare proposto da un datore di lavoro che ha sedi di lavoro in province diverse. Tuttavia, mentre nel secondo caso le organizzazioni datoriali dovranno necessariamente rivolgersi alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, nel primo caso il datore di lavoro avrebbe anche l alternativa di potersi rivolgere ad altre commissioni che hanno competenza a livello nazionale e cioè a quelle costituite dagli Enti Bilaterali e dalle Università. Inoltre, stando all art. 76 del d.lgs. 276/03, nel secondo caso, le Commissioni di certificazione istituite presso le Direzioni Provinciali del Lavoro dovranno praticamente limitarsi a ratificare o meglio prendere atto di quanto certificato dalla Commissione istituita presso la Direzione Generale, riconoscendo la validità ed efficacia della certificazione ministeriale con proprio provvedimento 61. Ma una tale procedura da un punto di vista pratico risulta inutile non necessitando per dottrina alcuna ratifica da parte delle commissioni istituite presso le Direzione Provinciali del Lavoro affinché il datore possa legittimamente opporre in sede ispettiva il contratto certificato dalla Direzione Generale 62. Si evidenzia infine che nel caso di certificazione di schema contrattuale ove non vi sono quindi lavoratori individuati, si presenta il problema della sottoscrizione dell istanza di certificazione che per alcuni autori dovrebbe essere sottoscritta dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori Consiglio provinciale dei consulenti del lavoro La legge 266/05 ha inserito la lettere c-ter) al comma 1 dell art. 76 del d.lgs. 276/05, permettendo così la costituzione di Commissioni di certificazione da parte dei Consigli provinciali dei consulenti del lavoro di cui alla legge n. 12. La norma sicuramente riconosce una maggiore competenza dei suddetti Consigli che escono così dal loro ambito delineato dalla legge n. 12/1979 con pieno riconoscimento della loro professionalità al di là dei compiti fino ad ora svolti a favore dei propri iscritti, anche se è una competenza limitata dall inciso esclusivamente per i contratti di lavoro instaurati nell ambito territoriale di riferimento. Tale limitazione è certamente territoriale ma anche limitata ai contratti di lavoro, il che vuol dire che sono escluse le certificazioni degli appalti 64 ed anche dei regolamenti interni delle cooperative. In merito alla composizione, nulla dice il d.lgs. 276/03 ma poiché il c. 1 dell art. 76 recita: sono organi abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro le commissioni di certificazione istituite presso :. ; si ritiene pertanto che anche presso il Consiglio provinciale in questione vada istituita una Commissione che potrebbe anche non coincidere con la composizione del Consiglio stesso (da 5 a 9 membri effettivi eletti dagli iscritti all albo come previsto dalle legge n. 12/1979). Questa Commissione potrebbe comprendere soggetti esterni i quali potrebbero anche essere identificati fra i funzionari pubblici competenti in materia, vista la conclusione della lettera c-ter) senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica RAUSEI, I nuovi certificatori dei contratti di lavoro, in Dir. Prat. Lav., 2006, n. 5, pag alla nota 59 si cita RAUSEI, I nuovi certificatori, cit., pag Ibidem 63 Ibidem 64 alla nota 59 si cita RAUSEI, I nuovi certificatori, cit., pag Ibidem 11
12 8. Commissioni unitarie di certificazione Ai sensi dell ultimo comma dell art. 76 del d. lgs 276/03 è possibile costituirle attraverso convenzioni stipulate dalle commissioni, ma come evidenziato da Garofalo, in realtà le convenzioni dovranno essere stipulate dai soggetti titolati a costituire le Commissioni, fosse solo perché su di loro dovranno gravare gli oneri economici ed organizzativi 66. A parte questa imprecisione legislativa, è da mettere in rilievo che così facendo si eviterebbero problemi che con grande probabilità si presenterebbero perché connessi all elevato numero di commissioni di certificazione che potrebbero coesistere sullo stesso territorio; c è da aggiungere che sicuramente tali Commissioni unitarie coniugherebbero le conoscenze tecniche delle Direzioni Provinciali del Lavoro con quelle giuridiche delle Università, quelle professionali dei Consigli provinciali dei Consulenti, quelle sul campo delle parti sociali, ecc, migliorando il servizio offerto a favore della loro affidabilità e conseguentemente della riuscita dell istituto della certificazione. 9. Competenza territoriale L art.77 del d.lgs. 276/03 è relativo alla competenza territoriale delle Commissioni di certificazione ed individua quindi le commissioni cui devono rivolgersi le parti per ottenere la certificazione dei contratti. Nonostante la legge delega n.30/2003 non contenga riferimenti in merito, si ritiene non ci sia eccesso di delega in quanto la competenza territoriale può essere considerata come uno sviluppo naturale della regolazione dell iter procedurale 67 e quindi rientrante nella delega di cui all art. 5, c. 1, lett d), della l. 30/2003. Intanto è da evidenziare che tale competenza territoriale è limitata solo per le Commissioni istituite presso le Direzioni Provinciali del lavoro e ad iniziativa degli Enti bilaterali: Nel primo caso le parti dovranno rivolgersi alla commissione nella cui circoscrizione si trova l azienda o una sua dipendenza alla quale sarà addetto il lavoratore ; Nel secondo caso le parti dovranno rivolgersi alle commissioni istituite dalle rispettive associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro. Per individuare la circoscrizione in cui si trova l azienda e la dipendenza sarà utile rifarsi alla dottrina ed alla giurisprudenza relativa all art. 413 c.p.c. relativo alla competenza territoriale del giudice del lavoro 68. Per gli Enti bilaterali non è indicato un criterio specifico e d altra parte l art. 76, c.1, lett. a) parla di Enti bilaterali costituiti nell ambito territoriale di riferimento per cui saranno loro a stabilire l ambito di cui sopra. Nulla viene detto per le Università, per cui si deduce che non vi siano limiti territoriali di competenza; probabilmente la scelta del legislatore è di lasciare liberi i soggetti di scegliere la sede universitaria cui rivolgersi mettendo in competizione gli Atenei. Tuttavia è da rilevare come questo sia un implicito riconoscimento della loro professionalità visto che non traspare alcun timore di comportamenti differenti tali da comportare scelte di convenienza. In caso di eventuale incompetenza della commissione di certificazione non è prevista sanzione, per cui la dottrina ritiene che ci si trovi dinanzi ad una competenza territoriale derogabile dalla volontà delle parti 69, d altra parte all art.80 del d.lgs. 276/03 non è prevista impugnazione per incompetenza territoriale della commissione di certificazione. 66 GAROFALO, op. citata, pag SPEZIALE, La competenza territoriale degli organi certificatori, in Commentario al d.lgs. 276/03 coordinato da CARINCI, IPSOA, 2004, pag Ibidem 69 alla nota 66 si cita SPEZIALE, La competenza territoriale, cit., pag
13 Tuttavia, fermo restando la possibilità della Commissione di rilevare la sua incompetenza territoriale, non si deve dimenticare che la certificazione è un atto amministrativo e come tale impugnabile davanti al TAR per violazione del procedimento nel cui ambito può rientrare il mancato rispetto dell art. 77 del d.lgs 276/ Consulenza ed assistenza L art. 81 del d.lgs. 276/03 affida alle Commissioni di certificazione un ulteriore compito oltre a quello della mera certificazione e cioè la consulenza ed assistenza effettiva alle parti contrattuali, la quale sicuramente rappresenta quel quid in più che dovrebbe evitare che l istituto della certificazione si riduca ad un mero adempimento amministrativo. In realtà già l art. 5 delle legge delega n. 30/2003 al comma 1, lett. e) parlava di programma negoziale concordato dalle parti in sede di certificazione e subito, sulla base di questo, la dottrina aveva evidenziato la possibilità, di usare la certificazione anche per sostenere le parti nel concordare il programma negoziale, soprattutto al fine di colmare il deficit informativo della parte più debole del rapporto 71 Tale attività, ai sensi dell art. 81 citato, va svolta sia in relazione alla stipulazione del contratto di lavoro e del relativo programma negoziale sia in relazione alle modifiche del programma negoziale medesimo concordate in sede di attuazione del rapporto di lavoro, con particolare riferimento alla disponibilità dei diritti e alla esatta qualificazione dei contratti di lavoro. E da notare come la circolare 48/2004 del Ministero del Lavoro dia particolare importanza all audizione delle parti come momento in cui la Commissione dovrebbe svolgere i compiti di consulenza ed assistenza per la stipula del contratto e del programma negoziale ponendo l accento anche sull effettività della stessa. In tale ambito viene evidenziato inoltre come, l attività di consulenza ed assistenza, pur non assumendo un valore giuridico di natura vincolante deve essere finalizzata ad evidenziare sia la esatta qualificazione del rapporto di lavoro che la disponibilità dei diritti eventualmente negoziabili Con la norma sopraccitata si assiste ad una espansione, dall ambito certificatorio del tipo contrattuale a quello della disciplina del rapporto 72, rendendo così attuabile la deroga a norme dei contratti collettivi anche se solo per clausole non rafforzate da un provvedimento amministrativo 73 ; in pratica probabilmente ci troviamo di fronte ad una debole apertura alla c.d. derogabilità assistita che era alla base dell idea di Marco Biagi. Certo è che nell offrire consulenza ed assistenza le Commissioni dovranno tenere conto dei codici di buone pratiche per l individuazione delle clausole indisponibili in sede di certificazione dei rapporti di lavoro che dovrebbero essere adottate dal Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale con proprio decreto ai sensi dell art. 78, c Tuttavia, l obbligo di effettiva attività di assistenza e consulenza porta a prefigurare la possibilità di una responsabilità, per così dire, professionale della Commissione 75, una responsabilità contrattuale che si configurerebbe quando la Commissione (che è soggetto obbligato nei confronti delle parti) risulti inadempiente o non esattamente adempiente 76, ad esempio nel caso di omissione di segnalazione quando nel programma negoziale vi sono elementi che potrebbero portare ad una diversa qualificazione da parte del giudice Ibidem, pag alla nota 17 si cita NOGLER, La certificazione, cit., pag PERINA, La certificazione nell impianto della riforma Biagi del mercato del lavoro: finalità, natura ed effetti, in AA.VV., Compendio critico per la certificazione dei contratti di lavoro, a cura di ENRICO- TIRABOSCHI, 2005, Giuffrè, pag Ibidem 74 Si rinvia al cap. 3, paragrafo n GAROFALO, op. citata, pag Ibidem 77 Ibidem 13
14 In questi casi il datore di lavoro potrebbe persino rivalersi nei confronti della Commissione dei danni che eventualmente gli deriverebbero da diversa qualificazione del rapporto di lavoro riconosciuta in giudizio, sempre se questi danni siano imputabili alla Commissione stessa 78. CAPITOLO TERZO I caratteri della certificazione 1. Natura giuridica della certificazione Partendo dal presupposto che non sono le parti a qualificare il rapporto contrattuale, ma è l ordinamento 79, l atto di certificazione, dovendo ai sensi dell art.78, 2 c, d.lgs. 276/03 contenere esplicita menzione degli effetti civili, amministrativi, previdenziali o fiscali, in relazione ai quali le parti richiedono la certificazione, tende quindi a fissare questi ultimi 80. Il compito del soggetto certificatore, come messo in risalto da Nogler 81, è di fare un accertamento 82 ovvero verificare che il contenuto del contratto stipulato tra le parti rispetti le previsioni normative e sia conforme al nomen juris del contratto scelto. Sulla base di quanto sopra la dottrina afferma che la certificazione è quindi un atto amministrativo 83 e l attività della commissione va inquadrata come certazione. Essa consiste nel dare certezza di fatti giuridicamente rilevanti 84 e tale certezza viene esternata nel certificato 85. Quindi viene conferita certezza alla dichiarazione delle parti di porre in essere un rapporto di lavoro con determinate caratteristiche 86. Continuando sulle riflessioni fatte da Nogler non si può non evidenziare quindi che, come qualsiasi altro certificato amministrativo, la certificazione ha la forza giuridica della certezza pubblica e perciò non può essere più messa in discussione se non con un ricorso giudiziale. E gli effetti della certificazione, così come previsto dall art.79 del d.lgs.276/03, permangono, anche verso i terzi fino al momento in cui sia stato accolto, con sentenza di merito il ricorso giurisdizionale per erronea qualificazione del contratto o difformità tra programma negoziale certificato e successiva attuazione, o per vizi del consenso Volontarietà L art. 5, c. 1, lett. b), della legge n. 30/2003, poneva tra i principi e i criteri direttivi che dovevano essere alla base della certificazione il carattere volontario e sperimentale della procedura. L art. 78, c. 1, del d.lgs. 276/2003 rispettando l indicazione della legge delega ha previsto quale presupposto alla validità della certificazione la volontarietà che viene assicurata innanzitutto dalla presentazione dell istanza scritta, 78 Ibidem 79 alla nota 17 si cita NOGLER, La certificazione, cit., pag Ibidem 81 Ibidem 82 Art. 79 D.Lgs. 276/03 83 alla nota 17 si cita NOGLER, La certificazione, cit., pag. 14. alla nota 28 si cita RAUSEI, La certificazione, cit., pag GHERA, op. cit., pag alla nota 17 si cita NOGLER, La certificazione, cit., pag GHERA, op. cit., pag Art. 80 d.lgs. 276/03 14
15 obbligatoriamente ( ) comune alle parti del contratto di lavoro, il che vuol dire che non può essere imposta da norma collettive o da regolamenti aziendali 88, dal datore di lavoro o altri soggetti. La volontarietà così posta, viene definita da dottrina qualificata in quanto rafforzata dal duplice requisito della comunanza della istanza e della forma scritta 89. Sulla base di quanto detto non sarà quindi possibile attivare la procedura con istanza di una sola parte del rapporto. L art. 80, c.1 del d.lgs. 276/03 prevede, tra l altro, la possibilità di impugnare davanti all autorità giudiziaria l atto di certificazione per vizi del consenso che scaturirebbero chiaramente dalla mancanza dell effettiva volontarietà del lavoratore, ovvero da una mancanza di libertà di scelta che, come ha evidenziato parte della dottrina, significherebbe carenza delle informazioni utili ai fini dell adozione della propria decisione 90, lacune che dovranno così essere colmate. D altra parte, diversi interpreti hanno criticato l idoneità della mera richiesta di caratteri formali ad assicurare la volontarietà 91, ma l attività di assistenza e consulenza effettiva che va assicurata alle parti ai sensi dell art. 81, da parte della Commissione di certificazione, dovrebbe dare la garanzia della effettiva volontarietà del lavoratore 92 e quindi colmare le lacune della parte debole del rapporto di cui sopra. In definitiva, viene confermato l importante compito che ha la Commissione 93 di certificazione relativo alla effettiva consulenza ed assistenza che va offerta alle parti contrattuali, anche ai fini dell accertamento dell effettiva volontà delle stesse. La commissione dovrà, in pratica, comprendere se il contratto di cui viene chiesta la certificazione corrisponde, al di là del suo nomen juris, al tipo di contratto voluto dalle parti e quindi anche che le previste modalità di svolgimento del rapporto siano riconducibili a quella tipologia. Per qualcuno ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivisitazione del consenso informato, dove la mancanza di informazione può, ancora una volta, essere fonte di responsabilità Oggetto Oggetto della certificazione sono i contratti di lavoro e non i rapporti 95, infatti, nonostante la legge n.80/2003 avesse delegato il Governo in materia di certificazione dei rapporti di lavoro, il legislatore ha, per così dire, aggiustato il tiro, codificando con il d.lgs. 276/03 i contratti di lavoro. Probabilmente, quindi, il diverso termine utilizzato nel d.lgs. 276/03 non è stato frutto di un mero errore del legislatore e il riferimento al contratto sembra richiamare la nascita del rapporto e la sua regolamentazione, non il suo concreto atteggiarsi tra le parti. 96 Come evidenzia la dottrina, la certificazione infatti è limitata alla qualificazione del rapporto ed esclude in radice la possibilità di utilizzarla a fini diversi ed ulteriori: ad esempio per fare accertare la legittimità di un recesso, di un trasferimento, di un cambio di mansioni RAVERA, op. cit.,, pag DE ANGELIS, Le certificazioni all interno della riforma del mercato del lavoro, reperibile all indirizzo: 90 alla nota 19 si cita NOGLER, Il nuovo istituto della certificazione, cit.,pagg.110 e segg. 91 GANDI, La certificazione dei contratti di lavoro tra utilità ed ambiguità, in Mass. giur. Lav, 2004, n.7, pag. 485 e segg. 92 Ibidem 93 vedi capitolo 2, par RAVERA, op. cit., pag RAVERA, op. cit., pag Ibidem,pag Ibidem 15
16 Infine, come già in precedenza accennato, non sono certificabili i contratti alle dipendenze della Pubblica amministrazione, per espressa previsione della legge delega e del d.lgs. 276/03. Tale esclusione viene vista da più parti come in contrasto con la tendenza a trattare in modo egualitario il rapporto di lavoro pubblico e privato 98 ma a ben guardare tale differenziazione non ha alcun risvolto pratico, in quanto nella Pubblica Amministrazione si accede quasi esclusivamente con concorso pubblico, rendendo quindi inutile una certificazione del contratto Momento temporale Sia la legge 30/2003 che il d.lgs. 276/03 nulla dicono in merito al momento in cui è possibile certificare un contratto di lavoro. Come parte della dottrina ha evidenziato 100, il fatto che l art.77 del d.lgs.276/03 nell individuare la commissione competente, utilizzi il futuro 101 sembra indicare che il momento certificatorio debba essere antecedente l effettivo svolgimento della prestazione lavorativa; d altra parte l art.80 sembra confermare l ipotesi in questione, prevedendo la possibilità di proporre ricorso all autorità giudiziaria per..difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione. Nessun dubbio sembra esserci neanche sulla possibilità di certificare un contratto nel momento in cui si apportino modifiche al programma negoziale.in sede di attuazione del rapporto di lavoro, visto che l art. 81 prevede che la funzione di assistenza e consulenza della commissione sia svolta anche in queste occasioni. In linea di massima gli interpreti sono anche d accordo nell ammettere la possibilità di certificare un contratto stipulato ma non ancora attuato 102. Pareri contrari ci sono, invece, tra gli interpreti in relazione alla possibilità di certificare un contratto già in esecuzione 103. Dottrina ha evidenziato che permettere la certificazione nel momento attuativo del rapporto di lavoro, comporterebbe la possibilità per la Commissione di disporre di poteri istruttori di cui non vi è menzione nelle norme 104 ; ma, come altri hanno evidenziato, nelle leggi non vi è neanche menzione della esclusione di tali poteri e da contro viene sottolineato come la norma dia autonomia alla commissione in relazione alla determinazione della procedura. 105 D altra parte come evidenzia altra parte della dottrina, la legge 30/2003 non esclude che la certificazione possa avvenire quando il rapporto è già in essere e neanche il d.lgs.276/03, per cui le parti potrebbero anche, per esempio, trovarsi in incertezza o disaccordo sulla corretta qualificazione del contratto di lavoro in essere, il cui svolgimento è stato però concordato, e potrebbero quindi decidere di far certificare il contratto 106. Se si ammettesse quest ultima ipotesi sicuramente il fine deflativo del contenzioso dell istituto in questione sarebbe maggiore Ibidem 99 Ibidem 100 RAVERA, op. cit., pag L art. 77, c. 1 recita: Nel caso in cui le parti intendano presentare l istanza di avvio della procedura di certificazione presso le commissioni di cui all art. 76, c.1, lett. b), le parti stesse devono rivolgersi alla commissione nella cui circoscrizione si trova l azienda o una sua dipendenza alla quale sarà addetto il lavoratore. 102 GANDI, op. cit. 103 Contrari fra gli altri: RAVERA, op. cit., pag. 33; GAROFALO, op.cit., pag. 587 Favorevoli fra gli altri : GANDI, op. cit., NOGLER, Il nuovo istituto della certificazione dei contratti, in Mass.giur.lav.,2003, n.3, pagg.110 e segg. 104 GAROFALO, op.cit., pag L art. 78, c. 2 del. D.lgs. 276/03 recita: Le procedure di certificazione sono determinate all atto di costituzione delle commissioni di certificazione 106 alla nota 19 si cita NOGLER, Il nuovo istituto della certificazione, cit., pagg.110 e segg. 107 Ibidem 16
17 5. Procedimento La legge delega, all art. 5 c.1, lett.d), dava al Governo il compito di indicare il contenuto e la procedura della certificazione. Una siffatta generica previsione ha dato modo alla dottrina di qualificarla delega in bianco 108 che la legge delegata ha riempito di contenuti. Pur essendo stata ipotizzata incostituzionalità 109 adducendo quale giustificazione il fatto che l art. 78 del d.lgs. 276/03 non attui la delega ma rimandi alle commissioni (che sono organi diversi) il compito di definire le procedure 110, si deve evidenziare come, in realtà, da un attento esame risulti una disciplina abbastanza analitica della certificazione. Gli stessi principi dell art. 78 sono in realtà disposizioni che non lasciano all interprete alcun margine di incertezza e/o manipolazione 111, disciplinando abbastanza in dettaglio le procedure che le Commissioni non potranno fare altro che recepire; lo stesso Decreto Ministeriale del , regolando le procedure dinanzi alle Direzioni Provinciale del Lavoro ed alle Province, recepisce l art. 78 e detta solo elementi procedurali di contorno che non incidono sulla sostanza della procedura. 112 Ci troviamo in definitiva dinnanzi a elementi minimi che ogni procedura di certificazione deve seguire. 113 Tralasciando la volontarietà dell istanza che deve essere scritta e comune alle parti del rapporto per cui si rimanda al paragrafo Volontarietà, analizziamo ora nello specifico i suddetti principi o elementi minimi che dir si voglia Comunicazione dell inizio del procedimento Il primo principio previsto dall art. 78, c. 2, lett. a) è la comunicazione dell inizio del procedimento la quale va fatta da parte delle varie Commissioni alla Direzione Provinciale del Lavoro che, dal canto suo, dovrà inoltrarla alle autorità pubbliche nei confronti dei quali l atto è destinato a produrre effetti. A tali autorità pubbliche, che vengono comunemente identificate negli enti previdenziali e finanziari (INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate), la legge dà la possibilità di presentare osservazioni alle Commissioni di certificazione. Lo scopo è evidentemente quello di coinvolgere tali enti nella procedura al fine di poter utilizzare le esperienze maturate nei rispettivi settori di competenza. 114 E chiaro che eventuali osservazioni antecedenti alla certificazione stessa non potranno basarsi se non sulla sola documentazione inerente la richiesta di certificazione che andrà quindi allegata, anche al fine di garantire una corretta informazione. Tuttavia non si può non rilevare come una collaborazione così architettata, basata sulla mera verifica documentale, finisce col ridursi a verifica e dichiarazione di eventuale non conformità astratta tra i contratti così come predisposti dalle parti e le previsioni legislative di competenza dei rispettivi enti, senza possibilità di conoscere nello specifico il caso concreto a titolo di esempio : RAVERA, op. cit., pag 77 SPEZIALE, La procedura di certificazione ed i codici di buone pratiche, in Commentario al d.lgs. 276/03 coordinato da CARINCI, IPSOA, 2004, pag.174. GHERA, La certificazione dei contratti di lavoro, pag. 2, scaricabile su 109 Alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag Il c. 2 dell art. 78 del d.lgs. 276/03 recita: Le procedure di certificazione sono determinate all atto di costituzione della commissioni di certificazione e si svolgono nel rispetto dei codici di buone pratiche di cui al c.4, nonché dei seguenti principi : RAVERA, op. cit., pag Ibidem 113 Ibidem, pag Alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag RAVERA, op. cit., pag 82. Alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag
18 Il citato Decreto Ministeriale, conscio di questo e probabilmente per rendere più incisive le eventuali osservazioni, ha previsto, che (sempre con riferimento alle procedure dinanzi alle commissioni istituite presso le Direzioni Provinciali del Lavoro e le Province) gli enti possano presentare le loro osservazioni fino al termine della seduta della Commissione Termine Il procedimento, a norma di legge, deve concludersi entro 30 giorni 116. Il mancato rispetto di tale termine - tra l altro breve - non è in alcun modo sanzionato per cui è opinione comune 117 che ci si trovi dinanzi ad un termine ordinatorio, così com è, in generale, ordinatorio il termine entro cui concludere l iter procedurale ai sensi dell art. 2 della l. 241/90 dei procedimenti amministrativi. 118 Critiche sono state sollevate sulla possibilità di applicazione della disciplina della l.241/90 alla certificazione effettuata dagli Enti Bilaterali in quanto non sono soggetti pubblici, tuttavia dottrina evidenzia che in questo caso i sindacati sono chiamati a svolgere una funzione pubblica e sono quindi assoggettati a tutte le norme anche procedimentali. 119 In relazione al dies a quo è interessante notare che per legge esso decorre dalla ricezione dell istanza, ma il D.M , all art. 3, ha previsto che il procedimento si concluda entro il termine di 30 giorni dal ricevimento della domanda ovvero dal ricevimento della ulteriore documentazione che venga richiesta ad integrazione dalla Commissione; viene così evitato il rischio che la certificazione si trasformi in mero atto formale sulla base di ciò che è allegato all istanza, non permettendo alle Commissioni di effettuare consulenza ed assistenza effettiva alle parti contrattuali ex art. 81 del d.lgs. 276/ E da rilevare comunque, che soprattutto quando la certificazione del contratto viene richiesta prima dell instaurazione del rapporto di lavoro (nella quasi generalità dei casi, allo stato attuale), eventuali ritardi addebitabili alla Commissione potrebbero essere causa di responsabilità civile nel caso in cui le parti dovessero iniziare un azione risarcitoria per i costi o mancati guadagni che ne potrebbero conseguire Motivazione L atto di certificazione va motivato e deve contenere il termine e l autorità cui è possibile ricorrere. 122 La motivazione è elemento necessario per permetterne il controllo in sede giurisdizionale ordinaria o amministrativa. 123 Sarà quindi necessario indicare la possibilità del ricorso al giudice ordinario e al TAR 124. Nel primo caso (ricorso al giudice ordinario) non vi sono termini di decadenza ma vi sarà il termine di prescrizione, eccezione fatta per l impugnazione per erronea qualificazione del contratto o difformità tra programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione. Infatti nei casi in questione la sentenza sarà di accertamento e l azione sarà imprescrittibile, per cui non si dovrà indicare alcun termine di prescrizione L art. 78, c. 2, lett b), cita: il procedimento di certificazione deve concludersi entro il termine di trenta giorni dal ricevimento dell istanza 117 A titolo di esempio: alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag RAVERA, op. cit., pag 82 e segg. 118 Alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag Ibidem 120 Ibidem 121 Ibidem, pag Art.78, c. 2, lett. c), d.lgs. 276/ RAVERA, op. cit., pag Si rimanda al paragrafo sui Rimedi giudiziali 125 Alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag
19 Nel caso di impugnazione per vizi del consenso il termine di prescrizione da indicare sarà quinquennale, essendo l errore la violenza e il dolo riferibili al contratto e non al certificato. 126 Nel secondo caso (ricorso al TAR) si dovrà, invece, indicare che l atto è impugnabile dinanzi al TAR entro 60 giorni Effetti in relazione ai quali le parti chiedono la certificazione L atto di certificazione deve contenere esplicita menzione degli effetti, civili, amministrativi, previdenziali o fiscali, in relazione ai quali le parti chiedono la certificazione. 128 Il decreto legislativo si riferisce al contenuto dell atto di certificazione, ma per logica consequenziale dovranno essere le parti, in prima battuta, ad indicare quali sono gli effetti in relazione ai quali chiedono la certificazione, e tale richiesta non potrà che essere indicata nell istanza. A tal proposito il D.M prevede, all art.3, che tale indicazione espressa debba essere contenuta nell istanza di certificazione. Tuttavia la dottrina ha evidenziato che prendere alla lettera la norma comporterebbe una dettagliata descrizione dei diritti e doveri gravanti sulle parti dal punto di vista previdenziale e fiscale, civile (con specificazione del contenuto e delle modalità di svolgimento del rapporto) ed amministrativo (con l indicazione di tutti gli adempimenti connessi ai rapporti con le autorità pubbliche). 129 L atto di certificazione diverrebbe così una sorta di summa delle varie discipline connesse al rapporto di lavoro 130. Questo ha comportato nella pratica (almeno nelle certificazioni effettuate presso le Direzioni Provinciali del Lavoro) ad un mero rinvio nell istanza alle norme di legge e di contratto collettivo applicato e ad una dichiarazione in cui le parti affermano di essere consapevoli dei conseguenti effetti civili, amministrativi, previdenziali e fiscali, inserita nelle schede riepilogative che, in genere, integrano l istanza stessa. Non è stata quindi, in linea di massima, colta la proposta fatta da Nogler di fornire almeno il lavoratore, parte più debole fra i 2 richiedenti la certificazione, di schede riassuntive relative alle principali conseguenze privatistiche e pubblicistiche. 131 Rimane quindi alla commissione il compito di evidenziare gli effetti in questione nel corso della seduta, sempre nell ottica della consulenza ed assistenza effettiva che va assicurata alle parti contrattuali ex art. 81 del d.lgs. 276/ Conservazione degli atti Ai sensi dell art.78, c. 3, del d.lgs. 276/03, i contratti certificati e la relativa documentazione vanno conservati presso la sede di certificazione per almeno 5 anni dalla loro scadenza. La dottrina ha evidenziato che, poiché la certificazione amministrativa non ha un termine di validità a meno che non sia espressamente previsto per legge, nel silenzio della legge delega si deve ritenere che tale scadenza vada riferita ai contratti di lavoro Ibidem 127 Ibidem 128 Art. 78, c. 2, lett.d), d.lgs. 276/ Alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag Ibidem 131 alla nota 17 si cita NOGLER, La certificazione, cit., pag Alla nota 107 si cita SPEZIALE, La procedura di certificazione, cit., pag
20 Ma essendo certificabile qualsiasi contratto di lavoro ci si potrà facilmente trovare dinanzi a contratti a tempo indeterminato, quindi senza scadenza. In tal caso, alcuni autori ritengono che la norma vada interpretata nel senso che la conservazione sia obbligatoria almeno per 5 anni ovvero come minimo per 5 anni dalla effettuazione della certificazione. 133 Nel caso di contratti a termine la documentazione andrà invece conservata per almeno 5 anni dalla scadenza degli stessi, dando luogo così ad una differenziazione di trattamento che non pare avere motivazione plausibile. 134 A parere di chi scrive sembrerebbe invece più logica l interpretazione della norma fatta da altra parte della dottrina per cui sarebbe più corretto intendere la decorrenza quinquennale dalla loro scadenza per tutti i contratti. 135 Tale interpretazione sembra trovare conferma nell art. 7 del D.M il quale prevede che la documentazione vada conservata per un periodo di almeno 5 anni, a far data dalla estinzione del contratto stesso. La scelta del termine quinquennale potrebbe essere scaturita dalla necessità di conservare la documentazione fino al termine previsto per la prescrizione dei diritti retributivi, previdenziali ed assistenziali. 136 Tuttavia, non può non evidenziarsi come una tale interpretazione pur sembrando più logica, zoppica davanti alla mancata previsione di obbligo di comunicazione alla commissione della cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato certificato. 6. Efficacia La legge delega all art. 5, c. 1, lett. f) dava al Governo il compito di prevedere che gli effetti dell accertamento svolto dall organo preposto alla certificazione permanessero fino al momento in cui fosse provata l erronea qualificazione del programma negoziale o la difformità tra quello concordato dalle parti in sede di certificazione e il programma attuato. Sulla base di ciò, l art. 79 della legge delegata stabilisce che gli effetti dell accertamento dell organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro permangono anche verso i terzi, fino al momento in cui sia stato accolto, con sentenza di merito uno dei ricorsi esperibili ai sensi dell art. 80, ovvero fino a che non ci sia stata sentenza che riconosca l erronea qualificazione del contratto o la difformità fra il programma negoziale certificato e quello attuato, o vizi del consenso. Tuttavia, come dottrina ha evidenziato, non ci troviamo dinanzi al caso previsto dall art.1372, 2 c, c.c. 137, ovvero, la norma citata non conferisce al contratto effetti diretti verso terzi, ma rende imperativi verso i terzi quelli che restano pur sempre effetti riflessi del contratto certificato. 138 Il che vuol dire che la certificazione avrà l effetto, non disprezzabile, di mettere il contratto certificato, al riparo dagli interventi di tipo ispettivo (accertamenti; diffide) contravvenzionale o ingiunzionale degli organi amministrativi (Ispettorato del Lavoro) e degli istituti previdenziali, onerando gli uni e gli altri del ricorso giurisdizionale. 139 Si ritiene che dato il tono dell art. 79, sia sufficiente una sentenza di primo grado per far venir meno gli effetti e non sia necessaria una sentenza passata in giudicato. 133 Ibidem, pag Ibidem 135 RAVERA, op.cit., pagg Ibidem 137 L art. 1372, c.2 del c. c., in relazione all efficacia del contratto, recita: Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi che nei casi previsti dalla legge. 138 GHERA, La certificazione dei contratti di lavoro, pag. 22, scaricabile su 139 Ibidem 20
L apprendistato in somministrazione: dall Accordo del 5 aprile ad Europa 2020
www.bollettinoadapt.it, 1 giugno 2012 L apprendistato in somministrazione: dall Accordo del 5 aprile ad Europa 2020 di Giulia Rosolen 1. Le Coordinate. Brevi cenni sulla somministrazione, sull apprendistato

References: art. 5
 art.1
 art. 86
 art. 5
 art. 5
 art. 75
 art. 46
 art.5
 art.4
 art.76
 art.1
 art.4
 art.5
 art. 75
 art. 76
 art.8
 art. 2
 art. 76
 art.15
 art. 78
 art.8
 Art. 76
 art.1
 art.1
 art.1
 art. 11
 art.1
 art.1
 art.1
 art.1
 art.1
 art.66
 art. 76
 art. 76
 art. 76
 art. 76
 art. 76
 art.77
 art. 5
 art. 413
 art. 76
 art.80
 art. 77
 art. 81
 art. 5
 art. 81
 art. 78
 art.78
 art.79
 sentenza 
 art. 5
 art. 78
 Art. 79
 Art. 80
 art. 80
 art. 81
 art.77
 art.80
 art. 81
 art. 77
 art. 76
 art. 78
 art. 5
 art. 78
 art. 78
 art. 78
 art. 78
 art. 78
 art. 2
 art. 3
 art. 81
 sentenza 
 art. 78
 Art.78
 art.3
 art. 81
 art.78
 Art. 78
 art. 7
 art. 5
 art. 79
 sentenza 
 art. 80
 sentenza 
 art.1372
 art. 79
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1372