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Timestamp: 2020-01-23 09:01:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11997 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11997 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 16/05/2017, (ud. 21/10/2016, dep.16/05/2017), n. 11997
sul ricorso 2839/2014 proposto da:
D.C.L.M., domiciliata ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato ANTONIO BONGIORNO, giusta procura speciale in calce al
IACP ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI MESSINA, IMPRESA
S.A., G.A.;
IACP ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI DI MESSINA, in persona del
proprio Presidente p.t, quale legale rappresentante, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA DEI PARIOLI 24, presso lo studio
dell’avvocato TOMMASO GUALTIERI, rappresentato e difeso
dall’avvocato CANDELORO DOMENICO NANIA, giusta procura speciale a
D.C.L.M.;
avverso la sentenza n. 614/2012 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 22/10/2012;
21/10/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;
SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’inammissibilità, in
subordine rigetto, assorbito incidentale condizionato.
D.T.A. e D.C.G. – in proprio e in rappresentanza della figlia minore E. -, D.C.L.M. e R. convennero dinanzi al Tribunale di Messina il locale IACP e l’impresa S., esponendo che, nel (OMISSIS), D.C.L.M. aveva riportato una vasta ferita da taglio alla gamba sinistra ed altra ferita al ginocchio destro cadendo nel bagno dell’abitazione familiare, di proprietà dell’Istituto per le case popolari, a causa di materiali di risulta abbandonati in loco dall’impresa convenuta, che eseguiva lavori di restauro per conto del detto Istituto.
Il giudice di primo grado accolse la domanda della sola D.C.L.M., condannando i convenuti in solido a risarcirle i danni patiti, rigettando la domanda di manleva proposta dallo S. nei confronti di tal G. (per carenza di prova che quest’ultimo fosse stato incaricato di smaltire il materiale di demolizione e risulta da parte dello S.), e riconoscendo infine all’IACP il diritto di rivalsa nei confronti dello S..
La corte di appello di Messina, investita delle impugnazioni, principale e incidentali, hinc et inde proposte:
– Confermò la pronuncia di primo grado in punto di esclusione della responsabilità dell’IACP e del G.;
– Confermò, in parte qua, l’affermazione di responsabilità di S.A.;
– Ritenne concorrente nella misura del 50% quella della danneggiata D.C.L.M.;
– Rideterminò, conseguentemente, la somma dovutale, confermandone la voce relativa al danno biologico;
Riconobbe e liquidò il danno morale soggettivo (non riconosciuto in prime cure), personalizzando poi l’importo del danno biologico considerato nella sua dimensione dinamico-relazionale;
– Confermò il rigetto di tutte le altre pretese risarcitorie degli appellanti incidentali.
Avverso la sentenza della Corte siciliana D.C.L.M. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un (apparentemente unico) motivo di censura.
Resiste con controricorso l’IACP, che propone a sua volta ricorso incidentale condizionato.
Con il primo motivo, si denuncia violazione ed erronea applicazione, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, degli artt. 2043 e 1662 c.c..
Nella lunga e defatigante esposizione della censura, parte ricorrente sovrappone, senza distinguerli, (pretesi) vizi di violazione di legge e censure relative al contenuto della motivazione, e sovrappone ancora inammissibili riferimenti alla pronuncia di primo grado (si legge al folio 20 del ricorso: “il secondo motivo di appello è inammissibile nel rito e nel merito e deve essere disatteso e rigettato”) e censure di mero fatto alla sentenza di appello. Sentenza che, con ampia, articolata ed esauriente motivazione, del tutto scevra da vizi logico-giuridici, che il collegio interamente condivide, ha fatto puntuale e rigorosa applicazione di principi consolidati presso questo giudice di legittimità tanto in tema di responsabilità dell’appaltatore quanto di liquidazione del danno non patrimoniale, quanto ancora di legittimazione a pretenderlo da parte dei cd. danneggiati riflessi.
La Corte territoriale, dando piena attuazione al generale principio di diritto processuale che impone, nella motivazione, il rispetto di criteri logici di giustificazione razionale del raggiunto convincimento e dell’adottata decisione, offre chiara e puntuale valutazione, condivisibilmente argomentata, della valenza e dell’efficacia probatoria attribuita agli elementi acquisiti al processo, ritenendo la ricostruzione del fatto, così come operata in sede di motivazione, dotata di un più elevato grado di conferma logica e di credibilità razionale rispetto ad altre, possibili e pur prospettate ipotesi fattuali alternative.
Tutte le censure ad essa mosse sono, pertanto, irrimediabilmente destinate ad infrangersi sul più che corretto impianto motivazionale della sentenza d’appello descritto in narrativa, dacchè esse, nel loro complesso, pur formalmente abbigliati in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge e di un (asseritamente) decisivo difetto di motivazione, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
Non senza rammentare come, all’esito delle modificazioni apportate all’art. 360 c.pc.., n. 5, dalla L. n. 134 del 2012, il vizio motivazionale denunciabile non sia più quello (illegittimamente lamentato dal ricorrente) di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, bensì quello di omesso esame circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti – onde l’ulteriore inammissibilità, in parte qua, delle censure mossa alla sentenza impugnata.
Il ricorso incidentale è conseguentemente assorbito nella declaratoria di inammissibilità di quello principale, attesone l’espresso condizionamento al suo eventuale accoglimento.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale, assorbito quello incidentale condizionato, e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 5.200, di cui Euro 200 per spese.
Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2016.

References: Sentenza 
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 art. 360
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