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Timestamp: 2019-03-19 10:20:29+00:00

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La remunerazione del prestito in Italia (Giovanni d’Ammassa)
Com’è noto a chi opera nel settore delle biblioteche pubbliche, nel recepire la Direttiva 92/100/CEE l’Italia ha operato una eccezione molto ampia al diritto di prestito[1], consentendo alle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, ai fini esclusivi di promozione culturale e studio personale, di prestare opere a stampa, fonogrammi e videogrammi senza necessità di autorizzazione da parte del titolare del relativo diritto, e senza dovere alcuna remunerazione.
A causa dell’ampiezza di tale eccezione e di conseguenza per la mancata previsione di una forma di remunerazione a favore del titolare del diritto, l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea con sentenza del 26 ottobre 2006[2].
Ma ripercorriamo brevemente la vicenda nella sua evoluzione storico – normativa e giurisprudenziale.
L’art. 1 della direttiva 92/100[3], rubricato «Oggetto dell’armonizzazione», prevedeva:
«1. Nell’osservanza delle disposizioni del presente capo, gli Stati membri riconoscono, fatto salvo l’articolo 5, il diritto di autorizzare o proibire il noleggio ed il prestito degli originali e delle copie di opere protette dal diritto d’autore e di altre realizzazioni indicate all’articolo 2, paragrafo 1.
2. Ai sensi della presente direttiva per “noleggio” si intende la cessione in uso per un periodo limitato di tempo ai fini di un beneficio economico o commerciale diretto o indiretto.
3. Ai sensi della presente direttiva, per “prestito” si intende la cessione in uso, per un periodo limitato di tempo ma non ai fini di un beneficio economico o commerciale diretto o indiretto, quando il prestito viene effettuato da istituzioni aperte al pubblico.
4. I diritti di cui al paragrafo 1 non si esauriscono con la vendita o la distribuzione, in qualsiasi forma, di originali o copie di opere tutelate dal diritto d’autore o di altre realizzazioni di cui all’articolo 2, paragrafo 1».
L’art. 5, nn. 1-3, della medesima direttiva, rubricato «Deroghe al diritto esclusivo di prestito da parte di istituzioni pubbliche», disponeva:
«1. Gli Stati membri possono derogare al diritto esclusivo previsto all’articolo 1 per il prestito da parte di istituzioni pubbliche, a condizione che almeno gli autori ricevano una remunerazione per tale prestito. Gli Stati membri hanno la facoltà di stabilire tale remunerazione tenendo conto dei loro obiettivi di promozione culturale.
2. Qualora gli Stati membri non applichino il diritto esclusivo di prestito di cui all’articolo 1 per quanto riguarda i fonogrammi, le pellicole ed i programmi per elaboratore, essi introducono, almeno per quanto riguarda gli autori, una remunerazione.
3. Gli Stati membri possono esonerare alcune categorie di istituzioni dal pagamento della remunerazione di cui ai paragrafi 1 e 2.
L’art. 15 della direttiva prevedeva che gli Stati membri mettano in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla stessa entro il 1° luglio 1994.
L’art. 69, primo comma, della legge 22 aprile 1941, n. 633, recante protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio[4], come modificata dal decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 68, recante attuazione della direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione[5] (di seguito: l.d.a.), così stabiliva:
«Il prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, ai fini esclusivi di promozione culturale e studio personale, non è soggetto ad autorizzazione da parte del titolare del relativo diritto, al quale non è dovuta alcuna remunerazione e ha ad oggetto esclusivamente:
b) i fonogrammi ed i videogrammi contenenti opere cinematografiche o audiovisive o sequenze d’immagini in movimento, siano esse sonore o meno, decorsi almeno diciotto mesi dal primo atto di esercizio del diritto di distribuzione, ovvero, non essendo stato esercitato il diritto di distribuzione, decorsi almeno ventiquattro mesi dalla realizzazione delle dette opere e sequenze di immagini».
L’Italia avrebbe quindi esentato dall’obbligo di remunerazione previsto dall’art. 5, nn. 1 e 2, della direttiva 92/100, in base all’art. 69, primo comma, l.d.a., tutte le istituzioni per il prestito pubblico, sebbene l’art. 5, n. 3, della direttiva limiti la possibilità di prevedere tale esenzione soltanto per alcune categorie di istituzioni.
Di conseguenza con lettera del 24 aprile 2003 gli uffici della Commissione hanno inviato alle autorità italiane una richiesta di informazioni relativamente al recepimento degli artt. 1 e 5 della direttiva 92/100. Le autorità non hanno dato seguito alla domanda della Commissione nel termine previsto, ma hanno richiesto, con lettera del 15 ottobre 2003, un termine supplementare di un mese per rispondere. La Commissione ha accolto tale richiesta con lettera del 13 novembre 2003, ma non ha tuttavia ricevuto alcuna risposta.
La Commissione ha pertanto inviato alla Repubblica italiana, in data 19 dicembre 2003, una lettera di diffida. Il 24 marzo 2004 la Commissione ha ricevuto per posta elettronica una richiesta di informazioni supplementari da parte delle autorità italiane relativamente all’applicazione del diritto di prestito pubblico nelle normative di altri Stati membri. La Commissione ha risposto in data 21 aprile 2004. Non avendo tuttavia ottenuto nessun’altra informazione da parte delle autorità italiane, la Commissione ha emanato, in data 9 luglio 2004, un parere motivato con cui ha invitato tali autorità a prendere i provvedimenti necessari per conformarsi allo stesso entro un termine di due mesi dal suo ricevimento. Nella loro risposta del 4 ottobre 2004 le autorità italiane hanno affermato che il Ministro per i Beni e le Attività Culturali avrebbe in futuro proposto l’adozione di un provvedimento normativo conforme alla direttiva 92/100.
Non avendo ricevuto alcun altro elemento informativo che le permettesse di concludere che i provvedimenti necessari per recepire la citata direttiva erano stati definitivamente assunti, la Commissione ha deciso di introdurre un ricorso presso la Corte di Giustizia Europea.
In sede di giudizio l’Italia, che non ha contestato gli argomento della Commissione, si è limitata a sostenere che, in seguito alle contestazioni della Commissione, si è aperto un ampio dibattito dinanzi al Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore, al termine del quale il governo italiano ha deciso di presentare in Parlamento un disegno di legge per modificare l’art. 69 l.d.a.
La Corte di Giustizia Europea, ricordando che, secondo una costante giurisprudenza, l’esistenza di un inadempimento deve essere valutata sulla base della situazione dello Stato membro allo scadere del termine fissato nel parere motivato[6], puntualizza che ai sensi del suo art. 5, n. 3, la direttiva 92/100 permette agli Stati membri di derogare, per il prestito pubblico, all’obbligo generale di remunerazione degli autori previsto nei nn. 1 e 2 dello stesso articolo. Di conseguenza le disposizioni di una direttiva che derogano ad un principio generale sancito dalla direttiva stessa devono essere interpretate restrittivamente[7]. Non è dunque possibile esentare tutte le categorie di istituzioni per il prestito pubblico: possono essere esentate soltanto alcune di esse.
Dato che la normativa italiana esenta però dal citato obbligo di remunerazione tutte le biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, di fatto esenta tutte le categorie di istituzioni per il prestito pubblico.
Di conseguenza la Corte ha dichiarato fondato il ricorso proposto dalla Commissione, poiché tale esenzione per tutte le categorie di istituzioni per il prestito pubblico eccede i limiti previsti dall’art. 5, n. 3, della direttiva, enunciando perciò che Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli artt. 1 e 5 di tale direttiva[8].
L’Italia rimedia finalmente al vuoto normativo con le previsioni contenute nella legge 24 novembre 2006, n. 286[9], all’art. 2 comma 132 e 133[10].
Viene ivi previsto che, in recepimento della direttiva 92/100/CEE, al fine di assicurare la remunerazione del prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, è autorizzata la spesa annua di:
– 250.000 euro per l’anno 2006
– 2,2 milioni di euro per l’anno 2007
– 3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008
per l’istituzione presso il Ministero per i beni e le attività culturali del Fondo per il diritto di prestito pubblico.
All’onere si provvede quanto a euro 250.000 per l’anno 2006, euro 1,2 milioni per l’anno 2007 ed euro 3 milioni a decorrere dall’anno 2008 mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate derivanti dal presente decreto[11] e quanto a euro 1 milione per l’anno 2007 mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006–2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, utilizzando per l’anno 2007 la proiezione dell’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.
Il Fondo è ripartito dalla Società italiana degli autori ed editori S.I.A.E. tra gli aventi diritto, sulla base degli indirizzi stabiliti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentite la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e le associazioni di categoria interessate[12]. Per l’attività di ripartizione spetta alla S.I.A.E. una provvigione, da determinare con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, a valere sulle risorse del Fondo.
Tali disposizioni si applicano ai prestiti presso tutte le biblioteche e discoteche di Stato e degli enti pubblici, mentre sono esentate dall’obbligo della remunerazione le biblioteche universitarie e di istituti e scuole di ogni ordine e grado.
All’articolo 69, comma 1, alinea, della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, sono state soppresse le parole: «, al quale non è dovuta alcuna remunerazione».
Da ultimo è bene ricordare che la Direttiva 92/100/CEE è stata abrogata dall’art. 14 della Direttiva 2006/115/CE[13], fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione di cui all’allegato I, parte B[14]. Il Parlamento e il Consiglio europeo hanno ritenuto necessaria una codificazione della direttiva 92/100 per ragioni di chiarezza e razionalizzazione, a causa dell’importanza crescente, in particolare per gli autori, gli artisti e i produttori di fonogrammi e di pellicole, che hanno assunto i diritti di prestito e noleggio.
In merito al prestito pubblico, il considerando 14 stabilisce che “È anche necessario proteggere i diritti almeno degli autori, in ordine al prestito pubblico, prevedendo un regime specifico. Tuttavia ogni misura presa in deroga al diritto esclusivo di prestito pubblico dovrebbe essere conforme in particolare all’articolo 12 del trattato” mentre il considerando 11 precisa che “quando un prestito effettuato da un’istituzione aperta al pubblico da luogo a un pagamento il cui importo non supera il corrispettivo necessario a coprire le spese di funzionamento dell’istituzione, non vi sono vantaggi economici o commerciali diretti o indiretti ai sensi della presente direttiva”.
La definizione di prestito, data dall’art. 2 comma 1 lett. b) è la seguente: «”prestito” la cessione in uso, per un periodo limitato di tempo ma non ai fini di un beneficio economico o commerciale diretto o indiretto, quando il prestito viene effettuato da istituzioni aperte al pubblico».
L’art. 6 della Direttiva prevede infine “Deroghe al diritto esclusivo di prestito da parte di istituzioni pubbliche”:
1. Gli Stati membri possono derogare al diritto esclusivo previsto all’articolo 1 per il prestito da parte di istituzioni pubbliche, a condizione che almeno gli autori ricevano una remunerazione per tale prestito. Gli Stati membri hanno la facoltà di stabilire tale remunerazione tenendo conto dei loro obiettivi di promozione culturale.
2. Ove gli Stati membri non applichino il diritto esclusivo di prestito di cui all’articolo 1 per i fonogrammi, le pellicole e i programmi per elaboratore, essi introducono, almeno per quanto riguarda gli autori, una remunerazione.
Ricordiamo infine le previsioni attuali della l.d.a.:
[omissis] 2. Il diritto esclusivo di dare in prestito ha per oggetto la cessione in uso degli originali, di copie o di supporti di opere, tutelate dal diritto d’autore, fatta da istituzioni aperte al pubblico, per un periodo di tempo limitato, a fini diversi da quelli di cui al comma 1.
[omissis] 6. I commi da 1 a 4 non si applicano in relazione a progetti o disegni di edifici e ad opere di arte applicata.
1. Il prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, ai fini esclusivi di promozione culturale e studio personale, non è soggetto ad autorizzazione da parte del titolare del relativo diritto e ha ad oggetto esclusivamente:
b) i fonogrammi ed i videogrammi contenenti opere cinematografiche o audiovisive o sequenze d’immagini in movimento, siano esse sonore o meno, decorsi almeno diciotto mesi dal primo atto di esercizio del diritto di distribuzione, ovvero, non essendo stato esercitato il diritto di distribuzione, decorsi almeno ventiquattro mesi dalla realizzazione delle dette opere e sequenze di immagini.
Ora si attendono le opportune modifiche al regolamento di esecuzione della legge sul diritto d’autore.
1 Articolo 18-bis l.d.a.: [omissis] 2. Il diritto esclusivo di dare in prestito ha per oggetto la cessione in uso degli originali, di copie o di supporti di opere, tutelate dal diritto d’autore, fatta da istituzioni aperte al pubblico, per un periodo di tempo limitato, a fini diversi da quelli di cui al comma 1.
2 Sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 26 ottobre 2006, causa C?198/05, Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana, pubblicata in DANTe, 2006, pag. 457.
3 Direttiva 92/100/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GUCE n. L 346 del 27/11/1992 PAG. 0061 – 0066).
4 G.U. n. 166 del 16 luglio 1941.
5 G..U. n. 87 del 14 aprile 2003.
6 In particolare, sentenze 30 gennaio 2002, causa C 103/00, Commissione/Grecia, Racc. pag. I 1147, punto 23, e 30 maggio 2002, causa C 323/01, Commissione/Italia, Racc. pag. I 4711, punto 8.
7 In particolare, sentenza 6 luglio 2006, causa C 53/05, Commissione/Portogallo, punto 22 e giurisprudenza ivi citata.
8 Vedi nota 3.
9 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto–legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria (G. U. n. 277 del 28 novembre 2006 – Supplemento ordinario n. 223).
10 Art. 2 [omissis] 132. In recepimento della direttiva 92/100/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1992, al fine di assicurare la remunerazione del prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, è autorizzata la spesa annua di 250.000 euro per l’anno 2006, di 2,2 milioni di euro per l’anno 2007 e di 3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008 per l’istituzione presso il Ministero per i beni e le attività culturali del Fondo per il diritto di prestito pubblico. Il Fondo è ripartito dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) tra gli aventi diritto, sulla base degli indirizzi stabiliti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentite la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e le associazioni di categoria interessate. Per l’attività di ripartizione spetta alla SIAE una provvigione, da determinare con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, a valere sulle risorse del Fondo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai prestiti presso tutte le biblioteche e discoteche di Stato e degli enti pubblici, ad eccezione di quelli eseguiti dalle biblioteche universitarie e da istituti e scuole di ogni ordine e grado, che sono esentati dalla remunerazione dei prestiti. All’articolo 69, comma 1, alinea, della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, le parole: «, al quale non è dovuta alcuna remunerazione» sono soppresse.
133. All’onere di cui al comma 132, pari a 250.000 euro per l’anno 2006, a 2,2 milioni di euro per l’anno 2007 e a 3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2008, si provvede quanto a euro 250.000 per l’anno 2006, euro 1,2 milioni per l’anno 2007 ed euro 3 milioni a decorrere dall’anno 2008 mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate derivanti dal presente decreto e quanto a euro 1 milione per l’anno 2007 mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006–2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, utilizzando per l’anno 2007 la proiezione dell’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.
11 Il decreto–legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria, convertito in legge dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, introduce rilevanti novità in materia di lotta all’evasione, studi di settore, prelievo sulle successioni, catasto e sviluppo. Fra le novità si segnala in particolare: bollo moto aumentato e soppressione dell’esenzione, inizialmente prevista, per il bollo delle auto Euro 4 e 5 acquistate in sostituzione delle auto Euro 0 e 1; reintroduzione delle imposte di successione e di donazione con franchigia di 1 milione di euro per i parenti di primo grado (imposta al 4% per l’importo eccedente il primo milione); imposta al 6% sull’intero patrimonio per gli altri gradi di parentela; abolizione dell’imposta di registro per le donazioni; diminuzione della sanzione amministrativa in caso di mancata emissione di scontrino fiscale; chiusura temporanea dell’esercizio commerciale alla terza infrazione commessa in cinque anni.
12 A oggi (aprile 2007) il decreto non è stato ancora emanato.
13 Direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GUCE n. L 376/28 del 27 dicembre 2006).
14 I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla Direttiva 2006/115/CE e si leggono secondo la tavola di concordanza dell’allegato II della medesima Direttiva.
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References: sentenza 
 art. 5
 Articolo 18
 Sentenza 
 sentenza 
 Art. 2