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Timestamp: 2018-05-27 03:11:37+00:00

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ROMA:VITTORIA DELLA VERITÀ E' DEL SAVIP. DI ANGELO CONDANNATO DALLA CASSAZIONE
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Tuesday, 09 January 2018 21:39
ROMA:VITTORIA DELLA VERITÀ E' DEL SAVIP. DI ANGELO CONDANNATO DALLA CASSAZIONE Featured
Inammissibilità del ricorso in Cassazione Quinta Sezione Penale con condanna alle spese del ricorrente Di Angelo Roberto (CLSTV) confermando la sentenza del GIP di assoluzione di Vincenzo del Vicario del 28.11.2016 del Tribunale di Spoleto dal reato di diffamazione a mezzo stampa ex art. 595 comma 3 C.P.
Proc. Pen. N.4271/2015 mod 21
PRESSO IL TRIBUNALE DI
Il Pubblico Ministero dott. Gennaro Iannarone,
Letti gli atti del procedimento in epigrafe indicato;
Il presente procedimento ha ad oggetto esclusivamente gli articoli, asseritamente diffamatori, pubblicati sul CORRIERE DI RIETI nel periodo da marzo a maggio 2013 posto che il suddetto quotidiano, in quel periodo, veniva stampato in TREVI;
Dalla lettura degli articoli non si evincono gli estremi del delitto dì diffamazione;
Ciò in quanto l'indagato in qualità di rappresentante sindacale, si è limitato a rappresentare una operazione societaria di cessione di ramo di azienda ritenendola pregiudizievole per i diritti e crediti dei lavoratori dipendenti dalla società cedente e a lamentare turni di lavoro non conformi al contratto collettivo ed alla disciplina propria degli istituti di vigilanza privata;
Il’oggetto delle comunicazioni rientra senza dubbio alcuno nel'ambito della attività sindacale di tutela dei lavoratori e non può ritenersi inibito ad un rappresentante sindacale paventare pregiudizi per i lavoratori in occasione di vicende societarie ovvero elevare doglianze per le condizioni di lavoro, rientrando tali manifestazioni del pensiero nell’ambito dell’esercizio della libertà sindacale;
Non risulta travalicato il limite della continenza;
Visti gli artt. 408 c.p.p. E 125 disp.att c.p.p.
Disporsi l’archiviazione del procedimento e la conseguente restituzione degli atti al proprio Ufficio.
Manda alla Segreteria per gli adempimenti di competenza e la comunicazione alla p.o. ex art. 408 c.p.p.
Spoleto 11 aprile 2016
Ddott. Gennaro Iannarone.
N.4271/2015 R.G.N.R. Mod 21 N. 1454/2016 R.G.I.P.
- artt. 409/411 c.p.p.
Il Giudice, dott. Federica Fortunati,
letti gli atti del procedimento penale indicato in epigrafe nei confronti di DEL VICARIO Vincenzo, come generalizzato in atti, per il reato di cui all’art. 595, comma terzo, c.p.;
vista la richiesta di archiviazione presentata dall’Ufficio di Procura in data 16.5.2016 nell’interesse della persona offesa OMISSISS, come generalizzato in atti;
Va in primo luogo rilevato che il suddetto atto di opposizione si deve ritenere inammissibile ai sensi dell’art. 410, comma primo, c.p.p., atteso che in questo atto, oltre ad insistere sulla rilevanza penale della condotta posta in essere dall’odierno indagato, viene richiesto l’espletamento di mezzi istruttori che risultano irrilevanti ai fini dell’accertamento del fatto e del suo rilievo penale.
A questo proposito, invero, si deve preliminarmente rilevare che, secondo la condivisibile giurisprudenza di legittimità (cfr., ad esempio Cass., Sez. I, sent. n. 1367 del 2004, in motivazione; Cass., Sez., VI, ordinanza n. 19618 del 19.03.2004), l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero è idonea a legittimare l’intervento della persona offesa dal reato nel procedimento – e quindi a instaurare il contraddittorio nel rito camerale – allorchè contenga gli elementi tassativamente previsti dall’art. 410 primo comma c.p.p., consistenti nella indicazione dell’oggetto delle indagini suppletive rispetto a quelle espletate da pubblico ministero e dei relativi elementi di prova, che devono caratterizzarsi per la pertinenza (cioè l’inerenza alla notizia di reato) e la rilevanza (da intendersi come incidenza concreta sulle risultanze delle attività compiute nel corso delle indagini preliminari). Anche se è escluso, che il giudice in sede di deliberazione preliminare possa compiere una valutazione prognostica di merito, tuttavia l’opposizione è inammissibile, per mancanza delle condizioni stabilite dalla predetta norma, non soltanto quando non contenga l’oggetto dell’investigazione suppletiva, ma anche quando l’indicazione riguardi accertamenti “ictu oculi” irrilevanti o non pertinenti, ossia tali da non incidere sulla “notitia criminis” o sull'attività di indagine già svolta dal pubblico ministero.
A sua volta, anche in tempi più recenti (cfr., Cass., Sez. IV, sent. n. 20389 del 2008, in motivazione), la giurisprudenza del Supremo Collegio ha riaffermato il principio secondo cui l'opposizione proposta contro !a richiesta di archiviazione deve essere dichiarata inammissibile, con il decreto previsto dall'art. 410, comma secondo, c.p.p., non solo nei casi in cui non vengano indicate le investigazioni suppletive ed i relativi elementi di prova ma, altresì, nei casi di ritenuta inutilità delle indagini richieste, ovvero nel caso di mezzi di prova chiaramente superflui, non pertinenti o irrilevanti ovvero ancora quando gli elementi di prova proposti siano privi dei necessari caratteri di specitìcità e concretezza, precisandosi altresì che - in relazione al requisito della non rilevanza - questa valutazione non deve trasformarsi in un giudizio prognostico sul risultato dell'investigazione ma deve esprimersi in un giudizio che prescinde dal l'esito dell'investigazione.
Nel caso di specie, le ulteriori attività istruttorie richieste nell’atto di opposizione non avrebbero alcuna incidenza sull’ accertamento dei fatti così come già emergono dagli atti (in particolare dal contenuto degli articoli pubblicati nel marzo e nel maggio 2013), atteso che, relativamente al merito della richiesta di archiviazione, le argomentazioni ivi sviluppate dal P.M. - circa l'assenza comunque di rilevanza penale della condotta oggetto dell’iniziale denuncia-querela sporta dalla persona offesa, a fronte della sussistenza nel caso di specie della causa di giustificazione prevista dell’art. 51 c.p. dell’esercizio del diritto di critica costituzionalmente tutelato ai sensi dell’art. 21 Cost., con la conseguenza che la condotta attribuita all'odierno indagato non costituisce reato - risultano perfettamente condivisibili.
In particolare, il presente procedimento trae origine dalla denuncia - querela del 20.3.2013 e dalla successiva integrazione, sporte da DI ANGELO Roberto, nella sua qualità di legale rappresentante della C.L.S.T.V. S.r.l., operante nel settore della vigilanza privata, per lamentare il contenuto denigratorio di alcuni articoli pubblicati su quotidiani ed in rete.
In particolare, la persona offesa evidenziava che tali articoli contenevano interventi di carattere calunnioso e diffamatorio effettuati da parie del SAVIP, sigla sindacale che opera nel settore della vigilanza privata, nei confronti della società da lui gestita.
In relazione alla querela sporta, sono da prendere in esame esclusivamente gli articoli pubblicati a partire dal mese di marzo del 2013) atteso che per gli altri articoli citati nella querela la stessa è da ritenersi tardiva in quanto presentata ben oltre il termine di tre mesi previsto dalla legge.
Passando al merito della vicenda, si evidenzia che, sul piano giuridico, non ogni affermazione potenziafn1ente lesiva dell'altrui reputazione è penalmente sanzionabile, dovendosi valutare l'eventuale ricorrenza, nel caso di specie, del diritto di critica come espressione del più generale diritto, costituzionalmente tutelato, di manifestare il proprio pensiero (art. 21 Cost.). In particolare, la Corte di Cassazione ha avuto anche modo di precisare che la critica, “sebbene il fatto assunto a base delle opinioni e delle valutazioni espresse deve essere esistente”•, “si sostanzia in un giudizio non suscettibile di essere
considerato ex se vero o .falso” (Cass. 31 gennaio 2008, n. 16420, Rivolta). Ancora, come evidenziato in altro arresto giurisprudenziale di legittimità (cfr., Cass., Sez. V, sent. n. 11211 del 24/1111993), “Il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca in quanto non si concreta nella narrazione di fatti, ma nell'espressione di un giudizio o di un'opinione che, come tale, non può essere rigorosamente obiettiva. Ove il giudice pervenga, attraverso l'esame globale del contesto espositivo, a qualifìcare quest'ultimo come prevalenternente valutativo, anziché informativo, i limiti dell'esimente sono quelli costituiti dalla rilevanza sociale dell'argomento e della correttezza di espressione”.
A sua volta, nel presente caso costituisce un dato pacifico che nel periodo in cui venivano pubblicati gli articoli in esame la società di vigilanza della persona offesa aveva intrapreso un’operazione di cessione di ramo di azienda, dato non contestato dall’opponente;
tale cessione era ritenuta pregiudizievole per i lavoratori dal sindacato di cui l'indagato era rappresentante e, proprio per tali ragioni, lo stesso aveva anche presentato alcuni esposti alla Procura della Repubblica.
Inoltre nel caso dì specie ricorre anche l'ulteriore requisito della “continenza” del linguaggio, non avendo mai trasceso gli articoli in esame, in un'aggressione gratuita della reputazione altrui, mediante termini ex se violenti o volgari, limitandosi piuttosto alla critica sindacale.
Sul punto anche la S.C. ha più volte affermato che "In tema di diffamazione, sussiste l'esimente dell'esercizio del diritto di critica sindacale quando le affermazioni di censura sono volte a stigmatizzare, seppur con toni aspri ma conferenti all'oggetto della controversia, un fatto vero del datore di lavoro. (Nella specie, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza con cui l'imputato, nella qualità di rappresentante di una organizzazione sindacale, era stato condannato per avere, attraverso l’invio - via fax - di una comunicazione letta da più persone, ipotizzato nei confronti del datore di lavoro il delitto di appropriazione indebita, facendo riferimento ad un fatto vero, quale l'omesso versamento dei contributi sindacali)" (cfr. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 5247 del 04/12/2013).
Negli articoli allegati alla querela non vengono mai utilizzate espressioni direttamente lesive dell'onore o della reputazione del legale rappresentante della società, odierna persona offesa, il quale ha anche avuto modo di replicare alle dichiarazioni rese dall’indagato, che comunque ha sempre utilizzato toni corretti e non offensivi dell’altrui reputazione.
Sulla base di siffatte considerazioni, dunque, l'Ufficio di Procura ha correttamente argomentato che, in definitiva, non sussistono nel caso di specie i presupposti per esercitare l'azione penale, in quanto, in caso di giudizio, l'odierno indagato andrebbe assolto perché il fatto non costituisce reato sussistendo la scriminante dell'esercizio del diritto (di critica) ex art. 51 c.p..
Si deve, pertanto, disporre l'archiviazione del presente procedimento m quanto gli elementi raccolti non sono sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio, stante la sussistenza di una causa di giustificazione che rende penalmente irrilevante la condotta posta in essere dall’indagato.
Visti gli artt.409/411 c.p.p.
Dichiara inammissibile l'atto di opposizione presentato nell’interesse della persona offesa OMISSIS , come generalizzato in atti;
dispone l’archiviazione del procedimento ed ordina la restituzione degli atti al Pubblico Ministero, autorizzando sin d’ora gli interessati che ne facciano rituale richiesta ad estrarre copia degli atti.
Spoleto, il 28 novembre 2016
Federica Fortunati
57803 - 17
Composta da:	CAMERA DI CONSIGLIO
PAOLO ANTONIO BRUNO - Presidente - Sent. n. sez.
UMBERTO LUIGI SCOTTI - Rel. Consigliere -
ROSA PEZZULLO	REGISTRO GENERALE
BARBARA CALASELICE N. 12400/2017
DI ANGELO ROBERTO nato il 26/08/1960 a MONTOPOLI DI SABINA parte offesa
DEL VICARIO VINCENZO nato il 31/05/1968 a SAN SEVERO
avverso il decreto del 28/11/2016 del GIP TRIBUNALE di SPOLETO
sentita la relazione svolta dal Consigliere UMBERTO LUIGI SCOTTI
lette le conclusioni del Sostituto Procuratore generale LUIGI ORSI.
1	Con ordinanza del 28/11/2016 il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Spoleto ha dichiarato inammissibile l'atto di opposizione presentato dalla persona offesa Roberto Di Angelo e, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, ha archiviato il procedimento penale nei confronti di Vincenzo Del Vicario, accusato di diffamazione ex art.595, comma 3, cod. pen. nei confronti del Di Angelo.
2	Ha proposto ricorso l’avv. Alessandro Vannucci, quale difensore e procuratore speciale di Roberto Di Angelo, con il supporto di due motivi.
2.1.1.	Con il primo motivo proposto ex art. 606, comma l, lett. c ) cod. proc. pen. il ricorrente lamenta error in procedendo e violazione del contraddittorio ex artt.410 e 127 cod. proc. pen.
Il Giudice aveva ritenuto in modo apodittico e illogico l'inammissibilità dell'opposizione, omettendo la debita fissazione dell'udienza camerale e anticipando rispetto all'udienza camerale, in modo non consentito, la valutazione della capacità probatoria degli atti di indagine richiesti dall'opponente.
2.2. Con il secondo motivo proposto ex art.606, comma l, lett. e) cod. proc. pen. il ricorrente lamenta la mancanza della motivazione in ordine alla denunciata nullità della notifica dell'avviso ex art.408 cod. proc. pen., che non era stato notificato al difensore di fiducia, avv. Alessandro Vannucci, in violazione dell'art.33 disp. att. cod. proc. pen.
3. Il Procuratore generale ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso, reputando manifestamente infondati entrambi i motivi.
1. E' manifestamente infondato il primo motivo, con il quale il ricorrente si lamenta della apodittica e illogica dichiarazione di inammissibilità dell'opposizione e dell'anticipazione indebita della valutazione della capacità probatoria degli atti di indagine richiesti dall'opponente rispetto all'udienza camerale.
1.1. L'art.410 cod. proc. pen. richiede, a pena di inammissibilità, che con l'opposizione alla richiesta di archiviazione la persona offesa dal reato indichi l'oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova.
Il comma 2 dello stesso articolo aggiunge che se l'opposizione è inammissibile e la notizia di reato è infondata, il giudice può disporre de plano l'archiviazione con decreto motivato e restituire gli atti al pubblico ministero; solo fuori dei casi di inammissibilità, il giudice deve provvedere a norma dell'articolo 409, commi 2, 3, 4 e 5, nel contraddittorio delle parti.
1.2. Questa Corte ha ritenuto illegittima la declaratoria de plano di inammissibilità dell'opposizione alla richiesta di archiviazione motivata dalla necessità di ulteriori investigazioni, se queste ultime sono state ritenute inutili in base a una motivazione tautologica e a una prognosi di inconferenza, che è formulabile solo all'esito della udienza in camera di consiglio, nel contraddittorio dei soggetti interessati (Sez. 2, n. 83 del 10/12/2015 - dep. 2016, P.O. in proc. Vavori, Rv. 265490; Sez. 2, n. 46426 del 09/10/2014, P.O. in proc. Dionisio ed altro, Rv. 2609989).
Tuttavia, in linea di principio, il giudice può provvedere de plano sulla richiesta di archiviazione qualora la persona offesa abbia presentato una opposizione inammissibile (Sez. U, n. 23909 del 27/05/2010, P.O. in proc. Simoni, Rv. 247124).
L'opposizione alla richiesta di archiviazione è inammissibile non solo quando non contiene l'indicazione degli ulteriori mezzi di prova ritenuti necessari, ma anche quando tale indicazione, pur formalmente presente, si risolva nella proposizione di temi d'indagine e di mezzi di prova chiaramente superflui, non pertinenti o irrilevanti, nonché nei casi di ritenuta inutilità delle indagini richieste o, ancora, quando gli elementi di prova proposti siano privi dei necessari caratteri di specificità e concretezza (Sez. 4, n. 17597 del 20/01/2004, P.O. in proc. Samengo, Rv. 228176)
1.3. Nella fattispecie le richieste avanzate dal Di Angelo erano chiaramente ed assolutamente generiche, come condivisibilmente osservato dal Procuratore generale, perché non era stato indicato l'oggetto delle richieste audizioni della persona offesa, degli iscritti al sindacato SAVIP e di una serie di soggetti che avrebbero potuto riferire circa le esternazioni dell'indagato.
Inoltre il Giudice per le indagini preliminari di Spoleto ha ritenuto giustamente i proposti mezzi istruttori irrilevanti e non pertinenti sia perché essi non avrebbero potuto avere alcuna incidenza sull'accertamento dei fatti già emergenti ex actis (in particolare dal tenore degli articoli pubblicati a marzo e maggio del 2013), né sulla loro valutazione, ritenuta riconducibile all'esercizio del diritto di critica costituzionalmente tutelato ex art.51 cod.pen. e art.21 Cost., in presenza dei requisiti di veridicità e continenza delle esternazioni.
3	E' manifestamente infondato anche il secondo motivo, con cui il ricorrente lamenta mancanza della motivazione in ordine alla denunciata nullità della notifica dell'avviso ex art.408 cod.proc.pen., non notificato al difensore di fiducia, avv.Alessandro Vannucci, in violazione dell'art.33 disp.att. cod.proc.pen.
Infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale questo Collegio non ha ragione di discostarsi, non dà luogo a nullità l'omessa notifica di un atto al difensore di fiducia nominato dalla persona offesa, domiciliatario ex lege ai sensi dell'art. 33 disp. att. cod. proc. pen., ove l'atto medesimo sia notificato a mani proprie di quest'ultima (Sez. 3, n. 24062 del 13/05/2010, P.O. in proc. L. , Rv. 247794; nella specie si trattava appunto dell'avviso alla persona offesa della richiesta di archiviazione; Sez. 6, n. 1574 del 29/03/2000, De Gennaro A. P.M. Febbraro, Rv. 217132).
Infatti la notifica effettuata a mani della persona offesa, anziché presso il difensore, è valida in quanto idonea a garantire la conoscenza dell'atto, in conformità alla ratio dell'art. 33 disp. att. cod. proc. pen., che - disponendo che il domicilio della persona offesa dal reato che abbia nominato un difensore si intende eletto presso quest'ultimo - ha inteso soddisfare esigenze di speditezza e di economia processuale e non già creare un assetto di garanzie a tutela della persona offesa (che risulterebbe di più ampio spessore rispetto a quello delineato dal legislatore nei confronti dell'imputato) ed in conformità al principio generale elaborato dalla giurisprudenza, in materia di notifiche, in virtù del quale alla certezza legale è equivalente la certezza storica.
3. Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile; ne consegue la condanna del ricorrente ai sensi dell'art.616 cod.proc.pen. al pagamento delle spese del procedimento e al versamento della somma di € 2.000,00= in favore della Cassa delle ammende, così equitativamente determinata in relazione ai motivi di ricorso che inducono a ritenere il ricorrente in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. 13/6/2000 n.186).
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di € 2.000,00 a favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 30/11/2017
Umberto Luigi Scotti Paolo Antonio Bruno
Roma, li 28.12.2017
Last modified on Friday, 19 January 2018 18:07
cassazione sentenza assoluzione diffamazione a mezzo stampa
del vicario vincenzo
sentenza savip
1_Richiesta_di_archiviazione_Trib_di_Spoleto_11_04_2016_1.pdf	(27 download)
2_decreto_di_archiviazione_Tib_Spoleto_con_ricorso_in_Cassazione_28_11_2016_1.pdf	(33 download)
3_Sentenza_Cassazione_DEL_VICARIO_CSC_Sentenza_2017_057803.pdf	(25 download)
MILANO:assoluzione del GIP del reato di falsa testimonianza ex art. 372 del c.p.
SPOLETO:RICHIESTA E DECRETO DI ARCHIVIAZIONE PER DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA ART. 595 C.P.
RIETI:DECRETO DI ARCHIVIAZIONE PER DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA PER DEL VICARIO
FOGGIA: Cronistoria di ricorsi Tar e Consiglio di Stato Sever Security
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References: sentenza 
 art. 595
 art. 408
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 art. 51
 art.595
 art. 606
 art.606
 art.408
 art.51
 art.21
 art.408
 sentenza 

sentenza 
 art. 372
 ART. 595
 Sentenza 
 sentenza 
 ART. 595
 art. 372