Source: https://www.diritto.it/principio-dinerenza-dei-costi-evoluzione-della-giurisprudenza-legittimita/
Timestamp: 2019-07-21 08:44:10+00:00

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Inerenza dei costi, secondo la giurisprudenza di legittimità
La definizione d’inerenza dei costi e la normativa di riferimento
– “le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi”;
– “se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi imponibili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili, in quanto esenti nella determinazione del reddito, sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi…”.
Una delle questioni principali nel giudizio d’inerenza, riguarda la “funzionalizzazione del costo alla produzione” del reddito, o al suo essere un atto di “destinazione” del reddito, al limite di una “liberalità”. Precisamente, la Suprema Corte, con sentenza n. 10257 del 16 gennaio 2018, afferma che “nel bilancio di un’impresa si debbono distinguere le spese produttive ai fini del reddito – che sono ovviamente detraibili – e quelle in cui si concreta la “spesa” degli utili conseguiti, a fini estranei all’oggetto dell’impresa”.
La prova dell’inerenza dei costi, per orientamento costante della giurisprudenza di legittimità, ricade sul contribuente. (v. Cass. nn. 10257/2008,4554/2010).
Con la sentenza n. 5374 del 4 aprile 2012, la Corte di Cassazione ha ulteriormente confermato il proprio consolidato orientamento (Corte di Cassazione n. 12230/2001, n. 3109/2006, n. 4218/2006, n.18000/2006, n. 20521/2006, n. 24075/2006, n. 27619/2006, n. 4046/2007, n. 16115/2007, n. 10257/2008,n.3305/2009, n. 6855/2009, n. 4443/2010, n. 4554/2010, n. 19489/2010, n. 26480/2010), secondo cui “in relazione alla regola generale di cui all’art. 2697 c.c., grava sull’amministrazione l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa tributaria mentre grava sul contribuente la prova (in caso di contestazione da parte dell’amministrazione) della sussistenza di un fatto modificativo, impeditivo o estintivo della suddetta pretesa (nella specie, esistenza di costi deducibili)”.
L’inerenza dei costi consiste in un giudizio qualitativo
È ipotizzabile, quindi, che la pronuncia in esame – insieme alla precedente ordinanza n. 450/2018 – sarà invocata da tutti i contribuenti che si sono visti disconoscere la deducibilità dei costi dichiarati
Ciò significa, come già anzidetto, che il concetto di inerenza dei costi va riferito non ai ricavi, ma all’oggetto dell’impresa e, quindi, la deducibilità di costi non è necessariamente collegata alla realizzazione di ricavi (Cass. n. 6194,16.3.2007; Cass. n. 1389,21.1.2011; Cass. n. 20054, 24.9.2014; Cass. n. 20055, 24.9.2014).
Orbene, come riconosciuto dalla stessa Corte, i costi di sponsorizzazione, traducendosi per lo sponsor in una forma di pubblicità consistente nella promozione del marchio e del prodotto, vanno considerati, di per sé, inerenti all’attività d’impresa senza che rilevi la non congruità tra la spesa ed i ricavi realizzati nell’anno di imposta, in quanto non occorre che vi sia un immediato riscontro, ma solo che tale costo sia proiettato ad utilità future (cfr. Cass. n. 27198, 22.12. 2014; Cass. n. 6548, 27.4.2012; Cass. n. 10319, 20.5.2015; Cass.n.5195, 16.3.2016).
Inoltre, giova mettere in evidenza che, sebbene la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi rientri nei poteri del Fisco, anche se non risultano irregolarità delle scritture o vizi degli atti giuridici, tale sindacato non può certo spingersi sino alla “verifica oggettiva circa la necessità, o quantomeno circa l’opportunità di tali costi rispetto all’oggetto dell’attività (…) perché il controllo attingerebbe altrimenti a valutazioni di strategia commerciale riservate all’imprenditore” (cfr. Cass. n. 10319, 20.5.2015).
inerenza cd. intrinseca, che riguarda quelle spese “strettamente necessarie o comunque fisiologicamente riconducibili” alla sfera imprenditoriale (costi per l’acquisto di materie prime, di macchinari o strumenti indispensabili per la produzione, ecc.), per le quali grava sul Fisco, che intende disconoscerle, fornire la prova della non inerenza;
inerenza cd. estrinseca, relativa a quelle spese non immediatamente decifrabili o di dubbio collegamento con l’attività dell’impresa (spese straordinarie, eccessive, apparentemente inutili o non necessarie), la cui prova grava sul contribuente (cfr. Cass. n. 6548, 27.4.2012).
Il locatario può dedurre i costi sostenuti per la ristrutturazione o la manutenzione straordinaria dell’immobile (Cass. S. U. n. 11533, 11 maggio 2018).
Il Supremo Consesso, dopo aver ricordato il contrasto interpretativo emerso nell’ambito della giurisprudenza di legittimità, ha sottolineato che le sentenze “negative” erano fondate sul fatto che il contratto di locazione fosse stato predisposto allo scopo di consentire alla conduttrice una detrazione di cui la proprietaria dell’immobile, in quanto “consumatrice finale”, non avrebbe avuto diritto, “al di là della giustificazione giuridica fornita, che con riguardo alla detrazione è stata anche quella del divieto previsto per i beni non ammortizzabili”. Tale tesi non è stata, però, condivisa, alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia (sentenze C-672/16 del 2018, C-132/16 del 2017, C-124/12 del 2013 e C-29/08 del 2009) che, in base al principio di neutralità dell’imposta, ha riconosciuto il diritto alla detrazione dell’Iva “purché sia presente un nesso di strumentalità con l’attività d’impresa o professionale, anche se quest’ultima sia potenziale o di prospettiva. E ciò, pur se – per cause estranee al contribuente – la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi”.
Effetti sulle imposte sui redditi
In conclusione, le Sezioni Unite hanno enucleato il seguente principio di diritto: “deve riconoscersi il diritto alla detrazione Iva per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche in ipotesi di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l’attività d’impresa o professionale”, pur se potenziale o di prospettiva e anche se “- per cause estranee al contribuente – la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi”. Tale questione non ha “nulla a che fare con fattispecie abusive o elusive”, implicando “un tipico accertamento di fatto”.
di Villani Maurizio 1 dicembre 2017
di Villani Maurizio 19 febbraio 2019

References: sentenza 
 Cass. 
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