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Timestamp: 2019-03-26 15:24:32+00:00

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Comodato e morte del comodante
16 Settembre 2018 | Autore: Adele Margherita Falcetta
In questo articolo vedremo la sorte del contratto di comodato se muore il comodante, e cosa possono fare gli eredi per ottenere la restituzione del bene.
Un tuo amico, con un contratto di comodato, ti ha concesso di utilizzare gratuitamente un immobile di sua proprietà, allo scopo di farne la sede di un’associazione che hai costituito, alla quale anche lui aderiva. Con entusiasmo, hai arredato la casa e l’hai personalizzata, rendendola perfetta per lo scopo al quale serviva. Hai cominciato, insieme agli altri iscritti, ad utilizzarla per le attività della vostra associazione, e ormai è un luogo con il quale avete tutti familiarità. Ora, improvvisamente, il tuo amico è morto, e ti chiedi se dovrai restituire l’immobile ai suoi eredi. Oppure, può darsi che sia morto un tuo parente, di cui sei erede, e uno dei suoi beni, che ora ti appartiene, è concesso in comodato a qualcuno. Cosa puoi fare per ottenerne la restituzione? Se vuoi sapere tutto su comodato e morte del comodante, leggi questo articolo.
Nel contratto di comodato, in caso di morte del comodante, in alcuni casi il contratto si estingue; in altri, invece, esso permane per un certo periodo, ma comunque gli eredi possono rientrare in possesso del bene, prestato dal defunto al comodatario, in tempi brevi. Quindi, se sei erede del comodante, non ti preoccupare: potrai ottenere la restituzione della cosa che hai ereditato. Se, invece, ti trovi nei panni del comodatario, dovrai entrare nell’ordine di idee di restituire il bene.
Detto questo, approfondiamo quello che c’è da sapere su questo contratto e i vari scenari che possono presentarsi in caso di morte del comodante.
1 Cosa è il comodato
2 Oggetto del comodato
3 Durata del comodato
4 Morte del comodante e del comodatario
Cosa è il comodato
E’ necessario, innanzi tutto, conoscere, per grandi linee, la disciplina prevista per questo contratto dal nostro legislatore.
Il comodato [1] è un contratto, vale a dire un accordo con effetti giuridici vincolanti, tra due persone, con il quale una delle due (detta comodante) consegna all’altra (detta comodatario) una cosa, affinché se ne serva, con l’obbligo di restituirla.
Le caratteristiche di questo contratto sono le seguenti:
esso si perfeziona con la consegna del bene che ne forma oggetto. Se si tratta di un bene mobile, ad esempio un personal computer, il contratto si perfeziona con la consegna di esso dal comodante al comodatario. In presenza di un bene immobile, come un appartamento, occorre che il comodatario venga messo in condizione di utilizzarlo, ad esempio mediante la consegna delle chiavi;
si tratta di un contratto che il codice civile definisce “essenzialmente” gratuito. Ciò significa che la gratuità rientra nell’essenza stessa del comodato. Se viene pattuito un corrispettivo, si è in presenza di una fattispecie diversa. Vi è, in verità, la possibilità che comodante e comodatario si accordino, perché il secondo paghi al primo una somma a titolo di rimborso spese: ma tale importo non deve essere il corrispettivo del godimento del bene, altrimenti non si tratterà di comodato, ma di un altro tipo di contratto. Prendiamo ad esempio il caso di un appartamento: il comodatario può impegnarsi a tenere indenne il comodante delle spese derivanti dalle utenze della luce, dell’acqua, del gas, del condominio; ma non a pagare una somma che sia riconducibile a un corrispettivo per l’utilizzazione dell’immobile;
è un contratto fondato su un rapporto di fiducia tra le parti. Questa caratteristica è confermata dallo stesso codice civile [2], il quale vieta al comodatario di concedere il bene, oggetto del comodato, in uso a terze persone. Infatti, quando si presta una propria cosa a qualcuno, lo si fa in forza di un rapporto di amicizia, o quanto meno di cortesia, stima, riconoscenza. Un bene, specie se di valore (come può essere un immobile) non si dà in godimento a chiunque, ma solo a una persona nella quale si ripone fiducia.
Possono formare oggetto del comodato uno o più beni, mobili o immobili.
E’ necessario che essi siano inconsumabili e infungibili. Per cose consumabili si intendono quelle che, utilizzandole una volta, si consumano, come i generi alimentari. Inconsumabili invece sono quelle suscettibili di un utilizzo ripetuto: ad esempio, una casa, un personal computer, un’automobile;
Per cose fungibili si intendono quelle che possono essere sostituite con altre di identica utilità: ad esempio un chilo di farina, due litri di vino (tenendo conto, ovviamente, del tipo, del produttore, del marchio, dell’annata); sono infungibili quelle insostituibili: ad esempio, un quadro d’autore.
Vi sono, però, delle eccezioni. E’ ammissibile il comodato di cose consumabili, qualora il comodatario si impegni ad utilizzarle per finalità diverse dal consumo: si pensi al caso di prodotti alimentari che vengono prestati al solo scopo di esposizione, ad esempio per allestire una vetrina.
Così, pure, si può ammettere il comodato di cose fungibili, purché le parti abbiano espressamente convenuto che il comodatario restituisca un’uguale quantità della stessa specie: occorre, insomma, che il comodante sia ben consapevole che il comodatario gli restituirà non le stesse cose, ma altre ad esse perfettamente equivalenti.
Il comodato non dura per sempre. Esso può estinguersi principalmente per tre cause:
perché il comodatario ha utilizzato il bene datogli in comodato per la finalità che era stata prevista nel contratto (ad esempio: viene dato in prestito un personal computer, perché il comodatario possa scrivere un romanzo) [3];
per la scadenza del termine [4];
perché una delle parti recede dal contratto. Il comodatario può farlo quando vuole, il comodante in momenti diversi secondo che sia stato pattuito un termine o meno..
Il ogni caso, la temporaneità è una caratteristica precipua del comodato. Può essere che le parti abbiano stabilito espressamente un termine, allo spirare del quale la cosa deve essere restituita, oppure che esso si deduca implicitamente dall’uso per il quale la cosa è stata prestata.
Se non è stabilito un termine, il comodato si dice precario, e il comodatario è tenuto a restituire il bene non appena il comodante ne fa richiesta. Ovviamente, non si può pretendere che il sacrificio economico del comodante, che ha prestato la cosa senza ricevere alcun corrispettivo, duri per sempre: per questo egli ha facoltà di chiedere la restituzione della cosa quando vuole.
Se invece è stato stabilito un termine, il comodatario non sarà tenuto alla restituzione prima di tale data. Il comodante potrà chiedere indietro la cosa solo se ricorre una giusta causa. Si pensi a un appartamento concesso in comodato per la durata di cinque anni. Se il figlio del comodante si sposa ed ha necessità di utilizzarlo, ricorre una giusta causa che giustifica la richiesta di restituzione del bene prima della scadenza del termine.
Morte del comodante e del comodatario
In caso di morte del comodatario, non vi sono dubbi sul fatto che il contratto di comodato si estingua automaticamente: infatti, ciò e sancito a chiare lettere dal codice civile [5]. L’estinzione si produce, a prescindere dal fatto che il comodato avesse un termine o meno. Di conseguenza, il comodante potrà pretendere immediatamente dagli eredi del comodatario la restituzione della cosa.
Non vi è analoga certezza, per il caso in cui a morire sia il comodante.
Infatti, al riguardo il codice civile non dice nulla, per cui la soluzione è rimessa all’interpretazione giurisprudenziale: vale a dire, alle decisioni dei giudici, in particolare la Corte di Cassazione.
A complicare ulteriormente il quadro, vi è la constatazione che le decisioni che si sono succedute nel tempo, da parte dei Tribunali e della Suprema Corte, sono spesso discordanti tra loro.
Tuttavia, alla luce di una breve ma chiarissima pronuncia della Corte di Cassazione [6], è possibile dipanare questa matassa e stabilire dei criteri chiari da applicare al caso della morte del comodante. I criteri che si possono delineare sono i seguenti:
nel caso in cui sia stata stabilita una precisa durata, anche con scadenza lontana, e il comodante muoia, i suoi eredi dovranno rispettare il termine originariamente concordato tra le parti, e non potranno pretendere la restituzione anticipata del bene. Si tratta di un indirizzo che è condiviso non solo da larga parte dei Giudici, ma anche dalla prevalente dottrina (vale a dire, dagli studiosi del diritto). Tuttavia, gli eredi del comodante possono richiedere la restituzione del bene in quattro casi:
se il comodatario non conserva e custodisce la cosa con la diligenza del buon padre di famiglia [7]. Con questa espressione, si intende la diligenza dell’uomo medio, che deve essere valutata con riferimento alla cosa che forma oggetto del comodato, e all’uso che è normale farne;
se il comodante concede l’uso della cosa a terze persone [8]. In questo caso e in quello precedente, non solo gli eredi del comodante possono recedere dal contratto, pretendendo la restituzione immediata del bene, ma anche chiedere il risarcimento di eventuali danni [9];
se hanno un urgente e imprevisto bisogno di utilizzare la cosa [10];
se muore anche il comodatario, caso in cui il comodato si estingue [11], e pertanto gli eredi del comodante possono chiedere la restituzione immediata del bene agli eredi del comodatario;
invece, nel caso di comodato precario, ossia senza determinazione di tempo, gli eredi del comodante possono recedere dal contratto in ogni momento e pretendere la restituzione del bene, così come, del resto, avrebbe potuto fare il defunto.
Ora sai cosa succede al contratto di comodato in caso di morte del comodante. Riepilogando, le situazioni che possono presentarsi sono due:
che si tratti di un comodato per il quale è stabilito un termine ben preciso. In questo caso, per risolvere il contratto occorre attendere lo spirare del termine, salve le eccezioni di cui abbiamo parlato;
che il comodato sia stato stabilito senza determinazione di tempo. In questa ipotesi, gli eredi possono pretendere la restituzione immediata del bene.
Quindi, secondo la posizione in cui tu ti trovi – erede del comodante o comodatario – saprai come regolarti.
Ecco dunque cosa dovrai fare in pratica:
se sei erede del comodante, e ti interessa ottenere la restituzione della cosa, dovrai innanzitutto verificare se nel contratto, stipulato tra il defunto e il comodatario, è contenuto un termine. In caso affermativo, dovrai attendere la scadenza, e subito scrivere al comodatario, a mezzo raccomandata a.r., chiedendo la restituzione della cosa. Se invece non è stato pattuito nessun termine, puoi chiedere indietro il bene immediatamente, sempre con raccomandata;
se sei tu il comodatario, ti conviene prendere contatti con gli eredi del comodante, per sapere, in via bonaria, se hanno interesse alla restituzione della cosa. Può darsi che anche loro, come il defunto, abbiano delle buone ragioni per consentirti di continuare ad utilizzarla. Se, al contrario, ne pretendono la restituzione, devi distinguere se sia stato o meno pattuito un termine. Nel primo caso, è opportuno che ti organizzi, per trovare soluzioni alternative prima di quella data. Nel secondo caso, prova a chiedere agli eredi del comodante di darti il tempo necessario, secondo la tipologia della cosa che ti è stata data in prestito.
[3] Art. 1809 comma 3 cod. civ.
[4] Art. 1809 comma 2 cod. civ.
[6] Cass. Civ., Sez. III, n.8548/2008.
[7] Art. 1804 1° comma cod. civ.
[8] Art. 1804 1° comma cod. civ.
[9] Art. 1804, ultimo comma, cod. civ.
[10] Art. 1809 2° comma cod. civ.
[11] Art. 1811 cod. civ.

References: Art. 1809
 Art. 1809
 Cass. 
 Art. 1804
 Art. 1804
 Art. 1804
 Art. 1809
 Art. 1811