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Timestamp: 2019-11-17 22:41:32+00:00

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Diritto del Lavoro - Archivio
I redditi ostativi alla spettanza dell’assegno sociale devono essere effettivamente percepiti.
Previdenza e assistenza – Assegno sociale – Proprietà di immobile improduttivo di reddito – Rilevanza ai fini dell’esclusione dell’assegno – Non sussiste.
Ai fini dell’esclusione della concessione dell’assegno sociale rileva l’effettiva percezione di uno o più redditi in misura tale da superare le soglie previste dalla legge, non già la mera titolarità degli stessi.
[Nella fattispecie, il Tribunale ha riconosciuto la spettanza dell’assegno sociale INPS alla parte il cui coniuge era proprietario di una seconda casa concessa in comodato gratuito al figlio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 28 September 2018.
Separazione e divorzio con assegno unico: effetti sulla pensione di reversibilità.
Scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio – Pensione di riversibilità – Titolarità dell'assegno – Titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno divorzile al momento della morte dell'ex coniuge.
Ai fini del riconoscimento della pensione di riversibilità, in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ai sensi dell'art. 9 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo modificato dall'art. 13 della legge 6 marzo 1987 n. 74, la titolarità dell'assegno, di cui all'articolo 5 della stessa legge 1 dicembre 1970 n. 898, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno divorzile, al momento della morte dell'ex coniuge, e non già come titolarità astratta del diritto all'assegno divorzile che è stato in precedenza soddisfatto con la corresponsione in un'unica soluzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 September 2018, n. 22434.
Trasferimento del lavoratore, trattamento economico aggiuntivo, natura e collegamento con la prestazione.
Trasferimento del lavoratore - Trattamento economico aggiuntivo - Natura retributiva - Condizioni - Collegamento con la prestazione - Necessità.
In caso di trasferimento del lavoratore, alle somme erogate a tale titolo deve riconoscersi natura retributiva qualora si tratti di importi compensativi della maggiore gravosità e del disagio morale ed ambientale dell'attività lavorativa prestata presso la nuova sede per adempiere, sia pure indirettamente, gli obblighi della prestazione lavorativa; il collegamento sinallagmatico con detta prestazione rende, infatti, tali importi un adeguamento della retribuzione ai maggiori esborsi sopportati in considerazione delle mutate condizioni ambientali in cui il lavoratore svolge la propria attività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 12 September 2018, n. 22197.
Dirigenza medica e indennità di sostituzione ex art. 18 CCNL 2000.
Sostituzione incarico dirigente medico – Art. 18 ccnl 2000 – Indennità sostitutiva – No mansioni superiori.
La sostituzione nell'incarico di dirigente medico del servizio sanitario nazionale ex art. 18 del c.c.n.l. dirigenza medica e veterinaria 2000 non si configura come svolgimento di mansioni superiori poiché' avviene nell'ambito del ruolo e livello unico della dirigenza sanitaria, sicché' non trova applicazione l'articolo 2103 c.c. e al sostituto non spetta il trattamento accessorio del sostituito ma solo la prevista indennità cd. sostitutiva, senza che rilevi, in senso contrario, la prosecuzione dell'incarico oltre il termine di sei mesi (o di dodici se prorogato) per l'espletamento della procedura per la copertura del posto vacante, dovendosi considerare adeguatamente remunerativa l’indennità sostitutiva specificamente prevista dalla disciplina collettiva e, quindi, inapplicabile l'articolo 36 Cost. (Luigi Funari) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 September 2018, n. 21565.
Applicabilità della disciplina sul trasferimento d’azienda all’ipotesi di successione di imprese nel medesimo contratto di appalto.
Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Dovere del nuovo appaltatore di applicare le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile garantendo a ciascun lavoratore la continuità del rapporto, l’anzianità maturata e il livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro goduti in forza all’impresa cessante – Non sussiste – Facoltà di ridefinire i rapporti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta – Sussiste
Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Requisiti di autonomia della struttura organizzativa ed operativa e di discontinuità tra cessante e subentrante tali da escludere l’ipotesi di trasferimento di azienda – Ipotesi in cui il nuovo appaltatore impieghi beni strumentali propri e compia investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale da destinare ai servizi appaltati e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di strutture materiali non trascurabili – Non sussistono.
In caso di successione di imprese nel medesimo appalto, laddove le pattuizioni intercorse con l’amministrazione committente pongano in capo al soggetto subentrante l’obbligo di acquisire il personale già impiegato nei servizi appaltati, tale impegno non può estendersi fino a ricomprendere tutte le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile - implicanti l’obbligo di subentrare nei rapporti di lavoro facenti capo al vecchio appaltatore garantendone la continuità e riconoscendo a ciascun lavoratore l’anzianità maturata, lo stesso livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro – dovendo detto obbligo viceversa limitarsi all’assunzione del personale in servizio senza precludere all’impresa subentrante di ridefinire i rapporti acquisiti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata)
In caso di successione di imprese nel medesimo appalto e in presenza di una specifica clausola che obblighi l’impresa subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi, l’ipotesi del trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile deve escludersi, a norma dell’art. 29, comma 3, del decreto legislativo n. 276/2003, quando il nuovo appaltatore sia dotato di propria struttura organizzativa ed operativa e quando siano presenti elementi di discontinuità tra cessante e subentrante, tali da determinare una specifica identità di tale ultima impresa.
Siffatti requisiti di autonomia organizzativa e operativa e di discontinuità sussistono – e deve di conseguenza ravvisarsi mero obbligo di assunzione di lavoratori anziché l’ipotesi di trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile - allorquando il nuovo appaltatore eserciti i servizi oggetto di affidamento adottando mezzi e beni strumentali propri, organizzati in funzione dell’attività economica e dotati di identità autonoma, e compiendo investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale di vario genere da destinare ai servizi appaltati, in un’ottica di valorizzazione degli stessi in termini di fruibilità ed efficienza, e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di non trascurabili strutture materiali o altro carattere idoneo a conferire autonoma capacità operativa a maestranze stabilmente coordinate e organizzate tra loro. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 02 August 2018.
Periodo di comporto e assenze imputabili ad una scelta volontaria.
Periodo di comporto - Assenze successive alla scadenza del periodo di aspettativa per malattia previsto dal c.c.n.l. - Computabilità - Condizioni - Fattispecie.
Per la computabilità nel periodo di comporto delle assenze successive alla scadenza del periodo di aspettativa per malattia previsto dal contratto collettivo è necessario accertare, anche in via presuntiva, che il mancato rientro in servizio del lavoratore - o la sua successiva assenza - siano dovuti ad una condizione di malattia, non essendo invece rilevanti le assenze imputabili ad una scelta volontaria, fattispecie suscettibile, ove del caso, di valutazione sul diverso piano disciplinare. (Nella specie, era rimasto accertato che le assenze erano ascrivibili alla volontà del lavoratore di non riprendere servizio per mancata accettazione della proposta di trasferimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 July 2018, n. 19927.
Pignorabile il TFR spettante al pubblico dipendente.
Esecuzione forzata – Pignorabilità del TFR – Spettante a dipendente pubblico.
Anche dopo la riforma del settore disposta con il decreto legislativo n.252 del 2005, le quote accantonate del trattamento di fine rapporto, tanto che siano trattenute presso l’azienda, quanto che siano versate al Fondo di Tesoreria dello Stato presso l’I.N.P.S. ovvero conferite in un fondo di previdenza complementare, sono intrinsecamente dotate di potenzialità satisfattiva futura e corrispondono ad un diritto certo e liquido del lavoratore, di cui la cessazione del rapporto di lavoro determina solo l’esigibilità, con la conseguenza che le stesse sono pignorabili e devono essere incluse nella dichiarazione resa dal terzo ai sensi dell’art.547 c.p.c.. Tale principio, valevole per i lavoratori subordinati del settore privato, si estende anche ai dipendenti pubblici, stante la totale equiparazione del regime di pignorabilità e sequestrabilità del trattamento di fine rapporto o di fine servizio susseguente alle sentenze della Corte Costituzionale n.99 del 1993 e n.225 del 1997. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 July 2018, n. 19708.
Pensione: anche ai lavoratori autonomi si applica la neutralizzazione garantita ai lavoratori subordinati.
Lavoratori autonomi - Riforma dei trattamenti pensionistici - Determinazione delle rispettive quote di trattamento pensionistico - Prosecuzione della contribuzione da parte dell’assicurato lavoratore autonomo che abbia già conseguito la prescritta anzianità contributiva minima - Esclusione dal computo della contribuzione successiva.
Sono costituzionalmente illegittimi dichiara l’illegittimità costituzionale gli artt. 5, comma 1, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi), e 1, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), nella parte in cui, ai fini della determinazione delle rispettive quote di trattamento pensionistico, nel caso di prosecuzione della contribuzione da parte dell’assicurato lavoratore autonomo che abbia già conseguito la prescritta anzianità contributiva minima, non prevedono l’esclusione dal computo della contribuzione successiva ove comporti un trattamento pensionistico meno favorevole. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 23 July 2018, n. 173.
Cartella esattoriale per contributi INPS e giurisdizione del giudice ordinario.
Giurisdizione - Controversie previdenziali - Avviso di addebito emesso dall'INPS - Autorità giudiziaria ordinaria.
Similmente, appartengono alla giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria, in funzione di giudice del lavoro, le controversie concernenti la legittimità delle trattenute assicurativo-previdenziali operate dal datore di lavoro su somme corrisposte al lavoratore, trattandosi di materia previdenziale alla quale è completamente estranea la giurisdizione tributaria, mancando del tutto un atto qualificato, rientrante nelle tipologie di cui all'art. 19, d.lgs. n. 546 del 1992 o ad esse assimilabili, che costituisca esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione proprio del rapporto tributario (cfr. Cass. S.U. n. 26149/17).
Ad analoga conclusione deve pervenirsi anche riguardo alle controversie in cui si discuta della legittimità o meno d'un avviso di addebito emesso dall'INPS, che dal 1° gennaio 2011 ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto istituto (v. art. 30 del d.l. n. 78 del 2010, conv., con modif., dalla l. n. 122 del 2010). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 July 2018, n. 19523.
La Corte di Giustizia UE dirà se la generica dichiarazione di non volere dipendenti omosessuali integra una condotta discriminatoria.
Diritti della persona – Discriminazione per orientamento sessuale – Associazione di tutela della categoria discriminata – Legittimazione ad agire – Diritto al risarcimento – Questione pregiudiziale
Dichiarazione discriminatoria riferita a ipotetica e non attuale selezione di lavoro – Applicabilità delle norme europee di tutela antidiscriminatoria – Questione pregiudiziale.
Si sottopongono alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea le seguenti questioni pregiudiziali:
1) se l’interpretazione dell’art.9 della direttiva n.2000/78/CE sia nel senso che un’associazione, composta da avvocati specializzati nella tutela giudiziale di una categoria di soggetti a differente orientamento sessuale, la quale nello statuto dichiari il fine di promuovere la cultura e il rispetto dei diritti della categoria, si ponga automaticamente come portatrice di un interesse collettivo e associazione di tendenza non profit, legittimata ad agire in giudizio, anche con una domanda risarcitoria, in presenza di fatti ritenuti discriminatori per detta categoria;
2) se rientri nell’ambito di applicazione della tutela antidiscriminatoria predisposta dalla direttiva n.2000/78/CE, secondo l’esatta interpretazione dei suoi artt.2 e 3, una dichiarazione di manifestazione del pensiero contraria alla categoria delle persone omosessuali, con la quale, in un’intervista rilasciata nel corso di una trasmissione radiofonica di intrattenimento, l’intervistato abbia dichiarato che mai assumerebbe o vorrebbe avvalersi della collaborazione di dette persone nel proprio studio professionale, sebbene non fosse affatto attuale né programmata dal medesimo una selezione di lavoro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 July 2018, n. 19443.
Fallimento e cessione di azienda: il credito maturato per t.f.r. anche se ammesso al passivo non vincola l'INPS.
Imprenditore dichiarato fallito – Trasferimento d’azienda anteriore all'istanza di ammissione al passivo – Contestazione dell’INPS circa spettanza del credito – Fondamento – Fattispecie.
L'art. 2 della I. n. 297 del 1982 e l'art. 2 del d.lgs. n. 82 del 1990, si riferiscono all'ipotesi in cui sia stato dichiarato insolvente ed ammesso alle procedure concorsuali il datore di lavoro che è tale al momento in cui la domanda di insinuazione al passivo viene proposta ed, inoltre, poiché il t.f.r. diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto, il fatto che (erroneamente) il credito maturato per t.f.r. fino al momento della cessione d'azienda sia stato ammesso allo stato passivo nella procedura fallimentare del datore di lavoro cedente non può vincolare l'INPS, che è estraneo alla procedura e che perciò deve poter contestare il credito per t.f.r. sostenendo che esso non sia ancora esigibile, neppure in parte, e quindi non opera ancora la garanzia dell'art. 2 l. n. 297 del 1982. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto insindacabile, da parte dell'INPS, la spettanza del diritto alla prestazione del Fondo di cui all'art. 2 del d.lgs. 29 maggio 1982, n. 297, benché la domanda di insinuazione al passivo del fallimento del datore di lavoro fosse stata proposta dal lavoratore dopo che il primo aveva ceduto ad altri il ramo d'azienda cui il rapporto di lavoro afferiva). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 19 July 2018, n. 19277.
Concorrenza Sleale e storno di dipendenti.
Tribunale ordinario – Concorrenza Sleale – Storno di dipendenti – Schermo societario – Tutela inibitoria.
La concorrenza sleale non può mai derivare dalla mera constatazione di un passaggio di collaboratori (cosiddetto storno di dipendenti) da un'impresa ad un'altra concorrente, nè dalla contrattazione che un imprenditore intrattenga con il collaboratore del concorrente, attività in quanto tali legittime essendo espressione dei principi della libera circolazione del lavoro e della libertà di iniziativa economica, ma deve essere connotata anche da una sorta di animus nocendi, che (Cass. 20228/13) viene individuato nelle condotte contraddistinte da ulteriori elementi fattuali quali: a) la quantità dei soggetti stornati, b) la portata dell'organizzazione complessiva dell'impresa concorrente; c) la posizione che i dipendenti stornati rivestivano all'interno dell'azienda concorrente; d) la scarsa fungibilità dei dipendenti; e) la rapidità dello storno; f) il parallelismo con l'iniziativa economica del concorrente stornante: in altre parole, non sono illecite le attività di concorrenza, ma solo quelle caratterizzate dall’intento di nuocere al concorrente (prevalente rispetto a quello ordinario di acquisizione di quote di mercato o di clientela sottraendole ad altri imprenditori) ovvero di acquisire conoscenze e vantaggi imprenditoriali (in fase di ideazione di prodotti, di loro produzione, commercializzazione e vendita) propri di una azienda concorrente.
Quanto all’ultimo degli indici sopra indicati, può essere indicativa la non lineare formula realizzata attraverso la costituzione di una nuova società a responsabilità limitata e quindi di una nuova impresa partecipata dall’asserito fornitore: non che il collegamento societario -anche a mezzo dei soli soci, come nella specie- sia in assoluto indice di illiceità del fine; ma ove si presenti sfornito di giustificazioni (anche meramente patrimoniali o tributarie) e riguardi nuove entità con il medesimo oggetto sociale di altre collegate ed abbia il medesimo legale rappresentante delle altre (come ancora nella specie), risulta difficile immaginare motivi diversi da quelli della creazione di una sorta di schermo con la società collegata (fornitore / cliente) che nella specie avrebbe potuto raggiungere il medesimo risultato a mezzo della apertura [nello stesso Comune della ricorrente] di un altro opificio industriale ove esercitare l’attività industriale già ben avviata [in altra Regione non contigua], piuttosto che fornire lavoro ad una nuova azienda partecipata che assume tutto il personale già formato e qualificato da azienda concorrente presso la quale uno dei soci della nuova società ha svolto attività lavorativa indipendente tale da consentirgli la approfondita conoscenza delle metodologie di lavorazione ed anche delle capacità dei dipendenti stornati.
Accertato lo storno illecito di dipendenti, è assentibile il provvedimento cautelare con cui si fa divieto alla società concorrente di utilizzare le prestazioni lavorative dei dipendenti stornati, nonché di eventuali ulteriori dipendenti già in forza presso la ricorrente, nello svolgimento di mansioni uguali e/o analoghe a quelle già svolte alle dipendenze della ricorrente ed in ogni altra equivalente ex art. 2103 c.c. (Francesco Fontana e Cristina Bertoldo) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 17 July 2018.
Accertamento del passivo: quando compete al giudice del lavoro l'accertamento del credito del lavoratore.
Procedure concorsuali - Accertamento del passivo - Accertamento del credito del lavoratore - Giudice del lavoro.
Qualora risulti l'interesse del lavoratore all'accertamento del diritto di credito risarcitorio in via non meramente strumentale alla partecipazione al concorso nella procedura di amministrazione straordinaria, bensì effettivo alla tutela della propria posizione all'interno dell'impresa, spetta al giudice del lavoro la cognizione delle domande di impugnazione del licenziamento, di reintegrazione nel posto di lavoro e di accertamento, nel vigore del testo dell'art. 18 I. 300/1970 come novellato dall'art. 1, comma 42 I. 92/2012, della misura dell'indennità risarcitoria dovutagli. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 June 2018, n. 16443.
Domanda riconvenzionale del datore di lavoro e determinazione del foro competente.
Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (CE) n. 44/2001 – Competenza in materia di contratti individuali di lavoro – Articolo 20, paragrafo 2 – Datore di lavoro convenuto dinanzi ai giudici dello Stato membro in cui è domiciliato – Domanda riconvenzionale del datore di lavoro – Determinazione del foro competente.
L’articolo 20, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella oggetto del procedimento principale, esso conferisce al datore di lavoro il diritto di presentare, dinanzi al giudice regolarmente investito della domanda principale presentata da un lavoratore, una domanda riconvenzionale fondata su un contratto di cessione di credito, concluso tra il datore di lavoro e il titolare originario del credito, in data successiva alla proposizione di tale domanda principale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 21 June 2018, n. .
Il giudice può liquidare in via equitativa il rimborso delle spese di viaggio per il lavoratore trasferito.
Contratto di lavoro subordinato – Lavoratori addetti al settore elettrico – Trasferimento a sede distante oltre 30 km da quella di provenienza – Spettanza del rimborso delle spese di viaggio – Sussiste – Assenza di documentazione – Liquidazione equitativa – Ammissibilità.
In difetto della puntuale prova delle spese concretamente sostenute, al fine di una liquidazione in via equitativa del compenso per spese di viaggio spettante al lavoratore trasferito in una nuova sede di lavoro distante almeno 30 km da quella di provenienza, si può fare affidamento su quanto riconosciuto al lavoratore dall’azienda in occasione di un precedente trasferimento presso la medesima sede. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 24 May 2018.
Infortunio in itinere: dall'ammontare del risarcimento va detratta la rendita INAIL.
Liquidazione - Detraibilità della rendita INAIL per infortunio “in itinere”.
L'importo della rendita per l'inabilità permanente corrisposta dall'INAIL per l'infortunio in itinere occorso al lavoratore va detratto dall'ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 May 2018, n. 12566.
Danno patito dal familiare di persona deceduta: non deve essere detratta la pensione di reversibilità.
Liquidazione - Detraibilità della pensione di reversibilità.
Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità accordata dall'Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 May 2018, n. 12564.
Nullità del licenziamento intimato prima del superamento del periodo massimo di comporto.
Licenziamento – Intimazione prima del termine del comporto – Nullità.
Il licenziamento intimato per il perdurare delle assenze per malattia od infortunio del lavoratore, ma prima del superamento del periodo massimo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva o, in difetto, dagli usi o secondo equità, è nullo per violazione della norma imperativa di cui all'art. 2110 cod. civ., comma 2. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 May 2018, n. 12568.
Prec1...2345...13Succ

References: art. 18
 Art. 18
 art. 18
 Cass. 
 art. 30
 art. 2103
 Articolo 20