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Timestamp: 2019-07-21 15:01:07+00:00

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A questi, si aggiungono, poi le fattispecie relative alle false comunicazioni sociali, costituite dalle ipotesi contravvenzionali e delittuose rispettivamente previste dagli artt. 2621 c.c. (false comunicazioni sociali) e 2622 c.c. (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori). Entrambe le ipotesi si riferiscono, in estrema sintesi, al c.d. “falso in bilancio” e si realizzano laddove, con l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico e per conseguire un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, vengano esposti fatti materiali non rispondenti al vero ovvero si omettano informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione.
Più nel dettaglio, le due ipotesi di reato si distinguono tra loro per la natura di pericolo della contravvenzione di cui all’art. 2621 c.c. e di danno del delitto di cui all’art. 2622 c.c. Per entrambe le ipotesi, invece, il legislatore ha previsto specifiche soglie di punibilità connesse molto sinteticamente, al tipo di alterazione che la falsa rappresentazione ha determinato rispetto alla situazione reale.
Commette, invece, il reato ci cui all’art. 2623 c.c., l’amministratore che, occultando documenti o con altri idonei artifici, impedisce o comunque ostacola lo svolgimento delle attività di controllo legalmente attribuite ai soci, o ad altri organi sociali, laddove ciò cagioni un danno ai soci.
Altre ipotesi di reato sono poi previste per il caso dell’omessa comunicazione del conflitto di interesse da parte dell’amministratore di società quotate (art. 2629 bis c.c.) oltre che per il caso di:
Art. 2632 c.c.: Formazione fittizia del capitale;
Art. 2633 c.c.: Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori;
Art. 2634 c.c.: Infedeltà patrimoniale commessa dagli amministratori, direttori generali e liquidatori, che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale;
Art. 2635 c.c.: corruzione tra privati laddove gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società;
Art. 2636 c.c.: illecita influenza sull’assemblea;
Art. 2637 c.c.: aggiotaggio per il caso in cui vengano diffuse notizie false, ovvero siano poste in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero ad incidere in modo significativo sull'affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari;
Art. 2638 c.c.: ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza;
Per tutte le suddette ipotesi di reato è poi espressamente prevista, in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, la confisca del prodotto o del profitto del reato e dei beni utilizzati per commetterlo. Quando non sia possibile l'individuazione o l'apprensione dei suddetti beni, la confisca può avere ad oggetto una somma di denaro o beni di valore equivalente.
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References: Art. 2632

Art. 2633

Art. 2634

Art. 2635

Art. 2636

Art. 2637

Art. 2638