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Timestamp: 2020-01-27 08:03:23+00:00

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Mese: Novembre 2019 | ChiesaRomana.info — La Chiesa una cum Papa Benedetto XVI
Come DiocesidiRoma.it tace sulla Rinuncia
28/11/2019 Redazione	Lascia un commento
Sai che la Diocesi di Roma mediante il suo sito ufficiale sull’internet non sa della Rinuncia di Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013?
No, suona incredibile!
Ma è vero! Papa Benedetto XVI l’11 Febbraio 2013 ha dichiarato che rinuncia al ministero. Ma, cosa dice DiocesidiRoma.it nella sua biografia del Papa?
nel 2005 la Sua elezione al Pontificato: 19 aprile l’inizio solenne del Suo ministero di Pastore Universale della Chiesa: 24 aprile rinuncia il 28 febbraio 2013.*
Eccolo! La parola sola: rinuncia.
Ma, rinuncia a cosa?
Evidentemente, DiocesidiRoma.it non sa!
Perché non lo sa?
Perché se dice, “rinuncia al ministero”, qualcuno potrebbe chiedere, “Ma il canone 332 §2 non richiede una rinuncia al munus?”
Inoltre, quel sito dice che Egli ha rinunciato il 28 Febbraio, quando tutti sa bene che non ha rinunciato niente quel giorno. L’11 Febbraio ha dichiarato che rinuncia al ministero dal 20,00 ore il 28 Febbraio. Ma tutti canoniste sano bene che una rinuncia è un rinunciare, non un dichiarare che si sta per rinunciare.
Cosa fanno al DiocesidiRoma.it?
Non lo so. Chiedi alla Curia presso il Laterano.
Se Lei vuole sapere della Rinuncia, si trova tutto al PPBXVI.org, il sito che sa della Rinuncia, perché tutti hanno il diritto di sapere!
Inoltre, il DiocesidiRoma.it insulta Papa Benedetto XVI, che è chiamato “Papa Benedetto” da tutta la Chiesa per più che 6 anni. Ma il DiocesidiRoma.it chiama lui, “Joseph Ratzinger”.
CREDITS: L’immagine in evidenza si sua secondo il Creative Commons License 2.0 Generic Use, che si trova al wikipedia per l’immagine https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pope_Benedict_XVI_1.jpg. Il foto è di Peter Nguyen. Il brano di testo da DiocesidiRoma.it è citato secondo la regola di fair use in referenced citations, il quale brano si trova alla pagina http://www.diocesidiroma.it/s-s-p-e-joseph-ratzinger/.
canone 332 §2DiocesidiRoma.itRinuncia di Benedetto
23/11/2019 Redazione	1 commento
Il Vaticano ha saputo dell’invalidità della Rinuncia per 6 anni
20/11/2019 Redazione	1 commento
Il Vaticano ha sempre saputo che l’Atto di Rinuncia di Papa Benedetto non era conforme ai requisiti del Codice di Diritto Canonico di Papa Giovanni Paolo II, e le prove documentali per dimostrare il fatto sono state pubblicate dal Vaticano per 6 anni.
Quest’affermazione sembra totalmente assurda, fino a quando non si guardano le prove, prove che sono state visibili da tutto il mondo per quelli che aprono gli occhi per vederle. In questo articolo, dunque, esamineremo in modo forense le prove, che sono di pubblico dominio.
Il Codice di Diritto Canonico richiede che l’uomo che è Papa si dimetta in modo specifico, come dice il Canone 332 §2:
La traduzione letterale di questa Canone è:
§2. Se succede che il Romano Pontefice rinuncia al suo MUNUS, è necessario per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e manifestata debitamente, ma non che sia accettata da chiunque.
Ma il testo della rinuncia nell’originale latino recita così:
La traduzione corretta di questo testo chiave è:
Per quale motivo, ben consapevole del peso di questo atto, dichiaro con piena libertà di rinunciare al ministero del vescovo di Roma, successore di san Pietro, affidato a me dalle mani dei Cardinali il 19 aprile 2005, …
Questo lampante ERRORE di confondere l’oggetto ESSENZIALE di una rinuncia papale per quanto riguarda il Ministero petrino anziché il Munus petrino ha reso l’atto privo di effetti giuridici (cfr. Canoni 126 e 188).
MA PER NASCONDERE QUESTA INVALIDITÀ, il Vaticano HA PUBBLICATO traduzioni FALSIFICATE dell’atto, che in particolare alterano la natura dell’atto e nascondono tale invalidità. Questo è stato uno degli atti chiavi e necessari del Coup d’etat, del febbraio 2013, di cui ho scritto in precedenza. Dico, “coup d’etat” perché dal momento si capisce che la rinuncia era invalida ogni pretesa per fare una conclave è illegittima sia secondo il canone 359 sia secondo la legge papale per i conclavi, Universi Dominici Gregis, n. 37.
Quindi, esaminiamo da vicino quali sono le falsificazioni nelle traduzioni dell’atto pubblicato a vatican.va per più che se anni.
Le FALSIFICHE sono queste:
In tutte le traduzioni (eccetto la tedesca), la doppia occorrenza della parola MUNUS, nell’originale latino è CONCEALATA traducendola con la stessa parola usata per tradurre il latino MINISTERIUM, che si verifica tre volte nel testo.
La sintassi della clausola dell’effetto che segue il verbo RENUNIARE in latino, è stata modificata per far sembrare che consenta a un significato metanmico, quando la sintassi latina non consente AL TALE lettura.
La sintassi della seconda clausola indipendente che segue DECLARO è stata modificata per far apparire come un comando definitivo per convocare un Conclave.
La prima falsificazione ha l’effetto di nascondere dalla Chiesa universale il fatto che Papa Benedetto XVI sa bene distinguere il Munus petrino dal Ministero petrino, e che il suo intento chiaramente era solamente di rinunciare al Ministero petrino.
La seconda falsificazione ha l’effetto di far sembrare che l’atto di rinuncia non consiste nella rinuncia al ministero sola ma nella rinuncia al ministero per effettuare una sede vacante, un significato che la sintassi del testo latino non lo consente, perché in latino ita ut introduce una clausola di intento puro non una clausola relativa di caratteristica.
La terza falsificazione ha l’effetto di far sembrare che Benedetto ha dato un commando ad indire una conclave subito.
Ora, dato che TUTTE le traduzioni (eccetto la tedesca) hanno questi errori, è chiaro che il Vaticano ha DELIBERATAMENTE E CON INTENTO travisato la natura dell’Atto Papale per far sembrare che sia conforme alla norma di canone 332 §2 nel Codice di Diritto Canonico di 1983.
Si possa confermare questi fatti al sito ufficiale per l’Atto di Rinuncia: http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/la/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130211_declaratio.html dove si trovano tutte le traduzioni ufficiali del testo letto da Papa Benedetto il 11 Febbraio 2013.
Quindi, non si doveva essere una sorpresa che il Vaticano dopo la conclave di 2013 ha falsificato altri scritti di Papa Benedetto come il Tosatti nota qui.
CREDITS: L’immagine in evidenza si trova al blog di Tosatti senza notificazione di diritti intellettuale. In essa si vede la lettera papale falsificato dal Vaticano in 2018, la quale lettera sembra semplicemente annunciare le lode di Benedetto per gli scritti di Bergoglio.
canone 332 §2Non solum propterRinuncia di BenedettoVaticanovaticano.va
17/11/2019 Redazione	1 commento
18-02-2013: La Supplica profetica di Professore Radaelli
16/11/2019 Redazione	Lascia un commento
PERCHÉ PAPA RATZINGER-BENEDETTO XVI
DOVREBBE RITIRARE LE SUE DIMISSIONI:
NON È ANCORA IL TEMPO DI UN NUOVO PAPA
PERCHÉ SAREBBE QUELLO DI UN ANTIPAPA.
1. LE DIMISSIONI.
L’11 febbraio 2013, festa della Santa Vergine di Lourdes, il mondo ha ascoltato impietrito il Comunicato con cui è stato annunciato che Papa Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ha dato le dimissioni, con effetto il giorno 28 dello stesso mese, dal suo altissimo Trono di Vicario di Cristo, di Sommo Romano Pontefice, di Vescovo di Roma e del mondo.Le motivazioni adombrerebbero un sentimento di riconoscimento razionale e ponderato di insufficienza della persona, ormai molto avanti negli anni, impossibilitata ad affrontare i doveri cui è chiamato un Pontefice “del giorno d’oggi”, ossia davanti al carico immenso, sempre più onero-so, oramai davvero soverchiante, dell’altissimo ufficio.Quel che qui si vuole esprimere potrebbe contrastare in qualche misura o anche totalmente il punto di vista di persone religiose di diversa sensibilità da quella di chi scrive, ma mi si permetta di esporre il mio convincimento prendendolo quale vuol essere e non come forse nella foga del discorso potrebbe apparire: una del tutto possibile congettura, un’ipotesi di lavoro; certo: ragionevolmente convinta, adeguatamente argomentata – si crede – logicamente e scritturalmente, che non vuole avere alcuno scatto di perentorietà se non quello di sollecitare il tempo a fermarsi almeno qualche attimo, così da avere per un giorno, quasi, il sole fermo, e così non permettere ciò che, nella prospettiva qui da me aperta – l’irreparabile, appunto – davvero avvenga.In un lunedì di ordinario concistoro, divenuto improvvisamente fatidico, la cattolicità resta frastornata, inebetita da un annuncio inatteso, da una sonorità di tuono che quasi la pietrifica: “Il Papa si dimette”. La notizia avvolge il mondo in un baleno, e subito lo rinserra come in unica pietra.
2. L’ELEZIONE DI PIETRO. A COSA? ALLA CROCE DI CRISTO.
Il Papa si dimette. Si dimette?! Come: “Si dimette”? E la madre di famiglia? e la luna? è caduta anche la luna? perché non si dimette la madre di famiglia? perché non cade la luna? Come fa il Papa a ‘dimettersi’?Infatti la carica ricoperta da un Papa è carica dove il sacrificio è natura sua indistruttibile e assoluta conditio a priori a ogni altra considerazione: « “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose GESÙ: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cin-gerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. » (Gv 21, 15-8).La croce è lo status di ogni cristiano: Cristo, crocevia tra Dio e gli uomini, Imago dell’Immagine di Dio per rappresentare dai Cieli Dio agli uomini e dalla terra gli uomini a Dio; è il modello esemplare a ogni suo seguace. Non c’è seguace di Cristo, non c’è “cristiano” cui la croce possa essere alleggerita, né tanto meno tolta: a san Paolo, esemplarmente, che ben tre volte supplicò il Signore di sollevarlo dai tormenti, Cristo rispose: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza infatti si manifesta pienamente nella [tua] debolezza » (2 Cor 12, 9). E se si sale al Monte degli Ulivi, si sentirà ancora l’eco delle decise, coraggiose parole di obbedienza e sottomissione del divino Agonizzante: « Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà » (Mt 26, 42). Conseguenze: ribellarsi al proprio status, rigettare una grazia ricevuta, parrebbe per un cristiano, da san Paolo in giù – per non dire da Cristo in giù –, colpa (grave) contro la virtù della speranza, contro la grazia e contro il valore soprannaturale dell’accettazione della propria condizione umana, tanto più grave se la condizione ricopre ruoli in sacris, come è la condizione, di tutte la più eminente, di Papa.
Continua la lettura di http://www.internetica.it/dimissioni-BenedettoXVI.pdf
Enrico Maria RadaelliPapa BenedettoRadaelliRinunciaSuppliche a Papa Benedetto

References: §2
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