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Timestamp: 2019-01-19 23:12:05+00:00

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Art. 34 codice del consumo - Accertamento vessatorietà clausole
Articolo 34 codice del consumo - Accertamento della vessatorietà delle clausole e commento al comma 2 e al comma 4 e 5
Articolo 34 codice del consumo - Accertamento della vessatorietà delle clausole e commento al comma 2 e al comma 4 e 5 - D.Lgs. 206/2005
2. La valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione dell'oggetto del contratto, nè all'adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purchè tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.
Commento all'art. 34 codice consumo: L'art. 34 mira a stabilire le regole atte ad accertare quando una clausola pecchi di vessatorietà. Tale regole sono indicate nel comma 1, mentre i restanti 4 commi più che accertare, indicano quando escludere la natura vessatoria della condizione. In particolare soffermiamoci sul comma 2 e sul comma 4 e 5. L'art. 34 al comma 2 statuisce che non possono essere considerati alla stregua di criteri per accertare la vessatorietà di una clausola sia l'adeguatezza del prezzo o corrispettivo che la determinazione dell'oggetto di un contratto a condizione che i predetti 2 elementi siano chiari e comprensibili. Che significa? Vuol dire che la mancanza di chiarezza e comprensione di prezzo e oggetto trasformano i due elementi in clausole vessatorie! Tuttavia non parliamo di 2 clausole qualsiasi ma di oggetto e corrispettivo i quali, essendo assolutamente indeteminabili, comportano la nullità dell'intero contratto. Questa circostanza rende ancora più misterioso il dettato del comma 2. Cosa avrà voluto dire in realtà il legislatore? La nostra interpretazione "dottrinale" sul comma 2: 1) le clausole di oggetto e corrispettivo che siano poco chiare e comprensibili potrebbero essere, in base al caso concreto, salvate ex comma 2 dell'art. 35 cod. cons., salvando in questo modo l'intero contratto; 2) nel caso in cui manchi la assoluta chiarezza e comprensibilità in capo all'oggetto ed al corrispettivo, l'intero contratto, secondo le regole generali del codice civile, verrebbe colpito da nullità. Non vediamo altra soluzione.
Proseguiamo con i commi 4 e 5. Per capire appieno il comma 4 ed il comma 5 li dobbiamo, alla fine, raccordare tra loro. In comma 4 esclude la vessatorietà di quella clausola che sia stata trattata dai contraenti. Se trattasi di "trattativa" si deve in primis indagare sulla volontà delle parti, provata, questa, anche attraverso il supporto che incorpora la stessa: un atto ex novo, unico, interamente personalizzato è già una prova di per se idonea. Parimenti, anche un modulo e/o prestampato che lascia spazio all'inserzione di clausole personalizzate va bene per la predetta prova.
Diverso è il caso prospettato dal comma 5 nel quale invece si presume che l'atto sia tal quale come presentato, non modificabile e quindi sottoscritto dal consumatore. In quest'ultimo caso, dovrà essere solo il professionista a provare che la clausola standard sia stata comunque oggetto di trattativa. Qui la differenza tra comma 4 e comma 5: il comma 4 lascia inalterato il principio dell'onere della prova in capo a ciascuno dei contraenti i quali dovranno provare rispettivamente: il consumatore, che invoca la vessatorietà, che la clausola non è stata contrattata, e il professionista che, viceversa, vuole escludere la vessatorietà, che è stata contrattata. Mentre il comma 5 appioppa la predetta prova solo al professionista, il quale, per escludere la vessatorietà dovrà dimostrare che il patto standard fu oggetto di accordo. Infine, vi sono clausole che, come vedremo (cfr. art. 36 cod. cons.), sono considerate vessatorie anche se contrattate.
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Art. 34 codice consumo

References: Articolo 34

Articolo 34
 art. 36

articolo 33
 articolo 35

Art. 34