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Timestamp: 2020-07-05 01:30:12+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1996 del 27/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1996 del 27/01/2011
Cassazione civile sez. III, 27/01/2011, (ud. 02/12/2010, dep. 27/01/2011), n.1996
Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –
difende unitamente all’avvocato REGINALDO LECCE, giusta procura in
avverso la sentenza n. 106/2009 del TRIBUNALE di LAMEZIA TERME del
12.1.09, depositata il 25/02/2009;
02/12/2010 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA;
1. L’Enel Distribuzione s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del 25 febbraio 2009, con la quale il Tribunale di Lamezia Terme ha dichiarato inammissibile l’appello da essa proposto avverso la sentenza parziale e quella definitiva, con le quali il Giudice di Pace di Nocera Terinese – investito da C. V. di una domanda di risarcimento danni nel limite della giurisdizione equitativa contro essa ricorrente, in relazione all’illegittimo impianto in un fondo di sua proprieta’ di un palo di sostegno per un elettrodotto ed alle sue conseguenze dannose, nonche’ della domanda riconvenzionale proposta dall’Enel, per ottenere l’accertamento dell’intervenuta usucapione della servitu’ di tenere i pali sul fondo o la costituzione coattiva del relativo diritto, con consequenziale richiesta di rimessione dell’intera controversia al tribunale, competente per materia sulla riconvenzionale – aveva, rispettivamente, dichiarato inammissibile e rimesso al tribunale la riconvenzionale e, in accoglimento della domanda principale, condannato l’Enel al pagamento a titolo risarcitorio di parte della somma richiesta.
L’intimato non ha resistito.
2. Essendo il ricorso soggetto alle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006 e prestandosi ad essere trattato con il procedimento di cui all’art. 380-bis c.p.c. nel testo anteriore alla L. n. 69 del 2009, e’ stata redatta relazione ai sensi di tale norma, che e’ stata notificata all’avvocato della ricorrente e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.
1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. sono state svolte le seguenti considerazioni:
“… 3. – Con l’unico motivo di ricorso si denuncia Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 339 c.p.c. (ante D.Lgs. n. 40 del 2006) in relazione all’art. 113 c.p.c., comma 2 nonche’ degli artt. 7, 36 e 40 c.p.c. Vizio di motivazione su fatto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5)”.
A conclusione della illustrazione del motivo, si prospetta il seguente quesito di diritto ai sensi dell’art. 366-bis c.p.c.: Dica la Ecc.ma Corte adita se, ai sensi dell’art. 339 c.p.c., nella formulazione ante D.Lgs. n. 40 del 2006, la sentenza del Giudice di Pace – che abbia pronunciato, secondo equita’, sulla domanda principale di risarcimento danni, rimettendo al Tribunale quella, proposta in via riconvenzionale, e connessa alla principale di risarcimenti) danni, rimettendo al Tribunale quella, proposta in via riconvenzionale, e connessa alla principale ex art. 36 e 40 c.p.c., per la declaratoria dell’acquisto per usucapione del diritto di servitu’ di elettrodotto – sia impugnabile con atto di appello o, invece, con ricorso per cassazione.
4. La Corte ha deciso ormai da tempo ricorsi simili proposti dall’Enel Distribuzione avverso sentenze motivate in modo analogo rispetto a quella qui impugnata e pronunciate dallo stesso tribunale lametino.
In particolare, si vedano, ormai fra tantissime, trattandosi di contenzioso seriale: Cass. (ordd.) nn. 7676, 7677, 7678, 7679, 7680, 7681, 7682, 7683, 7684, 7685, 7686 e 7687 del 2009. Sempre su questioni simili si vedano ancora: Cass. (ordd.) nn. 7671, 7672, 7673, 7674 e 7675 del 2009.
In tali decisioni (che sono state seguite da altre e si sono fatte carico del contrasto di soluzioni spesso presente sulla questione di diritto posta dal motivo nella giurisprudenza della Corte almeno fino ad una certa data) ed in particolare in Cass. n. 7676 del 2009 (alla cui motivazione si fa rinvio) sono stati affermati i seguenti principi di diritto:
a) quando in un giudizio dinanzi al giudice di pace avente ad oggetto una domanda soggetta come tale a regola di decisione secondo equita’ viene proposta una domanda riconvenzionale di competenza del tribunale, la regola di giudizio – indipendentemente dalla concreta soluzione che possa avere la questione della sussistenza o meno della connessione ai sensi dell’art. 36 c.p.c. – diventa quella secondo diritto, con la conseguenza che, nel regime anteriore all’attuale art. 339 c.p.c., la sentenza resa dal giudice di pace su entrambe le domande, cosi’ come la decisione parziale resa separatamente sulla riconvenzionale per negare la connessione, con (irrituale) declaratoria di inammissibilita’ per tale ragione o con (rituale) rimessione al tribunale della riconvenzionale, e la successiva sentenza definitiva sulla principale (anche quando non sia stata fatta riserva contro la parziale ed essa sia divenuta definitiva), sono da intendere pronunciate secondo diritto, con la conseguenza della appellabilita’;
b) tale conseguenza si puo’ escludere (in ossequio a Cass. sez. un. n. 13917 del 2006) solo nel caso in cui il giudice di pace abbia risolto espressamente la questione del modo della decisione pronunciandosi sul punto e affermando che la regola di decisione sulla domanda principale e’ quella secondo equita’: in questo caso il mezzo di impugnazione esperibile era il ricorso per cassazione;
c) quando dinanzi al giudice di pace sia proposta una domanda principale da decidersi secondo equita’ ed una riconvenzionale da decidersi secondo diritto di competenza dello stesso giudice di pace, indipendentemente dalla concreta ricorrenza della connessione, analogamente la decisione su entrambe le domande o quelle separate su di esse sono da intendere rese – salvo che ricorra per la principale l’ipotesi sub b) – sempre e comunque secondo diritto.
5. – In base ai suddetti principi ed alla motivazione delle citate sentenze (cui si fa rincio), il ricorso appare fondato, perche’ il Tribunale di Lamezia Terme avrebbe dovuto ritenere ammissibile l’appello. La sentenza impugnata sembra doversi cassare con rinvio al Tribunale, perche’ decida su entrambi gli appelli.
5.1. – Parte ricorrente va invitata a produrre l’avviso di ricevimento relativo alla notificazione avvenuta ai sensi della L. n. 53 del 1994.”.
2. Il Collegio previo rilievo che nella memoria parte ricorrente ha rilevato di avere depositato l’avviso di ricevimento con nota di deposito di “atti successivi” – condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione, alle quali nulla e’ necessario aggiungere.
Il ricorso e, dunque, accolto e la sentenza cassata con rinvio al Tribunale di Lamezia Terme, che decidera’ sugli appelli considerandoli ammissibili.
Al detto Tribunale e’ rimessa la decisione sulle spese del giudizio di cassazione.
LA CORTE accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del giudizio di cassazione al Tribunale di Lamezia Terme in persona di diverso magistrato addetto all’ufficio.
Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 2 dicembre 2010.
Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2011

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 339
 sentenza 
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 Cass. sez. 
 sentenza 
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