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Timestamp: 2019-07-16 21:36:27+00:00

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Corte di Cassazione - Unite sezioni Civili - sentenza n. 29345/2008
Trattamento economico dei medici specializzandi
In tema di trattamento economico dei medici specializzandi, l'importo della borsa di studio prevista dall'art. 6 del d.lgs. 8 agosto 1991, n. 257 non è soggetto ad incremento in relazione alla variazione del costo della vita per gli anni accademici dal 1998-1999 al 2001-2002, in applicazione di quanto disposto dall'art. 1, comma 33, della legge 2 dicembre 1995, n. 549 e dall'art. 22 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
Corte di Cassazione - Prima sezione Civile - sentenza n. 28819/2008
Nozione e responsabilità del Direttore Generale
Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 26975/2008
Il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge, i quali si dividono in due gruppi: le ipotesi in cui la risarcibilità è prevista in modo espresso (ad es., nel caso in cui il fatto illecito integri gli estremi di un reato); e quella in cui la risarcibilità del danno in esame, pur non essendo espressamente prevista da una norma di legge ad hoc, deve ammettersi sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c., per avere il fatto illecito vulnerato in modo grave un diritto della persona direttamente tutelato dalla Costituzione.
Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 26972/2008
Limiti risarcibilità al danno esistenziale
A seguito di un intervento chirurgico per ernia inguinale, il paziente subì la progressiva atrofizzazione del testicolo sinistro che gli venne successivamente asportato dopo inutili terapie antalgiche.
L'uomo chiamò in giudizio il medico e l'Azienda per il risarcimento dei danni anche esistenziali. La Corte di Cassazione, ritenendo sussistere dubbi sulla stessa configurabilità del cosiddetto danno esistenziale e sulla sua autonoma configurabilità, trattandosi di problematica complessa, caratterizzata da contrapposti orientamenti, la rimetteva dinanzi alle Sezioni Unite che in merito osservavano come siano palesemente non meritevoli dalla tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale.
Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 26681/2008
Entrate non decisive per l'Irap
Ai sensi dell'art. 2 del d.lgs. n. 446/1997, il conseguimento di ricavi di entità tale da escludere il contribuente dalla categoria dei lavoratori autonomi minori non costituisce presupposto dell'attività professionale autonomamente organizzata, che sussiste esclusivamente quando il contribuente sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; ovvero quando impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 25220/2008
Presupposti per ottenere il rimborso IRAP
La Sezione V della Corte di Cassazione ha contribuito a chiarire gli elementi che seppur presenti in uno studio medico non escludono il diritto al rimborso dell'IRAP versata in quanto fattori di produzione ritenuti trascurabili.
Il presupposto impositivo (valore aggiunto prodotto o VAP tassabile) esige un "contesto organizzativo autonomo" quale "struttura di supporto" (per esempio dipendenti, segretaria, collaboratori, studio personale attrezzato etc.) che - sia in grado di realizzare un "incremento potenziale" alla produttività propria della "auto organizzazione" del lavoro personale, restando invece esclusi dal raggio di azione dell'IRAP quei fattori di produzione trascurabili e marginali che - secondo il comune sentire - appaiono incapaci di fornire un effettivo "quid pluris" al lavoratore autonomo - quali libri, cellulare - fax, mezzo personale di trasporto, computer, abitazione - studio etc.
Corte di Cassazione - Sezione civile - sentenza n. 38753/2008
Legittimo protestare contro la p.a.
Più potere ai cittadini che si accorgono di “gestioni scorrette” da parte delle società concessionarie di un servizio pubblico. Infatti possono spedire missive all'amministrazione denunciando, con critiche “aspre e vibranti”, delle irregolarità oltre a poter accedere agli atti amministrativi per un controllo diretto.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 25154/2008
Intempestive e imprudenti dimissioni del paziente
Nel caso di specie si verificava la circostanza per cui il decesso paziente si verificava appena trenta ore dopo la sua dimissione dalla casa di cura. La condotta eventualmente colposa di quanti autorizzavano le dimissioni deve necessariamente essere oggetto di esame approfondito.
Il relativo documento attestava infatti la sola “trasferibilità", prevedendo una terapia che nozioni di comune esperienza inducono a ritenere difficilmente praticabile in ambiente diverso da una struttura sanitaria.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 24791/2008
Responsabilità da contatto per l'accettazione del paziente
La Corte di Cassazione ha ribadito il proprio orientamento, secondo cui: "l'accettazione del paziente in una struttura (pubblica o privata) deputata a fornire assistenza sanitaria - ospedaliera, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto di prestazione d'opera atipico di spedalità, laddove la responsabilità del medico dipendente dell'ente ospedaliero verso il paziente è fondata sul contatto sociale instaurantesi tra quest'ultimo ed il medico chiamato ad adempiere nei suoi confronti la prestazione dal medesimo convenuta con la struttura sanitaria, che è fonte di un rapporto il quale quanto al contenuto si modella su quella del contratto d'opera professionale, in base al quale il medico è tenuto all'esercizio della propria attività nell'ambito dell'ente con il quale il paziente ha stipulato il contratto, ad essa ricollegando obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi emersi o esposti a pericolo in occasione del detto "contatto" e in ragione della prestazione medica conseguentemente da eseguirsi".
Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 24712/2008
Diritto alla indennità sostitutitva delle ferie
Non può ritenersi che il diritto alla indennità sostitutiva delle ferie sorga ogni anno. Infatti, alla stregua dell'art. 21, comma 8 del CCNL le ferie sono fruite nel corso di ciascun anno solare, e la disposizione attiene al loro effettivo godimento, mentre diversa è la previsione per il diritto alla indennità sostituiva, dal momento che la prima parte del suddetto comma 8 dispone che le ferie sono un diritto irrinunciabile e non sono monetizzabili, salvo quanto previsto al comma 13, il quale dispone che, all'atto della cessazione del rapporto, in caso di mancato godimento per motivi indipendenti dalla volontà del dirigente, l'Azienda procede al pagamento sostitutivo.
Le ferie dunque non sono monetizzabili nel corso del rapporto di lavoro, stante la irrinunciabilità del diritto alla effettiva fruizione, onde il diritto alla indennità sostitutiva non può che sorgere alla fine del rapporto.
Mentre non può legittimamente affermarsi che - per il diritto alla monetizzazione - non sarebbe sufficiente il provvedimento finale, con cui, al termine del rapporto si nega il diritto all'effettivo godimento delle ferie per esigenze di servizio, ma sarebbe necessario ripercorrere la situazione di tutti gli anni precedenti, talvolta anche remoti, per accertare se per ciascuno di essi le ferie avrebbero potuto essere usufruite e non lo furono per esclusiva determinazione dell'interessato. Una clausola siffatta non può essere interpretata in tal senso poiché si richiederebbe al dirigente medico un'indagine farraginosa e complicata, imponendogli di ripercorrere vicende lontane nel tempo.
Corte di Cassazione - Sezione Civile - sentenza n. 23309/2008
Rimborso IRAP per il medico di base
Illegittimo è il diniego opposto dalla Agenzia delle Entrate alla richiesta di rimborso Irap proveniente dal medico generico.
L'lRAP coinvolge una capacità produttiva "impersonale ed aggiuntiva" rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale) e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto derivante da una struttura organizzativa "esterna", cioè di un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know-how del professionista (lavoro dei collaboratori e dipendenti, dal numero e grado di sofisticazione dei supporti tecnici e logistici, dalle prestazioni di terzi, da forme di finanziamento diretto ed indiretto etc.).
È il surplus di attività agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva ed integra il professionista nelle incombenze ordinarie ad essere interessato dall'imposizione che colpisce l'incremento potenziale, o quid pluris, realizzabile rispetto alla produttività auto organizzata del solo lavoro personale.
Corte di Cassazione - Sezione Civile - sentenza n. 23846/2008
Diagnosi in ritardo risarcibile
Integra l'esistenza di un danno risarcibile alla persona l'omissione della diagnosi di un processo morboso terminale quando determina la tardiva esecuzione di un intervento chirurgico che normalmente sia da praticare per evitare che l'esito definitivo della malattia si verifichi anzitempo e risulti per effetto del ritardo. Di conseguenza c'è danno quando la paziente ha perso la "chance" di avere una "migliore qualità di vita, e di vivere alcune settimane o alcuni mesi di più rispetto a quelli poi vissuti".
Scarica i testi dell'articolo del Sole-24ore
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 23851/2008
Trasporto e incidente in ambulanza
La giurisprudenza in materia di danno afferma al trasportato che - qualora la messa in circolazione dell'autoveicolo in condizioni di insicurezza, sia ricollegabile all'azione o omissione non solo del trasportato, ma anche del conducente - fra costoro si forma il consenso alla circolazione medesima con consapevole partecipazione di ciascuno alla condotta colposa dell'altro ed accettazione dei relativi rischi.
Questa ricostruzione, che pure evidenzia come non sia concepibile un consenso preventivo del trasportato alla possibile lesione derivante dalla circolazione in condizioni di insicurezza trattandosi di rinuncia a un diritto indisponibile, non è applicabile comunque, se non parzialmente, al caso di trasporto di un paziente in ambulanza. È proprio la ipotesi della formazione del consenso alla circolazione in condizioni di insicurezza, con la consapevole partecipazione di ciascuno alla condotta colposa dell'altro e l'accettazione dei relativi rischi che risulta, a giudizio della Suprema Corte, incompatibile con il trasporto in autoambulanza di un infermo.
Vi è da considerare infatti che il personale addetto all'ambulanza esercita un servizio non meramente di trasporto ma di assistenza sanitaria, servizi che sono funzionalmente inscindibili, e ha l'obbligo di provvedere a che il trasporto si compia preservando le condizioni di salute del trasportato. Il personale è quindi responsabile della messa in circolazione del veicolo in condizioni di sicurezza in base al titolo contrattuale che ha per oggetto il trasporto sanitario e non in base al precetto generale della responsabilità civile extracontrattuale. Questo evidente discrimine fra le due situazioni deve portare a ritenere che il responsabile dell'autoambulanza è tenuto, al fine di adempiere alla sua obbligazione contrattuale, a spiegare la ragione e ad imporre al trasportato l'adozione delle misure di sicurezza necessarie alla sua incolumità durante il trasporto.
Diventa così inconcepibile un accordo del personale sanitario e dell'infermo trasportato alla non adozione delle necessarie misure di sicurezza.
Corte di Cassazione - sentenza n. 23676/2008
Il rifiuto di curarsi è valido solo quando il paziente lo ha espresso dopo essere stato informato dei rischi che corre se non si sottopone alla terapia. Esso è inoltre valido solo se il paziente aveva con sè un documento dettagliato nel quale viene specificato tale rifiuto in situazione di emergenza.
Corte di Cassazione - Sezione Civile - sentenza n. 23068/2008
I medici convenzionati con il SSN non pagano l'Irap
I medici convenzionati con il servizio sanitario nazionale non pagano l'Irap a meno che non hanno uno studio ben attrezzato e con dipendenti.
In tema di Irap l'esistenza di un'autonoma organizzazione, che costituisce il presupposto per l'assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti e professioni indicati dall'art. 49 comma 1, del d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917, non dev'essere intesa in senso soggettivo, come auto organizzazione creata e gestita dal professionisdta senza vincoli di subordinazione, bensì in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno al medico distinto da lui, frutto dell'organizzazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui.
Corte di Cassazione - ordinanza n. 18472/2008
Possibilità di rimborso IRAP
Confermata la sentenza della commissione tributaria regionale che non ha ritenuto assoggettabile ad I.R.A.P. il professionista - medico convenzionato del SSN - in quanto, incontestato l'accertamento di fatto riguardante l'ausilio dei soli strumenti necessari all'espletamento della professione, la presenza di una sola dipendente anche part-time addetta alla porta ed alla pulizia dello studio non sembra possa costituire di per sè un elemento tale da concretizzare il presupposto di autonoma organizzazione previsto, dalla normativa I.R.A.P., per l'assoggettamento all'imposta.
Scarica il testo dell' ordinanza
Corte di Cassazione - Sezione Civile - sentenza n. 13992/2008
Anti-assenteismo. Visite fiscali: gratuità per il datore di lavoro
La sentenza si inserisce nel quadro del cd. processo “anti-assenteismo”. Viene condannato un Istituto tecnico a risarcire l'Asl per le visite effettuate. I giudici hanno riconosciuto che l'attività di controllo medico-legale rientra fra le competenze istituzionali delle Usl in ragione della legge 833/1978, aggiungendo però che “da tale competenza non può discendere automaticamente il principio della gratuità della prestazione in esame”. La visita fiscale piuttosto che tutelare il diritto alla salute del dipendente, serve al datore di lavoro.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 13589 /2008
Il "no" dei giudici alla cura Di Bella
Con la sentenza 13589 la Cassazione fa tramontare definitivamente le speranze di tanti malati di cancro che si erano affidati alla cura alternativa “Di bella”.In questo caso infatti la validità terapeutica di una cura non è accertata in maniera chiara e condivisa fondandosi su solide basi scientifiche puntare “la base fondamentale della decisione in esame è in effetti costituita dal generale convincimento, ormai radicato nella comunità scientifica e presso operatori sanitari, in merito all'assoluta inefficacia della terapia Di Bella”.
Corte di cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 7734/2008
Rimborso IRAP ed onere della prova in giudizio
Con riguardo alla sussistenza del presupposto impositivo, è necessaria la presenza di una organizzazione, riscontrabile ogni qualvolta il professionista si avvalga, in modo non occasionale, di lavoro altrui, o impieghi beni strumentali eccedenti, per quantità o valore, il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l'esercizio dell'attività, costituendo indice di tale eccedenza, fra l'altro, l'avvenuta deduzione dei relativi costi ai fini dell'Irpef o dell'Iva, ed incombendo al contribuente che agisce per il rimborso dell'imposta, indebitamente versata, l'onere di provare l'assenza delle predette condizioni; sulla provenienza del reddito prodotto (in particolare se il reddito deriva da lavoro autonomo o da lavoro di impresa) e' onere dell'Agenzia delle Entrate sollevare la relativa eccezione.
Corte di Cassazione - sentenza n. 8740/2008
Non può dirsi mobbizzato il capo reparto di un ufficio ubblico che viene sostituito da un neo assunto.
Non si ha demansionamento o mobbing nell'ipotesi in cui il dipendente di un pubblico ufficio venga sostituito da un neo-assunto, qualora mantenga incarichi congrui con la propria qualifica ed inquadramento, anche se di fatto non si trovi più al vertice del settore. L'art. 52 del D.lgs. 165/2001, a differenza dell'art. 2103 c.c., infatti, impone nei confronti del prestatore di lavoro il mantenimento delle mansioni per le quali è stato assunto o di quelle considerate equivalenti nell'ambito della classificazione professionale prevista dai contratti collettivi, senza dare rilievo a quelle in concreto svolte.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 5846/2007
Il chirurgo paga i danni psicologici
Risponde di danni morali il chirurgo che interviene su un paziente in modo invasivo creandogli un danno alla vita di relazione e alla serenità psicologica.
Corte di Cassazione - sentenza n. 6427/2008
Borse di studio: risarcimento per perdita di chances
Una volta superata l'eccezione di prescrizione del diritto degli specializzandi sollevata dalla controparte, la Corte di Cassazione ha osservato che la circostanza, acclarata, che i medici avessero frequentato le scuole di specializzazione nel periodo di ritardata attuazione della direttiva, così come di fatto erano allora organizzate, lascia presumere, che essi le avrebbero frequentate anche nel diverso regime conforme alle prescrizioni comunitarie. Quindi, il danno ad essi derivato dalla mancata attuazione del diritto comunitario è consistito nella perdita di una possibilità della quale essi avrebbero presumibilmente approfittato, ossia in sostanza un danno da perdita di chances.
Corte di Cassazione - sentenza n. 6211/2008
L'infortunio in itinere del medico motociclista
L'indennizzabilità dell'infortunio "in itinere" occorso con l'utilizzo di mezzo privato rimane condizionata alla "necessità" di tale uso, necessità che può essere riferita sia alla maggiore difficoltà di raggiungere il posto di lavoro mediante mezzi pubblici, sia ad esigenze di tutela della vita familiare del soggetto.In tema di infortunio "in itinere", si ritiene che non possono farsi rientrare nel rischio coperto dalle garanzie previste dalla normativa sugli infortuni sul lavoro situazioni che senza rivestire il carattere della necessità - perché volte a conciliare in un'ottica di bilanciamento di interessi le esigenze del lavoro con quelle familiari proprie del lavoratore - rispondano, invece, ad aspettative che, seppure legittime, non assumono uno spessore sociale tale da giustificare un intervento a carattere solidaristico a carico della collettività.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 5282/2008
Difetto di cure mediche e morte di un soggetto psicotico
In alcun modo i genitori di un malato possono essere indennizzati meno di quelli che abbiano subito la perdita di un figlio sano e ciò in quanto gravi affezioni e preoccupanti patologie di un figlio intensificano, piuttosto che diminuire, il legame emozionale con il genitore, quasi che l'intensificazione di un sentimento di amore possa in qualche misura compensare la gravità della sintomatologia accusata dal figlio stesso: e la prova presuntiva di tale, intensificata relazione affettiva può legittimamente desumersi, proprio dalla quantità e qualità di cure prodigate all'infermo.
Corte di Cassazione - Terza Sezione - sentenza n. 3283/2008
Riconosciuto il diritto dei medici specializzandi, ma resta il limite della prescrizione
1 - L' essere stati gli studenti privati della possibilità di godere dei benefici previsti dalle puntuali e precise disposizioni sovranazionali non può che essere immediatamente e direttamente correlato alla mancata tempestiva attuazione delle stesse a livello interno, con la conseguenza che il danno subito dai discenti poi specializzati comunque costituisce una conseguenza immediata e diretta dell'illecito integrato dalla violazione, da parte dello Stato italiano, degli obblighi derivanti dal Trattato.
2 - La Suprema Corte ha sostanzialmente confermato il suo precedente orientamento [Sent. n. 7630/2003] rinviando al Giudice d'Appello per la quantificazione del danno in favore dei medici specializzati. Tuttavia, allo stato, permane il limite derivante dalla eventuale prescrizione dei diritti risarcitori, che la controparte può sollevare in assenza di precedenti tempestivi atti interruttivi. La vicenda in rassegna, proprio perché nata già nel 1996, difficilmente si prestava a detta contestazione.
Corte di Cassazione - sentenza n. 577/2008
Onere semplificato per il paziente che chiede i danni
Diventa più agevole provare la colpa medica. E nello stesso tempo si allungano i termini di prescrizione del diritto al risarcimento del danno. In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell'onere probatorio, l'attore paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto e l'aggravamento della patologia o l'insorgenza di un'affezione e allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato. Competerà al debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato o che, pur esistendo, esso non è eziologicamente rilevante. Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre dal momento in cui viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l'ordinaria oggettiva diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche.

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