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Timestamp: 2020-07-12 02:28:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3086 del 06/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3086 del 06/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/02/2017, (ud. 15/12/2016, dep.06/02/2017), n. 3086
sul ricorso per regolamento di competenza 8869-2016 proposto da:
A.A., A.S., elettivamente domiciliati in ROMA,
e difesi dagli avvocati FRANCO BONARDO, CORRADO GUARNIERI, giusta
pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F. STACCI 38,
presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO TUDOR, che lo rappresenta
e difende giusta procura in calce alla memoria difensiva;
H2H FACILITY SOLUTIONS SPA, in persona del legale rappresentante pro
tempore, e MANUTENCOOP FACILITY MANAGEMENT SPA, in persona del
legale pro tempore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA G.G.
BELLI 39, presso lo studio dell’avvocato FELICE LAUDADIO, che le
rappresenta e difende unitamente agli avvocati NICOLA SCOPSI, SABINO
LAUDADIO, giuste procure in calce alla memoria difensiva;
GIACALONE, chiede che codesta Suprema Corte, in Camera di consiglio,
dichiari inammissibile il ricorso ed emetta le pronunzie conseguenti
per legge; avverso il provvedimento del TRIBUNALE di TORINO del
08/03/2016, depositata il 08/03/2016;
1.1 Il Tribunale di Torino, in esito a riassunzione successiva all’interruzione conseguente al fallimento della (OMISSIS) s.r.l., ha riunito i ricorsi proposti da A.A. e S. nei confronti della (OMISSIS) s.r.l. oltre che della Manutencoop Facility Managment s.p.a. e della Telecom Italia s.p.a., rispettivamente committente e sub committente solidalmente responsabili, ed autorizzata la chiamata in causa della Manutencoop Private Solutions s.p.a. chiesta da Telecom Italia s.p.a. – anche sull’eccezione proposta dalla società chiamata in causa (H2H Facility Solutions nuova denominazione della Manutencoop Private Solutions s.p.a.) – ha poi dichiarato la propria incompetenza territoriale rimettendo le parti davanti al Tribunale di Roma, nel cui circondario ha sede la società (OMISSIS) s.r.l., datrice di lavoro dei ricorrenti.
1.2. Il Tribunale ha rilevato che:
a) non vi era prova che la società datrice avesse una sede o anche una dipendenza nel circondario del Tribunale di Torino e che tale non poteva essere considerata la sede del committente Telecom dove i lavoratori si limitavano a prestare la loro attività;
b) era onere dei ricorrenti dimostrare che i contratti erano stati sottoscritti a Torino e che tale prova non era stata offerta;
c) la prova articolata dai ricorrenti – per dimostrare che la Manutencoop Facility Managment s.p.a. avesse una sede operativa di gestione e coordinamento dell’attività aziendale con oltre 400 operai addetti agli appalti nel Comune di Torino – era tardiva oltre che irrilevante atteso che la dipendenza aziendale da prendere in considerazione ai sensi dell’art. 413 c.p.c., era quella del datore di lavoro (OMISSIS) s.r.l. e non quella degli appaltatori presso cui la prestazione era eseguita;
d) le società convenute, estranee al rapporto di lavoro tra la (OMISSIS) ed i ricorrenti, non erano onerate della prova del luogo di conclusione del contratto e comunque nessuna di esse aveva sede nel circondario di Torino.
2.1. Propongono regolamento di competenza i lavoratori esponendo che:
a) l’eccezione non era stata correttamente formulata dalle due società convenute che, indicati alcuni dei fori alternativi (quanto alla sede delle società), si erano poi limitate a contestare l’esistenza di una prova del foro di conclusione del contratto senza indicare quale sarebbe stato il luogo perfezionamento dello stesso. (artt. 18, 19, 20 e 33 c.p.c.);
b) era comunque infondata posto che era onere della parte che eccepiva l’incompetenza in relazione al luogo di conclusione del contratto allegare e dimostrare dove lo stesso era stato concluso;
c) il Tribunale si era già dichiarato implicitamente competente avendo disposto, su richiesta della Telecom s.p.a., la chiamata in causa della società appaltatrice Manutencoop Private Sector Solution s.p.a.;
d) erroneamente era stata disattesa la richiesta di sommarie informazioni ex art. 38 c.p.c., avanzata dai ricorrenti per dimostrare il luogo di stipulazione del contratto di lavoro;
e) erroneamente il Tribunale di Torino avrebbe individuato, tra i possibili fori alternativi ((OMISSIS) per la (OMISSIS) e (OMISSIS) per le società appaltatrici di cui si assumeva la responsabilità solidale) quello, meno agevole per i ricorrenti, del Tribunale di Roma.
2.2. Concludono quindi chiedendo che questa Corte accerti e dichiari inammissibile o comunque infondata l’eccezione di incompetenza proposta e confermi quindi la competenza del Tribunale di Torino. In via subordinata, poi, hanno chiesto la rimessione degli atti al Tribunale di Torino perchè provveda all’assunzione di sommarie informazioni ex art. 38 c.p.c., ovvero, in ulteriore subordine, perchè dichiari competente, in luogo di quello di Roma, il Tribunale di Cuneo, Padova, Milano o Bologna.
2.3. La Manutencoop Facility Managment s.p.a. e la H2H Facility Solutions s.p.a. resistono al ricorso ed insistono per la conferma della competenza accertata. Evidenziano le resistenti che l’eccezione di incompetenza era stata sollevata dall’obbligato in solido D.Lgs. n. 276 del 2003, ex art. 29, che non era onerato della prova del forum contractus gravando la stessa sui ricorrenti. Quanto alla esistenza di una decisione implicita sulla competenza, sostengono le resistenti che la circostanza che l’eccezione fosse stata sollevata dalle parti e non d’ufficio dal giudice escludeva che fosse maturata alcuna decadenza. Nessuna violazione sarebbe ravvisabile nella scelta del Tribunale di decidere sulla competenza allo stato degli atti e senza acquisire sommarie informazioni. Inammissibile infine la richiesta di individuare la competenza nei fori alternativi di (OMISSIS) mai prima indicati e comunque da escludersi stante che nè MFM nè Telecom erano qualificabili come datori di lavoro dei ricorrenti.
2.4. Telecom Italia s.p.a., nel costituirsi, ha escluso che vi fosse stata una pronuncia implicita sulla competenza evidenziando che non vi era stata alcuna decisione attinente il merito ma era stata solo disposta l’integrazione del contraddittorio richiesta. Ha poi sottolineato che il Tribunale non era tenuto ad assumere informazioni dovendo decidere sulla competenza allo stato degli atti. Quanto ai fori alternativi ha osservato che i lavoratori non avevano mai dedotto di essere stati adibiti a sedi secondarie (in (OMISSIS) o a (OMISSIS)) e che, ai fini della definizione della competenza ai sensi dell’art. 413 c.p.c., non rilevavano le sedi delle società litisconsorti.
3.1. Tanto premesso ritiene in primo luogo il Collegio che il Tribunale quando ha dichiarato la propria incompetenza territoriale non avesse già “pronunciato”, seppur implicitamente, sulla questione adottando provvedimenti incompatibile con tale declaratoria.
3.2. Per quanto, infatti, il processo sia costruito per addivenire ad una soluzione sollecita delle questioni preliminari volte alla definizione dell’autorità giudiziaria competente a decidere la controversia (di tal che il mancato tempestivo rilievo dell’eccezione radica la competenza nel giudice adito, senza che successivamente tale vizio originario possa essere fatto valere) e sebbene l’adozione di provvedimenti istruttori comporti una dichiarazione implicita sulla competenza territoriale (cfr. Cass. nn. 16593 e 24182 del 2014), tuttavia, ove, come nel caso in esame, il giudice si sia limitato a svolgere gli adempimenti previsti dall’art. 420 c.p.c., commi 1, 2 e 3 (protrattisi per più udienze: prima a causa della necessità di disporre l’interruzione e poi per consentire di svolgere il contraddittorio tra tutte le parti, ivi compresa la società appaltatrice chiamata in causa su richiesta di una delle convenute) e perfezionatisi con il tentativo di conciliazione (eseguito una volta verificata l’integrità del contraddittorio) si deve escludere che il Tribunale abbia inteso, seppur implicitamente, accertare la propria competenza territoriale rigettando l’eccezione ritualmente sollevata nella memoria di costituzione dalla convenuta Manutencoop Facility Managment s.p.a. oltre che dalla chiamata in causa H2H Facility Solutions (tale la nuova denominazione della società Manutencoop Private Solutions s.p.a.).
3.3. Nelle tre udienze infatti il Tribunale ha prima doverosamente dichiarato interrotto ai sensi dell’art. 299 c.p.c., il processo per essere fallita una delle società convenute. Quindi ha svolto gli adempimenti necessari ad assicurare un contraddittorio integro tra tutte le parti coinvolte nel processo e, solo in esito alla corretta costituzione delle parti (nella terza udienza fissata sempre ai sensi dell’art. 420 c.p.c.) ha proceduto al tentativo di conciliazione e quindi sulle conclusioni delle parti si è pronunciato sull’eccezione di incompetenza territoriale accogliendola. Si tratta di adempimenti necessari che mantengono la loro efficacia anche in sede di riassunzione davanti al giudice territorialmente competente e non si pongono pertanto in contrasto con il principio costituzionale di ragionevole durata del processo. Per tale profilo dunque le censure formulate nel ricorso sono destituite di fondamento.
3.4. Passando all’esame delle altre questioni sollevate con il regolamento si osserva in primo luogo che, dissentendo dalle
conclusioni del Procuratore Generale, deve rammentarsi che correttamente si è attivato, per censurare la decisione del Tribunale lo strumento del regolamento di competenza atteso che nel regime dell’art. 38 c.p.c., novellato dalla L. n. 353 del 1990, art. 4 – nel quale tutte le questioni sulla competenza devono essere introdotte nel processo, sia tramite eccezione di parte che d’ufficio, entro tempi stabiliti – la decisione del giudice di merito che abbia statuito solo sulla competenza deve essere impugnata esclusivamente con il regolamento necessario di competenza (cfr. Cass. s.u. n. 21858 del 2007 ed altre successive conformi tra cui recentemente Cass. n. 16359 del 2015).
3.5. Del pari infondata la censura con la quale ci si duole della mancata dichiarazione di inammissibilità dell’eccezione in ragione della sua incompletezza. Ed infatti i convenuti hanno esattamente indicato tutti i possibili fori alternativi rispetto a quello di Torino che, nell’assunto dei ricorrenti, era quello dove a cagione della conclusione del contratto in quella città si era radicato il contraddittorio. Correttamente il Tribunale ha ritenuto che fosse onere dei ricorrenti, che non vi avevano adempiuto, dimostrare che il foro prescelto era corretto allegando e provando il luogo di conclusione del contratto.
3.6. Quanto alla denunciata mancata assunzione di informazioni ai sensi dell’art. 38 c.p.c., è appena il caso di rilevare che come rilevato dal Tribunale era onere dei ricorrenti, che neppure hanno reso l’interrogatorio libero, allegare e dimostrare che il contratto era stato concluso a Torino e che, secondo l’insegnamento di questa Corte, “il giudice del merito chiamato a risolvere una questione di competenza, non può utilizzare prove costituende, ma soltanto prove precostituite,
ossia entrate in causa “senza un’apposita istruzione”, secondo la regola stabilita dall’art. 14 c.p.c., con la conseguenza che, in ipotesi di controversia assoggettata al rito del lavoro, il ricorrente non può fornire la prova delle conclusioni del contratto di lavoro in luogo diverso da quello della sede aziendale a mezzo di testimoni” (cfr. Cass. nn. 6218 del 2003, 5125 del 2007, 21230 del 2013).
3.7. La censura formulata nell’ultimo motivo è, invece, fondata con riguardo ad uno dei due rilievi formulati.
Premesso infatti che i ricorrenti non hanno mai neppure allegato di essere stati addetti a sedi secondarie della società datrice ((OMISSIS) e (OMISSIS)), di tal che correttamente il Tribunale non le ha prese in considerazione, invece è errata la decisione laddove non ha tenuto conto del fatto che la domanda era stata proposta oltre che nei confronti della società appaltatrice del servizio (la datrice (OMISSIS)) anche nei riguardi delle committenti ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29.
E’ pacifico in fatto che i ricorrenti hanno prestato la loro attività nelle sedi delle committenti rientrati nel distretto del Tribunale di Torino.
Va allora rammentato che secondo il costante l’insegnamento di questa Corte il lavoratore che agisca contro l’appaltatore e il committente, facendo valere nei confronti di quest’ultimo la responsabilità solidale con il primo ai sensi del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 29, comma 2, può adire il giudice del luogo ove si trova la dipendenza aziendale a cui è addetto anche per la domanda proposta nei confronti del committente, dovendosi ritenere che tra questa e quella proposta nei confronti dell’appaltatore ricorra una particolare connessione, che, in analogia con le ipotesi più intense di connessione ex art. 31 c.p.c. e segg., consente di instaurare, anche in deroga ai fori speciali inderogabili di cui all’art. 413 c.p.c., un unico giudizio davanti al giudice territorialmente competente per l’una o l’altra delle cause connesse (cfr. Cass. n. 18384 del 2013 e più recentemente n. 326 del 2016).
Ne segue che sotto tale profilo il ricorso deve essere accolto e deve essere dichiarata la competenza del tribunale di Torino, giudice del lavoro, davanti al quale la controversia sarà riassunta nei termini di legge ed al quale è rimessa la regolazione delle spese del presente regolamento.
La Corte, accoglie il ricorso e dichiara la competenza del Tribunale di Torino giudice del lavoro cui rimette la regolazione delle spese del presente regolamento.

References: Sentenza 
 art. 38
 art. 38
 art. 29
 Cass. 
 art. 4
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 29
 art. 29
 art. 31
 Cass.