Source: https://www.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25078-del-23-10-2017
Timestamp: 2018-08-15 01:16:33+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25078 del 23/10/2017 – La Legge per tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25078 del 23/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/10/2017, (ud. 03/07/2017, dep.23/10/2017), n. 25078
sul ricorso 27142-2015 proposto da:
S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli avvocati
EMILIANO FERRONE, FRANCESCO RUBINO;
PREFETTURA di MODENA, QUESTURA di MODENA;
avverso l’ordinanza n. 545/2014 del GIUDICE DI PACE di MODENA,
depositata il 21/10/2015;
partecipata del 03/07/2017 dal Consigliere Dott. MARIA ACIERNO.
Con ordinanza n. 545/2025 il Giudice di Pace di Modena ha respinto l’opposizione proposta da S.A., cittadino straniero, avverso il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti dal Prefetto di Modena in data 24/04/2015 ai sensi dell’art. 13, comma 2, lett. b. Ha rilevato il Giudice di Pace che il ricorrente ha riportato condanne ostative al rilascio del permesso di soggiorno, non risulta essersi inserito nel tessuto sociale, non risulta avere stabile dimora o attività lavorativa; non risulta, infine, che egli conviva con la propria famiglia, residente in Italia.
Avverso suddetta pronuncia ricorre per cassazione il cittadino straniero, sulla base di due motivi.
Non svolge difese l’Amministrazione intimata.
Con il primo motivo viene lamentata l’omessa e insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia, in quanto il rinnovo del permesso di soggiorno era stato richiesto in data 12/06/2006 e pertanto anteriormente al termine di sessanta giorni previsto dall’art. 13, comma 2, lett. b, il cui superamento giustificherebbe l’espulsione.
Con il secondo motivo viene lamentata la violazione del D.L. n. 159 del 2011, art. 1 in quanto il Giudice di Pace non ha assunto alcuna posizione in ordine alla contestata appartenenza dello straniero a una delle categorie elencate nella suddetta norma, mancando altresì di giustificare in maniera rigorosa il giudizio di pericolosità sociale.
Il primo motivo è inammissibile, innanzitutto perchè dedotto come vizio di omessa e insufficiente motivazione, e pertanto al di fuori della formulazione attuale dell’art. 360 c.p.c., n. 5, come modificato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 convertito in L. n. 134 del 2012; in secondo luogo, perchè generico e carente di autosufficienza, non indicando specificatamente i documenti su cui la censura si fonda nè se siano stati prodotti in questa sede.
Il secondo motivo è parimenti inammissibile, in quanto censura in maniera del tutto generica la ratio decidendi relativa alla pericolosità sociale e all’appartenenza alle categorie di cui al D.L. n. 159 del 2011, art. 1. Il motivo viola pertanto la prescrizione di specificità dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, che esige l’illustrazione del motivo, con esposizione degli argomenti invocati a sostegno della decisione assunta con la sentenza impugnata e l’analitica precisazione delle considerazioni che, in relazione al motivo come espressamente indicato nella rubrica, giustificano la cassazione della sentenza (Cass. 22 settembre 2014, n. 19959; Cass. 19 agosto 2009, n. 18421; Cass. 3 luglio 2008, n. 18202). In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Non vi è luogo a pronuncia sulle spese in considerazione della mancata attività difensiva della parte intimata.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 luglio 2017.
Depositato in Cancelleria il 23 ottobre 2017

References: Sentenza 
 art. 1
 art. 54
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.