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Timestamp: 2020-07-14 15:49:50+00:00

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Art. 82 codice penale - Offesa di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta - Brocardi.it
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Articolo 82 Codice penale
Offesa di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta
Dispositivo dell'art. 82 Codice penale
Quando, per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta(1), il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere(2), salve, per quanto riguarda le circostanze aggravanti e attenuanti, le disposizioni dell'articolo 60(3).
Qualora, oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l'offesa era diretta(4)(5), il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà.
(1) La norma disciplina il cd aberratio ictus, ovvero le ipotesi in cui l'agente offende, per errore nei mezzi di esecuzione o per errore dovuto ad altra causa, persona diversa da quella voluta. La punibilità è qui espressa a titolo di dolo, che deve essere accertato con riferimento alla persona nei cui confronti l'offesa era diretta e non a quella cui la stessa è stata cagionata.
Sussistono due tipologie di questa forma di reato aberrante: monolesiva e bi-plurilesiva. Tale comma si occupa della prima tipologia, in cui, quindi, l'agente risponde di un unico reato, per la violazione più grave in cui viene assorbito il reato meno grave. Si pensi al caso in cui un soggetto spara a uno ma colpisce, uccidendolo, un terzo, che si trova vicino alla vittima designata, risponderà di omicidio in danno di questi nella cui previsione rimane assorbito il tentato omicidio.
(2) Ovviamente l'ordinamento reputa irrilevante quale soggetto l'agente volesse offendere, considerando allo stesso modo i titolari specifici del bene giuridico di volta in volta tutelato (es.: la vita umana nel delitto di omicidio).
(3) Il rimando all'art. 60, il quale disciplina il regime delle circostanze in caso di errore sulla persona dell'offeso, si spiega in quanto il reato aberrante si basa su un errore, che, nello specifico, incide sulla mera esecuzione del fatto costituente reato. Quindi, se ne ricorrono i presupposti, l'agente ha in questi casi titolo per vedersi addebitate le circostanze del caso.
(4) Tale comma tratta, invece, la c.d. aberratio ictus bi- o plurilesiva, la quale si caratterizza in quanto l'agente offende, oltre alla vittima designata, anche a una o più persone. In merito però si devono distinguere tre ipotesi differenti: 1) l'offesa viene arrecata alla vittima designata ed a persona diversa; 2) l'offesa viene arrecata alla vittima designata ed a due o più persone diverse; 3) l'offesa viene arrecata a due o più persone diverse senza la vittima designata.
Solo la prima ipotesi rientra appieno nella previsione del comma in esame, le altre due sono indirettamente a questo ricondotte dalla dottrina. , anche se si registrano orientamenti contrastanti. Nello specifico, per quanto attiene al secondo punto, alcuni autori ritengono che l'agente deve rispondere a titolo di aberratio per l'offesa alla vittima designata e quella meno grave arrecata alle ulteriori vittime,a titolo di colpa per gli altri reati secondo le regole del concorso di reati. Relativamente all'ultima ipotesi, alcuni ritengono che uno degli eventi, nello specifico il meno grave, andrebbe attribuito a titolo di dolo, secondo i principi dell'aberratio, mentre l'ulteriore potrebbe essere addebitato a titolo di colpa secondo le regole del concorso di reati.
(5) Per quanto riguarda il profilo della punibilità, il soggetto qui risponde a titolo di dolo dell'evento voluto nei confronti della vittima designata e a titolo di responsabilità oggettiva (art. 43 3) dell'evento ulteriore non voluto nei confronti delle persone offese per errore.
La dottrina si è poi dibattuta anche in merito alla natura giuridica di tale fattispecie di reato aberrante. Secondo alcuni si tratterebbe di un reato unico, in quanto proprio l'ulteriore evento attribuito a titolo di responsabilità oggettiva non potrebbe integrare un altro autonomo reato e di conseguenza non vi sarebbe alcuna scindibilità dei fatti riuniti. Secondo altri si configurerebbe, invece, una pluralità di reati, integranti un'ipotesi di concorso formale di reati con applicazione di una disciplina sanzionatoria unitaria. Di conseguenza l'autonomia dei singoli reati rivivrebbe nel momento in cui, ad esempio, solo per uno di essi sia applicabile l'amnistia o l'indulto.
La norma tratta uno dei due casi di aberratio, che non deve essere confusa con la c.d. aberratio causae (od itineris causarum), non esplicitamente disciplinata dal codice e frutto di una creazione dottrinale e giurisprudenziale, che si riferisce ai casi in cui l'evento che l'agente vuole realizzare si produce, ma attraverso un processo causale svoltosi in modo diverso da quello previsto. Qui invece il legislatore ha voluto fornire certezza in merito a quelle situazioni in cui sussiste una divergenza tra il voluto e il realizzato.
“ Aberratio ictus ”
Aberrazione del colpo inferto
Spiegazione dell'art. 82 Codice penale
La norma in esame, nonostante sia inserita nel capo relativo al concorso di reati, rappresenta in realtà un corollario della disciplina dell'errore (art. [[n47]] e ss.).
Ad ogni modo, l'aberratio ictus dispone che, quando per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per altra causa, è cagionata un'offesa ad una persona diversa da quella a cui l'offesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse colpito la persona originariamente presa di mira, salvo quanto previsto dall'art. 60 in tema di circostanze.
Inoltre, qualora sia offesa anche la persona presa originariamente di mira, il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentato sino alla metà (aberratio plurilesiva).
La differenza fra l'istituto in esame e l'error in persona di cui all'art. 60 (con il quale comunque condivide il regime delle circostanze attenuanti ed aggravanti), sta nel fatto che qui l'errore rilevante ricade nella fase esecutiva, mentre quello dell'art. 60 è un errore che ricade nella fase intellettiva, in cui si scambia una persona per un'altra. Nell'aberratio ictus la volontà si forma invece correttamente, ma l'agente realizza un fatto diverso da quello voluto a causa di un errore di natura esecutiva.
Il fatto che vi sia comunque stata una volontà criminosa, seguita oltretutto dall'effettiva commissione di un reato, rende irrilevante l'errore esecutivo, ma giustamente non verrano poste a carico dell'agente le circostanze aggravanti che riguardano le condizioni o qualità della persona effettivamente offesa, o i rapporti tra questa ed il colpevole. Verrano invece valutate a suo favore le circostanze attenuanti riguardanti le condizioni, le qualità o i rapporti predetti.
Massime relative all'art. 82 Codice penale
Cass. pen. n. 30454/2011
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 30454 del 1 agosto 2011)
Cass. pen. n. 18378/2008
Non ricorre la fattispecie dell'aberratio ictus nel caso in cui l'esecutore materiale del delitto colpisca la persona contro cui aveva voluto sparare, seppure ritenendo che si trattasse di un altro soggetto, in quanto lo scambio di persona è irrilevante, stante il fondamentale principio dell'indifferenza dell'identità della persona oggetto dell'offesa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 18378 del 7 maggio 2008)
Cass. pen. n. 15990/2006
L'art. 82 c.p., che disciplina l'aberratio ictus prevede l'errore che cade sull'oggetto materiale (persona o cosa) del reato, nel senso che il reato, invece di offendere il bene-interesse cui l'offesa era diretta, lede lo stesso bene-interesse di altra persona. In rapporto alla persona offesa per errore sussiste ugualmente il dolo, perché, se questo era l'originario elemento soggettivo, l'offesa di una persona invece di un'altra (oppure l'offesa per errore anche di un'altra persona) non vale a mutare la direzione della volontà.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15990 del 10 maggio 2006)
Cass. pen. n. 38303/2005
L'aberratio ictus bioffensiva (art. 82, comma secondo, c.p.), che si realizza allorché l'autore abbia arrecato offesa alla persona diversa e anche a quella cui originariamente era diretta la sua azione, attribuisce la responsabilità per la parte di fatto non voluta a titolo di dolo mediante una traslazione normativa del dolo dal fatto per il quale vi è stata rappresentazione e volontà al fatto ulteriore non voluto né rappresentato, giacché il soggetto si è posto consapevolmente in una situazione di illiceità potenzialmente aperta a sviluppi diversi e ulteriori rispetto a quelli presi di mira. Ne consegue che l'accertamento del giudice deve essere volto a verificare che la condotta esecutiva si sia rivelata in concreto idonea a produrre il risultato offensivo perseguito e cioè integri gli estremi del tentativo del reato rappresentatosi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 38303 del 19 ottobre 2005)
Cass. pen. n. 43234/2001
Le circostanze di reato attinenti all'intensità del dolo, tra le quali deve ricomprendersi la premeditazione prevista dall'art. 577, comma primo, n. 3, c.p., sono valutabili a carico dell'agente anche nel caso dell'aberratio ictus, di cui all'art. 82 c.p., non rientrando esse tra quelle riguardanti le condizioni o qualità della persona offesa o i rapporti tra offeso e colpevole che, ai sensi dell'art. 60, comma primo, c.p., richiamato dal citato art. 82 stesso codice, non sono poste a carico dell'agente in caso di errore di costui sulla persona dell'offesa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 43234 del 30 novembre 2001)
Cass. pen. n. 40513/2001
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 40513 del 14 novembre 2001)
Cass. pen. n. 35386/2001
La disciplina del c.d. «concorso anomalo», contenuta nell'art. 116 c.p., può trovare applicazione anche nel caso di delitti caratterizzati dall'offesa a persona diversa da quella cui l'aggressione era diretta (aberratio ictus), non incidendo la divergenza degli effetti della condotta illecita rispetto all'obiettivo originariamente determinato sul tessuto psicologico dell'azione, nella trama del quale si è strutturalmente inserito il contributo del partecipe, da riguardarsi quindi come responsabile - al pari dell'autore materiale - anche del delitto diverso da quello da entrambi originariamente concordato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 35386 del 27 settembre 2001)
Cass. pen. n. 2146/2000
Nel caso di uccisione di persona diversa da quella che si intendeva solo percuotere o ferire, si configura l'omicidio preterintenzionale. Ciò ai sensi dell'art. 82 c.p., poiché l'agente deve rispondere a titolo di dolo come se avesse commesso l'atto di lesioni in danno di persona diversa e quindi - in applicazione dell'art. 584 c.p. - è chiamato a rispondere dell'evento morte derivato dall'atto violento.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2146 del 23 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 7469/1994
In tema di aberratio ictus di cui all'art. 82 c.p., poiché l'evento diverso non deve essere voluto dall'agente né direttamente, né indirettamente, in quanto altrimenti si ricadrebbe nell'ipotesi del concorso di reati, l'accertamento del dolo deve essere effettuato positivamente con riguardo alla persona contro la quale l'offesa fu indirizzata, avendosi, poi, per fictio iuris la translatio del risultato ottenuto anche all'evento diverso.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7469 del 1 luglio 1994)
Cass. pen. n. 12556/1991
Quando l'agente mira a uccidere una persona e per errore ne ferisce un'altra senza arrecare alcuna offesa alla vittima designata, si ha un unico reato doloso, il tentato omicidio, che assorbe quello, meno grave, di lesioni ai danni del terzo. La legge considera, invero, indifferente, salvo che per la disciplina delle circostanze, l'errore incidente sullo sviluppo causale dell'azione e ritiene il colpevole responsabile come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere. Il concetto di «offesa» nella lettura dell'art. 82 deve essere inteso nel senso di lesione materiale, sicché quando la vittima del tentativo, è rimasta illesa, mentre è stata offesa una terza persona, si verte in ipotesi di «aberratio» monolesiva secondo lo schema legale del primo comma dell'art. 82 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12556 del 12 dicembre 1991)
Cass. pen. n. 12330/1990
Nel caso in cui la persona uccisa sia diversa da quella che si intendeva soltanto percuotere, o ferire, l'addebito di omicidio preterintenzionale trova ragione nel fatto che, ai sensi dell'art. 82 c.p., l'agente risponde a titolo di dolo come se avesse commesso l'atto di percosse-lesioni in danno della persona diversa e quindi, ai sensi dell'art. 584 c.p., della morte derivata da tale atto di violenza.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12330 del 13 settembre 1990)
Cass. pen. n. 17098/1989
La configurabilità della partecipazione a titolo di concorso anomalo non è esclusa nell'ipotesi di delitti caratterizzati dall'offesa di persona diversa da quella cui l'aggressione era diretta (aberratio ictus), stante che la divergenza degli effetti della violazione dall'obiettivo originariamente determinato, non incide sul tessuto psicologico dell'azione, nella trama del quale si è strutturalmente inserito il contributo del partecipe, responsabile — come l'autore materiale — pure del delitto diverso da quello da entrambi concordemente voluto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 17098 del 6 dicembre 1989)
Cass. pen. n. 8505/1988
Nel caso di omicidio di una persona diversa e di ferimento di una persona contro la quale era diretta l'azione omicida deve, nell'offesa relativa a quest'ultima ravvisarsi una ipotesi di tentato omicidio e non già di lesione volontaria. Quando, invece, viene effettivamente uccisa la persona avuta di mira e ferita un'altra, in ordine a questa ultima offesa risulta integro il reato di lesione. Infatti, manca non solo il dolo del tentativo di omicidio, poichè la persona diversa non è neppure entrata nella sfera psichica dell'agente, ma anche e prima di tutto l'elemento materiale di questa figura delittuosa, in quanto il colpire per errore una persona, vicina a quella contro la quale sono stati esplosi i colpi, non è un atto univocamente diretto ad uccidere la persona vicina.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8505 del 29 luglio 1988)
Cass. pen. n. 7736/1988
Mentre la norma di cui all'art. 83 c.p. disciplina il caso della realizzazione di un evento di natura diversa da quello che l'agente si proponeva (aberratio delicti) l'art. 82, invece, prevede l'errore che cade sull'oggetto materiale (persona o cosa) del reato (aberratio ictus) sol che invece di offendere il bene interesse cui l'offesa sia diretta lede lo stesso bene interesse di altra persona. Pertanto, anche se v'è una discordanza di specie tra i due eventi pur essendo l'evento prodotto e quello voluto della stessa natura si dovrà rispondere del reato effettivamente commesso con la sola differenza che si considera come commesso in danno della persona che s'intendeva colpire. Infatti non si può ritenere che, in rapporto alla persona offesa per errore colui che ha commesso il fatto non si trovi in dolo perché se il titolo originario era il dolo, l'offesa di una persona invece di un'altra non vale a mutare la direzione della volontà. (Fattispecie di ferimento mediante colpi di arma da fuoco del soggetto preso di mira ed uccisione d'altro soggetto attinto per essersi improvvisamente spostato, fatto quest'ultimo ritenuto riconducibile all'ipotesi di cui all'art. 83 c.p., mentre i giudici di merito avevano ritenuto la riconducibilità all'ipotesi in cui all'art. 82 stesso codice).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7736 del 30 giugno 1988)
Cass. pen. n. 5255/1988
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5255 del 30 aprile 1988)
Cass. pen. n. 4210/1985
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4210 del 7 maggio 1985)
Cass. pen. n. 2637/1985
L'art. 82 c.p. prevede due ipotesi di condotta. Nella prima, si offende una persona diversa da quella che si voleva; nella seconda si offendono sia la prima cui era diretta l'offesa sia quella diversa. In entrambi i casi si tratta di errore che viene ad incidere sulla fase di esecuzione del reato e cioè quando vi è divergenza tra lo sviluppo dell'avvenimento preveduto e quello verificatosi nella realtà. Simile divergenza può essere dovuta, inoltre, non solo ad un errore nell'uso di mezzi di esecuzione del reato ma anche ad altre cause accidentali ed indipendenti dal fatto dell'agente, quali uno scivolamento, una spinta, un urto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2637 del 21 marzo 1985)
Cass. pen. n. 2612/1985
L'aberratio ictus plurioffensiva costituisce sotto il profilo soggettivo, un minus rispetto alla corrispondente ipotesi di concorso formale di reati, presentando la caratteristica che delle due offese cagionate, una deve essere dal soggetto voluta, mentre l'altra tale non deve essere neppure nella forma estrema del dolo eventuale ai limiti della colpa con previsione dell'evento. Se, infatti, per quest'ultima offesa, dovesse, comunque versarsi in tema di dolo indiretto, si ricadrebbe inevitabilmente nell'ipotesi del concorso formale dei reati.
La possibilità della scissione della pena inflitta in regime di cumulo giuridico prevista dall'art. 7 del D.P.R. n. 413 del 1978 e dell'art. 8 del D.P.R. n. 744 del 1981 onde consentire l'applicazione dell'indulto sia in ordine al concorso formale dei reati che al reato continuato, è sicuramente estensibile - per applicazione analogica in bonam partem certamente consentita per essere la stessa la ratio degli istituti in questione tutti ispirati al favor rei - alla pena inflitta per l'aberratio ictus plurioffensiva.
Secondo il sistema originariamente delineato dal codice Rocco, la disciplina sanzionatoria del cumulo giuridico (pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà) prevista per l'aberratio ictus con offesa anche di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta, era ispirata ad un minor rigore rispetto al trattamento sanzionatorio del cumulo materiale (tot crimina, tot poenae) adottato in via generale per ogni ipotesi di concorso formale di reati e trovava la sua base razionale nel rapporto di genere a specie esistente tra le corrispondenti fattispecie. Tale rapporto è stato sostanzialmente conservato dalla «novella» del 1974, che ha assoggettato al sistema del cumulo giuridico ogni ipotesi di concorso formale di reati, prevedendo l'aumento fino al triplo della pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave. La circostanza che, secondo il sistema originariamente delineato dal legislatore del 1930, delle due offese costituenti la struttura dell'aberratio ictus plurioffensiva, una — ossia quella risultata più grave, che, però, in ipotesi, potrebbe essere anche quella non voluta — fosse imputata al suo autore a titolo di dolo, mentre l'altra offesa gli era attribuita a titolo di responsabilità oggettiva sulla mera base di un adeguato rapporto di causalità ed indipendentemente da ogni accertamento in ordine all'elemento soggettivo, non significa che nel mutato contesto normativo in cui l'istituto è inserito, non si debba oggi considerare, in relazione alle singole — e non tutte riconducibili ad unità — modalità del caso di specie, l'effettivo titolo di imputazione di ciascuna offesa, per farne scaturire conseguenze sicuramente oggi previste dalla legge.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2612 del 21 marzo 1985)
Cass. pen. n. 6869/1984
Non si ha aberratio ictus, ma difetto di causalità, quando l'intervento di fattori sopravvenuti non comporti la sola deviazione dell'offesa verso altra persona, ma abbia reso possibile il prodursi di una offesa che al momento della condotta non era prevedibile come verosimile conseguenza, secondo la miglior scienza ed esperienza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6869 del 28 luglio 1984)
Cass. pen. n. 5107/1984
La disciplina dell'aberratio ictus plurioffensiva di cui all'art. 82, comma secondo c.p., presuppone che una soltanto delle due offese sia imputabile a titolo di dolo. (Nella specie, sulla base dell'enunciato principio, si è esclusa l'operatività dell'art. 82, comma secondo, c.p., stante la diversa situazione di fatto, accertata dai giudici di merito, secondo i quali — alla luce delle risultanze probatorie — entrambe le offese si concretarono nel duplice tentato omicidio, volontariamente e coscientemente realizzato dall'imputato in danno del suo futuro genero e consuocero).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5107 del 30 maggio 1984)
Cass. pen. n. 8790/1983
In tema di aberratio ictus, qualora oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l'offesa era diretta, si configura un caso peculiare di concorso formale di reati, sia pure improprio, in cui cioè con una medesima azione si realizza un'offesa dolosa e una colposa a beni giuridici omogenei di due diversi soggetti passivi; offese che, pur essendo differenti sul piano ontologico, vengono peraltro parificate, sotto l'aspetto dell'elemento psicologico del reato, sul piano normativo. Ne consegue l'eventuale applicabilità dell'amnistia ai singoli reati che compongono la fattispecie, purché siano oggettivamente compresi nel provvedimento di clemenza e non vi siano condizioni ostative.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8790 del 24 ottobre 1983)
Cass. pen. n. 9983/1982
La fattispecie prevista dall'art. 82 secondo comma c.p. dà luogo ad un reato unico sia sotto i profili degli elementi oggettivo e soggettivo che sotto quello del nesso di causalità materiale. Ne consegue che tale unicità rende applicabile l'esimente della legittima difesa, sempre che, naturalmente, ne ricorrano le condizioni. (Nella specie, si è trattata di una lite tra giovani per futili motivi, durante la quale l'uso dell'arma, con cui furono cagionate lesioni volontarie - ricostruite sotto la previsione dell'aberratio ictus - si presentò come fatto assolutamente sproporzionato alla natura dell'alterco, mentre il ricorrente ha invocato l'applicazione dell'esimente della legittima difesa).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9983 del 27 ottobre 1982)
L'ipotesi prevista dall'art. 82 cpv. c.p.p. costituisce una figura criminosa assimilabile al concorso di reati e non già una circostanza aggravante dell'ipotesi contemplata nello stesso articolo al primo comma. (Nella specie, l'imputato si era doluto dell'omesso giudizio di comparazione tra le attenuanti comuni e l'aumento di pena ex art. 82 cpv. c.p.).
Cass. pen. n. 470/1981
L'offesa a persona diversa, oltre quella alla quale era diretta l'offesa, rappresenta l'elemento consecutivo di un unico reato punibile unitariamente con la pena più grave aumentata fino alla metà: il reato meno grave, infatti, rimane assorbito nel più grave, venendo, così, a costituire una speciale figura di reato complesso. Da ciò consegue che l'offesa non voluta non può essere considerata come circostanza aggravante del reato più grave e che la disciplina sul concorso di circostanze aggravanti ed attenuanti è inapplicabile.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 470 del 23 gennaio 1981)
Cass. pen. n. 10160/1979
Nell'ipotesi di aberratio ictus con offesa anche di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta, come unitaria è la condotta che dà origine all'offesa voluta ed a quella involontaria, così unico è il nesso di causalità materiale che collega le diverse offese, ed unico è pure l'atto di volontà che sorregge la condotta criminosa collegando alla medesima, anche sotto il riflesso soggettivo, gli effetti realizzati. Si tratta, perciò, di un reato unico, di una figura autonoma di reato che non può essere disintegrato a nessun effetto. (Nella specie è stata esclusa l'applicabilità dell'amnistia concessa con D.P.R. n. 413 del 1978 in ordine al reato di lesioni personali lievi — astrattamente rientrante nei limiti di concessione del beneficio — costituente l'offesa di minore gravità dal momento che il predetto beneficio non poteva essere applicato al più grave reato di lesioni personali volontarie gravi).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10160 del 29 novembre 1979)

References: Articolo 82

Articolo 82

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