Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-v/sezione-vi-bis/art2389.html
Timestamp: 2019-09-16 09:10:15+00:00

Document:
Art. 2389 codice civile - Compensi degli amministratori - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUINTO - Del lavoro > Titolo V - Delle società > Capo V - Società per azioni > Sezione VI bis - Dell'amministrazione e del controllo > Articolo 2389
Articolo 2389 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2389 Codice civile
I compensi spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti (1) all'atto della nomina o dall'assemblea [2364, n. 3].
Essi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli utili [2431] o dall'attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione (2).
(1) Qualora il compenso non sia stabilito nell'atto costitutivo, è necessaria una esplicita delibera assembleare per determinarne la misura.
(2) Oltre alla possibilità di concedere un compenso agli amministratori in forma di partecipazione agli utili o nell'attribuzione del diritto di sottoscrivere azioni di futura emissione; altra novità è rappresentata dal fatto che lo statuto può prevedere la possibilità che l'assemblea determini un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori.
Tale norma è di carattere imperativo ed inderogabile la cui violazione determina la sanzione della nullità senza possibilità di convalida dove non espressamente stabilito dalla legge.
Spiegazione dell'art. 2389 Codice civile
L'emolumento dell'amministratore può consistere in tutto o in parte, oltre che in una partecipazione agli utili della società, nell'attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione (c.d. stock options) e, se lo statuto lo prevede, l'assemblea può determinare un tetto per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolari cariche.
Il rapporto dell'amministratore con la società è naturalmente oneroso ed è fondato sulla disciplina del mandato in quanto il rapporto di amministrazione comprende anche quest'ultimo. È, in ogni caso, legittima la clausola statutaria che prevede la gratuità dell'incarico di amministratore.
Il diritto a una liquidazione del compenso può essere rinunciato in tutto o in parte dall'amministratore.
Per quanto riguarda la determinazione del compenso se non vi provvede lo statuto, spetta all'assemblea dei soci ai sensi del n. 3, 1° comma, dell'art. 2364. La competenza dell'assemblea è inderogabile perché riguarda l'organizzazione della s.p.a. e ogni modifica pattizia è nulla.
Le modifiche dell'emolumento, in meius o in peius, possono avere efficacia solo per il futuro.
Gli amministratori con particolari cariche possono essere, ad esempio, il presidente o l'amministratore delegato. Anche il loro compenso può consistere in una partecipazione agli utili.
Quando il compenso consiste in partecipazione agli utili o stock options è determinato in un credito o in un bonus gravante più sui soci che sulla società, in quanto i soci andranno a dividere gli utili o le azioni con un numero maggiore di azionisti.
Quando il compenso è determinato in percentuale sugli utili, il diritto di percepirlo è subordinato al conseguimento di un avanzo di bilancio.
Massime relative all'art. 2389 Codice civile
Cass. civ. n. 8897/2014
La pretesa di un amministratore di società per azioni al compenso per l'opera prestata ha natura di diritto soggettivo perfetto, sicché, ove la misura di tale compenso non sia stata stabilita nell'atto costitutivo o dall'assemblea, ne può esserne chiesta al giudice la determinazione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 8897 del 16 aprile 2014)
Cass. civ. n. 19714/2012
Il rapporto tra l'amministratore di una società di capitali e la società medesima va ricondotto nell'ambito di un rapporto professionale autonomo e, quindi, ad esso non si applica l'art. 36, primo comma, Cost., che riguarda il diritto alla retribuzione in senso tecnico, poiché il diverso diritto al compenso professionale dell'amministratore, avendo natura disponibile, può essere oggetto di una dichiarazione unilaterale di disposizione da parte del suo titolare (nella specie, di rinuncia).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19714 del 13 novembre 2012)
Cass. civ. n. 12592/2010
In tema di compenso in favore dell'amministratore di una società di capitali, che abbia agito come organo, legato da un rapporto interno alla società, e non nella veste di mandatario libero professionista, la facoltà dell'amministratore di insorgere avverso una liquidazione effettuata dall'assemblea della società in misura inadeguata, per chiedere al giudice la quantificazione delle proprie spettanze, viene meno, vertendosi in materia di diritti disponibili, qualora detta delibera assembleare sia stata accettata e posta in esecuzione senza riserve.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12592 del 24 maggio 2010)
... la accertata irragionevolezza della misura del compenso (valutata in base al fatturato ed alla dimensione economica e finanziaria dell'impresa, da rapportare all'impegno chiesto per la sua gestione) può risultare anche quando la delibera attua un patto parasociale, in precedenza stipulato sotto forma di transazione fra i soci, compresi gli impugnanti soci di minoranza, che sono legittimati all'impugnazione in quanto dissenzienti e nonostante la partecipazione al predetto accordo.
Cass. civ. n. 21933/2008
Con riferimento alla determinazione della misura del compenso degli amministratori di società di capitali, ai sensi dell'art. 2389, primo comma c.c., (nel testo vigente prima delle modifiche, non decisive sul punto, di cui al D.L.vo n. 6 del 2003), qualora non sia stabilita nello statuto, è necessaria una esplicita delibera assembleare, che non può considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio, attesa: la natura imperativa e inderogabile della previsione normativa, discendente dall'essere la disciplina del funzionamento delle società dettata, anche, nell'interesse pubblico al regolare svolgimento dell'attività economica, oltre che dalla previsione come delitto della percezione di compensi non previamente deliberati dall'assemblea (art. 2630, secondo comma c.c., abrogato dall'art. 1 del D.L.vo n. 61 del 2002); la distinta previsione delle delibera di approvazione del bilancio e di quella di determinazione dei compensi (art. 2364 n. 1 e 3 c.c.); la mancata liberazione degli amministratori dalla responsabilità di gestione, nel caso di approvazione del bilancio (art. 2434 c.c.); il diretto contrasto delle delibere tacite ed implicite con le regole di formazione della volontà della società (art. 2393, secondo comma, c.c.). Conseguentemente, l'approvazione del bilancio contenente la posta relativa ai compensi degli amministratori non è idonea a configuarare la specifica delibera richiesta dall'art. 2389 cit., salvo che un'assemblea convocata solo per l'approvazione del bilancio, essendo totalitaria, non abbia espressamente discusso e approvato la proposta di determinazione dei compensi degli amministratori.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 21933 del 29 agosto 2008)
Cass. civ. n. 15942/2007
A fronte dell'attribuzione all'amministratore di compensi sproporzionati o in misura eccedente i limiti della discrezionalità imprenditoriale, è possibile impugnare la delibera dell'assemblea della società di capitali per abuso o eccesso di potere, sotto il profilo della violazione del dovere di buona fede in senso oggettivo o di correttezza, giacché una tale deliberazione si dimostra intesa al perseguimento della prevalenza di interessi personali estranei al rapporto sociale, con ciò danneggiando gli altri partecipi al rapporto stesso. In tal caso al giudice è affidata una valutazione che è diretta non ad accertare, in sostituzione delle scelte istituzionalmente spettanti all'assemblea dei soci, la convenienza o l'opportunità della delibera per l'interesse della società, bensì ad identificare, nell'ambito di un giudizio di carattere relazionale, teso a verificare la pertinenza, la proporzionalità e la congruenza della scelta, un vizio di illegittimità desumibile dalla irragio-nevolezza della misura del compenso stabilita in favore dell'amministratore, occorrendo a tal fine avere riguardo, in primo luogo, alla natura e alla ampiezza dei compiti dell'amministratore ed al compenso corrente nel mercato per analoghe prestazioni, in relazione a società di analoghe dimensioni, e, ma in funzione complementare, alla situazione patrimoniale e all'andamento economico della società.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15942 del 17 luglio 2007)
Cass. civ. n. 8230/2006
In base al combinato disposto degli artt. 2364, comma primo, n. 3, e 2389, comma primo, c.c. (nel testo anteriore alla riforma attuata dal D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 6, applicabile nella specie ratione temporis), la determinazione del compenso degli amministratori di società per azioni è rimessa in primo luogo all'atto costitutivo e, solo ove esso non provveda, all'assemblea ordinaria. Resta di conseguenza escluso che l'assemblea possa accordare agli amministratori un compenso ulteriore rispetto a quello già previsto dallo statuto sociale, a nulla rilevando che quest'ultimo sia eventualmente stabilito nella forma aleatoria della partecipazione agli utili.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8230 del 7 aprile 2006)
Cass. civ. n. 28243/2005
La deliberazione dell'assemblea di una società di capitali di approvazione del bilancio che includa nel bilancio medesimo, come debito della società, il compenso che l'amministratore si era attributo, ha valore di ratifica dell'operato dell'amministratore posto in essere senza averne il potere, costituendo detta delibera, non mera presa d'atto dell'attività dell'amministratore, ma atto con il quale la società fa proprio il rapporto, idoneo a costituire fonte di obbligazione della società stessa nei confronti del proprio amministratore per ciò che attiene ai compensi in tal modo deliberati.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 28243 del 20 dicembre 2005)
Cass. civ. n. 11023/2000
L'amministratore di società cui sia demandato lo svolgimento di attività estranee al rapporto di amministrazione ha per queste diritto (ai sensi dell'art. 2389 c.c.) ad una speciale remunerazione sempre che tali prestazioni siano effettuate in ragione di particolari cariche che allo stesso siano state conferite e che esulino dal normale rapporto di amministrazione, ossia dal potere di gestione della società il cui limite deve individuarsi nell'oggetto sociale, talché rientrino tra le prestazioni tipiche dell'amministratore tutte quelle che siano inerenti all'esercizio dell'impresa, senza che rilevi (salvo che sia diversamente previsto dall'atto costitutivo o dallo statuto) la distinzione tra atti di amministrazione straordinaria ed ordinaria.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11023 del 23 agosto 2000)
relative all'articolo 2389 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2389 Codice civile - Compensi degli amministratori | Quesito Q20113198
Buongiorno il mio quesito è il seguente: ho svolto attività di amm.re unico di una s.r.l. nominato il 15/05/2008, nella delibera non si è stabilito il compenso; mi sono dimesso il 31/12/2009. Ai sensi dell'art. 2389 c.c. e successive modificazioni, posso richiedere il compenso, entro i cinque anni dalla mia dimissioni e come lo posso quantificare visto che io sono un rag. non iscritto all'albo, ma sono titolare di partita iva. Porgo Cordiali Saluti

References: Articolo 2389

Articolo 2389

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 Articolo 2389