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Timestamp: 2020-07-05 10:55:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3714 del 13/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3714 del 13/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 13/02/2017, (ud. 30/11/2016, dep.13/02/2017), n. 3714
sul ricorso 4736/2015 proposto da:
C.A., CH.AN., C.N., CH.AL.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE PARIOLI 54, presso lo
studio dell’avvocato SIRO UGO VINCENZO BARGIACCHI, che li
COMUNE LADISPOLI;
MINISTERO DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro tempore;
avverso la sentenza n. 4251/14/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA del 10/06/2014, depositata il 25/06/2014;
udito l’Avvocato SIRO UGO VINCENZO BARGIACCHI, difensore dei
ricorrenti, che si riporta agli scritti.
1. I ricorrenti censurano la sentenza impugnata per tre motivi – 1) “violazione e falsa applicazione di norme di diritto D.Lgs. n. 546 del 1992, ex artt. 18 e 53”; 2) “omessa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7”; 3) “errata valutazione della facoltà dei ricorrenti di comparire in udienza” – che presentano profili sia di inammissibilità che di infondatezza.
2. In sintesi, lamentano di aver provveduto ad indicare “sia l’oggetto del ricorso” (“opposizione alle richieste avanzate dall’amministrazione comunale”), “sia un’idonea ed approfondita motivazione” (il non essere proprietari degli immobili assoggettati ad Ici) e si dolgono che la CTR non abbia esercitato il “proprio potere inquisitorio istruttorio per avere piena prova della mancata titolarità del diritto di proprietà in capo ai ricorrenti dell’immobile in questione”, peraltro deducendo erroneamente dalla loro mancata comparizione in udienza un disinteresse per il giudizio.
3. Essi mostrano così di non aver compreso la ratio decidendi della sentenza impugnata. Invero, la CTR ha rilevato l’assoluta genericità dell’appello (per essersi i contribuenti “limitati ad esprimere, nel proprio gravame, un generico e imprecisato dissenso in ordine alla sentenza” di prime cure) e la totale mancanza di precisazioni e allegazioni documentali circa il fatto di non essere “proprietari degli immobili”, aggiungendo che il mancato esercizio della facoltà processuale di comparire in udienza “non giova agli interessati… i quali avrebbero potuto chiarire il proprio assunto e, eventualmente, produrre documenti”, mentre la loro assoluta inerzia “rafforza la valenza delle argomentazioni proposte dalla controparte”. E’ inoltre evidente che la facoltà del giudice di esercitare i poteri istruttori di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, non esonera certamente le parti dall’assolvimento dei rispettivi oneri probatori.
4. Il ricorso va pertanto rigettato, senza necessità di statuizione sulle spese, stante l’assenza di difese del Comune intimato.
5. Il ricorso va invece dichiarato inammissibile nei confronti dell’intimato Ministero delle finanze, sia perchè in materia di ICI la legittimazione passiva spetta all’amministrazione comunale, sia perchè si tratta di soggetto che non era stato parte dei giudizi di primo e secondo grado.
6. Ancor più radicalmente inammissibile è l’intervento – sia pure con mero “atto di costituzione” – dell’Agenzia delle entrate, cui il ricorso introduttivo non risulta in effetti nè indirizzato, nè notificato.
7. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
Rigetta il ricorso nei confronti del Comune intimato.
Dichiara inammissibile il ricorso nei confronti del Ministero delle finanze.
Dichiara inammissibile l’atto di costituzione dell’Agenzia delle Entrate.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
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 art. 7