Source: https://thewebobserver.it/2011/06/01/aziende-e-social-media-una-notizia-buona-e-una-molto-cattiva/
Timestamp: 2019-06-26 18:52:54+00:00

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Aziende e social media: una notizia buona e una (molto) cattiva | The Web Observer
Questo articolo è stato pubblicato in bad news, internet e taggato come corporate communication, hsm italia, social media, web2.0 il 1 giugno 2011 da Alessio Jacona
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21 pensieri su “Aziende e social media: una notizia buona e una (molto) cattiva”
Roberto Marsicano 1 giugno 2011 alle 13:28
c’è però un problema che non viene evidenziato: da quello che sento in girto le aziende non trovano persone veramente esperte di SN e questo perchè la formazione necessaria a padroneggiare i SN non è la classica dei comunicatori, nè quella dei pubblicitari e men che mai quella degli informatici.
Occorrono persone con conoscenze (e buone letture) su quali siano gli strumenti statistici, antropologici, sociali per manovrare in questo nuovo mondo e la prova è la richiesta fatta anche ad alcune associazioni di settori collegti alla comunicazione di avere indicazioni, corsi e segnalazione di personale da impiegare sul tema.
Alessio Jacona Autore articolo 1 giugno 2011 alle 13:57
Roberto hai ragione, questa è sicuramente parte del problema. E anche la conferma che, tra gli investimenti che le aziende dovrebbero fare vi sono anche quelli nella formazione, magari di concerto con le università.
Valentina Cinelli 1 giugno 2011 alle 14:16
I social network stanno pagando il rifiuto delle aziende a investire in comunicazione: un rifiuto frutto degli investimenti miliardari in advertising degli anni ’90/2000
Orami tutta la comunicazione si fa con i “fichi secchi”.
Daniele Buzzurro 1 giugno 2011 alle 14:22
Concordo con te Alessio e con Valentina, con in più un’altro concetto: non solo c’è penuria di personale preparato, ma c’è una fascia di soggetti che “tappano” il Mercato facendo pagare dei costi esorbitanti lavori che chiunque altro – a parità di qualità – farebbe pagare circa 1/3 del prezzo di questi.
E’ ora che tutti quanti si inizino a far sentire anche su questo aspetto – noi nel nostro piccolo insieme a tanti amici da tanto lo stiamo facendo, speriamo sarete anche voi dei nostri.
Alessandro Nasini 1 giugno 2011 alle 14:32
Non esistono “gli esperti di social network” ma solo dei “ricercatori”.
Si può essere esperti solo di materie (scienze) esatte. Nella migliore delle condizioni si può ipotizzare che ci siano alcuni (pochi) professionisti della comunicazione (e di alcuni altri settori, perchè i SN non solo solo comunicazione) capaci di buone intuizioni.
Angelo Vergani 1 giugno 2011 alle 14:40
Concordo che le aziende parlano tanto di SN ma poi investono molto poco.
Ma non condivido che ci sia penuria di personale preparato; io ho fatto il Master a IlSole24Ore “Marketing digitale e Social Media”, opero sui Social Media = faccio il Social Media Manager come volontario presso una onlus, vedi referenza / riferimenti:
http://www.facebook.com/SorrisoPerIlSudan
http://www.youtube.com/user/Sorriso1999
http://twitter.com/SorrisoSudan
Cerco opportunità lavorative (come collaboratore o dipendente “pagato”) in tale campo (Social Media), ma non ho molti riscontri.
Raffaella 1 giugno 2011 alle 15:29
La comunicazione e il web marketing non rientrano esattamente nel mio percorso di studi universitari ma ho fatto un master a tal proposito e ho collaborato con un’importante agenzia di comunicazione per vari mesi. Per quella che è stata la mia personale esperienza lavorativa, devo dire che il settore mi ha entusiasmato parecchio, pur provenendo da tutt’altro mondo, però l’ho trovato un campo ampiamente stimolante, grazie all’interattività e alle potenzialità dei SN.
Sono convinta che siano dei potentissimi mezzi di comunicazione, anche per i più restii a credere e a cedere all’idea del web marketing, infondo tutti, anche inconsapevolmente, ne fanno parte. E’ tutto un’onda di condivisione e passaparola che si muove intorno a noi e sebbene tutti lo stiano praticando, ne parlano con estrema riluttanza e con uan certa forma di snobismo. La ‘gente comune’ crede poco nei social media, eppure ne fa largo uso e consumo, rendendo chiunque protagonista di qualcosa, anche solo della sua cerchia virtuale di ‘amicizie’.
Perché dunque pochi investimenti? perché non sfruttare al meglio le potenzialità di chi crede in questo ambito ed è in grado di saperlo utilizzare? A volte le aziende, sebbene sia doveroso dire che altri mezzi di comunicazione, ad ampi strati sociali, siano maggiormente efficaci, come impatto, non dovrebbero invece sottovalutare la potenza di un mezzo come il SN. Se utilizzato sapientemente e correttamente è il miglior mezzo di comunicazione, informazione e condivisione che possa esserci al momento.
Diamo spazio a giovani volenterosi e capaci, diamo spazio a chi ha idee, a chi ama condividerle, a chi vuol crescere e dare il proprio contributo!!!
Io ci credo! 🙂
Guglielmo Cornelli 1 giugno 2011 alle 15:45
Concordo con Alessandro e rilancio: uno dei problemi maggiori (se non il maggiore) é il ROI: un manager non investirà mai in una “cosa” poco o per nulla misurabile! Miopia o che altro (chiamatela come volete), ma resta un discorso cinico di numeri.
Bisognerebbe partire con esperti di Web analytics e da lì provare, “coraggiosamente” 🙂 , a investirci qualche soldino in più, correggendo man mano il tiro.
Alessio Jacona Autore articolo 1 giugno 2011 alle 15:51
se vogliamo parlare di ROI.
– Gary Vaynerchuk Talks Social Media ROI
ROBERTO 1 giugno 2011 alle 15:55
solita vecchia storia, la pubblictà classica ha rubato miliardi alle aziende in passato e ora noi innivatori paghiamo le conseguenze!
quando clienti mi chiedono ripetutamente in riunione: ” ma quindi come la viralizziamo questa apps/video” già dall’utilizzo della prima persona plurale ti fa capire che di passa parola, word of mouth, condivisione e sharing spontaneo non hanno capito nulla, figurarsi il discorso dell’editing di contenuti social/virali.
solo le società che hanno rischiato e investito tanto hanno compreso come il smm e il viral siano tutt’altro che cheap strategy i cui effetti sono direttamente proporzionali alla creatività adottata e alla voglia di mettersi in gioco.
da capire ora di chi sia la colpa, sempre che di colpa si possa parlare!
Alessio Jacona Autore articolo 1 giugno 2011 alle 16:02
E ancora, dello stesso autore
What’s the fucking ROI of your mother?
Guglielmo Cornelli 1 giugno 2011 alle 16:08
Gary é forte! Un pò in “sintesi”, però … 😉
Sai se il suo ultimo libro é stato tradotto in italiano?
Alessio Jacona Autore articolo 1 giugno 2011 alle 16:20
se ti riferisci a Crush it mi pare di no
Cosimo Errede 1 giugno 2011 alle 16:21
Sperimentazione. Questa è la parola d’ordine. Ma vi pare facile farla digerire al cliente ? A quel cliente abituato a pagare “a peso” ?
Malgrado ciò, rinunciando ad alcuni clienti che non si sforzavano di capire, e parlando con altri che si sono rivelati lungimiranti, con sudore, sangue e fatica L’IDEA AVANZA ! Pian piano si sta facendo strada ed i risultati cominciano ad esser tangibili.
Formazione continua, seminari e workshop, incontri e scambi di idee sono basilari. Ricordo quando un nostro cliente notò la valanga di libri a tema nel mio studio e mi disse : per quei libri che vedo lì ti affido quest’incarico. Fu una fantastica soddisfazione, il riconoscimento tanto atteso.
Trascorsi due anni lavoriamo ancora insieme e proprio oggi mi a proposto un ampliamento del contratto. Molti altri stanno capendo come funziona. Sono ottimista. 🙂
Cosimo Errede 1 giugno 2011 alle 16:23
ooops ! Mi a proposto non si può vedere ! Compro una consonante, se possibile un ACCA 😀
Guglielmo Cornelli 1 giugno 2011 alle 16:23
Crash it é già Stato tradotto: http://www.hoepli.it/libro/buttati/9788820049089.asp …. e l’ho già letto … 😉
Mi riferisco a “THE THANK YOU ECONOMY”
Alessio Jacona Autore articolo 1 giugno 2011 alle 16:28
Hai ragione Guglielmo.
quando ci ho parlato io non era ancora stato tradotto, ma era dicembre.
http://www.thewebobserver.it/2010/12/10/gary-vaynerchuk-about-social-media-engagement-italys-a-big-question-mark/
Guglielmo Cornelli 1 giugno 2011 alle 16:48
Ah, lo hai intervistato! Complimenti! 🙂
Ma é esplosivo come nei video?! :-O
Alessio Jacona Autore articolo 1 giugno 2011 alle 16:49
è molto divertente. e non è un divo. quando la gente si mette in fila per parlargli, non si muove da lì finché non ha incontrato tutti.
Guglielmo Cornelli 1 giugno 2011 alle 16:59
Non stento a crederlo … é un mezzo pazzo! 🙂
Solo il modo in cui scrive, ti trasmette tutta la sua voglia di credere in qualcosa.
Sarebbe un’esperienza conoscerlo ….
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