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Timestamp: 2018-07-16 14:23:49+00:00

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Per la Chiesa il matrimonio è nullo se un Lui si scopre gay. Non così per lo Stato (Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, Ordinanza 15 maggio 2018, n. 1808). – Noi Radiomobile™
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Per la Chiesa il matrimonio è nullo se un Lui si scopre gay. Non così per lo Stato (Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, Ordinanza 15 maggio 2018, n. 1808).
Posted on 24 giugno 2018 24 giugno 2018 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
T.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ARMINJON 5, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIA GUIDETTI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati STEFANO GUIDETTI, GIORGIO GUIDETTI;
TR.AN., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FILIPPO CORRIDONI 14, presso lo studio dell’avvocato MARCO PAOLETTI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLA MESCOLI;
T.E. ha proposto ricorso per cassazione – affidato ad un solo motivo illustrato con memoria – nei confronti della sentenza n. 878/2017, emessa dalla Corte d’appello di Bologna, depositata il 4 aprile 2017 e notificata il 5 aprile 2017, con la quale è stata rigettata- accogliendosi l’opposizione del marito Tr.An. – la domanda dalla T. volta ad ottenere la declaratoria di efficacia nella Repubblica italiana della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio pronunciata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale dell’Emilia – a motivo dell’incapacità del Tr. ad assumere gli oneri e gli obblighi del matrimonio, a norma del can.1095 nn. 2 e 3 del C.J.C. – e confermata dal Tribunale della Rota Romana;
con l’unico motivo di ricorso – denunciando la violazione dell’art. 8 n. 2 dell’Accordo 18 febbraio 1984 di Revisione del Concordato fra la Santa Sede e lo Stato italiano, richiamato dall’art. 82 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la ricorrente si duole del fatto che la Corte d’appello abbia di fatto disatteso le enunciazioni di diritto espresse dalle Sezioni Unite della Corte nella decisione del 17 luglio 2014, n. 16379, circa la valenza ostativa, al procedimento di delibazione, della “convivenza triennale” successiva all’atto di celebrazione del matrimonio;
si è, invero, statuito – al riguardo – che la convivenza “come coniugi”, quale elemento essenziale del “matrimonio-rapporto”, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano”, la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, preclusiva alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”;
la Corte d’Appello, nell’accogliere l’opposizione del Tr. alla richiesta di delibazione avanzata dalla ricorrente, ha fatto proprie le affermazioni di principio operate dalla giurisprudenza di legittimità, avendo accertato – sulla base del materiale probatorio in atti – che la convivenza dei coniugi si era protratta per quattordici anni, i primi sei o sette dei quali si erano “estrinsecati in una condotta oggettiva coerente con la unione coniugale”, tanto che la coppia aveva, di comune accordo, deciso di avere una figlia, e che solo dopo la nascita di quest’ultima la “disinclinazione eterosessuale del marito era venuta alla luce;
peraltro, l’esame del motivo non offra neppure elementi per mutare l’orientamento della giurisprudenza di questa Corte, avendo la Corte d’appello deciso la questione di diritto – ossia l’efficacia ostativa alla delibazione della convivenza duratura – in modo del tutto conforme all’indirizzo prevalente della giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. U., 21/03/2017, n. 7155);
Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente, in favore del controricorrente, alle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 5.100,00, di cui Euro 100, per esborsi, oltre spese forfettarie e accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13. Oscuramento dei dati personali.
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