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Timestamp: 2020-05-25 18:08:56+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 11 settembre 2019, n. 22705 - In materia di tassa sui rifiuti solidi urbani, il tributo « è dovuto unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti in quanto la detenzione o la occupazione di locali e aree scoperte comporta una « presunzione iuris tantum di produzione di rifiuti », alla quale, se non superata, consegue la soggezione al tributo - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 11 settembre 2019, n. 22705 – In materia di tassa sui rifiuti solidi urbani, il tributo « è dovuto unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti in quanto la detenzione o la occupazione di locali e aree scoperte comporta una « presunzione iuris tantum di produzione di rifiuti », alla quale, se non superata, consegue la soggezione al tributo
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 11 settembre 2019, n. 22705
Tributi – TARSU – Albergo con licenza annuale – Comunicazione di chiusura stagionale della attività per esecuzione di lavori di manutenzione – Esenzione per il periodo di chiusura – Esclusione – Onere di prova a carico del contribuente dell’effettiva chiusura
1. – La Commissione tributaria regionale della Campania, con sentenza n. 4373/44/2016 del 28 aprile 2016, pubblicata il 12 maggio 2016, ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli n. 7091/2015 del 23 febbraio 2015, la quale – in parziale accoglimento del ricorso proposto dal contribuente G. M. avverso l’avviso di pagamento della somma di € 2.697,00 a titolo di differenza della tassa sui rifiuti solidi urbani, dovuta al Comune di Ischia per l’anno 2012 – aveva disposto la riduzione del tributo, rimettendone la riliquidazione all’Ente impositore.
3. – La Commissione tributaria regionale ha motivato la conferma della sentenza appellata, osservando: il ricorrente, esercente una impresa alberghiera nei locali dell’immobile tassato, aveva comunicato la chiusura stagionale della attività per l’esecuzione di lavori di manutenzione della struttura alberghiera; l’Ente impositore ha omesso di procedere ai doverosi controlli, mediante « uno o più sopralluoghi […] al fine di verificare se l’albergo era stato chiuso […] nel periodo in cui si sarebbero dovuti effettuare i lavori »; in mancanza dell’ accertamento del contrario, « la struttura alberghiera deve ritenersi effettivamente chiusa »; sicché il Comune non ha dimostrato che nel periodo in questione l’albergo producesse rifiuti.
4. – Con l’unico motivo di ricorso l’Ente impositore denunzia, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. violazione e falsa applicazione degli artt. 62, 66 e 70 del d. lgs. 15 novembre 1993, n. 507, deducendo: nella specie non ricorre alcuna delle ipotesi di riduzione del tributo contemplate dall’art. 66 del d. lgs. 15 novembre 1993, cit.; l’art. 62 del d. lgs. 15 novembre 1993, cit., pone « una presunzione iuris tantum di produttività [dei rifiuti], superabile solo dalla prova contraria del detentore »; l’immobile era adibito ad albergo con « licenza di validità annuale e non stagionale »; l’Ente impositore non era tenuto a compiere alcun accertamento in ordine all’ esercizio della impresa alberghiera; è ininfluente « la mera dichiarazione [del contribuente] di temporanea chiusura della attività », irritualmente presentata dal contribuente; difetta la prova della concreta inutilizzabilità » dell’immobile; comunque la «mancata utilizzazione della struttura alberghiera per alcuni mesi dell’anno » non comporta la esenzione dal tributo, non ricorrendo la «obiettiva impossibilità di utilizzo »; erroneamente la Commissione tributaria regionale ha addossato all’Ente impositore l’onere della verifica della irrituale dichiarazione del contribuente.
Giova premettere che, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, in materia di tassa sui rifiuti solidi urbani, il tributo « è dovuto unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti (ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni) » (Sez. 5, sentenza n. 3772 del 15/02/2013, Rv. 625621 – 01), in quanto la detenzione o la occupazione di locali e aree scoperte comporta una « presunzione iuris tantum di produzione di rifiuti », alla quale, se non superata, consegue la soggezione al tributo (Sez. 5, sentenza n. 19459 del 18/12/2003, Rv. 569065 – 01; Sez. 5, sentenza n. 15083 del 05/08/2004, Rv. 575233 – 01; Sez. 6-5, ordinanza n. 19469 del 15/09/2014, Rv. 632445 – 01; Sez. 6-5, ordinanza n. 17622 del 05/09/2016, Rv. 640781 – 01; Sez. 6-5, ordinanza n. 9790 del 19/04/2018, Rv. 647738 – 01).
« In tema di TARSU, nel caso di esercizi alberghieri […] ai fini della esenzione dalla tassa non è sufficiente la sola denuncia di chiusura invernale ma occorre allegare e provare la concreta inutilizzabilità della struttura » (Sez. 5, Sentenza n. 22756 del 09/11/2016, Rv. 641545 – 01; cui adde Sez. 5, Sentenza n. 33426 del 27/12/2018, Rv. 651995 – 01);
« la mancata utilizzazione di una struttura alberghiera per alcuni mesi dell’anno, in quanto determinata alla volontà o alle esigenze del tutto soggettive dell’utente, o al mancato utilizzo di fatto, non è di per sé riconducibile alle fattispecie di esenzione dal tributo previste dall’art. 62 citato » (Sez. 5, Sentenza n. 9633 del 13/06/2012, Rv. 622868 – 01).
5.2 – Conseguono l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza e – non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, né residuando questioni controverse – la decisione della causa nel merito, ai sensi dell’art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., mediante rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.
Mentre la circostanza che la giurisprudenza di legittimità, esattamente in temimi, SÌ è consolidata uopo la introduzione della lite, consiglia la compensazione delle spese relative ai gradi di merito.
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