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Timestamp: 2018-04-21 07:41:26+00:00

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La prescrizione della cartella esattoriale per crediti Inail e Inps
Lo sai che? La prescrizione della cartella esattoriale per crediti Inail e Inps
Lo sai che? Pubblicato il 2 maggio 2016
> Lo sai che? Pubblicato il 2 maggio 2016
Il credito previdenziale si prescrive in cinque anni: pertanto il pignoramento, intrapreso in forza di una cartella di pagamento per crediti Inps e Inail ormai prescritti, è nullo.
Se Equitalia notifica un pignoramento in forza di crediti dell’Inps o dell’Inail che si riferiscono a somme dovute da più di cinque anni, il contribuente-debitore può proporre opposizione al tribunale ordinario (sezione lavoro) per far annullare l’esecuzione forzata, in quanto il credito è ormai prescritto. Lo ricorda una sentenza pubblicata pochi minuti fa dal Tribunale di Como [1].
I crediti previdenziali hanno una prescrizione di cinque anni, sempre che sia stata correttamente notificata la cartella di pagamento di Equitalia e che il contribuente non l’abbia opposta davanti al giudice (infatti, qualora sia intervenuta una sentenza di rigetto di un eventuale ricorso, la prescrizione sarebbe di 10 anni, perché tale è il termine di prescrizione delle sentenze di condanna [2]).
Inoltre è necessario che, nel corso dei cinque anni, Equitalia non abbia notificato atti interruttivi della prescrizione, come ad esempio un’intimazione di pagamento: questi ultimi, infatti, avrebbero l’effetto di far decorrere il termine di prescrizione nuovamente da capo a partire dal giorno successivo alla loro consegna al debitore.
Anche la Cassazione è ormai sulla linea di ritenere che, per i crediti Inps e Inail, si applichi la prescrizione breve dei cinque anni [3].
La questione, in passato, aveva sollevato numerosi dubbi e molti giudici (tra cui lo stesso tribunale di Como) avevano ritenuto che la prescrizione dovesse essere di 10 anni. Questo perché si riteneva, erroneamente, che la cartella di pagamento di Equitalia dovesse essere equiparata a una sentenza definitiva (in gergo tecnico “passata in giudicato”) per la quale la legge fissa la prescrizione a 10 anni.
L’orientamento sembra ormai superato: la cartella esattoriale viene invece assimilata non più a una sentenza, ma a un comune atto di precetto.
Via libera, pertanto, alla cancellazione dei debiti da Equitalia, per pagamenti di natura previdenziale dovuti all’Inps o all’Inail, nel più breve termine di cinque anni.
Di seguito il modello con l’eccezione da inserire nell’atto di ricorso
T R I B U N A L E D I …
Giudice dell’esecuzione – rito lavoro
Ricorso in opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 2, c.p.c.
Per: sig. … , nato a … il … e residente in … , C.F.: …. rappresentato e difeso dall’avv…. con studio legale sito in … , indirizzo P.E.C.: … ed elettivamente domiciliato presso lo studio legale dell’Avv. … sito in .. come da procura a margine del presente atto;
(Opponente)
Contro: Equitalia Nord S.p.a. – Agente della riscossione per la provincia di …– Direzione e Coordinamento di Equitalia S.p.a. – socio unico, in persona del legale rappresentante p.t., con sede legale in Milano, viale dell’Innovazione n. 1/6;
(Opposta)
Illegittimità del pignoramento e inesistenza del credito per sopravvenuta prescrizione
Il pignoramento notificato all’opponente e al terzo è illegittimo in quanto si fonda su crediti ormai inesistenti a causa dell’intervenuta decorrenza dei termini di prescrizione previsti dalla legge. Più precisamente, i crediti oggetto della procedura esecutiva si sono prescritti successivamente alla notifica della cartella esattoriale, senza che vi siano stati atti interruttivi della prescrizione stessa, dato che, come affermato dalla stessa controparte, gli ultimi avvisi di mora sono stati notificati al ricorrente solo in data 00.00.0000.
Ebbene il vizio di prescrizione, quale causa di estinzione della pretesa creditoria, è idoneo a giustificare l’odierna opposizione – nonostante le cartelle esattoriali in esame non siano state mai opposte -, in quanto la prescrizione è fatto estintivo sopravvenuto alla notifica delle cartelle stesse (Cassazione civile, sez. II n. 9617 del 5.5.2014).
Premesso che le cartelle in oggetto sono relative a contributi I.V.S. e rate premio INAIL, oltre che le rispettive sanzioni, somme aggiuntive e interessi di mora, il termine previsto dalla legge per la prescrizione dei suddetti crediti è di 5 anni a decorrere dalla data di inadempimento/violazione, termine che, a seguito di iscrizione a ruolo e cartella esattoriale inizia nuovamente a decorrere dalla notifica della cartella.
Il suddetto termine è previsto dall’art. 3 c. 9 della L. 335/1995 che, notoriamente, ha introdotto il termine di quinquennale (in sostituzione di quello decennale) per i contributi relativi a periodi successivi alla data di entrata in vigore di detta legge e anche per quelli precedenti per i quali non siano stati compiuti validi atti interruttivi entro lo stesso termine.
Il testo della norma è il seguente: “Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati: a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà previsto dall’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n. 166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1 gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti; b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria.
La prescrizione quinquennale si applica tanto ai crediti previdenziali vantati dall’INPS quanto ai crediti INAIL, come chiarito dalla circolare INAIL n. 32 del 10.05.1996.
La conferma giurisprudenziale è insita in una recentissima sentenza della Suprema Corte (Cass. sent. n. 4338/2014) che ha ritenuto applicabile il termine di prescrizione quinquennale ai contributi previdenziali e assistenziali, anche successivamente alla notifica della cartella esattoriale.
A tal riguardo sempre la Suprema Corte con la nota pronuncia n. 12263 del 25/05/2007, ha escluso la prescrizione decennale delle cartelle esattoriali affermando che la prescrizione della cartella (e quindi del ruolo di cui essa è espressione) segue i termini previsti dalla legge per il singolo tributo intimato. “Partendo dalla premessa che l’ingiunzione fiscale, in quanto espressione del potere di auto accertamento e di autotutela della P.A., ha natura di atto amministrativo che cumula in sè le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (sicché la decorrenza del termine per l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito), sussiste la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 cod. civ. ai fini della prescrizione”.
“Dalla mancata opposizione delle cartelle esattoriali, discende l’effetto sostanziale dell’incontestabilità del credito, ma non gli effetti di natura processuale riservati ai provvedimenti giurisdizionali e, quindi, l’idoneità al giudicato. Necessario corollario è che l’azione esecutiva rivolta al recupero del credito contributivo non opposto ai sensi dell’art. 24 comma 5 del d.lgs. 46/99, è soggetta non al termine decennale di prescrizione dell’actio iudicati contemplato dall’art. 2953 c.c., bensì al termine proprio della riscossione dei contributi e, quindi, nel caso di specie, al termine quinquennale introdotto dalla legge 335/1995” (Trib. Catania, sez. lavoro, sent. n. 1702/2014).
Le conclusioni appena riportate devono ritenersi applicabili al caso di specie dal momento che le cartelle esattoriali su cui si fonda il pignoramento hanno ad oggetto contributi previdenziali e assistenziali risalenti agli anni 2000-2008. A riprova della caducazione della pretesa creditoria azionata da Equitalia, si indicano nel dettaglio le cartelle poste a fondamento della procedura esecutiva e il relativo termine di prescrizione quinquennale già decorso:
1) cartella n. 0XXXXX notificata il 00.00.0000 relativa a contributi I.V.S. e somme aggiuntive: i crediti e la cartella si sono prescritti il 00.00.0000;
2) cartella n. 0XXXXX notificata il 00.00.0000 relativa a contributi I.V.S. e somme aggiuntive: i crediti e la cartella si sono prescritti il 00.00.0000;
Quanto appena evidenziato palesa l’avvenuta caducazione dei crediti e cartelle poste alla base del pignoramento, costituendo quest’ultimo un atto illegittimo, infondato e privo di giustificazione, tale da ritenersi nullo.
Limiti di pignorabilità
Per mero tuziorismo difensivo, si evidenzia in ogni caso che l’azione esecutiva di Equitalia è illegittima in quanto, nel chiedere al terzo il pagamento diretto dell’importo intimato al debitore, non tiene conto dei limiti imposti dalla legge ai fini della pignorabilità di salari, stipendi, indennità e crediti attinenti al rapporto di lavoro. Difatti l’art. 72-ter del D.P.R. 602/1973 così prescrive: “Le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’agente della riscossione in misura pari ad un decimo per importi fino a 2.500 euro e in misura pari ad un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro”. Pertanto, in ogni caso, la misura del pignoramento andrà ridimensionata alla luce dei nuovi limiti di pignorabilità fissati dalla recente riforma.
[1] Trib. Como, sent. n. 53/2016 del 2.05.2016.
[2] Cass. sent. n. 4338/2014 del 24.02.2014.
[3] Cass. sent. n. 18145/2016 del 23.10.2012.
Il Tribunale, nella persona del giudice del lavoro Dott. Marco Mancini ha pronunciato, mediante lettura del dispositivo, la seguente
nella causa N. 905/2015 R.G. promossa da:
M.D. con il patrocinio dell’avv. LITRICO SALVATORE e GRECO ANGELO con elezione di domicilio in COMO …
EQUITALIA NORD SPA – AGENTE DELLA RISCOSSIONE PER LA PROVINCIA DI COMO, con il patrocinio degli avv. ….
INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO con il patrocinio dell’avv. …
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE con il patrocinio dell’avv. …
Banca SPA
OGGETTO: Opposizione all’esecuzione ex art 615 cpc
All’udienza del 02/03/2016 le parti costituite concludevano come in atti
Il ricorrente ha proposto opposizione avverso l’esecuzione intrapresa dall’agente per la riscossione nei suoi confronti a mezzo pignoramento notificato il 14.10.14 ex art 72 Dpr n 602/1973 per l’importo di euro 111.599,49, credito relativo a n 11 cartelle di pagamento, indicate dettagliatamente in ricorso, aventi ad oggetto crediti Inail – Inps insoluti e maturati negli anni dal 2000 al 2009.
A fondamento del ricorso ha eccepito la prescrizione quinquennale dei crediti limitatamente alle cartelle esattoriali notificate nel periodo dal 30.11.2000 al 25.7.2009.
Si costituivano in giudizio l’Inail, l’Inps e Equitalia che, oltre ad eccepire il difetto di legittimazione passiva dell’inps, contestavano gli assunti attorei, chiedendo il rigetto del ricorso.
Preliminarmente, è infondato il difetto di legittimazione passiva dell’Inps secondo cui, una volta iscritto a ruolo il credito contributivo, non avrebbe più la titolarità del credito la cui realizzazione sarebbe rimessa soltanto all’agente della riscossione.
Invero, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12583 del 22 maggio 2013 ha affermato che il ruolo esattoriale va impugnato contro l’ente impositore ove siano addotti motivi inerenti il merito della pretesa.
I giudici di legittimità infatti nella sentenza hanno ricordato che il vigente sistema di tutela giurisdizionale per le entrate previdenziali (ed in genere per quelle non tributarie) prevede le seguenti possibilità di tutela per il contribuente:
proposizione di opposizione al ruolo esattoriale per motivi attinenti al merito della pretesa contributiva ai sensi dell’art. 24, comma 6°, del D.Lgs. n. 46 del 1999, ovverosia nel termine di giorni quaranta dalla notifica della cartella di pagamento, davanti al giudice del lavoro
proposizione di opposizione ai sensi dell’art. 615 cod. proc. civ., per questioni attinenti non solo alla pignorabilità dei beni, ma anche a fatti estintivi del credito sopravvenuti alla formazione del titolo (quali ad esempio la prescrizione del credito, la morte del contribuente, l’intervenuto pagamento della somma precettata), sempre davanti al giudice del lavoro nel caso in cui l’esecuzione non sia ancora iniziata ovvero davanti al giudice dell’esecuzione se la stessa sia invece già iniziata
proposizione di una opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 cod. proc. civ.
La Corte di Cassazione ha affermato che in riferimento alle tipologie di opposizione di cui ai punti 1) e 2) unico soggetto legittimato passivo è l’ente impositore; mentre il concessionario del servizio di riscossione è legittimato passivamente in giudizio rispetto all’opposizione agli atti esecutivi.
Nel merito, l’opposizione è fondata e merita accoglimento.
E’ pacifico e documentato che le cartelle di pagamento cui si riferisce l’esecuzione intrapresa nei confronti dell’opponente sono state notificate nel periodo dal 30.11.2000 al 25.7.2009.
Equitalia Nord e l’Inps non hanno dedotto di aver interrotto il decorso del termine prescrizionale con la notifica di altri atti.
L’esecuzione è stata intrapresa con atto di pignoramento presso terzi notificato all’odienro ricorrente il 14.10.2014 fatto pacifico e documentato.
La questione assorbente su cui si deve fondare la presente decisione, pertanto, verte sulla durata del termine prescrizionale del credito previdenziale, dopo che sia stata notificata e non opposta una cartella esattoriale.
A tale riguardo, si osserva che la giurisprudenza più recente ha chiarito che “in tema di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il temine prescritto dal quinto comma dell’art. 24 del d.Lgs 46 del 1999, per proporre opposizione nel merito onde accertare la fondatezza della pretesa dell’ente, deve ritenersi perentorio, perchè diretto a rendere incontrovertibile il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione e a consentire una rapida riscossione del credito iscritto a ruolo” (Cass, sez. lav. 23.10.2012 n. 18145).
Da tale irretrattabilità del credito censito nella cartella di pagamento non opposta nei termini, un orientamento sostenuto recentemente anche dalla Corte di Cassazione fa discendere, anche per la presente fattispecie, l’applicabilità dell’art. 2953 c.c., secondo cui i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione piu breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta una sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni. (Cass. Sez. Lavoro. Sent. 24 febbraio 2014 n. 4338).
Secondo tale impostazione, anche in questo caso, dal c.d. “passaggio in giudicato” della cartella esattoriale, discenderebbe la trasformazione della prescrizione propria dei crediti previdenziali in quella ordinaria decennale, indipendentemente dalla natura degli stessi.
Tuttavia, ritiene questo Giudice di doversi discostare da tale pronuncia, modificando anche il proprio precedente orientamento, in quanto la cartella esattoriale non opposta non può assimilarsi ad un titolo giudiziale essendo, al contrario formata unilateralmente dallo stesso ente previdenziale, per cui, pertanto, non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato, ex art. 2953 c.c.
La perentorietà del termine fissato dall’art. 24 comma 5 d.Lvo n. 46/99 determina effetti analoghi al giudicato ma, in assenza di un’espressa previsione legislativa in tal senso, non possono ritenersi del tutto equiparabili al giudicato di formazione giudiziale.
In tal senso, si è recentemente pronunciata la Corte di Appello di Catanzaro (pronuncia del 24.04.2014) che discostandosi motivatamente dalla citata ultima sentenza della Cassazione, ha ritenuto che “il ragionamento che fa discendere dall’irretrattabilità della cartella conseguente alla mancata proposizione dell’opposizione nei termini dell’art. 24 d. lvo 46/99, l’applicabilità dell’art. 2953 c.c. in materia di actio iudicati, applicando per analogia, nel caso di specie, i principi valevoli in materia di decreto ingiuntivo, non tiene conto della diversa natura dei “titoli” che vengono in considerazione: uno di formazione giudiziale, l’altro formato direttamente e unilateralmente dall’ente previdenziale/creditore – diversità così pregnante da rendere non estensibile per analogia la norma che espressamente riguarda i titoli di formazione giudiziale. Così ragionando, peraltro, si perviene alla conclusione di consentire all’ente previdenziale di riscuotere contributi prescritti, in violazione del divieto stabilito, per ragioni di ordine pubblico, dall’art. 55, comma primo, del R.D.L. 14 ottobre 1935 n. 1827 di effettuare versamenti a regolarizzazione di contributi assicurativi, dopo che rispetto agli stessi sia intervenuta la prescrizione, divieto che opera indipendentemente dall’eccezione di prescrizione da parte dell’ente previdenziale e del debitore dei contributi”.
Questo giudice aderisce a tale orientamento giurisprudenziale di merito, ritenendo che solo l‘accertamento giudiziale possa determinare l’allungamento del periodo prescrizionale di un credito (in ipotesi più breve), proprio per effetto dell’intervento del sindacato del giudice che ha verificato la fondatezza della pretesa azionata.
Per contro, in difetto di previsione normativa in tal senso, non soccorre alcuna giustificazione che permetta di ricondurre un tale effetto al comportamento della parte che decida di non impugnare l’iscrizione al ruolo, in mancanza di qualsiasi accertamento giudiziale sulla fondatezza della pretesa dell’Ente creditore.
In conclusione, si ritiene che la mera non opposizione della cartella di pagamento, non possa determinare una modificazione del regime della prescrizione quinquennale dei crediti previdenziali.
Nella fattispecie in esame, l’eccezione di prescrizione quinquennale è, quindi, fondata e va accolta.
Infatti, tra la data di notifica dell’atto di pignoramento (14.10.2014, come incontestato tra le parti) e la data di notifica delle cartelle di pagamento (nel periodo dal 30.11.2000 al 25.7.2009) è ampiamente maturato il termine quinquennale di prescrizione di cui all’art. 3 co. 9 e 10 l. 335/1995, senza che gli odierni resistenti abbiano documentato ulteriori atti interruttivi dello stesso termine.
Ne consegue che vanno dichiarati non dovuti, perchè prescritti, i contributi previdenziali e assicurativi e relative somme aggiuntive oggetto dei crediti per cui si procede ad esecuzione nei confronti dell’opponente.
In tali rilievi rimane assorbita ogni altra considerazione.
Le spese di lite devono essere compensate in ragione del contrasto giurisprudenziale esistente sulla questione del termine prescrizionale.
Il Tribunale di Como, in funzione di Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione, così provvede:
Accerta e dichiara l’inesistenza dei crediti oggetto delle cartelle esattoriali impugnate e per l’effetto del diritto dei resistenti a procedere ad azioni esecutive nei confronti del ricorrente;
compensa le spese
Como, così deciso il 02/03/2016

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 Cass. 
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 art. 2953
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