Source: https://www.filodiritto.com/larrivo-dei-contratti-alieni-nella-prassi-commerciale-italiana
Timestamp: 2020-02-23 20:15:44+00:00

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L’Invasione dei Contratti Alieni nelle Imprese | Filodiritto
di Luigi Nastri
contratti, civile, diritto dei contratti e delle obbligazioni
Il presente articolo si propone di analizzare le problematiche inerenti i modelli contrattuali internazionali utilizzati dalle imprese.
Oggigiorno non solo le multinazionali ma anche le piccole e medie imprese hanno ambizioni internazionali per rafforzare la loro presenza sul mercato. Per tale ragione vi è l’esigenza a livello globale di utilizzare dei modelli contrattuali comuni in grado di circolare con facilità nei diversi ordinamenti del mondo.
Tali contratti generalmente derivano dai sistemi di Common Law, anche per ragioni linguistiche ed è quindi importante che il giurista italiano conosca gli schemi e gli usi di questa diversa realtà giuridica.
Il problema principale di tali contratti è che sono scritti secondo le categorie giuridiche anglo-americane ma ad essi le parti scelgono di applicare il diritto italiano. Dal momento che poi vengono direttamente importati in Italia senza esser sottoposti al controllo del giurista italiano (tanto è vero che sono scritti in lingua inglese e il più delle volte non sono neanche tradotti in italiano), emergono diverse clausole che pongono problemi di compatibilità con la nostra Legge.
La clausola più problematica è la Merger clause o Entire Agreement clause presente alla fine di tutti i contratti del Common Law con la quale le parti stabiliscono che l’unica legge che dovrà regolare i loro rapporti è quella contrattuale; di conseguenza, è vero che le parti nella clausola sull’applicable law statuiscono che “the law which governs this agreement is the law of the Republic of Italy”, ma in realtà la legge italiana nella loro intenzione andrà applicata solo in via di extrema ratio. Si aggiunga a ciò che i contratti alieni sono scritti secondo criteri redazionali che garantiscono completezza e precisone senza che sia lasciato niente al caso, come avviene tipicamente, appunto, nei sistemi di Common Law.
Da tali caratteristiche è legittimo affermare che i contratti alieni sono contratti che pretendono di essere autosufficienti; infatti, analizzando attentamente la reale intenzione delle parti tali contratti non dovrebbero essere mai integrati dalle legge italiana ma al contrario dovrebbero prevalere su di essa.
Ciò si spiega in virtù del fatto che le imprese che operano nel mercato globale vorrebbero confrontarsi con un’unica legge e cercano di ottenere tale obiettivo mediante la disciplina contrattuale. Dovendo tali contratti circolare in tutto il mondo, la completezza del contenuto dovrebbe garantire uniformità applicativa in tutti gli Stati evitando interventi del giudice nazionale potenzialmente distorsivi.
Il Sale & Purchase Agreement (SPA) è un contratto di cessione di partecipazioni di controllo di una società per azioni per il quale non esiste un modello tipico nel nostro ordinamento. In genere vi è un venditore (seller) che cede una quota di controllo di una società per azioni (target) all’acquirente (buyer).
In primo luogo, contiene i Recitals, che sonopremesse contrattuali in cui le parti forniscono alcune informazioni e spiegano lo scopo per cui il contratto è concluso.
Il problema è che in Italia le norme sull’interpretazione del contratto (articoli1362 e ss.) sono inderogabili e il potere interpretativo è di competenza esclusiva del giudice, infatti:
1) Ai sensi dell’articolo 101 della Costituzione “i giudici sono soggetti solo alla legge”.
2) Come stabilito nell’articolo 1372 codice civile “il contratto ha forza di legge tra le parti”, ovvero ha efficacia relativa e non può vincolare i giudici.
È legittimo imporre all’arbitro determinate regole interpretative derogando gli articoli 1362 e ss. del codice civile?
In virtù dell’articolo 816 bis codice di procedura civile “le parti possono stabilire nella convenzione d’arbitrato, o con atto scritto separato, purché anteriore all’inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la lingua dell’arbitrato”.
1) Quelle che introducono canoni ermeneutici, che sono nulle sia perché il giudice è soggetto solo alla legge ex articolo 101, comma 2, della Costituzione e non ai contratti, sia perché le norme sull’interpretazione possono considerarsi inderogabili (ex articolo 1418 c.c.).
Altra clausola interessante per il giurista italiano è quella sui Remedies: il presupposto di ogni rimedio è che si verifichi un inadempimento. Nei contratti alieni le parti cercano di disciplinare in maniera precisa i possibili inadempimenti attraverso delle clausole di reciproche garanzie: le c.d. representations and warranties. Il loro contenuto varia a seconda dell’oggetto del contratto: ad esempio, le representations and warranties che troviamo in un Sale & Purchase Agreement non potranno essere uguali a quelle di un Non-Competition Agreement.
Al riguardo, la sentenza 27/1/2003, n. 1189 della Cassazione così afferma: “l’estensione all’intero contratto della nullità delle singole clausole o del singolo patto, secondo la previsione dell’articolo1419, co.1 c.c., ha carattere eccezionale perché deroga al principio della conservazione del contratto […]”.
Per quanto riguarda il problema della qualificazione, bisogna sottolineare che nel nostro ordinamento l’indennizzo per violazioni del contratto è difficile da collocare. Nel codice civile italiano il legislatore parla di indennità (ad es. articolo 1751 c.c.).
Il confronto principale va fatto tra l’indemnity clause e l’articolo 1382 codice civile, che recita: “La clausola penale, con cui si conviene che, in caso d’inadempimento o di ritardo nell’inadempimento, uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione, ha l’effetto di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità ulteriore”.
Sicuramente, in virtù di tale articolo, l’indemnification clause può considerarsi legittima, anche perché, exarticolo 1383 c.c., la clausola penale come strumento di tutela assorbe anche la domanda di adempimento.
In tale sistema è ammesso che le parti regolino ex ante l’importo dei possibili danni (c.d. liquidated damages), quindi l’indemnity, essendo basata su tale fenomeno vuole essere sostitutiva del giudizio del giudice sui danni risarcibili e il più delle volte anche della quantificazione degli stessi. È tuttavia fondamentale, per evitare una dichiarazione di nullità del giudice inglese, che la clausola sia scritta in maniera precisa e costituisca una stima ragionevole del danno. Ciò rappresenta un’ulteriore differenza rispetto al nostro ordinamento, ove, se la penale è manifestamente eccessiva, può essere solo ridotta dal giudice ex articolo 1384 codice civile.
Altra clausola interessante per il giurista italiano è la c.d. Confidentiality clause in cui le parti stabiliscono che tutte le informazioni concernenti il contratto possono essere rilasciate solo su consenso scritto del seller e del buyer, consenso che non può essere irragionevolmente rifiutato (unreasonably withheld).
In secondo luogo, bisogna evidenziare la peculiarità della clausola sul Confidentiality Agreement. In essa è stabilito che il SPA, anche se successivo, non modifichi il precedente Confidentiality Agreement ovvero l’accordo di riservatezza. Le parti hanno interesse a mantenere la trattativa segreta fino al closing.
Tale clausola è interessante, da una parte, perché si prevede la prevalenza di un accordo antecedente, dall’altra, perché si stabilisce in un contratto diverso (il SPA) l’expiry date (data di scadenza) del Confidentiality Agreement che coincide con la closing date.
Nel primo caso possiamo qualificarlo come patto di non concorrenza ex articolo 2125 codice civile, nel secondo caso si tratta di limitazioni convenzionali alla concorrenza tra imprese in genere connesse ad un sale of a business (cessione d’azienda).
Cominciamo col sottolineare che nella prassi il Non-Competition Agreement è utilizzato nella maggior parte dei casi come accordo tra datore di lavoro e lavoratore subordinato a che quest’ultimo non compia atti concorrenziali a danno del datore di lavoro nel periodo successivo alla fine del rapporto di lavoro.
Si è detto che, quando un Non-Competition Agreement è stipulato tra un’impresa ed un dipendente, esso è assimilabile al patto di non concorrenza ex articolo 2125 codice civile che così recita: “il patto di non concorrenza con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo”.
Iniziamo con l’evidenziare che vi sono nelle definitions del contratto tre clausole di importanza fondamentale ovvero le restricted business, restricted territory e restricted territory. In tal modo si delimita l’attività, l’area geografica ed il periodo di validità del patto del Non-Competition Agreement e, quindi, un primo requisito di validità ex articolo 2125 codice civile è soddisfatto.
Per quanto riguarda il corrispettivo, il contratto prevede in genere un “good and adequate consideration”, ovvero un buon e adeguato corrispettivo, pertanto si può concludere che ex articolo 2125 codice civile il contratto che presenti le suddette clausole è valido.
L’importante è che il restricted period non superi i cinque anni se la party è un dirigente o i tre in caso di diversa qualifica professionale altrimenti in caso di durata maggiore l’articolo 2125 co. 2 codice civile prevede la riduzione automatica.
Il patto di non concorrenza rappresenta un’estensione della durata dell’obbligo di non concorrenza ex articolo 2105 codice civile. Quest’ultimo va ricondotto al più generale obbligo di fedeltà del lavoratore dipendente verso il datore di lavoro.
Riguardo all’obbligo di fedeltà, l’articolo 2105 codice civile distingue due sottocategorie in cui tale obbligo si concretizza: l’obbligo di non concorrenza che dura, appunto, solo durante il rapporto di lavoro e l’obbligo di riservatezza aziendale.
Passando al Business to Business Non-Competition Agreementbisogna dire che si tratta di un accordo tra due imprese che sono partner commerciali avente oggetto limiti reciproci alla concorrenza. Tali limitazioni sono legittime, purché il contratto sia approvato per iscritto, sia circoscritto ad una determinata zona o attività e la sua durata non superi i cinque anni ex articolo 2596 codice civile.
È importante che tali accordi siano conformi alla Legge n. 287/1990 (la c.d. legge antitrust) e più in generale all’articolo 101 del TFUE in materia di intese vietate. Tali normative hanno come obiettivo quello di evitare che taluni accordi tra imprese possano alterare la concorrenza sul mercato nazionale ed europeo.
In particolare, un tale tipo di accordo lo troviamo in caso di Sale of a Business come patto limitativo della concorrenza a carico dell’alienante l’azienda ex articolo 2557 codice civile.
Qualunque tipo di Non-Competition Agreement tra imprenditori che risulti essere contrario alle regole in materia antitrust è nullo di pieno diritto ex articolo 101 TFUE ed ex articolo 2 Legge 287/1990.
La messa in mora ex articolo 1219 codice civile senz’altro non è necessaria dal momento che il Non-Competition Agreement ha ad oggetto obblighi di non fare e le disposizioni sulla mora sono inapplicabili ex articolo 1222 codice civilein caso di inadempimento di obbligazioni negative.
Il procedimento per ingiunzione nel nostro ordinamento può essere chiesto ex articolo 633 codice di procedura civile solo per esigere un credito “di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili” o per ottenere la consegna “di una cosa mobile determinata”.
Una parte della dottrina, con l’avallo della giurisprudenza, ha sottolineato come la violazione di un Non-Competition Agreement possa essere efficacemente contrastata configurando a carico del nuovo datore di lavoro una responsabilità indiretta per fatto dell’ex-dipendente. Secondo quest’impostazione tale violazione costituirebbe un atto di concorrenza sleale ex articolo 2598 n. 3 codice civile(lesione del principio di correttezza professionale) e, in base agli articoli 2599 codice civile e 700 codice di procedura civile sarebbe possibile ottenere in tal caso un provvedimento inibitorio.
Anche la legge antitrust conferma l’opportunità delle misure cautelari. In base all’articolo 14 della Legge n. 287/1990, infatti, l’autorità antitrust può adottare misure cautelari nel caso di rischio di un danno grave e irreparabile.
Uno scenario alternativo sarebbe quello di affiancare a tali rimedi una clausola penale; in tal caso l’impresa, pur non vedendo soddisfatto il suo interesse specifico, otterrebbe comunque una reintegrazione economica per il danno subito. In ogni caso, nelle obbligazioni di durata la penale ex articolo 1383 codice civile è alternativa all’esecuzione in forma specifica ex articolo 2933 c.c..
È importante sottolineare che i contratti alieni sono entrati non solo nella prassi commerciale italiana ma, secondo questo studio, sono alieni, anche contratti che ogni consumatore stipula quotidianamente. Si pensi ai Termini e Condizioni d’Uso di YouTube o di e-Bay, contratti scritti secondo criteri che assicurano grande completezza e tendenzialmente ostili all’intervento del giudice; o anche ai contratti di telefonia mobile o ai contratti di mutuo di alcune grandi banche, che sempre più spesso presentano clausole sulle definizioni, analizzate in precedenza.
Di conseguenza, il contratto internazionale è per definizione alieno. Non solo, quindi, il Sale & Purchase Agreement e il Non-Competition Agreement, ma anche, ad esempio, un contratto di Joint-Venture ed in effetti anche il leasing prima del d. lg. n. 385/1993 si sarebbe potuto qualificare come contratto alieno.
Secondo quest’impostazione, sarebbe inutile qualificare i contratti internazionali come alieni, perché sarebbe un semplice appellativo dottrinario dotato di scarso fondamento.
Sebbene questa sia una critica fondata e condivisibile, lo scopo di questo articolo non è stato quello di sposare in pieno la tesi del contratto alieno,bensì di sottolineare come esistano taluni contratti che nell’intenzione delle parti dovrebbero prevalere sulla legge italiana.
Tale fenomeno va sicuramente contrastato dall’operatore giuridico, anche se bisogna sottolineare come sia legittima l’esigenza delle multinazionali di confrontarsi con una disciplina omogenea, tentando di sottrarsi alle legislazioni di tutti gli Stati del mondo.

References: articolo 101
 articolo 1418
 sentenza 
 articolo 1751
 articolo 1384
 articolo 2125
 articolo 2125
 articolo 2125
 articolo 2125
 articolo 2105
 articolo 2596
 articolo 2557
e contrario
 articolo 101
 articolo 2
 articolo 1219
 articolo 1222
 articolo 633
 articolo 2598
 articolo 1383
 articolo 2933