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Timestamp: 2018-08-14 15:52:01+00:00

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A volte vale la pena precisare
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La classifica delle Università del Sole 24 Ore: l’Università degli Studi di Brescia ai primi posti per numero di crediti ottenuti negli stage, occupazione e qualità della produzione scientifica
Brescia – 23 gennaio 2017 - «Chi è in cerca di un corso di laurea ad alto tasso di esperienze lavorative, sotto forma di stage e tirocini, può guardare prima di tutto a Brescia». Lo dichiara il Sole 24 Ore, a commento della “Classifica delle migliori università italiane” (edizione 2016), classifica che il quotidiano stila ogni anno grazie alle informazioni messe a disposizione dalle banche dati del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dell’Anvur.
«L’ateneo bresciano si classifica così al primo posto negli stage e nei tirocini, grazie all’elevato numero di crediti ottenuti dagli studenti, rispetto al totale di quelli maturati, a testimonianza della proficua rete di relazioni che l’Università degli Studi di Brescia ha saputo sviluppare con le aziende del territorio – dichiara il Rettore, prof. Maurizio Tira –. Strettamente collegato al dato sugli stage è il terzo posto dell’ateneo bresciano nell’indice di occupazione: a un anno dalla laurea, l’82,6% degli studenti trova infatti lavoro, a conferma che studiare all’Università degli Studi di Brescia è un ottimo investimento».
Risultati di eccellenza anche sul fronte della qualità della produzione scientifica: l’ateneo bresciano si classifica al sesto posto, guadagnando tre posizioni rispetto allo scorso anno. Un traguardo molto importante, basato sui giudizi ottenuti dai prodotti della ricerca nella valutazione Anvur, che dà conto del ruolo di primo piano che l’Università degli Studi di Brescia riveste nella diffusione delle conoscenze.
Restano da potenziare ancora le leve dell’attrattività (percentuale di immatricolati fuori regione), dell’efficacia (media pro capite dei crediti formativi ottenuti in un anno dagli iscritti attivi) e dell’alta formazione (indicatore quantitativo sui giudizi ottenuti nella valutazione Anvur).
Quota premiale e intervento perequativo del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO)
In relazione alla ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per l’anno 2016 (Decreto Ministeriale 6 luglio 2016, n. 552 e Decreto Ministeriale 29 dicembre 2016, n. 998), il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca assegna alll’Università degli Studi di Brescia € 67.316.980.
L’ateneo bresciano perde un milione e duecento mila euro sulla quota premiale. Gli indicatori per la rilevazione della quota premiale rimangono invariati rispetto allo scorso anno. Se sul lato dei risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca, l’esito per il 2016 è positivo, per effetto della pubblicazione della VQR 2011-2014, sul lato della valutazione delle politiche di reclutamento[1], la perdita è significativa. Tuttavia, l’FFO complessivo si mantiene sostanzialmente stabile, per effetto dell’intervento perequativo e del piano straordinario associati. I dati sull’FFO non preoccupano l’Ateneo, il cui bilancio per l’anno 2016, costruito in maniera cautelativa, si conferma solido così come il dato sul bilancio appena presentato.
Valorizzazione dell’autonomia responsabile
A decorrere dal 2017 (Decreto Ministeriale 8 agosto 2016, n. 635 – “Linee generali d’indirizzo della programmazione delle Università 2016-2018 e indicatori per la valutazione periodica dei risultati”), gli indicatori della quota premiale cambieranno: la valorizzazione dell’autonomia responsabile degli Atenei sostituirà gli obiettivi relativi ai risultati della didattica con specifico riferimento alla componente internazionale e al numero di studenti regolari che hanno acquisito almeno 20 CFU. Per il perseguimento dell’obiettivo sulla valorizzazione dell’autonomia responsabile, una quota pari almeno al 20% della quota premiale sarà distribuita tra gli Atenei secondo i miglioramenti di risultato relativi ad indicatori autonomamente scelti dagli stessi.
Sulla base della delibera del Consiglio di Amministrazione del 20 dicembre 2016, gli indicatori per i quali l’Ateneo concorre riguardano la qualità della didattica (proporzione di studenti iscritti entro la durata normale del corso di studi che abbiano acquisito almeno 40 cfu nell’anno solare, ovvero 60 cfu) e le strategie di internazionalizzazione (proporzione di cfu conseguiti all’estero dagli studenti regolari sul totale dei cfu conseguiti dagli studenti entro la durata normale del corso).
[1] Si tratta di un indicatore quali-quantitativo riguardante il sottoinsieme delle pubblicazioni e dei prodotti della ricerca presentati dagli addetti alla ricerca che, nel periodo 2011-2014 oggetto di valutazione, sono stati reclutati dall’Istituzione o in essi incardinati in una fascia o ruolo superiore.
In merito all’articolo dal titolo “Medicina all'estero. Per il Tar ora può tornare a Brescia” pubblicato sul quotidiano Corriere della Sera, edizione Brescia del 07.01.2017 a firma Vittorio Cerdelli, si precisa quanto segue.
L'Università degli Studi di Brescia ha da tempo fatto proprie le determinazioni dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che, con sentenza n° 1/2015, superando le istruzioni Ministeriali ​e la giurisprudenza allora vigenti ​in materia, ha statuito la legittimità delle istanze di trasferimento da parte di studenti che si siano iscritti in Università non italiane senza aver superato il test annuale di accesso ai corsi a numero programmato, nei limiti della capienza prevista in base alla legge e subordinatamente alla valutazione di congruità del curriculum.
Il caso specifico di cui alla notizia, giunto a sentenza ai primi dell'anno 2017, non rappresenta una particolare novità rispetto a quelli valutati da questo Ateneo a seguito della sentenza 1/2015. Riguarda infatti il ricorso avviato da C.M. nel lontano 2013 e che, in base alla citata sentenza 1/2015, ha già beneficiato della riammissione in graduatoria a seguito della rivalutazione della carriera effettuata d'ufficio da questa Università nell'aprile del 2015, collocandosi peraltro in posizione non utile al trasferimento (ben oltre i tre posti disponibili).
Il posto libero che il Tar riassegna con la sentenza è risultato essere tale solo alla fine del primo semestre 2015, ovvero a superamento del limite annuale di frequenza prevista dall'Ordinamento del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. Quel posto ovviamente non è andato perso, essendo stato recuperato con il successivo Bando per i trasferimenti. Il Tar stesso, pur riassegnando quel posto - in sovrannumero - alla Ricorrente, conferma la legittimità di tale operato, indicando come "non è possibile effettuare trasferimenti quando l'anno accademico sia già in pieno svolgimento".
Per quanto riguarda gli effetti della sentenza 3/2017, "la concessione del trasferimento presuppone un giudizio favorevole sul percorso di studi svolto all'estero" e la verifica "se alla data della valutazione sia ancora possibile il trasferimento in base al regolamento didattico". Pertanto, la studentessa non è automaticamente riammessa, essendo necessario presentare nuova istanza di rivalutazione della carriera allegando la documentazione aggiornata, documentazione che era già stata precedentemente richiesta al legale della Ricorrente (l'ultima volta il 5 maggio 2016) ma finora mai fornita e che avrebbe potuto consentire - ove valutata positivamente - un'ammissione con riserva già nell'a.a. 2016/2017. Sfugge in effetti a questa Amministrazione la mancata volontà della Ricorrente di darvi corso per tempo.
Ad ogni buon conto, in caso di giudizio di congruità negativo, la studentessa potrà ripresentare istanza di valutazione per il prossimo anno accademico, alle medesime condizioni e con gli stessi limiti.
E' di tutta evidenza come l'Università degli Studi di Brescia abbia sempre operato nel solco della normativa vigente, adeguandosi immediatamente alle successive sentenze ampliative, senza alcuna volontà di ledere i diritti degli studenti ma nella consapevolezza dei limiti imposti per i corsi di studio a numero programmato.
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