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Timestamp: 2017-10-17 00:23:31+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 14/07/2017 Sentenza n.34550 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 14/07/2017 (Ud. 05/07/2017) Sentenza n.34550
L'ordine di demolizione dell'opera abusiva, avendo natura di sanzione amministrativa di carattere reale a contenuto ripristinatorio, conserva la sua efficacia anche nei confronti dell'erede o dante causa del condannato o di chiunque vanti su di esso un diritto reale o personale di godimento, potendo essere revocato solo nel caso in cui siano emanati, dall'ente pubblico cui è affidato il governo del territorio, provvedimenti amministrativi con esso assolutamente incompatibili (Sez. 3, n. 42699 del 07/07/2015, Curcio); (sulla natura di sanzione amministrativa a contenuto ripristinatorio, priva di finalità punitive e con effetti che ricadono sul soggetto che è in rapporto col bene, indipendentemente dal fatto che questi sia l'autore dell'abuso, Cass. Sez. 3, n. 49331 del 10/11/2015, Delorier).
(dich. inammiss. il ricorso avverso ordinanza del 24/01/20171 TRIBUNALE DI CIVITAVECCHIA) Pres. FIALE, Rel. CERRONI, Ric. Villella
sul ricorso proposto da Villella Rodio Francesco, nato a Motta Santa Lucia il 26/08/1952;
avverso l'ordinanza del 24/01/2017 del Tribunale di Civitavecchia;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Stefano Tacci, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso
1. Con ordinanza del 24 gennaio 2017 il Tribunale di Civitavecchia ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza di sospensione dell'ordine di demolizione presentata da Francesco Rodio Villella.
2. Avverso il predetto provvedimento l'interessato, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione articolato su tre motivi d'impugnazione.
2.1. Col primo motivo di censura il ricorrente ha lamentato di non avere partecipato ad alcun procedimento penale, e che la sentenza era stata erroneamente emessa nei confronti di Fernando Rodio Villella, persona che non era mai stata proprietaria del bene.
2.2. Col secondo motivo, di conseguenza, è stato osservato che la sentenza era priva di un presupposto fondamentale per l'emissione di valido ordine di esecuzione.
2.3. Col terzo motivo infine è stata eccepita la prescrizione dell'ordine di demolizione, da considerarsi sanzione di natura penale.
3. Il Procuratore generale ha concluso nel senso dell'inammissibilità del ricorso, data l'irrilevanza dell'eventuale alienazione del manufatto abusivo, e ribadendo la natura non penale dell'ordine di demolizione.
4.1. Al riguardo, infatti, ed in relazione ai primi due motivi di censura che possono essere affrontati congiuntamente, è appena il caso di ricordare, attesa anche la struttura del presente provvedimento, che l'ordine di demolizione dell'opera abusiva, avendo natura di sanzione amministrativa di carattere reale a contenuto ripristinatorio, conserva la sua efficacia anche nei confronti dell'erede o dante causa del condannato o di chiunque vanti su di esso un diritto reale o personale di godimento, potendo essere revocato solo nel caso in cui siano emanati, dall'ente pubblico cui è affidato il governo del territorio, provvedimenti amministrativi con esso assolutamente incompatibili (Sez. 3, n. 42699 del 07/07/2015, Curcio, Rv. 265193).
In proposito, tra l'altro, il provvedimento impugnato ha osservato che la rivendicata qualità di proprietario del condannato era del tutto inconferente rispetto alla formazione del giudicato sulla sua responsabilità in ordine alla commissione del fatto, laddove comunque l'ordine di demolizione del manufatto abusivo non è sottoposto alla disciplina della prescrizione stabilita dall'art. 173 cod. pen. per le sanzioni penali (v. anche infra), avendo natura di sanzione amministrativa a carattere ripristinatorio, priva di finalità punitive e con effetti che ricadono sul soggetto che è in rapporto col bene, indipendentemente dal fatto che questi sia l'autore dell'abuso (Sez. 3, n. 49331 del 10/11/2015, Delorier, Rv. 265540).
4.2. In relazione infine all'ultimo punto di censura, va solamente ricordato che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3 e 117 Cost., dell'art. 31 del d.P.R. n. 380 del 2001 per mancata previsione di un termine di prescrizione dell'ordine di demolizione del manufatto abusivo disposto con la sentenza di condanna, in quanto le caratteristiche di detta sanzione amministrativa - che assolve ad una funzione ripristinatoria del bene leso, configura un obbligo di fare per ragioni di tutela del territorio, non ha finalità punitive ed ha carattere reale, producendo effetti sul soggetto che si trova in rapporto con il bene, anche se non è l'autore dell'abuso - non consentono di ritenerla "pena" nel senso individuato dalla giurisprudenza della Corte EDU, e, pertanto, è da escludere sia la irragionevolezza della disciplina che la riguarda rispetto a quella delle sanzioni penali soggette a prescrizione, sia una violazione del parametro interposto di cui all'art. 117 Cost. (Sez. 3, n. 41475 del 03/05/2016, Porcu, Rv. 267977).
5. I motivi di ricorso, quindi, si scontrano contro orientamenti giurisprudenziali del tutto costanti, che questa Corte non ha motivo di revocare in dubbio e che anzi intende consolidare.
In ragione di ciò, il ricorso non può superare il vaglio di ammissibilità.
Così deciso in Roma il 05/07/2017
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