Source: http://www.ivaentilocali.it/articoli/index2.asp?anno=2015
Timestamp: 2019-03-21 03:25:28+00:00

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Elenco articoli per l'Anno di Pubblicazione 2015
La promiscuità dei costi tra split e detrazione
La gestione dei casi in cui la ripartizione dei costi comunali che attengono promiscuamente la sfera istituzionale e quella commerciale appare difficoltosa, se non addirittura impossibile, accomuna l’applicazione dello split payment e l’esercizio del diritto alla detrazione e rimane tuttora una criticità per gli operatori, dal momento che la tematica posta dall’articolo 17 ter appare priva di adeguati chiarimenti da parte dell’Amministrazione Finanziaria, mentre la questione legata alla corretta deduzione dell’imposta è connotata da un sostanziale disallineamento della prassi con la giurisprudenza della Corte di Giustizia.
L’Iva sulle coop sociali cambia ancora
Il disegno di legge di stabilità dovrebbe aver messo fine all’incredibile altalena di disposizioni che, specie negli ultimi anni, hanno generato dubbi interpretativi ed applicativi notevoli all’interno del settore delle cooperative sociali – e quindi anche in quello dei comuni, in quanto principali committenti dei servizi resi tali soggetti – perpetrando una palese situazione di disallineamento con la normativa comunitaria che solo ora, grazie appunto al provvedimento di fine anno, viene eliminata, seppur con efficacia potenzialmente differita o differibile. Dal momento che si profila un innalzamento dei costi, potrebbe essere opportuno che gli enti locali clienti esaminino, senza indugio, la norma transitoria.
Trasporto alunni: il fisco sconfessa la Cassazione
Una risposta ad un’istanza di interpello presentata da un Comune ligure mette ordine in un settore – quello del trasporto degli alunni (ma altrettanto vale per le mense scolastiche), molto spesso gestito in condizioni di squilibrio economico ed attraverso la stipula di contratti di appalto - entrato in crisi a causa di una sentenza della Corte di Cassazione di qualche anno fa, dal tenore della quale era derivato il convincimento, in primis di alcuni commentatori, che i giudici di legittimità avessero negato in radice il carattere commerciale di attività condotte con simili modalità e risultati, con conseguente diniego del diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti di beni e di servizi ad esse inerenti.
La fatturazione P.A. non “cancella” le deroghe
La disciplina in materia di fatturazione elettronica non ha creato una categoria sostanziale nuova o diversa dalla fattura “ordinaria”, con la conseguenza che, pur nel limite della compatibilità con gli elementi che le caratterizzano, continuano a trovare applicazione tutti i chiarimenti in precedenza emanati dall’Amministrazione finanziaria con riferimento generale alla fatturazione, nonché le deroghe previste da specifiche disposizioni normative di settore. Lo stabilisce una risoluzione dell'Agenzia delle Entrate.
L’anticipo Iva può evitare lo split commerciale
La grande novità del 2015 nel campo dell’Iva applicata alle pubbliche amministrazioni – ossia la scissione dei pagamenti prevista dall’articolo 17 ter del D.P.R. 633/72 - e, più precisamente, i relativi effetti nelle liquidazioni periodiche dell’anno in corso determinati dalla procedura stabilita dall’articolo 5 del corrispondente regolamento di attuazione possono non avere alcun impatto sull’importo dell’eventuale anticipazione dovuta entro il 28 dicembre prossimo, grazie alla facoltà di scelta del metodo più conveniente tra quelli ammessi, in via alternativa, dalla legislazione vigente.
Benefit ambientale: il gestore applica l’Iva
Il cosiddetto “benefit ambientale” – vale a dire la quota percentuale della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti diretta ad indennizzare il territorio di insediamento dell’impianto di discarica – costituisce un costo di gestione della struttura, con la conseguenza che l’addebito ai conferenti costituisce una parte del corrispettivo spettante al gestore per il servizio offerto e, come tale, deve essere gravato dall’imposta sul valore aggiunto. A questa conclusione è giunta la Direzione Centrale, in risposta ad un’istanza di interpello, di fatto applicando a questa fattispecie la medesima sorte riservata al tributo speciale in discarica istituito dall'articolo 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549.
Dichiarazioni Iva: rivista l’omissione e l’infedeltà
Tra le modifiche al sistema sanzionatorio non penale che possono interessare, più di altre, gli enti locali figurano quelle che intervengono a ridisegnare la reazione dello Stato in caso di violazioni riconducibili all’omessa presentazione ed all’infedeltà della dichiarazione Iva, le quali danno attuazione al principio generale di proporzionalità, ossia si ispirano alla logica secondo cui la norma punitiva deve colpire in modo più grave chi trasgredisce mediante comportamenti dolosi ovvero fraudolenti, e, al contrario, deve riservare un trattamento di maggior favore a coloro che, pur non osservando la legge, non procurano un danno di particolare entità per l’erario.
Errori sul reverse e la riforma delle sanzioni
Tra le molteplici novità introdotte dal D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, in materia di disciplina sanzionatoria, sia penale che amministrativa, figura anche un importante intervento sul versante dell’applicazione dell’istituto dell’inversione contabile – meglio noto come “reverse charge” – ispirato dalla volontà del legislatore, in generale, di rispettare maggiormente il principio di proporzionalità tra l’entità del danno o del pericolo determinato dalla violazione commessa e la punizione irrogabile dall’Amministrazione finanziaria.
Novità nelle note di variazione
Il disegno di legge di stabilità per il 2016 prevede l’integrale sostituzione del testo dell’attuale articolo 26 del D.P.R. 633/72 - il quale, come noto, disciplina l’emissione delle note di variazione in aumento o in diminuzione sia dell’imponibile che dell’imposta, rispetto a quanto già fatturato dal cedente o prestatore – con alcune novità importanti, parte delle quali appaiono destinate ad impattare anche nella realtà degli enti locali.
Gse e fattura elettronica: attenzione alla conservazione
Il completamento dell’intero percorso della fatturazione elettronica P.A. da parte del gestore dei servizi elettrici impone ai comuni che hanno installato pannelli fotovoltaici o altri impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di adoperarsi non soltanto per la conservazione sostitutiva dei documenti emessi dal gestore medesimo, in nome e per conto dei cedenti, ma anche per la loro registrazione, che deve risultare distinta tanto da quella delle fatture attive cartacee, quanto da quella di eventuali altre fatture emesse in formato elettronico ed aventi una propria differente numerazione.
La formazione “a catalogo” e l’Iva
I versamenti effettuati dalle amministrazioni comunali per la partecipazione del proprio personale a corsi di formazione, aggiornamento, riqualificazione e riconversione – ossia ai cosiddetti “corsi a catalogo” - non possono beneficiare dell’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’articolo 14, comma 10, della legge 537/1993, in quanto tali iniziative non risultano destinate esclusivamente ai dipendenti dell’ente e le somme pagate non sono ricollegate ad un rapporto contrattuale con l’organizzatore. E’ questa la conclusione cui è giunta una Direzione Regionale in risposta ad un’istanza di interpello.
L’attesa sulla gestione pregiudica la detrazione
Le logiche ed i tempi della gestione del patrimonio immobiliare possono talvolta condurre, sebbene involontariamente ed inconsapevolmente, a situazioni di pregiudizio economico per le amministrazioni locali, in quanto le regole di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, specie di quelle che definiscono la soggettività passiva degli enti non commerciali e che fissano i termini prescrizionali del diritto alla detrazione, richiedono una pianificazione degli investimenti non solo di natura finanziaria, ma anche con riferimento alle modalità di impiego futuro dei beni realizzati.
Rete gas e gare di affidamento: senza Iva l’anticipazione degli oneri
Le somme che un comune percepisce, in qualità di stazione appaltante della gara di affidamento del servizio di distribuzione del gas, a titolo di anticipazione per la copertura degli oneri di procedura non devono essere assoggettate ad Iva in quanto non è configurabile alcun rapporto sinallagmatico tra il soggetto che è tenuto ex lege a sostenere tale pagamento e l’Ente che riceve la provvista di denaro. Il chiarimento proviene da una Direzione Regionale in risposta ad un’istanza di interpello presentata da un Comune capofila che, ai sensi del D.M. 12 novembre 2011, n. 226, ha avviato tutte le pratiche relative alla concessione ad un nuovo gestore dell’uso degli impianti destinati alla somministrazione del gas ed ha chiesto di sapere se anche il suddetto importo – al pari dei canoni annuali ed una tantum dovuti dall’affidatario – debba essere o meno scontare il prelievo previsto dal D.P.R. 633/72.
Scomputo oneri: la legge regionale “ferma” l’Iva
Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica o sociale possono costituire un bene che, se trasferito a scomputo di contributi di urbanizzazione o in esecuzione di convenzioni, non determina il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’articolo 51 della legge 342/2000, dal momento che gli effetti dell’eventuale legge regionale che assimili tali costruzioni alle opere di urbanizzazione secondaria si estendono anche al settore fiscale. E’ questa una conclusione – che costituisce la risposta fornita da una Direzione Regionale ad un’istanza di interpello presentata da un Comune - che appare di grande interesse generale, atteso il ben noto approccio restrittivo adottato, di norma, dall’Amministrazione finanziaria centrale in sede di interpretazione della suddetta disposizione di favore.
Il Comune è un unico soggetto passivo Iva
Un Comune e le proprie unità interne – comunque identificate e denominate - che effettuano operazioni a carattere economico devono essere considerate un unico soggetto passivo ai fini dell’applicazione dell’Iva se ed in quanto le seconde non soddisfino il criterio di indipendenza previsto dall’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2006/112 e, pertanto, agiscano in nome e per conto dell’ente di appartenenza, senza assumersi alcuna responsabilità derivante dai rapporti contrattuali da essi stabiliti nell’esercizio della loro attività o per eventuali danni cagionati a terzi.
L’omessa registrazione non impedisce la detrazione
L’imposta sugli acquisti regolarmente indicata all’interno della dichiarazione annuale Iva, ma non “transitata” dal registro ex articolo 25 del D.P.R. 633/72 a causa della mancata annotazione della corrispondente fattura, non può essere rettificata dall’Amministrazione finanziaria ove non sussistano contestazioni sul rispetto dei requisiti sostanziali ai quali la normativa comunitaria subordina l’insorgenza del diritto alla deduzione, al netto di eventuali situazioni di natura fraudolenta. L’affermazione proviene dai giudici della Suprema Corte di Cassazione – quale sintesi della sentenza n. 18925/2015 - e si pone a valle di un ragionamento fondato sull’interpretazione data dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia alle disposizioni della sesta direttiva (ora direttiva 112/2006) in tema di detrazione.
Niente variazione dati per la conservazione elettronica
Il luogo di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche – sia quelle ricevute che quelle eventualmente emesse dagli organi della Pubblica Amministrazione nell’ambito di attività rilevanti ai fini Iva – non deve essere comunicato a mezzo del modello di variazione dati previsto dall’articolo 35 del D.P.R. 633/72 in quanto tale norma deve essere interpretata tenendo conto dell’evoluzione del concetto di “conservazione” e, quindi, del processo di dematerializzazione dei documenti fiscalmente rilevanti.
L’utilizzo del credito Iva non spettante
L’utilizzo in compensazione orizzontale di un credito Iva effettivamente esistente – in quanto fondato su presupposti giuridici corretti - ma non spettante, agli effetti di limitazioni e condizioni di impiego non ancora soddisfatte al momento della presentazione del modello F24, non trova concordi i giudici delle sezioni penali della Corte di Cassazione, come conferma l’ultima preoccupante pronuncia sull’argomento, risalente al mese scorso, che reitera, a distanza di pochi mesi, un approccio rigoroso di segno diametralmente opposto rispetto a quello adottato nella sentenza n. 37350/2013.
L’abbonamento ai servizi di consulenza
I contratti di abbonamento per la fornitura di servizi di consulenza, in particolare di tipo legale, tributario e finanziario - nell’ambito dei quali il prestatore assume l’impegno di mettersi a disposizione del committente per tutta la durata del contratto – consentono la detrazione dell’imposta a prescindere dalla quantità e dalla natura delle prestazioni effettivamente fornite durante il periodo di validità dell’accordo, per il quale avviene il pagamento del compenso. E’ questa la conclusione cui è pervenuta la Corte di Giustizia nel procedimento C-463/14 e che verte intorno all’interpretazione del concetto di “prestazione di servizi” stabilito dalla normativa comunitaria.
La nuova disciplina degli interpelli al fisco
Il decreto legislativo sul riordino della materia degli interpelli è destinato ad incidere solo in minima parte sul cosiddetto “interpello ordinario” – ossia quello che, sino ad oggi, ha rappresentato la sola ipotesi di utilizzo dello strumento da parte degli enti locali – ma introduce, al contempo, un elemento di novità che appare interessante anche nell’ottica comunale, costituito dalla possibilità di presentare istanze aventi ad oggetto operazioni che si suppone poter essere ricondotte alla fattispecie dell’abuso del diritto.
Iva in eccesso e split payment: chi agisce?
L’adozione dello split payment nei rapporti di fornitura alle pubbliche amministrazioni pone un problema, tra gli altri, anche in sede di definizione dell’azione per il recupero dell’imposta eventualmente applicata in misura superiore a quella corretta, tenuto conto del fatto che la Corte di Cassazione, non più tardi di pochi giorni fa, ha confermato che il diritto alla ripetizione, in simili casi, non spetta al cessionario o committente, ma al soggetto passivo che ha emesso la fattura recante un’imposta errata.
Il nuovo intrastat per gli acquisti istituzionali
A partire dall’inizio del mese prossimo – e, quindi, dal 1° ottobre - gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni di cui all’articolo 4, quarto comma, del D.P.R. 633/72 che effettuano acquisti di beni e di servizi presso cedenti o prestatori stabiliti al di fuori del territorio nazionale dovranno utilizzare il nuovo modello di comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate dell’ammontare di tali operazioni, nonché degli estremi del versamento dell’imposta applicata con il sistema dell’inversione contabile o con l’emissione di autofattura.
Il “risparmio” Iva tra modifiche allo Statuto e Corte UE
L’inserimento nel corpo dello Statuto del Contribuente della norma, a carattere generale, che, allo scopo di contrastare l’aggiramento delle norme destinato ad ottenere vantaggi fiscali indebiti, attribuisce confini maggiormente certi ai comportamenti che devono ritenersi così vietati dall’ordinamento, non deve far dimenticare che, in materia di Iva, esistono pronunce della Corte di Giustizia che stabiliscono se e come la ricerca di un risparmio d’imposta non conforme con i principi della direttiva 112/2006 possa avere effetti sul trattamento delle operazioni realizzate con tale esclusiva finalità.
Accertamento “lungo” con regole certe
L’articolo 2 del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128, pubblicato sulla G.U. del 18 agosto scorso, definisce la condizione principale – e maggiormente controversa, sino ad ora – che deve essere soddisfatta al fine di permettere all’Amministrazione finanziaria di accedere al beneficio del raddoppio dei termini per l’accertamento delle maggiori somme dovute a titolo di imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, ponendo così fine a quasi un decennio di discussioni e di giurisprudenza contrastante sull’argomento,
I ricoveri comunali di animali
La gestione di strutture atte al ricovero di animali domestici deve essere analizzata alla luce dei criteri generali di applicazione del tributo enunciati agli articoli 3 e 4 del D.P.R. 633/72, a prescindere dallo scopo e dalle finalità dell’attività esercitata, e può quindi integrarne tutti i presupposti, come peraltro sostenuto dalla stessa Amministrazione finanziaria con riferimento specifico ai canili.
La manutenzione dello stadio affidato
L’affidamento degli impianti sportivi alle varie società dilettantistiche o ad altri soggetti similari deve essere attentamente pianificato anche sotto il profilo strettamente tributario, specie nei casi in cui sia in programma l’esecuzione di interventi di natura straordinaria, in quanto solo un’attenta fase di studio preliminare può scongiurare il rischio di futuri rincari di spesa, connessi alla fiscalità indiretta di tali operazioni.
Niente esenzione per gli attracchi nei porticcioli
Gli importi incassati dagli enti che gestiscono pontili ed attracchi per imbarcazioni presso porti turistici o rive lacuali e fluviali, a titolo di prezzo della concessione del diritto di stazionamento del natante, devono essere assoggettati ad Iva secondo l’aliquota ordinaria, non essendo possibile applicare il regime di esenzione previsto dalla normativa comunitaria e nazionale in corrispondenza della locazione di beni immobili.
La concessione venatoria del terreno comunale
Le somme percepite dai comuni proprietari di terreni riservati allo svolgimento dell’attività venatoria, a titolo di concessione, sono espressione di un’attività a carattere commerciale e vanno assoggettate ad Iva secondo le regole ordinarie, in quanto tale fattispecie non rientra né all’interno del regime speciale disciplinato dall’articolo 34-bis, né in quello di esenzione previsto per la locazione dal numero 8 dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72, dal momento che l’area destinata alla caccia non può essere qualificata come agricola.
Lo split a rischio reato
L’utilizzo dell’eccedenza Iva risultante dalla liquidazione del mese di dicembre o dell’ultimo trimestre del 2014 agli effetti del meccanismo previsto dall’articolo 5 del decreto di attuazione dell’articolo 17 ter del D.P.R. 633/72 potrebbe integrare il reato previsto dall’articolo 10 quater del D. Lgs. 74/2000 – ovviamente qualora tale credito dovesse rivelarsi non spettante, in tutto o in parte, a seguito di attività di controllo del fisco – e ciò, a maggior ragione, dopo le modifiche che saranno presto apportate a quest’ultima disposizione a seguito della delega concessa dalla legge 23/2014.
Le opere di ripristino ecologico
L’individuazione dell’imposta applicabile al contratto d’appalto concluso con la ditta incaricata di interventi di eco-ripristino e l’inquadramento fiscale degli eventuali rapporti economici a valle, determinati dalla rivalsa sul soggetto responsabile delle violazioni che hanno portato alla situazione di pregiudizio delle aree e/o dei siti interessati dall’azione comunale, possono presentare qualche criticità, soprattutto nel momento in cui occorre procedere allo smaltimento di rifiuti pericolosi e la somma ottenuta a titolo di ristoro dei costi sostenuti risulta superiore alle semplici spese vive, in quanto maggiorata di oneri “interni”.
Il trattamento Iva del canone d’uso delle installazioni pubblicitarie
La gestione “passiva” di un complesso di beni comunali qualificati come impianti pubblicitari per l’affissione diretta – composta, ad esempio, da poster, stendardi e pensiline d’attesa bus – può configurare l’esercizio di un’attività a carattere commerciale, ciò verificandosi quando il rapporto oneroso intercorrente tra l’ente ed il concessionario non è caratterizzato dall’esercizio di poteri di natura unilaterale ed autoritativa, ma si svolge su base sostanzialmente pattizia, attraverso una disciplina che individua, in via bilaterale, le reciproche posizioni soggettive.
Il comodatario dell’immobile detrae l’Iva
La detrazione dell’Iva assolta dal comodatario di un immobile, con riferimento alle spese di ristrutturazione relative al medesimo bene, deve ritenersi legittima ogni qual volta risulti evidente la strumentalità di tale operazione rispetto all’esercizio, anche se non attuale, ma solo futuro, dell'attività d’impresa programmata, purché dalla stessa derivino operazioni imponibili. La conclusione è ricavata da una sentenza della Corte di Cassazione e può risultare utile per la definizione degli aspetti economici connessi, ad esempio, con l’affidamento gratuito degli impianti sportivi comunali.
Il reverse nel fotovoltaico
L’applicazione dell’inversione contabile prevista dall’articolo 17 del D.P.R. 633/72 alle operazioni di installazione di pannelli fotovoltaici può comportare alcune difficoltà “aggiuntive” rispetto a quelle che, di regola, già caratterizzano la totalità delle fattispecie enunciate alla lettera a-ter) del sesto comma del medesimo articolo, e ciò in ragione non soltanto della valutazione del presupposto oggettivo, ma anche, e soprattutto, in considerazione dello status fiscale assunto dall’ente committente rispetto alla cessione di energia elettrica in favore del gestore della rete.
L’ex servizio idrico e le questioni Iva
A distanza ormai di anni da quando si è verificata, la devoluzione del servizio idrico integrato può ancora avere conseguenze sulla posizione che i Comuni proprietari delle reti, ex gestori, assumono ai fini dell’Iva, come dimostra il contenzioso risolto dalla Corte di Cassazione attraverso la sentenza n. 12766 e che, in sostanza, ha origine dalla contestazione dell’applicazione dell’imposta armonizzata, in luogo del registro, alla cessione di immobili già utilizzati in asservimento della cessata attività di distribuzione di acqua.
L’accertamento sullo sponsor “impatta” sull’Iva
La crescente attenzione degli uffici locali verso le sponsorizzazioni effettuate dalle imprese nei confronti di soggetti esclusi dall’applicazione delle imposte sui redditi, o comunque beneficiari di norme di particolare favore che, di fatto, conducono al sostanziale esonero da questa forma di prelievo, può incidere sul futuro di questo genere di operazioni, nel senso di rendere maggiormente “sicura” per lo sponsor – perché meno evidente sul piano non solo contabile e documentale, ma anche fiscale - l’effettuazione di una prestazione in luogo del pagamento di una somma di denaro.
L’Agenzia “rivede” il ravvedimento nei 90 giorni
Una delle norme, tra le varie previste dalla legge di stabilità per il 2015 in ambito fiscale, che tende ad impattare maggiormente sulla realtà quotidiana dei contribuenti è quella che ha modificato la disciplina del ravvedimento operoso e l’Agenzia delle Entrate ha colto l’occasione di una non felice formulazione letterale della neo introdotta lettera a-bis) del primo comma dell’articolo 13 del D. Lgs. 472/97 non solo per fornire un’interpretazione logica di tale disposizione, ma, con ogni probabilità, anche per “rivedere” un precedente orientamento in tema di punibilità della dichiarazione integrativa sfavorevole presentata entro novanta giorni dalla scadenza.
Irap commerciale: anche i Comuni deducono il costo del lavoro
Il comma 4-octies) dell’articolo 11 del decreto Irap ha introdotto, con effetto a partire dal periodo di imposta in corso, un criterio di deducibilità “per differenza” tra il costo del lavoro complessivo sostenuto in relazione ai rapporti di impiego a tempo indeterminato e le deduzioni spettanti ai sensi del medesimo articolo, con la conseguenza che anche i soggetti esclusi dal cuneo fiscale - e quindi anche gli enti locali che hanno optato per il calcolo alternativo del tributo regionale - possono beneficiare della novità. Il chiarimento è contenuto nella circolare n. 22/E del 9 giugno 2015.
Senza fattura l’e-commerce del comune
L’introduzione dei servizi elettronici nel novero delle operazioni per le quali non sussiste l’obbligo di emissione della fattura, se non a richiesta del cliente, comporta delle notevoli semplificazioni anche in ambito comunale, specie sotto il profilo degli adempimenti che competono all’ente sul versante passivo, dal momento che gli acquisti effettuati con tali modalità possono sfuggire all’obbligo sia della fatturazione elettronica che dell’applicazione dello split payment.
Le vendite alle istituzioni scolastiche
L’introduzione dello split payment e della fatturazione elettronica alla P.A. rischia di accentuare le incertezze che un ente locale, normalmente, ha sempre nel caso in cui proceda alla vendita di beni mobili, atteso che si tratta di un’operazione che può assumere ben quattro differenti configurazioni sul piano tributario, a ciascuna delle quali corrisponde, ovviamente, anche una differente applicazione delle norme e degli istituti entrati in vigore, rispettivamente, il 1° gennaio ed il 31 marzo dell’anno in corso.
Irap: il pagamento per l’opzione commerciale
I comuni, sempre più numerosi, che nel 2014, o in anni ancora precedenti, hanno scelto di scorporare una o più attività rilevanti ai fini Iva dal calcolo dell’Irap quantificata su base retributiva dovrebbero aver già iniziato o, almeno, dovrebbero avviare in questi giorni la valutazione della propria posizione ai fini del tributo regionale, dal momento che la prima scadenza utile per provvedere al versamento di quanto eventualmente a debito è ormai alle porte.
L’interesse comunale può “prevalere” sul prezzo
L’erogazione a titolo non oneroso di un servizio comunale avente natura commerciale, ed imponibile ai sensi del D.P.R. 633/72, può sfuggire all’applicazione del tributo laddove venga dimostrato che la sostanziale rinuncia all’incasso di un corrispettivo non è finalizzata ad ottenere un indebito vantaggio tributario o a realizzare scopi extraimprenditoriali, ma costituisce un’operazione meramente strumentale al perseguimento dell’interesse economico dell’ente. Il principio è tratto dalla sentenza n. 9944/2015 della Corte di Cassazione.
Contributi a fondo perso: nessun pregiudizio per la detrazione
I contributi erogati a fondo perduto, e quindi al di fuori del campo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto per carenza del presupposto oggettivo, non incidono sulla determinazione dell’importo del tributo assolto sugli acquisti che può essere portato in detrazione, e ciò con riguardo al versante passivo non solo del soggetto beneficiario, ma anche dell’organismo che effettua il versamento della sovvenzione.
Il finanziamento dell’attività di formazione
Le somme erogate dai vari organi della pubblica amministrazione nel settore scolastico e della formazione professionale, in favore di soggetti pubblici e privati che svolgono questo tipo di attività nei confronti dell’utenza finale, possono assumere la natura di contributo vero e proprio ovvero di corrispettivo alla luce della corretta interpretazione del rapporto giuridico che si instaura tra gli interessati, dovendosi pervenire a conclusioni differenti a seconda del fatto che la procedura di affidamento dei servizi abbia luogo ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 o del decreto legislativo n. 163 del 2006. Un’ovvia implicazione di tale distinzione, ribadita nella circolare 20/2015, è quella legata all’obbligo o meno di emettere fattura elettronica alla P.A. erogante.
Il riaddebito delle utenze nelle locazioni
La locazione di un bene immobile e la fornitura di acqua, di elettricità, di riscaldamento, nonché del servizio di raccolta dei rifiuti, che la accompagnano devono, in linea di principio, essere considerate prestazioni distinte ed indipendenti, da valutarsi separatamente dal punto di vista fiscale, salvo non vi siano elementi così strettamente collegati da formare oggettivamente una sola operazione economica inscindibile, la cui scomposizione risulterebbe artificiosa.
Rebus sanzioni sul reverse charge
L’acquisto di beni e la committenza di servizi che rientrano, oggettivamente e soggettivamente, nel regime dell’inversione contabile stabilito dall’articolo 17 deve essere gestito con attenzione dai responsabili comunali in quanto il potere “edittale” dell’Amministrazione finanziaria di sanzionare l’eventuale violazione degli obblighi che incombono sul destinatario della fattura è fonte di contrasti interpretativi che la Corte di Cassazione non è ancora riuscita a dirimere, quanto meno con la dovuta certezza. E ciò senza considerare i dubbi che possono nascere dalle interconnessioni con la disciplina dello split payment.
“Forfetari” ed associazioni fuori dal reverse
Le fatture relative alle prestazioni di servizi elencate al sesto comma dell’articolo 17 emesse da imprese e professionisti rientranti nel regime dei cosiddetti “minimi” – recentemente riformato, per la seconda volta nel giro di pochi anni, dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge di stabilità 2015, i cui beneficiari sono stati ribattezzati come i “nuovi forfettari” – così come quelle rilasciate alle associazioni di cui alla legge 389/91 non devono essere sottoposte al meccanismo di inversione contabile. Le precisazioni provengono dall’Agenzia delle Entrate.
Note di variazione, regolarizzazioni e sanzioni nello split payment
Uno dei temi più interessanti, almeno sotto il profilo strettamente pratico, dell’applicazione dello split payment è costituito dalle modalità di gestione contabile di tutte quelle fattispecie nelle quali il fornitore della P.A. rettifica, per obbligo di legge o anche solo per scelta, l’informazione relativa alla base imponibile e/o all’imposta contenuta nella fattura originaria, ovvero altri dati comunque rilevanti che devono essere contenuti nel documento, ivi inclusa anche la stessa dicitura “scissione del pagamento” richiesta dal decreto 23 gennaio 2015.
Efficacia dello split e rapporti con il reverse e l’esigibilità
Dal corpo delle istruzioni sullo split payment, diramate dall’Agenzia delle Entrate il 13 aprile scorso, si possono estrapolare alcuni passaggi aventi ad oggetto argomenti di grande impatto pratico per la corretta impostazione contabile degli acquisti - come quello, ad esempio, che concerne i costi promiscui tra i due settori di attività dell’organo di P.A. - sui quali, però, non pare che la Direzione Centrale abbia fornito contributi risolutivi o, comunque tali da sgombrare il campo da ogni dubbio o incertezza.
Split: fuori gli aggi, le associazioni e le fatture “post scontrino”
La circolare 15/E diramata dall’Agenzia delle Entrate il 13 aprile scorso ad ulteriore commento della novità, entrata in vigore il 1° gennaio scorso, rappresentata dal cosiddetto “split payment” si presenta come un documento corposo ed, in apparenza, anche completo, considerato lo spettro dei principali nodi da sciogliere emersi in sede di prima applicazione della scissione del pagamento ai fornitori della Pubblica Amministrazione, ma in realtà si distingue maggiormente per alcune prese di posizione “discrezionali” e per alcune affermazioni poco lineari.
Split, fatture elettroniche e registri Iva
Mentre domani, giovedì 16 aprile, scade la prima liquidazione periodica Iva, per i contribuenti mensili, in occasione della quale, stando all’opinione (discutibile) di alcuni commentatori, i comuni dovrebbero rilevare a debito l’imposta indicata in tutte le fatture di acquisto di beni e servizi - inerenti lo svolgimento di attività commerciali che rientrano nello split payment e che sono state pagate (o registrate) nel periodo compreso tra il 1 gennaio ed il 31 marzo, i responsabili degli enti si interrogano, giustamente, sulle modalità con le quali è obbligatorio, o anche solo opportuno, procedere all’annotazione dei documenti di spesa sul registro previsto dall’articolo 25 del D.P.R. 633/72, tenuto conto, in prospettiva dei prossimi adempimenti infrannuali, anche dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica tramite SdI.
Le conseguenze delle fatture elettroniche errate
L’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria nei confronti di tutte le amministrazioni pubbliche ancora escluse sino al 30 marzo scorso non è stato accompagnato da alcuna istruzione sul comportamento da tenere nelle situazioni diverse dal regolare ricevimento del file trasmesso tramite lo SdI da parte del soggetto destinatario, seguito dall’accettazione entro i quindici giorni successivi, e, quindi, nei casi di mancato recapito o dell’eventuale rifiuto, da parte dell’ente ricevente, per errori o omissioni emergenti in sede di controllo.
Fattura PA: riflessi Iva dei messaggi SdI e “rischi” del cartaceo di fine marzo
La partenza, pochi giorni fa, della seconda fase della fatturazione elettronica alla P.A. ha visto il coinvolgimento di tutti gli enti locali e dei loro fornitori nella gestione di un adempimento che, in attesa dei necessari chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria, presenta ancora non pochi aspetti irrisolti, primi fra tutti quelli connessi agli effetti, ai fini fiscali, dei messaggi di notifica recapitati dallo SdI ed alla gestione delle fatture cartacee rimanenti, specie di quelle pervenute a ridosso della scadenza del mese di marzo ed, ancora, in questi primi giorni di aprile, alle quali è opportuno prestare una certa attenzione onde non incorrere nella violazione del divieto di pagamento.
La certificazione “esclusa” dallo split payment
In questi primi mesi di applicazione del meccanismo previsto dall’articolo 17 ter stanno emergendo numerosi casi di fornitori comunali che, essendo esonerati dall’obbligo di emissione della fattura, ovvero potendo comunque certificare la cessione o la prestazione attraverso documenti che ne tengono espressamente luogo agli effetti di disposizioni speciali, chiedono il pagamento al lordo dell’imposta che colpisce l’operazione.
L’Iva sui lavori stradali
L’esecuzione di lavori sulla sede stradale può beneficiare dell’aliquota ridotta al 10% anche sulla parte relativa alle prestazioni di semplice pavimentazione o di rifacimento della segnaletica - di per sé qualificabili come lavori di mera manutenzione, ordinaria o straordinaria, o comunque una miglioria – allorché compresa all’interno di un intervento più ampio che preveda un quid novi, come, ad esempio, la costruzione di marciapiedi, di barriere, di corridoi atti ad introdurre una pista ciclabile, ovvero, ancora, di modifiche alla rete fognaria.E’ questa, in sintesi, l’interessante conclusione cui è pervenuta la Commissione Tributaria Provinciale di Ravenna.
La descrizione nella fattura elettronica P.A.
L’introduzione della fattura elettronica nei rapporti tra le pubbliche amministrazioni ed i propri fornitori avrà impatti notevoli sotto molteplici punti di vista, tra cui anche quello legato alla puntuale ed esaustiva indicazione della natura, qualità e quantità dei beni o servizi acquistati nell’ambito di attività comunali rilevanti ai fini Iva, in quanto adempimento ritenuto indispensabile per il corretto esercizio della detrazione.
Alle porte lo spesometro comunale
Salvo rinvii, o nuovi provvedimenti di deroga, dopo quelli già disposti dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate in data 21 giugno 2011 e 5 novembre 2013, i comuni e gli altri enti locali vedono avvicinarsi la scadenza del termine – fissata al 30 aprile prossimo - per la presentazione della comunicazione di cui all'articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, meglio nota come “spesometro”,
Split: irrevocabile la scelta sull’esigibilità
Una recente sentenza della Corte di Cassazione è entrata nel merito del meccanismo del differimento dell’esigibilità dell’imposta previsto dal quinto comma dell’articolo 6 ed ha stabilito che la scelta di rinunciare a questa facoltà non può essere oggetto di successivo ripensamento da parte del fornitore, con ciò esprimendo un concetto di portata generale che è opportuno venga tenuto in considerazione anche dai comuni, a seguito delle modifiche apportate dall’introduzione dello “split payment”.
Note di variazione e convenzioni al ribasso
La facoltà di rettificare in diminuzione sia l’imponibile che l’imposta, rispetto a quanto già fatturato all’ente locale, non rappresenta un’opzione di facile interpretazione in conseguenza, in primo luogo, degli effetti dell’esigibilità differita (e ora dello “split payment”) e, non di meno, del parere dell’Amministrazione finanziaria in merito all’applicabilità alle note di variazione emesse ai sensi del secondo comma dell’articolo 26 del medesimo termine biennale previsto per l’esercizio del diritto alla detrazione.
Senza inversione la costruzione di edifici comunali
L’ampliamento delle fattispecie soggette ad inversione contabile, avvenuto ad opera dell’ultima legge di stabilità, sta creando alcune incertezze nel trattamento ai fini Iva dei rapporti tra i comuni che commissionano la costruzione di edifici comunali destinati, quali beni strumentali o beni merce, all’esercizio di attività rilevanti e le aziende appaltatrici, anche se in realtà la situazione, almeno su questo versante della spesa degli enti locali, non è mutata a seguito delle più recenti modifiche normative.
Rent to buy: i chiarimenti del fisco
La circolare 4/E del 19 febbraio scorso fornisce alcuni chiarimenti in merito alle implicazioni in campo Iva dei contratti di godimento finalizzati alla successiva alienazione dell’immobile locato, alla luce del riconoscimento che tale tipologia di accordi, peraltro abbastanza diffusa nella pratica già da qualche tempo, ha trovato all’interno del nostro ordinamento giuridico grazie all’articolo 23 del D.L. 12 settembre 2014 n. 133.
Codici di versamento e primi chiarimenti sullo split payment
La circolare 1/E del 9 febbraio ha fornito i primi chiarimenti sull’ambito di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti – meglio noto come “split payment” – introdotto dall’articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e regolato dal decreto del Mef del 23 gennaio scorso, ma non soddisfa integralmente le istanze degli operatori, in quanto non affronta tutti gli aspetti critici del nuovo sistema oppure, quando ciò accade, lascia comunque aperti alcuni interrogativi, non ultimi quelli legati agli acquisiti di modesto importo effettuati in contanti.
Reverse sulle prestazioni negli edifici
L’inserimento nel corpo del sesto comma dell’articolo 17 del D.P.R. 633/72 della nuova lettera a-ter), operato dalla legge di stabilità 2015, ha determinato l’attrazione al sistema del reverse charge di ulteriori prestazioni che, normalmente, vengono commissionate anche dagli enti locali – quali, su tutte, la pulizia degli edifici – e, data l’entrata in vigore sin a partire dal 1° gennaio scorso, sarebbe opportuno poter già disporre di alcuni chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, non essendo agevole comprendere l’esatta portata delle definizioni ivi contenute.
L’Iva sulle spese di conservazione delle fatture elettroniche
La conservazione dei documenti informatici e, in particolare, delle fatture elettroniche che i fornitori dei comuni dovranno obbligatoriamente inviare a partire dal 1° aprile prossimo può essere affidata a soggetti terzi, con conseguente addebito delle relative spese, al lordo dell’imposta sul valore aggiunto gravante sul servizio, di cui è possibile, a determinate condizioni, esercitare un parziale diritto alla detrazione.
Split payment: il decreto “aiuta” il recupero dell’Iva
E’ finalmente disponibile sul sito internet del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nelle more della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il tanto atteso decreto di attuazione delle disposizioni in materia di scissione dei pagamenti da parte dei soggetti pubblici rientranti in una delle definizioni contenute all’articolo 17 ter del D.P.R. 633/72 e, ad una prima lettura, balza agli occhi una previsione assolutamente inattesa, fortunatamente in termini favorevoli, in caso di acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio di attività commerciali.
A febbraio la scelta per l’Irap
In attesa di sapere se, secondo il parere del’Agenzia delle Entrate, la legge di stabilità 2015 ha effettivamente incentivato, rendendolo ancora più conveniente, il passaggio al sistema commerciale di calcolo dell’Irap da parte dei Comuni che esercitano attività rilevanti ai fini Iva con l’ausilio di propri dipendenti, i responsabili degli enti che stanno ancora meditando se approfittare di questa facoltà hanno ancora pochi giorni di tempo per far valere, senza rischi di contestazione, tale eventuale intenzione.
Split payment: la forzatura del comunicato Mef ed i primi dubbi operativi
Il ritardo nella pubblicazione, da parte del Mef, dell’attesissimo decreto di attuazione dello split payment potrebbe derivare dall’opportunità e/o dalla necessità di riconsiderare la principale anticipazione contenuta nel comunicato stampa del 9 gennaio scorso, vale a dire quella secondo cui il meccanismo si applicherebbe alle sole fatture emesse a partire dal 1° gennaio dell’anno in corso. Ad ogni modo emergono già alcune incertezze e criticità sul versante operativo, fra cui meritano particolare attenzione le problematiche legate alle parcelle dei professionisti soggetti a ritenuta d’acconto e quelle che riguardano le associazioni rientranti nel regime speciale ex legge 398/91,
L’affidamento del servizio con partecipazione agli utili
L’affidamento a terzi di un servizio all’utenza, accompagnato dalla concessione dell’utilizzo di un ramo d’azienda di proprietà dell’ente e dalla previsione di una remunerazione rapportata agli utili conseguiti dalla gestione dell’attività esternalizzata e svolta attraverso l’uso del complesso di beni mobili ed immobili “prestati” all’affidatario, costituisce una fattispecie abbastanza diffusa e di non semplice inquadramento ai fini Iva.
Problematiche Iva dei nuovi fornitori comunali “forfettari”
La radicale revisione del settore delle agevolazioni fiscali nei confronti dei contribuenti di minori dimensioni, operata dalla legge di stabilità 2015, potrebbe comportare qualche difficoltà applicativa, specie in ambito Iva, ai comuni che intrattengono rapporti con tali soggetti, tenuto conto che il provvedimento di fine anno ha abrogato tutti i regimi vigenti sino al 31 dicembre 2014, con sostanziale accorpamento in un’unica disciplina, già ribattezzata come regime dei “nuovi forfettari”.
Iva sugli immobili: il fisco coordina il 10%
Gli atti di trasferimento o di costituzione di diritti reali effettuati a decorrere dal 30 dicembre 2014 ed aventi ad oggetto case di abitazione, ancorché in corso di costruzione, ovvero fabbricati in possesso dei requisiti previsti dalla cosiddetta “legge Tupini”, beneficiano dell’aliquota ridotta al 10 per cento ove tali immobili siano classificati o classificabili in categorie catastali diverse da A/1, A/8 e A/9, anche se considerati di lusso secondo i criteri di cui al decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969. Lo stabilisce la circolare 31/2014.
Il nuovo ravvedimento operoso “chiude” l’integrativa a favore
Il comma 637 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015 ridisegna gli elementi essenziali del ravvedimento operoso, uniformando il termine ultimo per l’esercizio del diritto del contribuente ad accedere ai benefici dell’istituto premiale con quello riconosciuto all’Amministrazione Finanziaria per effettuare l’attività di controllo ed inglobando, nella sostanza, altre forme di definizione agevolata che, in via transitoria, resteranno fruibili ancora per tutto il 2015.

References: sentenza 
 articolo 26
 articolo 25
 sentenza 
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