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Timestamp: 2017-02-27 04:23:41+00:00

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Giurisdizione e conflitto di leggi in una controversia successoria italo-belga | Elena Falletti
April 5, 2016 by Elena Falletti	Giurisdizione e conflitto di leggi in una controversia successoria italo-belga	Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 21 marzo 2016
Tizio, cittadino italiano, moriva in Belgio nel 2010, dove era residente. Egli era proprietario di cespiti immobiliari e mobiliari sia in Italia, sia in Belgio. Il de cujus non aveva predisposto testamento, né era coniugato, né aveva figli, né genitori o altri ascendenti o discendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti. Le questioni risolte dal Tribunale di Belluno concernono da un lato l’individuazione degli eredi sulla base dell’art. 572 c.c., il quale disciplina la successione tra “gli altri parenti fino al sesto grado”, con la prerogativa in favore dei parenti di grado prossimo. Dall’altro lato la causa verteva su quali fossero la giurisdizione e legge applicabili alla successione in esame: se quella italiana ovvero quella belga.
Nello specifico si contendevano l’eredità di fronte al giudice bellunese due gruppi di parenti: da un lato gli attori, discendenti della zia paterna del de cujus, parente di terzo grado, a cui era stata devoluta l’eredità, ma defunta pochi mesi dopo il nipote; dall’altro lato i convenuti, collaterali di quarto grado di parte materna del de cujus. I primi istavano per il radicamento giurisdizione italiana e l’applicazione del diritto successorio italiano ex artt. 46 e 50 della legge 218/1995, mentre i secondi, seppure frazionati in due distinte difese, hanno da un lato instato il radicamento della giurisdizione e l’applicazione del diritto belga ai sensi del nuovo Regolamento UE n. 650/2012, poiché il de cujus era colà residente.
La soluzione giuridica adottata dal Tribunale di Belluno
Per quel che concerne il radicamento della giurisdizione italiana, l’art. 50 della legge 31 maggio 1995, n. 218 espressamente stabilisce che sussiste la giurisdizione italiana se il defunto era cittadino italiano al momento della morte (lett. a), se la parte dei beni ereditari di maggiore consistenza economica è situata in Italia (lett. c), se la domanda concerne beni situati in Italia (lett e).
Sul punto, la giurisprudenza si è espressa pacificamente, ad esempio vanno ricordate Cass. SS. UU. Cass. civ. Sez. Unite Ordinanza, 15-03-2012, n. 4132, sulla sussistenza della giurisdizione italiana in merito all’azione per l’accertamento della propria qualità di erede e di divisione dell’asse ereditario contro la moglie del padre defunto nel Principato di Monaco; Cass. civ. Sez. Unite Ordinanza, 12-07-2011, n. 15233 in materia di azione di scioglimento di comunione ereditaria; Cass. civ. Sez. Unite, 19-05-2009, n. 11532, in materia di riduzione di donazioni e di disposizioni testamentarie; Cass. civ. Sez. Unite Ord., 27-10-2008, n. 25875, in materia di rendiconto, di petizione di eredità e di scioglimento di comunione ereditaria.
In merito al conflitto di leggi sorto sulla fattispecie in quanto da un lato il de cujus era cittadino italiano mentre alcuni beni immobili sono situati in Belgio, il criterio di collegamento corretto risiede nell’art. 46 della sovramenzionata legge 218/1995, secondo cui la successione per causa di morte è regolata dalla legge nazionale della cui eredità si tratta al momento della morte, soprattutto se – come avviene nel caso in esame – il de cujus non ha predisposto un testamento con il quale accogliere la facoltà lasciatagli a disposizione dal secondo comma dello stesso art. 46, ovvero di scegliere espressamente che l’intera successione venga regolata dalla disciplina vigente nello Stato di residenza.
Pertanto, il giudice bellunese correttamente applica il diritto vigente al momento della morte del de cujus, attribuendosi la giurisdizione e applicando la disciplina degli artt. 565-586 del codice civile, pertanto i discendenti della zia paterna, parente di terzo grado del de cujus prevalgono sui collaterali materni di quarto grado.
Meritano alcune osservazioni le argomentazioni di parte convenuta, nonostante siano state rigettate, secondo cui alla fattispecie in esame avrebbe dovuto applicarsi il Regolamento (UE) n. 650/2012 “relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e all’accettazione e all’esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo” entrato in vigore il 17 agosto 2015. Si osserva innanzi tutto che esso è applicabile alle successioni aperte dopo questa data, e pertanto non inerente alla fattispecie in esame, poiché la successione si è aperta anteriormente alla sua entrata in vigore, tuttavia l’ipotetica sua applicazione al caso proietta uno scenario interessante. Infatti, il summenzionato Regolamento modifica profondamente la disciplina sin qui esaminata, poiché secondo la normativa di fonte europea il criterio di individuazione della legge regolatrice della successione è la residenza abituale del de cujus al momento della morte, e non più quello della cittadinanza; mentre l’applicabilità della legge nazionale è soltanto eventuale a scelta della persona della cui successione si tratta. Si tratta dunque di un “ribaltamento della prospettiva”, se riferito alle norme applicate al caso in esame: da un lato infatti la giurisdizione italiana sarebbe stata esclusa (in virtù del criterio generale della residenza abituale del defunto ex art. 4 del Regolamento 650/2012); dall’altro lato, l’intera successione sarebbe stata regolata dalla legge belga, quale legge dello Stato in cui il de cujus aveva la propria residenza abituale al momento della morte (ex art. 22 del Regolamento 650/2012).
Tribunale di Belluno, 29 dicembre 2015
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References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 46
 art. 4
 art. 22