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Timestamp: 2019-03-20 09:53:02+00:00

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Foroeuropeo Rivista Giuridica Online - art. 38 - Rapporto di colleganza (art.22/1997)
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Azione giudiziaria e contestuale trattativa per la composizione stragiudiziale della controversia - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 maggio 2014, n. 70 Comporta violazione del dovere di lealtà e correttezza di cui all’art. 22 Cod. Deont. l’aver sottaciuto ad un Collega, in occasione di una trattativa per la composizione stragiudiziale di una controversia, di aver assunto, pochi giorni prima dell’incontro finalizzato alla trattativa stessa, un’iniziativa giudiziaria consistente nella proposizione di un ricorso per decreto ingiuntivo, giungendo ad un accordo parziale con pagamento di una somma di denaro a favore del proprio cliente ed azionando successivamente il titolo esecutivo ottenuto (depurato da quanto conseguito in via stragiudiziale) con pedissequo atto di precetto e contestuale pignoramento (in forza della richiesta e concessa dispensa del termine dilatorio per l’esecuzione), sempre senza alcun preavviso al Collega avversario. Consiglio Nazionale Forense,...
L’emissione di assegno scoperto o senza l’autorizzazione del trattario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 marzo 2013, n. 44 Il professionista, che consapevolmente emetta un assegno senza l’autorizzazione del trattario e/o in difetto di provvista, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo dei doveri di probità, dignità e decoro ex art. 5 cdf (che debbono essere rispettati dall’avvocato sempre, nell’esercizio ma anche al di fuori dell’attività professionale), nonché di lealtà e correttezza ex art. 6 cdf (Nel caso di specie, veniva altresì contestata la violazione del principio di colleganza ex art. 22 cdf, in quanto il beneficiario dell’assegno era un avvocato. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 marzo 2013, n. 44...
Il preavviso di agire giudizialmente contro il collega fattogli nel corso di altra causa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 ottobre 2013, n. 183 Salva l’esistenza di un periculum in mora, l’avvocato che intenda promuovere un giudizio nei confronti di un collega per fatti attinenti all’esercizio della professione deve dargliene ex art. 22 cdf preventiva comunicazione scritta, la quale ben può essere contenuta in atti giudiziali relativi ad una causa già pendente tra le parti (Nel caso di specie, l’incolpato si era costituito in giudizio con comparsa di risposta nella quale dichiarava che “…non intende rispondere alle provocazioni denigratorie di controparte limitandosi a chiedere la cancellazione riservandosi ogni più opportuna azione…” e preavvisava “…future richieste di risarcimento che, si ripete, saranno avanzate nelle sedi competenti”, dopodiché effettivamente agiva in via risarcitoria contro il collega senza altro avviso. Poiché il COA di appartenenza lo...
L’obbligo di attendere in udienza l’arrivo del collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2015, n. 160
L’obbligo di attendere in udienza l’arrivo del collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2015, n. 160 Contravviene ai doveri di lealtà, correttezza e colleganza l’avvocato che, pur avvertito del ritardo incolpevole della controparte all’udienza (nella specie dovuto ad un pneumatico forato), dopo un’attesa di appena 5 minuti chieda al Giudice di dare atto dell’assenza del collega e di trattare la causa fissata per l’escussione delle prove orali avversarie con conseguente decadenza istruttoria. Peraltro, l’esclusione di un pregiudizio a seguito di rimessione in termini, non far venir meno la rilevanza disciplinare della condotta, ma anzi rappresenta la conferma che l’incolpato avrebbe potuto tenere un contegno diverso, senza con ciò mancare ai propri doveri di difesa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2015, n. 160...
La falsa rassicurazione circa il pagamento spontaneo da parte del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 65 E’ contrario ai doveri di correttezza, lealtà e colleganza il comportamento dell’avvocato che comunichi al collega avversario l’intenzione del proprio assistito di adempiere al più presto, inducendolo così a soprassedere all’azione, al solo fine di poter guadagnare il tempo necessario ad attuare iniziative incompatibili con il prospettato adempimento (Nel caso di specie, il professionista, dopo aver riferito al collega che il proprio assistito “si accinge alla predisposizione dell’assegno” di quanto dovuto in forza di decreto ingiuntivo da quello ottenuto con clausola di provvisoria esecutività, così dissuadendolo dal procedere immediatamente in via esecutiva, depositava -senza avviso alcuno- istanza al Giudice al fine di scongiurare il pagamento stesso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la...
La notifica del precetto in violazione del rapporto di colleganza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236 Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante ed in contrasto con il principio di colleganza l’avvocato che, richiesto dal collega di controparte di quantificare l’importo dovuto dal suo cliente non dia alcuna risposta, ma notifichi l’atto di precetto, ovvero -anche in mancanza di una tale richiesta avversaria ed in assenza altresì di un effettivo, immediato e concreto pericolo temporale per la tutela del diritto del proprio assistito- proceda in tempi estremamente solleciti alla notifica dell’atto di precetto senza alcuna previa informale richiesta di adempimento spontaneo, così determinando un ingiustificato aggravio di spese per il debitore e un ingiustificato nocumento all’immagine professionale del collega di controparte agli occhi della propria assistita. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236...
Le offese eccedenti il diritto-dovere di difesa - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 159 Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante sotto il profilo della violazione degli artt. 5 – 20 e 22 c.d.f. il professionista che nei confronti del Collega usi espressioni sconvenienti ed offensive le quali non trovino scriminante nella difesa che poteva essere esercitata negli atti difensivi che le contengono. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 159...
Obblighi deontologici in caso di azione civile o querela penale contro un collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 171 Viola i principi di correttezza e lealtà alla cui osservanza ciascun professionista è obbligato nei comportamenti fra colleghi, l’iscritto che, assunto un mandato ad agire penalmente contro taluni colleghi abbia omesso, sia di verificare la consistenza delle accuse mosse a questi ultimi, sia di informare il COA sull’attività intrapresa. Invero, se in linea generale il professionista deve sempre effettuare un attento controllo delle carte che gli vengono esibite dal cliente per verificare un effettivo fondamento sull’azione che si intende intentare, ancor maggiore, sempre nel rispetto del mandato affidatogli, deve essere l’approfondimento da svolgere dovendo agire contro dei colleghi. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 171...
Obblighi deontologici in caso di iniziativa civile o penale contro un collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 marzo 2013, n. 41 L’adempimento dell’obbligo previsto dall’art. 22 canone II CDF nell’attuale formulazione, deve ritenersi soddisfatto nel concorso di tre requisiti: quello formale, consistente nell’adozione dello scritto quale veicolo della comunicazione; quello sostanziale, consistente nel rendere chiara l’intenzione di chi comunica che agirà in giudizio; l’ultimo, anch’esso di carattere sostanziale, consistente nel palesare la ragione dell’iniziativa. Mentre il primo requisito ha la funzione di impedire qualsiasi equivoco, il secondo ed il terzo consentono al destinatario della comunicazione di evitare di esser e convenuto in giudizio rimuovendo, o tentando di rimuovere, le ragioni della controversia, cosa che risulta possibile solo se la comunicazione sia titolata, esplicando i motivi del contrasto, e consenta quello spatium deliberandi da parte del...
L’obbligo di preannunciare il giudizio nei confronti di un collega non vale per l’opposizione a decreto ingiuntivo L’opposizione a decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto da un collega non rientra propriamente tra le iniziative giudiziarie in relazione alle quali sussiste(va), ex art. 22 cdf (ora art. 38 ncdf), l’obbligo di comunicazione al Consiglio dell’Ordine competente, stante la sostanziale qualità di attore del convenuto opposto.Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 110...

References: art. 38
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 6
 art. 22
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