Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-iii/capo-i/art2225.html
Timestamp: 2018-06-19 04:42:56+00:00

Document:
Art. 2225 codice civile - Corrispettivo - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUINTO - Del lavoro > Titolo III - Del lavoro autonomo > Capo I - Disposizioni generali > Articolo 2225
Articolo 2225 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2225 Codice civile
Fonti → Codice civile → LIBRO QUINTO - Del lavoro → Titolo III - Del lavoro autonomo → Capo I - Disposizioni generali
Il corrispettivo [2222], se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe professionali (1) o gli usi, è stabilito dal giudice [1657] in relazione al risultato ottenuto e al lavoro normalmente necessario per ottenerlo [1709, 1755, 2233].
Nel contratto d'opera, la mancata determinazione del corrispettivo non determina la nullità del contratto, stante la possibilità di ricorrere alle tariffe vigenti o agli usi (criteri suppletivi).
Massime relative all'art. 2225 Codice civile
Cass. n. 15805/2016
Il corrispettivo della prestazione di esercizio di una professione "non protetta" (nella specie, relazione peritale in materia lavoristica) può essere stabilito dal giudice ai sensi dell'art. 2225 c.c. assumendo come parametro le tariffe vigenti per analoghe prestazioni di esercizio di una professione "protetta" (nella specie, tariffe dei dottori commercialisti).
Cass. n. 7510/2014
In tema di compenso per l'attività svolta dal professionista, il giudice, indipendentemente dalla specifica richiesta del medesimo, a fronte di risultanze processuali carenti sul "quantum" ed in difetto di tariffe professionali e di usi, non può rigettare la domanda di pagamento del compenso, assumendo l'omesso assolvimento di un onere probatorio in ordine alla misura del medesimo, bensì deve determinarlo, ai sensi degli artt. 1709 e 2225 cod. civ., con criterio equitativo ispirato alla proporzionalità del corrispettivo con la natura, quantità e qualità delle prestazioni eseguite e con il risultato utile conseguito dal committente
La clausola inserita nella convenzione che disciplina in via generale i rapporti tra un cliente (nella specie, una pubblica amministrazione) ed i propri avvocati, la quale preveda la facoltà del cliente di accordare compensi superiori al minimo tariffario solo a sua discrezione, non ha natura vessatoria, in quanto non limita la facoltà del professionista di opporre eccezioni al cliente, ma delimita l'oggetto del contratto, individuando il corrispettivo della prestazione con riferimento all'entità e alle modalità di liquidazione del compenso professionale.
Cass. n. 6728/2004
In tema di tariffe per i lavori di facchinaggio stabilite dalla Commissione provinciale prevista dalla legge n. 407 del 1955 l'inderogabilità delle stesse non è sancita espressamente dalla legge nè è desumibile dalla mera natura pubblica di tale Commissione. Ne consegue che, ai sensi dell'art. 2225 c.c., la pattuizione di un compenso inferiore alle tariffe, essendo pienamente valida, prevale su queste ultime.
Cass. n. 11085/1995
Il rapporto che si costituisce tra l'amministrazione dello Stato e le persone estranee alla stessa le quali accettino gli incarichi per lo studio di specifici problemi tecnici, loro conferiti in conformità dell'art. 380 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, è di prestazione d'opera professionale, sicché il relativo compenso, configurabile quale diritto soggettivo, può essere determinato dal giudice ordinario, a norma dell'art. 2225 c.c., in relazione al risultato ottenuto e al lavoro normalmente necessario per ottenerlo, qualora esso non sia convenuto tra le parti e non sia determinabile secondo le tariffe professionali o gli usi, al quale fine peraltro ben può il giudice far riferimento alla valutazione compiuta dall'amministrazione con il decreto di determinazione del compenso emesso ai fini del menzionato art. 380 del D.P.R. n. 3 del 1957, il quale prevede che l'amministrazione determini il compenso in rapporto all'importanza del lavoro affidato ed ai risultati conseguiti.
Cass. n. 9829/1995
In tema di compenso per l'attività svolta dal professionista, il giudice, indipendentemente dalla specifica richiesta del medesimo, a fronte di risultanze processuali carenti sul quantum ed in difetto di tariffe professionali e di usi, non può rigettare la domanda di pagamento del compenso, assumendo l'omesso assolvimento di un onere probatorio in ordine alla misura del medesimo, bensì deve determinarlo, ai sensi degli artt. 1709 e 2225 c.c., con criterio equitativo ispirato alla proporzionalità del corrispettivo con la natura, quantità e qualità delle prestazioni eseguite e con il risultato utile conseguito dal committente.

References: Articolo 2225

Articolo 2225

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 380

Cass.