Source: http://www.gadit.it/articolo/8554
Timestamp: 2019-10-16 08:13:39+00:00

Document:
Cassazione civile anno 2005 n. 1112 Rivalutazione monetaria – Gadit
Il Tribunale di Napoli, con sentenza depositata il 27 giugno 2001, riformava parzialmente la decisione in data 5 dicembre 1996, con la quale il Pretore di Noia aveva condannato il Ministero dell’Interno al pagamento, in favore degli invalidi civili indicati in epigrafe, di rivalutazione monetaria e interessi sui ratei di benefici economici come per ciascuno di essi riconosciuti. Il Tribunale escludeva, per il divieto dell’anatocismo, la corresponsione di ulteriori interessi su quelli attribuiti per il ritardo nel pagamento delle prestazioni maturate, ma riconosceva il diritto degli appellati alla ulteriore rivalutazione monetaria del credito sino all’effettivo soddisfo, determinando le somme spettanti ad ognuno dei litisconsorti.
Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso il Ministero, con due motivi.
I due motivi, che il Ministero ricorrente ha congiuntamente trattato, denunciano rispettivamente violazione e/o falsa applicazione dell’art. 429 cod. proc. civ. (primo motivo) e vizio di motivazione (secondo motivo). Pur concordando sul potere del giudice di provvedere di ufficio alla liquidazione del maggior danno derivante dalla svalutazione monetaria, si assume che nella specie il suo esercizio era precluso dal giudicato interno sulla mancata attribuzione della rivalutazione monetaria: il Pretore aveva infatti erroneamente riconosciuto gli interessi sugli interessi maturati sui ratei di prestazione assistenziale erogati in ritardo – statuizione questa censurata dall’Amministrazione -, ma non la rivalutazione monetaria ulteriore, verificatasi dopo il pagamento della sorte capitale, senza che in proposito fosse stata sollevata alcuna doglianza in sede di gravame dagli assistiti.
Il ricorso è fondato. Senza dubbio, come più volte questa Corte ha evidenziato, la rivalutazione monetaria costituisce una componente essenziale del credito assistenziale, che deve essere liquidata anche d’ufficio dal giudice, in ogni stato e grado del giudizio, senza necessità di una specifica domanda del creditore, e per i crediti sorti anteriormente all’entrata in vigore della disciplina introdotta dall’art. 16 legge 30 dicembre 1991 n. 412 – come appunto nella specie, secondo l’accertamento incontroverso del giudice del merito – va cumulata con gli interessi legali (v. fra le tante e più recenti Cass. 8 agosto 2003 n. 12023, Cass. 23 gennaio 2003 n. 1007). Tale regola va però coordinata con le norme che concernono la formazione del giudicato, per cui, ove la sentenza di primo grado abbia negato, sia pure implicitamente, il diritto alla suddetta rivalutazione, è indispensabile, proprio per impedire che il giudicato precluda al giudice di secondo grado l’esercizio del suddetto potere ufficioso, l’impugnazione sul punto ad opera della parte soccombente, non potendosi considerare sufficiente a tal fine il gravame proposto dalla controparte, atteso che i poteri del giudice del gravame sono correlati esclusivamente all’ambito dell’impugnazione secondo il principio tantum devolutum quantum appellatum e stante la vigenza del divieto di reformatio in peius della sentenza in danno dell’unico impugnante (cfr. Cass. 15 gennaio 1996 n. 275, e v. pure Cass. sez. unite 13 febbraio 1997 n. 1322, Cass. 13 luglio 2001 n. 9552, Cass. 6 aprile 1998 n. 3530, Cass. 1 ottobre 1997 n. 9602).
Da quest’ultimo principio si è discostata la sentenza impugnata, che ha invece disposto l’ulteriore rivalutazione monetaria sulla somma liquidata sempre a titolo di rivalutazione monetaria dal Pretore per i ratei erogati in ritardo vada attribuita.
Il ricorso deve perciò essere accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altro giudice di appello, data la necessità di ulteriori accertamenti di fatto. Il giudice del rinvio, attenendosi al principio di diritto innanzi riportato, dovrà escludere dal credito liquidato a ciascuno degli assistibili l’ulteriore rivalutazione monetaria rispetto a quella già riconosciuta dal Pretore.
Al giudice del rinvio va demandata la regolamentazione delle spese del giudizio di Cassazione.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del presente giudizio alla Corte di appello di Napoli.
Così deciso in Roma, il 3 novembre 2004.

References: sentenza 
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 Cass. 
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 Cass. sez. 
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