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Timestamp: 2020-06-06 14:47:03+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1275 del 21/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1275 del 21/01/2020
Cassazione civile sez. VI, 21/01/2020, (ud. 12/12/2019, dep. 21/01/2020), n.1275
sul ricorso 19506-2019 proposto da:
G.B.;
avverso la sentenza n. 2852/6/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALI della SICILIA SEZIONE DISTACCATA di CATANIA, depositata il
partecipata del 12/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI
La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva parzialmente il ricorso della parte contribuente – escludendo il diritto al rimborso dell’IVA – avverso il silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso, proposta in data 27 marzo 2008 L. n. 289 del 2002 ex art. 9, comma 17, relativa al 90% dei tributi versati per l’IRPEF e IVA relativamente agli anni d’imposta 1990, 1991, 1992.
La Commissione Tributaria Regionale della Sicilia accoglieva l’appello del contribuente ritenendo che al contribuente, pur esercitando attività d’impresa, non poteva applicarsi la disciplina a tutela della concorrenza che avrebbe impedito il rimborso dell’imposta versata in quanto non sarebbe possibile il recupero per danni che – essendo trascorsi più di dieci anni dall’evento calamitoso – non si possono più provare; inoltre al contribuente sarebbe in ogni caso applicabile il regolamento de minimis che impedisce il recupero dell’aiuto quando questo non superava il limite fissato dal legislatore comunitario.
Avverso la suddetta sentenza proponeva ricorso l’Agenzia delle entrate, affidato a due motivi; la parte contribuente non si costituiva.
con il primo motivo d’impugnazione l’Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, della VI Direttiva n. 77/388/CEE come interpretata dalla Corte di Giustizia CE con sentenza del 17 luglio 2008 in causa C-132/06, dell’ordinanza della sesta sezione della Corte di Giustizia CE con sentenza del 15 luglio 2015 in causa C-82/14, nonchè della Decisione della Commissione Europea del 2015 5549 Final del 14 agosto 2015, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè il contribuente, in quanto titolare di un reddito di impresa, non ha diritto a tale beneficio e spetterebbe al contribuente offrire la prova di rientrare tra i soggetti cui si applica la regola del de minimis di cui al regolamento CE n. 1407/2013 e n. 717/2014;
ritenuto infatti che il primo motivo è fondato in quanto, secondo questa Corte, il rimborso d’imposta di cui alla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, a favore dei soggetti colpiti dal sisma siciliano del 13 e 16 dicembre 1990, a seguito dell’intervento della Commissione UE con la decisione del 14 agosto 2015, C (2015) 5549, non è applicabile ai soggetti che esplicano attività di “impresa comunitaria”, rispetto alla quale rileva esclusivamente lo svolgimento di attività economica volta a fornire beni o servizi (nella specie, riguardante un contribuente che esercitava attività d’impresa), essendo invece irrilevante l’elemento soggettivo, sia sotto il profilo della qualifica dell’attività (di impresa o professionale, di lavoro autonomo e di esercente attività c.d. protette), sia sotto il profilo della struttura propria del soggetto (persona fisica o ente collettivo, soggetto di diritto privato o pubblico), rilevando esclusivamente lo svolgimento di una attività economica volta a fornire beni o servizi (Cass. 13 dicembre 2017, n. 29905; Cass. 17 luglio 2019, n. 19133);
ritenuto inoltre che, in tema di aiuto di Stato erogato a un’impresa per calamità naturali, il giudice nazionale è tenuto a verificare se il beneficio individuale sia compatibile con il regolamento “de minimis” applicabile o, in difetto, se ricorrono le condizioni che rendono l’aiuto compatibile con il mercato interno ai sensi dell’art. 107, p. 2, lett. b), TFUE (e cioè che si tratti di aiuto destinato a compensare i danni causati da calamità naturali). Da ciò deriva che il contribuente che vuole fruire del beneficio deve fornire la prova, per il rispetto del limite del “de minimis”, che l’ammontare totale degli aiuti ottenuti nel periodo di tre anni (decorrente dal momento dell’ottenimento del primo aiuto e comprendente qualsiasi aiuto pubblico, accordato sotto qualsiasi forma) non supera la soglia prevista nel regolamento, ovvero, per l’applicazione dell’ipotesi prevista dall’art. 107, p. 2. lett. b) TFUE, di avere la sede operativa nell’area colpita dalla calamità al momento dell’evento ed anche l’assenza di una sovracompensazione dei danni subiti, scorporando dal pregiudizio accertato l’importo compensato da altre fonti (assicurative o derivanti da altre forme di aiuto: Cass. 2 maggio 2018, n. 10450; Cass. 17 luglio 2019, n. 19133);
ritenuto poi che il secondo motivo di ricorso è infondato in quanto, come evidenziato da Cass. 14 marzo 2018, n. 6213 (nello stesso senso Cass. 6 marzo 2018, n. 7498; Cass. 17 luglio 2019, n. 19133; Cass. 18 luglio 2019, n. 19410) in mancanza di disposizioni transitorie, non incide sui giudizi in corso l’introduzione di limiti quantitativi al procedimento di rimborso da parte di una legge sopravvenuta (nella specie, la L. n. 123 del 2017, art. 16-octies, comma 1, lett. b, di conversione del D.L. n. 91 del 2017), attuata con provvedimento amministrativo, in quanto la stessa non incide sul titolo del diritto alla ripetizione, che si forma nel relativo processo, ma esclusivamente sull’esecuzione del medesimo);
ritenuto che pertanto, in accoglimento del primo motivo di ricorso, respinto il secondo, il ricorso dell’Agenzia delle Entrate va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 9
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 art. 9
 art. 1
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 art. 16
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