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Timestamp: 2020-02-22 15:39:34+00:00

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«Escludo da ogni mio avere i miei cugini...»: valida la clausola meramente diseredativa (Cass. 8352/12)
Materia: Cassazione 8352/12 - Fonte: Diritto e Giustizia - 29.05.2012
Abstract: Mio commento per Diritto e Giustizia
E' una sentenza importante, questa della Seconda Sezione della Cassazione, perchè modifica una interpretazione non solo oramai risalente nel tempo (cfr. Cass. n. 1458 del 1967), ma anche obiettivamente poco giustificabile. Il...
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Cass. civ. Sez. II, Sent., 25-05-2012, n. 8352
*****, *****, *****, *****, *****, rappresentati e difesi dagli Avvocati ***** e *****, per procura speciale a margine del ricorso, elettivamente domiciliati presso lo studio del primo in Roma, via *****; - ricorrenti -
e sul ricorso iscritto al R.G. n. 23358/2007, proposto da:
*****, rappresentato e difeso dall'Avvocato ***** per procura speciale a margine del controricorso, elettivamente domiciliato in Roma, *****, presso lo studio dell'Avvocato *****; - controricorrente e ricorrente incidentale -
*****, *****, *****, *****, *****, rappresentati e difesi dagli Avvocati ***** e *****, per procura speciale a margine del ricorso, elettivamente domiciliati presso lo studio del primo in Roma, *****; - controricorrenti al ricorso incidentale -
*****, *****, *****, *****,*****; - intimati -
avverso la sentenza della Corte d'appello di Genova n. 271/07, depositata in data 12 marzo 2007;
Udita, la relazione della causa svolta nell'udienza pubblica del 16 dicembre 2011 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;
sentiti gli Avvocati ***** e *****;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.
Il (*****) decedeva in (*****) *****, la quale aveva disposto in vita con testamento olografo del 5 giugno 1977, del seguente testuale tenore: "Io sottoscritta ***** scrivo le mie volontà sana di mente. Escluso da ogni mio avere i miei cugini ***** fu ***** - ***** fu ***** - ***** fu *****. Nella tomba con i miei altrimenti compramene una".
Il testamento veniva pubblicato il 4 maggio 1982 e in data 18 dicembre 1982 veniva presentata denuncia di successione recante l'indicazione dei successori, in virtù del testamento, nelle persone di ***** e *****, altri cugini della de cuius. Deceduto ***** gli succedevano la moglie ***** e le figlie ***** e *****.
***** conveniva allora in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Savona, ***** nonchè le eredi di *****, per sentir dichiarare la nullità della clausola di diseredazione contenuta nel testamento di *****, e per sentir conseguentemente dichiarare che essa attrice era coerede legittima della de cuius ed aveva quindi diritto alla devoluzione pro quota dell'eredità.
All'esito del giudizio, nel quale interveniva anche ***** associandosi alla domanda dell'attrice, l'adito Tribunale respingeva la domanda dell' ***** e dell'intervenuto.
Avverso questa sentenza proponeva appello *****, erede di *****, a sua volta deceduta.
Con sentenza depositata il 7 novembre 2000, la Corte d'appello di Genova dichiarava che *****, erede di *****, era erede pro quota, per rappresentazione, di *****, e titolare della quota di legge dei beni caduti in successione, disponendo che l'eredità della ***** fosse a lui devoluta per la sua quota di legge.
Proponevano ricorso per cassazione *****, *****, *****, **** e *****; il ***** resisteva al ricorso e proponeva a sua volta ricorso incidentale.
La Corte di cassazione, con sentenza n. 8489 del 2004, rilevava la non integrità del contraddittorio nel giudizio di appello, non essendo stato chiamato a parteciparvi *****, e cassava conseguentemente la sentenza impugnata.
***** riassumeva la causa convenendo in giudizio *****, *****, *****, ***** e *****, in proprio e quali eredi di *****, per sentir dichiarare la nullità della clausola di diseredazione.
Si costituivano *****, *****, ***** e *****, nonchè *****.
La Corte d'appello di Genova, dopo aver disposto l'integrazione del contraddittorio nei confronti di *****, *****, *****, ***** e *****, quali potenziali aventi diritto alla successione di *****, con sentenza depositata il 12 marzo 2007, ha accolto l'appello e ha dichiarato la nullità della clausola del testamento olografo di ***** del 5 giugno 1977, con la quale era stata esclusa dalla successione *****, erede legittima, alla quale, in quanto erede legittima, è stata devoluta pro quota l'eredità morendo dismessa da *****; ha altresì dichiarato *****, in qualità di erede di *****, partecipe della comunione ereditaria istituitasi a seguito della successone della suddetta ***** e come tale contitolare per la quota di sua competenza della proprietà dei beni mobili e immobili caduti in successione.
La Corte d'appello ha anche ritenuto che il Tribunale avesse errato ad affermare il diritto del ***** per rappresentazione, trattandosi di attribuzione eccedente la previsione di cui all'art. 468 c.c., a norma del quale la rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli naturali del defunto e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto; in proposito, la Corte d'appello ha rilevato che nelle menzionate categorie non poteva rientrare *****, in quanto cugina di *****, dalla cui eredità era stata esclusa.
Da ultimo, la Corte d'appello ha limitato la declaratoria di nullità nei confronti del solo *****, osservando che i successori di *****, altro diseredato già interveniente volontario, non si erano avvalsi della facoltà di impugnare la decisione del Tribunale, per loro passata in giudicato.
Per la cassazione di questa sentenza hanno proposto ricorso *****, *****, *****, *****, *****. sulla base di due motivi; ha resistito *****, il quale ha altresì proposto ricorso incidentale affidato ad un motivo; i ricorrenti principali hanno resistito al ricorso incidentale con controricorso; non hanno svolto attività difensiva gli intimati *****, *****, *****, *****.
La censura si riferisce alla affermazione contenuta nella sentenza impugnata, secondo cui la clausola di diseredazione contenuta nel testamento della signora ***** sarebbe invalida, perchè la scheda testamentaria non conteneva anche disposizioni positive. I ricorrenti rilevano che mediante la clausola di diseredazione il testatore provvede a regolare i rapporti patrimoniali per il tempo successivo alla propria morte, favorendo, fra i successibili legittimi, quelli non esclusi con la diseredazione. Quest'ultima, pertanto, mirando, mediante l'esclusione di uno o più successibili legittimi, ad ampliare il beneficio degli altri, sarebbe di per sè una disposizione - implicitamente - positiva. In ogni caso, osservano i ricorrenti, l'art. 587 c.c., nel definire il testamento come l'atto con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse, non escluderebbe affatto che la libertà di disporre delle proprie sostanze riconosciuta al testatore, possa manifestarsi anche in un "non volere disporre" di esse in favore di uno o più soggetti determinati. La decisione relativa alla mancata attribuzione equivarrebbe, quindi, non già all'assenza di una idonea manifestazione di volontà, bensì alla manifestazione di una ben precisa volontà. Il giudizio di invalidità della clausola di mera diseredazione postulerebbe quindi che alla espressione "dispone", contenuta nell'art. 587 c.c., si assegni il significato di "attribuisce"; ma, rilevano i ricorrenti, le due espressioni hanno invece significati diversi, collocandosi in un rapporto di genere a specie, nel senso che "è atto di disposizione dei propri beni, infatti, tanto l'attribuzione di essi, quanto la dichiarazione di non volerli attribuire a determinati soggetti".
"dica l'Ecc.ma Corte se incorre in violazione degli artt. 587 e 588 c.c., il Giudice del merito che qualifichi come invalida la clausola mediante la quale il testatore stabilisca di escludere dalla successione uno o più successibili legittimi". 3. Con l'unico motivo del proprio ricorso, il ricorrente incidentale denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 457, 467 e 468 c.c., censurando la sentenza impugnata nella parte in cui ha rigettato la domanda volta a sentir dichiarare il suo diritto a succedere ad ***** per rappresentazione.
L'ammissibilità della clausola diseredativa, quale autonoma disposizione negativa, appare, infine, in linea con l'ampio riconoscimento alla libertà e alla sovranità del testatore compiuto dal legislatore, che in altri ambiti del diritto successorio ha ammesso un'efficacia negativa del negozio testamentario : nell'ambito del contenuto patrimoniale del testamento, non solo il testatore può ben gravare il proprio erede di una hereditas damnosa, ma può escludere il legittimario dalla quota disponibile, sia mediante l'istituzione nella sola quota di legittima, sia mediante il legato sostitutivo previsto dall'art. 551 c.c.; il testatore può inoltre modificare le norme che la legge pone alla delazione successiva, escludendo l'operatività del diritto di rappresentazione a favore dei propri congiunti con la previsione di più sostituzioni ordinarie o, addirittura, con un'esclusione diretta.
5.5. In conclusione, deve in proposito, e in risposta al quesito di diritto formulato dai ricorrenti principali a conclusione del secondo motivo di ricorso, affermarsi il seguente principio di diritto: "E' valida la clausola del testamento con la quale il testatore manifesti la propria volontà di escludere dalla propria successione alcuni dei successibili". 5.6. Applicando tale principio al caso di specie, deve accogliersi il secondo motivo del ricorso principale, dovendosi considerare valida la clausola del testamento di ***** volta a diseredare alcuni dei successori legittimi, trattandosi di non legittimari.
29.05.2012 - Renato Savoia - Fonte: Diritto e Giustizia
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