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Timestamp: 2019-12-07 15:31:20+00:00

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Diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per condanna per violenza sessuale (Consiglio di Stato, Sezione III, Sentenza 29 novembre 2019, n. 8175). – Noi Radiomobile™
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Diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per condanna per violenza sessuale (Consiglio di Stato, Sezione III, Sentenza 29 novembre 2019, n. 8175).
Posted on 1 Dicembre 2019 5 Dicembre 2019 AuthorNoi Radiomobile
Dott. Massimiliano Noccelli, Consigliere
Dott. Raffaello Sestini, Consigliere, Estensore
sul ricorso numero di registro generale 3743 del 2018, proposto dal Ministero dell’Interno, U.T.G. – Prefettura di La Spezia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Pier Giorgio Leoni, Giovanni Corbyons, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Giovanni Corbyons in Roma, via Cicerone n.44;
della sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria n. -OMISSIS-, resa tra le parti.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 24 ottobre 2019 il Cons. Dott. Raffaello Sestini e uditi per le parti l’avvocato Giovanni Corbyons e l’avvocato dello Stato Wally Ferrante;
1 – Il signor -OMISSIS-, cittadino -OMISSIS-, impugnava innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria il decreto del Questore della Spezia avente ad oggetto il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per “motivi di lavoro subordinato”, nonché il decreto del Prefetto della Spezia, di rigetto del ricorso gerarchico.
2 – Il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno era stato adottato dall’amministrazione a motivo dell’esistenza della sentenza del Tribunale penale della Spezia del -OMISSIS-.2015, di condanna per il reato di violenza sessuale ex art. 609-bis comma 3 c.p., ostativo al soggiorno nel territorio dello Stato ex art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 286/1998.
3 – Si costituiva in giudizio il convenuto Ministero dell’Interno, contestando quanto ex adverso dedotto e insistendo sulla legittimità dell’operato dell’Amministrazione.
4 – Il Tar per la Liguria, con sentenza n. -OMISSIS-, accoglieva il ricorso, ritenendo che “pur in presenza di una sentenza di condanna per un reato ostativo, i provvedimenti impugnati non contengono la doverosa valutazione – indefettibilmente richiesta dalla legislazione di recepimento della disciplina comunitaria – circa la natura e l’effettività dei vincoli familiari dello straniero, padre di un figlio minore residente in Italia”.
5 – Avverso tale sentenza propone appello, previa istanza di sospensiva, il Ministero dell’Interno, deducendo la palese erroneità della sentenza gravata.
6 – La questione ruota attorno al bilanciamento di valori costituzionalmente garantiti che occorre tutelare anche mediante una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa specifica in materia di immigrazione.
8 – Peraltro, ai sensi degli articoli 4, comma 3, e 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 2, comma 1, lett. b, n. 1 del d.lgs. 8 gennaio 2007, n. 5 (di attuazione della direttiva 2003/86/CE relativa al diritto di ricongiungimento familiare), nell’adottare il provvedimento di rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, si deve tenere anche conto anche “della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato”;
8 – Con sentenza 3-18 luglio 2013, n. 202, la Corte costituzionale ha poi dichiarato l’illegittimità dell’art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998, nella parte in cui prevede che la valutazione discrezionale in esso stabilita si applichi solo allo straniero che «ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare» o al «familiare ricongiunto», e non anche allo straniero «che abbia legami familiari nel territorio dello Stato». Il TAR ha quindi accolto il ricorso dell’interessato contro il mancato rinnovo del titolo.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma dell’appellata sentenza respinge il ricorso di primo grado.
Compensa fra le parti le spese dei due gradi di giudizio.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare l’appellante, quale padre del minore residente in Italia.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 ottobre 2019.
Depositato in Cancelleria il giorno 29 novembre 2019.
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References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
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 art. 609
 art. 4
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