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Timestamp: 2019-05-24 12:48:59+00:00

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La #CostituzioneDelleDonne Articolo 14: L’inviolabilità del domicilio e la violenza contro le donne - Ladynomics
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La #CostituzioneDelleDonne Articolo 14: L’inviolabilità del domicilio e la violenza contro le donne
di Giovanna Badalassi | 8 Maggio 2019
L’Articolo 14 della Costituzione riguarda l’inviolabilità del domicilio (comma 1), il divieto per lo Stato di “eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale” (comma 2), nonché la possibilità per le Autorità di Pubblica Sicurezza di fare “gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali” solo se regolati da apposite “leggi speciali”.
Si tratta di un articolo molto determinato e preciso, che, nelle intenzioni delle madri e dei padri costituenti, vuole ristabilire le regole di convivenza democratica e civile, dopo che il regime fascista le aveva sistematicamente infrante: “Nel 1931 entrò in vigore il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che all’art. 41 legittimava gli organi di polizia giudiziaria … ad operare perquisizioni domiciliari sempre e dovunque senza bisogno di autorizzazione dell’autorità giudiziaria, con il risultato che fu completamente vanificato il principio d’inviolabilità del domicilio”.
La casa, quindi, nella sua accezione costituzionale più estesa di domicilio, è da intendersi “non solo come abitazione, ma anche luogo in cui si svolge la propria attività lavorativa, una dimora occasionale e persino la propria automobile. In sintesi, domicilio va inteso come quello in cui si ha il potere e la possibilità di escludere la presenza di terzi, al fine di difendere i propri interessi affettivi, spirituali, culturali o sociali”
Il domicilio è quindi per la Costituzione un concetto laicamente sacro, che separa in modo perentorio la dimensione privata da quella pubblica, talmente prezioso che le madri e i padri costituenti usano per il domicilio la parola “inviolabile”, che ricorre nella Costituzione solo altre tre volte: per l’articolo dedicato ai diritti (Articolo 2), per quello relativo alla libertà personale (Articolo 13) e per quello sulla legittima difesa (Articolo 24).
Pensando alle differenze di genere, viene da riflettere, anche con la prospettiva contemporanea, quanto il concetto di inviolabilità del domicilio possa essere diverso tra donne e uomini.
Per gli uomini la casa rimane infatti ancora oggi il posto del riposo dopo “la guerra” metaforica della quotidianità, nonché il luogo degli affetti, quando ci sono. E’ però al contempo anche il luogo dove il “pater familias” dispone e protegge le “proprietà” da difendere da tutto e da tutti, siano esse proprietà di cose sia, nelle accezioni deteriori e degradate, proprietà di persone.
In questo senso possono quindi essere interpretati tutti i dibattiti sulla legittima difesa per difendere le cose e sull’oggettivazione di mogli e figli nei casi di violenza domestica.
Poiché nella prospettiva maschile le minacce alla casa possono provenire solo dall’esterno, il ruolo dello Stato che si esprime attraverso le forze della pubblica sicurezza può essere percepito, in termini positivi, quello di difensore del domicilio da chi ne minaccia le “cose”, in termini negativi quello dell’”invasore” della proprietà privata, ancorché nei casi previsti e autorizzati dalla legge e secondo la Costituzione.
Per le donne la casa, nella versione positiva, rimane ancora oggi per molte il proprio “regno”, il luogo nel quale una volta si esprimeva tutto il loro ruolo sociale, oggi ancora una parte considerevole.
La casa per le donne è sempre stato un “posto di lavoro”, inteso come lavoro familiare e di riproduzione sociale, e quindi un posto di fatica e pazienza: crescere figli, accudire la casa, assistere anziani è una battaglia quotidiana, spesso anche contro sé stessi e i propri bisogni.
Per le donne, quindi, il conflitto del quale si devono più preoccupare è quello dentro le mura di casa, dal momento che le minacce esterne sono già “affrontate” dagli uomini. Certo, una volta questa chiave di lettura era molto più netta e rigida, oggi con la considerevole presenza delle donne nel mercato del lavoro e dunque “fuori” dalla casa le carte si sono molto rimescolate. Ciò non toglie che culturalmente questa visione sia ancora molto presente e molto forte nella nostra società, soprattutto nelle generazioni più mature.
Per le donne che si trovano in situazioni di criticità riconducibili a disagio e sofferenza familiare, che può arrivare fino alla violenza, il domicilio può quindi rappresentare più una prigione dalla quale scappare, piuttosto che un rifugio verso il quale nascondersi o difendere, come avviene invece per gli uomini.
In questo caso il ruolo dello Stato che si esprime attraverso le forze della pubblica sicurezza si può leggere in termini positivi come chi aiuta a far “scappare” le donne e dei bambini dal domicilio e li protegge contro la furia violenta, in alcuni casi omicida, degli uomini.
Lo Stato, quindi, per gli uomini può aiutare la “chiusura” e la “difesa” del domicilio, per le donne ne può favorire l’”apertura” e la “fuga”.
Il tema della violenza domestica è dunque strettamente legato al concetto di inviolabilità del domicilio.
Anche se la violenza contro le donne è presente in modo pervasivo in tutta la nostra società, è presso il domicilio che si concentra sopattutto, sia esso domestico sia, come lo intende la Costituzione, anche lavorativo.
Infatti, se le donne vittime di violenza in Italia sono 6 milioni 788 mila (il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni), solo una piccola parte ha subito violenza fisica o sessuale da uno sconosciuto, il 13,2%, mentre “le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche.. sono per la maggior parte opera dei partner o ex” (Istat, 2014)
Anche sul posto di lavoro, che la Costituzione include nell’ambito del “domicilio”, non va molto meglio: “Sono un milione 404 mila le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Rappresentano l’8,9% per cento delle lavoratrici attuali o passate”, mentre 2,5% sono le donne che nel corso della propria vita hanno subito violenza fisica o sessuale da un collega di lavoro (Istat,2014).
Anche le donne, però, spesso condividono i principi del patriarcato e di inviolabilità “dall’esterno” del domicilio
anche quanto ci sarebbero delle ottime ragioni per violarlo, finendo troppe volte per pagarne un prezzo troppo alto: “è elevata, infatti, la quota di donne che non parlano con nessuno della violenza subita (il 28,1% nel caso di violenze da partner, il 25,5% per quelle da non partner), di chi non denuncia (i tassi di denuncia riguardano il 12,2% delle violenza da partner e il 6% di quelle da non partner)”
E quindi per molte donne troppo spesso l’inviolabilità del domicilio, non tanto quella stabilita dalla Costituzione, quanto quella culturalmente e socialmente riconosciuta e troppo spesso accettata o subita, rende la casa, paradossalmente il posto meno sicuro per loro, fino ad arrivare ad estreme conseguenze: nel 2017 in Italia le donne vittime di omicidio volontario in ambito domestico o comunque privato sono state infatti 89 su 123, il 72,3%, uccise da partner, un ex partner o un parente.
l progetto La #Costituzionedelledonne: Che cosa rappresenta oggi per noi donne la Costituzione? Quanto ci sentiamo rappresentate, capite e considerate? Un articolo al giorno, per tutto il mese di maggio, perchè la Festa della Repubblica sia davvero per tutte e tutti.
11 maggio 2019 Articolo 29: “Il ruolo delle donne nel matrimonio e nella famiglia di oggi”.
15 maggio 2019 Articolo 33: Le insegnanti nella scuola e nell’Università
17 maggio 2019 Articolo 35: “La Repubblica tutela anche il lavoro delle donne?“
20 maggio 2019 Articolo 38: “Le donne hanno gli stessi diritti previdenziali e assistenziali degli uomini?”

References: Articolo 14
 Articolo 14
 Articolo 14
 Articolo 29
 Articolo 33
 Articolo 35
 Articolo 38