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Timestamp: 2018-03-25 01:29:59+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 11 aprile 2017, n. 9250 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 11 aprile 2017, n. 9250
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In caso di chiamata in causa in garanzia dell’assicuratore della responsabilità civile, l’impugnazione esperita esclusivamente dal terzo chiamato avverso la sentenza che abbia accolto sia la domanda principale di affermazione della responsabilità del convenuto e di condanna dello stesso al risarcimento del danno, che la domanda di garanzia da costui proposta, giova anche al soggetto assicurato, senza necessità di una sua impugnazione incidentale
sentenza 11 aprile 2017, n. 9250
sul ricorso 2683-2014 proposto da:
(OMISSIS) SPA, (OMISSIS), cessionaria del ramo d’azienda Direzione per l’Italia di (OMISSIS) SPA, rappresentata dalla propria mandataria (OMISSIS) SCPA, in persona dei procuratori speciali (OMISSIS) e (OMISSIS), domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati (OMISSIS) giusta procura speciale in calce al ricorso;
(OMISSIS) SPA (OMISSIS), cessionaria del ramo d’azienda Direzione per l’Italia di (OMISSIS) SPA, rappresentata dalla propria mandataria (OMISSIS) SCPA, in persona dei procuratori speciali (OMISSIS) e (OMISSIS), domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati (OMISSIS) giusta procura speciale in calce al ricorso principale;
(OMISSIS) SPA (OMISSIS), (OMISSIS) SPA, (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS);
(OMISSIS) SPA, in persona del procuratore speciale Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale in calce al controricorso e ricorso incidentale;
(OMISSIS) SPA (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS); (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS);
Nonche’da:
(OMISSIS) SPA, in persona del procuratore speciale Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 2329/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 05/06/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20/09/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CARDINO Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del 1 motivo del ricorso principale rigetto del 2 motivo, accoglimento del ricorso incidentale di (OMISSIS), rigetto del primo ricorso incidentale e per l’inammissibilita’ del 2 ricorso incidentale.
Con sentenza del 5/6/2013 la Corte d’Appello di Milano, in parziale accoglimento del gravame interposto dalla societa’ (OMISSIS) s.p.a. – in via principale – e dal sig. (OMISSIS) – in via incidentale – e in conseguente riforma della pronunzia Trib. Milano 22/11/2008, ha ascritto alla concorrente responsabilita’ del (OMISSIS) e del sig. (OMISSIS) nella misura rispettivamente di 2/3 ed 1/3, il sinistro avvenuto l'(OMISSIS) alle ore 22,30 lungo la SP (OMISSIS) tra l’autovettura Lancia Y da quest’ultimo condotta (e di proprieta’ del sig. (OMISSIS)), per non aver rispettato i limiti di velocita’, e l’autovettura Hyundai di proprieta’ e condotta dal primo, assicurato per la r.c.a. con la societa’ (OMISSIS) s.p.a., per essersi immesso nella “strada provinciale senza concedere la precedenza”.
Sinistro all’esito del quale la sig. (OMISSIS), trasportata sul sedile posteriore della Hyundai, ha riportato gravi lesioni.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la societa’ (OMISSIS) s.p.a., cessionaria del ramo d’azienda Direzione per l’Italia di (OMISSIS) s.p.a., rappresentata dalla propria mandataria (OMISSIS) s.c.p.a., propone ora ricorso per cassazione affidato a 2 motivi, illustrati da memoria.
Resistono con separati controricorsi la societa’ (OMISSIS) s.p.a., che spiega altresi’ ricorso incidentale sulla base di 3 motivi illustrati da memoria; dai sigg.ri (OMISSIS) ed altri che spiegano altresi’ ricorsi incidentali condizionati sulla base di 3 motivi, illustrati da memoria, cui resistono con separati controricorsi la societa’ (OMISSIS) s.p.a. e la societa’ (OMISSIS) s.p.a.
Va pregiudizialmente affermata l’ammissibilita’ del ricorso principale.
L’eccezione pregiudiziale proposta dai controricorrenti-ricorrenti in via incidentale sigg. (OMISSIS) ed altri di nullita’ della costituzione in giudizio della ricorrente in via principale per difetto dei poteri di rappresentanza sostanziale conferiti ai procuratori speciali, e conseguentemente del potere di rappresentanza processuale conferito al procuratore ad litem, e’ infondata.
Nel ricorso per cassazione viene regolarmente indicato tanto l’atto di procura a rogito notaio (OMISSIS) di (OMISSIS), con il quale la societa’ (OMISSIS) s.p.a. ha conferito il potere di rappresentanza negoziale a (OMISSIS) s.c.p.a., quanto l’atto di attribuzione dei poteri di rappresentanza societaria ai procuratori speciali di tale societa’ sigg.ri (OMISSIS) e (OMISSIS) (procura speciale a rogito notaio (OMISSIS) di (OMISSIS)), e la procura speciale ad litem risulta dai predetti procuratori rilasciata agli avv. (OMISSIS) del Foro di Milano, con foglio spillato all’atto di ricorso.
I controricorrenti-ricorrenti in via incidentale sigg. (OMISSIS) ed altri hanno in termini generici e del tutto apodittici – in violazione pertanto dei requisiti prescritti all’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, – contestato “l’asserita successione a titolo particolare di (OMISSIS) s.p.a. nella posizione sostanziale controversa di (OMISSIS), e con essa la legittimazione attiva della stessa (OMISSIS), non essendo stato allegato l’atto di cessione di ramo di azienda su cui si fonderebbe tale asserita successione”.
Non hanno viceversa contestato l’esistenza delle procure conferite per atto pubblico e l’iscrizione delle stesse nel registro delle imprese, limitandosi a dedurre che trattasi di “procura risalente al 2009, non allegata al ricorso”, e a prospettarne l’inidoneita’ a fondare l’attivita’ di rappresentanza negoziale e processuale dei procuratori speciali, del tutto omettendo tuttavia di fornire elementi decisivi a sostegno della sollevata eccezione, non peritandosi nemmeno di riportare nel ricorso il contenuto degli atti pubblici in questione, sebbene estraibili in copia presso i notai roganti, quali depositari autorizzati ex articolo 743 c.p.c. (cfr. Cass., Sez. Un., 27/1/2010, n. 1629).
Stante la formulazione a tale stregua non specifica della censura (cfr. Cass., 17/7/2013, n. 17470), in difetto della stessa descrizione del fatto processuale, essa si risolve invero in una prospettazione meramente ipotetica del vizio di invalidita’ della costituzione in giudizio della societa’ ricorrente in via principale (cfr., in termini, Cass., 13/12/2016, n. 25487).
Trova pertanto nel caso applicazione il principio in base al quale il successore a titolo particolare nel diritto controverso e’ legittimato ad impugnare la sentenza resa nei confronti del proprio dante causa (cfr. Cass., 17/3/2009, n. 6444) allegando il titolo che gli consente di sostituire quest’ultimo, essendo a tal fine sufficiente la specifica indicazione di tale atto nell’intestazione dell’impugnazione qualora il titolo sia di natura pubblica (di contenuto quindi accertabile), e sia rimasto del tutto o come nella specie non idoneamente contestato.
Con il 1 motivo la ricorrente in via principale denunzia “violazione e falsa applicazione” della L. n. 990 del 1969, articoli 18 e 19, articoli 2054, 2909, 1917 e 2033 c.c., articoli 102, 112, 324, 329 e 331 c.p.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonche’ “contraddittoria insufficiente” motivazione “e/o omesso esame” su punto decisivo della controversia, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Si duole che la corte di merito abbia erroneamente qualificato il rapporto come di manleva, ritenendo trattarsi di c.d. garanzia impropria, con conseguente autonomia ed indipendenza del rapporto tra danneggiati-attori e assicurati rispetto a quello tra assicurati e compagnie assicuratrici, laddove nel caso il rapporto e’ viceversa unitario, vertendosi in ipotesi di causa inscindibile e litisconsorzio necessario, sicche’ la corte di merito ha erroneamente ritenuto che l’impugnazione delle societa’ (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a. non abbia impedito il passaggio in giudicato della pronunzia (pure) nei confronti degli assicurati (OMISSIS) e (OMISSIS).
Con il 1 motivo la ricorrente in via incidentale societa’ (OMISSIS) s.p.a. denunzia “violazione ed erronea interpretazione” degli articoli 102, 331 e 336 c.p.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Si duole non essersi dalla corte di merito considerato che “l’obbligazione dell’assicuratore, anche se divenuta solo indiretta, in manleva dell’assicurato, e’ comunque condizionata dall’obbligazione risarcitoria di quest’ultimo, che ne costituisce il presupposto, si’ che permane anche in tale ipotesi una situazione di litisconsorzio necessario di natura processuale, conseguente al vincolo di connessione e dipendenza delle sue obbligazioni”, e che nella specie “trova comunque applicazione il disposto dell’articolo 331 c.p.c. si’ che, contrariamente a quanto affermato dalla Corte d’Appello di Milano, l’impugnazione tempestivamente proposta da (OMISSIS) s.p.a. ha impedito il passaggio in giudicato della sentenza nei confronti di tutte le altre parti”.
Come, a composizione di insorto contrasto interpretativo, le Sezioni Unite di questa Corte hanno avuto modo di porre in rilievo, in caso di chiamata in causa in garanzia dell’assicuratore della responsabilita’ civile l’impugnazione esperita esclusivamente dal terzo chiamato avverso la sentenza che abbia accolto sia la domanda principale di affermazione della responsabilita’ del convenuto e di condanna dello stesso al risarcimento del danno, che la domanda di garanzia da costui proposta, giova anche al soggetto assicurato, senza necessita’ di una sua impugnazione incidentale, indipendentemente dalla relativa qualificazione come garanzia propria o impropria (v. Cass., Sez. Un., 4/12/2015, n. 24707, ove si e’ osservato che le dette qualificazioni hanno valore puramente descrittivo, essendo prive di effetti ai fini dell’applicazione degli articoli 32, 108 e 331 c.p.c., dovendo ravvisarsi un’ipotesi di litisconsorzio necessario processuale non solo qualora il convenuto abbia inteso solamente estendere l’efficacia soggettiva – nei confronti del terzo chiamato – dell’accertamento relativo al rapporto principale, ma anche nell’ipotesi in cui abbia voluto allargare l’oggetto del giudizio chiedendo l’accertamento dell’esistenza del rapporto di garanzia (v. Cass., Sez. Un., 4/12/2015, n. 24707).
Orbene, nell’impugnata sentenza la corte di merito ha invero disatteso il suindicato principio.
In particolare la’ dove ha affermato che “nei confronti di tutti i soggetti direttamente condannati al risarcimento dei danni in favore degli attori signori (OMISSIS) la sentenza di primo grado e’ passata in giudicato”, in quanto pur avendo i danneggiati “proposto azione diretta anche nei confronti delle assicurazioni (OMISSIS) srl e (OMISSIS) spa, il tribunale, a torto o a ragione ma comunque con impostazione che nessuna delle compagnie assicuratrici ne’ degli altri interessati ha fatto oggetto di censura, ha emesso condanna al risarcimento in favore degli attori solo nei confronti dei danneggianti, limitandosi poi a condannare in manleva la (OMISSIS) srl e (OMISSIS) spa in favore dei rispettivi assicurati (OMISSIS) e (OMISSIS)”.
Ancora, nella parte in cui ha osservato come a tale stregua risultino introdotte “due cause dipendenti di garanzia tra i conducenti assicurati e le rispettive assicurazioni”, sicche’ “i pagamenti dalle medesime – non destinatarie di condanna diretta – effettuati ai danneggiati (OMISSIS)/ (OMISSIS) in esecuzione della sentenza di primo grado devono intendersi eseguiti non in proprio ma per conto dei rispettivi assicurati (nei cui confronti la sentenza fa definitivamente stato) e quindi irripetibili, quale che sia l’esito del presente giudizio”.
La’ dove e’ pervenuta quindi a concludere che “effettivamente l’appello proposto dalla (OMISSIS) potra’ modificare quanto accertato nella causa principale solo nell’ambito ed ai fini del rapporto di garanzia e quindi della manleva dovuta dalla compagnia ad (OMISSIS)”.
Con il 2 motivo la ricorrente in via principale denunzia “violazione e falsa applicazione degli articoli 1223, 1226, 2056, 2059, 2697 e 2727 c.c., articolo 115 c.p.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonche’ “contraddittoria ” motivazione “e/o omesso esame” su punto decisivo della controversia, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Si duole che sia stato dalla corte di merito erroneamente liquidato il danno patrimoniale e non patrimoniale, per essersi cumulato il danno morale e quello biologico.
Lamenta essersi erroneamente ritenuto provato per presunzioni il danno da lesione della capacita’ lavorativa specifica, in violazione dell’articolo 2697 c.c.
Con il 2 motivo la ricorrente in via incidentale societa’ (OMISSIS) s.p.a. denunzia “violazione ed erronea interpretazione” dell’articolo 132 c.p.c., articolo 118 disp. att. c.p.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Si duole dell'”evidente insanabile contrasto tra le proposizioni riportate alle pagine 3) e 4)”, della contraddittorieta’ e “inadeguatezza” della motivazione “perche’ contiene proposizioni tra loro incompatibili e comportanti pronunce di segno opposto e poiche’ manca il necessario completamento e coordinamento logico tra le analoghe posizioni dei congiunti (OMISSIS)- (OMISSIS) da un lato e di (OMISSIS) dall’altro”.
Con unico motivo i ricorrenti in via incidentale condizionata sigg.ri (OMISSIS) ed altri denunziano violazione degli articoli 2043, 2056, 2059 e 2727 c.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Si dolgono non essersi dalla corte di merito considerato, “ai fini della necessaria personalizzazione del danno non patrimoniale sofferto dalla signora (OMISSIS)”, del “drammatico e irrecuperabile crollo della qualita’ della vita, nonche’ delle prospettive di realizzazione personale ed esistenziale”.
Lamentano che nell’impugnata sentenza “si legge che i genitori ed il fratello della sig.ra (OMISSIS) non avrebbero sufficientemente allegato e provato il danno “riflesso” da loro subito in conseguenza dell’illecito di cui e’ rimasta vittima la loro cara”, laddove “l’affectio familiaris invero si deve presumere spettando semmai a chi intenda negarla provare che – difformemente dall’id quod plerumque accidit – nel caso specifico la comunione degli affetti familiari non si sarebbe mai realizzata, o sarebbe venuta meno”, e che “accertata sia la gravita’ delle lesioni patite dall’attrice (OMISSIS), sia la rilevanza delle menomazioni che ne sono conseguite, e’ semplicemente impensabile che la sua penosissima vicenda non abbia pesantemente coinvolto coloro che -pacificamente- con lei convivevano, e che le erano piu’ intensamente e significativamente legati”.
Lamentano che a tale stregua “non si vede come potrebbe negarsi che a seguito del trauma patito dalla signora (OMISSIS) anche l’equilibrio esistenziale dei suoi genitori e di suo fratello convivente ne sia stato sconvolto, dal momento che essi: – hanno dovuto patire il dolore di vedere la loro cara in pericolo di vita (cfr. pag. 4 della CTU); – sono progressivamente venuti a conoscenza della gravita’ e della serieta’ delle lesioni -molte delle quali pure permanenti – che la loro cara aveva riportato; – sono stati accanto alla sig.ra (OMISSIS) nel lungo periodo di ricovero – anche nel reparto di terapia intensiva – e di degenza, per aiutarla ad affrontare i travagliati e ripetuti interventi chirurgici; – hanno dovuto affrontare il calvario delle visite e delle intense e dolorose terapie riabilitative alle quali l’attrice ha dovuto sottoporsi; hanno dovuto sostenere la sig.ra (OMISSIS), nel tentativo di aiutarla a superare lo sconforto derivatole dalla consapevolezza dell’irrimediabile stravolgimento della sua esistenza”.
Quanto al 2 motivo del ricorso principale e al 2 motivo del ricorso incidentale della societa’ (OMISSIS) s.p.a. va osservato che risultano ivi (atteso che pur formalmente denunziando nullita’ della sentenza per violazione dell’articolo 132 c.p.c. (anche) quest’ultima pone a sostegno della mossa censura argomenti concernenti non gia’ il dedotto error in procedendo bensi’ vizi asseritamente determinanti contraddittorieta’ e “inadeguatezza” della motivazione) dedotti vizi non piu’ rientranti piu’ nei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), nel caso ratione temporis applicabile, in base alla quale il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione si sostanzia solamente nell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non gia’ difetti ridondanti in termini di insufficienza, illogicita’ e contraddittorieta’ della motivazione su questioni decisive della controversia (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312).
Con particolare riferimento al 2 motivo del ricorso principale va per altro verso osservato che esso e’ inammissibile nella parte in cui viene lamentata una falsa erronea applicazione della norma di ripartizione dell’onere probatorio ex articolo 2697 c.c. pur sostanzialmente denunziandosi l’inidoneita’ degli elementi presi in considerazione a fondare una prova per presunzioni.
A tale stregua non risulta dalla ricorrente osservato il principio in base al quale le norme (articolo 2697 ss.) poste dal Libro 6, Titolo 2 c.c. regolano le materie a) dell’onere della prova, b) dell’astratta idoneita’ di ciascuno dei mezzi in esse presi in considerazione all’assolvimento di tale onere in relazione a specifiche esigenze e c) della forma che ciascuno di essi deve assumere; non anche l’apprezzamento degli elementi assunti a fonte di presunzione e posti a base della ragionamento inferenziale proprio della prova per presunzioni, che puo’ semmai rilevare quale vizio logico di motivazione (cfr. Cass., 8/11/1955, n. 3669).
Del pari inammissibile e’ la censura mossa in relazione alla sussistenza del danno patrimoniale da “riduzione della capacita’ lavorativa specifica”.
La ratio decidendi sorreggente tale statuizione non risulta infatti idoneamente censurata dalla ricorrente principale, che a fronte della ravvisata correttezza delle “circostanze” prese in considerazione dal giudice di prime cure nell’operare la relativa liquidazione e della ritenuta “raggiunta prova… presuntiva” deponenti per l’ “altamente probabile” conseguenza che “i postumi in certa misura invalidanti, i segni e le cicatrici sia fisiche che morali determineranno mancata progressione di carriera, minori possibilita’ di cogliere chances sul mercato del lavoro, piu’ ridotte occasioni di far valere la professionalita’ e mettere a frutto le conoscenze acquisite”, si e’ invero inammissibilmente limitata ad apodittica e generica critica, essenzialmente sostenziantesi nell’asserito difetto di prova da parte della danneggiata al riguardo.
Le doglianze sono viceversa infondate nella parte relativa all’asseritamente erronea liquidazione del danno non patrimoniale.
Avuto in particolare riguardo al 2 motivo del ricorso principale e ai ricorsi incidentali condizionati dei sigg. (OMISSIS) ed altri, va anzitutto osservato che, come questa Corte ha gia’ avuto piu’ volte modo di affermare, alla stessa stregua di quanto si verifica relativamente al danno patrimoniale (cfr., da ultimo, Cass., 14/6/2015, n. 14645; Cass., 12/6/2015, n. 12211) la diversita’ ontologica degli aspetti (o voci) di cui si compendia la categoria generale del danno non patrimoniale impone, in ossequio al principio dell’integralita’ del ristoro (v. Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972), che in quanto sussistenti e provati essi vengano tutti risarciti, e nessuno sia lasciato privo di ristoro (v. Cass., 23/4/2013, n. 9770; Cass., 17/4/2013, n. 9231; Cass., 7/6/2011, n. 12273; Cass., 9/5/2011, n. 10108).
Uno di tali aspetti o voci di cui si compendia la categoria generale del danno non patrimoniale e’ il danno morale, che le Sezioni Unite del 2008 hanno inteso tale danno quale patema d’animo o sofferenza interiore o perturbamento psichico, di natura meramente emotiva e interiore (danno morale soggettivo), a tale stregua recependo la relativa tradizionale concezione affermatasi in dottrina e consolidatasi in giurisprudenza (in precedenza volta a limitare la risarcibilita’ del danno non patrimoniale alla sola ipotesi di ricorrenza di una fattispecie integrante reato).
La definizione del danno morale e’ peraltro venuta successivamente ad essere da questa Corte intesa come connotata di significati anche diversi ed ulteriori, in particolare quale lesione della dignita’ o integrita’ morale, massima espressione della dignita’ umana, assumente specifico e autonomo rilievo nell’ambito della composita categoria del danno non patrimoniale, anche laddove la sofferenza interiore non degeneri in danno biologico o in danno esistenziale (v. Cass., 27/10/2015, n. 21782; Cass., 26/6/2013, n. 16041; Cass., 16/2/2012, n. 2228. V. altresi’ Cass., 20/11/2012, n. 20292; Cass., 3/10/2013, n. 22585, e, da ultimo, Cass., 23/1/2014, n. 1361).
Si e’ pertanto da questa Corte precisato che anche di tale accezione del danno morale deve tenersi adeguatamente conto nella liquidazione del danno non patrimoniale (v. Cass., 19/10/2016, n. 21058).
Al di la’ di affermazioni di principio secondo cui il carattere unitario della liquidazione del danno non patrimoniale ex articolo 2059 c.c. precluderebbe la possibilita’ di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona (v. Cass., 12/2/2013, n. 3290; Cass., 14/5/2013, n. 11514), da questa Corte si perviene invero generalmente a darsi comunque rilievo alla circostanza che nel liquidare l’ammontare dovuto a titolo di danno non patrimoniale il giudice abbia tenuto conto di tutte le peculiari modalita’ di atteggiarsi dello stesso nel singolo caso concreto (cfr. Cass., 23/9/2013, n. 21716), giacche’ il principio di unitarieta’ del danno patrimoniale posto da Cass., 11/11/2008, n. 26972 non va inteso nel senso dell’irrisarcibilita’ (rectius, non ristorabilita’) della lesione o perdita di (tutti o alcuni dei) diversi aspetti o voci concernente beni della vita diversi (o eterogenei o non omogenei) in cui la categoria del danno non patrimoniale si scandisce nel singolo caso concreto (cfr. Cass., 23/1/2014, n. 1361; Cass., 8/5/2015, n. 9320).
La scelta ed adozione dei criteri di valutazione del danno non patrimoniale e’ rimessa alla prudente discrezionalita’ del giudice tra quelli idonei a consentire una valutazione che sia equa, e cioe’ adeguata e proporzionata v. Cass., 7/6/2011, n. 12408), in considerazione di tutte le circostanze concrete del caso specifico mediante la c.d. personalizzazione del danno (v. Cass., 16/2/2012, n. 2228; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972; Cass., 29/3/2007, n. 7740; Cass., 12/6/2006, n. 13546), al fine di addivenire a una liquidazione congrua, sia sul piano dell’effettivita’ del ristoro del pregiudizio che di quello della relativa perequazione – nel rispetto delle diversita’ proprie dei singoli casi concreti – sul territorio nazionale (v. Cass., 13/5/2011, n. 10528; Cass., 28/11/2008, n. 28423; Cass., 29/3/2007, n. 7740; Cass., 12/7/2006, n. 15760).
Esclusa a tale stregua la possibilita’ di applicarsi in modo “puro” parametri rigidamente fissati in astratto (cfr. Cass., 23/1/2014, n. 1361), e considerata del pari inidonea e’ una valutazione rimessa alla mera intuizione soggettiva del giudice, e quindi, in assenza di qualsiasi criterio generale valido per tutti i danneggiati a parita’ di lesioni, sostanzialmente al suo mero arbitrio (cfr. Cass., 23/1/2014, n. 1361; Cass., 7/6/2011, n. 12408), valida soluzione si e’ ravvisata essere invero quella costituita dal sistema delle tabelle (v. Cass., 7/6/2011, n. 12408; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972. V. altresi’ Cass., 13/5/2011, n. 10527), e in particolare delle Tabelle di Milano (v., da ultimo, Cass., 4/2/2016, n. 2167), in ordine alla cui utilizzazione si e’ peraltro precisato che al fine di evitarsi la declaratoria di inammissibilita’ del ricorso per la novita’ della questione non e’ sufficiente che in appello sia stata prospettata l’inadeguatezza della liquidazione operata dal primo giudice, ma occorre che il ricorrente si sia specificamente doluto, sotto il profilo della violazione di legge, della mancata liquidazione del danno in base ai valori delle Tabelle elaborate a Milano (v. Cass., 7/6/2011, n. 12408).
Tale sistema costituisce peraltro solo una modalita’ di calcolo tra le molteplici utilizzabili, fondamentale essendo che, qualunque sia il sistema di quantificazione prescelto, esso si prospetti idoneo a consentire di pervenire ad una valutazione informata ad equita’ (v. Cass., 4/2/2016, n. 2167), e che il giudice dia adeguatamente conto in motivazione del processo logico al riguardo seguito, indicando i criteri assunti a base del procedimento valutativo adottato (v. Cass., 30/5/2014, n. 12265; Cass., 19/2/2013, n. 4047), al fine di consentire il controllo di relativa logicita’, coerenza e congruita’.
Nel liquidare il danno morale il giudice deve dare allora motivatamente conto del relativo significato al riguardo considerato, e in particolare se lo abbia valutato non solo quale patema d’animo (o sofferenza interiore o perturbamento psichico), di natura meramente emotiva e interiore (danno morale soggettivo), ma anche in termini di dignita’ o integrita’ morale, quale massima espressione della dignita’ umana (v. Cass., 23/1/2014, n. 1361).
Si e’ d’altro canto sottolineato che il principio della integralita’ del ristoro del danno non si pone in termini antitetici ma viene anzi a correlarsi con quello per il quale il danneggiante/debitore e’ tenuto al risarcimento solamente dei danni arrecati con il fatto illecito o l’inadempimento a lui causalmente ascrivibile, l’esigenza della cui tutela impone anche di evitarsi duplicazioni risarcitorie (v. Cass., 30/6/2011, n. 14402; Cass., 14/9/2010, n. 19517), non rilevando al riguardo il “nome” assegnato dal giudicante al pregiudizio lamentato dall’attore (“biologico”, “morale”, “esistenziale”), quanto bensi’ il concreto pregiudizio preso in esame dal giudice, sicche’ si ha duplicazione di risarcimento (solo) quando il medesimo pregiudizio sia liquidato due volte o piu’ volte mediante l’uso di nomi diversi v. Cass., 30/6/2011, n. 14402; Cass., 6/4/2011, n. 7844), essendo compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, e provvedere al relativo integrale ristoro (v. Cass., 13/5/2011, n. 10527; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972).
Orbene, dei suindicati principi la corte di merito ha nell’impugnata sentenza fatto invero sostanzialmente corretta applicazione.
In particolare, la’ dove ha fatto riferimento (al di la’ della “compromissione della integrita’ psicofisica”, sotto il profilo dell’aspetto o voce del danno non patrimoniale costituito dal danno morale, in ragione della gravita’ del fatto e dell’entita’ delle lesioni subite dalla danneggiata sig. (OMISSIS) (“postumi permanenti del 35%”)), alla “sofferenza per le lesioni riportate nel quadro di quella che era la pecunia doloris”, dovendo ritenersi che la corte di merito abbia inteso invero sostanzialmente ristorare proprio quegli aspetti della dignita’ umana (cfr. Cass., 19/10/2016, n. 21058) e relazionali dalla medesima e dai suoi parenti (odierni controcorrenti e ricorrenti in via incidentale condizionata) piu’ sopra evocati, aspetti di cui i medesimi inammissibilmente richiedono l’ulteriore ristoro rispetto a quanto liquidato dal giudice di merito erroneamente evocando l’ulteriore e diverso aspetto costituito dal c.d. danno esistenziale.
A tale stregua, mentre non e’ stata dalla corte di merito realizzata nella liquidazione operata nell’impugnata sentenza la duplicazione lamentata dalla ricorrente principale, duplicazione risarcitoria verrebbe in realta’ a concretizzarsi laddove venisse accolta la domanda dei ricorrenti in via incidentale di risarcimento degli aspetti da ritenersi gia’ considerati nella liquidazione operata dai giudici di merito (“tutti gli aspetti evidenziati dal tribunale (compromissione dell’articolarita’, della cenestesi, dell’equilibrio, della sfera sessuale, della capacita’ al parto, della deambulazione, la prospettiva di precoce grave artrosi all’anca sinistra) devono ritenersi gia’ ricompresi nel danno biologico”) sussumendoli (anche) nell’ambito del diverso aspetto (o voce) di danno c.d. esistenziale.
Diversamente da quanto dai medesimi sostanzialmente prospettato, giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimita’ il c.d. danno esistenziale consiste infatti non gia’ nel mero “sconvolgimento dell’agenda” o nella mera perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianita’ della vita, e in particolare da meri disagi, fastidi, disappunti, ansie, stress o violazioni del diritto alla tranquillita’ (v. Cass., 3/10/2016, n. 19641; Cass., 20/8/2015, n. 16992; 23/1/2014, n. 1361. E gia’ Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26973; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26974), quanto bensi’ nel radicale cambiamento di vita, nell’alterazione/cambiamento della personalita’ del soggetto, nello sconvolgimento dell’esistenza in cui di detto aspetto (o voce) del danno non patrimoniale si coglie il significato pregnante (cfr. Cass., 19/10/2016, n. 21059; Cass., 20/8/2015, n. 16992; Cass., 30/6/2011, n. 14402).
A tale stregua, in presenza di una liquidazione del danno biologico, e comunque piu’ in generale del danno non patrimoniale, che contempli in effetti anche siffatta negativa incidenza sugli aspetti dinamico-relazionali del danneggiato, e’ correttamente da escludersi la possibilita’ che in aggiunta a quanto a tale titolo gia’ determinato venga attribuito un ulteriore ammontare a titolo (anche) di danno esistenziale.
Va per altro verso osservato che nell’impugnata sentenza la corte di merito ha – in riforma della pronunzia del giudice di prime cure – rigettato la domanda di ristoro (anche) dell’aspetto del danno non patrimoniale costituito dal c.d. danno esistenziale in ragione del ravvisato difetto di adeguata prova o allegazione al riguardo (“gli interessati non hanno dedotto ne’ provato in che modo le pur gravi (ma non macroscopiche) lesioni subite dalla (OMISSIS) abbiano inciso sui rapporti familiari con la medesima e/o sulla loro vita fino a determinarne addirittura lo stravolgimento”; “Incombeva alla danneggiata quanto meno allegare uno o piu’ riferimenti concreti, uno o piu’ aspetti specifici, uno o piu’ episodi per supportare e integrare la prova presuntiva di questa discussa voce di danno, in modo da poter definire un attendibile quadro di, se non radicale, quantomeno significativo cambiamento coatto delle ordinarie condizioni di vita e dei parametri primari ed essenziali dell’esistenza. A tale onere la (OMISSIS) non ha ottemperato”).
Orbene, siffatte rationes decidendi non risultano idoneamente censurate dalla (OMISSIS) e dagli altri odierni ricorrenti in via incidentale condizionata.
Essi si limitano infatti a dolersi al riguardo della circostanza che la corte di merito abbia nel caso escluso la sussistenza dell’affectio familiaris (“si legge che i genitori ed il fratello della sig.ra (OMISSIS) non avrebbero sufficientemente allegato e provato il danno “riflesso” da loro subito in conseguenza dell’illecito di cui e’ rimasta vittima la loro cara”, laddove “l’affectio familiaris invero si deve presumere spettando semmai a chi intenda negarla provare che – difformemente dall’id quod plerumque accidit – nel caso specifico la comunione degli affetti familiari non si sarebbe mai realizzata, o sarebbe venuta meno”).
A parte il rilievo che siffatta esclusione non emerge dall’impugnata sentenza, e sottolineato per altro verso che l’affectio familiaris in ogni caso non assume in realta’ di per se’ rilievo decisivo in argomento quanto bensi’ – come detto – il subito sconvolgimento dell’esistenza, caratterizzato da radicale cambiamento di vita o alterazione della personalita’ del soggetto e del modo di rapportarsi con gli altri, sia all’interno del nucleo familiare che all’esterno del medesimo nell’ambito dei comuni rapporti della vita relazione (v. Cass., 12/6/2006, n. 13546), va osservato che nel limitarsi a dolersi dell’erroneita’ della pronunzia per non avere la corte di merito ritenuto provato in via presuntiva l’aspetto del danno non patrimoniale de quo, i ricorrenti in via incidentale condizionata in realta’ deducono le sopra riportate circostanze (che oltre a risultare allegate in violazione dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, non si appalesano in realta’ consentanee con la sopra richiamata accezione dell’aspetto di danno non patrimoniale c.d. esistenziale in considerazione, non risultando dedotte circostanze deponenti per un subito sconvolgimento dell’esistenza) senza invero dimostrare di averle gia’ (tempestivamente) dedotte e sottoposte ai giudici di merito, dandone debitamente conto in ossequio al requisito prescritto all’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6.
Stante quanto sopra rilevato ed esposto, in accoglimento del 1 motivo del ricorso principale e del 1 motivo del ricorso incidentale della societa’ (OMISSIS) s.p.a. (rigettato il 2 motivo del ricorso principale; dichiarato inammissibile il 2 motivo del ricorso incidentale della societa’ (OMISSIS) s.p.a., con assorbimento del 3 motivo (concernente la domanda di restituzione di quanto corrisposto in esecuzione della sentenza di 1 grado, che il giudice del rinvio decidera’ tenendo conto anche di quanto statuito da Cass. n. 8829 del 2007); rigettati i ricorsi incidentali condizionati dei sigg.ri (OMISSIS) ed altri) dell’impugnata sentenza va pertanto disposta la cassazione in relazione, con rinvio alla Corte d’Appello di Milano, che in diversa composizione procedera’ a nuovo esame, facendo del suindicato disatteso principio applicazione.
La Corte accoglie il 1 motivo del ricorso principale e il 1 motivo di quello incidentale. Rigetta il 2 motivo del ricorso principale, dichiara inammissibile il 2 motivo del ricorso incidentale della societa’ (OMISSIS) s.p.a., assorbito il 3. Rigetta i ricorsi incidentali condizionati. Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Milano, in diversa composizione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-05-20T15:33:17+00:00	20 maggio 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
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