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Arriva la prima sentenza della Corte di cassazione sui nuovi reati ambientali. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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novembre 8, 2016 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Attesa da tempo, giunge la prima pronuncia da parte della Suprema Corte di cassazione in relazione ai nuovi reati ambientali, che tanti dubbi interpretativi e polemiche han sollevato.
La sentenza Corte cass., Sez. III, 3 novembre 2016, n. 46170 ha fornito la prima interpretazione giurisprudenziale dell’art. 452 bis cod. pen., introdotto dalla legge 22 maggio 2015, n. 68, quella sui c.d. nuovi reati ambientali.
Si tratta del caso riguardante la bonifica dei fondali di due moli del porto di La Spezia: l’impresa incaricata avrebbe violato palesemente le prescrizioni progettuali finalizzate a contenere l’intorbidamento delle acque grazie a un sistema di panne galleggianti ancorate al fondo. I lavori realizzati, invece, non solo consentono l’intorbidamento, ma si riscontrano anche metalli pesanti e idrocarburi.
Importante l’interpretazione riguardante il termine “abusivamente” che molte discussioni ha creato: secondo la Cassazione, riguarderebbe condotte in violazione di leggi, regolamenti e anche prescrizioni amministrative, ampliandone la portata. L’inquinamento dev’essere di una qualche entità e “misurabile”, deve costituire un’alterazione delle originarie condizioni dell’ecosistema, non necessariamente dev’essere invece “irrimediabile”.
Saranno da verificare conferme o diversi avvisi da parte delle successive pronunce dei Giudici di legittimità.
Illumina un commento del magistrati Gianfranco Amendola , uno dei padri del diritto ambientale in Italia.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 4 novembre 2016
Cass. Sez. III n.46170 del 3 novembre 2016 (Cc 21 set. 2016)
Pres. Amoroso Est. Ramacci Ric.PM in proc. Simonelli
Ambiente in genere. Nuovo delitto di inquinamento ambientale.
La sentenza prende per la prima volta in esame il delitto di “inquinamento ambientale” di cui all’art. 452-bis cod. pen.
Il Tribunale della Spezia, con ordinanza del 22/1/2016 ha accolto l’istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo emesso in data 29/12/2015 dal Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale ed avente ad oggetto una porzione di fondale ed un cantiere, ipotizzandosi, a carico di Fabrizio SIMONELLI, progettista e direttore dei lavori di dragaggio del «molo Garibaldi» e del «molo Fornelli», il reato di inquinamento ambientale di cui all’art. 452-bis cod. pen., concretatosi nell’avere omesso di rispettare le norme progettuali, provocando dispersione di sedimenti nelle acque circostanti, conseguente trasporto degli inquinanti in essi contenuti (idrocarburi e metalli pesanti) e tali da cagionare un deterioramento ed una compromissione significativa delle acque del golfo di La Spezia.
Avverso tale pronuncia propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Con un unico motivo di ricorso deduce la violazione dell’art. 321 cod. proc. pen. in relazione all’art. 452-bis cod. pen., osservando che il Tribunale ha riconosciuto l’astratta configurabilità, nella fattispecie, degli elementi costitutivi del reato oggetto della provvisoria incolpazione, fatta eccezione per il deterioramento significativo delle acque, che ha invece escluso con giudizio che, secondo il Pubblico Ministero ricorrente, avrebbe travalicato l’ambito della limitata cognizione attribuita al giudice del riesame, sconfinando in un pieno giudizio di merito.
Aggiunge che le valutazioni effettuate dal Tribunale, avuto riguardo agli esiti delle indagini in corso, sarebbero comunque in contrasto con quanto stabilito dall’art. 452-bis cod. pen. ed, inoltre, che i giudici del riesame, sempre sulla base di quanto accertato, avrebbero in ogni caso potuto qualificare diversamente i fatti come delitto tentato o, al più, come contravvenzione in relazione all’art. 674 cod. pen.
Occorre a questo punto verificare se, come lamentato dal Pubblico Ministero ricorrente, i giudici del riesame abbiano effettivamente travalicato l’ambito della cognizione loro attribuita dalla legge, sconfinando in un giudizio di merito.
Secondo i condivisibili principi affermati dalla giurisprudenza di questa Corte, infatti, la valutazione della sussistenza del fumus commissi delicti demandata la giudice del riesame va effettuata mediante una verifica puntuale e coerente delle risultanze processuali, esaminando, conseguentemente, non solo le allegazioni probatorie del Pubblico Ministero ma anche le confutazioni e gli altri elementi offerti dalla difesa degli indagati (ex pl., Sez. 6, n. 49478 del 21/10/2015, P.M. in proc. Macchione, Rv. 265433; Sez. 5, n. 49596 del 16/9/2014, Armento, Rv. 261677; Sez. 5, n. 28515 del 21/5/2014, Ciampani e altri, Rv. 260921; Sez. 4, Sentenza n. 15448 del 14/3/2012, Vecchione, Rv. 253508; Sez. 3, n. 27715 del 20/5/2010, Barbano, Rv. 248134; Sez. 3, n. 26197 del 5/5/2010, Bressan, Rv. 247694;Sez. 3, n. 18532 del 11/3/2010, D’Orazio, Rv. 247103, con ampi richiami ai precedenti)
Quanto alla valutazione sull’elemento soggettivo del reato si è ripetutamente affermato che il controllo demandato al giudice del riesame sulla concreta fondatezza dell’ipotesi accusatoria secondo il ricordato parametro del fumus del reato può riguardare anche l’eventuale difetto dell’elemento soggettivo, purché di immediato rilievo (Sez. 6, n. 16153 del 6/2/2014, Di Salvo, Rv. 259337; Sez. 2, n. 2808 del 2/10/2008, (dep. 2009), Bedino, Rv. 242650; Sez. 4, n. 23944 del 21/5/2008, Di Fulvio, Rv. 240521; Sez. 1, n. 21736 del 11/5/2007, Citarella, Rv. 236474. Si veda anche Corte Cost. ord. 157, 18 aprile 2007, menzionata in gran parte delle ricordate decisioni).
Il sequestro preventivo è legittimamente disposto in presenza di un reato che risulti sussistere in concreto, indipendentemente dall’accertamento della presenza dei gravi indizi di colpevolezza o dell’elemento psicologico, atteso che la verifica di tali elementi è estranea all’adozione della misura cautelare reale (Sez. 6, n. 45908 del 16/10/2013, Orsi, Rv. 257383; Sez. 6, n. 10618 del 23/2/2010 , P.M. in proc. Olivieri, Rv. 246415; Sez. 1, n. 15298 del 4/4/2006, Bonura, Rv. 234212 ed altre prec. conf.).
Date tali premesse, deve osservarsi che, nella fattispecie, il Tribunale ha certamente fatto buon uso dei suddetti principi, che pure ha richiamato, procedendo ad una completa verifica, sulla base degli elementi posti a sua disposizione, della sussistenza degli elementi costitutivi del reato ipotizzato, tra i quali ovviamente rientra anche l’evento, che però ha motivatamente escluso.
Questione diversa è, invece, quella concernente la correttezza dell’interpretazione dell’art. 452-bis cod. pen. offerta dai giudici del riesame.
Va ovviamente dato atto della circostanza che trattasi di questione nuova, dal momento che la richiamata disposizione è stata, come noto, introdotta con la legge 22 maggio 2015 n. 68, la quale ha disposto l’inserimento nel codice penale, nel Libro Secondo, della Parte Sesta–bis relativa ai delitti contro l’ambiente rispetto ai quali neppure la dottrina, nei contributi sinora offerti, è pervenuta a conclusioni univoche.
L’art. 452-bis cod. pen. così dispone: È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
Pare dunque opportuno ricordare, in relazione la requisito dell’abusività della condotta (richiesto anche da altre disposizioni penali), che con riferimento al delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, originariamente sanzionato dall’art. 53-bis del d.lgs. 22/97 ed, attualmente, dall’art. 260 del d.lgs. 152\06, si è recentemente ricordato (Sez. 3, n. 21030 del 10/3/2015, Furfaro ed altri, non massimata) che sussiste il carattere abusivo dell’attività organizzata di gestione dei rifiuti – idoneo ad integrare il delitto – qualora essa si svolga continuativamente nell’inosservanza delle prescrizioni delle autorizzazioni, il che si verifica non solo allorché tali autorizzazioni manchino del tutto (cosiddetta attività clandestina), ma anche quando esse siano scadute o palesemente illegittime e comunque non commisurate al tipo di rifiuti ricevuti, aventi diversa natura rispetto a quelli autorizzati.
La sentenza, nella quale vengono escluse violazioni dei principi costituzionali rispetto ad eventuali incertezze interpretative connesse, tra l’altro, alla portata del termine «abusivamente», segue ad altre, in parte citate, nelle quali si è giunti alle medesime conclusioni (Sez. 3, n. 18669 del 8/1/2015, Gattuso, non massimata; Sez. 3, n. 44449 del 15/10/2013, Ghidoli, Rv. 258326; Sez. 3, n. 19018 del 20/12/2012 (dep. 2013), Accarino e altri, Rv. 255395; Sez. 3, n. 46189 del 14/7/2011, Passariello e altri, Rv. 251592; Sez. 3 n. 40845 del 23/9/2010, Del Prete ed altri, non massimata ed altre prec. conf.).
Anche in ordine all’individuazione del bene ambientale sul quale si riverberano le conseguenze della condotta non vi è incertezza alcuna, essendo le acque in genere, così come l’aria, espressamente contemplate dall’art. 452-bis cod. pen. senza alcun riferimento quantitativo o dimensionale, di fatto difficilmente individuabile, diversamente da quanto previsto riguardo al suolo ed al sottosuolo, il cui degrado deve interessarne «porzioni estese o significative».
Ciò che invece viene posto in dubbio dai giudici del riesame, come si è detto in precedenza, è il fatto che l’esito delle condotte accertate abbiano effettivamente determinato quella compromissione o un deterioramento significativi e misurabili che la norma richiede.
Nell’individuazione del significato concreto da attribuire ai termini «compromissione» e «deterioramento» non assume decisivo rilievo la denominazione di «inquinamento ambientale» attribuita dal legislatore al reato in esame, che evidenzia, sostanzialmente, una condizione di degrado dell’originario assetto dell’ambiente e neppure sembra di particolare ausilio la definizione contenuta nell’art. 5, comma 1, lett 1-ter del d.lgs. 152\06, che lo stesso articolo, in premessa, indica come fornita ai fini dell’applicazione di quello specifico testo normativo, così come il riferimento ad un «deterioramento significativo e misurabile» contenuto nella definizione di danno ambientale nell’art.300 del medesimo d.lgs.
Più in generale, deve ritenersi non rilevante, a tali fini, l’utilizzazione del medesimo termine nel d.lgs. 152\06 (o in altre discipline di settore) non soltanto perché effettuata in un diverso contesto e per finalità diverse, ma anche perché, quando lo ha ritenuto necessario, la legge 68\2015 ha espressamente richiamato il d.lgs. 152\06 o altre disposizioni.
Ciò posto, deve rilevarsi che il Tribunale, nel fornire la propria lettura della norma codicistica in esame, richiamando sommariamente i contenuti della relazione redatta dall’Ufficio del massimario (rel. n. III/04/2013 del 29/5/2015) ha ritenuto di qualificare i richiesti requisiti della compromissione o del deterioramento come condizione di “tendenziale irrimediabilità”, caratterizzata da “situazioni di strutturali e non provvisorie inabilità del bene rispetto alle sue funzioni”, evidenziando anche la rilevanza del danno che caratterizza la condotta.
Tali conclusioni non convincono, perché, in primo luogo, paiono riferirsi ad una individuazione dei termini “compromissione” e “deterioramento” che concentra l’attenzione su una condizione di “tendenziale irrimediabilità” che, per le ragioni in precedenza indicate, la norma non prevede.
L’ordinanza impugnata deve pertanto essere annullata con rinvio per nuovo esame alla luce dei principi affermati.
(Dott. Luca RAMACCI) (Dott. Giovanni Amoroso)
da Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2016
Ecoreati, finalmente la Cassazione emette la sua sentenza. (Gianfranco Amendola)
Finalmente la Cassazione viene chiamata ad occuparsi degliecoreati (delitti contro l’ambiente). Un anno e mezzo dopo la loro introduzione, infatti, la suprema Corte (Sezione terza, Pres. Amoroso, est. Ramacci, n. 46170 del 3 novembre 2016) ha esaminato il caso della bonifica dei fondali di due moli del golfo di La Spezia ove, secondo l’accusa, la ditta incaricata aveva violato palesemente le prescrizioni progettuali, le quali prevedevano particolari accorgimenti per limitare l’intorbidimento delle acque, quali, in particolare, un sistema di panne galleggianti ancorate al fondo.
Si riscontrava, invece, che, per la inefficienza del sistema, “veniva sversata al di fuori delle panne una considerevole quantità di fango, registrandosi, quindi, elementi di torbidità estremamente elevati e superiori al consentito“, nonché la “documentata presenza, nell’area da bonificare, di sedimenti fino a 100 cm. che denotano una significativa contaminazione di metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici”.
La Procura ed il Gip del Tribunale di La Spezia, quindi, ritenevano sussistere il nuovo delitto di inquinamento ambientale che punisce con la reclusione e con la multa “chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili […] delle acque” e procedevano al sequestro del cantiere e di una porzione di fondale.
Ho sommariamente riportate queste vicende processuali perché da esse risulta evidente un notevole grado di incertezza degli organi giudiziari, certamente fisiologico di fronte ad una legge nuova, ma altrettanto certamente aggravato dalla pessima e vaga formulazione della norma penale.
Proprio per questo è importante che inizi ad occuparsene la Cassazione, cui spetta l’ultima parola sulla interpretazione delle leggi. Non è questa la sede per un esame approfondito della sentenza (pubblicata sul sito, lexambiente.it), ma vale la pena di riassumere almeno alcuni dei chiarimenti importanti in essa contenuti:
1) L’avverbio “abusivamente” va inteso in senso ampio “comprensivo non soltanto di quella condotta posta in essere in violazione di leggi statali o regionali, ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale, ma anche di prescrizioni amministrative”;
2) I termini “compromissione” e “deterioramento” indicano “fenomeni sostanzialmente equivalenti negli effetti, in quanto si risolvono entrambi in una alterazione ossia in una modifica dell’originaria consistenza della matrice ambientale o dell’ecosistema…”;
3) Il termine “significativo” denota senz’altro incisività e rilevanza, mentre “misurabile” può dirsi ciò che è quantitativamente apprezzabile o, comunque, oggettivamente rilevabile, senza che sia necessario il superamento di limiti di legge, purché, tuttavia, vi sia una “situazione di macroscopica evidenza o, comunque, concretamente accertabile”;
4) Non è necessario, come ritiene il Tribunale del riesame, che venga accertata una condizione di “tendenziale irrimediabilità” mentre occorre che vi sia uno “squilibrio funzionale o strutturale“, evidenziato, nel caso in esame, dal livello di torbidità accertato e soprattutto dalla “presenza nei fanghi fuoriusciti dall’area di bonifica, di sostanze tossiche quali i metalli pesanti ed idrocarburi policiclici aromatici (questi ultimi qualificati anche come cancerogeni e mutageni), la cui presenza nelle acque, indipendentemente dagli effetti letali sulla fauna, può determinarne la contaminazione”.
E peraltro la Cassazione evidenzia anche “la piena consapevolezza, da parte dei responsabili dell’azienda incaricata dei lavori, della condotta abusiva, tanto che, essendo costoro avvisati preventivamente dall’Arpal dei futuri controlli, sospendevano momentaneamente i lavori per non innalzare il livello di torbidità. Emerge, inoltre, dal ricorso, che le modalità di esecuzione dei lavori erano conseguenza di una precisa scelta imprenditoriale, il cui fine era quello di concludere celermente l’intervento, abbattendo i costi ed ottenendo, così, un maggiore profitto e che detta attività, all’atto del sequestro, si era protratta per oltre dieci mesi”.
Il tempo ci dirà se questi importanti chiarimenti della Cassazione verranno confermati. Ma, comunque, vanno salutati con favore perché aiutano ad applicare una legge fondamentale dello Stato, che altrimenti rischierebbe il totale oblio a causa della sua pessima formulazione.
(foto da mailing list ambientalista, F.L., S.D., archivio GrIG)
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novembre 15, 2016 alle 2:58 pm
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 15 novembre 2016
La prima sentenza della Cassazione sul delitto di inquinamento ambientale. (Gianfranco Amendola): http://www.lexambiente.com/materie/ambiente-in-genere/188-dottrina188/12504-ambiente-in-genere-la-prima-sentenza-della-cassazione-sul-delitto-di-inquinamento-ambientale.html
dicembre 1, 2016 alle 6:13 pm
ecco un caso, forse.
A.N.S.A., 1 dicembre 2016
Pavia, esplosione in una raffineria Eni.
Si è innalzata una colonna di fumo nero visibile a decine di chilometri di distanza: http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2016/12/01/pavia-esplosione-in-una-raffineria-eni-_139458d1-d542-4a42-8329-0d3988b4e409.html
dicembre 1, 2016 alle 11:33 pm
Tranquilli,tranquilli,tutto sotto controllo,nessun problema per la popolazione.Bastardi Di stato
marzo 15, 2017 alle 2:52 pm
ecco la relazione della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti e gli illeciti ambientali.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 14 marzo 2017
Ambiente in genere.Relazione sull’attuazione della legge 22 maggio 2015 n. 68 in materia di delitti contro l’ambiente.
Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti e gli illeciti ambientali.
Relazione sull’attuazione della legge 22 maggio 2015 n. 68 in materia di delitti contro l’ambiente: http://www.lexambiente.com/materie/ambiente-in-genere/212-legislazione-nazionale212/12882-ambiente-in-genere-relazione-sull%E2%80%99attuazione-della-legge-22-maggio-2015-n-68-in-materia-di-delitti-contro-l%E2%80%99ambienterifiuti-novit%C3%A0-e-complicazioni-nella-disciplina-dei-sottoprodotti.html
dicembre 23, 2016 alle 8:41 am
Prima pronuncia della Corte di cassazione in materia di ecoreati – AmbienteInforma
Incendi, delinquenza e buonismo al campo nomadi-inceneritore abusivo lungo la S.S. n. 554. Si può sapere che succede a Ginostra, sull’Isola di Stromboli? Il silenzio assordante delle amministrazioni pubbliche competenti deve finire.

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