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Timestamp: 2018-08-18 12:34:16+00:00

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La dichiarazione non è sempre emendabile | Commercialista Telematico
Con sentenza n. 7294 dell’11 maggio 2012 (ud 17. novembre 2011) la Corte di Cassazione ha riaffrontato la questione relativa all’emendabilità della dichiarazione.
Risultano accertati nei giudizi di merito i seguenti elementi di fatto:
– la società nelle dichiarazioni dei redditi relative agli anni 1990- 1992 ha indicato perdite per £ 627.240.000 che sono state trascritte nella dichiarazione dei redditi 1994 al quadro M del modello 760/95 relativo a perdite di esercizio verificatesi negli anni precedenti e non portate in diminuzione dal reddito (“da non compensare”) ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1866, art. 102, nel testo vigente ratione temporis (come modificato dal D.L. 30 dicembre 1993, n. 557, art. 1, conv. in L. 26 febbraio 1994, n. 133);
– nella dichiarazione relativa ai redditi dell’anno 1994, presentata in data 30.05.1995, la società ha indicato componenti positivi di reddito per complessive £ 533.451.000 che ha azzerato portando in diminuzione perdite registrate nell’anno 1989 per complessive £ 5.425.938.000, importo successivamente corretto in £ 4.892.487.000 nella dichiarazione integrativa presentata il 09.06.1995.
L’Amministrazione finanziaria, rilevando dall’esame della dichiarazione dei redditi dell’anno 1989 che la società in quell’anno non aveva registrato perdite ma anzi aveva indicato un saldo attivo di bilancio di £ 500.342.000, ha disconosciuto il diritto della società a riportare perdite dell’anno 1989 nei successivi anni di imposta e quindi a compensare il relativo importo coi redditi dichiarati per l’anno 1994.
La parte motiva della sentenza
La Corte di Cassazione, innanzitutto, rileva che “il principio di dritto cristallizzato nella sentenza resa a SS.UU. 25.10.2002 n. 15063, ribadito da SS.UU. 6.12.2002 n. 17394 e da SS.UU. 9.1.2003 nn. 119-123 ed al quale si sono uniformate le successive sentenze rese a sezioni semplici (cfr. Corte Cass. 5′ sez. 19.5.2003 n. 7810, id. 23.5.2003 n. 8153, id. 6.4.2004 n. 6787, id. 6.7.2004 n. 12405 – con riferimento alla emendabilità della dichiarazione mediante ‘ritrattazione implicita’ costituita da successiva istanza di rimborso -, id. 5′ sez. 9.7.2004 n. 12791, id. 3.3.2005 n. 4609, id. 8.7.2008 n. 18673, id. 19.12.2008 n. 29738) trova fondamento nell’argomento secondo cui la indicazione dei dati relativi alle singole voci contenute nella dichiarazione dei redditi sottoscritta dal contribuente non produce gli effetti negoziali della ricognizione di debito titolata (e dunque non integra manifestazione di volontà negoziale) ma si esaurisce in una mera esternazione di scienza e di giudizio, sempre modificabile in ragione della acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e valutazione dei dati riferiti (vedi sentenze citate: da ultimo ancora Corte Cass. 5′ sez. 4.2.2011 n. 2725)”.
Tuttavia, osserva la Suprema Corte, “l’affermazione di una generale ed automatica emendabilità degli errori commessi dal contribuente nella redazione della dichiarazione, … non può ritenersi estesa alla dichiarazione dei redditi ‘tout court’, ma deve correttamente circoscriversi alla indicazione di quei dati, relativi alla quantificazione delle poste reddituali positive o negative, che integrino errori tipicamente materiali (ad es. errori di calcolo od anche errata liquidazione degli importi), ovvero anche formali (concernenti la esatta individuazione della voce del modello da compilare nella quale collocare la posta), rimanendo a tali ipotesi estranea la concreta fattispecie in esame in cui – come riconosciuto peraltro dalla stessa società ricorrente – il contribuente, con la stessa dichiarazione, viene ad esercitare una facoltà di opzione riconosciutagli dalla norma tributaria (art. 102 TUIR nel testo vigente ‘ratione temporis’), potendo, alternativamente, scegliere liberamente o di portare in diminuzione dal reddito …

References: sentenza 
 art. 102
 art. 1
 sentenza

 sentenza 
 Cass. 
 Cass.