Source: https://www.scribd.com/document/88262781/Ac-48-1994-Corte-Costituzionale
Timestamp: 2019-04-22 08:51:07+00:00

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48 SENTENZA 9-17 FEBBRAIO 1994
LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: Presidente: prof. Francesco Paolo CASAVOLA; Giudici: prof. Gabriele PESCATORE, avv. Ugo SPAGNOLI, prof. Antonio BALDASSARRE, prof. Vincenzo CAIANIELLO, avv. Mauro FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI, dott. Renato GRANATA, prof. Giuliano VASSALLI, prof. Francesco GUIZZI, prof. Cesare MIRABELLI, prof. Fernando SANTOSUOSSO, dott. Cesare RUPERTO;
ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 12-quinquies, secondo comma, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, come modificato dall'art. 1 del decreto-legge 17 settembre 1993, n. 369 (Disposizioni urgenti in tema di possesso ingiustificato di valori e di delitti contro la pubblica amministrazione), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 novembre 1993, n. 461 e degli artt. 321 e 324 del codice di procedura penale, promossi con ordinanze emesse il 2, 19, 16 e 12 novembre 1992 dal Tribunale di Salerno, il 22 e 17 febbraio 1993 dalla Corte di cassazione, il 7 (n. 2 ordinanze) ed il 16 aprile 1993 dal Tribunale di Vibo Valentia, il 6 aprile 1993 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano, il 17 giugno 1993 dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere, il 7 aprile 1993 dalla Corte di cassazione, il 17 (n. 2 ordinanze) e 30 giugno 1993 dal Tribunale di Venezia, il 6 luglio 1993 dal Tribunale di Vibo Valentia, il 6 luglio 1993 dal Tribunale di Savona ed il 12 febbraio 1993 dal Tribunale di Reggio Calabria, rispettivamente iscritte ai nn. 21, 87, 125, 198, 207, 228, 336, 337, 338, 389, 399, 552, 571, 572, 600, 651, 669 e 686 del registro ordinanze 1993 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 5, 10, 14, 19, 21, 27, 29, 39, 41, 44, 46 e 47 dell'anno 1993; Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 12 gennaio 1994 il Giudice relatore Giuliano Vassalli;
contrasterebbe con l'art. con modificazioni. prescindendo da qualsiasi collegamento immediato con un'attività delinquenziale giudiziariamente accertata". pone la norma in contrasto con il principio di ragionevolezza e logicità. strettamente connessa all'inversione dell'onere della prova". La norma. risulterebbe compromesso il diritto di difesa in quanto non esercitabile anche attraverso il silenzio. Sarebbero poi violati gli artt. 42. il decreto-legge 8 giugno 1992. 12-quinquies. in quanto il reato si realizza sulla base della ritenuta sproporzione . seppur titolare di ricchezze sproporzionate. secondo comma. secondo comma. 27. 21 gennaio 1993. in riferimento agli artt.Con quattro ordinanze di identico contenuto (rispettivamente. considerato che quella particolare condizione personale potrebbe essere caducata anche in un momento successivo alla condanna per il reato de quo. la mancata giustificazione della legittima provenienza dei beni importa una condanna che non deriva da una attività di ricerca delle prove. Rilievi. al tempo stesso. n.O. . secondo comma. 306 (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa). infatti. non abbiano nella sostanza modificato lo status del soggetto attivo. 27 della Costituzione.O.l. Dopo aver osservato. questione di legittimità dell'art.che per la genericità del criterio costituisce ulteriore fonte di ingiustificate ineguaglianze "fra reddito e patrimonio. che valgono a fortiori nei confronti della persona sottoposta a procedimento di prevenzione "quando tale misura è ante delictum". questi. che la norma denunciata costruisce una ipotesi di reato proprio nel quale la sussistenza della fattispecie è correlata alla qualità di indagato per una delle ipotesi criminose che la disposizione stessa enumera: una qualità. 2. 356. 5 del d. generandosi. 125 e 198 del 1993). osserva ancora la Corte. secondo comma)". n. infine. ma "da un comportamento che la Costituzione garantisce a ogni imputato. secondo comma) e della presunzione di non colpevolezza (art. discriminando quel soggetto rispetto a "colui che. la Corte ritiene che la "instabilità processuale" che caratterizza la particolare condizione del soggetto attivo.Ritenuto in fatto 1. 3 e 24 della Costituzione giacché. della Costituzione. della legge 7 agosto 1992.Solo in parte coincidenti sono invece le censure mosse alla norme de qua dalla Corte di cassazione con ordinanza del 17 febbraio 1993 (R. poiché la norma non postula la condanna per i reati presupposti ma unicamente la sottoposizione a procedimento penale. dunque. come le modifiche introdotte dall'art. in sé inidonea a determinare conseguenze di carattere penale. 14. anzitutto. 228 del 1993). R. 27. che postula una "mancata giustificazione del possesso legittimo dei beni. il Tribunale di Salerno ha sollevato. . n. non incappa in un procedimento penale". attraverso il riconoscimento del diritto di difesa (art. una disparità di trattamento tra le persone indagate per il reato oggetto di impugnativa e le persone sottoposte ad indagini per gli altri reati. 24. 3 e 24 della Costituzione. con la quale è stato convertito. . tenuto conto della struttura del reato. tutt'altro che definitiva e che non dovrebbe in alcun modo risaltare in ossequio alla presunzione di innocenza prevista dall'art. 87. 21. D'altra parte. Il Tribunale rileva. non potendosi quest'ultimo identificare con chi assume la qualità di imputato.
della Costituzione. . il Tribunale di Vibo Valentia ha sollevato analoga questione di legittimità dell'art. la violazione degli artt. secondo comma. malgrado le successive modifiche apportate dai decretilegge 21 gennaio 1993.O. n.per ciò che concerne il dedotto contrasto con l'art. Cost. riportandosi nella sostanza alle considerazioni svolte in altro provvedimento rimessivo con il quale ha sollevato l'identica questione. dall'altro. secondo comma. ha osservato come la fattispecie delineata dall'art. 207 del 1993) la Corte di cassazione. Quanto alla dedotta violazione degli artt.3.O. cosicché il condannato e l'assolto in ordine ai "delitti-sorgente" finiscono per subire l'identico trattamento processual-penalistico. secondo comma. ogni indagato. che rappresenta elemento costitutivo del delitto in esame. . 5). 73". osserva come nella fattispecie oggetto di denuncia non sia rinvenibile uno "stato" del soggetto attivo che lo diversifichi da chiunque altro si trovi nella medesima situazione oggettiva.p. e 23 marzo 1993. 12-quinquies della legge 7 agosto 1992. 25 e 27. dopo aver richiamato i princip/' posti a fondamento della sentenza n.Con altra ordinanza del 22 febbraio 1993 (R. Alla stregua dei riferiti rilievi la Corte denuncia. Facendo proprie le considerazioni poste a fondamento delle ordinanze di rimessione pronunciate dal Tribunale di Salerno e dalla Corte di cassazione. 12-quinquies. posto che la condizione di indagato o di imputato non può certo equipararsi ad un pregresso accertamento di responsabilità che "giustificherebbe una presunzione di sospetto circa la liceità del possesso" dei beni. 552 del 1993). il tribunale rimettente osserva che la norma impugnata costringe l'inquisito "ad abbandonare ogni comportamento processuale passivo".. e 27. l'unico parametro . 14. della legge n.O. e 27.Con quattro ordinanze di identico contenuto (R. obbligandolo a giustificare la legittima provenienza dei beni.Con ordinanza del 7 aprile 1993 (R. quindi. 3. in contrasto col diritto di difendersi anche con il silenzio e con la presunzione di non colpevolezza che assiste ogni imputato e. "come modificato dall'art.. con conseguenze "palesemente aberranti" ed inique. 3 Cost. da un lato. n. la Corte di cassazione. mentre. configuri un reato proprio nel quale il soggetto attivo è chiunque si trovi attinto da elementi indizianti non accertati con sentenza definitiva. 338 e 651 del 1993). con la quale venne dichiarata la parziale illegittimità costituzionale dell'art. ponendosi inammissibilmente a carico del soggetto stesso l'onere di una prova che deve invece incombere sulla accusa in violazione del diritto di difesa costituzionalmente garantito". Osserva ancora la Corte che la disposizione censurata criminalizza un fatto (acquisizione di beni) che nel momento in cui viene commesso non costituisce reato "almeno in via di presunzione" giacché manca un precetto "che imponga particolari cautele per colui che agisce non rientrando in categorie sospette. 110 del 1968. n.che la qualità di indagato. il giudice a quo rileva . in riferimento agli artt. 336. 708 c. . della Costituzione. 337. l'eventuale proscioglimento in ordine a quegli indizi non fa venir meno il presupposto soggettivo che la norma censurata richiede. reiterato con decreto-legge 23 marzo 1993. 24. secondo comma. a fortiori. . n. secondo comma. 4. 24. 24. 5 del decreto-legge 21 gennaio 1993. 356 del 1992. 5. 73 (art. secondo comma. pur garantito dall'ordinamento. 356. 14. n. prescinde irragionevolmente dagli esiti processuali del reato presupposto. cosicché. 3. secondo comma.
la fondatezza dei rilievi di incostituzionalità. trae spunto dalla giurisprudenza costituzionale formatasi in tema di reati "di sospetto" per sviluppare le proprie censure. Anzitutto. quale è l'assunzione della qualità di indagato o imputato. 24. 3. n. 110 del 1968. ponendosi a carico del soggetto stesso "l'onere di una prova che deve invece incombere sull'accusa. 6. che di per sé realizza il presupposto soggettivo. Inoltre. inidonea a far sorgere un "obbligo di giustificazione" differenziato in quanto fondato su una qualifica meramente formale. "richiedendosi allo stesso soggetto di fornire le prove della provenienza legittima dei beni". in evidente contrasto con quanto invece si verifica per le ipotesi previste dall'art. Osservando che la qualità di persona sottoposta a procedimento penale è condizione meramente processuale. Il tutto. secondo il giudice a quo. secondo comma. per di più. un obbligo. non si comprende come una simile qualità "possa essere ragionevolmente e legittimamente assunta a presupposto di una autonoma fattispecie di reato e dunque di una possibile sentenza definitiva di condanna".O. svelano. nel senso che occorre prescindere da un "sospetto di colpevolezza" in ordine ai reati medesimi.-l. conclude il giudice a quo.Anche il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano (R. in riferimento agli artt. incerta e imprevedibile. nel sollevare. del quale l'interessato può essere all'oscuro e che può essere successivo al momento in cui il medesimo ha cominciato a possedere o utilizzare i beni. Infine. posto che nessuna "presunzione di sospetto" circa la legittima disponibilità dei beni può trarsi dalla semplice pendenza di un procedimento penale.oggettivo che la disposizione evoca. vale a dire il possesso di beni.. ne deriva che il soggetto non è messo nella possibilità di evitare il realizzarsi dell'elemento oggettivo del reato. e. quindi. Le considerazioni poste a fondamento della sentenza di questa Corte n. nella parte in cui assume la qualità di "persona sottoposta a procedimento penale" a presupposto dell'ipotesi incriminatrice". poiché la condizione di persona sottoposta a procedimento penale ha connotazioni tipicamente transitorie. . della Costituzione.p. 708 c. è rappresentato dalla sproporzione tra il valore delle disponibilità e il reddito dichiarato. 25 e 27. e 27. questione di legittimità "dell'art 12-quinquies d. se la pendenza di un procedimento per talune specifiche ipotesi di reato assume carattere formale. 3. 306. Rileva ancora la Corte rimettente che facendosi dipendere il presupposto soggettivo dal verificarsi di una condizione futura. la disposizione censurata criminalizza l'acquisizione di beni realizzatasi prima dell'assunzione della qualità di indagato o imputato. consente ai titolari delle indagini di imporre un obbligo ad altro soggetto al di fuori di qualsiasi controllo giurisdizionale sulla relativa fondatezza. l'avvio del procedimento. della Costituzione. la norma violerebbe per più profili il principio di ragionevolezza. 389 del 1993). secondo e terzo comma. secondo comma. secondo comma. non può giustificarsi sul piano sostanziale "la discriminazione operata dalla norma nella imposizione di obblighi tra soggetti indagati per i reati tassativamente indicati e soggetti . donde la violazione degli artt. D'altra parte. pur nella formulazione attualmente vigente a seguito di successivo decreto-legge fin qui reiterato. 8 giugno 1992. in violazione del diritto di difesa costituzionalmente garantito". in un momento in cui la legge non fa carico al soggetto di adottare particolari cautele proprio perché non rientrante in categorie "sospette". 24. dunque.
(25 marzo 1993. ma da una condotta che la Costituzione garantisce a tutti gli imputati. infatti.O. sì che "ai fini della doverosa verifica della legittimità del provvedimento con il quale sia stato ordinato il sequestro preventivo di un bene pertinente ad uno o più reati. è proprio il carattere formale che assume il presupposto della pendenza del diverso procedimento a far sì che la norma vulneri anche il principio di presunzione di non colpevolezza. ponendosi altresì in contrasto col principio di ragionevolezza in quanto prescinde totalmente "dall'instabilità processuale in itinere che caratterizza l'elemento soggettivo del reato". 27 Cost. Da qui anche la violazione dell'art. 12-quinquies della legge n. perché "è contrario ai princip/' di buon andamento dell'Amministrazione giudiziaria impiegare un organo giurisdizionale in un'operazione burocratica di mera ratifica". per il sacrificio imposto al diritto di difesa dell'indagato. in quanto. la mancata giustificazione della legittima provenienza dei beni comporta che la condanna derivi non dall'impulso del pubblico ministero nella ricerca delle prove. primo comma. 4). 12quinquies. 399 del 1993). D'altra parte. Da ciò il rimettente desume. del quale si denuncia il contrasto con gli artt.Due sono invece le questioni sollevate dal Tribunale di S. 356 del 1992. Maria Capua Vetere (R. quando è chiamato a pronunciarsi in sede di impugnazione circa l'applicazione di misure cautelari reali. 97 e 111. Punto di partenza è rappresentato da una recente pronuncia delle Sezioni Unite penali della Corte di cassazione. La norma. la sua iscrizione e la relativa sussumibilità in una delle ipotesi previste dall'art. Accanto a ciò. 356 del 1992. 3 e 24 Cost.. viene impugnato per diversi profili l'art. invece. 7. e tenuto conto del fatto che la fondatezza o meno dell'accusa in relazione al "reato-base" si configura quale elemento normativamente indifferente ai fini della punibilità del delitto di cui all'art. 24 Cost. Da un lato. . il combinato disposto degli artt. si inibisce la possibilità di difesa proprio in ordine a quei fatti per i quali gli inquirenti hanno deciso di procedere. D'altra parte. 24 e 27 della Costituzione. 356 del 1992. . secondo la quale il tribunale.. 12-quinquies. la violazione dell'art. giacché la qualità di persona sottoposta a procedimento penale "ha carattere tutt'altro che definitivo e non dovrebbe avere alcuna rilevanza giuridica" proprio in virtù dell'invocato parametro. violerebbe gli artt. anzitutto. si astiene da qualsiasi apprezzamento in ordine alla sussistenza ed alla gravità degli indizi. n. 3. esigendo la norma unicamente la sottoposizione a procedimento penale. dovendosi limitarsi ad una astratta verifica cartolare circa la correlazione tra la rubrica del reato presupposto. 321 e 324 del codice di procedura penale. osserva in proposito il giudice a quo. è preclusa al tribunale del riesame ogni valutazione sulla sussistenza degli indizi di colpevolezza e sulla gravità degli stessi". deve "limitarsi a valutare l'astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito ad un soggetto in una determinata ipotesi di reato". Cost. compromettendo il diritto al silenzio. n. l. Una autonoma serie di censure colpisce.indagati per ogni altro reato". attraverso il diritto di difesa e la presunzione di non colpevolezza. in quanto diviene irrilevante qualsiasi sua difesa sul merito proprio perché il Tribunale. mentre l'assenza di valutazione degli indizi di colpevolezza impedisce una motivazione "concreta" che pur dovrebbe assistere la decisione con la quale "si fa luogo o meno alla compressione di un diritto soggettivo. vulnera il diritto di difesa e crea una disparità di trattamento tra indagati. legge n. Sarebbero anche violati gli artt. osserva il giudice a quo.
Cost. come "modificato dal d. 12-quinquies l. d'altra parte.. 8. 14/93". quali sono quella di chi venga assolto dal reato presupposto e di chi invece subisca condanna per il medesimo reato.l. per la sua precarietà. in quanto viene ad essere "prevista una limitazione del diritto di proprietà.. Violato sarebbe anche il principio di uguaglianza. 9. secondo comma. secondo comma. secondo il rimettente. in quanto tratta in modo diverso situazioni non dissimili. 572 e 600 del 1993). 356 del 1992 potrebbe infatti sopravvenire l'assoluzione nel procedimento che funge da presupposto. non può. non possono collegarsi conseguenze sanzionatorie definitive. La norma contrasterebbe. in quanto la sussistenza della fattispecie è ancorata ad una qualità soggettiva (persona sottoposta a procedimento penale) priva del carattere di definitività ed alla quale. impedisce . 3 e 27 della Costituzione. anche con il principio di ragionevolezza."di coordinare la norma incriminatrice con il precetto costituzionale". del d. e ciò. 42. . n. in quanto. Osserva a tale riguardo il giudice a quo che presupposto della norma censurata è la pendenza a carico del soggetto di un procedimento penale per una delle ipotesi criminose tassativamente indicate ovvero di un procedimento per l'applicazione di una misura di prevenzione.l. 12-quinquies.Non dissimili. 27 Cost. 571. infine.O. deducendone il contrasto con gli artt. rispetto a quelle sin qui passate in rassegna. contrasterebbero con l'art. quale è il diritto di proprietà". quale è la pendenza del procedimento.costituzionalmente tutelato.. Alla condanna definitiva per il reato previsto dall'art. in quanto un dato di fatto provvisorio di natura processuale. secondo comma. ha formato oggetto di impugnativa anche da parte del Tribunale di Venezia che. . Vengono richiamati. costituire il presupposto di una fattispecie incriminatrice: a ciò va aggiunto che l'enunciato normativo è tale da rendere irrilevante l'esito del procedimento presupposto rispetto alla sussistenza del reato. resterebbe vulnerato il principio di irretroattività della legge penale nei casi in cui risulti provata l'acquisizione dei beni in epoca antecedente alla data di entrata in vigore della disposizione censurata. La norma contrasterebbe inoltre con l'art. infine.p. 708 c. Ciò integrerebbe. una violazione del principio di presunzione di non colpevolezza. 669 del 1993).L'art. 110 del 1968) ha avuto modo di affermare in merito al reato previsto dall'art. in linea con quanto questa Corte (sent.O. indicandosi per tali "quella di chi ha la disponibilità di ricchezze sproporzionate ai suoi redditi od alla sua attività economica e che ha pendente procedimento penale per determinati reati e quella di chi ha analoga disponibilità di beni senza aver pendente procedimento penale per i suddetti reati". a . ha sollevato questione di legittimità della richiamata fattispecie. Le norme denunciate. 306 del 1992. Sarebbe infatti violato l'art. con tre ordinanze di identico contenuto (R. sicché l'eventuale assoluzione in ordine al primo non spiegherebbe effetti in ordine alla fattispecie oggetto di impugnativa. unito all'assenza di istituti processuali che prevedano la sospensione obbligatoria del procedimento. n. in quanto vengono assoggettate alla medesima sanzione due situazioni completamente diverse. Cost. in ossequio all'invocato parametro. sono le censure che alla medesima norma muove anche il Tribunale di Savona (R. n. Il tutto. essendo imposta all'indagato la "legittima provenienza" e non l'attuale possesso. al di fuori degli scopi e della funzione di cui alla riserva di legge" enunciata nell'indicato precetto costituzionale. 25.secondo il giudice a quo .
3. 364 del 1988. Nel merito. 5 del decreto-legge 21 gennaio 1993. chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata. 5 del citato d. 25 e 27 Cost. Sugli "altri aspetti considerati". per la situazione oggettiva venutasi a creare. da parte di chi.L'Avvocatura osserva che la condotta incriminata è sicuramente successiva alla norma. ha operato un ampio richiamo della giurisprudenza di questa Corte in merito a fattispecie similari.censura. Sotto tale profilo.O. è sollevata. sia ragionevolmente sospettato di rapporti di contiguità con organizzazioni criminali". ha subito modifiche ad opera dell'art. 686 del 1993). rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato. sottolineando come sia stata affermata la legittimità di disposizioni poste a "salvaguardia della genuinità dei traffici economici e della corretta osservanza delle regole di mercato". 12-quinquies si manifesta. quindi. così. 24. i princip/' enunciati da questa Corte nella sentenza n. 12-quinquies della legge n. la difesa dello Stato ha preliminarmente osservato che l'art. e sul presupposto che i diversi giudici a quibus abbiano impugnato la norma in quanto la stessa "sarebbe tale da consentire l'incriminazione di condotta posta in essere prima dell'entrata in vigore della legge" . come "condizione obiettiva di punibilità". 14. Sempre facendo leva sulla giurisprudenza di questa Corte.l. che peraltro risulta esplicitata con sufficiente chiarezza soltanto nell'ordinanza pronunciata dal Tribunale di Savona (R. il quale pone anch'esso a fulcro delle proprie doglianze la circostanza che la condizione di giudicabile è una qualità meramente processuale che non integra uno "stato personale": la stessa . giustifica l'obbligo di fornire una articolata spiegazione . 356 del 1992. l'Avvocatura. ha contestato la fondatezza delle censure riferite agli artt.afferma il giudice a quo . peraltro. in altri atti di intervento.Nei diversi giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri.. 14 del 1993 consente di escludere che "la pendenza del procedimento sia ignota all'interessato". Quanto alla dedotta inversione dell'onere della prova che violerebbe il principio di presunzione di non colpevolezza. 11. questa. la difesa dello Stato rileva che la necessità di impedire la circolazione di beni provento di illecito. dal Tribunale di Reggio Calabria (R. giacché è inconferente il dato che la titolarità dei beni di cui non si giustifica la legittima provenienza fosse antecedente alla data di entrata in vigore della norma. neppure con sentenza non definitiva. 10. dopo aver premesso che l'art. in contrasto con la presunzione di non colpevolezza di chi non ha riportato condanna. Nei primi atti di intervento. oggetto delle numerose impugnative. in riferimento agli artt. l'Avvocatura. 669 del 1993) .tale proposito. 24 e 27 della Costituzione. infine. . n. osservando come la disposizione oggetto di impugnativa non ponga a carico dell'imputato l'onere di fornire la prova della legittima . la questione risulterebbe secondo l'Avvocatura "inammissibile o dovrebbe quanto meno essere trasmessa al giudice rimettente per una nuova valutazione in ordine alla rilevanza". n.potendo non essere conosciuta dall'imputato del reato di cui all'art.. .L'identica questione.O.
peraltro. 461. 23 marzo 1993. L'Avvocatura non esplicita le ragioni per le quali la questione sarebbe a suo avviso inammissibile. Maria Capua Vetere. n. l'inammissibilità della questione relativa all'art. . sollevata. 42 Cost. Orbene. in considerazione del mutamento del quadro normativo. 5 del decreto-legge 20 novembre 1992. n. 321 e 324 del codice di procedura penale. ove esistente. nessun contrasto sussisterebbe.a dire dell'Avvocatura . attraverso la graduazione che lega fra loro le soluzioni che vengono alternativamente prospettate (inammissibilità restituzione atti) sembra potersi desumere che la questione dovrebbe essere dichiarata inammissibile per sopravvenuto difetto di rilevanza nei giudizi a quibus. 2. 20 luglio 1993.Poiché tutte le impugnative sono volte a contestare la legittimità costituzionale dell'art. 306 del 1992. i giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica sentenza. l'eventuale ingresso nel mercato del denaro ricavato dall'esercizio di attività delittuose o di traffici illeciti". La norma. a cagione delle modifiche apportate alla norma censurata dall'art. unitamente alla prima. che . del decreto-legge 8 giugno 1992. con il principio di ragionevolezza e logicità. dal Tribunale di S. secondo l'Avvocatura. 12-quinquies. 153. n. con modificazioni. . 25 per lesione dei princip/' di tassatività e determinatezza della norma penale": un profilo. ma si ammette che "la dedotta instabilità. . n. 14. dalla legge 15 novembre 1993. 306. n.l. Considerato in diritto 1. 244). come s'è accennato. 369). 450 e poi. n. n.provenienza e destinazione dei beni. prospettando "quanto meno" la necessità di disporre la restituzione degli atti ai giudici a quibus per nuovo esame in punto di rilevanza. n. art. essendo sufficiente.non era stato dedotto. allegare "una ragionevole spiegazione. sino all'ultimo (decreto-legge 17 settembre 1993. 5 del decreto-legge 21 gennaio 1993. in quanto il fondamento della incriminazione deve essere "individuato nella esigenza di impedire. seppur incidentalmente. che il giudice dovrà ovviamente valutare secondo i principi della libertà delle prove e del libero convincimento". 12-quinquies del d. ad opera dei successivi decreti di "reiterazione" (decreto-legge 21 gennaio 1993. n. 356. 73. per le ipotesi considerate. poi. n. via via e senza soluzione di continuità. potrebbe eventualmente rilevare con riferimento ad una ipotetica violazione dell'art. l'Avvocatura Generale dello Stato ha dedotto. la disposizione oggetto di impugnativa ha in effetti subito modifiche di identico contenuto inizialmente ad opera dell'art. 1). 14. per escludere la responsabilità penale. non violerebbe il principio di ragionevolezza né il dettato dell'art. e considerato che a tale impugnativa risulta connessa la questione di legittimità costituzionale degli artt. n.In alcuni atti di intervento. 20 maggio 1993. secondo comma. dalla legge 7 agosto 1992. finalmente convertito. Per ciò che infine concerne la "instabilità processuale" che caratterizza la qualità del soggetto nei cui confronti pende procedimento penale. tutti decaduti per mancata conversione. anche se. senza modificazioni per la parte che qui interessa (v. convertito.
60 e 405 c. per la verità. 228 del 1993) si è espressa nel senso della relativa irrilevanza. circa la quale. anche alla luce della nuova formula normativa.O. la modifica di cui al punto 1). ed eventualmente in che misura. Dirimente. né aspetti relativi alla competenza per materia. non resta che disattendere la generica eccezione sollevata dall'Avvocatura.coloro nei confronti dei quali è stata esercitata l'azione penale. quella di imputato) ma con l'adozione del provvedimento giurisdizionale che lo definisce. ed essendo stato tale aspetto espressamente (come nel caso della Cassazione) o implicitamente apprezzato dai giudici rimettenti. nel lessico adottato dal nuovo codice di rito. né lo specifico tema riguardante la qualità di soggetto "nei cui confronti è in corso di applicazione o comunque si procede per l'applicazione di una misura di prevenzione personale".Il profilo che l'Avvocatura sembra dunque dedurre come eccezione pregiudiziale comporta allora la necessità di verificare se.ed a maggior ragione . comunque. osservando come. In mancanza. considerato che i diversi provvedimenti di rimessione non censurano né la quantità della pena. è agevole verificare che gli aspetti della norma che sono stati modificati dalla decretazione d'urgenza sono soltanto tre: 1) la sostituzione del riferimento alle persone nei cui confronti sono svolte indagini con quello a "coloro nei cui confronti pende procedimento penale". può subito rilevarsi che le modifiche di cui ai punti 2) e 3) non presentano interferenze di sorta con l'oggetto delle doglianze. indubbiamente coinvolti dall'aumento dei limiti edittali. sulla base del semplice raffronto tra i testi normativi. 2) l'aggiunta. sia pure come alternativa per così dire residuale.p. la quale nulla ha dedotto a sostegno della supposta irrilevanza della questione per ius superveniens. cosicché ad una interpretazione "neutra". quindi. . la modifica non tocca in nessun caso il petitum che tutti i giudici a quibus mostrano di perseguire: vale a dire l'eliminazione di una norma che si fonda su di un presupposto soggettivo per sua natura instabile. questa Corte ha già avuto modo di evidenziare come. anche di chi ha in corso di applicazione una misura. 238 del 1991). peraltro. il termine "procedimento" sia di per sé idoneo ad inglobare tanto la fase delle indagini che quella del "processo" vero e proprio (ordinanza n. Residua. Ad un simile argomentare. che la difesa dello Stato ugualmente prospetta.p. agli effetti della sollecitata declaratoria di inammissibilità o della restituzione degli atti ai giudici rimettenti. per essere le relative ordinanze quasi tutte successive al primo dei decreti-legge di modifica. giacché la "pendenza" del procedimento non può esaurirsi con l'assunzione di una "qualità" di chi vi è sottoposto (secondo la Cassazione.". quindi. a prescindere da quella che sia l'interpretazione preferibile. sembra il rilievo che. la Corte di cassazione (R. sia per più generali considerazioni di ordine sistematico. Ciò posto. è agevole replicare che le ragioni della modifica (altrimenti del tutto inutile) potrebbero essere rinvenute nella opposta esigenza di "attrarre" nella sfera applicativa della norma non solo gli indagati ma anche . D'altra parte. si potrebbero opporre argomenti contrari sia da un punto di vista testuale. non sia possibile identificare come soggetto attivo "colui che assume la qualità di imputato. 3) l'aumento nel massimo della pena edittale da quattro a cinque anni di reclusione. di un consolidato orientamento interpretativo sul punto. le modificazioni subite dalla norma impugnata interferiscano sulla rilevanza della questione. in considerazione della specificità giuridica di questo nomen iuris: artt. quale è quella offerta dalla Corte di cassazione. quindi. accanto alle persone nei cui confronti si procede per l'applicazione di una misura di prevenzione personale. n. Operando.
è sufficiente. è l'ulteriore censura che individua. quindi. poi. secondo alcuni giudici. si determinerebbe così.l. della Costituzione. a proposito della quale si osserva che. anche se conseguita in un momento in cui la legge non fa carico al soggetto medesimo di adottare particolari cautele. mentre altre ordinanze pongono in risalto la discriminazione che verrebbe a subire la persona inquisita rispetto a "colui che. incerta ed imprevedibile. per essere la fattispecie incriminatrice delineata in termini tali da generare conseguenze non conformi ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza. si sovrappongono. il cui esito. 3 della Carta fondamentale. sostengono i giudici a quibus. 12quinquies. criminalizzandosi. una condizione. proprio perché non rientrante in categorie "sospette". secondo comma. non incappa in un procedimento penale". l'assunto secondo il quale la disposizione impugnata contrasterebbe con l'art. aspetti di dubbia compatibilità con l'art. del d. deve ritenersi del tutto inidonea ad assegnare al soggetto attivo quelle connotazioni di intrinseco disvalore che la norma invece postula.quale è la condizione di chi è sottoposto a indagini (o al processo). 25 della Costituzione: si osserva. invece. 306 del 1992 (convertito nella legge 7 agosto 1992. è riguardato dal legislatore in termini di totale indifferenza normativa. secondo comma. ulteriori rilievi di costituzionalità che solo in parte presentano una effettiva autonomia sul piano logico-concettuale. 356) punisce la disponibilità di beni di valore sproporzionato al reddito o alla attività economica. infatti. Ugualmente raccordata alla particolare "qualità" che caratterizza il soggetto attivo. del tutto imprevedibile. poi. 42. Nel medesimo alveo. finisce per collocarsi anche la dedotta violazione dell'art. infatti. 27. ne deriva che il soggetto non è messo nella possibilità di evitare il realizzarsi dell'elemento oggettivo del reato. . Ricorrente è. n. pertanto. strutturando la fattispecie come reato proprio fondato sul "sospetto" che quella condizione evocherebbe. secondo comma. Sempre facendo leva sulla "fluidità" che caratterizza lo status del soggetto attivo. dunque. che per sua natura assume il carattere della temporaneità e che. che. siano sottoposti ad indagini per altri reati. facendosi dipendere il presupposto soggettivo dal verificarsi di una condizione futura. configurandosi il reato . della Costituzione. al nucleo delle censure sta.Pur nella varietà degli accenti e degli sviluppi argomentativi che caratterizzano le numerose ordinanze di rimessione. nella norma impugnata. ove di tale disponibilità non venga giustificata la legittima provenienza da parte di coloro nei cui confronti pende procedimento penale per determinati reati: ad integrare l'indicata figura delittuosa. seppur titolare di ricchezze sproporzionate. n. in virtù della presunzione di non colpevolezza. il possesso ingiustificato di quei beni da parte di soggetti che si qualificano per il sol fatto di rivestire una condizione meramente "processuale". l'acquisizione di beni.comune a tutti gli atti di denuncia . ovvero l'irragionevole identità di trattamento che la disposizione riserva tanto al condannato che all'assolto in ordine ai "delittisorgente". il rilievo . quale è l'assunzione della qualità di indagato o imputato. per questa via. 3. A tale insistito richiamo alla violazione del principio sancito dall'art.che l'art. una non giustificata disparità di trattamento tra persone indagate per il reato de quo e quanti.
Sono fin troppo note le ragioni di politica criminale che hanno indotto il Governo prima ad emanare il decreto-legge 8 giugno 1992. un risalto del tutto particolare è stato assegnato alla violazione del principio sancito dall'art. sarebbe fonte ulteriore "di ingiustificate ineguaglianze" .Tale essendo il composito quadro dei rilievi che i giudici a quibus muovono alla norma sottoposta al giudizio di questa Corte. . determinerebbe una inversione dell'onere della prova con conseguente compromissione del diritto di difesa. subito emersi. secondo comma. postulando in capo allo stesso inquisito l'obbligo di giustificare la legittima provenienza dei beni. D'altra parte la stessa relazione illustrativa del disegno di legge di conversione ha avuto modo di scolpire le ragioni stesse con notevole incisività. gli ulteriori dubbi di costituzionalità che i rimettenti sollevano con riferimento ai diversi parametri che sono stati dianzi indicati. Già in sede di commissione Affari . 4. secondo comma. i cui limiti non hanno alcun riferimento alle sue dimensioni quantitative". che. e con accenni che talvolta coinvolgono anche il principio di uguaglianza. verrebbero ad essere vulnerati "i principi dettati a tutela della proprietà. Quasi tutte le ordinanze di rimessione. il gravissimo fenomeno del crimine organizzato. Coniugando. sul piano della prevenzione e della repressione. censurano la disposizione di cui si tratta sul rilievo che la medesima.un dato. pag. della Costituzione. secondo l'ordine logico che lega fra loro le censure dedotte. i giudici rimettenti. circa l'effettiva compatibilità della norma con gli altrettanto ineludibili principi di rango costituzionale. fra loro. spintosi ad una "aggressione che ha raggiunto livelli ormai assolutamente intollerabili" (XI Legislatura. infine. al cui doveroso soddisfacimento si è ispirato il provvedimento legislativo nel quale ha trovato sede la disposizione oggetto di impugnativa. ad un tempo. La disposizione di cui qui si discute.e prescindendo la norma "da qualsiasi collegamento immediato con un'attività delinquenziale giudiziariamente accertata". sottopongono la norma a scrutinio di costituzionalità per asserita violazione del principio sancito dall'art. n. 306 e poi a presentare in sede di conversione dello stesso alcuni emendamenti. hanno dunque costituito. ancora una volta ponendo a raffronto la peculiare condizione che qualifica il soggetto attivo e la condotta che la fattispecie descrive.sulla base della ritenuta sproporzione fra reddito e patrimonio . 24. e poiché. della Costituzione. quasi a farsi da esso poi derivare. presunzione di non colpevolezza e diritto di difesa. 11). Atto Senato n. in quanto la persona sottoposta a procedimento penale sarebbe costretta "ad abbandonare ogni comportamento processuale passivo". 328. Le incontestabili esigenze di tutela della collettività. l'obiettivo perseguito e la motivazione offerta per dissolvere i dubbi. per la sua elasticità. quest'ultimo. si iscrive nell'alveo di quella complessa manovra normativa vòlta ad adottare misure idonee a fronteggiare. la verifica della conformità della norma al principio di presunzione di non colpevolezza finisce allora per assumere un carattere per così dire preliminare. per quel che si è detto. infatti. che pure l'ordinamento le garantisce attraverso il diritto di difendersi anche con il silenzio. come appunto quello da cui discende la disposizione impugnata. introdotta quale emendamento governativo nel corso dei lavori parlamentari relativi alla conversione del citato decreto. per la struttura stessa che contraddistingue la fattispecie. 27.
n. come il ministro di grazia e giustizia. nei lavori parlamentari di conversione. delle quali già si è fatto cenno. erano state già sollevate in merito alla consimile fattispecie descritta dall'art. accanto alle modifiche del comma 2 dell'art. ove non è mancato chi ha ritenuto di dover esprimere "un particolare apprezzamento per lo sforzo compiuto dal Governo. chi. 461: tuttavia.l. n.. il sottosegretario di Stato per l'interno aveva avuto modo di evidenziare come il Governo annettesse "grande rilevanza alla disposizione di cui all'art. 47. Assemblea. anche a costo di essere accusato di introdurre una fattispecie incostituzionale. pagg. l'iter di conversione dell'ultimo dei decreti-legge di modifica della norma impugnata. in particolare. la disciplina che quella norma intendeva introdurre formò oggetto di altra iniziativa legislativa da parte del Governo. compariva. 51. o chi. seduta del 10 novembre 1993). come il ministro dell'interno. infatti. utilizzato anche in altri ordinamenti e consigliato sia dalle forze dell'ordine che dalla Guardia di finanza" (v. peraltro.Costituzionali del Senato. 575. sulla base delle puntuali indicazioni emerse nel corso dei lavori parlamentari. e il dato assume non poco significato ai fini che qui interessano. sulla base di elementi di fatto . si è trovato nella necessità di ammettere che la norma in esame determinava "il ribaltamento di uno dei principi generali in materia di prove. ma rappresenta uno strumento efficace e vigoroso. infatti. Con il disegno di legge n. ancora. 12-quinquies. dal momento che è lo stesso soggetto a dover dimostrare la provenienza e la natura lecita delle sue sostanze per non incorrere in sanzioni penali". 55). n. sta. si è mostrato ben consapevole di agire "su un terreno difficile e delicato per i poteri conferiti alle pubbliche autorità di incidere sui diritti e sui beni della persona. una "nuova ipotesi di possesso ingiustificato di valori" che prevedeva una fattispecie del tutto analoga a quella oggetto del presente giudizio. 12-quinquies del d. n. Ad ulteriore e conclusiva conferma di come sia stato lo stesso legislatore ad aver maturato la consapevolezza di essersi sospinto sul pericoloso crinale di una possibile compromissione di valori fondamentali. da cui si distingueva esclusivamente per essere riferita agli imputati di taluni delitti contro la pubblica amministrazione. Ancor più espliciti sono i riferimenti che è possibile cogliere negli interventi svolti in assemblea al Senato. Orbene. per trovare uno strumento di diritto sostanziale che penetrasse fino in fondo nei patrimoni accumulati dal mondo del crimine organizzato". il quale può alimentare qualche dubbio di costituzionalità. a coloro che. tale norma fu vivacemente contestata da più parti proprio sul presupposto che la stessa non risultava conforme ai principi costituzionali. a quell'epoca. Nel testo del decreto-legge 17 settembre 1993. gli stessi argomenti addotti a sostegno delle questioni di legittimità che. 2. il ministro di grazia e giustizia ha infatti proposto di estendere l'applicazione delle misure di prevenzione di carattere patrimoniale previste dalla legge 31 maggio 1965. 1691 presentato al Senato della Repubblica il 1 dicembre 1993.l. nella quale. infine. 306 del 1992. 306 del 1992 (v. sotto l'art. prima ancora che rigorosi accertamenti probatori si siano compiuti in sede giudiziaria" (Senato. La norma fu pertanto soppressa dalla legge di conversione 15 novembre 1993. 12-quinquies del d. Camera dei Deputati. seduta pomeridiana del 23 luglio 1992. 369. resoconto stenografico. evocandosi. ovvero. seduta del 21 luglio 1992). ma si attraeva la stessa nell'ambito applicativo delle misure di prevenzione. l'originaria previsione non assumeva più i connotati di una fattispecie penale. a conferma di ciò. n.
se questa "sia una di quelle previste dagli artt. Accanto a ciò. 575 del 1965 e di quelle che tipizzano il fatto materiale descritto nella fattispecie oggetto di censura. con il provento di alcuni reati contro la pubblica amministrazione. 55. devono ritenersi vivere abitualmente. anche in parte. A seguito. n.ter del codice penale ovvero quella di contrabbando". l'esistenza di un'area all'interno della quale i presupposti che devono assistere la sanzione criminale finiscono per essere ambiguamente confusi con quelli che consentono l'applicazione di una misura di carattere preventivo. ad opera dell'art. non solo quando si ha motivo di ritenere che tali beni siano il frutto di attività illecite o ne costituiscono il reimpiego. L'interferenza. l'accumulazione di beni di sospetta provenienza e la struttura che caratterizza. n. E che una tale commistione si sia realizzata nel configurare la norma sottoposta al vaglio di questa Corte.ter della legge n. chiude pertanto il circolo del confuso ordito normativo che ha preteso di assimilare fra loro settori dell'ordinamento del tutto eterogenei: quello del diritto penale sostanziale e quello delle misure di prevenzione. anche l'area dei soggetti finisce per essere pressoché coincidente. dunque. Ecco svelarsi. n. considerato che le misure di prevenzione patrimoniali trovano applicazione non solo nei confronti degli indiziati di appartenenza alle associazioni di tipo mafioso o a quelle previste in materia di stupefacenti. 575. allora. attraverso il sequestro e la confisca.l. le misure di prevenzione ed il sequestro dei beni si applicano nei confronti di talune categorie di "indiziati". 629. ai medesimi fini. 630.bis o 648. altrettanto non può dirsi . nei confronti di coloro che si ritiene vivano abitualmente con i proventi di una attività delittuosa. e le categorie di indiziati per i quali è invece consentita l'applicazione di misure preventive. n. 306 del 1992. fermo restando che con l'applicazione della misura di prevenzione il tribunale dispone la confisca dei beni sequestrati "dei quali non sia stata dimostrata la legittima provenienza". 12-quinquies del d. desume dalla qualità di indiziato per taluni reati il sospetto che la sproporzione tra beni posseduti e reddito dichiarato possa esser frutto di illecita attività. ma anche. Se. 3 della legge 24 luglio 1993. e quelli richiesti per procedere all'applicazione delle misure di prevenzione. secondo comma.ter della legge 31 maggio 1965.rappresentati anche dalla circostanza di essere sottoposti a procedimento penale per delitti determinati da motivi di lucro. 256. può ritenersi non in contrasto con i principi costituzionali una norma che. 648. 12-quinquies. ma anche "quando il loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all'attività economica svolta". L'analogia che può quindi cogliersi tra i reati presupposti che qualificano la condizione del soggetto attivo del delitto previsto dall'art. il vizio di costituzionalità che affligge la norma impugnata. 14 della legge 19 marzo 1990. è agevole avvedersi di come una medesima condotta possa dar luogo indifferentemente all'applicazione di una misura di tipo preventivo ovvero alla irrogazione di una pena detentiva. rivela. 2. infatti. infatti. Ove si consideri. lo si desume con chiarezza ponendo a raffronto tra loro i "requisiti" che integrano la fattispecie prevista dall'art. che è possibile intravedere tra fattispecie criminosa vòlta ad impedire. 2. 306 del 1992. dunque. allora. delle modifiche apportate al secondo comma dell'art. n. la sostanziale sovrapponibilità delle espressioni che compaiono nel nuovo testo dell'art. del d. al limitato fine di attivare misure di tipo preventivo.l. il diverso istituto delle misure di prevenzione di carattere patrimoniale. in virtù della previsione dettata dall'art.
in tutta la sua evidenza. in ordine ad una condotta che. quasi ad aver "presunto colpevole" il relativo imputato. la provvisorietà e la stessa casualità insita nello status di chi è sottoposto a indagini o al processo. perché tali condizioni. Il mancato rispetto del principio costituzionale. 27. La lesione inferta all'indicato parametro traspare. ancorché infondata e tale da condurre ad uno scontato esito di archiviazione. 306 del 1992. con conseguenze discriminatorie di intuitiva evidenza. invece. Il naturale sviluppo del precetto sancito dall'art. 12-quinquies.la sproporzione non giustificata tra beni e reddito . ancorché presunta non colpevole.ove l'analoga situazione venga ricondotta all'interno di una previsione incriminatrice. In altri termini. V'è anzi da osservare che l'ambigua formula adottata dal legislatore ha pretermesso qualsiasi risalto all'epilogo processuale dei reati presupposti. come si è detto. instabili come ogni status processuale. a determinare l'insorgenza della qualità che rende punibile quella condotta. insistono .l. il fatto penalmente rilevante deve essere tale a prescindere dalla circostanza che il suo autore sia o meno indagato o imputato. comporta. ove posta in essere da qualsiasi altro soggetto. soltanto alla sentenza irrevocabile di condanna. viene ad essere normativamente riguardata in termini di totale indifferenza. della Costituzione. quindi. 707 e 708 del codice penale. del d. secondo comma. A fronte di un siffatto rilievo l'Avvocatura Generale dello Stato sembra voler obiettare considerazioni non dissimili da quelle che questa Corte ha avuto modo di svolgere allorché ha disatteso la fondatezza delle analoghe questioni sollevate con riferimento agli artt. è. al fondo delle quali sta l'arbitraria assimilazione di condizioni (quella di condannato e quella di imputato) che il costituente ha invece inteso separare nettamente. invece. fa si che persone le quali versino nella medesima situazione. ispirandosi con fin troppa chiarezza a modelli tipici del procedimento di prevenzione. per ciò solo. fonda proprio sulla qualità di indagato o di imputato il presupposto soggettivo che rende punibile un dato di fatto . giacché la legittimità di una simile fattispecie rinverrebbe un insormontabile ostacolo proprio nel principio di presunzione di non colpevolezza che i giudici a quibus hanno correttamente invocato. nei loro confronti. quindi. sia stato o meno iniziato un procedimento penale: basta. una semplice notitia criminis. vale a dire dispongano di beni non proporzionati al reddito. correttamente posto in rilievo in numerose ordinanze. cosicché la persona indiziata o imputata. Ma la ben diversa configurazione delle norme poste a raffronto impedisce di trasferire . infatti. L'art. assoggettata a pena. Come è stato.che altrimenti non sarebbe perseguito. infatti. cosicché dalla stessa non è consentito trarre "sospetti" o "presunzioni" di sorta che valgano a qualificare una specifica condotta che il legislatore ritenga meritevole di sanzione penale. A conclusioni di egual segno occorre pervenire anche sul diverso versante degli effetti che la struttura della norma è in grado di generare sul piano della difesa che il soggetto inquisito è chiamato a svolgere: molti giudici. secondo comma.e tale aspetto. è in sé foriero di ulteriori ed altrettanto gravi conseguenze. poi. che la condizione di persona sottoposta a procedimento penale assume connotazioni del tutto amorfe agli effetti del diritto sostanziale. infatti. n. subiscano un differenziato trattamento a seconda che. fu avvertito anche nel corso dei lavori parlamentari sulla inversione dell'onere della prova che la norma postulerebbe nel far carico all'imputato di dimostrare la provenienza dei beni di cui risulta avere la disponibilità. non legittimano alcun apprezzamento in termini di disvalore: un apprezzamento che varrebbe ineluttabilmente ad anticipare "effetti" che la Costituzione riserva.
limitandosi.Maria Capua Vetere solleva anche autonoma questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 14 del 1971 e. invece. È evidente. oltre a prescindere dalla condanna. a pretendere una attendibile e circostanziata spiegazione. sostiene il rimettente. più di recente. poi. antinomiche e per le quali le medesime considerazioni che hanno sostenuto la verifica di costituzionalità delle prime impongono l'opposta declaratoria per la seconda. 707 e 708 del codice penale contrastassero con l'art. 111 e 42 della Costituzione. della Costituzione in rapporto. questa Corte ha posto in evidenza come le censure non potessero essere accolte in quanto le disposizioni impugnate non esigevano affatto "la prova della legittimità della destinazione e della provenienza. così da rendere possibile. dovendosi il tribunale astenere da apprezzamenti relativi alla sussistenza degli indizi ed alla relativa gravità.Accanto alla denuncia della disposizione sin qui esaminata. da un lato. n. invece. per il semplice possesso di quei beni dei quali non può dedursi la legittima provenienza. dunque. che. che gli artt. nessuna portata scriminante assumerebbe la stessa ammissione che quei beni provengono proprio da quel reato in ordine al quale pende procedimento penale. il giudice a quo ravvisa un contrasto della disciplina denunciata con gli artt. da un orientamento giurisprudenziale fatto proprio dalle Sezioni Unite penali della Corte di cassazione (sentenza 25 marzo 1993. a sottacere degli ineludibili riflessi che da una situazione del genere vengono a riverberarsi sul piano del diritto di difesa. 24. 707 e 708 del codice penale.l. poi. infatti. infatti. impone una giustificazione qualificata. Traendo spunto. pertanto. il Tribunale di S. n. 27. alla supposta "inversione dell'onere della prova" che ad avviso dei rimettenti quelle norme comportavano. la stessa non sarebbe priva di conseguenze in merito all'accertamento del reato presupposto. la mancata giustificazione della destinazione o provenienza degli oggetti o dei beni. n. davvero paradossale. secondo comma. di considerare un medesimo fatto punibile a doppio titolo: prima per la condotta illecita vòlta ad acquisire la disponibilità dei beni e. secondo il quale al tribunale investito del gravame relativo alla applicazione di misure cautelari reali sarebbe preclusa "ogni valutazione sulla sussistenza degli indizi di colpevolezza e sulla gravità degli stessi". Gli artt. diviene irrilevante per l'indagato "qualsiasi sua difesa sul merito". giacché questa deve consistere nella legittimità della provenienza dei beni o delle utilità: situazioni. 464 del 1992). 12-quinquies. . sentenza n. Le . dovendo la persona asseverare la legittima provenienza dei beni. essendo inevitabile che qualsiasi scelta difensiva si ritenesse di adottare in ordine al delitto previsto dall'art. dall'altro. La norma deve pertanto dichiararsi costituzionalmente illegittima in riferimento all'art. il più volte citato art. infatti. sia pure in alcuni casi. 321 e 324 del codice di procedura penale. richiedono. Sarebbe anzitutto compromesso il diritto di difesa. Nell'escludere. 97. restando assorbiti gli ulteriori profili di illegittimità denunciati dai giudici a quibus. Il tutto.quelle conclusioni alla fattispecie che viene qui in discorso. appunto. 306 del 1992. la qualità di condannato per taluni delitti e. della Costituzione. 4). secondo comma. 5. da valutarsi in concreto nelle singole fattispecie. secondo i principi della libertà delle prove e del libero convincimento" (v. 27. dal momento che questo è per definizione ancora sub iudice. in quanto. 12-quinquies del d. il risultato.
La questione non è fondata. Relazione al Progetto preliminare. secondo comma. Da ciò. innanzi tutto. mentre la mancata delibazione degli indizi di colpevolezza e della loro gravità non consente una motivazione "concreta". 273 per le misure cautelari personali non può pertanto ritenersi in sé contrastante con l'art.p. infatti.si distinguono nettamente sul piano strutturale e dei soggetti che possono essere coinvolti: altro. titolare del potere di proporre riesame nelle misure cautelari reali è anche il terzo sequestratario estraneo al fatto-reato per il quale si procede. 24 della Costituzione. questo. la violazione del principio sancito dall'art. si potrebbe dire.p. infine.il riesame è infatti previsto sia per le cautele personali che per quelle reali .disposizioni denunciate violerebbero. Pur adottando. mentre. costituzionalmente tutelato. 79).. Più in particolare. a tal proposito. della Costituzione. che. sul piano dei soggetti. in quanto la decisione del giudice si risolverebbe in una "operazione burocratica di mera ratifica" in contrasto con il principio di buon andamento dell'amministrazione giudiziaria. il controllo sugli indizi di colpevolezza e sulla loro gravità: un assunto. infatti. . da un lato. seppur vivacemente resistito da una parte della dottrina. La scelta del codice di non riprodurre per le misure cautelari reali i presupposti sanciti dall'art. 97 e 111 della Costituzione. e quelle reali dall'altro. il nuovo codice di rito ha omesso. c. 24. 42. altro è quello del riesame contro i provvedimenti di sequestro. una linea vòlta a tracciare marcati parallelismi tra le cautele reali e quelle personali. primo comma. come dovrebbe essere quella che esplicita "le ragioni per le quali si fa luogo o meno alla compressione di un diritto soggettivo. quindi. vede il giudice a quo implicitamente consenziente per aver fondato proprio su di esso lo sviluppo delle proprie censure. della Costituzione. gli artt. cosicché solo a queste ultime risulta essere testualmente riferita la previsione enunciata dall'art. osservando. pag. quale è il diritto di proprietà". ha fatto leva la giurisprudenza richiamata nell'ordinanza di rimessione per giungere all'affermazione di ritenere precluso al giudice. ma tende piuttosto ad inibire certe attività (la vendita o l'uso) che il destinatario della misura può realizzare mediante la cosa" (v. dalla cosa passano alla persona. poi. nel dettare la disciplina delle misure cautelari reali. a norma della quale "nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi di colpevolezza". investito del gravame proposto avverso l'applicazione della misura cautelare reale. 273. pur se identici per denominazione . nel senso che il sequestro non mira semplicemente a trasferire nella disponibilità del giudice ciò che deve essere utilizzato a fini di prova. il codice non si è peraltro spinto al punto da aver assimilato in toto i presupposti che devono assistere le misure cautelari personali. il preteso contrasto con l'art. 6. . è l'"oggetto" del riesame nelle misure cautelari personali. "per essere prevista una limitazione del diritto di proprietà. ciò consente. fra le quali colloca. In proposito va peraltro subito osservato che il diritto di difesa ammette diversità di disciplina in rapporto alla varietà delle sedi e degli istituti processuali in cui lo stesso è esercitato. quindi. di affermare che non vi è un obbligo costituzionale ad assegnare uguale "contenuto difensivo" a rimedi che. non senza significato. come attraverso il sequestro preventivo si creino "vincoli che. secondo comma. al di fuori degli scopi e della funzione di cui alla riserva di legge" enunciata dall'indicato parametro. Su tale aspetto. di operare un richiamo espresso alle disposizioni generali che il capo I del titolo I del libro IV dedica alle misure cautelari personali.
quanto meno nella sua astratta configurabilità. esista. come si è rilevato. e. 253 c. che il sistema mal tollererebbe e che non può certo ritenersi imposta dall'invocato parametro di costituzionalità. sicché la difesa ben può volgersi a contestare l'esistenza della fattispecie dedotta proprio perché questa funge da necessario referente che individua il nesso di pertinenzialità di cui si è innanzi fatto cenno.p. la tipologia del controllo in sede di gravame. inteso questo nella sua realtà fenomenica. quindi. dalla legge 15 marzo 1992. ad esigenze connesse ad una situazione di pericolo per la collettività . ove si introducesse in sede di gravame un potere di controllo sul merito della regiudicanda. Ciò comporta. D'altra parte. il sequestro a carico di terzi. dall'altro. 42 della Costituzione. questa consegue de iure anche nella ipotesi di assoluzione.essendo graduabili fra loro i valori che l'ordinamento prende in considerazione: da un lato. se questa è obbligatoria). la misura cautelare reale attiene. A ben guardare. convertito. conseguentemente. esistono talune ipotesi (quali il "blocco dei beni" nel caso di sequestro di persona in base alle disposizioni dettate dal decreto-legge 15 gennaio 1991. nell'ipotesi del sequestro preventivo. più circoscritta. che la legge ben può contemperare in funzione degli interessi collettivi che vengono ad essere coinvolti. oggetto del sequestro possono essere le cose "pertinenti al reato" (locuzione volutamente ampia ed indistinta che assorbe quella. Le norme impugnate. allargandolo. postulando un vincolo di pertinenzialità col reato. vengono riguardate dall'ordinamento come strumenti la cui libera disponibilità può costituire situazione di pericolo. presentano un tasso di "pericolosità" che giustifica l'imposizione della cautela: da qui il rilievo che la misura. a "cose" che. pur raccordandosi ontologicamente ad un reato. e. D'altra parte.il sequestro finalizzato alla confisca. infatti. la possibilità di costruire differentemente il "potere" del giudice di adottare le misure e. ed inoltre . in quanto i limiti di disponibilità dei beni si correlano alla funzione preventiva della cautela e. n. con i naturali riverberi che da ciò scaturiscono sul piano della difesa che gli interessati possono sviluppare.p. 8. I rilievi sin qui svolti valgono anche a dissolvere le censure che il rimettente solleva in riferimento agli altri parametri. dimostrando come l'istituto non potrebbe essere "costruito" in modo speculare alle misure cautelari personali.come già rilevato . sicché il "prodromico" sequestro ben può prescindere da qualsiasi profilo di verifica in merito alla fondatezza dell'accusa.) è evidente che al giudice sia fatto carico di controllare che un reato. Una conseguenza. si assisterebbe ad una sorta di "processo nel processo" che sposterebbe. proprio perché la funzione preventiva non si proietta necessariamente sull'autore del fatto criminoso ma su cose che. la libera disponibilità dei beni. può prescindere totalmente da qualsiasi profilo di "colpevolezza". non evidenziano alcun profilo di contrasto con l'art. il tema del decidere da quello suo proprio (verifica del pericolo che la libera disponibilità di taluni beni "qualificati" possa determinare le conseguenze descritte dalla norma) fino a coinvolgere l'oggetto stesso del procedimento principale. questa. di "corpo di reato" definito dall'art. Prova evidente di ciò si rinviene nell'ipotesi di sequestro preventivo funzionale alla confisca: nei casi di confisca obbligatoria. con modificazioni. anzi. le quali prescindono da qualsiasi profilo di colpevolezza. per sua stessa natura. infatti. e stando alla giurisprudenza richiamata dal giudice a quo. n. più in generale. dunque. Per altro verso. 82. Se. l'inviolabilità della libertà personale. neppure è a dirsi che il controllo del giudice non possa in alcun modo spingersi all'esame del fatto per il quale si procede.
che ben possono giustificare l'imposizione del vincolo. dalla legge 7 agosto 1992. Il Presidente: CASAVOLA Il redattore: VASSALLI Il cancelliere: DI PAOLA Depositata in cancelleria il 17 febbraio 1994. 306 (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa). del decreto-legge 8 giugno 1992. convertito. Allo stesso modo nessuna violazione subiscono gli artt. contrariamente a quanto assume il rimettente. Maria Capua Vetere con ordinanza del 17 giugno 1993. 24. secondo comma. dal Tribunale di S. 42. n. dovendosi il medesimo incentrare sulla verifica della integralità dei presupposti che legittimano la misura. con modificazioni. convertito. Così deciso in Roma. n. il controllo del giudice è tutt'altro che "burocratico". 461. in riferimento agli artt. il 9 febbraio 1994. giacché. nella sede della Corte costituzionale. 97 e 111 della Costituzione. 1 del decreto-legge 17 settembre 1993. 321 e 324 del codice di procedura penale sollevata. Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. Palazzo della Consulta. risultando come tale pienamente satisfattivo del corrispondente obbligo di motivazione che è prescritto per tutti i provvedimenti giurisdizionali. Il direttore della cancelleria: DI PAOLA . 369 (Disposizioni urgenti in tema di possesso ingiustificato di valori e di delitti contro la pubblica amministrazione). come modificato dall'art. 12-quinquies. con modificazioni. 97 e 111 della Costituzione. dalla legge 15 novembre 1993. n. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. n. 356.
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