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Timestamp: 2019-09-22 23:29:13+00:00

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Gli atti di diffida e messa in mora sono idonei a interrompere la prescrizione dei diritti di obbligazione ma non anche il termine per usucapire, potendosi esercitare il possesso anche in contrasto con la volontà del titolare.
Decisione: Sentenza n. 20611/2017 Cassazione Civile - Sezione II
Parole chiave: #diffida, #messainmora, #prescrizione, #usucapione, #fulviograziotto, #scudolegale
Un soggetto proponeva domanda di usucapione di terreni posseduti in buona fede da oltre 20 anni, sui quali aveva eseguito interventi.
La domanda veniva rigettata in primo grado, ma in appello veniva dichiarato l'acquisto per usucapione.
Scondo la Corte di Appello, i proprietari avevano venduto il terreno a un terzo, che li aveva rivendicati a sua volta all'appellante vittorioso.
Gli appellati soccombenti propongono ricorso in Cassazione, che non trova però accoglimento.
Il Collegio, dopo aver ripercorso i fatti alla base della vicenda, dapprima ricorda che l'accertamento dei fatti spetta ai giudici di merito:«deve ribadirsi che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la valutazione dei fatti rivelatori del possesso legittimo e della loro idoneità ad usucapionem si sottrae al sindacato di legittimità quando non vi sia violazione di norme di diritto e sia sorretta da motivazione adeguata, esente da vizi logici Sez. 2, n. 1694 del 1970 e Sez. 2, n. 3505 del 1975».
Poi riprende le doglianze dei ricorrenti: «i ricorrenti rilevano che secondo il giudice del gravame non avrebbero valore, ai fini dell'efficacia interruttiva del possesso volto all'usucapione, gli atti giudiziari diretti ad ottenere l'interruzione del possesso nei confronti dell'usucapiente, ma solo quelli che comportino per il possessore la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa».
E proprio da tali doglianze la Corte prende spunto per ribadire un concetto consolidato: «i ricorrenti riconoscono che la corrispondenza intercorsa tra loro e il M. non è idonea ad interrompere la prescrizione, come afferma pacificamente la giurisprudenza di questa Corte; secondo un orientamento consolidato di questa Corte, infatti, non è consentito attribuire efficacia interruttiva del possesso se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure ad atti giudiziali siccome diretti ad ottenere, "ope iudicis", la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente, con la conseguenza che, mentre può legittimamente ritenersi (come nel caso di specie) atto interruttivo del termine della prescrizione acquisitiva la notifica dell'atto di citazione con il quale venga richiesta la materiale consegna di tutti i beni immobili dei quali si vanti un diritto dominicale (nella specie, perché assegnati in proprietà esclusiva con sentenza passata in giudicato per effetto di divisione in lotti di un compendio ereditario), atti interruttivi non risultano, per converso, nè la diffida nè la messa in mora, potendosi esercitare il possesso anche in aperto contrasto con la volontà del titolare del corrispondente diritto reale (Sez. 2, n. 9845 del 2003)».
E poi, considerando che i ricorrenti ritenevano che dalle missive potesse desumersi la mancanza dell'animus possidendi del possessore, precisa ulteriormente che «sotto il secondo profilo, questa Corte ha già affermato con orientamento cui questo collegio intende dare continuità che «ai fini della configurabilità del riconoscimento del diritto del proprietario da parte del possessore, idoneo ad interrompere il termine utile per il verificarsi dell'usucapione, ai sensi degli artt. 1165 e 2944 cod. civ., non è sufficiente un mero atto o fatto che evidenzi la consapevolezza del possessore circa la spettanza ad altri del diritto da lui esercitato come proprio, ma si richiede che il possessore, per il modo in cui questa conoscenza è rivelata o per fatti in cui essa è implicita, esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare Sez. 2, n. 18207 del 2004 Rv. 576945».
E ricorda che «risulta evidente come, nella specie, manchi una dichiarazione dalla quale possa desumersi una volontà inequivoca da parte del Mariani di attribuire il diritto di proprietà alla ricorrente in modo da ritenere interrotto il termine utile per il verificarsi dell'usucapione; deve inoltre ribadirsi che la sussistenza degli elementi soggettivi ed oggettivi del possesso utile all'usucapione non può venir meno, neanche a fronte della rivendicazione da parte dei ricorrenti della proprietà del bene; si è già citata la giurisprudenza secondo la quale «Gli atti di diffida e di messa in mora, come, nella specie, la richiesta per iscritto di rilascio dell'immobile occupato, sono idonei ad interrompere la prescrizione dei diritti di obbligazione, ma non anche il termine per usucapire, potendosi esercitare il possesso anche in aperto e dichiarato contrasto con la volontà del titolare del diritto reale» Sez. 2 n. 15927 del 2016 (Rv. 640720)».
Prima di rigettare il ricorso, la Suprema Corte conclude richiamandosi alla sua precedente giurispudenza: «secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, «nel giudizio promosso dal possessore nei confronti del proprietario per far accertare l'intervenuto acquisto della proprietà per usucapione, l'atto di disposizione del diritto dominicale da parte del proprietario in favore di terzi, anche se conosciuto dal possessore, non esercita alcuna incidenza sulla situazione di fatto utile ai fini dell'usucapione, rappresentando, rispetto al possessore, "res inter alios acta", ininfluente sulla prosecuzione dell'esercizio della signoria di fatto sul bene, non impedito materialmente, né contestato in modo idoneo» Sez. 2, n. 18095 del 2014 Rv. 631780».
La Cassazione ricorda che possono avere efficacia interruttiva della prescrizione solo atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale dedl potere sulla cosa, o la specifica domanda giudiziale.
Anche l'atto di disposizione da parte del proprietario in favore di terzi non ha alcuna influenza sulla situazione di fatto utile ai fini dell'usucapione.
Cass. 9845/2003
Cass. 18207/2004
Cass. 18905/2014
Cass. 15927/2016
Nell'usucapione ventennale non hanno luogo, riguardo al terzo possessore di un immobile o di un diritto reale sopra un immobile, nè l'impedimento derivante da condizione o da termine, nè le cause di sospensione indicate dall'art. 2942.

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Cass. 

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