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Timestamp: 2020-01-25 12:32:40+00:00

Document:
L'Incredibile storia di un Usurato Bancario di Potenza, Michele Satriani. Delittodiusura.it
L'Incredibile storia di un Usurato Bancario di Potenza, Michele Satriani.
Prima di giungere a questa iniziativa forte e dannosa per la mia salute, ho messo in atto tutto quanto si potesse fare o dire per portare all'attenzione di chi ha potere decisionale, ma nulla è stato fatto o tentato di fare.
Di seguito vi riporto la lettera raccomandata che ho consegnato direttamente alla Cancelleria del Procuratore Capo in Procura Generale del Tribunale di Potenza.
Se nulla ha ritenuto fare dopo questa analisi dei fatti, resta solo protestare.
Satriani Michele
Via Donnadezio, 149/A
3298618390
michelesatriani@virgilio.it
Alla Procura Generale di Potenza
C. A. del Procuratore Capo Dott. Massimo Lucianetti
Oggetto: in riferimento alla sentenza 403/14 della Corte di Appello di Potenza, alle udienze penali, per usura bancaria, svoltosi presso il tribunale di Potenza, si inoltra relazione cronologica di svolgimento dei fatti accaduti in corso delle udienze, per meglio illustrare le condizioni di opposizione sul fatto prescrizionale del reato di usura bancaria.
Eccellenza Dott. Massimo Lucianetti, in qualità di Procuratore Capo della Procura Generale di Potenza presso la Corte di Appello di Potenza, Le invio relazione cronologica di svolgimento dei fatti accaduti in corso delle udienze per usura bancaria.
• Tutto è iniziato nel 2007, quando la Nostra Azienda "Socitel Snc dei F.lli Satriani Michele e Rocco” ed i soci Satriani Michele e Satriani Rocco, hanno ricevuto una notifica di Istanza di Fallimento, attivata dalla MPS Ag di Potenza viale Marconi. Questo senza essere preceduta da nessun avviso di rientro delle somme debitorie e senza che venissero attivate tutte le altre procedure del caso.
A questa notifica abbiamo reagito con un controllo dei conti correnti, ordinario e anticipazione su fatture, sui quali un nostro consulente e CTP, ha riscontrato usura in tutti i trimestri.
Effettuammo una querela nei confronti dell’Agenzia MPS di Potenza viale Marconi, e si giunse, dopo varie indagini al rinvio a giudizio dei sei direttori della medesima Banca, direttori che avevano ricoperto il loro ruolo di responsabili dell’agenzia, nell’arco temporale dall’apertura del conto corrente ordinario e dei vari conti anticipazioni su fatture, fino alla richiesta di Istanza fallimento e relativa sospensione dei conti. Sottolineo questa condizione di sospensione e non di chiusura dei conti, perché penso che questa condizione da sola possa già bastare a far riflettere e ben comprendere che ad oggi il conteggio per il calcolo della prescrizione non è ancora iniziato.
• Si tiene una prima udienza il 06/07/2011 e dopo altre due infruttuose udienze di mero rinvio dell’ 11/01/2012 e del 23/05/2012, si giunge alla quarta udienza del giorno 21/11/2012, udienza questa che si celebra con il collegio giudicante in ultima seduta in quanto completamente trasferito. Gli avvocati della difesa prima di iniziare il dibattimento (anche se da quanto si legge nel verbale di prima udienza il dibattimento era già aperto perché erano state già dichiarate chiuse le eccezioni preliminari, tanto che non ne sono state più chieste), ritornano sulla richiesta della intervenuta prescrizione del reato ascritto per alcuni imputati, e il collegio, anche se in ultima udienza, si ritira in camera di consiglio e decide per l’assoluzione di uno solo dei sei direttori.
Questa decisione presa in un’ultima udienza da questo collegio giudicante in fase di trasferimento, mi ha sempre fatto sorgere un dubbio di legittimità sulla sentenza emessa, difatti per me questa sentenza è stata sempre valutata incomprensibile, assurda e inaccettabile, perché stravolge già una ben nota sentenza della Suprema Corte di Cassazione espressasi sul tema prescrizione di questo reato di usura. Inoltre la ritengo anche irragionevole visto che il tribunale era a conoscenza del deposito della nostra documentazione in udienza, in cui rendiamo noto, che la Banca ancora oggi ha in piedi una richiesta riconvenzionale in sede civile, di pretesa economica di somme viziate da tasso usuraio. Dato che questa sentenza da noi è ritenuta lesiva delle norme di legge già ben consolidate dalla Corte di Cassazione, ci ha portato alla decisione di optare, come parte civile di effettuare ricorso direttamente alla Suprema Corte di Cassazione in quanto ritenevamo che avremmo avuto subito risposte e sentenza per riportare sul giusto binario la valutazione di un reato tanto grave; invece riceviamo la notifica che il nostro ricorso era stato assegnato alla Corte di Appello di Potenza perché la Procura Generale aveva deciso di effettuare ricorso alla sentenza di assoluzione di primo grado.
o Mi pongo sempre una domanda, perché la Procura Generale ricorre alla sentenza di primo grado e adesso il Sostituto Procuratore Liguori rigetta per conto della Procura Generale l’istanza di ricorrere in Cassazione?
o Prima c’erano gli estremi di ricorso e adesso perché sono svaniti? Perché in sentenza la Corte di Appello scrive che l’usura c’è e che potremmo ricorrere, in sede civile, nei confronti della banca, e poi invece emette un dispositivo che ci preclude lo stesso ricorso?
o Perché di fronte a tanta motivazione in più rispetto alla prima sentenza c’è questo rifiuto?
o Perché non si è optato subito a non ricorrere, così avremmo risparmiato sia nelle spese legali, sia nel tempo del giudizio, e avrei risolto con sentenza favorevole già da subito, avendo così, oggi altra prospettiva di fiducia nei confronti degli amministratori della giustizia?
• Mi viene notificata la citazione da Parte della Procura Generale a presentarmi in udienza del 27/03/2014 presso la Corte di Appello di Potenza per essere sentito in qualità di testimone.
Al ricevimento di questa notifica, ho avuto la stessa sensazione che ho avuto nel processo di primo grado e cioè che si stessero celebrando delle "Udienze farsa” e che questo procedimento di Usura Bancaria dovesse portare ad un binario morto, quindi ho iniziato a nutrire una serie di dubbi e con grande amarezza ho pensato che anche questo processo non si sarebbe svolto in modo giudiziale corretto. Mi accorgo subito che sulla notifica trovo scritto oltre al mio nome, anche altri quattro nomi e precisamente il mio consulente aziendale e tre ispettori di polizia. Il mio consulente aziendale nulla aveva da dire in riferimento al direttore assolto, in quanto il mio consulente aziendale è divenuto tale, in un periodo successivo al periodo del direttore della Banca , quindi vado a riscontrare che la Procura Generale cita il consulente aziendale invece del consulente CTU della Procura. Dei tre ispettori di polizia citati, due erano stati già esclusi in primo grado perché nulla avevano fatto di indagini sul nostro caso e quindi nulla potevano riferire, mentre il terzo ispettore altro non era che colui il quale aveva eseguito le sommarie informazioni e quindi non poteva testimoniare nulla. Citazione completamente sbagliata e fuori luogo, errore da parte della Procura grossolano e inverosimile, errore che noi parte civile abbiamo riparato sia citando il CTU della Procura come nostro testimone di parte, e sia facendo acquisire la perizia di parte svolta dalla Procura ordinaria, essenziale e doverosa per capire il rinvio a giudizio del direttore.
Iniziamo il processo in Corte di Appello di Potenza e già dalla prima udienza si nota subito che la conduzione dello stesso viene svolto in modo anomalo: citazioni fatte ancor prima di essere ammesse, poi non si volevano ammettere quando già erano state ammesse la volta precedente e poi addirittura revocate; udienza condotta come se si trattasse di udienza di Corte di Appello, mentre invece la nostra era una udienza di primo grado e quindi una istruttoria dibattimentale vera e propria.
Da tutti i verbali di udienza e dalle registrazioni fonografiche, si evince che la parola prescrizione non è mai stata né pronunciata e né trascritta, e, tra l’altro, la Corte di Appello di Potenza non si è mai espressa su questo argomento anzi ci troviamo di fronte alla nomina di un CTU. Sull’argomento prescrizione voglio e devo fare un po’ di chiarezza:
o La sentenza di assoluzione dell’imputato in primo grado recitava così :
o Il ricorso nostro e della Procura Generale è stato improntato tutto sulla motivazione di sentenza e cioè l’intervenuta prescrizione e non su altre argomentazioni poi trattate per giungere al verdetto assolutorio.
o La Corte di Appello di Potenza non si esprime sulla prescrizione, quindi lascia presupporre che l’intervenuta prescrizione non ci fosse, pertanto spetta per un caso strano del codice penale che in questo caso prevede che, non si rimanda al primo grado ma si istruisce un processo dibattimentale in Corte di Appello. Su questo punto sorgono spontanee delle domande:
o Ma la Corte di Appello non doveva quantomeno esprimersi sulla non intervenuta prescrizione prima di aprire un dibattimento?
o Se non l’ha fatto, perché? E’ corretta la procedura di non esprimersi?
o Perché non cita nella sentenza che l’intervenuta prescrizione non c’era e per questo si è proceduto ad istruire una dibattimentale?
o Se non c’era l’intervenuta prescrizione perché in primo grado hanno fatto questa sentenza?
o Devo forse dedurre che l’architettura strutturale della sentenza in primo grado, vista la casualità dell’ultimo giorno di permanenza di quel collegio, era basata sul fatto di voler creare una falla all’intero lavoro della Procura ordinaria e mirata soprattutto ad arrecare un enorme danno alla mia persona e a tutti noi? E l’atteggiamento mantenuto dalla stessa Corte di Appello fa anche parte di tutto lo schema precedentemente architettato?
• Il Presidente del collegio giudicante in Corte di Appello, dott. Vincenzo Autera, effettua una richiesta di CTU sui conti correnti dell’azienda, e pone una serie di quesiti validi ed idonei per riscontrare l’usura, infatti non si è permesso di chiedere al CTU di effettuare i conteggi secondo il metodo "circolare Banca d’Italia”. La difesa invece chiede ed ottiene anche questo tipo di calcolo sulla CTU. Il Presidente ordina al CTU di acquisire presso la Banca tutta la documentazione necessaria a svolgere la perizia ed individuare effettivamente l’usura, dicendo che se al CTU qualcuno della Banca non gli avesse dato ciò che gli serviva bisognava riferire a Lui perché avrebbe autorizzato il sequestro . Il CTU, invece ha disatteso l’ordine del Presidente in quanto non ha reperito i contratti da noi firmati per l’apertura dei conti correnti, contratti che la Banca interessata dalla richiesta del CTU non ha consegnato allo stesso.
• Il CTU svolge le operazioni peritali ma la Banca anche se convocata non si è mai presentata alle operazioni peritali.
• Il CTU presenta la perizia attenendosi a tutti i quesiti postogli, e quindi trova usura sui trimestri secondo i canoni di calcolo che impone il 644 C.P., non trova usura con il metodo di calcolo secondo il metodo "circolare Banca d’Italia”.
• All’udienza del 26 Giugno 2014 il Presidente rende noto che la perizia è stata depositata dal CTU, ma rileva l’assenza dello stesso, visto che oramai c’era tutto, bisognava chiuderla questa causa, quindi chiede di fare avviso di notifica al CTU a presentarsi per il 03/07/2014, ammette le liste testimoni e quindi il mio CTP e il sottoscritto. Il Presidente prima di dichiarare chiusa l’udienza, comunica che la trattazione dell’udienza la volta successiva sarebbe stata eseguita da un collegio diverso perché il relatore Dott. Francesco Verdoliva era stato trasferito ad altro tribunale, quindi avrebbe trattato lui la prossima udienza in qualità di presidente e di relatore.
• Nell’udienza del 03/07/2014 il dott. Francesco Verdoliva è presidente e relatore del collegio giudicante, e in tale sede chiama il CTU a testimoniare, il quale conferma di aver riscontrato, dai calcoli fatti, usura sui conti correnti della società anche nel periodo in cui l’ imputato ricopriva il ruolo di direttore dell’agenzia MPS di Potenza viale Marconi, ma non riscontrava il tasso di usura sul metodo "circolare Banca d’Italia”. Da qui in poi iniziano una serie di anomalie di tenuta e conduzione dell’udienza fuori dai binari della giurisprudenza, infatti il relatore e presidente, dott. Francesco Verdoliva non vuole più sentire il nostro CTP, tanto che dopo insistenza del nostro avvocato, si riunirà in camera di consiglio per decidere se sarà possibile sentirlo. Terminata la riunione di camera di consiglio viene dato il consenso per ascoltare il nostro CTP, ma non gli danno modo di parlare e spiegare. Gli vengono invece rivolte delle domande fuori luogo ed inopportune, quali "se aveva mai visitato la filiale della MPS qui a Potenza…” "ma lei sa quanti milioni e migliaia di correntisti ha questa banca”. Inoltre, nella stessa udienza non viene data la possibilità al mio avvocato di parlare ulteriormente e per ultimo revocano la mia audizione di testimone anche se ero stato citato con tanto di notifica dalla Procura Generale, la quale quando ha visto tale revoca nulla ha eccepito ed opposto alla Corte. Tutto questo è ben riscontrabile nella fonoregistrazione dell’udienza, mentre mancante nella trascrizione cartacea, anche questa mi sembra una ulteriore anomalia.
o In riferimento alla prima domanda posta al mio CTP, "se aveva mai visitato la filiale della MPS qui a Potenza…”, è dal giorno dell’udienza che mi chiedo il perché il mio CTP dovesse visitare la filiale della banca e di cosa avesse questa filiale di tanto importante da dover indurre un giudice giudicante a rivolgere al mio CTP tale domanda. Ho fatto mille ipotesi e sono arrivato alla conclusione che la stessa banca ha clienti importanti che hanno investimenti in questa banca e probabilmente c’era è c’è una incompatibilità del giudice giudicante sul fatto di essere lui stesso cliente della banca stessa; O forse si potrebbe ipotizzare che la stessa agenzia di banca ha delle tesorerie del tribunale o di alcuni ordini professionali che operano per il Tribunale?
o In riferimento alla seconda domanda posta al mio CTP, " ma lei sa quanti milioni e migliaia di correntisti ha questa banca”, chiedo a Lei, e in altra occasione e sede chiederò anche al Dott. Verdoliva: ma se questa banca ha milioni e migliaia di correntisti ed a tutti gli applicano tassi usurai come è emerso dalla CTU della stessa Corte di Appello di Potenza, quanti miliardi di euro "estorce” ai propri correntisti ogni anno, raggirando la legge con la complicità di una errata interpretazione da parte di alcuni Giudici?
• Alla fine delle udienze il collegio si riunisce in camera di consiglio e decreta l’assoluzione del direttore perché il fatto non sussiste.
• Nelle motivazioni ci sono una serie di incongruenze tali da far rabbrividire il peggiore dei Giuristi, tanto che chiunque le abbia lette, ha dato un giudizio pessimo su come viene amministrata la giustizia presso il tribunale di Potenza, e a tale proposito ci si pongono degli interrogativi allarmanti:
o Disattenzione totale della legge penale vigente in tema di usura e nella determinazione dei tassi di usura.
o Sentenza emanata su condizione insussistente nei fatti e in giurisprudenza, in quanto il cosi detto metodo "circolare Banca d’Italia”, non può e non deve essere preso in considerazione, perché Banca d’Italia non ha poteri legiferativi, è non gli è mai stata promulgata o data disposizione in merito all’attuazione della legge sull’usura, tale sentenza emanata in riferimento a tale metodo, delegittima qualsiasi tribunale in quanto il giudice risponde alla legge e non a circolari interne interpretative; circolari emanate per una questione di praticità e statistiche interne, in cui si dicevano agli istituti bancari di rilevare separatamente il tasso di interesse applicato alla clientela con le commissioni di massimo scoperto. Tale mistificazione di far passare una circolare come legge di riferimento nazionale, dovrebbe far riflettere un Giudice, prima di emanare sentenza di assoluzione per un direttore di Banca, in quanto fa passare l’idea che chiunque, da oggi in poi, può fare usura senza essere punito, faccio un esempio :
o Quando uno strozzino di strada presta denaro ad un tasso del4%, e poi dice alla vittima che oltre al tasso concordato gli deve dare ogni trimestre un supplemento del 44% del denaro prestato, non lo fa per usura ma perché così l’usuraio potrà continuare a prestargli denaro altrimenti non potrà dargli nulla, e attenzione non sta facendo usura perché il tasso 4% applicato è nei termini di legge perché sta nelle tabelle rilevate e pubblicate da Banca d’Italia.
o L’assoluzione di un direttore di Banca che ha fatto usura sui conti correnti di un’azienda, come rilevato dal CTU nella perizia chiesta da una Corte di Appello, porta alla giustizia di riempirsi di ridicolo e scarsa credibilità da ora in avanti, in quanto il metodo di valutazione diverso usato per individuare il reato, porta ad una discriminazione netta di un individuo rispetto ad un altro nell’essere giudicato; giudizio discriminatorio per norma di legge vietato costituzionalmente. A questo punto mi chiedo quale sia stata la motivazione per aver adottato questo stratagemma per uno solo di questi sei direttori, e quindi è lecito dedurre che si dovrà adottare a questo punto lo stesso metodo per gli altri cinque direttori per applicare la strategia del binario morto.
• Quando abbiamo avuto modo di leggere la motivazione della sentenza, oltre allo sgomento delle incongruenze ed alle motivazioni completamente inaccettabili in quanto non corrispondenti a metodi e modi di legge, abbiamo subito pensato che l’architettura creata ad arte non poteva essere terminata, per cui con l’avvocato abbiamo eseguito formale invito alla Procura Generale di effettuare ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, in quanto ricorrevano i presupposti di ricorso anche nella parte penale. Abbiamo ricevuto notifica scritta con il rigetto ad effettuare il ricorso, motivandolo con nostra sorpresa con la parola prescrizione. Si proprio così la parola prescrizione che la Corte di Appello non ha mai pronunciato nemmeno per dire che si andava in dibattimentale perché la prescrizione non era intervenuta. Potete immaginare lo stupore e l’incredulità nel leggere questo rigetto, ho pensato di rivivere uno di quei film in cui fanno vedere quei giochi d’azzardo, in qualche vicolo malfamato di zone periferiche, di qualche paese distante e sottosviluppato, ove ci sono questi signori che fanno il gioco delle tre carte, con, il banco vince, il banco perde.
Assurdo che si ricorre a tale mezzo per giustificare un’azione che preclude ogni mia forma di difesa che costituzionalmente mi deve essere garantita, solo perché un sostituto Procuratore della Procura Generale non si è letto con attenzione la documentazione da noi depositata sia in primo grado che in dibattimento di Corte di Appello. Documentazione che evidenzia come ancora oggi questa banca ha una richiesta riconvenzionale nel chiedere le somme viziate da tasso usurario. E’ inaccettabile ed intollerabile il travisamento dei fatti e l’interpretazione delle leggi pur di non applicarle e non far emergere la verità, quindi giungere ad una condanna per un direttore di banca che disattende una legge nazionale sull’usura, quando questo direttore dovrebbe essere condannato con l’aggravante prevista nella legge, in quanto il reato viene commesso da chi esercita l’esercizio finanziario.
• Dopo aver letto le motivazioni del rifiuto del ricorso in Cassazione mi sono attivato di persona per venire a parlare in Procura Generale.
o Nel 2013 avevo assistito ad un convegno organizzato dall’associazione Libera in cui era intervenuto proprio Lei Dott. Lucianetti, in qualità di Procuratore capo della Procura Generale di Potenza, il quale affermava che quando è stato trasferito da Foggia a Melfi, nel leggere i dati presso questa Procura, notava che non c’erano dati in riferimento all’usura. Per ovviare a questo Lei si è attivato con i suoi uomini ed ha fatto emergere il fenomeno dell’usura ben presente nella Regione Basilicata, affermando un suo motto "l’usura c’è se la cerchi”. In virtù di quanto ascoltato ero fiducioso e credevo che la Procura Generale fosse dotata di "personale in comando” con una particolare attenzione a questo fenomeno, tanto che Lei stesso ha fatto seguire ad altre affermazioni e rilevazioni dei dati particolarmente allarmanti, nell’occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Però quando mi sono recato di persona presso la Procura Generale ed ho chiesto di poter parlare con Lei, non sono nemmeno stato ricevuto in quanto non accompagnato da un legale, ma la sua segreteria mi ha fatto parlare con il Dirigente Amministrativo, il quale man mano che sottoponevo la documentazione mi confermava che avevo sempre ragione. Quando gli ho sottoposto il rigetto del ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, del sostituto Procuratore Dott. Liguori, al quale con viso di stupore ed incredulità mi rimanda alla settimana successiva per un incontro previo appuntamento con il sostituto Procuratore, sempre e comunque a condizione della presenza di un legale. Mi reco all’appuntamento accompagnato dal mio legale, ma il colloquio si tiene solo tra loro due, io resto in attesa fuori. Alla fine del colloquio, i due rimangono d’accordo che il sostituto Procuratore si prendeva una giornata di tempo per decidere e dare una risposta. Il giorno successivo il mio legale mi comunicava che il Sostituto Procuratore Liguori confermava la sua intenzione a non ricorrere in Corte di Cassazione adducendo la stessa motivazione della prescrizione, e tra l’altro, lo stesso Procuratore non ha voluto nemmeno approfondire quanto da noi portato a conoscenza per i motivi della prescrizione.
o Porto inoltre alla sua attenzione, che per quanto riguarda la gestione di una persona, sia essa vittima di un errore giudiziario o sia essa vittima di usura o usura bancaria, la parte "etichetta istituzionale”, poco interessa alla persona, perché quando una vittima si rivolge ad un responsabile capo, è perché di certo ha una necessità di portare alla luce una situazione di ingiustizia e di torti ricevuti. Alla vittima interessa solo che quando colui che è titolato a salvaguardare la giusta applicazione delle nome di legge, si trova di fronte ad una persona che grida il proprio dolore per aver ricevuto un torto, quest’ultima si aspetta soltanto di essere ascoltata, capita e che gli venga fatta giustizia. Questo comporta anche un dovere umano oltre che giuridico.
Egregio Procuratore Capo della Procura Generale di Potenza Dott. Lucianetti, io in questo momento le trasmetto questa lunga e sommaria descrizione dei fatti, portando alla sua personale attenzione quanto a me è successo, per significarle il grido di dolore e sofferenze soffertemi in primis dal tribunale ordinario di Potenza, in secondo dalla Corte di Appello di Potenza, ed in terzo dal rifiuto immotivato, irrazionale ed illogico nonché lesivo delle prerogative di difesa di un individuo quale sarei io, in modo che Lei possa nella sua veste di Procuratore Capo attivarsi per una nuova ed attenta analisi dei fatti in causa, e possa indicare la giusta strada da percorre giudizialmente, tenendo presente che sono rimasti pochi giorni per poter effettuare il doveroso ricorso.
Le trasmetto inoltre che, troverei irragionevole il fatto che una persona che è stata messa nella mia situazione, deve patire le pene dell’inferno grazie solo ad alcune persone incrociate sul mio percorso giudiziario, le quali persone ricoprono ruoli di assoluta importanza strategica per il corretto funzionamento della giustizia, e che le stesse persone si siano prestate a dover mistificare una legge per salvaguardare una sola persona, la quale persona non ha avuto scrupoli, in collaborazione con tutto il sistema bancario, per mero profitto personale, a distruggere un’azienda in piena attività lavorativa. Azienda, la nostra, portata ad un livello reddituale con immani sacrifici da parte dei soci e che per colpa di queste persone è stata costretta a ridimensionarsi e perdere contratti importanti anche a livello nazionale. Ci siamo trovati per colpa di queste persone, dalla sera alla mattina, a non avere più nulla, ci hanno gambizzato, ci hanno buttato in mezzo ad una strada e ci hanno messo in una condizione di assoggettamento e povertà assoluta. Ad aggravare questa situazione di schiavitù, sono stati gli ultimi sviluppi giudiziari verificatosi nei miei confronti, in quanto ci siamo trovati di fronte ad un muro di gomma. Contro questo muro non si può combattere la mistificazione dei fatti ma si può certamente combattere solo per il ripristino della legalità anche nell’ambito di un tribunale, dove non ci si aspetta di certo il raggiro nel rispetto della legge. Nonostante tutti coloro incrociati nel mio cammino giudiziario, si sono adoperati per portarci ad una disperazione più assoluta, fino ad indurci ad un gesto estremo quale il suicidio, io cercherò di allontanare tale spettro è sarò combattivo fino alla morte, nel far ripristinare la legge e farla applicare nel giusto alveo costituzionale. Vi porto a conoscenza che già dai prossimi giorni, intraprenderò manifestazioni pubbliche e sciopero della fame per meglio far conoscere la mia situazione e tutto quanto a me successo all’opinione pubblica; affinché quello che è successo a me non succeda ad altri. Se poi nulla sarà possibile e l’unica strada per attenzionare le Istituzioni fino ad ora latitanti sarà il gesto estremo, vorrà dire che bisognerà affrontare anche questa ipotesi.
Mi rimetto per primo al Vostro ruolo di Procuratore Capo della Procura Generale di Potenza al fine di giungere alla verità nella giusta applicazione della legge, mi rimetto alla Vostra coscienza di uomo delle Istituzioni e tutore della legalità, in ultimo ma non meno importante, mi rimetto alla persona uomo che dedica la propria vita a combattere il fenomeno del mio caso l’USURA (o usura bancaria con l’aggravante se commessa da chi esercita il servizio finanziario), con la convinzione di applicare la legge con valori e principi nobili di uomo integerrimo.
In attesa di una sua sollecita conclusione e risposta, le invio ossequiosi saluti
Potenza, 17/11/2014
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