Source: http://studiopsicologicoturchetta.blogspot.com/
Timestamp: 2017-05-28 06:41:44+00:00

Document:
DOTTORESSA VERONICA TURCHETTA
Psicologa Clinica e di Comunità.
Iscrizione all'Ordine degli Psicologi del Lazio n° 12099
TEL. 327.8259566
ASCOLTO E SOSTEGNO PSICOLOGICO
Corso GESTIAMO LE EMOZIONI UDINE
Primo incontro Venerdi 17 Marzo ore 17.30-19.00 presso Sala D'Annunzio presso Hotel Cristallo UDINE)
"GESTIAMO LE EMOZIONI"
piu' GRUPPO DI ASCOLTO E SOSTEGNO EMOTIVO.L’aspetto che davvero può migliorare la nostra vita è imparare a gestire (attenzione, che è ben diverso dal controllare) i nostri stati emotivi senza lasciarsi sopraffare da emozioni disfunzionali.Inoltre, lo stato della nostra mente, delle nostre emozioni e del nostro corpo sono strettamente collegati.Gestire al meglio le tue emozioni e i tuoi stati d’animoEliminare i blocchi che ti condizionano: bassa autostima, mancanza di controllo, ansia …Affrontare situazioni depotenziantiTrasformare il “sapere” in “saper fare” per passare velocemente all’azioneIl corso è dedicato a tutti coloro che vogliono gestire più efficacemente le emozioni, accedere a stati d’animo potenzianti ed essere più soddisfatti nella propria vita.UN INCONTRO INTENSIVO AL MESE al Costo di 40 euro a personaUn'esperienza aggiuntiva positiva che rende questo evento formativo davvero il TOP, è poi proprio il GRUPPO stesso.Questo gruppo diverrà una sorta di famiglia, un posto unico dove vivere e scaricare emozioni, un posto privilegiato anche per condividere con altri le proprie esperienze, per capire che non siamo soli.Disponibilità limitata, il gruppo è riservato ad un massimo di 10 persone!Attenzione 10 persone che verranno scelte accuratamente, al fine di creare un gruppo altamente motivato ed omogeneo!Per info ed iscrizioniDott.ssa Veronica TurchettaTel 38846133393278259566
Dott.ssa Turchetta Veronica
Seminario PsicoSomaticaMente 17 febbraio Udine
Gruppo GESTIAMO LE EMOZIONI A UDINE (FVG)
L’aspetto che davvero può migliorare la nostra vita è imparare a gestire (attenzione, che è ben diverso dal controllare) i nostri stati emotivi senza lasciarsi sopraffare da emozioni disfunzionali.Inoltre, lo stato della nostra mente, delle nostre emozioni e del nostro corpo sono strettamente collegati.Come possiamo gestirli al meglio?Come possiamo accedere e potenziare stati funzionali e ridimensionare stati depotenzianti?Cosa impareraiGestire al meglio le tue emozioni e i tuoi stati d’animoEliminare i blocchi che ti condizionano: bassa autostima, mancanza di controllo, ansia …Affrontare situazioni depotenziantiTrasformare il “sapere” in “saper fare” per passare velocemente all’azioneA chi si rivolgeIl corso è dedicato a tutti coloro che vogliono gestire più efficacemente le emozioni, accedere a stati d’animo potenzianti ed essere più soddisfatti nella propria vita.A guidarti in ogni INCONTRO di apprendimento teorico e pratico sarà la Dottoressa Veronica Turchetta, Psicologo Clinico, Esperta Gestione Emergenze Emotive e Coach EmotivoUN INCONTRO AL MESEAl Costo di 40 euro a personaUn'esperienza, questo gruppo, davvero importante, ricca di emozioni e di nozioni interessanti, un posto privilegiato anche per condividere con altri le proprie esperienze.Sede ad UDINE, indirizzo e date da confermare appena si ottiene il numero minimo.Per info ed iscrizioniDott.ssa Veronica TurchettaTel 38846133393278259566
IMPARA A GESTIRE LE TUE EMOZIONI (corso breve di coaching 2 ore)
L’aspetto che davvero può migliorare la nostra vita è imparare a gestire (attenzione, che è ben diverso dal controllare) i nostri stati emotivi senza lasciarsi sopraffare da emozioni disfunzionali.
Inoltre, lo stato della nostra mente, delle nostre emozioni e del nostro corpo sono strettamente collegati.
Come possiamo gestirli al meglio? Come possiamo accedere e potenziare stati funzionali e ridimensionare stati depotenzianti?
Questo corso breve di quattro ore risponde a queste domande attraverso strumenti pratici.
Cosa impareraiGestire al meglio le tue emozioni e i tuoi stati d’animoEliminare i blocchi che ti condizionano: bassa autostima, mancanza di controllo, ansia …Affrontare situazioni depotenziantiTrasformare il “sapere” in “saper fare” per passare velocemente all’azioneA chi si rivolgeIl corso è dedicato a tutti coloro che vogliono gestire più efficacemente le emozioni, accedere a stati d’animo potenzianti ed essere più soddisfatti nella propria vita.
A guidarti in un INCONTRO di apprendimento teorico e pratico sarà la Dottoressa Veronica Turchetta, Psicologo Clinico, Esperta Gestione Emergenze Emotive e Coach Emotivo
Dove e quandoIl corso breve sullo stato emotivo: impara a gestire le Tue emozioni si svolge secondo un calendario da definire per il 2017.Dove? Presso uffici, attività, centri di riabilitazione, scuole, palestre, contesti privati, ed ovunque sia possibile organizzare..
Costo40 euro a persona
IscrizioneGli incontri sono disponibili per un numero limitato di persone, l’iscrizione è obbligatoria, contattando direttamente la Dottoressa Turchettatel38846133393278259566studiopsicologicoturchetta@gmail.com
Perché ci innamoriamo di persone che non ci possono corrispondere?
Un amore senza sbocchi è faticoso, distruttivo e angosciante. Sfortunatamente, l’educazione emotiva che ci viene impartita non serve a tenerci alla larga da questo tipo di calvario.
Un romanticismo innato ci fa credere di percorrere la strada giusta, anche se il nostro cuore ne esce sempre più ferito. Cosa succede in noi? Perché non riusciamo a soffocare questo impulso, questa attrazione fatale? I motivi possono essere diversi, eccone alcuni:
1. Per colpa della dipendenza affettivaAlcune persone sentono il bisogno di avere qualcuno accanto, chiunque sia, che possa essergli compagno o che lo faccia sentire realizzato. Questa necessità genera una forte ansia che si placa solo quando l’oggetto del desiderio è vicino. Quando questi è lontano, l’ansia cresce e porta, chi ne soffre, a cercare costantemente il “suo amore” per poterla calmare. Questo malessere, se portato all’estremo, può diventare una vera malattia.
2. Per un ideale romantico: lottare contro il vento e le tempesteCelentano cantava “per averti, farei di tutto“: ma si deve davvero sopportare qualsiasi cosa ed andare avanti, costi quel che costi? Non sarà che a volte il nostro agire non è una libera scelta, ma una forma di obbligo dettata dalle nostre convinzioni (false e dannose)?
3. Perché ci prestano attenzioneÈ semplice, anche se è difficile ammetterlo, a volte ci “innamoriamo” perdutamente di qualcuno solo perché ci ha rivolto qualche piccola attenzione. Questo, com’è ovvio, corrisponde ad una serie di carenze emotive e al bisogno di sentirsi accettati.
4. Perché allo stesso tempo si ha bisogno e paura di amarePer quanto possa sembrare strano, ci sono persone che si buttano in amori impossibili per evitare l’intimità amorosa. Queste persone, le “evasive”, vivono all’interno di finzioni che mantengono sempre idealizzate.
Come dice la psicologa Linda Hatch: “Cercano relazioni in cui l’altra persona li rifiuterà o li abbandonerà. È il loro modo per sentirsi al sicuro di fronte alla vulnerabilità della vita intima reale” visto che “la vicinanza con un’altra persona viene percepita come pericolo“.
5. Perché le persone irraggiungibili assumono maggior valore.
È l’ideale dell’amore platonico come amore non corrisposto. Secondo Héctor G. Barnés, è un meccanismo paragonabile alla legge del mercato: “le risorse limitate hanno un valore più alto, quelle abbondanti più basso“. Così come una merce diventa oggetto di lusso quando non possiamo accedervi, le persone irraggiungibili assumono ai nostri occhi un valore sorprendente. Cosa c’è di più esclusivo di una persona impegnata sentimentalmente che non abbandonerà mai il proprio partner oppure più seducente di una persona oggetto del desiderio collettivo (un attore o il “più bello della classe”)?
6. Per ammirazioneIn amore, naturalmente, l’ammirazione deve essere reciproca. Tuttavia, in alcuni casi è un sentimento unilaterale ed è l’elemento che sostiene la coppia. Qualunque relazione amorosa che cominci in questo modo sarà destinata al fallimento e al soccombere della persona che prova ammirazione, che verrà schiacciata dalle qualità dell’altro.
Ma parliamo di vero amore?
Come abbiamo visto, un amore impossibile può rispondere ad un’infinità di esigenze. Ogni caso particolare obbedisce alle proprie motivazioni ed emozioni; ciò nonostante è chiaro che in nessun caso è un amore sano.
L’amore non sempre è un fatto di felicità, ma anche di possibilità. A volte, l’unica cosa che ci lega a questo sentimento è la scossa di adrenalina provocata dalla sfida e dall’avere qualcosa per cui vale la pena vivere.
Come superare un amore impossibile?
Il primo passo è riconoscere che, per quanto ci attragga, l’oggetto del nostro desiderio potrebbe non essere la persona con cui possiamo costruire una relazione sana, costruttiva e soddisfacente.
Idealizzare è una fase naturale nel processo di innamoramento, ma anche questo sentimento con il tempo si indebolisce. L’essere umano non corrisponde mai ad un prototipo o ad un ideale di amore perfetto. Per questo motivo, la scelta del nostro partner deve partire dalla realtà e non da un’immagine idealizzata.
Ciò non toglie che non si possa essere romantici o che alcuni dei nostri ideali non si possano concretizzare nella vita di coppia. È una giusta ambizione, ma non bisogna mai dimenticare i principi irrinunciabili da cui deve partire l’amore.
Perchè oggi è NECESSARIO seguire incontri e corsi di formazione
Andresti da un dottore che ha partecipato al suo ultimo corso di aggiornamento nel 1986? Naturalmente no! Tu desideri che la formazione del tuo dottore sia aggiornata alle ultime diagnosi, trattamenti e tecnologie. E’ molto importante essere aggiornati sulle nuove metodologie, tecniche e tecnologie che aumentano la tua capacità di condurre i progetti nel rispetto dei tempi e del budget, per soddisfazione personale e per la tua azienda.
Ecco quattro benefici della formazione:
1 - La formazione ti mantiene coinvolto
Sei deluso e demotivato dal tuo lavoro? Ti deprimono le lunghe giornate noiose, tutte uguali davanti a te? Un corso di formazione rompe questa monotonia. Approfondire un’area di tuo interesse significa riacquistare vigore nel tuo lavoro; uscirai dalla routine e ti appassionerai nuovamente al tuo lavoro. Cambiare aria per qualche giorno e incontrare nuove persone arricchisce in ogni caso, quindi fa bene alla salute, alla tua professione ed alla tua carriera.
2 - La formazione ti aiuta a fare carriera
Alcune certificazioni professionali richiedono un lungo percorso formativo. Però, se da un lato le certificazioni richiedono impegno, dall’altro costituiscono un enorme vantaggio economico. Conviene essere pronti a sfruttare le opportunità. Quando arrivano vanno colte al volo e a volte una riga di curriculum può fare la differenza. Ci vuole anche fortuna, ma senza le carte in regola non si ha nessuna chance. 3 - La formazione ti dà nuove idee
Un corso di formazione, mettendo insieme esperti e principianti consente loro di avere una prospettiva più olistica e di porsi in modo nuovo di fronte ad un problema. Queste pillole di saggezza, non sono fatti rivoluzionari, ma sono piccole novità da cogliere al volo. Andare ad un corso con questa disponibilità mentale, si torna a casa più soddisfatti, rigenerati e con più voglia di condividere nuove idee con i colleghi. In pratica vorresti prolungare la gradevole atmosfera partecipativa che si è creata in aula.
Per un docente la cosa più bella, a fine corso, è cogliere la solidarietà e la stima reciproca tra esperti e principianti. Ne è valso la pena farli lavorare insieme
4 - La formazione ti fa fare nuovi incontri
Molti corsi ti permettono di interagire con nuove persone. Nascono nuove amicizie. Si interagisce con i colleghi in modo differente, grazie agli scenari didattici nei quali bisogna immergersi, dimenticando la propria realtà quotidiana per qualche ora. E’ di grande valore uscire dal proprio tran tran e vedere cosa sta accadendo intorno a noi, parlando con altri colleghi che vivono in contesti diversi. Non fare come il dottore che non ha seguito alcun corso di formazione da quando ha concluso gli studi. ;-)
Partecipa ai corsi che possono interessarti oggi, e mattone su mattone costruisci le basi della tua carriera futura. Non farlo potrebbe essere un grosso errore e potresti pentirtene quando sarà troppo tardi.
Alcuni treni passano una sola volta nella vita!
La Motivazione al Cambiamento: perché a volte è così difficile?
La motivazione al cambiamento è ciò che permette di superare un periodo nero, di uscire da una situazione stagnante o di lasciarsi alle spalle persone o fatti che ci hanno reso infelici: ognuno di noi può decidere di cambiare e concedersi di stare meglio.
Tuttavia, stravolgere la propria vita, o cambiarne anche solo un aspetto, non è sempre così facile. Perché?
La motivazione al cambiamento e la paura dell’ignoto
Cambiare è difficile per un semplice motivo: tutti gli esseri umani hanno una naturale paura dell’ignoto. L’ignoto è spaventoso, è pieno di difficoltà sconosciute, magari più grandi di quelle che già sperimentiamo tutti i giorni, è popolato da persone che potrebbero rivelarsi meschine, opportuniste, o, ancora peggio, è un luogo vuoto, di solitudine e rimpianti.
Se è vero che questi pensieri sono influenzati dall’indole più o meno pessimista dei singoli, è altrettanto vero che lanciarsi nel vuoto e abbandonare una situazione spiacevole ma conosciuta, è una fonte di ansia per chiunque.
Cambiare, infatti, significa uscire dalla propria “zona di comfort”, quella parte della nostra vita composta da luoghi, persone, situazioni, dinamiche sociali (ma anche cibi, lingue, umorismo, spettacoli televisivi e così via) che conosciamo e con cui siamo abituati a convivere.
Magari non ci entusiasma, ma il fatto che sia conosciuta ci tranquillizza e ci convince ad evitare di varcarne i confini.
Le barriere della “zona di comfort” sono molto ardue da rompere: superarle significa andare verso un ignoto in cui non possiamo sapere come andrà a finire. La sensazione di disagioper l’ignoto è il vero motivo per cui la maggior parte delle persone preferisce accontentarsi di rimanere dov’è e rimandare (o evitare del tutto) il cambiamento necessario per diventare chi vuole diventare.
Accettare le sfide
Le presunte difficoltà che ci aspettano al di là della “zona di comfort” sono frutti delle nostre paure, creature mostruose che si ingigantiscono tanto più l’ansia dell’ignoto riesce a influenzare il pensiero.
Quante volte, dopo un passo importante, abbiamo riguardato ai mesi precedenti ridendo delle ridicole preoccupazioni che ci attanagliavano? Avere coscienza di questo processo è il primo passo per incoraggiarsi a cambiare.
In secondo luogo, è utile imparare a vedere le difficoltà in modo “positivo”, non come ostacoli invalicabili, ma come sfide da affrontare e superare. Le sfide, infatti, sono l’unico strumento che abbiamo per crescere: grazie a loro diventiamo più forti, impariamo a muoverci meglio all’interno dello spazio e acquisiamo una consapevolezza delle nostre qualità (e dei nostri limiti) sempre maggiore.
Inoltre, ed è bene ricordarlo, alla fine di una sfida c’è una ricompensa che attende. Chi riesce a superare le proprie paure viene sempre ricompensato, anche quando l’obiettivo che voleva raggiungere rimane lontano. Già solo il fatto di aver affrontato, combattuto e vinto una propria paura, è la più grande gratificazione che si possa regalare a sé stessi.
Il cambiamento è complicato, certo. Ma con la giusta motivazione una dose di coraggio per superare la “zona di comfort”, non è impossibile, se si riesce a intravedere la propria felicità fare capolino al di là delle barriere. (Fonte www.piuchepuoi.it)
Questo è davvero un nuovo servizio come risposta alle molte richieste che mi vengono fatte da parte di persone che vogliono smettere una Dipendenza (pensiamo al fumo, al gioco, o all’eccesso di cibo), oppure desiderano raggiungere un obiettivo importante (potrebbe essere uno studente o un libero professionista e/o imprenditore) e vogliono avere la piena disponibilità delle risorse cognitive ed emotive.Se vi è capitata un’esperienza durante la quale volevate impegnarvi in qualche attività ma vi mancava la giusta determinazione, impegno o forza di volontà e non siete riusciti a raggiungere e mantenere il vostro obiettivo, allora il Training fa per voi.
Il Training motivazionale, attraverso una serie di tecniche all’avanguardia nel campo della psicologia motivazionale, vi permette di usare il cervello per cambiare.
Il percorso di Training è organizzato in 4 incontri:• primo incontro: colloquio conoscitivo per verificare che ci siano le condizioni base perchè il Training possa essere efficace (stabilità emotiva, discreta Forza dell’Io, chiarezza delle finalità e dell’obiettivo).Se considerati idonei, si passa all’incontro successivo. (Durata 40 minuti circa);
• secondo incontro: raccolta delle informazioni personali e caratteriali per definire i bisogni altamente motivanti, che serviranno per calibrare l’incontro successivo. (Durata 90 min circa);
• terzo incontro: attraverso l’utilizzo di varie tecniche motivazionali verrà costruito il percorso di Training Motivazionale. (Durata 40 minuti circa);
• quarto incontro: verifica dell’efficacia. (Durata 40 minuti circa).
EVENTO 4 SETTEMBRE 2016 (UDINE)
AUTOSTIMA 5 consigli per potenziarla! :-)
PREAMBOLO Considerato che, nello Statuto, i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo e nella dignità e nel valore della persona umana, e che essi si sono dichiarati decisi a favorire il progresso sociale e a instaurare migliori condizioni di vita in una maggiore libertà; Considerato che, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo Le Nazioni Unite hanno proclamato che tutti possono godere di tutti i diritti e di tutte le libertà che vi sono enunciate senza distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di ogni altra opinione, d'origine nazionale o sociale, di condizioni economiche, di nascita o di ogni altra condizione; Considerato che il fanciullo, a causa della sua immaturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una particolare protezione e di cure specialicompresa una adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo lanascita; Considerato che la necessità di tale particolare protezione è stataDichiarazione del 1924 sui diritti del fanciullo ed è stata riconosciuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo come anche negli statuti degli Istituti specializzati e delle Organizzazioni internazionali che si dedicano al benessere dell'infanzia; Considerato che l'umanità ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di se stessa. L'ASSEMBLEA GENERALE Proclama la presente Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo affinché esso abbia una infanzia felice e possa godere, nella interesse suo e di tutta la società, dei diritti e delle libertà che vi sono enunciati; invita genitori, gli uomini e le donne in quanto singoli, come anche le organizzazioni non governative, le autorità locali e i governi nazionali a riconoscere questi diritti e a fare in modo di assicurare il rispetto per mezzo di provvedimenti legislativi e di altre misure da adottarsi gradualmente in applicazione dei seguenti principi: Principio primo: il fanciullo deve godere di tutti i diritti enunciati nella presente Dichiarazione. Questi dirittidebbono essere riconosciuta tutti i fanciulli senza eccezione alcuna, e senza distinzione e discriminazione fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua la religione oopinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale o sociale, le condizioni economiche, la nascita, o ogni altra condizione sia che si riferisca al fanciullo stesso o alla sua famiglia. Principio secondo: il fanciullo deve beneficiare di una speciale protezione e godere di possibilità e facilitazioni, in base alla legge e ad altri provvedimenti, in modo da essere in grado di crescere in modo sano e normale sul piano fisico intellettuale morale spirituale e sociale in condizioni di libertà e di dignità. Nell'adozione delle leggi rivolte a talfine la considerazione determinante deve essere del fanciullo. Principio terzo: il fanciullo ha diritto, sin dalla nascita, a un nome e una nazionalità Principio quarto: il fanciullo deve beneficiare della sicurezza sociale.Deve poter crescere e svilupparsi in modo sano. A tal fine devono essere assicurate, a lui e alla madre le cure mediche e le protezioni socialiadeguate, specialmente nel periodo precedente e seguente alla nascita Il fanciullo ha diritto ad una alimentazione, ad un alloggio, a svaghi e a cure mediche adeguate. Principio quinto: il fanciullo che si trova in una situazione di minoranza fisica, mentale o sociale ha diritto a ricevere il trattamento, l’educazione e le cure speciali di cui esso abbisogna per il suo stato o la sua condizione. Principio sesto: il fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalità ha bisogno di amore e di comprensione. Egli deve, per quanto è possibile, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d'affetto e di sicurezza materiale e morale. Salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre. La società e i poteri pubblici hanno il dovere di aver cura particolare dei fanciulli senza famiglia o di quelli che non hanno sufficienti mezzi di sussistenza. E' desiderabile che alle famiglie numerose siano concessi sussidi statali o altre provvidenze per il mantenimento dei figli. Principio settimo: il fanciullo ha diritto a una educazione, che, almeno a livello elementare deve essere gratuita e obbligatoria. Egli ha diritto a godere di un educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale, e di divenire un membro utile alla società. Il superiore interesse del fanciullo deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento; tale responsabilità incombe in primo luogo sui propri genitori 11 fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giuochi e attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi; la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto. Principio ottavo: in tutte le circostanze, il fanciullo deve essere fra i primi a ricevere protezione e soccorso. Principio nono: il fanciullo deve essere protetto contro ogni forma di negligenza, di crudeltà o di sfruttamento. Egli non deve essere sottoposto a nessuna forma di tratta. Il fanciullo non deve essere inserito nell’attività produttiva prima di aver raggiunto un'età minima adatta. In nessun caso deve essere costretto o autorizzato ad assumere un occupazione o un impiego che nuocciano alla sua salute o che ostacolino il suo sviluppo fisico, mentale, o morale. Principio decimo: il fanciullo deve essere protetto contro le pratiche che possono portare alla discriminazione razziale, alla discriminazione religiosa e ad ogni altra forma di discriminazione Deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale, e nella consapevolezza che deve consacrare le sue energie e la sua intelligenza al servizio dei propri simili.
‘’Gesù si recò in una città chiamata Nain…ed ecco che veniva portato al sepolcro un figlio unico di madre vedova…Il Signore ne ebbe compassione e le disse: Donna, non piangere! Ed accostatosi.. disse: Giovinetto, dico a te, alzati! Il bambino si levò a sedere e cominciò a parlare. Ed Egli lo diede alla madre.’’(Luca, 7, 1-7) Articolo 1Il bambino ha diritto, fin dal concepimento, al massimo grado raggiungibile di salute con il migliore livello di assistenza possibile;ha diritto ad essere assistito in modo globale Tutto il personale dell’Ospedale Bambino Gesù oltre a ‘’curare’’, si “prende cura” del piccolo malato e della sua famiglia, unendo agli aspetti specifici dell’assistenza ospedaliera la carità amorevole, quotidianamente ridestata dal mistero della sofferenza nel bambino. Già in epoca prenatale, il nostro Ospedale si impegna per la promozione della salute attraverso interventi educativi e di assistenza alla gravidanza ed al parto; successivamente attua interventi sanitari per la promozione della salute e per la prevenzione di incidenti e malattie. L’Ospedale garantisce che il bambino resti ricoverato per il minor tempo possibile, compatibilmente con il tipo di patologia e solo se non è possibile far fronte in altro modo alle sue esigenze assistenziali, favorendo pertanto l’Assistenza Domiciliare, il Day Hospital e il Day Surgery. Esso si impegna inoltre ad aggiornare costantemente le proprie competenze professionali al fine di raggiungere uno sviluppo scientifico e tecnico di eccellenza. Articolo 2Il bambino ha diritto alla continuità delle cure L’Ospedale assicura la presa in carico del paziente da parte di una equipe medica referente, che segue il paziente nel percorso interno all’Ospedale e dopo la dimissione. Promuove e mantiene rapporti di collaborazione con la famiglia e le strutture del territorio, al fine di garantire la continuità terapeutica, in particolare per i bambini con malattie croniche o che necessitano di riabilitazione. Il personale si impegna affinchè il bambino e la sua famiglia acquisiscano le conoscenze e le capacità necessarie per la gestione il più possibile autonoma della malattia. Articolo 3Il bambino ha diritto, durante il ricovero, ad avere accanto i propri genitorio qualcuno che ne faccia le veci L’Ospedale Bambino Gesù si impegna a promuovere il contatto diretto e continuativo madre-neonato, al fine di favorirne il reciproco attaccamento. L’Ospedale garantisce sempre la possibilità di permanenza di un familiare o di un’altra figura di riferimento, anche in reparti di cura intensiva e nelle situazioni assistenziali in cui si prevedono interventi invasivi, compatibilmente con le esigenze cliniche e organizzative. Nel caso in cui il bambino si trovi in una situazione di abbandono, o di difficoltà del nucleo familiare, sono disponibili operatori che permettono al bambino di mantenere relazioni umane significative. Articolo 4Il bambino ha diritto alla tutela del proprio sviluppo fisico, psichicoe relazionale anche nei casi in cui necessiti di isolamento In caso di ricovero prolungato, l’Ospedale garantisce la continuità del percorso educativo-scolastico. Aree di gioco dedicate ai bambini ricoverati ed i loro fratelli sono messe a disposizione nell’Ospedale. È consentito al bambino ricoverato di tenere con sé i propri giochi, il vestiario e qualsiasi altro oggetto da lui desiderato, se questi non rappresentano un pericolo o un ostacolo per il suo o altrui programma di cure. Articolo 5Il bambino ha il diritto di essere considerato una persona, di essere trattato con sensibilità e comprensione e al rispetto della sua privacy Tutto il personale sanitario dell’Ospedale si impegna ad identificare il bambino con il suo nome, e a rispettarne l’identità culturale e la fede religiosa. L’approccio nei confronti del paziente è personalizzato, riservando uno spazio di attenzione adeguato alle esigenze del bambino ed a quelle dei familiari. L’Ospedale si impegna a creare le condizioni atte a garantire il rispetto del pudore e della riservatezza del bambino e della sua famiglia. Articolo 6I bambini ed i genitori hanno il diritto di essere informati in maniera appropriata, in relazione all’età ed al grado di comprensione Il personale informa genitori e bambini sulle condizioni di salute e sulle procedure cui il bambino verrà sottoposto con linguaggio comprensibile ed adeguato al suo sviluppo ed alla sua maturazione. Ciò comporta l’utilizzo di spazi, tempi, modalità e strumenti comunicativi idonei ai singoli casi, ricorrendo anche alle immagini, ai disegni, alla narrazione e al gioco. Per le persone straniere, con scarsa conoscenza della lingua italiana, l’Ospedale attiva rapporti con servizi di interpretariato o mediatori culturali. Articolo 7Il bambino ha diritto di essere coinvolto nelle decisioni diagnostiche e terapeutiche che lo riguardano Un assenso/dissenso progressivamente consapevoli in rapporto alla maturazione del bambino andranno sempre promossi e ricercati anche e soprattutto attraverso le relazioni familiari. La sperimentazione sul minore può essere effettuata solo se non esiste la possibilità di perseguire analoghi risultati su soggetti di maggiore età né una cura alternativa migliore; essa è sempre vincolata al consenso di chi esercita la potestà genitoriale. Articolo 8Il bambino ha diritto di essere sottoposto agli interventi diagnostico-terapeutici meno invasivi e dolorosi Gli operatori dell’Ospedale prestano un’attenzione particolare alla sofferenza del bambino, anche se inespressa, testimoniando la propria Fede e unendo alla propria professionalità una partecipazione amorevole. Tutto il personale è dedicato a fornire un supporto umano al bambino ed ai suoi familiari per prevenire l’insorgenza del dolore, ridurre al minimo la sua percezione e mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari a contenere situazioni di paura, ansia e stress. L’Ospedale Bambino Gesù garantisce ché il bambino non venga sottoposto ad indagini diagnostiche e trattamenti terapeutici inutili o dannosi. Articolo 9Il bambino deve essere protetto da ogni forma di violenza, abbandono e negligenza fisica e morale L’Ospedale mantiene, durante e dopo il ricovero, il segreto professionale. Ove necessario, segnala ai Servizi preposti alla tutela del minore ogni negligenza o abuso psico-fisico e/o morale sul bambino o situazioni a rischio. Esso garantisce una stretta collaborazione con i familiari, i servizi sociali territoriali, le strutture religiose, al fine di offrire sostegno al bambino bisognoso. Articolo 10Il bambino ha diritto di essere assistito sempre, mantenere dignità e ricevere rispetto anche negli stadi terminali della malattia ed in caso di morte Il personale sanitario dell’Ospedale è dedicato a difendere la vita sempre, ad offrire cure che allevino il dolore nella fase terminale della vita e a non accanirsi con diagnostiche e terapie vane. Durante la fase terminale della vita il bambino ha diritto di essere assistito e accompagnato, insieme alla famiglia, da medici, infermieri, religiosi e psicologi che sappiano unire alle cure una intensa partecipazione umana, di fede e di preghiera. Il personale sanitario e religioso si prende cura della famiglia anche dopo il commiato con discreta e partecipe disponibilità, rispettando i tempi di elaborazione del lutto, sostenendo la famiglia e contribuendo con empatia e carità ad una rinnovata speranza di vita. “Mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità. Se queste cose si trovano in abbondanza in voi non vi lasceranno oziosi né senza frutto”(2^ Lettera di Pietro 1, 5-8)
* Supporto psicologico on line (tramite chat, mail) o telefonico.* Organizza e gestisce gruppi per la gestione di problematica psicologiche come la dipendenza affettiva, ecc.* Organizza anche i seguenti Corsi di Promozione del Benessere Psicologico:- Corso di supporto psicologico alla genitorialità:"Dall’attesa alla Nascita.""Il rapporto con il figlio adolescente."- Corso di supporto psicologico alla Terza età:"Come vivere serenamente la menopausa, il pensionamento e i primi acciacchi."- Corso di supporto psicologico al paziente oncologico e ai suoi familiari:"Capire cos’è un tumore, accettarlo e imparare a conviverci serenamente."- Corso di supporto psicologico per l’elaborazione del lutto:"Lutto... Dalla disperazione della perdita del proprio caro, all'elaborazione e rinascita psicoemotiva."- Corso di supporto psicologico al divorzio:"Quando l’amore finisce... come gestire la rottura e salvaguardare il rapporto con i figli."- Corso di supporto psicologico alla neomamma:"Come affrontare serenamente il rientro a casa.""Come gestire emotivamente il nuovo arrivato""Dall’allattamento alla baby blues:la nascita di un nuovo legame."
Gruppi supportivi per le neo-mamme Gruppo coordinato dalla Dottoressa Veronica Turchetta I gruppi nascono per OFFRIRE UNO SPAZIO DI ASCOLTO E SUPPORTO PSICOLOGICO per le neo-mamme, per tutelare il loro benessere psicologico e dei bambini. Le energie dopo la nascita di un bambino sono concentrate su più fronti: sull'accudimento del bambino, se si riesce "su se stessa", sul partner e spesso in ambito lavorativo, MA E' COMPLICATO E DIFFICILE conciliare il tutto. La donna oggi vive un momento di delicato cambiamento soggettivo e sociale ed è difficile e faticoso investire le proprie energie su più fronti. Il gruppo di neo-mamme è un’occasione d’incontro tra persone “unite dalla stessa esperienza”. E' un gruppo che prende forma dagli incontri in base alle esigenze e all'ascolto dato alle partecipanti. E’ un momento per “ROMPERE L'ISOLAMENTO E CONDIVIDERE IL PROPRIO VISSUTO EMOTIVO” in una fase così delicata di cambiamento della propria vita in cui nella coppia subentra il piccolo neonato bisognoso di attenzioni particolari.E’ un momento per CONDIVIDERE la propria esperienza di neo-mamma (faticosa e gioiosa che sia) in un contesto protetto dai giudizi.Questi gruppi non possono dare tutte le risposte ad eventuali momenti di sconforto e impotenza che soprafanno le mamme, ma sono un utile tentativo per non continuare ad ignorare un problema di fondo, ossia, che mettere al mondo dei figli è molto bello ed entusiasmante sì, ma per molti è anche molto faticoso e a risentirne non sono solo le mamme ma anche i bambini e il sistema familiare. (4 incontri continuativi formate dalle persone dello stesso gruppo)(Giorno e luogo da definire)Si richiede (totale per i 4 incontri) una quota minima contributiva spese cadauno di 40.00 euro (contributo necessario anche per materiale informativo ed eventuali dispense).E' necessaria la PRENOTAZIONE, numero massimo di partecipanti 6 a gruppo
L'auto aiutoIn caso di depressione l'auto-aiuto si è rivelato un sostegno utile e complementare alla terapia. In un gruppo di auto-aiuto i diretti interessati o i loro famigliari s'incontrano per uno scambio di esperienze, per una comune ricerca di possibili modi di superare la malattia, ma anche per trovare un sostegno. I gruppi di auto-aiuto aiutano i diretti interessati e i famigliari a costruire nuovi contatti sociali.Guida per gruppi di auto-aiutoIo stesso sono colpito dalla depressione oppure sono un famigliare di una persona psichicamente ammalata. Nel gruppo di auto-aiuto per diretti interessati o in quello per famigliari trovo delle persone in una situazione simile alla mia. Ci scambiamo le nostre esperienze parlandone apertamente. Mi rendo conto che non succede solo a me. Le mie esperienze possono essere utili per altri e da parte mia posso approfittare delle esperienze altrui. I gruppi di auto-aiuto non sono diretti da specialisti, dunque non sono dei gruppi di "terapia". Ogni membro del gruppo gode di pari diritti e partecipa al successo del gruppo. Il termine "auto-aiuto" significa essere determinato a riprendere le redini della propria vita. In questo lavoro sono aiutato da persone con lo stesso obiettivo.Condizioni di massima per gruppi di auto-aiutoCi sono diverse possibilità per far funzionare un gruppo. Il gruppo funziona bene se i partecipanti si sentono a loro agio e possono trarre profitto dal gruppo. Le seguenti condizioni di massima ci aiutano nella creazione di nuovi gruppi e quando vogliamo superare delle difficoltà in caso di problemi. All'inizio è importante che i partecipanti del gruppo si accordano sugli obiettivi comuni e sulle regole da osservare nel gruppo. Eventuali cambiamenti vanno fatti sempre di comune accordo.Le aspettative verso il gruppo di auto-aiutoCi sono diverse aspettative che potrei avere verso il gruppo di auto-aiuto:voglio conoscere meglio me stesso,voglio acquisire nuove conoscenze sulla malattia,cerco una rete di supporto per momenti di crisi,ho bisogno di comunicare,vorrei imparare a convivere con la malattia e/o superarla,cerco delle persone amiche da frequentare nel tempo libero,vorrei aiutare me stesso e dare anche una mano agli altri,voglio impegnarmi pubblicamente nella lotta contro la stigmatizzazione, ecc.Nessun gruppo di auto-aiuto può soddisfare tutte queste aspettative contemporaneamente. Per questo motivo devo chiedere a me stesso e a il mio gruppo di auto-aiuto: Cosa è importante per me? Cosa è importante per noi?Le condizioni esterne per un gruppo di auto-aiutoIl luogo degli incontri del gruppoQuale luogo di incontro è utile scegliere un luogo neutro (una sala di riunione, una saletta in un ristorante, in una clinica, in una casa per anziani, ecc.). Dalla nostra esperienza risulta che riunioni in case private non funzionano.La frequenza degli incontriLa maggior parte dei gruppi si incontra ogni 2 settimane.Secondo la nostra esperienza gli incontri settimanali vanno bene solo per brevi periodi. Incontrarsi soltanto una volta al mese invece ha lo svantaggio che ci vuole molto più tempo prima che si crei fiducia tra i partecipanti.La partecipazioneLa partecipazione regolare ha un effetto benefico sull'ambiente del gruppo. Se decido di partecipare lo voglio fare regolarmente. In caso di assenza avviso per tempo per evitare che gli altri partecipanti stiano inutilmente in pensiero.La struttura interna del gruppoLa responsabilità del gruppoIl gruppo concorda lo svolgimento del programma (invitare uno specialista, organizzare una cena o una festa, un evento pubblico per informare, ecc.). Se un partecipante manca alla riunione del gruppo senza aver avvisato o se sappiamo che un membro del gruppo sta male, vediamo insieme chi di noi si prende l'incombenza di informarsi.L'organizzazione degli incontriNon solo ogni persona è unica, anche ogni gruppo lo è. In certi gruppi gli incontri sono strutturati in modo chiaro: giro iniziale, discussione e giro finale. In altri gruppi lo svolgimento degli incontri è molto libero e spontaneo. Altri gruppi ancora fanno dei programmi semestrali o annuali con temi prefissati. Ci sono dei gruppi dove i vissuti attuali dei partecipanti vengono discussi a lungo e in dettaglio.Importante è, come già accennato, che la forma "giusta" dei nostri incontri sia appropriata e gestita in modo consensuale.Imparare gli uni dagli altriQuando un membro del gruppo racconta un suo vissuto possiamo chiederci: Questo è tipico per le persone che reagiscono in modo depresso o bipolare? Questo è tipico per la dinamica tra persone che soffrono di depressione e i cosiddetti "sani"? Come mi sarei sentito io in una situazione simile, come avrei reagito? Come sono riuscito a risolvere una situazione analoga? Facendo così siamo sempre coinvolti e non ci spazientiamo se la situazione di un singolo partecipante è nel centro dell'attenzione.Come condurre gli incontriNel gruppo decidiamo se desideriamo scegliere un moderatore per gli incontri. Il moderatore gestisce gli interventi e sta attento affinché si rimanga in tema, monitorando che tutti abbiano l'occasione di esprimersi. Sarebbe utile se questo compito venisse assegnato a rotazione.Più ogni membro si sente responsabile dell'ambiente nel gruppo, meno sarà necessario condurre l'incontro.Le persone di contattoSarebbe bene se ogni gruppo di auto-aiuto potesse disporre di 2 o 3 persone di contatto per dividersi i seguenti compiti:- pubblicità per il gruppo (articoli nei giornali, flyers, ecc.),- altri contatti verso l'esterno (comune, regione, istituzioni),- contatto con nuovi interessati, logistica,- collegamento con EQUILIBRIUM.Anche le persone di contatto possono aver bisogno di sostegno. Se svolgono soltanto il ruolo di chi aiuta, si rischia che gli altri membri del gruppo si appoggiano troppo, e non colgono l'occasione di assumersi delle responsabilità o degli incarichi.Le regole d'oro di un gruppo di auto-aiutoL'obbligo di mantenere la riservatezzaTutto quanto viene discusso nel gruppo è strettamente confidenziale. Questo è una prerogativa indispensabile per costruire e mantenere la fiducia tra i partecipanti.Contatti all'infuori degli incontri di gruppoI problemi dovuti alla nostra malattia comportano spesso un forte senso di solitudine e la perdita dei contatti sociali. Per fortuna è possibile trovare nuove amicizie in un gruppo di auto-aiuto. Durante una crisi acuta potrebbe essere di grande aiuto sapere che posso telefonare a una persona amica, cioè qualcuno del gruppo. A volte è più facile confidarsi con una persona singola. Ma se questo diventa un'abitudine potrebbe andare a scapito del gruppo. Il vantaggio del gruppo è che posso ricevere l'opinione e il sostegno da parte di più persone. Così non dipendo dall'opinione di una sola persona, inoltre resto meno fissato sui miei problemi, perché durante gli incontri ho anche modo di sentire le esperienze degli altri.Come comunicareFrequento il gruppo soprattutto per cercare di stare meglio e sono disposto a parlare delle mie esperienze personali. Parlo nella prima persona singolare (io) e non in modo indiretto (si). Parlare di problemi di terze persone nel gruppo può essere dispersivo e fuorviante. Evito di dare dei consigli (soprattutto se non sono richiesti espressamente). Per il gruppo è più utile se ascolto con attenzione ed empatia. Se racconto cosa ha aiutato me in una situazione simile posso offrire aiuto in modo più efficace.La gestione dei conflittiCome in ogni altro gruppo, anche in quello di auto-aiuto si possono presentare dei problemi (assenze prolungate, racconti senza fine, persone che vogliono imporsi, rimproverare o dare lezioni, ecc.). Prima riusciamo ad affrontare questi dissapori apertamente all'interno del gruppo, prima si lasciano chiarire e risolvere. Tacere, fare il muso o parlarne alle spalle, fuori dal gruppo, è negativo e nocivo per il gruppo.Il gruppo funziona anche da campo sperimentale dove posso imparare ad affrontare e gestire malintesi e problemi.Possibili difficoltàImportante è che nel gruppo di auto-aiuto ci incoraggiamo a prenderci cura di noi stessi, a difenderci contro pretese assurde, a imparare a dire di no, a far valere i nostri diritti, ecc.Non è utile invece creare dei comuni nemici (tutti gli uomini sono cattivi, non si può convivere con i depressi, tutti gli psichiatri sono incompetenti, ecc.)Ognuno di noi ha fatto le sue esperienze di vita. Potrebbe succedere che un membro del gruppo mi attacca, mi fa arrabbiare o innervosire. Come mi sento e come reagisco dipende dalle mie esperienze precedenti. Forse mi ricorda una persona che mi ha fatto soffrire. Quando ho la possibilità di parlarne apertamente nel gruppo, posso sperimentare che la persona con la quale ho delle difficoltà è diversa da quella del mio passato. Questo è un modo di guarire le mie vecchie ferite.Le situazioni di crisi hanno la precedenzaIn genere ogni membro del gruppo ha il diritto ad essere ascoltato. Se uno di noi si trova in una crisi acuta (pensieri di suicido, imminente ricovero in clinica, problemi di relazione o di famiglia, perdita del posto di lavoro, ecc.), allora è chiaro che lasciamo lo spazio necessario a questa persona, offrendo tutto il nostro sostegno. In queste occasioni possiamo scoprire di essere veramente utili ad un'altra persona. Però è bene ricordarsi che possiamo aiutare un'altra persona soltanto quando stiamo abbastanza bene. Non ha senso star male perché ho compassione della sofferenza di un partecipante del gruppo. È importante parlare e trovare delle soluzioni.I nostri limitiUn gruppo di auto-aiuto non sostituisce l'intervento medico o specialistico. Se in una fase bipolare non riesco più ad ascoltare le altre persone perché devo parlare continuamente, o se in una fase di profonda depressione non riesco più a parlare perché sono troppo chiuso nel mio mondo infernale, allora divento un peso per il gruppo. I membri del gruppo fanno il possibile per incoraggiare, sostenere e aiutare chi è in difficoltà. A volte questo non basta, e l'aiuto potrebbe consistere nell'accompagnare la persona dal medico.È importante parlarne nel gruppo e trovare delle soluzioni di comune accordo.Inoltre ci sono degli esperti nell'associazione Equilibrium ai quali è possibile rivolgersi per consiglio o aiuto.Per quanto tempo ho bisogno del gruppo?Quando stiamo bene è comprensibile che vogliamo dimenticare i brutti tempi. Succede spesso che qualcuno dice: "ora sto bene, non ho più bisogno del gruppo." Così si sottovaluta che proprio quando stiamo bene il gruppo può darci molte indicazioni su come prevenire nuove crisi, se riusciamo a capire su quali dei nostri atteggiamenti e comportamenti dobbiamo ancora lavorare.Quando sto male sono contento se una persona che sta bene mi fa coraggio. Così, quando sto bene, posso essere utile anch'io a qualcuno che sta male.Quando ho deciso di non più partecipare al gruppo, sarebbe preferibile avvertire dando forse anche un motivo, piuttosto che non farmi più vedere.
Cosa sono, perché e come possono essere utili, a chi, come organizzarli:qualche linea guida di baseI gruppi di auto - aiuto sono dei piccoli gruppi di persone che condividono la stessa situazione di vita o le stesse difficoltà. Si costituiscono volontariamente per cercare di soddisfare un bisogno, superare un problema, ottenere un cambiamento in maniera reciproca.Non si utilizzano operatori professionali, se non per un ruolo definito e mai centrale, poiché la caratteristica dell’autonomia è fondamentale in un gruppo di supporto."L’intento comune di tutti i gruppi di auto - aiuto è quello di trasformare coloro che domandano aiuto in persone in grado di fornirlo" (Martini, Sequi, 1988 ), aumentando la padronanza e il controllo sui problemi, in una parola, l ’ auto – efficacia dei partecipanti.Ecco quattro buoni motivi per costituire un gruppo di auto - aiuto:Per un supporto emotivoPer un sostegno informativoPer un aiuto materialePer un’azione politico – sociale a difesa dei propri diritti.Ci sono diversi tipi di gruppi di auto - aiuto: quelli formati da persone che condividono un handicap o una malattia cronica, quelli costituiti da persone che vogliono cambiare una abitudine, un comportamento (ad esempio gli Alcolisti Anonimi), quelli organizzati da familiari di persone con gravi problemi, gruppi di persone che attraversano un periodo di crisi (un lutto, una separazione), o un periodo positivo ma che cambia radicalmente le loro vite (es. nascita di un figlio),o infine, persone che devono affrontare una situazione o un cambiamento che influisce sulle loro identità (es. al menopausa, il pensionamento).Nei gruppi di auto - aiuto le persone escono dal ruolo di consumatori, da una situazione di passività e diventano protagoniste, spesso dopo aver affrontato situazioni di grave disagio a cui i sistemi socio sanitari e politici non sono riusciti a dare una risposta sufficientemente rassicurante e adeguata, o magari non l’hanno data affatto.Conoscere persone che hanno attraversato o stanno attraversando le stesse difficoltà, fa sentire meno soli e aiuta a capire che sentimenti e reazioni che sembrano "cattivi" o "folli ", non sono affatto tali. Inoltre incontrare persone che hanno superato gli stessi problemi, o hanno trovato modi ottimali per affrontarli e gestirli può regalare speranza e ottimismo. Una delle funzioni dei gruppi di auto aiuto è proprio quella di "insegnare" ai membri strategie di fronteggiamento dello stress, per affrontarne nel miglior modo possibile le cause e le emozioni correlate.Si acquisiscono le competenze per avere il maggior controllo possibile sul problema, invece di esserne controllati.L’accento sulla parità dei membri rende tutti ugualmente responsabili dei risultati raggiunti e dei servizi forniti. Il clima è spontaneo ed informale, e il fatto di dare aiuto, oltre che riceverlo, aiuta a liberarsi dal senso di impotenza e di sfiducia in se stessi che spesso si prova in queste situazioni.In particolare nei gruppi di auto – aiuto formati da persone che condividono una malattia cronica, i componenti non si sentono più compatiti per la loro situazione, riescono ad "abbassare" le difese e ad esprimere non solo sentimenti di rabbia, di tristezza, ma anche orgoglio per essere riusciti a dare un senso alla propria vita nonostante il peso più difficile che portano con sé.Aiutare gli altri accresce la propria autostima, aumenta il livello di competenza interpersonale. La persona nota che riesce ad ottenere un equilibrio tra il dare e l’avere, e riproponendole ad altri, consolida quelle strategie di cambiamento che ha acquisito a sua volta.Questo è particolarmente importante per coloro che sono a volte costretti ad essere aiutati e a dipendere da altri, che così traggono fierezza, soddisfazione nel sostenere a loro volta altre persone, nel vedere che può anche dipendere da loro, sperimentando l’interdipendenza reciproca.Per i familiari di persone affette da una malattia cronica, il gruppo offre vari tipi di sostegno, che aiutano ad alleviare lo stress, o a chiarire dubbi e paure. Si va quindi dallo scambio di informazioni, all’ascolto e al supporto emotivo nei momenti di stanchezza e depressione, ma anche l’aiuto materiale, come ad esempio sostituzioni nel prendersi cura dell’ammalato e potersi così permettere una "vacanza dal problema" importanti per evitare di accumulare troppo stress. Questi gruppi si mobilitano anche per ottenere prestazioni che migliorino la qualità della vita dei loro cari.Vorrei ora proporvi qualche suggerimento pratico per l’organizzazione di un primo incontro di un gruppo di auto - aiuto.La prima cosa che si deve fare è verificare che non esistano altri gruppi di questo tipo nella propria zona. Una volta accertata la mancanza di un’iniziativa del genere, mettete un annuncio sul giornalino dell’associazione o su giornali locali per contattare altre persone, create dei volantini semplici e chiari da distribuire nei reparti e negli ambulatori degli ospedali, iniziate insomma una specie di tam – tam.Cercate anche di trovare una sede, che magari sarà anche provvisoria, prestata per questo primo incontro. Sarebbe meglio che non ci si incontrasse in una casa: l’ambiente domestico è pieno di distrazioni, dal telefono che squilla, al vicino che suona alla porta, al ruolo di "padrone di casa" che inevitabilmente si farebbe sentire. Meglio un ambiente neutro, come un locale di un Ospedale (domandate alla Direzione Sanitaria e ai Primari dei reparti interessati), di un Centro sociale o di una associazione di volontariato che disponga di sufficiente spazio per ospitarvi. Potete anche rivolgervi direttamente al Comune di appartenenza.Bene, eccovi tutti riuniti.Disponete le sedie in cerchio, in modo da potervi guardare tutti in viso e cercate di cominciare all’ora fissata, senza ritardi.Iniziate presentandovi solo col vostro nome di battesimo, usando il "tu", dando una motivazione del perché avete voluto partecipare a questo incontro. Gioverà a ciascuno e aiuterà a creare tra di voi un legame di appartenenza. Può iniziare a parlare l’organizzatore del gruppo, chiarendo subito e con decisione alcuni punti:Che tutto ciò che verrà detto nel gruppo, nel gruppo rimarrà.Che chi non se la sente ancora di parlare, non è obbligato a farlo, non subirà alcuna pressione in tal senso, né verrà giudicato negativamente per questo motivo. Semplicemente "regalerà" le sue confidenze in un altro momento. Tutti hanno i propri tempi e le proprie necessità.Che nessuno verrà criticato per quello che fa o non fa, presente o assente che sia.Emergeranno bisogni, paure, problemi, ma anche proposte: sarebbe utile che a turno si tenesse un verbale della riunione, da riguardare e commentare alla fine dell’incontro, e da cui trarre spunti per stilare un ordine del giorno per la prossima volta e per promuovere attività "ad hoc" come gruppi di incontro medici – pazienti, linee "calde" telefoniche, incontri con legali per conoscere i propri diritti e farli valere, organizzare incontri informali, accostare nuovi membri.Durante la riunione evitate di mangiare, bere, soprattutto alcolici, e fumare. Potete riservarvi qualche minuto alla fine della riunione per discutere dove e quando dovrà riunirsi il gruppo la volta seguente (cercate di far passare al massimo solo due settimane!), se è il caso di concedervi un rinfresco prima o dopo la riunione, per sentire se c’è qualcuno che si offre volontario per svolgere il ruolo di facilitatore delle discussioni per la prossima riunione, ruolo che dovrà ruotare a turno, e che per questo primo incontro potrebbe svolgere chi di voi si è fatto promotore dell’iniziativa, per stabilire e discutere le norme da seguire, e per porvi alcune domande come:"Cosa credete che abbiamo conseguito oggi?Abbiamo seguito l’ordine del giorno? Se no, le diversioni sono state utili e rispondenti ai bisogni dei partecipanti?Quale fase della riunione ritenete sia andata nel modo migliore? Che cosa vorreste approfondire nelle riunioni future?Che cosa non è andato bene? Perché? Come potremo correggerlo nel futuro?E’ stata programmata un’adeguata procedura per verificare a posteriori se i suggerimenti che hanno ricevuto il generale sostegno saranno effettivamente applicati?Credi che qualcosa sia stata davvero ottenuta? Ti senti allo stesso modo o meglio?Hanno tutti avuto un’opportunità soddisfacente di esprimersi? Qualcuno è stato trascurato? La discussione è stata tenuta troppo a freno? E’ stato permesso di divagare troppo?" (Silverman, 1989)Alla fine dell’incontro concedetevi qualche minuto per tenervi per mano in silenzio. Ripetete questa semplice azione alla fine di ogni riunione.Può capitare di sentirsi un po’ giù di corda alla fine dell’incontro perché ci si è fatti carico dei problemi degli altri o magari si sono ascoltate storie cliniche più serie delle proprie. Non scoraggiatevi! Avete fatto il passo più importante e coraggioso: uscire da voi stessi e incontrare l’altro. Ora ne dovete compiere un altro e un altro ancora. Insieme.
E’ ormai appurato quanto la maternità cambi nella donna la percezione della propria identità, ma anche come la nascita di un figlio sia un evento ri-organizzatore dell’assetto famigliare. La maternità rappresenta anche un intreccio di criticità e sfide, che in quanto tali possono evolvere verso il cambiamento maturativo o rischiare di trasformarsi in malessere.Questo servizio mira alla costruzione di una “Scuola per genitori” che non dimentica anche chi non lo sia ancora, perché pur desiderandolo non riesce a diventarlo o perché frenato da desideri ambivalenti.L’aborto: La valutazione delle difficoltà che le équipe di lavoro incontrano nell’essere effettivamente di aiuto alle donne, in uno dei momenti più critici della loro esistenza, è fondamentale per un intervento che miri effettivamente a rimuovere le difficoltà che inducono la madre all’interruzione di gravidanza. Infatti, le ragioni per cui le donne si trovano nell’ambivalente posizione di aver lasciato che la gravidanza si instaurasse e, contemporaneamente, di non essere capaci di sostenere la possibilità di portarla avanti, spesso non vengono considerate come uno degli aspetti cruciali della prevenzione dell’aborto, ma come una “variabile”.L’ipotesi sottesa dal nostro progetto è che questo punto debba essere oggetto di approfondimento psicologico, in tutti i casi, sia di aborto spontaneo che procurato.Vengono, infatti, spesso trascurati gli aspetti psicologici, relazionali e sociali anche delle casistiche, in costante aumento, di difficoltà a generare: difficoltà nel concepimento, aborti spontanei nelle prime settimane di gravidanza in assenza di condizioni patologiche organiche. La nostra significativa e lunga esperienza clinica ci ha portato a ritenere che sia questo l’aspetto fondamentale su cui intervenire innanzitutto con un ascolto professionale e tempestivo.Circostanze particolari: violenze, separazioni, lutti… rendono le mamme molto sole in un momento nel quale vi è grande vulnerabilità e il sostegno del contesto parrebbe davvero essenziale. In queste situazioni l’urgenza è la regola e le richieste possono essere difficili da sostenere in mancanza di una famiglia che funzioni da supporto e da sostegno.Rispondere ad alcune urgenze, offrire opportunità e sostenere la donna in questo delicato momento, a nostro avviso, è una necessità.La gravidanza: E’ noto che le mamme in attesa attirano l’attenzione benevola di tutti, e che la gravidanza è accompagnata dalla frequenza a gruppi e a corsi rivolti alla mamma. Con la nascita del bambino la madre perde bruscamente centralità, in un momento cruciale la cui delicatezza necessita invece di attenzione e di uno spazio d’ascolto privilegiato.A volte la commozione e la tristezza fisiologica della mamma dopo la nascita, così come un senso di inadeguatezza al compito e di solitudine, possono evolvere in vere e proprie depressioni se le donne sono lasciate a se stesse.Se i corsi di preparazione al parto rispondono in modo efficace alle esigenze di ricevere informazioni e contenimento emotivo durante l’esperienza della gravidanza, dopo il parto, che per la maggior parte delle donne corrisponde anche alla dimissione dall’ospedale, in un momento in cui la “separazione” può assumere tinte di tristezza e di fatica (se non di vera e propria depressione post-partum), la madre avverte l’esigenza di rassicurarsi sulla propria capacità di offrire al bimbo nutrimento e soddisfazione ai suoi bisogni.Crediamo necessario, quindi, promuovere gruppi di mamme che sviluppino relazioni “nutrienti”, intendendo con questo la possibilità di interiorizzare “qualcosa di sufficientemente buono”, una base sicura per la mente individuale esattamente come il grembo materno è una base sicura per l’infante.La maternità: Nella relazione di mutualità tra madre e bambino i due insegnano l’uno all’altro: anche il bambino che chiede, esprimendo le sue esigenze, diventa l’ostetrico della funzione materna della neo-mamma.Riteniamo infatti che il ruolo materno sia già presente fin da quando è concepito il bambino, e che di esso la mamma si appropri gradualmente grazie all’interazione con il bambino e con il partner, facilitata e sostenuta dal proprio contesto sociale.Un gruppo di sostegno può accompagnare le mamme a far nascere ciò che è già presente in loro internamente, senza sostituirsi al loro ruolo, ma aiutandole ad approfondirlo.Un gruppo che offra alle neo-mamme un sostegno al loro ruolo e alla loro spontanea capacità di esprimersi e svilupparsi.Alcuni cambiamenti in atto nella nostra società hanno modificato radicalmente il rapporto che le persone hanno con il proprio corpo e con il tempo e rischiano di generare una disconnessione tra “tempi fisiologici” e “tempi del mondo”, con una ripercussione inevitabile sull’esperienza della maternità.Quella funzione genitoriale che si connota per la capacità di attesa, di sostare nell’incertezza, di accoglimento, di ascolto e di accudimento, elemento imprescindibile per lo sviluppo globale di un essere umano, non viene sufficientemente riconosciuta, protetta e tutelata. E’ necessario quindi valorizzare la funzione genitoriale “materna”, focalizzare le differenze e le interazioni tra questa e la funzione genitoriale “paterna”.La paternità: L’attenzione alle complesse dinamiche che accompagnano la maternità, mette in sordina l’importanza della figura paterna e porta spesso a trascurare le vicissitudini psicologiche che accompagnano il padre nell’assunzione del suo nuovo ruolo. Infatti bisogna tenere presente che anche per il padre, così come per la madre, c’è la necessità di ridefinire la propria identità e di trovare uno spazio diverso nella famiglia, trasformata dalla presenza del figlio. Spesso i papà soffrono silenziosamente sentimenti di esclusione e di gelosia nei confronti della moglie e del figlio; sentimenti che possono venire espressi indirettamente ad esempio con la fuga nell’attività lavorativa, con il tradimento coniugale, con malesseri fisici.Dopo la prima fase di rapporto simbiotico madre/bambino è necessaria la presenza reale del padre onde evitare il prolungarsi del rapporto a due che può portare il bambino ad una regressione invece che ad una progressiva evoluzione. In altre parole, la seconda funzione del padre è quella di aiutare il bambino a separarsi dalla madre. Inoltre, il bambino che copia il comportamento e i modi del padre (cioè si identifica) modifica la propria rappresentazione di sé attraverso il trasferimento di una parte dei sentimenti di ammirazione, di stima e di amore che ha verso il padre, su di sé.Sembra quindi importante organizzare anche un gruppo che offra sostegno e aiuto alla funzione genitoriale “Paterna”.
*** SOSTEGNO PSICOLOGICO DEDICATO ALLE NEOMAMME e… NON SOLO! *** A cura della Dott.ssa Veronica Turchetta Psicologa * NUOVO SERVIZIO di Visite Domiciliari: Per aiutare le mamme a sentirsi meno sole e ad affrontare le prime difficoltà nella gestione quotidiana del bambino, con tutto quello che l’arrivo di una nuova vita comporta, viene messo a disposizione un sistema d'assistenza a domicilio alle neomamme, per dare davvero una mano con un sostegno psicologico e ma anche pratico (nozioni di puericultura e cure igieniche del neonato compreso la medicazione del cordone) in questo momento così bello ma anche faticoso.Questo servizio è composto da visite a domicilio da parte di una psicologa che aiuterà le mamme a prendersi cura del loro bambino, ma anche di se stesse e della loro relazione col partner. * Gruppi di Auto Aiuto: Le visite possono essere affiancate eventualmente da incontri di gruppo (da organizzare insieme), che si terranno in studio o all’aperto, dove le mamme e i loro partner potranno incontrarsi e condividere esperienze comuni. Questi Gruppi di Sostegno psicologico possono essere utili per rompere l’isolamento e condividere il proprio vissuto ed esperienze inerenti la propria genitorialità. Condividere il proprio vivere e le proprie paure può essere un utile tentativo per non continuare ad ignorare un problema di fondo dovuto al disagio psicologico. SEI UNA NEOMAMMA O STAI PER DIVENTARLO? UNA TUA AMICA O PARENTE STA PER AVERE UN BAMBINO? *** Regala o regalati questa esperienza***.. PER INFO SU MODALITA’ E COSTI VISITA IL SITO, CHIAMA O SCRIVI UNA MAIL PER PARTECIPARE AL CORSO TEORICO PRE-POSTPARTO, PER USUFRUIRE DEL SERVIZIO DOMICILIARE, O PER FAR PARTE DEI GRUPPI DI SOSTEGNO PSICOLOGICO (Zona Roma Nord e Provincia). (Sito Web: studiopsicologicoturchetta.blogspot.com, Tel. 327-8259566, Mail: studiopsicologicoturchetta@gmail.com) SERVIZIO DI CONSULENZA PSICOLOGICA ON LINE A PAGAMENTO.Inviando una mail completa di tutta la storia personale si potrà avviare il servizio di consulenza.Questo ovviamente mi è utile per conoscere subito la persona ed avere un quadro della situazione che sta vivendo, così da poter prontamente lavorare.Tendo a sottolineare che dopo la prima consulenza gratuita non c'è alcun obbligo di accedere all’area della consulenza a pagamento.Tutte le informazioni che mi vengono fornite saranno tutelate secondo le modalità scritte nell’area “Normativa e Responsabilità”.Per poter prenotare una consulenza a pagamentoINVIARE UNA MAIL a studiopsicologicoturchetta@gmail.com e in questo modo si potrà scegliere tra diverse modalità di comunicazione (ovviamente a Studio, e se questo non fosse possibile si può optare per via Telefonica, o tramite E-mail.Il costo per la consulenza tramite Comunicazione telefonica o Mail và concordato con la dottoressa.La prenotazione della consulenza può avvenire dopo aver inviato la mail di richiesta accettando i termini di pagamento.N.B. Se, per qualsiasi motivo, si rende necessario spostare l’appuntamento, è possibile farlo contattandomi via mail entro 24 ore dalla prenotazione.L’appuntamento può essere spostato, ma non viene risarcito in caso di disdetta.La consulenza deve essere pagata prima della consulenza stessa.La modalità disponibile per il pagamento è:- PayPal (quindi in modo rapido e sicuro usando carta di credito o carta prepagata);- POSTEPAY.Una volta avvenuto tale pagamento, verrà inviata una mail di conferma
IL TRAUMA PSICOLOGICO E LE SUE CONSEGUENZE
Un crescente numero di persone si confronta nella propria vita con eventi altamente stressanti che possono rappresentare veri e propri trau...
LA DOTTORESSA TURCHETTA NON ESEGUE PSICOTERAPIA IN QUESTO CONTESTO E NON VERRANO PRESI IN CARICO...Le persone che faranno richieste di consulenza considerate non pertinenti a quanto offre il Sito, saranno invitate a rivolgersi a professionisti del settore per un sostegno psicologico non virtuale....i casi richiedenti un'assistenza specificamente psichiatrica (uso di psicofarmaci con o senza un ausilio psicoterapeutico, eventuale ricovero), nè quelli idonei ad un trattamento psicoanalitico ortodosso (lunga o lunghissima durata, molte sedute settimanali, impostazione e setting ad hoc etc.).Più semplicemente si offre un servizio diretto a coloro che si trovano in una specifica personale difficoltà come modulare una crisi, prendere una decisione, trovare una soluzione, migliorare una relazione affettiva, amicale o lavorativa, scegliere tra molte opzioni, sviluppare una risorsa, gestire pensieri, emozioni e conflitti, etc. In questo contesto si cerca di orientare, favorire, sostenere e sviluppare le potenzialità della persona e la sua qualità di vita, agevolando atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità, le consapevolezze e le risorse strettamente personali (in sintesi un supporto per favorire, sostenere e sviluppare le risorse della persona non in conseguenza di disturbi mentali, ma per specifiche problematiche quotidiane).
LINEE GUIDA PER LE PRESTAZIONI PSICOLOGICHE VIA INTERNET E A DISTANZA nelle more di una codificazione deontologica nei termini di cui all’articolo 41 del Codice Deontologico degli psicologi italiani.PRINCIPI GENERALI 1. I principi etici e le regole di deontologia professionale dello psicologo si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengono effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo. L’utilizzo di tali mediazioni per la pratica professionale richiede particolare attenzione e cautela da parte dello psicologo, soprattutto laddove esse sono non usuali, innovative o sperimentali e comunque in carenza di conoscenze sulle implicazioni secondarie del loro utilizzo sia sul piano della teoria e della tecnica professionale, che sul piano relazionale. 2. La conoscenza del Codice Deontologico è indispensabile per una attenta riflessione sullo sviluppo dell’intervento professionale dello psicologo, soprattutto nei casi di utilizzo di mezzi di comunicazione nuovi per tale ambito e nei casi di limitata esperienza professionale. 3. Ogni nuovo o innovativo mezzo di comunicazione utilizzato nell’esercizio della professione di psicologo necessita dell’identificazione del profilo delle sue specifiche caratteristiche e quindi delle sfide professionali che pone sul piano dell’appropriatezza epistemologica, teorica, tecnica e deontologica. 4. Al momento attuale, in base alla deliberazione n. 19 del 23 marzo 2002 del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Italiani, le pratiche di attività psicodiagnostica e psicoterapeutica effettuate via Internet potrebbero risultare non conformi ai principi espressi negli artt. 6, 7 e 11 del vigente Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, ed in tal caso sarebbero sanzionabili. ASPETTI SPECIFICI 1. SICUREZZA 1.1 Identità degli psicologi 1.1.1 Gli psicologi devono essere riconoscibili in modo da poterne verificare l’identità e il domicilio. 1.1.2 Gli psicologi associati che sviluppano siti Web devono facilitarne l'identificazione come siti appartenenti a psicologi iscritti all’Ordine professionale. 1.1.3 Lo psicologo singolo o associato che offre prestazioni via internet è tenuto a segnalare al proprio ordine professionale di appartenenza l’indirizzo web del sito presso il quale eroga tali prestazioni. 1.1.4 Gli psicologi sono tenuti a specificare la loro iscrizione all’Ordine professionale. Se specificano anche l’appartenenza ad associazioni scientifiche devono rendere identificabili e contattabili tali associazioni e reperibili i relativi statuti . 1.1.5 Dove un servizio è fornito da più psicologi, questo deve essere chiaramente specificato. In ogni caso deve essere identificabile l’autore della prestazione. 1.1.6 Se i professionisti coinvolti afferiscono a professionalità diverse queste devono essere chiaramente identificabili. Nel sito web in cui vengono offerte prestazioni psicologiche devono essere fornite informazioni relative alle norme professionali e al codice deontologico vigenti, ed alle modalità di consultazioni dei medesimi. 1.2 Identificazione degli utilizzatori 1.2.1 Di norma va richiesta l’identificazione dell' utente. 1.2.2 Anche nei casi in cui una data prestazione preveda in generale la possibilità di garantire l'anonimato dell' utente, lo psicologo deve sempre valutarne la compatibilità caso per caso. La garanzia dell’anonimato dovrà comportare sempre, da parte dello psicologo, l’adozione di precauzioni supplementari, in relazione anche alla possibilità che gli utilizzatori possano necessitare di specifiche tutele o avere uno specifico stato giuridico (per esempio un minore). 1.2.3 Gli psicologi che garantiscono l’accesso anonimo a prestazioni professionali devono specificare chiaramente quali prestazioni sono compatibili con l’anonimato e quali non lo sono. 1.2.4 Le prestazioni professionali che garantiscono l’anonimato sono allo stesso modo soggette alle regole sul consenso informato ancorché acquisibile solo con un identificativo del cliente. 1.2.5 Le prestazioni professionali a distanza rivolte a minori o a clienti soggetti a tutela necessitano di particolare attenzione e maggiori misure di sicurezza. Va prestata particolare attenzione alla autenticità del consenso da parte di coloro che esercitano la potestà genitoriale o la tutela. 1. 3 Protezione della transazione 1.3.1 Gli psicologi devono accertarsi della sicurezza delle transazioni, comprese le operazioni finanziarie, e della riservatezza delle informazioni psicologiche e personali, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie finalizzate. 1.3.2 Va comunque ricercata la massima sicurezza sul sito Internet, sulla linea telefonica o su altri mezzi elettronici utilizzati, attraverso idonea strumentazione (hardware e software) e compreso l' uso dei servizi cifrati. 1.3.3 I livelli di sicurezza devono essere sempre aggiornati. 2. RISERVATEZZA 2.1 Riconoscimento dei limiti 2.1.1 Gli psicologi devono assicurarsi che gli utenti siano informati sulla legislazione relativa alla protezione di dati su qualsiasi tipo di supporto siano registrati, alla comunicazione delle informazioni e sui limiti alla riservatezza, per esempio nei casi in cui ricorre obbligo di referto o di denuncia. 2.1.2 Gli utenti vanno informati circa i dati custoditi e i loro diritti su di essi. 2.2 Conservazione dei dati 2.2.1 Le regole sulla custodia dei dati e delle informazioni si applicano anche per le prestazioni a distanza per qualsivoglia tipologia di supporto o tecnologia venga utilizzata. 2.2.2 Gli psicologi devono tenere conto della possibilità che l’interazione attraverso mezzi telematici può comportare la registrazione e la memorizzazione delle informazioni anche da parte dell’utente. 3. RELAZIONE CON LE CARATTERISTICHE DI SPECIALI SERVIZI OFFERTI DA INTERNET 3.1 Gli psicologi che offrono prestazioni a distanza devono tenere conto che il servizio è utilizzabile anche al di fuori dei confini nazionali e che gli utenti possono afferire a nazionalità, etnie, religioni, costumi e riferimenti normativi disomogenei rispetto a quelli del professionista, nonché del fatto che regolamentazioni diverse (o assenti) della professione di psicologo in altre nazioni possono indurre aspettative inadeguate, incongrue o errate da parte dell’utilizzatore. 4. APPROPRIATEZZA 4.1 La ricerca di base 4.1.1 In considerazione del rapido sviluppo dei sistemi di comunicazione e delle ricadute di questi sulla pratica professionale a distanza, gli psicologi devono utilizzare con cautela soprattutto quelli ancora mancanti di una base di ricerca consolidata. 4.1.2 È un dovere professionale dello psicologo che opera a distanza di informarsi sulle caratteristiche e sui limiti dei mezzi utilizzati e di tenere conto della ancora ridotta disponibilità di informazioni sulle differenze con l’interazione diretta. 4.1.3 Lo psicologo tiene conto dei limiti della propria competenza sugli strumenti e sulla tecnologia che utilizza e, conseguentemente, attiva servizi ed intraprende solo attività compatibili con tali limiti. 5. COMPITI DEGLI ORDINI TERRITORIALI 5.1.1 È opportuno che ciascun Ordine territoriale tenga un registro aggiornato dei siti in cui gli iscritti offrono prestazioni psicologiche. 5.1.2 È opportuno che ciascun Ordine territoriale istituisca un gruppo di studio allo scopo di monitorare le attività psicologiche svolte, via internet e a distanza, nel proprio territorio di competenza. CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI
Codice Deontologico degli Psicologi italiani Testo approvato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine ai sensi dell'art. 28, comma 6 lettera c) della Legge n. 56/89, in data 15-16 dicembre 2006.Capo I - Principi generaliArticolo 1Le regole del presente Codice deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all'Albo degli psicologi.Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza, e l'ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare.Articolo 2L'inosservanza dei precetti stabiliti nel presente Codice deontologico, ed ogni azione od omissione comunque contrarie al decoro, alla dignità ed al corretto esercizio della professione, sono punite secondo quanto previsto dall'art. 26, comma 1Â°, della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, secondo le procedure stabilite dal Regolamento disciplinare.Articolo 3Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell'individuo, del gruppo e della comunità.In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace.Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell'esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l'uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale.Lo psicologo è responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze.Articolo 4Nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità.Lo psicologo utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi.Quando sorgono conflitti di interesse tra l'utente e l'istituzione presso cui lo psicologo opera, quest'ultimo deve esplicitare alle parti, con chiarezza, i termini delle proprie responsabilità ed i vincoli cui è professionalmente tenuto.In tutti i casi in cui il destinatario ed il committente dell'intervento di sostegno o di psicoterapia non coincidano, lo psicologo tutela prioritariamente il destinatario dell'intervento stesso.Articolo 5Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera. Riconosce i limiti della propria competenza ed usa, pertanto, solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione.Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.Articolo 6Lo psicologo accetta unicamente condizioni di lavoro che non compromettano la sua autonomia professionale ed il rispetto delle norme del presente codice, e, in assenza di tali condizioni, informa il proprio Ordine.Lo psicologo salvaguarda la propria autonomia nella scelta dei metodi, delle tecniche e degli strumenti psicologici, nonchÃ© della loro utilizzazione; è perciò responsabile della loro applicazione ed uso, dei risultati, delle valutazioni ed interpretazioni che ne ricava.Nella collaborazione con professionisti di altre discipline esercita la piena autonomia professionale nel rispetto delle altrui competenze.Articolo 7Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonchÃ© nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all'occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile.Articolo 8Lo psicologo contrasta l'esercizio abusivo della professione come definita dagli articoli 1 e 3 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, e segnala al Consiglio dell'Ordine i casi di abusivismo o di usurpazione di titolo di cui viene a conoscenza.Parimenti, utilizza il proprio titolo professionale esclusivamente per attività ad esso pertinenti, e non avalla con esso attività ingannevoli od abusive.Articolo 9Nella sua attività di ricerca lo psicologo è tenuto ad informare adeguatamente i soggetti in essa coinvolti al fine di ottenerne il previo consenso informato, anche relativamente al nome, allo status scientifico e professionale del ricercatore ed alla sua eventuale istituzione di appartenenza. Egli deve altresì garantire a tali soggetti la piena libertà di concedere, di rifiutare ovvero di ritirare il consenso stesso.Nell' ipotesi in cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente e correttamente i soggetti su taluni aspetti della ricerca stessa, lo psicologo ha l'obbligo di fornire comunque, alla fine della prova ovvero della raccolta dei dati, le informazioni dovute e di ottenere l'autorizzazione all'uso dei dati raccolti. Per quanto concerne i soggetti che, per età o per altri motivi, non sono in grado di esprimere validamente il loro consenso, questo deve essere dato da chi ne ha la potestà genitoriale o la tutela, e, altresì, dai soggetti stessi, ove siano in grado di comprendere la natura della collaborazione richiesta.Deve essere tutelato, in ogni caso, il diritto dei soggetti alla riservatezza, alla non riconoscibilità ed all'anonimato.Articolo 10Quando le attività professionali hanno ad oggetto il comportamento degli animali, lo psicologo si impegna a rispettarne la natura ed a evitare loro sofferenze.Articolo 11Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, nÃ© informa circa le prestazioni professionali effettuate o programmate, a meno che non ricorrano le ipotesi previste dagli articoli seguenti.Articolo 12Lo psicologo si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui è venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale.Lo psicologo può derogare all'obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Valuta, comunque, l'opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela psicologica dello stesso.Articolo 13Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto.Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi.Articolo 14Lo psicologo, nel caso di intervento su o attraverso gruppi, è tenuto ad in informare, nella fase iniziale, circa le regole che governano tale intervento.È tenuto altresì ad impegnare, quando necessario, i componenti del gruppo al rispetto del diritto di ciascuno alla riservatezza.Articolo 15Nel caso di collaborazione con altri soggetti parimenti tenuti al segreto professionale, lo psicologo può condividere soltanto le informazioni strettamente necessarie in relazione al tipo di collaborazione.Articolo 16Lo psicologo redige le comunicazioni scientifiche, ancorchÃ© indirizzate ad un pubblico di professionisti tenuti al segreto professionale, in modo da salvaguardare in ogni caso l'anonimato del destinatario della prestazione.Articolo 17La segretezza delle comunicazioni deve essere protetta anche attraverso la custodia e il controllo di appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che riguardino il rapporto professionale.Tale documentazione deve essere conservata per almeno i cinque anni successivi alla conclusione del rapporto professionale, fatto salvo quanto previsto da norme specifiche.Lo psicologo deve provvedere perchÃ©, in caso di sua morte o di suo impedimento, tale protezione sia affidata ad un collega ovvero all'Ordine professionale.Lo psicologo che collabora alla costituzione ed all'uso di sistemi di documentazione si adopera per la realizzazione di garanzie di tutela dei soggetti interessati.Articolo 18In ogni contesto professionale lo psicologo deve adoperarsi affinchÃ© sia il più possibile rispettata la libertà di scelta, da parte del cliente e/o del paziente, del professionista cui rivolgersi.Articolo 19Lo psicologo che presta la sua opera professionale in contesti di selezione e valutazione è tenuto a rispettare esclusivamente i criteri della specifica competenza, qualificazione o preparazione, e non avalla decisioni contrarie a tali principi.Articolo 20Nella sua attività di docenza, di didattica e di formazione lo psicologo stimola negli studenti, allievi e tirocinanti l'interesse per i principi deontologici, anche ispirando ad essi la propria condotta professionale.Articolo 21Lo psicologo, a salvaguardia dell'utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l'uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche.È fatto salvo l'insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche.Capo II - Rapporti con l'utenza e con la committenzaArticolo 22Lo psicologo adotta condotte non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i propri strumenti professionali per assicurare a sè o ad altri indebiti vantaggi.Articolo 23Lo psicologo pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso professionale in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione.In ambito clinico tale compenso non può essere condizionato all'esito o ai risultati dell'intervento professionale; in tutti gli ambiti lo psicologo è tenuto a non superare le tariffe ordinistiche massime, prefissate in via generale a tutela degli utenti.Il testo unico della tariffa professionale degli psicologi, allegato sub lettera A al presente codice, è costituito quale parametro per la valutazione della misura del compenso richiesto ai sensi del comma 1 del presente articolo.Per ogni modifica o abrogazione relativa all'allegato sub lettera A sarà competente il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi ai sensi dell'art. 28 comma 6 lett. G) della L. 56/89, con la procedura prevista dal vigente Regolamento interno, senza l'obbligo di cui alla lettera c) del medesimo art. 28 comma 6Articolo 24Lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisce all'individuo, al gruppo, all'istituzione o alla comunità, siano essi utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonchÃ© circa il grado e i limiti giuridici della riservatezza.Pertanto, opera in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato.Se la prestazione professionale ha carattere di continuità nel tempo, dovrà esserne indicata, ove possibile, la prevedibile durata.Articolo 25Lo psicologo non usa impropriamente gli strumenti di diagnosi e di valutazione di cui dispone.Nel caso di interventi commissionati da terzi, informa i soggetti circa la natura del suo intervento professionale, e non utilizza, se non nei limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese che possano recare ad essi pregiudizio.Nella comunicazione dei risultati dei propri interventi diagnostici e valutativi, lo psicologo è tenuto a regolare tale comunicazione anche in relazione alla tutela psicologica dei soggetti.Articolo 26Lo psicologo si astiene dall'intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con l'efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte.Lo psicologo evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi nei confronti dell'utenza, anche su richiesta dell'Autorità Giudiziaria, qualora la natura di precedenti rapporti possa comprometterne la credibilità e l'efficacia.Articolo 27Lo psicologo valuta ed eventualmente propone l'interruzione del rapporto terapeutico quando constata che il paziente non trae alcun beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento della cura stessa.Se richiesto, fornisce al paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.Articolo 28Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l'attività professionale o comunque arrecare nocumento all'immagine sociale della professione.Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale.Allo psicologo è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale, possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito.Lo psicologo non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.Articolo 29Lo psicologo può subordinare il proprio intervento alla condizione che il paziente si serva di determinati presidi, istituti o luoghi di cura soltanto per fondati motivi di natura scientifico-professionale.Articolo 30Nell'esercizio della sua professione allo psicologo è vietata qualsiasi forma di compenso che non costituisca il corrispettivo di prestazioni professionali.Articolo 31Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela.Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l'intervento professionale nonchÃ© l'assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l'Autorità Tutoria dell'instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell'autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.Articolo 32Quando lo psicologo acconsente a fornire una prestazione professionale su richiesta di un committente diverso dal destinatario della prestazione stessa, è tenuto a chiarire con le parti in causa la natura e le finalità dell'intervento.Capo III - Rapporti con i colleghiArticolo 33I rapporti fra gli psicologi devono ispirarsi al principio del rispetto reciproco, della lealtà e della colleganza.Lo psicologo appoggia e sostiene i Colleghi che, nell'ambito della propria attività, quale che sia la natura del loro rapporto di lavoro e la loro posizione gerarchica, vedano compromessa la loro autonomia ed il rispetto delle norme deontologiche.Articolo 34Lo psicologo si impegna a contribuire allo sviluppo delle discipline psicologiche e a comunicare i progressi delle sue conoscenze e delle sue tecniche alla comunità professionale, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano e sociale.Articolo 35Nel presentare i risultati delle proprie ricerche, lo psicologo è tenuto ad indicare la fonte degli altrui contributi.Articolo 36Lo psicologo si astiene dal dare pubblicamente su colleghi giudizi negativi relativi alla loro formazione, alla loro competenza ed ai risultati conseguiti a seguito di interventi professionali, o comunque giudizi lesivi del loro decoro e della loro reputazione professionale.Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi negativi siano volti a sottrarre clientela ai colleghi. Qualora ravvisi casi di scorretta condotta professionale che possano tradursi in danno per gli utenti o per il decoro della professione, lo psicologo è tenuto a darne tempestiva comunicazione al Consiglio dell'Ordine competente.Articolo 37Lo psicologo accetta il mandato professionale esclusivamente nei limiti delle proprie competenze.Qualora l'interesse del committente e/o del destinatario della prestazione richieda il ricorso ad altre specifiche competenze, lo psicologo propone la consulenza ovvero l'invio ad altro collega o ad altro professionista.Articolo 38Nell'esercizio della propria attività professionale e nelle circostanze in cui rappresenta pubblicamente la professione a qualsiasi titolo, lo psicologo è tenuto ad uniformare la propria condotta ai principi del decoro e della dignità professionale.Capo IV - Rapporti con la societàArticolo 39Lo psicologo presenta in modo corretto ed accurato la propria formazione, esperienza e competenza. Riconosce quale suo dovere quello di aiutare il pubblico e gli utenti a sviluppare in modo libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte.Articolo 40Indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione in materia di pubblicità, lo psicologo non assume pubblicamente comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento della clientela.In ogni caso, può essere svolta pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonchÃ© il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dai competenti Consigli dell'Ordine. Il messaggio deve essere formulato nel rispetto del decoro professionale, conformemente ai criteri di serietà scientifica ed alla tutela dell'immagine della professione.La mancata richiesta di nulla osta per la pubblicità e la mancanza di trasparenza e veridicità del messaggio pubblicizzato costituiscono violazione deontologica.Capo V - Norme di attuazioneArticolo 41È istituito presso la "Commissione Deontologia" dell'Ordine degli psicologi l'"Osservatorio permanente sul Codice Deontologico", regolamentato con apposito atto del Consiglio Nazionale dell'Ordine, con il compito di raccogliere la giurisprudenza in materia deontologica dei Consigli regionali e provinciali dell'Ordine e ogni altro materiale utile a formulare eventuali proposte della Commissione al Consiglio Nazionale dell'Ordine, anche ai fini della revisione periodica del Codice Deontologico. Tale revisione si atterrà alle modalità previste dalla Legge 18 febbraio 1989, n. 56.Articolo 42Il presente Codice deontologico entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla proclamazione dei risultati del referendum di approvazione, ai sensi dell'art. 28, comma 6, lettera c) della Legge 18 febbraio 1989, n. 56.
Anche un medico della mutua attento può constatare nei suoi pazienti affetti da ictus, che quelli colpiti nell’emisfero sinistro vanno incontro a disturbi di tipo depressivo, mentre gli altri spesso sono colpiti da uno stato perenne di euforia del tutto ingiustificata. Esperimenti eseguiti con la Pet, una moderna tecnica in grado di valutare i flussi sanguigni, hanno dimostrato che i soggetti esaminati in situazioni di allegria sono interessati da un aumentato afflusso di sangue verso il lobo frontale sinistro, mentre quando si prova tristezza e depressione è interessata la zona omologa di destra, come pure alcuni studi eseguiti sui monaci tibetani, mentre praticano la meditazione trascendentale, hanno dimostrato un iperafflusso verso il lobo frontale sinistro, in coincidenza con le loro dichiarazioni di essere felici. Una società profondamente materialista come la nostra cerca delle scorciatoie per raggiungere i suoi scopi ed una dimostrazione lampante è l’aumento vertiginoso della frequentazione da parte degli studenti delle cattedre, appositamente create in molte università americane, per insegnare a raggiungere la felicità. I consigli principali che vengono elargiti dagli esperti sono di praticare una costante attività fisica, che sembra aumenti la concentrazione nel sangue dei mediatori chimici responsabili di stati emotivi gradevoli e cercare di pensare positivo: ritornare ogni sera con la mente a tre situazioni piacevoli pare faccia miracoli. Modulo di contatto
Le tariffe relative alle diverse prestazioni elencate nella tabella apposita possono essere soggette a variazioni in relazioni a particolari condizioni, quali: situazione sociale e condizione economica del cliente; complessità della prestazione richiesta; trasferimento del professionista in luogo diverso dal comune dove svolge la propria attività.PER SEDUTE DI 50 MINUTI €Addestramento assertivo (individuale e di gruppo, ad incontro) 40Seduta di gruppo di addestramento al rilassamento (diversi metodi) o tecniche di rilassamento (per partecipante) 20 Seduta individuale di addestramento al rilassamento (diversi metodi)35 Consulenza individuale su problemi psicologici/counseling/colloquio di sostegno psicologico50 Colloquio psicologico/counseling per I.V.G. (interruzione volontaria di gravidanza) 40 Consulenza psicologica per l'avvio e la conduzione di gruppi di self-help (Auto Aiuto)40 Consulenza/colloquio di sostegno alla famiglia su problemi psicologici 50 Consulenza/colloquio di sostegno alla coppia su problemi psicologici 50
Cos'è il CounselingIl counseling è uno strumento che attraverso l'uso della relazione facilita lo sviluppo delle risorse personali migliorando la conoscenza di sé. È possibile attivare un processo volto a risolvere problemi specifici, a prendere decisioni, ad elaborare conflittualità interne e a migliorare le relazioni con gli altri. Scopo della consultazione è favorire una maggiore consapevolezza emozionale e sostenere le capacità adattive ad eventi esterni.E’ uno strumento limitato nel tempo che pone al centro della propria attenzione l’analisi della situazione problematica attuale portata dal soggetto.Caratteristica fondante del counseling è vedere nel paziente stesso il principale e unico risolutore delle proprie problematiche, investendolo di un ruolo attivo e promuovendo la ricerca delle proprie personali potenzialità e abilità di risoluzione dei problemi.A differenza del solo counseling psicopedagogico quello psicologico, viene svolto da figure professionali laureate in psicologia che abbiano la formazione necessaria e più completa per poter approcciarsi al paziente nel modo migliore.E’ pertanto competenza dello psicologo l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.Cosa non è il CounselingIl counseling non è una forma di psicoterapia, da esso infatti differisce per obiettivi, modalità di attuazione, tempi e metodi.La psicoterapia viene svolta da psicologi che abbiano preso una specializzazione post-lauream in psicoterapia o da psichiatri che abbiano anch’essi una specializzazione post-lauream in psicoterapia; tratta prevalentemente gli ambiti psicopatologici e di personalità, ponendo un particolare accento sulla analisi della situazione psicologica e contestuale passata del soggetto oltre che di quella presente.Analizzando le strutture profonde della personalità e del pensiero umano si configura come una vera e propria terapia non limitata nel tempo ma ad ampio raggio che prevede una modalità di attuazione che vede nel rapporto vis a vis tra psicoterapeuta–paziente la propria caratteristica fondante.Vi possono inoltre essere numerose forme di psicoterapia a seconda dell’orientamento sistemico dello psicoterapeuta stesso.Nell’ambito psicoterapeutico possono anche venire utilizzati test diagnostici e venir attuate vere e proprie terapie con l’obbiettivo di giungere ad una guarigione completa del paziente o a un miglioramento della sua situazione. CONSULENZA ON LINE... QUALCHE NOTIZIA!
Come può Internet essere utile a chi cerca un aiuto psicologico?In due modi. Il primo è forse più "tradizionale": concepire Internet come una grande banca dati entro cui cercare il nome di uno specialista a cui rivolgersi in studio. Il secondo modo sfrutta Internet come strumento per entrare direttamente in contatto con lo specialista e dialogare con lui per via telematica.Nella letteratura scientifica c'è da tempo una certa attenzione verso questo secondo modo di usare la Rete. Ne è un esempio la sezione "Psicoterapia in rete" diPsychomedia, rivista telematica di psicologia, psichiatria e psicoterapia. Si può vedere anche questo articolo (in inglese) della rivista statunitense "Psychiatric Times". Perchè le persone cercano aiuto su Internet?Un primo esempio è rappresentato da quelle persone che non riescono a superare la difficoltà a parlare di sè di fronte a un estraneo in carne e ossa. Oppure hanno un problema che ritengono troppo delicato esporre a voce.Un'altra tipologia è rappresentata da chi non sa se iniziare una psicoterapia e vorrebbe uno specialista con cui raccogliere le idee e fare il punto della situazione, per rimandare a dopo ogni eventuale scelta di intraprendere una terapia "in carne e ossa".C'è inoltre chi non può rivolgersi a un terapeuta per motivi di distanza geografica.Persone con problemi di motilità possono aver difficoltà a spostarsi per raggiungere lo studio di un professionista. Altri ancora hanno problemi di udito o di parola che ostacolano la comunicazione verbale con uno specialista.A queste categorie aggiungerei anche chi si trova particolarmente a suo agio usando il mezzo scritto e lo usa ampiamente anche per raccogliere le idee su di sè. Ad esempio, qualcuno stabilisce il primo contatto con un terapeuta non tramite la classica telefonata ma descrivendogli il suo problema tramite una mail.Sono tutti esempi di situazioni in cui la possibilità di chiedere aiuto via Internet può essere una risorsa in più. Non in sostituzione del rapporto con una persona in carne e ossa, ma a sua integrazione. Un po' di storiaLa storia dell'aiuto psicologico tramite Internet è oramai abbastanza lunga. Per una disamina molto approfondita sull'argomento rimando a questo articolo (link esterno). Io qui mi limiterò a due riferimenti-chiave: i chatterbot (in specifico il programma "Eliza") e il servizio "Dear Uncle Ezra".I chatterbot non sono, a stretto rigor di logica, vere e proprie forme di aiuto psicologico on-line, ma sono comunque di notevole importanza per il nostro discorso. Sono programmi, sviluppati nell'ambito degli studi sulla cosiddetta intelligenza artificiale, che si comportano come un partner di chat in carne e ossa dando la sensazione di dialogare con una persona reale. Se ne può trovare una rassegna qui (link esterno, in inglese). La cosa più interessante ai fini della nostra disamina è uno in particolare di questi programmi, chiamato "Eliza", che è stato creato negli anni Sessanta da Joseph Weizenbaum del Massachussets Institute of Technology. "Eliza" crea un ambiente di chat simulando una seduta con uno psicoterapeuta che riprende le affermazioni del "paziente" rispondendogli e facendogli domande a tono (qui si accede all'articolo originale).Passando dai chattebot all'aiuto on-line offerto da persone reali, uno dei primi esperimenti - essi sostengono di essere stati i primi al mondo e il servizio è tuttora funzionante - è stato messo a punto nel 1986 dalla Cornell University con il servizio "Dear Uncle Ezra". Una sezione del sito ufficiale dell'università è stata dedicata a raccogliere le richieste di aiuto e di informazione degli studenti, dei loro genitori e dello staff universitario. Si ricorre a questo servizio sia per difficoltà strettamente logistiche che per bisogni di ascolto su problemi inerenti la sfera privata. A tutte queste domande "zio Ezra" risponde o per email oppure pubblicando la risposta sul web. Il sito conserva lo storico delle risposte fornite, che sono consultabili da tutti i navigatori in quanto l'accesso non è riservato ai soli studenti ma è libero (i consigli di "zio Ezra" si possono leggere qui). Questo servizio è stato l'ispirazione per analoghe forme di aiuto on-line messe a punto da altre università statunitensi: ne è un esempio "Go Ask Alice!", nato nel 1993 sul sito della Columbia University (entra nel sito). In Italia cosa succede?Quanto alla situazione italiana, ormai da tempo è possibile trovare diverse forme di aiuto psicologico in rete. Lo si può ottenere tramite siti di specialisti (singoli o riuniti) che offrono consulenze, oppure grazie a forum di auto-aiuto in cui sono i navigatori stessi, generalmente con il coordinamento di un moderatore competente sui temi affrontati, a offrirsi l'un l'altro supporto emotivo. Il sostegno psicologico
I dati raccolti verranno trattati nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. Per maggiori dettagli è disponibile la pagina tutela della privacy.Ecco infine qualche riferimento normativo utile per conoscere anche l'inquadramento ufficiale della psicologia:Legge 56/1989, Ordinamento della professione di psicologoEstratto dal DPR 328/2001, Riforma della professione di psicologoLegge 170/2003, Accesso dei neo-laureati alle sezioni dell'Albo degli Psicologi universitaria che ha riguardato anche le facoltà di Psicologia e quindi l'organizzazione della professione della psicologiaDLGS n.196/2003, Codice in materia di protezione dei dati personali
se avete problemi di Ansia, Attacchi di panico, Stress e nervosismo, vi posso consigliare una tecnica utile per Vincere l’Ansia, che è uno dei problemi più diffusi oggi tra le persone.Prima di iniziare con gli esercizi è necessaria una fase di preparazione per preparare il corpo e la mente al rilassamento:indossa abiti comodi e leva le scarpe prima di iniziare l’allenamento; puoi sedere su una poltroncina, su un divano, su una sdraio o sdraiarti sul letto, avendo l’accortezza di verificare che nessuna parte del corpo sia in tensione; sistemati in una posizione comoda, non importa se sdraiato o seduto; l’importante è sentirti comodo; può essere utile passare qualche minuto sprofondando sempre di più nella poltrona; se sei seduto appoggia le mani sulle gambe o sui braccioli; se sei sdraiato metti le braccia lungo i fianchi.Le tecniche risultano più efficaci se praticate ad occhi chiusiCerca di respirare dolcemente…tutto il tuo corpo sembra ansimare, cerca di calmarlo con questa respirazioneinspiro (conto 1 2 3)mi fermo (conto 1 2 3)espiro ( conto 1 2 3 4 5 )continuo sempre dolcemente….Socchiudi gli occhi.Ascolta tutti i rumori…esterni…una sedia spostatauna voce che parla…una macchina che passa…Ascolta e intanto respira dolcemente.Accompagna per un pò con attenzione la tua respirazione; nota come essa avviene da sola,senza il tuo intervento volontario.Inspirazione, l’aria entra dal tuo naso, ed espirazione…l’aria esce… = prendere e lasciare.Socchiudi la bocca. Aiuta a rendere morbide le mascelle, sede della nostre tensioni.Continua a respirare lentamente.Permetti che i pensieri ti invadano…non mandarli via…lascia che scorrano nella tua mente, non fermarli, non fare niente.Abbandona il tuo corpo…Segui la Dolcezza del tuo Respiro, rilassa un braccio, l’altro, il collo, le spalle…apri tutte le dita delle mani…non tenerle serrate a pugno….Goditi questa sensazione per un pò…respira lentamente.Metti le mani sul cuore, percepisci i battiti, e sintonizza il tuo calmo respiro con essi.Vedrai saranno in sintonia.Permettiti di accettare ciò che senti o ciò che percepisci in modo semplice e armonico.RESPIRAZIONE CONTROLLATA• Chiudi gli occhi;• Fai un respiro profondo, contando mentalmente e lentamente fino a tre;• Spingi l’aria inspirata verso la pancia, e via via sempre più su fino a riempire completamente i polmoni;• Trattieni il respiro per circa tre secondi;• Non avere fretta, prenditi il tuo tempo;• Espira lentamente contando fino a cinque;• Non forzare eccessivamente il respiro, ma mantienilo fluido e regolare;• Ripeti l’operazione;• Concentra l’attenzione su quel punto della pancia che si alza e seguilo su fino al torace;• Utilizza il naso per inspirare, la bocca per espirare;• Mentre espiri cerca di liberare la mente da problemi e preoccupazioni;• Fai scorrere via i pensieri insieme all’aria che esce dal tuo corpo;• Mantieniti calmo e rilassato;• Concentrati sulla respirazione e prova a ripetere l’esercizio per dieci minuti;• Se ti concentri sulle fasi della respirazione non verrai assalito da pensieri spiacevoliEsercitati per Pochi Giorni e Presto Scoprirai Come Sia Facile Raggiungere uno Stato di Rilassamento
AREE DI INTERVENTO:-Sostegno Psicologico Individuale;-Sostegno Psicologico di Coppia;-Sostegno Psicologico Familiare.IL PERCORSO DI SOSTEGNO:- Ansia - Attacchi di panico- Depressione- Ipocondria- Malattie psicosomatiche- Disturbi sessuali- Disturbi sonno- Disagio psicologico- Superamento di momenti critici (malattie, lutti)- Difficoltà relazionali- Dipendenze- Problemi di coppia- Supporto alla coppia- Separazione e Divorzio- Supporto alla maternità- Supporto Post-Partum- Supporto alla genitorialità- Relazione Genitori Figli- Supporto all'Adolescenza
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.Le immagini, i video, le canzoni, i testi, e gli articoli presenti sono reperiti liberamente a titolo puramente esemplificativo nel web da altri siti anche di altri colleghi che ringrazio sentitamente!
Il supporto psicologico può essere utile per affrontare una crisi temporanea, per favorire una crescita interiore personale, per esigenze di orientamento, per raggiungere una maggiore e migliore consapevolezza di sé, degli altri e del proprio contesto familiare, sentimentale, sociale, lavorativo o scolastico.Un qualsiasi mutamento o evento nella propria esistenza (come cambiare lavoro, sposarsi, crescere, avere dei figli, affrontare una malattia, un lutto, ecc.) può risultare di difficile elaborazione e superamento. In tal caso una consulenza psicologica può risultare un benefico supporto ed un aiuto positivo, capace di sostenere la persona nel momento di disagio fino alla sua attenuazione e/o scomparsa.Il supporto psicologico può essere utile per migliorare e capire la propria parte interna ritrovando un giusto equilibrio in essa e con il mondo esterno; può essere utile per creare uno spazio, diverso da quelli della vita di tutti i giorni, dove riferirsi, confidarsi e confrontarsi.Lo scopo del sostegno psicologico è quello di rendere la persona consapevole delle proprie risorse e protagonista di fronte alle infinite possibilità di decidere e gestire la propria esistenza attraverso nuove modalità più funzionali che gli consentono di trovare in sè stesso il punto di riferimento per il proprio presente e per le scelte future.La Consulenza Psicologica Online è uno spazio pensato per appagare le necessità degli individui che, per uno o più motivi come quelli psicologici, fisici, lavorativi, di distanza, di tempo e così via, la ritengono più comoda e che si sentono maggiormente a proprio agio con un tipo di comunicazione telematica (o telefonica). Tale consulenza via web nasce dall'esigenza, sempre più rilevante, di mettere a disposizione dei frequentatori di Internet informazione, divulgazione e consulenza psicologica utilizzando appunto la rete come strumento di interazione. In tal modo la comunicazione diventa più accessibile, veloce, facile e priva di possibili inibizioni ed eccessive reazioni ed emozioni di natura psicologica. La consulenza psicologica via internet (o telefono) offre in tempi brevi informazioni, consigli, aiuto e supporto in ambito psicologico con la garanzia della massima professionalità e dell'assoluto rispetto della privacy e dei dati personali.Internet può rivelarsi dunque un ottimo mezzo per una consulenza psicologica poiché permette di raggiungere persone lontane, con pochi spazi di tempo liberi, bloccate dalla paura e dall'ansia di presentarsi davanti ad uno specialista della salute mentale. La rete permette altresì di poter mettere in contatto lo psicologo con persone diversamente abili come gli individui sordi o muti o con malattie e deficit fisici, oppure aventi un'età avanzata. Il Web va incontro anche a chi, come accennato sopra, risiede in zone lontane, poco allacciate alle vie di comunicazione, distanti dai grandi centri o dove non sono presenti specialisti in Psicologia. La rete inoltre protegge e conserva l’anonimato e la propria privacy, rendendo impossibile la diffusione di informazioni personali a terze persone. Infine Internet, essendo un tipo di comunicazione indiretta, promuove e rende più facile e chiara la formulazione dei propri racconti e problemi. Questo perché quando si scrive si ha maggiore tempo a disposizione per pensare, organizzare e ricordare le questioni che si vogliono esporre.
Gruppo di sostegno psicologico per problematiche di dipendenza affettivaAmare è come una droga….come i drogati rubano e s'umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore” (Paulo Coelho) La dipendenza affettiva trasforma l’amore in un bisogno in cui essere dipendenti è l’unico modo per mantenere il legame.La persona con problematiche di dipendenza affettiva manifesta insicurezza nelle proprie capacità e risorse, un bisogno eccessivo e costante di accudimento e comportamenti sottomessi e adesivi pur di non perdere l’oggetto d’amore.Il gruppo di sostegno proposto dalla Dottoressa Turchetta ha l’obiettivo di sostenere ed aiutare chi abbia problematiche di questo tipo in un percorso d’autonomia e recupero dell’autostima.Chi può partecipare al gruppo: persone con problematiche di dipendenza affettiva.Caratteristiche del gruppo: Gli incontri saranno di un’ora e mezza ciascuno a frequenza quindicinale. Argomenti trattati negli incontri:o Storie personali di dipendenzao Condivisione dei propri vissuti emotivio Gestire l’ansia e la paura d’abbandonoo Individuare i comportamenti di sottomissioneo Recuperare l’autostimao Percorsi di autonomiaColloquio di entrata: è previsto un colloquio individuale gratuito di entrata nel gruppo.Costo: Il costo di partecipazione è di 30 € a incontro.Conduttore del gruppo: Psicologa esperta in consulenza e supporto nella tematica della dipendenza affettiva.Per partecipare al gruppo:per partecipare occorre prenotarsi inviando una mail con la richiesta di partecipazione.Al raggiungimento di 5 prenotazioni i partecipanti verranno contattati per conoscere la data di partenza. Tale avviso avverrà almeno quindici giorni prima della data di inizio del gruppo per agevolarne l'organizzazione.
Quello della felicità è un argomento serio e dalle molte facce. Bertrand Russell, che è stato uno dei più grandi filosofi del Novecento, scrisse un importante libro sull'argomento. In un capitolo di questo saggio, si racconta la semplice vita di un umile pescatore in Asia. Era un uomo molto felice perché alla fine del lavoro (momento che attendeva con ansia) si sedeva a riordinare la sua collezione di vecchie conchiglie.Da questa storiella vengono fuori diverse grandi verità. La prima è che non è male attendere con ansia la fine del lavoro, perché ciò vuol dire che ti aspetti di fare qualcosa di più gradevole, ed hai una vita tua, che supera la routine. La seconda è che la felicità può derivare da piccole cose, apparentemente semplici ed insignificnti. La terza è la lezione più importante: la felicità non è, e non può essere, uno stato di continuo godimento. Se questo si riuscisse ad ottenere, finirebbe per annoiare.Scrisse Epicuro che la felicità è equilibrio di piacere e dolore, e che può arrivare solo dopo un periodo più o meno lungo di attesa.Dopo il lavoroSarebbe auspicabile che ognuno facesse il lavoro che più gli piace e che riuscisse a far coincidere il lavoro stesso con il più gradito degli hobbyes, ma questo non è quasi mai possibile. Siamo costretti quasi tutti a fare, di mattina, qualcosa che serve a procurarci da vivere. Nel pomeriggio allora, facciamo ciò che ci piace. L'uscita dall'ufficio sarà già un momento di felicità, perché potremo pregustare il piacere di una attività piacevole. Pregustare è importante, e i cinesi dicono che una buona pietanza si mangia con gli occhi, prima che con la bocca.Troviamo allora un passatempo che ci impegni a superare noi stessi, ogni giorno. Facciamo il caso semplice di una persona che si dedica a collezionare monete antiche. Cercare, ad esempio, una sterlina del 1850 metterà alla prova il suo intelletto e terrà viva la sua intelligenza. Trovare quella moneta gli darà grande soddisfazione. Sarà la prova che ha cercato bene. Nel frattempo avrà eliminato anche i tempi morti del non sapere che fare.L'equilibrio di piacere e doloreIl piccolo esempio che precede rende giustizia alla tesi di Epicuro: la felicità è, prima di tutto, attesa della felicità. Una persona che ha sete e che non riesce a trovare un po' d'acqua avrà un piacere raddoppiato nel bere, dopo una lunga attesa. Il soddisfacimento di un bisogno fisico sarà anche motivo di felicità. Colui che avesse subito a disposizione una bottiglia d'acqua, placherebbe soltanto la sete.L'accontentarsi di piccole coseNon è una regola generale e valida per tutti quella che consiglia di accontentarsi di piccole cose. Il concetto è molto evoluto e non va, in nessun caso, confuso con l'idea di rassegnazione. La persona rassegnata non può essere felice, perché è costretta ad accettare una condizione umile. L'esempio del pescatore di conchiglie vuol dire, invece, che si può desiderare il poco perché si può valutarlo come una cosa importante. E' chiaro che un atteggiamento di questo genere è indice di grande saggezza e di un pensiero che reputa inutile, nella brevità della vita, cercare successi, che possono poi risultare effimeri.
La vita di coppia segue un percorso che alterna diverse fasi lungo tutto l'arco della vita (Sternberg, 1998). Quando una storia inizia i partner sono propensi ad innamorarsi, hanno bisogno di intimità, confidano nel fatto di essere amati e hanno desiderio sessuale, in questa fase, detta dell'amore romantico, prevale la passione e il partner è l'unico motivo di vita. Si instaura tra i due partner anche un "contratto implicito" di reciproca soddisfazione e solitamente prevede che il partner compensi le capacità mancanti dell'altra persona. "Siamo una coppia perfetta perché ci compensiamo a vicenda". "Lui è la metà che mi mancava".Al termine della fase di amore romantico vi è una fase di transizione dove il principe azzurro si trasforma in un uomo normale, noioso e brontolone, la principessa è ipercritica, esigente e non così bella come sembrava all'inizio. Il partner viene meno al "contratto" provocando frustrazione e rabbia per le aspettative deluse e lasciandoci soli con le nostre mancanze. Se si vuole proseguire la storia bisognaridimensionare le aspettative e iniziare a costruire le proprie parti mancanti.Nella vita di coppia è irrealistico aspettarsi di:ottenere sempre ciò che si vuoleottenerlo sempre quando si vuoleottenerlo sempre nel modo desideratoevitare rinunce, difficoltà, sofferenzeSuperata la frase della transizione inizia la fase dell'amore amicale in cui il rapporto si basa sulla conoscenza reciproca, la stabilità e la capacità di riformulare e rinegoziare un nuovo contratto di soddisfazione reciproca.Alcune ricerche (Wallersteine e Blckeslee, 1995) hanno cercato di capire quali sono i "segreti" di coppie felici; sorprendentemente le risposte sono state molto simili, per tutte:Considerano il partner come il loro migliore amico, gli confidano sogni, emozioni, progetti, sono aperti e sinceri l'uno verso l'altroAccettano l'altro senza cercare di cambiarloSi concentrano sui lati positivi del partner, lo sanno apprezzare e ringraziare per quello che faSi rispettano reciprocamente, hanno lo stesso valore all'interno della coppiaSono d'accordo sulle cose importanti, sui valori di base e sugli obiettivi da raggiungereSanno come gestire i conflitti, esprimono l'aggressività in modo costruttivoStanno bene insieme e cercano di fare insieme cose interessantiSanno rispettare gli spazi dell'altroconsiderano il loro rapporto importante e sono disponibili ad investire tempo ed energia per farlo funzionareUna coppia si separa quando non riesce a correggere le aspettative irrealistiche. Il partner non può più soddisfare i nostri bisogni, così si inizia a giudicarlo come limitante la nostra realizzazione; ogni motivo è buono per litigare, anche la vita sessuale diventa insoddisfacente. Una coppia durante la crisi dovrebbe astenersi dal prendere una decisione perché se presa d'impulso potrebbe rivelarsi quella errata.La vita di coppia non è qualcosa di scontato, per farla funzionare al meglio bisognerebbe possedere almeno queste abilità:Affrontare la disillusione: non pretendere che il partner sia come noi lo vorremmoSaper comunicare: dirsi le cose in modo adeguato, senza accusare o inferiorizzareGratificare il partner: cercare di soddisfare i suoi bisogni reali, non i nostri pensando che gratifichi luiAffrontare i conflitti: elaborare strategie per risolvere i problemi, non scappare da essiAttraverso la psicoterapia di coppia e l'impegno congiunto, i partner, possono giungere a livelli adeguati di reciproca conoscenza e comprensione, incrementando la soddisfazione nella relazione apprendendo una nuova chiave di lettura dei comportamenti propri e del partner nei momenti di crisi e applicando dei cambiamenti che possano ristabilire equilibrio e serenità.Tuttavia la terapia di coppia non mira necessariamente a tenere unita la coppia, ma a cercare di capire quale è la situazione migliore per quella determinata coppia.Quando la crisi della coppia sfocia nella separazione, la terapia può rappresentare un'insostituibile risorsa per salvaguardare adeguate e corrette modalità di comunicazione e relazionali tra i partner. TrattamentoCome primo passo lo psicologo costruirà un rapporto positivo con i membri della coppia e imparerà la "loro danza" attraverso uno o più colloqui congiunti a cui potranno seguire dei colloqui individuali per comprendere la storia della coppia e personale.Lo psicologo valuterà gli aspetti cognitivi (percezioni e aspettative della coppia),comportamentali e comunicativi (capacità comunicative, modo di interagire passato, punti di forza e debolezza della coppia), emotivi (emozioni positive e negative, come rabbia, depressione, ansia, gelosia).Quindi identificherà gli schemi e le credenze dei partner rispetto alle relazioni in generale, individuerà i pensieri dominanti sulla loro relazione, chiarirà il modo in cui tutto ciò influenza i loro comportamenti e le loro emozioniElaborerà infine una proposta di trattamento e si potrà a questo punto iniziare il percorso terapeutico, solo però se la coppia sarà convinta dell'utilità del trattamento per la risoluzione dei propri problemi.
E' possibile richiedere gratuitamente una prima consulenza psicologica tramite posta elettronica, colloquio diretto via telefono cellulare oppure su Facebook sotto il nominativo di Studio Psicologico Turchetta.mail: studiopsicologicoturchetta@gmail.comcellulare: 327-8259566Prego di inviare una mail completa di tutta la sua storia per ricevere una prima consulenza gratuita.Quanto chiedo mi è utile per avvicinarmi alla storia personale di ognuno che ne fa richiesta, avendo un quadro della situazione che si sta vivendo, così da lavorare al meglio della mia professionalità.Dopo la prima consulenza gratuita non c'è nessun obbligo di accedere all’area della consulenza a pagamento.Tutte le informazioni che mi vengono fornite saranno tutelate secondo le modalità scritte nell’area “Normativa e Responsabilità”.La consulenza gratuita viene espressa utilizzando un’email di risposta alla richiesta.Si potrà decidere se leggere la risposta, indicata in forma anonima con il nickname, direttamente sul blog o con una risposta diretta tramite mail.E’ mia volontà risponderle nel minor tempo possibile.Ringrazio per la fiducia riposta nella mia consulenza.
Sempre più di frequente, nella nostra epoca così capace di trovare ogni soluzione alle più differenti necessità materiali dell’esistenza, spesso non trovano spazio di espressione e risposte i tanti quesiti che la vita personale, nel proprio ambito quotidiano pone a ciascuno di noi nei diversi momenti della vita...Così accade che i problemi relativi alla sfera personale, quali le relazioni con gli altri, il benessere psicofisico, la sfera della salute e del benessere psicologico, restino chiusi nella dimensione privata dove le problematiche, prive di interlocutori, si dilatano, si ingigantiscono, creando talvolta condizioni di disorientamento, solitudine, isolamento, perdita di sicurezze...È indubbio che oggi questa nostra società tenta di esorcizzare in ogni modo il dolore o quanto ha a che fare con la perdita e la sofferenza in genere ormai diventati i nuovi tabù.Così il convivere con una situazione emotivamente difficile può comportare in maniera acuta la rottura di un equilibrio personale preesistente e una svolta talvolta incontrollabile alla propria esistenza, per chi ne è direttamente coinvolto ma anche per le persone più strettamente vicine.(tratto da STOP ALLA SOLITUDINE)
"Nessuno può rivelarvi alcunchè se non ciò che già giace semi-addormentato nell'albeggiare della vostra conoscenza. L'insegnante che cammina all'ombra del tempio, tra i suoi seguaci, non dà la sua saggezza ma piuttosto la sua fede e il suo amore. S'egli è davvero saggio non vi offre di entrare nella casa della sua saggezza, ma vi conduce piuttosto alla soglia della vostra stessa mente." da"IL PROFETA" Kahlil Gibran
DEONTOLOGIA PROFESSIONALETutela del pazienteConsenso Informato e Legge sulla PrivacyConsiderazioni legislative e deontologiche in merito al diritto del cliente/paziente di ricevere un’informazione completa, trasparente e veritiera sull'intervento professionale dello psicologo e sulla gestione dei propri dati personali secondo le norme della Legge sulla Privacy.Ordinamento della Professione di PsicologoLEGGE N.56 del 18 febbraio 1989Inquadramento legislativo che definisce e regola formazione, competenze ed ambiti d'attività dello Psicologo.Codice DeontologicoTesto approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine(ai sensi dell’art. 28, comma 6 lettera c) della Legge n. 56/89, in data 15-16 dicembre 2006,e modificato negli artt. 23 e 40 in data 8 luglio 2009, per il recepimento delle indicazioni del Garante)Regole etico-professionali e vincoli morali che disciplinano il comportamento dello Psicologo iscritto all'Albo.TariffarioTESTO UNICO DELLA TARIFFA PROFESSIONALE DEGLI PSICOLOGIIndicazioni sulle modalità* in base alle quali lo Psicologo definisce il proprio onorario.* Si ricorda che, mentre i massimi tariffari sono ancora vincolanti, i minimi non lo sono più, in seguito alla attuazione della Legge 248/06 (ex Decreto Bersani), accolta e codificata dall'Ordine all'interno dell'art.23 del Codice Deontologico, nella sua ultima revisione in dicembre 2006.Attività professionale via InternetLINEE GUIDA PER LE PRESTAZIONI PSICOLOGICHE VIA INTERNET E A DISTANZA(nelle more di una codificazione deontologica nei termini di cui all’articolo 41 del Codice Deontologico degli psicologi italiani)Regole etico-professionali e vincoli morali che orientano le prestazioni via Internet dello Psicologo iscritto all'Albo.
NormativaLa dott.ssa Veronica Turchetta è responsabile di questo Sito di Consulenza e supporto ed è l’unica persona a prendere in visione tutte le richieste.La dott.ssa Veronica Turchetta è regolarmente iscritta all’Ordine degli psicologi del Lazio.I minori non sono autorizzati ad accedere a questo Servizio di Consulenza.Le richieste anonime non saranno prese in visione.Le persone che faranno richieste di consulenza considerate VIS A VIS (in studio), saranno invitate a contattarmi direttamente per prendere un appuntamento.Le informazioni personali di chi accede a questo servizio sono considerate confidenziali e saranno tutelate a norma di legge, secondo il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani e secondo quanto scritto dallo stesso Ordine degli Psicologi nelle “Linee Guida per le prestazioni psicologiche via Internet e a distanza” (vedi qui) entrambi consultabili nel sito dell’Ordine.Riservatezza trattamento dati ai sensi della Legge 675/96Si informa che i dati forniti saranno tenuti rigorosamente riservati e saranno usati dalla dott.ssa Veronica Turchetta unicamente per lo svolgimento dell’attività professionale connessa alla richiesta del cliente.Pertanto, ai sensi della Legge citata si autorizza la dott.ssa Veronica Turchetta a raccogliere, registrare ed utilizzare i dati.
Depressione sì o no? Un test ti aiuta a scoprire se sei a rischioIl primo campanello d'allarme che qualcosa in voi stessi va verso il malumore e la depressione è il calo dei parametri sociali: la ricerca cioè di amicizie e di rapporti interpersonali. In una parola, la migliore cura per evitare questo disturbo che affligge almeno una volta l'anno dieci milioni di italiani è proprio l'amicizia, il contatto con altri volti, scambiare pensieri ed opinioni.Ma la novità della moderna medicina è quella di poter fare da voi l'autodiagnosi di depressione. Ecco il test, presentato al convegno di Stoccolma dal prof. Paolo Morselli, segretario della Fondazione I.D.E.A., l'Istituto per la prevenzione della depressione e dell'ansia. L'indagine è stata condotta, sul piano clinico, da Marc Bosc ed Adriana Dubini .1) Esercita un'attività professionale ? Sì NoSe sì : A) E' interessato alla sua attività professionale?molto (3 punti), discretamente (2), debolmente (1), per nulla (0) .Se no : B) E' interessato alla sua attività in casa?molto (3), discretamente (2), debolmente (1), per nulla (0) .2) Svolge questa attività conmolto piacere (3), abbastanza piacere (2), scarso piacere (1), nessun piacere (0).3) E' interessato da hobbies, svaghi?molto interessato (3), discretamente (2), debolmente (1), per nulla (0).4) La qualità dei suoi svaghi èottima (3), buona (2), mediocre (1), insoddisfacente (0).5) Con quale frequenza vede i membri della sua famiglia (parenti, figli, genitori)?molto frequentemente (3), frequentemente (2), raramente (1), mai (0).6) I rapporti con la sua famiglia sonoottimi (3), buoni (2), abbastanza buoni (1), insoddisfacenti (0).7) Al di fuori dell'ambito familiare instaura rapporti conmolte persone (3), un numero abbastanza considerevole di persone (2), qualche persona soltanto (1), nessuno (0).8) Cerca di stabilire un contatto sociale con gli altrimolto attivamente (3), attivamente (2), moderatamente (1), per nulla (0).9) La qualità dei rapporti con le persone che incontra è, in generaleottima (3), buona (2), abbastanza buona (1), insoddisfacente (0).10) Gli scambi relazionali con le persone che incontra le sembranomolto arricchenti (3), arricchenti (2), poco arricchenti (1), non arricchenti (0).11) Le persone che fanno parte della sua cerchia sociale cercano di rivederlamolto spesso (3), spesso (2), raramente(1), mai (0).12) Rispetta le regole sociali, di educazione, del saper vivere etc.?sempre (3), quasi sempre (2), raramente (1), mai (0) .13) Prende parte alla vita associativa (club, pratica religiosa etc.)?pienamente (3), moderatamente (2), molto poco (1), per nulla (0).14) Le piace cercare di informarsi allo scopo di conoscere un campo per lei nuovo (cose, situazioni, argomenti etc.)?molto sovente (3), sovente (2), raramente (1), mai (0).15) Le piace l'informazione scientifica, tecnica o culturale?moltissimo (3), abbastanza (2), un poco (1), per nulla (0).16) Incontra difficoltà nell'esprimere le sue opinioni personali nel suo ambiente?sempre (3), spesso (2), talvolta (1), mai (0).17) Si sente rifiutato, escluso dal suo ambiente?sempre (3), spesso(2), talvolta (1), mai (0).18) Attribuisce importanza al suo aspetto fisico?moltissimo (3), discreta (2), poca (1), nessuna (0) .19) Ha difficoltà nel gestire le sue risorse, i suoi redditi?sempre (3), spesso (2), talvolta (1), mai (0).20) Si sente capace, o ha facoltà, di gestire il suo ambiente (vale a dire: riuscire ad affrontare i problemi quotidiani) come vuole o secondo le sue esigenze?certamente(3), pressappoco (2), pochissimo (1), nulla (0).Per valutare i risultati :- sommare il punteggio relativo a ciascuna risposta ed ottenere un totale.- sulla base dei risultati di una certa condotta in 4.000 individui, il punteggio totale del "funzionamento sociale" normale è compreso tra 35 e 52 .- il punteggio totale nei pazienti depressi è in media inferiore a 31 .Spesso la depressione è preceduta da segni o sintomi che, nella maggioranza dei casi non sono riconosciuti o sono minimizzati. Allora, secondo il professor Morselli, se esistono dubbi od interrogativi o paure circa cambiamenti nel comportamento, modalità di relazione con "gli altri" osservati in un vostro caro, conducetelo da uno specialista per verificare le sue condizioni. Se verrà trovato in buone condizioni psichiche, tanto meglio. Se invece gli verrà diagnosticata una forma depressiva, gli avrete dato un aiuto validissimo, salvaguardando il suo futuro.
AIUTO ALLE NEO MAMME!AIUTO ALLE MAMMEA cura dellaDott.ssa Veronica Turchetta*** DEDICATO ALLE NEOMAMME ***”Nessuno nasce imparato”… dice il detto!Ed è così anche per la maternità.Mentre un tempo la rete familiare assicurava una certa esperienza con le “cose da mamma” oggi non è più così e spesso le neomamme sono impreparate a gestire quella che non è sbagliato chiamare una novità che ti cambia la vita.Roma, non è una città facile. Spesso i genitori sono lontani e manca una rete sociale di sostegno alla neomamma al rientro a casa dall’ospedale.Per aiutare le mamme a sentirsi meno sole e ad affrontare le prime difficoltà nella gestione quotidiana del bambino, con tutto quello che l’arrivo di una nuova vita comporta, Studio Psicologico Turchetta, mette a disposizione un sistema di assistenza a domicilio alle neomamme, si mette a disposizione per dare davvero una mano con un sostegno psicologico e ma anche pratico (nozioni di puericultura e cure igieniche del neonato compreso la medicazione del cordone) in questo momento così bello ma anche faticoso.Questo servizio è composto da visite a domicilio da parte di una psicologa che aiuterà le mamme a prendersi cura del loro bambino, ma anche di se stesse e della loro relazione col partner.Le visite sono affiancate eventualmente da incontri di gruppo (da organizzare insieme), che si terranno in studio o all’aperto, dove le mamme e i loro partner potranno incontrarsi e condividere esperienze comuni.SEI UNA NEOMAMMA O STAI PER DIVENTARLO?UNA TUA AMICA O PARENTE STA PER AVERE UN BAMBINO?*** Regala o regalati questa esperienza***CHIAMA O SCRIVI UNA MAIL(Tel. 327-8259566 o Mailstudiopsicologicoturchetta@gmail.com)PER PARTECIPARE AL CORSO POSTPARTO E/O PER USUFRUIRE DEL SERVIZIO.
Se volessimo tradurre letteralmente borderline potremmo renderlo in italiano con“stato di confine”, con un particolare riferimento al limite tra nevrosi e psicosi. Secondo il DSM-IV il disturbo borderline di personalià (DPB) è caratterizzato da una “modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell'autostima e dell'umore, e una marcata impulsività, che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti”All'interno del DSM-IV-TR, il DPB si colloca sull'asse II, che contempla tutti quei disturbi caratterizzati da tratti di personalità rigidi e non adattivi, che generano una significativa compromissione nelle relazioni interpersonali, ma non sempre una sofferenza soggettiva. Essendo caratteristiche insite nella personalità propria dell'individuo, che si esprimono nelle modalità del vivere le relazioni personali in termine percepire e pensare in relazione all'ambiente, il soggetto può viverle come non problematiche cioè in egosintonia.Per la diagnosi di BDP è necessario che il soggetto soddisfi almeno 5 dei seguenti criteri:Sforzi disperati di evitare un abbandono reale o immaginario;Un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall'alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;Alterazione dell'identità: immagine di se e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili;Impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto: spendere, sesso, abusi di sostanze, guida spericolata, abbuffate.Ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari, o comportamento automutilante;Irritabilità affettiva dovuta a una marcata reattivitàdell'umore (episodica e intensa disforia, irritabilità, ansia, che di solito durano poche ore e soltanto raramente più di pochi giorni);Sentimenti cronici di vuoto;Rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (es. frequenti accessi di ira, rabbia costante, ricorrenti scontri fisici);Ideazione paranoidee, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress;In questi soggetti il tema dell'abbandono è centrale. La paura del rifiuto da parte dell'altro è in grado di portare ad alterazioni profonde dell'immagine di sé , con bruschi cambiamenti d'umore, di scopi e obiettivi che portano inevitabilmente a una perdita del senso d'identità. Questa condizione diventa particolarmente grave quando il soggetto sperimenta la solitudine accompagnata da un sentimento di vuoto, portandolo alla ricerca frenetica di compensare l'incapacità di stare da solo con comportamenti estremi come abuso di sostanze, sesso promiscuo, atti autolesivi che vadano a compensare il senso estremo di vuoto e solitudine. con conseguenze sull'umore e sul comportamento.Alla sperimentazione caotica dell'altro corrisponde un'altrettanto caotica rappresentazione di sé La caratteristica di queste persone è quella di instaurarerealazioni interpersonali intense ma molto instabili, caratterizzate da caos e contraddizioni, a causa di sentimenti che oscillano tra la percezione di svalutazione e idealizzazione. Modello EziopatogeneticoSecondo la prospettiva cognitivo-comportamentale la caratteristica centrale dei disturbi psicologici è costituita dalla presenza di un'insieme di schemi cognitivi disadattivi disadattivi e convinzioni disfunzionali. Il comportamento che segue tende ad instaurare cicli interpersonali problematici all'interno dei quali si instaurano circoli viziosi.Il modello di Marsha M. Linehan [1993, 2007] propone la TDC (terapia dialettico comportamentale) che definisce il disturbo borderline di personalità in una prospettiva bio-psico-sociale, in quanto l'alterazione fondamentale consiste in una disfunzione del sistema di regolazione delle emozioni associata a vulnerabilità emotiva di baseche le cui caratteristiche sono:Reattività emozionaleRisposte emotive estreme e drammaticheLa Lineahn evidenzia l'importanza dell'ambiente invalidante dove non solo non vengono riconosciuti i bisogni, ma sono spesso puniti e banalizzati. Le famiglie che costituiscono ambienti invalidanti solitamente presentano aspetti ci controllo eccessivo e trascuratezza emotiva. Le esperienze invalidanti vengono fatte proprie dal bambinodiventando uno schema individuale di aspettative che induce un costante atteggiamento di sfiducia e svalutazione in relazione alle proprie capacità e una marcata tendenza di appoggiarsi agli altri.L'autoinvalidazione genera un sentimento di vergogna e inadeguatezza che il paziente prova nei confronti del mondo esterno. Approccio TerapeuticoNel trattamento del disturbo borderline di personalità, la TDC (terapia dialettico comportamentale) di Marsha Lianehan considera l'integrazione dei setting terapeutici (psichiatrico, di gruppo e individuale) come un importante filo conduttore degli interventi.La terapia consiste nell'instaurare un clima di fiducia basto sulla validazione del paziente affinché questi possa sperimentare un'esperienza correttiva in relazione all'immagine di sé.Il progetto terapeutico, soprattutto per i pazienti suicidari si basa su un contratto terapeutico nel quale il paziente dichiara di impegnarsi ad evitare tentativi di suicidio e promette di chiamare il terapeuta ogniqualvolta si senta in allarme.
La Depressione post-partum è una particolare forma di depressione che esordisce entro 3-6 mesi dalla nascita di un figlio. I sintomi della depressione post-partum sono gli stessi che si osservano negli episodi di depressione ma è molto meno frequente.Le cause della depressione post-partum sono probabilmente molteplici includendo: una vulnerabilità genetica a sviluppare un disturbo affettivo, una storia di malattia affettiva, tratti di personalità, stili relazionali disfunzionali, fattori sociali (per es. mancanza di un partner o di sostegno familiare, problemi economici ecc.), fattori fisiologici (cambiamenti ormonali, complicanze fisiche associate al parto, farmaci ecc.).Alcuni dei seguenti elementi possono essere predittivi di una depressione post partum:indicatori pre natali: gravi sindromi premestruali, problemi relazionali col partner o i genitori, scarso sostegno sociale, tratti di personalità (personalità ansiose o ipersensibili), lutti recenti, depressione durante la gravidanza, storia familiare di disturbi mentali, eventi stressanti di vita (malattia del partner, trasloco, cambiamenti di lavoro ecc.), gravidanza indesiderata, ansia ingravescente durante la gravidanza, problemi durante precedenti gravidanze.indicatori post natali: malattie o malformazioni del bambino, complicanze durante il parto come necessità di parto cesareo, bambino esito di rapporto sessuale indesiderato, parto prematuro, non volontà di tenere il bambino, sentimenti negativi nei confronti del bambino, scarsità di contatto oculare, sonno aumentato o ridotto, difficoltà di alimentazione, bambino con carattere difficile, presenza di coliche o reflussi nel bambino. TrattamentoIl trattamento della depressione post-partum prevede di dare informazioni sul disturbo: è molto utile che le donne sappiano che la depressione postnatale è un disturbo comune e che non è un segno di incapacità o fallimento come madre.Sollecitare la donna a parlare apertamente della sua relazione col partner, delle preoccupazioni riguardanti il suo nuovo ruolo di madre, dei sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino e informarla che questi sentimenti sono comuni.Organizzare un sostegno pratico: organizzare un aiuto per la gestione del bambino tramite parenti, amici od organizzazioni di sostegno.Coinvolgere il partner e fornire sostegno psicologico aiutando la donna ad esprimere i suoi problemi ed a riflettervi in modo razionale nell'ambito di una relazione empatica e confidenziale.
È esperienza comune a tutti sperimentare sentimenti di tristezza e noia in risposta ad alcuni eventi della vita, quali una perdita o una delusione. Nella maggior parte dei casi, non appena questi cambiamenti di vita terminano o vengono superati anche i sentimenti di tristezza passano.Tuttavia succede a molte persone (10-15 % della popolazione) che il tono dell'umore si stabilizzi verso il basso perdendo la sua flessibilità e rendendo la persona incapace di provare interesse per le normali attività e perfino per ciò che prima la entusiasmava. Tutto appare grigio, senza attrattiva e nulla riesce a stimolare il minimo interesse. La persona può arrivare a lamentare di non provare più affetto per i propri familiari, di non riuscire ad occuparsi dei propri figli, di sentirsi svuotato.Chi soffre di depressione può presentare delle fasi molto acute ed improvvise, solitamente di breve durata, oppure soffrirne in maniera cronica, anche se con minore intensità, con peridi di peggioramento.I sintomi principali oltre a quelli già descritti possono essere:aumento o diminuzione dell'appetitosonno disturbato con risvegli presto al mattino o continuo stato di sonnolenzadiminuzione di interesse per il sessomarcato rallentamento motoriostanchezza e mancanza di energiaridotta capacità di concentrarsitendenza molto forte ad incolparsi e svalutarsiSpesso le persone che sono al fianco della persona che soffre di depressione pensano che il suo comportamento sia dovuto ad una carenza di forza di volontà e quindi la incitano a scuotersi, a "fare" rischiando di farla sentire ancora più in colpa per non essere in grado di gestire la situazione.Le persone colpite da depressione spesso non chiedono aiuto in quanto considerano i problemi non dovuti ad una malattia e non li distinguono da altri problemi di cui si fanno carico quotidianamente; tuttavia l'Organizzazione Mondiale della Sanità calcola che presto la depressione sarà la seconda causa di disabilità, fra tutte le malattie, nella popolazione generale. TrattamentoIl trattamento della depressione mira a modificare i pensieri che causano e mantengono la depressione sviluppando una modalità di pensiero più equilibrata e razionale. Inoltre la terapia è finalizzata a potenziare le abilità necessarie per affrontare le difficoltà quotidiane. Ad esempio si possono insegnare alla persona modalità comunicative più efficaci o strategie per risolvere i problemi che lo coinvolgono. Il trattamento prevede quindi che la persona riprenda gradualmente le attività che sono state abbandonate, cominciando da quelle più piacevoli.
Il disturbo post traumatico da stress si sviluppa in seguito all'esposizione ad un evento stressante o traumatico che la persona ha vissuto direttamente o a cui ha assistito, in cui si è sentita in grave pericolo, ha provato dolore o malessere, orrore o senso di impotenza.Gli eventi traumatici più comuni sono:esperienze di guerraaggressioni fisiche o abusi sessualiincidenti stradali o aereiuccisioni o ferimentiemarginazioni e umiliazioni sul posto di lavoroincendi, terremoti, inondazioni e uraganiTali eventi traumatici producono in tutti gli individui che li subiscono forti reazioni emotive soprattutto dopo l'evento. Nella maggioranza dei casi le persone si riprendono e tornano gradualmente alla normalità. In alcuni casi invece la persona comincia, anche a mesi di distanza, a mostrare i sintomi del disturbo post-traumatico:ricordi o immagini angosciose dell'evento, incubi, flashbackansia, rabbia, senso di colpa, sudorazione, tensione al riaffiorare del ricordoevitamento di tutto ciò che ricorda l'evento, demoralizzazione, vuoti di memoria, difficoltà nell'immaginare il futurodisturbi del sonno,problemi di concentrazione, continuo stato di allarme TrattamentoDurante il trattamento vengono affrontati nell'immediato i sintomi ansiosi tramite tecniche di rilassamento, successivamente appare fondamentale affrontare l'evitamento delle situazioni temute e successivamente eventuali pensieri di colpevolizzazione, rifiuto o umiliazione.
Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di pensieri persistenti, intrusivi ed indesiderati che la persona fatica a controllare ma che in assenza di ansia giudica come infondati ed insensati. Le persone con il disturbo ossessivo possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi; possono essere terrorizzate dalla paura di aver inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di sé e di diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli come paura, disgusto, disagio, dubbi o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel "modo giusto", e gli innumerevoli sforzi per contrastarle (compulsioni) non hanno successo, se non momentaneo.Le compulsioni vengono definite anche come rituali o cerimoniali e si riferiscono ad azioni (lavarsi le mani, riordinare, contollare) o pensieri (contare, pregare, ripetere formule) eseguite dalla persona, in modo ripetitivo, al fine di opporsi al pensiero o ai pensieri ossessivi.La persona mette in atto le compulsioni nel tentativo di alleviare l'ansia, tuttavia il sollievo dura poco e così la persona può sentire il la necessità di agire ripetutamente i rituali occupando così molte ore della giornata.I più comuni pensieri ossessivi e rituali compulsivi sono:ossessioni di contaminazione e compulsioni di lavaggio. In queste situazioni il soggetto teme di poter essere contaminato toccando oggetti toccati da altri. Il contatto con oggetti potenzialmente contaminati viene evitato dal soggetto e quando questo avviene esso scatena rituali di lavaggio.Dubbi patologici e rituali di controllo. La persona può, per esempio, essere tormentata dal dubbio di non aver chiuso le porte o il rubinetto del gas. Mentre la maggioranza delle persone è soddisfatta da rapidi controlli, chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo deve controllare meticolosamente e numerose volte prima di essere soddisfatto e sentirsi sicuro.Pensieri di violenza e rituali associati. In questo caso la persona è assillata da immagini o pensieri di fare del male a se stessa o agli altri. Queste ossessioni possono creare un forte disagio e innescare diversi tipi di evitamento o rituali di rassicurazione come evitare di avvicinarsi a oggetti potenzialmente pericolosi (es. coltelli) o ripetersi che non potrebbero mai fare azioni come quelle. TrattamentoIl trattamento mira a modificare i pensieri disfunzionali a partire dal cambiamento dei propri comportamenti attraverso l'esposizione e la prevenzione della risposta.
La fobia sociale è un disturbo alquanto diffuso nella popolazione ma spesso viene confuso con la timidezza. Può manifestarsi con la paura di situazioni sociali come:parlare davanti ad un pubblico o gruppo ristretto di personeentrare in una sala dove le persone sono già sedutemangiare, bere o scrivere in pubblicoandare ad una festa o ad una riunione di lavoroLa caratteristica principale è la paura di trovarsi in situazioni sociali o di essere osservati, giudicati o valutati in modo negativo da altre persone.Le persone che soffrono di fobia sociale temono di essere o apparire imbarazzati o ansiosi e di mostrarne i segni, cioètemono di arrossire, di tremare, di balbettare, di sudare o di non riuscire a parlare davanti ad altri o possono provare ansia estrema per la paura di apparire poco chiari. Possono evitare di mangiare, bere o scrivere in pubblico per timore di imbarazzarsi per il fatto che gli altri possano vedere le loro mani tremare. Inoltre chi ne soffre, lontano dalla situazione temuta riconosce come irragionevole la propria paura e tende ad autoaccusarsi erimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.La persona con fobia sociale sperimenta una forte ansia anche prima di affrontare la situazione temuta (ansia anticipatoria), questo innesca un circolo vizioso in cui l'ansia anticipatoria determina un atteggiamento cognitivo timoroso e sintomi ansiosi(palpitazioni, tremori, eccessiva sudorazione, tensione muscolare, nausea, arrossamenti, mal di testa) che possono portare a una performance realmente scadente o percepita come tale, che a sua volta determina imbarazzo ed aumento dell'ansia anticipatoria per situazioni temute, autoalimentando il circolo vizioso. TrattamentoIl trattamento tende ad identificare e modificare i pensieri disfunzionali, a insegnare tecniche di rilassamento per la gestione dei sintomi ansiosi, successivamente si passa ad affrontare gradualmente le situazioni sociali temute e all'alleamento di tecniche di comunicazione (assertività).
La fobia è una paura estrema, irrazionale e sproporzionata che pur riguardando oggetti o situazioni circoscritte che non rappresentano una reale minaccia, tuttavia non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni o ragionamenti. Tale paura presenta caratteristiche di:particolare intensità (la persona può provare aumento del battito cardiaco, sudorazione, tremore, mancanza d'aria, tensione muscolare, nodo allo stomaco e nausea,impulso a scappare, paura che possa accadere qualcosadi grave)evitamento della situazione o oggetto di cui si ha pauraapparente insensatezza e irrazionalità per chi la provaLe persone che soffrono di fobie sono consce dell'irrazionalità di certe reazioni emotive ma non riescono a controllarle. Questo comporta la tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla fobia. Sebbene tale comportamento riduca momentaneamente gli effetti della paura, in realtà è unatrappola. Ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità, non reale, della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo.Questa spirale produce l'incremento della reazione fobica e della sfiducia nelle proprie risorse tanto da interferire con le attività quotidiane dell'individuo.Le fobie più comuni sono:buioaltezzaanimaliaereospazi chiusisangue e feriteacquaaghi TrattamentoIl trattamento delle fobie specifiche si attua attraverso l'insegnamento di tecniche di rilassamento a cui segue l'esposizione graduale immaginativa o in vivo all'oggetto o alla situazione fobica. Psicologo e paziente costruiscono insieme una gerarchia di situazioni temute, dalla meno alla più paurosa, che vengono affrontate con gradualità.
Chi ha provato un attacco di panico lo descrive come un esperienza terribile, improvvisa ed inaspettata caratterizzata da una intensa paura accompagnata da marcato malessere psico-fisico.Durante l'attacco si possono sperimentare alcuni di questi sintomi:tachicardiasudorazione improvvisasensazione di soffocamentonauseatremorivampate di caldo o freddodolore al pettosenso di vertiginesenso che la realtà non sia più la stessa (derealizzazione)sensazione di non essere più gli stessi (depersonalizzazione)paura di perdere il controllo o di impazzirepaura di morire o di avere un grave maloreData la "spiacevolezza" dei sintomi la paura di un nuovo attaccodiventa immediatamente molto forte e dominante ed è caratterizzata da uno stato di apprensione e da pensieri catastrofici (paura di avere un infarto, di non essere soccorso, di svenire, di impazzire, di perdere il controllo, di essere visto e giudicato dagli altri). Tali pensieri e una maggiore attenzione alle sensazioni corporee possono portare ad un aumento dell'ansia innescando un circolo vizioso.In seguito diviene preminente la paura di altri attacchi, "paura della paura", con la frequente conseguenza di evitare posti, circostanze o situazioni che vengono associati all'idea di poter avere un altro attacco di panico. Questi evitamenti divengono le modalità prevalenti della persona che diviene schiava del suo disturbo, costringendo spesso i familiari a non lasciarla mai sola ed accompagnarla ovunque. TrattamentoIl trattamento del disturbo comprende una fase di informazione accurata sulle cause del problema, una fase di insegnamento di strategie pratiche per gestire l'attacco di panico, una fase graduale ritorno a luoghi temuti o situazioni evitate, infine una fase di riconoscimento di pensieri catastrofici e loro razionalizzazione.
L'ansia è una normale risposta fisiologica del nostro organismo, è una risorsa funzionale in situazioni di pericolo temuto o reale e di incertezza poiché predispone la persona ad un comportamento di attacco o fuga; inoltre, se mantenuta sotto controllo aiuta a migliorare le prestazioni fisiche e cognitive (ad esempio durante esami o gare sportive).Quando però le reazioni fisiologiche sono eccessive, ingiustificate o immotivate rispetto alle situazioni possiamo parlare di disturbo d'ansia. Questo disturbo può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni.Chi soffre del disturbo d'ansia generalizzato è costantemente preda di uno stato di tensione e agitazione accompagnato da una persistente inquietudine e preoccupazione cronica anche nello svolgimento delle normali attività quotidiane. Questo tipo di ansia non è evocato da una particolare situazione o oggetto poiché, come altri disturbi, è una risposta comportamentale appresa che può compromettere fortemente la qualità della vita di chi ne soffre tanto da provocare alcuni di questi sintomi:irrequietezza o sentirsi tesi o "coi nervi a fior di pelle"facile affaticabilitàdifficoltà a concentrarsi o vuoti di memoriairritabilitàtensione muscolarealterazioni del sonnoemicraniapalpitazioniQuesto tipo di disturbo è cronico e il suo esordio precoce tanto che spesso la persona si descrive come ansiosa da tantissimi anni. Oltre a descriversi in questo modo chi soffre del disturbo riconosce la sproporzione tra la dimensione reale delle difficoltà da affrontare e l'ansia che queste provocano in lui ma non riesce a fare a meno di preoccuparsi. TrattamentoIl trattamento del disturbo d'ansia generalizzato tende a modificare le cognizioni distorte del paziente e a sostituire i pensieri catastrofizzanti con visioni più realistiche della realtà, inoltre vengono insegnate al paziente tecniche di rilassamento per controllare i sintomi neurovegetativi causa del malessere.
La caratteristica principale dell'ipocondria è la percezione di sintomi fisici che fanno pensare a una patologia di tipo medico, e la preoccupazione legata alla paura o alla convinzione di avere una grave malattia. Perchè si possa parlare di ipocondria una valutazione medica completa deve aver escluso qualunque condizione medica possa spiegare i segni o i sintomi fisici.È rappresentata da una condizione di continue lamentele riguardo il proprio stato di salute. Tali situazioni conducono ad un trattamento medico, come l'assunzione di farmaci, e causa una menomazione nel funzionamento sociale e lavorativo. Il paziente tende a dare un'interpretazione erronea ai segnali somatici percependoli come catastrofici e segno di grave malattia. L'attenzione selettiva fa si che il paziente dia peso solo ai segnali che confermano la sua ipotesi di malattia. Un dolore alla testa è facilmente percepito come segno di un tumore al cervello.La maggior parte dei pazienti di questo tipo lamenta nausea e meteorismo, vomito e diarrea sono meno comuni. Tali sintomi inducono ad effettuare continuamente esamiradiologici e possono portare ad interventi chirurgici successivamente ritenuti non necessari. Il paziente potrebbe essere consapevole che la percezione di tali timori sia esagerata. Tali persone spesso descrivono i loro sintomi con toni coloriti, esagerati, richiedendo molteplici trattamenti medici. L'umore è spesso depresso e con tendenza allo stato ansioso.Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni mediche servono poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica, infatti la preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione e un modo di rispondere agli stress della vita. Modello eziopatogeneticoSi presume che il disturbo derivi e sia mantenuto dall'interpretazione erronea di normali sintomi fisici e somatici, considerati invece come indici di malattie gravi.Il disturbo è simile a quello dell'attacco di panico, differisce nella modalità di interpretazione della conseguenza temuta. Mentre nel disturbo di panico a essere temuta è la percezione di morte imminente e di catastrofe, nel disturbo ipocondriaco è temuta la morte con sofferenze atroci che si potrebbe verificare in un momento futuro e imprecisato.Sono attive convinzioni disfunzionali relative alla propria salute sotto forma diimmagini terrificanti, che portano alla falsa interpretazione di delle sensazioni somatiche come segni di gravi patologie fisiche.I sintomi somatici sono:Immagini del cuore palpitante che esplodeImmagini dei polmoni che non si riempono completamente d'ariaImmagini di emorragie cerebraliImmagini del corpo devastato dal cancroImmagini di sofferenze atroci legate alla devastazione del corpo.Per Salkovskys risultano cruciali i fattori di mantenimento che vengono attivati nel mantenimento dell'ansia e della preoccupazione rispetto alla salute fisica: fattori cognitivi, emotivi, distorsioni cognitive, comportamenti di ricerca di sicurezza, fattori comportamentali e cambiamenti fisiologiciFattori cognitivi: l'attenzione selettiva su processi fisiologici (deglutizione, respirazione,ritmo cardiaco) e la rimurginazione sulla salute fisica, il controllo sul proprio corpo e su eventuali segni di malattia. Altri fattori cognitivi per Mancini sono i fattori automatici, ovvero delle euristiche conservative che hanno la tendenza a far aumentare la probabilità attribuite alla possibilità di avere una malattia.Distorsioni cognitive: è la tendenza a focalizzarsi sull'ipotesi negativa sulla spiegazione dei sintomi, con il risultato di influenzare i sintomi somatici del circolo vizioso e aumento delle interpretazioni erronee. Al significato dei sintomi viene data una eccessiva importanza, mentre vengono disconfermate le informazioni dirimenti. Pensiero magico.Fattori comportamentali e cambiamenti fisiologici: Autoesami e palpazioni dell'area affetta, hanno come risultato un maggior che viene interpretato come prova di presenza di patologia. Comportamenti difensivi (controllo di risposte fisiche o posture particolari). Misure preventive con lo scopo di ridurre il rischio di future malattie. Riposo forzato, o esitamento di sforzi fisici e di situazioni che potrebbero indurre ansia relativa allo stato di salute impediscono la disconferma dell'interpretazione negativa. TrattamentoUno degli obiettivi principali nella terapia del paziente ipocondriaco è quello di promuovere il processo di accettazione relativa al rischio di potersi ammalare. Questo perché tale fattore è strettamente legato ai componenti ansiosi coinvolti nel circolo vizioso che amplificano le interpretazioni erronee sul proprio stato di salute.Inoltre è importante offrire al paziente una versione alternativa al problema più credibile e spostare il focus d'attenzione del paziente dal rischio di potersi ammalare verso una maggiore consapevolezza del terrore di potersi ammalare. Contemporaneamente va fornito un modello alternativo del sé visto come debole, fragile ed esposto alla malattie. È importante modificare il significato delle emozioni negative viste come sintomo di debolezza verso un significato di risposta ad eventi valutati in modo negativo.Obiettivo della terapia consiste nella disconferma al paziente della credenza erronea di essere gravemente malato, offrendo contemporaneamente un'ipotesi alternativa più realistica del problema. Ciò si attua collezionando prove a favore di un'ipotesi alternativa.Nel caso in cui il paziente tema di avere un cancro, gli esercizi si concentreranno maggiormente sulla raccolta di dati che evidenzino l'alterazione della percezione. Ad esempio, il paziente si deve concentrare sul meccanismo dell'attenzione selettiva, che attua inconsapevolmente, sulle ruminazioni e sui ripetuti controlli che effettua sul proprio corpo.L'accettazione nel trattamento dell'ipocondria. L'ipocondriaco non ha nei confronti della malattia o del rischio di ammalarsi lo stesso atteggiamento che hanno le persone realmente malate non per il grado di probabilità del rischio percepito, ma piuttosto nella mancata accettazione di questo rischio. Mentre il malato deve accettare una dato di fatto che è la sua malattia, l'ipocondriaco deve accettare la minaccia, che cerca di evitare con tentativi di rassicurazione.L'accettazione della minaccia è ostacolata da più fattori. La difficoltà nell'accettazione implica un ragionamento controfattuale con l'elaborazione in contemporanea di ipotesi che si escludono reciprocamente. Il confronto con un danno reale porta l'individuo a sperimentare una realtà senza il bene perduto, e ciò facilita l'accettazione. L'avere una certezza rappresenta un punto fermo per cui si possono investire molte risorse. L'accettazione dipende anche dall'entità della posta in gioco che è a sua volta collegata a l livello di aspettativa, e al valore degli scopi rappresentati, e da quanto gravemente il soggetto ritiene che gli scopi siano compromessi.
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