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Timestamp: 2019-06-17 18:59:23+00:00

Document:
BERRA, 03.12.1944
Località Berra, Berra, Ferrara, Emilia-Romagna
Descrizione: Dopo l'uccisione dei fratelli Paviani ad Ariano ferrerse e l'attentato alla caserma della GNR di Berra, le BN di Codigoro, la GNR e fascisti veneti fermarono, in poche settimane, oltre trecento persone, rinchiudendole nei carceri di Copparo e di Codigoro. Il capo dell'ufficio politico della questura Carlo De Sanctis e la sua squadra, inviati a Codigoro per verbalizzare le testimonianze, interrogarono, in un mese 233 persone.
La decisione della fucilazione dei quttro giovani fu presa dal comando provinciale GNR.
Don Iorio Bui, convocato al cimitero per assistere i quattro giovani, narrò la fucilazione: a dirigerla fu Ermes Lunghi, «dimostrando uno zelo spietato urtante contro ogni più elementare sentimento di umanità». Quando don Bui arrivò, Lunghi era già presente e tracciò uno schizzo per spiegare ai militi le modalità dell'esecuzione. I quattro partigiani, appena scesi dal camion, si confessarono e furono fatti spostare di circa 500 metri verso il cimitero. «Aprofittando del fatto che tutti i militi di scorta e gli ufficiali erano scesi dal veicolo per predisporre il terreno, due prigionieri, il Finotti e il Tagliati, che erano legati insieme, sciolto il legame si dettero alla fuga dalla parte opposta». I fascisti iniziarono a sparare all'impazzata, colpendo i due, ferendo l'autista e, quasi, anche il cappellano, cui perforarono tonaca e cappello. Jaures Finotti non era ancora morto: chiamò don Bui ma Lunghi lo allontanò, finendolo con una raffica di mitra. Stessa sorte tocco a Tagliati. Il parroco tornò verso i due partigiani ancora sul camion: gli chiesero di intercedere per la loro liberazione. Uno dei presenti (un ufficiale tedesco, un tenente, un capitano della GNR) e Lunghi dissero che «gli ordini sono ordini». seduti su due sedie, vennero fucilati alla schiena. «Quindi lo stesso Lunghi sparò su di loro ancora colpi di mitra, tanto da disgustare uno degli ufficiali che intervenne dicendo “basta, basta!”». Il plotone di esecuzione proveniva da Ferrara.
Estremi e note penali: Diversi procedimenti si interessarono della fucilazione del 3 dicembre 1944.
Imputato Angelo Rondinelli, assolto dalla CAS di Ferrara, tra l'altro, dall'accusa di aver arrestato Noradino Galli e Frenide Mingozzi per insufficienza di prove
Imputati Ermes Lunghi e Italo Turra condannati dalla Sezione Speciale della Corte d'Assise di Ferrara di Ferrara il primo alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per l'omicidio di Jaures Finotti e Severino Tagliati, il secondo a sei anni ed otto mesi di carcere ed alla interdizione perpetua dai pubblici uffici per collaborazionismo (7 febbriao 1946). La Corte di Cassazione (5 novembre 1946) annullò la sentenza per Turra per amnistia e annullò quella di Lunghi per mancanza di motivazione sulla concessione delle attenuanti generiche, rinviando a nuovo giudizio dinnanzi alla Sezione Speciale della Corte d'assise di Bologna.
Imputato Giovanni Ravaglioli, accusato di collaborazionismo per essere stato «ufficiale superiore con comando effettivo di truppe della GNR e con funzioni politico militari» ed anche di omicidio premeditato, «per avere in concorso con Chiarelli Renato ed altri, con premeditazione ordinato che a titolo di rappresaglia (…) [fossero] fucilati i partigiani (…) promovendo ed organizzando la cooperazione nel reato delle persone che materialmente la eseguirono, dirigendo l'attività e determinando a commetterla persone a lui subordinate per ragioni di grado. Commettendo il reato in funzione della collaborazione con i nazifascisti agendo per motivi obiettivi».
Imputati Clemente Benini, Verdiano Ravani: accusato il primo di omicidio, il secondo di concorso in omicidio. Condannati dalla CAS di Ferrara il 2 luglio 1945 rispettivamente alla pena di morte ed a vent'anni di carcere. La Cassazione annullò la sentenza e rinviò alla Sezione Speciale della Corte d'Assise di Bologna che li assolse entrambi ed amnistiò il collaborazionismo, ma li condannò a tre anni per sevizie efferate, pena definitivamente consonata dalla Cassazione il 18 maggio 1948.
Imputato Nicola Tenani: accusato di collaborazionismo. La CAS di Ferrara il 30 agosto 1945 lo assolse per insufficienza di prove.
Imputato Alfredo Carli: condannato Il 12 luglio 1945 dalla CAS a dieci anni per collaborazionismo. Il 5 luglio 1946 amnistiato dalla Corte di Cassazione.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-01-08 06:08:59
Finotti Jaures, nacque a Milano il 7 maggio 1920, ex milite GNR, arrestato il 27 novembre 1944, partigiano della 35° Brigata Bruno Rizzieri
Galli Noradino, nacque a Bologna il 16 agosto 1922, ex milite GNR, arrestato il 22 novembre 1944, partigiano della 35° Brigata Bruno Rizzieri
Mingozzi Frenide, ex milite GNR, arrestato il 22 novembre 1944, partigiano della 35° Brigata Bruno Rizzieri
Tagliatti Severino, detto Tugnin, nato a Formignana (FE) il 5 luglio 1909, arrestato il 30 novembre 1944, partigiano della 35° Brigata Bruno Rizzieri.
Venne fucilato perchè autore del ferimento del milite della GNR Mario Bigoni nella tenuta Morina in via Valpagliaro, a un chilometro da Final di Rero (FE), avvenuto il 28 agosto 1944.
Finotti Jaures,
Galli Noradino,
Mingozzi Frenide,
Tagliatti Severino
Aldino Trappella
Nome Aldino
Cognome Trappella
Note responsabile Nacque a Berra (FE) il 24 agosto 1907. In possesso della licenza elementare. Appaltatore, coniugato, padre di una figlia. Iscritto al PNF dal 1923 e nel 1944 entrò a far parte del PFR, ricoprendo la carica di segretario politico di Berra. Fu arrestato il 12 maggio 1945. Interrogato, negò di sapere qualcosa dei circa 120 arresti effettuati dopo l\'attentato e della fucilazione del 3 dicembre 1944.
Note procedimento Accusato di collaborazionismo per aver compilato l\'elenco di numerose persone da fermare dopo l\'attentato alla caserma della GNR e, quale segretario politico del fascio di Berra, per avere partecipato a rastrellamenti, svolto opera di propaganda di adesione al PFR, ricorendo ad intimidazioni e minacce, e di aver partecipato a requisizioni, traendone personale profitto. La CAS di Ferrara il 30 agosto 1945 condannò Aldino Trappella a dodici anni di carcere. E\'stata ritrovata l\'annotazione che Il 30 luglio 1946 fu rimesso in libertà per amnistia. Il 18 novembre 1946, però, la suprema Corte, sentenziando su un ricorso presentato sia dal PM sia da Trappella, dichiarò estinto il reato per amnistia, annullando, senza rinvio la sentenza. Il suo fascicolo fu chiuso nel gennaio 1958
Note responsabile Nacque a Comacchio(FE) il 12 febbraio 1887. Medico condotto. Partecipò alla campagna di Russia. Si iscrisse al PNF nel 1925 ed il 15 ottobre 1943 al PFR, ricoprendo la carica di segretario politico dal novembre 1943 al giugno 1944. Dichiarò di essere stato costretto a compilare elenchi di antifascisti da deportare. Uno, composto da una dozzina di nomi e redatto insieme ad altri fascisti del posto, lo consegnò al colonnello Giovanni Ravaglioli della GNR dopo l\'attentato alla caserma di Berra.
Note procedimento Il 12 luglio 1945 la CAS di Ferrara lo condannò a dieci anni per collaborazionismo. Il 5 luglio 1946 ritornò in libertà avendo usufruito dell\'amnistia come da sentenza della Corte di Cassazione.
Angelo Rondinelli
Cognome Rondinelli
Note responsabile Nacque a Lugo (RA) il 4 marzo 1894. Milite della GNR di Berra, accusato di aver partecipato a rastrellamenti e di aver fermato Noradino Galli e Frenide Mingozzi. Dichiarò che durante l\'arresto i due avevano sparato colpi di arma da fuoco nei suoi confronti tanto che fu costretto a rifugiarsi in caserma e che solo dopo la denuncia ai suoi superiori di quanto era accaduto, Galli e Mingozzi furono arrestati. Fu assolto dalle accuse per insufficienza di prove il 10 giugno 1946
Note procedimento Angelo Rondinelli, assolto dalla CAS di Ferrara, tra l\'altro, dall\'accusa di aver arrestato Noradino Galli e Frenide Mingozzi per insufficienza di prove
Celemente Benini
Note responsabile Nacque a Sabbioncello S. Vittore (FE), l\'11 maggio 1905. Coniugato e padre di cinque figli. Aveva frequentato la scuola sino alla quarta elementare. Operaio industriale. Iscritto al PNF e membro della MVSN. ll 20 maggio 1945 fu arrestato, con Verdiano Ravani, da Gino Rocchi del CLN di Tresigallo, perchè accusato di aver ucciso personalmente Severino Tagliati («per odio personale volle procedere da solo all\'esecuzione di quest\'ultimo»). Milite della GNR fu accusato di aver fatto parte del plotone di esecuzione chiamato ad eseguire la condanna a morte dei partigiani il 3 dicembre 1944. Interrogato dalle autorità di pubblica sicurezza negò di aver preso parte alla fucilazione di Berra e negò di aver ucciso personalmente Severino Tagliati, ma ammise la sua presenza sul luogo della fucilazione. Venne denunciato per collaborazinismno ed omicidio. Il 2 luglio 1945 la CAS di Ferrara lo condanò alla pena capitale. Il 25 luglio 1945 la Corte di Cassazione annullò la sentenza e rinviò l\'imputato ad un nuovo processo presso la Sezione Speciale della Corte di Assise di Bologna che, Il 12 maggio 1947, lo assolse per non aver commesso il fatto dall\'accusa di concorso in omicidio e amnistiò il reato di collaborazionismo. Lo condannò, invece, ad otto anni, ridotti a tre per effetto del condono, perchè ritenuto responsabile di sevizie particolarmente efferate, rimettendolo subito in libertà. Il suo fascicolo del casellario poitico ferrarese fu chiuso nel 1951.
Note procedimento Accusato di omicidio, condannato dalla CAS di Ferrara il 2 luglio 1945 alla pena di morte. La Cassazione annullò la sentenza e rinviò alla Sezione Speciale della Corte d\'Assise di Bologna che lo assolse, ma lo condannò a tre anni per sevizie efferate, pena definitivamente consonata dalla Cassazione il 18 maggio 1948.
Ermes Longhi
Cognome Longhi
Note responsabile Nacque a Copparo (Ferrara), il 25 marzo 1918. Bracciante, aveva frequentato la scuola fino alla 3° istituto tecnico inferiore. Agricoltore residente a Jolanda di Savoia. Già sergente dei bersaglieri, dove prestò servizio fino all\'8 settembre 1943, iscritto al PFR, si arruolò nella GNR di Ro (FE) con il grado di vicebrigadiere e venne successivamente trasferito a Berra (FE), dove giunse il 18 dicembre 1943. Fu accusato di collaborazionismo e dell\'omicidio di Jaures Finotti e Severino Tagliati «che erano riusciti a sottrarsi alla vigilanza del plotone di esecuzione, abbattendoli a colpi di mitra, commettendo tali fatti per motivi abbietti (eseguire una cosiddetta rappresaglia) e con brutale malvagità per avere tra l\'altro finito il Finotti mentre costui, gravemente ferito, era in estremo colloquio con il sacerdote che aveva invocato» ed inoltre di partecipazione all\'omicidio di Galli e Mingozzi, «la cui esecuzione egli organizzò e diresse spietatamente nella qualità di brigadiere della GNR di Berra». Lunghi, relativamente alla fucilazione di Berra, dichiarò di essere giunto sul posto quando i quattro giovani erano già stati uccisi. Affermò che la testimonianza di don Iorio Bui era totalmente falsa. Il 7 febbraio 1946 la Sezione Speciale della Corte d\'Assise di Ferrara lo riconobbe colpevole di ogni reato ascrittogli, condannandolo alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Presentò domanda di grazia e il sostituto procuratore del Regno di Ferrara scrisse al Prefetto ed al Questore chiedendo loro di esprimersi circa la richiesta della Procura Generale di Bologna della concessione del beneficio della grazia sovrana nei suoi confronti: entrambi si opposero. Il 5 novembre 1946 la corte di Cassazione annullò la senzenza per mancanza di motivazione sulla concessione delle attenuanti generiche, rinviando l\'imputato a nuovo giudizio dinnanzi alla Sezione Speciale della Corte d\'Assise di Bologna che, il 21 luglio 1947 lo condannò a ventiquattro anni di reclusione di cui 16 condonati. Nel 1950 fece ancora richiesta di grazia ed ancora, il 28 febbraio, il questore si oppose perchè «produrrebbe in pubblico pessima impressione, perchè vivo è tuttora nelle popolazioni di Jolanda di Savoia e Berra il ricordo dell\'eccidio». Il 12 aprile 1951, mentre si trovava recluso a Verona, gli fu concessa la libertà condizionale. Ritornò diverse a Jolanda di Savoia nell\'estate del 1953, arrivando sempre di notte, dormendo a casa della sorella da dove, di giorno, non usciva mai. Nel luglio 1954 sembrava aver abbandonato la compagnia di ex fascisti e di iscritti dell\'MSI. Il suo fascicolo nell\'archivio della Questura ferrarese fu chiuso nel 1957.
Note procedimento Condannato dalla Sezione Speciale della Corte d\'Assise di Ferrara di Ferrara il primo alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena per l\'omicidio di Jaures Finotti e Severino Tagliati (7 febbriao 1946). La Corte di Cassazione (5 novembre 1946) annullò la sentenza per mancanza di motivazione sulla concessione delle attenuanti generiche, rinviando a nuovo giudizio dinnanzi alla Sezione Speciale della Corte d\'assise di Bologna.
Note responsabile Nacque il 7 marzio 1889 a Dovadola (FC). Perito agrario. Era stato soldato di leva del 94° battaglione territoriale come genio telegrafista nella campagna 1917-1918. Dal 1926-1930 partecipò alle operazioni mlitari in Libia come ufficiale della milizia dell\'Africa Orientale. Dal 1935 al 1936 fu ufficiale del primo gruppo dell\'82° battaglione di camicie nere e quindi trasferito a Ravenna. Dal 5 ottobre 1940 al 14 febbraio 1942 fu a Macerata ma, dal gennaio all\'aprile 1941, prese parte ad operazioni di guerra sul fronte greco-albanese come tenente colonnello del 130° battaglione camice nere; poi, sino al dicembre 1943 di stanza a Forlì, come seniore dell\'82° legione della mlizia. Giunse nel ferrarese subito dopo l\'8 settembre 1943, inviato dalle alte gerarchie del PFR in considerazione della sua provata fede fascista. Divenne colonnello comandante del comando provinciale della GNR. Fu accusato anche di aver fatto parte del tribunale che giudicò a Copparo i tre partigiani di Migliarino poi fucilati e venne coinvolto anche nel procedimento per l\'eccidio della Certosa di Ferrara: il mandato di cattura fu emesso il 24 settembre 1945 per concorso in sette omicidi. Fermato e rinchiuso nel carcere veronese, il 26 settembre 1945 venne rimesso in libertà dalla commisione investigativa politica dell\'ufficio del pubblico ministero presso la CAS di Verona, pur gravando su di lui il mandato di cattura ferrarese. L\'11 aprile 1946 la Sezione Speciale della Corte di Assise di Ferrara lo condannò alla pena capitale (aveva avuto capi di imputazione anche per l\'eccidio della Certosa di Ferrara e per quello di Copparo). Il 27 aprile 1946 il sostituto procuratore del Regno di Ferrara scrisse al Prefetto ed al Questore chiedendo loro di esprimersi circa la richiesta della Procura Generale della concessione del beneficio della grazia sovrana nei suoi confronti: entrambi si opposero, il questore, «per gli eccessi cui si è abbandonato e per i delitti compiuti in danni di patrioti» ed anche in considerazione della sua prolungata latitanza, terminata solo il 15 dicembre 1946 quando si costituì al palazzo di giustizia di Roma. La Corte di Cassazione annullò la sentenza per difetto di motivazione e rinviò il processo alla Sezione Speciale della Corte di Assise di Ancona che, il 26 marzo 1947, lo condannò a quindici anni di carcere con il beneficio del condono di un terzo della pena. Presentò nuovamente domanda di grazia: vennero interpellati i parenti degli uccisi all\'eccidio della Certosa di Ferrara e quelli dei tre partigiani fucilati a Copparo: nessuno di loro volle rilasciare una dichiarazione di perdono in su favore. Non è stato ritrovato alcun riferimento su quale decisione sia stata effettivamente presa. Il suo fascicolo fu chiuso dalla questura nel 1951.
Note procedimento Giovanni Ravaglioli, accusato di collaborazionismo per essere stato «ufficiale superiore con comando effettivo di truppe della GNR e con funzioni politico militari» ed anche di omicidio premeditato, «per avere in concorso con Chiarelli Renato ed altri, con premeditazione ordinato che a titolo di rappresaglia (…) [fossero] fucilati i partigiani (…) promovendo ed organizzando la cooperazione nel reato delle persone che materialmente la eseguirono, dirigendo l\'attività e determinando a commetterla persone a lui subordinate per ragioni di grado. Commettendo il reato in funzione della collaborazione con i nazifascisti agendo per motivi obiettivi».
Italo Turra
Note responsabile Nacque a Copparo (FE) il 26 luglio 1903. Operaio, in possesso della licenza elementare. Coniugato, padre di un figlio. Soldato di leva nel 1923 nel 5° reggimento artiglieria di campagna, fu congedato nel 1924 come caporale. Richiamato nel 1939 e nuovamente nel 1942, quando venne inserito nella 76° legione MVSN battaglione squadristi, come milite scelto e congedato dopo aver partecipato alle operazioni in Croazia. Dal paese di nascita si trasferì a Jolanda di Savoia (FE) nel 1931. Iscritto al PNF dal 1922, non ricoprì mai cariche politiche per la scarsa cultura. Aderì al PFR ed entrò nella GNR, prestando servizio nel comune di Berra (FE). Dichiarò di averlo fatto soltanto dopo aver ricevuto diverse cartoline di precetto e perchè minacciato di essere deportato in Germania. Allo scoppio della bomba nella caserma di Berra fu uno dei militi che rimase ferito, venendo ricoverato per oltre un mese in ospedale e rimanendovi fin quasi alla Liberazione. Fu arrestato il 30 novembre 1945. Il 7 febbraio 1946 la Sezione Speciale della Corte d\'Assise di Ferrara lo condannò a sei anni e otto mesi di reclusione per collaborazionimo ed all\'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 5 novembre 1946 la Corte di Cassazione annullò, senza rinvio, la sentenza per amnistia, ordinndo la sua scarcerazione se non detenuto per altro reato. Lasciò il carcere di S. Gimignano (SI) rientrando a Migliarino (FE). Il 22 novembre 1944 egli aveva arrestato Galli e Mingozzi perchè disertori, gettando una bomba nel rifugio in cui si trovavano i due e che era stato lui indicato. In sede processuale, però, tale fatto non portò al riconosimento di alcun tipo di reato: la Cassazione infatti, amnistiandolo, dichiarò che non sussisteva come causa ostativa all\'amnistia, il reato di omicidio, poiché l\'uccisione di Galli e Mingozzi era avvenuta senza la sua partecipazione. Turra li aveva sì arrestati, «ma per motivi esranei ed anteriormente al fatto che dette causa alla rappresaglia in cui i due trovarono la morte». Quando il suo fascicolo personale della Questura fu chiuso nel gennaio 1958 quando risultava essere iscritto al MSI.
Note procedimento Condannato dalla Sezione Speciale della Corte d\'Assise di Ferrara di Ferrara a sei anni ed otto mesi di carcere ed alla interdizione perpetua dai pubblici uffici per collaborazionismo (7 febbriao 1946). La Corte di Cassazione (5 novembre 1946) annullò la sentenza per amnistia.
Cognome Brancaleoni
Note responsabile Sottotenente GNR, comandante del plotone di esecuzione.
Note procedimento Esiste un fascicolo nell\'archivio del gabinetto della Questura di Ferrara intestato a questo nome, ma non fu possibile risalire né al suo luogo di nascita (si diceva essere romagnolo) né alla sua data. Non è stato ritrovata alcuna sentenza o riferimento a fascicoli di istruttoria o processuali aperti a suo nome. Il fascicolo della Questura ferrarese fu chiuso nel gennaio 1952
Cognome Tenani
Note responsabile Nacque a Guarda Veneta (RO) il 28 febbrai 1880. Veterinario.
Note procedimento Accusato di collaborazionismo per aver compilato l\'elenco di numerose persone da arrestare dopo l\'attentato alla caserma della GNR e «per avere il Tenani esaltato la rappresaglia che condusse alla morte dei tre [sic.] partigiani» con Aldino Trapella, quale segretario politico del fascio di Berra, per avere partecipato a rastrellamenti. In fase istruttoria fu anche accusato di aver avuto parte nella morte di Mario Bonamico, fucilato il 14 febbraio 1945 ad Ariano Ferrarese (FE). Nego ogni addebito, tentando, invece di provare l\'aiuto dato alla causa partigana La CAS di Ferrara il 30 agosto 1945 assolse lo per insufficienza di prove, ordinandone la immediata scarcerazione se non detenuto per altro motivo. Fu depositato ricorso in Cassazione dal PM. Il 18 novembre 1946 la suprema Corte dichiarò estnto il reato per amnistia, annullando, senza rinvio la sentenza. Il suo fascicolo personale fu chiuso nel novembre 1951.
Note responsabile Nacque a Guarda (FE) o Alberone (FE) il 18 settembre 1897. Coniugato, padre di cinque figli. Commeciante, in possesso della licenza elementare. Cavaliere ufficiale della corona d\'Italia, non partecipò alla marcia su Roma ma era in possesso del relativo brevetto. Nella MVSN raggiunse il grado di Centurione. Iscritto al PFR dalla sua nascita, podestà del comune di Ro (FE) dal 1932 fino all\'agsto 1943, era maggiore della GNR, nei suoi confronti esisteva una denuncia per falso in cambiali.
Note procedimento Dopo la Liberazione si costituì agli alleati e fu rinchiuso nel campo di concentramento di Coltano prima e successivamente di Laterina. Fu accusato di collaborazionismo, perchè giudice del tribunale riunitosi a Copparo. Fu coinvolto anche nelle indagini per l\'eccidio del Castello estense del 15 novembre 1943 ed in quelle relative all\'eccidio di Berra (FE). Il 2 dicembre il maggiore Renato Ghirardelli, incontrando la madre di Galli, di cui anche il padre era stato arrestato, rispose alla sua invocazione di grazia per il figlio, dicendole che il giovane sarebbe stato fucilato e che stessa sorte sarebbe toccata a tutta la famiglia, nota per essere fortemente antifascista. Il 10 luglio 1946 la Sezione Speciale della Corte di Assise di Ferrara, relativamente alle accuse inerenti la fucilazione di Copparo, dichiarò il non doversi procedere nei suoi confronti in ordine all\'imputazione di collaborazionismo per estinzione del reato in seguito ad amnistia. Non è stata ritrovata alcuna notizia realtiva a procedimenti inerenti la vicenda di Berra.
Verdiano Ravani
Nome Verdiano
Cognome Ravani
Note responsabile Nacque a Medelana (FE) il 18 giugno 1923. Fu accusato di collaborazionismo e di aver concorso con Clemente Benini alla uccisione dei partigiani a Berra ed inoltre dell\'omicidio di un altro partigiano non indentificato in Romagna, poiché si era vantato della cosa con un altro milite, mostrandogli un pugnale insanguinato. Il 2 luglio 1945 la CAS di Ferrara lo condannò a venti anni di carcere. Il 25 luglio 1945 la Corte di Cassazione annullò la sentenza e rinviò l\'imputato ad un nuovo processo presso la Sezione Speciale della Corte di Assise di Bologna che, il 12 maggio 1947, lo assolse per non aver commesso il fatto dall\'accusa di concorso in omicidio e amnistiò il reato di collaborazionismo. Lo condannò, invece, ad otto anni, ridotti a tre per effetto del condono, perchè ritenuto responsabile di sevizie particolarmente efferate. Il 18 maggio 1948 la Corte di Cassazione dichiarò estinto il reato per amnistia annullando, senza rinvio, la sentenza del 1947.
Note procedimento Accusato di concorso in omicidio e condannati dalla CAS di Ferrara il 2 luglio 1945 a vent\'anni di carcere. La Cassazione annullò la sentenza e rinviò alla Sezione Speciale della Corte d\'Assise di Bologna che lo assolse ed amnistiò il collaborazionismo, ma lo condannò a tre anni per sevizie efferate, pena definitivamente consonata dalla Cassazione il 18 maggio 1948.
cippo a Berra, cimitero
Ubicazione: Berra, cimitero
Descrizione: Un cippo appena fuori il cimitero ricorda uno dei caduti: «QUI, / CADUTO / PER / LA LIBERTA’ / IAURES / FINOTTI / 3.12.1944 / FU FUCILATO / INNOCENTEMENTE / SARA’ VENDICATO / DALLA GIUSTIZIA / DI DIO».
lapide a Berra, cimitero
Descrizione: Una lapide, all\'interno del sacrario dei cauti al cimitero di Berra ricorda gli altri caduti: «QUI LA SPIETATA FEROCIA NAZISTA TRUCIDAVA ALL’ALBA / DEL 3 DICEMBRE 1944 GLI EROICI FIGLI DEL POPOLO / CHE PER UN ALTISSIMO IDEALE HANNO VOLUTO LIBERARE / IL SACRO SUOLO ITALICO DALLA TIRANNIDE FASCISTA / Galli Noradino Finotti Iaures / Mingozzi Emilio, Tagliatti Severino». Seguono poi nomi di altri caduti berresi al di fuori del territorio comunale.
40° anniversario dell'eccidio di Berra, a cura dell'assessorato alla cultura del comune di Berra e del comitato comunale antifascista, 1984.
50° anniversario dell'eccidio di Berra, Artigiana Stampa, Ariano Polesine, 1994
Andrea Poggiali, I segni della guerra, volume 2°, Claudio Nanni editore, Ravenna, 2012, pp. 172-175
Enzo Tramontani, Pastori nella tormenta, Edizioni Risveglio 2000, Ravenna, 1997, pp. 232-233
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 128, f. 4409
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 18, f. 478
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 31, f. 958
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 143, f. 4953
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 79, f. 2670
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 80, f. 2687
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 135, f. 4641
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 112, f. 3876
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 130, f. 4445
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 112 f. 3882
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 133 f. 4573
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A8, 1° versamento, b. 130, f. 4491
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A4a, 1° versamento, b. 7, f. 355
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A4a, 1° versamento, b. 12, f. 522
ASFe, Questura, gabinetto, categoria A4a, 1° versamento, b. 15, f. 746
ASBo, Corte d\'Assise, Sentenze, CAS Ferrara, volume 28, sentenza n. 1 del 2 luglio 1945
ASBo, Corte d\'Assise, Sentenze, CAS Ferrara, volume 29, sentenza n. 61 del 30 agosto 1945
ASBo, Corte d\'Assise, Sentenze, CAS Ferrara, volume 30, sentenza del 7 febbraio 1946
ASBo, Corte d\'Assise, Sentenze, CAS Ferrara, volume 30, sentenza del 11 aprile 1946
ASBo, Corte d\'Assise, Sentenze, CAS Ferrara, volume 28, sentenza del 12 luglio 1945

References: sentenza 
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