Source: https://www.laleggepertutti.it/152421_le-buche-stradali-devono-essere-segnalate
Timestamp: 2018-07-23 05:56:01+00:00

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Le buche stradali devono essere segnalate?
Lo sai che? Le buche stradali devono essere segnalate?
La presenza di una buca particolarmente grande o apertasi all’improvviso sulla strada non è una vera e propria insidia.
Il Comune è responsabile dell’infortunio avvenuto per la caduta in una buca stradale solo se questa è «insidiosa»: in altre parole, non deve essere visibile facilmente. Anche se la buca non è segnalata, dunque, non è detto che l’amministrazione debba risarcire il danno al pedone cadutovi dentro o che vi abbia messo il piede. Infatti, se è vero, da un lato, che l’ente locale è tenuto a una corretta manutenzione delle strade e dell’asfalto, è anche vero che chi cammina sul marciapiede o, comunque, sul suolo pubblico non può farlo “con la testa tra le nuvole”. Egli deve prestare, comunque, una normale attenzione a dove mette i piedi. Per cui, se il pedone cade in una buca vistosa, non può pretendere il risarcimento del danno.
Peraltro non va dimenticato che la P.A. potrebbe non aver avuto il tempo di segnalare la buca apertasi all’improvviso. Il che capita, in particolare, nei grandi comuni o nelle strade particolarmente lunghe, dove il pronto intervento non è materialmente possibile. È quanto chiarito dal Tribunale di Napoli con una recente sentenza [1].
Le buche vanno segnalate? In teoria sì, ma anche in caso contrario non è detto che chi vi cade abbia sempre diritto a un indennizzo. Secondo giurisprudenza costante, il risarcimento al pedone per i pericoli conseguenti a una strada dissestata o su cui non è intervenuta la dovuta manutenzione è possibile solo se in presenza di una «insidia» o un «trabocchetto». Non basta quindi la norma del codice civile [2] secondo cui il titolare di una strada è responsabile per tutti gli incidenti e le cadute avvenute sul suolo pubblico, salvo che ciò sia avvenuto per caso fortuito [2]. Il «caso fortuito» può anche essere rappresentato da una condotta colpevole del passante che non abbia prestato la dovuta attenzione alla strada: si tratta, infatti, di un comportamento imprevedibile e inevitabile: si presume infatti che chi cammina lo faccia con quel minimo di cautela richiesto alle persone comuni, cautela che gli impedisce di cadere su buche particolarmente vistose.
Non solo. Il «caso fortuito» è rappresentato anche da quelle situazioni provocate da una repentina e non prevedibile alterazione della strada, che non possa essere rimossa o segnalata per mancanza del tempo necessario a provvedere [3]. Così, non è ipotizzabile pensare che una buca venga segnalata dopo solo qualche minuti che si è venuta a formare. Chi vi cade non potrà chiedere alcun risarcimento.
[1] Trib. Napoli, sent. n. 1736/2017.
[3] Cass. sent. n. 2360/2010, Cass. sent. n. 24529/2009; Cass sent n. 8157/2009, Cass. sent. n. 7763/2007, Cass.Sent. n. 2308/2007, Cass.Sent. n. 20487/2008.
Tribunale di Napoli, Sentenza n. 1736/2017 pubbl. il 13/02/2017 RG n. 85314/2008
85314/2008 R.Gen.Aff.Cont.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI NAPOLI
XII SEZIONE CIVILE
Il Tribunale, in composizione monocratica, nella persona del G.O.T. dott. Alfonso Tinto, ha pronunciato la seguente:
nella causa civile iscritta al n. 85314/08 R.G. ;
Fraraccio Emilia, nata a Frattamaggiore il 12.11.71, residente in Sant’Antimo alla
Via Bachelet n.19, CF: FRRMLE71S52D789R, rappresentata e difesa dall’Avv.Paola Di Matteo, CF: DMTPLA74T50F839L, presso lo studio del quale elettivamente domicilia in Sant’Antimo alla Via Bachelet n.17,
Comune di Sant’Antimo, in persona del suo legale rappresentante il Sindaco p.t., elettivamente domiciliato per la carica in Sant’Antimo presso la Casa Comunale, alla Via Roma n.168, c.f. 01554810638, rappresentato e difeso dall’Avv.Teresa Buonanno, c.f.: BNNTRS75P64F839K, e dall’avv.Loredana Di Spirito, c.f.: DSPLDN76C67F839C, con i quali elettivamente domicilia in
Conclusioni come da comparse conclusionali, da intendersi qui integralmente riportate e trascritte.
La sentenza viene redatta in conformità al nuovo testo degli artt.132 c.p.c. e 118 disp.att. c.p.c., immediatamente applicabile anche nei giudizi in corso alla data di entrata in vigore della riforma, ai sensi dell’art.58 della legge n.69/09, pertanto, devono ritenersi integralmente richiamati dalla presente pronuncia, sia gli atti introduttivi e di costituzione delle parti, sia i verbali di causa.
Ciò posto in via preliminare, va adesso esaminata nel merito la domanda di risarcimento dei danni proposta da parte attrice.
Nell’atto introduttivo del presente giudizio, regolarmente notificato in data 16 maggio 2008, parte attrice conveniva in giudizio innanzi a questo tribunale il Comune di Sant’Antimo al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni riportati a seguito del sinistro avvenuto in Sant’Antimo alla Via Roma in data 12/05/2006, verso le ore 18,30, allorquando, Fraraccio Emilia, nel mentre passeggiava lunga la suddetta strada finiva in una buca apertasi improvvisamente nel manto stradale non prevedibile e non segnalata cadendo rovinosamente a terra. A seguito di tale caduta la Fraraccio per i forti dolori venne trasportata al Pronto Soccorso dell’Ospedale “San Giuseppe Moscati” di Aversa dove le veniva diagnosticato “trauma distorsivo caviglia sinistra e contusione ginocchio destro” con prognosi di 7 giorni. Per tali motivi chiedeva all’adito Tribunale che venisse accertata e dichiarata la responsabilità del Comune di Sant’Antimo e condannare lo stesso, al pagamento, in favore di essa attrice della somma di € 8.396,00 comprensiva di spese mediche a titolo di risarcimento del danno biologico, estetico, patrimoniale, morale e di relazione riportate in seguito delle lesioni subite nel sinistro de quo ed in suburdine in quella diversa misura che sarebbe stata ritenuta equa oltre interessi e rivalutazione monetaria; condannare altresì il Comune di Sant’Antimo al pagamento delle spese e compensi del giudizio con attribuzione al procuratore antistatario.
Si costituiva in giudizio il Comune di Sant’Antimo, in persona del Sindaco p.t., il quale impugnava l’atto introduttivo del giudizio chiedendone il rigetto in quanto inammissibile, improponibile, improcedibile ed infondato in fatto e diritto con condanna dell’attrice al pagamento delle spese, diritti ed onorari del giudizio.
Istruita la causa con l’assunzione delle dichiarazioni testimoniali, espletata C.t.u., all’udienza del 18 luglio 2016, la stessa, sulla scorta delle precisate conclusioni, veniva trattenuta in decisione con concessione dei termini di cui all’art. 190 c.p.c. per il deposito di memorie conclusionali ed eventuali repliche.
Ebbene, tali essendo i fatti così come esposti dalle parti in causa, ritiene questo giudice che la domanda proposta da parte attrice sia infondata per i
motivi, nei termini e nei limiti di seguito esplicitati e che, pertanto, la stessa debba essere rigettata per quanto di ragione.
I fatti così come prospettati da parte attrice escludono la responsabilità dell’ente convenuto nella produzione del sinistro.
Infatti, in forza della ricostruzione del sinistro, così come emersa anche dalla prova testimoniale, ritiene questo giudice che la presenza di una buca apertasi improvvisamente sul manto stradale con le caratteristiche emergenti in atti (rilievi fotografici), situata sulla sede stradale destinata al pubblico transito, non rappresenti una vera e propria insidia.
Sul punto, invero, va precisato che, in linea di principio, un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, nelle ipotesi come quelle rappresentate dal caso in esame, non troverebbe applicazione la fattispecie di cui all’art. 2051 c.c., il quale dispone che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che riesca a provare il caso fortuito.
Nella fattispecie l’ente non ha potuto assolvere alla predisposizione delle dovute attività di manutenzione, per garantire la sicurezza dell’uso della strada e per eliminare le anomalie più pericolose, essendo l’apertura della buca verificatasi nell’imminenza del sinistro.
Giurisprudenza ha evidenziato che “l’applicazione della norma in esame al caso dei beni demaniali destinati all’uso pubblico ponga comunque un problema di delimitazione dei rischi di cui lo stesso è tenuto a rispondere in relazione ai doveri di sorveglianza e di manutenzione razionalmente esigibili, in base ai criteri di corretta gestione, mentre costituisce il caso fortuito il fattore di pericolo imprevedibile ed inevitabile.” (Cass. sent. n. 12449/2008). Ed ancora, che “rimane configurabile il caso fortuito in relazione a quelle situazioni provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non prevedibile alterazione dello stato della cosa che non possa essere rimossa o segnalata per difetto del tempo necessario a provvedere”. (Cass. sent. n. 2360/2010, Cass. sent. n. 24529/2009; Cass sent n. 8157/2009, Cass. sent. n. 7763/2007, Cass.Sent. n. 2308/2007, Cass.Sent. n. 20487/2008).
Non può trovare altresì applicazione, alla fattispecie, l’art. 2043 c.c., dove si richiama il principio del “neminem laedere”, in quanto la strada pubblica avrebbe dovuto costituire per l’utente una situazione di pericolo occulto.
Nel sinistro di cui è causa parte attrice ha sostenuto che il pericolo non era oggettivamente visibile in quanto la buca nel manto stradale si sarebbe aperta improvvisamente e dunque la sua potenziale pericolosità e/o possibilità di una frana seppur piccola sul manto stradale (manto- terreno franato al passaggio) non era percepibile dall’utente della strada; circostanza smentita dai rilievi fotografici esibiti e dalle risultanze del comune da cui si evince l’esistenza di una buca di pochi centimetri posizionata quasi centralmente sulla strada e perfettamente visibile. Appare inverosimile, a parere di questo Giudice, che la buca si possa essere aperta improvvisamente al passaggio dell’attrice.
Da quanto sopra non è possibile pertanto dedurre la responsabilità del convenuto Comune ex art. 2043 c.c.-
Inoltre va aggiunto che una maggiore attenzione da parte dell’attrice avrebbe impedito la caduta ed i conseguenti danni i quali non trovano la loro efficienza causale nella cattiva manutenzione della strada ma nell’incauto comportamento del pedone.
La Suprema Corte ha chiarito sul punto che: “quello dell’insidia stradale non è un concetto giuridico, ma un mero stato di fatto, che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra una situazione di pericolo occulto. Di tal che, la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere – con l’ordinaria diligenza – l’anomalia, vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica.” (Cass. sent. n. 15375/2011). Ed ancora sempre recente giurisprudenza ha ribadito che: “La concreta possibilità dell’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza l’anomalia del manto stradale, è circostanza di per sé idonea ad escludere la configurabilità dell’insidia e, dunque, della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada.” (Cass. ord. n. 15196/2013). Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
Il Tribunale di Napoli, XII Sezione Civile, in composizione monocratica, nella causa iscritta al n. 85314/08 R.G., promossa da Fraraccio Emilia contro Comune di Sant’Antimo, in persona del suo legale rappresentante, respinta ogni altra istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando, così provvede:
– Rigetta la domanda proposta da parte attrice perché infondata in fatto e diritto;
– Condanna essa Fraraccio Emilia al pagamento, in favore del Comune di Sant’Antimo, in persona del suo legale rappresentante p.t., al pagamento delle spese e compensi del giudizio che liquidano complessivamente in € 1.378,00 oltre Iva e C.p.a. come per legge.
– Restano definitivamente a carico di parte attrice le spese per l’espletata C.t.u.-
￼￼￼Così deciso in Napoli, in data 13/02/2017.
Avv.Alfonso Tinto

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
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 Sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 art. 2043