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Timestamp: 2020-05-29 13:42:03+00:00

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(“DIFETTO DI GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA, IN MATERIA DI RICORSO AVVERSO IL RIGETTO DELL’ISTANZA DI AMMISSIONE AL GRATUITO PATROCINIO”) TAR PESCARA, SENTENZA N. 350 DEL 31 AGOSTO 2015. EST. DR. M. ELIANTONIO. - Studio Legale Carlo Costantini | Studio Legale Carlo Costantini
(“DIFETTO DI GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA, IN MATERIA DI RICORSO AVVERSO IL RIGETTO DELL’ISTANZA DI AMMISSIONE AL GRATUITO PATROCINIO”) TAR PESCARA, SENTENZA N. 350 DEL 31 AGOSTO 2015. EST. DR. M. ELIANTONIO.
E’ inammissibile, per difetto della giurisdizione amministrativa, il ricorso promosso avverso il provvedimento della Commissione per l’assistenza tecnica gratuita istituita presso la Commissione tributaria di rigetto dell’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, atteso che trattasi di un atto che non è espressione di una funzione amministrativa, in quanto solo formalmente, ma non sostanzialmente, amministrativo.
N. 00350/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00110/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 110 del 2015, proposto da:
Gianfranco Diodoro, rappresentato e difeso dagli avv.ti Pietro Chimisso e Lorenzo Palmese, con domicilio eletto presso Pietro Chimisso in Pescara, Via Falcone e Borsellino, 6;
Ministero dell’Economia e delle Finanze, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in L’Aquila, Via Buccio di Ranallo C/ S.Domenico; Commissione Tributaria Provinciale di Pescara, Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Pescara;
del decreto del 22 gennaio 2015, con il quale la Commissione per il gratuito patrocinio presso la Commissione Tributaria Provinciale di Pescara ha respinto l’istanza di ammissione al patrocino a spese dello Stato, presentata dal ricorrente in relazione al contenzioso tributario R.G. n. 532/14; nonchè degli atti presupposti e connessi.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 23 luglio 2015 il dott. Michele Eliantonio e uditi gli avv.ti Pietro Chimisso e Lorenzo Palmese per la parte ricorrente e l’avv. distrettuale dello Stato Brunella Borgoni per il Ministero resistente;
L’attuale ricorrente riferisce di essere stato presidente dell’associazione denominata “New the Best”, ente no-profit di promozione sociale e culturale avente come scopo istituzionale lo sviluppo delle attività culturali, ricreative, del tempo libero e di promozione sociale in genere, l’organizzazione di attività sportive, tornei, gare in ambito amatoriale, attività culturali, iniziative di incontro, seminari e studi riferiti, in particolare, alla diffusione della conoscenza delle discipline sportive.
Riferisce, altresì, di essere stato destinatario di avviso di accertamento n. TA604A200198/2014, relativo all’anno di imposta 2009, con il quale erano accertate maggiori imposte IRES ed IRAP, oltre interessi, sanzioni e spese di notifica, per un totale complessivo di € 69.819,19 e di aver impugnato tale atto con il ricorso n. 532/2014 dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Pescara.
Riferisce, infine, di aver presentato istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, che era stata, però, respinta dall’apposita Commissione istituita presso la Commissione Tributaria Provinciale di Pescara con atto assunto nella seduta del 22 gennaio 2015 sulla base della seguente testuale motivazione: “Verificata l’inammissibilità dell’istanza riferita alla procedura in epigrafe per mancata enunciazione delle ragioni di fatto e di diritto che dovrebbero sorreggere il ricorso, ai sensi dell’art. 122 del Testo Unico n. 115/2002; Ritenuta la manifesta infondatezza della pretesa dell’istante”.
Con il ricorso in esame ha impugnato tale decreto, deducendo le seguenti censure:
1) Eccesso di potere per manifesta illogicità e contraddittorietà dell’azione amministrativa.
2) Eccesso di potere per travisamento e carenza di istruttoria e violazione dell’art. 6 L. n. 241/90 e dei principi di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa e di leale cooperazione fra privato e PA (quanto alla ipotizzata “mancata enunciazione delle ragioni di fatto e di diritto”).
3) Violazione o falsa applicazione dell’art. 122 DPR n. 115/02 ed eccesso di potere per carenza istruttoria e motivazionale (quanto alla “manifesta infondatezza della pretesa dell’istante”)
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze si è costituito in giudizio, ed, oltre a depositare a tutti gli atti del procedimento, ha anche versato in giudizio una analitica relazione del Presidente della predetta Commissione, con la quale si è, tra l’altro, evidenziato che il ricorrente era stato destinatario di precedente atto di rigetto della richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, che non era stato impugnato, e che l’atto impugnato era meramente confermativo del precedente diniego.
Con memoria depositata il 1° luglio 2015 il ricorrente ha meglio illustrato la sussistenza della giurisdizione di questo Tribunale a conoscere dell’impugnativa proposta ed ha anche sostenuto che l’atto impugnato non era meramente confermativo del precedente diniego. Inoltre, ha successivamente anche documentato che il predetto ricorso n. 232/14 era stato accolto dalla Commissione Tributaria Provinciale di Pescara, con sentenza 27 maggio 2015, n. 420, con compensazione, però, delle spese di giustizia, per cui aveva allo stato ancora interesse alla decisione del presente ricorso.
Alla pubblica udienza del 23 luglio 2015 la causa è stata trattenuta a decisione.
Con il ricorso in esame – come sopra esposto – è stato impugnato il decreto del 22 gennaio 2015, con il quale la speciale Commissione per il gratuito patrocinio istituita presso la Commissione Tributaria Provinciale di Pescara ha respinto l’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato presentata dal ricorrente.
Tale impugnativa, così come proposta, esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo.
Va, invero, ricordato che la Giurisprudenza amministrativa ha già avuto modo di chiarire relativamente ad una fattispecie identica (Cons. giust. amm. Reg. sic., 4 ottobre 2011, n. 628) ed a fattispecie relative più in generale al patrocinio a spese dello Stato nel processo tributario (TAR Lazio, sede Roma, sez. II, 20 maggio 2015, n. 7297, e TAR Marche 10 dicembre 2012, n. 787) che è inammissibile, per difetto della giurisdizione amministrativa, il ricorso promosso avverso il provvedimento della Commissione per l’assistenza tecnica gratuita istituita presso la Commissione tributaria di rigetto dell’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, atteso che trattasi di un atto che non è espressione di una funzione amministrativa.
Il ricorrente nella sua ultima memoria ha, invero, diffusamente contestato quanto affermato nella prima di tali sentenze, rilevando che la predetta Commissione prevista per processo tributario è un organo amministrativo e che le sue decisioni, a differenza di quel che accade per i ricorsi proposti dinanzi al Giudice ordinario ed al Giudice amministrativo, non sono impugnabili dinanzi al Giudice presso il quale si svolge il processo (in base all’art. 139 del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, “l’istanza respinta o dichiarata inammissibile dalla commissione non può essere proposta al magistrato davanti al quale pende il processo o competente a conoscere il merito”). Ed, in estrema sintesi, ha al riguardo sostenuto che – essendo il decreto in questione di un atto amministrativo – il Giudice competente a conoscere dell’impugnativa di tale atto non avrebbe potuto non essere che il Giudice amministrativo, dato che il destinatario dell’atto è titolare in ordine all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato di una posizione giuridica soggettiva di interesse legittimo.
Tale tesi, se pur brillantemente illustrata nella predetta memoria con un’articolata critica delle poche sentenze che si sono pronunciate al riguardo, non può essere condivisa, in quanto l’atto impugnato è, ad avviso del Collegio, un atto solo formalmente amministrativo (in quanto assunto da un organo amministrativo), ma non lo è sostanzialmente (in quanto non è espressione di una funzione amministrativa).
Va, invero, ricordato che nel disciplinare la materia in questione il legislatore ha tradizionalmente riservato ad una speciale commissione, istituita presso il Giudice da adire il potere di ammettere o meno il soggetto al patrocinio a spese dello Stato.
Il R.D. 30 dicembre 1923, n. 3282 (contenente la prima disciplina del gratuito patrocinio) prevedeva, infatti, all’art. 22 che “Contro i provvedimenti dati dalle Commissioni presso i tribunali che ammettano, o neghino, o tolgano il beneficio dei poveri, si può ricorrere da qualunque parte interessata alla Commissione istituita presso la corte di appello, la quale provvederà, limitando le sue ispezioni alla probabilità dell’esito favorevole nella causa od affare” ed all’art. 21 che “In qualunque stadio della causa o del procedimento l’Intendenza di finanza, qualora ritenga inesistente lo stato di povertà o mutata la condizione economica della persona ammessa al beneficio dei poveri, potrà, con ricorso motivato e notificato alla parte interessata, chiedere alla Commissione da cui emanò il decreto di ammissione la revoca del beneficio stesso; potrà parimenti ricorrere, per far dichiarare la cessazione del gratuito patrocinio all’autorità presso cui è istituita la Commissione, sia contro il decreto di rigetto della domanda sopraccennata, sia in ogni altro caso nel quale la stessa Intendenza ritenga non apprezzata convenientemente dalla Commissione la condizione economica della persona ammessa al beneficio.
Il tribunale, la corte o sezione distaccata di corte di appello o la corte di cassazione, la sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato, la Giunta provinciale amministrativa, i tribunali o il tribunale superiore delle acque pubbliche, provvederanno sul ricorso anzidetto in camera di consiglio”.
Una diversa disciplina era, peraltro, dettata dall’art. 27 di tale R.D. riguardo ai ricorsi al Giudice amministrativo, relativamente ai quali era testualmente previsto che “Contro i provvedimenti delle Commissioni del gratuito patrocinio per gli affari da trattarsi davanti alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato o alla Giunta provinciale amministrativa in sede contenziosa non è ammesso ricorso”.
L’art. 34, infine, in caso di mutamento delle condizioni che avevano giustificare l’ammissione, prevedeva la possibilità di “chiedere al presidente della commissione da cui emanò il decreto di ammissione, la revoca del beneficio stesso”.
In base a tale normativa, cioè, si era attribuito ad una speciale Commissione istituita presso il Giudice da adire il potere di ammettere o meno l’interessato al beneficio in parola, con possibilità per l’interessato o di impugnare le relative decisioni dinanzi alla Commissione istituita presso il Giudice di appello o di impugnare tali decisioni dinanzi al Giudice presso il quale cui era istituita la Commissione o di chiedere la revoca dell’ammissione alla stessa Commissione.
In base a tale disciplina, cioè, il potere di ammissione al beneficio in parola è stato tradizionalmente ritenuto strettamente connesso all’esercizio della funzione giurisdizionale, tanto da riservare proprio al Giudice da adire il potere di sindacare la legittimità degli atti della Commissione o di disporre la revoca dell’ammissione in caso di mutamento della situazione di fatto.
Una disciplina particolare era stata dettata, come già detto, relativamente alle Commissioni del gratuito patrocinio per gli affari da trattarsi davanti alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato o alla Giunta provinciale amministrativa in sede contenziosa, relativamente alle quali non era ammesso il ricorso al Giudice da adire, attesa la particolarità del processo previsto dinanzi a questo Giudice; mentre poteva essere richiesta a tale giudice solo da parte dell’Intendenza di finanza la revoca dell’ammissione già disposta.
Con l’istituzione delle Commissioni tributarie tale disciplina derogatoria prevista per il Giudice amministrativo è stata introdotta dal D.Lgs. n. 546/92 anche alle Commissioni istituite presso le Commissioni tributarie, con la previsione ulteriore, proprio per sottolineare l’attività servente di tali Commissioni alla funzione giurisdizionale, che l’attività di tali Commissioni per il gratuito patrocinio era sottoposta all’alta sorveglianza del Presidente dalla Commissione tributaria (art. 13, n. 4).
Con la riforma della materia ad opera del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (recante il “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”) è stata conservata la diversa regolamentazione della materia relativamente alle Commissioni istituite presso il Giudice ordinario e presso le Commissioni tributarie:
- relativamente alle prime, è stata prevista l’ammissione anticipata al beneficio ad opera del Consiglio dell’ordine degli avvocati, con possibilità di ricorso al magistrato davanti al quale pende il processo e con l’attribuzione a tale magistrato del potere di ammettere (art. 126 “Se il consiglio dell’ordine respinge o dichiara inammissibile l’istanza, questa può essere proposta al magistrato competente per il giudizio, che decide con decreto”), o di revocare (art. 136) l’ammissione e di procedere alla liquidazione dei relativi compensi (art. 80 e 141);
- relativamente alle seconde, l’art. 128 ha concentrato tutti i predetti poteri (con esclusione però di quelli relativi alla liquidazione dei compensi) in capo alla speciale Commissione del patrocinio a spese dello Stato istituita presso ogni Commissione tributaria, la quale svolge oggi, in base all’art. 138, in via esclusiva tutte quelle funzioni “che gli articoli 79, 124, 126, 127 e 136 attribuiscono, anche in modo ripartito, al consiglio dell’ordine degli avvocati e al magistrato” e con l’ulteriore previsione che “l’istanza respinta o dichiarata inammissibile dalla commissione non può essere proposta al magistrato davanti al quale pende il processo o competente a conoscere il merito”.
Ciò posto, ritiene il Collegio che tale ultima previsione non abbia modificato la funzione sostanzialmente giurisdizionale svolta da tale Commissione, la quale, in definitiva, assume atti che sono destinati ad incidere sul processo e che il Giudice deve porre ad esecuzione (ad esso, infatti, anche nel processo tributario, è riservato il compito di procedere alla liquidazione dei relativi compensi, visto che l’art. 81, ricompreso nel titolo I della parte III con D,P,R, 115/2002 è di certo applicabile anche al processo tributario).
Né questo Giudice potrebbe, in astratto, sollevare una questione di legittimità costituzionale di tale art. 139, nella parte in cui esclude l’impugnabilità delle decisioni assunte dalla Commissione di cui al predetto art. 139, per violazione del parametro di cui al primo comma dell’art. 113 Cost., dato che tale ipotizzata illegittimità, ove ritenuta fondata, porterebbe necessariamente a ritenere impugnabili gli atti di non ammissione al beneficio dinanzi al giudice tributario (e, nella specie, la Commissione tributaria provinciale di Pescara), il quale soltanto, pertanto, potrebbe vagliare la consistenza del dubbio di costituzionalità sopra rappresentato. Come, infatti, si è già affermato nella predetta sentenza del Cons. giust. amm. sopra richiamata, “una iniziativa in tal senso del Giudice amministrativo andrebbe incontro a una declaratoria di inammissibilità per manifesta irrilevanza in ragione del difetto di giurisdizione sulla fattispecie sostanziale” dedotta in giudizio.
Il ricorso in esame deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile per essere questo Tribunale privo di giurisdizione in ordine alla controversia dedotta e ciò in ragione della circostanza che l’atto impugnato è solo formalmente amministrativo, ma non lo è sostanzialmente; dovendo in merito dichiararsi – così come oggi disposto dall’art. 11 del codice del processo amministrativo – che è il giudice tributario ad essere munito di giurisdizione in ordine alla controversia dedotta e che si conservano, nel processo da proseguire e da riassumere entro tre mesi dal passaggio in giudicato della presente decisione, gli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda proposta dinanzi a questo giudice privo di giurisdizione.
Va, peraltro, anche evidenziato che la normativa vigente non preclude all’interessato di riproporre nuovamente alla Commissione di cui all’art. 139 la richiesta di ammissione al patrocinio a spese delle Stato; inoltre, l’interessato può sempre impugnare la predetta sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Pescara 27 maggio 2015, n. 420, nella parte in cui è stata disposta senza alcuna motivazione la compensazione delle spese di giustizia.
Sussistono, per concludere – in ragione della complessità della normativa applicabile alla fattispecie e delle questioni interpretative che tale normativa pone – giuste ragioni per disporre la totale compensazione tra le parti delle spese e degli onorari del presente giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 23 luglio 2015 con l’intervento dei magistrati:

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 139
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