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Timestamp: 2018-06-18 05:27:57+00:00

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Danni vari | Il risarcimento del danno e la resposabilità civile
Risarcimento danni per i nonni non conviventi, cassazione penale n. 29735/2013: «Ritiene il Collegio, alla luce dei precedenti richiamati, che non possa ritenersi determinante, come sostenuto dal ricorrente, il requisito della convivenza, poichè attribuire a tale situazione un rilievo decisivo porrebbe ingiustamente in secondo piano l’importanza di un legame affettivo e parentale la cui solidità e permanenza non possono ritenersi minori in presenza di circostanze diverse, che comunque consentano una concreta affettività del naturale vincolo nonno-nipote.» Va, naturalmente provato il legame e la frequentazione.
Danni per mancata stipula notarile e quantificazione: Cassazione sentenza n. 17688/2010: « … i principi giurisprudenziali di questa Corte, ormai consolidati, secondo i quali il risarcimento del danno al promissario acquirente per la mancata stipulazione del contratto definitivo di vendita di un bene immobile, imputabile al promittente venditore, consiste nella differenza tra il valore commerciale del bene medesimo al momento della proposizione della domanda di risoluzione del contratto (cioè al tempo in cui l’inadempimento è divenuto definitivo) ed il prezzo pattuito. La detta differenza deve inoltre essere rivalutata per compensare la svalutazione intervenuta nelle more del giudizio, mentre non deve essere rivalutato il prezzo pagato dal promissario acquirente tempestivamente beneficiato dal promittente alienante. Relativamente alla misura del danno, che forma oggetto dei motivi svolti nel ricorso principale, è risaputo che il risarcimento del danno dovuto al promissario acquirente, in caso di mancata stipulazione del contratto definitivo di vendita per fatto imputabile al promittente venditore, deve comprendere la perdita subita ed il lucro cessante, consistente quest’ultimo, quando il contratto ha per oggetto un bene immobile, nel mancato incremento dovuto al fatto che il bene non è entrato nel patrimonio del compratore e che si concreta nella differenza tra l’attuale valore commerciale del bene medesimo ed il prezzo pattuito. La differenza suddetta (tra il valore commerciale dell’immobile e il prezzo convenuto) si calcola con riferimento al momento in cui, per effetto della proposizione della domanda di risoluzione, l’inadempimento è divenuto definitivo e si rivaluta, al fine di compensare gli effetti della svalutazione monetaria verificatasi nelle more del giudizio. Non deve invece essere rivalutato il prezzo pagato dal promittente acquirente e tempestivamente beneficiato dal promittente venditore. Al contrario il prezzo non pagato deve essere rivalutato alla stessa data di determinazione del valore dell’immobile (nei sensi suddetti, tra le tante, sentenze 1956/2007; 22384/2004; 17340/03; 1298/98)».
Acquisto auto nuova con graffiature – Danni, Cassazione sentenza n. 30572/2011
La Corte di Appello, pur dando atto che l’adempimento della prestazione assunta dalla venditrice richiedeva la cooperazione del creditore, non potendo la D. entrare in altro modo nella disponibilità del veicolo, ha affermato che il solo comportamento esigibile da parte del creditore era quello di porre l’auto a disposizione della concessionaria; e che, pertanto, il fatto che il D. non avesse accettato di portare la macchina presso il carrozziere indicatogli dalla D. non poteva valere a porre in mora il creditore ed a liberare da ogni responsabilità la debitrice (art. 1206 c.c.). Il tutto in base al presupposto che l’esatto adempimento dell’obbligazione in questione avrebbe richiesto che la D. si facesse carico di ritirare la vettura danneggiata presso il D. e di restituirla a quest’ultimo riparata dai difetti di verniciatura.
Il ragionamento seguito dal giudice di merito appare erroneo sul piano logico e giuridico, non essendo sostenibile, in considerazione del dovere di cooperazione gravante sul creditore ai fini dell’attuazione dell’obbligazione, nonché dei principi di correttezza e di buona fede ai quali deve essere improntato il comportamento delle parti, che la venditrice, per adempiere la sua prestazione di eliminazione dei vizi di verniciatura, dovesse farsi carico di prelevare l’auto presso il domicilio dell’acquirente: l’obbligo di cooperazione facente capo al creditore richiedeva, al contrario, che quest’ultimo si rendesse parte attiva per mettere la vettura, perfettamente integra e in grado di circolare, nella materiale disponibilità della debitrice.
Il giudice del gravame, pertanto, non poteva ritenere la convenuta inadempiente per non aver provveduto al ritiro della vettura presso il domicilio del creditore; ma avrebbe dovuto valutare, agli effetti previsti dagli artt. 1206 ss. c.c., se nell’invito rivolto dalla venditrice all’acquirente a portare la vettura presso la carrozzeria D. per la riparazione fosse ravvisabile un atto di costituzione in mora, e se il rifiuto del creditore potesse o meno ritenersi giustificato da motivi legittimi, alla stregua dei parametri della correttezza e della buona fede. Il tutto tenendo conto del principio di diritto secondo cui, in materia di obbligazioni di fare, in base al disposto dell’ art. 1217 c.c., il creditore è costituito in mora mediante intimazione di ricevere la prestazione o di compiere gli atti che sono da parte sua necessari per renderla possibile; con la precisazione che, ai fini dell’intimazione, non è richiesto l’impiego di forme solenni, essendo sufficiente un qualunque atto che contenga un’ inequivoca manifestazione della volontà di rendere la prestazione (Cass. 30-8-2004 D. 17322).
Canna fumaria troppo vicina, danni, cassazione sentenza n. 18262/11: il proprietario della canna fumaria costruita troppo vicina (meno di 10 metri)alla proprietà di terzi risponde del risarcimento dei danni provocati dalle eccessive immissioni di fumo in quanto «il criterio della priorità dell’uso dell’impianto (…) ha carattere sussidiario e facoltativo e che, pertanto, il giudice di merito non è tenuto a farvi ricorso, una volta ritenuto sulla base di altri accertamenti in fatto, che sia stata superata la soglia della normale tollerabilità delle immissioni, anche con riferimento alla violazione della distanza minima della canna fumaria rispetto all’immobile degli attori, distanza che il regolamento edilizio stabiliva in 10 metri. Tale violazione risulta correttamente apprezzata dal giudice assieme agli ulteriori accertamenti emersi dall’indagine peritale per ritenere le immissioni nocive e superiori al limite della normale tollerabilità, considerato che detta distanza minima mira ad evitare comunque un danno alla salubrità e sicurezza del fondo del vicino».
Violazione obbligo di fedeltà tra coniugi, Corte di Cassazione Sentenza n.18853/2011: «….la violazione dell’obbligo di fedeltà può essere fonte di responsabilità risarcitoria “ove si dimostri che l’infedeltà, per le sue modalità e in relazione alla specificità della fattispecie, abbia dato luogo a lesione della salute del coniuge (lesione che dovrà essere dimostrata anche sotto il profilo del nesso di causalità). Ovvero ove l’infedeltà per le sue modalità abbia trasmodato in comportamenti che, oltrepassando i limiti dell’offesa di per se insita nella violazione dell’obbligo in questione, si siano concretizzati in atti specificamente lesivi della dignità della persona, costituente bene costituzionalmente protetto. Non essendo rinvenibile una norma di diritto positivo, né essendo rinvenibili ragioni di ordine sistematico che rendano la pronuncia sull’addebito (inidonea di per se a dare fondamento all’azione di risarcimento) pregiudiziale rispetto alla domanda di risarcimento, la Corte cassa la sentenza con rinvio alla Corte d’Appello di Genova in diversa composizione che dovrà fare applicazione del principio secondo il quale: “I doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi su detti che la relativa violazione, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 cod. civ. senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell’azione di risarcimento relativa a detti danni».

References: sentenza 
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 art. 1217
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 Sentenza 
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