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Timestamp: 2019-08-22 11:10:05+00:00

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L'efficacia dei provvedimenti giudiziali resi in sede di separazione (Separazione e Divorzio) - GuideLegali.it
L'efficacia dei provvedimenti giudiziali resi in sede di separazione
CASSAZIONE CIVILE, sez. I, 29 gennaio 2009, n. 2110.
Avv. Sara Fascio di La Spezia, SP
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Massima: la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio comporta, con il venir meno dello stato di separazione dei coniugi, il venir meno della regolamentazione dei rapporti adottata nel precedente giudizio e quindi pure l’eventuale assegnazione della casa coniugale disposta a favore di uno dei due. Pertanto, anche qualora la sentenza di divorzio non contenga alcuna disposizione al riguardo, il coniuge già assegnatario e comproprietario dell’immobile non ha p
Massima: la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio comporta, con il venir meno dello stato di separazione dei coniugi, il venir meno della regolamentazione dei rapporti adottata nel precedente giudizio e quindi pure l’eventuale assegnazione della casa coniugale disposta a favore di uno dei due. Pertanto, anche qualora la sentenza di divorzio non contenga alcuna disposizione al riguardo, il coniuge già assegnatario e comproprietario dell’immobile non ha più diritto all’utilizzazione esclusiva ed i rapporti non possono che essere regolati dalle norme sulla comunione e segnatamente dall’art. 1102 c.c., finché ovviamente non intervenga una divisione, sia essa consensuale o giudiziale (in tal senso Cass. 3030/06; Cass. 9689/00).
Con atto notificato in data 2.5.2002 …..conveniva davanti al Tribunale di Venezia, sezione distaccata di Chioggia, ........
- con sentenza n. 580/81 il tribunale di Venezia aveva dichiarato la separazione personale tra lui e la moglie, disponendo fra l’altro l’affidamento della figlia alla madre cui era stata assegnata la casa coniugale;
- con sentenza n. 1992/87 il tribunale di Venezia aveva dichiarato cessati gli effetti civili del matrimonio;
- con successiva sentenza n. 17975/97, passata in giudicato, lo stesso Tribunale aveva disposto lo scioglimento della comunione immobiliare relativamente all’abitazione sita in Chioggia via …, già assegnata alla ….. in sede di separazione, disponendone l’attribuzione in proprietà esclusiva ad esso attore e ponendo a suo carico il pagamento di un conguaglio di Euro112.000.000.
Sosteneva che, nonostante fossero venute meno le esigenze di tutela della figlia la quale aveva raggiunto la maggiore età sin dal 1982, l’immobile che era tuttora occupato dalla … che ne aveva rifiutato il rilascio sul rilievo della perdurante validità della sentenza di separazione che le aveva assegnato la casa coniugale in quanto la successiva sentenza di cessazione degli effetti civili nessun provvedimento aveva adottato al riguardo.
Chiedeva quindi che venisse accertata la occupazione senza titolo dell’immobile da parte della ….. con conseguente condanna della medesima al rilascio.
Si costituiva la convenuta che chiedeva il rigetto della domanda sul rilievo che la mancata richiesta di modifica in sede di divorzio delle condizioni della separazione in ordine al diritto di abitazione ne confermava implicitamente il mantenimento. Deduceva poi che il marito non aveva ancora provveduto al pagamento del conguaglio imposto dalla sentenza di scioglimento della comunione e che tale omissione determinava la risoluzione per inadempimento del trasferimento della proprietà dell’immobile.
Proponeva impugnazione … ed all’esito del giudizio, nel quale si costituiva il ….. chiedendone il rigetto, la corte d’Appello di Venezia con sentenza del 23.11.2004 - 18.4.2005 respingeva l’appello, condannando la B. al pagamento delle spese del grado.
Disattendeva altresì la tesi della preclusione da giudicato prospettata dall’appellante, secondo cui, avendo il Tribunale in sede di scioglimento della comunione rigettato la richiesta del….. di ottenere il corrispettivo, nella misura del 50% per l’esclusivo utilizzo dell’immobile da parte della …. Anche dopo la sentenza di divorzio, avrebbe dovuto del pari ritenersi preclusa ogni statuizione basata sul presupposto di un’abusiva utilizzazione dello stesso.
Escludeva infine l’equiparabilità della sentenza - che in sede di divisione ha attribuito la proprietà esclusiva dell’immobile al …. Ed il versamento da parte di quest’ultimo del conguaglio - ad un contratto e l’applicabilità anche in questo caso della risoluzione del disposto trasferimento per inadempimento da parte del Vianello di pagare il conguaglio in quanto tale inadempimento era giustificato, ai sensi dell’art. 1460 c.c., dall’inadempimento della …. Di rilasciare l’abitazione.
Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione … che deduce cinque motivi di censura.
Resiste con controricorso, illustrato anche con memoria ….
Con il primo motivo di ricorso … denuncia violazione degli artt. 155 e 156 u.c. c.p.c. nonché dell’art. 6 comma 5 della Legge 898/70. Lamenta che la Corte d’Appello abbia fatto discendere l’automatica caducazione del provvedimento relativo all’assegnazione della casa coniugale disposta in sede di separazione dalla sentenza di divorzio sebbene quest’ultima nulla avesse disposto in proposito e malgrado nel relativo procedimento nessuna domanda di revoca fosse stata proposta dal ….. senza peraltro considerare che solo un’esplicita statuizione del giudice avrebbe potuto far venire meno il precedente provvedimento di assegnazione.
In linea di principio si osserva che la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio comporta, con il venir meno dello stato di separazione dei coniugi, la regolamentazione dei rapporti adottata nel precedente giudizio e quindi pure l’eventuale assegnazione della casa coniugale disposta a favore di uno dei due. Pertanto, anche qualora la sentenza di divorzio non contenga alcuna disposizione al riguardo, il coniuge già assegnatario e comproprietario dell’immobile non ha più diritto all’utilizzazione esclusiva ed i rapporti non possono che essere regolati dalle norme sulla comunione e segnatamente dall’art. 1102 c.c., finché ovviamente non intervenga una divisione, sia essa consensuale o giudiziale (in tal senso Cass. 3030/06; Cass. 9689/00).
Ciò soprattutto allorché, come nel caso in esame, siano venute meno le ragioni che avevano giustificato l’assegnazione, costituite originariamente dalla presenza della figlia e dalla necessità di assicurarle la continuità della vita familiare nel luogo in cui si era svolta fino ad allora con la presenza di entrambi i genitori.
La pronuncia sul punto della Corte d’Appello, che ha fatto applicazione di tale principio, deve ritenersi pertanto giuridicamente corretta, a nulla rilevando, ripetersi, che sia mancata un’espressa disposizione al riguardo, essendo con essa venuta meno ogni precedente statuizione.
Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione del giudicato esterno, sostenendo che, avendo il tribunale in sede di divisione della comunione respinto la domanda del….. di pagamento del corrispettivo, pari alla metà, per l’esclusivo utilizzo da parte della convenuta dell’appartamento sul rilievo che tale utilizzazione non poteva considerarsi abusiva e cioè imposta da un comproprietario contro ola volontà dell’altro, si era sul punto formato il giudicato con conseguente impossibilità di procedere ad una nuova valutazione nel presente giudizio.
Pregiudizialmente deve essere disattesa la tesi espressa dal contro ricorrente che, richiamando la giurisprudenza in tema di giudicato cosiddetto esterno, ha sostenuto che la sua interpretazione fosse riservata al giudice di merito e non fosse sindacabile in sede di legittimità.
Al riguardo non può prescindersi dalla recente decisione delle Sezioni Unite (24664(07) sulla portata del sindacato di legittimità in ordine alla verifica circa la presenza di un giudicato esterno con effetto preclusivo nei confronti di altri procedimenti.
Nel comporre il contrasto insorto in seno alle sezioni semplici anche dopo la pronuncia delle stesse sezioni Unite n. 226/01, si è affermato non solo che l’esistenza del giudicato può essere rilevata d’ufficio sulla base degli atti acquisiti al processo, ma che la sua interpretazione debba essere operata alla stregua dell’interpretazione delle norme e no già degli atti e dei negozi giuridici in quanto costituisce la “regula iuris” del caso concreto, con la conseguenza che l’apprezzamento operato dal giudice di merito è sindacabile in sede di legittimità, non già in relazione al mero profilo del vizio di motivazione, ma nel più ampio ambito della violazione di legge e con l’ulteriore conseguenza che il “giudice di legittimità può direttamente accertare l’esistenza e la portata del giudicato esterno con cognizione piena che si estende alla diretta valutazione ed interpretazione degli atti processuali mediante indagini ed accertamenti anche di fatto, indipendentemente dall’interpretazione data dal giudice di merito”.
Accertata quindi la sindacabilità in questa sede della statuizione della corte d’Appello, ritiene però il Collegio corretto il convincimento cui è pervenuta sul punto la sentenza impugnata la quale ha escluso l’esistenza di un giudicato - asseritamente formatosi nell’ambito del giudizio di divisione in ordine al legittimo godimento dell’abitazione da parte della …. Per essere stata rigettata in quella sede la domanda del …. Volta ad ottenere il corrispettivo nella misura della metà, dell’utilizzo esclusivo dell’appartamento da parte della medesima - rispetto al presente giudizio nel quale è stato chiesto invece il rilascio dell’appartamento, ormai di esclusiva proprietà del….
E’ evidente infatti la diversità del petitum e della causa petendi, costituiti, nel precedente giudizio, dalla richiesta di pagamento per l’uso esclusivo dell’appartamento da parte della …..e, nel presente invece, dalla richiesta di accertamento di occupazione abusiva e del conseguente rilascio dell’immobile a seguito della intervenuta divisione.
Nell’un caso infatti è stato fatto valere un rapporto obbligatorio per il ripristino di un equilibrio economico fra i soggetti comproprietari in conseguenza dell’uso esclusivo da parte di uno di essi, nell’altro (nel presente) invece viene richiesto il rilascio del bene, il cui diritto reale è stato già riconosciuto in via esclusiva in sede di scioglimento della comunione.
Trattasi all’evidenza di due giudizi del tutto distinti sotto i profili richiamati del petitum e della causa petendi, per la cui valutazione peraltro nessuna rilevanza può assumere la circostanza, sottolineata dalla ricorrente, che nel giudizio di divisione il giudice avesse escluso la presenza di un abuso nel comportamento della … essendo stata tale affermazione riferita al periodo in cui vigeva la comproprietà e giustificata dal giudice in base alle regole della comunione.
Con il quarto motivo la ricorrente denuncia ancora difetto di motivazione, osservando che la Corte d’Appello ha respinto la domanda di risoluzione per il mancato pagamento del conguaglio, limitandosi a richiamare una decisione della cassazione 82558/96), oltre tutto ritenuta non pertinente.
Con il quinto motivo la ricorrente violazione degli artt. 720. 1116. e 1453 e segg. c.c.. Ripropone la ricorrente la tesi dell’applicabilità - anche al caso come quello in esame di divisione giudiziale con l’attribuzione esclusiva del bene ad un condividente e l’imposizione al medesimo del pagamento del conguaglio - della tesi della risoluzione per inadempimento. Sostiene che nessuna diversità ontologica e giuridica è ipotizzabile se non nella forzosità del trasferimento.
Nel caso in esame deve escludersi invece che le due prestazioni - quella del rilascio dell’immobile da parte della …. In conseguenza dell’attribuzione della proprietà esclusiva al … disposto in sede giudiziale e quella di pagamento del conguaglio da parte dei quest’ultimo disposto nello stesso procedimento - siano legate da un rapporto sinallagmatico, trattandosi di obbligazioni separate che, pur trovando la loro genesi nello scioglimento della comunione, non sono frutto di accordi collegati fra le parti e trovano un’autonoma tutela che, da parte della … può essere assicurata ponendo in esecuzione il titolo che ha riconosciuto il diritto al conguaglio e, da parte del …, con la richiesta di rilascio avvenuta con l’atto introduttivo del presente giudizio.
Non può non tenersi conto inoltre della contraddittorietà della tesi della ricorrente la quale, deducendo che si era formato il giudicato sul suo diritto ad utilizzare l’appartamento norma specifica in tema di contratto preliminare non estensibile ad altre ipotesi né, tanto meno, allorchè gli obblighi siano sorti in sede giudiziaria.
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 3.000,00 per onorario ed in Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge.
La Suprema Corte, con la sentenza in commento, sottolinea ancora una volta come l'efficacia dei provvedimenti giudiziali resi in sede di separazione sia destinata a venir meno nel momento in cui lo stato di separazione coniugale sia sostituito dalla condizione di “ex coniugi” derivante dal divorzio, indipendentemente dalla circostanza che detti provvedimenti vengano espressamente revocati o meno dall'autorità giudiziaria. A ciò si aggiunga che, nel caso di specie, il provvedimento di assegnazione della casa familiare alla coniuge comproprietaria convivente con la figlia all'epoca minorenne emesso dal giudice della separazione, pur nel silenzio del Tribunale in sede di divorzio, è da ritenersi inefficace anche a seguito del venir meno dei suoi presupposti, essendo nel frattempo la figlia divenuta maggiorenne ed essendosi dunque trasferita altrove.
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