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Timestamp: 2020-04-09 18:08:04+00:00

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La sospensione condizionale della pena di detenzione prevista dal codice delle infrazioni polacco | ECONOMIAeDIRITTO.it
Fino alla novellizzazione del codice penale[iii] entrata in vigore il 1° luglio 2015 il codice penale polacco acconsentiva la sospensione condizionale di tutte le sanzioni, vale a dire ammende, restrizioni della libertà e privazione della libertà. Di conseguenza nel caso di compimento di un reato il malvivente non pagava le ammende inflitte, non svolgeva i lavori sociali nell’ambito della pena di restrizione della libertà e non gli veniva detratto nessuno compenso nell’ambito di questa sanzione. Il codice delle infrazioni[iv] ha sempre consentito la sospensione condizionale della pena di detenzione. Tuttavia, attualmente l’art. 69 § 1 c.p. indica esplicitamente che la condizionale sospensione della pena per il reato è possibile solo nel caso della pena di prigione, ciò soddisfa le esigenze di abolizione della sospensione condizionale dell’esecuzione delle sanzioni, formulate nella letteratura[v]. Vale la pena di notare che l’emendamento del 2015 ha inoltre introdotto un’altra modifica fondamentale nell’istituzione della sospensione condizionale dell’esecuzione di una pena inflitta per un delitto. Secondo il contenuto dell’art. 69 § 1 c.p. il giudice può sospendere l’esecuzione di una pena detentiva non superiore a un anno, a condizione che l’autore del reato al momento di esecuzione del reato non era condannato al carcere. Pertanto, l’autore del reato non viene immediatamente imprigionato in carcere per reclusione o detenzione. Egli viene sottoposto ad una prova per un periodo indicato dal giudice. Questa “libertà controllata” ha molte qualità positive, in quanto non isola il perpetratore dall’ambiente familiare e professionale in caso di una pena detentiva o di privazione della libertà e, contemporaneamente, imponendo all’autore del reato un obbligo di prova[vi], consente di perseguire scopi penali e, soprattutto, obiettivi di prevenzione individuale[vii]. È la prevenzione individuale che determina la possibilità di applicare la sospensione condizionale dell’esecuzione.
Secondo l’approccio classico, la prova prevede il riconoscimento dell’autore del reato come colpevole, ma la sospensione della pena, la determinazione di un periodo di prova, l’imposizione di ulteriori oneri e il possibile affidamento del colpevole alla tutela del curatore presentano per lui un’opportunità di non dover essere sottoposto alla pena, alla condizione che durante il periodo di prova egli osserverà l’ordinamento giuridico. Alla base di questa istituzione risiede la convinzione che il processo di reintegrazione sociale sia possibile senza la necessità di privare la persona della sua libertà.
Questa previsione positiva si basa sulla vita passata, sulle qualità e sulle condizioni personali che consentono di presagire che l’autore del reato non tornerà più sulla via del crimine. Buona opinione e pentimento sono elementi di buone previsioni, del compimento del comportamento positivo, atteso dall’accusato[viii]. L’istituzione di sospensione condizionale dell’esecuzione della pena è stata prevista nel codice penale del 1932, nel codice penale del 1969 e nell’attuale codice penale del 1997. Nonostante i numerosi cambiamenti in ambito delle condizioni, della durata della sospensione condizionale, del doveri previsti durante la prova, l’istituzione stessa e la premessa fondamentale della previsione criminologica, sono state mantenute. Anche il Codice delle infrazioni del 1971 ha mantenuto l’istituzione di sospensione condizionale dell’esecuzione della pena detentiva, introdotta nel 1966. Nonostante l’approccio critico alla dottrina, l’istituzione trova ancora la propria autorità nel Codice delle infrazioni. A. Marek sottolinea che in caso delle infrazioni e della pena di arresto abbiamo a che fare con la cosiddetta semplice sospensione condizionale dell’esecuzione della pena, senza imporre ulteriori obblighi legali, come nel caso del codice penale che, alla luce dell’esperienza del diritto penale, sono considerati poco efficaci[ix]. Nella legge sulle infrazioni, la sospensione condizionale della detenzione è quindi l’unica misura di prova. La premessa indicata dal legislatore, oltre alla previsione positiva dell’autore del reato per la sospensione condizionale dell’esecuzione della pena detentiva, è rimediare in tutto il danno causato alla proprietà, prima che il procedimento sia completato. Non si tratta solo di violazione contro una proprietà, ma anche di qualsiasi trasgressione che ha comportato il danno alla proprietà, a prescindere dal suo proprietario[x]. La mancata osservanza di tale requisito elimina in pratica la possibilità di applicare tale istituzione al trasgressore costituendo una premessa negativa.
Come è stato indicato in precedenza, le misure di prova comportano il condizionamento, il che significa che la persona riconosciuta colpevole viene sottoposta ad un periodo di prova durante il quale si attende da lei buona condotta, per la quale verrà trattata con più clemenza. Tuttavia il giudice deve essere convinto della irragionevolezza dell’isolamento del colpevole, derivante da una previsione individuale positiva e, quindi, dalla presunzione che il perpetratore, in rispetto dell’ordine giuridico, non commetterà nuove infrazioni o reati. Tenendo conto dell’irragionevolezza dell’isolamento, il giudice è tenuto a prendere in considerazione le peculiarità personali, le condizioni e il modo della vita del trasgressore nonché le circostanze del reato. Su questa base deve valutare se è ragionevole supporre che, nonostante la non esecuzione della pena, il colpevole rispetterà l’ordine giuridico e non commetterà nessun altro atto illecito, e soprattutto se non esige delle attività rieducative, in quanto egli stesso applicherà nella sua condotta le buone regole[xi].
L’istituzione della sospensione condizionale dell’esecuzione della pena di arresto costituisce l’art. 42 § 1 del codice delle infrazioni. Il legislatore afferma espressamente in tale disposizione che l’esecuzione di una pena detentiva può essere sospesa se, a causa delle circostanze del reato, le caratteristiche personali e le condizioni dell’autore e il suo comportamento dopo aver commesso il reato, si può supporre che nonostante la non esecuzione della pena egli non commetterà un altro reato o un’altra trasgressione simile. Non si tratta della rassicurazione che il colpevole rispetterà la legge e le regole della coesistenza sociale, ma solo della convinzione che non diventi un recidivo, cioè non commetterà un nuovo reato o una offesa simile secondo la definizione del reato simile contenuta nell’art. 47 § 2 del codice delle infrazioni[xii], quindi il riconoscimento della trasgressione deve basarsi sulla deliberazione dei reati e delle infrazioni dello stesso tipo oppure sugli atti commessi con violenza o minaccia per il ricavo del profitto materiale.
La valutazione complessiva positiva del comportamento del trasgressore e dei suoi condizionamenti personali gli darà la possibilità di una sospensione condizionale della pena, ciò tuttavia è in contrasto con la mera imposizione della pena principale in forma di un ordine di detenzione. Dopo tutto, la pena di carcere viene applicata alla persona che difetta di base per una previsione positiva, alla persona demoralizzata, che in pratica spesso ritorna a commettere il reato. Nei confronti dell’autore dell’atto illecito viene emessa la condanna di arresto, perché il suo comportamento merita una punizione speciale. Tuttavia, se il giudice per qualche ragione rimuove dal trasgressore lo stigma della demoralizzazione, tenendo in considerazione ad esempio le circostanze di attuazione del reato, perché non utilizzare in tale situazione la scelta di un’altra pena sostanziale rispetto alla pena detentiva, prevista per tale tipo del reato, autorizzata dall’articolo 35 del codice delle infrazioni.
L’articolo 42 § 1 del codice delle infrazioni è stato modificato nel 1998 e in quella circostanza è stato cancellato il vocabolo “sostanziale” nell’espressione: “la sostanziale pena di detenzione”, lasciando l’iscrizione “la pena di detenzione”. Per questo motivo sono sorti dei dubbi sull’applicazione di questa istituzione anche alla pena detentiva sostitutiva, poiché le sanzioni nel sistema della legge polacca sulle infrazioni possono essere realizzate in due forme: come la pena sostanziale di cui alla presente relazione, o come una sanzione sostitutiva per una sanzione di contravvenzione non effettuata dal punito o una sanzione non adempiuta di restrizione alla libertà. Nella letteratura, però, prevale la convinzione che l’istituzione di sospensione condizionale di una pena detentiva si applica solo alla pena sostanziale e non alla sanzione nella sua forma sostituita[xiii]. L’istituzione della sospensione condizionale dell’esecuzione di una pena detentiva è un complemento al regolamento di cui all’art. 35 del codice delle infrazioni. Secondo questa disposizione, se la legge offre la possibilità di scegliere tra una detenzione e un’altra sanzione, la custodia può essere determinata solo se il reato è stato commesso intenzionalmente e, contemporaneamente, la sentenza di custodia del colpevole si basa sulla gravità del reato o della circostanza che evidenzia la demoralizzazione del perpetratore oppure il modo delle sue azioni merita una condanna particolare. Questa premessa formale è importante in quanto richiede una forma di azione, limitando la possibilità di imporre una pena detentiva per i reati commessi esclusivamente in modo intenzionale. Non possono essere inflitte sanzioni di detenzione per i reati commessi involontariamente.
La punizione è uno strumento importante nelle mani dello Stato nella lotta contro gli avversari dell’ordinamento giuridico. È la conseguenza di compimento di un atto illecito in cui si rivela un disagio definito dalla legge che esprime la disapprovazione dell’atto commesso e del suo autore[xiv]. Una delle principali sanzioni incluse nell’art. 18 del codice delle infrazioni è la condanna a carcere. L’attuale sistema della legge polacca sulle infrazioni è basato su quattro sanzioni fondamentali. Oltre alla citata pena di carcere, le tre restanti sono:
– la pena di restrizione della libertà;
– la pena della multa;
– rimprovero.
Vale la pena di notare che nella legge sulle infrazioni non viene elencata nessuna violazione punibile con la pena di arresto, per cui l’ipotesi di cui all’art. 35 del codice delle infrazioni è sempre soddisfatta. Come osserva M. Bojarski, in pratica, la regola dell’art. 35 del codice delle infrazioni limita significativamente l’applicazione della pena di detenzione.
Innanzitutto, nel codice delle infrazioni non vi è alcuna disposizione che per una violazione prevedrebbe solo la pena detentiva, per questo motivo la disposizione dell’art. 35 del codice delle infrazioni viene applicata a tutte le norme che prevedono tale punizione, poiché nel codice delle infrazioni la pena detentiva viene presa in considerazione in alternativa con un’altra sanzione.
In secondo luogo, l’applicazione della pena di detenzione può avvenire solo nel caso di accertamento che la trasgressione è stata commessa intenzionalmente. In terzo luogo, l’applicazione di questa pena prevede che sussista almeno una delle condizioni elencate nell’art. 35, vale a dire: la gravità dell’atto, la demoralizzazione del perpetratore o il suo modo di agire per il quale dovrebbe subire una condanna particolare[xv]. La soluzione adottata è una conferma della precedente giurisprudenza, che in linea di principio non ha applicato i mezzi più rigorosi per le infrazioni non intenzionali. Allo stesso tempo si è ritenuto importante creare, nell’ambito di sentenza di una pena detentiva, una regolamentazione supplementare di carattere di garanzia[xvi].
Indicando la particolarità della pena detentiva si dovrebbe prestare attenzione all’art. 26, il cui contenuto indica il divieto assoluto della sentenza di detenzione sostanziale o sostitutiva se le circostanze personali dell’autore della trasgressione impediscono l’effettuazione di tale pena. In questo ambito si elencano i casi di disabilità o malattie gravi, nonché una situazione familiare particolare del perpetratore che, ad esempio, è l’unico mantenitore della famiglia o il solo tutore di un figlio minore o di una persona gravemente ammalata o disabile. Il tenore letterale dell’art. 26 è categorico e si riferisce alla fase della sentenza, e non all’esecuzione della pena detentiva. L’indicazione dominante della punizione è la prevenzione individuale e la finalità che impone un trattamento più clemente di una persona che ha già raggiunto l’intento della pena prima che il procedimento sia completato[xvii].
Nonostante che la pena detentiva nel codice delle infrazioni sia citata in cinquantanove sanzioni su centoquarantasei in totale e in oltre quaranta decreti speciali, a differenza delle sanzioni per i reati, viene applicata solo nei casi eccezionali. V. Konarska-Wrzosek osserva un numero relativamente elevato delle sanzioni di pena detentiva nella specificità della legge polacca sulle infrazioni, che si riferisce non solo alle minori infrazioni del diritto o dell’ordine e alla non nociva violazione di divieti o di ordini amministrativi, ma anche ai classici atti criminali, quali piccoli furti o traffico degli oggetti rubati[xviii]. Indubbiamente, la pena detentiva dovrebbe essere considerata la punizione più severa. Inoltre, gli autori del codice delle infrazioni hanno sottolineato che questo tipo di pena doveva essere una repressione di carattere eccezionale[xix], il che si riflette direttamente nelle disposizioni della legge.
La pena di detenzione che minaccia la libertà umana è indubbiamente la condanna con il grado più alto di sofferenza tra le principali punizioni per le infrazioni. Tale pena restringe la libertà della persona umana poiché comporta l’esistenza in una unità penitenziaria chiusa, la totale dipendenza dai terzi, l’imposizione del ritmo della giornata, la limitazione del tempo libero, però senza restrizione della libertà interiore[xx].
Le considerazioni summenzionate, che da un lato riguardano la gravità della pena detentiva e dall’altro l’eccezionalità della sua applicazione, comportano la domanda sulla finalità di applicazione di una sospensione condizionale dell’esecuzione di una sanzione nel caso di pena di arresto. Tenendo conto dell’eccezionale applicazione della pena di detenzione, limitando questa sanzione ai soli trasgressori demoralizzati, quando il comportamento del delinquente è particolarmente dannoso o quando la gravità del reato giustifica la pena di isolamento, l’istituzione della sospensione condizionale della sentenza di detenzione sembra non riuscita[xxi].
Occorre prestare attenzione ai divieti facoltativi sulla sospensione condizionale dell’esecuzione della pena inflitti dal legislatore nell’art. 43 del codice delle infrazioni. L’esecuzione di una pena detentiva non può essere sospesa nei confronti del trasgressore che agiva nelle condizioni di recidiva, ovvero che è ritornato sulla via del reato, come anche nei confronti della persona che ha commesso la trasgressione con piena consapevolezza delle sue conseguenze.
Tralasciando le frequenti situazioni nelle quali non è possibile ottenere le conferme sulle azioni intraprese del trasgressore nelle condizioni della recidiva (per mancanza di iscrizioni delle pene per le infrazioni nel Nazionale Registro Penale), definita dall’art. 38 del codice delle infrazioni, anche la soluzione accolta nei confronti del reato commesso dal perpetratore solleva seri dubbi circa la legittimità dell’esistenza dell’istituzione nel Codice delle infrazioni. Il giudice, se ritiene opportuno, anche se sussistono le circostanze di cui all’art. 43 del codice delle infrazioni, può, a seconda delle circostanze eccezionali del caso, applicare una sospensione condizionale dell’esecuzione della pena. Mentre l’intenzione del legislatore era alleviare i divieti in questione, usando la formulazione “se lo ritiene opportuno”, il giudice può, anche nei casi di divieti facoltativi, applicare la sospensione condizionale della detenzione e, di conseguenza, attenuare le norme della prevenzione particolare, ciò però influisce sul tono della prevenzione generale che non sembra più così favorevole e può suggerire che non vi è alcuna conseguenza nell’azione del legislatore[xxii].Questo tipo di legislazione, come nell’art. 43, può dare l’impressione che tale regolamento sia inutile. Infatti, l’esistenza di una condizione negativa, a motivo della sua natura relativa, non impegna il giudice in merito all’applicazione della sospensione condizionale dell’esecuzione di una pena detentiva e, al massimo, lo obbliga a spiegare nella giustificazione le ragioni dell’omissione di tali divieti. In pratica ciò evidenzia la libertà del giudice, nonostante i divieti statutari, e pone un grande interrogativo sul senso del regolamento derivante dall’art. 43 del codice delle infrazioni[xxiii]. La sospensione condizionale della pena può compiersi in un periodo da sei mesi a un anno di prova. Il completamento effettivo del periodo di prova significa minor disaggio per la pena o perfino la sua completa elusione[xxiv].
È comprensibile che più sono circostanze che favoriscono una previsione positiva, più breve è il periodo di prova, anche se per ragioni pratiche esso dovrebbe essere valutato entro i limiti massimi[xxv]. Il periodo di prova nelle infrazioni è, dopo tutto, relativamente breve. L’adozione di un semplice modello di sospensione condizionale dell’esecuzione di una pena detentiva implica che l’efficacia o l’insuccesso della prova nei confronti dell’autore della trasgressione emerge dalla sua condotta, ovvero dal fatto se egli ha commesso un reato o una violazione confermata da una sentenza legale. Non sono sufficienti le denunce nei confronti del sospettato per i reati o l’avvio dei processi giudiziari. Per procedere all’ordinazione dell’esecuzione di una pena detentiva, è necessario disporre di una sentenza definitiva del giudice che indichi la colpevolezza e la perpetrazione di un altro atto illecito o del crimine commesso dal trasgressore. Se la persona alla quale è stata inflitta una pena commetterà un reato o una trasgressione simile a quella per cui è stata punita, si procederà con l’emissione di un mandato di punizione obbligatoria che fino a quel momento è stata sospesa. Mentre se commetterà un altro reato o un’altra trasgressione, l’esecuzione dell’ordine sarà opzionale. È importante che l’azione illecita si verifichi durante il periodo di prova. L’ordinanza di esecuzione della pena sospesa condizionalmente può avvenire durante il periodo di prova, ma non oltre due mesi dopo il suo termine. Questo periodo di due mesi non prolunga il periodo di prova, ma lascia il tempo di formalizzare la questione dell’ordine di esecuzione. Questo breve periodo di frequente è non sufficiente per l’emissione di una ordinanza formale di una pena detentiva e di conseguenza effettivamente comporta la mancata punizione dell’autore del reato. Al termine del periodo di prova, dopo due mesi dal suo completamento, avviene la cancellazione della pena, cioè la finzione giuridica che l’autore non sia stato punito per la trasgressione commessa.
Le numerose incongruenze legislative dell’istituzione di sospensione condizionale della sentenza della pena detentiva indicano ancora una volta che il legislatore, modificando il diritto penale, non ha apportato le modifiche all’interno del codice delle infrazioni, facendo sì che le stesse istituzioni abbiano un carattere completamente diverso nello stesso settore di legge.
La sospensione condizionale dell’esecuzione della pena detentiva per l’eccezionalità della sanzione a cui si riferisce in pratica è l’istituzione “morta”. Il giudice emettendo la sentenza della pena, pur perseguendo gli obiettivi di prevenzione generale, particolare e di giustizia, tenendo conto delle circostanze personali del perpetratore, tenendo conto delle disposizioni dell’art. 35 del codice delle infrazioni nei casi in cui si applicano le disposizioni sulle circostanze particolari o sui condizionamenti personali del trasgressore, impone una pena differente dalla pena di detenzione, commisurata alla colpevolezza del responsabile, alle circostanze dell’atto illecito e alle sue condizioni personali e non dovrà sospendere in modo condizionale la pena che nei confronti del trasgressore demoralizzato non comporterebbe la sua socializzazione.
Per quanto riguarda la dolorosità della pena per le sanzioni per i reati minori, sarebbe opportuno chiedere l’eliminazione di questa istituzione dal Codice delle infrazioni.
[i] Katarzyna Liżyńska, Ph.D, Università di Wrocław, Facoltà di Legge, Amministrazione ed Economia. Cattedra di Legge sulle Infrazioni, sui Crimini contro il Tesoro dello Stato ed Economici.
[ii] Nella legislazione polacca esiste una distinzione tra le trasgressioni e i reati: delitti e crimini. In generale si può rilevare che le trasgressioni sono atti proibiti con un basso grado di danno sociale, enumerati nel Codice delle trasgressioni e negli altri atti, mentre i reati: delitti e crimini, sono atti di un livello più elevato di danno sociale punibili secondo il codice penale e le altre leggi
[iii] Nominato successivamente c.p.
[iv] Nominato successivamente codice delle trasgressioni.
[v] Così in: W. Zalewski: Krytycznie o zawieszeniu wykonania kary w polskim prawie karnym, (in:) Kary i środki wolnościowe w perspektywie praktyki orzeczniczej i wykonawczej, red. T. Kalisz, Nowa Kodyfikacja Prawa Karnego, Tom XXXIII, 2014, p. 149.
[vi] Ciò, tuttavia, si riferisce solo ai reati, di cui nella parte successiva.
[vii] Così in: Z. Sienkiewicz, (in:) M. Bojarski, J. Giezek, Z. Sienkiewicz, Prawo karne materialne. Część ogólna i szczególna, Warszawa 2007, p. 323.
[viii] A. Kordik, Warunkowe zawieszenie wykonania kary w systemie środków probacyjnych i jego efektywność, Wrocław 1998, p.17.
[ix] A. Marek, Prawo wykroczeń (materialne i procesowe), Warszawa 2004, p. 108.
[x] W. Radecki, [in:] M. Bojarski, W. Radecki, Kodeks wykroczeń. Komentarz, Warszawa 2013, p. 367.
[xi] A. Kordik, Warunkowe zawieszenie…, op. cit., p. 20.
[xii] J. Sawicki, W sprawie warunkowego zawieszenia kary aresztu, Nowa kodyfikacja prawa Karnego, Tomo XXV,Wrocław 2009, p. 98.
[xiii] W. Radecki, (in:) M. Bojarski, W. Radecki, Kodeks…, op. cit.,, p. 309, A. Gubiński (in:) A. Gubiński, T. Grzegorczyk, Prawo wykroczeń, warszawa 1996, p. 165.
[xiv] Tak A. Marek, Prawo karne w pytaniach i odpowiedziach, Toruń 2001, p. 141.
[xv] M. Bojarski, (in:) M. Bojarski, Z. Świda, Podstawy prawa materialnego i procesowego o wykroczeniach, Wrocław 2008, pp. 98-99.
[xvi] Por. M. Melezini, Inne rodzaje kar…, op. cit., p. 362, A. Gubiński, Prawo karno-administracyjne, Warszawa 1973, p. 183.
[xvii] K. Buchała, Prawo karne materialne, Warszawa 1989, p. 582.
[xviii] V. Konarska-Wrzosek, [in:] T. Kaczmarek (a cura di.), Nauka o karze. Sądowy wymiar kary, System Prawa Karnego, t. 5, Warszawa 2015, p. 348.
[xix] Prawo o Wykroczeniach – projekt (Legge sulle Trasgressioni – progetto), Warszawa 1970, p. 106.
[xx] K. Liżyńska, A. Płońska, Zasadność kary aresztu w polskim prawie o wykroczeniach, in: M. Bojarski, J. Brzezińska, K. Łucarz (a cura di.), Problemy współczesnego prawa karnego i polityki kryminalnej. Księga jubileuszowa Profesor Zofii Sienkiewicz, Wrocław, 2015, p. 451.
[xxi] K. Liżyńska, Kształtowanie się kary aresztu w polskim prawie wykroczeń, in: Prokuratura i Prawo, del 2/ 2013, p. 15.
[xxii] K. Liżyńska, Kształtowanie się kary…, op. cit., pp. 15-16.
[xxiii][xxiii] J. Sawicki, W sprawie warunkowego…, op. cit., p. 102.
[xxiv] J. Skupiński, Warunkowe skazanie w prawie polskim na tle porównawczym, Warszawa 1992, p. 16.
[xxv] W. Radecki, ( w.) M. Bojarski, W. Radecki, Kodeks…, op. cit., p. 311.

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