Source: http://www.consregsardegna.it/resoconti/resoconto.asp?idverbale=150131
Timestamp: 2019-10-18 19:32:44+00:00

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Resoconto della seduta n.131 del 16/12/2015
Seduta n.131 del 16/12/2015
CXXXI Seduta
La seduta è aperta alle ore 16 e 20.
FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 1° dicembre 2015 (127), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Daniele Secondo Cocco, Roberto Desini, Antonio Gaia e Raimondo Perra hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 16 dicembre 2015.
Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna" (176/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 176/A.
Siamo in fase di dichiarazione di voto degli emendamenti numero 72, 1054, 1448.
GIANNI LAMPIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente, la dichiarazione di voto la voglio riallacciare ai riferimenti musicali che l'onorevole Sabatini ha stamane fatto in quest'Aula. Volevo, appunto, sottolineare come l'incompiuta del noto compositore Schubert è così definita perché si compone di tre atti, qualcuno potrebbe chiedere ma come mai Lampis sa che è composta da tre atti, beh Lampis suona nella banda musicale del suo paese e quindi sa che il pezzo, la sinfonia numero 8 è composta da tre movimenti l'allegro moderato, l'andante con moto e l'ultima parte si chiama scherzo che è, appunto, la parte incompiuta. Quindi io non so se l'onorevole Sabatini intendesse poi arrivare proprio a questo, certo è che noi oggi non possiamo che considerare questo disegno di legge, questa pseudo riforma come uno scherzo di pessimo gusto che si vuole regalare o riservare per il popolo sardo durante le festività natalizie. Lo scherzo di pessimo gusto perché di fatto dovrebbe contenere la spesa pubblica ma di fatto non è così, qualcuno oggi lo ricordava, lo voglio ribadire questa legge di fatto istituisce una nuova provincia regionale la cosiddetta provincia del sud Sardegna. In questa provincia regionale dovrebbero essere ricompresi i territori del Sulcis Iglesiente, del medio Campidano e quei comuni che non fanno parte della città metropolitana di Cagliari. Una nuova provincia regionale che si dovrà dotare di uno statuto, del regolamento di funzionamento, ma soprattutto magari dovrà ancora una volta dividere la Sardegna per individuare il comune capoluogo, chissà magari ci sarà una guerra di campanile tra Nuxis, Donori, Setzu chissà cos'altro ancora dovremo attendere nelle prossime settimane. Ecco noi riteniamo che a questi emendamenti si debba dare un voto favorevole perché di fatto non riteniamo che questa riforma debba andare avanti così come scritta e soprattutto vogliamo ribadire che questa non è una riforma.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io stamattina mi aspettavo dell'intervento dall'Assessore, dall'intervento della maggioranza un chiarimento, un chiarimento politico di fondo perché è tutto legittimo tranne il fatto che gli avversari politici possono offendere la propria intelligenza, lo dico al Presidente del Consiglio. Perché di questo provvedimento pacco, perché la Giunta regionale ha inteso entrare a gamba tesa nei confronti del Consiglio regionale e togliere quei poteri che erano già stati attribuiti per i quali il Presidente della Regione aveva votato a favore, cioè dicendo qual era la scadenza delle riforme, quale andava prima quale andava dopo e che si augurava che il Consiglio regionale le approvasse in maniera celere. Perché, perché secondo me qui ci sono delle cose da scoprire, che vanno dette, e perché la maggioranza del Consiglio regionale si è fatta scippare da parte della Giunta regionale, che sono tutti bravi questi professoroni, dicono che i partiti non servono a niente, che ci vuole la società civile e dopodiché sono i partiti che li candidano, sono i partiti che gli danno i voti eccetera eccetera, chiaro no. Quindi io credo che la maggioranza abbia nei confronti del Presidente della Regione qualcosa di più delle minacce che lui ha fatto dicendo o così o me ne vado o tutti a casa, questo è un problema politico di fondo che va chiarito in quest'Aula, perché noi con questa legge stiamo perdendo le funzioni che avevamo nei confronti degli enti locali, stiamo perdendo le funzioni che avevamo in materia di paesaggio, in materia ambientale, stiamo diminuendo la nostra sovranità, stiamo dicendo cose che noi non abbiamo mai affrontato in quest'Aula. Perché quando, vi ricordate i primi giorni, Presidente, mi rivolgo a lei cortesemente, i primi i giorni quando nei giornali leggevamo bisogna fare la legge in fretta perché se non facciamo la legge in fretta siamo morosi e dobbiamo dare i soldi allo Stato, questo nel mese di settembre, nel mese di ottobre, nel mese di dicembre. Ma chi vogliamo prendere in giro, perché stiamo facendo questa roba inutile di norme transitorie e di una riforma che non c'è. Io, guardate, parlo sinceramente qui, questa è una beffa quella che stiamo facendo se non c'è questo chiarimento politico come si può andare avanti a fare che cosa, è impossibile.
TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, ovviamente per esprimere il mio parere favorevole agli emendamenti presentati e per dire che io ho apprezzato e apprezzo veramente le posizioni o meglio la buona fede dell'Assessore quando dice che non è una riforma che genera odio ma anzi è una legge di riordino degli enti locali che va a creare un sistema di condivisione. Però la verità è oggettivamente un'altra, perché noi abbiamo assistito in questi mesi ad una guerra tra i territori, al prevalere della logica del campanile, prevalere della logica del localismo, all'idea che questa cosa ce l'hai tu, io non ce l'ho e la voglia anch'io, il mio territorio rimane senza, io non sono tutelato. E tutto questo è dovuto principalmente, la responsabilità principale di tutto ciò è vostra, è vostra perché avete tenuto come dicevamo prima questa legge nel cassetto per quasi un anno, se foste andati ancora un po' più avanti sareste riusciti anche a superare 500 giorni del Pendolino invece in questo caso avete fatto un po' meglio, un po' prima, però mi sembra che l'effetto che avremo sarà lo stesso e cioè che questa cosa non funziona. Perché l'obiettivo della riforma qual era, era quello di porre un riordino dovuto anche all'esito dei referendum, al riordino del sistema degli enti locali, è dovuto anche all'esito del referendum e della soppressione delle province ma anche nella logica del fatto, come ricordava qualcuno stamattina, che noi su questo tema abbiamo un'autonomia, abbiamo una capacità legislativa, c'è la volontà di creare delle occasioni per favorire la programmazione territoriale che non fosse solo legata all'interesse del singolo comune, ma comunque avesse un'idea un po' più ampia, un po' più vasta, e quindi ci fosse una programmazione territoriale un po' policentrica, come si diceva, e poi semplificare e avvicinare le istituzioni al cittadino. La verità è che quello che stiamo facendo non avvicinerà le istituzioni al cittadino perché le unioni dei comuni, per come vengono tracciate, rischiano anzi di allontanare le istituzioni, che non avrà più nella comunità, nel comune, il suo punto di riferimento, e l'altro elemento che emerge dalla lettura anche della legge così cambiata, così come cambia con gli emendamenti sostitutivi totali che avete presentato è che si arriverà ad un periodo di totale confusione, ci vorranno un paio d'anni affinché questo meccanismo funzioni e l'effetto che avremo, ne riparleremo magari fra due o tre anni, è che gran parte di quello che troviamo scritto nelle pagine di questa legge risulterà…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Giovanni Battista Tatti per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (UDC Sardegna). Rinuncio, Presidente.
CARTA ANGELO (PSd'Az). Se uno legge il comma 1 dell'articolo 1, e la legge si fermasse al comma 1, io sarei costretto a votare contro comunque perché mancano delle citazioni importanti, dei riferimenti importanti, l'articolo 10 e l'articolo 12 dello Statuto. Però se ne citano due altrettanto importanti, si cita il comma 3, che dice che la Regione ha potestà legislativa nell'ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni. Quindi, la Giunta, la maggioranza, la Commissione, chiunque abbia scritto questa legge pone un paletto importante, sto facendo una legge su una materia di mia competenza. Poi si cita il secondo articolo, il 44, a quale principio ispiro questa mia legge? Lo ispiro al fatto che la Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandone agli enti locali o avvalendosi dei loro uffici. Quindi, uno si aspetta, uno, che ci sia un guizzo, uno scatto da parte della Giunta regionale, della maggioranza o di chi ha scritto questa legge dove esercita appieno quelle potestà che gli vengono riconosciute dalla legge costituzionale com'è l'articolo 3 dello Statuto, e che poi sia conseguente alla citazione dell'articolo 44 delegando effettivamente funzioni. Non c'è niente di tutto questo, la legge è tutt'altra cosa che l'esercizio di un'autonomia e di una competenza, è l'esercizio di un semplice addormentarsi su una legge che è quella della Delrio, e c'è tutt'altro che deleghe, perché l'unica delega che la Regione concede è quella che è obbligata a concedere alle città metropolitane, tutte le altre sono lì da venire e credo che non arriveranno mai, come penso che non arriverà mai quella della rete urbana che pure la Giunta si impegna a proporre al Governo, affinché gli vengano riconosciuti poteri che in effetti non gli verranno mai riconosciuti. Quindi, sugli emendamenti il parere è favorevole.
PIZZUTO LUCA (SEL). Intanto per esprimere il mio voto contrario a questi emendamenti, che stanno però in linea con il pensiero del centrodestra degli ultimi anni, perché soppressivo, sopprimiamo le province, sopprimiamo tutto quello che possiamo da questo punto di vista sopprimere e possiamo sopprimere anche altre cose. Io voglio ricordare senza polemica al collega Cossa che qualche partito politico, uno, si espresse pubblicamente contro il vostro referendum che già da allora chiamammo truffa, e facemmo la nostra battaglia, probabilmente poca, questo è un errore storico di cui ci dobbiamo fare carico, e però è chiaro che non tutti sono stati in silenzio. Voglio anche fare una precisazione rispetto a una cosa che ritengo sostanziale, detta anche dell'Assessore, non è stato vinto in modo bulgaro perché il voto va analizzato e una piccola parte dell'elettorato sardo partecipò a quel referendum, e in quella occasione, se stiamo ai rapporti di partecipazione di soglia, Cagliari e Sassari hanno cancellato gli altri territori periferici, e il Medio Campidano che si è auto cancellato perché ha superato da solo la soglia. Questo per essere precisi perché non è esatto tutto ciò che è stato detto. Dopodiché, siccome io ritengo che questa riforma come ho detto, se non si è capito, nel primo articolo debba difendere e tutelare le periferie, e dargli autonomia politica, economica e gestionale, personalmente, parlo a titolo proprio personale, sono pronto a valutare e sostenere proposta del centrodestra da questo punto di vista. Quindi, se ci sono proposte in questo senso che possono articolare una risposta più corrispondente e più utile, io da questo punto di vista sono a disposizione a riflettere. Però è chiaro che se si tratta semplicemente di dire che quello che gli altri hanno fatto anche faticosamente, anche con dei limiti in mesi di lavoro, questo non è accettabile e non è tollerabile.
RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Per esprimere il voto favorevole alla soppressione dell'articolo 1. In realtà sopprimere un articolo non significa che non va bene, lo cancelliamo e non pensiamo come sostituirlo, l'idea nostra, l'idea del centrodestra, l'idea della minoranza è quella di riscrivere l'articolo 1 cercando di dare quell'importanza e quella sensibilità agli enti locali, soprattutto a quelli periferici che meriterebbero. È chiaro che intendiamo scrivere l'articolo 1 pensando a una certa serietà, a una certa continuità, non possiamo pensare di scrivere l'articolo 1 usando dei sistemi così come sono stati usati, o dei termini in questi giorni tipo le città medie. Adesso, dopo le città medie, che prevedevano oltre 25 mila abitanti, avete inventato le città large, non tenendo conto delle città small e delle città extralarge, perché le città large sono quelle città metropolitane urbane con 50 mila abitanti, quindi questo dimostra non solo la confusione che si crea, ma soprattutto dimostra ulteriormente che si vuole in qualche modo andare penalizzare tutti quei piccoli comuni. Poi, chiaramente come extralarge intendiamo la città metropolitana che probabilmente ha 100 mila abitanti. Però, ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, in questa legge regna il pressappochismo, regna la confusione e si dimostra in qualche modo che non si hanno le idee chiare. Il grande risultato che porterà questa legge è che diventerà sicuramente inapplicabile.
ZEDDA ALESSANDRA (FI). Per esprimere da subito il voto favorevole agli emendamenti che stiamo esaminando ora, però, anche per sottolineare che non è che noi abbiamo deciso di fare la soppressione dell'articolo 1 e voi non lo abbiate pensato, voi addirittura vi contraddite, decidete con un testo integrativo, sostitutivo, come lo chiamate voi, diverso, possiamo aggiungere noi, senza stare ad avere chiaro che cosa volete fare. E vi ricordo che invece, con l'articolo 1, volete proprio definire principi, oggetto, finalità. Ma di che cosa stiamo parlando se voi per primi, con un emendamento successivo, cambiate completamente il testo? Vi siete preoccupati di correre ai ripari per non avere maggiori oneri e avete precisato negli emendamenti che andremo a vedere successivamente che le cariche devono essere esercitate a titolo gratuito. Questo è stato il vostro principale interesse nell'articolo 1 cassando e modificando il comma 6. Quindi, siate anche voi un po' più realisti, un po' più conseguenti rispetto a quello che dite. Quindi, noi abbiamo proposto la soppressione di questo articolo perché sostanzialmente, da questo articolo si evince il nulla, o meglio non è rispondente assolutamente, come spesso è capitato per altre vostre proposte di legge, e purtroppo anche leggi, che si possa veramente addivenire al senso che volete dare appunto alla legge che stiamo andando ad approvare.
PINNA GIUSEPPINO (UDC Sardegna). Presidente, Assessore, colleghe e colleghi. Intanto per esprimere il voto favorevole all'emendamento, poi vorrei aggiungere che, certamente non è mia intenzione fare discorsi campanilistici, mi sembra però di assistere a un vero e proprio gioco delle carte, con il solo risultato finale di creare confusione, amplificando la disparità fra le varie zone della Sardegna, aumentando i disagi, impoverendo ulteriormente i comuni, aggiungendo altri disservizi a quelli già esistenti, oltre ad un enorme spopolamento dei comuni stessi, che meriterebbero ben altra considerazione. È di pochi giorni fa il risultato di una statistica Istat che prevede che entro i prossimi trent'anni scompariranno circa 200 comuni sardi. Allora mi chiedo: tutto questo da cosa nasce? Nasce esattamente dalle scelte scellerate che si stanno perpetrando a danno soprattutto delle piccole comunità dell'interno. Quand'è che si fermerà questa obbrobriosa emorragia verso Cagliari? Stiamo assistendo costantemente alla chiusura di entità lavorative, oltre che ai servizi che vengono a mancare nei vari territori. Perché tutto questo che viene accorpato ha sede a Cagliari? E mi riferisco alla Sovraintendenza delle belle arti di Sassari, all'Autorità portuale di Olbia, ala paventata chiusura della Prefettura di Oristano, della Motorizzazione di Nuoro, della Corte d'Appello di Sassari, della sanità, di scuole, uffici postali, sportelli bancari, oltre a un gravoso ridimensionamento dei vari enti regionali dislocati, tutto sempre con destinazione Cagliari. Mi chiedo, quindi, perché non creare una regione metropolitana che dia pari dignità a tutti? O in subordine 2 città metropolitane: una al Nord e una al Sud. Non credo che la signora Serracchiani in Friuli, che ha creato una regione metropolitana, o il signor Fassino, sindaco di Torino, che hanno creato una città metropolitana formata da 360 comuni, tanti quanti sono più o meno quelli della Sardegna, appartengano ad un altro mondo. Chiudo quindi esortando l'Assessore Erriu, ma soprattutto la Giunta e tutta la maggioranza, a rivedere il criterio che li ha spinti a presentare questo disegno di legge sulla riforma degli enti locali, oserei dire quasi di secessione, modificandone i criteri di densità in quelli di pari dignità. Se questo non verrà recepito, sarete ricordati solo da una parte della Sardegna, ma non certamente da tutto il popolo sardo, al quale in campagna elettorale avete promesso sviluppo e, come detto prima, pari dignità, come più volte ribadito dal presidente Pigliaru, dichiarandosi all'indomani delle elezioni di essere il Presidente di tutti i sardi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà…. onorevole Locci, mi dicono che lei è già intervenuto in dichiarazione di voto stamani.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Mi spiace collega Locci, troverà sicuramente occasione per poter rintervenire, e credo che saranno davvero tante queste opportunità. Riflettevo sul fatto che probabilmente avremmo dovuto dare un pubblico ringraziamento al collega Sabatini che ha introdotto questioni e storie di melodie ed armonia varie, perché poi alla fine anche i successivi interventi dei colleghi della minoranza hanno permesso di individuare anche il vero nome di questa riforma, che è la legge di riforma "trallallero", alla fin fine, e quindi questa potrebbe essere la migliore definizione. E purtroppo va a vanificarsi tutto quel tentativo di raggiungere l'importante reticolo che è fatto e organizzato sui territori dalle nostre amministrazioni, in modo particolare dai sindaci. Però, guarda caso, è bastata qualche piccola telefonata nella pausa pranzo per verificare che i nostri amici sindaci, così come i vostri, non hanno assolutamente contezza di quello che è il testo oggi in discussione. Qualcuno ha ricevuto alcune informazioni, hanno ricevuto parti di testo, ma credo che sia veramente impensabile immaginare che si possa discutere di qualcosa che è sconosciuta ai più: è sconosciuta all'interno del Consiglio, è sconosciuta certamente all'esterno del Consiglio e nelle case comunali, che sono i nostri principali riferimenti, per i quali stiamo adoperandoci su un testo legislativo, e non vi è alcuno che abbia avuto la possibilità di leggerlo nella sua complessità e nella sua interezza. Ecco perché qui, anziché attivare riforme di buon senso, si sta vanificando quella possibilità, che è naturalmente data al Parlamento dei sardi per poter portare a compimento un processo legislativo che abbatta barriere, che metta in equilibrio, che metta in parità di condizioni tutti i nostri territori, e così si vanifica praticamente l'intero corpus del testo dell'articolo 1, e in modo particolare quel comma 4, che è stato anche ripreso e rivisitato, ma che certamente non riesce a soddisfare e non potrà mai soddisfare, perché qui parla assolutamente di considerazioni verso i riferimenti territoriali per lo svolgimento delle funzioni di competenza degli enti locali. Non vi è alcun tipo di competenza, perché è l'incompetenza di chi materialmente ha scritto questa norma, per poterla mettere a disposizione dei sindaci e dell'ordinamento istituzionale regionale. Io non credo che si possa proseguire se non censurare questo tipo di attività, e naturalmente esprimere il voto favorevole per l'emendamento soppressivo.
PERU ANTONELLO (FI). Ovviamente per esprimere il voto favorevole alla soppressione dell'articolo 1, articolo di una legge di riordino, chi mi ha preceduto l'ha detto in maniera molto chiara: una legge che non riordina, una legge che non organizza assolutamente quello che dovrebbe fare, cioè gli enti locali della Sardegna. All'interno dell'articolo 1 si cita addirittura un principio costituzionale, cioè l'articolo 5 che recita che "l'Italia è una e indivisibile"; con questa legge, invece, state proponendo una Sardegna divisibile, una Sardegna che si divide, una Sardegna sperequata, una Sardegna disorganizzata, una Sardegna veramente con diseguaglianze tra Nord e Sud. Io dico che è necessario già dall'articolo 1… iniziate veramente a riflettere, a non creare questo tipo di disuguaglianza, a portare veramente la Sardegna, a riproporre alla Sardegna quello che era il male che per trent'anni ci ha aggredito, cioè quella di portarla al sottosviluppo con queste sperequazioni. Grazie.
TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (UDC Sardegna). Naturalmente sono d'accordo per l'approvazione di questo emendamento e voglio aggiungere che in questa legge poco c'è di semplificazione di cui parlate voi; non c'è niente di semplificazione! Si parla di aree metropolitane, città medie, unioni, rete metropolitana, cose che sicuramente porteranno a delle ulteriori discriminazioni nei confronti delle aree più deboli della Sardegna. Voi stessi, signor Assessore, la Giunta purtroppo penso che è rappresentata solo da lei, mi piacerebbe parlare anche all'assessore Paci, al Presidente, avete scelto come zona disagiata della Sardegna l'alta Marmilla, l'avete scelta e l'avete inserita nel cosiddetto SNAI con l'ex Ministro Barca, quindi state dicendo che quella è un'area debolissima della Sardegna, però oggi state dicendo che deve essere un'area che non avrà nessun diritto di sopravvivenza. Sapete benissimo che nell'oristanese ci sono 7 comuni tra i più poveri della Sardegna, e sono soprattutto nella Marmilla, e con questo provvedimento state cercando di continuare ad affossare questi territori. C'è una confusione tale in questa legge che sicuramente, lo sapete, vi siete resi conto meglio di me che non è applicabile una legge del genere nel nostro territorio. Andate a vedere se il PLUS coincide, per esempio, con le unioni di comuni, eppure penso che dovrebbe essere un qualcosa che dovrebbe coincidere, ma invece no. Ritengo che tutte le cose che si fanno si devono fare in concertazione. E voglio dire una cosa: sinceramente in questo periodo mi sento poco rappresentato dall'ANCI, da quella parte dell'ANCI che vi ha detto che alcune cose andavano bene. Sinceramente come sindaco…
PRESIDENTE. Onorevole Tatti, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intanto è mio dovere dire che voto favorevole all'emendamento. Poi debbo dire voce dal sen fuggita, ma in una provocazione ho titolato di poveraccio uno che non è ignudo manco come il cane e quindi me ne dispiace, sto parlando dell'onorevole Gavino Manca.
Detto questo stamattina ho messo in parallelo la morte di Gelli e di Cossutta perché se fossi Plutarco, come sono e fui diceva quell'altro, avrei scritto ???? ?a????????, per cui le vite parallele andrebbero bene, ma a cercare le vite parallele di qualcuno che ha scritto queste cose, con i Carnelutti e i Calamandrei della Costituzione strada ne passa, eppure qui siamo in sede istituzionale costitutiva di una legge fondamentale che interessa la Regione Sardegna.
Ma è possibile che nessuno intravveda le vere difficoltà solo alla lettura, non solo alla comprensione, di questo fattore? Intanto mi devo rallegrare che ho visto rientrare tutti i consiglieri sassaresi da un summit. Pare che siano stati accontentati e che sia stata proposta la città metropolitana di Surigheddu e Mamuntanas, però se questo è una nuova giunta al sistema delle autonomie locali sarde è vergognoso perché si vuole dire per forza così, allegramente: "prendo una piccola parte, me la porto a casa, ne discuto con essa, vedremo se riuscirò a convincerla". Qui non si deve convincere di niente nessuno! Se abbiamo fatto un surplus di lavoro, anche come Conferenza dei Capigruppo, è perché cercavamo soluzioni per la gente che ha fame, per la gente che non riesce a consumare ormai più il pranzo con la cena. Ma quale idea di Sardegna avete? Quali prospettive voi volete dare al popolo sardo? Questo di miscugliare il sacro con il profano, quello di voler centellinare, ti do una cosa che poi ti accontenta e vedremo di superare quell'altra iniziativa, così vediamo, scriveremo un maxi emendamento impossibile per qui, ne scriveremo tanti maxi emendamenti per poter toccare ciascun (…). Facciamo un po' i seri, che siamo sede legislativa.
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, il tempo a sua disposizione è terminato.
PITTALIS PIETRO (FI). Se il buongiorno si vede dal mattino mi pare che l'articolo 1 rappresenti davvero il biglietto da visita di questa legge. È un insieme di cose scontate, di ovvietà, che bastava fare riferimento alle leggi già esistenti o a qualche legge nazionale e in più però introducete elementi che qualificheranno e caratterizzeranno questa legge all'insegna della contraddizione e della confusione. Perché nell'oggetto e nelle finalità che voi vi date parlate di città metropolitana, quindi galluresi, sassaresi, scordatevi che si parli di città metropolitane al plurale. Si sta prefigurando l'unione dei comuni, avete parlato di zone intermedie, di città medie. Dove sono scritte in quest'articolo 1, dove sono? Ce lo dite dove sono?
Quando vi abbiamo chiesto di fermarvi perché l'articolo 1 poi condiziona necessariamente lo sviluppo di questa legge, ecco perché voi fate finta di essere distratti ma siete sottoscacco, siete in una condizione davvero umiliante perché non è possibile andare avanti su una legge e scrivere l'articolo 1 senza avere chiaro che cosa poi la legge dovrà partorire nell'articolazione territoriale.
E allora noi entreremo sul merito dell'articolo 1 comma per comma, ma diciamo subito una cosa. Guardate, ritirate quell'emendamento numero 1947 che è peggiore del testo. Riflettiamo semmai, e lo proponiamo, sull'emendamento numero 2225 che almeno una qualche dignità la recupera al ruolo, alla funzione e all'autonomia dei comuni.
PRESIDENTE. Abbiamo concluso le dichiarazioni di voto, quindi passiamo alla votazione degli emendamenti.
PITTALIS PIETRO (FI). Chiedo la votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti soppressivi totali numero 72, 1056 e 1448, uguali.
Prendo atto che il consigliere Lotto ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Comandini - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Floris - Lampis - Locci - Oppi - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Collu - Congiu - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Pier Mario - Moriconi - Pinna Rossella - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Paolo.
Si è astenuto il Presidente Ganau.
Passiamo agli emendamenti sostitutivi totali. All'emendamento numero 1947 sono stati presentati 17 emendamenti all'emendamento.
Ho chiamato l'emendamento sostitutivo totale numero 1947 a cui sono stati presentati degli emendamenti all'emendamento. Il primo degli emendamenti all'emendamento che dobbiamo votare è il numero 2343, sul quale è stato espresso parere contrario da parte del relatore.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Mi scusi, Presidente, io volevo capire, rispetto a quegli emendamenti di cui parlava stamattina l'onorevole Dedoni che sarebbero stati esclusi per un leggero ritardo di tempi, se sono stati ammessi o meno perché io avevo capito da lei che erano stati ammessi.
PRESIDENTE. No, quelli che sono stati presentati stamattina non sono stati ammessi, quelli all'articolo 1 ovviamente.
LOCCI IGNAZIO (FI). Non sono in ordine, Presidente.
PRESIDENTE. Sono gli emendamenti all'emendamento…
Allora all'articolo 1 stamattina sono stati… Calma! Onorevole Locci, stia calmo, provo a spiegarglielo così lavoriamo meglio tutti, anziché agitarsi sempre, calma. Allora all'emendamento numero 1947 stamattina sono stati presentati 17 emendamenti all'emendamento, che sono raccolti a parte in un volumetto che è titolato "Riordino degli enti locali. Emendamenti agli emendamenti all'articolo 1". Quello, aprendo la prima pagina, in ordine di presentazione, presenta l'emendamento numero 2343 all'emendamento... sono stati raccolti secondo l'ordine cronologico e riordinati secondo l'ordine della votazione. L'ordine della votazione è, come sapete: prima i soppressivi totali, sostitutivi totali, i soppressivi parziali e poi gli aggiuntivi. Quindi la sequenza che trovate adesso in ordine è esattamente quella con cui dobbiamo procedere alle votazioni.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, purtroppo, probabilmente per una difficoltà da parte degli uffici che nessuno intende stigmatizzare, la fascicolazione sulla quale stiamo lavorando non è quella idonea. Quindi io vorrei chiedere al Presidente, se fosse possibile, di sospendere per il tempo necessario a rifascicolare in un modo che renda possibile lavorare, perché altrimenti impieghiamo molto più tempo ogni volta a individuare la pagina. Lo dico davvero per guadagnare tempo, non per perderlo.
PRESIDENTE. Carta ne abbiamo sprecato anche troppa. L'emendamento numero 2343 c'è il tempo di andare a vederlo. Sono 17 emendamenti che dobbiamo votare. L'emendamento numero 2343 è un emendamento all'emendamento numero 1947 che dice semplicemente: "L'articolo 1 è soppresso".
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, io voterò contro questo emendamento numero 1947 perché fa riferimento agli obiettivi e alle finalità della riforma. Finalità e obiettivi che sono stati ancorati, com'è scritto nella proposta della Giunta, allo Statuto di autonomia segnatamente all'articolo 44 sull'ordinamento degli enti locali. Ora, ricordo che l'articolo 44 è quello che è approdato in Aula e per il quale il Presidente della Commissione ha chiesto il rinvio in Commissione perché stiamo andando alla modifica del "44". Sulla base di quest'assunto, il Presidente della Commissione aveva dichiarato in Aula che il provvedimento doveva essere riportato in Commissione perché pregiudizialmente doveva essere esaminato prima dell'esame di questa legge. Se questo è l'assunto non c'è dubbio che noi ci troviamo di fronte a una modifica dello Statuto che sta andando in porto e stiamo facendo una cosa che dobbiamo correggere tra qualche giorno quando ci sarà l'emendamento definitivo.
LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente...
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Ho chiesto un paio di volte di intervenire sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Chiedo scusa, lei è iscritto, non sapevo fosse sull'ordine dei lavori.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Atteso che avevo capito che erano stati accolti, Presidente, la pregherei di ascoltarmi un secondo. Io le ricordo due cose: lei non sta attuando il Regolamento consiliare perché recita che non è all'ordine del giorno, alla convocazione, ma all'inizio dei lavori e sono passati oltre mezz'ora; due, lei aveva comunque sia la potestà di riaprire i termini, lei aveva la facoltà di riaprire i termini, non si è mai visto un atto stizzoso, settario, che escludesse dagli emendamenti un Gruppo politico. Ne terremo conto anche per poter meglio utilizzare il nostro tempo a verificare altre cose.
TEDDE MARCO (FI). Presidente, questo emendamento che noi tentiamo di emendare (è al pari dell'articolo 1 del disegno di legge nella quarta, terza stesura) è il paradigma di ciò che non deve essere questa legge. Questo emendamento ripropone in modo spaiato le fonti che già erano state evidenziate dall'articolo 1 e cerca di realizzare la cosiddetta tagliola per impedire l'ingresso di tutti gli emendamenti della minoranza e come tale presenta gli stessi problemi, gli stessi difetti, le stesse lacune, le stesse mostruosità dell'articolo 1 del disegno di legge che disciplina o che pone, che rappresenta le fonti, cioè la sorgente di questa proposta di legge. Una sorgente che è monca, non potrebbe non essere monca perché nel momento in cui si dovesse individuare all'interno di queste fonti anche la legge 56 del 2014 ci sarebbe qualche contraddizione e qualche incongruenza perché, come dicevo poc'anzi e come voglio evidenziare e ribadire ulteriormente, fra i grandi principi di riforma economica e sociale della legge 56 vi è quello relativo al territorio della città metropolitana. Un principio che in questo disegno di legge non viene rispettato, motivo per cui sicuramente questa legge, una volta esitata, una volta approvata, sarà sottoposta ai ceffoni del Governo e della Corte costituzionale.
Questo è soltanto uno dei problemi di questo articolo, perché quest'articolo poi si sforza comunque di parlare di oggetto e di finalità di questa legge dicendo delle banalità, dicendo delle cose che comunque è evidente che servono soltanto per recuperare lo strumento tagliola per le minoranze. Questo è un modo di legiferare singolare, un modo che funge da tagliola per le minoranze, ma va a incidere negativamente comunque sulla rappresentanza democratica che siede su questi banchi, sulla rappresentanza democratica che deve lavorare assieme alla maggioranza per cercare di fare una legge dignitosa, non dico una legge di straordinario valore, ma una legge dignitosa...
PRESIDENTE. Onorevole Tedde, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, per annunciare il voto favorevole, naturalmente. Questo è un emendamento che richiama in qualche maniera il metodo di lavoro che è stato assunto da questa maggioranza soprattutto nella fase finale della redazione di questo testo di legge. Ho sentito tanti commenti, ho sentito proclami, ho sentito persino qualcuno che dai banchi della maggioranza si è spinto sino a dire che questa è una norma che tutela le autonomie locali, tutela i territori, tutela il ruolo dei comuni. Questa norma, così come la sua norma madre, che è la Delrio, commette un omicidio nei confronti dei comuni, soprattutto quelli che in Sardegna garantiscono il presidio della gran parte del territorio ovvero quelli al di fuori della città metropolitana di Cagliari.
Leggevo pochi minuti fa i dati che l'ISTAT pubblicherà domani sul mercato del lavoro, commentati dall'Agenzia regionale per il lavoro che storicamente li anticipa di un giorno confrontandoli con i dati del SIL Sardegna. Queste informazioni (che sono nella disponibilità di tutti perché pubblicati nel sito della Regione) descrivono una situazione dell'occupazione relativa ai territori della Sardegna che definire allarmante è riduttivo. Una Sardegna che non risulta capace di intercettare neppure i minimi accenni di incremento dei fattori economici in Italia. Sardegna territori che non sono capaci in nessuna maniera di trattenere quella piccola quota di ricchezza che gli sarebbe propria. Vi state preparando ad approvare una legge che come argomenteremo meglio e più diffusamente più avanti nei commenti agli articoli, sta eliminando l'ultimo presidio di democrazia, l'ultimo presidio di istituzione dopo l'abbandono dello Stato sul quale poggiano le speranze di centinaia di migliaia di sardi che non avranno la fortuna di stare all'interno della città metropolitana che è l'unico ente che potrà garantire un minimo di accesso ai servizi. Ora prima che ci si spinga troppo oltre, colleghi, vi rivolgo un appello che è quello di sedervi a ragionare su quali modalità possano evitare che viviamo in una Sardegna di serie A a pochi chilometri da tutto il resto dell'Isola di serie B.
LOCCI IGNAZIO (FI). Ovviamente annuncio il mio voto favorevole all'emendamento all'emendamento presentato dal nostro gruppo e ci pare, cari colleghi, che qui si confermi un impianto giuridico che trascura le comunità locali, lo fa già nell'oggetto, le finalità della legge e state tranquilli caro Capogruppo del PD che questa norma è fortemente a rischio di impugnativa. Lo vedrete presto, anche se i vostri amici romani magari vi rassicureranno quando verrà chiaro a tutti che questa che voi chiamate un riordino rispettoso dei principi di grande riforme economiche e sociali, nei suoi contenuti invece poi si estrinsecherà in una norma che creerà maggiore spesa per la regione e quindi in violazione di questo principio e quindi in violazione della Delrio e quindi evidentemente obbligherete il Ministero per gli affari regionali a impugnare questa norma. E allora quel giorno avrete vanificato anche questo sforzo (...) come dice il Presidente avremo anche sprecato tutta questa democrazia cartacea che oggi abbiamo sotto gli occhi e ci accingiamo a discutere. Ma una cosa ancora più importante, forse l'avete fatto anche con coscienza, avete evitato nella citazione in tutte le carte e convenzioni di richiamare la convenzione per i diritti dell'uomo che poi sarebbe stata anche forse più attinente al tema in oggetto perché qua dell'uomo nelle piccole comunità nei nostri comuni non ne rimarrà traccia checché ne dica il collega Usula nell'arrivare alle conclusioni proprio in senso opposto rispetto a quelle in cui va la norma. Non proteggerà proprio nessuna comunità locale, collega lo vedrà presto, non ci sarà bisogno di nessuno strumento medico per valutarlo. E credo ancora che sarebbe stato molto importante inserire quei principi che voi avete proposto nel corpo di questa norma, se noi dovessimo fare una proposta sicuramente sarebbe quanto meno nel tentativo di inserire i principi che voi avete scritto e buttato giù sull'emendamento numero 2273 perché quelli quantomeno salvano...
TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento presentato dai colleghi di Forza Italia che ha come obiettivo quello di sopprimere l'emendamento numero 1947 anche perché a un confronto tra il testo uscito, sia la prima proposta da parte della Giunta, sia dal testo uscito dalla Commissione, un confronto dicevo con l'emendamento numero 1947 ci fa subito capire di che cosa stiamo parlando. E sapete che io non sono tra coloro che difende la leale collaborazione, anzi l'ho spesso criticata soprattutto nell'applicazione che questa Giunta e questa maggioranza ha voluto dare al tema. Però penso che la leale collaborazione sia sempre meglio dei principi di grande riforma economica e sociale contenute nella legislazione statale. E perché questo lo dico? Perché la leale collaborazione perlomeno presuppone un rapporto non dico paritario ma quasi cooperativistico per cui due entità, in questo caso lo Stato e il governo e dall'altra parte la Regione si confrontano, nel nostro caso la regione e le autonomie locali. Se invece introduciamo il principio della grande riforma economica e sociale, sappiamo tutti benissimo che dietro questa dicitura, dietro queste parole si nasconde la volontà del governo di portare avanti le riforme a tutti i costi senza andare ad un reale confronto con le autonomie locali. Quindi oggi noi stiamo dicendo ai nostri comuni, unioni di comuni e quant'altro: "Badate che comunque noi questa riforma la facciamo anche sostanzialmente contro di voi." Così perlomeno sembrerebbe nell'articolo 1947 e per fare anche altre osservazioni. Nei testi, sia in quello della Commissione che del proponente si parlava anche di unioni di comuni, qua si parla invece di comuni singoli e associati senza star a descrivere quello che dovrebbe essere il ruolo dell'unione dei comuni e per fare un'altra osservazione che è più un osservazione di stile che però chiederei per correttezza e per meglio comprendere questo emendamento e questo forse testimonia anche che grande lavoro è stato fatto in questi giorni e con quale attenzione e anche rispetto verso i sardi, dicevo questo emendamento contiene due commi 5, quindi vorrei capire qual è il quinto e qual è il sesto, giusto per facilitare il lavoro di tutti noi.
ZEDDA ALESSANDRA (FI). Credo che mi dovrete far rinnovare le osservazioni fatte precedentemente da me sul fatto che avete riscritto questo emendamento numero 1947, ma volevo fare anche alcune domande. Qualche collega ha detto che è peggiorativo, concordo, perché pur di essere rispettosi al governo nazionale, alle norme nazionali, vi dimenticate che noi abbiamo uno strumento importante come appunto lo Statuto sardo e quindi mi chiedo la necessità proprio di dover precisare ogni volta con l'articolo 2 anche l'articolo 118 della Costituzione e ancora le convenzioni, la Carta europea. Ma basiamoci sulla nostra norma, cioè l'ordinamento degli enti locali è assolutamente contemplato dall'articolo 3 del nostro Statuto e comunque ci sono delle parti che veramente lasciano tanto a desiderare. Mi chiedo se avete letto attentamente o meglio che cosa volete dire con il comma 3 dell'articolo 1 dell'emendamento numero 1947, così pure mi chiedo di quale autonomia volete ancora occuparvi e riconoscere col comma 4 sempre dello stesso articolo 1? Prima avete detto che i comuni sono autonomi, massima autonomia, massimo rispetto, leale collaborazione e quant'altro e invece poi incominciate già da qui a mettere dei paletti. Ma veramente, se questo "1947" lo ritirate forse fate cosa buona e giusta.
CHERCHI OSCAR (FI). E proprio vorrei ripartire dal "Fate cosa buona e giusta", proprio perché questo emendamento non è un emendamento ma è una furbata, lo diciamo a voce alta all'interno di quest'Aula. Questo emendamento non deve sostituire l'articolo 1 perché l'articolo 1 andava riscritto perché a questo punto allora è un problema di qualità legata al lavoro fatto all'interno della prima Commissione. Questo è un emendamento che riprende bene o male un po' così velocemente e con molta superficialità l'articolo che invece è stato affrontato, e che ha avuto grande apertura e discussione all'interno della Commissione, che è necessario per poter una volta approvato far decadere tutti i soppressivi parziali che sono stati presentati dalla minoranza e sono presenti all'interno di questo grosso fascicolo che ci avete consegnato, che il Consiglio ci ha consegnato per la discussione. Quindi bisogna anche essere un attimino onesti a raccontare realmente quello che succede e avviene all'interno di quest'Aula. Il mio Capogruppo, primo firmatario, ha intelligentemente scritto un emendamento all'emendamento dove chiede, e noi chiaramente di seguito l'abbiamo tutti sottoscritto, che chiede chiaramente la soppressione dell'emendamento numero 1947, che ha chiaramente un duplice fondamento: Il primo è proprio quello che vi dicevo prima, cioè legato all'evitare di gestire l'attività legislativa in questo modo e di dare maggiore qualità alle leggi che noi approviamo. Il secondo è chiaramente legato poi al contenuto reale dell'emendamento stesso che ripropone sempre in sei commi, quindi non avete neanche accorpato, non avete cercato di ridurre, di trovare formule più chiare e dirette, l'articolo 1 che invece è presente all'interno della proposta di legge all'attenzione di quest'Aula, con un elemento a mio avviso fondamentale che deve essere necessariamente evidenziato e che ha come valore fondamentale la democrazia, quello di individuare e di dare soprattutto all'ultimo punto, cioè c'è dove c'è quel refuso del doppio comma 5, chiaramente l'ultimo sarà il comma 6, quello lo modificheranno eventualmente gli uffici una volta che viene approvato, dando quindi la possibilità per una maggiore garanzia di partecipazione una partecipazione gratuita, ma garantisce comunque la possibilità a suffragio universale, o a suffragio… non si capisce perché poi chiaramente va evidenziato, o meglio va approfondito questo aspetto, nel momento in cui bisogna comunque individuare e stabilire che…
FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, veda da Sindaco sono seriamente preoccupato per l'andamento di questa riforma che probabilmente è figlia di quella nazionale. Il vero progetto sembra quello di cancellare definitivamente i piccoli Comuni, quindi ridisegnare una Sardegna diversa che probabilmente non sappiamo neanche come sarà. Prima il Capogruppo della maggioranza, del partito di maggioranza del PD, diceva che questo è un grande esempio di forza riformista, che noi non siamo stati dei riformatori, ma bensì dei conservatori. Beh, dico che per riformare male, meglio conservare bene quello che di buono abbiamo, perché qua rischiamo di riformare quello che è veramente l'esempio della nostra isola, che sono i piccoli Comuni. E' la preoccupazione anche dei sindaci. Noi abbiamo una chat che abbiamo fatto con tutti i sindaci della Gallura, stamattina nella chat uno dei sindaci che ha partecipato agli incontri si diceva preoccupato perché non è stato rispettato niente di quello che era stato annunciato durante gli incontri. Ma scusate, cosa vuol dire "La Regione riconosce il diritto delle comunità locali all'autonomia, all'autodeterminazione, all'associazionismo e alla partecipazione democratica"? Cosa vuol dire? Cosa vuol dire "La Regione tutela e valorizza città e paesi ai quali riconosce la funzione di presidio e valorizzazione del territorio regionale e promuove politiche di parità opportunità all'accesso dei servizi"? Cioè avevamo bisogno di scrivere questo per far vedere ai Sindaci che stavamo tutelando i paesi? Questa è la riforma?
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, devo dire che se il buongiorno si vede dal mattino questo emendamento sostitutivo totale dell'articolo 1 della legge insomma non mi pare che introduca tutti quegli elementi di novità che forse ci si auspicava. C'è una bella serie di petizioni di principio. Io concordo con l'osservazione che faceva la collega Zedda, che forse si poteva poco poco enfatizzare di più la nostra competenza primaria che, come ho detto nella discussione generale sull'articolo, a noi sembra sia stata trascurata dalla Giunta regionale, sia quando si discuteva, nella cosiddetta fase ascendente di approvazione della legge Delrio in cui non si sentito nessuno, e sia adesso in fase di attuazione, perché questa legge Delrio è frutto di una forzatura. Io non so se i colleghi ricordano le modalità con cui si giunse all'approvazione della legge Delrio, venne posta la fiducia, con tutto quello che comporta e con il risultato che la legge Delrio è diventata, da quella che doveva essere un'importante riforma a costituzione invariata, di fatto è diventata un freno perché mantiene le Province, produce tutta una serie di meccanismi perversi che con la forza che dovrebbe derivare a questo Consiglio dall'esito referendario…
Poi, onorevole Pizzuto, possiamo anche spaccare il capello in quattro, ma siccome il referendum si è tenuto in base alle regole vigenti, e in base alle regole vigenti il risultato è quello, questo Consiglio regionale non soltanto ha preso atto sopprimendo le nuove Province, le Province di nuova istituzione, ma dovrebbe essere conseguente e procedere speditamente anche a ripulire il quadro istituzionale dalle Province di vecchia istituzione, la legge Delrio oggettivamente rappresenta un freno in questo senso. Utilizzo gli ultimi secondi, Presidente, per dire che forse questo articolo, e si nota anche dalla fattura, è scritto in maniera frettolosa. Per esempio io avevo presentato un emendamento, ma forse si può fare in sede di coordinamento, parlare di "parità opportunità nell'accesso dei servizi" è evidente che è un refuso, ce ne sono anche altri. E forse non è un refuso, per esempio, dove si dice "valorizza città e paesi". Cosa vuol dire valorizza città e paesi? Qual è il concetto istituzionale di "paese"? Io preferirei mettere valorizza il ruolo di tutti i Comuni della Sardegna, grandi e piccoli, perché se si vuole dare dignità ai Comuni, anche a quelli piccoli, forse conviene intanto chiamare tutti con lo stesso nome quei soggetti istituzionali…
TOCCO EDOARDO (FI). Presidente, io ho sentito parlare e lamentarsi giustamente i colleghi Fasolino e Tatti. Ma io vorrei sapere come mai gli altri colleghi che qui rappresentano i Comuni, i piccoli Comuni, oggi non c'è Desini, non c'è Daniele Cocco, però c'è Eugenio Lai, c'è lo stesso Pietro Cocco, ma non pensate onestamente a come alla fine i vostri cittadini la prenderanno? Come possono prendere questa distanza che si creerà e andrà ad amplificarsi da qui alla riforma quando la approverete? Che già sentono il "vociferio" di questi problemi che arriveranno sicuramente. Cioè io dico possibile che si lamentino soltanto Fasolino e Tatti e gli altri non si sentono? Ah, sì c'è anche Angelo Carta, scusate! Siete anche troppi! Cioè amministrate tutti piccoli Comuni, cioè Comuni che rappresentano l'ultimo baluardo per i cittadini, la democrazia, l'autonomia. Qua si parla giustamente di sussidiarietà, di adeguatezza, di differenziazione, autodeterminazione, cioè tutte parole lasciate qui sulla carta che poi non verranno neanche messe in atto. Mi piacerebbe sentire possibilmente anche la voce di questi sindaci, colleghi di questo Consiglio.
LAMPIS GIANNI (Gruppo Misto). Ma dico subito che il voto non può che essere favorevole, soprattutto col metodo che da qui in avanti, un metodo legalizzato, che da qui in avanti un metodo legalizzato che da qui in avanti purtroppo farà venir meno il lavoro che i consiglieri di opposizione hanno inutilmente svolto in questi giorni per la predisposizione di emendamenti migliorativi a questo disegno di legge. Il sistema della tagliola che purtroppo rende vani i nostri sforzi contraddistinguerà anche il giudizio che di questa legge verrà dato all'interno della Sardegna, noi siamo contrari al metodo, siamo contrari soprattutto ad una riforma che continuamente rimanda a successive decisioni, successive delibere di Giunta regionale, quindi da questo punto di vista noi non possiamo che esprimere nel suo complesso una netta contrarietà quindi per questi motivi il mio voto è favorevole.
CARTA ANGELO (PSd'AZ). In queste circostanze lo sforzo è cercare di dire qualcosa di originale, di diverso rispetto a quanto è stato già detto da chi parla e anche dagli altri colleghi, per poter però attingere alla sorgente dell'originalità bisogna che ci sia questa sorgente dell'originalità, mentre l'emendamento numero 1947 credo che di originale non abbia nulla se non la riproposizione di quello che era già discusso stamattina che praticamente ha ricevuto tutte le critiche necessarie e non tutte quelle che servono per bloccarlo da parte dell'opposizione. Per cui l'emendamento soppressivo nel quale si chiede che l'articolo 1 venga soppresso non può che trovare l'accordo da parte mia. Ovviamente l'invito qual è? Quello di vedere se si possono salvare molte delle proposte che non sono solo ostruzionistiche, in tutti gli emendamenti che regolarmente parlando dovranno decadere, cercare quindi di trovare delle forme, dei suggerimenti che possano consentire a questo articolo di essere veramente anche il fondamento di una riforma che può ancora essere fatta bene, sicuramente migliorata, ma anche per far questo è necessaria la collaborazione di tutta la maggioranza, non solo dei gruppi che comunque stanno dimostrando tutto il loro scetticismo rispetto questa proposta e che invito a tirarlo fuori nelle forme democratiche che quest'aula consente, in qualità di legislatori laddove si ritiene che una proposta che non sia giusta venga bocciata ma laddove si ritiene che sia giusta venga approvata, per cui anche l'apertura che ho ascoltato prima da parte dell'onorevole Pizzuto verrà presa in considerazione, verrà valutata al momento opportuno laddove vi potranno essere delle proposte che potranno trovarci d'accordo, quindi voto favorevolmente per l'emendamento numero 2343 soppressivo dell'emendamento 1947.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Per mia natura sono un'anima libera e non ho pregiudizi di nessuna natura, nel senso che anche se appartengo ad un partito rispetto il mio partito, quando non sono in accordo o in disaccordo prendo le mie posizioni e quindi vorrei ricordare che un Presidente che gestisce l'Assemblea dovrebbe essere equanime, giusto e per poter essere al di sopra delle parti, può non interessarle Presidente, ma certo è che non è bello essere forti con i deboli e deboli con i forti solo perché una minoranza è debole e si decide di fare quello che si vuole con arbitrio anche sopra quelle che sono le scritture che dovrebbero portare nella giusta direzione. Mi era doveroso dirlo perché non è corretto quello che si è fatto, a meno che il funzionario tanto settario non abbia ritenuto che fossero molto forti quegli emendamenti per cui andavano cassati per forza, ma è una stupidaggine che butto lì per dire quante meschinità, la sto buttando lì per dire quante meschinità. Allora siccome questo porta a capire che non si vuole far migliorare in niente un testo che non ha ragione d'essere portato davanti a un'assemblea, l'hanno detto tutti e lo si dice ripetutamente perché vorremmo che si capisse, c'è gente fuori che ha bisogno di essere guidata, c'è gente fuori che ha bisogno di sentire la possibilità di un futuro migliore di questo che vive oggi, c'è gente fuori che soffre e probabilmente faremo bene ad ascoltare di più quella gente.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Semplicemente per annunciare il mio voto a favore per questo emendamento soppressivo dell'emendamento numero 1947 che è l'impianto e un po' la madre di tutto il testo di legge, quindi si conferma che quello che andiamo a replicare in continuazione da questi banchi dell'opposizione che si tratta di una riforma che guarda al passato è ben evidente, quindi questo il motivo per il quale andrà avanti l'opposizione intera, il mio voto è personale proprio per confermare la validità di quello che intende sopprimerlo, concludo anche per ricordare ai colleghi che stiamo andando molto bene per il momento ognuno ha a disposizione 1800 fogli, quindi abbiamo superato anche l'importantissima categoria dei 100 mila fogli distribuiti sui banchi del Consiglio regionale, 108 mila fogli, ognuno di questi riporta naturalmente un emendamento all'emendamento, spiegazioni contro spiegazioni, ma credo che vista l'attenzione in aula sia solo esclusivamente un esercizio nel dare lavoro ai nostri commessi e soprattutto rendere inutile anche la discussione considerata la totale distrazione dei colleghi in aula.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, vorrei rivolgermi in particolare ai sindaci presenti in quest'aula per dire che queste parole che si sono pronunciate circa il ruolo dei sindaci sono parole ed espressioni vuote, i sindaci non sono più nello stesso tavolo della Regione ma sono dirimpettai, tutto quello che avete conquistato quando eravate fuori da quest'aula a dire noi vogliamo partecipare ecc. non c'è più, come gli ambiti territoriali regionali ormai sono tutti regionali: le acque, i rifiuti, i trasporti, i paesaggi, le scuole, l'occupazione, adesso ho sentito che il Presidente vuole unica sanità quindi anche la sanità, quindi è tutto concentrato, si sta facendo una concentrazione di tutto, l'autonomia locale, ripeto, è un'espressione vuota e priva di significato perché non ci sono più i poteri, non partecipate più alle scelte politiche, economiche e finanziarie della Regione, vi hanno esautorato, vi hanno cancellato, fatevelo dire sono pronto a giurare su questo! Vedete mi ricordate l'onorevole Raggio che una volta che è stato eletto parlamentare europeo l'ho trovato a Parigi e mi ha detto: "Vedi Mariolino quando vieni qua e sei in Europa la Sardegna la vedi in una maniera diversa, sembra un granello di sabbia nel deserto". La stessa cosa state facendo voi, io dico che bisogna ribellarsi, bisogna invece potenziare e bisogna togliere alla Regione i poteri che ha, la gestione che è ancora fatta di quella gestione antica che è ancora presente negli assessorati che fanno gestione tutti i giorni, tutti i giorni che dovrebbero fare i comuni. Ecco perché mi rivolgo particolarmente ai sindaci, perché guardino con attenzione questo provvedimento.
PITTALIS PIETRO (FI). Abbiamo invitato la maggioranza e la Giunta, soprattutto i presentatori di questo emendamento a ritirarlo, questo emendamento è peggiore del testo esitato dalla Commissione. Ve l'hanno detto alcuni colleghi che sono intervenuti, lo ribadiamo ancora, avremo modo di tornare su ogni comma per spiegarvi le ragioni di un'inspiegabile forzatura che volete fare, a dispetto di regole scritte, che già esistono e che non hanno necessità di interpretazione come invece questo articolo 1 richiederebbe. Ve lo ricordava l'onorevole Cossa, che senso ha distinguere tra città e paese, quando tutti devono avere la dignità di essere municipi, municipalità, comuni del territorio della Sardegna. Che necessità ha, in questo emendamento, richiamare addirittura le province, preoccuparsi di disciplinare il ruolo e la funzione degli organi elettivi e di preoccuparsi di dire che l'esercizio delle funzioni sono senza spese a carico degli eletti. Quindi c'è anche la riserva che gli eletti, se presentano un rendiconto di spesa, devono aver neanche la liquidazione? Cosa significa? Perché non le dite in maniera chiara le cose, anziché scriverle con il solito sistema di dare l'impressione che state affrontando e risolvendo problema, mentre invece state creando soltanto una confusione dietro l'altra? Allora, torno ancora alla proposta, se c'è qualcuno nella maggioranza che ha l'autorevolezza, mi dispiace che ci sia solo l'Assessore e non anche il Presidente, perché con questa maggioranza non si sa neanche più con chi interloquire, non si sa neanche più con chi parlare, perché se ci fosse serietà vi abbiamo detto ritirate questo emendamento, affrontiamo l'emendamento successivo a firma di Congiu, stiamo parlando di un emendamento di esponenti della maggioranza, non dell'opposizione, sul quale probabilmente qualche riflessione in positivo si può fare.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro chiede di parlare metto in votazione l'emendamento numero 2343.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2343.
Prendo atto che il consigliere Ledda ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Floris - Lampis - Locci - Oppi - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cozzolino - Deriu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Paolo.
presenti 52
votanti 51
maggioranza 26
contrari 28
Metto ora in votazione l'emendamento all'emendamento numero 2298.
LOCCI IGNAZIO (FI). Voto favorevolmente all'emendamento del collega Solinas, ma è assolutamente importante riprendere tutti quei concetti che sono stati fino adesso solamente sfiorati, rispetto al fatto che i comuni perderanno completamente le loro funzioni. Cioè, noi qui stiamo abdicando alle nostre potestà primarie, state svuotando di competenze i comuni applicando delle leggi nazionali che hanno solo come unico obiettivo quello di ridurre la spesa senza nemmeno verificare dove, come, quando e perché ma semplicemente distruggendo tutta l'orchestra che ha disegnato il collega Sabatini, senza nemmeno porsi il problema. Ridurre, chiudere, tagliare, questo è il motivo più importante e principale e incedente di questa legge di riordino. Lo vedremo anche dopo quando sarà chiaro a tutti, nel prosieguo della discussione, ma già quando vedremo poi le definizioni di questo disegno di legge, quando sarà chiaro a tutti che quelle che voi avevate inizialmente disegnato quali città medie, di fatto, scompariranno dal panorama, dal loro ruolo, non potranno più bandire neanche una gara, andate a dirlo ai sindaci di Carbonia, di Iglesias, di Lanusei, di Tempio eccetera eccetera che non potranno più bandire una gara, che non potranno più coordinare le politiche nell'area vasta. Andate a spiegarlo a questi sindaci e ai loro cittadini, anche adesso che andiamo incontro a questa tornata elettorale di primavera. Bene, state scegliendo proprio di svuotare delle loro ragioni di esistenza i comuni ma, soprattutto, questa sarà una riforma che si calerà come una durlindana sui servizi per i cittadini. Lo vedremo quando sarà il momento del dimensionamento scolastico, quando sarà il momento di capire se i comuni saranno in grado di garantire le mense scolastiche, se saranno in grado di garantire il trasporto scolastico, lo vedremo con queste logiche di area vasta, di unioni, di svuotamento di funzioni che fine farà. Aumenterete ancora di più la conflittualità e questo sarà da qui al prossimo futuro l'unica cosa di cui ci dovremmo preoccupare: tentare di lenire ferite nei nostri paesi, nei nostri comuni di residenza, e dire guardate noi non ci possiamo fare niente. E noi tranquillamente potremo scaricare la responsabilità sulla maggioranza di ora.
TUNIS STEFANO (FI). È pregevolissima la stesura di questo nuovo articolo 1 dalla quale dovrebbero i colleghi della maggioranza prendere esempio, è un articolo asciutto, essenziale, migliore di quello proposto dalla maggioranza nel suo emendamento sostitutivo che noi vorremmo cassare. Questo perché richiama è essenzialmente quelli che sono, in questo momento, i compiti che un comune deve svolgere. E che a causa della vostra riforma, a partire dalle prossime settimane, anzi dai prossimi mesi, non potrà svolgere. E perderà non solo la competenza ma perderà anche il contatto diretto con quei cittadini, che fino a questo momento, hanno trovato in quell'ente locale il presidio della democrazia, della legalità, della civiltà. Io devo dire, a volte, forse, non so se ho esagerato, però qualche volta vi ho definito dei barbari, qualcuno di voi lo ricorderà, cancellare il nostro sistema istituzionale e il collegamento che c'è tra il sistema istituzionale e il corpo elettorale, politicamente parlando, è un crimine. A tutti gli effetti voi state sancendo, come vedremo più avanti, l'obbligatorietà dell'adesione all'unione dei comuni, state di fatto eliminando questa istituzione alla quale sono deputati dei compiti essenziali nei confronti della nostra comunità. È archeologia della teoria degli enti locali tutto ciò che è alla base di questa norma. Negli anni 90 si poteva ipotizzare dell'ente locale che avesse come scopo principale quello di produrre economie di scala, è il passato, è obsoleto, oggi l'ente locale è il luogo in cui devono essere deve essere promosso l'incontro tra i portatori d'interesse e deve essere il luogo in cui si partecipa alla formazione della decisione. Voi state prendendo la formazione della decisione e la state collocando fisicamente da un'altra parte, ben lontano da quei cittadini che dovrebbero invece essere coloro che partecipano alla formazione di questa decisione. Tornate indietro, colleghi, leggete questo emendamento ben fatto e vi ritroverete lo spirito che deve essere quello che viene condotto all'interno di questa norma.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). L'emendamento proposto dal collega Solinas ha un pregio che è quello di sintetizzare, di sfrondare da un po' di fronzoli l'articolo 1 e di racchiudere in un unico comma quello che il collega Pittalis in un suo precedente intervento ha chiamato "il biglietto da visita di questa legge". Io credo che vada nel senso che tutti quanti dovremmo auspicare, di racchiudere le disposizioni normative nelle cose essenziali, eppure di esprimere una serie di concetti forti. Intanto, si richiama unicamente allo Statuto, e io credo che questa sia una cosa da valorizzare, mettendo in evidenza tutta una serie di aspetti che francamente mi sembrano ridondanti nel testo dell'emendamento, che introduce una serie di petizioni di principio che sembrano più che altro venire incontro, sempre in termini di principio ma con scarse ricadute pratiche, a tante rivendicazioni che sono emerse durante gli accalorati dibattiti di questi mesi, senza poi però che ci siano quelle ricadute pratiche che invece sarebbero auspicabili. Vedremo nel prosieguo del provvedimento che il testo è infarcito di tutta una serie di complicazioni che sono l'esatto contrario di quello che auspicava l'assessore Erriu quando è intervenuto prima invocando un sistema più semplice, più lineare e più comprensibile.
Con l'idea di accontentare tutti la maggioranza si è avviata nella strada di scontentare tutti, di non accontentare nessuno, per di più introducendo elementi di peggioramento del sistema notevoli, ma questi li sottolineeremo man mano che si svilupperà il dibattito su questa legge.
FASOLINO GIUSEPPE (FI). Si vede dagli interventi dei sindaci la preoccupazione, dei sindaci che hanno interesse maggiore a difendere il proprio territorio rispetto a quello di difendere la maglietta che portano addosso, e stiamo veramente peggiorando una riforma nel tentativo di sistemarla per accontentare le esigenze di uno piuttosto che di un altro sindaco, per cercare di dare forza magari all'ANCI. Si sta veramente cercando di fare un disastro, più andiamo avanti e più aumentano gli enti, infatti abbiamo: la città metropolitana, adesso nasce l'area metropolitana, poi c'è l'unione di comuni, poi c'è l'area strategica, poi ci sono le città medie, c'è anche la rete urbana e la rete metropolitana e alla fine di tutto questo ci sono i comuni; tranne che per le città metropolitane dove le risorse sono dirette, le altre risorse sono da dividere tra tutti questi enti fino ad arrivare all'ultimo, cioè i comuni, a cui non rimarrà più niente. Riflettete su questo, noi capiamo che questa riforma si deve fare, si deve fare ma è sbagliata la strada che state percorrendo, fermatevi un attimo; secondo me neanche voi, come molti sindaci sino ad oggi, e qualcuno invece lo vedrà in futuro, avete capito bene che cosa state facendo, il dramma di quello che sarà il risultato. Sarebbe veramente meglio tornare alla riforma che aveva presentato la Giunta piuttosto che fare tutti questi pasticci, quanto meno la riforma che aveva presentato l'Assessore aveva un'idea, questa invece parte da quell'idea per poi arrivare ad accontentare tutti e scontenta invece tutti, creando un danno ai territori che voi non riuscite in questo momento a calcolare ma che è inestimabile.
CHERCHI OSCAR (FI). Il mio voto è sicuramente favorevole. In prima analisi, così come hanno fatto tutti i colleghi che mi hanno preceduto, bisogna riconoscere che l'onorevole Christian Solinas qui ha centrato in pieno l'obiettivo, ha cioè dimostrato come, con un semplice comma tecnicamente bene impostato con una chiarezza legislativa che raramente vediamo all'interno di quest'aula, ha smontato completamente sia l'articolo uno presente nella proposta di legge che è entrata in aula da stata esitata dalla commissione, sia da quell'emendamento numero 1947 che stiamo cercando di modificare e che, anziché migliorare, peggiora sicuramente la situazione. Perché dico che ha centrato l'obiettivo (ma lo hanno fatto anche i colleghi Truzzu e Lampis nell'emendamento 2299, e quando lo discuteremo entrerò nel merito anche di quello)? Perché con parole chiare ma soprattutto con un obiettivo è un'idea chiara di che cosa deve essere questa riforma degli enti locali, ha individuato quale deve essere realmente il vero processo di riordino del territorio regionale, individuando esattamente quali devono essere le dimensioni ottimali che sono necessarie per esercitare tutte quelle funzioni amministrative che sono il vero problema è che sono la vera preoccupazione che tutti i sindaci della Sardegna hanno sollevato. Definendo, quindi, un assetto delle forme associative, stabilendo quindi esattamente come devono essere individuate le associazioni tra Comuni, è la stessa riorganizzazione delle funzioni amministrative, che hanno un chiaro obiettivo, quello di valorizzare un sistema policentrico che deve naturalmente favorire la coesione tra le istituzioni, cioè il rapporto tra Regione e autonomie locali, quindi uniformandole, dando efficacia, migliorando i servizi erogati ai cittadini che sono l'elemento fondamentale della gestione amministrativa non solo dell'ente locale ma di tutto il territorio regionale, e quindi della nostra Sardegna.
TEDDE MARCO (FI). Anch'io mi unisco ai complimenti nei confronti dell'onorevole Solinas, perché è riuscito in poche righe e con pochi concetti a dare il senso dell'oggetto e della finalità che deve avere questa legge. Non ha perso tempo in elucubrazioni vuote, non ha perso tempo in concetti che fanno anche sorridere, concetti che non avrebbero dovuto trovare ingresso in questo disegno di legge e concetti che invece sono stati pedestramente scopiazzati della legge n. 56 del 2014, quella legge che prende il nome di quel Ministro il cui nome, come dicevo, ha assonanze singolari con il nome dell'assessore Erriu e del relatore Deriu, cioè la legge Delrio. Ebbene, questo articolo 1, che noi censuriamo in modo aperto e convinto, è un'espressione chiara di vuoto pneumatico; parla di "autodeterminazione", senza esplicitare in che cosa si deve estrinsecare, parla di "associazionismo" (ma de che? direbbero nel Lazio) e di "partecipazione democratica" che è un coperchio buono per tutte le pentole, quando si richiama questo principio, partecipazione democratica sono tutti contenti, cosa vuol dire? Cosa vuol dire? Non lo sappiamo, ma secondo voi questi concetti debbono entrare in una legge, devono essere espressione del corpo legislativo regionale, devono essere espressione della massima assemblea di questa nostra Regione? Non mi pare, colleghi, non mi pare, non mi pare. E allora il mio voto per questo emendamento all'emendamento è ancora più convinto, è ancora più convinto perché tra le altre cose la scopiazzatura della legge numero 56 del 2014 in quei principi così vuoti è fatta anche male. Avrei preferito, avrei gradito se l'ordine in cui sono posti i principi nella legge Delrio, che sicuramente è molto meglio strutturata fosse stato rispettato, non siete riusciti nemmeno a fare questo, questo mi induce a votare contro questo emendamento votando a favore dell'emendamento all'emendamento. Grazie.
ZEDDA ALESSANDRA (FI). Grazie Presidente, io credo che la proposta dell'onorevole Solinas, ma poi vedo anche che l'onorevole Carta successivamente ha proposto un altro emendamento altrettanto interessante, viene da un Gruppo che credo che abbia una chiara identità, quella sardista, quindi assolutamente rispettoso del nostro Statuto ma soprattutto rispettoso anche dei contenuti che dovevano essere le finalità che avreste dovuto scrivere chiaramente nell'articolo 1 di questa legge, e credo che invece proprio in quest'emendamento con poche righe si riesca davvero a rispettare tutto ciò che sono stati principi contenuti dell'articolo 1.
Allora da parte mia viene una proposta, un sollecito, ci avete parlato di disponibilità al confronto, ad accettare le proposte, iniziate da questo, vi consente anche di fare una bella figura quindi se le vostre intenzioni se provengono dall'onestà intellettuale come ci è parso, non vogliamo neanche metterlo in discussione, iniziate ad approvare questo emendamento che credo veramente che ci faccia partire tutti con degli ottimi propositi e forse anche lasciando veramente delle norme di qualità.
TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, per esprimere ovviamente il mio voto favorevole all'emendamento presentato dal collega Solinas. E per riallacciarmi anche a quello che diceva poc'anzi la collega Zedda. Vedete, voi stamattina, o meglio alcuni di voi stamattina, ci hanno rivolto un appello al confronto, a superare la logica di parte, al rimpallarsi le responsabilità gli uni con gli altri e ci avete invitato a fare delle proposte, a cogliere quest'occasione. Stasera stessa, capisco che possa non interessare, anche il collega Pizzuto ha detto: non state fuori dalla battaglia ma partecipate attivamente non assentatevi, estraniatevi ma dateci le vostre proposte. Nel momento in cui una proposta arriva ed è sensata, ed è tra l'altro molto, molto più credibile dell'articolo che voi avete scritto, perché c'è una chiara definizione di quelli che sono gli oggetti e le finalità della legge o meglio quelli che dovrebbero essere e non un insieme di principi buttati su un foglio come succede con l'emendamento numero 1947, cosa fate voi? Non ascoltate, ve ne fregate e rinviate l'invito al mittente. Allora mi viene da pensare che quegli interventi che avete fatto stamattina alla disponibilità, alla richiesta alle opposizioni di partecipare in modo tale di garantire la coesione istituzionale che ci deve essere quando si parla di queste cose siano aria fritta, non ve ne frega nulla, non siamo noi che ci stiamo estraniando siete voi che volete fare la riforma da soli, e avete la responsabilità di questo, l'avete tutta con gli enti locali perché siete sordi e non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
PIZZUTO LUCA (SEL). Grazie Presidente, per dire che io apprezzo il lavoro fatto dal collega Solinas, un lavoro asciutto che sintetizza. Però onestamente io esprimo il mio voto contrario all'emendamento perché preferisco che nonostante siano articoli di legge ci sia anche un po' di poesia, ci sia anche un po' di armonia dentro la legge, e dentro gli articoli che vengono fatti. D'altronde i primi 12 articoli della nostra Costituzione sono articoli non tecnici ma sono articoli politici che hanno un forte valore simbolico. Io penso che l'articolo 1 dell'emendamento all'emendamento la proposta che viene fatta abbia degli ultimi elementi su cui dirò poi dopo alcune cose.
Io poi, perdonate questo siparietto che si fa sulle cose del passato, ma è importante dirle alcune cose, che il famigerato referendum su cui non bisogna spaccare il capello in quattro aveva 10 quesiti, 10 quesiti, e questi 10 quesiti, c'è un accanimento enorme sui territori che si sono emancipati con la lotta dei lavoratori anche dei territori o delle persone ma non c'è un accanimento su altri quesiti su cui i Riformatori hanno fatto battaglie importanti e altri partiti del centro destra. Non mi risulta, per esempio, che ci sia stata l'abolizione delle province storiche, non mi risulta che ci sia stata la riduzione dei consiglieri regionali, non mi risulta tutta l'abolizione degli enti dei consigli di amministrazione, non mi risulta, se non mi sono addormentato la convocazione dell'assemblea costituente, non mi risulta ci sia stata nemmeno l'elezione diretta del Presidente della Regione. Per cui, qualche consiglio di amministrazione forse sì…
(Interruzione del consigliere Cossa)
PIZZUTO LUCA (SEL). Ma non per merito vostro del referendum, abbi pazienza. Quindi avete fatto un referendum per certificare qualcosa che già esiste, è un po' discutibile da questo punto di vista. Per cui, e per le ragioni precedentemente dette, non voterò a favore dell'emendamento.
CARTA ANGELO (Psd'Az). Per le ragioni identiche e contrarie a quelle dell'onorevole Pizzuto io voto a favore. Ma vorrei semplicemente aggiungere che a volte per dire le stesse cose si possono usare molte formule, molte parole oppure poche parole senza essere troppo ingeriti dalle formule. Credo che l'emendamento in discussione presentato dall'onorevole Solinas rappresenti una sintesi di tutto quello che nell'articolo 1 originario e nell'emendamento numero 1947 la maggioranza vorrebbe dire. Poi che lo voglia dire con poesia o lo voglia dire in prosa poco cambia, è la sostanza quella che conta. Quindi in questo caso meno cose scriviamo più chiaro è anche per chi poi la legge la deve usare, deve capire, deve digerire, la deve condividere. Quindi credo che l'emendamento numero 2298 sia un emendamento che non rinnega quello che la maggioranza ha voluto scrivere nell'emendamento sostitutivo totale e lo riporti invece ad una dialettica con chi poi la legge e con la legge si deve rapportare molto più chiara rispetto a quella che leggiamo sia nell'articolo originario che nell'emendamento. Quindi il voto è sicuramente e convintamente favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RUBIU GIANLUIGI (UDC-Sardegna). Grazie Presidente, innanzitutto per esprimere il voto favorevole all'emendamento numero 2298, un emendamento che tratta il processo di riordino dei territori regionali, e soprattutto specifica che per ottimali si intende rendere più razionale, semplice la vita delle nostre comunità, dei nostri comuni e dei nostri concittadini. Per dimensioni ottimali si intende rendere massima flessibilità e libertà di decisione perché di libertà di decisione si tratta, questo è il tema cruciale. L'adesione alle unioni dei comuni deve essere in forma volontaria, non può essere in forma obbligatoria. Perché altrimenti mi dovete spiegare che senso ha che appartengano alla stessa unione dei comuni il Comune di Buggerru e il Comune di Narcao, che l'assessore Erriu conosce bene. L'adesione all'unione dei comuni deve essere facoltativa perché ci deve essere una scelta, ci deve essere un percorso e una logica. Le unioni di comuni devono stare insieme se, sollevando lo sguardo, si vedono tra loro, non ha senso che un comune appartenga per legge ad un'unione che magari dista 50, 60, 70 chilometri, in una strada che percorre questa distanza occorre magari utilizzare dei mezzi per due o tre ore. Questa è la razionalizzazione delle spese e questa riesce a creare quello sviluppo e quello sviluppo socio-finanziario ed economico? Credo proprio di no. Io credo che con questa legge e con questo sistema noi porteremo ulteriormente i comuni, ma soprattutto i nostri concittadini, a pagare notevolmente in maniera superiore i costi di gestione dei servizi, e non è questo l'obiettivo dalla legge. La legge è fatta per agevolare la vita e semplificare soprattutto la vita dei nostri concittadini, favorire la coesione, ma anche l'efficacia e il miglioramento dei servizi erogati. Grazie.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Colleghi, io sto ancora aspettando che il relatore, onorevole Deriu, e il Presidente di Commissione tengano fede all'impegno che hanno assunto in Commissione di approfondire i temi in quest'aula e di dare la loro opinione. Noi abbiamo formulato già diverse proposte, perché qui non c'è né destra né sinistra. Io non vorrei che questo fosse il solito teatrino, qui stiamo parlando di una cosa seria che riguarda il futuro della Sardegna, quindi siamo tutti consiglieri regionali che appartengono a se stessi e appartengono alla loro coscienza. Non è vero quello che noi stiamo dicendo, oppure è vero, che i comuni avranno un'ulteriore gerarchia con le città metropolitane, che abbiamo usato questi termini che non vogliono dire nulla anziché usare l termini che hanno usato tutte le altre regioni, eguaglianza e pari dignità. Vogliamo mettere che i comuni hanno, come diceva il Titolo V della Costituzione, pari dignità nei confronti degli altri organi politici e amministrativi, allora facciamolo. Perché non dite che le proposte non arrivano, le proposte stanno arrivando, ma lì c'è un silenzio tombale. Per cui io vorrei capire se questo impegno che era stato assunto si mantiene oppure no.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Non vorrei essere ripetitivo, ma effettivamente se non si coglie l'aspetto importante di una norma come questa per il futuro della Sardegna, veramente siamo alla frutta come rappresentanza politica. Si potrà dire di tutto e il contrario di tutto, ma sta di fatto che una cosa imposta solo a maggioranza, anzi con una maggioranza all'interno della stessa maggioranza, non può portare a cose buone, non le può portare. È inutile che ci siano gruppetti interni alla maggioranza che impongono forzatamente una certa strada, non ho capito a chi giova. Hanno detto bene i colleghi, i sindaci sono stufi di questo potere che non è niente, perché non rappresenta niente, perché non è capace di dare risposte in positivo. I sindaci si lamentano perché hanno già visto in proiezione qual è il risultato di questa legge chiusa, disarticolata, non uniforme, con un distacco enorme fra istituzione e istituzione pensata, anzi meglio, forse anche pensata ma non certamente ragionata e calata in questa proposta di legge. Non avete accettato nessuna possibilità di dibattito perché si migliori una legge che serve a tutti. Io, noi dell'opposizione, e credo qualche altra anima intelligente e nobile della maggioranza, dovrebbe capire che non può portare il cervello all'ammasso, e ancor meno pensare di non rappresentare qualcosa di buono per la società sarda. Che esempio diamo ai giovani? Che esempio diamo a quelli che si dibattono nelle difficoltà e nella ricerca del lavoro? Siamo capaci di dire che queste nuove istituzioni daranno una risposta in positivo? Io mi chiedo ancora, ma siete attenti, siete calati nella parte? Rispettate l'umanità.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Certo che questo amarissimo e per certi aspetti venefico impasto che è frutto di mille manipolazioni, e che si vede apportare tutta una serie di nuovi ingredienti, evidentemente allontanano sempre di più la possibilità di poter esitare un testo che abbia il buon senso, soprattutto il contributo da parte di tutti. È negata in modo lampante ed evidente anche la possibilità di poterlo fare perché è negato un voto favorevole, uno che sia uno, anche agli interventi di buon senso, di qualità, di sostanza. Lo è sicuramente questo emendamento all'emendamento del collega Solinas, che non solo vale la buona tecnica legislativa, ma vale anche un contenuto serio, che serve anche a far dimagrire, a disciplinare, ad asciugare, a presentare un testo che sia fra l'altro leggibile dai cittadini. Ma come si fa a parlare in altri termini di semplificazione, riorganizzazione, quando lo stesso testo è una poltiglia, un impasto di mille criticità, che mal si addicono alle riflessioni e ai ragionamenti che portiamo avanti in aula oggi, ma anche in altri momenti, così come sarà occasione da portare avanti anche nelle successive giornate di discussione. Ma come si fa a parlare che i cittadini potranno godere di semplificazione, razionalizzazione, perché è questo poi di fatto che gli interessa, non gli interessa la filiera istituzionale, interessa che cosa accade sui rispettivi territori, nei propri ambiti, nei propri distretti, negli ambiti stessi comunali, dove, sì, bisogna poter avere una risposta in tempi immediati nei servizi che sono richiesti da quei cittadini, e vi pare che tutto questo stia avvenendo, vi pare che tutto questo possa essere descritto come una semplificazione se tutto questo arzigogolo che viene innescato, filtrato, rimpastato, reimmesso addirittura in maniera imprecisa, ci lascia davvero perplessi. Quindi, è inevitabile il mio voto personale favorevole all'emendamento del collega Solinas, numero 2298.
PITTALIS PIETRO (FI). Io penso che vi sia un'idea, a mio avviso sbagliata, che esercitare le funzioni di consigliere regionale dia anche la patente per essere bravi nello scrivere le leggi. Così non è, colleghi, probabilmente non è necessario avere particolari conoscenze tecnico-giuridiche, ma non è neanche pure scontato che chiunque possa scrivere testi, soprattutto leggendo l'emendamento che è in discussione, un emendamento pieno, ricco di ovvietà, che non semplifica, ma che introduce davvero problemi, gravi problemi di interpretazione, poi qualcuno si chiede perché la Corte costituzionale è investita spesso di conflitti di attribuzione, oppure di questioni che attengono alla legittimità delle leggi, perché i TAR e i tribunali ordinari si trovano non tanto a dover applicare la legge, cosa che devono fare, ma fare uno sforzo ermeneutico perché non si capisce che cosa il legislatore scrive, e neanche che cosa ha voluto intendere nello scrivere quell'articolato. Allora, ecco perché insistiamo. Qui non si tratta di fare un emendamento di sintesi per lasciare le cose come stanno, io l'ho detto a qualcuno della maggioranza, non è questo il campo sul quale misurarsi con l'opposizione, se c'è un'interlocuzione seria, ecco, l'interlocuzione seria sarebbe dovuta partire intanto dall'emendamento che noi stiamo esaminando, un emendamento che semplifica realmente le cose, un emendamento che chiarisce, che detta principi di carattere generale, che da il senso anche a quello che poi può essere lo sviluppo della legge nel momento in cui si parla di una riorganizzazione di funzioni amministrative finalizzate alla valorizzazione di un sistema policentrico; è una parola forse che vi dà fastidio? E' una parola che non può essere, questa sì, introdotta in legge e creare davvero le premesse per un articolato che sia davvero rispondente a tutti i territori di questa Regione. Badate, con l'emendamento Solinas davvero io penso che si possa creare quella cornice…
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 2298.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2298.
Prendo atto che il consigliere Locci ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Floris - Lampis - Ledda - Locci - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Lai - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Paolo.
Metto in votazione l'emendamento numero 2348.
LOCCI IGNAZIO (FI). Noi vorremmo continuare nel cercare di far comprendere alla maggioranza, al Governo di questa Regione, l'importanza di scrivere anche oggetto e finalità di una norma che abbiano un senso compiuto, che siano poi rispondenti con quello che effettivamente si propone la norma ma, soprattutto, poi con quello che è scritto effettivamente nella norma che poi questa produce. Non c'è dubbio alcuno che nessuno può smentire questo che qui siamo davanti a una ripresa secondo noi incosciente di una norma nazionale, che è appunto la legge Delrio, che riorganizza, o tenta di riorganizzare il sistema degli enti locali della Regione Sardegna secondo un disegno che non è assolutamente pertinente con le nostre particolarità. Noi, quasi fosse un bicchiere d'acqua fresca, beviamo l'amaro calice dello svuotamento delle funzioni e, allo stesso tempo, creiamo una sorta di guazzabuglio di unioni ed enti intermedi che francamente non faranno altro che… intanto ovviamente non sarà un tipo di riorganizzazione di cui vedremo gli effetti domani mattina, ma ci vorranno alcuni anni, ed è per questo che forse sarebbe stato il caso per esempio di aspettare la riforma costituzionale, che è in fase di definizione in Parlamento, per poi comportarci di conseguenza anche sull'organizzazione degli enti di area vasta. Noi invece vogliamo fare delle norme transitorie, poi non si sa bene per quanto tempo transitorie, ma state tranquilli che ci troveremo ad avere un sistema di organizzazione parallela che vede anche 2, 3 livelli di organizzazione, che non farà altro che creare conflittualità tra livelli dell'organizzazione dell'amministrazione. Noi l'avremmo voluto evitare questo, e crediamo francamente che si sarebbe potuto evitare di resuscitare le province…
FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, l'approccio che noi stiamo avendo nel discutere di questo disegno di legge mi sembra un approccio positivo e propositivo. All'indomani della presentazione di questo disegno di legge, io sinceramente ho avuto paura che la discussione in Aula si sarebbe trasformata in una discussione di campanile, e invece, come vedete, stiamo portando alla discussione argomenti che sono interessanti per tutti. Allora vale la pena, secondo noi, fermarci un attimo, apprezzare questo approccio che l'opposizione sta avendo all'argomento, perché questi problemi sono problemi del territorio, di tutto il territorio, non sono solo problemi del Nord Sardegna o del Sud della Sardegna, sono problemi futuri dei comuni di tutta la Sardegna, allora vale la pena fermarsi un attimo, riflettere, magari metterci un giorno in più, modificare, ma dare una risposta certa e dare soprattutto la certezza a questi comuni della propria autonomia e fare in modo che non si stravolga la vita nei nostri territori.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Io voterò a favore dell'emendamento, perché mi pare sia in contraddizione stridente poi con le cose che sono scritte nella legge: da una parte si richiamano principi costituzionali importanti, si richiama anche, lo vedremo dopo, la Carta europea dell'autonomia locale, ma fermiamoci un attimo alla Costituzione, si richiama la Costituzione la quale dice, tra l'altro stabilisce dei principi anche di economicità, stabilisce dei principi di leale collaborazione, e introduciamo una norma, lo vedremo più avanti tra gli emendamenti, tra questi geniali emendamenti che sono stati presentati, che prevede un numero virtualmente illimitato di assessori nelle unioni dei comuni. Ora, è pur vero che si stabilisce, e meno male, il principio della gratuità, ma non stabilire un limite al numero degli assessori nelle unioni dei comuni, limite che peraltro è stabilito per esempio per i comuni in un altro passaggio della legge, mi sembra una cosa che non ha assolutamente nessun senso, specialmente se si considera che ogni assessore è un centro di spesa, non perché prendono indennità, ma perché \di per se stesso rappresenta un centro di spesa, e questo è un ulteriore elemento che concorre a farci pensare che quella norma, posta alla fine di questa legge, che non comporta ulteriori oneri per la finanza pubblica, è una norma fasulla, perché sappiamo bene che così non è e sappiamo bene che questa legge, se andrà avanti così come è, avrà effetti esplosivi nei confronti della finanza pubblica in generale e nei confronti del fondo unico per gli enti locali in particolare. Avremo modo di parlarne meglio quando parleremo di città medie e di reti metropolitane.
ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, ritorniamo proprio al comma incriminato che invece è stato ben esplicitato non solo prima in tutto l'articolo dall'onorevole Solinas, ma anche dopo abbiamo avuto modo di vedere l'emendamento dell'onorevole Angelo Carta che chiarisce proprio in termini assolutamente chiari come può essere riformulato il comma 1 dell'articolo 1. Anche in questo senso ci avete appena dato prova di non voler proprio ascoltare per nulla, neanche le cose che potrebbero, invece, migliorare questa proposta, però anche su questo, voglio dire, noi abbiamo provato a darvi una mano di aiuto in tutte le nostri emendamenti. Certo, qualcheduno ovviamente è teso anche a fermarvi, quindi a fare un po' dell'ostruzionismo, però sempre con quella parte propositiva che vi deve portare alla riflessione. Noi non smetteremo di ripetere, saremo forse noiosi, probabilmente la riterrete una perdita di tempo, però non vi consentiremo davvero di continuare a fare le leggi come avete fatto fino ad ora.
Vorrei anche ricordarvi che questa è l'ennesima proposta che parte con una deliberazione, quindi con un disegno di legge della Giunta, e viene completamente trasformato, stravolto con i provvedimenti fatti dalla maggioranza o da qualche consigliere. In questo senso tra le altre cose, visto che avete riportato il tutto ai consiglieri, allora io mi associo alla richiesta dell'onorevole Floris perché ancora non abbiamo sentito veramente con quale ratio non solo avete reimpostato questa norma, ma forse lo capiremo, non vogliamo fare il processo alle intenzioni, lo capiremo nel corso dell'esame dei prossimi emendamenti, però ad oggi almeno abbiate la responsabilità, io dico anche la voglia, forse anche il rispetto di risponderci quando vi chiediamo delle cose, perché se ve le chiediamo non lo facciamo per partito preso o perché siamo deficienti, lo facciamo perché non abbiamo davvero capito che cosa intendete, perché non è chiaro. Perché se andiamo a esaminare, e lo faremo, con ogni emendamento, addirittura ogni periodo che avete costruito in alcuni casi, è veramente letale la vostra interpretazione. Non si capisce davvero cosa vogliate propinare ai sardi, alla nostra Sardegna. Quindi andate anche a rivedervi tutto ciò che avete prodotto fino adesso, il metodo che avete utilizzato, fatevi un esame di coscienza e provate veramente a ristravolgere tutto. Ne avete ancora la facoltà.
TEDDE MARCO (FI). Signor Presidente, voterò convintamente a favore di questo emendamento perché anche questo emendamento va a incidere su quella norma che menziona le fonti di questo disegno di legge e le menziona in modo maldestro, così come abbiamo avuto modo di rilevare più volte. Menziona l'articolo 5 della Costituzione sul decentramento, menziona l'articolo 3 del nostro Statuto sull'ordinamento degli enti locali, menziona l'articolo 44 sulla delega delle funzioni amministrative. Ebbene non menziona però l'articolo 43 dello Statuto, che è quello che continua a individuare le province di Cagliari, Sassari e Nuoro. Evidentemente non lo può menzionare perché sarebbe la confessione di aver fatto un pasticcio, invece il pasticcio viene fatto senza confessarlo. C'è sicuramente un atteggiamento poco attento all'applicazione delle norme. Si pensa a una città metropolitana di Cagliari che deve necessariamente coesistere con la provincia di Cagliari. Non sappiamo che cosa accadrà e come potrà accadere. Sappiamo però come reagirà il Governo, ma non pago il proponente di questo disegno di legge, i proponenti gli emendamenti, insomma tutti coloro che comunque collaborano a portare in Aula questo disegno di legge, non paghi propongono un'altra provincia che ovviamente, nel momento in cui si pensa, non nel momento in cui si propone o si approva la legge, ma nel momento in cui si pensa, corrisponde a dare un calcione a tutti i sardi che nel maggio del 2012 votarono il referendum abrogativo e consultivo per l'abrogazione delle province. Quindi calci ai sardi, calci a coloro che democraticamente, ed è un principio che non si nega nessuno, il principio dell'esercizio democratico, coloro che democraticamente avevano deciso che queste province non si debbono assolutamente mantenere. Bene, ci sono ancora le province costituzionali, si propone un'altra provincia del Sud. Questo evidentemente va a detrimento di una legge razionale, di una legge che abbia una struttura, che possa dimostrare di avere un minimo di ragionevolezza e un minimo di capacità di andare incontro alle esigenze di questi territori e delle istituzioni che dovrebbero sovrintendere a fare il bene di questi territori.
TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Presidente, intervengo per esprimere il parere favorevole all'emendamento soppressivo del primo comma dell'articolo 1.
Vedete, colleghi, mi verrebbe da chiedervi comunque di fare attenzione anche su questa proposta di emendamento soppressivo che può sembrare una classica proposta ostruzionistica, ma ve lo chiedo perché prima non avete ascoltato il nostro appello, invece, ad aprire quel confronto che voi ci avete lanciato questa mattina e anche stasera, e ve lo chiedo cercando anche di ripetere un argomento più volte per seguire quello che era un insegnamento forse di uno dei vostri padri, uno dei vostri punti di riferimento politico. Iosif Stalin diceva: "Ripeti una bugia cento volte in modo tale che possa diventare una verità", qualcosa di simile. Questo non significa che noi vogliamo ripetere cento volte una bugia per trasformarla in verità, ma cerchiamo di farvi tornare il senno, di aprire vostro cuore e la vostra mente e quindi ripetiamo più volte gli stessi concetti e cerchiamo di farvi comprendere che così com'è impostato questo articolo con i suoi commi non può funzionare per tutta una serie di motivi, anche per quelli che ha appena citato il collega Tedde. Perché effettivamente manca, è vero, l'articolo 43 dello Statuto che citava l'onorevole Tedde, ma ciò che è più assurdo è che si cita lo Statuto e poi, nell'applicazione concreta, nel proseguimento dell'emendamento, sappiamo benissimo che tutto quello che dovrebbe fare riferimento al nostro Statuto, cioè alla nostra specificità, all'autonomia che è riconosciuta dalla competenza primaria che noi abbiamo in materia di enti locali, all'autonomia che è riconosciuta alle nostre comunità locali, viene negata da quello che c'è scritto, da quello che è qui all'interno di questo emendamento, nella speranza anche che queste osservazioni possano generare un sussulto di dignità e una volontà di raddrizzare la schiena tra i colleghi che si rifanno poi a quei partiti autonomisti e indipendentisti che sono ben rappresentati in questo Consiglio regionale.
PIZZUTO LUCA (SEL). Presidente, io devo dire che se ho apprezzato, pur avendo votato contro, il precedente emendamento, sono proprio nettamente contrario a questo e invito anche i colleghi a ritirarlo, perché eliminare dal primo comma del primo articolo di una qualsiasi legge i riferimenti alla Costituzione della Repubblica e allo Statuto sardo sono una cosa che io trovo veramente sbagliata. Poi, voglio dire, il riferimento all'articolo 5 deve essere un faro per noi in questa azione amministrativa e legislativa e l'articolo 5, lo rileggo per ricordarlo a tutti noi: "La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento". Io credo che se non ci ritroviamo nei valori della Repubblica e dello Statuto sardo allora siamo veramente messi male e siamo veramente in difficoltà. L'altra ragione per cui io sono contrario è che un conto è fare proposte e un conto è cercare comunque di smantellare in modo acritico il lavoro che viene fatto dagli altri. Per cui è un appello a riconoscerci tutti sotto i valori della Costituzione della Repubblica e dello Statuto sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Non è presente in aula, decade.
CARTA ANGELO (PSd'Az). Presidente, in effetti io devo prendere sempre gli assist che mi fa l'onorevole Pizzuto perché nessuno disconosce la necessità di riferirsi alla Costituzione e allo Statuto sardo. Io perché sono d'accordo a sopprimere questo comma 1? Perché questo comma 1 - come dirò meglio poi nell'emendamento che ho presentato - omette due articoli secondo me importanti. Nel comma 5 dell'emendamento numero 1947 voi dite: "La Regione tutela e valorizza città e paesi, ai quali riconosce la funzione di presidio e valorizzazione del territorio regionale e promuove politiche di pari opportunità all'accesso ai servizi". Tutela e valorizza: come? Allora, io vi leggo l'articolo 10 dello Statuto che non c'è nel comma 1. L'articolo 10 dello Statuto dice: "La Regione, al fine di favorire lo sviluppo economico dell'Isola e nel rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede la possibilità, può, ferma restando la copertura del fabbisogno standard per il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione: a) prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d'imposta, deduzioni dalla base imponibile e concedere, con oneri a carico del bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale; b) modificare le aliquote in aumento entro i valori di imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle". Inserire all'interno del comma 1 anche l'articolo 10 dello Statuto significa comunque individuare uno strumento che consente di trasformare in un fatto concreto una pura enunciazione di principio com'è il sostegno, com'è l'incentivazione, com'è la valorizzazione che viene citata, ma non ha nessun riflesso concreto se non c'è una base normativa fondamentale com'è, appunto, l'articolo 10 dello Statuto, che poi con l'emendamento successivo, il "2477", proporrò venga inserito all'interno del comma 1. Ecco perché in questo momento, in questo caso, sull'emendamento numero 2348, sulla soppressione dell'attuale comma 1 dell'articolo 1 io sono perfettamente d'accordo.
RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Presidente, per annunciare il voto favorevole all'emendamento di soppressione. È curioso che nell'articolo 1 siano riportate alcune frasi che voglio rileggere, ma giusto per capire dove si va poi a parare. Mi riferisco alle ultime due frasi dove si parla delle funzioni delle autonomie locali della Sardegna nel principio di leale collaborazione. È sconcertante pensare che nell'articolo 1, nel comma 1, vi siano queste frasi e poi dopo si mette la Sardegna, si mettono i sardi in qualche modo in contrasto tra loro e a litigare, perché il fatto che si indichi questa leale collaborazione tra sardi, tra comuni, tra enti pubblici, queste frasi vanno poi tradotte in fatti. Cosa intendo dire? Intendo dire che non si può da una parte lasciare intendere che la coesione politica, la sussidiarietà, l'adeguatezza fanno parte dei principi che in qualche modo questa legge ci dovrebbe ispirare, invece in realtà cercando di isolare e mortificare i comuni e soprattutto riducendoli a poco più di enti che erogano dei servizi o fanno da esattori per i nostri concittadini, mentre le città metropolitane o la città metropolitana di Cagliari dovrebbe andare a beneficiare di una serie di finanziamenti nazionali e comunitari senza creare poi per la Sardegna intera una seria attività. Questo è uno dei motivi che mi spingono ad accogliere favorevolmente la soppressione di questo articolo, non perché non sia importante richiamare lo Statuto speciale della Sardegna, come diceva qualcuno anche la Costituzione, ci mancherebbe altro, però ci deve essere una coerenza. Questa legge manca soprattutto di questo. Da una parte lanciamo dei proclami, lasciamo intendere che c'è un'apertura, che c'è in qualche modo un rinnovamento anche, un senso di novità all'interno di questa legge, invece anche questa legge mi dà l'impressione che sia confusa, una legge fatta con la fretta che in qualche modo serve più che altro per riequilibrare situazioni politiche di componenti politiche eterogenee fra loro.
CHERCHI OSCAR (FI). L'emendamento numero 2348 (primo firmatario il nostro Capogruppo l'onorevole Pittalis) potrebbe sembrare in prima lettura un emendamento scritto chiaramente non con la stessa chiarezza o perlomeno con la stessa armonia che ha utilizzato l'onorevole Solinas nel precedente emendamento, ma questo è un emendamento che tecnicamente doveva essere ancora più chiaro. Doveva dire in modo esplicito che il comma 1 dell'articolo 1 deve essere cancellato. L'intervento dell'onorevole Pizzuto mirava a giustificare invece l'inopportunità dell'emendamento proprio perché al primo comma dell'articolo 1 il richiamo alla disciplina dello Statuto regionale della Sardegna, quindi delle autonomie locali della Sardegna in senso generale, ma soprattutto dalla Costituzione italiana, l'incipit di una legge deve essere necessariamente riportato. Ora, in quest'Aula abbiamo sentito di tutto e continueremo a sentirne anche di più giustificazioni, controgiustificazioni, fantasie, controfantasie, poesie, prosa (così com'è stato già detto), ma dover giustificare e quindi votare contro per un emendamento che deve sopprimere piano piano un articolo e quindi comma per comma e giustificarlo sul fatto che è necessario il riferimento allo Statuto generale e alla Costituzione credo che sia non dico ridicolo ma quasi. Non è necessario che su tutte le norme regionali e tutte le volte che noi dobbiamo approvare una legge il comma 1 dell'articolo 1 della legge che dobbiamo approvare deve per forza richiamare lo Statuto sardo e la Costituzione. Allora proviamo un attimino a essere meno arrampicatori e proviamo ad essere invece persone che camminano tranquillamente su un territorio orizzontale e trovano soluzioni perché credo che sia questo l'aspetto più importante.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, Pizzuto ha posto un problema che sembrerebbe a primo acchito serio, ma Carta ha ribadito con tranquillità che non è una cosa scontata che voglia dire cancellazione dei punti di riferimento della Costituzione e dello Statuto sardo. Ha evidenziato, come naturalmente si evince, che non sono citati bene e anzi peccano essendo in difetto di citazione per quelli che sono i riferimenti a cui la normativa dovrebbe applicarsi. O si conosce in maniera profonda la Costituzione e la si cita a dovere, altrimenti è meglio non citarla perché la offendi, perché la travisi, perché non gli dai quello che è lo spirito istitutivo di quella legge di sovranità come peraltro legge di sovranità perlomeno per me dovrebbe essere lo Statuto della Regione autonoma della Sardegna. E se anche lì pecco nella citazione e non gli do la giusta valenza e non le attribuisco quello che lo Statuto oggi recita, ma ormai è asseverato da parte di tutti che c'è una tensione forte nel popolo sardo all'avere una norma più ampia nella sua estrinsecazione nei fatti e negli atti e nella proposizione di nuova legge che certamente imporrebbe al Parlamento dei sardi di avere la forza di fare lo Statuto della Sardegna subito e in fretta veramente quello. Perché come quando si parla di città, di campagna, di tutti i territori, di quello che si vuole e si parla di sussidiarietà, una legge sovrana, principale, la Ley Principal in Spagna è la Costituzione. Se questa non c'è e noi non ce l'abbiamo è chiaro che tutte le altre leggi nascono monche, non sono attinenti ne attagliate alla realtà che viviamo e ancor di meno a quella che è e l'identificazione di un futuro che si vorrebbe realizzare attraverso le leggi. Questa è una legge da cancellare in toto.
PITTALIS PIETRO (FI). Ci vorrebbe la Sibilla Cumana per interpretare il silenzio dell'Assessore perché è davvero enigmatico, non si sa se è un silenzio che risponda al brocardo: "Qui tacet, consentire videtur" oppure se è un silenzio che sta ad esprimere come io posso pensare e ritenere anche l'imbarazzo di dover sostenere un testo che davvero è difficile da digerire anche perché obiettivamente lei se ne assume tutta la responsabilità politica perché è d'accordo anche con gli emendamenti proposti, ma l'abbiamo detto con l'onestà che ci contraddistingue che forse era preferibile il testo originario della Giunta rispetto a questo pasticcio che state proponendo con emendamenti scritti male nella forma e peggio nella sostanza. E allora il richiamo dell'onorevole Pizzuto che ci dice: "L'emendamento dell'onorevole Solinas non mi dispiaceva però non lo voto, questo emendamento non mi piace però non lo voto", ecco se questo è il livello dell'interlocuzione con una Giunta silente, con una maggioranza che deve indubbiamente chiarirsi le idee perché è disponibile a dire tutto e il contrario di tutto e a giustificare tutto e il contrario di tutto, voi capite che a noi non spetta altro che continuare in questa opera. Forse non vi convinceremo, pazienza, ma rimarranno agli atti le nostre proposte perché ne abbiamo fatto e l'articolo 1 sarebbe stato già concluso se solo aveste accettato l'ipotesi di accogliere quell'emendamento di Solinas o di discutere l'emendamento Congiu. Volete insistere con questa prova muscolare perché avete i numeri sull'emendamento Deriu e Agus? Discutiamone, abbiamo tempo per discutere e per mettere a nudo tutti i limiti di questo articolato. Vede onorevole Pizzuto, siamo ben consci del disposto dell'articolo 5 della Carta costituzionale ed è proprio questo però il problema perché noi certo ci muoviamo all'interno di una Carta costituzionale, quella italiana, ma deve rivolgersi ai suoi compagni di cordata, agli indipendentisti, ai sovranisti, agli identitari, ai sardisti, a coloro che hanno sempre preso le distanze rispetto ad un'impostazione che vedo...
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2348.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Floris - Lampis - Locci - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Rubiu - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula.
presenti 49
Passiamo all'emendamento numero 2344.
CHERCHI OSCAR (FI). Anche perché permette un po' di proseguire nella linea di difesa di tutti questi emendamenti, chiaramente emendamenti all'emendamento principale numero 1947 che come vi dicevo prima smonta, prova a smontare comma per comma il testo dell'articolo 1. Perché noi siamo contrari a quell'articolo, perché noi non condividiamo quell'articolo e di conseguenza il comma 2 dello stesso articolo deve necessariamente non essere approvato. Sempre per la stessa ragione della necessità così come dicevo prima dell'incipit di una norma di una legge che deve trovare necessariamente l'articolo 1 oggetto e finalità che servono chiaramente per tracciare e delineare fondamentalmente quelle che sono le linee generali che la norma, la legge in senso generale dovrà affrontare e che però molto spesso così come accade è ripetitiva ed inutile. E allora per questa ragione che mi sembra il minimo anche in questa circostanza, questo emendamento scritto con intelligenza e presentato con caparbietà, la cancellazione del comma 2 perché l'ordinamento e lo svolgimento delle funzioni delle autonomie locali in Sardegna nonché la loro articolazione territoriale sono oggetto della presente legge nel rispetto e così via. Una ripetizione inutile, che non serve assolutamente a niente, che non aiuta a capire ai più quello che verrà poi dopo e il pasticcio che poi noi andremo a discutere successivamente e quindi credo che costruire norme, leggi di riforma che devono avere 70-75 articoli per dimostrare e per recitare leggi e norme e quindi regolamenti futuri di un sistema regionale che tanto comunque non funzionerà, noi abbiamo presentato questo emendamento e confermiamo il voto favorevole, io personalmente confermo il mio voto favorevole all'emendamento numero 2344 perché con forza chiedo che quest'aula non approvi e quindi cancelli il comma 2 dell'articolo 1 dell'emendamento numero 1947.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LAI EUGENIO
LOCCI IGNAZIO (FI). Sono ovviamente favorevole all'emendamento da noi proposto, io sarò anche noioso, ma sarei voluto essere presente quando chi ha scritto questo articolo e lo ha ideato, per vederne la faccia, per vedere le espressioni, cercare di capire quale potesse essere l'umore dell'estensore di questo articolo. Perché deve aver fatto uno sforzo micidiale nel mettere insieme questa serie di ovvietà che sono poi di fatto anche principi che risultano vuoti quando andiamo a leggere il proseguo della norma. Qui ci sono delle evidenti responsabilità di chi pensando di interpretare il pensiero dei sardi, ma dall'alto probabilmente della propria considerazione personale, ha pensato di scrivere un testo di legge sulla questione delle funzioni dei Sindaci, o meglio sulle funzioni dei Comuni, svuotandole, prendendo e attingendo esclusivamente senza fare nessuno sforzo al testo della Delrio. La cosa ancora più stucchevole è che poi ovviamente sono coscienti di questo, perché nessuno di voi lo ha negato che questo meccanismo diabolico creerà solamente conflittualità all'interno delle comunità e tra le comunità locali, inventano i forum di quartiere, pensate, sembrano quasi quelle assemblee provinciali sanitarie, quelle dell'associazionismo in materia sociosanitaria. Cioè veramente una cosa incredibile e vuota, sapete benissimo che questi forum di quartiere all'interno dei Comuni non produrranno nulla, vi riempite come al solito la bocca di partecipazione dal basso, poi non sia mai che il concetto sia anche più vuoto di quello che appare praticamente, dopodiché però nella sostanza violate voi i principi dell'articolo 5. Altro che la cancellazione che abbiamo proposto noi, anche provocatoriamente, dell'articolo 5 della Costituzione, la realtà è che voi lo cancellate nelle cose, ne svilite la funzione, ne cancellate la sua grandezza, l'altezza giuridica della partecipazione e del riconoscimento degli enti locali. Voi…
TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Presidente, per esprimere ovviamente il voto favorevole all'emendamento numero 2344, presentato dall'onorevole Pittalis e da tutti i colleghi di Forza Italia, e per ribadire un concetto, nel tentativo ripeto sempre di riuscire ad entrare nei vostri cuori nella vostra mente, che già questa mattina e questa sera ho avuto modo di farvi presente, e l'invito è ovviamente quello di valutarlo, perché forse faremmo una cortesia a tutti e renderemmo anche un servizio. Vedete questo comma 2, insieme al richiamo ad alcuni principi importanti, come l'articolo 118 della Costituzione e la Convenzione europea relativa alla Carta dell'autonomia locale, richiama invece un altro principio che a mio parere, ve l'ho detto oggi un paio di volte, e spero che lo vogliate comprendere, è per la Regione Sardegna, una Regione a Statuto speciale, un principio molto pericoloso. E vi ho chiesto anche questa mattina di sostituirlo, ritornate alla "leale collaborazione" perché è molto più credibile, è molto più seria dei principi di grande riforma economica e sociale contenuti nella legislazione statale. Perché è sulla base di quei principi che nel corso di questi anni si sono fatte tutte quelle riforme che hanno visto tagliare i servizi nei territori, i servizi nelle periferie, che hanno visto limitare i principi di democrazia e di partecipazione alla vita politica da parte dei cittadini delle comunità, e che vengono utilizzati e ribadite dalla Corte costituzionale regolarmente per difendere determinate scelte che sono chiaramente contrarie alle autonomie locali. Noi oggi invece stiamo facendo una legge di riordino delle autonomie locali e ci richiamiamo al principio principe che va ad annullarle. Su questo, cari colleghi, io vi invito a fare una riflessione, possiamo ancora intervenire, potete ancora intervenire, fermatevi in quest'articolo "al numero 489", invito anche il relatore di maggioranza a proporre un emendamento orale, cassate li ultime righe e fareste un servizio a tutti.
LAMPIS GIANNI (Gruppo Misto). L'emendamento numero 2344, a firma dell'onorevole Pittalis, mi dà l'opportunità di ricordare quella brevissima filastrocca che diceva: "C'era una volta un Re, seduto su un sofà, che disse alla sua serva: 'Raccontami una storia', e la sua serva incominciò e disse…". La differenza però qual è? Che il Re dopo le mille storielle salvò la serva. Noi oggi vorremmo che dopo tutti questi contributi che oggi provengono da parte dell'opposizione, anche la maggioranza ritenesse opportuno di dover fare scelte differenti da quelle che sono presenti in questa proposta di legge. Perché quando nel comma 2 si richiama l'articolo 118 della Costituzione, e si fa riferimento quindi al principio di adeguatezza, di fatto non possiamo che notare come la maggioranza ritenga inadeguati i Comuni della Sardegna a dover svolgere determinate funzioni, e quindi si obbligano gli stessi Comuni a dover conferire alcuni servizi importanti all'Unione dei Comuni, in dispregio magari a quell'efficienza che sono in grado di garantire. Quindi ancora una volta non possiamo che sottolineare che i cittadini saranno i veri penalizzati, i veri inadeguati rispetto al sistema che voi ci volete riservare. Oggi voi obbligate almeno quattro Comuni a costituire una Unione, obbligati una popolazione di almeno 10.000 abitanti a riunirsi in una Unione dei Comuni, ma questo è possibile laddove i Comuni magari sono contigui, hanno sistemi infrastrutturali di collegamento efficienti. Oggi, lo dicevo anche stamattina, non per tutti sarà facile raggiungere i centri vicini, non per tutti sarà facile poter beneficiare di quei servizi efficienti che invece i cittadini aspettano. Ecco perché di storielle è tempo di non raccontarne più ai sardi, perché i sardi potrebbero un giorno…
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, quello di cui stiamo discutendo è di rimuovere dal corpo di questa legge un comma chiaramente provocatorio, cioè quello che sancisce il fatto che la nostra Regione ha ceduto una parte storicamente essenziale della propria Autonomia allo Stato, lo ha fatto perché nessuno si è preoccupato di impugnare questa norma, lo ha fatto perché l'atteggiamento genuflesso e prono nei confronti del Governo nazionale impedisce che vengano utilizzati questi strumenti per tutelare le proprie prerogative e la propria autonomia. E'francamente fastidioso che questo non solo sia avvenuto, non solo sia ormai chiaro a tutti, ma debba essere anche sottolineato in maniera ripetitiva all'interno di questa norma, ecco Presidente, assessore Paci, riconosco in lei l'istituzione quindi mi rivolgo a lei, mi domando se questo atteggiamento che sino a questo momento ha portato ad abdicare al ruolo che questa Regione ha avuto e dovrebbe avere sia un atteggiamento che dovremmo ritrovare ancora in futuro senza la speranza che i continui richiami di quest'aula vi inducano ad una vistosa inversione di marcia, nel tempo anche quelli che sentivano meno l'investitura popolare, quelli di voi che sono stati chiamati a questo ruolo in virtù più di competenze tecniche che distretto impegno politico si sono sentiti ripetere decine di volte che non siamo proprietari dell'istituzione che rappresentiamo, siamo i custodi di un'autonomia che è stata scritta con sacrificio, con l'impegno politico e sociale di tanti padri fondatori del nostro Statuto e della nostra regione e che questa custodia noi la dobbiamo esercitare con tutta l'energia, con tutte le prerogative che ci sono attribuite. Ora non lo facciamo, retrocediamo rispetto a questo e non solo, provocatoriamente indichiamo nei commi delle nostre norme che ciò che ci guida oggi è un governo abusivo che esercita la coercizione...
L'onorevole Rubiu non è in aula quindi decade.
TEDDE MARCO (FI). Dopo una giornata di interventi, di discussione, pacata, riflessiva e approfondita si è arrivati al secondo comma dell'articolo 1 nei confronti del quale abbiamo proposto un emendamento che va a censurare questo abbozzo di norma che può essere definito un abbozzo di norma che ha una sfrontatezza che è pari alla vis comica che esprime questo abbozzo di norma, per utilizzare un eufemismo, è pesantissima ma per un motivo molto semplice, perché questo comma due che è all'attenzione dell'aula in questo momento menziona in modo sfrontato i principi di grandi riforme economiche e sociali contenuti nella legislazione statale che devono essere rispettati anche dalla regione Sardegna nonostante abbia una competenza primaria in materia di enti locali che tra le altre cose non può essere esercitata, ricordate, perché c'è l'articolo 43 dello Statuto che prevede ancora le province. Comunque, menziona questi principi e, udite udite, cosa fa? Prende a calci quella norma nazionale che dovrebbe costituire il perimetro di questa norma che noi stiamo discutendo e che pone i principi di grandi riforme economiche e sociali. Quella norma che prende il nome con assonanza strana di legge Delrio, che si avvicina molto sotto il profilo fonetica a Deriu, Erriu, quella norma che invece non viene rispettata, viene completamente disattesa, ma allora cosa ci stanno a fare questi principi di questo secondo comma? È una presa in giro, ecco perché parlo di vis comica, ecco perché parlo di sfrontatezza, non si può assolutamente tollerare che arrivino in quest'aula delle norme che pongono i principi che vengono contraddetti negli articoli successivi, credo che se dovessimo metterci una mano sulla coscienza di legislatori dovremmo espungere questo abbozzo di norma da questo tentativo di fare una riforma senza piedi, senza gambe laddove si dovessero trovare i piedi.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, io voterò a favore dell'emendamento soppressivo che stato proposto dal collega Pittalis su questa norma perché tra le questioni che non vengono nemmeno affrontate dalla legge oppure vengono affrontate, come ho avuto modo di dire in maniera che a noi sembra fasulla, come ho accennato anche nell'intervento relativo alla soppressione del comma 1, c'è quello delle risorse, mi fa piacere che ci sia qui presente l'assessore Paci perché il nodo delle risorse in questa legge diventa centrale. È scritto che si tratta di una riforma a costo zero, sappiamo che non è così, sappiamo che non sarà così, comunque siccome non lo sarà a costo zero i costi di questa riforma andranno pesantemente ad incidere sul Fondo Unico degli enti locali, come? In termini di una diversa ripartizione delle risorse e quindi con una grave penalizzazione per gli enti locali. Il problema vero è che questa riforma, onorevoli colleghi della maggioranza, sarebbe dovuta essere la sede naturale per affrontare il tema dei temi, cioè quello di trovare e di dare un assetto definitivo al tema generale delle risorse degli enti locali che è stato sempre affrontato in termini di provvisorietà senza mai dare un assetto definitivo, oggi si interviene dando alla Giunta un mandato ampissimo di fare e disfare tutto quello che ritiene senza risolvere il problema in maniera definitiva, chiara e a priori delle risorse che vengono destinate ai comuni. Non si affronta il tema della pluralità di canali da cui altre risorse giungono agli enti locali, in maniera ben più discrezionale tra l'altro di quanto non accada con il Fondo Unico che comunque ha una certa stabilità. Fondi che giungono ai comuni maniera discrezionale, incerta, talora clientelare, senza che ci sia nessun controllo, tutto regolato semplicemente dai rapporti che l'assessore di turno, non certo l'assessore degli enti locali, ha nei confronti dettagli sindaco o di tal altro sindaco. A me sembra che tra i principi costituzionali da applicare in questa riforma forse ci sarebbe anche quello della dell'equità, dell'imparzialità che gli enti locali sono tenuti ad osservare nei confronti dei loro cittadini, ma che la Regione…
FASOLINO GIUSEPPE (FI). Stavo per arrendermi, stavo per non intervenire più nonostante la voglia di cercare di far capire quanto importante sia quello di cui stiamo discutendo, sarà per il nostro futuro e per il futuro dei nostri territori, quando ad un certo punto mi arriva un messaggio da un sindaco, però vi dico anche nome e cognome perché gli ho chiesto l'autorizzazione per poterlo fare ed è Emanuele Muzzu, sindaco di Monti, il quale mi dice: ti prego non mollare, dì anche colleghi di non mollare, di far capire cosa stanno per fare con questa riforma. Cerca di far capire quali sono le difficoltà che noi sindaci stiamo affrontando tutti i giorni e che dovremmo affrontare una volta che sarà approvata questa riforma e la cosa che più mi stupisce - mi scrive nel messaggio - è che non sento interventi da parte delle sindaci del centro-sinistra, sembra che sia importante il ruolo all'interno del proprio partito, il ruolo all'interno della maggioranza, piuttosto che l'importanza di essere sindaco. Mi sollecitava anche di guardare un intervento, un messaggio che nella chat aveva mandato a un altro sindaco di profonda delusione per l'emendamento che è stato apportato all'articolo 1 che va a peggiorare di gran lunga l'articolo fatto dalla Giunta. Quindi riflettiamo bene perché il futuro che noi stiamo dando ai nostri territori sarà un futuro veramente brutto e soprattutto stiamo levando ai sindaci e ai comuni la propria autonomia.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Brevemente per dare il mio voto favorevole all'emendamento 2344 per le motivazioni che sono state richiamate dai tanti colleghi precedentemente intervenuti. Ma c'è anche un'indicazione che volevo dare all'assessore Erriu, a mio modestissimo giudizio, poi voi farete un approfondimento, quel titolo che viene richiamato nel secondo comma, dove si richiama una ratifica ad opera del Presidente della Repubblica della Carta europea sulle autonomie locali, non è la 489 ma a me risulterebbe la 439. Ed è stata promulgata proprio ratificata dal Presidente della Repubblica a seguito della firma avvenuta a Strasburgo il 15 dicembre 1985. Per evitarmi di fare un emendamento orale, così finalmente ci voterete qualcosa anche a noi dalla minoranza, invito l'Assessore a fare una valutazione, un approfondimento e naturalmente sono sicuro che potrà porre rimedio con adeguata correzione.
RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Per ringraziare ancora una volta il collega Pittalis per aver presentato questo emendamento di soppressione del comma 2 dell'articolo 1, perché ritengo che questo articolo, così come già enunciato, sia l'articolo che rappresenta più di tutti ma più di tutti gli articoli che abbiamo trattato in questo momento, perché poi avremo altri che in qualche modo richiamano le stesse problematiche, questo potremmo soprannominarlo l'articolo dell'ovvio e della contraddizione. Perché veramente è contraddittorio come articolo e ci lascia un po' tutti perplessi. La Giunta prima, nella sua proposta iniziale, e la maggioranza poi, con questo blitz di questi emendamenti, che hanno in qualche modo stravolto anche quelli che erano i nostri programmi, ha voluto assicurarci che questa roba contenesse tutti i connotati caratteristici dell'attuale Governo regionale. Infatti pare evidente il grande sforzo di mantenere con coerenza il controllo degli enti locali. Cioè voi volete accentrare il potere in capo alla Regione. Questa è la vera strategia di questa legge. Riducendo i comuni e mortificando i comuni, ma in alcuni casi porteranno gli stessi comuni ad una fusione perché non potranno ovviamente sopportare il peso della gestione di un piccolo ente, di un piccolo nucleo che rappresenta i comuni soprattutto quei centri della Sardegna dove lo spopolamento ormai è in fase avanzata, voi con questa legge e con questo accentramento di poteri non fate altro che agevolare questo tipo di passaggio. Quindi i comuni piccoli della Sardegna saranno costretti ad arrendersi allo strapotere di un governo regionale che in qualche modo vuole, a tutti i costi, entrare nelle logiche di quei finanziamenti comunitari che solo con il potere delle città metropolitane e con l'unione dei comuni potrà avanzare.
CARTA ANGELO (PSd'Az). Io voterò a favore dell'emendamento soppressivo del comma 2 perché non ho capito come mai nel riferimento alla Costituzione si fa riferimento solo al comma 1 e non anche al comma 2. Il comma 2 infatti, avrebbe conferito ancora più sostanza alla competenza della Regione, nell'ordinamento degli enti locali così come previsto dall'articolo 3 del nostro Statuto, perché infatti il comma 1 richiamato e citato dice che le funzioni amministrative sono attribuite ai comuni tranne che per assicurare l'esercizio unitario siano conferiti a province, città metropolitane, regioni e stato sulla base dei principi di sussidiarietà e di adeguatezza. Il comma 2, che la maggioranza non inserisce nel comma 2 dell'emendamento 1947, invece dice che i comuni, le province e le città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale secondo le rispettive competenze. Inserire anche il comma 2 all'interno di questo comma 2 dell'emendamento 1947 avrebbe rafforzato quella competenza regionale già di per sé dichiarata nello Statuto e richiamata nel comma 1. Quindi, credo che ancora una volta si stiano commettendo all'interno della norma degli aspetti normativi e degli articoli e dei commi di norme, come in questo caso la Costituzione, che avrebbero reso più forte l'azione della Giunta e del Consiglio regionale nel voler fare una sua legge di riordino effettivamente sua. Come è previsto dallo Statuto e come ci conferma ancora una volta anche il comma 2 della Costituzione imperdonabilmente non inserita all'interno del comma 2 dell'emendamento numero 1947. Quindi, voterò sicuramente a favore per la soppressione delle comma 2 così come proposto nell'emendamento.
PITTALIS PIETRO (FI). Io penso che in questo secondo comma i presentatori abbiano dimenticato il richiamo alla Carta dei diritti fondamentali dell'uomo, cioè la Carta dell'Onu, abbiano dimenticato di richiamare le convenzioni internazionali, per rimanere in Europa, quella di Strasburgo, forse sarebbe stato opportuno richiamare quella di Nizza che ribadisce il principio dell'insularità. Ma lo dico non per fare ironia fine a se stessa, ma perché qui si sta perdendo di vista il senso di quello che si sta facendo, cioè avete, con un secondo comma, ribadito richiamo a principi costituzionali, rispetto ai quali abbiamo sentito da forze che militano nel centro-sinistra critiche. E, non più tardi di qualche minuto fa, leggo un'agenzia di stampa del presidente del Partito dei Sardi, l'onorevole Maninchedda, quindi non un esponente dell'opposizione ma è un autorevole esponente della giunta Pigliaru, il quale chiede correzioni agli emendamenti presentati dalla stessa Giunta regionale. Cioè lo chiede un esponente della Giunta regionale, chiede, alla maggioranza di centro-sinistra e alla Giunta di cui fa parte egli stesso, correzioni che sono quelle che stiamo cercando di proporre noi, ma probabilmente la nostra voce non viene da voi ascoltata, ascoltate almeno l'onorevole Maninchedda, che dice: a una prima lettura non sembrano essere state accolte le nostre preoccupazioni, per la rete dei paesi della Sardegna. Ha un senso. Noi vorremmo capire se si parla in un modo alla pancia dei sardi e se poi qui in Aula si fa un'altra cosa. Ma c'è consequenzialità? C'è coerenza su queste cose? Noi lo vorremmo capire.
Assessore Erriu, c'è un Assessore suo collega che le sta dicendo che quello che state proponendo non va bene, è una sfiducia nei fatti, se non cambiate il testo di quello che state proponendo, se non accogliete quelle proposte che sono di buon senso che vengono anche da settori della maggioranza. Allora, se stiamo ragionando su un testo rigido, se stiamo ragionando su un testo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pittalis, il tempo a sua disposizione è terminato.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Siccome l'onorevole Pittalis ha detto che un Assessore, esponente anche di lignaggio di questa maggioranza, ha posto delle riserve, io aggiungo un'altra nota stampa che proviene dai Comuni, dall'ANCI e da tutte le altre strutture associative dei Comuni, le quali dicono testualmente "quella legge l'abbiamo scritta noi", ma probabilmente, lasciatemelo dire, loro l'hanno scritta ma nella trascrizione fatta da voi o è caduto qualcosa o ci si è dimenticati di qualcosa, oppure "turlupinativamente" avete tolto qualcosa, mi auguro di no. Io credo che questa proposta non abbia niente di quello che dichiarano i Comuni e abbia più ragione l'onorevole Maninchedda a lamentarsi, perché non si ascolta neanche un suggerimento fatto per bene, e il suggerimento fatto per bene non è altro che quello di tenere in considerazione quelli che sono i problemi dei Comuni, non è che sia una cosa estranea o che viene da fuori, è una cosa concreta.
Questa legge a chi è indirizzata, per che cosa si fa, nell'interesse di chi? Se è nell'interesse dei Comuni, parrebbe che i Comuni non siano soddisfatti, e anche chi non li rappresenta direttamente dice che non sono soddisfatti, dei cittadini non se ne parli, perché per mettere in campo questa legge (ed è un altro imbroglio che questa maggioranza si assume) si sta approvando l'aumento dell' Irpef, che non serve solo per la sanità, lo ribadisco per la seconda volta in quest'Aula, ma serve anche a soddisfare le possibilità di applicazione di una norma guasta come è guasta questa. Poi ciascuno si assuma la propria responsabilità, in coscienza, davanti al popolo sardo.
ZEDDA ALESSANDRA (FI). Nell'esprimere il voto a favore voglio anche soffermarmi su qualcosa che avviene al di fuori di quest'Aula ma da principali attori. Mi riferisco sostanzialmente a una nota della quale vorrei mettere in evidenza intanto che noi non facciamo nessun ostruzionismo qua in quest'Aula, non so chi può far uscire un messaggio di questo genere nella nota stampa, seconda cosa vorrei far osservare che al di fuori ci sono propri i Comuni che stanno dicendo che "nel testo della riforma degli enti locali viene invece accolta la proposta dei sindaci di affermare tre principi importanti: lo smantellamento del centralismo regionale, le politiche di sviluppo equilibrate e diffuse a partire dai territori svantaggiati, anche per combattere efficacemente lo spopolamento, e infine l'affermazione del diritto all'autonomia e all'identità dei Comuni, anche di quelli più piccoli", però poi sostanzialmente gli stessi sindaci, attraverso le dichiarazioni del presidente dell'ANCI, Piersandro Scano, hanno da lamentarsi abbastanza, e infatti Scano dice "non entra un punto importante, l'impegno a dare valenza statutaria agli ambiti territoriali strategici, questo rimane per noi un punto essenziale e chiediamo una integrazione. C'è anche un punto che non è figlio nostro, la distinzione tra rete metropolitana e rete urbana, che, nella logica di dare una risposta al Sassarese, finisce col moltiplicare livelli e modalità istituzionali". Insomma, che cosa avete fatto fino adesso con i sindaci? Dobbiamo ogni volta sottostare a continue riunioni, imposizioni, sia dell'assessore Maninchedda piuttosto che adesso ancora dei sindaci?
Ma perché non ci fermiamo un attimo e provate ad ascoltare e azzerare questa porcheria che sta venendo fuori? Rifletteteci.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2344, emendamento all'emendamento numero 1947.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Floris - Lampis - Locci - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Paolo.
Si è astenuta la consigliera Busia.
presenti 50
votanti 49
Metto in votazione l'emendamento numero 2351.
LOCCI IGNAZIO (FI). Qui veramente si sta rasentando l'assurdo, questa raffica di comunicati stampa che stanno uscendo da parte di importanti esponenti, vecchi peraltro, di vecchie maggioranze della storia antica della politica sarda, cosa vogliono fare? Vogliono intimidire il Consiglio regionale, forse vogliono intimidire qualche consigliere del centrosinistra? Perché stanno saltando tutti i ruoli: "questa riforma l'abbiamo scritta noi", ma noi chi? Ma veramente c'è qualcuno fuori da quest'Aula che può dire: abbiamo scritto, abbiamo fatto, abbiamo detto? Se è stato qualcun altro è ancora peggio, perché chi l'ha scritta evidentemente non aveva ben chiaro che cosa stava scrivendo e che cosa può succedere con questa riforma, in particolare laddove sono andati proprio a demolire il sistema degli enti locali sardi, dei Comuni. Chi ce la deve fare la riforma, qualche leader di qualche comune di 110 abitanti? Forse è il caso che qualcuno si dia una regolata, forse è più saggio raccogliere altri consigli, perché veramente affrontare una discussione, sapendo già che ci dobbiamo digerire una norma nazionale che non ci piace, che condanna le funzioni dei Comuni, che le trasferisce lontano dai cittadini, che ovviamente nella pratica nessuno dei principi che avete richiamato all'articolo 1 di questo disegno di legge, e poi dobbiamo sentire "noi abbiamo scritto questa norma"! Veramente qua si stanno confondendo i ruoli, si stanno confondendo le funzioni e lo stiamo facendo con questa legge, forse è il caso di riprendere un po' il filo delle competenze delle funzioni per esercitarle davvero e non consentire a qualcuno di sostituirsi al legislatore regionale. Bene, colleghi, questi son temi, credo abbastanza seri, che arrivano, forse qualcuno intendeva accelerare i lavori, forse qualcuno ecco forse pensava di accelerare i lavori con queste dichiarazioni perché noi ci saremmo sicuramente sciolti davanti a cotanta decisione e impostazione di qualche rappresentante degli enti locali, no non può essere questo il…
TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, devo dire che anche io ho ricevuto nell'ultima mezz'ora un paio di agenzie che mi hanno lasciato come dire basito. Nella prima si evidenziava l'ostruzionismo in aula, ma in realtà noi stiamo cercando di dare il nostro contributo costruttivo per cercare di migliorare questa legge, che vi dico oggettivamente è difficilmente migliorabile anche con tutti gli sforzi che ci possiamo mettere che possiamo fare è difficile poterla migliorare, però stiamo cercando di assolvere al meglio al nostro ruolo. E poi dopo, come evidenziava adesso il collega Locci, arriva l'agenzia in cui il presidente dell'Anci, io faccio nomi e cognomi che ci dice che questa legge l'hanno scritta loro, i comuni. Quindi io in questa mia breve esperienza qua in Consiglio regionale ho capito che come consigliere di opposizione si conta poco o nulla ma mi pare di capire che a questo punto anche i consiglieri di maggioranza non servono a niente se c'è qualcuno che scrive, Assessore anche lei mi dispiace, perché se c'è qualcuno che scrive le leggi fuori da questa aula e poi se le appunta come medaglietta e lo porta come risultato il problema c'è. Su una cosa sono d'accordo con l'Assessore, scusate, lapsus freudiano, con il presidente Scano, che probabilmente uno degli obiettivi che avevano, che hanno i rappresentanti dell'Anci e delle amministrazioni è quello di smantellare il centralismo regionale.
E allora se vogliamo smantellare il centralismo regionale io non so se con questo comma 3 si possa fare perché, vedete, io ho alcuni dubbi il comma 3 recita: i comuni singoli e associati sono i soggetti deputati allo svolgimento delle funzioni amministrative secondo i principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, e ci siamo in riferimento all'articolo 118. La Regione esercita le sue funzioni tramite gli enti locali, qua forse qualcuno si è dimenticato "amministrative"; perché le funzioni della Regione sono quella politica, me le sono scritte per non dimenticarle, quella statutaria, quella normativa, quella amministrativa e quella finanziaria. Allora quella politica significa scegliere l'indirizzo che noi vogliamo dare alla programmazione, al futuro di quest'Isola. Lo dobbiamo fare noi o si deve decidere in qualche consiglio comunale, vorrei capirlo, Assessore, e la funzione per esempio normativa cioè porre in essere atti produttive di norme giuridiche capaci di produrre effetti giuridici e la funzione legislativa la esercitiamo noi o la esercita un consiglio comunale, perché a questo punto la prossima volta convochiamoci e convochiamo i consigli comunali e decidano loro, le facciano loro le leggi, ce le propongono e le approvano anche. Perché ci dobbiamo prendere responsabilità di una cosa che noi stiamo dicendo che non possiamo più fare, lo deleghiamo agli altri, facciamo attenzione, colleghi…
CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, io prima di iniziare e di dichiarare il mio voto favorevole volevo consigliare ai colleghi che stanno nella mia parte posteriore cioè nella parte alta che non è necessario urlare perché tanto non c'è peggio sordo di chi non voglia sentire… grazie onorevole Tedde, gentilissimo. Lei è sempre molto preciso e puntuale. Ma soprattutto perché precisi puntuali non sono invece chi ascolta, quindi credo che sia davvero poco utile sollevare la voce per provare a farsi ad ascoltare. Onorevole Dedoni, non serve assolutamente a niente, tanto non vogliono ascoltare, rischia solo di dar fastidio noi e basta, è quello il vero problema. Anche perché, onorevole Dedoni, anche perché se poi si va a leggere il contenuto del comma 3 anche questo, a che cosa serve me lo volete spiegare? Perché pensate che le funzioni amministrative possano essere delegate qualcun altro se non agli enti locali e quindi automaticamente comuni che possono essere singoli o associati, si può pensare mai che l'attività amministrativa dell'ente locale la possa svolgere o possa essere delegata qualche altra funzione o qualche altro ente. Io non lo so, rimango onestamente allibito nel momento in cui tutto diventa ovvio, ma nel momento in cui tutto ovvio non è, perché è chiaro che questo significa da non certo punto di vista che non c'è un'idea, non c'è chiarezza, non c'è certezza di quello che noi realmente poi andremo ad approvare negli articoli successivi. Ed è per questa ragione che ancora una volta il mio capogruppo, onorevole Pittalis, nel modo più chiaro ha scritto come primo firmatario poi chiaramente seguito da tutte le firme del Gruppo di Forza Italia che è necessario cancellare il comma 3, sopprimere quel comma 3, ed è ancora per questa ragione che confermo il mio voto sicuramente favorevole ma non ho dubbi che lo farà tutto il Gruppo di Forza Italia e sono certo anche tutta la minoranza, che invece la maggioranza non ascolterà, continuerà a non ascoltare, continuerà a distrarsi, continuerà a chiacchierare tra di loro in attesa e nella speranza che qualcuno della minoranza stia zitto e che si possa andare veloci nella chiusura di questa legge per poter arrivare magari a Natale sereni, felice tranquilli e dire: anche questa l'abbiamo provata. Anche questa porcheria è stata approvata.
TEDDE MARCO (FI). Grazie signor Presidente, io più vado avanti nell'esame di questa proposta di legge e più mi accorgo che è densa, pregna di errori macroscopici sotto il profilo tecnico che pian piano stiamo facendo emergere. Ma ciò che mi sta preoccupando ancor di più è che sta emergendo tutta una serie di contraddizioni politiche, non abbiamo neanche iniziato a discutere, le contraddizioni politiche stanno scoppiando e dimostrano che questa proposta di legge è innervata di contraddizioni. Abbiamo sentito cosa dice l'Anci, l'Anci che parla di scrittura da parte dei comuni di questa norma che però dichiara essere insoddisfacente, delle due l'una. Se la scrittura di questa legge, di questa proposta è da ascriversi ai comuni è evidente che i comuni che la ritengono insoddisfacente hanno sbagliato qualcosa, non so cosa perché ancora non è specificato. Ma ciò che più preoccupa è la contraddizione politica che sta emergendo dal seno della maggioranza, un autorevolissimo esponente di maggioranza nonché importante Assessore, che alcuni definiscono il vero Vicepresidente della Giunta o il vero Presidente della Giunta, punta il dito in modo feroce contro questo disegno di legge e dice che questo disegno di legge va a mortificare i piccoli comuni, è un'affermazione di una gravità inaudita. Va a mortificare i piccoli comuni che sono i presidi nei territori abbandonati. Ma questo lo dice il Presidente del Partito dei Sardi, non lo dice il Presidente di Forza Italia, il coordinatore di Forza Italia, lo dice il Presidente del Partito dei Sardi. Allora se questo è vero, se questo è vero ed è vero perché non può essere smentito che chi dice queste cose è il Presidente del Partito dei Sardi e non il Presidente di Forza Italia, se questo è vero vuol dire che all'interno alla maggioranza c'è un baco che sta minando il percorso di questa legge e probabilmente nel giro di qualche ora, nel giro di qualche giorno vedremo che questo percorso sarà ancora più accidentato di quanto si sia presentato, di come si è presentato adesso…
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, certo siamo in una situazione un po' odiosa, lo comprendiamo tutti, però almeno per grandi linee sulle cose importanti, sulla politica è fondamentale, perché non diciamo la verità? Vogliamo una Regione riformata, puntiamo a un'amministrazione regionale snella, organizzata per obiettivi e funzioni, vogliamo riavviare la macchina, significa operare una coraggiosa revisione, premiare le competenze, sanzionare l'inefficiente. Come sappiamo, modificheremo la norma 37, modificheremo la Regione, che deve essere snella, essenziale, le sovranità, eccetera eccetera. Queste sono le dichiarazioni, onorevole Cocco, del Presidente della Regione, i comuni non ci sono, i comuni sono alla fine quando dice una frasetta, e dice: "I piccoli comuni sono pienamente consapevoli che dovranno in qualche modo avere una gestione associata". Da dove ve la siete levata questa legge? Non c'è. Ed io sono curioso di capire come mai questo cambiamento da parte della sinistra, della sinistra DC e della sinistra del PDS, che erano i fautori fondamentali dei piccoli comuni. Io ho fatto l'Assessore e venivano "a frottasa", venivano a dire che bisogna dare l'autonomia, e l'autonomia all'autonomia, e la Sardegna non è come la Lombardia, noi abbiamo i territori che sono lontani, i piccoli comuni e quant'altro. E adesso questo cambiamento epocale di una filosofia fondamentale politica dei … Questa curiosità da dove nasce, da dove viene fuori, dove siamo andati a prenderla? Non si capisce, proprio non si capisce il perché sia nata, come sappiamo, con dei bisticci tra gli Assessori, chi voleva la riforma della Regione, chi voleva quella degli enti locali, ma per il resto è veramente come un fungo venuto fuori che non ha senso, perché guardate, quando poi aboliremo le province, siamo costretti a ritornarci immediatamente, come ho detto l'altra volta, questa è una cosa che dura quanto un battito di ciglia.
PERU ANTONELLO (FI). Avete cambiato, cari colleghi della maggioranza, integralmente, attraverso emendamenti sostitutivi totali, il testo in maniera veramente completa, che è sicuramente nelle vostre prerogative e sicuramente nella vostra competenza. Questo si sta discutendo in quest'Aula, si sta discutendo solamente a senso unico, pur avendo detto voi, anzi pur avendo vietato la discussione in Commissione perché era rimandata all'Aula. Io dico che questo non è giusto, questo non è democratico, anche se il consigliere Deriu proprio ieri in Commissione ha detto che il testo veniva discusso in maniera approfondita, veniva discusso sviscerando veramente quelli che erano i cambiamenti integrali all'interno dell'aula, però questo non sta avvenendo. Io sono convinto che chi nutre passione per la politica, chi fa il legislatore in questo momento, come chi è seduto in questi banchi, la prima cosa che deve fare è quella di ascoltare, quella di ascoltare perché l'ascolto è quello che alla fine fa in modo che le idee possano essere la traduzione dei fatti, e voi questo lo state facendo, non state ascoltando, non avete ascoltato i cittadini, non avete ascoltato i sindaci che sono molto preoccupati, lo ha ribadito in maniera molto chiara chi mi ha preceduto, in particolare i sindaci, e i sindaci della maggioranza che effettivamente non discutono. Mi meraviglia comunque che una parte dei sindaci, quelli che nei giorni scorsi hanno in maniera molto forte manifestato preoccupazione, oggi non lo hanno fatto, non sono venuti in questo Consiglio, questo mi preoccupa. Io dico, cari colleghi della maggioranza, veramente questa discussione non può assolutamente continuare a senso unico, non potete assolutamente, noi non stiamo facendo ostruzionismo, stiamo dando un contributo fattivo, noi preghiamo veramente di sentirci, di cercare di correggere gli errori, perché, ripeto, qua si sta parlando di emendamenti sostitutivi totali che sostituiscono integralmente il testo. Proprio per questo io convintamente voto questo emendamento…
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Io voterò a favore dell'emendamento soppressivo, non tanto per il primo periodo, che mi pare che dica cose ampiamente risapute e che darei anche per scontate, perché nel momento in cui nei commi precedenti si richiamano la Costituzione, i due articoli in due commi diversi, e lo Statuto ovviamente, la carta europea dell'autonomia locale, ripetere che ci si attiene ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, come potremmo definirla? Pleonastico, ultroneo. Il problema è nel secondo periodo, la Regione esercita le sue funzioni tramite gli enti locali, o meglio, non è che sia un problema, il problema è quello che diversi colleghi hanno detto in quest'aula, cioè la Regione si deve spogliare dei compiti di gestione. È stato detto molto bene prima in un intervento precedente all'onorevole Floris, noi stiamo mettendo mano a un pezzo importante della riforma del sistema pubblico in Sardegna, non stiamo affrontando il problema più grosso, che è quello del nuovo ruolo della Regione, è una cosa di cui io sento parlare devo dire da quando ero bambino, senza che poi in sostanza ci siano stati passi avanti. Quale occasione migliore della riforma degli enti locali per cominciare a dare consistenza a un principio sacrosanto per cui la Regione si spoglia dei compiti di gestione e trasferisce finalmente, in base al principio di sussidiarietà e della sua interfaccia, principio di adeguatezza dei compiti di gestione? Ecco, forse è qui che questa legge non funziona, perché ci sembra che affronti soltanto un pezzo del problema fuori dal contesto. Per quanto riguarda il discorso dell'ANCI e delle associazioni autonomistiche, io non mi scandalizzo se vengono enfatizzate determinate cose, mi scandalizzerei se qualcuno chiedesse al Consiglio regionale, in particolare i consiglieri di opposizione, di abdicare al proprio ruolo, ma mi pare che questo non accada e mi pare quindi che siamo nell'ambito di dinamiche assolutamente corrette, che anzi devono essere valorizzate aiutando anche i consiglieri di opposizione a fare bene il proprio lavoro. Grazie.
RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento abrogativo presentato, primo firmatario, dall'onorevole Pittalis, soppressivo dell'articolo 1 comma 3. Caro Assessore, io sono preoccupato e dispiaciuto, lo dico con molta sincerità e onestà, perché lei anche in questa legge ci sta mettendo la faccia, e come può notare degli interventi che sino adesso sono succeduti, in realtà non sta uscendo molto bene da questa vicenda, soprattutto tenendo conto dell'atteggiamento dell'ANCI, perché le dichiarazioni di Scano stanno ridicolizzando l'intera Giunta, ma, mi perdoni, per la stima che ho nei suoi confronti, stanno ridicolizzando anche lei. Perché Scano, nella dichiarazione che ha fatto adesso tramite l'agenzia che ci è appena arrivata, dichiara che convenzioni tra i comuni dentro il quadro territoriale delle unioni fortemente innovativa ha proposto la scelta da noi e accolta dalla Giunta; cioè, io ritengo che questo sia vergognoso, ma è anche offensivo, perché vi hanno scritto la legge. I comuni sono dovuti ricorrere alla riscrittura della legge, una legge che era indubbiamente fatta male, una legge che mancava di alcune considerazioni, perché è chiaro che nel momento in cui il potere accentrato all'interno della Regione non può… non posso i comuni non prendere posizione, però la vergogna, perché di vergogna si tratta, è che si sono sostituiti a voi, in alcuni casi ai consiglieri regionali di maggioranza e in alcuni casi sono diventati legislatori, e voi passivamente, l'intera maggioranza, ha accettato, ha accolto di buon grado, in alcuni casi con proclami, perché qualcuno ha detto stamattina: "Ma siamo sindaci anche noi, quindi noi accettiamo le proposte dell'Anci", ma allora dimettetevi! Che senso ha che i consiglieri regionali stiano qui, quando le leggi vengono scritte e dettate dall'Anci. Adesso mi dispiace terribilmente per lei, perché sta facendo una bruttissima figura, e non può avallare e rappresentare questo tipo di maggioranza, questo tipo di scelte. La riforma degli enti locali è un momento storico, un momento importante, proprio perché come tale, essendo una riforma, riscrivere le regole del gioco di una Regione, di una Regione autonomista, e non dimentichiamo che noi viviamo all'interno di un'Isola quindi anche il decreto Delrio…
TUNIS STEFANO (FI). Il contenuto riportato al comma 3 è falso, perché se noi lo leggiamo: "I comuni singoli o associati sono i soggetti deputati allo sviluppo delle funzioni amministrative secondo i principi di sussidiarietà, adeguatezza…", non è vero! Perché di fatto questa norma impone che le funzioni siano svolte in maniera associata, di fatto toglie la competenza su tutte le questioni più importanti ai piccoli comuni, di fatto disarticola il rapporto tra gli enti locali e la cittadinanza, di fatto allontana le decisioni dalle persone. Lo spirito di questa norma va ricercato, perché altro non è che una sorta di norma di attuazione, nella "142" del 90. La numero 142 del 90, preoccupandosi di regolamentare gli enti locali in un altro periodo storico, in un'altra congiuntura economica, si preoccupava essenzialmente di risparmio della spesa, attraverso la modalità economie di scala, perché si riteneva che l'unico compito dei comuni fosse quello di erogare servizi, perché si riteneva che col benchmarking, con il confronto con altre realtà amministrative, con la massa critica nella spesa pubblica si ottenesse il risparmio, la razionalizzazione e una migliore qualità dei servizi ai cittadini; non è più così! I comuni fanno un altro mestiere da almeno un decennio, probabilmente da 3 lustri. I comuni si occupano di altre cose, i comuni sono il luogo in cui si formano le decisioni, sono la casa dei portatori di interesse, sono quei luoghi che attraverso il terzo settore si sono fatti carico di coprire tutti i buchi istituzionali di questo Stato, sono quelli che sono diventati la frontiera, sono quelli che hanno sostituito uno Stato assente in tutte le sue forme; è impensabile! E' inammissibile che una norma oggi, 25, 30 anni dopo debba andare a svolgere un mestiere che non è quello che le è dovuto, e la colpa di tutto questo è del fatto che l'Anci, dal suo livello più alto, è la luce da non seguire, è il faro di cui non tenere conto…
CARTA ANGELO (PSd'Az). Io vorrei sempre restare possibilmente sull'argomento, ma è difficile, perché tutto quello che sta avvenendo intorno a questo disegno di legge ci porta inevitabilmente fuori da quest'Aula, è stata costruita fuori da quest'Aula questa legge, fuori da quest'Aula la stanno valutando, fuori da quest'Aula stanno decidendo se stiamo facendo bene o male, fuori da quest'Aula stanno verificando quello che abbiamo accolto e quello che invece non abbiamo accolto, fuori da quest'Aula, sostanzialmente, c'è un giudice che stabilisce se qui stiamo facendo bene o male. Allora, io credo che sia un problema che riguarda non la minoranza ne la maggioranza, ma riguarda tutto il Consiglio regionale. La funzione legislativa del Consiglio regionale con questa farsa che si sta consumando è messa assolutamente in discussione, e credo che tutti quanti si debba riflettere se il percorso fatto fin qua è quello giusto oppure qualcosa si è sbagliato. Io condivido pienamente il dialogo e il confronto con i sindaci, con l'Anci e con le associazioni dei comuni, condivido il confronto che è necessario che si faccia con tutti i soggetti interessati a questa legge, ma una volta finito quel confronto deve essere il Consiglio regionale che elabora una proposta, che la fa propria, che la porta all'attenzione del Consiglio regionale attraverso gli strumenti del Consiglio regionale, e invece così non sta avvenendo. Noi ci stiamo trovando sempre di più davanti a una norma che è figlia di nessuno, perché assolutamente non è condivisa né all'interno della maggioranza, né tantomeno da parte dell'opposizione, quindi uno a uno tutti gli emendamenti soppressivi stanno diventando quello che è l'unico strumento per ribadire il ruolo di questo Consiglio regionale, per ribadire che non si accetta che da fuori ci dicano quello che dobbiamo fare, e per ribadire che la legge va fatta qui, va fatta da questo Consiglio, va fatta da un confronto serio fra maggioranza e minoranza, che oggi si sta verificando non c'è.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). È inevitabile, è un po' la discussione delle discussioni, il velo è naturalmente caduto, quindi è ben chiaro che la legge di riforma sugli enti locali è stata scritta fuori dal contesto istituzionale più importante, quindi quello del Parlamento dei sardi, così come nelle segrete degli uffici della Giunta regionale. È stata scritta fuori, ma di questo non ci si deve scandalizzare. Lo si sapeva dall'inizio, d'altronde i sindaci, buon per loro, insieme all'Anci si erano riuniti non per chiacchierare o raccontarsi, o scambiarsi regali di Natale, lo hanno fatto con l'intento ben preciso di prendere in mano un corpus legislativo che davvero faceva pena, e quindi hanno messo mano dove era possibile mettere mano, quindi materialmente riscrivendo, quindi queste enunciazioni, questi articoli di stampa, queste agenzie naturalmente confermano il tutto. Ma le preoccupazioni fossero solamente queste, beh, è sempre il problema del contenuto del testo. E' un testo che non ci soddisfa, e così quelle bombe che sono arrivate anche da alcune parti della maggioranza hanno certamente colpito nel segno, e speriamo che possano portare anche non solo ristoro, ma quanto meno riflessione. La grande preoccupazione di chi vive in quei contesti, delle piccole comunità, di quelle comunità oramai destinate allo spopolamento, se è vero com'è vero che la Regione stima in oltre il 50 per cento dei comuni 167 comuni che sono destinati effettivamente a morire, con un'emorragia sempre più importante, poderosa, di imprese, uomini, giovani e donne soprattutto, che vanno via perché non hanno futuro in quelle piccole località, che vi ricordo, sugli oltre 377 noi abbiamo solamente 60 poveri comuni che hanno 5000 abitanti, da 5000 abitanti in su; ci vogliamo occupare solamente di questi, o vogliamo occuparci solamente dell'area metropolitana cagliaritana? E dove lasciamo gli altri 300 comuni che sono sotto i 2000 abitanti, i 100 che sono sotto i 1000 abitanti, oppure quelli piccolissimi, microscopici, che hanno pari diritto e pari valore da 70, 80 abitanti: Boroneddu, Siddi, Pompu, dove li dobbiamo sistemare questi comuni? A loro è dovuto il massimo rispetto, nelle riflessioni, nelle discussioni, ma soprattutto nell'articolato legislativo. Questo è l'intento al quale deve essere richiamata naturalmente una classe importante qual è quella seduta in quest'Aula, altrimenti è vanificato qualunque tipo di intervento che si possa mettere a disposizione di quelle comunità, di quegli amministratori, di quella gente che aspetta una risposta e che non crede che tutta la Sardegna possa finire con la costituzione della città metropolitana cagliaritana, o di quest'area vasta cagliaritana. Vogliamo pari dignità per questa gente, vogliamo pari dignità per le nostre piccole comunità, vogliamo che ci sia la massima attenzione. Naturalmente il voto a favore di questo emendamento è garantito.
ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, spesso e volentieri ci è capitato di chiedervi di soffermarvi attentamente su quello che stavate scrivendo, e una prova ce l'abbiamo anche con il provvedimento omnibus quando dovete intervenire per riscrivere la norma sul finanziamento per gli enti locali e per le opere degli enti locali, e vi avevamo avvisato più volte, quindi quello tenetelo come esempio. Perché questo comma 3, dove si incentivano solo le unioni dei comuni, veramente farà ridere il mondo intero, perché poi invece voi incentivate una Babilonia: incentivate la città metropolitana, la città media, la rete urbana, la rete metropolitana, gli ambienti territoriali strategici, le zone omogenee, le province, parliamo di province soppresse, insomma veramente continuiamo a propinare una legge che di legge ha proprio il nulla. Quindi l'invito, e noi voteremo a favore, è di sopprimere assolutamente questo comma perché crea veramente confusione o comunque, se anche potrà non fare tanti danni, sicuramente ci rende veramente ridicoli, purtroppo anche a noi che facciamo parte di questo Consiglio regionale.
FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, continuiamo a intervenire per cercare veramente di far capire che cosa si sta andando a combinare e lo stiamo facendo sollecitati dai tanti sindaci. Quindi qua c'è un qualcosa che non funziona perché da una parte c'è il referente, il rappresentante dell'ANCI che fa dichiarazioni di vittoria, che è stata scritta una riforma perfetta, una riforma che è il massimo per i comuni, da chi dovrebbe rappresentare i comuni; dall'altra parte ci sono i sindaci, che sono i veri attori e protagonisti dell'ANCI, che invece dicono tutt'altra cosa. E allora qua c'è qualcosa che non funziona. C'è qualcuno che è spinto probabilmente da altro che non è l'interesse della difesa del territorio. Qua mi sembra che siamo di fronte a Totò quando si è venduto la fontana di Trevi. Qualcuno si è venduto i comuni, qualcuno si è venduto l'autonomia dei nostri territori probabilmente per essere protagonista di questa vicenda.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2351.
Rispondono sì i consiglieri: Fasolino - Peru - Tocco.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zedda Paolo.
favorevoli 3
PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, non penserà che abbiamo fatto… perché volevamo capire esattamente intanto il termine dei lavori della seduta, perché in Conferenza dei Capigruppo non si è stabilito assolutamente di andare ad oltranza, non si è stabilito nulla di tutto questo.
Sono le ore 20 e 15, normalmente la seduta si tiene ad un orario che si comprende, mi pare che le 20 siano già trascorse abbondantemente, quindi…
(Segue PITTALIS PIETRO.) È intervenuto ora il presidente Ganau, al quale facciamo la nostra debita richiesta perché non abbiamo stabilito di andare ad oltranza. Se si vuole stabilire questo si convochi la Conferenza dei Capigruppo e si organizzino i lavori perché qui c'è gente che ha già preso impegni, anche per la serata, e quindi chiediamo…
ZEDDA ALESSANDRA (FI.). Il Presidente ha detto alle 8.
PITTALIS PIETRO (FI). Esattamente, ma io penso che il buonsenso dica che non ci sia neanche bisogno di continuare.
PRESIDENTE. Sì, confermo che in Conferenza dei Capigruppo abbiamo detto che le sedute odierne sarebbero state dalle ore 10 alle ore 14 e dalle ore 16 alle ore 20. Sono le ore 20 e 15, insomma non è che abbiamo sforato o che stiamo sforando di tanto, se ci tratteniamo altri dieci minuti non succede niente, quindi non è quello il problema, però non c'è stata nessuna proposta in Conferenza dei Capigruppo diversa da questa. Quindi se il Consiglio lo ritiene sospendiamo adesso oppure possiamo procedere ancora con un emendamento…
Facciamo una Conferenza dei Capigruppo, va bene. Sospendiamo un attimo per una breve conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 15, viene ripresa alle ore 20 e 26.)
PRESIDENTE. Allora la Conferenza dei Capigruppo ha deciso che si interrompono i lavori qui come da accordi precedenti e che domani il Consiglio è convocato alle ore 9. I lavori procederanno dalle ore 9 alle ore 14, saranno sospesi dalle ore 14 alle ore 16, riprenderanno dalle ore 16 sino alle ore 24 con un'interruzione tra le ore 20 e 30 e le ore 21. Quindi, ripeto, domani il Consiglio è convocato alle ore 9, alle 14 si interrompe, si riprende alle ore 16 sino alle 21 con un'interruzione di mezz'ora alle 20 e 30, e si prosegue fino alle ore 24.
La seduta è tolta alle ore 20 e 28.
Disegno di legge: “Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna” (176/A). (Continuazione della discussione dell’articolato)

References: in fine
e contrario
 articolo 1
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