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Timestamp: 2020-03-29 22:38:24+00:00

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Coltivare cannabis in Italia è ancora reato? | Justbob
Coltivare cannabis in Italia è ancora reato?
Cannabis light e coltivazione di marijuana: ecco come stanno le cose in Italia nel 2020.
Anche se non ti informi spesso sulla legalità della marijuana light e di quella ad alto contenuto di THC, ti sarà capitato di sentir parlare dell’ultima sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione riguardo la coltivazione di piantine di cannabis. Sebbene coltivare cannabis non depotenziata sia ancora reato in questo Paese, questa sentenza darà probabilmente una svolta alle prossime.
Il motivo è semplice: secondo la sentenza pronunciata il 19 dicembre 2019, la coltivazione di un modesto numero di piante di cannabis ad uso personale non è punibile penalmente.
Sebbene non sia stato ancora depositato il testo completo, e quindi non sia ancora possibile visionarlo, si tratta di una decisione storica. Infatti le sentenze delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono, in Italia, la massima espressione della giurisprudenza in ambito di legittimità procedurale.
Ma come si è arrivati a questa decisione, che stravolge numerose altre sentenze pronunciate in passato? Iniziamo prima di tutto col chiarire quando coltivare marijuana in casa è legale e quando invece è un reato penale.
Quando coltivare marijuana non costituisce reato penale?
Chiariamo prima di tutto che in Italia, in linea generale, coltivare sostanze stupefacenti (ma anche detenere, produrre, vendere, distribuire etc.) è un reato penale. Chi viola il D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, ovvero il Testo unico sulle sostanze stupefacenti, è punibile con la reclusione dai 6 ai 20 anni e con una sanzione pecuniaria che va dai 26.000 ai 260.000 euro.
Il giudice può stabilire di ridurre questa pena se, considerate le circostanze, la condotta o i mezzi dell’azione, il reato risulta di lieve entità. In tal caso la condanna prevede dai 6 mesi ai 4 anni di reclusione e il pagamento di una sanzione che va dai 1.032 a 10.329 euro.
Anche coltivare cannabis o altre droghe è un reato, ma già alcune sentenze della Corte di Cassazione, tra cui la n. 12198 depositata il 19 marzo 2019, escludevano la sanzione penale qualora si potesse provare l’assoluta inoffensività della produzione.
Nello specifico, la coltivazione di fiori di marijuana e altre droghe è innocua quando l’aumento della disponibilità della sostanza è irrilevante e non vi sia pericolo di diffusione alcuna della sostanza.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno confermato questo orientamento. Ecco infatti l’unico passaggio noto (per il momento) dell’ultima sentenza sulla coltivazione di cannabis:
“Devono ritenersi escluse dalla punibilità penale le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.”
Dunque qual è il significato di questa sentenza? È legale coltivare cannabis ad alto contenuto di THC?
Coltivare marijuana è legale?
In realtà la coltivazione di cannabis ad alto contenuto di THC rimane ancora illegale in Italia, in quanto la legge sugli stupefacenti non è cambiata.
La sentenza delle Sezioni Unite, però, depenalizza la coltivazione di una modesta quantità di piantine se queste appaiono destinate esclusivamente all’uso personale e non allo spaccio. Ad esempio il caso della sentenza riguardava la coltivazione di due piante di cannabis (una con 18, l’altra con 20 rami).
Ciò non significa che sia possibile coltivare marijuana legalmente, ma che chi viene colto sul fatto verrà punito solo amministrativamente e non con la reclusione. Un po’ come succede quando si possiedono fino a 500 mg di principio attivo di marijuana e hashish detenuti per uso personale e non ai fini di spaccio.
Cosa possiamo dire invece sulla coltivazione di marijuana legale?
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È possibile coltivare marijuana legale in casa?
Le Sezioni Unite si sono espresse sulla coltivazione di cannabis ad alto contenuto di THC, mentre le infiorescenze di cannabis light sono ad alto contenuto di CBD (con THC inferiore allo 0,2%).
Tendenzialmente non si può coltivare marijuana light all’interno delle mura domestiche, in quanto solo le aziende agricole possono dimostrare di aver avviato la coltivazione agli scopi previsti dalla legge 242/2016. Tale legge infatti autorizza la coltura di cannabis (con THC <0,2%) per le seguenti finalità:
Coltivazione e trasformazione.
Incentivazione dell’impiego e del consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente
Sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano l’integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale.
Produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi
Realizzazione di opere di bioingegneria, bonifica dei terreni, attività didattiche e di ricerca.
La coltivazione “casalinga” non è menzionata, ma le aziende agricole che intendono coltivare cannabis ad alto contenuto di CBD possono usufruire degli incentivi messi a disposizione in seguito alla legge (700.000 euro annui).
Inoltre non è necessario comunicare l’avvio della coltivazione, ma è necessario conservare le etichette dei semi per almeno 1 anno dopo l’acquisto. Le Autorità possono controllare la piantagione solo in presenza del coltivatore e chiedere il sequestro delle piante solo ed esclusivamente se il THC in esse contenuto supera lo 0,2% (verificabile tramite apposite analisi).
Ma se i semi utilizzati sono quelli presenti nel catalogo europeo, e dunque a norma e certificate, l’agricoltore non ha alcuna responsabilità qualora il THC dei fiori di cannabis superasse i limiti consentiti dalla legge.
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