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Timestamp: 2020-07-05 11:13:29+00:00

Document:
Lawbrary | CPP - Codice di diritto processuale penale svizzero
Campo d'applicazione e principi
Campo d'applicazione e amministrazione della giustizia penale(1 - 2)
Principi del diritto processuale penale(3 - 11)
Autorità penali
Autorità di perseguimento penale(15 - 17)
Autorità giudicanti(18 - 21)
Delimitazione delle competenze tra Confederazione e Cantoni(22 - 28)
Competenza in caso di concorso di reati(29 - 30)
Principi(31 - 32)
Fori speciali(33 - 38)
Procedura(39 - 42)
Assistenza giudiziaria nazionale
Disposizioni generali(43 - 48)
Atti procedurali eseguiti su domanda della Confederazione o di un altro Cantone(49 - 51)
Atti procedurali in un altro Cantone(52 - 53)
Assistenza giudiziaria internazionale(54 - 55)
Ricusazione(56 - 60)
Direzione del procedimento(61 - 65)
Oralità, lingua(66 - 68)
Pubblicità(69 - 72)
Segreto, informazione del pubblico, comunicazioni ad autorità(73 - 75)
Verbali(76 - 79)
Decisioni(80 - 83)
Comunicazione delle decisioni e notificazione(84 - 88)
Termini e date d'udienza(89 - 94)
Trattamento di dati(95 - 99)
Gestione, esame e conservazione degli atti(100 - 103)
Parti e altri partecipanti al procedimento
Definizione e statuto(104 - 108)
Atti procedurali compiuti dalle parti(109 - 110)
L'imputato(111 - 114)
Il danneggiato, la vittima e l'accusatore privato
Il danneggiato(115 - 115)
La vittima(116 - 117)
L'accusatore privato(118 - 121)
Azione civile(122 - 126)
Principi(127 - 127)
Il difensore(128 - 135)
Gratuito patrocinio per l'accusatore privato(136 - 138)
Raccolta e utilizzabilità delle prove(139 - 141)
Interrogatori(142 - 146)
Diritto di partecipare all'assunzione delle prove(147 - 148)
Misure protettive(149 - 156)
Interrogatorio dell'imputato(157 - 161)
Disposizioni generali(162 - 167)
Facoltà di non deporre(168 - 176)
Interrogatorio dei testimoni(177 - 177)
Persone informate sui fatti(178 - 181)
Periti(182 - 191)
Mezzi di prova materiali(192 - 195)
Disposizioni generali(196 - 200)
Citazione, accompagnamento coattivo e ricerca di persone
Citazione(201 - 206)
Accompagnamento coattivo(207 - 209)
Ricerche(210 - 211)
Privazione della libertà, carcerazione preventiva e di sicurezza
Disposizioni generali(212 - 214)
Fermo di polizia e inseguimento(215 - 216)
Arresto provvisorio(217 - 219)
disposizioni generali(220 - 223)
Carcerazione preventiva(224 - 228)
Carcerazione di sicurezza(229 - 233)
Esecuzione della carcerazione preventiva e di sicurezza(234 - 236)
Misure sostitutive(237 - 240)
Perquisizioni e ispezioni
Disposizioni generali(241 - 243)
Perquisizione domiciliare(244 - 245)
Perquisizione di carte e registrazioni(246 - 248)
Perquisizione di persone e oggetti(249 - 250)
Ispezioni corporali(251 - 252)
Ispezione di cadaveri(253 - 254)
Analisi del DNA(255 - 259)
Rilevamenti segnaletici, campioni grafologici e vocali(260 - 262)
Sequestro(263 - 268)
Sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni(269 - 279)
Sorveglianza mediante apparecchi tecnici di sorveglianza(280 - 281)
Osservazione di persone e cose(282 - 283)
Sorveglianza delle relazioni bancarie(284 - 285)
Inchiesta mascherata(285 - 298)
Indagine in incognito(298 - 298)
Disposizioni generali(299 - 305)
Procedura investigativa della polizia(306 - 307)
Istruzione da parte del pubblico ministero
Compiti del pubblico ministero(308 - 310)
Svolgimento dell'istruzione(311 - 315)
Conciliazione(316 - 316)
Chiusura dell'istruzione(317 - 318)
Abbandono del procedimento e promozione dell'accusa
Abbandono del procedimento(319 - 323)
Promozione dell'accusa(324 - 327)
Procedura dibattimentale di primo grado
Pendenza della causa, preparazione del dibattimento e disposizioni generali sul dibattimento(328 - 334)
Svolgimento del dibattimento
Autorità giudicante e partecipanti al procedimento(335 - 338)
Inizio del dibattimento(339 - 340)
Procedura probatoria(341 - 345)
Discussione e chiusura del contraddittorio(346 - 347)
Sentenza(348 - 351)
Procedura del decreto d'accusa, procedura penale in materia di contravvenzioni
Procedura del decreto d'accusa(352 - 356)
Procedura penale in materia di contravvenzioni(357 - 357)
Procedura abbreviata(358 - 362)
Procedura in caso di decisioni giudiziarie indipendenti successive(363 - 365)
Procedura contumaciale
Presupposti e svolgimento(366 - 367)
Nuovo giudizio(368 - 371)
Procedura indipendente in materia di misure
Cauzione preventiva(372 - 373)
Procedura applicabile agli imputati penalmente incapaci(374 - 375)
Procedura indipendente di confisca(376 - 378)
Disposizioni generali(379 - 392)
Reclamo(393 - 397)
Disposizioni generali(398 - 402)
Procedura(403 - 407)
Decisione sull'appello(408 - 409)
Revisione(410 - 415)
Spese procedurali, indennità e riparazione del torto morale
Disposizioni generali(416 - 421)
Spese procedurali(422 - 428)
Imputato(429 - 432)
Accusatore privato e terzi(433 - 434)
Disposizioni particolari(435 - 436)
Giudicato ed esecuzione delle decisioni penali
Giudicato(437 - 438)
Esecuzione delle decisioni penali(439 - 444)
Disposizioni d'esecuzione(445 - 445)
Adeguamento della legislazione(446 - 447)
Disposizioni procedurali generali(448 - 449)
Procedura dibattimentale di primo grado e procedure speciali(450 - 452)
Procedura di ricorso(453 - 454)
Opposizione contro i decreti d'accusa; procedimenti su azione penale privata(455 - 456)
Disposizione transitoria della modifica del 28 settembre 2012(456 - 456)
Referendum ed entrata in vigore(457 - 457)
Disposizioni di coordinamento con altri nuovi atti normativi
1. Coordinamento dell'art. 305 cpv. 2 lett. b del Codice di procedura penale con la nuova legge concernente l'aiuto alle vittime di reati
2. Coordinamento del n. 9 dell'allegato 1 CPP con la nuova LAV
3. Coordinamento della procedura penale militare (allegato 1 n. 12 CPP) con la nuova LAV
Coordinamento della presente modifica del Codice di procedura penale con il decreto federale del 18 dicembre 2015 che approva e traspone nel diritto svizzero la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata, allegato 2 numero 2 (Codice di procedura penale)
del 5 ottobre 2007 (Stato 1° marzo 2019)
visto l'articolo 123 capoverso 1 della Costituzione federale1; visto il messaggio del Consiglio federale del 21 dicembre 20052,
Titolo primo: Campo d'applicazione e principi
Capitolo 1: Campo d'applicazione e amministrazione della giustizia penale
1Il pre­sen­te Co­di­ce di­sci­pli­na il per­se­gui­men­to e il giu­di­zio dei rea­ti pre­vi­sti dal di­rit­to fe­de­ra­le da par­te del­le au­to­ri­tà pe­na­li del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni.
2So­no fat­te sal­ve le nor­me pro­ce­du­ra­li di al­tre leg­gi fe­de­ra­li.
Art. 2 Amministrazione della giustizia penale
1La giu­sti­zia pe­na­le è am­mi­ni­stra­ta esclu­si­va­men­te dal­le au­to­ri­tà de­si­gna­te dal­la leg­ge.
2I pro­ce­di­men­ti pe­na­li pos­so­no es­se­re svol­ti ed eva­si sol­tan­to nel­le for­me pre­vi­ste dal­la leg­ge.
Capitolo 2: Principi del diritto processuale penale
Art. 3 Rispetto della dignità umana e correttezza
1In tut­te le fa­si del pro­ce­di­men­to le au­to­ri­tà pe­na­li ri­spet­ta­no la di­gni­tà del­le per­so­ne coin­vol­te.
2Le au­to­ri­tà pe­na­li si at­ten­go­no se­gna­ta­men­te:
al prin­ci­pio del­la buo­na fe­de;
al di­vie­to dell'abu­so di di­rit­to;
all'im­pe­ra­ti­vo di ga­ran­ti­re pa­ri­tà ed equi­tà di trat­ta­men­to a tut­ti i par­te­ci­pan­ti al pro­ce­di­men­to e di ac­cor­da­re lo­ro il di­rit­to di es­se­re sen­ti­ti;
al di­vie­to di uti­liz­za­re me­to­di pro­ba­to­ri le­si­vi del­la di­gni­tà uma­na.
Art. 4 Indipendenza
1Nell'ap­pli­ca­zio­ne del di­rit­to le au­to­ri­tà pe­na­li so­no in­di­pen­den­ti e sot­to­stan­no sol­tan­to al di­rit­to.
2È fat­to sal­vo il po­te­re di im­par­ti­re istru­zio­ni al­le au­to­ri­tà di per­se­gui­men­to pe­na­le, se­con­do l'ar­ti­co­lo 14.
Art. 5 Imperativo di celerità
1Le au­to­ri­tà pe­na­li av­via­no sen­za in­du­gio i pro­ce­di­men­ti pe­na­li e li por­ta­no a ter­mi­ne sen­za ri­tar­di in­giu­sti­fi­ca­ti.
2Se l'im­pu­ta­to è in sta­to di car­ce­ra­zio­ne, il pro­ce­di­men­to a suo ca­ri­co ha prio­ri­tà.
Art. 6 Principio della verità materiale
1Le au­to­ri­tà pe­na­li ac­cer­ta­no d'uf­fi­cio tut­ti i fat­ti ri­le­van­ti per il giu­di­zio, sia ri­guar­do al rea­to sia ri­guar­do all'im­pu­ta­to.
2Es­se esa­mi­na­no con la me­de­si­ma cu­ra le cir­co­stan­ze a ca­ri­co e a di­sca­ri­co.
Art. 7 Obbligo di procedere
1Nell'am­bi­to del­le lo­ro com­pe­ten­ze, le au­to­ri­tà pe­na­li so­no te­nu­te ad av­via­re e at­tua­re un pro­ce­di­men­to se ven­go­no a co­no­scen­za di rea­ti o di in­di­zi di rea­to.
2I Can­to­ni pos­so­no:
esclu­de­re o li­mi­ta­re la re­spon­sa­bi­li­tà pe­na­le dei mem­bri del­le lo­ro au­to­ri­tà le­gi­sla­ti­ve e giu­di­zia­rie e dei mem­bri del lo­ro Go­ver­no per espres­sio­ni usa­te nel Par­la­men­to can­to­na­le;
su­bor­di­na­re all'au­to­riz­za­zio­ne di un'au­to­ri­tà ex­tra­giu­di­zia­ria il pro­ce­di­men­to pe­na­le per cri­mi­ni o de­lit­ti che mem­bri del­le lo­ro au­to­ri­tà am­mi­ni­stra­ti­ve e giu­di­zia­rie han­no com­mes­so nell'eser­ci­zio del­le pro­prie fun­zio­ni.
Art. 8 Rinuncia al procedimento penale
1Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e il giu­di­ce pre­scin­do­no dal pro­ce­di­men­to pe­na­le se il di­rit­to fe­de­ra­le lo pre­ve­de, se­gna­ta­men­te se so­no adem­piu­te le con­di­zio­ni di cui agli ar­ti­co­li 52-54 del Co­di­ce pe­na­le (CP)1.
2Sal­vo che vi si op­pon­ga­no in­te­res­si pre­pon­de­ran­ti dell'ac­cu­sa­to­re pri­va­to, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e il giu­di­ce pre­scin­do­no inol­tre dal pro­ce­di­men­to pe­na­le se:
con­si­de­ra­ti gli al­tri fat­ti con­te­sta­ti all'im­pu­ta­to, il rea­to in que­stio­ne non è di ri­le­van­za ta­le da in­ci­de­re sen­si­bil­men­te sul­la de­ter­mi­na­zio­ne del­la pe­na o del­la mi­su­ra;
la pe­na che do­vreb­be es­se­re in­flit­ta, com­ple­men­ta­re a una pe­na pro­nun­cia­ta con de­ci­sio­ne pas­sa­ta in giu­di­ca­to, sa­reb­be pre­su­mi­bil­men­te ir­ri­le­van­te;
la pe­na ipo­tiz­za­bi­le per il rea­to per­se­gui­to cor­ri­spon­de­reb­be a una pe­na da com­pu­ta­re in­flit­ta all'este­ro.
3Sal­vo che vi si op­pon­ga­no in­te­res­si pre­pon­de­ran­ti dell'ac­cu­sa­to­re pri­va­to, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e il giu­di­ce pos­so­no pre­scin­de­re dal pro­ce­di­men­to pe­na­le se il rea­to in que­stio­ne è già per­se­gui­to da un'au­to­ri­tà este­ra o il per­se­gui­men­to è de­le­ga­to a una sif­fat­ta au­to­ri­tà.
4Nei ca­si di cui ai ca­po­ver­si pre­ce­den­ti, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e il giu­di­ce de­ci­do­no il non luo­go a pro­ce­de­re o l'ab­ban­do­no del pro­ce­di­men­to.
Art. 9 Principio accusatorio
1Un rea­to può es­se­re sot­to­po­sto a giu­di­zio sol­tan­to se, per una fat­ti­spe­cie og­get­ti­va ben de­fi­ni­ta, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro ha pro­mos­so l'ac­cu­sa con­tro una de­ter­mi­na­ta per­so­na di­nan­zi al giu­di­ce com­pe­ten­te.
2So­no fat­te sal­ve la pro­ce­du­ra del de­cre­to d'ac­cu­sa e la pro­ce­du­ra pe­na­le in ma­te­ria di con­trav­ven­zio­ni.
Art. 10 Presunzione d'innocenza e valutazione delle prove
1Ognu­no è pre­sun­to in­no­cen­te fin­tan­to che non sia con­dan­na­to con de­ci­sio­ne pas­sa­ta in giu­di­ca­to.
2Il giu­di­ce va­lu­ta li­be­ra­men­te le pro­ve se­con­do il con­vin­ci­men­to che trae dall'in­te­ro pro­ce­di­men­to.
3Se vi so­no dub­bi in­sor­mon­ta­bi­li quan­to all'adem­pi­men­to de­gli ele­men­ti di fat­to, il giu­di­ce si fon­da sul­la si­tua­zio­ne og­get­ti­va più fa­vo­re­vo­le all'im­pu­ta­to.
Art. 11 Divieto di un secondo procedimento
1Chi è sta­to con­dan­na­to o as­sol­to in Sviz­ze­ra con de­ci­sio­ne pas­sa­ta in giu­di­ca­to non può es­se­re nuo­va­men­te per­se­gui­to per lo stes­so rea­to.
2So­no fat­te sal­ve la ria­per­tu­ra dei pro­ce­di­men­ti per cui è sta­to de­ci­so l'ab­ban­do­no op­pu­re il non luo­go, non­ché la re­vi­sio­ne.
Titolo secondo: Autorità penali
Capitolo 1: Attribuzioni
Art. 12 Autorità di perseguimento penale
So­no au­to­ri­tà di per­se­gui­men­to pe­na­le:
il pub­bli­co mi­ni­ste­ro;
le au­to­ri­tà pe­na­li del­le con­trav­ven­zio­ni.
Art. 13 Autorità giudicanti
Fun­go­no da giu­di­ce nel pro­ce­di­men­to pe­na­le:
il tri­bu­na­le di pri­mo gra­do;
la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo;
il tri­bu­na­le d'ap­pel­lo.
Art. 14 Designazione e organizzazione delle autorità penali
1La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni de­ter­mi­na­no le pro­prie au­to­ri­tà pe­na­li e le ri­spet­ti­ve de­no­mi­na­zio­ni.
2Di­sci­pli­na­no la no­mi­na, la com­po­si­zio­ne, l'or­ga­niz­za­zio­ne e le at­tri­bu­zio­ni del­le au­to­ri­tà pe­na­li in quan­to il pre­sen­te Co­di­ce o al­tre leg­gi fe­de­ra­li non lo fac­cia­no in mo­do esau­sti­vo.
3La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no pre­ve­de­re pub­bli­ci mi­ni­ste­ri su­pe­rio­ri o ge­ne­ra­li.
4Ec­ce­zion fat­ta per la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo e il tri­bu­na­le d'ap­pel­lo, pos­so­no isti­tui­re più au­to­ri­tà pe­na­li del­lo stes­so ti­po; in tal ca­so de­fi­ni­sco­no la com­pe­ten­za per ter­ri­to­rio e per ma­te­ria di cia­scu­na di es­se.
5La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni di­sci­pli­na­no la vi­gi­lan­za sul­le ri­spet­ti­ve au­to­ri­tà pe­na­li.
Sezione 2: Autorità di perseguimento penale
Art. 15 Polizia
1L'at­ti­vi­tà del­la po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, dei Can­to­ni e dei Co­mu­ni nell'am­bi­to del per­se­gui­men­to pe­na­le è ret­ta dal pre­sen­te Co­di­ce.
2La po­li­zia in­da­ga sui rea­ti di pro­pria ini­zia­ti­va, su de­nun­cia di pri­va­ti e di au­to­ri­tà o su man­da­to del pub­bli­co mi­ni­ste­ro; in ta­le am­bi­to sot­to­stà al­la vi­gi­lan­za e al­le istru­zio­ni del pub­bli­co mi­ni­ste­ro.
3An­che il giu­di­ce pres­so cui il ca­so è già pen­den­te può im­par­ti­re istru­zio­ni e con­fe­ri­re man­da­ti al­la po­li­zia.
Art. 16 Pubblico ministero
1Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro è re­spon­sa­bi­le dell'eser­ci­zio uni­for­me del­la pre­te­sa pu­ni­ti­va del­lo Sta­to.
2Di­ri­ge la pro­ce­du­ra pre­li­mi­na­re, per­se­gue i rea­ti nell'am­bi­to dell'istru­zio­ne e, se del ca­so, pro­muo­ve e so­stie­ne l'ac­cu­sa.
Art. 17 Autorità penali delle contravvenzioni
1La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no af­fi­da­re il per­se­gui­men­to e il giu­di­zio del­le con­trav­ven­zio­ni ad au­to­ri­tà am­mi­ni­stra­ti­ve.
2Le con­trav­ven­zio­ni com­mes­se in re­la­zio­ne con un cri­mi­ne o de­lit­to so­no per­se­gui­te e giu­di­ca­te in­sie­me con ta­le rea­to dal pub­bli­co mi­ni­ste­ro e dal giu­di­ce.
Sezione 3: Autorità giudicanti
Art. 18 Giudice dei provvedimenti coercitivi
1Il giu­di­ce dei prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi è com­pe­ten­te per di­spor­re la car­ce­ra­zio­ne pre­ven­ti­va e la car­ce­ra­zio­ne di si­cu­rez­za e, in quan­to pre­vi­sto dal pre­sen­te Co­di­ce, per di­spor­re o ap­pro­va­re ul­te­rio­ri prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi.
2Chi fun­ge da giu­di­ce dei prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi non può es­se­re giu­di­ce del me­ri­to nel­la me­de­si­ma cau­sa.
1Il tri­bu­na­le di pri­mo gra­do giu­di­ca in pri­mo gra­do tut­ti i rea­ti che non so­no di com­pe­ten­za di al­tre au­to­ri­tà.
2La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no pre­ve­de­re qua­le tri­bu­na­le di pri­mo gra­do un giu­di­ce uni­co in­ca­ri­ca­to di giu­di­ca­re:
le con­trav­ven­zio­ni;
i cri­mi­ni e i de­lit­ti, ec­cet­tua­ti quel­li per i qua­li il pub­bli­co mi­ni­ste­ro chie­de una pe­na de­ten­ti­va su­pe­rio­re a due an­ni, l'in­ter­na­men­to se­con­do l'ar­ti­co­lo 64 CP1, un trat­ta­men­to se­con­do l'ar­ti­co­lo 59 ca­po­ver­so 3 CP o, nei ca­si in cui si deb­ba con­tem­po­ra­nea­men­te re­vo­ca­re la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le di una san­zio­ne, una pri­va­zio­ne del­la li­ber­tà su­pe­rio­re a due an­ni.
Art. 20 Giurisdizione di reclamo
1La giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo giu­di­ca i re­cla­mi con­tro gli at­ti pro­ce­du­ra­li e con­tro le de­ci­sio­ni non ap­pel­la­bi­li:
dei tri­bu­na­li di pri­mo gra­do;
del­la po­li­zia, del pub­bli­co mi­ni­ste­ro e del­le au­to­ri­tà pe­na­li del­le con­trav­ven­zio­ni;
del giu­di­ce dei prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi, nei ca­si pre­vi­sti dal pre­sen­te Co­di­ce.
2La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no con­fe­ri­re le at­tri­bu­zio­ni del­la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo al tri­bu­na­le d'ap­pel­lo.
Art. 21 Tribunale d'appello
1Il tri­bu­na­le d'ap­pel­lo giu­di­ca:
gli ap­pel­li in­ter­po­sti con­tro le sen­ten­ze dei tri­bu­na­li di pri­mo gra­do;
le do­man­de di re­vi­sio­ne.
2Chi ha già ope­ra­to in ve­ste di mem­bro del­la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo non può fun­ge­re da mem­bro del tri­bu­na­le d'ap­pel­lo nel­la me­de­si­ma cau­sa.
3I mem­bri del tri­bu­na­le d'ap­pel­lo non pos­so­no es­se­re giu­di­ci del­la re­vi­sio­ne nel­la me­de­si­ma cau­sa.
Capitolo 2: Competenza per materia
Sezione 1: Delimitazione delle competenze tra Confederazione e Cantoni
Art. 22 Giurisdizione cantonale
Le au­to­ri­tà pe­na­li can­to­na­li per­se­guo­no e giu­di­ca­no i rea­ti pre­vi­sti dal di­rit­to fe­de­ra­le; so­no fat­te sal­ve le ec­ce­zio­ni di leg­ge.
1Sot­to­stan­no al­la giu­ri­sdi­zio­ne fe­de­ra­le i se­guen­ti rea­ti pre­vi­sti nel CP1:
i rea­ti di cui ai ti­to­li pri­mo e quar­to e agli ar­ti­co­li 140, 156, 189 e 190, in quan­to di­ret­ti con­tro per­so­ne pro­tet­te in vir­tù del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le, con­tro ma­gi­stra­ti fe­de­ra­li, con­tro mem­bri dell'As­sem­blea fe­de­ra­le, con­tro il pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le del­la Con­fe­de­ra­zio­ne o con­tro i suoi so­sti­tu­ti;
i rea­ti di cui agli ar­ti­co­li 137-141, 144, 160 e 172ter, in quan­to con­cer­na­no lo­ca­li, ar­chi­vi o do­cu­men­ti di mis­sio­ni di­plo­ma­ti­che e po­sti con­so­la­ri;
la pre­sa d'ostag­gio se­con­do l'ar­ti­co­lo 185, se la coa­zio­ne è di­ret­ta con­tro au­to­ri­tà fe­de­ra­li o este­re;
i cri­mi­ni e i de­lit­ti di cui agli ar­ti­co­li 224-226ter;
i cri­mi­ni e i de­lit­ti di cui al ti­to­lo de­ci­mo con­cer­nen­ti mo­ne­te, car­ta­mo­ne­te e bi­gliet­ti di ban­ca, va­lo­ri di bol­lo uf­fi­cia­li e al­tre mar­che del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, pe­si e mi­su­re; è ec­cet­tua­to il con­tras­se­gno per l'uti­liz­za­zio­ne del­le stra­de na­zio­na­li di pri­ma e se­con­da clas­se;
i cri­mi­ni e i de­lit­ti di cui al ti­to­lo un­de­ci­mo, in quan­to si trat­ti di do­cu­men­ti fe­de­ra­li, ec­cet­tua­ti i ti­to­li di tra­spor­to e i giu­sti­fi­ca­ti­vi del traf­fi­co dei pa­ga­men­ti po­sta­li;
i rea­ti di cui al ti­to­lo do­di­ce­si­mobis e do­di­ce­si­moter non­ché all'ar­ti­co­lo 264k;
i rea­ti di cui all'ar­ti­co­lo 260bis e ai ti­to­li da tre­di­ce­si­mo a quin­di­ce­si­mo e di­cias­set­te­si­mo, in quan­to di­ret­ti con­tro la Con­fe­de­ra­zio­ne o le sue au­to­ri­tà, con­tro la vo­lon­tà po­po­la­re in ele­zio­ni, vo­ta­zio­ni e do­man­de di re­fe­ren­dum o d'ini­zia­ti­va fe­de­ra­li o con­tro l'au­to­ri­tà o la giu­sti­zia fe­de­ra­li;
i cri­mi­ni e i de­lit­ti di cui al ti­to­lo se­di­ce­si­mo;
i rea­ti di cui ai ti­to­li di­ciot­te­si­mo e di­cian­no­ve­si­mo, in quan­to com­mes­si da un mem­bro di un'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o da un im­pie­ga­to fe­de­ra­le o di­ret­ti con­tro la Con­fe­de­ra­zio­ne;
le con­trav­ven­zio­ni di cui agli ar­ti­co­li 329-331;
i cri­mi­ni e de­lit­ti po­li­ti­ci che so­no cau­sa o con­se­guen­za di di­sor­di­ni ta­li da ren­de­re ne­ces­sa­rio un in­ter­ven­to fe­de­ra­le ar­ma­to.
2So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni con­cer­nen­ti la com­pe­ten­za del Tri­bu­na­le pe­na­le fe­de­ra­le pre­vi­ste in leg­gi fe­de­ra­li spe­cia­li.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 7 dell'all. al­la L del 19 mar. 2010 sull'or­ga­niz­za­zio­ne del­le au­to­ri­tà pe­na­li, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 3267; FF 2008 7093).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 dell'all. al­la L del 18 mar. 2016 sul­le mul­te di­sci­pli­na­ri, in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2017 6559; FF 2015 869).
4 Cor­re­zio­ne del 20 dic. 2013 (RU 2014 243).
5 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 3 del­la LF del 18 giu. 2010 che mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293),
Art. 24 Giurisdizione federale in caso di criminalità organizzata, finanziamento del terrorismo e criminalità economica
1Sot­to­stan­no inol­tre al­la giu­ri­sdi­zio­ne fe­de­ra­le i rea­ti di cui agli ar­ti­co­li 260ter, 260quin­quies, 305bis, 305ter e 322ter-322sep­ties CP1, non­ché i cri­mi­ni com­mes­si da un'or­ga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 260ter CP, a con­di­zio­ne che:
sia­no sta­ti com­mes­si pre­va­len­te­men­te all'este­ro;
sia­no sta­ti com­mes­si in più Can­to­ni e il cen­tro dell'at­ti­vi­tà pe­nal­men­te ri­le­van­te non pos­sa es­se­re lo­ca­liz­za­to in uno di es­si.
2In ca­so di cri­mi­ni di cui ai ti­to­li se­con­do e un­de­ci­mo CP, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del­la Con­fe­de­ra­zio­ne può apri­re un'istru­zio­ne qua­lo­ra:
sia­no rea­liz­za­te le con­di­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 1; e
nes­su­na au­to­ri­tà can­to­na­le di per­se­gui­men­to pe­na­le si oc­cu­pi del­la cau­sa o la com­pe­ten­te au­to­ri­tà can­to­na­le di per­se­gui­men­to pe­na­le sol­le­ci­ti dal pub­bli­co mi­ni­ste­ro del­la Con­fe­de­ra­zio­ne l'as­sun­zio­ne del pro­ce­di­men­to.
3L'aper­tu­ra di un'istru­zio­ne se­con­do il ca­po­ver­so 2 de­ter­mi­na la com­pe­ten­za giu­ri­sdi­zio­na­le fe­de­ra­le.
Art. 25 Delega ai Cantoni
1Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del­la Con­fe­de­ra­zio­ne può de­le­ga­re al­le au­to­ri­tà can­to­na­li l'istru­zio­ne e il giu­di­zio o, in via ec­ce­zio­na­le, sol­tan­to il giu­di­zio di una cau­sa pe­na­le che sot­to­stà al­la giu­ri­sdi­zio­ne fe­de­ra­le in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 23. So­no ec­cet­tua­te le cau­se pe­na­li di cui all'ar­ti­co­lo 23 ca­po­ver­so 1 let­te­ra g.
2Nei ca­si sem­pli­ci può de­le­ga­re al­le au­to­ri­tà can­to­na­li an­che l'istru­zio­ne e il giu­di­zio di una cau­sa pe­na­le che sot­to­stà al­la giu­ri­sdi­zio­ne fe­de­ra­le in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 24.
Art. 26 Competenza plurima
1Se il rea­to è sta­to com­mes­so in più Can­to­ni o all'este­ro o se l'au­to­re prin­ci­pa­le, i coau­to­ri o i com­par­te­ci­pi han­no il do­mi­ci­lio o la di­mo­ra abi­tua­le in Can­to­ni di­ver­si, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del­la Con­fe­de­ra­zio­ne de­ci­de qua­le Can­to­ne istrui­sce e giu­di­ca la cau­sa pe­na­le.
2Se una cau­sa pe­na­le sot­to­stà sia al­la giu­ri­sdi­zio­ne fe­de­ra­le sia a quel­la can­to­na­le, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del­la Con­fe­de­ra­zio­ne può di­spor­re la riu­nio­ne dei pro­ce­di­men­ti pres­so le au­to­ri­tà fe­de­ra­li o le au­to­ri­tà can­to­na­li.
3La giu­ri­sdi­zio­ne sta­bi­li­ta sul fon­da­men­to del ca­po­ver­so 2 per­ma­ne an­che se la par­te del pro­ce­di­men­to che ave­va fon­da­to la com­pe­ten­za vie­ne ab­ban­do­na­ta.
4Se en­tra in li­nea di con­to una de­le­ga ai sen­si del pre­sen­te ca­pi­to­lo, i pub­bli­ci mi­ni­ste­ri del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni si tra­smet­to­no re­ci­pro­ca­men­te gli at­ti per esa­me. Do­po la de­ci­sio­ne di de­le­ga, tra­smet­to­no gli at­ti all'au­to­ri­tà in­ca­ri­ca­ta di istrui­re e giu­di­ca­re la cau­sa.
Art. 27 Competenza per le prime indagini
1Se un ca­so che sot­to­stà al­la giu­ri­sdi­zio­ne fe­de­ra­le è ur­gen­te e le au­to­ri­tà pe­na­li del­la Con­fe­de­ra­zio­ne non so­no an­co­ra in­ter­ve­nu­te, le in­da­gi­ni di po­li­zia e l'istru­zio­ne pos­so­no es­se­re svol­te an­che dal­le au­to­ri­tà can­to­na­li che sa­reb­be­ro com­pe­ten­ti per ter­ri­to­rio in vir­tù del­le nor­me sul fo­ro. Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del­la Con­fe­de­ra­zio­ne ne è in­for­ma­to sen­za in­du­gio; il ca­so gli è af­fi­da­to, o gli è sot­to­po­sto af­fin­ché de­ci­da se­con­do gli ar­ti­co­li 25 o 26, al più pre­sto pos­si­bi­le.
2In ca­so di rea­ti com­mes­si in tut­to o in par­te in più Can­to­ni o all'este­ro e per i qua­li non è an­co­ra sta­to sta­bi­li­to se il pro­ce­di­men­to pe­na­le com­pe­ta al­la Con­fe­de­ra­zio­ne o a un Can­to­ne, le pri­me in­da­gi­ni pos­so­no es­se­re svol­te dal­le au­to­ri­tà pe­na­li del­la Con­fe­de­ra­zio­ne.
Art. 28 Conflitti
I con­flit­ti tra il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e le au­to­ri­tà pe­na­li can­to­na­li so­no de­ci­si dal Tri­bu­na­le pe­na­le fe­de­ra­le.
Sezione 2: Competenza in caso di concorso di reati
Art. 29 Principio dell'unità della procedura
1Più rea­ti so­no per­se­gui­ti e giu­di­ca­ti con­giun­ta­men­te se:
so­no sta­ti com­mes­si da uno stes­so im­pu­ta­to; op­pu­re
vi è cor­rei­tà o par­te­ci­pa­zio­ne.
2Se si trat­ta di rea­ti che in par­te ri­ca­do­no nel­la com­pe­ten­za del­la Con­fe­de­ra­zio­ne o so­no sta­ti com­mes­si in di­ver­si Can­to­ni e da più per­so­ne, pre­val­go­no gli ar­ti­co­li 25 e 33-38.
Per mo­ti­vi so­stan­zia­li, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e il giu­di­ce pos­so­no di­sgiun­ge­re o riu­ni­re i pro­ce­di­men­ti.
Capitolo 3: Foro
Art. 31 Foro del luogo del reato
1Per il per­se­gui­men­to e il giu­di­zio so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go in cui il rea­to è sta­to com­mes­so. Se in Sviz­ze­ra si tro­va sol­tan­to il luo­go in cui si è ve­ri­fi­ca­to l'even­to, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà di que­sto luo­go.
2Se il rea­to è sta­to com­mes­so in più luo­ghi o se l'even­to si è ve­ri­fi­ca­to in più luo­ghi, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go in cui so­no sta­ti com­piu­ti i pri­mi at­ti di per­se­gui­men­to.
3Se l'im­pu­ta­to ha com­mes­so più cri­mi­ni, de­lit­ti o con­trav­ven­zio­ni nel me­de­si­mo luo­go, i pro­ce­di­men­ti so­no riu­ni­ti.
Art. 32 Foro in caso di reati commessi all'estero o di incertezza circa il luogo del reato
1Se il rea­to è sta­to com­mes­so all'este­ro o se non si può de­ter­mi­na­re il luo­go in cui il rea­to è sta­to com­mes­so, il per­se­gui­men­to e il giu­di­zio com­pe­to­no al­le au­to­ri­tà del luo­go in cui l'im­pu­ta­to ha il do­mi­ci­lio o la di­mo­ra abi­tua­le.
2Se l'im­pu­ta­to non ha né do­mi­ci­lio né di­mo­ra abi­tua­le in Sviz­ze­ra, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del suo luo­go d'ori­gi­ne; in su­bor­di­ne, le au­to­ri­tà del luo­go in cui l'im­pu­ta­to è sta­to re­pe­ri­to.
3Se non è da­to al­cun fo­ro se­con­do i ca­po­ver­si 1 e 2, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del Can­to­ne che ha chie­sto l'estra­di­zio­ne.
Sezione 2: Fori speciali
Art. 33 Foro in caso di concorso di più persone
1I com­par­te­ci­pi so­no per­se­gui­ti e giu­di­ca­ti dal­le au­to­ri­tà com­pe­ten­ti per il per­se­gui­men­to e il giu­di­zio dell'au­to­re.
2Se il rea­to è sta­to com­mes­so da più au­to­ri, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go in cui so­no sta­ti com­piu­ti i pri­mi at­ti di per­se­gui­men­to.
Art. 34 Foro in caso di concorso di reati commessi in luoghi diversi
1Se l'im­pu­ta­to ha com­mes­so più rea­ti in luo­ghi di­ver­si, il per­se­gui­men­to e il giu­di­zio di tut­ti i rea­ti com­pe­to­no al­le au­to­ri­tà del luo­go in cui è sta­to com­mes­so il rea­to pu­ni­bi­le con la pe­na più gra­ve. Se per i di­ver­si rea­ti è com­mi­na­ta la stes­sa pe­na, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go in cui so­no sta­ti com­piu­ti i pri­mi at­ti di per­se­gui­men­to.
2Se al mo­men­to del­la de­ter­mi­na­zio­ne del fo­ro se­con­do gli ar­ti­co­li 39-42 in uno dei Can­to­ni in­te­res­sa­ti è già sta­ta pro­mos­sa l'ac­cu­sa per uno dei rea­ti, i pro­ce­di­men­ti so­no svol­ti se­pa­ra­ta­men­te.
3Se una per­so­na è sta­ta con­dan­na­ta da giu­di­ci di­ver­si a più pe­ne del­lo stes­so ge­ne­re, il giu­di­ce che ha pro­nun­cia­to la pe­na più gra­ve fis­sa, a ri­chie­sta del con­dan­na­to, una pe­na uni­ca.
1In ca­so di rea­to com­mes­so in Sviz­ze­ra se­con­do l'ar­ti­co­lo 28 CP1 so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go in cui ha se­de l'im­pre­sa mass­me­dia­ti­ca.
2Se l'au­to­re dell'ope­ra è no­to e ha il do­mi­ci­lio o la di­mo­ra abi­tua­le in Sviz­ze­ra, so­no pa­ri­men­ti com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go di do­mi­ci­lio o di di­mo­ra abi­tua­le. In tal ca­so il pro­ce­di­men­to è at­tua­to nel luo­go in cui so­no sta­ti com­piu­ti i pri­mi at­ti di per­se­gui­men­to. In ca­so di rea­ti per­se­gui­bi­li a que­re­la di par­te, il que­re­lan­te può sce­glie­re tra i due fo­ri.
3Se non è da­to al­cun fo­ro se­con­do i ca­po­ver­si 1 e 2, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go in cui l'ope­ra è sta­ta dif­fu­sa. Se la dif­fu­sio­ne è av­ve­nu­ta in più luo­ghi, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go in cui so­no sta­ti com­piu­ti i pri­mi at­ti di per­se­gui­men­to.
Art. 36 Foro in caso di reati nell'esecuzione per debiti e nel fallimento e in caso di procedimenti penali contro imprese
1In ca­so di rea­ti se­con­do gli ar­ti­co­li 163-171bis CP1, so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go di do­mi­ci­lio, di di­mo­ra abi­tua­le o di se­de del de­bi­to­re.
2Per i pro­ce­di­men­ti pe­na­li con­tro im­pre­se se­con­do l'ar­ti­co­lo 102 CP so­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà del luo­go di se­de dell'im­pre­sa. Lo stes­so va­le se il pro­ce­di­men­to è di­ret­to, per il me­de­si­mo fat­to, an­che con­tro una per­so­na che agi­sce per l'im­pre­sa.
3Se non è da­to al­cun fo­ro se­con­do i ca­po­ver­si 1 e 2, il fo­ro si de­ter­mi­na se­con­do gli ar­ti­co­li 31-35.
Art. 37 Foro in caso di confisca indipendente
1Le con­fi­sche in­di­pen­den­ti (art. 376-378) so­no ese­gui­te nel luo­go in cui si tro­va­no gli og­get­ti o i va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li da con­fi­sca­re.
2Se gli og­get­ti o i va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li da con­fi­sca­re si tro­va­no in più Can­to­ni e so­no in re­la­zio­ne con uno stes­so rea­to o uno stes­so au­to­re, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te è quel­la del luo­go in cui è sta­ta aper­ta la pri­ma pro­ce­du­ra di con­fi­sca.
Art. 38 Determinazione di un foro derogatorio
1I pub­bli­ci mi­ni­ste­ri pos­so­no con­ve­ni­re un fo­ro di­ver­so da quel­li di cui agli ar­ti­co­li 31-37 se il cen­tro dell'at­ti­vi­tà pe­nal­men­te ri­le­van­te, la si­tua­zio­ne per­so­na­le dell'im­pu­ta­to o al­tri mo­ti­vi per­ti­nen­ti lo esi­go­no.
2Al fi­ne di tu­te­la­re i di­rit­ti pro­ce­du­ra­li di una par­te, do­po la pro­mo­zio­ne dell'ac­cu­sa la giu­ri­sdi­zio­ne can­to­na­le di re­cla­mo può, ad istan­za di par­te o d'uf­fi­cio, de­ro­ga­re al­le nor­me sul fo­ro di cui al pre­sen­te ca­pi­to­lo de­fe­ren­do il giu­di­zio a un al­tro tri­bu­na­le can­to­na­le di pri­mo gra­do com­pe­ten­te per ma­te­ria.
Art. 39 Esame della competenza e intesa
1Le au­to­ri­tà pe­na­li esa­mi­na­no d'uf­fi­cio la lo­ro com­pe­ten­za e, se ne­ces­sa­rio, ri­met­to­no il ca­so all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te.
2Se più au­to­ri­tà pe­na­li ri­sul­ta­no com­pe­ten­ti per ter­ri­to­rio, i pub­bli­ci mi­ni­ste­ri in­te­res­sa­ti si co­mu­ni­ca­no sen­za in­du­gio gli ele­men­ti es­sen­zia­li del ca­so e si ado­pe­ra­no per rag­giun­ge­re un'in­te­sa il più ra­pi­da­men­te pos­si­bi­le.
Art. 40 Conflitti in materia di foro
1Se vi è con­te­sta­zio­ne fra le au­to­ri­tà pe­na­li del me­de­si­mo Can­to­ne sul fo­ro com­pe­ten­te, de­ci­de de­fi­ni­ti­va­men­te il pub­bli­co mi­ni­ste­ro su­pe­rio­re o ge­ne­ra­le op­pu­re, in man­can­za di sif­fat­te fun­zio­ni, la giu­ri­sdi­zio­ne can­to­na­le di re­cla­mo.
2Se le au­to­ri­tà di per­se­gui­men­to pe­na­le di più Can­to­ni non rie­sco­no ad ac­cor­dar­si sul fo­ro com­pe­ten­te, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del Can­to­ne che per pri­mo si è oc­cu­pa­to del­la cau­sa sot­to­po­ne sen­za in­du­gio, in ogni ca­so pri­ma del­la pro­mo­zio­ne dell'ac­cu­sa, la que­stio­ne al Tri­bu­na­le pe­na­le fe­de­ra­le af­fin­ché de­ci­da.
3L'au­to­ri­tà com­pe­ten­te a de­ci­de­re sul fo­ro può sta­bi­li­re un fo­ro di­ver­so da quel­lo pre­vi­sto ne­gli ar­ti­co­li 31-37 se il cen­tro dell'at­ti­vi­tà pe­nal­men­te ri­le­van­te, la si­tua­zio­ne per­so­na­le dell'im­pu­ta­to o al­tri mo­ti­vi per­ti­nen­ti lo esi­go­no.
Art. 41 Contestazione del foro ad opera delle parti
1La par­te che in­ten­de con­te­sta­re la com­pe­ten­za dell'au­to­ri­tà in­ve­sti­ta del pro­ce­di­men­to pe­na­le de­ve chie­de­re sen­za in­du­gio a que­st'ul­ti­ma di ri­met­te­re il ca­so all'au­to­ri­tà pe­na­le com­pe­ten­te.
2Le par­ti pos­so­no im­pu­gna­re en­tro die­ci gior­ni di­nan­zi all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te a de­ci­de­re sul fo­ro, con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 40, la de­ci­sio­ne sul fo­ro pre­sa dai pub­bli­ci mi­ni­ste­ri in­te­res­sa­ti (art. 39 cpv. 2). Se i pub­bli­ci mi­ni­ste­ri han­no con­ve­nu­to un fo­ro de­ro­ga­to­rio (art. 38 cpv. 1), la de­ci­sio­ne può es­se­re im­pu­gna­ta sol­tan­to dal­la par­te la cui ri­chie­sta se­con­do il ca­po­ver­so 1 è sta­ta re­spin­ta.
Art. 42 Disposizioni comuni
1Fin­ché il fo­ro non è de­ter­mi­na­to in mo­do de­fi­ni­ti­vo, l'au­to­ri­tà che per pri­ma si è oc­cu­pa­ta del­la cau­sa pren­de i prov­ve­di­men­ti in­dif­fe­ri­bi­li. Se ne­ces­sa­rio, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te a de­ci­de­re sul fo­ro de­si­gna l'au­to­ri­tà che de­ve oc­cu­par­si prov­vi­so­ria­men­te del­la cau­sa.
2Le per­so­ne in sta­to di car­ce­ra­zio­ne so­no con­se­gna­te al­le au­to­ri­tà di al­tri Can­to­ni sol­tan­to se la com­pe­ten­za è sta­ta de­ter­mi­na­ta in mo­do de­fi­ni­ti­vo.
3Un fo­ro de­ter­mi­na­to con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 38-41 può es­se­re mo­di­fi­ca­to sol­tan­to per nuo­vi mo­ti­vi gra­vi e so­lo pri­ma del­la pro­mo­zio­ne dell'ac­cu­sa.
Capitolo 4: Assistenza giudiziaria nazionale
Art. 43 Campo d'applicazione e definizione
1Le di­spo­si­zio­ni del pre­sen­te ca­pi­to­lo di­sci­pli­na­no l'as­si­sten­za giu­di­zia­ria in ma­te­ria pe­na­le da par­te di au­to­ri­tà fe­de­ra­li e can­to­na­li a fa­vo­re di pub­bli­ci mi­ni­ste­ri, au­to­ri­tà pe­na­li del­le con­trav­ven­zio­ni e au­to­ri­tà giu­di­can­ti, can­to­na­li e fe­de­ra­li.
2Le di­spo­si­zio­ni del pre­sen­te ca­pi­to­lo si ap­pli­ca­no al­la po­li­zia in quan­to es­sa ope­ri su istru­zio­ne di pub­bli­ci mi­ni­ste­ri, au­to­ri­tà pe­na­li del­le con­trav­ven­zio­ni o au­to­ri­tà giu­di­can­ti.
3L'as­si­sten­za giu­di­zia­ria di­ret­ta tra le au­to­ri­tà di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni e tra quel­le dei Can­to­ni è am­mis­si­bi­le se non con­cer­ne prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi di esclu­si­va com­pe­ten­za del pub­bli­co mi­ni­ste­ro o del giu­di­ce.
4Per as­si­sten­za giu­di­zia­ria s'in­ten­de qual­sia­si prov­ve­di­men­to ri­chie­sto da un'au­to­ri­tà, nell'am­bi­to del­le sue com­pe­ten­ze, in un pro­ce­di­men­to pe­na­le pen­den­te.
Art. 44 Obbligo di prestare assistenza giudiziaria
Le au­to­ri­tà fe­de­ra­li e can­to­na­li so­no te­nu­te a pre­star­si as­si­sten­za giu­di­zia­ria qua­lo­ra rea­ti pre­vi­sti dal di­rit­to fe­de­ra­le sia­no per­se­gui­ti e giu­di­ca­ti in ap­pli­ca­zio­ne del pre­sen­te Co­di­ce.
1 La cor­re­zio­ne del­la CdR del 10 nov. 2014, pub­bli­ca­ta il 25 nov. 2014, con­cer­ne sol­tan­to il te­sto fran­ce­se (RU 2014 4071).
Art. 45 Appoggio logistico e sicurezza
1Per quan­to pos­si­bi­le, i Can­to­ni met­to­no a di­spo­si­zio­ne del­le au­to­ri­tà pe­na­li del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e de­gli al­tri Can­to­ni i lo­ca­li ne­ces­sa­ri per ga­ran­ti­re l'eser­ci­zio del­la lo­ro at­ti­vi­tà uf­fi­cia­le e al­log­gia­re le per­so­ne in car­ce­ra­zio­ne pre­ven­ti­va.
2Su ri­chie­sta del­le au­to­ri­tà pe­na­li del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, i Can­to­ni pren­do­no i prov­ve­di­men­ti ne­ces­sa­ri per ga­ran­ti­re la si­cu­rez­za dell'at­ti­vi­tà uf­fi­cia­le del­le stes­se.
Art. 46 Rapporti diretti tra autorità
1Le au­to­ri­tà co­mu­ni­ca­no di­ret­ta­men­te tra lo­ro1.
2Le do­man­de d'as­si­sten­za giu­di­zia­ria pos­so­no es­se­re for­mu­la­te nel­la lin­gua dell'au­to­ri­tà ri­chie­den­te o in quel­la dell'au­to­ri­tà ri­chie­sta.
3Se non è chia­ro qua­le sia l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te, l'au­to­ri­tà ri­chie­den­te in­di­riz­za la do­man­da d'as­si­sten­za giu­di­zia­ria ri­spet­ti­va­men­te al pub­bli­co mi­ni­ste­ro su­pre­mo del Can­to­ne ri­chie­sto o a quel­lo del­la Con­fe­de­ra­zio­ne. Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro la inol­tra poi all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te.
1 L'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria sviz­ze­ra ter­ri­to­rial­men­te com­pe­ten­te per le com­mis­sio­ni ro­ga­to­rie può es­se­re tro­va­ta in in­ter­net al se­guen­te in­di­riz­zo: www.elor­ge.ad­min.ch
Art. 47 Spese
1L'as­si­sten­za giu­di­zia­ria è pre­sta­ta gra­tui­ta­men­te.
2La Con­fe­de­ra­zio­ne rim­bor­sa ai Can­to­ni le spe­se da es­sa oc­ca­sio­na­te per l'ap­pog­gio ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 45.
3Le spe­se in­sor­te so­no co­mu­ni­ca­te ri­spet­ti­va­men­te al Can­to­ne ri­chie­den­te o al­la Con­fe­de­ra­zio­ne af­fin­ché pos­sa­no es­se­re ad­dos­sa­te al­le par­ti con­dan­na­te al­le spe­se.
4Gli ob­bli­ghi d'in­den­niz­zo de­ri­van­ti da prov­ve­di­men­ti d'as­si­sten­za giu­di­zia­ria so­no ri­spet­ti­va­men­te a ca­ri­co del Can­to­ne ri­chie­den­te o del­la Con­fe­de­ra­zio­ne.
Art. 48 Conflitti
1I con­flit­ti in ma­te­ria di as­si­sten­za giu­di­zia­ria tra au­to­ri­tà del­lo stes­so Can­to­ne so­no de­ci­si de­fi­ni­ti­va­men­te dal­la giu­ri­sdi­zio­ne can­to­na­le di re­cla­mo.
2I con­flit­ti tra au­to­ri­tà fe­de­ra­li e can­to­na­li o tra au­to­ri­tà di di­ver­si Can­to­ni so­no de­ci­si dal Tri­bu­na­le pe­na­le fe­de­ra­le.
Sezione 2: Atti procedurali eseguiti su domanda della Confederazione o di un altro Cantone
1I pub­bli­ci mi­ni­ste­ri e le au­to­ri­tà giu­di­can­ti del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni pos­so­no do­man­da­re al­le au­to­ri­tà pe­na­li di al­tri Can­to­ni o del­la Con­fe­de­ra­zio­ne l'ese­cu­zio­ne di at­ti pro­ce­du­ra­li. L'au­to­ri­tà ri­chie­sta non esa­mi­na né l'am­mis­si­bi­li­tà né l'ade­gua­tez­za de­gli at­ti pro­ce­du­ra­li stes­si.
2La trat­ta­zio­ne dei re­cla­mi con­tro i prov­ve­di­men­ti d'as­si­sten­za giu­di­zia­ria com­pe­te ri­spet­ti­va­men­te al­le au­to­ri­tà del Can­to­ne ri­chie­den­te o del­la Con­fe­de­ra­zio­ne. Di­nan­zi al­le au­to­ri­tà del Can­to­ne ri­chie­sto o del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, i prov­ve­di­men­ti d'as­si­sten­za giu­di­zia­ria pos­so­no es­se­re im­pu­gna­ti sol­tan­to per quan­to con­cer­ne la lo­ro ese­cu­zio­ne.
Art. 50 Domanda di provvedimenti coercitivi
1L'au­to­ri­tà ri­chie­den­te do­man­da l'ar­re­sto di una per­so­na in­vian­do all'au­to­ri­tà ri­chie­sta un man­da­to scrit­to di ac­com­pa­gna­men­to coat­ti­vo (art. 208).
2L'au­to­ri­tà ri­chie­sta tra­du­ce l'ar­re­sta­to di­nan­zi all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te se pos­si­bi­le en­tro 24 ore.
3Le do­man­de con­cer­nen­ti al­tri prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi so­no mo­ti­va­te suc­cin­ta­men­te. Nei ca­si ur­gen­ti la mo­ti­va­zio­ne può es­se­re in­via­ta in un se­con­do tem­po.
Art. 51 Diritto di partecipare agli atti procedurali
1Le par­ti, i lo­ro pa­tro­ci­na­to­ri e l'au­to­ri­tà ri­chie­den­te pos­so­no par­te­ci­pa­re agli at­ti pro­ce­du­ra­li do­man­da­ti, in quan­to il pre­sen­te Co­di­ce lo pre­ve­da.
2Se la par­te­ci­pa­zio­ne è pos­si­bi­le, l'au­to­ri­tà ri­chie­sta co­mu­ni­ca all'au­to­ri­tà ri­chie­den­te, al­le par­ti e ai lo­ro pa­tro­ci­na­to­ri do­ve e quan­do sa­rà ese­gui­to l'at­to pro­ce­du­ra­le.
Sezione 3: Atti procedurali in un altro Cantone
Art. 52 Principi
1I pub­bli­ci mi­ni­ste­ri, le au­to­ri­tà pe­na­li del­le con­trav­ven­zio­ni e le au­to­ri­tà giu­di­can­ti dei Can­to­ni e del­la Con­fe­de­ra­zio­ne han­no di­rit­to di di­spor­re ed ese­gui­re di­ret­ta­men­te in un al­tro Can­to­ne tut­ti gli at­ti pro­ce­du­ra­li ai sen­si del pre­sen­te Co­di­ce.
2Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro del Can­to­ne in cui dev'es­se­re ese­gui­to l'at­to pro­ce­du­ra­le ne è pre­via­men­te av­vi­sa­to. Nei ca­si ur­gen­ti può es­se­re av­vi­sa­to a po­ste­rio­ri. Per la ri­chie­sta di in­for­ma­zio­ni e do­cu­men­ti non è ne­ces­sa­rio al­cun av­vi­so.
3Le spe­se de­gli at­ti pro­ce­du­ra­li e i re­la­ti­vi ob­bli­ghi di in­den­niz­zo so­no ri­spet­ti­va­men­te a ca­ri­co del Can­to­ne che ha ese­gui­to gli at­ti o del­la Con­fe­de­ra­zio­ne; il Can­to­ne o la Con­fe­de­ra­zio­ne può ad­dos­sar­li al­le par­ti con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 426 e 427.
Art. 53 Impiego della polizia
Se ne­ces­si­ta dell'aiu­to del­la po­li­zia per l'ese­cu­zio­ne di un at­to pro­ce­du­ra­le, l'au­to­ri­tà ri­chie­den­te in­di­riz­za la re­la­ti­va do­man­da al pub­bli­co mi­ni­ste­ro del Can­to­ne ri­chie­sto; que­sti con­fe­ri­sce al­la po­li­zia lo­ca­le i man­da­ti ne­ces­sa­ri.
Capitolo 5: Assistenza giudiziaria internazionale
Art. 54 Applicabilità del presente Codice
La con­ces­sio­ne dell'as­si­sten­za giu­di­zia­ria in­ter­na­zio­na­le e la pro­ce­du­ra d'as­si­sten­za giu­di­zia­ria so­no ret­te dal pre­sen­te Co­di­ce sol­tan­to in quan­to al­tre leg­gi fe­de­ra­li e trat­ta­ti in­ter­na­zio­na­li non pre­ve­da­no di­spo­si­zio­ni spe­ci­fi­che.
1Se un Can­to­ne si oc­cu­pa di un ca­so di as­si­sten­za giu­di­zia­ria in­ter­na­zio­na­le, è com­pe­ten­te il pub­bli­co mi­ni­ste­ro.
2Du­ran­te la pro­ce­du­ra di­bat­ti­men­ta­le le au­to­ri­tà giu­di­can­ti pos­so­no pre­sen­ta­re au­to­no­ma­men­te do­man­de d'as­si­sten­za giu­di­zia­ria.
3So­no fat­ti sal­vi i po­te­ri del­le au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne pe­na­le.
4Se il di­rit­to fe­de­ra­le as­se­gna com­pi­ti di as­si­sten­za giu­di­zia­ria a un'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria, è com­pe­ten­te la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo.
5Se il Can­to­ne che si oc­cu­pa di una do­man­da di as­si­sten­za giu­di­zia­ria este­ra ese­gue at­ti pro­ce­du­ra­li in al­tri Can­to­ni, so­no ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni con­cer­nen­ti l'as­si­sten­za giu­di­zia­ria na­zio­na­le.
6I Can­to­ni di­sci­pli­na­no l'ul­te­rio­re pro­ce­du­ra.
Capitolo 6: Ricusazione
Art. 56 Motivi di ricusazione
Chi ope­ra in se­no a un'au­to­ri­tà pe­na­le si ri­cu­sa se:
ha un in­te­res­se per­so­na­le nel­la cau­sa;
ha par­te­ci­pa­to al­la me­de­si­ma cau­sa in al­tra ve­ste, se­gna­ta­men­te co­me mem­bro di un'au­to­ri­tà, pa­tro­ci­na­to­re di una par­te, pe­ri­to o te­sti­mo­ne;
è uni­to in ma­tri­mo­nio, vi­ve in unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta o con­vi­ve di fat­to con una par­te, con il suo pa­tro­ci­na­to­re o con una per­so­na che ha par­te­ci­pa­to al­la me­de­si­ma cau­sa co­me mem­bro del­la giu­ri­sdi­zio­ne in­fe­rio­re;
è pa­ren­te o af­fi­ne di una par­te in li­nea ret­ta o in li­nea col­la­te­ra­le fi­no al ter­zo gra­do in­clu­so;
è pa­ren­te o af­fi­ne in li­nea ret­ta, o in li­nea col­la­te­ra­le fi­no al se­con­do gra­do in­clu­so, di un pa­tro­ci­na­to­re di una par­te op­pu­re di una per­so­na che ha par­te­ci­pa­to al­la me­de­si­ma cau­sa co­me mem­bro del­la giu­ri­sdi­zio­ne in­fe­rio­re;
per al­tri mo­ti­vi, se­gna­ta­men­te a cau­sa di rap­por­ti di ami­ci­zia o di ini­mi­ci­zia con una par­te o con il suo pa­tro­ci­na­to­re, po­treb­be ave­re una pre­ven­zio­ne nel­la cau­sa.
Art. 57 Obbligo di comunicazione
Chi ope­ra in se­no a un'au­to­ri­tà pe­na­le e si tro­va in un ca­so di ri­cu­sa­zio­ne lo co­mu­ni­ca tem­pe­sti­va­men­te a chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to.
Art. 58 Domanda di ricusazione
1La par­te che in­ten­de chie­de­re la ri­cu­sa­zio­ne di una per­so­na che ope­ra in se­no a un'au­to­ri­tà pe­na­le de­ve pre­sen­ta­re sen­za in­du­gio la re­la­ti­va do­man­da a chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to non ap­pe­na è a co­no­scen­za del mo­ti­vo di ri­cu­sa­zio­ne; de­ve ren­de­re ve­ro­si­mi­li i fat­ti su cui si fon­da la do­man­da.
2Il ri­cu­san­do si pro­nun­cia sul­la do­man­da.
Art. 59 Decisione
1Se è in­vo­ca­to un mo­ti­vo di ri­cu­sa­zio­ne di cui all'ar­ti­co­lo 56 let­te­re a o f op­pu­re se una per­so­na che ope­ra in se­no a un'au­to­ri­tà pe­na­le si op­po­ne al­la do­man­da di ri­cu­sa­zio­ne pre­sen­ta­ta da una par­te in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 56 let­te­re b-e, de­ci­de sen­za ul­te­rio­re pro­ce­du­ra pro­ba­to­ria e de­fi­ni­ti­va­men­te:
il pub­bli­co mi­ni­ste­ro, nei ca­si in cui è in­te­res­sa­ta la po­li­zia;
la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo, nei ca­si in cui so­no in­te­res­sa­ti il pub­bli­co mi­ni­ste­ro, le au­to­ri­tà pe­na­li del­le con­trav­ven­zio­ni o i tri­bu­na­li di pri­mo gra­do;
il tri­bu­na­le d'ap­pel­lo, nei ca­si in cui so­no in­te­res­sa­ti la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo o sin­go­li mem­bri del tri­bu­na­le d'ap­pel­lo;
il Tri­bu­na­le pe­na­le fe­de­ra­le, nei ca­si in cui è in­te­res­sa­to l'in­te­ro tri­bu­na­le d'ap­pel­lo di un Can­to­ne.
2La de­ci­sio­ne è re­sa per scrit­to e mo­ti­va­ta.
3Fi­no al­la de­ci­sio­ne il ri­cu­san­do con­ti­nua a eser­ci­ta­re la sua fun­zio­ne.
4Se la do­man­da è ac­col­ta, le spe­se pro­ce­du­ra­li so­no ad­dos­sa­te ri­spet­ti­va­men­te al­la Con­fe­de­ra­zio­ne o al Can­to­ne. Se la do­man­da è re­spin­ta o è ma­ni­fe­sta­men­te tar­di­va o te­me­ra­ria, le spe­se so­no ad­dos­sa­te al ri­chie­den­te.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 3 del­la LF del 17 mar. 2017 (Isti­tu­zio­ne di una cor­te d'ap­pel­lo in se­no al Tri­bu­na­le pe­na­le fe­de­ra­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2017 5769; FF 2013 6121, 2016 5587).
Art. 60 Conseguenze della violazione delle norme sulla ricusazione
1Gli at­ti uf­fi­cia­li ai qua­li ha par­te­ci­pa­to una per­so­na te­nu­ta a ri­cu­sar­si so­no an­nul­la­ti e ri­pe­tu­ti se una par­te lo do­man­da en­tro cin­que gior­ni da quel­lo in cui è ve­nu­ta a co­no­scen­za del­la de­ci­sio­ne di ri­cu­sa­zio­ne.
2Le pro­ve già espe­ri­te ma non più ri­pe­ti­bi­li pos­so­no es­se­re non­di­me­no pre­se in con­si­de­ra­zio­ne dall'au­to­ri­tà pe­na­le.
3Se il mo­ti­vo di ri­cu­sa­zio­ne è sco­per­to sol­tan­to do­po la chiu­su­ra del pro­ce­di­men­to, si ap­pli­ca­no le di­spo­si­zio­ni sul­la re­vi­sio­ne.
Capitolo 7: Direzione del procedimento
Art. 61 Competenza
Il pro­ce­di­men­to è di­ret­to:
si­no all'ab­ban­do­no del­lo stes­so o si­no al­la pro­mo­zio­ne dell'ac­cu­sa, dal pub­bli­co mi­ni­ste­ro;
nel­la pro­ce­du­ra pe­na­le in ma­te­ria di con­trav­ven­zio­ni, dall'au­to­ri­tà pe­na­le del­le con­trav­ven­zio­ni;
nel­la pro­ce­du­ra giu­di­zia­ria di­nan­zi a un'au­to­ri­tà giu­di­can­te col­le­gia­le, dal pre­si­den­te del col­le­gio;
nel­la pro­ce­du­ra giu­di­zia­ria di­nan­zi a un'au­to­ri­tà giu­di­can­te mo­no­cra­ti­ca, dal giu­di­ce uni­co.
Art. 62 Compiti generali
1Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to pren­de le di­spo­si­zio­ni at­te a ga­ran­ti­re che lo stes­so si svol­ga in mo­do ap­pro­pria­to e con­for­me al­la leg­ge.
2Nel­la pro­ce­du­ra di­nan­zi a un'au­to­ri­tà giu­di­can­te col­le­gia­le, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to eser­ci­ta tut­te le at­tri­bu­zio­ni che non so­no ri­ser­va­te al col­le­gio.
Art. 63 Polizia delle udienze
1Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to prov­ve­de a far man­te­ne­re la si­cu­rez­za, la tran­quil­li­tà e l'or­di­ne du­ran­te le udien­ze.
2Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può am­mo­ni­re le per­so­ne che ne tur­ba­no l'an­da­men­to od of­fen­do­no le con­ve­nien­ze. In ca­so di re­ci­di­va, può to­glier lo­ro la pa­ro­la, espel­ler­le dal­la sa­la d'udien­za e, se ne­ces­sa­rio, far­le cu­sto­di­re dal­la po­li­zia si­no al­la fi­ne dell'udien­za. Può al­tre­sì far sgom­be­ra­re la sa­la d'udien­za.
3Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può chie­de­re l'aiu­to del­la po­li­zia com­pe­ten­te nel luo­go dell'at­to pro­ce­du­ra­le.
4Se una par­te è al­lon­ta­na­ta, l'at­to pro­ce­du­ra­le pro­se­gue co­mun­que.
Art. 64 Sanzioni disciplinari
1Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può pu­ni­re con la mul­ta di­sci­pli­na­re fi­no a 1000 fran­chi le per­so­ne che ne tur­ba­no l'an­da­men­to, of­fen­do­no le con­ve­nien­ze o non ot­tem­pe­ra­no a di­spo­si­zio­ni or­di­na­to­rie.
2Le mul­te di­sci­pli­na­ri in­flit­te dal pub­bli­co mi­ni­ste­ro e dai tri­bu­na­li di pri­mo gra­do pos­so­no es­se­re im­pu­gna­te en­tro die­ci gior­ni di­nan­zi al­la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo. Que­sta de­ci­de de­fi­ni­ti­va­men­te.
Art. 65 Impugnabilità delle disposizioni ordinatorie del giudice
1Le di­spo­si­zio­ni or­di­na­to­rie del giu­di­ce pos­so­no es­se­re im­pu­gna­te sol­tan­to in­sie­me con la de­ci­sio­ne fi­na­le.
2Le di­spo­si­zio­ni or­di­na­to­rie pre­se pri­ma del di­bat­ti­men­to da chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to in un'au­to­ri­tà giu­di­can­te col­le­gia­le pos­so­no, d'uf­fi­cio o su do­man­da, es­se­re mo­di­fi­ca­te o an­nul­la­te dal col­le­gio.
Capitolo 8: Norme procedurali generali
Sezione 1: Oralità, lingua
Art. 66 Oralità
I pro­ce­di­men­ti di­nan­zi al­le au­to­ri­tà pe­na­li si svol­go­no oral­men­te in quan­to il pre­sen­te Co­di­ce non pre­scri­va la for­ma scrit­ta.
Art. 67 Lingue del procedimento
1La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni de­si­gna­no le lin­gue in cui si svol­ge il pro­ce­di­men­to di­nan­zi al­le lo­ro au­to­ri­tà pe­na­li.
2Le au­to­ri­tà pe­na­li can­to­na­li ese­guo­no tut­ti gli at­ti pro­ce­du­ra­li nel­le lin­gue che il Can­to­ne ha de­si­gna­to con­for­me­men­te al ca­po­ver­so 1; chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può con­sen­ti­re de­ro­ghe.
Art. 68 Traduzioni
1Se un par­te­ci­pan­te al pro­ce­di­men­to non com­pren­de la lin­gua in cui si svol­ge il me­de­si­mo o non è in gra­do di espri­mer­si suf­fi­cien­te­men­te be­ne nel­la stes­sa, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to fa ca­po a un tra­dut­to­re o in­ter­pre­te. Nei ca­si sem­pli­ci o ur­gen­ti può ri­nun­cia­re al tra­dut­to­re o all'in­ter­pre­te se egli stes­so e l'esten­so­re del ver­ba­le pa­dro­neg­gia­no suf­fi­cien­te­men­te la lin­gua del di­ret­to in­te­res­sa­to e que­sti vi ac­con­sen­te.
2An­che se as­si­sti­to da un di­fen­so­re, l'im­pu­ta­to è in­for­ma­to in una lin­gua a lui com­pren­si­bi­le, oral­men­te o per scrit­to, al­me­no del con­te­nu­to es­sen­zia­le de­gli at­ti pro­ce­du­ra­li più im­por­tan­ti. Non può es­se­re pre­te­sa una tra­du­zio­ne in­te­gra­le di tut­ti gli at­ti pro­ce­du­ra­li e de­gli at­ti di cau­sa.
3Gli at­ti che non so­no me­mo­rie o istan­ze del­le par­ti so­no all'oc­cor­ren­za tra­dot­ti per scrit­to o tra­dot­ti oral­men­te per il ver­ba­le.
4Per la tra­du­zio­ne dell'in­ter­ro­ga­to­rio del­la vit­ti­ma di un rea­to con­tro l'in­te­gri­tà ses­sua­le si fa ca­po a una per­so­na del­lo stes­so ses­so se la vit­ti­ma lo do­man­da e se ciò è pos­si­bi­le sen­za ri­tar­da­re in­de­bi­ta­men­te il pro­ce­di­men­to.
5Ai tra­dut­to­ri e agli in­ter­pre­ti si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia le di­spo­si­zio­ni con­cer­nen­ti i pe­ri­ti (art. 73, 105, 182-191).
Sezione 2: Pubblicità
Art. 69 Principi
1Le udien­ze di­nan­zi al tri­bu­na­le di pri­mo gra­do e al tri­bu­na­le d'ap­pel­lo, non­ché la co­mu­ni­ca­zio­ne ora­le del­le sen­ten­ze e del­le or­di­nan­ze di ta­li tri­bu­na­li so­no pub­bli­che, ad ec­ce­zio­ne del­le de­li­be­ra­zio­ni.
2In ta­li ca­si, se le par­ti han­no ri­nun­cia­to a una pro­nun­cia pub­bli­ca del­la sen­ten­za o se è sta­to emes­so un de­cre­to d'ac­cu­sa, gli in­te­res­sa­ti pos­so­no pren­de­re vi­sio­ne del­la sen­ten­za o del de­cre­to d'ac­cu­sa.
3Non so­no pub­bli­che:
la pro­ce­du­ra pre­li­mi­na­re, fat­te sal­ve le co­mu­ni­ca­zio­ni del­le au­to­ri­tà pe­na­li al pub­bli­co;
la pro­ce­du­ra di­nan­zi al giu­di­ce dei prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi;
la pro­ce­du­ra di­nan­zi al­la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo e, in quan­to si svol­ga per scrit­to, quel­la di­nan­zi al tri­bu­na­le d'ap­pel­lo;
la pro­ce­du­ra del de­cre­to d'ac­cu­sa.
4Chiun­que può as­si­ste­re al­le udien­ze pub­bli­che; le per­so­ne di età in­fe­rio­re ai 16 an­ni ne­ces­si­ta­no tut­ta­via dell'au­to­riz­za­zio­ne di chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to.
Art. 70 Restrizioni e porte chiuse
1Il giu­di­ce può di­spor­re che le udien­ze si svol­ga­no in tut­to o in par­te a por­te chiu­se:
se la si­cu­rez­za o l'or­di­ne pub­bli­ci o in­te­res­si de­gni di pro­te­zio­ne di una per­so­na coin­vol­ta, se­gna­ta­men­te quel­li del­la vit­ti­ma, lo esi­go­no;
in ca­so di for­te af­fluen­za.
2Qua­lo­ra si pro­ce­da a por­te chiu­se, l'im­pu­ta­to, la vit­ti­ma e l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to pos­so­no far­si ac­com­pa­gna­re al mas­si­mo da tre per­so­ne di fi­du­cia.
3Il giu­di­ce può con­sen­ti­re a cro­ni­sti giu­di­zia­ri e ad al­tre per­so­ne che han­no un in­te­res­se le­git­ti­mo di as­si­ste­re, a de­ter­mi­na­te con­di­zio­ni, ad udien­ze non pub­bli­che ai sen­si del ca­po­ver­so 1.
4Qua­lo­ra si sia pro­ce­du­to a por­te chiu­se, il giu­di­ce co­mu­ni­ca la sen­ten­za in udien­za pub­bli­ca o, se ne­ces­sa­rio, in­for­ma il pub­bli­co in al­tro mo­do ade­gua­to sull'esi­to del pro­ce­di­men­to.
Art. 71 Riprese audiovisive
1Non so­no per­mes­se ri­pre­se vi­si­ve o so­no­re all'in­ter­no dell'edi­fi­cio del tri­bu­na­le, non­ché ri­pre­se di at­ti pro­ce­du­ra­li ese­gui­ti in al­tro luo­go.
2I tra­sgres­so­ri pos­so­no es­se­re pu­ni­ti con la mul­ta di­sci­pli­na­re di cui all'ar­ti­co­lo 64 ca­po­ver­so 1. Le ri­pre­se non au­to­riz­za­te pos­so­no es­se­re se­que­stra­te.
Art. 72 Cronaca giudiziaria
La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no di­sci­pli­na­re l'am­mis­sio­ne, i di­rit­ti e gli ob­bli­ghi dei cro­ni­sti giu­di­zia­ri.
Sezione 3: Segreto, informazione del pubblico, comunicazioni ad autorità
1I mem­bri del­le au­to­ri­tà pe­na­li, i lo­ro col­la­bo­ra­to­ri e i pe­ri­ti no­mi­na­ti dall'au­to­ri­tà pe­na­le ser­ba­no il se­gre­to sui fat­ti di cui ven­go­no a co­no­scen­za nell'eser­ci­zio del­la lo­ro at­ti­vi­tà uf­fi­cia­le.
2Se lo sco­po del pro­ce­di­men­to o un in­te­res­se pri­va­to lo ri­chie­de, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può, ri­chia­ma­to l'ar­ti­co­lo 292 CP1, ob­bli­ga­re l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to, al­tri par­te­ci­pan­ti al pro­ce­di­men­to e i lo­ro pa­tro­ci­na­to­ri a ser­ba­re il se­gre­to sul pro­ce­di­men­to me­de­si­mo e sul­le per­so­ne coin­vol­te. Ta­le ob­bli­go va li­mi­ta­to nel tem­po.
1Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e il giu­di­ce e, con il lo­ro con­sen­so, la po­li­zia pos­so­no in­for­ma­re il pub­bli­co su pro­ce­di­men­ti pen­den­ti se è ne­ces­sa­rio:
af­fin­ché la po­po­la­zio­ne col­la­bo­ri a far lu­ce su rea­ti o al­la ri­cer­ca di in­di­zia­ti;
per met­te­re in guar­dia o tran­quil­liz­za­re la po­po­la­zio­ne;
per ret­ti­fi­ca­re no­ti­zie o vo­ci ine­sat­te;
da­ta la par­ti­co­la­re im­por­tan­za del ca­so.
2La po­li­zia, sen­za far no­mi, può inol­tre in­for­ma­re il pub­bli­co di pro­pria ini­zia­ti­va su in­ci­den­ti e rea­ti.
3Il pub­bli­co è in­for­ma­to ri­spet­tan­do il prin­ci­pio del­la pre­sun­zio­ne di in­no­cen­za e i di­rit­ti del­la per­so­na­li­tà de­gli in­te­res­sa­ti.
4Qua­lo­ra sia coin­vol­ta una vit­ti­ma, le au­to­ri­tà e i pri­va­ti pos­so­no, al di fuo­ri di una pro­ce­du­ra giu­di­zia­ria pub­bli­ca, di­vul­gar­ne l'iden­ti­tà o in­for­ma­zio­ni che ne con­sen­ta­no l'iden­ti­fi­ca­zio­ne sol­tan­to se:
la col­la­bo­ra­zio­ne del­la po­po­la­zio­ne è ne­ces­sa­ria per far lu­ce su cri­mi­ni o per la ri­cer­ca di in­di­zia­ti; op­pu­re
la vit­ti­ma o, se de­ce­du­ta, i suoi con­giun­ti vi ac­con­sen­to­no.
Art. 75 Comunicazioni ad altre autorità
1Se l'im­pu­ta­to sta scon­tan­do una pe­na o una mi­su­ra, le au­to­ri­tà pe­na­li in­for­ma­no le com­pe­ten­ti au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne ri­guar­do ai nuo­vi pro­ce­di­men­ti pe­na­li e al­le de­ci­sio­ni pro­nun­cia­te.
2Se ne­ces­sa­rio per pro­teg­ge­re l'im­pu­ta­to, il dan­neg­gia­to o i lo­ro con­giun­ti, le au­to­ri­tà pe­na­li in­for­ma­no i ser­vi­zi so­cia­li e le au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri e de­gli adul­ti ri­guar­do ai pro­ce­di­men­ti pe­na­li av­via­ti e al­le de­ci­sio­ni pro­nun­cia­te.1
3Se nell'am­bi­to di un pro­ce­di­men­to ine­ren­te a un rea­to in cui so­no coin­vol­ti mi­no­ren­ni ac­cer­ta­no che so­no ne­ces­sa­ri ul­te­rio­ri prov­ve­di­men­ti, le au­to­ri­tà pe­na­li ne in­for­ma­no sen­za in­du­gio le au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri.2
3bisChi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to in­for­ma l'Ag­grup­pa­men­to Di­fe­sa ri­guar­do ai pro­ce­di­men­ti pe­na­li pen­den­ti nei con­fron­ti di mi­li­ta­ri o per­so­ne sog­get­te all'ob­bli­go di le­va, se sus­si­sto­no se­ri se­gni o in­di­zi che que­sti pos­sa­no espor­re a pe­ri­co­lo se stes­si o ter­zi con un'ar­ma da fuo­co.3
4La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no ob­bli­ga­re o au­to­riz­za­re le au­to­ri­tà pe­na­li a for­ni­re ul­te­rio­ri in­for­ma­zio­ni ad au­to­ri­tà.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 2 dall'all. al­la LF del 15 dic. 2017 (Pro­te­zio­ne dei mi­no­ren­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 2947; FF 2015 2751).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 2 dall'all. al­la LF del 15 dic. 2017 (Pro­te­zio­ne dei mi­no­ren­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 2947; FF 2015 2751).
3 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 25 set. 2015 sul mi­glio­ra­men­to del­lo scam­bio d'in­for­ma­zio­ni tra au­to­ri­tà in ma­te­ria di ar­mi (RU 2016 1831; FF 2014 277). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 3 dell'all. al­la LF 18 mar. 2016, in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 4277, 2017 2297; FF 2014 5939).
Sezione 4: Verbali
Art. 76 Disposizioni generali
1Le de­po­si­zio­ni del­le par­ti, le de­ci­sio­ni ora­li del­le au­to­ri­tà e tut­ti gli al­tri at­ti pro­ce­du­ra­li non ese­gui­ti per scrit­to so­no mes­si a ver­ba­le.
2L'esten­so­re del ver­ba­le, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to e, se del ca­so, il tra­dut­to­re o in­ter­pre­te at­te­sta­no l'esat­tez­za del ver­ba­le.
3Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to è re­spon­sa­bi­le del­la ver­ba­liz­za­zio­ne com­ple­ta ed esat­ta de­gli at­ti pro­ce­du­ra­li.
4Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può di­spor­re che la ver­ba­liz­za­zio­ne de­gli at­ti pro­ce­du­ra­li av­ven­ga non sol­tan­to per scrit­to, ben­sì an­che, in tut­to o in par­te, me­dian­te sup­por­ti so­no­ri o vi­si­vi. Ne in­for­ma pre­via­men­te i pre­sen­ti.
Art. 77 Verbali del procedimento
I ver­ba­li del pro­ce­di­men­to ri­por­ta­no tut­ti gli at­ti pro­ce­du­ra­li es­sen­zia­li in­for­man­do se­gna­ta­men­te su:
la na­tu­ra, il luo­go, la da­ta e l'ora;
il no­me dei mem­bri del­le au­to­ri­tà che vi han­no par­te­ci­pa­to, non­ché il no­me del­le par­ti, dei lo­ro pa­tro­ci­na­to­ri e del­le al­tre per­so­ne pre­sen­ti;
le istan­ze e con­clu­sio­ni del­le par­ti;
il fat­to che gli in­ter­ro­ga­ti so­no sta­ti rag­gua­glia­ti sui lo­ro di­rit­ti e ob­bli­ghi;
le de­po­si­zio­ni de­gli in­ter­ro­ga­ti;
lo svol­gi­men­to del pro­ce­di­men­to, le di­spo­si­zio­ni pre­se dall'au­to­ri­tà pe­na­le e l'os­ser­van­za dei re­qui­si­ti for­ma­li dei sin­go­li at­ti pro­ce­du­ra­li;
gli at­ti di cau­sa e al­tri ele­men­ti di pro­va pro­dot­ti dai par­te­ci­pan­ti al pro­ce­di­men­to o ac­qui­si­ti in al­tro mo­do du­ran­te lo stes­so;
le de­ci­sio­ni e la lo­ro mo­ti­va­zio­ne, in quan­to un esem­pla­re del­le stes­se non sia al­le­ga­to agli at­ti.
Art. 78 Verbali d'interrogatorio
1Le de­po­si­zio­ni del­le par­ti, dei te­sti­mo­ni, del­le per­so­ne in­for­ma­te sui fat­ti e dei pe­ri­ti so­no mes­se a ver­ba­le se­du­ta stan­te.
2Il ver­ba­le è ste­so nel­la lin­gua in cui si svol­ge il pro­ce­di­men­to; tut­ta­via le de­po­si­zio­ni es­sen­zia­li so­no per quan­to pos­si­bi­le ver­ba­liz­za­te nel­la lin­gua in cui si è espres­so l'in­ter­ro­ga­to.
3Le do­man­de e ri­spo­ste de­ter­mi­nan­ti so­no ver­ba­liz­za­te te­stual­men­te.
4Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può con­sen­ti­re all'in­ter­ro­ga­to di det­ta­re per­so­nal­men­te la sua de­po­si­zio­ne.
5Il ver­ba­le dell'in­ter­ro­ga­to­rio è im­me­dia­ta­men­te let­to o da­to da leg­ge­re all'in­ter­ro­ga­to. Pre­sa co­no­scen­za del ver­ba­le, que­sti lo fir­ma e ne vi­sta ogni pa­gi­na. Se ri­fiu­ta di leg­ge­re in­te­gral­men­te il ver­ba­le o di fir­mar­lo, il ri­fiu­to e i mo­ti­vi in­vo­ca­ti so­no an­no­ta­ti nel ver­ba­le me­de­si­mo.
5bisSe nel­la pro­ce­du­ra di­bat­ti­men­ta­le l'in­ter­ro­ga­to­rio è re­gi­stra­to me­dian­te di­spo­si­ti­vi tec­ni­ci, il giu­di­ce può ri­nun­cia­re a leg­ge­re o a da­re da leg­ge­re il ver­ba­le all'in­ter­ro­ga­to e a far­glie­lo fir­ma­re. Le re­gi­stra­zio­ni so­no ac­qui­si­te agli at­ti.1
6Se l'in­ter­ro­ga­to­rio si svol­ge per vi­deo­con­fe­ren­za, la di­chia­ra­zio­ne ora­le dell'in­ter­ro­ga­to di aver pre­so co­no­scen­za del ver­ba­le so­sti­tui­sce la fir­ma e il vi­sto. Ta­le di­chia­ra­zio­ne è an­no­ta­ta nel ver­ba­le me­de­si­mo.
7I ver­ba­li ma­no­scrit­ti non ben leg­gi­bi­li e le de­po­si­zio­ni re­gi­stra­te ste­no­gra­fi­ca­men­te so­no tra­scrit­ti sen­za in­du­gio in bel­la co­pia. Gli ap­pun­ti so­no con­ser­va­ti si­no al­la chiu­su­ra del pro­ce­di­men­to.2
1 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 28 set. 2012 (Di­spo­si­zio­ni sul­la ver­ba­liz­za­zio­ne), in vi­go­re dal 1° mag. 2013 (RU 2013 851; FF 2012 5043 5055).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 28 set. 2012 (Di­spo­si­zio­ni sul­la ver­ba­liz­za­zio­ne), in vi­go­re dal 1° mag. 2013 (RU 2013 851; FF 2012 5043 5055).
Art. 79 Rettifica
1Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to ret­ti­fi­ca le svi­ste ma­ni­fe­ste in­sie­me con l'esten­so­re del ver­ba­le; ne in­for­ma suc­ces­si­va­men­te le par­ti.
2Sul­le istan­ze di ret­ti­fi­ca del ver­ba­le de­ci­de chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to.
3Le ret­ti­fi­che, le mo­di­fi­che, le can­cel­la­tu­re e le ag­giun­te so­no au­ten­ti­ca­te dall'esten­so­re del ver­ba­le e da chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to. Le mo­di­fi­che ma­te­ria­li so­no ese­gui­te in mo­do da la­scia­re ri­co­no­sci­bi­le il te­sto ori­gi­na­rio.
Sezione 5: Decisioni
Art. 80 Forma
1Le de­ci­sio­ni di me­ri­to su que­stio­ni pe­na­li e ci­vi­li ri­ve­sto­no la for­ma del­la sen­ten­za. Le al­tre de­ci­sio­ni ri­ve­sto­no la for­ma dell'or­di­nan­za, se pro­nun­cia­te da un'au­to­ri­tà col­le­gia­le, o del de­cre­to, se pro­nun­cia­te da un'au­to­ri­tà mo­no­cra­ti­ca. So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni con­cer­nen­ti la pro­ce­du­ra del de­cre­to d'ac­cu­sa.
2Le de­ci­sio­ni so­no emes­se per scrit­to e mo­ti­va­te. So­no fir­ma­te da chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to e dall'esten­so­re del ver­ba­le e no­ti­fi­ca­te al­le par­ti.
3I de­cre­ti e le or­di­nan­ze or­di­na­to­ri sem­pli­ci non ne­ces­si­ta­no né di una ste­su­ra se­pa­ra­ta né di una mo­ti­va­zio­ne; so­no an­no­ta­ti a ver­ba­le e co­mu­ni­ca­ti al­le par­ti in mo­do ap­pro­pria­to.
Art. 81 Contenuto delle decisioni finali
1Le sen­ten­ze e le al­tre de­ci­sio­ni che con­clu­do­no il pro­ce­di­men­to con­ten­go­no:
un'in­tro­du­zio­ne;
una mo­ti­va­zio­ne;
un di­spo­si­ti­vo;
se im­pu­gna­bi­li, l'in­di­ca­zio­ne dei ri­me­di giu­ri­di­ci.
2L'in­tro­du­zio­ne con­tie­ne:
la de­si­gna­zio­ne dell'au­to­ri­tà pe­na­le e dei suoi mem­bri che han­no par­te­ci­pa­to al­la de­ci­sio­ne;
la da­ta del­la de­ci­sio­ne;
una suf­fi­cien­te de­si­gna­zio­ne del­le par­ti e dei lo­ro pa­tro­ci­na­to­ri;
nel­le sen­ten­ze, le con­clu­sio­ni del­le par­ti.
3La mo­ti­va­zio­ne con­tie­ne:
nel­le sen­ten­ze, l'ap­prez­za­men­to di fat­to e di di­rit­to del com­por­ta­men­to con­te­sta­to all'im­pu­ta­to e i mo­ti­vi del­le san­zio­ni, del­le con­se­guen­ze ac­ces­so­rie non­ché di quel­le re­la­ti­ve al­le spe­se e in­den­ni­tà;
nel­le al­tre de­ci­sio­ni che con­clu­do­no il pro­ce­di­men­to, le ra­gio­ni del­la so­lu­zio­ne adot­ta­ta.
4Il di­spo­si­ti­vo con­tie­ne:
l'in­di­ca­zio­ne del­le di­spo­si­zio­ni di leg­ge ap­pli­ca­te;
nel­le sen­ten­ze, la de­ci­sio­ne re­la­ti­va al­la col­pe­vo­lez­za e al­la san­zio­ne, al­le spe­se e in­den­ni­tà non­ché al­le even­tua­li azio­ni ci­vi­li;
nel­le al­tre de­ci­sio­ni che con­clu­do­no il pro­ce­di­men­to, la di­chia­ra­zio­ne di con­clu­sio­ne del­lo stes­so;
le de­ci­sio­ni giu­di­zia­rie suc­ces­si­ve;
la de­ci­sio­ne con­cer­nen­te le con­se­guen­ze ac­ces­so­rie;
la de­si­gna­zio­ne del­le per­so­ne e au­to­ri­tà che ri­ce­vo­no una co­pia del­la de­ci­sio­ne o del di­spo­si­ti­vo.
Art. 82 Limitazioni dell'obbligo di motivazione
1Il tri­bu­na­le di pri­mo gra­do ri­nun­cia a una mo­ti­va­zio­ne scrit­ta se:
non pro­nun­cia una pe­na de­ten­ti­va su­pe­rio­re a due an­ni, un in­ter­na­men­to se­con­do l'ar­ti­co­lo 64 CP1, un trat­ta­men­to se­con­do l'ar­ti­co­lo 59 ca­po­ver­so 3 CP op­pu­re una pri­va­zio­ne di li­ber­tà di ol­tre due an­ni con­se­guen­te al­la re­vo­ca si­mul­ta­nea del­la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le di san­zio­ni.
2Il tri­bu­na­le di pri­mo gra­do no­ti­fi­ca suc­ces­si­va­men­te al­le par­ti una sen­ten­za mo­ti­va­ta se:
3Se so­lo l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to do­man­da una sen­ten­za mo­ti­va­ta o in­ter­po­ne ri­cor­so, il tri­bu­na­le di pri­mo gra­do mo­ti­va la sen­ten­za sol­tan­to nel­la mi­su­ra in cui con­cer­ne il com­por­ta­men­to pu­ni­bi­le che ha ar­re­ca­to pre­giu­di­zio all'ac­cu­sa­to­re pri­va­to e le pre­te­se ci­vi­li del­lo stes­so.
4Nel­la pro­ce­du­ra di ri­cor­so, il giu­di­ce può ri­man­da­re al­la mo­ti­va­zio­ne del­la giu­ri­sdi­zio­ne in­fe­rio­re per quan­to con­cer­ne l'ap­prez­za­men­to di fat­to e di di­rit­to dei fat­ti con­te­sta­ti all'im­pu­ta­to.
Art. 83 Interpretazione e rettifica delle decisioni
1Se il di­spo­si­ti­vo di una de­ci­sio­ne è po­co chia­ro, con­trad­dit­to­rio o in­com­ple­to o è in con­trad­di­zio­ne con la mo­ti­va­zio­ne, l'au­to­ri­tà pe­na­le che ha pro­nun­cia­to la de­ci­sio­ne la in­ter­pre­ta o la ret­ti­fi­ca ad istan­za di par­te o d'uf­fi­cio.
2L'istan­za è pre­sen­ta­ta per scrit­to; vi de­vo­no es­se­re in­di­ca­ti i pas­sag­gi con­te­sta­ti o le mo­di­fi­che au­spi­ca­te.
3L'au­to­ri­tà pe­na­le dà al­le al­tre par­ti l'op­por­tu­ni­tà di pro­nun­ciar­si sull'istan­za.
4La de­ci­sio­ne in­ter­pre­ta­ta o ret­ti­fi­ca­ta è co­mu­ni­ca­ta al­le par­ti.
Sezione 6: Comunicazione delle decisioni e notificazione
Art. 84 Comunicazione delle decisioni
1Se la pro­ce­du­ra è pub­bli­ca, il giu­di­ce co­mu­ni­ca oral­men­te la sen­ten­za a de­li­be­ra­zio­ne con­clu­sa, mo­ti­van­do­la suc­cin­ta­men­te.
2Il giu­di­ce con­se­gna al­le par­ti il di­spo­si­ti­vo del­la sen­ten­za al­la fi­ne del di­bat­ti­men­to o lo no­ti­fi­ca lo­ro en­tro cin­que gior­ni.
3Se non può pro­nun­cia­re im­me­dia­ta­men­te la sen­ten­za, il giu­di­ce vi prov­ve­de ap­pe­na pos­si­bi­le e co­mu­ni­ca la sen­ten­za in un nuo­vo di­bat­ti­men­to. Se in tal ca­so le par­ti ri­nun­cia­no al­la co­mu­ni­ca­zio­ne pub­bli­ca del­la sen­ten­za, il giu­di­ce no­ti­fi­ca lo­ro il di­spo­si­ti­vo su­bi­to do­po aver de­li­be­ra­to.
4Se de­ve mo­ti­va­re la sen­ten­za, il giu­di­ce la no­ti­fi­ca en­tro 60 gior­ni, ec­ce­zio­nal­men­te en­tro 90 gior­ni, all'im­pu­ta­to e al pub­bli­co mi­ni­ste­ro con la mo­ti­va­zio­ne com­ple­ta e al­le al­tre par­ti sol­tan­to con i pun­ti con­cer­nen­ti le lo­ro con­clu­sio­ni.
5L'au­to­ri­tà pe­na­le co­mu­ni­ca per scrit­to od oral­men­te al­le par­ti i de­cre­ti o le or­di­nan­ze or­di­na­to­ri sem­pli­ci.
6Le de­ci­sio­ni so­no co­mu­ni­ca­te al­le al­tre au­to­ri­tà de­si­gna­te dal di­rit­to fe­de­ra­le e dal di­rit­to can­to­na­le; le de­ci­sio­ni su ri­cor­so so­no co­mu­ni­ca­te an­che al­la giu­ri­sdi­zio­ne in­fe­rio­re e le de­ci­sio­ni pas­sa­te in giu­di­ca­to, se ne­ces­sa­rio, al­le au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne e a quel­le del ca­sel­la­rio giu­di­zia­le.
Art. 85 Forma delle comunicazioni e della notificazione
1Sal­vo che il pre­sen­te Co­di­ce di­spon­ga al­tri­men­ti, le co­mu­ni­ca­zio­ni del­le au­to­ri­tà pe­na­li ri­ve­sto­no la for­ma scrit­ta.
2La no­ti­fi­ca­zio­ne è fat­ta me­dian­te in­vio po­sta­le rac­co­man­da­to o in al­tro mo­do con­tro ri­ce­vu­ta, se­gna­ta­men­te per il tra­mi­te del­la po­li­zia.
3La no­ti­fi­ca­zio­ne è con­si­de­ra­ta av­ve­nu­ta quan­do l'in­vio è pre­so in con­se­gna dal de­sti­na­ta­rio op­pu­re da un suo im­pie­ga­to o da una per­so­na che vi­ve nel­la stes­sa eco­no­mia do­me­sti­ca aven­ti al­me­no 16 an­ni. So­no fat­ti sal­vi i ca­si in cui le au­to­ri­tà pe­na­li di­spon­go­no che una co­mu­ni­ca­zio­ne sia no­ti­fi­ca­ta per­so­nal­men­te al de­sti­na­ta­rio.
4La no­ti­fi­ca­zio­ne è pu­re con­si­de­ra­ta av­ve­nu­ta:
in ca­so di in­vio po­sta­le rac­co­man­da­to non ri­ti­ra­to, il set­ti­mo gior­no dal ten­ta­ti­vo di con­se­gna in­frut­tuo­so, sem­pre che il de­sti­na­ta­rio do­ves­se aspet­tar­si una no­ti­fi­ca­zio­ne;
in ca­so di no­ti­fi­ca­zio­ne in ma­ni pro­prie, quan­do il de­sti­na­ta­rio ri­fiu­ta la con­se­gna e il la­to­re ne at­te­sta il ri­fiu­to, il gior­no del ri­fiu­to.
Art. 86 Notificazione per via elettronica
1Con il con­sen­so del di­ret­to in­te­res­sa­to, le co­mu­ni­ca­zio­ni pos­so­no es­se­re no­ti­fi­ca­te per via elet­tro­ni­ca. So­no mu­ni­te di una fir­ma elet­tro­ni­ca se­con­do la leg­ge del 18 mar­zo 20162 sul­la fir­ma elet­tro­ni­ca.
il for­ma­to del­le co­mu­ni­ca­zio­ni e dei re­la­ti­vi al­le­ga­ti;
il mo­men­to in cui la co­mu­ni­ca­zio­ne è con­si­de­ra­ta no­ti­fi­ca­ta.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 7 dell'all. al­la L del 18 mar. 2016 sul­la fir­ma elet­tro­ni­ca, in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 4651; FF2014 913).
Art. 87 Recapito
1Le co­mu­ni­ca­zio­ni so­no no­ti­fi­ca­te al do­mi­ci­lio, al­la di­mo­ra abi­tua­le o al­la se­de del de­sti­na­ta­rio.
2Le par­ti e i pa­tro­ci­na­to­ri con do­mi­ci­lio, di­mo­ra abi­tua­le o se­de all'este­ro de­vo­no de­si­gna­re un re­ca­pi­to in Sviz­ze­ra; so­no fat­ti sal­vi gli ac­cor­di in­ter­na­zio­na­li se­con­do cui le co­mu­ni­ca­zio­ni pos­so­no es­se­re no­ti­fi­ca­te di­ret­ta­men­te.
3Le co­mu­ni­ca­zio­ni de­sti­na­te al­le par­ti che han­no de­si­gna­to un pa­tro­ci­na­to­re so­no no­ti­fi­ca­te va­li­da­men­te a que­st'ul­ti­mo.
4Se una par­te de­ve com­pa­ri­re per­so­nal­men­te a un'udien­za o com­pie­re di per­so­na at­ti pro­ce­du­ra­li, la co­mu­ni­ca­zio­ne le è di­ret­ta­men­te no­ti­fi­ca­ta. Una co­pia del­la co­mu­ni­ca­zio­ne è no­ti­fi­ca­ta al pa­tro­ci­na­to­re.
Art. 88 Pubblicazione
1La no­ti­fi­ca­zio­ne è fat­ta me­dian­te pub­bli­ca­zio­ne nel Fo­glio uf­fi­cia­le de­si­gna­to dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne o dal Can­to­ne se:
il luo­go di sog­gior­no del de­sti­na­ta­rio è igno­to e non può es­se­re in­di­vi­dua­to nem­me­no con de­bi­te, ra­gio­ne­vo­li ri­cer­che;
una no­ti­fi­ca­zio­ne è im­pos­si­bi­le o do­ves­se com­por­ta­re com­pli­ca­zio­ni straor­di­na­rie;
una par­te o il suo pa­tro­ci­na­to­re con do­mi­ci­lio, di­mo­ra abi­tua­le o se­de all'este­ro non han­no de­si­gna­to un re­ca­pi­to in Sviz­ze­ra.
2La no­ti­fi­ca­zio­ne è con­si­de­ra­ta av­ve­nu­ta il gior­no del­la pub­bli­ca­zio­ne.
3Del­le de­ci­sio­ni fi­na­li è pub­bli­ca­to sol­tan­to il di­spo­si­ti­vo.
4I de­cre­ti d'ab­ban­do­no e i de­cre­ti d'ac­cu­sa so­no re­pu­ta­ti no­ti­fi­ca­ti an­che se non pub­bli­ca­ti.
Sezione 7: Termini e date d'udienza
Art. 89 Disposizioni generali
1I ter­mi­ni le­ga­li so­no im­pro­ro­ga­bi­li.
2Nel pro­ce­di­men­to pe­na­le non vi so­no fe­rie giu­di­zia­rie.
Art. 90 Decorrenza e computo dei termini
1I ter­mi­ni la cui de­cor­ren­za di­pen­de da una no­ti­fi­ca­zio­ne o dal ve­ri­fi­car­si di un even­to de­cor­ro­no dal gior­no suc­ces­si­vo.
2Se l'ul­ti­mo gior­no del ter­mi­ne è un sa­ba­to, una do­me­ni­ca o un gior­no ri­co­no­sciu­to fe­sti­vo dal di­rit­to fe­de­ra­le o can­to­na­le, il ter­mi­ne sca­de il pri­mo gior­no fe­ria­le se­guen­te. È de­ter­mi­nan­te il di­rit­to del Can­to­ne in cui ha do­mi­ci­lio o se­de la par­te o il suo pa­tro­ci­na­to­re.1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 7 dell'all. al­la L del 19 mar. 2010 sull'or­ga­niz­za­zio­ne del­le au­to­ri­tà pe­na­li, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 3267; FF 2008 7093).
Art. 91 Osservanza dei termini
1Il ter­mi­ne è os­ser­va­to se l'at­to pro­ce­du­ra­le è com­piu­to pres­so l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te al più tar­di l'ul­ti­mo gior­no.
2Le istan­ze o me­mo­rie de­vo­no es­se­re con­se­gna­te al più tar­di l'ul­ti­mo gior­no del ter­mi­ne pres­so l'au­to­ri­tà pe­na­le op­pu­re, all'in­di­riz­zo di que­sta, pres­so la po­sta sviz­ze­ra, una rap­pre­sen­tan­za di­plo­ma­ti­ca o con­so­la­re sviz­ze­ra op­pu­re, qua­lo­ra pro­ven­ga­no da per­so­ne in sta­to di car­ce­ra­zio­ne, al­la di­re­zio­ne del­lo sta­bi­li­men­to.
3In ca­so di tra­smis­sio­ne per via elet­tro­ni­ca, per l'os­ser­van­za di un ter­mi­ne è de­ter­mi­nan­te il mo­men­to in cui è ri­la­scia­ta la ri­ce­vu­ta at­te­stan­te che la par­te ha ese­gui­to tut­te le ope­ra­zio­ni ne­ces­sa­rie per la tra­smis­sio­ne.1
4Il ter­mi­ne è re­pu­ta­to os­ser­va­to an­che quan­do la me­mo­ria o l'istan­za per­vie­ne al più tar­di l'ul­ti­mo gior­no del ter­mi­ne a un'au­to­ri­tà sviz­ze­ra non com­pe­ten­te. Que­sta la inol­tra sen­za in­du­gio all'au­to­ri­tà pe­na­le com­pe­ten­te.
5Il ter­mi­ne di pa­ga­men­to a un'au­to­ri­tà pe­na­le è os­ser­va­to se l'im­por­to do­vu­to è ver­sa­to al­la po­sta sviz­ze­ra, op­pu­re ad­de­bi­ta­to a un con­to po­sta­le o ban­ca­rio in Sviz­ze­ra, in fa­vo­re dell'au­to­ri­tà pe­na­le, al più tar­di l'ul­ti­mo gior­no del ter­mi­ne.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 7 dell'all. al­la L del 18 mar. 2016 sul­la fir­ma elet­tro­ni­ca, in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 4651; FF2014 913
Art. 92 Proroga di termini e differimento di udienze
Le au­to­ri­tà pos­so­no, d'uf­fi­cio o su do­man­da, pro­ro­ga­re o dif­fe­ri­re i ter­mi­ni e le udien­ze da es­se fis­sa­ti. La do­man­da dev'es­se­re tem­pe­sti­va e suf­fra­ga­ta da per­ti­nen­ti mo­ti­vi.
Art. 93 Inosservanza
Vi è inos­ser­van­za di un ter­mi­ne quan­do una par­te non com­pie tem­pe­sti­va­men­te un at­to pro­ce­du­ra­le op­pu­re non com­pa­re a un'udien­za.
Art. 94 Restituzione
1La par­te che, non aven­do os­ser­va­to un ter­mi­ne, ha su­bì­to un pre­giu­di­zio giu­ri­di­co im­por­tan­te e ir­ri­me­dia­bi­le può chie­der­ne la re­sti­tu­zio­ne; a tal fi­ne de­ve ren­der ve­ro­si­mi­le di non ave­re col­pa dell'inos­ser­van­za.
2L'istan­za di re­sti­tu­zio­ne va mo­ti­va­ta e pre­sen­ta­ta per scrit­to en­tro 30 gior­ni dal­la ces­sa­zio­ne del mo­ti­vo dell'inos­ser­van­za all'au­to­ri­tà pres­so cui avreb­be do­vu­to es­se­re com­piu­to l'at­to pro­ce­du­ra­le omes­so. En­tro lo stes­so ter­mi­ne oc­cor­re com­pie­re l'at­to omes­so.
3L'istan­za di re­sti­tu­zio­ne ha ef­fet­to so­spen­si­vo sol­tan­to se l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te lo ac­cor­da.
4Sull'istan­za di re­sti­tu­zio­ne de­ci­de l'au­to­ri­tà pe­na­le in pro­ce­du­ra scrit­ta.
5I ca­po­ver­si 1-4 si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia al­la man­ca­ta com­pa­ri­zio­ne al­le udien­ze. Se la re­sti­tu­zio­ne è con­ces­sa, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to fis­sa una nuo­va udien­za. So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni sul­la pro­ce­du­ra con­tu­ma­cia­le.
Sezione 8: Trattamento di dati
Art. 95 Raccolta di dati personali
1I da­ti per­so­na­li so­no rac­col­ti pres­so l'in­te­res­sa­to op­pu­re in mo­do per que­sti rav­vi­sa­bi­le, sem­pre che il pro­ce­di­men­to non ne ri­sul­ti com­pro­mes­so o sia re­so spro­por­zio­na­ta­men­te one­ro­so.
2Se non po­te­va rav­vi­sa­re di es­se­re og­get­to di una rac­col­ta di da­ti, l'in­te­res­sa­to de­ve es­ser­ne im­me­dia­ta­men­te in­for­ma­to. Si può ri­nun­cia­re all'in­for­ma­zio­ne o dif­fe­rir­la per pro­teg­ge­re in­te­res­si pub­bli­ci o pri­va­ti pre­pon­de­ran­ti.
Art. 95a Trattamento di dati personali
Quan­do trat­ta­no da­ti per­so­na­li, le au­to­ri­tà pe­na­li com­pe­ten­ti prov­ve­do­no a di­stin­gue­re nel­la mi­su­ra del pos­si­bi­le:
le di­ver­se ca­te­go­rie di in­te­res­sa­ti;
i da­ti per­so­na­li fon­da­ti su fat­ti da quel­li fon­da­ti su va­lu­ta­zio­ni per­so­na­li.
1 In­tro­dot­to dal n. II 3 del­la LF del 28 set. 2018 che at­tua la di­ret­ti­va (UE) 2016/680 re­la­ti­va al­la pro­te­zio­ne del­le per­so­ne fi­si­che con ri­guar­do al trat­ta­men­to dei da­ti per­so­na­li a fi­ni di pre­ven­zio­ne, in­da­gi­ne, ac­cer­ta­men­to e per­se­gui­men­to di rea­ti o ese­cu­zio­ne di san­zio­ni pe­na­li, in vi­go­re dal 1° mar. 2019 (RU 2019 625; FF 2017 5939).
Art. 96 Comunicazione e utilizzazione in procedimenti pendenti
1Se è pre­su­mi­bi­le che pos­sa­no for­ni­re chia­ri­men­ti es­sen­zia­li, l'au­to­ri­tà pe­na­le può co­mu­ni­ca­re i da­ti per­so­na­li re­la­ti­vi a un pro­ce­di­men­to pen­den­te af­fin­ché sia­no uti­liz­za­ti in un al­tro pro­ce­di­men­to pen­den­te.
2So­no fat­ti sal­vi:
gli ar­ti­co­li 11, 13, 14 e 20 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 21 mar­zo 19971 sul­le mi­su­re per la sal­va­guar­dia del­la si­cu­rez­za in­ter­na;
le di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 13 giu­gno 20082 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne;
le di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 7 ot­to­bre 19943 su­gli Uf­fi­ci cen­tra­li di po­li­zia giu­di­zia­ria del­la Con­fe­de­ra­zio­ne.4
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 lett. a dell'all. 2 al­la LF del 13 giu. 2008 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2008 4989; FF 2006 4631).
Art. 97 Diritti d'informazione durante la pendenza del procedimento
Fin­tan­to che il pro­ce­di­men­to è pen­den­te, le par­ti e gli al­tri par­te­ci­pan­ti al pro­ce­di­men­to han­no di­rit­to di es­se­re in­for­ma­ti sui da­ti per­so­na­li trat­ta­ti che li con­cer­no­no, con­for­me­men­te al di­rit­to lo­ro spet­tan­te di esa­mi­na­re gli at­ti.
Art. 98 Rettifica di dati
1Qua­lo­ra da­ti per­so­na­li si ri­ve­li­no ine­sat­ti, le au­to­ri­tà pe­na­li com­pe­ten­ti li ret­ti­fi­ca­no sen­za in­du­gio.
2Le au­to­ri­tà pe­na­li com­pe­ten­ti av­vi­sa­no sen­za in­du­gio dell'av­ve­nu­ta ret­ti­fi­ca l'au­to­ri­tà che ha lo­ro tra­smes­so o mes­so a di­spo­si­zio­ne ta­li da­ti o al­la qua­le li han­no co­mu­ni­ca­ti.1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 3 del­la LF del 28 set. 2018 che at­tua la di­ret­ti­va (UE) 2016/680 re­la­ti­va al­la pro­te­zio­ne del­le per­so­ne fi­si­che con ri­guar­do al trat­ta­men­to dei da­ti per­so­na­li a fi­ni di pre­ven­zio­ne, in­da­gi­ne, ac­cer­ta­men­to e per­se­gui­men­to di rea­ti o ese­cu­zio­ne di san­zio­ni pe­na­li, in vi­go­re dal 1° mar. 2019 (RU 2019 625; FF 2017 5939).
Art. 99 Trattamento e conservazione dei dati personali dopo la chiusura del procedimento
1Chiu­so il pro­ce­di­men­to, il trat­ta­men­to dei da­ti per­so­na­li, la pro­ce­du­ra e la tu­te­la giu­ri­sdi­zio­na­le so­no ret­ti dal­le di­spo­si­zio­ni del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni in ma­te­ria di pro­te­zio­ne dei da­ti.
2La du­ra­ta di con­ser­va­zio­ne dei da­ti per­so­na­li do­po la chiu­su­ra del pro­ce­di­men­to si de­ter­mi­na se­con­do l'ar­ti­co­lo 103.
3So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 7 ot­to­bre 19941 su­gli Uf­fi­ci cen­tra­li di po­li­zia giu­di­zia­ria del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e del­la leg­ge fe­de­ra­le del 13 giu­gno 20082 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, non­ché quel­le del pre­sen­te Co­di­ce re­la­ti­ve ai do­cu­men­ti se­gna­le­ti­ci e ai pro­fi­li di DNA.3
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 lett. a dell'all. 2 al­la LF del 13 giu. 2008 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2008 4989; FF 2006 4631).
Sezione 9: Gestione, esame e conservazione degli atti
Art. 100 Gestione degli atti
1Per ogni cau­sa pe­na­le è co­sti­tui­to un fa­sci­co­lo. Il fa­sci­co­lo con­tie­ne:
i ver­ba­li pro­ce­du­ra­li e quel­li d'in­ter­ro­ga­to­rio;
gli at­ti rac­col­ti dall'au­to­ri­tà pe­na­le;
gli at­ti pro­dot­ti dal­le par­ti.
2Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to prov­ve­de al­la con­ser­va­zio­ne si­ste­ma­ti­ca e al­la re­gi­stra­zio­ne con­ti­nua de­gli at­ti in un elen­co; nei ca­si sem­pli­ci può ri­nun­cia­re al­la com­pi­la­zio­ne di un elen­co.
Art. 101 Esame degli atti di un procedimento pendente
1Le par­ti pos­so­no esa­mi­na­re gli at­ti del pro­ce­di­men­to pe­na­le al più tar­di do­po il pri­mo in­ter­ro­ga­to­rio dell'im­pu­ta­to e do­po l'as­sun­zio­ne del­le al­tre pro­ve prin­ci­pa­li da par­te del pub­bli­co mi­ni­ste­ro; è fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 108.
2Al­tre au­to­ri­tà pos­so­no esa­mi­na­re gli at­ti se ne­ces­sa­rio per la trat­ta­zio­ne di pro­ce­di­men­ti ci­vi­li, pe­na­li o am­mi­ni­stra­ti­vi pen­den­ti e se non vi si op­pon­go­no in­te­res­si pub­bli­ci o pri­va­ti pre­pon­de­ran­ti.
3I ter­zi pos­so­no esa­mi­na­re gli at­ti se fan­no va­le­re un in­te­res­se scien­ti­fi­co o un al­tro in­te­res­se de­gno di pro­te­zio­ne e se non vi si op­pon­go­no in­te­res­si pub­bli­ci o pri­va­ti pre­pon­de­ran­ti.
Art. 102 Procedura in caso di domanda d'esame degli atti
1In me­ri­to all'esa­me de­gli at­ti de­ci­de chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to. Que­sti adot­ta le mi­su­re ne­ces­sa­rie per evi­ta­re abu­si e ri­tar­di e per tu­te­la­re i le­git­ti­mi in­te­res­si al man­te­ni­men­to del se­gre­to.
2Gli at­ti si esa­mi­na­no pres­so la se­de dell'au­to­ri­tà pe­na­le in­te­res­sa­ta op­pu­re, me­dian­te as­si­sten­za giu­di­zia­ria, pres­so un'al­tra au­to­ri­tà pe­na­le. Al­le al­tre au­to­ri­tà e ai pa­tro­ci­na­to­ri del­le par­ti, gli at­ti ven­go­no di nor­ma re­ca­pi­ta­ti.
3Chi ha di­rit­to di esa­mi­na­re gli at­ti può chie­de­re che glie­ne sia­no al­le­sti­te co­pie con­tro il ver­sa­men­to di un emo­lu­men­to.
Art. 103 Conservazione degli atti
1Gli at­ti so­no con­ser­va­ti al­me­no fi­no al­lo sca­de­re del ter­mi­ne di pre­scri­zio­ne dell'azio­ne pe­na­le e del­la pe­na.
2Fan­no ec­ce­zio­ne i do­cu­men­ti ori­gi­na­li ac­qui­si­ti al fa­sci­co­lo; es­si van­no re­sti­tui­ti con­tro ri­ce­vu­ta agli aven­ti di­rit­to ap­pe­na la de­ci­sio­ne sul­la cau­sa pe­na­le è pas­sa­ta in giu­di­ca­to.
Titolo terzo: Parti e altri partecipanti al procedimento
Sezione 1: Definizione e statuto
Art. 104 Parti
1So­no par­ti:
il pub­bli­co mi­ni­ste­ro nel­la pro­ce­du­ra di­bat­ti­men­ta­le e in quel­la di ri­cor­so.
2La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no con­fe­ri­re pie­ni o li­mi­ta­ti di­rit­ti di par­te ad al­tre au­to­ri­tà cui spet­ta la tu­te­la di in­te­res­si pub­bli­ci.
Art. 105 Altri partecipanti al procedimento
1So­no al­tri par­te­ci­pan­ti al pro­ce­di­men­to:
il dan­neg­gia­to;
il de­nun­cian­te;
il te­sti­mo­ne;
la per­so­na in­for­ma­ta sui fat­ti;
il pe­ri­to;
il ter­zo ag­gra­va­to da at­ti pro­ce­du­ra­li.
2Le per­so­ne di cui al ca­po­ver­so 1, se di­ret­ta­men­te le­se nei lo­ro di­rit­ti, frui­sco­no dei di­rit­ti pro­ce­du­ra­li spet­tan­ti al­le par­ti, nel­la mi­su­ra ne­ces­sa­ria al­la tu­te­la dei lo­ro in­te­res­si.
Art. 106 Capacità processuale
1Le par­ti pos­so­no com­pie­re va­li­da­men­te at­ti pro­ce­du­ra­li sol­tan­to se han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li.
2Chi non ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li è rap­pre­sen­ta­to dal suo rap­pre­sen­tan­te le­ga­le.
3Chi non ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li ma è ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to può eser­ci­ta­re, a fian­co del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le, i di­rit­ti pro­ce­du­ra­li di na­tu­ra emi­nen­te­men­te per­so­na­le.
Art. 107 Diritto di essere sentiti
1Le par­ti han­no il di­rit­to di es­se­re sen­ti­te; se­gna­ta­men­te, han­no il di­rit­to di:
esa­mi­na­re gli at­ti;
par­te­ci­pa­re agli at­ti pro­ce­du­ra­li;
far ca­po a un pa­tro­ci­na­to­re;
espri­mer­si sul­la cau­sa e sul­la pro­ce­du­ra;
pre­sen­ta­re istan­ze pro­ba­to­rie.
2Le au­to­ri­tà pe­na­li ren­do­no at­ten­te ai lo­ro di­rit­ti le par­ti pri­ve di co­no­scen­ze giu­ri­di­che.
Art. 108 Restrizioni del diritto di essere sentiti
1Le au­to­ri­tà pe­na­li pos­so­no sot­to­por­re a re­stri­zio­ni il di­rit­to di es­se­re sen­ti­ti se:
vi è il so­spet­to fon­da­to che una par­te abu­si dei suoi di­rit­ti;
la re­stri­zio­ne è ne­ces­sa­ria per ga­ran­ti­re la si­cu­rez­za di per­so­ne op­pu­re per tu­te­la­re in­te­res­si pub­bli­ci o pri­va­ti al man­te­ni­men­to del se­gre­to.
2Re­stri­zio­ni nei con­fron­ti dei pa­tro­ci­na­to­ri so­no am­mes­se sol­tan­to se il pa­tro­ci­na­to­re stes­so ne dà mo­ti­vo.
3Le re­stri­zio­ni van­no li­mi­ta­te nel tem­po op­pu­re cir­co­scrit­te a sin­go­li at­ti pro­ce­du­ra­li.
4Se il mo­ti­vo del­la re­stri­zio­ne per­si­ste, le au­to­ri­tà pe­na­li pos­so­no fon­da­re le lo­ro de­ci­sio­ni an­che su at­ti a cui una par­te non ha avu­to ac­ces­so, ma sol­tan­to nel­la mi­su­ra in cui det­ta par­te sia sta­ta in­for­ma­ta del con­te­nu­to es­sen­zia­le de­gli at­ti me­de­si­mi.
5Se il mo­ti­vo del­la re­stri­zio­ne vie­ne me­no, il di­rit­to di es­se­re sen­ti­ti va ac­cor­da­to a po­ste­rio­ri in for­ma ade­gua­ta.
Sezione 2: Atti procedurali compiuti dalle parti
Art. 109 Memorie e istanze
1Le par­ti pos­so­no pre­sen­ta­re in ogni tem­po me­mo­rie e istan­ze a chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to; so­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni con­tra­rie del pre­sen­te Co­di­ce.
2Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to esa­mi­na le me­mo­rie e le istan­ze e of­fre al­le al­tre par­ti l'op­por­tu­ni­tà di pro­nun­ciar­si.
1Le me­mo­rie e le istan­ze pos­so­no es­se­re pre­sen­ta­te per scrit­to op­pu­re oral­men­te a ver­ba­le. Le me­mo­rie e istan­ze scrit­te van­no da­ta­te e fir­ma­te.
2Se la tra­smis­sio­ne av­vie­ne per via elet­tro­ni­ca, le me­mo­rie e le istan­ze de­vo­no re­ca­re una fir­ma elet­tro­ni­ca re­go­la­men­ta­ta qua­li­fi­ca­ta se­con­do la leg­ge del 18 mar­zo 20161 sul­la fir­ma elet­tro­ni­ca. Il Con­si­glio fe­de­ra­le di­sci­pli­na:
il for­ma­to de­gli at­ti e dei re­la­ti­vi al­le­ga­ti;
le con­di­zio­ni al­le qua­li può es­se­re ri­chie­sta la tra­smis­sio­ne suc­ces­si­va di do­cu­men­ti car­ta­cei in ca­so di pro­ble­mi tec­ni­ci.2
3Per al­tro, gli at­ti pro­ce­du­ra­li non sot­to­stan­no ad al­cun re­qui­si­to for­ma­le, sem­pre che il pre­sen­te Co­di­ce non pre­ve­da al­tri­men­ti.
4Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può re­spin­ge­re me­mo­rie e istan­ze il­leg­gi­bi­li, in­com­pren­si­bi­li, scon­ve­nien­ti o ec­ces­si­va­men­te pro­lis­se; im­par­ti­sce un ter­mi­ne per rie­la­bo­rar­le, av­ver­ten­do che al­tri­men­ti non sa­ran­no pre­se in con­si­de­ra­zio­ne.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 7 dell'all. al­la L del 18 mar. 2016 sul­la fir­ma elet­tro­ni­ca, in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 4651; FF2014 913
Capitolo 2: L'imputato
Art. 111 Definizione
1È con­si­de­ra­to im­pu­ta­to chiun­que è in­di­zia­to, in­col­pa­to o ac­cu­sa­to di un rea­to in una de­nun­cia, in una que­re­la o, da par­te di un'au­to­ri­tà pe­na­le, in un at­to pro­ce­du­ra­le.
2I di­rit­ti e gli ob­bli­ghi dell'im­pu­ta­to spet­ta­no an­che al­le per­so­ne il cui pro­ce­di­men­to è ria­per­to do­po ab­ban­do­no o do­po una sen­ten­za ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 323 o de­gli ar­ti­co­li 410-415.
Art. 112 Procedimento penale contro imprese
1Nel pro­ce­di­men­to pe­na­le con­tro un'im­pre­sa, l'im­pre­sa è rap­pre­sen­ta­ta da una so­la per­so­na, au­to­riz­za­ta a rap­pre­sen­tar­la il­li­mi­ta­ta­men­te in ma­te­ria ci­vi­le.
2Se l'im­pre­sa non de­si­gna il suo rap­pre­sen­tan­te en­tro un con­gruo ter­mi­ne, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to de­ci­de qua­le del­le per­so­ne au­to­riz­za­te a rap­pre­sen­tar­la in ma­te­ria ci­vi­le la rap­pre­sen­ta nel pro­ce­di­men­to pe­na­le.
3L'im­pre­sa de­ve de­si­gna­re un al­tro rap­pre­sen­tan­te se per il me­de­si­mo fat­to o per fat­ti con­nes­si è av­via­ta un'in­chie­sta pe­na­le nei con­fron­ti del rap­pre­sen­tan­te de­si­gna­to. Se del ca­so, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to de­si­gna per rap­pre­sen­tar­la un'al­tra per­so­na se­con­do il ca­po­ver­so 2 op­pu­re, in su­bor­di­ne, un ter­zo ido­neo.
4Se per il me­de­si­mo fat­to o per fat­ti con­nes­si si pro­ce­de se­pa­ra­ta­men­te con­tro una per­so­na fi­si­ca e con­tro un'im­pre­sa, i due pro­ce­di­men­ti pos­so­no es­se­re riu­ni­ti.
Art. 113 Posizione giuridica
1L'im­pu­ta­to non è te­nu­to a de­por­re a pro­prio ca­ri­co. Ha se­gna­ta­men­te fa­col­tà di non ri­spon­de­re e di non col­la­bo­ra­re al pro­ce­di­men­to. De­ve tut­ta­via sot­to­por­si ai prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi pre­vi­sti dal­la leg­ge.
2Se l'im­pu­ta­to ri­fiu­ta di col­la­bo­ra­re, il pro­ce­di­men­to pro­se­gue co­mun­que.
Art. 114 Capacità dibattimentale
1L'im­pu­ta­to che è fi­si­ca­men­te e men­tal­men­te in gra­do di se­gui­re il di­bat­ti­men­to è con­si­de­ra­to ido­neo al di­bat­ti­men­to.
2In ca­so di tem­po­ra­nea in­ca­pa­ci­tà di­bat­ti­men­ta­le, gli at­ti pro­ce­du­ra­li in­dif­fe­ri­bi­li so­no com­piu­ti in pre­sen­za del di­fen­so­re.
3Se l'in­ca­pa­ci­tà di­bat­ti­men­ta­le per­si­ste, il pro­ce­di­men­to pe­na­le è so­spe­so o ab­ban­do­na­to. So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni spe­cia­li re­la­ti­ve ai pro­ce­di­men­ti nei con­fron­ti di im­pu­ta­ti pe­nal­men­te in­ca­pa­ci.
Capitolo 3: Il danneggiato, la vittima e l'accusatore privato
Sezione 1: Il danneggiato
1Il dan­neg­gia­to è la per­so­na i cui di­rit­ti so­no sta­ti di­ret­ta­men­te le­si dal rea­to.
2È con­si­de­ra­to ta­le in ogni ca­so chi è le­git­ti­ma­to a spor­ge­re que­re­la.
Sezione 2: La vittima
Art. 116 Definizioni
1La vit­ti­ma è il dan­neg­gia­to che a cau­sa del rea­to è sta­to di­ret­ta­men­te le­so nel­la sua in­te­gri­tà fi­si­ca, ses­sua­le o psi­chi­ca.
2I con­giun­ti del­la vit­ti­ma so­no il suo co­niu­ge, i suoi fi­gli e ge­ni­to­ri, non­ché le al­tre per­so­ne a lei uni­te da le­ga­mi ana­lo­ghi.
Art. 117 Posizione giuridica
1Al­la vit­ti­ma spet­ta­no par­ti­co­la­ri di­rit­ti, se­gna­ta­men­te:
il di­rit­to al­la pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà (art. 70 cpv. 1 lett. a, 74 cpv. 4 e 152 cpv. 1);
il di­rit­to di far­si ac­com­pa­gna­re da una per­so­na di fi­du­cia (art. 70 cpv. 2 e 152 cpv. 2);
il di­rit­to a mi­su­re di pro­te­zio­ne (art. 152-154);
la fa­col­tà di non ri­spon­de­re (art. 169 cpv. 4);
il di­rit­to di es­se­re in­for­ma­ta (art. 305 e 330 cpv. 3);
il di­rit­to a una com­po­si­zio­ne spe­cia­le dell'au­to­ri­tà giu­di­can­te (art. 335 cpv. 4).
2Se la vit­ti­ma ha me­no di 18 an­ni so­no inol­tre ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni spe­cia­li ri­guar­dan­ti la pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà dei mi­no­ri, se­gna­ta­men­te quel­le con­cer­nen­ti:
le re­stri­zio­ni al con­fron­to tra la vit­ti­ma e l'im­pu­ta­to (art. 154 cpv. 4);
le mi­su­re spe­cia­li di pro­te­zio­ne in oc­ca­sio­ne de­gli in­ter­ro­ga­to­ri (art. 154 cpv. 2-4);
l'ab­ban­do­no del pro­ce­di­men­to (art. 319 cpv. 2).
3Se fan­no va­le­re pre­te­se ci­vi­li, i con­giun­ti go­do­no de­gli stes­si di­rit­ti del­la vit­ti­ma.
Sezione 3: L'accusatore privato
Art. 118 Definizione e presupposti
1È ac­cu­sa­to­re pri­va­to il dan­neg­gia­to che di­chia­ra espres­sa­men­te di par­te­ci­pa­re al pro­ce­di­men­to pe­na­le con un'azio­ne pe­na­le o ci­vi­le.
2La que­re­la è equi­pa­ra­ta a ta­le di­chia­ra­zio­ne.
3La di­chia­ra­zio­ne va fat­ta a un'au­to­ri­tà di per­se­gui­men­to pe­na­le al più tar­di al­la con­clu­sio­ne del­la pro­ce­du­ra pre­li­mi­na­re.
4Se il dan­neg­gia­to non ha fat­to di pro­pria ini­zia­ti­va una ta­le di­chia­ra­zio­ne, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro lo ren­de at­ten­to a que­sta pos­si­bi­li­tà do­po l'aper­tu­ra del­la pro­ce­du­ra pre­li­mi­na­re.
Art. 119 Forma e contenuto della dichiarazione
1Il dan­neg­gia­to può pre­sen­ta­re la di­chia­ra­zio­ne per scrit­to op­pu­re oral­men­te a ver­ba­le.
2Nel­la di­chia­ra­zio­ne il dan­neg­gia­to può, cu­mu­la­ti­va­men­te o al­ter­na­ti­va­men­te:
chie­de­re il per­se­gui­men­to e la con­dan­na del re­spon­sa­bi­le del rea­to (azio­ne pe­na­le);
far va­le­re in via ade­si­va pre­te­se di di­rit­to pri­va­to de­sun­te dal rea­to (azio­ne ci­vi­le).
Art. 120 Rinuncia e ritiro
1Il dan­neg­gia­to può in ogni tem­po di­chia­ra­re, per scrit­to op­pu­re oral­men­te a ver­ba­le, di ri­nun­cia­re ai suoi di­rit­ti. La ri­nun­cia è de­fi­ni­ti­va.
2Se non è espres­sa­men­te de­li­mi­ta­ta, la ri­nun­cia con­cer­ne sia l'azio­ne pe­na­le sia l'azio­ne ci­vi­le.
1Se il dan­neg­gia­to muo­re sen­za aver ri­nun­cia­to ai suoi di­rit­ti pro­ces­sua­li qua­le ac­cu­sa­to­re pri­va­to, i suoi con­giun­ti ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 110 ca­po­ver­so 1 CP1 su­ben­tra­no nei suoi di­rit­ti nell'or­di­ne del­la suc­ces­si­bi­li­tà.
2Chi su­ben­tra per leg­ge nei di­rit­ti del dan­neg­gia­to è le­git­ti­ma­to ad agi­re sol­tan­to ci­vil­men­te e di­spo­ne uni­ca­men­te dei di­rit­ti pro­ces­sua­li che con­cer­no­no di­ret­ta­men­te l'at­tua­zio­ne dell'azio­ne ci­vi­le.
Sezione 4: Azione civile
1In ve­ste di ac­cu­sa­to­re pri­va­to il dan­neg­gia­to può far va­le­re in via ade­si­va nel pro­ce­di­men­to pe­na­le pre­te­se di di­rit­to ci­vi­le de­sun­te dal rea­to.
2Il me­de­si­mo di­rit­to spet­ta ai con­giun­ti del­la vit­ti­ma, per quan­to fac­cia­no va­le­re pro­prie pre­te­se ci­vi­li nei ri­guar­di dell'im­pu­ta­to.
3L'azio­ne ci­vi­le nel pro­ce­di­men­to pe­na­le di­ven­ta pen­den­te al mo­men­to del­la di­chia­ra­zio­ne di cui all'ar­ti­co­lo 119 ca­po­ver­so 2 let­te­ra b.
4Se ri­ti­ra l'azio­ne ci­vi­le pri­ma del di­bat­ti­men­to di pri­mo gra­do, l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to può nuo­va­men­te pro­muo­ver­la nel fo­ro ci­vi­le.
Art. 123 Quantificazione e motivazione
1La pre­te­sa fat­ta va­le­re nell'azio­ne ci­vi­le de­ve per quan­to pos­si­bi­le es­se­re quan­ti­fi­ca­ta nel­la di­chia­ra­zio­ne di cui all'ar­ti­co­lo 119 e suc­cin­ta­men­te mo­ti­va­ta per scrit­to in­di­can­do i mez­zi di pro­va in­vo­ca­ti.
2La quan­ti­fi­ca­zio­ne e la mo­ti­va­zio­ne de­vo­no av­ve­ni­re al più tar­di in se­de di ar­rin­ga.
Art. 124 Competenza e procedura
1Il giu­di­ce in­ve­sti­to del­la cau­sa pe­na­le sta­tui­sce sul­la pre­te­sa ci­vi­le sen­za ri­guar­do al va­lo­re li­ti­gio­so.
2Al più tar­di nel­la pro­ce­du­ra di­bat­ti­men­ta­le di pri­mo gra­do, all'im­pu­ta­to è da­ta l'oc­ca­sio­ne di espri­mer­si sull'azio­ne ci­vi­le.
3Il ri­co­no­sci­men­to dell'azio­ne ci­vi­le da par­te dell'im­pu­ta­to è mes­so a ver­ba­le e men­zio­na­to nel­la de­ci­sio­ne che con­clu­de il pro­ce­di­men­to.
Art. 125 Garanzia per le pretese nei riguardi dell'accusatore privato
1Ad istan­za dell'im­pu­ta­to, l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to, pur­ché non sia vit­ti­ma ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 116, de­ve pre­sta­re ga­ran­zie per i di­spen­di pre­ve­di­bi­li cau­sa­ti dal­le sue con­clu­sio­ni su­gli aspet­ti ci­vi­li se:
non ha do­mi­ci­lio o se­de in Sviz­ze­ra;
ri­sul­ta in­sol­vi­bi­le, se­gna­ta­men­te se è sta­to di­chia­ra­to il fal­li­men­to nei suoi con­fron­ti, se è in cor­so una pro­ce­du­ra con­cor­da­ta­ria o se vi so­no at­te­sta­ti di ca­ren­za di be­ni;
per al­tri mo­ti­vi vi è da te­me­re che le pre­te­se dell'im­pu­ta­to sia­no se­ria­men­te com­pro­mes­se o va­ni­fi­ca­te.
2Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to in giu­di­zio de­ci­de de­fi­ni­ti­va­men­te sull'istan­za. Sta­bi­li­sce l'en­ti­tà del­la ga­ran­zia fis­san­do un ter­mi­ne per pre­star­la.
3La ga­ran­zia può es­se­re pre­sta­ta in con­tan­ti op­pu­re per il tra­mi­te di una ban­ca o as­si­cu­ra­zio­ne con sta­bi­le or­ga­niz­za­zio­ne in Sviz­ze­ra.
4Suc­ces­si­va­men­te la ga­ran­zia può es­se­re au­men­ta­ta, ri­dot­ta o sop­pres­sa.
Art. 126 Decisione
1Il giu­di­ce pro­nun­cia sull'azio­ne ci­vi­le pro­mos­sa in via ade­si­va se:
di­chia­ra col­pe­vo­le l'im­pu­ta­to;
as­sol­ve l'im­pu­ta­to e la fat­ti­spe­cie è ma­tu­ra per la pro­nun­cia di me­ri­to.
2L'azio­ne ci­vi­le è rin­via­ta al fo­ro ci­vi­le se:
il pro­ce­di­men­to pe­na­le è ab­ban­do­na­to o con­clu­so nel­la pro­ce­du­ra del de­cre­to d'ac­cu­sa;
l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to non ha suf­fi­cien­te­men­te quan­ti­fi­ca­to o mo­ti­va­to l'azio­ne;
l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to non pre­sta ga­ran­zie per le pre­te­se dell'im­pu­ta­to;
l'im­pu­ta­to è as­sol­to ma la fat­ti­spe­cie non è an­co­ra ma­tu­ra per la pro­nun­cia di me­ri­to.
3Qua­lo­ra il giu­di­zio com­ple­to del­le pre­te­se ci­vi­li com­por­tas­se un one­re spro­por­zio­na­to, il giu­di­ce può li­mi­tar­si a pro­nun­cia­re sul­le stes­se una de­ci­sio­ne di prin­ci­pio, rin­vian­do per il re­sto al fo­ro ci­vi­le. Per quan­to pos­si­bi­le, le pre­te­se di esi­gua en­ti­tà so­no non­di­me­no giu­di­ca­te in­te­ra­men­te in se­de pe­na­le.
4Qua­lo­ra fra i par­te­ci­pan­ti al pro­ce­di­men­to vi sia­no vit­ti­me, il giu­di­ce può giu­di­ca­re dap­pri­ma sol­tan­to la col­pe­vo­lez­za e gli aspet­ti pe­na­li; in­di­pen­den­te­men­te dal va­lo­re li­ti­gio­so, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to de­ci­de in se­gui­to sull'azio­ne ci­vi­le qua­le giu­di­ce uni­co e do­po un'ul­te­rio­re udien­za di­bat­ti­men­ta­le.
Capitolo 4: Patrocinio
1A tu­te­la dei lo­ro in­te­res­si, l'im­pu­ta­to, l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to e gli al­tri par­te­ci­pan­ti al pro­ce­di­men­to pos­so­no av­va­ler­si del pa­tro­ci­nio.
2Per quan­to il pro­ce­di­men­to non ne ri­sul­ti in­de­bi­ta­men­te ri­tar­da­to, le par­ti pos­so­no far ca­po a due o più pa­tro­ci­na­to­ri. In tal ca­so ne de­si­gna­no uno qua­le rap­pre­sen­tan­te prin­ci­pa­le abi­li­ta­to a com­pie­re gli at­ti di rap­pre­sen­tan­za di­nan­zi al­le au­to­ri­tà pe­na­li e il cui do­mi­ci­lio sia l'uni­co re­ca­pi­to per le no­ti­fi­ca­zio­ni.
3En­tro i li­mi­ti di quan­to di­spo­sto dal­la leg­ge e dal­le nor­me deon­to­lo­gi­che, nel­lo stes­so pro­ce­di­men­to il pa­tro­ci­na­to­re può cu­ra­re gli in­te­res­si di più par­te­ci­pan­ti.
4Le par­ti pos­so­no de­si­gna­re qua­le pa­tro­ci­na­to­re qual­sia­si per­so­na aven­te l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li, di buo­na re­pu­ta­zio­ne e de­gna di fi­du­cia; so­no fat­te sal­ve le re­stri­zio­ni sta­bi­li­te dal di­rit­to sull'av­vo­ca­tu­ra.
5La di­fe­sa dell'im­pu­ta­to è ri­ser­va­ta agli av­vo­ca­ti au­to­riz­za­ti a rap­pre­sen­ta­re le par­ti in giu­di­zio se­con­do la leg­ge del 23 giu­gno 20001 su­gli av­vo­ca­ti; so­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni de­ro­ga­to­rie can­to­na­li con­cer­nen­ti la di­fe­sa nel­la pro­ce­du­ra pe­na­le in ma­te­ria di con­trav­ven­zio­ni.
Sezione 2: Il difensore
Art. 128 Posizione giuridica
En­tro i li­mi­ti del­la leg­ge e del­le nor­me deon­to­lo­gi­che, il di­fen­so­re è vin­co­la­to uni­ca­men­te agli in­te­res­si dell'im­pu­ta­to.
Art. 129 Difensore di fiducia
1In ogni pro­ce­di­men­to pe­na­le e in ogni fa­se del­lo stes­so l'im­pu­ta­to ha il di­rit­to di af­fi­da­re la sua di­fe­sa a un pa­tro­ci­na­to­re ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 127 ca­po­ver­so 5 (di­fen­so­re di fi­du­cia) op­pu­re, fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 130, di di­fen­der­si da sé.
2L'eser­ci­zio del­la di­fe­sa di fi­du­cia pre­sup­po­ne una pro­cu­ra scrit­ta o una di­chia­ra­zio­ne a ver­ba­le dell'im­pu­ta­to.
Art. 130 Difesa obbligatoria
L'im­pu­ta­to de­ve es­se­re di­fe­so se:
la car­ce­ra­zio­ne pre­ven­ti­va, com­pre­so un ar­re­sto prov­vi­so­rio, è du­ra­ta più di die­ci gior­ni;
ri­schia di su­bi­re una pe­na de­ten­ti­va su­pe­rio­re a un an­no, una mi­su­ra pri­va­ti­va del­la li­ber­tà o l'espul­sio­ne;
a cau­sa del suo sta­to fi­si­co o men­ta­le o per al­tri mo­ti­vi non è in gra­do di tu­te­la­re suf­fi­cien­te­men­te i suoi in­te­res­si pro­ces­sua­li e il rap­pre­sen­tan­te le­ga­le non è in gra­do di far­lo in sua ve­ce;
il pub­bli­co mi­ni­ste­ro in­ter­vie­ne per­so­nal­men­te di­nan­zi al tri­bu­na­le di pri­mo gra­do o al tri­bu­na­le d'ap­pel­lo;
si pro­ce­de con ri­to ab­bre­via­to (art. 358-362).
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 5 dell'all. al­la LF del 20 mar. 2015 (At­tua­zio­ne dell'art. 121 cpv. 3-6 Co­st. sull'espul­sio­ne di stra­nie­ri che com­met­to­no rea­ti), in vi­go­re dal 1° ott. 2016 (RU 2016 2329; FF 2013 5163).
Art. 131 Garanzia della difesa obbligatoria
1Se la di­fe­sa è ob­bli­ga­to­ria, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to prov­ve­de af­fin­ché sia de­si­gna­to sen­za in­du­gio un di­fen­so­re.
2Se gli estre­mi del­la di­fe­sa ob­bli­ga­to­ria so­no pre­sen­ti già al mo­men­to dell'aper­tu­ra del­la pro­ce­du­ra pre­li­mi­na­re, la di­fe­sa dev'es­se­re as­si­cu­ra­ta do­po il pri­mo in­ter­ro­ga­to­rio da par­te del pub­bli­co mi­ni­ste­ro, ma in ogni ca­so pri­ma che sia aper­ta l'istru­zio­ne.
3Le pro­ve as­sun­te pri­ma del­la de­si­gna­zio­ne di un di­fen­so­re, ben­ché la sua pre­sen­za fos­se ma­ni­fe­sta­men­te ne­ces­sa­ria, so­no va­li­de sol­tan­to se l'im­pu­ta­to ri­nun­cia al­la lo­ro rias­sun­zio­ne.
Art. 132 Difensore d'ufficio
1Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to di­spo­ne una di­fe­sa d'uf­fi­cio se:
in ca­so di di­fe­sa ob­bli­ga­to­ria:
no­no­stan­te in­giun­zio­ne, l'im­pu­ta­to non de­si­gna un di­fen­so­re di fi­du­cia,
il man­da­to è re­vo­ca­to al di­fen­so­re di fi­du­cia op­pu­re que­sti lo ri­met­te e l'im­pu­ta­to non de­si­gna un nuo­vo di­fen­so­re en­tro il ter­mi­ne im­par­ti­to;
l'im­pu­ta­to è sprov­vi­sto dei mez­zi ne­ces­sa­ri e una sua di­fe­sa s'im­po­ne per tu­te­la­re i suoi in­te­res­si.
2Una di­fe­sa s'im­po­ne per tu­te­la­re gli in­te­res­si dell'im­pu­ta­to se­gna­ta­men­te se non si trat­ta di un ca­so ba­ga­tel­la­re e il ca­so pe­na­le pre­sen­ta in fat­to o in di­rit­to dif­fi­col­tà cui l'im­pu­ta­to non po­treb­be far fron­te da so­lo.
3Non si trat­ta co­mun­que di un ca­so ba­ga­tel­la­re se si pro­spet­ta una pe­na de­ten­ti­va su­pe­rio­re a quat­tro me­si o una pe­na pe­cu­nia­ria su­pe­rio­re a 120 ali­quo­te gior­na­lie­re.1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 3 dell'all. al­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
Art. 133 Designazione del difensore d'ufficio
1Il di­fen­so­re d'uf­fi­cio è de­si­gna­to da chi, nel­la re­la­ti­va fa­se pro­ce­du­ra­le, di­ri­ge il pro­ce­di­men­to.
2Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to de­si­gna il di­fen­so­re d'uf­fi­cio te­nen­do pos­si­bil­men­te con­to dei de­si­de­ri dell'im­pu­ta­to.
Art. 134 Revoca e sostituzione del difensore d'ufficio
1Se il mo­ti­vo del­la di­fe­sa d'uf­fi­cio vie­ne me­no, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to re­vo­ca il man­da­to.
2Se il rap­por­to di fi­du­cia tra l'im­pu­ta­to e il di­fen­so­re d'uf­fi­cio si de­te­rio­ra no­te­vol­men­te op­pu­re se per al­tri mo­ti­vi non è più ga­ran­ti­ta una di­fe­sa ef­fi­ca­ce, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to de­si­gna un al­tro di­fen­so­re d'uf­fi­cio.
Art. 135 Retribuzione del difensore d'ufficio
1Il di­fen­so­re d'uf­fi­cio è re­tri­bui­to se­con­do la ta­rif­fa d'av­vo­ca­tu­ra del­la Con­fe­de­ra­zio­ne o del Can­to­ne in cui si svol­ge il pro­ce­di­men­to.
2Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro o l'au­to­ri­tà giu­di­can­te sta­bi­li­sce l'im­por­to del­la re­tri­bu­zio­ne al ter­mi­ne del pro­ce­di­men­to.
3In ma­te­ria di re­tri­bu­zio­ne, il di­fen­so­re d'uf­fi­cio può in­ter­por­re re­cla­mo:
al­la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo, con­tro la de­ci­sio­ne del pub­bli­co mi­ni­ste­ro o del tri­bu­na­le di pri­mo gra­do;
al Tri­bu­na­le pe­na­le fe­de­ra­le, con­tro la de­ci­sio­ne del­la giu­ri­sdi­zio­ne di re­cla­mo o del tri­bu­na­le d'ap­pel­lo can­to­na­le.
4Non ap­pe­na le sue con­di­zio­ni eco­no­mi­che glie­lo per­met­ta­no, l'im­pu­ta­to con­dan­na­to a pa­ga­re le spe­se pro­ce­du­ra­li è te­nu­to a:
rim­bor­sa­re la re­tri­bu­zio­ne al­la Con­fe­de­ra­zio­ne o al Can­to­ne;
ver­sa­re al di­fen­so­re la dif­fe­ren­za tra la re­tri­bu­zio­ne uf­fi­cia­le e l'ono­ra­rio in­te­gra­le.
5La pre­te­sa del­la Con­fe­de­ra­zio­ne o del Can­to­ne si pre­scri­ve in die­ci an­ni dal mo­men­to in cui la de­ci­sio­ne pas­sa in giu­di­ca­to.
Sezione 3: Gratuito patrocinio per l'accusatore privato
Art. 136 Presupposti
1Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to ac­cor­da par­zial­men­te o to­tal­men­te il gra­tui­to pa­tro­ci­nio all'ac­cu­sa­to­re pri­va­to, af­fin­ché que­sti pos­sa far va­le­re le sue pre­te­se ci­vi­li, se:
l'ac­cu­sa­to­re pri­va­to è sprov­vi­sto dei mez­zi ne­ces­sa­ri; e
l'azio­ne ci­vi­le non ap­pa­re pri­va di pro­ba­bi­li­tà di suc­ces­so.
2Il gra­tui­to pa­tro­ci­nio com­pren­de:
l'eso­ne­ro da­gli an­ti­ci­pi e dal­la pre­sta­zio­ne di ga­ran­zie;
l'eso­ne­ro dal­le spe­se pro­ce­du­ra­li;
la de­si­gna­zio­ne di un pa­tro­ci­na­to­re, se ne­ces­sa­rio per tu­te­la­re i di­rit­ti dell'ac­cu­sa­to­re pri­va­to.
Art. 137 Designazione, revoca e sostituzione
La de­si­gna­zio­ne, la re­vo­ca e la so­sti­tu­zio­ne del pa­tro­ci­na­to­re so­no ret­te per ana­lo­gia da­gli ar­ti­co­li 133 e 134.
Art. 138 Retribuzione e onere delle spese
1La re­tri­bu­zio­ne del pa­tro­ci­na­to­re è ret­ta per ana­lo­gia dall'ar­ti­co­lo 135; è fat­ta sal­va la de­ci­sio­ne de­fi­ni­ti­va cir­ca l'one­re del­le spe­se del gra­tui­to pa­tro­ci­nio e de­gli at­ti pro­ce­du­ra­li per i qua­li si è di­spo­sto l'eso­ne­ro dall'an­ti­ci­po del­le spe­se.
2Se l'im­pu­ta­to è con­dan­na­to a ver­sa­re un'in­den­ni­tà pro­ces­sua­le all'ac­cu­sa­to­re pri­va­to, l'in­den­ni­tà è de­vo­lu­ta al­la Con­fe­de­ra­zio­ne o al Can­to­ne fi­no a con­cor­ren­za del­le spe­se per il gra­tui­to pa­tro­ci­nio.
Titolo quarto: Mezzi di prova
Sezione 1: Raccolta e utilizzabilità delle prove
Art. 139 Principi
1Per l'ac­cer­ta­men­to del­la ve­ri­tà le au­to­ri­tà pe­na­li si av­val­go­no di tut­ti i mez­zi di pro­va le­ci­ti e ido­nei se­con­do le co­no­scen­ze scien­ti­fi­che e l'espe­rien­za.
2I fat­ti ir­ri­le­van­ti, ma­ni­fe­sti, no­ti all'au­to­ri­tà pe­na­le op­pu­re già com­pro­va­ti sot­to il pro­fi­lo giu­ri­di­co non so­no og­get­to di pro­va.
Art. 140 Metodi probatori vietati
1È vie­ta­to rac­co­glie­re pro­ve ser­ven­do­si di mez­zi coer­ci­ti­vi, vio­len­za, mi­nac­ce, pro­mes­se, in­gan­ni o mez­zi che pos­so­no pre­giu­di­ca­re le fa­col­tà men­ta­li o la li­be­ra vo­lon­tà di una per­so­na.
2L'uso di sif­fat­ti me­to­di è pu­re vie­ta­to quand'an­che l'in­te­res­sa­to vi ac­con­sen­ta.
Art. 141 Utilizzabilità delle prove acquisite illegittimamente
1Le pro­ve rac­col­te in vio­la­zio­ne dell'ar­ti­co­lo 140 non pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te in al­cun ca­so. Ciò va­le an­che per le pro­ve non uti­liz­za­bi­li a te­no­re del pre­sen­te Co­di­ce.
2Le pro­ve rac­col­te dal­le au­to­ri­tà pe­na­li in mo­do pe­nal­men­te il­le­ci­to o in vio­la­zio­ne di nor­me che ne con­di­zio­na­no la va­li­di­tà non pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te, ec­cet­to che la lo­ro uti­liz­za­zio­ne sia in­di­spen­sa­bi­le per far lu­ce su gra­vi rea­ti.
3Le pro­ve rac­col­te in vio­la­zio­ne di pre­scri­zio­ni d'or­di­ne pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te.
4Le pro­ve rac­col­te esclu­si­va­men­te gra­zie a pro­ve non uti­liz­za­bi­li se­con­do il ca­po­ver­so 2 non pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te.
5I do­cu­men­ti e re­gi­stra­zio­ni con­cer­nen­ti pro­ve non uti­liz­za­bi­li so­no tol­ti dal fa­sci­co­lo, con­ser­va­ti sot­to chia­ve in se­de se­pa­ra­ta fi­no a quan­do il pro­ce­di­men­to è chiu­so con de­ci­sio­ne pas­sa­ta in giu­di­ca­to e quin­di eli­mi­na­ti.
Sezione 2: Interrogatori
Art. 142 Autorità penali competenti
1Gli in­ter­ro­ga­to­ri so­no ef­fet­tua­ti dal pub­bli­co mi­ni­ste­ro, dal­le au­to­ri­tà pe­na­li del­le con­trav­ven­zio­ni e dal giu­di­ce. La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni sta­bi­li­sco­no in che mi­su­ra i col­la­bo­ra­to­ri di que­ste au­to­ri­tà pos­so­no pro­ce­de­re es­si stes­si ad in­ter­ro­ga­to­ri.
2La po­li­zia può in­ter­ro­ga­re im­pu­ta­ti e per­so­ne in­for­ma­te sui fat­ti. La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no de­si­gna­re agen­ti di po­li­zia abi­li­ta­ti ad in­ter­ro­ga­re te­sti­mo­ni su man­da­to del pub­bli­co mi­ni­ste­ro.
Art. 143 Svolgimento dell'interrogatorio
1In una lin­gua a lui com­pren­si­bi­le, l'in­ter­ro­ga­to è dap­pri­ma:
in­vi­ta­to a de­cli­na­re le sue ge­ne­ra­li­tà;
in­for­ma­to sull'og­get­to del pro­ce­di­men­to pe­na­le e sul­la ve­ste in cui è sot­to­po­sto ad in­ter­ro­ga­to­rio;
in­for­ma­to in mo­do com­ple­to cir­ca i suoi di­rit­ti e ob­bli­ghi.
2L'os­ser­van­za del­le di­spo­si­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 1 è mes­sa a ver­ba­le.
3L'au­to­ri­tà pe­na­le può ef­fet­tua­re ul­te­rio­ri ac­cer­ta­men­ti cir­ca l'iden­ti­tà dell'in­ter­ro­ga­to.
4L'au­to­ri­tà pe­na­le in­vi­ta l'in­ter­ro­ga­to ad espri­mer­si sull'og­get­to dell'in­ter­ro­ga­to­rio.
5Con do­man­de e obie­zio­ni for­mu­la­te in mo­do chia­ro l'au­to­ri­tà pe­na­le mi­ra ad ot­te­ne­re una de­po­si­zio­ne com­ple­ta e a chia­ri­re le con­trad­di­zio­ni.
6L'in­ter­ro­ga­to de­po­ne in ba­se a quan­to ri­cor­da. Con l'ac­cor­do di chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to, può ser­vir­si di do­cu­men­ti scrit­ti; al ter­mi­ne dell'in­ter­ro­ga­to­rio que­sti do­cu­men­ti so­no ac­qui­si­ti agli at­ti.
7Chi ha di­stur­bi di elo­cu­zio­ne o di udi­to è in­ter­ro­ga­to per scrit­to o con l'aiu­to di ade­gua­ti as­si­sten­ti.
Art. 144 Interrogatorio per videoconferenza
1Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e l'au­to­ri­tà giu­di­can­te pos­so­no pro­ce­de­re a un in­ter­ro­ga­to­rio per vi­deo­con­fe­ren­za se la com­pa­ri­zio­ne per­so­na­le dell'in­ter­ro­gan­do non è pos­si­bi­le o lo è sol­tan­to con gran­de di­spen­dio.
2L'in­ter­ro­ga­to­rio è re­gi­stra­to su sup­por­to au­dio­vi­si­vo.
Art. 145 Rapporti scritti
L'au­to­ri­tà pe­na­le può in­vi­ta­re chi de­ve es­se­re o è sta­to in­ter­ro­ga­to a con­se­gna­re un rap­por­to scrit­to in ve­ce o a com­ple­men­to dell'in­ter­ro­ga­to­rio.
Art. 146 Interrogatorio di più persone e confronti
1Gli in­ter­ro­gan­di so­no sen­ti­ti se­pa­ra­ta­men­te.
2Le au­to­ri­tà pe­na­li pos­so­no met­te­re a con­fron­to di­ret­to per­so­ne, com­pre­se quel­le che han­no fa­col­tà di non ri­spon­de­re. So­no fat­ti sal­vi i di­rit­ti spe­cia­li del­la vit­ti­ma.
3Le au­to­ri­tà pe­na­li pos­so­no ob­bli­ga­re a re­sta­re sul luo­go dell'at­to pro­ce­du­ra­le le per­so­ne che al ter­mi­ne dell'in­ter­ro­ga­to­rio do­vran­no pre­su­mi­bil­men­te es­se­re po­ste a con­fron­to con al­tri.
4Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può esclu­de­re tem­po­ra­nea­men­te dall'udien­za una per­so­na se:
vi è un con­flit­to di in­te­res­si; op­pu­re
nel cor­so del pro­ce­di­men­to ta­le per­so­na de­ve es­se­re an­co­ra in­ter­ro­ga­ta in ve­ste di te­sti­mo­ne, di per­so­na in­for­ma­ta sui fat­ti o di pe­ri­to.
Sezione 3: Diritto di partecipare all'assunzione delle prove
Art. 147 In generale
1Le par­ti han­no il di­rit­to di pre­sen­zia­re all'as­sun­zio­ne del­le pro­ve da par­te del pub­bli­co mi­ni­ste­ro e del giu­di­ce, co­me pu­re di por­re do­man­de agli in­ter­ro­ga­ti. Il di­rit­to del di­fen­so­re di pre­sen­zia­re agli in­ter­ro­ga­to­ri di po­li­zia è ret­to dall'ar­ti­co­lo 159.
2Il di­rit­to di par­te­ci­pa­re all'as­sun­zio­ne del­le pro­ve non im­pli­ca quel­lo di ot­te­ner­ne il rin­vio.
3La par­te o il suo pa­tro­ci­na­to­re può esi­ge­re che l'as­sun­zio­ne del­le pro­ve sia ri­pe­tu­ta qua­lo­ra es­sa stes­sa, se si trat­ta di par­te sen­za pa­tro­ci­nio, o al­tri­men­ti il suo pa­tro­ci­na­to­re sia­no sta­ti im­pe­di­ti di par­te­ci­pa­re per mo­ti­vi co­gen­ti. Si può ri­nun­cia­re a ri­pe­te­re l'as­sun­zio­ne del­le pro­ve se es­sa do­ves­se com­por­ta­re one­ri spro­por­zio­na­ti e se si può te­ne­re con­to in al­tro mo­do del di­rit­to del­la par­te di es­se­re sen­ti­ta, se­gna­ta­men­te del suo di­rit­to di por­re do­man­de.
4Le pro­ve rac­col­te in vio­la­zio­ne del pre­sen­te ar­ti­co­lo non pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te a ca­ri­co del­la par­te che non era pre­sen­te.
Art. 148 Nella procedura di assistenza giudiziaria
1Se si rac­col­go­no pro­ve all'este­ro nell'am­bi­to di una pro­ce­du­ra di as­si­sten­za giu­di­zia­ria, il di­rit­to del­le par­ti di par­te­ci­pa­re all'as­sun­zio­ne del­le pro­ve è sod­di­sfat­to se le par­ti:
pos­so­no for­mu­la­re do­man­de da ri­vol­ge­re all'au­to­ri­tà este­ra ri­chie­sta;
a ro­ga­to­ria esple­ta­ta, pos­so­no esa­mi­na­re il ver­ba­le; e
pos­so­no por­re do­man­de com­ple­ti­ve per scrit­to.
2È ap­pli­ca­bi­le l'ar­ti­co­lo 147 ca­po­ver­so 4.
Sezione 4: Misure protettive
Art. 149 In generale
1Se vi è mo­ti­vo di ri­te­ne­re che un te­sti­mo­ne, una per­so­na in­for­ma­ta sui fat­ti, un im­pu­ta­to, un pe­ri­to o un tra­dut­to­re o in­ter­pre­te pos­sa­no, a cau­sa del lo­ro coin­vol­gi­men­to nel pro­ce­di­men­to, espor­re se stes­si o una per­so­na con cui han­no un le­ga­me ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 168 ca­po­ver­si 1-3 a un gra­ve pe­ri­co­lo per la vi­ta e l'in­te­gri­tà fi­si­ca op­pu­re a un al­tro gra­ve pre­giu­di­zio, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to adot­ta, su do­man­da o d'uf­fi­cio, ade­gua­te mi­su­re pro­tet­ti­ve.
2A tal fi­ne, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può li­mi­ta­re ade­gua­ta­men­te i di­rit­ti pro­ce­du­ra­li del­le par­ti, se­gna­ta­men­te:
ga­ran­ten­do l'ano­ni­ma­to;
svol­gen­do in­ter­ro­ga­to­ri sen­za la pre­sen­za del­le par­ti o a por­te chiu­se;
ac­cer­tan­do le ge­ne­ra­li­tà sen­za la pre­sen­za del­le par­ti o a por­te chiu­se;
mo­di­fi­can­do l'aspet­to o la vo­ce di per­so­ne da pro­teg­ge­re op­pu­re scher­man­do­le;
po­nen­do re­stri­zio­ni al di­rit­to di esa­mi­na­re gli at­ti.
3Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può con­sen­ti­re al­la per­so­na da pro­teg­ge­re di far­si ac­com­pa­gna­re da un pa­tro­ci­na­to­re o da una per­so­na di fi­du­cia.
4Se si pro­ce­de all'in­ter­ro­ga­to­rio di un mi­no­re di 18 an­ni in ve­ste di te­sti­mo­ne o di per­so­na in­for­ma­ta sui fat­ti, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può inol­tre di­spor­re mi­su­re pro­tet­ti­ve se­con­do l'ar­ti­co­lo 154 ca­po­ver­si 2 e 4.
5Per tut­te le mi­su­re pro­tet­ti­ve che adot­ta, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to prov­ve­de af­fin­ché al­le par­ti sia ga­ran­ti­to il di­rit­to di es­se­re sen­ti­te e in par­ti­co­la­re af­fin­ché sia­no ga­ran­ti­ti i di­rit­ti di di­fe­sa dell'im­pu­ta­to.
6Qua­lo­ra sia sta­to ga­ran­ti­to l'ano­ni­ma­to a per­so­ne da pro­teg­ge­re, chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to adot­ta mi­su­re ap­pro­pria­te per evi­ta­re scam­bi o con­fu­sio­ni di per­so­na.
Art. 150 Garanzia dell'anonimato
1Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può ga­ran­ti­re l'ano­ni­ma­to al­la per­so­na da pro­teg­ge­re.
2Se con­ce­de la ga­ran­zia dell'ano­ni­ma­to, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro la sot­to­po­ne en­tro 30 gior­ni per ap­pro­va­zio­ne al giu­di­ce dei prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi; nel­la ri­chie­sta d'ap­pro­va­zio­ne il pub­bli­co mi­ni­ste­ro pre­ci­sa tut­ti i det­ta­gli ne­ces­sa­ri al­la va­lu­ta­zio­ne del­la le­ga­li­tà del prov­ve­di­men­to. Il giu­di­ce dei prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi de­ci­de de­fi­ni­ti­va­men­te.
3Se il giu­di­ce dei prov­ve­di­men­ti coer­ci­ti­vi ne­ga l'ap­pro­va­zio­ne, le pro­ve già as­sun­te con la ga­ran­zia dell'ano­ni­ma­to non pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te.
4Una vol­ta ap­pro­va­ta o con­ces­sa, la ga­ran­zia dell'ano­ni­ma­to vin­co­la tut­te le au­to­ri­tà pe­na­li in­ve­sti­te del­la cau­sa.
5La per­so­na da pro­teg­ge­re può ri­nun­cia­re in ogni tem­po al­la ga­ran­zia dell'ano­ni­ma­to.
6Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to in giu­di­zio re­vo­ca­no la ga­ran­zia se l'esi­gen­za di pro­te­zio­ne vie­ne ma­ni­fe­sta­men­te me­no.
Art. 151 Misure per la protezione di agenti infiltrati
1Gli agen­ti in­fil­tra­ti a cui è sta­ta con­ces­sa la ga­ran­zia dell'ano­ni­ma­to han­no il di­rit­to:
di man­te­ne­re se­gre­ta la lo­ro ve­ra iden­ti­tà du­ran­te l'in­te­ro pro­ce­di­men­to e do­po la sua chiu­su­ra nei ri­guar­di di chic­ches­sia, ec­cet­tua­ti i mem­bri del­le au­to­ri­tà giu­di­can­ti in­ve­sti­te del­la cau­sa;
a che nes­su­na in­di­ca­zio­ne re­la­ti­va al­la lo­ro ve­ra iden­ti­tà sia ac­qui­si­ta agli at­ti.
2Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to adot­ta le ne­ces­sa­rie mi­su­re pro­tet­ti­ve.
Art. 152 Misure generali per la protezione delle vittime
1In ogni fa­se del pro­ce­di­men­to le au­to­ri­tà pe­na­li tu­te­la­no i di­rit­ti del­la per­so­na­li­tà del­la vit­ti­ma.
2In tut­ti gli at­ti pro­ce­du­ra­li la vit­ti­ma può far­si ac­com­pa­gna­re, ol­tre che dal suo pa­tro­ci­na­to­re, da una per­so­na di fi­du­cia.
3Se la vit­ti­ma lo do­man­da, le au­to­ri­tà pe­na­li le evi­ta­no di in­con­tra­re l'im­pu­ta­to. In tal ca­so, ga­ran­ti­sco­no in al­tro mo­do all'im­pu­ta­to il di­rit­to di es­se­re sen­ti­to. In par­ti­co­la­re, pos­so­no in­ter­ro­ga­re la vit­ti­ma ap­pli­can­do le mi­su­re pro­tet­ti­ve di cui all'ar­ti­co­lo 149 ca­po­ver­so 2 let­te­re b e d.
4Un con­fron­to può es­se­re or­di­na­to se:
il di­rit­to dell'im­pu­ta­to di es­se­re sen­ti­to non può es­se­re ga­ran­ti­to in al­tro mo­do; op­pu­re
un in­te­res­se pre­pon­de­ran­te del per­se­gui­men­to pe­na­le lo esi­ge im­pe­ra­ti­va­men­te.
Art. 153 Misure speciali per la protezione delle vittime di reati contro l'integrità sessuale
1Le vit­ti­me di rea­ti con­tro l'in­te­gri­tà ses­sua­le pos­so­no esi­ge­re che sia­no in­ter­ro­ga­te da una per­so­na del lo­ro stes­so ses­so.
2Un con­fron­to con l'im­pu­ta­to può es­se­re or­di­na­to con­tro la vo­lon­tà del­la vit­ti­ma sol­tan­to se il di­rit­to dell'im­pu­ta­to di es­se­re sen­ti­to non può es­se­re ga­ran­ti­to in al­tro mo­do.
Art. 154 Misure speciali per la protezione delle vittime minorenni
1Ai sen­si del pre­sen­te ar­ti­co­lo il ter­mi­ne mi­no­ren­ne de­si­gna la vit­ti­ma che al mo­men­to dell'in­ter­ro­ga­to­rio o del con­fron­to non ha an­co­ra com­piu­to i 18 an­ni.
2Il pri­mo in­ter­ro­ga­to­rio del mi­no­ren­ne de­ve svol­ger­si al più pre­sto pos­si­bi­le.
3L'au­to­ri­tà può esclu­de­re dal pro­ce­di­men­to la per­so­na di fi­du­cia che po­treb­be eser­ci­ta­re un in­flus­so de­ter­mi­nan­te sul mi­no­ren­ne.
4Qua­lo­ra ap­pa­ia che l'in­ter­ro­ga­to­rio o il con­fron­to po­treb­be espor­re il mi­no­ren­ne a una gra­ve pres­sio­ne psi­co­lo­gi­ca, so­no ap­pli­ca­bi­li le se­guen­ti re­go­le:
un con­fron­to con l'im­pu­ta­to può es­se­re or­di­na­to sol­tan­to se il mi­no­ren­ne lo do­man­da espres­sa­men­te op­pu­re se il di­rit­to dell'im­pu­ta­to di es­se­re sen­ti­to non può es­se­re ga­ran­ti­to in al­tro mo­do;
nel cor­so dell'in­te­ro pro­ce­di­men­to il mi­no­ren­ne non può di nor­ma es­se­re in­ter­ro­ga­to più di due vol­te;
si pro­ce­de a un se­con­do in­ter­ro­ga­to­rio sol­tan­to se nel cor­so del pri­mo le par­ti non han­no po­tu­to eser­ci­ta­re i lo­ro di­rit­ti op­pu­re se ciò è in­di­spen­sa­bi­le nell'in­te­res­se del­le in­da­gi­ni o del mi­no­ren­ne. Per quan­to pos­si­bi­le, il se­con­do in­ter­ro­ga­to­rio è ef­fet­tua­to dal­la stes­sa per­so­na che ha svol­to il pri­mo;
gli in­ter­ro­ga­to­ri so­no ef­fet­tua­ti da un fun­zio­na­rio in­qui­ren­te ap­po­si­ta­men­te for­ma­to e in pre­sen­za di uno spe­cia­li­sta. Qua­lo­ra non si pro­ce­da a un con­fron­to, gli in­ter­ro­ga­to­ri so­no re­gi­stra­ti su sup­por­to au­dio­vi­si­vo;
le par­ti eser­ci­ta­no i lo­ro di­rit­ti per il tra­mi­te di chi in­ter­ro­ga;
chi in­ter­ro­ga e lo spe­cia­li­sta ri­por­ta­no le lo­ro os­ser­va­zio­ni par­ti­co­la­ri in un rap­por­to.
Art. 155 Misure per la protezione di persone affette da turba psichica
1Gli in­ter­ro­ga­to­ri di per­so­ne af­fet­te da tur­ba psi­chi­ca so­no li­mi­ta­ti al­lo stret­to ne­ces­sa­rio; le au­di­zio­ni plu­ri­me van­no evi­ta­te.
2Chi di­ri­ge il pro­ce­di­men­to può in­ca­ri­ca­re dell'in­ter­ro­ga­to­rio au­to­ri­tà pe­na­li o ser­vi­zi so­cia­li spe­cia­liz­za­ti op­pu­re far ca­po a fa­mi­lia­ri, al­tre per­so­ne di fi­du­cia o pe­ri­ti.
Art. 156 Misure per la protezione di persone al di fuori del procedimento
La Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni pos­so­no pre­ve­de­re mi­su­re per la pro­te­zio­ne di per­so­ne al di fuo­ri del pro­ce­di­men­to.
Capitolo 2: Interrogatorio dell'imputato
Art. 157 Principio
1In tut­ti i gra­di del pro­ce­di­men­to le au­to­ri­tà pe­na­li pos­so­no in­ter­ro­ga­re l'im­pu­ta­to in me­ri­to ai fat­ti che gli so­no con­te­sta­ti.
2Le au­to­ri­tà pe­na­li of­fro­no all'im­pu­ta­to l'op­por­tu­ni­tà di espri­mer­si in mo­do cir­co­stan­zia­to su ta­li fat­ti.
Art. 158 Informazioni nel primo interrogatorio
1All'ini­zio del pri­mo in­ter­ro­ga­to­rio la po­li­zia o il pub­bli­co mi­ni­ste­ro in­for­ma­no l'im­pu­ta­to in una lin­gua a lui com­pren­si­bi­le che:
è sta­ta av­via­ta una pro­ce­du­ra pre­li­mi­na­re nei suoi con­fron­ti e su qua­li rea­ti;
ha fa­col­tà di non ri­spon­de­re e di non col­la­bo­ra­re;
ha il di­rit­to di de­si­gna­re un di­fen­so­re o di chie­de­re se del ca­so un di­fen­so­re d'uf­fi­cio;
può esi­ge­re la pre­sen­za di un tra­dut­to­re o in­ter­pre­te.
2Se le in­for­ma­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 1 non so­no for­ni­te, l'in­ter­ro­ga­to­rio non può es­se­re uti­liz­za­to.
Art. 159 Interrogatori di polizia nella procedura investigativa
1In ca­so di in­ter­ro­ga­to­ri da par­te del­la po­li­zia l'im­pu­ta­to ha il di­rit­to di esi­ge­re la pre­sen­za del suo di­fen­so­re e che que­sti pos­sa a sua vol­ta por­re do­man­de.
2Se è in sta­to di ar­re­sto prov­vi­so­rio, l'in­ter­ro­ga­to ha inol­tre di­rit­to di con­fe­ri­re li­be­ra­men­te con il suo di­fen­so­re.
3Il fat­to di far va­le­re que­sto di­rit­to non con­fe­ri­sce al­cun di­rit­to al dif­fe­ri­men­to dell'in­ter­ro­ga­to­rio.
Art. 160 Interrogatorio di un imputato reo confesso
Qua­lo­ra l'im­pu­ta­to sia reo con­fes­so, il pub­bli­co mi­ni­ste­ro e il giu­di­ce esa­mi­na­no l'at­ten­di­bi­li­tà del­la con­fes­sio­ne e lo in­vi­ta­no a de­scri­ve­re con pre­ci­sio­ne le cir­co­stan­ze del­la fat­ti­spe­cie.
Art. 161 Esame della situazione personale nella procedura preliminare
Il pub­bli­co mi­ni­ste­ro in­ter­ro­ga l'im­pu­ta­to sul­la sua si­tua­zio­ne per­so­na­le sol­tan­to qua­lo­ra si pro­spet­ti la pro­mo­zio­ne dell'ac­cu­sa o l'emis­sio­ne di un de­cre­to d'ac­cu­sa op­pu­re qua­lo­ra al­tri mo­ti­vi lo ren­da­no ne­ces­sa­rio.

References: Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 31

Art. 32

Art. 33

Art. 34

Art. 36

Art. 37

Art. 38

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 50

Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 56

Art. 57

Art. 58

Art. 59

Art. 60

Art. 61

Art. 62

Art. 63

Art. 64

Art. 65

Art. 66

Art. 67

Art. 68

Art. 69

Art. 70

Art. 71

Art. 72

Art. 75

Art. 76

Art. 77

Art. 78

Art. 79

Art. 80

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Art. 84

Art. 85

Art. 86

Art. 87

Art. 88

Art. 89

Art. 90

Art. 91

Art. 92

Art. 93

Art. 94

Art. 95

Art. 95

Art. 96

Art. 97

Art. 98

Art. 99

Art. 100

Art. 101

Art. 102

Art. 103

Art. 104

Art. 105

Art. 106

Art. 107

Art. 108

Art. 109

Art. 111

Art. 112

Art. 113

Art. 114

Art. 116

Art. 117

Art. 118

Art. 119

Art. 120

Art. 123

Art. 124

Art. 125

Art. 126

Art. 128

Art. 129

Art. 130

Art. 131

Art. 132

Art. 133

Art. 134

Art. 135

Art. 136

Art. 137

Art. 138

Art. 139

Art. 140

Art. 141

Art. 142

Art. 143

Art. 144

Art. 145

Art. 146

Art. 147

Art. 148

Art. 149

Art. 150

Art. 151

Art. 152

Art. 153

Art. 154

Art. 155

Art. 156

Art. 157

Art. 158

Art. 159

Art. 160

Art. 161