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Timestamp: 2018-10-18 16:44:09+00:00

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Novità fiscali del 2 settembre 2010: studi di settore: l’Ufficio deve dimostrare che le risultanze sono affidabili; CFC: difesa garantita anche senza l’interpello; appalti: obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari; in caso di revoca della retrodatazione contributiva la Cassa di previdenza risponde del danno causato al professionista; spetta il risarcimento del danno d’immagine all’imprenditore leso dall’Amministrazione | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 2 settembre 2010: studi di settore: l’Ufficio deve dimostrare che le risultanze sono affidabili; CFC: difesa garantita anche senza l’interpello; appalti: obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari; in caso di revoca della retrodatazione contributiva la Cassa di previdenza risponde del danno causato al professionista; spetta il risarcimento del danno d’immagine all’imprenditore leso dall’Amministrazione
1) Studi di settore: L’Ufficio deve dimostrare che le risultanze sono affidabili
2) CFC: Difesa garantita anche senza l’interpello
3) Appalti: obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari
4) In caso di revoca della retrodatazione contributiva: La Cassa di previdenza risponde del danno causato al professionista
5) In crescita le entrate tributarie e contributive del primo semestre del 2010
6) Spetta il risarcimento del danno d’immagine all’imprenditore leso dall’Amministrazione
Gli studi di settore si possono applicare solo in presenza di perfetta coincidenza con l’attività esercitata.
Se il contribuente contesta la non esatta corrispondenza tra l’attività esercitata e quella considerata dallo studio, l’accertamento emesso dal fisco è illegittimo.
La Corte Suprema di Cassazione (sentenza n. 18941 del 31/08/2010) ha, quindi, respinto il ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria con il quale contestava i punti difensivi esposti dal contribuente (nel caso di specie, da una società).
In particolare, la società ha messo in risalto che l’atto impositivo del fisco non era idoneo allo scopo prefissato poiché l’attività svolta non corrispondeva perfettamente a quella presa come parametro dagli studi settoriali.
Secondo la Cassazione si tratta di dati non idonei a supportare l’accertamento analitico/induttivo (ex art. 39, comma 1, lett. d del DPR 60071973) tranne che non siano assistiti da elementi concreti desunti dalla realtà economica dell’impresa che devono essere provati dall’Amministrazione finanziaria e non semplicemente enunciati nella motivazione dell’accertamento.
Si tratta, quindi, solo di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza nasce solo in esito alla fase del contradditorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente.
In tale sede, lo stesso contribuente ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa.
La motivazione dell’atto non può, quindi, esaurirsi nel rilievo dello scostamento tra i dati dichiarati e quelli desumibili dalle risultanze degli studi di settore.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 18941 del 31 agosto 2010)
Difesa garantita anche senza l’interpello: Il principio vale anche per le CFC.
Assonime ha rilevato (circolare n. 27 del 05/08/2010) che l’omessa presentazione di un interpello obbligatorio non preclude al contribuente il diritto di far valere le proprie ragioni nelle successive eventuali fasi di accertamento o di dedurre in giudizio la sussistenza di tutti i presupposti necessari per il riconoscimento di una disciplina di favore o derogatoria.
Il nuovo orientamento dell’Agenzia delle Entrate (circolare n. 32/E/2010) assume rilevanza in tema delle CFC – Controlled Foreign Company.
E’ quanto ha stabilito la Legge n. 136 del 13 agosto 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 23 agosto 2010, avente per oggetto “Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia”.
Le novità saranno in vigore dal 07 settembre 2010.
Tutti i movimenti finanziari relativi ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici nonché alla gestione dei finanziamenti devono essere registrati sui conti correnti dedicati e devono essere effettuati esclusivamente tramite lo strumento del bonifico bancario o postale.
I pagamenti destinati a dipendenti, consulenti e fornitori di beni e servizi rientranti tra le spese generali nonché quelli destinati all’acquisto di immobilizzazioni tecniche devono essere eseguiti tramite conto corrente dedicato, per il totale dovuto, anche se non riferibile in via esclusiva alla realizzazione degli interventi.
I pagamenti in favore di enti previdenziali, assicurativi e istituzionali, nonché quelli in favore di gestori e fornitori di pubblici servizi, ovvero quelli riguardanti tributi, possono essere eseguiti anche con strumenti diversi dal bonifico bancario o postale, fermo restando l’obbligo di documentazione della spesa.
Per le spese giornaliere, di importo inferiore o uguale a € 500,00, si possono utilizzare sistemi diversi dal bonifico bancario o postale, fermi restando il divieto di impiego del contante e l’obbligo di documentazione della spesa.
Ove per il pagamento di spese estranee ai lavori, ai servizi e alle forniture sia necessario il ricorso a somme provenienti da conti correnti dedicati, questi ultimi possono essere successivamente reintegrati mediante bonifico bancario o postale.
Ai fini della tracciabilità dei flussi finanziari, il bonifico bancario o postale deve riportare, in relazione a ciascuna transazione posta in essere, il codice unico di progetto (CUP) relativo all’investimento pubblico sottostante.
Il CUP, ove non noto, deve essere richiesto alla stazione appaltante, la quale richiede il CUP alla struttura di supporto CUP, operativa presso il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri.
I soggetti economici comunicano alla stazione appaltante gli estremi identificativi dei conti correnti dedicati entro 7 giorni dalla loro accensione, nonché, nello stesso termine, le generalità ed il codice fiscale delle persone delegate ad operare su di essi.
La stazione appaltante, nei contratti sottoscritti con gli appaltatori relativi ai lavori, ai servizi e alle forniture, inserisce, a pena di nullità assoluta, un’apposita clausola con la quale essi assumono gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari.
L’appaltatore, il subappaltatore o il subcontraente che ha notizia dell’inadempimento della propria controparte agli obblighi di tracciabilità finanziaria procede all’immediata risoluzione del rapporto contrattuale, informandone contestualmente la stazione appaltante e la prefettura-ufficio territoriale del Governo territorialmente competente.
La stazione appaltante verifica che nei contratti sottoscritti con i subappaltatori e i subcontraenti della filiera delle imprese a qualsiasi titolo interessate ai lavori, ai servizi e alle forniture sia inserita, a pena di nullità assoluta, un’apposita clausola con la quale ciascuno di essi assume gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari.
Controllo degli automezzi adibiti al trasporto dei materiali (art. 4)
Ciò al fine di individuare facilmente la proprietà degli stessi automezzi adibiti al trasporto dei materiali per l’attività dei cantieri.
Identificazione degli addetti nei cantieri (art. 5)
La tessera di riconoscimento (art. 18, comma 1, lettera u, del D.Lgs. n. 81/2008), deve contenere anche la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione.
Nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento (art. 21, comma 1, lettera c, del D.Lgs. n. 81/2008) deve contenere anche l’indicazione del committente.
Sanzioni (art. 6)
Le transazioni relative ai lavori, ai servizi e alle forniture e le erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche effettuate senza avvalersi di banche o della società Poste italiane Spa comportano, a carico del soggetto inadempiente, tranne l’applicazione della clausola risolutiva espressa, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 5% al 20% del valore della transazione stessa.
Le transazioni relative ai lavori, ai servizi e alle forniture, effettuate su un conto corrente non dedicato ovvero senza impiegare lo strumento del bonifico bancario o postale comportano, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 2% al 10% del valore della transazione stessa.
La medesima sanzione si applica anche nel caso in cui nel bonifico bancario o postale venga omessa l’indicazione del CUP.
Il reintegro dei conti correnti effettuato con modalità diverse dal bonifico bancario o postale comporta, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 2% al 5% del valore di ciascun accredito.
L’omessa, tardiva o incompleta comunicazione degli elementi informativi comporta, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 a € 3.000,00.
Per il procedimento di accertamento e di contestazione delle violazioni, nonché per quello di applicazione delle relative sanzioni, si applicano, ove compatibili, le disposizioni della Legge n. 689/1981, del D.Lgs. n. 68/2001, e del D.Lgs. n. 231/2007.
Il geometra che percepisce la pensione di anzianità ha diritto al risarcimento del danno dalla sua Cassa di previdenza se l’istituto gli ha in un primo tempo riconosciuto il diritto alla retrodatazione dell’iscrizione al regime previdenziale e, in seguito, accortosi dell’errore, ha revocato il provvedimento.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza secondo la quale il fatto che la Cassa abbia revocato la delibera non potendo accettare versamenti per i quali è maturata la prescrizione non diminuisce la responsabilità dell’ente ma anzi l’aumenta
La Cassa di previdenza risponde per il danno causato al professionista dalla revoca della retrodatazione contributiva anche se la domanda è stata presentata dopo l’entrata in vigore della legge n. 335/1995.
La Corte di Cassazione, con la citata sentenza n. 18903 del 31 agosto 2010, ha quindi respinto il ricorso presentato dalla Cassa Geometri, la quale aveva revocato tardivamente la delibera che concedeva la retrodatazione contributiva e aveva dato corso all’esecuzione della delibera “fuorilegge” nei confronti del professionista che, per accettarla, aveva dovuto cancellarsi dall’Albo perdendo la possibilità di poter riprendere il proprio lavoro a seguito della revoca successivamente comunicata dalla Cassa.
Sono aumentate le entrate tributarie e contributive nel primo semestre del 2010.
Lo ha reso noto il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la nota del 01 settembre 2010 che ha illustrato il rapporto sulle entrate tributarie a giugno 2010.
Le entrate tributarie del periodo gennaio – giugno 2010 mostrano un risultato lievemente superiore rispetto a quello registrato nel corrispondente periodo dell’anno passato.
E’ risultato favorevole l’andamento dei ruoli incassati, che nel periodo evidenziano una crescita pari a 258 milioni di euro (+11,8%), come anche quello delle imposte degli enti territoriali che registrano una variazione positiva di 403 milioni di euro (+2,8%).
Nel complesso, quindi, le entrate tributarie del bilancio dello Stato e degli enti territoriali, inclusi gli incassi erariali dei ruoli e l’effetto nettizzante delle poste correttive (185.987 milioni di euro per il 2010 contro 184.982 milioni di euro per il 2009), evidenziano un lieve incremento pari a 1.005 milioni di euro (+0,5%).
In questo periodo dell’anno viene poi ricordato che le compensazioni d’imposta, relativamente alla componente legata all’IVA, risultano in forte diminuzione mostrando una riduzione di ben 4.598 milioni di euro (-40,5%).
I ruoli (incassi)
I ruoli incassati nel periodo ammontano a complessivi 2.436 milioni di euro con una variazione positiva di 258 milioni di euro (+11,8%).
Le entrate tributarie degli enti territoriali
Le entrate tributarie degli enti territoriali del periodo gennaio-giugno mostrano un risultato positivo rispetto a quello registrato nel corrispondente periodo dell’anno passato: si registrano complessivamente entrate per 15.053 milioni di euro con una leggera variazione positiva di 403 milioni di euro (+2,8%).
Le poste correttive
L’ammontare delle compensazioni registrate nel periodo, 12.120 milioni di euro (-31,5%), è influenzato da alcuni provvedimenti posti in essere in materia di controllo preventivo delle compensazioni IVA.
Considerati i tempi di presentazione della dichiarazione IVA (dal 1° febbraio fino alla fine di marzo) la modifica nella modalità di esecuzione descritta, implica che il flusso delle compensazioni IVA dei primi mesi del 2010 sarà completamente diverso da quello dell’analogo periodo del 2009.
Considerando però che non si è verificata, nel mese di Aprile, il recupero quantitativo delle compensazioni Iva dopo la fase transitoria legata ai suddetti interventi amministrativi (primo trimestre 2010), si potrebbe supporre un effetto della crisi economica sulle compensazioni effettuate nell’anno corrente ma derivanti dalle dichiarazioni effettuate a marzo relative all’anno 2009.
Il risultato delle compensazioni sulle imposte dirette per il mese di aprile 2010 è in linea con il risultato dello stesso periodo dell’anno precedente.
Infine, le entrate contributive (Inps, Ipdap, Inail, Enpals, enti previdenziali privatizzati) nel primo semestre del 2010 hanno mostrato, nel complesso, un aumento di circa 1.082 milioni (+ 1,1%) rispetto al medesimo periodo dello scorso anno.
Spetta il risarcimento del danno non patrimoniale all’imprenditore leso dall’Amministrazione
Risarcibile l’imprenditore leso nella sua immagine dall’Amministrazione (AGEA, Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).
Il TAR del Lazio ha riconosciuto il danno esistenziale causato da un provvedimento amministrativo illegittimo.
Il danno non patrimoniale legato alla lesione dell’immagine imprenditoriale in seguito a un provvedimento illegittimo adottato dall’amministrazione è risarcibile anche in via equitativa.
Nel caso di specie, il danno non patrimoniale riferito alla sola lesione dell’immagine imprenditoriale dello stesso per il quale il TAR ha ritenuto adeguata, in via equitativa, la complessiva somma di euro 30.000,00.
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento interdittivo dell’AGEA n. 8229/08 del 30.4.2008, emesso ai sensi dell’art. 10, co. 2, del D.P.R. n. 252/1998, a seguito della ricezione della informativa interdittiva di una Prefettura di cui alla nota del 29.4.2008 relativa alla compagine sociale della società cooperativa come desunta dal certificato della C.C.I.A.A..
– Violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 6 e 10 del D.P.R. n. 252/1998.
– Illegittimità sotto altro profilo.
– Difetto di legittimazione a procedere e carenza di interesse pubblico.
L’informativa prefettizia ed il carattere interdittivo della stessa sarebbero stati totalmente travisati da parte dell’Agea,
In particolare, quanto al danno non patrimoniale, la difesa del ricorrente si è incentrata sull’immagine imprenditoriale dello stesso nonché sul suo onore e decoro e sulla sua reputazione personale, diritti inviolabili della persona che troverebbero la propria matrice costituzionale negli artt. 2 e 3 della Costituzione, e sul conseguente perturbamento psicologico per le ripercussioni negative sul proprio stile di vita, tra le quali, in particolare, l’abbandono della carica di consigliere del C.d.A. della cooperativa nonché il trasferimento del proprio domicilio e della propria residenza in altro comune.
(TAR del Lazio, sentenza n. 31996 del 30 agosto 2010)
– Il condono tombale non sana i crediti IVA inesistenti
La definizione agevolata dell’IVA ha effetto sulle posizioni debitorie, ma non sui crediti (derivanti da operazioni fittizie), soggetti al diritto di contestazione da parte del Fisco.
Il condono effettuato dal contribuente per determinati periodi di imposta non inibisce il potere dell’Amministrazione di controllare la regolarità, per quei medesimi anni, di un credito Iva inesistente e indebitamente compensato
(Corte di Cassazione, sentenza n. 18942 del 31 agosto 2010)
– Le fatture false in contabilità possono integrare la dichiarazione fraudolenta
Commette il reato di estorsione l’imprenditore che costringe i lavoratori ad accettare il ”lavoro nero”.
Linea dura della Suprema Corte sul reato di dichiarazione fraudolenta.
L’imprenditore è, infatti, punibile anche quando le fatture false non sono state usate concretamente ma sono conservate nella documentazione contabile dell’azienda.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 32525 del 31 agosto 2010)
– Credito IVA: Se il contribuente non firma la dichiarazione annuale, gli interessi decorrono dopo la sua avvenuta apposizione
La dichiarazione annuale IVA priva della sottoscrizione del contribuente non é affetta da nullità, ma la sua presentazione equivale alla mancata presentazione della dichiarazione stessa.
La sottoscrizione “sopravvenuta” operando esclusivamente come causa impeditiva dell’accertamento, é efficace dal momento in cui sia stata effettivamente apposta, con la conseguenza che, qualora dalla dichiarazione emerga un credito d’imposta del quale sia stato chiesto il rimborso, il diritto del contribuente a percepire i relativi interessi decorre necessariamente dal momento in cui egli abbia provveduto a sottoscrivere la dichiarazione.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 16226 del 09 luglio 2010)
– Al congresso dei fiscalisti a Roma si discute sul trattamento tributario per i trust
A Roma, dal 31 agosto fino al 3 settembre 2010, si svolge il consueto congresso Ifa.
Diversi i temi che vengono affrontati dai fiscalisti. Si va dalle misure antielusive, alle forme di imposizione sulle successioni per poi arrivare a toccare temi più specifici, come il regime Iva nei gruppi societari e il trust.

References: art. 39
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