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Timestamp: 2019-08-18 12:00:35+00:00

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TAR Lazio sentenza 9269/2013 promozione dirigenti superiori | Sapaf
sul ricorso n. 4446 del 2013, proposto da Mari Fabrizio, rappresentato e difeso dagli avv.ti Claudia Zhara Buda e Massimo Zhara Buda, presso il cui studio è elettivamente domiciliato, in Roma, via degli Orti della Farnesina n. 155;
il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – Corpo Forestale dello Stato – in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, per il presente giudizio ex lege domiciliato in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12
Mostacchi Antonio Danilo, Vadalà Giuseppe, Lungo Ciro, De Guz Simonetta, Morolla Renzo, Zovi Daniele, Conti Guido, Costa Sergio, non costituiti in giudizio;
- del decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – Corpo Forestale dello Stato – Ispettorato Generale – Serv. IV – Div. 12^ n. 18R del 13 febbraio 2013, di approvazione della graduatoria di merito formata a seguito dello scrutinio per merito comparativo per la promozione alla qualifica di dirigente superiore del Corpo Forestale dello Stato, a copertura degli otto posti resisi disponibili alla data del 31 dicembre 2012, nella parte in cui non è stato attribuito un punteggio idoneo per una sua utile collocazione nella graduatoria di merito;
- del verbale del Consiglio di Amministrazione del Corpo Forestale dello Stato nella seduta del 7 gennaio 2013, punto 7) Promozioni per merito comparativo alla qualifica di dirigente superiore: scrutinio per il 31 dicembre 2012 di formazione della graduatorie dei promuovibili, nella parte in cui non è stato attribuito un punteggio idoneo per una sua utile collocazione nella graduatoria di merito;
- del quaderno di scrutinio compilato dal Consiglio di Amministrazione del Corpo Forestale dello Stato nella seduta del 7 gennaio 2013, nelle parti in cui ha omesso la valutazione di determinati titoli ed ha attributo un punteggio ingiustificatamente basso al ricorrente nella Categoria VII – Attitudine ad assumere maggiori responsabilità e ad assolvere le funzioni della qualifica superiore;
- della scheda individuale di valutazione del ricorrente, nelle parti in cui è stata omessa la valutazione di determinati titoli ed è stata attribuita una valutazione ingiustificatamente bassa relativamente alla Categoria VII – Attitudine ad assumere maggiori responsabilità e ad assolvere le funzioni della qualifica superiore;
- nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale del Consiglio di Amministrazione del Corpo Forestale dello Stato o del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – Ispettorato Generale – Corpo Forestale dello Stato
ad ottenere l’attribuzione di punteggio relativamente ai titoli di servizio di cui si dirà nella successiva parte espositiva, sia un maggiore punteggio nella categoria attitudinale, coerente con i titoli di servizio posseduti dal ricorrente e congruo alle effettive capacità e professionalità quali risultano dal fascicolo personale, utile ai fini della promozione alla qualifica di dirigente superiore del Corpo Forestale dello Stato, con decorrenza degli effetti giuridici ed economici della nomina dal 1° gennaio 2013.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 16 ottobre 2013 il dott. Roberto Politi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Contesta parte ricorrente con il presente mezzo di tutela gli esiti della procedura selettiva per merito comparativo preordinata alla promozione alla qualifica di dirigente superiore del Corpo Forestale dello Stato, a copertura degli otto posti resisi disponibili al 31 dicembre 2012.
Premette che il Consiglio di Amministrazione del C.F.S., nella seduta del 29 maggio 2012, aveva approvato i criteri di massima da adottare ai fini suindicati, articolando i titoli valutabili in sette categorie ed indicando altresì i punteggi massimi per ciascuna di esse riconoscibili.
Illustra poi il dott. Mari – classificatosi al quattordicesimo posto nella graduatoria stilata a conclusione dell’anzidetta procedura selettiva – il proprio excursus professionale, dettagliando i precedenti di servizio e gli incarichi ricoperti nel corso della carriera (ed evidenziando, in particolare, di aver disimpegnato le funzioni proprie della qualifica di dirigente superiore, quale Vice Comandante regionale delle Marche).
Lamenta che il punteggio attitudinale nei confronti del medesimo riconosciuto sarebbe stato ingiustificatamente basso, in ragione della lamentata omessa, o insufficiente, ovvero illogica, valutazione di funzioni e di titoli di servizio.
Le carenze e/o omissioni nelle quali sarebbe incorso l’organismo valutatore riguarderebbero i titoli di cui alle Categorie II (Subcategorie 1 e 4), III (Subcategorie 1 e 3), V (Subcategoria 5).
Deduce i seguenti argomenti di doglianza:
1) Violazione di legge e/o eccesso di potere. Difetto di attività istruttoria. Omessa o inadeguata valutazione di determinati incarichi. Illogica ed illegittima assegnazione di punteggio a titoli dei controinteressati.
Numerosi titoli presenti nel fascicolo personale del ricorrente e presi in considerazione dal Consiglio di Amministrazione sarebbero stati dichiarati non valutabili, ovvero hanno ricevuto una valutazione ingiustificatamente sottostimata rispetto a quanto operato nei confronti di identici titoli di altri candidati.
Assume che siffatta omessa considerazione, oltre a determinare l’attribuzione di un punteggio inferiore a quello spettante per le Categorie di valutazione II e III, avrebbero riverberato effetti negativi sulla valutazione attitudinale.
2) Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 8 del D.Lgs. 3 aprile 2011 n. 155 e del D.P.R. 28 dicembre 1970 n. 1077. Carenza di motivazione circa l’attribuzione del punteggio alla voce attitudinale. Illegittimità dello scrutinio per arbitrio. Illogicità manifesta.
Il giudizio espresso per la voce attitudinale non avrebbe tenuto conto dell’attività dirigenziale propria della qualifica superiore svolta dal ricorrente; laddove altri candidati, pur in assenza di esperienze professionali concernenti lo svolgimento di tali funzioni, nondimeno sono stati gratificati del massimo punteggio per tale voce previsto.
Viene inoltre osservato che, quanto al profilo valutativo in esame, il punteggio attribuito sia privo di congruo apparato motivazionale, segnatamente per quanto concerne il rapporto di conseguenzialità intercorrente con le maturate esperienze professionali del candidato.
Il ricorso viene ritenuto per la decisione alla pubblica udienza del 16 ottobre 2013.
1. Le doglianze con le quali parte ricorrente ha argomentato l’illegittimità degli esiti della procedura concorsuale per l’avanzamento al grado di Dirigente Superiore del Corpo Forestale dello Stato si incentrano, essenzialmente:
- sulla contestata attribuzione di punteggio per taluni dei titoli di servizio vantati dall’interessato;
- sulla difformità, più in generale, del metro valutativo impiegato dal Consiglio di Amministrazione, le cui ricadute avrebbero rivelato valenza premiante per le posizioni di altri candidati, ancorché in possesso di titoli insuscettibili di poziore valutazione rispetto a quelli dal ricorrente annoverati;
- da ultimo, sulle conseguenze che siffatto modus procedendi ha riverberato sulla valutazione attitudinale, relativamente alla quale il dott. Mari lamenta il riconoscimento di un punteggio asseritamente basso, quale ricaduta della sottostimata (e/o pretermessa) considerazione riservata al proprio percorso di carriera ed agli incarichi che ne hanno caratterizzato lo svolgimento.
2. L’analisi del nucleo assertivo a fondamento della formulata sollecitazione di tutela non può prescindere dalla previa riflessione in ordine alla latitudine espansiva in subiecta materia caratterizzante l’esercizio della funzione valutativa; e, corrispondentemente, in ordine al coefficiente di penetrazione che il sindacato giurisdizionale di legittimità rivela a fronte di un potere caratterizzato, con ogni evidenza, da ampi margini di apprezzamento discrezionale.
Soccorrono, a tali fini, le considerazioni esplicitate dal Consiglio di Stato (sez. VI, sentenza 6 settembre 2010 n. 6483, confermativa della pronunzia di questa Sezione n. 9974 del 2009) in occasione di controversia omogeneamente riguardante il personale dirigenziale del Corpo Forestale dello Stato.
Particolare attenzione merita l’individuazione delle coordinate di legittimità che assistono le modalità attuative dell’esercizio della funzione valutativa, le quali devono essere caratterizzate dall’ostensione di un apparato motivazionale idoneo a dar conto del giudizio che ha assistito l’esame delle posizioni degli aspiranti, nonché dell’apprezzamento riservato agli elementi fattuali (nella fattispecie: titoli di servizio e culturali, esperienze professionali, incarichi rivestiti) suscettibili di orientare la prevista attribuzione di punteggio.
Come condivisibilmente sostenuto nella decisione precedentemente citata, i parametri enucleati dalla giurisprudenza perché possa essere ritenuta sussistente tale patologia dell’azione amministrativa, sono applicabili anche alla motivazione che deve necessariamente assistere le valutazioni dell’Amministrazione in tema di selezione concorsuale.
In particolare, merita attenzione (in ragione della portata delle censure esposte con il mezzo di tutela all’esame) quanto nella sentenza in rassegna esplicitato in ordine alla valutazione del parametro dell’“attitudine”: il quale, se ex se “idoneo a concretarsi in valutazioni attinenti all’intrinseco convincimento relativo alla migliore capacità di taluno o talaltro dei candidati a meglio svolgere gli alti compiti d’istituto in futuro al medesimo affidati”, non può tuttavia “essere disgiunto dalla preventiva definizione dei parametri cui ancorare tale convincimento; dalla necessità che si dia atto analiticamente delle ragioni supportanti il convincimento espresso; dalla doverosa correlazione di tale motivazione ai parametri previamente indicati e costituenti per l’Amministrazione autovincolo; ed, infine, dalla – anche sintetica, purché non criptica – esposizione dell’iter motivazionale che ha condotto alla formazione del convincimento”.
Se tale attività “è vieppiù necessaria allorché si tratti di delibare comparativamente tra una pluralità di candidati aventi un percorso professionale in qualche misura assimilabile, esperienze simili e … profili professionali d’alto livello”, ciò costituisce “unico presidio per scongiurare il rischio – a monte – che la valutazione dell’Amministrazione possa all’esterno fondarsi su imperscrutabili valutazioni in quanto tali sospettabili di parzialità e – a valle – per consentire il controllo giurisdizionale su tale operato, prescritto dalla Carta fondamentale”.
Nel richiamare i contenuti di una precedente sentenza della stessa Sezione VI (11 ottobre 2005 n. 5627), la pronunzia in rassegna ha, poi, precisato che “in sede di valutazione di più candidati alla promozione alla qualifica superiore, l'Amministrazione gode di un'ampia discrezionalità nell'attribuire il punteggio sull'attitudine, essendo questo collegato ad una valutazione complessiva ed integrale della personalità dei candidati e alla idoneità prospettica a svolgere in modo ottimale le funzioni della qualifica superiore”; e che “le valutazioni di merito, salvo i casi di illogicità manifesta e di ingiustizia manifesta, non possono essere oggetto di cognizione da parte del giudice amministrativo in sede di giudizio di legittimità”.
Nel muovere da tale condivisibile punto di partenza, è stata, tuttavia, rilevata la “necessità che la discrezionalità dell'Amministrazione abbia sempre il supporto della sua manifestazione in specifici concreti elementi e si esprima, in ogni caso, attraverso una motivazione che renda possibile comprendere le ragioni per cui, in relazione alla valutazione di più candidati, una complessità di valutazione sia da ritenersi superiore ad un'altra complessità di valutazione”; altrimenti venendo a confondersi “la discrezionalità amministrativa … con un giudizio di carattere assoluto, privo di pur minimi, necessari riscontri obiettivi”.
In tal senso, il convincimento dell’Amministrazione in ordine alla graduazione della valutazione dei titoli culturali, professionali e di carriera (suscettibile, come nel caso in esame, di refluire sulla formulazione del giudizio in ordine all’attitudine del candidato a rivestire la qualifica del grado superiore alla quale il medesimo aspiri ad essere avanzato), deve trovare ostensione, “anche se non attraverso una accurata comparazione analitica, almeno … attraverso una sia pur minima motivazione”, suscettibile di rendere “esplicito il miglior grado di complessità dei giudizi ritenuto dalla Commissione”.
Analogamente alla fattispecie concorsuale ora all’esame, nella pronunzia in rassegna viene, significativamente, rilevato che “alla specificazione dei parametri a monte si accompagnava … anche la indicazione delle linee di esame dei precisi e definiti parametri di valutazione dianzi indicati”.
A fronte della predisposizione di tale autovincolo, peraltro, si rivela necessario “un approccio esplicativo del convincimento” cui l’Amministrazione sia pervenuta, nonché “una esposizione compiuta del medesimo”, avuto riguardo al consolidato orientamento per cui “nell'ambito della procedura di scrutinio per merito comparativo, l'organo di vertice dell'Amministrazione pur godendo di un'ampia discrezionalità, per la mancanza di precisi e predeterminati elementi di valutazione, ha comunque l'obbligo di fornire idonea motivazione, onde dar conto degli elementi effettivamente considerati ed idonei a consentire la ricostruzione dell'iter logico seguito, soprattutto in considerazione della necessaria correlazione logica che deve intercorrere tra la valutazione complessiva e le singole categorie di titoli, ivi compresa quella relativa all'attitudine allo svolgimento delle funzioni superiori” (cfr. ulteriormente, Cons. Stato, sez. IV, 17 giugno 2003 n. 3400).
3. Il dettaglio con il quale il Collegio ha riportato i più rilevanti elementi motivazionali della pronunzia precedentemente citata assume diretta rilevanza ai fini della delibazione della presente controversia, che presenta significativi tratti di sovrapponibilità con la vicenda contenziosa che ha dato luogo alla sentenza di cui sopra (e, prima ancora, alla decisione di questa Sezione n. 9974/2009, dalla prima integralmente confermata).
3.1 Va, innanzi tutto, osservato che il Consiglio di Amministrazione del C.F.S., nella seduta del 29 maggio 2012, ha elaborato i “criteri di massima da adottare negli scrutini di merito comparativo per la promozione alla qualifica di Dirigente superiore”.
Le modalità di attribuzione del punteggio contemplavano la presenza delle seguenti categorie:
I – Qualità del servizio prestato risultante dalle schede di valutazione dell’attività dirigenziale e dai rapporti informativi (massimo punti 60)
II – Incarichi svolti e servizi speciali (massimo punti 8)
III – Profitto tratto dai corsi professionali altri titoli di studio (massimo punti 4)
IV – Lavori originali elaborati per il servizio (massimo punti 2)
V – Pubblicazioni scientifiche (massimo punti 2)
VI – Ricompense ed altri titoli (massimo punti 4)
VII – Attitudine ad assumere maggiori responsabilità e ad assolvere le funzioni della qualifica superiore (massimo punti 20).
Per le categorie II, III, VI risultavano inoltre articolati, con corrispondente punteggio massimo attribuibile, sottocriteri e/o sottoparametri di valutazione.
Quanto al profilo attitudinale (categoria VII) , è stata prevista la riconoscibilità di un massimo di 4 punti per ciascuno dei seguenti elementi di valutazione:
- Funzioni svolte (“viene valutato il livello qualitativo delle funzioni svolte con riguardo alla rilevanza degli uffici e delle sedi, al grado della responsabilità assunta ed al tipo di lavori svolti, nella misura in cui essi rivelino un particolare grado di preparazione e di competenza professionale”)
- Sedi (“vengono prese in considerazione le sedi di servizio sotto l’aspetto degli incarichi ivi rivestiti, della permanenza in esse e delle loro dimensioni”);
- Organizzazione e gestione del personale (“viene espresso un giudizio sul complesso delle capacità organizzative e gestionali dimostrate nel concreto espletamento degli incarichi”)
- Capacità relazionali (“viene dato rilievo all’immagine offerta dal funzionario sia nell’ambito dell’Amministrazione che negli ambienti esterni, anche con riferimento alle capacità relazionali”)
- Personalità (“viene espresso un giudizio sulla completa personalità dello scrutinando e sulla disponibilità manifestata verso le esigenze di servizio, in particolare sotto il profilo della mobilità, qual risulta da tutte le sedi di servizio e dagli incarichi ricoperti”).
3.2 Quanto sopra precisato, osserva in primo luogo il Collegio come l’individuazione dei criteri e dei sotto-criteri di valutazione, per ciascuna delle voci suscettibili di giudizio ai fini dello scrutinio per l’avanzamento al grado superiore, si sottragga a fondata critica.
Nell’escludere, fin da ora, che il sindacato di legittimità riveli latitudine espansiva fino a consentire una pratica “penetrazione” nel merito dell’azione amministrativa, la declinazione delle modalità valutative si rivela indenne da profili inficianti riguardati sotto il profilo della illogicità e/o incongruità dello strumento impiegato dalla procedente Amministrazione per il perseguimento della finalità rappresentata dalla ponderazione comparativa degli aspiranti alla promozione al grado superiore.
Né, sotto altro profilo, può sostenersi che le voci e le sotto-voci relative alle diverse categorie nelle quali è stata articolata la valutabilità dei profili professionali dei candidati evidenzino profili distorsivi (e, men che meno, decettivi) rispetto all’esigenza di pervenire ad una esaustiva, quanto dettagliata, disamina degli elementi suscettibili di fornire un quadro complessivo delle professionalità oggetto di scrutinio.
3.3 Parimenti inaccoglibili si dimostrano le doglianze dalla parte ricorrente dettagliate con riferimento a singoli titoli, la cui valutazione sarebbe stata dal Consiglio di Amministrazione del C.F.S. affatto pretermessa, ovvero per i quali il punteggio riconosciuto sarebbe stato sottostimato in relazione alla qualità/rilevanza dell’incarico dall’interessato svolto.
Non può omettere il Collegio, in proposito, dal rinviare alle considerazioni dall’Amministrazione analiticamente esposte con relazioni del 21 maggio, 8 luglio e 19 settembre 2013 (depositate in giudizio a cura dell’Avvocatura Generale dello Stato), nelle quali viene dato puntualmente conto – con motivazione, invero, esente da criticabilità nel quadro della consentita sindacabilità dell’esercizio del potere nella presente sede di legittimità – del fondamento giustificativo dei punteggi assegnati al ricorrente Mari.
L’esigenza – precedentemente posta in luce – che il giudizio, quand’anche ammissibilmente espresso attraverso l’impiego di coefficienti numerici, sia supportato da un preventivo vaglio valutativo suscettibile di dare piena contezza del percorso logico-argomentativo che ha condotto all’espressione di un determinato punteggio, appare nella fattispecie positivamente, quanto congruamente, soddisfatta: dovendosi, sotto tale profilo, escludere che possa essere rimesso al giudice amministrativo, nell’ambito di poteri di cognizione che escludono alcuna “sovrapponibilità” del giudizio al medesimo rimesso rispetto alle concrete modalità attuative assunte dalla discrezionalità dell’Amministrazione, il pratico “rifacimento” della valutazione stessa e la “sostituzione” delle ricadute numeriche nelle quali si è sostanziata.
3.4 Né, sotto altro profilo, l’obbligo motivazionale la cui ineludibilità va, nella presente sede, ribadita alla luce della condivisibilità dell’orientamento giurisprudenziale del quale si è dato precedentemente conto, si rivela disatteso con riferimento al (pure contestato) giudizio attitudinale, conclusosi con il riconoscimento, nei confronti dell’odierno ricorrente, di punti 17,50.
Dall’esame della “scheda individuale di valutazione” dell’interessato, infatti, è dato evincere che il suddetto punteggio, così articolato:
- Funzioni: 3,5
- Sedi: 3,5
- Organizzazione e gestione del personale: 4
- Capacità relazionali: 3,5
- Personalità: 3
per un totale di punti 17,5, consegue al seguente giudizio, infra sinteticamente riportato:
- “personalità positiva, emersa da tutti gli elementi di conoscenza contenuti nel fascicolo ed in particolare nello svolgimento delle funzioni di primo dirigente”;
- “capacità relazionali molto buone”;
- “eccellenti capacità organizzative”;
- “continuità nel rendimento”;
- “qualità molto buona delle funzioni svolte, con particolare riferimento al periodo di dirigenza svolto presso il Comando Regionale delle Marche nell’ambito del quale con un impegno apprezzabile lo scrutinando ha conseguito risultati molto buoni con margini di miglioramento per gli aspetti legati alla personalità e alle capacità relazionali”.
La già indicata delimitazione dei profili di sindacabilità delle modalità di esercizio del potere amministrativo – in subiecta materia, come noto, caratterizzato da ampia connotazione discrezionale, in ragione della qualità dell’apprezzamento che connota la valutazione del servizio, degli incarichi svolti, della qualità del rendimento dal pubblico dipendente dimostrata in occasione dello svolgimento di essi – esclude la rilevabilità di emersioni inficianti, atteso che:
- l’onere motivazionale in ordine alla valutazione attitudinale è stato adeguatamente assolto, con l’ostensione di evidenze valutative indenni da elementi di travisamento e/o errato apprezzamento dei presupposti di fatto, ovvero di manifesta illogicità e/o irragionevolezza;
- e l’attribuzione del punteggio per ciascuna delle sotto-voci nelle quali risulta articolata la categoria VII rivela coerenza logica con il giudizio sintetizzato dalla riportata effusione motivazionale;
di talché le doglianze in proposito dedotte dalla parte ricorrente, anche a fronte dell’affermata valenza decettiva che la pretermessa/sottostimata valutazione dei titoli di servizio avrebbe riverberato sul giudizio attitudinale, non possono essere accolte.
Va, infatti, rammentato come la valutazione dell’attitudine a svolgere le funzioni da conferire configuri un giudizio (di merito) riassuntivo e conclusivo di tutte le valutazioni attinenti agli altri parametri (qualità del servizio derivante dai rapporti informativi, funzioni in atto svolte, personalità dell'impiegato); e, pertanto, si configura come “giudizio di sintesi” finale che esprime il momento comparativo della selezione, riassumendo e concludendo le valutazioni di tutti gli altri parametri e concretizzandosi in un giudizio di sintesi di carattere finale che fornisce emersione al momento comparativo della selezione (cfr. T.A.R. Lazio, sez. II-ter, 1° luglio 2005 n. 5416).
Deve poi, da ultimo, soggiungersi, sul punto della continuità logica della valutazione attitudinale rispetto al giudizio che ha assistito le altre voci di screening del profilo professionale del candidato, come il punteggio attribuibile per la categoria all’esame, “sebbene non possa logicamente essere tale da stravolgere completamente la valutazione ottenuta da ciascun candidato per le categorie precedenti, non può neanche essere il risultato conseguenziale ed automatico di quest’ultima, rivelandosi in tal caso evidentemente pleonastico”: e ciò in quanto, “in sede di giudizio sull’attitudine all’avanzamento non devono essere considerate di per sé l’astratta rilevanza dell’ufficio e delle funzioni svolte, ma, riguardando il giudizio l’esame complessivo della personalità dello scrutinando, deve tenersi conto anche dei concreti risultati conseguiti e della qualità del servizio svolto” (cfr. T.A.R. Lazio, sez. II-ter, 24 settembre 2012 n. 8032).
3.5 Va, poi, escluso che profili inficianti l’avversata valutazione possano essere rinvenuti in scostamenti di giudizio e/o punteggi rispetto a precedenti occasioni valutative (peraltro concernenti l’avanzamento a sottordinate posizioni dirigenziali).
Costituisce, infatti, jus receptum nell’interpretazione giurisprudenziale il principio per cui le valutazioni espresse in ogni scrutinio di avanzamento sono le une autonome dalle altre: con la conseguenza che non costituisce ex se sintomo di eccesso di potere l'eventuale differenza di punteggio di merito conseguita dall'aspirante, ancorché non sia mutata la consistenza dei titoli.
3.6 Neppure merita condivisione la censura con la quale il ricorrente ha lamentato l’erronea attribuzione, in favore dei controinteressati dott.ri Costa, Vadalà e De Guz del punteggio di punti 0,30 per il titolo “Corso di Alta Formazione – Scuola di perfezionamento delle Forze di Polizia” del 28 giugno 1995, in quanto conseguito anteriormente al quinquennio di rilevanza dei titoli suscettibili di essere ammessi a valutazione.
La limitazione al quinquennio di riferimento, per quanto concerne i corsi professionali e gli altri titoli di studio (categoria III) concerne la sola “frequenza, con relativo attestato o superamento dell’esame finale, di corsi di formazione e di perfezionamento professionale” (sub-categoria III.1); laddove il corso sopra indicato è – diversamente – annoverabile fra i titoli di cui alla sotto-categoria III.3 (dottorato di ricerca, corsi di perfezionamento e specializzazione universitarie), per i quali non risulta riprodotta la delimitazione temporale rilevante ai fini della valutabilità del titolo stesso.
3.7 Per quanto concerne, poi, la lamentata disorganicità della tenuta del fascicolo personale (che parte ricorrente, introducendo nuovi elementi di giudizio, ha esposto con memoria depositata in giudizio il 31 luglio 2013), va osservato che:
- i profili ampliativi dell’originario thema decidendum, introdotti con l’atto difensivo da ultimo citato, sono insuscettibili di delibazione in ragione dell’omessa notificazione di quest’ultimo nei confronti delle altre parti del giudizio (con riveniente carente perfezionamento delle previste modalità di integrazione del contraddittorio processuale in presenza di nuovi e/o diversi profili di censura dedotti successivamente all’atto introduttivo);
- mentre la lamentata impossibilità di verifica del contenuto fascicolo personale (dalla parte ricongiunta alla rilevata carenza di un indice analitico riepilogativo dei titoli di servizio in esso presenti) trova smentita nelle osservazioni formulate dall’intimata Amministrazione con la citata relazione in data 19 settembre 2013.
In essa, invero, viene dato conto della comunicazione (inviata al ricorrente Mari, come agli altri candidati) in ordine all’avvio del procedimento di scrutinio, con riveniente possibilità, per i dipendenti interessati, di esercitare il diritto di accesso relativamente agli atti contenuti nei fascicoli personali.
Il soddisfacimento della relativa esigenza conoscitiva, peraltro, risulta essere stato dal dott. Mari richiesto (con nota del 30 ottobre 2012) ed effettivamente esercitato il successivo 8 novembre; ulteriormente precisandosi che l’odierno ricorrente, con nota del 14 novembre 2012, ha inviato – ad integrazione della documentazione già acquisita al fascicolo stesso – ulteriori elementi documentali, regolarmente acquisiti dalla procedente Amministrazione.
Se, conseguentemente, la documentazione caratteristica del dott. Mari, per come acquisita al fascicolo personale, risulta senz’altro dal medesimo conosciuta anteriormente allo scrutinio valutativo per cui è controversia, non è dato apprezzare la rilevanza inficiante che lo stesso annette alla lamentata carenza di un indice analitico dei titoli ivi contenuti, atteso che – impregiudicata l’integrale possibilità conoscitiva in ordine alla documentazione ivi presente (come sopra dimostrata) – la formazione di siffatto indice non risulta in alcun modo prevista.
4. Le considerazioni precedentemente esposte inducono il Collegio a dare atto dell’infondatezza delle censure articolate con il presente ricorso: il quale, conseguentemente, deve essere respinto.
Condanna il ricorrente Mari Giampiero al pagamento delle spese di giudizio in favore del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, in ragione di € 1.500,00 (Euro mille e cinquecento/00).
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 ottobre 2013 con l'intervento dei magistrati:
‹ TAR Lazio ordinanza 692/2014 concorso pubblico 400 vice ispettori su TAR Lazio sentenza 9279/2013 promozione dirigenti superiori ›

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