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Timestamp: 2019-01-18 00:24:10+00:00

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Infiltrazioni: costruttore, appaltatore ed esecutore responsabili
> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Novembre 2015
Vizi dell’immobile: responsabilità solidale del venditore dell’immobile, della ditta appaltatrice e di quella costruttrice.
Che succede se l’acquirente di un appartamento, rilevando infiltrazioni o altre problematiche connesse all’edificio (cosiddetti vizi di costruzione), voglia agire per ottenere la riparazione delle parti dell’appartamento danneggiate? A chi dovrà indirizzare la propria azione giudiziale? La risposta viene da un’interessante sentenza del Tribunale di Milano [1] secondo la quale, in caso di vizi dell’immobile venduto, l’azione di responsabilità per rovina e difetti [2] può essere esercitata tanto nei confronti del venditore (la ditta costruttrice o il privato), quanto dell’appaltatore e della ditta che materialmente ha eseguito i lavori.
Quanto alla prima delle tre figure, ossia il venditore-costruttore, come in passato ricordato dalla Cassazione [3], questi (che ha una responsabilità per 10 anni dall’ultimazione del palazzo) può essere chiamato a rispondere dei danni se “fornito della competenza tecnica per dare direttamente, o tramite il proprio direttore dei lavori, indicazioni specifiche all’appaltatore esecutore dell’opera”. Qualora voglia evitare la condanna, il venditore-costruttore dovrebbe dimostrare di non aver avuto alcun potere di direttiva o di controllo sull’impresa appaltatrice. Se la società costruttrice ha nominato il direttore dei lavori non vi è invece dubbio che quel potere direttivo e di controllo lo ha esercitato in pieno, con conseguente responsabilità.
Quanto alla ditta appaltatrice, anch’essa è tenuta al risarcimento dei danni quando i vizi siano stati causati anche da errori progettuali, dei quali dunque deve rispondere. L’appaltatore non è responsabile solo quando, “rilevata l’erroneità delle istruzioni da lui ricevute, le abbia tempestivamente denunciate al committente o al direttore dei lavori senza esito alcuno”. Per il resto, l’appaltatore è tenuto non solo ad eseguire a regola d’arte il progetto, ma anche a controllare, con la diligenza richiesta dal caso concreto e nei limiti delle cognizioni tecniche da lui esigibili, la congruità e la completezza del progetto stesso e della direzione dei lavori, segnalando al committente, anche nel caso di ingerenza di costui, gli eventuali errori riscontrati, quando l’errore progettuale consiste nella mancata previsione di accorgimenti e componenti necessari per rendere il prodotto tecnicamente valido e idoneo a soddisfare le esigenze del committente [4].
Infine, la responsabilità può ricadere anche sulla società che ha concretamente eseguito i lavori se l’errata posa della copertura è dipesa da una sua mancanza.
[1] Trib. Milano, sent. n. 6791 del 1.06.2015.
[2] Art. 1669 cod. civ.
[3] Cass. sent. n. 9370/2013.
[4] Cass. sent. n. 6754/2003.
SEZIONE SETTIMA CIVILE
In funzione di giudice unico nella persona del dott. Federico SALMERI ha pronunciato la seguente
nella causa civile iscritta al numero di ruolo sopra riportato, promossa da:
Co.Ez., e Ni.Da., con gli avv.ti Mo.La. e Gi.Lo.
Ru. S.r.l., con gli avv.ti Ma.Mu. e Mi.Fi.
Impresa Edile Bu.Ci., con gli avv.ti Gi.Ta. e Gu.De.
Mo. S.r.l., con l’avv. Ma.Ch.
– convenute –
Concise ragioni della decisione
In data 15 giugno 2004 gli attori acquistavano due sottotetti presso l’immobile sito in Milano via Ru. 21, realizzati da:
la società Ru. srl, in qualità di venditrice – costruttrice;
Impresa Edile Bu.Ci., in qualità di appaltatrice; Mo. S.r.l., in qualità di esecutrice dell’opera. Gli attori lamentano fenomeni di infiltrazione manifestatisi sin dal settembre 2006 e poi puntualmente descritti ed accertati, anche in riferimento alle cause e responsabilità, in sede di ATP, relazione depositata in data in data 22 dicembre 2010.
Col presente giudizio di merito gli attori chiedono il risarcimento del danno per come quantificati dal CTU in Euro 5.566,40 oltre iva, nonché spese di CTU e CTP. La domanda è fondata.
1. Sulle eccezioni di prescrizione e decadenza sollevate da tutte le convenute. Le eccezioni sono infondate.
Si badi infatti che tutte le convenute hanno riconosciuto i vizi alla copertura dei sottotetti, come emerge chiaramente dai verbali di sopralluogo prodotti dagli attori sub docc. nn. 14 bis e 15 bis. La stessa impresa Bu., nel sopralluogo del 21 maggio 2007 (doc. n. 14 bis), dava atto di avere incaricato la Mo. a realizzare le opere necessarie per eliminare le cause delle infiltrazioni già verificatesi nel mese di ottobre del 2006.
Ebbene, stanti i riconoscimenti ivi contenuti (il testo dei predetti documenti si intende qui riportato, non essendo tra l’altro stato contestato dai convenuti), può affermarsi che “In tema di appalto, l’impegno assunto dall’appaltatore di eliminare i vizi e i difetti dell’opera realizzata, implicando il riconoscimento della loro esistenza, determina il sorgere di una nuova obbligazione che, essendo svincolata dai termini di prescrizione di cui all’art. 1669 cod. civ., è soggetta alla ordinaria, prescrizione decennale”; obbligazione svincolata anche dai termini di decadenza (cfr. Cass. sentenza n. 8026/2004).
2. Sulla responsabilità delle convenute.
Le tre convenute sono solidalmente responsabili.
Il CTU, alle pagg. 18 e 19, ha invero affermato che vi sono:
– vizi progettuali;
– vizi esecutivi di posa.
Ritenuto che, come da nota giurisprudenza (Cass. 84/2013), anche i vizi da infiltrazioni possono trovare tutela ex art. 1669 c.c.:
– Ru. S.r.l. è responsabile in quanto non è una mera venditrice, bensì anche costruttrice, essendosi occupata della realizzazione dell’opera, nominando il direttore dei lavori. Al riguardo si badi che “l’azione di responsabilità per rovina e difetti di cose immobili, prevista dall’art. 1669 cod. civ., può essere esercitata anche dall’acquirente nei confronti del venditore che risulti fornito della competenza tecnica per dare direttamente, o tramite il proprio direttore dei lavori, indicazioni specifiche all’appaltatore esecutore dell’opera, gravando sul medesimo venditore l’onere di provare di non aver avuto alcun potere di direttiva o di controllo sull’impresa appaltatrice. così da superare la presunzione di addebitabilità dell’evento dannoso ad una propria condotta colposa, anche eventualmente omissiva” (cfr. Cass. sentenza n. 9370/2013).
Ebbene, Ru. non ha provato di non avere avuto alcun potere di direttiva o di controllo su Bu.
Anzi, Ru. ha nominato il direttore dei lavori e dunque quel potere direttivo e di controllo lo ha esercitato in pieno, ciò comportando la sua responsabilità come affermato dalla giurisprudenza di cui sopra.
Bu. è responsabile per essere stata l’appaltatrice e non può ritenersi esente da colpa addebitando la responsabilità sulla Mo., effettiva realizzatrice dei lavori. Invero, come rilevato dal CTU i vizi sono stati causati anche da errori progettuali, dei quali dunque deve rispondere pure l’appaltatrice Bu.
Al riguardo giova evidenziare che i vizi possono derivare da istruzioni progettuali errate impartite dal committente o dal direttore dei lavori.
In tali casi l’appaltatore non può essere ritenuto responsabile quando, rilevata l’erroneità delle istruzioni impartite, le abbia tempestivamente denunciate al committente o al direttore dei lavori senza esito alcuno.
Si legga Cass. sentenza n. 6754/2003, secondo la quale “l’appaltatore è tenuto non solo ad eseguire a regola d’arte il progetto, ma anche a controllare, con la diligenza richiesta dal caso concreto e nei limiti delle cognizioni tecniche da lui esigibili, la congruità e la completezza del progetto stesso e della direzione dei lavori, segnalando al committente, anche nel caso di ingerenza di costui, gli eventuali errori riscontrati, quando l’errore progettuale consiste nella mancata previsione di accorgimenti e componenti necessari per rendere il prodotto tecnicamente valido e idoneo a soddisfare le esigenze del committente”.
Laddove pertanto l’appaltatore abbia denunciato al committente o al direttore dei lavori l’erroneità del progetto ovvero nell’esecuzione dei lavori, senza tuttavia alcun esito, va ritenuto esente da responsabilità.
Nella fattispecie tuttavia Bu. non ha denunciato alcunché a Ru. e pertanto va ritenuta corresponsabile.
La Mo. è responsabile per l’errata posa della copertura ed anche delle errate sigillature supplementari eseguite successivamente nel 2007 (cfr. pagg. 18 e 19 CTU).
3. Conclusioni.
Le convenute dunque devono essere condannate in solido a risarcire il danno subito dagli attori, quantificato in sede di CTU in Euro 5.566,40 oltre iva, cui vanno aggiunti interessi legali e rivalutazione monetaria trattandosi di debito di valore.
Tale somma viene liquidata in moneta attuale. Avuto riguardo ai principi enunciati dalla sentenza n. 1712/1995 delle SS.UU. della Corte di Cassazione, al fine di evitare un lucro ingiustificato per il creditore, e per meglio rispettare la funzione compensativa dell’interesse legale riconosciuto sulla somma rivalutata, gli interessi devono essere calcolati non sulla somma rivalutata (o espressa in moneta attuale) al momento della liquidazione, né sulla somma originaria, ma devono essere computati sulla somma originaria che via via si incrementa, a partire dal livello iniziale sino a quello finale, nei singoli periodi trascorsi, a far data dal deposito dell’ATP al 22 dicembre 2010 al saldo effettivo.
Agli attori vanno anche riconosciute le spese di CTU e di CTP, in forza del principio della soccombenza.
Sulla scorta di tale principio vanno anche disciplinate le spese di lite, per la cui regolamentazione tuttavia non può non evidenziarsi che l’odierno processo, anche per l’esiguità del valore di causa, avrebbe dovuto essere bonariamente transatto, stante l’esito della CTU e la palese responsabilità dei convenuti, due soli dei quali hanno invero dichiarato di aderire alla proposta conciliativa del giudice
(cfr. verbale di causa, udienza del 15 dicembre 2011, da cui emerge che Bu. fu l’unica convenuta a non volere aderire alla proposta del Tribunale).
Orbene, una condotta processuale siffatta, che ha comportato l’istruzione del giudizio sino alla sua decisione, legittima la condanna alle spese di lite in capo alla sola società Bu., responsabile di una ingiustificata pervicacia processuale che in quanto tale giustifica l’addebito esclusivo delle spese di una lite che – per contro – gli altri due convenuti avrebbero voluto, saggiamente, definire altrimenti.
Tali spese vengono quantificate ai sensi del D.M. 55/15, sia per il procedimento di ATP sia per la fase di merito, tenuto conto del valore di causa e del numero di parti in giudizio.
Il Tribunale di Milano ogni altra istanza, eccezione o deduzione disattesa, definitivamente pronunciando, così decide:
1) accoglie le domande di parte attrice;
2) condanna tutte le convenute, in soldo tra loro, a corrispondere in favore di parte attrice la somma di Euro 5.566,40 oltre iva, interessi legali e rivalutazione monetaria, dal 22 dicembre 2010 al saldo effettivo;
3) pone a carico solidale di tutte le convenute le spese della CTU per come liquidate dal Tribunale e le spese di CTP sostenute dagli attori per Euro 1.680,00;
4) rigetta ogni altra domanda;
5) condanna Impresa Edile Bu.Ci. alla rifusione delle spese di lite (per ATP e merito) in favore di parte attrice, che si liquidano in complessivi Euro 594,79 per spese esenti ed Euro 7.275,00 per compensi professionali oltre rimborso forfetario spese generali al 15%, oltre IVA se e in quanto dovuta e CPA come per legge.
Così deciso in Milano il 30 maggio 2015.
Depositata in Cancelleria l’1 giugno 2015.

References: sentenza 
 Art. 1669
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1669
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza