Source: https://www.fiscomania.com/2014/02/le-operazioni-con-lestero-nella-dichiarazione-iva/
Timestamp: 2018-03-21 07:00:19+00:00

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Operazioni con l'estero in dichiarazione IVA - Fiscomania
Che impatto hanno e come devono essere indicate in dichiarazione Iva le operazioni con l’estero? Vediamo di chiarire i possibili dubbi con questo contributo.
Il recepimento nel nostro ordinamento delle disposizioni previste dalla direttiva 2010/45/UE ha un impatto significativo per la compilazione della dichiarazione Iva.
Le disposizioni riguardano sia aspetti afferenti l’adempimento degli obblighi Iva come il contenuto della fattura, i termini e le modalità di emissione della stessa, ed altre che riguardano aspetti più concettuali, come l’obbligo di fatturazione delle operazioni extraterritoriali, che inevitabilmente si riflettono sull’attività del contribuente. Infatti, la fatturazione di queste operazioni comporta delle conseguenze sia per la determinazione del volume d’affari, dello status di esportatore abituale e per il calcolo del plafond.
L’articolo 21 del DPR n. 633/72 prevede ai commi 6 e 6-bis, l’obbligo di fatturazione di alcune operazioni per le quali non è previsto l’addebito di Iva per il committente, si tratta delle operazioni non soggette, non imponibili (escluse le cessioni intracomunitarie ex articolo 41 del D.L. n. 331/93 per le quali è prevista una specifica disciplina) ed esenti. In particolare tali operazioni possono essere così schematizzate:
Operazioni non imponibili ex art.8-bis (assimilate alle cessioni all’esportazione) VE 30 casella 1 SI
Operazioni non imponibli ex art. 9 (servizi interazionali) VE 30 casella 2 SI
Operazioni non imponibili ex art. 38-quater (cessioni a viaggiatori extra UE senza addebito IVA) VE 32 NO
Il primo effetto che si viene a creare a seguito della previsione dell’obbligo di fatturazione delle operazioni extraterritoriali è l’incidenza di queste nella determinazione del volume d’affari. Tale novità determina una serie di effetti negativi per il contribuente per il quale si allontana la possibilità di accedere a semplificazioni o regimi la cui applicazione è legata a tale grandezza, ad esempio:
Tuttavia, nessun effetto peggiorativo nasce dall’allargamento del volume d’affari in materia di verifica dello status di esportatore abituale e cioè di quei soggetti che effettuano esportazioni ed operazioni assimilate per più del 10% del volume d’affari e che hanno diritto ad acquistare in sospensione d’imposta (operazione non imponibile ex art. 8 comma 1) lettera c del DPR n. 633/72) nei limiti del plafond disponibile.
Per questo motivo ai fini della verifica dello status di esportatore abituale si viene a determinare un volume d’affari “rettificato“. In particolare la frazione che deve essere impostata per verificare detto status prevede l’indicazione:
Importazioni non soggette ex articolo 68 del DPR n. 633/72 – Devono essere indicate al rigo VF15, unicamente agli acquisti esenti.
Con le modifiche introdotte, a partire dal 2013 tutte le operazioni (servizi) territorialmente rilevanti in Italia ricevuti da non residenti devono essere oggetto di integrazione (reverse charge) piuttosto che di autofatturazione facendo riferimento esclusivamente al luogo di stabilimento della controparte. Riepilogando schematicamente possiamo avere le seguenti situazioni:
Prestazione di servizi (territoriali in Italia) ricevuti da non residenti – se arrivano da prestatore UE vige l’obbligo di integrazione della fattura (reverse charge), mentre se il prestatore è un soggetto extracomunitario deve essere effettuata l’autofatturazione (articolo 17, comma 2 del DPR n. 633/72);
La registrazione che transita sul registro Iva acquisti confluisce nel quadro VF, unitamente alle altre operazioni per le quali non si applica l’inversione contabile, mentre la registrazione che transita sul registro vendite deve essere indicata nel quadro VJ. Quindi, l’Iva in detrazione da portare nel quadro VL scaturisce direttamente dal quadro VF, mentre l’Iva a debito proviene dai quadri VE e VJ.
In particolare nel quadro VJ3 devono essere indicati gli acquisti di beni e servizi da soggetti residenti all’estero di cui all’articolo 17, comma 2. Nella sostanza, andranno inseriti i servizi forniti da non residenti territorialmente rilevanti in Italia (per i quali si era autofatturato in caso di prestatore exrta UE, o si era integrato in caso di prestatore UE) e gli acquisti da non residenti territoriali in Italia.
Mentre, devono essere indicati separatamente, al rigo VJ9, gli acquisti intracomunitari di beni per i quali era stata effettuata l’integrazione.
iva	2014-02-22

References: articolo 41
 art.8
 art. 9
 art. 38
 art. 8
 articolo 68