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Timestamp: 2018-06-24 22:14:47+00:00

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Discussione: divisione ereditaria (1/1) - Forum Diritto - De Stasio - Studio Legale
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ARGOMENTO: divisione ereditaria
divisione ereditaria 6 Anni 6 Mesi fa #191
vorrei una gentile risposta su una questione di divisione ereditaria .
3 fratelli A B C hanno ereditato anni fa un'immobile costituito da una casa che il fratello A abita da tanto tempo , praticamente da sempre .
ora i fratelli B e C intendono dividere l'immobile di cui hanno da sempre pagato tasse e ICI .
Limmobile è difficilmente divisibile e i fratelli B e C che vivono nello stesso comune ma in abitazioni diverse , chiedono l'attribuzione congiunta art. 720cc per poter utilizzare loro stessi l'immobile .
A si oppone chiedendo anch'esso l'attribuzione adducendo il fatto che abita nell'immobile da moltissimi anni .
Secondo il vostro parere può ottenere l'immobile per se'? facendo valere il fatto di essere ormai in pensione e di averci abitato da sempre senza corrispondere alcunchè agli altri ? e pur avendo altri immobili ( anche se di minor valore / pregio ) nello stesso comune e in altri comuni ? anche se in comproprietà con i figli ?
Re: divisione ereditaria 6 Anni 6 Mesi fa #192
Esistono due correnti di pensiero circa la corretta interpretazione dell’art. 720 c.c..
Secondo un primo orientamento giurisprudenziale la regola preferenziale dell'attribuzione del bene al maggior quotista può essere derogata solo per motivi gravi attinenti all'interesse comune dei condividenti (Cass. 13.7.83 n. 4775; Cass. 21.2.1985 n. 1528; Cass. 11.7.1995 n. 7588).
Secondo un diverso indirizzo, ormai prevalente, il giudice può anche non seguire tale criterio "preferenziale", avendo egli il potere prettamente discrezionale nella scelta del condividente cui assegnare l'immobile indivisibile, potere che trova il suo contemperamento soltanto nei criteri di opportunità che debbono ispirare la scelta e nell'obbligo di indicarne i motivi (Cass. 7.5.87 n. 4233; Cass. 19.3.2003, n. 4013; Cass. 22.3.2004 n. 5679; Cass. 16.2.2007,n. 3646; Cass. 25.9.2008 n. 24053).
Aderendo a quest’ultimo indirizzo la Corte di Cassazione, con una pronuncia relativamente recente (Cass. civ., Sez. II, 28/10/2009, n. 22857), ha confermato la legittimità di una pronuncia di merito in virtù della quale in un giudizio di divisione tra fratelli relativo ad un immobile proveniente dall'eredità paterna, era stato assegnato il bene alla sorella titolare di una quota minore, valorizzando il fatto che ella abitava nell'immobile da svariati anni e che non ne possedeva un altro nello stesso luogo, mentre i fratelli vivevano all'estero e uno di loro era proprietario di un altro immobile di sette vani nel medesimo paese (App. Salerno, 02/10/2003).
Secondo la Corte tale interpretazione è più rispondente sia alla lettera che alla ratio dell’art. 720 c.c. che testualmente recita: "Se nell'eredità vi sono immobili non comodamente divisibili ... essi devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell'eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore o anche nella porzione di più coeredi se questi ne richiedono congiuntamente l'attribuzione".
L'espressione "preferibilmente" renderebbe esplicita sotto il profilo lessicale la scelta legislativa per l'attribuzione di un immobile indivisibile tendenzialmente al titolare della quota maggiore, senza quindi escludere la legittimità di una diversa opzione e senza peraltro indicare i presupposti che consentirebbero tale deroga; tale formulazione della norma quindi accorderebbe al giudice un ampio potere discrezionale che, per non sconfinare nell'arbitrio, deve pur sempre tener conto dei concreti elementi di fatto che caratterizzano le singole fattispecie e dell'esigenza quindi di esaminare i contrapposti interessi dei condividenti in proposito; ciò pertanto comporta l'obbligo del giudice, nel discostarsi dal criterio preferenziale dell'attribuzione dell'immobile indivisibile al condividente titolare della quota maggiore, di fornire adeguata e logica motivazione di tale diversa opzione (Cass. n. 24053/2008). D'altra parte la diversa tesi che restringe la suddetta deroga all'esistenza di gravi motivi attinenti all'interesse comune dei condividenti, introdurrebbe nell'interpretazione del contenuto precettivo dell'art. 720 c.c., una limitazione che la norma non prevede e che si configura comunque in concreto di difficile individuazione (Cass. n. 24053/2008). Infatti non è facile stabilire ed individuare nel caso concreto quale sia interesse comune di tutti i condividenti, che quindi in definitiva potrebbe rimanere una mera enunciazione verbale.
Dunque in linea di principio, ove le parti non si accordino - anche nelle more del giudizio - ad una divisione e assegnazione del bene “consensuale”, non è escluso che il giudice possa valorizzare la specifica condizione del fratello “A” lui attribuendo l’immobile, salvi - ovviamente - i conguagli ex art. 728 c.c. Ciò, tuttavia, dipende proprio dal merito del caso specifico e da quanto è emerso o emergerà dall’istruttoria di causa.
Re: divisione ereditaria 6 Anni 5 Mesi fa #197
Ho anch'io un problema analogo .
Ma com'è possibile che esista un'articolo del codice che lasci dubbi interpretativi !
Ma in base a quale criterio ?
A questo punto un giudice , con l'opportunità di scelta ,potrebbe anche ( qui lo dico e qui lo nego ) decidere in base all'umore del giorno e sconfinare nell'arbitrio ( basta infatti che indichi nella sentenza un logica motivazione .......non è poi così difficile in vicende complesse che potrebbero includere tutto e di tutto )
Se un buon avvocato , nella domanda , inserisce lacrime e dolore nonchè problematiche di varia umanità e prostrazione , il giudice , commosso da tale umana povertà e credendosi un moderno Salomone , potrebbe convincere il giudice ad assegnare a preferire il suo cliente piuttosto che l'altro .
Possibile che non si capisca che quest'articolo dev'essere al più presto riformato ?
Non ha segnalato nessuno questo problema?
Re: divisione ereditaria 6 Anni 5 Mesi fa #198
Bisio, hai perfettamente ragione ma il bello è che non c'è niente di strano!
E' il cosiddetto diritto vivente: una stessa norma può essere interpretata in modi diversi secondo l'evoluzione del sentire sociale. Abbiamo un ecosistema normativo talmente vasto e variegato che non riuscirebbe mai a stare dietro all'evoluzione della società se non fosse grazie agli interpreti (sostanzialmente i giudici) che adattano la lettera della norma all'interpretazione più coerente al contesto socio-economico-culturale del particolare momento storico. Art. 12 delle cosiddette "preleggi".
Del resto basta fare una ricerca giurisprudenziale per trovare tutto e il contrario di tutto e non solo a livello di pronunce di merito ma anche per quanto riguarda la Cassazione. Gli indirizzi cambiano, poi ricambiano e via così.
In questo contesto l'avvocato può davvero fare la differenza, proprio come dici tu. Del resto il giudice è pur sempre una persona e quindi soggetto all'errore o alla persuasione, appunto, di un bravo avvocato. Non per niente esistono tre gradi di giudizio per eventualmente rimediare!

References: art. 720
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 728
 sentenza 
 Art. 12