Source: https://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/08/18/lincredibile-motivazione-della-sentenza-contro-le-pussy-riot/
Timestamp: 2019-09-22 02:49:05+00:00

Document:
L’incredibile motivazione della sentenza contro le Pussy Riot – Femminismo a Sud
Sulla sentenza contro le Pussy Riot ci sarebbe (e ci sarà) da ragionare per mesi.
Si potrebbe per esempio parlare del fatto che a comminarla è stata una giudice donna (ma chi è un pò più vecchi* di militanza e conosce questo blog sa benissimo che, come andiamo dicendo da tempo, non basta essere nate femmine per essere donne, e che storicamente le peggiori nemiche delle donne sono proprio le donne stesse).
Si potrebbe – e si dovrà – argomentare sulla repressione e il sessismo in Russia e fare paragoni con quanto accade da noi o nel resto del mondo.
Si potrebbe – e si dovrà – discutere sulla innovativa e originale definizione di Teppismo A Sfondo Religioso (quando l’ho letta, ho subito immaginato una rapina in cui i/le teppist* intimano “o la borsa o la croce/corano/sutra!”… Pieno il mondo di teppisti così, nevvero giudice Syrova?), una definizione che presto potrebbe essere clonata da ambienti catto-fascisti nostrani già visibilmente infastiditi da Femminismo a Sud e dalle donne con le gonadi in generale.
Ma la vera perla della sentenza di condanna delle Pussy Riot non è solo l’amena definizione di hooliganismo a sfondo religioso bensì la motivazione per cui secondo la giudice Syrova il femminismo è fonte di odio religioso (e quindi condannabile, cioè fuori legge) in Russia.
L’eguaglianza di genere fra uomo e donna, si legge nel dispositivo, è un diritto asserito in via di principio, e mantenuto, dalla Costituzione Russa. Le Pussy Riot si proclamano femministe, e il femminismo mira a raggiungere un’eguaglianza di fatto fra uomo e donna. Questo non è un crimine per la legge russa.
Tuttavia, prosegue la motivazione, la Chiesa Ortodossa, i Cattolici ed altre “denominazioni” religiose non concordano con il femminismo, e i loro valori non sono in linea con esso.
In una società moderna – conclude la Syrova – i rapporti fra varie nazionalità e confessioni religiose devono basarsi sul mutuo rispetto e la reciproca eguaglianza, e l’idea che un movimento politico possa essere superiore ad un altro (ma non si parlava di confessioni religiose? N.d.T) dà fondamento ad una prospettiva di odio tra le varie opinioni.
Non conosco la legislazione russa in materia – e questo sicuramente non favorisce una giusta comprensione del dispositivo – ma salta immediatamente agli occhi l’equiparazione di rilevanza giuridica fra una confessione religiosa, quella ortodossa, che formalmente in Russia ha oltre il 70% di adepti (anche se poi in realtà solo il 7% si dichiara praticante) e che non dovrebbe in teoria fare attività politica, e un gruppuscolo sparuto di ragazze che invece fa dichiaratamente attivismo politico, e che ad eccezione degli ultimi mesi, non contava certamente su un analogo 70% di seguaci.
Se davvero la Syrova avesse voluto applicare il principio di eguaglianza e rispetto delle opinioni che invoca, e anche ammettendo che attivismo politico e confessionalità religiosa siano sullo stesso piano (il che non è: le opinioni politiche si possono cambiare, quelle religiose di solito no, a rischio di essere bollati di eresia o apostasia) avrebbe dovuto sbilanciare la tutela verso la componente più debole (principio di tutela delle minoranze), ossia verso il piccolo gruppo anzichè verso il più grande.
Ma alla giudice evidentemente l’equiparazione fra movimento politico e confessionalità religiosa serviva invece per stabilire un principio di rilevanza politica (e qui è il salto – giurisprudenziale e logico – incomprensibile – ma ripeto, nn conosco l’apparato legale russo e non so i margini di intervento di un giudice penale) in base al quale si potesse giungere alla conclusione voluta: cioè che, se sgradito al potere religioso, anche un movimento ammesso e tutelato dalla costituzione diventa di fatto illegale. In questo modo la giudice ha subordinato persino la pietra angolare dello Stato in nome del quale essa stessa opera ai dettami del potere religioso, dichiarando di fatto la Russia stato confessionale e teocratico a tutti gli effetti.
Che questo sarebbe potuto facilmente accadere anche in Italia non cambia di una virgola la valutazione (sappiamo bene che anche quello italiano NON E’ affatto uno stato laico – basti solo pensare , giusto per fare due esempi fra tanti, al riconoscimento dato all’obiezione di coscienza nella Sanità, o ai privilegi accordati agli insegnanti di religione cattolici nella scuola statale), anzi mette addirittura in buona luce lo stato italiano, che almeno ha avuto la premura di stabilire pubblicamente con il Concordato i principi ispiratori e le guarentigie concrete su cui basare i rapporti fra Chiesa e stato politico. Magari esisterà anche in Russia un trattato costituzionale analogo,ma al momento non risulta notizia.
Che il regime putiniano fosse repressivo e avesse particolarmente di mira le donne politicamente autonome e apertamente critiche ce lo aspettavamo tutt*, non foss’altro perchè ci ricordiamo bene la fine di Anna Politovskaja.
La notizia vera è invece che la Pussy Riot hanno smascherato con la loro protesta la totale sottomissione della massima legge statale (la Costituzione) a quella religiosa, dando così del putinismo una visione per noi inaspettata di regime confessionale assimilabile per molti versi al nostro – e a tutti i regimi confessionali in genere.
Il che, oltre ovviamente ad aumentare la nostra empatia e solidarietà per le Pussy Riot, apre scenari di lettura della politica internazionale della Russia putinista alquanto inediti, almeno per chi scrive. Ad esempio si potrebbe pensare che il neanche troppo larvato ombrello politico offerto ormai tradizionalmente dalla Russia ad alcuni regimi mediorientali sia motivato anche da similitudini di assetto istituzionale (teocrazia si allea con teocrazia). Così come si potrebbe pensare che la gestione arrogantemente proprietaria che Putin da sempre adotta nel campo energetico (vedi Gazprom) nasconda in realtà un CdA condiviso con la Chiesa Ortodossa…. Certo, un* buon* conoscit*** della realtà russa potrà smentire o convalidare queste prime impressioni a caldo, ma è innegabile che l’immagine che avevamo del regime russo è irreversibilmente cambiata. In peggio.
Il putinismo come ce lo illustra la sentenza Syrova, come ce lo illustrano, in sostanza, le Pussy Riot, è un remake dello zarismo in salsa neoliberista, con tanto di patriarca corrotto e – tanto per non fare distinzioni – di corruttela statale. Uno Stato che, a dispetto delle esibizioni di maschia virilità del suo capo supremo, non è capace di applicare nemmeno le proprie garanzie costituzionali se il Cirillo di turno, stizzito e impaurito dalle contestazioni di un gruppo punk, non è d’accordo. Uno Stato quindi esistenzialmente inadeguato, pavido e inetto come quasi sempre è il vero aspetto del maschilismo quando è così ostentato.
Non a caso la frase che Nadia ha indirizzato in un lettera a tutte le fans delle Pussy Riot giusto prima della sentenza suona grosso modo così:
«Qualunque sia il verdetto,noi e voi stiamo vincendo.Perché abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente»
Lo Czar è nudo come mamma l’ha fatto, nudo che più non si potrebbe, e lo si può ammirare in tutta la sua fulgida e patetica…penuria – e miseria.
E tutto questo l’hanno ottenuto – in questo sì, la Syrova ha colto nel segno – con una lucida e intenzionale azione politica – quelle ‘belle e diaboliche’ smandrappate (secondo RepuBica) che suonano canzonette rock ( punk, si chiama punk, miserialadra, lo volete capire?? ) e fanno di tutto per essere famose. Le quali sgallettate hanno pianificato talmente minuziosamente il tutto da riuscire a far uscire il proprio nuovo singolo in concomitanza con la pronuncia di condanna (ce lo fa puntualmente notare il Messaggero, tanto per non uscire dal coro della demenutio in terminis delle attiviste).
Queste, invece, hanno capito tutto, signori cari, e sanno benissimo che mai come in un Capitalismo di Stato machista, (nel brano “Virgin Mary, Put Putin Away” si denunciava, fra l’altro, anche il divieto omofobico di tenere il Gay Pride a Mosca per i prossimi 100 anni) corrotto e teocratico, se si finisce in galera ci vogliono soldi a palate per uscirne bene!!! O l’Italietta nostra, dal G8 in poi, ancora non vi ha insegnato niente???
Link: Il testo della sentenza è stato ripreso da questa pagina del The Guardian: http://www.guardian.co.uk/music/2012/aug/17/pussy-riot-trial-verdict-live#start-of-comments nell’edizione di ieri 17 agosto 2012. Dalla stessa pagina sono state riprese anche le lyrics che seguono ed il video in anteprima del prossimo singolo delle P.R.
A seguire, le lyrics della canzone cantata dalle P.R. nella cattedrale ortodossa, e che così tanti alambicchi mentali ha causato alla giudice Syrova.
Il video del nuovo singolo delle Pussy Riot
Posted in Anti-Fem/Machism, Anticlero/Antifa, Corpi/Poteri, Pensatoio, R-esistenze.
By fialabronica	– Agosto 18, 2012
Anche secondo me la canzone è politica e non evangelica, come al solito mi esprimo male. Ma non fa male sottolineare (e sono molte le figure religiose che lo fanno) che le motivazioni in sentenza sono assurde: la canzone non si esprime contro la religione, ma contro “certi” personaggi e il loro strumentalizzare la religione… Mi sono confrontata con parecchie persone di fede, e tutte hanno contestato l’interpretazione della canzone come offensiva nei confronti della cristianità: in altre parole, i fedeli non si sentono per nulla offesi! E anche fialabronica lo conferma.
Questo sottolinea maggiormente il valore politico della canzone, secondo me.
Che passa anche attraverso una bella tirata d’orecchie a quelli che fanno politica dall’altare…
Agosto 20, 2012, 1:44 pm
pardon, raccatta-consensi.
E nel mio “ancorché spirituale”, c’è ovviamente sarcasmo. Lo sottolineo a scanso di equivoci.
Agosto 19, 2012, 12:24 pm
A me invece non sembra che la performance delle Pusy Riot fosse evangelica, ma chiaramente politica e che la religione sia stata chiamata in causa solo in relazione alla sua connivenza con il potere. Yekatrina denuncia un “uso dell’estetica della religione ortodossa” per “presentare un nuovo progetto politico di restarurazione dei valori spirituali russi” funzionale al restyling dell’immagine del regime provato, ad esempio, dalle stragi in Cecenia. Così, continua “La nostra improvvisa apparizione nella Cattedrale del Cristo Salvatore con la canzone “Madre di Dio, caccia Putin” ha violato l’integrità dell’immagine mediatica che le autorità hanno speso così tanto tempo a fabbricare e mantenere, e ha rivelato la sua falsità. “. Dunque, a mio avviso, nella loro performance non c’è niente di religioso: le Pussy Riot si sono appropriate autonomamente di uno spazio, quello della cattedrale di Cristo Salvatore, normalmente utilizzato dal Patriarca per incensare il governo di Putin e ne hanno ribaltato la funzione, mettendo a nudo la torbida connivenza tra la chiesa ortodossa e il regime. In più, hanno fatto leva sulla funzione comunicativa dell’estetica, ribaltando sarcasticamente proprio il sodalizio tra l’estetica ortodossa e il regime.
Quanto a Giovanni Paolo II, mi permetto di ricordare che questo papa si è, anche lui, avvalso di una formidabile strategia comunicativa per tagliare le teste di tutti coloro che professavano un rinnovamento della Chiesa, cancellando la portata del concilio vaticano II. Se da un lato ha in qualche modo demitizzato la figura del papa, con i bagni di folla tra la gente, sul versante teologico ha compiuto un’operazione reazionaria anche nei confronti delle donne, opponendosi decisamente al sacerdozio femminile. Le donne rimangono figure ancillari in ogni campo, quindi fanno le monache e basta, non possono officiare, su questo, al di là delle dichiarazioni buoniste e racatta-consensi, è stato irremovibile (infatti non mi risulta che esistano pretesse e/o candidate papesse, la gestione del potere, ancorché spirituale, rimane prerogativa maschile). Che sia stato sul versante pastorale e teologico il peggior papa del millennio non lo dico io, ma Don Paolo Farinella nel numero di agosto di e-il mensile, in versione cartacea, che invito a leggere anche perché è l’ultima uscita.
Agosto 19, 2012, 12:19 pm
@Chiara Lo Scalzo
Ti farà forse piacere sapere che la tua opinione è condivisa anche da un prete ortodosso (inglese) che per qualche anno ha fatto il ‘lettore’ in una chiesa ortodossa russa (in Inghilterra).
Anzi, nella lettera (che segue in calce- chiedo venia ma ho poco tempo per tradurla) che sollecitato da una call del The guardian ha spedito al giornale, il prelato fornisce tutte le motivazioni circa divieti o restrizioni vigenti nelle chiese ortodosse che secondo lui NON son stati affatto infranti dalla band. Pur prendendo le distanze dal gruppo punk (“non mi son mai piaciute particolarmente queste ragazze”) sostiene anche lui che non hanno fatto o detto niente di irrispettoso nei confronti di Dio della Madonna o di Gesù: “As far as I can make out from the youtube videos of the Pussy Riot “event”, these were lay people praying in a rather unusual way, but they said nothing disrespectful against God, Christ, or the Virgin Mary, even though they used some coarse and rather vulgar words.” “Da quello che posso vedere nel video di youtube, si è trattato solo di laici che pregavano, sia pure in una maniera alquanto inusuale, ma non hanno detto niente di irrispettoso contro Dio Cristo o la Vergine Maria, anche se hanno usato parole scurrili e volgari” .
“In questo” conclude “sono di opinione radicalmente diversa da quella del patriarcato di Mosca, che ha chiesto per le ragazze una punizione severa. Questo è un abominio.”
I did not particularly like what these women did, but they did not interrupt any service, damaged nothing, and assaulted no-one. I feel no sense of offence at their behaviour, and they have apologised for any offence they did cause, and that really should be the end of the matter. In that I am at radical variance with the views of the Moscow Patriarchate which has been demanding severe punishment. That is an abomination. ”
Quello che comunque è seriamente importante, secondo me, è che con una semplice provocazione abbiano messo a nudo il vero volto del regime putinista. Che l’abbiano fatto senza realmente offendere nessun santo denota intelligenza e sensibilità politica, prima che religiosa.
Fialabronica
Agosto 19, 2012, 12:06 pm
Vorrei esprimere un parere, se si può definire così, “religioso”. Io il testo della canzone non lo trovo per nulla offensivo nei confronti della figura della Madonna, né della religione cristiana. Anzi, non lo trovo neanche irriverente. In realtà è un testo che condanna le persone che della religione fanno scempio, che usano l’apparato religioso per scopi personali (A teacher-preacher will meet you at school Go to class – bring him money!) e tradiscono la loro stessa investitura (Patriarch Gundyaev believes in Putin Bitch, better believe in God instead), che travisano in messaggio religioso trasformandolo in un messaggio opprimente e discriminatorio (The head of the KGB, their chief saint, Leads protesters to prison under escort). Paradossalmente, lo trovo un testo religioso, un invito alla cristianità a tornare alle radici del cristianesimo… “la Chiesa Ortodossa, i Cattolici ed altre “denominazioni” religiose non concordano con il femminismo”: questa mi sembra una affermazione invece offensiva, e se fossi il Papa mi offenderei e citereri questo giudice per istigazione all’odio religioso… “Occorre promuovere l’autentica emancipazione femminile”, disse Giovanni Paolo II, “L’ora è venuta in cui la donna acquista nella società un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto.” Lo diceva 40 anni fa… Ma, come al solito, certi mesaggi non li coglie nessuno, e si continuano a sostenere tesi prive di fondamento che vorrebbero la religione nemica della pari dignità fra uomo e donna…
Agosto 18, 2012, 4:22 pm
La rivolta delle passere – Pussy Riot | Maggie linked to this post on Agosto 22, 2012
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