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ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA - PDF
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1 L ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE attualità dell istituto e profili applicativi tra la giurisprudenza di legittimità e quella di merito Avv. Barbara Capicotto Avv. Anna Lanza Avv. Marco Meliti Avv. Patrizia Paris Avv Rosalia Soro ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA SETTORE FAMIGLIA, MINORI, IMMIGRAZIONE Coordinatore: Cons. Avv. Matteo Santini 422 ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA SETTORE FAMIGLIA, MINORI, IMMIGRAZIONE Coordinatore: Cons. Avv. Matteo Santini Sottocommissione coordinata da Avv. Valentina Ruggiero L ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE attualità dell istituto e profili applicativi tra la giurisprudenza di legittimità e quella di merito CAPITOLO PRIMO (avv. Marco Meliti) 1. Dal sistema sanzionatorio all intollerabilità della convivenza 2. Aspetti processuali del giudizio di addebito 3. Addebito della separazione: quale futuro? CAPITOLO SECONDO (avv.ti Barbara Capicotto ed Anna Lanza) 4. L addebito nelle giurisprudenza di legittimità e di merito 5. Presupposti per la pronuncia di addebito 6. Giurisprudenza di legittimità e di merito CAPITOLO TERZO (avv. Patrizia Paris) 7. Il risarcimento del danno nella separazione con o senza addebito 8. Giurisprudenza di merito 9. La giurisprudenza della Corte di Cassazione 433 CAPITOLO PRIMO Avv. Marco Meliti 1. DAL SISTEMA SANZIONATORIO ALL INTOLLERABILITÀ DELLA CONVIVENZA Il tema dell addebito della separazione, seppure sia stato eroso nel tempo dalle trasformazioni sociali che hanno inciso sensibilmente sul mutamento dei costumi, mantiene tutt ora una posizione preminente nei giudizi di separazione, in quanto intimamente legato a sentimenti come la rabbia ed il dolore che generalmente accompagnano le crisi familiari. Si tratta di pulsioni spesso difficilmente arginabili e che trovano molte difficoltà ad essere governate in sede processuale, stante anche l inadeguatezza dei rigidi schemi del diritto ad adattarsi alla complessità delle situazioni dibattute. Non a caso la riforma del diritto di famiglia del 1975 aveva inciso in maniera sostanziale sull istituto, sganciando la separazione dal concetto di colpa cui era stata, fino ad allora, indissolubilmente legata. 444 Nel corso dei lavori preparatori si era fatta strada la volontà di abbandonare ogni possibile riferimento alle responsabilità individuali dei coniugi in relazione alla crisi coniugale. La ratio ispiratrice di tale tesi vedeva nella separazione esclusivamente un rimedio ai problemi sorti nel matrimonio, senza che dovessero in alcun modo assumere rilevanza le eventuali colpe dei coniugi che avevano determinato la frattura del rapporto. Una siffatta argomentazione, però, si era ben presto scontrata con i timori di chi riteneva che l assenza di una sanzione nei confronti del coniuge che si era reso protagonista, con il proprio comportamento contrario ai doveri coniugali, del fallimento dell unione, sarebbe equivalso ad elidere la giuridicità di tali doveri 1, in quanto avrebbe irrimediabilmente indebolito gli stessi impegni formali assunti al momento della celebrazione del matrimonio. A fronte di detta contrapposizione aveva finito per prevalere una situazione di compromesso, ben ravvisabile nell attuale formulazione dell art. 151 c.c.. Se, infatti, la regola generale contenuta nel riformato primo comma dell art. 151 c.c. sancisce il passaggio dalla separazione a carattere sanzionatorio a quella avente funzione di rimedio ad una situazione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza, è altrettanto vero che il secondo comma lascia la possibilità al Giudice, se investito da specifica domanda di parte, di sanzionare il coniuge che si sia reso autore di 1 GRASSETTI, in Commentario Cian Oppo Trabucchi, pag5 comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio, addebitando allo stesso la separazione. Con l intervenuta riforma del diritto di famiglia, pertanto, il legislatore nel sostituire il termine colpa con la locuzione addebitabilità della separazione ha inteso marcare la distanza con la precedente normativa che, in mancanza di accordo, aveva nella colpa dei coniugi il presupposto imprescindibile e sufficiente per la pronuncia di separazione. Nella previgente ipotesi, infatti, il Giudice era tenuto a pronunciare la separazione solamente in presenza di una delle cause tassativamente indicate dalla legge come violazione dei doveri coniugali 2. Attraverso l odierna formulazione dell art. 155 c.c., invece, il legislatore ha operato un inversione prospettica, ponendo l accertamento dell addebito solo come eventuale ed eccezionale 3 rispetto, invece, alla preminente verifica della sussistenza di fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all educazione della prole 4. A decorrere dalla riforma del 1975, pertanto, il presupposto della separazione è dato dall intollerabilità della convivenza, che può determinarsi indipendentemente da colpe 2 Adulterio, volontario abbandono, eccessi, sevizie, minacce od ingiurie gravi, condanna penale e non fissata residenza 3 VETTORI, L unità della famiglia e la nuova disciplina della separazione giudiziale fra i coniugi, in Riv. tri. dir. e proc. civ., 1978, pag DE FILIPPIS CASABURI, Separazione e divorzio nella giurisprudenza, CEDAM, 1988, pag6 dell uno o dell altro coniuge 5 ed il cui accertamento andrà effettuato in chiave soggettiva, ovvero per come viene percepita dal coniuge che domanda la separazione. Per la pronuncia di separazione, pertanto, non è necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e di distacco spirituale di una sola delle parti. In tal modo, il diritto di ciascun coniuge di separarsi rappresenta l'attuazione di un diritto individuale di libertà, riconducibile al combinato disposto degli art. 2 e 29 della Carta costituzionale, che "implicano per ciascun coniuge il diritto di ottenere la separazione ed interrompere la convivenza ove, per fatti obiettivi, ancorché non dipendenti da "colpa" dell'altro coniuge o propria, tale convivenza sia per lui divenuta "intollerabile", così da essere divenuto impossibile svolgere adeguatamente la propria personalità in quella "società naturale", costituita con il matrimonio, che è la famiglia 6. In ragione di questa visione evolutiva del rapporto coniugale, la declaratoria di addebito ha assunto carattere eventuale ed accessorio, richiedendo un autonoma domanda 7 di parte ed i cui effetti si riverberano esclusivamente sul piano patrimoniale 8, 5 DE FILIPPIS, Trattato breve del diritto di famiglia, 2002, pag Cass. n / BARBIERA, Stato patologico di un coniuge come fondamento della domanda di separazione personale proposta dall altro coniuge e addebitabilità della separazione, in Giur. it., 1996, I, pag DOGLIOTTI, La separazione giudiziale, in Il diritto di famiglia, Tratt. Bonilini, Cattaneo, I,7 determinando la perdita del diritto all assegno di mantenimento 9 (ma non a quello degli alimenti) e dei diritti successori 10. Come spesso accade, la giurisprudenza ha inizialmente faticato a recepire il significato della riforma, sovrapponendo spesso il concetto di separazione per colpa a quello di separazione addebitabile. Nel tempo, anche grazie alla spinta propulsiva della dottrina che sin da subito aveva dimostrato di aver meglio colto la portata delle novità introdotte 11, le pronunce giurisprudenziali che si sono succedute hanno progressivamente affermato lo spirito della riforma del 1975, concentrandosi sul necessario rapporto che vi doveva essere tra quei comportamenti (non più tipizzati) in violazione dei doveri matrimoniali posti in essere da uno dei coniugi e la frattura del rapporto coniugale. In tal modo, si è andato consolidandoo il principio secondo il quale affinché si possa giungere ad una pronuncia di separazione con addebito è imprescindibile che venga prima accertata, in maniera rigorosa, la sussistenza di un nesso causale tra la condotta 9 Cass. n. 7165/ 1994 n. 7165: la perdita del diritto al mantenimento a carico del coniuge al quale la separazione sia stata addebitata costituisce una sanzione che prescinde dalla condizioni economica del colpevole e si fonda su una valutazione discrezionale del Legislatore che non è censurabile per violazione degli articoli 3 e 29 della Costituzione. 10 In tema di eredità, infatti, il coniuge cui è stata addebitata la separazione ha diritto solo a un assegno vitalizio se quando viene aperto il testamento godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. 11 DOGLIOTTI, in Trattato Bonilini Cattaneo, pag. 484; ROSSI CARLEO, in Trattato Bessone, pag8 contraria ai doveri nascenti dal matrimonio e l intollerabilità della prosecuzione della convivenza, ovvero del grave pregiudizio all educazione della prole ASPETTI PROCESSUALI DEL GIUDIZIO SULL ADDEBITO 12 Cass. n. 2183/2013 Con la sentenza n del 2007 questa Corte ha ampliato l'originaria interpretazione, di stampo strettamente oggettivistico, di tale norma interpretazione secondo la quale il diritto alla separazione si fonda su fatti che nella coscienza sociale e nella comune percezione rendano intollerabile il proseguimento della vita coniugale per dare della medesima norma una lettura aperta anche alla valorizzazione di "elementi di carattere soggettivo, costituendo la intollerabilità un fatto psicologico squisitamente individuale, riferibile alla formazione culturale, alla sensibilità e al contesto interno alla vita dei coniugi". Ribadita, quindi, l'originaria impostazione oggettivistica quanto al (solo) profilo del controllo giurisdizionale sulla intollerabilità della prosecuzione della convivenza nel senso che le situazioni di intollerabilità della convivenza devono essere oggettivamente apprezzabili e giudizialmente controllabili e puntualizzato che la frattura può dipendere, come gia' affermato da questa stessa Corte (Cass. 7148/1992) dalla condizione di disaffezione e di distacco spirituale anche di uno solo dei coniugi, ha concluso che in una doverosa "visione evolutiva del rapporto coniugale ritenuto, nello stadio attuale della società, incoercibile e collegato al perdurante consenso di ciascun coniuge (...) ciò significa che il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale delle parti, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione ed a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità, l'esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilità da parte dell'altro, la convivenza. Ove tale situazione d'intollerabilità si verifichi, anche rispetto ad un solo coniuge, deve ritenersi che questi abbia diritto di chiedere la separazione: con la conseguenza che la relativa domanda, costituendo esercizio di un suo diritto, non può costituire ragione di addebito". 499 Al Giudice è stato così demandato l arduo compito di stabilire se, effettivamente, il comportamento in violazione abbia causato la frattura del rapporto coniugale o se, invece, abbia solamente aggravato o reso definitiva la crisi matrimoniale. Come è facile comprendere si tratta di un accertamento assai difficile, in quanto necessita di una valutazione complessiva della condotta tenuta da entrambi i coniugi durante tutto il matrimonio, poiché il fallimento dell unione è sovente frutto di un complesso di concause maturate nel corso degli anni che, pertanto, non potrà essere realmente compreso limitandosi al mero esame di singoli episodi di frattura. La necessità di comparazione delle rispettive condotte dei coniugi all interno del matrimonio, secondo parte della dottrina 13, ha confinato ad ipotesi del tutto residuali la possibilità pur prevista dalla norma - di arrivare ad una pronuncia di doppio addebito a carico di entrambi i coniugi, poiché in caso di reciproche violazione dei doveri nascenti dal matrimonio appare certamente ancora più arduo per il giudice districarsi tra azioni e reazioni più o meno giustificate, nell impervio tentativo di isolare le singole responsabilità che giustifichino una pronuncia di addebito. Ovviamente, la necessità di raffrontare i comportamenti tenuti da entrambi i coniugi è stata correttamente esclusa in ipotesi di violenza intrafamiliare, in quanto la gravità di tali atti non potrebbe certamente trovare valida giustificazione nella condotta dell altro coniuge DOGLIOTTI, Separazione e divorzio, Torino, 1995, pag Cass. n. 817/ 2011, in CED, Cassazione, 2011 : in tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito richiesta da un coniuge per le violenze perpetrate dall'altro non è esclusa qualora risulti provato un unico episodio di percosse, trattandosi di comportamento idoneo comunque a 5010 In ogni caso, poiché è indubbio che la pronuncia di addebito si debba basare su un rigoroso accertamento delle cause che hanno determinato la crisi dell unione coniugale, si è giustamente rilevato come sia da escludere che tale valutazione possa essere compiuta in sede di udienza presidenziale, trattandosi di una fase processuale a cognizione sommaria. Non a caso le Sezioni Unite hanno posto in risalto come la richiesta di addebito, sia pur intimamente legata a quella di separazione, costituisca una domanda autonoma 15, determinando un ampliamento del thema decidendum, i cui effetti si manifestano sul piano dei rapporti patrimoniali tra i coniugi e che, pertanto, necessita di un giudizio a cognizione piena. La configurazione dell istanza di addebito quale domanda in senso tecnico, dotata di un proprio petitum e di una propria causa petendi, seppur logicamente subordinata alla pronuncia di separazione, introduce quindi un indagine su fatti indipendenti da quelli che giustificano la separazione. Non a caso il giudice non potrà indagare e statuire d'ufficio sul quesito dell'addebito, in quanto lo stesso necessita dell'iniziativa di parte, così come inequivocabilmente previsto dall art. 151, 2 comma, c.c. sconvolgere definitivamente l'equilibrio relazionale della coppia, poichè lesivo della pari dignità di ogni persona. 15 PADALINO, in Guida al Diritto n. 48 p.45: La declaratoria d'addebito è sollecitabile ed adottabile soltanto nell'ambito del giudizio di separazione, ed inoltre integra un quid pluris che si affianca alla pronuncia di separazione, senza alterarne la natura e la consistenza, e senza delineare una diversa figura di separazione, contrapposta a quella priva di addebito; la separazione giudiziale, addebitabile o meno, è istituto unitario. 5111 Di conseguenza, è stata affermata la scindibilità della domanda di separazione rispetto a quella relativa all'addebito 16 ; per cui, in ipotesi di impugnazione della sola statuizione relativa all addebito, la parte della sentenza dichiarativa della separazione acquisterà valore di res iudicata 17. Da ciò ne discende la possibilità di proporre la successiva domanda di divorzio pur nella prosecuzione del giudizio in ordine alla domanda di addebito, dal momento che il giudicato sulla pronuncia autonoma sulla separazione consente l'immediata dichiarabilità dello scioglimento del vincolo con sentenza non definitiva. Per molti autori, proprio il fatto di aver ammesso il passaggio in giudicato del capo della sentenza sulla separazione ove quest'ultima sia stata impugnata solo sull addebito, ha determinato un effetto deflattivo sulle liti in corso, impedendo che tale impugnazione possa essere utilizzata al solo fine di dilatare i tempi della controversia, così da costituire un mero strumento di pressione sull altro coniuge nei casi in cui quest ultimo abbia interesse ad una sollecita definizione della causa 18. Tra l altro, sotto l aspetto procedurale, la domanda di addebito, proprio in ragione della sua autonomia, non costituisce mera deduzione difensiva e, pertanto, dovrà essere inserita dal ricorrente nell atto introduttivo del giudizio, mentre se proposta dal 16 In giurisprudenza: Cass /2013. In dottrina: CIPRIANI, Impugnazione per il solo addebito, pag. 2146; FINOCCHIARO A., Ammettere l autonomia delle due azioni, pag.38; BARBIERA, Una non convincente conferma, pag Cass. n / 2008, massimata e pubblicata in MAGGIOLI, Questioni di diritto di famiglia, 2008, 6, pag Sul punto, cfr. Guida al Diritto, n. 18 p.37 5212 resistente richiederà il rispetto dei termini e dei modi previsti per la domanda riconvenzionale 19. Né, peraltro, può ritenersi che la domanda di addebito possa essere introdotta a seguito di quella proposta in via riconvenzionale dall'altro coniuge, in quanto le istanze di addebito non presentano tra loro alcuna interdipendenza, poiché l eventuale declaratoria di addebito a carico di uno dei coniugi non esclude l'addebitabilità della separazione anche all'altro. E stata, invece, riconosciuta la possibilità di proporre per la prima volta in appello la richiesta di un assegno alimentare qualora la stessa sia conseguenza di un intervenuta pronuncia di addebito della separazione, in quanto tale domanda non può essere qualificata come nuova ai sensi dell art. 345 c.p.c., considerata anche la natura degli interessi sottostanti. Per il giudice di legittimità, infatti, tale richiesta costituisce un minus ricompreso nella più ampia domanda di riconoscimento di un assegno di mantenimento per il coniuge. Sotto il profilo della prova, non vi è dubbio che il giudizio in materia di addebito presenti notevoli difficoltà, risultando spesso assai difficoltoso dare contezza dell abitualità e del progressivo ripetersi di comportamenti idonei a minare il rapporto coniugale. 19 Con la conseguenza che la domanda avanzata nella fase dinanzi al presidente del tribunale ovvero in un momento ancora successivo a essa, soggiace alla sanzione dell'inammissibilità: "perché introduce, nell'originario contenzioso, un nuovo tema d'indagine, non rappresentando mera deduzione difensiva o semplice sviluppo logico della contesa instaurata con la domanda di separazione" Cass. n /13 Ragione per cui, qualora non si riesca a raggiungere la piena prova che la condotta contraria ai doveri del matrimonio posta in essere da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stata causa diretta del fallimento della convivenza, il giudice dovrà necessariamente astenersi da pronunciare la separazione con addebito 20. Inoltre, proprio a ribadire l importanza di un attenta valutazione dell effettiva sussistenza di un nesso causale tra violazione e crisi del rapporto, la Suprema Corte ha avuto modo di affermare la tendenziale irrilevanza, ai fini dell addebito, di quei comportamenti in violazione avvenuti dopo che la crisi familiare si è già irreversibilmente consacrata 21. Anzi, con le più recenti pronunce la Corte romana è andata anche oltre, negando la possibilità di ottenere il mutamento del titolo della separazione sia in relazione a comportamenti posti in essere successivamente alla sentenza di separazione (od all omologa dell accordo) che con riferimento a fatti preesistenti, ma di cui una parte sia venuta a conoscenza solo successivamente alla pronuncia di separazione. Di contro, è stato chiarito 22 come il patto siglato tra i coniugi al termine di un periodo di crisi matrimoniale per regolare i loro rapporti economici non possa essere considerato 20 Cass. n. 5061/ Sul punto occorre tenere a mente anche quanto affermato dalla Suprema Corte con alcune significative pronunce (Cass del 2013), secondo cui anche il comportamento tenuto dal coniuge successivamente al venir meno della convivenza, ma in tempi immediatamente prossimi a detta cessazione può' rilevare ai fini della dichiarazione di addebito della separazione allorché' costituisca una conferma del passato e concorra ad illuminare sulla condotta pregressa. 22 Cass. n / 2013, in Il Sole 24 Ore, Famiglia e Minori,14 vincolante in sede di separazione nel caso in cui si sia in presenza di una declaratoria di addebito. Le conseguenze patrimoniali che derivano ex lege dalla dichiarazione di addebito (art. 156, comma 1 e 3 c.c.) inducono, infatti, ad escluderne radicalmente la vincolatività. Quanto ai rapporti tra la declaratoria di addebito della separazione ed i provvedimenti in materia di affidamento dei figli, va subito chiarito come non vi possa essere tra loro alcun legame diretto, nel senso che tale pronuncia non potrà essere considerata di per sé ostativa all affidamento condiviso dei figli minori. Sul punto la Suprema Corte ha espresso il principio di diritto in base al quale "in tema di separazione personale i provvedimenti di affidamento della prole minore prescindono dalle responsabilità dell'uno e dell'altro coniuge 23 nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza coniugale, dovendo essere adottati con esclusivo riferimento al superiore interesse morale e materiale della prole stessa" 24. Ovviamente, nelle ipotesi residuali in cui la separazione sia stata pronunciata in relazione a gravi condotte poste in essere da uno dei coniugi ed idonee a determinare un grave pregiudizio alla educazione della prole, il giudice potrà certamente utilizzare gli accertamenti relativi all'addebito anche al fine di decidere sul regime di affidamento dei figli della coppia. 23 Anche in passato la Corte romana (sent. n. 3776/ 1983) aveva sostenuto come l'affidamento dei figli non potesse essere inteso come una sorta di punizione o premio per l'uno o l'altro dei genitori, a secondo dei torti o delle ragioni di ciascuno di essi, dovendo invece tener conto esclusivamente di ciò che appare più idoneo a preservare l interesse morale e materiale dei figli stessi. 24 Cass. n / 2004, in Famiglia e diritto, 2005, 118, con nota di GELLI 5515 Da ultimo - rimandano all apposito capitolo per un approfondimento del tema preme solo ricordare come, poiché i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica, la loro violazione non trovi sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quali l addebito della separazione. Ove tale violazione, infatti, cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, la stessa potrà integrare gli estremi dell illecito civile, dando così luogo anche ad un'autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali, senza che la mancanza di pronuncia e di addebito in sede di separazione sia preclusiva all azione di risarcimento relativa a tali danni 25. Del pari, dalla violazione degli obblighi inerenti allo status di coniuge e di genitore potranno anche specifiche sanzioni penali. Ci si riferisce in particolare all'art. 570 c.p. relativo alla "violazione degli obblighi di assistenza familiare"; disposizione che, inserita tra i delitti contro la famiglia, trova il suo fondamento nell'esigenza di tutelare i diritti della prole e del coniuge Cass. n / 2011 in Ipsoa, Danno e Responsabilità, 2012, 4, pag GALLUZZO, Famiglia e minori,16 3. ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE: QUALE FUTURO? A distanza di quasi quarant anni dall intervenuta riforma del diritto di famiglia è lecito interrogarsi se oggi abbia ancora senso parlare di addebito della separazione, anche in considerazione dei mutati costumi e dell intervenute trasformazioni sociali. Secondo una parte della dottrina, la funzione dell addebito sarebbe quella di evitare al coniuge che ha patito una convivenza non solo fallita, ma travagliata da una condotta dell altro contraria agli impegni assunti con il matrimonio, di restare legato a quest ultimo da obblighi di assistenza e vincoli di carattere ereditario anche successivamente all intervenuta separazione 27. Inoltre, vi sarebbe anche un interesse del coniuge non colpevole a vedere riconosciuta la propria correttezza nel rispetto dei doveri coniugali, sia nei confronti della prole e dei parenti, sia in vista di un possibile nuovo matrimonio ZATTI, in Trattato Rescigno, 1996, pag. 175 ss. 28 SCARDULLA, La separazione, pag17 Ora, se non vi è dubbio che la domanda di addebito conservi un indiscussa valenza nelle ipotesi in cui uno dei coniugi si renda autore di condotte gravemente lesive della dignità della persona e della sua integrità psico-fisica, è altrettanto vero come nel tempo si stia affievolendo la sensibilità degli effetti della pronuncia dell addebito sotto il profilo dell interesse pubblico alla tutela dei diritti nascenti dal matrimonio. D altro canto non si può ignorare come il giudizio sull addebito della separazione, oltre a risvolti di natura patrimoniale, coinvolga anche delicati aspetti psicologici, alimentando tra i coniugi quella conflittualità che inevitabilmente si ripercuote sui figli minori. Peraltro, la necessità per il Giudice di estendere l accertamento all intera vicenda matrimoniale, per stabilire se effettivamente la violazione posta in essere da uno dei coniugi sia effettivamente la causa diretta della crisi, introduce nel giudizio elementi di soggettività difficilmente decifrabili. Quando, infatti, la crisi familiare cessa di essere un evento privato per essere calata, attraverso il giudizio di separazione, in una dimensione pubblica-giuridica è inevitabile che le diverse visioni che le parti hanno della vicenda coniugale e delle cause che ne hanno determinato la fine entrano a far parte del processo. In tal modo i fatti narrati dal cliente secondo il proprio punto di vista vengono modellati dai rispetti avvocati in ragione della strategia processuale che si ritiene più idonea al raggiungimento degli obiettivi prefissati MANCA UCCHEDDU, BUSONERA, Storie di separazione fra coniugi, Giuffrè, 2004, pag18 Torti e ragioni finiscono così per mescolarsi, impedendo di comprendere se realmente la violazione dei doveri matrimoniali posta in essere da uno dei coniugi possa essere realmente considerata come il peccato originale che ha determinato la fine dell unione coniugale. Peraltro, è evidente come il giudizio sull addebito necessiti di apprezzamenti di fatto in relazione ad una quadro di valori, cosicché la medesima violazione, a seconda del rapporto e del contesto sociale nel quale lo stesso si è estrinsecato, può determinare o meno un effettiva situazione di intollerabilità della convivenza. Il giudice, quindi, si trova spesso davanti a due versioni discordanti, se non incompatibili, che oltre a rendere difficile la decisione, rischiano di prestarsi a valutazioni soggettive da parte dello stesso giudice il quale, avventurandosi in ambiti della vita personale e familiare talvolta imperscrutabili anche agli stessi protagonisti della vicenda, diventa inevitabilmente anch egli portatore dei propri pregiudizi mentali e culturali. In tale quadro non è difficile comprendere come il giudizio legato alla domanda di addebito mostri tutti i propri limiti, poiché è riduttivo immaginare di poter racchiudere in un istruttoria od in una sentenza un fenomeno così complesso e spesso di lunga durata (anni di vita quotidiana) com è il rapporto a due PERLINGIERI, intervento in Diritto di famiglia: casi e questioni, 1982, pag. 126, dove afferma che se determinati fatti sono dovuti al comportamento di un soggetto, come si fa a ricercare se quel comportamento è l effetto o la causa? Com è possibile in quella comunità familiare isolare quel fatto da un contesto di vita comune? 5919 Per cui troppe volte i coniugi tendono a riporre nel giudizio aspettative illusorie ed irrealistiche, in quanto il processo legale non è certamente luogo per il raggiungimento di verità assolute. Il confine tra comportamento lecito, espressione del diritto a separarsi, e la violazione dei doveri matrimoniali determinante l'insorgenza della intollerabilità della convivenza, è così divenuto nel tempo molto labile. A fronte di tali oggettive difficoltà, anche legate al mutamento dei costumi, con il passare degli anni le domande di addebito hanno sempre più faticato a trovare accoglimento in sede processuale. A questo ha certamente contribuito anche un altra ragione che risiede nella bulimia che investe i nostri Tribunali 31, ormai sommersi da una mole spropositata di ricorsi per separazione e divorzio in cui il litigio sembra essere l unico modo per i coniugi per non rompere definitivamente il filo che li lega, quasi a voler impedire che il partner possa ritrovare una propria libertà ed autonomia. Così i Tribunali hanno finito sempre più per ignorare le istanze di addebito della separazione proposte, anche reciprocamente, dai coniugi, impendendo spesso l ingresso nel processo di parenti ed amici pronti a sconfessarsi tra loro pur di sostenere le ragioni di uno o l altro coniuge. 31 Anche a seguito dell entrata in vigore il 1º gennaio 2013 della legge 219 del 10 dicembre 2012 (pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» del 17 dicembre), che elimina la distinzione tra figli legittimi e naturali e trasferisce la competenza dal Tribunale per i minorenni al giudice ordinario su una serie di giudizi che riguardano la tutela dei diritti dei figli, nati nel matrimonio o no. 6020 I fautori di tale orientamento 32 che di fatto pone un notevole sbarramento all accoglimento delle domande di addebito osservano come lo stesso abbia il pregio di evitare di appesantire ulteriormente la procedura di separazione, magari favorendo persino il raggiungimento di accordi consensuali, offrendo al contempo un contributo determinante nel cercare di contrastare un retaggio culturale che vede nella fine del matrimonio un momento in cui si debba necessariamente distribuire giudizi o riparare a presunti torti. I sostenitori dell eliminazione dell istituto dell addebito hanno, poi, posto l accento anche sul fatto che molto spesso le conseguenze dirette che derivano dalla declaratoria sono lievi e prive di effettiva praticabilità, come nel caso che la separazione venga addebita ad un coniuge che goda di redditi autonomi e sufficienti, tali da non legittimare alcuna richiesta di mantenimento. Del pari, sempre secondo la dottrina sopra richiamata, anche nel campo successorio gli effetti sarebbero piuttosto limitati, in quanto riferibili solamente al periodo intercorrente tra separazione e divorzio. Ciò premesso, non vi è dubbio che anche in ragione dell accostamento della responsabilità civile al diritto di famiglia determinatosi in questi ultimi anni, sia più che doveroso interrogarsi sull attualità e sull utilità dell istituto dell addebito. 32 Per un esame della problematica, con riferimento alla dottrina che ha auspicato l abrogazione dell istituto dell addebito e dei progetti di legge che si sono uniformati a tale indirizzo, ci permettiamo di rinviare a MORACE PINELLI, La crisi coniugale tra separazione e divorzio, Milano, 2001, 190 e ss. 61 Vedere altro
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 art. 155
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 Cass. 
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 Cass. 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 345
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 SENTENZA 
 art. 6
 Articolo 1
 art. 32
 art. 28
 art. 34
 art. 310
 art. 311
 Art. 3

Art. 3
 art. 55
 art. 617
 sentenza 
 art. 5
 art. 180
 Articolo 99
 SENTENZA 
 Art. 54

Art. 342
 art.23
 art. 1
 Articolo 1
 articolo 1
 articolo 1
 Sentenza 
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