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Timestamp: 2018-09-21 05:04:22+00:00

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Art. 344 codice penale: Oltraggio a un pubblico impiegato
Codice penale Art. 344 codice penale: Oltraggio a un pubblico impiegato
Le disposizioni dell’articolo 341 si applicano anche nel caso in cui l’offesa è recata a un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio; ma la pene sono ridotte di un terzo.
Oltraggio a pubblico impiegato
In tema di oltraggio, l'abrogazione degli articoli 341 e 344 c.p., disposta dall'articolo 18 l. 25 giugno 1999, n. 205, integra un'ipotesi di abolitio criminis disciplinata dall'articolo 2, secondo comma, c.p., con la conseguenza che, se vi è stata condanna, ne cessano esecuzione ed effetti penali e la relativa sentenza deve essere revocata, ai sensi dell'articolo 673 c.p.p., dal giudice dell'esecuzione, al quale non è consentito modificare l'originaria qualificazione o accertare il fatto in modo difforme da quello ritenuto in sentenza, riqualificando come ingiuria aggravata dalla qualità del soggetto passivo (articoli 594 e 61 n. 10 c.p.) la condotta contestata come oltraggio e rideterminando, in relazione alla nuova fattispecie penale, la pena già irrogata.
Cassazione penale sez. I 27 settembre 2013 n. 42900
A seguito dell'intervenuta abrogazione degli art. 341 e 344 c.p., disposta dall'art. 18 l. 25 giugno 1999 n. 205, i fatti precedentemente commessi e già contestati come oltraggio a pubblico ufficiale o a pubblico impiegato possono essere riqualificati dal giudice della cognizione, sussistendone i presupposti, come ingiuria aggravata dalla qualità del soggetto passivo (art. 594 e 61 n. 10 c.p.), fermo restando, quanto alla condizione di procedibilità, che non può trovare applicazione in tali ipotesi la disposizione transitoria di cui all'art. 19 della predetta l. n. 205 del 1999, che ha introdotto nuovi termini per la presentazione della querela esclusivamente con riferimento a quei delitti che sono divenuti perseguibili ad istanza di parte per effetto della medesima legge.
Cassazione penale sez. un. 27 giugno 2001 n. 29023
In tema di oltraggio, l'abrogazione degli art. 341 e 344 c.p., disposta dall'art. 18 l. 25 giugno 1999, n. 205, integra un'ipotesi di "abolitio criminis" disciplinata dall'art. 2 comma 2 c.p., con la conseguenza che, se vi è stata condanna, ne cessano esecuzione ed effetti penali e la relativa sentenza deve essere revocata, ai sensi dell'art. 673 c.p.p., dal giudice dell'esecuzione, al quale non è consentito modificare l'originaria qualificazione o accertare il fatto in modo difforme da quello ritenuto in sentenza, riqualificando come ingiuria aggravata dalla qualità del soggetto passivo (art. 594 e 61 n. 10 c.p.) la condotta contestata come oltraggio e rideterminando, in relazione alla nuova fattispecie penale, la pena già irrogata.
Nessun rilievo può annettersi alla circostanza che i reati di oltraggio a pubblico ufficiale e a pubblico impiegato (art. 341 e 344 c.p.) risultino equiparati nel minimo della pena dopo la sent. n. 341 del 1994, perché, indipendentemente dall'inammissibilità di quesiti manipolativi sul punto, l'omologazione del trattamento sanzionatorio al minimo, fissato in via generale dall'art. 23 c.p., è proprio di tutte le fattispecie delittuose che, senza per questo urtare alcun valore di rango costituzionale (incluso quello dell'art. 3 cost., rispetto al quale la questione è manifestamente infondata) non stabiliscano un minimo edittale autonomo, malgrado la diversa gravità dei reati, contrassegnata dalla differente pena massima.
Corte Costituzionale 03 luglio 1997 n. 223
È manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 344 c.p., nella parte in cui stabilisce un trattamento più severo rispetto a quello previsto per il reato di ingiuria (art. 594 stesso codice), in presenza della diversa obiettività giuridica delle fattispecie, giustificante, perciò, il permanere di un difforme regime sanzionatorio.
In materia di oltraggio a pubblico impiegato (art. 344 c.p.), all'autista di azienda consorziale di trasporti non si può riconoscere il requisito di incaricato di pubblico servizio, secondo la formulazione dell'art. 358 c.p., dettata dalla l. 26 aprile 1990 n. 86, che esclude tale qualifica per le attività caratterizzate dallo svolgimento di semplici mansioni d'ordine e dalla prestazione di opera meramente materiale. L'autista di mezzo pubblico, infatti, svolge un'attività di prevalente natura esecutiva, priva di autonomia e discrezionalità decisionale, tenuto conto che orari, percorsi e fermate del mezzo pubblico sono predeterminati. Ne consegue che non è configurabile il reato in oggetto in quanto richiede nel soggetto passivo la qualifica di incaricato di pubblico servizio.
Cassazione penale sez. VI 06 febbraio 1997 n. 1087
Non è manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 344 c.p., sia nella parte in cui prevede lo stesso minimo edittale fissato per il più grave delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, sia in generale nel trattamento sanzionatorio più severo rispetto al reato di ingiuria.
Pretura Ancona 13 dicembre 1996
In materia di oltraggio a pubblico impiegato (art. 344 c.p.), all'autista di azienda consorziale di trasporti non si può riconoscere il requisito di incaricato di pubblico servizio, secondo la formulazione dell'art. 358 c.p., dettata dalla 26 aprile 1990, n. 86, che esclude tale qualifica per le attività caratterizzate dallo svolgimento di semplici mansioni d'ordine e dalla prestazione di opera meramente materiale. L'autista di mezzo pubblico, infatti, svolge un'attività di prevalente natura esecutiva, priva di autonomia e discrezionalità decisionale, tenuto conto che orari, percorsi e fermate del mezzo pubblico sono predeterminati. Ne consegue che non è configurabile il reato in oggetto in quanto richiede nel soggetto passivo la qualifica di incaricato di pubblico servizio.
Cassazione penale sez. VI 22 novembre 1996 n. 1087
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 344 c.p., sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27 comma 3 Cost., nella parte in cui, non potendosi estendere alla norma impugnata la sent. n. n. 341 del 1994, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 341 c.p. nella parte in cui stabiliva la pena minima della reclusione per mesi sei, prevede un minimo edittale eccessivo che vanifica la finalità rieducativa della pena e determina una ingiustificata disparità di trattamento tra le fattispecie poste a raffronto. (La Corte ha osservato che l'art. 344 c.p., nel richiamare le disposizioni dettate dall'art. 341 dello stesso codice, individua sul piano sanzionatorio un regime di mera proporzionalità fra le pene, con l'ovvia conseguenza di per sè che qualsiasi modifica apportata alla sanzione edittalmente prevista dalla norma richiamata automaticamente si riverberi sulla disposizione richiamante).
Corte Costituzionale 20 maggio 1996 n. 162
Alla guardia particolare giurata, nella specie adibita alla vigilanza all'ingresso di un pubblico ente ospedaliero, deve attribuirsi, in virtù del disposto dell'art. 358 c.p., sostituito dall'art. 18 della l. 26 aprile 1990, n. 86, la qualità non di pubblico ufficiale, ma di incaricato di pubblico servizio non avente la qualifica di pubblico impiegato. Invero, in forza del combinato disposto degli artt. 133 e 134 t.u.l.p.s., le guardie particolari giurate possono essere destinate soltanto alla vigilanza e alla custodia di entità patrimoniali, previa autorizzazione prefettizia che, per l'appunto, non può essere concessa "per operazioni che importino un esercizio di pubbliche funzioni o una menomazione della libertà individuale". Nè la qualità di pubblico ufficiale potrebbe essere loro attribuita sulla base della abilitazione loro concessa di stendere verbali fidefacenti ovvero della possibilità di collaborare a richiesta delle forze dell'ordine nell'attività di repressione dei reati o di tutela dell'ordine pubblico. Quanto al primo profilo, trattasi di attività certativa non esplicante effetti all'esterno dell'ufficio e comunque inidonea a connotare una pubblica funzione se disgiunta da un autonomo potere certificativo. Quanto al secondo, si tratta di funzioni sussidiarie prive di autonomia, non dissimili - ancorché più qualificate - da quelle che, in certi casi, sono chiamati a svolgere pure i privati cittadini. Non è pertanto configurabile in danno alle guardie particolari giurate il delitto di cui agli artt. 341 o 344 c.p..
Cassazione penale sez. VI 18 febbraio 1992
Alla guardia particolare giurata, nella specie adibita alla vigilanza all'ingresso di un pubblico ente ospedaliero, deve attribuirsi, in virtù del disposto dell'art. 358 c.p., sostituito dall'art. 18 della l. 26 aprile 1990 n. 86, la qualità non di pubblico ufficiale ma di incaricato di pubblico servizio non avente la qualifica di pubblico impiegato. Invero, in forza del combinato disposto degli art. 133 e 134 t.u.l.p.s., le guardie particolari giurate possono essere destinate soltanto alla vigilanza e alla custodia di entità patrimoniali, previa autorizzazione prefettizia che, per l'appunto, non può essere concessa "per operazioni che importino un esercizio di pubbliche funzioni o una violazione della libertà individuale". Nè la qualità di pubblico ufficiale potrebbe essere loro attribuita sulla base della abilitazione loro concessa di stendere verbali fidefacenti ovvero della possibilità di collaborare a richiesta delle forze dell'ordine nell'attività di repressione dei reati o di tutela dell'ordine pubblico. Quanto al primo profilo, trattasi di attività certativa non esplicante effetti all'esterno dell'ufficio e comunque inidonea a connotare una pubblica funzione se disgiunta da un autonomo potere certificativo. Quando al secondo, si tratta di funzioni sussidiarie prive di autonomia, non dissimili - ancorché più qualificate - da quelle che, in certi casi sono chiamati a svolgere pure i privati cittadini. Non è pertanto configurabile in danno alle guardie particolari giurate il delitto di cui agli art. 341 e 344 c.p.
Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 344 c.p., per la individuazione della figura giuridica di pubblico dipendente sono considerati quali elementi essenziali la collaborazione del lavoratore in posizione subalterna, la continuità delle prestazioni, che possono essere magari saltuarie ma non occasionali o sporadiche, un corrispettivo predeterminato a carico della amministrazione pubblica. (Fattispecie in tema di oltraggio a dipendente di una comunità montana applicato presso l'ufficio anagrafe del comune).
Cassazione penale sez. VI 17 gennaio 1986

References: Art. 344
 sentenza 
 art. 341
 art. 341
 sentenza 
 art. 133
 art. 341