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Timestamp: 2018-03-23 22:28:28+00:00

Document:
C. Cass., Sez. VI, Sentenza 2 aprile 2014, n. 15162
Piazza della Libertà, 20
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Massima: Il provvedimento di proroga, sia pure formulato da giudice estraneo al giudizio, poiché emesso dal responsabile dell'ufficio e non dal collegio giudicante, ha natura giurisdizionale, in ragione dei suoi immediati riflessi nel processo, desumibili dall'incidenza che assume sul decorso dei termini per proporre impugnazione, ma la sua efficacia sul prolungamento del termine di custodia cautelare, sia pure automatica, in conseguenza della previsione priva di valutazioni contenuta nella disposizione di cui all'articolo 304 c.p.p., comma 1, lettera c) cui deve correlarsi la proroga disposta, richiede indefettibilmente, in forza della lettera della medesima disposizione, l'emissione di un'ordinanza, suscettibile di gravame.
Tale previsione, proprio in quanto incidente sul bene primario della libertà, non appare superabile in conseguenza di un'automatica estensione degli effetti dell'apposizione del primo termine, cui si perverrebbe attraverso un provvedimento proveniente da un giudice estraneo al rapporto processuale. L'opposta interpretazione avrebbe l'effetto di privare la parte di qualsiasi possibilità di interlocuzione sulle condizioni e modalità di esercizio di tale potere di proroga, possibilità tanto più indefettibile ove questa sia per l'appunto connessa all'emissione di un atto di natura giurisdizionale.
Questa Corte ha già chiarito in argomento che, nel caso in cui i termini per la redazione della sentenza, indicati nel dispositivo ai sensi dell'articolo 544 c.p.p., comma 3, siano stati prorogati con il provvedimento disciplinato dall'articolo 154 disp. att. c.p.p., comma 4 bis, la scadenza fissata per l'impugnazione della sentenza, previsti dall'articolo 585 c.p.p., comma 1. lettera c), decorrono dallo spirare del termine come prorogato e conseguentemente che il provvedimento di proroga per il deposito della motivazione previsti dall'articolo 544 c.p.p., comma 3, adottato ai sensi dell'articolo 154 disp. att. c.p.p., comma 4 bis, deve essere sempre tempestivamente comunicato e notificato alle parti del processo.
In questa sede deve precisarsi che a tale prescrizione deve aggiungersi l'ulteriore adempimento correlato a tale proroga, costituito da una pronuncia in tema di sospensione dei termini massimi della fase processuale, la cui assenza esclude che possa ritenersi operante, quale effetto dell'automatica correlazione tra termine stabilito in dispositivo e termine prorogato, la sospensione disposta in occasione della prima indicazione, poiché essa deve rapportarsi ad una prescrizione definita, e non suscettibile di modificazione potenziale in futuro, che comprenda la possibilità per il giudice estensore di richiedere una proroga del termine inizialmente comunicato.
Diversamente opinando risulterebbe del tutto privo di tutela il diritto di libertà dell'interessato, che verrebbe compresso in misura ulteriore rispetto a quella ordinariamente stabilita dalla legge, sulla base di un provvedimento, di natura giurisdizionale, proveniente da giudice estraneo al processo, che interviene con valutazioni attinenti alle giustificazioni del ritardo, ed all'ampiezza della proroga, su cui sarebbe sottratta all'interessato qualsiasi possibilità di interlocuzione, in difformità a quanto previsto espressamente dall'articolo 304 c.p.p., comma 1 in fattispecie in cui gli spazi valutativi delle condizioni legittimanti il termine sono, quanto meno, sovrapponibili.
Inoltre, proprio l'espresso richiamo contenuto in tale norma all'ordinanza appellabile, impone che essa debba trovare concreta attuazione, raccordandosi alla disposizione in materia di termini per proporre impugnazione; cosicché si deve escludere che il provvedimento di proroga disposto ex articolo 154 disp. att. c.p.p., comma 4 bis possa manifestare i suoi effetti sui termini di custodia, in via automatica, in conseguenza della sua correlazione con l'imposizione del termine di cui all'articolo 544 c.p.p., comma 3, che non potrebbero in tal caso che connettersi ad un atto precedente, già a conoscenza delle parti, i cui elementi giustificativi risulterebbero però mutati nel corso del tempo, con l'effetto di rendere insindacabili sia gli elementi giustificativi del secondo atto, costituiti dalla motivazione sulla base della quale il giudice sollecita, ed il Presidente concede, la proroga, che l'entità dell'ulteriore termine riconosciuto.
L'insindacabilità che deriverebbe da tale interpretazione appare contrastante con i principi di cui all'articolo 111 Cost., comma 7, contenuti anche nelle norme CEDU, per i quali in materia di provvedimenti de libertate deve sempre essere previsto il controllo delle parti, con la previsione specifica dell'articolo 304 c.p.p., comma 1 che di tale principio costituisce attuazione, nello specifico caso, oltre che con la stessa riconosciuta natura giurisdizionale all'intervento del Presidente dell'ufficio sul punto, il cui contenuto, non veicolato in una valutazione mediata del giudice del processo, verrebbe così sottratto ad ogni nuova analisi di merito.
Deve ricordarsi, sulla base dei principi esposti da questa Corte nella sua più autorevole composizione (Sez. U, Sentenza n. 27361 del 31/03/2011, dep. 13/07/2011, imp. Ez Zyane, Rv. 249969) che la possibilità di rivalutazione può sempre esplicarsi, anche nel caso di provvedimento necessitato "le volte in cui sia la stessa motivazione dell'assegnazione del maggior termine a confessare l'uso distorto della facoltà di differimento del termine di deposito della sentenza perché correlata a ragioni estranee alla complessità del momento motivazionale", esigenza che, a maggior ragione, deve trovare riconoscimento nel caso di richiesta di un differimento del termine originario.
Ritenuta ineludibile, per i motivi esposti, la presenza di un provvedimento del giudice che procede per rendere efficace la proroga del termine per il deposito della sentenza riconosciuto dal Presidente dell'ufficio competente sul termine di custodia di fase, deve correlativamente ritenersi che tale provvedimento debba essere comunicato alle parti, al fine di consentire l'esercizio del diritto di impugnazione.
Al fine della tutela del diritto di libertà dell'interessato è indifferente che l'atto sia pronunciato dal giudice di primo grado, che ha sollecitato la proroga o dal giudice d'appello, in sede di verifica del computo del termine di custodia cautelare, poiché l'articolo 304 c.p.p., comma 1 non stabilisce alcuna competenza funzionale del giudice che deve pronunciarsi sul punto, anche se ragioni di efficienza dell'azione giurisdizionale, e correlativamente di tempestività ed efficacia del controllo, consiglierebbero di seguire la prima ipotesi.
C. Cass., Sez. VI, Sentenza 2 aprile 2014, n. 15162.pdf
Fabrizio Bruni Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Roma.
dell'Associazione degli Avvocati Romani
in collaborazione con la G. Giappichelli Editore
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References: Sentenza 
 articolo 154
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