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Timestamp: 2019-12-08 19:25:31+00:00

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Avvocato tributarista e ricorso tributario in sinergia col commercialista
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Pubblicato il 13/02/2018 12/02/2018 Lucia Ripa
L’avvocato tributarista e il commercialista sono due figure diverse, hanno titoli diversi, si occupano di cose diverse. Tuttavia, le loro competenze sono complementari e amo sostenere che il confronto e la collaborazione possano fare una differenza notevole per quel cliente che ha pendenze con l’Agenzia delle Entrate.
Il caso di cui scrivo oggi è un esempio reale, passato dalle mie mani, dove ho sperimentato proprio che, se questa sinergia è assente, il contribuente può ritrovarsi nei guai. Non solo! Il contribuente ha bisogno di comprendere meglio che col fisco non si scherza…
Avvocati tributaristi ed Agenzia delle Entrate
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una marcata specializzazione in tutte le professioni, a causa della crescente complessità delle normative e delle situazioni.
L’effetto della settorialità dell’attività svolta è la necessità di una collaborazione tra professioni distinte, anche appartenenti a settori molto distanti tra loro. Per fare un esempio a me vicinissimo, nella mia esperienza collaboro costantemente con un ingegnere meccanico di Jesi per la difesa delle imprese che hanno effettuato investimenti ambientali.
Questo è molto utile per il contribuente, a condizione che egli comprenda che:
un approccio multidisciplinare (ad esempio: avvocato tributarista, commercialista, consulente del lavoro, consulente finanziario, consulente aziendale) non è un inutile vezzo per pochi, ma è la strategia che permette di raggiungere il miglior risultato.
Nell’ambito della difesa tributaria ho ottenuto ottimi risultati collaborando con i commercialisti, che apportano la loro visione aziendalistica delle situazioni ed il loro approccio contabile. Di recente, ho collaborato con un commercialista di Jesi per un ricorso nei confronti di un avviso di accertamento che contestava l’inerenza di alcuni costi: io, l’avvocato tributarista, ho arricchito il mio bagaglio di conoscenze aziendalistiche e il cliente ha potuto beneficiare di entrambe le professionalità.
Per poter raggiungere il massimo risultato, occorre che il cliente comprenda che la sinergia tra avvocato tributarista e commercialista non è un maggiore costo inutile, ma il mezzo perfetto.
Naturalmente, la rinuncia ad una difesa in collaborazione tra avvocato tributarista e commercialista non è sempre causata da una chiusura mentale, può dipendere da una situazione di difficoltà finanziaria in cui il contribuente si trova e che fa sì che pretenda dal commercialista più di quanto questa figura professionale possa dare.
Cronaca di un ricorso tributario reso impossibile
Oggi vi racconto un esempio, tratto dalla mia recente esperienza professionale.
La società contribuente si era rivolta a me per un ricorso relativo ad un silenzio rifiuto per aver versato, per più anni, un IRES maggiore rispetto a quella dovuta.
Ho presentato il ricorso e, in vista dell’udienza, ho letto le controdeduzioni dell’Agenzia delle Entrate per poter depositare la memoria illustrativa.
Mi sono accorta, dalle richieste avanzate nelle controdeduzioni, che era stato presentato, da un commercialista, analogo ricorso, anteriormente al mio, contro un identico silenzio rifiuto, ma solo per un periodo d’imposta.
Il ricorso era stato rigettato dalla Commissione Tributaria provinciale e la sentenza non era stata appellata, divenendo, così, definitiva.
Nel nostro ordinamento questo significa che nessun altro giudice può più pronunciarsi e la sentenza passata in giudicato “è legge” tra le parti.
La società non sapeva nulla, perchè aveva, nel frattempo, cambiato commercialista.
In una situazione del genere la seconda causa non avrebbe dovuto essere cominciata.
La cliente non era stata informata delle regole di funzionamento del processo tributario e si era affidata al proprio commercialista, ma, almeno dai documenti, sembrava fosse, anch’egli, a digiuno dei principi processuali.
In questo caso, la società avrebbe evitato un ingente danno affidandosi ad un avvocato tributarista, anche in collegamento con il proprio commercialista, per due motivi:
sia perchè competente nei principi che regolano i processi;
sia perchè, per dovere deontologico, non può abbandonare la difesa del proprio cliente, disinteressandosi delle conseguenze.
Questa amara esperienza dimostra che un comportamento negligente o superficiale incide sul risultato della causa, fino a renderla completamente inutile.
Le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate non sono lettere scherzose
Perciò, ripeto quello che ho scritto in altri post: non si devono mai sottovalutare le comunicazioni che arrivano dall’Agenzia delle Entrate pensando, ad esempio, che non ritirare le compiute giacenze sia un vantaggio o che mettere nel cassetto una busta verde, senza leggerla, risolva il problema.
Al contrario! Lo aggrava, a volte in modo irreparabile.
Altro consiglio: dal momento che i provvedimenti che vengono notificati dall’Agenzia delle Entrate incidono sul patrimonio personale dei contribuenti, è consigliabile rivolgersi ad un avvocato tributarista, che è il legale che si occupa di questi problemi.
Del resto, se ho un’otite non vado dall’ortopedico e se ho un tendine rotto alla spalla non mi rivolgo ad un dentista.
Affidarsi ad un avvocato tributarista non significa escludere il proprio commercialista, ma lavorare in sinergia a vantaggio del contribuente.
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