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Timestamp: 2019-09-20 22:34:37+00:00

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Art. 444 codice di procedura penale - Applicazione della pena su richiesta - Brocardi.it
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Articolo 444 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 444 Codice di procedura penale
1. L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria(1)(2).
1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600 bis, 600 ter, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600 quater, secondo comma, 600 quater 1, relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600 quinquies, nonché 609 bis, 609 ter, 609 quater e 609 octies del codice penale, nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell'articolo 99, quarto comma, del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria(3).
1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 314, 317, 318, 319, 319 ter, 319 quater e 322 bis del codice penale, l'ammissibilità della richiesta di cui al comma 1 è subordinata alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato(4).
2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129, il giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata(5), ne dispone con sentenza l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti(6). Se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3(7). Si applica l'articolo 537 bis(8).
3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale [163 c.p.] non può essere concessa, rigetta la richiesta.
3-bis. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319 ter, 319 quater, primo comma, 320, 321, 322, 322 bis e 346 bis del codice penale, la parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia all'esenzione dalle pene accessorie previste dall'articolo 317 bis del codice penale ovvero all'estensione degli effetti della sospensione condizionale anche a tali pene accessorie. In questi casi il giudice, se ritiene di applicare le pene accessorie o ritiene che l'estensione della sospensione condizionale non possa essere concessa, rigetta la richiesta(9).
(1) Tale procedimento speciale è esperibile solo per una serie di reati, identificati attraverso il riferimento alla sanzione in concreto applicabile, così da temperarne l'estensione applicativa.
(2) Il presente comma è stato così sostitutio dall' art. 1, della l. 12 giugno 2003, n. 134. Il testo previgente stabiliva: "1.L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera due anni di reclusione o di arresto, soli o congiunti a pena pecuniaria. "
(3) Tale comma è stato inserito dall' art. 1, della l. 12 giugno 2003, n. 134, poi così modificato dall'art. 11, della l. 6 febbraio 2006, n. 38 e dall'art. 5, comma 1, lett. l), della l. 1 ottobre 2012, n. 172.
(4) Comma inserito dall’art. 6, comma 1, L. 27 maggio 2015, n. 69.
(5) Il giudice, prima di pronunciarsi s merito della questione, deve condurre una verifica sull'ammissibilità della richiesta di patteggiamento, appurando se il reato rientra fra quelli suscettibili di essere definiti con questa procedura, se la qualificazione giuridica prospettata dalle parti è corretta e se la pena indicata è congrua rispetto alle finalità.
(6) Il secondo comma è stato così sostituito dall' art. 32, della l. 16.12.1999, n. 479, date le pronunce di illegittimità costituzionale che avevano colpito la formulazione precedente.
(7) Il giudice, per decidere sulla richiesta di applicazione della pena rinnovata prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, ordina l'esibizione degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero. Se la richiesta è accolta, gli atti esibiti vengono inseriti nel fascicolo per il dibattimento; altrimenti gli atti sono immediatamente restituiti al pubblico ministero ai sensi dell'art. 135 disp. att. del presente codice.
(8) Comma modificato dall'art. 5, L. 11/01/2018, n. 4 con decorrenza dal 16/02/2018.
(9) Tale comma 3 bis è stato inserito dall'art. 1 comma 4 lett. d) della L. 9 gennaio 2019 n. 3.
Spiegazione dell'art. 444 Codice di procedura penale
L'applicazione della pena su richiesta delle parti, che d'ora in avanti verrà denominata per comodità e per prassi con il termine “patteggiamento”, risponde anch'essa, come gli altri procedimenti speciali, ad esigenze di snellimento e velocizzazione dei processi penali. Tramite tale istituto, l'imputato accetta volontariamente una determinata quantificazione della pena, rinunciando i tutto in parte alla fase dibattimentale vera e propria.
Il patteggiamento è esperibile per una serie di reati, da identificarsi tramite il riferimento alla sanzione in concreto applicabile, con esclusione di determinati reati indicati nel comma 1 bis. Inoltre, quando si procede per taluni reati contro la pubblica amministrazione, la concessione del patteggiamento è subordinata all'integrale restituzione del prezzo o del profitto del reato.
Rientrano invece nella cerchia di applicabilità dell'istituto i delitti e le contravvenzioni punibili con la pena pecuniaria oppure con una delle sanzioni sostitutive previste dalla L. 689/1981, oppure con una pena detentiva non superiore ai cinque anni quando, tenuto conto delle circostanze e della diminuzione fino ad un terzo.
La pena pecuniaria può essere applicata congiuntamente alla pena detentiva, la quale deve essere a sua volta determinata computando le eventuali circostanze e la diminuzione fino ad un un terzo (di natura premiale per la scelta del rito).
In tal modo possono rientrare nell'ambito di applicazione del patteggiamento anche reati gravi che, in astratto, prevedono una pena di gran lunga superiore ai cinque anni di reclusione. Proprio per frenare tale fenomeno, certi reati considerati particolarmente “odiosi” sono stati espunti dalla cerchia di applicazione. Per lo stesso motivo non possono usufruire del patteggiamento coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, plurirecidivi, ma solo quando la pena superi due anni, anche congiuntamente a pena pecuniaria.
Come si vedrà più avanti, esiste una netta differenziazione tra patteggiamento allargato (per i reati più gravi) e patteggiamento ristretto (per i reati bagatellari).
L'oggetto dell'accordo tra imputato e pubblico ministero è la pena da applicare per il fatto descritto nell'imputazione.
Per quanto concerne l'imputato, la stipula dell'accordo gli preclude l'esercizio di uan serie di diritti, quali la rinuncia alla prova contraria, la rinuncia a controvertere sul fatto e sulla relativa qualificazione giuridica, rinuncia a controvertere sulla specie e sulla misura della pena da applicare.
Per contro, egli ottiene ovviamente una serie di vantaggi comuni sia al patteggiamento allargato (pena da applicare tra i due ed i cinque anni) sia a quello ristretto (pena da applicare inferiore ai due anni):
sconto fino ad un terzo di pena;
inidoneità della sentenza ad esplicare effetti vincolanti nei giudizi civili ed amministrativi;
Inoltre, ma solo nei patteggiamenti ristretti:
l'affrancamento dal dovere di pagare le spese processuali;
esenzione da pene accessorie e misure di sicurezza (eccezion fatta per la confisca);
la non menzione nel casellario giudiziale;
la possibilità, dato che la pena in tal caso non può superare i due anni, di ottenere l'estinzione del reato trascorsi cinque anni senza commettere altro delitto o trascorsi due anni senza commettere contravvenzioni.
Per quanto concerne il pubblico ministero, anche egli soffre delle limitazioni nel suo agire, dato che anch'egli no può controvertere sulle questioni di fatto e di diritto oggetto di imputazione. Per contro, è ovvio che ottiene in beneficio un considerevole risparmio di tempo e di risorse.
Come si evince dal primo comma, la richiesta può pervenire sia dall'imputato che dal pubblico ministero, ed è rivolto alla controparte.
Ottenuto l'accordo, vi deve essere il vaglio del giudice. Innanzitutto egli è tenuto a valutare se ricorrano le condizioni per prosciogliere immediatamente l'imputato per una delle cause di cui all'art. 129, e quindi in primis che l'imputato appaia effettivamente colpevole. In seguito deve valutare se la qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la comparazione delle circostanze siano corrette. Da ultimo, valuta discrezionalmente se la pena quantificata dalle parti sia congrua.
In caso di esito positivo della valutazione, applica la pena con sentenza.
Come detto, la sentenza non ha efficacia di giudicato nei procedimenti civili ed amministrativi. Tuttavia, l'imputato può essere condannato a rimborsare le spese sostenute dal danneggiato costituitosi parte civile.
Ulteriore vaglio del giudice viene esercitato in merito alla richiesta condizionata dell'imputato (non è escluso però che tale richiesta condizionata provenga anche dal p.m.). La parte può infatti chiedere che l'ammissibilità del patteggiamento sia condizionata alla concessione della sospensione condizionale della pena di cui all'art. 163 c.p..
Massime relative all'art. 444 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 14123/2018
In tema di patteggiamento, è inammissibile, per difetto di interesse a impugnare, il ricorso contro la sentenza che non prevede espressamente il beneficio della non menzione della condanna cui sia stata condizionata la richiesta, atteso che, in caso di applicazione della pena, detto beneficio discende direttamente dagli artt. 24, comma 1, lett. e) e 25, comma 1, lett. e), d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313.
(Cassazione penale, Sez. VII, ordinanza n. 14123 del 27 marzo 2018)
Cass. pen. n. 12903/2018
In tema di casellario giudiziale, il beneficio della non menzione della pronuncia nello stesso, previsto dagli artt. 24 e 25 del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, si applica anche nel caso di sentenza relativa a cd. patteggiamento allargato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12903 del 20 marzo 2018)
Cass. pen. n. 6538/2018
In tema di patteggiamento, la domanda di liquidazione delle spese a favore della parte civile è estranea all'accordo tra il pubblico ministero e l'imputato ed è oggetto di un autonomo capo della sentenza che deve essere adeguatamente motivato dal giudice sulle singole voci riferibili all'attività svolta dal patrono di parte civile e sulla congruità delle somme liquidate.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 6538 del 9 febbraio 2018)
Cass. pen. n. 48373/2017
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 48373 del 20 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 13534/2017
In tema di patteggiamento, la richiesta di concessione della sospensione condizionale della pena, avanzata dall'imputato che ha già usufruito del beneficio in relazione a precedente condanna, implica il consenso alla subordinazione della misura all'adempimento di uno degli obblighi previsti dall'art. 165, comma primo, cod. pen., trattandosi di prescrizione che il giudice deve necessariamente disporre a norma del secondo comma del medesimo articolo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13534 del 20 marzo 2017)
Cass. pen. n. 41676/2016
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 41676 del 4 ottobre 2016)
Cass. pen. n. 39527/2016
In tema di patteggiamento, il giudice deve condannare l'imputato al pagamento delle spese processuali a favore della parte civile, a meno che non ritenga di compensarle, a condizione che la costituzione della parte civile sia avvenuta prima dell'accordo per l'applicazione della pena. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la condanna al pagamento delle spese in favore della parte civile la cui costituzione era avvenuta in udienza preliminare, successivamente al deposito in cancelleria della richiesta di patteggiamento corredata dal consenso dell'imputato).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 39527 del 23 settembre 2016)
Cass. pen. n. 18953/2016
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 18953 del 6 maggio 2016)
Cass. pen. n. 10109/2016
È inammissibile la richiesta di patteggiamento riguardante soltanto alcuni dei reati contestati all'interno di uno stesso procedimento, salvo che l'azione penale sia stata esercitata nei confronti del medesimo imputato per fatti tra loro non connessi, o che comunque non potrebbero essere nemmeno riuniti ai sensi dell'art. 17, cod. proc. pen., nel qual caso la separata definizione è utile alla speditezza del processo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 10109 del 11 marzo 2016)
Cass. pen. n. 37107/2015
In tema di sostanze stupefacenti, quando, successivamente alla pronuncia di una sentenza irrevocabile di applicazione di pena ex art. 444 cod. proc. pen., interviene la dichiarazione d'illegittimità costituzionale di una norma penale diversa da quella incriminatrice, incidente sulla commisurazione del trattamento sanzionatorio, il giudicato permane quanto ai profili relativi alla sussistenza del fatto, alla sua attribuibilità soggettiva e alla sua qualificazione giuridica, ma il giudice della esecuzione deve rideterminare la pena, attesa la sua illegalità sopravvenuta, in favore del condannato con le modalità di cui al procedimento previsto dall'art. 188 disp. att. cod. proc. pen. e solo in caso di mancato accordo, ovvero di pena concordata ritenuta incongrua, provvede autonomamente ai sensi degli artt. 132- 133 cod. pen.
La pena applicata con la sentenza di patteggiamento avente ad oggetto uno o più delitti previsti dall'art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990 relativi alle droghe c.d. leggere, divenuta irrevocabile prima della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, deve essere rideterminata in sede di esecuzione in quanto pena illegale, e ciò anche nel caso in cui la pena concretamente applicata sia compresa entro i limiti edittali previsti dall'originaria formulazione del medesimo articolo, prima della novella del 2006, rivissuto per effetto della stessa sentenza di incostituzionalità.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 37107 del 15 settembre 2015)
Cass. pen. n. 10405/2015
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10405 del 11 marzo 2015)
Cass. pen. n. 8997/2015
Qualora la richiesta di patteggiamento, proposta a seguito della notifica del decreto di giudizio immediato, venga rigettata, resta preclusa all'imputato la possibilità di richiedere che si proceda con giudizio abbreviato, se tale istanza non sia stata formulata in via subordinata, unitamente a quella di patteggiamento, nei termini di legge. (Nella specie, la richiesta di patteggiamento presentata tempestivamente, era stata rigettata perché proposta da soggetto recidivo ai sensi dell'art. 99, quarto comma, cod. pen., in riferimento a pena detentiva superiore ai due anni).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 8997 del 2 marzo 2015)
Cass. pen. n. 7128/2015
(Cassazione penale, Sez. VII, ordinanza n. 7128 del 18 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 2258/2015
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2258 del 16 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 2011/2015
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2011 del 16 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 1609/2015
Il termine per impugnare la sentenza di patteggiamento emessa nel corso delle indagini preliminari, nel caso di mancato deposito della motivazione contestualmente alla pubblicazione del provvedimento, decorre dalla data di notificazione di questo all'imputato, a norma dell'art. 585, comma secondo lett. a) cod.proc.pen. (In motivazione, la Corte ha anche escluso che, nel caso di sentenza di patteggiamento pronunciata nel corso delle indagini preliminari, debba procedersi a notifica dell'estratto contumaciale, rilevando che l'istituto della contumacia, pure prima dell'entrata in vigore della legge 28 aprile 2014, n. 67, non ha contemplato per i procedimenti in camera di consiglio diversi dall'udienza preliminare).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1609 del 14 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 1246/2015
In tema di sentenza di patteggiamento emessa nella fase degli atti introduttivi al dibattimento, qualora il giudice abbia determinato per il deposito della motivazione un termine maggiore di quello previsto dalla legge ed il deposito avvenga tempestivamente rispetto alla data indicata e comunicata alle parti mediante la lettura del dispositivo, il termine legale per l'impugnazione è di quindici giorni e decorre dalla scadenza del termine giudiziale, senza necessità di ulteriori avvisi alle parti rese edotte attraverso la pubblicazione della sentenza ex art. 548, comma primo, c.p.p..
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1246 del 13 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 33799/2014
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 33799 del 30 luglio 2014)
Cass. pen. n. 30590/2014
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 30590 del 11 luglio 2014)
Cass. pen. n. 23643/2014
Per l'esclusione dal patteggiamento a pena detentiva superiore a due anni (cosiddetto "patteggiamento allargato"), non è sufficiente che dal certificato penale dell'imputato emerga una situazione di recidiva qualificata, ma occorre che la stessa sia stata espressamente riconosciuta e dichiarata dal giudice.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 23643 del 5 giugno 2014)
Cass. pen. n. 21776/2014
È inammissibile per carenza di interesse il ricorso per cassazione, proposto dall'imputato avverso la sentenza di patteggiamento, con il quale lo stesso lamenta unicamente l'applicazione di una pena che, fissata in sentenza nella misura concordata, è inferiore a quella che avrebbe dovuto essere applicata in conformità delle previsioni di legge.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 21776 del 28 maggio 2014)
Cass. pen. n. 17662/2014
In tema di patteggiamento, l'illegittimità della subordinazione della sospensione condizionale della pena alla pubblicazione della sentenza ai sensi dell'art. 185 c.p., conseguente alla violazione della preclusione per il giudice che pronuncia sentenza ex art. 444 c.p.p. di adottare statuizioni implicanti una decisione sul rapporto civile o inerenti al titolo risarcitorio, può essere dedotta solo nel giudizio di cognizione, per mezzo della impugnazione della sentenza viziata, ma non anche in sede di esecuzione, ostando in tale ultimo caso l'intangibilità del giudicato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 17662 del 23 aprile 2014)
Cass. pen. n. 13032/2014
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13032 del 20 marzo 2014)
Cass. pen. n. 41137/2013
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 41137 del 7 ottobre 2013)
Cass. pen. n. 15009/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15009 del 2 aprile 2013)
Cass. pen. n. 11284/2013
In tema di riti alternativi, è inammissibile la richiesta di patteggiamento parziale in quanto la caratteristica di essi di essere funzionalmente orientati alla rapida definizione del processo in ordine a tutti i reati contestati ne rende incompatibile un'utilizzazione differenziata solo per la decisione di alcune imputazioni tra quelle contestate, con la prosecuzione del processo nelle forme ordinarie per le altre imputazioni.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11284 del 11 marzo 2013)
Cass. pen. n. 7401/2013
In tema di patteggiamento, non può essere censurato in sede di legittimità il difetto di motivazione della sentenza in ordine ad una circostanza attenuante non richiesta e non applicata, dovendo il giudice investito della richiesta di applicazione della pena pronunciarsi, in base all'art. 444, comma secondo, cod. proc. pen., solo sulla qualificazione giuridica del fatto e sulla applicazione e comparazione delle circostanze prospettate dalle parti. (Fattispecie relativa al mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità dei fatti prevista dall'art. 73, comma quinto, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7401 del 14 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 6157/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6157 del 7 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 38070/2012
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 38070 del 1 ottobre 2012)
Cass. pen. n. 37967/2012
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 37967 del 1 ottobre 2012)
Cass. pen. n. 11209/2012
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11209 del 22 marzo 2012)
Cass. pen. n. 5027/2012
La sentenza di "patteggiamento" non impone al giudice una specifica motivazione sull'esclusione dell'operatività della recidiva e del conseguente aumento di pena, in quanto la ratifica dell'accordo presuppone che egli abbia effettuato il controllo sulla correttezza e congruità della pena definita dalle parti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5027 del 9 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 3107/2012
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3107 del 25 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 2207/2012
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2207 del 19 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 40288/2011
È ricorribile per cassazione la sentenza di patteggiamento nella parte relativa alla condanna alla rifusione delle spese di parte civile, in particolare per quanto attiene alla legalità della somma liquidata e alla esistenza di una corretta motivazione sul punto, una volta che sulla relativa richiesta, proposta all'udienza di discussione, nulla sia stato eccepito. (Nella specie la Corte ha annullato la sentenza di applicazione della pena, limitatamente alla liquidazione delle spese a favore della parte civile, con rinvio al giudice competente per valore in grado d'appello, dovendosi discutere in detta sede solo sul "quantum").
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 40288 del 7 novembre 2011)
Cass. pen. n. 5066/2011
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5066 del 10 febbraio 2011)
Cass. pen. n. 41810/2009
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 41810 del 30 ottobre 2009)
Cass. pen. n. 48477/2008
Ai fini dell'operatività della recidiva qualificata come causa di esclusione del patteggiamento ai sensi dell'art. 444, comma primo-bis, c.p.p., è sufficiente che essa sia stata contestata, in tal senso dovendosi intendere, trattandosi di una circostanza, il concetto di "dichiarazione" al quale si richiama la predetta disposizione per ricomprendere anche le altre situazioni soggettive quali condizione di delinquente abituale, professionale o per tendenza
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 48477 del 30 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 18357/2007
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 18357 del 15 maggio 2007)
Cass. pen. n. 16629/2007
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 16629 del 2 maggio 2007)
Cass. pen. n. 8957/2007
La revisione della sentenza di patteggiamento, richiesta per la sopravvenienza o la scoperta di nuove prove, implica il riferimento alla regola di giudizio dell'assenza delle condizioni per il proscioglimento ex art. 129 c.p.p., sicché deve trovare fondamento in elementi tali da dimostrare che l'interessato deve essere prosciolto per la ricorrenza di una delle cause che danno luogo all'immediata declaratoria di non punibilità. (La Corte ha precisato che, in ragione di un'inconciliabilità logica con le caratteristiche dell'accertamento nell'applicazione di pena concordata, nella nozione di prove nuove non possono essere ricomprese le prove «non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite, ma non valutate neanche implicitamente», che invece rilevano per la revisione delle ordinarie sentenze di condanna). (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8957 del 1 marzo 2007)
Cass. pen. n. 3622/2006
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3622 del 30 gennaio 2006)
Sulla richiesta di applicazione della pena a norma dell'art. 444 c.p.p., ritualmente proposta dopo la notificazione del decreto che dispone il giudizio immediato, è competente a decidere il giudice per le indagini preliminari.
Cass. pen. n. 1853/2006
Nel procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti, l'accordo si forma non tanto sulla pena inizialmente indicata e sulle eventuali operazioni con le quali essa viene determinata, bensì sul risultato finale delle operazioni stesse. Ne deriva che gli eventuali errori di calcolo commessi nel determinare la sanzione concordata ed applicata dal giudice non assumono alcuna rilevanza, purchè il risultato finale non si traduca in una pena illegale.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1853 del 18 gennaio 2006)
Cass. pen. n. 22476/2005
L'istituto della revisione non è ammissibile con riferimento alla sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell'art. 444 c.p.p., la cui natura non la rende equiparabile ad una pronuncia di condanna. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 22476 del 14 giugno 2005)
Cass. pen. n. 8442/2005
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8442 del 4 marzo 2005)
Cass. pen. n. 6755/2005
In tema di patteggiamento, la persona condannata per il reato di traffico di stupefacenti non ha un diritto automatico alla restituzione delle somme sequestrate atteso che egli, cedente della droga, è parte di un negozio contra legem e dunque non è portatore di alcun interesse legale alla restituzione di somme costituenti illecita controprestazione. Ne consegue che, se l'imputato non contesta in radice la provenienza del denaro, il suo ricorso va dichiarato inammissibile. (Ha specificato la Corte che ciò è particolarmente evidente alla luce delle modifiche dalla legge n. 134 del 2003 all'art. 445 c.p.p. in tema di confisca, che - consentendola anche quando essa è facoltativa ex art. 240 c.p. - comportano soltanto, nel caso di facoltatività della misura, l'obbligo per il gudice di specifica motivazione).
(Cassazione penale, Sez. IV, ordinanza n. 6755 del 22 febbraio 2005)
In tema di applicazione della pena a richiesta delle parti ai sensi dell'art. 444 e segg. c.p.p., poiché la decisione del giudice che ratifica l'accordo corrisponde all'interesse che le parti hanno ritenuto di soddisfare con la richiesta di patteggiamento, l'ammissibilità del ricorso per cassazione avverso detta decisione, con cui si lamenti unicamente l'incompetenza del giudice ad emetterla, è subordinata alla specifica indicazione di un'utilità concreta perseguita con il mezzo di gravame, a nulla rilevando la natura funzionale dell'incompetenza dedotta e la sua conseguente rilevabilità di ufficio. (Fattispecie nella quale l'imputato, dopo l'emissione del decreto di giudizio immediato, aveva tempestivamente chiesto al Gip - e ottenuto dopo la prestazione del consenso del P.M. - l'applicazione della pena a norma dell'art. 444 c.p.p., censurandone poi la decisione sull'unico rilievo che competente a pronunciarsi sarebbe stato il giudice del dibattimento; la Corte, nell'enunciare il principio di cui sopra, ha ritenuto la declaratoria di nullità preclusa dalla inammissibilità dell'impugnazione dovuta a carenza di interesse)
Cass. pen. n. 2061/2005
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2061 del 25 gennaio 2005)
Cass. pen. n. 2900/2004
In tema di patteggiamento, la prescrizione maturata antecedentemente alla scelta pattizia non può essere fatta valere in sede di impugnazione, in quanto l'adesione all'accordo fra le parti costituisce una dichiarazione legale tipica di rinuncia alla prescrizione non piú revocabile.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2900 del 27 gennaio 2004)
Cass. pen. n. 2076/2004
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2076 del 22 gennaio 2004)
Cass. pen. n. 47688/2003
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 47688 del 12 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 26402/2003
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 26402 del 19 giugno 2003)
Cass. pen. n. 25879/2003
In materia di reati edilizi, qualora venga proposto ricorso per cassazione avverso sentenza di patteggiamento disponente la sanzione della confisca amministrativa di manufatto abusivo, la Corte Suprema di Cassazione può, senza violare il divieto di reformatio in peius e il principio devoluti, annullare senza rinvio la sentenza limitatamente alla disposizione della confisca e disporre l'applicazione della sanzione amministrativa dell'ordine di demolizione, la cui irrogazione costituisce atto dovuto e non discrezionale
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 25879 del 16 giugno 2003)
Cass. pen. n. 21203/2003
L'ordinanza del giudice per le indagini preliminari che rigetti l'istanza di applicazione della pena, ex art. 444 c.p.p., non è autonomamente impugnabile con ricorso per cassazione, ma può solo esserlo congiuntamente alla sentenza che definisce il giudizio, in quanto si tratta di provvedimento non definitivo, posto che tale richiesta può essere riproposta e può trovare accoglimento nel giudizio ordinario.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21203 del 14 maggio 2003)
Cass. pen. n. 20592/2003
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 20592 del 9 maggio 2003)
Cass. pen. n. 19788/2003
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 19788 del 29 aprile 2003)
Cass. pen. n. 11042/2003
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11042 del 11 marzo 2003)
Cass. pen. n. 6521/2003
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 6521 del 11 febbraio 2003)
Cass. pen. n. 1282/2003
In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, compito fondamentale del giudice è il controllo sulla corretta qualificazione giuridica del fatto, ciò al fine di evitare che il patteggiamento sulla pena si risolva in un accordo sui reati e sulle stesse imputazioni, in violazione dell'art. 444 c.p.p. e dell'art. 112 Cost.; ne deriva che il giudice deve dare adeguatamente conto in motivazione dell'effettuazione di tale controllo. (Nella specie la Corte ha annullato una sentenza di patteggiamento impugnata dal Procuratore generale in quanto ha ritenuto che non vi fosse alcun argomento in motivazione che giustificasse la corretta qualificazione giuridica dei fatti, mentre la mera lettura del capo d'imputazione induceva a ritenerla errata dovendosi ravvisare nella condotta ascritta gli estremi del tentativo di rapina impropria e non il furto aggravato in concorso con la resistenza a p.u. e con le lesioni volontarie aggravate).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1282 del 14 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 15724/2002
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15724 del 24 aprile 2002)
Cass. pen. n. 5936/2002
Con la sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. devono essere sempre applicate le sanzioni amministrative accessorie che ne conseguono di diritto. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato la sentenza di patteggiamento impugnata limitatamente all'omessa applicazione della sanzione dell'espulsione prevista dall'art. 13, tredicesimo comma, del D.L.vo 25 luglio 1998 n. 286).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5936 del 13 febbraio 2002)
Cass. pen. n. 5935/2002
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5935 del 13 febbraio 2002)
Cass. pen. n. 18122/2002
In tema di patteggiamento, qualora le parti intendano dare al fatto qualificazione giuridica diversa da quella contenuta nel capo di imputazione, il giudice può, attraverso l'esame degli atti presenti nel fascicolo del pubblico ministero, valutando l'astratta corrispondenza della fattispecie contestata a quella prospettata consensualmente dalle parti, accogliere la richiesta, ma deve dare adeguata ragione della sua decisione, e quello contestato nel capo di imputazione, e precisando da quali elementi tale diversità è stata desunta, nonché le ragioni della difforme qualificazione giuridica.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 18122 del 16 gennaio 2002)
Cass. pen. n. 38854/2001
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 38854 del 30 ottobre 2001)
Cass. pen. n. 35213/2001
Nel procedimento di patteggiamento ai sensi dell'art. 444 c.p.p. la parte civile deve formulare istanza di condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali non appena il pubblico ministero abbia espresso il consenso alla richiesta di applicazione della pena formulata dall'imputato, restando escluso che detta pretesa possa essere avanzata successivamente, nel corso dell'udienza eventualmente fissata per la decisione del giudice sull'accordo raggiunto tra le parti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35213 del 27 settembre 2001)
Cass. pen. n. 34843/2001
La sentenza che, ritenendo ingiustificato il dissenso del pubblico ministero, applichi - a conclusione del dibattimento - la pena originariamente richiesta dall'imputato, non è appellabile da quest'ultimo, ma solo ricorribile per cassazione; tuttavia, detto ricorso si converte in appello nella ipotesi in cui tale ultimo mezzo di gravame sia stato proposto dal pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 34843 del 26 settembre 2001)
Cass. pen. n. 30505/2001
(Cassazione penale, Sez. III, ordinanza n. 30505 del 6 agosto 2001)
Cass. pen. n. 3096/2001
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3096 del 13 luglio 2001)
Cass. pen. n. 20383/2001
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 20383 del 19 maggio 2001)
Cass. pen. n. 9239/2001
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9239 del 5 marzo 2001)
Cass. pen. n. 3057/2001
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3057 del 11 gennaio 2001)
Cass. pen. n. 20/2000
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 20 del 13 novembre 2000)
Cass. pen. n. 6580/2000
In tema di applicazione della pena su richiesta, qualora, in sede di legittimità, si rilevi che una clausola dell'accordo concluso tra le parti sia stata pattuita in violazione di legge, la sentenza pronunciata a norma dell'art. 444 c.p.p. non può essere annullata solamente in parte qua, ma deve esserlo integralmente, in quanto l'accordo delle parti non è suscettibile di modifica da parte del giudice. (Fattispecie in tema di invalidità della clausola che subordinava la sospensione condizionale della pena al pagamento di una provvisionale in favore della parte civile).
In tema di patteggiamento, la divergenza tra volontà e dichiarazione non può essere dedotta come motivo di impugnazione poichè al negozio processuale concluso dalle parti, ai sensi dell'art. 444 c.p.p., non si applica la disciplina dell'errore dei negozi di diritto sostanziale, bensì il regime delle nullità degli atti processuali il quale non prevede detta divergenza come causa di nullità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6580 del 2 giugno 2000)
Nel giudizio definito ex art. 444 c.p.p. è inammissibile per genericità l'impugnazione nella quale sia stata lamentata la mancata verifica o comunque l'omissione di motivazione in ordine alla sussistenza di cause di non punibilità, ove la censura non sia accompagnata dalla indicazione specifica delle ragioni che avrebbero dovuto imporre al giudice l'assoluzione o il proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p.
Cass. pen. n. 1445/2000
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1445 del 30 maggio 2000)
Cass. pen. n. 1829/2000
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1829 del 6 maggio 2000)
Cass. pen. n. 5/2000
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 5 del 28 aprile 2000)
Cass. pen. n. 400/2000
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 400 del 2 marzo 2000)
Cass. pen. n. 489/2000
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 489 del 28 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 4945/2000
In tema di patteggiamento in appello, poiché la legittima difesa non rientra tra le cause generali di non punibilità, essa è da considerarsi oggetto di rinuncia nel momento in cui viene concordata la pena. La sua sussistenza, pertanto, non può essere riproposta ai sensi dell'art. 129 c.p.p., dal momento che essa non inerisce alla struttura della fattispecie ed alla colpevolezza, ma postula viceversa la esistenza del reato (perfetto nei suoi elementi costitutivi, oggettivi e soggettivi) e dal momento che il suo riconoscimento comporta la assoluzione con la formula “perché il fatto è stato commesso da persona non punibile”.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4945 del 31 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 5018/2000
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5018 del 13 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 3251/2000
Deve ritenersi viziata da violazione di legge ed illogicità manifesta la sentenza con la quale il Gip, applicando la pena su richiesta delle parti, dichiari compensate integralmente le spese nei confronti della parte civile, sul rilievo che, essendo stata presentata la richiesta di applicazione ancor prima dell'udienza preliminare, si prospettava a priori l'inutilità della costituzione di parte civile. Infatti la parte civile ha interesse ad interloquire su ogni questione affidata alla valutazione del giudice dalla quale possa derivare un pregiudizio al proprio diritto al risarcimento del danno, si pure da fare valere in altra sede.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3251 del 5 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 20/1999
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 20 del 3 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 4853/1999
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4853 del 1 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 3085/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3085 del 29 novembre 1999)
Cass. pen. n. 4099/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4099 del 10 novembre 1999)
Cass. pen. n. 4058/1999
In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, seppure non è di norma possibile una correzione di errori da parte della Corte di legittimità in quanto il rapporto negoziale sottostante preclude ogni intervento che alteri i termini dell'accordo e incida sul consenso prestato, tuttavia, la possibilità di correggere l'eventuale errore di diritto (riconducendo nei limiti legali l'errato calcolo della pena) ricorre ogni qual volta la pena possa essere mantenuta, senza involuzioni in bonam o in malam parte, nella misura concordata. (Fattispecie relativa ad errore di diritto in ordine all'applicazione della continuazione: la Corte, accogliendo il ricorso del P.M. e riformulando il calcolo, ha pronunziato annullamento senza rinvio, limitatamente al riconoscimento della continuazione anche per il reato colposo, e ha confermato nel resto).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4058 del 10 novembre 1999)
Cass. pen. n. 4421/1999
In tema di «patteggiamento», se le parti hanno concordato ed il giudice ha applicato la sospensione condizionale della pena nei casi non consentiti dalla legge, si determina la nullità della sentenza nel suo insieme e non della sola clausola avente ad oggetto il beneficio.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4421 del 19 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 2322/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2322 del 4 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 4132/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4132 del 29 settembre 1999)
Cass. pen. n. 4118/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4118 del 29 settembre 1999)
Cass. pen. n. 2324/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2324 del 20 settembre 1999)
Cass. pen. n. 4436/1999
L'annullamento in sede di legittimità della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, implicando l'esclusione della validità dell'accordo nei termini in cui le parti lo hanno concluso e il giudice lo ha recepito nella sentenza emanata a norma dell'art. 444 c.p.p., comporta anche il venir meno della possibilità, per lo stesso giudice, di definire nuovamente con sentenza di procedimento sulla base di quel medesimo accordo, non più giuridicamente esistente perché non ritenuto valido. Ne consegue che tale annullamento va pronunciato senza rinvio e con semplice trasmissione degli atti al giudice a quo per l'ulteriore corso, potendosi verificare o che l'accordo venga riproposto in termine diversi (per cui il giudice valuterà nuovamente se recepirlo, o non), oppure che non venga riproposto, nel qual caso il procedimento dovrà proseguire con il rito ordinario, escludendosi, quindi, la possibilità di una sua definizione in sede di udienza preliminare, salva la diversa ipotesi in cui si addivenga a una sentenza di non luogo a procedere. (Fattispecie relativa ad applicazione di pena su richiesta delle parti per due reati in concorso formale, in cui l'annullamento è stato disposto a causa del mancato aumento di pena per il reato concorrente).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4436 del 22 luglio 1999)
La sentenza emessa a seguito di «patteggiamento» non ha natura di provvedimento di condanna e non comporta alcun riconoscimento positivo di responsabilità penale; essa pertanto non può costituire presupposto per la revoca dell'indulto precedentemente concesso all'imputato, nel caso in cui la condizione di tale revoca sia rappresentata proprio dalla condanna a pena non inferiore a quella prevista nel detto provvedimento di clemenza, quale conseguenza della commissione di determinati reati, entro un prescritto periodo di tempo, anche esso indicato nel ricordato provvedimento indulgenziale.
Cass. pen. n. 1889/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1889 del 9 giugno 1999)
Cass. pen. n. 627/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 627 del 4 giugno 1999)
Cass. pen. n. 2950/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2950 del 20 maggio 1999)
Cass. pen. n. 1130/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1130 del 17 maggio 1999)
Cass. pen. n. 2600/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2600 del 12 maggio 1999)
Cass. pen. n. 5280/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5280 del 23 aprile 1999)
Cass. pen. n. 1819/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1819 del 19 aprile 1999)
Cass. pen. n. 1517/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1517 del 13 aprile 1999)
Cass. pen. n. 4551/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4551 del 9 aprile 1999)
Cass. pen. n. 768/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 768 del 9 aprile 1999)
Cass. pen. n. 4418/1999
In base al principio di conversione dei mezzi di impugnazione, il giudice di appello, adito per l'impugnazione avverso sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p., è tenuto a qualificare il gravame come ricorso per cassazione e, conseguentemente, a trasmettere gli atti alla Suprema Corte, senza che a lui competa l'esame dei motivi allo scopo di verificare, in concreto, la possibilità della conversione. (Nella fattispecie, il giudice di secondo grado aveva dichiarato inammissibile l'appello, senza dichiararne la conversione in ricorso, perché fondato su motivi di merito. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza del giudice di secondo grado, trattenendo per la decisione l'impugnazione, qualificata come ricorso per cassazione).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4418 del 8 aprile 1999)
Cass. pen. n. 7262/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7262 del 1 aprile 1999)
Cass. pen. n. 641/1999
In tema di patteggiamento il pubblico ministero che abbia prestato il proprio consenso all'applicazione della pena non può poi dolersi con impugnazione della successiva ratifica dei fatti da parte del giudice, nemmeno sotto il profilo del difetto di motivazione, avendo implicitamente esonerato il giudice dall'obbligo di rendere conto dei punti non controversi della decisione. Tale principio non può subire deroghe nemmeno per effetto dell'autonomia degli uffici del P.M. nel proporre impugnazione, ai sensi dell'art. 570 c.p.p., quali che siano state le conclusioni del rappresentante del pubblico ministero. Invero l'autonomia va interpretata tenendo conto del principio costituzionale di uguaglianza delle parti nel processo penale, sicché il diritto al ripensamento come non è consentito all'imputato così non è consentito al P.M.
In tema di patteggiamento l'illegalità della pena concordata si traduce in un vizio dell'accordo, che il giudice ha il compito di rilevare rigettando la richiesta. Se, malgrado il vizio di illegittimità da cui è affetto, l'accordo sia stato ugualmente ratificato, il giudice dell'impugnazione, a seguito della revisione del controllo di legalità eseguito, deve annullare la decisione, perché il venire meno dell'accordo originario, in quanto viziato, preclude, in sede di legittimità, l'intervento correttivo dell'errore di calcolo della pena patteggiata.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 641 del 29 marzo 1999)
Cass. pen. n. 3/1999
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 3 del 10 marzo 1999)
Cass. pen. n. 3183/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3183 del 9 marzo 1999)
Cass. pen. n. 6006/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6006 del 16 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 3351/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3351 del 9 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 6065/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6065 del 22 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 30992/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 30992 del 15 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 3429/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3429 del 11 dicembre 1998)
Cass. pen. n. 4142/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4142 del 5 ottobre 1998)
Cass. pen. n. 4124/1998
La sospensione condizionale della pena può essere concessa, in forza del rapporto negoziale che legittima la sentenza di patteggiamento, soltanto se faccia parte integrante dell'accordo o se la questione relativa sia devoluta, esplicitamente e specificamente, da entrambe le parti al potere discrezionale del giudice. Al di fuori di queste ipotesi, la mancata richiesta e la mancata devoluzione hanno significazione escludente, nel senso che, nel rispetto del principio dispositivo, la pronuncia del giudice non può travalicare i termini del patto. Le questioni non dedotte dalle parti non possono essere affrontate ex officio, in quanto trovano una preliminare soluzione negativa e la necessaria sintesi nell'accordo che non le contempla.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4124 del 5 ottobre 1998)
Cass. pen. n. 4121/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4121 del 5 ottobre 1998)
Cass. pen. n. 6/1998
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 6 del 8 luglio 1998)
Cass. pen. n. 7939/1998
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7939 del 7 luglio 1998)
Cass. pen. n. 1752/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1752 del 11 giugno 1998)
Cass. pen. n. 2374/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2374 del 5 giugno 1998)
Cass. pen. n. 1241/1998
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1241 del 26 maggio 1998)
Cass. pen. n. 4413/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4413 del 15 aprile 1998)
Cass. pen. n. 1497/1998
La manifestazione di volontà dell'imputato volta ad ottenere l'applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. deve indicare specificamente la pena da applicare, attesa la natura di atto dispositivo personalissimo di tale richiesta la cui forma di manifestazione risulti vincolante. (Fattispecie di annullamento di un «patteggiamento» effettuato dal pretore sulla base di una lettera dell'imputato, contumace, con la quale esprimeva la speranza che gli venisse applicata una pena mite)
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1497 del 31 marzo 1998)
Cass. pen. n. 3946/1998
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3946 del 30 marzo 1998)
Cass. pen. n. 115/1998
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 115 del 9 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 6548/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6548 del 21 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 47/1998
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 47 del 8 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 1327/1997
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1327 del 15 maggio 1997)
Cass. pen. n. 4678/1997
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4678 del 4 marzo 1997)
Cass. pen. n. 3769/1997
In tema di motivazione della sentenza di patteggiamento, non può essere censurato in sede di legittimità il difetto di motivazione in ordine a una circostanza attenuante non richiesta, dovendo il giudice investito della richiesta di applicazione della pena patteggiata pronunciarsi, in base all'art. 444, comma secondo, c.p.p., solo sulla qualificazione giuridica del fatto e sulla applicazione e comparazione delle circostanze prospettate dalle parti. (Fattispecie in tema di mancato riconoscimento della attenuante della lieve entità dei fatti, prevista dall'art. 73, comma quinto, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309).
(Cassazione penale, Sez. VI, ordinanza n. 3769 del 7 gennaio 1997)
Cass. pen. n. 3778/1996
In tema di patteggiamento, l'accordo intervenuto non è violato, quando l'indulto richiesto non sia stato applicato a tutti i reati o a parte di quelli indicati, poiché la materia da un lato è sottratta alla disponibilità dei soggetti processuali, che non possono avanzare istanze in contrasto con norme imperative, e dall'altro non attiene ai termini, entro i quali l'accordo stesso è immodificabile. Ne deriva che l'illegittima apposizione di questa clausola non determina l'inammissibilità della richiesta e del consenso prestato e non obbliga il giudice a proseguire con il rito ordinario, poiché la relativa pattuizione vitiatur sed non vitiat. Elemento fondamentale ed immodificabile è soltanto la determinazione della misura e della specie della pena, ma non la declaratoria di cause d'estinzione della pena o del reato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3778 del 23 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 5671/1996
Allorquando il giudizio sia stato definito in primo grado con il rito abbreviato, ben possono le parti chiedere il cosiddetto patteggiamento in sede di appello. Il rito previsto dall'art. 599, comma 4, c.p.p., infatti, non comporta alcun beneficio per l'imputato e si differenzia da quello ordinario sol perché il giudice provvede in Camera di consiglio, anziché al dibattimento. (Fattispecie nella quale la S.C. ha dichiarato la nullità dell'ordinanza con la quale la corte d'appello aveva rigettato la richiesta di patteggiamento, per il principio della non cumulabilità dei due riti speciali).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5671 del 7 giugno 1996)
Cass. pen. n. 2725/1996
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2725 del 14 marzo 1996)
Cass. pen. n. 6646/1996
A norma del comma 2 dell'art. 445 c.p.p., (effetti dell'applicazione della pena su richiesta), il reato oggetto della pena patteggiata si estingue se nel termine di cinque anni — qualora trattasi di delitto — ovvero di due anni — qualora trattasi di contravvenzione — l'imputato non commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole. La scadenza del termine funge da condizione sospensiva dell'estinzione del reato e di ogni effetto penale, e quindi da condizione risolutiva (eventuale) dell'indulto applicato — o applicabile — a precedente condanna, con la conseguente revoca del beneficio. Dunque, di per sé, la sentenza di applicazione della pena, disgiunta dal decorso del tempo per i suindicati periodi, non determina ancora la revoca dell'indulto concesso con il D.P.R. n. 394/90 e, correlativamente non rende inapplicabile il beneficio solo per la sussistenza — eventuale — di una condizione che può determinare la revoca. L'indulto stesso, pertanto, ove ricorrano i presupposti, è applicabile medio tempore.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6646 del 2 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 4940/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4940 del 1 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 5025/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5025 del 16 novembre 1995)
Cass. pen. n. 2908/1995
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2908 del 2 settembre 1995)
Cass. pen. n. 3093/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3093 del 4 luglio 1995)
Cass. pen. n. 3011/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3011 del 9 giugno 1995)
Cass. pen. n. 2728/1995
Nella dizione «pena detentiva» e «reclusione» di cui al primo comma dell'art. 444 c.p.p. deve intendersi compresa anche la reclusione militare, dato che l'art. 23 c.p.m.p. espressamente comprende la reclusione militare tra le pene detentive previste dal codice penale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2728 del 5 giugno 1995)
Cass. pen. n. 2361/1995
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2361 del 17 maggio 1995)
Cass. pen. n. 1421/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1421 del 20 aprile 1995)
Cass. pen. n. 1014/1995
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1014 del 6 aprile 1995)
La sentenza di applicazione della pena su richiesta pronunciata nella fase degli atti preliminari al dibattimento, ancorché non assimilabile a sentenza dibattimentale (ai limitati fini di cui all'art. 611 c.p.p.), non è, tuttavia, neppure assimilabile, ai fini della individuazione del termine per la proposizione dell'impugnazione, giusta le previsioni di cui all'art. 585 c.p.p., ad un provvedimento emesso a seguito di procedimento in camera di consiglio, rimanendo quindi escluso che il termine anzidetto possa identificarsi in quello di quindici giorni previsto dal primo comma, lett. a) del citato art. 585.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2311 del 2 marzo 1995)
Cass. pen. n. 1702/1994
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1702 del 1 settembre 1994)
Cass. pen. n. 461/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 461 del 19 gennaio 1994)
In tema di patteggiamento, la riduzione premiale fino ad un terzo prevista dall'art. 444 c.p.p. non riguarda le sanzioni sostitutive, le quali anche nel procedimento speciale in parola vanno individuate e, se lo ritiene, applicate in relazione alla pena detentiva da infliggere in concreto (determinata considerando anche la riduzione «premiale») e tenuto conto dei limiti oggettivi e soggettivi stabiliti in materia dalla L. n. 689 del 1981. Ne consegue che l'eventuale richiesta dell'interessato di applicazione di una sanzione sostitutiva è, per sua natura, necessariamente congiunta e non alternativa a quella di applicazione della pena e che spetta sempre al giudice il compito, ove la richiesta comprenda anche la sostituzione della pena detentiva, di controllarne l'ammissibilità, rigettando la richiesta ove non ritenga applicabile la sostituzione.
Cass. pen. n. 9480/1993
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9480 del 20 ottobre 1993)
Cass. pen. n. 10/1993
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 10 del 16 luglio 1993)
Cass. pen. n. 6219/1993
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 6219 del 23 giugno 1993)
Cass. pen. n. 5882/1993
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 5882 del 11 giugno 1993)
Cass. pen. n. 731/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 731 del 12 marzo 1993)
Cass. pen. n. 4513/1993
Proposta impugnazione (peraltro in termini generici e priva di qualificazione) avverso sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudice di appello investito di essa non può dichiararla inammissibile, ma, qualificatala come ricorso, deve trasmetterla alla Corte di cassazione. (Nella specie, la Suprema Corte, adita su ricorso avverso l'irrituale pronuncia, ha annullato senza rinvio la sentenza di appello che irritualmente aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione, contestualmente dichiarando l'inammissibilità del ricorso per genericità).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4513 del 26 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 11556/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 11556 del 4 dicembre 1992)
Cass. pen. n. 4061/1992
La sentenza con la quale il giudice, ai sensi dell'art. 444 c.p.p., dispone l'applicazione della pena concordata fra le parti, comportando comunque una implicita affermazione di responsabilità, ben può costituire causa di revoca della liberazione anticipata, ai sensi dell'art. 54 comma terzo dell'ordinamento penitenziario, non costituendo detta revoca una sanzione accessoria e potendo, quindi, la medesima essere disposta dal tribunale di sorveglianza come effetto dell'accertata commissione di un delitto (nella specie trattavasi di evasione), durante l'esecuzione della pena.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4061 del 23 novembre 1992)
Cass. pen. n. 8670/1992
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 8670 del 23 agosto 1992)
Cass. pen. n. 6996/1992
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6996 del 17 giugno 1992)
Cass. pen. n. 5777/1992
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 5777 del 15 maggio 1992)
Cass. pen. n. 411/1992
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 411 del 6 aprile 1992)
Cass. pen. n. 2782/1992
È causa di nullità della sentenza l'omissione, nel dispositivo di sentenza emessa all'esito di patteggiamento, dell'indicazione concernente la concessione delle attenuanti generiche che risultano dalla motivazione e delle quali si è tenuto conto in sede di determinazione della pena.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2782 del 16 marzo 1992)
Cass. pen. n. 484/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 484 del 16 marzo 1992)
Cass. pen. n. 10736/1991
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10736 del 25 ottobre 1991)
Cass. pen. n. 10503/1991
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 10503 del 16 ottobre 1991)
Cass. pen. n. 9827/1991
Nel procedimento speciale di «patteggiamento» solo l'indagato può sottoporre la richiesta di applicazione di una certa pena, o il consenso a tale applicazione, alla condizione che gli venga concesso il beneficio previsto dall'art. 163 c.p., mentre nessuna norma accorda al P.M. la facoltà di subordinare la propria richiesta o il proprio consenso alla non concessione del detto beneficio. Ne consegue, che eventuale condizione negativa non consentita, apposta dal pubblico ministero, lungi dall'incidere sulla volontà o sull'efficacia del consenso, si considera come non apposta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9827 del 20 settembre 1991)
Cass. pen. n. 13028/1990
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13028 del 2 ottobre 1990)
Cass. pen. n. 6179/1990
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 6179 del 28 aprile 1990)

References: Articolo 444

Articolo 444
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 art. 1
 art. 1
 art. 32
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 art. 548
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