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Timestamp: 2018-06-18 16:55:27+00:00

Document:
Gabriella Corinna Calo
1 Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D. Lgs. 231/2001 Principi di adozione 7^ Edizione Aggiornamento Documento approvato dal Consiglio di Amministrazione con delibera del 29 agosto 2013
2 Indice 1. Premessa Struttura del Modello Destinatari... 5 SEZIONE PRIMA - IL DECRETO LEGISLATIVO 231/ Il regime di responsabilità amministrativa previsto a carico delle persone giuridiche, società e associazioni Gli illeciti che determinano la responsabilità amministrativa dell ente Esenzione dalla responsabilità: il Modello di organizzazione, gestione e controllo Fonte del Modello: le Linee Guida di Confindustria... 8 SEZIONE SECONDA - IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO DEL GRUPPO CEMBRE Principi di adozione del Modello Modalità operative seguite per l implementazione del Modello Raccolta ed analisi della documentazione Mappatura delle attività, identificazione dei profili di rischio, rilevazione del sistema di controllo interno e Gap Analysis Sviluppo del Modello Profili di rischio del Gruppo Cembre Organismo di Vigilanza Requisiti dell Organismo di Vigilanza Funzioni e poteri dell Organismo di Vigilanza Composizione dell Organismo di Vigilanza Cause di (in)eleggibilità, decadenza e sospensione dei membri dell Organismo di Vigilanza L attività di reporting dell Organismo di Vigilanza Flussi informativi nei confronti dell Organismo di Vigilanza Segnalazioni Informazioni Sistema disciplinare Lavoratori dipendenti non Dirigenti Lavoratori dipendenti Dirigenti Misure nei confronti degli Amministratori Misure nei confronti dei Sindaci Misure nei confronti di consulenti, fornitori, collaboratori e partner commerciali Diffusione del Modello... 25
3 11.1 La comunicazione iniziale La formazione Informazione a consulenti, fornitori, collaboratori e partner commerciali Aggiornamento del Modello L adozione del Modello nelle società del Gruppo Cembre Adozione e modifiche al Modello da parte delle società del Gruppo Cembre Coordinamento dell Organismo di Vigilanza di Cembre S.p.A. con gli Organismi di Vigilanza delle società del Gruppo Allegato 1: Codice Etico del Gruppo Cembre Allegato 2: Clausole Contrattuali Allegato 3: I reati e gli illeciti amministrativi del Decreto 231/ Allegato 4: Regolamento dell Organismo di Vigilanza Allegato 5: Composizione dell Organismo di Vigilanza Allegato 6: Protocolli di 28
4 1. Premessa Il presente documento illustra il Modello di organizzazione, gestione e controllo (di seguito il Modello ) adottato dal Gruppo Cembre 1 (di seguito identificato anche come Cembre o il Gruppo salvo diversa indicazione) ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (di seguito il Decreto ). In particolare, il presente Modello è stato adottato dal Consiglio d Amministrazione di Cembre S.p.A. con delibera del 25 marzo Il testo originario del Decreto, riferito ad una serie di reati commessi nei confronti della Pubblica Amministrazione, è stato integrato da successivi provvedimenti legislativi che hanno ampliato il novero dei reati rilevanti presenti nel D. Lgs. 231/2001. A seguito dell introduzione di tali innovazioni normative Cembre ha ritenuto opportuno effettuare dei successivi aggiornamenti del presente Modello. L attuale aggiornamento è stato approvato dal Consiglio di Amministrazione con delibera del 29 agosto Inoltre, in occasione di tali aggiornamenti i documenti costituenti il Modello sono stati modificati anche per renderli coerenti con la reale operatività e con eventuali modifiche organizzative e di processo applicate. Con il presente Modello, Cembre ha inteso attuare i principi di corretta gestione affermati dal Decreto. 2. Struttura del Modello Il presente Modello si compone di due sezioni: I) Il Decreto Legislativo 231/01, sezione di carattere generale volta ad illustrare i contenuti del Decreto nonché la funzione ed i principi generali del Modello; II) Il Modello di organizzazione, gestione e controllo del Gruppo Cembre, sezione volta a dettagliare i contenuti specifici del Modello adottato dal Gruppo. Costituiscono parte integrante del Modello i seguenti documenti riportati in allegato: il Codice Etico del Gruppo Cembre: Allegato 1; le Clausole Contrattuali: Allegato 2; i reati e gli illeciti amministrativi richiamati dal Decreto Legislativo 231/2001: Allegato 3; il Regolamento dell Organismo di Vigilanza: Allegato 4; la Composizione dell Organismo di Vigilanza: Allegato 5; nonché i seguenti protocolli (Allegato 6): 1 Nel presente Modello, per Gruppo Cembre si intendono Cembre S.p.A. e le società italiane controllate ai sensi dell art del Codice Civile nonché le altre imprese controllate ai sensi dell art. 26 del Decreto Legislativo 9/4/1991, n di 28
5 Gestione dei rapporti commerciali e gestione degli agenti; Gestione delle Visite Ispettive; Gestione di Omaggi, Liberalità e Sponsorizzazioni; Selezione, assunzione e gestione del personale; Consulenze e Prestazioni Professionali; Gestione dei flussi monetari e finanziari e cassa; Salute e Sicurezza sul luogo di lavoro; Gestione ed Utilizzo dei Sistemi Informativi Aziendali; Gestione di Marchi e Brevetti; Tutela dell Ambiente; Flussi informativi verso l Organismo di Vigilanza. 3. Destinatari Ai sensi del D. Lgs. n. 231/01, il Gruppo Cembre può essere ritenuto responsabile per gli illeciti commessi sul territorio dello Stato dal personale dirigente che svolge funzioni di rappresentanza, di amministrazione e di direzione, nonché da tutti i lavoratori sottoposti alla direzione o alla vigilanza dei medesimi dirigenti. Cembre richiede a tutti i fornitori, collaboratori esterni 2, consulenti e partner commerciali il rispetto dei principi etici sociali attraverso la documentata presa visione del Codice Etico del Gruppo Cembre (di seguito anche il Codice Etico ) e tramite la previsione di apposite clausole contrattuali. 2 Da intendersi sia come persone fisiche sia come società. 5 di 28
6 SEZIONE PRIMA - IL DECRETO LEGISLATIVO 231/01 4. Il regime di responsabilità amministrativa previsto a carico delle persone giuridiche, società e associazioni Il Decreto Legislativo n. 231, emanato in data 8 giugno 2001 ed intitolato Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, ha introdotto per la prima volta nell ordinamento giuridico nazionale la responsabilità amministrativa a carico degli enti. Si tratta di una responsabilità che, nonostante sia stata definita amministrativa dal legislatore e pur comportando sanzioni di tale natura, presenta i caratteri tipici della responsabilità penale, posto che in prevalenza consegue alla realizzazione di reati 3 ed è accertata attraverso un procedimento penale. In particolare, gli enti possono essere considerati responsabili ogniqualvolta si realizzino i comportamenti illeciti tassativamente elencati nel Decreto nel loro interesse o vantaggio da: a) persone fisiche che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo degli stessi (cosiddetti soggetti apicali ); b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (cosiddetti soggetti subordinati ). Per quanto attiene alla nozione di interesse, esso si concretizza ogniqualvolta la condotta illecita sia posta in essere con l esclusivo intento di arrecare un beneficio alla società; del pari, la responsabilità amministrativa incombe su quest ultima ogniqualvolta l autore dell illecito, pur non avendo agito al fine di beneficiare l ente, abbia comunque importato un vantaggio indiretto alla persona giuridica, sia di tipo economico che non. Diversamente, il vantaggio esclusivo di chi realizza l illecito esclude la responsabilità dell ente. Per quanto attiene, invece, al requisito della territorialità, la condotta criminosa è rilevante indistintamente dal fatto che essa sia posta in essere sul territorio italiano o all estero. La responsabilità amministrativa degli enti non esclude ma, anzi, si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato l illecito. Le sanzioni amministrative irrogabili agli enti nel caso in cui ne sia accertata la responsabilità sono: la sanzione pecuniaria. Si applica per qualsiasi illecito amministrativo e può variare da un minimo di ,84 a un massimo di ,70. Nell ipotesi in cui l ente sia responsabile per una pluralità di illeciti commessi con un unica azione od omissione o comunque commessi nello svolgimento di una medesima attività e 3 Oltre che di illeciti amministrativi, in forza della Legge , n di 28
7 prima che per uno di essi sia stata pronunciata sentenza anche non definitiva, si applica la sanzione più grave aumentata sino al triplo; le sanzioni interdittive. Si applicano per alcune tipologie di illeciti contemplate dal Decreto e per le ipotesi di maggior gravità. Possono essere irrogate anche in via cautelare e si traducono nell interdizione dall esercizio dell attività aziendale; nella sospensione e nella revoca delle autorizzazioni, delle licenze o delle concessioni funzionali alla commissione dell illecito; nel divieto di contrattare con la pubblica amministrazione (salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio); nell esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e nell eventuale revoca di quelli concessi; nel divieto, infine, di pubblicizzare beni o servizi; la confisca (del prezzo o del profitto del reato). Viene sempre disposta con la sentenza di condanna, ad eccezione di quella parte del prezzo o del profitto del reato che può restituirsi al danneggiato; la pubblicazione della sentenza. Può essere disposta quando all ente viene applicata una sanzione interdittiva. 5. Gli illeciti che determinano la responsabilità amministrativa dell ente I reati attualmente contemplati dal Decreto (e successivi provvedimenti normativi che ne hanno allargato la portata) sono quelli contro la Pubblica Amministrazione (art. 25) e contro il suo patrimonio (art. 24); quelli informatici e di trattamento illecito di dati (art. 24 bis); quelli di criminalità organizzata (art. 24 ter); quelli in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento (art. 25 bis); i reati di turbata libertà dell industria e del commercio (art. 25-bi.1); i reati societari (art. 25 ter); i reati con finalità di terrorismo ed eversione dall ordine democratico (art. 25 quater); i reati contro la personalità individuale (art. 25 quinquies), i reati di market abuse (art. 25 sexies); i reati di omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime (art. 25 septies); i reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 25 octies); i delitti in materia di violazione del diritto d autore e di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria (art. 25 novies); i reati di intralcio alla giustizia (art. 25-decies); i reati ambientali (art. 25- undecies); i reati di impiego di cittadini terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 25- duodecies); nonché i reati cosiddetti transnazionali (art. 10, L. 146 del 16 marzo 2006). Si rinvia all Allegato 3 per l articolazione dettagliata e la descrizione di ciascuna tipologia di reato. 6. Esenzione dalla responsabilità: il Modello di organizzazione, gestione e controllo Il Decreto prevede espressamente, agli artt. 6 e 7, l esenzione dalla responsabilità amministrativa per reati commessi a proprio vantaggio e/o interesse qualora l ente si sia dotato di effettivi ed efficaci Modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati introdotti dal Decreto. In particolare, la responsabilità è esclusa se l ente prova che: 7 di 28
8 a) l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, Modelli di organizzazione, gestione e controllo ( Modelli organizzativi ) idonei a prevenire i reati oggetto del Decreto; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei Modelli e di curare il loro aggiornamento è stato affidato ad un organismo dell ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo (l Organismo di Vigilanza); c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i Modelli organizzativi; d) il reato è stato commesso senza che vi fosse omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo di cui al precedente punto b). La semplice adozione del Modello da parte dell organo dirigente non è, tuttavia, misura sufficiente a determinare l esonero da responsabilità dell ente, essendo piuttosto necessario che il Modello sia anche efficace ed effettivo. Un Modello è efficace se soddisfa le seguenti esigenze (art. 6 comma 2 del Decreto): individua le attività nel cui ambito possono essere commessi reati (cosiddetta mappatura delle attività a rischio); prevede specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire; definisce le modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; prevede obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza dei Modelli. Un Modello è effettivo se prevede (art. 7 comma 4 del Decreto): una verifica periodica e l eventuale modifica a consuntivo dello stesso quando siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengano mutamenti nell organizzazione o nell attività; un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello stesso. 7. Fonte del Modello: le Linee Guida di Confindustria In forza di quanto espressamente stabilito nel Decreto (art. 6, comma 3), i Modelli di organizzazione, gestione e controllo possono essere adottati sulla base di Codici di Comportamento redatti dalle Associazioni rappresentative degli enti e comunicati al Ministero della Giustizia. In particolare, in data 7 marzo 2002 Confindustria ha emesso le proprie Linee Guida, al fine di offrire un aiuto concreto alle imprese e alle associazioni nell elaborazione dei modelli e nell individuazione di un organo di controllo. Il medesimo documento è stato poi rivisitato al fine di dar conto dell introduzione dei reati successivamente richiamati dal Decreto nonché per specificare le indicazioni fornite rispetto all Organismo di Vigilanza preposto al controllo sull effettiva applicazione del Modello. Dette Linee Guida, espressamente approvate dal Ministero di Giustizia in data 28 giugno 2004, recentemente aggiornate (30 marzo 2008), suggeriscono, tra l altro: 8 di 28
9 l individuazione delle aree di rischio, onde verificare in quale area/settore aziendale sia possibile la realizzazione degli illeciti di cui al Decreto; la predisposizione di un idoneo sistema di controllo atto a prevenire i rischi attraverso l adozione di specifici protocolli. A tale proposito, le componenti di maggior rilievo del sistema di controllo suggerito da Confindustria sono: codice etico; sistema organizzativo; procedure (manuali ed informatiche); poteri autorizzativi e di firma; sistemi di controllo di gestione; comunicazione al personale e sua formazione. In particolare, le componenti del sistema di controllo devono essere informate ai seguenti principi: verificabilità, documentabilità, coerenza e congruenza di ogni operazione; applicazione del principio di separazione delle funzioni; documentazione dei controlli; previsione di un adeguato sistema sanzionatorio per la violazione delle procedure previste dal Modello; individuazione dei requisiti dell Organismo di Vigilanza, ossia autonomia e indipendenza, professionalità e continuità di azione. Il primo di detti requisiti sarà osservato attraverso l individuazione dei suoi componenti tra quanti non esplichino già compiti operativi nell ente, posto che tale connotato ne minerebbe l obiettività di giudizio nel momento delle verifiche sui comportamenti e sul Modello. I compiti propri dell Organismo di Vigilanza possono essere attribuiti sia a funzioni interne già esistenti che ad organismi appositamente creati; potranno, peraltro, avere sia una composizione mono che plurisoggettiva. L enucleazione dei componenti di tale struttura di controllo può avvenire anche tra soggetti esterni all ente, che posseggano, tuttavia, specifiche competenze rispetto alle funzioni che l Organismo di Vigilanza è chiamato ad espletare; obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei Modelli; un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nei Modelli. 9 di 28
10 SEZIONE SECONDA - IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO DEL GRUPPO CEMBRE 8. Principi di adozione del Modello Il Gruppo Cembre, anche al fine di ribadire le condizioni di correttezza e trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività aziendali, ha adottato un Modello coerente con le esigenze espresse dal Decreto. Tale iniziativa è stata assunta nella convinzione che l adozione di un Modello allineato alle prescrizioni del Decreto sia un imprescindibile mezzo di prevenzione del rischio di commissione degli illeciti previsti dal Decreto stesso. In particolare, attraverso l adozione del presente Modello, Cembre ha inteso: adeguarsi alla normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti, ancorché il Decreto non ne abbia imposto l obbligatorietà; adeguarsi all introduzione dell obbligatorietà dell adozione di Modelli 231 (da marzo 2008) per le società quotate appartenenti al Segmento STAR; verificare e valorizzare i presidi già in essere, atti a scongiurare condotte illecite rilevanti ai sensi del Decreto; informare tutto il personale del Gruppo della portata della normativa e delle severe sanzioni che possono ricadere sul Gruppo nell ipotesi di perpetrazione degli illeciti richiamati dal Decreto; rendere noto a tutto il personale che si stigmatizza ogni condotta contraria a disposizioni di legge, a regolamenti, a norme di vigilanza, a regole aziendali interne nonché ai principi di sana e corretta gestione delle attività societarie cui il Gruppo si ispira; informare tutto il personale del Gruppo dell esigenza di un puntuale rispetto delle disposizioni contenute nel Modello stesso, la cui violazione è punita con severe sanzioni disciplinari; informare i propri consulenti, fornitori, collaboratori e partner commerciali della portata della normativa nonché dei principi etici e delle norme comportamentali adottate da Cembre ed imporre agli stessi il rispetto dei valori etici cui si ispira la società stessa; informare i propri consulenti, fornitori, collaboratori e partner commerciali che si stigmatizza ogni condotta contraria a disposizioni di legge, a regolamenti, a norme di vigilanza, a regole aziendali interne nonché ai principi di sana e corretta gestione delle attività societarie cui il Gruppo si ispira; informare i propri consulenti, fornitori, collaboratori e partner commerciali delle gravose sanzioni amministrative applicabili al Gruppo nel caso di commissione degli illeciti di cui al Decreto; compiere ogni sforzo possibile per prevenire gli illeciti nello svolgimento delle attività sociali mediante un azione di monitoraggio continuo sulle aree a rischio, attraverso una sistematica attività di formazione del personale sulla corretta 10 di 28
11 modalità di svolgimento dei propri compiti e mediante un tempestivo intervento per prevenire e contrastare la commissione degli illeciti. 8.1 Modalità operative seguite per l implementazione del Modello Il Modello è stato predisposto da Cembre tenendo presenti, oltre alle prescrizioni del Decreto, le Linee Guida elaborate in materia da Confindustria. Inoltre, sono state tenute in conto le indicazioni fornite ad oggi dalle Autorità giudiziarie in materia. Si descrivono qui di seguito le fasi in cui si è articolato il lavoro di individuazione delle aree a rischio e di rilevazione del sistema attuale di presidi e controlli di Cembre per prevenire i reati, sulla cui base è stato predisposto il presente documento. Si premette che l avvio del progetto di implementazione del presente Modello è stato condiviso con i Responsabili delle Direzioni e delle Funzioni di Cembre allo scopo principale di sensibilizzare sin da subito i medesimi soggetti sull importanza del progetto Raccolta ed analisi della documentazione La prima fase ha riguardato l esame della documentazione aziendale disponibile presso le Direzioni/Funzioni rispettivamente competenti (procedure, organigrammi, insieme delle deleghe e delle procure etc.) al fine della comprensione del contesto operativo interno ed esterno di riferimento per il Gruppo Mappatura delle attività, identificazione dei profili di rischio, rilevazione del sistema di controllo interno e Gap Analysis Sulla base dell analisi della documentazione raccolta si è proceduto all individuazione delle principali attività svolte nell ambito delle singole Direzioni e Funzioni. In particolare, sono state identificate le aree ritenute a rischio di commissione di reati rilevanti ai sensi del Decreto e/o strumentali, intendendosi per tali, rispettivamente, le attività il cui svolgimento può dare direttamente adito alla commissione di una delle fattispecie di reato contemplate dal Decreto e le aree in cui, in linea di principio, potrebbero configurarsi le condizioni, le occasioni o i mezzi per la commissione dei reati in oggetto. Tale attività è stata effettuata intervistando i Responsabili delle Direzioni / Funzioni di Cembre, resi edotti dei contenuti e della portata del D.Lgs. 231/2001 nel corso dell intervista stessa, anche attraverso la consegna del materiale esplicativo del progetto e dell elenco descrittivo dei reati introdotti dal Decreto. I risultati di tale attività sono stati formalizzati nella Matrice del profilo di rischio potenziale (D.Lgs.231/2001), in cui sono illustrate le attività rilevanti ai fini 231 di competenza di ciascuna Direzione/Funzione di Cembre nonché indicate, per ciascuna di tali attività, il profilo di rischio potenziale e la ragione di sussistenza di tale profilo di rischio. 11 di 28
12 Nelle attività di rilevazione del sistema di controllo interno e Gap Analysis, con riferimento alle principali modalità della realizzazione delle aree a rischio, sono stati evidenziati: i meccanismi di controllo rilevati nell ambito della Direzione/Funzione considerata; l adeguatezza degli stessi ossia la loro attitudine a prevenire o individuare comportamenti illeciti; i suggerimenti utili a porre rimedio ad eventuali disallineamenti rispetto al Modello a tendere. I risultati di tale attività sono stati formalizzati nelle varie Schede Analisi SCI e Action Plan. I citati documenti, fatti propri da Cembre, sono a disposizione dell Organismo di Vigilanza competente ai fini dello svolgimento dell attività istituzionale ad esso demandata Sviluppo del Modello Codice Etico Cembre si è dotata del Codice Etico del Gruppo Cembre che recepisce e formalizza i principi che il Gruppo ha fatto propri (Allegato 1). Tale Codice Etico è stato integrato, in occasione dei successivi aggiornamenti del Modello, con nuove norme etico-comportamentali atte a disciplinare le nuove fattispecie di reato introdotte nel Decreto ed il mutamento dei profili di rischio del Gruppo. Sistema di deleghe e procure È stata valutata l adeguatezza del sistema di deleghe e procure verificando eventuali necessità di adattamento. Procedure Sulla base dell attività di valutazione del sistema di controllo interno, sono state, altresì, identificate le procedure con riferimento alle aree a rischio reato e/o strumentali citate. Le procedure definite intendono fornire le regole di comportamento e le modalità operative e di controllo cui il Gruppo deve adeguarsi con riferimento all espletamento delle attività a rischio e/o strumentali. 12 di 28
13 Inoltre, le citate procedure affermano la necessità della: segregazione funzionale delle attività operative e di controllo; documentabilità delle operazioni a rischio e dei controlli posti in essere per impedire la commissione dei reati; ripartizione ed attribuzione dei poteri autorizzativi e decisionali e delle responsabilità di ciascuna struttura, basate su principi di trasparenza, chiarezza e verificabilità delle operazioni. Protocolli Ad integrazione del sistema procedurale in essere, sono stati formalizzati i protocolli, di seguito elencati, diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire 4 : Gestione dei rapporti commerciali e gestione degli agenti; Gestione delle Visite Ispettive; Gestione di Omaggi, Liberalità e Sponsorizzazioni; Selezione, assunzione e gestione del personale; Gestione dei flussi monetari e finanziari e cassa; Consulenze e Prestazioni Professionali; Salute e Sicurezza sul luogo di lavoro; Gestione ed Utilizzo dei Sistemi Informativi Aziendali; Gestione di Marchi e Brevetti; Tutela dell Ambiente; Flussi informativi verso l Organismo di Vigilanza. Sistema sanzionatorio Il Gruppo si è dotato di un sistema sanzionatori, così come previsto dal Decreto all art. 6, II comma, lettera c) che definisce espressamente l onere di introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate dal Modello. Per i dettagli in merito si rimanda al Capitolo 10 del presente documento. 4 Ex art. 6 comma 2 lett. b) del decreto. 13 di 28
14 Clausole contrattuali È stata valutata la necessità di integrare i contratti e gli ordini di acquisto con i fornitori, collaboratori e partner commerciali con apposite clausole, al fine di rispondere a quanto richiesto dal Decreto (Allegato 2). Organismo di Vigilanza L esenzione dalla responsabilità amministrativa prevede anche l obbligatoria istituzione di un Organismo interno all ente, dotato di un autonomo potere di iniziativa e controllo, a garanzia delle attività di vigilanza e aggiornamento del Modello medesimo. Per i dettagli in merito si rimanda al Capitolo 9 del presente documento. 8.2 Profili di rischio del Gruppo Cembre Come innanzi posto in rilievo, la costruzione del presente Modello ha preso l avvio dalla individuazione delle attività poste in essere dal Gruppo e dalla conseguente identificazione dei processi societari sensibili alla realizzazione degli illeciti indicati dal Decreto. In ragione della specifica operatività di Cembre, si è ritenuto di incentrare maggiormente l attenzione sui rischi di commissione dei reati indicati negli artt. 24 (reati contro il patrimonio della Pubblica Amministrazione), 24 bis (delitti informatici), 24 ter (reati di criminalità organizzata) 25 (reati contro la Pubblica Amministrazione), 25 bis (reati di falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento), 25 bis.1 (reati in materia di turbata libertà dell industria e del commercio), 25 ter (reati societari), 25 sexies (reati di abuso di mercato), 25 septies (reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro), 25 octies (delitti di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita), 25 novies (reati in materia di violazione del diritto d autore), 25 decies (reati di induzione a non rendere o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria), 25 undecies (reati ambientali), 25 duodecies (reati impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare) della normativa richiamata e, conseguentemente, di rafforzare il sistema di controllo interno proprio con specifico riferimento a detti reati e di integrare i principi contenuti nel Codice Etico con norme comportamentali specifiche. Inoltre considerato l ambito di attività della Società, non sono stati ravvisati concreti profili di rischio in merito alla realizzazione di condotte criminose con finalità di terrorismo ed eversione dell ordine democratico (art. 25 quater), di reati finalizzati a pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 25 quater.1), di delitti contro la personalità individuale (art. 25 quinquies), dei reati cosiddetti transnazionali (art. 10 L. 146/2006), nondimeno si ritiene che i presidi implementati dal Gruppo e i principi 14 di 28
15 contenuti nel presente Modello e nel Codice Etico siano pienamente idonei a prevenire anche i reati richiamati dai suddetti articoli. Conseguentemente, sulla base dell analisi di cui sopra, le aree di rischio e/o strumentali individuate e per le quali sono stati identificati principi di comportamento e di controllo sono le seguenti: Aree a rischio-reato Gestione di rapporti commerciali con clientela del settore pubblico e privato; Gestione degli Agenti Gestione di marchi e brevetti; Gestione dei rapporti infragruppo; Gestione dei rapporti e degli adempimenti verso la Pubblica Amministrazione e le Autorità di Vigilanza; Gestione delle visite ispettive; Gestione del Bilancio (d'esercizio e Consolidato) e del Reporting; Gestione informazioni riservate / privilegiate; Selezione, assunzione e gestione del personale; Gestione dei rapporti con organi di controllo (Sindaci e Revisori); Gestione di omaggi, liberalità e sponsorizzazioni; Gestione degli approvvigionamenti di beni e servizi; Gestione consulenze e prestazioni professionali; Gestione dei flussi monetari e finanziari e cassa; Gestione delle infrastrutture IT e di rete; Gestione del sistema Sicurezza e Salute sul Luogo di lavoro; Gestione del Sistema Ambientale. 15 di 28
16 9. Organismo di Vigilanza 9.1 Requisiti dell Organismo di Vigilanza L art. 6., lett. b) del D.Lgs. 231/2001 condiziona l esenzione dalla responsabilità amministrativa dell ente alla obbligatoria istituzione di un Organismo interno all ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, che vigili sul funzionamento e l osservanza del Modello e che ne curi l aggiornamento. Dalla lettera della medesima norma, nonché dalle richiamate Linee Guida emesse da Confindustria, emerge che l Organismo di Vigilanza (d ora in poi anche OdV o Organismo ) debba possedere caratteristiche tali da assicurare un effettiva ed efficace attuazione del Modello di organizzazione, gestione e controllo. In particolare, tale struttura deve essere necessariamente caratterizzata da autonomia ed indipendenza, da professionalità e da continuità di azione. Quanto alla prima espressione (autonomia e indipendenza) è necessario che sia garantita all OdV l indipendenza gerarchica e che i suoi componenti non effettuino attività gestionali che risultino oggetto del controllo da parte del medesimo Organismo. Detta indipendenza gerarchica deve peraltro essere garantita anche mediante l inserimento dell OdV quale unità di staff in posizione elevata nell organizzazione societaria. L attività di reporting dell OdV sarà pertanto indirizzata al vertice societario oltre che al Collegio Sindacale. Inoltre, nell enucleazione dei componenti dell OdV, si impone la necessaria ricerca tra quanti possano assicurare - sotto un profilo sia oggettivo sia soggettivo - una piena autonomia sia nell espletamento dell attività propria dell Organismo che nelle decisioni da adottare. Per quanto attiene al requisito della professionalità, è necessario che l OdV sia in grado di assolvere le proprie funzioni ispettive rispetto all effettiva applicazione del Modello e che, al contempo, abbia le necessarie qualità per garantire la dinamicità del Modello medesimo, attraverso proposte di aggiornamento da indirizzare al vertice societario. Quanto, infine, alla continuità di azione, l OdV dovrà vigilare costantemente sul rispetto del Modello, verificare assiduamente l effettività e l efficacia dello stesso, assicurarne il continuo aggiornamento e rappresentare un referente costante per il personale aziendale. Per quanto concerne la composizione dell OdV, le Linee Guida di Confindustria suggeriscono diverse soluzioni, in ragione delle dimensioni e dell operatività dell ente: sono, pertanto, ritenute percorribili sia ipotesi di definizione di strutture appositamente create nell ente, che l attribuzione dei compiti dell OdV a organi già esistenti. Del pari, e sempre in ragione dei connotati della persona giuridica, possono prescegliersi sia strutture a composizione collegiale che monocratica. Infine, nell enucleazione dei componenti dell OdV, è possibile affidare detta qualifica a soggetti esterni, che posseggano le specifiche competenze necessarie per la migliore esecuzione dell incarico. 16 di 28
17 9.2 Funzioni e poteri dell Organismo di Vigilanza Le funzioni istituzionali dell Organismo di Vigilanza sono state indicate dal legislatore del Decreto all art. 6, comma 1, lettera b) e sono comprese nelle seguenti espressioni: vigilare sul funzionamento e sull osservanza dei Modelli; curare il loro aggiornamento. Per maggiori dettagli in merito alle funzioni e ai poteri attribuiti all Organismo si rimanda all Allegato 4: Regolamento dell Organismo di Vigilanza. 9.3 Composizione dell Organismo di Vigilanza Cembre, conformemente alla prescrizioni normative contenute nel Decreto, nonché in forza delle indicazioni di Confindustria, si é orientata nella scelta di un organismo plurisoggettivo, composto da un numero di 3 membri nominati dal Consiglio di Amministrazione della Società. 9.4 Cause di (in)eleggibilità, decadenza e sospensione dei membri dell Organismo di Vigilanza I componenti dell Organismo di Vigilanza devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità di cui all art. 109 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385: in particolare, non possono essere nominati componenti dell Organismo di Vigilanza coloro che si trovino nelle condizioni previste dall art c.c. Non possono, inoltre, essere nominati alla carica di componenti dell Organismo di Vigilanza coloro i quali sono stati condannati con sentenza divenuta definitiva, anche se emessa ex artt. 444 e ss. c.p.p. e anche se con pena condizionalmente sospesa, salvi gli effetti della riabilitazione: 1) alla reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per uno dei delitti previsti dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267; 2) a pena detentiva per un tempo non inferiore ad un anno per uno dei reati previsti dalle norme che disciplinano l attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari, di strumenti di pagamento; 3) alla reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l economia pubblica, per un delitto in materia tributaria; 4) per un qualunque delitto non colposo alla pena della reclusione per un tempo non inferiore a due anni; 5) per uno dei reati previsti dal titolo XI del libro V del codice civile così come riformulato dalla decreto legislativo n. 61/2002; 17 di 28
18 6) per un reato che importi e abbia importato la condanna ad una pena da cui derivi l interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; 7) per uno o più reati tra quelli tassativamente previsti dal Decreto anche se con condanne a pene inferiori a quelle indicate ai punti precedenti; 8) coloro che hanno rivestito la qualifica di componente dell Organismo di Vigilanza in seno a società nei cui confronti siano state applicate le sanzioni previste dall art. 9 del Decreto; 9) coloro nei cui confronti sia stata applicata in via definitiva una delle misure di prevenzione previste dall art. 10, comma 3, della legge 31 maggio 1965, n. 575, come sostituito dall articolo 3 della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni; 10) coloro nei cui confronti siano state applicate le sanzioni amministrative accessorie previste dall art. 187 quater Decreto Legislativo n. 58/1998. I candidati alla carica di membri dell Organismo di Vigilanza debbono autocertificare con dichiarazione sostitutiva di notorietà di non trovarsi in alcuna delle condizioni indicate dal numero 1 al numero 10, impegnandosi espressamente a comunicare eventuali variazioni rispetto al contenuto di tali dichiarazioni. I membri dell Organismo di Vigilanza decadono dalla carica nel momento in cui vengano a trovarsi successivamente alla loro nomina: in una delle situazioni contemplate nell art c.c.; condannati con sentenza definitiva (intendendosi per sentenza di condanna anche quella pronunciata ex art. 444 c.p.p.) per uno dei reati indicati ai numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 delle condizioni di ineleggibilità innanzi indicate; nella situazione in cui, dopo la nomina, si accerti aver rivestito la qualifica di componente dell Organismo di Vigilanza in seno a società nei cui confronti siano state applicate le sanzioni previste dall art. 9 del Decreto in relazione a illeciti amministrativi commessi durante la loro carica. Costituiscono cause di sospensione dalla funzione di componente dell Organismo di Vigilanza: la condanna con sentenza non definitiva per uno dei reati dei numeri da 1 a 7 delle condizioni di ineleggibilità innanzi indicate; l applicazione su richiesta delle parti di una delle pene di cui ai numeri da 1 a 7 delle condizioni di ineleggibilità innanzi indicate; l applicazione di una misura cautelare personale; l applicazione provvisoria di una delle misure di prevenzione previste dall art. 10, comma 3, della legge 31 maggio 1965, n. 575, come sostituito dall articolo 3 della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni. 18 di 28
19 9.5 L attività di reporting dell Organismo di Vigilanza Al fine di garantire la sua piena autonomia e indipendenza nello svolgimento delle proprie funzioni, l Organismo di Vigilanza riporta direttamente al competente Consiglio di Amministrazione. L OdV riferisce in merito all attuazione del Modello ed all emersione di eventuali criticità attraverso due linee di reporting: la prima, su base continuativa, direttamente verso il competente Presidente e Amministratore Delegato; la seconda, a cadenza semestrale, nei confronti dei competenti Consiglio di Amministrazione e Collegio Sindacale, espressa attraverso una relazione scritta. In particolare, la relazione semestrale dovrà indicare l attività svolta nel semestre, sia in termini di controlli effettuati e degli esiti ottenuti che in ordine alle eventuali necessità di aggiornamento del Modello. L OdV dovrà, altresì, predisporre annualmente un piano di attività previste per l anno successivo. Il Piano di interventi individuerà le attività da svolgere e le aree che saranno oggetto di verifiche oltre alle tempistiche e alla priorità degli interventi. L Organismo di Vigilanza potrà, comunque, effettuare, nell ambito delle attività aziendali sensibili e qualora lo ritenga necessario ai fini dell espletamento delle proprie funzioni, controlli non previsti nel piano di intervento (cosiddetti controlli a sorpresa ). L OdV potrà chiedere di essere sentito dal competente Consiglio di Amministrazione ogniqualvolta ritenga opportuno interloquire con detto organo; del pari, all OdV è riconosciuta la possibilità di chiedere chiarimenti ed informazioni al competente Consiglio di Amministrazione. D altra parte, l OdV potrà essere convocato in ogni momento dal competente Consiglio di Amministrazione e dagli altri competenti organi societari per riferire su particolari eventi o situazioni inerenti al funzionamento ed al rispetto del Modello. Gli incontri tra detti organi e l OdV devono essere verbalizzati e copia dei verbali deve essere custodita dall OdV di volta in volta coinvolto. 9.6 Flussi informativi nei confronti dell Organismo di Vigilanza Allo scopo di agevolare l attività di vigilanza sull efficacia del Modello organizzativo adottato da Cembre ai fini del Decreto, tutte le strutture aziendali sono tenute ad un obbligo di informativa verso il competente Organismo di Vigilanza, secondo le modalità sotto esposte. L obbligo si estende ai seguenti flussi informativi: segnalazioni ; 19 di 28
20 informazioni Segnalazioni Tutti i dipendenti, dirigenti e tutti coloro che cooperano al perseguimento dei fini di Cembre sono tenuti a segnalare, tempestivamente, all Organismo di Vigilanza ogni deroga, violazione o sospetto di violazione di propria conoscenza rispetto a: norme comportamentali richiamate dal Codice Etico; principi di comportamento e modalità esecutive disciplinate dalle procedure aziendali e dai protocolli rilevanti ai fini del Decreto. Le segnalazioni in oggetto dovranno essere effettuate al seguente indirizzo di posta elettronica: oppure indirizzate tramite posta ordinaria all Organismo di Vigilanza presso: Cembre SpA Riservato all attenzione dell Organismo di Vigilanza Via Serenissima Brescia Informazioni Oltre alle segnalazioni di cui al paragrafo precedente, il personale della Società ha obbligo di comunicare all Organismo di Vigilanza, con cadenza definita dallo stesso, tutte le informazioni definite nello specifico protocollo allegato al presente Modello, e di fornire assicurazione sulla completezza delle informazioni comunicate. Le informazioni in oggetto dovranno essere comunicate esclusivamente al seguente indirizzo di posta elettronica: L Organismo agisce in modo da garantire gli autori delle segnalazioni contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione, penalizzazione o qualsivoglia conseguenza derivante dalle stesse, assicurando loro la riservatezza circa l identità, fatti, comunque, salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti delle società del Gruppo o delle persone accusate erroneamente e/o in mala fede. Ogni informazione e segnalazione prevista nel presente Modello è conservata dal competente Organismo di Vigilanza in un apposito archivio informatico e/o cartaceo in conformità alle disposizioni contenute nel Decreto n. 196/2003. A carico dei componenti l Organismo di Vigilanza vi è l obbligo assoluto e 20 di 28
21 inderogabile di mantenere il segreto sulle attività svolte e sulle notizie di cui vengano a conoscenza nell esercizio del loro mandato, salvo quanto specificamente previsto nel paragrafo 9.5. Per maggiori dettagli in merito alle segnalazioni e alle informazioni nei confronti dell Organismo, si rimanda al protocollo Flussi informativi verso l Organismo di Vigilanza. 10. Sistema disciplinare L introduzione di un adeguato sistema sanzionatorio dei comportamenti realizzati in violazione del Modello organizzativo da parte del personale delle società del Gruppo, costituisce, ai sensi dell art. 6 secondo comma lettera e) e dell art. 7, comma quarto, lett. b) del Decreto, un requisito fondamentale dello stesso Modello organizzativo per consentire l esonero della responsabilità amministrativa delle società stesse. Il sistema è diretto a sanzionare il mancato rispetto dei principi indicati nel presente Modello, comprensivo di tutti i suoi allegati, che ne costituiscono parte integrante, nonché di tutte le procedure di Cembre, volti a disciplinare in maggior dettaglio l operatività nell ambito delle aree a rischio reato e/o strumentali. Presupposto sostanziale del potere disciplinare delle società del Gruppo è la commissione della violazione da parte del personale. Requisito fondamentale delle sanzioni è la loro proporzionalità rispetto alla violazione rilevata, proporzionalità che dovrà essere valutata in ossequio ai seguenti criteri: la tipologia di rapporto di lavoro instaurato con il prestatore (subordinato, parasubordinato, ecc.), tenuto conto della specifica disciplina sussistente sul piano legislativo e contrattuale. la gravità della violazione; il livello di responsabilità ed autonomia operativa del lavoratore; l eventuale esistenza di precedenti disciplinari a carico dello stesso; l intenzionalità e gravità del suo comportamento; le eventuali particolari circostanze in cui si è manifestato il comportamento in violazione del Modello. L introduzione di un sistema di sanzioni proporzionate alla gravità della violazione e con finalità deterrenti rende efficiente l azione di vigilanza del competente Organismo di Vigilanza e garantisce l effettiva osservanza del Modello organizzativo. L applicazione delle sanzioni disciplinari prescinde sia dalla rilevanza penale della condotta, sia dalla conclusione dell eventuale procedimento penale avviato dall Autorità Giudiziaria nel caso in cui il comportamento da censurare integri una fattispecie di reato, rilevante o meno ai sensi del Decreto. 21 di 28
22 Pertanto, l applicazione delle sanzioni potrà avere luogo anche se il Destinatario abbia posto in essere esclusivamente una violazione dei principi sanciti dal Modello organizzativo o dal Codice Etico, come sopra ricordato. Le società del Gruppo reagiranno tempestivamente alla violazione delle regole di condotta anche se il comportamento non integra gli estremi del reato ovvero non determina responsabilità diretta dell ente medesimo Lavoratori dipendenti non Dirigenti Le violazioni delle regole di comportamento dettate nel presente Modello costituiscono illeciti disciplinari. La tipologia di sanzioni irrogabili è quella prevista dal relativo CCNL di settore mentre, sul piano procedurale, si applica l art. 7 della L. n. 300/70 (Statuto dei Lavoratori). Tali documenti sono disponibili presso la Funzione Personale. Ad ogni notizia di violazione del Modello, viene promossa un azione disciplinare finalizzata all accertamento della violazione stessa. Il provvedimento di richiamo verbale si applica in caso di lieve inosservanza dei principi e delle regole di comportamento previsti dal presente Modello ovvero di violazione delle procedure e norme interne previste e/o richiamate ovvero ancora di adozione, nell ambito delle Attività Sensibili, di un comportamento non conforme o non adeguato alle prescrizioni del Modello, correlandosi detto comportamento ad una lieve inosservanza delle norme contrattuali o delle direttive ed istruzioni impartite dal Vertice aziendale o dai Responsabili gerarchici. I provvedimenti dall ammonizione scritta alla multa fino a 3 ore si applicano in caso di inosservanza dei principi e delle regole di comportamento previste dal presente Modello ovvero di violazione delle procedure e norme interne previste e/o richiamate ovvero ancora di adozione, nell ambito delle Attività Sensibili, di un comportamento non conforme o non adeguato alle prescrizioni del Modello in misura tale da poter essere considerata ancorché non lieve, comunque, non grave, correlandosi detto comportamento ad una inosservanza non grave delle norme contrattuali o delle direttive ed istruzioni impartite dal Vertice aziendale o dai Responsabili gerarchici. Il provvedimento della sospensione dal servizio e dal trattamento economico fino ad un massimo di 3 giorni si applica in caso di inosservanza dei principi e delle regole di comportamento previste dal presente Modello ovvero di violazione delle procedure e norme interne previste e/o richiamate ovvero ancora di adozione, nell ambito delle Attività Sensibili, di un comportamento non conforme o non adeguato alle prescrizioni del Modello in misura tale da essere considerata di una certa gravità, anche se dipendente da recidiva. Tra tali comportamenti sanzionati con la sospensione dal servizio e dal trattamento economico fino ad un massimo di 3 giorni rientra la violazione degli obblighi di informazione nei confronti dell'organismo di Vigilanza in ordine alla commissione o alla presunta commissione dei reati, ancorché tentati, nonché ogni violazione del Modello, delle regole di comportamento e di controllo in tale documento presenti. Il provvedimento del licenziamento per giusta causa si applica in caso di adozione, nell espletamento delle attività ricomprese nelle attività sensibili, di un comportamento 22 di 28
23 consapevole in contrasto con le prescrizioni e/o le procedure e/o le norme interne del presente Modello, che, ancorché sia solo suscettibile di configurare uno dei reati sanzionati dal Decreto, leda l elemento fiduciario che caratterizza il rapporto di lavoro ovvero risulti talmente grave da non consentirne la prosecuzione, neanche provvisoria. Tra le violazioni passibili della predetta sanzione rientrano i seguenti comportamenti intenzionali: redazione di documentazione incompleta o non veritiera; l'omessa redazione della documentazione prevista dal Modello o dalle procedure per l'attuazione dello stesso; la violazione o l'elusione del sistema di controllo previsto dal Modello in qualsiasi modo effettuata, incluse la sottrazione, distruzione o alterazione della documentazione inerente alla procedura, l'ostacolo ai controlli, l'impedimento di accesso alle informazioni e alla documentazione da parte dei soggetti preposti ai controlli o alle decisioni. L accertamento delle suddette infrazioni, eventualmente su segnalazione del competente Organismo di Vigilanza, la gestione dei procedimenti disciplinari e l irrogazione delle sanzioni stesse restano di competenza delle Funzioni aziendali a ciò preposte e delegate Lavoratori dipendenti Dirigenti In caso di violazione del Modello, da parte dei dirigenti, la Società provvede ad applicare nei confronti degli stessi le misure più idonee in conformità a quanto previsto dalla vigente normativa, dal CCNL applicabile e dall articolo 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori), presenti presso la Funzione Personale. A titolo esemplificativo, costituiscono infrazioni: la commissione (anche sotto forma di tentativo) di qualsiasi illecito penale per cui è applicabile il d.lgs. 231/01; l inosservanza delle regole prescritte dal Modello; la mancata vigilanza sui sottoposti circa il rispetto del Modello e delle regole da esso richiamate; l inadempimento degli obblighi di segnalazione e di informazione nei confronti dell Organismo di Vigilanza previsti dai paragrafi e 9.6.2; la tolleranza od omessa segnalazione di irregolarità commessa da altri prestatori di lavoro o partner della Società. In caso di un notevole inadempimento delle prescrizioni e/o delle procedure e/o delle norme interne contenute nel presente Modello, nelle procedure aziendali e nell espletamento delle attività ricomprese nelle Attività Sensibili, anche se solo potenzialmente suscettibili di configurare uno dei reati sanzionati dal Decreto, che faccia venir meno il rapporto di fiducia che caratterizza il rapporto di lavoro ovvero risulti talmente grave da non consentirne la prosecuzione, il provvedimento applicato è la risoluzione del rapporto lavorativo. 23 di 28

References: art. 26
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 6
 art. 6
 art. 6
 art. 109
 sentenza 
 art. 9
 art. 10
 articolo 3
 art. 187
 sentenza 
 sentenza 
 art. 444
 art. 9
 sentenza 
 art. 10
 articolo 3
 art. 6
 art. 7
 art. 7
 articolo 7