Source: http://www.fiscooggi.it/analisi-e-commenti/articolo/rivalutazione-quote-banca-italiala-disciplina-civilistica-e-fiscale
Timestamp: 2017-11-25 04:16:03+00:00

Document:
Rivalutazione quote Banca Italia: la disciplina civilistica e fiscale FiscoOggi.it
Rivalutazione quote Banca Italia:
la disciplina civilistica e fiscale
L’analisi fa il punto della situazione sugli effetti tributari e contabili di una normativa che, introdotta nel 2013, ha subito diversi ritocchi nel corso degli ultimi anni
Dal 2017 i grandi soci di Banca d’Italia sono “obbligati” a cedere le quote di partecipazione eccedenti i limiti previsti, così come disposto dal Dl 133/2013 (articoli 4, comma 6 e 6, comma 5). Pertanto, si coglie l’occasione per fare il punto della situazione su una normativa che aveva disposto anche la rivalutazione delle quote. Il tema assume rilevanza, peraltro, in funzione della circostanza che i controlli dell’Amministrazione finanziaria vertono sull’anno d’imposta 2014. Si procederà, quindi, alla disamina delle linee essenziali della disciplina dal punto di vista civilistico e fiscale.
La normativa civilistica a cui si fa riferimento in questa sede, salvo diversa indicazione, è rappresentata dal ricordato decreto-legge 133/2013.
L’articolo 4, dopo averla definita istituto di diritto pubblico e banca centrale della Repubblica italiana facente parte del Sistema Europeo di Banche Centrali (Sebc), al comma 2, autorizza Banca d’Italia ad aumentare il proprio capitale mediante utilizzo delle riserve statutarie all'importo di euro 7.500.000.000. Il capitale, a seguito dell’aumento, è rappresentato da quote nominative di partecipazione di nuova emissione di euro 25mila ciascuna. Inoltre, si dispone che ai partecipanti possono essere distribuiti esclusivamente dividendi annuali, a valere sugli utili netti, per un importo non superiore al 6% del capitale.
Lo stesso articolo 4 prevede che ciascun partecipante al capitale non può possedere, direttamente o indirettamente, una quota del capitale superiore al 3%. Per le quote possedute in eccesso non spetta il diritto di voto e i relativi dividendi sono imputati alle riserve statutarie di Banca d’Italia. Al fine di favorire il rispetto dei limiti di partecipazione al proprio capitale (3%), Banca d’Italia può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione e stipulare contratti aventi a oggetto le medesime. Per il periodo di tempo limitato in cui le quote restano nella disponibilità della Banca d'Italia, il relativo diritto di voto è sospeso e i dividendi sono imputati alle riserve statutarie dell’istituto.
Gli aspetti fiscali della rivalutazione sono disciplinati dall’articolo 6, comma 6, Dl 133/2013 e dall’articolo 1, comma 148, legge 147/2013 (legge di stabilità per il 2014), come modificato dal Dl 66/2014.
A livello di prassi, l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti sugli aspetti fiscali della disciplina sulla rivalutazione delle quote di partecipazione in Banca d’Italia con la circolare n. 4/E del 24 febbraio 2014.
Un primo aspetto da considerare attiene al trasferimento di portafoglio delle quote di partecipazione. Il comma 6 dell’articolo 6 prescrive l’iscrizione delle quote di partecipazione nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione, ai medesimi valori a partire dall’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge (30 novembre 2013), quindi esercizio 2013. I medesimi valori sono quelli di cui al comma 2, dell’articolo 4 del decreto, cioè le quote con valore pari a 25mila euro cadauna. Vedremo più avanti che affinché tali medesimi valori assumano anche valenza fiscale, saranno assoggettati a tassazione (al netto dei valori fiscali delle quote) sostitutiva.
Ma il trasferimento di portafoglio finanziario è di ordine civilistico o fiscale? Oppure civilistico e fiscale?
Al riguardo va risposto che trattasi di iscrizione/trasferimento di comparto a valenza strettamente fiscale. Infatti, l’ultimo periodo del comma 6 dell’articolo 6 fa salva in ogni caso l’applicazione dell’articolo 4, Dlgs 38/2005 ossia la redazione dei bilanci in conformità dei principi contabili internazionali, perciò, ai fini civilistici il trasferimento di portafoglio non ha alcun effetto.
La disposizione in esame, nella versione in vigore dal 30 gennaio 2014, così dispone: “A partire dall’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, i partecipanti al capitale della Banca d’Italia iscrivono le quote di cui all’articolo 4, comma 2, nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione, ai medesimi valori. Restano in ogni caso ferme le disposizioni di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38”.
La versione originaria della disposizione (in vigore dal 30 novembre 2013 al 29 gennaio 2014) recitava come segue: “A partire dall’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, i partecipanti al capitale della Banca d’Italia trasferiscono le quote, ove già non incluse, nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione, ai medesimi valori di iscrizione del comparto di provenienza. Salvo quanto disposto al periodo precedente, restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38”.
La lettera della disposizione originaria, quindi, permetteva di interpretare il trasferimento di portafoglio a valenza non solo fiscale ma anche a fini civilistici e quindi anche a fini di redazione del bilancio di esercizio (il riferimento è al “salvo quanto disposto al periodo precedente, restano ferme le disposizioni di cui all’articolo. 4 del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38.”).
Tuttavia, interpretata in tal modo, la disposizione poteva prestarsi a possibili eccezioni di incompatibilità con i regolamenti comunitari (norme sovra-ordinate rispetto al decreto-legge) di omologazione degli Ias/Ifrs. Lo Ias 39, peraltro, vieta la riclassificazione delle attività finanziarie da un portafoglio Afs (disponibili per la vendita) a uno Hft (detenute per la negoziazione).
Pertanto, proprio per eliminare il rischio di interpretazioni “fuorvianti”, il legislatore ha modificato la disposizione in esame in maniera tale da fare emergere la rilevanza soltanto fiscale del trasferimento delle quote di partecipazione dal portafoglio di provenienza al portafoglio di negoziazione (il riferimento è al seguente periodo : “Restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, in cui è stato appunto eliminato l’inciso “Salvo quanto disposto al periodo precedente.”).
L’articolo 1, comma 148, legge 147/2013, affinché la rivalutazione acquisisca anche valore fiscale, prevede che ai maggiori valori iscritti nel bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2013, si applichi un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali, del 26%.
L’imposta sostitutiva va applicata sul valore nominale delle quote alla suddetta data (25mila euro cadauna), al netto del valore fiscalmente riconosciuto (base imponibile = nuovo valore nominale – valore fiscale della quota ante imposta sostitutiva).
La legge di stabilità per il 2014 ha sostanzialmente imposto un riallineamento obbligatorio del valore fiscale al valore contabile-civilistico delle quote (o per dirla diversamente, ha permesso l’affrancamento fiscale di un valore civilistico) con pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’Irap e di eventuali addizionali, del 26%, in un’unica soluzione con il saldo delle imposte 2013 (n.b.: originariamente l’aliquota era del 12% da versarsi in tre rate annuali, con il saldo imposte 2013, con il saldo imposte 2014 e con il saldo imposte 2015).
Infatti, la rivalutazione civilistica ha ampliato l’eventuale disallineamento iniziale (tra valore civilistico e fiscale) o, se i valori erano allineati, lo ha creato, quindi trattasi di imposta di riallineamento.
E’ altresì un’imposta (e una disposizione) di rivalutazione fiscale obbligatoria laddove in bilancio la rivalutazione (civilistica) è stata fatta a un valore unitario inferiore al valore nominale di 25mila euro.
“In via preliminare, occorre evidenziare come la disciplina recata dall’articolo 6, comma 6, del decreto legge n. 133 del 2013 obbliga i partecipanti al capitale della Banca d’Italia a iscrivere le quote di cui all'articolo 4, comma 2, nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione, ai medesimi valori. In particolare, con l’utilizzo della locuzione ai medesimi valori, il legislatore ha voluto individuare un nuovo valore delle partecipazioni a seguito dell’inquadramento delle stesse nella categoria delle attività finanziarie detenute per la negoziazione. Tale nuovo valore è pari al valore nominale delle quote di nuova emissione previsto nell’articolo 4, comma 2, del medesimo decreto legge n. 133 del 2013, vale a dire 25.000 euro per ciascuna quota di partecipazione. L’individuazione di un valore della partecipazione, pari al valore nominale, determina un disallineamento rispetto al valore fiscale ascrivibile alle quote precedentemente iscritte in bilancio”.
Con riferimento alla versione precedente del comma 148, articolo 1, legge 147/2013, la circolare ricorda che tale disposizione prevede che “al trasferimento previsto dal comma 6 dell'articolo 6 del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, si applica l'articolo 4 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 8 giugno 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 135 del 13 giugno 2011, qualunque sia la categoria di provenienza; ai maggiori valori iscritti in bilancio per effetto del comma 6, primo periodo, dello stesso articolo 6 del citato decreto-legge n. 133 del 2013 si applica un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali (…)”.
A questo punto è opportuno sottolineare che l’Agenzia, nella circolare in esame, ha fatto riferimento alla versione del comma 148 vigente al 24 febbraio 2014 che richiamava l’applicabilità dell’articolo 4, Dm 8 giugno 2011 (Riclassificazione delle attività finanziarie); tale richiamo permetteva di ritenere applicabile il regime Pex al differenziale creatosi con il trasferimento civilistico (a valenza anche fiscale sulla base, appunto, del richiamato articolo 4) delle quote di partecipazione da un portafoglio a un altro.
L’assoggettamento a imposta sostitutiva, chiariva la circolare, da un lato disattiva il regime Pex e dall’altro riconosce un maggior valore fiscale con il pagamento di un’imposta sostitutiva.
la corretta determinazione dell’importo dell’imposta sostitutiva, l’avvenuto versamento e la ripresa a tassazione ai fini Ires in dichiarazione - quadro RF (dato che va iscritta alla voce del 260 “Imposte sul reddito di esercizio dell’operatività corrente” del CE)
Va detto, altresì, che nel conto economico 2013, l’imposta sostitutiva è stata determinata sulla base dell’aliquota del 12% (così come previsto dal comma 148, articolo 1, legge 147/2013 pro-tempore vigente); pertanto, nel conto economico 2014 è stato iscritto un onere “straordinario” (per imposte dei precedenti esercizi, il 2013), dovuto alla maggiore imposta sostitutiva del 14% in quanto a tanto ammontava la differenza di aliquota tra la definitiva del 26% e la originaria del 12%.
La tecnica conclusivamente adottata dal legislatore del combinato disposto dell’articolo 6, Dl 133/2013 e del comma 148, articolo 1, legge 147/20133, nelle loro versioni definitive attualmente vigenti, è stata quella di rendere obbligatoria non solo la rivalutazione civilistica, ma anche quella fiscale, imponendo il riallineamento dei valori appena disallineati con la rivalutazione civilistica.
Si tratta di una tecnica simile a quella adottata con la rivalutazione dei beni di impresa e di partecipazioni prevista dai commi 140-143, per i soggetti non IAS Adopter e al comma 147, per i soggetti IAS-Adopter, dell’articolo 1, della stessa legge 147/2013. Infatti, nel caso delle partecipazioni in Banca d’Italia la rivalutazione civilistica è obbligatoria, mentre per gli altri beni diversi da queste è facoltativa. Invece la tecnica è la stessa quanto all’obbligatorietà della rivalutazione fiscale, o che dir si voglia, del riallineamento dei valori fiscale e civilistico.
Le quote di partecipazione in Banca d’Italia sono appostate soltanto fiscalmente nel portafoglio delle attività finanziarie di negoziazione, mentre civilisticamente continuano a essere classificate nel portafoglio delle attività finanziarie disponibili per la vendita, secondo quanto previsto dai principi contabili internazionali, le cui disposizioni restano ferme.
Con la classificazione fiscale delle quote di partecipazione nel portafoglio di negoziazione è stato ottenuto l’ulteriore effetto fiscale di tassare, integralmente, i dividendi che Banca d’Italia avrà distribuito dopo il trasferimento fiscale di portafoglio.
Esempio: prezzo della quota = € 25.200,00: valore contabile e fiscale della quota = € 25.000,00; plusvalore integralmente tassabile = € 200,00 (€ 25.200,00 - € 25.000,00).
Esempio: prezzo della quota = € 24.800,00; valore contabile e fiscale della quota = € 25.000,00; “minusvalenza” integralmente deducibile = € 200,00 (€ 25.000,00 - € 24.800,00).
Le quote di partecipazione, poiché iscritte civilisticamente tra le attività finanziarie disponibili per la vendita (voce 40 dell’Attivo del bilancio bancario), ai sensi del comma 3-bis dell’articolo 85, Tuir, fiscalmente dovrebbero essere qualificate come immobilizzazioni finanziarie, se non fosse che l’articolo 6, comma 6 è norma speciale che prevale sul principio di cui al comma 3-bis.
Conseguentemente, in sede di realizzo, non potranno applicarsi i regimi fiscali afferenti le attività finanziarie considerate fiscalmente immobilizzazioni finanziarie: né il regime Pex di cui all’articolo 87, Tuir (esenzione del 95% della plusvalenza, indeducibilità totale della minusvalenza) né il regime opzionale di cui all’articolo 86, Tuir, previsto per le plusvalenze (rateizzazione della plusvalenza integralmente imponibile, prevista per le attività finanziarie immobilizzate da almeno tre anni, non aventi i requisiti Pex; si ricorda che le minusvalenze conseguite su partecipazioni immobilizzate non aventi i requisiti Pex sono integralmente deducibili ai sensi del combinato disposto degli articoli 101 comma 1 e 86, commi 1, lettere a) e b), e 2, Tuir).
Nicola Ditolve
Partecipazioni in Banca d’Italia. Nuove norme, nuovi chiarimenti
Una disciplina sia per i contribuenti che redigono il bilancio secondo i principi contabili internazionali sia per chi utilizza i criteri previsti nel codice civile
Controlli automatizzati da 36-bis: altri codici per i pagamenti parziali
Devono essere utilizzati dai contribuenti destinatari delle comunicazioni inviate dal Fisco, che decidono di versare solamente una quota dell’importo complessivamente richiesto
Novità del modello Unico Sc (3). Tassazioni sostitutive e addizionali
Una sezione ad hoc per i soggetti passivi dell'Ires che scelgono di rivalutare i beni d'impresa e le partecipazioni, nonché di affrancare il saldo attivo della rivalutazione
Banca d’Italia, per la sostitutiva un debutto tra i codici tributo
L’imposta va versata con l’F24 ed è dovuta da istituti di credito, assicurazioni, fondazioni e altri enti residenti in Italia sull’incremento di valore delle loro partecipazioni

References: articolo 4
 articolo 1
 articolo 6
 articolo 4
 articolo 1
 articolo 1