Source: http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl2.htm
Timestamp: 2015-11-26 21:23:10+00:00

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CAPO IV ULTERIORI MISURE PER LA TUTELA DEI CORPI IDRICI ART. 109
(immersione in mare di materiale derivante da attivit� di escavo e attivit� di posa in
mare di cavi e condotte) 1. Al fine della tutela dell'ambiente marino e in conformit� alle disposizioni delle
convenzioni internazionali vigenti in materia, e' consentita l'immersione deliberata in
mare da navi ovvero aeromobili e da strutture ubicate nelle acque del mare o in ambiti ad
esso contigui, quali spiagge, lagune e stagni salmastri e terrapieni costieri, dei
materiali seguenti: a) materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi;
b) inerti, materiali geologici inorganici e manufatti al solo fine di utilizzo, ove ne
sia dimostrata la compatibilit� e l'innocuit� ambientale;
c) materiale organico e inorganico di origine marina o salmastra, prodotto durante
l'attivit� di pesca effettuata in mare o laguna o stagni salmastri. 2. L'autorizzazione all'immersione in mare dei materiali di cui al comma 1, lettera a),
e' rilasciata dall'autorit� competente solo quando e' dimostrata, nell'ambito della
relativa istruttoria, l'impossibilit� tecnica o economica del loro utilizzo ai fini di
ripascimento o di recupero oppure del loro smaltimento alternativo in conformit� alle
modalit� stabilite con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio,
di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole
e forestali, delle attivit� produttive previa intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da
emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del
presente decreto. 3. L'immersione in mare di materiale di cui al comma 1, lettera b), e' soggetta ad
autorizzazione, con esclusione dei nuovi manufatti soggetti alla valutazione di impatto
ambientale. Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle
opere preesistenti, e' dovuta la sola comunicazione all'autorit� competente. 4. L'immersione in mare dei materiali di cui al comma 1, lettera c), non e' soggetta ad
autorizzazione. 5. La movimentazione dei fondali marini derivante dall'attivit� di posa in mare di
cavi e condotte e' soggetta ad autorizzazione regionale rilasciata, in conformit� alle
modalit� tecniche stabilite con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con i Ministri delle attivit� produttive, delle infrastrutture e
dei trasporti e delle politiche agricole e forestali, per quanto di competenza, da
presente decreto. Nel caso di condotte o cavi facenti parte di reti energetiche di
interesse nazionale, o di connessione con reti energetiche di altri stati,
l'autorizzazione e' rilasciata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,
sentite le regioni interessate, nell'ambito del procedimento unico di autorizzazione delle
stesse reti. ART. 110 (trattamento di rifiuti presso impianti di trattamento delle acque reflue urbane) 1. Salvo quanto previsto ai commi 2 e 3, e' vietato l'utilizzo degli impianti di
trattamento di acque reflue urbane per lo smaltimento di rifiuti. 2. In deroga al comma 1, l'autorit� competente, d'intesa con l'Autorit� d'ambito, in
relazione a particolari esigenze e nei limiti della capacit� residua di trattamento,
autorizza il gestore del servizio idrico integrato a smaltire nell'impianto di trattamento
di acque reflue urbane rifiuti liquidi, limitatamente alle tipologie compatibili con il
processo di depurazione. 3. Il gestore del servizio idrico integrato, previa comunicazione all'autorit�
competente ai sensi dell'articolo 124, e' comunque autorizzato ad accettare in impianti
con caratteristiche e capacit� depurative adeguate, che rispettino i valori limite di cui
all'articolo 101, commi 1 e 2, i seguenti rifiuti e materiali, purche' provenienti dal
proprio Ambito territoriale ottimale oppure da altro Ambito territoriale ottimale
sprovvisto di impianti adeguati: a) rifiuti costituiti da acque reflue che rispettino i valori limite stabiliti per lo
scarico in fognatura;
b) rifiuti costituiti dal materiale proveniente dalla manutenzione ordinaria di sistemi
di trattamento di acque reflue domestiche previsti ai sensi dell'articolo 100, comma 3;
c) materiali derivanti dalla manutenzione ordinaria della rete fognaria nonche' quelli
derivanti da altri impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nei quali
l'ulteriore trattamento dei medesimi non risulti realizzabile tecnicamente e/o
economicamente. 4. L'attivit� di cui ai commi 2 e 3 pu� essere consentita purche' non sia compromesso
il possibile riutilizzo delle acque reflue e dei fanghi. 5. Nella comunicazione prevista al comma 3 il gestore del servizio idrico integrato
deve indicare la capacit� residua dell'impianto e le caratteristiche e quantit� dei
rifiuti che intende trattare. L'autorit� competente pu� indicare quantit� diverse o
vietare il trattamento di specifiche categorie di rifiuti. L'autorit� competente provvede
altres� all'iscrizione in appositi elenchi dei gestori di impianti di trattamento che
hanno effettuato la comunicazione di cui al comma 3. 6. Allo smaltimento dei rifiuti di cui ai commi 2 e 3 si applica l'apposita tariffa
determinata dall'Autorit� d'ambito. 7. Il produttore ed il trasportatore dei rifiuti sono tenuti al rispetto della
normativa in materia di rifiuti, fatta eccezione per il produttore dei rifiuti di cui al
comma 3, lettera b), che e' tenuto al rispetto dei soli obblighi previsti per i produttori
dalla vigente normativa in materia di rifiuti. Il gestore del servizio idrico integrato
che, ai sensi dei commi 3 e 5, tratta rifiuti e' soggetto all'obbligo di tenuta del
registro di carico e scarico secondo quanto previsto dalla vigente normativa in materia di
rifiuti. ART. 111 (impianti di acquacoltura e piscicoltura) 1. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con i Ministri delle politiche agricole e forestali, delle infrastrutture e dei trasporti
e delle attivit� produttive, e previa intesa con Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati i
criteri relativi al contenimento dell'impatto sull'ambiente derivante dalle attivit� di
acquacoltura e di piscicoltura. ART. 112 (utilizzazione agronomica) 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 92 per le zone vulnerabili e dal
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, per gli impianti di allevamento intensivo di
cui al punto 6.6 dell'Allegato 1 al predetto decreto, l'utilizzazione agronomica degli
effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari, sulla base di
quanto previsto dalla legge 11 novembre 1996, n. 574, nonche' dalle acque reflue
provenienti dalle aziende di cui all'articolo 101, comma 7, lettere a), b) e c), e da
piccole aziende agroalimentari, cos� come individuate in base al decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali di cui al comma 2, e' soggetta a comunicazione
all'autorit� competente ai sensi all'articolo 75 del presente decreto. 2. Le regioni disciplinano le attivit� di utilizzazione agronomica di cui al comma 1
sulla base dei criteri e delle norme tecniche generali adottati con decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della
tutela del territorio, delle attivit� produttive, della salute e delle infrastrutture e
dei trasporti, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro centottanta giorni dalla data
di entrata in vigore del predetto decreto ministeriale, garantendo nel contempo la tutela
dei corpi idrici potenzialmente interessati ed in particolare il raggiungimento o il
mantenimento degli obiettivi di qualit� di cui alla parte terza del presente decreto. 3. Nell'ambito della normativa di cui al comma 2, sono disciplinati in particolare: a) le modalit� di attuazione degli articoli 3, 5, 6 e 9 della legge 11 novembre 1996,
n. 574;
b) i tempi e le modalit� di effettuazione della comunicazione, prevedendo procedure
semplificate nonche' specifici casi di esonero dall'obbligo di comunicazione per le
attivit� di minor impatto ambientale;
d) i criteri e le procedure di controllo, ivi comprese quelle inerenti l'imposizione di
prescrizioni da parte dell'autorit� competente, il divieto di esercizio ovvero la
sospensione a tempo determinato dell'attivit� di cui al comma 1 nel caso di mancata
comunicazione o mancato rispetto delle norme tecniche e delle prescrizioni impartite;
e) le sanzioni amministrative pecuniarie fermo restando quanto disposto dall'articolo
137, comma 15. ART. 113 (acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia) 1. Ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le regioni, previo
parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano: a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti
da reti fognarie separate;
b) i casi in cui pu� essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di
dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari
prescrizioni, ivi compresa l'eventuale autorizzazione. 2. Le acque meteoriche non disciplinate ai sensi del comma 1 non sono soggette a
vincoli o prescrizioni derivanti dalla parte terza del presente decreto. 3. Le regioni disciplinano altres� i casi in cui pu� essere richiesto che le acque di
prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate
in impianti di depurazione per particolari condizioni nelle quali, in relazione alle
attivit� svolte, vi sia il rischio di dilavamento da superfici impermeabili scoperte di
sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli
obiettivi di qualit� dei corpi idrici. 4. E' comunque vietato lo scarico o l'immissione diretta di acque meteoriche nelle
acque sotterranee. ART. 114 (dighe) 1. Le regioni, previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,
adottano apposita disciplina in materia di restituzione delle acque utilizzate per la
produzione idroelettrica, per scopi irrigui e in impianti di potabilizzazione, nonche'
delle acque derivanti da sondaggi o perforazioni diversi da quelli relativi alla ricerca
ed estrazione di idrocarburi, al fine di garantire il mantenimento o il raggiungimento
degli obiettivi di qualit� di cui al titolo II della parte terza del presente decreto. 2. Al fine di assicurare il mantenimento della capacit� di invaso e la salvaguardia
sia della qualit� dell'acqua invasata sia del corpo ricettore, le operazioni di svaso,
sghiaiamento e sfangamento delle dighe sono effettuate sulla base di un progetto di
gestione di ciascun invaso. Il progetto di gestione e' finalizzato a definire sia il
quadro previsionale di dette operazioni connesse con le attivit� di manutenzione da
eseguire sull'impianto, sia le misure di prevenzione e tutela del corpo ricettore,
dell'ecosistema acquatico, delle attivit� di pesca e delle risorse idriche invasate e
rilasciate a valle dell'invaso durante le operazioni stesse. 3. Il progetto di gestione individua altres� eventuali modalit� di manovra degli
organi di scarico, anche al fine di assicurare la tutela del corpo ricettore. Restano
valide in ogni caso le disposizioni fissate dal decreto del Presidente della Repubblica
1� novembre 1959, n. 1363, volte a garantire la sicurezza di persone e cose. 4. Il progetto di gestione e' predisposto dal gestore sulla base dei criteri fissati
con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della
tutela del territorio di concerto con il Ministro delle attivit� produttive e con quello
delle politiche agricole e forestali, previa intesa con la Conferenza permanente per i
presente decreto. 5. Il progetto di gestione e' approvato dalle regioni, con eventuali prescrizioni,
entro sei mesi dalla sua presentazione, previo parere dell'amministrazione competente alla
vigilanza sulla sicurezza dell'invaso e dello sbarramento, ai sensi degli articoli 89 e 91
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e sentiti, ove necessario, gli enti gestori
delle aree protette direttamente interessate; per le dighe di cui al citato articolo 91
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il progetto approvato e' trasmesso al
Registro italiano dighe (RID) per l'inserimento, anche in forma sintetica, come parte
integrante del foglio condizioni per l'esercizio e la manutenzione di cui all'articolo 6
del decreto del Presidente della Repubblica 1� novembre 1959, n. 1363, e relative
disposizioni di attuazione. Il progetto di gestione si intende approvato e diviene
operativo trascorsi sei mesi dalla data di presentazione senza che sia intervenuta alcuna
pronuncia da parte della regione competente, fermo restando il pote re di tali Enti di
dettare eventuali prescrizioni, anche trascorso tale termine. 6. Con l'approvazione del progetto il gestore e' autorizzato ad eseguire le operazioni
di svaso, sghiaiamento e sfangamento in conformit� ai limiti indicati nel progetto stesso
e alle relative prescrizioni. 7. Nella definizione dei canoni di concessione di inerti le amministrazioni determinano
specifiche modalit� ed importi per favorire lo sghiaiamento e sfangamento degli invasi
per asporto meccanico. 8. I gestori degli invasi esistenti, che ancora non abbiano ottemperato agli obblighi
previsti dal decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 30 giugno
2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 16 novembre 2004, sono
tenuti a presentare il progetto di cui al comma 2 entro sei mesi dall'emanazione del
decreto di cui al comma 4. Fino all'approvazione o alla operativit� del progetto di
gestione, e comunque non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore del predetto
decreto, le operazioni periodiche di manovre prescritte ai sensi dell'articolo 17 del
decreto del Presidente della Repubblica 1� novembre 1959, n. 1363, volte a controllare la
funzionalit� degli organi di scarico, sono svolte in conformit� ai fogli di condizione
per l'esercizio e la manutenzione. 9. Le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento degli invasi non devono
pregiudicare gli usi in atto a valle dell'invaso, ne' il rispetto degli obiettivi di
qualit� ambientale e degli obiettivi di qualit� per specifica destinazione. ART. 115 (tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici) 1. Al fine di assicurare il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea
nella fascia immediatamente adiacente i corpi idrici, con funzioni di filtro per i solidi
sospesi e gli inquinanti di origine diffusa, di stabilizzazione delle sponde e di
conservazione della biodiversit� da contemperarsi con le esigenze di funzionalit�
dell'alveo, entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente
decreto le regioni disciplinano gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e
del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi, laghi,
stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d'acqua che non sia imposta da
ragioni di tutela della pubblica incolumit� e la realizzazione di impianti di smaltimento
dei rifiuti. 2. Gli interventi di cui al comma 1 sono comunque soggetti all'autorizzazione prevista
dal regio decreto 25 luglio 1904, n. 523, salvo quanto previsto per gli interventi a
salvaguardia della pubblica incolumit�. 3. Per garantire le finalit� di cui al comma 1, le aree demaniali dei fiumi, dei
torrenti, dei laghi e delle altre acque possono essere date in concessione allo scopo di
destinarle a riserve naturali, a parchi fluviali o lacuali o comunque a interventi di
ripristino e recupero ambientale. Qualora le aree demaniali siano gi� comprese in aree
naturali protette statali o regionali inserite nell'elenco ufficiale previsto dalla
vigente normativa, la concessione e' gratuita. 4. Le aree del demanio fluviale di nuova formazione ai sensi della legge 5 gennaio
1994, n. 37, non possono essere oggetto di sdemanializzazione. ART. 116 (programmi di misure) 1. Le regioni, nell'ambito delle risorse disponibili, integrano i Piani di tutela di
cui all'articolo 121 con i programmi di misure costituiti dalle misure di base di cui
all'Allegato 11 alla parte terza del presente decreto e, ove necessarie, dalle misure
supplementari di cui al medesimo Allegato; tali programmi di misure sono sottoposti per
l'approvazione all'Autorit� di bacino. Qualora le misure non risultino sufficienti a
garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti, l'Autorit� di bacino ne individua
le cause e indica alle regioni le modalit� per il riesame dei programmi, invitandole ad
apportare le necessarie modifiche, fermo restando il limite costituito dalle risorse
disponibili. Le misure di base e supplementari devono essere comunque tali da evitare
qualsiasi aumento di inquinamento delle acque marine e di quelle superficiali. I programmi
sono approvati entro il 2009 ed attuati dalle regioni entro il 2012; il successivo riesame
deve avvenire entro il 2015 e dev'essere aggiornato ogni sei anni . TITOLO IV STRUMENTI DI TUTELA CAPO I PIANI DI GESTIONE E PIANI DI TUTELA DELLE ACQUE ART. 117 (piani di gestione e registro delle aree protette) 1. Per ciascun distretto idrografico e' adottato un Piano di gestione, che rappresenta
articolazione interna del Piano di bacino distrettuale di cui all'articolo 65. Il Piano di
gestione costituisce pertanto piano stralcio del Piano di bacino e viene adottato e
approvato secondo le procedure stabilite per quest'ultimo dall'articolo 66. Le Autorit�
di bacino, ai fini della predisposizione dei Piani di gestione, devono garantire la
partecipazione di tutti i soggetti istituzionali competenti nello specifico settore. 2. Il Piano di gestione e' composto dagli elementi indicati nella parte A dell'Allegato
4 alla parte terza del presente decreto. 3. L'Autorit� di bacino, sentite le Autorit� d'ambito del servizio idrico integrato,
istituisce entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente norma, sulla base delle
informazioni trasmesse dalle regioni, un registro delle aree protette di cui all'Allegato
9 alla parte terza del presente decreto, designate dalle autorit� competenti ai sensi
della normativa vigente. ART. 118 (rilevamento delle caratteristiche del bacino idrografico ed analisi dell'impatto
esercitato dall'attivit� antropica) 1. Al fine di aggiornare le informazioni necessarie alla redazione del Piano di tutela
di cui all'articolo 121, le regioni attuano appositi programmi di rilevamento dei dati
utili a descrivere le caratteristiche del bacino idrografico e a valutare l'impatto
antropico esercitato sul medesimo, nonche' alla raccolta dei dati necessari all'analisi
economica dell'utilizzo delle acque, secondo quanto previsto dall'Allegato 10 alla parte
terza del presente decreto. Le risultanze delle attivit� di cui sopra sono trasmesse al
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ed al Dipartimento tutela delle
acque interne e marine dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi
tecnici (APAT). 2. I programmi di cui al comma 1 sono adottati in conformit� alle indicazioni di cui
all'Allegato 3 alla parte terza del presente decreto e di cui alle disposizioni adottate
con apposito decreto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e sono
aggiornati ogni sei anni. 3. Nell'espletamento dell'attivit� conoscitiva di cui al comma 1, le regioni sono
tenute ad utilizzare i dati e le informazioni gi� acquisite. ART. 119 (principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici) 1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di qualit� di cui al Capo I del titolo
II della parte terza del presente decreto, le Autorit� competenti tengono conto del
principio del recupero dei costi dei servizi idrici, compresi quelli ambientali e relativi
alla risorsa, prendendo in considerazione l'analisi economica effettuata in base
all'Allegato 10 alla parte terza del presente decreto e, in particolare, secondo il
principio "chi inquina paga". 2. Entro il 2010 le Autorit� competenti provvedono ad attuare politiche dei prezzi
dell'acqua idonee ad incentivare adeguatamente gli utenti a usare le risorse idriche in
modo efficiente ed a contribuire al raggiungimento ed al mantenimento degli obiettivi di
qualit� ambientali di cui alla direttiva 2000/60/CE nonche' di cui agli articoli 76 e
seguenti del presente decreto, anche mediante un adeguato contributo al recupero dei costi
dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego dell'acqua, suddivisi almeno in
industria, famiglie e agricoltura. Al riguardo dovranno comunque essere tenute in conto le
ripercussioni sociali, ambientali ed economiche del recupero dei suddetti costi, nonche'
delle condizioni geografiche e climatiche della regione o delle regioni in questione. In
particolare: a) i canoni di concessione per le derivazioni delle acque pubbliche tengono conto dei
costi ambientali e dei costi della risorsa connessi all'utilizzo dell'acqua;
b) le tariffe dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego dell'acqua, quali
quelli civile, industriale e agricolo, contribuiscono adeguatamente al recupero dei costi
sulla base dell'analisi economica effettuata secondo l'Allegato 10 alla parte terza del
presente decreto. 3. Nei Piani di tutela di cui all'articolo 121 sono riportate le fasi previste per
l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 necessarie al raggiungimento degli
obiettivi di qualit� di cui alla parte terza del presente decreto. ART. 120 (rilevamento dello stato di qualit� dei corpi idrici) 1. Le regioni elaborano ed attuano programmi per la conoscenza e la verifica dello
stato qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e sotterranee all'interno di
ciascun bacino idrografico. 2. I programmi di cui al comma 1 sono adottati in conformit� alle indicazioni di cui
all'Allegato 1 alla parte terza del presente decreto. Tali programmi devono essere
integrati con quelli gi� esistenti per gli obiettivi a specifica destinazione stabiliti
in conformit� all'Allegato 2 alla parte terza del presente decreto, nonche' con quelli
delle acque inserite nel registro delle aree protette. Le risultanze delle attivit� di
cui al comma 1 sono trasmesse al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ed
al Dipartimento tutela delle acque interne e marine dell'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT). 3. Al fine di evitare sovrapposizioni e di garantire il flusso delle informazioni
raccolte e la loro compatibilit� con il Sistema informativo nazionale dell'ambiente
(SINA), le regioni possono promuovere, nell'esercizio delle rispettive competenze, accordi
di programma con l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT),
le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente di cui al decreto-legge 4 dicembre
1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61, le
province, le Autorit� d'ambito, i consorzi di bonifica e di irrigazione e gli altri enti
pubblici interessati. Nei programmi devono essere definite altres� le modalit� di
standardizzazione dei dati e di interscambio delle informazioni. ART. 121 (piani di tutela delle acque) 1. Il Piano di tutela delle acque costituisce uno specifico piano di settore ed e'
articolato secondo i contenuti elencati nel presente articolo, nonche' secondo le
specifiche indicate nella parte B dell'Allegato 4 alla parte terza del presente decreto. 2. Entro il 31 dicembre 2006 le Autorit� di bacino, nel contesto delle attivit� di
pianificazione o mediante appositi atti di indirizzo e coordinamento, sentite le province
e le Autorit� d'ambito, definiscono gli obiettivi su scala di distretto cui devono
attenersi i piani di tutela delle acque, nonche' le priorit� degli interventi. Entro il
31 dicembre 2007, le regioni, sentite le province e previa adozione delle eventuali misure
di salvaguardia, adottano il Piano di tutela delle acque e lo trasmettono al Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio nonche' alle competenti Autorit� di bacino,
per le verifiche di competenza. 3. Il Piano di tutela contiene, oltre agli interventi volti a garantire il
raggiungimento o il mantenimento degli obiettivi di cui alla parte terza del presente
decreto, le misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico. 4. Per le finalit� di cui al comma 1 il Piano di tutela contiene in particolare: a) i risultati dell'attivit� conoscitiva;
b) l'individuazione degli obiettivi di qualit� ambientale e per specifica
c) l'elenco dei corpi idrici a specifica destinazione e delle aree richiedenti
specifiche misure di prevenzione dall'inquinamento e di risanamento;
d) le misure di tutela qualitative e quantitative tra loro integrate e coordinate per
bacino idrografico;
h) l'analisi economica di cui all'Allegato 10 alla parte terza del presente decreto e
le misure previste al fine di dare attuazione alle disposizioni di cui all'articolo 119
concernenti il recupero dei costi dei servizi idrici;
i) le risorse finanziarie previste a legislazione vigente. 5. Entro centoventi giorni dalla trasmissione del Piano di tutela le Autorit� di
bacino verificano la conformit� del piano agli atti di pianificazione o agli atti di
indirizzo e coordinamento di cui al comma 2, esprimendo parere vincolante. Il Piano di
tutela e' approvato dalle regioni entro i successivi sei mesi e comunque non oltre il 31
dicembre 2008. Le successive revisioni e gli aggiornamenti devono essere effettuati ogni
sei anni. ART. 122 (informazione e consultazione pubblica) 1. Le regioni promuovono la partecipazione attiva di tutte le parti interessate
all'attuazione della parte terza del presente decreto, in particolare all'elaborazione, al
riesame e all'aggiornamento dei Piani di tutela. Su richiesta motivata, le regioni
autorizzano l'accesso ai documenti di riferimento e alle informazioni in base ai quali e'
stato elaborato il progetto del Piano di tutela. Le regioni provvedono affinche', per il
territorio di competenza ricadente nel distretto idrografico di appartenenza, siano
pubblicati e resi disponibili per eventuali osservazioni da parte del pubblico: a) il calendario e il programma di lavoro per la presentazione del Piano, inclusa una
dichiarazione delle misure consultive che devono essere prese almeno tre anni prima
dell'inizio del periodo cui il Piano si riferisce;
b) una valutazione globale provvisoria dei problemi prioritari per la gestione delle
acque nell'ambito del bacino idrografico di appartenenza, almeno due anni prima
c) copia del progetto del Piano di tutela, almeno un anno prima dell'inizio del periodo
cui il piano si riferisce. 2. Per garantire l'attiva partecipazione e la consultazione, le regioni concedono un
periodo minimo di sei mesi per la presentazione di osservazioni scritte sui documenti di
cui al comma 1. 3. I commi 1 e 2 si applicano anche agli aggiornamenti dei Piani di tutela. Art. 123 (trasmissione delle informazioni e delle relazioni) 1. Contestualmente alla pubblicazione dei Piani di tutela le regioni trasmettono copia
di detti piani e di tutti gli aggiornamenti successivi al Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio al fine del successivo inoltro alla Commissione europea. 2. Le regioni trasmettono al medesimo Ministero per il successivo inoltro alla
Commissione europea, anche sulla base delle informazioni dettate, in materia di modalit�
di trasmissione delle informazioni sullo stato di qualit� dei corpi idrici e sulla
classificazione delle acque, dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio con
apposito decreto, relazioni sintetiche concernenti: a) l'attivit� conoscitiva di cui all'articolo 118 entro dodici mesi dalla data di
entrata in vigore della parte terza del presente decreto. I successivi aggiornamenti sono
trasmessi ogni sei anni a partire dal febbraio 2010;
b) i programmi di monitoraggio secondo quanto previsto all'articolo 120 entro dodici
mesi dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto e
successivamente con cadenza annuale. 3. Entro tre anni dalla pubblicazione di ciascun Piano di tutela o dall'aggiornamento
di cui all'articolo 121, le regioni trasmettono al Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio una relazione sui progressi realizzati nell'attuazione delle misure di base
o supplementari di cui all'articolo 116. CAPO II AUTORIZZAZIONE AGLI SCARICHI ART. 124 (criteri generali) 1. Tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati. 2. L'autorizzazione e' rilasciata al titolare dell'attivit� da cui origina lo scarico.
Ove uno o pi� stabilimenti conferiscano ad un terzo soggetto, titolare dello scarico
finale, le acque reflue provenienti dalle loro attivit�, oppure qualora tra pi�
stabilimenti sia costituito un consorzio per l'effettuazione in comune dello scarico delle
acque reflue provenienti dalle attivit� dei consorziati, l'autorizzazione e' rilasciata
in capo al titolare dello scarico finale o al consorzio medesimo, ferme restando le
responsabilit� dei singoli titolari delle attivit� suddette e del gestore del relativo
impianto di depurazione in caso di violazione delle disposizioni della parte terza del
presente decreto. Ove uno o pi� stabilimenti effettuino scarichi in comune senza essersi
costituiti in consorzio, l'autorizzazione allo scarico e' rilasciata al titolare dello
scarico finale, fermo restando che il rilascio del provvedimento di autorizzazione o il
relativo rinnovo sono subordinati all'approvazione di idoneo progetto comp rovante la
possibilit� tecnica di parzializzazione dei singoli scarichi. 3. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue domestiche e di reti
fognarie, servite o meno da impianti di depurazione delle acque reflue urbane, e' definito
dalle regioni nell'ambito della disciplina di cui all'articolo 101, commi 1 e 2. 4. In deroga al comma 1, gli scarichi di acque reflue domestiche in reti fognarie sono
sempre ammessi nell'osservanza dei regolamenti fissati dal gestore del servizio idrico
integrato ed approvati dall'Autorit� d'ambito. 5. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue termali e' definito dalle
regioni; tali scarichi sono ammessi in reti fognarie nell'osservanza dei regolamenti
emanati dal gestore del servizio idrico integrato ed in conformit� all'autorizzazione
rilasciata dall'Autorit� di ambito. 6. Le regioni disciplinano le fasi di autorizzazione provvisoria agli scarichi degli
impianti di depurazione delle acque reflue per il tempo necessario al loro avvio. 7. Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione e' presentata alla
provincia ovvero all'Autorit� d'ambito se lo scarico e' in pubblica fognatura.
L'autorit� competente provvede entro sessanta giorni dalla ricezione della domanda.
Qualora detta autorit� risulti inadempiente nei termini sopra indicati, l'autorizzazione
si intende temporaneamente concessa per i successivi sessanta giorni, salvo revoca. 8. Salvo quanto previsto dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
l'autorizzazione e' valida per quattro anni dal momento del rilascio. Un anno prima della
scadenza ne deve essere chiesto il rinnovo. Lo scarico pu� essere provvisoriamente
mantenuto in funzione nel rispetto delle prescrizioni contenute nella precedente
autorizzazione, fino all'adozione di un nuovo provvedimento, se la domanda di rinnovo e'
stata tempestivamente presentata. Per gli scarichi contenenti sostanze pericolose di cui
all'articolo 108, il rinnovo deve essere concesso in modo espresso entro e non oltre sei
mesi dalla data di scadenza; trascorso inutilmente tale termine, lo scarico dovr� cessare
immediatamente. La disciplina regionale di cui al comma 3 pu� prevedere per specifiche
tipologie di scarichi di acque reflue domestiche, ove soggetti ad autorizzazione, forme di
rinnovo tacito della medesima. 9. Per gli scarichi in un corso d'acqua nel quale sia accertata una portata naturale
nulla per oltre centoventi giorni annui, oppure in un corpo idrico non significativo,
l'autorizzazione tiene conto del periodo di portata nulla e della capacit� di diluizione
del corpo idrico negli altri periodi, e stabilisce prescrizioni e limiti al fine di
garantire le capacit� autodepurative del corpo ricettore e la difesa delle acque
sotterranee. 10. In relazione alle caratteristiche tecniche dello scarico, alla sua localizzazione e
alle condizioni locali dell'ambiente interessato, l'autorizzazione contiene le ulteriori
prescrizioni tecniche volte a garantire che lo scarico, ivi comprese le operazioni ad esso
funzionalmente connesse, avvenga in conformit� alle disposizioni della parte terza del
presente decreto e senza che consegua alcun pregiudizio per il corpo ricettore, per la
salute pubblica e l'ambiente. 11. Le spese occorrenti per l'effettuazione di rilievi, accertamenti, controlli e
sopralluoghi necessari per l'istruttoria delle domande di autorizzazione allo scarico
previste dalla parte terza del presente decreto sono a carico del richiedente. L'autorit�
competente determina, preliminarmente all'istruttoria e in via provvisoria, la somma che
il richiedente e' tenuto a versare, a titolo di deposito, quale condizione di
procedibilit� della domanda. La medesima Autorit�, completata l'istruttoria, provvede
alla liquidazione definitiva delle spese sostenute sulla base di un tariffario dalla
stessa approntato. 12. Per insediamenti, edifici o stabilimenti la cui attivit� sia trasferita in altro
luogo, ovvero per quelli soggetti a diversa destinazione d'uso, ad ampliamento o a
ristrutturazione da cui derivi uno scarico avente caratteristiche qualitativamente e/o
quantitativamente diverse da quelle dello scarico preesistente, deve essere richiesta una
nuova autorizzazione allo scarico, ove quest'ultimo ne risulti soggetto. Nelle ipotesi in
cui lo scarico non abbia caratteristiche qualitative o quantitative diverse, deve essere
data comunicazione all'autorit� competente, la quale, verificata la compatibilit� dello
scarico con il corpo recettore, adotta i provvedimenti che si rendano eventualmente
necessari. ART. 125 (domanda di autorizzazione agli scarichi di acque reflue industriali) 1. La domanda di autorizzazione agli scarichi di acque reflue industriali deve essere
corredata dall'indicazione delle caratteristiche quantitative e qualitative dello scarico
e del volume annuo di acqua da scaricare, dalla tipologia del ricettore, dalla
individuazione del punto previsto per effettuare i prelievi di controllo, dalla
descrizione del sistema complessivo dello scarico ivi comprese le operazioni ad esso
funzionalmente connesse, dall'eventuale sistema di misurazione del flusso degli scarichi,
ove richiesto, e dalla indicazione delle apparecchiature impiegate nel processo produttivo
e nei sistemi di scarico nonche' dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il
rispetto dei valori limite di emissione. 2. Nel caso di scarichi di sostanze di cui alla tabella 3/A dell'Allegato 5 alla parte
terza del presente decreto, derivanti dai cicli produttivi indicati nella medesima tabella
3/A, la domanda di cui al comma 1 deve altres� indicare: a) la capacit� di produzione del singolo stabilimento industriale che comporta la
produzione o la trasformazione o l'utilizzazione delle sostanze di cui alla medesima
tabella, oppure la presenza di tali sostanze nello scarico. La capacit� di produzione
dev'essere indicata con riferimento alla massima capacit� oraria moltiplicata per il
numero massimo di ore lavorative giornaliere e per il numero massimo di giorni lavorativi;
b) il fabbisogno orario di acque per ogni specifico processo produttivo. ART. 126 (approvazione dei progetti degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane) 1. Le regioni disciplinano le modalit� di approvazione dei progetti degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane. Tale disciplina deve tenere conto dei criteri di
cui all'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto e della corrispondenza tra la
capacit� di trattamento dell'impianto e le esigenze delle aree asservite, nonche' delle
modalit� della gestione che deve assicurare il rispetto dei valori limite degli scarichi.
Le regioni disciplinano altres� le modalit� di autorizzazione provvisoria necessaria
all'avvio dell'impianto anche in caso di realizzazione per lotti funzionali. ART. 127 (fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue) 1. Ferma restando la disciplina di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i
fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue sono sottoposti alla disciplina dei
rifiuti, ove applicabile. I fanghi devono essere riutilizzati ogni qualvolta il loro
reimpiego risulti appropriato. 2. E' vietato lo smaltimento dei fanghi nelle acque superficiali dolci e salmastre. CAPO III CONTROLLO DEGLI SCARICHI ART. 128 (soggetti tenuti al controllo) 1. L'autorit� competente effettua il controllo degli scarichi sulla base di un
programma che assicuri un periodico, diffuso, effettivo ed imparziale sistema di
controlli. 2. Fermo restando quanto stabilito al comma 1, per gli scarichi in pubblica fognatura
il gestore del servizio idrico integrato organizza un adeguato servizio di controllo
secondo le modalit� previste nella convenzione di gestione. ART. 129 (accessi ed ispezioni) 1. L'autorit� competente al controllo e' autorizzata a effettuare le ispezioni, i
controlli e i prelievi necessari all'accertamento del rispetto dei valori limite di
emissione, delle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzatori o regolamentari e
delle condizioni che danno luogo alla formazione degli scarichi. Il titolare dello scarico
e' tenuto a fornire le informazioni richieste e a consentire l'accesso ai luoghi dai quali
origina lo scarico. ART. 130 (inosservanza delle prescrizioni della autorizzazione allo scarico) 1. Ferma restando l'applicazione delle norme sanzionatorie di cui al titolo V della
parte terza del presente decreto, in caso di inosservanza delle prescrizioni
dell'autorizzazione allo scarico l'autorit� competente procede, secondo la gravit�
dell'infrazione: a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale devono essere eliminate le
inosservanze;
b) alla diffida e contestuale sospensione dell'autorizzazione per un tempo determinato,
ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente;
c) alla revoca dell'autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni
imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazione di
pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente. ART. 131 (controllo degli scarichi di sostanze pericolose) 1. Per gli scarichi contenenti le sostanze di cui alla Tabella 5 dell'Allegato 5 alla
parte terza del presente decreto, l'autorit� competente al rilascio dell'autorizzazione
pu� prescrivere, a carico del titolare dello scarico, l'installazione di strumenti di
controllo in automatico, nonche' le modalit� di gestione degli stessi e di conservazione
dei relativi risultati, che devono rimanere a disposizione dell'autorit� competente al
controllo per un periodo non inferiore a tre anni dalla data di effettuazione dei singoli
controlli. ART. 132 (interventi sostitutivi) 1. Nel caso di mancata effettuazione dei controlli previsti dalla parte terza del
presente decreto, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio diffida la
regione a provvedere entro il termine massimo di centottanta giorni ovvero entro il minor
termine imposto dalle esigenze di tutela ambientale. In caso di persistente inadempienza
provvede, in via sostitutiva, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio,
previa delibera del Consiglio dei Ministri, con oneri a carico dell'Ente inadempiente. 2. Nell'esercizio dei poteri sostitutivi di cui al comma 1, il Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio nomina un commissario "ad acta" che pone in essere
gli atti necessari agli adempimenti previsti dalla normativa vigente a carico delle
regioni al fine dell'organizzazione del sistema dei controlli. TITOLO V SANZIONI CAPO I SANZIONI AMMINISTRATIVE ART. 133 (sanzioni amministrative) 1. Chiunque, salvo che il fatto costituisca reato, nell'effettuazione di uno scarico
superi i valori limite di emissione fissati nelle tabelle di cui all'Allegato 5 alla parte
terza del presente decreto, oppure i diversi valori limite stabiliti dalle regioni a norma
dell'articolo 101, comma 2, o quelli fissati dall'autorit� competente a norma
dell'articolo 107, comma 1, o dell'articolo 108, comma 1, e' punito con la sanzione
amministrativa da tremila euro a trentamila euro. Se l'inosservanza dei valori limite
riguarda scarichi recapitanti nelle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate
al consumo umano di cui all'articolo 94, oppure in corpi idrici posti nelle aree protette
di cui alla vigente normativa, si applica la sanzione amministrativa non inferiore a
ventimila euro. 2. Chiunque apra o comunque effettui scarichi di acque reflue domestiche o di reti
fognarie, servite o meno da impianti pubblici di depurazione, senza l'autorizzazione di
cui all'articolo 124, oppure continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che
l'autorizzazione sia stata sospesa o revocata, e' punito con la sanzione amministrativa da
seimila euro a sessantamila euro. Nell'ipotesi di scarichi relativi ad edifici isolati
adibiti ad uso abitativo la sanzione e' da seicento euro a tremila euro. 3. Chiunque, salvo che il fatto costituisca reato, al di fuori delle ipotesi di cui al
comma 1, effettui o mantenga uno scarico senza osservare le prescrizioni indicate nel
provvedimento di autorizzazione o fissate ai sensi dell'articolo 107, comma 1, e' punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da millecinquecento euro a quindicimila euro. 4. Chiunque, salvo che il fatto costituisca reato, effettui l'immersione in mare dei
materiali indicati all'articolo 109, comma 1, lettere a) e b), ovvero svolga l'attivit�
di posa in mare cui al comma 5 dello stesso articolo, senza autorizzazione, e' punito con
la sanzione amministrativa pecuniaria da millecinquecento euro a quindicimila euro. 5. Salvo che il fatto costituisca reato, fino all'emanazione della disciplina regionale
di cui all'articolo 112, comma 2, chiunque non osservi le disposizioni di cui all'articolo
170, comma 7, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da seicento euro a
seimila euro. 6. Chiunque, salvo che il fatto costituisca reato, non osservi il divieto di
smaltimento dei fanghi previsto dall'articolo 127, comma 2, e' punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da seimila euro a sessantamila euro. 7. Salvo che il fatto costituisca reato, e' punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria da tremila euro a trentamila euro chiunque: a) nell'effettuazione delle operazioni di svaso, sghiaiamento o sfangamento delle
dighe, superi i limiti o non osservi le altre prescrizioni contenute nello specifico
progetto di gestione dell'impianto di cui all'articolo 114, comma 2;
b) effettui le medesime operazioni prima dell'approvazione del pro

References: ART. 109
 ART. 110
 ART. 111
 ART. 112
 ART. 113
 ART. 114
 articolo 91
 ART. 115
 ART. 116
 ART. 117
 ART. 118
 ART. 119
 ART. 120
 ART. 121
 ART. 122
 Art. 123
 ART. 124
 ART. 125
 ART. 126
 ART. 127
 ART. 128
 ART. 129
 ART. 130
 ART. 131
 ART. 132
 ART. 133