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Timestamp: 2020-04-10 18:01:50+00:00

Document:
Niente multa per autovelox se nel verbale non è indicata la presenza del cartello stradale – Sentenza del 8 giugno 2013 – Confederazione Giudici di Pace
Ente Giudicante: Tribunale di Piacenza
Procedimento: Sentenza del 8 giugno 2013
“Stangata” per la Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni Bassa Val Trebbia e Val Luretta in virtù della sentenza del Tribunale di Piacenza emessa in data 08.06.2013 dal Dr. Fazio con la quale, in riforma del pronunciamento del Giudice di Pace di Piacenza, è stato annullato il verbale di contestazione elevato a carico di un automobilista per eccesso di velocità e condannato il Comune ad una sostanziosa refusione delle spese di lite.
Nel caso in esame l’automobilista aveva impugnato il verbale in quanto era assente la segnaletica stradale di preventiva segnalazione del rilevamento elettronico e gli agenti accertatori non avevano dato atto nel documento notificato della corretta segnalazione dell’apparecchio.
La preventiva segnalazione è stata resa obbligatoria con l’entrata in vigore dell’art. 3 del d.l. n. 117 del 2007, conv. nella l. n. 160 del 2007 per tutti i tipi e modalità di controllo effettuati con apparecchi fissi o mobili installati sulla sede stradale.
Il Tribunale ha fatto così propria la tesi difensiva del ricorrente, evidenziando come la Pubblica Amministrazione non possa ricoprire un ruolo privilegiato rispetto ai cittadini. Cosa che accade ogni qual volta si sostiene che il verbale è dotato di “fede privilegiata” ed impedisce quindi che il ricorrente possa dimostrare, al di fuori di un procedimento per querela di falso, il contrario delle affermazioni ivi contenute, ma viene ammessa l’escussione degli agenti accertatori per dimostrare la presenza dei cartelli stradali di accertamento. Essa infatti – specifica il Tribunale – renderebbe incerto e modificabile in ogni tempo e al di fuori dei modi e dei termini di legge il contenuto dell’atto amministrativo, rimuovendo ogni garanzia del corretto operato della P.A. Ciò implica che il giudice di pace avrebbe dovuto attenersi alle risultanze dell’atto fidefacente, così concludendo per l’assenza sui luoghi del cartello di avvertimento del rilevamento elettronico della velocità.
La presente sentenza viene redatta secondo le indicazioni dettate dagli artt. 132 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c.
1. L’appellante impugna la sentenza n. 792/08 con cui il Giudice di Pace di Piacenza ha respinto il ricorso proposto dall’odierno appellante avverso il verbale n. 804A/2007 notificatogli dalla Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni Bassa Val Trebbia e Val Luretta con il quale gli si contestava la violazione dell’art. 142.8 C.d.S. asseritamente avvenuta in località Gragnano (PC) in data 13.09.2007.
La sentenza resa dal giudice di prime cure viene censurata in quanto ingiusta ed iniqua ed in particolare per aver il G.d.P. attribuito fede privilegiata alle dichiarazioni dell’agente di p.g. verbalizzante, escusso in dibattimento sulle circostanze dell’infrazione contestata ed in specie sulla presenza o meno della segnaletica mobile; ciò sotto il profilo formale. Sotto il profilo sostanziale, i motivi d’appello – che ripercorrono le doglianze già svolte in prime cure – evidenziano come l’iter logico seguito da quel decidente appaia inficiato da un tendenziale favore per l’Amministrazione appellata, “parte privilegiata”.
Evidenti ragioni di tutela del buon andamento, efficienza, efficacia ed imparzialità dell’azione amministrativa implicano in capo alla amministrazione procedente un correlativo onere di documentazione dell’adempimento di tale obbligo; ed invero funzionale proprio all’attuazione di tali principi deve intendersi la predisposizione, da parte dell’Amministrazione, di appositi moduli prestampati da compilarsi in occasione della contestazione delle infrazioni; moduli che, pertanto, dovrebbero recare espressa menzione della presenza o dell’assenza di segnaletica mobile.
Per costante ed assolutamente consolidata giurisprudenza il verbale di accertamento, in quanto redatto dal pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, fa piena prova fino a querela di falso (cfr. da ultimo Cass. 15966/2012). Tanta e tale è l’efficacia probatoria riconosciuta a tale documento da precludere al giudice ogni sindacato di merito su fatti e circostanze ivi riportate: il costante, se non ossessivo, riferimento della giurisprudenza in materia alla necessità di precludere al giudice ogni valutazione sulle modalità dell’accertamento (dispiegamento di uomini e mezzi, individuazione della sede stradale o della porzione di questa da sottoporre a controllo, individuazione del luogo ove posizionare l’apparecchiatura; in terminis da ultimo Sez. Un. 3936/2012) ben può ritenersi fondato, oltre che sul principio di salvaguardia della discrezionalità della pubblica amministrazione, anche sul rilievo, di ordine processuale e sostanziale, della impossibilità di spingere l’apprezzamento dei fatti di causa al di là di quanto risulti da un atto fidefaciente non ritualmente contestato. In altri termini, finché non sia proposta e definita la querela di falso, e non sia pertanto caducata, insieme con l’atto, la sua forza preclusiva di ogni contrario accertamento, non possono essere ammessi mezzi istruttori tesi a contrastare il contenuto dell’atto a fede privilegiata.
Per le superiori considerazioni coglie nel segno la doglianza di parte appellante secondo cui l’illegittima ammissione della prova orale sia valsa ad attribuire alla P.A. la veste di “parte privilegiata”, riscontrando una posizione di supremazia solo apparentemente connessa all’esercizio di poteri autoritativi, ma in realtà contraria al corretto esercizio degli stessi; con ciò concedendo una posizione di favore priva di addentellati normativi.
4. Nel merito, ciò implica che il giudice di prime cure avrebbe dovuto attenersi alle risultanze dell’atto fidefaciente, così concludendo per l’assenza sui luoghi dell’apparecchio di rilevamento della velocità. Ed invero, quand’anche l’omessa compilazione del verbale sul punto non fosse stata interpretabile quale omissione consapevole, e dunque quale espressa affermazione della inesistenza dell’apparecchio, legalità e correttezza della azione amministrativa avrebbero voluto l’annullamento in autotutela del verbale incompleto o inesatto, e la notifica di un nuovo emendato da tali vizi; certamente non la sua “informale” correzione, integrazione e specificazione a mezzo testimonianza e produzioni documentali integrative in corso di causa, che certamente non sarebbero state ammissibili per qualsiasi parte privata.
In assenza pertanto di risultanze formali contrarie – risultando quelle in atti irrituali e pertanto tamquam non essent – doveva allora e deve tuttora concludersi per l’inosservanza, da parte della P.A., dell’obbligo di cui all’articolo 142 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, così come successivamente modificato ed integrato; donde l’illegittimità del verbale di contestazione impugnato.
Da tali rilievi, assorbenti ogni diverso ed ulteriore profilo, discende l’accoglimento dell’appello. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, avuto riguardo alla natura della controversia, alla complessità delle questioni, alle modalità della loro trattazione, al valore assegnato, nonché alla determinazione del compenso professionale che, in forza del combinato disposto del D.M. 140/2012 e dell’art. 2233, comma 2, codice civile, deve essere in ogni caso adeguato all’importanza dell’opera ed al decoro della professione.
accerta e dichiara non dovuta la decurtazione di n. 5 punti dalla patente di guida dell’appellante;
Condanna l’appellata a rifondere all’appellante le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio che liquida in Euro 5.000,00 oltre IVA e accessori di legge

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