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Timestamp: 2019-04-24 04:48:23+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.4^ 12/03/2019, Sentenza n.10873 | AmbienteDiritto.it
RIFIUTI - Discarica abusiva - Area adibita a cumuli di rifiuti - Confisca del terreno - Dichiarazione di estinzione del reato - Effetti - Artt. 214, 216, 256, d. Lgs. n. 152/2006 - Art. 240 cod. pen. - DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Ricorso straordinario avverso provvedimenti del giudice di legittimità - Errore materiale e errore di fatto - Termine di prescrizione - Art. 625-bis cod. proc. pen..
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.4^ 12/03/2019 (Ud. 04/12/2018), Sentenza n.10873
RIFIUTI - Discarica abusiva - Area adibita a cumuli di rifiuti - Confisca del terreno - Dichiarazione di estinzione del reato - Effetti - Artt. 214, 216, 256, d. Lgs. n. 152/2006 - Art. 240 cod. pen..
La dichiarazione di estinzione del reato fa venir meno la confisca dell'area adibita a discarica abusiva. Sicché, di fatto, non può essere disposta la confisca dell'area adibita a discarica abusiva, in caso di estinzione del reato (nella specie, per prescrizione), né a norma dell'art. 256, comma terzo, D.Lgs. n. 152 del 2006, né a norma dell'art. 240, comma seconda, cod. pen. (Sez. 3, n. 37548/2013, Rattenuti).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Ricorso straordinario avverso provvedimenti del giudice di legittimità - Errore materiale e errore di fatto - Termine di prescrizione - Art. 625-bis cod. proc. pen..
L'errore materiale e l'errore di fatto, indicati dall'art. 625-bis cod. proc. pen. come motivi di possibile ricorso straordinario avverso provvedimenti del giudice di legittimità, consistono, rispettivamente, il primo nella mancata rispondenza tra la volontà, correttamente formatasi, e la sua estrinsecazione grafica; il secondo in una svista o in un equivoco incidenti sugli atti interni al giudizio di legittimità, il cui contenuto viene percepito in modo difforme da quello effettivo, sicchè rimangono del tutto estranei all'area dell'errore di fatto - e sono, quindi, inoppugnabili - gli errori di valutazione e di giudizio dovuti ad una non corretta interpretazione degli atti del processo di cassazione, da assimilare agli errori di diritto conseguenti all'inesatta ricostruzione del significato delle norme sostanziali e processuali (Cass. Sez. 5, n. 29240/2018).
(riforma sentenza del 05/10/2017 - CORTE DI CASSAZIONE di ROMA) Pres. FUMU, Rel. DOVERE, Ric. Mascheroni
sul ricorso proposto da MASCHERONI MARCO PRIMO METELLO nato a MILANO;
avverso la sentenza del 05/10/2017 della CORTE DI CASSAZIONE di ROMA;
sentite le conclusioni del PG MARIELLA DE MASELLIS che ha concluso per l'inammissibilita' del ricorso.
udito il difensore avvocato SUSSMAN DETTO STEINBERG DANIEL in difesa di MASCHERONI MARCO PRIMO METELLO, che insiste per l'accoglimento del ricorso.
1. Mascheroni Marco Primo Metello ha proposto ricorso avverso la sentenza emessa dalla Terza Sezione della Corte di Cassazione, con la quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso avente ad oggetto la pronuncia emessa dalla Corte di Appello di Milano il 28.3.2017, che riformando parzialmente quella del Tribunale di Milano, lo aveva assolto dal reato di gestione non autorizzata di rifiuti, consistita nell'aver svolto un'attività di recupero di rifiuti speciali non pericolosi in assenza dì autorizzazione (capo a della rubrica), limitatamente alla condotta di aver gestito "cumuli di calcestruzzo derivante dal lavaggio delle autobetoniere in prossimità delle aree di transito" e di conseguenza rideterminato la pena, avendo confermato nel resto l'appellata sentenza che lo aveva riconosciuto colpevole, oltre che delle residue contestazioni del reato di cui al capo a [art. 256, co. 1, lett. a), d. Lgs. n. 152 del 2006], contestate come commesse tra il 25.10.2011 ed il 3.07.2012, anche del reato di cui al capo b [art. 356, co. 2, in relazione al co. 1, lett. a) d. Lgs. n. 152 del 2006, contestato come commesso in data 3.07.2012], per aver effettuato all'interno del sito aziendale un'attività di recupero di rifiuti speciali non pericolosi con plurime inosservanze delle condizioni di cui al d.m. 5.02.1998 e di quelle contenute nella comunicazione di rinnovo attività dì recupero del 14.02.2008 ai sensi degli artt. 214 e 216 T.U.A., di cui al capo c [art. 256, co. 4, d, Lgs. n. 152 del 2006, contestato come accertato il 25.10.2011, il 4.01.2012 ed il 3.07.2012], per aver realizzato abusivamente un terrapieno in assenza di p.d.c. realizzando una modificazione permanente del suolo in edificato, di quello di cui al capo d [art. 44, co. 1, lett. b), d.P.R. n. 380 del 2001, contestato come accertato in data 25.10.2011] e di quello di cui al capo e [art. 256, co.. 3, d. Lgs. n.152 del 2006, contestato come accertato il 25.10.2011], consistito nella gestione di una discarica non autorizzata di rifiuti speciali non pericolosi con modifica sostanziale dello stato dei luoghi e progressivo degrado ambientale.
2. In data 20.11.2016 è pervenuto a questo ufficio atto recante 'Motivi nuovi ex art. 585 c. 4 c.p.p.'.
3.1. In primo luogo risulta opportuno ribadire, sulla scia del consolidato orientamento di questa Corte, che l'errore materiale e l'errore di fatto, indicati dall'art. 625-bis cod. proc. pen. come motivi di possibile ricorso straordinario avverso provvedimenti del giudice di legittimità, consistono, rispettivamente, il primo nella mancata rispondenza tra la volontà, correttamente formatasi, e la sua estrinsecazione grafica; il secondo in una svista o in un equivoco incidenti sugli atti interni al giudizio di legittimità, il cui contenuto viene percepito in modo difforme da quello effettivo, sicchè rimangono del tutto estranei all'area dell'errore di fatto - e sono, quindi, inoppugnabili - gli errori di valutazione e di giudizio dovuti ad una non corretta interpretazione degli atti del processo di cassazione, da assimilare agli errori di diritto conseguenti all'inesatta ricostruzione del significato delle norme sostanziali e processuali (Sez. 5, n. 29240 del 01/06/2018 - dep. 25/06/2018, Barbato, Rv. 273193).
La Terza sezione ha tratto "dagli elementi richiamati dalle sentenze di merito che l'imputato aveva proseguito nell'attività". Orbene, posto che il capo e) ha ad oggetto un cumulo di 100.000 mc posto sul lato nord dell'impianto ed un ulteriore cumulo di circa 50.000 mc di materiale frantumato posto sul lato est dell'impianto, va osservato come nel verbale di sopralluogo del 3.7.2012 si menzioni un "cumulo-terrapieno area est rimasto invariato ..."; si affermi che in area attigua veniva censito un ammasso di circa 10.000 mq; e che erano censibili un cumulo area sud-ovest di rifiuti ed una settantina di cumuli prossimi all'area dove era posto il sistema di raccolta, trattamento e scarico.
Tanto impone di adottare i provvedimenti necessari per correggere l'errore, pronunciando sul merito del ricorso originario (Sez. 6, n. 36192 del 01/07/2014 - dep. 27/08/2014, Mazzarella, Rv. 260028). La doglianza concernente l'estinzione del reato sub e) della rubrica è fondato. Il termine di prescrizione va fatto decorre dal 4.1.2012, data in cui venne eseguito il secondo sopralluogo degli operanti presso l'azienda del Mascheroni. Ciò conduce a identificare nel 4.1.2017 il termine al decorso del quale il reato si è estinto.
4. Il ricorso è per contro inammissibile nel motivo con il quale si deduce la prescrizione del reato sub d).
revoca la sentenza n. 2401/2018 pronunciata nei confronti di Mascheroni Marco Primo Metello dalla sezione Terza Penale della Corte di cassazione in data 5 ottobre 2017 limitatamente al capo e) della rubrica perché il reato è estinto per prescrizione. Elimina la confisca. Rinvia ad altra sezione della Corte di Appello di Milano per la determinazione della pena relativa ai residui reati.
Inammissibile nel resto.
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References: Sentenza 
 Art. 240
 Art. 625
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