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Timestamp: 2019-10-18 22:11:00+00:00

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QDC - Maggio - Gli Enti non commerciali
INDICAZIONI PER L’ATTIVITÀ dei GAS
Gruppo di studio costituito tra Agenzia delle Entrate Direzioni Regionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia Direzioni Provinciali di Trento e Bolzano
Conferenza Permanente tra gli Ordini dei Dottori Commercialisti delle Tre Venezie
dellAssociazione dei Dottori Commercialisti delle Tre Venezie
Hanno collaborato per la predisposizione di questa guida Roberto Baggio Marzia Baso Luca Bicocchi Claudio Callegaro Gianni Cavallero Margherita Falciani Lorenzo Stoppa Pancrazia De Toni Michela Vian Raffaele Del Greco Paolo Mazzi Maurizio Nardon Grazia Maria Previtera Franca Voltolina Annemarie Zozin
Lidea di questa guida nasce con Civitas 2003 - Mostra Convegno della Solidariet, dellEconomia Sociale e Civile - tenutasi presso la Fiera di Padova tra aprile-maggio 2003. In quelloccasione pi persone avevano chiesto di poter disporre di una guida che fornisse indicazioni generali a chi si avvicinava al Non profit. Si tratta di una prima risposta a questa esigenza, che potr essere seguita da aggiornamenti e vademecum che terranno conto dellevoluzione normativa in atto. Una curiosit: Profit termine latino, forma contratta della terza persona singolare (modo indicativo tempo presente) del verbo proficere che significa avvantaggiare. Usiamo quindi il termine Non profit per indicare lassenza di vantaggio.
Le diverse categorie dei soggetti non-profit 2.1 Le Associazione non riconosciute 2.2 Le Associazione riconosciute 2.3 Le Fondazioni 2.4 I Comitati 2.5 La trasformazione di Associazioni e Fondazioni
pag. 8 pag. 8 pag. 9 pag. 10 pag. 10 pag. 11
3.1 Le organizzazioni di volontariato 3.2 Le associazioni di promozione sociale - A.P.S.
4.1 Cosa sono le Onlus 4.2 Le attivit delle Onlus 4.2.1 Attivit istituzionali 4.2.2 Attivit connesse
17 20 20 24
5.1 Gli obblighi contabili 5.2 Le imposte degli enti non-profit 5.2.1 Gli enti non commerciali Determinazione del reddito LIRAP - Imposta Regionale sulle Attivit Produttive LI.V.A. - Imposta sul Valore Aggiunto 5.2.2 Agevolazioni fiscali per enti di tipo associativo 5.2.3 Perdita della qualifica di ente non commerciale 5.3 Le imposte delle Onlus Imposte sui redditi IRAP IVA Altre imposte
25 28 28 28 32 33 34 39 40 40 41 41 42
6. LE EROGAZIONI LIBERALI A BENEFICIO DEGLI ENTI NON PROFIT 7. LE LEGISLAZIONI REGIONALI E PROVINCIALI
7.1 Regione Veneto 7.2 Regione Friuli Venezia Giulia 7.3 Province Autonome di Trento e Bolzano Registro provinciale delle organizzazioni di volontariato Registro provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale Disposizioni in materia di IRAP per le ONLUS
50 52 55 55 58 61
A.1 La costituzione di una associazione non riconosciuta A.2 La nascita di una fondazione A.3 La procedura di riconoscimento di associazioni e fondazioni A.4 La costituzione di un comitato A.5 Lo statuto delle Onlus A.6 Liscrizione nellanagrafe Onlus e le successive variazioni A.7 Vigilanza SIAE per attivit spettacolistica A.8 Gli enti ecclesiastici
63 63 64 64 65 67 68 70
B.1 ONLUS B.2 Enti non commerciali
pag. 71 pag. 75
Leggi e Regolamenti dello Stato Provvedimenti e Circolari dellAgenzia delle Entrate Leggi Regionali e Regolamenti del Veneto Leggi Regionali e Regolamenti del Friuli Venezia Giulia Leggi Provinciali e Regolamenti delle Province Autonome di Trento e Bolzano
86 90 92 93 93
Cos il mondo del non-profit e a cosa serve questa guida Le tematiche attinenti al mondo del NON PROFIT stanno acquisendo spazi e rilevanza sempre maggiori sia a livello istituzionale sia nelle esperienze dei singoli. Fino a pochi anni fa molte attivit di utilit sociale venivano gestite direttamente dal sistema PUBBLICO, ma il progressivo snellimento del medesimo ha reso possibile - talora necessario - un sempre maggiore impegno di organizzazioni SENZA SCOPO DI LUCRO di carattere privatistico. Con il termine NON PROFIT ed i suoi equivalenti - TERZO SETTORE e ENTI NON LUCRATIVI - ci si riferisce a quel vasto insieme di aggregazioni di persone e risorse che non si ripromettono SCOPI DI LUCRO, bens appunto il perseguimento di obiettivi e la soddisfazione di esigenze di natura solidaristica, ideale, culturale e sportiva. Il fine di questo opuscolo di fornire alcune brevi, ma essenziali informazioni di natura civilistica e fiscale su queste aggregazioni, proponendosi come una guida, sia per chi, intendendo dar vita ad un ente non profit, interessato a conoscere le opportunit che offre il settore, e le regole che lo governano; sia per quanti vogliano, in generale, sapere qualcosa di pi su tale argomento.
Le diverse categorie dei soggetti non profit 2.1 LE ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE La grandissima maggioranza delle associazioni oggi esistenti costituita nella forma di Associazione non riconosciuta, prevista e disciplinata negli artt. 36 e seguenti del Codice Civile. Le Associazioni in parola vengono definite non riconosciute in quanto sono prive di personalit giuridica (voce 1 glossario). Sebbene la legge consenta di dare vita ad unAssociazione non riconosciuta anche per mezzo di un semplice accordo verbale, la pratica invalsa, ed intuibili ragioni di funzionalit, fanno s che lAssociazione non riconosciuta si costituisca, di regola, a mezzo di un atto scritto (contratto di associazione ), basato su due principali componenti: latto costitutivo, che d vita allassociazione identificandone e fissandone gli elementi di avvio e di riferimento; lo statuto, destinato a regolare il funzionamento a regime dellassociazione. Il contratto associativo non richiede forme particolari. sufficiente una scrittura privata semplice, senza la necessit di ricorrere allintervento di un notaio; non occorre che essa contenga specifici elementi, se non quelli richiesti dalla normativa fiscale (cfr. paragrafo 5.2.2). Le caratteristiche strutturali di unAssociazione non riconosciuta possono essere cos elencate: a) una forma di aggregazione aperta allincremento od al ricambio degli associati (cosiddetta struttura aperta). Gli associati, teoricamente, potrebbero avere diritti ed oneri diversi tra loro (ad esempio, in relazione allentit dei contributi da versare, ai diritti di voto,
ecc.); ma preferibile che si stabilisca tra loro parit di diritti e doveri. Si consideri oltretutto che detta parit, in linea generale o specifica, un requisito richiesto per godere di determinate agevolazioni fiscali; b) autonomia patrimoniale - sia pure limitata - rispetto alle sfere patrimoniali dei singoli associati e ad eventuali creditori personali dei medesimi, che si sostanzia nel concetto di fondo comune (voce 2 glossario); c) attivit finanziata primariamente con i contributi degli associati, ma anche con donazioni od erogazioni di terzi; oppure, ancora, con (limitate) attivit di natura commerciale; d) delega della gestione associativa ad una o pi persone fisiche, generalmente elette dallassemblea degli associati per limitati periodi di tempo, oppure designate in sede di costituzione (voce 3 glossario); e) estinzione per: scadenza del termine di durata eventualmente fissato dallo statuto; deliberazione dellassemblea degli associati (ove esistente); il venir meno di tutti gli associati; f) in ogni caso, gli eventuali residui attivi della liquidazione non potranno essere ripartiti tra gli associati superstiti, ma dovranno essere devoluti (a fini non lucrativi) per gli scopi eventualmente previsti dallo statuto; oppure - in mancanza dei medesimi - a quelli determinati dalla pubblica autorit. 2.2 LE ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE Le Associazioni Riconosciute, previste e disciplinate dagli artt. 14-24 del Codice Civile, devono: costituirsi con atto pubblico (voce 4 glossario); chiedere ed ottenere il riconoscimento della personalit giuridica; risultare di conseguenza iscritte negli appositi registri previsti dalla legge. Il riconoscimento della personalit giuridica, come principale conse-
guenza, assicura il beneficio della limitazione della responsabilit al patrimonio associativo (voce 5 glossario). La possibilit di acquisto di beni immobili da parte delle Associazioni Riconosciute ulteriore e diretta conseguenza delle modalit di costituzione e dellacquisizione della personalit giuridica . 2.3 LE FONDAZIONI Per le Fondazioni, disciplinate dagli articoli dal 14 al 35 del Codice Civile, valgono le medesime regole di riconoscimento esaminate per le Associazioni Riconosciute. Esse si costituiscono per atto pubblico o per disposizione testamentaria. La particolare struttura di questi enti non rende infatti necessaria lesistenza o la permanenza, al loro interno, del soggetto o dei soggetti fondatori. La struttura giuridica della Fondazione non prevede la figura del socio (od associato, od altre figure assimilabili). Il metodo ordinario con cui si costituisce una Fondazione quello del lascito, da parte di uno o pi fondatori, di un patrimonio vincolato al perseguimento di determinati scopi non lucrativi, che saranno non tanto mutualistici (voce 6 glossario), quanto piuttosto di matrice sociale, culturale, solidaristica. 2.4 I COMITATI Il Codice Civile non descrive in dettaglio la nozione di Comitato. Il Comitato pu essere definito come un ente, generalmente senza personalit giuridica, costituito da un ristretto numero di persone che si propongono la raccolta di fondi necessari a realizzare una determinata iniziativa. I principali elementi qualificanti del Comitato possono essere cos identificati:
a) struttura chiusa del rapporto. Il Comitato si propone il raggiungimento del proprio scopo contando sullopera di coloro che vi hanno dato vita, i cosiddetti promotori, i quali commisureranno le possibilit di successo del Comitato ai fondi che saranno stati in grado di raccogliere; b) scopo: deve essere non interno (ovvero mutualistico, a vantaggio dei membri dellorganizzazione), ma con preminente rilevanza esterna; c) durata: di regola i Comitati nascono per il varo di una iniziativa e si estinguono una volta realizzata la medesima, o preso atto dellimpossibilit di realizzarla; d) patrimonio: si costituisce non gi attraverso apporti monetari dei fondatori e membri del Comitato (i quali, peraltro, potrebbero limitare il loro apporto allopera prestata), ma attraverso i contributi di soggetti esterni allente (sottoscrittori), che ritengono di sostenerne il programma; e) disciplina della responsabilit: rispondono personalmente e solidalmente tutti i membri del Comitato (voce 7 glossario). 2.5 LA TRASFORMAZIONE DI ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI La riforma societaria, in vigore dal 1 gennaio 2004, ha innovato profondamente le ipotesi di cambiamento della forma giuridica delle imprese. Tra le varie modifiche apportate stata prevista anche la possibilit della cosiddetta trasformazione eterogenea, che riguarda il passaggio da soggetti societari a soggetti differenti o viceversa. Pi in particolare, con riferimento agli enti esaminati nel presente opuscolo, sono state disciplinate la trasformazione eterogenea da societ di capitali (art. 2500 - septies del codice civile) e quella in societ di capitali (art. 2500 - octies).
La prima consente tra laltro di passare da una societ di capitali (ad esempio spa o srl) ad una associazione non riconosciuta o ad una fondazione, mentre la seconda disciplina (ugualmente assieme ad altri casi) la trasformazione in societ di capitali di associazioni riconosciute e di fondazioni. da rilevare che non prevista la possibilit di trasformare in societ di capitali una associazione non riconosciuta, la quale conseguentemente prima di procedere alla trasformazione deve acquisire la personalit giuridica. Coerentemente con linnovazione introdotta in materia societaria anche le nuove disposizioni che hanno modificato dallinizio del corrente anno la normativa sulle imposte sui redditi hanno provveduto a disciplinare gli aspetti fiscali relativi alla trasformazione eterogenea (art. 171 Testo Unico Imposte sui Redditi).
Descrizione Associazione riconosciuta Comitato (non riconosciuto)
strumento associativo a struttura lassociazione che ha ottenuto il soggetta a riconoscimento ed con- Presuppone un rapporto associativo a aperta, ovvero consente il ricambio e traddistinta dallassenza di soci od riconoscimento della personalit giustruttura chiusa, ristretta ai soli prolincremento dei membri partecipanti associati. Si costituisce normalmente ridica (ad oggi con procedura di cui al motori. (i quali, affinch lassociazione goda a seguito di un lascito patrimoniale da D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361). della normativa tributaria di favore, parte di uno o pi fondatori. devono avere diritti sostanzialmente equivalenti, anche di voto -secondo il principio una testa, un voto-)
Responsabilit degli Amministratori
Rispondono dei debiti dellassociazio- Gli Amministratori di norma non Gli Amministratori -nominati in atto Delle obbligazioni assunte -in assenza ne gli Amministratori (o, comuncostituivo o dai soggetti statutariarispondono dei debiti dellAssociadi riconoscimento rispondono tutti i que, coloro che agiscono in nome e mente identificati- di norma non zione; ne risponde con il patrimonio componenti, personalmente e solidalper conto della medesima, indipenrispondono dei debiti della sociale lAssociazione stessa (che pu mente, indipendentemente dalla tipolodentemente dalla carica assunta). Fondazione. sicuramente comprare beni immobili) gia di attivit individualmente svolta. Lamministrazione del patrimonio Si propone la promozione o la realizfunzionale al raggiungimento degli zazione di una singola iniziativa o di scopi -culturali, solidaristici, ecc.una specifica manifestazione (anche individuati dal fondatore. ripetuta periodicamente nel tempo).
Si propone il perseguimento nel tempo V. Associazione non riconosciuta. di scopi mutualistici (ovvero in prevalente favore degli associati, v. ad es. associazioni sportive) oppure di scopi solidaristici (ovvero di interesse della collettivit).
Finanzia il raggiungimento dei propri V. Associazione non riconosciuta. scopi -laddove non svolga anche attivit commerciali rivolte a terzi- sulla base di entrate ordinariamente rappresentate in via prevalente dai canoni associativi e dai contributi o rimborsi degli associati.
Finanzia i propri scopi con il lascito Finanzia i propri scopi a mezzo della del fondatore ed i relativi, eventuali costituzione di un patrimonio che non frutti. deriva dai contributi dei componenti il comitato (contributi che possono anche essere nulli) bensidai contributi dei soggetti esterni (sottoscrittori) cui ci si rivolge con specifico programma pubblicamente presentato. Realizza il proprio scopo con il varo e Realizza il proprio scopo con il varo e lo svolgimento delle iniziative ritenulo svolgimento delliniziativa o della te opportune dagli Amministratori manifestazione che aveva giustificato nellambito della missione statutaria. la nascita del comitato.
Realizza i propri scopi a mezzo di un V. Associazione non riconosciuta. insieme di iniziative anche articolate (convegni, pubblicazioni, manifestazioni, campagne di sensibilizzazione)
3. UNO SGUARDO ALLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO E ALLE A.P.S.
Molte volte, nellesperienza pratica, capita di sentir parlare di Associazioni di Volontariato o di Associazioni di Promozione Sociale, queste ultime in breve spesso denominate APS. Si tratta di organizzazioni, non diverse dagli enti previsti dalla legge civile e descritti in precedenza, che si caratterizzano per gli scopi sociali e solidaristici perseguiti. La rilevanza sociale delle attivit svolte da questi organismi ne ha comportato il riconoscimento e la regolamentazione nella Legge quadro sulle organizzazioni di volontariato e in quella che disciplina le associazioni di promozione sociale, concedendo (in presenza di determinati requisiti) specifici benefici. 3.1 LE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO La legge-quadro sul volontariato, la n. 266 dell11 agosto 1991, riconosce il valore sociale e la funzione dellattivit di volontariato, intendendo come tale quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite lorganizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidariet. Requisiti minimi. Nellatto costitutivo o nello statuto devono essere espressamente previsti: lassenza di fini di lucro; la democraticit della struttura; lelettivit e la gratuit delle cariche associative; la gratuit delle prestazioni fornite dagli aderenti; i criteri di ammissione e di esclusione degli aderenti, nonch i loro obblighi e diritti; lobbligo di formazione del bilancio, dal quale devono risultare i beni, i contributi o i lasciti ricevuti, nonch le modalit di approvazione dello stesso da parte dellassemblea degli aderenti.
Lorganizzazione di volontariato deve finanziare la propria attivit: con contributi degli aderenti o di privati; con contributi dello Stato, di enti pubblici od organismi internazionali; con donazioni e lasciti testamentari; con rimborsi derivanti da convenzioni; con entrate derivanti da attivit commerciali e produttive marginali. Le organizzazioni di volontariato, per accedere ai contributi pubblici e per godere delle agevolazioni fiscali, dovranno iscriversi nel registro del volontariato della Regione o Provincia nel cui territorio hanno la sede amministrativa e/o operativa (cfr. cap. 7). 3.2 LE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE - A.P.S. La legge 7 dicembre 2000 n. 383, che disciplina le associazioni di promozione sociale, considera tali quelle costituite al fine di svolgere attivit di utilit sociale a favore di associati o di terzi senza finalit di lucro e nel pieno rispetto della libert e dignit degli associati. Si costituiscono con atto scritto, il quale deve contenere specifici elementi quali: la denominazione, loggetto sociale, lassenza di fine lucrativo, la rappresentanza legale (voce 8 glossario), lobbligo di reinvestimento degli eventuali avanzi, la democraticit della struttura, ecc.; Si sostengono con: contributi degli aderenti o di privati contributi dello Stato, di enti pubblici od organismi internazionali donazioni e lasciti testamentari rimborsi derivanti da convenzioni proventi delle cessioni di beni e prestazioni di servizi agli associati ed a terzi (anche attraverso lo svolgimento di attivit economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria, e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali)
iniziative promozionali finalizzate al finanziamento dellattivit istituzionale. Si sottolinea che non possono essere considerate APS le organizzazioni sindacali, i partiti politici, ed in genere tutte quelle associazioni che pongono limitazioni discriminanti allingresso di nuovi soci. Sono inoltre escluse le organizzazioni di volontariato iscritte nel relativo registro regionale. Le A.P.S. a carattere nazionale (che svolgono, cio, attivit in almeno cinque regioni e 20 province del territorio nazionale) devono iscriversi in uno specifico registro nazionale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli Affari Sociali. Le A.P.S., a carattere regionale o provinciale, devono iscriversi nei registri istituiti dalle Regioni e dalle Province autonome (cfr. cap. 7). Contro i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e contro i provvedimenti di cancellazione nei registri ammesso ricorso in via amministrativa.
4.1. COSA SONO LE ONLUS Le associazioni non riconosciute, le associazioni riconosciute, le fondazioni e i comitati operanti nel non profit, le societ cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalit giuridica, possono assumere, ai fini fiscali, per diritto o per scelta, la qualifica di Organizzazioni Non Lucrative di Utilit Sociale (ONLUS), solo se svolgono le attivit tassativamente indicate allart. 10 del D.Lgs. n. 460/1997, esclusivamente con finalit di solidariet sociale. Esistono pertanto Onlus di diritto e Onlus per scelta. Vi sono inoltre enti che possono essere Onlus solo limitatamente alle attivit svolte nellesclusivo perseguimento di finalit di solidariet sociale nei settori espressamente previsti dalla legge (art. 10 D.Lgs 460/97). Questi vengono definiti Onlus parziali. Quali enti sono ONLUS DI DIRITTO - Le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266 iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano - Le Organizzazioni Non Governative (ONG) riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49 - Le cooperative sociali previste dalla legge 8 novembre 1991, n. 381, iscritte nellapposito registro prefettizio o nei registri provinciali delle cooperative sociali - I consorzi che abbiano la base sociale formata al 100% da cooperative sociali
Come diventano ONLUS DI DIRITTO - Tali enti diventano automaticamente ONLUS, senza che siano tenuti ad adeguare i propri statuti o atti costitutivi; sono inoltre esonerati dalliscrizione nellanagrafe unica delle Onlus istituita presso le Direzioni Regionali e Provinciali dellAgenzia delle Entrate
Quali enti possono essere ONLUS PER SCELTA - Le Associazioni riconosciute e non riconosciute, i Comitati, le Fondazioni - Le Societ Cooperative - Gli altri enti di carattere privato, con o senza personalit giuridica senza fini di lucro
Come diventano ONLUS PER SCELTA - Devono iscriversi nellanagrafe unica delle ONLUS presso le Direzioni Regionali/Provinciali (Appendice A 6) - Devono redigere o adeguare latto costitutivo o lo statuto nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata (voce 9 glossario), in accordo con le previsioni dellart. 10 del Dlgs 460/97. (Appendice A 5)
Quali enti possono essere ONLUS PARZIALI - Gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese - Le Associazioni di Promozione Sociale le cui finalit assistenziali sono riconosciute dal Ministero dellInterno
Come diventano ONLUS PARZIALI - Devono iscriversi nellanagrafe unica delle ONLUS presso le Direzioni Regionali/Provinciali (Appendice A 6) - Le Aziende di Promozione Sociale devono redigere o adeguare latto costitutivo o lo statuto nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata, in accordo con le previsioni dellart. 10 del Dlgs 460/97 (Appendice A 5) - Gli Enti ecclesiastici devono predisporre un regolamento, solo per le attivit Onlus, nella forma della scrittura privata registrata, che recepisca le previsioni dellart. 10 del Dlgs 460/97. (Appendice A 5) Alcuni soggetti, invece, non possono in alcun modo essere (n divenire) Onlus. Non possono essere ONLUS - Enti pubblici - Le societ commerciali, diverse da quelle cooperative - Le fondazioni bancarie - I partiti e i movimenti politici - Le organizzazioni sindacali - Le associazioni di datori di lavoro - Le associazioni di categoria - Gli enti non residenti in Italia
4.2 LE ATTIVIT DELLE ONLUS Le ONLUS possono operare, per lesclusivo perseguimento di finalit di solidariet sociale, solo nei settori tassativamente individuati dalla legge allart. 10 del D.Lgs 460/97, che elenca le attivit istituzionali. Oltre alle attivit istituzionali vi possono essere anche attivit connesse, in quanto derivanti da una operativit analoga o accessoria a quella istituzionale. Esaminiamo qui di seguito i due diversi tipi di attivit. 4.2.1 Attivit istituzionali Le attivit istituzionali a loro volta si dividono in attivit nelle quali insita la solidariet sociale e attivit per le quali la solidariet sociale da correlare ai beneficiari. a) Gli enti che svolgono attivit per le quali le finalit di solidariet sociale si considerano insite, sono Onlus a prescindere dalla verifica delle condizioni di svantaggio dei destinatari, in quanto in esse insito il fine solidaristico; si pensi, infatti, allassistenza sociale e socio-sanitaria o alla beneficenza dove la condizione di svantaggio dei destinatari presupposto essenziale per lattivit stessa. b) Gli enti che svolgono attivit per le quali le finalit di solidariet sociale sono da correlare alle condizioni di svantaggio dei destinatari, si considerano Onlus solo se operano esclusivamente nei confronti dei seguenti soggetti: soggetti svantaggiati a causa di condizioni fisiche, psichiche, economiche o familiari (disabili fisici e psichici affetti da malattie comportanti menomazioni non temporanee, tossicodipendenti, alcolisti, indigenti, anziani non autosufficienti in condizioni di disagio economico, minori abbandonati, orfani o in situazioni di disadattamento o devianza, profughi, immigrati non abbienti).
componenti collettivit estere, limitatamente agli aiuti umanitari. Pertanto le attivit non devono essere a beneficio degli associati o di coloro che a qualsiasi titolo operino per lorganizzazione o ne facciano parte, a meno che non siano a loro volta svantaggiati. Fatte queste precisazioni, riassumiamo le attivit istituzionali delle Onlus nella tabella qui di seguito, suddividendole nei due sottogruppi sopra identificati. Per ogni gruppo di attivit, viene indicato anche il numero di settore, come risulta nellelencazione dellart. 10 del d.lgs. 460/1997, da riportare nel modello di richiesta di iscrizione allanagrafe delle Onlus.
Assistenza sociale e socio-sanitaria (settore 1) a) ATTIVIT PER LE QUALI INSITA LA SOLIDARIET SOCIALE Beneficenza (settore 3) Tutela, promozione e valorizzazione delle cose dinteresse artistico e storico di cui alla legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409 (norme ora sostituite dal T.U. delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed ambientali approvato con D.Lgs. 29/10/99 n. 490) - (settore 7) Tutela e valorizzazione della natura e dellambiente, con esclusione dellattivit, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi (settore 8) Ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidate ad universit, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgono direttamente, negli ambiti e secondo modalit definite con DPR 14/06/03. (settore 11) Promozione della cultura e dellarte, limitatamente agli enti destinatari di apporti economici da parte dellamministrazione centrale dello Stato. necessario che tali apporti siano stati ricevuti in ciascuno dei due periodi antecedenti a quello in cui avviene lacquisto della qualifica di Onlus - come indicato con circolare n. 63 del 1 agosto 2002. (settore 9)
b) ATTIVIT PER LE QUALI LA SOLIDARIET SOCIALE DA CORRELARE AI BENEFICIARI
Sport dilettantistico (settore 6) Promozione della cultura e dellarte, senza apporti economici da parte dellamministrazione centrale dello Stato (settore 9)
4.2.2 Attivit connesse Le attivit connesse possono essere: a) analoghe a quelle istituzionali: nel caso di enti che operano in settori di attivit per le quali la solidariet sociale da correlare ai beneficiari, le attivit connesse possono essere rivolte anche a persone non svantaggiate. b) accessorie per natura a quelle istituzionali: da svolgere esclusivamente allinterno dellorganizzazione per il perseguimento delle proprie finalit solidaristiche, quali ad esempio: la vendita di pubblicazioni o di magliette pubblicitarie ed altri oggetti di modico valore. Le attivit connesse non possono costituire unautonoma attivit ma devono svolgersi nellambito dellattivit istituzionale, in quanto servono a raccogliere i fondi necessari a finanziare le attivit principali. Con riferimento a ciascuna annualit, non devono essere prevalenti rispetto allattivit istituzionale, e i proventi dellattivit non devono superare il 66% delle spese complessive.
Affrontiamo in questo capitolo le regole fiscali che gli enti non-profit devono applicare per una corretta gestione. Il capitolo si suddivide in due parti: la prima affronta in generale gli obblighi contabili degli enti non profit; la seconda, invece, spiega come si determinano le imposte a seconda dei diversi soggetti non-profit. opportuno precisare che i soggetti non-profit sotto il profilo fiscale si distinguono in enti non commerciali e ONLUS. Gli Enti non commerciali rappresentano il genere degli enti nonprofit, mentre le Onlus ne sono una specie, cosicch la disciplina fiscale prevista per i primi vale anche per le seconde. ATTENZIONE! La commercialit delle attivit svolte dagli enti non commerciali deve essere solo marginale, altrimenti non si tratterebbe di enti non commerciali. 5.1 GLI OBBLIGHI CONTABILI Con lo schema che segue si riepilogano gli obblighi contabili-fiscali degli enti non-profit. Si ricorda che in base alla legge, lattivit commerciale deve essere contabilmente separata (voce 10 glossario) da quella istituzionale.
ENTI NON-COMMERCIALI CHE SVOLGONO ATTIVIT COMMERCIALE. ONLUS, PER LE ATTIVIT COMMERCIALI CONNESSE
Regime semplificato normale Ricavi prestazioni servizi < c 309.874,14 Ricavi per altre attivit < c 516.456,90
Regime forfetario a) semplificato limite dei ricavi come per il regime semplificato normale b) supersemplificato ricavi per prestazioni servizi < c 15.493,71; ricavi per altre attivit < c 25.822,84 Contabilit semplificata necessaria lopzione in dichiarazione per utilizzare questo regime
Regime ordinario Ricavi prestazioni servizi > c 309.874,14 Ricavi per altre attivit > c 516.456,90 Per opzione in presenza di ricavi inferiori
Tipo di Contabilit Contabilit semplificata Nessuna
Libro giornale Libro degli inventari Libri IVA Scritture ausiliarie Libro dei beni ammortizzabili Redazione del bilancio e dellinventario. (voce 11 glossario)
registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi) registri IVA; in alternativa si possono annotaintegrati con le indicazioni delle rimanenze re i costi e i ricavi nei prospetti conformi allapposito modello.
ASSOCIAZIONI E SOCIET DI CAPITALI SPORTIVE DILETTANTISTICHE, (L. 398-91); PRO-LOCO E ASSOCIAZIONI SENZA FINE DI LUCRO (L. 66-92); ASSOCIAZIONI BANDISTICHE E CORI AMATORIALI, FILODRAMMATICHE, DI MUSICA E DANZA POPOLARE LEGALMENTE RICONOSCIUTE SENZA FINI DI LUCRO (ART. 2, c. 31, L. 350-03)
Regime speciale di esonero dalla tenuta della contabilit stabilito dal- Ordinario, semplificato, forfetario a seconda dellammontare annuale lart. 20 bis del DPR 600/73. dei ricavi. (cfr. regimi A, B e C) Contabilit ordinaria, semplificata a seconda dellammontare annuale dei ricavi. Nessuna
Rendiconto delle entrate e delle spese per tutte le attivit istituzionali Rinvio alla stessa voce degli schemi A, B, C. e connesse al di sotto dei c 51.645,69. Libro giornale e libro degli inventari.
5.2 LE IMPOSTE DEGLI ENTI NON PROFIT Le attivit commerciali marginali degli enti in esame vengono tassate come reddito di impresa e seguono le regole di determinazione dellimposta previste per le imprese commerciali; lo stesso vale per la determinazione delle imposte ai fini IRAP e IVA.. Per ciascuna delle due categorie fiscali degli enti non profit: enti non commerciali ONLUS si illustrano, le regole per lapplicazione delle imposte (Imposte dirette, Imposta sul Valore Aggiunto -IVA-, Imposta Regionale sulle Attivit Produttive IRAP) 5.2.1 Gli enti non commerciali Determinazione del reddito Il reddito complessivo degli enti non commerciali formato dalla somma dei redditi delle seguenti categorie (voce 12 glossario): 1. redditi fondiari (fabbricati e terreni) 2. redditi di capitale (rendite finanziarie, partecipazioni, ecc.) 3. redditi di impresa (produzione di beni e servizi, commercio, intermediazione, ecc.) 4. redditi diversi (categoria residuale dove sono collocate ad esempio: le plusvalenze, le vincite, gli obblighi di fare non fare e permettere, ecc.) Sono esclusi dalla determinazione del reddito: a) i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche. Tali fondi non sono imponibili ai fini delle imposte dirette, sono esclusi da Iva, ed esenti da ogni tributo, purch le raccolte pubbliche: siano rivolte a una massa indistinta di soggetti siano occasionali vengano svolte in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione i servizi prestati o i beni ceduti siano di modico valore
venga redatto un apposito e separato rendiconto, entro quattro mesi dalla chiusura dellesercizio; b) i contributi corrisposti agli enti non commerciali da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attivit sanitaria o assistenziale aventi finalit sociale ai sensi della legge che riordina la disciplina in materia sanitaria (D.Lgs 30/12/92 n. 502). Non si considerano attivit commerciali le attivit per le quali sussistono congiuntamente le seguenti condizioni: non rientrano nelle attivit di impresa; sono rese in conformit alle finalit istituzionali dellente; non esiste una specifica organizzazione; i relativi corrispettivi non eccedono i costi di diretta imputazione. ATTENZIONE: per presunzioni assolute di commercialit vedi cap. 5.2.2 I costi di un ente non commerciale si distinguono in: costi relativi allattivit istituzionale; costi relativi allattivit commerciale; costi promiscui: relativi sia allattivit istituzionale che a quella commerciale. I costi promiscui sono deducibili dal reddito dellattivit commerciale in base al seguente rapporto: ricavi da reddito dimpresa totale proventi. dove per totale proventi si intende lammontare complessivo dei ricavi, comprese le entrate istituzionali. Nel caso di immobili utilizzati promiscuamente deducibile, per la sola parte relativa al rapporto sopra esposto: la rendita catastale se di propriet (voce 13 glossario);
il canone di locazione se in affitto; il canone di leasing se in leasing; Si riportano di seguito le modalit di determinazione del reddito dimpresa per ciascun regime. A) e B) Regime ordinario e semplificato Nel regime ordinario gli enti non-profit determinano il reddito dimpresa partendo dal risultato di bilancio, apportando quelle variazioni in aumento o in diminuzione previste dalla normativa tributaria; nel regime semplificato, lo determinano in modo analitico: sommando i ricavi effettivamente conseguiti, comprese le rimanenze finali di magazzino e sottraendo i costi effettivamente sostenuti compreso il valore delle rimanenze iniziali dei beni, regolarmente documentati. C) Regime forfetario Nel regime forfetario i ricavi conseguiti nellattivit commerciale dagli enti non profit sono tassati applicando il coefficiente di redditivit, secondo la seguente tabella.
Attivit di prestazioni di servizi REGIME semplificato RICAVI da c 15.493,71 a 309.874,14 COEFFICIENTE 25% 15% Altre attivit RICAVI da c 25.822,84 a 516.456,90 fino a c 25.822,84 COEFFICIENTE 15% 10%
Alla base imponibile (voce 14 glossario) cos determinata devono essere aggiunte: le plusvalenze patrimoniali (voce 15 glossario); le sopravvenienze attive (voce 16 glossario); i proventi finanziari (dividendi e interessi); i proventi immobiliari.
Se lEnte esercita contemporaneamente prestazioni di servizi e altre attivit, occorre distinguere:
Annotazione dei ricavi distinta ATTIVIT MISTA Coefficiente previsto per lattivit prevalente Annotazione dei ricavi cumulativa Coefficiente previsto per le prestazioni di servizi
D) Regime speciale di esonero dalla tenuta della contabilit (legge16/12/1991 n. 398). Per le Associazioni e societ di capitali sportive dilettantistiche (L.39891), le Pro-loco e le associazioni senza fine di lucro (L.66-92) e per le associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente riconosciute senza fini di lucro (L. 35003), il reddito costituito dal 3% dei proventi conseguiti nellesercizio di attivit commerciali oltre allintero importo delle eventuali plusvalenze patrimoniali.
Condizioni per avvalersi delle agevolazioni previste Dalla legge n. 398/91 1) inesistenza del fine di lucro 2) affiliazione alle Federazioni sportive nazionali o agli enti di promozione sportiva riconosciuti ai sensi delle vigenti leggi, per le associazioni o societ sportive dilettantistiche. 3) realizzazione di proventi derivanti dallesercizio di attivit commerciali per un importo non superiore a 250 mila euro. 4) esercizio dellopzione per fruire delle disposizioni di cui alla legge n. 398/91
Nellimporto di cui al punto 3, non vanno ricomprese quelle entrate che non costituiscono reddito imponibile per espresse disposizioni legislative, tra cui: quelle realizzate nello svolgimento di attivit commerciali connesse agli scopi istituzionali; quelle realizzate mediante raccolta pubblica di fondi, semprech, come da disposizioni di legge, si riferiscano ad un numero di eventi
complessivamente non superiore a due per ciascun anno e per un importo non superiore a d 51.645,69; il premio di addestramento e formazione tecnica (voce 17 glossario). LIRAP - Imposta Regionale sulle Attivit Produttive Presupposto dellIRAP lesercizio abituale di una attivit diretta alla produzione o allo scambio di beni e servizi; tale attivit soggetta ad Irap anche se non ha carattere commerciale. A seconda che ci si riferisca ad attivit istituzionali, attivit commerciali o attivit commerciali in regime forfetario, vi una differenziazione nella determinazione della base imponibile. a) Per gli enti che svolgono esclusivamente attivit istituzionale, la base imponibile si determina con riferimento al cosiddetto metodo retributivo, ed costituita dallammontare di: retribuzioni spettanti al personale dipendente; compensi per il personale assimilati al reddito di lavoro dipendente (voce 18 glossario); compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative (voce 19 glossario); compensi erogati per attivit di lavoro autonomo occasionale. b) Per gli enti che svolgono oltre allattivit istituzionale anche attivit commerciale, la base imponibile si determina con riferimento al cosiddetto metodo misto, il quale richiede che le due attivit siano distintamente identificabili. Per lattivit istituzionale, lIrap si applica con il metodo retributivo di cui sopra, tenendo presente che non vanno considerati i compensi e le retribuzioni relativi al personale impiegato nellattivit commerciale. Per la parte commerciale, invece, la base imponibile si determina applicando le regole proprie previste per le imprese commerciali. c) Lente che determina il reddito con il regime forfetario ha, infine, la
facolt di calcolare lIrap assumendo come base imponibile dellattivit commerciale, la somma dei seguenti elementi: il reddito dimpresa determinato forfetariamente; le retribuzioni spettanti al personale dipendente; i compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative; i compensi erogati per attivit di lavoro autonomo occasionale; gli interessi passivi. Per riassumere e semplificare:
DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE Attivit istituzionale retribuzioni spettanti al personale dipendente redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative compensi erogati per attivit di lavoro autonomo occasionale Attivit commerciale ricavi e proventi attivit commerciale MENO costi materie prime costi servizi costi godimento beni di terzi ammortamenti variazione rimanenze oneri diversi di gestione Attivit commerciale in regime forfetario reddito determinato forfetariamente PI retribuzioni spettanti al personale dipendente compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative compensi erogati per attivit di lavoro autonomo occasionale interessi passivi
L I.V.A. - Imposta sul Valore Aggiunto Gli enti non commerciali sono soggetti passivi dimposta ai fini Iva solo per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nellesercizio di attivit commerciali o agricole. Sono in ogni caso considerate commerciali le seguenti attivit: cessione di beni nuovi prodotti per la vendita; erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore; gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; gestione di spacci aziendali, gestione di mense e somministrazione di pasti; trasporto e deposito (merci e persone); organizzazione di viaggi e soggiorni turistici;
prestazioni alberghiere o di alloggio; servizi portuali e aeroportuali; pubblicit commerciale; telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. Per lattivit commerciale, lIVA si determina nei modi ordinari, con possibilit di detrarre limposta sugli acquisti, solo se contabilmente separata dallattivit istituzionale. Regime speciale Iva della Legge n. 398/91 Per i soggetti ammessi a tale regime, lIva si determina forfetariamente. AllIva incassata sui corrispettivi relativi alle attivit commerciali, si applicano le seguenti detrazioni forfetarie:
Tipologia di prestazione Prestazioni di sponsorizzazione Cessioni/concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica Proventi commerciali generici (vendita di biglietti, prestazioni pubblicitarie, ecc.) Detrazioni forfetarie 10% 33,33% 50%
LIva a debito deve essere versata trimestralmente mediante delega unica di pagamento (modello F24 - voce 20 glossario), entro il giorno sedici del secondo mese successivo al trimestre di riferimento, con possibilit di utilizzare in compensazione eventuali crediti provenienti dalle dichiarazioni dei redditi o IVA o dei sostituti dimposta. 5.2.2 Agevolazioni fiscali per enti di tipo associativo Disciplina generale. Gli enti associativi sono soggetti alla disciplina fiscale degli enti non commerciali e sono ulteriormente agevolati per le attivit svolte nellambito della vita associativa. Infatti, le somme versate dai soci o associati a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo del-
lente associativo; mentre le somme, i contributi e le quote supplementari, pagate dai soci o associati per attivit commerciali che lente svolge nei loro confronti, concorrono a formare il reddito. Associazioni con disciplina particolare. Regole diverse sono stabilite per le associazioni : 1. politiche 2. sindacali e di categoria 3. religiose 4. assistenziali 5. culturali 6. sportive e dilettantistiche 7. di promozione sociale 8. di formazione extra-scolastica a condizione che gli atti costitutivi o gli statuti, redatti mediante la forma dellatto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, contengano clausole, dirette a: a) non distribuire utili, avanzi di gestione, fondi, riserve o capitale, durante la vita dellassociazione, salvo i casi imposti dalla legge; b) trasferire il patrimonio dellente, in caso di suo scioglimento, ad altra associazione con finalit analoghe o ai fini di pubblica utilit, salvo diversa destinazione imposta dalla legge; c) garantire leffettivit del rapporto associativo, escludendo espressamente che possano essere poste limitazioni temporali alla partecipazione dei soci alla vita associativa, e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori det il diritto di voto nelle riunioni assembleari; d) redigere un rendiconto economico e finanziario annuale (voce 21 glossario). Per queste associazioni, la regola fiscale per cui le somme, contributi e quote supplementari, pagate dai soci o associati per attivit commer-
ciali svolte dallente nei loro confronti concorrono a formare il reddito complessivo dellente, non si applica se le prestazioni di servizi o le cessioni dei beni sono effettuate: in diretta attuazione degli scopi istituzionali, e verso i soci o associati che partecipano pienamente a tutti i diritti ed obblighi sociali: eleggibilit alle cariche sociali, diritto di voto, ecc. Ad esempio: corsi sportivi organizzati da associazioni sportive dilettantistiche; spese di tutor e materiale didattico per corsi formativi organizzati da associazioni culturali; ecc. Tuttavia, anche per questi enti, sono in ogni caso considerate commerciali, le seguenti attivit: cessione di beni nuovi prodotti per la vendita; erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore; gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; gestione di spacci aziendali, gestione di mense e somministrazione di pasti; trasporto e deposito (merci e persone); organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; prestazioni alberghiere o di alloggio; servizi portuali e aeroportuali; pubblicit commerciale; telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. La presunzione di commercialit di queste attivit viene attenuata da specifiche eccezioni, identificate nella tabella che segue con la voce Non commerciale.
Associazioni con disciplina particolare Politiche religiose associazioni promozione sociale assistenziali, culturali, sportive e dilettantistiche, formazione extrascolastica sindacali e di categoria
Gestione fiere ed esposizioni Non commerciale (1)
Non commerciale (2) Non commerciale (1) (2) Non commerciale Non commerciale
Trasporto e deposito Non commerciale (2)
Telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari Non commerciale Non commerciale (4) (5)
NOTE ALLA TABELLA 1) Le Associazioni di Promozione Sociale interessate sono solo quelle ricomprese tra gli enti le cui finalit assistenziali sono state riconosciute dal Ministero dellInterno (art. 3 comma 6 lettera e) Legge 25 agosto 1991 n. 287. Le somministrazioni di alimenti e bevande devono essere effettuate presso le sedi in cui viene svolta lattivit istituzionale. I viaggi ed i soggiorni turistici organizzati devono essere strettamente complementari. 2) La non commercialit riguarda esclusivamente le imposte sui redditi. Ai fini IVA lattivit deve ritenersi commerciale. 3) Le cessioni di proprie pubblicazioni, effettuate anche nei confronti di terzi, non sono considerate commerciali fino alla concorrenza del numero degli associati. 4) Ai fini delle imposte sui redditi, non sono commerciali le sole pubblicazioni dei contratti collettivi di lavoro effettuate verso corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione. 5) Per la non commercialit ai fini IVA inoltre richiesto che le cessioni di cui al punto 4) siano effettuate prevalentemente nei confronti dei propri associati.
ULTERIORI AGEVOLAZIONI FISCALI PER LE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE Imposte dirette e Iva La legge quadro n. 383 del 2000 prevede unimportante agevolazione per le APS che riguarda le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti dei familiari conviventi degli associati. Queste non costituiscono attivit commerciale, cos come quelle rese agli associati. Imposta sugli intrattenimenti Le quote e i contributi corrisposti alle APS non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dellimposta sugli intrattenimenti. Imposta di bollo Sono esenti dallimposta di bollo le quietanze emesse per la riscossione e per il versamento di quote e contributi associativi ad associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali e sportive. Tributi locali Gli enti locali possono deliberare riduzioni sui tributi di propria competenza per le APS.
5.2.3 Perdita della qualifica di ente non commerciale I vantaggi fiscali e la semplificazione degli adempimenti vengono meno quando lente non commerciale inizia a svolgere, in via prevalente, attivit di natura commerciale. Lesercizio di una limitata attivit commerciale, di solito finalizzata allautofinanziamento, pu essere consentito anche nellambito degli enti non lucrativi, purch non diventi prevalente. La verifica della prevalenza dellesercizio dellattivit commerciale rispetto allattivit solidaristica non profit deve essere compiuta con riferimento a ciascun periodo dimposta (rappresentato dallesercizio o dal periodo di gestione dellente previsto dallo statuto o dalla legge, coincidenti, di norma, con lanno solare). La legge (art. 149 del testo unico delle imposte sui redditi) individua alcuni indici da cui possibile desumere la prevalenza dellesercizio dellattivit commerciale rispetto a quella istituzionale: la prevalenza dei beni destinati allattivit commerciale rispetto a quelli destinati allattivit prevista dallo statuto; la prevalenza dei proventi o dei redditi derivanti dallesercizio di attivit commerciali rispetto agli introiti derivanti da, o connessi con, lattivit istituzionale (compresi i contributi, le sovvenzioni e le quote associative); la prevalenza delle spese inerenti allesercizio di attivit commerciali rispetto al totale delle spese dellente. Tali parametri rappresentano solo indici di commercialit e non comportano automaticamente la perdita di qualifica di ente non commerciale. Si tratta tuttavia di indicatori particolarmente significativi, che influiscono certamente sul giudizio complessivo dellattivit effettivamente esercitata (vedi appendice B). La perdita della qualifica di ente non commerciale ha effetto dal periodo di imposta in cui lattivit commerciale viene esercitata in via prevalente.
Ci comporta, in pratica: il cambiamento delle regole di determinazione del reddito; lassoggettamento ad IVA di tutte le operazioni attive che rientrano nel campo di applicazione di questo tributo; lobbligo di implementare un complesso sistema di contabilit; ecc. Una volta perduta la qualifica di ente non commerciale, questa pu comunque essere riacquistata negli esercizi successivi, qualora venissero meno le cause che hanno determinato il suddetto cambiamento. Gli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili, e le associazioni sportive dilettantistiche, non rientrano in tale previsione e pertanto rimangono comunque enti non commerciali. 5.3 LE IMPOSTE DELLE ONLUS A) Imposte sui redditi Come gi detto, lo svolgimento delle attivit istituzionali non costituisce esercizio di attivit commerciale se queste sono finalizzate al conseguimento di scopi di solidariet sociale. In tal caso le attivit vengono sostanzialmente decommercializzate. A differenza delle attivit istituzionali, le attivit connesse, mantengono la natura di attivit commerciali, ma non concorrono alla formazione del reddito imponibile. Rimangono ugualmente fuori da ogni forma di tassazione: le quote associative; le liberalit ricevute; i fondi derivanti da occasionali raccolte pubbliche; i contributi delle Amministrazioni Pubbliche per lo svolgimento di attivit in regime di convenzione. Tali contributi sono esenti dallapplicazione delle ritenute dimposta in via ordinaria (voce 22 glossario).
Lesclusione dallimposizione sui redditi dellattivit complessivamente svolta dalle Onlus (attivit istituzionali, connesse e accessorie) concerne solo i redditi di impresa; non interessa invece le categorie dei redditi di fabbricati, di capitale e diversi, i quali dovranno di conseguenza essere assoggettati a tassazione. B) IRAP Si rinvia alle regole indicate per gli enti non commerciali nel paragrafo 5.2.1. C) IVA Meno incisivo laspetto agevolativo nel campo IVA, dal momento che le Onlus sopportano lIVA come consumatori finali. Nello svolgimento di attivit istituzionali o connesse, le Onlus possono effettuare anche cessioni di beni o prestazioni di servizi dietro corrispettivi, assoggettando ad IVA solo le attivit qualificabili come commerciali (indipendentemente dalla decommercializzazione stabilita ai fini delle imposte sui redditi). Se svolte dalle ONLUS sono esenti dallapplicazione dellIVA (voce 23 glossario) le seguenti attivit: trasporto di malati o feriti con veicoli equipaggiati per tali fini (art. 10 n. 15 DPR 633/72); prestazioni di ricovero e cura (art. 10 n. 19); prestazioni educative dellinfanzia (art. 10 n. 20); prestazioni socio sanitarie (art. 10 n. 27-ter). Se svolte nei confronti delle ONLUS: sono escluse dallapplicazione dellIva le prestazioni di divulgazione pubblicitaria volte alla promozione delle attivit istituzionali delle ONLUS, rese a titolo gratuito (art. 3, comma 3, DPR 633/72); sono altres esclusi i proventi da raccolte pubbliche di fondi occasionali in concomitanza di ricorrenze o celebrazioni; sono esenti le cessioni gratuite di beni per i quali stata recuperata limposta allatto dellacquisto o dellimportazione.
LONLUS non obbligata ad emettere ricevuta o scontrino fiscale per le sole attivit istituzionali; mentre obbligata ad emettere ricevuta o scontrino fiscale per le attivit connesse. Tuttavia, rimane per tutte le attivit di natura commerciale (sia istituzionali che connesse) lobbligo di emissione della fattura, fatta eccezione per le attivit del commercio al minuto. Particolare previsione agevolativa per lacquisto di autoambulanze Il collegato alla Finanziaria 2004 prevede che le ONLUS e le associazioni di volontariato possano ottenere per lacquisto di autoambulanze, in alternativa: un contributo finanziario (art. 96 l. 342/2000); oppure la riduzione del 20% del prezzo di acquisto. ALTRE IMPOSTE Ritenute alla fonte Sui contributi corrisposti dagli Enti Pubblici alle ONLUS non si applica la ritenuta dacconto del 4% Imposta di bollo prevista lesenzione assoluta dallimposta di bollo per gli atti, documenti, istanze, contratti, copie conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni, attestazioni fatte o richieste da Onlus. Tasse sulle concessioni governative prevista lesenzione totale dalle tasse sulle concessioni governative per tutti gli atti e provvedimenti riguardanti le ONLUS. Imposta sulle successioni e donazioni prevista lesenzione totale dellimposta sulle successioni e donazioni per i trasferimenti di beni o diritti a favore delle ONLUS. Tributi Locali previsto che gli Enti Locali Territoriali (Comuni, Province, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) possano deli-
berare, a beneficio delle ONLUS, la riduzione o lesenzione dai tributi di loro competenza: ICI, imposta pubblicit e affissioni, ecc. Imposta di Registro Per gli atti di trasferimento della propriet immobiliare e per quelli traslativi o costitutivi di diritti reali di godimento (uso, usufrutto, abitazione, ecc.) effettuati nei confronti delle Onlus, il pagamento dellimposta di registro previsto in misura fissa (e 129,11), a condizione che sia espressamente dichiarata nellatto costitutivo lintenzione di utilizzare i beni direttamente per le proprie attivit ed entro due anni dallacquisto. Limposta fissa di registro (e 129,11) si applica anche agli atti costitutivi e modificativi dello statuto dellONLUS. Imposta sugli intrattenimenti prevista lesenzione totale dellimposta sugli intrattenimenti per le attivit spettacolistiche svolte dalle Onlus, a condizione che: siano svolte occasionalmente; siano realizzate nellambito di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; sia data comunicazione alla SIAE, territorialmente competente, prima dellinizio della manifestazione. Lotterie, tombole, pesche e banchi di beneficenza Le Onlus che organizzano lotterie, tombole, pesche e banchi di beneficenza devono darne comunicazione, almeno trenta giorni prima, al Prefetto competente e al Sindaco del Comune interessato dalla manifestazione. Si ricorda che, nellambito delle disposizioni che regolano le manifestazioni a premi, contenuta una disposizione di favore, che prevede la devoluzione alle ONLUS dei premi non assegnati o non ritirati nei concorsi a premio, diversi da quelli rifiutati. Le ONLUS di diritto possono utilizzare, a scelta, la normativa fiscale relativa alle Onlus, o quella della propria legge speciale se pi favorevole.
Il legislatore ha previsto delle agevolazioni fiscali anche per i soggetti (persone fisiche o giuridiche) che contribuiscono a sostenere le attivit del mondo non profit. La tabella specifica i diversi tipi di donazioni, contributi in denaro, opere e beni, indicando per ogni soggetto il relativo risparmio fiscale.
SOGGETTI EROGANTI RISPARMIO FISCALE A) Somme date spontaneamente a favore di movimenti e Detrazione pari al 19% dellimposta lorda (voce 24 glospartiti politici comprese tra w 51,65 e w 103.291,38 (Tuir sario) art. 15 comma 1-bis) B) Erogazioni in denaro fino a w 2.065,83 a favore di Onlus, delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni , associazioni, comitati, ed enti individuati con Dpcm nei Paesi non appartenenti allOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OCSE (1)(Tuir art. 15 lett. i-bis) C) Contributi associativi fino a w 1.291,14 versati dai soci - per se stessi e non per i familiari - delle societ di mutuo soccorso (1) (Tuir art. 15 lett. i-bis) D) Somme in denaro versate spontaneamente a favore delle associazioni sportive dilettantistiche per un importo non superiore a w 1.500,00 (1) (Tuir art. 15 lett. i-ter) E) Erogazioni liberali in denaro a favore delle APS fino a w 2.065,83 (1) (Tuir art. 15 lett. i-quater) F) Erogazioni liberali in denaro a favore della Societ di Cultura La Biennale di Venezia non superiori al 30% del reddito complessivo (Legge n. 28 del 18 febbraio 1999 art. 1) G) Erogazioni in denaro o in natura a favore di enti impegnati in attivit di studio, ricerca, e in attivit di rilevante valore culturale o artistico (2) (Tuir art. 15 lett. h e h-bis) H) Erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato a favore di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute e senza scopo di lucro che svolgono esclusivamente attivit nello spettacolo (Tuir art. 15 lett. i) I) Contributi, donazioni, beneficenza versate alle Organiz- Deducibili dal reddito complessivo sino al 2% del reddito zazioni non Governative (ONG) (3) (Tuir art. 10 lett. g) dichiarato
PRIVATI (persone fisiche, non imprenditori)
SOGGETTI EROGANTI Le stesse agevolazioni indicate nelle lettere B) E) G) H) I) Deducibili o detraibili con le stesse modalit annotate in corrispondenza delle rispettive lettere Le stesse agevolazioni indicate nelle lettere B) E) G) H) I) Deducibili o detraibili con le stesse modalit annotate in corrispondenza delle rispettive lettere
EROGAZIONI PER SINGOLO ANNO RISPARMIO FISCALE
ENTI NON COMMERCIALI RESIDENTI Artt. 146 e 147 Dpr 917/1986
ENTI NON COMMERCIALI NON RESIDENTI Art. 154 Dpr 917/1986 Erogazioni in denaro a favore di Enti che svolgono attivit Deducibili dal reddito complessivo diretta alla tutela del patrimonio ambientale (cose immobili, ville, giardini e parchi) Le stesse agevolazioni indicate nelle lettere B) E) G) H) I)
SOCIET E ENTI COMMERCIALI NON RESIDENTI Art. 152 Dpr 917/1986
Deducibili o detraibili con le stesse modalit annotate in corrispondenza delle rispettive lettere
IMPRESE (imprenditori individuali e Societ) Art. 100 Dpr 917/1986 Art. 13 D. Lgs. 460/1997
Erogazioni in denaro a favore di Onlus, delle iniziative Deduzione totale dal reddito dimpresa, nei limiti di umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni , asso- 2.065,83 w o del 2% del reddito dimpresa dichiarato ciazioni, comitati, ed enti individuati con Dpcm nei Paesi non appartenenti allOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OCSE Deduzione totale dal reddito dimpresa per un importo non superiore a w 1.549,37 o al 2% del reddito dichiarato
Erogazioni liberali in denaro a favore di persone giuridi- Deducibili dal reddito dimpresa per un importo non supeche che operano nellambito delleducazione, istruzione, riore al 2% del reddito dimpresa dichiarato ricreazione, assistenza sociale sanitaria o culto, nonch nellambito della ricerca scientifica Contributi, donazioni, somme a titolo di beneficenza, ver- Deducibili dal reddito dimpresa per un importo non supesate alle Organizzazioni non Governative (ONG) riore al 2% del reddito dimpresa dichiarato (4)
SOGGETTI EROGANTI Erogazioni in denaro a favore di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute e senza scopo di lucro impegnate in attivit di studio, ricerca, e in attivit di rilevante valore culturale o artistico Deducibili dal reddito dimpresa
Erogazioni liberali in denaro a favore di fondazioni e asso- Deducibili dal reddito dimpresa per un importo non supeciazioni legalmente riconosciute e senza scopo di lucro riore al 2% del reddito dimpresa dichiarato che svolgono esclusivamente attivit nello spettacolo Erogazioni liberali in denaro a favore di fondazioni e asso- Deducibili dal reddito dimpresa ciazioni legalmente riconosciute per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali, e per la realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo Erogazioni liberali in denaro a favore di organismi di Deducibili dal reddito dimpresa gestione di parchi e riserve naturali, terrestri e marittimi, statali e regionali e di ogni altra zona di tutela speciale paesistico-ambientale individuati dalle leggi statali o regionali Erogazioni liberali in denaro a favore di enti, per lo svol- Deducibili dal reddito dimpresa gimento dei loro compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi di ricerca scientifica nel settore della sanit Costo del personale per servizi resi a favore delle ONLUS Deduzione dal reddito dimpresa, fino al limite del 5 per mille delle spese complessivamente sostenute per prestazioni di lavoro dipendente
SOGGETTI EROGANTI Cessione gratuita di derrate alimentari e prodotti farma- Tali cessioni non costituiscono ricavi (pur trattandosi di ceutici esclusi dal circuito commerciale (beni oggetto del- cessioni destinate a finalit estranee allesercizio dimprelattivit dellimpresa) sa) Cessione gratuita di beni diversi da derrate alimentari e prodotti farmaceutici a condizione che siano beni alla cui produzione e al cui scambio diretta lattivit dellimpresa Non costituiscono ricavi fino ad un ammontare di w 1.032,91, tale somma deve concorrere alla determinazione del limite di w 2.065,83 o al 2% del reddito dichiarato (art. 13 comma 2 e 3)
NOTE ALLA TABELLA (1) Tali erogazioni devono essere effettuate con versamento postale o bancario, o con carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari. (2) Per i beni ceduti gratuitamente si deve assumere il costo specifico o, in mancanza, il valore normale (voce 25 glossario). (3) I contribuenti devono conservare le ricevute di versamento in conto corrente postale, le quietanze e le ricevute dei bonifici bancari, relative alle somme erogate. (4) La deduzione consentita a condizione che, per le medesime liberalit, il soggetto erogante non usufruisca della deducibilit prevista per le ONLUS.
7.1. REGIONE VENETO Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato Requisiti per liscrizione: ai sensi dellart. 4 della Legge regionale n. 40/1993 hanno diritto ad essere iscritte nel registro regionale le organizzazioni di volontariato che possiedono i requisiti previsti dallart. 3 della legge n. 266/1991 (gi indicati al paragrafo 3). Modalit di iscrizione: la domanda di iscrizione, esente da bollo, va presentata al Dirigente Regionale della Direzione Regionale per i Servizi Sociali - Dorsoduro 3493, 30123 Venezia. La stessa corredata della seguente documentazione: a) atto costitutivo in copia conforme ed esente da bollo o dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet ai sensi dellart. 47 DPR n. 445/2000; b) statuto in copia conforme ed esente da bollo o dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet ai sensi dellart. 47 DPR n. 445/2000; c) indicazione della struttura organizzativa interna delle cariche dellassociazione (in carta semplice); d) breve relazione sulle attivit svolte e sui programmi per il futuro, in carta semplice; e) relazione concernente il numero degli associati che prestano attivit di volontariato e le qualificazioni di massima possedute dai medesimi, in carta semplice; f) attestazione di assolvimento dellobbligo dellassicurazione contro gli infortuni, malattie e responsabilit civile per copertura dei rischi connessi allattivit concretamente prestata dai volontari. La domanda di iscrizione al registro regionale, nonch ulteriori informazioni in materia, sono reperibili sul sito internet www.venetosociale.it. Richiesta di conferma delliscrizione: i soggetti interessati devono chiedere ogni tre anni, pena la cancellazione automatica dal registro, la
conferma delliscrizione. La richiesta deve essere accompagnata da una relazione concernente gli interventi programmati, con la specificazione delle metodologie di intervento, la qualificazione e i compiti dei volontari impiegati, e una descrizione delle attivit svolte. Diniego delliscrizione e perdita dei requisiti: la perdita dei requisiti comporta la cancellazione dal registro. Contro il provvedimento di diniego delliscrizione o di cancellazione: lart. 6, comma 5, della Legge n. 266/1991 prevede la possibilit di presentare ricorso, nel termine di trenta giorni dalla comunicazione, al Tribunale Amministrativo Regionale. Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) Requisiti per liscrizione: (vedi punto 3.2) Modalit di iscrizione: la domanda di iscrizione, in bollo, va presentata al Dirigente Regionale della Direzione Regionale per i Servizi Sociali - Servizio Terzo Settore - Dorsoduro 3493, 30123 Venezia. La stessa corredata dalla seguente documentazione: a) atto costitutivo in copia conforme o dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet ai sensi dellart. 47 DPR n. 445/2000; b) statuto in copia conforme o dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet ai sensi dellart. 47 DPR n. 445/2000; c) breve relazione sulle attivit svolte e sui programmi per il futuro, in carta semplice; d) ordinamento interno, con lindicazione della persona cui conferita la rappresentanza legale. La domanda di iscrizione al registro regionale, nonch ulteriori informazioni in materia, sono reperibili sul sito internet www.venetosociale.it. Per la richiesta di conferma delliscrizione (da effettuarsi ogni tre anni), per il diniego delliscrizione, nonch per il ricorso contro il provvedimento di rifiuto delliscrizione o i provvedimenti di cancellazione si veda quanto riportato per le organizzazioni di volontariato
N.B. La Deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 2652/2001 ha precisato che, considerata lincompatibilit del regime giuridico delle organizzazioni di volontariato con quello delle associazioni di promozione sociale, liscrizione ad un registro esclude liscrizione allaltro. 7.2 REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato Requisiti per liscrizione: ai sensi dellart. 6 della Legge regionale n. 12/1995, hanno diritto ad essere iscritte nel registro regionale le organizzazioni di volontariato liberamente costituite, senza scopo di lucro, da almeno centottanta giorni, al fine di svolgere le attivit loro proprie e che a tale scopo si avvalgono in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti. Modalit di iscrizione: la domanda di iscrizione, esente da bollo, va presentata alla Presidenza della Regione, Servizio del Volontariato, via S. Francesco 37, 34133 TRIESTE. La stessa corredata della seguente documentazione: a) copia autentica dellatto costitutivo o dello statuto o dellaccordo tra gli aderenti; b) relazione dettagliata sullattivit svolta dallorganizzazione, sottoscritta dal legale rappresentante; c) elenco nominativo di coloro che ricoprono le diverse cariche associative. Tenuta e revisione del Registro: ogni 2 anni il Servizio del Volontariato provvede alla revisione del Registro. A tal fine le organizzazioni, entro 60 giorni dalla richiesta, devono trasmettere: a) copia autenticata o registrata dello Statuto o dellaccordo in vigore tra gli aderenti, se sono intervenute delle modifiche rispetto ai documenti a suo tempo presentati;
b) dichiarazione sostitutiva dellatto di notoriet, con la quale si confermano i requisiti che legittimano liscrizione; c) relazione sullattivit svolta. Il procedimento di revisione si conclude con un atto di conferma delliscrizione; oppure con un atto di cancellazione, nel caso di mancata trasmissione della documentazione entro il termine stabilito, o in caso di perdita dei requisiti. Contro il provvedimento di cancellazione ammesso ricorso ai sensi dellarticolo 6, comma 5, della legge n. 266/1991. Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) Per le associazioni di promozione sociale, il Friuli Venezia Giulia, in attesa di una norma regionale organica, con legge n. 13 del 15 maggio 2002 (art. 13) ha istituito il Registro regionale, demandando ad un Regolamento la sua tenuta (D. P. Reg. 17 ottobre 2003, n. 0381/Pres.). Requisiti per liscrizione: vedi paragrafo 3.2 Modalit di iscrizione: Ai fini delliscrizione al Registro, necessario presentare al Servizio del Volontariato domanda in carta semplice sottoscritta dal legale rappresentante, e corredata da: a) copia dellatto costitutivo, con espressa indicazione della sede legale; b) copia dello Statuto. Per le associazioni senza scopo di lucro, costituite prima dellentrata in vigore del citato Regolamento, lo Statuto stesso pu essere integrato con un documento contenente le previsioni statutarie richieste; tale documento, deliberato dallorgano competente, deve recepire come vincolanti dette previsioni, impegnando lassociazione ad effettuare la modifica statutaria non oltre sei mesi dalla data di presentazione della domanda; c) ambito territoriale di attivit; d) elenco nominativo delle cariche associative; e) relazione dettagliata sullattivit svolta, sottoscritta dal legale rappresentante.
Provvedimenti di iscrizione o di diniego Entro sessanta giorni dalla data di ricevimento della domanda, verificati i requisiti e la completezza della documentazione, con provvedimenti motivati del Direttore del Servizio disposta liscrizione al Registro, ovvero il diniego della stessa. Entro trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento di diniego, pu essere presentato ricorso alla Giunta regionale ai sensi del D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199 (Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi); fatto salvo il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale previsto dallarticolo 10, comma 2 della legge 383/2000. Liscrizione al Registro alternativa alliscrizione nel Registro generale delle organizzazioni di volontariato, di cui allarticolo 6 della legge regionale 20 febbraio 1995, n. 12 e successive modifiche ed integrazioni. Tenuta e conservazione del registro Il Servizio del Volontariato provvede, con cadenza biennale, alla revisione del Registro, per verificare la permanenza dei requisiti cui subordinata liscrizione. A tal fine, entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta, le associazioni devono trasmettere la seguente documentazione: a) una dichiarazione attestante il permanere dei requisiti; b) una relazione sullattivit svolta, nonch lindicazione delle risorse umane e finanziarie utilizzate. Qualora non sussistessero pi i requisiti necessari, il Direttore del Servizio di Volontariato, con atto motivato, dispone la cancellazione. Entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento di cancellazione, pu essere presentato ricorso alla Giunta regionale ai sensi del D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199 (Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi); fatto salvo il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale previsto dallarticolo 10, comma 2 della legge 383/2000.
7.3 PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO La legislazione delle province autonome di Trento e Bolzano in materia di enti non profit disciplina i seguenti enti: associazioni di volontariato associazioni di promozione sociale (APS). Registro provinciale delle organizzazioni di volontariato Provincia Autonoma di Trento L Albo provinciale delle organizzazioni di volontariato si articola in due sezioni: SEZIONE A): riservata alle organizzazioni che hanno come scopo sociale esclusivamente la promozione e la tutela della salute, la prevenzione e la rimozione della marginalit e del disagio sociale (in particolare, devono essere previste azioni di solidariet nei seguenti ambiti: sanit e assistenza, aiuto diretto alla persona in difficolt, nelle varie fasi della prevenzione, della cura e della riabilitazione). SEZIONE B): riservata alle organizzazioni che perseguono esclusivamente scopi di solidariet sociale non compresi tra quelli di cui alla sezione A (essenzialmente nei seguenti ambiti: protezione civile, istruzione, promozione umana e sociale in generale, tutela dei diritti funzione di advocacy - impegno civile, cooperazione allo sviluppo, tutela dellambiente purch strettamente connessa alla salute delluomo). I principali criteri di iscrizione fissati dalla Commissione provinciale per il volontariato sono i seguenti: 1) ammessa liscrizione delle sole organizzazioni aventi sede legale nel territorio provinciale, e di quelle a carattere nazionale operanti in provincia di Trento con autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile.
2) Sono escluse le organizzazioni che si propongono la sola tutela degli associati o dei loro familiari. Rientrano tuttavia tra le organizzazioni di volontariato le associazioni cosiddette di self-help purch in possesso delle seguenti tre caratteristiche: a) devono essere rivolte ad unutenza definibile come socialmente svantaggiata e/o che sia anche destinataria di interventi delle politiche sociali pubbliche; b) devono organizzare e produrre, in forma continuativa, servizi in grado di incidere concretamente sulla situazione delle persone in stato di disagio, o destinatari delle politiche sociali (risultano pertanto esclusi i servizi di patronato in genere); c) infine, deve risultare dallo statuto (o da un attento esame delle concrete modalit di gestione dellorganizzazione) che i servizi prodotti sono erogati di fatto indistintamente a tutti i cittadini, a parit di condizioni e senza alcun privilegio per i soci. 3) Possono essere iscritte allalbo le organizzazioni di volontariato costituite da almeno sei mesi e la cui attivit sia in corso dallo stesso periodo. Per determinate iniziative o per particolari settori di intervento, la Commissione pu richiedere che lattivit sia iniziata in data ancora antecedente, e comunque da non pi di un anno. 4) esclusa la possibilit della contemporanea iscrizione allalbo delle organizzazioni di volontariato ed al registro delle associazioni di promozione sociale, in quanto: sotto il profilo formale, diversi sono i requisiti statutari richiesti; sotto il profilo sostanziale, diverse ed incompatibili sono le modalit di funzionamento contabile e di trattamento impositivo previste dalle due discipline. Nel caso di attivit mista, si adotta il criterio della prevalenza. La domanda va indirizzata alla Provincia. Liscrizione disposta con atto dellassessore competente per materia, sentita la Commissione provinciale per il volontariato. La domanda deve essere corredata dalla seguente documentazione:
a) copia dellatto di costituzione, il quale deve prevedere: lelettivit delle cariche sociali la democraticit della gestione dellorganizzazione il diritto di ogni cittadino di farne parte, salvo motivato diniego la parit di accesso ai servizi erogati e alle attivit svolte, senza differenziazione tra appartenenti e non lesclusione dello scopo di lucro le forme di gestione e controllo sulla contabilit e sul patrimonio la devoluzione dei propri beni, in caso di cessazione dellattivit, ad organizzazioni di volontariato operanti in settore analogo o similare; b) una dichiarazione di rispetto dei diritti, della dignit personale e delle convinzioni dei destinatari dellattivit; c) copia dellordinamento interno, con lindicazione delle persone cui conferita la presidenza o la direzione; d) una relazione sugli interventi gi attuati, ed un programma di quelli che si intendono attivare; specificando, per entrambi, le metodologie di intervento e la qualificazione del personale volontario impiegato. Provincia Autonoma di Bolzano Il registro provinciale delle organizzazioni di volontariato suddiviso nelle seguenti sezioni: a) assistenza sociale e sanitaria; b) attivit culturali, educative e di formazione; c) attivit sportive, ricreative e di tempo libero; d) protezione civile, tutela dellambiente e del paesaggio. I principali criteri di iscrizione stabiliti dalla Legge provinciale n.11/1993 e dal regolamento di esecuzione adottato con D.P.G.P.n.61/1994, sono i seguenti: 1. hanno diritto alliscrizione le organizzazioni di volontariato che per-
seguono le loro finalit in territorio provinciale, e che abbiano i requisiti indicati negli articoli 2 e 3 della Legge provinciale n.11/1993 (i quali recepiscono, in sostanza, i criteri stabiliti dalla legge nazionale n.266/1991); 2. le attivit o i servizi nei settori previsti devono essere prestati a favore della generalit dei cittadini potenzialmente interessati, e non dei soli volontari aderenti alle organizzazioni; 3. non ammessa liscrizione contemporanea al registro delle organizzazioni di volontariato ed al registro delle organizzazioni di promozione sociale. La domanda va indirizzata alla ripartizione Presidenza della Provincia. Liscrizione disposta con decreto del Presidente della Giunta Provinciale. La domanda deve essere corredata dalla seguente documentazione: a) copia dellatto costitutivo contrassegnato dal legale rappresentante su ogni pagina. In mancanza di un atto costitutivo, pu essere allegata una dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet, contenente lanno di fondazione dellorganizzazione e lattestazione che al momento della fondazione non era stato redatto nessun atto scritto; b) copia dello statuto (o degli accordi tra gli aderenti) contrassegnato su ogni pagina dal legale rappresentante; c) una relazione sullattivit svolta; d) una relazione sullattivit progettata; e) un apposito questionario (lo si trova presso lUfficio Provinciale Affari del Gabinetto), debitamente compilato. Registro provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale Provincia Autonoma di Trento Il registro organizzato nelle seguenti sezioni, secondo i diversi ambiti di intervento:
A) SEZIONE CULTURA, riservata alle associazioni della cultura scientifica ed umanistica, le associazioni artistiche, quelle volte alla ricerca etica e spirituale, e le associazioni similari; B) SEZIONE SPORT, che comprende le associazioni sportive dilettantistiche, quelle ricreative e del tempo libero, e quelle ad esse assimilabili; C) SEZIONE MISTA, riservata alle associazioni aventi scopi misti o diversi da quelli previsti nelle altre sezioni, ovvero le articolazioni territoriali di associazioni gi iscritte nel registro nazionale. Possono chiedere liscrizione al registro le associazioni costituite ed operanti da almeno un anno, che svolgano attivit di utilit sociale ai sensi dellart. 2 della Legge n. 383/2000, e che abbiano un atto costitutivo ed uno statuto in linea con i requisiti indicati nellarticolo 3 della medesima legge (i quali sono stati recepiti dalla normativa provinciale nellallegato B della deliberazione della Giunta Provinciale 17.05.2002, n. 1077). La domanda pu essere presentata in qualsiasi momento, direttamente o per posta a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, al Servizio competente in materia di attivit socio-assistenziali della Provincia Autonoma di Trento, con sede in via Gilli n. 4 a Trento. La domanda, sottoscritta dal legale rappresentante, deve contenere la dichiarazione del legale rappresentante concernente: 1. denominazione, sede e codice fiscale dellassociazione 2. settore prevalente di attivit 3. ambito territoriale di operativit 4. numero degli aderenti allassociazione 5. prevalente gratuit delle relative prestazioni. La stessa deve essere corredata dai seguenti documenti: a) atto costitutivo e statuto in copia semplice; b) relazione sullattivit svolta e sui programmi da realizzare; c) lultimo conto consuntivo approvato;
d) fotocopia del documento di identit del dichiarante (limitatamente allipotesi in cui la domanda non sia sottoscritta dal dichiarante in presenza del dipendente addetto a ricevere la documentazione). In merito alliscrizione al registro, provvede il Dirigente del Servizio Attivit Socio-assistenziali, previa verifica della sussistenza dei requisiti, entro novanta giorni dalla presentazione della domanda. Qualora la domanda non venga rigettata entro tale termine, o non si renda necessaria una sospensione, liscrizione si intende perfezionata. Provincia Autonoma di Bolzano Il registro organizzato secondo i diversi settori in cui si svolge lattivit di promozione sociale: a) assistenza sociale e sanitaria; b) attivit culturale, educativa e di formazione; c) attivit sportive, ricreative e di tempo libero; d) protezione civile, tutela dellambiente e del paesaggio; e) promozione del turismo sociale, tutela dei diritti dei consumatori e utenti, diritti umani e pari opportunit, nonch cooperazione allo sviluppo. Requisiti per liscrizione: ai sensi dellart.8 del Decreto del Presidente della Provincia 12 gennaio 2004, n.1, hanno diritto ad essere iscritte nel registro provinciale le organizzazioni di promozione sociale che si costituiscono con atto scritto e che sono dotate di uno statuto che ne garantisce lautonomia organizzativa, gestionale e patrimoniale, il quale deve contenere gli elementi indicati al punto 3.2. Modalit di iscrizione: la domanda di iscrizione va presentata allUfficio Affari di Gabinetto, Ripartizione Presidenza, Palazzo Provinciale 1, Via Crispi 3, 39100 Bolzano. La stessa corredata dalla seguente documentazione: a) copia dellatto costitutivo firmata dal legale rappresentante su ogni pagina, ovvero dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet ai sensi
dell art. 47 del D.P.R. 28.12.2000, n. 445; b) copia dello statuto firmata dal legale rappresentante su ogni pagina; c) relazione sul programma di attivi; d) indicazione del numero totale degli associati; e) indicazione degli ambiti prevalenti di attivit; f) un apposito questionario (lo si trova presso lUfficio Affari di Gabinetto), debitamente compilato. In merito alliscrizione al registro, provvede il Presidente della Provincia. Obblighi: Le organizzazioni iscritte al registro provinciale devono comunicare le modificazioni dellatto costitutivo e dello statuto, il trasferimento della sede, il cambiamento del rappresentante legale e la delibera di scioglimento allUfficio Affari di Gabinetto entro 45 giorni dallevento. Inoltre, le organizzazioni iscritte devono presentare annualmente entro il 31 maggio allo stesso Ufficio provinciale una relazione sullattivit svolta ed il rendiconto economico. Tenuta e conservazione del registro: LUfficio Affari di Gabinetto provvede, almeno ogni cinque anni, alla revisione delle organizzazioni iscritte al fine di verificare la permanenza dei requisiti previsti per liscrizione. Qualora non sussistessero pi i requisiti necessari, il Presidente della Provincia, con decreto, dispone la cancellazione. Disposizioni in materia di IRAP per le ONLUS Provincia Autonoma di Trento 1) Legge provinciale 19 febbraio 2002, n. 1, art. 13, concernente disposizioni in materia di IRAP dovuta dalle ONLUS; 2) Legge provinciale 30 dicembre 2002, n. 15, art. 2, riguardante disposizioni in materia di aliquota dellimposta regionale sulle attivit produttive (IRAP) per gli anni 2003 e 2004.
Sulla base della facolt concessa dallart. 21 del D.Lgs. n. 460/1997, la Provincia di Trento ha deliberato la riduzione dellaliquota dellIRAP al 3,25% per i periodi dimposta 2002, 2003 e 2004. Lagevolazione si applica a tutti i soggetti considerati ONLUS ai sensi dellart. 10 del D.Lgs. n. 460/1997. Per ulteriori informazioni: Circolare n. 1/2003 del 9 giugno 2003, prot. n. 3774/64/C118 del Servizio Tributi della Provincia Autonoma di Trento: Istruzioni in materia di IRAP. Provincia Autonoma di Bolzano 1) Legge provinciale 26 luglio 2002, n. 11, art. 1, concernente modifiche della Legge provinciale 11 agosto 1998, n. 9, art. 21-bis, recante disposizioni sullapplicazione dellimposta regionale sulle attivit produttive. Con tale norma stata stabilita lesenzione dal pagamento dellIRAP a decorrere dall1 gennaio 2003 per i soggetti individuati dallart. 10 del D.Lgs. n. 460/1997, cio per tutte le ONLUS. Per ulteriori informazioni: Circolare n. 1 del 28 gennaio 2003 del Presidente della Provincia di Bolzano: Agevolazioni alle ONLUS in materia di IRAP.
Indicazioni per le procedure di costituzione e riconoscimento degli enti non profit A.1 LA COSTITUZIONE DI UNA ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA Il contratto associativo non richiede forme particolari. tuttavia consigliabile che lo statuto (o, in mancanza, latto costitutivo) accolga quantomeno i seguenti elementi di base: denominazione e sede dellente; specificazione dellassenza di uno scopo di lucro; individuazione delloggetto sociale, di natura mutualistica o solidaristica; requisiti per lammissione degli associati; norme di comportamento degli associati; indicazione del patrimonio e delle entrate; individuazione degli organi associativi (consiglio direttivo, assemblea; eventualmente, collegio dei probiviri e/o dei revisori); norme di funzionamento degli organi associativi (in particolare, per consiglio direttivo ed assemblea, modalit di convocazione, costituzione, deliberazione); durata dellesercizio sociale, e termini di rendicontazione del medesimo; modalit di scioglimento dellassociazione, con indicazione delle modalit di devoluzione (anche in questo caso non lucrative) degli eventuali residui attivi. A.2 LA NASCITA DI UNA FONDAZIONE La fondazione nasce con un lascito patrimoniale, cui il fondatore (che non destinato a guidare lente, ma ne attribuisce la gestione ad uno o pi amministratori) conferisce un vincolo di destinazione non lucrativo.
Gli amministratori - che di norma non rispondono dei debiti della Fondazione - sono chiamati al perseguimento dello scopo enunciato. Lattivit della fondazione viene finanziata con il citato lascito, con i relativi frutti, nonch con ulteriori lasciti, donazioni, erogazioni di terzi. A.3 LA PROCEDURA DI RICONOSCIMENTO DI ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI La procedura di riconoscimento regolata dal D.P.R. 10 febbraio 2000 n. 361, il quale in via generale prevede una domanda rivolta allufficio Territoriale del Governo (gi Prefettura) nella cui Provincia stabilita la sede dellente (con conseguente iscrizione, in caso di ammissione, nel registro delle persone giuridiche presso il medesimo ufficio). Sono fatti salvi i casi nei quali il medesimo D.P.R. stabilisce la competenza di Regioni e Province Autonome. Sul medesimo registro dovranno essere annotati i principali elementi che caratterizzano lAssociazione (data dellatto costitutivo, denominazione, scopo, patrimonio, durata se determinata, sede, identificazione degli amministratori con specificazione dei poteri di rappresentanza), e le eventuali variazioni successive. A.4 LA COSTITUZIONE DI UN COMITATO I Comitati nascono per la realizzazione di campagne od opere solidaristiche o di beneficenza, di un avvenimento culturale, di una specifica manifestazione sportiva, insomma di iniziative messe a disposizione della collettivit. Ad esempio, un Comitato che segue lorganizzazione dei campionati del mondo di ciclismo in una determinata citt mette il risultato della propria attivit a disposizione della collettivit e di soggetti terzi rispetto allente; mentre lassociazione sportiva ciclistica si propone soprattutto di avviare e sostenere nellattivit sportiva i propri membri. Anche per il Comitato il Codice Civile non richiede particolari moda-
lit di costituzione e specifiche norme statutarie, a meno che i promotori non si propongano di ottenere il riconoscimento: in tal caso, necessaria la costituzione per atto pubblico. Va per posta particolare attenzione al fatto che specifiche forme costitutive e/o statutarie possono essere richieste da determinate norme fiscali agevolative. comunque opportuno che esistano norme statutarie con la previsione: di unassemblea dei partecipanti, destinata ad assumere le decisioni di carattere generale; di un organo di gestione, formato da uno o pi membri dellente che si occupino della gestione e della esecuzione delle delibere assembleari, oltre che - sulla base di specifici poteri di rappresentanza - dei rapporti con lesterno. A.5 LO STATUTO DELLE ONLUS Per poter acquisire la qualifica di ONLUS gli enti interessati devono redigere latto costitutivo o lo statuto nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata. Detti atti devono prevedere espressamente le seguenti clausole: a) lo svolgimento di attivit in uno degli undici settori tassativamente previsti dalla legge; b) lesclusivo perseguimento di finalit di solidariet sociale; c) il divieto di svolgere attivit diverse da quelle menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse; d) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonch fondi, riserve o capitale durante la vita dellorganizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre ONLUS che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura. Una deroga a tale divieto prevista per le cooperative con i requisiti per essere ONLUS, che devono destinare il 3% degli utili ai fondi
mutualistici (art.11 L.3/1/92 n.59). Si considerano distribuzione indiretta di utili tutte le operazioni poste in essere dalle ONLUS che tendono a concedere a determinati soggetti condizioni di maggior favore rispetto alle normali regole di mercato; e) lobbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attivit istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse. Tale obbligo viene assolto anche con la costituzione di riserve vincolate alle predette attivit; f) lobbligo di devolvere il patrimonio dellorganizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilit sociale o a fini di pubblica utilit, sentito lorganismo di controllo di cui allarticolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilit sociale istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 settembre 2000). La perdita di qualifica di ONLUS equiparata allo scioglimento; g) lobbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale; h) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalit associative volte a garantire leffettivit del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneit della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori det il diritto di voto per lapprovazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dellassociazione. esclusa la possibilit di esprimere il voto mediante delega, con la sola eccezione per le organizzazioni a carattere nazionale. Questo vincolo non si applica nei confronti delle fondazioni e degli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese; i) luso, nella denominazione ed in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione organizzazione non lucrativa di utilit sociale o dellacronimo ONLUS.
Questo obbligo non opera nei confronti degli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese. A.6 LISCRIZIONE NELLANAGRAFE ONLUS E LE SUCCESSIVE VARIAZIONI Condizione necessaria per accedere al particolare regime agevolato previsto per le ONLUS liscrizione nellanagrafe unica delle ONLUS, gestita su base territoriale dalla Direzione Regionale/Provinciale dellAgenzia delle Entrate. Pertanto, i soggetti in possesso dei requisiti formali e sostanziali sopra indicati (cfr. paragrafo. 4), che vogliono usufruire del suddetto regime agevolato, devono darne comunicazione all Agenzia delle Entrate Direzione Regionale (o Provinciale, per le sole province di Trento e Bolzano) nel cui ambito territoriale si trova il loro domicilio fiscale. Occorre a tal fine presentare lapposito modello approvato con Decreto del Ministero delle Finanze del 19/01/98 con le integrazioni previste dal D.M. 18/07/03 n. 266 del 4 ottobre 2003, nonch una dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante della ONLUS, nella quale sono attestate le attivit svolte e il possesso dei requisiti previsti dallart. 10 del D. Lgs. 460/97 (secondo il modello approvato il 29 dicembre 2003). In luogo della suddetta dichiarazione pu essere allegata copia dello statuto o dellatto costitutivo. Latto costitutivo o lo statuto devono essere redatti nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata. La presentazione della domanda di iscrizione pu essere effettuata tramite spedizione in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento, oppure consegna in duplice esemplare ( di cui uno viene restituito timbrato e datato per ricevuta). La Direzione Regionale/Provinciale competente, effettuati i controlli formali, iscrive o nega liscrizione allanagrafe unica delle ONLUS,
dandone comunicazione ai richiedenti. Ogni variazione dei dati forniti in sede di comunicazione iniziale, comprese quelle che potrebbero comportare la perdita della qualifica di ONLUS, deve essere comunicata entro 30 giorni alla Direzione Regionale/Provinciale competente, utilizzando il medesimo modello. La cancellazione dallanagrafe delle ONLUS effettuata dalla Direzione Regionale/Provinciale con provvedimento motivato, notificato al soggetto interessato, previo parere obbligatorio dellAgenzia per le ONLUS e comporta la perdita dei benefici fiscali stabiliti dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. A.7 VIGILANZA SIAE PER ATTIVIT SPETTACOLISTICA Per gli enti non commerciali, le attivit di spettacolo svolte in via occasionale e saltuaria rilevano ai fini IVA, se effettuate nellambito dellattivit dimpresa esercitata. In tal caso, i soggetti devono certificare i relativi corrispettivi con lemissione, allatto del pagamento, di titoli di accesso, emessi mediante gli appositi misuratori fiscali o biglietterie automatizzate. I titoli di accesso, consegnati a ciascun partecipante allevento, devono contenere le seguenti indicazioni: a) natura dellattivit esercitata; b) data e ora dellevento; c) luogo, impianto e sala dellevento; d) numero e ordine di posto; e) natura, titolo ed ogni altro elemento identificativo dellevento; f) corrispettivo per lattivit di intrattenimento o di spettacolo; g) ingresso gratuito, riduzione del prezzo e relative causali, avvenuto pagamento dellimposta, dicitura abbonato ed estremi dellabbonamento a data libera; h) ammontare del corrispettivo incassato a titolo di prevendita; i) natura, qualit e quantit dei beni e servizi oggetto delle prestazioni accessorie, complementari o comunque connesse, con separata indi-
cazione dei corrispettivi; l) dicitura: emesso per la vendita da parte di con i dati identificativi del terzo distributore; m) stampa del sigillo fiscale. Per gli abbonamenti relativi allattivit di intrattenimento e di spettacolo, deve essere emesso un apposito titolo di accesso, che contenga le indicazioni previste per lordinaria emissione del titolo, con laggiunta della dicitura abbonamento, e lindicazione del numero delle prestazioni a cui lo stesso d diritto. A fine manifestazione, occorre emettere un documento riepilogativo dellincasso giornaliero, distinto per sala (od impianto) ed evento, che riporti: lincasso giornaliero, con lindicazione dellimponibile, delle imposte e delle relative aliquote, con separata indicazione dei dati relativi agli incassi percepiti a titolo di prevendita, per le prestazioni accessorie e per quelle comunque connesse; i corrispettivi degli abbonamenti e i relativi ratei giornalieri; lindicazione del numero degli ingressi a pagamento, di quelli per i quali avvenuto il pagamento dellimposta, di quelli rilasciati gratuitamente, a riduzione e degli abbonati, con indicazione dellordine di posto. Al termine di ciascun mese, gli organizzatori e gli esercenti attivit di intrattenimento o di spettacolo devono provvedere, sempre attraverso lausilio dellapparecchiatura fiscale in dotazione, ad emettere: un riepilogo mensile che riporti tutte le indicazioni previste per il titolo di accesso; nonch, per ciascun evento effettuato nel mese, il totale dei corrispettivi relativi, ancorch questi siano stati incassati nei mesi precedenti. Per le attivit spettacolistiche, organizzate in modo saltuario od occasionale, deve essere data preventiva comunicazione delle manifestazioni programmate allUfficio SIAE, competente in relazione al luogo in cui si svolge la manifestazione.
A.8 GLI ENTI ECCLESIASTICI Occorre tenere conto, al riguardo, delle norme pattizie che regolamentano gli enti ecclesiastici facenti capo alle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese. In particolare, per gli enti ecclesiastici facenti capo alla Chiesa Cattolica, assume rilievo il documento conclusivo della Commissione Paritetica Italo-Vaticana, in base al quale non si pu richiedere a questi enti la costituzione per atto pubblico, n il possesso in ogni caso dello statuto, n la conformit dello stesso (se esistente) alle prescrizioni riguardanti le persone giuridiche private.
possibile consultare la prassi richiamata nel sito www.agenziaentrate.gov.it/documentazionetributaria B.1 ONLUS RISOLUZIONE del 09/09/2002 N. 292 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Erogazioni gratuite in denaro o in natura nei confronti di altre ONLUS. Beneficenza. Finalit di solidariet sociale. SINTESI Ai fini dellesatta individuazione dellattivit di beneficenza, prevista dallart. 10, comma 1, lettera a), punto 3), del D.Lgs. n. 460/97, lAgenzia delle Entrate precisa che nella suddetta attivit sono ricomprese: le erogazioni in denaro o in natura a favore degli indigenti; le erogazioni che mirano ad alleviare le condizioni di bisogno di soggetti meritevoli di solidariet sociale, comprese quelle effettuate a beneficio di altri enti che operano direttamente nei confronti delle suddette persone; le erogazioni gratuite in denaro o in natura effettuate a favore di altre Onlus o di Enti Pubblici che operano nel campo dellassistenza sociale e socio-sanitaria, dellassistenza sanitaria, della tutela dei diritti civili, della ricerca scientifica indirizzata allo studio di patologie di particolare rilevanza sociale, degli aiuti umanitari. RISOLUZIONE del 18/02/2002 N. 46 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Cessione gratuita di derrate alimentari a Onlus. Esatta applicazione dellart. 13, comma 4, del D.Lgs. n. 460/97 e dellart. 2, comma 2, del D.P.R. n. 441/97. SINTESI Una societ, per evitare di distruggere alcuni beni di propria produzio-
ne, ha intenzione di cederli gratuitamente a Onlus. Trattandosi di merce di rapida deperibilit non risulta possibile prevedere con anticipo la quantit di beni vicini alla data di scadenza da ritirare dalla rete di distribuzione e da consegnare velocemente alle Onlus affinch siano in grado di consumarli entro il termine di scadenza. La possibilit di godere delle agevolazioni previste dallart. 13, comma 2, del D.Lgs. n. 460/97 subordinata al rispetto di tutti gli adempimenti formali, gravanti sia sul cedente sia sulla Onlus beneficiaria, cos come espressamente previsti dal successivo comma 4. Il mancato adempimento degli obblighi di legge ha come conseguenza che le cessioni di beni in argomento costituiscono, ai fini delle imposte sui redditi, ricavi. Unica eccezione ammessa proprio per le cessioni di beni facilmente deperibili e di modico valore, per le quali i titolari di reddito dimpresa sono esonerati dallobbligo di comunicazione preventiva. Ai fini Iva, le imprese non sono tenute ad inviare la comunicazione prevista dallart. 2, comma 2, del D.P.R. n. 441/97 solamente nel caso in cui lammontare complessivo del costo dei beni ceduti non superi la somma di Euro 5.164,57. RISOLUZIONE del 10/01/2002 N. 6 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Tassazione dei redditi derivanti dai propri immobili. SINTESI Per una Onlus dare in locazione propri immobili - indifferentemente che essi siano o meno sottoposti al regime vincolistico di cui alla legge n. 1089 del 1939 - allo scopo di trarne un reddito, cio di riscuoterne i canoni, non costituisce attivit dimpresa ma una mera attivit di godimento. Si configura pertanto una attivit di gestione del patrimonio che non riguarda il fine dellente ma il mezzo o uno dei mezzi attraverso il quale lente stesso si sostiene o si procura i mezzi finanziari per poter raggiungere i suoi scopi istituzionali. Si esclude pertanto che per detta attivit di locazione possa operare la decommercializzazione pre-
vista dallart. 150 del nuovo TUIR. Gli immobili locati, vincolati o meno, producono reddito fondiario ai sensi dellart. 25 e seguenti del nuovo TUIR. RISOLUZIONE del 29/10/2001 N. 170 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Trattamento tributario ai fini Iva applicabile a prestazioni di somministrazione pasti a favore di anziani nel contesto di un programma di assistenza a domicilio. SINTESI Una cooperativa sociale, Onlus di diritto, chiede di conoscere il trattamento tributario, ai fini Iva, applicabile ad alcune tipologie di prestazioni (quali la fornitura di pasti a domicilio; preparazione ed aiuto allassunzione dei pasti; cura della casa; commissioni varie come, ad esempio, la spesa, prenotazione visite mediche, consegna biancheria) effettuate a favore di anziani ed inabili adulti nel contesto di un ampio programma di assistenza domiciliare. LAgenzia delle Entrate ritiene che alle suddette prestazioni si rende applicabile laliquota agevolata del 4 per cento, ai sensi del n. 41-bis, Tabella A, parte seconda, allegata al D.P.R. n. 633/72, in quanto trattasi di prestazioni di assistenza domiciliare, espressione che ricomprende anche i servizi socio-assistenziali resi nellambito domiciliare. Per quanto concerne gli acquisti e le altre operazioni passive in genere (ad esempio, acquisto di pasti somministrati agli anziani; prestazioni di trasporto rese da terzi) si rendono applicabili le aliquote proprie dei singoli beni o servizi acquistati, escludendosi in ogni caso la possibilit di applicare laliquota al 4 per cento. RISOLUZIONE del 21/05/2001 N. 75 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Casa di riposo per anziani. Attivit istituzionale di ONLUS. Gestione di asilo nido-scuola materna. Attivit connessa. Non tale.
SINTESI Una Fondazione chiede se pu attivare, in connessione alla gestione di una casa di riposo per anziani (attivit istituzionale), anche una scuola materna - asilo nido (attivit connessa), mantenendo il proprio status di Onlus. Alla luce dei criteri indicati dalla relazione illustrativa del D.Lgs. n. 460/97, lattivit di gestione di una scuola materna - asilo nido non pu rientrare tra le attivit accessorie per natura a quelle istituzionali di cui allart. 10, comma 5, del citato decreto, in quanto integrative delle stesse. La circolare n. 168/E del 26 giugno 1998 ha fatto alcuni esempi di attivit che si possono considerare connesse a quelle istituzionali: a) la vendita di depliants nei botteghini dei musei; b) la vendita di magliette pubblicitarie e di altri oggetti di modico valore in occasione di campagne di sensibilizzazione. RISOLUZIONE del 11/12/2000 N. 189 emanata dal Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Entrate, Direzione Centrale: Affari Giuridici e Contenzioso Tributario. OGGETTO: Attivit di assistenza sociale e socio-sanitaria. Case di riposo per anziani. Agevolazioni. Condizione di svantaggio dei destinatari. Necessita. SINTESI Le case di riposo per anziani possono fruire delle agevolazioni previste per le ONLUS solamente qualora si facciano carico di situazioni personali effettivamente marginali e disagiate anche sotto laspetto del bisogno economico (facendo cio pagare agli ospiti in disagio economico rette poco pi che simboliche, ovvero integrate da contributi di enti pubblici, ma non certo rette allineate ai valori di mercato). Le Onlus possono svolgere la loro attivit in regime di convenzione con le Amministrazioni pubbliche: in tal caso lirrilevanza fiscale dei contributi erogati allente - ai sensi dellart. 108, comma 2-bis del TUIR (Art. 143 comma 3 del nuovo TUIR), al quale fa esplicito rinvio lart. 26 del D.Lgs. n. 460/97 - vale sia per i contributi a fondo perduto che per i contributi aventi natura corrispettiva.
B.2 ENTI NON COMMERCIALI RISOLUZIONE del 20/10/2003 N. 198 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Erogazioni liberali per progetti culturali. SINTESI LAgenzia delle Entrate, previo parere fornito dal Ministero per i beni e le attivit culturali, ha previsto che le erogazioni liberali effettuate da imprese per sostenere le opere di restauro e conservazione della casa canonica parrocchiale, soggetta a regime vincolistico di cui al D.Lgs. n. 490/99, non sono deducibili dal reddito dimpresa ai sensi dellart. 65, comma 2, lettera c-nonies, del TUIR, (art. 100, comma 2, lettera m, del nuovo TUIR). Ci in quanto, lo svolgimento di attivit e la realizzazione di programmi nel settore dei beni culturali, previsti dalla norma agevolativa, non rientrano tra i compiti istituzionali della Parrocchia RISOLUZIONE del 23/04/2003 N. 94 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Semplificazione delle modalit di certificazione dei corrispettivi per associazioni sportive dilettantistiche ai sensi del D.P.R. n. 69/2002. SINTESI Le disposizioni di semplificazione delle modalit di certificazione dei corrispettivi per le societ e le associazioni sportive dilettantistiche previste dal D.P.R. n. 69/2002 si applicano solo quando ricorrono le seguenti condizioni: deve trattarsi di societ ed associazioni sportive dilettantistiche anche se non riconosciute dal CONI o dalle Federazioni sportive nazionali purch riconosciute dagli enti di promozione sportiva, incluse le associazioni sportive che si avvalgono delle disposizioni della legge 16 dicembre 1991 n. 398; le attivit sportive devono essere svolte nellambito di manifestazioni sportive dilettantistiche; le attivit sportive devono essere svolte nel territorio dello Stato.
RISOLUZIONE del 24/06/2002 N. 205 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Esenzione IVA per i corsi di formazione per discipline sportive. Art. 10 comma 1 n. 20 del DPR 633/1972. SINTESI La risoluzione fornisce chiarimenti in materia di formazione per discipline sportive, con riferimento alle agevolazioni IVA, precisando che i proventi derivanti dallo svolgimento dei corsi di formazione per discipline sportive non possono fruire dellesenzione IVA prevista dallart. 10 comma 1 n. 20 se le relative attivit didattiche non sono formalmente riconosciute dalla federazione di appartenenza ovvero dal CONI. RISOLUZIONE del 20/05/2002 N. 148 emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Trattamento fiscale di un comitato organizzatore di manifestazione fieristica. SINTESI La delibera di un Consiglio comunale istituisce ogni anno un Comitato affidandogli il compito di organizzare una manifestazione fieristica e di promozione di prodotti tipici soltanto nelle domeniche di ottobre. Tale Comitato deve essere qualificato come ente commerciale sia ai fini delle imposte sui redditi sia ai fini Iva. Lart. 148, comma 4, del nuovo TUIR reca, infatti, una previsione di carattere generale sulla natura commerciale di una serie di attivit, tra cui espressamente indicata la gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale. Identica previsione contenuta ai fini Iva nellart. 4, comma 4, del D.P.R. 633/72. RISOLUZIONE del 04/03/2002 n. 70/E emanata dallAgenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso. OGGETTO: Associazione con scopi assistenziali e culturali senza fine di lucro. Determinazione della base imponibile. Qualificazione di ente commerciale o non commerciale. Criteri.
SINTESI Una associazione persegue scopi assistenziali e culturali senza fine di lucro, quali: attivit di gestione di Centri di riabilitazione residenziali per soggetti disabili; prestazione di servizi sanitari, ambulatoriali e domiciliari; servizi di trasporto di soggetti disabili. Tutti questi servizi sono resi a pazienti disabili convenzionati con le ASL e con i Comuni, e per le quali lAssociazione, in base a convenzioni a copertura delle spese sostenute, percepisce rette costituenti le uniche entrate dellEnte. Dallo statuto emerge che lassociazione svolge in via esclusiva: lattivit di gestione di Centri di riabilitazione residenziali per soggetti disabili, affetti da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali; la prestazione di servizi sanitari ambulatoriali e domiciliari nei confronti dei suddetti soggetti svantaggiati; la prestazione di servizi di trasporto per soggetti disabili. Lattivit essenziale per il raggiungimento degli scopi primari dellente appare configurarsi come unattivit di prestazione di servizi organizzata in forma di impresa e come tale riconducibile fra le attivit commerciali di cui allart. 51 del vecchio TUIR, ( oggi, art. 55 del nuovo TUIR ). Pertanto lassociazione va qualificata come ente commerciale. A tale conclusione, non ostano la rilevanza sociale delle finalit perseguite, lassenza del fine di lucro o la destinazione dei risultati, tutti elementi irrilevanti ai fini della qualificazione di un ente. Anche il fatto che lattivit principale sia svolta in regime di convenzione o di accreditamento non muta la qualifica dellente. RISOLUZIONE del 11/08/2000 N. 132 emanata dal Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Entrate, Direzione Centrale Affari Amministrativi. OGGETTO: Manifestazioni a premio. SINTESI Una fondazione, che detiene il controllo azionario di un Istituto di
Credito, organizza una iniziativa promozionale per celebrare il suo anniversario, chiamando i soci a partecipare ad una festa nel corso della quale vengono assegnati a sorte dei premi di varia natura. Tale iniziativa non finalizzata ad accreditare prodotti e/o servizi n a perseguire alcun scopo commerciale, cos come indicato dallart. 43 del R.D.L. 19 ottobre 1938 n. 1933, bens semplicemente a creare un momento di aggregazione e di festa tra i vari soci; pertanto non si configura come una manifestazione a premio e pu essere svolta senza alcuna preventiva autorizzazione, a patto che in essa non venga effettuata alcuna pubblicit diretta o indiretta a favore di determinati prodotti, servizi e marchi commerciali. RISOLUZIONE del 23/05/2000 n. 66/E emanata dal Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Entrate, Direzione Centrale: Affari Giuridici e Contenzioso Tributario. OGGETTO: Trattamento fiscale, ai fini IRPEG (oggi, IRES) ed IVA, da applicare alle Universit della Terza Et. SINTESI Lattivit essenziale per il raggiungimento degli scopi primari svolta da unassociazione per lUniversit della Terza Et quella didattica di istruzione e formazione. Essa si configura come unattivit di prestazione di servizi organizzata in forma di impresa e come tale riconducibile fra le attivit commerciali di cui allarticolo 51 del vecchio TUIR (oggi, articolo 55 del nuovo TUIR). Per tale ragione lente Universit per la Terza Et deve essere qualificato come un ente commerciale. Ai fini di tale qualificazione non ostano n la rilevanza sociale delle finalit perseguite, n lassenza del fine di lucro n, infine, la destinazione dei risultati. Nei confronti dellassociazione Universit per la Terza Et non possono trovare applicazione le disposizioni tributarie di favore previste per gli enti non commerciali.
RISOLUZIONE del 15/03/1999 N. 38 emanata dal Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Entrate, Direzione Centrale: Affari Giuridici e Contenzioso Tributario. OGGETTO: Agevolazioni fiscali in favore delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 1 agosto 1991, n. 266. SINTESI Le agevolazioni fiscali previste a favore delle associazioni di volontariato non sono applicabili alle organizzazioni non inserite nei registri istituiti dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano conformemente al dettato dellart. 6, comma 2, della legge n. 266/91.
Spiegazione dei termini tecnici utilizzati nella guida 1. Personalit giuridica attribuita ad un soggetto di diritto diverso dalla persona fisica e costituisce centro di imputazione di rapporti giuridici. Con lacquisto della personalit giuridica si determina la separazione tra patrimonio dellEnte e patrimonio dei membri: il patrimonio dellente diventa autonomo e indipendente rispetto a quello dei suoi membri, che non rispondono delle obbligazioni associative se non con quanto conferito. 2. Fondo comune costituito dai contributi degli associati e dai beni eventualmente acquistati con i medesimi e su di esso si possono anche soddisfare i terzi creditori dellassociazione. 3. Amministratori Costituiscono lorgano di governo dellEnte, assumono decisioni operative e hanno la rappresentanza dellassociazione. frequente la nomina di pi persone costituenti un Consiglio Direttivo (oppure Consiglio di Amministrazione o espressioni analoghe). 4. Atto pubblico il documento redatto, con le formalit specificamente richieste, normalmente da un notaio. Particolari atti possono essere redatti con lausilio di un altro pubblico ufficiale (Cancelliere del Tribunale, Segretario comunale). 5. Responsabilit degli amministratori delle associazioni riconosciute Contrariamente a quanto avviene per le Associazioni non riconosciute, nelle Associazioni Riconosciute gli amministratori non sono responsabili delle obbligazioni associative.
Va tenuto presente che gli stessi - oltre che per le ordinarie responsabilit civili (ad esempio da danno) e/o penali di carattere generale - restano personalmente responsabili per gli atti eventualmente compiuti prima del riconoscimento dellAssociazione. tuttavia fatta salva la possibilit di ratifica del loro operato. 6. Scopo mutualistico essenzialmente lintento di fornire beni, servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri dellente, a condizioni pi vantaggiose di quelle che essi otterrebbero dal mercato. 7. Responsabilit dei membri del comitato non riconosciuto Per gli obblighi sociali assunti dal Comitato non riconosciuto, rispondono personalmente e solidalmente tutti i membri dellorganizzazione e non solo quelli che hanno agito in nome e per conto della medesima, come invece avviene nellAssociazione non riconosciuta. 8. Rappresentante legale il soggetto che rappresenta lEnte nei rapporti con i terzi. La sua attivit quindi attivit dellEnte e come tale viene ad esso riferita. 9. Scrittura privata autenticata e/o registrata La scrittura privata autenticata si ha quando un notaio o un altro pubblico ufficiale a ci autorizzato attesta che la sottoscrizione stata apposta in sua presenza. La registrazione la formalit consistente nellannotazione in pubblici registri della scrittura privata, al fine dellacquisizione della data certa. 10. Contabilit Insieme di regole che consentono di rilevare i fatti relativi allatti-
vit economica svolta, al fine di conoscere la situazione economica, patrimoniale e finanziaria di un soggetto in un dato momento, o il risultato di gestione di un determinato periodo. Pu essere riferita a singoli comparti di attivit costituendo in questo caso una contabilit separata. 11. Scritture contabili Registri obbligatori previsti dal codice civile e dalle leggi tributarie. 12. Categorie di redditi Si distinguono fiscalmente le seguenti categorie di redditi: Redditi fondiari: proventi dei terreni e dei fabbricati situati nel territorio dello Stato, iscritti o da iscrivere nel catasto dei terreni o nel catasto edilizio urbano. Tale reddito si distingue in reddito dominicale dei terreni, reddito agrario e reddito di fabbricati; Redditi di capitale: interessi, proventi delle obbligazioni e delle azioni e altre entrate derivanti dallimpiego di capitale finanziario; Redditi dimpresa: derivanti dallesercizio di imprese commerciali; Redditi di lavoro dipendente: derivanti da lavoro prestato alle dipendenze e sotto la direzione di altri, compreso quello a domicilio nei casi previsti dalla legislazione sul lavoro. Sono inoltre considerati redditi di lavoro dipendente le pensioni e gli assegni equiparati e altri redditi ad essi assimilati dalla legge. I redditi assimilati al lavoro dipendente sono entrate di natura eterogenea, assimilate dal punto di vista fiscale ai redditi di lavoro dipendente, quali ad esempio borse di studio o di formazione professionale, redditi di collaborazione coordinata e continuativa. Redditi di lavoro autonomo: compensi derivanti dallesercizio abituale di arti e professioni (sono escluse tutte le attivit svolte sotto forma di impresa). Redditi diversi: categoria eterogenea e residuale in cui confluisco-
no i redditi derivanti da vari eventi che non sono riconducibili nelle altre categorie di redditi ma che comportano comunque un incremento di ricchezza. 13. Rendita catastale il valore ai fini fiscali attribuito agli immobili, in base alle tariffe destimo determinate dallAgenzia del Territorio. Si differenzia dal canone che il pagamento periodico dovuto da chi usa un bene di propriet altrui. 14. Base imponibile il valore sul quale si applica laliquota prevista, al fine di determinare limposta dovuta. 15. Plusvalenza la differenza derivante dalla cessione di particolari beni (immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie) ad un prezzo superiore a quello di acquisto. 16. Sopravvenienze attive Componenti positive del reddito di impresa consistenti nella realizzazione di unattivit, o nella estinzione di una passivit, in conseguenza di eventi imprevisti ed eccezionali (ad esempio: il risarcimento danni o le somme liquidate da una compagnia assicurativa). 17. Premio di addestramento e formazione tecnica il premio stabilito, nel caso di primo contratto, dalle Federazioni sportive nazionali in favore della societ od associazione sportiva presso la quale latleta ha svolto la sua ultima attivit dilettantistica o giovanile (art. 6 Legge n. 91 del 23/03/1981).
18. Redditi assimilati al lavoro dipendente Entrate di natura eterogenea, assimilate dal punto di vista fiscale ai redditi di lavoro dipendente, quali ad esempio le borse di studio o di formazione professionale, o le indennit per pubbliche funzioni. 19. Collaborazione coordinata e continuativa Ha per oggetto la prestazione di attivit svolte in modo continuativo ma senza vincolo di subordinazione e senza impiego di mezzi organizzati a favore di un determinato soggetto (committente). Ai fini fiscali il reddito percepito dai collaboratori assimilato a quello di lavoro dipendente. 20. F24 (Modello) Delega di versamento, da utilizzare presso banche, uffici postali e concessionari della riscossione, per il versamento e la compensazione di gran parte delle imposte e dei contributi dovuti. 21. Rendiconto Il rendiconto annuale riassume le vicende economiche e finanziarie dellEnte, in modo da costituire uno strumento di trasparenza e di controllo dellintera gestione economica e finanziaria. 22. Ritenute alla fonte a titolo dacconto Somme trattenute dal reddito lordo da parte dellerogante (c.d. sostituto dimposta) per essere riversate allErario; esse rappresentano un anticipo dellimposta complessivamente dovuta dal percipiente. 23. Operazioni esenti Iva Operazioni rientranti nel campo di applicazione dellIva, ma che non comportano laddebito dellimposta, per espressa volont del legislatore.
24. Deduzioni e detrazioni ai fini dellimposizione sul reddito La deduzione limporto che il contribuente pu sottrarre dal proprio reddito allo scopo di determinare la base imponibile su cui effettuare il calcolo dellimposta lorda. La detrazione limporto che pu essere sottratto dallimposta lorda al fine di determinare limposta netta. 25. Valore normale In via generale, per valore normale si intende il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo pi prossimi.
1. Leggi e Regolamenti dello Stato - R.D.L. 19 ottobre 1938, n. 1933, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 1939, n. 973 - Riforma delle leggi sul lotto pubblico, in G.U. 30/12/1938, n. 298, Serie Generale - Legge 1 giugno 1939, n. 1089 - Tutela delle cose di interesse artistico e storico. G.U. n. 184 del 08/08/1939 - abrogato da: TU del 9/10/1999 n. 490 art. 166 - Nota: Vedi gli artt. 13 e 166, comma 2, del T.U. 29/10/1999, n. 490 - Dpr 30 settembre 1963, n. 1409 - Norme relative allordinamento ed al personale degli archivi di Stato. G.U. n. 285 del 31/10/1963 - Dpr 26 ottobre 1972, n. 633 - Istituzione e disciplina dellimposta sul valore aggiunto G.U. n. 292 del 11/11/1972 - Dpr 26 ottobre 1972, n. 641 - Disciplina delle tasse sulle concessioni governative G.U. n. 292 del 11/11/1972 - Dpr 26 ottobre 1972, n. 642 - Disciplina dellimposta di bollo Tabella art. 7 G.U. n. 292 del 11/11/1972 - Dpr 29 settembre 1973, n. 600 - Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi. G.U. n. 268 del 16/10/1973 Regime ordinario, artt. 20, 14, 15, 16 dpr 600/73 Regime semplificato art. 18 dpr 600/73 Regime forfetario gi art. 109bis, attuale art. 145 dpr 917, L. 662 del 23.12.1996 art. 3 comma 166
- Dpr 26 aprile 1986, n. 131, art. 1 Tariffa Parte I - Approvazione del Testo unico delle disposizioni concernenti limposta di registro G.U. 30/04/1986, n. 99, Supplemento ordinario - D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 - Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi e successive modificazioni - Legge 26 febbraio 1987, n. 49 - Nuova disciplina della cooperazione dellItalia con i Paesi in via si sviluppo G.U. n. 49 del 28/02/1987 - D. Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 - Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti limposta sulle successioni e donazioni. G.U. n. 277 del 27/11/1990 Limposta sulle successioni e donazioni stata soppressa dall art. 13, comma 1, legge 18 ottobre 2001, n. 383 - Legge 11 agosto 1991, n. 266 - Legge quadro sul volontariato. G.U. n. 196 del 22/08/1991 - Legge 16 dicembre 1991, n. 398 - Disposizioni tributarie relative alle associazioni sportive dilettantistiche. G.U. n. 295 del 17/12/1991 - Legge 06 febbraio 1992, n. 66 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417, recante disposizioni concernenti criteri di applicazione dellimposta sul valore aggiunto, delle tasse per i contratti di trasferimento di titoli o valori e altre disposizioni tributarie urgenti. G.U. n. 33 del 10/02/1992 - D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 - Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dellarticolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 G.U. 30/12/1992, n. 305, Supplemento ordinario. Art. 8, comma 7, sostituito dallart. 9, comma 1, lett. g), D.Lgs. 7
dicembre 1993, n. 517 e, successivamente, abrogato dallart. 8, comma 3, D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229 - Legge 23 dicembre 1996, n. 662 - Misure di razionalizzazione della finanza pubblica (art. 3, c. 166) G.U. n. 303 del 28/12/1996 - D. Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460 - Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilit sociale. G.U. n. 1 del 02/01/1998 - supplemento ordinario - D. Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 - Istituzione dellimposta regionale sulle attivit produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dellIrpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonch riordino della disciplina dei tributi locali. G. U. n. 298 del 23/12/1997 - D. Lgs. 26 febbraio 1999, n. 60 - art. 5 - Istituzione dellimposta sugli intrattenimenti, in attuazione della legge 3 agosto 1998, n. 288, nonch modifiche alla disciplina dellimposta sugli spettacoli di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640 e n. 633, relativamente al settore dello spettacolo, degli intrattenimenti e dei giochi. G.U. 12-03-1999, n. 59, Serie Generale - Legge 13 maggio 1999, n. 133 - Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale (art. 25). G.U. n. 113 del 17/05/1999 - supplemento ordinario - Testo Unico 29 ottobre 1999, n. 490 - Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali (art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352). G.U. n. 302 del 27/12/1999 - supplemento ordinario (settore 7)
- Decreto Interministeriale del 10 novembre 1999 - Limite annuo complessivo previsto dallart. 25, comma 1, della legge 13 maggio 1999, n. 133, per le associazioni sportive dilettantistiche. G.U. n. 275 del 23/11/1999 - D.M. 26 novembre 1999, n. 473 - Regolamento recante norme di attuazione dellarticolo 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133, relativo a disposizioni tributarie in materia di associazioni sportive dilettantistiche G.U. n. 294 del 16/12/1999 - Legge 21 novembre 2000, n. 342 - Misure in materia fiscale. G.U. n. 276 del 25/11/2000 - supplemento ordinario - Legge 7 dicembre 2000, n. 383 - Disciplina delle associazioni di promozione sociale - G.U. n. 300 del 27/12/2000 - D.P.R. 13 marzo 2002, n. 69 - Regolamento per la semplificazione delle modalit di certificazione dei corrispettivi per le societ e le associazioni sportive dilettantistiche. G.U. n. 92 del 19/04/2002 - Dpr 14 giugno 2003 - Regolamento di attuazione dellarticolo 10, comma 1, lettera a), n. 11, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, per la definizione degli ambiti e delle modalit di svolgimento dellattivit di ricerca scientifica, di particolare interesse sociale, da parte di fondazioni senza fini di lucro. G.U. n. 136 del 14/06/2003 - DM n. 266 del 18/07/2003 - Min. Economia e Finanze (G.U. n. 218 del 19/09/2003) - Regolamento concernente le modalit di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per luso della denominazione di ONLUS, in attuazione dellarticolo 11, comma 3, del decreto legislativo 7 dicembre 1997, n. 460
- D.L. 30 settembre 2003, n. 269 - Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dellandamento dei conti pubblici. Art. 20 - Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 229 del 02/10/2003 - supplemento ordinario - DL convertito con modificazioni dalla legge n. 326 del 24/11/2003 - Legge 24 dicembre 2003, n. 350 - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004) - art. 2, c. 31. G.U. n. 299 del 27/12/2003 - supplemento ordinario 2. Provvedimenti e Circolari dellAgenzia delle Entrate (per la consultazione i documenti sono reperibili nel Servizio di Documentazione Economica e Tributaria allindirizzo: http://dt.finanze.it/doctrib/SilverStream/Pages/JPageXDoctrib.html) - PRV n. 150561 del 29/12/2003 - Agenzia delle Entrate (G.U. n. 2 del 03/01/2004) Approvazione del modello di dichiarazione sostitutiva previsto dallart. 2 del decreto del Ministro delleconomia e delle finanze 18 luglio 2003, n. 266, che le organizzazioni non lucrative di utilit sociale (ONLUS) devono allegare al modello di comunicazione previsto dallart. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, approvato con decreto del Ministro delle finanze 19 gennaio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - serie generale n. 17 del 22 gennaio 1998 - Circolare n. 168 del 26 giugno 1998. XIII) Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n.460. - Disposizioni riguardanti le Organizzazioni Non Lucrative di Utilit Sociale - (O.N.L.U.S.). G.U. n. 159 del 10/7/98, S.O. n. 118 - Circolare n. 124 del 12 maggio 1998. Modifiche alla dispciplina degli enti non commerciali in materia di imposte dirette e IVA
- Circolare n. 188 del 16 luglio 1998. Risposte a quesiti in materia di imposte sui redditi ed IVA - Circolare n. 22 del 22 gennaio 1999 - ONLUS - Quesiti - Circolare n. 244 del 28 dicembre 1999. Trattamento tributario degli immobili degli enti pubblici e delle Onlus adibiti allo svolgimento di attivit istituzionali - Circolare 231 del 6 dicembre 1999. Applicazione alle associazioni sportive dilettantistiche delle disposizioni di cui allart. 25, commi 2 e 3 della legge 133/99 - Circolare 244 del 28 dicembre 1999. Trattamento tributario degli immobili degli enti pubblici e delle ONLUS adibiti allo svolgimento di attivit istituzionali - Circolare n. 43 dell8 marzo 2000. Disposizioni in materia di societ sportive dilettantistiche. Art. 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133 e relativo regolamento di attuazione del 26 novembre 1999, n. 473 - Circolare n. 107 del 31 dicembre 2001. Erogazioni liberali per progetti culturali. Deduzione dal reddito dimpresa - Circolare n. 54 del 19 giugno 2002. Risposte ai quesiti formulati in occasione di incontri con la stampa specializzata - Circolare n. 63 del 1 agosto 2002. Organizzazioni Non Lucrative di Utilit sociale operanti nel settore di attivit della promozione della cultura e dellarte
- Circolare n. 14 del 26 febbraio 2003. Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 - Attivit di controllo nei confronti delle organizzazioni iscritte nellanagrafe unica delle ONLUS. Decadenza dalle agevolazioni - Circolare n. 21 del 22 aprile 2003. Disposizioni per lattivit sportiva dilettantistica. Art. 90 Legge 27 dicembre 2002 n. 289 - Circolare n. 34 del 27 giugno 2003. Installazione degli apparecchi misuratori fiscali e delle biglietterie automatizzate idonei allemissione dei titoli di accesso per la certificazione dei corrispettivi delle attivit di intrattenimento e delle prestazioni spettacolistiche 3. Leggi Regionali e Regolamenti del Veneto Sulla base dei principi e dei criteri stabiliti dalle leggi speciali nazionali per le associazioni di volontariato (Legge-quadro sul volontariato n. 266 dell11 agosto 1991) e per le associazioni di promozione sociale (Disciplina delle associazioni di promozione sociale adottata con Legge n. 383 del 7 dicembre 2000) la Regione Veneto ha emanato la seguente normativa: - Legge regionale n. 40 del 30 agosto 1993 concernente il riconoscimento e la promozione delle organizzazioni di volontariato - Legge regionale n. 22 del 27 dicembre 2000 per la promozione ed il sostegno del volontariato in occasione dellanno 2001 anno internazionale del volontariato - Legge regionale n. 27 del 13 settembre 2001, art. 43 che prevede listituzione del registro regionale delle associazioni di promozione sociale - Deliberazione della Giunta Regionale n. 2652 del 10 ottobre 2001 che disciplina i criteri e le modalit di iscrizione al registro regionale delle associazioni di promozione sociale - Legge regionale n. 28 del 16 agosto 2002, art. 1 Convenzioni con le associazioni di promozione sociale e art. 2 Disposizioni a sostegno delle associazioni di promozione sociale
4. Leggi Regionali e Regolamenti del Friuli Venezia Giulia Sulla base dei principi e dei criteri stabiliti dalle leggi speciali nazionali per le associazioni di volontariato (Legge-quadro sul volontariato n. 266 dell11 agosto 1991) e per le associazioni di promozione sociale (Disciplina delle associazioni di promozione sociale adottata con Legge n. 383 del 7 dicembre 2000) il Friuli Venezia Giulia ha emanato la seguente normativa: - Legge regionale 30-12-1993, n. 56 relativa a Iniziative regionali di promozione e sostegno delle attivit di solidariet internazionali - Legge regionale n. 12 del 20 febbraio 1995 recante la Disciplina dei rapporti tra le istituzioni pubbliche e le organizzazioni di volontariato - D.P.Reg. 12 febbraio 2003, n. 33/Pres concernente il Regolamento per la tenuta e la revisione del Registro generale delle organizzazioni di volontariato - L.R. n. 13 del 15 maggio 2002, art. 13, commi 18 e 21, che prevede listituzione del registro regionale delle associazioni di promozione sociale - D.P.Reg. 17 ottobre 2003, n. 0381/Pres, B.U.R. 26/11/2003 n. 48, Regolamento per la tenuta del Registro regionale delle Associazioni di promozione sociale 5. Leggi Provinciali e Regolamenti delle Province Autonome di Trento e Bolzano Sulla base dei principi e dei criteri stabiliti dalle leggi speciali nazionali per tali enti (Legge-quadro sul volontariato dell11 agosto 1991, n.266; Disciplina delle associazioni di promozione sociale adottata con Legge 7 dicembre 2000, n.383), le province autonome di Trento e Bolzano hanno emanato la seguente normativa: Provincia Autonoma di Trento - Legge provinciale 13 febbraio 1992, n.8, riguardante la valorizzazione ed il riconoscimento del volontariato sociale
- Deliberazione della Commissione provinciale per il volontariato 10 dicembre 2002, n.82, riguardante la fissazione dei criteri per accertare lesistenza dei requisiti e della rilevanza delle prestazioni dei volontari allinterno delle organizzazioni - Legge provinciale 19 febbraio 2002, n.1, art.89, riguardante il registro delle associazioni di promozione sociale - Deliberazione della Giunta Provinciale 17 maggio 2002, n.1077, riguardante listituzione del registro delle associazioni di promozione sociale e la fissazione delle modalit, dei termini e dei requisiti statutari per liscrizione Provincia Autonoma di Bolzano - Legge provinciale 1 marzo 1983, n. 6, riguardante Riconoscimento, sostegno, tutela e disciplina del volontariato, rimasta in vigore limitatamente alla validit del riconoscimento di idoneit delle associazioni di volontariato ottenuto ai sensi dellart. 3, ed alla validit delle convenzioni da esse gi stipulate con gli enti responsabili della gestione dei servizi territoriali ai sensi dellart. 5 - Legge provinciale 1 luglio 1993, n. 11, concernente la disciplina del volontariato - Decreto del Presidente della Giunta Provinciale 15 dicembre 1994, n. 61, riguardante il regolamento di esecuzione della Legge provinciale n. 11/1993 sul volontariato, successivamente abrogata dal Decreto del Presidente della Provincia 12 gennaio 2004 n. 1 - Decreto del Presidente della Giunta Provinciale 17 maggio 1999, n. 24, che ha modificato la disciplina dellOsservatorio provinciale del volontariato - Legge provinciale 28 luglio 2003, n. 12, art. 28, concernente modifiche della legge provinciale n. 11/1993 sul volontariato ai fini dellintroduzione della disciplina delle organizzazioni di promozione sociale e dellistituzione del registro provinciale delle relative organizzazioni.
Finito di stampare nel mese di Aprile 2004 dalla tipografia Italgraf di Noventa Padovana (PD)
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 art. 15
 art. 1
 art. 15
 art. 15
 art. 10
 Art. 154
 Art. 152
 Art. 100
 Art. 13
 art. 47
 art. 13
 art. 2
 art. 1
 art. 21
 Art. 10
 art. 55
 articolo 55
 art. 166
 art. 7
 art. 18
 art. 109
 art. 145
 art. 3
 art. 1
 art. 13
 Art. 8
 art. 5
 Art. 20
 art. 2
 Art. 25
 Art. 90
 art. 43
 art. 1
 art. 2
 art. 13
 art.89
 art. 28