Source: http://www.studiolegaletulipano.it/codice.html
Timestamp: 2017-11-21 09:51:14+00:00

Document:
-Principi Generali-
-Rapporti con i colleghi-
-Rapporti con la parte assistita-
-Rapporti con la controparte, i magistrati e terzi-
-Disposizioni finali-
-Modifiche al Codice deontologico forense. 30 0ttobre 2002-
Le sanzioni devono essere adeguate alla gravita dei fatti e devono tener conto della reiterazione dei comportamenti nonché delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare 1'infrazione.
La responsabilità disciplinare discende dalla inosservanza dei doveri ed alla volontarietà della condotta, anche se omissiva. Oggetto di valutazione e il comportamento complessivo dell'incolpato.
Quando siamo mossi vari addebiti nell'ambito di uno stesso procedimento la sanzione deve essere unica.
Nell'esercizio di attività professionali all'estero, che siano consentite dalle disposizioni in vigore, l'avvocato italiano e tenuto al rispetto delle norme deontologiche interne, nonché delle norme deontologiche del paese in cui viene svolta l'attività. Del pari l'avvocato straniero, nell'esercizio dell'attività professionale in Italia, quando questa sia consentita, e tenuto al rispetto delle norme deontologiche italiane.
I - Deve essere sottoposto a procedimento disciplinare 1'avvocato cui sia imputabile un comportamento non colposo che abbia violato la legge penale, salva ogni autonoma valutazione sul fatto commesso.
I - Costituisce infrazione disciplinare il comportamento dell'avvocato che compia consapevolmente atti contrari all'interesse del proprio assistito.
I - L'avvocato e tenuto al dovere di segretezza e riservatezza anche nei confronti degli ex-clienti, sia per l'attività giudiziale che per l'attività stragiudiziale.
III - L'avvocato e tenuto a richiedere il rispetto del segreto professionale anche ai propri collaboratori e dipendenti e a tutte le persone che cooperano nello svolgimento dell'attività professionale.
IV - Il difensore può fornire ai sostituti, collaboratori di studio, consulenti ed investigatori privati gli atti processuali necessari per l'espletamento dell'incarico, nonché le informazioni in suo possesso, anche nell'ipotesi di intervenuta segretazione dell'atto.
b) al fine di impedire la commissione da parte dello stesso assistito di un reato di particolare gravita;
Art. 11 - Dovere di difesa.
È dovere dell'avvocato curare costantemente la propria preparazione professionale, conservando ed accrescendo le conoscenze con particolare riferimento ai settori nei quali e svolta l'attività.
Le dichiarazioni in giudizio relative alla esistenza o inesistenza di fatti obiettivi, che siano presupposto specifico per un provvedimento del magistrato e di cui l'avvocato abbia diretta conoscenza, devono essere vere.
I - L'avvocato e tenuto a non utilizzare intenzionalmente atti o documenti falsi. In particolare, il difensore non può assumere a verbale né utilizzare prove o dichiarazioni di persone informate sui fatti, che sappia essere false.
II - L'avvocato e tenuto a menzionare i provvedimenti già ottenuti o il rigetto dei provvedimenti richiesti, nella presentazione di istanze o richieste sul presupposto della medesima situazione di fatto.
I - In particolare l'avvocato e tenuto a corrispondere regolarmente e tempestivamente i contributi dovuti agli organi forensi e all'ente previdenziale.
Art. 16 - Dovere di evitare incompatibilità.
I - Costituisce infrazione disciplinare 1'aver richiesto l'iscrizione all'albo in pendenza di cause di incompatibilità non dichiarate, ancorché queste siano venute meno.
Art. 17 - Informazioni sull'esercizio professionale.
È consentito all'avvocato dare informazioni sulla propria attività professionale, secondo correttezza e verità nel rispetto della dignità e del decoro della professione e degli obblighi di segretezza e di riservatezza.
I - L'informazione può essere data attraverso opuscoli, carta da lettera, rubriche professionali e telefoniche, repertori, reti telematiche anche a diffusione internazionale.
II - È consentita l'indicazione di rapporti con terzi di propri particolari rami di attività.
III - È consentita l'indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fatto parte dello studio, purché il professonista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi.
II - Costituisce violazione della regola deontologica, in ogni caso, perseguire fini pubblicitari anche mediante contributi indiretti ad articoli di stampa; enfatizzare le proprie prestazioni o i propri successi; spendere il nome dei clienti; offri servizi professionali; intrattenere rapporti con gli organi di informazione e di stampa al solo fine di pubblicità personale.
È vietata l'offerta di prestazioni professionali a terzi e in genere ogni attività diretta all'acquisizione di rapporti di clientela, a mezzo di agenzie o procacciatori o altri mezzi illeciti.
Art. 20 - Divieto di uso di espressioni sconvenienti ed offensive.
L'iscrizione all'albo e requisito necessario ed essenziale per l'esercizio dell'attività giudiziale e stragiudiziale di assistenza e consulenza in materia legale e per l'utilizzo del relativo titolo.
I - Sono sanzionabili disciplinarmente l'uso di un titolo professionale in mancanza dello stesso ovvero lo svolgimento di attività in mancanza di titolo o in periodo di sospensione: dell'infrazione risponde anche il collega che abbia reso possibile direttamente o indirettamente l'attività irregolare.
Art. 22 - Rapporto di colleganza in genere.
I - L'avvocato e tenuto a rispondere con sollecitudine alle richieste di informativa del collega.
II - L'avvocato, salvo particolari ragioni, non può rifiutare il mandato ad agire nei confronti di un collega, quando ritenga fondata la richiesta della parte o infondata la pretesa del collega; tuttavia e obbligo dell'avvocato informare appena possibile il Consiglio dell'Ordine delle iniziative giudiziarie penali e civili da promuovere nei confronti del collega per consentire un tentativo di conciliazione, salvo che sussistano esigenze di urgenza o di riservatezza; in tal caso la comunicazione può essere anche successiva.
III - L'avvocato non può registrare una conversazione telefonica con il collega. La registrazione, nel corso di una riunione, e consentita soltanto con il consenso di tutti i presenti.
In particolare, nell'attività giudiziale,l'avvocato deve ispirare la propria condotta all'osservanza del dovere di difesa, salvaguardando in quanto possibile il rapporto di colleganza.
I - L'avvocato e tenuto a rispettare la puntualità alle udienze e in ogni altra occasione di incontro con i colleghi.
VI - Nei casi di difesa congiunta, e dovere del difensore consultare il proprio co-difensore in ordine ad ogni scelta processuale ed informarlo del contenuto dei colloqui con il comune assistito, al fine della effettiva condivisione della strategia processuale.
L'avvocato è tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettività ed a favorire la proficuita della pratica forense al fine di consentire un'adeguata formazione.
I - L'avvocato deve fornire al praticante un'adeguata ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all'apporto professionale ricevuto.
II - L'avvocato deve attestare la veridicità delle annotazioni contenute nel libretto di pratica solo in seguito ad un adeguato controllo e senza indugere a motivi di favore o di amicizia.
II - È producibile la corrispondenza dell'avvocato che assicuri l'adempimento delle prestazioni richieste.
Art. 29 - Notizie riguardanti il collega.
I - Nel caso di associazione professionale, e disciplinarmente responsabile soltanto l'avvocato o gli avvocati a cui si riferiscano i fatti specifici commessi.
Art. 35 - Rapporto di fiducia.
L'avvocato ha 1'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto con gli interessi di un proprio assistito.
I - Sussiste conflitto di interessi anche nel caso in cui 1'espletamento di un nuovo mandato determini la violazione del segreto sulle informazioni fornite da altro assistito, ovvero quando la conoscenza degli affari di una parte avvantaggi ingiustamente un nuovo assistito, ovvero quando lo svolgimento di un precedente mandato limiti l'indipendenza dell'avvocato nello svolgimento di un nuovo incarico.
II - Non è consentito aderire o dissociarsi dalla proclamata astensione a seconda delle proprie contingenti convenienze. L'avvocato che aderisca all'estensione non può dissociarsene con riferimento a singole giornate o a proprie specifiche attività, così come l'avvocato che se ne dissoci non può aderirvi parzialmente, in certi giorni o per particolari proprie attività professionali.
L'avvocato è tenuto ad informare chiaramente il proprio assistito all'atto dell'incarico delle caratteristiche e della importanza della controversia o delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione possibili. L'avvocato e tenuto altresì ad informare il proprio assistito sullo svolgimento del mandato affidatogli, quando lo reputi opportuno e ogni qualvolta l'assistito ne faccia richiesta.
II - È obbligo dell'avvocato comunicare alla parte assistita la necessita del compimento di determinati atti al fine di evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli.
III - L'avvocato non può condizionare al riconoscimento dei propri diritti o all'adempimento di particolari prestazioni il versamento alla parte assistita delle somme riscosse per conto di questa. IV - È consentito all'avvocato concordare onorari forfettari in caso di prestazioni continuative di consulenza ed assistenza, purché siano proporzionali al prevedibile impegno e non violino i minimi inderogabili di legge.
Art. 44 - Compensazione.
Art. 45 - Divieto di patto di quota lite.
Art. 47 - Rinuncia al mandato. L'avvocato ha diritto di rinunciare al mandato.
III - In caso di irreperibilità, l'avvocato deve comunicare la rinuncia al mandato con lettera raccomandata alla parte assistita all'indirizzo anagrafico e all'ultimo domicilio conosciuto. Con l'adempimento di tale formalità l'avvocato è esonerato da ogni altra attività, indipendentemente dal fatto che 1'assistito abbia effettivamente ricevuto tale comunicazione.
Rapporti con la controparte, i magistrati e terzi
L'intimazione fatta dall'avvocato alla controparte tendente ad ottenere particolari adempimenti sotto comminatoria di azioni, istanze fallimentari, denunce o altre sanzioni, è consentita, quanto tenda a rendere avvertita la controparte delle possibili iniziative giudiziarie in corso o da intraprendere; è deontologicamente scorretta, invece, tale intimazione quando siano minacciate azioni od iniziative sproporzionate o vessatorie.
II - È consentito l'addebito a controparte di competenze e spese per l'attività prestata in sede stragiudiziale, purché a favore del proprio assistito.
Art. 51 - Assunzione di incarichi contro ex clienti.
Art. 55 - Arbitrato.
I - Per assicurare il rispetto dei doveri di indipendenza e imparzialità, l'avvocato non può assumere la funzione di arbitro rituale o irrituale, ne come arbitro nominato dalle parti né come presidente, quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti in causa o abbia avuto rapporti che possono pregiudicarne l'autonomia. In particolare dell'esistenza di rapporti professionali con una delle parti l'arbitro nominato presidente deve rendere edotte le parti stesse, rinunciando all'incarico ove ne venga richiesto.
Art. 56 - Rapporto con i terzi.
I - Anche al di fuori dell'esercizio della professione 1'avvocato ha il dovere di comportarsi, nei rapporti interpersonali, in modo tale da non compromettere la fiducia che i terzi debbono avere nella sua capacità di adempiere i doveri professionali e nella dignità della professione.
Art. 59 - Obbligo di provvedere all'adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi.
I - L'inadempimento ad obbligazioni estranee all'esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalità o gravita, sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacità dell'avvocato di rispettare i propri doveri professionali.
Le disposizioni specifiche di questo codice costituiscono semplificazioni dei comportamenti più ricorrenti e non limitano l'ambito di applicazione dei principi generali espressi.

References: Art. 11

Art. 16

Art. 17

Art. 20

Art. 22

Art. 29

Art. 35

Art. 44

Art. 45

Art. 47

Art. 51

Art. 55

Art. 56

Art. 59