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Timestamp: 2017-01-24 13:39:35+00:00

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⭐ISSN POSTE ITALIANE SPA - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 conv. in L. 27/02/2004 n 46 art. 1, comma 1, DCB PISA
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Enrichetta Milano
1 ISSN Volumetredici Numeroquattro Dicembreduemilatredici Aggiornamento e Formazione in Diabetologia e Malattie Metaboliche POSTE ITALIANE SPA - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 conv. in L. 27/02/2004 n 46 art. 1, comma 1, DCB PISA2 3 Volume13 Numero4 Dicembre2013 Aggiornamento e Formazione in Diabetologia e Malattie Metaboliche Direttori Scientifici Antonio Ceriello, Gerardo Medea Comitato di Redazione Umberto Alecci, Nicoletta Musacchio, Marco Passamonti, Gaudenzio Stagno Presidente AMD Carlo Bruno Giorda Presidente SIMG Claudio Cricelli Direttore Responsabile Patrizia Alma Pacini Copyright by Pacini Editore S.p.A. Pisa Edizione Pacini Editore S.p.A. Via Gherardesca Pisa Tel Fax Marketing Dept Pacini Editore Medicina Andrea Tognelli Medical Project - Marketing Director Tel Fabio Poponcini Sales Manager Tel Manuela Mori Customer Relationship Manager Tel Alice Tinagli Junior Advertising Manager Tel Redazione Lucia Castelli Tel Stampa Industrie Grafiche Pacini Pisa Editoriale Metodologia della formazione della malattia diabetica nella Medicina Generale U. Alecci, M.S. Padula, G. Ventriglia Sezione di formazione per l autovalutazione Aggiornamento Strategie di screening del diabete mellito tipo 2. Il ruolo del medico di medicina generale T. Iraci Autocontrollo come arma strategica di alleanza di cura e di empowerment nel diabete N. Musacchio, A. Giancaterini, A. Lovagnini Scher, I. Ciullo, L. Pessina, S. Maino, R. Gaiofatto, S. Gaudenzio Governo clinico Il diabete sommerso. Meglio prima che S.U.B.I.T.O. C. Artale Caso clinico Malassorbimento della levotiroxina G. Saraceno Perle di pratica professionale Il dosaggio degli anticorpi nelle tireopatie: come, quando e perché E. Motz Report congressi e convegni Congresso Regionale SIMG Sicilia, Enna maggio 2013 U. Alecci, M. Passamonti Una pagina per il paziente Ipotiroidismo C.F. Marulli Tuttodiabete La terapia ragionata: antidiabetici nelle patologie epatiche e renali D. Genoni Notizie dal mondo del farmaco Strategie per migliorare il profilo delle nuove insuline: aspetti molecolari e possibili benefici clinici E. Setola, L.D. Monti, V.G. Crippa, P.M. Piatti Metformina in bustine rispetto a metformina nella classica formulazione in compresse: primi risultati di uno studio clinico G. Derosa, P. Maffioli Sezione di autovalutazione Risposte ai precedenti questionari, vol. 13, n. 3, In copertina: Dublino. Proporre Articoli alla Rivista Media La Rivista Media è dedicata all aggiornamento sulla gestione diagnostica, terapeutica e di assistenza integrata del diabete e delle malattie metaboliche. Il Comitato Scientifico della Rivista programma annualmente i contenuti per finalizzarli a questo scopo. I Sig.ri Medici interessati a proporre articoli dovranno prima inviare una SINTETICA DESCRIZIONE degli argomenti e delle finalità dell articolo. Recapito: Il Comitato scientifico vaglierà tali proposte e comunicherà al richiedente la decisione di procedere o meno all invio dell articolo. Gli articoli così pervenuti saranno vagliati ulteriormente dal Comitato scientifico per approvare o meno la pubblicazione. Finito di stampare presso le Industrie Grafiche della Pacini Editore S.p.A. - Dicembre Rivista stampata su carta TCF (Total Chlorine Free) e verniciata idro. L editore resta a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare e per le eventuali omissioni. Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n Le riproduzioni effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, Corso di Porta Romana n. 108, Milano 20122, I dati relativi agli abbonati sono trattati nel rispetto delle disposizioni contenute nel D.Lgs. del 30 giugno 2003 n. 196 a mezzo di elaboratori elettronici ad opera di soggetti appositamente incaricati. I dati sono utilizzati dall editore per la spedizione della presente pubblicazione. Ai sensi dell articolo 7 del D.Lgs. 196/2003, in qualsiasi momento è possibile consultare, modificare o cancellare i dati o opporsi al loro utilizzo scrivendo al Titolare del Trattamento: Pacini Editore S.p.A. - Via A. Gherardesca Pisa.4 5 Editoriale 135 MeDia 2013;13: Metodologia della formazione della malattia diabetica nella Medicina Generale Umberto Alecci Maria Stella Padula Giuseppe Ventriglia Società Italiana Medicina Generale, Firenze Premessa La formazione medica in tutti i suoi aspetti rappresenta la sfida più importante della Medicina Generale, il progressivo invecchiamento e la difficoltà delle nuove leve ad accedere alla professione hanno reso indispensabile il patto generazionale tra vecchie e nuove professionalità della Medicina Generale. Il percorso formativo nei suoi vari aspetti: la formazione pre e post laurea, la formazione continua dei medici di medicina generale (MMG) e il corso di formazione specifico in Medicina Generale rappresentano i tre aspetti del sistema formazione medica. Se a questo aggiungiamo il continuo appello dell ENPAM al bilancio negativo tra medici che andranno in pensione nei prossimi anni e nuovi MMG ci rendiamo conto della grande importanza dei metodi formativi in Medicina Generale. La capacità quindi di fornire ai medici che intendano proseguire la loro attività nella medicina di famiglia, un sistema percorso che dalla pre laurea alla formazione specifica possa fornire gli strumenti per creare e sostenere la Medicina Generale, rappresenta la sfida dei prossimi anni. Una serie di domande certamente vanno poste: Quanto sono preparate e formate le nuove leve nella gestione della complessità di cura? Quanto è chiaro il modello di cronicità come ad esempio il diabete? Quanto sono in grado integrarsi con le figure territoriali aziendali le nuove leve? Certamente l argomento è complesso perché spesso nelle malattie croniche gli obiettivi formativi e i percorsi didattici sono identificati da attività formative indispensabili per conseguire un titolo. Formazione pre laurea M.S. Padula Corrispondenza Umberto alecci Maria Stella Padula Giuseppe Ventriglia L aumento dell aspettativa di vita ha determinato la crescita esponenziale di una nuova categoria di malati, soprattutto pazienti anziani, caratterizzati da elevata vulnerabilità per la compresenza di due o più malattie croniche. Il fenomeno della multipatologia rappresenta un entità ancora poco esplorata sul versante epidemiologico e per l impatto sui sistemi sanitari. È noto che la presenza di più malattie croniche nello stesso individuo aumenta il rischio di peggioramento dello stato di salute, e il rischio di incorrere in disabilità, trattamenti inappropriati ed eventi avversi. I ricoveri sono sempre più brevi, solo per problemi acuti e con alta intensità di cura; mentre la maggior parte dei pazienti è curata nel territorio, nelle case della gente, negli studi dei MMG, nelle nuove organizzazioni della Medicina Generale inserita nelle Cure Primarie. Ma, se i pazienti sono soprattutto fuori dell ospedale, perché gli studenti di Medicina e di Scienze Infermieristiche apprendono le abilità solo nelle corsie ospedaliere? Come sottolinea Holman in un suo articolo su JAMA 1 nonostante i grandi mutamenti avvenuti nella società, la modalità di insegnamento nelle scuole mediche non si è sostanzialmente modificata dal Risultato di ciò è che sia il sistema sanitario che la formazione medica Aggiornamento e Formazione in Diabetologia e Malattie Metaboliche6 EDITORIALE 136 rimangono ancorate agli schemi propri delle malattie acute. La medicina è, infatti, ancora concentrata sulla cura delle malattie in acuzie e singole, in un mondo nel quale, invece, prevalgono le malattie croniche e la multimorbosità. I programmi didattici degli studenti sono ancora incentrati sulle singole malattie, e il training in Medicina Generale è tuttora sottovalutato rispetto alla formazione specialistica. C è bisogno dunque di rafforzare lo sviluppo di conoscenze e competenze nel management della cosiddetta long-term care e di stimolare l interesse della comunità accademica a orientarsi verso percorsi di formazione, di base e continua, a impronta interdisciplinare e interprofessionale. In Italia, a differenza di altri paesi d Europa, manca una formazione curriculare dello studente di Medicina e di Scienze Infermieristiche, presso la Medicina del Territorio e le Cure Primarie; nonostante lodevoli esperienze svolte in alcune Università, molti studenti arrivano alla laurea conoscendo solo la medicina praticata in ospedale. Un esperienza a sé è quella dell Università di Modena, dove da 11 anni l insegnamento della Medicina Generale è inserito nel percorso curriculare di formazione universitaria di tutti i medici; dal 2007 è stato attivato un percorso più ampio, con la Medicina Generale come parte delle Cure Primarie: l insegnamento è pluriennale, diviso in 4 moduli, dal III al VI anno del Corso di Laurea. Il percorso prevede 133 ore di tirocini e seminari, per apprendere l approccio alla continuità e alla globalità delle cure, la gestione della cronicità, e l integrazione fra operatori sanitari nei vari setting. Si parte al terzo anno di CdL con un tirocinio presso un ambulatorio di Medicina Generale, ove il rapporto medico/studente è di 1 a 1; e si prosegue nei due anni successivi con la frequenza a piccoli gruppi presso un Centro Diurno, un Laboratorio di prevenzione, un Consultorio salute donna, un ambulatorio pediatrico. Al VI anno, l esperienza si completa con una di tirocinio individuale presso un MMG, che gli studenti accompagnano anche nelle visite domiciliari ai pazienti cronici e in cure palliative. Prima di ogni tirocinio si svolge un incontro di briefing, in cui gli studenti sono guidati a scoprire l importanza di quello che vedranno, e successivamente un debriefing fine tirocinio e seminari, in cui si analizzano e si rinforzano le scoperte dei nuovi setting di cura frequentati. Durante il primo tirocinio presso il MMG, al terzo anno, il MMG tutor affida allo studente un paziente con problemi di salute e la sua famiglia; lo studente seguirà queste persone per 3 anni, in tutti i momenti del percorso di gestione della malattia, sia nei momenti di stabilità che di scompenso, periodicamente a casa, e durante le visite presso gli specialisti, l ospedale, i centri di riabilitazione, ecc. Ogni studente seguirà quindi il suo paziente nel tempo, con una sorta di adozione, accompagnandolo nel percorso di cura, non in una singola visita. Si parte con un incontro di gruppo, degli studenti con il coordinatore del progetto; segue l incontro fra il MMG tutor, lo studente, il paziente e la famiglia; si ripetono poi gli incontri e i contatti fra studente e famiglia. Gli studenti avranno in seguito incontri di debriefing fra loro e con i tutor, in momenti programmati del percorso di apprendimento, per riflettere insieme e rielaborare quanto sperimentato È stato predisposto un diario di bordo, un manuale con griglie di osservazione (sia del paziente, che dei familiari, del contesto, delle visite e accessi per consulti in ospedale) che aiutano lo studente a inquadrare bene e a riflettere sull esperienza che sta compiendo. Gli studenti che stanno concludendo il percorso dei 3 anni, hanno dimostrato di avere colto molti aspetti peculiari della cronicità, riportando nel diario di bordo le loro osservazioni (Box: Le osservazioni degli studenti sulla cronicità). Il progetto Adotta un Cronico Scoprire la cronicità e la continuità di cura: un viaggio nel tempo con il paziente e la famiglia: è un progetto nel progetto un esperienza didattica della durata di 3 anni, in cui lo studente adotta un paziente e la sua famiglia per conoscere praticamente la malattia, il suo vissuto e il percorso di cura del paziente cronico, con i suoi problemi, nella sua famiglia, nella sua casa, nel suo contesto. Questo per far apprendere e comprendere agli studenti, nel tempo, le modalità e i percorsi di cura delle patologie croniche, e l importanza degli aspetti familiari, sociali e psicologici per la condizione del paziente. Metodologia della formazione della malattia diabetica nella MG7 137 EDITORIALE Box. Le osservazioni degli studenti sulla cronicità Abbiamo imparato che essere paziente cronico significa: convivere con la malattia accettarsi condividere la propria esperienza emotiva e non isolarsi che ogni paziente, insieme alla famiglia, ha un passato, un presente e un futuro, unici e non generalizzabili l importanza di rivolgere attenzione non solo al paziente ma anche al familiare che lo cura, tanto da diventare il familiare stesso il soggetto più importante della relazione di cura la cronicità non è solo data da una malattia, spesso la vera condizione cronica è rappresentata dall invecchiamento compito del medico è comprendere questo contesto e, insieme al paziente e a chi lo circonda, con l aiuto dell intera rete dei servizi, trovare il percorso adatto a garantire la miglior qualità di vita possibile la necessità di sostenere il paziente ad accettare la convivenza con una serie di sintomi, di difficoltà che è necessario tenere sotto controllo adattando ogni giorno le proprie abitudini è necessaria da parte del paziente la consapevolezza della malattia e la sua collaborazione, con l adesione alle cure quotidiane e costanti la negoziazione dei processi diagnostici e dei trattamenti con il paziente, e a volte solo con il familiare è importante prevenire l insorgenza di improvvisi peggioramenti, perché i problemi acuti, anche se risolti, a volte non permettono un recupero completo, cioè di tornare alla condizione di salute precedente nella cronicità, anche se non vi è la ragionevole possibilità di guarire, vi è SEMPRE la possibilità di fare qualcosa prevedere anche la morte, e preparare i familiari (e gli studenti, futuri medici) alla morte, non come un insuccesso della Medicina, ma come la non onnipotenza... dobbiamo prendere coscienza come futuri medici dei propri sentimenti e delle proprie emozioni, che influenzano la relazione con il paziente, tanto più essa dura nel tempo; questo aspetto lo abbiamo appreso nella Medicina di Famiglia, perché è tipico di essa Formazione specifica in Medicina Generale U. Alecci Per il conseguimento del titolo di MMG, l attivazione dei Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale (CFSMG) e la determinazione dei posti disponibili per ciascuna Regione avviene d intesa tra le Regioni e il Ministero della Salute in relazione al fabbisogno previsto e alle risorse disponibili. Il CFSMG si articola in 3 anni e comporta una frequenza a tempo pieno con obbligo della frequenza delle attività teoriche e pratiche. La formazione prevede un totale di almeno ore di cui rivolte ad attività formativa di natura pratica e ore rivolte ad attività teoriche. La formazione è interspecialistica e prevede l approfondimento nelle seguenti aree (Tab. I). Tabella I. Le aree della formazione interspecialistica. Medicina Clinica à 6 mesi Chirurgia Generale à 3 mesi Pediatria à 4 mesi Ostetricia e Ginecologia à 2 mesi Pronto Soccorso à 3 mesi Medicina dei Servizi e Territoriale à 6 mesi Ambulatorio Medicina Generale à 12 mesi Il numero delle borse di studio messe a bando per l ingresso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale ha subito dal 2012 al 2013 una riduzione del 6,21%. Tale riduzione risulta di difficile interpretazione se si considera che i tagli sono stati a carico dei contingenti solo di alcune regioni. Scorporando i numeri e indicizzandoli regione per regione si nota in Sicilia un taglio netto del 50% dei corsisti (da 100 a 50), il Friuli Venezia Giulia un taglio del 20% (da 25 a 20) e l Emilia Romagna una riduzione del 17,64% (da 85 a 60). A fronte di un incremento del 20% del numero di borse destinate alla regione Puglia. La realtà dei corsi di formazione regionale pur attingendo a un piano formativo nazionale si presta a variazioni molto ampie, ma nella media l approccio a malattie croniche a grande impatto sociale quale il diabete trova la necessità di adeguare l offerta formativa e la qualità della didattica, attraverso una rimodulazione dell intervento didattico ospedale versus territorio e di uniformare il Core curriculum nazionale di conoscenze e competenze da acquisire. Appare evidente che la casistica della Medicina Generale è diversa da quella che viene rilevata in ambito specialistico e che gli obiettivi diagnostici e terapeutici sono sostanzialmente differenti dal momento che la finalità di diagnosi e cura non è rivolta a problemi unicamente clinici e che anzi una precisa tassonomia diagnostica è spesso inutile, costosa e poco pratica nella attività quotidiana. I problemi affrontati a livello di cure primarie sono una miscela di situazioni cliniche, relazionali, sociali e organizzative tra loro variamente correlate, quasi mai presenti singolarmente e aventi come collante la richiesta di consiglio o aiuto che il paziente rivolge al medico. Il medico in formazione quindi ha necessità di apprendere le competenza professionale,la capacità di combinare, in modo autonomo e in uno specifico contesto, i diversi elementi di conoscenza e abilità che un soggetto possiede e utilizza ai fini della propria professione. La capacità di affrontare situazioni complesse, non sempre prevedibili e non sempre codificabili si correla con l autonomia, cosi U. Alecci et al.8 EDITORIALE 138 come la capacità di applicare le decisioni tenendo conto delle persone, degli ambienti e delle circostanze si correla con l attitudine al contesto. Il grado di capacità di muoversi efficacemente in un determinato contesto e il livello di autonomia raggiunto, collegati al grado di conoscenza e di abilità manuali e comportamentali possedute, definiscono il livello di competenza. Mai considerazioni cosi generali trovano poi applicazione nella conoscenza capacita di gestire una malattia complessa che agisce su più organi e apparati evolutiva nel tempo ma spesso silente. Il processo formativo quindi deve garantire al tirocinante un rapido confronto delle nozioni e dei processi decisionali ma soprattutto deve fornire tutte le metodologie spesso diverse da regione a regione di gestione integrata e di cura della cronicità territoriale. Non siamo al momento sicuri che, in media, 18 ore di attività didattica d aula pur con le metodiche proprie della formazione attiva, senza un adeguato supporto di conoscenza delle attività territoriali possano essere un bagaglio sufficiente per la professione di MMG. Formazione medica continua G. Ventriglia La formazione continua, obbligatoria anche sul piano deontologico 2 è il fondamentale percorso che ogni professionista, nel nostro caso il MMG, deve seguire durante tutto l arco della sua vita lavorativa, con l obiettivo di mantenere aggiornate le conoscenze e le competenze necessarie a rispondere in modo adeguato alle esigenze dei pazienti. Un percorso che anche in Italia, da qualche anno, è diventato obbligatorio e che è noto a tutti con la sua sigla di ECM. Senza entrare nei commenti su questo sistema la lunga esperienza nel settore ci permette di considerare che l unico elemento positivo dell ECM è che sia stata introdotta,mentre grandi sono le criticità su tutto il resto e in particolare sulla scarsa attenzione e sulla scarsa (assente?) valutazione degli aspetti didattici di quanto viene quotidianamente erogato, aspetti che dovrebbero costituire garanzia dell efficacia reale. Con il risultato che molti (troppi) eventi formativi non lo sono nemmeno sulla carta! Lo svolgimento dei compiti professionali richiede, infatti, il possesso di conoscenze scientifiche generali di fondo ma anche della capacità di applicarle al singolo soggetto che di volta in volta il medico si trova di fronte. E queste abilità non sono soltanto tecniche, ma anche relazionali e gestionali. Competenze pressoché costantemente trascurate dai classici corsi ECM. Quindi, bisognerebbe superare i limiti del concetto di formazione continua almeno come viene interpretato quotidianamente (con attenzione prevalente se non esclusiva agli aspetti cognitivi e di area clinica) e preferire quello di Sviluppo Professionale Continuo (inteso come sviluppo complessivo di tutte le conoscenze, abili- Tabella II. Evoluzione degli obiettivi educativi. 1. Acquisire nozioni (know what) Approccio centrato sul docente Trasferimento (memorizzazione) di conoscenze Lezione come tecnica prevalente 2. Acquisire abilità (know how) Approccio centrato sul discente Interpretazione e rielaborazione delle conoscenze 3. Modificare modelli mentali e atteggiamenti (change & do) Sintesi delle conoscenze acquisite Cambiamenti strategie personali di intervento Elaborazione di modelli di intervento nuovi Elaborazione di nuove strategie cognitive tà e capacità cliniche, gestionali e relazionali comprese nel processo di cura dei pazienti 3 ) grazie al quale gli operatori sanitari mantengono aggiornata la loro capacità di rispondere ai bisogni dei pazienti e del Servizio Sanitario. Il che richiede, punto 2, che vi sia una evoluzione degli obiettivi (Tab. II) e delle strategie formativa (Tab. III). Dunque, superare i tradizionali metodi dell ECM (lezione frontale, studio individuale) e preferire le nuove e diverse strategie e opportunità di crescita professionale (formazione sul campo, audit, ricerca, discussioni tra pari in piccoli gruppi anche interprofessionali), inserite in un percorso che deve durare tutta la vita professionale e non più solo confinate nelle tradizionali aule didattiche che non possono assicurare risultati efficaci in termini di cambiamento delle performance professionali 4. E in ogni caso è bene che questi percorsi formativi siano sempre più contestualizzato nel setting professionale degli operatori sanitari coinvolti. Per tornare al particolare tema di questo editoriale, il caso delle persone affette da diabete mellito dipinge perfettamente i cambiamenti epidemiologici osservati tra gli assistiti di un MMG: la sostituzione delle patologie infettive con quelle legate all invecchiamento e agli stili di vita e la presenza di una folta popolazione di persone molto avanti negli anni, affette da patologie multiple e in trattamento con molti farmaci. Tabella III. Evoluzione delle strategie formative. 1. Progetto didattico: approccio andragogico non pedagogico non sempre lezioni 2. Setting formativo : setting professionale non sempre aula 3. Modelli didattici: i più vicini possibile alle situazioni reali della pratica professionale 4. Contenuti: adeguati ai bisogni emersi e agli obiettivi attesi/desiderabili Metodologia della formazione della malattia diabetica nella MG9 139 EDITORIALE Conclusioni Il progetto formativo degli studenti prima, e dei medici che vogliono dedicarsi alla medicina territoriale dopo, manifesta indubbie criticità nella gestione delle patologie croniche. Escluse alcune lodevoli esperienze non esiste un modello univoco di gestione della malattia diabetica, ogni regione attua percorsi autonomi appoggiandosi ai sistemi di gestione territoriale della cronicità. La formazione continua risente dei limiti oramai atavici di un sistema che non privilegia la metodologia della formazione agli adulti e spesso non riesce a imporre cambiamenti metodologici e clinici. Bibliografia 1 Bodenheimer T, Lorig K, Holman H, et al. Patient self-management of chronic disease in primary care. JAMA 2002;288: Il medico ha l obbligo di mantenersi aggiornato in materia tecnico-scientifica, etico-deontologica e gestionale-organizzativa, onde garantire lo sviluppo continuo delle sue conoscenze e competenze in ragione dell evoluzione dei progressi della scienza e di confrontare la sua pratica professionale con i movimenti dell organizzazione sanitaria e della domanda di salute dei cittadini. (FNOMCeO, Codice di Deontologia medica). 3 Gonnella JS. Center for Research in Medical Education. Jefferson Med College, O Brien MA, Freemantle N, Oxman AD, et al. Continuing education meetings and workshops: effects on professional practice and health care outcomes. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2006 Issue 3. U. Alecci et al.10 MeDia 2013;13: Sezione di formazione per l autovalutazione aggiornamento Strategie di screening del diabete mellito tipo 2. Il ruolo del medico di medicina generale Riassunto Gli Standard Italiani per la Cura del Diabete 2 raccomandano che i programmi di screening siano rivolti alle persone ad alto rischio di diabete (screening selettivi) ed effettuati in occasione di un controllo medico (screening opportunistici). Il medico di medicina generale (MMG) deve attuare una strategia di screening del diabete in due fasi: la prima fase consiste nell individuare, fra i suoi assistiti, i soggetti ad alto rischio di diabete, la seconda fase prevede l esecuzione dei test di screening per la diagnosi precoce del diabete mellito tipo 2 (DMT2) e delle altre alterazioni della regolazione glicemica (IFG/IGT). I programmi di screening basati sulla glicemia a digiuno hanno un più favorevole rapporto costo/efficacia rispetto a quelli basati sulla curva da carico orale di glucosio (OGTT) 2. L esecuzione dell OGTT può essere presa in considerazione nei soggetti ad alto rischio, per meglio definire il rischio individuale di diabete. In particolare nei soggetti con alterata glicemia a digiuno, mg/dl (IFG), l OGTT rappresenta il test di riferimento per l identificazione del diabete misconosciuto e della ridotta tolleranza al glucosio (IGT). La misurazione della glicemia a digiuno come test di screening di prima scelta, seguita dall esecuzione dell OGTT nelle persone con glicemia compresa tra 100 e 125 mg/dl, sembra quindi una ragionevole opzione per ottimizzare il rapporto costo/efficacia dello screening del DMT2. Un analisi retrospettiva di dati del database di Health Search, relativi alle procedure di screening del diabete, attuate nell ambito della Medicina Generale nell anno 2011, ha evidenziato che dei soggetti ad alto rischio di diabete, in carico al MMG, solamente il 71,4% è stato sottoposto alla misurazione della glicemia a digiuno. Inoltre dei soggetti in cui è stata riscontrata un alterata glicemia a digiuno (IFG), solamente il 3,79% è stato sottoposto a curva da carico orale di glucosio (OGTT), con la conseguente ridotta intercettazione di soggetti con diabete misconosciuto o IGT. I suddetti risultati evidenziano quindi la necessità di implementare i programmi di screening opportunistici nei soggetti ad alto rischio di diabete e soprattutto di ricorrere all OGTT nei soggetti con alterata glicemia a digiuno (IFG). IFG e IGT rientrano anche tra i criteri diagnostici della sindrome metabolica, un entità clinica multifattoriale cui è riconosciuto un forte valore predittivo di diabete e malattie cardiovascolari. Il MMG dovrebbe compiere interventi di screening opportunistici anche per la diagnosi della sindrome metabolica. L identificazione precoce di IFG/IGT, sindrome metabolica e/o diabete consente, non solo, di attuare strategie di prevenzione, ma anche di avviare un trattamento precoce dei fattori di rischio cardiovascolare associati e, in caso di diabete neodiagnosticato, del diabete stesso. Iraci Tindaro Area Metabolica SIMG Palermo Parole chiave Soggetti ad alto rischio di DM2 Diabete misconosciuto Alterazioni della regolazione glicemica (IFG IGT) Test di screening (glicemia a digiuno, OGTT) Sindrome metabolica Introduzione I dati epidemiologici internazionali indicano che il DMT2 sta assumendo a livello mondiale un andamento tipicamente epidemico. In Italia vi sono a tutt oggi oltre tre milioni di persone con diabete noto e almeno un altro milione con diabete non diagnosticato. La diagnosi clinica di diabete è mediamente preceduta da una fase asintomatica della durata di circa 7 anni, durante i quali l iperglicemia esercita effetti deleteri a livello dei tessuti ber- Corrispondenza Iraci Tindaro Aggiornamento e Formazione in Diabetologia e Malattie Metaboliche11 Aggiornamento saglio, cosi che alla diagnosi clinica sono spesso già presenti le complicanze della malattia. È verosimile, quindi, che la diagnosi precoce, favorendo l adozione di tempestivi interventi terapeutici, permetta di raggiungere un compenso glicemico ottimale fin dalle prime fasi della malattia, riducendo il rischio di complicanze. Un atteggiamento proattivo verso l identificazione precoce della malattia, è ulteriormente supportato dai risultati dello studio di follow-up dell UKPD 1, che ha dimostrato che un buon controllo della glicemia fin dall esordio della malattia può prevenire, o ritardare, lo sviluppo di complicanze croniche a lungo termine. Ciò indica chiaramente la necessità di individuare il diabete misconosciuto che deve essere ricercato attraverso adeguati programmi di screening. Strategie di screening del diabete Gli Standard Italiani per la Cura del Diabete 2 raccomandano che i programmi di screening siano rivolti alle persone ad alto rischio di diabete (screening selettivi) ed effettuati in occasione di un controllo medico (screening opportunistici). Il MMG, grazie alla capillarità dell assistenza e ai frequenti contatti che egli ha con i suoi assistiti, è unanimemente considerato l operatore sanitario con maggiore potenzialità per svolgere interventi di screening opportunistici. Il MMG deve attuare una strategia di screening del diabete in due fasi: la prima fase consiste nell individuare fra i suoi assistiti i soggetti ad alto rischio di diabete; la seconda fase prevede l esecuzione dei test di screening per la diagnosi precoce di DMT2 e delle altre alterazioni della regolazione glicemica (IFG/IGT). Le alterazioni della regolazione glicemica 141 Sezione di formazione per l autovalutazione Tabella I. Criteri per la diagnosi di diabete e delle altre alterazioni della regolazione glicemica. Diagnosi Concentrazione del glucosio plasmatico NGT (Normal Glucose Tolerance) A digiuno OGTT a 2 ore IFG (Impaired Fasting Glucose) digiuno IGT (Impaired Glucose Tolerance) A digiuno OGTT a 2 ore Diabete mellito A digiuno oppure OGTT a 2 ore oppure sintomi + glicemia casuale Il termine alterazioni della regolazione glicemica si riferisce a due condizioni metaboliche: l alterata glicemia a digiuno (impaired fasting glucose o IFG) e la ridotta tolleranza al glucosio (impaired glucose tolerance o IGT) (Tab. I). La categoria dell alterata glicemia a digiuno (IFG) (glicemia a digiuno compresa tra 100 e 125 mg/dl) indica un valore glicemico a digiuno superiore alla normalità, ma non sufficiente per porre diagnosi di diabete 2 3. La categoria della ridotta tolleranza al glucosio (IGT) indica un grado di tolleranza glucidica che, sebbene anormale, non soddisfa i criteri per la diagnosi di diabete mellito e non appare correlata al rischio di complicanze microangiopatiche 4 L IGT viene diagnosticato mediante curva da carico orale con 75 g di glucosio (oral glucose tolerance test o OGTT) in presenza di un valore glicemico a digiuno inferiore a 126 mg/dl e di un valore glicemico a 2 h dal carico di glucosio compreso tra 140 e 199 mg/dl 2. Le basi fisiopatologiche di queste due condizioni metaboliche sono differenti 5 6. Il controllo della glicemia a digiuno dipende dalla capacità di mantenere un adeguata secrezione basale d insulina e dalla presenza di un appropriata insulino-sensibilità a livello del fegato, in grado di controllare la gluconeogenesi epatica: anormalità di queste funzioni metaboliche caratterizzano l IFG. Il controllo della glicemia dopo carico orale di glucosio richiede un rapido incremento della secrezione insulinica e un adeguata insulino-sensibilità sia a livello epatico sia a livello muscolare, al fine di garantire un appropriata captazione del glucosio stesso a livello del fegato e del muscolo scheletrico; nell IGT è presente, in particolare, un insulino-resistenza muscolare (il muscolo è, infatti, il principale deposito del glucosio nel periodo post-prandiale). In Italia, si stima che il 20 25% dei soggetti con IFG e/o IGT sviluppi il diabete nell arco di 10 anni, con un incidenza cumulativa più elevata nei soggetti che presentano entrambe le condizioni 7 8. Identificazione dei soggetti a rischio di diabete < 100 mg/dl < 140 mg/dl mg/dl < 126 mg/dl mg/dl 126 mg/dl* 200 mg/dl* 200 mg/dl * In assenza di sintomi tipici della malattia (poliuria polidipsia, ecc.) la diagnosi di diabete deve essere posta con il riscontro confermato in almeno 2 occasioni. Per quanto riguarda la prima fase dello screening, cioè la definizione dei gruppi ad alto rischio l American Diabetes Association (ADA) definisce come maggiori fattori di rischio per diabete un anamnesi positiva per iperglicemia (tutte le persone con IFG o IGT o pregresso diabete gestazionale o HbA 1c 6,00-6,49%), l età, il sovrappeso/obesità, la familiarità di primo grado per diabete, ipertensione arteriosa o dislipidemia, l evidenza clinica di malattie cardiovascolari e, per le donne, anche la policistosi ovarica e il parto di un figlio macrosomico 9. Lo screening è, pertanto, consigliato secondo la ADA in tutte le persone al di sopra di 45 anni, specialmente se con soprappeso/obesità e negli adulti di ogni età in presenza di almeno un altro fattore di rischio. Gli Standard Italiani per la cura del Diabete sono in linea con questo documento 2. Le caratteristiche delle persone ad alto rischio di diabete, nelle quali secondo gli standard di cura T. Iraci Vedere altro
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