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Timestamp: 2019-07-20 23:01:25+00:00

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Corte d'Appello di Potenza - Sezione Lavoro - sentenza del 15 ottobre 2009
Il ricorrente, dirigente medico in forza presso una unità operativa di accettazione e pronto soccorso, agiva per il riconoscimento, una volta superato il concorso per l'ammissione alla Scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione, del suo diritto ad essere trasferito all'unità operativa di anestesia e rianimazione ove avrebbe potuto completare il suo percorso formativo.
La Corte d'Appello ha affermato che la facoltà per il medico ospedaliero di frequentare una scuola di specializzazione non comporta il suo diritto al trasferimento in una U.O. corrispondente, ma al contrario è condizionata al suo avvenuto inserimento in una U.O. corrispondente.
Il datore di lavoro nell'esercizio dei suoi poteri organizzativi predispone la pianta organica del personale, tale pianta organica non può essere mutata per soddisfare le esigenze di studio e formazione del personale.
Corte d'Appello di Roma - Prima sezione - sentenza del 6 aprile 2009
Quando l'intervento da cui sia derivato il danno non presenti particolari difficoltà di esecuzione, l'avvenuta dimostrazione, a vantaggio del paziente danneggiato, dell'aggravamento della situazione patologica ovvero dell'insorgenza di una nuova patologia sarà idonea a fondare una presunzione semplice in ordine all'inadeguata o negligente prestazione. Spetterà, quindi, al medico fornire la prova che la prestazione sia stata eseguita in maniera diligente e che gli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile.
Corte d'Appello di Firenze - Prima sezione - sentenza del 31 marzo 2009
Specializzandi 83/91 - giurisdizione giudice ordinario
La controversia relativa al trattamento economico degli specializzandi in medicina rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Il diritto al pagamento di un'adeguata enumerazione, scaturante dall'ordinamento comunitario, è infatti un diritto soggettivo che, oltre a non essere inciso dall'esercizio di un potere discrezionale della pubblica amministrazione, non si ricollega neppure ad un rapporto di concessione di pubblici servizi.
Corte d'Appello di Firenze - sentenza del 27 marzo 2009
Dipendente pubblico mobbizzato? Si al risarcimento per la perdita di chance
Ha diritto al danno patrimoniale da perdita di chance il dipendente pubblico che viene mobbizzato mediante l'isolamento e il conferimento di un incarico non il linea con il suo bagaglio professionale con conseguente svilimento del suo ruolo lavorativo. Non ha invece diritto al danno esistenziale e non patrimoniale a meno che non provi che la “sua agenda di vita”, intesa come la vita extralavorativa e familiare, abbia subito seri pregiudizi (di diritti costituzionalmente garantiti).
Lo ha stabilito la Corte d'appello di Firenze con una sentenza depositata il 27 marzo 2009.
Corte d'Appello di Roma - sentenza del 23 febbraio 2009
Riconosciuto il risarcimento del danno non patrimoniale per demansionamento e perdita di qualificazione professionale al medico chirurgo che contraeva il virus HIV nel corso di un intervento chirurgico.
La perdita della possibilità per un chirurgo esperto e qualificato di svolgere attività chirurgica e ambulatoriale lede evidentemente il diritto costituzionalmente protetto della persona (art. 2) all'esplicazione della personalità nell'ambito della "formazione sociale" lavorativa. Si tratta di danno che non può dirsi risarcito utilizzando il mero strumento dell'applicazione delle "tabelle" elaborate dalla giurisprudenza di merito per il risarcimento del danno non patrimoniale strettamente "biologico" in misura sostanzialmente "uguale per tutti" e riferite a un "valore uomo" di base. E' però evidente che la lesione all'integrità biologica di un avvocato, di un ingegnere o di altro professionista dovuta a infezione da HIV non comporta un danno alla vita professionale identica a quello subito da un medico che ha normalmente un contatto "fisico" con i pazienti con rischi di contagio diretto e di contaminazione, sia, genericamente, dell'ambiente ospedaliero, sia, in modo più specifico, del teatro operatorio.
In linea generale, per escludere la sussistenza del reato di diffamazione a mezzo stampa e, quindi, l'antigiuridicità del fatto devono sussistere: l'interesse al racconto; la correttezza formale e sostanziale dell'esposizione dei fatti, in cui propriamente si sostanzia la c.d. continenza, nel senso che l'informazione di stampa non deve trasmodare in "argomenta ad hominem" né assumere contenuto lesivo dell'immagine e del decoro; la corrispondenza tra la narrazione ed i fatti realmente accaduti, nel senso che deve essere assicurata l'oggettiva verità dei racconto che tollera soltanto inesattezze considerate irrilevanti se riferite a particolari di scarso rilievo e privi di valore informativo.
Nella vicenda specifica, relativa ad un articolo giornalistico che vedeva interessato un medico INPS, veniva riconosciuto, in favore di quest'ultimo, il risarcimento del danno patito per violazione dell'obbligo di continenza.
Osservava la Corte d'Appello, tra gli altri aspetti, che, nel caso, non poteva affermarsi la sussistenza di una esposizione dei fatti contenuta negli spazi strettamente necessari né che la critica giornalistica fosse stata espressa con correttezza formale.

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