Source: http://www.notarlex.it/archivio_riforma/studi/14_Recesso.html
Timestamp: 2015-05-30 22:23:21+00:00

Document:
RECESSO - S.P.A.
(a cura di Alessandra Paolini)
2437. (Diritto di recesso). I soci dissenzienti dalle deliberazioni riguardanti il cambiamento dell�oggetto o del tipo della societ�, o il trasferimento della sede sociale all�estero hanno diritto di recedere dalla societ� e di ottenere il rimborso delle proprie azioni, secondo il prezzo medio dell�ultimo semestre, se queste sono quotate in borsa, o, in caso contrario, in proporzione del patrimonio sociale risultante dal bilancio dell�ultimo esercizio.
La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata dai soci intervenuti all�assemblea non oltre tre giorni dalla chiusura di questa, e dai soci non intervenuti non oltre quindici giorni dalla data dell�iscrizione della deliberazione nel registro delle imprese.
� nullo ogni patto che esclude il diritto di recesso o ne rende pi� gravoso l�esercizio. 2437. (Diritto di recesso). Hanno diritto di recedere, per tutte o parte delle loro azioni, i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti:
le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione.
l'introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari.
Se la societ� � costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato il socio pu� recedere con il preavviso di almeno centottanta giorni; lo statuto pu� prevedere un termine maggiore, non superiore ad un anno.
Lo statuto delle societ� che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio pu� prevedere ulteriori cause di recesso.
Restano salve le disposizioni dettate in tema di recesso per le societ� soggette ad attivit� di direzione e coordinamento.
� nullo ogni patto volto ad escludere o rendere pi� gravoso l�esercizio del diritto di recesso nelle ipotesi previste dal primo comma del presente articolo.
Come previsto dalla legge delega, risultano ampliate le cause di recesso, delineando il diritto di recesso come un estremo, ma efficace, strumento di tutela del socio nei confronti di cambiamenti sostanziali della struttura o dell�attivit� societaria. Il rafforzamento dello strumento del recesso mira a ridurre le potenziali conflittualit� nei rapporti tra maggioranza e minoranza.
La giurisprudenza, nonostante i tentativi di apertura sostenuti da parte della dottrina, tendeva a considerare tassative le ipotesi di recesso legislativamente previste (Cass. n. 5790, 1980).
Si registra un cambiamento della nozione utilizzata per individuare i soggetti legittimati ad esercitare il recesso: quella di "soci dissenzienti" viene, infatti, sostituita da quella di "soci che non hanno concorso alle deliberazioni" (quindi i soci assenti, contrari o astenuti). Si recepiscono, in sostanza, gli orientamenti dottrinari e giurisprudenziali che ritenevano, ai fini dell�applicazione dell�art. 2437, "dissenzienti" anche i soci assenti (Fr�; in ogni caso, � il tenore testuale dell�art. 2437, secondo comma, vecchio testo, con il riferimento ai "soci non intervenuti", a confermare tale interpretazione), e talora i soci astenuti (Belviso, Fr�; contra: Cottino), o coloro i quali avevano ottenuto l�annullamento del proprio voto (Ferrara - Corsi).
Si segnala una recente pronuncia della Cassazione (12 luglio 2002, n. 10144), che ribadisce un�opinione consolidata, in base alla quale il creditore pignoratizio delle azioni (ancorch� ad esso competa l�esercizio del diritto di voto anche nelle deliberazioni da cui deriva il diritto di recesso del socio) non � legittimato ad esercitare il diritto di recesso, configurandosi questo come un atto di disposizione in ordine alla partecipazione societaria, di esclusiva competenza del socio. Tuttavia, data l�attribuzione del diritto di voto al creditore pignoratizio (o all�usufruttuario), l�attribuzione del diritto di recesso del socio dipende unicamente dalle scelte operate nell�esercizio del diritto di voto da parte dei soggetti legittimati (e qualora questi siano consenzienti, il diritto di recesso non pu� essere esercitato).
Si evidenzia, inoltre, la concessione della facolt� di esercitare il recesso parziale: la nuova disciplina tende a porre al suo centro l�azione, pi� che la persona del socio. Di conseguenza, si ritiene "coerente che, mutato il quadro dell�operazione, il socio voglia rischiare di meno, ma continuare ad essere socio" (cfr. Relazione).
Le cause di recesso sono suddivisibili in tre categorie:
cause di recesso inderogabili (art. 2437, comma primo e terzo);
cause di recesso dispositive, ossia previste in principio, ma derogabili statutariamente(art. 2437, secondo comma);
cause di recesso determinabili dallo statuto, solo per le societ� che non fanno ricorso al capitale di rischio (art.2437, quarto comma).
Una particolare menzione merita il terzo comma dell�art. 2437: tale disposizione deve essere necessariamente coordinata con l�art. 2328, comma primo, n. 13, che prevede la possibilit� di costituire societ� a tempo indeterminato. La facolt� di recesso ad nutum rappresenta l�applicazione di principi consolidati in materia di contratti a tempo indeterminato.
Se la societ� � costituita a tempo indeterminato, lo statuto deve prevedere "il periodo di tempo, comunque non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potr� recedere"( art. 2328, comma primo, n. 13).
L�art. 2437 integra tale principio, disponendo un preavviso di almeno centottanta giorni, con facolt� di portarlo statutariamente fino al termine massimo di un anno. Le due norme, in apparente contrasto, operano su due piani diversi: l�art. 2328 concede la facolt� di eliminare, solo per il primo anno di vita della societ�, il diritto di recesso (ferma l�operativit� del primo comma dell�art.2437); l�art.2437, terzo comma, disciplina il preavviso. Resta un dubbio interpretativo: se il preavviso possa essere dato prima dello spirare del termine ex art. 2328, comma primo, n.13, qualora il recesso sia destinato ad operare in data successiva a detto termine. Sembra preferibile la risposta affermativa.
Il terzo comma dell�art. 2437 c.c., tuttavia, non attribuisce il diritto di recesso ai soci di societ� quotate in un mercato regolamentato e costituite a tempo indeterminato. Dal punto di vista sistematico, tale esclusione rappresenta una forte innovazione,in quanto si elimina il tradizionale contrappeso (recesso ad nutum) proprio di tutte le obbligazioni di durata indeterminata. La ratio di tale esclusione risiede, tuttavia, nella volont� di salvaguardare l�integrit� del capitale sociale delle societ� quotate (cfr. anche, in questo senso, il quarto comma dell�articolo in commento), in relazione al fatto che, dato il facile disinvestimento dei titoli azionari negoziati su mercati regolamentati, la posizione del socio non risulta pregiudicata.
Deve, per�, sottolinearsi il mancato coordinamento con il citato art. 2328, comma primo, n. 13 c.c.: ne risulta l�incongruenza per cui l�atto costitutivo di una societ� quotata deve prevedere "il periodo di tempo decorso il quale il socio potr� recedere", ma, di fatto, tale recesso non potr� mai essere esercitato.
Il quinto comma fa salve le disposizioni dettate in tema di recesso per le societ� soggette ad attivit� di direzione e coordinamento (art. 2497 quater).
L�ultimo comma sancisce la nullit� dei patti che escludano il diritto di recesso o ne rendano pi� gravoso l�esercizio, nelle ipotesi previste dal primo comma. Tale limitazione ribadisce il carattere inderogabile delle cause di recesso disciplinate dal primo comma, ma, in realt�, non appare coerente con l�impianto complessivo dell�istituto.
La lettera e) del primo comma attribuisce il diritto di recesso in caso di "eliminazione di una o pi� cause di recesso previste dal successivo comma ovvero dallo statuto". Quindi, da un lato, si attribuisce il diritto di recesso a seguito di formale eliminazione di una causa di recesso dispositiva o statutaria; dall�altro, non si sanziona con la nullit� un accordo di qualsiasi natura volto a svuotare sostanzialmente tale diritto.
Esaminando in dettaglio le cause di recesso, si osserva che anche il novero delle cause inderogabili risulta aumentato. Esse sono le seguenti: a) Cambiamento dell�oggetto sociale; causa gi� prevista, viene specificata, concedendosi il recesso solo "quando consente un cambiamento significativo dell�attivit� della societ�". Gi� nel vigore del regime previgente, parte della dottrina riteneva che solo i cambiamenti idonei a modificare l�alea connessa all�esercizio dell�impresa legittimassero il recesso (Grippo, Belviso, Tantini, Fr�), con esclusione delle modificazioni meramente formali. Il riferimento � alla "modifica della clausola dell�oggetto sociale", quindi ad una modifica di carattere documentale. Si segnala la diversa scelta operata per le s.r.l., relativamente alla quali il diritto di recesso � attribuito non solo in caso di modifica della clausola, ma anche in caso di "operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell�oggetto della societ� determinato nell�atto costitutivo" (art. 2473). Tale norma deve essere letta in stretta correlazione con l�art. 2479, secondo comma, n. 5, che riserva la decisione sul compimento di tali operazioni alla competenza inderogabile dei soci.
b) Trasformazione della societ� (gi� prevista);
c) Trasferimento della sede sociale all�estero (gi� prevista);
d) Revoca dello stato di liquidazione; la concessione del diritto di recesso ai soci che non intendono restare in societ� rappresenta una soluzione efficace, che permette di superare la questione, assai dibattuta sia in dottrina che in giurisprudenza, relativa alla possibilit� di revocare a maggioranza o all�unanimit� lo stato di liquidazione, basata sulla contrapposizione tra interesse della maggioranza alla continuazione dell�attivit� sociale, e diritto del socio alla quota di liquidazione. All�accoglimento di tale soluzione, gi� avanzata in dottrina (De Gregorio, Gallesio-Piuma, Zorzi) e talora accennata nelle motivazioni giurisprudenziali (Trib. Bologna, 22 giugno 1999), ostava la consolidata opinione della giurisprudenza in ordine alla tassativit� delle cause di recesso (la dottrina cercava di assimilare la revoca della liquidazione ad un mutamento di "oggetto"; ma la dottrina maggioritaria precisava che, in realt�, si trattava di un mutamento di "scopo");
e) Eliminazione di una o pi� cause di recesso previste dal successivo comma ovvero dallo statuto; disposizione che mira a garantire l�effettivit� del diritto di recesso, impedendo alla maggioranza di eliminare quanto disposto nello statuto, o di incidere sulle cause di recesso dispositive, senza consentire al socio di operare una personale valutazione sulla convenienza a restare in societ�, una volta modificati i presupposti per esercitare il recesso. Ci si interroga, tuttavia, sull�efficacia dell�attribuzione del diritto di recesso solo in caso di "eliminazione", e non anche di sostanziale modifica delle condizioni di esercizio (si pensi all�introduzione della necessit� di preventiva approvazione del recesso da parte dell�organo amministrativo � ma probabilmente in questo caso non sarebbe pi� ravvisabile un diritto potestativo di recesso ma una semplice "proposta", con possibilit� di assimilare tale fattispecie all�eliminazione);
f) Modifica dei criteri di determinazione del valore dell�azione in caso di recesso; disposizione che integra la precedente, in modo tale da impedire che il diritto di recesso, pur formalmente previsto, venga sostanzialmente svuotato, incidendo sulla valutazione economica delle partecipazioni;
g) Modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione; tali modificazioni diventano cos� "essenziali", e possono legittimare l�uscita del socio dalla societ�. L�introduzione di questa ipotesi di recesso sembra da collegare all�ampliamento dell�autonomia statutaria nella creazione di azioni di diverse categorie.
N.B.: Solo le cause di recesso previste dalle lettere a), b), c), d) del primo comma dell�art. 2437 sono richiamate dal quinto comma dell�art. 2369 (quorum rafforzato in seconda convocazione, per le societ� che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio), insieme all�ipotesi di emissione di azioni privilegiate. Le cause di recesso dispositive, ossia previste per legge, ma derogabili statutariamente, sono le seguenti:
a) Proroga del termine; si introduce un�ipotesi di recesso gi� prevista dal codice di commercio (art. 158). Essa � da porre in collegamento con la lettera d) del secondo comma, onde evitare possibili controversie applicative. � da intendersi come disponibile solo il diritto di recesso relativo alle deliberazioni di proroga assunte durante societate. Sono frequenti, nella prassi, deliberazioni di "proroga" adottate dopo lo spirare del termine di durata della societ�. In questi casi, il "vecchio" art. 2449 metteva la societ� automaticamente in stato di in liquidazione, dunque era necessario in primo luogo revocare tale stato (deliberazione relativamente alla quale il diritto di recesso � insopprimibile) e successivamente prorogare la durata. La nuova disciplina (art. 2484, terzo comma), fa dipendere il verificarsi degli effetti dello scioglimento all�adempimento della pubblicit� presso il registro delle imprese da parte degli amministratori. Tuttavia, dato il tenore dell�art. 2485, sembra che le considerazioni svolte in relazione al precedente regime debbano rimanere invariate: gli amministratori hanno l�obbligo di mettere la societ� in stato di liquidazione, salva, poi, la possibilit� di deliberarne la revoca. In nessun caso, dunque, spirato il termine di durata, potr� essere deliberata una proroga del termine. La deliberazione di proroga deve essere assunta, in seconda convocazione, con il quorum rafforzato ex art. 2369, quinto comma.
b) Introduzione o rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari; si risolve cos� la controversa questione relativa alla possibilit� di introdurre, sopprimere o modificare all�unanimit� o a maggioranza le clausole di prelazione o gradimento. In ogni caso, la clausola di mero gradimento � inefficace qualora non sia previsto un obbligo di acquisto a carico della societ� o degli altri soci o, alternativamente, il diritto di recesso (art. 2355 bis).
Cause di recesso determinabili dallo statuto:
Tale facolt� � riservata alle societ� che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, in considerazione delle difficolt� che numerosi e facili recessi potrebbero causare in societ� con un elevato numero di azionisti, nonch� in funzione di tutela della stabilit� dei mercati e della fiducia degli stakeholders.
Cfr. art. 2437. (Diritto di recesso), secondo comma
2437-bis. (Termini e modalit� di esercizio). Il diritto di recesso � esercitato mediante lettera raccomandata che deve essere spedita entro quindici giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima, con l'indicazione delle generalit� del socio recedente, del domicilio per le comunicazioni inerenti al procedimento, del numero e della categoria delle azioni per le quali il diritto di recesso viene esercitato. Se il fatto che legittima il recesso � diverso da una deliberazione, esso � esercitato entro trenta giorni dalla sua conoscenza da parte del socio.
Le azioni per le quali � esercitato il diritto di recesso non possono essere cedute e devono essere depositate presso la sede sociale.
Il recesso non pu� essere esercitato e, se gi� esercitato, � privo di efficacia, se, entro novanta giorni, la societ� revoca la delibera che lo legittima ovvero se � deliberato lo scioglimento della societ�.
La modalit� di esercizio rimane la medesima, cio� la comunicazione con lettera raccomandata (la dichiarazione di recesso � un atto unilaterale ricettizio).
Non si distingue pi�, per�, tra soci intervenuti e non intervenuti all�assemblea: per tutti, la dichiarazione di recesso deve essere spedita alla societ� entro quindici giorni dall�iscrizione della deliberazione nel registro delle imprese.
Data la facolt� di esercitare il recesso parziale, si richiede la precisazione del numero e della categoria delle azioni per le quali si esercita il recesso.
Se il fatto che legittima il recesso non � una deliberazione, esso deve essere esercitato entro trenta giorni dalla sua conoscenza da parte del socio. Sembra che tale ipotesi debba riferirsi esclusivamente alle "ulteriori cause di recesso" che possono essere previste dallo statuto delle societ� che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio. Tale formulazione, forse, potrebbe portare alcuni ad avanzare l�ipotesi che sia stata data una qualche rilevanza al "mutamento di fatto" dell�oggetto sociale. Si osserva che, in genere, tale mutamento non � repentino, ma � verificabile solo attraverso una valutazione a posteriori dell�attivit� della societ�, e non � quindi immediatamente riconducibile ad un "fatto" di cui il socio possa venire a conoscenza (salva, forse, l�ipotesi di assunzione di partecipazioni oltre i limiti previsti dall�art. 2361; ma anche in questo caso � necessario un procedimento valutativo). In ogni caso, in ragione della formulazione dell�art. 2437, primo comma lett. a), nonch� della diversa scelta operata in materia di s.r.l. (cfr. commento sub art. 2437, primo comma lett. a)), tale interpretazione non sembra sostenibile. Recesso legittimato da un "fatto" diverso da una deliberazione � quello esercitato ex art. 2437, terzo comma; ma, in questo caso, non esiste un "fatto" di cui il socio debba venire a conoscenza.
Le azioni per le quali � esercitato il diritto di recesso, in vista dello svolgimento del procedimento di liquidazione (art. 2437 quater), non possono essere cedute e devono restare depositate presso la sede sociale.
In caso di revoca della deliberazione che legittima il recesso, questo non pu� pi� essere esercitato e, se gi� esercitato, perde efficacia (in questo senso in dottrina, prima della riforma, v. Corsi, Ferrara jr., Fr�, Grippo; dell�opinione che il diritto di recesso perda efficacia anche in caso di annullamento della delibera, v. Corsi, Ferrara jr., Grippo. La giurisprudenza di merito ha talvolta negato che la revoca della delibera possa essere efficace nei confronti del socio recedente). La fissazione di un termine (novanta giorni) entro il quale la delibera pu� essere revocata introduce un elemento di certezza nei rapporti tra societ� e soci. Sembra possibile ritenere ostativa all�esercizio del recesso non solo una delibera di revoca esplicita, ma anche l�adozione di una delibera sostitutiva di contenuto tale, da comportare una revoca implicita della deliberazione assunta.
Il recesso non pu� pi� essere esercitato neppure in caso di deliberazione di scioglimento. Come sostenuto dalla dottrina prevalente, lo scioglimento della societ� incide necessariamente sul rapporto sociale ancora in atto, impedendo l�operativit� del recesso. Lo scioglimento del contratto sociale, infatti, pur non determinando l�eliminazione del gruppo sociale come collettivit� organizzata, causa un mutamento nella direzione dell�attivit�: essa non � pi� volta all�esercizio di un�attivit� lucrativa, ma alla definizione dei rapporti giuridici pendenti.Quindi, essendo il contratto ormai sciolto, manca la possibilit� stessa del funzionamento delle cause di scioglimento del singolo rapporto sociale (Ferri).
Cfr. art. 2437. (Diritto di recesso), primo comma, seconda parte.
I soci (�) hanno diritto di recedere dalla societ� e di ottenere il rimborso delle proprie azioni, secondo il prezzo medio dell�ultimo semestre, se queste sono quotate in borsa, o, in caso contrario, in proporzione del patrimonio sociale risultante dal bilancio dell�ultimo esercizio.
2437-ter. (Criteri di determinazione del valore delle azioni). Il socio ha diritto alla liquidazione delle azioni per le quali esercita il recesso.
Il valore delle azioni � determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile, tenuto conto della consistenza patrimoniale della societ� e delle sue prospettive reddituali, nonch� dell�eventuale valore di mercato delle azioni.
Il valore di liquidazione delle azioni quotate su mercati regolamentati � determinato facendo esclusivo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la pubblicazione ovvero ricezione dell'avviso di convocazione dell'assemblea le cui deliberazioni legittimano il recesso.
Lo statuto pu� stabilire criteri diversi di determinazione del valore di liquidazione, indicando gli elementi dell�attivo e del passivo del bilancio che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio, unitamente ai criteri di rettifica, nonch� altri elementi suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione. I soci hanno diritto a conoscere la determinazione del valore di cui al secondo comma del presente articolo nei quindici giorni precedenti alla data fissata per l�assemblea; ciascun socio ha diritto di prenderne visione e di ottenerne copia a proprie spese.
In caso di contestazione da proporre contestualmente alla dichiarazione di recesso il valore di liquidazione � determinato entro novanta giorni dall�esercizio del diritto di recesso tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte pi� diligente; si applica in tal caso il primo comma dell�articolo 1349. Si rileva un profondo mutamento dei criteri di determinazione del valore delle azioni. Per quanto riguarda le azioni quotate su mercati regolamentati, non si rilevano mutamenti sostanziali, salvo alcune precisazioni, che risolvono controversie interpretative insorte nel vigore del precedente regime:
il prezzo di riferimento � quello di chiusura (cfr. Belviso);
il semestre decorre dalla data di pubblicazione ovvero di ricezione dell�avviso di convocazione dell�assemblea le cui deliberazioni legittimano il recesso; la ragione di tale scelta risiede probabilmente nelle oscillazioni di cui i corsi azionari potrebbero risentire al diffondersi della notizia di un�imminente rilevante modificazione statutaria. In dottrina, Belviso riteneva che la data di riferimento per la decorrenza del semestre fosse quella della deliberazione della modifica statutaria; altri, quella dell�esercizio del recesso. Ma la soluzione adottata sembra la pi� ragionevole, per le ragioni di cui si � detto.
La valutazione � pi� complessa per quanto concerne le societ� non quotate.
La disciplina previgente risultava fortemente penalizzante per il socio uscente, in quanto il valore di liquidazione doveva essere determinato sulla base del valore formale delle azioni risultante dal bilancio, e cio� sostanzialmente sulla base del capitale netto. Nonostante alcuni tentativi operati dalla dottrina di sganciare la valutazione dai rigidi schemi del bilancio di esercizio, in modo da rendere la stessa pi� aderente alla situazione patrimoniale effettiva (Fr�, Graziani), il dato testuale rendeva tali soluzioni inaccettabili (Ferri).
Del resto, l�iniquit� nasceva dall�esigenza di conciliare l�intento liquidatorio del socio uscente, con quello di proseguimento dell�attivit� della societ�. Pertanto, fin quando la societ� � in vita, si riteneva di dover privilegiare l�integrit� del capitale sociale e la tutela dei creditori, valori che sarebbero risultati irrimediabilmente compromessi estendendo il diritto del socio alla restituzione di un quid pluris rispetto al capitale netto e alle riserve accantonate, in quanto ci� avrebbe integrato la distribuzione di plusvalenze non ancora realizzate (Ferri).
La riforma, invece, introduce dei criteri che mirano alla liquidazione di un valore assai pi� vicino a quello effettivo della partecipazione.
Il valore � determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile, tenuto conto:
della consistenza patrimoniale della societ�;
delle prospettive reddituali della societ�;
dell�eventuale valore di mercato delle azioni.
Nello statuto possono essere determinati criteri diversi di determinazione del valore di liquidazione, indicando gli elementi dell�attivo e del passivo del bilancio che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio, unitamente ai criteri di rettifica, nonch� altri elementi suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione. Ne risulta, quindi, la possibilit� di tener conto di valori che precedentemente non potevano essere dedotti, quale ad esempio l�avviamento.
Un mutamento cos� radicale dei criteri di valutazione, in apparenza fortemente lesivo dell�integrit� del capitale sociale e della garanzia dei creditori, non pu� essere compreso se non in relazione al nuovo procedimento di liquidazione (v. art. 2437 quater).
Il quinto comma dispone che i soci hanno diritto di prendere visione e di ottenere copia, a proprie spese, della determinazione del valore di liquidazione delle azioni nei quindici giorni precedenti la data fissata per l�assemblea. Da ci� si desume l�obbligo, per gli amministratori, di redigere e di depositare, presso la sede sociale, apposita documentazione prima di ciascuna assemblea che abbia ad oggetto modificazioni statutarie da cui derivi il diritto di recesso del socio.
In tal modo, il socio viene messo in condizione di valutare, prima della deliberazione, la convenienza della stessa e dell�eventuale recesso, esercitando cos� il proprio voto in maniera pi� consapevole.
La lettera della norma non precisa, per�, se l�elemento di cui i soci debbano essere portati a conoscenza prima dell�assemblea (e cio� "la determinazione del valore di liquidazione") sia il semplice risultato del procedimento valutativo (e quindi un mero valore economico), oppure il procedimento valutativo stesso (dando conto, quindi, dei criteri utilizzati).
Il valore di liquidazione pu� anche essere oggetto di contestazione (da proporsi contestualmente alla dichiarazione di recesso, secondo la nuova procedura di cui al d.lgs. 5/2003, Titolo IV), ed in tal caso esso "� determinato entro novanta giorni dall�esercizio del diritto di recesso tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte pi� diligente; si applica in tal caso il primo comma dell�art. 1349".
2437-quater. (Procedimento di liquidazione). Gli amministratori offrono in opzione le azioni del socio recedente agli altri soci in proporzione al numero delle azioni possedute. Se vi sono obbligazioni convertibili, il diritto di opzione spetta anche ai possessori di queste, in concorso con i soci, sulla base del rapporto di cambio.
L'offerta di opzione � depositata presso il registro delle imprese entro quindici giorni dalla determinazione definitiva del valore di liquidazione. Per l'esercizio del diritto di opzione deve essere concesso un termine non inferiore a trenta giorni dal deposito dell'offerta.
Coloro che esercitano il diritto di opzione, purch� ne facciano contestuale richiesta, hanno diritto di prelazione nell'acquisto delle azioni che siano rimaste non optate.
In caso di mancato collocamento ai sensi delle disposizioni dei commi precedenti, le azioni del recedente vengono rimborsate mediante acquisto da parte della societ� utilizzando riserve disponibili anche in deroga a quanto previsto dal terzo comma dell�articolo 2357.
In assenza di utili e riserve disponibili, deve essere convocata l�assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale sociale, ovvero lo scioglimento della societ�. Alla deliberazione di riduzione del capitale sociale si applicano le disposizioni del comma secondo, terzo e quarto dell�articolo 2445; ove l�opposizione sia accolta la societ� si scioglie.
Il nuovo procedimento di liquidazione mira a conciliare il diritto del socio uscente, ad ottenere un corrispettivo coerente con il valore effettivo della propria partecipazione, con la continuazione dell�attivit� sociale, nel rispetto, quindi, dell�integrit� del capitale sociale e dei creditori.
In primo luogo, si cerca di collocare le partecipazioni del socio recedente presso gli altri soci, offrendo a questi ultimi in opzione le relative azioni (il diritto di opzione spetta anche, naturalmente, ai titolari di obbligazioni convertibili). L�offerta di opzione deve essere depositata presso il registro delle imprese entro quindici giorni dalla determinazione definitiva del valore di liquidazione (in caso di contestazione ex art. 2437, sesto comma, � necessario, dunque, attendere la definizione del procedimento). Il termine per l�esercizio del diritto di opzione non pu� essere inferiore a trenta giorni. Sembra preferibile ritenere che, per le societ� quotate, il termine non possa essere dimezzato, in ragione del rinvio formale all�art. 2441, secondo comma, operato dall�art. 134 T.U. 58/1998. Ai soci che esercitano il diritto di opzione spetta la prelazione sui titoli inoptati, qualora ne abbiano fatto contestuale richiesta.
Qualora i soci non acquistino (in tutto o in parte) le azioni del recedente, esse possono essere collocate dagli amministratori presso terzi. Se si tratta di azioni quotate in mercati regolamentati, il collocamento deve avvenire sui mercati medesimi.
In caso di mancato collocamento delle azioni del recedente, esse vengono acquistate dalla societ�, utilizzando riserve disponibili (in ossequio al principio del rispetto dell�integrit� del capitale sociale), anche in deroga ai limiti di legge (art. 2357, comma terzo).
In assenza di utili e riserve disponibili sufficienti al rimborso delle azioni deve essere convocata l�assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale sociale, ovvero lo scioglimento della societ�. Lo statuto pu� attribuire alla competenza dell�organo amministrativo o del consiglio di sorveglianza o del consiglio di gestione l�adozione di tale deliberazione, ex art. 2365, secondo comma. Alla deliberazione di riduzione del capitale sociale si applicano le disposizioni relative alla riduzione di capitale volontaria (art. 2445, commi secondo, terzo e quarto). Qualora l�opposizione dei creditori (da proporsi secondo la nuova procedura di cui al d.lgs. 5/2003, Titolo IV) sia accolta, la societ� si scioglie. La graduazione delle varie ipotesi trova il suo culmine con la soluzione pi� estrema, lo scioglimento. Essa non deve apparire eccessiva, in quanto segue ad una serie di valutazioni negative:
gli stessi soci non sono disposti ad investire ulteriori risorse nell�impresa sociale; neppure i terzi ripongono fiducia nel proficuo proseguimento dell�attivit�;
il patrimonio sociale risulta insufficiente ad un rimborso delle azioni nei confronti del socio uscente senza arrecare pregiudizio all�integrit� del capitale sociale; i creditori ritengono pregiudizievole alla conservazione della loro garanzia patrimoniale la riduzione del capitale sociale, e tale valutazione viene condivisa dall�organo giurisdizionale.
La dettagliata regolamentazione del processo di liquidazione permette di superare le difficolt� che si presentavano nel vigore del precedente regime, in assenza di utili e riserve disponibili sufficienti al rimborso delle azioni dei soci receduti. In ragione del divieto di effettuare restituzioni ai soci (art.2626), la dottrina prevalente subordinava il diritto al rimborso alla presenza di utili; in mancanza, occorreva deliberare la riduzione del capitale sociale, o attendere la produzione di utili (Belviso, Ferrara jr., Corsi).
2437-quinquies. (Disposizioni speciali per le societ� con azioni quotate sui mercati regolamentati). Se le azioni sono quotate sui mercati regolamentati hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso alla deliberazione che comporta l�esclusione dalla quotazione.
Si introduce un�ulteriore causa di recesso per le societ� quotate sui mercati regolamentati, relativa alla deliberazione che comporti l�esclusione dalla quotazione. Tale disposizione si giustifica perch� la quotazione su mercati regolamentati � una caratteristica essenziale, che comporta una serie di effetti (la possibilit� di rapido disinvestimento per i soci, l�assoggettamento a controlli pi� stringenti, etc.) di tale rilevanza, da non ritenere ammissibile che il socio ne sia privato per volont� della sola maggioranza, senza avere la possibilit� di uscire dalla societ�.
Gi� il T.U. 58/1998 attribuiva il diritto di recesso (art. 131) agli azionisti dissenzienti dalle deliberazioni di fusione o di scissione che comportino l�assegnazione di azioni non quotate. L�art. 2437 quinquies, nel recepire tale principio attraverso una formulazione pi� generale, completa il sistema.
Resta da verificare (ma appare preferibile una risposta negativa) se il diritto di recesso sia attribuibile anche in caso di cambiamento del mercato regolamentato di negoziazione, previsto dall�art. 133 T.U. 58/1998 (esso consente alle societ� quotate nei mercati regolamentati italiani, previa deliberazione dell�assemblea straordinaria, di richiedere l�esclusione dalle negoziazioni, qualora sia ottenuta l�ammissione su altro mercato regolamentato italiano o di altro paese dell�U.E., "purch� sia garantita una tutela equivalente degli investitori, secondo i criteri stabiliti dalla CONSOB con regolamento").
2437-sexies. (Azioni riscattabili). Le disposizioni degli articoli 2437-ter e 2437-quater si applicano, in quanto compatibili, alle azioni o categorie di azioni per le quali lo statuto prevede un potere di riscatto da parte della societ� o dei soci. Resta salva in tal caso l�applicazione della disciplina degli articoli 2357 e 2357-bis.
Tale norma, in apparenza di mero coordinamento, si rivela in realt� di forte impatto in quanto: solleva un problema interpretativo.
apre ampi spazi di riflessione sulla possibilit� di prevedere un potere di riscatto, relativamente a tutte le azioni o a singole categorie di esse;
Nel corpo della riforma, un riferimento al riscatto, oltre che all�art. 2357 bis (sostanzialmente invariato), si trova all�art. 2349. Esso attribuisce alla societ�, tra l�altro, il potere di assegnare, ai dipendenti della societ� o di societ� controllate, strumenti finanziari, diversi dalle azioni, dotati di diritti patrimoniali o di diritti amministrativi, escluso il voto nell�assemblea generale degli azionisti. In tal caso, tra l�altro, possono essere previste eventuali cause di riscatto.
Dunque, l�unico riferimento al riscatto presente nella versione aggiornata del codice (oltre al riscatto finalizzato all�annullamento del capitale, che non costituisce una novit�) � fatto non con riferimento alle azioni, ma a "strumenti finanziari diversi dalle azioni". Le nuove categorie di strumenti finanziari, previsti dall�ultimo comma dell�art. 2346, suscitano rilevanti problemi, sia di caratterizzazione tipologica, sia di disciplina applicabile. In primo luogo, anche al fine di verificare l�applicabilit� degli artt. 2437 ter e 2437 quater a tali strumenti, occorre verificare se essi possono partecipare della composizione del capitale sociale. Sembra preferibile la risposta negativa, ma la questione merita approfondimenti.
La norma in commento, dunque, sembra ammettere la possibilit� di prevedere, nello statuto, un potere di riscatto sulle azioni, da parte della societ� o dei soci (e si individua allora la disciplina applicabile, artt. 2437 ter e 2437 quater).
Occorre approfondire le seguenti questioni:
pu� essere previsto un potere di riscatto anche a favore di terzi (come sostenuto, anche in vigore del precedente regime, da parte di alcuni autori � Calvosa)?;
la previsione del potere di riscatto � del tutto libera, o deve essere legata a circostanze specifiche, oggettive, e comunque funzionali al perseguimento dell�interesse sociale?
Quali limiti all�autonomia statutaria sono posti dai principi generali del sistema?

References: art. 2328
 art. 2328
 art. 2328
 art. 2449
 art. 2369
 art. 2437
 art. 2437
 art. 2437
 art. 2437
 art. 2437
 art. 2437
 art. 2365