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Timestamp: 2018-03-19 12:48:36+00:00

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Poiché il diritto di prelazione e di riscatto agrari, costituiscono ipotesi tassative, ex lege, e non suscettibili di interpretazione estensiva. Il diritto di prelazione e di riscatto del confinante, non spettano al nudo proprietario (Corte di Cassazione, sez. III, sentenza 7 Aprile 2015, n. 6904). – Noi Radiomobile™
Home »News»Poiché il diritto di prelazione e di riscatto agrari, costituiscono ipotesi tassative, ex lege, e non suscettibili di interpretazione estensiva. Il diritto di prelazione e di riscatto del confinante, non spettano al nudo proprietario (Corte di Cassazione, sez. III, sentenza 7 Aprile 2015, n. 6904).
Poiché il diritto di prelazione e di riscatto agrari, costituiscono ipotesi tassative, ex lege, e non suscettibili di interpretazione estensiva. Il diritto di prelazione e di riscatto del confinante, non spettano al nudo proprietario (Corte di Cassazione, sez. III, sentenza 7 Aprile 2015, n. 6904).
Rilevano i ricorrenti che è prioritaria rispetto alle altre la questione del titolo richiesto dalla legge per l’esercizio del riscatto agrario. La Corte d’appello ritiene che non vi sia differenza tra proprietario e nudo proprietario, ma tale conclusione non è condivisibile.
Pur in mancanza di precedenti specifici sul punto, si deve ritenere che la titolarità del diritto di prelazione e di riscatto vada intesa in termini rigorosi, in quanto comporta una limitazione del diritto di proprietà del terzo, sicché non può essere riconosciuta al di fuori dei casi previsti dalla legge.
Risulta invece in modo palese che la Corte triestina, sollecitata a pronunciarsi in argomento dal quarto motivo di appello, si è in sostanza richiamata alla motivazione del Tribunale, facendola propria; ed ha quindi ribadito, come si è detto in precedenza, che «per il legislatore non vi è differenza tra la nuda e la piena proprietà».
Tanto è sufficiente ad affermare che il punto è stato deciso con una pronuncia di merito, ricorribile in questa sede.
Osserva il Collegio che è stato affermato più volte in passato che le norme sul diritto di prelazione e di riscatto sono norme di stretta interpretazione, che prevedono un numero chiuso di ipotesi e non consentono estensioni al di fuori di quelle tassativamente previste (sentenze 11 agosto 1987, n.6893, 10 aprile 2003, n. 4914, e 5 marzo 2007, n. 5072).
La ragione per cui si è pervenuti a tale conclusione è ovvia: il diritto di prelazione e di riscatto apportano, in concreto, una significativa limitazione del diritto di proprietà garantito dall’art. 42 della Costituzione, perché una delle prerogative fondamentali del proprietario è quella di alienare il proprio diritto ad un soggetto liberamente scelto; facoltà che è grandemente diminuita dalle norme sul diritto di prelazione.
Sulla base di tale premessa, che è certamente da condividere, la pronuncia odierna intende compiere un ulteriore passo in relazione alla fattispecie della prelazione del confinante riconosciuta dall’art. 7 della legge n. 817 del 1971.
La norma in esame prevede, al secondo comma, n. 2), che il diritto di prelazione (e quindi di riscatto) spetta anche «al coltivatore diretto proprietario di terreni confinanti con fondi offerti in vendita, purché sugli stessi non siano insediati mezzadri, coloni, affittuari, compartecipanti od enfiteuti coltivatori diretti». La legge riconosce il diritto, quindi, al proprietario coltivatore diretto di terreni confinanti; ora, se questa è la condizione indicata dalla legge, è evidente che lo stesso diritto non può essere riconosciuto anche al nudo proprietario, perché una simile estensione sarebbe evidentemente arbitraria.
Il nudo proprietario, d’altra parte, non ha poteri di godimento del bene, che spettano all’usufruttuario (art. 981 cod. civ.), e non è neppure detto che diventi mai pieno proprietario, perché la fattispecie di cui all’art. 1014, n. 2), cod. civ. secondo cui l’usufrutto si estingue «per la riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona» – ben potrebbe non realizzarsi. Ne consegue che, oltre alla palese violazione del dettato legislativo, ammettere il nudo proprietario all’esercizio del diritto di prelazione verrebbe a creare evidenti incongruenze ed incertezze che la legge non può tollerare.
La Corte accoglie il primo motivo ricorso, assorbiti gli altri cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di riscatto agrario proposta da M. F. nei confronti di A. D. F. e A. P..
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