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Timestamp: 2017-04-26 15:35:27+00:00

Document:
Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: 2012
MUNNEZZA A ISOLA DELLE FEMMINE NATALE CAPODANNO E TUTTO L'ANNO DI FRONTE A QUESTA SELVAGGIA AGGRESSIONE ALL'AMBIENTE AL TERRITORIO ALL'ECONOMIA E ALLA SALUTE NON C'E' CHE DA ESPRIMERE INDIGNAZIONE RABBIA RIVOLTA DISOBBEDIENZA FISCALE VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL NUOVO PARCO DELLE DUNE PROTEZIONE DELLA NATURA
Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: INTERROGAZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE ALL'ASSEMBLE... IL PIANO DELL’ARIA REGIONE SICILIA IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTOI EUROPEO Smog, la corte Ue respinge il ricorso italiano sui limiti di Pm10
Fonte: Agenzia DireScarica la sentenza della CorteLeggi anche:Smog, cosa bolle in pentola alla Commissione EuropeaSmog: ma l’Italia pagherà per gli sforamenti?Smog: Portogallo condannato dalla Corte Europea
Stato – Ambiente – Direttiva 1999/30/CE – Controllo
dell’inquinamento – Valori limite per le concentrazioni di PM10 nell’aria
avente ad oggetto il ricorso per inadempimento,
ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto il 16 febbraio 2011,
Commissione europea, rappresentata da A. Alcover San Pedro e
S. Mortoni, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
assistita da S. Varone, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in
LA CORTE (Prima
composta dal sig. A. Tizzano,
presidente di sezione, dai sigg. M. Ilešič, E. Levits,
M. Safjan (relatore) e dalla sig.ra M. Berger, giudici,
cancelliere: sig.ra A. Impellizzeri,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito
l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la
Repubblica italiana, avendo omesso di provvedere, per diversi anni consecutivi,
affinché le concentrazioni di PM10nell’aria ambiente non
superassero, in numerose zone e agglomerati situati sul territorio italiano, i
valori limite fissati all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 1999/30/CE
del Consiglio, del 22 aprile 1999, concernente i valori limite di qualità
dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi
di azoto, le particelle e il piombo (GU L 163, pag. 41),
divenuto articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 2008/50/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell’aria
ambiente e per un’aria più pulita in Europa (GU L 152, pag. 1),
è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del suddetto articolo
all’articolo 11 della direttiva 96/62/CE del Consiglio, del 27 settembre 1996,
in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente
(GU L 296, pag. 55), gli Stati membri sono tenuti a presentare
alla Commissione relazioni annuali sul rispetto dei valori limite applicabili
alle concentrazioni di PM10.
sensi dell’articolo 8 di tale direttiva:
membri elaborano l’elenco delle zone e degli agglomerati in cui i livelli di
uno o più inquinanti superano i valori limite oltre il margine di superamento.
3. Nelle zone
e negli agglomerati di cui al paragrafo 1, gli Stati membri adottano misure
atte a garantire l’elaborazione o l’attuazione di un piano o di un programma
che consenta di raggiungere il valore limite entro il periodo di tempo
Tale piano o programma, da rendere pubblico,
deve riportare almeno le informazioni di cui all’allegato IV.
4. Nelle zone
e negli agglomerati di cui al paragrafo 1 in cui il livello di più inquinanti
supera i valori limite, gli Stati membri predispongono un piano integrato che
interessi tutti gli inquinanti in questione.
particelle PM10 sono
definite, all’articolo 2, punto 11, della direttiva 1999/30, come le
particelle che penetrano attraverso un ingresso dimensionale selettivo con
un’efficienza di interruzione del 50% per un diametro aerodinamico di 10 μm.
sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, di tale direttiva:
«Gli Stati membri adottano le misure necessarie
per garantire che le concentrazioni di particelle PM10 nell’aria ambiente, valutate a norma
dell’articolo 7, non superino i valori limite indicati nella sezione I
dell’allegato III a decorrere dalle date ivi indicate.
6 L’articolo 5,
paragrafo 4, della citata direttiva afferma quanto segue:
«Se i valori limite per le PM10 di cui alla sezione I dell’allegato
III sono superati a causa di concentrazioni di PM10 nell’aria ambiente dovute a eventi
naturali e ne derivano concentrazioni significativamente superiori ai normali
livelli di [fondo originati da] fonti naturali, gli Stati membri ne informano
la Commissione a norma del paragrafo 1 dell’articolo 11 della direttiva
96/62/CE, fornendo le necessarie giustificazioni a riprova del fatto che il
superamento è dovuto a eventi naturali. In tali casi, gli Stati membri sono
obbligati ad applicare piani d’azione a norma del paragrafo 3 dell’articolo 8
di detta direttiva soltanto dove i valori limite di cui alla sezione I
dell’allegato III sono superati per cause diverse dagli eventi naturali».
fine di garantire la protezione della salute umana, l’allegato III della
direttiva 1999/30 fissa due tipi di limiti per le particelle PM10,
distinguendo due fasi, le quali sono a loro volta divise in due periodi.
Riguardo ai periodi della fase 1, che si estende dal 1° gennaio 2005 al 31
dicembre 2009, da un lato, il valore giornaliero di 50 μg/m3 non deve essere superato più di
35 volte per anno civile e, dall’altro, il valore annuo da non superare è di
40 μg/m3. Per quanto concerne i periodi della fase 2, a partire
dal 1° gennaio 2010, da un lato, il valore giornaliero da non superare più di 7
volte per anno civile è di 50 μg/m3 e, dall’altro, il valore limite annuo
è di 20 μg/m3.
fini della valutazione delle concentrazioni di PM10 prevista all’articolo 7 della
medesima direttiva, occorre distinguere tra una «zona» e un «agglomerato».
forza dell’articolo 2, punto 8, della direttiva 1999/30, una zona designa una
«parte del territorio degli Stati membri da essi delimitata».
10 L’articolo
2, punto 9, di tale direttiva definisce agglomerato una «zona con una
concentrazione di popolazione superiore a 250 000 abitanti o, allorché la
concentrazione di popolazione è pari o inferiore a 250 000 abitanti, una
densità di popolazione per km2 tale
da rendere necessarie per gli Stati membri la valutazione e la gestione della
qualità dell’aria ambiente».
l’articolo 12 della citata direttiva, gli Stati membri dovevano adottare i
provvedimenti legislativi, regolamentari ed amministrativi necessari per
conformarsi alla stessa entro il 19 luglio 2001.
direttiva 2008/50, entrata in vigore l’11 giugno 2008, ha disposto, in virtù
del suo articolo 31, l’abrogazione delle direttive 96/62 e 1999/30 a decorrere
dall’11 giugno 2010, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri riguardanti i
termini per il recepimento e l’applicazione di queste ultime direttive.
13 L’articolo
13 della direttiva 2008/50, rubricato «Valori limite e soglie di allarme ai
fini della protezione della salute umana», stabilisce, al paragrafo 1, quanto
«Gli Stati membri provvedono affinché i livelli
di biossido di zolfo, PM10, piombo e monossido di carbonio presenti
nell’aria ambiente non superino, nell’insieme delle loro zone e dei loro
agglomerati, i valori limite stabiliti nell’allegato XI.
Il rispetto di tali requisiti è valutato a norma
I margini di tolleranza fissati
nell’allegato XI si applicano a norma dell’articolo 22,
paragrafo 3 e dell’articolo 23, paragrafo 1».
14 Bisogna
constatare che l’allegato XI della direttiva 2008/50 non ha modificato i valori
limite fissati per le particelle PM10 dall’allegato III della direttiva
1999/30 per la fase 1.
contro, l’articolo 22 della direttiva 2008/50 stabilisce norme relative alla
proroga dei termini fissati per conseguire i valori limite applicabili alle
concentrazioni di PM10 e,
in particolare, le condizioni per la deroga all’obbligo di applicarli.
sensi dell’articolo 22 di questa direttiva:
«1. Se in una
determinata zona o agglomerato non è possibile raggiungere i valori limite
fissati per il biossido d’azoto o il benzene entro i termini di cui
all’allegato XI, uno Stato membro può prorogare tale termine di cinque anni al
massimo per la zona o l’agglomerato in questione, a condizione che sia
predisposto un piano per la qualità dell’aria a norma dell’articolo 23 per la
zona o per l’agglomerato cui si intende applicare la proroga. Detto piano per
la qualità dell’aria è integrato dalle informazioni di cui all’allegato XV,
punto B, relative agli inquinanti in questione e dimostra come i valori limite
saranno conseguiti entro il nuovo termine.
2. Se in una
determinata zona o agglomerato non è possibile conformarsi ai valori limite per
il PM10 di cui
all’allegato XI, per le caratteristiche di dispersione specifiche del
sito, per le condizioni climatiche avverse o per l’apporto di inquinanti
transfrontalieri, uno Stato membro non è soggetto all’obbligo di applicare tali
valori limite fino all’11 giugno 2011 purché siano rispettate le
condizioni di cui al paragrafo 1 e purché lo Stato membro dimostri che
sono state adottate tutte le misure del caso a livello nazionale, regionale e
locale per rispettare le scadenze.
membri notificano alla Commissione i casi in cui ritengono applicabili i
paragrafi 1 o 2 e le comunicano il piano per la qualità dell’aria di cui
al paragrafo 1, comprese tutte le informazioni utili di cui la Commissione
deve disporre per valutare se le condizioni pertinenti sono soddisfatte. In
tale valutazione la Commissione tiene conto degli effetti stimati sulla qualità
dell’aria ambiente negli Stati membri, attualmente e in futuro, delle misure
adottate dagli Stati membri e degli effetti stimati sulla qualità dell’aria
ambiente delle attuali misure comunitarie e delle misure comunitarie previste
che la Commissione proporrà.
Se la Commissione non solleva obiezioni entro
nove mesi dalla data di ricevimento di tale notifica, le condizioni per
l’applicazione dei paragrafi 1 o 2 sono considerate soddisfatte.
In caso di obiezioni, la Commissione può
chiedere agli Stati membri di rettificare i piani per la qualità dell’aria
oppure di presentarne di nuovi».
Fatti di causa e procedimento
applicazione dell’articolo 11 della direttiva 96/62, la Repubblica italiana
presentava alla Commissione alcune relazioni relative al rispetto dei valori
limite applicabili alle concentrazioni di PM10 nell’aria ambiente per gli anni
18 Nell’esaminare
tali relazioni, la Commissione rilevava il superamento dei suddetti valori
limite, fissati nella sezione I dell’allegato III della direttiva 1999/30, per
un lungo periodo, in numerose zone del territorio italiano.
lettera del 30 giugno 2008, la Commissione informava la Repubblica italiana
della sua intenzione di avviare il procedimento previsto dall’articolo 226 CE
nel caso in cui non avesse ricevuto, entro il 31 ottobre 2008, un’istanza di
deroga a norma dell’articolo 22 della direttiva 2008/50.
lettere del 3 e del 16 ottobre 2008, la Repubblica italiana informava la
Commissione delle misure programmate o adottate da quattordici regioni e da due
province autonome al fine di evitare il superamento dei valori limite
applicabili alle concentrazioni di PM10 nelle
zone di loro competenza.
avendo ricevuto, alla data del 14 gennaio 2009, alcuna istanza di deroga da
parte di tale Stato membro, la Commissione concludeva che l’articolo 22 della
direttiva 2008/50 non trovava applicazione.
22 Pertanto,
ritenendo che la Repubblica italiana non avesse rispettato gli obblighi ad essa
incombenti in forza dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 1999/30, la
Commissione, in data 2 febbraio 2009, inviava a tale Stato membro una lettera
di diffida. A tale lettera era allegato un elenco che indicava 55 zone e
agglomerati italiani nei quali i limiti giornalieri e/o annui applicabili alle
concentrazioni di PM10erano stati superati durante gli anni 2006 e
lettere del 1° e del 30 aprile, del 22 ottobre e dell’11 novembre 2009, la
Repubblica italiana rispondeva alla Commissione affermando di averle inviato,
il 27 gennaio e il 5 maggio 2009, due istanze di deroga a norma dell’articolo
22 della direttiva 2008/50, relative, l’una, a 67 zone situate in 12 regioni e
2 province autonome, e, l’altra, a 12 zone situate in altre 3 regioni.
aver analizzato queste due istanze di deroga, la Commissione adottava due
decisioni relative a tali istanze, rispettivamente il 28 settembre 2009 e il
1° febbraio 2010.
25 Nella
sua decisione del 28 settembre 2009, la Commissione formulava alcune obiezioni
all’istanza presentata dalla Repubblica italiana il 27 gennaio 2009,
relativamente a 62 delle 67 zone censite da quest’ultima e situate nelle
Regioni dell’Emilia-Romagna, del Friuli-Venezia Giulia, del Lazio, della
Liguria, della Lombardia, delle Marche, dell’Umbria, del Piemonte, della
Toscana e del Veneto, nonché nella Provincia autonoma di Trento.
sua decisione del 1° febbraio 2010, la Commissione formulava alcune obiezioni
all’istanza presentata dalla Repubblica italiana il 5 maggio 2009,
relativamente a undici delle dodici zone censite da quest’ultima e situate
nelle Regioni della Campania, della Puglia e della Sicilia.
seguito, tale Stato membro non presentava nuove istanze di deroga a norma
dell’articolo 22 della direttiva 2008/50.
28 Considerato
che la Repubblica italiana aveva superato i valori limite applicabili alle
concentrazioni di PM10 nell’aria
ambiente per diversi anni consecutivi, in numerose zone del territorio
italiano, la Commissione, il 7 maggio 2010, adottava un parere motivato nel
quale concludeva che la Repubblica italiana non aveva rispettato gli obblighi
ad essa incombenti in forza dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva
1999/30. La Commissione invitava pertanto tale Stato membro ad adottare i
provvedimenti necessari a conformarsi ai suoi obblighi entro un termine di due
mesi decorrenti dalla notifica del suddetto parere.
29 Nella
sua risposta del 6 luglio 2010, la Repubblica italiana faceva valere di aver
elaborato una strategia nazionale, che doveva tradursi nell’adozione di un
insieme di misure legislative e regolamentari, su scala nazionale, nonché in
linee guida relative ai settori di attività maggiormente responsabili delle
emissioni di PM10 e di
sostanze inquinanti suscettibili di trasformarsi in PM10. La
Repubblica italiana, inoltre, chiedeva di tenere una riunione con i servizi
della Commissione al fine di discutere delle misure legislative e regolamentari
programmate. Tale riunione si teneva a Bruxelles (Belgio) il 26 luglio 2010.
lettera del 25 agosto 2010, la Repubblica italiana ammetteva che, alla scadenza
del termine assegnatole per rispondere al parere motivato, i valori limite
applicabili alle concentrazioni di PM10nell’aria ambiente erano
ancora superati in numerose zone e agglomerati italiani. Tale Stato membro
trasmetteva alla Commissione altre informazioni relative alle misure nazionali
che sarebbero state adottate nell’autunno del 2010 e comunicate prima del mese
di novembre 2010, accompagnate da una valutazione di impatto riguardante le
zone e gli agglomerati nei quali tali valori limite erano ancora superati, al
fine di poter beneficiare di una deroga a norma dell’articolo 22 della
direttiva 2008/50.
seguito, la Commissione non veniva informata dell’adozione di tali misure
nazionali. Essa non riceveva neanche valutazioni di impatto riguardanti le zone
e gli agglomerati interessati, né nuove istanze di deroga a norma dell’articolo
22 della direttiva 2008/50.
luce di tali fatti, la Commissione proponeva il presente ricorso.
Nel suo ricorso,
la Commissione sostiene che le relazioni presentate a norma dell’articolo 11
della direttiva 96/62 dalla Repubblica italiana per l’anno 2005 e per gli anni
successivi mostrano l’esistenza di superamenti dei valori limite applicabili
alle concentrazioni di PM10 nell’aria
ambiente per un lungo periodo e in numerose zone del territorio italiano.
34 Inoltre,
secondo le informazioni trasmesse da tale Stato membro per l’anno 2009, il
superamento di tali valori limite perdurerebbe in 70 zone situate nelle Regioni
della Campania, dell’Emilia-Romagna, del Friuli-Venezia Giulia, del Lazio,
della Liguria, della Lombardia, delle Marche, dell’Umbria, del Piemonte, della
Puglia, della Sicilia, della Toscana e del Veneto, nonché nella Provincia
35 Ebbene,
la Repubblica italiana non avrebbe adottato le misure necessarie per assicurare
il rispetto dei valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 e non avrebbe presentato nuove
istanze di deroga a norma dell’articolo 22 della direttiva 2008/50.
Repubblica italiana rileva che le emissioni di PM10 provengono sia da fonti di
origine antropica, come il riscaldamento, sia da fonti naturali, come i
vulcani, sia da reazioni chimiche che si producono nell’atmosfera tra gli
inquinanti detti «precursori». Le concentrazioni di PM10 nell’aria ambiente sarebbero
inoltre fortemente influenzate dalle condizioni meteorologiche e dall’entità
del sollevamento delle particelle depositate al suolo.
37 Essendo
stato rilevato a partire dall’anno 2001 il superamento dei valori limite
applicabili alle concentrazioni di PM10, le regioni italiane
avrebbero adottato i piani di cui all’articolo 8 della direttiva 96/62 al fine
di ridurre le emissioni di tali particelle. Tali piani avrebbero riguardato
principalmente il settore dei trasporti. In seguito, altre misure sarebbero
state adottate progressivamente a partire dall’anno 2006 per quanto riguarda il
settore civile, l’agricoltura e l’allevamento.
38 Anche
su scala nazionale, le autorità competenti avrebbero adottato misure nei
settori civile, dell’industria, dell’agricoltura e dei trasporti al fine di
ridurre le concentrazioni di PM10 nell’aria
39 L’insieme
di tali disposizioni avrebbe contribuito ad un netto miglioramento della
qualità dell’aria tra l’anno 1990 e l’anno 2009, con una diminuzione del numero
di giorni di superamento del valore limite giornaliero per le particelle PM10.
Tuttavia, tale miglioramento non sarebbe stato sufficiente per assicurare il
rispetto dei valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 entro i termini assegnati.
effetti, secondo la Repubblica italiana, tale obiettivo era impossibile da raggiungere.
Per riuscirvi, sarebbe stato necessario adottare misure drastiche sul piano
economico e sociale e violare diritti e libertà fondamentali, quali la libera
circolazione delle merci e delle persone, l’iniziativa economica privata e il
diritto dei cittadini ai servizi di pubblica utilità.
Repubblica italiana ritiene che esistano almeno cinque ragioni per le quali i
valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 non sono stati rispettati entro
i termini assegnati, cioè: in primo luogo, la complessità del fenomeno di
formazione delle particelle PM10; in secondo luogo, l’influenza
della meteorologia sulle concentrazioni atmosferiche di PM10; in
terzo luogo, l’insufficiente conoscenza tecnica del fenomeno della formazione
delle particelle PM10 che
ha indotto a fissare termini troppo brevi per il rispetto di tali valori
limite; in quarto luogo, il fatto che le differenti politiche dell’Unione
europea finalizzate a ridurre i precursori delle particelle PM10 non hanno prodotto i risultati attesi,
e, in quinto luogo, l’assenza di coordinamento tra la politica dell’Unione in
materia di qualità dell’aria e, in particolare, quella finalizzata a ridurre i
42 Nella
sua replica, la Commissione rileva che, nell’ambito delle direttive 96/62,
1999/30 e 2008/50, essa può basarsi, per il controllo del rispetto dei valori
limite applicabili alle concentrazioni di PM10, soltanto sui dati
presentati dallo Stato membro in questione, il quale stabilisce le zone di
misurazione delle concentrazioni di PM10 e si fa carico di effettuare tali
misurazioni. In questa situazione, il fatto che tali valori limite siano stati
superati per diversi anni consecutivi, in numerose zone, sarebbe perfettamente
noto alla Repubblica italiana.
quanto riguarda l’argomento relativo all’esistenza di motivi di ordine generale
che non avrebbero permesso alla Repubblica italiana di rispettare i valori
limite applicabili alle concentrazioni di PM10entro i termini
assegnati, la Commissione ricorda che l’articolo 22 della direttiva 2008/50
prevede, a certe condizioni, una deroga all’obbligo di applicare tali valori
limite. Ebbene, la Repubblica italiana non avrebbe presentato alcuna nuova
istanza di deroga in seguito alle obiezioni formulate dalla Commissione nelle
sue decisioni del 28 settembre 2009 e del 1° febbraio 2010.
44 Inoltre,
nella sua decisione del 28 settembre 2009, la Commissione avrebbe affermato che
l’argomento relativo all’emissione di PM10 su scala mondiale e continentale
può essere preso in considerazione soltanto in alcune situazioni specifiche e
non in via generale. Riguardo al bacino del Po, essa avrebbe sottolineato che
il «contributo stimato dell’inquinamento transfrontaliero nel bacino del Po non
può essere considerato rappresentativo a causa della particolare situazione
geografica di questa zona (circondata dalle montagne e dal mare). La
Commissione rileva che il contributo transfrontaliero è comunque d’importanza
limitata in questa zona».
45 Allo
stesso modo, nelle sue decisioni del 28 settembre 2009 e del 1° febbraio 2010,
la Commissione avrebbe rilevato l’assenza di informazioni fornite dalla
Repubblica italiana, ai sensi dell’articolo 20 della direttiva 2008/50, in
merito al contributo delle fonti naturali al superamento dei valori limite
zone in questione. Inoltre, la Repubblica italiana, pur avendo presentato alla
Commissione alcuni piani regionali, non le avrebbe ancora presentato un piano
nazionale per la qualità dell’aria.
proposito dell’argomento relativo alla necessità di adottare misure drastiche
sul piano economico e sociale e di violare diritti fondamentali, la Commissione
rileva che nessuno Stato membro ha proposto ricorsi di annullamento contro le
direttive 1999/30 e 2008/50.
Commissione aggiunge che la Repubblica italiana riconosce, nel suo
controricorso, che i valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 continuano a non essere
rispettati e che tale situazione non sarà risolta a breve o a medio termine. La
Commissione ne deduce che la situazione di superamento di tali valori limite
presenta un carattere costante e sistemico.
48 Pertanto,
se la Corte si limitasse a constatare l’inadempimento per gli anni 2005-2007,
tale sentenza non avrebbe alcun effetto utile. Infatti, permanendo
l’inadempimento, la Commissione sarebbe costretta a proporre un nuovo ricorso
per gli anni 2008-2010, e così di seguito. Dunque, la Commissione chiede alla
Corte di pronunciarsi anche sulla situazione presente, dal momento che il
ricorso riguarda il rispetto continuativo delle direttive 1999/30 e 2008/50.
via preliminare occorre rilevare che, sebbene la Repubblica italiana non abbia
sollevato alcuna eccezione di irricevibilità del presente ricorso, la Corte può
esaminare d’ufficio se ricorrano i presupposti previsti dall’articolo
258 TFUE per la proposizione di un ricorso per inadempimento (v., in
particolare, sentenze del 31 marzo 1992, Commissione/Italia, C-362/90, Racc. pag. I-2353,
punto 8; del 26 gennaio 2012, Commissione/Slovenia, C-185/11, punto 28, e del
15 novembre 2012, Commissione/Portogallo, C-34/11, punto 42).
tale prospettiva, si deve verificare se il parere motivato e il ricorso
presentino le censure in modo coerente e preciso, così da consentire alla Corte
di conoscere esattamente la portata della violazione del diritto dell’Unione
contestata, presupposto necessario affinché la Corte possa verificare
l’esistenza dell’inadempimento addotto (v., in tal senso, sentenze del 1°
febbraio 2007, Commissione/Regno Unito, C-199/04,
Racc. pag. I-1221, punti 20 e 21, nonché Commissione/Portogallo,
cit., punto 43).
51 Infatti,
come risulta in particolare dall’articolo 38, paragrafo 1, lettera c), del
regolamento di procedura della Corte, nella versione in vigore alla data di
presentazione del ricorso, e dalla giurisprudenza relativa a tale disposizione,
l’atto introduttivo del giudizio deve indicare l’oggetto della controversia e
contenere l’esposizione sommaria dei motivi dedotti, e tali indicazioni devono
essere sufficientemente chiare e precise per consentire alla parte convenuta di
preparare la sua difesa e alla Corte di esercitare il suo controllo. Ne
discende che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali si fonda
un ricorso devono emergere in modo coerente e comprensibile dal testo dell’atto
introduttivo stesso e che le conclusioni di quest’ultimo devono essere
formulate in modo inequivoco, al fine di evitare che la Corte statuisca ultra
petita ovvero ometta di pronunciarsi su una censura (v. sentenza
Commissione/Portogallo, cit., punto 44 e la giurisprudenza ivi citata).
52 Nel
caso di specie, la Commissione non precisa, né nelle conclusioni del proprio
atto introduttivo del giudizio né nelle motivazioni di quest’ultimo, gli anni
per i quali l’inadempimento viene contestato. In effetti, essa si limita ad
affermare che la Repubblica italiana ha superato i valori limite applicabili
alle concentrazioni di PM10 «per
diversi anni consecutivi». Essa sostiene che si tratta di un inadempimento
attuale e che la decisione della Corte deve riguardare il presente e non il
passato, senza precisare il periodo in questione.
53 Ciò
considerato, è giocoforza constatare che la mancata indicazione di un elemento
indispensabile del contenuto dell’atto introduttivo del giudizio, quale il
periodo in cui la Repubblica italiana avrebbe violato, secondo le affermazioni
della Commissione, il diritto dell’Unione, non risponde ai requisiti di
coerenza, di chiarezza e di precisione (v., in tal senso, sentenza
Commissione/Portogallo, cit., punto 47).
54 Inoltre,
la Commissione non indica il periodo preciso interessato dall’inadempimento
contestato e si astiene, per di più, dal fornire prove pertinenti, sottolineando
laconicamente che essa non ha alcun interesse ad agire, nella presente causa,
per ottenere dalla Corte una pronuncia su fatti passati, dato che essa non trae
alcun vantaggio da una sentenza che accerti una situazione passata. Così, detta
istituzione non solo viola manifestamente gli obblighi, sia per la Corte sia
per sé stessa, che discendono dalla giurisprudenza citata ai punti 50 e 51
della presente sentenza, ma neppure mette la Corte in condizione di esercitare
il suo controllo sul presente ricorso per inadempimento.
55 Occorre
tuttavia rilevare che la verifica delle relazioni annuali presentate dalla
Repubblica italiana e riguardanti gli anni 2005-2007 ha mostrato che i valori
limite applicabili alle concentrazioni di PM10erano stati superati
in diverse zone e agglomerati. Sulla base di tali relazioni, la Commissione ha
ritenuto che la Repubblica italiana non avesse rispettato gli obblighi previsti
dall’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 1999/30 per il fatto che, in 55
zone e agglomerati italiani, indicati in allegato alla diffida, i valori limite
giornalieri e/o annui applicabili alle concentrazioni di PM10 erano stati superati negli anni
tali elementi si può desumere che l’inadempimento degli obblighi previsti
dall’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 1999/30 si estende comunque sul
periodo degli anni 2006 e 2007 e riguarda 55 zone e agglomerati italiani.
57 Pertanto,
il presente ricorso per inadempimento, nei limiti così definiti, può essere
dichiarato ricevibile. Viceversa, nella misura in cui esso riguarda l’anno 2005
e il periodo successivo all’anno 2007, detto ricorso deve essere respinto in
quanto irricevibile.
58 Quanto
alla fondatezza del presente ricorso, va ricordato che la Repubblica italiana
ammette, nelle sue osservazioni, il superamento dei valori limite applicabili
alle concentrazioni di PM10 nei
limiti constatati al punto 56 della presente sentenza.
Repubblica italiana aggiunge che tali valori limite non potevano essere
rispettati entro i termini assegnati dalla direttiva 1999/30 per almeno cinque
ragioni, enunciate al punto 41 della presente sentenza. In tale situazione,
assicurare il rispetto di tali valori limite avrebbe implicato l’adozione di
misure drastiche sul piano economico e sociale, nonché la violazione di diritti
e libertà fondamentali, quali la libera circolazione delle merci e delle
persone, l’iniziativa economica privata e il diritto dei cittadini ai servizi
questo proposito, occorre sottolineare che, in mancanza di modifica di una
direttiva ad opera del legislatore dell’Unione allo scopo di prorogare i
termini di attuazione, gli Stati membri sono tenuti a rispettare i termini
originariamente fissati.
61 Inoltre,
occorre constatare che la Repubblica italiana non sostiene di aver domandato,
in particolare, l’applicazione dell’articolo 5, paragrafo 4, della direttiva
1999/30, riguardante la situazione in cui i valori limite applicabili alle
ambiente sono superati a causa di eventi naturali, i quali danno luogo a
concentrazioni che superano notevolmente i normali livelli di fondo originati
da fonti naturali.
62 Orbene,
il procedimento previsto dall’articolo 258 TFUE si basa sull’accertamento
oggettivo dell’inosservanza da parte di uno Stato membro degli obblighi
impostigli dal Trattato FUE o da un atto di diritto derivato (v. sentenze del
1° marzo 1983, Commissione/Belgio, 301/81, Racc. pag. 467, punto 8, e
del 4 marzo 2010, Commissione/Italia, C-297/08, Racc. pag. I-1749,
punto 81).
volta giunti, come nella fattispecie, a un siffatto accertamento, è irrilevante
che l’inadempimento derivi dalla volontà dello Stato membro cui è addebitabile,
dalla negligenza di tale Stato, oppure dalle difficoltà tecniche cui
quest’ultimo abbia dovuto far fronte (sentenze del 1° ottobre 1998,
Commissione/Spagna, C-71/97, Racc. pag. I-5991, punto 15, e del 4
marzo 2010, Commissione/Italia, cit., punto 82).
ogni caso, uno Stato membro che si trovi a dover far fronte a difficoltà
momentaneamente insormontabili che gli impediscono di conformarsi agli obblighi
derivanti dal diritto dell’Unione può appellarsi a una situazione di forza
maggiore solo per il periodo necessario a porre rimedio a tali difficoltà (v.,
in tal senso, sentenza del 13 dicembre 2001, Commissione/Francia, C-1/00,
Racc. pag. I-9989, punto 131).
65 Invece,
nel caso di specie, gli argomenti addotti dalla Repubblica italiana sono troppo
generici e imprecisi per poter configurare un caso di forza maggiore che
giustifichi il mancato rispetto dei valori limite applicabili alle
concentrazioni di PM10 nelle
55 zone e agglomerati italiani considerati dalla Commissione.
conseguenza, si deve accogliere il ricorso entro i limiti indicati al punto 56
luce delle considerazioni sopraesposte, si deve dichiarare che la Repubblica
italiana, avendo omesso di provvedere, per gli anni 2006 e 2007, affinché le
ambiente non superassero, nelle 55 zone e agglomerati italiani considerati
nella diffida della Commissione del 2 febbraio 2009, i valori limite fissati
all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 1999/30, è venuta meno agli
obblighi ad essa incombenti in forza di tale disposizione.
sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura,
la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai
sensi dell’articolo 138, paragrafo 3, prima frase, dello stesso regolamento, se
le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, le spese sono
69 Nella
presente controversia, si deve tener conto del fatto che l’addebito della
Commissione relativo al mancato rispetto degli obblighi risultanti
dall’articolo 5 della direttiva 1999/30, divenuto articolo 13 della direttiva
2008/50, è stato dichiarato irricevibile per quanto concerne l’anno 2005 e il
periodo successivo all’anno 2007.
70 Di
conseguenza, occorre condannare la Commissione e la Repubblica italiana a
sopportare ciascuna le proprie spese.
Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:
Repubblica italiana, avendo omesso di provvedere, per gli anni 2006 e 2007,
affinché le concentrazioni di PM10 nell’aria
nella diffida della Commissione europea del 2 febbraio 2009, i valori limite
fissati all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 1999/30/CE del Consiglio,
del 22 aprile 1999, concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente
per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle
e il piombo, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tale
ricorso è respinto quanto al resto.
Commissione europea e la Repubblica italiana sopportano ciascuna le proprie
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62011CJ0068:IT:HTML IL PIANO DELL’ARIA REGIONE SICILIA IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTOI EUROPEO
IL PIANO DELL’ARIA REGIONE SICILIA IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTOI EUROPEO Smog,

References: sentenza 
 articolo 13
 articolo 31
 sentenza 
 sentenza

 sentenza

 sentenza 
 sentenza 
 articolo 13