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Timestamp: 2020-08-03 18:57:17+00:00

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Sentenza n. 22518 del 27/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza n. 22518 del 27/10/2017
Cassazione civile, sez. trib., 27/09/2017, (ud. 28/06/2017, dep.27/09/2017), n. 22518
sul ricorso 16067-2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 130/2013 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,
L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, nei confronti del comune di Castell’Azzara, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, in epigrafe indicata, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso per versamenti eseguiti dal 2004 al 2010 relativi alle tasse sulle concessioni governative per l’impiego di apparecchiature per il servizio radiomobile – respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza della CTP di Grosseto che aveva accolto il ricorso proposto dal Comune, ritenendo che la tassa di concessione governativa non fosse dovuta per abrogazione espressa del citato D.P.R. n. 156 del 1973, art. 318 e per l’abrogazione tacita dell’art. 21 della Tariffa allegata al D.P.R. n. 641 del 1972. Il Comune di Castell’Azzara non ha svolto difese.
1. Con l’unico motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata per violazione del D.P.R. n. 641 del 1972, art. 1, e dell’art. 21 della tariffa allegata, del D.Lgs. n. 259 del 2003, artt. 25 e 160, come autenticamente interpretato dal D.L. n. 4 del 2014, art. 2, comma 4, nonchè dal D.L. n. 151 del 1991, art. 3, convertito in L. 12 luglio 1991, n. 202, e dal D.M. n. 33 del 1990, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, atteso che la CTR ha ritenuto illegittimo il silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso in ragione del fatto che l’art. 21 sia norma “svuotata di contenuto”, perchè si baserebbe su un atto normativo, il D.P.R. n. 156 del 1991, art. 318, ormai abrogato affermando che, venuto meno il presupposto di imposta, sarebbe venuta meno anche la norma dell’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. 641 del 1972, che è norma sul quantum.
2. Il ricorso è fondato, in ragione delle seguenti considerazioni:
a) La questione di diritto proposta dal ricorso è stata definita dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza n. 9560 del 2014, ove si è affermato che, in tema di radiofonia mobile, l’abrogazione del D.P.R. 28 marzo 1973, n. 156, art. 318, ad opera dell’art. 218 del D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, non ha fatto venire meno l’assoggettabilità dell’uso del “telefono cellulare ” alla tassa governativa di cui all’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641, in quanto la relativa previsione è riprodotta nel D.Lgs. n. 259 cit., art. 160 (v. anche Cass. n. 9760 del 2016).
Le S.U. hanno infatti chiarito la natura di interpretazione autentica della previsione normativa di cui alla L. n. 4 del 2014, art. 2, comma 4, nella parte in cui sostanzialmente prevede l’applicabilità della tassa di concessione governativa ai contratti di abbonamento per la telefonia cellulare.
d) Le S.U. della Corte, con la sentenza citata, hanno anche affermato che: 1) “Il riferimento contenuto nell’art. 21 della tariffa allegata D.P.R. n. 641 del 1972, all’art. 318 del codice postale deve intendersi attualmente riferito al D.Lgs. n. 259 del 2003, art. 160, stante il carattere “formale” e non “recettizio” del rinvio operato alla regola “tariffaria” (par. 8.1.1.); 2) attraverso un continuum normativo – D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, art. 318 D.M. 3 agosto 1985, D.M. 13 febbraio 1990, n. 33, D.L. 13 maggio 1991, n. 151, art. 3 “La disciplina dei telefoni cellulari con riferimento all’applicabilità della tassa di concessione governativa emerge come necessitato sviluppo della disciplina delle stazioni radioelettriche” (p. 8.3); 3) “una interpretazione delle norme del D.Lgs. n. 259 del 2003 da cui si facesse discendere un’attuale inapplicabilità della tassa di concessione governativa sui telefonini sarebbe incompatibile con la disposizione di cui all’art. 219 del codice delle comunicazioni (par. 8.5); 4) con riferimento alla disciplina comunitaria (Direttive 5/1999 e 21/2002), “tra radio e telefoni non c’è una distinzione in relazione alla fonte regolatrice, bensì solo in relazione all’attività: nel senso che la direttiva n. 5/99 ed il Decreto n. 269 del 2001 si occupano delle specifiche tecniche sia delle radio che dei telefonini; mentre la direttiva n. 21/02 ed il Decreto n. 259 del 2003 si occupano delle reti e delle relative autorizzazioni di esercizio sia per le radio, sia per i telefoni” (par. 8.4.1); 5) il D.L. n. 4 del 2014, art. 2, comma 4, ha portata interpretativa, essendosi il legislatore, in effetti, limitato a rendere vincolante una delle opzioni ermeneutiche emerse nella giurisprudenza (par. 10).
Con particolare riferimento alla Direttiva 1999/5/CE,riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazioni, ed al suo art. 8, la Corte UE ha chiarito che la normativa nazionale, che prevede l’applicazione della tassa sulle concessioni governative, non si pone in contrasto con il principio comunitario della libera circolazione delle apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre, “non essendo richiesto alcun intervento, attività o controllo da parte dell’amministrazione”, valendo il contratto di abbonamento “di per se stesso”, quale documento sostitutivo dell’autorizzazione generale e/o della licenza stazione radio ed incidendo la stessa tassa “non sulle apparecchiature terminali per servizio radiomobile terrestre”, bensì sui contratti di abbonamenti sottoscritti per l’uso di tali apparecchiature, senza alcuna interferenza con la vendita di dette apparecchiature terminali. In tale contesto, è stato poi aggiunto, nella medesima pronuncia della Corte UE, che l’art. 20 della direttiva 2002/22/CE (c.d. Direttiva Reti, disciplinante la fornitura di reti e di servizi di comunicazione elettronica agli utenti finali), come modificata dalla direttive 2009/136/CE (e l’articolo 8 della direttiva 1999/E/CEE di cui sopra) e le altre Direttive Reti (Direttive nn. 2002/21, 2002/19 e 2002/22) vanno interpretati nel senso che non ostano, ai fini dell’applicazione di una tassa quale la tassa di concessione governativa, all’equiparazione a un’autorizzazione generale o a una licenza di stazione radioelettrica di un contratto di abbonamento a un servizio di telefonia mobile, che deve peraltro precisare il tipo di apparato terminale di cui si tratta e l’omologazione di cui è stato oggetto.
f) Secondo i principi espressi non è richiesto alcun intervento effettivo di autorizzazione dell’amministrazione, visto che il “contratto di abbonamento sostituisce di per sè l’autorizzazione”. Dopo l’ulteriore intervento della Corte di giustizia non è più in discussione la compatibilità della tassa di concessione governativa con l’ordinamento UE e, dall’altro lato, sul piano interno, l’esistenza di un quadro normativo non equivoco, in ordine alla necessità di autorizzazione, individua il presupposto d’imposta. Si deve, quindi, concludere per l’applicabilità agli abbonamenti per il servizio di telefonia cellulare della tassa di concessione governativa come disciplinata dall’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. n. 641 del 1972.
4. Il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate va accolto, atteso che la CTR non si è uniformata ai suindicati principi, e la sentenza impugnata va cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, decidendo nel merito, va rigettato il ricorso introduttivo proposto dal Comune di Castell’Azzara.
Le spese di lite di ogni fase e grado del giudizio vanno integralmente compensate tra le parti, tenuto conto del solo recente consolidamento della giurisprudenza di questo giudice di legittimità a Sezioni Unite sulla principale questione di diritto.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo proposto dal Comune di Castell’Azzara. Compensa le spese di lite di ogni fase e grado.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 318
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 art. 1
 art. 2
 art. 3
 art. 3
 art. 318
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 art. 318
 art. 160
 Cass. 
 art. 2
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 art. 160
 art. 318
 art. 3
 art. 2
 art. 8
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