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Timestamp: 2020-06-07 08:55:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22855 del 29/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22855 del 29/09/2017
Cassazione civile, sez. III, 29/09/2017, (ud. 13/07/2017, dep.29/09/2017), n. 22855
sul ricorso 23423-2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 1534/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 11/07/2013;
13/07/2017 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO;
A.M. ed altri 20 ricorrenti, alcuni in proprio ed altri quali eredi di un congiunto già parte dei precedenti gradi di giudizio, hanno proposto quattro motivi di ricorso per cassazione nei confronti del Ministero della Salute, per la cassazione della sentenza n. 1534/2013, depositata dalla Corte d’Appello di Torino 1’11 luglio 2013. Resiste con controricorso il Ministero della Salute.
Il Pubblico Ministero ha depositato conclusioni scritte, con le quali richiede il rigetto del ricorso.
Questa la vicenda processuale:
– nel 2004 gli odierni ricorrenti o i loro danti causa, tutti talassemici, ed altri due soggetti non affetti da talassemia, citano in giudizio in due distinte cause il Ministero della Salute chiedendone la condanna per il risarcimento dei danni derivanti dall’aver contratto l’epatite C a seguito di una trasfusione;
– le cause vengono riunite. Il Tribunale di Torino rigetta la domanda nei confronti di tutti;
– la Corte d’appello di Torino, con la sentenza qui impugnata, accoglie l’appello dei soli soggetti non talassemici, affermando che le loro pretese non fossero prescritte, in quanto tra la presentazione della domanda di indennizzo alla CMO e la proposizione della domanda giudiziale non era decorso il termine di cinque anni, mentre dichiarava estinto per prescrizione il diritto di tutti gli altri ad ottenere il risarcimento nei confronti del Ministero. Affermava che, essendo i soggetti oggi ricorrenti affetti dalla nascita da talassemia, e quindi costretti loro malgrado per tutta la vita alla frequentazione degli ospedali per la sottoposizione periodica a trasfusioni di sangue, essi, per la loro particolare vicenda sanitaria, fossero necessariamente più informati e più consapevoli degli altri due soggetti, non appartenenti a nessuna categoria a rischio, dei rischi connessi all’uso del sangue e delle precauzioni necessarie per evitarli.
A questa presa di posizione di fondo la sentenza impugnata fa seguire una accurata ricostruzione della situazione di ciascuno, collocando con precisione nel tempo il momento di una diagnosi completa dell’infezione, per poi fissare a partire da quel momento il decorso del termine prescrizionale.
Nel corso del giudizio, tutti i ricorrenti hanno rinunciato al ricorso, avendo ricevuto dal Ministero della salute la proposta di aderire alla procedura di equa riparazione disciplinata dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 27 conv. con L. 11 agosto 2014, n. 114, notificando la rinuncia al Ministero della salute.
Non rimane pertanto che dichiarare l’estinzione del presente giudizio, con compensazione delle spese (proveniendo la stessa richiesta di abbandono del giudizio dalla parte controricorrente), il che esime dal dover esaminare, ed anche dal dover riportare, i motivi di ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di cassazione, il 13 luglio 2017.

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 sentenza 
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 art. 27