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Timestamp: 2020-07-12 20:24:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20619 del 13/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20619 del 13/10/2016
Cassazione civile sez. III, 13/10/2016, (ud. 08/04/2016, dep. 13/10/2016), n.20619
sul ricorso 7380/2011 proposto da:
G. AUTOTRASPORTI DI G.F. & C SNC, (OMISSIS) in
persona del legale rappresentante pro tempore G.S.,
studio dell’avvocato VANIA SERENA OLIVERIO, rappresentata e difesa
dagli avvocati AUGUSTO ZINGAROPOLI, MICHELE CALLERI giusta procura
VENTANA SERRA SPA, (OMISSIS);
VENTANA SERRA SPA (OMISSIS), olim VENTANA CARGO, in persona del suo
legale rappresentante pro tempore (Amministratore Delegato)
A.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VALLISNERI 11, presso
lo studio dell’avvocato PAOLO PACIFICI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ARTURO AMORE giusta procura speciale a
GIFUNI AUTOTRASPORTI DI G.F. & C SNC (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 861/2010 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
udito l’Avvocato AUGUSTO ZINGARELLI;
ricorso principale, rigetto del ricorso incidentale.
p.1. La G. Autotrasporti S.n.c. di G.F. &amp; C. ha proposto ricorso per cassazione contro la Ventana Serra s.p.a. avverso la sentenza del 1 giugno 2011, con cui la Corte di Appello di Torino ha provveduto in grado di appello su una controversia inter partes in materia di contratto di trasporto, parzialmente riformando la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Torino.
p.2. Al ricorso ha resistito con controricorso, nel quale ha svolto ricorso incidentale, la Ventana Serra.
p.1. Il Collegio rileva che il ricorso incidentale dev’essere esaminato congiuntamente al principale, in seno al quale è stato proposto.
p.2. Il Collegio reputa che, in ordine al ricorso principale, si configuri una questione pregiudiziale di inammissibilità per l’assoluta inidoneità al raggiungimento dello scopo dell’esposizione sommaria del fatto sostanziale e processuale che in esso è svolta.
p.2.1. Il ricorso, dopo la prima pagina, che reca l’indicazione delle parti e della sentenza impugnata, articola, a partire dalla pagina 2, l’esposizione del fatto (sotto la rubrica fatto e svolgimento del processo), in questi termini:
a) nella stessa pagina 2 si dice che l’attrice convenne in giudizio la resistente con citazione notificata nel luglio del 2005 e, senza indicare i fatti costitutivi della domanda e le ragioni su cui essa si fondava, ci si limita a riportare le conclusioni che si dicono prese in sede di memoria ai sensi dell’art. 183 c.p.c., comma 5, sicchè si apprende che previo rigetto di non meglio specificate “eccezioni preliminari e di merito” si era chiesto accogliersi “le domande per come in questa sede precisate, e per l’effetto condannare” la convenuta al pagamento della somma di “Euro 4.643.896 oltre Iva, da asseverarsi anche mediante apposita c.t.u. all’uopo da disporsi, a titolo di differenza fra quanto corrisposto per i servizi di trasporto ricevuti e i minimi tariffari inderogabili di cui alla L. 6 giungo 1974, n. 298 e successive modifiche e integrazioni”, nonchè al pagamento della somma che fosse risultata di giustizia “a titolo di rimborso delle spese per pedaggi autostradali e aliis sostenute dal vettore per l’esecuzione delle prestazioni”;
b) dalle ultime quattro righe della stessa pagina 2 si riportano le conclusioni che aveva preso la convenuta, di cui non si riferisce la sede e che esordivano con la riserva di ogni contestazione al momento in cui l’attrice avesse indicato “i fatti e gli elementi su cui fonda(va) la propria domanda”: in tali conclusioni risulta enunciata la nullità della domanda, la decadenza dell’attrice “da ogni diritto che fosse vantato a titolo di differenze di tariffe di trasporto c.d. a forcella a norma della L. 1 marzo 2005, n. 32, art. 3, comma 1, a seguito della mancata notifica dell’atto di citazione nel termine del 25.07.2005”, il difetto di legittimazione passiva della convenuta, la prescrizione quinquennale dei crediti attore “per lo meno sino al 01.08.2000, la “decadenza semestrale di cui all’art. 9 del contratto di appalto di trasporto 07.07.94, la richiesta finale di infondatezza della domanda per non meglio specificati “motivi tutti di cui al presente atto”;
c) dopo che si è detto, sempre nella pagina 3, che venivano precisate le conclusioni senza attività istruttoria, si riporta il dispositivo della sentenza di primo grado da cui emerge che le “domande formulate” vennero rigettate, e, quindi, si dice di seguito che la G. appellò e si indicano i sei motivi, ma non nel loro svolgimento, bensì solo nella loro intestazione, per cui si apprende che: c1) con il primo motivo si dedusse mancanza e/o insufficiente motivazione in ordine all’eccezione di inapplicabilità del termine di decadenza di cui “alla L. 1 marzo 2005, art. 3, alle azioni recuperatore aventi ad oggetto le differenze tariffarie di cui alla L. 6 giugno 1974, n. 298 e s.m.i.”; c2) con il secondo inconciliabilità della prospettiva ermeneutica adottata dal giudice i prime cure con le esigenze di certezza nelle relazioni giuridiche sottese all’istituto della decadenza”; c3) con il terzo “inammissibilità di interpretazione analogica e/o estensiva del termine di decadenza L. n. 32 del 2005, ex art. 3”; c4) con il quarto erronea e/o insufficiente motivazione circa l’individuazione dell’atto idoneo ad impedire la decadenza della L. n. 312 del 2005, ex art. 3; c5) con il quinto mancanza o insufficienza di motivazione su un non identificata questioe di legittimità costituzionale; c6) con il sesto “nullità della sentenza di primo grado (ex art. 111 Cost., artt. 132 e 161 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c.);
d) di seguito nella pagina 5 si dice della costituzione della Ventana Serra e si riportano le sue conclusioni sino alla metà della pagina 7;
e) quindi, si dice che vennero precisate le conclusioni e si riporta il dispositivo della sentenza di appello, che si apprende essere state di parziale accoglimento dell’appello, con dichiarazione della “avvenuta decadenza contrattuale della società attrice con riguardo alle differenze tariffarie relative alle fatture di trasporto emesse antecedentemente al semestre anteriore all’introduzione del giudizio”, nonchè con condanna dell’appellata al pagamento della somma di Euro 10.335,63 oltre i.v.a. e interessi legali dalla data delle fatture al saldo;
f) in fine, preceduto dall’enunciazione che nella decisione la Corte torinese “ha ritenuto fondata l’eccezione di decadenza semestrale dedotta dall’art. 9 del contratto di trasporto”, si riproduce dal nono rigo della pagina 8 sino alle prime sei righe della pagina 10 la parte della motivazione della sentenza impugnata che avrebbe ciò ritenuto, ma essa, peraltro, inizia con l’inciso “diversamente da quanto vorrebbe Gifuni Autotrasporti, tale previsione”, cioè evidentemente, quella del detto articolo, inciso che suppone in chi legge la conoscenza di esso.
L’esposizione dei motivi inizia dopo quella del fatto articolata nei termini descritti.
p.2.2. La riportata esposizione del fatto:
aa) omette di indicare, sebbene in modo riassuntivo e sommario, le ragioni giustificative della domanda, che nemmeno viene identificata, dato che si riproducono conclusioni prese tra l’altro nella memoria ai sensi dell’art. 183 c.p.c., comma 5, sicchè non è dato comprendere su che cosa la lite fosse stata introdotta ed in quali termini;
bb) per quanto attiene alle conclusioni riprodotte, tramite di esse non solo non risulta disvelata in alcun modo la cosa oggetto della domanda, ma neppure le sue ragioni, dato che dette conclusioni non solo suppongono addirittura l’avvenuta replica della convenuta, ma indicano come unico elemento la debenza della somma “a titolo di differenza fra quanto corrisposto per i servizi di trasporto ricevuti e i minimi tariffari”, indicazione del tutto inidonea ad identificare la o le domande;
cc) omette di indicare, sempre in modo riassuntivo e sommario, le ragioni della difesa svolta dalla parte convenuta, dato che la riproduzione delle conclusioni non le rivela, atteso che inerisce solo a quanto sulla base di esse si desunse;
dd) omette di individuare, sebbene in modo riassuntivo e sommario, le ragioni sulle quali si fondò la decisione del primo giudice;
ee) omette di individuare, sebbene in modo riassuntivo e sommario, le ragioni dell’appello, dato che la riproduzione della intestazione dei motivi non rivela tali ragioni, tanto più oscure per il lettore del ricorso in ragione di tutte le pregresse omissioni;
ff) omette qualsiasi indicazione delle difese dell’appellata avverse, tenuto conto che la riproduzione della conclusioni della medesima non le rivela per il fato stesso che si tratta di conclusioni che evidentemente su di esse, del tutto oscure, si fondarono;
gg) nel riprodurre parzialmente la motivazione della sentenza impugnata lo fa partendo da un’affermazione di essa che suppone la conoscenza del non meglio identificato art. 9 del non meglio identificato contratto.
p.2.3. Va rilevato che, in presenza di una espressa proposizione come parte del ricorso di una sede destinata all’esposizione del fatto, secondo lo schema formalmente previsto dall’art. 366 c.p.c., resterebbe esclusa la possibilità di valutare se le carenze rilevate siano supplite dall’illustrazione dei motivi del ricorso, atteso che, in conformità al principio della relatività della idoneità delle forme al raggiungimento dello scopo e conforme alla logica di un ovvio principio di autoresponsabilità, quando il ricorrente in cassazione proponga un ricorso che espressamente dichiara debba assolvere al requisito dell’art. 366 c.p.c., n. 3, attraverso una parte a ciò espressamente dedicata, tale modo di proposizione sottende che egli intenda che quel requisito debba desumersi da essa e che non debba e nemmeno possa desumesi se del caso per il tramite dell’integrazione con i motivi.
p.2.4. Tanto premesso, si rileva che l’esposizione del fatto di cui sopra si sono riferiti i termini è inidonea alla stregua dei seguenti principi di diritto.
p.2.5. Si deve aggiungere che il requisito dell’esposizione sommaria del fatto sostanziale e processuale è divenuto tanto più importante a seguito della innovazione legislativa introdotta nella disciplina del libro primo del c.p.c. (e che sarebbe perciò certamente applicabile anche alle sentenze di cassazione) e che è d’indiretta, ma sicura rilevanza pratica in sede di giudizio di legittimità: si tratta della modifica (ex lege n. 69 del 2009) dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, ai sensi del quale la sentenza deve contenere non più “la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e in diritto della decisione”, bensì “la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione”. Prescrizione che, poi, il pure novellato art. 118 disp. att. c.p.c., ridimensiona (all’apparenza) ulteriormente, parlando della “succinta esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi”.
p.2.6. Ebbene, la sopra riportata esposizione del fatto nel ricorso in esame è del tutto carente secondo i principi di diritto che si sono ricordati.
p.3. Peraltro, se si passasse ad esaminare i motivi del ricorso, si configurerebbe un’ulteriore ragione di inammissibilità – eccepita dalla resistente attraverso il riferimento alla violazione del c.d. principio di autosufficienza – afferente all’assoluta inosservanza del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, atteso che la loro esposizione si fonda sul contenuto di documenti e di atti processuali, riguardo ai quali non si fornisce in alcun modo l’indicazione specifica prescritta da detta norma.
p.3.1. I primi cinque motivi, che concernono, sotto vari profili, la questione della legittimità di una clausola di decadenza convenzionale, si fondano sul contenuto della stessa e di altre clausole contrattuali dalle quali si argomenta, ma lo fanno omettendo di indicare se e dove in questa sede il regolamento contrattuale sia stato prodotto e sia, quindi, esaminabile da questa Corte, al fine di considerare il tenore effettivo delle clausole e di compiere lo scrutinio dei motivi anche considerando eventualmente il tenore complessivo del detto regolamento.
Ne discende che è violato sotto l’indicato profilo l’art. 366 c.p.c., n. 6, il cui rispetto esigeva detta indicazione (si vedano già Cass. (ord.) n. 22303 del 2008 e Cass. sez. un. n. 28547 del 2008; quindi, ex multis, Cass. sez. un. n. 7161 del 2010; adde Cass. n. 7455 del 2013, per la sottolineatura che la citata norma costituisce il precipitato normativo del c.d. principio di autosufficienza dell’esposizione del motivo di ricorso per cassazione, che già comprendeva quell’onere).
Il sesto motivo a sua volta si fonda sull’evocazione di generica “documentazione versata in atti”, che nemmeno si individua quoad contenuti e che non si dice depositata in questa sede di legittimità.
p.4. Il ricorso incidentale ha natura di impugnazione incidentale tardiva, atteso è stato consegnato per la notificazione il 20 aprile 2011, cioè allorquando era già decorso il termine breve di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza impugnata, effettuata ad iniziativa della Ventana Serra alla qui ricorrente principale presso il suo difensore domiciliatario nel giudizio di appello, con perfezionamento per essa il 12 gennaio 2011: quel termine venne, dunque, a scadere il 14 marzo 2011, atteso che il 13 era domenica.
Si ricorda, in proposito, che: “La notificazione di una sentenza o di una prima impugnazione (nella specie, non iscritta a molo e, quindi, seguita dalla notifica di una seconda impugnazione) evidenziano la conoscenza legale del provvedimento impugnato e fanno, pertanto, decorrere il termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., a carico del notificante solo dal momento del perfezionamento del procedimento di notificazione nei confronti del destinatario, atteso che, da un lato, il principio di scissione soggettiva opera esclusivamente per evitare al notificante effetti pregiudizievoli derivanti da ritardi sottratti al suo controllo e, dall’altro lato, la conoscenza legale rientra tra gli effetti bilaterali e deve, quindi, realizzarsi per entrambe le parti nello stesso momento.” (Cass. n. 9258 del 2015).
Da quanto rilevato consegue che, dichiarato inammissibile il ricorso principale, il ricorso incidentale risulta inefficace ai sensi dell’art. 334 c.p.c., comma 2.
p.5. Conclusivamente il ricorso principale è dichiarato inammissibile e l’incidentale inefficace.
p.6. Ai fini della statuizione sulle spese del giudizio di cassazione, si rileva che nella specie, alla stregua del criterio della soccombenza, opera il seguente principio di diritto: “in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso principale, il ricorso incidentale tardivo è inefficace ai sensi dell’art. 334 c.p.c., comma 2, con la conseguenza che la soccombenza va riferita alla sola parte ricorrente in via principale, restando irrilevante se sul ricorso incidentale vi sarebbe stata soccombenza del controricorrente, atteso che la decisione della Corte di cassazione non procede all’esame dell’impugnazione incidentale e dunque l’applicazione del principio di causalità con riferimento al “decisum” evidenzia che l’instaurazione del giudizio è da addebitare soltanto alla parte ricorrente principale” (Cass. n. 4074 del 2014).
Le spese vengono liquidate in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55 del 2014.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale ed inefficace l’incidentale. Condanna parte ricorrente alla rifusione alla resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in euro quattordicimilanovecento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge.
Così deciso in Roma, a seguito di riconvocazione, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 8 giugno 2016.

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 art. 3
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