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Armi - Cassazione Penale 06/04/2017 N° 17498 - Legge semplice
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Armi – Cassazione Penale 06/04/2017 N° 17498
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Numero: 17498
Testo completo della Sentenza Armi – Cassazione Penale 06/04/2017 n° 17498:
Penale Sent. Sez. 1 Num. 17498 Anno 2017
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Data Udienza: 05/02/2016
AIELLO ALESSANDRO, n. il 25/04/1963;
LI PUMA CALOGERO, n. il 01/06/1952;
avverso la sentenza n. 2200/2011 TRIBUNALE di TERMINI IMERESE del
03/12/2014;
udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Aldo Esposito;
udite le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Ciro Angelillis,
che chiedeva il rigetto del ricorso;
1. Con sentenza del 03/12/2014 il Tribunale di Termini Imerese dichiarava Aiello
Alessandro e Li Puma Calogero responsabili del reato loro ascritto di cui all’art. 697
cod. pen. e li condannava alla pena di C. 200 di ammenda ciascuno con concessione
del beneficio della sospensione condizionale.
Era contestata sia all’Aiello che al Li Puma la detenzione di due munizioni da
caccia cal. 12 ciascuno, delle quali per il Li Puma una rinvenuta sulla persona e una
Nel provvedimento impugnato era esposto che il teste Brig. Lavenia, il
10/09/2011, in occasione di un servizio di pattuglia svoltosi in Petralia Sottana, aveva controllato i predetti soggetti al ritorno da una battuta di caccia. Mentre
l’accertamento in ordine alla documentazione relativa a caccia e porto d’armi risultava regolare, le munizioni possedute, di fabbricazione artigianale, non risultavano
ritualmente denunciate; a seguito di perquisizione estesa all’abitazione del Li Puma,
era rinvenuta un’ulteriore cartuccia non denunciata.
Il Tribunale rappresentava che per le cartucce a palla unica è sempre obbligatoria la denuncia, anche se detenute per la caccia e che l’omessa denuncia rendeva
configurabile gli estremi del reato previsto dall’art. 697 cod. pen..
2. Aiello Alessandro e di Li Puma Calogero, a mezzo del proprio difensore, proponevano ricorso per Cassazione avverso tale sentenza, ai sensi dell’art. 606,
comma 1, cod. proc. pen., chiedendo l’annullamento con o senza rinvio della sentenza impugnata.
2.1. Col primo motivo di impugnazione il ricorrente deduceva il vizio di motivazione in ordine al criterio adottato dal giudice nella valutazione delle prove assunte
in dibattimento, l’erronea applicazione dell’art. 697 cod. pen., per carenza degli elementi oggettivi e soggettivi del reato e la violazione degli artt. 5 e 47 cod. pen..
In base alle denunzie di armi e munizioni, acquisite ai sensi dell’art. 507 cod.
proc. pen., sin dal 30/08/2008 l’Aiello risultava aver presentato una denuncia, contenente anche l’indicazione, tra le munizioni in suo possesso, di venti cartucce a
palla unica. Il termine massimo di settantadue ore, previsto dall’art. 38 T.U.L.P.S.
per la denuncia delle armi e delle munizioni, non era ancora decorso per entrambi
gli imputati, venuti in possesso delle stesse solo due giorni prima.
Un’attenta ricostruzione degli esiti dell’istruttoria dibattimentale avrebbe consentito
di rilevare l’inesistenza del dolo; anche a voler ammettere il decorso del
termine per la presentazione della denuncia, doveva ritenersi configurabile un errore su norma extrapenale, per la mancata conoscenza dell’art. 38 T.U.L.P.S..
Gli imputati avevano ricevuto le poche cartucce a palla da Aiello Giuseppe da
pochi giorni; in ogni caso l’Aiello aveva già in precedenza indicato la presenza di
cartucce cal. 12 e, pertanto, era fermamente convinto della liceità del porto e della
detenzione di tali munizioni.
2.2. Col secondo motivo di ricorso, la difesa deduceva la violazione di legge in
relazione agli artt. 26 L. n. 110 del 1975, 13, comma 1, L. 157 del 1992 e 38
T.U.L.P.S.., e il vizio di motivazione in riferimento agli artt. 125, comma 3, cod.
proc. pen. 192 e 546, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., per violazione del principio di bilanciamento delle prove, non avendo adempiuto la sentenza all’onere motivazionale, maggiormente rigoroso in caso di riforma in pejus della sentenza assolutoria di primo grado. Si deduceva che non era categorico l’obbligo sancito dall’art.
38 T.U.L.P.S., con particolare riferimento all’inesistenza di un obbligo di licenza per
la detenzione ed il trasporto fino a 1.500 cartucce da caccia, anche se “a palla”.
2.3. Col terzo motivo di ricorso, la difesa deduceva il vizio di motivazione in relazione agli artt. 125, comma 3, cod. proc. pen. 192 e 546, comma 1, lett. e), cod.
proc. pen., per violazione del principio di bilanciamento delle prove, stante la contradditorietà della sentenza, nella parte in cui riteneva nullo l’apporto della testimonianza assunta a discarico dell’imputato.
2. La questione, da valutare in via preliminare, posta all’esame di questa Corte
col secondo motivo di ricorso, attiene alla configurabilità o meno come reato, ai
sensi dell’art. 697 cod. pen., dell’omessa denuncia di cartucce concernenti la normale dotazione di un’arma regolarmente denunciata, ma la cui denuncia non ha riguardato il contenuto del caricatore dell’arma.
3. Secondo un orientamento più remoto della S.C., la denuncia sarebbe obbligatoria sia per le armi che per le munizioni di qualsiasi tipo e quantità, non stabilendo
la legge alcuna distinzione, con la conseguenza che la denuncia dell’arma non costituirebbe un esonero dall’obbligo della denuncia delle munizioni, anche se costituenti
la normale dotazione del caricatore dell’arma (conf. Sez. F, 06/08/2004 n. 39539,
Fumusa, Rv. 230617; Sez. 1, 13/10/1986 n. 10805, Marigliano, Rv. 173936).
Tale orientamento si basa sul rilievo che l’obbligo della denuncia delle munizioni,
a norma del R.D. n. 773 del 1931, art. 38, sarebbe autonomo rispetto alla denuncia
dell’arma corta posseduta, per cui la sua inosservanza determinerebbe la contravvenzione di cui all’art. 697 cod. pen., anche nel caso in cui l’arma sia regolarmente
denunciata, ma non siano denunciate le cartucce costituenti il necessario corredo,
posto che ciascuna autorità di P.S. deve essere edotta anche della quantità e qualità delle munizioni situate nella sua giurisdizione, anche al fine di eseguire gli opportuni controlli ed eventualmente impartire l’ordine di immediata consegna per ragioni
di ordine pubblico.
4. Va condivisa, invece, la giurisprudenza più recente, secondo cui l’omissione
della separata denuncia della detenzione delle cartucce costituenti la normale dotazione del caricatore di un’arma regolarmente denunciata non integra gli estremi del
reato di cui all’art. 697 cod. pen., poiché la detenzione dell’arma deve intendersi
comprensiva anche del suo caricatore (in tal senso, Sez. 1, 17/12/2014 dep. 2015
n. 305, Longo, non massimata; Sez. 1, 28/03/2008 n. 18376, D’Urso, Rv. 240280;
Sez. 1, 28/03/2008 n. 18375, Nicolosi, non massimata).
Non vi sono dubbi nel caso in esame che la detenzione di due sole cartucce per
ciascun imputato rientra nell’ipotesi di “normale dotazione del caricatore di
un’arma.
5. Ne consegue che il ricorso proposto nell’interesse degli imputati va accolto,
con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, in quanto il
fatto non è previsto dalla legge come reato, perché il detentore dell’arma regolarmente denunciata non ha l’obbligo di denuncia separata del contenuto del caricatore. Gli ulteriori motivi di ricorso devono ritenersi assorbiti.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla
legge come reato.
Così deciso in Roma il 5 febbraio 2016.

References: sentenza 
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 art. 38
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