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Timestamp: 2019-01-16 09:05:06+00:00

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Contratto di mutuo e usura originaria: il meccanismo che truffa i risparmiatori alla luce dell'interpretazione giurisprudenziale - Scudo Illeciti Bancari
L’articolo 644 del nostro codice penale è fin troppo chiaro, tuttavia, non sempre l’interpretazione dei suoi dettami è eseguita in maniera corretta. Ecco perché, nel tempo, è via via intervenuta la Cassazione a dissipare ogni ragionevole -e non- dubbio ermeneutico sull’argomento trattato, ossia l’usura sui contratti di mutuo.
Innanzitutto, una premessa è d’obbligo: la parte in nuce all’articolo che desta senza dubbio più interesse è la seguente “Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” (art. 1815 co. 2c.c.).
Da qui la questione inerente un importante interrogativo: quando devono intendersi usurari gli interessi? Trattiamo di seguito una concisa disamina che tiene conto delle norme di interpretazione e delle pronunce giurisprudenziali susseguitesi sulla vexata quaestio.
Art. 1 D.L. 394/00: cosa emerge dalla norma di interpretazione autentica?
A sciogliere i dubbi inerenti gli interessi usurari è stato il contenuto di cui all’art. 1 D.L. 394/00, norma di interpretazione autentica che ha sostenuto che affetti da usura debbono ritenersi gli interessi “che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.
L’inciso “a qualunque titolo” si riferisce -comprendendoli- agli interessi corrispettivi e agli interessi di mora.
La giurisprudenza successiva a questa norma di interpretazione ha quindi fatto tesoro di questi enunciati ribadendo che il contratto deve essere interpretato ovviamente sempre e proprio in base al significato dato dalle parti ex art. 1362 e ss. c.c. al momento della stipula.
Dal 2000 ad oggi, a distanza di quasi 20 anni, gli enunciati di giudici di tutta Italia e della Suprema Corte non sono certo mancati, potendo anzi ritenersi la raccolta giurisprudenziale ricca, univoca e concordante.
Corte Costituzionale e Cassazione: i principi che hanno fatto la storia della giurisprudenza in materia
La prima a pronunciarsi è stata la Corte Costituzionale il 25 febbraio 2002 n. 29.
Con disarmante chiarezza i giudici della stessa hanno stabilito che: “il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione – l’assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori”.
Questo principio è stato poi ribadito anche dalla Suprema Corte con diverse pronunce: sent.4251/1992, 5286/2000, 14899/2000, 5324/2003, 350/2013, 602/2013, 603/2013 e con ordinanze dell’anno scorso (la 5598/2017 e 23192/2017).
Il principio è chiaro: l’usura si applica sia agli interessi corrispettivi che moratori e “qualora gli interessi moratori al momento della stipula superino il tasso soglia, non è dovuto alcun tipo di interesse, né moratorio, né corrispettivo, ancorché quest’ultimo sia stato convenuto nei limiti della soglia”.
La conclusione è dunque inoppugnabile: “il divieto di stipulare interessi di qualsiasi tipo usurari comporta l’azzeramento di tutti gli interessi, sia corrispettivi, che moratori”.
Questo principio è stato indicato altresì dalle Corti di Appello di Venezia sentenza 342/13, Roma sentenza 4323/16 e Bari sentenza 990/18.
Più di recente è stata sempre la Cassazione a pronunciarsi e lo ha fatto a Sezioni Unite con l’importante sentenza n. 16303 del 20 giugno 2018, con la quale si ribadisce che le commissioni di massimo scoperto devono ritenersi senz’altro incluse -secondo quanto stabilito all’art. 644 c.p.- ai fini dell’indagine e del quantum dell’usura bancaria.
L’art. 644 c.p. include in tale valutazione tutte le “commissioni” e/o “remunerazioni” del credito, tra le quali rientrano senz’altro anche le c.m.s., appunto per la loro “natura corrispettiva” rispetto al credito.
La coerenza sistematica di queste pronunce è disarmante e suggerisce dunque un’interpretazione chiara, tutta a favore dei risparmiatori.
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References: Art. 1
 art. 1362
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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