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Timestamp: 2019-12-15 16:29:53+00:00

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Art. 1182 codice civile - Luogo dell'adempimento - Brocardi.it
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Articolo 1182 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1182 Codice civile
Se il luogo nel quale la prestazione deve essere eseguita non è determinato dalla convenzione, o dagli usi e non può desumersi dalla natura della prestazione [1174] o da altre circostanze, si osservano le norme che seguono [159 disp. att.] (1).
L'obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata deve essere adempiuta nel luogo in cui si trovava la cosa quando l'obbligazione è sorta [1510, 1774].
L'obbligazione avente per oggetto una somma di danaro (2) deve essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza (3). Se tale domicilio è diverso da quello che il creditore aveva quando è sorta l'obbligazione e ciò rende più gravoso l'adempimento, il debitore, previa dichiarazione al creditore, ha diritto di eseguire il pagamento al proprio domicilio [1219 n. 3].
Negli altri casi l'obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza [159 disp. att.] (4).
(1) Il primo periodo indica i criteri generali in base ai quali si determina il luogo di adempimento dell'obbligazione, cioè il forum solutionis.
(2) Secondo la giurisprudenza, la norma fa qui riferimento solo ai debiti di valuta, aventi quale contenuto la consegna di denaro sin dal momento in cui sorgono e non ai debiti di valore, che hanno ad oggetto una diversa prestazione, convertita poi in obbligazione pecuniaria, qual'è, ad esempio, quella del risarcimento da illecito aquiliano (2043 c.c.).
(3) Si tratta dell'obbligazione portable, cioè eseguibile al domicilio del creditore.
(4) Quando il creditore deve chiedere l'adempimento si parla di obbligazione quérable.
La norma indica come determinare il luogo dell'adempimento dell'obbligazione: se le parti non vi provvedono, soccorre la norma con una serie di criteri supplettivi, elencati in ordine gerarchico.
“ Contractus non utique in eo loco intelligitur quo negotium gestum sit, sed quo solvenda est pecunia ”
Un contratto non si considera senz'altro stipulato laddove viene concluso il negozio giuridico, ma là dove deve essere pagata la somma pattuita
“ Contraxisse unusquisque in eo loco intelligitur, in quo, ut solveret se obligavit ”
Si ritiene che ciascuno abbia contrattato nel luogo nel quale egli si è impegnato ad adempiere
“ Is qui certo loco dare promittit, nullo alio loco quam in quo promisit solvere, invito stipulatore, potest ”
Chi promette di pagare in un dato luogo, non può pagare in luogo diverso, se l'altro contraente non è d'accordo
67 Profonde innovazioni sono state apportate alle regole circa il luogo dei pagamento (art. 77).
Anzitutto si è affermato che la determinazione di codesto luogo può desumersi da elementi obiettivi che siano riconoscibili da entrambi le parti, come è la natura stessa della prestazione.
La regola secondo cui la prestazione deve eseguirsi al domicilio del debitore ha subito un'eccezione relativamente all'obbligazione avente per oggetto una somma di danaro. In tal caso il pagamento deve essere fatto al domicilio che il creditore ha al momento della scadenza; ma se tale domicilio è diverso da quello del tempo in cui sorse l'obbligazione e ciò rende molto più gravoso l'adempimento, questo dovrà essere eseguito al domicilio del debitore, previa opportuna comunicazione al creditore.
La giustificazione della trasformazione in portabili di tutti i debiti pecuniari che, di massima, per il codice del 1865 erano chiedibili, risiede anzitutto, nella generalizzazione del patto di pagamento al domicilio del creditore e, di poi, nella considerazione che, con i mezzi di trasmissione del danaro oggi a disposizione di tutti, diviene più agevole al debitore l'adempimento al domicilio del creditore, che non a questi di ottenere il pagamento al domicilio del debitore. La modifica progettata è siata già accolta dai codici moderni [...]
Appunto nel fine di contemperare l'interesse di entrambi i soggetti del vincolo obbligatorio è sembrato opportuno fare eccezione alla regola della portabilità quando il suo rispetto potrebbe riuscire gravoso al debitore. Le norme all'uopo dettate, che convertono in chiedibile il debito originariamente pagabile al domicilio del creditore, si applicano, come è naturale, anche quando le indagini compiute dal debitore con la necessaria diligenza non hanno fatto conoscere quale sia il nuovo domicilio del creditore; in tal caso riesce addirittura impossibile financo la comunicazione al creditore prevista alla fine dell'art. 77.
561 Nel sistema dell'art. 1182 del c.c. la determinazione del luogo di adempimento è affidata, in massima, alla convenzione o agli usi. Suppletivamente deve farsi capo alla natura della prestazione, o ad altre circostanze similmente obiettive. Se nemmeno a tali criteri suppletivi si può far ricorso, valgono quelli legali degli ultimi tre commi del predetto art. 1182 del c.c., che fissano nel domicilio del debitore il luogo di adempimento della prestazione, eccezion fatta per due soli casi: consegna di cosa certa e determinata, pagamento di somma di danaro. Vale per l'ipotesi compresa nella prima eccezione il luogo in cui si trovava la cosa quando l'obbligazione sorse (cfr. però art. 1510 del c.c. primo comma), sempre che (come aggiunge l'art. 1510 del c.c. primo comma suddetto) esso fosse noto alle parti; per le obbligazioni pecuniarie l'adempimento deve avvenire nel domicilio che il creditore ha al momento della scadenza, salvo che ciò renda più onerosa la prestazione del debitore, a causa del mutamento di domicilio del creditore (art. 1182 del c.c. terzo comma). Quest'ultima disposizione vuole essere una agevolazione fatta al creditore per la migliore tutela della sua posizione, e insieme un riflesso dell'unificata disciplina del diritto delle obbligazioni. Da un lato si è inteso eccitare l'iniziativa dell'adempimento evitando al creditore l'onere di andare a ricevere l'importo del debito, onere che è ancora più grave se i due soggetti del rapporto risiedano in città diverse. Dall'altro lato si è tenuto presente che la consuetudine commerciale è ormai generale nel senso che i debiti pecuniari devono pagarsi al domicilio del creditore, in modo che, per le necessità alle quali l'uso del commercio obbedisce, doveva estendersene l'applicazione, sia pure con temperamenti. Questi temperamenti hanno fatto posto alla considerazione delle giuste necessità del debitore, delle quali il codice ha voluto pure tener conto. L'organizzazione commerciale però è impostata quasi sempre sul presupposto che la consegna della cosa venduta debba essere eseguita o nella sede dell'impresa o, se trattasi di cosa che debba trasportarsi da un luogo ad un altro, rimettendola al vettore o allo spedizioniere; tale situazione è riconosciuta nell'art. 1510 del c.c., che limita in conseguenza la portata della vecchia regola generale dell'art. 1468 del c.c. del 1865. Norma particolare in tema di vendita è poi che il pagamento del prezzo, in mancanza di convenzione o di usi, deve essere eseguito nel luogo della consegna della cosa (art. 1498 del c.c.secondo comma) o dei documenti che la rappresentano (art. 1528 del c.c. primo comma;si ritorna alla regola del domicilio del creditore (venditore) nel solo caso in cui il pagamento è differito oltre il tempo della consegna (art. 1498 del c.c. terzo comma), rimanendo naturalmente salvo il diritto del debitore di pagare al proprio domicilio nell'ipotesi in cui ciò è consentito dall'art. 1182 del c.c..
Massime relative all'art. 1182 Codice civile
Cass. civ. n. 9632/2018
Le obbligazioni da atto illecito costituiscono debiti di valore da adempiere al domicilio del debitore al tempo della scadenza, ai sensi dell'art. 1182, comma 4, c.c., salvo il caso in cui il risarcimento del danno sia stato convenzionalmente determinato in una somma di denaro liquidata in base a criteri prefissati, in tal caso operando il diverso criterio del domicilio del creditore, di cui al comma 3 del medesimo articolo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9632 del 19 aprile 2018)
Cass. civ. n. 17989/2016
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 17989 del 13 settembre 2016)
Cass. civ. n. 270/2015
Nelle controversie aventi ad oggetto il pagamento di somme di danaro da parte degli enti pubblici, le norme di contabilità che fissano il luogo di adempimento delle obbligazioni in quello della sede di tesoreria dell'ente, valgono ad individuare il "forum destinatae solutionis", eventualmente in deroga all'art. 1182 cod. civ., ma non rendono detto foro né esclusivo, né inderogabile, sicché la competenza per territorio può ben radicarsi sulla base di uno dei fori alternativi previsti dagli artt. 18, 19 e 20 cod. proc. civ.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 270 del 12 gennaio 2015)
Cass. civ. n. 30572/2011
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 30572 del 30 dicembre 2011)
Cass. civ. n. 18877/2008
L'adempimento dell'obbligazione pecuniaria, ai sensi degli artt. 1182, terzo comma, e 1183 cod. civ., si perfeziona nel luogo e nel tempo in cui il creditore entra in concreto nella disponibilità della somma di denaro. (In applicazione del riportato principio, la S.C. ha rigettato il ricorso proposto, ritenendo che alla data di intimazione dello sfratto, e, quindi, della domanda di risoluzione per inadempimento, la morosità nel pagamento della rata del canone di locazione era in atto e il bonifico bancario non era idoneo ad assicurare il tempestivo adempimento secondo gli obblighi contrattuali).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18877 del 10 luglio 2008)
Cass. civ. n. 15601/2007
La competenza per territorio, nel caso di domanda di pagamento di una somma di danaro nei confronti di una P.A., è attribuita — in virtù del combinato disposto degli artt. 1182, comma 3, c.c., e delle norme in materia di contabilità pubblica di cui all'art. 54 del R.D. n. 2440 del 1923 e agli artt. 278 lett.d), 287 e 407 del R.D. n. 827 del 1924 — all'autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede la sezione di Tesoreria della provincia nella quale il creditore è domiciliato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15601 del 12 luglio 2007)
Cass. civ. n. 24039/2006
La responsabilità dei liquidatori di società di capitali prevista dall'art. 2456, secondo comma, ult. parte, c.c. (nel testo anteriore a quello introdotto dall'art. 2, comma 1, D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 6 ed ora corrispondente all'art. 2495 c.c. nel testo introdotto dall'art. 4 del medesimo D.L.vo) ha natura di responsabilità aquiliana conseguente a fatto illecito, e dunque la relativa obbligazione non è pecuniaria, bensì di valore; pertanto, non essendo applicabile il comma terzo dell'art. 1182 dello stesso codice, bensì il comma quarto, il forum destinatae solutionis ai sensi dell'art. 20, ult. parte, c.p.c., coincide con il domicilio del debitore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24039 del 10 novembre 2006)
Una fonte di rango regolamentare di esecuzione ed attuazione di una fonte legislativa può essere abrogata tacitamente da una fonte legislativa soltanto in via riflessa, cioè se questa fonte successiva abbia effetti abrogativi taciti od espressi della fonte legislativa, in esecuzione od attuazione della quale quella regolamentare sia stata emanata, e sempre che quest'ultima abbia contenuti tali che la sua permanenza risulti incompatibile con la sopravvenuta vigenza della nuova legge. Ne consegue che, dovendo escludersi che la disciplina dell'art. 1182 c.c. abbia potuto abrogare tacitamente quella sui pagamenti dello Stato di cui al R.D. n. 2440 del 1923, tenuto conto che lex posterior generalis non derogat legi priori speciali, deve escludersi che, per effetto dell'entrata in vigore del suddetto art. 1182, siano state tacitamente abrogate le disposizioni regolamentari costituenti esecuzione od attuazione del citato R.D. (R.D. n. 827 dei 1924 e R.D. n. 1759 del 1926) e le loro modifiche nel tempo, in punto di luogo del pagamento da parte dell'Amministrazione.
Cass. civ. n. 2591/2006
In tema di cessione di crediti, la disciplina dell'art. 1182, terzo comma, c.c., in base alla quale le obbligazioni liquide ed esigibili devono adempiersi al domicilio che ha il creditore alla scadenza, è applicabile anche alla cessione di credito, con la conseguenza che il debitore ceduto, se preavvertito dello spostamento del luogo di pagamento e purché non ne derivi un eccessivo aggravio per lui, deve adempiere al domicilio del cessionario, ancorché diverso da quello del cedente.
Per il combinato disposto degli articoli 20 c.p.c. e 1182 c.c., ai fini della determinazione della competenza per territorio, assume rilievo solo il luogo in cui avrebbe dovuto essere adempiuta l'obbligazione dedotta in giudizio al momento della scadenza, mentre il successivo mutamento di tale luogo per ragioni unilaterali del creditore non incide sul criterio di collegamento, soltanto consentendo al debitore di pagare efficacemente nel nuovo luogo qualora questo gli sia stato indicato dalla parte. Conseguentemente, qualora il creditore ceda il proprio credito pecuniario, tale cessione è idonea a produrre lo spostamento del luogo dove deve essere adempiuta l'obbligazione e cioè in favore del domicilio o della sede del cessionario, solo se la cessione, oltre ad essere comunicata al debitore, avvenga prima che il credito sia venuto a scadenza; in caso contrario la cessione del credito non opera alcuno spostamento del luogo di adempimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2591 del 7 febbraio 2006)
Cass. civ. n. 19958/2005
Ai fini dell'applicazione del terzo comma dell'art. 1182, c.c. è sufficiente l'esistenza di un criterio di determinazione convenzionale del corrispettivo dovuto, atteso che, quando tradizionalmente si ritiene che per l'applicazione della norma occorra che la misura della somma di danaro oggetto dell'obbligazione sia determinabile in base ad elementi precostituiti nel titolo stesso, in modo che non siano necessarie speciali indagini, non ci si riferisce alla concreta modalità di applicazione del criterio di calcolo convenzionale e, quindi, non si esige la facilità del calcolo applicativo di tale criterio, bensì si vuole alludere alla riscontrabilità del criterio di calcolo senza che siano necessarie quelle indagini. Ne discende che, in sostanza, ciò che deve emergere dalla fonte convenzionale non è che il criterio di determinazione del corrispettivo sia di facile applicazione, ma solo che esso sia facilmente riscontrabile in tutti i suoi elementi, restando irrilevante che poi possano essere necessari in concreto accertamenti in corso di causa per stabilire non gli elementi astratti ma quelli concreti di applicazione del criterio convenzionale. (Sulla base di tale principio la S.C.. ha affermato l'applicabilità del terzo comma dell'art. 1182 c.c. in relazione a fattispecie di appalto, nella quale nell'apposito capitolo di un contatto si era fatto riferimento ad un «allegato computo metrico estimativo» e, riguardo ad altro contratto, era stato allegato un computo metrico).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19958 del 14 ottobre 2005)
Cass. civ. n. 12324/2005
Qualunque sia l'entità del debito pecuniario, non può prescindersi dal consenso espresso o presunto del creditore al fine di estinguere il debito in modo diverso dal pagamento in moneta; in particolare, non contrastano con questo principio nè la previsione contenuta nell'art. 1 del d.l. 3 maggio 1991, n. 143, convertito in legge 5 luglio 1991, n. 197, che impone una modalità di trasferimento del denaro tramite intermediario autorizzato quando l'importo da trasferire è complessivamente superiore a 12.500 euro, in quanto esso introduce solo una parziale deroga al principio di cui all'art. 1182, terzo comma, c.c., poiché in questi casi il contante non dovrà essere portato dall'intermediario presso il domicilio del creditore, ma questi avrà il diritto di ricevere il pagamento del denaro presso uno stabilimento bancario posto nella provincia ove ha il domicilio, né la previsione contenuta nell'art. 12 del D.P.R. n. 45 del 1981, in base alla quale l'assicuratore, se vi è il consenso del danneggiato sull'entità del risarcimento, provvede al pagamento inviandogli un vaglia postale o un assegno di pari importo, in quanto vi è un consenso tacito del danneggiato che, accettando l'offerta risarcitoria effettuatagli, accetta anche la peculiare modalità estintiva prevista dal predetto art. 12.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12324 del 10 giugno 2005)
Cass. civ. n. 8879/2005
Al fine di determinare la competenza per territorio, con riferimento alla domanda proposta ai sensi dell'art. 20 R.D. n. 407/1905 da titolare di farmacia nei confronti di una casa farmaceutica per la sostituzione dei farmaci scaduti o, in mancanza, per il pagamento di una somma di denaro a titolo di rimborso, il luogo d'adempimento dell'obbligazione va individuato nel domicilio del debitore, ai sensi dell'art. 1182 quarto comma c.c., e non in quello del creditore previsto dal comma precedente di tale norma, atteso che l'obbligazione della società fornitrice di sostituire gratuitamente i farmaci il cui termine di validità sia scaduto ha ad oggetto, fin dall'origine, un facere e non una somma di denaro, sicché il forum destinatae solutionis va individuato nella sede della predetta società; né d'altra parte, ai fini dell'individuazione del giudice competente, può farsi riferimento al cosiddetto forum contractus, cioè al contratto di fornitura dei prodotti farmaceutici intercorso tra il farmacista e la società fornitrice, atteso che l'obbligazione in oggetto ha la sua fonte non nel contratto ma nella legge.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8879 del 28 aprile 2005)
Cass. civ. n. 7674/2005
Ai fini della determinazione della competenza territoriale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 20 c.p.c. e 1182 c.c., il forum destinatae solutionis previsto dal terzo comma di tale ultima disposizione è applicabile in tutte le cause aventi ad oggetto una somma di denaro qualora, facendo riferimento alla domanda formulata dall'attore, questi abbia richiesto il pagamento di una somma determinata, non incidendo sulla individuazione della competenza territoriale la maggiore o minore complessità dell'indagine sull'ammontare effettivo del credito, la quale attiene esclusivamente alla successiva fase di merito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7674 del 13 aprile 2005)
Cass. civ. n. 7291/2005
Ai fini della competenza territoriale, per il pagamento di somme da parte di Province o Comuni, il forum destinatae solutionis si identifica con il luogo in cui hanno sede gli uffici di tesoreria dell'ente obbligato al pagamento; il foro così individuato non può considerarsi né esclusivo, né inderogabile anche dopo l'entrata in vigore della legge n. 142 del 1990 e del D.L.vo n. 77 del 1995 (che ha abrogato l'art. 96 del R.D. n. 383 del 1934 e che all'art. 29 prevede che al pagamento delle spese deve provvedere il tesoriere dell'ente locale in base a mandato di pagamento).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7291 del 7 aprile 2005)
Cass. civ. n. 3573/2005
In tema di competenza per territorio, in relazione all'obbligazione degli enti pubblici territoriali trova applicazione, in deroga all'art. 1182, terzo comma, c.c., secondo il quale «l'obbligazione avente ad oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza» il disposto dell'art. 185 del D.L.vo n. 267 del 2000, che indica nella sede della tesoreria comunale il luogo d'adempimento delle obbligazioni assunte dall'ente territoriale. (In applicazione di tale principio la Corte ha respinto il regolamento di competenza proposto contro la sentenza di merito, che aveva ritenuto ritualmente eccepita l'incompetenza territoriale del giudice adito, con la tempestiva indicazione, da parte del Comune, del luogo dove doveva essere adempiuta. l'obbligazione. Ad un tale riguardo la Corte ritenuto che non fosse necessario specificare la disposizione di legge che sosteneva l'eccezione, e ciò giusta il principio iura novit curia).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3573 del 22 febbraio 2005)
Cass. civ. n. 13100/2004
Con riguardo alle somme dovute dalle unità sanitarie locali ai farmacisti per le prestazioni da costoro erogate in favore degli assistiti, il luogo di adempimento dell'obbligazione pecuniaria è quello ove si trova l'ufficio di tesoreria delegato all'esecuzione del mandato, ai sensi dell'art. 420 del R.D. n. 827 del 1924, mentre non si applica la norma contenuta nell'art. 1182, terzo comma, c.c., secondo la quale l'obbligazione avente ad oggetto una somma di denaro deve essere adempiuta al domicilio del creditore al tempo della scadenza, né a diversa conclusione può pervenirsi per le fattispecie alle quali si applica la legge regionale 11 novembre 1980, n. 63 della Regione Campania, in quanto la previsione in essa contenuta che il mandato di pagamento possa contenere gli estremi dei conti correnti postali o bancari dei creditori e del luogo dove debbano eseguirsi i pagamenti, e che i creditori possano chiedere che si proceda al versamento degli importi dovuti sul proprio conto corrente è dettata per facilitare il creditore, ma non modifica il luogo di adempimento dell'obbligazione pecuniaria della pubblica amministrazione. Ne consegue che, ai sensi dell'art. 1219, n. 1, c.c., per la costituzione in mora della USL non è sufficiente che sia scaduto il termine per l'adempimento dell'obbligo, ma è necessario che il creditore formuli una richiesta scritta di pagamento, e tale non può essere considerato l'invio delle distinte riepilogative delle ricette che il farmacista ha l'onere di inoltrare entro il quattordicesimo giorno di ogni mese.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13100 del 14 luglio 2004)
Cass. civ. n. 9170/2004
In tema di equa riparazione per violazione del termine di durata ragionevole del processo, l'art. 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89, nel disporre che la relativa domanda si propone dinanzi alla Corte d'Appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell'art. 11 del codice di procedura penale, fa riferimento alla sola articolazione territoriale della giurisdizione ordinaria ed il carattere eccezionale della norma ne impedisce ogni interpretazione estensiva o applicazione analogica. Ne consegue che, caso in cui il giudizio del quale si lamenti l'eccessiva durata si sia svolto dinanzi ad una sezione giurisdizionale della Corte dei conti i cui magistrati non fanno parte di alcun distretto di Corte d'appello, al di là della coincidenza, di mero fatto, tra ambito del distretto ed ambito della circoscrizione della sezione, coincidente con il territorio regionale, il giudice competente va individuato secondo gli ordinari criteri dettati dal codice di procedura civile e, in particolare, essendo convenuta un'amministrazione dello Stato, dall'art. 25 del codice medesimo (nella fattispecie, riguardando l'obbligazione azionata dalla parte ricorrente un procedimento svoltosi davanti alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, con sede in Palermo, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza della Corte d'appello di Palermo, dovendosi ritenere sorta in Palermo l'obbligazione dedotta in giudizio, così come in Palermo deve ritenersi essa debba essere eseguita a norma dell'art. 1182, ultimo comma, c.c., perché, riguardando una somma di denaro non determinata, è esigibile al domicilio del debitore).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9170 del 13 maggio 2004)
Cass. civ. n. 9092/2004
L'art. 1182, terzo comma, c.c., secondo cui l'obbligazione avente per oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio del creditore, si applica esclusivamente nel caso in cui l'obbligazione abbia per oggetto una somma già determinata nel suo ammontare ovvero quando il credito in danaro sia determinabile in base ad un semplice calcolo aritmetico e non si renda necessario procedere ad ulteriori accertamenti, mentre quando la somma deve essere ancora liquidata dalle parti, o, in loro sostituzione, dal giudice, mediante indagini ed operazioni diverse dal semplice calcolo aritmetico, trova applicazione il quarto comma dell'art. 1182, secondo cui l'obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza. Ne consegue fra l'altro che, difettando il necessario presupposto della liquidità, in quest'ultimo caso non sono dovuti gli interessi corrispettivi ex art. 1282 c.c., e, trattandosi di obbligazioni chiedibili, la mora del debitore si determina non già (come invece per le obbligazioni portabili), ai sensi dell'art. 1219, comma secondo, n. 3, c.c., alla scadenza del termine in cui il pagamento deve essere eseguito (mora ex re), bensì, ai sensi del primo comma del medesimo articolo, mediante richiesta formulata per intimazione o atto scritto, solo da tale momento pertanto decorrendo gli interessi moratori.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9092 del 13 maggio 2004)
Cass. civ. n. 6265/2004
In tema di competenza e di individuazione del forum destinatae solutionis quando la somma di denaro deve ancora essere liquidata dalle parti o, in loro sostituzione, dal giudice, e la sua determinazione richiede indagini ed operazioni diverse dal semplice calcolo aritmetico, trova applicazione il quarto comma dell'art. 1182 c.c., secondo cui l'obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6265 del 29 marzo 2004)
Cass. civ. n. 4235/2004
In tema di IVA e con riguardo alla disciplina dei rimborsi, l'adempimento della relativa obbligazione da parte dell'amministrazione finanziaria deve ritenersi eseguito con conseguente liberazione dalla prestazione dovuta mediante l'emissione dell'ordinativo di pagamento (la cui esecuzione è poi affidata alla tesoreria), non essendo applicabile in materia tributaria la regola del pagamento al domicilio del creditore, stabilita dall'art. 1182 c.c. Ne consegue che anche alla luce del disposto dell'art. 44 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, norma dettata in materia di imposte dirette, ma estensibile all'IVA, attesa l'analogia delle modalità di effettuazione dei rimborsi, il termine finale della decorrenza degli interessi sulle somme da rimborsare va individuato nella data in cui avviene la suddetta emissione del mandato di pagamento, restando irrilevanti, a tal fine, sia la data della comunicazione dell'emissione stessa al contribuente, sia quella dell'effettivo accredito della somma da rimborsare (il cui ritardo può, semmai, essere fonte di responsabilità per il tesoriere).
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 4235 del 2 marzo 2004)
Cass. civ. n. 8157/2001
Ai fini della determinazione della competenza per territorio, perché possa trovare applicazione la norma dell'art. 1182 c.p.c. (adempimento dell'obbligazione al domicilio del debitore) in relazione all'art. 20 c.c. occorre che l'obbligazione sia determinata in denaro in virtù di un titolo convenzionale, che ne abbia stabilito la misura, ovvero che sia determinabile in base ad elementi precostituiti nel titolo stesso in modo che non siano necessarie speciali indagini per determinarne l'ammontare.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8157 del 15 giugno 2001)
Cass. civ. n. 4511/2001
Il foro facoltativo del luogo ove deve eseguirsi un'obbligazione (art. 20 c.p.c.) deve essere individuato nel domicilio del debitore, a quel medesimo tempo, ai sensi del quarto comma dell'art. 1182 c.c., se oggetto della medesima è una somma di danaro determinata dalle parti nell'ammontare, ma né liquida né esigibile perché contestato l'avveramento dell'evento a cui era condizionata, sì che l'accertamento del giudice non è limitato ad un calcolo matematico.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4511 del 28 marzo 2001)
In tema di competenza per territorio, il criterio di cui all'art. 1182, terzo comma c.c. trova applicazione anche con riferimento alle obbligazioni di restituzione di ciò che sia stato indebitamente pagato, sempre che detta obbligazione non dia luogo ad alcuna contestazione in ordine al rapporto cui risulta collegata, rientrando tra i crediti liquidi ed esigibili (il cui pagamento deve essere eseguito, a norma del terzo comma del citato art. 1182, presso il domicilio del creditore) anche quelli di ammontare determinabile in base ad elementi certi e prestabiliti risultanti da titolo convenzionale o giudiziale.
Cass. civ. n. 6652/2000
In tema di obbligazione pecuniaria per la quale, quanto al luogo di adempimento, è applicabile la regola del domicilio del creditore, dettata dal terzo comma dell'art. 1182 c.c., la previsione di cui all'ultimo comma della medesima norma ha carattere sussidiario e va applicata solo ove non soccorra alcuno dei criteri specifici che, pertanto, devono essere puntualmente e motivatamente contestati dalla parte che eccepisca l'incompetenza territoriale del giudice adito.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6652 del 22 maggio 2000)
Cass. civ. n. 5596/1996
Con riguardo ai debiti pecuniari delle pubbliche amministrazioni, per i quali le norme sulla contabilità pubblica stabiliscono, in deroga al principio di cui all'art. 1182, comma terzo, c.c., che i pagamenti si effettuano presso gli uffici di tesoreria dell'amministrazione debitrice, la natura querable della obbligazione rimane ferma sia nel caso in cui lente abbia in precedenza effettuato i pagamenti a mezzo vaglia cambiario, giacché in tale comportamento può essere soltanto ravvisata un'agevolazione per il creditore, sia quando la commutazione del mandato di pagamento in vaglia cambiario o in assegno circolare non trasferibile costituisca oggetto di previsione di carattere generale, trattandosi di forme agevolative introdotte a favore dei creditori dell'ente pubblico per attenuare il disagio loro derivante dalla natura querable del credito. Ne deriva che il ritardo di pagamento non determina automaticamente gli effetti della costituzione in mora ex re ai sensi dell'art. 1219, comma secondo, n. 3 c.c., in mancanza della richiesta fatta per iscritto ai sensi dell'art. 1219 cit. comma primo. (Nella specie era stato escluso che la distinta contabile presentata dal farmacista alla Usl ai sensi dell'Accordo nazionale vacanze la disciplina dei rapporti per l'assistenza farmaceutica, fosse idonea a determinare la costituzione in mora ex re della P.A.).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5596 del 18 giugno 1996)
Cass. civ. n. 10480/1995
In conformità di un uso praticato in tutto il territorio dello Stato ed avente carattere di notorietà, il luogo di pagamento delle prestazioni dovute dal datore di lavoro ai lavoratori è quello in cui è posta l'azienda presso la quale essi lavorano, sicché la mora del datore di lavoro nel pagamento è configurabile solo quando il lavoratore si sia, vanamente, presentato nel luogo anzidetto per ritirare le proprie spettanze.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10480 del 4 ottobre 1995)
Cass. civ. n. 4057/1995
Nelle obbligazioni da atto illecito il luogo del pagamento non coincide necessariamente con quello ove è sorta l'obbligazione (forum delicti), in quanto l'obbligazione di risarcimento dei danni dipendenti da fatto illecito è debito di valore, il cui adempimento va effettuato al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza, giusta le previsioni dell'art. 1182, comma 4, c.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4057 del 7 aprile 1995)
Cass. civ. n. 10136/1994
Qualora il debitore di somma di denaro non si avvalga di una modalità di pagamento pattuita che lo abiliti ad eseguire nel suo domicilio la prestazione dovuta, l'obbligazione deve essere adempiuta nel domicilio del creditore, secondo la regola generale stabilita dall'art. 1182, comma 3; c.c., nel quale si radica di conseguenza il forum solutionis. (Nella specie le parti avevano pattuito per il pagamento del corrispettivo di un appalto il mezzo della ricevuta bancaria, che era stata tuttavia rifiutata dal committente).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10136 del 28 novembre 1994)
Cass. civ. n. 33/1990
Tra i crediti liquidi ed esigibili, il cui pagamento deve essere eseguito a norma del terzo comma dell'art. 1182 c.c. al domicilio del creditore al tempo della scadenza (con la conseguente configurabilità del forum solutionis ai termini dell'art. 20 c.p.c.) rientrano anche quelli di ammontare determinabile in base ad elementi certi e prestabiliti risultanti dal titolo convenzionale o giudiziale, ma non i crediti il cui ammontare deve essere accertato e liquidato mediante indagini diverse dal semplice calcolo aritmetico. In tale ultimo caso trova applicazione il quarto comma dell'art. 1182 c.c., secondo cui l'obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 33 del 11 gennaio 1990)
Cass. civ. n. 3870/1983
Il negozio con il quale l'acquirente di determinate cose mobili si obbliga alla restituzione dei relativi contenitori, versando, a tal fine, al venditore una somma a titolo di garanzia, non è riconducibile allo schema causale proprio del comodato — caratterizzato dalla finalità di consentire l'uso dell'oggetto da parte del comodatario — ma realizza un contratto atipico assimilabile al deposito, nel cui ambito l'obbligazione di restituzione va eseguita, ex art. 1182 secondo comma c.c. nel luogo in cui si trovava la cosa al momento dell'insorgere dell'obbligazione e che, per effetto della funzione strumentale ed accessoria di detto contratto atipico rispetto alla compravendita,
coincide con il luogo di conclusione di questa. Appartengono pertanto al giudice di tale luogo le controversie relative alla menzionata obbligazione restitutoria.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3870 del 6 giugno 1983)
Cass. civ. n. 1/1974
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1 del 4 gennaio 1974)
Cass. civ. n. 2676/1970
L'obbligazione del venditore di consegnare l'immobile all'acquirente è querable perché va eseguita nel luogo ove è sito l'immobile, se convenuta in maniera effettiva, o nel domicilio del debitore, se convenuta in maniera simbolica (consegna delle chiavi). Tale principio non ammette deroghe, neppure nel caso in cui il debitore, se richiesto della prestazione, sarebbe stato nell'impossibilità temporanea di adempierla.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2676 del 14 dicembre 1970)
Cass. civ. n. 1539/1970
La sussistenza di una pattuizione in ordine al luogo del pagamento non può essere dedotta dalla sola circostanza che il debitore abbia eseguito, di propria iniziativa, in un dato luogo il versamento di acconti e che il creditore, per cortesia o per altri motivi, li abbia ricevuti in quello stesso luogo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1539 del 17 settembre 1970)
relative all'articolo 1182 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1182 Codice civile - Luogo dell'adempimento | Quesito Q201513993
mercoledì 19/08/2015 - Emilia-Romagna
“Sono cittadino italiano ma già da diversi anni residente all'estero e sto per recedere da una Snc di famiglia a tempo indeterminato.
Gli altri soci hanno intenzione di versare la somma da liquidare su un conto corrente che ho cointestato con uno di essi (senza firma congiunta) e legato ad un mutuo chirografario (in comune tra me e l'altro socio ed utilizzato a suo tempo in gran parte per estinguere debiti preesistenti non di mia competenza). Conto corrente che nulla ha a che fare con l'snc. Sospetto inoltre che con tale somma ci sia l'intenzione di estinguere anticipatamente il mutuo.
Vivendo all'estero come posso tutelarmi contro questa ipotesi? Come posso esser certo che versino la somma sul mio conto estero e non quello o altro conto italiano? In quale momento, e come devo farne richiesta? In caso comunque procedano con le loro intenzioni come potrei agire? In specifico si potrebbe configurare il reato di appropriazione indebita?
In risposta al quesito proposto, va prima di tutto premesso che, poiché è diritto del socio recedente da una snc a tempo indeterminato ottenere una somma di denaro corrispondente al valore della sua quota, qualsiasi atto che comporti l'omessa destinazione della somma a suo favore risulterà illecito, certamente sotto il profilo civile (si tratterebbe di un inadempimento), ma eventualmente anche sotto il profilo penale, se vi sono i presupposti di legge.
Scendiamo maggiormente nel dettaglio.
Supponendo che la fase di liquidazione della quota sia avvenuta senza dissapori tra i soci e che quindi si sia giunti a determinare la somma dovuta al socio uscente con reciproca soddisfazione, il passaggio successivo del pagamento è regolato dalle ordinarie regole che disciplinano il pagamento dei crediti (tecnicamente, l'adempimento dell'obbligazione).
La legge dice che i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale (art. 1277, comma 1, c.c.). Naturalmente, come noto, sono imposti dei limiti all'utilizzo del denaro liquido, quindi ad oggi risulta vietata l'effettuazione di versamenti o il pagamento mediante denaro contante o altri titoli al portatore quando il valore dell'operazione, oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore all'importo di euro 1.000,00. In questi casi, si devono utilizzare altre modalità, tracciabili, come l'assegno circolare o il bonifico bancario. Va ricordato che il pagamento tramite intermediario abilitato (come un istituto di credito) libera il solvens ancor prima della consegna della somma nelle mani dell'accipiens: è sufficiente la comunicazione al destinatario del pagamento che la somma è stata posta a sua disposizione presso l'intermediario.
L'art. 1182 precisa che se non vi sono convenzioni tra le parti, usi particolari o norme che disciplinano quella particolare prestazione (es. il prezzo della vendita va pagato nel luogo di consegna della cosa, art. 1498 del c.c.), le obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro vanno adempiute al domicilio del creditore al tempo della scadenza.
Nella pratica, è assolutamente normale che il creditore indichi "dove" effettuare il pagamento della somma riconosciuta come dovuta dal debitore: nel caso di somme superiori ai 1.000 euro, il versamento va effettuato di regola mediante intermediari bancari, e il creditore potrà indicare presso quale banca effettuare il pagamento. Del resto, anche nell'adempimento delle obbligazione è richiesto alle parti di comportarsi secondo buona fede, quindi, se il creditore chiede che il pagamento sia effettuato presso un determinato istituto bancario, e ciò non implica una maggiore onerosità per il debitore, questi è tenuto a soddisfare la richiesta del creditore.
Nel caso di specie, pertanto, è consigliabile comunicare per iscritto alla società le coordinate bancarie per l'effettuazione del pagamento del valore della quota. Se la società paga presso altro conto, non si può escludere che il pagamento sia da considerarsi a buon fine, a patto, però, che la somma versata sia effettivamente nella disponibilità del creditore! Se l'importo viene versato su un conto cointestato con altri e utilizzato per scopi del tutto ultronei alla sua ragion d'essere, è evidente che la società si pone in una situazione - dal punto di vista civilistico - di inadempimento nei confronti del socio recedente, il quale avrà tutto il diritto di insistere per ottenere che la somma gli sia messa a disposizione, anche agendo mediante decreto ingiuntivo.
Il reato di appropriazione indebita (art. 464 del c.p.) appare configurabile nella ipotesi prospettata nel quesito, nei confronti del solo socio che utilizzi le somme versate dalla società all'ex socio per il profitto proprio o di altri (la società stessa). Il fatto che il denaro sia confluito nel conto, infatti, consente di dire che il socio ne entri in possesso e possa quindi indebitamente appropriarsene nel senso inteso dalla norma penale. L'aspetto penale andrà, però, approfondito da un legale nel momento in cui dovesse verificarsi il fatto temuto.

References: Articolo 1182

Articolo 1182
 art. 1182
 art. 1510

Cass. 
 sentenza 

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 art. 1182

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Cass. 
 art. 12
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Cass. 
 art. 1282
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 art. 1182

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Cass. 
 art. 1182
 sentenza 

Cass. 
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Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 Articolo 1182
 art. 1498