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Timestamp: 2019-09-16 11:29:24+00:00

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Home News 2019 Compensi sportivi sicuri? Associati alla FIPE. Ne parliamo con l’Avv. Martinelli
Indicazioni importanti per le palestre affiliate alla Federazione Italiana Pesistica
Compensi sportivi sicuri
Il Prof. Avv. Guido Martinelli, Consulente della FIPE, risponde ad alcune domande su un recente fatto di cronaca dal quale sono emerse indicazioni importanti per le palestre affiliate alla FIPE
1) In riferimento ad una recente sentenza della Cassazione avverso un ricorso presentato da una Palestra di Genova (non affiliata alla FIPE) circa un accertamento ricevuto da parte dell’INPS , è sembrato, ad una prima lettura della notizia, che ci si trovasse di fronte ad una limitazione delle agevolazioni fiscali per tutte le palestre. In relazione a tale sentenza, poteva, dunque, sembrare che i Sodalizi possano farsi scudo del riconoscimento del CONI, in virtù della presunta attività dilettantistica svolta dagli Istruttori, quando invece il vero core business è costituito dal fitness sganciato da competizioni agonistiche.
Altresì, dagli accertamenti svolti, era emerso che gli Istruttori con “carattere abituale” erano impegnati in attività “non funzionale ad attività agonistica” e che alcune “attività svolte rientravano in un concetto ampio di sport comprensivo non solo di attività competitive ma più in generale della cura dell’esercizio fisico”.
Ora è chiaro che quanto reso dai Giudici di Legittimità, conosciuto anche come il “caso del California Club di Genova”, ha gettato alcune ombre e preoccupazioni su alcune certezze dei nostri affiliati, acquisite negli anni, circa la effettiva validità dell’affiliazione ad una Federazione Sportiva Nazionale del CONI, per vedersi riconosciuti all’interno dell’Ordinamento Sportivo Nazionale per il tramite del Registro CONI, e con esso, poter svolgere tranquillamente attività sportiva dilettantistica, agonistica e non agonistica, potendo godere delle previste agevolazioni fiscali e tributarie.
Avv. Martinelli cosa ne pensa al riguardo? Possiamo fare un po’ di ulteriore chiarezza in merito?
Risposta: Avv. Martinelli
Contrariamente a quanto si è letto, in special modo sui social, di commento alla sentenza in esame, (per la cronaca stiamo parlando della sent. n. 21535 del 20.08.2019), la mia interpretazione è che si tratta di una sentenza importante e positiva per il mondo delle Associazioni e Società Sportive affiliate a Federazioni Sportive Nazionali.
Infatti, la considerazione di partenza, quando si affronta il tema dei compensi sportivi, è stata, per lungo tempo, se questi potessero essere riconosciuti anche a soggetti che “lavoravano” nel mondo dello sport dilettantistico o, invece, soltanto a coloro i quali svolgevano detta attività per “diletto”, ossia avendo comunque un’altra attività lavorativa diversa da quella sportiva in via principale. Ciò sul presupposto che la categoria dei compensi sportivi aveva una disciplina solo fiscale e che, non prevedendo alcuna tutela assicurativa o previdenziale per i lavoratori, non potesse essere estesa anche a costoro.
Solo dal 2014, con una prima sentenza della Corte d’Appello di Firenze (a cui fecero seguito altre corti di merito, vedi Milano e Bologna) e con una serie di documenti di prassi amministrativa (vedi per ultima la circolare 1/16 dell’ispettorato nazionale del lavoro) si fece spazio l’interpretazione per la quale sarebbe stato possibile, visto il valore sociale dello sport, riconoscere i compensi sportivi “anche” a soggetti che svolgevano nello sport la loro attività principale.
Va detto che tale tesi, però, non era stata ancora pienamente accolta a livello di giudizi di legittimità. Questa sentenza (e voglio richiamare qui un altro precedente conforme sempre della Suprema Corte (C. Cass. ord. 11492 del 30.04.2019), anche se indirettamente, sembra invece accogliere la tesi della circolare Inl del 2016. Dichiara dovuti i contributi previdenziali in quanto la fattispecie in esame non viene ritenuta “esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica”. Se, invece, lo fosse stato, il giudizio sarebbe stato diverso.
Pertanto, il tema oggi non sembra più essere, anche per la corte di Cassazione, se sia possibile riconoscere i compensi di cui all’art. 67 primo comma lett. m) del Tuir ai soggetti che “lavorano” nell’ambito delle attività sportive dilettantistiche, ma “quando” dette prestazioni possono considerarsi tali.
Va detto che tutta questa disciplina è oggetto di delega legislativa contenuta nell’art. 5 della legge n. 86/2019 che affida al Governo il compito di individuare, con decreto da emanarsi entro agosto 2020, “la figura del lavoratore sportivo …… indipendentemente dalla natura dilettantistica o professionistica dell’attività sportiva svolta e definizione della relativa disciplina in materia assicurativa, previdenziale e fiscale e delle regole di gestione del relativo fondo di previdenza” e, pertanto, tutte le considerazioni sopra esposte dovranno essere riviste alla luce dei decreti che saranno emanati.
2) Per le Sportive dilettantistiche, sappiamo, altresì, che la sola iscrizione al CONI non garantisce la sussistenza dei requisiti per le agevolazioni. Per espressa previsione normativa gli enti di tipo associativo godono di un particolare regime fiscale agevolativo, a condizione però che gli stessi rispettino una serie di requisiti.
Avv. Martinelli, quali sono e cosa può dirci al riguardo?
L’iscrizione al Registro CONI, presupposto per l’ottenimento delle agevolazioni in esame, è subordinata allo svolgimento di effettiva attività federale. I due presupposti, previsti anche nella circolare INL sopra citata, per il riconoscimento dei compensi sportivo, sono dati, appunto, dall’iscrizione al Registro CONI e dallo svolgimento di mansioni di carattere sportivo espressamente previste e disciplinate dalle singole Federazioni sportive nazionali.
Pertanto, in presenza di iscrizione al Registro CONI, legittimata dall’effettivo esercizio di attività federale, e dallo svolgimento di mansioni riconosciute dalle Federazioni (e, pertanto, nell’ambito di discipline sportive riconosciute dal CONI) nulla osta al riconoscimento dei compensi sportivi.
Rimane, però, un ulteriore requisito previsto nell’incipit dello stesso art. 67 del Tuir. Le prestazioni non devono costituire redditi da lavoro subordinato (pertanto le prestazioni dello sportivo non potranno essere caratterizzate dalla eterodirezione da parte della direzione della palestra) o di esercizio di arti e professioni (ossia il personal trainer che effettua anche prestazioni per singole persone fisiche estranee all’ordinamento sportivo).
3) Il tema centrale, dunque, resta quello che l’effettivo svolgimento di attività sportiva, cosiddetta didattica, purché effettivamente finalizzato ad attività sportiva certificata da una Federazione Sportiva Nazionale riconosciuta dal CONI, è il vero elemento cardine di riconoscibilità e di differenza tra un’attività sportiva veramente dilettantistica, ed una di natura commerciale, che alcune palestre legittimamente prediligono e svolgono.
E così Avv. Martinelli?
Risposta: Avv Martinelli
4) Quindi possiamo ribadire con forza e convinzione il principio che l’affiliazione alla FIPE e con essa la partecipazione effettiva alle attività sportive dilettantistiche federali, ulteriormente rafforzato dal tesseramento di almeno parte degli Atleti all’agonismo, possa effettivamente garantire le Palestre e le Società ed Associazioni più in generale da vedersi riconosciute titolari del diritto di far parte a pieno titolo dell’ordinamento sportivo nazionale e di poter beneficiare a pieno titolo delle relative agevolazioni di legge?
Assolutamente sì, forse ora dopo questa sentenza anche più di prima.
5) E secondo Lei è preferibile tesserare alla FIPE tutti gli iscritti ai corsi in palestra?
La caratteristica della FIPE, così come quella di qualsiasi altra Federazione Sportiva Nazionale o Disciplina Sportiva Associata, è quella di svolgere esclusivamente attività sportiva riconosciuta dal CONI. Pertanto, il tesserato ad una Federazione, dotato di certificato medico, anche se per attività non agonistica, sta facendo una attività che sicuramente ha natura “sportiva” e, come tale, propedeutica alla pratica di una disciplina riconosciuta dal CONI che, come tale, fa discendere il diritto a godere, per chi ne organizza l’attività, di tutte le agevolazioni previste da tale status.
6) Resta aperto il tema del fitness. Secondo Lei, possono essere riconosciuti i compensi sportivi agli Istruttori di fitness?
No, perché il fitness, ed in generale tutte le altre attività che vengono svolte in palestra non sono fine a sé stesse, ma sono un mezzo. Il fine non può che essere la Cultura Fisica. Pertanto, l’insegnante di fitness non potrà ricevere i compensi sportivi perché non sta svolgendo una delle attività riconosciute come sportive dal CONI. Potrà, invece, ricevere i compensi sportivi l’insegnante di Cultura Fisica che utilizza il fitness, come metodica per lo svolgimento di attività di Cultura Fisica. Non si pensi che sia solo una questione terminologica, diventa fondamentale, in caso di verifica, sia previdenziale che fiscale, al fine di poter dimostrare la genuina natura sportiva dell’attività svolta.
7) Ricordiamo, infatti, a chi ci legge che il CONI, con la delibera n° 1568 del 14 febbraio 2017 del Consiglio Nazionale, ha ritenuto di elencare le discipline sportive riconoscibili ai fini dell’iscrizione al Registro CONI, ed ha assegnato la gestione delle discipline sportive legate alla preparazione fisica attraverso l’uso di pesi, sovraccarichi e resistenze (oltre che quelle legate al mondo della Cultura Fisica, del Calistenico, dello Yoga e del Pilates), alla FIPE.
Pertanto, purché finalizzati alla preparazione di attività sportiva federale, i corsi di “fitness” possono essere inseriti all’interno del perimetro dell’attività sportiva dilettantistica, ottenendo quindi il riconoscimento dal Registro CONI e potendo godere a pieno diritto delle agevolazioni di Legge?
Certamente, basterebbe, forse, fare solo un piccolo sforzo di comunicazione in più definendoli “corsi di fitness finalizzati alla Cultura Fisica” e, ovviamente, in presenza di affiliazione alla FIPE che riconosca il carattere sportivo della attività.
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 Cass. 
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