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Timestamp: 2018-06-18 07:11:02+00:00

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Diritto processuale contabile -il regolamento delle spese nei giudizi di responsabilita’ amministrativa per danno erariale conclusisi con l’ assoluzione del convenuto – disciplina normativa e principi- sentenza sez. Giur. Basilicata n. 159/2006- si segnal
La tematica del regolamento delle spese nei giudizi di responsabilità conclusisi con l’ assoluzione del convenuto riveste particolare interesse ed è stata da ultimo rivisitata a seguito dlela introduzione di cui all’ art. 10 bis – comma 10°-del D.L. n. 203/2005 convertito in L. n. 248/2005. Pertanto, risulta innovato il quadro normativo di riferimento pregresso di cui all’ art. 3, comma 2-bis del D.L. n. 543/1996 conv. in L. n. 639/1996 (“In caso di definitivo proscioglimento ai sensi di quanto previsto dal comma 1 dell’ art. 1 della L. n. 20/1994, come modificato dal comma 1 del presente articolo, le spese legali sostenute dai soggetti sottoposti al giudizio della Corte dei Conti sono rimborsate dall’ Amministrazione di appartenenza”) e di cui all’ art. 18 del D.L. n. 67/1997 convertito in L. n. 135/1997 (“Le spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale ed amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali in conseguenza di fatti ed atti connessi con l’ espletamento del servizio o con l’ assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità, sono rimborsate dalle amministrazioni di appartenenza nei limiti riconosciuti congrui dall’ Avvocatura dello Stato. Le Amministrazioni interessate, sentita l’ Avvocatura dello Stato, possono concedere anticipazioni del rimborso, salva la ripetizione nel caso di sentenza definitiva che accerti la responsabilità”). La nuova disposizione di cui all’ art. 10 bis succitato recita che le norme di cui sopra” si interpretano nel senso che il giudice contabile, in caso di proscioglimento nel merito, e con la sentenza che definisce il giudizio, ai sensi e con le modalità di cui all’ art. 91 del c.p.c., liquida l’ ammontare degli onorari e diritti spettanti alla difesa del prosciolto, fermo restando il parere di congruità dell’ Avvocatura dello Stato da esprimere sulle richieste di rimborso avanzate dall’ Amministrazione di appartenenza”.
La novella si riferisce testualmente all’ art. 91 del codice di rito; peraltro, sono da intendersi richiamate anche tutte le altre disposizioni che fanno sistema inscindibile con tale norma ed, innanzitutto, l’ art. 92 c.p.c., il quale prevede le modalità di tale liquidazione, nel senso che il giudice può escludere la ripetizione delle spese ritenute eccessive o superflue, nonché la compensazione parziale o totale delle spese fra le parti ove concorrano giusti motivi comunque da acclarare nella parte motiva della sentenza ( L. n. 80/2005). Di poi, deve ritenersi applicabile anche l’ art. 93 c.p.c. sulla distrazione delle spese a favore del difensore. Dal chè se ne desume che, dal disposto di cui all’ art. 91 c.p.c. come richiamato in novella, non sia possibile concludere per la obbligata liquidazione integrale delle spese legali documentate, senza alcuna possibilità di valutazione e/o di limitazione e/o di compensazione ( M. Sciascia, 2006 ).
Ne consegue che il Giudice contabile può procedere al rimborso modulandolo ovvero anche escluderlo in relazione alle modalità concrete della vicenda tenendo conto della sussistenza dell’ elemento oggettivo dell’ illecito e della esistenza di colpa anche se di grado lieve. Ulteriore corollario è che ben potrà liquidare il rimborso anche in fattispecie aggiuntive rispetto a quelle menzionate in ipotesi di rimborso stragiudiziale, pervenendo alla condanna per spese aggiuntive in caso di comportamento sleale di parte attrice o di responsabilità processuale aggravata sempre dell’ attore riferibile o meno che sia alla amministrazione asseritamene danneggiata. Atteso che attore nel giudizio di responsabilità è il Requirente ossia il P.M. contabile, ne deriva che siffatte evenienze possono ravvisarsi allorquando la sua domanda venga rigettata per motivi astrattamente conoscibili ovvero determinati da parte attorea quali i vizi di nullità ed inesistenza, le questioni preliminari di rito, le pregiudiziali di merito, la prescrizione. La giurisprudenza contabile non è pacifica sul punto. Se trattasi, invece, di pronunzia che escluda la responsabilità per mutamenti di fatto o di diritto successivi alla instaurazione del giudizio e, quindi, non conoscibili dall’ accusa, non potendosi invocare la ricorrenza di ipotesi integranti il proscioglimento del convenuto, il giudice deve procedere alla delibazione delle spese secondo il principio della cosiddetta “soccombenza virtuale” ( ad esempio: declaratoria di illegittimità costituzionale, ius superveniens ad efficacia retroattiva, una sentenza annullatoria di norme secondarie o regolamentari, un provvedimento di sanatoria ad opera dell’ organo competente, improcedibilità da jus superveniens od estinzione per qualunque causa, cessazione della materia del contendere per spontaneo adempimento del convenuto prima della definizione giudiziale della controversia ovvero per compensazione ).
Se, invece, si verte in ipotesi di soggetto che venga assolto da ogni addebito e che sia stato chiamato in causa iussu iudicis su istanza di un originario convenuto, le spese vengono determinate dal giudice che può farle gravare sull’ istante, ma non di certo sulla P.A. danneggiata.
Il giudice si pronunzia di ufficio sulle spese anche legali pur in mancanza di istanza ad hoc documentata salvo che la parte vittoriosa in giudizio abbia rinunziato espressamente alla condanna di controparte a dette spese. Se il giudizio si conclude con declaratoria di cessata materia del contendere anche per rifusione spontanea del danno da parte del convenuto ma permanga questione fra le parti sull’ onere delle spese, il giudice deve procedere ad accertare fondatezza di domande ed eccezioni delle parti stesse onde stabilire quale sarebbe stata la soccombenza virtuale se tale cessazione non fosse intervenuta ossia come se il giudizio fosse stato definito con pronunzia di merito. Il difensore munito di procura può chiedere la distrazione delle spese in suo favore in sentenza ( art. 93 1° comma-c.p.c. ). Altresì, finchè il difensore non abbia conseguito il rimborso che gli è stato attribuito, la parte può chiedere al giudice con l’ iter procedurale proprio della correzione delle sentenze, la revoca del provvedimento, qualora comprovi di avere soddisfatto il credito del difensore per gli onorari e le spese ( art. 93 2° comma c.p.c. ).
Il giudice contabile deve individuare l’ Amministrazione tenuta a rimborsare le spese giudiziali che è quella per cui la Procura ha agito in giudizio ossia quella asserita come danneggiata. essa può coincidere con la P.A. di appartenenza del convenuto ovvero con altra in caso di danno obliquo. E se le Amministrazioni danneggiate sono plurime, il giudice condanna ciascuna di esse pro quota in proporzione al rispettivo interesse in causa. Se vi è comune interesse di esse, può condannarle tutte o parte di esse in via solidale ( art. 97 1° comma c.p.c. ).
Essendo la liquidazione delle spese correlata ad una sentenza definitiva, va fatta dal giudice anche d’ ufficio pur in carenza di istanza della parte ed anche in mancanza di nota spese, salvo che detta parte non abbia espressamente rinunziato alla statuizione sul punto. Omettere pronunzia sulle spese integra motivo di impugnazione. In favore della parte vittoriosa in giudizio possono essere liquidate le spese ripetibili ( legali, di consulenza di parte, di custodia, quelle anticipate ai testimoni, ai corrispondenti fuori sede e via dicendo ). Le spese ed anticipazioni non comportano problemi particolari essendo gli esborsi solitamente documentati che il Legale sostiene per i propri atti e per portare avanti la causa . I diritti – di converso – sono il compenso per l’ attività procuratoria , mentre gli onorari sono il compenso per l’ attività defensionale svolta dal Legale.
Per quanto attiene le novità in materia introdotte dal decreto Bersani-Visco ( D.L. n. 223/2006 ) convertito in L. n. 248/2006, deve osservarsi che per quanto qui rileva le tariffe forensi fisse e minime non sono più obbligatorie ma soltanto facoltative conseguendone che il giudice non sarà più tenuto ad applicarle nella liquidazione delle spese di giudizio. Per meglio dire, l’ abolizione della obbligatorietà delle tariffe fisse o minime, fa sì che il giudice quando debba procedere alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi professionali o di gratuito patrocinio lo faccia sulla base della tariffa professionale ( art. 2 ). In quanto al divieto del patto di quota lite, esso è venuto meno essendo stata prevista la forma scritta a pena di nullità ai fini civilistici per qualsivoglia pattuizione relativa ai compensi professionali futuri o già maturati.
La sentenza che segue affronta la questione dianzi esaminata del riconoscimento del diritto al rimborso delle spese legali sostenute in procedimento contabile.
Sentenza n. 159/2006 del 5 giugno 2006 – Sezione giurisdizionale per la regione Basilicata – Comune – Amministratori – Riconoscimento del diritto al rimborso delle spese legali sostenute in un procedimento innanzi alla Corte dei conti (art. 10 bis, comma 10, del d.l. n. 203/2005 convertito in legge n. 248/2005)
Presidente f.f. (Relatore): V. Pergola
La vicenda per cui è causa trae origine dall’adozione della deliberazione n. 26 del 29/9/2004 con cui il Consiglio comunale di Moliterno riconosceva, ai sensi dell’art. 94 del d. lgs. n. 267/2000, la legittimità del debito fuori bilancio per l’importo di euro 6.757,37, pari alle spese legali sostenute in un procedimento innanzi alla Corte dei conti dai signori N. O., A. S., E. L. e T. A., già amministratori comunali di Moliterno.
In precedenza, con sentenza n. 73 del 29/3/2001 la Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Basilicata aveva condannato gli amministratori comunali innanzi citati al pagamento di euro 1.024,13 ciascuno, oltre interessi e spese di giudizio, per aver adottato due deliberazioni di rimborso delle spese legali sostenute da alcuni consiglieri comunali per la difesa legale in un procedimento penale innanzi al Tribunale di Lagonegro. Successivamente, con sentenza n. 162 del 28/4/2003 la seconda Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello accoglieva l’appello promosso dagli amministratori di Moliterno condannati in primo grado ed annullava la sentenza n. 73 della Sezione Giurisdizionale per la Basilicata.
In data 18/3/04 gli ex amministratori sopra citati chiedevano il rimborso delle spese legali per un totale di euro 6.567,37, sostenute dagli stessi al fine di difendersi nei giudizi di primo e secondo grado svoltisi innanzi alla Corte dei conti ed il Comune di Moliterno con la suindicata delibera di C.C. n. 26 del 29/9/2004 – trasmessa alla Procura della Corte dei Conti in ottemperanza di quanto previsto dall’art. 23 c. 5 della l.n. 289/2002 – ne riconosceva la legittimità. Le premesse della succitata delibera consiliare, tra l’altro, sottolineavano “che l’art. 3 del D.L. 23/11/96 convertito con modificazioni in legge 20/11/96 n. 639 prescrive che, in caso di definitivo proscioglimento, le spese legali sostenute dai soggetti sottopostial giudizio della Corte dei Conti, sono rimborsate dall’Amministrazione di appartenenza”. Il rimborso veniva poi effettuato con mandato di pagamento n. 149 del 25/1/2005.
Il Requirente sottolinea che con riferimento alle problematiche specifiche delle spese processuali nel giudizio contabile, è intervenuta la sentenza n. 17014 del 12/11/2003 delle SS.UU. della Cassazione che ha “concluso affermando che la sentenza, che ha rigettato la domanda di condanna del dipendente per responsabilità contabile ed ha provveduto sulle spese del giudizio (mediante dichiarazione di compensazione), si risolve nella sostanziale negazione del diritto al rimborso dalla amministrazione di appartenenza”. Ha poi richiamato varia giurisprudenza delle Corte dei Conti (tra cui anche diverse pronunce di questa Sezione) conformi al principio innanzi riportato.
Da quanto innanzi riferito, secondo il Requirente, deriva che il rimborso delle spese di giudizio per l’importo di euro 6.757,37 effettuato dal Comune di Moliterno va considerato indebito e quindi dannoso per le finanze comunali. Del predetto danno, aumentato di interessi, rivalutazione e spese di giudizio e ripartito in parti uguali tra gli odierni convenuti, sono stati chiamati a rispondere il revisore dei conti dott. V. L. ed il responsabile del servizio finanziario del Comune sig.ra C. D., per aver espresso parere favorevole alla delibera in questione, determinandone in tal modo, per la funzione rivestita e per il profilo tecnico-giuridico dell’argomento, l’approvazione da parte del Consiglio comunale. Nell’interesse del convenuto L. si sono costituiti in giudizio gli avv.ti Mario D’Urso ed Antonio D’Urso, che, con memoria depositata in segreteria il 10.4.2006, hanno innanzitutto affermato che il riconoscimento del debito fuori bilancio effettuato con la delibera consiliare n. 26/2004, è stato assunto in perfetta aderenza della normativa di settore vigente ed alla consolidata giurisprudenza della Corte dei Conti. Hanno poi contestato le conclusioni che l’attore ha tratto dalla sentenza n. 17014/2003 delle SS.UU. della Cassazione, affermando che “Dalla esegesi di detta sentenza emerge per tabulas….. il diritto al rimborso del soggetto pubblico assolto in un giudizio di responsabilità dinanzi al giudice contabile, da azionare nei modi di legge nelle opportune sedi giudiziarie”. I difensori hanno sottolineato la correttezza e la legittimità dell’operato del loro assistito, secondo la normativa e la giurisprudenza della Corte dei Conti, evidenziando il diritto al rimborso delle spese sostenute dal soggetto poi assolto, anche se soltanto per mancanza di colpa grave, sottolineando sia che la “colpa grave” è limite soggettivo del criterio legale di imputazione delle responsabilità finanziarie, mentre la “colpa” è esente da responsabilità per danno pubblico, sia che “la giurisprudenza prevalente di codesta Ecc.ma Corte, superando alcune incertezze iniziali, ha escluso la possibilità del giudice contabile di pronunciarsi sulla liquidazione delle spese legali in caso di assoluzione…”. Inoltre, secondo la difesa, i giudici contabili di appello, nel ritenere compensate le spese di giudizio, hanno fatto soltanto riferimento alle spese processuali ai sensi degli artt. 90 e seguenti c.p.c. e non al rimborso delle spese legali di cui all’art. 3, c.2 bis della l. n. 539/1996. Evidenziando, infine, comunque la mancanza di colpa grave da parte del loro assistito, considerato che la liquidazione del rimborso è stata effettuata dopo “i riscontri contabili dovuti e dopo aver acquisito agli atti il parere favorevole del Ministro dell’Interno n. 15700/5C1.445 e numerose sentenze della Corte dei Conti , tutte favorevoli alla liquidazione” i difensori hanno concluso perché il dott. L. sia mandato assolto, ed in via gradata per l’applicazione del potere riduttivo.
In difesa della sig.ra D. si è costituito in giudizio l’avv. Savino, che con memoria depositata il 22.4.2006, ha contestato innanzitutto il contributo causale della relazione svolta dal responsabile del servizio finanziario all’approvazione della delibera come prospettato dalla Procura, evidenziando, di contro, che l’operato della sua assistita “si è limitato non già ad un parere di legittimità ma ad una relazione tecnica e quindi ad una disamina che dal punto di vista tecnico finanziario è perfettamente conforme alla normativa vigente all’epoca in cui gli atti sono stati adottati”. Ha anche sottolineato, tenuto conto della finalità dell’art. 3, c. 2 bis, del D.L. n. 543/1996, che in caso di proscioglimento da responsabilità per difetto di dolo o colpa grave l’Ente Locale è tenuto a rimborsare le spese legali sostenute dal dipendente, anche “per non incorrere in una ipotesi di danno erariale opposta a quella che oggi si vorrebbe contestare ma certa”. Asserendo che la D. è esente da dolo o colpa grave, poiché non aveva un potere discrezionale per giungere ad ignorare la sentenza assolutoria di Appello della Corte dei Conti ed il parere del Ministro dell’Interno n. 15700/5C1.445, il difensore ha concluso per il rigetto dell’avversa domanda “con ogni conseguente statuizione anche in ordine alle spese di giudizio”.
La domanda attorea (come ribadito e precisato dal P.M. nell’intervento in udienza) contesta essenzialmente agli odierni convenuti di aver determinato (attraverso i pareri emessi) il rimborso delle spese legali sostenute in un procedimento innanzi alla Corte dei Conti di accertamento di responsabilità, nonostante il fatto che la seconda Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello con la sentenza n. 162 del 28/4/2003, assolutoria per mancanza di colpa grave, avesse negato il diritto al rimborso; il dispositivo della succitata sentenza così recita: “Dichiara altresì compensate le spese di giudizio in considerazione del danno comunque sopportato dal Comune di Moliterno”.
Sulla problematica delle spese è preliminarmente opportuno ricordare brevemente la differenza tra spese legali e spese di giustizia, considerato anche che la difesa di L. ha sostenuto che “i giudici contabili di appello, nel ritenere compensate le spese di giudizio, hanno fatto soltanto riferimento alle spese processuali ai sensi degli artt. 90 ss c.p.c., e non al rimborso delle spese legali di cui all’art. 3, comma 2 bis, della citata l.n. 539/1996”. Esemplificative al riguardo sono le precisazioni contenute nella sentenza della Sez. I di appello n. 20/2006: ” Spese legali sono quelle sostenute dalle parti processuali (attore e convenuto) per conseguire il risultato voluto e perseguito nel processo e, pertanto (spese per avvocati, periti, etc.), esse si distinguono dalle spese di giustizia normalmente liquidate dal giudice contabile a titolo di rimborso per gli oneri connessi al funzionamento del servizio giustizia”.
Si deve, quindi, ritenere che nei giudizi di responsabilità contabile si applicano anche le norme della procedura civile in tema di spese del processo, ispirate al principio che la parte soccombente deve sopportarne la condanna, sia pure con gli adattamenti derivanti dalla natura del giudizio. La struttura dei giudizi di responsabilità contabile, infatti, è tale che il Procuratore generale della Corte dei conti non può chiedere la rifusione delle spese legali, quando sia accolta la domanda di condanna, perché si tratta di parte pubblica, che esercita d’ufficio la relativa azione.
a) assolve i convenuti D. C. e
L. V. dagli addebiti contestati nell’atto

References: sentenza 
 art. 10
 art. 3
 art. 1
 art. 18
 sentenza 
 sentenza 
 art. 10
 sentenza 
 art. 91
 art. 91
 art. 92
 sentenza 
 art. 93
 art. 91
 sentenza 
 sentenza 
 art. 93
 art. 93
 art. 97
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 

Sentenza 
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