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Timestamp: 2019-09-20 18:17:41+00:00

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Sentenza Tar Puglia 29 gennaio 2009, n. 127 > Nextville
Energia - Impianti eolici on shore di potenza inferiore a 1 Mw - Regime autorizzatorio - Dia - Lr Puglia 1/2008 - Dlgs 387/2003 - Destinazione finale dell’energia prodotta - Autoconsumo - Delibera regionale 35/2007 - Incompatibilità con la disciplina normativa regionale sopravvenuta
Poiché l’articolo 27 della Lr Puglia 1/2008 (successivamente abrogata con Lr 31/2008, che ha ridisciplinato la materia) prevede la applicazione degli articoli 22 e 23 del Dpr 380 del 2001 in merito a tutti gli impianti eolici on shore (comma 1, lettera b), a prescindere dalla destinazione finale dell’energia prodotta e purché la potenza elettrica nominale non superi 1 Mw, deve ritenersi applicabile l’istituto della Dia ad un aerogeneratore di potenza pari a 0,85 Mw non destinato all’autoconsumo, a prescindere dalle disposizioni di cui alla delibera regionale n. 35 del 2007, che limita la Dia ai soli impianti eolici on shore di potenza non superiore a 0,6 Mw, oppure di potenza ricompresa tra 0,6 Mw ed 1 Mw ma destinati all’autoconsumo. Tali specificazioni, infatti, oltre ad essere sconosciute a livello di legislazione statale di principio (Dlgs 387/2003), non sono state parimenti riprodotte dalla Lr 1/2008, che per posizione (nel sistema delle fonti) e criterio cronologico supera e assorbe senz’altro le richiamate disposizioni di carattere amministrativo.
Sentenza Tar Puglia 8 marzo 2008, n. 530 (08-02-2016)
Sentenza 29 gennaio 2009, n. 127
Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia Prima Sezione
a) della nota 16816 in data 12 giugno 2008 del Comune di Manduria con cui si ordina di non effettuare l’intervento diretto alla realizzazione di un impianto eolico di potenza inferiore ad 1 Mw;
Designato alla pubblica udienza del 17 dicembre 2008 il relatore (…), referendario, uditi altresì l’Avv. (…) per il ricorrente e l’Avv. (…) per l’amministrazione resistente;
La società ricorrente ha presentato in data 6 maggio 2008 denuncia di inizio attività, ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo 387 del 2003 e della legge Regione Puglia 1 del 2008, per la realizzazione di un impianto eolico di piccola taglia, di potenza pari a 0,85 Mw.
Con nota 16816 in data 12 giugno 2008 il Comune di Manduria ordinava di non effettuare l’intervento, attesa la carenza della seguente documentazione:
Con la stessa nota si faceva altresì presente che: 1) l’impianto sarebbe sottoposto ad autorizzazione unica, e non a Dia, in quanto ai sensi della delibera regionale n. 35 del 2007 la Dia si applica soltanto agli impianti eolici non superiori a 60 Kw di potenza, oppure di potenza ricompresa tra 60 Kw ed 1 Mw ma comunque destinati all’autoconsumo. Nel caso di specie, trattandosi di impianto pari a 0,85 Mw di potenza non destinato all’autoconsumo, si dovrebbe seguire il procedimento della autorizzazione espressa; b) essendo in corso di predisposizione il regolamento comunale per la disciplina dei suddetti impianti di energia rinnovabile, tutte le relative pratiche sarebbero state temporaneamente sospese (ossia per 60 giorni) in applicazione della nota assessorile 13910 del 14 maggio 2008.
1. Violazione e falsa applicazione dell’articolo 23 del Dpr 380 del 2001 (Testo unico edilizia), in quanto il provvedimento inibitorio è stato adottato oltre il termine perentorio di trenta giorni previsto dalla indicata disposizione affinché si formi validamente il titolo edilizio. Né è stato adottato al riguardo un qualsivoglia provvedimento di autotutela, mancando in ogni caso sia la comunicazione di avvio del procedimento, sia la valutazione dell’interesse pubblico all’annullamento;
2. Violazione di legge nella parte in cui l’atto di indirizzo assessorile determina in concreto la sospensione (atipica) di un titolo edilizio già validamente formatosi. Il richiamo alla delibera 35 del 2007 è peraltro erroneo, in quanto essa si riferisce ai macro impianti;
f) secondo quanto previsto dalla circolare regionale in data 1° agosto 2008, nel caso di specie non sono stati prodotti: gli elaborati progettuali previsti dal Dpr 554 del 1999; il nulla osta sull’assenza di interferenze con le linee di comunicazioni elettroniche di cui al Dlgs 259 del 2003; l’assegnazione del punto di connessione da parte dell’Enel; l’asseverazione del tecnico progettista circa l’assenza di una serie di vincoli (paesaggistico, archeologico, idrogeologici, ecc.);
g) Difetta il requisito dell’integrazione dell’impianto con altre strutture a carattere commerciale, industriale o di servizi, così come sarebbe previsto dall’articolo 27 della legge regionale 1 del 2008;
h) Non risulta rispettato il requisito stabilito dall’articolo 2 della legge Regione Puglia 31 del 2008, nella parte in cui esclude la realizzazione di siffatti impianti negli ambiti territoriali estesi C e D del Putt, né quello fissato dal successivo articolo 3 della stessa legge regionale, laddove è prescritto che l’area asservita all’intervento sia estesa almeno due volte la superficie radiante.
Ora, in disparte ogni considerazione circa la legittimità sul punto del richiamato atto amministrativo generale (delibera regionale 35 del 2007), le specificazioni e le distinzioni sopra evidenziate (riguardanti in particolare la potenza ed il tipo di utilizzo, commerciale o meno, dell’energia prodotta), a ben vedere sconosciute a livello di legislazione statale di principio (decreto legislativo n. 387 del 2003) ove vige il solo limite del megawatt ai fini del regime più o meno semplificato da applicare, non sono state parimenti riprodotte dalla legge regionale 1 del 2008 (articolo 27), ratione temporis applicabile, che per posizione (nel sistema delle fonti) e criterio cronologico supera e assorbe senz’altro, sulla questione specifica, le richiamate disposizioni di carattere amministrativo.
Ebbene, poiché l’articolo 27 citato prevede la applicazione degli articoli 22 e 23 del Dpr 380 del 2001 in merito a tutti gli impianti eolici on shore (comma 1, lettera b), a prescindere dalla destinazione finale dell’energia prodotta e purché la potenza elettrica nominale non superi 1 Mw, deve conseguentemente concludersi che, nel caso di specie, correttamente la società ricorrente ha ritenuto di applicare l’istituto della Dia e non quello dell’autorizzazione espressa.
Per quanto attiene all’ambito di applicazione dell’articolo 27 della legge regionale n. 1 del 2008, ratione temporis applicabile (ossia prima della sua abrogazione da parte della legge regionale 31 del 2008, che ha ridisciplinato tali aspetti), essa prevede, al comma 1, che “per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (…) con potenza elettrica nominale fino a 1 Mwe da realizzare nella Regione Puglia, fatte salve le norme in materia di valutazione di impatto ambientale e di valutazione di incidenza, si applica la disciplina della denuncia di inizio attività (Dia), di cui agli articoli 22 e 23 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (…) nei seguenti casi:
a) impianti fotovoltaici posti su edifici industriali, commerciali e servizi, e/o collocati a terra internamente a complessi industriali, commerciali e servizi esistenti o da costruire (…)”.
Il successivo comma 2 prevede poi che “gli impianti di cui al comma 1 possono anche essere realizzati in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici, tenuto, peraltro, conto di quanto specificato dall'articolo 12, comma 7, del Dlgs 387/2003”.
Ad avviso di questo collegio, invece, il richiamo agli impianti di cui al comma 1 deve intendersi come riferito a tutte le strutture genericamente enucleate nell’articolo 2, comma 1, del Dlgs 387 del 2003 (disposizione questa a sua volta riportata, non a caso, dallo stesso comma 1 della norma regionale), ossia con esclusivo riguardo a tipologia, dimensioni e potenza delle medesime e non anche alla loro particolare conformazione (o meglio integrazione) strutturale.
D’altra parte, nella prospettiva indicata dalla difesa comunale la legge regionale, oltre che ad introdurre una ultronea specificazione, avrebbe altrimenti giustificato, in questo modo, la presenza di talune strutture (per l’appunto industriali, commerciali, ecc.) all’interno di aree (agricole) con esse incompatibili sotto il profilo urbanistico.
L’interpretazione cui il collegio ritiene invece di aderire è peraltro l’unica a consentire una lettura costituzionalmente compatibile della disposizione in parola, considerato che la possibilità giuridica di installare tali impianti anche in zone agricole rappresenta un principio fondamentale della legislazione statale in materia di energia (articolo 12, comma 7, Dlgs 387 del 2003).
Ora, il termine di 30 giorni entro il quale l’amministrazione comunale può esercitare il potere inibitorio in relazione alla denuncia di inizio attività ex articolo 23 del Dpr 380 del 2001 è da ritenersi perentorio, sia per la certezza dei rapporti giuridici, sia perché la norma introduce nella peculiare fattispecie normativa (realizzazione di impianti di energia rinnovabile) una duplice limitazione temporanea: da un lato, allo jus aedificandi, che è facoltà attinente al diritto di proprietà; dall’altro lato, alla libera iniziativa privata in materia di attività energetica (articolo 1, comma 2, legge n. 239 del 2004). Pertanto, detta limitazione temporanea non può che avere carattere perentorio, non potendo lasciarsi al mero arbitrio dell’amministrazione la disponibilità dei diritti sopra indicati, costituzionalmente garantito. Ove, pertanto, dopo la presentazione della denuncia di inizio attività decorra infruttuosamente il termine di 30 giorni previsto, la conseguenza che da ciò deriva è la formazione dell’autorizzazione edilizia implicita (cfr., in termini, Tar Abruzzo L'Aquila, 8 giugno 2005, n. 433).
Prima la giurisprudenza e poi il legislatore (legge n. 80 del 2005) hanno inoltre stabilito che, una volta decorsi i termini previsti dall’articolo 23 Tued, all’Amministrazione residua unicamente l’attivazione del procedimento di autotutela secondo i criteri ed i parametri stabiliti al riguardo dagli articoli 21-quinquies e 21-nonies della legge 241 del 1990. E ciò in quanto con il decorso del termine fissato dal legislatore si forma una autorizzazione implicita di natura provvedimentale.
Circa l’esercizio di siffatto potere non v’è tuttavia traccia nel caso di specie: contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa dell’Amministrazione, infatti, non solo manca la comunicazione di avvio del procedimento (dovuta per quieta giurisprudenza anche in caso di autotutela), ma è stata altresì omessa ogni adeguata valutazione: da un lato, delle ragioni di interesse pubblico da riconnettere alla rimozione dell’atto; dall’altro lato, degli interessi dei destinatari e della sussistenza o meno di posizioni eventualmente consolidatesi nel tempo (cfr. articolo 21-nonies della legge 241 del 1990).
4.2. Conseguentemente non può trovare applicazione, nel procedimento de quo, la legge regionale n. 31 del 2008, atteso che al momento della sua entrata in vigore il titolo – come ampiamente dimostrato nei punti che precedono – si era già validamente formato (cfr. articolo 7, comma 1, della legge regionale 31 del 2008, il quale esclude espressamente dal proprio raggio di azione le autorizzazioni già validamente formatesi alla data di entrata in vigore della legge stessa, ossia l’8 novembre 2008).
4.3. In secondo luogo – e ferma restando la già rilevata scadenza del termine perentorio – secondo lo schema delineato dall’articolo 23 Tued non è consentita la inibitoria dell’intervento che si intende realizzare se non per la riscontrata assenza di una o più delle condizioni stabilite dalla normativa vigente al momento della scadenza dei termini previsti per la formazione del titolo edilizio, senza poter mai invocare al medesimo fine atti regolamentari che allo stato risultano solo in corso di predisposizione.
4.4. Peraltro, un simile potere soprassessorio (sospensione di tutte le pratiche Dia in attesa della adozione del regolamento di settore) non appare altrimenti contemplato dalla normativa di riferimento (Dlgs 387 del 2003 e Dpr 380 del 2001). Infatti, in applicazione del principio di legalità dell’azione amministrativa ciascuna amministrazione può esercitare soltanto i poteri espressamente previsti dalla legge e secondo le modalità da questa previste. E ciò tanto più ove si tratti – come nella specie – di incidere su attività economiche:
a) in via di principio soggette a (parziale) liberalizzazione (citato articolo 1 della legge 239 del 2004);
b) ritenute fondamentali per il raggiungimento di obiettivi di politica ambientale fissati a livello comunitario (direttiva 2001/77/Ce, la quale prevede inoltre la riduzione di qualsivoglia ostacolo normativo) e ancor prima a livello internazionale (vedi Protocollo di Kyoto).
In questa prospettiva, il provvedimento inibitorio si appalesa anzi oltremodo posto in violazione di principi fondamentali di semplificazione stabiliti dalla legislazione statale in materia di energia (Dlgs 387 del 2003), la quale prevede termini come visto perentori (in particolare, 180 giorni per gli impianti superiori ad 1 Mw e 30 giorni per quelli di potenza inferiore) per la conclusione dei relativi procedimenti amministrativi, sì da non tollerare una loro sospensione, quand’anche ad tempus e non sine die (cfr. Corte Costituzionale, sentenza 364 del 2006).
a) Ha sufficientemente attestato, a mente dell’articolo 20 del Dpr 380 del 2001, la legittimazione a disporre dell’area (vedi Dia presentata in data 6 maggio 2008, la quale reca peraltro la sottoscrizione per autorizzazione all’intervento del proprietario dell’area). Si consideri altresì che la prescrizione di cui all’articolo 38, comma 3, del Dpr 445 del 2000 (allegazione di un documento di identità in caso di sottoscrizione avvenuta non in presenza di funzionario addetto) riguarda in ogni caso la sola figura dell’istante, che nel caso di specie è nella sostanza il titolare dell’iniziativa, non anche quella del proprietario, che si limita ad autorizzare, iure privatorum, l’insediamento produttivo. Per altro verso, qualora l’amministrazione comunale avesse ritenuto insufficienti, ai fini dell’accertamento circa la legittimazione del richiedente, gli elementi sino ad allora prodotti, avrebbe dovuto disporre le necessarie verifiche (riguardanti in particolare il titolo di proprietà ed il relativo atto di assenso), anche d’ufficio mediante il responsabile del procedimento (articolo 6 della legge n. 241 del 1990) ma pur sempre entro il termine perentorio di trenta giorni dalla presentazione della Dia (salvo naturalmente l’esercizio del potere di autotutela, qui comunque assente);
d) la asseverazione tecnica circa la produzione o meno di rifiuti appare altrettanto idonea ai fini richiesti (cfr. punto n. 12 della Dia). In ogni caso è ben possibile addivenire alla dichiarazione successiva, ai sensi del regolamento regionale 16 del 2006, per le quantità di terra e rocce da scavo che non vengono avviate a riutilizzo diretto;
5.2. Per quanto riguarda poi la regolarità contributiva, come effettivamente messo in evidenza dalla difesa della società ricorrente – e al di là delle attestazioni già presentate e relative a periodi piuttosto recenti rispetto alla Dia (3 gennaio 2008 e 31 marzo 2008) – questa va attestata prima dell’inizio dei lavori, ai sensi dell’articolo 3, comma 8, lettera b-ter), del decreto legislativo n. 494 del 1996, e non necessariamente al momento della formazione del titolo edilizio. La circostanza che, in caso di assenza di tale documentazione, il titolo abilitativo viene sospeso, sta proprio a dimostrare che quest’ultimo può essere rilasciato, nelle more, anche senza il Durc.
6.1. Per tutte le considerazioni esposte il ricorso è fondato e deve essere pertanto accolto. Per l’effetto va annullata la nota n. 16816 in data 12 giugno 2008 del Comune di Manduria e, con esclusivo riferimento alla sospensione delle pratiche Dia, la nota di indirizzo assessorile 13910 del 14 maggio 2008 (annullamento parziale peraltro già disposto con sentenza 5809 del 15 gennaio 2009 di questa stessa Sezione).
Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia – Lecce, Prima Sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso 1095/2008, lo accoglie e per l’effetto annulla:
a) la nota 16816 in data 12 giugno 2008;
b) nei sensi e nei limiti indicati in motivazione, la nota di indirizzo assessorile 13910 del 14 maggio 2008.

References: Sentenza 

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 articolo 1
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