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Timestamp: 2018-04-25 08:48:45+00:00

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ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO – ISI 2016
Incentivi alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in attuazione dell’articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81 “Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” e successive modifiche e integrazioni.
L’avviso ha l’obiettivo di incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro. Per “miglioramento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro” si intende il miglioramento documentato delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori rispetto alle condizioni preesistenti e riscontrabile con quanto riportato nella valutazione dei rischi aziendali.
Le imprese possono presentare una sola domanda in una sola Regione o Provincia Autonoma per:
Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Provincie Autonome di Prevenzione nei luoghi di lavoro – Prime indicazioni urgenti del 19 ottobre 2006 – D. Lgs. del 25 luglio 2006, n. 257.
Prime indicazioni operative inerenti il D. Lgs. 257/2006 “Attuazione della direttiva 2003/18/CE relativa alla protezione dei lavoratori dai rischi derivanti dall’esposizione all’amianto durante il lavoro”.
Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 12 marzo 2008.
Modalità attuative dei commi 20 e 21 dell’articolo 1 della Legge 24 dicembre 2007, n. 247, concernente la certificazione di esposizione all’amianto di lavoratori occupati in aziende interessate agli atti di indirizzo ministeriale.
Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 (aggiornato a Maggio 2013).
Attuazione dell’art 1 della Legge 3 agosto 2007, n° 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro – con particolare riferimento al Capo III “Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto” articoli da 246 al 265.
Piano Nazionale Amianto 2013.
Accordo Stato – Regioni del 7 luglio 2016.
Accordo tra Governo, Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano finalizzato alla individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni.
Decreto Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 21 Settembre 2016.
1. E’ istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, di seguito Fondo, con una dotazione finanziaria di 5,536 milioni di euro per l’anno 2016 e di 6,018 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018.
2. Il Fondo e’ finalizzato a finanziare i costi per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica mediante rimozione e smaltimento dell’amianto e dei manufatti in cemento-amianto su edifici e strutture pubbliche insistenti nel territorio nazionale, anche mediante copertura dei corrispettivi da porre a base di gara per l’affidamento di tali servizi.
Articolo 2 – Procedura di accesso al finanziamento
1. Possono fare domanda di accesso al Fondo le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con riferimento ad interventi relativi ad edifici pubblici di proprieta’ e destinati allo svolgimento dell’attività dell’ente.
2. I soggetti di cui al comma 1 possono presentare una sola domanda di partecipazione in ragione d’anno. La domanda puo’ contenere interventi in una o piu’ unita’ locali comprese nel territorio di competenza.
3. Salva diversa previsione del bando, le domande dovranno essere trasmesse all’ente erogante esclusivamente in via telematica, secondo le modalità stabilite dal bando medesimo.
Articolo 3 – Interventi finanziabili
1. Può essere finanziata con il Fondo esclusivamente la progettazione preliminare e definitiva di interventi di rimozione e smaltimento, anche previo trattamento in impianti autorizzati, dell’amianto e del cemento-amianto presente in coperture e manufatti di edifici pubblici ubicati nel territorio nazionale, effettuati nel rispetto della normativa ambientale, edilizia e di sicurezza nei luoghi di lavoro.
3. Non sono ammessi piu’ finanziamenti per uno stesso intervento, anche se richiesti da soggetti diversi.
4. Non sono ammessi al finanziamento gli incarichi di progettazione gia’ conferiti e le spese per rilievi e indagini affidati anteriormente alla data di assegnazione del finanziamento.
5. L’intervento presentato dovrà essere necessariamente essere corredato da:
a. relazione tecnica asseverata da professionista abilitato in cui devono essere specificati: della destinazione d’uso dei beni o dei siti sede dell’intervento, la localizzazione e la destinazione d’uso dei manufatti contenenti amianto, la tipologia, la quantità e lo stato di conservazione dei materiali;
Articolo 4 – Criteri di priorità
1. A seguito della presentazione delle domande, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a seguito di istruttoria condotta avvalendosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, disporrà una graduatoria, su base annuale, delle richieste ammesse al contributo determinata sulla base dei criteri di priorità di seguito elencati, riferiti agli interventi oggetto di progettazione:
i. interventi relativi ad edifici pubblici collocati all’interno, nei pressi o comunque entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi;
iii. interventi relativi ad edifici pubblici per i quali si prevede un progetto cantierabile in 12 mesi dall’erogazione del contributo;
iv. interventi relativi ad edifici pubblici collocati all’interno di un sito di interesse nazionale e/o inseriti nella mappatura dell’amianto ai sensi del decreto ministeriale n. 101 del 18 marzo 2003. La sussistenza del requisito di cui al punto i. costituisce titolo preferenziale nella valutazione delle richieste.
2. Sara’ considerata, nelle modalità previste dal bando su base annuale, anche la presenza di attestazioni di friabilità e di cattivo stato di conservazione del manufatto contenente amianto determinante una condizione di pericolosità di esposizione degli occupanti ad elementi nocivi per cui si rende necessario un intervento urgente e prioritario, secondo il decreto ministeriale 6 settembre 1994 e decreto ministeriale n. 101 del 18 marzo 2003. Tali attestazioni dovranno essere supportate da perizia asseverata prodotta da tecnico abilitato ed iscritto ad ordine professionale.
3. Il bando potra’ determinare ulteriori criteri di differenziazione nonchè di priorità, determinandone il relativo punteggio utile ai fini dell’ammissione in graduatoria.
Articolo 5 – Modalita’ di erogazione dei finanziamenti
1. I finanziamenti del Fondo saranno erogati, su base annuale e fino all’esaurimento delle relative disponibilita’, tramite bando del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque, in qualità di ente erogante.
2. Il contributo e’ erogato con decreto del direttore generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a seguito dell’inclusione dell’intervento nella graduatoria approvata ai sensi dell’articolo 4 del presente decreto ed è vincolato all’impegno del soggetto beneficiario di utilizzarlo esclusivamente per le finalità per le quali il contributo e’ accordato.
3. La liquidazione del finanziamento e’ accordato nelle seguenti modalità;
il 30% della somma ammessa a finanziamento al momento dell’ammissione;
il 40% della somma ammessa a finanziamento al momento dell’approvazione del progetto definitivo;
il 30% della somma ammessa a finanziamento momento della rendicontazione finale delle spese sostenute per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi, nelle modalità previste dal bando su base annuale.
4. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare rimane estraneo a qualsiasi rapporto od obbligazione costituiti fra soggetto beneficiario del contributo e soggetti terzi per forniture di beni, prestazione di servizi, collaborazione e qualsiasi altra prestazione.
Articolo 6 – Interventi esclusi e spese non ammissibili
Articolo 7 – Cause di revoca dei finanziamenti
c) in caso di reiterata ed ingiustificata tardività nell’approvazione dei progetti preliminari e definitivi degli interventi ammessi al finanziamento;
2. In caso di revoca, i soggetti beneficiari sono obbligati alla restituzione all’ente erogante del contributo gia’ parzialmente o totalmente erogato.
4. Il bando, su base annuale, potra’ prevedere ulteriori ipotesi di revoca del finanziamento.
Articolo 8 – Ispezioni e controlli
1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare potrà disporre in qualsiasi momento, avvalendosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, delle Aziende sanitarie locali e delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente territorialmente competenti, ispezioni documentali e controlli al fine di verificare lo stato di attuazione degli interventi, la correttezza delle procedure e la conformità delle dichiarazioni prodotte.
Regolamento (UE) 2016/1005 della Commissione, del 22 giugno 2016.
Modifica l’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), per quanto riguarda le fibre d’amianto (crisotilo).
Legislazione europea su amianto e valori limite di esposizione
Direttiva n. 478 del 19/09/1983. Direttiva del Consiglio del 19 settembre 1983 recante la quinta modifica (amianto) della direttiva 76/769/Cee per il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alla restrizione in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi.
Direttiva n. 477 del 19/09/1983. Direttiva del Consiglio del 19 settembre 1983 sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dell’articolo 8 della direttiva 80/1107/CEE).
Direttiva n. 610 del 20/12/1985. Direttiva del Consiglio del 20 dicembre 1985 recante la settima modifica (amianto) della direttiva 76/769/Cee concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi.
Direttiva n. 217 del 19/03/1987. Direttiva del Consiglio del 19 marzo 1987 concernente la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento dell’ambiente causato dall’amianto.
Direttiva n. 659 del 3/12/1991. Direttiva della Commissione del 3 dicembre 1991 che adegua al progresso tecnico l’allegato I della direttiva 76/769/Cee del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (amianto).
Direttiva 1999/77/CE del 26/07/1999. Direttiva della Commissione del 26 luglio 1999 che adegua per la sesta volta al progresso tecnico l’allegato I della direttiva 76/769/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (amianto).
Decisione n. 118 del 16/01/2001. Decisione della Commissione, del 16 gennaio 2001, che modifica l’elenco di rifiuti istituito dalla decisione 2000/532/CE emanato/a da Commissione CEE/CE.
Decisione n. 573 del 23/07/2001. Decisione del Consiglio, del 23 luglio 2001, che modifica l’elenco di rifiuti contenuto nella decisione 2000/532/CE emanato/a da Commissione.
Direttiva 2003/18/CE n. 18 del 27/03/2003. Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 marzo 2003, che modifica la direttiva 83/477/CEE del Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro.
Regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2006. Relativo alle spedizioni di rifiuti.
Regolamento (CE) n. 801/2007 della Commissione del 6 luglio 2007. Relativo all’esportazione di alcuni rifiuti destinati al recupero, elencati nell’allegato III o III A del regolamento (CE) n. 1013/2006, verso alcuni paesi ai quali non si applica la decisione dell’OCSE sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti.
Direttiva 2009/148/CE n. 148 del 30/11/2009. Relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro.
Regolamento (UE) 2016/1005 della Commissione, del 22 giugno 2016. Modifica dell’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), per quanto riguarda le fibre d’amianto (crisotilo).
La voce 6 dell’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 vieta la fabbricazione, l’immissione sul mercato e l’uso delle fibre d’amianto e degli articoli e delle miscele contenenti tali fibre intenzionalmente aggiunte.
Gli Stati membri potevano concedere una deroga per l’immissione sul mercato e l’uso dei diaframmi contenenti fibre di crisotilo destinati agli impianti di elettrolisi già esistenti. La deroga poteva essere applicata anche all’immissione sul mercato di fibre di crisotilo da utilizzare nella fabbricazione o manutenzione di tali diaframmi e all’uso di fibre di crisotilo per tali scopi.
Il 18 gennaio 2013, conformemente all’obbligo di cui al punto 1 della voce 6, la Commissione europea ha chiesto all’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche («l’Agenzia») di preparare un fascicolo conforme all’allegato XV a norma dell’articolo 69, paragrafo 1, del regolamento REACH al fine di proibire l’immissione sul mercato e l’uso di diaframmi contenenti crisotilo.
Il 17 gennaio 2014 l’Agenzia ha messo a punto il fascicolo conforme all’allegato XV, nel quale ha proposto di modificare le restrizioni esistenti, limitando al 31 dicembre 2025 la durata delle deroghe concesse dagli Stati membri per l’immissione sul mercato e per l’uso di diaframmi contenenti crisotilo e di fibre di crisotilo destinate esclusivamente alla loro manutenzione e consentendo agli Stati membri di imporre un obbligo di comunicazione per consentire un monitoraggio e un’applicazione migliori.
Il fascicolo è stato successivamente oggetto di una consultazione pubblica e sottoposto all’esame del Comitato per la Valutazione dei Rischi (nel seguito “RAC”. Risk Assessment Committee) e del Comitato per l’Analisi Socioeconomica (nel seguito “SEAC”. Socio Economic Analysis Committee).
Il 26 novembre 2014 il RAC ha adottato un parere in cui giunge alla conclusione che in uno stabilimento non vi è alcuna esposizione dei lavoratori al crisotilo e che nell’altro l’esposizione è ridotta a un livello di rischio trascurabile mediante misure di gestione dei rischi che risultano efficaci nel controllo di potenziali rischi derivanti dall’uso del crisotilo.
Il RAC ha altresì concluso che il crisotilo non viene disperso nell’ambiente e che pertanto i vantaggi per la salute e l’ambiente derivanti da un’immediata chiusura dei due stabilimenti sarebbero trascurabili.
Sulla base di considerazioni specifiche relative ai processi e alla tecnologia di uno degli impianti non erano inoltre disponibili alternative adeguate.
Al fine di promuovere l’obiettivo di eliminare gradualmente l’uso del crisotilo nell’UE e di migliorare la chiarezza e la trasparenza dell’attuale deroga, il RAC ha concordato con la proposta di modifica che figura nel fascicolo conforme all’allegato XV.
Nel parere ha inoltre concluso che occorre un intervento a livello dell’Unione.
Il 9 marzo 2015 il SEAC ha adottato un parere, nel quale constata che in uno stabilimento l’eliminazione delle celle contenenti amianto è prevista entro il 2025 e che nell’altro il gestore afferma che i test in corso relativi al livello di produzione con diaframmi senza crisotilo nell’attuale impianto comporteranno la completa sostituzione entro il 2025.
Il SEAC ha inoltre concluso che la chiusura immediata del primo impianto comporterebbe costi in termini di perdita di valore aggiunto e di posti di lavoro e ha preso atto dell’impegno del gestore del secondo impianto di cessare tutte le importazioni di crisotilo entro la fine del 2017.
Dato l’obiettivo generale di eliminare gradualmente l’uso del crisotilo nell’UE e al fine di migliorare la chiarezza e la trasparenza dell’attuale deroga, il SEAC ha raccomandato che la durata delle deroghe concesse dagli Stati membri per l’immissione sul mercato di diaframmi e fibre dovrebbe essere limitata alla fine del 2017 e ha concluso che la proposta di modifica dell’attuale restrizione, quale modificata dal SEAC, costituisce la misura più appropriata a livello dell’Unione.
La decisione di esecuzione 2013/732/UE della Commissione (3), che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT), ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (4) relativa alle emissioni industriali (direttiva IED), stabilisce che l’uso di diaframmi contenenti amianto non va considerato BAT e pertanto le condizioni di autorizzazione degli impianti di produzione di cloro-alcali in funzione nell’Unione devono essere aggiornate entro il 12 dicembre 2017, in modo che tali impianti non utilizzino più diaframmi contenenti amianto a decorrere da tale data.
A differenza delle celle a mercurio che non sono considerate BAT in nessun caso, gli Stati membri possono tuttavia stabilire che, in circostanze specifiche ed eccezionali, possono essere utilizzati diaframmi contenenti amianto in un particolare impianto per un periodo di tempo più lungo ben definito e in condizioni coerenti con gli obiettivi ambientali della direttiva IED, purché le condizioni e la durata dell’uso in questione siano specificati in modo giuridicamente vincolante.
Dopo l’adozione del parere del SEAC, il gestore dell’impianto nel quale è prevista la sostituzione completa entro il 2025, ha stipulato un accordo vincolante con le autorità dello Stato membro interessato al fine di garantire la graduale sostituzione dei diaframmi contenenti crisotilo con un materiale alternativo privo di amianto dal 2014 in poi e la completa sostituzione entro il 30 giugno 2025.
È pertanto opportuno che la durata della deroga concessa dagli Stati membri per autorizzare l’uso di diaframmi contenenti crisotilo e di fibre di crisotilo destinate esclusivamente alla loro manutenzione sia limitata, al più tardi, al 30 giugno 2025.
Il gestore inoltre, nell’ambito dell’accordo vincolante ha accettato di cessare l’importazione di fibre di crisotilo e dei diaframmi contenenti crisotilo entro la fine del 2017, tuttavia in seguito ha confermato che le importazioni sono già cessate poiché ha acquisito quantitativi sufficienti di fibre di crisotilo per gestire la transizione verso un materiale alternativo.
E’ pertanto opportuno revocare la possibilità per gli Stati membri di autorizzare l’immissione sul mercato di diaframmi contenenti crisotilo e di fibre di crisotilo destinate esclusivamente alla loro manutenzione.
Alla Commissione dovrebbe essere trasmessa una relazione indicante il quantitativo di crisotilo utilizzato nei diaframmi presenti negli impianti che beneficiano di deroghe.
La legislazione dell’Unione relativa alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori dispone già che i datori di lavoro debbano ridurre al minimo l’esposizione dei lavoratori alle fibre di crisotilo e in ogni caso a un livello inferiore al limite stabilito.
Gli Stati membri possono fissare valori limite più rigorosi per i tenori di tali fibre nell’aria e possono esigere una misurazione o un monitoraggio regolare.
I risultati di tale misurazione o monitoraggio dovrebbero essere inclusi nella relazione.
Il forum per lo scambio di informazioni sull’applicazione è stato consultato e le sue raccomandazioni sono state prese in considerazione.
Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato di cui all’articolo 133 del regolamento (CE) n. 1907/2006,
Nell’allegato XVII, voce 6, colonna 2, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
La fabbricazione, l’immissione sul mercato e l’uso di queste fibre e degli articoli e delle miscele contenenti tali fibre intenzionalmente aggiunte sono vietati.
Tuttavia, se l’uso di diaframmi contenenti crisotilo in impianti di elettrolisi in funzione il [13 luglio 2016] è stato oggetto di una deroga da parte uno Stato membro in conformità al presente punto, nella sua versione in vigore fino a tale data, il primo comma non si applica fino al 1o luglio 2025 all’uso in tali impianti di diaframmi o di crisotilo utilizzato esclusivamente per la manutenzione di detti diaframmi, purché tale uso avvenga nel rispetto delle condizioni di autorizzazione stabilite in conformità alla direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (*).
Entro il 31 gennaio di ogni anno di calendario gli utilizzatori a valle che beneficiano di tale deroga trasmettono allo Stato membro in cui è situato il pertinente impianto di elettrolisi una relazione indicante il quantitativo di crisotilo utilizzato nei diaframmi a norma della deroga.
Lo Stato membro trasmette una copia alla Commissione europea.
Divieto dell’uso dell’amianto nel mondo
La Danimarca vieta l’uso di amianto per l’isolamento.
Gli Stati Uniti vietano l’uso dei materiali contenenti amianto per rendere incombustibili i materiali o per scopi di isolamento.
La Svezia vieta l’amianto a spruzzo.
Gli Stati Uniti vietano l’uso dell’amianto come isolante per le tubazioni e nei componenti degli impianti (es. caldaie e serbatoi di acqua calda).
La Svezia adotta delle linee guida che raccomandano il divieto di crocidolite (la legislazione per far rispettare il divieto di crocidolite è stato attuata nel 1982).
Gli Stati Uniti vietano l’uso di amianto nelle braci dei camini artificiali e nei composti usati per le ristrutturazioni delle pareti.
Gli Stati Uniti vietano i materiali di rivestimento a spruzzo per scopi non già vietati in precedenza.
La Danimarca vieta l’uso di amianto con esenzioni per alcuni prodotti di cemento-amianto.
Israele introduce una serie di restrizioni all’uso di amianto dal 1980 che si traduce ad un vero e proprio divieto di fatto dell’amianto
La Svezia impone dal 1 ° luglio il primo di una serie di divieti di vari usi di amianto (crisotilo compreso).
L’Islanda introduce il divieto (con eccezioni) su tutti i tipi di amianto (aggiornato nel 1996).
La Norvegia introduce il divieto (con eccezioni) su tutti i tipi di amianto (rivisto poi nel 1991).
Israele presenta il suo primo divieto di utilizzo dell’amianto tra cui amosite, crisotilo, crocidolite, antofillite, tremolite, actinolite e qualsiasi miscela che contiene uno o più di queste fibre nelle “Norme di sicurezza del lavoro”.
La Danimarca estende la messa al bando dell’amianto per includere ulteriori prodotti di cemento-amianto, con ulteriori restrizioni introdotte sui prodotti di cemento-amianto (come i tubi di ventilazione e coperture) nel 1986, 1987 e 1988.
La Gran Bretagna nel 1985 ha vietato l’importazione, la fornitura e l’uso della crocidolite e amosite a partire dal 1 ° gennaio 1986. In Svezia viene introdotto il divieto di utilizzo di tutti i prodotti in amianto.
L’Ungheria vieta gli anfiboli.
La Svizzera vieta la crocidolite, l’amosite e il crisotilo (con alcune eccezioni).
L’Austria introduce il divieto sul crisotilo (salvo eccezioni).
L’Olanda introduce il primo di una serie di divieti (con eccezioni) su vari usi di crisotilo.
La Finlandia introduce il divieto (con eccezioni) su crisotilo (entrato in vigore nel 1993).
L’Italia introduce il divieto di crisotilo (alcune eccezioni fino al 1994).
L’Ungheria vieta la lavorazione dell’amianto non crisotilo.
La Germania introduce il divieto (con eccezioni minori) su crisotilo, amosite e crocidolite già stati vietati in precedenza. L’unica deroga rimane per i diaframmi contenenti crisotilo-per l’elettrolisi cloro-soda negli impianti già esistenti. Questi saranno vietati a partire dal 2011.
La Croazia vieta crocidolite e amosite.
Il Brunei attua delle norme amministrative sull’amianto.
Il Giappone vieta crocidolite e amosite.
Il Kuwait vieta tutti i tipi di amianto con delibera per l’Anno del 1995 emanato dal Ministro del Commercio e dell’Industria.
La Francia introduce il divieto (con eccezioni) sul crisotilo.
La Slovenia vieta la produzione di prodotti in cemento-amianto.
Il Bahrein vieta la produzione e l’importazione di materiali e prodotti contenenti amianto.
Hong Kong vieta l’importazione e la vendita di amosite e crocidolite.
La Polonia vieta l’amianto.
Monaco proibisce l’uso di amianto in tutti i materiali da costruzione.
Il Belgio introduce il divieto (con eccezioni) sul crisotilo.
L’Arabia Saudita vieta l’amianto in virtù del Consiglio dei ministri delibera n 162 del 1998.
La Lituania emana la prima legge che limita l’uso di amianto; divieto previsto entro il 2004. Il Libano vieta l’importazione di crocidolite, amosite, antofillite, actinolite e tremolite, mentre le importazioni di crisotilo non sono vietate.
Il Burkina Faso vieta la fabbricazione, la lavorazione, l’importazione, la commercializzazione e l’uso di materiali da costruzione contenenti amianto.
La Repubblica Ceca vieta l’importazione di amianto.
La Gran Bretagna vieta il crisotilo (con eccezioni minori).
La Russia vieta l’uso di anfibolo dell’amianto.
L’Irlanda vieta il crisotilo (con eccezioni).
L’Estonia vieta la commercializzazione e l’uso di tutti i tipi di amianto crisotilo, il divieto è entrato in vigore il 1° luglio 2001.
Le Filippine vietano crocidolite, amosite, actinolite, tremolite antofillite e nel mese di luglio mettono sotto controllo l’importazione, la fabbricazione e l’uso dell’amianto crisotilo e lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti di amianto crisotilo.
Brasile: i quattro Stati più industrializzati, che rappresentano il 70% del mercato nazionale amianto, vietano l’amianto così come molte città e paesi. Lo Stato di San Paolo implementa il divieto immediato.
La Lettonia vieta l’amianto (esenzione per i prodotti di amianto già installati, che però devono essere etichettati).
Il Cile vieta l’amianto mediante Dlgs 656 emesso dal Ministero della Salute.
L’Argentina vieta il crisotilo, mentre gli anfiboli sono stati vietati nel 2000.
L’Oman vieta l’uso di amosite e crocidolite.
Il Marocco vieta l’uso di anfiboli e prodotti contenenti anfiboli nel decreto n 2-98-975.
L’Ungheria vieta i prodotti contenenti amianto anfibolo.
La Spagna e il Lussemburgo bandiscono crisotilo, crocidolite e amosite essendo stati vietati dalle direttive europee precedenti.
La Slovacchia prevede di adottare le restrizioni sull’amianto emanate dall’Unione Europea.
La Nuova Zelanda impone il divieto sulle importazioni di amianto grezzo.
L’Uruguay vieta la fabbricazione e l’importazione di tutto l’amianto.
Malta: entra in vigore il “Protection Act (legge n XX del 2001). Prevenzione e riduzione di inquinamento ambientale da amianto”.
L’Australia vieta l’importazione, l’uso e la vendita di prodotti contenenti crisotilo, amosite e crocidolite essendo stato bandito in precedenza.
La Cina vieta l’amianto per materiali d’attrito nel settore automobilistico.
L’Honduras introduce il divieto sull’amianto con alcune eccezioni. Il Ministero della Salute vieta l’uso di prodotti contenenti crisotilo, antofillite, actinolite, amosite e crocidolite. Lo stesso decreto vieta inoltre l’importazione, produzione, distribuzione, commercializzazione, il trasporto, lo stoccaggio e l’uso di prodotti contenenti amianto. Esiste una deroga per l’isolamento termico o elettrico per gli apparecchi elettrici, apparecchiature elettroniche e sistemi di protezione antincendio personale.
Il Sud Africa annuncia il 21 giugno 2004 una graduale eliminazione dell’uso crisotilo nei prossimi 3 a 5 anni.
Il Giappone vieta il nuovo uso di crisotilo nelle costruzioni e nei materiali di attrito (oltre il 90% del consumo crisotilo giapponese).
Le Mauritius presentano il Dangerous Chimical Control Act che vietano actinolite, amosite, antofillite, crocidolite, crisotilo e tremolite.
La Bulgaria vieta l’importazione, la produzione e l’uso di tutte le fibre di amianto ei tipi di prodotti contenenti amianto a partire dal 1 ° gennaio 2005.
Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Malta, Romania, Portogallo e Slovacchia rinnovano il divieto di uso del crisotilo e altre forme di amianto essendo stato bandito in precedenza, a causa della scadenza imposta dall’Unione Europea.
Giappone: il Ministro giapponese annuncia un divieto totale dell’amianto in Giappone entro 3 anni.
Egitto: il ministro egiziano del Commercio estero e dell’Industria vieta l’importazione e la produzione di tutti i tipi di materiali di amianto.
Giordania: il 16 agosto 2005 il Ministro della Salute impone il divieto immediato di utilizzo di amosite e crocidolite; viene permesso un periodo di deroga di un anno per la graduale eliminazione dell’uso di tremolite, crisotilo, actinolite antofillite e prodotti di frizione, pastiglie dei freni e pastiglie della frizione. Dopo il 16 agosto 2006 tutte le forme di amianto saranno vietati per tutti gli usi.
Cina: vietata l’importazione e l’esportazione di amianto anfibolo, compresi amosite e crocidolite.
L’Estonia aggiorna la messa al bando dell’amianto, il 28 febbraio con il Dlgs 36/2005. La Croazia aggiunge l’amianto alla lista delle sostanze vietate nel mese di febbraio e applicazione a partire dal 1 Gennaio 2006
La Corea del Sud annuncia un divieto nazionale per l’amianto che entrerà in vigore nel 2009. La Romania vieta la commercializzazione e l’uso dell’amianto e dei prodotti contenenti amianto, con una deroga fino al 01.01.2008, che consente l’utilizzo del crisotilo esistente nei diaframmi per processi di elettrolisi.
Gibilterra: divieto di importazione, uso e fornitura di tutti i tipi di amianto e di prodotti contenenti amianto con un’esenzione per diaframmi contenenti amianto utilizzati nelle celle elettrolitiche degli impianti di elettrolisi già esistenti per la produzione cloro-soda.
Sud Africa: il 28 marzo viene promulgata una legge per la messa al bando dell’uso, produzione, importazione ed esportazione di amianto e materiali contenenti amianto. L’Oman vieta l’uso di crisotilo avendo già vietati altri tipi di amianto.
Taiwan vieta l’uso di amianto nei materiali da costruzione.
La Cina vieta l’uso di amianto nella costruzione delle infrastrutture per le Olimpiadi di Pechino ei Giochi Asiatici 2010.
Il Rwanda designa cinque tipi di amianto (actinolite, antofillite, amosite, crocidolite e tremolite) come sostanze chimiche vietate o soggette ad autorizzazione ad un permesso temporaneo per la vendita, importazione, esportazione, stoccaggio e distribuzione.
La Corea del Sud vieta l’uso di tutti i tipi di amianto.
L’Algeria vieta l’uso di tutti i tipi di amianto e di prodotti contenenti amianto.
Le Seychelles vietano le importazioni di amianto. Il Rwanda stabilisce un piano d’azione nazionale per l’eradicazione dell’amianto dagli edifici entro cinque anni. Questo termine è stato prorogato al 2013-2016.
Il Qatar ha “severamente proibito” l’importazione di amianto.
Taiwan vieta la maggior parte degli impieghi dell’amianto e annuncia che un divieto totale sarebbe stato attuato entro dieci anni.
Mozambico: approva un divieto totale sulla produzione, l’uso, l’importazione, l’esportazione e il commercio di amianto e materiali contenenti amianto.
La Mongolia vieta l’uso di amosite, crocidolite, antofillite, tremolite e actinolite amianto inserendoli in un elenco vietato di sostanze chimiche tossiche e pericolose.
La Turchia vieta l’uso di tutti i tipi di amianto nella normativa nazionale al 31 dicembre 2010.
Cina: dal 1° giugno, l’uso di tutti i tipi di amianto, tra cui crisotilo, è vietato nei materiali da costruzione con l’effetto di diminuire la domanda di cemento-amianto nei prodotti di lamiera piana generalmente utilizzati nelle costruzioni permanenti.
Israele: il 28 marzo 2011 il Parlamento vieta nuovi impieghi di amianto e impone la progressiva eliminazione di amianto friabile negli edifici pubblici, impianti industriali e veicoli delle Forze di Difesa Israeliane e relative attrezzature. Viene istituito un protocollo per garantire che i prodotti in cemento-amianto contenuti negli edifici pubblici siano identificati, segnalati e gestiti. Un nuovo regime di autorizzazione regolerà il settore della rimozione dell’amianto.
Thailandia: viene approvata una risoluzione proposta dalla Commissione sanitaria nazionale per vietare l’uso dell’amianto. Le importazioni di amianto saranno illegali dal 2011 e la vendita di tutti i prodotti di amianto saranno vietate a partire dal 2012.
La Mongolia abroga la risoluzione precedente del governo numero 192 che vieta alcuni tipi di amianto per consentire l’uso di prodotti contenenti amianto nei settori industriali comprese le centrali elettriche.
Serbia: vietato l’uso di tutte le forme di amianto.
Giappone: raggiunge il divieto totale di uso dell’amianto. Dal 1 ° marzo, la fabbricazione, l’importazione o l’utilizzo di materiale contenente oltre lo 0,1% in peso di amianto è illegale per legge.
Taiwan: il 2 febbraio 2012 l’agenzia per la protezione dell’ambiente annuncia un programma il divieto totale dell’amianto. Dal 1° agosto 2012 l’uso dell’amianto è vietato per la produzione di pannelli cavi estrusi in cemento composito e sigillanti da costruzione. Dal 1° febbraio 2013 la produzione di tegolo con amianto è vietata e dal 1 luglio 2018 l’uso di amianto nella produzione di guarnizioni dei freni.
Cina: il 27 dicembre viene incluso l’amianto nella categoria 3. Nel documento l’amianto è stato classificato come sostanza tossica e pericolosa che potrebbe essere sostituito da alternative più sicure.
Hong Kong: il Consiglio legislativo adotta il controllo dell’inquinamento dell’aria che vieta l’importazione, il trasbordo, la fornitura e l’utilizzo di tutte le forme di amianto a partire dal 4 aprile 2014.
Nepal: l’importazione, la vendita, la distribuzione e l’uso di tutto l’amianto è stato vietato per motivi di salute pubblica. L’unica deroga è per freni e dischi frizione.
Consumo di Amianto nel 2014 e Paesi nei quali è bandito (in verde). Fonte: USGS Apparent Consumption data 2014 e IBAS National Ban List. Redatto da: International Ban Asbestos Secretariat
Deliberazione della GR MA/SAN del 18 settembre 2001, n. 2174. Censimento amianto – imprese ed edifici – integrazione del “Piano operativo per l’anno 2001”, approvato con DGR Marche 28.12.2000, n. 2830.
…..[OMISSIS]
nel caso siano in opera materiali friabili provvedere a far ispezionare l’edificio almeno una volta all’anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica. Copia del rapporto dovrà essere trasmessa alla USL competente la quale può prescrivere di effettuare un monitoraggio ambientale periodico delle fibre aero disperse all’interno dell’edificio.
7 – COPERTURE IN CEMENTO-AMIANTO.
7a) Bonifica delle coperture in cemento-amianto.
Disposizioni particolari relative all’etichettatura degli articoli contenenti amianto
1. Gli articoli contenenti amianto o il loro imballaggio devono essere muniti dell’etichetta definita di seguito:
la parte superiore (h1 = 40 % H) contiene la lettera «a» in bianco su fondo nero,
la parte inferiore (h2 = 60 % H) contiene il testo tipo in bianco e/o nero su fondo rosso, chiaramente leggibile;
c) se l’articolo contiene crocidolite, l’espressione «contiene amianto» del testo tipo deve essere sostituita dalla seguente: «contiene crocidolite/amianto blu». Gli Stati membri possono escludere dalla disposizione del primo comma gli articoli destinati ad essere immessi sul mercato nel proprio territorio. L’etichetta di tali articoli deve tuttavia comprendere l’iscrizione «contiene amianto»;
d) se l’etichettatura è effettuata mediante una stampigliatura diretta sugli articoli, è sufficiente un solo colore che contrasti con quello del fondo.
2. L’etichetta di cui alla presente appendice deve essere apposta conformemente alle regole seguenti:
su ciascuna unità consegnata, indipendentemente dalla sua dimensione;
se un articolo contiene elementi a base di amianto, è sufficiente che solo questi elementi rechino l’etichetta. Si può rinunciare all’etichettatura se, a causa delle dimensioni ridotte o di un imballaggio inadeguato, non è possibile apporre un’etichetta sull’elemento.
3. Etichettatura degli articoli contenenti amianto imballati
3.1. Gli articoli contenenti amianto imballati devono recare sull’imballaggio un’etichettatura chiaramente leggibile e indelebile, comportante le seguenti indicazioni:
il simbolo e l’indicazione dei relativi pericoli, a norma del presente allegato;
istruzioni di sicurezza da scegliersi in base alle indicazioni del presente allegato, qualora siano necessari e per l’articolo di cui trattasi.
Se sull’imballaggio sono apposte altre informazioni di sicurezza, queste non devono attenuare o contraddire le indicazioni di cui al punto 1) e 2).
3.2. L’etichettatura prevista al punto 3.1 deve essere effettuata mediante:
un’etichetta saldamente apposta sull’imballaggio, o
un’etichetta volante fermamente attaccata all’imballaggio, o
stampa diretta sull’imballaggio.
3.3. Gli articoli contenenti amianto e semplicemente ricoperti da un imballaggio in materia plastica o simile sono considerati articoli imballati e vanno etichettati a norma del punto 3.2.
Allorché degli articoli siano tolti separatamente da tali imballaggi e immessi sul mercato non imballati, ciascuna delle più piccole unità consegnate deve essere accompagnata da un’avvertenza recante un’etichettatura conforme al punto 3.1.
4. Etichettatura degli articoli contenenti amianto non imballati
Per quanto riguarda gli articoli non imballati contenenti amianto, l’etichettatura prevista al punto 3.1 deve essere effettuata mediante:
un’etichetta saldamente apposta sull’articolo contenente amianto, o
un’etichetta volante fermamente attaccata all’articolo, o
stampa diretta sull’articolo,
oppure, ove non possano venire ragionevolmente applicati i procedimenti di cui sopra, a causa, per esempio, delle dimensioni ridotte dell’articolo, della sua inidoneità o di talune difficoltà tecniche, mediante un’avvertenza recante un’etichettatura conforme al punto 3.1.
5. Fatte salve le disposizioni comunitarie previste in materia di sicurezza e di igiene sul luogo di lavoro, l’etichetta apposta sull’articolo che, nel contesto della sua utilizzazione, può essere trasformato o rilavorato, deve essere accompagnata dalle istruzioni di sicurezza adeguate all’articolo considerato, ed in particolare dalle seguenti:
lavorare possibilmente all’aperto o in locale aerato,
utilizzare di preferenza utensili a mano o utensili a bassa velocità provvisti se necessario di un dispositivo adeguato per raccogliere la polvere.
Allorché sia necessario l’impiego di utensili ad alta velocità, questi dovrebbero sempre essere provvisti di tali dispositivi, se possibile, inumidire prima di tagliare o forare,
inumidire la polvere, metterla in un recipiente ben chiuso ed eliminarla in condizioni di sicurezza.
6. L’etichettatura di un articolo per uso domestico, cui non si applichi il punto 5, che durante l’impiego possa liberare fibre d’amianto, deve, se necessario, recare la seguente istruzione di sicurezza: «Sostituire in caso di usura».
7. L’etichettatura degli articoli contenenti amianto deve essere effettuata nella(e) lingua(e) ufficiale(i) degli Stati membri in cui l’articolo è commercializzato.
Mappatura Amianto Antropico. ARPA Piemonte. Novembre 2014
“Il Trattamento e lo Smaltimento dei Rifiuti contenenti Amianto: situazione italiana“. Atti del Convegno Istituto Superiore di Sanità. Dicembre 2013
Impianti di inertizzazione dell’amianto: stato dell’arte. Sergio Clarelli, presidente Assoamianto.
Amianto nelle Scuole. INAL – Dipartimento Igiene del Lavoro. 2012
Mappatura delle discariche che accettano in Italia e loro capacità di smaltimento passate, presenti e future. INAIL 2013. Settore Ricerca. Dipartimento Installazioni di Produzione ed Insediamenti Antropici.
Presenza di materiali contenenti amianto negli edifici pubblici e privati. Regione Autonoma Valle d’Aosta. Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente.
Amianto: che fare. A.R.P.A. Reggio Emilia. Sezione provinciale di Reggio Emilia. Specializzazione Amianto e Fibre.
L’amianto nell’acqua potabile: patologie, esposizione. Emilia Guberti Unità Operativa Igiene Alimenti e Nutrizione. Dipartimento di Sanità Pubblica. AUSL Bologna.
Produzione dell’amianto nel mondo e tendenze di consumo dal 1900 al 2003. U.S. Geological Survey (USGS).
Amianto: Geologia, Mineralogia, Estrazione e Uso. U.S. Geological Survey (USGS).
Guida alla prevenzione dall’Amianto in Francia. INSR – Institut National de Recherche et de Sécurité. Francia.
Come lavorare protetti dal rischio amianto. Manuale di prevenzione destinato ai lavoratori dei cantieri edili e addetti a operazioni di bonifica e smaltimento dell’amianto. Regione Emilia-Romagna. Assessorato Scuola, Formazione Professionale, Università, Lavoro e Pari Opportunità.
Amianto e patologie correlate l’iceberg mesotelioma. Aspetti sanitari e legislativi. ASL Roma B.
How to Manage Asbestos in School Buildings: The AHERA (Asbestos Hazard Emergency Response Act) Designated Person’s Self Study Guide. EPA – United States Environmental Protection Agency.
The ABCs Of Asbestos In Schools. EPA – United States Environmental Protection Agency.
Mineral Commodity Profiles – Amianto. U.S. Geological Survey (USGS).
Le problematiche scientifico-sanitarie correlate all’amianto: l’attività dell’Istituto Superiore di Sanità negli anni 1980-2012. Gianfranco Donelli, Daniela Marsili e Pietro Comba.
Amianto: come riconoscerlo e intervenire correttamente. Suva. Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni. Divisione Sicurezza sul lavoro. Lucerna
Salute e sviluppo: il caso dell’amianto nei Paesi in via di sviluppo. Istituto Superiore di Sanità. Daniela Marsili – Dipartimento del Farmaco.
L’Amianto nella Regione Lazio. I rischi per la salute, la mappatura dei materiali contenenti amianto, le bonifiche. Report Giugno 2013. Risultati delle attività portate avanti dal Centro Regionale Amianto. Centro Regionale Amianto U.O.V.D. Laboratorio di Igiene Industriale Dipartimento di Prevenzione ASL di Viterbo.
Relazione Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL). Anno 2009
Atti Convegno Amianto – Azienda USL 3 Pistoia. Atti della conferenza regionale. Pistoia, 16 e 17 giugno 2005.
Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) – (DPCM 308/2002). Secondo Rapporto. Roma, ottobre 2006. ISPELS Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del lavoro. Dipartimento di medicina del lavoro
Il rischio rischio da amianto. Informazione e formazione dei lavoratori nell’applicazione del D.Lgs. n° 277/91. ISPESL. Dipartimento Documentazione, Informazione e Formazione in collaborazione con Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Cattedra di Medicina del Lavoro SPRESAL ASL RMA – Roma.
Framework for investigating asbestos-contaminated superfund sites. Asbestos committee of the technical review workgroup of the office of solid waste and emergency response United States Environmental Protection Agency (EPA).

References: Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8