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Timestamp: 2019-01-23 11:37:06+00:00

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HOMEPAGE DI PENITENZIERIA APOSTOLICA » TRIBUNALE DEL FORO INTERNO
La competenza della Penitenzieria Apostolica è stabilita dagli articoli 117-120 della costituzione Pastor bonus (28 giugno 1988):
Art. 117 – La competenza della Penitenzieria Apostolica si riferisce alle materie che concernono il foro interno e le indulgenze.
Art. 118 – Per il foro interno, sia sacramentale che non sacramentale, essa concede le assoluzioni, le dispense, le commutazioni, le sanzioni, i condoni ed altre grazie.
Art. 119 – La stessa provvede a che nelle Basiliche patriarcali dell’urbe ci sia un numero sufficiente di penitenzieri, dotati delle opportune facoltà.
Art. 120 – Al medesimo dicastero è demandato quanto concerne la concessione e l’uso delle indulgenze, salvo il diritto della Congregazione per la Dottrina della Fede di esaminare tutto ciò che riguarda la dottrina dogmatica intorno ad esse.
La Penitenzieria Apostolica, per svolgere le funzioni di sua competenza nel foro interno, ha tutte le facoltà necessarie ad eccezione di quelle che il Sommo Pontefice abbia dichiarato al Cardinale Penitenziere di voler riservare a se stesso. L’eventuale efficacia di questi atti nel foro esterno è regolata dal can. 130 del CIC.
I delitti canonici che cadono sotto la competenza esclusiva del foro interno della Penitenzieria Apostolica sono i seguenti:
la profanazione delle Sacre Specie eucaristiche (can. 1367 CIC);
la violazione diretta del sigillo sacramentale (can. 1388 § 1 CIC);
l’assoluzione del complice in un peccato contro il sesto comandamento (can. 1378 § 1 CIC);
l’aggressione fisica alla persona del Romano Pontefice (can. 1370 § 1 CIC);
la consacrazione di un vescovo senza il mandato pontificio (can. 1382 CIC).
La profanazione delle Specie Eucaristiche consiste nella ritenzione indebita delle Specie eucaristiche con fini sacrileghi, superstiziosi od osceni, o più in generale in qualsiasi azione volontaria di grave disprezzo verso il Santissimo Sacramento, compiuta sia individualmente sia in presenza di altre persone.
La violazione diretta del sigillo sacramentale è un delitto che può essere commesso soltanto da un sacerdote che ha agito come confessore, anche quando eventualmente non abbia impartito l’assoluzione sacramentale. Affinché possa darsi una violazione diretta del sigillo sacramentale, bisogna che il confessore abbia rivelato dolosamente un peccato ascoltato in confessione ed anche l’identità del penitente che lo ha confessato. La ragion d’essere della pena di scomunica per questo delitto consiste nella volontà di tutelare la santità del sacramento della Penitenza o Riconciliazione.
Il delitto di assoluzione del complice è quello che commette il sacerdote che agisce come confessore ed “assolve” un penitente da un peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, al quale ambedue hanno partecipato. In questo caso il confessore, in realtà, non lo assolve validamente, tranne che in pericolo di morte (cf. can. 977 CIC), e commette un gravissimo delitto, facendo credere al penitente di essere stato assolto. Il confessore manca della facoltà per assolvere questo tipo di peccati quando si tratta di un suo complice. Questa figura delittuosa racchiude tutti i peccati esterni commessi con un complice in materia di castità, anche se il peccato ha avuto luogo prima dell’ordinazione del sacerdote. La Chiesa tutela per mezzo di questa pena la santità del sacramento della Penitenza. Logicamente, per commettere questo delitto, il confessore deve rendersi conto che sta assolvendo una persona da un peccato commesso insieme da entrambi. Se il confessore non riconosce il penitente, non commette questo delitto. Se il complice non confessa un peccato contro la castità commesso con il confessore, perché già è stato assolto da un altro confessore, neanche in questo caso si configura il delitto.
Il delitto di aggressione fisica alla persona del Romano Pontefice consiste nell’uso della violenza fisica con l’intenzione di attentare alla vita e all’integrità della persona del Romano Pontefice.
Il delitto di consacrazione episcopale senza mandato pontificio consiste nel conferire ad un fedele il sacramento del Sacro Ordine, nel grado dell’Episcopato, senza la dovuta autorizzazione pontificia. Lo può commettere soltanto un Vescovo cattolico, quando realizza un’Ordinazione Episcopale senza l’autorizzazione del Romano Pontefice. Detta Ordinazione è valida ma illecita.
Nella normativa canonica è stato introdotto alcuni anni fa un nuovo delitto: l’attentata ordinazione di una donna, punibile con scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica (cf. Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, art. 5, n. 1). Per questo delitto, l’assoluzione viene concessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel foro esterno e, se rimasto occulto, dalla Penitenzieria Apostolica nel foro interno. Tale Ordinazione non è ovviamente valida e per la commissione del suddetto delitto viene punito sia il ministro che attenta il conferimento, sia la donna che tenta di ricevere l’Ordine sacro.
Tutti questi delitti vengono puniti con la scomunica latae sententiae, nella quale si incorre automaticamente per il solo fatto di commettere il delitto, la cui assoluzione è riservata alla Sede Apostolica.
Un'irregolarità è un impedimento canonico di carattere perpetuo, che esclude dalla ricezione del Sacro Ordine o dal lecito esercizio dell’Ordine già ricevuto, a meno che non si sia dispensati dall’autorità competente.
La Penitenzieria Apostolica può concedere dispense dalle irregolarità per ricevere i Sacri Ordini ed anche per esercitarli una volta ricevuti, quando la causa di esse non sia un fatto di pubblica conoscenza. Questo Tribunale ha competenza per dispensare nel foro interno dalle irregolarità in cui la dispensa è riservata alla Santa Sede, in particolare quelle provenienti dall’aver commesso o dall’aver cooperato positivamente nel crimine di omicidio e di aborto con effetto prodotto (cf cann. 1041 n. 4; 1044 § 1 n. 3 CIC).
SANAZIONE IN RADICE DI UN MATRIMONIO
La Penitenzieria può concedere la grazia della sanazione in radice di un matrimonio invalidamente contratto quando, per motivi giustificati, sia conveniente farlo in foro interno.
RIDUZIONE DEGLI ONERI DI SANTE MESSE
La Penitenzieria può concedere una riduzione degli oneri di SS. Messe al sacerdote che, avendo ricevuto un certo numero di intenzioni, si trova impossibilitato a celebrarle. Se fossero gravati di tale onere persone giuridiche, in tal caso la competenza sarebbe della Congregazione per il Clero.
DUBBI DI CARATTERE MORALE E CANONICO
La Penitenzieria, infine, esamina e risolve i dubbi di carattere morale e canonico, individuali e concreti, che le vengono sottoposti. Le soluzioni della Penitenzieria hanno vigore solo per i singoli casi circoscritti che sono stati sottoposti al suo esame.
PUBBLICAZIONI CURATE DALLA PENITENZIERIA APOSTOLICA

References: Art. 117

Art. 118

Art. 119

Art. 120
 § 1
 § 1
 § 1
 art. 5
 § 1