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Timestamp: 2020-07-12 13:56:45+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18985 del 27/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18985 del 27/09/2016
Cassazione civile sez. III, 27/09/2016, (ud. 13/05/2016, dep. 27/09/2016), n.18985
sul ricorso 22361/2013 proposto da:
UNIONE ITALO SVIZZERA SRL, (OMISSIS), in persona del legale
rappresentante pro tempore Dott. B.F., elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI 47, presso lo studio
dell’avvocato PIO CORTI, rappresentata e difesa dall’avvocato
GIANCARLO BERALDO, giusta procura speciale a margine del ricorso;
NUOVA TREBICAR SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore
Sig. BO.LU., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POFI 6,
presso lo studio dell’avvocato RAFFAELLA BACCARO, rappresentata e
difesa dall’avvocato FELICE BRUSATORI giusta procura speciale a
avverso la sentenza n. 2078/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
13/05/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIO DI MARZIO;
udito l’Avvocato GIANCARLO BERALDO;
udito l’Avvocato FELICE BRUSATORI;
SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’accoglimento p.q.r. del
Unione Italo Svizzera s.r.l. convenne Nuova Trebicar s.r.l. davanti al Tribunale di Varese chiedendo, previo accertamento tecnico preventivo sullo stato di conservazione dell’immobile locato a controparte, condanna al risarcimento dei danni subiti per il deteriorato stato dell’immobile restituito una volta cessata la locazione.
La domanda, svolta a titolo sia di danno emergente che di lucro cessante, si completava con la richiesta di accertamento della legittimità dell’escussione in tali limiti – della polizza fideiussoria stipulata a copertura del relativo rischio.
Il tribunale accolse la domanda, accertando la legittimità dell’escussione della polizza fino alla concorrenza della somma di Euro 145.242,20.
La corte di Milano, decidendo sull’appello proposto da Nuova Trebicar s.r.l., ridusse l’importo di legittima escussione della garanzia fideiussoria alla somma di Euro 53.550,00, ritenendo non provata la domanda con riguardo ai danni richiesti a titolo di lucro cessante.
Unione Italo svizzera s.r.l. ha presentato ricorso affidato a tre motivi, ulteriormente esposti in memoria ex art. 378 c.p.c..
Nuova Trebicar s.r.l. ha depositato controricorso.
1. Il ricorso può essere così sintetizzato. Si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 1216, 1587, 1590, 1591, 1227, 2697 e 2729 c.c., con riguardo al mancato riconoscimento del danno da lucro cessante conseguente all’impossibilità del locatore di un proficuo utilizzo dell’immobile per il tempo necessario all’esecuzione dell’accertamento tecnico preventivo e delle opere di rispristino dello stato originario.
A tal riguardo si osserva che la fattispecie avrebbe dovuto essere inquadrata non nella disposizione art. 1590 c.c. (come deciso dalla corte di merito), ma in quella dell’art. 1591 c.c., a mente della quale il conduttore in mora per la restituzione è tenuto a corrispondere il corrispettivo pattuito.
Sotto tali profili è anche argomentata una censura ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio con riguardo al riconoscimento della riferita impossibilità di utilizzo del bene per il tempo necessario per l’attività giudiziaria e I lavori di ristrutturazione.
2. Le doglianze si articolano intorno alla decisione sull’omesso riconoscimento di somme a titolo di lucro cessante. Sul punto la sentenza impugnata premette che nel giudizio di primo grado la relativa domanda è stata accolta in mancanza della prova che la tempestiva disponibilità dell’immobile debitamente ristrutturato e pronto per l’uso sarebbe stata oggetto di una iniziativa di godimento o di disposizione dell’odierna ricorrente, possibilità invece non realizzatesi per le inadatte condizioni del bene.
Dunque, la decisione – correttamente argomentata in applicazione dell’art. 1590 c.c. – è resa sul presupposto di fatto della mancata prova, da parte dell’interessato, del danno subito a titolo di lucro cessante: anche osservando che la stessa ricorrente, pur avendo a sua disposizione (per esecuzione della sentenza di condanna in primo grado) le risorse economiche per provvedere al ripristino dell’immobile, non vi attese per un tempo considerevole, così dimostrando un disinteresse alla tempestiva disponibilità del bene di nuovo idoneo all’uso.
A fronte di tale lineare motivazione, nel pur ampio e articolato ricorso non si chiarisce quale sarebbe stata la prova positiva del danno lamentato come non riconosciuto: svolgendosi, invece, piuttosto che l’esposizione delle ragioni di violazioni di legge pur denunciate, un’articolata rivisitazione dei fatti di causa. Questi ultimi, tuttavia, già fatti oggetto delle pronunce di merito, non sono più scrutinabili in questa sede di legittimità.
Deve inoltre osservarsi che nel ricorso nemmeno risultano indicati indici da cui poter desumere, anche in via equitativa, un danno da lucro cessante.
Quanto alla doglianza sulla errata applicazione dell’art. 1591 c.c., è sufficiente osservare che la corte di appello non ha deciso la causa applicando detta norma, avendo escluso peraltro – in fatto – la sussistenza di una mora del conduttore nella restituzione dell’immobile (cfr. p. 7 della sentenza impugnata): e dunque i presupposti per l’applicazione della diversa norma dell’art. 1591 c.c., invocata da parte ricorrente.
Va poi rimarcato che nel ricorso non si argomenta un errore nella applicazione di detta norma, concentrandosi inammissibilmente la critica sulla valutazione del giudice circa il materiale istruttorio.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere a controparte le spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 5200,00 di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 1590
 sentenza 
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