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Timestamp: 2018-11-20 07:51:54+00:00

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L’assegno di divorzio alla luce della Sentenza n. 18287/2018 delle Sezioni Unite. - pagina 1
06 novembre 2018 -
TAG: Assegno di mantenimento, Divorzio, diffamazione
Nel presente lavoro si affronta la questione dell’assegno di divorzio alla luce della Sentenza n. 18287/2018 delle Sezioni Unite.
Prima di tale sentenza, il principio a cui fare riferimento in tema di assegno divorzile è sempre stato quello del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
Tuttavia, nel maggio del 2017 una sentenza ha messo in discussione questo orientamento maggioritario stabilendo che in tema di assegno di divorzio, è necessario passare dal criterio della conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio a quello basato sull’indipendenza economica dell’ex coniuge.
Essendo insorto sul tema un contrasto giurisprudenziale sono pertanto intervenute le Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Nella Sentenza, le Sezioni Unite hanno affermato che la sussistenza del diritto all’assegno di divorzio va valutata in base ad un criterio composito che tenga anche conto del tenore di vita goduto durante il matrimonio.
Secondo le Sezioni Unite, l’assegno di divorzio ha natura assistenziale, compensativa e perequativa.
In questo modo non è stato cancellato del tutto il parametro del tenore di vita e si è offerta una protezione più adeguata all’ex coniuge che, di comune accordo con l’altro coniuge, ha contribuito alla conduzione della vita familiare con il lavoro domestico, rinunciando ad una posizione lavorativa per occuparsi della famiglia.
1. L’assegno di divorzio: caratteristiche, ratio e funzioni dell’istituto
2. Il contrasto giurisprudenziale a seguito della sentenza n. 11504/2017
3. La sentenza n. 18287/2018, Cassazione Civile, Sezioni Unite
Il divorzio comporta il verificarsi di una serie di effetti patrimoniali, tra i quali, il diritto dell’ex coniuge di ricevere un assegno quando non abbia mezzi adeguati o non possa procurarseli per ragioni oggettive.
Tale assegno, svolge varie funzioni, tra cui rientrano quella solidaristica, quella risarcitoria ed infine quella compensativa.
Secondo la dottrina tradizionale, ai fini della quantificazione dell’assegno di divorzio, vanno tenuti in considerazione vari aspetti: le condizioni dei coniugi, il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare, del reddito di entrambi; tutto ciò rapportato anche in base alla durata del matrimonio.
Sulla base del pensiero dell’orientamento giurisprudenziale maggioritario, il parametro di commisurazione dell’assegno divorzile, è rappresentato dal tenore di vita analogo a quello di cui il coniuge ha goduto in costanza di matrimonio.
Rispetto al profilo da ultimo evocato, a parere della dottrina e della giurisprudenza, non è necessario che il coniuge versi in stato di bisogno, ma è sufficiente un’apprezzabile deterioramento delle sue condizioni economiche.
Secondo questo ragionamento, la funzione dell’assegno di divorzio è dunque quella di consentire il ripristino delle condizioni economiche al fine di raggiungere un equilibrio.
Il diritto all’assegno divorzile è riconosciuto ai sensi dell’articolo 5 della Legge n. 898/1970, in seguito all’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi economici del coniuge economicamente più debole per far fronte alle proprie esigenze.
Il presupposto dell’attribuzione è la mancanza di adeguati mezzi economici da parte dell’altro coniuge o la difficoltà di procurarseli per ragioni oggettive.
L’accertamento del diritto all’assegno si articola in due distinte fasi.
In un primo momento, il giudice deve verificare l’esistenza del diritto in astratto, deve cioè procedere alla verifica dell’inadeguatezza dei mezzi o all’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive ponendoli in confronto con il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, per poi determinare il quantum delle somme necessarie a superare l’inadeguatezza dei mezzi.
Nella seconda fase, il giudice, deve procedere alla determinazione in concreto dell’assegno in base alla valutazione equilibrata dei criteri di cui all’articolo 5 della L. 898/1970 che possono contenere e diminuire la somma considerata in astratto.
Alla luce di queste considerazioni, è possibile affermare che la ratio principale dell’assegno di divorzio, risieda pertanto nell’inderogabile dovere di solidarietà economica post coniugale.
La sentenza n. 11504 del 10/05/2017 ha svincolato l’attribuzione dell’assegno divorzile dal criterio della conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio per agganciarlo, invece, a quello dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge che chiede il contributo.
Tale sentenza ha affermato il principio secondo il quale, in tema di assegno di divorzio, è necessario passare dal criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio a quello basato sull’indipendenza economica dell’ex coniuge.
In tema di onere della prova si assiste poi ad un inversione di rotta: è infatti l’ex che chiede l’assegno a dover provare di possedere i requisiti per ottenerlo.
L’onere della prova della mancanza di mezzi adeguati o dei motivi oggettivi per poterseli procurare, grava pertanto, sulla parte richiedente l’assegno che dovrà dimostrare la circostanza con allegazioni e deduzioni tempestive e pertinenti.
La sentenza “Grilli” ha quindi ancorato la sussistenza del diritto all’assegno di divorzio al nuovo parametro dell’indipendenza economica del richiedente.
Il giudice deve quindi informarsi al principio di “autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto all’indipendenza o autosufficienza economica.
Articolo pubblicato in: Diritto della famiglia e delle successioni, Diritto civile
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