Source: http://www.notarlex.it/archivio_riforma/studi/01_Attocostspa.html
Timestamp: 2015-03-01 08:22:01+00:00

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Atto costitutivo spa
Societ� per azioni: Disposizioni in generale, atto costitutivo e patti parasociali
(a cura di Marco Avagliano)
SOCIETA� PER AZIONI.
Codice Civile Riforma
2325. (Nozione). Nella societ� per azioni per le obbligazioni sociali risponde soltanto la societ� con il suo patrimonio.
Le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni.
2362. (Unico azionista). In caso d'insolvenza della societ�, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni risultano essere appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente 2325. (Responsabilit�). Nella societ� per azioni per le obbligazioni sociali risponde soltanto la societ� con il suo patrimonio.
In caso di insolvenza della societ�, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto previsto dall�articolo 2342 o fin quando non sia stata attuata la pubblicit� prescritta dall�articolo 2362. Il contratto di societ� e la societ� unipersonale: la responsabilit� della societ�.
L�art. 2325 viene innovato dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, contenente la "Riforma organica della disciplina delle societ� di capitali e societ� cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366" (in Gazzetta Ufficiale del 22 gennaio 2003, n. 17 , Supplemento ordinario n. 8), sin dalla sua rubrica. Nella sua nuova versione scompare infatti il termine "nozione", sostituito da quello di "responsabilit�", come anche, per le societ� a responsabilit� limitata, all�analogo art. 2462; mentre permane per le societ� di persone agli artt. 2291 e 2313. Ci� probabilmente in aderenza a quell�opinione che considerava tali definizioni inutili in quanto conducenti ad immancabili vizi argomentativi. La nozione del contratto di societ� rimane ora quella dell�art. 2247, in quanto dettata per le societ� in generale, comprese quelle di capitali: salvo la possibilit� che il socio sia unico, "con il contratto di societ� due o pi� persone conferiscono beni o servizi per l�esercizio in comune di un�attivit� allo scopo di dividerne gli utili".
Il nuovo primo comma, dell�art. 2328, in ossequio alla normativa comunitaria ed alla legge delega 366 del 2001 (art. 4, comma secondo, lett. e), prevede che la societ� per azioni possa costituirsi anche per atto unilaterale, oltre che per contratto. Nel nuovo sistema � quindi possibile assistere alla nascita di una societ� per azioni che abbia sin dall�origine un solo socio fondatore: si consente e agevola dunque l�esercizio in forma individuale dell�impresa, pur mantenendo inalterato con il beneficio della limitazione della responsabilit�. Si dissolve di conseguenza la corrispondente causa di nullit� dall�art. 2332 (la n. 8 nel vecchio testo). Scompare anche il previgente secondo comma dell�art. 2325, che si riferiva ad una molteplicit� di quote, in quanto l�art. 2346, primo comma, che riprende tale norma, dispone, rimarcandone al contempo l�unitariet�, che la "partecipazione sociale" � rappresentata da azioni: mentre rimane, comunque, in caso di emissione, la regola della pluralit� di azioni. D�altronde unici soci delle societ� per azioni, come ora anche delle societ� a responsabilit� limitata, possono essere anche altre persone giuridiche. Le novit� introdotte possono peraltro essere lette in un�ottica pi� ampia di quella volta ad agevolare l�esercizio individuale dell�impresa. La societ� unipersonale appare quindi strumento utile di diversificazione e segmentazione dell�attivit� dell�impresa collettiva, innestandosi quindi in un disegno del legislatore volto a moltiplicare gli strumenti affidati all�autonomia privata in tale ambito, oltre che mediante l�utilizzazione di diversi modelli tipologici (societ� per azioni unipersonale: art. 2325; e societ� a responsabilit� limitata unipersonale: art. 2462), anche attraverso la specifica previsione di una disciplina in materia di direzione e coordinamento delle societ�, ossia dei gruppi (art. 2497 ss.), e in tema di patrimoni destinati ad uno specifico affare o di proventi dedicati al rimborso di un finanziamento (art. 2447 bis). Questa idoneit� alla compartimentazione, cui di regola consegue un effetto di separazione patrimoniale, se da un lato pone delicati problemi nei rapporti con i terzi, ed il dubbio di un utilizzo distorto di tali istituti per finalit� elusive, in particolare nei riguardi dei creditori anteriori, dall�altro appare compensata, oltre che dall�applicazione di regole pi� rigorose, da una maggiore trasparenza attuata attraverso la corrispondente pubblicit� nel registro delle imprese.
Nel caso di unico azionista, in maniera analoga alla disciplina del socio unico di societ� a responsabilit� limitata (art. 2462), la legge impone particolari garanzie a tutela dei terzi. Per i necessari adempimenti, soprattutto pubblicitari, ed il corrispondente regime di responsabilit�, l�art. 2325, secondo comma (norma ricalcata dal vecchio art. 2362), dispone che ove la societ� divenga insolvente, ed in relazione a tale periodo, l�unico socio possa essere chiamato a rispondere illimitatamente:
ovvero fin quando non siano realizzate le pubblicit� prescritte. Da un confronto con la previgente normativa - in realt� con l�art. 2497, secondo comma, dettato per le societ� a responsabilit� limitata - si evidenzia come sia sufficiente per la limitazione della responsabilit�, l�effettuazione alternativa, e non congiunta, di almeno uno dei predetti adempimenti. E� peraltro da ritenersi che il termine "fin quando", di cui al secondo comma dell�art. 2325, non vada interpretato nel senso di concedere alla pubblicit�, una volta effettuata, un�efficacia sanante retroattiva per il periodo, di eventuale insolvenza, in cui essa fosse difettata ed i conferimenti non fossero stati integralmente versati.
Sempre la medesima norma effettua un espresso rinvio all�art. 2342: i conferimenti vanno integralmente versati all�atto della costituzione o in sede di aumento (secondo comma); e, ove la societ� perda in un momento successivo il carattere pluripersonale, entro 90 giorni da tale evento (quarto comma). Il mancato versamento integrale peraltro non costituisce pi� causa di nullit� della societ�, in quanto � stato soppresso il n. 6), del primo comma dell�art. 2332, che faceva riferimento al vecchio art. 2329, n. 2).
Viene richiamato anche l�art. 2362, con riferimento agli adempimenti pubblicitari, che gli amministratori o l�unico azionista dovranno assolvere mediante una dichiarazione da depositarsi per l�iscrizione presso il registro delle imprese entro trenta giorni dall�annotazione nel libro dei soci (primo comma e ss.); ed in relazione ai contratti o le operazioni tra societ� e unico socio, che sono opponibili ai creditori della societ� quando risultano dal libro degli amministratori o risultino per atto scritto con data certa anteriore al pignoramento (quinto comma). A tali obblighi si ricollega l�art. 223 duovicies delle disposizioni di attuazione e transitorie, che stabilisce che, per le fattispecie antecedenti al 1� gennaio 2004, i termini per le iscrizioni previste dall�art. 2362 decorrano dalla sua data di entrata in vigore.
Con la riforma non si � proceduto peraltro ad integrare il quarto comma dell�art. 2250, che, solo per le societ� a responsabilit� limitata, dispone che nei loro atti e nella loro corrispondenza debba essere indicato se queste abbiano unico socio: il che non preclude, � ovvio, che tale indicazione possa eseguirsi, almeno volontariamente, anche nei riguardi delle societ� per azioni. Si rammenta infine la particolare responsabilit� illimitata e solidale del socio unico fondatore, insieme a coloro che hanno agito, per le operazioni compiute in nome della societ� prima dell�iscrizione (art. 2331, secondo comma).
2325-bis. (Societ� che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio). Ai fini dell�applicazione del presente capo, sono societ� che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio le societ� emittenti di azioni quotate in mercati regolamentati o diffuse fra il pubblico in misura rilevante.
Le norme di questo capo si applicano alle societ� emittenti di azioni quotate in mercati regolamentati in quanto non sia diversamente disposto da altre norme di questo codice o di leggi speciali.
Le societ� che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio: le societ� quotate e le societ� con azioni diffuse. L�art. 2325 bis, primo comma, norma del tutto nuova e innovativa, opera un�importante distinzione tra societ� che fanno o meno ricorso al mercato del capitale di rischio: queste ultime sono le societ� con azioni quotate e quelle con azioni diffuse in misura rilevante. Numerose sono dunque le norme dei decreti di riforma che prevedono nei confronti di questi enti adempimenti particolari e di regola pi� rigorosi, riflettendo una concezione di base che colloca e allo stesso tempo distingue le situazioni dei soci, ossia gli apportatori e i detentori del capitale di rischio, in relazione alla loro posizione all�interno dei mercati finanziari, nella duplice accezione quindi di azionisti investitori e azionisti risparmiatori (shareholders e stakeholders). Di conseguenza, alla luce delle istanze di tutela del mercato e dei soggetti ivi operanti, risultano maggiormente comprensibili gli evidenti e ripetuti tentativi del legislatore volti a comprimere, o comunque a non dilatare eccessivamente, gli spazi di autonomia statutaria, in funzione di un ampliamento del grado di imperativit� delle norme applicabili. Principi d�altronde espressi anche dalla legge cd. "Mirone", la 366 del 2001, secondo la quale la riforma � diretta a "perseguire l�obiettivo prioritario di favorire la nascita, la crescita e la competitivit� delle imprese, anche attraverso il loro accesso ai mercati interni ed internazionali dei capitali" (art. 2, primo comma, lett. a); e, "garantendo comunque un equilibrio nella tutela degli interessi dei soci, dei creditori, degli investitori, dei risparmiatori e dei terzi, preveder� un modello di base unitario e le ipotesi nelle quali le societ� saranno soggette a regole caratterizzate da un maggior grado di imperativit� in considerazione del ricorso al mercato del capitale di rischio" (art. 4, primo comma, ultimo inciso); e pertanto pur nell�attuare "un ampliamento dell�autonomia statutaria, individuando peraltro limiti e condizioni in presenza dei quali sono applicabili a societ� che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio norme inderogabili [�]" (art. 4, secondo comma, lett. a).
L�impostazione adottata dal legislatore della riforma appare antitetica a quella presente in altri ordinamenti, come quello statunitense, ove un ampissimo spazio � lasciato alle valutazioni che il mercato (sia esso pi� o meno efficiente) compie sulla struttura, anche negoziale, concretamente adottata. D�altronde fenomeni di concorrenza tra ordinamenti sono l� ben conosciuti - basti pensare all�esempio del Delaware, o della California - mentre da noi solo da poco tempo cominciano ad affacciarsi timidi dibattiti sul tema. Anche se proprio l�istanza di contesa tra sistemi giuridici ha costituito, come gi� osservato, una delle molle che ha spinto il nostro legislatore ad emanare la presente riforma; che ha tra l�altro mostra di aver prediletto una concezione di competizione tra modelli tipologici del medesimo ordinamento. La strada scelta ci accosta invece ancora di pi� ad una visione europea del diritto societario: pi� alto � infatti il grado di ricorso al mercato e maggiore scaturisce il grado di imperativit�, di inderogabilit� delle norme. Volendo disegnare un�ideale graduatoria delle societ� di capitali, si parte quindi da quella a responsabilit� limitata, organismo corredato del massimo grado di autonomia statutaria, che le consente di strutturarsi addirittura con libert� molto simili a quelle della societ� di persone; si transita quindi per la societ� per azioni ordinaria, chiusa, dotata comunque di un discreto grado di flessibilit�; e si arriva infine alle societ� che fanno appello al mercato, ossia quelle con azioni diffuse in maniera rilevante o quotate, ove specie nei confronti delle ultime, l�inderogabilit� della disciplina � massima e stringente.
Con i d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 e 6 si coglie dunque l�occasione di coordinare la pi� evoluta disciplina delle societ� emittenti titoli quotati, contenuta nel d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, recante il "Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria" (sovente denominato t.u.f. o legge Draghi), con l�ormai insoddisfacente normativa generale riportata nel codice civile. Il che appare un processo evolutivo alquanto singolare, poich� svoltosi in maniera inversa, speculare: dapprima infatti il legislatore, dopo lunghe attese, � venuto incontro alle esigenze di regolamentazione dei mercati finanziari, appunto con il t.u.f.; quindi, attuato tale iter, si � reso conto dell�inadeguatezza della disciplina di base, ed ha tentato di apportare un corretto equilibrio ai rispettivi piani.
L�art. 2325 bis, secondo comma, realizza quindi un importante raccordo tra le norme dettate dal codice civile per le societ� quotate e quelle previste in leggi speciali, sancendo la prevalenza di queste ultime sulle prime. Il riferimento � principalmente al d.lgs. 58 del 1998, che disciplina in maniera pi� specifica, agli artt. 91 ss., le societ� emittenti titoli quotati. Non sar� necessario quindi in materia di tali enti operare un delicato giudizio di specialit� o posteriorit� della legge: le norme del t.u.f. si adatteranno alle societ� quotate, disapplicandosi le corrispondenti norme del codice civile incompatibili. Nonostante il contenuto della disposizione richiamata appaia senza dubbio semplice ed opportuno, si potrebbero comunque porre alcune perplessit� in ambiti che, come ad esempio quello dell�amministrazione e dei controlli, presentino, oltre ad un articolatissimo reticolo di rinvii e intrecci (si veda anche quanto disposto dall�art. 223 septies, secondo comma, delle disposizioni di attuazione e transitorie), una discreta opera di proliferazione normativa. Ulteriori incertezze si pongono anche in relazione ai conflitti di norme che possano intervenire in ambiti diversi da quelli delle societ� emittenti, ma comunque sempre regolati da d.lgs. 58 del 1998: ad esempio, in relazione alla disciplina degli intermediari, di regola formalmente delle societ� per azioni, nei confronti dei quali vigono apposite disposizioni, anche regolamentari, in tema di amministratori e sindaci. In questi casi la valutazione risulter� non sempre agevole, e comunque da condurre caso per caso. In relazione alle societ� con azioni diffuse in misura rilevante tra il pubblico, va osservato l�art. 111 bis, delle disposizioni di attuazione e transitorie, che per tali indici rinvia all�art. 116 del t.u.f. il quale a sua volta ne prevede la determinazione con regolamento della Consob. Essa � stata attualmente stabilita con provvedimento del 14 maggio 1999, n. 11971: sono emittenti strumenti finanziari diffusi quelli dotati di un patrimonio netto non inferiore a cinque milioni di euro e con un numero di azionisti o obbligazionisti superiore a duecento (artt. 2, lett. e) e 108). A queste societ� si applicano pertanto le norme del codice civile, unitamente alle particolari disposizioni, previste dallo stesso codice, che si riferiscono alle societ� che fanno appello al mercato del capitale di rischio; nonch� gli artt. 114 e 115 del t.u.f. in tema di comunicazioni al pubblico ed alla Consob, alla quale spettano sulle stesse particolari poteri di vigilanza.
Un dubbio concerne il citato primo inciso dell�art. 111 bis: questa norma infatti prevede che la misura rilevante sia quella risultante alla data del 1 gennaio 2004. Si aprono due possibilit� interpretative antitetiche: la prima conduce a ritenere che si applichi la misura della rilevanza come fotografata al momento indicato, risultando irrilevanti le successive modifiche del predetto regolamento Consob: si eviterebbe in tal modo di ancorare l�operativit� di una norma del codice civile alla mutevolezza di un provvedimento, in buona sostanza, amministrativo. All�opposto la seconda ipotesi potrebbe considerare il rinvio della norma di transitoria come recettizio: detta soluzione, anche se accattivante per la maggiore flessibilit� concessa, risulta per� meno aderente alla lettera della legge, e probabilmente pi� inesatta. Infine va ricordato che il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, recante la "Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonch� in materia bancaria e creditizia, attuazione dell�articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366", all�art. 1, comma primo, lett. d), attrae, anche per connessione, nella competenza delle nuove norme di procedura in materia societaria tutti i rapporti in materia di intermediazione mobiliare ex d.lgs. 58 del 1998.
2326. (Denominazione sociale) La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di societ� per azioni.
2326. (Denominazione sociale). La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l�indicazione di societ� per azioni.
La denominazione sociale.
La norma rimane identica alla previgente, prevedendosi che la denominazione, comunque formata, contenga l�indicazione di societ� per azioni. Permangono i dubbi, a volte sollevati, nei confronti dell�utilizzo di una pluralit� di termini abbreviativi della denominazione o dell�indicazione comunque richiesta dall�art. 2326.
2327. (Ammontare minimo del capitale). La societ� per azioni deve costituirsi con un capitale non inferiore a centomila euro. Il valore nominale delle azioni delle societ� di nuova costituzione � di un euro o suoi multipli.
2327. (Ammontare minimo del capitale). La societ� per azioni deve costituirsi con un capitale non inferiore a centoventimila euro. Il capitale sociale minimo.
Il nuovo art. 2327 eleva la misura del capitale sociale minimo a centoventimila euro, dagli originari centomila euro (art. 4, comma quarto, lett. a), della legge delega 366 del 2001). Il che appare corrispondente alla visione che il legislatore si prefigura delle societ� per azioni, come modello tipologico destinato alle imprese di maggiori dimensioni, oltre che alle previsioni dell�Unione in tema di societ� europea: si veda su quest�ultimo punto il Regolamento del Consiglio dell�Unione europea, dell�8 ottobre 2001, relativo allo statuto della Societ� europea (SE) (pubblicato in GUCE, del 10 novembre 2001), la cui entrata in vigore � prevista per l�8 ottobre 2004.
La riforma non pone un obbligo di adeguamento del capitale per le societ� gi� costituite alla data di entrata in vigore della nuova legge: secondo l�art. 223 ter delle disposizioni transitorie e per l�attuazione "le societ� per azioni costituite prima dell�entrata in vigore del presente decreto con un capitale sociale inferiore a centoventimila euro possono conservare la forma della societ� per azioni per il tempo stabilito per la loro durata antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto". Tale obbligo graver� pertanto sulle societ� non ancora costituite alla data del 1� gennaio 2004, ivi comprese quelle per le quali l�atto costitutivo, anche se gi� stipulato entro la medesima data, non sia stato ancora iscritto (art. 223 bis, quinto comma).
Infine non si ribadisce l�obbligatoriet� del valore nominale minimo per le azioni - che accolto con certo disfavore - era stato invece introdotto dall�art. 4 del d.lgs. 24 giugno 1998, n. 213. Ci si chiede se si debbano seguire criteri di arrotondamento e, nel caso di risposta positiva, quali: viene subito in mente l�art. 17, del medesimo d.lgs. 213 del 1997, che peraltro � stato dettato per l�ipotesi specifica di conversione in euro. In ogni caso l�art. 2346, secondo e terzo comma, consente ormai di emettere azioni prive di valore nominale.
2328. (Atto costitutivo). La societ� deve costituirsi per atto pubblico. L'atto costitutivo deve indicare:
1) il cognome ed il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonch� il numero delle azioni sottoscritte da ciascuno di essi ;
9) il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra essi hanno la rappresentanza della societ�;
11) la durata della societ�;
12) l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della societ�.
Lo statuto contenente le norme relative al funzionamento della societ�, anche se forma oggetto di atto separato, si considera parte integrante dell'atto costitutivo e deve essere a questo allegato.
2328. (Atto costitutivo). La societ� pu� essere costituita per contratto o per atto unilaterale.
L�atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico e deve indicare:
1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o di costituzione, il domicilio o la sede, la cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonch� il numero delle azioni assegnate a ciascuno di essi;
2) la denominazione e il comune ove sono poste la sede della societ� e le eventuali sedi secondarie;
3) l�attivit� che costituisce l�oggetto sociale;
4) l�ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato;
5) il numero e l�eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalit� di emissione e circolazione;
9) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra essi hanno la rappresentanza della societ�;
11) la nomina dei primi amministratori e sindaci e, quando previsto, del soggetto al quale � demandato il controllo contabile;
12) l�importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della societ�;
13) la durata della societ� ovvero, se la societ� � costituita a tempo indeterminato, il periodo di tempo, comunque non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potr� recedere.
Lo statuto contenente le norme relative al funzionamento della societ�, anche se forma oggetto di atto separato, costituisce parte integrante dell�atto costitutivo. In caso di contrasto tra le clausole dell�atto costitutivo e quelle dello statuto prevalgono le seconde.
L�ATTO COSTITUTIVO E LO STATUTO.
Funge da filo conduttore di quasi tutte le innovazioni prodotte, in particolare ove rivolte nei confronti delle societ� che non fanno appello al mercato dei capitali di rischio, un�impostazione di fondo volta ad incrementare la libert� negoziale dei privati, in ossequio al principio contenuto all�art. 41 della Costituzione. A tale proposito il secondo comma del medesimo art. 4 della legge delega stabilisce: "per i fini di cui al comma 1 si preveder�: a) un ampliamento dell'autonomia statutaria, individuando peraltro limiti e condizioni in presenza dei quali sono applicabili a societ� che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio norme inderogabili [�]".
Sebbene tale sviluppo del potere dei privati risulti per le societ� per azioni meno marcato del corrispondente processo estensivo attuato nei confronti della disciplina delle societ� a responsabilit� limitata, l�attenzione rivolta dai nuovi provvedimenti all�autonomia statutaria caratterizza la riforma intervenuta e ne costituisce comunque l�aspetto in qualche modo pi� rilevante ed interessante. Cambia dunque l�impostazione generale, addirittura culturale, forse in qualche misura anche ideologica, del sistema delle societ� di capitali. Ad una configurazione caratterizzata da una molteplicit� pi� o meno invadente di norme inderogabili e imperative, si affianca, pi� che sostituirsi, un assetto in cui si moltiplicano le norme dispositive e facoltative, pi� in generale quelle derogabili e di default. Questo ampliamento della capacit� dei privati di autoregolamentarsi non � peraltro assoluto, n� uniforme. Esso subisce un forte sviluppo nei confronti delle societ� con titoli n� quotati n� diffusi tra il pubblico in misura rilevante, mentre la disciplina delle societ� che fanno appello al mercato dei capitali di rischio subisce ulteriori irrigidimenti (art. 4, primo comma, ultimo inciso e secondo comma, lett. a) della l. 366 del 2001 e art. 2325 bis). Viene in risalto una contrapposizione tra societ� aperte, che operano sul mercato e nei confronti del pubblico e quelle, pi� intime, che invece rivestano un carattere chiuso: ne discende, come si osserver� in maniera pi� approfondita in tema di societ� a responsabilit� limitata, un ammorbidimento della netta distinzione tra societ� di capitali e societ� di persone. Cos� come il moltiplicarsi delle forme di finanziamento, il loro carattere ibrido, assottiglia il divario tra soci, nella veste di apportatori del capitale di rischio, e terzi, in quanto altri finanziatori. Non sembra comunque che tale evoluzione dell�area dell�atipicit�, al di l� di una mutamento interno ai modelli gi� prefissati dal legislatore, possa condurre addirittura ad uno sviluppo degli stessi tale da portare alla creazione di ulteriori e innominati tipi societari: anche se in verit� � questa una valutazione il cui riscontro non potr� che ottenersi solo a seguito dell�applicazione concreta delle disposizioni della riforma. La riforma comunque non introduce in tema di atto costitutivo delle novit� di vera e propria rottura con il precedente sistema: quella che viene compiuta appare pi� propriamente un�opera di rielaborazione e riscrittura di alcune regole, nonch� di integrazione e specificazione di profili che dottrina e giurisprudenza avevano rilevato come vaghi o lacunosi e che avevano condotto a posizioni contrastate e opposte. 1. Il contenuto dell�atto costitutivo.
L�art. 2328, primo comma, norma parzialmente innovata, prevede innanzitutto la possibilit� che la societ� per azioni possa essere costituita anche per atto unilaterale (sul punto si rinvia alle osservazioni compiute all�art. 2325).
L�atto costitutivo deve essere redatto sempre per atto pubblico (art. 2328, secondo comma); l�art. 2332, primo comma, n. 1, considera ancora la mancanza di tale veste come causa di nullit� della societ�. Quest�obbligo di forma si ricollega strettamente al controllo di legittimit� che il notaio � chiamato a svolgere e che ha assunto rilevanza centrale in tale fase (art. 2330); d�altronde la riforma ha confermato, anche nei riguardi delle societ� per azioni, la scomparsa del controllo omologatorio svolto dal giudice (art. 32, l. 24 novembre 2000, n. 340).
L�art. 2328, sempre al secondo comma, elenca il contenuto necessario dell�atto costitutivo della societ� per azioni; ma nel corpo del codice sussistono numerose altre disposizioni che consentono alla volont� dei soci differenti opzioni e alternative per la scrittura delle norme di funzionamento dell�ente. Al fine di concedere un�immediata percezione di come la riforma abbia accresciuto le prerogative e le attitudini proprie dell�autonomia statutaria, si � riportato nelle note che seguono, in maniera veloce e di certo non esaustiva, parte di questo ampliato contenuto facoltativo dello statuto, unitamente alle previsioni obbligatorie dell�atto costitutivo cui sono attinenti.
Nell�atto costitutivo della societ� per azioni vanno ora indicati:
1) oltre al cognome e nome, data e luogo di nascita, domicilio e cittadinanza di soci e promotori, anche, si esplicita, la denominazione, la sede ed il luogo di costituzione delle persone giuridiche socie; ed in ogni caso le azioni (pi� genericamente) assegnate, e non solo quelle sottoscritte (art. 2328, secondo comma, n. 1).
Desta alcune perplessit� l�indicazione del "luogo di costituzione", che potrebbe essere non univoco, ovvero non agevolmente rinvenibile (ad esempio, in relazione a persone giuridiche estere): probabilmente pi� utile sarebbe risultata, in caso di societ�, l�indicazione esplicita dell�ufficio del registro imprese di iscrizione, o comunque, per gli altri soggetti, del luogo o del registro tenuti alla relativa pubblicit�. Un dubbio correlato concerne la locuzione "persone giuridiche": se pertanto essa debba essere intesa in senso stretto, riguardando in buona sostanza solo le societ� di capitali e gli enti riconosciuti del libro primo; o vada considerata in antitesi al termine di persona fisica, e dunque ricomprendente anche altri soggetti di diritto, quali le societ� di persone, le associazioni non riconosciute, i comitati, e cos� via. In realt� l�esitazione investe essenzialmente la necessit� o meno dell�indicazione del loro luogo di costituzione, dal momento che gli altri dati sono comunque richiesti dall�art. 51, secondo comma, n. 3), della l. 16 febbraio 1913, n. 89. La relazione al decreto comunque la necessit� di tale indicazione ai fini del coordinamento con la l. 31 maggio 1995, n. 218, recante la"Riforma del diritto internazionale privato": per l�art. 25, primo comma, infatti, la disciplina applicabile, in via di principio e salvo il verificarsi di determinati indici, risulta quella dello Stato dove si � perfezionato il procedimento di costituzione.
Sul punto potrebbe apparire sufficiente attenersi alla lettera della legge, anche per esigenze sistematiche interne al codice civile stesso (art. 12, primo comma, come trasfuso sostanzialmente nell�art. 1, primo comma, del d.p.r. 10 febbraio 2001, n. 361), considerando tale termine nella sua percezione pi� tecnica. Anche se il fatto che enti diversi dalle persone giuridiche partecipino come soci alle societ� potrebbe riconoscere un qualche fondamento per l�applicazione anche nei loro confronti di tale adempimento, oltre che giustificare la genericit� del termine luogo di costituzione; sebbene poi a conti fatti la sua reperibilit� potrebbe essere particolarmente ardua (si pensi ad un�associazione non riconosciuta priva di un formale negozio costitutivo).
2) la denominazione e (solo) il Comune ove siano collocate la sede della societ� e le eventuali sedi secondarie (art. 2328, secondo comma, n. 2). Si scioglie quindi in senso negativo la questione sulla necessit� dell�indicazione anche dell�indirizzo nell�atto costitutivo o nello statuto, e sul se il suo spostamento nell�ambito della stessa citt� costituisca o meno modifica del contratto sociale; il discorso dovrebbe simmetricamente valere anche per le sedi secondarie. Nei riguardi dell�indirizzo (via e numero civico), l�art. 111 ter delle disposizioni di attuazione e transitorie stabilisce un obbligo pubblicitario di indicazione addossato su chi (il notaio, ex art. 2330) richiede l�iscrizione nel registro delle imprese dell�atto costitutivo, ovvero, in caso di sua modificazione, a carico degli amministratori. Ci� non toglie che tale pi� dettagliata ubicazione possa comunque essere indicata nel contratto sociale, ma ovviamente, non realizzandone pi� un elemento necessario, in caso di suo mutamento non occorrer� comunque un�apposita deliberazione dell�assemblea straordinaria. Tale conclusione dovrebbe riguardare anche le societ� gi� costituite, potendosi considerare le disposizioni in esame delle norme a regime.
Rimane in qualche modo ancora incerto il concetto giuridico di sede, anche secondaria, della societ�, ossia se essa, e a che effetti, sia composta o meno anche dall�indirizzo: l�art. 2328 non afferma infatti in maniera esplicita che essa sia costituita dal Comune ove sia ubicata, anzi induce a desumere quasi il contrario nel momento in cui si limita a richiedere l�indicazione solo del Comune ove � collocata, ma ai fini unicamente della redazione dell�atto costitutivo e dello statuto. In altri termini, la novit� portata dalla riforma sembra involgere l�inutilit� di un�assemblea straordinaria dei soci che deliberi il suo spostamento nel medesimo ambito territoriale, ma non la restrizione della sua portata giuridica in relazione ad altre disposizioni ed effetti (ad esempio, si veda l�art. 2250, primo comma, in tema di indicazioni negli atti sociali);
l�attivit� che costituisce l�oggetto sociale (art. 2328, secondo comma, n. 3). Si opera in tal modo una implicita distinzione con gli atti che costituiscono esplicazione di tale attivit�: si conferma una linea di pensiero che rilevava quindi una sottile demarcazione tra oggetto sociale, costituito da un�attivit� economica, e gli atti compiuti nello svolgimento dell�attivit�-oggetto (analogamente per le societ� a responsabilit� limitata, si veda l�art. 2463, secondo comma, n. 3). Dovrebbero in tal modo evitarsi redazioni di oggetti sociali in pratica onnicomprensivi, del tutto svincolati dall�attivit� concretamente esercitata, anche se sar� possibile prevedere anche pi� settori definiti di attivit� concretamente esercitabili; mentre, � ovvio, rimarr� assolutamente consentito introdurre quelle previsioni di ulteriori ambiti connessi e strumentali al conseguimento dell�oggetto. sia l�ammontare del capitale sottoscritto che di quello versato (art. 2328, secondo comma, n. 4). Come gi� visto, il capitale sociale minimo � elevato da centomila a centoventimila euro (art. 2327);
in tema di azioni, il loro valore nominale, solo se previsto, dal momento che � possibile emettere anche azioni prive di valore nominale (no par value shares: art. 2346, secondo e terzo comma), mentre, come visto, � stato soppresso l�obbligo di indicare il valore nominale minimo (art. 2327); le loro caratteristiche e le modalit� di emissione e circolazione; non va invece pi� indicato se esse siano nominative o al portatore (art. 2328, secondo comma, n. 5); Per effetto della riforma si prevede ora, nel corpo del codice civile, che i titoli azionari possano peraltro essere emessi nominativi o al portatore, a scelta del socio, salvo che lo statuto o leggi speciali dispongano diversamente (art. 2354, primo comma). La volont� dei privati pu� comunque escluderne la stessa emissione, ovvero prevedere l�utilizzo di diverse tecniche di legittimazione e circolazione (art. 2346, primo comma). Sono fatte salve le diverse disposizioni di leggi speciali (ad esempio, sarebbe difficile pensare ad una Sicav che non emetta i relativi titoli: art. 43 e ss. del d.lgs. 58 del 1998); si veda anche l�art. 5 del r.d. 29 marzo 1942, n. 239, sulla nominativit� obbligatoria dei titoli azionari, che al momento appare ancora vigente.
Lo statuto pu� inoltre consentire un�assegnazione di tali titoli diversa da quella proporzionale (art. 2346, quarto comma): si potrebbero peraltro porre delle perplessit� in ordine alla necessit� o meno di riportare nell�atto i profili funzionali giustificanti lo squilibrio nell�attribuzione. L�indicazione nell�atto costitutivo delle caratteristiche delle azioni, dei diritti in esse incorporati, evoca una situazione in cui siano emesse pi� categorie di azioni. L�attuato incremento delle previsioni normative e delle facolt� concesse all�autonomia statutaria in questo ambito ha peraltro condotto ad una proliferazione degli strumenti di finanziamento e di partecipazione all�impresa sociale.
L�autonomia negoziale pu� ora prevedere l�emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o di diritti amministrativi, a fronte dell�apporto da soci o terzi di opere o servizi, ma anche di altri beni conferibili (art. 2346, sesto comma); ovvero ai dipendenti (art. 2349, secondo comma); con esclusione del diritto di voto, o limitato ad argomenti specificamente indicati, ovvero riservato per la nomina di un componente indipendente del consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza o di un sindaco (art. 2351, quinto comma). In tema di strumenti finanziari occorrer� effettuare un coordinamento con la nozione prevista dall�art. 1, comma secondo, del t.u.f., che prevede come loro caratteristica, tra l�altro, la negoziabilit�.
Inoltre si potranno emettere: categorie di azioni fornite di diritti diversi, anche per quanto concerne l�incidenza delle perdite (azioni postergate e simili: art. 2348, secondo comma), e lo statuto pu� allora determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie (art. 2348, terzo comma); speciali categorie di azioni a favore dei prestatori di lavoro a titolo di assegnazione utili (art. 2349, primo comma); azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell�attivit� sociale in un determinato settore (tracking shares: art. 2350, secondo comma); azioni senza diritto di voto o a voto limitato a particolari argomenti, o subordinato al verificarsi di particolari condizioni non potestative (art. 2351, secondo comma); ovvero, solo per le societ� non quotate e senza azioni diffuse, con voto limitato ad una misura massima o scaglionato (azioni contingentate: art. 2351, terzo comma); azioni di godimento (art. 2353); azioni riscattabili (art. 2437 sexies). Infine residua la facolt� - anche se la legge, in linea di principio, contempla come strumento costitutivo una delibera - di formare patrimoni destinati ad uno specifico affare, emettendo strumenti finanziari di partecipazione all�affare stesso (art. 2447 ter, primo comma, lett. e).
Lo statuto pu� assoggettare le azioni delle societ� non quotate al regime di dematerializzazione (art. 2354, quinto e sesto comma: si veda anche l�art. 28, del d.lgs. 24 giugno 1998, n. 213). I soci possono anche porre limiti alla circolazione delle azioni, nel rispetto di quanto previsto all�art. 2355 bis. Pu� anche ricordarsi la facolt� demandata all�autonomia privata in tema di obbligazioni, ove si voglia disporre che la competenza all�emissione non spetti agli amministratori, ma ad esempio, all�assemblea dei soci (art. 2410, primo comma); ovvero per la delega agli amministratori in relazione ai titoli convertibili (art. 2420 ter); nonch� la delega agli amministratori per gli aumenti di capitale (art. 2443). Nelle societ� quotate lo statuto pu� escludere, unitamente a determinate condizioni, il diritto di opzione nei limiti del dieci per cento del capitale sociale (art. 2441, quarto comma).
Infine, in tema di assemblea degli azionisti, lo statuto pu� disporre formalit� semplificate di convocazione (un quotidiano o mezzi che garantiscano la prova dell�avvenuto ricevimento: art. 2366, terzo comma); e quorum assembleari pi� elevati salvo che per cariche sociali e bilancio (art. 2368 e 2369); oltre l�intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione o l�espressione del voto mediante corrispondenza (art. 2370, quarto comma);
il valore dei beni e crediti conferiti in natura, che, ora si specifica, deve essere quello "attribuito" (art. 2328, secondo comma, n. 6).
Ci si chiede a cosa riferire l�attribuzione, ossia se al valore concordato dalle parti (un tenue riferimento letterale � contenuto al primo comma dell�art. 2343), ovvero a quello assegnato con perizia di stima;
Le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti (art. 2328, secondo comma, n. 7).
Va ricordato l�art. 2350, secondo comma, che, come gi� visto, consente all�autonomia privata di emettere azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell�attivit� sociale in un determinato settore;
in maniera pi� generica, i benefici (e non solo la partecipazione agli utili) eventualmente accordati ai promotori e soci fondatori (art. 2328, secondo comma, n. 8).
Sul punto si vedano anche gli artt. 2340 e 2341, che, in tema di costituzione per pubblica sottoscrizione, mantengono nei riguardi dei promotori la limitazione dei vantaggi alla sola partecipazione agli utili;
il sistema di amministrazione adottato, nonch� il numero degli amministratori e dei loro poteri, indicando i rappresentanti (art. 2328, secondo comma, n. 9). Tale indicazione, dal confronto con il disposto dell�art. 2380, appare obbligatoria solo ove non si scelga il sistema di amministrazione ordinario, ma si opti per il sistema dualistico (artt. 2409 octies e ss.), ovvero per quello monistico (artt. 2409 sexiesdecies e ss.); ove tale elezione manchi, si applicher� il sistema tradizionale. Occorre ricordare che, secondo l�art. 2384, primo comma, il potere di rappresentanza, in capo agli amministratori ai quali � attribuito dall�atto costitutivo o dallo statuto, � generale.
Lo statuto pu� disporre che la riunione del consiglio di amministrazione possa avvenire attraverso mezzi di telecomunicazione (art. 2388, primo comma), e che quella del collegio sindacale possa svolgersi anche con mezzi telematici (art. 2404, primo comma); e che inoltre si svolga con maggioranze diverse (art. 2388, secondo comma). Sempre per volont� dei soci, l�art. 2365, secondo comma, consente che siano delegate agli amministratori determinate decisioni altrimenti di competenza dell�assemblea. Lo statuto pu� determinare il compenso degli amministratori in misura unitaria (art. 2389, terzo comma).
La deliberazione che destini un patrimonio ad uno specifico affare � per legge adottata dal consiglio di amministrazione o di gestione, salvo che lo statuto disponga diversamente (art. 2447 ter, secondo comma). La volont� dei soci pu� inoltre delegare agli amministratori la facolt� di aumentare il capitale (art. 2443), e di emettere obbligazioni (art. 2420 ter). L�art. 2365 consente allo statuto la delega delle deliberazioni concernenti la fusione per incorporazione di societ� possedute interamente o al 90 % (artt. 2505 e 2505 bis), l�istituzione o la soppressione di sedi secondarie, l�indicazione di quali tra gli amministratori hanno la rappresentanza della societ�, la riduzione del capitale in caso di recesso del socio, gli adeguamenti dello statuto a disposizioni normative, il trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale. Sempre lo statuto pu� infine loro attribuire il potere di ridurre le perdite nell�ipotesi prevista dall�art. 2446, terzo comma. il numero dei sindaci (art. 2328, secondo comma, n. 10). la nomina dei primi amministratori e sindaci, e se previsto e ove costituisca persona diversa dai sindaci (art. 2409 bis), del soggetto al quale � demandato il controllo contabile (art. 2328, secondo comma, n. 11). Detta indicazione prima non era espressamente richiesta in tale sede, anche se gi� prevista in altre norme del codice, con le quali realizza quindi un miglior coordinamento: si vedano, per gli amministratori, l�art. 2383, primo comma; per i sindaci, l�art. 2400, primo comma e per il revisore contabile, l�art. 2409 quater, primo comma.
Va ricordato l�art. 2368, primo comma, dettato nell�ambito delle norme in tema di assemblea, che consente allo statuto di stabilire norme particolari per la nomina alle cariche sociali;
l�importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della societ� (art. 2328, secondo comma, n. 12);
13) la durata della societ� (art. 2328, secondo comma, n. 13). Si consente ora la possibilit� di costituire la societ� anche a tempo indeterminato, e dunque senza una durata prestabilita (vedi anche l�art. 4, comma secondo, lett. d), della l. 366 del 2001): in tale eventualit� andr� indicato il periodo di tempo, non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potr� recedere; se lo statuto non prevede un termine, questo, ai sensi dell�art. 2437, secondo comma, sar� pari a sei mesi. Residua la questione del termine di durata differito in maniera spropositata, nei confronti del quale si potrebbe assistere ad una riqualificazione dell�ente come a tempo indeterminato, con conseguente possibilit� di recesso. In relazione al contenuto facoltativo dello statuto, vale anche la pena di ricordare che per le societ� che non fanno ricorso al capitale di rischio (societ� con azioni n� quotate, n� diffuse tra il pubblico in misura rilevante), si possono prevedere ipotesi di recesso convenzionale ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge (art. 2437, terzo comma);
Il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 contiene un�apposita disciplina in tema di clausole compromissorie, clausole di conciliazione e accordi di non impugnazione in appello.
Con riguardo alle prime, gli atti costitutivi (e gli statuti), sempre delle societ� che non facciano appello al mercato dei capitali, possono contenere clausole compromissorie attraverso le quali devolvere ad arbitri alcune o tutte le controversie: - che insorgano tra i soci ovvero tra questi e la societ�, purch� abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al contratto sociale (art. 34, comma primo, del d.lgs. 5 del 2003);
- promosse da amministratori, liquidatori e sindaci ovvero nei loro confronti (art. 34, comma terzo, del d.lgs. 5 del 2003).
Per l�adeguamento si veda l�art. 41, secondo comma, del d.lgs. 5 del 2003.
Sulle clausole di conciliazione, si veda l�art. 40, sesto comma, del medesimo d.lgs. 5 del 2003. Non � invece previsto per le societ� per azioni il particolare procedimento di arbitraggio per le decisioni gestorie consentito alle societ� a responsabilit� limitata e di persone dall�art. 37 dello stesso decreto.
Quindi secondo l�art. 20, quarto comma, le parti possono convenire per iscritto di impugnare la decisione del Tribunale, emessa secondo le nuove norme di procedura in materia societaria, solo in Cassazione, ai sensi dell�art. 360 c.p.c.: non vi sono dubbi sul fatto che a ci� possa valere quanto disposto nell�atto costitutivo o nello statuto in fase di formazione della societ�; alcuni dubbi possono invero sollevarsi, oltre che nei confronti di nuovi soci, nei confronti di una successiva delibera modificativa dello statuto, che introduca o sopprima tale inammissibilit� del giudizio di appello, in particolare se non unanime.
2. Lo statuto. Alcune innovazioni hanno interessato anche lo statuto delle societ� per azioni, che assume ora una posizione marcatamente pi� centrale e rilevante. L�art. 2328, terzo comma, prevede ora che questo, ove contenga le norme relative al funzionamento della societ�:
possa essere un atto separato o meno dall�atto costitutivo;
non vada pi� obbligatoriamente allegato all�atto costitutivo;
comunque sia (atto separato o meno, allegato o non) esso "costituisce" ora parte integrante dell�atto costitutivo; mentre prima veniva solo "considerato" tale. le clausole (sul funzionamento della societ�) dello statuto prevalgono su quelle dell�atto costitutivo; naturalmente per le ipotesi nelle quali possa insorgere un contrasto.
Ad una prima lettura, non sembra che le modifiche intervenute nella formulazione della norma, per l�apparente esiguit� delle differenze lessicali tra il nuovo ed il previgente testo, abbiano comportato un reale mutamento della situazione antecedente. Comunque, nell�intraprendere un percorso ermeneutico non si pu� e non si deve prescindere dall�ottica di maggior semplificazione e velocizzazione di cui � imperniato tale delicato ambito (si veda sul punto l�art. 4, comma terzo, lett. a), della legge "Mirone" 366 del 2001); il che dovrebbe condurre, nel dubbio tra interpretazioni restrittive basate solo su dati letterali, e valutazioni espansive tese a realizzare e valorizzare le effettive potenzialit� della riforma, a rifuggire dalle prime abbracciando queste ultime, ovviamente ove non lesive degli interessi dei soci e dei terzi. A tale proposito occorre premettere delle considerazioni di valenza pi� generale o, potremmo dire, di carattere sistematico, che inoltre presentano anche un�incidenza sulla nota questione, mai del tutto sopita, su quali elementi riportare nell�uno o l�altro documento. Mentre l�atto costitutivo infatti caratterizza la fase formativa della societ�, la sua venuta alla luce, e sar� di regola deputato a contenere indicazioni di carattere transeunte (ad esempio, i soci fondatori, le prime nomine, le spese), lo statuto invece, unitamente alle regole legali, ne connota il momento immediatamente conseguente, i suoi primi passi, la sua vita, i suoi rapporti, e quindi vi saranno riportati dati tendenzialmente non fugaci (ad esempio, il sistema di amministrazione e di controlli adottati, i quorum deliberativi): in altri termini quelle che, in modo evanescente, vengono denominate le norme sul funzionamento dell�ente (art. 2328, terzo comma). Esaurita pertanto la fase primigenia con la stipulazione del contratto sociale e la sua iscrizione nel registro delle imprese, ci� che acquista fondamentale rilievo � essenzialmente il fattore organizzativo, ossia la societ� con il suo articolato e dinamico complesso di regole e norme che essa stessa, in esplicazione del potere di libert� negoziale dei soci, si � conferita: non a caso assume la norma contenuta all�art. 2332 assume in tale ambito un�incisiva rilevanza. Il risalto conferito a tale profilo e carattere trova preciso e ripetuto riscontro nelle intenzioni del legislatore della riforma che, come gi� visto, anche nelle previsioni della legge Mirone, per le societ� per azioni conferisce valore di principio generale all�obiettivo di ampliare l�autonomia statutaria ed i suoi ambiti (art. 2, primo comma, lett. d) ed art. 4, secondo comma, lett. a) della l. 366 del 2001). Il ruolo di assoluta centralit� dello statuto � inoltre sottolineato, oltre che dalle ripetute sostituzioni lessicali, che nel corpo della disciplina delle societ� lo hanno fatto subentrare alle previsioni prima relative all�atto costitutivo, anche dalla fondamentale novit� del dettato del gi� visto terzo comma dell�art. 2328, che sancisce la prevalenza delle clausole dello statuto su quelle dell�atto costitutivo in contrasto.
In un parallelo con la societ� a responsabilit� limitata, va rilevato come sul punto i due modelli acuiscano una loro differenziazione tipologica. Infatti nei riguardi del primo tipo di ente, l�art. 2463 omette ogni riferimento esplicito allo statuto, limitandosi a richiedere l�indicazione nell�atto costitutivo delle "norme relative al funzionamento della societ�" (art. 2463, secondo comma, n. 7). Nelle societ� a responsabilit� limitata pertanto, a livello sistematico, il regolamento negoziale si incentra sul contratto sociale, ancorch� poi di fatto le clausole organizzative vengano denominate "statuto", in tal modo affievolendosi il divario con i modelli delle societ� di persone.
Se formato con atto separato, lo statuto, nel momento in cui si alleghi all�atto costitutivo, verr� a comporne un inserto in qualche modo qualificato, rimanendo per certi versi attratto dalla forma pubblica dell�atto costitutivo, ovvero, il che sembra essere sostanzialmente lo stesso, ad esso prolungandosi tale particolare forza: e, di conseguenza, valutazioni e controlli quale quello di legalit�. In questo senso esso "costituisce" parte dell�atto costitutivo. Da quanto rilevato deriva anche che l�effettuazione nei confronti dello statuto di adempimenti quali la sua lettura, risulter� sicuramente non inopportuna, oltre che in linea con un interpretazione giurisprudenziale ripetuta.
Rimanendo nel complesso invariate le residue e tradizionali modalit� di redazione di questo fondamentale documento, cos� come le problematiche connesse, si pu� dunque sostenere come da questo punto di vista tra la vecchia e la nuova disciplina le differenze siano sostanzialmente minime, quasi irrilevanti. Una piccola novit� che piuttosto sembra invece potersi leggere tra le righe delle nuove regole � costituita dal fatto che non sia pi� previsto che esso debba essere allegato all�atto costitutivo: soluzione cui si perviene leggendo a contrario il vecchio testo dell�art. 2328, terzo comma, ora non pi� ripetuto, che imponeva tale inserzione. Lungi dal poter accedere ad un�interpretazione restrittiva, che escluda la possibilit� redigere lo statuto per atto separato e di allegarlo, nella nuova norma potrebbe porsi l�accento sulla scomparsa del termine "deve", e pertanto sulla dissolvenza del carattere obbligatorio dell�inserzione. Si adombra in tal modo l�ipotesi che possa sussistere uno statuto redatto come atto separato, ma non solo, in quanto ove non allegato all�atto costitutivo, da esso, nel rispetto di requisiti formali di eguale portata e valore, anche distinto e autonomamente circolante. La questione, di sapore pi� squisitamente teorico che reale, vista la sua scarsa praticit�, verr� eventualmente approfondita in altra sede.
3. L�entrata in vigore della riforma e gli adeguamenti statutari.
3.1. Le societ� gi� costituite o che stanno per costituirsi: gli statuti anteriori al 1� gennaio 2004. L�art. 10, del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, dispone per la sua entrata in vigore la data del 1� gennaio 2004. Per le societ� gi� costituite e iscritte a tale data � previsto un obbligo di adeguare gli atti costitutivi e gli statuti alle nuove disposizioni inderogabili entro il 30 settembre 2004; fino a tale momento le previgenti disposizioni convenzionali conserveranno la loro efficacia anche se non conformi alle nuove disposizioni inderogabili (art. 223 bis, primo e quarto comma, delle disposizioni di attuazione e transitorie). Il quinto comma dell�art. 223 bis, rinviando all�art. 2331, quarto comma, stabilisce che dalla data di entrata in vigore del presente decreto non possono essere iscritte nel registro delle imprese le societ�, anche se costituite anteriormente a detta data, che siano regolate da atto costitutivo e statuto non conformi al decreto medesimo. Le societ� il cui atto costitutivo sia gi� stato stipulato, ma non ancora iscritto alla medesima data, dovranno dunque operare i necessari adeguamenti prima di tale adempimento. Ma il controllo del notaio sugli atti costitutivi ricevuti, ad esempio, a met� dicembre 2003, potrebbe quindi effettuarsi sulla base delle vecchie norme, ove poi procedesse al deposito prima del 1� gennaio; ovvero sulla base delle nuove ove lo effettuasse oltre tale data. Vista cos� la situazione appare vagamente incerta, se non proprio arbitraria. In realt� il problema investe la possibilit� per le parti di indicare un termine, entro cui da cui iscrivere che nel rispetto di quello prefissato dalla legge: ossia 30 giorni, in quanto si applicherebbe ancora il vecchio testo dell�art. 2330, o dell�art. 2411, come richiamato dall�art. 2436. Il discorso richieder� sicuramente alcuni approfondimenti.
La disposizione in esame, nel riferirsi solo agli atti costitutivi, non prende invece in considerazione i verbali di deliberazioni assembleari: sulla base del dato letterale, le modificazioni statutarie adottate nei giorni precedenti alla data di entrata in vigore della legge, ancorch� ad esse non adeguate, dovrebbero comunque potersi iscrivere anche dopo tale momento.
A quanto finora esaminato si ricollega l�importante e complessa disposizione transitoria contenuta al successivo sesto comma del medesimo articolo: essa concede alle societ� che si costituiscono o comunque gi� costituite prima del 1� gennaio 2004 di adottare, in sede di costituzione o di modificazione dello statuto, clausole conformi ai decreti gi� emanati, anche se non ancora vigenti. Si consente quindi di avviare in qualche modo gli effetti della riforma, con il rendere possibile all�autonomia privata di adeguarsi "ora per allora" alle innovazioni ed alle agevolazioni condotte dal nuovo sistema. Tale anticipazione di atti non riveste peraltro un valore assoluto, in quanto non comporta una speculare precorrenza dei suoi effetti. Per coerenza con l�entrata in vigore dilazionata, il sesto comma, al successivo inciso, dispone che gli statuti relativi non possano essere depositati e iscritti presso il registro delle imprese che dal 1� gennaio del 2004, data appunto di entrata in vigore della legge: solo da tale momento, le clausole statutarie riceveranno piena efficacia.
E� questa una soluzione originale, che non trova agevole riscontro nel precedente e ancora in vigore sistema. Si � quindi creata una certa trepidazione in ordine ai suoi meccanismi applicativi, in particolare nei confronti del differimento dei procedimenti pubblicitari: l�idea di adottare vincoli non opponibili a terzi, o dei quali questi ultimi non possano venire a conoscenza se non decorso un pi� o meno lungo periodo di tempo, ispira infatti una lieve sensazione di disagio. Le esitazioni investono l�eventuale incertezza che potrebbe sorgere in relazione all�esatta conoscenza, da parte di tutti i soggetti interessati, delle regole effettivamente applicali: ad esempio, in sede di circolazione della partecipazione e di ingresso di nuovi soci; ovvero di modificazioni effettuate a pi� riprese, magari davanti a notai diversi. Peraltro il contenuto normativo di questa disposizione pu� apparire apprezzabile se si tiene conto che risponde ad esigenze assolutamente rispettabili. Da un lato infatti essa tende, come detto, ad anticipare la predisposizione, e di conseguenza lo studio dei contenuti della novella; nonch� a permettere ai soci un risparmio di costi, in materia di atti costitutivi e modifiche. Dall�altro lato, nel consentire tali possibilit�, tenta di evitare peraltro pi� scomode fratture di sistema, alle quali soluzioni solo all�apparenza pi� agevoli o allettanti avrebbero condotto. Ci si riferisce alla possibilit� di un deposito anticipato sub termine (anzi, in realt�, anche soggetto alla condizione della mancanza di ulteriori modifiche legislative). Questa alternativa si sarebbe posta in evidente disaccordo con un tipo di meccanismo pubblicitario, quello incentrato nel registro delle imprese, da sempre riluttante - a differenza di quello previsto per gli atti immobiliari - ad esporre altro che non fossero effetti attuali e tendenzialmente definitivi degli atti e dei documenti per legge da iscriversi presso di esso.
A livello redazionale si verr� quindi approntare un contratto di societ� o un verbale di modifica statutaria, e contestualmente un accordo o una delibera modificativi dei primi: quanto inteso risulter� per i soci gi� giuridicamente vincolante, ma con effetti decorrenti dalla loro dilazionata iscrizione. Dal punto di vista tecnico-operativo i notai potranno quindi redigere uno statuto dal duplice profilo, di cui un volto raffiguri il sistema odierno, mentre l�altro sia destinato, dal 2004, a sostituirsi a quello che precede. A livello redazionale potrebbe quindi elaborarsi un documento in cui la prima parte, depositata unitamente all�atto costitutivo o al verbale assembleare, valga dal momento dell�iscrizione, e dunque anteriormente al 2004; e la seconda, iscritta dopo tale data, divenga vigente solo allora, sostituendosi in tutto o in parte, o semplicemente integrando, quella precedente. Medesima, e forse pi� chiara soluzione pu� essere offerta nel prevedere o nell�allegare al contratto o al verbale sia un primo statuto, da depositarsi subito, e quindi un secondo contenente le norme organizzative della societ� quali decorrenti dal 2004, da depositarsi dopo tale momento e sempre da allora vigente quale regolamento pi� aggiornato. I due depositi potrebbero comunque essere effettuati, in base alle scadenze temporali prima indicate, per estratto, ma anche previa presentazione dell�intero atto: in questo ultimo sar� l�ufficio del registro delle imprese che di volta in volta registrer� solo i documenti iscrivibili. Ci si chiede se depositato la prima volta l�intero atto, comprensivo di tutti i suoi eventuali allegati, sia necessario effettuare un ulteriore deposito anche del nuovo statuto, ovvero risulti sufficiente poi che, in relazione alla parte prima non efficace, ma gi� presentata al registro imprese, nel 2004 sia rivolta una richiesta di iscrizione di detto documento. Ulteriori approfondimenti e il dialogo con le camere di commercio condurranno i notai a riscontrare la soluzione o le soluzioni pi� idonee.
Sar� comunque opportuno che nel contratto o nella delibera si specifichi, anche per la migliore comprensione di soci e terzi, quale sia la parte o l�allegato che produrr� immediati effetti, e quale quella che acquister� efficacia solo con l�iscrizione successiva al 1� gennaio 2004.
Altro dubbio che pu� sorgere riguarda il momento cui riferire il controllo svolto dal notaio ai fini dell�iscrizione: alla manifestazione di volont� dei soci, ovvero successivamente al 1 gennaio 2004. Si propende per tale ultima ipotesi, in quanto solo da quella data scatta la possibilit� e l�obbligo di procedere all�iscrizione, cui tale valutazione � teleologicamente preordinata. In ogni caso di tali problematiche si � conferito solo un accenno, rinviandosi il loro approfondimento ad ulteriori ricerche.
3.2. ancora sul sesto comma dell�art. 223 bis: l�iscrizione contestuale al deposito.
Un�attenzione specifica merita di sicuro la previsione, fortemente innovativa e complessa, dell�ultimo frammento dell�art. 223 bis, sesto comma. Essa dispone che le clausole modificate entro il 1� gennaio 2004, avranno efficacia dal momento, posteriore da allora, in cui "saranno iscritte nel registro delle imprese con contestuale deposito dello statuto nella sua nuova versione". In maniera pi� o meno esplicita, si stabilisce dunque che il deposito dello statuto sia "contestuale" a quello dell�iscrizione delle modifiche: pertanto si uniscono i momenti dei due adempimenti, ai quali l�art. 2436 invece consentiva anche un divario temporale. Si pone inoltre il dubbio che ora il notaio debba preoccuparsi anche del deposito dello statuto aggiornato, che invece una ripetuta interpretazione del vecchio art. 2436 considerava come onere a carico degli amministratori.
La lettura di questa non semplice disposizione pu� condurre ad un�ulteriore riflessione, in relazione ai disagi prodotti dal termine "contestuale". Da un lato ne potrebbe venire colto un contenuto normativo minimo, consistente nell�accennato senso della contiguit� dei distinti obblighi. Peraltro la lettera della legge parla di iscrizione nel registro delle imprese contemporanea al deposito dello statuto, adombrando il dubbio che la realizzazione della pubblicit� del contratto o della modifica statutaria, e non solo il suo deposito, il suo iter di avvio, avvenga immediatamente, al momento della presentazione dei documenti. E� infatti riscontrabile, almeno a livello letterale, una certa differenza con quanto stabilito dai nuovi primo e secondo comma dell�art. 2436, che dispongono che il notaio "richiede l�iscrizione nel registro delle imprese contestualmente al deposito" e quindi "l�ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarit� formale della documentazione, iscrive" (si confronti anche quanto richiesto dal previgente art. 2411, come richiamato dal vecchio art. 2436).
La questione si pone nell�ambito del divario che sovente intercorre tra i suddetti momenti del deposito per l�iscrizione e dell�iscrizione nel registro vera e propria, e sull�incertezza del compimento di quest�ultima. Oltre al disposto dell�art. 2436, va ricordato come il regolamento di attuazione del registro delle imprese, il d.p.r. 7 dicembre 1995, n. 581, all�art. 11, comma ottavo, disponga che l�iscrizione nel suddetto registro, consistente nell�inserimento della memoria dell�elaboratore elettronico e nella messa a disposizione del pubblico, sia eseguita senza indugio e comunque entro il termine di 10 giorni dalla data di protocollazione della domanda (5 per la domanda presentata su supporti informatici); i controlli che l�ufficio svolge sono regolati dal comma sesto del medesimo articolo. Detto termine peraltro � stato spesso considerato come non perentorio, generando incertezze sull�effettivo momento di effettuazione della pubblicit�.
Il riconoscimento ad opera della nuova normativa di un effetto costitutivo dei prescritti adempimenti pubblicitari (operanti in maniera analoga ad una condizione sospensiva: artt. 2436, sesto comma e 2448) avrebbe richiesto che almeno si fosse esplicitato che, decorso il termine suddetto, la delibera potesse considerarsi, compiuto o meno il controllo formale, comunque iscritta, efficace ed opponibile (con un meccanismo del tipo silenzio-assenso, salvo eventualmente prevedere un qualche dispositivo di decadenza ove comunque successivamente fosse intervenuto un controllo con esito negativo). Se questa � la situazione in tema di attuazione della pubblicit� commerciale, il dubbio investe allora il come la norma contenuta al sesto comma dell�art. 223 bis incida e influenzer� il sistema di deposito e di iscrizione degli atti, al di l� del suo effetto strettamente transitorio. Una strada per raggiungere tale risultato potrebbe essere costituita dall�emanazione da parte delle camere di commercio, in base alla disposizione richiamata, di un nuovo regolamento di attuazione del sistema pubblicitario, dirimente dei dubbi sollevati. Le implicazioni di quanto previsto da questa disposizione, appaiono di tale evidenza e rilevanza in relazione al regime di pubblicit�, da non potersi affrontare adeguatamente in questa sede, se non nella veste di accenno, necessitando senza dubbio di ulteriori e pi� compiuti approfondimenti. 3.3. Le societ� gi� costituite: gli adeguamenti statutari successivi al 1� gennaio 2004.
Il secondo ed il terzo comma dell�art. 223 bis prevedono che l�assemblea straordinaria a maggioranza semplice, qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci partecipanti, possa assumere le deliberazioni necessarie all�adeguamento, anche non inderogabili, ovvero delegarle agli amministratori: si applicher� in ogni caso l�art. 2436. Si avverte peraltro la sensazione che nell�esplicazione concreta di tale delega, il suo esatto contenuto, in particolare la sua pi� intensa genericit� o una maggiore ed opportuna specificazione, rendano particolarmente delicata l�effettiva utilizzazione di tale meccanismo, vista anche l�assoluta incertezza che sovente si incontra nel valutare se una disposizione risulti o meno inderogabile, in mancanza nel nostro ordinamento, a differenza ad esempio di quello germanico, di una presunzione di imperativit� (par. 23, quinto comma, dell�AktG). In altri termini, ci si interroga su fino a che grado possa spingersi la genericit� di una delega siffatta agli amministratori, vista l�ampiezza di tale enunciazione, che potrebbe condurre non solo ad adeguamenti necessari, in relazione alle norme inderogabili, ma anche a vere e proprie facolt� decisionali discretive, in riferimento alle norme derogabili (� singolare peraltro che la corrispondente disposizione transitoria in tema di societ� cooperative, l�art. 223 duodecies, secondo comma, limiti la facolt� della maggioranza semplice, oltre che alla terza convocazione, solo alle norme inderogabili). Di sicuro un limite sostanziale va rinvenuto nel fatto che la delega non possa concernere che disposizioni nuove, introdotte dal decreto di riforma (ex art. 223 bis, secondo comma e terzo comma). Altro paletto pu� essere poi costituito dal giorno del 30 settembre 2004, data decorsa la quale potrebbe essere difficile ulteriormente parlarsi di adeguamento (art. 223 bis, primo comma). Tali ambiti temporali valgono ovviamente anche per le maggioranze agevolate dell�assemblea: qualche incertezza pu� sorgere sul se le maggioranze semplificate si possano utilizzare gi� sin dalla data di pubblicazione del decreto 6 del 2003, per gli adattamenti previsti al sesto comma dell�art. 223 bis. La questione necessita un approfondimento, anche se si propenderebbe per una soluzione pi� prudente, che escluda tale collegamento: non sembra infatti rinvenibile nel secondo comma, a differenza che nel sesto, una deroga all�art. 10 del decreto 6 del 2003; oltretutto la prima norma si riferisce, in senso ampio, ad adeguamenti a norme di legge, mentre la seconda circoscrive, a livello letterale, la propria operativit� a clausole statutarie da adottare.
Ci si chiede peraltro, al di l� di questo primo distinguo compiuto, sulla base di quali criteri e limiti gli amministratori possano poi concretamente azionare la suddetta delega, ove fosse generica - ad esempio, nel decidere il sistema di amministrazione - senza con ci� provocare un indebito spostamento di competenze all�organo gestorio. In realt� poi questo dubbio investe in linea pi� generale anche la formulazione del secondo comma dell�art. 2365; non va dimenticato inoltre che proprio il nuovo art. 2364 rende pi� rigorosa la demarcazione tra i diversi poteri. Altra perplessit� investe il numero e l�ambito degli adeguamenti possibili, ancorch� compiuti entro il 30 settembre 2004: il parametro fornito dalla legge � le deliberazioni necessarie all�adeguamento dell�atto costitutivo � accostato alla facolt� relativa alle norme derogabili, appare evanescente. Il presupposto che gli adeguamenti concernino un adattamento ad una nuova normativa, dovrebbe suggerire che, se una o pi� disposizioni dello statuto siano state gi� adeguate, ed altre invece no, entro la data predetta anche queste ultime, se ed in quanto concernenti differenti ambiti di operativit�, potrebbero essere aggiornate. Ma a tale ragionamento consegue logicamente che non possa considerarsi tecnicamente un adeguamento la successiva modifica di una clausola statutaria gi� corretta. E� ovvio comunque che gli adeguamenti statutari, siano disposti dall�assemblea con maggioranza semplificata, ovvero, previa delega, dagli amministratori, richiederanno comunque la verbalizzazione ad opera del notaio e la conseguente e successiva pubblicit� presso il registro delle imprese: essi infatti consistono comunque in vere e proprie modifiche dello statuto (artt. 223 bis, secondo comma, 2365, secondo comma, ultimo inciso, 2375, secondo comma e 2436).
Tra le disposizioni da modificarsi inderogabilmente rientrano quelle relative alla distinzione tra controlli sulla gestione e controllo contabile. Quest�ultimo va affidato, in linea di principio, ad un revisore, soggetto autonomo dal collegio sindacale (e dal consiglio di sorveglianza o dal comitato per il controllo, rispettivamente nei sistemi dualistico e monistico). Ma per le societ� non quotate e non soggette al bilancio consolidato l�art. 2409 bis, terzo comma, prevede la possibilit� che lo statuto mantenga ai sindaci anche la funzione di controllo dei conti, purch� il collegio sindacale sia composto tutto da persone iscritte nel relativo registro; requisito quest�ultimo, peraltro, gi� obbligatorio nel vigore della previgente normativa.
Sul punto occorre distinguere le diverse situazioni che si possono incontrare. Partendo dalla pi� semplice, nessun dubbio deve porsi ove gi� lo statuto preveda, ricalcando la corrispondente dizione dei vecchi artt. 2403, primo comma, e 2397, secondo comma, che il collegio sindacale svolga il controllo contabile e sia composto integralmente da revisori. La questione appare invero pi� delicata in assenza di tale espressa previsione, ove sia contenuto nello statuto un mero richiamo agli articoli ovvero ai requisiti di legge, senza riportarne comunque i relativi contenuti; in presenza ovviamente, di una situazione sostanziale conforme (i sindaci sono tutti revisori iscritti). Se peraltro in queste situazioni difetta il dato testuale, va ricordato che la regolamentazione sul funzionamento della societ� deriva non solo da quanto convenuto con lo statuto, ma anche, e anzi innanzitutto, dalla disciplina legale vigente al momento. In altri termini, � dal coordinamento dello statuto legale con quello convenzionale che si evincono le norme di operativit� dell�ente. Da tale collegamento consegue che la situazione giuridica finora vigente prevedeva (e inderogabilmente) la presenza di un collegio sindacale, formato solo da revisori iscritti, cui spettava il controllo contabile: il che appare conforme, in buona sostanza, alla previsione dell�art. 2409 bis, terzo comma. Seguendo tale impostazione, unitamente ad ulteriori sforzi argomentativi, il discorso si potrebbe allora spingere al punto, ancora pi� azzardato, di potersi riferire anche agli statuti che nulla disponessero, per il rinvio implicito che gli stessi effettuavano alla disciplina legale. Peraltro esigenze, oltre che di prudenza, di chiarezza e di agevole intelligibilit� delle norme ad un dato momento applicabili nei confronti di una societ�, ossia, con un termine a volte abusato, di trasparenza, legate anche ad esigenze di tutela dei terzi, siano essi nuovi soci o creditori o altro, consigliano fortemente un�apposita specificazione che consenta una visione limpida della situazione organizzativa della societ�.
A conti fatti, saranno assolutamente tenute ad adeguare lo statuto, con la previsione e la nomina di un apposito e distinto soggetto contabile, soltanto le societ� con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante, che dovranno pertanto conferire l�incarico ad una societ� di revisione; ovvero le societ� facenti parte di un gruppo, per le quali occorrer� prevedere il distinto soggetto contabile (alcuni dubbi potrebbero sorgere in caso di societ� operanti in Italia, facenti parte di gruppi esteri, nei cui confronti sia incerto l�obbligo di consolidamento). Ove poi, negli altri casi, siano assenti riferimenti espliciti nello statuto, la delicatezza della questione render�, se non si voglia procedere alla nomina del revisore, un�integrazione dello stesso - specificandovi quindi che il collegio sindacale, composto tutto da revisori iscritti, svolga anche il controllo contabile - sicuramente opportuna, se non addirittura necessaria. Va inoltre tenuto presente che la relativa clausola statutaria potr� essere introdotta da subito, potendo essere deliberata e depositata per l�iscrizione anche prima della data del 1� gennaio 2004, in quanto recante una regola consentita sia dal precedente che dal nuovo sistema. Ulteriori difficolt� saranno anche recate dall�incremento delle cause di incompatibilit� e decadenza per i sindaci (art. 2399). Come gi� rilevato, gli atti costitutivi non dovranno invece adeguare il capitale alla nuova misura dell�art. 2327 (art. 223 ter� delle disposizioni di attuazione e transitorie); le societ� gi� costituite potranno quindi conservare la forma della societ� per azioni per il tempo stabilito per la loro durata. L�obbligo di adeguamento a centoventimila euro scatter� invece nel caso di proroga della durata della societ�. Cosa accade infine nel caso non si effettui un adeguamento statutario necessario (quale, ad esempio, l�istituzione del distinto soggetto deputato alla revisione dei conti in una societ� tenuta al bilancio consolidato)? In mancanza di apposita norma pu� ci� costituire causa di scioglimento decorso il termine del 30 settembre 2003? Il fatto che il nuovo art. 223 bis, quarto comma, delle disposizioni di attuazione e transitorie preveda che fino a tale data le previgenti disposizioni dell�atto costitutivo e dello statuto rimangano efficaci, perdendo dunque immediatamente di seguito tale vigore, potrebbero in effetti palesare la sussistenza di una causa di scioglimento, ex art. 2484, primo comma, n. 3. Ci� potrebbe capitare ove gli adeguamenti, ad esempio, riguardino la nomina del soggetto revisore contabile: la sua mancata istituzione comporterebbe la mancanza di un organo, o comunque di una figura, essenziale per il funzionamento della societ�. Se invece la mancanza di adeguamento non concerna profili fondamentali per la sopravvivenza dell�ente, si potrebbe allora ipotizzare che in virt� dell�applicazione della pi� recente normativa, quella precedente se in contrasto, ormai inefficace, venga a disapplicarsi; il vuoto disciplinare che eventualmente ne consegua potrebbe essere quindi colmato dalla nuova regolamentazione, se con portata anche dispositiva
2329. (Condizioni per la costituzione). Per procedere alla costituzione della societ� � necessario:
2) che siano versati presso un istituto di credito almeno i tre decimi dei conferimenti in danaro ;
3) che sussistano le autorizzazioni governative e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della societ�, in relazione al suo particolare oggetto
Le somme depositate a norma del n. 2 del comma precedente non possono essere consegnate agli amministratori se non provano l'avvenuta iscrizione della societ� nel registro delle imprese. L'istituto di credito � responsabile nei confronti della societ� e dei terzi per l'inosservanza del presente divieto.
Se entro un anno dal deposito l'iscrizione non ha avuto luogo, le somme di cui al comma precedente devono essere restituite ai sottoscrittori.
2) che siano rispettate le previsioni degli articoli 2342 e 2343 relative ai conferimenti;
3) che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della societ�, in relazione al suo particolare oggetto.
Le condizioni per la costituzione: i versamenti e le autorizzazioni.
L�art. 2329, al n. 1), mantiene fermo l�obbligo di sottoscrizione integrale del capitale sociale. Per i versamenti invece non richiede pi� esplicitamente che siano versati i tre decimi dei conferimenti in denaro, ma che siano rispettate le relative previsioni degli artt. 2342 e 2343. Viene da chiedersi quali siano i motivi di tale richiamo indiretto, al di l� dei differenti contenuti normativi, e se la tecnica utilizzata possa avere una portata in qualche modo diversa o amplificata. Comunque sia il secondo comma dell�art. 2342 prevede che alla sottoscrizione dell�atto costitutivo venga versato almeno il venticinque per cento (1/4 e non pi� 3/10) del loro ammontare presso una banca; nel caso di costituzione per atto unilaterale, il versamento deve essere invece integrale (e nella societ� pluripersonale, da effettuare entro 90 giorni se viene meno la pluralit� dei soci). Si scioglie dunque il dubbio connesso al tempo in cui effettuare tali pagamenti, che non potr� che essere riferito ad un momento (anche immediatamente) anteriore alla stipula dell�atto costitutivo.
Le azioni corrispondenti ai conferimenti di beni in natura e di crediti devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione. Continuano a non essere conferibili le prestazioni di opere o di servizi (art. 2342, quinto comma); ancorch� tale divieto sia stato ammorbidito mediante la possibilit� di emettere strumenti finanziari particolari, privi del diritto di voto, che potrebbero appunto essere resi in cambio delle prestazioni suddette (art. 2346, sesto comma).
In relazione alle autorizzazioni necessarie, si elimina l�inciso"governative", restrittivo oltre che inattuale in tempi di autorit� pi� o meno indipendenti. Ove poi la legge preveda che le suddette autorizzazioni debbano essere rilasciate dopo la stipula dell�atto costitutivo, l�art. 223 quater, primo comma, delle disposizioni di attuazione e transitorie, prevede che i termini di cui all�art. 2329 decorrano dal giorno in cui l�originale o copia autentica dell�autorizzazione sia stata consegnata al notaio. Il secondo comma stabilisce che l�autorit� competente al rilascio delle autorizzazioni di cui al primo comma � altres� legittimata, qualora l�iscrizione nel registro delle imprese sia avvenuta nonostante la loro mancanza o invalidit�, a proporre istanza per la cancellazione della societ� medesima dal registro; in tal caso, dopo aver sentito la societ�, il tribunale provvede in camera di consiglio: in tal caso il procedimento camerale � quello nei confronti di pi� parti (artt. 33 e 25 ss. del d.lgs. 5 del 2003); ove poi l�istanza sia accolta, trova applicazione l�articolo 2332. Ci si chiede se il disposto di tale norma possa avere una qualche incidenza sul contenuto del controllo del notaio - del quale si discute se essenzialmente di legalit� o pi� ampio - in sede di iscrizione dell�atto costitutivo, con riguardo ad un dovere di controllo delle autorizzazioni prescritte: la stessa relazione afferma che si � chiarito "in un�apposita disposizione di attuazione che il procedimento di iscrizione ad opera del notaio presuppone la sussistenza di tutte le condizioni richieste dalla legge per la costituzione della societ�". La questione, in realt� lungi dall�apparire chiarita, andr� approfondita in una sede opportuna, come pi� in generale la tematica del controllo del notaio in tale sede. L�art. 2331, quarto comma, regola infine la sorte delle somme depositate, prevedendo, nel caso di mancata iscrizione presso il registro delle imprese, il pi� breve termine di restituzione ai sottoscrittori di 90 giorni (prima era di un anno: art. 2329, terzo comma) dalla stipulazione dell�atto costitutivo o dal rilascio dell�autorizzazione. 2330. (Deposito dell'atto costitutivo e iscrizione della societ�). Il notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo deve depositarlo entro trenta giorni presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione � stabilita la sede sociale, allegando i documenti comprovanti l'avvenuto versamento dei decimi in danaro e, per i conferimenti di beni in natura o di crediti, la relazione indicata nell'articolo 2343 , nonch� le eventuali autorizzazioni richieste per la costituzione della societ�.
Se il notaio o gli amministratori non provvedono al deposito dell'atto costitutivo e degli allegati nel termine indicato nel comma precedente, ciascun socio pu� provvedervi a spese della societ� o far condannare gli amministratori ad eseguirlo.
L'iscrizione della societ� nel registro delle imprese � richiesta contestualmente al deposito dell'atto costitutivo. L'ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarit� formale della documentazione, iscrive la societ� nel registro. Tutti i termini previsti in disposizioni speciali con riferimento all'omologazione dell'atto costitutivo decorrono dalla data dell'iscrizione nel registro delle imprese.
Se la societ� istituisce sedi secondarie, si applica l'articolo 2299.
2330-bis. (Pubblicazione dell'atto costitutivo).
2330. (Deposito dell'atto costitutivo e iscrizione della societ�). Il notaio che ha ricevuto l�atto costitutivo deve depositarlo entro venti giorni presso l�ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione � stabilita la sede sociale, allegando i documenti comprovanti la sussistenza delle condizioni previste dall�articolo 2329.
Se il notaio o gli amministratori non provvedono al deposito nel termine indicato nel comma precedente, ciascun socio pu� provvedervi a spese della societ�.
L�iscrizione della societ� nel registro delle imprese � richiesta contestualmente al deposito dell�atto costitutivo. L�ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarit� formale della documentazione, iscrive la societ� nel registro.
Se la societ� istituisce sedi secondarie, si applica l�articolo 2299.
Il deposito dell�atto costitutivo e l�iscrizione della societ�.
Come a seguito della riforma dell�omologazione operata dalla l. 24 novembre 2000, n. 340, i cui principi sono stati mantenuti fermi dalla legge delega (art. 4, comma secondo, lett. c) della l. 366 del 2001), � il notaio che ha ricevuto l�atto costitutivo a doverne curare il deposito presso il registro delle imprese nella cui circoscrizione � stabilita la sede sociale. Sul tema valgono quindi le medesime considerazioni ed incertezze sollevate in relazione al contenuto di tale controllo ed alle sue modalit� di effettuazione. Il termine per tale adempimento � stato ridotto peraltro da 30 a 20 giorni, onde favorire un�accelerazione della fase costitutiva. Pi� genericamente ora si dispone che debbano esservi allegati i documenti comprovanti la sussistenza delle condizioni previste dall�art. 2329. Mentre rimane ferma la possibilit� che in caso di inerzia del notaio o degli amministratori, ciascun socio possa provvedervi a spese della societ�, scompare l�inciso relativo alla possibilit� alternativa che il socio possa far condannare gli amministratori ad eseguirlo; inoltre non si riproduce l�indicazione relativa all�atto costitutivo ed agli allegati.
L�art. 223 quinquies, delle disposizioni di attuazione e transitorie (come prima stabiliva, in maniera identica, l�art. 2330, quarto comma, a seguito della modifica operata dall�art. 32 della l. 340 del 2000) prescrive la decorrenza dei termini, prima previsti dalla data dell�omologazione, a far data dall�iscrizione nel registro delle imprese.
Pi� in generale pu� osservarsi come i nuovi articoli della riforma sovente sottolineino la distinzione tra deposito dell�atto presso il registro delle imprese (momento materiale) ed iscrizione (a seguito del controllo formale dell�ufficio) presso lo stesso, scindendone i momenti anche temporalmente. Tale divaricazione comporta conseguenze non lievi in materia di opponibilit� ai terzi, in quanto, se � vero che una volta effettuata l�iscrizione, questa prenda data da quella del deposito, nel momento intermedio si evidenzia una dissociazione tra situazione modificata e pubblicizzata, cui corrisponde in pratica una lacuna informativa. La situazione, in materia di delibere assembleari, � acuita inoltre dal fatto che a norma del nuovo art. 2436, sesto comma, "la deliberazione non produce effetti se non dopo l�iscrizione". Va inoltre considerato quanto disposto dall�art. 2448, in tema di effetti della pubblicazione nel registro delle imprese: disposizione che suscita alcuni dubbi, anche in relazione alla norma, affine e diversa allo stesso tempo, dell�art. 2193.
Sul punto si ricorda la nuova norma dell�art. 223 bis, sesto comma, delle disposizioni di attuazione e transitorie, gi� esaminata in precedenza in tema di adeguamenti statutari, alla cui sede si rinvia. E in qualche modo attinente appare anche l�art. 13 ter, comma secondo ter, del d.l. 25 ottobre 2002, n. 236, che dispone, in materia di registro delle imprese "telematico", che "i pubblici ufficiali roganti o autenticanti gli atti da cui dipendono le formalit� di cui ai commi 2 e 2 bis possono in ogni caso richiederne direttamente l�esecuzione al registro delle imprese che esegue le formalit�, verificata la regolarit� formale della documentazione".
2331. (Effetti dell'iscrizione). Con l'iscrizione nel registro la societ� acquista la personalit� giuridica.
Per le operazioni compiute in nome della societ� prima dell'iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito.
L'emissione e la vendita delle azioni prima dell'iscrizione della societ� sono nulle.
2331. (Effetti dell'iscrizione). Con l�iscrizione nel registro la societ� acquista la personalit� giuridica.
Per le operazioni compiute in nome della societ� prima dell�iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito. Sono altres� solidalmente e illimitatamente responsabili il socio unico fondatore e quelli tra i soci che nell�atto costitutivo o con atto separato hanno deciso, autorizzato o consentito il compimento dell�operazione.
Qualora successivamente all�iscrizione la societ� abbia approvato un�operazione prevista dal precedente comma, � responsabile anche la societ� ed essa � tenuta a rilevare coloro che hanno agito.
Le somme depositate a norma del secondo comma dell�articolo 2342 non possono essere consegnate agli amministratori se non provano l�avvenuta iscrizione della societ� nel registro. Se entro novanta giorni dalla stipulazione dell�atto costitutivo o dal rilascio delle autorizzazioni previste dal numero 3) dell�articolo 2329 l�iscrizione non ha avuto luogo, esse sono restituite ai sottoscrittori e l�atto costitutivo perde efficacia.
Prima dell�iscrizione nel registro � vietata l�emissione delle azioni ed esse, salvo l�offerta pubblica di sottoscrizione ai sensi dell�articolo 2333, non possono costituire oggetto di una sollecitazione all�investimento.
Gli effetti dell�iscrizione.
Il primo comma dell�art. 2331, mantiene la regola fondamentale dell�acquisto della personalit� giuridica della societ� solo con l�iscrizione presso il registro delle imprese. Il secondo comma ora stabilisce che per le operazioni compiute in nome della societ� prima dell�iscrizione, alla responsabilit� illimitata e solidale di chi ha agito, si aggiunga quella del(l�eventuale) socio fondatore; nonch� - risolvendo in tal modo un dubbio interpretativo - quella dei soci che, anche con atto separato, abbiano deciso, autorizzato o consentito l�operazione, con ci� sancendo la responsabilit� di colui che � l�effettivo, e non solo formale, soggetto imputabile di quanto attuato; nonch� inoltre quella della societ� che abbia approvato l�operazione, la quale in tal caso - con un meccanismo che rievoca quello previsto dagli artt. 1398 e 1399 c.c., anche se non si parla, sembra volutamente, di ratifica - � anche tenuta a rilevare coloro che hanno agito (art. 2331, terzo comma). Nel caso invece la societ� non avalli l�operazione, i terzi non potranno rivalersi nei suoi confronti. Si pu� notare come la disposizione in esame appaia qualche modo suffragare quanto sostenuto dall�opinione maggioritaria sulla mancanza di una societ�, anche in formazione, prima dell�iscrizione presso il registro delle imprese. La questione peraltro non sembra del tutto chiarita. Va quindi ricordata nella costituzione per pubblica sottoscrizione la responsabilit� dei promotori, come sancita dagli artt. 2337 e 2338.
Se l�atto costitutivo non viene iscritto entro novanta giorni (prima era un anno: art. 2329, terzo comma) dalla sua stipulazione (o dal rilascio delle autorizzazioni necessarie), esso perde efficacia, con un meccanismo forse analogo a quello di una condizione risolutiva (legale), oltre a determinare la restituzione dei versamenti effettuati (art. 2331, quarto comma). Ci si chiede se sia possibile un successivo riacquisto dell�efficacia, ad esempio in virt� di un�iscrizione tardiva, magari per la posteriore eliminazione di una causa ostativa. Peraltro l�obbligo di restituzione fa pensare ad un�efficacia risolutiva con valore ex tunc, retroattivo. Dubbi possono inoltre sorgere in relazione al dies a quo e la sua incidenza sulle restituzioni, ove non sia richiesta o comunque rilasciata un�autorizzazione invece necessaria.
Continuano ad essere vietate, prima dell�iscrizione della societ� nel registro delle imprese, l�emissione delle azioni e pi� in generale la loro sollecitazione all�investimento (salvo che si utilizzi la procedura per pubblica sottoscrizione ex art. 2333 ss.). Non viene riprodotto il divieto connaturato alla loro vendita: pertanto prima della venuta ad esistenza della societ� sar� possibile la vendita e la cessione, anche mediante negozi preliminari, delle relative posizioni contrattuali che, in quanto comunque in una fase precedente all�emissione (vietata) delle azioni, non potranno essere rappresentate da titoli cartolari (art. 2331, quinto comma).
2332. (Nullit� della societ�). Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullit� della societ� pu� essere pronunciata soltanto nei seguenti casi:
3) [.... ]
4) illiceit� o contrariet� all'ordine pubblico dell'oggetto sociale;
5) mancanza nell'atto costitutivo o nello statuto di ogni indicazione riguardante la denominazione della societ�, o i conferimenti, o l'ammontare del capitale sottoscritto o l'oggetto sociale;
6) inosservanza della disposizione di cui all'articolo 2329 n. 2;
7) incapacit� di tutti i soci fondatori;
8) mancanza della pluralit� dei fondatori.
La dichiarazione di nullit� non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della societ� dopo l'iscrizione nel registro delle imprese.
I soci non sono liberati dall'obbligo dei conferimenti fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali.
La sentenza che dichiara la nullit� nomina i liquidatori .
La nullit� non pu� essere dichiarata quando la causa di essa � stata eliminata per effetto di una modificazione dell'atto costitutivo iscritta nel registro delle imprese.
2332. (Nullit� della societ�). Avvenuta l�iscrizione nel registro delle imprese, la nullit� della societ� pu� essere pronunciata soltanto nei seguenti casi:
mancata stipulazione dell�atto costitutivo nella forma dell�atto pubblico;
illiceit� dell�oggetto sociale;
mancanza nell�atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della societ�, o i conferimenti, o l�ammontare del capitale sociale o l�oggetto sociale.
La dichiarazione di nullit� non pregiudica l�efficacia degli atti compiuti in nome della societ� dopo l�iscrizione nel registro delle imprese.
I soci non sono liberati dall�obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali.
La sentenza che dichiara la nullit� nomina i liquidatori.
La nullit� non pu� essere dichiarata quando la causa di essa � stata eliminata e di tale eliminazione � stata data pubblicit� con iscrizione nel registro delle imprese.
Il dispositivo della sentenza che dichiara la nullit� deve essere iscritto, a cura degli amministratori o dei liquidatori nominati ai sensi del quarto comma, nel registro delle imprese.
La nullit� della societ�.
Rispetto al testo previgente dell�art. 2332, rimangono inalterati i principi della non incidenza della declaratoria di nullit�, una volta intervenuta l�iscrizione nel registro delle imprese, sugli atti compiuti dopo tale momento; nonch� della possibilit� di una eliminazione successiva della causa menomante con efficacia sanante, ove ne sia stata data adeguata pubblicit�. Si conferma l�impostazione che raffigura questa particolare forma di invalidit�, di origine comunitaria, della societ�, come rivolta nei confronti dell�organizzazione, pi� che del contratto originario.
Ai fini di una maggior certezza per i terzi, fondata appunto sul principio di tassativit� delle cause di nullit�, ed eliminando quelle poco frequenti nella pratica e comunque di difficile interpretazione (art. 4, comma terzo, lett. b) della legge delega 366 del 2001), si riducono invece le specifiche ipotesi, che sono ora costituite solo dalla:
mancata stipulazione dell�atto costitutivo nella forma dell�atto pubblico: viene a dissiparsi quindi l�ambigua ipotesi testuale della "mera" mancanza dell�atto costitutivo; anche se a detto inciso si ricollegava l�interessante opinione che ravvisava in tale norma un filtro di carattere tipologico nei riguardi delle societ� di capitali. Inoltre sembra sfumare ancor pi� la problematica in tema di simulazione del contratto di societ�;
illiceit� dell�oggetto sociale: scompare, probabilmente perch� superflua, l�ipotesi testuale della contrariet� dell�oggetto all�ordine pubblico;
mancanza nell�atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della societ�, o i conferimenti, o l�ammontare del capitale sociale o l�oggetto sociale. Detta previsione rimane identica a quella gi� vigente, salvo il mancato riferimento allo statuto.
Si dissolvono inoltre, nel senso di perdere rilievo ai fini della declaratoria di nullit� della societ�, le fattispecie costituite dall�inosservanza delle disposizioni sui versamenti dei tre decimi, dall�incapacit� di tutti i soci fondatori e dalla mancanza della loro pluralit� (vedi sul punto gli artt. 2329, 2342, 2325 e 2362).
Per finalit� legate ad una migliore trasparenza ed informazione dei terzi, si prevede ora l�obbligo in capo agli amministratori o ai liquidatori di iscrivere nel registro delle imprese il dispositivo della sentenza che dichiara la societ� nulla (art. 2332, ultimo comma).
Va infine ricordato l�art. 223 quater, delle disposizioni di attuazione e transitorie, che al secondo comma stabilisce che, ove la societ� sia iscritta senza le autorizzazioni prescritte (ovvero ove queste siano invalide), l�autorit� competente al loro rilascio pu� richiedere la cancellazione dal registro. Su tale istanza provvede il tribunale in camera di consiglio, applicando, in caso di accoglimento, l�art. 2332.
DELLA COSTITUZIONE PER PUBBLICA SOTTOSCRIZIONE.
2333. (Programma e sottoscrizione delle azioni). La societ� pu� essere costituita anche per mezzo di pubblica sottoscrizione sulla base di un programma che ne indichi l'oggetto e il capitale, le principali disposizioni dell'atto costitutivo, l'eventuale partecipazione che i promotori si riservano agli utili e il termine entro il quale deve essere stipulato l'atto costitutivo.
Le sottoscrizioni delle azioni devono risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata. L'atto deve indicare il cognome e il nome, il domicilio o la sede del sottoscrittore, il numero delle azioni sottoscritte e la data della sottoscrizione. 2334. (Versamenti e convocazione dell'assemblea dei sottoscrittori). Raccolte le sottoscrizioni, i promotori, con raccomandata o nella forma prevista nel programma, devono assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore ad un mese per fare il versamento prescritto dal n. 2 dell'articolo 2329.
Decorso inutilmente questo termine, � in facolt� dei promotori di agire contro i sottoscrittori morosi o di scioglierli dall'obbligazione assunta. Qualora i promotori si avvalgano di quest'ultima facolt�, non pu� procedersi alla costituzione della societ� prima che siano collocate le azioni che quelli avevano sottoscritte.
Salvo che il programma stabilisca un termine diverso, i promotori, nei venti giorni successivi al termine fissato per il versamento prescritto dal n. 2 dell'articolo 2329, devono convocare l'assemblea dei sottoscrittori mediante raccomandata, da inviarsi a ciascuno di essi almeno dieci giorni prima di quello fissato per l'assemblea, con l'indicazione delle materie da trattare. 2335. ( Assemblea dei sottoscrittori). L'assemblea dei sottoscrittori:
1) accerta l'esistenza delle condizioni richieste per la costituzione della societ� ;
2) delibera sul contenuto dell'atto costitutivo;
3) delibera sulla riserva di partecipazione agli utili fatta a proprio favore dai promotori ;
4) nomina gli amministratori e i membri del collegio sindacale.
L'assemblea � validamente costituita con la presenza della met� dei sottoscrittori.
Ciascun sottoscrittore ha diritto a un voto, qualunque sia il numero delle azioni sottoscritte, e per la validit� delle deliberazioni si richiede il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
Tuttavia per modificare le condizioni stabilite nel programma � necessario il consenso di tutti i sottoscrittori. 2336. (Stipulazione e deposito dell'atto costitutivo). Eseguito quanto � prescritto nell'articolo precedente, gli intervenuti all'assemblea, in rappresentanza anche dei sottoscrittori assenti, stipulano l'atto costitutivo, che deve essere depositato per l'iscrizione nel registro delle imprese a norma dell'articolo 2330.
2337. (Promotori). Sono promotori coloro che nella costituzione per pubblica sottoscrizione hanno firmato il programma a norma del secondo comma dell'articolo 2333. 2338. (Obbligazioni dei promotori). I promotori sono solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni assunte per costituire la societ�.
La societ� � tenuta a rilevare i promotori dalle obbligazioni assunte e a rimborsare loro le spese sostenute, semprech� siano state necessarie per la costituzione della societ� o siano state approvate dall'assemblea.
Se per qualsiasi ragione la societ� non si costituisce, i promotori non possono rivalersi verso i sottoscrittori delle azioni. 2339. (Responsabilit� dei promotori). I promotori sono solidalmente responsabili verso la societ� e verso i terzi:
1) per l'integrale sottoscrizione del capitale sociale e per i versamenti richiesti per la costituzione della societ�;
2) per l'esistenza dei conferimenti in natura in conformit� della relazione giurata indicata nell'articolo 2343;
3) per la veridicit� delle comunicazioni da essi fatte al pubblico per la costituzione della societ�.
Sono del pari solidalmente responsabili verso la societ� e verso i terzi coloro per conto dei quali i promotori hanno agito.
2340. (Limiti dei benefici riservati ai promotori). I promotori possono riservarsi nell'atto costitutivo, indipendentemente dalla loro qualit� di soci, una partecipazione non superiore complessivamente a un decimo degli utili netti risultanti dal bilancio e per un periodo massimo di cinque anni.
Essi non possono stipulare a proprio vantaggio altro beneficio. 2341. (Soci fondatori). Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche ai soci che nella costituzione simultanea o in quella per pubblica sottoscrizione stipulano l'atto costitutivo. 2333. (Programma e sottoscrizione delle azioni). La societ� pu� essere costituita anche per mezzo di pubblica sottoscrizione sulla base di un programma che ne indichi l'oggetto e il capitale, le principali disposizioni dell'atto costitutivo e dello statuto, l'eventuale partecipazione che i promotori si riservano agli utili e il termine entro il quale deve essere stipulato l'atto costitutivo.
2334. (Versamenti e convocazione dell'assemblea dei sottoscrittori). Raccolte le sottoscrizioni, i promotori, con raccomandata o nella forma prevista nel programma, devono assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore ad un mese per fare il versamento prescritto dal secondo comma dell�articolo 2342.
1) accerta l'esistenza delle condizioni richieste per la costituzione della societ�;
4) nomina gli amministratori, i membri del collegio sindacale e, quando previsto, il soggetto cui � demandato il controllo contabile.
Tuttavia per modificare le condizioni stabilite nel programma � necessario il consenso di tutti i sottoscrittori.
2336. (Stipulazione e deposito dell'atto costitutivo). Eseguito quanto � prescritto nell'articolo precedente, gli intervenuti all'assemblea, in rappresentanza anche dei sottoscrittori assenti, stipulano l'atto costitutivo, che deve essere depositato per l'iscrizione nel registro delle imprese a norma dell'articolo 2330.
2338. (Obbligazioni dei promotori). I promotori sono solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni assunte per costituire la societ�.
La societ� � tenuta a rilevare i promotori dalle obbligazioni assunte e a rimborsare loro le spese sostenute, sempre che siano state necessarie per la costituzione della societ� o siano state approvate dall'assemblea.
Se per qualsiasi ragione la societ� non si costituisce, i promotori non possono rivalersi verso i sottoscrittori delle azioni.
2339. (Responsabilit� dei promotori). I promotori sono solidalmente responsabili verso la societ� e verso i terzi:
1) per l'integrale sottoscrizione del capitale sociale e per i versamenti richiesti per la costituzione della societ�; 2) per l'esistenza dei conferimenti in natura in conformit� della relazione giurata indicata nell'articolo 2343;
La costituzione per pubblica sottoscrizione.
La riforma ha conservato, nonostante la maggior diffusione dalla normativa della sollecitazione al pubblico investimento contenuta agli artt. 94 e ss. del d.lgs. 58 del 1998, la disciplina portata dagli artt. 2333 ss. sulla costituzione per pubblica sottoscrizione, che rimane pressoch� identica alla precedente.
Si differenzia peraltro per l�assenza all�art. 2333, primo comma, del riferimento alle principali disposizioni dello statuto, adesso riportate nell�oggetto della delibera da parte dell�assemblea dei sottoscrittori (art. 2335, primo comma, n. 2); e per la disciplina di vantaggio accordata a promotori e soci fondatori. Mentre infatti i primi possono riservarsi solo una maggiore partecipazione agli utili (art. 2340), i soci fondatori, per il richiamo che l�art. 2341 compie solo nei riguardi del primo comma dell�art. 2340, possono riservarsi anche altri e diversi benefici (sul punto si veda anche l�art. 2328, secondo comma, n. 8): ci� in quanto questi ultimi, a differenza dei primi, almeno tendenzialmente, non rimarranno estranei alla societ�. Un dubbio peraltro investe il fatto se gli "altri benefici", nell�ottica di una valutazione economica, cumulandosi agli utili, possano superare o meno il limite del decimo.
SEZIONE III-bis.
DEI PATTI PARASOCIALI.
2341-bis (Patti parasociali). I patti, in qualunque forma stipulati, che al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della societ�:
a) hanno per oggetto l�esercizio del diritto di voto nelle societ� per azioni o nelle societ� che le controllano;
b) pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o delle partecipazioni in societ� che le controllano;
c) hanno per oggetto o per effetto l�esercizio anche congiunto di un�influenza dominante su tali societ�, non possono avere durata superiore a cinque anni e si intendono stipulati per questa durata anche se le parti hanno previsto un termine maggiore; i patti sono rinnovabili alla scadenza.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai patti strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione o nello scambio di beni o servizi e relativi a societ� interamente possedute dai partecipanti all�accordo.
2341-ter (Pubblicit� dei patti parasociali). Nelle societ� che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali devono essere comunicati alla societ� e dichiarati in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve essere trascritta nel verbale e questo deve essere depositato presso l�ufficio del registro delle imprese.
In caso di mancanza della dichiarazione prevista dal comma precedente i possessori delle azioni cui si riferisce il patto parasociale non possono esercitare il diritto di voto e le deliberazioni assembleari adottate con il loro voto determinante sono impugnabili a norma dell�articolo 2377.
I patti parasociali.
Gli artt. 2341 bis e 2341 ter prevedono una disciplina specifica e del tutto nuova dei patti parasociali, in qualunque forma essi siano stipulati, anche nelle societ� non quotate (art. 4, comma settimo, lett. c) della l. 366 del 2001): ci� al fine di armonizzare la disciplina di queste ultime con quanto gi� stabilito per le societ� quotate dagli art. 122 ss. del t.u. 24 febbraio 1998, n. 58, attuandone, sebbene con la previsione di oneri meno stringenti, una pubblicit� adeguata e regolandone la durata. D�altronde, come � noto, nelle societ� non quotate l�opinione ormai prevalente ammetteva la validit� di queste convenzioni, purch� nel rispetto, in particolare in relazione all�oggetto ed ai contenuti, di norme e principi considerati inderogabili.
I patti presi in considerazione dalla novella, finalizzati a stabilizzare gli assetti proprietari della societ� o il suo governo, sono quelli: 1) di voto, anche in ipotesi di controllo; 2) che pongono limiti al trasferimento delle partecipazioni, anche delle controllanti; 3) stipulati per l�esercizio, anche congiunto, di un�influenza dominante.
Per i patti non riportati in tali elenchi, lungi da una loro implicita declaratoria di invalidit�, occorrer� attenersi ai tradizionali criteri di valutazione di diritto comune (in primis gli artt. 1322 e 1379 c.c.).
I patti possono essere a tempo determinato e a tempo indeterminato. Nel primo caso non possono avere durata superiore a cinque anni; se superiori si riducono a tale termine. Se invece sono pattuiti a tempo indeterminato, i contraenti posso recedere con un preavviso di almeno sei mesi. Residua il dubbio di come considerare il patto di durata determinata lunghissima: ad esempio di 99 anni. Esso probabilmente, nell�ambito di una quaestio facti, da effettuarsi caso per caso, potrebbe riqualificarsi come a tempo indeterminato, con conseguente diritto di recesso, pi� che ridursi a cinque anni.
Va ricordato il nuovo art. 223 unvicies, delle disposizioni di attuazione e transitorie, che prevede che il limite di cinque anni previsto dall�art. 2341 bis si applichi ai patti parasociali stipulati prima del gennaio 2004, decorrendo peraltro da tale data. I patti preesistenti senza indicazione di durata scadranno pertanto nel 2009; ad eccezione, potrebbe peraltro ritenersi, di quelli gi� e per motivi funzionali accordati a tempo indeterminato, unitamente alla previsione del diritto di recesso.
Derogano a tali regole gli accordi di collaborazione produttiva (art. 2341 bis, ultimo comma): i patti ad essi strumentali, ancorch� intercorsi tra due o pi� soci, non potranno considerarsi patti parasociali, in quanto, ovviamente, non finalizzati a quella stabilizzazione degli assetti proprietari o del governo della societ� indicata dal primo comma dell�art. 2341 bis.
Ulteriori oneri di esteriorizzazione sono posti per l�efficacia di tali patti, ove essi riguardino societ� che fanno appello al capitale di rischio (societ� emittenti azioni quotate o diffuse fra il pubblico in misura rilevante: art. 2325 bis). In questo caso i patti devono essere comunicati alla societ� e dichiarati in apertura di ogni assemblea; tale esternazione va quindi trascritta nel verbale, da depositarsi presso il registro delle imprese. Il fatto che non si faccia riferimento ad assemblee straordinarie o verbali redatti da notaio, induce a ritenere che l�obbligo di comunicazione, di esternazione, di trascrizione ed, in particolare, di deposito, sussista anche in caso di assemblee ordinarie. L�omissione della esteriorizzazione comporta il congelamento del relativo diritto di voto e l�eventuale impugnabilit� della delibera ex art. 2377.
Dal momento che le societ� quotate gi� avevano una regolamentazione parzialmente diversa in tema di patti parasociali la loro disciplina dovr� evincersi dal coordinamento degli artt. 122 ss. del t.u.f. 58 del 1998 (nonch� degli artt. 127 ss. Del regolamento Consob 14 maggio 1999, n. 11971) con gli artt. 2341 bis e 2341 ter, c.c., ove questi ultimi siano compatibili con i primi, ai sensi di quanto disposto dall�art. 2325 bis, secondo comma (ad esempio, per l�art. 123, primo comma, t.u.f., la durata dei patti a tempo determinato non pu� essere superiore a tre anni).
Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, se anche nelle societ� quotate sia o meno necessaria la dichiarazione in apertura di assemblea; essa appare peraltro probabilmente inutile, in quanto gi� l�art. 122, primo comma, lett. b) e c), del t.u.f., ha disposto una preventiva pubblicit� dei patti sulla stampa quotidiana e presso il registro delle imprese. Questa e le altre questioni in tema di patti parasociali meritano comunque ulteriori approfondimenti.

References: art. 2462
 art. 2325
 art. 2462
 art. 2362
 art. 2329
 art. 2327
 art. 4
 art. 2325
 art. 2330
 art. 2346
 art. 43
 art. 2348
 art. 2350
 art. 2351
 art. 2366
 art. 4
 art. 2436
 art. 2411
 art. 2436
 art. 223
 art. 2364
 art. 223
 art. 2484
 art. 2329
 art. 2436
 art. 2329
 art. 2333
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 122
 art. 223
 art. 2325
 art. 2377