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Consiglio di Stato, decisione numero 478 del 15.02.2005 | AssiSearch.it - Il social news delle assicurazioni
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Consiglio di Stato, decisione numero 478 del 15.02.2005
Il supremo giudice amministrativo stabilisce i criteri per l’accertamento del requisito dell’elemento soggettivo, nella fattispecie di responsabilita dell’amministrazione, per attivita provvedimentale illegittima: dolo e colpa grave!
Esistono due modelli di tutela risarcitoria: reintegrazione in forma specifica e risarcimento per equivalente (forma “surrogatoria”) ; quest’ultima soluzione varia a seconda che il criterio di aggiudicazione sia stato quello del prezzo piu basso oppure dell’offerta economicamente piu vantaggiosa
Anche la IV sezione del Consiglio di Stato (decisione numero 478 del 15.02.2005) conferma un orientamento, recentemente sviluppato (decisione numero 32 del Consiglio di Stato, Sezione V, pubblicata in data 10 gennaio 2005), secondo il quale, alla pubblica amministrazione intesa come apparato, e applicabile la norma di cui all’articolo 2236 in tema di responsabilita dei professionisti intellettuali.
Il Consiglio di Stato, IV sezione, con la decisione numero 478 del 15 febbraio 2005 ci conferma l’attuale orientamento del supremo giudice amministrativo in tema di criteri per l’imputabilita delle stazioni appaltanti a fronte di richieste di risarcimento del danno; vengono quindi sanciti i parametri per la valutazione dell’errore scusabile e la possibilita di limitare la responsabilita all’elemento psicologico della colpa grave e del dolo (criteri che sono gia cosi stabiliti per i dipendenti (e amministratori) pubblici a norma del testo unico dei dipendenti civili, d.p.r n. 3 del 1957).
Gia con la decisione numero 32 del 10 gennaio 2005 era stato ribadito il principio di applicabilita dell’articolo 2236 anche alla pa (*** cfr precedente commento).
Nella fattispecie qui analizzata, si tratta di un appalto di lavori da aggiudicarsi secondo il criterio dell’offerta economicamente piu vantaggiosa.
Nell’emarginata sentenza vengono tuttavia sottolineati ulteriori aspetti che meritano di essere cosi riassunti in quanto corrispondono a criteri di imputabilita della pa, non essendo applicabili i canoni per l’identificazione dell’errore scusabile:
<E’ appena il caso di sottolineare che se, nel presente caso dell’appalto di Bressanone, l’amministrazione si fosse comportata come aveva fatto nella precedente ipotesi dell’appalto di Bolzano (e, cioe, se avesse applicato i criteri di valutazione da essa stessa dettati anziché disattenderli completamente) la procedura concorsuale avrebbe avuto un esito diverso, dal momento che il Consorzio ***sarebbe stato l’aggiudicatario della gara, essendosi avvalso della facolta di realizzare il lavoro con i “prodotti esemplari” del capitolato speciale e, cioe, di realizzare lo stesso progetto esecutivo dell’amministrazione>
A fronte della violazione di tale dovere, sottolineano i giudici di Palazzo Spada, non risulta, di contro, apprezzabile alcun elemento, peraltro neanche allegato dall’amministrazione (oneratavi), riconducibile ad una delle situazioni, sopra descritte, che autorizzano la configurabilita dell’errore scusabile
<Cosi definiti i caratteri costitutivi della colpa della pubblica amministrazione, risulta agevole rilevare, in ordine alla fattispecie in esame, che sussiste la responsabilita dell’Azienda Ospedaliera appellante, in quanto l’evento dannoso in capo alla **** s.p.a., e cioe la mancata aggiudicazione dell’appalto, puo dirsi imputabile al comportamento “negligente”, e, pertanto, “colposo” della stessa Amministrazione appaltante, poiché quest’ultima ha agito in violazione delle regole di imparzialita e correttezza che essa stessa si era data in sede di gara nella lex specialis a pena di esclusione.
A fronte della violazione del dovere di garantire la par condicio, non risulta, di contro, apprezzabile alcun elemento, allegato dall’amministrazione, riconducibile ad una delle situazioni sopra descritte che autorizzano la configurabilita dell’errore scusabile>
Ö nella fattispecie odierna invece (n. 478/2005) i giudici sanciscono la responsabilita della pa in quanto il bando non brillava per la sua chiarezza espositiva:
<Cosi definiti i caratteri costitutivi della colpa della pubblica amministrazione, risulta agevole rilevare, in ordine alla fattispecie in esame, che la predisposizione di regole illogiche nel bando di gara, si rivela lesiva di una delle norme di condotta che deve osservare l’amministrazione nella gestione di una procedura competitiva: predisporre regole logiche e congrue rispetto al fine pubblico della gara.
A fronte della violazione di tale dovere, non risulta, di contro, apprezzabile alcun elemento, peraltro neanche allegato dall’amministrazione (oneratavi), riconducibile ad una delle situazioni, sopra descritte, che autorizzano la configurabilita dell’errore scusabile.>
Ma c’e di piu.
<la tutela risarcitoria serve ad assicurare al danneggiato la restitutio in integrum del suo patrimonio e, quindi, a garantire l’eliminazione delle conseguenze pregiudizievoli dell’attivita illecita ascritta al soggetto responsabile.
Ö quello della reintegrazione in forma specifica, che attribuisce al soggetto passivo la medesima utilita, giuridica od economica, sacrificata o danneggiata dalla condotta illecita>
Qualora non sia possibile ricorrere al risarcimento in forma specifica in quanto il contratto si e gia concluso o comunque ne risulterebbe anti economico il cambiamento di contraenza, risulta indispensabile il ricorso alla forma per equivalenza che:
<si risolve, a ben vedere, in una forma di tutela per cosi dire surrogatoria, nel senso che garantisce, non l’utilita perduta o compromessa, ma, in sua sostituzione, una somma di denaro corrispondente al valore del bene della vita pregiudicato>
Ora, la prima distinzione attuata dal Consiglio di Stato, consiste nel suddividere il risarcimento del danno a seconda che derivi da attivita materiale della pa o da attivita provvedimentale:
<Se tale opera di quantificazione (liquidazione del danno per equivalente) risulta agevole nei casi, configurabili per lo piu nelle attivita illecite materiali, in cui il valore del bene leso e facilmente individuabile (si pensi ai danni subiti da un autoveicolo in un incidente stradale), non altrettanto puo dirsi per le ipotesi, quali quelle interessate dall’attivita provvedimentale lesiva, in cui la situazione soggettiva pregiudicata e connessa ad aspettative o interessi difficilmente apprezzabili nella loro consistenza economica.>
<La comune ascrizione dell’illecito commesso dall’amministrazione nell’esercizio dell’attivita provvedimentale allo schema della responsabilita extracontrattuale implica, innanzitutto, che incombe al ricorrente (presunto danneggiato) l’onere di dimostrare l’esistenza:
la sua riconducibilita eziologia all’adozione del provvedimento illegittimo
Ne consegue che il ricorrente non potra limitarsi ad addurre l’illegittimita dell’atto, valendosi, ai fini della sua quantificazione, del principio dispositivo con metodo acquisitivo e, quindi, della sufficienza dell’allegazione di un principio di prova, ma
dovra compiere l’ulteriore sforzo probatorio di documentare il pregiudizio patrimoniale del quale chiede il ristoro nel suo esatto ammontare >
Ö del lucro cessante: cioe della perdita di un’occasione di guadagno o, comunque, di un’utilita economica connessa all’adozione o all’esecuzione del provvedimento illegittimo.
la sfera giuridica del danneggiato non si e accresciuta nella misura che avrebbe raggiunto se il provvedimento viziato non fosse stato adottato o eseguito.
Se per la prima voce di danno (quello emergente) non si pongono particolari problemi nell’assolvimento dell’onere della prova (e sufficiente documentare le spese sostenute), per la seconda (lucro cessante) si configurano, viceversa, rilevanti difficolta.
Il primo punto fermo e il seguente:
< Puo, in definitiva, registrarsi il consolidamento di un indirizzo giurisprudenziale, ormai univoco e dal quale non si ravvisano ragioni per discostarsi, che, sulla base delle predette indicazioni normative, riconosce nella misura del 10% dell’importo a base d’asta, per come eventualmente ribassato dall’offerta dell’impresa interessata, l’entita del guadagno presuntivamente ritratto dall’esecuzione dell’appalto.>
Attenzione pero’ perché al giudice di Palazzo Spada non sfugge che esistono diverse difficolta a seconda che l’appalto venga giudicato con il criterio del massimo ribasso o dell’offerta economicamente piu vantaggiosa:
< La dimostrazione della spettanza dell’appalto all’impresa danneggiata risulta ovviamente configurabile nei soli casi in cui il criterio di aggiudicazione si fonda su parametri vincolati e matematici (come, ad esempio, nel caso del massimo ribasso in un pubblico incanto in cui l’impresa vincitrice avrebbe dovuto essere esclusa), mentre si rivela impossibile la dove la selezione del contraente viene operata sulla base di un apprezzamento tecnico-discrezionale dell’offerta (come nel caso dell’offerta economicamente piu vantaggiosa).>
spetta all’impresa danneggiata un risarcimento pari al 10% del valore dell’appalto (come eventualmente ribassato dalla sua offerta), ferma restando la possibilita di conseguire una somma superiore, in presenza della dimostrazione che il margine di utile sarebbe stato maggiore di quello presunto
criterio dell’offerta economicamente piu vantaggiosa = perdita di chance difficile da provare:
Viceversa, quando il ricorrente allega solo la perdita di una chance a sostegno della pretesa risarcitoria (e cioe quando non riesce a provare che l’aggiudicazione dell’appalto spettava proprio a lui, secondo le regole di gara), la somma commisurata all’utile d’impresa deve essere proporzionalmente ridotta in ragione delle concrete possibilita di vittoria risultanti dagli atti della procedura.
Al fine di operare tale decurtazione vanno valorizzati tutti gli indici significativi delle potenzialita di successo del ricorrente, quali, ad esempio, il numero di concorrenti, la configurazione della graduatoria eventualmente stilata ed il contenuto dell’offerta presentata dall’impresa danneggiata
Il consiglio di Stato (n. 32/2005) sancisce una svolta nel criterio della colpa (solo grave) della pa come apparato ( e quindi non solo del singolo dipendente a norma del dpr n. 3/1957 a seguito di attivita materiale) nella responsabilita civile terzi per perdite patrimoniali (lesione di interessi legittimi a seguito di attivita provvedimentale illegittima)
Responsabilita civile extracontrattuale della pa per attivita provvedimentale: inevitabile giudizio di colpevolezza nella violazione di un canone di condotta agevolmente percepibile nella sua portata vincolante ovvero esclusione per colpa lieve!
Accertamento della colpa della pa per attivita provvedimentale illegittima: non e imputabile al singolo ma solo all’apparato, non e oggettiva e puo’ essere paragonata a quella dei liberi professionisti a cui va applicato l’art. 2236 cc, quindi imputabilita solo per colpa grave e dolo, nel caso in cui l’accertamento dei presupposti di fatto dell’azione amministrativa implichi valutazioni scientifiche complesse o verifiche difficoltose della realta fattuale!
I ruolo del giudice amministrativo e quello di definire gli indici identificativi della colpa, indicati nell’ascrizione all’amministrazione, intesa come apparato, e non al funzionario agente, della “violazione delle regole di imparzialita, di correttezza e di buona amministrazione alle quali l’esercizio della funzione amministrativa deve ispirarsi e che.si pongono come limiti esterni alla discrezionalita”.
La decisione numero 32 del Consiglio di Stato, Sezione V, pubblicata in data 10 gennaio 2005 merita di essere segnalata per tutta una serie di importanti insegnamenti in tema di risarcimento del danno imputabile alla pa a seguito di attivita provvedimentale e quindi suscettibile di lesione di interessi legittimi
b) si puo’ restare all’interno dei piu sicuri (rispetto alla teoria della responsabilita contrattuale della pa) confini dello schema e della disciplina della responsabilita aquiliana
d) il privato danneggiato, ancorche onerato della dimostrazione della “colpa” dell’amministrazione (contrariamente se la responsabilita fosse di natura contrattuale), risulta agevolato dalla possibilita di offrire al giudice elementi indiziari quali: 1. la gravita della violazione, qui valorizzata quale presunzione semplice di colpa e non come criterio di valutazione assoluto, 2. il carattere vincolato dell’azione amministrativa giudicata, 3. l’univocita della normativa di riferimento 4. il proprio apporto partecipativo al procedimento
f) compito del giudice, cosi come, in sostanza, voluto dalla Cassazione con la sentenza n. 500/99, sara quello di apprezzare e valutare liberamente tali indici circa la loro idoneita ad attestare o ad escludere la colpevolezza dell’amministrazione.
g) perché la situazione allegata integri gli estremi dell’errore scusabile e consenta, percio, di escludere la “colpa” dell’apparato amministrativo.
h) gli estremi dell’errore scusabile li troviamo nella giurisprudenza europea (Corte Giustizia C.E., 5 marzo 1996, cause riunite nn.46 e 48 del 1993; 23 maggio 1996, causa C5 del 1994) che, pur assegnando valenza pressoché decisiva alla gravita della violazione, indica, quali parametri valutativi di quel carattere, 1. il grado di chiarezza e precisione della norma violata;
2. la presenza di una giurisprudenza consolidata sulla questione esaminata e definita dall’amministrazione, 3. la novita di quest’ultima,(riconoscendo cosi portata esimente all’errore di diritto, in analogia all’elaborazione della giurisprudenza penale in tema di buona fede nelle contravvenzioni).
1. il criterio della comprensibilita della portata precettiva della disposizione inosservata e della univocita e chiarezza della sua interpretazione, 2. potendosi ammettere l’esenzione da colpa solo in presenza di un quadro normativo confuso e privo di chiarezza; giova pero’ riportare questo passo dell’emarginata decisione per la portata estremamente rivoluzionaria in ambito di rischio della pa per risarcimento del danno a seguito di perdita patrimoniale :
< Cosi come appaiono condivisibili i riferimenti, da piu parti suggeriti, al criterio di imputazione soggettiva della responsabilita del professionista di cui all’art. 2236 c.c. che, riconnettendo il grado di colpevolezza richiesto per la costituzione dell’obbligazione risarcitoria alla difficolta dei problemi tecnici affrontati nell’esecuzione dell’opera, introduce un parametro di ascrizione del danno che tiene conto del grado di complessita delle questioni implicate dall’esecuzione della prestazione e che attenua la responsabilita del prestatore d’opera quando il livello di difficolta risulti rilevante.
La medesima ratio sottesa alla richiamata disposizione civilistica puo, infatti, ravvisarsi nelle fattispecie nelle quali la situazione di fatto esaminata dal funzionario comporta la risoluzione di problemi tecnici particolarmente rilevanti ed in cui, in definitiva, l’accertamento dei presupposti di fatto dell’azione amministrativa implica valutazioni scientifiche complesse o verifiche difficoltose della realta fattuale.>
<A fronte, infatti, di una situazione connotata da apprezzabili profili di complessita, puo, in particolare, ritenersi giustificata, in analogia con la disciplina della responsabilita del prestatore d’opera intellettuale, un’attenuazione di quella dell’amministrazione che la circoscriva alle sole ipotesi di colpa grave>
Va da sé che stante questa interpretazione giurisprudenziale data dal Supremo Collegio Amministrativo, diminuisce il rischio delle polizze di responsabilita civile terzi a garanzia delle perdite patrimoniale subite dai cittadini (o dalle imprese in caso di appalti pubblici) e quindi, forse, convincera anche le primarie Compagnie di Assicurazione, ad accettarne la sottoscrizione, facendo, finalmente, finire la (in mancanza di altro) sottoscrizione da parte dei singoli, di polizze il cui rischio e limitato agli unici casi di lesione di diritto soggettivo (quindi, dopo la sottoscrizione di un eventuale contratto) portati davanti al giudice ordinario.
Qualora un tecnico faccia parte di un Ente pubblico economico oppure di un S.p.a. a capitale pubblico, si sa che non ricevere dalle Leggi l’esenzione di responsabilita per l’elemento soggettivo della colpa lieve , ma, tenuto conto dell’emarginata sentenza, anche queste persone potranno invocare quanto disposto dall’art 2236 cc (come peraltro gia applicato per i medici dipendenti di un ente ospedaliero ) R E P U B B L I C A I T A L I A N A
Con bando di gara 9 ottobre 2001 la Provincia autonoma di Bolzano indiceva una procedura aperta per l’affidamento dei lavori per la costruzione della facciata, carpenteria metallica e lavori da vetraio, per la nuova sede di Bressanone della Libera Universita di Bolzano.
Quale criterio di aggiudicazione era previsto quello dell’offerta economicamente piu vantaggiosa da determinarsi in base al prezzo (51 %) e alla qualita (49 %) in dichiarata conformita agli artt. 36, comma 1, lettera b), e 39 L.P. 17 giugno 1998, n. 6.
Per quanto riguarda la qualita, il capitolato condizioni prevedeva ( capo I, n. 5) la compilazione e sottoscrizione del documento “valutazione della qualita”; prevedeva inoltre (capo I, n.6) la produzione della documentazione tecnica dei prodotti e, inoltre, la presentazione di un modello della facciata dell’anello in scala 1:1 corrispondente nelle misure e nel materiale, realizzato sulla base delle specifiche dell’elenco delle prestazioni e dei disegni costruttivi allegati al capitolato.
In particolare, il documento “valutazione della qualita” era costituito:
a) dall’elenco delle prestazioni, in cui in diverse voci specifiche sono, in aggiunta, riportati degli esempi di prodotti, per mettere in grado l’offerente di conoscere in dettaglio la qualita di materiale richiesta, nonché la forma e l’estetica del prodotto da offrire. Viene stabilito che i prodotti offerti saranno confrontati, all’atto della valutazione comparativa delle offerte, con i prodotti esemplari e giudicati in base a un criterio di “equivalenza” (1.2.1);
b) dall’elenco degli elementi costruttivi e dei prodotti contenente una lista di tutti gli elementi costruttivi e dei prodotti di fornitura da prendere in considerazione per la valutazione della qualita con indicazione dei punteggi massimi assegnabili in caso di equivalenza ottimale (1.2.2);
Viene stabilito (punto 1.2.4) che l’offerente deve riportare nell’elenco degli elementi costruttivi tutti i prodotti da essa proposti e che, qualora singoli prodotti non fossero ivi riportati, nella valutazione comparativa si considerera offerto il prodotto esemplare al prezzo di offerta.
Si stabilisce infine (1.3) che -ai fini del giudizio di equivalenza- i dati contenuti in questa documentazione saranno confrontati con il documento base, ossia, con la “documentazione tecnica dei prodotti esemplari” e che, se un offerente non raggiunge nel giudizio di qualita, sia a livello di singole posizioni che nel totale, almeno il 50 % del punteggio per la qualita possibile, viene automaticamente escluso.
Ad una prima riunione in data 11 dicembre 2001 l’autorita di gara ammetteva 4 ditte, tra cui la ricorrente ed odierna appellante ***** (*****) e la controinteressata Impresa *****.
Alla seconda riunione, avvenuta in data 18 dicembre 2001, l’autorita di gara, preso atto dei risultati cui era pervenuta la commissione tecnica incaricata della valutazione della qualita delle offerte, escludeva le ditte Metalsigma e il Consorzio ricorrente ed odierno appellante, in quanto non avevano conseguito almeno il 50 % del punteggio possibile per la qualita.
1) Violazione del punto 1.2.4 dei criteri di valutazione del bando di gara. Eccesso di potere per illogicita manifesta.
2) Altro eccesso di potere per illogicita e ingiustizia manifesta e travisamento di fatto.
4) Illegittimita del bando di gara per illogicita manifesta.
Proponeva ricorso incidentale l’Impresa ***** eccependo, in via pregiudiziale, l’inammissibilita del impugnazione del bando per tardivita, per acquiescenza e per mancanza di interesse, e deducendo il seguente motivo:
“Violazione dell’Art. 31.5 a del Capitolato speciale di appalto e dell’art. 1.3 del documento “valutazione della qualita.”
Con sentenza n. 525/02 il Tribunale di Bolzano respingeva il ricorso principale prescindendo dall’esame delle eccezioni di inammissibilita.
Avverso tale decisione il *****, con atto notificato in data 8-13 gennaio 2003 e depositato il 17 successivo, ha proposto appello a questo Consiglio di Stato, chiedendone l’annullamento previa sospensione. L’appello ripropone sostanzialmente i motivi originari e censura la decisione gravata sotto vari profili. L’appellante insiste, in particolare, sulla tesi che, essendosi avvalsa della facolta di offrire i prodotti esemplari, avrebbe dovuto essere valutata con il punteggio massimo e non in base alla valutazione del campione di facciata, nonché sulla circostanza che i prodotti indicati quali esempi per le prestazioni piu importanti per la presentazione del modello di facciata, quale richiesta dal bando che ne occupa, non sarebbero stati reperibili.
Si e costituita in giudizio la Provincia Autonoma di Bolzano, che conclude per il rigetto dell’appello.
Con decisione n. 8144/03 del 10 dicembre 2003, questa Sezione riteneva opportuno acquisire agli atti del giudizio una relazione documentata sulle modalita di presentazione del modello di facciata richiesta dal bando in questione, dalla quale risultassero in particolare:
le prestazioni per le quali, in casi di irreperibilita degli esempi riportati, non erano reperibili prodotti equivalenti;
la possibile incidenza della eventuale irreperibilita dei detti prodotti sulla qualita e sulle modalita di esecuzione del modello di facciata;
Alla pubblica udienza del 22 giugno 2004 la causa e stata spedita in decisione. Prima di tale data le parti hanno depositato memorie, con cui hanno ulteriormente illustrato le proprie tesi difensive e replicato a quelle avversarie, insistendo per l’accoglimento delle conclusioni gia rassegnate.
1 – E controversa la legittimita degli atti, ivi compreso il bando di gara, con cui si e prevenuti all’aggiudicazione all’impresa controinteressata, *****, dell’appalto per la realizzazione della facciata della nuova sede di Bressanone della Libera Universita di Bolzano.
Il T.R.G.A. di Bolzano, come si e visto nella parte narrativa del fatto, ha ritenuto il ricorso proposto dal Consorzio *****, odierno appellante, infondato nel merito e, quindi, lo ha rigettato, prescindendo dall’esame delle eccezioni di inammissibilita sollevate dalla controinteressata aggiudicataria.
Con decisione interlocutoria 10 dicembre 2003 n. 437 questo Consiglio ha chiesto notizie circa le prestazioni per le quali, nel bando di gara, sono riportate le ditte fornitrici, circa la reperibilita o meno dei prodotti sul mercato, nonché, nell’ipotesi di irreperibilita, circa la possibile incidenza sulla qualita e sulle modalita di esecuzione del modello di facciata.
Nella relazione, la Provincia di Bolzano dichiara che il modello di facciata prescritto “e un elemento della facciata anello lato interno”.
Si precisa pure che, per la struttura in alluminio della facciata anello lato interno, non e stato proposto alcun prodotto specifico e cio in quanto, trattandosi di un’invenzione dell’architetto per questo particolare progetto, i relativi prodotti non erano reperibili sul mercato “come prodotto realizzato e offerto in serie”, ma dovevano essere costruiti appositamente per la presentazione del modello.
Piu in generale, la Provincia dichiara che il capitolato speciale si compone di 114 posizioni e che soltanto per 36 posizioni erano riportati esempi di prodotti con l’indicazione della ditta fornitrice.
Rileva al riguardo il Collegio che il modello di facciata, che l’impresa doveva realizzare, non e relativo all’anello interno – come dichiarato dalla Provincia – bensi quello relativo all’anello esterno.
Questo risulta in modo esplicito dal punto 1.2.5 dei criteri di valutazione, nel quale si dispone che il modello di facciata da realizzare e quello del lato locali (e cioe della parte esterna) con rinvio all’elenco delle prestazioni e ai disegni costruttivi relativi a questo lato.
Di cio si da esplicitamente e ripetutamente atto nei verbali della commissione giudicatrice.
Tale circostanza e, invero, fondamentale.
Il lato interno della facciata non presenta soverchie peculiarita per quel che concerne i prodotti richiesti per la sua realizzazione.
Per il lato esterno, invece, il discorso e completamente diverso.
La circostanza sulla quale la Provincia di Bolzano poggia tutta la sua relazione (e cioe che il campione di facciata riguarderebbe l’anello interno e non quello esterno) parte, dunque, da una premessa sbagliata e, cioe, che il campione di facciata da realizzare riguarderebbe il lato interno anziché quello esterno.
C’e, pero, di piu.
E’ vero quel che dice la relazione della Provincia di Bolzano e, cioe, che su 114 posizioni riportate nel capitolato speciale soltanto per 36 erano menzionati esempi di prodotti con l’indicazione della ditta.
Occorre, pero, non dimenticare due circostanze fondamentali.
La prima e che le 36 posizioni per le quali sono riportati esempi di prodotti corrispondono all’80% del valore dell’intero lavoro.
La seconda (che appare all’evidenza decisiva) e che le 36 posizioni delle quali il capitolato riporta esempi di prodotti corrispondono al 90% del campione di facciata esterno.
In particolare, il campione del lato esterno della facciata del quale occorreva predisporre il modello e formato da tre componenti essenziali e, cioe, il vetro, l’impianto di motorizzazione e la struttura in alluminio.
Per quel che concerne il sistema di motorizzazione, la relazione della Provincia riconosce esplicitamente che il relativo meccanismo e irreperibile sul mercato.
Ogni altra soluzione avrebbe comportato l’impossibilita di predisporre un campione funzionante.
Lo stesso puo pure dirsi per la struttura in vetro.
Qui la casa produttrice indicata dall’amministrazione e la ditta Bischoff & Glastechnich.
Questa ditta tuttavia (come risulta dalla documentazione prodotta dall’appellante: cfr. doc. n. 7) ha dichiarato di non essere in grado di fornire la componente in vetro necessaria per la realizzazione del modello e cio in quanto tale componente, a causa della sua rarita, non esisteva in magazzino e non poteva essere realizzata in un pezzo unico, ma in grandi quantita.
Lo stesso discorso vale per i profilati in alluminio per i quali la casa produttrice indicata dall’amministrazione e la ditta Hueck e cioe la stessa ditta che ha collaborato alla realizzazione del progetto.
Da notare che nessuna delle ditte produttrici indicate nel capitolato speciale dichiara che il prodotto e irrealizzabile.
Si dichiara solo che il prodotto non esiste sul mercato e che la ditta e disponibile a produrlo non in un pezzo unico, ma in grande quantita e, cioe, a fornirlo all’impresa che si sia aggiudicata l’appalto.
Non e affatto vero l’assunto sul quale si fonda l’intera relazione della Provincia di Bolzano e cioe che il campione da predisporre riguardasse l’anello della facciata interna.
La differenza e decisiva.
Per la facciata interna e prevista l’utilizzazione di prodotti di serie.
Per la facciata esterna e prevista l’utilizzazione di prodotti non di serie e non esistenti sul mercato (neppure presso le ditte espressamente indicate), ma che occorreva realizzare, essendo stati disegnati dal progettista per quella particolare struttura.
Cio tra l’altro risulta dal verbale della commissione nel quale (v. doc. n. 7) si parla sempre di facciata anello esterno.
E’ vero, poi, quel che dice la relazione e, cioe, che soltanto per 36 posizioni su 114 il capitolato indica i prodotti da utilizzare.
Ci si dimentica, pero, di aggiungere che i 36 prodotti coprono l’80% del valore dell’intero lavoro e il 90% del valore del modello della facciata esterna.
Una volta chiarito che tali prodotti non esistono sul mercato, perché o sono rari o sono stati disegnati per questo particolare progetto, e chiaro che tutte le ditte specializzate si trovavano nella stessa situazione di quelle indicate nel capitolato, dal momento che dovevano realizzare il progetto in tempi incompatibili con la gara d’appalto.
Si tratta di una gara espletata dalla Provincia Autonoma per lavori assai simili relativi all’Universita di Bolzano.
Anche in questo caso, il punto 1.2.4. del documento “valutazione di qualita” prevede che, ove nell’apposito elenco non siano indicati prodotti alternativi, si considerano offerti i prodotti modello (cfr. doc. n. 11/b).
Anche in questo caso, la ditta partecipante si e avvalsa di tale possibilita, dal momento che ha apposto, a fianco di ciascuna voce dell’apposita lista, la dicitura “come prodotto modello” (l’odierna appellante ha, appunto, apposto, a fianco di ciascuna voce dell’elenco, l’analoga dicitura “conforme al capitolato”).
Senonché, in questa procedura (a differenza di quella in esame), la commissione di gara ha attribuito all’offerta tecnica della ditta partecipante il massimo punteggio previsto per ciascuna voce e cio per l’ovvia circostanza che, come dedotto dalla ricorrente in primo grado ed odierna appellante, nell’ambito di un giudizio di equivalenza fra il prodotto offerto e il prodotto esemplare, non esiste prodotto che sia piu equivalente dello stesso prodotto esemplare.
Il precedente della gara dell’Universita di Bolzano appare, invero, costituire un elemento decisivo, sul piano probatorio, ai fini del presente giudizio.
In entrambi i casi, ci troviamo di fronte ad un bando di gara il quale attribuisce alla ditta partecipante la facolta di offrire o il prodotto esemplare del progetto dell’amministrazione ovvero un prodotto alternativo.
In entrambi i casi, la ditta partecipante si avvale della facolta di offrire il prodotto esemplare.
In entrambi i casi le modalita dell’offerta sono le stesse, dal momento che la volonta di offrire il prodotto esemplare e espressa mediante un richiamo a fianco della corrispondente voce dell’apposita lista.
Nella gara di Bolzano si applica correttamente il punto 1.2.4 dei criteri di valutazione (e cioe si considera offerto il prodotto esemplare).
Nella gara di Bressanone, il punto 1.2.4 dei criteri di valutazione viene violato, in quanto si considerano offerti non gia i prodotti esemplari, bensi prodotti completamente diversi, che l’impresa e stata costretta ad utilizzare, per il campione di facciata, per le ragioni ripetutamente chiarite e cioe a causa della dimostrata impossibilita di reperire sul mercato i prodotti esemplari.
La documentata impossibilita di realizzare il campione con i prodotti esemplari ha, dunque, determinato l’illegittimita non solo della valutazione relativa a tale campione (per la quale erano previsti 1280 punti), ma pure della diversa valutazione relativa all’intera offerta tecnica (per la quale erano previsti 3320 punti da assegnarsi all’esito di un giudizio di equivalenza del prodotto offerto rispetto al prodotto esemplare).
E’ appena il caso di sottolineare che se, nel presente caso dell’appalto di Bressanone, l’amministrazione si fosse comportata come aveva fatto nella precedente ipotesi dell’appalto di Bolzano (e, cioe, se avesse applicato i criteri di valutazione da essa stessa dettati anziché disattenderli completamente) la procedura concorsuale avrebbe avuto un esito diverso, dal momento che il ***** (*****) sarebbe stato l’aggiudicatario della gara, essendosi avvalso della facolta di realizzare il lavoro con i “prodotti esemplari” del capitolato speciale e, cioe, di realizzare lo stesso progetto esecutivo dell’amministrazione.
4 – Tanto premesso sull’appello principale, l’Impresa *****, ripropone, nell’ambito del presente giudizio di appello, le stesse eccezioni gia sollevate nel giudizio di primo grado tramite ricorso in via incidentale.
Ad avviso dell’Impresa controinteressata, l’offerta ***** avrebbe dovuto essere esclusa per non avere conseguito almeno il 50% del punteggio massimo previsto per la valutazione di qualita.
La prescrizione e contenuta nel punto 1.3 del documento “valutazione della qualita”.
Alla tesi del ricorso incidentale puo rispondersi che l’applicazione della prescrizione relativa all’esclusione delle offerte che non hanno conseguito il 50% del punteggio di qualita, presuppone che si sia fatta preventivamente corretta applicazione dei criteri di valutazione riportati nel medesimo documento di valutazione.
Fra i criteri che occorreva correttamente applicare vi e, appunto, quello (punto 1.2.3) secondo cui, ove l’impresa non indichi, nell’offerta tecnica, un prodotto diverso da quello “esemplare” del progetto esecutivo dell’amministrazione, “si considerera offerto il prodotto esemplare”.
Fra i medesimi criteri che occorreva preventivamente applicare c’e pure quello (punto 1.2.6) secondo cui il modello di facciata dell’anello-lato locali doveva poter essere realizzato con i “prodotti esemplari” del progetto esecutivo dell’amministrazione.
Nel nostro caso, come si e visto, molti dei prodotti esemplari del progetto esecutivo dell’amministrazione non esistevano, sicche era impossibile avvalersi della facolta di realizzare il “modello-campione” con tali prodotti esemplari.
Quanto all’offerta tecnica, come pure si e detto, la Commissione giudicatrice, comportandosi in modo diametralmente opposto rispetto a quanto la stessa Provincia Autonoma di Bolzano aveva fatto in una precedente identica procedura, ha completamente disatteso la normativa di gara, che imponeva di considerare offerto il prodotto esemplare nell’ipotesi che non ci si fosse avvalsi della possibilita di presentare un prodotto alternativo.
In questa situazione, in presenza di una violazione dei criteri dettati dal documento “valutazione della qualita” ai fini dell’assegnazione del relativo punteggio, e evidente che non puo invocarsi la regola che impone l’esclusione automatica nell’ipotesi del mancato conseguimento di un punteggio di sufficienza pari ad almeno il 50% del totale.
Le censure dell’appello principale (relative alle modalita di applicazione dei criteri di valutazione dell’offerta tecnica) sono logicamente antecedenti rispetto alla censura (di cui all’appello incidentale) relativa all’obbligo di escludere le offerte che non abbiano raggiunto un sufficiente punteggio di qualita.
La fondatezza delle censure dell’appello principale, facendo venir meno l’intera procedura a partire dalla fase della valutazione di qualita delle offerte, rende improcedibile per difetto di interesse la censura di cui al ricorso incidentale, riproposta in appello.
5 – L’appellata ***** ripropone, poi, con memoria nel presente grado di appello anche l’eccezione, non esaminata in primo grado in quanto assorbita, di inammissibilita del ricorso introduttivo per tardiva impugnazione del bando di gara, contenente clausole immediatamente lesive, quale quella relativa alla “predisposizione del campione di facciata con prodotti esemplari non reperibili sul mercato”.
L’eccezione e infondata.
Per esaminare funditus tale eccezione, a ben vedere, non si puo che prendere le mosse dalla recente decisione dell’Adunanza Plenaria di questo Consiglio n. 1 del 23 gennaio 2003, ove si affrontano compiutamente le questioni concernenti la portata dell’onere di immediata impugnazione delle clausole dei bandi di gara diverse da quelle riguardanti i requisiti di partecipazione alla procedura selettiva (nonché quella riguardante la rilevanza dell’intervenuta realizzazione dell’opera pubblica oggetto dell’appalto ai fini della procedibilita del ricorso proposto avverso l’esclusione od il diniego di aggiudicazione: nella specie, invero, i lavori sono stati consegnati, e l’opera e quasi terminata).
Condividendo l’avviso espresso dalla sezione remittente, l’Adunanza Plenaria ha ritenuto che l’onere di immediata impugnazione del bando di gara debba, normalmente, essere riferito alle clausole riguardanti requisiti soggettivi di partecipazione. Tuttavia, precisa l’Adunanza, non puo essere escluso un dovere di immediata impugnazione delle clausole del bando in quei limitati casi in cui gli oneri imposti all’interessato ai fini della partecipazione risultino manifestamente incomprensibili o implicanti oneri del tutto sproporzionati per eccesso rispetto ai contenuti della gara o della procedura concorsuale.
Tutto cio discende pianamente dai principi generali che richiedono che sia l’interesse sostanziale (a tutela del quale si agisce) sia l’interesse ad agire siano caratterizzati dai requisiti della personalita e della attualita. Tali interessi devono, cioe, essere propri del soggetto ricorrente e devono avere riferimento ad una fattispecie gia perfezionatasi; diversamente, infatti, si sarebbe di fronte ad interessi meramente potenziali.
A fronte, infatti, della clausola illegittima del bando di gara o del concorso il partecipante alla procedura concorsuale non e ancora titolare di un interesse attuale all’impugnazione, dal momento che egli non sa ancora se l’astratta e potenziale illegittimita della predetta clausola si risolvera in un esito negativo della sua partecipazione alla procedura concorsuale, e quindi in una effettiva lesione della situazione soggettiva, che solo da tale esito puo derivare, D’altra parte, prosegue l’Adunanza, ove l’esito negativo della procedura concorsuale dovesse effettivamente verificarsi, l’atto che chiude tale procedura facendo applicazione della clausola o della disposizione del bando di gara o di concorso, non operera nel senso di rinnovare (con l’atto applicativo) una lesione gia effettivamente prodottasi, ma rendera concreta ed attuale (ed in questo senso, la provochera per la prima volta) una lesione che solo astrattamente e potenzialmente si era manifestata, ma che non aveva ancora attitudine (per mancanza del provvedimento conclusivo del procedimento) a trasformarsi in una lesione concreta ed effettiva.
Appare decisivo, ai fini dell’affermazione dell’onere di immediata impugnazione delle clausole che prescrivano requisiti di partecipazione, non soltanto il fatto che esse manifestino immediatamente la loro attitudine lesiva, ma il rilievo che le stesse, essendo legate a situazioni e qualita del soggetto che ha chiesto di partecipare alla gara, risultino esattamente e storicamente identificate, preesistenti alla gara stessa, e non condizionate dal suo svolgimento e, percio, in condizione di ledere immediatamente e direttamente l’interesse sostanziale del soggetto che ha chiesto di partecipare alla gara od alla procedura concorsuale.
Clausole cosi caratterizzate riguardano, in primo luogo, requisiti soggettivi degli aspiranti partecipanti alla gara o al concorso. Val quanto dire, dunque, che esse afferiscono direttamente ed immediatamente ai soggetti stessi – e non, come nel caso di specie, le loro offerte o le ulteriori attivita connesse con la partecipazione alla gara (quale, appunto, la non reperibilita sul mercato dei prodotti esemplari richiesti dal bando per il campione di facciata) – e per tale ragione producono nei loro confronti effetti diretti, identificando immediatamente i soggetti che, in quanto privi dei requisiti richiesti, da tali clausole sono immediatamente e direttamente incisi.
Esse fanno pure riferimento ad una situazione (di norma, una situazione di fatto) che e preesistente rispetto al bando, e totalmente indipendente dalle vicende successive della procedura e dei relativi adempimenti, e non richiede valutazioni o verificazioni particolari. Sotto questo profilo, non e la procedura concorsuale ed il suo svolgimento a determinare l’effetto lesivo (come e avvenuto nel caso di specie; o come, generalmente, avviene nel caso della valutazione dell’anomalia dell’offerta), ma direttamente il bando, che prende in considerazione una situazione storicamente ad esso preesistente e totalmente definita.
L’Adunanza, infine, ha puntualizzato come l’esecuzione (integrale o parziale) dell’appalto oggetto di una gara non determini il venir meno dell’interesse a ricorrere in capo al partecipante non aggiudicatario, e cio non solo per la persistenza di un interesse morale, ma anche in relazione ad un eventuale giudizio risarcitorio volto a ristorare il ricorrente dal pregiudizio patito per effetto dell’illegittimita.
Nella specie, come si e detto, l’opera e gia strutturalmente completata e sul punto di essere terminata dalla ditta aggiudicataria.
6 – Prima di passare ad esaminare il problema della determinazione del danno risarcibile, giova ribadire e meglio puntualizzare le opportune considerazioni sistematiche fatte da questa Sezione (cfr. Cons. St., Sez. IV, 6 luglio 2004, n. 5012) in merito all’accertamento dell’elemento soggettivo nella fattispecie di responsabilita dell’amministrazione per attivita provvedimentale illegittima, dando conto, in particolare, del tormentato percorso evolutivo seguito dalla giurisprudenza nell’individuazione dei caratteri della colpa dell’apparato pubblico.
Com’e noto, l’impostazione giurisprudenziale tradizionale (cfr. ex multis Cass. Civ., Sez. III, 9 giugno 1995, n. 6542), formatasi prima della sentenza delle Sezioni Unite n. 500 del 22 luglio 1999, risolveva la questione ritenendo la colpa dell’amministrazione insita nell’esecuzione di un provvedimento amministrativo illegittimo.
Secondo tale ricostruzione, quindi, l’illegittimita dell’atto amministrativo portato ad esecuzione integrava, di per sé, gli estremi della colpevolezza postulata dall’art. 2043 c.c. per la costituzione dell’obbligazione risarcitoria.
La nozione di culpa in re ipsa si fondava, in particolare, sul rilievo che la semplice adozione ed esecuzione di un provvedimento illegittimo da parte di un soggetto dotato di capacita istituzionale e di competenza funzionale ad operare nel settore di riferimento concretasse quella consapevole violazione di leggi, regolamenti o norme di condotta non scritte nella quale si risolve la colpa, secondo la definizione del suo contenuto essenziale fornita dall’art. 43 c.p.
La categoria concettuale della presunzione assoluta di colpa (che di questo si tratta), concepita dalla giurisprudenza anche per semplificare l’accertamento dell’illecito e per favorire la tutela risarcitoria del privato danneggiato (altrimenti onerato di una prova complessa e priva di parametri certi), e parsa, comunque, incompatibile con i principi generali della natura personale della responsabilita civile e del carattere eccezionale di quella oggettiva, risolvendosi nell’ingiusta assegnazione all’amministrazione di un trattamento deteriore rispetto a quello degli altri soggetti di diritto.
Tali dubbi di coerenza sistematica della presunzione assoluta di colpa sono stati risolti dalla Suprema Corte (con la nota sentenza a Sezioni Unite n. 500/99), mediante il superamento della teoria della culpa in re ipsa e la contestuale definizione di indici identificativi della colpa, indicati nell’ascrizione all’amministrazione, intesa come apparato, e non al funzionario agente, della “violazione delle regole di imparzialita, di correttezza e di buona amministrazione alle quali l’esercizio della funzione amministrativa deve ispirarsi e che.si pongono come limiti esterni alla discrezionalita”.
Tale prima indicazione, se vale a svincolare l’accertamento giudiziale dai canoni d’indagine utilizzati ordinariamente per la verifica della sussistenza della colpevolezza in capo alle persone fisiche, non serve, tuttavia, in positivo, ad orientare l’indagine verso un centro d’imputazione della responsabilita agevolmente individuabile e, soprattutto, non offre sicuri criteri di giudizio nel compimento della disamina contestualmente suggerita.
Le ragioni di tali difficolta si risolvono, a ben vedere, sull’improprio riferimento dello stato psicologico di colpevolezza all’organizzazione dell’ente, anziché alla persona fisica legittimata ad esprimerne la volonta o ad esso legata da un vincolo di subordinazione (come accade per le ipotesi di responsabilita, diretta e indiretta, degli enti privati).
La colpa d’apparato sembra, quindi, coincidere con la verifica di una disfunzione della funzione amministrativa, determinata dalla disorganizzazione nella gestione del personale, dei mezzi e delle risorse degli uffici cui e imputabile l’adozione o l’esecuzione dell’atto illegittimo.
Sennonche, se tale e il carattere essenziale della colpa d’apparato, la stessa si rivela impropriamente introdotta nella struttura dell’illecito, sia perché l’eventuale disorganizzazione amministrativa e gestionale non e necessariamente causa dell’illegittimita dell’atto, sia perché la stessa risulta essenzialmente estranea al profilo psicologico dell’azione amministrativa immediatamente produttiva del danno e, quindi, al campo d’indagine riservato al giudice chiamato a pronunciarsi sulla pretesa risarcitoria.
Non solo, ma la descrizione (appena riferita) dei requisiti della colpa omette qualsiasi considerazione e valorizzazione di circostanze esimenti, con cio precludendo, di fatto, proprio quella penetrante indagine della riferibilita soggettiva del danno alla colpevole azione amministrativa che si raccomanda contestualmente al giudice del risarcimento.
Le ricostruzioni piu recenti si sono, invece, basate, in antitesi all’indirizzo della Suprema Corte, sul rilievo critico che il criterio della “.violazione delle regole di imparzialita, di correttezza e di buona amministrazione alle quali l’esercizio della funzione amministrativa deve ispirarsi.” (indicato nella sentenza n. 500/99) si risolve, se non attenuato da uno spazio di non colpevolezza (tuttavia non evidenziato dalla Cassazione), nella tautologica affermazione della coincidenza della colpa con l’illegittimita del provvedimento, con surrettizia reintroduzione della tesi che si e dichiarato di voler abbandonare.
In una delle prime e piu importanti pronunce che si sono occupate della questione (Cons. St., Sez. IV, 14 giugno 2001, n. 3169) e stata condivisa la concezione oggettiva della colpa suggerita dalla Cassazione, che si basa cioe sull’apprezzamento dei vizi che inficiano il provvedimento, ma sono stati mutuati dalla giurisprudenza comunitaria diversi indici valutativi quali “.la gravita della violazione commessa dall’amministrazione, anche alla luce dell’ampiezza delle valutazioni discrezionali rimesse all’organo, dei precedenti della giurisprudenza, delle condizioni concrete e dell’apporto eventualmente dato dai privati nel procedimento”.
In applicazione di tali canoni di valutazione, il giudice deve, quindi, formulare il giudizio sulla colpevolezza dell’amministrazione, affermandola quando la violazione risulta grave e commessa in un contesto di circostanze di fatto e in un quadro di riferimenti normativi e giuridici tale da palesare la negligenza e l’imperizia dell’organo nell’assunzione del provvedimento viziato e, viceversa, negandola quando l’indagine presupposta conduce al riconoscimento di un errore scusabile (per la sussistenza di contrasti giurisprudenziali, per l’incertezza del quadro normativo di riferimento o per la complessita della situazione di fatto).
In una successiva pronuncia (Cons. St., Sez. V, 6 agosto 2001, n. 4239), sono stati ulteriormente chiariti i caratteri della responsabilita della pubblica amministrazione da attivita provvedimentale ed, accedendo ad una ricostruzione dogmatica della stessa in termini di responsabilita da “contatto sociale qualificato”, si e precisato che, in analogia alle forme di accertamento giudiziale dell’illecito contrattuale o precontrattuale (e, in particolare, del criterio di imputazione del danno definito dall’art. 1218 c.c.), la responsabilita dell’amministrazione per l’adozione di un atto illegittimo puo presumersi, sotto il profilo dell’ascrivibilita del pregiudizio ad una condotta colposa dell’apparato.
In esito alla presupposta catalogazione concettuale della natura della responsabilita dell’amministrazione, svincolata dalla struttura e dalla disciplina dell’illecito aquiliano, e stato, quindi, ammesso il privato alla mera allegazione del danno patito e della sua riconducibilita eziologia all’adozione od all’esecuzione di un provvedimento viziato ed imposto all’amministrazione l’onere di dimostrare la propria incolpevolezza per mezzo della deduzione di elementi di fatto e di diritto idonei a documentare la ricorrenza di un errore scusabile e, quindi, a dimostrare l’assenza di colpa nel proprio operato.
Tale semplificazione probatoria viene, in particolare, giustificata e legittimata non tanto con il ricorso a presunzioni semplici, pure limitatamente invocabili nell’accertamento dell’elemento soggettivo, ma con una distribuzione dell’onere della prova che, sotto un profilo sostanziale, appare rispondere ad esigenze di garanzia e di favore per la posizione processuale del privato e, sotto un profilo di coerenza logico-sistematica dell’ordinamento processuale, si fonda su una lettura dell’illecito dell’amministrazione in termini analoghi a quelli propri dell’inadempimento di un’obbligazione contrattuale o dei doveri di correttezza ravvisabili nella fase delle trattative (e, quindi, tipici della responsabilita precontrattuale).
In tale ottica, viene superata l’equivalenza, precedentemente riconosciuta dalla stessa giurisprudenza amministrativa, colpa-violazione grave, ritenendosi, di contro, che quella enunciazione teorica si risolva in un’inammissibile limitazione della responsabilita dell’amministrazione ai soli casi di colpa grave (ma in difetto di una previsione positiva in tal senso) e che, quindi, anche la sussistenza di un vizio non macroscopico possa implicare responsabilita dell’amministrazione nella colpevole inosservanza dei pertinenti canoni d’azione.
Siffatta ricostruzione teorica e stata, poi, confermata sia dalla giurisprudenza amministrativa (Cons. St., Sez. VI, 20 gennaio 2003, n. 204), sia da quella ordinaria (Cass. Civ., Sez. I, 10 gennaio 2003, n. 157) che, in conformita alla riferita elaborazione concettuale, hanno condiviso l’assimilazione della responsabilita dell’amministrazione per attivita provvedimentale (segnatamente per lesione degli interessi c.d. pretensivi) a quella contrattuale per violazione di diritti relativi, con le implicazioni gia evidenziate in tema di accertamento della colpa.
Questa Sezione, tuttavia, ha (cfr. Cons. St., Sez. IV, dec. n. 5012 del 2004 cit.) giustamente dissentito dalla ricostruzione che ha fatto applicazione dei principi che presiedono alla responsabilita contrattuale per inadempimento al fine di giustificare l’affermazione della presunzione relativa di colpa e l’ascrizione all’amministrazione dell’onere di dimostrare la propria incolpevolezza e ha reputato, di contro, che le condivisibili esigenze di semplificazione probatoria sottese all’impostazione criticata possano essere parimenti soddisfatte restando all’interno dei piu sicuri confini dello schema e della disciplina della responsabilita aquiliana, che rivelano una maggiore coerenza della struttura e delle regole di accertamento dell’illecito extracontrattuale con i caratteri oggettivi della lesione di interessi legittimi e con le connesse esigenze di tutela, ma utilizzando, per la verifica dell’elemento soggettivo, le presunzioni semplici di cui agli artt. 2727 e 2729 c.c.
In tale ottica, il privato danneggiato, ancorche onerato della dimostrazione della colpa dell’amministrazione, risulta agevolato dalla possibilita di offrire al giudice elementi indiziari – acquisibili, sia pure con i connotati normativamente previsti, con maggior facilita delle prove dirette – quali la gravita della violazione (qui valorizzata quale presunzione semplice di colpa e non come criterio di valutazione assoluto), il carattere vincolato dell’azione amministrativa giudicata, l’univocita della normativa di riferimento ed il proprio apporto partecipativo al procedimento.
Cosi che, acquisiti gli indici rivelatori della colpa, spetta poi all’amministrazione l’allegazione degli elementi (pure indiziari) ascrivibili allo schema dell’errore scusabile e, in definitiva, al giudice – cosi come, in sostanza, voluto dalla Cassazione con la sentenza n. 500/99 – apprezzarne e valutarne liberamente l’idoneita ad attestare o ad escludere la colpevolezza dell’amministrazione.
La rilevata semplificazione dell’onere probatorio (a carico e a discarico) appena descritta ha imposto, quindi, di definire i caratteri che devono possedere gli elementi addotti a propria discolpa dalla pubblica amministrazione, a fronte della produzione degli indizi a suo carico, perché la situazione allegata integri gli estremi dell’errore scusabile e consenta, percio, di escludere la colpa dell’apparato amministrativo.
Appare utile, al riguardo, riferirsi alla giurisprudenza comunitaria (Corte Giust., 5 marzo 1996, in cause C-46/93 e C-48/93 << Brasserie du Pecheur >> e << Factortame III >>; id. 23 maggio 1996, causa C-5/94 << Lomas >>), che ha contribuito ad edificare, modificando per alcuni aspetti alcune delle conclusioni della sentenza << Francovich >> (13 novembre 1991, in cause riunite C-6/90 e C-9/90), un vero e proprio sistema della responsabilita civile da violazione del diritto comunitario. Questa giurisprudenza, pur assegnando valenza pressoché decisiva alla gravita della violazione ed indica quali parametri valutativi di quel carattere, il grado di chiarezza e precisione della norma violata e la presenza di una giurisprudenza consolidata sulla questione esaminata e definita dall’amministrazione, nonché la novita di quest’ultima, riconoscendo cosi portata esimente all’errore di diritto, in analogia all’elaborazione della giurisprudenza penale in tema di buona fede nelle contravvenzioni.
Tuttavia, occorre al riguardo precisare che, ai fini della valutazione della gravita della violazione, la giurisprudenza comunitaria ha successivamente escluso l’introduzione di parametri soggettivi operata dalla sentenza << Brasserie du Pecheur >> (<<il carattere intenzionale o involontario della trasgressione commessa o del danno causato, la scusabilita o l’inescusabilita di un eventuale errore di diritto>>: p.to 56 sent. cit.), riaffermando il carattere rigorosamente oggettivo, sul modello francese, della responsabilita da violazione del diritto comunitario (cfr. sentenza in seduta plenaria 8 ottobre 1996, in cause riunite C-178/94, C-179/94, C-188/94, C-189/94 e C-190/94, <<Dillenkofer>>, p.to 28) ed arrivando ad affermare, nell’ipotesi di esercizio di potesta amministrative da parte dei singoli Stati, che <<in presenza di un margine di discrezionalita considerevolmente ridotto, se non addirittura inesistente, la semplice trasgressione del diritto comunitario puo essere sufficiente per accertare l’esistenza di una violazione sufficientemente grave e manifesta (p.to 28 sent. <<Lomas>>; p.to 25 sent. <<Dillenkofer>>).
Tuttavia, se a livello comunitario puo, in chiave critica, rilevarsi che l’individuazione degli spazi di discrezionalita riservati all’amministrazione varia da Stato a Stato e da settore a settore all’interno dei singoli Stati, sul piano interno, esclusa la correttezza di ogni riferimento, pure in astratto invocabile, al livello culturale ed alle condizioni psicologiche soggettive del funzionario che ha adottato l’atto, risulta, in proposito, accettabile il criterio della comprensibilita della portata precettiva della disposizione inosservata e della univocita e chiarezza della sua interpretazione, potendosi ammettere l’esenzione da colpa solo in presenza di un quadro normativo confuso e privo di chiarezza; restando, altrimenti, l’amministrazione soggetta all’inevitabile giudizio di colpevolezza nella violazione di un canone di condotta agevolmente percepibile nella sua portata vincolante (cfr. Cons. St., Sez. IV, dec. n. 5012 del 2004 cit.).
Cosi come appaiono condivisibili i riferimenti, da piu parti suggeriti, al criterio di imputazione soggettiva della responsabilita del professionista di cui all’art. 2236 c.c. che, riconnettendo il grado di colpevolezza richiesto per la costituzione dell’obbligazione risarcitoria alla difficolta dei problemi tecnici affrontati nell’esecuzione dell’opera, introduce un parametro di ascrizione del danno che tiene conto del grado di complessita delle questioni implicate dall’esecuzione della prestazione e che attenua la responsabilita del prestatore d’opera quando il livello di difficolta risulti rilevante.
La medesima ratio sottesa alla richiamata disposizione civilistica puo, infatti, ravvisarsi nelle fattispecie nelle quali la situazione di fatto esaminata dal funzionario comporta la risoluzione di problemi tecnici particolarmente rilevanti ed in cui, in definitiva, l’accertamento dei presupposti di fatto dell’azione amministrativa implica valutazioni scientifiche complesse o verifiche difficoltose della realta fattuale.
A fronte, infatti, di una situazione connotata da apprezzabili profili di complessita, puo, in particolare, ritenersi giustificata, in analogia con la disciplina della responsabilita del prestatore d’opera intellettuale, un’attenuazione di quella dell’amministrazione per attivita provvedimentale illegittima che la circoscriva alle sole ipotesi di colpa grave.
La ricostruzione appena esposta soddisfa, in particolare, al contempo, le esigenze di superare l’inaccettabile equazione illegittimita dell’atto-colpa dell’apparato pubblico, surrettiziamente reintrodotta con la sentenza n. 500/99, di valorizzare gli aspetti obiettivi della condotta antigiuridica dell’amministrazione, di restituire coerenza sistematica alla regola di riparto dell’onere della prova da applicarsi nello schema di responsabilita in questione e, in definitiva, di agevolare le parti (rispettivamente interessate) nell’adempimento del dovere di dimostrare la colpa, in prima battuta, o la sua mancanza, negli estremi dell’esimente dell’errore scusabile.
7 – Cosi definiti i caratteri costitutivi della colpa della pubblica amministrazione, risulta agevole rilevare, in ordine alla fattispecie in esame, che la predisposizione di regole illogiche nel bando di gara, si rivela lesiva di una delle norme di condotta che deve osservare l’amministrazione nella gestione di una procedura competitiva: predisporre regole logiche e congrue rispetto al fine pubblico della gara.
A fronte della violazione di tale dovere, non risulta, di contro, apprezzabile alcun elemento, peraltro neanche allegato dall’amministrazione (oneratavi), riconducibile ad una delle situazioni, sopra descritte, che autorizzano la configurabilita dell’errore scusabile.
Si deve premettere, in via generale, che la tutela risarcitoria serve ad assicurare al danneggiato la restitutio in integrum del suo patrimonio e, quindi, a garantire l’eliminazione delle conseguenze pregiudizievoli dell’attivita illecita ascritta al soggetto responsabile.
La riparazione delle conseguenze dannose viene garantita dall’ordinamento mediante due modelli di tutela, tra loro alternativi: quello del risarcimento per equivalente, che riconosce al danneggiato il diritto ad una somma di denaro equivalente al valore della lesione patrimoniale patita e quello della reintegrazione in forma specifica, che attribuisce al soggetto passivo la medesima utilita, giuridica od economica, sacrificata o danneggiata dalla condotta illecita.
Tale modalita di riparazione si risolve, a ben vedere, in una forma di tutela per cosi dire surrogatoria, nel senso che garantisce, non l’utilita perduta o compromessa, ma, in sua sostituzione, una somma di denaro corrispondente al valore del bene della vita pregiudicato.
Il vero problema di tale forma di tutela coincide, allora, con la liquidazione del danno e cioe con la determinazione della misura dell’obbligazione pecuniaria dovuta in sostituzione del bene della vita ormai irrimediabilmente perduto o danneggiato.
Se tale opera di quantificazione risulta agevole nei casi, configurabili per lo piu nelle attivita illecite materiali, in cui il valore del bene leso e facilmente individuabile (si pensi ai danni subiti da un autoveicolo in un incidente stradale), non altrettanto puo dirsi per le ipotesi, quali quelle interessate dall’attivita provvedimentale lesiva, in cui la situazione soggettiva pregiudicata e connessa ad aspettative o interessi difficilmente apprezzabili nella loro consistenza economica.
Occorre, quindi, avvertire fin da ora che le maggiori difficolta incontrate dal legislatore e dalla giurisprudenza nel definire i contorni della nuova forma di tutela introdotta nell’ordinamento con il riconoscimento della risarcibilita della lesione degli interessi legittimi sono riconducibili proprio alla catalogazione di criteri e parametri certi, funzionali alla determinazione della misura del pregiudizio risarcibile.
E’ vero, infatti, che, nell’impossibilita di dimostrare la misura esatta del danno, soccorre il metodo di liquidazione equitativa dettato dall’art.1226 c.c., certamente utilizzabile anche dal giudice amministrativo, ma, mentre nel sistema delineato dal codice civile l’ipotesi considerata viene contemplata come eccezionale, le pretese risarcitorie svolte contro la pubblica amministrazione (soprattutto per lesione di interessi legittimi) risultano endemicamente connotate da estrema difficolta nella definizione del valore economico della posizione soggettiva lesa dall’atto illegittimo, sicche compete per lo piu alla giurisprudenza l’individuazione di canoni valutativi sufficientemente certi e satisfattivi delle esigenze di effettivita della tutela postulate dalla nuova forma di protezione degli interessi legittimi.
Le difficolta appena registrate risultano, in particolare, maggiormente avvertite nei casi di lesione di interessi pretensivi e procedimentali (nei quali la verifica della spettanza del bene della vita postula un’intermediazione amministrativa favorevole e risultano, quindi, difficilmente apprezzabili le effettive implicazioni economiche della violazione accertata), mentre si rivela piu agevole la quantificazione del danno nei casi di lesione di interessi oppositivi (nei quali si tratta di determinare il valore del bene illegittimamente sacrificato).
8 – Cosi illustrati in astratto i confini problematici del tema della quantificazione del danno, occorre esaminare i riflessi processuali della dimostrazione e determinazione del pregiudizio risarcibile.
La comune ascrizione dell’illecito commesso dall’amministrazione nell’esercizio dell’attivita provvedimentale allo schema della responsabilita extracontrattuale implica, innanzitutto, che incombe al ricorrente (presunto danneggiato) l’onere di dimostrare l’esistenza di un pregiudizio patrimoniale, la sua riconducibilita eziologia all’adozione del provvedimento illegittimo e la sua misura, come riconosciuto dall’indirizzo prevalente formatosi in seno alla giurisprudenza amministrativa (cfr. ex multis Cons. St., sez. V, 25 gennaio 2002, n.416, in cui si ribadisce che incombe al danneggiato la prova di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito).
Ne consegue che il ricorrente non potra limitarsi ad addurre l’illegittimita dell’atto, valendosi, ai fini della sua quantificazione, del principio dispositivo con metodo acquisitivo e, quindi, della sufficienza dell’allegazione di un principio di prova, ma dovra compiere l’ulteriore sforzo probatorio di documentare il pregiudizio patrimoniale del quale chiede il ristoro nel suo esatto ammontare (pur con i limiti ontologici dell’assolvimento di tale onere).
In merito al contenuto della dimostrazione richiesta, va, peraltro, precisato che, poiché l’annullamento dell’atto illegittimo puo determinare, da solo, l’integrale riparazione delle sue conseguenze lesive, compete al ricorrente provare che la rimozione del provvedimento non soddisfa, di per sé, l’interesse azionato e che residua un danno ulteriore nella sua sfera patrimoniale, non interamente reintegrato (in forma specifica) per effetto della caducazione dell’atto.
Come gia rilevato, tuttavia, quando la lesione lamentata concerne interessi pretensivi o procedimentali la dimostrazione della misura del danno patrimoniale patito dal privato si rivela difficile, se non impossibile.
Appare utile, a tal riguardo, rammentare che il pregiudizio risarcibile si compone, secondo la definizione offerta dall’art.1223 c.c., del danno emergente e del lucro cessante: e cioe della diminuzione reale del patrimonio del privato, per effetto di esborsi connessi alla (inutile) partecipazione al procedimento, e della perdita di un’occasione di guadagno o, comunque, di un’utilita economica connessa all’adozione o all’esecuzione del provvedimento illegittimo.
Per avere accesso al risarcimento, infatti, il privato deve dimostrare, non solo che la sua sfera giuridica ha subito una diminuzione per effetto dell’atto illegittimo, ma che non si e accresciuta nella misura che avrebbe raggiunto se il provvedimento viziato non fosse stato adottato o eseguito.
Come si vede, tale ultima dimostrazione presenta implicazioni di notevole complessita, attenendo a profili prognostici difficilmente apprezzabili nella loro effettiva consistenza ed attendibilita.
Si tratta di presunzioni semplici che indicano, secondo la comune esperienza, parametri valutativi sufficientemente puntuali dell’entita della perdita economica patita dal privato per effetto dell’adozione dell’atto illegittimo ovvero della colpevole inerzia dell’amministrazione.
Perché sia ritualmente assolto l’onere della prova, e, tuttavia, necessario che il ricorrente danneggiato alleghi gli elementi di fatto e gli indizi sulla cui base possono individuarsi i parametri presuntivi di determinazione del danno.
L’esigenza di ricorrere a criteri presuntivi ed astratti di determinazione del danno e stata avvertita sia dalla giurisprudenza, che ha individuato un preciso canone indiziario (di seguito illustrato) per la determinazione del pregiudizio connesso alla perdita di un’occasione di successo in una procedura concorsuale, sia dallo stesso legislatore, laddove ha definito, con l’art.35 d. lgs. n.80/98, un peculiare metodo di liquidazione del danno fondato proprio sulla definizione giudiziale di parametri valutativi indeterminati o quando ha previsto, all’art.17, comma 1, lett. f), legge 15 marzo 1997, n.59, la definizione “di forme di indennizzo automatico e forfettario a favore dei soggetti richiedenti il provvedimento.per i casi di mancato rispetto del termine del procedimento o di mancata o ritardata adozione del provvedimento” stesso.
Merita, ancora, avvertire che non puo valere ad esonerare dalla prova del danno la parte sulla quale incombe il relativo onere, il ricorso, anche su istanza del ricorrente, alla consulenza tecnica d’ufficio (pure, ormai, utilizzabile dal giudice amministrativo e nella specie richiesta dal Consorzio appellante in sede di memoria), posto che tale accertamento non si configura come un mezzo di prova in senso tecnico e puo essere disposto solo al fine di acquisire apprezzamenti tecnici altrimenti non formulabili dal giudice, ma non puo servire ad acquisire gli elementi che compongono il danno lamentato e, quindi, la sua dimostrazione (Cons. St., sez. IV, 14 giugno 2001, n.3169).
La piu importante applicazione del ricorso a criteri presuntivi per la quantificazione del danno e rinvenibile nell’elaborazione giurisprudenziale in materia di valutazione del pregiudizio connesso alla perdita di chance.
Si deve qui avvertire che, mentre non si pongono particolari problemi per la liquidazione del danno emergente (pari alle spese – documentate – sostenute per la partecipazione al procedimento), risulta piu difficile la determinazione del lucro cessante.
A proposito di quest’ultima voce, occorre, anzitutto, chiarire che il suo contenuto cambia notevolmente se si accede alla qualificazione come precontrattuale della responsabilita dell’amministrazione per illegittima conduzione di una procedura ad evidenza pubblica.
Se, invece, la violazione delle regole che presiedono alla corretta conduzione delle procedure ad evidenza pubblica viene ascritta allo schema astratto dell’illecito aquiliano, da valersi quale conclusione piu plausibile della prima e maggiormente coerente con le pregnanti esigenze di tutela postulate dall’ordinamento comunitario in tema di competizioni concorrenziali per l’accesso agli appalti pubblici, si deve conseguentemente ritenere risarcibile anche l’interesse positivo e, cioe, nella voce relativa al lucro cessante, la perdita del guadagno (o della sua occasione) connesso all’esecuzione del contratto (cfr., in materia di danno risarcibile, Cons. St., Sez. IV, 27 ottobre 2003, n. 6666).
L’accesso a quest’ultima opzione, condivisa dalla Sezione, implica la necessita di provvedere alla determinazione di criteri valutativi astratti e presuntivi della misura del pregiudizio risarcibile, nella configurazione sopra tratteggiata.
La giurisprudenza amministrativa si e fatta carico di quest’onere ed ha individuato nell’art.345 della legge 20 marzo 1865, n.2248, Allegato F, un prezioso riferimento positivo, laddove quantifica nel 10% del valore dell’appalto l’importo da corrispondere all’appaltatore in caso di recesso facoltativo dell’amministrazione, nella determinazione forfettaria ed automatica del margine di guadagno presunto nell’esecuzione di appalti di lavori pubblici (cfr. ex multis Cons. St., sez. V, 8 luglio 2002, n.3796 e Cons. St., sez. IV, dec. n. 6666 del 2003 cit.).
Ulteriore conferma positiva della validita di tale criterio presuntivo e stata, poi, rinvenuta nell’art.37 septies, comma 1, lett.c) della legge 11 febbraio 1994, n.109, laddove prevede, in materia di project financing, che, nelle ipotesi in cui la concessione sia risolta per inadempimento del concedente o revocata per motivi di interesse pubblico, al concessionario spetti un indennizzo, a titolo di risarcimento del mancato guadagno, pari al 10% delle opere ancora da eseguire.
Puo, in definitiva, registrarsi il consolidamento di un indirizzo giurisprudenziale, ormai univoco e dal quale non si ravvisano ragioni per discostarsi, che, sulla base delle predette indicazioni normative, riconosce nella misura del 10% dell’importo a base d’asta, per come eventualmente ribassato dall’offerta dell’impresa interessata, l’entita del guadagno presuntivamente ritratto dall’esecuzione dell’appalto.
Occorre, tuttavia, ancora distinguere la fattispecie in cui il ricorrente riesce a dimostrare che, in mancanza dell’adozione del provvedimento illegittimo, avrebbe vinto la gara (ad esempio perché, se non fosse stato indebitamente escluso, sarebbe stata selezionata la sua offerta) dai casi in cui non e possibile acquisire alcuna certezza su quale sarebbe stato l’esito della procedura in mancanza della violazione riscontrata.
La dimostrazione della spettanza dell’appalto all’impresa danneggiata risulta ovviamente configurabile nei soli casi in cui il criterio di aggiudicazione si fonda su parametri vincolati e matematici (come, ad esempio, nel caso del massimo ribasso in un pubblico incanto in cui l’impresa vincitrice avrebbe dovuto essere esclusa), mentre si rivela impossibile la dove la selezione del contraente viene operata sulla base di un apprezzamento tecnico-discrezionale dell’offerta (come nel caso dell’offerta economicamente piu vantaggiosa).
Nella prima ipotesi spetta, evidentemente, all’impresa danneggiata un risarcimento pari al 10% del valore dell’appalto (come eventualmente ribassato dalla sua offerta), ferma restando la possibilita di conseguire una somma superiore, in presenza della dimostrazione che il margine di utile sarebbe stato maggiore di quello presunto.
Al fine di operare tale decurtazione vanno valorizzati tutti gli indici significativi delle potenzialita di successo del ricorrente, quali, ad esempio, il numero di concorrenti, la configurazione della graduatoria eventualmente stilata ed il contenuto dell’offerta presentata dall’impresa danneggiata.
9 – La verifica della fondatezza della pretesa risarcitoria in questione e la conseguente determinazione dell’entita del pregiudizio risarcibile devono essere, quindi, condotte in coerenza con i parametri valutativi sopra descritti.
Tuttavia, e sufficiente al riguardo rilevare che l’invocato accertamento, seppur in via incidentale, della spettanza all’appellante del punteggio piu elevato, per le caratteristiche tecniche dell’offerta, risulta precluso proprio dal metodo di selezione nella specie previsto: l’offerta economicamente piu vantaggiosa.
Come sopra rilevato, infatti, la verifica della spettanza dell’aggiudicazione al ricorrente e ammessa nelle sole ipotesi, diverse dalla presente, nelle quali la selezione del contraente avviene in applicazione di parametri rigidi e matematici, sicche l’attivita dell’amministrazione aggiudicatrice risulta vincolata e priva di ogni discrezionalita nella scelta dell’offerta.
Esclusa, cosi, la praticabilita (anche con lo strumento della c.t.u., pure paventata dall’appellante in sede di memoria) dell’invocata indagine sulla pretesa debenza al ricorrente del punteggio piu alto e, quindi, della stessa aggiudicazione, e ribadito che, nelle ipotesi in cui il ricorrente non puo dimostrare che avrebbe vinto la gara, la misura presunta del lucro cessante (pari al 10% dell’importo del contratto) va decurtata in ragione degli indici sopra elencati e che la relativa determinazione giurisdizionale dei criteri sfugge a canoni valutativi rigidi, ai fini della liquidazione di tale danno si puo, a ben vedere, utilizzare lo strumento previsto dall’art. 35, comma 2, del D. Lgs. n. 80 del 1998, come sostituito dall’art. 7 della L. n. 205 del 2000, che, appunto, consente al giudice amministrativo di stabilire i criteri in base ai quali l’Amministrazione (l’art. 7 cit. ha aggiunto anche il gestore del servizio pubblico) deve proporre a favore dell’avente titolo il pagamento della somma entro un congruo termine, prevedendo che, qualora permanga il disaccordo, le parti possano rivolgersi nuovamente al giudice per la determinazione delle somme dovute nelle forme del giudizio di ottemperanza.
In particolare, il risarcimento del danno dovuto al ***** dovra computarsi come segue:
A1) spese o costi sostenuti per la preparazione dell’offerta e per la partecipazione alla procedura di aggiudicazione (cfr. art. 2, comma 7, della direttiva del Consiglio delle Comunita Europee del 25 febbraio 1992, 92/13/CEE).
A2) Quanto al pregiudizio per la perdita di chance legata all’impossibilita di far valere, nelle future contrattazioni, il requisito economico legato all’esecuzione dei lavori, puo nella specie procedersi in via equitativa alla liquidazione di tale voce del danno emergente nella misura del 3% del prezzo offerto dal Consorzio in sede di aggiudicazione.
Non sono imputabili, invece, le spese legali sostenute a fronte dei giudizi intrapresi, in quanto la relativa liquidazione e oggetto di autonoma statuizione giurisdizionale.
B) Quanto al lucro cessante, vale a dire l’utile economico che sarebbe derivato dall’esecuzione dell’appalto in caso di aggiudicazione non avvenuta per illegittimita dell’azione amministrativa – generalmente reputato, come si e detto, pari al 10% del valore dell’appalto, criterio cui fa riferimento la giurisprudenza in applicazione analogica dell’art. 345 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, sulle opere pubbliche, ora sostanzialmente riprodotto dall’art. 122 del regolamento emanato con D.P.R. n. 554/99, che quantifica in tale misura il danno risarcibile a favore dell’appaltatore in caso di recesso della P.A. (cio sia allo scopo di ovviare ad indagini alquanto difficoltose ed aleatorie sia allo scopo di cautelare la P.A. da eventuali richieste di liquidazioni eccessive) – la giurisprudenza riconosce la spettanza nella sua interezza dell’utile di impresa nella misura del 10% qualora l’impresa possa documentare di non aver potuto utilizzare le maestranze ed i mezzi, lasciati disponibili, per l’espletamento di altri servizi, mentre nel caso in cui tale dimostrazione non sia stata offerta – come nella specie e avvenuto – e da ritenere che l’impresa possa aver ragionevolmente riutilizzato mezzi e manodopera per lo svolgimento di altri analoghi lavori (o servizi o forniture), cosi vedendo in parte ridotta la propria perdita di utilita; in tale ipotesi il risarcimento puo essere ridotto in via equitativa, in misura pari al 5% dell’offerta dell’impresa (cfr. Cons. St., Sez. IV, dec. n. 6666 del 2003 cit.; Cons. St., Sez. V, 24 ottobre 2002, n. 5860; v. pure Cons. St., Sez. V, 18 novembre 2002, n. 6393, che esclude l’utilizzo dell’art. 345 L. n. 2248/1865 all. F ove non sia fornito un principio di prova sulle opportunita alternative alle quali l’interessato ha dovuto rinunciare).
C) Sulle somme liquidate ai sensi delle lettere A) e B), che riguardano tutte il risarcimento del danno e che consistono, percio, in un debito di valore, deve riconoscersi la rivalutazione monetaria, secondo gli indici Istat, da computarsi dalla data della stipula del contratto da parte dell’impresa che e rimasta illegittimamente aggiudicataria e fino alla data di deposito della presente decisione (data quest’ultima che costituisce il momento in cui, per effetto della liquidazione giudiziale, il debito di valore si trasforma in debito di valuta).
D) Sulle somme progressivamente e via via rivalutate, sono altresi dovuti gli interessi nella misura legale secondo il tasso vigente all’epoca della stipulazione del contratto, a decorrere dalla data della stipulazione medesima e fino a quella di deposito della presente decisione; cio in funzione remunerativa e compensativa della mancata tempestiva disponibilita della somma dovuta a titolo di risarcimento del danno.
E) Su tutte le somme dovute ai sensi delle precedenti lettere decorrono, altresi, gli interessi legali dalla data di deposito della presente decisione e fino all’effettivo soddisfo.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunziando sul ricorso in appello n. 437/2003, in epigrafe meglio specificato, cosi provvede:
dichiara compensate le spese del doppio

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 Cass. 
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 art. 2