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Timestamp: 2019-08-25 18:13:32+00:00

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Art. 552 codice civile - Donazione e legati in conto di legittima - Brocardi.it
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Articolo 552 Codice civile
Dispositivo dell'art. 552 Codice civile
Il legittimario [536 ss. c.c.] che rinunzia all'eredità [519 c.c.], quando non si ha rappresentazione [467 c.c.], può sulla disponibile ritenere le donazioni [769 ss. c.c.] o conseguire i legati a lui fatti (1) [521 c.c.]; ma quando non vi è stata espressa dispensa dall'imputazione [553, 564, 724 c.c.], se per integrare la legittima spettante agli eredi è necessario ridurre [553 ss. c.c.] le disposizioni testamentarie o le donazioni (2) [554 c.c.], restano salve le assegnazioni, fatte dal testatore sulla disponibile, che non sarebbero soggette a riduzione se il legittimario accettasse l'eredità, e si riducono le donazioni e i legati fatti a quest'ultimo (3).
(1) Chi rinuncia all'eredità, può trattenere le donazioni e i legati fatti dal de cuius. Tali disposizioni vanno a gravare sulla disponibile, a meno che non vi sia stata la dispensa dall'imputazione di cui all'art. 564 del c.c..
Ove operi la rappresentazione, la norma in commento non opera in quanto l'eredità si devolve ai discendenti del rinunziante.
(2) Dalla rinuncia all'eredità del legittimario che trattenga le disposizioni a lui fatte a titolo di legato o donazione può conseguire una diminuzione della disponibile. Ciò può recare danno ad ulteriori beneficiati che non siano legittimari, i quali possono agire in riduzione sulle donazioni e i legati del legittimario rinunziante.
(3) Esempio: Tizio muore, lasciando due figli Caio (che ha ricevuto dal padre una donazione di 400) e Sempronio. Il de cuius, il cui patrimonio ereditario è pari a 900, dispone in favore dell'amica Mevia un lascito ereditario di 180.
Se Caio e Sempronio accettano l'eredità, al secondo spetta 300 (1/3 del relictum pari a 900), mentre Caio deve imputare alla porzione legittima spettantegli (300) quanto ricevuto in donazione (400) ai sensi dell'art. 564 c.c., sia nei confronti del coerede legittimario, sia in riferimento all'erede non legittimario contro il quale non può dunque agire in riduzione. Caio, dopo aver ritenuto 400 a titolo donativo, può conseguire ulteriori 20, mentre a Mevia spetta il residuo 180.
Diversamente accade qualora Caio rinunci all'eredità. La quota di disponibile è pari a 450 (ossia 1/2 del relictum di 900). Posto che su tale disponibile grava la donazione fatta a Caio (400), la disposizione in favore di Mevia (180) rischia di essere pregiudicata, essendo la disponibile pari a 50 (ossia la disponibile di 450 - la donazione fatta a Caio di 400). In presenza di tale situazione si applica la norma in commento: la donazione fatta al legittimario rinunziante viene ridotta per reintegrare l'erede non legittimario nella sua quota. Quindi la porzione di Mevia, pari a 180, viene così ricavata: 50 dalla disponibile ancora libera, gli ulteriori 130 dalla riduzione della donazione fatta a Caio. A questi spetta 270 (400 - 130), a Sempronio 450.
Viene tutelata la posizione degli eredi non legittimari, i cui lasciti gravano sulla disponibile, e rispettata, per quanto possibile, la volontà del testatore che, in assenza di dispensa dall'imputazione in favore del legittimario, presumibilmente voleva che le donazioni e i legati fatti a quest'ultimo gravassero sulla sua quota di legittima.
270 Un problema, che ho ripreso in esame, è quello della sorte delle donazioni e dei legati in conto di legittima nell'ipotesi di rinunzia del beneficiato. Com'è noto, il codice del 1865 disponeva al riguardo che il rinunziante può ritenere la donazione o domandare il legato fino a concorrenza della porzione disponibile, mentre non può ritenere o conseguire nulla a titolo di legittima. La norma, testualmente riprodotta nell'art. 338 del progetto preliminare, venne soppressa nel progetto definitivo perché ritenuta superflua, in quanto nel nuovo sistema non è erede chi non accetta e solo l'erede è tenuto alla collazione e ha diritto alla legittima. L'esattezza di questo principio per quanto concerne diritto alla legittima non è stata contestata. Tuttavia è stata espressa l'opinione che fosse preferibile ripristinare la disposizione relativa all'esonero dalla collazione da parte del rinunziante, per evitare il dubbio che egli possa ritenere la donazione o domandare il legato anche oltre il limite della quota disponibile. Tale proposta mi ha indotto a riesaminare l'opportunità di superare la soluzione tradizionale del problema, la quale è stata criticata quasi unanimemente dalla dottrina. E' stato invero osservato che le conseguenze pratiche, a cui si perviene nell'applicazione della norma dell'art. 1003 del vecchio codice, sono spesso contrarie alla previdenza e alla volontà del padre di famiglia che abbia fatto delle assegnazioni in anticipazione di eredità. Infatti, la rinunzia alla successione da parte di un figlio che sia stato beneficato con una donazione in conto di legittima, fa aumentare la quota di legittima degli altri tigli e quindi può importare la riduzione di liberalità fatte dal de cuius a titolo di disponibile, che non sarebbero state soggette a riduzione se il legittimario avesse accettato. Ho riconosciuto pienamente fondati questi rilievi e quindi ho ritenuto necessario ricercare una diversa soluzione, che contemperasse i seguenti fondamentali principi: a) il rispetto della volontà del de cuius, che, facendo la donazione in conto di legittima, non intendeva né precludersi la possibilità di attribuire a suo piacimento la disponibile, alterare la situazione degli altri legittimari; b) il principio che il rinunziante non deve ritenere nulla a titolo di legittima; c) il principio per il quale, poiché il rinunziante è considerato estraneo all'eredità, gli altri legittimali devono assorbire l'intera legittima; d) l'esigenza che gli eventuali beneficiari della disponibile non siano alla mercé del rinunziante. Un sistema possibile sarebbe stato quello di far gravare le donazioni o i legati in conto di legittima sulla porzione indisponibile; ma tale sistema mi è sembrato incongruo, perché avrebbe procurato al rinunziante una posizione eccessivamente vantaggiosa. Questi, infatti, avrebbe potuto trattenere la legittima e l'eccedenza sulla disponibile, mentre secondo la regola del codice del 1865 non può trattenere nulla a titolo di legittima. Un altro sistema, che mi sono prospettato, è quello di disporre la risoluzione di qualunque donazione o legato in conto di legittima, per la parte corrispondente alla legittima; ma ho dovuto scartare anche questa soluzione perché essa presenterebbe l'inconveniente di rescindere a distanza di tempo atti di liberalità fatti nell'ambito familiare, in contrasto con la presumibile volontà del disponente. Sono venuto quindi nella determinazione di adottare un quarto sistema, secondo il quale il legittimarlo rinunziante può trattenere le donazioni o conseguire i legati a lui fatti, sulla porzione disponibile, purché però non pregiudichi le assegnazioni fatte dal testatore sulla disponibile che non sarebbero state soggette a riduzione se il legittimario fosse venuto alla successione. Pertanto, se per integrare la legittima spettante agli eredi è necessario procedere a riduzione di disposizioni testamentarie o di donazioni, restano salve le assegnazioni che il de cuius ha fatte sulla disponibile e che non sarebbero state attaccate se il rinunziante fosse venuto alla successione; si riducono invece le donazioni e i legati fatti ad esso rinunziante. In sostanza, si modifica l'ordine nel quale deve essere proposta l'azione di riduzione da parte dei legittimati accettanti, i quali debbono rivolgersi contro il rinunziante, rispettando le altre assegnazioni sulla disponibile. Non mi sembra contestabile l'equità di questa soluzione, che tiene nel dovuto conto le varie esigenze alle quali dianzi ho fatto cenno.
Massime relative all'art. 552 Codice civile
Cass. civ. n. 11737/2013
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11737 del 15 maggio 2013)
Cass. civ. n. 2161/1971
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2161 del 8 luglio 1971)
relative all'articolo 552 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 552 Codice civile - Donazione e legati in conto di legittima | Quesito Q201821202
giovedì 12/04/2018 - Liguria
“In un atto di donazione di un immobile stipulato dai miei genitori risulto titolare del diritto di abitazione e la nuda proprietà è divisa in parti uguali tra mio figlio e mia sorella.
Risulto quindi " legato", ma non è stato specificato "in sostituzione della legittima".
Si deve quindi intendere che sono "legato in conto di legittima"?
In questo caso, nel momento che si aprirebbe la successione, potrebbero i miei creditori o il curatore fallimentare, chiedere la restituzione per la parte residuale tra il valore del diritto di abitazione e la quota di legittima?”
Anche le donazioni possono essere disposte, come i legati, “in conto di legittima” e ciò ai sensi di cui all’art. 552 c.c.
In mancanza, infatti, di espressa volontà contraria del disponente – e così già si risponde al quesito – le donazioni rappresentano sempre un acconto sulla legittima, sulla quale finiranno per gravare, quando si apre la successionesuccessione, in virtù della collazione ereditaria.
Quest’ultima è un’operazione per effetto della quale i chiamati all’eredità devono conferire nel patrimonio ereditario quanto ricevuto in vita a titolo di donazione dal defunto, salvo espressa dispensa di quest’ultimo (fatta in un testamento, s’intende).
Questo anche al fine di definire con precisione le quote di legittima, che non possono - com'è noto - essere intaccate.
A differenza del corrispondente istituto che interessa i legati, la “donazione in sostituzione di legittima” propriamente non esiste: esisterà, eventualmente - nel caso di testamento successivo alla donazione – una dichiarazione del testatore che dispensa quel donatario dalla collazione.
Ciò detto, se nel caso di specie non c’è stata/non ci sarà dispensa dalla collazione, il donatario di cui al quesito dovrà tenere conto della ricevuta donazione in sede di apertura della successione ai fini del calcolo della sua quota di legittima.
Per quanto riguarda, invece, la seconda domanda, in realtà non è molto chiara: in effetti il diritto alla legittima in ambito successorio (più precisamente testamentario) ed il diritto di credito dei terzi sono due cose completamente diverse.
L’intangibilità della legittima rileva solo e soltanto ai fini della determinazione del patrimonio ereditario da dividere tra i chiamati all’eredità ed ai fini della formazione delle quote spettanti ad ognuno.
Una volta, però, che le quote siano state calcolate ed assegnate ai vari soggetti interessati, i quali peraltro devono aver accettato l’eredità, quanto lasciato da de cuius sarà entrato definitivamente a far parte del patrimonio dei singoli eredi e a quel punto i creditori potranno soddisfarsi su quest’ultimo, senza distinzione tra quanto c’era già prima e quanto pervenuto all’erede come quota di legittima.
Pertanto, per concludere, i creditori o il curatore fallimentare – quando si sarà aperta la successione (e, lo si ricorda, quando sarà stata accettata l’eredità) - potranno agire per intero sul patrimonio dell’erede, anche per la parte a quest’ultimo pervenuta dai defunti genitori come quota di legittima.

References: Articolo 552

Articolo 552

Cass. 
 sentenza 

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 Articolo 552