Source: https://www.tuttostranieri.org/sentenze/sentenza-n-3547-del-18-aprile-2012-tribunale-amministrativo-regionale-per-il-lazio/
Timestamp: 2017-10-21 08:46:55+00:00

Document:
Sentenza n. 3547 del 18 aprile 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio | Tutto Stranieri
Home Sentenze Consiglio di Stato Sentenza n. 3547 del 18 aprile 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il...
Sentenza n. 3547 del 18 aprile 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Diniego concessione cittadinanza italiana
sul ricorso numero di registro generale 972 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Cristina Savoldi, Simonetta Geroldi, con domicilio eletto presso Sezione 2. Tar Lazio in Roma, via Flaminia 189;
U.T.G. – Prefettura di Brescia; Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
del decreto n. K10/123578 del Ministero dell’interno del 2.9.2010 di diniego concessione cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f) della l. 5.2.1992, n. 91.
Con il ricorso in epigrafe, il ricorrente impugna il diniego di riconoscimento della cittadinanza italiana per naturalizzazione, motivato con riferimento alla insufficiente integrazione nel contesto nazionale del richiedente, anche tenuto conto di precedenti penali a suo carico.
Il ricorso contiene un unico motivo di doglianza per carenza di istruttoria e di motivazione.
L’istanza cautelare è stata respinta con ordinanza n. 2909/2011.
All’odierna udienza, la cause è stata trattenuta in decisione.
Il ricorso è infondato e pertanto esso deve essere respinto.
Con l’unico motivo di ricorso, il ricorrente riferisce che in data 14.5.2010, il GIP di Brescia aveva provveduto alla dichiarazione di estinzione del reato per il quale aveva riportato una sentenza di applicazione della pena su richiesta in data 29.5.1995. Secondo la prospettazione del ricorrente, l’estinzione del reato deve equipararsi alla riabilitazione, la quale pone fini agli effetti preclusivi della condanna a mente dell’art. 6, comma 2 della l. 91/92. Di tale circostanza l’amministrazione era stata resa edotta, a seguito di comunicazione ex art. 10 bis l. 241/90, ma ciò nonostante non aveva ritenuto di darle rilievo.
Nel provvedimento impugnato, il Ministro, dopo aver riferito della presenza, a carico del ricorrente, di una precedente sentenza di applicazione pena ( ex art. 444 c.p.p.) per i reati di rapina aggravata e lesioni, ha spiegato di non poter valorizzare la circostanza della intervenuta estinzione dei reati in questione, in considerazione della gravità dei reati commessi e del fatto che tali comportamenti, a prescindere dall’estinzione del reato, incidono sulla valutazione complessiva della personalità, giustificando un giudizio di insufficiente livello di integrazione sociale.
Il Ministro, dunque, non si è limitato a far riferimento semplicemente alla sussistenza di tali precedenti come elementi ostativi alla concessione della cittadinanza ma ha esercitato i propri poteri discrezionali relativamente all’esame dei presupposti, indicati dall’art. 6 della stessa l. n. 91, e in particolare dalla lett. c), in ordine ai requisiti necessari e a cause ostative.
Nel caso di specie, facendo applicazione di questi criteri, non vi è ragione per censurare la motivazione del diniego di cittadinanza, in quanto – così come ha affermato il Ministro – il comportamento del ricorrente, valutato come fatto storico e dunque a prescindere dalla intervenuta estinzione del reato, può ragionevolmente essere considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza e, come tale, giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana.
Non sussiste dunque il dedotto difetto di motivazione o di istruttoria.
Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 24 gennaio e 1 marzo 2012
Previous articleConclusioni dell’Avvocato Generale – Causa C‑355-10 del 17 aprile 2012 Corte Giustizia UE
Next articleConclusioni dell’Avvocato Generale – Causa C‑562-10 del 18 aprile 2012 Corte Giustizia UE

References: Sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 10
 sentenza 
 art. 444