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Timestamp: 2020-05-30 15:14:33+00:00

Document:
Italia – Corte di Cassazione, 2 dicembre 2014, n. 7333 | European Database of Asylum Law
Italia – Corte di Cassazione, 2 dicembre 2014, n. 7333
Corte di Cassazione, Sesta Sezione Civile, Sottosezione 1 (Presidente Dott. Salvatore di Palma)
Circostanze personali del richiedente, Conflitto armato, Informazioni sul paese di origine, Obbligo / dovere di cooperare, Obbligo del richiedente, Onere della prova, Valutazione di credibilità, Accesso al mercato del lavoro, Persecuzione (atti di), Violenza indiscriminata
European Union Law > EN - Asylum Procedures Directive, Council Directive 2005/85/EC of 1 December 2005 > Art 29 > Art 29.3
European Union Law > EN - Asylum Procedures Directive, Council Directive 2005/85/EC of 1 December 2005 > Art 30 > Art 30.4
European Union Law > EN - Asylum Procedures Directive, Council Directive 2005/85/EC of 1 December 2005 > Art 30 > Art 30.5
European Union Law > EN - Asylum Procedures Directive, Council Directive 2005/85/EC of 1 December 2005 > Art 38 > Art 38.1
European Union Law > EN - Asylum Procedures Directive, Council Directive 2005/85/EC of 1 December 2005 > Art 38 > Art 38.1 (c)
European Union Law > EN - Qualification Directive, Directive 2004/83/EC of 29 April 2004 > Art 8 > Art 8.1
Italy - Legislative Decree No. 251/2007 - Art 4
Italy - Legislative Decree No. 251/2007 - Art 5
Italy - Legislative Decree No. 251/2007 - Art 6
Italy - Legislative Decree No. 251/2007 - Art 14
Italy - Legislative Decree No. 25/2008 - Art 8
Italy - Civil Procedural Code - Art. 360.5
Cassazione 2015, n. 07333 (oneri probatori protezione internazionale).pdf
La descrizione da parte del richiedente protezione internazionale di una situazione di rischio per la propria vita o l’incolumità fisica che derivi dall’imposizione di violenza verso un genere, un gruppo sociale, religioso o familiare, quando sia tollerata, approvata o non fronteggiabile dalle autorità statuali, impone un approfondimento istruttorio officioso da parte del Giudice diretto a verificare il grado di diffusione ed impunità dei comportamenti violenti descritti e la risposta delle autorità statuali.
Il Tribunale di prima istanza concedeva al richiedente la protezione sussidiaria. Tuttavia, la Corte di appello di Bologna in seguito riformava la pronuncia sostenendo la mancanza di collegamento causale tra quanto addotto dal richiedente e la situazione di conflitto armato interno e di violenza indiscriminata in Nigeria.
Il ricorrente nanti la Suprema Corte lamenta la violazione degli artt. 2,3,4,5,6 e 14 d.lgs 251/2007 sostenendo che le norme non pongono a carico del richiedente l’obbligo di qualificare espressamente il fattore per il quale si chiede protezione. Altresì, la Corte non ha tenuto conto delle pronunce della CGUE (C-172/2009, C -285/2012) che hanno affermato che maggiore è il livello di violenza interna indiscriminata tanto minore deve essere l’esigenza di provare il collegamento tra la vicenda personale e il rischio di danno grave.
L’art. 3 del d.lgv. 251/2007 impone al richiedente un dovere di cooperazione consistente nell’allegare tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda di protezione internazionale. Il comma 2 del detto articolo elenca gli elementi richiesti al richiedente ed il successivo comma 5 stabilisce alcuni indicatori da valutare qualora gli elementi rilevanti non siano suffragati da prova da parte del richiedente. Tra gli indicatori figurano plausibilità, non contraddizione, attendibilità della dichiarazione del richiedente che devono essere integrate dall’assunzione delle informazioni relative alla condizione generale del paese. Tale ultima valutazione, se mancante, deve essere integrata dall’assolvimento dell’obbligo ufficioso in capo al giudicante.
In particolare, la Suprema Corte precisa che (i) l’approfondimento istruttorio officioso non è richiesto se le dichiarazioni sono intrinsecamente inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva ex art. 3; (ii) è, invece, una mera facoltà del giudice effettuare approfondimento istruttorio officioso se vi è la narrazione di episodi violenti ma strettamente interpersonali; (ii) vi è obbligo, invece, di onere probatorio nel caso di situazione di rischio per la vita o l’incolumità fisica che derivi da violenza verso un genere o gruppo che sia tollerata, approvata o non fronteggiabile dall’autorità dello Stato.
Nel caso del richiedente, dunque, lo stesso ha sufficientemente descritto i fatti circostanziandoli il più possibile, ma la Corte di Appello non ha fatto buon governo delle regole in merito al dovere di cooperazione istruttoria officiosa.
Annullamento sentenza impugnata e rinvio alla Corte di Appello di Bologna
L’ obbligo di approfondimento istruttorio officioso affermato nella sentenza qui riassunta, è stato nuovamente ribadito dalla stessa Corte nelle sentenza n. 3347 (19/2/2015). Merita osservare che in questàultima la Corte ha precisato come il giudice non possa limitarsi a fare riferimento alla situazione gnerale del paese di origine, dovendo invece indagare d’ufficio le circostanze personali e particolari allegate dal richiedente.
Italy - Court of Cassation, no. 15466/20147 July 2014,
Italy - Court of Cassation, 24 September 2012, no. 16202/2012
Italy - Court of Cassation, Civil Division IV, 10 May 2011, n. 10202
Italy - Court of Cassation, No. 22111/2014

References: Art. 360
 CGUE 
 art. 3
 sentenza 
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