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Timestamp: 2019-07-18 04:48:47+00:00

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La concessione del termine di cui all’articolo 184 del Cpc, nel testo modificato dall’articolo 18 della legge 26 novembre 1990 n. 353, applicabile ratione temporis, non è rimessa alla discrezionalità del giudice – Michele De Luca
La concessione del termine di cui all’articolo 184 del Cpc, nel testo modificato dall’articolo 18 della legge 26 novembre 1990 n. 353, applicabile ratione temporis, non è rimessa alla discrezionalità del giudice
Corte di Cassazione, sezione seconda civile, Sentenza 13 settembre 2018, n. 22376.
La concessione del termine di cui all’articolo 184 del Cpc, nel testo modificato dall’articolo 18 della legge 26 novembre 1990 n. 353, applicabile ratione temporis, non è rimessa alla discrezionalità del giudice, ma consegue automaticamente alla richiesta proveniente dalla parte, ove funzionale alla corretta estrinsecazione del diritto di difesa. Ne consegue che il giudice di merito non può negare il termine per le istanze e produzioni istruttorie sul mero rilievo che la causa sia matura per la decisione senza bisogno di assunzione di mezzi di prova.
Sentenza 13 settembre 2018, n. 22376
avverso la sentenza n. 905/11 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, depositata il 15/09/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29/03/2018 dal Consigliere Dott. UBALDO BELLINI;
udito l’Avvocato (OMISSIS) per i ricorrenti che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), comproprietari di appartamenti nel Condominio di (OMISSIS), chiedevano al Tribunale di Chiavari l’accertamento dell’usucapione da parte del Condominio di un terreno vicino allo stabile condominiale, appartenente all’ (OMISSIS) s.n.c., che aveva costruito l’edificio condominiale e che fra il 1965 e il 1971 aveva rivenduto i relativi appartamenti, escludendo espressamente il terreno oggetto di causa. Tale terreno era stato poi venduto nel 1998 ad (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), che lo avevano rivenduto, in parte nel 2002, a (OMISSIS) e (OMISSIS). Pero’, dal 1970 al 1998 il terreno sarebbe rimasto nel possesso dei condomini, che vi avrebbero compiuto le attivita’ di manutenzione, nonche’ posto i ponteggi nel corso del rifacimento delle facciate, e quindi lo avrebbero usucapito.
2.2. – Questa Corte ha affermato il principio secondo cui la concessione del termine di cui all’articolo 184 c.p.c. – nel testo modificato dalla L. 26 novembre 1990, n. 353, articolo 18 applicabile ratione temporis al presente giudizio promosso con atto di citazione notificato il 3.6.2003 – non e’ rimessa alla discrezionalita’ del giudice, ma consegue automaticamente alla richiesta proveniente dalla parte, ove funzionale alla corretta estrinsecazione del diritto di difesa (Cass. n. 4497 del 2011; cfr. anche Cass. n. 378 del 2002); ne consegue che il giudice di merito non puo’ negare il termine per le istanze e produzioni istruttorie sul mero rilievo che la causa sia matura per la decisione senza bisogno di assunzione di mezzi di prova.
3.2. – Orbene (a prescindere dall’analisi circa la eccepita diversita’ di soggetti, causa petendi e petitum della presente azione di rivendicazione rispetto alla precedente tutela possessoria, sicche’ l’azione interdittale non potrebbe rivestire alcun carattere di pregiudizialita’ quanto alla domanda petitoria), va rilevato che questa Corte e’ costante nell’affermare che tanto nel modello di struttura bifasica contemplato dalla L. n. 353 del 1990, quanto in quello modificato dal Decreto Legge n. 35 del 2005, conv. in L. n. 80 del 2005 – deve ritenersi inammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso l’ordinanza sul reclamo nel procedimento possessorio a struttura (bifasica o eventualmente bifasica) (ex articolo 703 c.p.c.), atteso che, in caso di prosecuzione del giudizio di merito, l’ordinanza rimane assorbita nella sentenza, unico provvedimento decisorio, mentre, in caso contrario, l’ordinanza stessa acquista una stabilita’ puramente endoprocessuale, inidonea al giudicato, o determina una preclusione pro iudicato da estinzione del giudizio (Cass. n. 1501 del 2018; Cass. n 3629 del 2014). Infatti, il ricorso straordinario per cassazione ex articolo 111 Cost. e’ proponibile avverso provvedimenti giurisdizionali emessi in forma di ordinanza o di decreto solo quando essi siano definitivi ed abbiano carattere decisorio, essendo in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale: donde l’inammissibilita’ dell’impugnazione con tale mezzo dell’ordinanza adottata dal tribunale in sede di reclamo avverso un provvedimento di natura cautelare o possessoria, ancorche’ se ne deduca la “abnormita’”, siccome recante statuizioni eccedenti la funzione meramente cautelare, trattandosi di decisione a carattere strumentale ed interinale, operante per il limitato tempo del giudizio di merito e sino all’adozione delle determinazioni definitive all’esito di esso, come tale inidonea a conseguire efficacia di giudicato, sia dal punto di vista formale che da quello sostanziale (Cass. n. 20954 del 2017; Cass. n. 16259 del 2017). In senso conforme, relativamente alla disciplina introdotto dalla L. n. 353 del 1990, questa Corte ha affermato che il provvedimento che decida sul reclamo proposto ex articolo 669 terdecies c.p.c. avverso l’ordinanza emanata dal giudice del procedimento possessorio in ordine alla richiesta pronuncia delle misure interdittali, ha gli stessi caratteri di provvisorieta’ e di non decisorieta’ (e percio’ di inidoneita’ al giudicato) dell’ordinanza reclamata (Cass. n. 647 del 2000).
La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo di ricorso, con assorbimento del primo. Cassa e rinvia ad altra sezione della Corte d’appello di Genova, che provvedera’ anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio
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References: Sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 articolo 18
 Cass. 
 articolo 703
 Cass. 
 articolo 111
 Cass. 
 articolo 669