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Timestamp: 2018-01-20 16:27:10+00:00

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Ma che razza di arte è questa?! | deepsurfing
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16 pensieri su “Ma che razza di arte è questa?!”
Andrea Taglio 27 giugno 2016 alle 8:47 am
Un discorso (logos) che si svincola dai principi fondamentali della logica, non è fantasioso, non ha qualità positive: è farlocco perché autoreferenziale.
Ora sono curiosissimo di leggere i prossimi articoli, giusto per capire se stiamo parlando di qualcosa che ha senso, e di cui si può discutere, o se stiamo guardando l’ombelico di una cornucopia di soldi
Luigi Bonfante Autore articolo 27 giugno 2016 alle 9:05 am
Non capisco quale sia il discorso “che si svincola dai principi fondamentali della logica”… Comunque, grazie dell’attenzione. 😉
Andrea Taglio 27 giugno 2016 alle 9:59 am
ehm, è il discorso che è riportato in questo post.
Se la tesi del valore di un’opera d’arte è anche l’assunto di partenza del ‘discorso’, non si vìolano forse le regole fondamentali della logica?
Comunque, grazie per il post 😉
Luigi Bonfante Autore articolo 27 giugno 2016 alle 11:02 am
Il mio discorso non parte dando per assunto il valore dell’opera di Christo o di quella di Bouchet. Parte anzi dalla controversia relativa a quel valore, cercando di mostrare come tale controversia sia dovuta alla difficoltà di mettersi d’accordo sul significato della parola “arte”. Che “cornice discorsiva” o “aura” o “brand” siano parte (spesso determinante) dell’opera contemporanea non equivale a ritenere che il valore dell’opera sia auto-certificato dall’artista, dal critico o dal curatore. Il gesto di Duchamp si può riassumere nella frase “x è arte” sottintesa all’ostensione dell’orinatoio. Ma a decretare questo gesto come opera d’arte non è stato Duchamp, bensì il mondo dell’arte quarant’anni dopo. E questo, inoltre, non impone a nessuno un valore estetico. Il gusto non può essere dimostrato attraverso la logica.
Andrea Taglio 27 giugno 2016 alle 11:17 am
Infatti il post è interessante e ben articolato, ma il finale riassume quella che è in sostanza la percezione su come il mondo dell’arte contemporanea attribuisce il valore: ovvero senza logica, perché se “è arte quello che io (circolo delle elite artistiche) dico essere arte” è una tautologia, e, come dicevo prima, non ha valore logico (e quindi non ha valore per me, perché non se ne può discutere).
Purtroppo il gusto non può essere dimostrato, e non è nemmeno importante, ma il valore, quello deve essere dimostrato e se ne deve poter parlare, altrimenti quello che resta è solo il mercato, senza nemmeno la dignità del mercato (ovvero senza nemmeno un principio di concorrenza o di utilità che bilanci l’attribuzione arbitraria del valore).
Per il cinema ad esempio per me non ha senso una critica che si limiti a dire “è bello”.
Se è “bello” sul serio allora deve essere possibile dire “perché” è bello, e come, altrimenti si confonde l’affermazione “è bello” quando in realtà bisognerebbe dire “mi piace” – o, ancora meglio, bisognerebbe tacere e basta, che del gusto personale degli altri potrebbe fregarcene assai poco, no? 🙂
Quindi sono curioso di leggere i prossimi post, e di capirci qualcosa di più di come si sta orientando il mondo dell’arte, e se al di fuori della mia percezione esterna c’è un meccanismo logico di attribuzione del valore.
Luigi Bonfante Autore articolo 27 giugno 2016 alle 12:05 pm
In realtà nel finale del mio post ho cercato di sintetizzare un senso diverso della “cornice discorsiva” con cui l’Artworld costruisce e decreta un prodotto come opera d’arte: è il senso proposto da Danto (La trasfigurazione del banale). Io sono convinto che l’aura come brandizzazione e l’aura come atmosfera di teoria siano due lati di una stessa medaglia: a volte prevale l’una, a volte l’altra. La definizione di Dickie è un circolo, ma non è tautologica nel senso che con quel circolo si spiegano parecchie cose (Cfr Warburton, La definizione dell’arte). La definizione di Danto offre la possibilità di capire perché un oggetto anche banale ha il diritto di essere considerato un’opera d’arte. E questo a prescindere dal suo valore “estetico”. Perché l’opera d’arte contemporanea non si può soltanto vedere/valutare con gli occhi, ma è fatta anche di quella “componente” invisibile che è il suo spessore semiotico.
Andrea Taglio 27 giugno 2016 alle 12:40 pm
Lo spessore semiotico significa comunque un discorso sul significato dell’opera – e già mi basterebbe! Ma deve esserci, e deve essere, come dire, testato, falsificabile, opinabile – e solo infine condiviso. La componente semiotica dovrebbe essere tutto fuorché invisibile, insomma.
Una volta ho discusso con un religioso molto preparato, che sosteneva la sua tesi a partire da alcuni assunti biblici. Le argomentazioni erano inattaccabili – il problema era che funzionavano solo se si accettavano gli assunti 🙂
(azz, questa conversazione si fa sempre più interessante – adesso davvero non vedo l’ora di leggere il prossimo post!)
Luigi Bonfante Autore articolo 28 giugno 2016 alle 5:50 am
Certo, lo “spessore semiotico” è fatto di segni. Ma (in genere) non si possono vedere guardando semplicemente l’opera. Bisogna rintracciarli o ricostruirli. Quello “spessore” è sempre in parte potenziale; e aperto a futuri contributi. Quando un’opera è importante diventa col tempo un corposo groviglio all’interno della semiosfera, come un nodo di internet da cui partono e a cui arrivano un gran numero di link…
Andrea Taglio 28 giugno 2016 alle 7:59 am
Ah, ecco quindi l’inghippo: l’opera d’arte non è più un atto comunicativo completo, ma è simbolo di una rete di comunicazioni che avviene indipendentemente dall’opera stessa, ma che influisce sul suo valore, perché ne è la fonte principale (visto che, mi è parso di capire, un’opera, per quanto pregevole, non vale nulla se il mondo dell’arte non ne parla e non ci costruisce sopra un significato – che l’opera stessa potrebbe tranquillamente non avere).
Continuo a rintracciare inquietanti segni di autoreferenzialità, se non di tautologia, in questo meccanismo (ma non ne so abbastanza ancora – aspetto il seguito)
Luigi Bonfante Autore articolo 28 giugno 2016 alle 10:49 am
La semiosi è vischiosa e complessa, caro Andrea! L’opera d’arte è atto comunicativo? E’ “simbolo di una rete di comunicazioni”? “Indipendente dall’opera”? Il valore “artistico/economico” attribuito dall’Artworld equivale al suo valore, per così dire, “semiotico”? Quanto all’autoreferenzialità, è certamente un errore in un manuale di logica. Ma potrebbe essere una caratteristica essenziale della mente umana… 😉
Andrea Taglio 28 giugno 2016 alle 11:04 am
Ah, Luigi, mi sto definendo sempre più come un nostalgico, ma mi pare ottimistico attribuire la vischiosità di questa semiosi alla mente umana (che, per quanto irrazionale trova sempre beneficio da un ragionamento logico – che non vuol dire privo di emozioni, ma solo coerente con le premesse).
La generazione di significato in una comunità è un fenomeno che stiamo imparando ad esplorare a fondo solo negli ultimi 20 anni, grazie alla globalizzazione e al www – e sicuramente è un fenomeno a dir poco bizzarro.
Ma la vischiosità di cui stiamo parlando qui non è quella dell’arte o della semiotica, bensì quella del mercato e del denaro – che magari non è vile, ma sicuramente non è interessante quanto la semiotica o la filosofia! 🙂
Luigi Bonfante Autore articolo 28 giugno 2016 alle 11:49 am
Quello che intendevo, un po’ cripticamente, è che ogni parola che usiamo andrebbe “definita” e “concordata”, altrimenti la deriva degli equivoci (malintesi, plurivocità…) ci farebbe continuare a discutere all’infinito, come una macchina che gira a vuoto. 😉 (Concludo, con una battuta, en passant: anche il denaro è semiotica. E l’inverso non vale)
Andrea Taglio 28 giugno 2016 alle 12:48 pm
Che la comunicazione (intesa come illusione di comprensione reciproca) sia un miracolo che si ripete più spesso della liquefazione del sangue di S.Gennaro, piuttosto che una scienza esatta, sono d’accordo (cit: http://www.xkcd.com/1576/ )
Il denaro è semiotica e l’arte è semiotica, ma la gioia della logica è sapere che non è un sillogismo che l’arte e il denaro siano la stessa cosa 😉
Andrea Taglio 28 giugno 2016 alle 12:53 pm
E comunque primo premio personale per la miglior conversazione interessante biennio 2015-2016.
Posso condividere il tuo post?
Luigi Bonfante Autore articolo 29 giugno 2016 alle 7:18 am
Andrea Taglio 29 giugno 2016 alle 7:47 am
Credo sia uno degli articoli più interessante che abbia letto da MESI a questa parte, e la discussione che ne è nata è invece di sicuro la più interessante!

References: articolo 27
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 articolo 28
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 articolo 29