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Timestamp: 2018-11-17 05:00:41+00:00

Document:
DANNO DA PERDITA DI CHANCE PER ILLEGITTIMA ESCLUSIONE DA CONCORSO PUBBLICO – NOTE A MARGINE CONSIGLIO DI STATO – SEZ. III – SENTENZA 6 MAGGIO 2013 N. 2452 | Studio Legale Callipari
Con la sentenza in esame è stata accolta la domanda di risarcimento del danno da perdita di chance per effetto di illegittima esclusione da pubblico concorso.
In particolare, la domanda di risarcimento è stata presentata da un soggetto illegittimamente escluso da un concorso pubblico in virtù della presunta carenza di documentazione allegata alla domanda di partecipazione alla selezione.
Nel caso di specie il Consiglio di Stato ha ritenuto di accogliere la domanda di risarcimento in quanto è stata accertata la sussistenza di tutti gli elementi richiesti dalla giurisprudenza affinchè possa essere riconosciuto un risarcimento del danno determinato dalla emanazione di un provvedimento illegittimo: l’esistenza di un danno ingiusto, l’azione colpevole dell’amministrazione, il nesso di causalità fra il danno subito e l’azione dell’amministrazione.
Lo stesso Consiglio di Stato, infatti, ha ricordato che “ai fini dell’ammissibilità della domanda di risarcimento del danno a carico della Pubblica amministrazione non è sufficiente il solo annullamento del provvedimento lesivo, ma è altresì necessaria la prova del danno subito e la sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo ovvero della colpa. Si deve quindi verificare se l’adozione e l’esecuzione dell’atto impugnato sia avvenuta in violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona fede alle quali l’esercizio della funzione deve costantemente ispirarsi, con la conseguenza che il giudice amministrativo può affermare la responsabilità dell’Amministrazione per danni conseguenti a un atto illegittimo quando la violazione risulti grave e commessa in un contesto di circostanze di fatto e in un quadro di riferimento normativo e giuridico tali da palesare la negligenza e l’imperizia dell’organo nell’assunzione del provvedimento viziato. Viceversa la responsabilità deve essere negata quando l’indagine presupposta conduce al riconoscimento dell’errore scusabile per la sussistenza di contrasti giudiziari, per l’incertezza del quadro normativo di riferimento o per la complessità della situazione di fatto”.
Sempre nella sentenza in commento, inoltre, il Consiglio di Stato ha anche chiaramente delineato altri presupposti essenziali qualora si operi nell’ambito di una richiesta di risarcimento da perdita di chance, ossia: l’individuazione del momento in cui il danno ha iniziato a prodursi, la modalità per la sua quantificazione e l’eventualità di calcolo della rivalutazione monetaria.
In riferimento al primo aspetto, è stato affermato come il momento in cui l’attività lesiva ha avuto inizio va individuato “solo a seguito del passaggio in giudicato della decisione con la quale il giudice amministrativo ha ritenuto illegittimo il provvedimento amministrativo che è stato causa del danno”.
Da tale momento, quindi, va ritenuto che l’illecito si sia perfezionato.
Quanto al secondo aspetto citato, poi, è stato affermato che ai fini della quantificazione del danno “deve essere misurata la probabilità che l’interessato aveva, se legittimamente ammesso alla procedura (dalla quale era stato invece illegittimamente e irrimediabilmente escluso) di risultare vincitore del concorso e quindi di poter beneficiare della relativa assunzione nel posto pubblico messo a concorso”.
E’ stato anche precisato come tale calcolo deve essere effettuato caso per caso, in ragione degli elementi propri di ogni concorso (ad esempio in base al numero dei partecipanti alla selezione, titoli posseduti dall’aspirante ecc…).
Infine, in riferimento al terzo elemento necessario al fine di una corretta quantificazione del danno da perdita di chance di cui si discute, il Consiglio di Stato ha sancito che “trattandosi di un debito di valore, spetta anche la rivalutazione monetaria da calcolarsi sino alla pubblicazione della sentenza. A decorrere da tale momento, in conseguenza della liquidazione giudiziale, il debito di valore si trasforma in debito di valuta e spettano quindi solo gli interessi nella misura legale sino all’effettivo soddisfo”.
Si ritiene la sentenza in commento estremamente significativa per diversi ordini di ragioni.
Innanzitutto in virtù della sua articolazione e completezza. Nella stessa, infatti, è stato affrontato il tema della “perdita di chance” in ogni suo aspetto. A partire dai presupposti necessari per il suo riconoscimento, all’individuazione del momento in cui deve ritenersi che il danno inizi a prodursi, alla modalità per la sua quantificazione e per arrivare, poi, finanche a valutare l’eventualità di calcolo della rivalutazione monetaria in ordine alla quantificazione del danno stesso.
Ancora, la si ritiene rilevante in quanto ha affrontato un tema assai attuale. La previsione di una voce di risarcimento di un danno da “perdita di possibilità” operante in maniera autonoma è vicenda abbastanza recente. A partire dalla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 500 del 1999, infatti, si è iniziato a riconoscere la risarcibilità non soltanto del danno ingiusto causato ai diritti soggettivi, ma anche a prendere in considerazione quelle “legittime aspettative di natura patrimoniale, purchè si tratti di legittime aspettative e non di aspettative semplici in tal senso”.
Tale tema, inoltre, oltre che attuale è anche molto dibattuto. La dottrina, infatti, si è da sempre espressa in maniera divergente su questo argomento. Secondo alcuni si tratta di una mera possibilità, un’aspettativa di un’utilità futura ed incerta che, in quanto tale, deve considerarsi meritevole di tutela risarcitoria. Secondo altri, l’istituto è un’invenzione finalizzata a riconoscere giuridica dignità ad una situazione di fatto priva di autonoma rilevanza. Altri inquadrano tale perdita nell’ambito del lucro cessante futuro, ristorabile, purchè si accerti la sussistenza del nesso causale tra la perdita lamentata e la perdita dell’opportunità favorevole e sia riscontrabile una ragionevole probabilità di verificarsi dell’evento, desumibile da elementi certi e oggettivi.
Tuttavia, a prescindere dalle su illustrate voci contrastanti, è da rilevare come la giurisprudenza oramai da tempo riconosce pacificamente la rilevanza della voce di danno in oggetto. All’uopo, si segnala un consolidato orientamento giurisprudenziale relativo a questo stesso tema con il quale è stata addirittura quantificata in percentuale la misura della probabilità necessaria di successo affinchè venga riconosciuto un danno da perdita di chance. Si è chiarito, infatti, che la lesione della possibilità concreta di ottenere un risultato favorevole presuppone che sussista una probabilità di successo almeno superiore al 50 per conto, poiché, diversamente, diventerebbero risarcibili anche mere possibilità di successo, statisticamente non significative.
In definitiva, quindi, la pronuncia del Consiglio di Stato n. 2452/2013 offre ulteriori elementi che si aggiungono a quanto già in precedenza sancito dalla giurisprudenza in riferimento ad una voce di danno, quello da perdita di chance, ormai pacificamente riconosciuta e risarcita in presenza di quegli elementi necessari su illustrati e specificati nella sentenza stessa esaminata.

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