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Timestamp: 2020-05-28 08:24:35+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25752 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25752 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 14/12/2016, (ud. 11/10/2016, dep.14/12/2016), n. 25752
sul ricorso 10048-2015 proposto da:
ASS. COOP. COOPERATIVA SOCIALE ONLUS;
ASS. COOP. COOPERATIVA SOCIALE ONLUS, c.f. (OMISSIS), in persona del
legale rappresentante pro tempore,elettivamente domiciliata in ROMA,
VIARUGGERO FAURO 102, presso lo studio dell’avvocato ITALO
ROMAGNOLI, rappresentata e difesa dall’avvocato MANUEL PIRAS, giusta
avverso la sentenza n. 607/2014 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
depositata il 15/10/2014 R.G.N. 344/2014;
udito l’Avvocato PIRAS MANUEL;
1. La Corte d’Appello di Ancona, con la sentenza n. 607/14, pronunciando
sulla impugnazione proposta dalla Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Ancona, nei confronti di Ass. Coop Cooperativa sociale, avverso la sentenza emessa, tra le parti dal Tribunale di Ancona n. 1288/13, in parziale riforma della sentenza appellata, riduceva la sanzione (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, commi 9, 11 e 15, per avere conferito incarico per lo svolgimento di prestazioni infermieristiche a O.G., dipendente della Marina militare, senza autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza e senza successiva comunicazione dei compensi corrisposti negli anni 2005 e 2006) irrogata con l’ordinanza ingiunzione n. 132940/2010/AC3/T6, emessa dall’Agenzia delle Entrate di Ancona in data 3 ottobre 2010, dalla somma di Euro 69.247,70, all’importo di complessivi Euro 34.001,14 (somma degli importi di Euro 7.552,34 e di Euro 26.448,80, irrogati per l’omissione della richiesta di autorizzazione).
2. Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate ha dedotto la violazione e/o falsa applicazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 66, comma 6-bis, convertito dalla L. n. 427 del 1993, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Benchè, come sopra riportato, nell’epigrafe del motivo sia richiamata disciplina dettata in materia di imposte di bollo e di registro prevista, tra l’altro, per le società cooperative, le argomentazioni della censura e, dunque, la censura stessa, attengono come precisato nelle conclusioni del motivo medesimo, alla errata applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, commi 9, 11 e 15.
Il Giudice delle Leggi ha tra l’altro statuito “La sanzione, in altri termini, per la violazione di un obbligo che appare del tutto “servente” rispetto a quello relativo alla comunicazione del conferimento di un incarico – previsto in funzione delle esigenze conoscitive della pubblica amministrazione, connesse, come si è più volte sottolineato, al funzionamento della anagrafe delle prestazioni, tenuto anche conto delle modifiche apportate al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53 ad opera della L. 6 novembre 2012, n. 190, art. 1, comma 42, (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione) viene a sovrapporsi irragionevolmente – perequando fra loro situazioni del tutto differenziate, per gravità e natura – a quella prevista per la violazione di un obbligo di carattere sostanziale”.
Questa Corte, con la sentenza n. 13474 del 2016, ha, quindi, già affermato che in materia di sanzioni amministrative, l’omessa comunicazione dei corrispettivi per l’espletamento di incarichi non autorizzati dall’amministrazione di appartenenza non è soggetta alla sanzione di cui alla D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 15, attesa l’intervenuta declaratoria di illegittimità costituzionale della norma (Corte cost., n. 98 del 2015) per essere la condotta già ricompresa nel divieto di conferimento di incarichi senza autorizzazione, risolvendosi la sua autonoma sanzionabilità in una duplicazione raccordata ad un inadempimento meramente formale.
Ha concluso, quindi, che la mancata tipizzazione dei mezzi per compiere la dovuta verifica implicava che essi, pur non tipizzati astrattamente, dovevano essere apprezzati in termini di esigibilità, che le supposizioni fatte dall’opponente non adempivano all’obbligo di diligente verifica delle condizioni che escludevano la comunicazione, e che nella specie non risultavano neppure richieste specifiche dichiarazioni ai soggetti cui si conferiva l’incarico, nè assunte informazioni in altro modo.
6. Con il primo motivo del ricorso incidentale è prospettata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, commi 9, 11 e 15, con riferimento alla L. n. 689 del 1981, artt. 1, 2 e 3, anche in riferimento all’art. 25 Cost..
Poichè ai sensi della L. n. 689 del 1991, art. 3 per la violazione colpita da sanzione amministrativa occorre la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, l’obbligo in questione sussiste solo quando l’incarico sia conferito ad un soggetto che sia dipendete pubblico e si qualifichi come tale.
7. Con il secondo motivo di ricorso è dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’applicazione del combinato disposto della L. n. 689 del 1981, art. 3, e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, commi 9 e 11. Errato riparto dell’onere della prova.
Assume la ricorrente che il nulla osta non è stato richiesto non per errore scusabile, ma perchè ha come presupposto un accertamento che nessuna norma pone a carico al datore di lavoro.
8. Con il terzo motivo del ricorso incidentale è dedotta la violazione dell’art. 2697 c.c..
Il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 9, primo periodo, sancisce “Gli enti pubblici economici e i soggetti privati non possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti pubblici senza la previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi”. Il terzo periodo del medesimo comma stabilisce che “In caso di inosservanza si applica la disposizione del D.L. 28 marzo 1997, n. 79, art. 6, comma 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni”.
La L. n. 689 del 1981, art. 3, comma 1 stabilisce che “Nelle violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa”.
Tale previsione, la cui violazione da luogo a sanzione amministrativa, sarebbe priva di effettività se, come deduce la ricorrente, nessun onere sussistesse a carico del datore di lavoro in ordine alla verifica dell’assenza delle condizioni per cui è prevista l’autorizzazione. Nè, quanto richiesto al datore di lavoro dal citato comma 9, può essere trasferito a carico del lavoratore (assumendo la ricorrente che sarebbe quest’ultimo a dover informare il datore di lavoro della propria qualità di dipendente pubblico, per cui, in mancanza di ciò, nessun addebito potrebbe essere mosso al datore di lavoro).
Nè ciò contrasta con quanto previsto dal D.Lgs. n. 689 del 1981, art. 3. Come questa Corte ha avuto modo di affermare (Cass., n. 19759 del 2015), in tema di violazioni amministrative, l’errore sulla liceità del fatto giustifica l’esclusione della responsabilità solo quando risulti inevitabile, occorrendo a tal fine un elemento positivo, estraneo all’autore dell’infrazione, idoneo ad ingenerare in lui la convinzione della stessa liceità, oltre alla condizione che, da parte sua, sia stato fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero possa essergli mosso, così che l’errore sia stato incolpevole, non suscettibile, cioè, di essere impedito dall’interessato con l’ordinaria diligenza.
Nella specie, tale obbligo, afferma la Corte d’Appello, con statuizione che non è stata adeguatamente censurata, non è stato adempiuto, atteso che non risultavano richieste specifiche dichiarazioni ai soggetti cui si conferiva l’incarico, nè assunte informazioni in altro modo.
12. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.
La Corte rigetta i ricorsi. Compensa tra le parti le spese del giudizio.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 53
 art. 66
 art. 53
 art. 53
 art. 1
 sentenza 
 art. 53
 art. 53
 art. 3
 art. 3
 art. 53
 art. 53
 art. 6
 art. 3
 art. 3
 art. 13
 art. 13
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