Source: http://www.ordinedeltempio.it/corpobolla.htm
Timestamp: 2017-11-21 10:00:45+00:00

Document:
corpobolla
In questa pagina, abbiamo voluto portare all'attenzione di tutti i gentili visitatori del nostro sito, il testo esatto della Bolla Pontificia "Vox in Excelso", o "Vox Clamantis" emessa da Papa Clemente V a Vienne, in Francia, il 22 marzo 1312, bolla che sancisce la fine dell'Ordine del Tempio. Avere la copia fotografica e quindi le fotocopie di detta bolla, non è stata affatto impresa semplice, in quanto prima sembrava "introvabile", poi alla fine, con notevoli sforzi è stata finalmente rintracciata nell'Archivio Segreto Vaticano, dal quale provengono direttamente le fotocopie di detta bolla, e a riprova di ciò riproduciamo la fattura inerente a tale servizio effettuato proprio dall'Archivio Segreto Pontificio.
Le copie fotostatiche che ci sono state inviate erano veramente quasi illeggibili, tanto che per avere un testo esatto e preciso, sono occorsi quasi due anni di duro lavoro prima davanti al computer e poi è stato richiesto l'intervento di diversi esimi esperti di lingua latina. Ci teniamo a precisare e sottolineare che il testo che riportiamo è il risultato dell'accurata lettura e traduzione, come detto, del testo originale, effettuato da grandi esperti di lingua latina e medievale, e qualcuno di loro, possiamo dirlo senza problemi, fa parte integrante di Santa Madre Chiesa, nelle sfere più alte. Ma ora, finalmente, dopo tante fatiche e peregrinazioni, possiamo avere il testo integrale e tradotto alla perfezione di questa che noi usiamo chiamare la Bolla della Menzogna, o Bolla dell'Infamia, proprio come il titolo di questa nostra pagina. Lasciamo alla bontà di chi legge la valutazione del contenuto della bolla, che definire infamante è poco. Per come sono andate storicamente le cose, e ne abbiamo tutte le prove, la bolla che qui sotto e di lato in modo fotografico noi andiamo a proporre ai gentili lettori è un insieme di falsità colossali, solo parzialmente mitigate alla fine della bolla stessa, che non sopprime l'Ordine, ma lo sospende, come tutti potranno leggere e così valutare il tutto.
Come sappiamo all'Ordine del Tempio è stato addirittura negato il diritto alla difesa, ed anche questo è scritto nella bolla, e tutto il resto, compreso l'interrogatorio di 72 templari, è stato partorito dalla fertile e malvagia mente dell'Inquisizione di Francia, solo per permettere al re, Filippo IV detto il Bello, di appropriarsi di tutti i beni dell'Ordine, cosa che, perché non fosse chiara a tutti, è stata ben specificata in un passo della bolla stessa, nel quale si afferma che il re non vuole appropriarsi dei beni dei Templari, un'assurdità storica ormai provata in tutti i modi. Ma come detto lasciamo a chi legge la valutazione, ben sapendo le cose come sono in realtà andate, del testo di questa bolla.
Ci sia però permesso aggiungere, dopo il testo integrale della bolla, un nostro brevissimo quanto spassionato e tecnico parere. Noi speriamo e preghiamo che Dio Onnipotente perdoni tutti coloro che hanno contribuito in prima persona e non a questo insieme di menzogne che ha portato alle più strazianti atrocità, come ben è riportato nella pagina di questo sito dedicata al processo ai Templari.
Noi abbiamo già perdonato, come Gesù Cristo ci ha insegnato, chiediamo soltanto alla Chiesa di riflettere e di meditare su questo errore da lei commesso, riabilitando agli occhi di tutti quello che è stato un Ordine fedele e sacro.
E questa è una riflessione che vogliamo portare davanti a Sua Santità il Sommo Pontefice, ricordando a tutti che l'Ordine del Tempio ha lasciato i cadaveri di migliaia di cavalieri sulle ardenti sabbie dei deserti della Palestina, morti in battaglia con sulle labbra il grido sacro: Per Christus et In Christus.
"Clemente vescovo, servo dei servi di Dio, a perpetuo ricorso dell'avvenimento. Si è udita, nell'alto, una voce di lamento, di pianto e di lutto. Poiché è venuto il tempo nel quale il Signore si lamenta per bocca del profeta: questa casa si è trasformata per me in causa di furore e di indignazione; e sarà tolta via dal mio cospetto per la malvagità dei suoi figli, perché essi mi provocarono all'ira, rivolgendomi le spalle, non la faccia, e collocando i loro idoli nella Mia casa, nella quale è stato invocato il Mio Nome, per contaminarla. Costruirono alture in nome di Baal, per iniziare e consacrare i loro figli agli idoli e ai demoni. Hanno peccato gravemente come nei giorni di gabaa. All'udire di questa voce orrenda, e per l'orrore di tanta ignominia - chi intese mai, infatti, una tale cosa? Chi vide mai una cosa simile? - caddi nell'udirla, mi rattristai nel vederla, il mio cuore si amareggiò e le tenebre mi fecero rimanere stupefatto. Infatti la voce del popolo sale dalla città, la voce esce dal Tempio, è la voce del Signore che rende la mercede ai Suoi nemici. E il profeta è costretto ad esclamare: dà ad essi, Signore, un seno senza figli e mammelle senza latte. La loro malizia si è resa manifesta per la loro perdizione. Scacciali dalla Tua Casa, si secchino loro le radici; non portino frutti; non sia più questa casa, causa di amarezza e spina di dolore. Non è poca, infatti, la sua infedeltà: essa che immola i suoi figli e li dà e li consacra ai dèmoni e non a Dio, a dèi che essi ignoravano. Quindi questa casa sarà abbandonata e oggetto di vergogna, maledetta e deserta, sconvolta, ridotta in polvere, ultimo deserto, senza vie, arido per l'ira di Dio, che ha disprezzato. Non sia abitata, ma venga ridotta in solitudine; tutti si meraviglino di essa e soffino con disprezzo sulle piaghe. Dio, infatti, non ha scelto la gente per il luogo, ma il luogo per la gente. Quindi il luogo stesso del Tempio partecipa dei mali del popolo; cosa che il Signore disse chiaramente a Salomone, quando egli edificò il Tempio, e fu riempito dalla sapienza come da un fiume: Se i vostri figli si allontaneranno da me, non seguendomi e non onorandomi, ma andando dietro e onorando gli dèi degli altri, e adorandoli, li scaccerò dal Mio Volto, e li allontanerò dalla terra che diedi loro, rigetterò dal mio cospetto il Tempio che resi santo con il Mio Nome, e sarò portato di bocca in bocca, e diventerà l'esempio e la favola dei popoli. Tutti i passanti, vedendolo, si meraviglieranno, soffieranno e diranno: Perché il Signore ha trattato in questo modo questo Tempio e questa casa? E risponderanno: Perché si sono allontanati dal Signore, loro Dio, che li ha comprati e riscattati, ed hanno seguito Baal ed altri dèi e li hanno onorati e adorati. Per questo il Signore ha permesso che accadesse loro questa grande disgrazia. Già dalla nostra elevazione al sommo pontificato, anche prima che ci recassimo a Lione dove abbiamo ricevuto la nostra incoronazione; e poi dopo, sia lì che altrove, qualche relazione fattaci in segreto ci informava che il maestro, i priori e gli altri frati dell'Ordine della Milizia del Tempio di Gerusalemme, ed anche l'Ordine stesso, essi che erano stati posti nelle terre d'oltremare proprio a difesa del patrimonio di Nostro Signore Gesù Cristo, e come speciali e principali difensori della Fede cattolica e della Terra Santa, sembravano curare più di ogni altro tutto ciò che riguarda la stessa Terra Santa, per cui la sacrosanta Chiesa Romana, trattando gli stessi frati e l'Ordine con una particolare benevolenza, li ha armato col segno della croce contro i nemici di Cristo, li ha esaltati con molti onori e li ha muniti di diverse esenzioni e privilegi; e che in molti modi erano, proprio per questo, aiutati da essa e da tutti i buoni fedeli di Cristo con moltiplicate elargizioni di beni, essi dunque contro lo stesso Signore Gesù Cristo erano caduti in una innominabile apostasia, nella scelleratezza di una vergognosa idolatria, nel peccato esecrabile dei Sodomiti e in varie altre eresie.
E poiché non era verosimile e sembrava incredibile che uomini tanto religiosi, i quali avevano sparso spesso il proprio sangue per il nome di Cristo, e che esponevano sempre le loro persone ai pericoli mortali e che mostravano grandi segni di devozione sia negli uffizi divini, quanto nei digiuni ed il altre pratiche di devozione, fossero poi così incuranti della propria salvezza, da perpetrare tali enormità, specie se si considera che quest'Ordine ha avuto un principio buono e santo e il favore dell'approvazione della sede apostolica, e che la sua regola, perché santa, degna e giusta, ha meritato di essere approvata dalla stessa sede, non volevamo prestare orecchio a queste insinuazioni e delazioni, ammaestrati dagli esempi del Signore stesso e dalle dottrine della Sacra Scrittura. Ma poi il nostro carissimo figlio di Cristo, Filippo, illustre re dei Francesi, cui erano stati rivelati gli stessi delitti, non per febbre di avarizia, in quanto non aveva alcuna intenzione di rivendicare o di appropriarsi dei beni dei Templari; nel suo regno, anzi, li trascurò, tenendosi del tutto lontano da questo affare, ma acceso dallo zelo della vera Fede, seguendo le orme illustri dei suoi progenitori, volendo istruirci e informarci a questo riguardo, ci ha fatto pervenire per mezzo di ambasciatori o di lettere, molte e gravi informazioni. Le voci infamanti contro i Templari ed il loro Ordine si facevano sempre più consistenti e persino un soldato dello stesso Ordine di non poca stima, depose dinanzi a noi, segretamente e sotto giuramento che egli, quando fu ammesso nell'Ordine, per suggerimento di chi lo ammetteva, e alla presenza di alcuni altri Templari, aveva negato Cristo ed aveva sputato sulla Croce che gli veniva mostrata da colui che o riceveva nell'Ordine. Egli disse che aveva visto il maestro dei Templari (che ancora è in vita) ricevere nello stesso Ordine d'oltremare un soldato allo stesso modo, cioè con il rinnegamento di Cristo e con lo sputare sulla Croce, alla presenza di ben duecento frati dello stesso Ordine, e di aver sentito che si diceva essere quello il modo normale osservato nell'ammettere i frati dello stesso Ordine: ossia che, su suggerimento di chi riceveva o di un suo delegato a tale cerimonia, colui che veniva ammesso doveva negare Gesù Cristo e sputare sulla Croce che gli veniva mostrata, come segno di disprezzo a Cristo Crocifisso; e che sia chi ammetteva, sia chi veniva ammesso, compiva altre azioni illecite e sconvenienti all'onestà cristiana, come egli stesso allora confessò davanti a noi. Poiché, dunque, il dovere ci spingeva a questo nostro uffizio, non abbiamo potuto fare a meno di porgere ascolto a tanti e così grandi clamori. Finalmente, la voce del popolo e la clamorosa denunzia del suddetto re, di duchi, conti, baroni ed altri nobili, del clero e del popolo del regno francese, che vengono alla nostra presenza proprio a questo scopo, sia personalmente che per mezzo di procuratori e di rappresentanti, ha fatto giungere alle nostre orecchie, e lo diciamo con dolore, che il maestro, i priori ed altri frati di quest'Ordine , e l'Ordine stesso, in sé, erano coinvolti in questi ed altri crimini, e che ciò è provato da molte confessioni, attestazioni e deposizioni dello stesso maestro, del visitatore di Francia e di molti priori e frati dell'Ordine davanti a molti prelati e all'inquisitore per eresia, deposizione fatte e ricevute nel regno di Francia previo interessamento dell'autorità apostolica, redatte in pubblici documenti, e mostrate a noi e ai nostri fratelli. Inoltre, questa fama e queste voci clamorose erano divenute molto insistenti, ed avevano chiaramente lasciato comprendere, contro l'Ordine stesso e contro i singoli membri, che la cosa non poteva ormai essere più che oltre trascurata senza grave scandalo o tollerata senza imminente pericolo per la Fede, noi, seguendo le orme di Colui di cui, benché indegni, facciamo le veci, qui in terra, abbiamo creduto bene dover procedere ad una inchiesta. Abbiamo, quindi, fatti venire alla nostra presenza molti priori, sacerdoti, soldati ed altri frati di quest'Ordine di non poca fama; abbiamo fatto prestare loro giuramento, li abbiamo scongiurati in modo pressante per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, invocando il Divino Giudizio, che in virtù di santa obbedienza, dato che si trovavano ora in un luogo sicuro ed adatto, ove non c'era proprio nulla da temere, nonostante le confessioni fatte da essi dinanzi ad altri, per le quali noi non volevamo che ne derivasse danno a coloro che le avevano fatte, dicessero sulla questione la pura e semplice verità. Li abbiamo quindi interrogati su questo argomento e ne abbiamo esaminati settantadue. Ci assistevano con attenzione molti dei nostri fratelli cardinali; abbiamo fatto redigere in documento autentico le loro confessioni per mano di un notaio alla presenza nostra e dei nostri fratelli, e poi, dopo qualche giorno, le abbiamo fatte leggere alla loro presenza in Concistoro, e le abbiamo fatte esporre il lingua volgare, a ciascuno di essi, che confermandole espressamente e spontaneamente le approvarono così come erano state recitate. Dopo di questo, volendo indagare personalmente su questa questione col maestro generale, il visitatore di Francia e con i principali priori dell'Ordine, ordinammo allo stesso maestro generale ed al visitatore d'oltremare, ai priori maggiori di Normandia, di Aquitania e della provincia di Poitiers a presentarsi davanti a noi, che eravamo a Poitiers. Molti però erano infermi, in quel tempo, e non potevano cavalcare, né esser condotti agevolmente alla nostra presenza. Noi, allora. Volendo conoscere la verità su tutto questo e se fossero vere le loro confessioni e deposizioni, rese davanti all'inquisitore per l'eresia nel suddetto regno di Francia, alla presenza di alcuni pubblici notai e di molte altre oneste persone, e presentate a noi e ai cardinali dallo stesso inquisitore, demmo l'incarico e ordinammo ai nostri diletti figli: Berengario, che era cardinale dei titolo dei SS. Nereo e Achilleo, ora vescovo di Frascati; Stefano, cardinale del titolo di S. Ciriaco alle Terme; e Landulfo, cardinale del titolo di Sant'Angelo, della cui prudenza, esperienza e fedeltà noi abbiamo illimitata fiducia, perché essi col suddetto maestro generale, col visitatore e coi priori, sia contro di essi e le singole persone dell'Ordine, cercassero di scoprire la verità e di farci sapere quanto avessero trovato a questo riguardo, e ci riferissero e presentassero le loro confessioni e deposizioni, messe per iscritto, per mezzo di pubblico notaio, pronti a concedere allo stesso maestro, al visitatore e ai priori il beneficio dell'assoluzione dalla sentenza di scomunica, in cui avrebbero dovuto incorrere per i suddetti delitti se fossero risultati veri, qualora l'avessero chiesta umilmente e devotamente, come avrebbero dovuto. I cardinali, recandosi personalmente dal maestro generale, dal visitatore e dai priori, esposero il motivo della loro venuta. E poiché le persone di questi e degli altri Templari che si trovavano nel regno di Francia ci erano state presentate come persone che liberamente e senza timore di nessuno avrebbero manifestato pienamente e sinceramente la verità agli stessi cardinali, questi ingiunsero loro di fare ciò in nome dell'autorità apostolica. Allora il maestro generale, il visitatore e i priori di Normandia, d'oltremare, di Aquitania e della provincia di Poitiers, alla presenza dei tre cardinali, di quattro pubblici notai, e di molte altre persone degne di rispetto, prestato giuramento sui Santi Evangelisti che, sull'argomento in questione avrebbero detto la pura e completa verità, alla loro presenza, liberamente e spontaneamente fecero la loro deposizione e fra le altre cose confessarono di aver negato Cristo e di aver sputato sulla Croce, quando furono ricevuti nell'Ordine dei Templari; e alcuni di essi confessarono di aver ricevuto molti frati nella stessa forma, esigendo cioè, che si negasse Cristo e si sputasse sulla Croce. Alcuni di essi hanno confessato anche altri fatti orribili e vergognosi, che al presente taciamo. Dissero anche e confessarono che quanto era contenuto nelle confessioni e deposizioni da loro fatte dinanzi all'inquisitore suddetto, era vero. Queste confessioni e deposizioni del maestro generale, del visitatore e dei priori, redatte in pubblico documento da quattro notai pubblici, alla presenza dello stesso maestro, visitatore e priori e di altre persone degne di fede, e solo dopo aver lasciato trascorrere lo spazio di alcuni giorni, furono lette agli stessi, per ordine e alla presenza dei cardinali, ed inoltre tradotte ad ognuno di essi nella propria lingua. Essi le riconobbero per proprie ed espressamente e spontaneamente le approvarono, così come erano state recitate. Da queste confessioni e deposizioni essi, in ginocchio e con le mani congiunte, umilmente, devotamente e con abbondante effusione di lacrime, chiesero ai cardinali l'assoluzione della scomunica, nella quale erano incorsi per i delitti predetti. I cardinali, poiché la Chiesa non chiude mai il suo grembo a chi ritorna, appena il maestro, il visitatore ed i priori ebbero abiurato l'eresia, concessero ad essi per nostra autorità e nella forma consueta della Chiesa, il beneficio dell'assoluzione; quindi, tornando alla nostra presenza, ci presentarono le confessioni e le deposizioni del maestro, del visitatore e dei priori, redatte in pubblico documento, da persone pubbliche, com'è stato detto, e ci riferirono quello che avevano fatto coi suddetti maestro, visitatore e priori. Da queste confessioni e deposizioni trovammo che spesso il maestro, il visitatore della Terra d'Oltremare, e i priori della Normandia, di Aquitania e della regione di Poitiers, anche se alcuni in forma maggiore ed altri in forma minore, avevano commesse gravi mancanze. E considerando che delitti così orrendi non avrebbero potuto né dovuto essere lasciati senza punizione, senza far ingiuria a Dio Onnipotente e a tutti i cattolici, sentito il parere dei nostri fratelli cardinali, pensammo che si dovesse fare una inchiesta per mezzo degli ordinari locali di altre persone fedeli e sagge, da deputarsi a ciò, sui singoli membri dello stesso Ordine, e sull'Ordine come tale, per mezzo di inquisitori appositamente deputati. Dopo ciò, sia gli ordinari che tutti quelli deputati da noi contro i singoli membri dell'Ordine e degli inquisitori per l'Ordine nel suo insieme, hanno svolto indagini in ogni parte del mondo e le hanno infine rimesse al nostro esame. Di esse, parte furono lette con diligenza ed esaminate con cura da noi in persona e dai nostri fratelli cardinali di Santa Romana Chiesa, le altre invece da molti uomini colti, prudenti, fedeli, col santo timore di Dio nel cuore, zelanti della fede cattolica e pratici, sia prelati che non prelati, presso Malaucène, nella diocesi di Vaison. Dopo ciò, giunti a Vienne, essendo già presenti moltissimi patriarchi, arcivescovi, vescovi eletti, abati, esenti e non esenti, ed altri prelati, ed inoltre i procuratori di prelati assenti e di capitoli, ivi radunati per il concilio da noi convocato. Noi, dopo la prima sessione tenuta con i predetti cardinali, prelati, procuratori, in cui credemmo bene esporre le loro cause della convocazione del concilio, poiché era difficile, anzi impossibile che i cardinali e tutti i prelati e procuratori, convenuti nel presente concilio, potessero raccogliersi alla nostra presenza per trattare sul modo di procedere riguardo al problema dei frati del predetto Ordine, per nostra ordinanza dal numero complessivo dei prelati e dei procuratori presenti al concilio, furono scelti concordemente alcuni patriarchi, arcivescovi, vescovi, abati, esenti e non esenti, ed altri prelati e procuratori di ogni parte della cristianità, di qualsiasi lingua, nazione, regione, tra i più esperti, discreti, e adatti a dare un consiglio in tale e così importante questione, e a trattare con noi e con i suddetti cardinali un fatto così importante. Quindi abbiamo fatto leggere attentamente, dinanzi ai prelati ed ai procuratori, per più giorni, finché essi vollero ascoltare, le attestazioni raccolte di cui abbiamo parlato, riguardanti l'inchiesta sull'Ordine predetto, nella sede del concilio, cioè nella chiesa cattedrale; e in seguito queste attestazioni e i riassunti che ne sono stati fatti sono state viste, lette attentamente ed esaminate da molti venerabili cardinali, dal patriarca di Aquileia, da arcivescovi e vescovi presenti al concilio, scelti e destinati a ciò da quelli che erano stati eletti del concilio con grande diligenza e sollecitudine. A questi cardinali, pertanto, patriarchi, arcivescovi, vescovi, abati, esenti e non esenti, agli altri prelati e procuratori, eletti proprio per questa questione, quando furono alla nostra presenza, fu da noi rivolto il quesito in segreto, come si dovesse procedere in un tale problema, tanto più che alcuni Templari si offrivano a difendere il proprio Ordine. Alla maggior parte dei cardinali e quasi a tutto il concilio, a quelli cioè che, come abbiamo detto, erano stati eletti dal concilio, e per questa ragione rappresentano il concilio intero, insomma alla grande maggioranza, circa quattro quinti di quelli che si trovavano al concilio da ciascuna nazione, sembrò indubitato - e i prelati in questione e i procuratori diedero in tal senso il loro parere - che si dovesse concedere a quell'Ordine il diritto di difesa, e che esso, sulla base di ciò che era stato provato fino a quel momento, non potesse essere condannato per quelle eresie e proposito delle quali erano state fatte indagini contro di esso, senza offesa di Dio e oltraggio del diritto. Alcuni, invece, dicevano che quei frati non dovevano essere ammessi a difendere l'Ordine, e che non dovevamo concedere ad essi questa facoltà. Se, infatti dicevano, si permettesse e si concedesse la difesa dell'Ordine, ne seguirebbe un pericolo per la questione stessa e non poco danno per l'aiuto alla Terra Santa. E aggiungevano molte altre ragioni. Ora, è vero che dai processi svolti contro quest'Ordine, esso non può canonicamente essere dichiarato eretico con sentenza definitiva; ma lo stesso Ordine, a causa di quelle eresie che gli vengono attribuite, ha conseguito una pessima fama. Moltissimi suoi membri, tra cui il maestro generale, il visitatore di Francia e i priori più in vista, attraverso le loro confessioni spontanee fatte a riguardo di queste eresie, sono stati convinti di errori e delitti, e inoltre, le confessioni predette rendono questo Ordine molto sospetto, e questa infamia e questa diffidenza lo rendono addirittura abominevole e odioso alla Chiesa Santa di Dio, ai suoi prelati, ai suoi re, ai principi cristiani e agli altri cattolici. Inoltre, si può verosimilmente credere che da ora in poi non si troverebbe più persona disposta ad entrare in quest'Ordine, e che quindi esso diverrebbe inutile alla Chiesa di Dio e al proseguimento dell'impresa della Terra Santa, al cui servizio era stato destinato. Poiché dal rinvio della decisione, cioè dalla sistemazione di questa faccenda - alla cui definizione e promulgazione era stato da noi assegnato per i frati di quest'Ordine un termine nel presente concilio - seguirebbe la totale perdita, distribuzione e dilapidazione dei beni del Tempio, che da tempo sono stati offerti, legati, concessi dai fedeli di Cristo in aiuto della Terra Santa per combattere i nemici della fede cristiana; considerato che secondo alcuni si deve promulgare subito la sentenza di condanna contro l'Ordine dei Templari per i loro delitti, e secondo altri invece non si potrebbe, sulla base dei processi già fatti contro lo stesso Ordine, emettere sentenza di condanna, noi, dopo lunga e matura riflessione, avendo dinanzi agli occhi unicamente Dio e guardando solo all'utilità della Terra Santa, senza inclinare bene né a destra, né a sinistra, abbiamo pensato bene doversi scegliere la via della decisione e della sistemazione, attraverso la quale saranno tolti gli scandali, saranno evitati i pericoli, e saranno conservati i beni in sussidio della Terra Santa. L'infamia, il sospetto, le clamorose relazioni e le altre cose già dette, tutte a sfavore dell'Ordine, ed inoltre l'ammissione nascosta e clandestina dei frati dello stesso Ordine, la differenza di molti di quei frati dal comune comportamento, dal modo di vivere e dai costumi degli altri cristiani - specie poi per il fatto che ammettendo nuovi membri li obbligavano a non rivelare il modo della loro ammissione, e a non uscire dall'Ordine - inducono a presumere contro di loro. Riflettendo, inoltre, che da tutto ciò è nato contro questo Ordine un grave scandalo, che difficilmente potrebbe essere messo a tacere se l'Ordine continuasse ad esistere, e considerando i pericoli per la fede e per le anime, e gli orribili numerosi misfatti della maggior parte dei frati dello stesso Ordine, e molte altre giuste ragioni e cause ci siamo dovuti risolvere alle decisioni che seguono. La maggior parte dei cardinali, ed almeno quattro quinti di quelli che sono stati eletti da tutto il concilio ha ritenuto più conveniente , vantaggioso e utile per l'onore di Dio, per la conservazione della fede cristiana, per l'aiuto alla Terra Santa e per molte altre giuste ragioni che si eseguisse piuttosto la via di un provvedimento della sede apostolica, sospendendo l'Ordine da ogni funzione e assegnando i beni all'uso cui erano destinati, provvedendo anche salutarmente alle persone dello stesso Ordine, che non quella del rispetto del diritto alla difesa, e della proroga di questa questione. Anche in altri casi, pur senza colpa dei frati, la Chiesa di Roma qualche volta ha soppresso Ordini di importanza assai maggiore per motivi senza paragone più modesti di quelli accennati, pertanto con amarezza e con dolore decretiamo che:
non con sentenza definitiva, ma con provvedimento apostolico, noi, con l'approvazione del Santo Concilio, sospendiamo l'Ordine dei Templari da ogni funzione, la sua regola, il suo abito e il suo nome, con decreto assoluto, perenne, proibendolo per sempre e vietando severamente che qualcuno, in seguito, entri in esso, ne assuma l'abito, lo porti, e intenda comportarsi da Templare.
Se poi qualcuno facesse diversamente, incorra nella sentenza di scomunica ipso facto.
Quanto alle persone e agli stessi beni, li riserviamo a disposizione nostra e della sede apostolica. E ne disporremo, con la grazia divina, ad onore di Dio, ad esaltazione della fede cristiana e per il prospero stato della Terra Santa, prima della fine di questo concilio. E proibiamo assolutamente che chiunque, di qualsiasi condizione o stato esso sia, si intrometta in qualsiasi modo in ciò che riguarda tali persone o tali beni, faccia, innovi, tenti qualche cosa che porti pregiudizio, in ciò, a quanto noi, conforme a quanto abbiamo detto, ordineremo o disporremo, e stabiliamo fin da questo momento che sarà senza alcun valore e del tutto vano, se qualcuno diversamente - consapevolmente o senza saperlo - tenterà qualche cosa. Con ciò, tuttavia, non vogliamo che si deroghi ai processi fatti o da farsi circa le singole persone degli stessi Templari dai vescovi diocesani o dai concili provinciali, conforme a quanto noi abbiamo con altre disposizioni ordinato.
A Vienne, Regno di Francia, 22 marzo 1312, anno settimo del nostro pontificato."
Aggiungere altro a quello che è stato scritto da Papa Clemente V sarebbe difficile, in quanto non troviamo le parole, inorriditi da tali accuse e commossi nel sapere, nella verità vera, come sono andate storicamente le cose. Aggiungiamo soltanto che il Papa, forse in un barlume di lucidità e di coscienza, scrive che "non con sentenza definitiva, ma con provvedimento apostolico", cioè dice che non ci sono prove contro l'Ordine, e che la sentenza non è definitiva. Inoltre, come sarebbe d'uopo in un processo apostolico così conclusosi, doveva esserci la sentenza di scomunica dell'Ordine e di tutti i suoi appartenenti, ma così non è: la minaccia successiva non ha valore alcuno, perché non è incorsa la scomunica primaria. Per ciò che riguarda le vesti, anche questa, nonostante la clausola di "ipso facto", permane sospensiva e non definitiva, nemmeno se ostenita dalla parola "perenne", proprio perché non è incorsa l'accusa primaria e la conseguente scomunica. Ultima cosa: tutto era già in accordo, per quanto riguarda i beni dei Templari. Il Papa dice nella sua bolla che non saranno tollerate intromissioni di nessuno per quanto riguarda i beni stessi: ebbene sappiamo dalla storia che Filippo IV si appropriò di una buona parte di questi beni, senza autorizzazione, e il Papa stesso, quando vuole incamerare i beni dell'Ordine del Tempio, fa esattamente la cosa opposta. Infatti, con la bolla "Ad Providam", emessa il 29 maggio 1312, trasferisce i beni dei Templari ai Giovanniti, ossia ai Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni, gli attuali Cavalieri di Malta.

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