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Timestamp: 2017-08-18 18:02:51+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 14 febbraio 2017, n. 3894 – Avvocato Renato D'Isa
L’articolo 182 c.p.c., comma 1, va interpretato nel senso che il giudice che rilevi l’omesso deposito della procura speciale alle liti, di cui all’articolo 83 c.p.c., comma 3, enunciata ma non rinvenuta negli atti della parte, e’ tenuto ad invitare quest’ultima a produrre l’atto mancante. Tale invito puo’ essere fatto in qualsiasi momento, anche in sede di appello, e solo se infruttuoso il giudice deve dichiarare invalida la costituzione della parte in giudizio
sentenza 14 febbraio 2017, n. 3894
sul ricorso 15169/2013 proposto da:
(OMISSIS), C.F., elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;
(OMISSIS) SRL IN PERSONA DEL SUO LEGALE RAPP.TE P.T.;
avverso la sentenza n. 2262/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 27/04/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/01/2017 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE Sergio, che ha concluso per l’accoglimento, per quanto di ragione.
Su ricorso di (OMISSIS) srl, quale cessionaria del credito di (OMISSIS) s.p.a., il Presidente del Tribunale di Latina emetteva un decreto ingiuntivo nei confronti di (OMISSIS), beneficiario del finanziamento erogato alla (OMISSIS) s.n.c., per l’acquisto di un’auto Peugeot 605 SV Plus CAT, per il pagamento del finanziamento medesimo.
Avverso il decreto ingiuntivo il (OMISSIS) proponeva opposizione, deducendo che l’acquisto non si era perfezionato e che quindi egli non aveva beneficiato del finanziamento.
L’opposta, costituitasi, resisteva.
Il Tribunale di Latina rigettava l’opposizione e condannava il (OMISSIS) al pagamento delle spese.
Il (OMISSIS) proponeva appello deducendo l’incapacita’ a testimoniare del legale rappresentante della (OMISSIS) e ribadiva l’infondatezza della pretesa, concludendo per la revoca del decreto opposto.
La (OMISSIS), costituitasi, deduceva che la causa avrebbe dovuto essere dichiarata estinta dal giudice di primo grado perche’ riassunta fuori termine.
Nel merito, chiedeva la reiezione dell’impugnazione.
La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 2262/12 depositata il 27.4.2012, ha dichiarato la nullita’ dell’atto di appello per carenza di procura alle liti, compensando le spese del grado. La Corte d’Appello rilevava in particolare che l’avv. (OMISSIS), quale difensore del (OMISSIS), aveva dichiarato di agire in virtu’ di procura a margine del ricorso per riassunzione nel giudizio di primo grado e di procura a margine dell’atto di appello.
La costituzione in giudizio era stata fatta con la “velina”, ma ne’ a margine della velina, ne’ a margine della copia notificata alla (OMISSIS) risultava il mandato “ad litem”.
In sede di prima comparizione l’appellante non era comparso e nel verbale della successiva udienza non si dava atto del deposito dell’originale dell’atto notificato.
In definitiva, l’appellante non aveva depositato prima della costituzione in giudizio, e neppure tardivamente, il mandato cui si faceva riferimento nell’atto di appello, ne’ l’avv. (OMISSIS) poteva ritenersi legittimato in forza del mandato rilasciato a margine del ricorso per riassunzione depositato nel “corso del giudizio di primo grado, in quanto esso era stato conferito per la sola causa di primo grado e l’eventuale fase esecutiva e non anche per la proposizione dell’appello.
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il (OMISSIS), sulla base di sei motivi, illustrati da memoria ex articolo 378 codice di rito.
La (OMISSIS) s.r.l. non ha svolto difese.
Con il primo motivo di ricorso il (OMISSIS) denuncia la violazione e falsa applicazione degli articoli 2697, 2727 e 2907 c.c., e articoli 137 e 148 c.p.c. (con riferimento all’articolo 360 c.p.c., n. 5), per non aver la Corte d’appello considerato che la mancanza della procura ad litem nella copia dell’atto notificato non determinava alcuna sanzione e che, avendo l’ufficiale giudiziario, nella relata di notifica in calce all’atto di appello, attestato di aver verificato l’esistenza della delega (con la dicitura “Ad istanza dell’avv. (OMISSIS), con studio anche in (OMISSIS), io sottoscritto Ufficiale Giudiziario U.N.E.P. addetto all’Ufficio Unico Notifiche presso il Tribunale di Latina…”), doveva presumersi (in assenza di una querela di falso proposta avverso la valenza fidefacente dell’attestazione) che a quella data (8.5.2007) la stessa fosse esistente in atti prima della notificazione e, quindi, della costituzione in cancelleria avvenuta con il deposito della “velina”.
Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione dell’articolo 2907 c.c., e articoli 161, 182 e 184 c.p.c., e articolo 345 c.p.c., comma 2, (con riferimento all’articolo 360 c.p.c., n. 3), per non aver la Corte considerato che, poiche’ la questione relativa alla sussistenza della legittimazione ad processum e’ esaminabile, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, la prova documentale della detta sussistenza poteva risultare da produzioni o acquisizioni avvenute in un grado successivo.
Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione o falsa applicazione dell’articolo 2907 c.c., e articoli 115 e 116 c.p.c. (in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3), per aver la corte di merito dichiarato la nullita’ dell’atto d’appello per la mancanza della procura ad litem senza aver consentito previamente alle parti di formulare le loro osservazioni, nonostante la controparte non avesse sollevato alcuna contestazione sul punto, e senza prima invitare la parte a fornire il documento giustificativo dell’asserito potere rappresentativo del difensore (mediante la produzione dell’originale dell’atto di appello).
Con il quarto motivo il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione dell’articolo 2907 c.c., e articoli 161, 182, 184 e 345 c.p.c., (in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 4), per non aver la corte territoriale, in applicazione dell’articolo 182 c.p.c., assegnato un termine per la regolarizzazione della costituzione in giudizio.
Con il quinto motivo si denunzia la violazione o falsa applicazione degli articoli 162 e 184 bis c.p.c., (nella esposizione del motivo vengono altresi’ richiamati gli articoli 101, 182, 183 e 384 c.p.c.), in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 4, per non aver la corte locale, in violazione del principio del contraddittorio, dopo aver sollevato d’ufficio la questione concernente la procura non considerata dalle parti, segnalato la stessa alle medesime e consentito loro di eccepire e di argomentare in merito.
Con il sesto motivo il ricorrente invoca la conferma, ex articolo 384 c.p.c., dell’affermazione, resa dalla Corte d’appello ai soli fini delle spese, che “la somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita del bene – che importa il venir meno dello stesso scopo del contratto di mutuo – legittima il mutuante a richiedere la restituzione della somma mutuata, non al mutuatario, ma direttamente ed esclusivamente al venditore”.
Conviene per ragioni di priorita’ logica esaminare anzitutto il quarto motivo di ricorso in relazione al mancato invito, da parte della Corte d’Appello, all’appellante a regolarizzare mediante produzione dell’atto mancante (nel caso di specie la procura ad litem), la propria costituzione in giudizio.
Ed invero secondo il piu’ recente orientamento di questa Corte, cui il Collegio ritiene di aderire, non ravvisandosi ragioni per discostarsene, ai sensi dell’articolo 182 c.p.c., comma 1, il giudice che rilevi l’omesso deposito della procura speciale alle liti, rilasciata ai sensi dell’articolo 83 c.p.c., comma 3, che sia stata semplicemente enunciata o richiamata negli atti della parte, e’ tenuto ad invitare quest’ultima a produrre l’atto mancante, e tale invito puo’ e deve essere fatto, in qualsiasi momento, anche dal giudice dell’appello, sicche’ solo in esito ad esso il giudice deve adottare le conseguenti determinazioni circa la costituzione della parte in giudizio, reputandola invalida soltanto nel caso in cui l’invito sia rimasto infruttuoso (Cass. 11359 del 22/05/2014 e n. 19169/2014.).
Va fatta applicazione anche nel caso di omesso deposito della procura speciale del principio, che questa Corte ha gia’ da tempo affermato ed ancora di recente ribadito con riferimento alla procura generale ad lites in forza del quale il giudice non puo’ dichiarare l’invalidita’ della costituzione senza aver prima provveduto – in adempimento del dovere impostogli dall’articolo 182 c.p.c., comma 1, – a formulare l’invito alla parte a produrre il documento mancante.
Tale invito, in caso non sia stato rivolto dal giudice istruttore, deve essere fatto dal collegio, od anche dal giudice dell’appello, poiche’ la produzione di quel documento, effettuata nel corso del giudizio di merito, sana “ex tunc” la irregolarita’ della costituzione (Cass. 3181/2016).
Ed invero, come questa Corte ha gia’ affermato, la lettera dell’articolo 182, comma 1, che impone al giudice di verificare d’ufficio la regolarita’ della costituzione delle parti e, quando occorre, di invitarle a completare o a mettere in regola gli atti ed i documenti che riconosce difettosi, si distingue dalla formulazione del secondo comma, poiche’ soltanto in quest’ultimo e non anche nel primo – nel testo della norma anteriore alla sostituzione apportata dalla L. n. 69 del 2009, articolo 46, comma 2, – viene riconosciuto al giudice un potere discrezionale per la concessione del termine per sanare il difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione.
Peraltro le Sezioni Unite, anche in relazione alla portata del secondo comma dell’articolo 182 hanno di recente affermato il principio in forza del quale anche detto secondo comma – nel testo anteriore alle modifiche introdotte dalla L. n. 69 del 2009, – dev’essere interpretato nel senso che il giudice che rilevi un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione, e’ tenuto a promuovere la sanatoria, in qualsiasi fase e grado del giudizio ed indipendentemente dalle cause del predetto difetto, assegnando a tal uopo un termine alla parte che non vi abbia gia’ provveduto di sua iniziativa, con effetti ex tunc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali (Cass. S.U. n. 9217/10 e, nel medesimo senso, Cass. S.U. 28337/2011, in materia di nullita’ della procura ad litem e Cass. 22559/2015).
L’accoglimento del presente motivo assorbe l’esame degli altri.
La sentenza impugnata va pertanto cassata, con rinvio della causa ad altra sezione della Corte d’appello di Roma per nuovo esame, la quale fara’ applicazione del seguente principio di diritto:
“L’articolo 182 c.p.c., comma 1, va interpretato nel senso che il giudice che rilevi l’omesso deposito della procura speciale alle liti, di cui all’articolo 83 c.p.c., comma 3, enunciata ma non rinvenuta negli atti della parte, e’ tenuto ad invitare quest’ultima a produrre l’atto mancante. Tale invito puo’ essere fatto in qualsiasi momento, anche in sede di appello, e solo se infruttuoso il giudice deve dichiarare invalida la costituzione della parte in giudizio”.
La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso assorbiti gli altri.
Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, ad altra sezione della Corte d’appello di Roma
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Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 14 febbraio 2017, n. 3834

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