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Timestamp: 2016-05-25 18:48:51+00:00

Document:
Il preposto: obblighi e responsabilita'
15 luglio 2010 - Cat: Preposti
La centralità del ruolo del preposto nel sistema di prevenzione in azienda: obbligo di controllo, esercizio di fatto dei poteri direttivi, rapporto con l’obbligo di vigilanza in capo a datore di lavoro e dirigente. A cura di A. Guardavilla.
La centralità del ruolo del preposto nel sistema di prevenzione in azienda:
obbligo di controllo, esercizio di fatto dei poteri direttivi, rapporto con
l’obbligo di vigilanza in capo a datore di lavoro e dirigente.
A cura di Anna Guardavilla
81/08 ci ha consegnato due anni or sono una definizione della figura di
preposto, mancante nella legislazione previgente, nonché un elenco degli
obblighi posti a carico di tale soggetto.
Il preposto è ora infatti definito “persona che, in ragione delle competenze
professionali e nei limiti di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla
attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute,
controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un
funzionale potere di iniziativa” (art. 2 comma 1
lett. e) D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81).
E’ stata così finalmente colmata una lacuna normativa - che anche il
decreto legislativo 626/94 aveva lasciato inalterata - la quale, a partire dai
decreti prevenzionali degli anni ’50, aveva fatto sì che fosse lasciato alla
giurisprudenza il compito di delineare la figura e i compiti del preposto
per la sicurezza sulla base dei principi generali dell’ordinamento
prevenzionistico e, in termini normativi, sulla base dell’art. 4 dei D.P.R.
547/55 e 303/56.
In tal modo, pur in mancanza di una definizione legislativa, gli interpreti si
erano fino ad oggi ispirati a norme di legge (art. 4 dei D.P.R. 547/1955 e
303/56; art. 1, comma 4-bis [1], artt. 4 e 90 del D.Lgs.626/1994) che facevano riferimento al preposto quale figura
che sovrintende al lavoro di altri soggetti da lui coordinati, quindi
generalmente un operaio specializzato con funzioni di guida e di controllo
quale un capo cantiere, capo squadra, capo turno.
Un soggetto le cui attribuzioni e competenze si distinguono nettamente
da quelle del datore di lavoro e del dirigente in quanto non afferenti alla
fase di programmazione, predisposizione od organizzazione delle misure
preventive o protettive e, di conseguenza, non supportate dai corrispondenti
poteri a livello finanziario o di intervento sul processo produttivo complessivamente
inteso (salvo nell’ipotesi di conferimento al preposto di idonea delega). Ciò che compete al preposto, e che emerge anche dall’attuale definizione, è
invece il controllo sulle modalità esecutive della prestazione
lavorativa da parte dei soggetti da lui coordinati sotto il profilo della
salute e sicurezza, attraverso l’esercizio di un certo margine di autonomia e di potere nell’impartire ordini ed
istruzioni al personale durante l’esecuzione del lavoro.
Come ci ricorda la
Suprema Corte in una recente sentenza, “accanto al datore di
lavoro sono menzionati dal decreto i dirigenti
i preposti, dei quali non si dà una espressa definizione, per cui
qualità discendono dalla loro posizione assunta all'interno delle
aziende o enti.
Venendo a considerare la
figura dei preposti […], la nozione si ricava dall’articolo 1 comma 4-
bis che
riprende il concetto contenuto nell’articolo 4 dei Decreti del
Repubblica 547/55 e 303/56, definendoli come i soggetti che
all’espletamento delle attività soggette alla normativa prevenzionale. Con il termine “sovrintendere”, secondo il concorde orientamento della
e della giurisprudenza, si indica l’attività
rivolta alla vigilanza sul lavoro dei dipendenti per garantire che esso
svolga nel rispetto delle regole di sicurezza. Non spetta al preposto adottare misure di prevenzione, ma fare applicare
predisposte da altri, intervenendo con le proprie direttive ad impartire
cautele da osservare.
Con l’articolo 90 del Decreto Legislativo 626/94, così come modificato
Decreto Legislativo 242/96 è stato ampliato il precetto prevenzionale
al preposto [ulteriormente ampliato dal D.Lgs. 81/08, n.d.r.], ma perché
essere chiamato a risponderne in concreto occorre che utilizzando il criterio
dell’effettività
egli abbia in concreto il potere di intervenire nei compiti precettati,
l’area della sua responsabilità viene circoscritta dagli effettivi
poteri a lui
spettanti, indipendentemente dalle più ampie indicazioni normative” (Corte
di Cassazione - Sezione Quarta
Penale, sentenza
aprile 2006, n. 14192).
Come già ricordato, il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81
ha provveduto anche a fornire un’esplicitazione degli
obblighi del preposto, ed in base al comma 7
dell’articolo 37 come modificato dal D.Lgs. 106/09 (cui rinvia la
dell’articolo 19), che si attende sia ulteriormente specificato ed
un emanando Accordo Stato-Regioni, “i dirigenti e i preposti ricevono
del datore di lavoro, un’adeguata e specifica formazione e un
lavoro. I contenuti della formazione di cui al presente comma
d) individuazione delle
misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e
protezione.”
Operando nella fase del controllo sulla concreta applicazione delle
delle disposizioni impartite al personale, il preposto è dunque il
della reale funzionalità del sistema
gestione della salute e sicurezza sul lavoro. E’ intuitivo, in quest’ottica, che lo svolgimento adeguato di tale
imponga una preparazione
in materia di salute e sicurezza, in termini di formazione,
informazione ed esperienza professionale, anche alla luce degli obblighi
prevenzionali che sono posti a carico del preposto, il cui corretto
in concreto non può prescindere da una forte e radicata consapevolezza
contenuto degli obblighi stessi, delle modalità del loro adempimento e
corrispondenti responsabilità.
In tal senso, il legislatore ha opportunamente previsto che il
debba ricevere una adeguata e specifica formazione, seguita da un
aggiornamento periodico, il tutto “in relazione ai propri compiti”.
A tale previsione vanno aggiunte le indicazioni contenute
15 comma 1 lett. o) D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, che inserisce tra le
generali di tutela l’“informazione e formazione adeguate per
dirigenti e i
preposti” e nell’articolo 35 comma 2 lett. d) (“riunione
periodica”)
secondo cui “nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone
all’esame dei partecipanti […] i programmi di informazione e formazione
dirigenti, dei preposti
e dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro
salute”. Stupiva infatti, nella legislazione precedente al D.Lgs. 8 aprile 2008
come nel quadro degli obblighi formativi specifici vi fossero da
figure prive di obblighi penalmente sanzionati assoggettate a percorsi
formativi specifici (ovviamente in virtù della rilevanza indiscutibile
proprio ruolo in materia di salute e sicurezza), a fronte dall’altra
soggetti inseriti nella line aziendale (datore di lavoro,
preposti), su cui gravavano (come oggi) obblighi sanzionati ai sensi
articoli 89 e ss. del D.Lgs. 626/94, per i quali nulla era stato
termini di contenuti formativi.
Sebbene un obbligo del datore di lavoro di formare adeguatamente i
fosse, a parere di chi scrive, desumibile da una interpretazione
del D.Lgs.626/94 e delle norme collegate, è però da dirsi che
pratica da parte delle aziende la mancata previsione di un obbligo
specifico in tal senso (previsto invece per altri soggetti quali ad
esempio gli
addetti alle emergenze, i lavoratori esposti a particolari rischi, l’RLS
etc.) faceva sì che frequentemente tale adempimento non venisse
attuato, con gravi danni per l’affidabilità del sistema.
Spesso si riscontrava infatti che i preposti non erano a conoscenza
obblighi – e connesse responsabilità penali - che l’ordinamento
giuridico riconduceva
loro per la sola circostanza di esplicare di fatto un’attività di
supervisione di altri lavoratori, quindi anche in mancanza di un formale
Non va infatti dimenticato che ai fini della sussistenza degli obblighi e
responsabilità in materia di igiene e sicurezza, in applicazione del principio
effettività, ciò che rileva non è tanto la qualifica
posseduta quanto la circostanza che le mansioni, anche del preposto,
realmente espletate. A tale principio è stato finalmente dato un riconoscimento normativo
mediante il disposto dell’articolo 299 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81,
in nulla modificato dal D.Lgs. 106/09, che esplicita
che la posizione di garanzia relativa a tale soggetto grava altresì
su colui
il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i
giuridici riferiti al preposto in materia di salute e sicurezza sul
lavoro, in
linea di perfetta continuità con un orientamento consolidato della
Al fine di individuare tale figura “di
fatto” vanno pertanto tenuti in considerazione alcuni indici quali
specializzazione, la competenza, l’ambito di discrezionalità, la
gerarchica del preposto i quali costituiscono degli indicatori che, di
volta, sono atti ad evidenziare l’eventuale responsabilità di questo
Quindi “preposto di fatto” è quel soggetto che pur non
ruolo gerarchico di sovrintendenza nei confronti di altri lavoratori,
solito impartire ordini non venendo sconfessato dai superiori
secondo la Cassazione [2] infatti, perché venga riconosciuta questa posizione di preposto di
fatto, “occorre
sia che quel lavoratore sia solito dare direttive ed impartire ordini
quella preposizione di fatto sia nota e, soprattutto riconosciuta,
obbedendo alle
direttive e agli ordini, dai lavoratori sui quali viene esercitata”.
Si ricordi poi che, come ricordato a più riprese dalla Suprema Corte, la
sovrintendenza spetta al preposto come “compito non esclusivo ma
sussidiario, spettando anzitutto al datore di lavoro e ai dirigenti”
il datore di lavoro “abbia conferito apposita delega a persona
all’altezza” [3] laddove consentito (cfr. art. 16 D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81). Una recente ed interessante sentenza è entrata nel merito del rapporto
tra l’obbligo
di controllo previsto dall’art. 18 c. 1 lett. f) D.Lgs. 81/08 (che a
del D.Lgs. 106/09 è ora anche sanzionato penalmente) a carico del datore
lavoro e dei dirigenti e quello previsto a carico del preposto
19 lett. a), precisando quanto segue: “Come ha esattamente
l’impugnata sentenza, non è esatta l’affermazione secondo cui, per
della entrata in vigore del citato decreto legislativo 9
n. 81, la violazione contestata non preveda più una sanzione penale.
È vero che la lett. f) del primo comma dell’art.
del decreto legislativo n. 81 del 2008, che fissa gli obblighi
datore di lavoro e del dirigente, non è contemplata dal successivo art.
(nella formulazione precedente al decreto
correttivo del 3 agosto 2009, n. 106), che prevede le
corrispondenti sanzioni per datore e dirigenti. Tuttavia deve
considerarsi che
la violazione dell’obbligo di richiedere l’osservanza, da parte dei
delle disposizioni sull'uso dei dispositivi di prevenzione degli
resta comunque sanzionata a carico del preposto, come conseguenza
precetto che alla lett. a) dell'art.
è fissato, appunto, tra gli obblighi di questa categoria di soggetti. È infatti proprio chi è deputato, dal datore o dal dirigente, con delega
questo caso incarico, n.d.r.], formale o anche di fatto, a sorvegliare e
sulle modalità di concreto espletamento dell'attività lavorativa ed a
verificare, quindi, che il dipendente si attenga alle disposizioni
impartite, a
dover rispondere del fatto di non aver vigilato
da parte dei lavoratori dei prescritti dispositivi di prevenzione.
Sicché per il preposto la violazione dell’obbligo in esame resta
penalmente dall'art.
lett. a), del decreto legislativo n. 81 del 2008, peraltro con pena
più lieve rispetto alla lett.
dell'art. 89 del decreto legislativo n. 626 del 1994.
È possibile però - come è avvenuto nella specie - che il datore di
deleghi [in termini di incarico, n.d.r.] tale attività di vigilanza ad
In tale evenienza questa attività di vigilanza sull'uso dei dispositivi
prevenzione degli infortuni non può che far carico direttamente sul
lavoro stesso non potendo farsi discendere dalla mancata delega [meglio:
incarico, n.d.r.] ad un preposto l'esonero tout court dall’osservanza di
norma di prevenzione. Ne consegue che la condotta omissiva contestata è tuttora sanzionata
a carico del datore nella misura in cui quest’ultimo non abbia delegato
[incaricato di, n.d.r.] tale attività di vigilanza ad un preposto e
allorché tale attività faccia carico direttamente su lui.” (Cassazione
Sez. III, 3 dicembre 2009 n. 46678.)
comma 4-bis D.Lgs. 626/94: “Il datore di lavoro che esercita le
cui ai commi 1, 2, 3 e 4 e, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e
competenze, i dirigenti e i preposti che dirigono o sovraintendono le
attività, sono tenuti all’osservanza delle disposizioni del presente
Cass. 5 febbraio
1997 n. 952.
Cass. 23 luglio 1997
n. 7245.
Commenta questo articolo!Rispondi Autore: emidio cherri08/10/2010 (13:20:39)un articolo ben fatto !Rispondi Autore: Gianluca Mendicino03/05/2011 (10:01:31)Buongiorno a tutti,
lavoro in call center come operatore senior (quindi una figura intermedia tra l' operatore e il team leader). Svolgo funzioni di coordinamento dell'attività lavorativa (gestione flussi chiamate, gestione pause, ecc.) e attività anche telefoniche. Sono stato, inoltre, eletto RLS. Posso essere considerato PREPOSTO? Grazie e buon lavoroRispondi Autore: Cosimo21/07/2011 (17:59:36)Il preposto ha fatto del capo "reale"
un parafulmine e lo costringe a schiavizzare i suoi collaboratori minacciandoli:
Io vi ho detto che li dovete indossare i DPI, se non lo fate responsabilità vostra.
www.gruppisti.blogspot.com
CosimoRispondi Autore: Simone Angeloni06/09/2012 (11:04:47)Salve a tutti,
Avendo ottenuto una laurea in ingegneria della sicurezza e protezione, ma non avendo esperienza in ambito lavorativo, ma possedente il modulo a e b, posso essere dichiarato da una società preposto della stessa?(magari conseguendo corsi di formazione ed informazione specifici?
grazie buona giornata Rispondi Autore: Luca29/11/2012 (17:22:47)Salve, io lavoro in una azienda che gestisce acquedotto e fognatura e periodicamente svolgo servizio di reperibilita', quello che non mi e' chiaro e': se durante il servizio di reperibilità vengo chiamato da un utente per un problema alla fognatura comunale, dopo aver accertato il problema sul posto devo chiamare la ditta di autospurgo( e' una ditta esterna che ha vinto la gara d'appalto), a quel punto dopo avergli detto telefonicamente il da farsi ossia: vai in via ...... e disostruisci la fognatura centrale, io a questo punto divento il preposto e quindi devo aspettare l'arrivo della ditta e coordinare i lavori? O invece posso far lavorare la ditta di autospurgo autonomamente senza la mia presenza quindi il preposto diventerebbe o il guidatore del mezzo o il suo collega? In conclusione volevo sapere se io avendo chiamato la ditta divento per forza preposto e quindi devo presidiare l'intervento.
GrazieRispondi Autore: Raffaele capasso30/09/2013 (19:57:59)Salve sto' x prendere una licenza alimentare itinerante volevo sapere se serve il preposto oppure no . Grazie cortese di una vostra risposta Raffaele
Rispondi Autore: Luca08/11/2013 (18:26:09)Salve mi è stato offerto un posto di lavoro come salumiere in un market d'alimentari e siccome non hanno un preposto hanno chiesto a me se potevo farlo in quanto ho accumulato anni di esperienza nel settore..cosa mi implica tutto ciò? attendo una risposta...grazie.Rispondi Autore: antonio santoro26/12/2013 (09:25:32)si puo' considerare preposto qualcuno che non ha mai fatto un corso sulla sicurezza? grazieRispondi Autore: Andrea S07/02/2014 (11:33:16)Se il responsabile delle manutenzioni ( quindi assolutamente preposto.. ) si rifiuta di intervenire manutentivamente sulle sicurezze in quanto sostiene che troppe volte sono state divelte, cosa rischia ?? e come si può intervenire nei suoi confronti ??
Rispondi Autore: alessandro morina09/02/2014 (22:06:36)salve,lavoro in una azienda (supermecato)e mi anno detto di espormi come preposto,che rischi corro?Rispondi Autore: Mirco Passeri14/06/2014 (17:37:10)Buonasera, volevo avere un parere su quanto vado ad esporre. Sono un RLS e lavoro presso una grande azienda, l'oggetto del contendere è trà il Preposto e il Preposto di fatto. Nella mia azienda ci sono delle persone che Coordinano altre persone, a livello gerarchico sopra ci sono i Capoturni, che l'azienza ha indicato come Preposti, ma di fatto durante le ore di lavoro, i Coordinatori svolgono l'attività di gestione del personale, (indicano dove andare a lavorare, a volte vigilano sul lavoro fatto, "nei limiti del possibile" perchè l'azienda è grande), gli viene corrisposto anche un indennizzo per l'attività di Coordinatori. Credo che ci troviamo perfettamente difronte al Preposto di fatto, soggetto che pur non avendo un ruolo gerarchico di sovrintendenza nei confronti di altri lavoratori, sia solito impartire ordini non venendo sconfessato dai superiori gerarchici.
Gli Operai in questo caso elettrici sono stati formati dall'azienza in PES(persone esperte), la domanda è:
Basta aver formato gli operai in PES, per cui i Coordinatori nel caso "subentri un infortunio", non rientrino nel giro delle responsabilità, oppure di responsabilità se ne terrà conto in quanto preposti a tutti gli effetti, e responsabili per non aver vigilato?
P.S. credo che il legislatore non abbia tenuto conto di alcune particolari ma fondamentali circostanze che esistono in tante realtà, mi spiego meglio.
Nella mia azienda sviluppata su 27000 mq gli interventi di natura manutentivo vengono regolarmente svolti, e gli operai vengono distribuiti a chiamata, poter pensare che il preposto possa compiere la vigilanza per tutti gli interventi che vengono svolti dagli operai, è una cosa sovrannaturale, ad esempio: se un operaio non indossa i guanti protettivi isolati a 1000 Volt per svolgere quell'intervento all'interno di un quadro non IP20, e disgraziatamente prende corrente e muore, oltre al fatto increscioso della tragedia anche la beffa per chi secondo il legislatore doveva vigilare!!!!!!
Il preposto di fatto?
Sono gradite analisi e commenti. Cordialmente MP Esegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bachecaEsegui il login tramite Google+!Esegui il login tramite Twitter!Nome e cognome:(obbligatorio)E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)Inserisci il tuo commento:Ho letto e approvato la policy dei commenti. Il post che sto inserendo non contiene offese e volgarità, non è diffamante, non è pubblicitario e non viola le leggi italiane.

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