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IVA dichiarata e non versata: doppia applicazione sanzionatoria, tributaria (...) - Legali.com
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martedì 28 gennaio 2014, di Maurizio Villani
le sanzioni hanno carattere personale e quindi non si trasmettono agli eredi. Un’eccezione a questa regola è prevista dall’ art.7 del decreto legge n.269 del 2003, che ha introdotto il principio della riferibilità ,per cui se l’ autore della violazione ha agito nell’ interesse di una società o ente con personalità giuridica, è quest’ultimo soggetto che deve assumere a suo carico il pagamento di una sanzione;
nessuno può essere soggetto a sanzione se non in forza di una legge entrata in vigore prima della violazione(principio della irretroattività);
in base al principio del favor rei le leggi intervenute dopo il fatto si applicano se più favorevoli al contribuente, a condizione che il provvedimento di irrogazione non sia divenuto definitivo;
non può essere assoggettato a sanzione chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva la capacità di intendere e volere in base ai criteri indicati dal codice penale( principio di imputabilità) né coscienza e volontà della propria condotta(dolo o colpa);
le sanzioni non si applicano: nei casi di obiettiva incertezza sulla portata delle disposizioni; quando la violazione deriva dalla equivocità dei modelli o dalle richieste di informazioni dell’ amministrazione finanziaria; quando le violazioni derivano da ignoranza della legge tributaria non evitabile;
in caso di concorso di più violazioni o di violazioni continuate, anche in tempi diversi, si applica la sanzione più grave, aumentata da un quarto al doppio;
le sanzioni devono sempre essere adeguate al danno subito dall’erario e all’ entità soggettiva e oggettiva delle violazioni.
Commette reato il contribuente che non versa l’ Iva dichiarata ( più di 50 mila euro) entro il termine per il versamento dell’ acconto relativo al periodo d’ imposta successivo (vale a dire 27 dicembre). E’ quanto ricordato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 503 dell’ 8 gennaio 2012. La terza sezione penale ha confermato la condanna inflitta ad un imprenditore di Milano che, pur avendo dichiarato l’Iva, non l’aveva versata entro il termine per il versamento dell’ acconto relativo al periodo di imposta successivo.
Il processo penale , a differenza di quello tributario, impone di valutare e provare la volontarietà dell’ omissione, nel senso richiesto della norma violata, di tal che deve risultare che l’ agente si è rappresentato e ha voluto l’ omissione del versamento nel termine richiesto: ne consegue che deve escludersi detta volontarietà nell’ ipotesi in cui la crisi finanziaria in cui si è venuto a trovare il contribuente, anche a causa delle condotte di soggetti terzi inadempienti nei suoi confronti, lo ha posto in condizione di illiquidità che non lo rende perseguibile penalmente, pur se inadempiente al pagamento dell’Iva. E inoltre manca l’ elemento psicologico del reato. E’ quanto si evince dalla sentenza del 10 agosto 2012 del Gip del tribunale di Firenze.
In caso di omesso versamento dell’ Iva la confisca per equivalente dei beni che un azienda affitta è sempre possibile se l’ operazione è solo simulata. In questo caso il titolare mantiene, in realtà, la piena disponibilità dei beni. A sancirlo è la terza sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n.43508 del 9 novembre 2012.
Il reato di omesso versamento iva non sussiste se la società è in liquidazione prima della scadenza del pagamento, lo ha stabilito il Gip di Milano che con la sentenza n. 2818/2012 ha assolto dal reato l’ imprenditore in quanto non sussisteva l’ elemento psicologico e dove la sua azienda versava in una situazione di crisi economica.
Ancora, in un’altra sentenza del 8 ottobre 2012 n.39449 della Cassazione si evince come l’omesso versamento Iva è reato se si protrae al 27 dicembre dell’ anno successivo al periodo d’ imposta; intervenendo sulla novella introdotta dall’ art.35, comma 7, del dl 203/06.
Il reato di omesso versamento Iva si consuma anche senza notifica dell’ accertamento fiscale; è infatti sufficiente che il contribuente abbia lasciato spirare il termine ultimo per saldare il debito con l’erario e cioè quello per il versamento dell’ acconto relativo al periodo di imposta successivo. E’ quanto ha affermato la Corte di Cassazione, che con la sentenza dell’ 8 luglio 2013, ha confermato un sequestro finalizzato alla confisca a carico di un evasore ancor prima che il contribuente avesse ricevuto l’ atto impositivo. La difesa aveva contestato che l’ imprenditore non aveva mai ricevuto avviso di accertamento da parte dell’ufficio Iva di Salerno. In proposito, i supremi giudici hanno espressamente chiarito che, ai fini del perfezionamento del modello legale del reato di cui all’ art.10 ter d.lgs 74/00, non è affatto richiesta la notifica dell’ avviso di accertamento dell’infrazione, in quanto il reato di omesso versamento dell’ Iva si consuma nel momento in cui scade il termine previsto dalla legge per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.
Le difficoltà finanziarie dell’ azienda non esonerano dalla responsabilità penale l’ imprenditore che non versa l’Iva; questo lo sancisce la Corte di cassazione con la sentenza n.29751 dell’11 luglio 2013. E’ il caso di un imprenditore che aveva proposto ricorso in Cassazione, dopo la sentenza della Corte d’appello di Torino che aveva confermato la decisione del giudice di primo grado. Colpevole del reato di omesso versamento Iva , veniva condannato a scontare la pena dei due mesi e venti giorni di reclusione, oltre alle pene accessorie. A sua difesa, l’ imputato dichiara che le difficoltà finanziarie lo avevano costretto a saldare fornitori e dipendenti, nel tentativo di evitare il fallimento, sperando, successivamente, di rimediare al versamento dell’ imposta. Nessuno sconto da parte dei giudici, l’ imposta andava versata. Il ricorso pertanto è inammissibile.
Con la sentenza n.37424 del 2013 le Sezioni Unite della Cassazione, partendo dal presupposto che l’Iva viene riscossa una volta emessa la fattura e sussiste quindi l’ obbligo di accantonamento da parte del contribuente per eseguire il successivo versamento, hanno ritenuto integrato il reato anche in presenza di crisi di liquidità. Sul punto la medesima sentenza però sembra offrire un minimo di apertura ove i contribuente dimostri, circostanza non particolarmente semplice, oltre alla crisi di liquidità in cui verte l ‘azienda, anche che l’ omesso versamento non sia dipeso da una scelta dell’ imprenditore.
Ove, invece, abbia pagato( per intero)l’ imposta anche se, di norma, successivamente alla scadenza penalmente rilevante, pur risultando comunque integrato il reato, la confisca equivalente non si può più eseguire. Si tratterrebbe di un’ingiustificata doppia sanzione, sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 45189 del 2013.
L’ ex amministratore non risponde dell’ omesso versamento dell’ Iva se non è chiara la situazione dell’azienda nel momento in cui lui entra in carica. Si tratta, infatti, di un reato istantaneo riferibile al destinatario dell’ obbligo, e cioè al manager in carica. Ad ogni modo, l’accusa dovrà ricostruire i movimenti di cassa nelle varie fasi di vita della società. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 39082 del 23 settembre 2013, contrariamente al parere della Procura Generale, ha annullato con rinvio la condanna inflitta ad un amministratore di una srl poi fallita.
E’ retroattivo(applicabile anche all’ anno d’ imposta 2004) il reato di mancato versamento delle ritenute che superano i 50 mila euro; dunque, il sostituto d’imposta risponde della sanzione penale e amministrativa che sono cumulabili, è quanto sancito dalle Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 37425 del 12 settembre 2013, hanno dato una interpretazione restrittiva all’ articolo 10 bis del d.lgs. 74 del 2000, rendendo definitiva la condanna a carico dell’ imprenditore.
Il reato di omesso versamento dell’ Iva sussiste anche nel caso in cui la società abbia già ottenuto il concordato preventivo, sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.44283 del 31 ottobre 2013; l’ imprenditore può salvarsi dalla condanna penale optando per la transazione fiscale.
La confisca sui beni dell’ evasore fiscale è una misura obbligatoria anche in caso di patteggiamento e deve essere pari all’ ammontare dell’ imposta non pagata. E non è necessario il sequestro preventivo. A questa interessante conclusione è giunta la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 4445 del 4 novembre 2013, ha accolto il ricorso della procura di Ancona; insomma, il giudice del patteggiamento ha veramente poco spazio d’ azione. La misura ablativa deve essere sempre disposta a garanzia del debito fiscale e per l’ intero ammontare dell’Iva evasa.
Il sequestro finalizzato alla confisca sui beni dell’ evasore fiscale deve essere revocato se il contribuente ha saldato il suo debito con l’ amministrazione finanziaria. Pur essendo una misura sanzionatoria, non può sussistere alcun automatismo nell’ applicazione. Lo sottolinea la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45188 del’ 8 novembre 2013.

References: art.7
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.35
 sentenza 
 art.10
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 10
 sentenza 
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