Source: https://www.laleggepertutti.it/271359_assegno-mantenimento-reddito-netto-o-lordo
Timestamp: 2019-07-17 10:00:29+00:00

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Assegno mantenimento: reddito netto o lordo?
Criteri di calcolo dell’assegno di divorzio: il giudice tiene conto del reddito netto ai fini Irpef dell’ex marito o del lordo in busta paga? Quali sono gli altri parametri per calcolare l’entità del mantenimento alla moglie?
Sei in causa con la tua ex moglie per definire le condizioni di separazione. Il giudice sta valutando le vostre dichiarazioni dei redditi per stabilire l’ammontare dell’assegno di mantenimento che dovrai versarle visto che lei presenta uno stipendio inferiore al tuo. Senonché sei un lavoratore autonomo e il reddito che hai dichiarato all’Agenzia delle Entrate è chiaramente quello lordo, a cui cioè va ancora applicata l’aliquota Irpef. All’esito del versamento delle imposte te ne resta sempre poco meno della metà. Temi quindi che il tribunale possa riferirsi al primo dato numerico per definire l’ammontare degli alimenti. Dall’altro lato, la tua ex, in quanto lavoratrice dipendente, subisce una trattenuta alla fonte, sicché le buste paga da questa depositate in tribunale presentano un importo relativamente più basso poiché è già al netto delle tasse. Questa differenza di non poco conto ti preoccupa. Ti chiedi quindi se, ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento, vale il reddito netto o lordo. La risposta è contenuta in una ordinanza di oggi della Cassazione [1].
In questa pronuncia la Corte ricorda quali sono i criteri di calcolo dell’assegno divorzile ribadendo quelli che le istruzioni fornite dalla sentenza delle Sezioni Unite uscita di luglio 2018 [2]. Li ricorderemo qui di seguito.
Criteri di calcolo assegno di mantenimento
A ben vedere, quando si parla di assegno di mantenimento ci si riferisce all’assegno che scatta dopo la separazione. Il criterio di calcolo che definisce la misura di tale importo si basa soprattutto sulle condizioni economiche della coppia durante la vita matrimoniale. Lo scopo di tale contributo è quindi garantire al coniuge con il reddito più basso di mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva prima della separazione.
A tal fine si prendono in considerazione i redditi dei due coniugi e li si pone al confronto in modo tale da operare una sorta di compensazione: in pratica, si fa in modo che quello più elevato vada a integrare quello più basso al fine di garantire ai due il medesimo tenore di vita. A tal fine però il giudice tiene conto dei due redditi netti e non di quelli lordi.
Il giudice deve comunque prendere in considerazione una serie di ulteriori parametri nel calcolo dell’assegno di mantenimento come:
le spese cui va incontro il coniuge obbligato al versamento (ad esempio un affitto, il mutuo sulla casa, ecc.);
le possibilità lavorative dell’ex coniuge più debole (ad esempio, se si tratta di una moglie giovane e con una formazione adeguata a trovare lavoro, il mantenimento sarà ridotto);
l’eventuale assegnazione della casa coniugale alla moglie che, giocoforza, finisce per garantirle comunque un’utilità e un risparmio su un eventuale affitto.
In buona sostanza si può comunque affermare che tanto più è ricco l’ex coniuge tenuto a versare il mantenimento, tanto più sarà alto l’assegno stesso.
Criteri di calcolo assegno di divorzio
Diversi sono i metodi di calcolo dell’assegno divorzile, quello cioè che scatta a seguito della sentenza di divorzio.
Innanzitutto anche qui il giudice parte da un confronto dei due redditi al netto delle tasse. Solo nel caso di sproporzione procederà a fissare un assegno divorzile a carico del più benestante. Tuttavia, scopo di tale contributo non è più – come quello di mantenimento – garantire il medesimo tenore di vita al coniuge più debole ma consentire a quest’ultimo di mantenersi, ossia l’autosufficienza economica. Non sarà più valida quindi l’equazione: reddito alto = assegno alto. Bisognerà garantire solo quanto basta per garantire l’indipendenza nelle spese quotidiane per il sostentamento.
In teoria questo comporterà che l’assegno divorzile versato da un marito milionario potrà essere identico a quello versato da un altro dalle possibilità economiche più contenute. Anche qui comunque la valutazione in ordine alle capacità economiche del coniuge obbligato ai fini del riconoscimento e della determinazione dell’assegno di mantenimento a favore dell’altro coniuge non può che essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo, poiché in costanza di matrimonio, la famiglia fa affidamento sul reddito netto ed ad esso rapporta ogni possibilità di spesa.
Prima di riconoscere l’assegno divorzile il giudice deve quindi accertarsi dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge più debole, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive (ad esempio legate all’età o allo stato di salute). Chiaramente, l’ex moglie che non vuole andare a lavorare o che non dimostra di essersi data animo di cercare un’occupazione, nonostante sia ancora giovane e abile, non può ottenere l’assegno.
In ogni caso il giudice deve tenere conto di ulteriori criteri di riferimento come:
il contributo fornito dal coniuge economicamente più debole alla ricchezza della famiglia e dell’altro coniuge. Si tratta di un riferimento alle donne che, nell’occuparsi per anni della casa e dei figli, hanno rinunciato a lavorare o hanno accettato un part time, consentendo in questo modo al marito di fare carriera. Di tale rinuncia, con conseguente arricchimento dell’ex, la casalinga ha diritto a vedersi in qualche modo “risarcita”. Sicché il giudice valuterà la misura dell’assegno divorzile in base agli anni di matrimonio in cui la donna ha visto diminuire le proprie aspettative di lavoro;
l’età del richiedente e le sue condizioni di salute;
la disponibilità, da parte del richiedente, di altre fonti di ricchezza (mobiliari o immobiliari).
[1] Cass. ord. n. 651/19 del 14.01.2019.
La Corte d’appello di Catania, con sentenza n. 1117/2015, pronunciata nel giudizio avente ad oggetto la declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, celebrato, nel 1994, tra C.G. e S.A.F. , ha, in parziale accoglimento del gravame della C. , riformato la decisione di primo grado, ponendo a carico dello S. un assegno divorzile, in favore della ex moglie, di Euro 200,00 mensili (confermando le altre statuizioni concernenti il mantenimento dei figli minori), comparate le condizioni economiche dei due ex coniugi. In particolare, la Corte territoriale ha rilevato che, dalla documentazione prodotta, emergeva la disparità di condizioni economiche degli ex coniugi, avendo la C. subito, dall’aprile 2013, più riduzioni delle ore lavorative, con riduzione dello stipendio in precedenza goduto (non essendo stata dimostrata dallo S. la copertura della riduzione stipendiale con gli ammortizzatori sociali “che in ogni caso non arrivano a coprire l’intero stipendio percepito in precedenza ed hanno durata limitata nel tempo”), mentre l’ex marito godeva di una situazione “più stabile e florida”, avendo dichiarato, nel 2013, un reddito lordo di circa Euro 49.000,00 ed avendo potuto acquistare (grazie anche ad un mutuo), dopo la separazione personale dei coniugi, un immobile in cui vive.
1. Il ricorrente lamenta: 1) con il primo ed il secondo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6 e art. 2697 c.c., avendo la Corte territoriale fondato il proprio convincimento in merito alla disparità reddituale tra i coniugi su circostanze di fatto non vere, smentite dagli atti prodotti (in particolare, un verbale di intesta istituzionale dal quale non emergerebbe alcun decremento stipendiale per la C. ), comparando il reddito “lordo” percepito dal marito, in luogo di quello netto, svalutando la posta passiva rappresentata dalla rata mensile di mutuo per l’abitazione ove lo stesso vive dopo la separazione, con un reddito della moglie, percepito nel 2012, in una misura inferiore a quello dichiarato (1.600,00 e non 1.500,00) ovvero addossando sullo S. l’onere di dimostrare che la riduzione stipendiale dell’ex coniuge fosse stata coperta dall’applicazione della C.G.I., invertendo la regola generale dell’onere della prova, che imponeva alla C. (la quale non aveva neppure prodotto la dichiarazione relativa ai redditi percepiti nel 2013) di dimostrare di avere subito anche una riduzione stipendiale in misura tale da renderla priva di mezzi adeguati a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio; con il terzo motivo, l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, rappresentato dall’incidenza, sulla situazione complessiva economica dello S. dell’assegno dal medesimo corrisposto, dal 2012, per il mantenimento dei due figli (di “Euro 1.081,74”) e della trattenuta mensile subita per l’utilizzo di autovettura aziendale (pari, dal luglio 2014, ad Euro 155,00).
3. Anche il terzo motivo, implicante vizio motivazionale, è fondato, atteso che, nel porre a confronto le due diverse posizioni reddituali dei coniugi, la Corte territoriale ha totalmente omesso di considerare che lo S. corrisponde, dal 2012, un assegno per il mantenimento dei due figli, di Euro 1.000,00 con rivalutazione Istat; risulta pertanto omessa la doverosa valutazione dell’incidenza di tale esborso – non esiguo rispetto allo stipendio percepito dallo S. sulla complessiva situazione economica del ricorrente, da porre a raffronto con quella della C. , solo all’esito della quale potrà stabilirsi se, ed in quale misura, quest’ultima abbia diritto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 360
 art. 5
 art. 2697
 art. 360