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Timestamp: 2019-05-26 17:41:34+00:00

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Comunicati stampa 2014 | Il blog di Aris Prodani
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Turismo, Prodani: «La latitanza di Franceschini» 24 dicembre 2014 Leave a comment
Per Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, l’Italia deve ripartire dal turismo e non deve perdere l’opportunità data da Expo per rilanciarsi a livello mondiale come sistema-Paese. “Ho sempre pensato che il mio ministero fosse quello economicamente più rilevante per lo sviluppo della nostra penisola – ha detto spesso il ministro -. Dobbiamo investire nella nostra bellezza. Ma dobbiamo convincere tutti”. «Belle parole! Peccato che nei fatti Franceschini sia latitante. Basti vedere che non sono stati ancora emanati i decreti attuativi relativi al turismo nel cosiddetto “decreto Cultura”, approvato nel luglio scorso».
A denunciare l’immobilismo del ministro è il deputato del MoVimento 5 Stelle Aris Prodani che ha depositato una interrogazione per chiedere al governo una rapida emanazione dei decreti attuativi e l’approvazione dello statuto dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo. «Questi ritardi contribuiscono in modo pericoloso ad aggravare la situazione di incertezza in cui versa l’importante patrimonio culturale ed economico rappresentato dal settore».
«Digitalizzazione del settore, introduzione del credito d’imposta per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere e per favorire l’imprenditorialità, diffusione della “progettazione universale” e incremento dell’efficienza energetica, classificazione delle strutture ricettive e delle imprese turistiche, adozione di un piano straordinario della mobilità turistica, tutela della guide turistiche italiane, gruppo di lavoro per individuare principi e criteri per la disciplina dei contratti di intermediazione finanziaria “tax free shopping”. Su tutte queste azioni di rilancio da noi proposte – spiega il segretario della Commissione Attività produttive della Camera – siamo completamente fermi. Tutto è ancora sulla carta».
«Siamo in una situazione di stallo molto grave. Al punto che recentemente l’Enit ha deciso addirittura di annullare la propria partecipazione ad alcuni importanti appuntamenti fieristici all’estero nel corso del 2015. Stanno inoltre fioccando le denunce dei rappresentanti delle associazioni del settore che contestano le lacune del governo in materia di promozione del turismo. L’impasse in cui versa l’Enit si presenta ancora più critica alla vigilia di un evento epocale come Expo 2015 a Milano. In questa occasione l’Agenzia nazionale del turismo dovrebbe, infatti, promuovere l’immagine unitaria “dell’offerta turistica nazionale e favorirne la commercializzazione” ma senza l’approvazione dello statuto – conclude Prodani – l’Enit non può che restare ai blocchi di partenza».
Al Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge n. 83 del 31 maggio 2014 noto come «decreto Cultura», convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 29 luglio 2014 e relativo a disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, prevede delle disposizioni urgenti per il settore turistico;
il comma 1 dell’articolo 9 della sovra citata legge, per sostenere la competitività del sistema turismo – favorendo la digitalizzazione del settore – prevede un apposito credito d’imposta;
il comma 4 dell’articolo 9 rimanda alcuni aspetti importanti, quali la definizione delle tipologie di spese eleggibili e le procedure per la loro ammissione, all’emanazione di un decreto del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, sentito il Ministro dello Sviluppo economico, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del cosiddetto “decreto Cultura”;
il comma 1 dell’articolo 10 della suddetta legge n. 106 del 2014, prevede delle disposizioni urgenti, tra cui un credito d’imposta, per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere e per favorire l’imprenditorialità nel settore turistico;
il comma 4 dell’articolo 10 affida le disposizioni applicative dell’articolo a un decreto del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro dello Sviluppo economico e con il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione;
il comma 5 dell’articolo 10 prevede, per le stesse finalità del comma 1 del medesimo articolo, nonché per promuovere l’adozione e la diffusione della «progettazione universale» e l’incremento dell’efficienza energetica, l’emanazione da parte del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo di un decreto, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, previa intesa in sede di Conferenza unificata, per aggiornare gli standard minimi, uniformi in tutto il territorio nazionale, dei servizi e delle dotazioni per la classificazione delle strutture ricettive e delle imprese turistiche, ivi compresi i condhotel e gli alberghi diffusi, tenendo conto delle specifiche esigenze connesse alle capacità ricettiva e di fruizione dei contesti territoriali e dei sistemi di classificazione alberghiera adottati a livello europeo e internazionale;
il comma 1 dell’articolo 11 della summenzionata legge obbliga il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di adottare un piano straordinario della mobilità turistica entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto;
Tale piano è volto a favorire la fruibilità del patrimonio culturale con particolare attenzione alle destinazioni minori;
il comma 4 del sovra citato articolo 11 fissa per il 31 ottobre 2014 l’emanazione di un decreto del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, sentita la Conferenza unificata, per individuare i siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico per i quali occorre una specifica abilitazione per l’esercizio dell’attività di guida turistica da parte di cittadini dell’Unione europea;
l’articolo 13 bis della legge n. 106 del 29 luglio 2014 impegna il Ministro dell’Economia e delle
finanze – di concerto con il Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, di istituire tramite decreto ministeriale – entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della suddetta legge – un gruppo di lavoro finalizzato a individuare principi e criteri per la disciplina dei contratti di intermediazione finanziaria tax free shopping, per la corretta applicazione dell’art. 38-quater del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, al fine di individuare risorse da destinare alle attività di promozione del turismo;
l’articolo 16 della suddetta legge ha disposto la trasformazione dell’ENIT – Agenzia nazionale del turismo in ente pubblico economico, sottoposto alla vigilanza del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo;
il comma 2 dell’articolo 16 indica le competenze dell’ENIT nel perseguimento della missione di promozione del turismo, nonché negli interventi per individuare, organizzare, promuovere e
commercializzare i servizi turistici e culturali e per favorire la commercializzazione dei prodotti enogastronomici, tipici e artigianali in Italia e all’estero, con particolare riferimento agli investimenti nei mezzi digitali, nella piattaforma tecnologica e nella rete internet attraverso il potenziamento del portale “Italia.it”, anche al fine di realizzare e distribuire una Carta del turista;
il comma 5 del sopracitato articolo 16 prevede l’approvazione del nuovo statuto dell’ENIT – con decreto da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo – entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto;
tale statuto, oltre a definire i compiti dell’ente, deve anche – in ottemperanza con il comma 6 dell’articolo 16 – prevedere l’istituzione di un consiglio federale rappresentativo delle agenzie regionali per il turismo, nonché alla disciplina delle funzioni dell’ Osservatorio nazionale del turismo;
i termini prescritti per l’emanazione dei decreti attuativi dei provvedimenti sopracitati sono stati superati nelle date del 12 settembre u.s. (quarantacinque giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione) per l’articolo 13 bis, del 29 ottobre u.s. (tre mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione) per quanto concerne il comma 4 dell’articolo 9 e i comma 4 e 5 dell’articolo 10 , del 31 ottobre u.s. per quanto riguarda il comma 4 dell’articolo 11 e del 27 novembre u.s. (centottanta giorni dall’entrata in vigore del decreto) relativamente al comma 1 dell’articolo 11 e al comma 5 dell’articolo 16;
il ritardo nell’emanazione dei decreti volti a dare attuazione alle nuove norme relative al turismo contribuiscono in modo pericoloso ad aggravare la situazione di incertezza in cui versa l’importante patrimonio culturale ed economico rappresentato dal settore;
tale situazione di stallo è stata recentemente esemplificata dalla comunicazione con cui l’ENIT – in data 16 dicembre u.s. – ha deciso di annullare la propria partecipazione ad alcuni importanti appuntamenti fieristici all’estero nel corso del 2015, nonché da ripetute denunce pronunciate da rappresentanti delle associazioni del settore sui loro siti web in merito alle lacune nella politica del governo in materia di promozione del turismo;
l’impasse in cui versa l’ENIT si presenta ancora più critica alla vigilia di un evento epocale come EXPO 2015 a Milano, in occasione di cui l’ente – secondo il comma 1 all’articolo 16 – ha come finalità di promuovere l’immagine unitaria «dell’offerta turistica nazionale e favorirne la commercializzazione»:-
se i Ministri interrogati intendano adoperarsi per favorire in tempi rapidi, e per propria competenza, l’emanazione dei decreti attuativi relativi al turismo nel cosiddetto «decreto Cultura», nonché provvedere alla celere approvazione dello statuto dell’ENIT.
Pubblicato 24 dicembre 2014 da Aris Prodani in 2014, Comunicati stampa 2014, Documenti Camera, Turismo, X Commissione
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Turismo, Prodani: «Attuare urgentemente quanto previsto dal “decreto Cultura” per i percorsi turistici» 23 dicembre 2014 Leave a comment
«Per promuovere la realizzazione di circuiti nazionali di eccellenza a sostegno dell’offerta turistica e del sistema Italia bisogna convocare quanto prima le conferenze di servizio previste dal “decreto Cultura” del maggio scorso. Solo in questo modo può essere accelerato il rilascio da parte delle amministrazioni competenti dei permessi per favorire la realizzazione di percorsi pedonali, ciclabili, equestri, mototuristici, fluviali e ferroviari». Prosegue la battaglia in favore del rilancio del turismo italiano del deputato del MoVimento 5 Stelle, Aris Prodani, che nei giorni scorsi ha depositato una interrogazione in Parlamento per capire quanti e quali conferenze di servizio finora siano state convocate dal governo Renzi.
«Vanno avviate subito le procedure a evidenza pubblica – spiega il segretario della Commissione Attività produttive della Camera – per far sì che le case cantoniere, i caselli e le stazioni ferroviarie o marittime, le fortificazioni, i fari e altri immobili pubblici possano essere concessi in uso gratuito per un massimo di nove anni, rinnovabili per altri nove anni, a imprese, cooperative e associazioni. Realtà – aggiunge Prodani – che devono essere costituite in prevalenza da persone fino ai 40 anni di età in grado di assumersi anche l’onere di manutenzione straordinaria delle strutture».
«Purtroppo però la norma attualmente in vigore non prevede nessun termine per l’applicazione delle disposizioni previste dal “decreto Cultura”. Circostanza – conclude il portavoce M5S – che rischia di danneggiare l’intero comparto e le politiche finalizzate alla promozione del turismo».
— Per sapere
per promuovere la realizzazione di circuiti nazionali di eccellenza a sostegno dell’offerta turistica e del sistema Italia e accelerare il rilascio da parte delle amministrazioni competenti dei relativi permessi, nulla osta, autorizzazioni, licenze e atti di assenso comunque denominati, – il comma 2 dell’articolo 11 del decreto-legge n. 83 del 31 maggio 2014 noto come «decreto Cultura», convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 29 luglio 2014 e relativo a disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo – impegna il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in qualità di amministrazione procedente, di convocare delle apposite conferenze di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;
per le medesime finalità di cui al comma 2 del sovra citato articolo 11, nonché per favorire la realizzazione di percorsi pedonali, ciclabili, equestri, mototuristici, fluviali e ferroviari, il comma 3 dell’articolo 11 della summenzionata legge stabilisce che le case cantoniere, i caselli e le stazioni ferroviarie o marittime, le fortificazioni, i fari e altri immobili pubblici non utilizzati o non utilizzabili a scopi istituzionali, possono essere concessi in uso gratuito per un massimo di nove anni – rinnovabili per altri nove anni – a imprese, cooperative e associazioni – costituite in prevalenza da soggetti fino a 40 anni – con oneri di manutenzione straordinaria a carico del concessionario;
durante l’esame del provvedimento al comma 3 dell’articolo 11, alla Camera dei deputati, il sottoscritto ha presentato l’emendamento 11.39, respinto dalla maggioranza, che stabiliva un periodo sperimentale per le disposizioni summenzionate oltre a fissare entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, il termine entro il quale le amministrazioni competenti avrebbero stabilito “le procedure concessorie nel rispetto dei principi di pubblicità, economicità, trasparenza, sostenibilità ambientale, efficienza energetica e valutazione dell’opportunità turistica”;
la norma attualmente in vigore non prevede nessun termine per l’applicazione delle disposizioni previste dal summenzionato comma 3, circostanza che rischia di rendere vano il contenuto a danno dell’intero reparto turistico -:
– quanti e quali conferenze di servizio ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni siano state promosse in merito al comma 2 dell’articolo 11 della legge n. 106 del 2014
– se siano state avviate le procedure ad evidenza pubblica per rendere operative le disposizioni nel comma 3 del summenzionato articolo 11 e, in caso contrario, quando s’intenda sanare questa mancanza che reca un serio pregiudizio alle politiche volte alla promozione del turismo.
Pubblicato 23 dicembre 2014 da Aris Prodani in 2014, Comunicati stampa 2014, Documenti Camera, FVG, Turismo, X Commissione
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Turismo, Prodani: «Grande soddisfazione per la riduzione dell’Iva ai marina resort per tutto il 2015» 22 dicembre 2014 Leave a comment
«La riduzione dell’Iva al 10 per cento per i marina resort è stata prorogata per tutto il 2015. A dare la notizia è il portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera Aris Prodani. «È una grande soddisfazione anche perché, nello Sblocca Italia, questa misura era stata inizialmente prevista solo per il 2014. È stata vinta una battaglia che mi ha visto impegnato su tutti i fronti dalla primavera del 2013».
«L’istituzione dei marina resort rappresenta un primo passo verso la ripresa di un settore strategico per tutto il Paese – aggiunge il segretario della Commissione Attività produttive della Camera -. Finalmente viene stabilizzata una misura a favore di un settore gravemente colpito dalla crisi e dalle misure depressive adottate in materia dal governo Monti».
«L’Iva agevolata per i marina resort finirà per avere riflessi positivi per il quadro economico e occupazionale di riferimento: in Italia sono presenti, infatti, circa 130 mila posti barca, di cui 40 mila nei porti turistici e 90 mila nei porti polifunzionali pubblici. Questa filiera – conclude Prodani – garantisce, infatti, una occupazione a ben 20 mila addetti diretti, toccando addirittura a 100 mila con l’indotto a livello nazionale».
Pubblicato 22 dicembre 2014 da Aris Prodani in 2014, Comunicati stampa 2014, Documenti Camera, FVG, Nautica, Turismo, X Commissione
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Legge di Stabilità e Porto di Trieste, Prodani e Patuanelli ( M5S ): ” Forti dubbi sul futuro sviluppo” 21 dicembre 2014 Leave a comment
“L’approvazione del maxiemendamento del governo al disegno di legge di Stabilità da parte dell’Aula del Senato ha messo in scena una farsa a danno della città di Trieste con l’inserimento di disposizioni relative alla desmanializzazione del Porto vecchio e lo spostamento del relativo Punto Franco.”
Lo ha dichiarato oggi il deputato triestino del movimento 5 stelle Aris Prodani, segretario della commissione Attività produttive di Montecitorio, sottolineando il paradosso vissuto nell’Aula di Palazzo Madama, visto che l’esecutivo ha inserito nel maxiemendamento le disposizioni sul porto di Trieste contenute nella proposta emendativa 2.1726 del senatore del Pd Francesco Russo, dichiarata inammissibile dalla commissione di merito.
“Non bisogna dimenticare – continua il deputato triestino – che l’attuale piano regolatore prevede una portualità allargata e che sottrarre all’area desmanializzata il punto franco la rende meno appetibile ad eventuali investitori privati. Quest’ultimo, ulteriore paradosso, verrebbe spostato con provvedimenti del Commissario di Governo, previa intesa con il Presidente della Regione e con il Sindaco di Trieste, senza il chiaro ed esplicito coinvolgimento dell’Autorità portuale, tagliata fuori anche dall’individuazione della nuova area dove trasferirlo.
“Sull’eventuale sdemanializzazione dell’area è necessario procedere con serie ed approfondite valutazioni – continua –, vista la presenza di vincoli monumentali per gli edifici presenti, ma appare più che una forzatura inserire in fretta e furia disposizioni del genere nella legge di Stabilità, cui sono assolutamente estranee”
Per Prodani, che ricorda come la vigente L 84/94 a distanza di 20 anni sia ancora incompleta per quanto riguarda la regolamentazione dei Punti Franchi triestini, qualsiasi modifica normativa relativa al porto triestino avrebbe dovuto essere inserita nella cornice della riforma del sistema portuale preannunciata dal ministro dei Trasporti Lupi, tenendo conto però delle peculiarità di questo scalo, porto franco internazionale istituito con il Trattato di pace del 1947.
“Restano forti le perplessità – aggiunge il consigliere Patuanelli – su come si potranno compiere interventi edilizi in un’area in cui è presente un vincolo monumentale molto rigido. Oggi sentiamo il sindaco già parlare di necessità di varianti urbanistiche che prevedano anche la residenza tra le destinazioni d’uso ammesse. A nostro avviso le previsioni attuali del Prgc del punto franco nord non devono essere modificate. A prescindere dall’assetto proprietario del suolo.”
Pubblicato 21 dicembre 2014 da Aris Prodani in 2014, Comunicati stampa 2014, Documenti Camera, FVG, Portualità, Stabilità 2014, Trasporti, Trieste
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Prodani: «La riforma portuale deve prevedere la valorizzazione del porto di Trieste» 19 dicembre 2014 Leave a comment
«Il governo Renzi deve mettere fine, una volta per tutte, alle incongruenze e alle incertezze sull’applicazione della normativa di agevolazione riservata allo speciale regime del porto franco di Trieste. Va garantito il rispetto delle disposizioni previste nell’allegato VIII al Trattato di pace del 1947, anche in vista della preannunciata riforma del sistema portuale». A chiederlo è il deputato del MoVimento 5 Stelle, Aris Prodani, che ha depositato una interrogazione alla Camera per fare chiarezza sullo status del porto di Trieste.
«La legge 84 del 1994 sul riordino della legislazione in materia portuale, istituendo le Autorità portuale ed individuandone le relative competenze, all’articolo 6 comma 12 cita testualmente: “È fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste. Il Ministro dei trasporti e della navigazione, sentita l’autorità portuale di Trieste, con proprio decreto stabilisce l’organizzazione amministrativa per la gestione di detti punti franchi”. Bene – spiega il segretario della Commissione Attività produttive della Camera – la non completa attuazione delle norme previste da questa legge e, in particolare, la mancata emanazione del decreto ministeriale previsto dal comma 12 dell’articolo 6, continuano a incidere pesantemente sullo sviluppo dello scalo giuliano».
«Il governo aveva annunciato una riforma organica della legge n. 84 del 1994 che doveva arrivare con il decreto “Sblocca Italia” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 agosto. Purtroppo l’intera materia è stata rimossa dal testo finale presentato dall’esecutivo nazionale che, ancora una volta, ha preferito rimandare la soluzione di questo annoso problema. Quello che è fondamentale – conclude Prodani – è che la riforma preveda la tutela e la valorizzazione dell’unicità delle prerogative del porto di Trieste».
— Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale , al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
il porto di Trieste ricopre un ruolo peculiare nel quadro normativo nazionale, essendo un porto franco riconosciuto dal Trattato di pace di Parigi (1947), successivo alla Seconda guerra mondiale, e disciplinato dall’allegato VIII del suddetto trattato;
l’articolo 5 del successivo Memorandum di Londra (1954) tratta degli obblighi per l’Italia in relazione agli articoli 1 – 20 del sopracitato allegato VIII, riguardo il funzionamento del porto franco;
l’abrogazione del Memorandum di Londra, da parte del trattato di Osimo (1975), in merito ai rapporti tra l’Italia e l’allora Jugoslavia, non ha modificato quanto in precedenza stabilito dal Memorandum stesso in relazione al porto franco di Trieste, con un obbligo posto a carico dello Stato italiano di attuare gli articoli dall’1 al 20 dell’allegato VIII del Trattato di pace;
esistono letture contrastanti riguardo l’interpretazione dell’articolo 5 del Memorandum (in lingua originale inglese) che parla di impegni per l’Italia “in general accordance with” quanto previsto negli articoli 1 – 20 dell’allegato VIII: secondo alcuni esperti devono essere applicati letteralmente, mentre altri sottolineano lo spirito generale delle norme contenute;
il TAR per il Friuli Venezia Giulia nella sentenza 400 del 2013 (confermata dal Consiglio di Stato nella sentenza 76 del 2013) parla di una conformità che non dovrebbe essere totale con le disposizioni negli articoli dall’1 al 20 dell’allegato VIII, mentre in una traduzione asseverata del Tribunale di Trieste – nel procedimento penale 854/210 – si traduce “in general accordance with” con la dicitura più stringente “in ottemperanza delle”;
gli articoli dell’allegato VIII prevedono degli impegni precisi per l’Italia: nell’articolo 1 si stabilisce che sarà creato a Trieste un porto franco doganale e che le merci in transito godranno di libertà di transito. Nell’articolo 2 si afferma che il porto franco sarà costituito e amministrato come un ente pubblico, avente tutti gli attributi di una persona giuridica. Nell’articolo 3 si stabilisce che la zona del porto franco comprenderà il territorio e gli impianti delle zone franche del porto di Trieste, entro i loro confini del 1939. L’articolo 4 statuisce che le leggi ed i regolamenti in vigore nel territorio libero si applicheranno alle persone e ai beni entro i confini del porto franco. L’articolo 5 stabilisce che le navi mercantili e le merci di tutti i Paesi godranno senza restrizione del diritto di accesso per il carico e lo scarico di merci. L’articolo 6 precisa che operazioni quali il deposito, il magazzinaggio e l’imballaggio delle merci saranno autorizzate nel porto franco in conformità dei regolamenti generali emanati dal direttore. Nell’articolo 7 si afferma che il direttore potrà autorizzare la lavorazione delle merci oltre all’ingresso di nuove imprese industriali entro i confini del porto. L’articolo 8 precisa che le autorità del territorio libero saranno autorizzate a procedere ad ispezioni in porto franco nella misura che sarà necessaria per far rispettare i regolamenti doganali o gli altri regolamenti, per la prevenzione del contrabbando.
Nell’articolo 9 si statuisce che le autorità del territorio libero saranno autorizzate a determinare ed a percepire i diritti portuali del porto franco. L’articolo 10 dispone che non sarà ammessa alcuna discriminazione basata sulla bandiera delle navi, oppure sulla proprietà delle merci nel determinare i diritti portuali. Nell’articolo 11 si precisa che l’entrata e l’uscita di tutte le persone in e dal porto franco sarà sottoposta a quelle norme che verranno stabilite dalle autorità del previsto territorio libero. L’articolo 12 sulla pubblicità afferma che le norme e regolamenti in vigore nel porto franco e le tariffe dei diritti e delle tasse percepite devono essere rese pubbliche. Secondo l’articolo 13, il cabotaggio ed il traffico costiero entro il previsto territorio libero saranno esercitati in conformità delle norme emanate dalle autorità dello stesso territorio libero. L’articolo 14 riguarda provvedimenti sanitari e disposizioni relative alla lotta contro le malattie degli animali e delle piante. L’articolo 15 riguarda la fornitura di servizi pubblici, di polizia e antincendio. L’articolo 16 riguarda la garanzia della libertà di transito delle merci da parte del territorio libero e degli Stati interessati. L’articolo 17, riguarda la garanzia delle libertà di comunicazioni postali, telegrafiche e telefoniche tra la zona del porto franco e qualsiasi altro paese.
L’articolo 18 si occupa dell’amministrazione del porto franco, della figura del Direttore e della sua nomina per la quale è specificata l’esclusione di cittadini italiani e jugoslavi. L’articolo 19 precisa che il Direttore adotterà tutte le misure ragionevoli e necessarie per l’amministrazione, il funzionamento, la manutenzione e lo sviluppo del porto franco. L’articolo 20 affida al Direttore il potere di emanare alcune nell’esercizio delle sue funzioni, oltre a stabilire alcune disposizione in tema di bilancio.
la legge 28 gennaio del 1994, n. 84, sul riordino della legislazione in materia portuale, istituendo le Autorità portuale ed individuandone le relative competenze, all’articolo 6, comma 12, reca : È fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste. Il Ministro dei trasporti e della navigazione, sentita l’autorità portuale di Trieste, con proprio decreto stabilisce l’organizzazione amministrativa per la gestione di detti punti franchi;
la non completa attuazione delle norme previste dalla suddetta legge, in particolare la mancata emanazione del decreto ministeriale previsto dal comma 12 dell’articolo 6 della stessa legge, ha creato incongruenze ed incertezze sull’applicazione della normativa di agevolazione riservata allo speciale regime del porto franco di Trieste;
le anticipazioni annunciate in merito alla riforma organica della legge n. 84 del 1994 – che sarebbero dovute essere inserite nel decreto “Sblocca Italia” approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 agosto u.s., sono state rimosse dal testo finale presentato dal governo rimandandone la trattazione ad un momento successivo -:
quali siano le misure adottati dall’esecutivo per garantire il rispetto delle disposizioni previste nell’allegato VIII al Trattato di pace del 1947, anche in vista della preannunciata riforma del sistema portuale.
Pubblicato 19 dicembre 2014 da Aris Prodani in 2014, Comunicati stampa 2014, Documenti Camera, FVG, Portualità, Trieste
Taggato con 84/94, allegato VIII, Aris Prodani, Porto di Trieste, riforma porti
Turismo, Prodani (M5S): «Stop alla giungla del ricettivo abusivo» 18 dicembre 2014 1 comment
«Bisogna stoppare il dilagare in Italia di esercizi ricettivi abusivi e semi-abusivi, come i sedicenti bed & breakfast, che causano grandi perdite economiche al settore turistico. È un fenomeno che finisce per danneggiare l’intero Paese in materia di fisco, previdenza, lavoro, igiene e sicurezza. Nel confronto fra le strutture ricettive delle quattro principali città italiane censite dall’Istat e quelle presenti sul portale web Tripadvisor, quest’ultime risultano essere, infatti, quasi il doppio di quelle regolarmente censite». A segnalare il problema è il portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera, Aris Prodani, che ha depositato una interrogazione in Parlamento per chiedere al governo Renzi di intervenire.
«La sostanziale assenza di controlli nel settore turistico non è accettabile in quanto – spiega il segretario della Commissione Attività produttive della Camera – la concorrenza sleale da parte delle strutture abusive reca un danno significativo all’economia italiana, alla qualità dei servizi erogati e in primo luogo a coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. Per questo il governo deve adottare delle misure immediate per regolarizzare e regolamentare il settore delle nuove strutture ricettive in modo di tutelare gli utenti, oltre agli operatori in regola».
«Solo poche regioni italiane definiscono la classificazione delle strutture ricettive tenendo in considerazione gli standard internazionali. Inoltre sussistono ancora sistemi di valutazione delle strutture molto diversificati tra regione e regione – ricorda Prodani -. Purtroppo sono già trascorsi più di tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge n. 106 del 29 luglio 2014 che prevedeva disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo. E ancora non c’è traccia del decreto che doveva aggiornare gli standard minimi – uniformi in tutto il territorio nazionale – dei servizi e delle dotazioni per la classificazione delle strutture ricettive e delle imprese turistiche, tenendo conto – conclude il deputato M5S – anche dei sistemi di classificazione alberghiera adottati a livello europeo e internazionale».
— Al Ministro dei Beni e attività culturali e turismo.
il decreto-legge n. 83 del 31 maggio 2014 noto come «decreto Cultura», convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2014 e relativo a disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, all’articolo 10 ha previsto delle disposizioni urgenti per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere e per favorire l’imprenditorialità nel settore turistico;
il comma 5 del sopracitato articolo 10 impegna il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo di emanare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, un decreto che aggiorna gli standard minimi – uniformi in tutto il territorio nazionale – dei servizi e delle dotazioni per la classificazione delle strutture ricettive e delle imprese turistiche, tenendo conto anche dei sistemi di classificazione alberghiera adottati a livello europeo e internazionale;
solo poche regioni italiane definiscono la classificazione delle strutture ricettive tenendo in considerazione gli standard internazionali, inoltre sussistono sistemi di valutazione delle strutture molto diversificati tra le regioni;
più di tre mesi sono trascorsi dalla data di entrata in vigore della legge n. 106 del 29 luglio 2014, senza che l’annunciato decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo sia stato emanato;
la legge n. 164 del 11 novembre 2014 – di conversione del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, noto come «sblocco Italia» – a differenza del decreto-legge – ha ritenuto urbanisticamente rilevante il passaggio di un immobile dalla destinazione d’uso residenziale a quella turistico-ricettiva;
il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, in un comunicato pubblicato il 26 novembre u.s. sul sito internet dell’associazione, denuncia il dilagare in Italia di esercizi ricettivi abusivi e semi-abusivi con grandi perdite economiche per gli esercizi ricettivi regolari, oltre a danni evidenti per l’intero Paese in materia di fisco, previdenza, lavoro, igiene e sicurezza;
una inchiesta recente – effettuata da Federalberghi e pubblicata sulla edizione online del Sole 24 Ore il 12 dicembre u.s. – avendo messo a confronto la quantità delle strutture ricettive censite dall’Istat e quelle presenti sul portale web Tripadvisor – relativo alle quattro principali città italiane – è arrivata al risultato che quest’ultime – molto spesso dei sedicenti bed & breakfast – risultano essere quasi il doppio di quelle regolarmente censite;
la sostanziale assenza di controlli nel settore non è accettabile in quanto la concorrenza sleale da parte delle strutture abusive reca un danno significativo all’economia italiana, alla qualità dei servizi erogati e in primo luogo a coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza :
se l’esecutivo intenda adottare delle misure immediate per regolarizzare e regolamentare il settore delle nuove strutture ricettive in modo di tutelare gli utenti, oltre agli operatori in regola.
Pubblicato 18 dicembre 2014 da Aris Prodani in 2014, Comunicati stampa 2014, Documenti Camera, Turismo, X Commissione
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“Bomba ambientale” a Montedoro, Prodani: «Bonificare le strutture militari sotterranee dismesse» 17 dicembre 2014 1 comment
«Vanno messe in sicurezza le strutture militari sotterranee dismesse presenti nelle colline del Montedoro, alture che separano i Comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle e che si trovano a qualche chilometro di distanza da Trieste. Va fatto un monitoraggio delle cisterne interrate e delle altre infrastrutture, attivando, nel minor tempo possibile, l’iter per bonificare l’intera area. I rischi per le persone, le cose e l’ambiente sembrano essere gravissimi in caso di incendio o di esplosione dei carburanti ancora presenti». La denuncia è del deputato del MoVimento 5 Stelle Aris Prodani che sull’argomento ha presentato una interrogazione in Parlamento.
«Non possiamo dimenticare che in questa zona, ora classificata come agricola, è presente nel sottosuolo una parte dell’acquedotto comunale di Muggia, circostanza che rende ancora più evidente la necessità di procedere a una bonifica – sottolinea il segretario della Commissione Attività produttive -. Nel sottosuolo le colline nascondono, infatti, un sistema di depositi militari, realizzati nel 1941, legati prima alla seconda guerra mondiale e successivamente alla guerra fredda e infine utilizzati quali depositi per rifiuti industriali, che comprendono una ventina di cisterne da almeno 30 milioni di litri di combustibili, a cui si aggiungono gallerie blindate, condutture interrate e mimetizzate in superficie».
«Si tratta di una vera e propria “bomba ambientale” che va messa in sicurezza quanto prima anche perché – conclude Prodani – la zona non è mai stata oggetto di manutenzione: i pozzetti e le gallerie sono facilmente accessibili, emergono tubature e strutture dal terreno e da alcuni pozzetti continuano a fuoruscire vapori da idrocarburi».
PRODANI. — Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della Difesa. — Per sapere – premesso che:
le alture di Montedoro sono colline che separano i Comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle, a qualche chilometro di distanza da Trieste, digradando dal confine con la Slovenia al mare Adriatico;
nel sottosuolo le colline nascondono un sistema di depositi militari – realizzati nel 1941, legati prima alla seconda guerra mondiale e successivamente alla guerra fredda e infine utilizzati quali depositi per rifiuti industriali – che comprendono una ventina di cisterne da almeno 30 milioni di litri di combustibili, a cui si aggiungono gallerie blindate, condutture interrate e mimetizzate in superficie;
secondo quanto denunciato dall’associazione Greenaction Transnational già nel 2011 – ripresa poi dal quotidiano Il Piccolo di Trieste del 22 maggio 2011 – queste infrastrutture militari ormai dismesse non sono state soggette a procedure di bonifica, circostanza che le renderebbe delle vere e proprie “bombe ambientali”;
come riportato da prove documentali video di Greenaction Transnational, i siti – di cui nessuno vanta la proprietà – non sono stati messi in sicurezza e l’assenza di manutenzione ne evidenzia la pericolosità: i pozzetti e le gallerie sono facilmente accessibili, emergono tubature e strutture dal terreno e da alcuni pozzetti continuano a fuoruscire vapori da idrocarburi;
i rischi per le persone, le cose e l’ambiente sembrano essere gravissimi in caso di incendio o di esplosione dei carburanti ancora presenti. Inoltre in questa zona, ora classificata come agricola, è presente nel sottosuolo una parte dell’acquedotto comunale di Muggia (Trieste), circostanza che rende ancora più evidente la necessità di procedere a una bonifica -:
quali e quante siano nello specifico le strutture militari sotterranee dismesse, da mettere in sicurezza e bonificare, presenti nelle colline del Montedoro;
se i ministri interrogati, in necessario raccordo con gli enti locali, intendano promuovere un monitoraggio delle cisterne interrate a Montedoro e delle altre infrastrutture militari dismesse, attivandosi per favorire nel minor tempo possibile, e nel rispetto delle proprie competenze, le necessarie bonifiche.
Pubblicato 17 dicembre 2014 da Aris Prodani in 2014, Articoli 2014, Comunicati stampa 2014, Depositi Montedoro, Documenti Camera, FVG, Grotte Carsiche, Trieste
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