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Timestamp: 2018-07-17 09:45:35+00:00

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Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 5 febbraio 2018, n. 5357. Il regime di contabilità semplificata non esonera dalla tenuta delle scritture contabili - Avvocato Renato D'Isa
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3.2. In tale contesto, non merita censura la valutazione in diritto della Corte territoriale che ha richiamato condivisibilmente una pronuncia di questa Corte (Sez. 5, n. 3817 del 11/12/2012), nel ritenere configurabile, nella fattispecie in esame il reato in contestazione. Con tale pronuncia e’ stato evidenziato come in tema di bancarotta fraudolenta, non sia suscettibile di distrazione l’avviamento commerciale dell’azienda se, contestualmente, non sia stata oggetto di disposizione anche l’azienda medesima, o quanto meno i fattori aziendali in grado di generare l’avviamento, potendo, peraltro, quest’ultimo rappresentare da solo l’oggetto materiale della distrazione in caso di assenza di adeguata contropartita (Sez. 5, n. 3817 del 11/12/2012). In particolare, nella motivazione di tale pronuncia e’ stato messo in risalto come il principio affermato in una piu’ risalente sentenza (Sez. 5, n. 8598 del 24/05/1982, Rv. 155357) – che riteneva in se’ l’avviamento bene economicamente apprezzabile e, come tale, suscettibile di bancarotta per distrazione, poiche’ nel concetto di beni, agli effetti della L. Fall., articolo 216, rientrano tutti gli elementi del patrimonio dell’imprenditore, compresi non soltanto i beni suscettibili di utilizzazione immediata, ma anche i beni strumentali e persino quelli futuri – si pone in apparente contrasto con i principi affermati in altra sentenza (Sez. 5, n. 9813 dell’08/03/2006), secondo cui ai fini della configurabilita’ del reato di bancarotta fraudolenta e’ necessario che oggetto di distrazione siano rapporti giuridicamente rilevanti ed economicamente valutabili, con la conseguenza che non puo’ costituire oggetto di distrazione l’avviamento commerciale di un’azienda. L’apparente contrasto – sempre secondo la richiamata pronuncia n. 3817/2012 – in concreto e’ destinato a dissolversi analizzando il concetto di avviamento, da definirsi, nei suoi termini generali, come capacita’ di profitto di un’attivita’ produttiva, ossia come quell’attitudine che consente ad un complesso aziendale di conseguire risultati economici diversi (ed, in ipotesi, maggiori) di quelli raggiungibili, attraverso l’utilizzazione isolata dei singoli elementi che la compongono, in maniera tale che, se l’azienda appartiene, proporzionalmente alle rispettive partecipazioni, a tutti i soci nella stessa proporzione (salva prova contraria), ogni suo incremento e’ imputabile alla capacita’ personale ed al contributo di mezzi ed opere di ciascun socio; pertanto, la semplice constatazione della rilevanza delle capacita’ personali nell’attitudine dell’azienda a produrre reddito non vale, di per se’, a distaccare i diritti patrimoniali di ciascun socio, che quelle attivita’ imprenditoriali esercita, dal criterio di proporzionalita’ con i conferimenti effettuati (arg. ex Cass. civ. Sez. 1, n. 8470 del 02/08/1995). In definitiva, se per avviamento commerciale deve sinteticamente intendersi la “capacita’” di profitto di un’azienda (rectius: la capacita’ di produrre sovraredditi) e il suo valore come il plusvalore dell’azienda avviata, non e’ dubitabile che esso non rappresenti per l’imprenditore una mera aspettativa di fatto, ma costituisca, invece, un “valore” dell’azienda che lo incorpora. In tal senso, dunque, l’avviamento sarebbe una mera qualita’ del bene (nello specifico l’azienda) ed in quanto tale non potrebbe costituire oggetto di distrazione indipendentemente dal bene cui e’ riferito; in breve: oggetto di distrazione sono i beni dell’impresa e non il “valore” di quest’ultima, in quanto questo dipende inevitabilmente dalla sommatoria dei primi che lo incorporano. In quanto autonoma componente del valore dell’azienda, l’avviamento presenta una indubbia natura patrimoniale ed e’ suscettibile di quantificazione economica, ma non per questo puo’ costituire oggetto di autonoma disposizione, risultando inscindibile dall’azienda medesima. Una volta stabilito che l’avviamento ha una intrinseca natura patrimoniale ed e’ suscettibile di valutazione economica, il suo essere una “qualita’” dell’azienda non ne pregiudica la vocazione a costituire l’oggetto materiale della bancarotta, quantomeno nei termini indicati (Sez. 5, n. 3817 del 11/12/2012).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2018-03-06T10:58:43+00:00	7 marzo 2018|Cassazione penale 2018, Corte di Cassazione, Diritto Fallimentare, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti

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