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36 Bollettino Ufficiale. Serie Ordinaria n Giovedì 11 giugno PDF
36 Bollettino Ufficiale. Serie Ordinaria n Giovedì 11 giugno 2015
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1 36 Bollettino Ufficiale D.G. Salute D.d.g. 8 giugno n Adempimenti in materia di gestione delle emergenze epidemiche e non epidemiche di competenza della sanità pubblica veterinaria IL DIRETTORE GENERALE Vista la legge n. 244 del 30 novembre 2005 e s.m.i. recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º ottobre 2005, n. 202, recante misure urgenti per la prevenzione dell influenza aviaria»; Evidenziato in particolare l art. 1, co. 1 della suddetta legge che dispone quanto segue: «Ai fini del potenziamento e della razionalizzazione degli strumenti di lotta contro l influenza aviaria, le malattie animali e le emergenze zoo-sanitarie, nonché per incrementare le attività di prevenzione, profilassi internazionale e controllo sanitario esercitato dagli uffici centrali e periferici del Ministero della salute, è istituito presso la Direzione generale della Sanità veterinaria e degli alimenti del Ministero della Salute, il Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie animali, di seguito denominato «Centro nazionale», che definisce e programma gli obiettivi e le strategie di controllo ed eradicazione delle malattie e svolge mediante l Unità centrale di crisi, unica per tutte le malattie animali e raccordo tecnicooperativo con le analoghe strutture regionali e locali, compiti di indirizzo, coordinamento e verifica ispettiva anche per le finalità di profilassi internazionale, avvalendosi direttamente degli Istituti zooprofilattici, sperimentali con i loro Centri di referenza ed in particolare di quello per l influenza aviaria di Padova, del Centro di referenza nazionale per l epidemiologia, del Dipartimento di veterinaria dell Istituto superiore di sanità in collaborazione con le regioni e le province autonome, nonché delle Facoltà universitarie di medicina veterinaria e degli organi della sanità militare [ omissis ]; Assodato che gli strumenti di gestione delle attività che le competenti autorità veterinarie, ai diversi livelli nazionale, regionale e locale, mettono in atto per fronteggiare eventuali emergenze epidemiche e non epidemiche sono: il piano di emergenza nazionale: descrive poteri legali, catena di comando, responsabilità e funzioni, coordinamento, disposizioni finanziarie, spopolamento e contatti, per l attuazione delle misure di carattere generale; i manuali operativi: in appendice al piano, sono specifici per malattia o specie acquatica e sono strutturati in schede tecniche, ciascuna relativa ad una determinata tematica o attività, cui si rimanda per gli approfondimenti. Preso atto che in attuazione dei summenzionati compiti istituzionali il Ministero della Salute - «Direzione Generale della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari» - ha comunicato alle Regioni il nuovo «Piano nazionale per le emergenze di tipo epidemico» e i relativi «manuali operativi» per la gestione delle malattie animali altamente contagiose e diffusive, revisionati dal «Centro nazionale» ed acquisiti agli atti dell istruttoria con protocollo n. H ; Constatato che in osservanza alle disposizioni sopra richiamate occorre aggiornare la documentazione utilizzata dalle preposte Autorità sanitarie regionali nell ambito della preparazione e della risposta rapida agli eventi di natura epidemica; Richiamato il decreto Direzione Generale Sanità del 6 agosto 2007, n «Linee guida per la gestione delle emergenze epidemiche e non epidemiche dei dipartimenti di prevenzione veterinari»; Verificato che la revisione del suddetto documento denominato «Linee guida per la gestione delle emergenze epidemiche e non epidemiche dei Dipartimenti di Prevenzione Veterinari - Rev. del 30 aprile 2015», in allegato al presente atto (Allegato A), adempie agli obblighi derivanti dalle disposizioni di cui alla nota protocollo n. H ed in particolare: descrive l organizzazione del sistema di gestione delle emergenze, individuando compiti, responsabilità, modalità d intervento e di coordinamento dei diversi livelli istituzionali responsabili della prevenzione e gestione delle emergenze a carattere epidemico e non epidemico; prevede la predisposizione di programmi di monitoraggio e sorveglianza, in collaborazione con le autorità sanitarie territoriali e gli istituti consultivi tecnico-scientifici, in grado di mantenere alta la vigilanza sul territorio e realizzare così uno strumento flessibile e dinamico, oggetto di periodiche revisioni in virtù delle variazioni biologiche, ambientali e temporali. attua le norme comunitarie e nazionali in materia di sanità animale e valorizza gli standard internazionali; delinea le modalità di accesso alle risorse finanziarie necessarie per la copertura dei costi, qualora si rendesse necessario attivare le procedure di emergenza; Acquisito il parere favorevole del competente Dirigente di Unità Organizzativa Veterinaria circa la congruità del documento in merito a poteri legali, catena di comando, responsabilità e funzioni, coordinamento, disposizioni finanziarie, spopolamento e contatti, con le disposizioni previste dal succitato Piano del Ministero della Salute; Richiamato il Programma regionale di Sviluppo della X legislatura, approvato con d.c.r. 9 luglio 2013, n. 78 ed in particolare l azione che prevede la predisposizione di «piani» per la gestione, se del caso, delle emergenze sanitarie; Ritenuto pertanto di: revocare il decreto D.G. Salute del 6 agosto 2007, n «Linee guida per la gestione delle emergenze epidemiche e non epidemiche dei dipartimenti di prevenzione veterinari»; approvare il nuovo documento «Linee guida per la gestione delle emergenze epidemiche e non epidemiche dei Dipartimenti di Prevenzione Veterinari - Rev. del 30 aprile 2015» (Allegato A), parte integrante e sostanziale del presente atto; demandare ai Dipartimenti di Prevenzione Veterinari delle AA.SS.LL. lombarde l attuazione delle predette «Linee guida»; autorizzare le medesime AA.SS.LL. a ricorrere al «fondo funzioni non tariffabili» per la copertura di eventuali costi necessari alla realizzazione delle azioni previste dalle «Linee guida» in argomento; pubblicare il presente provvedimento sul BURL e sul portale istituzionale della D.G. Salute; Dato atto che il presente provvedimento: conclude il relativo procedimento nei termini previsti dalla legge 241/90; non comporta registrazioni contabili; Viste: la l.r. n. 20/2008 nonché i provvedimenti organizzativi della X legislatura e, in particolare, la d.g.r. n. 3 del 20 marzo 2013 (Costituzione delle Direzioni Centrali e Generali, incarichi e altre disposizioni organizzative - I provvedimento organizzativo X legislatura; la l.r. n. 33/2009 «Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità» e s.m.i.; DECRETA 1. di revocare il decreto D.G. Salute del 6 agosto 2007, n «Linee guida per la gestione delle emergenze epidemiche e non epidemiche dei dipartimenti di prevenzione veterinari»; 2. di approvare il nuovo documento «Linee guida per la gestione delle emergenze epidemiche e non epidemiche dei Dipartimenti di Prevenzione Veterinari - Rev. del 30 aprile 2015» (Allegato A), parte integrante e sostanziale del presente atto; 3. di demandare ai Dipartimenti di Prevenzione Veterinari delle AA.SS.LL. lombarde l attuazione delle predette «Linee guida»; 4. di autorizzare le medesime AA.SS.LL. a ricorrere al «fondo funzioni non tariffabili» per la copertura di eventuali costi necessari alla realizzazione delle azioni previste dalle «Linee guida» in argomento; 5. di pubblicare il presente provvedimento sul BURL e sul portale istituzionale della D.G. Salute. Il direttore generale Direzione generale salute Walter Bergamaschi2 Bollettino Ufficiale 37 ALLEGATO A LINEE GUIDA PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE EPIDEMICHE E NON EPIDEMICHE DEI DIPARTIMENTI DI PREVENZIONE VETERINARI Rev. del 30/04/2015 INDICE 1. PREMESSA 2. DEFINIZIONI 3. NORMATIVA DI RIFERIMENTO 4. STRUTTURE DI COMANDO E CONTROLLO 4.1. CENTRO DI COORDINAMENTO SOCCORSI (C.C.S.) 4.2. SALA OPERATIVA DELLA PREFETTURA (S.O.P.) 4.3. CENTRO OPERATIVO MISTO (C.O.M.) 4.4. CENTRO OPERATIVO COMUNALE (C.O.C.) 5. PIANIFICAZIONE DELL INTERVENTO DEL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE VETERINARIO 5.1. ALLERTAMENTO 5.2. SEQUENZA TEMPORALE DEGLI INTERVENTI 5.3. RUOLI E RESPONSABILITÀ 6. CONOSCENZA DEL TERRITORIO E ANALISI DELLE RISORSE 7. EMERGENZE EPIDEMICHE 7.1. UNITÀ DI CRISI REGIONALE (U.C.R.) Composizione Compiti in fase ordinaria Compiti in fase di emergenza 7.2. UNITÀ DI CRISI LOCALE (U.C.L.) Composizione Compiti in fase ordinaria Compiti in fase di emergenza 7.3. CATENA DI COMANDO 7.4. ELENCO MALATTIE EX LISTA A OIE 7.5. CENTRI REFERENZA PER LE MALATTIE 7.6. ATTIVITÀ DEI DIPARTIMENTI VETERINARI 8. AREE DI ACCOGLIENZA 8.1. PREPARAZIONE E DISTRIBUZIONE PASTI Approvvigionamento delle derrate alimentari Immagazzinamento degli alimenti Preparazione degli alimenti Distribuzione pasti Attività di post consumo Area lavaggio stoviglie Igiene e pulizia dei locali e dei piani di lavoro destinati alla preparazione dei pasti Igiene del personale Comunicazione agli operatori e alla popolazione assistita 8.2. GESTIONE DEI RIFIUTI 8.3. GESTIONE ANIMALI DA COMPAGNIA PRESENTI NEI CAMPI DI ACCOGLIENZA 8.4. GESTIONE ANIMALI DA COMPAGNIA AL SEGUITO DELLA POPOLAZIONE SFOLLATA IN AREE ESTERNE AL CAMPO DI AC- COGLIENZA 8.5. CONTROLLO DEGLI ANIMALI INFESTANTI 9. EMERGENZE SISMICHE 10. EMERGENZE IDROGEOLOGICHE 11. EMERGENZE CHIMICHE E TOSSICOLOGICHE 12. EMERGENZE RADIONUCLEARI SCENARI DI RISCHIO PIANO DI PROTEZIONE E CONTROLLO DEGLI ANIMALI PRODUTTORI DI ALIMENTI PIANO DI CONTROLLO DEGLI ALIMENTI DI ORIGINE ANIMALE DESTINATI AL CONSUMO UMANO E DEGLI ALIMENTI PER ANIMALI MONITORAGGIO 13. CARENZA IDRICA3 38 Bollettino Ufficiale APPROVVIGIONAMENTO IDRICO PER L ABBEVERATA DI ANIMALI 14. EMERGENZA RELATIVE ALL ATTIVITÀ DI TRASPORTO 15. MORIA MASSIVA DI ANIMALI 16. TERRORISMO NON CONVENZIONALE INDIVIDUAZIONE DEL PERICOLO Agenti biologici Agenti chimici Sostanze Radioattive LOCALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI SENSIBILI Impianti di tipo zootecnico Impianti di produzione alimenti di origine animale e alimenti per animali MISURE DI CONTROLLO Preallarme/allarme Emergenza Post emergenza 17. BLACK-OUT ELETTRICO 18. ATTIVITÀ COMUNI ALLE VARIE TIPOLOGIE DI EMERGENZE RISTABILIZZAZIONE ORGANIZZATIVA DEL SERVIZIO VETERINARIO CONTROLLO DEGLI ANIMALI INFESTANTI E SINANTROPICI Controllo artropodi Controllo animali velenosi e pericolosi Controllo roditori GESTIONE ANIMALI D AFFEZIONE SMALTIMENTO DEI SOTTOPRODOTTI DI ORIGINE ANIMALE (CAROGNE, ALIMENTI NON EDIBILI) Trattamento Sottoprodotti di Origine Animale (SOA) Infossamento Incenerimento TRASPORTO, RICOVERO, ALIMENTAZIONE E ASSISTENZA SANITARIA AGLI ANIMALI DA REDDITO Trasporto Ricovero Alimentazione Assistenza zooiatrica Abbattimento o eutanasia MACELLAZIONE SPECIALE D URGENZA SORVEGLIANZA EPIDEMIOLOGICA SU ZOONOSI E MALATTIE DEGLI ANIMALI CONTROLLO DEI CANI RANDAGI APPROVVIGIONAMENTO E IGIENE DEGLI ALIMENTI DI ORIGINE ANIMALE INTERRUZIONE DELLE VIE DI COMUNICAZIONE GESTIONE DELL APPROVVIGIONAMENTO IDRICO Impianto produzione alimenti origine animale Insediamenti zootecnici 19. BIBLIOGRAFIA ALLEGATO 1 RIFERIMENTI PER EMERGENZE ALLEGATO 2 PERIODO DI SOPRAVVIVENZA DI ALCUNI AGENTI DI ZOONOSI NELL AMBIENTE ESTERNO ALLEGATO 3 METODI DI ABBATTIMENTO ALLEGATO 4 DOTAZIONE CONSIGLIATA DELLE SQUADRE VETERINARIE ALLEGATO 5 FABBISOGNI ALIMENTARI DI MANTENIMENTO DEGLI ANIMALI DA REDDITO ALLEGATO 6 ELENCO CENTRI ANTIVELENI IN REGIONE LOMBARDIA ALLEGATO 7 FAC SIMILE CARTELLONISTICA COMUNICAZIONE IN AMBITO SICUREZZA ALIMENTARE ALLEGATO 8 FAC-SIMILE CARTELLONISTICA COMUNICAZIONE IN AMBITO SALUTE E BENESSERE DEGLI ANIMALI IN CAMPI DI ACCOGLIENZA ALLEGATO 9 ACRONIMI4 Bollettino Ufficiale PREMESSA Il Dipartimento di Prevenzione Veterinario entra a peno titolo nel sistema organizzativo della Protezione Civile in quanto elemento insostituibile per la previsione, pianificazione e gestione delle problematiche attinenti alla componente veterinaria. Per garantire efficienza ed efficacia dell intervento non è solo indispensabile programmare l azione sanitaria vera e propria ma è anche necessario pianificare l organizzazione dal punto di vista gestionale ed operativo. Scopo del presente documento è definire le linee guida organizzative essenziali affinché i singoli Dipartimenti di Prevenzione Veterinaria, in coordinamento alla pianificazione dei Dipartimenti di Prevenzione Medica, elaborino specifici piani di intervento per le emergenza epidemiche e non epidemiche che tengano conto delle peculiarità territoriali e organizzative. Tali piani, costituiti dalle procedure operative da attuarsi nel caso in cui si verifichi lo scenario previsto, devono consentire una adeguata gestione dell emergenza sin dal suo primo insorgere per contenerne gli effetti e riportare il più rapidamente possibile la situazione in condizioni di normalità. Una pianificazione uniforme del piano di emergenza consente un efficace integrazione e coordinamento con le restanti strutture organizzative dell ASL, in primo luogo il DPM, con le altre componenti del Sistema di Comando e Controllo della Protezione Civile e tra i diversi DPV coinvolti dal medesimo evento. 2. DEFINIZIONI Aree di emergenza Aree di attesa Aree di ammassamento dei soccorritori e delle risorse Aree di ricovero della popolazione Attività addestrativa Catastrofe Catastrofe ad effetto limitato Catastrofi naturali Catastrofi tecnologiche Catastrofi conflittuali e sociali Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S.) Centro Operativo Misto (C.O.M.) Aree destinate, in caso di emergenza, ad uso di protezione civile Luoghi di prima accoglienza per la popolazione immediatamente dopo l evento Aree di raccolta di uomini e mezzi per il soccorso della popolazione Luoghi in cui saranno installati i primi insediamenti abitativi o le strutture in cui si potrà far alloggiare la popolazione colpita Formazione degli operatori di protezione civile e della popolazione tramite corsi ed esercitazioni Evento che coinvolge un numero elevato di vittime e le infrastrutture di un determinato territorio producendo un improvvisa e grave sproporzione, tra richieste di soccorso e risorse disponibili, destinata a perdurare nel tempo (oltre 12 ore) Evento che coinvolge un numero elevato di vittime, ma non le infrastrutture di un determinato territorio; e caratterizzata dalla limitata estensione temporale delle operazioni di soccorso (meno di 12 ore) eventi meteorologici: nubifragi, nevicate, grandinate, siccità, trombe d aria, ecc eventi geologici: terremoti, bradisismo, eruzioni vulcaniche eventi idrogeologici: frane e smottamenti con coinvolgimento di centri abitati e/o infrastrutture importanti, quali dighe e bacini artificiali, valanghe, slavine, esondazioni, ecc.. catastrofi biologiche: epidemie umane (influenza, diffusione di malattie infettive determinata dalla riduzione o dalla alterazione temporanea delle condizioni igienico sanitarie), epidemie animali (con o senza rischio di trasmissione della malattia infettiva all uomo) incidenti rilevanti in attività industriali: incendi; esplosioni; rilascio di sostanze inquinanti o tossiche; rilascio di radioattività con limitati rischi di irraggiamento diretto ed indiretto ma con considerevole pericolo per i più probabili fenomeni di contaminazione diretta ed indiretta di cose e persone incidenti nei trasporti: incidenti aerei, ferroviari, marittimi, stradali rilevanti per l'entità dei danni agli uomini ed alle persone, rilascio di sostanze tossiche o infiammabili e pericolose in conseguenza di incidenti nei trasporti collasso di sistemi tecnologici: black-out elettrico; black-out informatico; interruzione dei rifornimenti idrici a causa di guasti importanti sulla rete idraulica; interruzione dei rifornimenti di gas ed oleodotti; collasso di dighe o bacini incendi: boschivi; urbani (immobili ed infrastrutture) crolli di immobili in centri abitati, per cedimenti strutturali od altre cause atti terroristici anche conseguenti all uso doloso, o alla minaccia dell uso, di armi chimiche, biologiche e nucleari ricadute sul territorio di conflitti internazionali migrazioni di massa di profughi, rifugiati o immigrati irregolari incidenti durante spettacoli, feste e manifestazioni sportive accoglienza straordinaria di profughi evacuati da territori sinistrati attività belliche generalizzate, compresa guerra civile Massimo organo di coordinamento delle attività di Protezione Civile a livello provinciale. È composto dai responsabili di tutte le strutture operative presenti sul territorio provinciale. Organo di coordinamento delle strutture di protezione civile sul territorio colpito che opera sul territorio di più comuni in supporto alle attività dei sindaci.5 40 Bollettino Ufficiale Centro Operativo Comunale (C.O.C.) Emergenza non epidemica Emergenza epidemica Fasi operative Funzioni di supporto Piani di emergenza Procedure operative Sala Operativa della Prefettura (SOP) Centro operativo dove opera la struttura comunale di gestione dell emergenza e si raduna l Unità di Crisi Locale. Presieduto dal Sindaco, provvede alla direzione dei soccorsi e dell assistenza della popolazione del comune Evento determinato da un agente fisico che produce un impatto distruttivo sul territorio in cui si manifesta, la cui entità dipende sia dalle caratteristiche fisiche e fenomenologiche dell evento stesso, sia dalla struttura socio-politica preesistente nel territorio di riferimento (eventi meteorologici, eventi geologici, eventi idrogeologici, etc) Evento determinato dalla diffusione di una malattia in un territorio più o meno vasto, con un grande numero di animali o individui colpiti, o fenomeno che si manifesta con una frequenza molto alta a prescindere dall area nella quale si sviluppa Insieme delle azioni da intraprendere prima (per i rischi prevedibili), durante e dopo l evento. Le attivazioni delle fasi precedenti all evento sono legate ai livelli di allerta (attenzione, preallarme, allarme) Organizzazione delle risposte, distinte per settori di attività e di intervento, che occorre dare alle diverse esigenze operative. Insieme delle procedure operative di intervento da attuarsi in caso di in cui si verifichi l evento atteso contemplato in uno specifico scenario di rischio. Insieme delle attivazioni-azioni, organizzate in sequenza logica e temporale, che si effettuano nella gestione di un emergenza. Sono stabilite nella pianificazione e sono distinte per tipologie di rischio Centro operativo attivato a livello provinciale da cui partono tutte le operazioni di intervento, soccorso e assistenza nel territorio colpito dall evento 3. NORMATIVA DI RIFERIMENTO 1. DPR 8 febbraio 1954, n Regolamento di Polizia Veterinaria 2. D.P.R. 06/02/1981, n Regolamento di esecuzione della legge 8 dicembre 1970, n. 996, recante norme sul soccorso e l assistenza alle popolazioni colpite da calamità - Protezione civile 3. D.P.R. 17 maggio 1988, n Attuazione della direttiva CEE n. 82/ 501, relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali, ai sensi della legge 16 aprile 1987, n Reg. (Euratom) 2218/ del Consiglio del 18 luglio 1989 recante modifica del regolamento (Euratom) n. 3954/87 che fissa i livelli massimi ammissibili di radioattività per i prodotti alimentari e per gli alimenti per animali in caso di livelli anormali di radioattività a seguito di un incidente nucleare o in qualsiasi altro caso di emergenza radioattiva 5. L. 281 del 14 agosto 1991 (Legge quadro in materia di animali da affezione e prevenzione del randagismo) 6. Circolare del Ministero della Sanità. n. 11 del 18 marzo Piano organizzativo ed operativo per attività di emergenza dei servizi veterinari Linee guida 7. L. 24 febbraio 1992, n Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile 8. D.M. 5 settembre Elenco delle industrie insalubri 9. Direttiva 96/82/CE del Consiglio del 9 dicembre 1996 sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose 10. D.L.vo del 5 febbraio 1997, n Attuazione delle direttive 91/156/CE sui rifiuti, 91/689/CE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio 11. Legge 19 maggio 1997, n Sanatoria dei decreti-legge recanti modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, relativo ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali 12. D.L.vo del 31 marzo 1998, n Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997, n D.G.R. 12 giugno 1998, n Programma Regionale di previsione e prevenzione di Protezione Civile 14. D.P.C.M. 13 febbraio 2001 Criteri di massima per l organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi 15. Decreto 06 Aprile Criteri di massima per l organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi 16. D.Legge 7 Settembre 2001, n.343 Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile 17. Reg. (CE) 178/2002 del 28 gennaio 2002 che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare 18. D.G.R. 21 febbraio 2003, n. 7/12200 Revisione della Direttiva Regionale per la Pianificazione di Emergenza degli Enti Locali 19. Decreto Direzione Generale Sanità 21 dicembre 2004 n Linee Guida Regionali sulla Previsione e Gestione dei Rischi Conseguenti ad Atti Terroristici 20. Dec. 478/2004/CE del 29 aprile 2004, relativa all adozione di un piano generale di gestione delle crisi nel settore degli alimenti e dei mangimi 21. Reg. (CE) 882/2004 del 29 aprile 2004 relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali 22. D.G.R. 04 agosto 2005, n.504 Indicazioni Operative per la Gestione di Emergenze Sanitarie 23. D.P.C.M. 13 giugno 2006 Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuarsi nelle catastrofi 24. D.G.R. 16 maggio 2007 n. VIII/4732 Direttiva Regionale per la pianificazione dell emergenza degli enti locali 25. Intesa Stato Regioni del 24/01/2008 concernente l attuazione del Piano di emergenza per la sicurezza degli alimenti e dei mangimi 26. Intesa Stato Regioni del 13 novembre 2008 Linee guida per la gestione operativa del sistema di allerta per alimenti destinati al consumo umano6 Bollettino Ufficiale Decreto Regione Lombardia n del 21luglio 2008 Piano di emergenza per la sicurezza degli alimenti e dei mangimi 28. Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008, concernente Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze 29. Reg.(CE) N. 1099/2009 del 24 settembre 2009 relativo alla protezione degli animali durante l abbattimento 30. Reg.(CE) n. 1069/2009 del 21 ottobre 2009 recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 1774/ Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 marzo 2010 nuovo piano nazionale contro le emergenze radiologiche 32. Reg. (UE) 16/2011 del 10 gennaio 2011 recante disposizioni di applicazione relative al sistema di allarme rapido per gli alimenti ed i mangimi 33. Nota Ministero della Salute pr del 08/03/2012 trasmissione Manuale 2012 Gestione emergenze in sicurezza alimentare 34. D.G. Salute pr del 18/09/ Disposizioni regionali per la gestione e la macellazione degli animali non idonei al trasporto (MSU) 35. Nota Ministero della Salute pr del 18/07/ Linee guida sull applicazione del Reg.(CE) n. 1099/ Piano Nazionale per le emergenze di tipo epidemico Ministero della Salute Nota Ministero della Salute pr del 18/07/2014 linee guide relative all applicazione del Regolamento CE 1099/2009 relativo alla protezione degli animali durante l abbattimento 38. D.D.G. 20 novembre 2014 n Protocollo operativo in materia di bioterrorismo: la gestione di materiale potenzialmente contaminato da spore di antrace - Aggiornamento del D.D.G. n del «Linee guida regionali sulla previsione e gestione dei rischi conseguenti ad atti terroristici» capitolo 5 - Sottocapitolo «Sistema generale di allerta» per l agente biologico Bacillus Anthracis RIFERIMENTI GENERALI E ORGANIZZATIVI 4. STRUTTURE DI COMANDO E CONTROLLO Per il raggiungimento degli obiettivi primari di stabilizzazione dell emergenza il sistema italiano di protezione civile entra in azione costituendo, secondo procedure prefissate, una serie di Centri per la gestione dell emergenza presso cui è chiamato a intervenire, direttamente o indirettamente, il D.P.V.: - Centro Coordinamento Soccorsi - Sala Operativa della Prefettura - Centro Operativo Misto - Centro Operativo Comunale 4.1. CENTRO DI COORDINAMENTO SOCCORSI (C.C.S.) Rappresenta il massimo organo di coordinamento delle attività di Protezione Civile a livello provinciale. Convocato dal Prefetto ha il compito di supportarlo nelle scelte di carattere tecnico-operative. Il CCS, presieduto dal Prefetto o suo delegato (Vice Prefetto, Capo di Gabinetto) è composto dai massimi responsabili di tutte le componenti e strutture operative presenti nel territorio provinciale e si articola in componenti fisse e componenti eventuali. Le componenti fisse sono, di norma: - Vigili del Fuoco - Polizia di Stato - Carabinieri - Guardia di Finanza - Polizia Stradale - Esercito - Corpo Forestale dello Stato - Regione - Amministrazione Provinciale - Comuni capi settore dei C.O.M. - ASL competente per territorio - S.S.U.Em Croce Rossa Italiana - Organizzazioni di Volontariato Le componenti eventuali sono principalmente i soggetti erogatori dei servizi essenziali (energia elettrica, gas, acqua, telefonia fissa e mobile, poste, scuole, etc.) La sede del CCS è di norma istituita presso la Prefettura competente per territorio ove è anche ubicata la Sala Operativa della Prefettura SALA OPERATIVA DELLA PREFETTURA (S.O.P.) La Sala Operativa della Prefettura è retta da un rappresentante del Prefetto ed è organizzata in 14 funzioni di supporto: esse rappresen-7 42 Bollettino Ufficiale tano le singole risposte operative che occorre organizzare in qualsiasi tipo di emergenza a carattere provinciale. Le funzioni di supporto sono così configurate: 1. Tecnico scientifica - Pianificazione 2. Sanità, Assistenza sociale e Veterinaria 3. Mass Media e Informazione 4. Volontariato 5. Materiali e Mezzi 6. Trasporti e Circolazione - Viabilità 7. Telecomunicazioni 8. Servizi essenziali 9. Censimento danni a persone e cose 10. Strutture Operative 11. Enti Locali 12. Materiali Pericolosi 13. Logistica evacuati - Zone ospitanti 14. Coordinamento Centri Operativi (COM) Ogni singola funzione ha un proprio titolare e uno o più supplenti che, nominati dal Prefetto in tempo di normalità, hanno il compito di aggiornare i dati relativi alla propria funzione e in emergenza siedono a turno in sala operativa affiancando il Prefetto nella gestione e nel coordinamento degli interventi. Non necessariamente, anche in relazione al tipo di emergenza in atto, devono essere attivate tutte le funzioni di supporto individuate. Il Prefetto valuterà l opportunità di attivare le funzioni ritenute più idonee o integrare quelle esistenti con altre. La Sala Operativa dovrà mantenere un costante raccordo e coordinamento con il Centro Operativo Misto e con la Sala Operativa della Regione Lombardia CENTRO OPERATIVO MISTO (C.O.M.) Centro operativo che opera sul territorio di più comuni in supporto alle attività dei Sindaci. Il COM è una struttura operativa decentrata costituita con decreto prefettizio e retta da un rappresentante del Prefetto (es. il Sindaco di un Comune colpito dall evento calamitoso). I compiti attribuiti al COM, in quanto proiezione decentrata del CCS, sono quelli di coordinare e gestire le operazioni d emergenza sui luoghi del disastro in costante raccordo con il CCS e la SOP e con i Sindaci dei comuni colpiti facenti capo al COM stesso. L ubicazione del COM è generalmente baricentrica rispetto ai comuni coordinati e localizzata in edificio non vulnerabile. Il COM ha una struttura analoga al CCS: è organizzato per funzioni di supporto (14) che rappresentano le singole risposte operative in loco; è da attivare in qualsiasi tipo di emergenza che richieda un coordinamento di iniziative tra più comuni o aree coinvolte da un evento calamitoso. Ad ogni rappresentante degli enti o istituzioni coinvolti nell emergenza è affidata, con idoneo provvedimento del Prefetto, la gestione di una singola funzione. Non necessariamente, anche in relazione al tipo di emergenza in atto, devono essere attivate tutte le funzioni di supporto individuate. Nel caso del COM, a maggior ragione per motivi di semplicità operativa ed effettiva disponibilità, si può optare per un numero di funzioni congruamente ridotto CENTRO OPERATIVO COMUNALE (C.O.C.) Centro operativo a supporto del Sindaco per la direzione e il coordinamento degli interventi di soccorso nelle emergenze in ambito comunale. Ubicato in edificio non vulnerabile ed in un area di facile accesso, la struttura si configura secondo nove funzioni di supporto: 1. Tecnica e Pianificazione 2. Sanità, Assistenza sociale e Veterinaria 3. Volontariato 4. Materiale e mezzi 5. Servizi essenziali e attività scolastica 6. Censimento danni a persone o cose 7. Strutture operative locali 8. Telecomunicazioni 9. Assistenza alla popolazione Ogni singola funzione ha il proprio responsabile che, in tempo di pace, aggiornerà i dati relativi alla propria funzione e, in caso di emergenza, nell ambito del territorio comunale, affiancherà il Sindaco nelle operazioni di soccorso. 5. PIANIFICAZIONE DELL INTERVENTO DEL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE VETERINARIO 5.1. ALLERTAMENTO La richiesta d intervento a seguito di una emergenza epidemica o non epidemica può pervenire da strutture di Protezione Civile, V.V.F.,8 Bollettino Ufficiale 43 S.S.U.Em.-118, Prefettura, Comuni, Provincia, Amministrazioni Locali, Autorità Giudiziaria, Pubblici Ufficiali, Dipartimento di Prevenzione Medica, Polizia Provinciale, privati cittadini o utenti del Dipartimento di Prevenzione Veterinario, dalla D.G. Sanità della Regione Lombardia o dal Ministero della Salute. a. INTERVENTO RICHIESTO IN SERVIZIO La richiesta perviene, tramite personale amministrativo, tecnico o dirigente, al Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario, al Responsabile del Servizio, al Responsabile di Struttura Territoriale o al Responsabile Unità Operativa. b. INTERVENTO RICHIESTO IN REPERIBILITÀ La richiesta perviene, direttamente o indirettamente, al Veterinario Reperibile. FLUSSO DI COMUNICAZIONI IN SERVIZIO Min.Salute - Regione - Dipartimento di Prevenzione Medico VVF - S.S.U.Em Prefettura - Comuni Provincia - Organi di Protezione Civile - Autorità Giudiziaria - Pubblici Ufficiali - Privati Cittadini Veterinario e Tecnico competente per territorio ATTIVA Responsabile Struttura/Servizio ATTIVA Referente gestione emergenze DPV M O D A L I T A INFORMA Piano delle emergenze Direttore Dipartimento Veterinario I N F O R M A -Dir. Generale - Dir. Sanitario -D.G.Salute R. Lombardia -Dir. Dipartimentali Az. Ospedaliere9 44 Bollettino Ufficiale FLUSSO DI COMUNICAZIONI IN REPERIBILITA Min.Salute - Regione - Dipartimento di Prevenzione Medico VVF - S.S.U.Em Prefettura - Comuni Provincia - Organi di Protezione Civile - Autorità Giudiziaria - Pubblici Ufficiali - Privati Cittadini Centralino ASL Referente gestione emergenze DPV ATTIVA Medico Veterinario e Tecnico della Prevenzione reperibile ATTIVA Responsabile Struttura Servizio M O D A L I T A Accede alla zona teatro dell emergenza per identificazione e valutazione del rischio in atto INFORMA Piano delle emergenze Direttore Dipartimento Veterinario INFORMA -Dir. Generale -Dir. Sanitario -D.G. Salute R.Lombardia -Dir. Dipartimentali -Az. Ospedaliere10 Bollettino Ufficiale SEQUENZA TEMPORALE DEGLI INTERVENTI La conduzione degli interventi da parte dei Dipartimenti di Prevenzione Veterinari può essere schematicamente e indicativamente suddivisa nelle seguenti fasi temporali. 1. Acquisizione delle informazioni inerenti lo scenario di rischio tipologia di emergenza e pericolo area territoriale coinvolta stato dell attività organizzativa (insediamento COC,COM, Sala Operativa) interventi in corso da parte di altre strutture operative (DPM, ARPA, VVF, ecc ) 2. Attivazione delle comunicazioni interne al DPV 3. Acquisizione informazioni relative all area territoriale coinvolta insediamenti zootecnici attività produttive vie di comunicazione dati geografici di rilevanza per problematiche veterinarie (fiumi, laghi, parchi faunistici, ecc ) 4. Acquisizione informazioni sulla disponibilità del personale veterinario 5. Valutazione e pianificazione degli interventi da adottare da parte del DPV in funzione della specifico scenario di rischio 6. Intervento territoriale ed organizzativo del DPV 7. Gestione delle comunicazioni esterne al DPV 8. Valutazione dei danni previsti/accertati 9. Valutazione e pianificazione degli interventi da adottare dal DPV per la riconduzione dell emergenza nell ambito della normalità 5.3. RUOLI E RESPONSABILITA Il Veterinario S.S.R. allertato (Veterinario reperibile o comunque incaricato dell intervento): effettua una ricognizione del luogo o della zona teatro dell emergenza operando una prima stima e valutazione urgente dell entità e dell estensione del rischio con particolare riguardo agli animali coinvolti, alle costruzioni agricole e zootecniche ed alle industrie legate alla trasformazione di prodotti di origine animale, per potere quantificare i danni e stabilire approssimativamente il personale, il materiale e le attrezzature necessarie all intervento gestisce la fase di emergenza contingente, monitorando la situazione in atto con proposte di provvedimenti cautelativi e ponendo in atto le prime misure necessarie (eventuali vincoli, sequestri, ecc ) e provvedimenti ordinativi di carattere igienico-sanitario. Si può avvalere della collaborazione di altri Veterinari e Tecnici della Prevenzione Reperibili o in servizio del proprio o di altri Distretti Veterinari/Unità Operative e dei mezzi e degli strumenti in dotazione stabilisce la priorità d intervento in base al tipo di emergenza in causa, ai bisogni della popolazione, alle condizioni climatiche, alla situazione epidemiologica ed in base a tutti gli altri fattori che riterrà opportuno considerare. Tenuto conto delle priorità stabilite, degli obiettivi prefissati, delle disponibilità di risorse materiali, di personale e di tempo a disposizione, il Veterinario allertato dovrà preparare un piano d azione sulla base dei protocolli d intervento codificati all interno del Piano di Intervento per le Emergenze Epidemiche e non Epidemiche del Dipartimento di Prevenzione Veterinario se le dimensioni e le caratteristiche dell emergenza lo richiedono, e se non già presenti sullo scenario del rischio, si assicura che sia allertata l Autorità di Pubblica Sicurezza, gli Organi di Protezione Civile (Sindaco, Provincia, Prefettura), i VV.F., S.S.U.Em.-118, Tossicologia Clinica Centro Antiveleni, ARPA, Guardia Igienica o Responsabile Settore di Prevenzione Medica territorialmente competente si coordina e contatta il Direttore del Dipartimento Veterinario, il Responsabile di Struttura Territoriale, il Responsabile Unità Operativa o altre figure individuate all interno dell ASL con funzione di Coordinamento Il Direttore del Dipartimento Veterinario: coordina e pianifica, unitamente ai Responsabili di Servizio, gli interventi da attuarsi a livello provinciale allerta il personale del Dipartimento di Prevenzione Veterinario nel numero che riterrà opportuno in funzione delle caratteristiche dell emergenza si coordina e contatta il Direttore Sanitario anche per dare le opportune informative tiene informate le Strutture Regionali di riferimento Il Responsabile del Servizio o il Responsabile di Struttura Territoriale, (eventualmente supportato dai relativi Responsabili delle UU.OO Territoriali): coordina e pianifica gli interventi, personalmente o per delega, da attuarsi a livello del singolo COC coordina e pianifica gli interventi, personalmente o per delega, da attuarsi a livello dei COM individuati nell ambito dell area di propria competenza allerta il personale del proprio Servizio/Distretto/Unità Operativa che riterrà opportuno in funzione delle caratteristiche dell emergenza contatta il Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario e, se individuato, il Referente per la Gestione delle Emergenze e Coordinamento con la Protezione Civile per fornire le opportune informative contatta il Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario nel caso in cui, per entità e/o per estensione o caratteristiche, l emergenza non possa essere affrontata dal solo personale del Servizio o del Distretto Veterinario coinvolto11 46 Bollettino Ufficiale Il Referente per la Gestione delle Emergenze e Coordinamento con la P.C. (se individuato) di concerto con il Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario ed i Responsabili di Servizio allo stesso afferenti, comunica alle strutture territoriali lo stato di allarme e le eventuali evoluzioni dello stesso, coordina ed assiste le strutture territoriali coinvolte, partecipa agli organismi di coordinamento dei soccorsi istituiti presso la Prefettura, vigila sulla corretta gestione dei flussi informativi propone al Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario le soluzioni organizzative per la migliore gestione delle emergenze identifica, di concerto con Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario ed i Responsabili di Servizio e Responsabili delle Strutture Territoriali o Unità Operative, le risorse da utilizzare per gli interventi Propone al Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario le strategie d intervento 6. CONOSCENZA DEL TERRITORIO E ANALISI DELLE RISORSE La conoscenza dello scenario di rischio più probabile e di tutti gli elementi che fanno aumentare la vulnerabilità dell area permette non solo di valutare il rischio effettivo che un emergenza si verifichi, ma soprattutto di operare la riduzione prioritaria di alcune componenti di vulnerabilità del sistema stesso e dei possibili danni. La conoscenza del territorio e l analisi delle risorse - intendendo per tali tutti gli elementi, persone, impianti, strumenti e attrezzature utili per fronteggiare le emergenze - sono elementi essenziali per potere pianificare gli interventi da condursi in condizioni di emergenza. Tutte le informazioni aggiornate e puntuali - devono essere in possesso ed in disponibilità immediata agli operatori coinvolti nella gestione dell emergenza. Le stesse sono estratte dalla documentazione disponibile ai DPV e dai sistemi informativi, con particolare riferimento a quanto contenuto nella Banca Dati Regionale, al Data Warehouse DWH e al visualizzatore geografico. L informazione relativa ai dati specifici descritti deve essere selezionata e funzionale e deve comprendere come minimo gli elementi di seguito descritti. IMPIANTI PRODUTTIVI Aziende zootecniche, classificate in base alle specie allevate, all indirizzo produttivo ed alla consistenza del bestiame Mercati bestiame Ditte specializzate in derattizzazione, disinfestazione e disinfezione Macelli e impianti di sezionamento (tipologia, capacità macellazione e sezionamento, capacità celle frigorifere, regime temperatura) Impianti di lavorazione alimenti o.a. (tipologia, capacità) Veicoli trasporto alimenti (tipologia, numero veicoli, capacità) Supermercati, spacci, mense, ecc Impianti frigoriferi di grande capienza (tipologia, capacità, regime di temperatura) Mangimifici (tipologia, potenzialità) Laboratori di analisi Cisterne per trasporto liquidi alimentari (tipologia, capacità, numero veicoli) Ditte per il trasporto di bestiame vivo (specie, numero veicoli) Ditte di movimento terra Fornitori di reti, teloni e recinti Depositi di calce e disinfettanti Ditte e mezzi di trasporto sottoprodotti di o.a. e animali morti non destinati all alimentazione umana (capacità, categoria, numero mezzi) Impianti di deposito e trasformazione sottoprodotti o.a. (capacità, categoria) Inceneritori rifiuti e discariche Depositi di medicinali veterinari Concerie Stalle di sosta e punti di controllo (potenzialità di ricovero, specie animale) Canili e gattili pubblici e privati (specie, potenzialità, tipologia ricovero) Raccolta animali selvatici PERSONALE Personale veterinario (funzione professionale e territoriale, recapito di lavoro, riferimenti telefonici lavorativi, fax, recapiti personali, ) Personale tecnico (funzione professionale e territoriale, recapito di lavoro, riferimenti telefonici lavorativi, fax, recapiti personali, ) Personale amministrativo (funzione professionale e territoriale, recapito di lavoro, riferimenti telefonici lavorativi, fax, recapiti personali, ) Recapito reperibilità personale veterinario e tecnico Veterinari liberi professionisti Strutture veterinarie (ambulatori, cliniche, pronto soccorsi) Personale addetto alla macellazione Personale per il governo degli animali12 Bollettino Ufficiale 47 Squadre specializzate in cattura e abbattimenti ATTREZZATURE Medicinali veterinari ad azione eutanasica o per pronto soccorso Materiale di campionamento e analisi Materiale di cancelleria e modulistica generale Veicoli Mezzi di tele e radiocomunicazioni Cartografie e mappe digitali Attrezzatura di identificazione ed uso in condizioni di emergenza (pettorine identificazione, insegne veicoli) Macchine fotografiche, videocamere Dispositivi di Protezione Individuale Materiale per illuminazione Materiale per pulizia e disinfezione Stazioni mobili di disinfezione Strumenti per cattura ed eutanasia animali Attrezzatura per abbattimento e macellazione Al fine di dare seguito efficace alle informazioni è indispensabile che le stesse rispondano ai seguenti requisiti: Accessibili a tutto il personale coinvolto sia operativamente che organizzativamente Consultabili da ogni sede operativa (ASL, COM, SOP, etc.) Condivise con le altre componenti dell ASL (DPM) Disponibili su un adeguato supporto (cartaceo, PC portatili, CD, chiave USB, ecc.) Aggiornate periodicamente I dati considerati sensibili ai sensi della normativa sulla protezione dei dati personali devono essere conseguentemente gestiti.13 48 Bollettino Ufficiale Informazioni di cui si deve disporre preventivamente Anagrafe degli allevamenti corredata da: Censimento impianti di -macellazione -lavorazione Importante14 Bollettino Ufficiale 49 ATTIVITA SPECIFICHE PER TIPOLOGIA DI EMERGENZA 7. EMERGENZE EPIDEMICHE La ex Lista A dell O.I.E. include malattie trasmissibili, che hanno le potenzialità di una rapida diffusione, anche attraverso le frontiere nazionali, che comportano problemi rilevanti dal punto di vista socio-economico e della sanità pubblica e che risultano di importanza rilevante negli scambi internazionali di animali e prodotti di origine animale. Da qui la necessità di pianificare interventi in grado di limitare al massimo la diffusione di queste malattie sul territorio regionale in caso di comparsa, per poi eradicarle UNITÀ DI CRISI REGIONALE (U.C.R.) Composizione Responsabile del servizio veterinario regionale (Responsabile Unità di crisi regionale) Responsabile dell Osservatorio Epidemiologico Veterinario Regionale (OEVR) Direttore Sanitario IZS o suo delegato N. 3 Responsabili dell Area A delle ASL territorialmente competenti Amministrativo regionale e in fase di emergenze epidemiche Il responsabile dell unità di crisi locale territorialmente competente Il responsabile della sezione dell Istituto Zooprofilattico territorialmente competente Compiti in fase ordinaria individuare le risorse umane necessarie alla funzionalità operativa della unità stessa. Il personale individuato deve essere sottoposto a specifico programma di formazione; individuare e organizzare un nucleo costantemente attivo e preparato ad intervenire in caso di malattie epidemiche, pronto a realizzare gli interventi necessari per il controllo e l eradicazione delle malattie; predisporre i protocolli operativi per la gestione delle attività di emergenza; acquisire l equipaggiamento necessario alla gestione delle attività di emergenza; predisporre le procedure amministrative ed economiche necessarie alla gestione delle attività connesse al controllo e alla eradicazione della malattia; attivare e gestire, in collaborazione con l OEVR, i sistemi informativi a supporto dei piani di monitoraggio e sorveglianza delle malattie epidemiche; organizzare, con l eventuale collaborazione dei Centri di Referenza, degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e delle Facoltà di Medicina Veterinaria, corsi di formazione e aggiornamento per le UCL di ogni A.S.L Compiti in fase di emergenza attivare, sulla base di protocolli predefiniti, la raccolta delle informazioni e dei dati relativi alla situazione epidemica determinatasi a livello regionale; coordinare l azione delle unità di crisi locali anche fornendo indirizzi operativi, nonché supporti organizzativi e tecnicoscientifici; attivare l OEVR cui compete, in stretta collaborazione con il CNCM, la raccolta e l analisi dei dati delle indagini epidemiologiche, effettuate dalle UCL che inoltre effettuano gli accertamenti sanitari ad integrazione o supporto di quanto già espletato e, se necessario, dei NAS previa autorizzazione da parte del livello centrale. Delegare all OEVR il compito di: o effettuare le attività di rintraccio nei focolai e coordinare le conseguenti azioni di monitoraggio e sorveglianza negli allevamenti a rischio di infezione; o fornire alla UCR reports aggiornati sull andamento epidemiologico della malattia; o stabilire il rischio (risk assessment) di diffusione della malattia; o proporre eventuali misure straordinarie di gestione dell emergenza finalizzata al controllo tempestivo dell epidemia e alla sua eradicazione, modulate sulla base dei diversi livelli di rischio individuati; definire le misure di Polizia Veterinaria necessarie che devono integrarsi con quelle nazionali; fornire alle ASL direttive tecniche ed organizzative in materia di: o regolamentazione e/o limitazione della moviment azione degli animali in zone a rischio e, comunque, modalità di controllo sui trasporti ani mali; o regolamentazione della macellazione degli ani mali di allevamenti situati nelle zone di protezione e di sorveglianza e del funzionamento dei macelli esi stenti in tali zone; o controlli sanitari degli allevamenti; o modalità per effettuare nell ambito delle zone di protezione e di sorveglianza e, comunque, nelle zone a rischio, la raccolta del latte ed il rifornimento dei mangimi; o regolamentazione e/o limitazione, nelle zone di protezione, di sorveglianza e comunque nelle zone a rischio, della caccia, dell addestramento cani e di ogni altra attività che possa essere considerata rischiosa per la difesa15 50 Bollettino Ufficiale o o o sanitaria del patri monio zootecnico; vaccinazioni di emergenza; funzionamento di mercati, fiere e concentramento di animali; corretto smaltimento degli animali morti e delle deiezioni; verificare, anche mediante interventi sul territorio, la corretta applicazione delle misure di profilassi e Polizia Vete rinaria adottate sul territorio stesso; disporre l eventuale abbattimento preventivo degli allevamenti a rischio seguendo i criteri stabiliti dall UCC; garantire il flusso delle informazioni e dei dati a livello nazionale, interregionale e locale; tenere i rapporti con Enti ed Organismi regionali UNITÀ DI CRISI LOCALE (U.C.L.) Composizione Il responsabile dell area A della ASL che diventa il Responsabile Unità di crisi locale e per tutta la durata dell emergenza assume la responsabilità della gestione delle risorse di tutte le aree funzionali del Servizio veterinario della ASL n 2 referenti distrettuali di Area A; in caso di emergenze epidemiche i Direttori o referenti Area A dei Distretti interessati Responsabile dell OEVR o suo delegato Responsabile della sezione diagnostica dell Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio Amministrativo ASL Al momento della segnalazione del sospetto, il sopralluogo in azienda viene effettuato da veterinari dell ASL insieme con un veterinario della sezione diagnostica dell Istituto Zooprofilattico Sperimentale Compiti in fase ordinaria individua le risorse umane necessarie alla funzionalità operativa della unità di crisi locale, il personale individuato deve essere sottoposto a specifico programma di formazione; individua e organizza un nucleo costantemente attivo e preparato ad intervenire in caso di malattie epidemiche, pronto a realizzare gli interventi necessari per il controllo e l eradicazione delle malattie; predispone i protocolli operativi per la gestione delle attività di emergenza; acquisisce l equipaggiamento necessario alla gestione delle attività di emergenza; predispone le procedure amministrative ed economiche necessarie alla gestione delle attività connesse al controllo e alla eradicazione della malattia; alimenta i sistemi informativi a supporto dei piani di monitoraggio e sorveglianza delle malattie epidemiche; predispone in collaborazione con i servizi interessati le procedure per poter effettuare le operazioni di distruzione delle carcasse e dei materiali. organizza, con il supporto del personale formato della UCL, corsi di formazione specifici per tutto il personale dell A.S.L Compiti in fase di emergenza interviene in caso di sospetto focolaio / focolaio di malattia della ex Lista A dell OIE; dispone nell azienda infetta le misure previste dal Regolamento di Polizia Veterinaria e dalla legislazione vigente in materia; coordina l attuazione operativa delle disposizioni e delle direttive impartite dall unità di crisi regionale; definisce le modalità per l estinzione dei foco lai e per l applicazione degli abbattimenti preventivi, con particolare riferimento all abbattimento degli animali, alla distruzione delle carcasse animali e del materiale contaminato, alle operazioni di disinfezione e risanamento, affidandone la direzione operativa alla squadra che si occupa dell intervento nel focolaio; definisce gli ambiti territoriali delle zone sottoposte a restrizione, predispone le prescrizioni e i relativi atti, curandone l adozione formale; provvede a reperire e coordinare le risorse necessarie, ad integrazione di quelle disponibili, per l espletamento di interventi di emergenza sia nel focolaio che e sul territorio; definisce e coordina le procedure e le modalità ope rative necessarie per spostare gli animali morti ed i materiali contaminati dall azienda infetta per de stinarli ai luoghi scelti per la loro distruzione o risanamento; cura gli aspetti amministrativi connessi al reperi mento e all impiego delle persone, dei mezzi e delle attrezzature necessarie; raccoglie ed aggiorna i dati, epidemiologici dei focolai; definisce le misure sanitarie, e le modalità operative e gestionali da attuare, nell ambito delle zone soggette a restrizione; organizza le vaccinazioni di emergenza; organizza e coordina le disinfezioni sul territo rio; assicura il supporto tecnico e operativo all OEVR, che a sua volta è a disposizione per collaborare circa la definizione della zone di protezione e di sorveglianza in caso di focolaio e per qualunque indicazione circa il campionamento da eseguirsi in allevamento; tiene i contatti con le Amministrazioni pubbliche, con la Forza Pubblica e con gli altri servizi civili; definisce le modalità per la notifica agli interessati e per la pubblicazione dei provvedimenti e delle misure di Polizia Veterinaria; alimenta i sistemi informativi a supporto dei piani. La U.C.R. (Unità di Crisi Regionale) e di conseguenza le UCL fanno riferimento per la gestione delle emergenze epidemiche al Centro nazionale di controllo della malattia (CNCM), ai laboratori nazionali di riferimento, al Centro operativo veterinario di epidemiologia, programmazione ed informazione (COVEPI), al gruppo di esperti di cui si avvale l U.C.C. (Unità di Crisi Centrale) e ai Centri Nazionali di Referenza per le specifiche malattie, sia in fase ordinaria sia in fase epidemica.16 Bollettino Ufficiale CATENA DI COMANDO 7.4. ELENCO MALATTIE EX LISTA A OIE Afta epizootica Malattia vescicolare dei suini Peste dei piccoli ruminanti Dermatite nodulare contagiosa Blue tongue Peste equina Peste suina classica Malattia di Newcastle Stomatite vescicolare Peste bovina Pleuropolmonite contagiosa bovina Febbre della valle del Rift Vaiolo ovino e caprino Peste suina africana Influenza Aviaria ad alta patogenicità La descrizione delle malattie le normative, i manuali operativi, la modulistica e la reportistica è reperibile in Piano Nazionale per le emergenze di tipo epidemico Ministero della Salute I disinfettanti e le modalità di impiego sono specificate nella tab. II del Piano Nazionale per le emergenze di tipo epidemico Ministero della Salute CENTRI REFERENZA PER LE MALATTIE Per le malattie della ex Lista A dell OIE sono operativi i Centri Nazionali di Controllo delle malattie (CNCM). La funzione di CNCM viene svolta, ognuno per quanto attiene le malattie di propria competenza, dai Centri Nazionali di Referenza, che sono già operanti presso gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali di Brescia, Padova, Perugia e Teramo e che adempiono, in stretto collegamento funzionale con le competenti autorità centrali e regionali, al compito di pianificare, gestire e coordinare le attività di controllo, di sorveglianza e di eradicazione della malattia sia in fase ordinaria, sia in fase di emergenza. L ALLEGATO 1 riporta l elenco, con i riferimenti e le modalità di contatto dei: centri di referenza sezioni diagnostiche IZSLER Lombardia osservatorio epidemiologico regionale (OEVR) 7.6. ATTIVITA DEI DIPARTIMENTI VETERINARI Di seguito è riportato un sintetico diagramma illustrante le attività da intraprendere in caso di sospetto e di conferma di un focolaio di una malattia appartenente alla ex lista A dell OIE.17 52 Bollettino Ufficiale FASE I: ATTIVITA DA SVOLGERE IN CASO DI SOSPETTO VETERINARIO DI TURNO VETERINARIO ASL / IZS RESPONSABILE DEL SERVIZIO VETERINARI SERVIZI COMUNICAZIONE SOSPETTO SOPRALLUOGO RACCOLTA INFORMAZIONI AZIENDA SOSPETTA IL SOSPETTO E FONDATO? NO STOP PRIME ISTRUZIONI ALLEVATORE COMUNICAZIONE RESPONSABILE SERVIZIO E IZS PRELIEVO CAMPIONI, IND. EPIDEM.,PRESCRIZIONE PROPRIETARIO, ATTIVAZIONE STAZIONE DISINF. COMUNICAZIONE RESPONSABILE CONFERMA SOSPETTO MOBILITA UNITA DI CRISI E SERVIZIO DISINFEZIONI COMUNICAZIONE SOSPETTO MIN. SALUTE, REGIONE, SINDACO IL FOCOLAIO E CONFERMATO? SI ATTIVA PROCEDURE D EMERGENZA NO SI COMUNICAZIONE INFONDATEZZA DEL SOSPETTO STOP APPLICA PROCEDURE PREVISTE DAL PIANO18 Bollettino Ufficiale 53 Responsabile di servizio Unità d intervento nel focolaio Conferma focolaio Attivazione programmi d emergenza Estinzione focolaio Definisce ZP e ZS con modalità operative Attività monitoraggio e controllo Verifica censimento Definisce modalità estinzione focolalio Abbattimento capi Predispone Ordinanze Smaltimento carcasse e materiali Convoca personale straordinario Pulizia e disinfezione Comunica con ASL confinanti, liberi professionisti, Regione, Forza pubblica, Media Animali sentinella (se previsti) Verifica misure applicate Cura aspetti amministrativi Revoca provvedimenti NEGATIVO Esito? POSITIVO STOP FASE II: ATTIVITA DA SVOLGERE IN CASO DI CONFERMA19 54 Bollettino Ufficiale 8. AREE DI ACCOGLIENZA La predisposizione di aree di accoglienza o di altre soluzioni abitative d emergenza per l assistenza alla popolazione coinvolta in uno scenario di rischio, può comportare la necessità di organizzare i servizi sanitari locali per assicurare, tra l altro, gli standard di qualità e sicurezza alimentare. In particolare può essere necessario allestire nei campi di accoglienza cucine da campo e gestire la presenza di animali al seguito della popolazione. Rispetto a queste soluzioni, il SSR deve assicurare un adeguato e misurato intervento di vigilanza che tenga conto di una serie di variabili: 1. numero delle aree di accoglienza predisposte 2. numero delle persone presenti 3. presumibile durata della permanenza della popolazione 4. condizioni meteorologiche 5. tipologia delle persone coinvolte (psicologica, sociologica, antropologica) 6. numero e specie animali coinvolte 7. vicinanza di strutture (fabbriche, depositi, allevamenti ecc.) Le problematiche che il Dipartimento di Prevenzione Veterinaria è chiamato ad affrontare unitamente ad altre strutture della catena di comando della Protezione Civile, in primo luogo il Dipartimento di Prevenzione Medica, sono riconducibili ai seguenti aspetti: censimento aree di accoglienza censimento delle cucine e dei depositi di alimenti presenti nelle aree di accoglienza attività di controllo presso le cucine campali e gli altri impianti di preparazione e distribuzione pasti vigilanza su strutture mobili o temporanee per la vendita e somministrazione di prodotti alimentari verifica dell idoneità delle strutture di deposito, produzione o trasformazione smaltimento delle derrate alimentari avariate e gestione dei rifiuti formazione del personale volontario addetto alla preparazione e somministrazione di alimenti verifica della potabilità dell acqua destinata al consumo umano con particolare attenzione alle aree di accoglienza e negli impianti di produzione alimentare sorveglianza sulle malattie infettive per la prevenzione di eventuali cluster epidemici specie se relativi a tossinfezioni alimentari lotta al randagismo vigilanza sulle attività di sanificazione (disinfezione, disinfestazione e derattizzazione) controllo animali infestanti realizzazione modulistica approntamento cartellonistica per la popolazione sfollata approntamento cartellonistica per operatori in cucina 8.1. PREPARAZIONE E DISTRIBUZIONE PASTI Se sono previste aree di accoglienza con strutture per la preparazione dei pasti è necessario assicurare un attività di vigilanza, in stretto coordinamento con SIAN/DPM, ed eventuali interventi atti a garantire l approvvigionamento delle derrate Approvvigionamento delle derrate alimentari L approvvigionamento alimentare per le popolazioni colpite è costituita da alimenti di origine locale, sulla base delle risorse alimentari effettivamente disponibili, e da alimenti di origine umanitaria. Per una corretta gestione delle problematiche relative all approvvigionamento degli alimenti è necessario prevedere e gestire le seguenti criticità: 1. irrazionale distribuzione delle risorse 2. invio di derrate a breve conservazione o addirittura scadute di validità 3. presenza di derrate alimentari alterate per: rottura o danneggiamento delle confezioni (es. scatole di cartone o lattine) presenza di infestanti modifica delle caratteristiche organolettiche inidoneità di tipo igienico-sanitaria 4. utilizzo di alimenti che, per motivi religiosi o culturali, non sono accettati dalle popolazioni presenti nelle aree di accoglienza 5. presenza di derrate che debbono essere conservate a temperatura controllata in assenza di idonei sistemi di conservazione o trasporto 6. aggravamento delle condizioni igienico-sanitarie per il mancato utilizzo delle derrate (accumulo di rifiuti organici, odori sgradevoli, proliferazione di animali infestanti, ecc.) Al fine di garantire una adeguata disponibilità di alimenti è necessario:20 Bollettino Ufficiale 55 disporre di scorte idonee dal punto di vista igienico, in quantità sufficienti per soddisfare le richieste della popolazione disporre di alimenti adeguati dal punto di vista nutrizionale selezionare gli alimenti in funzione delle condizioni di operatività e in relazione all area di intervento e dalle abitudini alimentari della popolazione assistita Per l approvvigionamento degli alimenti in ambito locale è opportuno considerare, di concerto con le altre componenti della catena di comando, i seguenti elementi di criticità: razionalizzazione delle operazioni di approvvigionamento razionale gestione degli aiuti esterni che consideri anche la necessità di mantenere le attività economiche presenti in ambito locale riduzione della dipendenza della popolazione da aiuti esterni Selezione dei fornitori I fornitori degli alimenti destinati a un campo di accoglienza devono essere selezionati tenendo presente le seguenti priorità: applicazione di piani di autocontrollo disponibilità di alimenti in ambito locale capacità di fornire alimenti provvisti di particolari sistemi di confezionamento (conserve in scatola, tagli anatomici confezionati sottovuoto o congelati, surgelati) in quantitativi e tempistica idonei dati storici relativi a forniture precedenti Consegne Gli alimenti possono essere consegnati in confezioni originali (scatolame, prodotti surgelati, latte, formaggi, carne, ecc.) o sfuse (verdura e frutta fresche, ecc.) La movimentazione delle derrate alimentari deve svolgersi secondo regole che ne garantiscono l integrità (condizioni igienico sanitarie dei veicoli, coibentazione, controllo della temperatura, ecc.) Controllo delle merci in arrivo In fase di ricevimento personale adeguatamente formato deve verificare l idoneità dei seguenti elementi: documentazione di accompagnamento della merce (DDT) rispetto dei capitolati eventualmente previsti rispetto della temperatura di trasporto in caso di merce deperibile (controllo a campione delle temperature delle derrate alimentari tramite termometro ad infissione posto fra le confezioni) condizioni igieniche di trasporto (idoneità del veicolo, trasporto di prodotti non compatibili in condizioni di promiscuità e senza separazione fisica) presenza e idoneità dell etichettatura commerciale e sanitaria dei prodotti alimentari (TMC, DS, tracciabilità) integrità degli imballaggi e delle confezioni assenza di corpi estranei caratteristiche organolettiche igiene delle operazioni di scarico Immagazzinamento degli alimenti Criteri di immagazzinamento Le derrate alimentari in arrivo devono essere sempre ispezionate e smistate prima della lavorazione tenendo conto dei seguenti criteri: gli alimenti devono essere immagazzinati a seconda della tipologia di conservazione (ad esempio: scatolette, latte U.H.T., pasta e simili vanno separati da formaggi, verdure ed ortaggi; gli alimenti precotti vanno separati da quelli crudi ecc.) gli alimenti più deteriorabili e quelli in imminente scadenza del termine di conservazione indicato sulle confezioni, devono essere utilizzati per primi, deve essere garantita una idonea rotazione delle scorte le scorte delle eventuali cucine da campo non devono eccedere le capacità di immagazzinamento per evitare che le derrate alimentari in eccesso siano accatastate in luoghi senza alcuna protezione ambientale le scorte alimentari devono essere conservate in locali diversi dai locali di cucina deve essere assicurata una adeguata protezione degli alimenti da agenti atmosferici e dagli animali infestanti le derrate alimentari a lunga conservazione vanno conservate al chiuso ed all asciutto devono essere verificati e controllati i tempi di conservazione (non superiori a quelli indicati in etichetta dal fornitore) rimuovere gli imballaggi secondari (cartoni) una volta aperte le confezioni proteggere i prodotti sfusi gli alimenti da conservare a temperatura di refrigerazione o congelamento devono essere trasferiti immediatamente in apparecchiatura frigorifera al momento della consegna Requisiti dei depositi delle derrate alimentari I depositi delle derrate alimentari devono soddisfare i seguenti requisiti: Vedere altro
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 art. 32
 Art. 1
 ART. 1
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 1
 art. 42
 art. 2087
 Articolo 1
 Art. 1
 Art. 2