Source: http://www.gioacchinogenchi.it/blog-rassegna-stampa/conto-salatissimo-montante-14-anni-carcere/
Timestamp: 2019-07-24 00:50:29+00:00

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Conto salatissimo per Montante: 14 anni di carcere - Studio Legale Gioacchino Genchi
CALTANISSETTA. Cinque anni dopo l’apertura della prima inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa e un anno dopo l’operazione della Squadra Mobile, è arrivata la prima sentenza giudiziaria sul “sistema Montante”. L’ha pronunciata ieri sera, alle 21, dopo poco meno di due ore di camera di consiglio, il giudice Graziella Luparello: cinque condanne e una sola assoluzione per quegli imputati che nell’ottobre scorso, chiesero e ottennero di essere giudicati con il rito abbreviato, cioè allo stato degli atti. li conto è salatissimo, tenendo conto che gli imputati hanno beneficiato dello sconto di un terzo della pena per il rito alternativo: 14 anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di mantenimento in carcere, per Antonello Montante, l’ex presidente degli industriali siciliani ed ex numero due di Confindustria con delega alla “legalità”. Tre anni per l’ex capocentro della Dia di Caltanissetta e Reggio Calabria, nonché ex comandante provinciale della Guardia di finanza Gianfranco Ardizzone. Quattro anni per il commissario della Polizia di stato Marco De Angelis, 6 anni e4 mesi per l’ex ispettore di Polizia Diego Di Simone Perricone poi transitato alla guida della “security” di Confindustria per volere di Montante. E ancora 1 anno e 4 mesi per Andrea Grassi, attuale questore di Vibo Valentia. I primi quattro erano accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, favoreggiamento, rivelazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo a sistema informatico: quest’ultimo reato è stato contestato al solo Grassi che per alcuni episodi è stato assolto. Secondo la ricostruzione dei magistrati della Oda nissena, i sei avrebbero fatto parte – con ruoli diversi – della rete di spionaggio messa in piedi dall’ex leader di Confindustria Sicilia per ottenere informazioni relative alle indagini a suo carico e tutelare i suoi affari. Una sentenza che sarà impugnata dai difensori degli imputati, gli avvocati Carlo Taormina, Giuseppe Panepinto, Giuseppe Dacquì, Marcello Montalbano, Monica Genovese e Cesare Placanica, mentre il giudice Luparello depositerà le motivazioni entro 90 giorni.
L’unico assolto è l’ex dirigente della Regione siciliana Alessandro Ferrara assistito dall’avvocato Davide Anzalone.
Un verdetto che ha accolto in pieno quelle che erano state le richieste del pool di magistrati che hanno seguito la fase delle indagini preliminari e il processo, il procuratore capo Amedeo Bertone, l’aggiunto Gabriele Paci, i sostituti Maurizio Bonaccorso e Stefano Luciani che hanno coordinato l’imponente lavoro investigativo condotto dal personale della Squadra Mobile guidata da Marzia Giustolisi. Per Montante, Ardizzone, Di Simone Perricone e De Angelis c’è anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Per Antonello Montante (che non si è mai presentato in udienza dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice del maggio 2018 e quello conclusione delle indagini preliminari, ad agosto dello scorso anno, con i pm) la sentenza del giudice Luparello è andata oltre quella che era stata la richiesta dei rappresentanti della pubblica accusa che, a conclusione della requisitoria, avevano chiesto 10 anni e 6 mesi. Per Di Simone Perricone la pena sollecitata dall’accusa era stata di 7 anni, 1 mesi e 10giorni, per De Angelis 6 anni, 11 mesi e 10giorni, per Ardizzone 4 anni e 6 mesi, 2 anni e 8 mesi per Grassi. Anche i pm, infine, avevano chiesto l’assoluzione di Ferrara dall’accusa di favoreggiamento in quanto aveva ritrattato una precedente testimonianza.
Con il dispositivo di sentenza ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per le valutazioni di competenza per le dichiarazioni dei testimoni Lucia Basso, Pietro Cuzzola, Valerio Blengini e Mario Parente e ha inoltre disposto che i quattro imputati accusati del reato associativo devono risarcire le 23 parti civili. Per la Regione Siciliana e il Comune di Caltanissetta disposto un risarcimento di 70 mila euro, 10mila euro la somma riconosciuta dal giudice ad Alfonso Maria Cicero, ex presidente dell’Irsap, parte offesa e parte lesa perché destinatario di minacce da parte di Montante, 30mila euro per l’Ordine dei giornalisti di Sicilia e alla Camera di commercio.
Cinque mila euro il risarcimento per i giornalisti Graziella Lombardo, Attilio Bolzoni, Enzo Basso, Marco Benanti, per l’avvocato Gioacchino Genchi, per l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, per l’avvocato ennese Antonino Grippaldi, il dirigente dell’Asi di Enna Gaetano Rabbito, per il senatore Vladimiro Crisafulli, l’assessore comunale di Caltanissetta Pasquale Carlo Tornatore, per Monica Marino e Fabio Marino (figli del magistrato Nicolò Marino), Gildo Matera dell’Asi ennese e Umberto Cortese ex presidente dell’Asi di Caltanissetta. Un risarcimento di 15mila euro ciascuno è stato riconosciuto al giornalista Gianpiero Casagni, all’ex assessore regionale Nicolò Marino e all’imprenditore Pietro Di Vincenzo.
In corso in Tribunale un altro processo a carico di altri 18 imputati e da definire un secondo filone a carico dello stesso Montante e altri politici regionali e imprenditori.
Ci sono 23 parti civili da risarcire
Una assoluzione e cinque condanne: è questa la sentenza del processo “Double face” emessa ieri sera dal giudice Graziella Luparello. Per Antonello Montante 14 anni di reclusione, 6 anni e 4 mesi per Diego Di Simone Perricone, 4 anni per Marco De Angelis, 3 anni per Gianfranco Ardizzone, 1 anno e 4 mesi per Andrea Grassi. Unico assolto Alessandro Ferrara.
Sono 23 le parti civili ammesse al processo “Double face”, ma con la sentenza il giudice Graziella Luparello ha ridimensionato quelle che erano state le richieste di risarcimento avanzate dai legali: con le comparse conclusionali erano stati chiesti diversi milioni di euro, alcuni dei quali con provvisionale. Si va dai 5 milioni di euro, come richiesta di risarcimento danni avanzata dal Comune di Caltanissetta (parte civile con l’avvocato Raffaele Palermo) a quella di 1milione e 500mila euro (con 400mila euro di provvisionale) depositata dall’avvocato Annalisa Petitto, nell’interesse della parte offesa e parte civile Alfonso Cicero, ex presidente dell’Irsap, minacciato da Montante e una delle vittime del sistema di spionaggio da parte di quella che i pubblici ministeri hanno definito la rete dei fiancheggiatori dell’ex numero due di Confindustria con delega alla legalità.
Il Comune di Caltanissetta ritiene di aver subito un grave danno d’immagine dalla presenza e dagli illeciti che vengono contestati all’imprenditore di Serradifalco e agli altri imputati, tant’è che la Giunta Ruvolo si è costituita in giudizio sia in questo processo, che in quello che si celebra in Tribunale a carico di altri 17 imputati.
Il lungo elenco di parte civili comprendeva anche la Regione Siciliana (con l’avvocato Anna Malvina), la Camera di Commercio di Caltanissetta (100mila euro la richiesta di provvisionale avanzata dall’avv. Sergio Iacona), l’Ordine dei giornalisti di Sicilia (con l’avvocato Salvino Pantuso). E ancora tra le altre parti civili costituite per accesso abusivo al sistema informatico i giornalisti Marco Benanti, Enzo Basso (avv. Andrea Calderone), Graziella Lombardo (avv. Mariacarmen Pucciano), Giampiero Casagni (con l’avvocato Rossella Giannone, 150mila euro di richiesta risarcimento), Attilio Bolzoni con l’avv. Raffaele Palermo), il vicequestore Gioacchino Genchi, l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto (avv. Stefano Catuara), l’imprenditore Pietro Di Vincenzo (avv. Mirko La Martina), l’assessore Pasquale Tornatore (avv. Salvatore Falzone con 150mila euro di richiesta), l’ex assessore regionale Nicolò Marino e i figli Monica Maria e Fabio (avv. Ugo Colonna), l’avv. Nino Grippaldi, l’ex dirigente dell’Asi di Enna Gaetano Rabbito, Gildo Matera di Confindustria Enna, il senatore Vladimiro Crisafulli (tutti rappresentati dall’avv. Giovanni Palermo), l’ex presidente dell’Asi nissena Umberto Cortese (avv. Salvatore Daniele), l’ex direttore dell’Asi Salvatore Iacuzzo (avv. Gioacchino Genchi).
Con il dispositivo di sentenza il giudice Graziella Luparello ha condannato quattro dei sei imputati a risarcire i danni. Nel dettaglio, Antonello Montante, Marco De Angelis, Diego Di Simone Perricone devono versare il danno in favore di Vincenzo Basso, Graziella Lombardo, Attilio Bolzoni, Gioacchino Genchi, Salvatore Petrotto, Antonio Grippaldi, Gaetano Rabbito, Vladimiro Crisafulli, Pasquale Carlo Tornatore, Marco Benanti, Monica Marino, Fabio Marino, Gildo Matera, Umberto Cortese con 5mila euro; a Gianpiero Casagni, Nicolò Marino e Pietro Di Vincenzo andranno 15mila euro ciascuno, oltre alle spese processuali.
E ancora: Montante, Ardizzone, De Angelis e Di Simone Perricone dovranno risarcire con 5mila euro Salvatore Iacuzzo e 70mila euro alla Regione Siciliana, mentre il solo Montante deve versare 10mila euro la parte lesa e offesa Alfonso Cicero. Sempre l’ex presidente degli industriali dovrà pagare 30mila euro all’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Infine gli imputati condannati dovranno versare 30mila euro alla Camera di Commercio e 70mila euro al Comune di Caltanissetta e Marco De Angelis dovrà pagare 10mila euro all’amministrazione della Polizia di Stato.

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