Source: https://www.laleggepertutti.it/127073_e-reato-bruciare-rami-e-sterpaglia
Timestamp: 2018-07-18 10:40:28+00:00

Document:
Lo sai che? È reato bruciare rami e sterpaglia?
Si possono bruciare rami secchi, paglia, foglie, sterpaglia e ogni altro rifiuto in un giardino? L’illecito civile del risarcimento del danno per immissioni superiori alla normale tollerabilità e gli illeciti penali.
È lecito bruciare sterpaglia o c’è il rischio di trovarsi a casa la polizia? È possibile che il vicino si lamenti per la puzza di fumo o per la cenere finita nel suo giardino? Spesso, accanto ai terreni, si formano cumuli di rifiuti vegetali: erba, rami, tronchi, piante ormai appassite o bruciate e, in generale, sterpaglia. Capita, soprattutto con le belle stagioni, in cui la pioggia non impedisce al fuoco di propagarsi, che i contadini e i proprietari di terreno, brucino tutti questi detriti per disfarsene in un colpo solo, senza doversi affaticare a raccoglierli e a buttarli insieme ai normali rifiuti domestici. Ma è legale? Ci sono due modi di inquadrare la fattispecie: quella civilistica e quella penale. Iniziamo dalla prima.
Il codice civile [1] vieta di propagare fumi e calori nelle proprietà dei vicini se tali immissioni superano la cosiddetta “normale tollerabilità”. Così, il falò appiccato sul confine o in modo che il vento spinga la cenere e le fiamme sulla proprietà confinante può dar vita a una azione di risarcimento del danno, anche se l’episodio è singolo e sporadico.
Premettiamo innanzitutto che per la valutazione di ogni condotta, anche sotto il profilo penale, c’è sempre un margine di ragionevolezza che porta a “chiudere un occhio” in presenza di condotte del tutto inoffensive: si pensi al contadino che dà fuoco a una piccola “montagnella” di foglie secche grande quando due palmi di mano. Tanto è vero che la legge ritiene legali le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali … effettuate nel luogo di produzione» in quanto costituenti «normali pratiche agricole» [2].
Innanzitutto viene in rilievo il reato di incendio previsto dal codice penale che stabilisce [3]: “Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni. La disposizione precedente si applica anche nel caso d’incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica”.
C’è poi il reato di illecito smaltimento di rifiuti [7] che si applica anche (in virtù di una modifica intervenuta nel 2010 [8]) a paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericolosi. Tale reato punisce chi brucia in modo arbitrario rami, foglie secche. In pratica, viene punito chi effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione.
In ultimo c’è il famoso decreto terra dei fuochi [9l’articolo 182, comma 6-bis del Dlgs 52/06 ] che ha introdotto nel Codice ambientale il nuovo reato di “Combustione illecita di rifiuti” che punisce con la reclusione da due a cinque anni “chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate” (va meglio per i rifiuti vegetali “urbani”, provenienti cioè da giardini, aree verdi, cimiteri, che se la cavano con una pur robusta sanzione pecuniaria di natura amministrativa).
[2] Art. 182, comma 6-bis del Dlgs 52/06
[3] Art. 423 cod. pen.
[4] Cass. sent. n. 3339/2015
[5] Cass. sent. n. 23411/2015.
[6] Cass. sent. n. 14209/2008. Cfr. anche Trib. Messina, sent. del 13.08.2008. NOTA: Effettivamente, nella nozione di «bosco», la giurisprudenza tende a non far distinzioni quando ci si riferisca piuttosto a «boscaglia», «sterpaglia», «macchia mediterranea», ecc., considerato che «l’intento del legislatore è quello di dare tutela a entità naturalistiche indispensabili alla vita» (così Cass., sez. I, 4 marzo 2008, n. 14209, D., in CED Cass., 2008). Piuttosto, è rilevante l’estensione del terreno interessato dalle fiamme, in quanto ciò si connatura con la natura specifica dell’«incendio» (cfr., ad es., Trib. Crotone 4 gennaio 2008, n. 177, in Guida al dir., 2008, fasc. 15, 95, secondo cui: «non integra il reato di incendio boschivo un fuoco, derivante dalla bruciatura di sterpaglie, che pur avendo richiesto l’intervento dell’autorità […] abbia interessato un’area non vasta e comunque rapidamente circoscritta e altresì tenuta sotto controllo senza alcuna difficoltà»). Ed ancora Cass. sent. n. 25935/2001 secondo cui “L’elemento oggettivo del reato di incendio boschivo (art. 423 bis c.p., introdotto dal d.l. n. 220 del 2000, conv. nella l. n. 275 del 2000) è correttamente riferito anche a estensioni di terreno a “boscaglia”, “sterpaglia” e “macchia mediterranea”, atteso che la l. 21 novembre 2000 n. 353, che all’art. 11 ha riprodotto il testo dell’art. 423 bis c.p., all’art. 2 definisce l’incendio boschivo come un fuoco con suscettività ad espandersi su “aree boscate, cespugliate o arborate” nonché su “terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi alle dette aree”.
[7] art. 256 d.lgs. n. 152/2006.
[8] Art. 13 d.lgs. n. 205/2010.
[9] Dl. n. 136/2013 (convertito con L. n. 6/2014.

References: Art. 182
 Art. 423
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 256
 Art. 13