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Timestamp: 2020-07-07 13:46:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9116 del 02/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9116 del 02/04/2019
Cassazione civile sez. lav., 02/04/2019, (ud. 11/12/2018, dep. 02/04/2019), n.9116
sul ricorso 789/2014 proposto da:
B.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FLAMINIA 334,
presso lo studio dell’avvocato CARLO FERRUCCIO LA PORTA, che la
avverso la sentenza n. 559/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 27/06/2013 R.G.N. 671/2012;
1. B.B., assunta con il profilo operatore di sostegno, categoria C, posizione economica C2, del CCRL del comparto unico della Valle d’Aosta, in forza di una pluralità di contratti a tempo determinato succedutisi nel tempo, proponeva ricorso al Giudice del lavoro: a) per far dichiarare, previo accertamento dell’illegittimità dell’apposizione del termine, la trasformazione dei contratti in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze della Regione Valle d’Aosta a far data della stipulazione del primo contratto; b) per la corresponsione delle differenze retributive e la regolarizzazione contributiva, anche per i periodi non lavorati derivanti dalle varie interruzioni intercorrenti tra una scadenza contrattuale e una nuova stipula; c) per sentire accertare il proprio diritto al risarcimento dei danni derivatile dall’abusivo ricorso ai contratti a tempo determinato, da liquidarsi anche in via equitativa.
2. Il Giudice del lavoro del Tribunale di Aosta, ritenuta la fondatezza delle ragioni di illegittimità prospettate a fondamento del ricorso, ma negata la conversione del rapporto di lavoro, stante il divieto di cui all’art. 97 Cost., comma 3, e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 2, riconosceva il diritto della ricorrente al risarcimento del danno conseguente all’abusiva reiterazione e, in applicazione analogica della L. n. 300 del 1970, art. 18, liquidava il danno nella misura di venti mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto; riconosceva, in caso di continuità dei contratti a tempo determinato con la sola interruzione dell’attività scolastica coincidente con le vacanze estive, la retribuzione illegittimamente non pagata (pari a complessivi Euro 31.071).
4. La Corte di appello di Torino, accogliendo parzialmente l’appello della Regione Autonoma Valle d’Aosta e respingendo l’appello incidentale della lavoratrice, ha negato il diritto di quest’ultima al risarcimento del danno riconosciuto dal primo giudice ed ha conseguentemente riformato il capo della sentenza di primo grado che aveva condannato la Regione al pagamento, in applicazione analogica dell’art. 18 L. n. 300 del 1970, di venti mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre ad Euro 31.071 per i periodi feriali estivi illegittimamente non pagati.
4.1. La Corte d’Appello di Torino, per quanto ancora interessa nella presente sede, ha osservato che: a) i contratti a tempo determinato erano stati stipulati in violazione della L.R. n. 68 del 1989, e della L.R. n. 22 del 2010, art. 42 che, con norme d’identico contenuto, stabiliscono che il ricorso ai contratti a termine da parte della Regione deve essere giustificato da esigenze straordinarie e temporanee, prevedendo il limite temporale di nove mesi;
6. La ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., richiamando i principi espressi da Sez. Un. 5072 del 2016, in ordine alla risarcibilità del c.d. danno comunitario;
1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta violazione di legge in relazione a direttive comunitarie, sostenendo che, secondo un’interpretazione conforme al diritto dell’Unione, le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001 andrebbero interpretate quale deroga al divieto di conversione statuito dall’art. 36, per il caso di reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato da parte della Pubblica Amministrazione.
2. Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, e della clausola n. 5 dell’Accordo quadro Europeo CES, UNICE e CEEP in tema di contratti a termine, recepito dalla direttiva Europea 1999/70/CE, parte ricorrente censura la sentenza là dove questa ha negato il diritto al risarcimento del danno quale conseguenza immediata e diretta dell’accertato ricorso abusivo da parte del datore alla stipulazione di contratti a tempo determinato.
3. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta violazione di legge in relazione agli artt. 1218,1223,1226,1227,2056 e 2697 c.c., e alla clausola n. 5 dell’Accordo, nonchè vizio di motivazione, nella parte in cui la sentenza ha ritenuto che la ricorrente non avesse fornito alcuna allegazione nè deduzione probatoria in merito al danno patito e nella parte in cui ha riformato la sentenza di primo grado escludendo il diritto al risarcimento del danno pari alle retribuzioni non percepite nel periodo feriale. Assume che, a norma degli artt. 1218 e 1223 c.c., devono essere risarciti i pregiudizi patiti dal creditore a titolo di perdita subita e/o mancato guadagno che siano conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento del debitore. La Corte territoriale aveva omesso di considerare sia il fatto costituito dallo stato di disoccupazione derivante dalla perdita del posto di lavoro, sia il fatto determinato dalla perdita della retribuzione per i periodi non lavorati, tutti imputabili all’abuso posto in essere dalla Pubblica Amministrazione.
Il D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 36, comma 8, (poi trasfuso nel D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 2), secondo il quale la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori da parte delle pubbliche amministrazioni non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, si riferisce a tutte le assunzioni avvenute al di fuori di una procedura concorsuale, operando anche nei confronti dei soggetti che siano risultati solamente idonei in una procedura selettiva ed abbiano, successivamente, stipulato con la P.A. un contratto di lavoro a tempo determinato fuori dei casi consentiti dalla contrattazione collettiva, dovendosi ritenere che l’osservanza del principio sancito dall’art. 97 Cost., sia garantito solo dalla circostanza che l’aspirante abbia vinto il concorso. Nè tale disciplina viola – come affermato dalla sentenza n. 89 del 2003 della Corte costituzionale – alcun precetto costituzionale, in quanto il principio dell’accesso mediante concorso rende palese la non omogeneità del rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni rispetto al rapporto di lavoro alle dipendenze di datori privati e giustifica la scelta del legislatore di ricollegare, alla violazione delle norme imperative, conseguenze solo risarcitorie e patrimoniali (in luogo della conversione del rapporto a tempo indeterminato prevista per i lavoratori privati); nè contrasta, infine, con il canone di ragionevolezza, avendo la stessa norma costituzionale individuato nel concorso, quale strumento di selezione del personale, lo strumento più idoneo a garantire, in linea di principio, l’imparzialità e l’efficienza della pubblica amministrazione. (v. ex plurimis, tra le più risalenti, Cass. n. 11161 del 2008; conf., tra le più recenti, in fattispecie del tutto analoga a quella in esame, Cass. n. 7982 del 2018).
Nessun vincolo al riguardo può ravvisarsi in una pretesa esigenza di uniformità di trattamento rispetto alla disciplina dell’impiego privato, visto che ad esso il principio del concorso è del tutto estraneo (Corte Cost. sentenza n. 89 del 2003, city.
10. Va da ultimo esaminata l’incidenza sulla risoluzione della fattispecie dell’argomento introdotto dalla Regione in sede di memoria difensiva ex art. 378 c.p.c., secondo cui, l’intervenuta stabilizzazione a opera della società controllata (“Società di Servizi Valle d’Aosta s.p.a.”) – a seguito di procedure selettive finalizzate a valorizzare l’esperienza professionale maturata dal lavoratore in virtù di contratti a termine siglati con l’Amministrazione – escluderebbe l’operatività dei suddetti principi in tema di agevolazione probatoria del danno, il quale dovrebbe altresì ritenersi del tutto escluso nella fattispecie.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 18
 sentenza 
 art. 42
 art. 380
 art. 36
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 36
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 378