Source: https://www.avvocatoalessandropaoletti.it/2018/06/caso-drassich-2/
Timestamp: 2019-08-26 04:47:44+00:00

Document:
Caso Drassich 2: riqualificazione del fatto o riconsiderazione addebito?
Alessandro Paoletti- 7 Giugno 2018
Nuovo articolo, a firma A. Paoletti, pubblicato sulla rivista giuridica Diritto & Diritti (Diritto.it) – URL di pubblicazione: https://www.diritto.it/caso-drassich-differenza-riqualificazione-del-reato-riconsiderazione-delladdebito/.
Il giorno 22 febbraio 2018 è stata emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo la decisione conclusiva del ricorso n. 65173/09, promosso contro la Repubblica italiana dall’ex-giudice del Tribunale di Pordenone, Mauro Drassich, il quale – per la seconda volta, dopo un primo ricorso del 2004 che lo aveva visto vittorioso nei confronti del Governo italiano, da cui era infatti scaturita la nota sentenza 11 dicembre 2007, Drassich c. Italia (n. 1) – lamentava la violazione del proprio diritto soggettivo ad un equo processo, così come previsto dall’art. 6 della Convenzione sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), a causa del diniego alla revisione del proprio precedente procedimento penale chiusosi definitivamente nel 2009 innanzi al Giudice della legittimità italiano, con una sentenza che aveva confermato in toto l’addebito di Corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter c.p.) già precedentemente ritenuto dalla stessa Suprema corte con la propria sentenza del 2004 oggetto del precedente ricorso che era stato proposto dal Drassich innanzi alla Corte europea (Corte EDU) e che aveva portato all’emissione della summenzionata sentenza Drassich c. Italia (n. 1); sentenza, quella della Cassazione da ultimo citata, che per la prima volta, in sede di legittimità, aveva operato la “riqualificazione” dei fatti oggetto del giudizio penale, da Corruzione propria “semplice” (art. 319 c.p.) a Corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter c.p.), e che per questo era stata reputata violativa del dettato dell’art. 6 CEDU da parte della Corte europea.
Questa più recente pronuncia della Corte EDU sul caso Drassich è stata l’occasione per portare avanti una riflessione più ampia sull’istituto della riqualificazione del fatto-reato, previsto nel nostro ordinamento all’art. 521 comma 1 c.p.p., interrogandoci su quale sia la sua reale portata ed i suoi limiti.
Stella polare dell’analisi non poteva che essere il diritto di difesa dell’imputato; soggetto che più ha da rimetterci laddove della riqualificazione del fatto se ne faccia un uso debordante ed improprio da parte del giudice.
L’articolo che si va presentando con questo post si intitola “Caso Drassich 2: differenza tra riqualificazione del fatto-reato e riconsiderazione dell’addebito” ed è stato pubblicato in data 07/06/2018 sulla rivista giuridica on-line “Diritto & Diritti” (www.diritto.it) del Gruppo Maggioli.
L’indirizzo URL di pubblicazione è il seguente: https://www.diritto.it/caso-drassich-differenza-riqualificazione-del-reato-riconsiderazione-delladdebito/.
Di seguito si riporta il sommario dei paragrafi che compongono l’elaborato:
L’evoluzione del caso Drassich, dal rinvio a giudizio innanzi al Tribunale di Venezia all’emissione della Sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 22/02/2018 (Ricorso n. 65173/09), ossia la c.d. Sentenza Drassich n. 2;
Un caso di riqualificazione del reato? Le fattispecie di corruzione propria “semplice” e di corruzione in atti giudiziari, l’art. 521 c.p.p. ed il diritto di preparare la propria difesa in maniera concreta ed effettiva che è previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo;
Un’ipotesi di cortocircuito? La nullità della sentenza definitiva e l’eventuale questione sul titolo esecutivo.
Si ricorda che chiunque volesse contattare l’autore per delucidazioni in merito ai temi trattati nell’articolo, ovvero per una richiesta di consulenza o di elaborazione di un preventivo finalizzato al conferimento di un incarico professionale di assistenza difensiva, può utilizzare i recapiti indicati nella sezione “Contatti” del presente sito web.
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