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Timestamp: 2017-10-22 06:38:29+00:00

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Corte di Cassazione, sezione V penale, ordinanza 28 giugno 2017, n. 31677
Non è possibile configurare la distrazione dell’avviamento commerciale dell’azienda oggetto dell’impresa successivamente fallita se, contestualmente, non sia stata oggetto di disposizione anche l’azienda medesima o quanto meno quei fattori aziendali in grado di generare l’avviamento. Ciò, tuttavia, non esclude la possibilità che l’avviamento possa costituire l’oggetto materiale della bancarotta fraudolenta patrimoniale, sotto il profilo della distruzione, intesa come annullamento del valore economico di uno degli elementi del patrimonio dell’imprenditore, attuata mediante l’intenzionale dispersione, da parte dell’imprenditore, proprio dell’avviamento commerciale
ORDINANZA 28 giugno 2017, n.31677
1.Con il provvedimento impugnato il Tribunale del Riesame di Palermo rigettava il ricorso ex art. 309 cod. proc. pen., avverso l’ordinanza del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Palermo con cui, in data 24/11/2016, era stata applicata ad A.A. la misura degli arresti domiciliari per i delitti: 1) di cui agli artt. 110 cod. pen., 216, comma primo, n. 1, 219, comma 2, n. 1, r.d. n. 267/1942, per avere, in concorso con Am.An. , nella qualità di titolare dell’omonima ditta individuale dichiarata fallita dal Tribunale di Palermo con sentenza n. 90/15, e lo stesso Am.An. nella qualità di partecipe all’impresa, pur a fronte di debiti per oltre Euro 1.381.563,88 ed un attivo inesistente, dissipato il valore di avviamento dell’impresa distraendolo verso la A. Edilizia s.r.l., società a loro stessi riconducibile, compresi i seguenti beni: n. 228 barattoli di vernice marca gdm della Giuseppe di Maria s.p.a.; rapporti contrattuali con i fornitori (in particolare la Sicilgesso s.p.a. e la Kerakoll s.p.a.); rapporti contrattuali con i lavoratori dipendenti C.A. , Cu.Ca. , P.G. , Pr.Vi. , G.A. ); con l’aggravante di cui all’art. 219, comma 2, legge fallimentare, avendo commesso più fatti di bancarotta fraudolenta; 2) di cui all’art. 216, comma 1, n. 1, 219, comma 2, n. 1, r.d. n. 267/1942, perché, quale titolare dell’omonima ditta individuale, dichiarata fallita dal Tribunale di Palermo con sentenza n. 90/15, avente debiti per oltre Euro 1.381.563,88 ed attivo inesistente, distraeva i seguenti beni: la somma di Euro 4.600,00 prelevata il 03/02/2015 dal conto corrente n. (omissis) , aperto presso la filiale di (OMISSIS) della Banca Popolare Sant’Angelo; le somme di Euro 950,00 ed Euro 980,00, versate, rispettivamente il 16/03/2015 ed il 09/04/2015 dal predetto conto corrente in favore di At.Ra.Lu. ; la somma di Euro 1.000,00 prelevata dal predetto conto corrente in data 08/05/2015; il terreno ricadente sul territorio di (omissis) , donato nel maggio 2005 alla predetta At. ; la somma di Euro 12.000,00, bonificata sul conto corrente acceso presso l’Istituto di Credito Siciliano s.p.a. ed intestato al medesimo A.A. ; con l’aggravante di cui all’art. 219, comma 2, n. 1, legge fallimentare, avendo commesso più fatti di bancarotta fraudolenta; in (…), sentenza dichiarativa di fallimento del 12/06/2015.
A.A. ricorre, a mezzo del difensore di fiducia Avv.to Roberto D’Agostino, per:
2.1. violazione di legge e vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen., in relazione agli artt. 273, comma primo, 292, comma secondo, lett. c bis), cod. proc. pen., risultando la motivazione dell’impugnata ordinanza carente sotto il profilo dell’autonoma valutazione dei gravi indizi di colpevolezza offerti dalla pubblica accusa, avendo il Tribunale del Riesame, altresì, omesso di esaminare il materiale probatorio prodotto dalla difesa in sede di discussione; in particolare, in relazione a detto materiale, la motivazione risulterebbe apparente, non avendo il Tribunale del Riesame tenuto conto del fatto che il difensore, nell’ambito delle investigazioni difensive, debba cercare prove a discarico, per cui apparirebbe privo di senso affermare che le dichiarazioni dei testi della difesa abbiano contenuto negativo, così come apparirebbe privo di senso affermare che esse siano numericamente inferiori a quelle dell’accusa, non essendo quello quantitativo un criterio di valutazione della prova, e quindi ponendosi in contrasto con la giurisprudenza di legittimità sulle indagini difensive. Sul punto la difesa ha illustrato analiticamente il contenuto delle dichiarazioni dei soggetti escussi in sede di indagini difensive, al fine di dimostrare come essi avessero escluso qualsivoglia continuità tra la ditta individuale A.A. , dichiarata fallita, e la s.r.l. facente capo al figlio Am.An. , nonché al fine di dimostrare che le dichiarazioni dei predetti soggetti avesse anche un contenuto positivo circa la ricostruzione della vicenda; inoltre, l’ordinanza avrebbe del tutto taciuto in ordine alle dichiarazioni favorevoli all’indagato rese da alcune persone informate sui fatti ed escusse dalla P.G. su delega del pubblico ministero, ossia il curatore fallimentare, il dipendente della Kerkoll s.p.a., Co.Fr.Pa. , e gli investigatori privati assunti dalla Sicilgesso s.p.a., ed avrebbe, altresì, errato nella valutazione di alcune risultanze investigative, con particolare riferimento alle movimentazioni di denaro illustrate in ricorso ed alle stesse deduzioni degli organi investigativi, come compendiate nelle relazioni di servizio; parimenti sarebbe stata omessa qualsivoglia motivazione in ordine alla documentazione offerta dal ricorrente in sede di riesame, idonea a smentire le dichiarazioni di alcuni testi della pubblica accusa, come analiticamente illustrato in ricorso. Inoltre, gli elementi evidenziati nell’ordinanza impugnata apparirebbero inidonei a fondare un serio compendio indiziario anche alla luce della giurisprudenza di legittimità circa la distrazione dell’avviamento commerciale dell’impresa, possibile solo in presenza di determinate condizioni, insussistenti nel caso in esame, alla luce della motivazione dell’impugnata ordinanza, non essendo in alcun modo possibile comprendere quale fosse il valore dell’avviamento commerciale dell’impresa nel caso in esame. Quanto ai barattoli di vernice – che comunque non sembrerebbero aver nulla a che fare con l’avviamento commerciale – l’ordinanza avrebbe del tutto omesso di motivare in ordine alle deduzioni difensive, secondo le quali non sussisteva alcun elemento idoneo a dimostrare l’appartenenza dei detti barattoli alla ditta individuale A.A. , e che, comunque, trattandosi di beni risalenti a circa dieci anni orsono, gli stessi erano del tutto privi di valore economico;
Quanto al primo motivo, va premesso che, come più volte ribadito da questa Corte di legittimità, in tema di impugnazione di misure cautelari personali, il giudice del riesame, sia pure con motivazione sintetica, deve dare ad ogni deduzione difensiva puntuale risposta, incorrendo in caso contrario, nel vizio, rilevabile in sede di legittimità, di violazione di legge per carenza di motivazione (Sez. 6, sentenza n. 31362 del 08/07/2015, Carbonari, Rv. 264938; Sez. 5, sentenza n. 45520 del 15/07/2014, Musto, Rv. 260765).
Quanto alla problematica concernente la possibilità di configurare l’avviamento ed i rapporti di lavoro come oggetto della bancarotta per distrazione, esso è stato affrontato, con una risalente pronuncia, da Sez. 5, sentenza n. 8598 del 24/05/1982, Marcucci, Rv. 155357, che aveva affermato detta possibilità in relazione ai beni indicati, in quanto economicamente apprezzabili. Leggendo la motivazione della sentenza citata – che si occupava di una vicenda distrattiva relativa all’intero compendio aziendale, inclusi i dipendenti e la clientela della società fallita – era stato ribadito il consolidato principio secondo cui ‘l’avviamento, i rapporti di lavoro e la tecnologia, costituiscono beni economicamente apprezzabili e, come tali, possono essere oggetto di distrazione. Nel concetto di beni, di cui all’articolo 216 della legge fallimentare, rientrano infatti tutti gli elementi del patrimonio dell’imprenditore, compresi non soltanto i beni suscettibili di utilizzazione immediata, ma anche i beni strumentali e persino quelli futuri, quando si atteggino come mere aspettative. Invero l’oggetto materiale della bancarotta è costituito da quel complesso di rapporti giuridici, economicamente valutabili (cose materiali e diritti), che fanno capo all’imprenditore e rappresentano la garanzia delle ragioni della massa dei creditori, e sui quali può incidere l’illecita manomissione ai danni di costoro’.
In particolare la sentenza Sez. 5, n. 3817 del 11/12/012, citata, ha approfondito esaustivamente i concetti di rilevanza economica dell’avviamento e di configurabilità della distrazione dello stesso: nel rilevare l’apparenza del contrasto interpretativo tra le precedenti pronunce, alla luce dell’esame concreto delle fattispecie esaminate, essa ha ribadito che l’avviamento commerciale deve intendersi come la capacità di profitto di un’azienda, ed il suo valore come il plusvalore dell’azienda avviata, per cui esso non rappresenta per l’imprenditore una mera aspettativa di fatto, costituendo, al contrario, un valore dell’azienda che lo incorpora; ciò è dimostrato da molteplici parametri normativi, tra cui, ad esempio, gli artt. 2424 e 2426 cod. civ. che, rispettivamente, considerano l’avviamento ‘derivativo’ una immobilizzazione immateriale, e ne consentono l’appostazione nello stato patrimoniale del bilancio nei limiti del costo sostenuto per la sua acquisizione, dovendosi peraltro chiarire che la mancanza di analoga disposizione per l’avviamento ‘originario’ dipende dalla natura del bilancio – che misura l’utile effettivamente realizzato, mentre la valutazione dell’avviamento originario comporterebbe l’anticipazione di quelli futuri conseguibili in funzione dell’espansione e del consolidamento dei fattori che lo generano – e non significa che quest’ultimo non sia economicamente valutabile, in quanto viene di fatto valutato nel momento in cui l’azienda sia oggetto di cessione o comunque cessi il suo esercizio.
La natura patrimoniale dell’avviamento, tuttavia, non significa automaticamente che esso sia suscettibile di autonoma disposizione, proprio in quanto inscindibile dall’azienda medesima, con la conseguenza che non è possibile configurare la distrazione dell’avviamento commerciale dell’azienda oggetto dell’impresa successivamente fallita se, contestualmente, non sia stata oggetto di disposizione anche l’azienda medesima o quantomeno quei fattori aziendali in grado di generare l’avviamento. Ciò non esclude, comunque, la possibilità che l’avviamento possa costituire l’oggetto materiale della bancarotta fraudolenta patrimoniale, sotto il profilo della distruzione, intesa come annullamento del valore economico di uno degli elementi del patrimonio dell’imprenditore, attuata mediante l’intenzionale dispersione, da parte dell’imprenditore, proprio dell’avviamento commerciale, anche in assenza di alienazione od eterodestinazione dei beni aziendali. Pertanto ‘la mancata conservazione dell’avviamento costituisce certamente una lesione della garanzia patrimoniale, frustrando l’interesse del ceto creditorio alla potenziale realizzazione di quel plusvalore impresso dal medesimo all’azienda all’atto della liquidazione dell’attivo fallimentare’.
Anche relativamente alla sussistenza delle esigenze cautelari, va detto che la motivazione dell’ordinanza appare basata essenzialmente su affermazioni che non soddisfano i criteri normativi, secondo cui devono essere specificamente individuati gli elementi da cui desumere il pericolo concreto ed attuale di inquinamento probatorio – non essendo stata evidenziata alcuna condotta in tal senso attuata dal ricorrente – ed il pericolo di reiterazione – atteso il fallimento della ditta individuale e la mancata indicazione di un concreto coinvolgimento del ricorrente nella A. Edilizia s.r.l., alla quale egli parteciperebbe, in ogni caso, come extraneus.
Con tag:avviamento commerciale,bancarotta,bancarotta fraudolenta,fallimento,Presidente VESSICHELLI Maria,Relatore CATENA Rossella
Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 25 luglio 2017, n. 36801

References: art. 309
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