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Timestamp: 2018-10-17 04:12:10+00:00

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Art. 2501 codice civile: Forme di fusione
La fusione (1) di più società può eseguirsi mediante la costituzione di una nuova società (2), o mediante l’incorporazione (3) in una società di una o più altre.
La partecipazione alla fusione non è consentita (4) alle società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell’attivo.
Liquidazione: [v. 2487].
Fusione: si verifica quando a due o più società si sostituisce un organismo sociale nuovo. La (—) può attuarsi in due modi: per incorporazione, qualora una società assorba interamente un’altra società; mediante unione, qualora due o più società si estinguano e dalla loro sostanza patrimoniale sorga un terzo ente nuovo.
(1) Per la disciplina anteriore alla riforma del d.lgs. 6/2003, v. art. 2501.
L’unica modifica intervenuta riguarda l’eliminazione dell’esclusione delle società sottoposte a procedura concorsuale [v. 2499] dalla partecipazione alla fusione. Tale preclusione resta solo per le società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell’attivo.
(2) In questo caso la fusione comporta la nascita di un nuova società, che sostituisce tutte le società che si fondono; le società preesistenti si estinguono, ma i loro rapporti giuridici, anche processuali, proseguono in capo alla società risultante dalla fusione [v. 2504bis]. Tale fusione (cd. in senso stretto) è quella di minor diffusione nella pratica per evidenti aggravi fiscali, determinandosi la necessità di un nuovo atto costitutivo assoggettato all’imposta di registro.
(3) La fusione di solito interviene:
— tra società di grandi dimensioni, allo scopo di escludere la concorrenza e dare vita ad una sola impresa a carattere monopolistico, ovvero al fine di riorganizzare e sistemare le strutture interne del gruppo;
— fra società di piccole e medie dimensioni, per fare fronte alla concorrenza delle grandi imprese.
(4) La fusione può quindi realizzare anche operazioni di concentrazione tra imprese che, ai sensi della l. 10-10-1990, n. 287, devono essere preventivamente comunicate all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, qualora il fatturato totale, realizzato a livello nazionale dall’insieme delle imprese interessate, sia superiore all’importo indicato dalla stessa legge e periodicamente aggiornato dall’Autorità. Se venga accertata la realizzazione di una concentrazione vietata, l’Autorità può impedirne l’esecuzione ovvero prescrivere le misure necessarie a ripristinare condizioni di concorrenza effettiva, eliminando gli effetti distorsivi.
Nel caso di fusione per incorporazione tra due società (secondo la disciplina anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6), non dichiarata nel corso del giudizio di primo grado, la parte non colpita dall'evento estintivo può notificare validamente l'atto di citazione in appello non solo nei confronti della società incorporante ma, nonostante la regolare pubblicazione nel registro delle imprese dell'atto di fusione, anche nei confronti della società incorporata, salvo che l'appellante sia stato edotto dell'estinzione di quest'ultima mediante qualsiasi atto idoneo a comunicare il fatto al destinatario in modo certo e documentalmente dimostrabile, anche se non necessariamente in via diretta attraverso una notificazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che ha dichiarato inammissibile l'appello notificato nei confronti della banca incorporata sul presupposto dell'intervenuta comunicazione della fusione all'appellante con la relazione di notifica della sentenza di primo grado). Rigetta, App. Venezia, 22/09/2009
Cassazione civile sez. I 27 dicembre 2013 n. 28664
La fusione per incorporazione di una società della quale l'incorporante era unica socia, senza aumento di capitale dell'incorporante e con annullamento delle quote rappresentative del capitale dell'incorporata, legittima l'incorporante ad iscrivere in bilancio, alla voce "avviamento", il disavanzo di fusione, pari alla differenza tra il patrimonio netto della società incorporata ed il prezzo pagato per acquistarne le quote e, di conseguenza, a dedurre dal reddito imponibile la relativa quota di ammortamento. È, di conseguenza, viziata da violazione di legge la sentenza di merito, la quale neghi la suddetta deducibilità, in mancanza della prova del pagamento d'un prezzo per l'acquisizione dell'avviamento dell'incorporata, giacché, nell'ipotesi sopra descritta, l'onerosità dell'acquisizione dell'avviamento è "in re ipsa", e sussiste sol che le quote dell'incorporata siano state acquistate per un prezzo superiore a quello risultante dal bilancio d'esercizio (fattispecie non soggetta, "ratione temporis", al principio della neutralità fiscale del disavanzo di fusione, introdotto dall'art. 27 comma 1 l. n. 724 del 1994).
La fusione della società mediante incorporazione, di cui agli artt. 2501 e 2504 bis ss. c.c., non determina sempre l'estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell'ipotesi di fusione paritaria cosicché nell'ipotesi di incorporazione di società ricorre la fattispecie del trasferimento d'azienda ex art. 2112 c.c. tutte le volte in cui l'intera impresa, o un ramo di essa, viene trasferita ad altro soggetto (cessionario) in presenza di specifiche e determinate condizioni normativamente previste.
Corte appello Perugia sez. lav. 12 luglio 2012 n. 133
Il giudice che accerti l’illegittimità del licenziamento non può disporre la reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro, qualora nelle more del giudizio sia sopravvenuta la cessazione totale dell’attività aziendale, ma deve limitarsi ad accogliere la sola domanda di risarcimento del danno con riguardo al periodo compreso tra la data del licenziamento e quella della sopravvenuta causa di risoluzione del rapporto. Tuttavia è possibile procedere, ricorrendone i presupposti, alla reintegrazione del posto qualora sia intervenuta l’incorporazione della società datrice di lavoro in altro soggetto societario. Infatti, la fusione della società mediante incorporazione, di cui agli artt. 2501 e 2504 bis ss. c.c., non determina sempre l’estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell’ipotesi di fusione paritaria. In particolare, va rilevato che nell’ipotesi di incorporazione di società ricorre la fattispecie del trasferimento d’azienda ex art. 2112 c.c., tutte le volte in cui l’intera impresa, o un ramo di essa, viene trasferita ad altro soggetto (cessionario) in presenza delle condizioni ampiamente esaminate dalla più recente giurisprudenza di legittimità, anche sulla base della normativa comunitaria.
Cassazione civile sez. lav. 02 settembre 2010 n. 19000
In caso di fusione per incorporazione di una società in un'altra ai sensi dell'art. 2501 e 2504 bis c.c., sussiste il diritto alla reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato, già dipendente della società incorporata, nella società incorporante quando per effetto dell'incorporazione l'intera impresa o una ramo di essa venga trasferita ad altro soggetto (cessionario) conservando la propria identità in conformità alle condizioni previste dalla normativa comunitaria (direttiva n. 77/187/CE e successive modifiche e integrazioni) determinandosi in tale ipotesi il trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c.
L'accreditamento istituzionale sanitario rilasciato dalla Regione in favore di una società è trasmissibile, in ipotesi di modificazioni soggettive del soggetto societario accreditato ed in particolare nel caso di incorporazione per fusione in altra società ex art. 2501 c.c., con contestuale cessione del ramo di azienda.
T.A.R. Bari (Puglia) sez. II 17 dicembre 2009 n. 3246

References: art. 2501
 sentenza 
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 art. 2112
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 art. 2501