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Timestamp: 2020-06-04 22:19:59+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 7491 del 23/03/22017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7491 del 23/03/22017
Cassazione civile, sez. un., 23/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.23/03/2017), n. 7491
sul ricorso 29691-2015 proposto da:
G.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA GIULIANA
44, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO ARRIGO, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato STEFANO SANTAROSSA;
1508/2015 del TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE del LAZIO;
uditi gli Avvocati Federico Ghera e Luisa Torchia;
La Regione Lazio propone regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al ricorso pendente davanti al TAR Lazio instaurato da G.G. contro la Regione Lazio avente ad oggetto l’annullamento della determinazione del direttore delle risorse umane della Regione Lazio del 24/10/2014 e dei successivi contratti di conferimento di incarichi dirigenziali.
La Regione Lazio espone che con decreto del presidente della Giunta Regionale del 5/8/2003 era stato nominato D.F.R. quale commissario liquidatore della Comunità Montana Gronde dei monti Ausoni con il compito di procedere alla definitiva liquidazione dell’ente; che il commissario liquidatore, con decreto n. 7 del 10 febbraio 2005, non pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nè sul bollettino della Regione ma solo sull’albo della comunità montana, aveva bandito un coneorgo riservato al personale in Servizio presso l’ente montano e presso altri enti agenzie regionali e/o subregionali per l’assunzione di un dirigente a tempo indeterminato area amministrativa; che al concorso avevano partecipato nove candidati tutti dichiarati idonei e tra questi il G.; che quest’ultimo, quale idoneo, era stato assunto come dirigente di ruolo a tempo indeterminato e successivamente era transitato nel ruolo del personale della Regione Lazio con la qualifica di dirigente.
La Regione riferisce, inoltre,che il nuovo direttore delle risorse umane della Regione Lazio, insediatosi nel maggio 2013, con determinazione del 24 ottobre 2014 aveva accertato la nullità assoluta e insanabile della determinazione che aveva disposto l’inquadramento del G. nella qualifica dirigenziale a tempo indeterminato e del conseguente contratto di inquadramento in quanto adottati sul presupposto di una procedura concorsuale inficiata da nullità per violazione di norme imperative in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, dal D.P.R. n. 3 del 1957, art. 3, comma 6 e della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies; che tale nullità determinava, per vizio insanabile degli atti presupposti, la nullità dell’inquadramento nel ruolo del personale dirigente a tempo indeterminato della Regione Lazio e dei successivi contratti di conferimento di incarichi dirigenziali con applicazione, tuttavia, delle disposizioni dell’art. 2126 c.c. relativamente alle retribuzioni percepite e ai contributi versati.
Secondo la ricorrente la contestazione della legittimità della determinazione del 24 ottobre 2014, e di quella successiva di re inquadramento nel ruolo di provenienza, oggetto del ricorso davanti al Tar determinavano una controversia di lavoro con la pubblica amministrazione devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario sottolineando la natura privatistica della determinazione avente natura di atto di gestione della rapporto di lavoro; nè avrebbe potuto affermarsi la giurisdizione amministrativa sulla base della considerazione che la Delib. 24 ottobre 2014 conteneva la declaratoria della nullità della procedura concorsuale costituendo questa esclusivamente presupposto della nullità del rapporto di lavoro dirigenziale e dunque non un atto o autonomo,nè di natura imperativa rispetto alle determinazioni finali riguardanti la nullità del rapporto di lavoro dirigenziale.
La Regione Lazio conclude chiedendo la declaratoria della giurisdizione del G.O. Resiste con controricorso il G.. Sono state acquisite le conclusioni del Procuratore Generale nonchè le memorie ex art. 378 c.p.c. depositate da entrambe le parti.
6. Il suddetto provvedimento della Regione costituisce atto di natura privatistica, di micro organizzazione, riguardando la gestione del rapporto di lavoro del dipendente con la P.A., assunto in costanza di rapporto, e concernendo l’affidamento e la revoca di incarico dirigenziale devoluto alla giurisdizione ordinaria ancorchè vengano in questione atti amministrativi presupposti che, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 1, il giudice ordinario può disapplicare.
In sostanza il superamento di un concorso pubblico, indipendentemente dalla nomina e, a fortiori, dopo la conclusione del contratto di lavoro, consolida nel patrimonio dell’interessato una situazione giuridica individuale di diritto soggettivo (cfr, Cass. n.21671/2013; Cass.n. 14690/2015)rientrando quindi nella giurisdizione del giudice ordinario tutti gli atti della serie negoziale successivi alla stipulazione del contratto, compresi quelli volti a disporne l’annullamento unilaterale o la caducazione automatica.
7. Il controricorrente ha eccepito il difetto di interesse ad una tale pronuncia in quanto egli era stato collocato a riposo dal febbraio 2013.
Deduce, inoltre, al fine di affermare la giurisdizione amministrativa, che aveva denunciato davanti al TAR vizi procedurali della Delib. 24 ottobre 2014 e che la revoca dell’incarico dirigenziale era avvenuta sulla base dell’annullamento dell’intera procedura concorsuale la cui cognizione doveva essere del giudice amministrativo.
Circa l’eccezione di difetto di interesse va rilevato che lo stesso ricorrente ha instaurato il giudizio davanti al TAR pur dopo il suo pensionamento, giudizio che non risulta affatto abbandonato e ciò è sufficiente ad escludere qualsiasi fondatezza dell’eccezione dallo stesso sollevata.
Quanto alle altre considerazioni formulate dal controricorrente deve richiamarsi quanto più volte affermato da questa Corte secondo cui la giurisdizione si determina sulla base della domanda e, a tal fine, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il cosiddetto “petitum sostanziale”, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata (cfr. Cass. 17461/2006, SSUU. n. 8374/2006). Nella fattispecie in esame il ricorrente fa valere, davanti al TAR, il suo diritto a mantenere la qualifica di dirigente della Regione Lazio venuta meno per l’assoluta ed insanabile nullità della procedura concorsuale bandita dal commissario liquidatore della comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni alla quale egli aveva partecipato risultando tra gli idonei divenendo,poi, dirigente di ruolo. La nullità assoluta ed inderogabile del concorso viene in considerazione quale presupposto della gestione del rapporto giuridico e non già quale oggetto diretto ed immediato della pretesa non riguardando pertanto l’esercizio del potere amministrativo di assumere al lavoro mediante procedure concorsuali, cui corrisponde un interesse legittimo tutelabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63, comma 4.

References: Sentenza 
 art. 36
 art. 3
 art. 21
 art. 378
 art. 63
 Cass. 
 Cass. 
 art. 63