Source: https://neocatecumenali.blogspot.com/2012_04_01_archive.html
Timestamp: 2017-04-29 17:22:17+00:00

Document:
Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità: aprile 2012
"Honesta turpitudo pro causa bona est".
Lo disse Pubblilio Siro duemila anni fa, ma è terribilmente attuale. Non è il demonio ad uccidere la fede, e nemmeno l'ateismo. È il pragmatismo, che spinge la Chiesa ad accogliere tutto ed il contrario di tutto sotto il sacro manto. Ed è il relativismo religioso, non meno pernicioso di quello filosofico, per cui non vi sarebbero beni assoluti e mali assoluti e tutto va contestualizzato, storicizzato.
Questa concezione dominante ha spinto ad un cambio di prospettiva: dal male assoluto si è passati al male relativo. Così il cammino neocatecumenale è stato evidentemente considerato, nella peggiore delle ipotesi, un male minore rispetto alla lontananza dalla fede, alla violenza della società, all'espansionismo islamico, ecc. ecc.
Kiko, di certo, non è un dèmone. Più che altro, è un individuo che ha imparato progressivamente a gestire la propria eccentricità, il proprio carisma sugli altri, fino a trasformarlo in uno strumento di esaltazione collettiva. Sapendo circondarsi degli appoggi giusti nelle gerarchie e fuori di esse. Alla fine l'ha vinta, a dimostrazione di quanto possa il connubio auto-esaltazione e lucidità.
Quanto al Papa, fa il suo mestiere, che è quello di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, sapendo accogliere anziché respingere. Tuttavia, grava su di lui il peso di scelte sicuramente problematiche e piuttosto dirompenti tra i fedeli.
Bisogna pregare anzitutto per lui, perchè se un Papa si sbaglia, sono disastri per la Chiesa (e per l'umanità).
Al momento in cui siamo, ci chiediamo se il Papa abbia ancora qualcosa da dire sulla questione CNC: non lo sappiamo e crediamo non lo sappiano neppure i suoi più stretti collaboratori. Ci appare difficile, comunque, che possa imprimere una sterzata fortemente correttiva sui direttori, che nonostante la sorprendente approvazione continuano a rimanere "segreti", dopo aver approvato lo statuto del CNC al di là di ogni ragionevole dubbio. Anche se ora, in extremis, qualcosa sulla Liturgia si è mosso.
A dire il vero, il nostro Papa è un inguaribile ottimista, poiché è riuscito a vedere quel poco di buono nel Cammino in un mare magnum di contraddizioni e storture che lo accompagnano, come denunciato qui e altrove.
Ed è un Papa che sorprende, perchè dopo aver chiaramente impresso una svolta nella riscoperta dei valori della tradizione cattolica ed ecclesiale, ha approvato il frutto più controverso e plateale della ermeneutica post-conciliare, con aggiunte sincretiste e giudaizzanti.
Nessuno è abbastanza progressista nella Chiesa odierna da suscitare un sano moto oppositivo nelle coscienze dei credenti tradizionalisti. E nessuno è abbastanza tradizionalista da sgomberare il campo da qualsivoglia equivoco sulla certezza dei dogmi fondanti della fede, con assunzione di comportamenti consequenziali.
Temo proprio che Publilio Siro abbia colto nel segno, a proposito delle turpitudini quando diventano utili alla causa. Il dilemma è se la causa, rinforzata dalle turpitudini, rimanga incorrotta o non si trasformi in qualcosa d'altro.
Si tratta dell'ennesimo testo di grande rilevanza sul Cammino neocatecumenale che negli ultimi tempi non proviene da noi, ma da altre autorevoli fonti, come, ad esempio, questo di Cantuale Antonianum, che smonta l'interpretazione pro-cammino sulla vexata questio della pubblicazione del Direttorio NC.
Grazie per l'ospitalità. :) 3) L'anonimo commentatore in buona fede, probabilmente più esperto di diritto commerciale che di diritto della Santa Chiesa, commette vari e gravi errori, che ora esporremo (ed essendo alquanto comuni cerchiamo di correggerli):
Il Cammino Neocatecumenale non è e non ha mai voluto essere una ASSOCIAZIONE PUBBLICA DI FEDELI, come asserito dall'anonimo. E qui si vede che lo scrivente non ne fa parte, o è un "novizio". Quante volte deve ripeterlo il povero Kiko che non vuole sentir parlare per il Cammino di "Associazione"?
Il caro commentatore non si accorge però di che cosa si sta esattamente parlando nell'articolo che commenta e di quale documento si discuta nel post. Non si tratta, come egli afferma nel concludere la sua filippica, dello STATUTO del movimento (il quale è stato pubblicato, divulgato, ciclostilato e può essere trovato anche qua), ma del Direttorio per la Catechesi del Cammino Neocatecumenale (se il giurista-commentatore non ha colto la differenza tra l'uno e l'altro documento, lascio ai lettori l'ardua sentenza....). Comunque sia continuiamo nel merito.
Nel linguaggio ecclesiale un testo viene "approvato PER la pubblicazione", e questo non coincide con il linguaggio del diritto civile (o diritto "in generale" come dice l'amico) che prevede il deposito di statuti o altri regolamenti di aziende per darne la necessaria pubblicità, cioè perché non venga occultato. Quest'ultima è una precauzione necessaria in altri ambiti. Nessuno, infatti, può o vuole occultare la dottrina della Chiesa o il vangelo; anzi devono essere annunciati ad ogni creatura per comando di Cristo! La Chiesa, però, volendo tutelare i fedeli da opinioni eventualmente non conformi alla dottrina cattolica, prevede che i testi che trattano di fede e morale, prima di essere divulgati, usati pubblicamente, in forma scritta (stampata o meno, non importa il supporto) vengano vagliati e approvati. Tanto più un documento che si propone di essere un DIRETTORIO PER LA CATECHESI, cioè di un testo di riferimento per l'insegnamento della fede. Dice il Diritto canonico in maniera generale: Can. 823 - § 1. Perché sia conservata l'integrità della verità della fede e dei costumi, i pastori della Chiesa hanno il dovere e il diritto di vigilare che non si arrechi danno alla fede e ai costumi dei fedeli con gli scritti o con l'uso degli strumenti di comunicazione sociale; parimenti di esigere che vengano sottoposti al proprio giudizio prima della pubblicazione gli scritti dei fedeli che toccano la fede o i costumi; e altresì di riprovare gli scritti che portino danno alla retta fede o ai buoni costumi.
Per quanto poi riguarda il nostro caso, il decreto di approvazione del Direttorio Catechetico si riferisce ad esso come a "sussidio valido e vincolante per le catechesi del Cammino Neocatecumenale" (vedi qui). Perciò ad esso si applica il seguente canone che si riferisce a "scritti pertinenti all'istruzione catechetica": Can. 827 - § 1. I catechismi come pure gli altri scritti pertinenti all'istruzione catechetica o le loro versioni, per essere pubblicati, devono avere l'approvazione dell'Ordinario del luogo, fermo restando il disposto del can. 775, § 2. § 2. Qualora non siano stati pubblicati con l'approvazione della competente autorità ecclesiastica o da essa successivamente approvati, nelle scuole, sia elementari sia medie sia superiori, non possono essere adottati come testi-base dell'insegnamento i libri che toccano questioni concernenti la sacra Scrittura, la teologia, il diritto canonico, la storia ecclesiastica e le discipline religiose o morali. § 3. Si raccomanda che i libri che trattano le materie di cui al § 2, sebbene non siano adoperati come testi d'insegnamento, e parimenti gli scritti in cui ci sono elementi che riguardano in modo peculiare la religione o l'onestà dei costumi, vengano sottoposti al giudizio dell'Ordinario del luogo. § 4. Nelle chiese o negli oratori non si possono esporre, vendere o dare libri o altri scritti che trattano di questioni di religione o di costumi, se non sono stati pubblicati con licenza della competente autorità ecclesiastica o da questa successivamente approvati.
Inoltre arrivando in un Dicastero il cui predecessore, il cardinal Arinze, aveva preparato il terreno alla « riforma della riforma » voluta da Benedetto XVI, specialmente con l'Istruzione Redemptionis Sacramentum del merzo 2004 « su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia» (1), a molti psservatori e fedeli il prelato spagnolo sembrava l'uomo giusto per rimettere Dio nel cuore della Liturgia. Per questo, il cardinal Cañizares poteva appoggiarsi sul segretario della congregazione, Mons Malcolm Ranjith, pienamente devoto al Santo Padre e alla sua opera di restaurazione della Messa, culine della vita cristiana. I primi mesi dell'attività del « Piccolo Ratzinger » confermarono d'altronde le speranze riposte in lui, soprattutto per la ripetuta celebrazione della forma extraordinaria (2) e di dichiarazioni forti come la sua prefazione al libro di don Nicola Bux La Riforma di Benedetto XVI o la sua intervista al Tagespost del luglio 2010 nella quale il cardinale perorava « una virata a 180° » in materia di pastorale dei giovani, al fine di aiutarli a rinnovare il senso del mistero divino.
L'errore merita "correzione" o soltanto "dialogo"?
Deliberatamente la mano sbagliata
In queste ultime settimane avevamo riproposto riflessioni di un ex neocatecumenale sulle mistificazioni di Kiko (che tentò di gabbare persino padre Zoffoli), sulla "nueva teologia", sulla inquietante "Cena" dipinta da Kiko...
Quando avevamo poi proposto di riflettere su un fatto di cronaca, c'è stato un vero e proprio putiferio, perché il fatto in questione ricordava altri danni fatti dal Cammino.
Quindi avevamo riportato il caso - allucinante ed esilarante allo stesso tempo - del "santino di san Kiko" e della "preghiera" ivi stampata. Senza contare una vecchia riflessione sulla "giudaizzazione" operata dal Cammino (confermata comicamente dal catalogo degli articoli acquistabili ancor oggi nei kiko-shop).
La più importante notizia recente è che all'insaputa del Papa era stata preparata un'approvazione delle liturgie kikiane-carmeniane da parte del Pontificio Consiglio al quale Carmen aveva promesso «un futuro immenso».
E tutto questo ha fatto temporaneamente porre in secondo piano altre questioni non proprio secondarie, come ad esempio la pubblicazione del Direttorio Catechetico (cosa che permetterebbe ai neocatecumenali di verificare personalmente se i cosiddetti "catechisti" insegnano ciò che la Chiesa ha approvato anziché le eresie kikiane-carmeniane).
Da qualunque angolazione lo si osservi, il Cammino presenta dunque aspetti inquietanti che i neocatecumenali - per convinzione, o più spesso per paura - si rifiutano persino di discutere.
Ed infatti è di questo tono il solito neocatecumenale dialogante che però, di fronte alle questioni serie, ci accusa:
fratelli ci vediamo a Napoli e Milano, la paceEcco dunque il Cammino che cammina per conto suo: "ci vediamo a Napoli e Milano per il solito kiko-show", ecco dunque il dialogo dei neocatecumenali che chiamano "fetore" le «decisioni del Santo Padre» a cui si rifiutano di ubbidire, ecco dunque che chiamano "inquisizione" il semplice riportare le testuali parole dei cosiddetti "iniziatori"... Ed ecco dunque la fuga di fronte alla realtà: "vi saluto per sempre", poiché qui non hanno trovato nessuno che di fronte ai loro slogan si convinca che Kiko e Carmen sarebbero superiori al Papa e alla Chiesa.
Questa "lettera aperta al Santo Padre in occasione dell'inizio dell'anno dedicato all'Eucaristia" fu inviata il 2 novembre 2004 a Giovanni Paolo II (chissà se l'ha mai potuta leggere) e pubblicata integralmente nel n. 198 (dicembre 2004) della rivista "Il segno del soprannaturale". Ne pubblichiamo la prima parte, che riguarda il Cammino Neocatecumenale.
Le riflessioni dell'autore, a firma G.C., partono dal caso di un sacerdote che mentre ai "cristiani della domenica" dice cose normali, coi fratelli delle comunità kikiane-carmeniane professa qualcosa di ben diverso...
Sommo Pontefice,
chi Le scrive è un italiano qualsiasi, un comune uomo di mezza età, un fedele qualunque che spera tanto in Lei, in quest'anno santo dedicato all'Eucaristia.
Un sacerdote, a termine della S. Messa di alcune domeniche fa, ne ha dato l'avviso, soffermandosi, con l'occasione, sull'importanza di celebrare, ricevere e adorare degnamente l'Eucaristia! E a proposito di come ricevere l'Eucaristia, ha sottolineato che purtroppo molti La ricevono come se fosse un pezzo di pane. Poi sull'adorazione ha ricordato l'importanza di andare in Chiesa ad adorare il Santissimo, Cristo Eucaristico, il giorno della settimana in cui viene esposto.
Tutte cose sicuramente buone e che meritano di essere dette. Ma chi Le scrive è rimasto alquanto perplesso. Perché quello stesso sacerdote porta avanti, nella propria parrocchia, un "movimento" che con i suoi errori di culto mina, al cuore, la fede stessa nell'Eucaristia. un movimento che è un a vera e propria chiesa nella Chiesa (pur senza essere un ordine religioso) e che ha posto al centro della formazione cristiana il ritorno alle origini. Un "ritorno" che purtroppo ha interessato anche il modo di ricevere l'Eucaristia, cioè come pane azzimo, sotto forma di "focaccia", e sulle mani oltre che seduti. Modalità, queste, che dovrebbero essere semplicemente bandite se vi fosse una "presa di coscienza" coerente con il Dogma della Transustanziazione. Il fatto è che, probabilmente, una vera "presa di coscienza" è ancora tutta da realizzare proprio tra le varie Autorità responsabili!
Eppure quella della "presa di coscienza" della Presenza di Gesù, Nostro Signore, nell'Eucarestia dovrebbe essere la "battaglia" personale di ogni cristiano.
In ogni caso, Santità, non pensa che ricevere sulle mani l'Eucaristia confonde enormemente il fedele che così accostandosi, è indotto a pensare che sta assumendo solo un pezzo di pane e non di essere al cospetto della Sostanza di Dio?
E la Sostanza non indica forse la Presenza stessa di Dio?!
Eppure chi viene a Lei, consapevole di essere al cospetto del Pontefice di Cristo sulla Terra, si inginocchia e nessuno ha da ridire al riguardo. Anzi, è possibile che sia lo stesso protocollo a richiederlo. Allora, come mai nessuno si preoccupa di educare il cristiano al rispetto della Verità insita in un Dogma? E la mancanza di fede in un dogma non è forse un peccato contro lo Spirito Santo?
Devo amaramente constatare che in Italia (a differenza della Sua Polonia e di altri Paesi) NON esistono parrocchie dove viene praticato il culto dell'Eucaristia in ginocchio. L'Italia, che dovrebbe essere il cuore pulsante della cristianità, è purtroppo ultima in tale modo di venerare Gesù Eucaristico. Anzi, vi è dove addirittura è vietato ricevere la S. Comunione in ginocchio.
Come italiano, ne ho profonda vergogna.
Carissimi fratelli, vi offriamo questa immagine nel più profondo desiderio che preghiate per noi: per me, per Carmen e per il padre Mario.
Quello spavento di cui parla sarà mica un falso sacro timore, di chi si sente investito della missione messianica e distribuisce dei santini perché si preghi per lui? Ma lui chi è?
Quel che è grave è che si porta dietro tante persone. Quel che è peggio è che pretende di parlare in nome della Chiesa. Pensiamo a quei poveracci che in buona fede si fanno guidare da un simile figuro... per farsi portare dove? Prima pretendeva di rifondare la Chiesa -ed erano i restauratori della "vera" Chiesa (hannukkiàh, Zorobabele...)- adesso si autoelegge canale attraverso il quale Dio il Messia raggiunge gli ebrei? E, poi, quando invita gli ebrei ad ascoltare la sua sinfonia toglie la croce e le immagini della Vergine...
Il card. Ruini, in qualità di cardinal vicario di Roma, inviò il 24 maggio 2006 una lettera a tutti i parroci di Roma e a tutti i responsabili del Cammino Neocatecumenale. Riportiamo il testo qui sotto, tratto dalla Rivista Diocesana di Roma (pp.1039-1040, anno 2006), evidenziando qualche passaggio.
L'invito a seguire le determinazioni contenute nella lettera del cardinale Arinze
accogliendo le richieste e sollecitazioni che ho ricevuto da non pochi di voi, vi scrivo a proposito dell'attuazione nella Diocesi di Roma di quanto disposto nella lettera che il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha indirizzato in data 1° dicembre 2005 ai Responsabili del Cammino Neocatecumenale, lettera di cui allego copia.
Desidero anzitutto ricordare quello che ha sottolineato il Santo Padre, nel suo discorso del 12 gennaio 2006 alle Comunità del Cammino Neocatecumenale, cioè che le norme impartite a Suo nome dalla predetta Congregazione hanno lo scopo di aiutare il Cammino «a rendere ancora più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio». Perciò il Santo Padre si è dichiarato certo che tali norme saranno attentamente osservate.
Non ritengo pertanto di aggiungere alcuna determinazione particolare, oltre a quelle contenute nella lettera del Cardinale Arinze ai Responsabili del Cammino Neocatecumenale. Chiedo piuttosto che, sia da parte dei Sacerdoti impegnati nella pastorale della Diocesi di Roma sia da parte dei Responsabili romani del Cammino, si voglia ottemperare alla lettera stessa pienamente e di buon grado.
Con affetto e con la benedizione del Signore,

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