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Timestamp: 2018-11-21 08:49:46+00:00

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Studio Mesaroli Dottori Commercialisti Consulenti d'impresa – Pagina 48 – Un nuovo modo di essere commercialista
Start-up innovative: queste sconosciute
Il Decreto Legge n. 179 del 18 ottobre 2012 ha introdotto una normativa per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative, le cosiddette start-up innovative. La normativa è stata successivamente modificata dal d.l. n. 76/2013 in vigore dal 28 giugno 2013.
L’art. 25 del decreto definisce la start-up innovativa come una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Societas Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione.Vi rientrano, pertanto, sia le srl (compresa la nuova forma di srl semplificata o a capitale ridotto), sia le spa, le sapa, sia le società cooperative.
• la maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria deve essere detenuto da persone fisiche al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi; (requisito soppresso dal d.l. n. 76/2013)
• deve essere costituita e operare da non più di 48 mesi;
• deve avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
• il totale del valore della produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve superare i 5 milioni di euro;
• non deve distribuire o aver distribuito utili;
• deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
• non deve essere stata costituita per effetto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.
In aggiunta, la start-up deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri:
1. sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 15 per cento del maggiore importo tra il costo e il valore della produzione; percentuale ridotta dal 20% al 15% con d.l. n. 76/2013;
2. impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro ovvero in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’art. 4 del d.m. n. 270/2004 (così integrato con d.l. n. 76/2013)
3. essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purchè tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa. (così integrato con d.l. n. 76/2013)
Le società già costituite per essere considerate start-up innovative, devono presentare, entro 60 giorni dalla data di conversione in legge, tramite autocertificazione del legale rappresentante attestare il possesso dei requisiti di legge. A tal proposito, viene istituita un’apposita sezione del Registro delle imprese con l’iscrizione obbligatoria per le start-up innovative.
AGEVOLAZIONI SOCIETARIE
• facoltà di estendere di dodici mesi il periodo di c.d. “rinvio a nuovo” delle perdite (dalla chiusura dell’esercizio successivo alla chiusura del secondo esercizio successivo) e, nei casi di riduzione al di sotto del minimo legale, di consentire il differimento della decisione sulla ricapitalizzazione entro la chiusura dell’esercizio successivo.
• facoltà di utilizzare anche per le startup innovative costituite in forma di S.R.L. istituti ammessi solo nelle S.p.A., in particolare la libera determinazione dei diritti attribuiti ai soci, attraverso la creazione di categorie di quote anche prive di diritti di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione, o l’emissione di strumenti finanziari partecipativi;
• facoltà di offrire al pubblico quote di partecipazione in startup innovative costituite in forma di S.R.L., consentendo di facilitarne l’accesso al capitale indipendentemente dalla forma giuridica prescelta;
• facoltà di deroga al divieto assoluto di operazioni sulle proprie partecipazioni qualora l’operazione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di strumenti finanziari a dipendenti, collaboratori, componenti dell’organo amministrativo o prestatori di opere o servizi, anche professionali (stock options e work for equity).
• facoltà di emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci.
AGEVOLAZIONI FISCALI PER GLI INVESTITORI IN START-UP INNOVATIVE
La start-up innovativa dal momento dell’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, è esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonche’ dal pagamento del diritto annuale. L’esenzione e’ dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e dura comunque non oltre il quarto anno di iscrizione.
Viene introdotta un’apposita disciplina per la raccolta di capitale di rischio da parte delle imprese startup innovative attraverso portali online, avviando una modalità innovativa di raccolta diffusa di capitale chiamata crowdfunding.
Vengono incluse anche le imprese startup innovative operanti in Italia tra quelle beneficiarie dei servizi messi a disposizione dall’Agenzia ICE per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e dal Desk Italia: assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, eventuale ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali e attività volta a favorire l’incontro delle start-up innovative con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.
25 gennaio 2014by Adriano Mesaroli
Il rimborso spese del professionista
Accade spesso che i professionisti nell’esercizio della propria attività anticipino delle spese di competenza del cliente. Stiamo parlando ad esempio di marche da bollo, diritti vari, spese amministrative o postali, o più semplicemente delle spese di trasferta (di viaggio, alberghiere, di ristorazione, etc.) per l’espletamento, fuori sede, dell’incarico professionale.
Possiamo suddividere tali spese in tre categorie:
le anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente;
le spese a forfait;
i rimborsi a piè di lista.
Cerchiamo di analizzarle singolarmente
1) Le anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente
Le anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente costituiscono delle mere anticipazioni finanziarie relative ad esempio al pagamento di imposte, tasse e concessioni governative, contributi, imposte di bollo, diritti camerali, diritti di segreteria, diritti di conservatoria, diritti di cancelleria, che per essere poi fatturate fuori campo IVA devono possedere entrambi i seguenti requisiti:
1) devono essere analiticamente documentate, ovvero il giustificativo di spesa deve essere intestato al cliente anche se il costo è stato sostenuto dal professionista;
2) devono fare riferimento al contratto di mandato con rappresentanza intercorrente tra il cliente e il professionista (art. 1074 c.c.). A tal proposito la Risoluzione Ministeriale n. 430084 del 15/12/1990 ha precisato che “possono essere escluse dalla base imponibile IVA soltanto le somme pagate a titolo di rimborso di anticipazioni fatte dal mandatario con rappresentanza per la controparte, non anche i rimborsi di costi sostenuti per l’effettuazione di prestazioni di servizi”.
Quando entrambe le condizioni risultino soddisfatte, per ottenere il rimborso il professionista dovrà emettere nei confronti della società una fattura fuori campo Iva art. 15, D.P.R. n. 633/1972, senza ritenuta d’acconto ma con marca da bollo qualora l’importo complessivo risulti superiore a 77,47 euro. Tali spese non rappresentano un reddito per il professionista che non potrà portare in deduzione dal proprio reddito il relativo onere, mentre il cliente potrà dedurre tali spese nel rispetto del principio di inerenza.
Tali importi non saranno soggetti a ritenuta d’acconto in quanto in base al combinato
dell’art. 25 del D.P.R. n.600/1973, in materia di redditi di lavoro autonomo, ove si stabilisce la ritenuta deve essere determinata facendo riferimento ai “compensi comunque denominati, anche sottoforma di partecipazione agli utili”;
dell’art. 50 del D.P.R. n.597/1973, ove si stabilisce che il reddito di lavoro autonomo deve determinarsi come “differenza tra i compensi percepiti nel periodo d’imposta e le spese inerenti all’esercizio dell’arte o della professione effettivamente sostenute nel periodo stesso”.
La risoluzione Min. Fin. n.431325 del 16/2/91 ha riconosciuto l’esclusione dalla base imponibile delle somme anticipate, per conto dei loro clienti (spese sostenute per pratiche notarili, versamento di tasse, eccetera, successivamente incluse nella fattura emessa dall’agenzia a cui viene richiesto il servizio), dalle agenzie automobilistiche che si avvalgono dell’opera di altri operatori del settore; tale l’esclusione è riconosciuta a condizione che tali somme siano distintamente indicate nel registro IVA degli acquisti.
2) Le spese a forfait
Nel caso in cui, invece, il professionista sostenga delle spese per conto del cliente, ma a nome proprio ovvero con il relativo documento di spesa intestato allo stesso professionista, tali spese concorreranno alla formazione del reddito di lavoro autonomo, saranno soggette a ritenuta d’acconto e saranno imponibili ai fini Iva.
Le spese forfetarie, come peraltro i rimborsi a piè di lista, concorrono a formare il reddito (cfr risoluzione Agenzia Entrate n. 69/E del 21 marzo 2003) e saranno assoggettate a ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20 per cento, se erogate a soggetti residenti, o del 30 per cento, a titolo di imposta, se erogate a soggetti non residenti (art. 25 DPR 600/73); risultano, inoltre, imponibili ai fini Iva. Nel caso in cui il committente riconosca al professionista, oltre al compenso vero e proprio, anche un rimborso forfetario per le spese sostenute, queste ultime saranno deducibili nel limite del 2 per cento dei compensi percepiti nel periodo d’imposta (art. 54 TUIR comma 5).
3) I rimborsi a piè di lista
Per i rimborsi a piè di lista, con la circolare n. 28/E del 4 agosto 2006 38 l’Agenzia delle Entrate ha è chiarito che, ai sensi dell’articolo 36, comma 29, decreto legge n. 223/2006, le spese relative a prestazioni alberghiere e somministrazioni di alimenti e bevande in pubblici esercizi sostenute dal cliente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura, sono integralmente deducibili dal reddito di lavoro autonomo, non rientrando nel conteggio delle spese di rappresentanza.
La deduzione integrale sopracitata è però subordinata al rispetto di una serie di adempimenti tributari inderogabili e non propriamente lineari, infatti:,
1) il committente riceverà da colui che presta il servizio alberghiero o di ristorazione, il documento fiscale a lui intestato con l’esplicito riferimento al professionista che ha usufruito del servizio;
2) il committente comunicherà al professionista l’ammontare della spesa effettivamente sostenuta inviandogli la copia della relativa documentazione fiscale. In questo momento il costo non è ancora deducibile per l’impresa committente;
4) il professionista emetterà la parcella comprensiva dei compensi e delle spese pagate al committente e considererà il costo integralmente deducibile, qualora siano state rispettate le predette condizioni;
5) l’impresa committente, ricevuta la parcella, imputa a costo la prestazione, comprensiva dei rimborsi spese, ed a quel punto potrà dedurre il costo. “
Con la circolare 11/E del 16/02/2007 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’inerenza del costo al reddito del committente si manifesta soltanto a seguito dell’emissione della parcella da parte del professionista, contente l’indicazione del rimborso spese.
La condizione necessaria per la deducibilità integrale, da parte del lavoratore autonomo, è l’indicazione, nella fattura emessa dall’albergatore o dal ristoratore, del professionista come beneficiario della prestazione. Nel caso di una prestazione resa nei confronti di più professionisti, nel documento fiscale dovrà essere specificato qual e parte del corrispettivo si riferisce a ciascuno di essi.
Si è precisato che la norma ammette il professionista a dedurre integralmente le spese alberghiere e di ristorazione nell’unica ipotesi in cui esse siano state anticipate dal committente. Se, invece, le stesse sono anticipate dal lavoratore autonomo e addebitate analiticamente al committente, saranno deducibili nel limite del 2 per cento dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.
Di seguito si propone una tabella riassuntiva del trattamento fiscale dei rimborsi spese del professionista [table id=6 /]
Art. 25 del D.P.R. n.600/1973;
Art. 50 del D.P.R. n.597/1973;
Art. 54 del DPR 917/1986 “TUIR”;
Art. 15 comma 1 n. 3 DPR 633/72;
Art. 1704 Codice Civile;
R.M. n.360393 del 16.01.1978;
Risoluzione Ministero delle Finanze n. 431325 del 16/02/91;
Risoluzione Agenzia delle Entrate n° 63/E del 2003;
Circolare Agenzia delle Entrate 28/E del 4/08/2006;
Circolare Agenzia delle Entrate 11/E del 16/02/2007.
11 gennaio 2014by Adriano Mesaroli
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References: art. 15

Art. 25

Art. 50

Art. 54

Art. 15

Art. 1704