Source: https://books.openedition.org/momeditions/935
Timestamp: 2020-08-14 08:30:36+00:00

Document:
Fabrique de la déclamation antique - Da esercizio retorico a realtà vivente - MOM Éditions
OpenEdition Books > MOM Éditions > Collection de la Maison de l’Orie... > Fabrique de la déclamation antique > Da esercizio retorico a realtà vi...
La déclamation contre les tyrans pourrait avoir joué un rôle important dans la représentation de Domitien fournie par Dion de Pruse, le rhéteur-philosophe qui paya personnellement pour s’être opposé au « Néron chauve ». C’est ainsi que, dans le discours Diogène ou Sur la tyrannie, la topique de la polémique anti-tyrannique, loin de se réduire à un pur exercice oratoire, retrouve une nouvelle sève, en constituant un système complexe d’allusions à la réalité politique contemporaine et au vécu personnel de l’auteur.
The declamation against tyrants could have played an important role in the representation of Emperor Domitian by Dion of Prusa, the rhetorician and philosopher who personally paid for his opposition to the “bald Nero”. Thus, in the discourse Diogenes or on Tyranny, the topic of anti-tyrannical controversy, far from being reduced to a mere exercise in oratory, finds new life, thus constituting a complex system of allusions to contemporary political reality and to the personal experience of the author.
1 Philostr., Vit. soph. I, 7.
2 Per l’ipotesi per cui la κατηγορία τοῦ τυράννου sia stata pronunciata non dinanzi a dei legionari R (...)
3 Luciano (Bis Acc. 32) ricorda le τυράννων κατηγορίας, assieme agli ἀριστέων ἐπαίνους, come tipici t (...)
4 Cf. D. Chr., Or. 45, 1.
5 Arnim 1898, p. 301.
6 Brancacci 1980, p. 92‑94.
7 Jones 1978, p. 50.
8 Brancacci 1980, p. 93 n. 3.
9 Cf. Malosse 2006, p. 169 il quale ricorda, oltre alle Lettere di Chione in cui il filosofo gioca il (...)
10 Sulla propensione dionea a idealizzare letterariamente la propria vicenda biografica, cf. Moles 197 (...)
1Secondo Filostrato1, Dione avrebbe salutato la notizia della morte di Domiziano con un pezzo di oratoria estemporanea, consistente in un feroce atto di accusa contro il tiranno (κατηγορία τοῦ τυράννου). L’oratore dovette dare prova di assoluta bravura, se riuscì, tutto solo, a sventare un tentativo di rivolta sul caldo fronte danubiano2. Benché tale pezzo oratorio sia andato perduto, non è difficile immaginare che il coinvolgimento emotivo dell’autore e l’urgenza del momento abbiano reso credibile e trascinante un discorso altrimenti stereotipato e stancamente modellato sui noti temi delle esercitazioni declamatorie scolastiche3. Assieme alla κατηγορία τοῦ τυράννου si sono persi però anche (numerosi ?) altri discorsi anti-tirannici con i quali, sempre e ovunque, Dione dichiara di essersi fieramente opposto a Domiziano durante gli anni del suo cosiddetto « esilio », quando girovagava, dentro e fuori l’impero, nei panni di un “Wanderphilosoph”4. L’assenza, nel corpus dioneo, di scritti apertamente anti-domizianei è stata spiegata pensando ora a una perdita materiale degli stessi5, ora a una lettura simbolica, in chiave anti-domizianea, dei discorsi diogeniani6 (Or. 6, 8, 9, 10), ora a una grossolana esagerazione7. A tali ipotesi vorrei aggiungere una suggestione che si riconnette al tema di questo colloquio e che mi permette di introdurre il soggetto del mio contributo. Alla pretesa dionea di una diffusione ampia e capillare dei suoi scritti anti-tirannici in tutto l’impero si potrebbe riconoscere un colorito non solo cinico8 (con riferimento cioè alla parrhesia del filosofo), ma anche marcatamente retorico. Comune è, infatti, nelle declamazioni in tyrannos, il topos della « opposition tyran/parole », in ragione del quale la resistenza al tiranno si palesa attraverso una costante e ferma denuncia verbale9. Sicché non è inverosimile supporre che qualsiasi pepaideuomenos sarebbe stato meno preoccupato di intendere in senso concreto e realistico la dichiarazione dionea che di interpretarla, in virtù di un comune orizzonte culturale di riferimento, nel senso generico di un fermo impegno anti-tirannico da parte dell’oratore. In definitiva Dione, più che esagerare grossolanamente il suo ruolo di avversario politico di Domiziano, sembra aver sottoposto il proprio bios a una interpretatio rhetorica, oltre che philosophica, che lo qualificasse agli occhi del suo pubblico come strenuo oppositore del tiranno10.
2Tanto premesso, in tale sede vorrei riportare l’attenzione proprio sull’importanza che la componente retorico-scolastica potrebbe aver avuto nell’elaborazione di quello che sembra il più anti-domizianeo dei diogeniani, il Diogene o sulla tirannide, un discorso di cui si è finora indagato soprattutto il retroterra filosofico.
3Prima di discutere nel dettaglio la questione, pare utile proporre uno schema della struttura e del contenuto dell’orazione, la quale, a partire dal tema del confronto tra Diogene e il Re di Persia, arriva a dimostrare come la filosofia cinica assicuri, a chi la pratichi, una condizione di eudaimonia autentica e neppure lontanamente paragonabile a quella, tutta apparente, dell’uomo più invidiato sulla terra :
Introduzione (§ 1‑7) :
Confronto tra Diogene e il Re di Persia
Sezione A (§ 8‑39) :
I. La condizione di Diogene (§ 8‑34)
1. L’askesis psico-fisica praticata da Diogene garantisce al filosofo maggiori vantaggi che la ricchezza (§ 8‑20)
2. La vita secondo natura, esemplata sul modello degli animali, rende Diogene l’unico, tra tutti gli uomini, realmente libero e felice (§ 21‑34)
II. La condizione del Re di Persia (§ 35‑39)
Sezione В (§ 40‑59) :
La condizione infelice dei tiranni
Epilogo (§ 60‑62) :
Superiorità del saggio rispetto al tiranno
11 Cf. § 13 ~ § 22 ; § 11‑12 ~ § 27 ; § 15 ~ § 28. Tale fenomeno è stato interpretato da Weber 1887, p (...)
12 A giudizio di studiosi come il Weber 1887, p. 97 (cf. anche Sonny 1896, p. 174), e l’Hahn 1896, p. (...)
13 Cf. infra, § 2.
4Va subito detto che l’orazione, la quale non presenta una rigorosa coesione logico-argomentativa a causa di ripetizioni frequenti11, di passaggi logici fuggevoli e di ampie e repentine digressioni12, si articola sostanzialmente in due ampie sezioni (AB), ben riconoscibili oltre che per il soggetto, anche per il tono discontinuo della narrazione. Se, infatti, in un registro più disadorno, fatto di frasi brevi ma incisive, dell’alternanza di discorso diretto e indiretto che vivacizza il generale andamento descrittivo, i § 1‑39 (introduzione + sezione A) registrano le dichiarazioni, il pensiero e lo stile di vita di Diogene in un confronto con l’infelice condizione del Re di Persia che combina vividamente tanto l’elemento serio quanto quello faceto (σπουδαιογέλοιον) ; i § 40‑59 (sezione B) ripropongono il tema dell’orazione su di un piano meno storicamente determinato, in cui l’uso dei tempi al presente sembra attualizzare il confronto tra Diogene e il Gran Re in quello, più urgente e personale, tra filosofo e tiranno13.
La questione delle fonti ciniche
14 Cf. D. Chr., Or. 72, 11 (καὶ τὰ μὲν τούτου καὶ διαμνημονεύουσιν οἱ πολλοί, τὰ μέν τινα ἴσως εἰπόντο (...)
15 Weber 1887, p. 82‑84.
16 Questi §, incentrati sul tema della condizione infelice del tiranno, secondo Weber 1887, p. 94‑96, (...)
17 Sicché la presenza di talune ripetizioni all’interno dell’orazione (cf. supra, n. 11) dimostrerebbe (...)
18 Cf. Wegehaupt 1896, p. 53‑54.
19 Cf. i § 8‑12 (fatta eccezione per καὶ ἐνόμιζε τοῦτο ἱκανώτατον καὶ δριμύτατον τῶν ὄψων al § 12, che (...)
20 Cf. i § 13‑15, in cui Dione « complura apophthegmata Dionis enumerat » : § 13‑14 (κατεγέλα … ἔφασκε (...)
21 Cf. Xen., Ages. 9, 5 (ma anche Cyr. VI, 2, 29) ~ D. Chr., Or. 6, 9 ; Xen., Mem. II, 1, 30 (ma anche (...)
22 Cf. Xen., Symp. 4, 37‑41 ~ D. Chr., Or. 6, 9 ; Xen., Symp. 4, 41 ~ D. Chr., Or. 6, 12.
23 Così Wegehaupt 1896, p. 53.
24 Quanto all’ipotesi che i § 21‑34 derivino da una diatriba diogeniana sulla vita secondo natura, pur (...)
25 Cf. Xen., Hier. 4, 6‑11 (ma anche Symp. 4, 36) ~ D. Chr., Or. 6, 35 ; Xen., Hier. 3, 8 ~ D. Chr., O (...)
26 Hahn 1896, p. 10‑38.
27 Sulla natura di tale scritto, cf. Giannantoni 1990, p. 466‑474.
28 Così Hahn 1896, p. 15.
29 Hahn 1896, p. 16‑18 attribuisce alcune delle incongruenze presenti in questa sezione (cf. § 25, 30‑ (...)
30 Si tratta in sostanza dei seguenti parallelismi : Ps.‑Diog., Ep. 28, 5‑7 Müseler ~ D. Chr., Or. 6, (...)
31 Cf. Ps.‑Luc., Cyn. 8 ~ D. Chr., Or. 6, 25 ; Ps.‑Luc., Cyn. 9 ~ D. Chr., Or. 6, 23 ; Ps.‑Luc., Cyn. (...)
32 Hahn 1896, p. 36‑37. Si tratta di Ps.‑Diog., Ep. 40, 3 Müseler ~ D. Chr., Or. 6, 42‑59 ; Ps.‑Diog., (...)
33 Si tratterebbe dei motivi : 1) dell’impossibilità per il tiranno di liberarsi attraverso soldati e (...)
34 Hahn 1896, p. 19‑20 ; 37‑38.
35 Arnim 1898, p. 263‑264.
36 L’ipotesi di Wegehaupt circa la dipendenza di Dione dallo Ierone senofonteo fu criticata anche da J (...)
37 Cf. Dümmler 1882, p. 73 (= 1901, p. 75).
38 Fritz 1926, p. 80‑81 n. 169.
39 Deriverebbero da Antistene : 1) il confronto tra animali e uomini sviluppato ai § 18, 22‑23, 26‑27, (...)
40 Così Fritz 1926, p. 82.
41 Cf. Brancacci 1977, p. 156‑157.
42 Scettico, tuttavia, Giannantoni 1990, p. 530‑532.
43 Secondo Brancacci 1977, p. 164‑166, il testo utilizzato dalla fonte di Diogene Laerzio sarebbe il π (...)
5Stabilire se, in quali termini e per quali delle sezioni dello schema sopra proposto, Dione abbia direttamente attinto agli scritti di Diogene è questione assai controversa. Il naufragio pressoché totale delle opere del Sinopeo rende arduo il compito ; inoltre, Dione presenta come ampiamente circolante ai suoi tempi e come importante veicolo della conoscenza dello stesso Diogene presso i più14 non solo l’opera genuina del filosofo, ma anche la varia e ricca tradizione filosofico-letteraria (verosimilmente di χρεῖαι, di ἀπομνημονεύματα, etc.) fiorita intorno alla figura del Sinopeo. Ernst Weber15, pertanto, tra le fonti dionee, indicò due diatribe diogeniane : una sulla condizione infelice del re, in cui l’elemento faceto (cf. § 1‑7) e serio (cf. § 35‑5916) erano accostati, l’altra sulla vita secondo natura (cf. § 8‑34) ampliata con riferimenti ed episodi relativi alla condotta di vita di Diogene, e mescolata alla precedente17 allo scopo di fondare il confronto con il re persiano alla luce dei princípi dell’etica cinica, ed esortare così a perseguire i valori compiutamente incarnati dal filosofo. L’ipotesi del Weber fu aspramente criticata da Johann Wegehaupt18, il quale dimostrò 1) come l’andamento espositivo dei § 8‑15 e 21‑34 mescoli azioni19 e detti20 di Diogene in maniera promiscua e troppo eterogenea per accreditare la tèsi di una derivazione diretta da un’unica fonte, e 2) quanto i § 8‑20 debbano a Senofonte i tratti socratici21 e antistenici22 del Diogene dioneo. Secondo lo studioso, infatti, Dione, consapevole del peso del modello socratico nella formazione di Diogene, aveva colto le affinità tra i due sapienti, sicché « facile fieri potuit, ut cum alterius vitam describeret, alterius, qualem e Xenophonte bene noverat, passim reminesceretur »23. Dei § 35‑59, Wegehaupt24 mise in luce l’assenza totale di « ἔφη vel ἔλεγεν », ovvero la sostanziale uniformità dell’argomentazione che, secondo lo studioso, desume dallo Ierone senofonteo i proprî contenuti in maniera pressoché univoca25. Nello stesso anno Carl Hahn26 affrontava la questione delle fonti, analizzando più da vicino l’economia argomentativa dell’orazione. Hahn, infatti, distingue l’orazione in : esordio (§ 1‑7), « pars A » (§ 8‑34), suddivisibile in « a » (§ 8‑20) e « b » (§ 21‑34), « pars B » (§ 35‑59), perorazione (§ 60‑62). Lo studioso ritiene che in « A.a » (§ 8‑20) si possano distinguere due ulteriori piccole sezioni : in una (§ 8‑13) si espongono con un andamento narrativo le abitudini e lo stile di vita di Diogene, nell’altra (§ 14‑20) si riportano i precetti e, spesso in forma diretta (cf. i verba dicendi, ai § 12, 15, 17), le dichiarazioni di Diogene. Sennonché, tra le abitudini di Diogene, esposte nella prima sezione (§ 8‑13), e i detti del Sinopeo, ricordati o citati (forse da una raccolta di χρεῖαι27, o da autori diversi) nella seconda (§ 14‑20) allo scopo di chiarire le scelte di vita del Sinopeo, non vi sarebbe una congrua rispondenza. Inoltre, anche i § 16‑20, benché tutti incentrati « de re venerea », secondo Hahn mancano di una coerente coesione logica. La conclusione, in sintesi, è che « ea, quae hic legimus, compluribus auctoribus deberi »28. Nei § 21‑34 (« pars b »), Hahn osserva come laddove si espongono gli insegnamenti del filosofo, tutti gli enunciati dipendano da verba dicendi, e come in essi, in generale, si discuta in modo sostanzialmente coerente29 della mollezza e della perversione degli uomini messi a confronto con gli animali, un tèma che sarebbe presentato sinteticamente al § 21 con le parole ἔλεγε δὲ διὰ τὴν μαλακίαν τοὺς ἀνθρώπους ἀθλιώτερον ζῆν τῶν θηρίων. Sulla base di tali considerazioni, lo studioso ha postulato, per tale sezione, la dipendenza di Dione da una diatriba cinica in cui il personaggio Diogene avrebbe attaccato la μαλακία e la τρυφή degli uomini e lodato, per contrario, la vita degli animali. L’esistenza di tale diatriba cinica sarebbe confermata, secondo Hahn, dalle coincidenze tra Dione e alcuni punti della ventottesima epistola pseudo-diogeniana30 e con il Cinico Pseudo-Lucianeo31, coincidenze spiegabili, a suo giudizio, supponendo una fonte comune, ma non unica, per i tre testi. Per i § 35‑59 (« pars B »), negando la consonanza con alcuni passi della quarantesima epistola pseudo-diogeniana32, ed esaminando quella con la ventinovesima33, incentrata sul tèma della condizione infelice del tiranno, suppose che la fonte di Dione dovesse piuttosto nascondersi in tale epistola. Lo stile di questa parte dell’orazione, elaborato, elegante, ricco di figure – in questo assai diverso da quello semplice della prima parte – dimostra, secondo Hahn34, come Dione abbia retoricamente rielaborato la propria fonte, il cui nucleo concettuale espresso « paucis tantum verbis » sarebbe stato ornato e copiosamente amplificato. La tèsi dell’Hahn incontrò il sostanziale favore dell’Arnim35, il quale criticò, invece, il Wegehaupt per aver considerato i § 35‑59 una reminiscenza senofontea36, giacché in Dione, secondo lo studioso, è presente un « erhebliches Plus von Motiven », che accredita la tèsi di un uso eclettico da parte del Pruseo di una più ampia produzione filosofico-letteraria sull’argomento, e della quale doveva certo fare parte anche la ventinovesima epistola pseudo-diogeniana. Sicché, in parte riprendendo le conclusioni dell’Hahn, l’Arnim pervenne all’individuazione delle seguenti « altkynische Quellen » : 1) un resoconto che descriveva lo stile di vita di Diogene ; 2) una raccolta di crie ed apoftegmi di Diogene ; 3) una antica diatriba cinica sugli animali come esempio di vita secondo natura ; 4) una diatriba, sempre cinica ma di età più recente, sulla misera condizione del tiranno. Successivamente, Kurt von Fritz, sulla scorta delle osservazioni del Dümmler circa il carattere antistenico del Diogene di Dione37, non solo criticò l’ipotesi di Hahn sulla dipendenza di Dione da una diatriba cinica sul lassismo e la mollezza degli uomini, negando l’affinità di contenuti con la ventottesima epistola pseudo-diogeniana38, ma escluse anche ogni relazione tra l’orazione dionea e gli scritti diogeniani, indicando piuttosto in Antistene la fonte delle dichiarazioni teoriche contenute nei « Diogenesreden »39. Ai principi antistenici Dione avrebbe collegato gli aneddoti della tradizione diogeniana, elaborando così una sintesi artisticamente unitaria in cui « Dion häufig dem Diogenes Gedanken in den Mund legte, die er selbst direkt von dessen Lehrer Antisthenes übernommen hatte »40. In tempi più recenti, proseguendo nell’indagine sulle fonti, Aldo Brancacci41 ha postulato l’esistenza di un’opera dionea di più vasto respiro dottrinario, nota ancora a Stobeo e prezioso documento dell’etica di Diogene. In quest’opera il retore e filosofo bitinico avrebbe affrontato in modo più organico e tecnico ciò che, invece, nei suoi discorsi diogeniani ha sviluppato « in forma narrativa e descrittiva ». Il che spiegherebbe, secondo lo studioso, l’affinità di contenuti tra Stobeo42 (Flor. III, 9, 46) e il tema della vita secondo natura svolto nella nostra orazione. Inoltre, secondo lo studioso, l’affinità dei § 8‑34 con Diog. Laert. VI, 70‑71, dimostrerebbe l’esistenza di una fonte comune, probabilmente un genuino scritto diogeniano43.
Dall’ispirazione diogeniana all’attualità, attraverso letteratura anti-tirannica
44 Diogene « soleva discutere (disputare) quanto per vita e condizione era superiore al Gran Re : a lu (...)
45 Diogene, pur consapevole che nella propria misera condizione egli riviveva tutte le sventure solita (...)
46 Cf. Goulet-Cazé 1986, p. 38‑42.
47 Cf. Arr., Epict. III, 22, 60‑61.
48 Brancacci 1980, p. 108.
49 Oltre i debiti nei confronti dello Ierone senofonteo segnalati dallo studioso (cf. supra, n. 25), r (...)
50 Già Desideri 1978, p. 202, in reazione ad una tradizione di studi tesa a recuperare nel testo dione (...)
51 Sulla popolarità del tiranno nelle scuole di eloquenza, cf. Schouler 1984, p. 868. Per una lista de (...)
52 Russell 1983, p. 21‑39.
53 Philostr., Vit. soph. II, 4 ricorda solo il soggetto declamatorio sviluppato da Antioco di Ege : « (...)
54 Così Malosse 2006, p. 171. Sul ritratto morale del tiranno nelle declamazioni latine, cf. Tabacco 1 (...)
55 Mancano, infatti, i vari ἔλεγε e ἔφη, così numerosi nelle prime sezioni, con i quali venivano intro (...)
56 Cf. D. Chr, Or. 6, 45 : μοι δοκεῖ.
57 Cf. l’uso del plurale, a partire dal § 43, con riferimento a tiranni e monarchi, e l’adozione costa (...)
58 Così Hahn 1896, p. 20.
59 Sulla rappresentazione, ispirata alle declamazioni latine in tyrannos, di Domiziano in Tacito e Pli (...)
60 Cf. Arnim 1898, p. 260.
6La storia della « Quellenforschung », che abbiamo qui tentato di delineare nelle sue linee essenziali, ha avuto il gran merito di raccogliere una dotta collezione di loci similes, di isolare alcuni dei più comuni topoi cinici, di tentare di ricostruire un piccolo capitolo della complessa storia del cinismo in età imperiale. Essa, tuttavia, non è pervenuta a risultati e interpretazioni pienamente condivisibili. Difatti, la ricchezza delle riflessioni e dei motivi presenti nell’orazione, l’economia argomentativa non sempre coerente, lo stile eterogeneo e discontinuo dell’orazione non consentono di individuare con precisione le fonti dionee ; l’impressione è piuttosto che Dione abbia messo a profitto una pluralità di ipotesti, scomposti e rimontati in un caleidoscopio di echi di cui è difficile rintracciare la fonte precisa. Ciononostante, autenticamente diogeniani appaiono tanto il tema del confronto tra Diogene e il Gran Re44, quanto quello della superiorità del filosofo sul re persiano45, superiorità argomentata sulla base di quei princípi di autarchia, libertà e apatia, che costituivano il presupposto per l’eudaimonia secondo l’etica cinica46. Da questo punto di vista, non meraviglia che il filosofo, nel momento in cui indagava più da vicino lo stato psico-emotivo del tiranno, si dimostrasse scettico sulla liceità del confronto col re persiano : un simile schema argomentativo è attestato, oltre che in Dione (§ 34), anche in Epitteto, secondo il quale Diogene riteneva che la propria eudaimonia « non fosse neppure comparabile » con quella del Gran Re, giacché, « dove ci sono turbamenti, dolori, paure, desideri inappagati e timori, invidie e gelosie », non esiste « una via d’accesso alla felicità »47. Ma se l’ispirazione diogeniana è innegabile per la sezione « A » della nostra orazione, diversamente, nella sezione « B », si distinguono temi e motivi che sembrano estranei a tale tradizione e che sembrano spostare l’interesse da un piano prevalentemente etico a uno più marcatamente politico. Si è voluto spiegare tale allontanamento dalle posizioni diogeniane, pensando a una sovrapposizione dell’uomo-Dione e delle sue personali concezioni sul personaggio-Diogene, a una sorta di ingerenza di Dione nella materia della « Diogeneslegende »48. Occorre, tuttavia, precisare che molte delle proposizioni contenute nella seconda sezione dell’orazione rivelano il carattere inconfondibile del topos letterario49. In tale sezione Dione, infatti, sembra aver presente non solo lo Ierone senofonteo, come già il Wegehaupt aveva a giusto titolo osservato, ma, aggiungo, anche la letteratura più squisitamente retorico-sofistica sul tema50. Il tiranno, in effetti, costituiva uno dei principali abitanti di quel mondo parallelo al reale, fittizio e di scuola51, al quale Donald Andrew Russell ha dato l’icastico nome di « Sofistopoli »52. Del resto, Filostrato ricorda come i tiranni fossero tra i soggetti preferiti dagli esponenti della Seconda Sofistica (I, 481, 18‑19 : ὑπετυπώσατο … καὶ τοὺς τυράννους), benché la quasi totalità delle declamazioni greche sul soggetto sia andata persa53. È vero che in tali componimenti l’interesse non era per la tirannide in se stessa, ma per ciò che la precede o la segue, mentre è il ritratto morale del tiranno che Dione sembra aver messo a fuoco nella sezione « B » della nostra orazione. Tuttavia, non si può negare che potrebbe essere stata proprio la Seconda Sofistica ad averlo « répété, exploré, développé, orné, diffusé : on devine qu’elle est responsable de l’ancrage du stéréotype dans tous les esprits, de l’Empire romain à nos jours »54. Che Dione possa essersi ispirato a tale tradizione mi sembra confermato a livello stilistico dall’adozione di un differente registro espositivo per la detta sezione. Qui, infatti, senza più ricorrere alla mediazione della persona di Diogene55, Dione sembra parlare direttamente al pubblico56, il suo discorso si fa meno determinato storicamente, più generale e, nello stesso tempo, più attuale57 ; lo stile ricco e fluente ci restituisce l’immagine di un Dione qualem ex aliis orationibus novimus, rhetorem arte dicendi florentissimum58. In tale sezione, man mano che i tratti della figura del Re di Persia si stemperano nella raffigurazione idealmente più comprensiva e stilisticamente più elaborata, ma non per questo più astratta, del tiranno, si fa più palese il richiamo all’attualità, a Domiziano59. Più distinte si fanno anche le allusioni alla situazione di Dione, al punto che, per via della soppressione pressoché totale dei verba dicendi che introducevano nella sezione precedente i detti e il pensiero del filosofo, il lettore-ascoltatore esita a distinguere se a parlare sia ancora il Sinopeo o se non piuttosto lo stesso Dione60.
7In tale sezione, come si diceva, ricorrono motivi riconducibili alla rappresentazione del tiranno declamatorio. Mi limito a segnalarne solo alcuni, rinviando, per una trattazione più ampia, alla mia prossima edizione commentata del discorso in esame :
61 Cf. D. Chr., Or. 6, 41 : « Non è facile che un uomo nello stato di tiranno riesca a raggiungere la (...)
62 Sul tema del tirannicidio, oltre all’omonima declamazione di Luciano, cf. i passi ricordati da Gibs (...)
l’idea del tiranno cui è preclusa una morte di vecchiaia61 non poteva non richiamare alla mente del pubblico il tema declamatorio, ampiamente attestato, del tirannicidio62 ;
63 Cf., e.g., Plat., Rep. VIII, 568D-E.
64 Per l’avaritia del tiranno nelle declamazioni latine, cf. Ps.‑Quint., Decl. min. 269, 345, 382 ; Se (...)
l’immagine del tiranno che detiene una ricchezza acquisita ingiustamente (§ 50 : ὁ πλεῖστα μὴ δικαίως ἔχων) ripropone una tratto caratteristico del tiranno, non solo filosofico63, ma anche e soprattutto « retorico », noto appunto per la sua avaritia. Si ricordi, infatti, come nella declamazione 329 di Ps.‑Quintiliano tale personaggio sia definito come expugnator patrimonium nostrorum et principum huius civitatis64 ;
65 Cf., e.g. Ps.‑Quint., Decl. min. 261 ; Calp. Flacc., Decl. 6, p. 6, 10‑11 Håkanson (= p. 34 Sussman (...)
analogamente, il sospetto per il potere dei ricchi (§ 49 : δέδοικε δὲ ἀεί ποτε τῶν μὲν πλουσίων τὴν δύναμιν, τῶν δὲ ἀπόρων τὴν ἐπιθυμίαν τοῦ πλούτου). restituisce un luogo comune delle declamazioni in tyrannos per cui il possesso di una ricchezza sovrabbondante è sufficiente a far sorgere il sospetto di adfectatio tyrannidis65.
66 Cf. D. Chr., Or. 6, 59 : τοῦ δὲ καλλίστου καὶ λυσιτελεστάτου κτήματος ἁπάντων ἐστὶν ἀπορώτατος.
67 Cf. A., Pr. 224‑225.
68 Cf. Arist., Rhet. II, 4 (1381A 7).
69 Cf. Plat., Lis. 214D ; Arist., EN VIII, 5 (1157A 18‑19) e 6 (1157B 4‑5) ; Xen., Mem. II, 6, 22‑29 ; (...)
70 Cf. Arist., Pol. V, 10 (1314B 41‑1314A 4).
71 Plat., Rep. IX, 576A ; Xen., Hier. 3, 3 e 6 ; Arist., EN VIII, 13 (1161B 8‑9) ; Cic., Lael. 15, 52 (...)
72 Cf. Aristox. fr. 31 West ; Diod. X, 4, 3‑6 ; Plut., De am. mult. 2 (93F) ; Iamb., VP 233‑236 ; Cic. (...)
73 Cf. Luc., Cat. 10‑11. Il tema è ripreso anche in Ps.‑Quint., Decl. mai. 16 (su cui, cf. Tabacco 198 (...)
74 Su tale contraddizione, cf. Billerbeck 1978, p. 127‑128 ; Krapinger 1996, p. 142.
75 Brancacci 1980, p. 107‑108.
76 L’esaltazione della φιλία sembra definirsi come un genuino tratto antistenico (Xen., Symp. 4, 43 [A (...)
77 Più in generale per la laus amicitiae, cf. Or. 1, 28‑32 ; 3, 86‑138.
78 Cf. Konstan 1997, p. 140 ; Milazzo 2007, p. 54‑55.
79 Tra le virtù politiche indispensabile a un imperatore, Tacito (Hist. I, 15, 3) individua proprio l’(...)
80 Cf. D. C. LXVIII, 7, 3.
81 Cf. Gangloff 2009, p. 33 n. 157 e soprattuto Amato 2014, p. 97‑118.
82 Cf. Billerbeck 1993, p. 338.
8Infine, vorrei richiamare l’attenzione su un elemento che fa ancora discutere e provare, al contempo, a fornirne una nuova prospettiva di analisi che integri nell’esame storico-filosofico delle problematiche anche l’approfondimento del côté più propriamente retorico dell’orazione dionea in questione. Ora, secondo Dione, il tiranno « è sprovvisto del più bello e utile di tutti i beni : non può confidare nella benevolenza e nell’amicizia di nessuno »66. La tradizione letteraria e filosofica insegna che amicizia e tirannide sono concetti antitetici67, in quanto la vera φιλία è incompatibile con la natura perversa e crudele del tiranno. Se amici sono « coloro per i quali coincidono bene e male »68, solo i virtuosi possono stringere tra di loro un reale legame di amicizia69, mentre il tiranno, uomo esemplarmente malvagio, ricerca solo la compagnia degli adulatori70 ; egli è inevitabilmente escluso da un sincero rapporto amicale71, a meno di un palese pentimento, come insegna il celebre episodio del tiranno Toante o Dionisio72, parodiato in Luciano, che, attraverso le parole di Cloto al tiranno Megapente, spiega le ragioni per cui a quest’ultimo è preclusa la possibilità di una vera amicizia : « Ma chi ti era amico e per quale ragione lo sarebbe diventato ? Non sai che tutti quelli che si prostravano ai tuoi piedi e lodavano qualunque cosa dicessi e facessi, lo facevano per timore o per speranza, essendo amici del potere ed aspettando la loro occasione ? »73 (trad. V. Longo). La questione è che l’esaltazione dionea del valore dell’amicizia è stata considerata in contraddizione rispetto all’aspirazione autarchica del filosofo74 (espressa al § 31). L’allontanamento dioneo dalle posizioni diogenanie è stato spiegato da Brancacci75 nei termini di una sovrapposizione del pensiero dioneo sulla leggenda e la dottrina diogeniana. Per quanto la critica tenda ora a ridurre la portata ideologica della contraddizione tra l’aspetto « autarchico » e quello « umanitario » della filosofia cinica76, l’ipotesi per cui Dione abbia innovato la tradizione cinico-stoica è confermata dall’indagine di David Konstan che, sia pure limitatamente ai De regno, ha dimostrato l’originalità, tutta dionea, dell’introduzione della φιλία tra le virtù del monarca. L’esaltazione, nella nostra orazione, dell’amicizia come il bene più prezioso e utile dal quale il tiranno è escluso trova un preciso riscontro in analoghe riflessioni contenute nei discorsi Sulla regalità, in cui la stessa è definita, ad es., come « il bene più prezioso e utile » (Or. 1, 30) e come « il più bello e santo dei possessi » (Or. 3, 86)77, del quale il tiranno rimane del tutto privo (Or. 3, 116 : πάντων γὰρ ἀπορώτατός ἐστι φιλίας τύραννος). Come è stato già dimostrato78, non è inverosimile che l’esaltazione dell’amicizia in Dione risenta di motivi diffusi anche nella pubblicistica contemporanea che esaltava l’amicitia quale tratto caratteristico del principe ideale in genere, e di Traiano in particolare79, dell’imperatore cioè che, come ricorda Cassio Dione, « gioiva più dell’essere amato (φιλούμενος) che onorato »80. Che si voglia o meno riconoscere nell’esaltazione dell’amicizia da parte di Dione una allusione al ruolo di amicus principis che Dione avrebbe giocato presso Traiano81, in tale sede e coerentemente con il tema del presente colloquio, mi limito a richiamare l’attenzione sul fatto che il motivo della φιλία del monarca si possa spiegare anche tenendo nella debita considerazione la tradizione più squisitamente retorico-sofistica in cui, come si è detto, era ampiamente ricorrente la caratterizzazione del tiranno come escluso da ogni rapporto affettivo sincero. In altri termini, Dione potrebbe aver reinterpretato in chiave storico-biografica quello che era un topos comune nella tradizione scolastica e declamatoria, e che dal rinnovato nesso con l’attualità politica e la situazione personale dell’oratore, poteva trarre nuova forza. Ed è forse proprio in considerazione della singolare vicenda biografica e intellettuale dell’autore, il cui approccio alla filosofia cinica fu essenzialmente « retorico » e, per ciò stesso, duttile82, che si potrà essere più indulgenti verso talune pretese contraddizioni riconoscibili nel pensiero politico dioneo.
83 Tali elementi confermano l’intuizione di Jones 1978, p. 50, secondo cui la conversazione tra Diogen (...)
84 Tali paralleli sono stati già richiamati nel ricco commentario procurato da Krapinger 1996, p. 142, (...)
85 Suet., Dom. 14 pavidus semper atque anxius minimis etiam suspicionibus praeter modum commovebatur [ (...)
9Da quanto detto, mi sia consentito ricavare un’ultima considerazione rilevante ai fini della datazione della nostra orazione, oggetto a tutt’oggi di ipotesi controverse. Poiché, come si è visto, l’esaltazione dell’amicizia si inserisce coerentemente nel contesto della riflessione monarchica ispirata a Dione dalla figura di Traiano, è verosimile supporre che anche l’orazione 6, con la sua valorizzazione della φιλία al § 59, possa considerarsi come post-esilica83, così come lasciano del resto supporre i richiami concettuali e i precisi riscontri lessicali, sopra richiamati, con le orazioni 1 e 384, anch’esse post-esiliche. Aggiungo, infine, che se tale datazione è corretta, sarà possibile, inoltre, riconoscere nella descrizione del tiranno che, nel deambulare, desidera volgersi continuamente indietro per paura di essere colpito alle spalle (cf. § 53), non uno stanco topos letterario, ma, verosimilmente, una ben precisa allusione a Domiziano, che, « da sempre pavido e timoroso », negli ultimi anni, aveva fatto disporre, « lungo le pareti del portico nel quale era solito passeggiare, delle lastre riflettenti che gli consentivano di vedervi riflesso quanto accadeva alle sue spalle »85 ; e questo, allo scopo di non doversi più volgere indietro ad ogni passo.
Amato E. (éd.) 2014, Traiani Praeceptor. Studi su biografia, cronologia e fortuna di Dione Crisostomo, Besançon.
Arnim von H. 1898, Leben und Werke des Dio von Prusa, Berlin.
Basta Donzelli G. 1970, « Un “ideologia contestataria” del secolo IV a. C. », SIFC n. s. 42, p. 225‑251.
Billerbeck M. 1978, Epiktet. Vom Kynismus, Leyde.
— 1993, « Le Cynisme idéalisé d’Épictète à Julien », in M.‑O. Goulet-Cazé, R. Goulet 1993, Le cynisme ancien et ses prolongements. Actes du colloque international du CNRS (Paris, 22‑25 juillet 1991), Paris, p. 319‑338.
Bompaire J. 2000, Lucien écrivain. Imitation et création, Paris-Turin.
Brancacci A. 1977, « Le orazioni diogeniane di Dione Crisostomo », in G. Giannantoni (éd.), Scuole socratiche minori e filosofia ellenistica, Bologne.
— 1980, « Tradizione cinica e problemi di datazione nelle orazioni diogeniane di Dione », Elenchos 1, p. 92‑122.
— 1994, « Cinismo e predicazione popolare », in G. Cambiano, L. Canfora, D. Lanza (éd.), Lo spazio letterario della Grecia antica, I : La produzione e la circolazione del testo, 3. I Greci e Roma, Rome, p. 433‑455.
— 2001a, « Temistio e il cinismo », Elenchos 21, p. 381‑396.
— 2001b, « Le Socrate de Dion Chrysostome », PhilAnt 1, p. 167‑182.
Bruère R. T. 1954, « Tacitus and Pliny’s Panegyricus », CPh 49, p. 161‑179.
Capelle W. 1896, De cynicorum epistulis, dissertation inaugurale, Göttingen.
Capone-Ciollaro M. (éd., trad., comm.) 1983, Dione Crisostomo, Sulla virtù, Naples.
Civiletti M. (éd., trad., comm.) 2002, Filostrato. Vite dei sofisti, Milan.
Desideri P. 1978, Dione di Prusa. Un intellettuale greco nell Impero Romano, Messine-Florence.
Diels H., Kranz W. (éd.) 1951, Die Fragmente der Vorsokratiker, 6e éd., I, Berlin.
Dunkle J. R. 1971, « The Rhetorical Tyrant in Roman Historiography. Sallust, Livy, and Tacitus », CW 65, p. 12‑20.
Dümmler F. 1882, Antisthenica, Berlin 1882 (= Kleine Schriften, I, Leipzig, 1901).
Evenepoel W. 2006, « Seneca’s Letters on Friendship : Notes on the Recent Scholarly Literature and Observations on Three Quaestiones », AC 75, p. 177‑193.
Felten J. (éd.) 1913, Nicolai Progymnasmata, Leipzig.
Fleskes W. 1914, Vermischte Beiträge zum literarischen Porträt des Tyrannen im Anschluß an die Deklamationen, Bonn.
Foerster R. (éd.) 1915, Libanii Opera, VIII, Leipzig.
Fritz von K. 1926, « Quellenuntersuchungen zu Leben und Philosophie des Diogenes von Sinope », Leipzig.
Gangloff A. 2009, « Le sophiste Dion de Pruse, le bon roi et l’empereur », RH 311, p. 3‑38.
Giannantoni G. (éd.) 1990, Socratis et Socraticorum Reliquiae, IV, Naples.
Gibson Cr. A. (trad., ann.) 2008, Libanius’s Progymnasmata. Model Exercises in Greek Prose Composition and Rhetoric, Atlanta.
Gomperz H. 1906, « Die deutsche Literatur über die Sokratische, Platonische und Aristotelische Philosophie 1901‑1904 », AGPh, N. F. 12, p. 227‑287.
Goulet-Cazé M.‑O. 1986, L’ascèse cynique. Un commentaire de Diogène Laërce VI, 70‑71, Paris.
— 1990, « Le cynisme à l’époque impériale », in ANRW 36, 4, p. 2720‑2826.
— 1992, « Le livre VI de Diogène Laërce : analyse de sa structure et réflexions méthodologiques », in ANRW 36, 2, p. 3880‑4048.
Goulet-Cazé M.‑O., Goulet R. (éd.) 1993, Le cynisme ancien et ses prolongements. Actes du colloque international du CNRS (Paris, 22‑25 juillet 1991), Paris.
Hahn C. 1896, De Dionis Chrysostomi orationibus, quae inscribuntur Diogenes, dissertation inaugurale, Hambourg.
Helm R. 1927, s. v. « Lukianos », in RE XIII, 2, p. 1725‑1777.
Hense O. (éd.) 1905, C. Musonii Rufi Reliquiae, Leipzig.
Höistad R. 1948, Cynic Hero and Cynic King. Studies in the Cynic Conception of Man, Uppsala.
Isnardi M. 1954, « Il concetto di philia nella storia della società greca », QCSS 3, p. 200‑211.
Joël K. 1901, Der echte und der xenophontische Sokrates, II, Berlin.
Jones C. P. 1978, The Roman World of Dio Chrysostom, Cambridge (Mass.)-Londres.
Jouan F. 1993, « Le Diogène de Dion Chrysostome », in M.‑O. Goulet-Cazé, R. Goulet (éd.) 1993, p. 381‑397.
Konstan D. 1997, « Friendship and Monarchy : Dio of Prusa’s Third Oration on Kingship », SO 72, p. 124‑143.
Krapinger G. (éd., trad., comm.) 1996, Dion Chrysostomos. Oratio 6, Graz.
Lanza D. 1977, Il tiranno e il suo pubblico, Turin.
Malosse P.‑L. 2006, « Sophistiques et tyrannies », in E. Amato (éd.), Approches de la Troisième Sophistique : hommages à Jacques Schamp, Bruxelles, p. 157‑178.
Marinone N. (trad., comm.) 1988, Opere politiche e filosofiche di M. Tullio, II. I termini estremi del bene e del male. Discussione tusculane, Turin.
Martha C. 1862, Les moralistes sous l’Empire romain : philosophes et poètes, Paris.
Milazzo A. M. 2007, Dimensione retorica e realtà politica. Dione di Prusa nelle orazioni III, V, VII, VIII, Hildesheim-Zurich-New York.
Moles J. L. 1978, « The Career and Conversion of Dio Chrysostom », JHS 98, p. 79‑100.
— 1993, « Le cosmopolitisme cynique », in M.‑O. Goulet-Cazé, R. Goulet (éd.) 1993, p. 259‑280.
Momigliano A. 1969 [1950], « Dio Chrysostomus », in A. Momigliano (éd.), Quarto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, Rome, p. 257‑269.
Müseler E. (éd.) 1994, Die Kynikerbriefe. Studien zur Geschichte und Kultur des Altertums, I-II, Paderborn-Vienne-Munich.
Norman A. F., Downey Gl. (éd.) 1974, Themistii orationes quae supersunt, III, Leipzig.
Overwien O. 2005, Die Sprüche des Kynikers Diogenes in der griechischen und arabischen Überlieferung, Stuttgart.
Patillon. M. (éd., trad., comm.) 1997, Aélius Théon. Progymnasmata, Paris.
— (éd., trad., comm.) 2003, Apsinès, Art rhétorique. Problèmes à faux-semblant, 2e éd., Paris.
— (éd., trad., comm.) 2008, Corpus Rhetoricum. Anonyme, Préambule à la rhétorique. Aphthonios, Progymnasmata, en annexe Pseudo-Hermogène, Progymnasmata, Paris.
Prato C., Micalella D. (éd., trad., comm.) 1988, Giuliano imperatore. Contro i Cinici ignoranti, Lecce.
Rabe H. (éd.) 1928, Rhetores Graeci, XV, Leipzig.
Rochefort G. (éd., trad., ann.) 1963, L’empereur Julien. Œuvres complètes, II, 1. Discours de Julien Empereur, Paris.
Seager R. 1977, « Amicitia in Tacitus and Juvenal », AJAH 2, p. 40‑50.
Sayre F. 1948, « Antisthenes the Socratic », CJ 43, p. 237‑244.
Schouler B. 1984, La tradition hellénique chez Libanios, Lille-Paris.
Sonny A. 1896, Ad Dionem Chrysostomum Analecta, Kiev.
Sussman L. A. (éd., trad., comm.) 1994, The Declamations of Calpurnius Flaccus, Leyde.
Szarmach M. 1977, « Les discours diogéniens de Dion de Pruse », Eos 65, p. 77‑90.
Tabacco R. 1985, « Il tiranno nelle declamazioni di scuola in lingua latina », MAT 9, p. 1‑141.
Vagnone G. (éd., trad., comm.) 2012, Dione di Prusa, Orazioni I-II-III-IV (Sulla regalità) ; Orazione LXII (Sulla regalità e sulla tiranide), Rome.
Ventrella G. 2009, « Dione di Prusa fu realmente esiliato ? L’orazione tredicesima tra idealizzazione letteraria e ricostruzione storico-giuridica (con un’appendice di Eugenio Amato) », Emerita 77, p. 33‑56.
— 2014, « Sulla presunta presenza di Dione nel castrum di Viminacium alla morte di Domiziano », in E. Amato (éd.), Traiani Praeceptor. Studi su biografia, cronologia e fortuna di Dione Crisostomo, Besançon, p. 153‑170.
Vischer R. 1965, Das einfache Leben. Wort- und motivgeschichtliche Untersuchungen zu einem Wertbegriff, Göttingen.
Walz Chr. (éd.) 1832‑1836, Rhetores Graeci, I-IX, Stuttgart-Tübingen.
Weber E. 1887, « De Dione Chrysostomo Cynicorum sectatore », LSKPh 10, p. 77-268.
Wegehaupt J. 1896, De Dione Chrysostomo Xenophontis sectatore, dissertation inaugurale, Gotha.
2 Per l’ipotesi per cui la κατηγορία τοῦ τυράννου sia stata pronunciata non dinanzi a dei legionari Romani, tanto grati e fedeli alla memoria dell’imperatore assassinato da non poter tollerare di ascoltare un discorso di accusa nei suoi confronti, ma, piuttosto, dinanzi ai bellicosi Geti, esultanti per la notizia della morte dell’odiato nemico e già sul piede di guerra, pronti a riaffermare con fierezza la propria indipendenza da Roma, mi permetto di rinviare a Ventrella 2014.
3 Luciano (Bis Acc. 32) ricorda le τυράννων κατηγορίας, assieme agli ἀριστέων ἐπαίνους, come tipici temi neosofistici. Anche il retore Eliano di Roma sembra aver salutato la morte di un altro imperatore romano (Elagabalo) con una κατηγορία, questa volta però tutta libresca (cf. Philostr., Vit. soph. II, 3).
9 Cf. Malosse 2006, p. 169 il quale ricorda, oltre alle Lettere di Chione in cui il filosofo gioca il ruolo di tirannicida, anche il caso di Anon., Probl. rhet. 4 in RG VIII Walz, p. 402, 18‑403, 4, in cui i consigli di un oratore hanno come conseguenza indiretta la morte del tiranno ; in Lib., Prog. VII (Loc. comm.) 5 Foerster, invece, un oratore invita la città a ricompensare il tirannicida.
10 Sulla propensione dionea a idealizzare letterariamente la propria vicenda biografica, cf. Moles 1978, p. 96‑100 ; Ventrella 2009.
11 Cf. § 13 ~ § 22 ; § 11‑12 ~ § 27 ; § 15 ~ § 28. Tale fenomeno è stato interpretato da Weber 1887, p. 97, come una conferma del fatto che Dione abbia contaminato due diverse diatribe ciniche. Wegehaupt 1896, p. 12‑13 individua il motivo di tali ripetizioni nella scelta narratologica di Dione di presentare lo stile di vita di Diogene sotto aspetti differenti in rapporto ai temi sviluppati nell’orazione.
12 A giudizio di studiosi come il Weber 1887, p. 97 (cf. anche Sonny 1896, p. 174), e l’Hahn 1896, p. 17‑18, si tratterebbe, invece, di vere e proprie incongruenze logiche attribuibili all’uso che Dione avrebbe fatto delle proprie fonti riprese liberamente e variamente adattate al contesto.
14 Cf. D. Chr., Or. 72, 11 (καὶ τὰ μὲν τούτου καὶ διαμνημονεύουσιν οἱ πολλοί, τὰ μέν τινα ἴσως εἰπόντος αὐτοῦ, τὰ δὲ καὶ ἄλλων συνθέντων), con le osservazioni di Weber 1887, p. 83‑84 ; Hahn 1896, p. 8‑9 ; Overwien 2005, p. 244.
16 Questi §, incentrati sul tema della condizione infelice del tiranno, secondo Weber 1887, p. 94‑96, concordano con Arr., Epict. III, 22, 60‑61, con Ps.‑Diog., Ep. 40, 3 Müseler (Diog. Sinop., fr. 570 Giannantoni) e Gnom. Vat. 742 n. 181 (Diog. Sinop., fr. 300 Giannantoni) ; la coincidenza lascia supporre l’esistenza di una fonte comune che lo studioso ritiene verosimile individuare in una diatriba di Diogene sul tiranno ; contra Hahn 1896, p. 36‑37 ; Arnim 1898, p. 264.
17 Sicché la presenza di talune ripetizioni all’interno dell’orazione (cf. supra, n. 11) dimostrerebbe, secondo lo studioso, che « Dio duas diversas disputationes contaminasse » (97).
19 Cf. i § 8‑12 (fatta eccezione per καὶ ἐνόμιζε τοῦτο ἱκανώτατον καὶ δριμύτατον τῶν ὄψων al § 12, che sembra ispirarsi ad un apoftegma diogeniano) ; § 14 (ἱμάτιον δὲ ἓν ἐξήρκει) ; § 15 (τοὺς δὲ πόδας οὐδέποτε ἔσκεπεν) ; § 30‑31 (ἀφῄρει… ἀπέφαινεν… οὐ παρέπεμπεν... ᾑρεῖτο... ἐπεμελεῖτο... ἦν... ἐμιμεῖτο).
20 Cf. i § 13‑15, in cui Dione « complura apophthegmata Dionis enumerat » : § 13‑14 (κατεγέλα … ἔφασκεν …) ; § 15 (οὐ γὰρ ἔφη… ἔφη δὲ… ). Dello stesso tenore i § 21‑25 (ἔλεγεν…) ; § 27 (ἀντέλεγεν) ; § 28‑29 (ἐπεδείκνυε…) ; § 31‑32 (φησὶν… ἔφη…) ; § 34 (ἐθαύμαζεν…).
21 Cf. Xen., Ages. 9, 5 (ma anche Cyr. VI, 2, 29) ~ D. Chr., Or. 6, 9 ; Xen., Mem. II, 1, 30 (ma anche ibid. I, 6, 5 ; Cyr. II, 3, 13 ; IV, 5, 4) ~ D. Chr., Or. 6, 12 ; Xen., Mem. I, 6, 2 ~ D. Chr., Or. 6, 15 ; Xen., Mem. I, 2, 30 ~ D. Chr., Or. 6, 18 ; Xen., Mem. I, 2, 63 ~ D. Chr., Or. 6, 31 ; Xen., Mem. I, 6, 10 ~ D. Chr., Or. 6, 31.
24 Quanto all’ipotesi che i § 21‑34 derivino da una diatriba diogeniana sulla vita secondo natura, pur ammettendo che essi non siano alieni « a Cynicorum more », Wegehaupt 1896, p. 54‑55 osservò come, nel confronto tra la vita degli animali e quella degli uomini, nessuno degli esempi forniti da Dione compaia in alcun altro autore cinico e come quelli riportati dal Weber non quadrino in alcun modo con quelli riferiti da Dione.
25 Cf. Xen., Hier. 4, 6‑11 (ma anche Symp. 4, 36) ~ D. Chr., Or. 6, 35 ; Xen., Hier. 3, 8 ~ D. Chr., Or. 6, 35 e 39 ; Xen., Hier. 6, 6 ~ D. Chr., Or. 6, 36 ; Xen., Hier. 6, 3 ~ D. Chr., Or. 6, 36 ; Xen., Hier. 6, 4 ~ D. Chr., Or. 6, 38 ; Xen., Hier. 4, 2 ~ D. Chr., Or. 6, 39 ; Xen., Hier. 7, 13 ~ D. Chr., Or. 6, 39 ; Xen., Hier. 7, 10 ~ D. Chr., Or. 6, 43 ; Xen., Hier. 1, 38 ~ D. Chr., Or. 6, 44 ; Xen., Hier. 7, 13 ~ D. Chr., Or. 6, 45 ; Xen., Hier. 1, 10 ~ D. Chr., Or. 6, 45 ; Xen., Hier. 1, 18 ~ D. Chr., Or. 6, 48 ; Xen., Hier. 6, 13 ~ D. Chr., Or. 6, 49 ; Xen., Hier. 5, 4 ~ D. Chr., Or. 6, 51 ; Xen., Hier. 2, 8‑10 ~ D. Chr., Or. 6, 51 ; Xen., Hier. 5, 1‑2 ~ D. Chr., Or. 6, 57 ; Xen., Hier. 1, 16 ~ D. Chr., Or. 6, 58‑59 ; Xen., Hier. 3, 3 e 6 ~ D. Chr., Or. 6, 59. A tali paralleli si possono aggiungere ora anche quelli indicati da Vagnone 2012, p. 181, cioè Xen., Hier. 7, 11‑2 ~ D. Chr., Or. 6, 40 ; Xen., Hier. 7, 13 ~ D. Chr., Or. 6, 45.
29 Hahn 1896, p. 16‑18 attribuisce alcune delle incongruenze presenti in questa sezione (cf. § 25, 30‑31 e 32‑33) al modo in cui Dione avrebbe trattato la propria fonte, al fatto cioè che l’oratore « ex uberiore explicatione alia elegisse, alia breviter tetigisse alia neglexisse », probabilmente per evitare eventuali ripetizioni con quanto già esposto su questioni affini nei § precedenti (cf., ad es., § 28 ~ § 15).
30 Si tratta in sostanza dei seguenti parallelismi : Ps.‑Diog., Ep. 28, 5‑7 Müseler ~ D. Chr., Or. 6, 23‑24 ; 28, 1‑2 Müseler ~ D. Chr., Or. 6, 25 e 34. Del confronto tra lo stile di vita degli uomini e quello degli animali, ampiamente sviluppato in Dione, l’epistola serberebbe traccia al § 2, in cui il cane, da solo, costituisce l’icona della vita secondo natura e della φύσις stessa (μισεῖ δ’ ὑμᾶς οὐ μόνον ὁ κύων, ἀλλὰ καὶ ἡ φύσις αὐτή), e al § 5 (κἀγὼ μὲν ὁ κύων τῷ λόγῳ, ἡ δὲ φύσις τῷ ἔργῳ). Secondo Hahn 1896, p. 30‑31, da tale fonte l’epistolografo, di cui evidenzia, sulla scorta di Capelle 1896, p. 28, l’intenzione satirica, avrebbe desunto un numero ridotto di argomentazioni, ma le avrebbe ampliate, disponendole in un ordine non del tutto coerente e consequenziale ; Dione, da parte sua, avrebbe attinto ampiamente i temi sviluppati dalla diatriba cinica, condensandoli e riducendoli. Lo studioso si astiene dallo spiegare quale fosse il loro ordine nella fonte, giacché i due testimoni, sotto questo aspetto, differiscono troppo.
31 Cf. Ps.‑Luc., Cyn. 8 ~ D. Chr., Or. 6, 25 ; Ps.‑Luc., Cyn. 9 ~ D. Chr., Or. 6, 23 ; Ps.‑Luc., Cyn. 10 ~ D. Chr., Or. 6, 30 ; Ps.‑Luc., Cyn. 12 ~ D. Chr., Or. 31 ; Ps.‑Luc., Cyn. 15 ~ D. Chr., Or. 6, 27‑28 ; Ps.‑Luc., Cyn. 15 ~ D. Chr., Or. 6, 31. Cf. anche Helm 1927, p. 1734, per l’ipotesi che lorazione 6 rappresenti il modello dello scritto attribuito a Luciano ; per la datazione del Cinico, cf. Goulet-Cazé 1990, p. 2743 n. 168. In realtà si tratta di motivi topici già presenti in testi anteriori all’epoca di composizione delle epistole diogeniane (per Ps.‑Luc., Cyn. 8 ~ D. Chr., Or. 6, 25, cf. già Diog. Sinop. [Diog. Sinop., fr. 126, 78‑79 Giannantoni] ; per Ps.‑Luc., Cyn. 12 ~ D. Chr., Or. 3, cf. già Xen., Mem. I, 6, 10 ; Diog. Laert. VI, 51 [Diog. Sinop., fr. 354 Giannantoni]) ; Muson., Diatr. XVII [90, 4‑17 Hense] ; Diogene (ap. Diog. Laert. VI, 105 [deest Giannantoni]).
32 Hahn 1896, p. 36‑37. Si tratta di Ps.‑Diog., Ep. 40, 3 Müseler ~ D. Chr., Or. 6, 42‑59 ; Ps.‑Diog., Ep. 40, 3 Müseler 4 ~ D. Chr., Or. 6, 37. I passi erano stati individuati dal Weber, al quale Hahn allude genericamente con « quispiam ». Secondo lo studioso, l’epistolografo segue una argomentazione affatto diversa : la causa di timori e mali dipende non dalla condizione di τύραννος, come in Dione, ma da quella di uomo κακός e ἀμαθής.
33 Si tratterebbe dei motivi : 1) dell’impossibilità per il tiranno di liberarsi attraverso soldati e munizioni dal suo stato di timore e angoscia (Ps.‑Diog., Ep. 29, 1, 5‑6 Müseler [Diog. Sinop., fr. 559, 6‑8 Giannantoni] ~ D. Chrys., Or. 6, 38) ; 2) dell’inconsapevolezza dei tiranni e del loro sèguito circa l’infelicità in cui vivono (Ps.‑Diog., Ep. 29, 4, 26‑28 Müseler [Diog. Sinop., fr. 559, 28‑31 Giannantoni] ~ D. Chr., Or. 6, 45) ; 3) della continuità dello stato angoscioso in cui vivono i tiranni (Ps.‑Diog., Ep. 29, 1, 6‑7 Müseler [Diog. Sinop., fr. 559, 6‑8 Giannantoni] ~ D. Chr., Or. 6, 43). I primi due parallelismi, già segnalati da Weber 1887, p. 96 n. 1, non permettono di postulare una fonte comune. Del resto, essi, a fronte dei numerosi motivi messi in campo da Dione nella sezione sulla condizione dei tiranni, non possono che apparire insufficienti alla formulazione di una simile ipòtesi. Inoltre si tratta di motivi topici e che ricorrono anche altrove. Per il primo motivo, cf. Xen., Hier. 6, 4 ; Sen., Clem. I, 12, 3 (nec illas ipsas manus, quibus se commisit, securus adspicit) e I, 13, 3 (cum arma metuat, ad arma confugiens) ; Weber 1887, p. 96 n. 1 ; Hahn 1896, p. 37 ; per il secondo, cf. Luc., Cat. 14 (ma vedi anche Luc., DMort. 2 ; 24, 3 ; Nec. 18 ; Weber 1887, p. 96 n. 2).
36 L’ipotesi di Wegehaupt circa la dipendenza di Dione dallo Ierone senofonteo fu criticata anche da Joël 1901, p. 402‑406, il quale (seguito pure da Gomperz 1906, p. 240‑243) negava in generale la dipendenza di Dione da Senofonte e arrivava a riconoscere in Antistene una fonte comune ai due.
39 Deriverebbero da Antistene : 1) il confronto tra animali e uomini sviluppato ai § 18, 22‑23, 26‑27, 32‑33 (dal suo περὶ ζῴων φύσεως) ; 2) l’excursus sul mito di Prometeo, al § 25 (sulla questione cf. Weber 1887, p. 240‑242 ; Joël 1901, p. 467‑504 ; Höistad 1948, p. 57‑59 ; Basta Donzelli 1970, p. 234‑235 ; Desideri 1978, p. 245 n. 11, Capone-Ciollaro 1983, p. 50) ; 3) la polemica contro la tirannide ai § 35‑59 (cf. Xen., Symp. 4, 30‑32).
43 Secondo Brancacci 1977, p. 164‑166, il testo utilizzato dalla fonte di Diogene Laerzio sarebbe il περὶ ἀρετῆς di Diogene di Sinope ; secondo Goulet-Cazé 1986, p. 210 e Goulet-Cazé 1992, p. 3897, si tratterebbe della Τέχνη ἠθική (Diog. Laert. VI, 80), sempre del Sinopeo. Tuttavia la medesima studiosa (p. 202 n. 25) si dimostra fortemente scettica circa l’ipotesi che Dione abbia potuto utilizzare una compilazione derivata dall’opera da cui dipendono i summenzionati § del βιός laerziano.
44 Diogene « soleva discutere (disputare) quanto per vita e condizione era superiore al Gran Re : a lui non mancava nulla, a quello nulla sarebbe mai bastato ; egli non sentiva il desiderio dei piaceri di cui quello non poteva mai saziarsi, e quello non poteva in alcun modo ottenere i suoi » (Cic., Tusc. V, 92 [Diog. Sinop., fr. Giannantoni], trad. R. Marinone 1988). Capelle 1896, p. 47, sul fondamento del passo ciceroniano, ipotizzava che Dione avesse seguìto una diatriba tramandata sotto il nome di Diogene. Critico Szarmach 1977, p. 78. Wegehaupt 1896, p. 52 aveva ipotizzato, sulla scorta del Capelle, che il motivo fosse presente già in Antistene, il quale potrebbe aver elaborato il confronto tra il filosofo e il monarca a partire dalle riflessioni di Socrate e dei Socratici sulla infelicità del re ingiusto, incarnato dal re persiano e da Archelao (Plat., Gorg. 470C-471D). Il tema dell’infelicità del sovrano (o tiranno) torna, infatti, più diffusamente in Themist., De virt. 47 Norman-Downey, in un passo in cui Socrate dichiara di non considerare beato il re di Persia, giacché l’εὐδαιμονία non è riposta nelle ricchezze né nei beni materiali, bensì in scientia et in prudentia recta et in veritate ; in eo, ut homo sciat, quid sit, quid non sit in sua potestate ; cui rei, ut ita sit, studendum, cui rei, ne sit, sibi operam dare. Sull’ipotesi di una dipendenza di Temistio da Antistene, cf. Brancacci 2001a, p. 392‑395. La peculiarità dell’orazione dionea consiste nel fondare il motivo del confronto tra Diogene e il Re, e della superiorità del primo rispetto al secondo, direttamente sulla descrizione dell’ἄσκησις psico-fisica tenacemente praticata dal filosofo (§ 7‑34). Una simile impostazione si ritrova in Giuliano (lettore di Dione) che, in Or. 6, 14 [195A-B], precisa che fu soprattutto grazie alla scelta di vita operata da Diogene, il quale « senza alcun riguardo sottopose il suo corpo ai disagi, allo scopo di rendere più forte il suo stesso stato naturale, e ritenne giusto fare solo quanto sembrasse alla ragione si dovesse fare », se egli « si pose… in condizioni di spirito tali da passare la sua vita felice e da sentirsi monarca, non meno, se non anche di più, del Grande Re » (trad. Prato, Micalella 1988).
45 Diogene, pur consapevole che nella propria misera condizione egli riviveva tutte le sventure solitamente rappresentate sulla scena tragica, si riteneva « pronto a gareggiare, quanto a felicità, con il Re di Persia » (cf. Gnom. Vat. 743 n. 201 [Diog. Sinop., fr. 263 Giannantoni], ἕτοιμός εἰμι περὶ εὐδαιμονίας τῷ Περσῶν βασιλεῖ ἀγωνίσασθαι). Il motivo del confronto, in chiave parodica, si trova ancora in Luc., Vit. Auct. 9 [Diog. Sinop., fr. 80 Giannantoni], laddove Diogene, dopo aver esposto lo stile di vita del filosofo cinico, promette al Compratore di renderlo « più felice del Gran Re » (καὶ οὕτως ἔχων εὐδαιμονέστερος εἶναι φήσεις τοῦ μεγάλου βασιλέως).
49 Oltre i debiti nei confronti dello Ierone senofonteo segnalati dallo studioso (cf. supra, n. 25), rinvio, per il motivo del tiranno che si ritiene offeso da chi gli si rivolge con franchezza, e si rivela sospettoso nei confronti di chi gli si accosta con reverenza (§ 57), a Hdt. III, 80, 5 ; per il motivo dell’invidia nei confronti della ricchezza del tiranno (§ 50), a Eurip., Ion 630‑631.
50 Già Desideri 1978, p. 202, in reazione ad una tradizione di studi tesa a recuperare nel testo dioneo le tracce di un ipotetico « Urkynismus », ha messo in luce il pericolo di trascurare la dimensione storico-letteraria dell’opera di Dione, riducendolo a mero divulgatore del pensiero cinico. Approvando l’impostazione dell’indagine storiografica di Martha 1862, p. 215‑254, incentrata sulla ricostruzione della personalità di Dione come moralista e predicatore popolare, lo studioso ha posto in risalto l’evidenza culturale e retorica della personalità di Dione, ritenendo più plausibile che Dione nella propria polemica contro Domiziano abbia rielaborato, pur in un contesto di tradizioni diatribiche, un modello letterario, ovverosia lo Ierone senofonteo, del quale l’orazione costituirebbe una specie di rielaborazione e aggiornamento. Il che, se pure non esclude un « approfondimento del cinismo », nel senso di una « presa di contatto più sistematica con la letteratura diatribica cinica », tuttavia infirma, in considerazione dell’uso eclettico e originale con cui Dione tratta i propri modelli, ogni ipotesi di « utilizzare Dione, neppure i Diogenici… come fonte di un preteso cinismo originario ». Analogamente Vischer 1965, p. 79 n. 3, si è dimostrato fortemente critico circa la possibilità di trarre alcunché di preciso sulla figura storica di Diogene o di assumere una correlazione rispetto alle opere ascrittegli. Anche Jouan 1993, p. 397, ha in sostanza negato il valore storico delle orazioni diogeniane, « d’une part à cause de l’enchevêtrement de sources de valeur inégale, mais surtout parce que Dion a voulu offrir avec son Diogène un modèle philosophique et moral acceptable pour ses auditeurs, un modèle certes ennobli par la distance, mais au fond très proche de lui-même ».
51 Sulla popolarità del tiranno nelle scuole di eloquenza, cf. Schouler 1984, p. 868. Per una lista delle declamazioni e degli esercizi retorici, cf. Bompaire 2000, p. 339 n. 2.
53 Philostr., Vit. soph. II, 4 ricorda solo il soggetto declamatorio sviluppato da Antioco di Ege : « Un tiranno che depone il potere per l’invalidità fisica viene ucciso da un tale che da lui era stato reso eunuco e che ora si difende dall’accusa di omicidio » (trad. Civiletti 2002).
54 Così Malosse 2006, p. 171. Sul ritratto morale del tiranno nelle declamazioni latine, cf. Tabacco 1985, p. 73‑134.
55 Mancano, infatti, i vari ἔλεγε e ἔφη, così numerosi nelle prime sezioni, con i quali venivano introdotti i pensieri e le parole del filosofo.
57 Cf. l’uso del plurale, a partire dal § 43, con riferimento a tiranni e monarchi, e l’adozione costante del presente.
59 Sulla rappresentazione, ispirata alle declamazioni latine in tyrannos, di Domiziano in Tacito e Plinio, cf. Dunkle 1971, p. 18‑19.
61 Cf. D. Chr., Or. 6, 41 : « Non è facile che un uomo nello stato di tiranno riesca a raggiungere la vecchiaia ». A partire dal noto motto attribuito a Talete che, interrogato su cosa fosse sgradevole vedere, rispose « γέροντα τύραννον » (fr. 1, 138 Diels, Kranz), il motivo dell’impossibilità per un tiranno di pervenire alla vecchiaia, cioè di morire di morte naturale, diventa un topos comune nella letteratura sulla tirannide (Fleskes 1914, p. 45‑47).
62 Sul tema del tirannicidio, oltre all’omonima declamazione di Luciano, cf. i passi ricordati da Gibson 2008, p. 187 n. 26 : Theon, Prog. 62, 10 Patillon ; Nicol., Prog. 46, 23 Felten ; Doxap. in RG II Walz, 357, 17 ; e con parziale elaborazione in 392, 30‑393, 12 ; 398, 2‑13, cui occorre aggiungere, oltre a Philostr., Vit. soph. II, 4 (cf. supra, n. 53), gli esempi indicati da Kohl 1915, p. 45‑48 e cioè : Hermog., Stat. 33, 19 Rabe [n° 167 Kohl] ; Marcell. in RG IV Walz 801, 12 [n° 168 Kohl] ; Liban., Decl. 6 [n° 169 Kohl] ; Max. Plan. in RG V Walz, 342, 4‑6 [n° 170 Kohl] ; Quint., III, 6, 26 [n° 170b Kohl] ; Apsin., Rhet. 252, 1 [33 Patillon = n° 171 Kohl] ; Quint., V, 11, 8 [n° 172* Kohl] ; Dem., Eloc. 293 [n° 173 Kohl]. Per il tema del tiranno, cf. Theon, Prog. 62, 8 Patillon : Ps.‑Hermog., Prog. 193, 4 Patillon ; Lib., Prog. VII (Loc. comm.), 1, 21 Foerster ; 2, 16 ; 3, 21 ; Nicol., Prog. 42, 19‑20 Felten ; Jo. Sard. 98, 19‑20, 99, 17‑19, 99, 27‑100, 10 ; 100, 13‑14 ; 102, 20‑25 ; 104, 19‑105, 3 ; 105, 15‑19 Rabe ; Doxap. in RG II Walz, 382, 28‑383, 4 ; 397, 7‑14 ; 403, 27‑404, 3 ; Aphth., Prog. 127‑131 Patillon (indicati da Gibson 2008, p. 179 n. 17) ; cui vanno aggiunti gli esempi indicati sempre dal Kohl, e cioè : Apsin., Rhet. 243, 19 [26 Patillon = n° 165 Kohl] ; 256, 11 [37 = n° 166* Kohl] ; 252, 1 [33 Patillon = n° 171 Kohl].
64 Per l’avaritia del tiranno nelle declamazioni latine, cf. Ps.‑Quint., Decl. min. 269, 345, 382 ; Sen., Contr. III, 6 ; VII, 6 ; Tabacco 1985, p. 117.
65 Cf., e.g. Ps.‑Quint., Decl. min. 261 ; Calp. Flacc., Decl. 6, p. 6, 10‑11 Håkanson (= p. 34 Sussman) ; Decl. 11, p. 11, 10 Håkanson (= p. 42 Sussman) ; Tabacco 1985, p. 117 ; per l’accusa di adfectatio tyrannidis nella declamazione latina, cf. Sussman 1994, p. 110. Più in generale sul topos declamatorio (oltre che filosofico) del timore come stato d’animo di fondo del tiranno, cf. Tabacco 1985, p. 35‑37.
69 Cf. Plat., Lis. 214D ; Arist., EN VIII, 5 (1157A 18‑19) e 6 (1157B 4‑5) ; Xen., Mem. II, 6, 22‑29 ; Cic., Lael. 5, 18 ; 12, 40.
71 Plat., Rep. IX, 576A ; Xen., Hier. 3, 3 e 6 ; Arist., EN VIII, 13 (1161B 8‑9) ; Cic., Lael. 15, 52 ; 24, 89 ; Fleskes 1914, p. 54‑56 ; Isnardi 1954, p. 203 ; per la contrapposizione tra philia e tirannide in Euripide, cf. Lanza 1977, p. 198 e 243‑247 ; per la declamazione latina, cf. Tabacco 1985, p. 39‑42.
72 Cf. Aristox. fr. 31 West ; Diod. X, 4, 3‑6 ; Plut., De am. mult. 2 (93F) ; Iamb., VP 233‑236 ; Cic., Off. III, 45 ; Fin. II, 79 ; Tusc. V, 63 ; Val. Max. IV, 7, ext. 1 ; Hyg., Fab. 257.
73 Cf. Luc., Cat. 10‑11. Il tema è ripreso anche in Ps.‑Quint., Decl. mai. 16 (su cui, cf. Tabacco 1985, p. 41). Sul motivo dell’adulazione degli amici del sovrano, cf. anche Isocr., Ad Nic. 4 ; Ps.‑Diog., Ep. 29, 3‑4 Müseler (Diog. Sinop., fr. 559 Giannantoni).
76 L’esaltazione della φιλία sembra definirsi come un genuino tratto antistenico (Xen., Symp. 4, 43 [Antisth., fr. 82 Giannantoni]), secondo Brancacci 1994, p. 454‑455 (cf. anche Xen., Mem. III, 11, 17 in cui Antistene è presentato « as expressing a high appreciation of the value of friendenships », secondo Sayre 1948, p. 241 ; e Diog. Laert. VI, 6 (Antisth., fr. 108 Giannantoni) in cui Antistene dichiara che « la vita in comune di fratelli che vanno d’accordo è più robusta di ogni fortezza », tema, questo, presente anche in Xen., Cyr. VIII, 7, 13 e in Sall., Iug. 10, 4). L’esaltazione dell’amicizia è già nel Socrate senofonteo (Xen., Mem. II, 6, 22‑29), in Cratete (fr. 84 Giannantoni) e lo sarà nel filosofo Demonatte, che riteneva la φιλία « il maggior bene degli uomini », e che si dimostrò, di conseguenza, ἅπασι φίλος (Luc., Demon. 10). I due aspetti (diogeniano e crateteo), apparentemente contradditorî, vengono conciliati in Iul., Or. 6, 18 (201C Rochefort) che, pur ammettendo come la missione filantropica non costituisse il fine principale della filosofia cinica, orientata prevalentemente al conseguimento della felicità personale, tuttavia riconosce che « in tanto si prendevano cura degli altri in quanto capivano […] che l’uomo è per natura un animale sociale e politico » (trad. Prato, Micalella). Amicizia e missione filantropica costituiscono un carattere marcato anche del σοφός dioneo (Or. 77/78, 15. 38‑40. 42). In particolare, Moles 1993, p. 272, ha riconosciuto una dimensione « missionaria » all’intero movimento cinico, incluso Diogene, il quale nutrì una profonda ammirazione per Antistene, perché, secondo lo stesso Dione, riteneva i suoi λόγοι i soli « conformi a verità e capaci di aiutare l’uomo » (Or. 8, 1 ; sul passo cf. l’analisi di Brancacci 2001b, p. 178‑179). Sulla compatibilità di amicitia e autarchia anche nello Stoicismo, cf. Evenepoel 2006, p. 185‑190.
79 Tra le virtù politiche indispensabile a un imperatore, Tacito (Hist. I, 15, 3) individua proprio l’amicitia, considerata tra i praecipua humani animi bona ; egli, inoltre, ritiene che non c’è miglior modo per governare un impero che l’avere buoni amici (Hist. IV, 7, 3 : nullum maius boni imperii instrumentum quam bonos amicos esse). Per la relazione tra il ritratto ideale del buon governante in Tacito e l’immagine di Traiano quale descritta da Plinio nel suo Panegirico, cf. Bruère 1954, p. 170‑171. Sulla degenerazione di tale sentimento a mera adulazione sotto gli imperatori della dinastia giulio-claudia, cf. Seager 1977. Sulla questione della φιλία nella teoria politica di Dione è di recente tornato Milazzo 2007, p. 51‑107, al quale si rimanda per un quadro ampio e dettagliato.
83 Tali elementi confermano l’intuizione di Jones 1978, p. 50, secondo cui la conversazione tra Diogene e Alessandro Magno (che incarna un modello eroico per Traiano, cf. D. C. LXVIII 29, 1 ; Jul., Caes. 333A, 335D ; HA, Hadr. 4, 9), oggetto del IV discorso Sulla regalità, sia modellato sul rapporto di amicizia tra l’oratore e l’imperatore Traiano. Del resto Momigliano 1969, p. 261‑262, per il quale alcune prese di posizioni di Dione apparentemente radicali, tradiscono in realtà i modi accademici di una consolidata tradizione filosofica, si rivelava scettico circa la datazione esilica dello scritto avanzata da Arnim 1898, p. 260, riaffermata da Szarmach 1977 ; Moles 1978, p. 89 n. 90 ; Desideri 1978, p. 200‑204 ; argomentata in Brancacci 1980, p. 98‑122 ; Jouan 1993, p. 384 e Krapinger 1996, p. 42‑43.
84 Tali paralleli sono stati già richiamati nel ricco commentario procurato da Krapinger 1996, p. 142, il quale tuttavia non ne ha ricavato un elemento utile ai fini della datazione del discorso.
85 Suet., Dom. 14 pavidus semper atque anxius minimis etiam suspicionibus praeter modum commovebatur […] porticuum, in quibus spatiari consueverat, parietes phengite lapide distinxit, e cuius splendore per imagines quidquid a tergo fieret provideret.
VENTRELLA, Gianluca. Da esercizio retorico a realtà vivente : La declamazione contro i tiranni nella polemica anti-domizianea di Dione di Prusa (Or. 6) In : Fabrique de la déclamation antique : Controverses et suasoires [en ligne]. Lyon : MOM Éditions, 2016 (généré le 14 août 2020). Disponible sur Internet : <http://books.openedition.org/momeditions/935>. ISBN : 9782356681812. DOI : https://doi.org/10.4000/books.momeditions.935.
Ventrella, G. 2016. Da esercizio retorico a realtà vivente : La declamazione contro i tiranni nella polemica anti-domizianea di Dione di Prusa (Or. 6). In Schneider, C., & Poignault, R. (Eds.), Fabrique de la déclamation antique : Controverses et suasoires. MOM Éditions. doi :10.4000/books.momeditions.935
Ventrella, Gianluca. “Da esercizio retorico a realtà vivente : La declamazione contro i tiranni nella polemica anti-domizianea di Dione di Prusa (Or. 6)”. Schneider, Catherine, et Rémy Poignault. Fabrique de la déclamation antique : Controverses et suasoires. Lyon : MOM Éditions, 2016. (pp. 393-410) Web. <http://books.openedition.org/momeditions/935>.
<iframe src="https://books.openedition.org/momeditions/935?format=embed" style="padding:5px;border:2px solid #ddd;" width="500" height="375"></iframe>
10.4000/books.momeditions.935

References: § 13
 § 22
 § 11
 § 27
 § 15
 § 28
 § 2
 § 1
 § 40
 § 8
 § 12
 § 13
 § 13
 § 21
 § 25
 § 18
 § 1
 § 35
 § 8
 § 8
 § 8
 § 35
 § 12
 § 16
 § 21
 § 21
 § 35
 § 35
 § 8
 § 43
 § 31
 § 59
 § 53
 § 13
 § 22
 § 11
 § 27
 § 15
 § 28
 § 8
 § 12
 § 14
 § 15
 § 30
 § 13
 § 13
 § 15
 § 21
 § 27
 § 28
 § 31
 § 34
 § 21
 § 25
 § 28
 § 15
 § 2
 § 5
 § 18
 § 25
 § 35
 § 43