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Timestamp: 2020-01-28 03:59:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9584 del 29/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9584 del 29/04/2011
Cassazione civile sez. lav., 29/04/2011, (ud. 10/03/2011, dep. 29/04/2011), n.9584
R.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA RENO 21,
avverso la sentenza n. 8809/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 02/05/2006 r.g.n. 5157/03;
GAETA Pietro, che ha concluso per l’inammissibilita’, in subordine
Con sentenza in data 14-5-2002 il Giudice del lavoro del Tribunale di Roma, in accoglimento della domanda proposta da R.S. nei confronti della s.p.a. Poste Italiane, dichiarava la nullita’ del termine apposto al contratto di lavoro intercorso tra le parti dal 26- 10-1998 al 30-1-1999, per “esigenze eccezionali” ex art. 8 ccnl come integrato dall’acc. az. 25-9-97, e per l’effetto dichiarava la sussistenza di un rapporto a tempo indeterminato dal 26-10-1998 e condannava la societa’ a riammettere la R. in servizio e a corrisponderle tutte le retribuzioni, nell’ammontare indicato dal 1/3/2000, oltre rivalutazione e interessi.
La R. si costituiva e resisteva al gravame.
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza depositata il 2-5-2006, respingeva l’appello e confermava la pronuncia di primo grado.
La R. ha resistito con controricorso.
Con il primo motivo del ricorso principale la societa’, denunciando violazione dell’art. 1362 c.c. e segg., art. 425 c.p.c., e vizio di motivazione, in sostanza censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha affermato che l’accordo del 25-9-1997, con i successivi accordi attuativi, “avrebbe auto una efficacia limitata temporalmente al 30-4-1998”, e all’uopo ribadisce la natura meramente ricognitiva dei detti accordi attuativi.
Con il secondo motivo la ricorrente, denunciando violazione della L. n. 230 del 1962, art. 2 dell’art. 1362 c.c. e segg., degli artt. 244, 416, 420, 421 e 437 c.p.c., nonche’ vizio di motivazione, in sostanza lamenta che erroneamente la Corte territoriale avrebbe “ritenuto non provate le esigenze contingenti e soprattutto imprevedibili che avevano giustificato il ricorso nel caso specifico alla proroga dell’originario contratto”.
Premesso che nella fattispecie va applicato l’art. 366 bis c.p.c., ratione temporis, trattandosi di ricorso avverso sentenza depositata in data successiva all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006 ed anteriore all’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009 (cfr. fra le altre Cass. 24-3-2010 n. 7119, Cass. 16-12-2009 n. 26364), osserva il Collegio che il ricorso principale risulta inammissibile per mancanza dei quesiti di diritto imposti dalla detta norma.
L’art. 366 bis c.p.c., infatti, nel prescrivere le modalita’ di formulazione dei motivi di ricorso in cassazione, comporta, ai fini della declaratoria di inammissibilita’ del ricorso medesimo, una diversa valutazione da parte del giudice di legittimita’ a seconda che si sia in presenza dei motivi previsti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, ovvero del motivo previsto dal n. 5 della stessa disposizione. Nel primo caso ciascuna censura deve, all’esito della sua illustrazione, tradursi in un quesito di diritto, la cui enunciazione (e formalita’ espressiva) va funzionalizzata, come attestato dall’art. 384 cod. proc civ., all’enunciazione del principio di diritto ovvero a “dicta” giurisprudenziali su questioni di diritto di particolare importanza, mentre, ove venga in rilievo il motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (il cui oggetto riguarda il solo “iter” argomentativo della decisione impugnata), e’ richiesta una illustrazione che pur libera da rigidita’ formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione” (v. Cass. 25-2-2009 n. 4556).
Pertanto, come e’ stato piu’ volte affermato da questa Corte e va qui nuovamente enunciato ex art. 384 c.p.c., “e’ inammissibile per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., il ricorso per cassazione nel quale l’illustrazione dei singoli motivi non sia accompagnata dalla formulazione di un esplicito quesito di diritto, tale da circoscrivere la pronuncia del giudice nei limiti di un accoglimento o un rigetto del quesito formulato dalla parte” (v. Cass. S.U. 26/3/2007 n. 7258, Cass. 7-11-2007 n. 23153), non potendo, peraltro, il quesito stesso desumersi dal contenuto del motivo, “poiche’ in un sistema processuale, che gia’ prevedeva la redazione del motivo con l’indicazione della violazione denunciata, la peculiarita’ del disposto di cui all’art. 366 bis c.p.c., consiste proprio nell’imposizione al patrocinante che redige il motivo, di una sintesi originale ed autosufficiente della violazione stessa, funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio di diritto e, quindi, al miglio esercizio della funzione nomofilattica della Corte di legittimita’” (v. Cass. 24-7-2008 n. 2040, cfr. Cass. S.U. 10/9/2009 n. 19444).
Orbene, nella fattispecie, la societa’, che pur ha illustrato i singoli motivi di ricorso, tutti riguardanti asserite violazioni di norme di diritto, non ha formulato alcun quesito ai sensi dell’art. 366 bis. c.p.c..
Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile e la ricorrente va condannata al pagamento delle spese in favore della R..
LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a pagare alla R. le spese liquidate in Euro 40,00 oltre Euro 2.500,00 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 10 marzo 2011.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 sentenza 
 art. 425
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 384
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.