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Timestamp: 2020-02-22 16:50:50+00:00

Document:
RICORSO AVVERSO CARTELLA DI PAGAMENTO IVA
N. 293 2002 00000 - ANNO D’IMPOSTA 1995
1. Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania.
2. Montepaschi SE.RI.T. Spa - Concessionario del Servizio Nazionale di Riscossione per la Provincia di Catania.
Imposta: IVA - Sanzioni - Interessi.
Il sottoscritto Sig. P. G., nata a Pedara (CT) il 7 novembre 1950, ed ivi residente in Via Delia n. 1, codice fiscale: __________________, elettivamente domiciliato in Catania, Piazza M. A. n. 1, 95128, presso lo Studio dell’Avv. D.T., il quale lo rappresenta e difende giusta delega rilasciata a margine del presente ricorso.
* Che in data 23 gennaio 2003, è stata notificata all’odierno esponente la Cartella di Pagamento n. 293 2002 000000 - Anno d'Imposta 1995, atto impugnato, contenente l'iscrizione a ruolo dei seguenti tributi:
- Codice Tributo 010I - Imposta sul valore aggiunto per €. 2678,35-.
- Codice Tributo 014I - IVA Interessi per €. 885,56-.
- Codice Tributo 043I - IVA Sanzione pecuniaria per €. 4820,61-.
- Codice Tributo 4301 - Sanz. Omesso versam. IVA accertata e non versata per €. 803,09-.
- Diritti di notifica €. 5,16-.
Il tutto per l'ammontare complessivo di €. 9.192,77-. (Cfr. all. sub. n. 1)
contro la Cartella di Pagamento n. 293 2002 000000 - Anno d'Imposta 1995, emessa dalla Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania, per i seguenti motivi.
A tal uopo, fà osservare quanto segue.
1. Eccezione di nullità della cartella di pagamento impugnata, per decadenza dei termini di riscossione avvenuti in aperta violazione dell’art. 17, comma 1, lett. c) - Dpr. n. 602/73, da imputare all’Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania e alla Montepaschi SE.RI.T. Spa di Catania.
La pretesa tributaria oggetto della presente impugnazione, portata dalla Cartella di Pagamento de qua, trova la propria genesi da una iscrizione a ruolo avvenuta a seguito di un Accertamento induttivo notificato il 3 aprile 2001, divenuto definitivo per mancata impugnazione. (Cfr. all. sub. n. 1)
Ciò precisato, questa difesa fa osservare ai Giudici di prime cure quanto segue.
1.1 L’art. 17, comma 1, lett. c) del Dpr. n. 602/73, intitolato “Termini di ecadenza per l’iscrizione a ruolo”, recita:«Le somme dovute dai contribuenti sono iscritte in ruoli resi esecutivi a pena di decadenza: lettera c) entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio”.
1.2 Il disposto dell’art. 17 - Dpr. n. 602/1973, prima dell’entrata in vigore dello “Statuto dei diritti del contribuente - legge n. 212/2000”, è stato interpretato nel senso che non si verificava decadenza quando il ruolo era reso esecutivo entro i termini previsti (31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo), ancorché la Cartella di Pagamento veniva notificata dopo i richiamati termini.
1.3 Con l’entrata in vigore della legge 27 luglio 2000, n. 212 (1° agosto 2000), all’art. 6, comma 1 è stato positivizzato che l’Amministrazione Finanziaria deve assicurare l’effettiva conoscenza da parte del contribuente degli atti a lui destinati.
1.4 Alla luce della suindicata norma contenuta nello Statuto dei diritti del contribuente, l’art. 17 - Dpr. n. 602/1973 va letta nel senso che sino a quando l’esecutività del ruolo non viene portata ad effettiva conoscenza del contribuente; conoscenza che deve coincidere “temporalmente” con la notificazione dell’atto (Cartella di Pagamento) non si può giuridicamente parlare di rispetto dei termini decadenziali.
La ragione di ciò è individuabile nella circostanza che, entro quella data, l’Ufficio Impositore, oltre a procedere all’iscrizione a ruolo del tributo, deve anche provvedere alla notifica, al contribuente, della cartella incorporante il ruolo formato nei termini.
1.5 E’ ormai un principio più che consolidato quello secondo il quale il ruolo rappresenta un atto interno dell’Amministrazione, non controllabile dal contribuente, e come tale senza alcun rilievo nei confronti del medesimo; né un tale controllo è reso possibile dalla previsione secondo cui la cartella di pagamento deve indicare la data in cui è stato reso esecutivo.
1.5.1 La dottrina ha concepito ruolo e cartella esattoriale come due facce della stessa medaglia, di cui soltanto l’ultima dotata di efficacia esterna; essi costituiscono un “atto complessivo a formazione progressiva”, cui contribuiscono sia l’Amministrazione che il concessionario e che ha, per sua finalità, la notifica al contribuente. Il ruolo non avrebbe senso se non fosse seguito dalla cartella di pagamento, né quest’ultima potrebbe emettersi in difetto di un ruolo.
1.5.2 Anche la giurisprudenza sul punto concorda con la dottrina. A testimonianza di ciò si richiama, a titolo esemplificativo, una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Ravenna, dove si afferma che la cartella di pagamento relativa a maggiori imposte e sanzioni derivanti dalla rettifica del contenuto della dichiarazione dei redditi, deve essere notificata a pena di nullità, entro gli stessi termini di formazione del ruolo. Se l’iscrizione a ruolo è, si ribadisce, un atto interno dell’amministrazione, la cartella di pagamento non può non costituire un atto unilaterale ricettizio, in quanto indirizzato nei confronti di un soggetto ben individuato, per cui, ai sensi dell’art. 1334 del codice civile esso produce effetto dal momento in cui perviene a conoscenza della persona a cui è destinata. La natura ricettizia non può essere messa in discussione considerati gli effetti giuridici dell’iscrizione a ruolo e le conseguenze immediatamente lesive di diritti soggettivi che è idonea a produrre in capo al soggetto passivo d’imposta che ne è destinatario. In sostanza va detto che la notifica al contribuente è indispensabile in quanto il ruolo è un atto idoneo a produrre effetti giuridici solo in quanto comunicato tempestivamente al contribuente. (In tal senso Cfr. Commissione Tributaria Provinciale di Ravenna - Sez. 1, Sent. 8.02.2002, n. 375 - all. sub. n. 2)
Ed ancora si richiama, ad ulteriore sostegno di quanto affermato, una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale della Lombardia, nella cui parte motiva si legge:«… omissis … . Risulta evidente che nessun rilievo, in ordine al rapporto tributario, va attribuito al ruolo in sé, che rimane un atto interno della stessa Amministrazione, mentre ha valore la notifica della cartella esattoriale che è un atto ricettizio, e come tale, può garantire la certezza del diritto». (Cfr. Commissione Tributaria Provinciale della Lombardia, Sez. XXXIV del 2 - 11 aprile 2001, n. 35/34/01 - all. sub. n. 3)
Anche la Commissione Tributaria Regionale della Toscana, ribadisce che:«…omissis…, non è sufficiente la formazione e consegna dei ruoli alla Direzione Regionale delle Entrate, ma è necessaria la notifica della cartella esattoriale al contribuente. Ne consegue che la validità dell’atto impositivo è subordinata alla condizione che lo stesso sia stato notificato…”. (Cfr. Commissione Tributaria Regionale della Toscana - Sez. IX, sent. 25 settembre 2000, n. 80 -
all. sub. n.4)
E’ opportuno, comunque, partecipare ai Giudici aditi che il principio in base al quale entro il termine di cui all’art. 17, comma 1, lett. c) del Dpr. n. 602/73, si debba procedere oltre che alla formazione del ruolo anche alla notifica della cartella ai fini del rispetto dei termini di decadenza, non è nuovo neppure alla Commissione Tributaria Provinciale di Catania. Infatti, la Commissione Tributaria Provinciale di Catania - Sez.. n. 4, ha emesso più sentenze nelle quali ha fatto propri i principi sopra richiamati:
- Sentenza C.T.P. di Catania n. 1128/2001, con la quale la Sezione n. 4 ha accolto il ricorso del contribuente evidenziando, tra l’altro, che “… omissis…, non è sufficiente la formazione e consegna dei ruoli …omissis…, occorre che entro detto termine la cartella esattoriale sia anche notificata al contribuente”. (Cfr. all. n. 5);
- Sentenza C.T.P. di Catania n. 965/2002, nella cui motivazione, i giudici hanno assorbito il principio secondo cui “A nulla rilevando … che il carico sia iscritto a ruolo nei termini di legge senza che il contribuente sia portato a conoscenza della pretesa erariale atteso che, per il rispetto del termine decadenziale previsto dal combinato disposto degli artt. 17 Dpr. n. 602/73 e 43 del Dpr. n. 600/73, non è sufficiente la formazione e consegna dei ruoli ma è necessaria la notifica al contribuente. E ciò al fine di evitare che sia differito a tempo indeterminato il momento in cui il contribuente è portato a conoscenza della pretesa erariale”.
(Cfr. all. sub. n. 6)
Concludendo sul punto, è pacifico, dunque, che entro il termine di cui all’art. 17, comma 1, lett. c) - Dpr. n. 602/73, l’Ente Impositore doveva procedere oltre che all’iscrizione a ruolo, anche alla notifica della cartella di pagamento impugnata, con la conseguenza che tale inosservanza ha determinato l’illegittimità della cartella di pagamento, e per la conseguenza la inesistenza giuridica della pretesa tributaria.
2. Eccezione di nullità della cartella di pagamento impugnata, per violazione dell’art. 6, comma 1 - Legge n. 212/2000, da imputare all’Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania e alla Montepaschi SE.RI.T. Spa di Catania.
E’ ormai generalmente risaputo che l’art. 1 primo comma lett. b) - D. Lgs. n. 193/2001 ha eliminato dal testo dell’art. 25 - Dpr. n. 602/73, il termine entro cui il concessionario della riscossione doveva procedere alla notificazione della cartella di pagamento.
Ciò ha prodotto un evidente vuoto normativo, che va necessariamente colmato, in attesa di un auspicabile intervento del legislatore, quanto meno in via interpretativa, perché il contribuente non può essere lasciato in balia dell’Amministrazione finanziaria per un tempo illimitato.
Soccorre in tal senso, allora, la nuova lettura che la dottrina ha dato dell’art. 17 - Dpr. n. 602/73, in seguito all’introduzione, nel nostro ordinamento della Legge n. 212/2000, altrimenti nota come Statuto dei diritti del contribuente.
Infatti, prima dell’introduzione di detta legge, si sosteneva l’ininfluenza della notifica della cartella di pagamento. Ad evitare la decadenza era sufficiente l’iscrizione a ruolo , anche se la cartella che lo rendeva palese veniva notificata dopo.
Con l’introduzione, invece, dello Statuto dei diritti del contribuente, e precisamente dell’art. 6, comma 1, nel quale viene sancito il principio della “conoscenza degli atti”, si può senza dubbio asserire che fino a quando il ruolo non venga portato a conoscenza del contribuente, mediante la cartella di pagamento, non potrà parlarsi di rispetto dei termini decadenziali.
Ogni atto o provvedimento diviene giuridicamente esistente solo quando il destinatario è posto nella effettiva condizione di conoscerlo. Si tratta di un assunto ormai innegabile, ribadito dalla stessa Corte Costituzionale, che, così statuisce:«… omissis … la discrezionalità del legislatore incontra un limite nel fondamentale diritto del destinatario della notificazione ad essere posto in condizione di conoscere …omissis… il contenuto dell’atto e l’oggetto della procedura instaurata nei suoi confronti, non potendo ridursi il diritto di difesa del destinatario ad una garanzia di conoscibilità puramente teorica dell’atto notificatogli”. (Cfr. Corte Costituzionale - Sentenza 22 settembre 1998, n. 346)
Questo principio è indubbiamente estensibile al ruolo, alla luce dell’art. 6, comma 1 - Legge n. 212/2000, secondo il quale gli atti emessi dall’Amministrazione finanziaria debbono essere conosciuti da parte del contribuente.
Si può, dunque, concludere che:
- se il ruolo è un provvedimento o un atto emesso dall’Amministrazione finanziaria, allo scopo di esigere maggiori imposte;
- se ogni provvedimento, per venire ad esistenza deve essere portato a conoscenza del suo destinatario;
- se il comma 1 dell’art. 6 – legge n 212/2000 “Statuto dei diritti del contribuente” introduce il principio della conoscenza degli atti, quindi anche del ruolo;
non vi è alcun dubbio che la cartella di pagamento che lo rende palese debba essere notificata entro il termine previsto a pena di decadenza per l’esecutività del ruolo.
Fino a quando la cartella non viene notificata il ruolo che la precede resta un provvedimento interno meramente dichiarativo della maggiore pretesa avanzata.
Se così non fosse, il contribuente si troverebbe esposto, senza alcun limite temporale, all’azione dell’Amministrazione finanziaria, con l’impossibilità di difendersi, né di replicare.
La notificazione della cartella di pagamento rappresenta, infatti, un momento essenziale nell’espletamento dell’attività di riscossione, perchè essa vale anche come notificazione del ruolo, che, altrimenti, si ripete, rimarrebbe un mero atto interno dell’Amministrazione, poichè essa realizza la conoscenza «mediata» del ruolo in quanto, attraverso un unico adempimento, demandato al concessionario del servizio della riscossione, vengono portati a conoscenza del contribuente due atti: il Ruolo e la Cartella di Pagamento.
La rituale notifica della cartella di pagamento, quindi, costituisce adempimento essenziale ed imprescindibile ai fini dell’effettiva conoscenza delle ragioni che supportano l’iscrizione a ruolo.
Essa, si ribadisce, è un atto ricettizio che produce effetto, cioè, dal momento in cui viene portato a conoscenza del suo effettivo destinatario, la cartella di pagamento, a sua volta, è la “veste” di cui si avvale l’iscrizione a ruolo per rendersi manifesta al contribuente che ne è destinatario.
Quindi è importante che, formato il ruolo entro il termine di decadenza per esso previsto ex lege, entro lo stesso termine decadenziale anche la cartella che lo incorpora venga notificata.
Ma non solo, un’altra importantissima considerazione va senz’altro fatta.
La notificazione della cartella di pagamento è strumentale all’esercizio del diritto di difesa da parte del contribuente, diritto che è garantito anche dalla stessa Carta Costituzionale.
Attraverso la notifica della cartella si tutela il diritto del contribuente a conoscere entro un ragionevole termine, eventuali iscrizioni a ruolo effettuate nei suoi confronti, nel rispetto dell’art. 6 - Legge n. 212/2000, per consentirgli di apprestare una adeguata difesa.
Molto eloquente, in tal senso, risulta una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, con la quale i supremi giudici, nel respingere un ricorso proposto dall’Amministrazione finanziaria, motivano:«…omissis… la volontà legislativa deve essere ricostruita in ragione dei canoni costituzionali di razionalità, uguaglianza e buon andamento della pubblica amministrazione, la norma deve essere esaminata non soltanto nell’ottica degli interessi erariali, ma anche in quella degli interessi del contribuente ... omissis …. Solo uno Stato inefficiente ed autoritario può aspirare a compensare le proprie carenze con una legislazione che disconosca i diritti del cittadino …omissis…. Uno Stato moderno che operi con efficienza non ha timore di porsi su un piede di parità con il cittadino tanto da formalizzarne e tutelarne i diritti inviolabili nei confronti del fisco». (Cfr. Corte di Cassazione - sentenza 3 marzo 2001, n. 4760 - all. sub n. 7)
Sempre nella medesima sentenza si legge:«…omissis… la giurisprudenza rimane valida nella parte in cui riconosce la natura di atto ricettizio dell’ordinativo di pagamento …. Soltanto con la notifica del provvedimento il contribuente ha conoscenza del contenuto dell’ordinativo di pagamento e può, eventualmente adire le vie legali». (Cfr. Corte di Cassazione - sentenza 3 marzo 2001, n. 4760 - all. sub n. 7)
Si tratta di una pronuncia molto importante, soprattutto per i precetti in essa contenuti, che travalicano i confini costituiti dai fatti oggetto della controversia dalla quale il decisum in esame scaturisce.
Sono sanciti, in essa dei principi che possono essere generalizzati in quanto potenzialmente in grado di fungere da guida rispetto ad ogni problema interpretativo, relativo a qualsiasi disposizione tributaria, anche a quella concernente il termine di notifica della cartella di pagamento.
Ancora, la sentenza in rassegna, procede:«… omissis …. Tale conclusione è confortata oggi anche dal principio di «conoscenza legale degli atti», sancito dall’art. 6 della legge n. 212/2000. Il comma 1 della norma citata dispone testualmente che “l’amministrazione finanziaria deve assicurare l’effettiva conoscenza da parte del contribuente degli atti a lui destinati”. Quindi prima che il contribuente abbia conoscenza degli atti che incidono sulla sua posizione debitoria o creditoria nei confronti del fisco, gli atti stessi non possono produrre effetti. L’art. 6 citato, inquadrato nella enunciazione di cui all’art. 1 della medesima legge n. 212/2000, secondo il quale le disposizioni dello statuto costituiscono principi generali dell’ordinamento tributario, assume un inequivocabile valore interpretativo”. (Corte di Cassazione - sentenza 3 marzo 2001, n. 4760 - all. sub n. 7)
Si tratta di un principio che deve portare l’interprete a ricavare dalle norme il senso che le renda compatibili proprio con tali principi generali dell’ordinamento tributario, positivizzati proprio nello Statuto dei diritti del contribuente.
Il risultato ottenuto con tale pronuncia è stato veramente ragguardevole, in quanto si sono utilizzate le norme dello Statuto per superare il dato letterale di una norma che è stata interpretata alla luce dei precetti costituzionali.
Per ultimo nell’ordine, ma non certo per importanza, si richiama l’attenzione dei Giudici di prime cure sulla circostanza che recentemente la Suprema Corte di Cassazione - Sezione Tributaria, ha introdotto il principio di obbligatorietà dello Statuto dei diritti del contribuente, nel senso che, il dubbio interpretativo o applicativo sul significato e sulla portata di qualsiasi disposizione tributaria, che attenga ambiti materiali disciplinati dalla legge n. 212/2000, deve essere risolto dall’interprete nel senso più conforme ai principi statutari. Lo Statuto del contribuente costituisce il punto di riferimento per l’interprete delle disposizioni tributarie ogni qualvolta nascano dei dubbi sulla portata applicativa delle stesse. (Cfr. C. Cassazione - Sezione Tributaria, Sent. 10.12.2002, n. 17576 - all. sub. n. 8)
all’Ill.mo Sig. Presidente e a Codesta On.le Commissione Tributaria Provinciale di Catania adita, ciascuno per quanto di propria competenza, previa sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato, ai sensi dell’art. 47 - D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in forza dell’ingiusto oltre che grave e irreparabile danno che provocherebbe la procedura esecutiva "periculum in mora", in accoglimento delle argomentazioni in punto di mero diritto, "fumus boni iuris", di cui in narrativa, voglia compiacersi dichiarare:
1.1 La nullità della cartella di pagamento impugnata, per decadenza dei termini di riscossione avvenuti in aperta violazione dell’art. 17, comma 1, lett. c) – Dpr. n. 602/1973, per non avere provveduto, oltre che alla iscrizione a ruolo anche alla notifica della cartella di pagamento, da imputare sia all’Ufficio impositore che alla Montepaschi SE.RI.T Spa di Catania.
1.2 La nullità della cartella di pagamento impugnata, per violazione dell’art. 6, comma 1 - Legge n. 212/2000, da imputare all’Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania e alla Montepaschi SE.RI.T Spa di Catania.
2. Nel merito, e senza rinuncia alle eccezioni pregiudiziali che precedono:
Il presente ricorso è redatto in triplice esemplare, il primo originale in carta resa legale, viene notificato mediante presentazione all’Agenzia delle Entrate - Ufficio di Catania; il secondo originale, viene inviato a mezzo posta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento alla Montepaschi SE.RI.T. S.p.a, Concessionario del Servizio Nazionale di Riscossione per la Provincia di Catania; e la terza copia che la parte dichiara conforme all’originale, verrà depositata entro il termine di 30 giorni, presso la Commissione Tributaria Provinciale di Catania.
Si fa riserva di produzione di ulteriori documenti e di presentazione di memorie all’esito del comportamento delle controparti, e si allega il fascicolo di parte con i seguenti documenti in fotocopia:
2. Sentenza CTP di Ravenna, Sez. 1 dell’8 febbraio 2002, n. 375.
3. Sentenza CTP della Lombardia, Sez. XXXIV del 2-11 aprile 2001, n. 35/34/01.
4. Sentenza CTR della Toscana, Sez. IX del 25 settembre 2000, n. 80.
5. Sentenza C.T.P. di Catania, Sez. 4 - n. 1128/01.
6. Sentenza C.T.P. di Catania, Sez. 4 - n. 965/02.
7. Sentenza Corte di Cassazione del 3 marzo 2001, n. 4760.
8. Sentenza Corte di Cassazione, Sez. tributaria del 10 dicembre 2002, n. 17576.
9. Ric. Postale Spedizione Ricorso Montepaschi SE.RI.T Spa - Catania.
10. Ricevuta pres.ne del presente ricorso all’A. Entrate - Ufficio di Catania.

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