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Timestamp: 2020-08-05 11:36:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12996 del 23/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12996 del 23/06/2016
Cassazione civile sez. III, 23/06/2016, (ud. 24/02/2016, dep. 23/06/2016), n.12996
D.F.C. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato in
FIORINI, rappresentato e difeso dall’avvocato GABRIELE SILVETTI
giusta procura speciale a margine del ricamo;
R.G. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato in
BATTISTA, rappresentato e difeso dagli avvocati MONICA GALASSO,
MERCURIO GALASSO giusta procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 157/2011 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata 1’1/02/2011, R.G.N. 582/05;
udito l’Avvocato STEFANO FIORINI per delega;
udito l’Avvocato MONICA GALASSO;
FUZIO RICCARDO, che ha concluso per accoglimento in forza della
nullità del contratto.
1. – Con atto di citazione, notificato in data 11 maggio 1998, D. F.C. convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Teramo, sezione distaccata di Atri, R.G. per sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti a seguito delle cure odontoiatriche (devitalizzazioni e realizzazioni di protesi) praticate, nell’anno 1992, dallo stesso (nonostante fosse odontotecnico) in modo maldestro.
2. – Avverso tale sentenza proponeva gravame R.G., deducendo nuovamente la prescrizione quinquennale del credito, nonchè l’erroneità della c.t.u. ed il difetto di legittimazione dell’attore a richiedere la restituzione del compenso corrisposto dal padre, oltre al vizio di ultrapetizione per aver il giudice accolta la domanda in misura superiore al preteso.
3. – Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso D.F. C. in base a tre motivi, illustrati da memoria.
1. – Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1223 e 1226 cod. civ..
2. – Con il secondo mezzo è prospettata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 167 e 183 c.p.c., art. 345 c.p.c., comma 2, nonchè degli artt. 25 e 111 Cost..
3. – Con il terzo mezzo – proposto subordinatamente all’ipotesi in cui si dovesse ritenere infondato il precedente motivo – è dedotta violazione dell’art. 320 cod. civ. e dei principi in materia di rappresentanza del minore da parte di chi eserciti la potestà genitoriale.
4. – Per le argomentazioni di seguito esposte, la sentenza impugnata va cassata in ragione del rilievo officioso della nullità contrattuale, già effettuato con la citata ordinanza interlocutoria n. 13307 del 2015 e qui da ribadirsi.
4.2. – La consolidata giurisprudenza di questa Corte (tra le altre, Cass., 12 ottobre 2007, n. 21495; Cass., 11 giugno 2010, n. 14085) è nel senso che l’esecuzione di una prestazione d’opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell’apposito albo previsto dalla legge dà luogo, ai sensi degli artt. 1418 e 2231 cod. civ., a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto.
Peraltro (come già rilevato con la citata ordinanza interlocutoria n. 13307 del 2015), proprio in riferimento alla figura professionale dell’odontotecnico, questa Corte ha affermato che la progettazione, preparazione e collocazione nel cavo orale del cliente di una protesi dentaria implicano l’esecuzione di operazioni e manovre vietate agli odontotecnici dalR.D. 31 maggio 1928, n. 1334, art. 11 perchè riservate ai sanitari iscritti negli albi professionali dei medici chirurghi o degli odontoiatri. Con la conseguenza, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2229 e 2231 cod. civ. e in relazione all’art. 1418 cod. civ., della nullità assoluta del rapporto contrattuale intercorso al riguardo tra odontotecnico e cliente, che deve essere rilevata anche d’ufficio dal giudice (Cass., 16 ottobre 1995, n. 10769).
5. – Ciò posto, occorre osservare che, essendovi ormai giudicato sulla qualificazione della domanda risarcitoria oggetto del giudizio come dipendente da responsabilità contrattuale del R., quale odontotecnico che ha prestato le cure odontoiatriche a Corrado D. F. (circostanza, anch’essa, partecipe della prospettazione attorea, siccome assunta a presupposto della relativa statuizione dalla sentenza impugnata), non risultano essere necessari ulteriori accertamenti di fatto in funzione della positiva verifica di sussistenza della nullità del contratto nei termini in cui lo stesso è stato dedotto in giudizio dall’attore, con ciò consentendo a questa Corte di decidere la causa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, proprio in relazione alla rilevata nullità negoziale.
Sicchè, la nullità assoluta, ai sensi del combinato disposto del R.D. 31 maggio 1928, n. 1334, art. 11, artt. 2229, 2231 e 1418 cod. civ., del contratto in questione si palesa come la ragione assorbente ai fini del rigetto della domanda di risarcimento danni per inadempimento dello stesso contratto proposta dal D.F., posto che – come detto – il divieto delle attività (di cure odontoiatriche) effettuate dall’odontotecnico elide in radice la configurabilità di un inesatto adempimento di prestazioni, che la stessa legge inibisce proprio a tutela dell’interesse pubblico al possesso delle necessarie competenze tecniche, e perizia, per il relativo espletamento (in prospettiva analoga cfr. anche Cass., 6 marzo 2007, n. 5136).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 345
 sentenza 
 art. 11
 sentenza 
 art. 11