Source: http://ivdi.it/Petrolchimico/udienze_appello/13_luglio_2004.htm
Timestamp: 2019-02-19 00:14:37+00:00

Document:
Appello-udienza_13_luglio_2004
UDIENZA DEL 13 LUGLIO 2004
Esito: Rinvio al 16 settembre 2004.
PRESIDENTE – L’udienza è aperta. Se il Pubblico Ministero vuole cominciare e finire?
PUBBLICO MINISTERO – Certo. Stiamo trattando l’ultima parte, appunto quella che riguarda gli imputati; ricordo soltanto che la volta scorsa siamo arrivati alla trattazione dei primi nove imputati, quelli del primo e secondo periodo, quello che è stato definito un po’ il periodo più caldo perché va fino a tutti gli Anni ‘70, e tutti e nove questi imputati hanno da rispondere, oltre che per il primo periodo, che va fino al 1975, anche per il secondo periodo indicato, che va dal 1975 al 1980, e qualcuno, come tra l’altro abbiamo preparato un planning, ma quello non viene commentato, viene solo mostrato e poi consegnato, alcuni di questi vanno successivamente anche fino al 1983 come periodo di competenza, quindi fino al periodo di Riveda. Riparto allora dalla scheda che concerne gli impianti CVM e PVC di Porto Marghera, dove vengono indicati quali sono i proprietari e la gestione di Montedison e rispettivamente di Enichem. Il primo imputato da trattare oggi è Diaz Gianluigi, che arriva in Montedison nel 1976 come vice direttore della Divisione Materie Plastiche, come risulta dalla scheda personale che adesso proiettiamo. Il dottor Diaz, che è un laureato in Chimica Industriale, è stato sentito il 7 marzo del 1996 ed essenzialmente innanzitutto confermava quelle che erano le sue funzioni - che poi sono rappresentate nel grafico - e riferiva che era stato direttore generale della DI.M.P. dopo che il dottor Trapasso se n’era andato dalla Montedison; direttore generale DI.M.P. è stato dal gennaio del ‘79 fino alla fine dell’80. In questa epoca la Montedison diviene una holding, la Divisione si trasforma in società per azioni e assunse il nome di Montepolimeri S.p.A., e di questa società Montepolimeri divenne subito l’amministratore delegato il dottor Diaz. Dice nel suo interrogatorio del 7 marzo 1996 che in questo momento, nel passaggio tra la Divisione e la società per azioni, non ci fu alcuna soluzione di continuità, né tecnicamente né amministrativamente. Sempre per quanto riguarda le competenze all’interno della DI.M.P., all’epoca in cui era direttore generale il dottor Trapasso, dice il dottor Diaz che esistevano in DI.M.P. due vice direzioni generali, una di gestione dei prodotti, di cui era responsabile appunto il dottor Diaz, e un’altra vice direzione tecnica di cui era responsabile dall’agosto del ‘76 il dottor Reichenbach, di cui abbiamo già parlato la volta scorsa, e da questo vice direttore generale tecnico dottor Reichenbach dipendevano la funzioni di tecnologia e di protezione ambientale e sicurezza, la funzione di produzione e gli stabilimenti, tra cui appunto lo stabilimento di Porto Marghera. Per quanto riguarda in particolare Porto Marghera riferisce che esisteva questa Unità DI.M.P. di cui abbiamo parlato, da cui dipendevano gli impianti concernenti la polimerizzazione del PVC e la produzione dei granuli di PVC. Continua il suo interrogatorio dicendo che da vice direttore generale non si è mai interessato personalmente delle questioni relative al CVM, relative alla conoscenza della natura cancerogena del CVM, però di queste questioni aveva avuto occasione di sentire parlare nel corso di incontri informali che ci sono stati per esempio con il dottor Trapasso e con l’ingegner Renato Calvi, e di entrambi abbiamo parlato, mentre non ha mai parlato con il professor Bartalini e di indagini epidemiologiche tenute tra l’altro proprio nel periodo di sua competenza della vice direzione generale, tipo quella della FULC, dice che non si ricorda assolutamente nulla; "Tra l’altro, quando nel gennaio 1979 divenni direttore generale della DI.M.P. ricevetti garanzie sul fatto che il problema del CVM e PVC poteva ritenersi risolto. Queste garanzie – dice sempre Diaz - mi erano state date dal mio vice direttore tecnico, il dottor Reichenbach, dai suoi collaboratori e dal responsabile dell’Unità DI.M.P. di Marghera, l’ingegner Sellan", che attualmente è deceduto. Quando era direttore generale nel gennaio ‘79 dipendeva direttamente - dice Diaz - dall’allora amministratore delegato ingegnere Pier Giorgio Gatti. Per quanto riguarda la vicenda del CVM, questo ha detto il dottor Diaz. Viene contestato il fatto che in materia ambientale non sapesse assolutamente nulla, non avesse nessuna responsabilità, e invece faccio rilevare semplicemente e rapidamente come nel periodo – possiamo far vedere anche il grafico di Montedison – di sua competenza e il suo ruolo fino al 1982 gli consentiva proprio degli interventi precisi e forti, significativi, proprio perché amministratore delegato fino al 1972 e poi inserito nel Consiglio di Amministrazione della Montepolimeri. A questo punto c’è da illustrare, seppur sinteticamente, un verbale di dichiarazioni rese in udienza dall’ingegner Bianchi, che abbiamo già sentito più volte citare nel corso di questa requisitoria, è un verbale del 4 aprile del 2000 ed è importante perché riguarda le posizioni dell’ingegner Grandi, del dottor Trapasso, riguarda il periodo e gli investimenti e riguarda anche tutto questo periodo a cavallo tra gli Anni ‘70 e gli Anni ‘80. In particolare per l’ingegner Bianchi ricordo che si tratta di un tecnico molto capace, ingegnere chimico, che ha attraversato un po’ tutte le vicende societarie da metà degli Anni ‘70 fino agli Anni ‘90. Sul primo periodo, quello del ‘75–‘76, ci racconta in aula l’ingegner Bianchi che all’inizio del ‘76 fu chiamato alle dirette dipendenze dell’ingegner Grandi, che all’epoca era amministratore delegato della Montedison. Dice letteralmente: "Mi occupavo dell’ingegneria, dei grandi investimenti", e aggiunge: "Se ne fecero pochi però. Diciamo che era stata fatta questa Divisione appunto dall’ingegner Grandi proprio per controllare gli investimenti di una certa dimensione". Questa situazione del fatto che era stata creata questa Divisione, questo centro di controllo sugli investimenti alle dipendenze dell’ingegner Grandi è un punto fondamentale perché poi ci dà contezza proprio l’ingegner Bianchi di come questa Divisione invece veda - a causa della grande crisi economica che c’era ripetutamente nel mondo della chimica - invece gli investimenti diminuire, essere bloccati. La volta scorsa vi ho mostrato anche dei documenti in cui letteralmente si diceva di congelare gli investimenti, era un documento del 24 novembre del 1975, e abbiamo quell’ingegnere che ci dà proprio la contezza e la conferma anche interna di questa situazione, perché a pagina 53 del suo verbale, proprio a causa di questa grande crisi, dice che "la chimica era in una fase calante - siamo verso il ‘74–’75 -, i prezzi erano diminuiti, la Montedison cominciò a produrre perdite preoccupanti, difatti tutti i giornali ne parlavano. In questo ‘75–‘76 – dice letteralmente – la Montedison aveva poche disponibilità per gli investimenti perché questa era la situazione". Gli viene chiesto cosa vuol dire poca disponibilità per gli investimenti e di cosa si parlava, risponde che "si parlava in generale perché erano investimenti di nuovi impianti, anche problemi di manutenzione, però c’era mancanza di fondi che si ripercuotevano in generale". Questa situazione vedremo che sarà un po’ una costante della Montedison, poi delle società che hanno la proprietà e che gestiscono gli stabilimenti di Porto Marghera, anche ad inizio degli Anni ‘80 e anche alla fine degli Anni ’80, con i vari cambi di denominazione societaria. Ancora ripetutamente durante quel verbale in primo grado l’ingegner Bianchi ci parla di questa situazione, perché a pagina 56 ad esempio ripete: "una cosa è sicura: tutti questi chiamiamoli disinvestimenti, cioè il diminuire le cifre degli investimenti, erano dovuti alla precaria situazione economica della Montedison, la quale stava perdendo centinaia di miliardi". Ed ecco allora spiegato perché quel documento del novembre del ’75, che ci dice di congelare gli investimenti, visto che in quel momento comunque il gascromatografo aveva dato delle risposte che per i vertici dell’azienda erano soddisfacenti. "E questa situazione – continua – era per tutti gli investimenti, questi soldi non c’erano, quindi hanno cercato di ridimensionare gli investimenti". Si badi bene, l’unico punto, l’unico settore in cui invece gli investimenti non calano - e questo è estremamente significativo - riguarda gli investimenti relativi allo strippaggio. Che cosa significa? Questo è determinato da interventi del mercato nazionale ed internazionale, e questo ancora una volta risulta dal verbale di una riunione di Brindisi che abbiamo già citato del 9 ottobre del 1974, al punto 2.2, perché si dice: "per la fine di dicembre di quest’anno dovrà essere raggiunto l’obiettivo di un contenuto di CVM nelle resine inferiore ai 200 ppm"; continua il documento: "molti clienti, sia nazionali che esteri, hanno richiesto precisazioni e garanzie circa il contenuto di CVM nelle nostre resine, e quanto prima da parte Montedison dovranno essere comunicate precise notizie e date le richieste garanzie. Il tasso di CVM nel (sicron) 540 si aggira attualmente sui 2000 ppm". Questo era il problema fondamentale, infatti sullo strippaggio sono intervenuti, sono stati fatti degli investimenti, proprio perché altrimenti Montedison sarebbe uscita dal mercato. Lì dove non aveva questi problemi, lì dove c’erano problemi solo di sicurezza ambientale, Montedison ha bloccato e congelato gli investimenti; poi sappiamo tutti che lo strippaggio ha procurato dei vantaggi positivi sicuramente anche all’interno dei reparti, però questo viene solo di risulta e comunque non ha risulto la situazione, come vedremo tra poco. L’ingegner Bianchi continua parlando del secondo periodo che l’ha coinvolto, che è quello di Enoxy, cioè tra l’81 e l’82, e non rifaccio tutta la storia perché sarebbe molto lunga, però continua a ripetere che ad inizio degli Anni ‘80 c’è una intenzione del Governo italiano di razionalizzare la chimica italiana, e ancora in questo momento c’è una situazione di crisi e ci sono dei contatti tra la società americana Oxidental ed Enichem, tanto è vero che viene costituita Enoxy. Ma sia in questa situazione, sia nella situazione di poco successiva di Riveda, dei contatti con la Montedison, vengono ribaditi i concetti fondamentali dall’ingegner Bianchi, cioè gli americani arrivano, vedono che gli investimenti, dicono addirittura ad un certo punto valgono praticamente meno di zero, e in questa situazione gli americani vengono, vedono e poi se ne vanno perché avrebbero avuto bisogno di investimenti da parte del Governo, investimenti da parte del Governo che invece aveva soltanto intenzioni limitate di fare. E a pagina 61 sempre di quel verbale, sempre l’ingegnere Bianchi appunto ripete: "la Montedison stava perdendo, come stanno perdendo tutti, allora le materie plastiche nell’81, in Europa le materie plastiche persero 2000 miliardi di allora"; si parla di una situazione drammatica, questa è la situazione dell’epoca di Riveda. Questa situazione disastrosa, come ripete continuamente l’ingegner Bianchi, che riguarda poi l’insieme degli impianti nel loro stato di obsolescenza e il fatto che erano anche ormai strutturalmente vecchi ed erano impianti che andavano – siamo all’inizio degli Anni ‘80 – praticamente rifatti completamente. In particolare, e fa riferimento al nostro ormai noto impianto CV6, che era un impianto da chiudere, siamo ancora alla fine degli Anni ‘70 - inizio Anni ‘80, e sappiamo che è andata avanti ancora altri 10 anni. Una situazione analoga ci viene riferita dall’ingegner Bianchi anche all’ultimo periodo che lo riguarda, che è quello dell’epoca del matrimonio Enichem-Montedison della fine degli Anni ’80, perché ancora in quella situazione, ancora in quegli anni ovviamente il problema degli impianti vecchi si stava aggravando, non si stava certo risolvendo, e quando ad un certo punto gli viene chiesto: "ma qualcosa sarà stato fatto", ha detto: "erano stati fatti degli interventi con delle valvole, con dei rubinetti per controllare le fuoriuscite di gas", e però quando gli viene chiesto: "e queste valvole, in particolare le (abcob) e altri rubinetti a sfera che sono stati messi nel corso degli Anni ‘70 c’erano?", ha detto: "sì, c’erano già da parecchi anni, si potevano mettere già negli Anni ‘60", e quindi anche l’ingegner Bianchi conferma quello che diciamo continuamente sul discorso che gli interventi che sono stati fatti sulle valvole, sulle rubinetterie, sui sistemi di intercettazione dei gas per impedire le fughe, erano delle situazioni che potevano essere sistemate già dagli Anni ‘60, non occorreva arrivare sicuramente agli Anni ‘70 o, peggio ancora, agli Anni ‘80.
Mi fermo con l’ingegner Diaz e passo ad illustrare, visto che l’ingegner Diaz, come il successivo dottor Morrione, riferiranno che quando loro arrivano - mettiamo anche una scheda del dottor Morrione per far vedere il periodo in cui arriva anche il dottor Morrione -, per loro dicono la situazione del CVM era ormai finita, non si poneva più nessun problema. Allora veramente molto rapidamente vi do illustrazione sintetica di alcuni documenti tra il ‘79 e l’83–‘84, proprio per dire che nel periodo di loro competenza questa situazione non era assolutamente sistemata. L’ingegner Bianchi l’abbiamo già sentito; c’è un documento che avevo già illustrato, cui avevo già fatto cenno, dell’11 luglio ‘79, che dà atto, è un insieme di contestazioni molto specifiche che sono state fatte dai lavoratori del CV6 sulle condizioni ambientali di reparto, che dicono letteralmente, 11 luglio ’79: "condizioni che si fanno sempre più insopportabili". E questa situazione, vengono illustrate le situazioni particolari dell’insaccamento, dell’essiccamento, leggo solo le prime, per il resto allego il documento, ben noto peraltro a tutte le Parti processuali. Sull’insaccamento ad esempio viene chiesto: "chiediamo la completa automatizzazione dell’insacco in reparto, oggi oggetto della più grave condizione di inquinamento ambientale da polveri"; poi: "è indispensabile comunque garantire agli addetti, personale di carovana – cioè le cooperative –, una protezione tale che sia in grado di togliere tutta la polvere che fuoriesce durante l’attuale insacco"; punto 3: "chiediamo un po’ più accurato controllo dell’insacco ai silos"; un altro punto è quello del recupero del PVC di scarto; e alla fine fanno una proposta di piccoli interventi di modifica, così li chiamiamo, che riguardano però praticamente tutto l’insieme dei controlli in ambiente, delle rubinetterie (tuffling), del sistema di valvole e dei controlli per l’igiene ambientale. Questa situazione è ancora per il CV6 nel ‘79, che dicevo continuerà ancora per dieci anni a vivere. E’ un documento di quello stesso periodo, sempre del 23 ottobre 1979, che preoccupa gli operai del CV6, perché cinque sono stati colpiti da tumore tra gli addetti all’insaccamento del CV6, e si ripropongono ancora i problemi degli scontri, delle vertenze con la fabbrica, perché in quel documento in particolare a pagina 3 – ne ho già parlato, quindi mi limito a citarlo soltanto – viene detto che inizialmente c’era stata questa intenzione, questo tentativo, con dei risultati anche positivi negli interventi che ci sono stati in reparto, però poi "c’era stata una caduta vertenziale – così letteralmente dice – sui problemi del risanamento comuni a tutto lo stabilimento", quindi si richiede ancora risanamento globale del CV6, perché in pratica la situazione del CV6 è quella che abbiamo visto poco fa, continua sempre in quella maniera, dopo il primo periodo di metà Anni ’70 tutto ritorna indietro e le situazioni di pericolo continuano ad essere fatte vive. Ci sono dei documenti ancora che mostro, perché non li avevo mostrati fino ad adesso, soltanto il 27 novembre 1980, per dare atto di come le situazioni non fossero assolutamente sanate, e questo documento è una commessa che riguarda la DI.PE Montedison di Porto Marghera, un investimento, riguarda gli sfiati operativi e di emergenza del CVM. Mentre facciamo questa ricerca cito questo documento, il primo è del 27 novembre 1980; la giustificazione di questo intervento è letteralmente "migliorare le condizioni di sicurezza e di igiene ambientale attualmente compromesse da apparecchiature inidonee e fuori norma", e questo se lo dice la stessa Montedison, e siamo nel novembre del 1980, e quindi in questo momento si interviene per l’invio di sfiati operativi di emergenza, dice: siamo fuori norma, le apparecchiature sono inidonee, sono le stesse apparecchiature fuori norma. Un altro documento è del 1981, 17 luglio, che riguarda il CV6, la camera di espolvero degli operatori, perché? Perché c’è una situazione ancora di polvere, come abbiamo visto prima, come hanno protestato gli stessi lavoratori, di una situazione ambientale veramente pericolosa ai danni dei lavoratori del CVM 6; questo è un documento dell’81. Un altro documento sempre dell’81, che è del luglio del 1981, riguarda invece il reparto CV10 e 11, ed in particolare viene indicato che bisogna procedere alla riduzione dell’inquinamento ambientale da CVM e alla eliminazione di spanti di clorurati che inquinano le acque. La zona dove sono installate le pompe da modificare è il punto più inquinante dell’impianto, a causa delle inevitabili perdite di CVM e dicloroetano dalla tenuta delle pompe. Ricordiamo tutti proprio come un telex che ho presentato l’altro giorno, del 1978, ci abbia riferito come quelle pompe erano completamente o fuori uso o comunque inidonee allo scopo di impedire questo inquinamento. Continua quel documento dicendo: "è ragionevole ritenere che realizzando la modifica proposta la concentrazione globale di CVM nell’ambiente e di clorurati nell’acqua sarà notevolmente ridotta"; questa è la ragionevolezza che ci si propone ancora nel luglio del 1981, riguarda appunto stoccaggio CV11 e le acque di scarico dei clorurati. Un altro documento sempre dei primi Anni ‘80 riguarda il CV24, è del 16 febbraio del 1984, fa riferimento ancora alla installazione del sistema di recupero del CVM dagli sfiati perché viene detto letteralmente: "il lavoro riveste particolare importanza in quanto risolve il problema della più grossa fonte di inquinamento da CVM del gruppo PVC". Quindi, al di là di quello che ci ha detto il dottor Diaz, di quello che sentiremo tra poco dirà anche il dottor Morrione, che dirà il dottor Porta, ancora nei primi Anni ‘80 abbiamo questa situazione di grossa fonte di inquinamento e viene scritto nelle commesse, che vengono tutte poi adottate a livello centrale. Un altro documento del 1984 che riguarda l’epoca, è un documento intestato alla società Riveda, parla ancora di riduzione di CVM residuo in autoclave che successivamente viene immesso nell’aria, quindi queste sono le situazioni non sanate, a dispetto di quello che dicono gli imputati. Un altro documento del giugno ‘84, che fa riferimento alla società, dice: "eliminare alcune fonti di più frequenti perdite di CVM all’atmosfera per arrivare in più step a quanto richiesto dal D.P.R. 962 dell’82, che è entrato in vigore già da due anni". Questi documenti ovviamente li consegnerò, comunque sono tutti documenti di commesse che sono agli atti. Quindi dopo due anni dall’entrata in vigore del D.P.R. qui si continua a parlare di interventi ancora da fare, interventi che vengono prospettati per rientrare nei limiti di legge. Un altro documento che riguarda ancora l’epoca della società Riveda, siamo al Centro Ricerche e Sviluppo del PVC della società Riveda nel momento in cui diventa proprietà di Enichem, fa riferimento all’impianto pilota relativo allo strippaggio dei lattici di emulsione di PVC, e in particolare è interessante notare come si faccia riferimento ai livelli di monomero residuo che sono talvolta elevati e causano inquinamento ambientale. È il riferimento ai quantitativi di questo residuo di monomero, vanno da alcune centinaia di ppm fino ad alcune migliaia. Questo fa riferimento al solo impianto pilota del PVC, che è un impianto, come sappiamo tutti, limitato e che ha avuto sempre peraltro questi problemi, e per solo questo impianto limitato già si parla di fuoriuscite di CVM da centinaia di ppm fino ad alcune migliaia. Siamo nel 1984, è un documento di Riveda 20 agosto 1984. Ancora nel 1984, è un documento del 26/11 del 1984, riguarda il CV24, dice letteralmente: "l’assorbimento CVM da tale sfiato permette di risolvere il più grosso problema di inquinamento ambientale, oltre ad un recupero in numero di posti di chemical, quindi dal punto di vista produttivo"; ancora questa situazione riguarda il CV24 nel dicembre del 1984. Quindi la situazione in questo momento non è assolutamente risolta, come ha detto Diaz e come ad un certo punto ci viene a raccontare anche l’altro imputato dell’epoca, il dottor Morrione, del quale proiettiamo la scheda per individuare il periodo di sua competenza, ed è esattamente il periodo per i documenti dei quali abbiamo parlato adesso. Il dottor Morrione nel suo interrogatorio del 2 giugno ‘96 conferma sostanzialmente quello che è il curriculum e, per quanto riguarda la sua posizione, ci dice che appunto fu amministratore delegato quasi contemporaneamente sia di Montedipe, dall’84, come vediamo, che di Montepolimeri, secondo le date che sono proiettate sullo schermo; in precedenza era stato vice direttore generale non solo del Marketing, ma anche per la Gestione dei Prodotti del PVC, questo ce lo dice nel suo interrogatorio, dal 1977, alle dipendenze del direttore generale dottor Diaz, con la DI.M.P., per la quale aveva iniziato a lavorare fin dalla sua costituzione, che risale alla fine ‘75 – inizio ‘76, dopo la divisione della grande Divisione Petrolchimica. Quando nel 1982–‘83 la Montedison cede ad Enichem - sappiamo nel marzo dell’83 - la proprietà degli impianti CVM e PVC in tutta Italia, a Porto Marghera questi impianti vengono concessi in affitto e lasciati in conto lavorazione alla Montepolimeri, che è retta dall’ingegner Morrione. Questo cambio di proprietà del 1983, dicono ovviamente i Difensori e gli imputati Montedison, dovrebbe far emergere le responsabilità di Riveda e di Enichem, proprio per questo passaggio di proprietà. Ora, sappiamo ormai tutti quanti che Enichem invece ha detto il contrario, perché non gestiva quegli impianti; da parte nostra noi continuiamo a dire che la responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro e in materia ambientale sono sia del proprietario degli impianti che del gestore degli impianti. Da Morrione ricordo che dipendeva il vice direttore tecnico e poi direttore generale dottor Reichenbach, la cui posizione è stata vista la volta scorsa. Allora questo insieme di posizioni, di questo ruolo di funzioni, l’aver ricoperto queste posizioni di garanzia, questi dati sono confermati dal dottor Morrione nell’interrogatorio, come altre due circostanze, peraltro già emerse. Innanzitutto che nel passaggio tra la DI.M.P. e la Montepolimeri – e vediamo l’epoca in cui c’è questo passaggio – praticamente non cambia proprio nulla, come ci diceva proprio Diaz. Operativamente poi e praticamente egli dipendeva dal Presidente del Consiglio di Amministrazione della Montedison, quando era in Montepolimeri, ma il suo rapporto più diretto per quanto riguarda la quotidianità – ci dice letteralmente il dottor Morrione - era con il dottor Giorgio Porta, amministratore delegato Montedison, dice poi letteralmente: "che seguiva la gestione delle varie società del Gruppo principalmente nel settore chimico e petrolifero", e arriveremo tra poco alla posizione del dottor Porta. Tra l’altro il dottor Morrione, ricordiamo, proietto un documento del 30 maggio ‘83 per dimostrare anche documentalmente come dal dottor Morrione dipendesse tutta la situazione che riguardava l’azienda PVC di Porto Marghera, 30 maggio ‘83, questo è un documento dell’amministratore delegato dottor Morrione, che viene conferita delegata all’ingegnere Gaiba con quelle indicazioni, come responsabile della gestione, in pratica di coordinare le esigenze Montepolimeri in relazione all’azienda del PVC. E fa un riferimento, vediamo in fondo: "coordina, soprattutto indirizza le esigenze emergenti relative ai servizi necessari per l’espletamento delle attività degli impianti di competenza". Quindi abbiamo una competenza diretta di Morrione, che effettua questa delega nei confronti dell’ingegner Gaiba, di cui abbiamo già parlato. È stato contestato che il dottor Morrione avesse una competenza sul reparto CV6 perché appunto diceva che quella situazione ormai del CVM e PVC era stata sanata. Io ribadisco soltanto un punto, nel senso che questa contestazione che è stata formalizzata nel capo d’imputazione relativa alla chiusura o blocco degli impianti più pericolosi, tra cui CV6, riguarda sicuramente anche il dottor Morrione proprio per il periodo cruciale delle sue funzioni: ‘82–‘86. È l’epoca della società Riveda, è l’epoca dello stato pessimo, della situazione disastrosa degli impianti, di cui ci ha parlato poco fa l’ingegner Bianchi. E ricordo come appunto questa situazione di questi impianti CV6, CV14 e 16, 5 e 15, continuasse quanto meno dalla situazione della metà del 1975, epoca in cui pubblicamente in Regione Veneto era emersa questa situazione praticamente di disastro, si erano chiesti degli interventi risolutivi, ma ancora nulla praticamente di sostanziale e definitivo era stato fatto. Passo alla posizione del dottor Porta Giorgio, che è stato amministratore delegato della Montedison, poi Presidente di Enimont, secondo lo schema che viene proiettato. L’epoca e le competenze del dottor Porta riguardano più periodi. Il primo periodo innanzitutto è quello che riguarda Montedison e va fino al 1987, in pratica ricopre tutto il periodo di proprietà e anche gestione degli impianti da parte di Montedison, fino al giugno del 1987. Il dottor Porta arriva in Montedison nell’agosto, in pratica, del 1980, in un periodo di grave crisi economica per l’azienda, come ci dice nel corso del suo interrogatorio, come periodo, e come ci specifica per la grave crisi economica anche l’ingegner Bianchi; ed è l’epoca, il 1980, in cui appunto Montedison cercava dappertutto acquirenti per i suoi impianti, che gli americani della Oxidental tra l’altro avevano indicato come di valore inferiore a zero. La vicenda del CVM, dicevo poco fa, è ancora viva, ricordo che anche da un punto di vista normativo si colloca a cavallo con il dottor Porta, tra l’epoca della direttiva della Comunità Europea, che è del 1978, e il D.P.R., che è del 1982. La situazione ambientale nei reparti, come abbiamo visto poco fa, non è ancora sanata; e per quanto riguarda i lavoratori che cominciano a lavorare in questo periodo ricordo soltanto come nel 1981 e fino al 1989 cominci a lavorare un operaio, Bolzonella, colpito da epatocarcinoma, in periodo quindi sicuramente successivo agli Anni ‘70, un periodo che rientra pienamente nelle competenze, secondo questa scheda proiettata, del dottor Porta e anche delle società Montedison e del Gruppo Enichem. Con che ruolo arriva il dottor Porta? Dal suo interrogatorio del 5 ottobre del 1996 e dalle memorie, dalle dichiarazioni spontanee che poi ha reso anche in dibattimento, il dottor Porta illustra quali erano i contatti che ha avuto a livello di vertice all’inizio degli Anni ‘80, contatti sia con l’ENI, contatti che vennero curati in prima persona da lui e dal dottor Schimberni per questi passaggi poi di proprietà; il dottor Schimberni che è deceduto, che all’inizio era imputato in questo processo. Dice il dottor Porta che lui ha dovuto seguire le trattative a livello nazionale ed internazionale, perché la Montedison era una holding, quindi della produzione di per sé si interessavano le varie società operative dipendenti. A parte il noto dovere di vigilare che ben conosciamo tutti, ricordo nello specifico come in senso contrario l’ingegner Gaiba, quando è stato sentito nel luglio del ‘96, come abbiamo già visto, ha detto che il dottor Porta aveva trattato tutte le questioni dall’epoca di Riveda ai primi Anni ‘80, proprio per giungere a questo passaggio di proprietà degli impianti tra Montedison ed Enichem nell’83. Il secondo periodo che riguarda il dottor Porta è quello dell’epoca Enichem-Enimont; in Enichem-Enimont il dottor Porta arriva nel dicembre del 1980, praticamente a matrimonio fallito, dice che non aveva deleghe operative, che dei problemi con Montedison e dello scontro che c’è stato anche di denaro, di finanziamenti, di somme piuttosto rilevanti per la cattiva qualità di una certa serie di impianti l’aveva saputo soltanto dal responsabile dell’ufficio legale della società, che era l’avvocato Arcidiacono. Aveva firmato anche una lettera di contestazioni alla Montedison in data 27 giugno ‘91, però lui non aveva letto bene le carte, non aveva letto gli allegati, quindi non si rendeva conto di che cosa si trattava. Della situazione di American Appraisal, della società di controllo e di verifica dello stato degli impianti, dice che non sapeva nulla; vedremo tra poco questa discussione su American Appraisal. Al contrario faccio rilevare come esistevano in atti tutta una serie di documenti che rappresentano una situazione piuttosto grave ormai anche nel periodo Enichem-Enimont, soprattutto per la parte ambientale. Mi limito a proiettare alcuni documenti dei primi Anni ‘90 proprio per dire come questi documenti sono arrivati anche ovviamente a conoscenza dei vertici di Enichem-Enimont in quella situazione. Primo documento è un documento classificato "riservato", datato 21 febbraio 1991, classificato "riservato" e che riguarda – vado per sintesi ovviamente, ma è tutto in atti e tutto verrà allegato –, vengono messi in evidenza due aspetti principali, che potrebbero avere ricadute negative dell’ordine di qualche centinaio di miliardi per Enichem; inquinamento dei terreni; situazioni anomale o di molto dubbia interpretazione relativamente alla normativa sugli effluenti. Voglio far presente che questa situazione sorge nel momento in cui le cose non vanno appunto più bene tra Enichem e Montedison, che avevano costituito Enimont, quindi c’è la necessità di rivedere gli accordi, e vengono fatte le contestazioni, quello che si erano nascosti l’uno a favore dell’altro prima del matrimonio, dopo il matrimonio, quando finisce male, come tutti i matrimoni, vengono fuori anche per iscritto le magagne, e questo intanto è il primo documento che mostro. Ne mostro un altro, che è del 18 febbraio del ‘91, quindi sempre di quel periodo, e riguarda anche questo come il precedente, anche mandato all’ingegner Presotto, vedremo dopo l’incarico di vertice che ha l’ingegner Presotto in Enimont, in contatto diretto proprio con i massimi vertici della società, che è tornata ad essere Enichem; qui si parla nella tabella riassuntiva delle situazioni anomale e dei problemi, presumibile onerosità futura per Enichem; si riparla di inquinamento diffuso dei terreni e di queste situazioni anomale in relazione ad una rigorosa interpretazione della normativa sugli effluenti liquidi che comunque va affermandosi soprattutto a Porto Marghera, e quindi c’è una volontà di fare rispettare delle leggi, interpretarle in maniera rigida a tutela dell’ambiente, e qui sono tutti preoccupati. Andiamo avanti con queste situazioni, e vengono mandate queste schede, in particolare, stabilimento per stabilimento; io mi limito a mostrare quella di Porto Marghera: viene rappresentata la situazione di Porto Marghera, con gli aspetti topografici, li indicano, poi si parla delle falde, si parla del fondo dello stabilimento. Nella seconda pagina, dove si parla di effluenti liquidi, si parla di questi adempimenti relativi al D.P.R. 962 del ‘73 relativo alla salvaguardia di Venezia. E rappresenta tutte le problematiche di questi D.P.R., perché questo D.P.R. presenta limiti diversi della Legge Merli, è una più chiara interpretazione sulla separazione dei flussi allo scarico. E’ un punto questo che sottolineo, perché ritorneranno, in particolare l’avvocato dello Stato, e perché questo sarà un problema costante dello stabilimento di Porto Marghera, e vedremo anche come il Magistrato alle Acque tra poco contesterà questo dato, ma le aziende non se ne sono mai curate, diciamo così. E sempre in quel 1991 si dice: "a breve potrebbero verificarsi situazioni problematiche connesse con il rinnovo dei permessi di scarico. E’ da considerarsi certamente anomala la situazione attualmente esistente in merito alla cointestazione dello scarico 2", che è uno di quelli che scaricavano di più e peggio. Nella pagina successiva c’è ancora un riferimento allo scarico 15, l’abbiamo già visto, già proiettato, ma lo riproietterò tra poco per vedere come vengano scritti dagli stessi dipendenti della società, come vengano indicate queste situazioni di pericolosità, e viene scritto: "considerando i singoli scarichi che confluiscono al 15 – che è lo scarico SM15 – la concentrazione di nitrati e clorurati risulta essere superiore ai limiti del D.P.R. 962"; l’abbiamo visto proiettando le immagini dell’ingegner Carrara, consulente del Pubblico Ministero. E qui se lo dicono loro, ancora una volta dall’interno, per quanto riguarda gli scarichi nelle acque. Poi, per quanto riguarda i rifiuti solidi, vengono individuate 12 discariche, sono ben di più, abbiamo visto che sono tra esterne e interne ventisei, comunque qui ne individuano dodici, di cui due, Dogaletto, sono in via di risanamento; discariche ben note, siamo nel 1991 e la situazioni non era ancora sanata. "Le altre dieci discariche costituiscono problemi potenziali da affrontare con onere complessivo", etc., e vedremo come la situazione non sia stata assolutamente sanata fino all’epoca del processo. In particolare c’è questa Zona 32 che è stata ceduta ai privati e che crea ovviamente dei problemi perché i privati non vogliono pagare i risarcimenti per i danni che vengono causati da questi scarichi abusivi. Qui faccio vedere come si tratti di situazioni che riguardano sia l’esterno che l’interno dello stabilimento, Dogaletto e Malpaga in particolare sono all’esterno e la Zona 32 è all’interno dello stabilimento. L’ultima pagina parla che dai primi sondaggi fatti dall’azienda - segnalo ancora una volta - si è trovata contaminazione del suolo e delle falde, rispettivamente per metalli pesanti e ammine aromatiche; la situazione ex Agrimont, una delle discariche che sono state segnalate e che sono state contestate; e poi un altro problema non potenziale ma reale e a conoscenza delle autorità è costituito dal Canale Brentelle, per il quale è da prevedere la bonifica; e poi parla di un’altra situazione anomala, che è costituita dal rinnovo delle concessioni demaniali su alcuni stabilimenti. Quindi una situazione direi piuttosto disastrosa anche questa per quanto riguarda gli aspetti ambientali delle discariche, ben note, ripeto, all’interno delle società Enichem e Montedison. E dico ben note perché poi, quando viene fatta il 27 giugno del 1991, sulla base di queste segnalazioni dei tecnici esperti delle società e dei vertici societari di Enichem, vengono fatte le contestazioni a Montedison, proiettiamo la lettera che viene mandata a Montedison il 27 giugno del 1991 dal responsabile di Enichem-Enimont, che viene firmata dal dottor Giorgio Porta, l’imputato che stiamo trattando in questo momento, come vediamo in fondo dall’ultima pagina, questa è la sottoscrizione, viene mandata questa lettera di contestazione al dottor Porta, proprio per questa situazione gravissima, e viene allegata una scheda sullo stabilimento di Porto Marghera, che è la scheda numero 14, che adesso proiettiamo, dove vengono scritte tutte quelle che si ritengono le magagne presenti in quel momento; sono tre pagine di situazioni sintetizzate punto per punto su che cosa non va. Innanzitutto è importante perché torneremo e tornerà molto l’avvocato dello Stato sul fatto che l’adeguamento dello scarico 8 e 9 soltanto è assicurato solamente attraverso una diluizione non ammissibile; questa è una confessione extraprocessuale, non si può diluire. Se lo dicono loro stessi, lo sanno, soltanto in questo processo la Difesa viene a dire che è legittima questa diluizione, ma lo fa per ovvi motivi difensivi, però Montedison ed Enichem sanno benissimo che non si può fare quella diluizione, e lo scrivono. poi si continua al punto 2, riguarda lo scarico 15, il circuito delle acque clorurate, e anche qui si dice che bisogna rispettare i limiti della legge speciale senza la diluizione; ancora viene ribadito che non si può diluire. Parla di rifiuti solidi che vengono mandati in Germania orientale, parla di bonifica di 12 discariche esterne agli stabilimenti, di terreni di terzi che hanno creato danno o costituiscono pericolo di danni ambientali; un’altra confessione extra processuale. Gli avvocati Difensori possono dire, ovviamente, tutto quello che vogliono, ma qui i vertici di Montedison scrivono, dicono questo e documentano soprattutto questi danni, anche in relazione alla bonifica dei terreni all’interno dello stabilimento, inquinati in modo diffuso. Vengono indicate le discariche, la Zona 32, la Zona Campaccio, il Parco Tecnologico, la discarica Montefibre, che vedremo tra poco come sia altamente inquinata anch’essa e come siano numerosi gli imputati che devono rispondere. Vado avanti ulteriormente e rapidamente perché non sto a fermarmi su tutti i punti esclusivamente per ragioni di tempo. Ma anche sulla pagina seconda vediamo l’elenco ancora che riguarda le terre clorurate, Lusore e Brentelle, l’inadeguatezza del sistema di raccolta e convogliamento degli effluenti rispetto al D.P.R., rispetto alle norme; sapevano benissimo che questa situazione non andava. Allora non può proprio dire il dottor Porta che non sapeva di questi gravi problemi. Tra l’altro faccio solo presente, avevo preparato un’illustrazione di due dichiarazioni testimoniali molto importanti, ma non lo posso fare per motivi di tempo, le cito, quella del dottor Gianni Benetta del 31 marzo 2000 e dell’ingegnere Antonio Catanzareti, sempre del 31 marzo del 2000, che parlano dei problemi dall’epoca di Enoxy in poi, fino all’epoca di Enimont, e di come, quando sono andati a trattare, a discutere per queste vicende, non si siano praticamente assolutamente interessati dei problemi di sanità e di sicurezza all’interno degli impianti e all’esterno degli impianti per l’ambiente, hanno pensato solo agli aspetti produttivi, e in un periodo peggio rispetto ad un altro, ma comunque né all’epoca di Enoxy, né all’epoca di Riveda, né successivamente si sono mai interessati di queste situazioni, perché i vertici della società non avevano questo problema. Il dottor Porta dice che aveva visto generalmente, genericamente questa lettera che abbiamo indicato del 27 giugno ‘91 che lui ha mandato al Presidente di Montedison, ma non ha letto gli allegati; è un problema suo, non è un problema sicuramente nostro, è un problema che diventa processualmente grave proprio sotto il punto di vista quanto meno della culpa in vigilando, perché tutti i documenti sono passati attraverso di lui perché lui ha firmato quelle lettere, e lui non ha fatto assolutamente nulla.
Fedato, proiettiamo la scheda. È responsabile dell’Unità DI.M.P., che in questo periodo era, come sappiamo, competente sulla produzione CVM e PVC di Porto Marghera. Arriva peraltro l’ingegner Fedato a Porto Marghera dopo una lunga esperienza in giro per l’Italia proprio attraverso gli stabilimenti petrolchimici della Montedison. Nel suo interrogatorio del 16 luglio ‘96 conferma tutte le indicazioni che sono state date, che sono riportate nella scheda, sia sulle sue competenze precedenti in giro per l’Italia, sia sulle sue competenze specifiche all’interno dell’Unità DI.M.P., Unità Montepolimeri di Porto Marghera. Dice che dipendeva dal dottor Reichenbach in particolare, che era vice direttore generale tecnico, e dal dottor Reichenbach dipendevano tutti gli stabilimenti e tutte le Unità produttive che riguardano il CVM e PVC. Anche lui ripete come gli altri, come un ritornello, un refrain senza fine questo discorso che quando arriva a Porto Marghera tutti i lavori erano già conclusi, praticamente andava tutto bene e non c’era nessun problema; e abbiamo visto come sia stato già ampiamente smentito da un punto di vista documentale. Per lui allora vale quanto già detto, soprattutto in ordine al fatto che non è assolutamente vero che nell’80–‘81 fosse superato il problema del CVM e PVC, per tutto quello che abbiamo detto; non ci furono da parte sua né preoccupazioni di conseguenza, perché ha detto che non aveva questo problema, non ci furono da parte sua interventi né ai fini degli investimenti né ai fini dei controlli, neanche sul personale, anche se sappiamo come nel 1979 – l’abbiamo già detto – il dottor Trapasso avesse affidato al dottor Cazzoli un’indagine-censimento sugli operai, sulla situazione di salute degli operai del CVM e PVC. È un incarico che viene affidato al dottor Cazzoli da Trapasso nel ‘78, per dire proprio come neanche dal punto di vista del personale fosse finita questa situazione di verifica ambientale. E ancora ricordo come nel periodo di Fedato, che dice che non succedeva più nulla, iniziasse a lavorare Bolzonella Carlo, morto per epatocarcinoma. Mostriamo la carriera: dall’81 al ‘99 va a lavorare in questi reparti del CVM e PVC, quindi è il periodo giusto di competenza di Fedato. In questo periodo - ripeto e aggiungo ancora una cosa - non c’erano le cappe di aspirazione, la polverosità era enorme soprattutto per gli insaccatori, non c’era alcun problema per i problemi ambientali esterni.
Passo al successivo, Fabbri. Di Fabbri è stato detto in primo grado che aveva un ruolo tutto sommato piuttosto limitato in quanto gerarchicamente subordinato, è un discorso un po’ che è stato fatto anche per Gaiba. Vediamo però gli incarichi di Fabbri così come sono indicati, che per molti anni ha avuto invece delle competenze sulla situazione di Porto Marghera. Ma allora, proprio su questo discorso degli imputati di mezzo, chiamiamoli così, tra il direttore di stabilimento e i vertici centrali, vorrei che ci si mettesse un attimino d’accordo su queste che sono comprensibili linee difensive, perché quando si parla di un responsabile locale si cerca di affermarne l’irrilevanza del ruolo della subalternatività. E per contro, quando invece altri Difensori, sempre di Montedison e di Enichem, parlano di responsabile a livello centrale, si dice sostanzialmente che non erano in grado di sapere cosa succedeva in periferia. Ma nel periodo di sua competenza a Porto Marghera, nel periodo di competenza dell’ingegner Fabbri, il problema degli impianti più a rischio non era assolutamente superato; la sorveglianza sanitaria sugli esposti ed ex esposti era ancora del tutto carente. Che poi nelle riunioni che aveva organizzato il dottor Fabbri in azienda non ci sia traccia delle questioni del CVM è un problema che riguarda lui, che riguarda i suoi superiori, non è una prova della sua buona fede, perché sappiamo come fossero sorti e come esistessero e come esistono degli obblighi in capo ad una posizione di garanzia quale quella ricoperta dal dottor Fabbri, e anzi il fatto che non abbiano trattato queste questioni è una prova in senso contrario, è una prova della loro trascuratezza, della loro negligenza e del loro enorme e colpevole eventualmente e quanto meno errore di valutazione. Sul dottor Fabbri in particolare aggiungo l’elemento di valutazione relativo alla sua notevole esperienza acquisita a Porto Marghera perché, come dice lui stesso nel suo interrogatorio del 22 febbraio del ‘95, lui fin dal 1953 è arrivato a Porto Marghera ed è stato addetto alla gestione di tutti i servizi di Montedipe, quindi aveva una amplissima conoscenza, tanto che poi, attraverso tutti i vari passaggi, dai livelli più bassi, fino ai livelli intermedi e a quello più alto, arriva ad essere il coordinatore ambiente addirittura per la holding Montedison, dal marzo del 1989, poi passa attraverso le vicende Enimont, etc., e anche qui risulta nullo il suo intervento, eppure la conosceva bene la situazione di Marghera il dottor Fabbri proprio per averci vissuto all’interno dal 1953. Quindi, per quanto concerne le sue responsabilità in ordine ai reati contestati per la parte ambientale, in ogni caso va ben tenuta presente la sua inattività anche dopo la cessione della proprietà degli impianti, inattività che ha contribuito per la sua parte a quel disastro ambientale di cui si parla nel capo d’imputazione e non ha provveduto all’eliminazione dei rischi relativi. Dico questo perché nei suoi due interrogatori, in particolare quello del 16 luglio ‘96, l’imputato Fabbri praticamente riconosce: "dichiaro che era notorio che all’interno dell’area dello stabilimento petrolchimico di Marghera in passato erano stati smaltiti o per meglio dire stoccati e movimentati dei rifiuti di produzione, rifiuti che in parte non escludo venissero smaltiti anche all’esterno dello stabilimento. Però – dice – io non avevo alcuna conoscenza specifica né suoi luoghi, né sulla natura di questi rifiuti. Quando nell’aprile dell’84 divenni direttore dello stabilimento petrolchimico non mi pare di essermene mai occupato. Devo dire che di per sé questo non ha mai rappresentato un problema particolare, è una questione di ordinaria amministrazione". Poi parla dei rifiuti, dice che "quando c’erano rifiuti contenenti mercurio, per lo smaltimento venivano mandati in una miniera della Germania dell’Est", e si ricorda solo di un altro problema particolare, che riguardava qualche migliaia di bidoni in ferro e in plastica contenenti clorurati e sistemati nella zona del nuovo petrolchimico. Parla delle discariche e dice che questo non è mai stato un problema particolare per lui, e proprio per questo credo che debba essere chiamato a rispondere. Ma per quanto riguarda il dottor Fabbri voglio mostrare ancora alcuni altri documenti rapidamente, per il periodo innanzitutto del 1976 che lo riguarda, quando era responsabile del CVM e PVC, e quando era stato informato proprio in maniera specifica dai tecnici che dipendevano da lui come all’interno dei reparti del CVM e PVC non fosse regolare, non fosse corretta l’impostazione del metodo di controllo del CVM per l’ambiente di lavoro. È un documento che abbiamo già mostrato, viene mandato a Gaiba e a Fabbri, come vediamo, 14 luglio 1976: lo scopo era di vedere e di individuare quella che era la situazione migliore per accertare quanto CVM inalava, assorbiva l’operatore d’impianto durante il proprio turno di lavoro. Questo era lo scopo dell’indagine. Vengono fatti tutti gli accertamenti sulla pratica industriale e le conclusioni sono lapidarie, perché dice che la validità del sistema attuale, cioè quello del gascromatografo, non è assolutamente adeguata, perché questo sistema del gascromatografo non consente di misurare a quanto CVM è esposto il lavoratore, e parla di un campionatore personale come mezzo d’indagine e controllo della persona, in modo semplice, con impiego limitato di analisti e apparecchiature: "Si è rivelato un utile mezzo di ricerca per un miglioramento ambientale dei reparti e un preciso strumento di controllo per la tutela del lavoratore"; costava poco, si poteva fare semplicemente ed era il migliore sistema, conclusione: non l’hanno mai posto in essere, perché gli operai andavano dentro sempre nella stessa maniera.
Passo ad un altro imputato, Marzollo Dino, che è l’unico imputato per il quale rimane contestato solamente il secondo capo d’imputazione. Proiettiamo la scheda direttori di stabilimento un attimo solo per far capire, per ricordare più che altro, perché il dottor Marzollo Dino è stato direttore dello stabilimento petrolchimico di Porto Marghera dal giugno dell’81 all’aprile del 1984, e in questo periodo la competenza esclusiva - come si vede dallo schema che proietto - sugli impianti CVM e PVC di Porto Marghera erano dell’Unità DI.M.P.. Vengono indicati quindi i precedenti, anche quelli che all’inizio erano vivi e poi sono deceduti, e poi successivamente abbiamo un periodo intermedio, dal ‘76 all’85, in cui la competenza passa all’Unità DI.M.P., e poi successivamente viene ripresa dai direttori di stabilimento o dell’insediamento Enichem per il dottor Smai, come vedremo tra poco. In questo periodo il dottor Marzollo diventa direttore di stabilimento e per questo non gli viene addebitato il primo capo d’imputazione, perché sull’Unità DI.M.P. non aveva alcuna competenza. Per quanto riguarda il dottor Marzollo, sulla situazione sua peraltro ci ritorneremo, l’abbiamo già detto, unica cosa che voglio indicare è quella degli scarichi così come vengono indicati, ne abbiamo già parlato nel capitolo decimo dell’ingegner Carrara, solo per far vedere, ma solo per ricordo, come per il periodo, indico quelli che erano gli scarichi dello stabilimento di Porto Marghera che venivano controllati, vediamo gli scarichi di cui poco fa gli stessi tecnici, fino al 1991 ed oltre, dicono: "questo è fuori norma, questo è fuori norma, questo è fuori norma rispetto al D.P.R. dell’82", che entra in vigore, e Marzollo è direttore in questo momento, questi sono gli scarichi e vediamo nel suo periodo - ne abbiamo presi due per ragioni di tempo, ma ci sono gli altri -, vediamo quali sono fino all’84 i periodi dello scarico, innanzitutto il 15 e poi per lo scarico 2 quali sono i superamenti. Sotto sono indicati gli accertamenti che sono stati effettuati secondo tutti gli scarichi, i superamenti che sono stati fatti per ogni scarico, in particolare per i clorurati, e vediamo che, periodo per periodo, poi ci sono le tabelle specifiche che sono indicate dall’ingegner Carrara, che sono allegate e che indicano in che percentuale anche sono superati i limiti, scarico per scarico, anno per anno. E se torniamo alla precedente vediamo anche le percentuali, la frequenza di percentuale di analisi fatte dall’azienda, non dal Magistrato alle Acque o da altri, che sono fuori limite. Quindi anche su questa parte ambientale il dottor Marzollo deve sicuramente rispondere.
Passo alla posizione del sedicesimo imputato, che è il dottor Smai Franco. Proiettiamo ancora la scheda personale e proiettiamo un attimo per vedere, perché in questo momento, nel 1987, periodo di competenza di direzione dello stabilimento di Porto Marghera del dottor Smai, diventa proprietario e anche gestore dell’impianto Enichem, dal giugno del 1987. Enichem era già proprietaria dal 16 marzo ‘83; in questo momento con il dottor Smai direttore diventa anche gestore degli impianti CVM e PVC di Porto Marghera. Il dottor Smai arriva a Marghera dalla direzione di stabilimento di Ferrara, dove era stato per quattro anni, quindi anche lui aveva un’ampia conoscenza di stabilimenti petrolchimici, che trattavano anche le stesse sostanze, delle lavorazioni analoghe. Arriva a Marghera appunto nel periodo in cui c’è questo passaggio di gestione. Nei suoi vari interrogatori e memorie il dottor Smai stranamente non parla mai della vicenda American Appraisal. Il dottor Smai è ancora direttore dello stabilimento alla fine dell’88, dopo che è iniziata la vicenda American Appraisal, dopo che hanno già depositato i risultati sulla situazione negativa degli impianti e in particolare degli scarichi di Porto Marghera, come vedremo meglio tra poco. Ne parleremo tra un attimo ed è strano che non ne parli perché, all’epoca in cui appunto il dottor Smai era direttore, c’erano state visite frequenti programmate all’interno dello stabilimento di Porto Marghera. E tra l’altro c’è anche un documento che collega direttamente il dottor Smai alla vicenda American Appraisal e ai suoi accertamenti, che è quello del 30 settembre 1988. Lo proiettiamo, viene mandato dal coordinatore centrale, che è l’ingegner Bianchi di cui parlavamo prima, 30 settembre ‘88, dall’ingegner Bianchi viene mandata all’ingegner Sernia, peraltro deceduto, ed è il programma delle visite che i funzionari dell’American Appraisal devono effettuare presso gli stabilimenti Enichem e anche Montedison, per una durata massima di due settimane, perché devono valutare lo stato degli impianti, anche da un punto di vista ecologico e ambientale, proprio su indicazione del Ministro Fracanzani, come vedremo tra poco, dell’allora Ministro alle Partecipazioni Statali. E questo documento, che viene mandato anche ai tecnici dell’American Appraisal, a tutta Italia, vediamo ad un certo punto che indica per Enichem Anic a Porto Marghera chi sia il referente, ed è il dottor Smai. Il dottor Smai quindi sapeva benissimo di questa situazione di American Appraisal perché tutti dovevano comunque fare riferimento a lui per questa visita, per questo intervento. Ma che significato ha – vediamo in sintesi perché se ne parlerà meglio - questa vicenda American Appraisal? Ne parlo in questo momento perché riguarda Smai, riguarda l’imputato Necci, riguarda degli altri imputati di cui diremo successivamente. In vista del matrimonio Enichem-Montedison di cui parlava anche l’ingegner Bianchi ad un certo punto c’è questa lettera di incarico, c’è una lettera di incarico del 28 settembre del 1988 all’American Appraisal; l’American Appraisal viene incaricata in poco tempo di effettuare appunto questa verifica degli impianti. Questa verifica parte da una lettera del 5 agosto 1988 - che mostriamo subito - del Ministero delle Partecipazioni Statali, che viene mandata al Presidente dell’Eni, poi finisce all’Enichem, in vista di questo matrimonio, e ai punti 7 e 8 il Ministro pone dei limiti precisi, molto importanti e molto significativi, anche per la nostra vicenda processuale, perché al punto 7 dice: "formalizzare precisi impegni per la sicurezza, per la salvaguardia e la compatibilità ambientale", e al punto 8 dice: "curare che la valutazione degli impianti sia effettuata tenendo conto dello stato degli stessi impianti in relazione al punto 7 – cioè in materia ambientale – e degli eventuali investimenti conseguenti", e questo è logico perché un po’ la situazione di questi impianti era abbastanza nota in giro per l’Italia, ma il Ministro mette per iscritto questi obblighi e questi oneri. E invece che cosa succede? Dopo che hanno fatto degli accertamenti, delle indagini monche, rapide, velocissime, perché gli hanno dato appunto solo due settimane alla American Appraisal per girare tutti gli stabilimento d’Italia, succede che American Appraisal prepara una bozza – che proiettiamo -, un draft, pagina 33, in cui rappresenta una situazione grave per quanto riguarda la parte ambientale, la conosciamo ormai tutti, ormai in quest’aula la conoscevano tutti in Montedison ed Enichem e anche al Ministero, e comunque American Appraisal la mette per iscritto in vista di questo matrimonio, e in particolare vediamo questa parte - che viene indicata e segnata a margine - che dal documento finale viene cancellata. All’inizio cercano di ritoccarla qua e là, sullo smaltimento dei rifiuti in strutture esterne, interne, che non rispondono ai requisiti delle normative, etc.; poi vedono che non è possibile correggerla e viene cancellata, e viene cancellato soprattutto il secondo periodo dove viene scritto: "è superfluo sottolineare che situazioni del tipo appena descritto possono causare seri problemi economici e di responsabilità civile e penale per i futuri proprietari delle aree in questione". Questo viene scritto da American Appraisal, società autonoma che deve valutare gli impianti. Questo è il draft che viene mandato a Montedison, ad Enichem, a tutti quanti i vertici, a Necci, etc.. Nel documento finale non ci sono questi due periodi, vengono levati, vengono eliminati, perché da dove si dice: "tali situazioni vengono superate", si salta e si va al periodo sotto: "una quota rilevante". Comunque adesso il gioco delle immagini può creare un problema, vengono semplicemente levate. Allora torniamo a noi, torniamo un attimo a Smai. Smai cosa ci dice? Su questa situazione dice che lui non ne sapeva nulla, non si sa neanche lui dov’era, tutti forse erano sulla Luna. Dice: "non ho mai saputo dell’esistenza di scavi o smaltimenti di qualsiasi genere di rifiuti speciali o tossico/nocivi all’interno dell’insediamento di Porto Marghera o in sua prossimità", questo lo dice il 15 luglio 1996. Un’ultima questione che riguarda Smai, che però ci ricongiunge anche con i prossimi direttori di stabilimento, che sono in particolare l’ingegner Zerbo e l’ingegner Pisani, la cito in questo momento perché poi riguarda tutti e tre, perché riguarda un’altra risposta che il dottor Smai ha dato durante un interrogatorio di Polizia giudiziaria - anch’esso acquisito perché si sono avvalsi della facoltà di non rispondere - su un punto che è importante perché riguarda la tutela e la salute degli operai all’interno dei reparti, perché in questo interrogatorio del 18 settembre del 1996 Smai dice: "riguardo alla metodologia e alle apparecchiature di controllo, erano già state realizzate da Montedison, i controlli, la manutenzione e le verifiche erano stati realizzati da Montedison e quando è intervenuta l’U.L.S.S. ha detto che tutto andava bene, che è stata confermata l’idoneità dei sistemi di monitoraggio e di controllo ambientale e quindi non c’era nessun problema". Invece ancora una volta questo che dice il dottor Smai, questo che dicono gli altri imputati di stabilimento non è assolutamente vero, e non è assolutamente vero non soltanto perché non coincide con i dati accertati sul campo all’interno del reparto dai consulenti tecnici del Pubblico Ministero, perché quando sono andati all’interno del reparto a valutare i sistemi di monitoraggio i consulenti del Pubblico Ministero hanno detto alcune cose fondamentali. Innanzitutto che il vecchio sistema di monitoraggio non rispondeva o solo in parte alla normativa, al D.P.R. 962 dell’82 per il controllo dei lavoratori all’interno della fabbrica. Poi un altro dato molto importante è che il grado di protezione sanitaria dei lavoratori esposti al CVM non dipende solo dalla totale copertura del sistema di monitoraggio ambientale, dalla rappresentatività dei punti di campionamento e dalle procedure di sicurezza, ma dipende in buona parte dal grado di affidabilità del sistema di analisi prescelto. Ma un punto ancora più importante è che questo sistema di gascromatografo non è in grado di documentare le fughe, le situazioni più pericolose per gli operai, perché proietto un punto in cui, appunto il 26 giugno del 1998, in occasione di una fuga vengono fatte delle verifiche, portate all’interno del processo di primo grado, in cui vengono indicate le situazioni di controllo e di accertamento del gascromatografo da una parte e dello spettrometro dall’altra, e vediamo che lo spettrometro misura 54 valori di eccezione, 16 di preallarme e 23 di allarme; il gascromatografo misura molto meno, il che vuol dire che in tutte quelle situazioni non misurate dal gascromatografo gli operai continuavano tranquillamente e bellamente sempre e comunque, in qualsiasi situazione, a lavorare. Quindi questo conferma ancora una volta la inaffidabilità del sistema del gascromatografo fino ad anni recentissimi, fini all’epoca addirittura d’inizio del processo di primo grado. Vado avanti su questo punto, sennò non concludiamo più. Dicevo prima non soltanto questo dato ce l’hanno detto i consulenti Nano, Rabitti e (Scatt), consulenti del Pubblico Ministero, ma questi sono dati che ci vengono anche dall’U.L.S.S., che quando finalmente, su indicazione, vanno all’interno dello stabilimento a fare delle verifiche, fanno degli accertamenti - che sono confluiti, si trovano all’interno del processo, degli atti processuali - in cui praticamente dicono le stesse cose che hanno detto i consulenti del Pubblico Ministero: che il sistema gascromatografico non rappresenta assolutamente il sistema migliore di controllo, che è insufficiente ma soprattutto che non garantisce dalle fughe, soprattutto non garantisce dalle anomalie. Documento del 10 febbraio ‘97, questa è la situazione, cito soltanto il punto principale, andiamo alla seconda pagina sulle conclusioni: "inadeguato alla rilevazione dei valori delle anomalie", questa è la situazione del gascromatografo, quindi detto da organismi amministrativi esterni. Dati che vengono poi riportati lo stesso anche nel successivo documento del 24 aprile 1997 proprio per dire che il sistema che poteva garantire un miglior controllo ambientale era lo spettrometro, spettrometro di massa che fa delle analisi molto più numerose, molto più puntuali e molto più precise anche sul tempo e più rapide. Questo è detto dall’U.L.S.S., quindi non è vero quello che ha detto Smai e quello che diranno Pisani e Zerbo tra poco, come vedremo. Ultima cosa ce la diceva non solo l’U.L.S.S. ma ce lo diceva anche il consulente di Enichem, perché il professor Zanelli, quando è stato sentito il 16 novembre del 1999, a proposito di questi spettrometri ci ha detto due cose: sia che funzionava, ma soprattutto, il dato principale, dice che dall’inizio degli Anni ‘80 abbiamo delle potenzialità analitiche aumentate, anche se questo esisteva da molte decine di anni: ancora una volta arrivano in azienda stabilimento a Marghera con uno strumento che esiste all’interno del mondo imprenditoriale da decine di anni, e questi arrivano dopo la seconda metà degli Anni ‘90, quindi anche questo sicuramente è motivo di notevole responsabilità.
Passiamo ad un altro direttore di stabilimento, che è il numero 17, l’ingegner Zerbo; proiettiamo la scheda dell’ingegner Zerbo. Quanto detto poco fa sullo spettrometro e sul resto vale ovviamente e in particolare per l’ingegner Zerbo, perché torniamo un attimo alla scheda dei direttori, così vediamo la successione nel tempo dei direttori con i periodi che sono stati indicati. L’ingegner Zerbo si colloca in un periodo particolare perché è a cavallo tra tre società: tra Montedison, Enimont ed Enichem. Vediamo qui il periodo, ‘88–‘93, fino quindi ad epoca abbastanza recente. Torniamo alla scheda dell’ingegner Zerbo; parlavo poco fa del gascromatografo e dello spettrometro che riguarda soprattutto e in particolare l’ingegner Zerbo perché, come emerge innanzitutto dal suo verbale di interrogatorio del 23 febbraio 1995, ci dice l’ingegner Zerbo che aveva iniziato a lavorare a Porto Marghera nel luglio del 1967 in qualità di addetto allo sviluppo strumentazione della società Montedison; quando dal ‘69–‘70 poi va a Milano presso la Divisione Ingegneria si occupa ancora di progettazione di strumentazione; torna poi a Montedison a Porto Marghera e per un anno continua a lavorare nel settore della strumentazione, poi passa alla manutenzione per la Montedison fino all’84. Quindi l’ingegner Zerbo ha una particolare competenza e conoscenza in materia di strumentazione e anche quando è diventato poi direttore di stabilimento non si è assolutamente occupato di quelli che erano i migliori strumenti in vigore e in funzione sul mercato addirittura dagli Anni ‘60, quindi ben prima che i gascromatografi fossero inseriti a Porto Marghera nel ‘74–‘75 e addirittura lo spettrometro alla metà degli Anni ‘90. Nell’interrogatorio del 15 luglio del 1996 l’ingegner Zerbo, per quanto riguarda le sue competenze, dopo averle confermate, dà delle informazioni del tutto generiche in relazione a quelli che erano i problemi ambientali, gli scavi nel sottosuolo, le discariche, etc.. Dice soltanto che era un fatto notorio e che quindi più di tanto lui non se ne è preoccupato perché se ne occupavano magari a livello superiore. Ricordo soltanto questa posizione in materia ambientale dell’ingegner Zerbo perché ad un certo punto c’è uno scontro nel momento di passaggio di società e di competenze tra la Montedison e l’Enichem, perché quando viene sentito il 27 febbraio 1991 l’ingegner Caltabiano in aula dice: "all’inizio l’ingegner Zerbo, che era ancora Montedison, tra la Montedison e l’Enichem c’era ancora la volontà di mantenere la propria autonomia", quindi l’epoca di poco precedente al matrimonio Enimont. L’ingegner Zerbo tiene sotto chiave i dati e dice che non c’è niente di inquinato. Questa è la posizione dell’ingegner Zerbo nel momento del matrimonio; e abbiamo visto poi cosa viene con le schede di American Appraisal. Ma c’è ancora di peggio, perché ad un certo punto nel ‘91, quando il signor Gavagnin, che è responsabile della parte ambientale, propone un intervento, il 22 marzo del 1991, per bonificare un canale notoriamente inquinato, come abbiamo visto dai documenti anche precedenti, prospettando certe situazioni, dicendo che cosa si deve fare e mandando le carte a Milano, ovviamente, ma anche all’ingegnere Zerbo come direttore di stabilimento, viene messo in riga, viene messo sull’attenti perché gli rispondono malamente e gli dicono: fermati, queste non sono competenze tue, sono competenze di ben altro livello. E questo documento del 28 marzo ‘91 viene mandato in prima persona a Zerbo, proprio per dare le direttive, per dire: fermate quel signor Gavagnin che sta andando troppo in là per quanto riguarda la bonifica di aree da depositi industriali, proprio per il Canale Brentelle. Produco i documenti, non li sto a leggere, a commentare tutti, per i noti motivi.
Passo alla posizione dell’ultimo direttore di stabilimento che riguarda questo processo, che è l’ingegner Pisani; proiettiamo la scheda. Anche l’ingegner Pisani conferma durante il suo interrogatorio del 23 febbraio ‘95 quelli che erano i suoi compiti, le sue funzioni, i vari passaggi di proprietà, secondo le schede che abbiamo proiettato e abbiamo indicato durante queste ultime due giornate di requisitoria. Ricordo semplicemente l’interrogatorio che ha reso davanti alla Guardia di Finanza il 18 settembre del ‘96, perché praticamente dice la stessa cosa di Smai per quanto riguarda i sistemi dei monitoraggi ambientali, e dice che la situazione non era assolutamente contra lege, era una situazione regolare, i sistemi inadeguati. Non mi dilungo nel rispondere perché l’ho già fatto durante l’esame della posizione del dottor Smai. Cito soltanto quest’ultimo interrogatorio alla Guardia di Finanza perché dice l’ingegner Pisani: "riferivo durante il periodo di direzione al mio superiore diretto, che era l’ingegner Presotto, l’andamento di tutta l’attività, riportandogli in sostanza tutto quanto succedeva all’interno dello stabilimento", questo per le competenze dell’ingegner Presotto, di cui parleremo tra poco. Delle competenze dell’ingegner Pisani, sulle sue competenze non possono sussistere dubbi, e neanche sulle sue resistenze, perché vediamo una lettera dell’8 giugno del 1995, che viene mandata da Enichem, poi firmano tutti, EVC, Ausimont, tutte le società convogliate assieme, tra l’altro EVC è una partecipata anche da Enichem, interessate dagli scarichi dei reflui. Il Magistrato alle Acque aveva mandato delle esposizioni, delle prescrizioni, proprio sul discorso della separazione delle reti delle acque di processo e delle acque di raffreddamento. Ora c’è ancora in questo 1995, nonostante sapessero bene le aziende che non si poteva fare queste (inc.), rispondono in maniera negativa, dicono: "non potete rendervi conto che, a prescindere dalla sua utilità, si tratterebbe di un intervento che stravolgerebbe l’attuale assetto idraulico dello stabilimento. Il solo progetto di separazione richiederebbe tempi assai lunghi; i costi della realizzazione, sempre che possibile, compatibilmente con le attività degli impianti produttivi, sarebbero ingenti e nessun contribuito fornirebbero alla sostanziale tutela della laguna". Così rispondono al Magistrato alle Acque che vuole effettuare dei controlli nel 1995, resistenza ad oltranza, l’ingegner Pisani per Enichem e poi anche da parte delle altre società. Ingegner Pisani che riceve la notifica, un’altra, da parte del Magistrato alle Acque, sempre in quel periodo, inizio del ‘95, perché c’era stato un rilievo alla fine, il 14 dicembre del 1994, come presenze di solventi organici fuori limite dagli scarichi del petrolchimico. E invece ricordo solo rapidamente come in un documento, sempre in quello di American Appraisal, a pagina 32, documento dell’88, le società rispondessero in un’altra maniera: "grosse quantità di acque di raffreddamento vengono scaricate senza trattamenti depurativi, ma le società hanno dichiarato che per tali reflui non sussiste alcuna problematica ambientale"; ovviamente per loro, perché sanno benissimo invece che le norme vanno in un altro senso e nonostante tutto, quando ricevono i controlli da parte del Magistrato alle Acque, fanno resistenza. Allora ricordo molto rapidamente un altro documento che è agli atti, che non commento, anche perché si pone a margine delle valutazioni processuali, però è indicativo della mentalità, perché riporta dei documenti anche stile Montedison precedenti, degli Anni ‘70. È un documento che dal centro di Enichem viene mandato a tutti i direttori di stabilimento nel gennaio del 1995, quindi proprio nel periodo di competenza dell’ingegner Pisani; è un documento interessante perché viene realizzato un programma di comunicazione per sistemare l’immagine della società all’esterno. Questa è la prima pagina, mandato dal centro a tutti i direttori di stabilimento, questo programma di comunicazione azienda-territorio, che parla dei rapporti con tutte le istituzioni, che parla dei rapporti che devono essere tenuti con la stampa, con gli organi di Governo, con i Consigli Regionali, Provinciali e Comunali, e vediamo soltanto due punti di questa situazione, vediamo la pagina 15, proprio per ragioni di tempo, lì dove parla tra l’altro anche dei rapporti da tenere con la Magistratura, che dice: "Tra le Autorità diverse, la Magistratura ha acquisito da tempo un ruolo amplissimo di competenza. È perciò indispensabile predisporsi ad un dialogo tenuto ad alto livello ed in modo continuativo". Poi alla fine conclude: "dopo un’attenta selezione degli interlocutori, della loro identità politica e istituzionale e della loro attitudine e dei loro bisogni, si può impostare una strategia di comunicazione che in tal senso, per essere efficace, dovrà essere sufficientemente interattiva". Io mi fermo qua perché tra bisogni ed interazione poi c’è il rischio di non capire che cosa volesse significare quel documento. Su questo periodo dell’ingegnere Pisani proiettiamo i grafici che prima non avevamo proiettato proprio per fare rilevare come nei primi Anni ‘90 ci fossero dei superamenti notevolissimi per quanto riguarda in particolare le sostanze clorurate dallo stabilimento di Porto Marghera. Vediamo solo due esempi per ragioni di tempo, quello dello scarico SM15, vediamo come il ‘92, il ‘93 e ‘94 e fino addirittura al ‘97 ci fosse una costanza di superamenti in particolare degli organoclorurati. Questi sono limiti tutti accertati dalle aziende, sono dati del famoso faldone 102, indicati ed individuati dall’ingegner Carrara e riportati qui; faldoni che sono stati acquisiti insieme al 102 e assieme agli altri faldoni che sono stati poi esaminati dall’ingegner Carrara. Poi c’è lo scarico SM2 e la situazione analoga: clorurati di secondo grado, vediamo come si arrivi, dallo scarico SM2 si parte anche dai primi Anni ‘80 di cui prima non eravamo riusciti a dare contezza documentale da proiettare, clorurati di secondo grado, vediamo come dall’80 in poi come si vada a salire, ‘81, ‘82, ‘92, etc.. Questi sono i superamenti, secondo le stesse aziende, dei clorurati, dei numeri, dei casi fuori norma per i parametri che sono indicati, e arriviamo fino al 1996, ampiamente. Concludo questo punto dell’ingegner Pisani facendo presente che una competenza specifica sulle discariche, sulla gestione delle discariche, sugli interventi, venga ricordata anche dall’ingegner Caltabiano nella sua audizione del 27 febbraio 1991, in particolare a pagina 101.
Mi fermo e possiamo continuare con la posizione di Necci Lorenzo. Presidente, se vuole possiamo fare cinque–dieci minuti di pausa, sono gli ultimi sette imputati.
PRESIDENTE – Va bene, sospendiamo.
IL PROCEDIMENTO SOSPESO ALLE ORE 10.43 RIPRENDE ALLE ORE 11.08.
PUBBLICO MINISTERO – Riprendiamo con la posizione dell’avvocato Lorenzo Necci; proiettiamo la scheda personale per vedere i periodi di sua competenza ed in particolare per vedere come l’avvocato Necci avesse una competenza dal 1982, in pratica, al 1990, del periodo proprio che copre completamente l’acquisto degli impianti da parte di Enichem e poi la gestione. L’avvocato Necci è stato coinvolto nella vicenda, sia per la vicenda del CVM e PVC, sia per la vicenda delle discariche, dall’epoca dei contatti tra le società Oxidental americana ed Enichem, per costituire Enoxy, e poi la società Riveda per i rapporti con Montedison. A questo proposito sinteticamente ricordo quelle dichiarazioni del dottor Benetta e dell’ingegnere Catanzareti che avevo già ricordato durante l’illustrazione del dottor Porta, in relazione in particolare al fatto che né nei primi Anni ‘80 né successivamente, nel corso delle varie trattative, è stato mai posto in essere alcun controllo in materia ambientale, in materia di sicurezza degli impianti, perché questo non era un pensiero, praticamente, dei vertici aziendali, è stato dato molto poco tempo alle società che dovevano controllare e i tecnici in particolare che avevano avuto modo di passare per Porto Marghera avevano dato dei giudizi piuttosto pesanti, in particolare per il CV6, come ricorda anche il dottor Gianni Benetta, diceva che era "antieconomico perché era vecchio, era piccolo, era in pessime condizioni, in qualche posto addirittura non arrivavano neanche a fare manutenzione". Il problema però del CV6 quale era? Lo dice a pagina 26 del suo verbale del 31 marzo 2000, dice Benetta: "se chiudevano il CV6 uscivano dal mercato dell’emulsione", ed è questo semplicemente il motivo per cui al CV6 è stato tirato il collo il più possibile, fino al 1990, sennò Montedison e poi Enichem sarebbero uscite dal mercato. Situazioni analoghe riferisce appunto l’ingegner Catanzareti sulla concessione di tempi brevissimi per la valutazione degli impianti, e quindi non c’è nessun tempo per verificare la situazione in materia di sicurezza e protezione ambientale, e nonostante questo poco tempo abbiamo visto che giudizi poco lusinghieri davvero siano stati dati. Per quanto riguarda il primo periodo, quello delle trattative Enoxy e Riveda, è intervenuto anche l’ingegner Bianchi, come abbiamo visto durante la trattazione della posizione del dottor Diaz, e sappiamo come le trattative fossero state affidate da Lorenzo Necci al dottor Trapasso per quanto riguarda la parte tecnica. Tutto quello che emerge dai documenti è che le trattative vennero dirette, condotte e portate avanti dalla coppia che vediamo anche in intestazione di questo documento del 22 aprile 1982, dal dottor Trapasso e dall’avvocato Necci. Questo è un documento che abbiamo già visto anche per affermare la competenza e la delega specifica al dottor Smai. Ma come si vede dalla scheda che è stata proiettata dell’avvocato Necci, ha una competenza importante, direi forse soprattutto anche all’epoca del matrimonio Enimont, sia perché la vicenda a livello veramente di vertice nazionale e di Ministero parte con una lettera dell’avvocato Necci – che è in atti – del 20 maggio 1988, perché è lui che scrive al Ministro, che prospetta questa situazione, questa intesa Eni–Montedison sugli effetti positivi che può avere sul piano occupazionale e indica quello che sarà il procedere da parte di Enichem, quindi è l’avvocato Necci che scrive, e il Ministro Fracanzani risponde con quella lettera che abbiamo già ricordato poco fa del 5 agosto dell’88, perché il Ministro risponde: "nulla osta alla sottoscrizione degli accordi di principio e al proseguimento dei negoziati con la società Montedison, con le seguenti condizioni e garanzie vincolanti, che codesto Ente curerà di tradurre tempestivamente e puntualmente". Questa lettera che va ad Eni viene girata direttamente ad Enichem per la competenza che è ovviamente specifica, e vengono formalizzati in particolare quei punti 7 e 8 per la sicurezza e la salvaguardia ambientale e la cura e valutazione anche degli impianti, proprio come avevamo detto prima. Questi sono i punti fondamentali che il Ministro Fracanzani indica che devono essere garantiti e seguiti. E invece abbiamo visto cos’è successo, sia con il draft di American Appraisal, con le indicazioni che sono state prima scritte e poi sono state cancellate, e con le indicazioni negative che sono state date sugli impianti, soprattutto quella per la parte ambientale. E nonostante tutto, nonostante quell’epurazione vediamo che all’avvocato Necci era stata indirizzata un’indicazione specifica che riguardava pagina 32, come dicevo le grosse quantità di acque di raffreddamento scaricate senza trattamenti, e le perplessità relative agli effluenti intermedi inviati ad impianti di depurazione esterna. Ma in particolare c’era allegata a quello documento anche la scheda di Porto Marghera, come abbiamo visto prima, e a Porto Marghera vediamo che c’è un’indicazione molto precisa, molto forte e molto dura, nonostante tutto, nonostante la mancanza di tempo, i sopralluoghi che erano stati abbastanza veloci, che si erano basati soprattutto su autodichiarazioni delle aziende. La prima parte riguarda i rifiuti solidi inviati in parte in discarica non caratterizzata, poi c’è Monteco, e in parte vengono stoccati provvisoriamente all’interno dello stabilimento, quindi vicenda ben nota ai massimi vertici. Ma la parte più preoccupante è la finale, relativa alle emissioni in atmosfera: "si evidenziano per le alte concentrazioni di inquinanti gli impianti CV6, CV24, CV23 e 24, PA2/4 e quello di benzile e BC1", tutti gli impianti in pratica del ciclo del cloro, tutti quanti quelli ancora aperti hanno grossissimi problemi di inquinanti. E questa situazione poi tra l’altro non è soltanto nelle relazioni che viene illustrata, perché American Appraisal allega una scheda sulla base delle dichiarazioni che sono state mandate dalle società, la mostro soltanto, non la sto a commentare, ovviamente, faccio solo capire com’è fatta, vediamo per esempio per il CV22 viene indicato qual è la situazione effluente per effluente, se va a finire in acqua, in atmosfera, in che stabilimento, e vediamo poi nell’ultima colonna quelle che sono le indicazioni e i giudizi che vengono dati da American Appraisal, e per il 50% di tutta quella colonna sono negativi, cosa che appunto costringe American Appraisal, sulla base delle dichiarazioni delle aziende, a fare quella scheda negativa sugli effluenti dello stabilimento, per il nostro caso, di Porto Marghera. Tra l’altro quella modifica delle conclusioni di American Appraisal, ad un certo punto ci siamo posti il problema di chi aveva imposto quella modifica all’American Appraisal, e attraverso le audizioni che sono state fatte in dibattimento emerge una circostanza molto chiara: ad American Appraisal quelle modifiche sono state imposte dalle società che avevano incaricato la stessa American Appraisal di fare questi accertamenti, ed in particolare ce lo dicono i dipendenti e i responsabili di American Appraisal, ma in particolare anche in aula il 26 febbraio 2001 il ragionier Riva, che era responsabile della parte finanziaria di Enichem dell’epoca, viene sentito in relazione ad alcune circostanze particolari, perché durante le indagini preliminari aveva detto chiaro e tondo che "sicuramente – diceva quando è stato sentito nel ‘96 – quelle modifiche mi sono state indicate dall’avvocato Necci", 8 novembre ‘96 diceva – e il verbale è stato acquisito per le contestazioni che gli sono state fatte in aula: "avevo ricevuto dai nostri vertici queste indicazioni, e cioè sicuramente dall’avvocato Necci". Questa cosa viene ripetuta varie volte, viene contestata varie volte, il ragionier Riva cerca di ammorbidire un po’ questa posizione dicendo che era il vertice, anche se non era sicuro che era l’avvocato Necci. Ma riteniamo che complessivamente le posizioni dei dirigenti di American Appraisal e pur questo tentativo di deviare l’attenzione rispetto all’avvocato Necci siano un po’ naufragate e si possa confermare che queste indicazioni non potevano che venire dall’avvocato Necci, proprio perché era l’unico in grado di dare indicazioni così precise, così specifiche e così determinanti su una situazione così delicata. Quando è stato sentito l’avvocato Necci, innanzitutto il 7 settembre del ‘96 ha confermato tutti i suoi incarichi, i vari passaggi, i contatti avuti con il dottor Trapasso, che era il massimo esperto della chimica che era arrivato al Gruppo Enichem, che era stato praticamente sottratto da Montedison, ed era lui la persona a cui si affidavano tutte le questioni della chimica. Conferma che tutta la situazione venne trattata da lui per la parte di sua competenza e dal dottor Trapasso per la parte di competenza chimica impiantistica. Sulle questioni che gli vengono chieste sulle conoscenze degli impianti, sugli accertamenti in materia ambientale, sicurezza ambientale, sia all’interno che all’esterno dello stabilimento, dice che non ne sa niente. Dice che non è un chimico, che non ha mai saputo che il CVM fosse un prodotto cancerogeno, che di tutte queste questioni si interessava il dottor Trapasso. Non ricorda di aver mai sentito parlare dei problemi connessi a discariche di residui industriali, e già questo primo interrogatorio è estremamente importante proprio per valutare la credibilità della persona, perché nega assolutamente tutto, qualsiasi cosa, il 7 settembre del ‘96. Ad un certo punto viene anche richiamato l’11 novembre ‘96 proprio per fargli vedere i documenti, che cosa era stato contestato, vengono fatti vedere i documenti di American Appraisal, gli vengono fatte vedere quelle modifiche ai documenti, gli viene fatta vedere la lettera del Ministro Fracanzani, di cui dice che non conosce la lettera, comunque non ce l’ha neanche presente, praticamente la negazione assoluta, e dice che di questa vicenda si interessavano essenzialmente ovviamente Riva per la parte finanziaria, ma i tecnici di vertice per Enichem erano Sernia, Burrai e Presotto. All’inizio erano tutti e tre indagati e poi imputati, Sernia è deceduto, quindi vedremo tra poco le posizioni di Burrai e Presotto. Comunque fondamentale è questa negazione assoluta sempre di queste vicende. In quel 1996 conclude il suo interrogatorio l’avvocato Necci dicendo: "non mi ricordo proprio di questa vicenda American Appraisal, ci penserò e chiarirò il problema", e noi siamo ancora in attesa di chiarimenti perché, a mio parere, non ha assolutamente mai chiarito nulla, perché poi ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Allora su questa posizione voglio concludere dicendo: anche fosse vero che non sapeva nulla, invece i documenti sono suoi, sono passati per le sue mani, gli sono arrivati e ha imposto quelle modifiche, ma anche fosse vero è accettabile questa posizione di vertice di una posizione di garanzia che dice "non ho mai saputo nulla di discariche, di CVM e di scarichi", io ritengo che non sia assolutamente accettabile questa posizione e che quindi si debbano prendere le conseguenze da un punto di vista proprio penale.
Passo alla posizione successiva dell’ingegner Presotto, per il quale è stato detto a sua difesa che aveva un ruolo limitato, ha scaricato anche un po’ sugli altri, anche su imputati deceduti, però innanzitutto ritengo che per quanto riguarda la sua posizione, proiettiamo un attimo una scheda che lo riguarda, e noi vediamo che Presotto ha attraversato praticamente tutte le società fondamentali del periodo Enichem, dall’86 in poi, nel ruolo di amministratore delegato e di dirigente assolutamente di vertice, di responsabile del settore chimico, in tutti i vari passaggi: Enichem Polimeri, Enichem Base, Enichem Anic, Enimont, fino ad arrivare al periodo in cui c’è stato il passaggio ad EVC. Quindi il riferimento importante per Presotto è proprio per le sue competenze professionali. Quelli che non sono imputati come Autuori o come Sernia è solo perché sono attualmente deceduti. Da tale prospetto, da questo prospetto emerge appunto quali sono ancora le posizioni che andiamo adesso un attimo ad esaminare. Dall’interrogatorio del 5 settembre ‘96 dell’ingegner Presotto, ingegnere chimico, vengono confermate le impostazioni di scheda personale e di scheda societaria ed in particolare l’ingegner Presotto viene sentito sulla vicenda di American Appraisal su delega del Pubblico Ministero, verbale anche questo acquisito il 15 ottobre del 1996 della Guardia di Finanza, e lui praticamente, sulla vicenda di American Appraisal di cui abbiamo tanto discusso fino ad adesso, dice: "non ricordo, non ricordo di averla mai vista. Ricordo che se ne è parlato e che non ci fosse alcunché da eccepire sulla situazione degli impianti. Ricordo che si disse che gli impianti erano sostanzialmente in regola"; ma invece questi impianti, come risulta documentalmente e dalle schede, non erano assolutamente in regola. Ricordo ancora, a proposito di questa posizione Presotto, quanto ha dichiarato il 15 ottobre ‘96 l’ingegnere chimico Sernia, il cui verbale è stato acquisito perché deceduto, appunto conferma anche lui le sue competenze, ma il suo punto di riferimento per la chimica erano l’ingegner Burrai, che ebbe appunto da lui la delega per la chimica, e che si serviva del direttore generale per le attività chimiche che era l’ingegner Presotto, che erano quelli che erano suoi punti di riferimento, perché quando Sernia arriva ai vertici della società chiede informazioni, dice: "io ho parlato con Burrai e Presotto e loro mi hanno garantito che tutto era in regola, tutto era a norma, in particolare Presotto, che aveva poi ad un certo punto anche la delega per tutte le attività chimiche e seguiva gli impianti del CVM e PVC". Per quanto riguarda la vicenda di American Appraisal l’ingegner Sernia si meraviglia di queste modifiche che erano state apportate, come abbiamo visto, alle conclusioni del draft della bozza di American Appraisal e dice che tutte tali questioni ancora una volta venivano seguite da Burrai e Presotto in particolare, che erano coloro che avevano delle competenze specifiche. Ricordo su Presotto l’interrogatorio dell’ingegnere Pisani acquisito, interrogatorio del 18 settembre 1996, per dire come l’ingegner Presotto fosse il diretto superiore del direttore di stabilimento Pisani e quindi fosse in rapporto diretto per tutto quanto era di competenza degli impianti CVM e PVC di Porto Marghera. Ricordo soltanto questo punto per dire come proprio l’ingegner Presotto fosse il punto di riferimento dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso delle direttive, delle indicazioni e degli interventi, come ci dice anche l’ingegner Caltabiano il 27 febbraio 1991 in quest’aula in materia di discariche, di gestione, di sistemazione e di bonifiche, l’ingegner Presotto e i suoi capi.
Passo al successivo, che è l’ingegnere Burrai, sempre ricordato dal dottor Necci e dall’ingegner Sernia, che dicono: l’ingegner Burrai è quello che doveva riferire su queste situazioni. Ricordo quando arriva l’ingegner Burrai, praticamente diventa amministratore della società Enichem Anic e nell’86 – proiettiamo la scheda, perché su quella personale vedo che Enichem Base è saltata -, perché dice che Enichem Base diventa proprietaria degli impianti fino al 31/10/87, quando avviene la fusione in Enichem Anic, per questo viene indicato sempre Enichem Anic. Questa è l’indicazione del passaggio tra Enichem Base e poi Enichem Anic. Poi saliva ad Enichem S.p.A., cambiano i nomi iuris ma la situazione è sempre la stessa. Torniamo alla scheda di Burrai e al suo interrogatorio del 12 ottobre del 1996; in sintesi l’ingegner Burrai in quell’interrogatorio ricostruisce e riconferma praticamente il suo curriculum, le situazioni societarie, e dice che l’ingegner Presotto era direttore generale per le attività chimiche e da lui dipendevano le varie Divisioni, tra cui la Divisione Clorurati, quindi anche tutte le nostre situazioni di Porto Marghera. Di questioni ambientali non ha praticamente mai saputo nulla, se non attraverso sempre l’ingegner Presotto, ad un certo punto, una situazione che riguardava degli scarichi, però sempre ha dato disposizioni lui a Presotto, così dice letteralmente: "affinché seguisse questi problemi e provvedesse ai necessari interventi". Per quanto riguarda i rapporti con l’ingegner Sernia, deceduto, Burrai conferma quello che diceva Sernia, cioè che il suo referente verso l’alto era proprio l’ingegner Sernia, quindi la catena gerarchica era Sernia – Burrai – Presotto – stabilimento di Porto Marghera. Per quanto riguarda la vicenda di American Appraisal l’ingegner Burrai dice che non ha seguito tale situazione, che non ricorda in particolare questi casi, non sa che verifiche siano state effettuate e dice che non ha visto nemmeno la bozza poi modificata di American Appraisal. Cioè anche da parte sua c’è questo comportamento abbastanza generalizzato, che in pratica si vede che all’interno delle varie società Enichem nessuno sapeva nulla, però tutti facevano qualcosa, ma non si sa poi, quando sono stati chiamati a rispondere, chi dovesse essere veramente il responsabile. Ed è per questo che, siccome rivestono tutti questi personaggi delle posizioni di garanzia, come abbiamo visto dai vari prospetti, richiederò alla fine una dichiarazione di responsabilità anche penale proprio in relazione ai periodi di rispettiva competenza per le indicazioni che sono state fornite. Ma in ogni caso l’ingegner Burrai viene smentito sul fatto di non essersi interessato delle vicende di Porto Marghera proprio dall’ingegner Sernia, come dicevamo poco fa, perché proprio dall’ingegner Sernia lui ha avuto la delega per la chimica di base, ce l’ha detto Sernia il 15 ottobre del 1996, e ha avuto l’indicazione proprio di seguire direttamente anche la vicenda di American Appraisal. Sernia ripetutamente dice: "i responsabili tecnici erano Burrai, Presotto e poi giù in basso era Caltabiano", ed è la persona - Caltabiano - che abbiamo più volte ricordato, perché è il tecnico che doveva fare riferimento ai vertici anche per quanto riguarda le bonifiche. E sulle questioni ambientali ancora una volta Caltabiano il 27 febbraio del 2001 ribadisce che le competenze in queste materie erano del direttore di stabilimento a livello locale e, e a livello di vertice, erano dell’ingegner Burrai. Mi fermo anche sulla posizione dell’ingegner Burrai e passo a vedere un’altra posizione, che è quella di Parillo.
Prima di passare però alla posizione del dottor Parillo ci sono alcuni documenti importanti che ritengo questa volta dovremmo riuscire a far vedere, perché siamo in un’epoca di passaggio a cavallo tra la fine degli Anni ‘80 e gli inizi degli Anni ‘90, proprio per dare contezza di come le situazioni in fabbrica e in reparto non si fossero mai sistemate, sia per la parte CVM e PVC, sia per la parte impiantistica. Allora verifichiamo per un attimo le condizioni ambientali dei reparti in fabbrica e in particolare una fase di lavorazione che è tra le più pericolose, non è un di più questa indicazione, è importante proprio per vedere questa continuità: le entrate in autoclave. Ricordiamo tutti come il professor Viola, già nel settembre del ’69, dal famoso convegno di Tokyo avesse richiesto pressantemente di intervenire su questa fase molto pericolosa, e lo stesso faceva sempre da quel convegno di Tokyo il canadese Bertrand Diman alla presenza, ricordiamo tutti ancora, del professor Emilio Bartalini. Ma alla fine degli Anni ‘80 e inizio Anni ‘90 gli operai continuavano ad entrare nelle autoclavi. Cito soltanto innanzitutto alcune loro dichiarazioni, cito innanzitutto Ceolin Primo, 9 maggio 2000, che dice innanzitutto: "Al CV6, fino a quando c’è stato, fino alla fine entravo nelle autoclavi per le pulizie e senza maschera"; Corò Renzo il 9 giugno del 2000 dice che fino a che era al CV6, cioè fino a fine Anni ‘80, entrava tutti i giorni e senza maschera, ripete che quando passa poi al CV24, primi Anni ‘90, entrava nelle autoclavi quasi tutti i giorni senza maschera. Ma c’è un’altra dichiarazione, lo stesso la proiettiamo perché è anche curiosa nella sua evoluzione, così come vengono chieste le indicazioni, che poi il contenuto è sempre quello che ho riferito, sono le dichiarazioni di Condotta Natale del 19 aprile 2000: si parla delle autoclavi, si parla di quando entrava in queste autoclavi, vediamo quante sono le autoclavi, se c’erano le maschere, vediamo le risposte direttamente proiettate: non c’era assolutamente nessuna maschera, continuava ad entrare nelle autoclavi, nel CV24, la prima parte, senza maschera, e nella parte finale, fino all’88, vediamo mai usata la maschera, neanche al CV6. Quindi la situazione è chiarissima; abbiamo proiettato queste indicazioni perché è un teste chiarissimo, che non può essere smentito perché come lo dice Ceolin, così lo dice Corò Renzo, così lo ripete Ferro Pier Giorgio, tra l’altro queste dichiarazioni le ho riportate anche nella memoria che ho consegnato alla Corte d’Appello l’8 giugno di quest’anno, sono tutte dichiarazioni analoghe a queste di Corò Renzo che ho citato. Ma aggiungiamo anche un altro reparto, fino a quando è stato in piedi, praticamente il CV14, ce lo dice Silverio Zagagnin, praticamente fino all’85 entravano ancora senza maschere. E anche un altro teste citato dal Tribunale, però solo in parte qua, dice che "le entrate nelle autoclavi sono diminuite negli Anni ‘90", ma diminuite vuol dire che non sono cessate. Allora vuol dire che questa situazione di pericolosità continuava ancora, secondo quello che dicono i nostri testimoni sentiti in aula. Ma più importanti ancora delle dichiarazioni testimoniali sono le prove documentali, perché dai documenti viene confermato questo panorama di entrate generalizzate in autoclave, e parto allora da un documento del ‘78 che ho citato nella mia memoria dell’8 giugno 2004 e che riguarda CV14 e 16. Proietto il testo di una scheda lavori del CV14 e 16, edizione agosto 1978; da questa scheda si vede benissimo che le descrizioni lavoro, ad un certo punto, se andiamo un attimo sotto, continuiamo: pulizia interna; come si vede viene ancora presentata una scheda lavori per il CV14 e 16 nell’agosto del 1978, a conferma di quello che dicevano i testimoni. Altro che le situazioni erano cessate nel biennio dei miracoli a metà degli Anni ‘70! Ma andiamo avanti perché la situazione è ancora peggiore, perché passiamo al 1983 e vediamo un altro documento che riguarda, innanzitutto c’è un discorso del manuale operativo del CV6, basta vedere allegata l’indicazione del documento alla mia memoria dell’8 giugno 2004, c’è il manuale del CV6 che è del 14 giugno 1983, e ancora in questa situazione si parla di pulizia autoclavi, interventi manutentivi e di entrate nelle autoclavi per queste pulizie. Siamo nel 1983 per il CV6, ma ancora in questo 1983 per un altro reparto si parla ancora di entrata in autoclave, e riguarda questa volta il CV22 e 23, è indicato anche il faldone del documento in questo caso, è una scheda addirittura di EVC, quindi arriviamo tranquillamente come documento agli Anni ‘90, che allega questo documento sull’entrata in autoclave perché è una scheda in allegato, la vediamo, del 20 luglio 1983, e che parla - cito solo l’indice per ragioni di tempo -, vediamo al punto 12 di questo indice: "pulizia autoclavi ed altre apparecchiature – interventi manutentivi ed altre operazioni". Se andiamo poi ad affrontare nello specifico al punto 12 questa situazione vediamo che si parla ancora di "ingresso di personale all’interno delle stesse, esempio autoclavi, serbatoi, etc.". E qui siamo nel 1983. Ricordo che questo manuale operativo del CV22 e 23 l’abbiamo trovato tra documentazione EVC degli Anni ‘90, quindi negli Anni ‘90 questo è ancora in vigore. Ma non è finita perché possiamo continuare con un altro reparto, uno dei nuovi reparti, un altro nuovo reparto, che è il CV24, e proiettiamo un documento del 30 giugno 1988, è una richiesta di apertura commessa, CV24, dove si parla di autoclavi da ispezionare, che prevede l’ingresso in cavità di personale per le pulizie dopo la bonifica. "Lo scopo è di separare il monitoraggio del CVM ambientale, dal controllo del CVM nelle autoclavi da ispezionare". Allora questo documento ha una doppia valenza, perché la prima riguarda il fatto che si entra ancora nelle autoclavi e la seconda è che un altro documento della società Enichem Anic – siamo nell’88 – dice: "uniformandosi alla normativa di legge vigente", che è dell’82; sei anni dopo l’azienda confessa ancora stragiudizialmente che va contro la legge, è scritto, e vediamo le firme sotto di chi sono, che non sanno niente, mai niente ovviamente: Pisani e Smai, due direttori di stabilimento che abbiamo esaminato poco fa come posizioni processuali. E se vediamo poi la relazione tecnica di questa apertura di commessa, si riparla di ispezioni nelle autoclavi e si cita: "ciò è in contrasto con quanto previsto dal D.P.R. 10/9/82, relativo alla protezione sanitaria dei lavoratori esposti". Se lo dicono da soli i direttori di stabilimento nel giugno ‘88: siamo contro la legge. Altro documento, passiamo ad un’altra apertura commessa sempre dell’88, 18/11/88, si tratta di ottenere un sistema di polimerizzazione a ciclo chiuso, questo è lo scopo del lavoro, la descrizione, le firme ancora una volta Pisani e Smai, e viene presentata la situazione attuale nella relazione tecnica al foglio successivo: "attualmente l’autoclave viene bonificata ed aperta ad ogni ciclo per la pulizia idrodinamica ed il carico dei catalizzatori. Con l’inizio del trattamento antisporcante previsto per gennaio ‘89 verranno ridotti gli interventi in cavità per la pulizia interna", verranno ridotti, qui siamo a gennaio 1989, e forse cominceranno questi lavori, è previsto l’inizio del trattamento antisporcante non a metà degli Anni ‘80, come dice la sentenza di primo grado, previsti per gennaio ‘89, e in quel momento verranno ridotti, quando entrerà in funzione. Questa commessa tra l’altro, faccio presente, faccio vedere l’ultimo documento, richiesta apertura il 18/11/88, c’è la proposta di chiusura, vediamo il primo foglio di questa stessa commessa, 30 marzo ‘92, quattro anni dopo; quattro anni dopo vuol dire che la situazione fino a quando non si chiude è la stessa, e questo vale allora per tutti i direttori di stabilimento e per tutti quelli che stavano sopra i direttori di stabilimento. Un altro documento ancora, 6 aprile del ‘92, vediamo altri due direttori di stabilimento, Zerbo e Pisani, riguarda la situazione ambientale, proiettiamo soltanto la parte che riguarda il problema delle cappe e dei ventilatori; nel ‘92 con questi direttori di stabilimento abbiamo ancora problemi di fuoriuscita di polveri nell’ambiente; la data del documento è luglio del ‘91, reparto CV24, abbiamo ancora problemi di uscita di polveri nell’ambiente, e "questo presente lavoro si propone di aspirare, tramite cappa e ventilatore, le polveri fuoriuscite ed inviarle all’esterno del locale autoclavi", quindi ancora nel 1992 abbiamo questo problema. Tra l’altro vediamo come risolvere il problema, non eliminare le polveri, non recuperare, cosa fanno? Le mandano fuori dal locale autoclavi, ed inquinare l’ambiente più in generale. Questa è la logica che vedremo poi è seguita anche da Montefibre, con qualche altro documento. L’ultimo documento dei primi Anni ’90 - e poi mi fermo - è del ‘93, perché c’è un incidente che riguarda Bertin Rino, uno dei nostri ammalati tra l’altro, che lavora all’interno di una colonna del CV22; quindi ancora, ribadisco, c’è un’esposizione di questo operaio fino al 1993, perché lui subisce un incidente mentre è all’interno di una colonna del CV22. Sempre su questo periodo fine Anni ‘80 – inizio Anni ‘90 vediamo poi la situazione degli scarichi illeciti nelle acque. Già ho proiettato più volte la situazione degli scarichi indicata dall’ingegner Carrara, e mi fermo all’indicazione dei primi Anni ‘90, l’abbiamo già visto anche prima, quindi rapidamente passiamo allo scarico SM15 e SM2, vediamo i superamenti che c’erano e ci sono stati continuamente, quindi c’è anche questo problema, che ai primi Anni ‘90 continua, come c’è anche un altro problema che ricordavo prima, che è quello dei gascromatografi e degli spettrometri, che non sono stati assolutamente superati. Allora c’è un insieme di situazioni che non vanno: gli operai che entrano in autoclave, la situazione di monitoraggio ambientale che non funziona, lo spettrometro che è ancora di là da venire, si continua con il vecchio, inaffidabile e contro la normativa gascromatografo, e nell’ambiente si continua a scaricare e la stessa azienda rileva degli scarichi fuori norma. Allora, per concludere, passo agli imputati. Quali sono gli imputati interessati a tutto ciò come periodo? Innanzitutto dobbiamo ritenere tutti i precedenti imputati e i contemporanei, ovviamente: Necci, Porta, Burrai, Presotto, tutti i direttori di stabilimento; ma anche i successivi, gli ultimi tre imputati di Montedison, a cominciare dal dottor Parillo, poi Palmieri e Patron.
Dottor Parillo, proiettiamo la scheda. Per tutto quanto detto fino ad ora sulla posizione di garanzia ricoperta dal dottor Parillo ritengo che non possano sussistere dubbi sia sulle sue competenze ed omissioni relativamente alla gestione degli impianti CVM e PVC, sia per la parte ambientale. E vediamo che il ruolo del dottor Parillo è un ruolo molto speciale per quanto riguarda le persone, gli operai che lavoravano, quanto meno per mancanza di intervento proprio in relazione ad una culpa in vigilando. E in più, appunto proprio per la sua competenza particolare professionale nel settore gestione del personale, va tenuta presente questa sua posizione, per certi versi analoga a quella del dottor Lupo per Montedison, perché dall’epoca dei primi Anni ‘80 fino alla fine si occupa sempre del personale, se ne occupa per niente a dire il vero, se ne occupa da un punto di vista strutturale, funzionale, come posizione di garanzia, ma sicuramente non come interventi diretti. E la percezione, ma più che la percezione la convinzione netta di questo la recuperiamo se leggiamo il suo interrogatorio del 7 novembre 1996, perché è tutto un susseguirsi che lui non sapeva, lui non si curava, a lui non hanno mai detto nulla, lui è sempre stato non si sa dove, sugli impianti, sui problemi ambientali, sui problemi del personale, che curava appunto da tanti anni, lui non sapeva nulla, e allora le considerazioni sono analoghe alle posizioni che ho già trattato prima.
Passo a Palmieri Domenico, proiettiamo la scheda. Anche per lui la situazione per certi versi è analoga a quella del dottor Parillo e su di lui vanno specificati soltanto alcuni particolari. L’unico periodo per cui può essere imputato in questo processo è quello di Presidenza di Enimont Anic - come vediamo proiettato - dal ‘90 al ’92. Quindi per lui questo periodo è quello in cui ricopre una posizione di garanzia. Quando era stato sentito l’ingegner Palmieri il 14 ottobre 1996 aveva consegnato tutta una serie di documentazione, che ovviamente è in atti, che è stata consegnata al Tribunale, in cui dava atto che aveva delegato ai problemi di sicurezza sia interna che esterna agli stabilimenti il suo vice Presidente ingegner Burrai; i documenti sono indicati, adesso ne proiettiamo alcuni per far vedere questo tipo di delega, per un motivo molto semplice: è vero che c’è una delega all’ingegner Burrai, che è a verbale del Consiglio di Amministrazione, ma ce n’è uno anche successivo a questo del 7 agosto ‘90, dove vediamo "nomina nella carica di vice Presidente l’ingegner Burrai... i seguenti poteri da esercitare in assenza o impedimento del Presidente", quindi vediamo quali sono i tipi di deleghe che vengono fissate, e vengono indicate anche ripetutamente e anche successivamente. Quindi c’è una delega di tipo formale sicuramente, ma non ci può essere uno scarico di responsabilità con valenza penale per nessuno di questi Presidenti, per nessuno di questi amministratori delegati; c’è una responsabilità che si affianca perché le omissioni che ci sono state devono essere imputate a tutti costoro. Nella memoria che aveva depositato l’ingegnere Palmieri il 28 marzo 2001 in dibattimento di primo grado, oltre a confermare tutti i dati che lo riguardavano, tutte le circostanze che lo riguardavano, aggiungeva che di American Appraisal non aveva saputo mai nulla. Risulta peraltro che nel marzo 2001 a lui si rivolgevano i dipendenti, amministratore delegato, direttore generale, per le aree da sistemare, sia interne che esterne allo stabilimento, in particolare l’Area 32, il Canale Lusore, proprio tra l’altro come ci riferisce anche l’ingegner Caltabiano con la audizione più volte ricordata del 27 febbraio del 2001.
Passo all’ultima posizione di Montedison, che è quella del dottor Patron; proiettiamo la scheda. La scheda del dottor Patron è caratterizzata da una lunga presenza in Montefibre e poi in Enichem Fibre. La prima parte è importante per quello che dirò tra poco, perché è stato presente sempre nei centri di ricerca dello stabilimento di Porto Marghera, quindi è bene a conoscenza delle situazioni ambientali all’interno dello stabilimento Montefibre, quindi è importante per questa sua conoscenza della situazione ambientale prendere atto anche di questi suoi primi incarichi a partire dal 1960 in poi all’interno di Montefibre di Porto Marghera. Lo mostro perché – lo mostro adesso ma vale anche ovviamente per i prossimi due imputati di Montefibre - in particolare la situazione della discarica di Montefibre è una delle situazioni peggiori. Vi proietto innanzitutto questa prima scheda per individuare nella penisola della chimica qual è l’area di competenza di Montefibre, che è stata sondata da diverse società su incarico anche di Enichem, quindi sono dati di origine societaria, anche se le schede poi sono state redatte dal servizio sia del Comune che della Provincia di Venezia. Mettiamo infatti questa scheda della Provincia di Venezia, che vediamo viene indicata nella penisola della chimica quella che è l’area di stabilimento di competenza discarica Montefibre, la vediamo anche un po’ più in grande, è ben individuata, la proietto proprio perché la si veda meglio nei prossimi grafici. Nell’accordo di programma per la chimica, quando hanno verificato la compromissione dei suoli e delle falde, e c’è stata questa documentazione, ripeto, analisi, prelievi fatti su incarico delle aziende stesse, di tutte le aziende firmatarie, perché vediamo questo accordo di programma e vediamo nel foglio successivo le aziende firmatarie, tra cui Montefibre, EVC, etc., e rivediamo anche lì proiettata la zona discarica Montefibre, andiamo avanti e vediamo cos’è successo e vediamo che cosa hanno verificato in quest’area Montefibre. Sempre questa è la zona Montefibre, ormai la individuiamo molto bene, e passiamo a vedere che tipo di analisi ed indicazioni hanno fatto. Qui hanno colore per colore gli analisti, poi i pianificatori di questo servizio ambientale, hanno indicato le sostanze che erano state rinvenute nel sottosuolo discarica per discarica, indicando a margini quali erano le famiglie interessate: gli IPA, le diossine, i clorurati, etc.. Questo come indicazione di carattere generale. Ora vediamo sempre per l’area Montefibre che cosa è stato trovato nell’area Montefibre nell’acqua di riporto, che è la prima situazione che viene esaminata. Vediamo le famiglie che interessano di più la nostra produzione. Anche nella zona di Montefibre vediamo, per quanto riguarda gli organo alogenati, ci sono due indicazioni di colore molto forte, molto scuro. Cosa vuol dire? Come si vede da questa indicazione in alto a destra, famiglia organo alogenati, viene indicato il numero di volte del limite superato, secondo le indicazioni normative, e allora vediamo che quei colori viola scuro e viola più chiaro indicano superamenti che vanno da 1.000 a 5.000 volte e da 10.000 a 20.000 volte nell’area di Montefibre, nell’acqua di riporto, per gli organo alogenati. Ma se andiamo avanti vediamo altre sostanze altrettanto interessanti. Sempre l’area Montefibre, che ormai individuiamo molto bene, e vediamo ancora gli organo clorurati per Montefibre di quanto siano superiori, addirittura si arriva in certi punti a 20.000-30.000 volte superiori. Andiamo ancora avanti, per il tetracloroetano, che è una sostanza particolare prodotta sempre nel ciclo del cloro, è sufficiente far vedere così perché si vede ancora il superamento superiore a 1.000 volte, siamo sempre nell’acqua di riporto, e ancora nell’acqua di riporto troviamo anche il CVM e vediamo in che percentuali, con che superamenti: 10.000 volte in zona Montefibre; poi nelle altre zone che vediamo a fianco, non per assolverle in questo momento, ci mancherebbe, ma vediamo che anche nelle altre zone abbiamo dappertutto queste presenze, sono zone di proprietà Enichem, etc.. Andiamo avanti, altro prodotto del ciclo del cloro sempre nell’acqua di riporto è il tricloroetilene, vediamo ancora, è la nostra zona Montefibre; passiamo alla prima falda, ancora con gli organo clorurati, sempre zona Montefibre, ingrandiamo sempre lo stesso quadrato, vediamo che anche qui c’è un superamento di oltre 20.000 volte, più superamenti di oltre 30.000 volte il limite; tetracloroetano in prima falda, lo stesso vediamo sempre superamenti; passiamo al tricloroetilene nella prima falda, e anche qui abbiamo questi superamenti per Montefibre; passiamo alla prossima, è la prima che riguarda il superamento dei limiti di mercurio, vediamo anche che lo stesso anche all’interno di Montefibre abbiamo dei superamenti fino a 10 volte nella zona del suolo da 2 a 3 metri, superamenti anche per la presenza di mercurio, quindi continuamente sostanze di questo tipo. Non proietto più queste schede, ovviamente, per gli imputati di Montefibre, credo che sia molto chiaro comunque per tutti. Allora però è utile ricordare come il dottor Patron sia stato dal 1990 al 1993 Presidente della società e, quando è stato sentito il 4 settembre del 1996, soprattutto sulla prima parte del capo d’imputazione, cioè sul CVM, lui dice che praticamente non se n’era mai interessato, era divenuto ad un certo punto notorio che fosse cancerogeno, però lui non ha mai avuto a che fare con questa situazione dei reparti del CVM e PVC, anche se sapeva benissimo che c’era il reparto VT2 di Montefibre che doveva essere chiuso proprio perché la società non era più in grado, per motivi economici, di sistemare questo impianto, letteralmente dice: "ricordo però che ad un certo punto i responsabili della società decisero di chiudere il reparto VT, che era quello che trattava il CVM in Montefibre. Tale decisione venne adottata sia per motivi di ordine economico, sia per il fatto che apportare all’impianto le modifiche necessarie per il miglioramento dell’igiene ambientale sarebbe stato antieconomico", quindi Montefibre ad un certo punto chiude, cosa peraltro che invece dall’altra parte in Montedison non era stata effettuata. L’altro interrogatorio dell’11 novembre ‘96 di Patron, riconferma i dati precedenti, riconferma tutte le descrizioni delle carriere e dice che praticamente, per quanto riguarda il periodo in cui è stato amministratore delegato della società Enichem Anic, dipendeva da Palmieri a livello di vertice, quindi lui diceva che non aveva, ritiene, nessuna responsabilità. E per quanto concerne Porto Marghera, sempre in quel novembre ’96, diceva: "non ho mai avuto occasione di interessarmi professionalmente dei problemi ambientali fino a quando, tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994, non mi venne presentato dal direttore di ambiente dell’Enichem una relazione annuale del bilancio", e ha visto che la situazione era piuttosto preoccupante. Concludo questa posizione solamente dicendo come neanche durante il suo interrogatorio si sia mai preoccupato, nonostante le domande di parlare di Montefibre, della sua responsabilità per queste discariche, che comunque riguardavano almeno il periodo di sua competenza sul quale e per il quale non ha fatto assolutamente nulla.
Passiamo agli ultimi due imputati, che sono quelli di Montefibre, gli ultimi due viventi di Montefibre, che sono Gritti Bottacco Carlo Massimiliano e Belloni Antonio. Proietto un attimo la scheda e la spiego, gli ultimi due viventi sono Belloni e Gritti come amministratore delegato e Presidente nei periodi che poi vedremo meglio indicati, però per Montefibre, in particolare per la parte discarica, non è possibile assolutamente elidere, eliminare una responsabilità degli amministratori delegati di Montedison, innanzitutto per la parte di loro competenza in quanto società madre, società che gestiva i bilanci, società che dava le direttive, come abbiamo già visto. Ma inoltre gli imputati indicati al numero 3, 4 e 5 dello schema, cioè D’Arminio, Grandi e Patron, hanno avuto anche delle competenze dirette su Montefibre, quanto meno come vice Presidenti, se non Presidenti della società. L’ultimo che indico è il professor Bartalini Emilio, sappiamo che dirigeva tutto - l’aveva definito "l’eminenza grigia" - il settore servizio sanitario igiene ambientale e del personale, per Montedison e anche per Montefibre.
Gritti Carlo Massimiliano; l’esame della posizione del dottor Patron su Montefibre quindi ci consente di passare all’esame di questi imputati di Montefibre rimasti ancora vivi. Durante il suo interrogatorio del 29 luglio del 1996, oltre a confermare i suoi incarichi, i suoi rapporti prima con l’ingegner Cefis, quando era stato appunto con l’ingegner Cefis, poi con l’amministratore delegato Gatti, e i suoi rapporti anche con l’ingegner Calvi, che era vice direttore generale tecnico, il risultato in sintesi di quell’interrogatorio anche del dottor Gritti Carlo Massimiliano è che non sapeva nulla nemmeno lui, anche lui veramente sembrava una bella addormentata nel bosco. E non mi ripeto. Prima di passare a spiegare in sintesi che cosa era la Montefibre e perché la Montefibre è finita in questo processo, faccio vedere un attimo un documento del periodo caldo, dell’aprile del 1974, per dare atto di come le notizie da Montedison, dalla DI.PE passassero direttamente a Montefibre, "riservata personale" ovviamente, sulle questioni fondamentali di quel periodo, che sono incontri negli Stati Uniti d’America, dove vengono fatti questi incontri per vedere la situazione, per capire, si parla di metodi analitici, si parla di determinazioni sul polimero, cosa fare, percentuali CVM, si parla di determinazioni ambientali e sugli effluenti. Quindi la situazione nel ‘74 è documentalmente e sicuramente ben viva e ben presente. La situazione di Montefibre, anch’essa in quel periodo era una situazione da un punto di vista economico sicuramente negativa, e lo ricordo ovviamente non per trovare una scusante agli imputati o per trovare una facile via di scampo; lo ricordo semplicemente perché, in una situazione di difficoltà economica o di eccessivo costo, la legge e le interpretazioni giurisprudenziali sono chiarissime: le produzioni vanno chiuse, se non si è in grado di tutelare l’operaio, il lavoratore, vanno chiuse, e questa situazione di grave dissesto economico di Montefibre ci viene raccontata dall’amministratore delegato Belloni Antonio il 29 luglio del 1996, come vedremo tra poco. Proietto adesso la scheda di Montefibre per vedere quali erano i reparti che lavoravano CVM e PVC in maniera e in quantità diversificata. Qui sono indicati, non li leggo, ovviamente non pretendo una lettura, verrà allegata questa scheda per dare contezza dell’insieme dei reparti, tra cui l’impianto pilota di cui parleremo tra poco. Vediamo un altro dato velocemente su Montefibre per quanto riguarda la produzione: negli anni ‘75–‘77, fino a quando cioè non c’è stata la chiusura non definitiva ma quasi definitiva, perché Montefibre ha riaperto per qualche mese nell’80, vediamo che sono comunque produzioni che sono state tratte da dati che ha fornito la stessa Montedison e poi riportati nelle consulenze di tutti quanti i consulenti che sono intervenuti in quest’aula, quindi queste sono le produzioni e le potenzialità. E dicevo che Montefibre è stata chiusa non definitivamente nel ‘77 ma solo nell’80, perché poi per qualche mese in quel periodo è stato riavviato in particolare l’impianto pilota per riproporre delle produzioni di fibre viniliche. Non proietto le slide sugli scarichi che ho proiettato poco fa sulle discariche per Patron. Le immagini che sono state proiettate, gli ultimi dati illustrano molto bene il senso di rispetto, anche se sarebbe meglio dire la mancanza totale di rispetto per l’ambiente che regnava in Montefibre. Ma il documento successivo che adesso mostro è ancora più chiaro e conferma una linea di tendenza di Montefibre come di Montedison. È del luglio del 1977, faccio rilevare tra gli altri che viene mandato al dottor Patron, ufficio ricerche, quello di cui abbiamo parlato prima, che era in Montedison in quel momento, e al dottor Rizzi, direttore di stabilimento di Montefibre, oggi deceduto, ma lo faccio vedere per un solo passo; soltanto perché nella seconda pagina, dove si fa la storia poi di questa situazione storica del CVM, degli interventi, ad un certo punto si dice che per sistemare questa situazione, vediamo proprio le ultime righe, non leggiamo tutto, ma il documento comunque lo consegno: "questo scarico non contamina l’ambiente di lavoro in quanto poi la ricaduta di CVM al suolo non supera le 0,4 ppm", poi vediamo cosa vuol dire. Ma le circostanze più importanti di questo documento sono innanzitutto che continuano gli operatori ad entrare nell’autoclave e soprattutto che le perdite che c’erano all’interno degli impianti vengono sistemate in che maniera? Portandole all’esterno. Quindi non si contamina più il reparto, ed è già qualcosa, lo si contamina poi relativamente, però si butta tranquillamente tonnellate e tonnellate di CVM nell’ambiente. Situazione analoga di scarico in atmosfera; sono state riconosciute tra l’altro queste situazioni, ricordo la sentenza del Tribunale Monocratico di Venezia sul secondo comma dell’articolo 437, che ha riconosciuto la sussistenza di questo reato proprio per il caso di una fuga; e qui per Montefibre, come nelle altre situazioni per Montedison, era ancora ben peggio, perché qui lo scarico nell’ambiente esterno è voluto e programmato e perché qui lo scarico è continuativo, perché la produzione è continua. Torniamo al periodo più caldo, quello del ‘74–‘75 di Marghera; vado rapidamente, non mostro tutti i documenti, faccio solo presente come tutti ancora i sindacati e come la FULC chiedessero degli interventi definitivi e risolutivi sul reparto VT2 di Porto Marghera. E faccio ancora presente, proprio per la ricaduta che questi due documenti hanno sul nostro processo e sulle parti offese anche di Montefibre, che sono poche per i motivi che dirò, come nell’ottobre del ‘74, per esempio, lo stesso servizio di Porto Marghera facesse dei controlli – 30 ottobre ‘74 – su dipendenti VT2 esposti al CVM in numero di 40, facessero i calcoli di pericolosità delle situazioni in particolare che presentavano delle annotazioni patologiche, vediamo i sintomi riferiti riguardavano il 38,9%, i rilievi obiettivi, persone con manifestazioni patologiche salivano oggettivamente al 69,4%, con problemi al fegato erano il 33,3%, già per Montefibre. E vediamo come nella scheda dietro ci fossero tra l’altro alcune delle persone offese ancora all’interno di questo processo: Toffanello Adolfo, in particolare, e Bettin Ido, tra l’altro tra i casi da ammettere secondo i criteri del Tribunale. Un’altra scheda analoga è quella del settembre del ‘75 che riguarda il reparto IP, l’impianto pilota, dipendenti controllati una cinquantina, vediamo solo il discorso del fegato: persone con manifestazioni patologiche sono il 52% e che hanno problemi al fegato diventano il 44%, quindi situazione che anche Montefibre crea sicuramente problemi di rilievo. Ricordo ancora un altro documento, contemporaneo, un documento che è stato mandato nel ‘75 a tutta la Montedison, e riguarda anche Montefibre, perché questo poi è stato trovato all’interno del discorso di Montefibre, che riguarda un convegno nazionale sull’inquinamento tenutosi a Bressanone nel settembre del 1975, e per la parte ambientale ricordo soltanto un dato importante: c’è l’esposizione del professor Zanella, attuale consulente di Enichem, che fa un discorso molto importante nel ’75, si concludeva - questo è il documento di sintesi fatto da Montedison -: "ponendo ai produttori l’obiettivo di migliorare l’impianto fino a che gli strumenti non rilevano presenza di CVM negli ambienti di lavoro degli addetti. In caso contrario, o pagare la produzione in morti o chiudere gli impianti, a breve termine, oppure produzione alternative, a lungo termine". E noi abbiamo visto che Montedison non ha chiuso gli impianti, non ha prodotto alternative, ha scelto la prima opzione. Il riferimento a Montefibre viene fatto alla pagina seguente, dove viene citata Montefibre e anche le fibre viniliche. I documenti della FULC, dicevo, le richieste di risanamento ambientale delle piattaforme sia del ‘75 e sia del ‘76 riguardavano ancora Montefibre e le parti offese di Montefibre sono di meno semplicemente perché sono di meno le persone che lavoravano e soprattutto le persone che erano esposte.
Allora passo un attimo alla posizione dell’ultimo imputato, che è Belloni Antonio; vediamo la scheda personale. Non faccio riferimento al suo interrogatorio, ricordo solo che anche lui afferma di non sapere niente dell’indagine FULC, invece vediamo come in quel periodo fosse proprio amministratore delegato della Montefibre, quanto assurda sia questa sua indicazione, e vediamo come dai risultati della indagine FULC emergesse in particolare una situazione che era preoccupante anche per Porto Marghera. I risultati della FULC, proiettiamo solo questa scheda sui risultati della FULC per dire che c’erano anche per la FULC sugli operai esaminati, che erano molto pochi perché erano pochi quelli che erano ancora in servizio tra il ‘75 e il ‘77, delle persone per le quali era da disporre l’allontanamento dall’esposizione a cloruro di vinile. In particolare ci sono le nostre due parti offese Bettin Ido e Toffanello Adolfo. Per questi operai di Montefibre veniva segnalato, come per gli altri operai di Montedison, la particolare incidenza a livello di fegato e la particolare incidenza a livello di fenomeno di Raynaud. Faccio rilevare ancora una cosa: abbiamo meno parti offese per Montefibre, sia perché avevano meno operai esposti, sia perché erano più giovani, come risulta dall’indagine FULC, e sia perché soprattutto molti meno sono gli anni di esposizione, e sappiamo come per l’esposizione ad un tossico, ad un cancerogeno, sia fondamentale e determinante l’esposizione cumulativa, e qui l’esposizione cumulativa, visto che nel ‘77 la gran parte della produzione è cessata, quindi abbiamo una eliminazione della esposizione. Questo anche a conferma del fatto che spostando, eliminando l’esposizione, c’è sicuramente un recupero da un punto di vista medico. Non illustro – vista l’ora – tutte le posizioni personali, proietto solo l’elenco delle posizioni personali che riguardano Montefibre, quelli che sono rimasti. Ricordo soltanto come di Bettin, di Guerrin e di Toffanello abbiamo già parlato, perché Bettin era un caso tra quelli da ammettere secondo i criteri del Tribunale per la patologia del fenomeno di Raynaud ed era tra l’altro da spostare per la FULC, oltre che per l’azienda. Per Toffanello lo stesso era un caso da ammettere tra le epatopatie, come abbiamo detto. E per la posizione di Guerrin lo stesso c’è una diagnosi di fenomeno di Raynaud del 1998, quindi è un caso da ammettere. Ricordo soltanto a proposito del fenomeno di Raynaud che le esposizioni anche degli Anni ’80, ad esempio in altre industrie come la ICE inglese, dimostrassero che anche le esposizioni di epoche meno pesanti sicuramente hanno portato al fenomeno di Raynaud. Non mi dilungo sulle altre persone perché ci sono delle schede alle quali faccio rinvio. Accenno soltanto al caso di Pamio, non proietto nessuna scheda, ricordo soltanto che Pamio Elio ha iniziato ad essere esposto all’impianto pilota di Montedison, che è passato attraverso Montefibre, però è uno di quelli che ha cominciato ad essere esposto nel 1975 e ha poi quelle patologie che abbiamo anche proiettato; in particolare una epatopatia che risulta dal documento della stessa Montedison del 1976, una epatomegalia. Accenno soltanto, perché è utile capire e comprendere come i consulenti di Montedison si siano dilungati ad accusare l’alcol e il fumo di questa situazione, che in particolare per Pamio, che è stato esposto, ripeto, dal ‘75, c’è stata una situazione di assolutamente non virus, non alcol, nessun altro fattore tossico, e per Pamio abbiamo un’affezione al fegato, epatopatia conclamata dalla stessa Montedison fin dal 1976. Il tempo non mi consente di andare avanti, ma ripropongo la scheda generale degli esposti di Montefibre; le schede ovviamente verranno consegnate, come sono già state consegnate, come sono già agli atti del processo.
Finisco con Montefibre, allora, con due documenti. Uno è del 1975 ed è una scheda che è agli atti FULC, che è stata addirittura pubblicata in Scienza e Lavoro del ‘75 sui limiti che erano considerati accettabili per l’azienda reparto VT2 di CVM, la chiamavano Vinil D in Montefibre questa sostanza, e parlano ancora di 500 ppm in volume d’aria tollerabile per 8 ore di esposizione. Questo Montefibre continua fino al 1975 in barba a tutto e a tutti. Questa era la scheda di sicurezza di Montefibre. Secondo documento è quello della piattaforma FULC del ‘76, dove si parlava di Mac=0 per il CVM, proietto soltanto la seconda parte che riguarda il reparto Montefibre per dare atto di come l’impianto Montefibre VT2, venga ripetuta praticamente quella prescrizione dell’azienda, "impianto progettato con una nocività incorporata di 500 ppm in volume d’aria, ritenendo sopportabili anche punte di oltre 1.000 ppm". Questo impianto per questo l’hanno chiuso: perché non erano in grado, come diceva Belloni, e non volevano comunque, per motivi anche loro, tirar fuori il denaro necessario per sistemare quell’impianto. L’ultimo davvero documento di Montefibre che proietto è un documento cui ho appena accennato del ‘74, che fa riferimento all’amministratore, poi al Presidente Gritti Massimiliano Bottacco, e fa riferimento alla filosofia che governava anche Montefibre. L’avevo già detto, si tratta di un incidente che riguarda un operatore, l’ordine era di continuare la produzione nonostante il parere contrario tanto dell’operatore che del meccanico che doveva fare una riparazione; è un ultimo incidente di una lunga serie. E questa filosofia di azienda è stata determinata dalla lettera, allegato a questo documento del Consiglio di Fabbrica, scritta di pugno dallo stesso Presidente Massimiliano Gritti, lettera che pensa soltanto ed esclusivamente alla produzione, viene mandata ai capiturno, parla soltanto di pensare al prodotto ed assolutamente ai problemi di sicurezza ambientale interna ed esterna. È la stessa scuola, è la stessa scuola Montedison, Montefibre, quella che nel ‘77 porterà a quel famoso budget di manutenzione per i tre anni: manutenere il meno possibile, l’obiettivo è non manutenere. E nel ‘74–‘75 Gritti Bottacco Massimiliano aveva già anticipato queste linee direttive.
Ho finito e mi scuso con la Corte, con tutti se sono stato troppo lungo ed inutilmente ripetitivo.
Allora chiediamo che venga dichiarata la penale responsabilità di tutti gli imputati ancora viventi in riforma dell’appellata sentenza del 2 novembre 2001 del Tribunale di Venezia. Faccio tale richiesta sulla base di quanto, come Pubblici Ministeri, abbiamo motivato in questi sei giorni di requisitoria. Non c’è alcun bisogno di fare discorsi retorici o di richiamarsi a questioni culturali, sociali od emotive. Il diritto in questo caso basta e avanza. I fatti che abbiamo riferito parlano da soli: c’erano delle leggi da lungo tempo, sono state violate e a lungo. Di queste leggi il Tribunale si è dimenticato. C’erano delle norme di diligenza e di perizia da lungo tempo a tutela dei lavoratori e sono state violate e a lungo. C’erano e ci sono pacifiche e costanti interpretazioni ed applicazioni giurisprudenziali a tutela dei lavoratori e sono state disattese dal Tribunale. C’è una giurisprudenza della Suprema Corte in materia di nesso causale dal 2002 in qua e ne chiediamo l’applicazione per smentire le posizioni estremiste in un senso e nell’altro. Ci sono eventi, brutalmente si chiamano le morti e le malattie dei più deboli, ci sono eventi che attendono il riconoscimento di responsabilità e di sanzione penale da parte di un Giudice. Ci sono stati comportamenti, omissioni degli imputati che hanno causato quegli eventi, perfino per il Tribunale, che vanno dunque sottoposti alla legge penale. Semplicemente per tutto questo chiediamo che questa Corte d’Appello cancelli la sentenza del Tribunale. E, prima di arrivare alle conclusioni vere e proprie, faccio presente che per ognuno dei 26 imputati abbiamo redatto delle schede relative ai singoli casi di operai morti o ammalati, per i quali ogni imputato deve rispondere - questo per aiutare il lavoro di chi dovrà decidere -, fuori dai limiti di ogni prescrizione. E come esempio proiettiamo delle schede generali che erano state proiettate anche in primo grado e presentate dall’avvocato Zaffalon Parte Civile, imputato per imputato erano state presentate queste schede, che indicavano le persone e i periodi di competenza e di esposizione nella loro globalità. Indico l’imputato Bartalini, ma indico ad esempio anche, dell’epoca Enichem, l’imputato Zerbo. Queste erano già state proiettate. Per comodità e per semplicità in questo grado sono state redatte delle schede ancora più particolareggiate, proietto ancora il caso di Bartalini Emilio, ma sono per tutti quanti dello stesso tipo, e sono delle schede che sono state divise imputato per imputato, patologia per patologia, indicando quali sono stati i casi ammessi dal Tribunale e quali da ammettere. Allora vediamo la scheda per comprendere: imputato, periodo di competenza, per i casi ammessi dal Tribunale, per esempio angiosarcoma, quali erano le esposizioni, quali sono le parti offese di competenza diretta in senso penale di Bartalini Emilio, innanzitutto angiosarcomi, con date del decesso per comodità; poi vediamo che per le epatopatie la scheda è analoga, sempre Bartalini, casi ammessi dal Tribunale; analoga è la scheda per il fenomeno di Raynaud; e poi gli altri casi che abbiamo detto di angiosarcoma, da ammettere secondo i criteri del Tribunale; lo stesso per le epatopatie, i casi da ammettere; lo stesso discorso vale per il fenomeno di Raynaud e tutte le altre situazioni. Questo per Bartalini, e per Zerbo, che è di Enichem, facciamo vedere le schede, che è la stessa identica cosa.
Per quanto concerne la misura della pena da richiedere per ogni singolo imputato, personalmente riconosco di essere in difficoltà e, se dipendesse da me, mi fermerei qui. Una delle cose che vanno sicuramente apprezzate del sistema giudiziario statunitense è la possibilità per l’Accusa di limitarsi a chiedere la condanna e di rimettere la questione per equità alla Corte, al Giudice o alla Giuria. Da noi non si può fare, quindi sono costretto a questa quantificazione, che deve ovviamente passare attraverso il vaglio attento, scrupoloso e completo di questa Corte, in ordine primariamente alla declaratoria di penale responsabilità. Allora, tenuto conto di quanto in generale e per il singolo imputato abbiamo testé motivato, nonché della gravità eccezionale di quanto accertato, tenuto conto della continuazione, dell’aggravante di cui all’articolo 61 numero 3 per le fattispecie di natura colposa, del rilievo che per fatti del genere non possono essere concesse le attenuanti generiche, tanto meno prevalenti sulle contestate gravi, considerato come più grave il reato di cui all’articolo 437 comma secondo Codice Penale, chiediamo che ad ogni imputato venga erogata la pena della reclusione come da prospetto che viene proiettato, con tutte le ulteriori conseguenze di legge, compresi i risarcimenti che saranno richiesti dalle Parti Civili. La pena edittale per il capoverso dell’articolo 437 va da un minimo di 3 anni ad un massimo di 10 anni di reclusione, più Le aggravanti e la continuazione. Ritengo che Per questo caso processuale e per le situazioni processuali personali più gravi debba essere richiesta ed erogata una pena prossima al massimo edittale, tenuto conto dei criteri di cui all’articolo 133 del Codice Penale. Chiediamo infine che per gli imputati deceduti venga emessa sentenza con l’adozione della formula di rito. Leggo – perché siano verbalizzate – quelle che sono le richieste della Pubblica Accusa per questo processo penale: Grandi Alberto 10 anni di reclusione; Bartalini Emilio 10 anni; Gatti Pier Giorgio 9 anni; D’Arminio Monforte Giovanni 9 anni; Calvi Renato 9 anni; Lupo Mario 6 anni; Trapasso Italo 9 anni; Reichenbach Giancarlo 6 anni; Gaiba Sauro 5 anni; Diaz Gianluigi 6 anni; Morrione Paolo 6 anni; Porta Giorgio 6 anni; Fedato Luciano 3 anni; Fabbri Gaetano 3 anni; Marzollo Dino 2 anni; Smai Franco 3 anni; Zerbo Federico 3 anni; Pisani Lucio 3 anni; Necci Lorenzo 5 anni; Presotto Cirillo 5 anni; Burrai Alberto 5 anni; Parillo Giovanni 3 anni; Palmieri Domenico 3 anni; Patron Luigi 3 anni; Gritti Bottacco Carlo Massimiliano 2 anni; Belloni Antonio 2 anni.
Abbiamo concluso. Consegniamo comunque una nota scritta, firmata dai due rappresentanti dell’Accusa Pubblica in questo dibattimento, perché venga allegata al verbale per comodità.
Ho chiesto, per i due deceduti Cefis Eugenio e Sebastiani Angelo, la sentenza di rito per morte dei rei.
PRESIDENTE – Pubblico Ministero, ha terminato?
PUBBLICO MINISTERO – Sì.
DIFESA – Avv. F. Pedrazzi – Mi scusi Presidente, il Pubblico Ministero aveva preannunciato anche il deposito degli elenchi dei casi che aveva proiettato all’udienza del 29 giugno, aveva detto che li avrebbe depositati oggi.
PUBBLICO MINISTERO – Siccome è slittata l’udienza, lo depositerò nei prossimi giorni l’elenco dei casi da ammettere, perché pensavo a finire la requisitoria, dopo penserò anche a depositare questi casi.
PARTE CIVILE – Avv. Manderino – Presidente, signori Consiglieri, io mi rendo conto che il tempo è piuttosto ridotto, mezzogiorno e mezzo. Io inizierei già l’argomento di discussione per quanto riguarda la parte generale e riprenderei per quanto riguarda le posizioni delle singole Parti Civili che assisto, e anche molto probabilmente la stessa parte generale, alla ripresa del processo a settembre.
PRESIDENTE – Per quanto riguarda la ripresa del processo, riprenderemmo in due giorni le udienze, cioè le avremmo concentrate - perché così era anche richiesto dai Difensori - il mercoledì e il giovedì, a partire da giovedì 16 settembre, quindi ci sarà questa cadenza settimanale al mercoledì e al giovedì in linea generale, salvo eventualmente saltare qualche udienza, ma in linea generale sarebbe questo il calendario.
DIFESA – Avv. Simoni – Chiedo scusa signor Presidente, chiedo una cortesia a nome mio, a nome immagino anche degli altri Difensori Enichem: dato questo programma che lei ha illustrato, io chiederei una cortesia alle Parti Civili per poter capire quando inizierà la discussione delle Difese, cioè vorrei sapere dalle Parti Civili indicativamente di quante udienze ritengono di avere bisogno, posto che si discuterà tutti i mercoledì e i giovedì, quindi tutte le settimane faremo due udienze, per avere un’idea di massima.
PARTE CIVILE – Avv. Manderino – Stavo dicendo che c’è poco tempo perché so che l’udienza chiude molto presto. Io vorrei quanto meno recuperare già un po’ del mio tempo, che non ho potuto recuperare prima, e intanto un programma è che per il 16 di settembre io riprendo il mio argomento, di cui anche voi Difese avete lo schema, è molto probabilmente questo argomento durerà circa un paio d’ore, parlo del 16 di settembre. Dopodiché, per quanto riguarda il programma delle altre Parti Civili, i colleghi mi scuseranno se io intervengo su questo, il programma potrà essere presentato all’udienza stessa del 16 di settembre, quando io avrò finito la parte del mio intervento, che era già previsto per oggi; altrimenti oggi avremmo potuto presentare l’intero programma già per settembre. Quindi al momento non è possibile stabilire un programma di udienze entro le quali le Parti Civili riusciranno ad esporre.
PRESIDENTE – Neanche grosso modo?
PARTE CIVILE – Avv. Scatturin – Mi scusi Presidente, io posso dare delle indicazioni per la Parte Civile Medicina Democratica, alla quale fanno riferimento altre otto Parti Civili, e posso dire anche gli argomenti che verranno trattati, anche per giudicare sul tempo, sulla durata diciamo di questi.
PRESIDENTE – Approssimativamente si può avere un’indicazione?
PARTE CIVILE – Avv. Scatturin – Io penso per queste Parti Civili che fanno riferimento a Medicina Democratica, nel senso che sono collegati con Medicina Democratica, io posso pensare a due udienze e mezzo, un paio d’udienze e mezzo. Potrebbero iniziare subito dopo l’intervento della collega.
PRESIDENTE – Dopo si vedrà allora, perché qui mi sembra un discorso un po’ vago.
PARTE CIVILE – Avv. Manderino – Devo dire una cosa, tra le altre cose io avevo preparato anche delle proiezioni per il mio intervento. Tecnicamente è possibile già fare l’operazione di collegamento; posso già iniziare dicendo quello che è lo schema degli argomenti che tratterò nella discussione. Io mi occupo, rappresento Simion Maurizio, Cappelletto Vincenzo e i prossimi congiunti di Bonigolo Gastone, io mi occuperò di tre omissioni contestate agli imputati, di cui si parla nei motivi d’appello ai capitoli 2.7.10, 2.7.12, 2.7.13, ovvero l’omesso spostamento dei lavoratori a rischio, la grave insufficienza del servizio sanitario di stabilimento e l’omessa informazione ai dipendenti. Questo è l’argomento di carattere generale. Per quanto riguarda invece la posizione dei singoli lavoratori che assisto, per ognuno di questi, oltre a trattare la loro situazione lavorativa e sanitaria, considererò in generale la malattia di Raynaud per quanto riguarda la posizione di Simion Maurizio, il carcinoma epatocellulare per quanto riguarda la posizione di Gastone Bonigolo, il melanoma e il tumore polmonare per quanto riguarda la posizione di Vincenzo Cappelletto, tenendo conto che queste tre patologie rispettivamente sono Raynaud ammesso come correlato all’esposizione a CVM per quanto riguarda la sentenza del Tribunale; l’epatocarcinoma come patologia tumorale sulla quale il Tribunale ha espresso la cosiddetta sospensione di giudizio; il tumore polmonare e il melanoma, malattie neoplastiche non ammesse dal Tribunale. Faccio una ulteriore premessa: per quanto riguarda questi tre argomenti, che sono le omissioni in generale relative alla sorveglianza sanitaria, l’argomento verrà trattato approfonditamente anche dall’avvocato Boscolo Rizzo, in particolare per quanto riguarda l’omissione indicata al capitolo 2.7.11 dei motivi d’appello. Nel corso della sua requisitoria del 22, 24 e 29 giugno il Pubblico Ministero ha esposto quelle che sono le ragioni giuridiche che stanno a fondamento dell’imputazione principale a carico degli imputati, ovvero l’articolo 437 del Codice Penale, violazione che passa e si concretizza e si esprime attraverso le singole violazioni contestate delle norme speciali, in particolare i decreti presidenziali 547 del ‘55 e 303 del ‘56 e la norma generale di chiusura, che è l’articolo 2087 del Codice Civile; singole violazioni che, come già ha detto il Pubblico Ministero riferendo la relativa giurisprudenza, concorrono a formare l’elemento materiale del reato di cui all’articolo 437. Ora, per affermare che vi è una responsabilità ed una violazione nelle norme penali occorre individuare quelle che sono le condotte poste in essere, individuare gli eventi che si sono verificati, correlare quegli eventi a quelle condotte, qualificare da un punto di vista soggettivo, a titolo di dolo o a titolo di colpa, quelle condotte, in poche parole dimostrare la sussistenza dei fatti attribuiti. E in questo processo i fatti sono stati provati, sono precisi e sono concordanti e depongono per una sentenza di condanna degli imputati, e come primo Difensore tra le Parti Civili sono a dar conto di quelli che sono i fatti che sono stati dimostrati in sede di istruttoria dibattimentale, non senza fare una breve premessa di carattere strettamente giuridico: il Pubblico Ministero ha segnalato alcune recentissime sentenze della Corte di Cassazione, cito solo le date, 15 novembre 2002, 14 aprile del 2003, in cui ha fatto un espresso richiamo all’articolo 192 del Codice di Procedura Penale. Io credo che questo sia uno dei richiami particolarmente decisivi per questo giudizio, e lo ripropongo, però voglio estendere questo richiamo all’intera disposizione. Voglio ricordare l’intera norma dell’articolo 192, per fare una sorta di prologo, che sia un punto fermo a ciò che passerò a dire in punto di fatto, e voglio ricordare i riferimenti fondamentali di altre disposizioni del Codice di Procedura Penale. Il primo comma dell’articolo 192 esordisce così: "Il Giudice valuta la prova dando conto nella motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati", e l’articolo 546 primo comma lettera e) del Codice di Procedura Penale dice: "la sentenza contiene la concisa esposizione – concisa si fa per dire nel nostro caso – dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con l’indicazione delle prove poste a base della decisione stessa e l’enunciazione delle ragioni per le quali il Giudice ritiene non attendibili le prove contrarie". Il Tribunale di Venezia non ha rispettato questi principi, anzi li ha ostentatamente ripetutamente ignorati nell’intera stesura di quelle 1067 pagine; ha ignorato i risultati acquisiti nell’istruttoria dibattimentale, a volte astraendosi dalla valutazione di una prova raggiunta, altre volte esprimendo un convincimento contrario ai risultati ottenuti; non ha dato conto sia dei criteri adottati nella valutazione della prova, sia delle ragioni per le quali non riteneva attendibili le prove contrarie. Vorrei considerare – e in questo mi sarebbe stato molto d’aiuto l’utilizzo delle proiezioni, ma non è possibile evidentemente, per cui cerco... –, vorrei soltanto ricordare quelli che sono i testi fondamentali delle norme speciali, in particolare l’articolo 4 dei due decreti presidenziali, che pongono tre principi fondamentali e tre obblighi fondamentali: l’attuazione delle misure di sicurezza e d’igiene, l’informazione sui rischi specifici di esposizione e sulle norme di prevenzione degli stessi, l’imposizione dell’osservanza delle norme di sicurezza e di igiene e dell’uso dei mezzi di protezione personale messi a disposizione dei prestatori di lavoro. Dal punto di vista dei fatti io comincerei a parlare della prima di queste omissioni, che è l’omesso spostamento dei lavoratori a rischio. Tenete presente che non è una cosa molto breve, per cui potrei, se è possibile, avere mezz’ora solo per questa omissione, e poi mi fermo e passo a discutere a settembre. Dite voi se ritenete che io possa cominciare già a settembre con la prima delle omissioni?
PRESIDENTE – Forse è meglio andare a settembre, in maniera che sia più completo. Questa piccola parte e dopo si riprende dopo due mesi mi sembra un po’... Se lei non insiste.
PARTE CIVILE – Avv. Manderino – No, non insisto. Allora riprendo daccapo il 16 di settembre, comincio il 16 di settembre.
PRESIDENTE – Allora rinviamo al 16 settembre, ore 9, parlerà la Parte Civile sulla base dello schema che ci ha fatto gentilmente avere.
LA CORTE rinvia il procedimento all’udienza del 16 settembre 2004, ore 9.00.

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e contrario
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