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Timestamp: 2016-12-07 14:33:42+00:00

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Cumulo dei trattamenti pensionistici con i redditi da lavoro autonomo e
SOMMARIO: Si riepilogano e coordinano le istruzioni succedutesi dal 1994 al 2003 in merito al regime di cumulo pensione-redditi da lavoro per i trattamenti di vecchiaia, anzianità, invalidità e
La disciplina contenuta nellart. 10 D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 (con le modifiche di cui allart.11 della legge 24/12/1993, n. 537) è stata parzialmente modificata dalla legge 8/8/1995, n. 335, dallart 1, co.185-190 della legge 23/12/1996, n. 662 , dallart. 59, comma 14 della legge 27/12/1997, n. 449, dallart. 77 della legge 23/12/1998, n. 448, dallart. 72 della legge 23/12/2000, n. 388 nonché, da ultimo, dallart. 44 della legge 27/12/2002, n. 289.
Poiché il regime del cumulo varia secondo il tipo di reddito percepito dal pensionato (reddito da lavoro dipendente o autonomo), la tipologia del trattamento pensionistico ed il periodo di riferimento, si procederà nellesposizione tenendo conto di
queste tre variabili.
1 - INDIVIDUAZIONE DEL REDDITO DA LAVORO AUTONOMO Per quanto riguarda l'individuazione del reddito da lavoro autonomo, stante la genericità del disposto legislativo che ha previsto la rilevanza di tale reddito ai fini del cumulo con i trattamenti pensionistici (art. 10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503), debbono essere presi in considerazione tutti i redditi comunque ricollegabili ad un'attività di lavoro svolta senza vincolo di subordinazione.
- i redditi di impresa connessi ad attività di lavoro.
- i compensi percepiti per l'esercizio di arti e professioni;
- i redditi prodotti dai titolari di rapporti di collaborazione continuativa e
coordinata. Tali redditi debbono continuare ad essere valutati come redditi da lavoro autonomo ai fini del cumulo con i trattamenti pensionistici indipendentemente dalla innovazione introdotta dallart. 34 della legge 21/11/2000, n. 342 che li ha
ricompresi, per quanto concerne il trattamento fiscale, nei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui allart. 47 del Tuir, approvato con D.P.R. 22/12/1986, n. 917 (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001, punto 7)
- i compensi percepiti per gli altri rapporti di collaborazione, quali quelli derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco e revisore di società ed enti, dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, dalle attività relative ad incarichi di presidente di enti o associazioni, di componente dei rispettivi consigli o comitati, ecc..
- le indennità percepite per gli incarichi di presidente e di membro di organi collegiali; - le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione, nei casi in cui l'apporto è costituito dalla prestazione di lavoro;
- i redditi derivanti dalla qualità di socio accomandante di società in accomandita semplice e di società in nome collettivo connessi ad attività di lavoro autonomo (messaggio n. 292 del 31 ottobre 2001); Le indennità percepite dagli amministratori locali in applicazione dellart. 82 del D.Lgs.18/08/2000, n. 267 Testo unico degli enti locali e, più in generale, tutte le indennità comunque connesse a cariche pubbliche elettive non devono essere considerate redditi da lavoro autonomo ai fini del cumulo con i trattamenti pensionistici. Quindi, non sono rilevanti ai fini del cumulo le indennità percepite dai presidenti e dai membri dei consigli regionali e quelle dei parlamentari nazionali ed europei (circolare n. 58 del 10 marzo 1998), nonché quelle relative alle cariche richiamate nei primi due commi dellart. 82 del TUEL (messaggio n. 340 del 29 settembre 2003).
1.1 - REDDITI DA DICHIARARE I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e a lordo delle ritenute erariali.
Il reddito dimpresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili allanno di riferimento del reddito.
Dal reddito agrario può essere dedotta la contribuzione versata allIstituto per costituire la propria posizione previdenziale ed assistenziale, ferma restando, in ogni caso, lindeducibilità della parte di contributi che si riferisce ai lavoratori dipendenti (messaggio n. 14211 del 24 giugno 1997).
Il reddito così individuato deve essere ripartito dal capo famiglia, con apposita dichiarazione di responsabilità, tra i componenti il nucleo familiare in relazione alla quantità e qualità del lavoro svolto da ciascuno. Le quote complessivamente attribuite ai componenti il nucleo familiare non possono comunque superare il 49% del reddito, restando in tal modo attribuito al titolare dellazienda almeno il 51% del reddito.
Tali indicazioni recepiscono il criterio stabilito dallart.
5, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con D.P.R. 22/12/1986, n. 917, per la ripartizione, ai fini fiscali, del reddito dellimpresa familiare costituita a norma dellart. 230-bis del codice civile.
Nei casi di mancata costituzione dellimpresa familiare, la ripartizione del reddito tra le unità attive del nucleo familiare iscritte alla gestione previdenziale dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, può essere effettuata in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato, senza alcun vincolo in ordine allammontare della quota di reddito da riservare al capo famiglia titolare dellazienda.
Qualora ai fini fiscali lintero reddito sia attribuito al titolare, ai fini del regime di incumulabilità della pensione il titolare dell'impresa artigiana o commerciale deve indicare la quota di pertinenza di ciascun coadiuvante o coadiutore, in relazione alla quantità e qualità del lavoro prestato. Il complesso delle quote dei collaboratori non può comunque superare il 49% del reddito di impresa (messaggio n. 59 del 12 marzo 1997).
L'art. 72 della legge 23/12/2000, n. 388 dispone che, a decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia a carico dellassicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle forme di previdenza
esonerative, esclusive, sostitutive della medesima e delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente, indipendentemente dallanzianità contributiva utilizzata per il riconoscimento e la liquidazione della prestazione.
Nulla è innovato per quanto riguarda il requisito della cessazione del rapporto di lavoro dipendente, richiesto per il diritto alla pensione di vecchiaia dallarticolo 1, comma 7, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503. Per poter conseguire la pensione di vecchiaia i lavoratori dipendenti devono quindi risolvere il rapporto di lavoro.
2.2.2 - CUMULO DEI TRATTAMENTI ANTICIPATI DI VECCHIAIA RICONOSCIUTI A NORMA DELL'ARTICOLO 2 DELLA LEGGE 19/12/1984, n. 863, E DELL'ARTICOLO 19 DELLA LEGGE 23/07/1991, n. 223.
Per tali trattamenti continuano a trovare applicazione le normative speciali stabilite in materia di cumulo con i redditi da lavoro di cui allarticolo 2 della legge 19/12/1984, n. 863, e allarticolo 19 della legge 23/07/1991, n. 223 (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001).
A) Trattamenti anticipati di vecchiaia riconosciuti a norma dell'articolo 2 della legge 19/12/1984, n. 863.
Il trattamento anticipato di vecchiaia riconosciuto per effetto dellarticolo 2 della legge 19/12/1984, n. 863, ai lavoratori dipendenti da imprese che abbiano stipulato contratti di solidarietà a norma della stessa legge è cumulabile con la retribuzione, relativamente al periodo di anticipazione, nel limite massimo della somma corrispondente al trattamento retributivo perso dal lavoratore al momento della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.
Dalla data di compimento da parte del lavoratore delletà pensionabile trova applicazione per le pensioni in parola il regime generale in materia di cumulo con i redditi da lavoro previsto per le pensioni di vecchiaia. Il regime generale in materia di cumulo previsto per le pensioni di vecchiaia trova del pari applicazione nel caso in cui, durante il periodo di anticipazione, venga ripristinato il rapporto di lavoro a tempo pieno nellambito della stessa impresa ovvero il lavoratore si occupi presso altro datore di lavoro (articolo 2 della legge 19/12/1984, n. 863; art. 10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503; circolare n. 53634 A.G.O. n. 3534 O. del 17/04/1987; circolare n. 315 del 30 novembre 1994).
Dal 1°gennaio 2001, le pensioni di vecchiaia sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente (art. 72 della legge 23/12/2000, n.388  circolare n. 20 del 26 gennaio 2001).
B) Trattamenti anticipati di vecchiaia riconosciuti a norma dellarticolo 19 della legge 23/07/1991, n. 223
Il trattamento anticipato di vecchiaia riconosciuto per effetto dellart. 19 della legge 23/07/1991, n. 223 ai lavoratori dipendenti da imprese che abbiano stipulato contratti di solidarietà a norma della stessa legge, relativamente al periodo di anticipazione è cumulabile con la retribuzione percepita in relazione al rapporto di lavoro a tempo parziale per la parte corrispondente alla differenza fra il trattamento retributivo che il lavoratore avrebbe percepito se avesse continuato a lavorare a tempo pieno e il trattamento retributivo effettivamente percepito per il lavoro svolto a tempo parziale. In sostanza, la pensione in parola è cumulabile con i redditi da lavoro percepiti dal lavoratore in relazione al rapporto di lavoro a tempo parziale entro i limiti della mancata retribuzione corrispondente alle ore prestate in meno a seguito della trasformazione del rapporto.
Dalla data di compimento delletà pensionabile da parte del lavoratore trova applicazione, per le pensioni in parola, il regime generale in materia di cumulo con i redditi da lavoro previsto per le pensioni di vecchiaia (art. 19 della legge 23/07/1991, n. 223; art. 10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503; circolari n. 78 del 14 marzo 1992 e n. 315 del 30 novembre 1994).
In caso di risoluzione del rapporto di lavoro a tempo parziale ovvero di ripristino nellambito della stessa impresa del rapporto di lavoro a tempo pieno, il trattamento pensionistico in parola viene revocato con decorrenza dal mese successivo a quello in cui si è verificata la risoluzione o il ripristino del rapporto originario. A tal fine gli interessati devono dare immediata comunicazione allIstituto della risoluzione del rapporto di lavoro a tempo parziale ovvero del ripristino del rapporto di lavoro a tempo pieno (circolare n. 91 del 31 marzo 1995, punti 4, 4.1, 4.2).
2.3.1  Fino al 31 dicembre 1993
In base allart. 20 del D.P.R 27/04/1968, n.488 (modificato dallart. 20 della legge 30/04/1969, n. 153) fino al 31 dicembre 1993, salvo le esclusioni previste dalla legge, vige per le pensioni di vecchiaia un regime di incumulabilità con i redditi da lavoro dipendente per la quota eccedente il trattamento minimo.
2.3.2  Dal 1°gennaio 1994 al 31 dicembre 2000
Dal 1 gennaio 1994 fino al 31 dicembre 2000, le pensioni di vecchiaia non sono cumulabili con i redditi da lavoro dipendente per il 50% della quota di pensione eccedente il trattamento minimo (art.10, comma 1, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503, come modificato dallart. 11 della legge 24/12/1993, n. 537).
1) nei confronti di titolari di pensione di vecchiaia con decorrenza compresa entro il31 dicembre 1994 e dei lavoratori che entro tale data hanno perfezionato i requisiti contributivi minimi per la liquidazione della pensione di vecchiaia, trova applicazione il regime di totale cumulabilità della pensione con i redditi da lavoro autonomo previsto dallart. 10, comma 8 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503, come modificato dallart 11, comma 10 della legge 24/12/1993, n. 537 (circolare n. 91 del 31 marzo 1995, punto 5);
2) le pensioni di vecchiaia aventi decorrenza successiva al 31.12.1994 sono incumulabili con i redditi da lavoro autonomo, fino a concorrenza del relativo ammontare, per il 50% della quota eccedente il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (art. 10, comma 1, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503), salvo i casi di maturazione dei requisiti entro il 31 dicembre 1994 di cui al punto 1).
a) pensionati assunti con contratti di lavoro a termine di durata complessivamente non superiore a cinquanta giornate nellanno solare (art. 10, comma 2, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503). Lesclusione è correlata soltanto alla durata complessiva nellanno solare dei rapporti di lavoro instaurati sulla base di contratti a termine; in caso di superamento nel corso dellanno delle cinquanta giornate di lavoro per effetto di più rapporti di lavoro a termine, lesclusione dal divieto di cumulo non trova più applicazione e lincumulabilità opera per la totalità delle giornate di lavoro effettuate (art. 10, comma 4, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503);
b) titolari di pensione di vecchiaia
dalla cui attività dipendente o autonoma deriva un reddito complessivo annuo, al netto dei trattamenti di famiglia e delle quote dovute per contributi previdenziali e assistenziali, non superiore allimporto annuo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (art. 10, comma 2, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503). Lesclusione prescinde dalla durata e dalla tipologia dellattività lavorativa svolta, essendo correlata esclusivamente allentità del lavoro prodotto;
c) pensionati che svolgono la loro attività nellambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private (art. 10, comma 5, del
f) pensionati occupati in qualità di agenti non di ruolo alle dipendenze delle Comunità europee da data anteriore al 1° febbraio 1991, a norma del regolamento n. 31(CEE), n. 11
(CEEA) dei Consigli, del 18 dicembre 1961, come modificato dal regolamento (CEE, EURATOM, CECA) n. 259 del Consiglio del 20 febbraio 1968, e successive modificazioni (art. 20, comma 6, del D.P.R. n. 488, come modificato dallart. 7, comma 2, della legge n. 236 del 1993; circolare n. 558 R.C.V. del 3 aprile 1981);
g) pensionati che svolgono la funzione di giudice di pace, per le indennità percepite per lesercizio di tale funzione (comma 4-bis, aggiunto allart. 33 della legge 21/11/1991, n.374, dalla legge 6 dicembre 1994, n.673);
h) pensionati che svolgono la funzione di giudice onorario aggregato, per le indennità percepite per lesercizio di tale funzione di cui allart. 8 della legge 22/07/1997 n. 276 e successive modificazioni ed integrazioni (circolare n. 67 del 24 marzo 2000).
i) i pensionati che svolgono funzioni connesse a cariche pubbliche elettive per tutte le indennità connesse a tali funzioni (indennità disciplinate dal
D.Lgs. 18/08/2000, n. 267 Testo Unico degli Enti Locali, indennità per i presidenti e i membri dei consigli regionali, per i parlamentari nazionali ed europei,
etc.). Dette indennità non devono essere considerate redditi da lavoro ai fini del cumulo con la pensione.
Il divieto di cumulo non si applica alla tredicesima rata di pensione, ad eccezione degli aumenti di perequazione in cifra fissa attribuiti a norma dellart. 10 della legge 3/06/1975, n. 160, fatto comunque salvo limporto di pensione corrispondente al trattamento minimo (art. 20, comma 6, del D.P.R. n. 488, e successive modificazioni; art. 16, comma 3, della legge 21/12/1978, n. 843).
Ai fini dellapplicazione del divieto di cumulo, le pensioni e le retribuzioni si intendono al netto dei trattamenti di famiglia; dalle retribuzioni devono inoltre essere detratte le quote dovute per contributi previdenziali ed assistenziali (art. 20, comma 2, del D.P.R. n. 488, e successive modificazioni).
Le disposizioni di materia di cumulo si applicano anche alle pensioni dellassicurazione generale obbligatoria sulle quali è esercitato il diritto di sostituzione in qualsiasi forma da parte di fondi obbligatori di previdenza gestiti dallIstituto (art. 20, comma 3, del D.P.R. n. 488, e successive modificazioni).
Nei casi in cui sulle pensioni liquidate a carico dellassicurazione generale obbligatoria è esercitato il diritto di sostituzione o rivalsa da parte di amministrazioni dello Stato e di enti locali, il divieto di cumulo trova applicazione limitatamente alla quota di pertinenza del titolare (art. 20, comma 4, del D.P.R. n. 488, e successive modificazioni).
Con effetto dal 1°gennaio 2003, sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo o dipendente:
- le pensioni di anzianità a carico dellassicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, per le quali, alla data di decorrenza della pensione sussista unanzianità contributiva pari o superiore a 37 anni, a condizione che il lavoratore abbia compiuto i 58 anni di età (art.
44, comma 1, della legge 27/12/2002, n. 289  circolare n. 16 del 27 gennaio 2003).
- le pensioni di anzianità liquidate con unanzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (con effetto dal 1°gennaio 2001 ex art. 72 della legge 23/12/2000, n. 388). Per stabilire se lanzianità contributiva sia o meno pari a 40 anni ai fini dellapplicazione della nuova disciplina, deve essere valutata la contribuzione utile ai fini del diritto, ovvero, se più favorevole, la contribuzione utile per la misura del trattamento pensionistico, compresa la contribuzione utilizzata successivamente al pensionamento per la liquidazione di supplementi (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001, punto 3);
- le pensioni di anzianità i cui titolari abbiano compiuto l'età di vecchiaia (art. 10, comma 7, del decreto 30/12/1992, n. 503 e art. 72 della legge 23/12/2000, n. 388);
- incumulabili con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 30 per cento della quota eccedente il minimo e comunque nei limiti del 30% del reddito da lavoro autonomo (regime di cumulo con i redditi da lavoro autonomo previsto dallart. 72 della legge 23/12/2000, n. 388);
- totalmente incumulabili con i redditi da lavoro dipendente(art. 10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503).
Agli effetti del regime di cumulo, le pensioni di anzianità sono equiparate alle pensioni di vecchiaia quando i titolari compiono letà stabilita per il pensionamento di vecchiaia (art. 10, comma 7, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503). Al predetto fine dal 1° gennaio 1994 occorre fare riferimento ai limiti di età previsti dalla tabella A allegata al
D.Lgs. 30/12/1992, n.503, come sostituita dallarticolo 11 della legge 23/12/1994,
n. 724.
Lequiparazione delle pensioni di anzianità alle pensioni di vecchiaia agli effetti del cumulo opera dal primo giorno del mese successivo a quello di compimento delletà pensionabile (circolare n. 91 del 31 marzo 1995, punto 2.3).
Nulla è innovato per quanto riguarda il requisito della cessazione del rapporto di lavoro dipendente richiesto in via generale per il diritto alla pensione di anzianità dallart.10, comma 6, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503, nel testo sostituito dallart.11, comma 9, della legge 24/12/1993, n. 537.
3.2.1 - Pensioni di anzianità liquidate a norma dellart.1, commi 185 e 186, della legge 23/12/1996 n. 662.
3.2.2 - Possibilità di accesso al regime di cumulo di cui all'art. 44, commi 2 e 4, della legge 27/12/2002 n. 289.
Coloro che erano pensionati alla data del 1°dicembre 2002 e per i quali non sussistevano allatto del pensionamento le condizioni che, a norma dellart.
44, consentono la deroga al divieto di cumulo hanno potuto accedere al regime di cumulabilità totale, con effetto dal 1°gennaio 2003, subordinatamente al pagamento di una somma da versare una tantum (commi 2 e 4 dell'art.
44 della legge 27/12/2002, n. 289).
Le modalità in base alle quali effettuare il versamento sono diverse a seconda che i titolari di pensione fossero o meno in attività al 30 novembre 2002. Coloro che erano in attività alla data del 30 novembre 2002, hanno avuto accesso al più favorevole regime previsto dall'art.
44, versando limporto stabilito dalla legge entro il termine perentorio del 17 marzo 2003 in misura intera o rateale.
Se non in attività al 30 novembre 2002, il versamento può essere effettuato anche successivamente al 17 marzo 2003,
purché entro tre mesi dall'inizio dell'attività lavorativa, su una base di calcolo costituita dall'ultima mensilità di pensione lorda erogata nel mese precedente l'inizio dell'attività lavorativa, con la maggiorazione del 20% (circolare n. 16 del 27 gennaio 2003).
3.3.1 - Periodo compreso entro il 31 dicembre 1994 (art. 22, comma 7 della legge 30/04/1969, n. 153 e art. 7, comma 2, della legge 29/12/1990, n. 407).
In applicazione delle disposizioni dellart. 22, comma 7 della legge 30/04/1969, n. 153 e successive modifiche ed integrazioni vige la totale incumulabilità delle pensioni di anzianità con i redditi da lavoro dipendente prodotti sia in Italia che allestero.
Il divieto di cumulo delle pensioni di anzianità con i redditi da lavoro dipendente non trova applicazione nei seguenti casi: a) pensionati occupati in qualità di operai agricoli (comma 8, aggiunto allart. 22 della legge n. 30/04/1969, n. 153 dallarticolo 23-quinquies della legge 11/08/1972, n. 485);
b) pensionati occupati in qualità di addetti ai servizi domestici e familiari (comma 8, aggiunto allart. 22 della legge n. 30/04/1969, n. 153, dallart. 23-quinquies della legge 11/08/1972, n. 485);
c) pensionati occupati in qualità di agenti non di ruolo alle dipendenze delle Comunità europee da data anteriore al 1°febbraio 1991, a norma del regolamento n. 31 (CEE), n. 11
(CEEA) dei Consigli, del 18 dicembre 1961, come modificato dal regolamento (CEE, EURATOM, CECA) n. 259 del Consiglio del 20 febbraio 1968, e successive modificazioni (comma 8, aggiunto allart. 22 della legge n. 153 del 1969, dallarticolo 23-quinquies della legge 11/08/1972, n. 485 e come modificato dallart. 7, comma 2, della legge 29/12/1990, n. 407 e dallart. 6, comma 8-bis, della legge n. 236 del 1993; circolare n. 558 R.C.V. del 3 aprile 1981);
La disciplina in materia di cumulo delle pensioni di anzianità vigente in tale periodo non prevede lincumulabilità con il reddito da lavoro autonomo (circolare n. 91 del 31 marzo 1995, punto 5.2).
3.3.2 - Periodo tra il 1°gennaio 1995 e il 30 settembre1996 (tra il 1°gennaio 1995 e il 31 dicembre 1996 per le pensioni a carico delle gestioni lavoratori autonomi) art.10 commi 6, 7, 8 del D.Lgs. 30/12/1992 n. 503 come sostituito da art.11 della legge 24/12/1993, n. 537.
Le pensioni di anzianità a carico dellassicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi e delle forme di previdenza sostitutive, nonché i trattamenti anticipati di anzianità delle forme esclusive, non sono cumulabili con i redditi da lavoro dipendente nella loro interezza e con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 50% della quota eccedente il trattamento minimo del fondo pensioni lavoratori dipendenti (art. 10, commi 6 e 6-bis, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503, nel testo risultante dallart. 11, comma 9, della legge 24/12/1993, n. 537). Lincumulabilità opera, in ogni caso, fino a concorrenza dellammontare delle retribuzioni e del reddito.
a) pensionati che svolgono la loro attività nellambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private (art. 10, comma 5, del
b) pensionati che svolgono la funzione di giudice di pace, per le indennità percepite per lesercizio di tale funzione (comma
4-bis, aggiunto allart. 11 della legge 21/11/1991, n. 374, dalla legge 6/12/1994, n. 673);
Ai lavoratori che alla data del 31 dicembre 1994 sono titolari di pensione, ovvero hanno raggiunto i requisiti contributivi minimi per la liquidazione della pensione di anzianità, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla previgente normativa, se più favorevole (disciplina transitoria ex art.10, comma 8, del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 come sostituito da art.11 della legge 24/12/1993, n. 537).
3.3.3 - Periodo tra il 1°ottobre 1996 e il 31 dicembre 1997 ( tra il 1 gennaio 1997 e il 31 dicembre 1997 per le pensioni a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi) art.1 ,commi 189 e 190, della legge 23/12/1996, n. 662.
A) Pensioni dei lavoratori dipendenti
A norma dell'art. 1, comma 189, della legge 23/12/1996, n. 662, le pensioni di anzianità liquidate con decorrenza dal 30 settembre 1996 a carico dell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle forme di previdenza sostitutive,
nonché i trattamenti anticipati di anzianità delle forme di previdenza esclusive, non sono cumulabili, limitatamente alla quota liquidata col sistema retributivo, con i redditi da lavoro di qualsiasi natura, fino a concorrenza dei redditi stessi (circolare n.263 del 28 dicembre 1996, punto 12).
Con la sentenza n. 416 del 27 ottobre-4novembre 1999 la Corte costituzionale ha dichiarato lillegittimità costituzionale dellart.1, comma 189, della legge 23/12/1996, nella parte in cui, con effetto sui trattamenti liquidati dal 30 novembre 1996 al 31 dicembre 1996, prevede, quanto alla quota liquidata con il sistema retributivo, il totale divieto di cumulo dei ratei della pensione di anzianità e dei trattamenti anticipati di anzianità, maturati in detto periodo, con i redditi da lavoro autonomo.
Di conseguenza per le pensioni a carico dellassicurazione generale obbligatoria con decorrenza 1°dicembre 1996 continua a trovare applicazione la disciplina previgente alla legge n.662/1996 e cioè quella indicata dallart.10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 come modificato dallart. 11 della legge 24/12/1993, n. 537 (v. punto 3.3.2).
Ai fini della disciplina transitoria di cui alle lettere A) e B) si ricorda che la PREVIGENTE NORMATIVA prevede la totale cumulabilità con i redditi da lavoro autonomo delle pensioni di anzianità con decorrenza anteriore al 1° gennaio 1995,
nonché delle pensioni di anzianità con decorrenza successiva al 31 dicembre 1994 liquidate in favore di lavoratori che abbiano maturato entro il 1994 i requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti per il diritto alla pensione in tale anno. Per i lavoratori che liquidano la pensione di anzianità con decorrenza successiva al 1994, avendo maturato i relativi requisiti successivamente al 1994, non e' cumulabile con i redditi da lavoro autonomo la
metà della quota di pensione eccedente il trattamento minimo (art. 10 del D.Lgs. 30/12/1992, n. 503, nel testo modificato dall'art. 11, commi 9 e 10, della legge 24/12/1993, n. 537).
circolare n. 22 dell8 febbraio 1999
A) Disciplina generale delle pensioni di anzianità con anzianità contributiva pari a superiore a 40 anni
A decorrere dal 1° gennaio 1999, secondo quanto stabilito dallart. 77 della legge 23/12/1998 n. 488, il cumulo con i redditi da lavoro dipendente ed autonomo delle pensioni dirette liquidate con qualunque decorrenza a carico del regime generale dei lavoratori dipendenti, delle gestioni dei lavoratori autonomi e delle forme di previdenza sostitutive dellassicurazione generale obbligatoria e con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni è disciplinato dalle disposizioni contenute nellarticolo 10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 in materia di cumulo con i predetti redditi delle pensioni di vecchiaia, indipendentemente dal compimento delletà pensionabile.
Le pensioni di anzianità liquidate con unanzianità contributiva pari o superiore a 40 anni sono pertanto incumulabili con i redditi da lavoro dipendente ed autonomo, fino a concorrenza del relativo ammontare, nella misura del 50% della quota di pensione che supera il trattamento minimo.
Ai fini dellanzianità contributiva di 40 anni deve essere considerata tutta la contribuzione utile per la misura del trattamento pensionistico, anche se utilizzata successivamente al pensionamento per la liquidazione di supplementi.
Per le prestazioni il cui diritto risulti perfezionato con almeno 40 anni di contribuzione ma che risultino calcolate sulla base di un'anzianità contributiva inferiore, condizione sufficiente, ai fini dell'applicazione della normativa in parola, è il raggiungimento dei 40 anni di contribuzione, indipendentemente dalla circostanza che tale anzianità risulti conseguita ai soli fini del diritto a pensione e non per la misura della prestazione (messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999  Allegato 2).
Nulla è innovato per quanto riguarda il requisito della cessazione del rapporto di lavoro dipendente, richiesto per il diritto alla pensione di anzianità anche nei casi di anzianità contributiva pari a 40 anni (art. 10, comma 6 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 nel testo sostituito dallart. 11, comma 9, della legge 24/12/1993, n. 537).
Per effetto del richiamo operato dallart. 77 della legge 23/12/1998, n. 448 allart. 10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503, che prevede talune esclusioni dal divieto di cumulo delle pensioni di vecchiaia con i redditi da lavoro, tali esclusioni trovano applicazione anche per le pensioni di anzianità liquidate con unanzianità contributiva pari o superiore a 40 anni. In particolare il divieto di cumulo con i redditi da lavoro non trova applicazione nei casi di:
a. pensionati assunti con contratti di lavoro a termine di durata complessivamente non superiore a cinquanta giornate nellanno solare. Lesclusione in parola è correlata soltanto alla durata complessiva nellanno solare dei rapporti di lavoro instaurati sulla base di contratti a termine; in caso di superamento nel corso dellanno delle cinquanta giornate di lavoro per effetto di più rapporti di lavoro a termine, lesclusione dal divieto di cumulo non trova più applicazione e lincumulabilità opera per la totalità delle giornate di lavoro effettuate;
b. pensionati dalla cui attività dipendente o autonoma deriva un reddito complessivo annuo, al netto dei trattamenti di famiglia e delle quote dovute per contributi previdenziali e assistenziali, non superiore allimporto annuo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Lesclusione in parola prescinde dalla durata e dalla tipologia dellattività lavorativa svolta, essendo correlata esclusivamente allentità del reddito prodotto;
c. pensionati che svolgono la loro attività nellambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private;
f. pensionati occupati in qualità di agenti non di ruolo alle dipendenze delle Comunità europee da data anteriore al 1° febbraio 1991, a norma del regolamento n. 31 (CEE), n. 11
(CEEA) dei Consigli, del 18 dicembre 1961, come modificato dal regolamento (CEE, EURATOM, CECA) n. 259 del Consiglio del 20 febbraio 1968, e successive modificazioni (art. 6, comma 8-bis, della legge n. 236 del 1993; circolare n. 558 R.C.V. del 3 aprile 1981);
g. pensionati che svolgono la funzione di giudice di pace, per le indennità percepite per lesercizio di tale funzione (comma 4-bis, aggiunto allart. 11 della legge 21/11/1991, n. 374, dalla legge 6/12/1994, n. 673);
h. pensionati che svolgono funzioni connesse a cariche pubbliche elettive per tutte le indennità comunque connesse (indennità disciplinate dal
D.Lgs. 18/08/2000, n. 267 Testo Unico degli Enti Locali, indennità per i presidenti e i membri dei consigli regionali, per i parlamentari nazionali ed europei, ecc.). Dette indennità non devono essere considerate redditi da lavoro ai fini del cumulo con i trattamenti pensionistici (circolare n.58 del 10 marzo 1998, punto 2.1).
C) Disposizioni derogatorie
Per effetto dellart. 77 della legge 23/12/1998, n. 448 trova applicazione anche per i titolari di pensione di anzianità con anzianità contributiva superiore a 40 anni, che hanno maturato entro il 1994 i requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti in tale anno per il diritto alla pensione di vecchiaia, il regime di totale cumulabilità della pensione con il reddito da lavoro autonomo (circolare n. 22 dell8 febbraio 1999, punto 2.3).
D) Disciplina speciale
Le disposizioni dellart. 77 della legge 23/12/1998, n. 488 non si applicano alle pensioni liquidate ai lavoratori che trasformano il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, per i quali restano confermate le disposizioni speciali dellart.1, commi 185 e 186, della legge 23/12//1996, n. 662.
A decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di anzianità, le pensioni o assegni di invalidità a carico dellassicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza
esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con unanzianità contributiva pari o superiore a 40 anni sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente.
Per stabilire se lanzianità contributiva sia o meno pari a 40 anni ai fini dellapplicazione della nuova disciplina, deve essere valutata la contribuzione utile ai fini del diritto, ovvero, se più favorevole, la contribuzione utile per la misura del trattamento pensionistico, compresa la contribuzione utilizzata successivamente al pensionamento per la liquidazione di supplementi (circolare n. 22 dell8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999).
Anche per le pensioni con decorrenza anteriore al 1°gennaio 2001 con unanzianità contributiva pari o superiore a 40 anni, le rate spettanti dal 1°gennaio 2001 sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo o dipendente.
Nulla è innovato per quanto riguarda il requisito della cessazione del rapporto di lavoro dipendente, richiesto per il diritto alla pensione di anzianità dallart. 10, comma 6, del
D.Lgs. 30/12/1992 n.503, nel testo sostituito dallart. 11, comma 9, della legge 24/12/1993, n. 537 (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001, punto 3)
B) Pensioni di anzianità liquidate con unanzianità contributiva inferiore a 40 anni
A decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di anzianità, le pensioni o assegni di invalidità con qualunque decorrenza a carico dellassicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza
esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi, liquidate con unanzianità contributiva inferiore a 40 anni sono cumulabili con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 70% della quota eccedente il minimo.
E pertanto incumulabile con i redditi da lavoro autonomo il 30% della quota di pensione che supera il trattamento minimo fino a concorrenza del 30% del reddito da lavoro autonomo.
- liquidate con almeno 40 anni di contributi, sono interamente cumulabili con il reddito da lavoro autonomo e dipendente;
- liquidate con meno di 40 anni:
b) sono incumulabili con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 30% della quota eccedente il trattamento minimo, entro
i limiti del 30% del reddito (dunque cumulabili per il 70%).
Dal mese successivo al compimento delletà pensionabile da parte del titolare, sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro dipendente ed autonomo anche le pensioni di anzianità liquidate con unanzianità contributiva inferiore a 40 anni (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001, punto 5).
C) Disciplina speciale di cumulo con la retribuzione delle pensioni di anzianità liquidate nei confronti dei lavoratori che trasformano il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.
A tali pensioni non si applicano pertanto le disposizioni dellart. 72 della legge 23/12/2000, n. 388 anche se liquidate con 40 anni di contribuzione.
4.PENSIONI ED ASSEGNI DI INVALIDITA
Si riporta, nei paragrafi che seguono, la regolamentazione così come succedutasi in seguito allemanazione delle varie leggi intervenute in materia, dal
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 alla legge 23/12/2000, n. 388, tenendo conto che, per effetto dellultimo capoverso dellart. 72, comma 2 della legge n. 388, parte di tale previgente normativa, in quanto più favorevole, continua ad avere efficacia per le pensioni con decorrenza anteriore al 1°gennaio 2001, anche per le rate di pensione spettanti da tale data.
4.1.1 - Pensioni e assegni di invalidità liquidati con una anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni.
Per effetto dellart. 72 della legge 23/12/2000, n. 388, le pensioni e gli assegni di invalidità a carico dellassicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza
esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con unanzianità contributiva pari o superiore a 40 anni sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente (circolare n. 22 dell8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999).
Restano peraltro confermate le disposizioni di cui allart. 1, comma 42, della legge 8/08/1995 n. 335, secondo cui allassegno di invalidità, nei casi di cumulo con i redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa, si applicano le riduzioni di cui alla tabella G allegata alla predetta legge.
Ciò in quanto lart. 1, comma 2, della legge n. 335, dispone, tra laltro che le successive leggi della Repubblica non possono introdurre eccezioni o deroghe alle disposizioni della legge n.335 se non mediante espresse modificazioni delle sue disposizioni (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001, punto 3).
4.1.2 - Pensioni di invalidità ed assegni di invalidità liquidati con una anzianità contributiva inferiore a 40 anni.
Le pensioni e gli assegni di invalidità liquidati con unanzianità contributiva inferiore a 40 anni, a decorrere dal 1°gennaio 2001, sono cumulabili con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 70% della quota eccedente il minimo.
In pratica, in materia di cumulo con i redditi da lavoro autonomo, continua ad applicarsi la previgente disciplina in quanto più favorevole, per le sole pensioni o assegni di invalidità con decorrenza anteriore al 1° gennaio 1994. Per tali trattamenti, opera infatti il regime di cumulo totale previsto dall'art. 20 del DPR n.488 del 1968 così come richiamato dall'art. 10, comma 8, del
D.Lgs. 30/12/1992 n. 503 (modificato dall'art. 11, comma 10 della legge 24/12/1993, n. 537)
Nulla è innovato in materia di cumulo della pensioni e assegni di invalidità liquidati con anzianità contributiva inferiore a 40 anni con redditi da lavoro dipendente. Si applica, in tali casi, lart. 10 del
D.Lgs. 30/12/1992, n. 503: sono incumulabili per il 50% della quota eccedente il trattamento minimo (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001, punto 5).
In base allart. 10 comma 1 del D.Lgs. 30/12/1992, n. 503, si applica una trattenuta sulla pensione pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo per i titolari di pensione o assegno che svolgano attività di lavoro dipendente o autonoma (circolare 91 del 31 marzo 1995, punto 1.1 ).
4.3 - RIDUZIONE DEGLI ASSEGNI DI INVALIDITÀ IN PRESENZA DI REDDITI DA LAVORO (art.1, comma 42, della legge 8/08/1995, n. 335)
A partire dal 1°settembre 1995, per il disposto dellart.1, comma 42, della legge 8/0871995, n. 335, i titolari di assegno di invalidità che percepiscono redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa di importo superiore a determinati limiti subiscono, inoltre, le riduzioni di cui alla tabella G allegata alla legge n.335.
In pratica, si opera una riduzione del 25% dellimporto dellassegno qualora il reddito sia superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte limporto in vigore al 1°gennaio.
L'incumulabilità prevista dall'articolo 10 del D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 e successive modifiche opera sull'importo dell'assegno risultante a seguito della riduzione effettuata a norma della legge n. 335,
sempreché sia di ammontare superiore al trattamento minimo (circolare n. 234 del 25 agosto 1995, punto 2).
Quindi si applicano sullassegno dapprima le riduzioni del 25% o 50% a seconda dei casi, e poi sullassegno così ridotto, sempre che sia di ammontare superiore al minimo, si applicano le trattenute per il cumulo.
4.4 - SOSPENSIONE DELLE PENSIONI DI INVALIDITAIN PRESENZA DI REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE O AUTONOMO
(Art. 8 della legge 11/11/1983, n. 638).
La corresponsione delle pensioni di invalidità aventi decorrenza anteriore al 1° agosto 1984 è sospesa nei confronti dei pensionati, di età inferiore a quella prevista per il pensionamento di vecchiaia, che percepiscano redditi da lavoro dipendente, con esclusione dei trattamenti di fine rapporto lavoro comunque denominati, e dei redditi da lavoro autonomo o professionale o dimpresa per un importo lordo annuo, al netto dei soli contributi previdenziali, superiore a tre volte lammontare del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti calcolato in misura pari a tredici volte limporto mensile in vigore al primo gennaio di ciascun anno.
La corresponsione della pensione di invalidità sospesa è ripristinata per gli anni in cui non si verificano le condizioni di reddito che determinano la sospensione e comunque dal mese successivo a quello di compimento delletà prevista per il pensionamento di vecchiaia dai rispettivi ordinamenti (articolo 8 della legge 11/11/1983, n. 638).
Peraltro, in base allart.16, comma 3, della legge 21/12/1978, n. 843, le pensioni ai superstiti erogate ad un unico titolare non erano cumulabili con i redditi da lavoro dipendente per la quota corrispondente agli eventuali aumenti di perequazione in cifra fissa attribuiti a norma dell'art. 10 della legge 3/06/1975, n. 160, fatto comunque salvo l'importo di pensione corrispondente al trattamento minimo.
L'incumulabilità degli aumenti di perequazione in cifra fissa opera anche sulla tredicesima mensilità di pensione.
L'incumulabilità opera, in ogni caso, fino a concorrenza dell'ammontare della retribuzione (circolare n. 91 del 31 marzo 1995, punto 3)
In applicazione delle disposizioni dell'art. 72, comma 1, della legge 23/12/2000, n. 388, a decorrere dal 1° gennaio 2001 per le pensioni ai superstiti liquidate con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (indipendentemente dal numero dei beneficiari) gli eventuali aumenti di perequazione in cifra fissa attribuiti a norma dell articolo 10 della legge 3/06/1975, n. 160, sono cumulabili con i redditi da lavoro dipendente (circolare n. 20 del 26 gennaio 2001, punto 4, capoverso 2°).
DIREZIONE CENTRALE PER LA TECNOLOGIA INFORMATICA
OGGETTO: DETERMINAZIONE DELLE TRATTENUTE DELLE QUOTE DI PENSIONE NON CUMULABILI CON I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO E LORO GESTIONE.
CON CIRCOLARE N. 263 DEL 28 DICEMBRE 1996, DIRAMATA IN PARI DATA CON MESSAGGIO N. 20978, SONO STATE FORNITE LE PRIME
ISTRUZIONI IN MATERIA DI CUMULO DELLA PENSIONE CON I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO, SULLA BASE DI QUANTO DISPOSTO
DALL'ARTICOLO 1, COMMI 189 E 190, DELLA LEGGE 23 DICEMBRE 1996, N. 662.
CON MESSAGGIO N. 24763 DEL 23 GENNAIO 1997 (ALLEGATO 1) SONO STATI ILLUSTRATI I CRITERI AI QUALI, IN ATTESA
DELL'AGGIORNAMENTO DELLE PROCEDURE, LE SEDI DOVEVANO ATTENERSI PER LA LIQUIDAZIONE DELLE PENSIONI DI ANZIANITA' PER LE QUALI OPERA
IL REGIME DI INCUMULABILITA' PREVISTO DALLE NUOVE DISPOSIZIONI.
A SCIOGLIMENTO DELLA RISERVA DI CUI AL PREDETTO MESSAGGIO, SI COMUNICA CHE SONO DISPONIBILI LE PROCEDURE AGGIORNATE PER
LA DETERMINAZIONE DELLE QUOTE DI PENSIONE NON CUMULABILI CON I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO SULLA BASE DELLE NUOVE
DISPOSIZIONI. LE PROCEDURE SONO IN CORSO DI AGGIORNAMENTO PER LA GESTIONE DIRETTA DELLE TRATTENUTE DA OPERARE SULLA PENSIONE
1 - CALCOLO DELLE QUOTE DI PENSIONE NON CUMULABILI CON I REDDITI DA LAVORO.
VENGONO RIEPILOGATE DI SEGUITO LE MODALITA' CON LE QUALI LE PROCEDURE DETERMINANO LE QUOTE DI PENSIONE NON CUMULABILI
CON I REDDITI DA LAVORO, DIPENDENTE E AUTONOMO, PER I PERIODI SUCCESSIVI AL 31 DICEMBRE 1993.
PER I PERIODI ANTERIORI AL 1 GENNAIO 1994, LE QUOTE DI PENSIONE NON CUMULABILI CON I REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE
VENGONO CALCOLATE CON LE NORME VIGENTI ANTERIORMENTE AL DECRETO LEGISLATIVO 30 DICEMBRE 1992, N. 503.
1.1.1 - PENSIONI DELL'ASSICURAZIONE GENERALE OBBLIGATORIA DEI LAVORATORI DIPENDENTI
1.1.1.1 - PENSIONI CON DECORRENZA ANTERIORE AL 1 OTTOBRE 1996
Data perfezionamento requisiti
Quota non cumulabile con i redditi da lavoro
SI AL 31.12.1994
TUTTA LA PENSIONE
NO AL 31.12.1994
META' DELLA DIFFERENZA FRA LA PENSIONE E IL
1.1.1.2 - PENSIONI CON DECORRENZA SUCCESSIVA AL 30 SETTEMBRE 1996
SI AL 30.9.1996
LA QUOTA NON CUMULABILE VIENE
DETERMINATA SECONDO I CRITERI DI CUI AL PUNTO 1.1.1.1
NO AL 30.9.1996
TUTTA LA PENSIONE AL NETTO DELLA QUOTA
1.1.2 - PENSIONI DELLE GESTIONI PREVIDENZIALI DEI LAVORATORI AUTONOMI
1.1.2.1 - PENSIONI CON DECORRENZA ANTERIORE AL 1 GENNAIO 1997
1.1.2.2 - PENSIONI CON DECORRENZA SUCCESSIVA AL 31 DICEMBRE 1996
LA QUOTA NON CUMULA BILE VIENE
DETERMINA TA SECONDO I CRITERI DI CUI AL PUNTO 1.1.2.1
META' DELLA PENSIONE
I PENSIONAMENTI ANTICIPATI SONO CONTRADDISTINTI NEL DATA BASE DELLE PENSIONI CON IL TERZO CARATTERE DEL CODICE NATURA
1.2.1 - PENSIONAMENTI ANTICIPATI CON DECORRENZA ANTERIORE AL 1 GENNAIO 1995
1.2.2 - PENSIONAMENTI ANTICIPATI CON DECORRENZA COMPRESA TRA IL 1 GENNAIO 1995 ED IL 30 SETTEMBRE 1996
1.2.3 - PENSIONAMENTI ANTICIPATI CON DECORRENZA SUCCESSIVA AL 30 SETTEMBRE 1996
PER LE PENSIONI DI VECCHIAIA LE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CUMULO CON I REDDITI DA LAVORO, DIPENDENTE E AUTONOMO,
OPERANO CON LE STESSE MODALITA' SIA CHE SI TRATTI DI TRATTAMENTI A CARICO DELL'ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA DEI
LAVORATORI DIPENDENTI CHE DELLE GESTIONI PREVIDENZIALI DEI LAVORATORI AUTONOMI.
1.3.1 - PENSIONI CON DECORRENZA ANTERIORE AL 1 FEBBRAIO 1995
REDDITI DA LAVORO AUTONOMO NON OPERA NEL CASO IN CUI DALL'ATTIVITA' DI LAVORO AUTONOMO DERIVI UN REDDITO
CON I COMPENSI PER ATTIVITA' DI LAVORO AUTONOMO O SUBORDI
DA LAVORO DIPENDENTE, SECONDO LA NORMATIVA VIGENTE ANTE
LA TRATTENUTA PER IL LAVORO PARTIME, DI CUI ALLA CIRCOLARE
AL TEMPO PARZIALE, ABBIANO LIQUIDATO IL TRATTAMENTO ANTICI
REDDITI DA LAVORO E' EFFETTUATA CON RIFERIMENTO ALLA CATE
REDDITI DA LAVORO AUTONOMO VENGONO EFFETTUATE PROVVISORIA
MENTE DAGLI ENTI PREVIDENZIALI SULLA BASE DELLA DICHIARA
RILASCIATA DAGLI INTERESSATI ENTRO LO STESSO TERMINE PREVI
CAMPO "REDDITO DA
LAVORO AUTONOMO": IL REDDITO DICHIARATO CON IL MOD. 503 - AUT. NEL CASO IN CUI L'INTERESSATO
IN ATTESA CHE VENGA COMPLETATO L'AGGIORNAMENTO DELLE PROCE
SONO DISPONIBILI PER IL CARICAMENTO SUL SISTEMA DIPARTIMEN
CODICE DI MOVIMENTAZIONE B), IN PRESENZA DEL CODICE ARRE
PREVIDENZIALI DEI LAVORATORI AUTONOMI CON DECORRENZA SUC
ANNI DEVONO, PER IL MOMENTO, ESSERE TENUTE ANCORA IN SOSPE
GENERALE OBBLIGATORIA DEI LAVORATORI DIPENDENTI CON DECOR
QUALI, IN RELAZIONE ALLA DECORRENZA DELLA PENSIONE, OPERA L'INCUMULABILITA',
NONCHE', COME DISPOSTO DALL'ARTICOLO 1,
DA LAVORO AUTONOMO CHE GLI INTERESSATI PRESUMONO DI CONSE
LE SEDI DOVRANNO ALTRESI' PROVVEDERE AD ACQUISIRE LA DI
--------- INVIO
- Alghero, 12 giorni fa	Rottamazione cartelle esattoriali 2016
- Francavilla Fontana, 13 giorni fa	Assegnazione e cessione agevolata immobili ai soci (analisi di convenienza 2016)
- Gaeta, 13 giorni fa	Finanziamento all'impresa da privato non socio: modello e procedura per prestiti tra privati
- La Spezia, 15 giorni fa	Ricorso avverso cartella di pagamento – Notifica eseguita a mezzo PEC – Nullità della notifica
- Villanova Di Guidonia, 16 giorni fa	AteneoWeb s.r.l.

References: art. 10
 art. 10
 art. 16
 art. 72
 art. 72
 art. 7
 art.10
 art.11
 art.10
 art.11
 art.1
 sentenza 
 articolo 10