Source: https://www.miaconsulenza.it/diritto-del-lavoro/4-diritto-del-lavoro/127-il-licenziamento-pubblico-e-privato-le-riforme
Timestamp: 2019-03-24 01:07:45+00:00

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Venerdì, 22 Settembre 2017 00:24
Il licenziamento nella Pubblica Amministrazione
è stato oggetto d’importanti modifiche apportate dalla Legge 124/2015 cd legge “Madia”, di recente, sono stati pubblicati dei Decreti attuativi, uno è il D.Lgs. 74/2017 -Valutazione della performance dei dipendenti pubblici- che modifica il decreto legislativo 150/2009, in attuazione dell’articolo 17, comma 1, lettera r)[1], della legge n. 124 del 2015 e l’altro è il D.Lgs. 75/2017 -Testo unico del pubblico impiego- che modifica e integra il decreto legislativo 165/2001, in particolare gli artt. 16, co. 1, lett. a) [2], e 2, lett. b), c), d) ed e) [3] e 17, co. 1, lett. a), c), e), f), g), h), l), m), n), o), q), r), s) e z) [4] della Legge 124/2015, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.
Questi Decreti attuativi hanno accelerato i tempi di licenziamento, soprattutto dei cd “furbetti del cartellino”. La nuova normativa prevede che il dipendente pubblico colto sul fatto sia sospeso solo dopo essere stato sentito. Subisce anche il bloccato dello stipendio ed è licenziato entro i termini stabiliti dalla normativa. Il tempo massimo previsto per concludere l’azione disciplinare è di 120 giorni. I termini sono “perentori”, ovvero non si possono superare. Nei casi di illeciti scoperti in flagranza i termini sono ridotti, come ad esempio per i “furbetti del cartellino”, l’azione per il licenziamento si deve concludere in 30 giorni.
E stato modificato dal cd “Jobs Act” Legge 183/2014, riformando l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori [5].
Il licenziamento può avvenire per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo o oggettivo. Per giusta causa ex art. 2119 c.c. [6], si intende qualsiasi causa che impedisca la continuazione anche provvisoria del rapporto di lavoro. Essa consiste nella condotta scorretta o illecita posta in essere dal lavoratore e comprende sia le violazioni gravi degli obblighi contrattuali che gli altri atti o fatti idonei a ledere in maniera irreparabile il legame di fiducia. In questo caso il licenziamento è immediato, senza preavviso. Il giustificato motivo soggettivo ex art. 3, Legge 604/1966 [7], è il mancato rispetto degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore. Mentre il giustificato motivo oggettivo ex art. 3, Legge 604/1966, riguarda la produttività aziendale e il regolare funzionamento di essa. In questi ultimi casi il licenziamento avviene con preavviso e il lavoratore continua a lavorare ed è normalmente retribuito.
Oltre ai motivi di giusta causa e giustificato motivo, anche ripetuti provvedimenti disciplinari possono avere come conseguenza il licenziamento.
Tutti i motivi suesposti configurano il licenziamento disciplinare, ad essi si applica la procedura prevista dall’art. 7 della Legge n. 300/70 (Statuto dei lavoratori) [8] e quella dei Contratti Collettivi Nazionali di settore che regolamentano la materia dei provvedimenti disciplinari. Il datore di lavoro, prima di irrogarli, deve procedere a una preventiva e specifica contestazione dell'addebito e garantire la difesa del lavoratore.
I requisiti formali richiesti per il licenziamento sono essenzialmente la forma e il contenuto dell’atto. Il datore di lavoro, deve innanzitutto comunicare il licenziamento al prestatore di lavoro per iscritto e deve, inoltre, contenere la specificazione dei motivi che l’hanno determinato, così come previsto dall’art. 2 della Legge 604/1966 [9] modificato dalla legge Fornero 92/2012. Se mancano questi requisiti, il licenziamento è nullo.
Il lavoratore che ritiene di aver subito un licenziamento illegittimo deve impugnarlo, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, con qualsiasi atto scritto dal quale si evince chiaramente la sua volontà. Se l’impugnazione entro i 180 giorni successivi non è seguita dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato è nullo. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti con l’impugnazione, siano stati rifiutati o non si sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo, a pena di decadenza. È importante sottolineare che l’onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento grava in capo al datore di lavoro. Nel caso che il lavoratore sia gravato dall’onere della prova, deve far rilevare solo l’eventuale carattere discriminatorio del licenziamento impugnato. Anche se spesso l’onere della prova grava solo sul lavoratore.
Se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore di lavoro dovrà applicare la tutela reale o quella obbligatoria.
Nella tutela reale, ai sensi dell’art. 18 della Legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), è previsto il reintegro nel posto di lavoro e un risarcimento pari alla retribuzione maturata, includendo i contributi dal giorno del licenziamento a quello del reintegro, con un minimo di 5 mensilità.
La tutela obbligatoria è invece disciplinata dall’art. 8 della legge 604/1966, e prevede la riassunzione entro 3 giorni o il risarcimento attraverso un’indennità tra 2,5 e un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell’impresa, all’anzianità di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro. Questa seconda possibilità riguarda spesso le PMI, perché l’articolo 18 non si applica alle imprese sotto i 15 dipendenti. Le modifiche apportate all’art. 18 dalla riforma del lavoro “Fornero” prevedono la possibilità di risarcimento senza reintegro nel caso in cui il licenziamento illegittimo sia avvenuto per motivi economici (giustificato motivo oggettivo), previo tentativo di conciliazione obbligatoria. La riforma prevede anche una discrezionalità del giudice sull’eventualità del reintegro anche nei casi di licenziamenti disciplinari (per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo): l’alternativa è un’indennità fra 12 e 24 mensilità. Inoltre, il terzo comma dell’art.18 Stat. Lav. prevede che: “…al lavoratore è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro, e che non è assoggettata a contribuzione previdenziale. La richiesta dell’indennità deve essere effettuata entro 30 giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza, o dall’invito del datore di lavoro a riprendere servizio, se anteriore alla predetta comunicazione…”.
[1] Legge 124/2015, art. 17 Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. 1. I decreti legislativi per il riordino della disciplina in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e connessi profili di organizzazione amministrativa sono adottati, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all’art. 16: a) – q) ( omissis ); r) semplificazione delle norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici, di riconoscimento del merito e di premialità; razionalizzazione e integrazione dei sistemi di valutazione, anche al fine della migliore valutazione delle politiche; sviluppo di sistemi distinti per la misurazione dei risultati raggiunti dall’organizzazione e dei risultati raggiunti dai singoli dipendenti; potenziamento dei processi di valutazione indipendente del livello di efficienza e qualità dei servizi e delle attività delle amministrazioni pubbliche e degli impatti da queste prodotti, anche mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti; riduzione degli adempimenti in materia di programmazione anche attraverso una maggiore integrazione con il ciclo di bilancio; coordinamento della disciplina in materia di valutazione e controlli interni; previsione di forme di semplificazione specifiche per i diversi settori della pubblica amministrazione».
[2] Legge 124/2015 art. 16. Procedure e criteri comuni per l'esercizio di deleghe legislative di semplificazione. 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero entro il diverso termine previsto dall'articolo 17, decreti legislativi di semplificazione dei seguenti settori: a) lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e connessi profili di organizzazione amministrativa;
[3] legge 124/2015, art. 16. Procedure e criteri comuni per l'esercizio di deleghe legislative di semplificazione. 2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi generali: b) coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni legislative vigenti, apportando le modifiche strettamente necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo; c) risoluzione delle antinomie in base ai principi dell'ordinamento e alle discipline generali regolatrici della materia; d) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile; e) aggiornamento delle procedure, prevedendo, in coerenza con quanto previsto dai decreti legislativi di cui all'articolo 1, la più estesa e ottimale utilizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, anche nei rapporti con i destinatari dell'azione amministrativa.
[4] Legge 124//2015, art. 17. Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. 1. I decreti legislativi per il riordino della disciplina in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e connessi profili di organizzazione amministrativa sono adottati, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 16: a) previsione nelle procedure concorsuali pubbliche di meccanismi di valutazione finalizzati a valorizzare l'esperienza professionale acquisita da coloro che hanno avuto rapporti di lavoro flessibile con le amministrazioni pubbliche, con esclusione, in ogni caso, dei servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi politici e ferma restando, comunque, la garanzia di un adeguato accesso dall'esterno; c) svolgimento dei concorsi, per tutte le amministrazioni pubbliche, in forma centralizzata o aggregata, con effettuazione delle prove in ambiti territoriali sufficientemente ampi da garantire adeguate partecipazione ed economicità dello svolgimento della procedura concorsuale, e con applicazione di criteri di valutazione uniformi, per assicurare omogeneità qualitativa e professionale in tutto il territorio nazionale per funzioni equivalenti; revisione delle modalità di espletamento degli stessi, in particolare con la predisposizione di strumenti volti a garantire l'effettiva segretezza dei temi d'esame fino allo svolgimento delle relative prove, di misure di pubblicità sui temi di concorso e di forme di preselezione dei componenti delle commissioni; gestione dei concorsi per il reclutamento del personale degli enti locali a livello provinciale; definizione di limiti assoluti e percentuali, in relazione al numero dei posti banditi, per gli idonei non vincitori; riduzione dei termini di validità delle graduatorie; per le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e aventi graduatorie in vigore alla data di approvazione dello schema di decreto legislativo di cui al presente comma, in attuazione dell'articolo 1, commi 424 e 425, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nel rispetto dei limiti di finanza pubblica, l'introduzione di norme transitorie finalizzate esclusivamente all'assunzione dei vincitori di concorsi pubblici, le cui graduatorie siano state approvate e pubblicate entro la data di entrata in vigore della presente legge; e) previsione dell'accertamento della conoscenza della lingua inglese e di altre lingue, quale requisito di partecipazione al concorso o titolo di merito valutabile dalle commissioni giudicatrici, secondo modalità definite dal bando anche in relazione ai posti da coprire; f) valorizzazione del titolo di dottore di ricerca, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 4, comma 7, della legge 3 luglio 1998, n. 210, e dall'articolo 17, comma 111, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni; g) introduzione di un sistema informativo nazionale, finalizzato alla formulazione di indirizzi generali e di parametri di riferimento in grado di orientare la programmazione delle assunzioni anche in relazione agli interventi di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche; rafforzamento della funzione di coordinamento e di controllo del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri in relazione alle assunzioni del personale appartenente alle categorie protette; h) attribuzione, con le risorse attualmente disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, all'Agenzia di cui all'articolo 46 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, di funzioni di supporto tecnico ai fini dell'attuazione delle lettere g) e i) del presente comma, delle funzioni di controllo sull'utilizzo delle prerogative sindacali, nonché di funzioni di supporto tecnico alle amministrazioni rappresentate nelle funzioni di misurazione e valutazione della performance e nelle materie inerenti alla gestione del personale, previa stipula di apposite convenzioni, e rafforzamento della funzione di assistenza ai fini della contrattazione integrativa; concentrazione delle sedi di contrattazione integrativa, revisione del relativo sistema dei controlli e potenziamento degli strumenti di monitoraggio sulla stessa; definizione dei termini e delle modalità di svolgimento della funzione di consulenza in materia di contrattazione integrativa; definizione delle materie escluse dalla contrattazione integrativa anche al fine di assicurare la semplificazione amministrativa, la valorizzazione del merito e la parità di trattamento tra categorie omogenee, nonché di accelerare le procedure negoziali; l) riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l'effettività del controllo, con attribuzione all'Istituto nazionale della previdenza sociale della relativa competenza e delle risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche per l'effettuazione degli accertamenti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la quantificazione delle predette risorse finanziarie e per la definizione delle modalità d'impiego del personale medico attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri per la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso alle liste di cui all'articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni; m) definizione di obiettivi di contenimento delle assunzioni, differenziati in base agli effettivi fabbisogni; n) per garantire un'efficace integrazione nell'ambiente di lavoro delle persone con disabilità di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, previsione della nomina, da parte del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di una Consulta nazionale, composta da rappresentanti delle amministrazioni pubbliche centrali e territoriali, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, dei sindacati maggiormente rappresentativi e delle associazioni di categoria, con il compito di: 1) elaborare piani per ottemperare agli obblighi derivanti dalla legge 12 marzo 1999, n. 68; 2) prevedere interventi straordinari per l'adozione degli accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro previsti dall'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216; 3) monitorare e controllare l'obbligo di trasmissione annuale da parte delle pubbliche amministrazioni alla Consulta, al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché al centro per l'impiego territorialmente competente della comunicazione relativa ai posti riservati ai lavoratori disabili non coperti e di un programma relativo a tempi e modalità di copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente, nel rispetto dei vincoli normativi in materia di assunzioni da parte delle pubbliche amministrazioni; o) disciplina delle forme di lavoro flessibile, con individuazione di limitate e tassative fattispecie, caratterizzate dalla compatibilità con la peculiarità del rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e con le esigenze organizzative e funzionali di queste ultime, anche al fine di prevenire il precariato; q) progressivo superamento della dotazione organica come limite alle assunzioni fermi restando i limiti di spesa anche al fine di facilitare i processi di mobilità; r) semplificazione delle norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici, di riconoscimento del merito e di premialità; razionalizzazione e integrazione dei sistemi di valutazione, anche al fine della migliore valutazione delle politiche; sviluppo di sistemi distinti per la misurazione dei risultati raggiunti dall'organizzazione e dei risultati raggiunti dai singoli dipendenti; potenziamento dei processi di valutazione indipendente del livello di efficienza e qualità dei servizi e delle attività delle amministrazioni pubbliche e degli impatti da queste prodotti, anche mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti; riduzione degli adempimenti in materia di programmazione anche attraverso una maggiore integrazione con il ciclo di bilancio; coordinamento della disciplina in materia di valutazione e controlli interni; previsione di forme di semplificazione specifiche per i diversi settori della pubblica amministrazione; s) introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti finalizzate ad accelerare e rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione l'esercizio dell'azione disciplinare; z) al fine di garantire un'efficace integrazione in ambiente di lavoro di persone con disabilità ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, previsione della nomina, da parte delle amministrazioni pubbliche con più di 200 dipendenti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, di un responsabile dei processi di inserimento, definendone i compiti con particolare riferimento alla garanzia dell'accomodamento ragionevole di cui all'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216; previsione dell'obbligo di trasmissione annuale da parte delle amministrazioni pubbliche al Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali oltre che al centro per l'impiego territorialmente competente, non solo della comunicazione relativa alle scoperture di posti riservati ai lavoratori disabili, ma anche di una successiva dichiarazione relativa a tempi e modalità di copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente, nel rispetto dei vincoli normativi assunzionali delle amministrazioni pubbliche, nonché previsione di adeguate sanzioni per il mancato invio della suddetta dichiarazione, anche in termini di avviamento numerico di lavoratori con disabilità da parte del centro per l'impiego territorialmente competente.
[5] Art. 18. Statuto dei lavoratori. Reintegrazione nel posto di lavoro (aggiornato alla L. 28 giugno 2012, n. 92 cd “Fornero”).
[6] Art. 2119 C. C.
Recesso per giusta causa Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto [1373] prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato [2097], o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto (1) [2103, 2244]. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l'indennità indicata nel secondo comma dell'articolo precedente.
[7] Art. 3 Legge 604/66 norme sui licenziamenti individuali (aggiornata alla L. 92/12)
[8] Articolo 7 Statuto dei Lavoratori, Sanzioni disciplinari.
[9] Art. 2 Legge 604/66 norme sui licenziamenti individuali (aggiornata alla L. 92/12)
Il licenziamento intimato senza l'osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 é inefficace.
Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all'articolo 9 si applicano anche ai dirigenti.
Letto 1386 volte	Ultima modifica il Domenica, 05 Novembre 2017 18:11
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References: art. 2119
 art. 3
 art. 3
 art. 17
 art. 16
 art. 16
 art. 17
 Art. 18
 Art. 2119
 Art. 3
 Articolo 7
 Art. 2