Source: https://issuu.com/ericvm60/docs/piano_di_zona__dist45_ausl7
Timestamp: 2017-12-17 18:59:30+00:00

Document:
Piano di Zona AUSL7 - Proposta Fondazione di Comunità by eric vm - issuu
BABILU’ Cooperativa Sociale, via San Teodoro 3 MODICA (RG) babilu.net@gmail.com - http://babilu.myblog.it c/o Eric E. van Monckhoven +39 3312068969
Modica, Aprile 2009 Oggetto: Piano di Zona – Distretto socio sanitario 45 – Proposta creazione Fondazione di Comunità
Il Piano di Zona rappresenta lo strumento volto a promuovere e realizzare la programmazione integrata di interventi e servizi sociali . Il suo significato innovativo consiste nel sistema di governance nel quale diviene centrale sia l’ampliamento del campo dei soggetti coinvolti, per una lettura integrata dei bisogni territoriali e per l’ottimizzazione delle risorse presenti, sia l’assunzione di un’ottica dinamica che alterni progettazione e realizzazione, valutazione e rimodulazione nella direzione del miglioramento continuo per la promozione del benessere sociale. Per favorire l’attuazione del principio di sussidiarietà, gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell’ambito delle risorse disponibili promuovono azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetti operanti nel terzo settore anche attraverso politiche formative ed interventi per l’accesso agevolato al credito ed ai fondi dell’Unione europea. In pratica, attraverso il piano di zona una comunità locale definisce il sistema dei servizi sociali alla persona indicando: i livelli minimi di assistenza attuali e quelli auspicati con riferimento alle deleghe obbligatorie e non; l’attivazione di nuovi servizi essenziali; il potenziamento di servizi ritenuti strategici per lo sviluppo della comunità; le modalità di attivazione di risorse aggiuntive.
Nell’incontro programmatico tenutosi a Modica il 30 Marzo, sono state evidenziate diverse e molteplici esigenze per quanto riguarda la nuova programmazione. Di seguito sono evidenziate le principali: Gestione razionale ed economicamente sostenibile delle risorse; Qualificazione e professionalizzazione dei servizi esistenti; Trasparenza e tempestività nell’erogazione dei fondi; Monitoraggio e valutazione degli interventi; Trasversalità e innovazione; Maggiore raccordo tra le iniziative; Meno progetti & Maggiore qualità.
Alcuni partecipanti hanno inoltre sottolineato la necessità di un “cambiamento culturale” che vada oltre l’approccio assistenziale per ridare maggiore centralità al fattore umano, alla famiglia, alla comunità, al territorio, come peraltro era già
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indicato nelle linee guida di indirizzo ai comuni per la redazione dei piani in attuazione della legge 328/2000, triennio 2001-2003:
“Non basta [infatti] migliorare i servizi sociali … Bisogna favorire una crescita complessiva del territorio regionale perché sia più accogliente per tutti, più vivibile, più ‘socialmente compatibile’, specialmente per chi fa più fatica ed è in difficoltà. Mediante il piano socio-sanitario, in uno sforzo corale senza precedenti in questo settore, la Regione e gli enti locali, insieme alle forze vive del territorio, programmeranno e realizzeranno un sistema articolato e flessibile di protezione attiva, fondato su un modello di welfare territoriale comunitario” (Linee guida, 3.3).
Essenziale risulta infatti dal nostro punto di vista la questione del capitale sociale, definito come il livello di propensione a comportamenti responsabili, solidali e cooperativi. Dalla sua nascita, Babilù Cooperativa sociale, con sede a Modica, si è interrogata sull’applicazione nel nostro territorio di approcci, modelli e strumenti che s’ispirano al nuovo Welfare Locale e alla nuova economia sociale e solidale, e che mirano a rafforzare le pari opportunità, la coesione sociale, la partecipazione, la sostenibilità e il dialogo interculturale. Interrogandosi sul proprio ruolo nell’ambito del nuovo Piano di Zona, Babilù Cooperativa Sociale ritiene fondamentale guardare al Piano di Zona come strumento strategico per fare leva su tutta la comunità, pensando in termini di Piano di Comunità e non più solo di Piano di Zona. La salute, la qualità della vita, essendo “affare di tutti” e non solo delle amministrazioni ed istituzioni, o del Terzo Settore, strategico diventa l’obiettivo di fare ri-emergere un maggiore senso di responsabilità e solidarietà a tutti livelli in un’ottica di “Territorio Socialmente Responsabile” (1). Questa necessità diventa ancora più viva in tempo di crisi, che non è solo crisi economica, ma anche di valori e comportamenti. Tenendo conto della ristrettezza delle risorse economiche, che rende sempre più necessario uno sforzo per attivare risorse alternative al solo intervento pubblico, appare evidente che uno strumento come la Fondazione di Comunità potrebbe – dovrebbe – costituire un capitolo particolare all’interno del nuovo piano, insieme ad un tavolo di riflessione per la sperimentazione di forme innovative di solidarietà sociale e d’economia locale solidale (Banca del Tempo, Gruppi d’Acquisto Solidale, Monete Sociali, ecc.). (1) Progetto avviato in diversi paesi europei dalla rete REVES (Rete Europea delle Città e Regioni per l’Economia Sociale) http://www.revesnetwork.net/
La Fondazione di Comunità è un importante strumento per favorire la crescita di una comunità basata sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini. E’ un ente non commerciale di diritto privato avente le caratteristiche ONLUS che ha il suo obiettivo principale nel miglioramento della qualità della vita di una comunità locale attivando risorse e promuovendo la cultura della solidarietà e della responsabilità sociale e può diventare uno strumento strategico nella costruzione di un proprio sistema distrettuale di welfare. 3
Grazie al coinvolgimento diretto dei soggetti destinatari, crea un circolo virtuoso per cui la Comunità dona risorse ad un ente che ne garantisce il riutilizzo all'interno della collettività stessa. La caratteristica più significativa di questo tipo di Fondazioni è quindi quella di fungere da soggetto specializzato nella raccolta di risorse, private e pubbliche, in grado di creare un patrimonio permanentemente destinato a soddisfare i bisogni della comunità locale. La Fondazione di Comunità é un “intermediario di fiducia” in grado di gestire il rischio insito in ogni donazione: il rischio che non si realizzi lo scopo per cui è la donazione è stata effettuata. La struttura fondazione permette infatti di garantire la permanenza nel tempo e l’indipendenza dell’ente da quelle che possono essere pressioni volte ad utilizzarlo strumentalmente, superando in tal modo quelle forme di dipendenza economica, subordinazione gestionale e sudditanza culturale, che spesso finiscono per trasformare il terzo settore in un succedaneo della pubblica amministrazione, che opera con salari più bassi e inferiori garanzie. Per evitare questa degenerazione è indispensabile la presenza di istituzioni che, facendo leva sul senso di appartenenza alla comunità locale, abbiano come fine quello di aiutare tutti i cittadini a dare il loro contributo alla definizione e realizzazione del bene comune, dando così concretezza alla filantropia di comunità che è il vero fondamento di una società solidale e sussidiaria. La fondazione di comunità, grazie al coinvolgimento diretto dei soggetti destinatari, crea un circolo virtuoso per cui la collettività dona risorse a un ente che ne garantisce il riutilizzo all’interno della collettività stessa.
Nel mondo sono presenti circa 1.500 fondazioni di comunità, di cui 22 in Italia e nessuna nel Mezzogiorno. Per favorire la loro nascita nelle regioni meridionali, la Fondazione per il Sud ha destinato 6 milioni di euro per l’anno 2008 (che si aggiungono ai 6 milioni di euro già stanziati nel 2007). Per il 2009, la Fondazione
conferma l’impegno a promuovere la costituzione di Fondazioni di Comunità, attraverso il raddoppio delle risorse raccolte a patrimonio.
Nuove sfide infatti interpellano le comunità locali, preoccupate del presente e del futuro - basti pensare al solo fenomeno dell'invecchiamento della popolazione o a quello dell'immigrazione che mette radici e genera istanza sociali nuove. Le comunità locali sono chiamate a ripensare se stesse, il proprio sviluppo, la propria capacità di prendersi cura dei problemi territoriali. Vi è inoltre la consapevolezza che mai come in tempo di crisi la solidarietà non sia un lusso, ma una necessità. Essa può trovare una sua ragionevole realizzazione nell'ipotesi di una Fondazione della Comunità locale. La caratteristica più significativa di questo tipo di fondazione è quindi la possibilità per una collettività di investire nel proprio sviluppo attivando risorse proprie e avendo la garanzia che tali risorse vengano destinate alla collettività. Non mancano al Nord del territorio nazionale casi di successo in questa direzione. Troviamo anche fondazioni di comunità nate nell’ambito dei piani di zona che si trasformano in volante per lo sviluppo locale, per la sostenibilità del territorio vista nella prospettiva di maggiore responsabilità sociale del territorio, attraverso: La promozione di una cultura della solidarietà e della donazione eliminando tutti quegli ostacoli di natura culturale, fiscale, legale ed amministrativa che impediscono alla generosità e al senso di responsabilità sociale dei singoli e dei gruppi di manifestarsi pubblicamente; La costituzione di un patrimonio permanente e flessibile per il perseguimento di finalità di utilità sociale, un vero e proprio libretto di risparmio della comunità, che possa offrire le risorse necessarie per affrontare nuovi ed imprevisti bisogni, finanziare investimenti di lungo periodo e bilanciare gli effetti negativi dovuti alla ciclicità dell’economia; La gestione professionale ed aggregata di una pluralità di fondi – anche da piccoli donatori; Sostenere la crescita di un più forte ed articolato Terzo Settore, offrendo alle organizzazioni no profit operanti nel proprio territorio la possibilità di accedere a contributi, momenti di formazione ed altre forme di assistenza tecnica; Elaborazione di una visione complessiva dei bisogni e delle potenzialità dell’intera comunità; Stimolazione di dibattiti e riflessioni volti ad individuare priorità e potenzialità dell’intera comunità; Promozione, grazie alla propria neutralità e alle risorse di cui dispone, di ampi progetti di collaborazione che coinvolgono tutti i soggetti interessati alla soluzione dei problemi comuni; L’attivazione e lo sviluppo di partnership pubbliche e private nel campo degli investimenti sociali; La propria assistenza a quegli enti che operano a livello nazionale ed internazionale come le grandi fondazioni di erogazione e l’Unione Europea, che intendono favorire lo sviluppo della società civile, ma che spesso mancano dei necessari rapporti a livello locale o della struttura organizzativa indispensabile per gestire una pluralità di contributi di modesta entità.
Al fine di attivare la Fondazione di Comunità nel territorio dell'ASL 7, la Conferenza dei Sindaci potrebbe promuovere la costituzione del Comitato per la promozione della Fondazione di Comunità (Comitato Promotore), che sarà responsabile di dar vita alla nuova fondazione. L'amministrazione del Comitato spetterà ad un Consiglio di Gestione. 5
Una volta costituito, il Comitato Promotore dovrà: garantire una fonte di legittimazione autorevole all’iniziativa; sensibilizzare i propri omologhi nei territori in cui esso non è ancora stato costituito; individuare opportunità e risorse che possono essere messe a disposizione della nuova fondazione, in particolare per: o costituire il capitale iniziale; o reperire fondi per le attività di erogazione o offrire risorse per la copertura delle spese di gestione (sede, utenze, personale); o fornire competenze specifiche; o accedere a canali di comunicazione privilegiati; contribuire alla selezione del Consiglio di Gestione.
Il Comitato Promotore perderà la sua ragion d’essere all’atto della costituzione della fondazione di comunità, ma è probabile che questo, in tutto o in parte, possa trasformarsi nel Comitato di Nomina, per volontà dei Soci Fondatori e Comitato stesso. Il Comitato di Nomina accompagna la fondazione per tutto il corso delle sue attività ed è chiamato periodicamente a nominare una quota del Consiglio d’Amministrazione della fondazione stessa. Il Consiglio di Gestione dovrà essere composto da cittadini in grado di mettere a disposizione tempo e competenze necessarie alla realizzazione del compito indicato e che possano tendenzialmente diventare il primo Consiglio di Amministrazione della fondazione. Il suo compito sarà quello di svolgere Il lavoro preparatorio necessario per la costituzione della fondazione di comunità. In particolare, dovrà elaborare un documento comprendente: un piano strategico almeno triennale illustrante come la fondazione intenderà operare per quel che riguarda: o la raccolta del patrimonio; o la raccolta per erogazione; o la raccolta per la gestione; o l’attività erogativa; o l’investimento patrimoniale;
o la comunicazione; o la gestione amministrativa; un bilancio preventivo almeno triennale; uno statuto; un’indicazione degli organi e della loro prima composizione.
Il Consiglio di Gestione aggiornerà periodicamente del suo operato il Comitato Promotore, che, a lavori ultimati e approvati, potrà procedere alla presentazione del progetto di costituzione della nuova fondazione, ad esempio alla Fondazione per il Sud (vedi allegato 2). Il Consiglio di Gestione termina le proprie funzioni all’atto della costituzione della fondazione di comunità, ma è probabile che questo, in tutto o in parte, possa trasformarsi nel primo Consiglio d’Amministrazione della Fondazione, per volontà dei Soci Fondatori e del Comitato di Nomina. Il Consiglio d’Amministrazione della nuova Fondazione dovrà essere autorevole, rappresentativo, disinteressato, in grado di elaborare una visione complessiva di bisogno e potenzialità della propria comunità, disposto ad offrire il proprio impegno senza compenso e a contribuire, nei limiti delle proprie disponibilità, ai costi di gestione della struttura stessa. Dopo la costituzione della Fondazione di Comunità verrà emanato il primo bando per la realizzazione di progetti che risponderanno alle necessità della comunità locale nelle diverse aree di intervento del Piano di zona (famiglia, minori, giovani, anziani, disagio psichico, promozione culturale, disabilità, dipendenze, interculturalità) e che si sommeranno agli altri interventi che le Amministrazioni Comunali e l'ASL finanziano con le loro disponibilità finanziarie. Il risultato atteso è che, all’interno del piano di zona e dopo un ampio processo partecipativo, la Fondazione di Comunità possa diventare come in altre regioni d’Italia: volano moltiplicatore di risorse interne; catalizzatore di risorse esterne; garante terzo della qualità dei progetti finanziati; sponsor verso l’esterno della capacità progettuale della comunità; punto di riferimento stabile e incontro tra soggetti pubblici e privati che operano nella comunità.
Nel tempo, le attività della Fondazione saranno inserite in un piano strategico che potrà coincidere in gran parte con attività specifiche del Piano di Zona e rappresentare parte della sua implementazione.
Proposta di intervento Soggetto: Babilù Cooperativa Sociale Sede: Via San Teodoro, 3 Modica Referente per il piano di zona: Eric E. van Monckhoven 3312068969 babilu.net@gmail.com Offerta di Servizi:  Assistenza tecnica, informazione e facilitazione per l’attivazione del processo di creazione di una Fondazione di Comunità  Organizzazione d’incontri pubblici e privati per illustrarne i contenuti  Creazione di un apposito sito web su forme innovative di solidarietà sociale e d’economia solidale  Coordinamento delle attività progettuali.
Cosa sono le Fondazioni di Comunità 8
Le fondazioni di Comunità (locali) sono delle fondazioni di erogazione e dei potenti catalizzatori e moltiplicatori di risorse per il finanziamento di iniziative di utilità sociale, offrendo un canale privilegiato in grado di raccogliere tutte quelle risorse che potrebbero essere facilmente mobilitate per tali finalità, ma che spesso finiscono disperse per la mancanza di tali intermediari. Esse costituiscono uno strumento unico per tutti coloro che vorrebbero contribuire alla realizzazione del bene comune e offrono la garanzia che le donazioni vengano effettivamente utilizzate per le finalità stabilite dal donatore, e dato che la fondazione opera all’interno della propria comunità, tali garanzie sono da tutti facilmente verificabili. Le fondazioni sono in grado di coinvolgere organizzazioni non profit,enti pubblici, organizzazioni di categoria,imprese,istituti di credito, clubs, singoli cittadini in progetti destinati a perseguire il bene comune e quindi offrono un contributo non indifferente nel ricreare un senso di comunità ed identità di cui, in una società sempre più “globalizzata”, tutti sentono il bisogno. Le fondazioni intendono essere uno dei fondamentali riferimenti finanziari di lungo periodo per il “terzo settore”. Allo stesso tempo offre contributi, consulenza tecnica, incoraggiando altresì la capitalizzazione. Le fondazioni sono organismi il cui compito principale è quello di distribuire fondi ad un’ampia platea di organizzazioni non profit, private e pubbliche,per perseguire finalità collettive e di pubblica utilità. Esse non specializzano l’erogazione di contributi in particolari settori ma agiscono con pluralità di scopi. Mentre la gran parte delle fondazioni convenzionali trae i propri redditi dalla gestione di un patrimonio, costituito da una o poche donazioni provenienti da una sola persona, limitandosi alla gestione di questo ed alla erogazione dei sui frutti, il patrimonio delle fondazioni di comunità proviene da una molteplicità di donazioni e lasciti individuali (sia di grandi che piccole dimensioni) impegnandosi costantemente per la raccolta di nuove donazioni o lasciti,volti sia ad aumentare il patrimonio che ad essere erogati direttamente. I fondi che costituiscono il patrimonio sono soggetti a diversi gradi di restrizione. In origine il margine di libertà nelle decisioni di erogazione era molto ristretto per la fondazione. Oggi possono servire meglio diverse tipologie di donatori grazie a diverse tipologie di fondi,ed avere quindi libertà di azione. Così accanto ai tradizionali fondi i cui frutti sono destinati dal donatore ad una specifica organizzazione, troviamo: fondi privi di una destinatario specifico ma soggetti alle indicazioni avanzate dal donatore; fondi indirizzati ad un determinato settore/area geografica senza che il donatore preveda uno specifico destinatario; fondi privi di vincoli ed utilizzati con ampi margini di libertà.
Oltre all’attenzione che una fondazione ha per il patrimonio, per i suoi frutti e per le erogazioni, essa può svolgere il ruolo di “semplice” intermediario o facilitatore. Infatti per un donatore può essere costoso selezionare i molteplici potenziali destinatari, verificarne la bontà e controllarne la condotta. Tali azioni sono svolte con maggiore facilità da soggetti professionalmente e quotidianamente a contatto con i destinatari, e questi ultimi hanno facile accesso a donatori e donazioni che non sarebbero altrimenti raggiungibili.
Non è neanche raro che vengano offerte alle organizzazioni che ricevono i fondi varie forme di assistenza tecnica per la realizzazione e la gestione di progetti e per migliorare la capacità di richiedere e raccogliere fondi. Una ulteriore caratteristica è quella di operare a vantaggio di uno specifico territorio e di essere amministrate da membri della comunità locale scelti per la loro capacità di leggere,interpretare e servire i bisogni della comunità stessa. Infatti gli amministratori sono nominati da enti attivi sul Territorio (amministrazione locale, camera di commercio, università, tribunali, ecc.) e rispondono solo alla comunità che si propongono di servire. Inoltre la loro carica è gratuita, comportando anzi talvolta di contribuire direttamente al finanziamento. Le fondazioni di comunità si caratterizzano per la loro professionalità e trasparenza. La professionalità è garantita dalla presenza di personale specializzato nell’amministrazione dei patrimoni, nella raccolta delle donazioni, nell’analisi e valutazione delle richieste di contributo, nel servizio alla crescita di organizzazioni che perseguono finalità collettive. La trasparenza,indispensabile per la raccolta di donazioni, trova attuazione nella pubblicità e nella comunicazione dei bilanci,nei criteri di assegnazione dei contributi, negli elenchi dei contributi erogati e delle richieste di contributi respinte ed in uno stile di lavoro comunque aperto ai cittadini. Organi interagenti e modalità operative I donatori La donazione è uno strumento molto flessibile e, come ogni strumento, deve essere coerente al fine per il quale è utilizzato. Così essa può assumere la forma di donazione mobiliare od immobiliare, oblazione legato, ecc. Le fondazioni di comunità devono creare le condizioni affinché una mentalità filantropica possa pienamente svilupparsi a livello locale e i fondi ridistribuiti sul territorio rispettano criteri d’utilità sociale. Per le fondazioni, l’attività di raccolta è un’opportunità per innescare un circolo virtuoso che porta ad accrescere la propria legittimazione sociale. Infatti la disponibilità dei soggetti a contribuire prende alimento dal convinto riconoscimento dell’efficacia del loro impegno e professionalità, cioè dai risultati raggiunti, conseguiti proprio con le donazioni.
Il genere dei donatori è vario: vi sono i singoli individui o famiglie i cui contributi vanno dalla sottoscrizione delle “Buone Azioni” ai grandi lasciti; le imprese; le varie associazioni o categorie professionali; gli enti pubblici territoriali sono esclusi dai contributi della Fondazione e sono anzi chiamati a co-finanziarne l’attività. I beneficiari
Il Terzo Settore Le fondazioni di comunità nascono come strumenti di supporto alla crescita quantitativa e qualitativa delle realtà associative e di volontariato che s’impegnano, insieme alle amministrazioni pubbliche, a dare risposte concrete ai bisogni (sociali, culturali, ambientali, lavorativi, economici) del proprio territorio. Non sono dunque i singoli cittadini i beneficiari diretti degli interventi delle fondazioni, ma le organizzazioni del Terzo Settore. Le fondazioni s’impegnano direttamente per diventare un fondamentale riferimento finanziario di lungo periodo per il sistema associativo, cooperativo e volontario, offrendo anche consulenza tecnica e favorendone la crescita gestionale ed operativa. E’ per questo che il terzo Settore deve anche essere rappresentato nel consiglio di amministrazione delle fondazioni. La Comunità – Il Territorio Le fondazioni di comunità hanno come scopo quello di promuovere azioni sia di breve sia di lungo periodo, fondando le loro scelte su un’analisi preventiva dei bisogni della comunità e del territorio, e modificando il loro operato in funzione delle emergenze e delle nuove esigenze. La conoscenza approfondita del territorio di appartenenza acquista un significato che va ben oltre le esigenze dell’attività di finanziamento, influenzando molto spesso le politiche sociali individuate dalle amministrazioni pubbliche, con le quali vengono instaurati rapporti di proficua collaborazione. Molto importante per il significativo peso dell’azione delle fondazioni di comunità sul territorio è nel fatto che esista un patrimonio inalienabile i cui frutti sono stabilmente destinati in determinati ambiti. Ciò consente di promuovere l’azione filantropica in un’ottica di lungo periodo, non solo quindi limitata a problemi contingenti. Accanto alle attività di raccolta, di gestione e amministrazione, di ridistribuzione ed erogazione dei fondi, le fondazioni svolgono anche attività di monitoraggio e controllo, volte a garantire la regolare destinazione dei fondi, l’attuazione delle iniziative sovvenzionate ed il corretto impiego dei contributi concessi. Modalità di erogazione L’erogazione dei fondi si fa attraverso bandi pubblici, con lo scopo di selezionare e premiare le domande di contributo giudicate più importanti , prioritarie e sostenibili. Viene adottato un approccio differente dal semplice contributo su richiesta, e non si finanziano progetti che non possano innescare circoli virtuosi di benessere sociale.
Per quanto riguarda ad esempio la Fondazione Comunità Mantovana Onlus, le erogazioni effettuate nel quadriennio 2001-2004 sono servite a finanziare 357 progetti di utilità sociale per 3.780.000 Euro così ripartiti: - servizi sociali, servizi socio-sanitari : 2.279.800 Euro - arte, storia e cultura : 1.208.000 Euro - inserimento lavorativo soggetti svantaggiati : 201.400 Euro - ambiente e protezione civile : 90.800 Euro 11 Queste cifre evidenziano chiaramente il radicamento raggiunto nei settori sociali e socio-sanitari, e il peso tutt’altro indifferente che detiene il Terzo Settore. (*) Francesco Lodi Rizzini (Università degli studi di Parma/Facoltà di Economia/Corso di laurea triennale in Economia Aziendale/2004/2005)
Allegato 2 Fondazione per il Sud www.fondazioneperilsud.it
Le Fondazioni di Comunità rappresentano per la Fondazione per il Sud una linea di azione strategica. Esse infatti possono rappresentare uno strumento di sussidiarietà di notevole efficacia soprattutto in prospettiva, se si tengono presenti i sempre maggiori bisogni sociali da soddisfare. Attraverso la combinazione organica di una pluralità di soggetti locali (privati cittadini, istituzioni, associazioni, operatori economici), le Fondazioni di Comunità possono divenire i protagonisti di un intervento autonomo e indipendente per la soddisfazione di alcuni specifici bisogni del territorio. Problematiche Le regioni meridionali registrano una scarsa presenza di Fondazioni, scarsità che priva il territorio di validi soggetti in grado di raccogliere risorse, valorizzarle e impiegarle in ambito sociale e culturale, nel territorio di pertinenza. In particolare, sono del tutto assenti soggetti quali le Fondazioni di Comunità, che possono rappresentare un potenziale volano di sviluppo del terzo settore e, più in generale, del Sud, in quanto contribuiscono a perseguire diverse finalità: 1. diffondere la cultura della donazione e della responsabilità nei riguardi delle necessità di un contesto locale; 2. creare un’istituzione comunitaria partecipata, indipendente, autonoma ed orientata ad obiettivi concreti e localmente rilevanti, che garantisca efficienza nella raccolta ed efficacia e trasparenza nella erogazione; 3. creare un patrimonio permanente destinato a soddisfare bisogni della comunità locale. Obiettivi La Fondazione per il Sud vuole sostenere la nascita e lo sviluppo di Fondazioni di Comunità nelle regioni del Sud. L’obiettivo di lungo periodo, è quello di contribuire alla creazione, nell’arco dei prossimi 15 anni, di un certo numero di Fondazioni di Comunità nelle regioni meridionali dotate di un patrimonio di almeno 5 milioni di euro, che costituisce un obiettivo minimo per garantire la sostenibilità nel tempo dell’attività e il raggiungimento di una massa critica in grado di attrarre altre donazioni. Gli impegni della Fondazione per il Sud Il ruolo della Fondazione per il Sud, in tale ambito, è quello di sostenere la nascita di Fondazioni di Comunità e la costituzione del patrimonio mediante meccanismi di “raddoppio della raccolta” (grant matching) che stimolino l’autonoma raccolta fondi da parte delle Fondazioni di Comunità stesse. In particolare, per ogni Fondazione di Comunità, la Fondazione per il Sud si impegna a: 1. corrispondere un ammontare pari al patrimonio iniziale con cui la Fondazione di Comunità viene costituita, a condizione che questo sia almeno uguale a 100.000 euro, fino a un massimale di 500.000 euro;
2. costituire un fondo patrimoniale presso di sé pari alle donazioni destinate a patrimonio che verranno raccolte dalla Fondazione di Comunità, sino a quando questo avrà raggiunto i 2.500.000 in un periodo massimo di 15 anni (al netto delle somme già anticipate in fase di costituzione della fondazione di comunità, di cui al punto 1). A quel punto tale fondo sarà trasferito alla Fondazione di Comunità; 3. erogare ogni anno un contributo pari al rendimento ottenuto (fino ad un massimo del 4%) sulla somma accumulata nel fondo patrimoniale, a condizione che la Fondazione di Comunità sia in regola coi suoi obiettivi di raccolta annui (da definire). Nel caso ciò non avvenga, tali somme verranno conservate dalla Fondazione per il Sud sino a quando la Fondazione di Comunità non avrà conseguito il proprio obiettivo. Le somme eccedenti l’obiettivo verranno considerate valide per il conseguimento degli obiettivi degli anni successivi; 4. mettere a disposizione della Fondazione di Comunità, per i primi 3 anni, fino a 100.000 euro all’anno (eventualmente rinnovabili) per l’erogazione di contributi per finalità sociale a condizione che la Fondazione di Comunità ne raccolga almeno altrettanti per la stessa finalità. Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione per il Sud si riserva la possibilità di aumentare tale cifra sulla base dei risultati della fase di sperimentazione e di estendere tale opportunità, eventualmente con importi diversi, anche dopo il primo triennio; 5. mettere eventualmente a disposizione della Fondazione di Comunità, per la copertura di costi gestionali relativi a specifici progetti volti al sostegno delle attività di raccolta fondi, fino a 50.000 euro all’anno, per i primi 3 anni, a condizione che la Fondazione di Comunità ne raccolga altrettanti per la stessa finalità (l’erogazione potrà essere deliberata a insindacabile giudizio del Consiglio di Amministrazione della Fondazione per il Sud previa valutazione del progetto). Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione per il Sud si riserva la possibilità di estendere tale opportunità, eventualmente con importi diversi, anche dopo il primo triennio. Modalità di verifica delle iniziative Data la complessità dell’operazione, soprattutto in fase di avvio, al fine di garantirne il successo, la Fondazione per il Sud agirà attraverso un percorso di verifica delle opportunità presenti sul territorio e sosterrà, nel primo anno di attività, un numero estremamente limitato di progetti costitutivi. Operativamente, sulla base delle opportunità identificate, i soggetti interessati a costituire Fondazioni di Comunità dovranno procedere secondo i seguenti passi operativi: 1. costituzione del Comitato Promotore della iniziativa, che avrà responsabilità di dare vita alla nuova Fondazione di Comunità. Il Comitato Promotore dovrà disporre di una minima capacità operativa per la realizzazione delle attività iniziali di costituzione della Fondazione di Comunità; 2. presentazione alla Fondazione per il Sud, da parte del Comitato Promotore, del progetto della nuova Fondazione di Comunità, che dovrà comprendere: a. un piano strategico triennale articolato nei seguenti punti: i. Raccolta fondi; ii. Ambiti di intervento; iii. Modalità di erogazione e rapporti con gli enti beneficiari; iv. Comunicazione; v. Struttura e gestione; b. un bilancio preventivo triennale; c. uno statuto;
d. la lista degli organi, comprendenti il curriculum dei componenti e una dichiarazione sulle attività che ciascuno si impegna a svolgere una volta nominato; e. il nominativo e il curriculum del segretario generale o direttore; f. l’impegno a mettere a disposizione una sede adeguata in comodato; g. gli impegni di coloro che concorreranno a costituire il patrimonio iniziale; h. gli impegni di coloro che concorreranno a coprire i costi di gestione della fondazione; 3. la Fondazione per il Sud procede alla valutazione delle iniziative pervenute (secondo i criteri di seguito definiti) e, qualora le ritenga a suo insindacabile giudizio idonee, procede a approvazione e partecipa alla costituzione della nuova Fondazione di Comunità secondo gli impegni sopra descritti. Criteri di selezione delle iniziative Requisiti Formali La Fondazione per il Sud considererà formalmente ammissibili le iniziative che: o perseguano scopi in linea con la missione della Fondazione per il Sud, come previsto nel suo Statuto; o abbiano sede nelle Regioni del Sud Italia che rientrano nelle regioni ammissibili all’obiettivo prioritario 1 come da regolamento CE n. 1260 del 21 giugno 1999, decisione 1999/502/CE allegato 1 del 1 luglio 1999 (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia); o riescano a raccogliere una quota di patrimonio iniziale almeno pari all’ammontare minimo di 100.000 euro. Criteri di Ammissibilità La Fondazione per il Sud considererà ammissibili le iniziative che: o prevedano il coinvolgimento di almeno una organizzazione del mondo del volontariato e del terzo settore, come parte del Comitato Promotore dell’iniziativa; o prevedano la partecipazione di più soggetti al fine di facilitare lo sviluppo di un sistema di relazioni in campo sociale; o presentino un piano strategico di realizzazione della Fondazione di Comunità realistico e dettagliato con particolare riferimento alla raccolta fondi; o non perseguano finalità in contrasto con la salvaguardia del patrimonio naturale, ambientale e culturale. Criteri per la Valutazione La Fondazione per il Sud privilegerà iniziative che: o prevedano una base sociale ampia e diffusa, appartenente alla comunità di riferimento; o coinvolgano soggetti che garantiscano la necessaria trasparenza e affidabilità gestionale, finanziaria ed etica; o prevedano criteri di nomina degli organi trasparenti e rappresentativi anche della società civile e dell’associazionismo; o siano orientate alla crescita del capitale sociale, all’infrastrutturazione sociale, allo sviluppo e all’occupazione, alla tutela del patrimonio ambientale e culturale, alla realizzazione di iniziative di sostegno dei soggetti svantaggiati e, in generale, a finalità di pubblica utilità; o coinvolgano competenze e professionalità idonee alla costituzione e gestione della Fondazione di Comunità;
o dimostrino una chiara visione delle strategie di intervento a beneficio della comunitĂ di riferimento; o assicurino un efficiente/efficace utilizzo delle risorse nel raggiungimento dei risultati prefissati.
Allegato 3 Statuto di Fondazione di Comunità nata in ambito di Piano di Zona: www.fondazionevicentina.it/docs/2004/fondazione_statuto_2004-08-17.pdf Esempio di statuto di Fondazione di Comunità (Oggetto – Attività – Patrimonio – Entrate)
STATUTO Fondazione della Comunità di Mirafiori Onlus Statuto completo scaricabile da: http://www.fondazionemirafiori.it/statuto
Art.1 – Denominazione e sede E’ costituita una Fondazione denominata Fondazione della Comunità di Mirafiori Onlus che chiederà di essere legalmente riconosciuta dalla Regione Piemonte. Per Mirafiori si intende l’area storica sita nella città di Torino conosciuta con tale denominazione e avente per riferimento amministrativo la circoscrizione definita Mirafiori. Il limite territoriale non costituisce vincolo tassativo e, sulla base delle decisioni della Fondazione, potranno essere effettuate attività al di fuori di tale limite purché collegate con obiettivi che abbiano come riferimento il territorio di Mirafiori. La Fondazione ha sede in Torino in Via Fratelli Garrone n. 39/90. Il Consiglio di Indirizzo ha facoltà di trasferire l’ubicazione della sede legale, purché nell’ambito territoriale del Comune di Torino.
Art.2 – Scopo La Fondazione non ha scopo di lucro e si propone di svolgere esclusivamente attività di solidarietà sociale e di pubblica utilità prevalentemente nell’ambito del territorio del Comune di Torino, promuovendo, in particolare, lo sviluppo e il miglioramento della qualità della vita della comunità di Mirafiori. I soggetti destinatari delle iniziative della fondazione sono persone oggettivamente svantaggiate in ragione delle loro condizioni fisiche, psichiche, sociali, economiche o familiari, e in particolare: • • • • • •
famiglie a basso reddito persone con difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro (in particolare giovani e disoccupati) persone, e in particolare giovani, con limitate opportunità di crescita culturale ed economica persone in condizioni abitative disagiate persone che faticano a conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari disabili fisici e psichici.
La fondazione opera prevalentemente nel settore dell'assistenza sociale ispirandosi al principio di sussidiarietà. Altri settori di intervento all'interno dei quali la fondazione può esercitare la propria azione, sono quelli della cultura, della beneficenza, dell’educazione e della formazione, della solidarietà, della tutela e valorizzazione dei beni d’interesse storico ed artistico, della natura e dell’ambiente, dello sport dilettantistico, della promozione delle pari opportunità, come pure qualunque altro aspetto che tocchi la qualità della vita di Mirafiori. Per il perseguimento del proprio scopo, la Fondazione può realizzare progetti ed iniziative gestiti direttamente o indirettamente, come pure attraverso azioni di beneficenza diretta o indiretta, sulla base degli obiettivi e dei programmi individuati dal Consiglio di Indirizzo.
Al fine di migliorare le condizioni di vita della Comunità di Mirafiori, la Fondazione può operare altresì per la protezione e per il miglioramento della qualità dell'ambiente e del territorio.
Art. 3 - Attività Per il raggiungimento dei suoi scopi, la Fondazione può tra l’altro: • •
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promuovere ed attuare forme di collaborazione ed integrazione con progetti di altre organizzazioni non lucrative che operano per la crescita civile, culturale e sociale della comunità; partecipare ad associazioni, enti e istituzioni, pubbliche e private, la cui attività sia rivolta, direttamente o indirettamente, al perseguimento di scopi affini a quelli della Fondazione medesima: la Fondazione potrà, ove lo ritenga opportuno, concorrere anche alla costituzione degli enti anzidetti; organizzare ricerche, studi, progetti, piani operativi, convegni, seminari, pubblicazioni e periodici al fine di promuovere una maggiore consapevolezza dei cittadini circa i bisogni e le potenzialità del territorio, stipulare ogni opportuno atto o contratto volto all’implementazione dei programmi della Fondazione, tra cui l’acquisto, in proprietà o in diritto di superficie, di immobili, la stipula di convenzioni di qualsiasi genere anche trascrivibili nei pubblici registri, con enti pubblici o privati; stipulare convenzioni per l’affidamento a terzi di parte delle attività tramite specifiche procedure definite dal Consiglio di indirizzo; promuovere occasionalmente la raccolta diretta e indiretta di fondi da erogare – unitamente alle rendite derivanti dal patrimonio – a favore di progetti ed iniziative per le finalità indicate al precedente art. 2; assistere coloro che intendono donare, operando per rimuovere gli ostacoli culturali, amministrativi, legali e fiscali alla diffusione della cultura della donazione, costituendo eventualmente al proprio interno fondi con caratteristiche e finalità specifiche, purché nei limiti delle proprie finalità statutarie;
La Fondazione può inoltre svolgere attività direttamente strumentali a quelle statutarie, purché non incompatibili con la sua natura di Fondazione.
Art. 4 - Patrimonio Il patrimonio della Fondazione é costituito dal fondo di dotazione iniziale indisponibile e descritti nell'atto costitutivo della Fondazione stessa. Tale patrimonio potrà essere alimentato con altre donazioni mobiliari e immobiliari, oblazioni, legati, altre liberalità e contributi di coloro che vogliano contribuire al conseguimento degli scopi della Fondazione. La gestione patrimoniale avverrà ricercando il miglior equilibrio tra redditività e conservazione del valore reale del patrimonio.
Art. 5 - Entrate Per l’adempimento dei suoi compiti, la Fondazione dispone delle seguenti entrate: redditi derivanti dal patrimonio di cui all’art. 4; eventuali donazioni, lasciti, legati ed oblazioni, che non siano espressamente destinate al fondo di dotazione; eventuali contributi e liberalità di terzi, compresi lo Stato, enti territoriali, Enti Pubblici e privati, Unione Europea, destinati all'attuazione degli scopi statutari; contributi, in qualsiasi forma concessi, dei fondatori e dei partecipanti, che non siano espressamente destinati al fondo di dotazione; redditi derivanti da eventuali attività connesse oppure accessorie che non siano espressamente destinate al fondo di dotazione.
Allegato 4 Esempio di delibera comunale: Oggetto: Piano di zona dei servizi alla persona della Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 7. Area delle progettualità trasversali. Progetto “Fondazione di Comunità”, adesione al processo attuativo, azioni della prima fase. Il Sindaco riferisce quanto segue.
18 Con deliberazione di Giunta Comunale n. 19 del 14.02.2005 è stato recepito l’Accordo di Programma riferito al Piano di Zona dei servizi alla persona 2003 -2005, accordo sottoscritto dalla Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 7 in data 19.2.2004 il quale prevede tra le azioni innovative e trasversali la realizzazione della Fondazione di Comunità per il nostro territorio. Il disegno ha preso corpo nella Conferenza dei Sindaci del 21.4.2005 con la costituzione di un gruppo di lavoro e l’avvio del percorso. All’obiettivo progettuale hanno aderito tutte le 28 Amministrazioni comunali del territorio dell’Ulss 7. Il provvedimento di adesione di questa Amministrazione è stato assunto con delibera di giunta comunale n. 20 del 14.02.2005 indicando il referente istituzionale locale nella persona dell’Assessore all’assistenza Claudio Luisotto ed il referente funzionale all’interno dell’operatività locale nella persona del Responsabile di Area Rita Giust. In data 15.12.2005, con atto del notaio Ferretto in Conegliano, è stato costituito il Comitato per la Fondazione di Comunità con l’obiettivo primario di raccogliere il fondo patrimoniale iniziale e di iniziare il lavoro sul territorio volto a far conoscere questo strumento nuovo e le sue potenzialità. Al Comitato ed al progetto ha aderito la Banca della Marca, istituto di credito cooperativo che, nell’attuazione dei propri valori fondanti, ha destinato al patrimonio della costituenda fondazione un contributo di 70mila euro. Ora il compito di proseguire e di radicare l’iniziativa compete a tutti i comuni del territorio dell’ULSS 7. Nel percorrere i testi e gli studi di settore, emerge un elemento costante: l’ economia non profit è un’area in fermento sia perché materia giovane, sia perché troppo positivamente connessa alle dinamiche sociali di cui è espressione nelle grandi domande e insicurezze del cambiamento che sta attraversando il mondo, o una parte significativa di esso. Le comunità locali sono chiamate a ripensare se stesse, il proprio sviluppo, la propria capacità di prendersi cura dei problemi in un contesto di glocalismi sempre più evidenti. Si è avviato in diverse sedi il dibattito sui bilanci sociali, bilanci di missione, bilanci di sostenibilità. Esso riguarda istituzioni ed imprese, associazioni e realtà attive nella comunità dove partecipano alla produzione di beni economici, di servizi e di beni relazionali.
Si è in presenza di un lavoro che portando verso i profili di salute di un territorio (intesi non solo come assenza di malattia, ma benessere più generale) sempre più evidenzia come la ricchezza economica, il possesso di beni materiali, non costituisca da sola la chiave della qualità della vita, anzi la ricerca dell’emancipazione da stagioni recenti di emigrazione e di povertà (il Veneto è stato terra di emigrazione fino a metà degli anni ’70), abbia comportato l’accelerazione di uno sviluppo che oggi manifesta tutti i suoi limiti nella distruzione del territorio, nell’inquinamento, negli stili di vita che producono nuove patologie.
E mentre nuove sfide interpellano le comunità locali, preoccupate del presente e del futuro – basti pensare al solo fenomeno dell’immigrazione che mette radici e genera istanze sociali nuove – vi è la consapevolezza che mai come oggi vi sia ricchezza diffusa, disponibilità di risorse economiche e materiali spesso accumulate mettendo il valore lavoro al primo ed assoluto posto nella vita, e che ci sia il desiderio di dare spazi di nobiltà a tale ricchezza. 2. Dare spazi di nobiltà alla ricchezza territoriale Tale desiderio può trovare - è nostra convinzione - una sua ragionevole realizzazione nell’ipotesi di una Fondazione della Comunità locale.
Perché essa può:   
alimentare la cultura della filantropia mobilitare la filantropia individuale ed organizzata su obiettivi territoriali dare anima a progetti a tutto campo dalla cultura al sociale, dall’ecologia alla ricerca, dalla sanità all’istruzione, dalla riscoperta delle radici al progetto di futuro.
Perché se nel sociale il disegno è il welfare community esso ha basi forti solo in un percorso di community care generante quella cultura della sussidiarietà che anima il welfare mix. Perché la nascita e la diffusione delle Fondazioni di Comunità in Italia, può costituire un elemento ulteriore per promuovere una legislazione – già presente nei paesi anglosassoni – che incentivi la filantropia individuale, aziendale, associativa. 3. Il Piano di Zona, programmazione dei servizi in rapporto ai bisogni e Fondazione Perché l’idea ed il progetto della Fondazione di Comunità inserita nei piani di zona - strumento previsto a livello nazionale dalla L. 328 / 2000, in Veneto anticipata con la L.R. 5/96 - dell’ULSS 7 cui aderiscono 28 comuni?
Perché nell’intuizione del Veneto dei Piani di Zona (lavori preliminari al PSSRV, 1994) tale strumento doveva avere potenzialità a tutto campo promuovendo l’azione sovracomunale, il ragionare per territori ampi, la cittadinanza di area, l’obiettivo di riqualificare tutti gli ambiti nei quali si genera qualità della vita e quindi benessere, salute. L’azione programmatoria per Piani di Zona avrebbe dovuto, strategicamente, consolidare l’esperienza dei servizi sociosanitari e sociali, ampliarsi all’istruzione, alla cultura, alla fruizione dell’ambiente, alla tutela dei patrimoni naturali, storici, artistici, e così via. Oggi è tempo di cominciare a pensare a questo profilo più elevato dell’azione territoriale. Allo stesso tempo il trend bisogni / servizi di risposta / sosteniblità richiede un monitoraggio costante con l’obiettivo di mantenere e consolidare la qualità della vita nel nostro territorio. 4. La Fondazione di Comunità, uno strumento di tutti, per tutti Le Fondazioni in Italia sono cresciute del 50% negli ultimi dieci anni. Fondazioni di persone fisiche, di aziende, di banche, fondazioni di partecipazione, fondazioni per trasformazione di enti ed istituzioni esistenti. E’ un settore dell’economia non profit che conosce dinamiche molto accentuate. Un settore giovane, ma effervescente. Ma che cos’è la Fondazione di Comunità, in che cosa è differente? La Fondazione di Comunità è un ente non commerciale, non profit di diritto privato che può caratterizzarsi anche come ONLUS.
Non è una fondazione di qualcuno, ma è di tutti e per tutti. Al suo patrimonio ed alla sua attività corrente tutti possono concorrere, ai bandi per la progettualità da sostenere tutti possono partecipare. Non è una fondazione di gestione, ma di raccolta ed erogazione. Avrà prevalente attività culturale e promozionale per fare crescere una cultura di comunità locale. Il suo obiettivo principale è il miglioramento della qualità della vita di una comunità locale attivando risorse e promuovendo la cultura della solidarietà e della responsabilità sociale. La Fondazione di Comunità, grazie al coinvolgimento diretto dei soggetti destinatari, crea un circolo virtuoso per cui la Comunità dona risorse ad un ente che ne garantisce il riutilizzo all’interno della collettività stessa.
La caratteristica più significativa di questo tipo di Fondazioni è quindi la possibilità per una collettività di investire nel proprio sviluppo e nella sua qualità attivando risorse proprie ed avendo la garanzia che tali risorse vengano destinate alla collettività locale. Ma la Fondazione può attrarre anche risorse esterne alla Comunità stessa fungendo da catalizzatore di risorse provenienti da altri soggetti (per esempio i finanziamenti dell’Unione Europea). Significativo: la Fondazione non è gestore di progetti, iniziative, servizi, ma quanto raccoglie viene erogato a soggetti dell’economia non profit o, in assenza, alle istituzioni per gli obiettivi individuati. 5. Non è una novità, è innovativa per il nostro territorio La realtà delle Fondazioni di Comunità è ormai ben strutturata negli Stati Uniti dove tali soggetti si collocano in un contesto giuridico fiscale assolutamente vantaggioso a fianco delle grandi fondazioni industriali, familiari ed individuali americane. Nel censimento federale del 2000 le Community Foundations degli Stati Uniti erano oramai oltre 600 con un patrimonio che superava i 30 miliardi di dollari ed un tasso di crescita annuo del 20%. C’è da sottolineare che lo sviluppo delle Fondazioni di Comunità in America del Nord ha coinciso con la crisi dello stato sociale (anni ’80) e da subito ha cominciato ad espandersi dagli USA al Canada e poi in Europa, soprattutto in Gran Bretagna. In Italia le Fondazioni non hanno una propria legge di riferimento ma sono generate dalle norme del codice civile e dalle norme fiscali che regolano gli enti senza fini di lucro. Tali ultime norme non sono così generose come quelle anglosassoni. In Italia tuttavia, dagli anni ’90 in poi quest’area è decollata facendo registrare accanto alle fondazioni tradizionali, l’evento delle Fondazioni bancarie, quello delle Fondazioni di partecipazione (legge Ronchey voluta per i musei, ma poi applicata in altri ambiti) ed infine le Fondazioni finalizzate ad obiettivi come la “Città della speranza” di Padova o “Il Nostro domani” di Treviso che sono a metà strada tra le fondazioni di partecipazione e quelle di Comunità. Ma l’esperienza pilota che ha diffuso in Italia il radicarsi delle Fondazioni di Comunità è stata quella voluta dalla Fondazione Cariplo di Milano. Essa ha gestito un progetto di finanziamento iniziale e di sostegno organizzativo delle Fondazioni di Comunità in tutte le Province della Lombardia ed in due del Piemonte. I risultati – esaminati anche in un seminario a Padova nella primavera del 2000 ed oggetto di un secondo seminario a giugno 2004 – sono più che incoraggianti perché indicano la nuova via allo sviluppo delle Comunità locali che vede la costituzione di una rete di soggetti che si attivano ed investono nel proprio territorio stimolando il senso di identità, di partecipazione e di condivisione attiva e concreta di tutti i cittadini.
Dopo la Lombardia è partita la Fondazione CaRiVe a Venezia, con le Fondazioni S. Stefano ( Portogruaro) e Clodiense (Chioggia). Ma la prima azienda ULSS e Conferenza dei Sindaci a proporre lo strumento della Fondazione nelle politiche sociosanitarie è stata l’ULSS 4 Alto Vicentino (Thiene), che ha varato la Fondazione di Comunità nel 2004. Ora è partita la Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 7 – Pieve di Soligo. 6. La Fondazione strumento di Comunità
E’ chiaro come la Fondazione di Comunità possa diventare uno strumento avvincente e vincente nella concreta realizzazione di un Piano di zona. I principi di responsabilizzazione, partecipazione, progettazione di azioni volte allo sviluppo di comunità sono contemporaneamente i fondamenti del piano e della fondazione. La Fondazione all’interno del Piano di zona è:      
volano moltiplicatore di risorse interne catalizzatore di risorse esterne garante terzo della qualità dei progetti finanziati regia di trasparenza, efficienza, efficacia dei processi; sponsor anche verso l’esterno della capacità progettuale della Comunità; punto di riferimento stabile e di incontro tra i soggetti pubblici e privati che operano nella Comunità ( sede ideale di associazioni, incontri e seminari con la popolazione ed i vari soggetti del territorio, ecc. ).
Elemento sostanziale delle Fondazioni di Comunità è la stesura di un piano strategico triennale e ciò non è di poco conto per le connessioni possibili con lo stesso Piano di Zona dove potrebbe contribuire a realizzare quei progetti che altrimenti rischiano di rimanere tra i desideri. 7. Lasciare tracce, la solidarietà della quotidianità e quella straordinaria Ma l’elemento forte per promuovere l’appartenenza alla Comunità è la filantropia: ogni storia personale lascia tracce nella Comunità. Ogni persona, gruppo sociale, azienda, può partecipare alla progettualità della Fondazione sia alimentandone il patrimonio che le risorse per le attività correnti. La Fondazione della Comunità ha il non secondario compito di ♦ ♦
ricreare tra i cittadini un patrimonio di fiducia reciproca una cultura della donazione - filantropia appunto – che spesso fatica a concretizzarsi per l’assenza di un soggetto di riferimento preciso o vede il sostegno alle iniziative più lontane ed incontrollate.
Dal punto di vista meramente operativo esistono diversi modi attraverso i quali • i cittadini, le famiglie, • le associazioni, i clubs, i comitati, • le aziende ( industriali, artigianali, commerciali, dei servizi ), • le banche, • le pubbliche amministrazioni e gli enti in genere, possono contribuire al miglioramento della qualità della vita della Comunità attraverso la Fondazione. Per esempio:   
contribuendo alla costituzione ed implementazione del patrimonio indistinto della Fondazione; finanziando direttamente progetti specifici e quindi l’attività generale corrente; costituendo ed implementando fondi speciali (patrimoniali e correnti).
In tutti questi casi godendo dei benefici fiscali presenti nell’attuale normativa ed in quella che verrà approvata per l’azione di pressing in atto ( anche con la campagna “+ dai – versi“ ) per ulteriormente migliorare la legislazione italiana al riguardo.
La filantropia, le donazioni, possono alimentare:  
fondi patrimoniali e correnti per ambito geografico ( distretto, comune, ecc. ); fondi patrimoniali e correnti per scopo ( per la disabilità, per la ricerca scientifica, per il volontariato, per il restauro di beni storico artistici, ecc. ); fondi patrimoniali e correnti nominativi / aziendali avendo così un’azienda o una famiglia il vantaggio di avere visibilità, senza dover gestire direttamente una propria fondazione con tutti gli oneri relativi.
 I vantaggi fiscali derivanti dalle donazioni sono quelli noti ed in fase di miglioramento. I vantaggi della gestione in Fondazione sono dati dal fatto che essa è esente da imposte indirette di registro, successione, trascrizione, voltura catastale ed Invim. Da queste premesse
il Comitato per la Fondazione di Comunità ha realizzato nelle scorse settimane quattro incontri, a Vittorio Veneto, Pieve di Soligo, Santa Lucia di Piave e San Vendemiano, invitando tutte le Amministrazioni comunali aderenti per illustrare le azioni che sono da realizzare in questa fase e che sono state così sintetizzate
a) per quanto riguarda l’attività del Comitato stesso 1.1. 1.2. 1.3. 1.4. 1.5. 1.6. 1.7. 1.8. 1.9. 1.10. 1.11.
Costituzione del Comitato d’onore territoriale Organizzazione dell’Assemblea territoriale di presentazione e promozione dell’iniziativa Determinazione della mappa delle risorse interne e loro in/formazione ed implementazione Determinazione della mappa delle risorse esterne e loro in/formazione ed implementazione Allestimento e realizzazione strumenti operativi Costituzione dei Comitati di Iniziativa Locale Individuazione e definizione partnership con altri enti Preparazione materiali promozionali Piano di veicolazione dell’idea della Fondazione Raccolta fondi finalizzati al patrimonio costitutivo 1.11. Lancio bandi relativi ai primi progetti
b) per quanto riguarda l’attività delle singole Amministrazioni Comunali partecipanti all’iniziativa 2.1. Costituzione (in modo informale) dei Comitati di Iniziativa Locale in ogni comune 2.2. Definizione della rete locale di riferimento 2.3. Divulgazione dell’iniziativa mediante incontri pubblici e privati 2.4. Promozione di iniziative locali cogliendo le opportunità esistenti e possibili 2.5. Stabilire relazioni significative con target specifici e strategici 2.6. Proporre iniziative e segnalare opportunità al Comitato 2.7
Promuovere un proprio calendario. Realizzare eventi significativi anche intercomunali.
2.8. Attenzione strategica alle risorse primarie
2.9. Pensare alle “restituzioni” 2.10 Consolidare i risultati
Il Comitato ritiene – sentiti i pareri dei partecipanti agli incontri realizzati – che ci sia una prima, significativa iniziativa dei Consigli Comunali dei 28 comuni aderenti al progetto, con l’obiettivo di
far conoscere il progetto agli amministratori locali ed alle forze sociali e farlo assumere a patrimonio possibile dell’azione locale in un contesto di inclusione e di coinvolgimento di tutti; avviare le iniziative e le azioni indicate, esemplificando al punto b), senza escludere altre iniziative proprie, valutando anche la possibilità di fare di qualche Comune una sede di esperienza pilota nell’ambito della Fondazione di Comunità; stabilire che la costituzione del patrimonio – primo obiettivo fondante – avviene con il coinvolgimento della comunità locale e che anche l’attività corrente della Fondazione avrà lo stesso riferimento, perché lo strumento sia patrimonio della società civile di cui i Comuni rappresentano il riferimento istituzionale più immediato; consentire agli Amministratori Comunali, quali riconosciuti rappresentanti della comunità locale, di valutare come farsi primi testimoni di tale cultura di comunità, promuovendo – loro per primi – quelle scelte ed iniziative che, senza incidere sui bilanci degli enti locali, possono segnare i primi atti locali del percorso.
Si tratta – come si evince da questo scenario – di un percorso progettuale che va accompagnato da una presa in carico da parte di tutti. Non è una iniziativa di questo o quel colore, non vuole essere un progetto con l’etichetta di qualcuno. Se ne abbiamo la capacità, abbiamo la possibilità di realizzare qualcosa che sarà di tutti e per tutti, ponendo le basi di uno strumento che potrebbe essere strategico per la cultura di comunità e la qualità della vita nel nostro territorio. IL CONSIGLIO COMUNALE
udita la relazione sul progetto Fondazione di Comunità cui hanno aderito tutti i comuni del territorio dell’Azienda ULSS 7 e la relativa discussione; considerato lo stato di avanzamento del progetto ed i tempi e le azioni necessarie per un suo ulteriore sviluppo con il traguardo di passare dall’attuale “Comitato per la Fondazione di Comunità” alla Fondazione vera e propria; condivisa l’idea ed il percorso individuato in questa fase operativa; acquisito il parere di cui all’art. 49 del Decreto Legislativo 267/2000;
Con la seguente votazione: con voti favorevoli
con voti contrari n. 2 (Santin, Rosada) astenuti
n. 3 Consiglieri (Toso, Giust, Masih) DELIBERA
di aderire al percorso proposto impegnando l’Amministrazione Comunale a svolgere il massimo sforzo, coinvolgendo tutte le identità culturali, sociali, economiche e politiche locali, finalizzato a raggiungere e consolidare il patrimonio iniziale per la costituzione della Fondazione di Comunità;
di fare proprie, fin da adesso, le iniziative successive volte a definire progetti da sostenere ed azioni per la raccolta di risorse per la loro realizzazione nell’ambito di quella che sarà l’attività corrente della Fondazione, incentivando ed ampliando la cultura locale della filantropia;
di promuovere subito la costituzione di un Comitato di Iniziativa Locale ampiamente rappresentativo cui demandare l’attività locale; di dare spazio a tutte quelle possibilità che – nella attività corrente del Comune – consentono di promuovere la Fondazione di Comunità, compresa la veicolazione di materiali e pieghevoli;
di divulgare in tutte le sedi opportune gli estremi per i versamenti alla nascente Fondazione di Comunità ( c/c n. 206882 presso Banca della Marca – Credito Cooperativo - cod. ABI 7084, CAB 61880, CIN 78 oppure Ccp n. 73883183 intestato a Comitato per la Fondazione di Comunità dell’ULSS 7 – via Lubin, 16 – 31053 Pieve di Soligo;
di aprire la raccolta fondi finalizzati al patrimonio iniziale della Fondazione. IMPEGNA
l’Amministrazione Comunale a presentare una sintetica relazione annuale sull’andamento del progetto di Fondazione di Comunità e sui risultati locali dell’azione comunale, con particolare riferimento al coinvolgimento ed alla partecipazione sociale all’iniziativa.
Piano di Zona AUSL7 - Proposta Fondazione di Comunità
proposta per la creazione di una fondazione di comunità
ericvm60

References: Art.1

Art.2

Art. 3
 art. 2

Art. 4

Art. 5