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Timestamp: 2020-05-29 17:57:01+00:00

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Stenografico Assemblea - Sed. n. 121 di mercoledì 7 marzo 2007 - 15^ Legislatura
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bricolo 1.21.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cossiga. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, ritengo opportuno innanzitutto porre in rilievo come il Governo, per evidenti scopi di stabilità della propria maggioranza, abbia ritenuto di «costruire» il presente provvedimento in maniera da assicurare l'apparenza di alcune scelte piuttosto che la sostanza. È del tutto evidente il tentativo di descrivere quelle cui il nostro paese partecipa come missioni strettamente civili e, come tali, orientate essenzialmente alla cooperazione allo sviluppo. Noi non neghiamo che il Governo abbia reperito - dal nostro punto di vista, correttamente - risorse adeguate per porre in essere tali interventi nei singoli paesi in cui si svolgono queste missioni: Balcani (Kosovo e Bosnia), Medio Oriente, Libano, Iraq e Afghanistan; tuttavia è evidente che iniziare l'esame del provvedimento con questo Capo I e con questo articolo 1, che descrivono gli interventi di cooperazione allo sviluppo e umanitari, anziché la presenza di militari italiani all'estero impegnati in operazioni, che sono evidentemente di pace anche quando si prefigurano più in chiave di peace keeping che di peace enforcing, sia un tentativo per confondere le idee. Noi, naturalmente, a questo tentativo intendiamo sottrarci.
Valutando l'entità delle risorse destinate alla copertura dei costi delle missioni cui il nostro paese partecipa, si può osservare che, a fronte di poco più di 100 milioni di euro destinati alle missioni civili, si spende circa dieci volte di più per quelle militari. Ciò significa che è in atto un tentativo di mistificazione della realtà che non va certo a beneficio ma a danno di quella parte della maggioranza che legittimamente ritiene di non dover dare il suo voto o, meglio, di dover distinguere la sua posizione da quella della sua maggioranza. Che ciò lo si faccia, in questa sede, per motivi politici interni, tutti lo comprendiamo; tuttavia è opportuno che sia chiaro, almeno nei confronti dei cittadini che ci ascoltano e che leggeranno sui giornali come questa Assemblea ha gestito questo provvedimento, che si sta ponendo in atto, lo ripeto, un tentativo di mistificazione della realtà.
L'Italia è impegnata in missioni che si prefiggono la pace e la stabilizzazione interna dei paesi in cui si interviene, e che utilizzano, come strumenti per raggiungere questi obiettivi, innanzitutto l'impiego di militari e, in parallelo, sebbene con l'impiego di risorse dieci volte inferiori, interventi di cooperazione allo sviluppo.
In questo articolo 1, dedicato agli interventi di cooperazione allo sviluppo, sono inserite alcune norme che, a nostro avviso, richiedono particolare attenzione e chiarezza. Dico ciò perché quando si destinano fondi per interventi di cooperazione allo sviluppo e si indicano come possibili beneficiari oltre a realtà locali dei paesi ospitanti anche realtà italiane, siano Pag. 3esse ONG o aziende con fini di lucro, sorge il dubbio che con il derogare ad alcune disposizioni di legge - il provvedimento prevede, ad esempio, la deroga alle norme di contabilità generale dello Stato nel caso di affidamenti in urgenza - qualcuno voglia fare un favore a qualche amico o ad un amico degli amici.
Per questo motivo riteniamo che la precisazione contenuta nell'emendamento Bricolo 1.21 debba ottenere l'approvazione dell'Assemblea: potrà essere definita ridondante ma, nel dubbio, meglio un po' di più che un po' di meno.
MATTEO BRIGANDÌ. Osservo con stupore che questo emendamento ha ricevuto il parere negativo delle Commissioni e del Governo. Ritengo che, invece, si tratti di un emendamento di assoluto buonsenso. Le organizzazioni non governative che operano in questi territori costituiscono senza dubbio entità di cui si sa poco. Infatti, mentre sappiamo che un'organizzazione governativa è l'emanazione politica di una certo Governo, quella non governativa è un'associazione non determinata, quindi formata da volontari e via dicendo.
Pretendere che l'organizzazione debba dare una qualche garanzia di serietà costituisce il minimo: non posso pensare ad un'organizzazione non governativa, fatta da una famosa casa farmaceutica, che riceve dei soldi, andando poi magari a comprare le provvidenze dalla casa farmaceutica di cui è partecipe. Quindi, ritengo che, onde evitare ogni tipo di speculazione o di situazione poco chiara, pretendere delle garanzie per questa tipologia di soggetti - appunto, le ONG - sia il minimo etico. Sono veramente meravigliato per il fatto che la sinistra, sempre così attenta alla trasparenza ed alla pulizia in ogni intervento, su questo aspetto abbia glissato ed espresso un parere negativo.
L'emendamento dell'onorevole Bricolo non è solo condivisibile, ma è anche di assoluto buonsenso perché garantisce la trasparenza, assicurando che i soldi impegnati dalle organizzazioni non governative vadano a finire a beneficio del popolo che usufruisce dei servizi previsti.
Per questo motivo, invito i colleghi in Assemblea - che al momento mi sembrano un po' distratti - a riflettere su quanto detto e a voler esprimere un voto positivo su questo emendamento.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Intervengo giusto perché l'Assemblea sia a conoscenza del dibattito che si è svolto in Commissione e in sede di Comitato dei nove e non vi siano stravolgimenti della realtà. Mi rendo conto che l'onorevole che ha appena parlato non fa parte delle Commissioni e non ha partecipato alla discussione (quindi, può portare delle argomentazioni assolutamente fuorvianti), però ritengo sia meglio fare chiarezza sul perché si è chiesto di ritirare questo emendamento, pena l'espressione di un parere contrario.
Vi spiego il motivo. L'emendamento chiede, a parte la comprovata fama, che è di difficile attestazione, che le ONG utilizzate debbano rispondere ai criteri dell'articolo 28 della legge n. 49. Ci si potrebbe allora chiedere: ma come, qualcuno è contrario all'applicazione di queste normative di legge? Sarebbe assurdo! Infatti, così non è (Commenti del deputato Brucolo).
Il motivo - onorevole Bricolo, potrà replicare in seguito, ma ora mi lasci terminare l'intervento - è legato al fatto che questa applicazione della legge è già contenuta nel decreto-legge. Se si legge il comma 4, si fa riferimento al fatto che va applicata la legge n. 165.
Nella legge n. 165 è scritto che «(...) per le realizzazioni degli interventi indicati dalla legge si applicano le disposizioni della legge n. 49».Pag. 4
Quindi, innanzitutto, c'è un problema di ridondanza rispetto a qualcosa che nella legge c'è. Inoltre, c'è un problema ulteriore.
Laddove si decidesse di inserire l'emendamento, andrebbe considerato che il comma in esame è stato modificato con un emendamento dell'opposizione presentato dall'onorevole Paoletti Tangheroni, che chiede esplicitamente di utilizzare personale locale, tutte le volte che è possibile, per effettuare gli interventi che possono essere compiuti in loco. Inserire in questo comma, dove noi chiediamo esplicitamente di utilizzare prioritariamente personale locale, una norma che riguarda la scelta delle ONG nazionali sarebbe di fatto in contraddizione anche con lo spirito che si è voluto dare al comma stesso.
All'interno del decreto-legge è, quindi, chiarissimo che tutte le ONG utilizzate devono rispondere all'articolo 28 della legge n. 49 del 1987; perciò reinserire questo richiamo in questo passaggio è inutile, sbagliato e forse anche un po' pretestuoso.
IACOPO VENIER. L'emendamento in questione è assolutamente inutile e contraddittorio, come ha sottolineato prima la presidente Pinotti. Esso tende a sminuire anche il lavoro fatto in Commissione in cui si è recepito parte della proposta dell'opposizione riguardo alle caratteristiche che debbono avere gli interventi ed il coinvolgimento delle esperienze e delle realtà locali nei processi di cooperazione allo sviluppo.
L'intervento su questo emendamento mi consente, però, di valorizzare complessivamente l'impianto dell'articolo 1 del decreto-legge, che contiene gli elementi fondamentali di discontinuità rispetto al precedente decreto-legge che abbiamo approvato in luglio. L'aumento importante dello stanziamento per la cooperazione allo sviluppo, che arriva a 40 milioni di euro per quanto riguarda l'Afghanistan, è accompagnato da un elemento di strutturazione, con la differenziazione esplicita della cooperazione allo sviluppo dall'intervento militare. Esso rappresenta, quindi, un passo verso la fine di quella commistione fra militare e civile, una delle caratteristiche negative dell'esperienza afghana che rendono difficile la stabilizzazione di quella società in quanto dovrebbe avvenire attraverso la cooperazione e non attraverso l'intervento militare.
Successivamente, anche grazie ad emendamenti dell'opposizione abbastanza inutili, se non provocatori, affronteremo l'incardinamento all'interno del provvedimento della conferenza internazionale di pace con il riconoscimento della presenza di un conflitto militare aperto a cui deve corrispondere una soluzione di carattere politico e non eminentemente militare. L'articolo 1 del provvedimento chiarisce anche che la cooperazione allo sviluppo, nelle sue forme tradizionali, riconosciute anche dalla legge finanziaria, che finalmente ha dato maggiore spazio agli interventi di cooperazione allo sviluppo, va considerata come priorità dell'intervento italiano in Afghanistan, in Libano e nelle altre aree in cui siamo impegnati con la nostra presenza militare.
Nel respingere e quindi associarmi all'invito al ritiro o al rigetto dell'emendamento da parte della collega Pinotti, è importante riconoscere che nell'articolo 1 di questo decreto-legge si incardina quell'elemento di avanzamento della discontinuità politica che rappresenta questo testo rispetto a quelli che abbiamo discusso in passato.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Presidente, onorevoli colleghi, su questo tema introdotto dall'emendamento del collega Bricolo le Commissioni si sono effettivamente soffermate abbastanza a lungo proprio perché, come sottolineava l'onorevole Cossiga, gli interventi della cooperazione e gli interventi di tipo umanitario, Pag. 5di natura sostanzialmente civile, ripetutamente previsti nel testo del provvedimento, da una parte hanno una rilevanza di per sé, dall'altra rappresentano uno dei vari aspetti, che già sottolineavamo in sede di interventi sul complesso degli emendamenti e di discussione sulle linee generali, di enfatizzazione «cosmetica» degli aspetti civili rispetto a quelli militari.
Proprio in questo senso riteniamo sia fondamentale chiarire, nella maniera più precisa possibile, anche le caratteristiche che devono essere possedute dagli operatori che saranno finanziati con risorse pubbliche per l'attuazione di questi interventi. Non ci hanno affatto convinto né la presidente Pinotti né gli altri colleghi che sono intervenuti, sostenendo che questo emendamento sarebbe fuorviante, ed anche il richiamo a diverse specificazioni che sarebbero contenute in altra parte del medesimo articolo 1 non ci pare affatto sufficiente. Il fatto che si parli, altrove, dell'applicazione di norme salvo che sia diversamente disposto evidentemente presuppone che nell'articolo 1, commi 1 e 2, siano contenute norme speciali. Perciò, non è affatto scontato che si debbano applicare quelle richiamate in altra parte.
L'onorevole Bricolo, con l'emendamento 1.21, sostiene che debbono essere applicate le norme generali sulle ONG, ovviamente con riferimento alle organizzazioni italiane. Del resto, aver previsto la possibilità di ricorrere a risorse del luogo esclude di per sé che la norma si applichi a tali organizzazioni. Invece, è importantissimo chiarire in maniera esplicita, senza rinvii e senza possibili diverse interpretazioni, che per le organizzazioni italiane alle quali si debba ricorrere nel caso in cui le risorse presenti in loco non siano sufficienti a garantire la bontà degli interventi si applicano le norme previste per le organizzazioni non governative dalla legge nazionale richiamata nell'emendamento. Anche l'indicazione della chiara fama è un criterio che può essere utilmente inserito perché è evidente che nell'ambito delle ONG rispondenti ai requisiti previsti dalla legge italiana ce ne possano essere alcune ritenute non in grado di far fronte a quegli interventi.
Se il problema fosse - come sosteneva la presidente Pinotti - quello di un più chiara formulazione, nulla osta evidentemente che si possa chiedere e ottenere una riformulazione dell'emendamento in un senso che possa essere più utile, ai fini di questa specificazione.
Pertanto, annuncio il voto favorevole del gruppo di Alleanza Nazionale su questo emendamento.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma a questo emendamento e per richiamare le puntuali osservazioni svolte dal collega Gamba.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bricolo 1.21, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Angelino Alfano non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Prendo atto altresì che la deputata Provera si è erroneamente astenuta mentre avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo all'emendamento Paoletti Tangheroni 1.53.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dalle Commissioni, al quale il Governo si è associato.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, come vede, questo emendamento ricalca, nelle intenzioni, l'emendamento Bricolo 1.21 che è stato appena respinto. Credo sia indispensabile cercare di comprendere lo spirito con il quale queste proposte emendative, apparentemente ridondanti, sono state presentate. Si tratta di creare una cultura della sensibilità e di richiamare ad una grande attenzione quando si opera in situazioni così sensibili e così delicate come quelle di cui ci occupiamo.
La nostra preoccupazione, signor Presidente, onorevoli colleghi, sorge da una constatazione: mentre nel precedente analogo decreto-legge, che abbiamo già convertito, il ministro D'Alema aveva voluto inserire nel testo una attenzione particolare rispetto a quella scelta, purtroppo nella relazione tecnica allegata al decreto-legge al nostro esame tale aspetto non è stato preso in considerazione.
Tutti noi lavoriamo nella Commissione affari esteri e, quindi, abbiamo notizia di ciò che avviene sul fronte: purtroppo, sappiamo che è facilissimo, se non c'è molta cura ed attenzione, che le scelte vengano compiute, seppure in piena buona fede e sulla spinta dell'emergenza, magari a favore di organismi che non hanno i necessari requisiti.
Devo dare atto alle Commissioni di aver cercato insieme di predisporre una sorta di ombrello protettivo per questa situazione, privilegiando le risorse locali, perché, rispetto agli errori che può commettere uno sprovveduto esterno, sono sicuramente minori quelli di uno sprovveduto locale. Quindi, abbiamo ottenuto la previsione di questo criterio. Però, secondo noi - questo è il senso e questa è la logica dei nostri emendamenti - ciò non è sufficiente.
Un'apparente ridondanza - sottolineo apparente - costituisce semplicemente un richiamo alla prudenza. Mi rivolgo al Governo, del quale sono presenti due membri che in Commissione hanno dato grande prova di sensibilità su questo tema. Credo che stiamo vivendo una stagione in cui la «pulizia» normativa deve cedere il passo alla prudenza e, pertanto, chiedo al Governo e ai relatori di riflettere in questo senso e di aiutarci a creare tutti insieme una cultura della prudenza quando si lavora in questo campo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, io voterò sempre in maniera difforme rispetto alla posizione del Governo e delle Commissioni. Ho però la fortuna di essere un deputato della minoranza e, quindi, di poter fare ciò che ritengo più opportuno e che la mia coscienza mi detta, non essendo vincolato al voto, alla modalità di espressione e alla ragione di partito o, peggio, a ragioni di interesse o di bottega.
La mia posizione è quella del popolo della pace, che ormai in quest'aula non ha nessun uditore. Per me il criterio deve essere quello della pace «senza se e senza ma». I nostri militari non devono fare la guerra e, soprattutto, non una guerra che non li interessa. Le nostre missioni non possono che essere missioni di pace.
Quindi, è evidente che il rifinanziamento di questa missione, nel momento in cui i soldati fossero armati - e non potrebbe essere altrimenti -, non può che essere valutato negativamente dal sottoscritto.
Per questo motivo, come chiarirò in successivi interventi, la mia posizione è quella che ho illustrato (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania).
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, l'intervento dell'onorevole Brigandì era a titolo personale...
MATTEO BRIGANDÌ. Sì, è chiaro che il mio intervento era a titolo personale.
PRESIDENTE. Ne prendo atto. Prego, onorevole Bricolo.
FEDERICO BRICOLO. Intervengo su questo emendamento anche per rispondere a ciò che ha affermato prima la presidente Pinotti relativamente al mio emendamento 1.21, che abbiamo già votato, che chiedeva di stabilire dei requisiti per le ONG che operano in luoghi così rischiosi, dove è molto importante la loro azione operativa sul territorio, e che vengono sovvenzionate anche con fondi statali.
L'inserimento dell'espressione «comprovata fama», come si chiedeva nel nostro emendamento, era volto a far capire che molte organizzazioni non governative, purtroppo (e le cronache dei giornali sono piene di questi fatti), sono state create non certo per perseguire finalità umanitarie, ma per fare veri e propri affari. Alcune multinazionali farmaceutiche creano le cosiddette ONG, alle quali riciclano farmaci scaduti che poi vengono portati in quei territori, dove la popolazione avrebbe bisogno di altri sostegni.
Vi sono, inoltre, ONG politicizzate, che fanno politica, che sono diventate «stipendifici», che, molto spesso, sono costituite per dare occupazione agli amici degli amici e che sono controllate da partiti politici. Al riguardo, richiamo l'esempio dell'ONG Movimondo che, di fatto, è dei DS, perché Claudio Bernabucci, che è un ex funzionario del partito, è stato presidente dell'Organizzazione fino al 1998 ed il penultimo presidente, Giuseppe Crippa, è stato deputato. Movimondo, l'Associazione per la partecipazione allo sviluppo (APS) di Torino, Alisei e Cesvi, nel 2005, sono state indagate ed accusate dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), in quanto fruitrici di fondi anche comunitari, per aver distribuito servizi senza appalto di gara. In sostanza, cedevano servizi ad aziende da loro controllate, speculandoci sopra. Sono state accusate di frode dagli organismi europei di controllo. Movimondo è una delle tante ONG controllate, di fatto, da partiti politici rappresentati anche in questo Parlamento.
Dunque, mi sembra evidente, onorevole Pinotti, visto che lei fa parte anche di quel movimento, la necessità di stabilire alcune regole...
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Quale movimento?
FEDERICO BRICOLO. I DS.
ROBERTA PINOTTI. Relatore per la IV Commissione. È un partito!
FEDERICO BRICOLO. Occorre dare alcune regole a queste ONG che vanno ad operare sul territorio.
Con il nostro emendamento, volevamo raggiungere questo obiettivo. Quando l'abbiamo presentato nelle Commissioni, il viceministro Intini ha risposto che non era in grado di valutare la portata dell'emendamento e ci ha rivolto un invito al ritiro. Ciò dimostra anche le professionalità dei ministri che seguono questi provvedimenti.
Nelle Commissioni, l'altro giorno, mi è stato detto che la previsione del criterio della «comprovata fama» (l'ha riferito lei, presidente Pinotti) limiterebbe l'azione di queste ONG, perché si andrebbero a ridurre quelle che non possono essere definite di «comprovata fama».
Crediamo sia giunto il momento di fare chiarezza su questa operazione. È evidente che molte ONG svolgono il loro lavoro onestamente, un lavoro encomiabile, e che molto spesso si assumono rischi elevatissimi per portare avanti la loro azione umanitaria e sfruttano il volontariato; tuttavia, altre ONG sono state fin troppo politicizzate e - lo ripeto - oltre a perseguire vere e proprie truffe, diventano contenitori dove assumere amici degli amici, funzionari di partito.
PRESIDENTE. Onorevole Bricolo...
FEDERICO BRICOLO. Con questo emendamento, abbiamo cercato di aprire questa discussione in un'Assemblea che sembra molto distratta su problemi così importanti.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, intervengo sul tema, perché l'emendamento proposto dai colleghi Paoletti Tangheroni e Cossiga va nella stessa direzione dell'emendamento precedente.
Si rafforza ulteriormente la necessità di precisare i requisiti riferiti agli operatori e alle organizzazioni cui possono essere attribuiti incarichi per tutti quegli interventi umanitari, di cooperazione, di ricostruzione indicati nel primo comma dell'articolo 1 del provvedimento, proprio per le ragioni che indicavamo, ma che, con riferimento a questo emendamento, sono, se ve ne fosse bisogno, ancora più pregnanti, necessarie e cogenti.
Infatti, se è vero, com'è stato riferito, che sono state introdotte, a seguito anche di alcuni interventi di colleghi della minoranza, norme che privilegiano, in qualche modo, il ricorso ad operatori e ad organizzazioni locali (ciò, evidentemente, per favorire, anche dal punto di vista sostanziale, le iniziative di ricostruzione e di ritessitura del contesto civile), resta il fatto che gran parte di queste attività continuerà, come è già successo, ad essere svolta da operatori italiani e, quindi, da ONG nazionali. Anzi, se ne prevede l'estensione, dopo una giusta preferenza per quelle italiane rispetto a quelle di altri paesi.
Allora, francamente, non si comprende il motivo per cui la maggioranza ed il Governo insistano nel respingere norme volte a precisare meglio i requisiti cui queste organizzazioni devono rispondere. A maggior ragione, ciò non si comprende quando nel provvedimento, in molte circostanze, si deroga esplicitamente alle norme generali dello Stato in ordine all'attribuzione di incarichi per opere pubbliche, nonché alle norme sulla contabilità dello Stato e quant'altro.
È incomprensibile il motivo per cui la maggioranza ed i relatori, pur affermando di condividere lo spirito di questa iniziativa, poi dichiarino di non volerla accogliere sulla base di presunte contraddittorietà o - peggio - del carattere pleonastico, a loro dire, di simili inserimenti.
Se è possibile - come ritengo sia possibile - precisare meglio i requisiti che queste organizzazioni devono possedere, richiamando norme dello Stato che valgono in senso generale, francamente è incomprensibile il motivo per cui ciò non si voglia fare.
Allora, sorge il sospetto - come ha già detto il collega Bricolo - che si voglia, invece, mantenere un margine di discrezionalità maggiore per avere le mani libere nell'individuazione degli operatori che si preferiscono, non per ragioni di correttezza e coerenza, ma per altre motivazioni che sarebbe meglio cercare di evitare.
Quindi, anche sull'emendamento in esame, Alleanza Nazionale esprimerà un voto certamente favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 1.53, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bricolo 1.56.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, evidentemente l'argomento in esame ha suscitato un certo interesse sia in Commissione sia in Assemblea. L'emendamento Pag. 9Bricolo 1.56 di fatto propone di tornare al testo originario del decreto-legge. Il comma 3 dell'articolo 1 su cui stiamo lavorando, relativo all'affidamento di incarichi temporanei di consulenza ad enti, organismi specializzati e via dicendo, nel testo originario presentato dal Governo includeva sostanzialmente solo l'eccezione: in altri termini, autorizzava il Ministero degli affari esteri ad affidare tali incarichi (vedremo poi come questa formulazione, da un certo punto di vista, non assicuri la chiarezza del processo di affidamento) ed introduceva, in particolare, una deroga agli articoli della legge n. 266 del dicembre 2005, che aveva inteso riordinare questa materia.
Il rischio è sempre lo stesso, ossia che non tanto il Ministero, quanto organizzazioni interne ad esso, direzioni generali, singoli dirigenti, per motivazioni meno nobili, possano procedere, in deroga a normative dello Stato, all'affidamento di incarichi lucrativi o meno, che comunque possono comportare un esborso anche ingente da parte delle casse dello Stato, seguendo procedure non trasparenti, quando addirittura evidentemente truffaldine.
Nel testo originario del Governo non erano inseriti, al di là delle deroghe, strumenti anche minimi che assicurassero una trasparente assegnazione. In sede di Commissioni, con l'esame di emendamenti su cui peraltro vi fu il voto favorevole della maggior parte dei gruppi (in proposito furono presentate proposte emendative anche da parte di esponenti del mio gruppo), fu inserita una norma, corrispondente al secondo periodo del comma in questione, che intende specificare come questi rischi debbano essere evitati. In proposito, è stata introdotta una formulazione che innanzitutto fa riferimento all'opportunità che questi incarichi siano affidati a personale, ovvero ad enti, del paese in cui l'intervento deve essere esplicitato. Nel momento in cui il Governo italiano ritiene di dover stanziare finanziamenti (nello specifico, per l'Afghanistan 40 milioni di euro, per l'Iraq 30 milioni di euro) per attività di cooperazione allo sviluppo e per altri interventi di natura umanitaria (ricordiamoci che stiamo parlando dell'articolo 1), in sede di Commissioni si è ritenuto corretto prima di tutto identificare nelle realtà locali i destinatari di questo intervento. Quindi, anche quando si tratta di ricostruire una centrale elettrica o la parte di un acquedotto distrutta dalla guerra o dall'incuria, le Commissioni (e su questo ci siamo dichiarati favorevoli) hanno ritenuto che anche la parte più viva del lavoro locale, con riferimento alla progettazione ed altro, dovesse essere utilizzata per portare benefici alle popolazioni.
All'interno del dibattito presso le Commissioni si è comunque sottolineato come per particolari tipi di interventi si presentasse la necessità di ricorrere ad altro personale e ad altri organismi, stante l'irreperibilità in loco di professionalità o di organizzazioni adeguate. Poiché comunque si vuole intervenire a beneficio del paese, per impedire la mancata erogazione del contributo e quindi per effettuare quel tipo di attività, si è data la possibilità di coinvolgere anche diverso personale, appartenente ad organizzazioni non lucrative o ad imprese, in particolare italiane, ma anche di altre nazioni.
Il dibattito in aula ha portato a stigmatizzare come questo pericolo esista e come apparentemente non vi sia sufficiente attenzione da parte del Governo affinché esso sia evitato. Appoggiamo quindi la proposta dell'onorevole Bricolo di tornare indietro in maniera provocatoria nei confronti del Governo. Se non vi è bisogno di fare di più, non basta quello che avete scritto voi?
ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, in relazione a questo emendamento soppressivo presentato dall'onorevole Bricolo, mi permetto di rivolgergli l'invito a ritirarlo o comunque a rivedere la posizione che ha portato a presentarlo. Infatti, è vero che il comma 3 dell'articolo Pag. 101 presenta aspetti problematici. Sappiamo quanto il terreno della cooperazione, dell'impegno sociale e del lavoro di assistenza e supporto alle popolazioni, per quanto ispirato e motivato dai princìpi più nobili ed apprezzabili, molto spesso nelle situazioni di emergenza, come quelle molto delicate di guerra o di dopoguerra dove sono avvenute devastazioni, si presti a scopi speculativi e ad intenti diversi da quelli mossi dallo spirito umanitario. Molte volte si verificano problemi di disorganizzazione e di incompetenza e non sempre le risposte corrispondono alle reali esigenze.
Ne abbiamo avuto un esempio abbastanza evidente con il lavoro di organizzazioni non governative in Afghanistan, che, anche se animate da molti buoni propositi, non sempre hanno interpretato nel modo migliore le esigenze, creando le condizioni perché poi si arrivasse agli obiettivi di rinascita, riorganizzazione della società, rilancio del tessuto produttivo e quindi di autosufficienza del paese. Così, era in questo senso comprensibile l'intento fissato nella legge finanziaria del 2005 per l'anno 2006, che cercava appunto di portare ordine nella materia, ponendo dei vincoli all'assegnazione di questi incarichi ed al conferimento di queste attività, nonché alla scelta dei soggetti che avrebbero dovuto espletarle.
Capisco che introdurre una deroga, in questi momenti difficili, nei tre paesi che sono menzionati dall'articolo 1 (Afghanistan, Sudan, Libano), cioè quelli che presentano indubbiamente, insieme all'Iraq, le situazioni più critiche, possa suscitare qualche preoccupazione e qualche sospetto di eventuali nuovi abusi o di un'eventuale nuova futura eccessiva elasticità. Comprendo quindi le preoccupazioni che hanno spinto il collega Bricolo a presentare questo emendamento. Tuttavia, già in Commissione questa disposizione era stata migliorata con l'approvazione di un emendamento della collega Paoletti Tangheroni, teso in qualche modo a rettificare e riequilibrare la norma, assicurando la possibilità, anzi l'obbligo, di assegnare priorità e di privilegiare risorse e professionalità locali, favorendo quindi, nell'azione di cooperazione e di ricostruzione, la scelta di soggetti appartenenti ai territori nei quali si svolgono le missioni. Si tratta quindi di una norma che in qualche modo favorisce e consolida la ripresa occupazionale, il miglioramento delle condizioni di vita, le prospettive per i giovani, oltre che un recupero - perché è veramente questo il grande problema di questi paesi che devono rinascere, risorgere dopo grandi devastazioni - dell'autostima e della consapevolezza di poter concorrere alla rinascita del proprio paese, senza il rischio di essere percepiti, dalle presenze straniere, come soggetti incapaci di concorrere appunto alla rinascita del proprio paese, essendo al contrario considerati in grado di svolgere a pieno titolo questo ruolo. Quindi con tale norma si assicura una prospettiva anche psicologica alle popolazioni locali di poter essere protagonisti del rinnovamento e del futuro del proprio paese.
Credo quindi che questa integrazione normativa in Commissione abbia migliorato la disposizione e che dunque vengano meno quelle ragioni di sospetto e di preoccupazione che potevano aver giustificato l'emendamento soppressivo del collega Bricolo. Anzi, ritengo che il mantenimento oggi di questo comma terzo dell'articolo 1 introduca migliori garanzie di valorizzazione e di stimolo nei confronti delle popolazioni locali, rispetto ai processi di cooperazione e di ricostruzione in tali paesi.
FEDERICO BRICOLO. Chiedo di parlare.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, ritiro l'emendamento 1.56, riservandomi di riproporre in maniera più articolata il tema in esso affrontato attraverso un apposito ordine del giorno. Vorrei però motivare, se lei mi consente, questo ritiro.
FEDERICO BRICOLO. Credo che sia importante da questo punto di vista, anche Pag. 11se l'Assemblea è molto distratta, cercare di fare il punto della situazione di quello che sta succedendo nelle varie missioni di pace, ma soprattutto in Afghanistan. Noi crediamo che questo sia un teatro sempre più difficile e sempre più critico, dove purtroppo ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. Non so se questo Governo sia in grado di portare avanti un'operazione, come quella afghana, senza arrivare a posizioni che possano mettere in crisi una linea di politica estera che di fatto è collegata direttamente con quella portata avanti nella passata legislatura dalla Casa delle libertà.
In ogni caso, l'azione che stanno conducendo i nostri uomini è sicuramente rilevante, poiché essi presidiano zone importanti dell'Afghanistan, come Kabul ed Herat. Al riguardo, ricordo che tutte le informazioni fornite dall'intelligence, da fonti giornalistiche e, soprattutto, dagli stati maggiori dei paesi impegnati in quella missione di pace riferiscono che sarà imminente una escalation di violenza.
La nostra missione di pace si dovrà confrontare, dunque, con atti di guerriglia o di guerra, condotti dai mujaheddin islamici, i quali hanno deciso di scatenare, nei mesi primaverili o estivi, una controffensiva per giungere al controllo di numerose aree del paese.
Vorrei segnalare che, al contempo, stiamo svolgendo azioni umanitarie. Illustrerò alcuni dati per far comprendere quali siano, in questo momento, le condizioni di vita della popolazione in Afghanistan. Ricordo, infatti, che il 23 per cento della popolazione vive, più o meno, con un dollaro al giorno; l'aspettativa di vita è di 42 anni; la mortalità infantile raggiunge il 165 per mille; infine, l'80 per cento della popolazione risulta essere analfabeta. Occorre tener conto del fatto, inoltre, che tanti anni di controllo del territorio da parte delle truppe islamiche e dei talebani in quel paese ha ridotto le donne in una condizione che, forse, è stata la più drammatica in tutto il pianeta!
Pertanto, le nostre organizzazioni non governative devono intervenire su un territorio che risulta essere effettivamente difficilissimo, anche se hanno a disposizione fondi per realizzare progetti anche molto importanti. Tuttavia, osserviamo che in Parlamento vengono presentate proposte emendative, o ordini del giorno, con i quali si chiede al nostro Governo di assumere l'iniziativa di acquisire la produzione di oppio direttamente dall'Afghanistan, per poi «girarlo» - non si capisce bene come - al settore farmaceutico.
Noi pensiamo che non sia in alcun modo possibile sostenere iniziative del genere in un paese dove, effettivamente, la piaga più dolorosa è rappresentata, probabilmente, dal controllo del territorio da parte dei narcotrafficanti, nonché dallo sfruttamento della popolazione locale per coltivare papaveri da oppio.
Dobbiamo tener conto che, nel 2005, in quel paese è stato prodotto 87 per cento dell'oppio mondiale, per un giro d'affari complessivo pari a circa 40 miliardi di dollari - che rappresentano più del 50 per cento dell'intero PIL afgano -, con circa 100 mila ettari destinati alla coltivazione dei papaveri da oppio.
Abbiamo riscontrato, invece, che, grazie all'attività di cooperazione promossa dal nostro paese, nelle aree dove sono giunti incentivi finalizzati alla riconversione delle colture - sostituendo il papavero da oppio soprattutto con uliveti, che servono a produrre olio e a soddisfare, chiaramente, il fabbisogno afghano - si sono registrati ottimi risultati. In tal caso, infatti, la coltivazione del papavero da oppio è stata abbattuta di oltre il 70 per cento.
Ciò non è avvenuto, invece, laddove iniziative ed interventi come quelli citati non sono stati intrapresi. Nell'ambito di un'ottica di cooperazione, dunque, a mio avviso non bisogna in alcun modo perdere di vista l'obiettivo da perseguire, vale a dire riuscire...
FEDERICO BRICOLO. ... a portare - concludo, Presidente - in quel paese non solo democrazia, ma anche sviluppo economico. Vorrei rilevare, quindi, che possiamo promuovere lo sviluppo solo sostenendo Pag. 12iniziative come quelle testè descritte.
PRESIDENTE. La ringrazio: conseguentemente, l'emendamento Bricolo 1.56 è stato ritirato dal proponente.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paoletti Tangheroni 1.51.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, ricordo che, sull'emendamento in esame, è stato espresso parere favorevole sia dalle Commissioni, sia dal Governo. È evidente, quindi, che anche il nostro gruppo voterà per la sua approvazione, e ringraziamo per l'attenzione che è stata prestata al riguardo.
Vorrei osservare che, apparentemente, l'emendamento Paoletti Tangheroni 1.51 sana soltanto una «dimenticanza formale» del provvedimento. Tale «dimenticanza», infatti, non aveva reso chiaro che, tra i possibili beneficiari dei contributi di cui abbiamo sin qui trattato (che devono essere prioritariamente destinati ad enti o persone aventi nazionalità dei paesi in cui vengono realizzate gli interventi in questione), rientrassero anche persone, enti o società appartenenti agli altri paesi dell'Unione europea. Infatti, nel testo originario, si faceva generico riferimento ad «altre nazionalità»; quindi, si distingueva tra personale locale, personale o enti italiani e poi genericamente si diceva «di altre nazionalità».
Il nostro intento era quello di chiarire e non di complicare o di sabotare l'opera del Governo, che comunque apprezziamo, rivolta ad interventi alla cooperazione e allo sviluppo di natura umanitaria nei paesi in cui continuiamo a svolgere missioni. Il nostro intento era tuttavia anche quello di sollevare un problema. Sinceramente, poiché nell'Europa allargata convivono realtà economiche pienamente sviluppate - come quella del nostro paese, della Germania o della Francia - e realtà in fase di secondo sviluppo - come quella della Romania -, riteniamo che si debbano trovare le professionalità, le organizzazioni, gli enti e le imprese in grado di svolgere questi interventi.
Faccio questa affermazione per sottolineare che probabilmente, nel momento in cui non si riescono a reperire localmente - facciamo l'esempio dell'Iraq - le professionalità o le organizzazioni richieste, non vi è bisogno di estendere il campo di applicazione all'intero globo terra-acqua, in quanto credo che tale ricerca possa compiersi compiutamente all'interno dell'Unione europea.
Ebbene, l'estensione a tutto il mondo - quando si era dimenticato di chiarire che invece avevano un ruolo particolare i cittadini, gli enti e le società dell'Unione europea - ci è sembrata una leggerezza; è una prima leggerezza - infatti non vedo né malizia né dolo da parte dell'estensore del provvedimento - che come tale veniva intesa. Tuttavia, un insieme di leggerezze può far sorgere un dubbio e quando le leggerezze sono veramente troppe si inizia a pensare che ci possa essere anche il dolo!
Da questo punto di vista, gradirei ricevere dal Governo alcuni chiarimenti. Quando non viene esplicitato che i cittadini dell'Unione europea possono partecipare con i medesimi diritti a sovvenzioni od altro garantite dal Governo italiano, ritengo che per la normativa comunitaria in realtà vi sia stata una semplice dimenticanza; in altri termini, nessuna legge italiana può, per dimenticanza o per dolo, escludere dai medesimi diritti cittadini o enti e imprese dell'Unione. Cosa diversa è sicuramente l'assunzione o il lavoro all'interno di strutture dello Stato, come possono essere i ministeri, le direzioni generali o altri enti, ma, nel momento in cui si richiedono professionalità esterne, è evidente - indipendentemente dal fatto che ciò sia esplicitato o meno - che i cittadini dell'Unione hanno gli stessi diritti dei cittadini italiani.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 1.51, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Passiamo all'emendamento Paoletti Tangheroni 1.54.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dalle Commissioni e dal Governo.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, mi permetta un discorso un po' più generale per inquadrare questo ed altri emendamenti che saranno esaminati successivamente.
Colleghi, se si parla di interventi di cooperazione, inseriti nel quadro di una missione di pace, il meccanismo stesso della cooperazione deve diventare una risorsa per i paesi in cui andiamo a portare la pace. Non deve essere l'occasione per conseguire noi dei guadagni; sarebbe gravissimo, se così avvenisse. Il meccanismo stesso della cooperazione deve, invece, diventare risorsa per coloro ai quali noi portiamo aiuto in una prospettiva di ricostruzione. Bisogna essere attenti e fermissimi su tale versante; lo affermo con la franchezza e con la forza che mi conferisce anche la consapevolezza di una certa unanimità. Unanimità però, colleghi e Presidente, che forse riscontriamo in questa Assemblea ma certamente non fuori di essa. Ancora, infatti, manca una cultura intesa a trasformare in risorsa il meccanismo stesso della cooperazione. La prova di quanto sto affermando sono gli innumerevoli corsi che ancora si tengono illudendo i nostri ragazzi che sia ancora il tempo di quaranta anni fa, quando ci recavamo nei villaggi per diffondere tecnologia e cultura delle quali quelle popolazioni erano sprovviste. Ora, signori, il problema dei paesi in via di sviluppo è quasi sempre la disoccupazione intellettuale; dunque, basta con l'inviare ragazzini ad avere la «loro» avventura: non si può più permettere una tale vicenda! Dobbiamo oggi, attentamente e oculatamente, far diventare risorsa tutto quanto portiamo sul posto.
Questa è la logica che deve essere seguita e devo dichiarare con orgoglio di far parte di questa Camera perché tale logica era stata invero accolta dal Governo e dall'Assemblea nel testo del precedente provvedimento sulla missione in Iraq, quando era stata approvata una proposta emendativa. Quella proposta oggi riproponiamo per estenderne la previsione, molto chiaramente e con tutte le precisazioni del caso, a tutte le missioni di pace.
Mi ricordo che per fare approvare in modo unanime quella disposizione si pesò attentamente ogni parola... Chiedo scusa, ma ritengo che il Governo dovrebbe avere maggiore attenzione per il mio intervento (Commenti dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)... Mi scusi, sottosegretario, ma chiederei maggiore attenzione perché il discorso riguarda proprio il Governo. Governo che, dopo la testé ricordata vicenda della proposta emendativa poi divenuta legge con l'approvazione di tutta l'Assemblea e dopo avere accettato un ordine del giorno ancora più cogente in questo senso, presenta al Parlamento un decreto contenente una relazione tecnica che disattende completamente quella stessa disposizione. Mi domando se facciate affidamento sul fatto che la gente non legga i vostri allegati - non voglio pensarlo, vi sarebbe dolo! - o se non li abbiate letti voi (il che sarebbe grave)! Se non è così, vi domando allora quale sia la spiegazione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PIERLUIGI CASTAGNETTI (ore 11,30).
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Esistono, infatti, parecchi ambiti per i quali si richiede specificamente - posso ad esempio segnalare il caso dell'Iraq - l'impiego di personale: senza imbarazzo prevedete l'impiego di otto esperti italiani, senza aggiungere alcuna motivazione alla Pag. 14base di tale decisione. Ciò ci porta a nutrire grave preoccupazione.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Mi permetta, Presidente, questo è anche il motivo di una certa, apparente ridondanza nei nostri emendamenti. Siamo, infatti, molto preoccupati di tale circostanza. Mi riservo di tornare su tale elemento perché, vede Presidente, noi stiamo cercando le soluzioni più adeguate perché si spendono tanti denari pubblici e vorremmo fossero spesi per una vera costruzione di pace.
PRESIDENTE. Onorevole, lei avrebbe dovuto pronunciarsi sull'invito al ritiro; dunque, mantiene l'emendamento 1.54 a sua prima firma?
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, mi riservo di decidere dopo avere ascoltato gli altri interventi.
PRESIDENTE. Onorevole, devo allora intendere che lei ha deciso di mantenere la proposta emendativa.
Ha avuto la parola per pronunciarsi sull'invito al ritiro; ha quindi deciso di mantenere l'emendamento, come era nelle sue prerogative di fare. Sta bene.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Non è così...!
UMBERTO RANIERI, Relatore per la III Commissione. Ma non ha deciso in tal senso!
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, avendo ascoltato la collega Paoletti Tangheroni, ritengo che l'emendamento in esame sia particolarmente appropriato. Il comma 3 dell'articolo 1 stabilisce che «Per le finalità e nei limiti temporali previsti dal comma 1, il Ministero degli affari esteri è autorizzato ad affidare incarichi temporanei di consulenza o specifiche attività anche ad enti e organismi specializzati, nonché a stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa con personale estraneo alla pubblica amministrazione»; ciò, naturalmente, ove ricorra il presupposto che non esistano in loco disponibilità adeguate per favorire le attività delle organizzazioni non governative.
Tuttavia, chi stabilisce l'esclusione delle disponibilità in ambito locale e, di conseguenza, rende possibile applicare il predetto comma 3 dell'articolo 1? Basta una semplice disponibilità del Ministero degli affari esteri ovvero occorre una formale indicazione da parte dell'ambasciatore italiano, il quale fa sapere al Ministero degli affari esteri che non vi sono disponibilità in loco e che, quindi, si possono stipulare contratti, in base al comma 3 dell'articolo 1 del provvedimento in esame, con soggetti estranei all'amministrazione pubblica? Io ritengo che l'emendamento Paoletti Tangheroni 1.54 sia particolarmente appropriato: esso individua l'autorità che può stabilire se vi siano o meno disponibilità locali (in questo caso, l'ambasciatore italiano competente), la cui indicazione, relativa all'inesistenza delle professionalità richieste nella realtà locale, attiva l'applicazione della norma.
Che si abbia una procedura stabilita per legge, in base alla quale l'indicazione dell'inesistenza di disponibilità locali proviene dall'ambasciatore competente ed è inviata al Ministero degli affari esteri, il quale, preso atto di essa, provvede alla stipulazione di contratti con soggetti estranei all'amministrazione pubblica, mi sembra positivo e corretto, anche dal punto di vista della trasparenza di contratti che, talvolta, come ha ricordato il collega Bricolo, hanno dato luogo ad operazioni disinvolte delle quali si è dovuta occupare la magistratura.
PIETRO MARCENARO. Signor Presidente, sugli emendamenti dei colleghi Paoletti Pag. 15Tangheroni e Cossiga relativi al comma 3 dell'articolo 1 si è già svolta una discussione, dapprima in Commissione e, successivamente, in Comitato. Peraltro, la stessa questione è posta anche da emendamenti successivi, segnatamente dagli emendamenti Paoletti Tangheroni 2.52 e 2.51, il cui testo è parzialmente diverso.
Sulla questione che l'emendamento in esame pone c'è stata condivisione. D'altra parte, lo stesso testo del decreto-legge, là dove imputa al Ministero degli affari esteri la responsabilità di dichiarare che non sono state reperite in loco le capacità e le competenze necessarie all'esercizio delle funzioni richieste, individua una certificazione sicura, evidentemente necessaria affinché quanto abbiamo deciso venga effettivamente attuato.
Tuttavia, la modalità che questo emendamento indica e presenta è particolarmente rigida. Mi pare che in sede di Comitato dei nove si fosse determinata una generale convergenza sul fatto che sarebbe stato strumento più opportuno per affrontare la questione quello di un ordine del giorno che, anche tenendo conto delle osservazioni alla relazione tecnica, l'onorevole Paoletti Tangheroni ha svolto. Questo è un elemento di indirizzo sull'applicazione di un punto sul quale si era dimostrata convergenza.
Per questo, io ripropongo la possibilità - e non mi pare che l'onorevole Paoletti Tangheroni l'abbia respinta - che si ricorra alla via del ritiro e alla formulazione dell'ordine del giorno che peraltro risponde in altro modo al problema posto.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, questo emendamento presentato dal collega Paoletti Tangheroni, accanto ad altri, chiama in campo la necessità di intervenire nelle aree nelle quali si svolgono - o si sono svolti - le missioni internazionali con personale o con organismi altamente qualificati.
La questione dell'impiego di persone ed organismi è assai delicata, non tanto perché le attività che sono chiamate a svolgere si tengono in zone ad alta pericolosità e con tutte le problematiche conseguenti, ma anche perché non vorremmo - e lo ha adombrato nel suo intervento la collega Paoletti Tangheroni - che vi fosse una facilità di scegliere con assoluta discrezionalità tra i soggetti disposti a recarsi in quei luoghi per svolgere proprie personali esperienze, ma non utili alla popolazione e allo svolgimento dei compiti assegnati.
Non dimentichiamoci che vengano stanziati cifre importanti, e pertanto la questione non è di poco conto. In fondo, l'emendamento della collega è di una semplicità lampante. Infatti, si limita a dire che questi organismi debbano essere di comprovata fama ed in possesso dei requisiti di idoneità per accedere a contratti con lo Stato. Allora, sorge spontaneo un dubbio: come mai ci si oppone a questo emendamento che si limita a richiamare le condizioni tecnico-giuridiche per le quali si possono stipulare contratti con lo Stato? A chi si vogliano dare piuttosto questi incarichi? Allora, se vi è buona fede da parte della maggioranza e degli esponenti del Governo, non vedo che cosa osti ad accettare e ad accedere a questa specificazione che la collega ha introdotto attraverso un suo emendamento. Davvero in questo caso si alimentano sospetti.
Tra l'altro, voglio ricordare ai colleghi e all'Assemblea che esistono - e le esamineremo poi in coda alla discussione - ordini del giorno presentati da colleghi della maggioranza, e ricordo la collega De Zulueta, che chiedono che coloro i quali vengono inviati nell'azione di missione siano in possesso di specifiche qualità e requisiti, soprattutto in ordine allo svolgimento di azioni di sicurezza, con impiego della polizia privata, eccetera. Magari si esprimerà il voto sull'ordine del giorno della collega De Zulueta, mentre non si vuol accedere all'emendamento adesso al nostro esame, il quale rappresenta una forma di garanzia di trasparenza. Infatti, è proprio questo che chiediamo: trasparenza!Pag. 16
Chi sono coloro che verranno retribuiti per svolgere queste missioni? Quali sono gli organismi che non solo riceveranno i finanziamenti, ma addirittura sceglieranno le persone da inviare in missione, al posto del Governo o del Ministero degli esteri? Guardate, colleghi, è un fatto assolutamente importante e delicato. Insisto ed intervengo per richiamare l'attenzione su tale questione, assai delicata. Almeno, come norma di prudenza, si dovrebbe prevedere che i nominativi delle persone inviate nelle missioni e scelte da tali organismi scelti siano conosciuti e comunicati al Parlamento, allegando di volta in volta le adeguate motivazioni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto, a titolo personale, l'onorevole Cossiga. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE COSSIGA. Grazie, signor Presidente. Il mio intervento a titolo personale tecnicamente è in dissenso, ma in realtà serve a chiarire un aspetto, che certo non vuole essere una critica a quanto da lei detto. Signor Presidente, lei è intervenuto «a cavallo» dell'intervento dell'onorevole Paoletti Tangheroni, che era iniziato con una Presidenza diversa. L'onorevole Paoletti Tangheroni è intervenuta nella fase di dichiarazioni di voto sull'emendamento, per sua espressa richiesta, ed ha definito la natura del suo intervento, non certo perché le sia stata sollecitata una risposta da parte della Presidenza.
L'intervento dell'onorevole Paoletti Tangheroni ha riguardato l'emendamento, così come altri interventi. La possibilità di ritirare l'emendamento spetta al presentatore dell'emendamento stesso, in qualunque momento del dibattito, purché non sia iniziato il voto. Da questo punto di vista, poiché può accadere che un intervento del Governo o dei colleghi possa avere come risultato quello di convincere il presentatore di un emendamento a ritirarlo, penso che l'onorevole Paoletti Tangheroni correttamente non lo abbia ritirato, avendo ancora la facoltà di ritirarlo o meno.
PRESIDENTE. Desidero solo precisare che all'inizio, così come mi è stato riferito, la Presidenza aveva chiesto alla collega se ritirava o meno l'emendamento, così come proposto dalle Commissioni e dal Governo.
FEDERICO BRICOLO. Grazie, Presidente. Faccio presente all'Assemblea che ormai, è diverso tempo che stiamo discutendo su questo provvedimento e non abbiamo ancora discusso nessun emendamento presentato dal centrosinistra. Di fatto non c'è stato nessun intervento da parte dei parlamentari del centrosinistra. È evidente che questa maggioranza, dunque tutto il centrosinistra, ha assunto una posizione «senza se e senza ma» per mantenere le nostre truppe in missione di pace in Afghanistan. Ne prendiamo atto sulla base della lettura degli atti parlamentari.
Nella passata legislatura ho sempre seguito i lavori della Commissione difesa. Ricordo le centinaia di emendamenti presentati dai colleghi, che adesso non hanno nemmeno il coraggio di intervenire o di essere presenti in aula. Sono scappati, sono nascosti nei corridoi e non vogliono entrare in aula perché hanno paura di esprimersi a favore di un provvedimento che non condividono. Vorrei ricordare le centinaia di emendamenti presentati nella scorsa legislatura dai colleghi del centrosinistra, tutti ovviamente contro le missioni di pace portate avanti dal nostro Governo, in particolar modo per quella in Afghanistan. Non c'è un solo emendamento di Rifondazione comunista! Vediamo Giordano, che ne ha presentati centinaia nella scorsa legislatura...
FRANCESCO GIORDANO. I miei colleghi!
FEDERICO BRICOLO. Appunto, i tuoi colleghi! Non c'è un emendamento dei comunisti italiani.
Anche ieri, in televisione, alcuni suoi esponenti hanno ribadito di appoggiare il ritiro delle truppe dall'Afghanistan, ma Pag. 17non hanno poi avuto il coraggio di presentare emendamenti in aula (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania).
Non c'è neppure un emendamento dei Verdi, che ogni giorno sui giornali chiedono il ritiro delle truppe, ma non hanno il coraggio di far nulla al riguardo. Cosa è successo? È successo semplicemente che la settimana scorsa il Governo è caduto sulle linee di politica estera e non ha avuto la fiducia della maggioranza al Senato. Di colpo, gli ideali pacifisti, che voi del centrosinistra avete usato nelle piazze per scatenare i componenti dei centri sociali, che inneggiavano alla pace portando la violenza, che facevano sventolare le bandiere della pace, quegli ideali pacifisti che avete esaltato a Vicenza, contro l'allargamento della base americana, di colpo sono svaniti.
Tali ideali non fanno più parte della vostra battaglia politica, rimane solo la ferrea volontà di mantenere le nostre truppe in un teatro di guerra, come è quello attuale in Afghanistan. Si tratta di militari che non sono armati sufficientemente e che, conseguentemente, rischieranno la loro vita semplicemente perché per voi sono più importanti i posti di potere - le sedie di Governo e quelle degli enti sulle quali vi siete seduti - che gli ideali. La mia ritengo sia una riflessione corretta, che chiunque dovrebbe fare in questa sede ma che, al contrario, non viene fatta in alcun modo dal centrosinistra che, lo ripeto, si nasconde, non parla, non interviene e non presenta proposte emendative a questo provvedimento.
L'emendamento della collega Paoletti Tangheroni 1.54 lo considero assolutamente opportuno in quanto con esso si chiede che l'ambasciatore italiano competente - cioè la nostra rappresentanza diplomatica in Afghanistan e negli altri paesi in cui si svolgono le missioni di pace - debba giustificare, con una dichiarazione scritta, l'eventualità che non si possa portare avanti l'azione cooperativa utilizzando personale o ONG locali, e dunque si debba per forza far ricorso a personale e ad ONG italiane e della Comunità europea.
Il contenuto dell'emendamento in esame è assolutamente coerente con le finalità del presente provvedimento che attribuisce notevole importanza alla cooperazione allo sviluppo in quei territori. Di tale emendamento le Commissioni e il Governo hanno chiesto il ritiro in quanto non vogliono assumersi alcuna responsabilità forse perché - e ritorno al ragionamento fatto poc'anzi - sono altre le ONG che debbono operare in quei territori, magari quelle collegate direttamente con partiti facenti parte di questa maggioranza, i cui uomini, al Ministero degli affari esteri, sono stati, lo ricordo, motivo di scandalo per essere indagati per truffa dagli organismi di controllo della Comunità europea. Di tali ONG ricordo, ad esempio, le tante collegate a Rifondazione Comunista, come quella di Agnoletto, di cui tutti ricordiamo la contrarietà allo svolgimento del G8 di Genova, sebbene la sua ONG riceva fondi proprio dal G8, che, una volta eletto al Parlamento europeo, è sparito dalla circolazione e di lui non se ne sente più parlare.
In conclusione, noi chiediamo chiarezza, anche attraverso il presente emendamento che probabilmente sarà ritirato dai presentatori, in materia di interventi umanitari compiuti dal nostro paese in queste missioni di pace all'estero.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Chiedo di parlare.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, annuncio il ritiro dell'emendamento 1.54, a mia prima firma, e preannuncio che ne trasfonderò il contenuto in un ordine del giorno invitando fin da ora il Governo ad accoglierlo.
PRESIDENTE. Sta bene: l'emendamento Paoletti Tangheroni 1.54 è pertanto ritirato.
PAOLO RUSSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PAOLO RUSSO. Signor Presidente, il capo del Dipartimento della protezione civile, dottor Guido Bertolaso, si è polemicamente dimesso dalla carica di commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania.
Al riguardo, noi avevamo avuto occasione di sostenere che, in condizioni di emergenza, i triunvirati non servono, anzi rendono impossibile ogni cammino. Avevamo anche precisato che sarebbe stato necessario dargli poteri certi e pieni senza la necessità di frequentare, con il cappello in mano, i santuari della politica campana, peraltro responsabili di quell'emergenza.
Capisco anche che il dottor Bertolaso non è senatore, né garantisce senatori a questa risicata maggioranza, ma scaricare così uno dei migliori funzionari del nostro paese ed abbandonare la Campania ad un infame destino rappresenta un vulnus non facilmente riparabile...
PRESIDENTE. Onorevole Paolo Russo, qual è la questione che pone sull'ordine dei lavori? Lei sta parlando di altra materia.
PAOLO RUSSO. Per tali motivi, signor Presidente, chiediamo che il ministro dell'ambiente venga subito in Parlamento a riferire su questo gravissimo episodio, che penalizza ulteriormente la Campania e genera ulteriori disastri [(Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].
PRESIDENTE. Onorevole Paolo Russo, le assicuro che riferirò il Presidente della Camera la richiesta da lei testé formulata.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paoletti Tangheroni 1.52.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gamba. Ne ha facoltà.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è evidente che nessuno può essere contrario ad una conferenza di pace, tanto meno in quest'aula, dove molti si riempiono la bocca di questa parola, anche a sproposito.
Certamente, il gruppo di Alleanza Nazionale ha dimostrato sempre di sostenere, nei fatti, le ragioni della pace, peraltro mai distinta e scevra dalle condizioni che questa deve sostenere e che, in particolare, fanno riferimento alla sicurezza e all'ordine.
Il motivo per il quale il nostro gruppo si esprimerà favorevolmente con riguardo a questo emendamento soppressivo del comma 6-bis risiede, peraltro, in tutta una serie di considerazioni di particolare rilevanza, in parte già illustrate da altri colleghi del mio gruppo in sede di discussione sulle linee generali e di interventi sul complesso degli emendamenti.
Signor Presidente, il riferimento, il cenno alla conferenza di pace sull'Afghanistan è stato introdotto nel provvedimento oggi al nostro esame nel corso dell'iter nelle Commissioni ma, evidentemente, non compariva nel testo originario del decreto-legge approvato dal Governo.
È il caso più evidente di quegli «zuccherini», di quelle «carote», di quegli espedienti con cui la maggioranza - o meglio, in questo caso, il Governo - ha ritenuto di intervenire per guadagnare dei motivi di finto consenso da parte delle fazioni dell'estrema sinistra comunista, del gruppo dei Verdi e di tutti quegli altri esponenti che, in più di un'occasione, si sono in passato espressi contro la missione militare in Afghanistan, espedienti che il ministro degli esteri, onorevole D'Alema, ha individuato per guadagnare un risicato consenso: vedremo se sarà così anche al Senato.
Si tratta di un intervento del tutto strumentale, così come del tutto strumentale è la decisione di inserire un'autorizzazione di spesa di poche centinaia di migliaia di euro per poter far cenno a questa conferenza di pace sull'Afghanistan quando, in realtà, è evidente a tutti che, se Pag. 19veramente il Governo avesse voluto promuovere tale iniziativa (come non abbiamo dubbi di ritenere che il Governo italiano farà in sede ONU e nelle altre sedi per la sua successiva organizzazione), non vi sarebbe stata alcuna necessità di una previsione in questo provvedimento.
È chiaro che, com'è già avvenuto per la conferenza che questo Governo, poco dopo il suo insediamento, ha promosso sul Libano qui a Roma, nell'ambito degli stanziamenti del Ministero degli esteri del bilancio dello Stato, certamente vi sono dei capitoli ai quali si potrebbe ricorrere per far fronte a queste necessità.
È chiaro l'intento strumentale consistente nel voler far cenno qui, oggi, a questa conferenza - che poi si definisce di pace - senza avere chiarito sufficientemente in che modo essa si dovrebbe realizzare, le modalità con cui dovrebbe essere organizzata e promossa e quali parti dovrebbero essere coinvolte. Risulta infatti di tutta evidenza che non sarà molto facile ottenere la partecipazione, per esempio, delle presunte controparti (fatto che sarebbe comunque oltremodo censurabile da parte nostra), cioè i terroristi di Al Qaeda, le fazioni talebane e altri gruppi, per non parlare del rischio di creare possibili ripercussioni, non sempre favorevoli, con riferimento al quadrante dei vari paesi confinanti. Tra l'altro, mi sembra che lo stesso Governo Karzai nutra seri dubbi in merito a tale questione, non essendo state chiarite le modalità di cui ho detto.
Per questo motivo, quindi, il nostro gruppo voterà a favore della soppressione di questo strumentale riferimento che è stato inserito, ribadendo che, al contrario, quando saremo in grado di conoscere le reali modalità e i contenuti della conferenza di pace sull'Afghanistan - o come si chiamerà -, non potrà mancare il nostro sostegno ove tale conferenza sarà veramente finalizzata ad un intervento positivo per quel disgraziato paese.
MATTEO BRIGANDÌ. Presidente, affermo esplicitamente che quello che sto per svolgere, come tutti i miei interventi anteriori e posteriori, è un intervento a titolo assolutamente personale che non coinvolgerà il gruppo. Vorrei leggere l'articolo 11 della Costituzione: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
A me sembra strano che in questa aula un leghista debba dire tali cose sbandierate da altri, ma adesso me ne faccio vanto, perché - che sia chiaro! - io sono assolutamente su posizioni pacifiste e non credo che l'Italia debba esporre a rischio il sangue dei propri militari per guerre che non le appartengono.
Per tali motivi voterò assolutamente in contrasto con le posizioni governative. Io sono per la pace. No alla guerra!
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, intervengo per interloquire con la collega Paoletti Tangheroni, che ha presentato l'emendamento, e con il collega Gamba. Con il collega Brigandì interloquiremo in occasione della prossima manifestazione pacifista, quando lo avremo tra le nostre file, visto che si è convertito oggi.
FEDERICO BRICOLO. Lui vota contro il decreto-legge; tu, invece, a favore!
RAMON MANTOVANI. Per quanto riguarda la questione della conferenza internazionale di pace, così come delineata nel decreto, vorrei ricordare intanto a tutte le colleghe ed i colleghi che la conferenza era già richiamata nell'atto di indirizzo approvato da questa Camera nel luglio scorso. In essa si potevano leggere le seguenti affermazioni: «(...) una nuova conferenza internazionale sull'Afghanistan ha lo scopo di favorire un dialogo a livello regionale e di rilanciare l'impegno della Pag. 20comunità internazionale volto alla ricostruzione economica e civile del paese, alla pacificazione (...)», e così via.
Ebbene, io penso sempre che un Governo, quando riceve un indirizzo dal Parlamento, debba tradurlo in fatti e noi apprezziamo il fatto che, solo qualche mese dopo la votazione di questo atto, il Governo italiano, subito dopo le elezioni di mezzo termine statunitensi, abbia prima fatto delle dichiarazioni critiche nei confronti della logica militare e poi avanzato la proposta di una conferenza internazionale. Noi abbiamo ritenuto che questo atto politico fosse in coerenza con quanto indicato dal Parlamento e comunque abbiamo apprezzato questa posizione del Governo.
Il fatto che tale previsione sia introdotta all'interno di un decreto-legge non deve meravigliare. Introduciamo anche tanti altri criteri e tanti altri capitoli di spesa che apparentemente non c'entrano nulla con lo svolgimento delle operazioni militari del nostro contingente militare in Afghanistan o in qualsiasi altro paese. Siccome la proposta della conferenza internazionale è una proposta avanzata dal Governo italiano nel foro internazionale, noi riteniamo giusto che il Governo si impegni anche dal punto di vista della spesa per l'indizione della stessa, ben sapendo che non è facoltà del solo Governo italiano convocare una conferenza internazionale e che questo verrà fatto nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
Infine, al collega Gamba vorrei far presente una cosa. Egli ha parlato della necessità, essendo questa una conferenza definita di pace, di far sedere al tavolo, se non ho capito male, ove la conferenza si svolgesse, tutti i partecipanti al conflitto, ivi compresa Al Qaeda. Il collega Gamba in parte ha ragione, perché tradizionalmente le conferenze di pace si svolgono in questi termini; vorrei ricordargli, però, che il caso dell'Afghanistan rappresenta una fattispecie specifica. Il governo dei talebani, quando ha subito l'intervento militare unilaterale, perché è così che è iniziata la guerra in Afghanistan, non era riconosciuto dal sistema delle Nazioni Unite. Solo il Pakistan e gli Stati Uniti d'America intrattenevano relazioni ufficiali ed intense con il governo dei talebani, che noi abbiamo sempre condannato ed indicato come un pericolo per l'intera umanità. Un'eventuale conferenza internazionale che si svolgesse senza la presenza - per dirla volgarmente - del mullah Omar o di Bin Laden sarebbe del tutto legittima e potrebbe ugualmente definirsi conferenza di pace. Infatti, l'uno non rappresenta un governo legittimo e noi, al contrario degli Stati Uniti, non abbiamo mai considerato quello dei talebani come un governo legittimo; l'altro rappresenta un'organizzazione criminale e terroristica. Una conferenza internazionale di pace, quindi, ben potrebbe prendere decisioni e provvedimenti, anche senza la partecipazione di questi contendenti all'interno del conflitto.
Per questi motivi noi respingeremo, ovviamente, questo maldestro tentativo di attaccare la giusta politica del Governo italiano sulla conferenza internazionale di pace e anche il maldestro tentativo di oscurare una delle cose migliori che il Governo italiano è stato capace di fare (Applausi dei deputati dei gruppi Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, L'Ulivo e Verdi).
MARIO PEPE. Chiedo di parlare.
MARIO PEPE. Signor Presidente, intervengo per un richiamo all'articolo 8, comma 1, del regolamento. Vorrei sapere se, nelle ultime ore, siano intervenute modifiche nella composizione del Governo perché il sottosegretario Forcieri occupa comodamente la poltrona riservata al Presidente del Consiglio dei ministri, quando, invece, dovrebbe sedere tra i banchi riservati ai sottosegretari di Stato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
MARIO LANDOLFI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
MARIO LANDOLFI. Signor Presidente, intendo associarmi alla richiesta dell'onorevole Paolo Russo circa l'intervento...
PRESIDENTE. La richiesta è già stata avanzata.
MARIO LANDOLFI. Signor Presidente, la prego, mi faccia evidenziare...
PRESIDENTE. La richiesta è stata avanzata in un momento non rituale. Non apriamo un dibattito su questo!
MARIO LANDOLFI. Presidente, mi consenta di evidenziare un solo dato...
ANTONIO LEONE. Presidente, perché gli toglie la parola?
PRESIDENTE. Onorevole Landolfi, le tolgo la parola perché su questo argomento si è già parlato. Lei sa molto bene che l'onorevole Paolo Russo avrebbe potuto parlare soltanto alla fine della seduta; ho lasciato che intervenisse ma, a questo punto, non posso consentire che si apra un dibattito. È stata richiesta una informativa urgente del Governo: quando ci sarà l'informativa urgente si aprirà il dibattito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Forlani. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, all'alba di oggi è scattata l'offensiva dei contingenti inglese, canadese, olandese e neozelandese - 4.500 uomini, oltre a mille militari dell'esercito afgano - nella regione meridionale di Helmand, in Afghanistan, ritenuta tra quelle maggiormente infestate dai talebani, che stanno cercando di riprendere il controllo di tanta parte del territorio del paese. Questa offensiva si preannuncia durissima, configura di per se stessa un vero e proprio conflitto e può considerarsi una sorta di anticipazione di quanto avverrà nei prossimi mesi, cioè una vera e propria guerra che dovrebbe integrare una sorta di soluzione finale nei confronti di talebani, signori della guerra, narcotrafficanti e terroristi di Al Qaeda, rifugiati nelle aree tribali. Tutte queste forze ostacolano la stabilizzazione della democrazia e della pace che, in questi anni, le presenze internazionali hanno perseguito in Afghanistan. Sono tra coloro che ritengono - molti osservatori internazionali si sono pronunciati in tal senso - che ulteriori recrudescenze militari, per quanto giustificabili in base all'emergenza e alla difficoltà della situazione, non costituiscano, a lunga scadenza, la soluzione più efficace per arrivare alla stabilizzazione.
O, meglio, esse potrebbero costituirla soltanto nel momento in cui siano stati esperiti inutilmente tutti gli altri tentativi di carattere politico, diplomatico e multilaterale.
Quindi, non posso non essere favorevole all'idea di una conferenza di pace sull'Afghanistan, con lo scopo di affrontare, in modo mirato e approfondito, con una tregua e con una pausa, tenendo conto dell'esperienza di questi anni, i problemi irrisolti, le questioni sul tappeto e le risposte che ancora si possono dare, per capire quali sono gli errori e le criticità, rettificare i comportamenti e, soprattutto, come dicevo ieri nel mio intervento, coinvolgendo i paesi limitrofi con maggiore intensità e con una loro responsabilizzazione, quali l'Iran, il Pakistan e la Repubblica popolare cinese.
Ritengo, però, che in questa sede e in questo provvedimento uno stanziamento sia inappropriato, poiché non conosciamo la consistenza, le modalità e i moduli organizzativi di questa conferenza, né chi parteciperà, quali argomenti verranno discussi, quali saranno le dimensioni, quali paesi saranno favorevoli e che tipo di configurazione assumerà tale conferenza. Come facciamo, in questo senso, anche solo a determinare la somma dell'apporto finanziario italiano?
Credo che, nel momento in cui le Nazioni Unite avranno approvato l'istituzione di una conferenza e si capirà di che tipo di organo si tratterà, con quale oggetto e con quali attori protagonisti e Pag. 22partecipanti, allora si potrà quantificare anche l'apporto di carattere finanziario del nostro paese.
In questo provvedimento, che reca una proroga della partecipazione italiana e del finanziamento a missioni umanitarie, un simile stanziamento mi sembra inappropriato. Esso veramente risponderebbe a quell'esigenza, già segnalata dal collega Gamba, di compiacere una parte della maggioranza, inserendo un intervento, che in questo provvedimento verrebbe a sproposito, per far accettare una decisione che, altrimenti, come abbiamo visto nelle scorse settimane, viene accettata con notevoli «mal di pancia» da una parte della maggioranza stessa.
Per questo motivo, voterò a favore dell'emendamento Paoletti Tangheroni 1.52, pur rimanendo fermamente favorevole all'indizione di una conferenza di pace che abbia un ruolo decisivo nella promozione del nostro paese a livello internazionale.
IACOPO VENIER. Signor Presidente, ovviamente siamo giunti ad un momento decisivo della discussione su questo decreto-legge, che riguarda un impegno politico importantissimo che il nostro Governo ha voluto fosse scritto nell'impianto stesso della legge di proroga delle missioni.
I colleghi della destra farebbero bene ad ascoltare gli interventi del nostro Governo, come avrebbero fatto bene ad ascoltare anche la replica del viceministro Intini nella discussione sulle linee generali del provvedimento, in cui egli ha chiarito molto bene quali saranno i soggetti che miriamo a coinvolgere nella conferenza di pace, partendo dal riconoscimento, che ha compiuto per tutti noi il Presidente del Consiglio, dell'esistenza in Afghanistan di un conflitto aperto e dichiarando l'impegno italiano a lavorare per la sua soluzione.
Come ha detto e spiegato lo stesso ambasciatore italiano a Kabul nelle audizioni presso le Commissioni affari esteri e difesa, vogliamo coinvolgere i soggetti necessari a trovare una soluzione ad un conflitto aperto, prendendo atto che il fronte dei talebani non è unitario e deve essere scomposto, e ricondurre tale conflitto, che sta insanguinando il paese e che non può essere fermato e risolto con i soli mezzi militari, all'interno di un processo politico che lo porti alla sua conclusione.
Veda, signor Presidente, se un collega, come l'onorevole Forlani, che normalmente svolge ragionamenti in parte condivisibili, sicuramente moderati, utilizza certe categorie per spiegare le iniziative militari statunitensi, come quella della disinfestazione, quasi che parti del territorio afgano siano popolate da insetti che occorre eliminare, o parole, quali la necessità di una soluzione finale alla guerra che si è scatenata e che gli Stati Uniti hanno voluto portare ad una ulteriore escalation, ciò svela quanto la destra avrebbe potuto fare se, oggi, in questo Parlamento non ci fosse una diversa maggioranza, un diverso Governo, un Governo che lavorerà per una soluzione diversa nel contesto delle relazioni internazionali, nel sistema delle alleanze in cui è coinvolto, ma con una posizione chiara. E in questo provvedimento è incardinata la soluzione per l'Afghanistan, vale a dire una conferenza internazionale di pace che veda coinvolta, prima di tutto, la popolazione afgana, che ricostruisca forza e legittimità dell'istituzione di quel paese, ma che veda presenti anche gli Stati confinanti della regione, ossia la Russia, la Cina, il Pakistan e l'Iran, soggetti senza i quali non ci sarà alcuna soluzione per l'Afghanistan.
Per questo, lavoreremo ed è importante che sia dichiarata «conferenza di pace», non una semplice conferenza internazionale, ma una conferenza che ha come scopo quello della conclusione di un conflitto aperto.
Per tutte queste ragioni, il gruppo dei Comunisti Italiani voterà radicalmente contro l'emendamento in oggetto (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani).
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, ovviamente è del tutto legittimo che il Governo si impegni a promuovere una conferenza di pace nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sul problema dell'Afghanistan.
Non è in discussione l'iniziativa del Governo. Certamente, si possono nutrire dubbi sulla possibilità di realizzare questo obiettivo, ma se una conferenza di pace potesse portare la pace in Afghanistan, credo che il Parlamento italiano sarebbe favorevole.
Vorrei sollevare un problema dal punto di vista delle responsabilità che ho avuto in passato come presidente della Commissione finanze e come membro della Commissione bilancio e che riguarda il testo del comma 6-bis di cui ci apprestiamo a votare l'emendamento soppressivo.
La domanda è la seguente: è possibile per il Parlamento stanziare una somma in un decreto-legge, che risponde a requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, per il finanziamento di una conferenza che è ipotetica, perché sarà oggetto di un'iniziativa del Governo? Se questa iniziativa del Governo troverà una risposta nella sede delle Nazioni Unite, vi saranno dei costi che il Governo potrà determinare. Rivolgo questa domanda al presidente della Commissione bilancio o alla Presidenza. Forse è il caso di accantonare, per un momento, questo comma e, fermo restando il significato politico dell'emendamento soppressivo, di sapere se non si debba riscrivere la formulazione del comma 6-bis dell'articolo 1, prevedendo qualcosa come «promuovere la conferenza di pace», per stanziare risorse, altrimenti queste saranno impegnate a fronte non di una necessità, ma di un'ipotesi che è tanto remota e che non sappiamo se avrà mai una realizzazione.
Quindi, chiederei alla Presidenza di voler esaminare l'aspetto finanziario, e non politico, che assume questo problema.
PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, la Commissione bilancio, evidentemente, ha ritenuto di non dovere eccepire alcunché rispetto a questo profilo.
Lei sa molto bene che la previsione di un'iniziativa del Governo che non avesse la copertura finanziaria sarebbe esposta all'osservazione opposta rispetto a quella che lei ha avanzato. Quindi, immagino che la Commissione bilancio abbia ritenuto opportuno lasciare quel finanziamento, per rendere fattibile tale iniziativa, fermo restando che il tema dell'istituzione della conferenza di pace è suscettibile di diverse decisioni in altre sedi. Credo, quindi, che questo sia stato il ragionamento svolto dalla Commissione bilancio che, comunque, ha già vagliato il provvedimento in esame.
Immagino che lei intenda replicare a questa mia precisazione: l'ho fatta solo perché lei si è rivolto anche alla Presidenza, non per altre ragioni. Prego, onorevole La Malfa.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, se lei me lo consente, questa è la tipica affermazione che trova la sua migliore collocazione in un ordine del giorno o in una mozione. Del resto, il collega Mantovani ed altri ancora hanno fatto riferimento all'esistenza di una mozione che prevede, da parte del Governo italiano, una iniziativa del genere. Non sto discutendo l'aspetto politico. Sto dicendo semplicemente che è difficile pensare di stanziare dei fondi per un'iniziativa la cui realizzazione non è certa; né si sa se si svolgerà sotto l'egida delle Nazioni Unite. Non vi è un margine definito e direi che, a questo punto, l'ordine del giorno sarebbe lo strumento più adatto cui ricorrere in questa situazione.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, anche noi esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento Paoletti Tangheroni 1.52 che avevamo proposto in Pag. 24Commissione e che è stato ripresentato dai colleghi di Forza Italia. Esso è volto a sopprimere il comma 6-bis dell'articolo 1 del decreto-legge in esame e prevede lo stanziamento di fondi per l'istituzione di una conferenza internazionale di pace. È evidente a tutti che questo emendamento è volto a coprire le divisioni interne al centrosinistra; e diventa un alibi soprattutto per i partiti che si rifanno ai movimenti pacifisti, che in passato, nel corso dell'esame di provvedimenti di finanziamento delle missioni all'estero, hanno sempre espresso un voto contrario. È un alibi per non entrare nel merito della questione.
Il collega Venier ha accusato in precedenza il centrodestra di non ascoltare le parole del Governo. Noi le ascoltiamo, collega Venier, e leggiamo anche gli atti parlamentari: ci basiamo su questo. Ricordo, ad esempio, un emendamento proposto dal presidente del gruppo dei Comunisti Italiani in Commissione, che chiedeva il ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan. Quell'emendamento oggi non è stato ripresentato in Assemblea. Mentre, fino alla settimana scorsa, i colleghi della sinistra radicale (definiamola così) erano contrari alla missione di pace in Afghanistan, in questo momento miracolosamente tutti assumono un atteggiamento favorevole sul provvedimento.
Lo abbiamo detto prima: la scorsa settimana il Governo è stato battuto sulle linee di politica estera al Senato. Dopodiché, di fatto, è arrivato l'ordine di scuderia non solo del presidente Prodi, ma anche dei ministri dei partiti presenti nel Governo, che non vogliono perdere la poltrona, dei tanti sottosegretari della compagine governativa, nonché delle segreterie di partito. Si tratta di una copertura, di un alibi. Credo che, se si vuole discutere sul ritiro delle nostre missioni a livello internazionale, lo si può fare solo nelle sedi adeguate.
Ricordiamo all'Assemblea e, soprattutto, al centrosinistra, che la nostra presenza in Afghanistan è stata richiesta da una risoluzione dell'ONU. Ricordiamo, inoltre, che la missione viene portata avanti dalla NATO e che questo Governo, poche settimane fa, a Riga, in sede NATO ha ribadito la presenza delle nostre truppe in Afghanistan.
Dunque, a questa conferenza di pace non si capisce bene chi dovrà aderire. Non è possibile fare una conferenza di pace chiedendo anche l'intervento dei mujaheddin talebani che in questo momento stanno combattendo contro i 37 paesi che partecipano alla missione di pace in Afghanistan. Ma se non parliamo con i talebani, che sono i primi a contestare queste missioni di pace con la guerriglia e con gli atti di terrorismo, è chiaro che la conferenza di pace diventa un momento di dibattito che non può produrre alcun risultato pratico.
L'ipocrisia da voi dimostrata con questi provvedimenti e con questi atteggiamenti di fatto si ripercuote negativamente contro voi stessi. Quanti ragazzi e quanti pacifisti avete illuso e, mi permetto di dire, preso in giro negli anni passati, quando facevate le manifestazioni di piazza chiedendo il ritiro delle nostre truppe, mentre oggi in Parlamento votate in senso favorevole a questo provvedimento!
Invece, l'altra possibilità a disposizione è quella di rivedere con il voto parlamentare, sugli emendamenti presentati e sul provvedimento nel suo complesso, la presenza o meno delle nostre truppe su questi territori. Ad esempio, noi siamo stati molto critici ed abbiamo votato in senso contrario sei mesi fa al rifinanziamento delle missioni, relativamente a quella portata avanti in Libano. Anche questa missione è stata richiesta dall'ONU e prevede il disarmo degli hezbollah presenti al confine tra Libano ed Israele. Il compito dei nostri uomini in quel territorio è di cooperare con l'esercito libanese per giungere al disarmo dei terroristi hezbollah. Ebbene, ciò non è stato fatto ed anzi le fonti di intelligence che giungono nel nostro paese sono tutte concordi nell'affermare che, al contrario, è operativo un riarmo degli hezbollah nel sud del Libano. Dunque, se vogliamo essere coerenti con quanto diciamo, dobbiamo dimostrarlo anche in Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevole Bricolo, la prego di concludere.
FEDERICO BRICOLO. Quindi, bisogna votare chiaramente sulla base della propria contrarietà o meno alle missioni di pace e non appellarsi a conferenze di pace che non servono a nulla.
PRESIDENTE. Onorevole Bricolo, il concetto è chiaro.
Passiamo ai voti... Mi scuso, l'onorevole Paoletti Tangheroni si era iscritta in precedenza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paoletti Tangheroni. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Mi sono passati avanti un po' di colleghi, ma non fa niente! Le pari opportunità saranno rispettate in altra sede!
PRESIDENTE. È stata una mia distrazione, di cui mi scuso.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Era solo una battuta.
Signor Presidente, a lei ed ai colleghi vorrei dire che siamo di fronte ad un equivoco. Il Governo non ha mai chiesto questa conferenza di pace. Infatti, il comma in questione è confinato con il numero 6-bis, a dimostrazione che si tratta di un'aggiunta fatta in sede di Commissioni. Sono perfettamente d'accordo con l'onorevole Mantovani sul fatto che, qualora esista un atto di indirizzo, il Governo debba ad esso uniformarsi. Per conoscenza dello stesso onorevole Mantovani, faccio presente che l'attuale Governo non si allinea neppure alle disposizioni di legge e quindi non vedo perché dovrebbe farlo nei confronti di una mozione.
Detto questo, credo che si tratti di un tema molto importante, ovvero di una conferenza non «di pace», ma «sulla pace». Permettetemi di dirlo. Quindi, il tema della conferenza riguarda cosa debba intendersi per pace in Afghanistan. Questo avrebbe senso e nient'altro, se vogliamo parlare seriamente, onorevole Venier, e non fare vaghe enunciazioni di principio. Allora, questa conferenza non deve essere confinata in un comma 6-bis che ha il sapore di emendamenti presentati all'ultimo minuto, come avviene costantemente in ogni legge finanziaria. Il senso di quello che deve intendersi per pace in Afghanistan non può essere contenuto in un emendamento «fuori sacco». Si tratta di un argomento che deve avere la dignità che ad esso spetta.
E perché mai il Parlamento su una argomento così importante dovrebbe conferire una delega in bianco al Governo, che peraltro ne chiede molte? Su questo argomento non può farlo ed il Parlamento, che ha avuto la sensibilità di proporlo, deve avere anche la possibilità di discuterne e di precisarne i contorni.
Infatti, una conferenza sulla pace in Afghanistan richiederebbe alcune precisazioni. Chi inviteremmo a quel tavolo? Chi sarebbero ad oggi i contendenti? Si è parlato del mullah Omar. Ma chi ancora dovremmo chiamare per avere una conferenza «di pace» e non «sulla pace»? Sicuramente dovremmo chiamare anche i «signori della guerra», pagati dalla mafia russa e da quella cinese, che proteggono il commercio dell'oppio. Non lo chiedo per fare polemica, ma per sapere. Ritengo che in proposito occorra essere molto seri.
Credo che l'argomento «pace» in Afghanistan meriti la dignità di una precisazione e di una considerazione, che non può essere relegata nel comma 6-bis, neanche se voluto dal Governo. Peraltro, sottolineo e preciso che questo Governo non ha parlato di conferenza di pace, nonostante la richiesta precisa in una mozione condivisa, che era stata prevista. Rifiutando veramente di dare una delega in bianco su un tema così importante, noi rivendichiamo per lo stesso Parlamento, che ha avuto la sensibilità di porre in evidenza questo tema, il diritto di affrontarlo nei termini in cui deve essere affrontato.
Per questo, signor Presidente, domando ai colleghi più sensibili: ma veramente si vuole la pace in Afghanistan o si intende solo dire che si vuole la pace in Afghanistan? Pag. 26Ed ancora: veramente avete l'accordo su questo tema? Perché continuate a dire che il Governo lo ha voluto, quando il Governo non ci ha nemmeno pensato? Questi sono interrogativi, ai quali bisogna rispondere, prima di decidere se rifiutare o meno l'emendamento in esame, che peraltro riporta le cose nella giusta dimensione, vale a dire non affrontare un tema così importante in una piega nascosta, ma dare ad esso la dignità che merita.
UMBERTO RANIERI, Relatore per la III Commissione. Chiedo di parlare.
UMBERTO RANIERI, Relatore per la III Commissione. Signor Presidente, a me pare che il Governo da alcuni mesi conduca un'iniziativa politico-diplomatica difficile, tesa a contribuire a creare le condizioni per la convocazione di una conferenza internazionale sull'Afghanistan. Ne ha parlato al Consiglio atlantico di Riga, nel corso di riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio dei ministri degli esteri a Bruxelles, nei contatti bilaterali con gli alleati europei e con gli stessi Stati Uniti. Credo che chiunque guardi alla prospettiva di un Afghanistan che si stabilizzi, alla pacificazione di quel paese, non possa non convenire con la necessità di lavorare per una conferenza internazionale.
Vi sono incertezze, resistenze, ostacoli; tuttavia, il Governo ritiene che promuovere questo obiettivo, lavorare per raggiungerlo e persuadere gli alleati dell'opportunità dello svolgimento della conferenza sia utile e significativo, oltre che importante. Nei prossimi giorni si svolgerà a Baghdad un incontro negoziale - una sorta di conferenza - al quale parteciperanno i paesi limitrofi dell'Iraq per discutere su una possibile via d'uscita dalle difficoltà, in cui versa la vicenda irachena. Sembrava impossibile, eppure un passo avanti nella direzione di una conferenza si è compiuto.
Perché in un quadro di difficoltà non è opportuno lavorare ed impegnarsi per una conferenza internazionale per l'Afghanistan, che coinvolga i paesi limitrofi (l'iniziativa positiva dei paesi limitrofi dell'Afghanistan sarà importante ai fini della stabilizzazione di quel paese) e i grandi soggetti multilaterali, che sono interessati alla stabilizzazione? Sul Governo iracheno e sul Presidente Karzai si possono avere tutte le opinioni, ma quest'ultimo negli incontri che si sono avuti si è espresso favorevolmente rispetto all'ipotesi di una conferenza, anche se ha segnalato le difficoltà e in particolare i problemi che si pongono nel rapporto tra Afghanistan e Pakistan.
Voglio dire che nei termini in cui il Governo in più occasioni ha posto tale questione, l'iniziativa politico-diplomatica per lo svolgimento della conferenza internazionale di pace per l'Afghanistan dovrebbe essere sostenuta dal complesso delle forze parlamentari, che hanno - almeno credo - tutte a cuore la pacificazione e la stabilizzazione di quel paese.
È questo, dunque, il senso dell'iniziativa parlamentare, delle decisioni adottate nelle Commissioni e del lavoro in cui è impegnato il Governo per quanto riguarda la convocazione della Conferenza internazionale per l'Afghanistan.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, ho seguito l'intervento svolto dal presidente Ranieri, relatore per la III Commissione, il quale di fatto ha chiarito una questione, che anche l'onorevole Paoletti Tangheroni aveva tentato di definire nei suoi contorni.
Vorrei rilevare, in altri termini, che a favore dello svolgimento della citata Conferenza di pace vi sono due iniziative, una assunta dal Governo, l'altra dal Parlamento; ricordo, tuttavia, che l'Esecutivo non aveva originariamente previsto tale Conferenza nell'ambito del decreto-legge in esame.
Ebbene, noi non stiamo esprimendo la nostra contrarietà a tale iniziativa del Governo, ma stiamo rilevando che non si Pag. 27tratta del momento giusto e che il decreto-legge non è il provvedimento più opportuno per perseguire tale obiettivo.
Rammento, infatti, che l'Esecutivo aveva stanziato, al comma 6 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, 127.800 euro per l'organizzazione della Conferenza di Roma sulla giustizia in Afghanistan, ma non aveva previsto l'organizzazione di una Conferenza internazionale di pace per l'Afghanistan, poiché non è questo il provvedimento normativo più idoneo!
Per fare contenta la sua maggioranza, il Governo ha successivamente inserito uno stanziamento di 500 mila euro per lo svolgimento di tale Conferenza di pace, ma dal momento che il gruppo Popolari-Udeur non era d'accordo, ha accettato che venisse approvato dal Parlamento un'autorizzazione di spesa di 50 mila euro per organizzare a Roma una Conferenza per le pari opportunità a difesa dei diritti umani delle donne e dei bambini dei territori, in cui si svolgono le missioni in oggetto!
GIUSEPPE COSSIGA. Sottolineo che il Governo non lo aveva previsto e che sono state le Commissioni parlamentari ad introdurre questo stanziamento: stiamo parlando di due questioni diverse tra loro!
Come già è accaduto al Senato, in occasione delle comunicazioni rese dal ministro Parisi, constato che qui c'è qualcuno che è d'accordo con l'Esecutivo, ma non siete voi (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 1.52, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Rocco Pignataro non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paoletti Tangheroni 1.55.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, vorrei evidenziare che in realtà su tali tematiche (e ritengo una buona cosa che ciò sia avvenuto) anche in Commissione difesa si era registrata l'unanimità. La IV Commissione ha infatti approvato una risoluzione concernente il problema rappresentato da quelle che nel linguaggio comune sono definite le cluster bomb.
Si tratta, come è noto, di quel piccolo munizionamento che è distribuito a pioggia o a grappolo da un certo tipo di ordigno e che, se resta inesploso, non solo si comporta come se fosse una mina antiuomo (notoriamente proibita dalla normativa internazionale), ma diventa ancor più pericoloso: per ragioni tecniche, infatti, molto spesso la forma ed il colore di questo submunizionamento attirano i minori.
Vorrei segnalare che nel testo originario del decreto-legge in esame era stata introdotta una disposizione, comunque apprezzabile ed importante, relativa allo stanziamento di 300 mila euro per l'acquisto di rilevatori di ordigni esplosivi. Tali dispositivi dovranno essere successivamente ceduti alle forze armate libanesi, al fine di assicurare la massima efficacia nell'ambito dell'attività sia di sminamento, sia di rilevamento e di bonifica di aree colpite, ad esempio, da munizionamento di cluster bomb ancora inesploso.Pag. 28
Ricordo che in sede di Commissioni riunite si tentò anche di incrementare tali fondi.
In particolare ci venne fatto presente - e di ciò prendemmo atto, tanto che ritirammo l'emendamento - che la cifra stanziata di 300 mila euro era stata concordata con il Governo libanese, in quanto equivalente all'acquisto di quel numero di dispositivi di rilevamento, che poi le forze armate libanesi in loco sarebbero state realmente in grado di utilizzare; che, pertanto, incrementare la somma non era utile, in quanto poi non ci sarebbe stato nessuno in grado di utilizzare i dispositivi in questione.
Faccio tuttavia presente che all'interno di questo articolo, denominato «Interventi alla cooperazione e allo sviluppo», vi è questo stanziamento che, trattandosi di bonifica di ordigni, è indubbiamente di carattere umanitario. Si tratta di 300 mila euro, che evidentemente torneranno in Italia, in quanto acquisteremo 300 mila euro di dispositivi dall'industria italiana e poi li daremo in uso ai libanesi; tuttavia, si tratta di fondi che permetteranno ai libanesi di effettuare queste operazioni in maniera autonoma. Allo stesso tempo nell'emendamento che avuto l'appoggio del Governo e della maggioranza in Commissione di fatto destiniamo, centomila euro, dei circa 30 milioni stanziati per il Libano, ad un'attività di sensibilizzazione e di formazione per il popolo iracheno.
Come maggioranza apprezziamo questa previsione. Colgo l'occasione per far riferimento ad uno degli aspetti che ho evidenziato all'inizio del mio intervento, cioè a come questo articolo 1 del decreto-legge in esame (Interventi per la cooperazione e lo sviluppo) sia stato costruito in una maniera assolutamente strumentale.
In alcuni dei commi precedenti, ad esempio nel comma 5, si stanziano 10 milioni di euro per il contributo italiano all'Unione africana per l'istituzione di una forza internazionale di pace in Somalia.
In realtà questa forza internazionale di pace non è di cooperazione allo sviluppo o puramente umanitaria, ma militare, essendo volta ad assicurare quel contesto di sicurezza minima, necessario anche alle operazioni di cooperazione e umanitarie. Quindi, perché nascondete quando mandiamo i soldati o destiniamo dei fondi per questo, come nel caso specifico all'Uganda per inviare dei militari in Somalia? Non bisogna vergognarsi di ciò, in quanto anche i militari assicurano la pace!
MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, dica pure al sottosegretario di sedersi sulla poltrona della Presidenza del Consiglio, tanto se vi si siede Prodi, vi si può sedere chiunque (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania - Commenti dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)!
Con riferimento all'intervento precedente, vorrei dire che sarebbe stato facile rispondere «alla leghista», cioè meglio convertito che invertito, ma l'argomento è talmente serio che mi impone una riflessione.
WLADIMIRO GUADAGNO detto VLADIMIR LUXURIA. Cafone!
MATTEO BRIGANDÌ. La riflessione è la seguente: quando si parla di conversione vuol dire che vi è una via principale, il cristianesimo, a cui Paolo si converte sulla via di Damasco. Quindi, vi è una via giusta e la conversione significa adesione a questa via giusta.
PRESIDENTE. Onorevole Brigandì...!
MATTEO BRIGANDÌ. Presidente, non ho a disposizione cinque minuti?
PRESIDENTE. Mi risulta che avrebbe sempre parlato a titolo personale; in questo caso il tempo a disposizione è di un minuto.
MATTEO BRIGANDÌ. Parlo per cinque minuti...
MATTEO BRIGANDÌ. La conversione avviene su una cosa positiva, per cui ho la certezza - me lo dice la stessa sinistra quando parla di conversione - che la mia è la via giusta.
Respingo comunque l'appellativo di «convertito» perché - in quest'Assemblea chiedetene pure conferma all'onorevole Bruno Mellano, che siede nelle vostre file -, ho sempre condotto le battaglie sulla pace a casa mia, a Torino, in Piemonte, non vi è quindi alcuna conversione, né vi è alcuna novità sul mio atteggiamento e sulla mia politica; invece, mi pare si riscontri una conversione nell'atteggiamento e nella politica di qualcun altro.
Infatti, Presidente, proprio perché non seguiva l'indirizzo del Governo precedente, il Governo Prodi a mio avviso avrebbe potuto e dovuto portare una novità in Europa: nel momento in cui America e Russia non erano più contrapposte, l'interlocutore naturale degli Stati Uniti non avrebbe potuto essere rappresentato da altri che dall'Europa. Invece, noi ci siamo attestati su modalità di azione dell'Europa e dell'Italia servilistiche nei confronti dell'America; ciò è avallato dalle stesse forze, che fino a ieri avevano avversato tale orientamento.
Vorrei chiedere ai colleghi di spiegarmi per quale motivo non siamo ad esempio in grado di imporre agli Stati Uniti la cessazione del regime di sanzioni economiche applicato nei confronti di Cuba: non si può pensare che costoro si comportino da padroni del mondo! Da forze politiche che hanno sempre sostenuto tali argomenti declamandoli sulle piazze dinanzi ai loro elettorati - piazze ed elettorati che oggi tradiscono - mi sarei atteso che rinnovassero, qui ed ora, l'affermazione delle loro tesi, almeno in piccola parte, eventualmente rispettando l'esigenza scaturente dalla circostanza che il Governo non deve cadere e perciò dichiarando la loro posizione in questo ramo del Parlamento anziché al Senato. Invece, tutti si sono, come suole dirsi, allineati e coperti, con il ritiro di tutte le proposte emendative, sul presupposto che il loro spazio politico ed il sostegno al Governo siano addirittura più importanti delle idee, per le quali la sinistra si è sempre battuta.
Resto senza parole e forse sarebbe opportuna un po' di vergogna!
IACOPO VENIER. Signor Presidente è importante spendere alcune parole nel momento in cui la maggioranza si appresta ad approvare questo emendamento dell'opposizione. Con questo emendamento, infatti, noi chiariamo uno degli scopi fondamentali della missione in Libano e mostriamo di avvertire la necessità di formazione della popolazione riguardo alla presenza di centinaia di migliaia di cluster bomb sul territorio libanese.
Voglio chiarire all'onorevole Cossiga che noi non siamo tout court contrari alle missioni di carattere militare. Ad esempio, quella libanese presenta una caratteristica fondamentale, che anche questo emendamento consente di fare emergere: è terza rispetto alle parti in causa e serve a ristabilire e a garantire la sicurezza della popolazione, di chi, dopo aver visto bombardare il proprio paese e distruggere i propri quartieri, alla fine di una guerra sanguinosa che ha prodotto migliaia di morti, nelle ultime quarantotto ore del conflitto ha ancora visto l'utilizzo di una quantità abnorme, infinita di questo tipo di munizionamento - le cluster bomb - assolutamente non necessario, neanche sotto il profilo militare e teso a distruggere l'economia dell'intero sud del Libano e a rendere impraticabile la possibilità stessa di pensare ad un futuro per i contadini e per la popolazione libanesi.
Chi ha fatto ciò, onorevole Cossiga, è il Governo israeliano; è importante che in quest'Assemblea si dichiari che l'azione anche difficile e pericolosa dei nostri militari per lo sminamento è frutto di una guerra di aggressione, che ha avuto anche momenti drammatici e che continua a mietere vittime per l'uso di strumenti Pag. 30bellici, che la comunità internazionale dovrebbe mettere al bando in quanto si tratta di armi che colpiscono eminentemente la popolazione civile.
Vede, onorevole Cossiga, oggi ci sono scuole nel sud del Libano dove i bambini si presentano avendo raccolto sugli ulivi le cluster bomb rilasciate dalle bombe lanciate dagli aerei israeliani! Ebbene, quei bambini devono essere protetti anche dalla presenza di una forza militare, i cui compiti siano quelli di ristabilire la sicurezza, proteggere la popolazione, interporsi tra le forze in conflitto, costruire le condizioni affinché anche in Medio Oriente si arrivi ad una conferenza internazionale che realizzi una pace basata sul diritto.
In conclusione, nel momento in cui accogliamo l'emendamento in esame, a favore del quale voteremo, è importante anche chiarire di chi sia la responsabilità della presenza in territorio libanese di queste terribili bombe. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani).
ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, sebbene non accada molto frequentemente, mi trovo d'accordo almeno su una cosa con l'onorevole Venier: l'emendamento in esame, non a caso accolto quasi all'unanimità, deve rappresentare, in qualche modo, anche un monito di condanna ed un'esortazione all'inibizione permanente dell'uso di un certo tipo di bombe e munizioni, le bombe contro le persone, le bombe a grappolo, cluster bombs, le quali provocano effetti micidiali e prolungati nel tempo a danno delle popolazioni civili, soprattutto di quelle più indifese, più inesperte, più sprovvedute (bambini ed agricoltori).
Non posso, quindi, non trovarmi d'accordo con l'emendamento Paoletti Tangheroni 1.55, nello spirito di una messa al bando dei predetti sistemi di armamento e della loro utilizzazione. Ricordo, però, al collega Venier - il quale ha fatto riferimento agli effetti devastanti di quella breve guerra tra Israele e gli Hezbollah che ha travagliato il già martoriato Medio Oriente l'estate scorsa - che quell'invasione e quegli scontri, che pure ebbero effetti crudeli ed inquietanti, che hanno giustificato la missione UNIFIL 2, erano legati all'assassinio, del tutto gratuito ed ingiustificato, di sei soldati israeliani da parte di Hezbollah e dal rapimento di altri due soldati che ancora si trovano nelle mani dei sequestratori. Quando si ricordano le modalità di certi scontri, bisognerebbe rammentare anche le cause che li hanno provocati e da chi sia provenuta l'aggressione o la provocazione.
Ciò detto, aderisco all'emendamento in esame, al quale dichiaro di voler aggiungere anche la mia sottoscrizione.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, ovviamente, anche noi voteremo a favore dell'emendamento in esame. Tuttavia, vorremmo fare un po' di chiarezza in merito alle responsabilità. Non è possibile sentire affermare in quest'aula che Governi democratici hanno responsabilità, mentre gruppi terroristici sono vittime: non è possibile riscrivere la storia! Questo vale per il Libano, per l'Iraq, per l'Afghanistan, per il Sudan e per tutti i paesi nei quali siamo impegnati in missioni umanitarie e internazionali.
Onorevoli colleghi, mi sento un po' a disagio di fronte ad un emendamento che stanzia 100 mila euro per una finalità così importante: appena 100 mila euro per bonificare il territorio da bombe a grappolo che, come ben sapete, sono di produzione europea (magari anche italiana)! Provo disagio perché 100 mila euro sono pari al compenso che è stato corrisposto ai presentatori del Festival di Sanremo per un'ora di trasmissione (peraltro, il compenso è stato pagato con il canone versato dai cittadini italiani)!
Mi sembra un po' sproporzionato, mi sembra che il Titanic stia affondando e che per demagogia una certa sinistra massimalista, Pag. 31che non ha niente a che spartire con la sinistra riformista, che ho l'onore di rappresentare in questa assise parlamentare, vuole continuare: il Titanic sta affondando e l'orchestra continua suonare.
Com'è possibile pensare di portare avanti una politica, prevedere un'organizzazione di pace da noi, con un profilo del nostro Governo così basso, che arriva a mettere a repentaglio la stessa vita dei nostri soldati , con regole di ingaggio non chiare e con l'invio di persone nei paesi in cui sono in corso le missioni di pace? Termino, ricordando - spero mi si comprenda - una massima dell'apostolo Paolo, il quale sosteneva che abbiamo due orecchie e una bocca sola: due orecchie perché dobbiamo ascoltare il doppio, una bocca perché dobbiamo parlare la metà. Ma certe dichiarazioni di certi segretari politici, che sono in quest'aula, mettono a repentaglio la vita dei nostri soldati e dei giornalisti sequestrati (Commenti dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).
Bisogna ascoltare di più e parlare molto di meno e fare meno demagogia, senza riscrivere la storia unilateralmente, né tifare per i terroristi. Basta! Noi scendiamo in piazza contro questa sinistra radicale che è con i terroristi.
RAMON MANTOVANI. Grazie, signor Presidente.
Voteremo a favore dell'emendamento presentato dalla collega Paoletti Tangheroni. Ci meravigliamo del tono dell'intervento del disinformato collega che è intervenuto in precedenza, che non sa che l'emendamento di cui parla è stato presentato dall'opposizione e quindi la quantità di risorse stanziate è stata proposta dall'opposizione. Egli non sa nemmeno che questa attività consiste nell'informazione, non nello sminamento. Lo sminamento è già in atto ed è in capo alle Forze armate italiane e costa ben di più di 100 mila euro.
Giustamente la collega Paoletti Tangheroni ha previsto la necessità di fare informazione, per esempio, facendo vedere la fotografia di una mina ai bambini per spiegare loro che non è un giocattolo e che quindi non va toccata. Devo dire che la somma di 100 mila euro, per un territorio così limitato e per il numero di scuole che sono presenti, è una dotazione sufficiente.
Infine, vorrei simpaticamente interloquire con il collega Brigandì, che dalle parole dette mi sembra si sia convertito oggi al pacifismo. Ho capito, dalle sue citazioni degli Evangeli, che si è convertito ad una religione proveniente dal Medio Oriente, che alle popolazioni della Padania e delle Gallie è stata imposta con le armi e che ha sempre rivendicato, nonostante la secolare sede della Chiesa cattolico-romana in Italia, la propria origine africana. Grazie. (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Verdi).
PAOLA GOISIS. Grazie, signor Presidente.
È pleonastico dire che voteremo a favore di questo emendamento, ma vorrei osservare che ritengo quasi scandaloso il fatto che la sinistra non sia stata in grado di presentare emendamenti nemmeno di questo tipo, a difesa dei bambini, che loro dicono, sventolando le bandiere della pace, di voler difendere e tutelare, essendo contrari alla guerra.
Cosa bisogna dire? Per «ordini di scuderia», la sinistra sta rinunciando al proprio fine, che è quello di rispettare e tutelare la pace. È come se noi della Lega Nord votassimo contro il federalismo. Credo che di questo debbano tener conto, rinunciando ad essere sempre e soltanto succubi degli ordini, per non perdere la poltrona sulla quale siedono. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Onorevole Cossiga, lei aveva chiesto di intervenire a titolo personale. Pag. 32Dovrebbe precisare in che cosa consiste il suo intervento, in modo che io possa valutare se consentirle di sviluppare i suoi argomenti al termine della seduta.
GIUSEPPE COSSIGA. Presidente, il fatto personale consiste, in relazione all'emendamento in esame, nell'attribuzione da parte dell'onorevole Venier di una mia posizione acriticamente di supporto alle scelte di un Governo amico ed alleato come quello di Israele. Quindi, volevo soltanto invitare l'onorevole Venier ad informarsi su qual è la mia posizione su questi temi, eventualmente anche attraverso i colleghi di Rifondazione Comunista. Grazie.
PRESIDENTE. Passiamo i voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 1.55, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Hanno votato sì 508
Passiamo all'emendamento Paoletti Tangheroni 2.53 sul quale vi è un invito al ritiro. Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cossiga. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).
GIUSEPPE COSSIGA. Vedo che i colleghi si lamentano e li capisco: nella scorsa legislatura anche noi ci siamo lamentati molto. Di solito su questi temi siete voi ad intervenire, a dare contributi e a identificare i distinguo. Evidentemente in questo caso, invece, voi vi lamentate perché dovete stare zitti (Commenti dei deputati dei gruppi Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, L'Ulivo e Comunisti Italiani). Quindi capisco bene, vi lamentate perché dovete votare, mentre avete ritirato i vostri emendamenti e non potete parlare!
PRESIDENTE. Prego i colleghi di lasciar parlare l'onorevole Cossiga.
GIUSEPPE COSSIGA. Vi capisco: è una cosa difficile ingoiare i rospi. Per noi questo non è un rospo, perché siamo sostanzialmente d'accordo sul provvedimento d'urgenza che è in assoluta continuità - a parte le forme e un po' di cosmesi del testo - con quello che si è sempre fatto.
Questo emendamento propone - come peraltro ha citato l'onorevole Ranieri, presidente della Commissione - di destinare una parte dei 30 milioni di euro che sono previsti per l'Iraq all'organizzazione di una Conferenza di pace sull'Iraq stesso.
Su questo emendamento ci sono delle posizioni piuttosto curiose; per esempio, ancora una volta, da parte della Commissione bilancio. Quest'ultima non ha eccepito nulla - come ha fatto notare il presidente La Malfa - riguardo uno stanziamento di cui non è chiara la destinazione per una Conferenza di pace in Afghanistan. La Commissione bilancio ha eccepito sulla destinazione (infatti non si identifica uno stanziamento, ma vi è solo una destinazione) di 500 mila euro a questo fine, mentre con riferimento all'emendamento precedente lo stesso sistema non era stato eccepito.
Questi sono i miracoli dei numeri: evidentemente, nella Commissione bilancio i numeri si leggono a seconda delle convenienze. Ora, però, colgo l'occasione per parlare anche di un altro punto.
In effetti, il presidente Ranieri in Commissione ha sottolineato - in quanto relatore - che la Conferenza di pace sull'Iraq c'è già. È il Governo iracheno che la sta organizzando. Non è come questa fantomatica conferenza di pace sull'Afghanistan che è stata proposta dal Governo Pag. 33italiano. In Iraq, la Conferenza di pace la sta organizzando il Governo iracheno. La cosa curiosa - ma per me non lo è poi così tanto - è che a questa Conferenza di pace noi non saremo invitati, neanche come osservatori. A me il dubbio viene. La ragione per cui non saremo invitati è che forse qualcuno nel Governo iracheno ha comunque interpretato come una fuga quello che era un ritiro programmato.
Io immagino che il nostro Governo sarebbe stato invitato, mentre per quanto riguarda il vostro capisco il motivo per il quale non lo sia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, non ho compreso esattamente il meccanismo delle accuse rivoltemi poc'anzi. Certo è che non mi sento insultato se mi si assimila all'Africa, né credo che vi siano altri tipi di insulti collaterali, anche perché io, oltretutto, non sono italiano; conseguentemente, non posso reagire a certe accuse.
Personalmente, il problema che si pone è, al tempo stesso, semplice e chiaro: questo Governo ha aumentato le spese militari. Alla faccia del pacifismo! Qui vi è gente che fino a quindici giorni fa andava per strada a prendere in giro gli esponenti dei centri sociali, i pacifisti, i no global, dicendo che era per la pace «senza se e senza ma», e sostenendo, durante il precedente Governo Berlusconi, che bisognava riportare subito a casa i nostri militari impegnati in missioni all'estero. All'epoca si discuteva se tali missioni fossero di guerra o di pace; mentre il Governo Berlusconi sosteneva che fossero di pace, la sinistra, al contrario, diceva che erano di guerra. Ora tali missioni sono divenute automaticamente di pace, al punto tale che, al provvedimento in esame, la sinistra non ha presentato alcuna proposta emendativa. Questo è problema, il resto è sofismo e sovrapposizione! Tutta quella gente è stata, quindi, presa in giro dalla sinistra! Qui c'è una sola voce che vuole la pace «senza se e senza ma»! Sappiamo tutti esattamente quello che accadrà in quei paesi con l'inizio della primavera; conseguentemente sarebbe opportuno che i nostri soldati tornassero a casa per evitare che possano essere massacrati.
Per tutti questi motivi, insisto nella mia posizione, per cui voterò contro questo provvedimento e contro tutte le proposte fatte al riguardo dal Governo. I nostri soldati devono tornare a casa e non devono macchiarsi di sangue! Noi dobbiamo perseguire la pace, lo ripeto, «senza se e senza ma» (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Chiede adesso di intervenire per dichiarazione di voto l'onorevole Bosi. Invito i colleghi a segnalare la loro volontà di intervenire per tempo. Prego, onorevole Bosi, ha facoltà di parlare.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, ha ragione. Sarò telegrafico. Noi, coerentemente con quanto già affermato, criticandola, in merito alla previsione della Conferenza di pace in Afghanistan, saremo contrari anche alla proposta di una conferenza di pace da svolgersi in Iraq, per la quale sarebbe previsto anche un apposito stanziamento.
Da ultimo, mi permetto di suggerire alla collega Paoletti Tangheroni di trasfondere il contenuto del presente emendamento in un ordine del giorno, qualora il Governo fosse disponibile ad accoglierlo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 2.53, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 34
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paoletti Tangheroni 2.51, del quale il relatore per la IV Commissione ha proposto una riformulazione, esprimendo altrimenti parere contrario.
Chiedo all'onorevole Paoletti Tangheroni se accetti la riformulazione proposta dal relatore per la IV Commissione.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, chiederei al relatore per la IV Commissione di leggere la proposta di riformulazione dell'emendamento, a mia prima firma, 2.51.
PRESIDENTE. Invito il relatore per la IV Commissione a leggere all'Assemblea la proposta di riformulazione dell'emendamento Paoletti Tangheroni 2.51.
ROBERTA PINOTTI. Relatore per la IV Commissione. La proposta, peraltro letta ieri in aula, consiste nel sostituire la parola «disposizioni» con la seguente: «attività» e la preposizione «alla» con la seguente: «nella».
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se intendano accettare la riformulazione proposta.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Accetto la riformulazione, Presidente.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. La riformulazione era stata preannunciata in sede di Comitato dei nove; quindi, era assolutamente corretto indicarla all'Assemblea nel momento della votazione. Ringrazio dunque la presidente Pinotti per aver dato seguito a questo fondamentale adempimento.
Vorrei ora esprimere il consenso del gruppo di Alleanza Nazionale su questo emendamento - su cui anche le Commissioni si esprimono favorevolmente, così come il Governo - perché richiama l'ambito di discussione che abbiamo svolto all'inizio di questa mattinata in riferimento ad altra situazione similare.
Riteniamo sia fondamentale precisare, ancora una volta, in maniera dettagliata le procedure riguardanti lo svolgimento delle attività umanitarie, civili, di ricostruzione - comunque, di cooperazione - che sono previste nelle varie parti di questo provvedimento.
Il punto centrale al quale si riferisce questo emendamento è quello della certificazione della mancanza di risorse locali - in questo caso, riferite all'Iraq - per l'intervento suppletivo da parte di organizzazioni italiane o di altri paesi.
Poiché tutto si basa sull'accertamento della mancanza di risorse locali, era fondamentale precisare come e chi dovesse dare tali indicazioni con riguardo a queste attività. Quindi, opportunamente qui si indica il capo della rappresentanza diplomatica a Bagdad. Sono state inoltre precisate - opportunamente -, attraverso le riformulazioni, le modalità di questo intervento. È positivo che un'indicazione di un gruppo dell'opposizione - condivisa poi dagli altri - sia stata accolta e sia stata trasformata in patrimonio comune in un momento positivo dei lavori delle Commissioni congiunte, esteri e difesa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione l'onorevole Brigandì voto. Ne ha facoltà.
MATTEO BRIGANDÌ. Mi chiedo dove sia il senatore Rizzo. È molto semplice...
PRESIDENTE. I senatori non sono presenti in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
MATTEO BRIGANDÌ. Lo so che non sono presenti in quest'aula. Non mi sono Pag. 35chiesto, infatti, se il senatore Rizzo fosse presente in aula. Mi sono chiesto, molto più semplicemente, dove sia.
GIOVANNI CARBONELLA. Chi se ne frega dove sta!
PRESIDENTE. Forse allude ad un parlamentare europeo, o sbaglio?
MATTEO BRIGANDÌ. Sì, ha ragione. Mi chiedo dove egli sia perché, dalle dichiarazioni ascoltate, mi pare che vi siano due partiti diversi. Mi pare che si facciano determinate affermazioni per cercare di illudere la gente e che si affermino cose diverse in quest'aula, sempre per cercare di illudere la gente. Mi pareva che qui si mettessero in dubbio alcuni fatti relativi agli americani ma, invece, qui siamo di fronte al servilismo totale e assoluto nei confronti dell'America: di questo si tratta!
Questa mattina hanno incriminato (pare sia stato dichiarato colpevole e sia assoggettabile ad una pena fino a 25 anni) una persona che in America ha osato andare contro il Presidente degli Stati Uniti dicendo che la guerra in Iraq era priva di fondamento. Questo, ormai, è un dato chiaro! Gli americani hanno mosso guerra all'Iraq con un meccanismo di guerra preventivo che è stato dimostrato infondato. A fronte di questo, hanno posto in essere un Governo fantoccio che ha processato l'ex Capo dello Stato, che personalmente avrei ucciso poiché non ho alcun affetto o comprensione nei suoi confronti, senza un vero appello (Commenti dei deputati di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea). Su questa posizione non vi è alcuno che dica assolutamente nulla. Siamo diventati tutti filo americani? È una cosa fuori dalla grazia di Dio in questo tipo di guerra! Si fa una guerra preventiva, vengono a mancare i presupposti di questa guerra e, nonostante ciò, tutto va bene?
Se è giustificabile questa logica con l'Iraq, è giustificabile anche con il resto del mondo. A fronte di questo, signor Presidente, forse vi è una logica imperialista, come ben diceva una volta la sinistra. Questi sono andati lì non per prendere l'Iraq, ma per prendere il petrolio! Non si sente una voce in quest'aula, ma dove è finita la sinistra (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania)?
PIETRO MARCENARO. Intervengo soltanto per chiedere a tutti noi che in una discussione così impegnativa e carica di responsabilità l'Assemblea rispetti un tono adeguato all'importanza delle cose che stiamo discutendo. Devo far rilevare il linguaggio così grave che l'onorevole Brigandì usa in tutti i suoi interventi, che da un po' di tempo a questa parte sono fatti non a titolo personale, ma a nome del gruppo che rappresenta e, per questa ragione, quindi, sono ancora più gravi. Se parla per cinque non può che parlare a nome del suo gruppo (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista - Sinistra Europea)!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 2. 51, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Hanno votato sì 505
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bricolo 2.54.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento formulato dai relatori e dal Governo.
FEDERICO BRICOLO. Non accedo all'invito al ritiro e insisto per la votazione.
GIUSEPPE COSSIGA. Intervengo su questo emendamento anche se, in realtà, abbiamo già trattato il tema. Visto che esso è proposto all'articolo che si occupa dell'Iraq e fa riferimento alla necessità di identificare con chiarezza le caratteristiche degli enti o degli organismi italiani che percepiscono finanziamenti da parte del Governo, vorrei sottoporre all'Assemblea un punto non secondario, a mio avviso.
Questo punto è stato sollevato in un ordine del giorno, a firma dei colleghi Bonelli e De Zulueta, riferito ad alcune indicazioni che sono fornite dal Governo nella sua relazione tecnica in relazione ad un previsione di spesa di circa tre milioni e mezzo di euro per stipulare e coprire un contratto con una società di sicurezza privata presente in Iraq al fine di garantire la sicurezza e l'incolumità del personale civile presente presso l'unità di sostegno alla ricostruzione.
È evidente che siamo di fronte ad una confusione, ad un piccolo pasticcio commesso da questo Governo, che, lo ricordiamo tutti, per venire incontro ad una posizione frettolosa, ma comunque forte, rappresentatagli da una parte della sua maggioranza, anziché seguire il già programmato ritiro dall'Iraq così come era stato stabilità dal precedente Governo con una pianificazione attenta, concordata sia con le forze di coalizione presenti sia con il Governo iracheno, cioè per accontentare una parte della sua maggioranza, ha adottato la tecnica del prendi i soldi e scappa. Improvvisamente, cioè, ha deciso di andare via dall'Iraq.
In base alla programmazione da noi stabilita, al compimento della missione era stato previsto anche di mantenere in Iraq personale in numero limitato, ma adeguato a garantire la sicurezza degli italiani impegnati in tale paese, in particolare nell'unità di sostegno alla ricostruzione.
La continuità è evidente - voi siete andati via di corsa, quando noi avevamo diversamente programmato - proprio in questo emendamento. Avendo portato via tutti i soldati e non essendo più in grado, per vostra disattenzione, se non per dolo, di garantire una sicurezza adeguata al personale italiano impiegato nella unità di sostegno alla ricostruzione, è sorta la necessità di stipulare un contratto con una agenzia di sicurezza che, come abbiamo visto, potrebbe essere italiana. Ciò comporterebbe i problemi che sono stati indicati dall'onorevole Bonelli nel suo ordine del giorno 9/2193/3 quanto alla identificazione dei soggetti che realmente controllano l'agenzia, all'adeguata professionalità e ad altri problemi che, come è noto, esistono, in assenza di una legislazione specifica sulle società private di sicurezza in Italia.
È problema sul quale non si è riusciti ad intervenire e del quale peraltro dovremo occuparci. Nel caso in cui, anziché andare via di corsa, come questo Governo ha deciso di fare, in maniera più onesta e coerente con la necessità di garantire un contesto di sicurezza in Iraq, si fosse più correttamente programmato il rientro e si fosse lasciato personale delle Forze armate o dell'Arma dei carabinieri in misura adeguata a garantire la sicurezza, oggi non ci troveremmo a dover stanziare tre milioni e mezzo di euro, che non sono pochi, da destinare alle necessità di sicurezza dell'unità di sostegno alla ricostruzione.
Tra l'altro, poiché molti emendamenti che abbiamo presentato non sono stati approvati, non sapremo mai dove finiranno questi tre milioni e mezzo di euro. In altri termini, non sapremo se saranno destinati ad una società italiana o ad una presunta società di sicurezza con personale iracheno che, magari, dopo qualche mese, si scoprirà essere dedita non tanto alla sicurezza quanto alla organizzazione di attentati alle forze della coalizione. Oppure saranno destinati - questo potrebbe suscitare una reazione ancora più accesa di quella dell'onorevole Bonelli, contenuta nel suo ordine del giorno - a una delle tante società di contractor americane Pag. 37che svolgono, in quel paese, attività di sicurezza con conclamata fama, per usare, parafrasandola, una espressione dell'onorevole Bricolo. Il pasticcio che il Governo ha fatto nel voler andare via così di corsa dall'Iraq...
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Cossiga.
GIUSEPPE COSSIGA. ...oggi ci obbliga a risolvere anche questo problema.
MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, intervengo a titolo personale come in tutte le altre occasioni, salvo quelle nelle quali sono intervenuto a nome del mio gruppo parlamentare. Il discorso è estremamente semplice e chiaro. Capisco che possa bruciare ma è così: voi nelle piazze dite «bianco» e qui fate «nero». Siccome nelle piazze c'è la gente, voi la tradite e siete i traditori del popolo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Forza Italia)!
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, condivido le finalità dell'emendamento Bricolo 2.54 ed invito ad esprimere voto favorevole su di esso. Non si capisce per quale motivo non si debba introdurre in questo decreto-legge un criterio di maggiore attenzione nell'erogazione dei fondi. Parliamo di fondi per organizzazioni umanitarie e si fa riferimento ad una serie di attività di complemento. In precedenza, il collega Cossiga ha specificato, soprattutto in riferimento ad alcuni settori della sicurezza, quali complessità emergano. Non si vede per quale motivo un richiamo preciso e puntuale alle norme che riguardano anche le organizzazioni non governative non debba essere inserito nel provvedimento in esame. Comprendiamo le difficoltà politiche di uno schieramento che deve approvare una misura complessiva che non condivide, che non sostiene. Però, fate attenzione perché, spesso, anche rispetto alle organizzazioni umanitarie occorre maggiore senso di responsabilità. Abbiamo vissuto in passato, anche momenti drammatici, sequestri di persone appartenenti alle organizzazioni di volontariato.
Ovviamente, quando sono accaduti questi fatti, lo Stato è intervenuto. E ricordo che anche in Iraq, dove adesso non c'è più la presenza militare, sono intervenuti i militari e i servizi di sicurezza, per fortuna, per garantire l'incolumità di alcune persone. Purtroppo, ciò non sempre è stato possibile (ricordo la morte drammatica di Quattrocchi), ma in altri casi sì, come in quello delle due giovani esponenti di una organizzazione non governativa, che furono salvate dall'azione dei servizi di sicurezza.
Peraltro, voglio sottolineare, in una fase altrettanto drammatica del rapimento di un giornalista italiano de la Repubblica, che ci vuole serietà. Leggiamo in questi giorni che la procura della Repubblica di Roma vorrebbe gli atti di tutte le trattative che hanno accompagnato la liberazione della Sgrena. Se i servizi di sicurezza pubblicassero a puntate sui giornali o consegnassero alla magistratura tutti gli atti, vorrei sapere come potrebbero agire in queste ore per cercare di portare a casa, come tutti ci auguriamo, libero e vivo, il giornalista de la Repubblica. Lo dico perché c'è un atteggiamento superficiale, a volte, di alcuni settori della magistratura e di alcuni settori politici.
L'operatività, quindi, delle organizzazioni non governative o degli interventi umanitari è spesso correlata a rischi, perché il fatto di andare in quei luoghi con scopi umanitari non rende esenti da pericoli ed aggressioni, da attentati e sequestri.
Nella sostanza, questo emendamento cerca anche di restringere la possibilità di finanziamento e di sostegno alle organizzazioni che posseggono dei requisiti che fanno immaginare che abbiano una maggiore Pag. 38consapevolezza dei rischi che affrontano. Sappiamo che vi sono organizzazioni umanitarie che hanno scritto pagine di eroismo civico in tanti contesti rischiosi. Perché lasciare il campo libero da interventi?
Poi, ce ne ricorderemo dopo, perché, se per ragioni politiche o clientelari si dessero i soldini ad un amichetto, che, andando in Iraq e non avendo la competenza, la professionalità e la saggezza che anche chi va a compiere operazioni umanitarie deve avere, potrebbe andare incontro a dei rischi, chi dovrebbe intervenire? I soldati che non ci sono? I servizi di sicurezza, che devono fare il resoconto alla procura della Repubblica: «Stiamo trattando con questo e con quello»? Facciamo come il «Grande fratello»: trasmettiamo in diretta, ventiquattro ore su ventiquattro, come i servizi segreti liberano gli ostaggi? Vogliamo fare questo?
Credo che l'emendamento del collega Bricolo restringa le possibilità di erogazione di fondi solo alle organizzazioni che, avendo i requisiti previsti dalla legge, si spera possano e sappiano affrontare con la necessaria consapevolezza gli interventi umanitari in scenari così drammatici e complessi (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia).
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, non amo l'ipocrisia, ma qui stiamo giocando con essa. Mi chiedo come la maggioranza possa non approvare l'emendamento dell'onorevole Bricolo, che chiedo di sottoscrivere, che ci riporta ad minimo di logica.
Penso anche al futuro, amici, perché chi ha partecipato alle audizioni sa, per esempio, che ad Herat vi sono dei cooperanti (qui stiamo parlando dell'Iraq, ma dovremo occuparci anche del problema dell'Afghanistan), che non vogliono la collaborazione militare. Addirittura, i militari sono stati fatti trasferire e si tengono quelle persone fuori dalle aree controllate.
Cosa succede nel momento in cui qualcuno viene sequestrato? Ciò è già successo. Chi va a difendere queste persone?
Allora, dovremmo prendere i mercenari, perché, se non poniamo questi limiti, questi lavori vengono svolti da loro, ossia quelli che sui vostri blog di sinistra e sugli articoli dei giornali sono gli «americani travestiti». Addirittura, in Brasile è in corso un grande scandalo in queste settimane, perché ci sono dei militari che si tolgono la divisa e si fanno assumere.
PRESIDENTE. La prego, onorevole Zacchera, deve concludere.
MARCO ZACCHERA. In conclusione, prego tutti i deputati, se non c'è ipocrisia, ad approvare questo emendamento, perché si tratta di applicare la legge nello spendere i soldi dello Stato.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Signor Presidente, vorrei ripetere quanto detto all'inizio.
L'emendamento che stiamo discutendo in questo momento è analogo al primo emendamento che è stato posto in votazione e che riguardava la missione in Afghanistan, in Sudan e in Libano. Questo emendamento, invece, è relativo all'articolo 2, dove si parla dell'Iraq.
Però, ci tengo a sottolineare nuovamente una questione, dato che ho ascoltato ancora in quest'aula interventi che, con motivazioni politiche anche diverse, nel merito mettono in dubbio che ci possa, ci voglia o ci debba essere l'applicazione della legge n. 49 del 1987.
Perché si sappia cosa stiamo votando e che non si tratta di ipocrisia, ma soltanto della volontà di non ripetere quanto già è scritto in una legge, vorrei ricordare che, così come era al comma 4, dell'articolo 1, anche per quel che riguarda l'articolo 2, al comma 6 si stabilisce che, alla missione, per tutti gli incarichi che devono essere Pag. 39assegnati alle ONG, si applicano determinate disposizioni del decreto-legge 10 luglio 2003, n. 165. Purtroppo, in Italia abbiamo questa modalità di scrivere i testi di legge, vale a dire che si rimanda alle leggi precedenti, senza indicarne il contenuto.
Ma se si va a leggere la legge cui si fa riferimento, si apprende che, per la realizzazione degli interventi, si applicano le disposizioni di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49. Quindi, a questo provvedimento, per tutte le attività che saranno assegnate alle ONG italiane (ovviamente, non sono ricomprese quelle straniere, perché non stanno sotto la stessa legislazione), si applicano determinate disposizioni. Questo emendamento, dunque, rappresenta un di più rispetto a quanto è già contenuto nel testo (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, vorrei sottoscrivere anch'io l'emendamento in oggetto, condividendone i contenuti e le finalità.
Non è possibile affidare a chi non abbia una comprovata e di sicura idoneità alcuni incarichi; lo si farebbe in modo estremamente superficiale.
Bisogna capire la volontà del Governo rispetto al modo di impiegare le organizzazioni non governative in Iraq. Ritengo sia molto pericoloso questo tipo di attività. Tra l'altro, visto e considerato che le finalità previste sono le medesime di quelle che perseguivano le Forze armate, riusciremo a determinare una chiara situazione: per poter assicurare gli stessi interventi, spenderemo di più, oggi, con queste organizzazioni, che con l'impiego dei militari.
PRESIDENTE. Onorevole Ascierto...
FILIPPO ASCIERTO. Ma considerato che c'è anche la volontà di offrire ad altri la possibilità di intervenire, vorrei ricordare oggi, in aula, il sacrificio di Quattrocchi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Barani. Ne ha facoltà.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, non ho capito una cosa con riferimento alla relatrice Pinotti (Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Comunisti italiani): se anche lei condivide ciò, se sostiene che quanto chiede l'emendamento in esame è già ricompreso nella legge, perché l'emendamento non viene accolto? Repetita iuvant: se vogliamo rafforzare questo aspetto, perché non si vuole accogliere l'emendamento? Se è condiviso, vuol dire che sia l'emendamento in esame sia quello presentato all'articolo 1 vanno bene!
Come dice qualcuno, si fa peccato a dubitare, ma spesso ci si azzecca. Secondo me, non lo si vuole approvare, perché le cose non stanno in questo modo: non lo si vuole scrivere, per dare al Governo la piena libertà di utilizzare qualsiasi organizzazione, senza vincoli!
Vorrei fare una provocazione: non ci vorrete mica portare le cooperative rosse a svolgere questo servizio (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)?
GIUSEPPE CONSOLO. Signor Presidente, nel dichiarare anch'io di voler sottoscrivere l'emendamento in oggetto, faccio mie le parole del collega che mi ha preceduto. Non riesco a comprendere per quale motivo, come ha spiegato anche l'onorevole Gasparri, le Commissioni ed il Governo siano contrari.
Il collega che mi ha preceduto ha usato l'espressione repetita iuvant. Io direi: quod abundat non vitiat. Ma il problema è che qui, forse, c'è qualcosa di più. Quindi, chiedo che questo emendamento venga votato e vi appongo la mia firma.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per concordare con quanto detto dalla relatrice. Allora, considerato che la relatrice è d'accordo con quanto disposto dall'emendamento in esame - che sottoscrivo - non comprendo perché non si possa abbondare piuttosto che deficere (lo dico, visto che molti hanno citato locuzioni in latino): melius abundare quam deficere!
A questo punto, invito tutti ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento in esame. La relatrice è d'accordo e in molti interventi si è sostenuto che è opportuno chiarire questo punto, anche per evitare ulteriori confusioni. Signor Presidente, auspico un voto unanime da parte dell'Assemblea.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, attorno a questo emendamento si è accesa una discussione per la verità assai seria. Riconosco l'onestà di intenti dell'onorevole Pinotti: può anche essere sovrabbondante aggiungere espressioni che qualificano i soggetti chiamati poi a ad operare. È chiaro che la lettura dei commi, delle leggi, dei riferimenti normativi non può essere riprodotta in quest'aula. Ma francamente in tal modo si creano condizioni di grande incertezza.
Comunque, siamo in presenza di un testo scritto male, nel quale è difficile ritrovare quel richiamo alla legge n. 49 del 1987 cui faceva riferimento la collega Pinotti.
A questo punto, propongo che si proceda in questo modo: poiché si invita a ritirare un emendamento che si ritiene ridondante, come sempre avviene nella prassi parlamentare, valgano gli atti parlamentari nel momento in cui si procederà all'interpretazione. Mi rivolgo al viceministro degli affari esteri che sta leggendo i suoi giornali: trovo molto grave che egli non dichiari, perché resti agli atti, che quanto stanno chiedendo tutti i parlamentari è nelle intenzioni del Governo.
Se a maggioranza siete in grado di respingere un emendamento di garanzia (che chiede che questi soggetti debbano essere di comprovata fama), perlomeno resti agli atti parlamentari che il rappresentante del Governo presente alla seduta si assume la responsabilità di dichiarare che quanto richiesto è nelle intenzioni del Governo. Ove ciò non fosse e permanesse il silenzio del rappresentante del Governo, ci sarebbe da dubitare sulle sue buone intenzioni; intenzioni che - ricordiamolo bene - riguardano la garanzia della trasparenza dell'amministrazione e la sicurezza di coloro che mandiamo ad operare in quei difficili contesti. Chi sono? Sono amici degli amici? Sono persone serie? Hanno la giusta professionalità? Credo che l'ultima parola spetti al Governo.
Se l'onorevole Intini si alzerà e dirà che è intenzione del Governo procedere con questo metodo, mi riterrei abbastanza soddisfatto. In quel caso, si potrebbe accedere all'idea del ritiro. Altrimenti, preannuncio fin da questo momento il voto favorevole del mio gruppo, mantenendo tutte le riserve richiamate dai colleghi intervenuti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ronchi. Ne ha facoltà.
ANDREA RONCHI. Signor Presidente, signor viceministro Intini, non capisco perché lei continui a tacere rispetto a una richiesta corale del Parlamento su questo argomento. Credo che le richieste degli esponenti dell'opposizione, degli onorevoli Gasparri, Consolo, Ascierto, siano fondate: chiediamo soltanto trasparenza e qualità rispetto a un tema così decisivo e delicato.
Perché si vuole tacere e non si vuole accedere a queste giuste osservazioni dell'opposizione? Almeno ci dica cosa pensa! Lei non può rimanere in silenzio ed ignorare richieste fondate, concrete, ispirate ad un'alta qualità, moralità e soprattutto specialità, Pag. 41in un settore così delicato del quale si sta parlando.
Signor viceministro, non credo che il silenzio sia la migliore risposta a richieste giuste e sacrosante dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Il presidente Pinotti, sollecitata in qualità di relatore, ha chiesto di intervenire. Ne ha facoltà.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Signor Presidente, in realtà è stato chiesto di intervenire anche al Governo. Tuttavia, in questo caso mi permetto di ricostruire...
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, lo ha già fatto prima...
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Onorevole Bricolo, io non l'ho interrotta!
PRESIDENTE. All'onorevole relatore per la IV Commissione è stato chiesto di fornire precisazioni.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Vorrei ricostruire quanto avvenuto in sede di Comitato dei diciotto (Commenti del deputato Bricolo), atteso peraltro che alla parte finale dei lavori dello stesso l'onorevole Bricolo non ha potuto (e me ne dispiace molto) partecipare.
Mi rivolgo a tutti i colleghi che dicono: «Repetita iuvant». Il problema sta nel fatto che nel testo ciò è scritto. Pertanto, mi dichiaro d'accordo con quanto scritto nel testo e non con quanto contenuto nell'emendamento. Sia chiaro. Tuttavia, quando in sede di Comitato dei diciotto ho riproposto la lettura, dicendo che ciò era già contenuto nel testo, nessun esponente dell'opposizione ha proposto una riformulazione. In quel momento non sarebbe stato difficile procedere ad una riformulazione e presentare quindi un emendamento adeguato, non riferendolo, come avvenuto, al comma 5, ma in questo caso al comma 6 e nel precedente al comma 4. Invece di citare la legge n. 165 del 2003, che occorre andare a cercare per capire cosa si sta applicando, si sarebbe potuto più giustamente inserire a chiare lettere cosa effettivamente essa recita. Dato però che in sede di Comitato dei diciotto non erano state sollevate obiezioni rispetto alla spiegazione formale che avevo portato, non si è ritenuto di dover procedere ad una riformulazione.
Non è questione di volere. Qualcuno ha adombrato il sospetto che esista qualcosa da nascondere. Invece, il testo, come logica vuole, è stato letto e spiegato. Constatato che tale assicurazione esiste, non è sembrato necessario ripeterla.
Detto ciò, credo che si debba dare atto del fatto che molti emendamenti dell'opposizione sono stati accolti. Pertanto, non vi è stata la volontà di non ascoltare e di non recepire i suggerimenti dell'opposizione. Anche in questo caso, in realtà non vi è alcuna volontà di chiusura. Tuttavia, devo riferire che al termine della riunione del Comitato dei diciotto nessuno ha chiesto una riformulazione, che in quel momento poteva essere utilmente fatta.
CESARE CAMPA. Accantoniamo!
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Chiedo se non sia possibile accantonare l'emendamento Bricolo 2.54 per poi procedere eventualmente ad una sua riformulazione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Qual è il parere del relatore?
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Dovrebbe essere chiaro che nella riformulazione deve essere esplicitato quanto contenuto nella legge. Quindi si dovrebbe chiarire quanto già esiste e Pag. 42non aggiungere qualcosa già contenuto nella legge (Commenti del deputato Bricolo)... No, non l'emendamento!
PRESIDENTE. Per quanto riguarda la proposta di accantonamento? Deve chiarire se è favorevole o meno.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. No, non sono favorevole all'accantonamento (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania - Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Comunisti Italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gamba. Ne ha facoltà.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, vorrei replicare a quanto sostenuto poco fa dal presidente Roberta Pinotti.
Mi dispiace, ma non corrisponde a verità il fatto che nel provvedimento sia già ricompresa l'indicazione di quanto contenuto nell'emendamento. Può darsi che vi sia un riferimento generico, come abbiamo già detto, ma assolutamente esso non è già contenuto, altrimenti l'emendamento sarebbe inammissibile, come è di tutta evidenza. Non è comprensibile neppure la censura riguardo al comportamento del Comitato dei diciotto, che ha preso atto delle precisazioni della presidente Pinotti, non avendo tuttavia in quel momento la possibilità di riformulare alcunché. Se vi fosse la volontà di riformulare l'emendamento, questo potrebbe se del caso essere chiesto al presentatore Bricolo, che non avrebbe - ritengo - problemi ad accogliere una riformulazione opportuna, che facesse salvi il contenuto del suo emendamento e di tutte le dichiarazioni pervenute dai colleghi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
MASSIMO GARAVAGLIA. Il dibattito sta a nostro modo di vedere prendendo una piega paradossale. Il fatto che si possa chiedere con forza che queste organizzazioni siano serie e conosciute è il minimo! Abbiamo già avuto la vicenda delle Simone - qualcuno lo ricorda - che andavano ad insegnare la raccolta differenziata a Baghdad, sotto i bombardamenti: andassero a Caserta e in Campania a insegnare la raccolta differenziata (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Forza Italia)!
Non vogliamo ritrovarci di nuovo con gli amici degli amici a fare operazioni discutibili a pagamento e poi a dover pagare riscatti per portarli indietro (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania, Forza Italia e Alleanza Nazionale)!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bricolo 2.54, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prego i colleghi di accomodarsi e di votare dalle rispettive postazioni.
Prendo atto che le deputate Nicchi e Paoletti Tangheroni non sono riuscite ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Paoletti Tangheroni 2.50. Si tratta dell'ultimo emendamento che voteremo in mattinata.
CESARE CAMPA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, sono le 13.50 e le Commissioni sono convocate per le 14. Abbiamo peraltro necessità di andare anche a colazione. Non vorrei che, mancando l'onorevole Boccia, non ci fosse più ordine nei nostri lavori! Dobbiamo assolutamente sospendere la seduta per andare in Commissione!
PRESIDENTE. Se ricordo che ho già dichiarato aperta la discussione su questo emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 2.50, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
A questo punto sospendo la seduta, che riprenderà... (Commenti).
Chiedo scusa ai colleghi.
Prendo atto che i deputati Burgio, Dato, D'Ambrosio, D'Ippolito Vitale, Calgaro, Cinzia Fontana e Ronchi non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.

References: articolo 1
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e contrario
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