Source: http://patrimoniosos.it/rsol.php?op=getlaw&id=490
Timestamp: 2018-04-22 20:05:32+00:00

Document:
Decreto legge n. 3276 (disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, ecc.)
N. 3276
dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca
dal Ministro per i beni e le attività culturali
di concerto col Ministro del lavoro e delle politiche sociali
e col Ministro per la funzione pubblica
(BACCINI)
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 31 GENNAIO 2005
Conversione in legge del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione
Onorevoli Senatori. – Il presente decreto-legge, che viene sottoposto all’esame del Parlamento ai fini della sua conversione, si compone di nove articoli.
L’articolo provvede all’attuazione del disposto dell’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005), ai sensi del quale, a decorrere dall’anno 2005, le università adottano programmi triennali del fabbisogno di personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, che devono essere valutati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) ai fini della coerenza con le risorse stanziate nel fondo di finanziamento ordinario. Pertanto, l’urgenza delle disposizioni trova fondamento nell’esigenza di consentire alle università di procedere, fin dall’anno in corso, all’adozione dei programmi di cui al predetto comma 105 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2005.
In particolare, il comma 1 dispone che le università, entro il 31 marzo 2005, inviino al MIUR i programmi triennali, ai fini della valutazione prescritta dalla legge.
Il comma 2 prevede la riduzione ad un anno del periodo per la conferma dei ricercatori, attualmente di tre anni. La norma è stata inserita nel decreto-legge per intervenire urgentemente, in attesa che il disegno di legge sullo stato giuridico dei professori universitari venga esaminato ed approvato dal Parlamento con i tempi ordinari, allo scopo di incentivare i ricercatori e trattenere presso le nostre università i giovani migliori e più orientati alla ricerca, contrastando in tale modo il fenomeno della «fuga dei cervelli».
La riduzione a un anno del periodo di prova trova giustificazione nel fatto che il personale ricercatore accede alla qualifica in età avanzata (circa un terzo dopo il 38º anno di età e l’età media è di 46 anni) dopo aver svolto attività di ricerca per molti anni acquisendo esperienze e titoli di prestigio, quali il dottorato di ricerca, gli assegni e i contratti di ricerca e altri titoli similari, i quali garantiscono l’acquisizione di una maturazione nello specifico settore.
Con il conseguimento anticipato della conferma, i ricercatori ottengono anche un miglioramento significativo della loro retribuzione che in tale modo viene adeguata, sia pure parzialmente, ai livelli retributivi del personale universitario che riveste analoghe posizioni nei principali Paesi comunitari.
La copertura finanziaria dell’intervento è assicurata dall’articolo 8 a valere sul fondo di finanziamento ordinario delle università statale che con la Tabella C della legge finanziaria 2005 è stato incrementato di altri 430 milioni di euro rispetto al 2004.
Con riferimento ai commi 1 e 2 si rappresenta quanto segue.
La Società Sincrotrone di Trieste S.p.a., società di interesse nazionale ai sensi della legge 19 ottobre 1999, n 370 (articolo 10, comma 4), gestisce una delle maggiori infrastrutture di ricerca del Paese nell’ambito della scienza e tecnologia dei materiali e biomateriali e rappresenta un importante punto di riferimento della comunità scientifica a livello nazionale, europeo e internazionale.
Il suo funzionamento è stato assicurato in parte da finanziamenti a valere sul decreto-legge 23 settembre 1994, n. 547, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 1994, n. 644, tuttora vigente e, per la maggior parte, da leggi triennali scadute alla fine dell’anno 2002. Tale situazione ha comportato un progressivo indebitamento della Società con un debito che ammonta attualmente a oltre 18 milioni di euro, finora in parte coperto dal credito bancario, a fronte dell’interesse del Governo, della Regione Friuli-Venezia Giulia e della Commissione europea, per un intervento nel risanamento della Società, peraltro raccomandato anche dalla Camera dei deputati con ordine del giorno del 28 dicembre 2004, accolto dal Governo come raccomandazione (9/5310-bis C-R/81).
Poiché la situazione debitoria è divenuta insostenibile, con gravi ripercussioni sul funzionamento e possibile pregiudizio sia della infrastruttura, che deve funzionare a ciclo continuo, sia dei ricercatori impiegati, si rende necessaria ed indifferibile la destinazione di una quota del fondo per il funzionamento degli enti di ricerca direttamente alla Società Sincrotrone S.p.a.
Inoltre, proprio per la valenza internazionale della struttura, in attuazione di delibere del Consiglio dei Ministri europei e della Commissione europea, la Società Sincrotrone S.p.a., prima in Europa, ha avuto accesso ai fondi messi a disposizione dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) per la ricerca e per realizzare una struttura di eccellenza europea nel campo dei laser a elettroni liberi col «progetto Fermi», la cui realizzazione contribuirà al risanamento e al rafforzamento della Società, con l’acquisizione di risorse europee che renderanno possibile il servizio del debito BEI senza ulteriori aggravi per lo Stato. Per tale iniziativa, trattandosi di Società di interesse, nazionale, va disposta la garanzia dello Stato. Anche tale disposizione non comporta debito all’erario, ed è ugualmente necessaria ed indifferibile in quanto la BEI ha comunicato che, in assenza di garanzia entro il 31 gennaio del corrente anno, il credito verrebbe revocato e destinato ad altri soggetti europei.
Il comma 3 dispone la ricostituzione, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, del Consiglio direttivo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).
In particolare, il decreto legislativo 29 settembre 1999, n. 381, che ha istituito l’INGV, prevede all’articolo 3, comma 4, che il Consiglio direttivo dell’ente sia composto da sei membri, dei quali due designati da uno specifico Consiglio scientifico nazionale, previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, che non è mai stato costituito; il citato articolo 4 è stato poi abrogato espressamente dall’articolo 23, comma 9, del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 127, di riordino del Consiglio nazionale delle ricerche.
In via transitoria l’articolo 6 dello stesso decreto legislativo n. 381 del 1999 prevedeva la costituzione di un comitato con funzioni regolamentari che assumeva successivamente le funzioni di Consiglio direttivo una volta approvati i regolamenti costitutivi; lo stesso articolo 6 stabilisce altresì che i quattro anni del mandato del Comitato sono computati a partire dalla data dei rispettivi decreti di nomina.
Il Comitato, nominato in data 24 luglio 2000, si insediò nelle sue funzioni il 26 settembre 2000 e nelle funzioni di Consiglio direttivo il 10 gennaio 2001, alla presenza del Ministro pro-tempore. Esso ha ormai esaurito il suo mandato essendo trascorsi i 4 anni.
Nell’attuale quadro normativo, in cui permane una situazione di transitorietà per quanto riguarda la costituzione del Consiglio direttivo, si rende necessario procedere, con la massima urgenza, alla sua ricostituzione.
Si prevede, pertanto, la nomina del Consiglio con i componenti già previsti.
La disposizione prevede la copertura finanziaria a valere sul fondo di finanziamento ordinario delle università per sostenere le maggiori spese connesse alla riduzione ad un anno del periodo di straordinariato dei ricercatori universitari, disposta dall’articolo 2.
I commi 1 e 2 trovano la copertura finanziaria rispettivamente nell’apposita unità previsionale di base 3.2.4.2 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e nel fondo per il finanziamento degli enti di ricerca (u.p.b. 4.2.3.4 dello stato di previsione del MIUR). Non comportano, pertanto, oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.
Le risorse finanziarie assegnate al Ministero per i beni e le attività culturali hanno registrato, nel corso dell’ultimo triennio, un decremento costante che ha influito negativamente non solo sulle attività istituzionali di sostegno all’arte e di tutela del patrimonio culturale, ma, a seguito soprattutto degli assestamenti di bilancio intervenuti a metà esercizio finanziario, anche sulla stessa funzionalità delle strutture pubbliche in cui hanno sede alcune tra le più importanti opere d’arte al mondo. I musei, i siti archeologici, le biblioteche e gli archivi sopportano oggi una precaria condizione economica tale che, senza alcun intervento, difficilmente si potrà garantirne per il futuro la fruizione.
In tale contesto di urgente necessità finanziaria, il comma 1 dell’articolo 3 è finalizzato a rendere possibile l’immediata utilizzazione delle somme previste dal comma 4 dell’articolo 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
Il comma 2 è finalizzato al reperimento di nuove disponibilità finanziarie da destinare al funzionamento dell’apparato culturale italiano.
Già in precedenza, per sopperire alla grave mancanza di risorse nel settore dei beni e delle attività culturali, era stata prevista, con il comma 4 dell’articolo 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, una riserva del tre per cento degli stanziamenti per le infrastrutture da destinare alla spesa per la tutela e gli interventi a favore dei beni e delle attività culturali. L’attuazione di tale norma ha prodotto positivi risultati, consentendo l’approvazione di una serie di importanti progetti che, altrimenti, non sarebbe stato possibile finanziare.
Sulla scorta di tale positiva esperienza ed in considerazione delle gravissime difficoltà in cui versano i musei, i siti archeologici, le biblioteche e gli archivi, appare necessario, senza incidere sulla spesa complessiva del bilancio statale, prevedere, per gli esercizi finanziari relativi agli anni 2005 e 2006, una ulteriore riserva, pari al due per cento, degli stanziamenti previsti per le finalità di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443.
Il comma 3 apporta modifiche all’articolo 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, di riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche, necessarie ed urgenti per dare piena operatività gestionale al Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche di cui al comma 1 della disposizione citata. Si tratta di modifiche che non comportano ulteriori oneri a carico dello Stato. In particolare, l’inserimento del comma 3-bis nel citato articolo 12 appare indispensabile, in relazione alla particolare natura dei finanziamenti e contributi previsti dal predetto Fondo, per escludere in modo esplicito, per questi ultimi, l’applicazione dell’articolo 72 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), relativo alla regolamentazione dei fondi rotativi degli interventi finanziari dello Stato. I finanziamenti e le altre forme di sostegno dello Stato sono rivolte ai progetti e iniziative in base alla qualità artistica e culturale ovvero al successo di pubblico riscontrato, e non all’attività di produzione genericamente considerata, alla quale invece sono rivolti i contributi disciplinati dalla legge finanziaria per l’anno 2003.
D’altra parte, la stessa Unione europea, sulla base del principio della cosiddetta «eccezione culturale», ha sancito la possibilità di sostenere l’industria della cultura e dello spettacolo senza che ciò comporti la violazione delle norme poste a tutela della libera concorrenza e del mercato. L’indispensabilità della modifica normativa è di assoluta evidenza, in quanto l’eventuale applicazione della citata disposizione della legge finanziaria 2003 sancirebbe, di fatto, l’impossibilità di sostenere adeguatamente il comparto cinema, con gravi ricadute economiche e sociali.
La modifica del comma 6 del citato articolo 12 si rende necessaria per far sì che i rientri dei finanziamenti erogati dal Fondo vengano riassegnati al Fondo medesimo, previo versamento all’entrata del bilancio dello Stato.
La modifica del comma 7 del citato articolo 12 risponde all’esigenza di ricondurre in bilancio il Fondo per le attività cinematografiche, secondo quanto previsto dall’articolo 93 della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Al fine di snellire le procedure gestionali, viene istituita un’apposita contabilità speciale, direttamente intestata all’organismo affidatario della gestione del Fondo, per il funzionamento della quale si applicano le modalità previste dal regolamento recante semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa e contabili di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367.
L’articolo non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
L’articolo è volto ad assicurare la prosecuzione di varie tipologie di attività per la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali.
Al fine di evitare interruzioni nell’espletamento di dette attività, è previsto che, fino al completamento delle necessarie procedure di evidenza pubblica, e comunque non oltre il 31 dicembre 2005, siano prorogate le convenzioni in essere stipulate dal Ministero per i beni e le attività culturali.
La norma presenta i caratteri della necessità ed urgenza, in quanto la mancata previsione della prosecuzione di servizi fondamentali per l’ordinario funzionamento delle strutture (quali, ad esempio, la manutenzione degli impianti di sicurezza ed antincendio dei musei e il diserbamento dei giardini storici), provocherebbe gravissime conseguenze, quali la necessità di dover chiudere al pubblico le strutture espositive e di consultazione.
La norma ha lo scopo di agevolare la mobilità temporanea dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
La sostituzione del comma 7 dell’articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, riveste i caratteri della straordinarietà e dell’urgenza, in quanto le amministrazioni con forti carenze in organico si trovano nella impossibilità materiale di fare fronte alla gestione ordinaria. Ciò in quanto non possono da tempo procedere alle ordinarie procedure di reclutamento, stante il blocco delle assunzioni presso le pubbliche amministrazioni da ultimo ribadito dalla legge finanziaria 2005.
La norma incide sull’ambito applicativo del comma 7, dell’articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il quale prevede la possibilità per le amministrazioni pubbliche di stipulare dei protocolli con le imprese private per l’utilizzo di propri dipendenti nello svolgimento di progetti di interesse specifico delle amministrazioni stesse, con l’assegnazione temporanea del personale presso le imprese, previo consenso degli interessati; in particolare, estende la possibilità di concludere i predetti protocolli anche con altre amministrazioni.
La norma non comporta oneri a carico del bilancio dello Stato.
In attuazione della normativa sulle «grandi opere strategiche», recata dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443, si è ormai pervenuti alle nomine dei commissari straordinari di cui all’articolo 2, comma 5, del decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, e si è già reso necessario proporre al Presidente del Consiglio dei Ministri l’adozione del provvedimento, previsto dal successivo comma 7, che abilita il commissario straordinario per le grandi opere in Lombardia e Liguria, ad esercitare i poteri di cui all’articolo 13 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, in riferimento al completamento delle opere strategiche intese ad assicurare l’accessibilità al nuovo polo fieristico di Milano.
Si è però, nel contempo, rilevata la necessità di adeguare, con la massima urgenza, la disposizione legislativa in trattazione, introdotta anteriormente alla riforma del titolo V della Costituzione, in modo da non ignorare le nuove attribuzioni agli enti territoriali sub-regionali, province e comuni, il cui mancato richiamo nel citato articolo 13 del decreto-legge n. 67 del 1997 potrebbe esporre la norma in oggetto e il richiamato provvedimento governativo di abilitazione, già in corso di perfezionamento, a censure sotto il profilo della costituzionalità, che renderebbero impraticabile il rimedio previsto dal citato decreto legislativo n. 190 del 2002.
Nella circostanza si è ritenuto di rivisitare ed aggiornare l’istituto, ravvisandone permanente necessità in riferimento alla realizzazione urgente di interventi di competenza, comunque rilevanti anche sotto il profilo occupazionale e sociale, anche se non costituenti grandi opere ai sensi della legge n. 443 del 2001, condividendo gli scopi posti, a suo tempo, a base del provvedimento originario.
Si è provveduto, altresì, ad emendare la disposizione relativa alla competenza del Commissario straordinario in ordine all’esecuzione dell’opera commissariata.
Dall’attuazione dell’articolo in parola non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato; si omette, pertanto, la relazione tecnica.
L’articolo in commento modifica il comma 300 dell’articolo 1, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per assicurare, fermi restando gli obiettivi di bilancio fissati dalla predetta norma, la massima semplificazione degli adempimenti dei contribuenti ed il rispetto di esigenze di ordine sociale derivanti dalla molteplicità degli atti interessati dall’adeguamento.
Il citato comma 300 ha previsto che con decreto non avente natura regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro il 31 gennaio 2005, dovevano essere aggiornati gli importi fissi dell’imposta di registro, della tassa di concessione governativa, dell’imposta di bollo, delle imposte ipotecaria e catastale, delle tasse ipotecarie, nonché quelli dei diritti speciali di cui al titolo III della tabella A allegata al decreto-legge 31 luglio 1954, n. 533, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1954, n. 869, e successive modificazioni.
La norma ha altresì previsto che nell’operare gli adeguamenti si doveva tener conto, non solo dell’aumento dei prezzi al consumo quale risultante dagli indici ISTAT per le famiglie degli operai e degli impiegati, ma anche delle esigenze di semplificazione, come pure della necessità di introdurre specifiche previsioni che disciplinino aspetti operativi innovativi connessi con l’attivazione di servizi telematici a valore aggiunto.
Tuttavia, con decreto del Ministro delle comunicazioni in data 20 dicembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 29 dicembre 2004, è stato fissato, ai sensi dell’articolo 18 della legge 3 maggio 2004, n. 112, l’ammontare del canone radiotelevisivo nella medesima misura prevista per l’anno 2004 (euro 99.60).
Il canone è comprensivo della tassa di concessione governativa già stabilita, in base alla tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, e successive modificazioni, in euro 4,13.
In ottemperanza al suddetto decreto molti utenti hanno già provveduto al relativo pagamento per cui un aggiornamento della tassa di concessione governativa che incidesse sul canone, ormai già fissato, creerebbe enormi difficoltà organizzative (si pensi ai bollettini prestampati già distribuiti agli utenti) e darebbe luogo ad una irragionevole disparità di trattamento tra coloro che hanno già provveduto al versamento del canone nell’attuale misura e coloro che vi provvedessero dopo l’adeguamento.
Analoga sterilizzazione, poi, appare opportuna in relazione alla tassa di concessione governativa per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre, per abbonamenti di utenze residenziali e di utenze affari.
Ed invero la tassa da ultimo richiamata fu istituita in un tempo in cui l’uso del telefono cellulare era limitato ad una élite di utenti ed in una misura correlata alla considerazione del terminale mobile come un bene di lusso. Oggi, invece, l’uso comune, indifferenziato e diffuso raggiunto dalla telefonia mobile, anche per le utenze in abbonamento, con un notevole aumento del numero degli abbonati, fa venir meno ogni giustificazione ad un aggiornamento della tassa.
Anche in tale ipotesi è, quindi, necessario, per ragioni di equità, evitare l’incremento del tributo escludendo tale voce di tariffa dal novero di quelle da adeguare.
Sotto altro profilo, ragioni d’ordine sociale suggeriscono, come opportune ed urgenti, ulteriori modificazioni al comma 300 dell’articolo 1 della citata legge n. 311 del 2004, per assicurare che l’adempimento dei contribuenti derivante dall’adeguamento degli importi dei tributi in questione possa essere effettuato nella maniera più agevole possibile evitando problemi in ordine alla reperibilità ed alla utilizzazione di marche da bollo.
Esigenze di semplificazione degli oneri a carico dei contribuenti, impongono inoltre di evitare che agli stessi, le volte in cui debbano assolvere all’imposta di bollo ovvero alla tassa di concessione governativa attraverso la materiale applicazione di marche, spetti trovare ed applicare su documenti anche di formato assai ridotto un numero elevato di marche.
Del resto, entro breve tempo sarà diffusa la possibilità di acquistare una marca – utile per l’assolvimento di una pluralità di tributi – attraverso circuiti telematici attivi presso esercizi di rivendita. Con ciò, sarà in altri termini possibile procurasi una sola marca, a prescindere dalla misura del suo valore facciale.
Alla luce di quanto precede, si è dunque considerata l’opportunità di procedere secondo due direttrici differenti ed in momenti temporali diversi – fermo, in ogni caso, l’obiettivo di gettito complessivo individuato dal citato comma 300 dell’articolo 1 della legge n. 311 del 2004 novellando appositamente la norma citata.
Il risultato finale dell’odierno intervento normativo consiste:
a) nella immediata sterilizzazione degli effetti del complessivo processo di adeguamento previsto dalla finanziaria relativamente alla tassa di concessione governativa riferita ai canoni di abbonamento televisivo e ai contratti di telefonia mobile;
b) nell’adeguamento – dal 1º febbraio 2005, per intuibili esigenze di uniformità di intervento – degli importi fissi dei tributi indicati nell’articolo 1, comma 300, della legge n. 311 del 2004 per l’assolvimento dei quali non occorre la applicazione di marche;
c) nel differire al 1º giugno 2005 l’adozione o, comunque, gli effetti del decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, col quale si provvederà, allora, al solo adeguamento degli importi fissi di cui alla lettera b) per il cui assolvimento, oggi, occorre provvedere con l’applicazione di marche;
d) l’estensione, sempre dal 1º giugno 2005, del sistema di acquisizione telematica di marche utili per una pluralità di tributi – fra i quali quelli ora interessati dalla legge finanziaria – onde assicurare comunque, nel prossimo futuro, la massima semplificazione nei casi in cui occorrerà dotarsi di tali marche;
e) nell’assicurare in ogni caso gli obiettivi di gettito complessivo, nel triennio, già oggi individuati dal comma 300 dell’articolo 1 della legge n. 311 del 2004.
Non si fa luogo alla relazione tecnica relativamente a questo articolo, posto che l’adeguamento degli importi fissi che decorrerà dal 1º febbraio 2005 costituisce solo una prima tranche dell’intervento preordinato al conseguimento del previsto obiettivo di gettito complessivo, destinato a completarsi, entro i limiti quantitativi prestabiliti, con il futuro decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze.
L’articolo reca norme relative alla copertura finanziaria della disposizione di cui all’articolo 1 del presente decreto-legge.
L’articolo in rassegna dispone l’immediata entrata in vigore del provvedimento.
1. È convertito in legge il decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione.
Decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 31 gennaio 2005(*).
Disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione
Considerata la necessità ed urgenza di attuare la programmazione del fabbisogno di personale per le Università e di assicurare il dovuto sostegno alla ricerca ed alla tutela e promozione di beni e attività culturali;
Considerata altresì la necessità e l’urgenza di garantire la tempestiva esecuzione di opere strategiche affidate ad appositi commissari straordinari, di conseguire una più ampia mobilità per i pubblici dipendenti, nonché di semplificare gli adempimenti relativi al versamento delle imposte di bollo e delle tasse di concessione;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 21 gennaio 2005;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, del Ministro per i beni e le attività culturali, del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per la funzione pubblica;
(Disposizioni per l’università)
1. I programmi di cui all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono formulati dalle università ed inviati per la valutazione al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca entro il 31 marzo 2005.
2. In attesa della riforma dello stato giuridico del personale docente e ricercatore delle università, il periodo di tre anni per il giudizio di conferma per i ricercatori universitari di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, è ridotto ad un anno.
(Disposizioni per la ricerca)
1. Il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato a concedere la garanzia per il rimborso del capitale e degli interessi maturati su una o più linee di credito attivate, nel limite di 60 milioni di euro, dalla Società Sincrotone di Trieste S.p.a. con la Banca europea degli investimenti per la realizzazione del progetto di laser a elettroni liberi. Agli eventuali oneri si provvede ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, n. 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, con imputazione nella apposita unità previsionale 3.2.4.2., iscritta nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005 e corrispondenti unità previsionali per gli esercizi successivi.
2. Per assicurare lo sviluppo della competitività internazionale della infrastruttura complessiva, il contributo ordinario per il funzionamento viene integrato con un importo annuo non inferiore a 14 milioni di euro, a valere sul fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca finanziati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, con erogazione diretta alla Società Sincrotrone di Trieste S.p.a.
3. In attesa del riordino dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca è autorizzato a ricostituire, con proprio decreto, il Consiglio direttivo dell’Istituto stesso, composto dal Presidente dello stesso ente e da quattro componenti di alta qualificazione tecnico-scientifica nello specifico settore di attività, di cui due scelti dal Ministro medesimo, uno designato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e uno designato dalla Conferenza Stato-regioni.
(Interventi per i beni e le attività culturali)
1. Per l’utilizzazione delle risorse da assegnare alla Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo – ARCUS S.p.a., ai sensi del comma 4 dell’articolo 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per l’anno 2005, continuano ad applicarsi, fino alla data di entrata in vigore del regolamento ivi previsto, le disposizioni di cui all’articolo 3 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2004, n. 128.
2. Fermo restando quanto disposto dalle norme richiamate nel comma 1, per gli esercizi finanziari 2005 e 2006, un ulteriore due per cento, a valere sugli stanziamenti previsti per le finalità di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, è destinato a progetti di intervento rivolti ad agevolare o promuovere la conservazione o fruizione dei beni culturali.
3. All’articolo 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
«3-bis. Alle risorse finanziarie del Fondo di cui al comma 1 non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 72 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.»;
b) al comma 6, secondo periodo, dopo le parole: «al comma 2» sono inserite le seguenti: «, previo versamento all’entrata del bilancio dello Stato»;
c) al comma 7, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le risorse del medesimo Fondo sono versate su apposita contabilità speciale, intestata all’organismo affidatario del servizio, per il funzionamento della quale si applicano le modalità previste dall’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367.».
(Attività per la conservazione, la valorizzazione e la fruizione
1. Per la prosecuzione delle attività relative a modelli di gestione, esposizione e fruizione per la valorizzazione del sistema museale archivistico e bibliografico nazionale, nonché per l’incremento e la valorizzazione del patrimonio culturale e per le misure di prevenzione incendi, installazione di sistemi antifurto e di ogni altra misura di prevenzione nei locali adibiti a sedi di musei, gallerie, biblioteche e archivi dello Stato, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, è autorizzata la spesa pari a 12 milioni di euro per l’anno 2005.
2. Fino al completamento delle procedure di evidenza pubblica necessarie per l’affidamento delle attività di cui al comma 1, con salvaguardia degli aspetti occupazionali, e comunque non oltre il 31 dicembre 2005, sono prorogate le convenzioni stipulate dal Ministero per i beni e le attività culturali ai sensi dell’articolo 20 della legge 24 giugno 1997, n. 196, dell’articolo 10 del decreto legislativo 1º dicembre 1997, n. 468, e dell’articolo 1 del decreto-legge 1º ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608.
3. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, pari a 12 milioni di euro per l’anno 2005, si provvede, quanto a 5 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, come da ultimo rideterminata dalla tabella D della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Al residuo onere di 7 milioni di euro si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 9-ter della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni ed integrazioni, così come determinata dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
(Interventi per la mobilità dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni)
1. Il comma 7 dell’articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:
«7. Sulla base di appositi protocolli di intesa tra le parti, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, possono disporre, per singoli progetti di interesse specifico dell’amministrazione e con il consenso dell’interessato, l’assegnazione temporanea di personale presso altre pubbliche amministrazioni o imprese private. I protocolli disciplinano le funzioni, le modalità di inserimento, l’onere per la corresponsione del trattamento economico da porre a carico delle imprese destinatarie. Nel caso di assegnazione temporanea presso imprese private i predetti protocolli possono prevedere l’eventuale attribuzione di un compenso aggiuntivo, con oneri a carico delle imprese medesime.».
(Commissari straordinari per le opere strategiche)
1. All’articolo 13 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135 , sono apportate le seguenti modificazioni:
«1. Con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono individuate le opere ed i lavori, ai quali lo Stato contribuisce, anche indirettamente o con apporto di capitale, in tutto o in parte ovvero cofinanziati con risorse dell’Unione europea, di rilevante interesse nazionale per le implicazioni occupazionali ed i connessi riflessi sociali, già appaltati o affidati a general contractor in concessione o comunque ricompresi in una convenzione quadro oggetto di precedente gara e la cui esecuzione, pur potendo iniziare o proseguire, non sia iniziata o, se iniziata, risulti anche in parte temporaneamente comunque sospesa. Con i medesimi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, sono nominati uno o più commissari straordinari.»;
«4. Decorso infruttuosamente il termine di cui al comma 2, il commissario straordinario di cui al comma 1 provvede in sostituzione degli organi ordinari o straordinari, avvalendosi delle relative strutture. In caso di competenza regionale, provinciale o comunale, i provvedimenti necessari ad assicurare la tempestiva esecuzione sono comunicati dal commissario straordinario al presidente della regione o della provincia, al sindaco della città o del comune, nel cui ambito territoriale è prevista, od in corso, anche se in parte temporaneamente sospesa, la realizzazione delle opere e dei lavori, i quali, entro quindici giorni dalla ricezione, possono disporne la sospensione, anche provvedendo diversamente; trascorso tale termine e in assenza di sospensione, i provvedimenti del commissario sono esecutivi.»;
c) il comma 4-quater è sostituito dal seguente:
«4-quater. Il commissario straordinario, al fine di consentire il pronto avvio o la pronta ripresa dell’esecuzione dell’opera commissariata, può essere abilitato ad assumere direttamente le funzioni di stazione appaltante, ai sensi della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni ed integrazioni.».
2. Dall’attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
(Disposizioni in materia di imposte di bollo e tasse di concessione)
1. Al fine di assicurare la massima semplificazione, anche alleviando l’onere dei contribuenti che assolvono i loro obblighi tributari, riferiti ad alcune delle fattispecie ricomprese nell’articolo 1, comma 300, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, mediante la materiale applicazione di marche, nella citata legge n. 311 del 2004 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 300:
1) dopo le parole: «concessione governativa,» sono inserite le seguenti: «esclusi quelli di cui alla lettera b) dell’articolo 17, nonché alle lettere a) e b) dell’articolo 21, della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, e successive modificazioni,»;
2) le parole: «con decreto non avente natura regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 31 gennaio 2005,» sono soppresse;
3) le parole: «in misura tale da assicurare» sono sostituite dalle seguenti: «secondo quanto stabilito negli allegati da 2-bis a 2-sexies alla presente legge. Ferma l’esclusione di cui al precedente periodo e nel rispetto delle condizioni in esso stabilite, gli importi in misura fissa della imposta di bollo e della tassa di concessione governativa, diversi da quelli contenuti nei predetti allegati, sono aggiornati con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze i cui effetti decorrono dal 1º giugno 2005. Le disposizioni degli stessi allegati hanno effetto dal 1º febbraio 2005 e, in particolare, hanno effetto per gli atti giudiziari pubblicati o emanati, per gli atti pubblici formati, per le donazioni fatte e per le scritture private autenticate a partire da tale data, per le scritture private non autenticate e per le denunce presentate per la registrazione dalla medesima data, nonché per le formalità di trascrizione, di iscrizione, di rinnovazione eseguite e per le domande di annotazione presentate a decorrere dalla stessa data. Le disposizioni di cui al presente comma assicurano, complessivamente,»;
b) dopo l’allegato 2, sono inseriti quelli di cui all’allegato al presente decreto.
2. Dal 1º giugno 2005 la tassa di concessione governativa e l’imposta di bollo, nei casi in cui ne è previsto il pagamento mediante marche, sono pagate con le modalità telematiche di cui all’articolo 1-bis, comma 10, lettera a), del decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2004, n. 191, definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate ai sensi della lettera b) del comma 10 del medesimo articolo 1-bis.
1. All’onere derivante dall’applicazione dell’articolo 1, comma 2, pari a e 29.248.636 per l’anno 2005, e 44.366.700 per l’anno 2006 ed e 40.828.223 per l’anno 2007, ed e 16.247.604 per l’anno 2008, si provvede mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista dall’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come determinata dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
Dato a Roma, addì 31 gennaio 2005.
(*) >Si veda altresì l’Avviso di rettifica pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 2 febbraio 2005.
Berlusconi – Moratti – Urbani – Lunardi – Siniscalco – Maroni – Baccini

References: articolo 4
 articolo 6
 articolo 12
 articolo 12
 articolo 12
 articolo 13
in fine
 articolo 1