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Timestamp: 2019-02-21 19:09:30+00:00

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Corte d'appello di Roma – Sentenza in materia di anatocismo, onere della prova e ripetibilità delle somme | SDL Centrostudi
Corte d’appello di Roma – Sentenza in materia di anatocismo, onere della prova e ripetibilità delle somme
Corte di Appello di Roma – Sentenza 11.5.2015
Causa su anatocismo e tassi usurari
Onere della prova a carico della banca
Conto aperto: ripetibilità delle somme
Ripetizione sull’intero rapporto
Prescrizione: Rigetto stante la univocità del rapporto indicato
Nullità della domanda: Rigetto dell’eccezione di indeterminatezza
La Corte di Appello con la sentenza estesa e depositata il giorno 11.5.2015 accoglie parzialmente un appello avanzato da una banca, confermando il giudizio di primo grado mentre per il resto la sentenza risulta favorevole al correntista.
La vicenda riguarda un cliente che cita davanti al tribunale di Viterbo la sua banca, lamentando i consueti vizi contrattuali: tassi ultralegali, anatocismo, spese non concordate ecc.
La banca si costituisce e si ha una ctu.
Il tribunale condanna nel 2007 la banca a pagare una determinata somma.
A seguito di tale pronuncia, l’istituto di credito propone appello, avanzando eccezione di nullità della citazione per indeterminatezza, eccependo la prescrizione e sollevando eccezioni sul modus operandi del Tribunale di Viterbo.
La lettura della sentenza di Appello consente di comprendere alcuni passaggi importanti.
Innanzitutto è onere della banca provare le condizioni mediante la produzione del contratto e senza tale produzione, come nel caso di specie, bene ha fatto il Tribunale ad applicare il tasso legale (e non quello ex art.117 TUB) ed eliminare ogni forma di anatocismo.
Sulla consueta eccezione che le banche sono solite fare circa la nullità della citazione per indeterminatezza, la Corte ha rigettato evidenziando che l’aver semplicemente indicato il rapporto di conto appare di per se sufficiente per il petitum e causa petendi.
Interessantissima e degna di rilievo è poi la distinzione operata dalla Corte tra poste attive e quelle passive, che su conto in essere porta alla condanna dei soli interessi passivi corrisposti.
Sappiamo che l’attuale giurisprudenza non vuole la ripetizione su conti ancora in essere, ma solo l’accertamento dei saldi.
Un punto a favore del correntista posto a segno da un prestigioso Organo Giurisdizionale.
In merito alla prescrizione, la Corte rigetta dando valenza al concetto di rapporto unitario del conto e, quindi, interessante tutti i movimenti la domanda di ripetizione.
In sintesi, la Corte accoglie relativamente ed unicamente alle rimesse attive, riducendo la somma di condanna, così aprendo nuovamente la possibilità di agire in ripetizione anche sui conti ancora accesi.
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 art.117