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Caso Eluana: la Chiesa e il monopolio dell’etica
Sebbene certe storie meriterebbero rispetto e sarebbe meglio fare in modo che i riflettori non restassero puntati su determinate situazioni, per quanto riguarda il caso di Eluana Englaro non si può tacere perchè la storia umana, sanitaria e giudiziaria di questa ragazza introduce, per la prima volta in Italia, una sorta di “diritto alla morte“. Ma veniamo ai fatti…
Eluana Englaro era una giovane di soli 20 anni quando, nel 1992, a causa di un incidente stradale, è entrata in stato di coma vegetativo permanente. Da allora i genitori si sono battuti in tribunale affinchè venisse interrotta l’alimentazione artificiale alla figlia fino al sopraggiungere della morte. I giudici hanno sempre respinto le richieste della famigia, ma l’altro ieri la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla vicenda sconfessando le precedenze sentenze dei giudici cui era stato sottoposto il caso. La Corte Suprema ha affermato che “si può staccare la spina” se si verificano due condizioni, una di carattere tecnico e una di carattere umano:
Nelle motivazioni della sentenza si legge che c’è una “attuale carenza di una specifica disciplina legislativa” che fornisca indicazioni da seguire nel caso di richiesta di sospensione di cure e trattamenti sanitari di un malato in coma e senza speranza di miglioramenti. Anche in tale situazione di vuoto normativo, si è reso necessario – dicono i giudici della Cassazione - dare una “immediata tutela al valore primario ed assoluto dei diritti coinvolti“. Ecco perchè la Suprema Corte ha deciso di spingersi a dare indicazioni concrete per risolvere i casi dei pazienti in coma irreversibile colmando l’assenza di una normativa in tal senso.
Alla luce di questa sentenza, ci sarà un nuovo processo che potrebbe dar ragione al padre della ragazza ponendo fine alla vita (seppur vegetativa) della figlia. Che lo stato vegetativo di Eluana sia irreversibile, lo stabiliranno i medici, resta da dimostrare la volontà della ragazza. Già da anni, i genitori di Eluana raccontano episodi della vita della figlia e parlano del suo modo di concepire la vita da cui si capirebbe chiaramente il pensiero della giovane in merito all’eutanasia. Pare, ad esempio, che una volta Eluana avesse fatto visita a un amico motociclista, gravissimo che comunicava soltanto con il battito delle ciglia e che lei avesse acceso una candela perché morisse, a tal punto era rimasta colpita da quella scena. Lei, dice il padre, non ha nemmeno il potere sul battito di ciglia, figuratevi se adesso non volesse morire anche lei come auspicava per quel suo amico.
Al di là del caso specifico di Eluana, in questa situazione di vuoto normativo, la sentenza della Cassazione fissa i criteri perchè anche in Italia venga introdotta la “dolce morte“. Ovviamente, subito è arrivata la reazione della Chiesa che dalle colonne dell’Osservatore Romano, il giornale della CEI, ha avuto toni duri contro la sentenza definendola inaccettabile. “Nel caso specifico della sentenza della Cassazione – si legge sull’Osservatore Romano - è inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se riguarda la conservazione o meno della vita. [...] Accettare pure nel vuoto legislativo una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l’eutanasia. Di più: introdurre il concetto di pluralismo dei valori significherebbe attribuire a ciascuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza. [...] Sulla vita stessa, e sulla sua interruzione, nessun uomo ha alcuna signori­a“.
Se era scontato l’attacco frontale dell’Osservatore Romano contro la sentenza della Cassazione, non era altrettanto scontato il silenzio e l’imbarazzo dei politici italiani di fronte all’attacco del Vaticano contro la magistratura, accusata di “orientare il legislatore verso l’eutanasia” e di promuovere “il relativismo dei valori“. In realtà, la gerarchia cattolica quando si tratta di valori si scaglia contro tutti quelli che non hanno lo stesso suo pensiero perché ritiene di avere il monopolio dell’etica. Chi non la pensa come al Chiesa è OUT, chi dice le stesse cose che dice la Chiesa è IN. Anche la magistratura, se cerca di colmare un vuoto normativo che in certi casi diventa pesante (si pensi al caso Welby), viene tacciata di essere fautrice del relativismo dei valori, il male del secolo.
Nessun politico ha avuto il coraggio di sottolineare la sentenza o di dire qualcosa in difesa della magistratura perchè in Italia è difficile mettersi contro al Chiesa. Si stà ripetendo anche questa volta la farsa andata in scena per ciò che riguarda i DICO (qualcuno ne ha più sentito parlare?) oppure sul testamento biologico (il documento che contiene le disposizioni di una persona sulle cure mediche da affrontare verso il termine della vita, come la rinuncia all’accanimento terapeutico ) per il quale sono stati depositati in parlamento, fin dalla scorsa legislatura, diversi disegni di legge senza che l’argomento sia mai entrato nell’ordine del giorno.
Allora, al di là del caso specifico, credo che sia giusto che la Chiesa faccia sentire la propria voce e che renda nota la sua posizione, non è altretanto giusto però che Essa si attribuisca il monopolio dell’etica precludendo apriori qualsiasi altra possibilità. Anche la magisratura, a quanto pare, deve necessarimante adeguarsi ai suoi principi se no viene tacciata di essere causa di relativismo valoriale.
Ci sarà chi vede nella vita vegetativa del coma il compimento di un disegno divino al quale non ci si può sottrarre artificialmente continuando in ogni modo a restare attaccati al “valore della vita“, ma ci sarà anche chi preferisce far valere il “diritto alla morte“ pur di non restare immobile e incosciente per decenni su di un letto. Credo che la politica, quella laica sul serio, dovrebbe tener conto di entrambe le posizioni senza temere di esser accussata di diffondere “relativiso etico” e che in questo caso dovrebbe spendere qualche parola in difesa della magistratura. Almeno dovrebbe cercare di colmare quel vuoto legislativo cui solo in parte ha messo fine la Cassazione…
> AGGIORNAMENTO (09/07/2008): La Corte d’appello civile di Milano ha autorizzato oggi il padre di Eluana Englaro, in qualità di tutore, a interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzato che da 16 anni tiene in vita la figlia in stato vegetativo permanente.
> AGGIORNAMENTO (16/11/2008): Dopo che la sentenza della corte d’appello civile di Milano era stata impugnata, la La Cassazione ha definitivamente respinto il ricorso autorizzando la famiglia di Eluana a “staccare la spina” (QUI). Probabilmente tra pochi giorni avverrà quello che il signor Englaro chiede da tempo per la figlia. Ancora una volta, però, la Chiesa tende a far valere la sua predominanza ideologica attaccando ripetutamente e in vario modo la decisione della Cassazione. Da ultimo, il Cardinale Ruini (in pensione) che oggi ha affermato che quella della Cassazione è “una decisione tragicamente sbagliata” (QUI).
Scritto da salpetti 18 ottobre 2007 alle 19:12
Pubblicato in Attualità, Giustizia, Sanità, Vaticano
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