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Timestamp: 2017-09-20 12:39:36+00:00

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Posted on 24/01/2015 by Staff Commenti disabilitati su Guida in stato di ebbrezza: accertamento con etilometro e presenza di un legale | 1746 Views
Il c.d. “test dell’etilometro” costituisce atto di polizia giudiziaria urgente ed indifferibile ex art. 354 c.p.p., comma 3, cui il difensore può assistere ai sensi del successivo art. 356 senza però diritto ad essere previamente avvisato. Al momento dell’accertamento alcolimetrico, il mancato avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia e’ stata ritenuta dalle Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione una nullità a regime intermedio che deve essere eccepita – secondo quanto previsto dall’art. 182 c.p.c., comma 2 – prima del compimento dell’atto o, qualora non sia stato possibile, immediatamente dopo.
(segue sentenza per esteso)
Sentenza 30 ottobre 2014 – 2 gennaio 2015, n. 2
(Presidente Santacroce – Relatore Zampetti)
1. M.E. azionava incidente di esecuzione davanti al Tribunale di Milano, quale giudice competente ai sensi dell’art. 665 cod. proc. pen., avverso il provvedimento di unificazione di pene concorrenti emesso nei suoi confronti in data 21 dicembre 2011 dal Procuratore della Repubblica di Milano. Sosteneva in particolare il predetto condannato che le pene, inserite in detto cumulo, portate dal precedente provvedimento di unificazione di pene concorrenti emesso il 24 gennaio 1985 dal Procuratore della Repubblica di Milano (anni 1, mesi 7 e giorni 19 di reclusione) e dalla sentenza del 19 aprile 1983 del Tribunale di Melfi (anni 1 di reclusione) dovevano essere ritenute estinte per prescrizione, ex art. 172 cod. pen., e quindi non eseguibili.
2. Con ordinanza in data 24 settembre 2012 l’adito Tribunale di Milano, in composizione collegiale ed in funzione di giudice dell’esecuzione, rigettava l’istanza come proposta dal M. , argomentando in sintesi nei seguenti termini: si trattava di pene già dichiarate estinte per applicazione dell’indulto, beneficio peraltro revocato con ordinanza del 27 febbraio 2008 del Tribunale di Melfi; il termine estintivo decennale (trattandosi di delitti) non era dunque ancora trascorso, sul presupposto che detto termine dovesse decorrere dalla data del provvedimento di revoca del beneficio.
3. Avverso detta ordinanza del Tribunale di Milano M.E. ha proposto ricorso per cassazione, chiedendone l’annullamento ai sensi dell’art. 606, lett. b), cod. proc. pen., per erronea applicazione dell’art. 172 cod. pen..
Ricostruiti i termini della vicenda processuale, il ricorrente ha denunziato l’illegittimità del provvedimento impugnato in quanto assunto in contrasto con il “costante” (tale qualificato dal ricorrente) insegnamento reso dalla giurisprudenza di legittimità in materia di interpretazione della prescrizione della pena, per la quale “Il termine di prescrizione della pena, divenuta eseguibile a causa della revoca dell’indulto precedentemente concesso, decorre dal momento in cui in concreto si è verificato il presupposto per la revoca del beneficio e non da quello in cui è divenuta definitiva la decisione che ne ha accertato la condizione risolutiva” (in tal senso si cita Sez. 1, 13/01/2012, n. 10924), ovvero per cui “Il termine di prescrizione della pena decorre dal momento in cui si sono verificati i presupposti per la revoca del beneficio precedentemente concesso (nel caso di specie, l’indulto), e non dal giorno in cui è divenuta definitiva la decisione che ha accertato la causa di revoca, non potendo porsi a carico del condannato il danno per il ritardo con cui viene presa la decisione” (così Sez. 1, 21/05/2009, n. 26748). In applicazione degli indicati principi, pertanto – sosteneva il ricorrente – il dies a quo nel computo del termine di prescrizione della pena, divenuta eseguibile a causa della revoca dell’indulto precedentemente concesso, non deve essere individuato nel momento in cui è divenuta definitiva l’ordinanza del Tribunale di Melfi del 27 febbraio 2008, con cui è stata accertata la causa della revoca del beneficio, bensì nel momento in cui è diventata definitiva la sentenza della Corte di appello di Milano del 22 settembre 1989, costituente il presupposto per la revoca del concesso beneficio, giusta applicazione dei disposti degli artt. 11 d.P.R. 16 dicembre 1986, n. 865 (“Il beneficio dell’indulto é revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore ad un anno”) e 10 d.P.R. 18 dicembre 1981, n. 744 (“Il beneficio dell’indulto è revocato di diritto qualora chi ne abbia usufruito commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a sei mesi”). Ne consegue – argomentava ancora il ricorrente – che nel caso in esame risulta già abbondantemente intervenuta la prescrizione della pena, per decorso del termine decennale stabilito dalla norma dell’art. 172, primo comma, cod. pen., decorrente dalla data di passaggio in giudicato della sentenza del 22 settembre 1989 presupposto della revoca.
4. La Prima Sezione penale, cui il ricorso era assegnato, con ordinanza del 21-22 marzo 2014, n. 30007, depositata il 9 luglio 2014, ha rimesso la trattazione del ricorso stesso alle Sezioni Unite, ex art. 618 cod. proc. pen., rilevando che la questione ivi dedotta evidenziava una problematica su cui verte un contrasto interpretativo tra le Sezioni, concernente il dubbio se, nel caso di subordinazione dell’esecuzione della pena alla revoca dell’indulto, il termine di estinzione della sanzione, a norma dell’art. 172, quinto comma, cod. pen., decorra dalla data in cui è divenuta definitiva la sentenza di condanna costituente il presupposto da cui dipende la revoca del beneficio, ovvero dalla data in cui è diventata definitiva la decisione che abbia accertato la sussistenza della causa di revoca del condono, disponendo quest’ultima. Nell’ordinanza di rimessione il Collegio ha puntualizzato come con riguardo alla sollevata questione sussista, già da tempo, un conflitto giurisprudenziale tra due contrapposti orientamenti interpretativi: l’uno, più risalente, per il quale, nel caso di subordinazione dell’esecuzione della pena alla scadenza di un termine o al verificarsi di una condizione, il dies a quo da computarsi ai fini dell’estinzione della pena, ex art. 172, quinto comma, cod. pen., decorre dal giorno in cui è divenuta definitiva la decisione (sentenza o ordinanza emessa in sede di esecuzione ex art. 674 cod. proc. pen.) che ha accertato la causa della revoca, disponendo quest’ultima; l’altro, più recente, secondo il quale il termine di prescrizione della pena decorre dal momento in cui si sono verificati i presupposti per la revoca del beneficio precedentemente concesso, ovvero è divenuta definitiva la sentenza di condanna determinante la causa della revoca del beneficio stesso. Elencate le più significative pronunce espressive degli indicati orientamenti, la Prima Sezione ha inoltre precisato le argomentazioni poste a sostegno di entrambe le opzioni interpretative.
5. Il quesito di diritto sottoposto alle Sezioni Unite veniva quindi formulato nei seguenti termini: “Se, nel caso in cui l’esecuzione della pena sia subordinata alla revoca dell’indulto, il termine di estinzione della sanzione, a norma dell’art. 172, quinto comma, cod. pen., decorre dalla data in cui è divenuta definitiva la sentenza di condanna che costituisce il presupposto dal quale dipende la revoca del beneficio, o, invece, dalla data in cui è divenuta definitiva la decisione che accerta la sussistenza della causa di revoca del condono”.
6. Il Primo Presidente, con decreto in data 14 luglio 2014, ha assegnato il ricorso alle Sezioni Unite, fissandone la trattazione all’odierna udienza camerale, nelle forme di cui all’art. 611 cod. proc. pen.
7. Il Procuratore generale, con requisitoria depositata il 23 settembre 2014, ha rilevato, con specifico riguardo alla questione rimessa alle Sezioni Unite, come debba essere preferita la soluzione discendente dall’orientamento giurisprudenziale più recente ed ormai maggioritario secondo cui il termine di prescrizione della pena, ex art. 172, quinto comma, cod. pen., decorre dal momento in cui si sono verificati i presupposti per la revoca del beneficio in precedenza concesso. In tal senso il requirente ha chiesto che, affermato tale principio, l’ordinanza impugnata sia annullata con rinvio, non mancando peraltro di segnalare come, in sede di giudizio di rinvio, si debba pure verificare l’eventuale sussistenza, nella concreta fattispecie, di cause preclusive della chiesta prescrizione ex art. 172, ultimo comma, cod. pen., a suo giudizio già rilevabili in atti.
1. Il quesito di diritto, come sopra riportato [v. al p.5 del Ritenuto in fatto], al quale le Sezioni Unite devono rispondere, si genera per la diversa interpretazione sistematica data in subiecta materia dalla giurisprudenza di legittimità.
2. Con un primo orientamento, che ben può definirsi più risalente, ma anche di recente a volte ribadito, la Corte si è espressa, in numerose sentenze, per una interpretazione volta a ritenere che, in ipotesi di subordinazione dell’esecuzione della pena alla scadenza di un termine o al verificarsi di una condizione, il dies a quo da computarsi ai fini dell’estinzione della pena, secondo il dettato dell’art. 172, quinto comma, cod. pen., debba decorrere dal giorno in cui è divenuta definitiva la sentenza o l’ordinanza che ha accertato la causa della revoca, disponendo quest’ultima.
3. A fronte dell’indicato indirizzo interpretativo, si è nel tempo consolidato un opposto orientamento esegetico, per il quale il termine di prescrizione della pena, in caso di indulto successivamente revocato, decorre dal momento in cui si sono verificati i presupposti per la revoca del beneficio precedentemente concesso, ovvero è divenuta definitiva la sentenza di condanna determinante la causa della revoca dell’indulto stesso.
4. Tanto rievocato – e rilevato poi come in sede dottrinale lo specifico argomento risulti assai poco frequentato e per lo più con riproposizione assertiva delle decisioni di questa Corte – vale qui affermare essere corretta soluzione al quesito posto quella discendente dalla seconda, sopra riportata, più recente opzione ermeneutica.
5. In definitiva, al quesito di diritto posto alle Sezioni Unite deve essere data corretta risposta nei seguenti termini: “Nel caso in cui l’esecuzione della pena sia subordinata alla revoca dell’indulto, il termine di prescrizione della pena decorre dalla data d’irrevocabilità della sentenza di condanna, quale presupposto della revoca del beneficio“.
6. Per conseguenza l’ordinanza impugnata, che si è attenuta a criterio diverso, qui ritenuto errato, deve essere annullata con rinvio per violazione di legge.
7. È peraltro del tutto evidente che, permanendo comunque nel giudice del rinvio, ex art. 627, comma 2, cod. proc. pen., tutti i poteri propri del giudice a quo, nella fattispecie dell’esecuzione, lo stesso dovrà attentamente valutare l’eventuale concreta sussistenza, nel caso in esame, delle cause ostative all’estinzione della pena quali previste dall’ultimo comma dell’art. 172 cod. pen.; vaglio non compiuto nell’ordinanza impugnata in ragione della (errata) soluzione motivazionale adottata.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Milano
Tag:art. 354 c.p.p., art. 356, comma 3, Corte di Cassazione, difensore, difensore di fiducia, diritto, indifferibile, polizia giudiziaria, Sezioni Unite penali, test dell'etilometro, urgente

References: art. 354
 art. 356
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 172
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 art. 618
 sentenza 
 art. 172
 art. 674
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 art. 172
 art. 172
 sentenza 
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 art. 627
 art. 356