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Timestamp: 2020-07-06 17:59:29+00:00

Document:
Lawbrary | CPM - Codice penale militare
Del campo d'applicazione(1 - 11)
Della punibilità(12 - 27)
Delle pene e delle misure
I. Della pena pecuniaria, della pena detentiva e della degradazione (28 - 35)
II. Della condizionale(36 - 40)
III. Della commisurazione della pena(41 - 44)
IV. Dell'impunità e della sospensione del procedimento (45 - 46)
V. Delle misure(47 - 48)
VI. Delle altre misure(49 - 53)
Dell'assistenza riabilitativa, delle norme di condotta e dell'assistenza sociale volontaria(54 - 54)
Della prescrizione(55 - 59)
Della responsabilità dell'impresa(59 - 59)
Delle contravvenzioni(60 - 60)
Dei singoli reati
Dell'insubordinazione(61 - 65)
Dell'abuso d'autorità(66 - 71)
Della violazione dei doveri di servizio(72 - 80)
Dei reati contro i doveri del servizio(81 - 85)
Dei reati contro la difesa nazionale e contro la forza difensiva del Paese(86 - 107)
Genocidio e crimini contro l'umanità(108 - 109)
Crimini di guerra (110 - 114)
Disposizioni comuni ai capi sesto e sesto (114 - 114)
Dei reati contro la vita e l'integrità della persona(115 - 128)
Dei reati contro la proprietà(129 - 140)
Della corruzione e della gestione infedele(141 - 144)
Dei reati contro l'onore(145 - 148)
Dei reati contro la libertà(149 - 152)
Dei reati contro il buon costume(153 - 159)
Dei reati di pericolo generale(160 - 171)
Della falsità in atti(172 - 175)
Dei reati contro l'amministrazione della giustizia(176 - 179)
Disposizioni generali(180 - 185)
Delle pene disciplinari(186 - 194)
Della competenza e delle attribuzioni penali(195 - 199)
Del procedimento disciplinare(200 - 205)
Dei rimedi giuridici (206 - 213)
Disposizioni esecutive(214 - 214)
Entrata in vigore ed applicazione del Codice
Relazione fra il presente Codice e la legislazione anteriore(215 - 217)
Giurisdizione (218 - 223)
Procedura (224 - 224)
Esecuzione della sentenza (225 - 225)
Casellario giudiziale (226 - 227)
Procedura di riabilitazione(228 - 228)
Grazia e amnistia (232 - 232)
Disposizioni completive e finali (233 - 237)
Disposizione finale della modifica del 23 marzo 1979
Disposizione transitoria della modifica del 19 giugno 2015
del 13 giugno 1927 (Stato 1° gennaio 2019)
visti gli articoli 60 e 123 capoversi 1 e 3 della Costituzione federale1;2 visto il messaggio del Consiglio federale del 26 novembre 19183,
Libro primo: Diritto penale militare
Capo primo: Del campo d'applicazione
1. Nes­su­na san­zio­ne sen­za leg­ge
Una pe­na o mi­su­ra può es­se­re in­flit­ta sol­tan­to per un fat­to per cui la leg­ge com­mi­na espres­sa­men­te una pe­na.
2. Con­di­zio­ni di tem­po
1È giu­di­ca­to se­con­do il pre­sen­te Co­di­ce chiun­que com­met­te un cri­mi­ne o un de­lit­to do­po che il Co­di­ce è en­tra­to in vi­go­re.
2Il pre­sen­te Co­di­ce si ap­pli­ca an­che in ca­so di cri­mi­ni o de­lit­ti com­mes­si pri­ma del­la sua en­tra­ta in vi­go­re ma giu­di­ca­ti do­po, se più fa­vo­re­vo­le all'au­to­re.
3. Con­di­zio­ni per­so­na­li
1So­no sot­to­po­sti al di­rit­to pe­na­le mi­li­ta­re:
le per­so­ne ob­bli­ga­te al ser­vi­zio mi­li­ta­re, quan­do sia­no in ser­vi­zio mi­li­ta­re e non in con­ge­do, per i rea­ti di cui agli ar­ti­co­li 115-137b e 145-179 non con­nes­si con il ser­vi­zio del­la trup­pa;
i fun­zio­na­ri, im­pie­ga­ti ed ope­rai dell'am­mi­ni­stra­zio­ne mi­li­ta­re del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni, quan­do com­pia­no at­ti con­cer­nen­ti la di­fe­sa na­zio­na­le op­pu­re quan­do por­ti­no l'uni­for­me;
le per­so­ne ob­bli­ga­te al ser­vi­zio mi­li­ta­re che por­ta­no l'uni­for­me fuo­ri del ser­vi­zio, per i rea­ti di cui agli ar­ti­co­li 61-114 e 138-144;
le per­so­ne ob­bli­ga­te al ser­vi­zio mi­li­ta­re, an­che fuo­ri del ser­vi­zio, per quan­to con­cer­ne la lo­ro po­si­zio­ne mi­li­ta­re e i lo­ro do­ve­ri di ser­vi­zio, non­ché le per­so­ne che era­no ob­bli­ga­te al ser­vi­zio mi­li­ta­re, fin­tan­to che non han­no adem­piu­to i lo­ro do­ve­ri di ser­vi­zio;
le per­so­ne sog­get­te all'ob­bli­go di le­va per quan­to con­cer­ne l'ob­bli­go di pre­sen­tar­si, non­ché du­ran­te la gior­na­ta in­for­ma­ti­va e le gior­na­te di re­clu­ta­men­to;
i mi­li­ta­ri di pro­fes­sio­ne, i mi­li­ta­ri a con­trat­to tem­po­ra­neo, i mem­bri del Cor­po del­le guar­die di con­fi­ne, non­ché le per­so­ne che pre­sta­no ser­vi­zio di pro­mo­vi­men­to del­la pa­ce ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 66 del­la leg­ge mi­li­ta­re del 3 feb­bra­io 19955, du­ran­te il ser­vi­zio o fuo­ri ma in re­la­zio­ne con i lo­ro do­ve­ri di ser­vi­zio o la lo­ro po­si­zio­ne mi­li­ta­re, op­pu­re quan­do por­ta­no l'uni­for­me;
le per­so­ne di con­di­zio­ne ci­vi­le o i mi­li­ta­ri stra­nie­ri che si ren­do­no col­pe­vo­li di tra­di­men­to con la vio­la­zio­ne di se­gre­ti mi­li­ta­ri (art. 86), di sa­bo­tag­gio (art. 86a), d'in­de­bo­li­men­to del­la for­za di­fen­si­va del Pae­se (art. 94-96), di vio­la­zio­ne di se­gre­ti mi­li­ta­ri (art. 106) o di di­sob­be­dien­za a mi­su­re pre­se dal­le au­to­ri­tà mi­li­ta­ri e ci­vi­li al­lo sco­po di pre­pa­ra­re o di ese­gui­re la mo­bi­li­ta­zio­ne dell'eser­ci­to o di tu­te­la­re il se­gre­to mi­li­ta­re (art. 107);
le per­so­ne di con­di­zio­ne ci­vi­le o i mi­li­ta­ri stra­nie­ri, per i rea­ti di cui agli ar­ti­co­li 115-179 da es­si com­mes­si in qua­li­tà di im­pie­ga­ti o in­ca­ri­ca­ti dell'eser­ci­to o dell'am­mi­ni­stra­zio­ne mi­li­ta­re con­giun­ta­men­te con la trup­pa;
le per­so­ne di con­di­zio­ne ci­vi­le e i mi­li­ta­ri stra­nie­ri che com­met­to­no all'este­ro con­tro un mi­li­ta­re sviz­ze­ro un rea­to pre­vi­sto dal ca­po se­sto (art. 108 e 109) o se­stobis (art. 110-114) del­la par­te se­con­da o dall'ar­ti­co­lo 114a.
2Le per­so­ne di cui al ca­po­ver­so 1 nu­me­ri 1, 2, 6, e 8 so­no as­sog­get­ta­te al di­rit­to pe­na­le mi­li­ta­re per tut­ta la du­ra­ta del lo­ro im­pie­go all'este­ro qua­lo­ra com­met­ta­no all'este­ro un rea­to ai sen­si del pre­sen­te co­di­ce.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. IV lett. a del­la LF del 3 ott. 2003 (Re­vi­sio­ne dell'or­di­na­men­to di­sci­pli­na­re), in vi­go­re dal 1° mar. 2004 (RU 2004 921; FF 2002 6989).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 3 ott. 2008 (Mo­di­fi­che in se­gui­to al­la re­vi­sio­ne del­la par­te ge­ne­ra­le del CPM e al­tri ade­gua­men­ti), in vi­go­re dal 1° mar. 2009 (RU 2009 701; FF 2007 7545).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 3 ott. 2008 (Mo­di­fi­che in se­gui­to al­la re­vi­sio­ne del­la par­te ge­ne­ra­le del CPM e al­tri ade­gua­men­ti), in vi­go­re dal 1° mar. 2009 (RU 2009 701; FF 2007 7545).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 3 dell'all. al­la LF del 19 mar. 2010, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 6015; FF 2009 5137).
6 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 3 ott. 2008 (Mo­di­fi­che in se­gui­to al­la re­vi­sio­ne del­la par­te ge­ne­ra­le del CPM e al­tri ade­gua­men­ti), in vi­go­re dal 1° mar. 2009 (RU 2009 701; FF 2007 7545).
7 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
Esten­sio­ne in ca­so di ser­vi­zio at­ti­vo
In ca­so di ser­vi­zio at­ti­vo so­no inol­tre sot­to­po­sti al di­rit­to pe­na­le mi­li­ta­re su de­ci­sio­ne del Con­si­glio fe­de­ra­le ed en­tro i li­mi­ti da es­so fis­sa­ti:
le per­so­ne di con­di­zio­ne ci­vi­le che si ren­do­no col­pe­vo­li di uno dei rea­ti se­guen­ti:
cri­mi­ne o de­lit­to con­tro una guar­dia mi­li­ta­re (art. 65);
usur­pa­zio­ne di po­te­re (art. 69);
tra­di­men­to mi­li­ta­re (art. 87) o tra­di­men­to con la dif­fu­sio­ne di no­ti­zie fal­se (art. 89);
at­ti di osti­li­tà con­tro un bel­li­ge­ran­te o con­tro trup­pe stra­nie­re (art. 92);
vio­la­zio­ne di ob­bli­ghi con­trat­tua­li (art. 97);
at­ten­ta­ti con­tro la si­cu­rez­za mi­li­ta­re (art. 98-105 e 107);
cor­ru­zio­ne at­ti­va (art. 141);
ge­stio­ne in­fe­de­le (art. 144);
li­be­ra­zio­ne di de­te­nu­ti (art. 177);
le per­so­ne di con­di­zio­ne ci­vi­le che si ren­do­no col­pe­vo­li de­gli at­ti pre­vi­sti ne­gli ar­ti­co­li 73, 78, 115-118, 121-123, 128, 129-131, 134-136, 149-151c, 160, 161-165 e 167-169 se que­sti at­ti so­no di­ret­ti con­tro mi­li­ta­ri e au­to­ri­tà mi­li­ta­ri o con­cer­no­no co­se che ser­vo­no all'eser­ci­to;
le per­so­ne di con­di­zio­ne ci­vi­le che com­met­to­no in­ten­zio­nal­men­te gli at­ti pre­vi­sti ne­gli ar­ti­co­li 166, 169a, 170 e 171;
gli in­ter­na­ti mi­li­ta­ri di Sta­ti bel­li­ge­ran­ti che ap­par­ten­go­no al­le for­ze ar­ma­te di que­sti ul­ti­mi, al­le lo­ro mi­li­zie e ai lo­ro cor­pi di vo­lon­ta­ri, com­pre­si i mo­vi­men­ti di re­si­sten­za or­ga­niz­za­ti, i ci­vi­li in­ter­na­ti e i ri­fu­gia­ti as­si­sti­ti dall'eser­ci­to;
i fun­zio­na­ri, im­pie­ga­ti od ope­rai dell'am­mi­ni­stra­zio­ne mi­li­ta­re del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni, com­pre­si quel­li de­gli sta­bi­li­men­ti e del­le of­fi­ci­ne mi­li­ta­ri, de­gli im­pian­ti e ser­vi­zi d'in­te­res­se vi­ta­le co­me le for­ni­tu­re di ac­qua, le of­fi­ci­ne idrau­li­che, elet­tri­che o di gas non­ché gli ospe­da­li.
Esten­sio­ne in tem­po di guer­ra
1In tem­po di guer­ra so­no sot­to­po­ste al di­rit­to pe­na­le mi­li­ta­re, ol­tre al­le per­so­ne con­tem­pla­te ne­gli ar­ti­co­li 3 e 4:
tra­di­men­to nei ca­si pre­vi­sti da­gli ar­ti­co­li 88, 90 e 91,
spio­nag­gio con­tro uno Sta­to este­ro (art. 93),
in­cen­dio, esplo­sio­ne, uso di ma­te­rie esplo­si­ve, inon­da­zio­ne o sco­scen­di­men­to, in quan­to il col­pe­vo­le com­met­ten­do det­ti rea­ti di­strug­ga co­se che ser­vo­no all'eser­ci­to (art. 160 cpv. 2, 160a, 161 n. 1 cpv. 3 e n. 2, 162 cpv. 3, 165 n. 1 cpv. 3 e n. 2),
ge­no­ci­dio o cri­mi­ni con­tro l'uma­ni­tà (ca­po se­sto del­la par­te se­con­da), cri­mi­ni di guer­ra (ca­po se­stobis del­la par­te se­con­da e art. 139);
i pri­gio­nie­ri di guer­ra, per i rea­ti pre­vi­sti nel pre­sen­te Co­di­ce, com­pre­si quel­li che aves­se­ro com­mes­si nel­la Sviz­ze­ra o all'este­ro, du­ran­te la guer­ra e pri­ma del­la lo­ro cat­tu­ra, con­tro lo Sta­to sviz­ze­ro, l'eser­ci­to sviz­ze­ro o per­so­ne ap­par­te­nen­ti ad es­so;
i par­la­men­ta­ri ne­mi­ci e co­lo­ro che li ac­com­pa­gna­no, se abu­sa­no del­la lo­ro po­si­zio­ne per com­met­te­re un rea­to;
i ci­vi­li in­ter­na­ti su ter­ri­to­ri in guer­ra o oc­cu­pa­ti;
mi­li­ta­ri stra­nie­ri che si ren­do­no col­pe­vo­li di ge­no­ci­dio, cri­mi­ni con­tro l'uma­ni­tà (ca­po se­sto del­la par­te se­con­da) o cri­mi­ni di guer­ra (ca­po se­stobis del­la par­te se­con­da e art. 139).
2Al­le di­spo­si­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 1 nu­me­ri 1 let­te­ra d e 5 si ap­pli­ca­no le di­spo­si­zio­ni sul­la pu­ni­bi­li­tà dei su­pe­rio­ri (art. 114a).3
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
2 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
3 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
Tem­po di guer­ra
1Le di­spo­si­zio­ni ap­pli­ca­bi­li in tem­po di guer­ra pos­so­no es­se­re mes­se in vi­go­re dal Con­si­glio fe­de­ra­le an­che quan­do si ve­ri­fi­chi un im­mi­nen­te pe­ri­co­lo di guer­ra per la Sviz­ze­ra.
2Il de­cre­to del Con­si­glio fe­de­ra­le è im­me­dia­ta­men­te ese­cu­to­rio. Va sot­to­po­sto il più pre­sto pos­si­bi­le all'As­sem­blea fe­de­ra­le; es­sa de­ci­de se deb­ba es­se­re man­te­nu­to.
Par­te­ci­pa­zio­ne di ci­vi­li
1Se a un rea­to pu­ra­men­te mi­li­ta­re (art. 61-85) o a un rea­to con­tro la di­fe­sa na­zio­na­le o con­tro la for­za di­fen­si­va del Pae­se (art. 86-107) han­no par­te­ci­pa­to, in­sie­me a per­so­ne sot­to­po­ste al di­rit­to pe­na­le mi­li­ta­re, an­che al­tre per­so­ne, que­ste so­no pu­re pu­ni­bi­li se­con­do il pre­sen­te Co­di­ce.
2Se a un rea­to co­mu­ne (art. 115-179), a un ge­no­ci­dio, a un cri­mi­ne con­tro l'uma­ni­tà (art. 108, 109 e 114a) o a un cri­mi­ne di guer­ra (art. 110-114a e 139) han­no par­te­ci­pa­to, in­sie­me a per­so­ne sot­to­po­ste al di­rit­to pe­na­le mi­li­ta­re, an­che al­tre per­so­ne, que­ste ri­man­go­no sog­get­te al di­rit­to pe­na­le or­di­na­rio. È fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 221a.
Ap­pli­ca­zio­ne del di­rit­to pe­na­le or­di­na­rio
Le per­so­ne sog­get­te al di­rit­to pe­na­le mi­li­ta­re ri­man­go­no sot­to­po­ste al­la leg­ge pe­na­le or­di­na­ria per i rea­ti non pre­vi­sti nel pre­sen­te Co­di­ce.
a. Di­rit­to pe­na­le mi­no­ri­le
Per le per­so­ne che, al mo­men­to del fat­to, non ave­va­no an­co­ra com­piu­to i di­ciott'an­ni ri­man­go­no sal­ve le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to pe­na­le mi­no­ri­le del 20 giu­gno 20032 (DP­Min). Se van­no giu­di­ca­ti nel con­tem­po un at­to com­mes­so pri­ma del com­pi­men­to dei di­ciott'an­ni e un at­to com­mes­so do­po, si ap­pli­ca l'ar­ti­co­lo 3 ca­po­ver­so 2 DP­Min. So­no com­pe­ten­ti le au­to­ri­tà ci­vi­li.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 44 n. 3 del di­rit­to pe­na­le mi­no­ri­le del 20 giu. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3545: FF 1999 1669).
b. Gio­va­ni adul­ti
1Se, al mo­men­to del fat­to, l'au­to­re ave­va com­piu­to gli an­ni di­ciot­to ma non an­co­ra i ven­ti­cin­que, si ap­pli­ca­no le di­spo­si­zio­ni ge­ne­ra­li del pre­sen­te Co­di­ce.
2È pa­ri­men­ti ap­pli­ca­bi­le l'ar­ti­co­lo 61 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1. L'au­to­ri­tà com­pe­ten­te è quel­la del Can­to­ne d'ese­cu­zio­ne.
5. Con­di­zio­ni di luo­go
1Nei li­mi­ti del­le con­di­zio­ni d'ap­pli­ca­zio­ne per­so­na­li, il pre­sen­te Co­di­ce si ap­pli­ca sia ai fat­ti com­mes­si in Sviz­ze­ra sia a quel­li com­mes­si all'este­ro.
1bisLe per­so­ne di cui all'ar­ti­co­lo 5 nu­me­ri 1 let­te­ra d e 5 che han­no com­mes­so all'este­ro un rea­to pre­vi­sto dal ca­po se­sto o se­stobis del­la par­te se­con­da o dall'ar­ti­co­lo 114a so­no pu­re giu­di­ca­te se­con­do il pre­sen­te Co­di­ce se si tro­va­no in Sviz­ze­ra e non so­no estra­da­te a un al­tro Sta­to né con­se­gna­te a un tri­bu­na­le pe­na­le in­ter­na­zio­na­le di cui la Sviz­ze­ra ri­co­no­sce la com­pe­ten­za.1
1terSe l'au­to­re del rea­to non ha la cit­ta­di­nan­za sviz­ze­ra e il rea­to non è sta­to com­mes­so con­tro un cit­ta­di­no sviz­ze­ro, il giu­di­ce può pre­scin­de­re dal per­se­gui­men­to pe­na­le o ab­ban­do­nar­lo, fat­te sal­ve le mi­su­re at­te ad as­si­cu­ra­re le pro­ve, se:
un'au­to­ri­tà este­ra o un tri­bu­na­le pe­na­le in­ter­na­zio­na­le di cui la Sviz­ze­ra ri­co­no­sce la com­pe­ten­za per­se­gue il rea­to e l'au­to­re del rea­to vie­ne estra­da­to o con­se­gna­to a ta­le tri­bu­na­le;
l'au­to­re del rea­to non si tro­va più in Sviz­ze­ra e un suo ri­tor­no in Sviz­ze­ra ap­pa­re im­pro­ba­bi­le; o
non è pos­si­bi­le as­su­me­re i mez­zi di pro­va ne­ces­sa­ri.2
1qua­terLe per­so­ne che han­no com­mes­so all'este­ro un rea­to con­tro un mi­li­ta­re sviz­ze­ro pre­vi­sto dal ca­po se­sto o se­stobis del­la par­te se­con­da o dall'ar­ti­co­lo 114a so­no giu­di­ca­te se­con­do il pre­sen­te Co­di­ce se si tro­va­no in Sviz­ze­ra o so­no sta­te estra­da­te al­la Sviz­ze­ra per ta­le rea­to e se non pos­so­no es­se­re estra­da­te a un al­tro Sta­to né es­se­re con­se­gna­te a un tri­bu­na­le pe­na­le in­ter­na­zio­na­le di cui la Sviz­ze­ra ri­co­no­sce la com­pe­ten­za. 3
2Se, per il me­de­si­mo fat­to, l'au­to­re è sta­to con­dan­na­to all'este­ro e vi ha scon­ta­to to­tal­men­te o par­zial­men­te la pe­na, il giu­di­ce com­pu­ta la pe­na scon­ta­ta all'este­ro in quel­la da pro­nun­cia­re.
3Fat­ta sal­va una cras­sa vio­la­zio­ne dei prin­ci­pi del­la Co­sti­tu­zio­ne fe­de­ra­le e del­la Con­ven­zio­ne del 4 no­vem­bre 19504 per la sal­va­guar­dia dei di­rit­ti dell'uo­mo e del­le li­ber­tà fon­da­men­ta­li (CE­DU), l'au­to­re per­se­gui­to all'este­ro a ri­chie­sta dell'au­to­ri­tà sviz­ze­ra non è più per­se­gui­to in Sviz­ze­ra per il me­de­si­mo fat­to se:
è sta­to as­sol­to con sen­ten­za de­fi­ni­ti­va dal tri­bu­na­le este­ro;
la san­zio­ne in­flit­ta­gli all'este­ro è sta­ta ese­gui­ta o con­do­na­ta op­pu­re è ca­du­ta in pre­scri­zio­ne.
4Il giu­di­ce de­ci­de se una mi­su­ra non ese­gui­ta o so­lo par­zial­men­te ese­gui­ta all'este­ro deb­ba es­se­re ese­gui­ta o con­ti­nua­ta in Sviz­ze­ra.
1 In­tro­dot­to dal n. II del­la LF del 19 dic. 2003 (RU 2004 2691; FF 2003 671). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
Luo­go del rea­to
1Un cri­mi­ne o un de­lit­to si re­pu­ta com­mes­so tan­to nel luo­go in cui l'au­to­re lo com­pie o omet­te di in­ter­ve­ni­re con­tra­ria­men­te al suo do­ve­re, quan­to in quel­lo in cui si ve­ri­fi­ca l'even­to.
2Il ten­ta­ti­vo si re­pu­ta com­mes­so tan­to nel luo­go in cui l'au­to­re lo com­pie quan­to in quel­lo in cui, se­con­do la sua con­ce­zio­ne, avreb­be do­vu­to ve­ri­fi­car­si l'even­to.
Capo secondo: Della punibilità
1. Cri­mi­ni e de­lit­ti.
1Il pre­sen­te Co­di­ce di­stin­gue i cri­mi­ni dai de­lit­ti in fun­zio­ne del­la gra­vi­tà del­la pe­na com­mi­na­ta.
2So­no cri­mi­ni i rea­ti per cui è com­mi­na­ta una pe­na de­ten­ti­va di ol­tre tre an­ni.
3So­no de­lit­ti i rea­ti per cui è com­mi­na­ta una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
Com­mis­sio­ne per omis­sio­ne
1Un cri­mi­ne o un de­lit­to può al­tre­sì es­se­re com­mes­so per omis­sio­ne con­tra­ria a un ob­bli­go di agi­re.
2Com­met­te un cri­mi­ne o un de­lit­to per omis­sio­ne con­tra­ria a un ob­bli­go di agi­re chiun­que non im­pe­di­sce l'espo­si­zio­ne a pe­ri­co­lo o la le­sio­ne di un be­ne giu­ri­di­co pro­tet­to dal­la le­gi­sla­zio­ne pe­na­le ben­ché vi sia te­nu­to in ra­gio­ne del suo sta­tus giu­ri­di­co, in par­ti­co­la­re in vir­tù:
del­la leg­ge;
di un con­trat­to;
di una co­mu­ni­tà di ri­schi li­be­ra­men­te ac­cet­ta­ta; o
del­la crea­zio­ne di un ri­schio.
3Chi com­met­te un cri­mi­ne o un de­lit­to per omis­sio­ne con­tra­ria a un ob­bli­go di agi­re è pu­ni­bi­le per il rea­to cor­ri­spon­den­te sol­tan­to se a se­con­da del­le cir­co­stan­ze gli si può muo­ve­re lo stes­so rim­pro­ve­ro che gli sa­reb­be sta­to ri­vol­to se aves­se com­mes­so at­ti­va­men­te il rea­to.
4Il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na.
2. In­ten­zio­ne e ne­gli­gen­za.
1Sal­vo che la leg­ge di­spon­ga espres­sa­men­te in al­tro mo­do, è pu­ni­bi­le so­lo co­lui che com­met­te con in­ten­zio­ne un cri­mi­ne o un de­lit­to.
2Com­met­te con in­ten­zio­ne un cri­mi­ne o un de­lit­to chi lo com­pie con­sa­pe­vol­men­te e vo­lon­ta­ria­men­te. Ba­sta a tal fi­ne che l'au­to­re ri­ten­ga pos­si­bi­le il rea­liz­zar­si dell'at­to e se ne ac­col­li il ri­schio.
3Com­met­te per ne­gli­gen­za un cri­mi­ne o un de­lit­to co­lui che, per un'im­pre­vi­den­za col­pe­vo­le, non ha scor­to le con­se­guen­ze del suo com­por­ta­men­to o non ne ha te­nu­to con­to. L'im­pre­vi­den­za è col­pe­vo­le se l'au­to­re non ha usa­to le pre­cau­zio­ni al­le qua­li era te­nu­to se­con­do le cir­co­stan­ze e le sue con­di­zio­ni per­so­na­li.
Er­ro­re sui fat­ti
1Chiun­que agi­sce per ef­fet­to di una sup­po­si­zio­ne er­ro­nea del­le cir­co­stan­ze di fat­to è giu­di­ca­to se­con­do que­sta sup­po­si­zio­ne, se gli è fa­vo­re­vo­le.
2Se aves­se po­tu­to evi­ta­re l'er­ro­re usan­do le de­bi­te pre­cau­zio­ni, è pu­ni­bi­le per ne­gli­gen­za qua­lo­ra la leg­ge re­pri­ma l'at­to co­me rea­to col­po­so.
3. At­ti le­ci­ti e col­pa.
At­to per­mes­so dal­la leg­ge
Chiun­que agi­sce co­me lo im­po­ne o lo con­sen­te la leg­ge si com­por­ta le­ci­ta­men­te an­che se l'at­to in sé sa­reb­be pu­ni­bi­le se­con­do il pre­sen­te Co­di­ce o un'al­tra leg­ge.
Le­git­ti­ma di­fe­sa esi­men­te
Ognu­no ha il di­rit­to di re­spin­ge­re in mo­do ade­gua­to al­le cir­co­stan­ze un'ag­gres­sio­ne in­giu­sta o la mi­nac­cia in­giu­sta di un'ag­gres­sio­ne im­mi­nen­te fat­ta a sé o ad al­tri.
Le­git­ti­ma di­fe­sa di­scol­pan­te
1Se chi re­spin­ge un'ag­gres­sio­ne ec­ce­de i li­mi­ti del­la le­git­ti­ma di­fe­sa se­con­do l'ar­ti­co­lo 16, il giu­di­ce at­te­nua la pe­na.
2Chi ec­ce­de i li­mi­ti del­la le­git­ti­ma di­fe­sa per scu­sa­bi­le ec­ci­ta­zio­ne o sbi­got­ti­men­to non agi­sce in mo­do col­pe­vo­le.
Sta­to di ne­ces­si­tà esi­men­te
1Chiun­que com­met­te un rea­to per pre­ser­va­re un be­ne giu­ri­di­co pro­prio o un be­ne giu­ri­di­co al­trui da un pe­ri­co­lo im­mi­nen­te e non al­tri­men­ti evi­ta­bi­le agi­sce le­ci­ta­men­te se in tal mo­do sal­va­guar­da in­te­res­si pre­pon­de­ran­ti.
2Chiun­que com­met­te un rea­to in tem­po di guer­ra agi­sce le­ci­ta­men­te se in tal mo­do pro­teg­ge be­ni giu­ri­di­ci pre­pon­de­ran­ti e il fat­to stes­so s'im­po­ne nell'in­te­res­se del­la di­fe­sa na­zio­na­le.
Sta­to di ne­ces­si­tà di­scol­pan­te
1Se al­cu­no com­met­te un rea­to per pre­ser­va­re se stes­so o un'al­tra per­so­na da un pe­ri­co­lo im­mi­nen­te e non al­tri­men­ti evi­ta­bi­le per la vi­ta, l'in­te­gri­tà per­so­na­le, la li­ber­tà, l'ono­re, il pa­tri­mo­nio o al­tri be­ni es­sen­zia­li, il giu­di­ce at­te­nua la pe­na se si po­te­va ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re che l'au­to­re sa­cri­fi­cas­se il be­ne in pe­ri­co­lo.
2Non agi­sce in mo­do col­pe­vo­le co­lui dal qua­le non si po­te­va ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re che sa­cri­fi­cas­se il be­ne in pe­ri­co­lo.
In­ca­pa­ci­tà e sce­ma­ta im­pu­ta­bi­li­tà
1Non è pu­ni­bi­le co­lui che al mo­men­to del fat­to non era ca­pa­ce di va­lu­tar­ne il ca­rat­te­re il­le­ci­to o di agi­re se­con­do ta­le va­lu­ta­zio­ne.
2Se al mo­men­to del fat­to l'au­to­re era sol­tan­to in par­te ca­pa­ce di va­lu­tar­ne il ca­rat­te­re il­le­ci­to o di agi­re se­con­do ta­le va­lu­ta­zio­ne, il giu­di­ce at­te­nua la pe­na.
3Pos­so­no es­se­re or­di­na­te tut­ta­via le mi­su­re pre­vi­ste nel pre­sen­te Co­di­ce e quel­le di cui agli ar­ti­co­li 59-61, 63 e 64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1.
4I ca­po­ver­si 1-3 non so­no ap­pli­ca­bi­li se l'au­to­re po­te­va evi­ta­re l'in­ca­pa­ci­tà o la sce­ma­ta im­pu­ta­bi­li­tà e pre­ve­de­re co­sì l'at­to com­mes­so in ta­le sta­to.
Dub­bio sull'im­pu­ta­bi­li­tà
Qua­lo­ra vi sia se­rio mo­ti­vo di du­bi­ta­re dell'im­pu­ta­bi­li­tà dell'au­to­re, l'au­to­ri­tà istrut­to­ria o il giu­di­ce or­di­na una pe­ri­zia.
Er­ro­re sull'il­li­cei­tà
Chiun­que com­met­te un rea­to non sa­pen­do né po­ten­do sa­pe­re di agi­re il­le­ci­ta­men­te non agi­sce in mo­do col­pe­vo­le. Se l'er­ro­re era evi­ta­bi­le, il giu­di­ce at­te­nua la pe­na.
Pu­ni­bi­li­tà del su­pe­rio­re e com­mis­sio­ne di un rea­to in ese­cu­zio­ne di un or­di­ne1
1Se l'ese­cu­zio­ne di un or­di­ne di ser­vi­zio co­sti­tui­sce rea­to, è pu­ni­to co­me au­to­re il ca­po od il su­pe­rio­re che ha da­to l'or­di­ne.
2È pu­re pu­ni­bi­le il su­bal­ter­no che com­met­te un rea­to su or­di­ne di un su­pe­rio­re o ese­guen­do un al­tro or­di­ne di ca­rat­te­re vin­co­lan­te, se al mo­men­to del rea­to era con­sa­pe­vo­le del­la pu­ni­bi­li­tà dell'at­to. Il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na.2
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
4. Ten­ta­ti­vo.
Pu­ni­bi­li­tà
1Chiun­que, aven­do co­min­cia­to l'ese­cu­zio­ne di un cri­mi­ne o di un de­lit­to, non com­pie o com­pie sen­za ri­sul­ta­to o sen­za pos­si­bi­li­tà di ri­sul­ta­to tut­ti gli at­ti ne­ces­sa­ri al­la con­su­ma­zio­ne del rea­to può es­se­re pu­ni­to con pe­na at­te­nua­ta.
2L'au­to­re che, per gra­ve di­fet­to d'in­tel­li­gen­za, non si ren­de con­to che l'og­get­to con­tro il qua­le l'at­to è di­ret­to o il mez­zo da lui usa­to per com­met­ter­lo è di na­tu­ra ta­le da esclu­de­re in mo­do as­so­lu­to la con­su­ma­zio­ne del rea­to è esen­te da pe­na.
De­si­sten­za e pen­ti­men­to at­ti­vo
1Se l'au­to­re ha spon­ta­nea­men­te de­si­sti­to dal con­su­ma­re un rea­to ini­zia­to o ha con­tri­bui­to ad im­pe­dir­ne la con­su­ma­zio­ne, il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na o pre­scin­de­re da ogni pe­na.
2Il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na o pre­scin­de­re da ogni pe­na nei con­fron­ti dei coau­to­ri o dei com­par­te­ci­pi che han­no spon­ta­nea­men­te con­tri­bui­to ad im­pe­di­re la con­su­ma­zio­ne del rea­to.
3Il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na o pre­scin­de­re da ogni pe­na an­che se la de­si­sten­za dell'au­to­re o del com­par­te­ci­pe non ha, per al­tri mo­ti­vi, po­tu­to im­pe­di­re la con­su­ma­zio­ne del rea­to.
4Il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na o pre­scin­de­re da ogni pe­na nei con­fron­ti del coau­to­re o com­par­te­ci­pe che si è ado­pe­ra­to se­ria­men­te e spon­ta­nea­men­te per im­pe­di­re la con­su­ma­zio­ne del rea­to, sem­pre­ché il rea­to me­de­si­mo sia sta­to com­mes­so in­di­pen­den­te­men­te dal suo con­tri­bu­to.
5. Par­te­ci­pa­zio­ne.
Isti­ga­zio­ne
1Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te de­ter­mi­na al­tri a com­met­te­re un cri­mi­ne o un de­lit­to è pu­ni­to, se il rea­to è sta­to com­mes­so, con la pe­na ap­pli­ca­bi­le all'au­to­re.
2Chiun­que ten­ta di de­ter­mi­na­re al­tri a com­met­te­re un cri­mi­ne in­cor­re nel­la pe­na pre­vi­sta per il ten­ta­ti­vo di que­sto cri­mi­ne.
Com­pli­ci­tà
Chiun­que aiu­ta in­ten­zio­nal­men­te al­tri a com­met­te­re un cri­mi­ne o un de­lit­to è pu­ni­to con pe­na at­te­nua­ta.
Par­te­ci­pa­zio­ne a un rea­to spe­cia­le
Se la pu­ni­bi­li­tà è giu­sti­fi­ca­ta o ag­gra­va­ta da uno spe­cia­le ob­bli­go dell'au­to­re, il com­par­te­ci­pe che non sia vin­co­la­to a ta­le ob­bli­go è pu­ni­to con pe­na at­te­nua­ta.
Cir­co­stan­ze per­so­na­li
Si tie­ne con­to del­le spe­cia­li re­la­zio­ni, qua­li­tà e cir­co­stan­ze per­so­na­li che ag­gra­va­no, at­te­nua­no o esclu­do­no la pu­ni­bi­li­tà so­lo per l'au­to­re o il com­par­te­ci­pe a cui si ri­fe­ri­sco­no.
6. Pu­ni­bi­li­tà dei mass me­dia
1Se un rea­to è com­mes­so me­dian­te pub­bli­ca­zio­ne in un mez­zo di co­mu­ni­ca­zio­ne so­cia­le e con­su­ma­to per ef­fet­to del­la pub­bli­ca­zio­ne, so­lo l'au­to­re dell'ope­ra è pu­ni­to, fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni che se­guo­no.
2Qua­lo­ra l'au­to­re dell'ope­ra non pos­sa es­se­re in­di­vi­dua­to o non pos­sa es­se­re tra­dot­to da­van­ti a un tri­bu­na­le sviz­ze­ro, è pu­ni­to il re­dat­to­re re­spon­sa­bi­le giu­sta l'ar­ti­co­lo 322bis del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1. In sua man­can­za, è pu­ni­ta giu­sta il me­de­si­mo ar­ti­co­lo la per­so­na re­spon­sa­bi­le del­la pub­bli­ca­zio­ne.
3Qua­lo­ra la pub­bli­ca­zio­ne sia av­ve­nu­ta all'in­sa­pu­ta o con­tro la vo­lon­tà dell'au­to­re dell'ope­ra, è pu­ni­to co­me au­to­re del rea­to il re­dat­to­re o, in sua man­can­za, la per­so­na re­spon­sa­bi­le del­la pub­bli­ca­zio­ne.
4Non sog­gia­ce a pe­na il re­so­con­to ve­ri­tie­ro di de­li­be­ra­zio­ni pub­bli­che e di co­mu­ni­ca­zio­ni uf­fi­cia­li di un'au­to­ri­tà.
Tu­te­la del­le fon­ti
1Non pos­so­no es­se­re in­flit­te pe­ne né pre­si prov­ve­di­men­ti pro­ces­sua­li coer­ci­ti­vi nei con­fron­ti di per­so­ne che si oc­cu­pa­no pro­fes­sio­nal­men­te del­la pub­bli­ca­zio­ne di in­for­ma­zio­ni nel­la par­te re­da­zio­na­le di un pe­rio­di­co non­ché nei con­fron­ti dei lo­ro au­si­lia­ri, se ri­fiu­ta­no di te­sti­mo­nia­re sull'iden­ti­tà dell'au­to­re dell'ope­ra o su con­te­nu­to e fon­ti del­le in­for­ma­zio­ni.
2Il ca­po­ver­so 1 non si ap­pli­ca se il giu­di­ce ac­cer­ta che:
la te­sti­mo­nian­za è ne­ces­sa­ria per pre­ser­va­re da un pe­ri­co­lo im­mi­nen­te la vi­ta o l'in­te­gri­tà fi­si­ca di una per­so­na; op­pu­re
sen­za te­sti­mo­nian­za non è pos­si­bi­le far lu­ce su un omi­ci­dio ai sen­si de­gli ar­ti­co­li 115-117 o su un al­tro cri­mi­ne pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a tre an­ni op­pu­re su un rea­to ai sen­si de­gli ar­ti­co­li 141-143a e 153-156 del pre­sen­te Co­di­ce, de­gli ar­ti­co­li 197 nu­me­ro 3, 260ter, 305bis, 305ter e 322sep­ties del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1, co­me pu­re ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 19 nu­me­ro 2 del­la leg­ge del 3 ot­to­bre 19512 su­gli stu­pe­fa­cen­ti, o non è pos­si­bi­le cat­tu­ra­re il col­pe­vo­le di un si­mi­le rea­to.
Capo terzo: Delle pene e delle misure
I. Della pena pecuniaria, della pena detentiva e della degradazione
1. Pe­na pe­cu­nia­ria.
Com­mi­su­ra­zio­ne
1Sal­vo di­ver­sa di­spo­si­zio­ne del­la leg­ge, la pe­na pe­cu­nia­ria am­mon­ta al­me­no a 3 ali­quo­te gior­na­lie­re e al mas­si­mo a 180 ali­quo­te gior­na­lie­re.1 Il giu­di­ce ne sta­bi­li­sce il nu­me­ro com­mi­su­ran­do­lo al­la col­pe­vo­lez­za dell'au­to­re.
2Di re­go­la un'ali­quo­ta gior­na­lie­ra am­mon­ta al­me­no a 30 fran­chi e al mas­si­mo a 3000 fran­chi. Ec­ce­zio­nal­men­te, se la si­tua­zio­ne per­so­na­le ed eco­no­mi­ca dell'au­to­re lo ri­chie­de, può es­se­re ri­dot­ta fi­no a 10 fran­chi. Il giu­di­ce ne fis­sa l'im­por­to se­con­do la si­tua­zio­ne per­so­na­le ed eco­no­mi­ca dell'au­to­re al mo­men­to del­la pro­nun­cia del­la sen­ten­za, te­nen­do se­gna­ta­men­te con­to del suo red­di­to e del­la sua so­stan­za, del suo te­no­re di vi­ta, dei suoi ob­bli­ghi fa­mi­lia­ri e as­si­sten­zia­li e del mi­ni­mo vi­ta­le.2
3Le au­to­ri­tà fe­de­ra­li, can­to­na­li e co­mu­na­li for­ni­sco­no le in­for­ma­zio­ni ne­ces­sa­rie per la de­ter­mi­na­zio­ne dell'ali­quo­ta gior­na­lie­ra.
4Il nu­me­ro e l'im­por­to del­le ali­quo­te gior­na­lie­re so­no fis­sa­ti nel­la sen­ten­za.3
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
3 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 3 ott. 2008 (Mo­di­fi­che in se­gui­to al­la re­vi­sio­ne del­la par­te ge­ne­ra­le del CPM e al­tri ade­gua­men­ti), in vi­go­re dal 1° mar. 2009 (RU 2009 701; FF 2007 7545).
Esa­zio­ne
1L'au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne fis­sa al con­dan­na­to un ter­mi­ne da uno a sei me­si per il pa­ga­men­to.1 Può or­di­na­re il pa­ga­men­to ra­tea­le e, a ri­chie­sta, pro­ro­ga­re i ter­mi­ni.
2Se vi è fon­da­to so­spet­to che il con­dan­na­to si sot­trar­rà all'esa­zio­ne, l'au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne può esi­ge­re il pa­ga­men­to im­me­dia­to o la pre­sta­zio­ne di ga­ran­zie.
3Se il con­dan­na­to non pa­ga la pe­na pe­cu­nia­ria nei ter­mi­ni fis­sa­ti, l'au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne or­di­na l'ese­cu­zio­ne per de­bi­ti qua­lo­ra il prov­ve­di­men­to ap­pa­ia ef­fi­ca­ce.
4Per l'ese­cu­zio­ne del­la pe­na pe­cu­nia­ria in for­ma di la­vo­ro di pub­bli­ca uti­li­tà si ap­pli­ca l'ar­ti­co­lo 79a del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro2.3
3 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
Pe­na de­ten­ti­va so­sti­tu­ti­va
1Se il con­dan­na­to non pa­ga la pe­na pe­cu­nia­ria e que­st'ul­ti­ma non può es­se­re ri­scos­sa in via ese­cu­ti­va (art. 29 cpv. 3), la pe­na pe­cu­nia­ria è so­sti­tui­ta da una pe­na de­ten­ti­va. Un'ali­quo­ta gior­na­lie­ra cor­ri­spon­de a un gior­no di pe­na de­ten­ti­va. La pe­na de­ten­ti­va so­sti­tu­ti­va si estin­gue con il pa­ga­men­to a po­ste­rio­ri del­la pe­na pe­cu­nia­ria.
2Se la pe­na pe­cu­nia­ria è sta­ta in­flit­ta da un'au­to­ri­tà am­mi­ni­stra­ti­va, il giu­di­ce de­ci­de sul­la pe­na de­ten­ti­va so­sti­tu­ti­va.
3a 5 …1
1 Abro­ga­ti dal n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), con ef­fet­to dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
Art. 31 a 33
3. Pe­na de­ten­ti­va.
Du­ra­ta
1La du­ra­ta mi­ni­ma del­la pe­na de­ten­ti­va è di tre gior­ni; ri­ma­ne sal­va una pe­na de­ten­ti­va più bre­ve pro­nun­cia­ta in so­sti­tu­zio­ne di una pe­na pe­cu­nia­ria (art. 30) o di una mul­ta (art. 60c) non pa­ga­te.
2La du­ra­ta mas­si­ma del­la pe­na de­ten­ti­va è di ven­ti an­ni. La pe­na de­ten­ti­va è a vi­ta se la leg­ge lo di­chia­ra espres­sa­men­te.
Pe­na de­ten­ti­va in luo­go del­la pe­na pe­cu­nia­ria
1Il giu­di­ce può pro­nun­cia­re una pe­na de­ten­ti­va in­ve­ce di una pe­na pe­cu­nia­ria se:
una pe­na de­ten­ti­va ap­pa­re giu­sti­fi­ca­ta per trat­te­ne­re l'au­to­re dal com­met­te­re nuo­vi cri­mi­ni o de­lit­ti; o
una pe­na pe­cu­nia­ria non po­trà ve­ro­si­mil­men­te es­se­re ese­gui­ta.
2Il giu­di­ce de­ve mo­ti­va­re in mo­do cir­co­stan­zia­to la scel­ta del­la pe­na de­ten­ti­va.
3So­no sal­vi gli ar­ti­co­li 30 e 81 ca­po­ver­so 1bis.
Ese­cu­zio­ne
1Le pe­ne de­ten­ti­ve so­no ese­gui­te giu­sta il Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1.
2In ca­so di ser­vi­zio at­ti­vo, il Con­si­glio fe­de­ra­le può in­tro­dur­re l'ese­cu­zio­ne mi­li­ta­re del­la pe­na de­ten­ti­va. Es­so di­sci­pli­na i par­ti­co­la­ri.
4. Pe­na ac­ces­so­ria: de­gra­da­zio­ne
1Il giu­di­ce pro­nun­cia la de­gra­da­zio­ne del mi­li­ta­re che, per un cri­mi­ne o un de­lit­to, si sia re­so in­de­gno del suo gra­do.
2Lo Sta­to mag­gio­re di con­dot­ta dell'eser­ci­to de­ci­de se il mi­li­ta­re de­gra­da­to sa­rà an­co­ra chia­ma­to a pre­sta­re ser­vi­zio mi­li­ta­re.
3Gli ef­fet­ti del­la de­gra­da­zio­ne co­min­cia­no dal gior­no in cui la sen­ten­za pas­sa in giu­di­ca­to.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 3 dell'all. al­la LF del 19 mar. 2010, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 6015; FF 2009 5137).
II. Della condizionale
1. Pe­ne con la con­di­zio­na­le
1Il giu­di­ce so­spen­de di re­go­la l'ese­cu­zio­ne di una pe­na pe­cu­nia­ria o di una pe­na de­ten­ti­va non su­pe­rio­re a due an­ni se una pe­na sen­za con­di­zio­na­le non sem­bra ne­ces­sa­ria per trat­te­ne­re l'au­to­re dal com­met­te­re nuo­vi cri­mi­ni o de­lit­ti.1
2Se, nei cin­que an­ni pri­ma del rea­to, l'au­to­re è sta­to con­dan­na­to a una pe­na de­ten­ti­va su­pe­rio­re a sei me­si, con o sen­za con­di­zio­na­le, la so­spen­sio­ne è pos­si­bi­le sol­tan­to in pre­sen­za di cir­co­stan­ze par­ti­co­lar­men­te fa­vo­re­vo­li.2
3La con­ces­sio­ne del­la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le può es­se­re ri­fiu­ta­ta an­che per­ché l'au­to­re ha omes­so di ri­pa­ra­re il dan­no con­tra­ria­men­te a quan­to si po­te­va ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re da lui.
4Ol­tre al­la pe­na con­di­zio­nal­men­te so­spe­sa il giu­di­ce può in­flig­ge­re una mul­ta ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 60c.3
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181). Ve­di an­che la di­sp. trans. del­la mod. del 19 giu. 2015 al­la fi­ne del pre­sen­te te­sto.
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
2. Pe­na de­ten­ti­va con con­di­zio­na­le par­zia­le1
1Il giu­di­ce può so­spen­de­re par­zial­men­te l'ese­cu­zio­ne di una pe­na de­ten­ti­va di un an­no a tre an­ni se ne­ces­sa­rio per te­ne­re suf­fi­cien­te­men­te con­to del­la col­pa dell'au­to­re.2
2La par­te da ese­gui­re non può ec­ce­de­re la me­tà del­la pe­na.
3La par­te so­spe­sa e la par­te da ese­gui­re de­vo­no es­se­re di al­me­no sei me­si. Le nor­me sul­la con­ces­sio­ne del­la li­be­ra­zio­ne con­di­zio­na­le (art. 86 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro3) non so­no ap­pli­ca­bi­li al­la par­te da ese­gui­re.4
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
3. Di­spo­si­zio­ni co­mu­ni.
a. Pe­rio­do di pro­va
1Se il giu­di­ce so­spen­de del tut­to o in par­te l'ese­cu­zio­ne del­la pe­na, al con­dan­na­to è im­par­ti­to un pe­rio­do di pro­va da due a cin­que an­ni.
2Per la du­ra­ta del pe­rio­do di pro­va, il giu­di­ce può or­di­na­re un'as­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va e im­par­ti­re nor­me di con­dot­ta.
3Il giu­di­ce spie­ga al con­dan­na­to l'im­por­tan­za e le con­se­guen­ze del­la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le.
b. Suc­ces­so del pe­rio­do di pro­va
Se il con­dan­na­to su­pe­ra con suc­ces­so il pe­rio­do di pro­va, la pe­na so­spe­sa non è più ese­gui­ta.
c. In­suc­ces­so del pe­rio­do di pro­va
1Se, du­ran­te il pe­rio­do di pro­va, il con­dan­na­to com­met­te un cri­mi­ne o un de­lit­to e vi è per­tan­to da at­ten­der­si ch'egli com­met­te­rà nuo­vi rea­ti, il giu­di­ce re­vo­ca la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le. Se la pe­na di cui è re­vo­ca­ta la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le e la nuo­va pe­na so­no del­lo stes­so ge­ne­re, il giu­di­ce pro­nun­cia una pe­na uni­ca in ap­pli­ca­zio­ne ana­lo­gi­ca dell'ar­ti­co­lo 43.1
2Se non vi è d'at­ten­der­si che il con­dan­na­to com­pia nuo­vi rea­ti, il giu­di­ce ri­nun­cia al­la re­vo­ca. Può am­mo­ni­re il con­dan­na­to o pro­ro­ga­re il pe­rio­do di pro­va al mas­si­mo del­la me­tà del­la du­ra­ta sta­bi­li­ta nel­la sen­ten­za. Per la du­ra­ta del pe­rio­do di pro­va pro­ro­ga­to, può or­di­na­re un'as­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va e im­par­ti­re nor­me di con­dot­ta. Se po­ste­rio­re al pe­rio­do di pro­va, la pro­ro­ga de­cor­re dal gior­no in cui è sta­ta or­di­na­ta.
3Il giu­di­ce com­pe­ten­te per giu­di­ca­re il nuo­vo cri­mi­ne o de­lit­to de­ci­de an­che sul­la re­vo­ca.
4La re­vo­ca non può più es­se­re or­di­na­ta do­po tre an­ni dal­la sca­den­za del pe­rio­do di pro­va.
III. Della commisurazione della pena
1Il giu­di­ce com­mi­su­ra la pe­na al­la col­pa dell'au­to­re. Tie­ne con­to del­la vi­ta an­te­rio­re, del­le con­di­zio­ni per­so­na­li e del­la con­dot­ta mi­li­ta­re dell'au­to­re, non­ché dell'ef­fet­to che la pe­na avrà sul­la sua vi­ta.
2La col­pa è de­ter­mi­na­ta se­con­do il gra­do di le­sio­ne o espo­si­zio­ne a pe­ri­co­lo del be­ne giu­ri­di­co of­fe­so, se­con­do la ri­pren­si­bi­li­tà dell'of­fe­sa, i mo­ven­ti e gli obiet­ti­vi per­se­gui­ti, non­ché, te­nu­to con­to del­le cir­co­stan­ze in­ter­ne ed ester­ne, se­con­do la pos­si­bi­li­tà che l'au­to­re ave­va di evi­ta­re l'espo­si­zio­ne a pe­ri­co­lo o la le­sio­ne.
2. At­te­nua­zio­ne del­la pe­na
Cir­co­stan­ze at­te­nuan­ti
Il giu­di­ce at­te­nua la pe­na se:
l'au­to­re ha agi­to:
per mo­ti­vi ono­re­vo­li,
in sta­to di gra­ve an­gu­stia,
sot­to l'im­pres­sio­ne d'una gra­ve mi­nac­cia,
ad in­ci­ta­men­to di una per­so­na a cui do­ve­va ob­be­dien­za o da cui di­pen­de­va;
l'au­to­re è sta­to se­ria­men­te in­dot­to in ten­ta­zio­ne dal­la con­dot­ta del­la vit­ti­ma;
l'au­to­re ha agi­to ce­den­do a una vio­len­ta com­mo­zio­ne dell'ani­mo scu­sa­bi­le per le cir­co­stan­ze o in sta­to di pro­fon­da pro­stra­zio­ne;
l'au­to­re ha di­mo­stra­to con fat­ti sin­ce­ro pen­ti­men­to, spe­cial­men­te se ha ri­sar­ci­to il dan­no per quan­to si po­tes­se ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re da lui;
la pe­na ha ma­ni­fe­sta­men­te per­so di sen­so vi­sto il tem­po tra­scor­so dal rea­to e da al­lo­ra l'au­to­re ha te­nu­to buo­na con­dot­ta.
Ef­fet­ti
1Se at­te­nua la pe­na, il giu­di­ce non è vin­co­la­to al­la pe­na mi­ni­ma com­mi­na­ta.
2Il giu­di­ce può pro­nun­cia­re una pe­na di ge­ne­re di­ver­so da quel­lo com­mi­na­to, ma è vin­co­la­to al mas­si­mo e al mi­ni­mo le­ga­li di cia­scun ge­ne­re di pe­na.
3. Con­cor­so di rea­ti
1Quan­do per uno o più rea­ti ri­sul­ta­no adem­piu­te le con­di­zio­ni per l'in­fli­zio­ne di più pe­ne del­lo stes­so ge­ne­re, il giu­di­ce con­dan­na l'au­to­re al­la pe­na pre­vi­sta per il rea­to più gra­ve au­men­tan­do­la in mi­su­ra ade­gua­ta. Non può tut­ta­via au­men­ta­re di ol­tre la me­tà il mas­si­mo del­la pe­na com­mi­na­ta. È in ogni mo­do vin­co­la­to al mas­si­mo le­ga­le del ge­ne­re di pe­na.
1bisSe ol­tre a un cri­mi­ne, de­lit­to o con­trav­ven­zio­ne de­ve giu­di­ca­re una o più man­can­ze di di­sci­pli­na ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 180, il giu­di­ce au­men­ta in mi­su­ra ade­gua­ta la pe­na che pro­nun­ce­reb­be se­con­do il ca­po­ver­so 1.1
2Se de­ve giu­di­ca­re un rea­to che l'au­to­re ha com­mes­so pri­ma di es­se­re sta­to con­dan­na­to per un al­tro fat­to, il giu­di­ce de­ter­mi­na la pe­na com­ple­men­ta­re in mo­do che l'au­to­re non sia pu­ni­to più gra­ve­men­te di quan­to sa­reb­be sta­to se i di­ver­si rea­ti fos­se­ro sta­ti com­pre­si in un uni­co giu­di­zio.
3Nel­la com­mi­su­ra­zio­ne del­la pe­na uni­ca se­con­do i ca­po­ver­si 1 e 2, i rea­ti che l'au­to­re aves­se com­mes­so pri­ma di aver com­piu­to i di­ciott'an­ni non de­vo­no in­ci­de­re più di quan­to sa­reb­be sta­to se fos­se­ro sta­ti giu­di­ca­ti sin­go­lar­men­te.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 3 ott. 2008 (Mo­di­fi­che in se­gui­to al­la re­vi­sio­ne del­la par­te ge­ne­ra­le del CPM e al­tri ade­gua­men­ti), in vi­go­re dal 1° mar. 2009 (RU 2009 701; FF 2007 7545).
4. Com­pu­to del car­ce­re pre­ven­ti­vo
Il giu­di­ce com­pu­ta nel­la pe­na il car­ce­re pre­ven­ti­vo scon­ta­to nell'am­bi­to del pro­ce­di­men­to in at­to o di un al­tro pro­ce­di­men­to. Un gior­no di car­ce­re cor­ri­spon­de a un'ali­quo­ta gior­na­lie­ra di pe­na pe­cu­nia­ria.1
1 Nuo­vo te­sto del se­con­do per. giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
IV. Dell'impunità e della sospensione del procedimento
1. Mo­ti­vi dell'im­pu­ni­tà
Ri­pa­ra­zio­ne.1
Se l'au­to­re ha ri­sar­ci­to il dan­no o ha in­tra­pre­so tut­to quan­to si po­te­va ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re da lui per ri­pa­ra­re al tor­to da lui cau­sa­to, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te pre­scin­de dal pro­ce­di­men­to pe­na­le, dal rin­vio a giu­di­zio o dal­la pu­ni­zio­ne qua­lo­ra:
le con­di­zio­ni per la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le del­la pe­na sia­no adem­piu­te (art. 36); e
l'in­te­res­se del pub­bli­co e del dan­neg­gia­to all'at­tua­zio­ne del pro­ce­di­men­to pe­na­le sia di scar­sa im­por­tan­za.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 37 n. 2 del­la L del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
Au­to­re du­ra­men­te col­pi­to
Se l'au­to­re è sta­to co­sì du­ra­men­te col­pi­to dal­le con­se­guen­ze di­ret­te del suo at­to che una pe­na ri­sul­te­reb­be inap­pro­pria­ta, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te pre­scin­de dal pro­ce­di­men­to pe­na­le, dal rin­vio a giu­di­zio o dal­la pu­ni­zio­ne.
2. Di­spo­si­zio­ne co­mu­ne
Se le con­di­zio­ni dell'im­pu­ni­tà so­no adem­piu­te, il giu­di­ce pre­scin­de dal­la re­vo­ca del­la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le o, in ca­so di li­be­ra­zio­ne con­di­zio­na­le, dal ri­pri­sti­no dell'ese­cu­zio­ne.
3. So­spen­sio­ne del pro­ce­di­men­to
Co­niu­ge, part­ner re­gi­stra­to o part­ner con­vi­ven­te qua­le vit­ti­ma2
1In ca­so di le­sio­ni sem­pli­ci o vie di fat­to (art. 122), mi­nac­cia (art. 149) e coa­zio­ne (art. 150), l'udi­to­re o il tri­bu­na­le mi­li­ta­re può so­spen­de­re prov­vi­so­ria­men­te il pro­ce­di­men­to se:
la vit­ti­ma è:
il co­niu­ge o il co­niu­ge di­vor­zia­to dell'au­to­re e il fat­to è sta­to com­mes­so du­ran­te il ma­tri­mo­nio o nell'an­no suc­ces­si­vo al di­vor­zio, o
il part­ner re­gi­stra­to o l'ex part­ner re­gi­stra­to dell'au­to­re e il fat­to è sta­to com­mes­so du­ran­te l'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta o nell'an­no suc­ces­si­vo al suo scio­gli­men­to, o
il part­ner con­vi­ven­te, ete­ro­ses­sua­le o omo­ses­sua­le, o l'ex part­ner con­vi­ven­te dell'au­to­re e il fat­to è sta­to com­mes­so du­ran­te la con­vi­ven­za o nell'an­no suc­ces­si­vo al­la se­pa­ra­zio­ne; e
la vit­ti­ma o, nel ca­so in cui es­sa non ab­bia l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li, il suo rap­pre­sen­tan­te le­ga­le lo ri­chie­de o ac­con­sen­te al­la do­man­da del giu­di­ce istrut­to­re, dell'udi­to­re o del tri­bu­na­le mi­li­ta­re.
2Il pro­ce­di­men­to vie­ne ri­pre­so se la vit­ti­ma o, nel ca­so in cui es­sa non ab­bia l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li, il suo rap­pre­sen­tan­te le­ga­le re­vo­ca il suo con­sen­so, per scrit­to o ver­bal­men­te, en­tro sei me­si dal­la so­spen­sio­ne prov­vi­so­ria del pro­ce­di­men­to.
3Qua­lo­ra il con­sen­so non sia re­vo­ca­to, l'udi­to­re o il tri­bu­na­le mi­li­ta­re ema­na la de­ci­sio­ne de­fi­ni­ti­va di non luo­go a pro­ce­de­re.
4Con­tro la de­ci­sio­ne de­fi­ni­ti­va di non luo­go a pro­ce­de­re può es­se­re in­ter­po­sto ri­cor­so se­con­do l'ar­ti­co­lo 118 o se­con­do l'ar­ti­co­lo 195 del­la pro­ce­du­ra pe­na­le mi­li­ta­re del 23 mar­zo 19794. La vit­ti­ma è in ogni ca­so le­git­ti­ma­ta a ri­cor­re­re.
5Un pro­ce­di­men­to di­sci­pli­na­re non en­tra in con­si­de­ra­zio­ne.
1 In­tro­dot­to dal n. II del­la LF del 3 ott. 2003 (Per­se­gui­men­to dei rea­ti com­mes­si tra co­niu­gi o tra part­ner), in vi­go­re dal 1° apr. 2004 (RU 2004 1403; FF 2003 1732 1761).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 37 n. 2 del­la L del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 37 n. 2 del­la L del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
V. Delle misure
Mi­su­re te­ra­peu­ti­che e in­ter­na­men­to
1So­no ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1 sul­le mi­su­re te­ra­peu­ti­che e sull'in­ter­na­men­to (art. 56-65).
2L'au­to­ri­tà com­pe­ten­te è quel­la del Can­to­ne d'ese­cu­zio­ne.
3Le mi­su­re so­no ese­gui­te se­con­do il Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro.
Esclu­sio­ne dall'eser­ci­to co­me mi­su­ra di si­cu­rez­za
1Se l'im­pu­ta­to è as­sol­to per in­ca­pa­ci­tà o è con­dan­na­to coll'am­mis­sio­ne del­la sce­ma­ta im­pu­ta­bi­li­tà, il giu­di­ce può pro­nun­ciar­ne l'esclu­sio­ne dall'eser­ci­to.
2Il Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le del­la di­fe­sa, del­la pro­te­zio­ne del­la po­po­la­zio­ne e del­lo sport (DDPS) può re­vo­ca­re l'esclu­sio­ne se i pre­sup­po­sti non esi­sto­no più.
VI. Delle altre misure
1. Esclu­sio­ne dall'eser­ci­to
1Il giu­di­ce esclu­de dall'eser­ci­to il con­dan­na­to a una pe­na de­ten­ti­va di ol­tre tre an­ni o in­ter­na­to se­con­do l'ar­ti­co­lo 64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1.
2Il giu­di­ce può esclu­de­re dall'eser­ci­to il con­dan­na­to a un'al­tra pe­na.
1a. Espul­sio­ne.
a. Espul­sio­ne ob­bli­ga­to­ria
1Il giu­di­ce espel­le dal ter­ri­to­rio sviz­ze­ro per un tem­po da cin­que a quin­di­ci an­ni an­ni lo stra­nie­ro con­dan­na­to per uno dei se­guen­ti rea­ti, a pre­scin­de­re dall'en­ti­tà del­la pe­na in­flit­ta:
omi­ci­dio in­ten­zio­na­le (art. 115), as­sas­si­nio (art. 116), omi­ci­dio pas­sio­na­le (art. 117), in­ci­ta­men­to e aiu­to al sui­ci­dio (art. 119);
le­sio­ni per­so­na­li gra­vi (art. 121), ag­gres­sio­ne (art. 128a);
ap­pro­pria­zio­ne in­de­bi­ta qua­li­fi­ca­ta (art. 130 n. 2), fur­to qua­li­fi­ca­to (art. 131 n. 3 e 4), ra­pi­na (art. 132), dan­neg­gia­men­to con dan­no con­si­de­re­vo­le (art. 134 cpv. 3), truf­fa per me­stie­re (art. 135 cpv. 4), estor­sio­ne qua­li­fi­ca­ta (art. 137a n. 2-4), ri­cet­ta­zio­ne per me­stie­re (art. 137b cpv. 2), sac­cheg­gio qua­li­fi­ca­to (art. 139 cpv. 2);
fur­to (art. 131) in com­bi­na­zio­ne con vio­la­zio­ne di do­mi­ci­lio (art. 152);
se­que­stro di per­so­na e ra­pi­men­to (art. 151a), se­que­stro di per­so­na e ra­pi­men­to qua­li­fi­ca­ti (art. 151b), pre­sa d'ostag­gio (art. 151c);
coa­zio­ne ses­sua­le (art. 153), vio­len­za car­na­le (art. 154), at­ti ses­sua­li con per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to o inet­te a re­si­ste­re (art. 155), at­ti ses­sua­li con fan­ciul­li (art. 156 n. 1);
in­cen­dio in­ten­zio­na­le (art. 160 cpv. 1 e 2), esplo­sio­ne in­ten­zio­na­le (art. 161 n. 1, pri­mo e ter­zo com­ma), uso de­lit­tuo­so di ma­te­rie esplo­si­ve o gas ve­le­no­si (art. 162 cpv. 1 e 3), uso col­po­so in­ten­zio­na­le di ma­te­rie esplo­si­ve o gas ve­le­no­si (art. 163 cpv. 1), fab­bri­ca­zio­ne, oc­cul­ta­men­to e tra­spor­to di ma­te­rie esplo­si­ve o gas ve­le­no­si (art. 164), inon­da­zio­ne, fra­na­men­to ca­gio­na­ti in­ten­zio­nal­men­te (art. 165 n. 1, pri­mo e ter­zo com­ma), dan­neg­gia­men­to in­ten­zio­na­le d'im­pian­ti elet­tri­ci, di ope­re idrau­li­che e di ope­re di pre­mu­ni­zio­ne (art. 166 n. 1, pri­mo com­ma), pro­pa­ga­zio­ne in­ten­zio­na­le di ma­lat­tie dell'uo­mo (art. 167 n. 1), in­qui­na­men­to in­ten­zio­na­le di ac­que po­ta­bi­li (art. 169 cpv. 1), per­tur­ba­men­to qua­li­fi­ca­to del­la cir­co­la­zio­ne pub­bli­ca (art. 169a n. 2), per­tur­ba­men­to in­ten­zio­na­le del ser­vi­zio fer­ro­via­rio (art. 170 cpv. 1), at­ti pre­pa­ra­to­ri pu­ni­bi­li (art. 171b);
ge­no­ci­dio (art. 108), cri­mi­ni con­tro l'uma­ni­tà (art. 109), gra­vi vio­la­zio­ni del­le Con­ven­zio­ni di Gi­ne­vra del 12 ago­sto 19492 (art. 111), al­tri cri­mi­ni di guer­ra (art. 112-112d).
2Il giu­di­ce può ri­nun­cia­re ec­ce­zio­nal­men­te a pro­nun­cia­re l'espul­sio­ne se que­sta co­sti­tui­reb­be per lo stra­nie­ro un gra­ve ca­so di ri­go­re per­so­na­le e l'in­te­res­se pub­bli­co all'espul­sio­ne non pre­va­le sull'in­te­res­se pri­va­to del­lo stra­nie­ro a ri­ma­ne­re in Sviz­ze­ra. Tie­ne in ogni mo­do con­to del­la si­tua­zio­ne par­ti­co­la­re del­lo stra­nie­ro na­to o cre­sciu­to in Sviz­ze­ra.
3Il giu­di­ce può inol­tre ri­nun­cia­re a pro­nun­cia­re l'espul­sio­ne se il fat­to è sta­to com­mes­so per le­git­ti­ma di­fe­sa di­scol­pan­te (art. 16a cpv. 1) o in sta­to di ne­ces­si­tà di­scol­pan­te (art. 17a cpv. 1).
1 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 20 mar. 2015 (At­tua­zio­ne dell'art. 121 cpv. 3-6 Co­st. sull'espul­sio­ne di stra­nie­ri che com­met­to­no rea­ti), in vi­go­re dal 1° ott. 2016 (RU 2016 2329; FF 2013 5163).
Art. 49abis
b. Espul­sio­ne non ob­bli­ga­to­ria
Il giu­di­ce può espel­le­re dal ter­ri­to­rio sviz­ze­ro per un tem­po da tre a quin­di­ci an­ni lo stra­nie­ro con­dan­na­to a una pe­na o nei con­fron­ti del qua­le è pro­nun­cia­ta una mi­su­ra ai sen­si de­gli ar­ti­co­li 59-61 o 64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro2 per un cri­mi­ne o un de­lit­to non pre­vi­sto nell'ar­ti­co­lo 49a.
c. Di­spo­si­zio­ni co­mu­ni. Re­ci­di­va
1Se com­met­te un nuo­vo rea­to che adem­pie le con­di­zio­ni dell'espul­sio­ne se­con­do l'ar­ti­co­lo 49a, la per­so­na nei con­fron­ti del­la qua­le è già sta­ta or­di­na­ta l'espul­sio­ne è con­dan­na­ta a una nuo­va espul­sio­ne del­la du­ra­ta di ven­ti an­ni.
2L'espul­sio­ne può es­se­re pro­nun­cia­ta a vi­ta se il con­dan­na­to com­met­te il nuo­vo rea­to men­tre ha an­co­ra ef­fet­to l'espul­sio­ne per il rea­to pre­ce­den­te.
d. Ese­cu­zio­ne
L'ese­cu­zio­ne è ret­ta da­gli ar­ti­co­li 66c e 66d del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro2.
2. In­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà e di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te
a. In­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà, con­di­zio­ni
1Se al­cu­no, nel­lʼe­ser­ci­zio di unʼat­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le o ex­tra­pro­fes­sio­na­le or­ga­niz­za­ta, ha com­mes­so un cri­mi­ne o un de­lit­to per il qua­le è sta­to con­dan­na­to a una pe­na de­ten­ti­va su­pe­rio­re a sei me­si e sus­si­ste il ri­schio che abu­si del­la sua at­ti­vi­tà per com­met­te­re al­tri cri­mi­ni o de­lit­ti, il giu­di­ce può in­ter­dir­gli in tut­to o in par­te lʼe­ser­ci­zio di ta­le at­ti­vi­tà o di al­tre at­ti­vi­tà ana­lo­ghe per un tem­po da sei me­si a cin­que an­ni.2
2Se al­cu­no ha com­mes­so un cri­mi­ne o un de­lit­to con­tro un mi­no­ren­ne o con­tro unʼal­tra per­so­na par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­le e sus­si­ste il ri­schio che com­met­ta al­tri rea­ti ana­lo­ghi nel­lʼe­ser­ci­zio di unʼat­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le o ex­tra­pro­fes­sio­na­le or­ga­niz­za­ta im­pli­can­te un con­tat­to re­go­la­re con mi­no­ren­ni o con al­tre per­so­ne par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li, il giu­di­ce può in­ter­dir­gli lʼe­ser­ci­zio di ta­le at­ti­vi­tà per un tem­po da uno a die­ci an­ni.
2bisIl giu­di­ce può pro­nun­cia­re l'in­ter­di­zio­ne di cui al ca­po­ver­so 2 a vi­ta, se vi è da at­ten­der­si che una du­ra­ta di die­ci an­ni non sia suf­fi­cien­te a ga­ran­ti­re che l'au­to­re non co­sti­tui­sca più un pe­ri­co­lo. Su pro­po­sta dell'au­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne, il giu­di­ce può pro­ro­ga­re di vol­ta in vol­ta di cin­que an­ni al mas­si­mo l'in­ter­di­zio­ne di du­ra­ta de­ter­mi­na­ta di cui al ca­po­ver­so 2, se è ne­ces­sa­rio per trat­te­ne­re l'au­to­re dal com­met­te­re nuo­vi cri­mi­ni o de­lit­ti ana­lo­ghi a quel­li che han­no de­ter­mi­na­to l'in­ter­di­zio­ne.3
3Se ad al­cu­no è sta­ta in­flit­ta una pe­na o una del­le mi­su­re di cui agli ar­ti­co­li 59-61, 63 o 64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro4 per aver com­mes­so uno dei rea­ti se­guen­ti, il giu­di­ce gli in­ter­di­ce a vi­ta l'eser­ci­zio di qual­sia­si at­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le o ex­tra­pro­fes­sio­na­le or­ga­niz­za­ta im­pli­can­te un con­tat­to re­go­la­re con mi­no­ren­ni:
coa­zio­ne ses­sua­le (art. 153), vio­len­za car­na­le (art. 154), at­ti ses­sua­li con per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to o inet­te a re­si­ste­re (art. 155), abu­so del­la po­si­zio­ne mi­li­ta­re (art. 157), esi­bi­zio­ni­smo (art. 159), mo­le­stie ses­sua­li (art. 159a), se la vit­ti­ma è mi­no­ren­ne;
at­ti ses­sua­li con fan­ciul­li (art. 156).5
4Se ad al­cu­no è sta­ta in­flit­ta una pe­na o una del­le mi­su­re di cui agli ar­ti­co­li 59-61, 63 o 64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro per aver com­mes­so uno dei rea­ti se­guen­ti, il giu­di­ce gli in­ter­di­ce a vi­ta l'eser­ci­zio di qual­sia­si at­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le o ex­tra­pro­fes­sio­na­le or­ga­niz­za­ta im­pli­can­te un con­tat­to re­go­la­re con mag­gio­ren­ni par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li non­ché l'eser­ci­zio di qual­sia­si at­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le o ex­tra­pro­fes­sio­na­le or­ga­niz­za­ta nel set­to­re sa­ni­ta­rio im­pli­can­te un con­tat­to di­ret­to con i pa­zien­ti: coa­zio­ne ses­sua­le (art. 153), vio­len­za car­na­le (art. 154), at­ti ses­sua­li con per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to o inet­te a re­si­ste­re (art. 155), abu­so del­la po­si­zio­ne mi­li­ta­re (art. 157), esi­bi­zio­ni­smo (art. 159) o mo­le­stie ses­sua­li (art. 159a), se la vit­ti­ma è:
un mag­gio­ren­ne par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­le; o
un mag­gio­ren­ne non par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­le, ma inet­to a re­si­ste­re, in­ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to o non in gra­do di op­por­re re­si­sten­za a cau­sa di una di­pen­den­za fi­si­ca o psi­chi­ca.6
4bisNei ca­si di esi­gua gra­vi­tà, il giu­di­ce può, a ti­to­lo ec­ce­zio­na­le, pre­scin­de­re dal­la pro­nun­cia di un'in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re un'at­ti­vi­tà se­con­do il ca­po­ver­so 3 o 4, se non ap­pa­re ne­ces­sa­ria per trat­te­ne­re l'au­to­re dal com­met­te­re al­tri rea­ti ana­lo­ghi a quel­li che han­no de­ter­mi­na­to l'in­ter­di­zio­ne. Tut­ta­via il giu­di­ce non può pre­scin­de­re dal­la pro­nun­cia di un'in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re un'at­ti­vi­tà:
in ca­so di coa­zio­ne ses­sua­le (art. 153), vio­len­za car­na­le (art. 154) o at­ti ses­sua­li con per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to o inet­te a re­si­ste­re (art. 155); o
se l'au­to­re è con­si­de­ra­to pe­do­fi­lo se­con­do i cri­te­ri di clas­si­fi­ca­zio­ne in­ter­na­zio­nal­men­te ri­co­no­sciu­ti.7
5Se all'au­to­re è in­flit­ta nel me­de­si­mo pro­ce­di­men­to una pe­na o mi­su­ra per aver com­mes­so più rea­ti, il giu­di­ce sta­bi­li­sce qua­le par­te del­la pe­na o qua­le mi­su­ra è in­flit­ta per un rea­to pas­si­bi­le del­lʼin­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà. Ta­le par­te del­la pe­na, la mi­su­ra e il rea­to so­no de­ter­mi­nan­ti per sta­bi­li­re se pro­nun­cia­re un'in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re un'at­ti­vi­tà se­con­do il ca­po­ver­so 1, 2, 2bis, 3 o 4. Le par­ti di pe­na in­flit­te per rea­ti pas­si­bi­li di in­ter­di­zio­ne so­no ad­di­zio­na­te. È pos­si­bi­le pro­nun­cia­re più in­ter­di­zio­ni di eser­ci­ta­re un'at­ti­vi­tà.8
6Il giu­di­ce può or­di­na­re un'as­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va per la du­ra­ta dell'in­ter­di­zio­ne.9
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 13 dic. 2013 in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà e di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te, in vi­go­re dal 1° gen. 2015 (RU 2014 2055; FF 2012 7765).
3 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
5 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
6 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
7 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
8 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
9 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
10 Abro­ga­to dal n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), con ef­fet­to dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
Con­te­nu­to e por­ta­ta
1So­no con­si­de­ra­te at­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­li ai sen­si del­lʼar­ti­co­lo 50 le at­ti­vi­tà svol­te nel­lʼe­ser­ci­zio, a ti­to­lo prin­ci­pa­le o ac­ces­so­rio, di una pro­fes­sio­ne, di unʼin­du­stria o di un com­mer­cio. So­no con­si­de­ra­te at­ti­vi­tà ex­tra­pro­fes­sio­na­li or­ga­niz­za­te le at­ti­vi­tà svol­te sen­za sco­po di lu­cro o sen­za pre­va­len­te sco­po di lu­cro nel­lʼam­bi­to di unʼas­so­cia­zio­ne o di unʼal­tra or­ga­niz­za­zio­ne.
2Lʼin­ter­di­zio­ne ai sen­si del­lʼar­ti­co­lo 50 vie­ta al­lʼau­to­re di eser­ci­ta­re at­ti­vi­tà a ti­to­lo in­di­pen­den­te o in ve­ste di or­ga­no di una per­so­na giu­ri­di­ca o di una so­cie­tà com­mer­cia­le, non­ché di man­da­ta­rio o rap­pre­sen­tan­te di ter­zi, co­me pu­re di far­le eser­ci­ta­re da una per­so­na sot­to­po­sta al­le sue istru­zio­ni.
3Se sus­si­ste il ri­schio che lʼau­to­re abu­si del­la sua at­ti­vi­tà per com­met­te­re rea­ti an­che se sot­to­po­sto al­le istru­zio­ni e al con­trol­lo di un su­pe­rio­re o di un sor­ve­glian­te, lʼin­ter­di­zio­ne ver­te sul­la to­ta­li­tà del­lʼat­ti­vi­tà con­si­de­ra­ta.
4Le in­ter­di­zio­ni di cui al­lʼar­ti­co­lo 50 ca­po­ver­si 3 e 4 ver­to­no sem­pre sul­la to­ta­li­tà del­lʼat­ti­vi­tà con­si­de­ra­ta.
5So­no con­si­de­ra­te at­ti­vi­tà im­pli­can­ti un con­tat­to re­go­la­re con mi­no­ren­ni o al­tre per­so­ne par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li:
le at­ti­vi­tà eser­ci­ta­te spe­ci­fi­ca­men­te a con­tat­to di­ret­to con mi­no­ren­ni o al­tre per­so­ne par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li, se­gna­ta­men­te:
l'in­se­gna­men­to,
l'edu­ca­zio­ne e la con­su­len­za,
l'as­si­sten­za e la sor­ve­glian­za,
la cu­ra,
gli esa­mi e i trat­ta­men­ti di na­tu­ra fi­si­ca,
gli esa­mi e i trat­ta­men­ti di na­tu­ra psi­co­lo­gi­ca,
la ri­sto­ra­zio­ne,
il tra­spor­to,
la ven­di­ta e il pre­sti­to di­ret­ti di og­get­ti de­sti­na­ti spe­ci­fi­ca­men­te ai mi­no­ren­ni o ad al­tre per­so­ne par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li, non­ché l'at­ti­vi­tà di in­ter­me­dia­rio di­ret­to in ta­le ven­di­ta o pre­sti­to, se es­sa rap­pre­sen­ta l'at­ti­vi­tà prin­ci­pa­le del­la per­so­na in que­stio­ne;
al­tre at­ti­vi­tà, eser­ci­ta­te so­prat­tut­to o re­go­lar­men­te in isti­tu­ti che of­fro­no ser­vi­zi di cui al­la let­te­ra a; so­no ec­cet­tua­te le at­ti­vi­tà per le qua­li è cer­to che, a cau­sa del­la lo­ro ubi­ca­zio­ne o del lo­ro ora­rio, non pos­so­no im­pli­ca­re al­cun con­tat­to con mi­no­ren­ni o al­tre per­so­ne par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li.2
6So­no con­si­de­ra­te par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­li le per­so­ne che, a cau­sa dell'età, di una ma­lat­tia o di una de­fi­cien­za fi­si­ca, men­ta­le o psi­chi­ca di lun­ga du­ra­ta, di­pen­do­no dall'aiu­to di ter­zi nel­le at­ti­vi­tà del­la vi­ta quo­ti­dia­na o nel­la de­ter­mi­na­zio­ne del­la lo­ro esi­sten­za.3
2 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
b. Di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te
1Se al­cu­no ha com­mes­so un cri­mi­ne o un de­lit­to con­tro una o più per­so­ne de­ter­mi­na­te o con­tro i mem­bri di un grup­po de­ter­mi­na­to e sus­si­ste il ri­schio che com­met­ta al­tri cri­mi­ni o de­lit­ti nel ca­so in cui ab­bia con­tat­ti con ta­li per­so­ne, il giu­di­ce può pro­nun­cia­re nei suoi con­fron­ti un di­vie­to di ave­re con­tat­ti o di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te per un tem­po di cin­que an­ni al mas­si­mo.
2Pro­nun­cian­do il di­vie­to di ave­re con­tat­ti o di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te il giu­di­ce può vie­ta­re al­lʼau­to­re di:
met­ter­si in con­tat­to di­ret­ta­men­te o tra­mi­te ter­zi con una o più per­so­ne de­ter­mi­na­te o con i mem­bri di un grup­po de­ter­mi­na­to, in par­ti­co­la­re per te­le­fo­no, per scrit­to o per via elet­tro­ni­ca, im­pie­gar­le, al­log­giar­le, for­mar­le, sor­ve­gliar­le, cu­rar­le o fre­quen­tar­le in al­tro mo­do;
av­vi­ci­nar­si a una de­ter­mi­na­ta per­so­na o ac­ce­de­re a un pe­ri­me­tro de­ter­mi­na­to at­tor­no al­la sua abi­ta­zio­ne;
trat­te­ner­si in de­ter­mi­na­ti luo­ghi, in par­ti­co­la­re vie, piaz­ze o quar­tie­ri.
3Per ese­gui­re il di­vie­to, lʼau­to­ri­tà com­pe­ten­te può im­pie­ga­re ap­pa­rec­chi tec­ni­ci fis­sa­ti sul­lʼau­to­re. Ta­li ap­pa­rec­chi pos­so­no ser­vi­re in par­ti­co­la­re a lo­ca­liz­za­re lʼau­to­re.
4Il giu­di­ce può or­di­na­re unʼas­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va per la du­ra­ta del di­vie­to.
5Se ne­ces­sa­rio per trat­te­ne­re lʼau­to­re dal com­met­te­re nuo­vi cri­mi­ni o de­lit­ti con­tro un mi­no­ren­ne o una per­so­na par­ti­co­lar­men­te vul­ne­ra­bi­le, su pro­po­sta del­lʼau­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne il giu­di­ce può pro­ro­ga­re il di­vie­to di vol­ta in vol­ta per cin­que an­ni al mas­si­mo.
c. Di­spo­si­zio­ni co­mu­ni.
Ese­cu­zio­ne del­lʼin­ter­di­zio­ne o del di­vie­to
1Lʼin­ter­di­zio­ne o il di­vie­to ha ef­fet­to dal gior­no in cui la sen­ten­za pas­sa in giu­di­ca­to.
2La du­ra­ta del­lʼe­se­cu­zio­ne di una pe­na de­ten­ti­va o di una mi­su­ra pri­va­ti­va del­la li­ber­tà (art. 59-61 e 64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro2) non è com­pu­ta­ta nel­la du­ra­ta del­lʼin­ter­di­zio­ne o del di­vie­to.
3Se lʼau­to­re non ha su­pe­ra­to il pe­rio­do di pro­va, con con­se­guen­te re­vo­ca del­la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le del­la pe­na de­ten­ti­va ov­ve­ro ri­pri­sti­no di una pe­na o di una mi­su­ra, la du­ra­ta del­lʼin­ter­di­zio­ne o del di­vie­to si con­ta sol­tan­to dal gior­no del­la li­be­ra­zio­ne con­di­zio­na­le o de­fi­ni­ti­va, ov­ve­ro da quel­lo in cui la san­zio­ne è sta­ta sop­pres­sa o con­do­na­ta.
4Se lʼau­to­re ha su­pe­ra­to con suc­ces­so il pe­rio­do di pro­va, lʼau­to­ri­tà com­pe­ten­te de­ci­de se lʼin­ter­di­zio­ne di cui al­lʼar­ti­co­lo 50 ca­po­ver­so 1 o il di­vie­to di cui al­lʼar­ti­co­lo 50b deb­ba­no es­se­re at­te­nua­ti quan­to a du­ra­ta e con­te­nu­to op­pu­re sop­pres­si.
5Lʼau­to­re può chie­de­re al­lʼau­to­ri­tà com­pe­ten­te di ri­dur­re la du­ra­ta o at­te­nua­re il con­te­nu­to di unʼin­ter­di­zio­ne o di un di­vie­to op­pu­re di sop­pri­mer­li:
do­po al­me­no due an­ni di ese­cu­zio­ne, nel ca­so di unʼin­ter­di­zio­ne di cui al­lʼar­ti­co­lo 50 ca­po­ver­so 1 o di un di­vie­to di cui al­lʼar­ti­co­lo 50b;
tra­scor­sa la me­tà del­la du­ra­ta del­lʼin­ter­di­zio­ne, ma do­po al­me­no tre an­ni di ese­cu­zio­ne, nel ca­so di unʼin­ter­di­zio­ne di du­ra­ta de­ter­mi­na­ta di cui al­lʼar­ti­co­lo 50 ca­po­ver­so 2;
do­po al­me­no die­ci an­ni di ese­cu­zio­ne, nel ca­so di un'in­ter­di­zio­ne a vi­ta di cui all'ar­ti­co­lo 50 ca­po­ver­so 2bis.
6Nei ca­si di cui al ca­po­ver­so 4 o 5, lʼau­to­ri­tà com­pe­ten­te sop­pri­me lʼin­ter­di­zio­ne o il di­vie­to se non vi è da te­me­re che lʼau­to­re com­met­ta al­tri cri­mi­ni o de­lit­ti nel­lʼe­ser­ci­zio del­lʼat­ti­vi­tà in que­stio­ne o nel ca­so in cui ab­bia con­tat­ti con de­ter­mi­na­te per­so­ne o con i mem­bri di un grup­po de­ter­mi­na­to e se lʼau­to­re ha, per quan­to si po­tes­se ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re, ri­sar­ci­to il dan­no da lui cau­sa­to.
6bisLe in­ter­di­zio­ni pro­nun­cia­te se­con­do l'ar­ti­co­lo 50 ca­po­ver­so 3 o 4 non pos­so­no es­se­re sop­pres­se.5
7Se il con­dan­na­to di­sat­ten­de unʼin­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà o un di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te op­pu­re si sot­trae al­lʼas­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va con­nes­sa o se ta­le as­si­sten­za si ri­ve­la inat­tua­bi­le o non più ne­ces­sa­ria, lʼau­to­ri­tà com­pe­ten­te ne ri­fe­ri­sce al giu­di­ce o al­le au­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne. Il giu­di­ce o lʼau­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne può por­re fi­ne al­lʼas­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va o di­spor­ne una nuo­va.
7bisL'au­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne può or­di­na­re l'as­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va per l'in­te­ra du­ra­ta dell'in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re un'at­ti­vi­tà o del di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te.6
8Se il con­dan­na­to si sot­trae al­lʼas­si­sten­za ria­bi­li­ta­ti­va du­ran­te un pe­rio­do di pro­va, è ap­pli­ca­bi­le lʼar­ti­co­lo 95 ca­po­ver­si 4 e 5 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro.
9Se, du­ran­te il pe­rio­do di pro­va, il con­dan­na­to di­sat­ten­de un'in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re un'at­ti­vi­tà o un di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te, so­no ap­pli­ca­bi­li l'ar­ti­co­lo 294 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro e le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro sul­la re­vo­ca del­la so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le del­la pe­na, non­ché sul ri­pri­sti­no dell'ese­cu­zio­ne del­la pe­na o del­la mi­su­ra.7
1 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 13 dic. 2013 in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà e di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te, in vi­go­re dal 1° gen. 2015 (RU 2014 2055; FF 2012 7765).
3 Abro­ga­ta dal n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), con ef­fet­to dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
5 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
6 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 16 mar. 2018 (At­tua­zio­ne dell'art. 123c Co­st), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 3803; FF 2016 5509).
7 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
Mo­di­fi­ca o pro­nun­cia a po­ste­rio­ri di unʼin­ter­di­zio­ne o di un di­vie­to
1Se du­ran­te lʼe­se­cu­zio­ne di unʼin­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà o di un di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te si con­sta­ta che lʼau­to­re adem­pie le con­di­zio­ni per unʼe­sten­sio­ne del­lʼin­ter­di­zio­ne o del di­vie­to o per unʼin­ter­di­zio­ne o un di­vie­to ag­giun­ti­vi, il giu­di­ce può or­di­nar­li a po­ste­rio­ri su pro­po­sta del­lʼau­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne.
2Se du­ran­te lʼe­se­cu­zio­ne di una pe­na de­ten­ti­va o di una mi­su­ra pri­va­ti­va del­la li­ber­tà si con­sta­ta che lʼau­to­re adem­pie le con­di­zio­ni per unʼin­ter­di­zio­ne di cui al­lʼar­ti­co­lo 50 ca­po­ver­so 1 o 2 op­pu­re per un di­vie­to di cui al­lʼar­ti­co­lo 50b, il giu­di­ce può or­di­nar­li a po­ste­rio­ri su pro­po­sta del­lʼau­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne.
3. Di­vie­to di con­dur­re
Se l'au­to­re ha uti­liz­za­to un vei­co­lo a mo­to­re per com­met­te­re un cri­mi­ne o un de­lit­to e sus­si­ste il ri­schio di un ul­te­rio­re abu­so, il giu­di­ce può or­di­na­re con­giun­ta­men­te a una pe­na o a una mi­su­ra se­con­do gli ar­ti­co­li 59-64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro2 il ri­ti­ro del­la li­cen­za di al­lie­vo con­du­cen­te o del­la li­cen­za di con­dur­re per una du­ra­ta da un me­se a cin­que an­ni.
1 Ori­gi­na­rio art. 50abis.
4. Pub­bli­ca­zio­ne del­la sen­ten­za
1Se l'in­te­res­se pub­bli­co o l'in­te­res­se del­la per­so­na le­sa o dell'aven­te di­rit­to di que­re­la lo ri­chie­de, il giu­di­ce or­di­na che la sen­ten­za di con­dan­na sia re­sa pub­bli­ca a spe­se del con­dan­na­to.
2Se l'in­te­res­se pub­bli­co o l'in­te­res­se del­la per­so­na as­sol­ta o sca­gio­na­ta lo ri­chie­de, il giu­di­ce or­di­na che la sen­ten­za di as­so­lu­zio­ne o la de­ci­sio­ne di ab­ban­do­no del pro­ce­di­men­to sia re­sa pub­bli­ca a spe­se del­lo Sta­to o del de­nun­cian­te.
3La pub­bli­ca­zio­ne nell'in­te­res­se del­la per­so­na le­sa, dell'aven­te di­rit­to di que­re­la o del­la per­so­na as­sol­ta o sca­gio­na­ta av­vie­ne sol­tan­to a lo­ro ri­chie­sta.
4Il giu­di­ce fis­sa le mo­da­li­tà e l'esten­sio­ne del­la pub­bli­ca­zio­ne.
1 Ori­gi­na­rio art. 50b.
5. Con­fi­sca.
a. Con­fi­sca di og­get­ti pe­ri­co­lo­si
1Il giu­di­ce, in­di­pen­den­te­men­te dal­la pu­ni­bi­li­tà di una da­ta per­so­na, or­di­na la con­fi­sca de­gli og­get­ti che han­no ser­vi­to o era­no de­sti­na­ti a com­met­te­re un rea­to o che co­sti­tui­sco­no il pro­fit­to di un rea­to se ta­li og­get­ti com­pro­met­to­no la si­cu­rez­za del­le per­so­ne, la mo­ra­li­tà o l'or­di­ne pub­bli­co.
2Il giu­di­ce può or­di­na­re che gli og­get­ti con­fi­sca­ti sia­no re­si in­ser­vi­bi­li o di­strut­ti.
b. Con­fi­sca di va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li.
Prin­ci­pi
1Il giu­di­ce or­di­na la con­fi­sca dei va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li che co­sti­tui­sco­no il pro­dot­to di un rea­to o era­no de­sti­na­ti a de­ter­mi­na­re o a ri­com­pen­sa­re l'au­to­re di un rea­to, a me­no che deb­ba­no es­se­re re­sti­tui­ti al­la per­so­na le­sa al­lo sco­po di ri­pri­sti­na­re la si­tua­zio­ne le­ga­le.
2La con­fi­sca non può es­se­re or­di­na­ta se un ter­zo ha ac­qui­si­to i va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li igno­ran­do i fat­ti che l'avreb­be­ro giu­sti­fi­ca­ta, nel­la mi­su­ra in cui ab­bia for­ni­to una con­tro­pre­sta­zio­ne ade­gua­ta o la con­fi­sca co­sti­tui­sca nei suoi con­fron­ti una mi­su­ra ec­ces­si­va­men­te se­ve­ra.
3Il di­rit­to di or­di­na­re la con­fi­sca si pre­scri­ve in set­te an­ni; se il per­se­gui­men­to del rea­to sog­gia­ce a una pre­scri­zio­ne più lun­ga, que­sta si ap­pli­ca an­che al­la con­fi­sca.
4La con­fi­sca è pub­bli­ca­ta uf­fi­cial­men­te. Le pre­te­se del­la per­so­na le­sa o di ter­zi si estin­guo­no cin­que an­ni do­po la pub­bli­ca­zio­ne uf­fi­cia­le del­la con­fi­sca.
5Se l'im­por­to dei va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li sot­to­stan­ti a con­fi­sca non può es­se­re de­ter­mi­na­to o può es­ser­lo sol­tan­to con spe­se spro­por­zio­na­te, il giu­di­ce può pro­ce­de­re a una sti­ma.
Ri­sar­ci­men­ti
1Se i va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li sot­to­stan­ti al­la con­fi­sca non so­no più re­pe­ri­bi­li, il giu­di­ce or­di­na in fa­vo­re del­lo Sta­to un ri­sar­ci­men­to equi­va­len­te; nei con­fron­ti di ter­zi, tut­ta­via, il ri­sar­ci­men­to può es­se­re or­di­na­to sol­tan­to per quan­to non sia esclu­so giu­sta l'ar­ti­co­lo 51a ca­po­ver­so 2.
2Il giu­di­ce può pre­scin­de­re in tut­to o in par­te dal ri­sar­ci­men­to che ri­sul­ti pre­su­mi­bil­men­te ine­si­gi­bi­le o im­pe­di­sca se­ria­men­te il rein­se­ri­men­to so­cia­le dell'in­te­res­sa­to.
3In vi­sta dell'ese­cu­zio­ne del ri­sar­ci­men­to, l'au­to­ri­tà in­qui­ren­te può sot­to­por­re a se­que­stro va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li dell'in­te­res­sa­to. Il se­que­stro non fon­da al­cu­na pre­te­sa pri­vi­le­gia­ta in fa­vo­re del­lo Sta­to nell'am­bi­to dell'ese­cu­zio­ne for­za­ta.
Con­fi­sca di va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li di un'or­ga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le
Il giu­di­ce or­di­na la con­fi­sca di tut­ti i va­lo­ri pa­tri­mo­nia­li di cui un'or­ga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le ha fa­col­tà di di­spor­re. I va­lo­ri ap­par­te­nen­ti a una per­so­na che ab­bia par­te­ci­pa­to a un'or­ga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le o l'ab­bia so­ste­nu­ta (art. 260ter del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1) so­no pre­sun­ti sot­to­po­sti, fi­no a pro­va del con­tra­rio, al­la fa­col­tà di di­spor­re dell'or­ga­niz­za­zio­ne.
6. As­se­gna­men­ti al dan­neg­gia­to
1Se, in se­gui­to a un cri­mi­ne o a un de­lit­to, al­cu­no pa­ti­sce un dan­no non co­per­to da un'as­si­cu­ra­zio­ne e si de­ve pre­su­me­re che il dan­no o il tor­to mo­ra­le non sa­ran­no ri­sar­ci­ti dall'au­to­re, il giu­di­ce as­se­gna al dan­neg­gia­to, a sua ri­chie­sta, fi­no all'im­por­to del ri­sar­ci­men­to o dell'in­den­ni­tà per tor­to mo­ra­le sta­bi­li­ti giu­di­zial­men­te o me­dian­te tran­sa­zio­ne:
la pe­na pe­cu­nia­ria o la mul­ta pa­ga­ta dal con­dan­na­to;
gli og­get­ti e i be­ni con­fi­sca­ti o il ri­ca­vo del­la lo­ro rea­liz­za­zio­ne, de­dot­te le spe­se;
le pre­te­se di ri­sar­ci­men­to.
2Il giu­di­ce può tut­ta­via or­di­na­re que­sti as­se­gna­men­ti sol­tan­to se il dan­neg­gia­to ce­de al­lo Sta­to la re­la­ti­va quo­ta del suo cre­di­to.
3I Can­to­ni pre­ve­do­no una pro­ce­du­ra sem­pli­ce e ra­pi­da per il ca­so in cui gli as­se­gna­men­ti non fos­se­ro pos­si­bi­li già nel­la sen­ten­za pe­na­le.
Capo quarto: Dell'assistenza riabilitativa, delle norme di condotta e dell'assistenza sociale volontaria
Ap­pli­ca­bi­li­tà del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro
So­no ap­pli­ca­bi­li gli ar­ti­co­li 93-96 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro1.
Capo quinto: Della prescrizione
1. Pre­scri­zio­ne dell'azio­ne pe­na­le.
Ter­mi­ni
1L'azio­ne pe­na­le si pre­scri­ve:
in 30 an­ni, se la pe­na mas­si­ma com­mi­na­ta è una pe­na de­ten­ti­va a vi­ta;
in 15 an­ni, se la pe­na mas­si­ma com­mi­na­ta è una pe­na de­ten­ti­va su­pe­rio­re a tre an­ni;
in 10 an­ni, se la pe­na mas­si­ma com­mi­na­ta è una pe­na de­ten­ti­va di tre an­ni;
in 7 an­ni, se la pe­na mas­si­ma com­mi­na­ta è un'al­tra pe­na.1
2In ca­so di at­ti ses­sua­li con fan­ciul­li (art. 156) e di rea­ti se­con­do gli ar­ti­co­li 115, 117, 121 e 153-155 com­mes­si su fan­ciul­li mi­no­ri di se­di­ci an­ni, la pre­scri­zio­ne dell'azio­ne pe­na­le de­cor­re in tut­ti i ca­si fi­no al gior­no in cui la vit­ti­ma com­pie ven­ti­cin­que an­ni.
3Se pri­ma del­la sca­den­za del ter­mi­ne di pre­scri­zio­ne è sta­ta pro­nun­cia­ta una sen­ten­za di pri­ma istan­za, la pre­scri­zio­ne si estin­gue.
4La pre­scri­zio­ne dell'azio­ne pe­na­le in ca­so di at­ti ses­sua­li con fan­ciul­li (art. 156) e di rea­ti se­con­do gli ar­ti­co­li 115-117, 121 e 153-155, com­mes­si su fan­ciul­li mi­no­ri di se­di­ci an­ni, è ret­ta dai ca­po­ver­si 1-3 se il rea­to è sta­to com­mes­so pri­ma dell'en­tra­ta in vi­go­re del­la mo­di­fi­ca del pre­sen­te Co­di­ce del 5 ot­to­bre 20012 e il re­la­ti­vo ter­mi­ne di pre­scri­zio­ne non è an­co­ra sca­du­to a ta­le da­ta.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 21 giu. 2013 (Pro­lun­ga­men­to dei ter­mi­ni di pre­scri­zio­ne dell'azio­ne pe­na­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2014 (RU 2013 4417; FF 2012 8119).
2RU 2002 2993 3146
De­cor­ren­za
La pre­scri­zio­ne de­cor­re:
dal gior­no in cui l'au­to­re ha com­mes­so il rea­to;
se il rea­to è sta­to ese­gui­to me­dian­te at­ti suc­ces­si­vi, dal gior­no in cui è sta­to com­piu­to l'ul­ti­mo at­to;
se il rea­to è con­ti­nua­to per un cer­to tem­po, dal gior­no in cui è ces­sa­ta la con­ti­nua­zio­ne.
2. Pre­scri­zio­ne del­la pe­na.
1La pe­na si pre­scri­ve:
in trent'an­ni, se si trat­ta di una pe­na de­ten­ti­va a vi­ta;
in ven­ti­cin­que an­ni, se si trat­ta di una pe­na de­ten­ti­va di die­ci o più an­ni;
in ven­ti an­ni, se si trat­ta di una pe­na de­ten­ti­va da cin­que a me­no di die­ci an­ni;
in quin­di­ci an­ni, se si trat­ta di una pe­na de­ten­ti­va di ol­tre un an­no ma in­fe­rio­re a cin­que an­ni;
in cin­que an­ni, se si trat­ta di un'al­tra pe­na.
2Il ter­mi­ne di pre­scri­zio­ne di una pe­na de­ten­ti­va è so­spe­so:
du­ran­te l'ese­cu­zio­ne inin­ter­rot­ta di que­sta pe­na o di un'al­tra pe­na de­ten­ti­va o mi­su­ra ese­gui­ta im­me­dia­ta­men­te pri­ma;
nel ca­so di li­be­ra­zio­ne con­di­zio­na­le, du­ran­te il tem­po di pro­va.
3La pe­na ac­ces­so­ria del­la de­gra­da­zio­ne è im­pre­scrit­ti­bi­le.
La pre­scri­zio­ne de­cor­re dal gior­no in cui la sen­ten­za ac­qui­sta for­za di co­sa giu­di­ca­ta. In ca­so di so­spen­sio­ne con­di­zio­na­le del­la pe­na o di pre­via ese­cu­zio­ne di una mi­su­ra, de­cor­re dal gior­no in cui è or­di­na­ta l'ese­cu­zio­ne del­la pe­na.
3. Im­pre­scrit­ti­bi­li­tà
1So­no im­pre­scrit­ti­bi­li :
il ge­no­ci­dio (art. 108);
i cri­mi­ni con­tro l'uma­ni­tà (art. 109 cpv. 1 e 2);
i cri­mi­ni di guer­ra (art. 111 cpv. 1-3, 112 cpv. 1 e 2, 112a cpv. 1 e 2, 112b, 112c cpv. 1 e 2 e 112d);
i cri­mi­ni che, co­me mez­zi d'estor­sio­ne o coa­zio­ne, met­to­no o mi­nac­cia­no di met­te­re in pe­ri­co­lo la vi­ta e l'in­te­gri­tà fi­si­ca di mol­te per­so­ne, se­gna­ta­men­te con l'im­pie­go di mez­zi di di­stru­zio­ne di mas­sa, lo sca­te­na­men­to di una ca­ta­stro­fe o una pre­sa d'ostag­gio;
la coa­zio­ne ses­sua­le (art. 153), la vio­len­za car­na­le (art. 154), gli at­ti ses­sua­li con per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to o inet­te a re­si­ste­re (art. 155), gli at­ti ses­sua­li con fan­ciul­li (art. 156 n. 1) e l'abu­so del­la po­si­zio­ne mi­li­ta­re (art. 157), se com­mes­si su fan­ciul­li mi­no­ri di 12 an­ni.2
2Il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na nel ca­so in cui l'azio­ne pe­na­le fos­se ca­du­ta in pre­scri­zio­ne in ap­pli­ca­zio­ne de­gli ar­ti­co­li 55 e 56.
3I ca­po­ver­si 1 let­te­re a, c e d non­ché 2 si ap­pli­ca­no se il 1° gen­na­io 1983 l'azio­ne pe­na­le o la pe­na non era an­co­ra ca­du­ta in pre­scri­zio­ne se­con­do il di­rit­to si­no al­lo­ra vi­gen­te. Il ca­po­ver­so 1 let­te­ra b si ap­pli­ca se al mo­men­to dell'en­tra­ta in vi­go­re del­la mo­di­fi­ca del 18 giu­gno 2010 del­la pre­sen­te leg­ge l'azio­ne pe­na­le o la pe­na non era an­co­ra ca­du­ta in pre­scri­zio­ne se­con­do il di­rit­to si­no al­lo­ra vi­gen­te. Il ca­po­ver­so 1 let­te­ra e si ap­pli­ca se il 30 no­vem­bre 2008 l'azio­ne pe­na­le o la pe­na non era an­co­ra ca­du­ta in pre­scri­zio­ne se­con­do il di­rit­to si­no al­lo­ra vi­gen­te.34
1 In­tro­dot­ta dal n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 (Im­pre­scrit­ti­bi­li­tà dei rea­ti ses­sua­li o di por­no­gra­fia com­mes­si su fan­ciul­li im­pu­be­ri), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 5951; FF 2011 5393).
3 Per. in­tro­dot­to dal n. I 1 del­la LF del 15 giu. 2012 (Im­pre­scrit­ti­bi­li­tà dei rea­ti ses­sua­li o di por­no­gra­fia com­mes­si su fan­ciul­li im­pu­be­ri), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 5951; FF 2011 5393).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
Capo sesto: Della responsabilità dell'impresa
1Se in un'im­pre­sa, nell'eser­ci­zio di at­ti­vi­tà com­mer­cia­li con­for­mi al­lo sco­po im­pren­di­to­ria­le, è com­mes­so un cri­mi­ne o un de­lit­to che, per ca­ren­te or­ga­niz­za­zio­ne in­ter­na, non può es­se­re ascrit­to a una per­so­na fi­si­ca de­ter­mi­na­ta, il cri­mi­ne o il de­lit­to è ascrit­to all'im­pre­sa. In que­sto ca­so l'im­pre­sa è pu­ni­ta con la mul­ta fi­no a cin­que mi­lio­ni di fran­chi.
2Se si trat­ta di un rea­to ai sen­si de­gli ar­ti­co­li 141 o 141a, l'im­pre­sa è pu­ni­ta a pre­scin­de­re dal­la pu­ni­bi­li­tà del­le per­so­ne fi­si­che qua­lo­ra le si pos­sa rim­pro­ve­ra­re di non ave­re pre­so tut­te le mi­su­re or­ga­niz­za­ti­ve ra­gio­ne­vo­li e in­di­spen­sa­bi­li per im­pe­di­re un si­mi­le rea­to.
3Il giu­di­ce de­ter­mi­na la mul­ta in par­ti­co­la­re in fun­zio­ne del­la gra­vi­tà del rea­to, del­la gra­vi­tà del­le la­cu­ne or­ga­niz­za­ti­ve e del dan­no pro­vo­ca­to, non­ché del­la ca­pa­ci­tà eco­no­mi­ca dell'im­pre­sa.
4So­no con­si­de­ra­te im­pre­se ai sen­si del pre­sen­te ar­ti­co­lo:
le per­so­ne giu­ri­di­che di di­rit­to pri­va­to;
le per­so­ne giu­ri­di­che di di­rit­to pub­bli­co, ec­cet­tua­ti gli en­ti ter­ri­to­ria­li;
le so­cie­tà;
le dit­te in­di­vi­dua­li.
Pro­ce­du­ra pe­na­le
1In ca­so di pro­ce­di­men­to pe­na­le l'im­pre­sa è rap­pre­sen­ta­ta da una so­la per­so­na, au­to­riz­za­ta a rap­pre­sen­tar­la il­li­mi­ta­ta­men­te in ma­te­ria ci­vi­le. Se l'im­pre­sa non de­si­gna il suo rap­pre­sen­tan­te en­tro un ter­mi­ne ra­gio­ne­vo­le, l'au­to­ri­tà istrut­to­ria o il giu­di­ce de­ci­de qua­le del­le per­so­ne au­to­riz­za­te a rap­pre­sen­tar­la in ma­te­ria ci­vi­le rap­pre­sen­ta l'im­pre­sa nel pro­ce­di­men­to pe­na­le.
2La per­so­na che rap­pre­sen­ta l'im­pre­sa nel pro­ce­di­men­to pe­na­le ha i me­de­si­mi di­rit­ti e ob­bli­ghi di un im­pu­ta­to. Le al­tre per­so­ne di cui nel ca­po­ver­so 1 non so­no te­nu­te a de­por­re.
3L'im­pre­sa de­ve de­si­gna­re un al­tro rap­pre­sen­tan­te se per i me­de­si­mi fat­ti o per fat­ti con­nes­si è av­via­ta un'in­chie­sta pe­na­le nei con­fron­ti del rap­pre­sen­tan­te de­si­gna­to. Se del ca­so l'au­to­ri­tà istrut­to­ria o il giu­di­ce de­si­gna­no per rap­pre­sen­tar­la un'al­tra per­so­na se­con­do il ca­po­ver­so 1 op­pu­re, in sua as­sen­za, un ter­zo qua­li­fi­ca­to.
Capo settimo: Delle contravvenzioni
De­fi­ni­zio­ne
So­no con­trav­ven­zio­ni i rea­ti cui è com­mi­na­ta la mul­ta.
Ap­pli­ca­bi­li­tà del­le di­spo­si­zio­ni del­la par­te pri­ma
Le di­spo­si­zio­ni del­la par­te pri­ma del pre­sen­te Co­di­ce si ap­pli­ca­no an­che al­le con­trav­ven­zio­ni, con le mo­di­fi­che qui ap­pres­so.
Inap­pli­ca­bi­li­tà o ap­pli­ca­bi­li­tà con­di­zio­na­le
1Le di­spo­si­zio­ni sul­la con­di­zio­na­le (art. 36 e 37), sull'espul­sio­ne (art. 49a-49c) e sul­la re­spon­sa­bi­li­tà dell'im­pre­sa (art. 59a e 59b) non so­no ap­pli­ca­bi­li al­le con­trav­ven­zio­ni.1
2Il ten­ta­ti­vo e la com­pli­ci­tà so­no pu­ni­ti sol­tan­to nei ca­si espres­sa­men­te pre­vi­sti dal­la leg­ge.
3Le mi­su­re pri­va­ti­ve del­la li­ber­tà (art. 59-61 e 64 del Co­di­ce pe­na­le sviz­ze­ro2), lʼin­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà (art. 50), il di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te (art. 50b) non­ché la pub­bli­ca­zio­ne del­la sen­ten­za (art. 50f) so­no am­mes­si sol­tan­to nei ca­si espres­sa­men­te pre­vi­sti dal­la leg­ge.3
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 20 mar. 2015 (At­tua­zio­ne dell'art. 121 cpv. 3-6 Co­st. sull'espul­sio­ne di stra­nie­ri che com­met­to­no rea­ti), in vi­go­re dal 1° ott. 2016 (RU 2016 2329; FF 2013 5163).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 13 dic. 2013 in­ter­di­zio­ne di eser­ci­ta­re unʼat­ti­vi­tà e di­vie­to di ave­re con­tat­ti e di ac­ce­de­re ad aree de­ter­mi­na­te, in vi­go­re dal 1° gen. 2015 (RU 2014 2055; FF 2012 7765).
Art. 60c Multa
1Se la leg­ge non di­spo­ne al­tri­men­ti, il mas­si­mo del­la mul­ta è di die­ci­mi­la fran­chi.
2In ca­so di man­ca­to pa­ga­men­to del­la mul­ta per col­pa dell'au­to­re, il giu­di­ce or­di­na nel­la sen­ten­za una pe­na de­ten­ti­va so­sti­tu­ti­va da un mi­ni­mo di un gior­no a un mas­si­mo di tre me­si.
3Il giu­di­ce com­mi­su­ra la mul­ta e la pe­na de­ten­ti­va so­sti­tu­ti­va al­le con­di­zio­ni dell'au­to­re, in mo­do che que­sti scon­ti una pe­na ade­gua­ta al­la sua col­pe­vo­lez­za.
4Il pa­ga­men­to ul­te­rio­re del­la mul­ta com­por­ta una ri­du­zio­ne pro­por­zio­na­le del­la pe­na de­ten­ti­va so­sti­tu­ti­va.
5Per l'esa­zio­ne e la com­mu­ta­zio­ne si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia gli ar­ti­co­li 29 e 30 ca­po­ver­si 2-5.
1 Abro­ga­to dal n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), con ef­fet­to dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
Pre­scri­zio­ne
L'azio­ne pe­na­le e la pe­na si pre­scri­vo­no in tre an­ni.
Parte seconda: Dei singoli reati
Capo primo: Dell'insubordinazione
Di­sob­be­dien­za
1Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te di­sob­be­di­sce a un or­di­ne con­cer­nen­te il ser­vi­zio, che sia di­ret­to a lui stes­so o al­la trup­pa di cui fa par­te, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va fi­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2Se il col­pe­vo­le ha agi­to per ne­gli­gen­za, può es­se­re pro­nun­cia­ta la mul­ta.
3Nei ca­si po­co gra­vi si ap­pli­ca una pe­na di­sci­pli­na­re.
4In tem­po di guer­ra può es­se­re pro­nun­cia­ta una pe­na de­ten­ti­va. Se la di­sob­be­dien­za av­vie­ne di fron­te al ne­mi­co, può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. IV lett. b del­la LF del 3 ott. 2003 (Re­vi­sio­ne dell'or­di­na­men­to di­sci­pli­na­re), in vi­go­re dal 1° mar. 2004 (RU 2004 921; FF 2002 6968).
Vie di fat­to, mi­nac­ce
1Chiun­que of­fen­de con mi­nac­ce o vie di fat­to un ca­po od un su­pe­rio­re è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria1.2
2Nei ca­si po­co gra­vi si ap­pli­ca una pe­na di­sci­pli­na­re.
3In tem­po di guer­ra può es­se­re pro­nun­cia­ta una pe­na de­ten­ti­va3 fi­no a cin­que an­ni.4
1 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 2 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 23 mar. 1979, in vi­go­re dal 1° gen. 1980 (RU 1979 1037; FF 1977 II 1).
3 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 1 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
4 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 23 mar. 1979, in vi­go­re dal 1° gen. 1980 (RU 1979 1037; FF 1977 II 1).
Se­di­zio­ne
1. Se più per­so­ne, ope­ran­do di con­cer­to in un as­sem­bra­men­to o in al­tro mo­do, par­te­ci­pa­no al ri­fiu­to d'ob­be­dien­za, a mi­nac­ce o a vie di fat­to ver­so un ca­po o un su­pe­rio­re, ogni com­par­te­ci­pe è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va o pe­cu­nia­ria1.
Nei ca­si po­co gra­vi si ap­pli­ca una pe­na di­sci­pli­na­re.
Gli agen­ti prin­ci­pa­li so­no pu­ni­ti più se­ve­ra­men­te; lo stes­so av­vie­ne de­gli uf­fi­cia­li e dei sot­tuf­fi­cia­li che ab­bia­no par­te­ci­pa­to al­la se­di­zio­ne.
2. Se la se­di­zio­ne av­vie­ne in fac­cia al ne­mi­co, può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.2
1 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 15 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 mar. 1992, in vi­go­re dal 1° set. 1992 (RU 1992 1679; FF 1991 II 1216, IV 173).
Con­cer­to per la se­di­zio­ne
1. Se più per­so­ne si uni­sco­no o si con­cer­ta­no a fi­ne di pre­pa­ra­re una se­di­zio­ne, cia­scu­na di es­se è pu­ni­ta con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2. In tem­po di guer­ra può es­se­re pro­nun­cia­ta una pe­na de­ten­ti­va.
Rea­ti con­tro una guar­dia
La di­sob­be­dien­za, le vie di fat­to, le mi­nac­ce, la se­di­zio­ne o il con­cer­to per la se­di­zio­ne, di­ret­ti con­tro una guar­dia mi­li­ta­re, si pu­ni­sco­no co­me se que­sti rea­ti fos­se­ro com­mes­si ver­so un ca­po od un su­pe­rio­re.
Capo secondo: Dell'abuso d'autorità
Abu­so di co­man­do
1Chiun­que abu­sa del co­man­do di cui è in­ve­sti­to per im­por­re ad un su­bal­ter­no o ad un in­fe­rio­re or­di­ni o ri­chie­ste sen­za al­cu­na ra­gio­ne di ser­vi­zio è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Abu­so del­la fa­col­tà di pu­ni­re
1Chiun­que ec­ce­de nel­la fa­col­tà di pu­ni­re di­sci­pli­nar­men­te è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Sop­pres­sio­ne di un re­cla­mo
1. Chiun­que, a sco­po d'in­ter­cet­ta­zio­ne, trat­tie­ne o sop­pri­me, to­tal­men­te o par­zial­men­te, un re­cla­mo pre­sen­ta­to da un su­bal­ter­no od una de­nun­cia pe­na­le,
chiun­que fa scien­te­men­te un rap­por­to in­ve­ri­tie­ro so­pra un re­cla­mo o una de­nun­cia pe­na­le,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2. Nei ca­si po­co gra­vi si ap­pli­ca una pe­na di­sci­pli­na­re.
Usur­pa­zio­ne di co­man­do
1Chiun­que si ar­ro­ga una fa­col­tà di co­man­da­re o di pu­ni­re che non gli spet­ti, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Mes­sa in pe­ri­co­lo di un su­bal­ter­no
1Chiun­que, sen­za un suf­fi­cien­te mo­ti­vo di ser­vi­zio, met­te in se­rio pe­ri­co­lo la vi­ta o la sa­lu­te d'un su­bal­ter­no o d'un in­fe­rio­re è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
1Chiun­que of­fen­de con vie di fat­to o mi­nac­ce un su­bal­ter­no o un in­fe­rio­re è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Capo terzo: Della violazione dei doveri di servizio
Inos­ser­van­za di pre­scri­zio­ni di ser­vi­zio
1Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te si ren­de col­pe­vo­le d'inos­ser­van­za d'un re­go­la­men­to o d'al­tra pre­scri­zio­ne di ser­vi­zio è pu­ni­to con una pe­na pe­cu­nia­ria2.
4In tem­po di guer­ra può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va o pe­cu­nia­ria.
2 Nuo­va com­mi­na­to­ria giu­sta il n. II 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
Abu­so e sper­pe­ro di ma­te­ria­li
1. Chiun­que ado­pe­ra abu­si­va­men­te, alie­na, dà in pe­gno, sop­pri­me, ab­ban­do­na op­pu­re in­ten­zio­nal­men­te o per ne­gli­gen­za dan­neg­gia o la­scia de­pe­ri­re o an­dar per­du­ti ar­mi, mu­ni­zio­ni, ma­te­ria­li d'equi­pag­gia­men­to, ca­val­li, vei­co­li od al­tre co­se a lui af­fi­da­te o al­tri­men­ti con­se­gna­te in oc­ca­sio­ne del ser­vi­zio,
chiun­que ado­pe­ra abu­si­va­men­te ta­li co­se a lui ac­ces­si­bi­li,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria, ove non sia ap­pli­ca­bi­le un'al­tra di­spo­si­zio­ne pe­na­le.
3. In tem­po di guer­ra può es­se­re pro­nun­cia­ta una pe­na de­ten­ti­va.
Vi­gliac­che­ria
Chiun­que, in fac­cia al ne­mi­co, per vi­gliac­che­ria si tie­ne na­sco­sto, fug­ge od ab­ban­do­na ar­bi­tra­ria­men­te il suo po­sto, è pu­ni­to con la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta o con una pe­na de­ten­ti­va2.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 mar. 1992, in vi­go­re dal 1° set. 1992 (RU 1992 1679; FF 1991 II 1216, IV 173).
2 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 16 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
Ca­pi­to­la­zio­ne
È pu­ni­to con la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta o con una pe­na de­ten­ti­va:
il co­man­dan­te di una for­tez­za o di un'al­tra piaz­za for­ti­fi­ca­ta che la ce­da sen­za ave­re esau­ri­ti gli estre­mi mez­zi di di­fe­sa;
il co­man­dan­te di trup­pa, che nel com­bat­ti­men­to ab­ban­do­ni il suo po­sto o si ar­ren­da con la sua trup­pa, sen­za ave­re pri­ma fat­to tut­to quan­to il suo do­ve­re mi­li­ta­re esi­ge­va da lui.
Rea­ti nel ser­vi­zio di guar­dia
1. Chiun­que, in­ten­zio­nal­men­te o per ne­gli­gen­za, si met­te in ista­to di non po­ter adem­pie­re i suoi do­ve­ri di ser­vi­zio co­me guar­dia,
chiun­que ar­bi­tra­ria­men­te ab­ban­do­na il pro­prio po­sto di guar­dia o tra­sgre­di­sce in al­tro mo­do le di­spo­si­zio­ni sul ser­vi­zio di guar­dia,
3. In tem­po di guer­ra può es­se­re pro­nun­cia­ta una pe­na de­ten­ti­va.1
Se il rea­to av­vie­ne in­ten­zio­nal­men­te in fac­cia al ne­mi­co, può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
Vio­la­zio­ne del se­gre­to di ser­vi­zio
1. Chi ri­ve­la un se­gre­to che gli è sta­to con­fi­da­to nel­la sua qua­li­tà, di mi­li­ta­re o di fun­zio­na­rio o di cui ha avu­to no­ti­zia in ta­le qua­li­tà, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2. La ri­ve­la­zio­ne del se­gre­to è pu­ni­bi­le an­che do­po la ces­sa­zio­ne del­la qua­li­tà di mi­li­ta­re o del­la fun­zio­ne.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 13 giu. 1941, in vi­go­re dal 1° gen. 1942 (RU 57 1337; FF 1940 513).
Fal­si­tà in do­cu­men­ti di ser­vi­zio
1. Chiun­que for­ma un at­to fal­so che ab­bia im­por­tan­za per il ser­vi­zio o al­te­ra un ta­le do­cu­men­to, op­pu­re abu­sa dell'al­trui fir­ma au­ten­ti­ca o dell'al­trui se­gno a ma­no au­ten­ti­co per for­ma­re un ta­le do­cu­men­to sup­po­si­ti­zio op­pu­re at­te­sta o fa at­te­sta­re, in un ta­le do­cu­men­to, con­tra­ria­men­te al­la ve­ri­tà, un fat­to d'im­por­tan­za giu­ri­di­ca; chiun­que fa uso, a sco­po d'in­gan­no, di un at­to di que­sta na­tu­ra for­ma­to od al­te­ra­to da un ter­zo, chiun­que, in­de­bi­ta­men­te, sop­pri­me o fa spa­ri­re un do­cu­men­to che ha im­por­tan­za per il ser­vi­zio, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Omes­sa de­nun­cia di rea­to
1Chiun­que, es­sen­do a no­ti­zia che si sta or­den­do una se­di­zio­ne (art. 63), una di­ser­zio­ne (art. 831) o un tra­di­men­to (art. 86 a 91), omet­te di far­ne de­nun­cia, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria, qua­lo­ra il rea­to sia sta­to com­mes­so o ten­ta­to.
3Il col­pe­vo­le va esen­te da pe­na, se le sue stret­te re­la­zio­ni con la per­so­na non de­nun­cia­ta ren­do­no scu­sa­bi­le la sua con­dot­ta.
1 Ora: art. 81
Eb­brez­za
1. Chiun­que, es­sen­do in ista­to di eb­brez­za, su­sci­ta pub­bli­co scan­da­lo è pu­ni­to con una pe­na pe­cu­nia­ria si­no a 90 ali­quo­te gior­na­lie­re1.
2. Chiun­que, es­sen­do in ista­to di ir­re­spon­sa­bi­li­tà a ca­gio­ne di eb­brez­za col­po­sa, pro­dot­ta da al­cool o da al­tra in­tos­si­ca­zio­ne, com­met­te un fat­to re­pres­so co­me cri­mi­ne o de­lit­to, è pu­ni­to con una pe­na pe­cu­nia­ria2.
La pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria se il col­pe­vo­le, agen­do in ta­le sta­to di ir­re­spon­sa­bi­li­tà, ha com­mes­so un rea­to pu­ni­bi­le con la so­la pe­na del­la pe­na de­ten­ti­va.3
3. Nei ca­si po­co gra­vi si ap­pli­ca una pe­na di­sci­pli­na­re.
1 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 11 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
3 Nuo­vo te­sto del per. 2 giu­sta il n. I del­la LF del 20 mar. 1992, in vi­go­re dal 1° set. 1992 (RU 1992 1679; FF 1991 II 1216, IV 173).
Capo quarto: Dei reati contro i doveri del servizio
Ri­fiu­to del ser­vi­zio e di­ser­zio­ne
1È pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va fi­no a di­ciot­to me­si o con una pe­na pe­cu­nia­ria chiun­que, nell'in­ten­zio­ne di ri­fiu­ta­re il ser­vi­zio mi­li­ta­re:
non par­te­ci­pa al­la gior­na­ta in­for­ma­ti­va o al re­clu­ta­men­to;
non si pre­sen­ta a un ser­vi­zio al qua­le è con­vo­ca­to;
ab­ban­do­na sen­za per­mes­so la sua trup­pa o il po­sto di ser­vi­zio;
non vi ri­tor­na do­po un'as­sen­za giu­sti­fi­ca­ta;
di­sob­be­di­sce, do­po l'en­tra­ta in ser­vi­zio mi­li­ta­re, a un or­di­ne a lui di­ret­to con­cer­nen­te il ser­vi­zio.2
1bisIn ca­so di rea­ti se­con­do il ca­po­ver­so 1, la pe­na pe­cu­nia­ria o l'ese­cu­zio­ne in for­ma di la­vo­ro di pub­bli­ca uti­li­tà so­no esclu­se se è pro­nun­cia­ta an­che l'esclu­sio­ne dall'eser­ci­to se­con­do l'ar­ti­co­lo 49.3
2In ser­vi­zio at­ti­vo la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va o pe­cu­nia­ria.
3Chiun­que, qua­le mem­bro di una co­mu­ni­tà re­li­gio­sa, ri­fiu­ta per mo­ti­vi re­li­gio­si di pre­sta­re ser­vi­zio mi­li­ta­re e non pre­sen­ta una do­man­da d'am­mis­sio­ne al ser­vi­zio ci­vi­le è di­chia­ra­to col­pe­vo­le e vie­ne ob­bli­ga­to a pre­sta­re un la­vo­ro di pub­bli­co in­te­res­se, la cui du­ra­ta è sta­bi­li­ta con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 8 del­la leg­ge del 6 ot­to­bre 19954 sul ser­vi­zio ci­vi­le. La pre­sta­zio­ne di la­vo­ro si svol­ge nell'am­bi­to e giu­sta le pre­scri­zio­ni del ser­vi­zio ci­vi­le. Il giu­di­ce può pro­nun­cia­re l'esclu­sio­ne dall'eser­ci­to.
4Chiun­que ren­de ve­ro­si­mi­le di non po­ter con­ci­lia­re con la pro­pria co­scien­za il ser­vi­zio d'istru­zio­ne per con­se­gui­re un gra­do su­pe­rio­re, ma è di­spo­sto a pre­sta­re ser­vi­zio mi­li­ta­re con il suo gra­do at­tua­le, vie­ne ob­bli­ga­to a pre­sta­re un la­vo­ro di pub­bli­co in­te­res­se. Que­st'ul­ti­mo du­ra di re­go­la 1,1 vol­te la du­ra­ta del ser­vi­zio d'istru­zio­ne ri­fiu­ta­to e si svol­ge nell'am­bi­to e se­con­do le pre­scri­zio­ni del ser­vi­zio ci­vi­le.
5Il Con­si­glio fe­de­ra­le ema­na le ne­ces­sa­rie di­spo­si­zio­ni com­ple­ti­ve per l'ese­cu­zio­ne del­la pre­sta­zio­ne di la­vo­ro di cui ai ca­po­ver­si 3 e 4.
6È fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 84.5
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 5 dell'all. al­la LF del 6 ott. 1995 sul ser­vi­zio ci­vi­le so­sti­tu­ti­vo, in vi­go­re dal 1° ott. 1996 (RU 1996 1445; FF 1994 III 1445).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. IV lett. b del­la LF del 3 ott. 2003 (Re­vi­sio­ne dell'or­di­na­men­to di­sci­pli­na­re), in vi­go­re dal 1° mar. 2004 (RU 2004 921; FF 2002 6968).
3 In­tro­dot­to dal n. IV lett. b del­la LF del 3 ott. 2003 (Re­vi­sio­ne dell'or­di­na­men­to di­sci­pli­na­re (RU 2004 921; FF 2002 6968). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
4 RS 824.0
5 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 2 del­la LF del 25 set. 2015, in vi­go­re dal 1° lug. 2016 (RU 2016 1883; FF 2014 5749).
Omis­sio­ne del ser­vi­zio e as­sen­za in­giu­sti­fi­ca­ta
1È pu­ni­to con una pe­na pe­cu­nia­ria chiun­que2, sen­za l'in­ten­zio­ne di ri­fiu­ta­re il ser­vi­zio mi­li­ta­re:
non vi ri­tor­na do­po un'as­sen­za giu­sti­fi­ca­ta.3
3In ser­vi­zio at­ti­vo la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
4Se più tar­di l'au­to­re si pre­sen­ta spon­ta­nea­men­te in ser­vi­zio, il giu­di­ce può at­te­nua­re la pe­na (art. 42a).4
5È fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 84.5
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 3 ott. 2003 (Re­vi­sio­ne dell'or­di­na­men­to di­sci­pli­na­re), in vi­go­re dal 1° mar. 2004 (RU 2004 921; FF 2002 6968).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 2 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669).
Omis­sio­ne del ser­vi­zio per ne­gli­gen­za
1È pu­ni­to con la mul­ta2 chiun­que, per ne­gli­gen­za:
3In ser­vi­zio at­ti­vo il giu­di­ce può pro­nun­cia­re una pe­na pe­cu­nia­ria si­no a 90 ali­quo­te gior­na­lie­re.
4È fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 84.4
2 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 5 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 3 del­la LF del 25 set. 2015, in vi­go­re dal 1° lug. 2016 (RU 2016 1883; FF 2014 5749).
Rea­ti con­tro i do­ve­ri del ser­vi­zio in ca­so di am­mis­sio­ne al ser­vi­zio ci­vi­le, as­se­gna­zio­ne al ser­vi­zio non ar­ma­to e ina­bi­li­tà al ser­vi­zio
1È pu­ni­to con la mul­ta chi com­met­te uno dei rea­ti di cui agli ar­ti­co­li 81-83 se:
è am­mes­so al ser­vi­zio ci­vi­le;
è as­se­gna­to al ser­vi­zio non ar­ma­to;
è di­chia­ra­to ina­bi­le al ser­vi­zio e que­sta ina­bi­li­tà sus­si­ste­va già al mo­men­to in cui ha com­mes­so il fat­to.
3Non è pu­ni­to chi al mo­men­to in cui ha com­mes­so il fat­to non era in gra­do di en­tra­re in ser­vi­zio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 3 del­la LF del 25 set. 2015, in vi­go­re dal 1° lug. 2016 (RU 2016 1883; FF 2014 5749).
Omis­sio­ne il­le­ci­ta di rag­giun­ge­re il cor­po
Chiun­que in tem­po di guer­ra, es­sen­do sta­to se­pa­ra­to dal suo cor­po di trup­pa, omet­te di rag­giun­ger­lo o di unir­si al cor­po più vi­ci­no,
chiun­que, du­ran­te il tem­po di guer­ra, es­sen­do sta­to fat­to pri­gio­nie­ro di guer­ra, omet­te, al­la fi­ne del­la sua pri­gio­nia, di an­nun­ciar­si im­me­dia­ta­men­te a qual­che trup­pa od au­to­ri­tà mi­li­ta­re,
Capo quinto: Dei reati contro la difesa nazionale e contro la forza difensiva del Paese
1. Tra­di­men­to.
Spio­nag­gio e vio­la­zio­ne pro­di­to­ria di se­gre­ti mi­li­ta­ri1
1. Chiun­que scru­ta fat­ti, di­spo­si­zio­ni, pro­ce­di­men­ti o og­get­ti che de­vo­no es­se­re te­nu­ti se­gre­ti nell'in­te­res­se del­la di­fe­sa na­zio­na­le, poi­ché la lo­ro ri­ve­la­zio­ne mi­nac­ce­reb­be l'adem­pi­men­to del man­da­to di par­ti es­sen­zia­li dell'eser­ci­to, al­lo sco­po di ri­ve­lar­li o ren­der­li ac­ces­si­bi­li a uno Sta­to este­ro o ai suoi agen­ti,
chiun­que in­ten­zio­nal­men­te ri­ve­la o ren­de ac­ces­si­bi­li a uno Sta­to este­ro o ai suoi agen­ti, fat­ti, di­spo­si­zio­ni, pro­ce­di­men­ti o og­get­ti che de­vo­no es­se­re te­nu­ti se­gre­ti nell'in­te­res­se del­la di­fe­sa na­zio­na­le, poi­ché la lo­ro ri­ve­la­zio­ne mi­nac­ce­reb­be l'adem­pi­men­to del man­da­to di par­ti es­sen­zia­li dell'eser­ci­to,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va.2
2. Se que­sti at­ti ven­go­no com­mes­si men­tre del­le trup­pe si tro­va­no in ser­vi­zio at­ti­vo, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a tre an­ni. Se con que­sti at­ti il col­pe­vo­le tur­ba o met­te in pe­ri­co­lo le ope­ra­zio­ni dell'eser­ci­to sviz­ze­ro, può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.3
3. Se il col­pe­vo­le ha agi­to per ne­gli­gen­za, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II del­la LF del 10 ott. 1997, in vi­go­re dal 1° apr. 1998 (RU 1998 1852 856; FF 1996 IV 449).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II del­la LF del 10 ott. 1997, in vi­go­re dal 1° apr. 1998 (RU 1998 1852 856; FF 1996 IV 449).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 mar. 1992, in vi­go­re dal 1° set. 1992 (RU 1992 1679; FF 1991 II 1216, IV 173).
Sa­bo­tag­gio
Chiun­que di­strug­ge o dan­neg­gia im­pian­ti o co­se che ser­vo­no all'ar­ma­ta ov­ve­ro ne met­te in pe­ri­co­lo l'uso,
chiun­que non ese­gui­sce pre­sta­zio­ni con­trat­tua­li per l'eser­ci­to o non le ese­gui­sce con­for­me­men­te al con­trat­to,
chiun­que im­pe­di­sce, tur­ba o met­te in pe­ri­co­lo l'at­ti­vi­tà di un'au­to­ri­tà o di un fun­zio­na­rio;
chiun­que fab­bri­ca, si pro­cu­ra, con­ser­va, tra­smet­te ad al­tri o usa og­get­ti di ve­stia­rio o d'equi­pag­gia­men­to o se­gni di­stin­ti­vi dell'eser­ci­to sviz­ze­ro o del­le sue or­ga­niz­za­zio­ni au­si­lia­rie,
e scien­te­men­te nuo­ce con ciò al­la di­fe­sa na­zio­na­le o la met­te in pe­ri­co­lo,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria, nei ca­si gra­vi con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re ad un an­no2.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 13 giu. 1941 (RU 57 1337; FF 1940 513). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 dic. 1950, in vi­go­re dal 1° lug. 1951 (RU 1951 435; FF 1949 685).
2 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 17 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
Tra­di­men­to mi­li­ta­re
1. Chiun­que, men­tre del­le trup­pe si tro­va­no in ser­vi­zio at­ti­vo, in­ten­zio­nal­men­te tur­ba o met­te di­ret­ta­men­te in pe­ri­co­lo ope­ra­zio­ni dell'eser­ci­to sviz­ze­ro; chiun­que in par­ti­co­la­re dan­neg­gia o di­strug­ge mez­zi di co­mu­ni­ca­zio­ne o d'in­for­ma­zio­ne, im­pian­ti o co­se che ser­vo­no all'eser­ci­to, od im­pe­di­sce o tur­ba l'eser­ci­zio di sta­bi­li­men­ti aven­ti lo stes­so sco­po, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a tre an­ni.
2. Chiun­que, men­tre del­le trup­pe si tro­va­no in ser­vi­zio at­ti­vo, in­ten­zio­nal­men­te tur­ba o met­te in­di­ret­ta­men­te in pe­ri­co­lo ope­ra­zio­ni dell'eser­ci­to sviz­ze­ro; chiun­que in par­ti­co­la­re tur­ba l'or­di­ne pub­bli­co od im­pe­di­sce o tur­ba eser­ci­zi im­por­tan­ti per la po­po­la­zio­ne o per l'am­mi­ni­stra­zio­ne dell'eser­ci­to, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a sei me­si1.
3. Nei ca­si gra­vi può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.2
4. Se il col­pe­vo­le ha agi­to per ne­gli­gen­za, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
1 Nuo­va com­mi­na­to­ria giu­sta il n. II 2 del­la LF del 19 giu. 2015 (Mo­di­fi­ca del­la di­sci­pli­na del­le san­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2018 (RU 2016 1249; FF 2012 4181).
Fran­chi ti­ra­to­ri
Chiun­que, in tem­po di guer­ra, in­tra­pren­de at­ti di osti­li­tà con­tro l'eser­ci­to sviz­ze­ro, sen­za ap­par­te­ne­re al­la for­za ar­ma­ta ne­mi­ca ri­co­no­sciu­ta dal­la Sviz­ze­ra, è pu­ni­to con la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta o con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a tre an­ni.
Dif­fu­sio­ne di no­ti­zie fal­se
1Chiun­que, men­tre del­le trup­pe si tro­va­no in ser­vi­zio at­ti­vo, in­ten­zio­nal­men­te tur­ba o met­te in pe­ri­co­lo le ope­ra­zio­ni dell'eser­ci­to sviz­ze­ro dif­fon­den­do fal­se no­ti­zie, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va o con una pe­na pe­cu­nia­ria non in­fe­rio­re a 60 ali­quo­te gior­na­lie­re1.
2Se il col­pe­vo­le ha agi­to per ne­gli­gen­za, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
1 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 19 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
Uso d'ar­mi con­tro la Con­fe­de­ra­zio­ne
1Lo Sviz­ze­ro che, sen­za es­ser­vi co­stret­to, usa in guer­ra le ar­mi con­tro la Con­fe­de­ra­zio­ne o pren­de ser­vi­zio in un eser­ci­to ne­mi­co è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va.
2Nei ca­si gra­vi, può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 cpv. 25 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669).
Fa­vo­reg­gia­men­to del ne­mi­co
1. Chiun­que con­se­gna al ne­mi­co og­get­ti che ser­vo­no al­la di­fe­sa na­zio­na­le,
chiun­que fa­vo­ri­sce il ne­mi­co con pre­sta­zio­ni di ser­vi­zio o som­mi­ni­stra­zio­ni,
chiun­que coo­pe­ra o sot­to­scri­ve ad un pre­sti­to di uno Sta­to in guer­ra con la Sviz­ze­ra,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a sei me­si1.
2. Nei ca­si gra­vi può es­se­re pro­nun­cia­ta la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.2
2. Vio­la­zio­ne del­la neu­tra­li­tà.
At­ti di osti­li­tà
Chiun­que, dal ter­ri­to­rio neu­tra­le del­la Sviz­ze­ra, in­tra­pren­de o fa­vo­ri­sce at­ti di osti­li­tà con­tro un bel­li­ge­ran­te,
chiun­que in­tra­pren­de at­ti di osti­li­tà con­tro trup­pe stra­nie­re am­mes­se nel­la Sviz­ze­ra,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va o pe­cu­nia­ria.
Spio­nag­gio a dan­no di Sta­ti este­ri
1. Chiun­que, nel ter­ri­to­rio del­la Sviz­ze­ra, rac­co­glie in­for­ma­zio­ni mi­li­ta­ri per con­to di uno Sta­to este­ro in dan­no di un al­tro Sta­to este­ro, ov­ve­ro or­ga­niz­za un ser­vi­zio sif­fat­to,
chiun­que ar­ruo­la per­so­ne per ser­vi­zi sif­fat­ti o li fa­vo­ri­sce,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.1
2. Nei ca­si gra­vi può es­se­re pro­nun­cia­ta una pe­na de­ten­ti­va.
3. La cor­ri­spon­den­za ed il ma­te­ria­le so­no con­fi­sca­ti.
3. In­de­bo­li­men­to del­la for­za di­fen­si­va del Pae­se.
Ser­vi­zio stra­nie­ro
1Se uno Sviz­ze­ro si ar­ruo­la in un eser­ci­to stra­nie­ro sen­za il per­mes­so del Con­si­glio fe­de­ra­le, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2Gli sviz­ze­ri, do­mi­ci­lia­ti in un al­tro Sta­to di cui pos­seg­go­no pu­re la na­zio­na­li­tà, che pre­sta­no ser­vi­zio mi­li­ta­re nell'eser­ci­to di que­sto Sta­to non so­no pu­ni­bi­li.
3Chiun­que ar­ruo­la uno Sviz­ze­ro per il ser­vi­zio mi­li­ta­re stra­nie­ro o ne fa­vo­ri­sce l'ar­ruo­la­men­to è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria non in­fe­rio­re a 30 ali­quo­te gior­na­lie­re. Con la pe­na de­ten­ti­va dev'es­se­re cu­mu­la­ta la pe­na pe­cu­nia­ria2.
4In tem­po di guer­ra può es­se­re pro­nun­cia­ta una pe­na de­ten­ti­va.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 dic. 1950, in vi­go­re dal 1° lug. 1951 (RU 1951 435; FF 1949 685).
2 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 20 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669).
Mu­ti­la­zio­ne
1. Chiun­que, per mez­zo di mu­ti­la­zio­ne od in al­tro mo­do, ad ope­ra pro­pria o di ter­zi, si ren­de inet­to, del tut­to o in par­te, a pre­sta­re il ser­vi­zio mi­li­ta­re per­ma­nen­te­men­te o tem­po­ra­nea­men­te,
chiun­que mu­ti­la od in al­tro mo­do ren­de ta­lu­no, con suo con­sen­so, inet­to, del tut­to od in par­te, a pre­sta­re il ser­vi­zio mi­li­ta­re per­ma­nen­te­men­te o tem­po­ra­nea­men­te,
Fro­de per li­be­rar­si del ser­vi­zio
1Chiun­que, al­lo sco­po di sot­trar­re per­ma­nen­te­men­te o tem­po­ra­nea­men­te se stes­so od un al­tro al­la pre­sta­zio­ne del ser­vi­zio mi­li­ta­re, ado­pe­ra mez­zi de­sti­na­ti a trar­re in in­gan­no le au­to­ri­tà o gli uf­fi­ci mi­li­ta­ri o ci­vi­li com­pe­ten­ti, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Vio­la­zio­ne di ob­bli­ghi con­trat­tua­li
1. Chiun­que, men­tre del­le trup­pe si tro­va­no in ser­vi­zio at­ti­vo, in­ten­zio­nal­men­te non ese­gui­sce pre­sta­zio­ni con­trat­tua­li per l'eser­ci­to o non le ese­gui­sce con­for­me­men­te al con­trat­to, è pu­ni­to con la una pe­na de­ten­ti­va si­no a cin­que an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria2.
Se l'ina­dem­pi­men­to di­pen­de da ne­gli­gen­za, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
2. Nel­le stes­se pe­ne in­cor­ro­no i sot­to­for­ni­to­ri, me­dia­to­ri od im­pie­ga­ti che so­no sta­ti ca­gio­ne dell'ina­dem­pi­men­to del con­trat­to.
2 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 3 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
4. At­ten­ta­ti con­tro la si­cu­rez­za mi­li­ta­re.
Pro­vo­ca­zio­ne ed in­ci­ta­men­to al­la vio­la­zio­ne de­gli ob­bli­ghi mi­li­ta­ri
1. Chiun­que pub­bli­ca­men­te pro­vo­ca al­la di­sob­be­dien­za agli or­di­ni mi­li­ta­ri, al­la vio­la­zio­ne dei do­ve­ri di ser­vi­zio, al ri­fiu­to del ser­vi­zio od al­la di­ser­zio­ne,
chiun­que in­ci­ta una per­so­na ob­bli­ga­ta al ser­vi­zio mi­li­ta­re a com­met­te­re un rea­to sif­fat­to,
2. La pe­na é una pe­na de­ten­ti­va o pe­cu­nia­ria se il col­pe­vo­le ha pro­vo­ca­to o in­ci­ta­to al­la di­ser­zio­ne dal ser­vi­zio at­ti­vo, al­la se­di­zio­ne o al con­cer­to per la se­di­zio­ne.
3. Se la pro­vo­ca­zio­ne o l'in­ci­ta­men­to av­vie­ne in fac­cia al ne­mi­co, il col­pe­vo­le è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va.
Me­ne con­tro la di­sci­pli­na mi­li­ta­re
Chiun­que co­sti­tui­sce un grup­po di cui lo sco­po o l'ope­ra con­si­ste nel sov­ver­ti­re la di­sci­pli­na, in par­ti­co­la­re nell'in­dur­re o in­ci­ta­re del­le per­so­ne ob­bli­ga­te al ser­vi­zio per­so­na­le al­la di­sob­be­dien­za agli or­di­ni mi­li­ta­ri, al­la vio­la­zio­ne dei do­ve­ri di ser­vi­zio, al ri­fiu­to del ser­vi­zio od al­la di­ser­zio­ne,
chiun­que ade­ri­sce a un grup­po sif­fat­to o par­te­ci­pa al­le sue me­ne,
chiun­que si ado­pe­ra al­la for­ma­zio­ne di grup­pi sif­fat­ti o ne se­gue le istru­zio­ni,
Tur­ba­men­to del ser­vi­zio mi­li­ta­re
1Chiun­que im­pe­di­sce o di­stur­ba un mi­li­ta­re nell'adem­pi­men­to del pro­prio ser­vi­zio è pu­ni­to con una pe­na pe­cu­nia­ria2.
2In ser­vi­zio at­ti­vo, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 23 mar. 1979, in vi­go­re dal 1° gen. 1980 (RU 1979 1037; FF 1977 II 1).
In­giu­rie ad un mi­li­ta­re
1Chiun­que in­giu­ria pub­bli­ca­men­te un mi­li­ta­re che si tro­va in ser­vi­zio at­ti­vo è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
3Il col­pe­vo­le può an­da­re im­pu­ni­to qua­lo­ra l'in­giu­ria­to ab­bia da­to egli stes­so im­me­dia­to mo­ti­vo all'of­fe­sa col suo con­te­gno scon­ve­nien­te.
Dif­fu­sio­ne di fal­se no­ti­zie
Chiun­que, men­tre del­le trup­pe si tro­va­no in ser­vi­zio at­ti­vo, dif­fon­de no­ti­zie che sa es­se­re fal­se, nell'in­ten­to di tur­ba­re o di in­tral­cia­re le mi­su­re or­di­na­te da au­to­ri­tà o da co­man­dan­ti di trup­pe, d'in­ci­ta­re le trup­pe all'in­su­bor­di­na­zio­ne o di su­sci­ta­re nel pub­bli­co il ti­mo­re o lo spa­ven­to, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va o pe­cu­nia­ria.
Fal­si­fi­ca­zio­ne d'or­di­ni o di istru­zio­ni
1. Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te con­traf­fà, al­te­ra, fa spa­ri­re o di­strug­ge un or­di­ne di mar­cia o di chia­ma­ta al­le ar­mi, un or­di­ne di pre­sen­ta­zio­ne al re­clu­ta­men­to o un'istru­zio­ne di­ret­ta a per­so­ne ob­bli­ga­te al ser­vi­zio mi­li­ta­re,
chiun­que fa uso di ta­li or­di­ni od istru­zio­ni con­traf­fat­ti o al­te­ra­ti,
2. La pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria
In­ci­ta­men­to di in­ter­na­ti o di pri­gio­nie­ri all'in­su­bor­di­na­zio­ne
1Chiun­que in­ci­ta un in­ter­na­to od un pri­gio­nie­ro di guer­ra al­la di­sob­be­dien­za ad or­di­ni mi­li­ta­ri o al­la vio­la­zio­ne dei do­ve­ri di ser­vi­zio è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2Chiun­que in­ci­ta un in­ter­na­to od un pri­gio­nie­ro di guer­ra al­la se­di­zio­ne o al con­cer­to per la se­di­zio­ne, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va o pe­cu­nia­ria.
Li­be­ra­zio­ne d'in­ter­na­ti o di pri­gio­nie­ri
1. Chiun­que, usan­do vio­len­za, mi­nac­cia od astu­zia li­be­ra un in­ter­na­to od un pri­gio­nie­ro di guer­ra o gli pre­sta aiu­to nel­la eva­sio­ne, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2. Se il rea­to è com­mes­so da un as­sem­bra­men­to, chiun­que vi par­te­ci­pa è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
I com­par­te­ci­pi, che han­no com­mes­so at­ti di vio­len­za con­tro le per­so­ne o le co­se, so­no pu­ni­ti con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria non in­fe­rio­re a 30 ali­quo­te gior­na­lie­re1.
1 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 21 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
Vio­la­zio­ne di se­gre­ti mi­li­ta­ri
1Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te pub­bli­ca o in al­tro mo­do fa co­no­sce­re o ren­de ac­ces­si­bi­li a per­so­ne non au­to­riz­za­te at­ti, og­get­ti, di­spo­si­zio­ni, pro­ce­di­men­ti o fat­ti, che de­vo­no es­se­re te­nu­ti se­gre­ti nell'in­te­res­se del­la di­fe­sa na­zio­na­le o in vir­tù di ob­bli­ghi con­trat­tua­li, poi­ché la lo­ro ri­ve­la­zio­ne mi­nac­ce­reb­be l'adem­pi­men­to del man­da­to di par­ti es­sen­zia­li dell'eser­ci­to, o in­de­bi­ta­men­te s'im­pos­ses­sa di ta­li at­ti o og­get­ti, li co­pia o ri­pro­du­ce, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a cin­que an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.2
2In ca­so di ser­vi­zio at­ti­vo la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va.
3Se il col­pe­vo­le ha agi­to per ne­gli­gen­za, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o una pe­na pe­cu­nia­ria.
4Nei ca­si po­co gra­vi si ap­pli­ca una pe­na di­sci­pli­na­re.3
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 5 ott. 1967, in vi­go­re dal 1° mar. 1968 (RU 1968 228; FF 1967 I 421).
3 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 23 mar. 1979, in vi­go­re dal 1° gen. 1980 (RU 1979 1037; FF 1977 II 1).
Di­sob­be­dien­za a mi­su­re pre­se dal­le au­to­ri­tà mi­li­ta­ri e ci­vi­li
Chiun­que, in­ten­zio­nal­men­te o per ne­gli­gen­za, con­trav­vie­ne al­le or­di­nan­ze pub­bli­ca­te o agli or­di­ni ge­ne­ra­li che il Con­si­glio fe­de­ra­le, un Go­ver­no can­to­na­le od al­tra au­to­ri­tà com­pe­ten­te ci­vi­le o mi­li­ta­re ha ema­na­to per la tu­te­la de­gli in­te­res­si mi­li­ta­ri o del­la neu­tra­li­tà o nell'eser­ci­zio del­le pro­prie at­tri­bu­zio­ni di po­li­zia,
chiun­que in­ten­zio­nal­men­te con­trav­vie­ne agli or­di­ni spe­cia­li od av­vi­si ema­na­ti per la tu­te­la de­gli in­te­res­si mi­li­ta­ri da un'au­to­ri­tà mi­li­ta­re, da un mi­li­ta­re o da un'au­to­ri­tà ci­vi­le,
è pu­ni­to, ove non sia ap­pli­ca­bi­le un'al­tra di­spo­si­zio­ne pe­na­le, con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria op­pu­re, nei ca­si po­co gra­vi, con una pe­na di­sci­pli­na­re.
Capo sesto: Genocidio e crimini contro l'umanità
Ge­no­ci­dio
Chiun­que, nell'in­ten­to di di­strug­ge­re, del tut­to o in par­te, un grup­po na­zio­na­le, raz­zia­le, re­li­gio­so, et­ni­co, so­cia­le o po­li­ti­co in quan­to ta­le:
uc­ci­de mem­bri di un sif­fat­to grup­po o ne le­de gra­ve­men­te l'in­te­gri­tà fi­si­ca o men­ta­le;
sot­to­po­ne mem­bri del grup­po a con­di­zio­ni di vi­ta at­te a pro­vo­ca­re la di­stru­zio­ne to­ta­le o par­zia­le del grup­po;
or­di­na o pren­de mi­su­re vol­te a im­pe­di­re le na­sci­te all'in­ter­no del grup­po;
tra­sfe­ri­sce o fa tra­sfe­ri­re con la for­za fan­ciul­li del grup­po a un al­tro grup­po,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va a vi­ta o con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a die­ci an­ni.
Cri­mi­ni con­tro l'uma­ni­tà
j. Al­tri at­ti inu­ma­ni
1Chiun­que, nell'am­bi­to di un at­tac­co este­so o si­ste­ma­ti­co con­tro po­po­la­zio­ni ci­vi­li:
a. Omi­ci­dio in­ten­zio­na­le
uc­ci­de in­ten­zio­nal­men­te una per­so­na;
b. Ster­mi­nio
uc­ci­de in­ten­zio­nal­men­te mol­te per­so­ne o sot­to­po­ne la po­po­la­zio­ne, nell'in­ten­to di di­strug­ger­la del tut­to o in par­te, a con­di­zio­ni di vi­ta at­te a pro­vo­car­ne la di­stru­zio­ne;
c. Ri­du­zio­ne in schia­vi­tù
si ar­ro­ga un di­rit­to di pro­prie­tà su una per­so­na ed eser­ci­ta su que­sta un po­te­re di di­spo­si­zio­ne, se­gna­ta­men­te nel con­te­sto del­la trat­ta di es­se­ri uma­ni, del­lo sfrut­ta­men­to ses­sua­le o del la­vo­ro for­za­to;
d. Se­que­stro di per­so­na
pri­va una per­so­na del­la li­ber­tà con­trav­ve­nen­do in mo­do gra­ve al­le re­go­le fon­da­men­ta­li del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le;
e. Spa­ri­zio­ne for­za­ta di per­so­ne
nell'in­ten­to di sot­trar­re una per­so­na per un pro­lun­ga­to pe­rio­do di tem­po al­la pro­te­zio­ne del­la leg­ge:
1. pri­va una per­so­na del­la li­ber­tà su man­da­to o con l'ap­pro­va­zio­ne di uno Sta­to o di un'or­ga­niz­za­zio­ne po­li­ti­ca, ne­gan­do in se­gui­to la for­ni­tu­ra di in­for­ma­zio­ni sul­la sor­te di ta­le per­so­na o sul luo­go in cui que­sta si tro­va, o
2. si ri­fiu­ta di for­ni­re in­for­ma­zio­ni sul­la sor­te di ta­le per­so­na o sul luo­go in cui que­sta si tro­va, su man­da­to di uno Sta­to o di un'or­ga­niz­za­zio­ne po­li­ti­ca op­pu­re in vio­la­zio­ne di un ob­bli­go le­ga­le;
f. Tor­tu­ra
in­flig­ge a una per­so­na di cui ha la cu­sto­dia o il con­trol­lo gran­di sof­fe­ren­ze o un gra­ve dan­no al cor­po o al­la sa­lu­te fi­si­ca o psi­chi­ca;
g. Le­sio­ne dell'au­to­de­ter­mi- na­zio­ne ses­sua­le
stu­pra una per­so­na di ses­so fem­mi­ni­le o, do­po che que­sta è sta­ta re­sa gra­vi­da con­tro la sua vo­lon­tà, la tie­ne se­que­stra­ta nell'in­ten­to di mo­di­fi­ca­re la com­po­si­zio­ne et­ni­ca di una po­po­la­zio­ne, co­strin­ge una per­so­na a su­bi­re un at­to ses­sua­le di gra­vi­tà ana­lo­ga al­lo stu­pro o a pro­sti­tuir­si, op­pu­re la sot­to­po­ne a ste­ri­liz­za­zio­ne for­za­ta;
h. De­por­ta­zio­ne o tra­sfe­ri­men­to for­za­to
de­por­ta per­so­ne dal­la re­gio­ne nel­la qua­le si tro­va­no le­git­ti­ma­men­te o le tra­sfe­ri­sce con la for­za in un al­tro luo­go;
i. Per­se­cu­zio­ne e apar­theid
le­de in mo­do gra­ve i di­rit­ti fon­da­men­ta­li di un grup­po di per­so­ne non ri­co­no­scen­do lo­ro ta­li di­rit­ti, o pri­van­do­le de­gli stes­si, per mo­ti­vi po­li­ti­ci, raz­zia­li, et­ni­ci, re­li­gio­si, so­cia­li o per al­tri mo­ti­vi non am­mes­si dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le, in re­la­zio­ne a un rea­to pre­vi­sto dal ca­po se­sto o se­stobis o ai fi­ni dell'op­pres­sio­ne e do­mi­na­zio­ne si­ste­ma­ti­ca di un grup­po raz­zia­le;
com­met­te un al­tro at­to inu­ma­no di gra­vi­tà pa­ra­go­na­bi­le ai cri­mi­ni in­di­ca­ti nel pre­sen­te ca­po­ver­so, che pro­vo­ca a una per­so­na gran­di sof­fe­ren­ze o gra­vi dan­ni al cor­po o al­la sa­lu­te fi­si­ca o psi­chi­ca,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a cin­que an­ni.
2In ca­si par­ti­co­lar­men­te gra­vi, se­gna­ta­men­te se il rea­to è com­mes­so nei con­fron­ti di mol­te per­so­ne o se l'au­to­re agi­sce in mo­do cru­de­le, il giu­di­ce può pro­nun­cia­re la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
3Nei ca­si me­no gra­vi rien­tran­ti nel cam­po d'ap­pli­ca­zio­ne del ca­po­ver­so 1 let­te­re c-j il giu­di­ce non può pro­nun­cia­re una pe­na de­ten­ti­va in­fe­rio­re a un an­no.
Capo sesto : Crimini di guerra
1. Cam­po d'ap­pli­ca­zio­ne
Gli ar­ti­co­li 112-114 si ap­pli­ca­no nel con­te­sto di con­flit­ti ar­ma­ti in­ter­na­zio­na­li, in­clu­si i ca­si di oc­cu­pa­zio­ne, co­me pu­re nel con­te­sto di con­flit­ti ar­ma­ti non in­ter­na­zio­na­li, sem­pre­ché non ri­sul­ti di­ver­sa­men­te dal­la na­tu­ra dei rea­ti.
2. Gra­vi vio­la­zio­ni del­le Con­ven­zio­ni di Gi­ne­vra
1Chiun­que, nel con­te­sto di un con­flit­to ar­ma­to in­ter­na­zio­na­le, vio­la in mo­do gra­ve le Con­ven­zio­ni di Gi­ne­vra del 12 ago­sto 19492, com­met­ten­do uno dei se­guen­ti at­ti con­tro per­so­ne o be­ni pro­tet­ti da que­ste Con­ven­zio­ni:
omi­ci­dio in­ten­zio­na­le;
pre­sa d'ostag­gio;
in­fli­zio­ne di gran­di sof­fe­ren­ze o gra­vi dan­ni al cor­po o al­la sa­lu­te fi­si­ca o psi­chi­ca, se­gna­ta­men­te me­dian­te tor­tu­ra, trat­ta­men­to inu­ma­no o espe­ri­men­ti bio­lo­gi­ci;
di­stru­zio­ne o ap­pro­pria­zio­ne di be­ni, non giu­sti­fi­ca­te da ne­ces­si­tà mi­li­ta­ri e com­piu­te su lar­ga sca­la;
co­stri­zio­ne a pre­sta­re ser­vi­zio nel­le for­ze ar­ma­te di una po­ten­za ne­mi­ca;
de­por­ta­zio­ne, tra­sfe­ri­men­to o de­ten­zio­ne il­le­ga­li;
pri­va­zio­ne del di­rit­to a un equo e re­go­la­re pro­ces­so pri­ma dell'in­fli­zio­ne o dell'ese­cu­zio­ne di una pe­na se­ve­ra,
2Gli at­ti elen­ca­ti al ca­po­ver­so 1 com­mes­si nel con­te­sto di un con­flit­to ar­ma­to non in­ter­na­zio­na­le so­no equi­pa­ra­ti al­le gra­vi vio­la­zio­ni del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio, se so­no di­ret­ti con­tro una per­so­na o un be­ne pro­tet­ti dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio.
3In ca­si par­ti­co­lar­men­te gra­vi, se­gna­ta­men­te se il rea­to è com­mes­so nei con­fron­ti di mol­te per­so­ne o se l'au­to­re agi­sce in mo­do cru­de­le, il giu­di­ce può pro­nun­cia­re la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
4Nei ca­si me­no gra­vi rien­tran­ti nel cam­po d'ap­pli­ca­zio­ne del ca­po­ver­so 1 let­te­re c-g il giu­di­ce non può pro­nun­cia­re una pe­na de­ten­ti­va in­fe­rio­re a un an­no.
2 Conv. di Gi­ne­vra del 12 ago. 1949 per mi­glio­ra­re la sor­te dei fe­ri­ti e dei ma­la­ti del­le for­ze ar­ma­te in cam­pa­gna (CG I), RS 0.518.12; Conv. di Gi­ne­vra del 12 ago. 1949 per mi­glio­ra­re la sor­te dei fe­ri­ti, dei ma­la­ti e dei nau­fra­ghi del­le for­ze ar­ma­te di ma­re (CG II), RS 0.518.23; Conv. di Gi­ne­vra del 12 ago. 1949 re­la­ti­va al trat­ta­men­to dei pri­gio­nie­ri di guer­ra (CG III), RS 0.518.42; Conv. di Gi­ne­vra del 12 ago. 1949 per la pro­te­zio­ne del­le per­so­ne ci­vi­li in tem­po di guer­ra (CG IV), RS 0.518.51.
3. Al­tri cri­mi­ni di guer­ra
a. At­tac­chi con­tro per­so­ne e be­ni di ca­rat­te­re ci­vi­le
1Chiun­que, nel con­te­sto di un con­flit­to ar­ma­to, di­ri­ge at­tac­chi con­tro:
la po­po­la­zio­ne ci­vi­le in quan­to ta­le o con­tro per­so­ne che non par­te­ci­pa­no di­ret­ta­men­te al­le osti­li­tà;
per­so­ne, in­stal­la­zio­ni, ma­te­ria­le o vei­co­li uti­liz­za­ti nell'am­bi­to di una mis­sio­ne di soc­cor­so uma­ni­ta­rio o di man­te­ni­men­to del­la pa­ce in con­for­mi­tà del­la Car­ta del­le Na­zio­ni Uni­te del 26 giu­gno 19452, nel­la mi­su­ra in cui gli stes­si sia­no pro­tet­ti dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio;
be­ni di ca­rat­te­re ci­vi­le, luo­ghi o edi­fi­ci non di­fe­si op­pu­re con­tro zo­ne smi­li­ta­riz­za­te che non co­sti­tui­sco­no un obiet­ti­vo mi­li­ta­re;
uni­tà sa­ni­ta­rie, edi­fi­ci, ma­te­ria­le o vei­co­li che por­ta­no un em­ble­ma di­stin­ti­vo del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio, o il cui ca­rat­te­re pro­tet­to è ri­co­no­sci­bi­le an­che sen­za em­ble­mi di­stin­ti­vi, ospe­da­li o luo­ghi do­ve so­no riu­ni­ti ma­la­ti e fe­ri­ti;
be­ni cul­tu­ra­li, per­so­ne cui è af­fi­da­ta la lo­ro pro­te­zio­ne o vei­co­li adi­bi­ti al tra­spor­to di ta­li be­ni, edi­fi­ci de­di­ca­ti al cul­to re­li­gio­so, all'ar­te, all'edu­ca­zio­ne, al­la scien­za o a sco­pi uma­ni­ta­ri, nel­la mi­su­ra in cui sia­no pro­tet­ti dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a tre an­ni.
2Nei ca­si par­ti­co­lar­men­te gra­vi con­cer­nen­ti at­tac­chi con­tro per­so­ne, il giu­di­ce può pro­nun­cia­re la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
3Nei ca­si me­no gra­vi il giu­di­ce non può pro­nun­cia­re una pe­na de­ten­ti­va in­fe­rio­re a un an­no.
b. Trat­ta­men­to me­di­co in­giu­sti­fi­ca­to, le­sio­ne dell'au­to­de­ter­mi- na­zio­ne ses­sua­le e del­la di­gni­tà uma­na
1Chiun­que, nel con­te­sto di un con­flit­to ar­ma­to:
ca­gio­na gra­vi dan­ni al cor­po op­pu­re vio­la o met­te gra­ve­men­te in pe­ri­co­lo la sa­lu­te fi­si­ca o psi­chi­ca di una per­so­na pro­tet­ta dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le, sot­to­po­nen­do­la a un trat­ta­men­to me­di­co che il suo sta­to di sa­lu­te non ren­de ne­ces­sa­rio e che non è con­for­me ai prin­ci­pi me­di­ci ge­ne­ral­men­te ri­co­no­sciu­ti;
stu­pra una per­so­na di ses­so fem­mi­ni­le pro­tet­ta dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le o, do­po che que­sta è sta­ta re­sa gra­vi­da con­tro la sua vo­lon­tà, la tie­ne se­que­stra­ta nell'in­ten­to di mo­di­fi­ca­re la com­po­si­zio­ne et­ni­ca di una po­po­la­zio­ne, la co­strin­ge a su­bi­re un at­to ses­sua­le di gra­vi­tà ana­lo­ga al­lo stu­pro o a pro­sti­tuir­si op­pu­re la sot­to­po­ne a ste­ri­liz­za­zio­ne for­za­ta;
sot­to­po­ne una per­so­na pro­tet­ta dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le a un trat­ta­men­to gra­ve­men­te umi­lian­te o de­gra­dan­te,
1 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 18 giu. 2010 sul­la mo­di­fi­ca di leg­gi fe­de­ra­li per l'at­tua­zio­ne del­lo Sta­tu­to di Ro­ma del­la Cor­te pe­na­le in­ter­na­zio­na­le, in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4963; FF 2008 3293).
c. Re­clu­ta­men­to e im­pie­go di bam­bi­ni-sol­da­to
1Chiun­que ar­ruo­la o re­clu­ta fan­ciul­li di età in­fe­rio­re a quin­di­ci an­ni nel­le for­ze ar­ma­te o in grup­pi ar­ma­ti o li fa par­te­ci­pa­re a con­flit­ti ar­ma­ti, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a tre an­ni.
2In ca­si par­ti­co­lar­men­te gra­vi, se­gna­ta­men­te se il rea­to è com­mes­so nei con­fron­ti di mol­ti fan­ciul­li o se l'au­to­re agi­sce in mo­do cru­de­le, il giu­di­ce può pro­nun­cia­re la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
d. Me­to­di di guer­ra vie­ta­ti
di­ri­ge at­tac­chi, mal­gra­do sap­pia o deb­ba sup­por­re che gli stes­si avran­no co­me con­se­guen­za l'uc­ci­sio­ne o il fe­ri­men­to di ci­vi­li, dan­ni a og­get­ti di ca­rat­te­re ci­vi­le op­pu­re dan­ni dif­fu­si, du­ra­tu­ri e gra­vi all'am­bien­te na­tu­ra­le, se ta­li at­tac­chi so­no ec­ces­si­vi ri­spet­to ai van­tag­gi mi­li­ta­ri con­cre­ti e di­ret­ti pre­vi­sti;
uti­liz­za co­me scu­do una per­so­na pro­tet­ta dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio per in­flui­re sul­le ope­ra­zio­ni mi­li­ta­ri;
co­me me­to­do di guer­ra sac­cheg­gia o si ap­pro­pria in al­tro in­de­bi­to mo­do di be­ni al­trui, di­strug­ge o con­fi­sca be­ni del ne­mi­co sen­za che la di­stru­zio­ne o la con­fi­sca sia­no im­pe­ra­ti­va­men­te ri­chie­ste dal­le ne­ces­si­tà del con­flit­to, pri­va per­so­ne ci­vi­li di be­ni in­di­spen­sa­bi­li al­la lo­ro so­prav­vi­ven­za o im­pe­di­sce l'in­vio di soc­cor­si;
uc­ci­de o fe­ri­sce un com­bat­ten­te ne­mi­co in mo­do per­fi­do o quan­do que­sti si tro­va fuo­ri com­bat­ti­men­to;
mu­ti­la il ca­da­ve­re di un com­bat­ten­te ne­mi­co;
co­me co­man­dan­te mi­li­ta­re, im­par­ti­sce l'or­di­ne di non la­scia­re in vi­ta nes­su­no o mi­nac­cia il ne­mi­co di im­par­ti­re ta­le or­di­ne;
fa uso im­pro­prio del­la ban­die­ra bian­ca, del­la ban­die­ra, dell'uni­for­me o del­le in­se­gne mi­li­ta­ri del ne­mi­co o del­le Na­zio­ni Uni­te, non­ché de­gli em­ble­mi di­stin­ti­vi del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio;
co­me ap­par­te­nen­te a una for­za di oc­cu­pa­zio­ne, tra­sfe­ri­sce una par­te del­la pro­pria po­po­la­zio­ne ci­vi­le nel ter­ri­to­rio oc­cu­pa­to, op­pu­re tra­sfe­ri­sce tut­ta o par­te del­la po­po­la­zio­ne del ter­ri­to­rio oc­cu­pa­to all'in­ter­no o all'ester­no di ta­le ter­ri­to­rio,
e. Im­pie­go di ar­mi vie­ta­te
uti­liz­za ve­le­no o ar­mi ve­le­no­se;
uti­liz­za ar­mi bio­lo­gi­che o chi­mi­che, in­clu­si gas, so­stan­ze e li­qui­di tos­si­ci o asfis­sian­ti;
uti­liz­za pro­iet­ti­li che all'in­ter­no del cor­po uma­no si espan­do­no o si ap­piat­ti­sco­no fa­cil­men­te op­pu­re vi esplo­do­no;
uti­liz­za ar­mi il cui ef­fet­to prin­ci­pa­le è quel­lo di fe­ri­re con scheg­ge che non pos­so­no es­se­re lo­ca­liz­za­te nel cor­po uma­no me­dian­te rag­gi X;
uti­liz­za ar­mi la­ser il cui ef­fet­to prin­ci­pa­le è pro­cu­ra­re la ce­ci­tà per­ma­nen­te,
2In ca­si par­ti­co­lar­men­te gra­vi il giu­di­ce può pro­nun­cia­re la pe­na de­ten­ti­va a vi­ta.
4. Rot­tu­ra di un ar­mi­sti­zio o del­la pa­ce. Rea­ti con­tro un par­la­men­ta­rio. Ri­tar­do nel rim­pa­trio di pri­gio­nie­ri di guer­ra
È pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria chiun­que:
con­ti­nua le osti­li­tà do­po aver avu­to uf­fi­cial­men­te no­ti­zia del­la con­clu­sio­ne di un ar­mi­sti­zio o del­la pa­ce, o vio­la in al­tro mo­do le con­di­zio­ni dell'ar­mi­sti­zio;
mal­trat­ta, in­giu­ria o trat­tie­ne sen­za mo­ti­vo un par­la­men­ta­rio ne­mi­co o una per­so­na che l'ac­com­pa­gna;
ri­tar­da in mo­do in­giu­sti­fi­ca­to il rim­pa­trio di pri­gio­nie­ri di guer­ra do­po la fi­ne del­le ope­ra­zio­ni mi­li­ta­ri.
5. Al­tre vio­la­zio­ni del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio
1È pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria chiun­que, nel con­te­sto di un con­flit­to ar­ma­to e in mo­do di­ver­so da quan­to pre­vi­sto da­gli ar­ti­co­li 111-113, vio­la una di­spo­si­zio­ne del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio, se ta­le vio­la­zio­ne è di­chia­ra­ta pu­ni­bi­le dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le con­sue­tu­di­na­rio o da una con­ven­zio­ne ri­co­no­sciu­ta co­me vin­co­lan­te dal­la Sviz­ze­ra.
Capo sesto : Disposizioni comuni ai capi sesto e sesto
Pu­ni­bi­li­tà dei su­pe­rio­ri
1Il su­pe­rio­re che sa che una per­so­na a lui su­bor­di­na­ta com­met­te o si ac­cin­ge a com­met­te­re un rea­to pre­vi­sto dal ca­po se­sto o se­stobis, e che non adot­ta mi­su­re ade­gua­te per im­pe­dir­ne l'ese­cu­zio­ne, è pu­ni­to con la stes­sa pe­na ap­pli­ca­bi­le all'au­to­re. Se il su­pe­rio­re ha agi­to per ne­gli­gen­za, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2Il su­pe­rio­re che sa che una per­so­na a lui su­bor­di­na­ta ha com­mes­so un rea­to pre­vi­sto dal ca­po se­sto o se­stobis e che non adot­ta mi­su­re ade­gua­te per ga­ran­ti­re che il rea­to ven­ga san­zio­na­to, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Art. 114b
Esclu­sio­ne dell'im­mu­ni­tà re­la­ti­va
Il per­se­gui­men­to dei rea­ti pre­vi­sti dai ca­pi se­sto e se­stobis e dall'ar­ti­co­lo 114a non è su­bor­di­na­to a nes­su­na del­le au­to­riz­za­zio­ni di cui agli ar­ti­co­li se­guen­ti:
ar­ti­co­li 14 e 15 del­la leg­ge del 14 mar­zo 19581 sul­la re­spon­sa­bi­li­tà;
ar­ti­co­lo 17 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 13 di­cem­bre 20022 sull'As­sem­blea fe­de­ra­le;
ar­ti­co­lo 61a del­la leg­ge fe­de­ra­le del 21 mar­zo 19973 sull'or­ga­niz­za­zio­ne del Go­ver­no e dell'Am­mi­ni­stra­zio­ne;
ar­ti­co­lo 11 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 17 giu­gno 20054 sul Tri­bu­na­le fe­de­ra­le;
ar­ti­co­lo 12 del­la leg­ge del 17 giu­gno 20055 sul Tri­bu­na­le am­mi­ni­stra­ti­vo fe­de­ra­le;
ar­ti­co­lo 16 del­la leg­ge del 20 mar­zo 20096 sul Tri­bu­na­le fe­de­ra­le dei bre­vet­ti;
ar­ti­co­lo 50 del­la leg­ge del 19 mar­zo 20107 sull'or­ga­niz­za­zio­ne del­le au­to­ri­tà pe­na­li.
7 RS 173.71
Capo settimo: Dei reati contro la vita e l'integrità della persona
1. Omi­ci­dio.
Omi­ci­dio in­ten­zio­na­le
Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te uc­ci­de una per­so­na è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a cin­que an­ni, in quan­to non ri­cor­ra­no le con­di­zio­ni pre­vi­ste ne­gli ar­ti­co­li se­guen­ti.
As­sas­si­nio
1Se il col­pe­vo­le ha agi­to con par­ti­co­la­re man­can­za di scru­po­li, se­gna­ta­men­te con mo­ven­te, sco­po o mo­da­li­tà par­ti­co­lar­men­te per­ver­si, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va per­pe­tua o una pe­na de­ten­ti­va non in­fe­rio­re a die­ci an­ni.1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II del­la LF del 23 giu. 1989, in vi­go­re dal 1° gen. 1990 (RU 1989 2449; FF 1985 II 901).
2 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 20 mar. 1992, con ef­fet­to dal 1° set. 1992 (RU 1992 1679; FF 1991 II 1216, IV 173).
Omi­ci­dio pas­sio­na­le
Se il col­pe­vo­le ha agi­to ce­den­do ad una vio­len­ta com­mo­zio­ne dell'ani­mo scu­sa­bi­le per le cir­co­stan­ze o in sta­to di pro­fon­da pro­stra­zio­ne, la pe­na è una pe­na de­ten­ti­va da uno a die­ci an­ni2.
2 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 22 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669).
Omi­ci­dio su ri­chie­sta del­la vit­ti­ma
Chiun­que, per mo­ti­vi ono­re­vo­li, se­gna­ta­men­te per pie­tà, ca­gio­na la mor­te di una per­so­na a sua se­ria e in­si­sten­te ri­chie­sta, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
In­ci­ta­men­to e aiu­to al sui­ci­dio
Chiun­que per mo­ti­vi egoi­sti­ci in­ci­ta al­cu­no al sui­ci­dio o gli pre­sta aiu­to è pu­ni­to, ove il sui­ci­dio sia sta­to con­su­ma­to o ten­ta­to, con una pe­na de­ten­ti­va si­no a cin­que an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
Omi­ci­dio col­po­so
Chiun­que per ne­gli­gen­za ca­gio­na la mor­te di al­cu­no è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2. Le­sio­ni per­so­na­li.
Le­sio­ni gra­vi
Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te fe­ri­sce una per­so­na met­ten­do­ne in pe­ri­co­lo la vi­ta,
chiun­que in­ten­zio­nal­men­te mu­ti­la il cor­po, un or­ga­no o ar­to im­por­tan­te di una per­so­na, o le pro­du­ce la per­di­ta dell'uso di un ta­le or­ga­no o ar­to, o le ca­gio­na per­ma­nen­te­men­te in­ca­pa­ci­tà al la­vo­ro, in­fer­mi­tà o ma­lat­tia men­ta­le, o le sfre­gia in mo­do gra­ve e per­ma­nen­te il vi­so,
chiun­que in­ten­zio­nal­men­te ca­gio­na un al­tro gra­ve dan­no al cor­po od al­la sa­lu­te fi­si­ca o men­ta­le di una per­so­na,
è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va da sei me­si a die­ci an­ni2.
Le­sio­ni sem­pli­ci. Vie di fat­to
1. Chiun­que in­ten­zio­nal­men­te ca­gio­na dan­no in al­tro mo­do al cor­po o al­la sa­lu­te d'una per­so­na o com­met­te vie di fat­to con­tro di es­sa, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2. e 3.1
1 Abro­ga­ti dal n. II del­la LF del 23 giu. 1989, con ef­fet­to dal 1° gen. 1990 (RU 1989 2449; FF 1985 II 901).
1 Abro­ga­to dal n. II del­la LF del 23 giu. 1989, con ef­fet­to dal 1° gen. 1990 (RU 1989 2449; FF 1985 II 901).
Le­sio­ni col­po­se
1. Chiun­que per ne­gli­gen­za ca­gio­na un dan­no al cor­po o al­la sa­lu­te d'una per­so­na è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
1 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 1967, con ef­fet­to dal 1° mar. 1968 (RU 1968 228; FF 1967 I 421).
Art. 125 a 127
3. Mes­sa in pe­ri­co­lo del­la vi­ta o dell'in­te­gri­tà per­so­na­le
Ris­sa
1Chiun­que pren­de par­te ad una ris­sa che ha per con­se­guen­za la mor­te o la le­sio­ne di una per­so­na, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a tre an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria.
2Non è pu­ni­bi­le chi si li­mi­ti a re­spin­ge­re gli at­tac­chi od a se­pa­ra­re i con­ten­den­ti.
Ag­gres­sio­ne
1Chiun­que pren­de par­te ad un'ag­gres­sio­ne, a dan­no di una o più per­so­ne, che ha per con­se­guen­za la mor­te o la le­sio­ne di un ag­gre­di­to o di un ter­zo, è pu­ni­to con una pe­na de­ten­ti­va si­no a cin­que an­ni o con una pe­na pe­cu­nia­ria2.
1 In­tro­dot­to dal n. II del­la LF del 23 giu. 1989, in vi­go­re dal 1° gen. 1990 (RU 1989 2449; FF 1985 II 901).
2 Nuo­va espr. giu­sta il n. II 1 cpv. 6 del­la LF del 21 mar. 2003, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2006 3389; FF 1999 1669). Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.

References: sentenza 
 art. 139
 art. 139

Art. 31

Art. 49
 art. 50
 art. 50

Art. 60
 art. 81

Art. 114

Art. 125