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Timestamp: 2014-04-24 23:33:15+00:00

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Evasione dagli arresti domiciliari » CanestriniLex :: Studio Legale Canestrini Studio Legale Canestrini
Risorse / Sentenze / Evasione dagli arresti domiciliari
In tema di evasione dagli arresti domiciliari, agli effetti dell'art. 385 cod. pen. deve intendersi per abitazione il luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata con esclusione di ogni altra appartenenza (aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili) che non sia di stretta pertinenza dell'abitazione e non ne costituisca parte integrante, al fine di agevolare i controlli di polizia sulla reperibilità dell'imputato, che devono avere il carattere della prontezza e della non aleatorietà. (Fattispecie in cui l'imputato, all'atto del controllo, si trovava in uno spazio condominiale esterno alla sua abitazione e proveniva da un altro appartamento).
In senso conforme: Cass. pen., sez. VI, 17 gennaio 2007 n. 4143, Cass. pen. n. 17962 del 2004, Cass. pen., sez. VI, 7 gennaio 2003 n. 15741, Cass. pen., sez. VI, 10 febbraio 1995 n. 5770, Cass. pen. n. 11000 del 1994. In relatà si tratta di giurisprudenza costante. In senso conforme, v. Sez. VI, 17 gennaio 2007, Bompressi, in Guida dir., 2007, n. 12, p. 87, che ha affermato che: "L'abitazione dalla quale la persona in stato di arresti (o detenzione) domiciliari non può allontanarsi deve intendersi unicamente come il luogo in cui il soggetto svolge la propria vita domestica e privata, con esclusione di appartenenze (aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili) che non siano strettamente attigui o "pertinenti" (annessi) all'abitazione. Non può invece invocarsi la più estesa nozione civilistica di pertinenza (art. 817 c.c.), sì da poter fare considerare come pertinenza dell'abitazione, ai fini penalistici, anche un orto non immediatamente contiguo all'abitazione medesima, bensì raggiungibile da questa previo attraversamento della strada e del fondo di un vicino, giacché, ai fini dell'apprezzamento di condotte potenzialmente elusive del regime cautelare o espiatorio degli arresti (o detenzione) domiciliari, non può prescindersi dalle esigenze applicative connesse a siffatto regime, in virtù delle quali è indispensabile che i controlli della polizia giudiziaria periodicamente o saltuariamente esperibili sulla presenza o reperibilità dell'imputato nel luogo di custodia domiciliare assumano le valenze dell'immediatezza e della non aleatorietà. Tali esigenze sarebbero infatti senz'altro frustrate laddove si consentisse l'allontanamento del soggetto dallo spazio definito dalla sua stretta abitazione o dalle sue immediate adiacenze (senza alcuna frattura spaziale), sia pure per recarsi per un breve tempo in un luogo senz'altro vicina (quale, come nella specie, l'orto sia pure non contiguo), ma non visibile dalla dimora né raggiungibile né in altro modo se non uscendo dall'alloggio e dopo un percorso di diversi metri". Sulla stessa linea, v. anche Sez. VI, 10 aprile 2007, R., ivi, 2007, n. 24, p. 68, Sez. VI, 7 gennaio 2003, Favero, Cass. pen.,2005, p. 59, con nota di ulteriori precedenti conformi cui si rinvia.
Prosegue la corte di legittimità: "L’uso di Internet non può essere vietato tout court ove non si risolva in una comunicazione con terzi, comunque, attuata, ma abbia solamente funzione conoscitiva o di ricerca, senza di entrare in contatto, tramite il web, con altre persone. La moderna tecnologia consente oggi un agevole scambio di informazioni anche con mezzi diversi dalla parola, tramite Web, e anche tale trasmissione di informazioni deve ritenersi ricompresa nel concetto di “comunicazione”, pur se non espressamente vietata dal giudice, dovendo ritenersi previsto nel generico “divieto di comunicare”, il divieto non solo di parlare direttamente, ma anche di comunicare, attraverso altri strumenti, compresi quelli informatici, sia in forma verbale che scritta o con qualsiasi altra modalità che ponga in contatto l’indagato con terzi (“pizzini”, gesti, comunicazioni televisive anche mediate, etc.). L’eventuale violazione di tale divieto va, comunque, provato dall’accusa e non può ritenersi presunto, nella fattispecie, dall’uso dello strumento informatico."
art. 73 spaccio libera manifestazione del pensiero danno biologico diritto di cronaca danno morale risarcimento del danno privacy sostanza stupefacente lieve entità divorzio addebito separazione cocaina infedeltà scuola responsabilità insegnanti 2048 segreto di indagine Recenti pubblicazioni
100 g di cocaina non sono fatto di "lieve entità" salvo
motivazione approfondita.
Con l'iscrizione presso un istituto scolastico dall'istituto
stesso sorge un vincolo negoziale dal quale deriva l'obbligo
per l'istituto di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità
dell'allievo, durante la fruizione della prestazione
scolastica in ogni sua espressione (in tutte le sue
espressioni, gita scolastica compresa v. Cass., 15/2/2011,
n. 3680). La scuola è pertanto tenuta a predisporre tutti
gli accorgimenti all'uopo necessari, anche al fine di
evitare che l'allievo procuri danno a se stesso (v. Cass.,
8/2/2012, n. 1769), sia all'interno dell'edificio che nelle
pertinenze scolastiche, di cui abbia a qualsiasi titolo la
custodia, messe a disposizione per l’esecuzione della
propria prestazione (v. Cass., 15/2/2011, n. 3680; Cass.,
6/11/2012, n. 19160).
Nel codice non vi è completa coincidenza tra il regime di
segretezza e quello di divulgazione degli atti permanendo
una distinzione tra segreto e divieto di pubblicazione: non
vi è perfetta equiparazione tra ciò che diviene
conoscibile all'interno del procedimento e la sua
divulgabilità.

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

art. 73