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Timestamp: 2020-08-10 03:42:04+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18955 del 27/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18955 del 27/09/2016
Cassazione civile sez. lav., 27/09/2016, (ud. 25/05/2016, dep. 27/09/2016), n.18955
sul ricorso 20754-2010 proposto da:
avvocati ALESSANDRO RICCIO, CLEMENTINA RULLI, SERGIO PREDEN, MAURO
RICCI, giusta delega in atti;
T.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
GIUSEPPE FERRARI 2, presso lo studio dell’avvocato G.A.,
avverso la sentenza n. 814/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 07/06/2010 R.G.N. 1173/2009;
Con sentenza del 25/5 – 7/6/2010 la Corte d’appello di Firenze ha rigettato l’impugnazione proposta dall’Inps avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Livorno che aveva riconosciuto a T.L. il diritto al beneficio della rivalutazione contributiva di cui alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, per il periodo (OMISSIS).
La Corte territoriale ha spiegato che era insussistente la decadenza eccepita dall’Inps, in quanto all’originaria domanda amministrativa del 30/5/2001, dopo la quale era stato incardinato un distinto procedimento giurisdizionale conclusosi con sentenza n. 865/06 dichiarativa della decadenza, aveva fatto seguito una seconda domanda amministrativa del 25/5/2005, alla conclusione del cui iter procedimentale era stato tempestivamente proposto in sede giurisdizionale, in data 10.6.2008, un altro giudizio, vale a dire quello che ha dato luogo alla sentenza oggetto della presente impugnazione.
Inoltre, secondo la Corte d’appello di Firenze, la precedente domanda del 2001 consentiva al lavoratore di fruire del regime anteriore all’entrata in vigore del D.L. n. 269 del 2003, con conseguente applicazione del coefficiente moltiplicatore 1,50, dovendosi, pertanto, disattendere la richiesta subordinata dell’Inps di applicazione del nuovo coefficiente 1,25.
Infine, secondo i giudici d’appello, gli esiti della consulenza tecnica d’ufficio avevano consentito di appurare la fondatezza, nel merito, del diritto al beneficio richiesto.
Per la cassazione della sentenza propone ricorso l’Inps con un solo motivo, illustrato da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.
Con l’unico motivo l’INPS deduce la violazione del D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47 e del D.L. 29 marzo 1991, n. 103, art. 6 convertito nella L. 1 marzo 1991, n. 106, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, contestando che alla data di proposizione del ricorso giudiziario del 10.6.2008 non fosse ancora maturata la decadenza triennale ed obiettando che non era condivisibile quanto ritenuto nell’impugnata sentenza in ordine al fatto che la decorrenza del relativo termine fosse da individuare nella seconda delle due domande amministrative, vale a dire quella 25 maggio 2005 anzichè quella del 30 maggio 2001. Sostiene, infatti, la difesa dell’ente previdenziale che il termine di decadenza sostanziale di carattere pubblicistico di cui trattasi doveva computarsi a decorrere dalla prima domanda amministrativa, per cui all’atto della proposizione della domanda giudiziaria lo stesso era già scaduto, non potendo operare una sua reviviscenza per effetto della seconda domanda amministrativa, allorquando il diritto da azionare era già pregiudicato.
Invero, la funzione della decadenza sostanziale è quella di tutelare la certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti sui bilanci pubblici (cfr, ex plurimis, Cass. SU, n. 12718/2009, in motivazione) e tale funzione (e, quindi, la stessa concreta utilità della predisposizione di un meccanismo decadenziale) verrebbe irrimediabilmente frustrata ove si ritenesse che la semplice riproposizione della domanda consentisse il venir meno degli effetti decadenziali già verificatisi.
Inoltre, la giurisprudenza di questa Corte, decidendo numerose analoghe controversie (cfr., in particolare, Cass. sez. 6 – L., Ord. n. 7934/2014, Cass. sent. n. 12685 del 2008 e nn. 3605, 4695 e 6382 del 2012; ord. nn. 7138, 8926, 12052 del 2011, n. 1629 del 2012, n. 27148 del 2013), si è espressa affermando il principio che la decadenza dall’azione giudiziaria prevista dal D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, nel testo sostituito dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4 (convertito nella L. n. 438 del 1992) trova applicazione anche per le controversie aventi ad oggetto il riconoscimento del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto, siano esse promosse da pensionati ovvero da soggetti non titolari di alcuna pensione.
Pertanto, il ricorso va accolto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, stante la predetta decadenza dall’azione giudiziale del 10.6.2008 rispetto alla prima domanda amministrativa del 30.5.2001, lo stesso va deciso nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con rigetto dell’originaria domanda.
Il consolidarsi solo in epoca successiva al deposito del ricorso di primo grado della giurisprudenza di legittimità sopra richiamata giustifica la compensazione delle spese dei due gradi del giudizio dl merito.
Le spese del presente giudizio di legittimità seguono, invece, la soccombenza del T. e vanno liquidate come da dispositivo.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda. Compensa tra le parti le spese dei gradi di merito. Condanna il T. al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 2100,00, di cui Euro 2000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 47
 art. 6
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 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 art. 47
 art. 4
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