Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_fallimentare/101
Timestamp: 2020-07-08 08:55:16+00:00

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Domande tardive di crediti
I. Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, trasmesse al curatore (1) oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di particolare complessità della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, può prorogare quest’ultimo termine fino a diciotto mesi.
II. Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme di cui all’articolo 95. Il giudice delegato fissa per l’esame delle domande tardive un’udienza ogni quattro mesi, salvo che sussistano motivi d’urgenza (2). Il curatore dà avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell’udienza. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 93 a 99.
III. Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme già distribuite nei limiti di quanto stabilito nell’articolo 112. Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa non imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene sino all’accertamento del diritto.
IV. Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.
(1) L'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, ha sostituito le parole "depositate in cancelleria" con le parole "trasmesse al curatore". La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.
(2) Periodo inserito dall’art. 6 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
Ammissione al passivo ai sensi dell'art. 71 l.fall. - Ipotesi legale di non imputabilità del ritardo - Configurabilità - Esclusione.
In tema di partecipazione al riparto dell'attivo fallimentare dei creditori tardivi, l'art. 71 l.fall. (nel testo vigente anteriormente alla sua abrogazione ex d.lgs. n.5 del 2006) - che prevede(va) l'ammissione al passivo di chi, per effetto del positivo esperimento dell'azione revocatoria da parte del curatore, avesse restituito quanto ricevuto dal fallito - non configura un'ipotesi di accertamento "ex lege" della non imputabilità al creditore del ritardo nella insinuazione al passivo, atteso che ciò - risolvendosi nell'assunto della specialità dei crediti concorsuali nascenti dall'esito positivo della revocatoria e, quindi, della retroattività assoluta della loro insinuazione, con effetto dirompente sull'attività di accertamento del passivo e di riparto dell'attivo - è privo di riscontro nel sistema, il quale, se non considera illecita la prestazione del fallito soggetta a revocatoria, non apprezza, però, nella posizione del convenuto soccombente in revocatoria, ragioni meritevoli di particolare tutela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2019, n. 8977. Segue...
Insinuazione tardiva di crediti - Art. 101 l.fall. nella formulazione anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Non contestazione da parte del curatore - Successiva eccezione di prescrizione presuntiva formulata dal curatore - Proponibilità - Esclusione - Ragioni.
In tema di insinuazione tardiva di crediti, nell'applicabilità "ratione temporis" del regime anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006, qualora a fronte di una domanda di ammissione ex art. 101 l.fall. la curatela fallimentare non abbia sollevato in via immediata opposizione, rimane preclusa la proponibilità, da parte di essa, in successiva udienza, dell'eccezione di prescrizione presuntiva, invero incompatibile ex art. 2959 c.c. con l'atteggiamento prima assunto dall'organo concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2018, n. 15072. Segue...
Fallimento – Domande tardive – Causa non imputabile – Contestazione di mera irregolarità.
La rimessione in termini ai sensi dell’art. 101 l.fall. non può essere concessa a chi non abbia contestato la ricezione della comunicazione del curatore ex art. 92 c.p.c., ma semplicemente l’irregolarità della stessa perché non inviata alla sede legale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 Luglio 2017, n. 17416. Segue...
Fallimento - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Appello - Deposito di nuovi documenti ex art. 345 c.p.c. - Ammissibilità - Limiti.
Nel procedimento di dichiarazione tardiva di credito ex art. 101 l.fall. (nel testo, applicabile “ratione temporis”, anteriore alle modifiche intervenute con il d.lgs. n. 5 del 2006), l’ammissibilità, ex art. 345 c.p.c., di documenti nuovi in appello richiede una valutazione circa l’indispensabilità della prova che ben può essere effettuata dalla S.C. in quanto detto giudizio non attiene al merito della decisione ma al rito, atteso che la corrispondente questione rileva ai fini dell'accertamento della preclusione processuale eventualmente formatasi in ordine all'ammissibilità di una richiesta istruttoria di parte. Ne consegue che, quando venga dedotta, in sede di legittimità, l'erroneità dell'ammissione o della dichiarazione di inammissibilità di una prova documentale in appello, la Cassazione, chiamata ad accertare un “error in procedendo”, è giudice anche del fatto, ed è, quindi, tenuta a stabilire se si trattasse di prova indispensabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2017, n. 3309. Segue...
Fallimento - Notifica dell’avviso di accertamento - Interesse del curatore ad agire mediante impugnazione - Manifestazione della volontà dell’amministrazione finanziaria di insinuarsi al passivo.
Ai sensi dell'art. 100 c.p.c., l'interesse concreto ed attuale del curatore ad agire, mediante l'impugnazione dell'avviso di accertamento, insorge solo a fronte della (e successivamente alla) manifestazione della volontà dell'amministrazione finanziaria, o per essa dell'agente della riscossione, di insinuarsi al passivo fallimentare, la quale non può certo desumersi dalla precedente notifica dell'avviso al contribuente in bonis, sia perché questa assolve tutt'altra funzione e finalità, sia perché, sino a quando la pretesa tributaria non venga espressamente azionata nei confronti della massa, con la domanda di ammissione al passivo ex art. 93 legge fall., il curatore non sarebbe nemmeno legittimato a tutelarne gli interessi, in quanto in ipotesi nemmeno in astratto pregiudicabili. Tra l'altro, ove si trattasse di domanda presentata dall'amministrazione finanziaria oltre il termine fissato dall'art. 101, comma 1, legge fall. (c.d. domanda ultratardiva), essa avrebbe notevoli probabilità di essere dichiarata preliminarmente inammissibile, stante l'estremo rigore della giurisprudenza di questa Corte in ordine alla "prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile", di cui è onerato l'istante (art. 101, comma 4, legge fall.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Ammissione tempestiva di un credito in collocazione chirografaria - Domanda tardiva per il riconoscimento di una prelazione - Non ammissibilità - Fondamento - Onere del curatore di provare la pregressa insinuazione - Ragione.
Il sistema della legge fallimentare - in ragione del principio generale che riconosce carattere giurisdizionale e decisorio al procedimento di verificazione del passivo - esclude la possibilità di una duplice insinuazione, ordinaria e tardiva, di uno stesso credito, sicché, dovendosi identificare il "petitum" della domanda di ammissione al passivo nel riconoscimento del diritto a partecipare al concorso per un credito individuato e con un certo rango, una volta collocato definitivamente al passivo in via chirografaria, è preclusa, la formulazione di una successiva domanda tardiva per il riconoscimento di un diritto di prelazione sul medesimo credito, fermo restando che l'onere di provare che la domanda di ammissione tardiva si riferisce ad un credito già insinuato incombe sul curatore, trattandosi di fatto impeditivo all'ammissione al concorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Luglio 2016. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia alla domanda tempestiva prima della decisione nel merito - Riproponibilità in via tardiva.
Può essere riproposta in via tardiva la domanda di ammissione al passivo che in sede di verifica delle domande tempestive sia stata oggetto di rinuncia prima della pronuncia di una decisione nel merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Aprile 2016. Segue...
Procedimento civile - Compensazione delle spese in mancanza di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni.
Fallimento - Decreto reiettivo del reclamo avverso provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza ex art. 111 bis, comma 3, l.fall. stante la contestazione del relativo credito - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie successiva alle novelle di cui al d.lgs. n. 5 del 206 ed al d.lgs. n. 169 del 2007.
Il decreto reiettivo del reclamo avverso il provvedimento con cui il giudice delegato, a fronte della contestazione del curatore circa l'ammontare del credito vantato, abbia respinto la richiesta di pagamento in prededuzione ex art. 111 bis, comma 3, l.fall., non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, trattandosi di statuizione che, in quanto meramente ricognitiva del difetto dei presupposti per il pagamento invocato, non decide in via definitiva sul diritto del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2016, n. 3483. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario.
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Domanda cd. supertardiva - Inammissibilità - Questione di illegittimità costituzionale - Manifesta infondatezza - Ragioni.
È manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 47 Cost., dell'ultimo comma dell'art. 101 l.fall., nella parte in cui prevede che la domanda di ammissione tardiva non può essere proposta oltre il termine stabilito dal comma 1, posto che la menzionata disposizione, consentendo la rimessione in termini al ricorrente che provi che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile, non implica il sacrificio assoluto del diritto di credito, ma bilancia il suo esercizio con le esigenze di speditezza della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Novembre 2015. Segue...
Ammissione al passivo - Insinuazione cd. supertardiva - Ammissibilità - Ritardo non imputabile al creditore - Necessità - Omesso avviso del curatore ex art. 92 l.fall. - Integrazione della causa non imputabile - Configurabilità - Facoltà per il curatore di provare la conoscenza del fallimento "aliunde" - Ammissibilità - Fattispecie.
Accertamento del passivo - Domanda di rivendica, restituzione o separazione di determinati beni - Domanda di sospensione della liquidazione dei beni - Strumento di natura cautelare - Strumento interno al procedimento di rivendica, restituzione o separazione che si conclude con il decreto che forma lo stato passivo - Richiesta di sospensione formulata in sede di opposizione allo stato passivo - Inammissibilità.
La facoltà, riconosciuta dall'art. 93, comma 7, legge fall. a colui che chiede, in sede di accertamento del passivo, la rivendica, restituzione o separazione di un determinato bene onde evitare il danno irreparabile derivante dalla perdita del bene conseguente alla sua liquidazione in sede fallimentare per il tempo necessario alla decisione sulla sua domanda, costituisce uno strumento di natura cautelare interno al procedimento di separazione, restituzione o rivendicazione, laddove il decreto che forma lo stato passivo è il provvedimento definitivo di merito che chiude la fase avanti al giudice delegato. Da ciò consegue che qualora il giudice delegato abbia già proceduto a decidere nel merito la domanda rigettandola, non vi è più spazio, in sede di opposizione allo stato passivo, per l'emissione del provvedimento cautelare in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Domanda tardiva di ammissione al passivo - Valutazione della sussistenza di una causa non imputabile che giustifichi il ritardo - Accertamento di fatto rimesso alla valutazione del giudice di merito e insindacabile in sede di legittimità.
In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 101 L.F., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, la quale giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Domanda tardiva di ammissione al passivo - Valutazione del tempo impiegato per proporre la domanda.
Costituisce un metodo razionale di verifica della ammissibilità di domande tardive di ammissione al passivo ai sensi dell'articolo 101 L.F. quello di valutare il tempo impiegato per proporre dette domande qualora lo stesso appaia manifestamente eccessivo senza che sia stata addotta alcuna valida giustificazione. (Nel caso di specie, la Corte ha confermato la decisione del giudice di merito che ha ritenuto inammissibile la domanda tardiva di ammissione al passivo del credito per TFR proposta oltre due anni dopo il sorgere del credito e non avendo il ricorrente addotto alcuna valida giustificazione del ritardo). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Fallimento della società e fallimento del singolo socio - Estensione degli effetti al privilegio generale che assiste il credito - Estensione degli effetti del privilegio speciale - Esclusione.
La domanda di ammissione al passivo nel fallimento della società estende automaticamente i suoi effetti anche allo stato passivo del fallimento del singolo socio e tale estensione vale anche per il privilegio generale che eventualmente assista il credito in ragione della causa del credito stesso e dell'unicità del rapporto da cui sorge. Detto principio di automaticità non opera, invece, a causa di limiti intrinseci, quando la prelazione non consegue dallo stesso rapporto, ma da un rapporto accessorio, come nel caso di pegni o ipoteche costituiti dalla società o dal socio, così come accade anche quando la prelazione non riguarda genericamente i beni del debitore, sia esso la società o il socio, ma riguarda specifici beni della società, individuati dalla legge, ovvero specifici beni della società o del socio individuati con il rapporto accessorio costitutivo della garanzia reale. In questi casi, allora, la prelazione che assiste il credito grava su beni che appartengono al patrimonio soltanto di uno dei soggetti obbligati e non può, in mancanza di un collegamento tra la prelazione ed il patrimonio, intendersi dichiarata anche nel fallimento di un soggetto diverso. È quindi possibile concludere che la prelazione può e deve essere fatta valere soltanto nello stato passivo del soggetto cui appartiene il bene che ne è gravato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda tardiva di credito già ammesso in via chirografaria allo scopo di far valere la prelazione - Esclusione.
È inammissibile la domanda tardiva di un credito ammesso in via chirografaria svolta allo scopo di far valere una causa di prelazione in relazione ad una sola delle masse passive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Domanda di rivendicazione di somme acquisite al fallimento - Accertamento dei crediti vantati nei confronti della massa - Applicazione del procedimento previsto dagli articoli 93 e seguenti e 101 L.F..
La domanda di rivendicazione di somme già acquisite ad un fallimento deve essere proposta nelle forme previste dagli articoli 93 e seguenti o 101 della legge fallimentare, in quanto il relativo procedimento è l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Anche l'accertamento dei crediti vantati nei confronti della massa deve, pertanto, aver luogo con il medesimo rito previsto per i crediti concorsuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Progetto - Deposito del progetto di riparto - Comunicazione ai creditori - Destinatari - Creditori ammessi tardivamente - Sussistenza.
Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Crediti successivi al fallimento - Insinuazione tardiva - Termine di decadenza previsto dall'art. 101, primo e ultimo comma, l.fall. - Applicazione - Esclusione.
L'insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta al termine di decadenza previsto dall'art. 101, commi primo ed ultimo, l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2015, n. 16218. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Cessione di credito ipotecario con accollo non liberatorio del cedente - Fallimento del cedente - Insinuazione al passivo del credito in via chirografaria - Sopravvenuta risoluzione della cessione - Retrocessione del bene ipotecato nel patrimonio del fallito - Domanda tardiva volta a far valere la prelazione - Ammissibilità - Fondamento.
Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda tardiva - Pendenza in appello di giudizio promosso dal creditore - Sospensione del termine previsto dall'art. 101 L.F. - Esclusione - Ammissione con riserva.
La domanda di ammissione al passivo deve essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine previsto dall'art. 101, ultimo comma, della legge fallimentare anche nel caso in cui sia pendente in grado d'appello il giudizio anteriormente promosso dal preteso creditore nei confronti del debitore ancora in bonis. La pendenza di tale giudizio, infatti, non incide su detto termine e non ne determina l'automatica sospensione sino all'esito del gravame e ciò anche quando il processo di secondo grado si svolga in contraddittorio con il curatore. In tale ipotesi, trova applicazione l'articolo 96, comma 2 n. 3 LF, il quale stabilisce che sono ammessi al passivo con riserva i crediti accertati con sentenza di primo grado non passata in giudicato ma pronunciata prima della dichiarazione di fallimento, con la precisazione che la norma va interpretata estensivamente e riferita anche al caso in cui la pretesa creditoria sia stata respinta dal primo giudice. Ne consegue che il creditore che intenda far valere nel fallimento il credito di cui si controverte in appello, al fine di non incorre nella decadenza comminata dall'art. 101 ultimo comma LF, è tenuto a chiedere l'ammissione con riserva non oltre il termine di un anno dalla dichiarazione di esecutività dello stato passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 Aprile 2015, n. 7426. Segue...
Procedura fallimentare - Giudizio di irragionevolezza della durata della procedura - Termine iniziale - Ammissione del credito allo stato passivo.
In tema di equa riparazione per irragionevole durata del procedimento fallimentare, il "dies a quo" in relazione al quale valutare la durata del processo deve essere riferito alla domanda di ammissione al passivo in quanto il singolo creditore diventa parte solo da tale momento, sicché, in caso di istanza ex art. 101 della legge fall., ai fini del giudizio di equa riparazione non assume rilevanza il precedente periodo di svolgimento della procedura concorsuale cui il creditore è rimasto estraneo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Marzo 2015, n. 5502. Segue...
Accertamento del passivo - Domanda tardiva - Inammissibilità - Esclusione della sospensione feriale dei termini - Decisione fondata su questione mista, di fatto e di diritto, rilevata d'ufficio - Omessa sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti - Nullità della decisione - Sussistenza - Condizioni - Fattispecie.
La mancata segnalazione da parte del giudice di una questione, rilevata d'ufficio per la prima volta in sede di decisione, che comporti nuovi sviluppi della lite non presi in considerazione dalle parti, modificando il quadro fattuale, determina nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa delle parti, private dell'esercizio del contraddittorio e delle connesse facoltà di modificare domande ed eccezioni, allegare fatti nuovi e formulare richieste istruttorie sulla questione decisiva ai fini della deliberazione. Pertanto se la violazione si sia verificata nel giudizio d'appello, la sua deduzione come motivo di ricorso in sede di giudizio di legittimità, determina la cassazione con rinvio della pronuncia impugnata, affinchè ai sensi dell'art. 394 c.p.c., comma 3 possano essere esplicate le attività processuali che la parte abbia lamentato di non aver potuto svolgere a causa della decisione solitariamente adottata dal giudice.
Nella fattispecie, la questione della applicabilità della sospensione feriale dei termini di cui alla L. n. 742 del 1969 è stata dalla Corte ritenuta intimamente connessa con l'altra questione (di fatto) concernente la qualificazione del rapporto controverso e della sua assoggettabilità al rito del lavoro, questione che non può prescindere dall'interpretazione del contratto anche alla luce delle deduzioni delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2014, n. 20725. Segue...
Concordato fallimentare - Decreto di omologazione - Creditore non ammesso al passivo - Pendenza del giudizio di insinuazione tardiva - Legittimazione al ricorso straordinario ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Limiti - Opposizione all'omologazione - Ammissibilità - Fondamento.
Il creditore che abbia proposto domanda di ammissione tardiva al passivo fallimentare ai sensi dell'art. 101 legge fall. (nella formulazione vigente anteriormente al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) non ha, in pendenza del relativo giudizio, la legittimazione ad impugnare il decreto di omologazione del concordato fallimentare con il ricorso straordinario ex art. 111 Cost. , facendo valere non già vizi propri dell'atto impugnato, ma questioni attinenti all'opportunità e/o alla convenienza dello stesso. Tali ultime questioni, infatti, possono essere proposte dal creditore non ancora ammesso al passivo, quale soggetto interessato, solo con l'opposizione prevista dall'art. 129 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Maggio 2014, n. 11887. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Decreto di fissazione dell'udienza - Mancata conoscenza da parte del ricorrente per causa a lui non imputabile - Notificazione del ricorso al curatore in violazione del termine a comparire fissato nel decreto - Richiesta di rimessione in termini - Necessità - Esclusione - Differimento anche d'ufficio dell'udienza.
Nell'insinuazione tardiva al passivo fallimentare, come regolata dall'art. 101 legge fall., nel testo anteriore alla riforma attuata con d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il ricorrente, ove non abbia avuto (per fatto a lui non imputabile) tempestiva conoscenza del decreto del giudice delegato di fissazione dell'udienza ed abbia, per l'effetto, provveduto a notificare il ricorso al curatore in violazione del termine a comparire ivi fissato, non ha l'onere, ove l'udienza sia stata comunque celebrata con la comparizione delle parti o anche del solo ricorrente, di richiedere la rimessione in termini, dovendo il giudice disporre, anche d'ufficio, il differimento dell'udienza al fine di consentire al curatore di godere dell'intero termine stabilito nel decreto di convocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 2014, n. 7878. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia a domanda proposta in sede tempestiva - Riproposizione in sede tardiva - Ammissibilità..
È ammissibile la domanda tardiva di ammissione al passivo già proposta come domanda tempestiva ma fatta oggetto di rinuncia prima del deposito del decreto di esecutività dello stato passivo del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 23 Gennaio 2014. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda cd. ultratardiva - Credito sorto successivamente alla scadenza del termine - Credito di lavoro riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto di azienda - Ammissibilità..
E' ammissibile, anche se ultratardiva, la domanda di insinuazione per crediti di lavoro se il fatto generatore del credito che si vuole insinuare al passivo fallimentare è sorto in un momento successivo allo spirare del termine decadenziale essendo riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto d’azienda ed alla conseguente retrocessione dell’azienda e del rapporto di lavoro in capo al fallimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013. Segue...
Fallimento - Domanda di ammissione al passivo - Supertardiva - Causa non imputabile di ritardo - Omessa comunicazione ex articolo 92 L.F. - Irrilevanza - Presunzioni - Onere della prova.
L’omessa tempestiva comunicazione da parte del curatore dell’avviso di cui all’articolo 92 L.F. non è sufficiente ad integrare una causa non imputabile di ritardo nella presentazione della domanda di ammissione al passivo ai sensi dell’articolo 101 L.F. qualora il curatore abbia allegato l’esistenza di presunzioni gravi, precise e concordanti tali da portare a considerare come verosimile la pregressa conoscenza o la conoscibilità del fallimento da parte del creditore. In tale ipotesi, sarà onere di quest’ultimo allegare e provare l’esistenza di altri fatti tali da mettere in discussione la gravità, precisione e la concordanza delle predette presunzioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Ottobre 2013. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Valutazione della causa non imputabile del ritardo - Accertamento di fatto rimesso alla valutazione del giudice di merito.
In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 101 legge fall., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, la quale giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso la decisione del tribunale che aveva specificamente ravvisato nella grave malattia della figlia del creditore, nel concomitante sfratto per morosità subito, nonché nell'esiguo tempo a disposizione, idonei fattori impeditivi della tempestiva presentazione della domanda). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Settembre 2013, n. 20686. Segue...
Domande cd. ultratardive - Domanda della dell'amministrazione finanziaria - Termini di decadenza previsti dalla legge per l'attività di accertamento nel diritto tributario - Interferenza con quelli stabiliti dalla legge fallimentare per il deposito delle domande di insinuazione al passivo..
La verifica della causa non imputabile richiesta dall'art. 101, comma 4, L.F. per l'ammissibilità della domanda cd. ultratardiva è da compiere sulla base dei canoni interpretativi di cui all'art. 1218 c.c in tema di responsabilità contrattuale, con la conseguenza che la ultratardività può essere giustificata solo allorquando il creditore dimostri che la causa del ritardo dipende non dall'assenza di colpa, bensì da elementi oggettivi ed estranei al creditore ricorrente, ossia da fattori causali esterni alla posizione debitoria vantata, in quanto dovuta a forza maggiore, caso fortuito o errore incolpevole, fatturi tutti riconducibili all'impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile ai sensi dell'articolo 1218 c.c. (Nel caso di specie l'amministrazione finanziaria era venuta a conoscenza dell'intervenuto fallimento per effetto della dichiarazione fiscale presentata dal curatore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
I termini di decadenza previsti dalla legge per l'attività di accertamento nel diritto tributario non possono in alcun modo interferire su quelli stabiliti per il deposito delle domande di insinuazione al passivo del fallimento, i quali non possono subire deroghe per effetto dei termini più lunghi di scadenza concessi all'erario per procedere all'accertamento dei redditi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 20 Maggio 2013. Segue...
La verifica della causa non imputabile richiesta dall'art. 101, comma 4, L.F. per l'ammissibilità della domanda cd. ultratardiva è da compiere sulla base dei canoni interpretativi di cui all'art. 1218 c.c in tema di responsabilità contrattuale, con la conseguenza che la ultratardività può essere giustificata solo allorquando il creditore dimostri che la causa del ritardo dipende non dall'assenza di colpa, bensì da elementi oggettivi ed estranei al creditore ricorrente, ossia da fattori causali esterni alla posizione debitoria vantata, in quanto dovuta a forza maggiore, caso fortuito o errore incolpevole, fatturi tutti riconducibili all'impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile ai sensi dell'articolo 1218 c.c. (Nel caso di specie l'amministrazione finanziaria era venuta a conoscenza dell'intervenuto fallimento per effetto della dichiarazione fiscale presentata dal curatore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 20 Maggio 2013. Segue...
Domande cd. ultratardive - Domanda della dell'amministrazione finanziaria - Termini di decadenza previsti dalla legge per l'attività di accertamento nel diritto tributario - Interferenza con quelli stabiliti dalla legge fallimentare per il deposito delle domande di insinuazione al passivo.
Insinuazione al passivo – Domande tardive – Termine ultimo – Decadenza – Domande ultratardive – Ritardo non imputabile – Riammissione in termini – Art. 294 c.p.c...
Il termine ultimo per la presentazione delle domande tardive di insinuazione al passivo è un termine perentorio di decadenza, superabile solo nel caso di non imputabilità del ritardo, che introduce una deroga processuale al principio della par condicio creditorum, non diversamente da quanto previsto nell’esecuzione individuale per i creditori che non siano muniti di titolo. Infatti, la riserva di ammissibilità della domanda c.d. supertardiva o ultratardiva va considerata una forma di riammissione in termini, con applicazione dei principi fissati dall’art. 294 c.p.c. in tema di mancata conoscenza dell’esistenza del processo a causa della nullità dell’atto di citazione o della sua notificazione, sempre che tali nullità non siano sanate dal raggiungimento dello scopo. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013. Segue...
Insinuazione al passivo – Domande tardive – Termine di dodici o diciotto mesi – Decorrenza dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo – Decorrenza dalla data in cui viene meno la causa non imputabile..
Il termine ultimo per la presentazione delle domande tardive di dodici (o diciotto) mesi non necessariamente deve decorrere dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, ma può anche decorrere – in determinate ipotesi – dalla data in cui viene meno la causa non imputabile che ha determinato l’impedimento alla presentazione della domanda tempestiva, quale ad esempio l’incolpevole non conoscenza dell’apertura della procedura nel caso in cui non sia stato dato avviso al creditore da parte del curatore, atteso che lo stesso legislatore ha previsto un termine lungo per il deposito delle domande tardive, implicitamente riconoscendo che situazioni soggettive particolari del creditore (si pensi ai creditori esteri) o domande particolarmente complesse possono necessitare di tempi dilatati per la loro predisposizione e deposito. Tuttavia, una volta venuta meno la causa che impediva la presentazione della domanda, il creditore incolpevole non ha diritto a un termine pari a quello spettante ai creditori tempestivi, vale a dire di 120 o di 90 giorni (ove si voglia sottrarre il termine di 30 giorni per la presentazione delle domande in cancelleria), dato che è lo stesso legislatore a fissare il termine lungo di dodici (o diciotto) mesi per le domande tardive e vi è comunque un termine ultimo, rappresentato dalla ripartizione finale dell’attivo, oltre il quale non si può andare. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013. Segue...
Insinuazione al passivo – Domande ultratardive – Art. 101 LF – Termine di insinuazione – Avviso ex art. 92 LF – Conoscenza del creditore dell’apertura del concorso – Causa non imputabile – Insussistenza..
L’art. 101, ultimo comma, LF consente al creditore che non abbia avuto la possibilità di attivarsi senza sua colpa per ragioni connesse alla natura del credito o ad altre cause parimenti non imputabili (mancato avviso del curatore) di insinuarsi con la domanda ultratardiva nel termine fissato dal primo comma del medesimo articolo, decorrente dalla data in cui è venuta meno la ragione ostativa alla presentazione dell’istanza, salvo che il curatore non dimostri che il creditore era comunque a conoscenza dell’apertura del concorso, in particolare per essere stato avvisato ai sensi dell’art. 92 LF. (Nel caso di specie il creditore – un ente impositore – non poteva addurre come cause a lui non imputabili i ritardi derivanti dall’organizzazione interna del servizio di riscossione, con l’invio all’Esatto s.p.a. degli avvisi di accertamento e il tardivo avviso di quest’ultima del mancato pagamento, poiché era stato tempestivamente avvertito dell’apertura della procedura concorsuale e della data di verifica delle domande tempestive). (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013. Segue...
Insinuazione al passivo – Termini – Domande tardive – Domande ultratardive – Termini della legislazione tributaria – Ininfluenza sulle decadenze stabilite dalla legge fallimentare..
La legislazione fallimentare non può subire deroghe derivanti da eventuali termini più lunghi di decadenza previsti dalla legislazione tributaria del diritto dell’ente locale di procedere all’accertamento delle imposte dovute, nonché di iscrizione a ruolo e riscossione dei relativi tributi evasi. Infatti, il termine ultimo entro cui può essere effettuata l’attività di accertamento del tributo, che è un termine di decadenza dell’attività accertativa dell’ufficio, nonché l’analogo termine per l’iscrizione a ruolo dello stesso, non impedisce in alcun modo la decorrenza dei termini previsti dalla legge fallimentare. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013. Segue...
Fallimento - Domande tardive e supertardive - Distinzione - Prova della non imputabilità del ritardo - Effetti..
L'elemento di distinzione tra le domande tardive semplici e le supertardive risiede proprio dell'effetto della prova della non imputabilità del ritardo. Per le prime, infatti, essa ha effetti unicamente sul piano del trattamento in sede di riparto, in quanto consente al creditore tardivo incolpevole e non privilegiato di prelevare, nei limiti del residuo disponibile, le quote che gli sarebbero spettate nelle precedenti ripartizioni. Nelle seconde, invece, la stessa è vera e propria condizione di ammissibilità della domanda, essendo precluso al creditore supertardivo colpevole ogni diritto al concorso e potendo egli unicamente promuovere giudizio nei confronti del fallito tornato in bonis che non abbia chiesto ed ottenuto l'esdebitazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Dicembre 2012. Segue...
Domande tardive di crediti - Supertardiva del concessionario per la riscossione dei tributi - Ritardata trasmissione dei ruoli - Motivo di esclusione dell'imputabilità del ritardo - Esclusione..
Qualora la domanda supertardiva sia presentata dalla società concessionaria della riscossione, in relazione ai crediti tributari vantati dall'Agenzia delle entrate o da altro ente impositore, la circostanza che l'esattore abbia ricevuto in ritardo dall'amministrazione finanziaria i ruoli portanti crediti tributari oggetto di insinuazione non costituisce, di per sé sola, motivo di esclusione dell'imputabilità al creditore del ritardo nella presentazione della domanda di ammissione al passivo. La causa non imputabile deve, infatti, riguardare fattori causali esterni alla posizione debitoria, che possono attingere alla forza maggiore, al caso fortuito o all'errore inconsapevole del creditore. Conseguentemente l’agente della riscossione non può dedurre, quale causa non imputabile del ritardo, l'iscrizione a ruolo protrattasi nel tempo, pur nella consapevolezza dell'apertura della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Dicembre 2012. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità.
In tema di formazione del passivo fallimentare, al termine annuale di cui all'art. 101 legge fall. si applica la sospensione feriale, di cui agli art. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2012. Segue...
Opposizione allo stato passivo - Inapplicabilità delle norme dettate per l'appello - Mancata comparizione della parte opponente già costituita - Conseguenze - Procedibilità dell'opposizione.
L'opposizione allo stato passivo è regolata dall'art. 99 della legge fall., anche in relazione alle domande tardive non accolte, per il rinvio operato dall'art. 101 della legge fall. Pertanto, stante l'inapplicabilità delle norme dettate per l'appello al giudizio di opposizione allo stato passivo, la mancata comparizione della parte opponente, la quale si sia costituita nei termini, in udienza successiva alla prima, peraltro fissata dal tribunale per l'ammissione dei mezzi di prova, non può dar luogo a pronuncia di improcedibilità dell'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Novembre 2012, n. 19145. Segue...
Fallimento – Stato passivo – Domanda tardiva – Ultratardiva – Credito di lavoro – Decorrenza del termine annuale ex art. 1010 l.f. – Cessazione del rapporto di lavoro dopo il fallimento – Causa di non imputabilità dell’ultraritardo – Sussistenza. .
Il termine annuale di cui all’art. 101 l.f. è a favore della procedura, per evitare l’incontrollata diluizione nel tempo delle domande tardive, ma anche in favore del creditore, che disponga di un tempo ragionevole per preparare la domanda, specie nel caso in cui i conteggi dipendano dall’attività di terzi (INPS), sicché la cessazione del rapporto di lavoro dopo il fallimento costituisce causa di non imputabilità dell’ultraritardo ed il termine annuale decorre dalla stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Settembre 2012. Segue...
Ammissione al passivo - Istanza di ammissione tardiva - Diversità di "petitum" e "causa petendi" rispetto all'istanza di ammissione tempestiva - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Ultrattività della procura speciale - Esclusione.
In tema di ammissione al passivo fallimentare, la domanda di insinuazione tardiva è ammissibile solo se diversa, per "petitum" e "causa petendi", rispetto alla domanda di insinuazione ordinaria, essendo altrimenti preclusa dal giudicato interno formatosi sull'istanza tempestiva. Ne consegue che la procura speciale alle liti rilasciata a margine del ricorso per l'ammissione ordinaria, seppure attribuisca al procuratore "tutti i poteri inerenti al mandato", non estende i suoi effetti all'istanza di ammissione tardiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 28 Giugno 2012, n. 10882. Segue...
Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Domanda tardiva – Termine di decadenza ex art. 101, commi 1 e 4, L. Fall. – Sospensione dei termini nel periodo feriale – Applicabilità.
Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Domanda avente ad oggetto un credito di lavoro – Sospensione dei termini nel periodo feriale – Applicabilità – Fondamento..
La sospensione feriale dei termini processuali prevista dall’art. 1, comma 1, della legge 7 ottobre 1969, n. 742 trova applicazione anche nel procedimento endofallimentare di accertamento del passivo davanti al giudice delegato e, pertanto, anche in relazione ai termini di decadenza previsti, per il deposito delle domande tardive, dall’art. 101, commi 1 e 4, L. Fall.. (Andrea Mannoni) (riproduzione riservata)
Alla sospensione feriale dei termini processuali prevista dall’art. 1, primo comma, della legge 7 ottobre 1969, n. 742 non si sottraggono le domande di ammissione allo stato passivo aventi ad oggetto crediti di lavoro, dovendo l’istituto della sospensione trovare applicazione uniforme in relazione a tutte le domande di insinuazione (e quindi anche per quelle relative a crediti di lavoro), sì da rendere possibile, nel corso dell’udienza di discussione, la realizzazione del contradditorio incrociato previsto dall’art. 95 L. Fall.. (Andrea Mannoni) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 02 Maggio 2012. Segue...
Ammissione al passivo - Ammissione del credito per capitale - Ammissione tardiva per gli interessi legali già maturati e prima non richiesti - Preclusione - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare relativamente agli interessi già maturati alla data del fallimento non è preclusa in conseguenza della già avvenuta richiesta ed ammissione dello stesso credito per il solo capitale; infatti il credito degli interessi, per quanto accessorio sul piano genetico a quello del capitale, è un credito autonomo, azionabile separatamente, anche successivamente al credito principale già riconosciuto con decisione passata in giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Marzo 2012, n. 4554. Segue...
Ammissione al passivo - Insinuazione cd. supertardiva - Ammissibilità - Ritardo non imputabile al creditore - Necessità - Omesso avviso del curatore ex art. 92 legge fall. - Integrazione della causa non imputabile - Configurabilità - Facoltà per il curatore di provare la conoscenza del fallimento "aliunde" - Ammissibilità - Effetti.
Ammissione al passivo - Contribuente fallito - Ammissione al passivo fallimentare - Azione diretta dell'Amministrazione finanziaria - Legittimazione - Sussistenza - Fondamento.
In tema di fallimento, alla legittimazione del concessionario a far valere il credito tributario nell'ambito della procedura fallimentare deve essere attribuita una valenza esclusivamente processuale, nel senso che il potere rappresentativo attribuito agli organi della riscossione non esclude la concorrente legittimazione dell'Amministrazione finanziaria, la quale conserva la titolarità del credito azionato e la possibilità di agire direttamente per farlo valere in sede di ammissione al passivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Marzo 2012, n. 4126. Segue...
Insinuazione al passivo del fallimento - Termine per la presentazione della domanda - Crediti sorti successivamente al fallimento - Applicazione di un diverso termine rispetto ai crediti già sorti - Esclusione..
L'art. 101 della legge fallimentare, il quale prevede che le domande di ammissione al passivo, di restituzione o di rivendicazione devono essere depositate in cancelleria non oltre il termine di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo delle domande tempestive, non distingue tra crediti sorti prima del fallimento e crediti sorti successivamente, così che il creditore "sopravveniente" è anch'egli tenuto a rispettare detto termine. La norma in questione non opera, infatti, alcuna distinzione in base al momento in cui è sorto il credito ma introduce una disciplina di salvaguardia esclusivamente in considerazione del momento in cui la domanda è proposta, consentendo che il creditore che senza sua colpa sia incorso nel ritardo possa proporre la propria istanza anche successivamente al termine sopra indicato, purché ciò abbia luogo in un termine congruo rispetto al momento in cui il diritto di credito è venuto ad esistenza e poteva quindi essere fatto valere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 26 Gennaio 2012. Segue...
Ammissione al passivo - Insinuazione tardiva - Ammissione al passivo del credito con sentenza ed esclusione del rimborso delle spese processuali - Regola di sopportazione delle spese a carico del creditore ex art. 101 legge fall. - Ambito - Riferibilità alle sole spese specificamente connesse al ritardo della domanda - Spese del procedimento contenzioso - Diritto al rimborso - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
L'art. 101 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente prima delle modifiche del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), nel disporre che, nel caso di dichiarazione tardiva di credito, il creditore sopporta le spese conseguenti al ritardo della domanda, salvo che il ritardo sia dipeso da causa a lui non imputabile, si ispira all'esigenza di tenere indenne l'amministrazione del fallimento da spese dovute a colpa del creditore che si insinui tardivamente. Questa esigenza sussiste esclusivamente per quelle spese all'insinuazione tardiva che non siano richieste all'insinuazione tempestiva, perché soltanto tali spese possono ritenersi causate dal ritardo e quindi giustificano una responsabilità del creditore; essa non ricorre, invece, per le spese del procedimento contenzioso che sia eventualmente promosso con l'opposizione dall'insinuazione tardiva, trovando applicazione in tal caso, per la soccombenza della curatela, la regola ordinaria di cui all'art. 91 cod. proc. civ., per la quale le spese del giudizio debbono far carico alla parte che ad esso ha dato ingiustamente causa. (Principio affermato dalla S.C. in caso di ammissione del credito con sentenza, e non con decreto ex art. 101, comma terzo, legge fall., sulla opposizione del curatore alla domanda, essendo irrilevante la sua contumacia nella fase contenziosa del processo di primo grado ed in sede d'appello). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2011, n. 28443. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Termine per la presentazione della domanda di insinuazione al passivo - Amministrazione finanziaria - Scusabilità del ritardo - Rispetto dei termini stabiliti dalla legge per le procedure di accertamento e di emissione dei ruoli delle cartelle - Irrilevanza - Onere della prova della scusabilità del ritardo a carico del creditore..
Nel caso dei crediti tributari che vengono insinuati tardivamente al passivo non può condividersi l'assunto secondo cui non può ritenersi colpevole il comportamento dell'amministrazione finanziaria e del concessionario che si attengano ai termini stabiliti dalla legge per le procedure di accertamento e di emissione dei ruoli e delle cartelle. Deve infatti ritenersi che l'Amministrazione finanziaria, come tutti gli altri creditori, debba rispettare il termine annuale di cui all’art. 101, legge fall. per la presentazione delle istanze tardive di insinuazione, senza che i diversi e più lunghi termini previsti per la formazione dei ruoli e la emissione delle cartelle possano costituire una esimente di carattere generale dal rispetto del termine in esame. Va poi precisato che ai fini della presentazione della istanza di insinuazione al passivo è sufficiente l'esistenza del ruolo, che costituisce titolo valido attestante il credito, senza dovere attendere la formazione e la notifica della cartella esattoriale; l'Ufficio finanziario può, pertanto, presentare istanza di ammissione al passivo - sia pure con documentazione incompleta con riserva di produzione dei documenti. E', quindi, in relazione ai tempi strettamente necessari per lo svolgimento della predetta attività che deve valutarsi la scusabilità del ritardo -il cui onere probatorio grava sull'Amministrazione - in caso presentazione ultra annuale dell'istanza rispetto alla data di esecutività dello stato passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 Ottobre 2011, n. 21189. Segue...
Per far valere il credito tributario nei confronti del fallimento l'Amministrazione finanziaria o l'esattore debbono presentare l'istanza di insinuazione tardiva nel termine annuale previsto dall'art. 101 legge fall., senza che i diversi e più lunghi termini per la formazione dei ruoli e per l'emissione delle cartelle, ai sensi dell'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, possano di per sé costituire ragioni di scusabilità del ritardo la quale va, invece, valutata - in caso di presentazione ultra annuale dell'istanza rispetto alla data di esecutività dello stato passivo - in relazione ai tempi strettamente necessari all'Amministrazione finanziaria per predisporre i titoli per la tempestiva insinuazione dei propri crediti al passivo. (Nella specie, è stato cassato il decreto con il quale il tribunale, adito con opposizione allo stato passivo dall'esattore, il cui credito era stato escluso dal giudice delegato in ragione della tardività dell'istanza di ammissione, proposta oltre l'anno, aveva ritenuto scusabile il ritardo, essendo stati consegnati i ruoli, formati a seguito di controllo della dichiarazione fiscale, quando l'anno per l'insinuazione tardiva era ormai scaduto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Ottobre 2011, n. 20910. Segue...
Infrazionabilità del credito - Ammissione tardiva al passivo - Presupposti - Diversità di "petitum" e "causa petendi" - Diversità di titolo - Conseguenze - Fattispecie relativa a crediti restitutori e risarcitori sorti da un contratto di appalto pubblico rescisso.
In tema di ammissione al passivo in una procedura di amministrazione straordinaria, il principio di infrazionabilità del credito, secondo cui un credito, per poter essere insinuato in via tardiva, deve essere diverso per "petitum" e "causa petendi" da quello fatto valere in via tempestiva, non può essere interpretato in maniera formalistica, così da determinare la preclusione di qualsiasi domanda che, pur trovando la propria fonte nel medesimo fatto storico dal quale è sorto il credito già ammesso in sede di verifica, sia fondata su un titolo diverso, integrante una nuova fattispecie giuridica sostanziale, alla quale si ricolleghi un diverso tema di indagine e di decisione. (Nella specie, la S.C. ha confermato, pur correggendone la motivazione, la sentenza impugnata che aveva accolto la domanda di ammissione tardiva di un credito vantato - verso la società appaltatrice insolvente - a titolo di risarcimento del danno conseguente alla rescissione di un contratto di appalto pubblico, riconoscendo la diversità di titolo rispetto al credito restitutorio, facente capo allo stesso appaltante e già ammesso in via tempestiva, a seguito della menzionata rescissione, operata unilateralmente dalla committente ex art. 340 della legge n. 2248 del 1865, All. F). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011, n. 18962. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Dichiarazioni tardive - Subingresso del cessionario al cedente nella titolarità di un credito concorsuale - Necessità di insinuazione al passivo - Insussistenza - Fondamento..
Il cessionario di un credito concorsuale già ammesso al passivo in seno ad una procedura fallimentare non è tenuto a presentare domanda di insinuazione ex art. 101 legge fall., attesa la mancanza di novità del credito ed alla luce del nuovo testo dell'art. 115, secondo comma, legge fall. risultante dalle modifiche apportate dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, che espressamente individua le modalità di partecipazione al riparto nelle ipotesi di mero mutamento soggettivo nella titolarità di un credito già ammesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2011, n. 15660. Segue...
Fallimento - Domande tardive - Termine di presentazione - Decorrenza dal venir meno della causa non imputabile che ha impedito la presentazione della domanda..
Il termine ultimo di dodici (o diciotto) mesi per la presentazione delle domande tardive non deve necessariamente decorrere dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, ma può anche decorrere - in determinate ipotesi - dalla data in cui viene meno la causa non imputabile, che ha determinato l'impedimento alla presentazione della domanda tempestiva. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011. Segue...
Fallimento - Domande tardive - Crediti sorti durante la procedura - Decorrenza del termine per la presentazione della domanda..
Per i crediti che sono sorti solo durante la procedura fallimentare o comunque che potevano essere fatti valere solo in corso di procedura, dopo il decorso del termine di cui all'art 101, quarto comma, il termine di dodici o di diciotto mesi per la presentazione della domanda non può che iniziare a decorrere dalla data in cui è sorto il diritto alla pretesa creditoria o è venuta meno la causa che impediva la presentazione della domanda. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011. Segue...
Fallimento - Domanda tardiva dell'Agenzia delle entrate - Liquidazione dell'imposta basata sulla dichiarazione presentata dal curatore - Decorrenza del termine per la presentazione della domanda - Presentazione della dichiarazione dei redditi..
Il termine di dodici mesi per il deposito della domanda tardiva, avente ad oggetto il credito che sia conseguenza della liquidazione operata dall'Agenzia delle Entrate ai sensi dell'art. 36 bis del dpr. n. 600/73 della dichiarazione modello 770 (se presentata in corso di procedura dallo stesso curatore, successivamente al deposito del decreto di esecutività dello stato passivo), inizia a decorrere dalla data in cui il curatore presenta la dichiarazione dei redditi, atteso che è da quel momento che l'Agenzia delle Entrate è posta in grado di verificare la dichiarazione ed eventualmente rettificarla in sede di liquidazione, ai sensi del richiamato art. 36 bis del dpr. n. 600/73. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011. Segue...
Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda supertardiva – Reclamo ex art.26 L.F. – Inammissibilità..
E’ inammissibile il reclamo avverso il decreto con il quale il giudice delegato ha dichiarato improcedibile ex art. 101, comma 4, legge fallimentare la domanda tardiva di credito depositata oltre il termine di 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, laddove sia richiesta al tribunale in sede di reclamo unicamente l’ammissione del credito, essendo devoluto in via esclusiva agli organi della procedura fallimentare nelle forme di cui agli artt. 95 ss., legge fallimentare il vaglio circa la sussistenza del credito ed il relativo rango. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 10 Febbraio 2011. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Esecutività dello stato passivo - Ammissione del credito in via tardiva ex art. 101 legge fall. - Impugnazione ex art. 100 legge fall. da parte di altro creditore - Rigetto - Regolazione delle spese processuali - Criterio - Soccombenza..
In tema di accertamento dello stato passivo nel fallimento, il creditore ammesso al passivo - tempestivamente o in sede di insinuazione tardiva (come nella specie avvenuto) - è legittimato ad impugnare gli altri crediti ammessi; tuttavia in sede di impugnazione, ai sensi dell'art.100 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), non possono essere sollevate, nei suoi confronti, eccezioni che sarebbero dovute essere proposte in sede di verificazione, essendosi formato, sul credito già ammesso, il giudicato endofallimentare. Ne consegue che, in caso di rigetto dell'impugnazione di credito ammesso tardivamente, la regolazione delle spese di tale giudizio segue il criterio della soccombenza, non potendo, come nella specie, trovare compensazione a motivo della tardività dell'insinuazione del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Dicembre 2010, n. 25548. Segue...
Fallimento - Insinuazione tardiva al passivo - Concessionario per la riscossione - Imputabilità del ritardo - Consegna dei ruoli..
Non ricorre la causa non imputabile del ritardo prevista dall'art. 101, comma 4, legge fallimentare, nell'ipotesi in cui il concessionario per la riscossione dei tributi abbia proposto domanda di ammissione al passivo ben oltre il termine di 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo qualora abbia ricevuto la consegna dei ruoli prima dello spirare del termine ed avesse, pertanto, la possibilità di insinuarsi tempestivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Novembre 2010. Segue...
Accertamento del passivo - Termine per la presentazione della domanda di ammissione al passivo - Domande tardive - Domanda del concessionario per la riscossione dei tributi - Consegna dei ruoli al concessionario del servizio - Questione di legittimità costituzionale - Contrasto con il principio di ragionevolezza e con l'articolo 3 della Costituzione - Non manifesta infondatezza..
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - In genere - Creditore non ammesso al passivo - Vendita in sede fallimentare del bene oggetto della garanzia - Contestazione, in sede di piano di riparto dell'attivo, di atti della liquidazione - Inammissibilità - Fattispecie. .
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - In genere - Contributi previdenziali - Ammissione al passivo chiesta dal lavoratore in via prudenziale o in caso di inerzia dell'INPS nell'esercizio dell'azione ex artt. 93 e 101 legge fall. - Configurabilità - Condizioni - Fondamento - Principio dell'integrità della retribuzione - Conseguenza - Riconoscimento al lavoratore della retribuzione lorda - Limiti - Riserva di rivalsa..
In caso di fallimento dell'azienda, il lavoratore, qualora il datore di lavoro non abbia pagato la retribuzione (o vi abbia provveduto in ritardo) ovvero non abbia effettuato i versamenti contributivi o, comunque, abbia operato ritenute non dovute, può chiedere direttamente - in via prudenziale o in caso di inerzia dell'INPS nell'esercizio dell'azione ex artt. 93 e 101 della legge fall. - l'ammissione al passivo, oltre che di quanto a lui spettante a titolo di retribuzione, anche della somma corrispondente alla quota dei contributi previdenziali posti a carico del medesimo, rispondendo tale soluzione al principio dell'integrità della retribuzione, che, altrimenti, resterebbe frustata senza giustificazione causale alcuna, dovendosi escludere che il curatore, ove l'INPS non si sia insinuato al passivo, possa trattenere dette somme mediante accantonamenti in prevenzione, neppure previsti dalla normativa vigente. Ne consegue che, qualora non vi sia stata insinuazione al passivo da parte dell'INPS, il curatore - su cui incombe l'onere di coordinare le richieste avanzate dall'Istituto previdenziale con quelle del lavoratore - non può portare in detrazione le trattenute per contributi previdenziali, ma deve riconoscere al lavoratore la retribuzione lorda, salva la possibilità del successivo esercizio del diritto di rivalsa onde evitare il duplice pagamento del medesimo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Maggio 2010, n. 12964. Segue...
Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Istanza di sostituzione di creditore già ammesso allo stato passivo con altro soggetto - Inammissibilità - Opposizione allo stato passivo o insinuazione tardiva - Necessità - Fondamento.
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare, e con riguardo alla disciplina antecedente alla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il giudice delegato deve limitarsi a risolvere le questioni relative alla graduatoria dei privilegi ed alla collocazione dei crediti, mentre non può apportare modifiche allo stato passivo, essendo detto provvedimento ormai coperto dal giudicato interno; pertanto, un soggetto che, per qualsiasi titolo, intenda surrogarsi nella posizione di un creditore già ammesso al passivo , non può proporre la relativa istanza nella predetta sede, ma deve farlo secondo le regole processuali stabilite dalla legge fallimentare, e, dunque, tramite l'opposizione allo stato passivo o l'insinuazione tardiva di cui all'art. 101 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2010, n. 393. Segue...
Fallimento – Insinuazione tardiva oltre il termine, c.d. ultratardiva – Sistema di formazione automatica del ruolo – Causa non imputabile al creditore Agenzia delle Entrate – Insussistenza. (13/07/2010).
Il sistema automatico di formazione del ruolo della riscossione costituisce una causa di ritardo riferibile all’organizzazione dell’Ente creditore, dunque una ragione che, anziché esentare da colpa per il ritardo, costituisce specificamente una causa imputabile al creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 08 Maggio 2009. Segue...
Fallimento – Insinuazione tardiva oltre il termine, c.d. ultratardiva – Sistema di formazione automatica del ruolo – Causa non imputabile al creditore Agenzia delle Entrate – Insussistenza. (19/04/2010).
Il sistema automatico di formazione del ruolo della riscossione costituisce una causa di ritardo riferibile all’organizzazione dell’Ente creditore, dunque una ragione che, anziché esentare da colpa per il ritardo, costituisce specificamente una causa imputabile al creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 Aprile 2009. Segue...
Fallimento – Chiusura – Processi pendenti – Effetti – Improcebilità – Sussistenza. (28/04/2010).
La chiusura del fallimento, senza che sia stata dichiarata l’interruzione del processo pendente, determina l’inutilità dell’accertamento del diritto al concorso nei confronti della inesistente massa dei creditori e la dichiarazione di improcedibilità della relativa domanda per cessazione della materia del contendere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 02 Marzo 2009. Segue...
Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Insinuazione tardiva ex art. 101 legge fall. - Cessione del credito insinuato - Termine ex art. 2 legge n. 89 del 2001 - Computo - Dal momento dell'originaria insinuazione ovvero della cessione - Fondamento..
In tema di equa riparazione, nell'ipotesi di cessione del credito successiva all'insinuazione tardiva ex art. 101 legge fall. al passivo fallimentare, deve computarsi il termine ex art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, dal momento della cessione, poiché la definitiva ammissione al passivo fallimentare, risultando finalizzata alla realizzazione del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, postula una valutazione del credito non nella sua astratta oggettività, ma in relazione ad un ben determinato soggetto, la cui concreta individuazione non è irrilevante per il debitore che, in caso di errore, è esposto al rischio della mancata liberazione dall'obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2009, n. 3654. Segue...
Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Tardiva presentazione – Imputabilità al creditore del ritardo – Condizioni – Pubblicazione della sentenza di fallimento nel registro imprese – Irrilevanza..
Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Omessa o tardiva comunicazione del fallimento – Congruità del termine a disposizione del creditore – Criteri di valutazione..
Se l’omissione dell’avviso di cui all’art. 92 legge fallim. comporta la presunzione (fino a prova contraria) di non conoscenza della pendenza del fallimento e quindi della pendenza dei termini per la presentazione delle domande tempestive e tardive, il ritardo nella comunicazione di tale avviso deve, invece, essere valutato con riferimento al tempo effettivamente a disposizione del creditore per la presentazione della domanda, tenendo presente che, ai sensi degli artt. 16 e 93 legge fallimentare, il creditore tempestivamente avvisato ha normalmente a disposizione novanta (o centocinquanta) giorni e che sono di norma irrilevanti aspetti attinenti alla organizzazione interna del creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 10 Febbraio 2009, n. 0. Segue...
Insinuazione tardiva di credito – Estinzione del procedimento per mancata o tardiva costituzione del creditore – Estinzione del diritto – Esclusione – Possibilità di riproporre la domanda nello stesso procedimento – Sussistenza..
In mancanza di una deroga espressa alla regola dettata dall’art. 310, I comma c.p.c., a mente del quale l’estinzione del processo non estingue l’azione, si deve escludere che l’estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore precluda la possibilità di far valere, successivamente, anche nell’ambito della stessa procedura concorsuale e perciò mediante riproposizione dell’istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto. Tribunale Milano, 03 Marzo 2008, n. 0. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Contestazione del curatore - Decreto del giudice delegato di non ammissione al passivo - Natura - Atto radicalmente inesistente - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Rimedi.
Il decreto con il quale il giudice delegato, in presenza dell'opposizione del curatore, in luogo di provvedere alla istruzione della causa e rimettere la decisione al collegio, direttamente escluda, in tutto o in parte, il credito oggetto della domanda d'insinuazione tardiva al passivo della procedura fallimentare o comunque neghi il rango privilegiato richiesto, è atto radicalmente inesistente, in quanto emesso da un giudice privo di poteri decisori, e pertanto insuscettibile di produrre effetti giuridici; ne consegue che il giudice davanti al quale esso venga impugnato con uno dei mezzi previsti dal codice di rito non può pronunciare nel merito né rimettere le parti dinanzi al primo giudice, ma deve limitarsi a dichiarare l'inesistenza del provvedimento impugnato, restituendo le parti nella situazione in cui esse si trovavano prima della pronuncia del provvedimento dichiarato inesistente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2008, n. 3013. Segue...
Fallimento – Ammissione al passivo del credito del Concessionario della riscossione delle imposte per diritti e spese di insinuazione – Esclusione..
Con riferimento alle domande tardive di credito del Concessionario, non devono essere ammessi al passivo i “diritti di insinuazione” e ciò nonostante la tabella A approvata dal d.m. 21 novembre 2000, n. 1160 preveda la somma minima fissa di £.300.000 per i crediti fino a due milioni, da aumentarsi proporzionalmente per importi superiori. Le norme del citato d.m., infatti, non possono avere alcuna valenza derogatoria del disposto dell’art. 101 l. fall., trattandosi di fonte regolamentare, di rango inferiore e in quanto tale inidonea a modificare una norma di legge. Allo stesso modo, non potranno essere ammesse al passivo le “spese di insinuazione” sia per il rispetto del principio dell’art. 3 Cost, che impone parità di trattamento di tutti i creditori (il ritardo nella insinuazione al passivo del concessionario non è assistito da certezza o da rilevante probabilità di non colpevolezza – v. Cass. N. 5662/1996), sia perché anche nelle domande tempestive al creditore che si insinua al passivo le spese eventualmente sostenute non vengono riconosciute – salvo eventuali spese borsuali opportunamente documentate – in considerazione del principio della cristallizzazione del passivo al momento dell’apertura del concorso, che è uno dei cardini del sistema fallimentare e che si desume da norme come gli artt. 52, 55 e 59 l. fall., le quali riservano il ricavato della liquidazione dei beni al soddisfacimento dei crediti sorti prima della dichiarazione di fallimento. Tribunale Milano, 07 Febbraio 2008, n. 0. Segue...
Fallimento – Domanda tardiva di insinuazione al passivo – Omessa costituzione del creditore istante – Decadenza – Esclusione..
La decadenza prevista dall'art. 98, comma terzo, l. fall., per l'ipotesi di mancata costituzione almeno cinque giorni prima dell'udienza del creditore che propone opposizione allo stato passivo, non è applicabile al procedimento per la proposizione della domanda tardiva di credito. Tribunale Milano, 15 Gennaio 2008, n. 0. Segue...
Fallimento – Domanda tardiva di insinuazione al passivo – Riconoscimento delle spese per la presentazione della domanda – Esclusione..
In base al principio della cristallizzazione del passivo alla data della dichiarazione di fallimento, al creditore che proponga istanza di insinuazione tardiva non spettano le spese sostenute per la presentazione della domanda medesima, salvo quelle borsuali purché opportunamente documentate. Tribunale Milano, 15 Gennaio 2008, n. 0. Segue...
Fallimento – Rimborso al concessionario delle spese di insinuazione al passivo - Disposizioni di cui al D.M. 21 novembre 2000, n. 160 – Deroga all'art. 101 l. fall. - Esclusione..
Le disposizioni del D.M. 21 novembre 2000, n. 1160, le quali prevedono (Allegato A, n. 5) il rimborso al concessionario delle spese di insinuazione nelle procedure concorsuali non derogano al disposto dell'art. 101 l. fall., trattandosi di fonte regolamentare inidonea a modificare una norma di legge. Tribunale Milano, 15 Gennaio 2008, n. 0. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentare (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - In genere
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Domanda d'insinuazione tardiva - Incidenza sulla chiusura del fallimento per estinzione dei crediti ammessi al passivo - Esclusione.
La domanda d'insinuazione tardiva al passivo fallimentare non impedisce al curatore di richiedere la chiusura del fallimento ai sensi del n. 2 dell'art. 118 legge fall., per estinzione dei crediti ammessi, riferendosi la norma esclusivamente a quelli sottoposti alla verifica dello stato passivo; infatti, la presentazione tardiva, sottratta al contraddittorio e al sindacato proprio dell' ammissione al passivo, non può ritardare la chiusura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2007, n. 25624. Segue...
Azione risarcitoria promossa nei confronti del curatore - Creditore non ammesso al concorso fallimentare - Omesso avviso ex art. 92 legge fall. - Nesso di causalità con il danno - Prova - Necessità.
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Subentro nei contratti di locazione finanziaria da parte del curatore - Dichiarazione successiva all'adunanza di verificazione del passivo - Domanda di accertamento in prededuzione dei canoni scaduti prima del fallimento - Questione non dedotta nè esaminata nella verifica del passivo - Preclusione - Non sussistenza - Fondamento - Condizioni.
La domanda avente ad oggetto la prededucibilità di un credito può essere dedotta per la prima volta con lo strumento dell'insinuazione tardiva al passivo, laddove i necessari presupposti fattuali siano maturati solo successivamente al decreto con cui il giudice delegato ha dichiarato esecutivo lo stato passivo (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto inammissibile la questione del grado del credito, affermato in prededuzione ai sensi dell'art.101 legge fall., in quanto tale qualità era sorta in conseguenza dell'esercizio da parte del curatore, della facoltà di subentro nel contratto di locazione finanziaria in corso , esercizio comunicato al creditore solo dopo l'adunanza di verifica dello stato passivo; la preclusione del giudicato interno non è di ostacolo all'esercizio da parte del curatore della facoltà di subentro nel contratt o e quindi essa neppure può essere invocata per negare l'accertamento di un diritto del creditore, che sul quel medesimo atto trovi il prospettato fondamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2007, n. 22013. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa del preponente - Domanda giudiziale proposta dall'agente - Competenza del giudice del lavoro - Limiti.
In caso di sottoposizione della società preponente a liquidazione coatta amministrativa, ai fini della determinazione della competenza a giudicare sulle domande proposte dall'agente nei confronti di società di assicurazione, deve distinguersi tra le domande che mirano a pronunce di mero accertamento oppure costitutive e domande dirette alla condanna al pagamento di denaro: per le prime va affermata la perdurante competenza del giudice del lavoro, mentre per le seconde, a differenza di quanto accade in caso di procedura fallimentare, non opera la "vis attractiva" del foro fallimentare e si applica, invece, la regola della temporanea improcedibilità o improseguibilità della domanda davanti al giudice ordinario per la durata della fase amministrativa di accertamento dinanzi ai competenti organi della procedura (ferma restando l'assoggettabiltà del provvedimento attinente allo stato passivo ad opposizione davanti al tribunale fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 Agosto 2007, n. 17602. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Di credito - Sentenze relative - Impugnazioni - Modalità e termini - Riduzione dei termini ex art. 99 legge fallimentare - Applicabilità - Esclusione - Successive domande aventi oggetto diverso - Ammissibilità - Fattispecie.
Le cause introdotte a seguito di dichiarazioni tardive di credito (ex art. 101 legge fallimentare) non rappresentano, a differenza delle opposizioni allo stato passivo, lo sviluppo, in sede contenziosa, della precedente fase di verificazione e di accertamento dei crediti, ma presentano i caratteri del normale giudizio di cognizione, da istruirsi a norma dell'art. 175 e seguenti cod. proc. civ., e soggetto, come tale, ai principi del rito ordinario anche con riferimento alle modalità ed ai termini per la proposizione delle impugnazioni, con conseguente esclusione della riduzione dei termini stessi, prevista dall'art. 99 della legge fallimentare per i giudizi di opposizione allo stato passivo. Ne discende che il creditore può proporre una domanda tardiva per altri crediti che non siano stati comunque oggetto di precedenti giudizi, anche se fondati sul medesimo rapporto, quando si sia in presenza di un distinto oggetto sostanziale dell'azione. (Nella specie, relativa a una prima domanda per conseguire il t.f.r. e di successiva domanda di ammissione al passivo per crediti diversi - differenze paga, mensilità aggiuntive, ferie, etc. - la S.C. ha cassato la sentenza di merito, rilevando che i due giudizi introdotti dalla lavoratrice erano contraddistinti da assoluta diversità per "petitum" e "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Marzo 2007, n. 4950. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Ammissione ordinaria e tardiva al passivo fallimentare - Diverse fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale - Insinuazione tardiva - Presupposto - Diversità del credito per "petitum"e per "causa petendi" - Fattispecie.
L'ammissione ordinaria e quella tardiva al passivo fallimentare sono altrettante fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale, sicché, rispetto alla decisione concernente una insinuazione tardiva di credito, le pregresse decisioni, riguardanti la insinuazione ordinaria, hanno valore di giudicato interno, Ne consegue che un credito, per potere essere insinuato tardivamente, deve essere diverso, in base ai criteri del "petitum" e della "causa petendi", da quello fatto valere nella insinuazione ordinaria. (Nella specie, in applicazione del principio di cui alla massima , la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto inammissibile la domanda di ammissione tardiva di crediti verso la società fallita per una somma ritenuta spettante all'esito di acquisto in danno di merci alla fornitura delle quali la società "in bonis" si era resa inadempiente, sull'assunto che, avendo il creditore già proposto in via ordinaria domanda di ammissione dello stesso credito ed essendo stata detta domanda respinta dal g.d., per la illiquidità ed eventualità del credito, con pronuncia non gravata, ne discendeva la preclusione a riproporre nello stesso processo istanze fondate sul medesimo titolo, essendo la ragione di entrambe costituita dall'allegazione, quali danni derivanti dall'inadempimento, della stessa "species" di eventi - i danni da riacquisto a maggior prezzo, quantificati nella presumibile differenza tra prezzo contrattuale e maggior prezzo di riacquisto - , la prima domanda prospettandoli come presumibili e futuri e la seconda come certi e verificati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 2006, n. 24049. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Ammissione ordinaria e tardiva al passivo fallimentare - Diverse fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale - Insinuazione tardiva - Presupposto - Diversità del credito per "petitum" e "causa petendi" - Tributo e sanzione pecuniaria - Autonomia delle rispettive obbligazioni - Fondamento - Conseguenze.
L'ammissione ordinaria e quella tardiva al passivo fallimentare sono altrettante fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale, sicché, rispetto alla decisione concernente una insinuazione tardiva di credito, le pregresse decisioni, riguardanti la insinuazione ordinaria, hanno valore di giudicato interno e quindi un credito, per potere essere insinuato tardivamente, deve essere diverso, in base ai criteri del "petitum" e della "causa petendi", da quello fatto valere nella insinuazione ordinaria (e tale principio é estensibile alle insinuazioni tardive in progressione successiva). A tal riguardo, il fatto generatore della ragione del credito non può dirsi identico per l'imposta evasa come per la sanzione pecuniaria solo perché entrambi i titoli provengono da un unico rapporto d'imposta (nella fattispecie, IVA). E ciò perché mentre il tributo è espressione della potestà dello Stato di incidere fiscalmente su operazioni che esprimono produzione o passaggio di ricchezza e, dunque, capacità contributiva, le sanzioni discendono da irregolarità e violazioni di legge del contribuente, in termini di omissioni, ritardi o infedeltà, sia nella fase accertativa che in quella della riscossione, per cui, attesane la funzioni tipicamente afflittiva, non possono partecipare alla natura del tributo stesso. Ne consegue la sostanziale autonomia delle rispettive obbligazioni (tributo e sanzione), come tali esecutibili separatamente senza poter essere considerate momenti di esercizio frazionato di una unica pretesa fiscale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 Marzo 2006, n. 7661. Segue...
Fallimento della società contribuente - Assuntore del concordato fallimentare - Avviso di mora contenente la pretesa di pagamento degli interessi sulle imposte dovute dalla società fallita - Legittimità - Esclusione - Specifica domanda di ammissione al passivo - Necessità - Fondamento.
In tema di riscossione delle imposte non è legittimo l'avviso di mora, emesso nei confronti dell'assuntore del concordato fallimentare, contenente la pretesa di pagamento degli interessi maturati sulle imposte dovute dalla società fallita, giacché la responsabilità dell'assuntore è circoscritta al pagamento delle sole obbligazioni comprese nel passivo accertato e gli interessi - finanche quelli relativi a credito garantito da ipoteca, oggetto del trattamento preferenziale di cui all'art. 2855, terzo comma, cod. civ., che prevede l'estensione agli accessori del grado ipotecario - non si sottraggono alla necessità di una specifica domanda di ammissione al passivo, da proporsi nelle forme e nel rispetto dei termini di cui agli artt. 93 e seguenti e 101 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Marzo 2006, n. 6642. Segue...
Fallimento – Dichiarazione tardiva di credito – Udienza ex art. 180 c.p.c...
Nel giudizio per ammissione tardiva del credito ex art. 101 l.f., l’udienza ex art. 180 c.p.c. è quella che viene fissata in prosecuzione dopo la conclusione della fase cd. amministrativa, nella quale il curatore può presenziare senza avere l’onere di costituirsi e che si può chiudere con l’ammissione del credito ove né il curatore né il giudice delegato vi si oppongano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 21 Febbraio 2006. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda di ammissione al passivo - Giudicato interno nella procedura di accertamento del passivo - Sussistenza - Conseguenze - Successiva domanda di insinuazione tardiva - Novità in base al "petitum" e alla "causa petendi" - Necessità - Fattispecie in tema di interessi.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l'ammissibilità della domanda tardiva relativa agli interessi sul capitale richiesto in sede ordinaria, avendo le due pretese la medesima "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003. Segue...
Fallimento - Sussistenza e prededucibilità di un credito - Disconoscimento del giudice delegato con decreto ex art. 111 legge fall. - Conseguenze - Insinuazione del credito nello stato passivo - Richiesta - Necessità.
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale - Onere del nuovo creditore - Insinuazione tardiva ex art. 101 legge fall. - Necessità - Fondamento.
Il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale già ammesso al passivo in seno ad una procedura fallimentare non dispensa il nuovo creditore dall'onere di presentare domanda di insinuazione ex art. 101 legge fall., a prescindere dalla causa del subingresso (cessione di credito ovvero surrogazione "ex lege" in favore del terzo che abbia eseguito il pagamento), poiché la definitiva ammissione al passivo fallimentare, risultando finalizzata alla realizzazione del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, postula una valutazione del credito non nella sua astratta oggettività, ma riferita ad un ben determinato soggetto, la cui concreta individuazione non è irrilevante per il debitore che, in caso di errore, è esposto al rischio della mancata liberazione dall'obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 1998, n. 6469. Segue...
Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Riscossione delle imposte - Concessionario del servizio - Insinuazione tardiva nella procedura concorsuale - Compensi del Concessionario - Predeterminazione ex art. 61 quarto comma del d.P.R. n. 43 del 1988 - Deroga all'art. 101 quarto comma legge fall.- Esclusione - Conseguenze.
In tema di riscossione delle imposte, l'art. 61 quarto comma del d.P.R. 28 gennaio 1988 n. 43, il quale, integrato con i decreti ministeriali emanati in base alla delega con esso conferita, accorda al concessionario del relativo servizio compensi predeterminati (non forfettizzati), pure con riferimento al caso della insinuazione tardiva in procedura concorsuale, non deroga all'art. 101 quarto comma della legge fallimentare. Ne consegue, in applicazione di quest'ultima norma, che anche detto concessionario sopporta le spese inerenti al ritardo nella presentazione della domanda di ammissione al passivo, ove non ne provi la dipendenza da fatto non imputabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 1996, n. 5662. Segue...
Surrogazione - Legale - Operatività senza il consenso del creditore originario e del debitore - Domanda del terzo pagante di volersi surrogare al creditore soddisfatto - Necessità - Potere del cessionario di far valere le sue ragioni mediante insinuazione tardiva ex art. 101 legge fallimentare - Persistenza.
Il principio per cui, nell'ipotesi di cessione del credito, successiva alla definitiva ammissione nel passivo fallimentare, il cessionario può far valere le sue ragioni non già con una mera notificazione della cessione al fallimento, bensì mediante insinuazione tardiva ai sensi dell'art. 101 della legge fallimentare, essendo indispensabile il previo controllo dell'effettività della cessione e dell'insussistenza di cause preclusive del credito nei confronti del fallimento in relazione al nuovo titolare, si applica non soltanto alle ipotesi di surrogazione convenzionale ma anche a quelle di surrogazione legale (nella specie la surrogazione prevista dall'art. 2 comma settimo, della legge 29 maggio 1982 n. 297 a favore del Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto istituito presso l'INPS); pertanto la disposizione di cui all'art. 1203 cod.civ., in base alla quale la surrogazione legale ha luogo di diritto, va intesa nel senso che essa opera anche senza il consenso del creditore originario e del debitore, e non invece nel senso che la sua concreta attuazione possa prescindere dalla rituale domanda del terzo che ha pagato di volersi surrogare al creditore soddisfatto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 22 Febbraio 1995, n. 1997. Segue...
Amministrazione straordinaria di grandi imprese in crisi - Contratti inerenti alla prosecuzione dell'esercizio dell'impresa - Subentro - Autorizzazione al commissario - Necessità - Esclusione
Nell'amministrazione straordinaria di grande impresa in crisi, secondo la disciplina del d.l. 30 gennaio 1979 n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95 (e successive modificazioni), il Commissario non abbisogna di autorizzazione per subentrare nei contratti inerenti alla prosecuzione dell'esercizio dell'impresa (nella specie, fornitura di energia elettrica), anche ai fini della prededucibilità dei crediti discendenti da tali contratti, considerato che detta prosecuzione dell'impresa è connaturale alla procedura e che quella autorizzazione è contemplata soltanto per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione (art. 2 del citato decreto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Luglio 1989, n. 3319. Segue...
Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Crediti accertati solo nell'an e non anche nel quantum - Ammissione al riparto - Esclusione - Istanza per la sospensione dell'esecutività del piano di riparto in attesa dell'accertamento del quantum - Controversia su diritti soggettivi - Insussistenza - Decisione negativa del giudice delegato - Reclamo - Decisione del tribunale - Impugnabilità per cassazione - Esclusione.
I creditori, il cui diritto sia stato giudizialmente accertato solo nell'an e non anche nel quantum, nel caso di fallimento del debitore non possono, data l'illiquidita e l'incertezza dei loro crediti, essere ammessi al riparto neppure con dichiarazioni tardive. Pertanto, l'istanza di tali creditori per la sospensione della esecutivita del piano di riparto in attesa dell'accertamento del quantum dei loro diritti non involge una controversia su diritti soggettivi e cosi non importa che la decisione negativa del giudice delegato abbia effetti decisori su posizioni di diritto soggettivo, con la ulteriore conseguenza che la successiva decisione del tribunale fallimentare sul reclamo dei predetti creditori non e impugnabile in Cassazione a norma dell'art 111 cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Settembre 1979, n. 4999. Segue...
Fallimento - Passività fallimentari - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Mancato o intempestivo avviso ex art. 92 Legge Fallimentare al creditore insinuatosi tardivamente - Spese - Addossamento - Esclusione - Limiti.
A norma dell'art 101, ultimo comma legge fallimentare, non e tenuto a sopportare le spese conseguenti alla tardiva presentazione della domanda di ammissione al passivo del fallimento, il creditore cui l'avviso previsto dall'art 92 della legge stessa non sia pervenuto o gli sia stato comunicato con un ritardo che non gli abbia consentito di provvedere all'insinuazione del credito prima dell'esaurimento delle operazioni dell'adunanza dei creditori, di cui al successivo art 96. Tuttavia, poiche la citata disposizione dell'art 101 legge fallimentare ha lo scopo di apprestare, in ordine alle spese, una giusta tutela soltanto al creditore effettivamente incolpevole, e consentito al curatore di dimostrare che il creditore, avendo avuto notizia del fallimento, indipendentemente dalla ricezione dell'avviso anzidetto, avrebbe potuto procedere tempestivamente all'insinuazione del credito per il quale abbia chiesto l'ammissione tardiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Settembre 1979, n. 4735. Segue...

References: sentenza 
 Art. 101
 art. 101
 art. 2959
 art. 92
 art. 345
 art. 101
 art. 345
 art. 93
 art. 111
 art. 111
 art. 111
 art. 92
 sentenza 
 art. 101
 sentenza 
 art. 111
 art. 111
 articolo 92
 Art. 294
 Art. 101
 art. 92
 art. 1
 art. 1010
 art. 101
 art. 92
 sentenza 
 art. 101
 art. 101
 sentenza 
 art. 340
 art. 101
 art. 36
 art.26
 art. 101
 art. 101
 art. 100
 art. 101
 art. 2
 art. 101
 art. 2
 sentenza 
 Cass. 
 art. 92
 art. 99
 art. 101
 sentenza 
 art. 180
 art. 101
 art. 180
 art. 111
 art. 101
 art. 101
 art. 61
 art. 101
 art. 92