Source: http://www.paceperilcongo.it/2013/09/congo-attualita-n-195/
Timestamp: 2017-06-29 00:28:11+00:00

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Congo Attualità n. 195 – Rete Pace per il Congo
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Il paradosso di una negoziazione »
Congo Attualità n. 195	Categorie: Congo Attualità
EDITORIALE: Il paradosso d’una negoziazione
1. ALLERTA SU POSSIBILI NUOVI ATTACCHI DELL’M23 / RDF
2. LA RIPRESA DEI NEGOZIATI TRA IL GOVERNO E L’M23 A KAMPALA
3. SI PUÒ NEGOZIARE CON L’M23? NON È AFFATTO SICURO.
Il 5 settembre, secondo fonti della società civile del Nord Kivu, a Gisenyi (in Ruanda), si è tenuta una riunione di Alti ufficiali dell’esercito ruandese (RDF) e dell’M23 (tra cui i Colonnelli Makoma e Vianney Kazarama). L’obiettivo dell’incontro sarebbe stato quello di progettare nuovi attacchi contro le posizioni delle FARDC. Inoltre, dei militari dell’M23 starebbero scavando delle trincee sulla collina Hehu (nel raggruppamento di Kibumba, in territorio di Nyiragongo, nei pressi della frontiera con il Ruanda). Sempre su questa collina, l’M23 ha posizionato dei cannoni. Secondo la Società Civile, si tratta di segni che indicano che l’M23 si sta preparando per recuperare la collina delle Tre Antenne e proseguire fino a Kanyaruchinya, alle porte di Goma. Secondo le stesse fonti, il 7 settembre, il comando dell’M23 si è riunito a Kiwanja, nel territorio di Rutshuru, per
vedere come accelerare i preparativi per l’assalto alle posizioni delle FARDC a Mabenga e a Tongo (a nord di Rutshuru), a Kibati (in territorio di Nyiragongo) e a Goma.[1]
Il 12 settembre, la società civile del Nord Kivu è stata informata dell’ingresso, la sera del giorno precedente, di un battaglione dell’esercito ruandese (RDF) a Matebe (nel raggruppamento di Jomba), a 15 km da Rutshuru Centro, sulla strada per Bunagana. Questi militari ruandesi arrivano in rinforzo all’M23, in previsione dei prossimi attacchi contro le posizioni delle FARDC a Tongo e a Mabenga. Secondo le stesse fonti, il 14 settembre, un battaglione e una compagnia di artiglieria dell’esercito ruandese (RDF) sarebbero arrivati a Kibumba.[2]
Il 12 settembre, in una dichiarazione pubblicata in seguito ad una riunione a porte chiuse, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha sottolineato che la sicurezza nell’est della RDCongo rimane ancora “precaria”, nonostante il ripiegamento dell’M23 e la ripresa dei negoziati tra Kinshasa e l’M23 a Kampala. Inoltre, la brigata d’intervento della Monusco potrebbe usufruire di droni per la sorveglianza delle frontiere a partire dai primi di dicembre.
Da parte sua, in una conferenza stampa, il capo delle Operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, Hervé Ladsous, ha sottolineato che, essendo l’M23 stato respinto verso nord, in seguito all’operazione condotta, a fine agosto, dall’esercito congolese, appoggiato dalla brigata d’intervento della Monusco, l’M23 «non costituisce più una minaccia diretta» per Goma e le posizioni della Monusco, ma che è necessario accelerare la soluzione politica della questione. Infine, egli ha affermato che, “ai primi di dicembre“, la Monusco dovrebbe iniziare ad usare dei droni di sorveglianza, in particolare per il controllo delle frontiere della RDCongo.[3]
Il 13 settembre, in seguito ad un vertice in Namibia, cui anche il presidente congolese Joseph Kabila ha partecipato, la Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe (SADC), ha espresso la sua preoccupazione per il dispiegamento di truppe ruandesi nei pressi della frontiera con la RDCongo e ha affermato di sperare che il Ruanda non prepari alcuna invasione della RDC, complicando una situazione già delicata. La SADC ha inoltre «invitato i Paesi limitrofi alla RDCongo a contribuire per la pace, la sicurezza e la stabilità nella RDCongo». La SADC ha infine auspicato «una continua pressione militare sull’M23 e sulle altre forze negative attive nell’est della RDCongo, al fine di garantire la cessazione delle ostilità».[4]
Il 23 settembre, la Società Civile del Nord-Kivu ha scritto alla 68ª Assemblea Generale dell’ONU, dichiarando di voler «attirare l’attenzione degli Stati del mondo sul fatto che la Pace e la sicurezza nella Regione dei Grandi Laghi sono attualmente minacciate dal RUANDA e dall’UGANDA che violano in maniera flagrante l’Accordo-quadro di Addis-Abeba, benché ne siano firmatari. Contrariamente agli impegni assunti, questi Stati continuano a utilizzare le Forze Negative (M23, FDLR, ADF-NALU), i terroristi (AL-SHEBAAB) e altre milizie locali per continuare il saccheggio delle risorse naturali e sabotare l’autorità dello Stato all’est della RDCongo». Nella sua dichiarazione, la società civile del Nord Kivu chiede all’ONU di dare più possibilità alle FARDC e alla brigata d’intervento della Monusco, affinché possano neutralizzare ed eliminare con la forza tutti i gruppi armati e le forze negative (M23, FDLR, ADF-NALU, al-Shabaab e altre milizie locali) che destabilizzano la pace e la sicurezza nel Nord Kivu.[5]
Il 23 settembre, diversi capi di Stato e di governo della regione dei Grandi Laghi, tra cui il congolese Joseph Kabila e il ruandese Paul Kagame, hanno partecipato a New York, alla seconda riunione del meccanismo regionale di monitoraggio per l’attuazione dell’accordo di Addis Abeba. In apertura della riunione, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha chiesto di abbassare la tensione nella regione dei Grandi Laghi per favorire la messa in atto di tale accordo. I Paesi firmatari si erano impegnati a non sostenere i gruppi armati attivi nella regione, ma il Ruanda e l’Uganda continuano ad appoggiare l’M23. Inoltre, Ban Ki-moon ha invitato la comunità internazionale ad aiutare i Paesi dei Grandi Laghi a rispettare gli impegni assunti a Addis Abeba. Da parte loro, i firmatari dell’accordo hanno, ancora una volta, condannato fermamente la ripresa delle ostilità da parte dell’M23 nell’est della RDCongo e le attività di “tutte le altre forze negative” che vi operano. Hanno ribadito il rispetto per la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di tutti i paesi della regione e, infine, hanno esortato il governo congolese e l’M23, affinché concludano rapidamente i negoziati in corso da mesi a Kampala per porre fine alla crisi.[6]
Il ritorno al tavolo dei negoziati, interrotti dal mese di maggio, deriva certamente dalla volontà delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, dell’Unione Africana e degli Stati Uniti, affinché la crisi dell’est della RDCongo sia risolta mediante una soluzione negoziata. C’è anche la pressione dei Capi di Stato e di Governo riuniti a Kampala il 5 settembre, per il 7° vertice della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), che ha lanciato un ultimatum di tre giorni alle autorità congolesi e ai responsabili dell’M23 per riprendere i colloqui di Kampala.[7]
L’8 settembre, il capo politico dell’M23, Bertrand Bisimwa, ha dichiarato che il suo movimento è «pronto a deporre le armi e a ritornare alla vita civile», come richiesto dalla Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), ma pone «due condizioni: la neutralizzazione delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) e il loro rimpatrio in Ruanda e il ritorno dei rifugiati tutsi congolesi che vivono ancora nei campi profughi in Ruanda, Uganda e Burundi». Egli ha aggiunto che «l’M23 non è interessato all’integrazione delle sua truppe nell’esercito congolese o dei suoi quadri politici nel governo congolese».[8]
Membro della delegazione del governo e coordinatore nazionale del meccanismo di controllo per l’applicazione dell’accordo di Addis Abeba, Francois Muamba ha affermato che Kinshasa esclude qualsiasi discussione che possa mettere a repentaglio la Costituzione congolese. Ha ricordato che «all’inizio dei negoziati in dicembre 2012, l’M23 ci aveva detto che la ragione principale per cui avevano iniziato la guerra era la mancata attuazione dell’accordo del 23 marzo 2009 tra il CNDP e il governo. Abbiamo già discusso di questo. Per noi, ora si deve concludere, perché non vi è alcuna necessità di discutere di altre cose». La delegazione del governo si oppone a qualsiasi tentativo di destabilizzazione che rischi di mettere in pericolo la sovranità del Paese. «Presentiamo delle soluzioni per mettere fine alla guerra, ma non a qualsiasi prezzo», ha detto Francois Muamba. Dal mese di marzo, due testi di proposta di accordo sono sul tavolo della mediazione ugandese, quello presentato dalla delegazione del governo e quello presentato dalla delegazione dell’M23. Ora si attende dalla mediazione una sintesi di questi due testi che possa ottenere il consenso delle due delegazioni, in vista di un accordo finale che possa essere firmato da entrambe le parti.[9]
Il 10 settembre, a Kampala sono ripresi i negoziati tra il governo di Kinshasa e l’M23. Le due delegazioni sono arrivate ​​separatamente. La delegazione dell’M23 è composta di dodici membri, quella del governo di dieci. Un numero non sufficiente, secondo il regolamento interno, perché si possa convocare un’assemblea plenaria in vista di un accordo. Inizialmente, i contatti tra le due delegazioni si terranno in forma scritta e attraverso la mediazione. Secondo la mediazione ugandese è un testo redatto nel mese di giugno che dovrebbe servire come base per la discussione. Un testo, tra l’altro, già respinto da entrambe le parti.[10]
Il vice-presidente della delegazione dell’M23, Roger Lumbala, ha ribadito che «l’M23 non chiede alcuna integrazione. L’esercito dell’M23 non può integrare un esercito congolese mal organizzato. L’M23 non vuole nemmeno una maggiore integrazione politica per andare a Kinshasa a lavorare in un governo che ha fallito». Roger Lumbala ha affermato che si devono dapprima combattere le FDLR, affinché i rifugiati ancora all’estero tornino in Congo. Secondo alcuni osservatori, Lumbala mente quando dichiara che l’M23 non ha bisogno di essere integrato né nell’esercito, né nelle istituzioni politiche, perché si sa che l’obiettivo principale dell’M23 è quello di infiltrarsi maggiormente sia nell’esercito nazionale che nel governo. Quando parla di neutralizzazione delle FDLR, ci si accorge subito che sta ripetendo il solito ritornello di Paul Kagame da cui l’M23 riceve gli ordini. Per quanto riguarda il ritorno dei rifugiati, Lumbala dimentica che spetta ai Capi di Stato della regione e all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.[11]
Il 12 settembre, il portavoce dell’esercito congolese nel Nord Kivu, il colonnello Olivier Hamuli, ha affermato che l’apparizione dell’M23 ha fatto rallentare le operazioni dell’esercito congolese contro le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR ). Ha voluto, in tal modo, rispondere all’M23, che condiziona il suo disarmo alla neutralizzazione dei ribelli ruandesi. L’ufficiale congolese ha dichiarato che tra il 2010 e il 2012, le FARDC erano riuscite a far rimpatriare 2.500 ribelli delle FDLR. «Nel frattempo, è già più di un anno che l’M23 è Rutshuru e a Nyiragongo. Non abbiamo mai sentito dire, nemmeno alla radio, che l’M23 si sia scontrato con le FDLR. Mai», ha detto il colonnello Hamuli. Secondo lui, la neutralizzazione delle FDLR è un “pretesto” per l’M23 che non ha mai manifestato la volontà di combattere contro i ribelli ruandesi. «Le FDLR sono a Katemba, nei pressi di Kiwanja che è sotto controllo dell’M23», ha sottolineato il portavoce dell’esercito congolese, aggiungendo che durante gli scontri tra le fazioni di Makenga e di Bosco Ntaganda in febbraio scorso, il primo gruppo ha fatto coalizione con le FDLR per combattere il secondo. «Ne abbiamo le prove», ha assicurato.[12]
Il 12 settembre, l’Inviata Speciale del Segretario generale dell’ONU per la regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, ha ribadito che non ci dovrebbe essere né amnistia, né integrazione nell’esercito per i membri dell’M23 e di altri gruppi armati che abbiano commesso violazioni dei diritti umani. Ha inoltre affermato che, durante la sua recente visita a Kigali, aveva comunicato al presidente Paul Kagame le accuse di collusione tra il Ruanda e l’M23, ma che egli ha risposto che si trattava di accuse “prive di fondamento“. Mary Robinson ha anche chiesto ai membri del Consiglio di incoraggiare i Capi di Stato dei Paesi implicati (Ruanda, RDCongo, Uganda, Burundi) di incontrarsi in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a fine settembre, per poter “avanzare nella cooperazione regionale“. Un incontro sulla RDCongo è, infatti, in programma per il 23 settembre a New York, proprio in occasione dell’Assemblea Generale.[13]
Il 13 settembre, il portavoce del ministero della Difesa ugandese, Paddy Ankunda, ha dichiarato che «finora, il mediatore ha tenuto delle consultazioni separate con le due delegazioni … per arrivare ad un consenso … Sono stati fatti alcuni progressi e speriamo che la prossima settimana (le due parti e il mediatore) emettano una dichiarazione congiunta su ciò in cui si è avanzato».
Da parte sua, François Mwamba, membro della delegazione del governo congolese, ha invece dichiarato che non c’è stato finora alcun progresso significativo. Ha spiegato che «la mediazione non ha ancora presentato un vero documento di lavoro che possa permettere agli uni e agli altri di pronunciarsi» e ha accusato i ribelli dell’M23 di non rispettare una delle decisioni dei Capi di Stato dei Grandi Laghi, che avevano chiesto loro di porre fine a “tutte le attività militari” sul terreno.[14]
A Kampala, l’M23 moltiplica le sue rivendicazioni esigendo la creazione di una zona cuscinetto intorno alla zona del territorio di Rutshuru passato sotto il suo controllo da circa un anno.
Secondo alcuni osservatori, sarebbe un modo per proteggersi contro un possibile attacco da parte delle forze armate della RDCongo appoggiate dalla brigata d’intervento delle Nazioni Unite. L’M23 moltiplica le sue richieste per ritardare ulteriormente la conclusione di un accordo con Kinshasa. Cerca di guadagnare tempo, che userà per riorganizzarsi e preparare una nuova offensiva militare, al fine di recuperare il terreno perduto recentemente. Istituire una zona cuscinetto attorno a Rutshuru sarebbe come erigere una certa parte del territorio nazionale in zona neutra e, rispondere positivamente a questa nuova richiesta dell’M23 equivarrebbe a mettere in atto, di fatto, la balcanizzazione della RDCongo, affidando all’M23 il territorio da lui occupato. La zona cuscinetto richiesta dall’M23 è una trappola che porterà inesorabilmente alla balcanizzazione della RDCongo. Tuttavia, il popolo congolese saprà resistere e opporsi fino alla fine, difendendo la sovranità nazionale, l’inviolabilità delle frontiere e l’integrità territoriale del suo Paese.[15]
Il 17 settembre, il facilitatore Crispus Kiyonga, ministro ugandese della Difesa, ha convocato una sessione plenaria durante la quale ha proposto un progetto di ordine del giorno in dieci punti.
Si tratta della liberazione dei prigionieri, la trasformazione dell’M23, il ritorno e il reinsediamento dei rifugiati e degli sfollati, la restituzione dei beni espropriati, la riconciliazione nazionale e la giustizia, la commissione d’inchiesta indipendente, la governance e la riforma socio-economica, la realizzazione delle conclusioni della revisione dell’accordo del 23 marzo 2009, il riconoscimento di zona sinistrata e il meccanismo di attuazione, monitoraggio e valutazione. Va notato che certe rivendicazioni dell’M23, come la lotta contro le FDLR, non figurano più tra i temi da trattare.
Secondo alcuni membri della delegazione del governo, alcuni punti di quest’ultimo ordine del giorno sono stati già ampiamente trattati.
Circa il ritorno e il reinsediamento dei rifugiati e degli sfollati interni, per esempio, è dal tempo dell’accordo del 23 marzo 2009 che il governo congolese ha firmato degli accordi tripartiti con l’UNHCR, il Ruanda, il Burundi, Uganda e la Repubblica del Congo. Nei vari incontri che si sono tenuti, la situazione dei rifugiati congolesi residenti in questi paesi e quella dei rifugiati provenienti dagli stessi paesi e residenti nella RDCongo è stata chiarita. L’UNHCR lavora senza lesinare sforzi con tutti i paesi interessati, per organizzare tali rientri, che avrebbero potuto essere accelerati se l’insicurezza nel Nord Kivu e Sud Kivu, a causa della presenza di forze negative come l’M23, non avessero impedito la sicurezza e la viabilità delle zone di accoglienza.[16]
Il 19 settembre, nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha annunciato che il governo congolese ha redatto e presentato alla mediazione dei negoziati di Kampala una lista di un centinaio di comandanti e semplici militari dell’M23, ritenuti assolutamente non idonei a misure di amnistia e di reintegrazione nelle forze armate della RDC. Si stima che, in totale, i miliziani dell’M23 siano circa 1.700.
Secondo Lambert Mende, il motivo che giustifica una tale decisione è «il voler evitare l’eterno ritorno alla casella di partenza, quella della spirale delle continue violenze subite dal popolo congolese in seguito alle ripetitive diserzioni e ribellioni».
Secondo Lambert Mende, il governo si è ispirato ad alcuni “principi chiari” che stanno emergendo nelle conclusioni in gestazione nel corso delle trattative di Kampala. Egli ha dichiarato che:
«le persone che hanno partecipato più di una volta in movimenti di diserzione e insurrezione,
gli autori di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, tra cui uccisioni di civili, stupri e violenze sessuali, i responsabili di reclutamento di bambini soldato, coloro che sono implicati nello sfruttamento illegale delle risorse naturali della RDCongo, le persone colpite da sanzioni da parte della comunità internazionale o per violazioni dei diritti umani o processate e condannate dai giudici della RDCongo per attività criminali non potranno usufruire di un’amnistia o di un’integrazione nelle forze armate della Repubblica».
La lista riprende otto (8) casi di membri dell’M23 che sono in possesso di una cittadinanza straniera, alcuni dei quali hanno fatto parte anche di forze armate straniere violando, in tal modo, il principio della legge congolese sull’unicità e l’esclusività della nazionalità congolese. Infatti, secondo l’attuale diritto, non si può essere congolesi e possedere, nello stesso tempo, un’altra nazionalità. Non permettendo la Costituzione congolese la doppia cittadinanza, le persone detentrici di una seconda nazionalità non potranno, quindi, essere integrate nelle FARDC, poiché la prima condizione per poter far parte delle forze regolari congolesi è di essere Congolesi. Rientrano in questi casi anche un ex generale, due ex colonnelli e tre ex tenenti colonnelli che si erano infiltrati nelle forze armate congolesi nel corso di precedenti operazioni di integrazione. La lista comprende anche persone processate e già condannato dai tribunali congolesi per attività criminali. Si tratta di tre colonnelli, tra cui uno condannato a morte e due al carcere a vita a Kinshasa, e due tenenti colonnelli, uno dei quali è fuggito.
Inoltre, lo Stato Maggiore delle FARDC aveva espulso dall’esercito nazionale un certo numero di ufficiali per atti di indisciplina. Ovviamente, nessuno di loro potrà essere reintegrato nelle FARDC.
Tuttavia, Lambert Mente ha affermato che il governo della RDCongo eviterà ogni tipo di caccia alle streghe e che non applicherà, dunque, l’ingiusto principio della responsabilità collettiva dei membri dell’M23 per quanto riguarda i reati commessi da tale gruppo armato nella sua globalità. La concessione di un’amnistia o di un’eventuale integrazione nelle FARDC sarà presa in considerazione caso per caso e ognuno dovrà rispondere delle proprie azioni. «Così, e solo così, si potrà combattere l’impunità e sperare di ristabilire una pace duratura nel Paese e nella regione dei Grandi Laghi», ha concluso il portavoce del governo della RDCongo.[17]
Il primo nome sulla lista sarebbe quello di Bosco Ntaganda, detto Terminator, ora trasferito alla Corte Penale Internazionale (CPI). Sotto il suo nome, alcune righe sulla sua biografia: “Soggetto ruandese nato a Kinigi in Ruanda, ex capo istruttore presso il centro di Gabiro dell’Esercito Patriottico Ruandese (APR)”. Altri sette alti ufficiali dell’M23 sono identificati da Kinshasa come cittadini ruandesi. I più noti sono Innocent Kaina detto India Quenn, Innocent Zimurinda rifugiato in Ruanda da marzo 2013, Bizimungu Masozera ex membro del contingente ruandese nel Darfur e Bosco Mberabagabo detto Castro. Altri sono indicati dal governo congolese come ex-membri dell’Esercito Patriottico Ruandese (APR) e delle Forze di Difesa ruandese (RDF), il nome attuale dell’esercito ruandese. Sultani Makenga, attuale comandante militare dell’M23, sarebbe stato un sergente dell’APR. Baudouin Ngaruye è stato istruttore presso il centro di Gabiro, come Bosco Ntaganda, e suo cugino, Patrick Safari, caporale nelle RDF.[18]
Il 20 settembre, il vice presidente e portavoce della società civile del Nord Kivu, Omar Kavota, ha dichiarato che la sua organizzazione si oppone all’integrazione dei membri dell’M23 nelle Forze Armate della RDC (FARDC ), nella Polizia di Stato e nelle istituzioni politiche e amministrative. Egli ha chiesto al governo di ampliare anche agli uomini di truppa la lista dei membri dell’M23 che non vuole reintegrare nelle FARDC. «Esprimiamo la nostra delusione circa la disponibilità del governo di reintegrare i membri dell’M23 nelle istituzioni militari e politiche. In questo modo, il governo rischia di integrare nelle FARDC una gran parte dell’esercito ruandese», ha rivelato Omar Kavota, per il quale la lista del governo rappresenta solo una goccia nell’oceano, perché «nell’M23 i Congolesi non superano il 10%». Omar Kavota ha anche indicato che la popolazione del Nord Kivu si aspetta che l’M23 possa “auto-dissolversi”, come richiesto dal governo congolese o, in caso contrario, possa essere neutralizzato dalle FARDC e dalla Brigata d’intervento della Monusco.[19]
Il popolo congolese dovrebbe, in linea di principio, essere soddisfatto del fatto che il governo abbia presentato una lista di membri dell’M23 non ammissibili a misure di amnistia e di integrazione nelle FARDC. Ma molti si chiedono se lo Stato sia veramente in grado di identificare tutti coloro che si sono infiltrati, nel corso del tempo, nell’esercito nazionale mediante le diverse operazioni di integrazione avvenute nel passato e che continuano a fare la spola tra l’esercito e le ripetute “ribellioni”. Altri si chiedono se lo Stato ha la possibilità di controllare l’entrata di militari e ufficiali stranieri che attraversano la frontiera per rafforzare e, addirittura, far parte di certi gruppi armati, tra cui l’M23. In linea di principio, a Kampala, non si dovrebbe parlare né di amnistia, né di reintegrazione nell’esercito, né di reinserimento sociale, ma solo disarmo e di giustizia, perché la popolazione ha già sofferto troppo a causa di questo gruppo terrorista denominato M23.[20]
Secondo la comunità internazionale, Kinshasa e l’M23 dovrebbero arrivare ad un accordo per una pace negoziata nel Nord Kivu. Ma cosa ci si può aspettare dall’M23 che, da quando ha preso le armi nel maggio 2012, non obbedisce che agli ordini di Kigali e di Kampala, i cui obiettivi sono precisamente la balcanizzazione della RDCongo e il saccheggio delle sue risorse naturali?
Una delle condizioni poste dall’M23 per deporre le armi, quella relativa al ritorno dei rifugiati tutsi ancora residenti all’estero nasconde, senza alcun dubbio, il progetto di creare nuovi insediamenti nella parte settentrionale e orientale del paese, con decine di migliaia di falsi Congolesi che nessuno saprebbe né identificare, né controllare. L’altra condizione, quelle relativa alla neutralizzazione delle FDLR, sarebbe come una porta aperta per una nuova entrata delle truppe ruandesi e ugandesi nel Nord Kivu e nella Provincia Orientale, con il pretesto di operazioni congiunte con le FARDC, per combattere le FDLR e l’ADF / NALU. Ma quante spedizioni “punitive” in territorio congolese occorrono, affinché gli eserciti ruandese e ugandese sconfiggano le forze negative loro avverse? Dal 1996, fanno finta di perlustrare boschi, colline e valli del nord e dell’est del Paese, senza mai porre fine al fenomeno delle FDLR, ADF/NALU e LRA (Esercito di Resistenza del Signore).[21]
Occorre ricordare che il 16 gennaio 2013, l’M23 aveva già avanzato una serie di proposte che la delegazione del governo, però, aveva respinto, definendole “uno scherzo”.
1. A proposito delle questioni dell’insicurezza, l’M23 aveva raccomandato tra altre cose:
– il disarmo e il rimpatrio delle FDLR, ADF-Nalu, FNL che si trovano all’interno delle FARDC e di quelli che operano sul territorio congolese;
– il disarmo dei gruppi armati congolesi, di cui la maggior parte sono stati creati dal governo congolese nella sua strategia di gestione dei conflitti dell’est della RDCongo;
– la creazione di una polizia di prossimità;
– il riconoscimento formale dei gradi attualizzati dei militari dell’M23. A tal fine, si dovrà mettere in atto un meccanismo specifico per le truppe dell’Esercito Rivoluzionario Congolese (ARC) nel quadro del processo di integrazione nell’esercito nazionale;
– l’assunzione, da parte del governo, dell’attivo e del passivo contabile dell’M23;
2. A proposito delle questioni politiche, l’M23 aveva proposto:
– l’annullamento dei risultati delle elezioni del 28 novembre 2011, dopo verifica della verità delle urne;
– lo scioglimento del Senato;
– lo scioglimento delle Assemblee provinciali, con le conseguenti dimissioni, ipso facto, dei governatori e vice governatori;
– la creazione del Consiglio Nazionale di Transizione Congolese (CNTC) incaricato di guidare il Paese durante il periodo di transizione. Il CNTC dovrà: a) Rivedere la Costituzione; b) Formare un governo di transizione; c) Mettere in atto le altre istituzioni della Repubblica; d) Ristrutturare la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI); e) Organizzare nuove elezioni generali cominciando dalle elezioni locali per finire con le presidenziali.
– l’istituzione di un sistema federale.[22]
Posteriormente, metà aprile 2013, l’M23 aveva proposto al governo congolese un progetto d’accordo in 25 articoli, tra cui:
Articolo 5: In seguito alle ricorrenti guerre che hanno portato alla distruzione delle infrastrutture e del tessuto socio-economico … il governo si impegna a dichiarare la parte orientale della RDCongo (Nord Kivu, Sud Kivu, Ituri, Haut-Uele, Maniema e Tanganica) “zona disastrata” che potrà usufruire di uno statuto amministrativo speciale, di un programma specifico per la sua sicurezza e di un’ampia autonomia fiscale e finanziaria.
Articolo 7: Per facilitare l’integrazione dei quadri politici dell’M23, il governo della RDCongo si impegna a introdurli nella gestione delle istituzioni nazionali: governo centrale, diplomazia – cancellerie, pubbliche imprese, governi provinciali , Stato Maggiore dell’esercito, ecc.
Articolo 9: Al fine di facilitare la riconciliazione nazionale, il governo della RDCongo si impegna a concedere un’amnistia per atti di guerra e di insurrezione per il periodo compreso tra il 7 maggio 2009 fino alla fine dell’attuazione del presente accordo.
Articolo 12: L’M23 si impegna a condurre, su un periodo di cinque anni rinnovabile, delle operazioni militari congiunte con il governo della RDCongo, in vista della neutralizzazione definitiva di tutte le forze negative straniere che operano sul territorio congolese (LRA , ADF-NALU, FNL, FDLR …). Pertanto, ci sarà un collegamento tra le forze della RDCongo (FARDC) e quelle dell’M23 (ARC).
Articolo 13: Il governo della RDCongo si impegna a riconoscere formalmente i gradi dei militari e degli agenti di polizia dell’M23 sulla base di un OB (ordine di battaglia) presentato dall’M23.
Articolo 16: Il governo della RDCongo accetta di riconoscere tutti gli atti politici e amministrativi posti nelle entità sotto amministrazione dell’M23.
Articolo 23: L’M23 si impegna a deporre definitivamente le armi e a smobilitare i membri dell’ARC che non desiderassero integrare le FARDC quando l’est della RDCongo sarà in sicurezza, libero da tutte le forze negative straniere e da tutti i gruppi armati nazionali e quando gli sfollati interni e i rifugiati all’estero saranno ritornati, reinsediati e reintegrati nei loro luoghi di origine.[23]
Secondo alcuni osservatori, presentando un tale progetto di accordo, l’M23 continua il suo piano di balcanizzazione della RDCongo, mantenendo il controllo amministrativo e militare sull’est del Paese e infiltrando, livello nazionale, sia l’esercito che le istituzioni politiche dello Stato.
L’M23 e molti dei suoi dirigenti sono oggetto di sanzioni da parte delle Nazioni Unite e del governo degli Stati Uniti d’America. In effetti, la risoluzione 2098/2012 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che completa la risoluzione 1596/2005, contiene le liste delle entità e delle persone colpite dalle varie misure prese dalle Nazioni Unite: le FDLR, l’ADF/NALU e l’M23 e i loro principali leader, tra cui Bosco Ntaganda, Sultani Makenga, Runiga Lugerero, Eric Badege, Innocent Kaina, Baudouin Ngaruye, Zimurinda, tutti questi appartenenti all’M23. Anche Mudakumura Sylvestre e Ignace Murwanashaka, delle FDLR, e Jamil Mukulu, dell’ADF, sono oggetto di tali misure straordinarie. Da parte loro, i Capi di Stato della CIRGL avevano già qualificato l’M23 come forza negativa al pari delle FDLR. Anche il Presidente degli Stati Uniti ha firmato, il 1° marzo 2013, un decreto che iscrive l’M23 e le FDLR sulla lunga lista dei gruppi terroristi identificati dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Nella lista degli Stati Uniti sono inclusi anche Sultani Makenga e Runiga Rugerero, entrambi dell’M23.
Ci si può quindi chiedere con chi dell’M23 si può allora trattare, tanto più che le autorità di Kigali hanno infiltrato la delegazione dell’M23 con degli “apostoli-fedeli” al loro servizio: persone ben identificate che sono di nazionalità ruandese e che hanno avuto, o continuano ad avere, incarichi importanti nell’apparato politico-militare di Kagame. François Ruchogoza, che ha guidato la delegazione dell’M23 nei negoziati con il governo congolese a Kampala, sarebbe un ex membro dell’esercito ruandese (RDF). È il caso anche di Jean-Baptiste Gasominari, la cui nazionalità ruandese è confermata. Oscar Balenda, secondo relatore della delegazione dell’M23, è il fratello minore del senatore ruandese Balinda, ancora attivo nel parlamento del suo paese, mentre Bizimungu Masogera che, anche lui, è sulla lista dei delegati dell’M23, sarebbe un militare attivo nell’esercito ruandese (RDF) e avrebbe fatto parte del contingente ruandese nella Missione dell’Onu nel Darfur. La stessa cosa si ripete per altri delegati dell’M23 alle negoziazioni di Kampala. Mberabagobo Castro sarebbe un ex ufficiale della polizia ruandese responsabile della protezione dei rifugiati, Mosè Rusingiza, sarebbe un ex agente della Polizia ruandese, Isaac Shengeri Madakumba e Fred Shirungu sarebbero di nazionalità ruandese.
Tutte queste persone hanno la missione di infiltrarsi negli incontri di Kampala per favorire gli interessi del loro paese, ormai denunciato apertamente dalla comunità internazionale per la sua implicazione nell’aggressione del Nord Kivu.
Infine, non bisogna dimenticare che quasi tutti i delegati dell’M23 ai negoziati di Kampala sono ex membri delle ex ribellioni create in passato dallo stesso Ruanda: l’AFDL, l’RCD e il CNDP e sono già stati amnistiati e reintegrati nell’esercito più volte.[24]
Quando le FARDC e la Monusco hanno lanciato l’assalto finale a Kibati, l’M23 ha di nuovo parlato della coalizione FDLR-FARDC. Proprio questa evocazione della presenza delle FDLR sul campo di battaglia permette al Ruanda di attraversare la frontiera e di attaccare la RDCongo. Il Ruanda stesso, quando la brigata d’intervento della Monusco ha installato un suo posto a Kinyaruchinya, l’ha, in una dichiarazione ufficiale, immediatamente accusata di collaborare con le FDLR. Tutte queste dichiarazioni non hanno altro scopo che avere un pretesto per intervenire nella RDCongo. Dal momento che le FDLR sono “la causa” della guerra, come possono essere dimenticate nella ricerca delle soluzioni? Non è certo dando l’ordine alle Fardc di attaccarle che si riuscirà a disarmarle, tanto più che addirittura l’esercito ruandese è entrato più volte in territorio congolese, senza mai riuscirvi.
È ormai chiaro che una pace veramente duratura nel Kivu dovrebbe essere il risultato di un approccio regionale, nella ricerca di soluzioni alle ricorrenti crisi nell’est della RDCongo. Senza questo approccio globale, non ci potrà essere una soluzione definitiva ai vari tentativi di destabilizzazione della RDCongo, attraverso le ripetute crisi nel Kivu. Il Presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete, l’aveva già detto quando ha avuto il coraggio di proporre che il Ruanda e l’Uganda cerchino una soluzione alle richieste delle loro rispettive ribellioni armate, le FDLR e l’ADF-Nalu, fuggite nell’est della RDCongo.
In effetti, che vale un accordo di pace tra il governo congolese e l’M23, se non comprende la spinosa questione delle FDLR che, attive sul territorio congolese, servono per giustificare, almeno formalmente, tutti gli attacchi del Ruanda contro la RDCongo, fatti passare come ribellioni interne? Tale accordo sarà presto superato dagli eventi.
Da questo punto di vista, è ormai indispensabile accettare l’approccio di Jakaya Kikwete. Dal momento che la comunità internazionale ha imposto al presidente congolese, Joseph Kabila, una soluzione politica alla crisi mediante la ripresa dei negoziati con l’M23, sarà altrettanto necessario che questa stessa comunità internazionale esiga dal Ruanda di negoziare con le FDLR. In caso contrario, non si arriverà mai ad una soluzione e questo è ciò che il Ruanda ricerca: non disarmare le FDLR per continuare ad avere un pretesto per invadere il Kivu e di interferire negli affari interni della RDCongo. Lo si è ben capito.[25]
[1] Cf Omar Kavota – Société Civile du Nord Kivu, 08.09.’13
[2] Cf Omar Kavota – Société Civile du Nord Kivu, 13 et 15.09.’13
[3] Cf Radio Okapi, 12.09.’13
[4] Cf AFP – Windhoek, 14.09.’13
[5] Corrispondenza particolare
[6] Cf Radio Okapi, 24.09.’13
[7] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 11.09.’13
[8] Cf Radio Okapi, 08.09.’13
[9] Cf Radio Okapi, 09.09.’13
[10] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 10.09.’13
[11] Cf L’Avenir – Kinshasa, 11.09.’13
[12] Cf Radio Okapi, 12.09.’13
[13] Cf Radio Okapi, 12.09.’13
[14] Cf AFP – Kampala, 13.09.’13; Radio Okapi, 14.09.’13
[15] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 18.09.’13
[16] Cf L’Avenir – Kinshasa, 18.09.’13
[17] Cf Radio Okapi, 19.09.’13; Le Potentiel – Kinshasa, 20.09.’13
[18] Cf RFI, 20.09.’13
[19] Cf Radio Okapi, 20.09.’13
[20] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 20.09.13
[21] Cf Kimp – Le Phare – Kinshasa, 09.09.’13
[22] Cf http://afrikarabia.blogspirit.com/media/00/01/1742115598.pdf
[23] Cf Willy Kilapi – L’Observateur – Kinshasa, 22.04.’13 (via mediacongo.net):
[24] Cf Kisungu Kas – Africa News, 09.09.’13; Pour consulter les listes des délégués du M23 à Kampala: Baudouin Amba Wetshi – Congo Indépendant, 11.09.’13 : http://www.congoindependant.com/article.php?articleid=8295
[25] Cf Kandolo M. – Forum des As – Kinshasa, 09.09.’13

References: Articolo 5

Articolo 7

Articolo 9

Articolo 12

Articolo 13

Articolo 16

Articolo 23