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Timestamp: 2018-02-18 01:26:53+00:00

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﻿ DIRITTO PENALE AVVOCATO PENALISTA Obblighi di assistenza familiare: generica allegazione di difficoltà economiche non esclude il reato Cassazione penale, sez. VI penale, sentenza 22/03/2016 n° 12283 Suprema Corte di Cassazione Sezione VI Penale Sentenza 1°-22 marzo 2016, n. 12283 - Avvocato Penalista Bologna
da Armaroli | Mar 5, 2017 | Consulenza Legale, RESPONSABILITA’ PENALE- processo penale -Bologna-rimini-ravenna | 0 commenti
“Attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di immissione sul mercato di biocidi”
DIRITTO PENALE AVVOCATO PENALISTA Obblighi di assistenza familiare: generica allegazione di difficoltà economiche non esclude il reato
Sentenza 1°-22 marzo 2016, n. 12283
La Corte di appello di Torino, con sentenza n.814/2015, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Asti, ha assolto C.C. dal reato contestatogli ex art. 388 cod. pen. (capo 13) confermando la condanna ex art. 570 cod. pen. (capo A) per essersi sottratto agli obblighi di assistenza inerenti alla sua potestà di genitore facendo mancare i mezzi di sussistenza alla figlia minorenne Carola e non corrispondendo le 400 Euro mensili e il 50% delle spese scolastiche mediche e ricreative come invece impostogli dal Tribunale.
Nel ricorso presentato nell’interesse di C. si chiede l’annullamento della sentenza deducendo: a) violazione degli artt. 192 e 533 cod. proc. pen. per avere trascurato le risultanze probatorie relative alle condizioni economiche e di salute dell’imputato e ai suoi seppur parziali contributi al mantenimento della figlia minorenne C., con il ragionevole dubbio che ne deriva circa la sussistenza dell’inadempimento all’obbligo impostogli al Tribunale per i minorenni; b) violazione dell’art. 570 cod. pen. per averlo erroneamente interpretato ritenendo sussistente il reato già solo per l’inadempimento del provvedimento del giudice civile mentre è necessario accertare che l’imputato abbia fatto mancare i mezzi di sussistenza al familiare bisognoso e non sia nella impossibilità di adempiere; c) omessa motivazione della Corte sugli specifici rilievi contenuti nell’atto di appello e concernenti l’attendibilità delle dichiarazioni accusatorie; d) violazione della legge penale per non avere ridotto la pena inflitta dalla sentenza di primo grado pur avendola riformata assolvendo l’imputato dl reato contestatogli ex art. 388 cod. pen.; e) vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della circostanza attenuanti generiche pur avendo l’imputato erogato delle somme e fatto intervenire i suoi genitori per il mantenimento della figlia nonostante la sua indigenza.
I primi tre motivi di ricorso possono essere trattati congiuntamente.
In relazione al quarto motivo di ricorso, deve registrarsi che nella motivazione della sentenza della Corte di appello è chiaro che la pena è stata ridotta a tre mesi di reclusione e Euro 400 di multa, eliminando l’aumento di un mese di reclusione contenuto nella sentenza di primo grado in relazione al capo B per il quale in secondo grado l’imputato è stato assolto. Ma nel dispositivo della sentenza la rideterminazione della pena non è stata esplicitata, così determinando un errore materiale per omissione che può essere corretto ex art. 130 cod. proc. pen., disponendo che nel dispositivo della sentenza della Corte di appello, dopo l’espressione “conferma nel resto”, va aggiunta l’espressione “e ridetermina la pena in tre mesi di reclusione e 400 Euro di multa”.
Il riconoscimento delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto lasciato alla discrezionalità del giudice, che deve motivare nei soli limiti atti a far emergere in misura sufficiente la sua valutazione circa l’adeguamento della pena concreta alla gravità effettiva del reato e alla personalità del reo (Cass.pen.: Sez. 6, n. 41365 del 28/10/2010, Rv. 248737; Sez. 1, 46954 del 04/11/2004, Rv. 230591). Nel caso in esame, la Corte di appello ha adeguatamente esplicitato i suoi criteri di giudizio: l’insussistenza di elementi di valutazione positiva, l’esistenza di un precedente penale, il fatto che l’imputato “ha pressochè ignorato la figlia non corrispondendo mai nulla per lei”, la misura già contenuta della pena inflitta.

References: sentenza 
 Sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 388
 art. 570
 sentenza 
 sentenza 
 art. 388
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 130
 sentenza