Source: https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0107&tipo=stenografico
Timestamp: 2020-08-13 13:45:00+00:00

Document:
Seduta n. 107 di mercoledì 9 gennaio 2019
FEDERICA DAGA, Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 30 dicembre 2018.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 8 gennaio 2019, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze): “Conversione in legge del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. - Cassa di risparmio di Genova e Imperia" (1486) - Parere delle Commissioni I, II, V, X e XIV.
GIORGIO MULE' (FI). Grazie, Presidente. Proprio in merito a quello che ha appena annunciato, al decreto-legge “salva banche”, che adesso chiamano “salva risparmiatori”. Vede, Presidente, questo decreto è stato approvato tra le 21,33 e le 21,41 di lunedì 7 gennaio, insomma alla velocità della luce, in quanto abbiamo appreso dalla stampa che sarebbe addirittura già stato predisposto da novembre 2018 e questo già solleva molti interrogativi sulla genesi del provvedimento e su quello che è successo nelle more tra quando è stato predisposto e quando è stato approvato. Presidente, però, quello che mi preme farle presente, sollecitando un intervento, direi necessario e urgente, affinché il Presidente del Consiglio venga a riferire immediatamente in Aula, nasce dalla lettura di alcuni articoli di stampa su vari quotidiani del mattino, che sono convergenti su una ricostruzione rispetto alla genesi di questo decreto-legge. Infatti, su vari giornali apprendiamo che il Presidente del Consiglio avrebbe chiamato, sarebbe intervenuto almeno tre volte personalmente sulla famiglia Malacalza, che è l'azionista di riferimento di Carige con il 27,7 per cento, cioè avrebbe incontrato Vittorio Malacalza, avrebbe parlato e incontrato i figli Davide e Mattia, avrebbe chiamato con il Ministro dell'Economia, Giovanni Tria, gli stessi Malacalza e si sarebbe servito di un suo vecchio conoscente, il professor Alpa per fare pressioni - così leggiamo - sulla famiglia Malacalza affinché sottoscrivessero l'aumento di capitale. Questo sarebbe avvenuto dal 15 dicembre addirittura fino al 31 dicembre; il 31 dicembre - se leggiamo ancora - il Presidente del Consiglio avrebbe incontrato il presidente e l'amministratore delegato di Banca Carige e li avrebbe - cito tra virgolette - “invitati a chiedere uno sforzo ai Malacalza”, che però gli avrebbero risposto picche. Vede, Presidente, se ciò è confermato, questo getta una luce realmente oscura sulla genesi di questo decreto perché non si capisce per quale motivo il Presidente del Consiglio intervenga in prima persona su soggetti di una banca privata e oggi apprendiamo - ed è un ulteriore motivo di preoccupazione - da dichiarazioni virgolettate in un'intervista al Vice Premier Di Maio, che non si tratta di un salvataggio, ma di una nazionalizzazione. Allora, il Presidente del Consiglio, in virtù non si sa di quale potere, ma travalicando qualsiasi tipo di competenza, interviene sugli azionisti di riferimento, sollecitando una sottoscrizione di un aumento di capitale che non avviene; peraltro, in maniera ancora più oscura, il Presidente del Consiglio è stato latore di un parere pro veritate per un azionista di minoranza di Carige pochi giorni prima che giurasse sulla Costituzione come Presidente del Consiglio, quindi mettendosi dalla parte di quell'azionista di minoranza per il quale aveva svolto un'attività professionale fino a pochi giorni prima dell'incarico di Presidente del Consiglio.
Vede, Presidente, tutto questo non è accettabile, ma non è accettabile per la centralità del Parlamento e per il rispetto che si deve al Parlamento. Il Consiglio dei Ministri, varando il decreto lunedì in quegli otto minuti, copiandolo peraltro parola per parola da quello adottato e varato dal Governo Gentiloni, tanto vituperato, tanto da meritarsi l'appellativo di “regalo statale alle banche private”, che è esattamente quello che ha fatto adesso il MoVimento 5 Stelle, con questa consecutio temporum, che mette in capo al Presidente del Consiglio dei comportamenti e degli atti che vanno molto al di là, pretendiamo, quindi, che venga immediatamente a riferire all'unica istituzione titolata del potere e del dovere di vigilare sull'operato del Governo su ciò che è successo tra dicembre e il varo del decreto. Viceversa, Presidente, ancora una volta, questa istituzione verrà sottratta dal suo incarico di dovere necessariamente sovrintendere agli atti del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
Colgo l'occasione per salutare studenti e insegnanti dell'Istituto statale “Vittorio Gassman” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune, facendo presente che siamo in sede di discussione generale, non di votazione, e questa è anche la ragione della scarsa presenza di deputati in Aula (Applausi).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati all'esame dei progetti di legge di ratifica all'ordine del giorno è pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta del 28 dicembre 2018 (Vedi l'allegato A della seduta del 28 dicembre 2018).
Discussione della proposta di legge: S. 659 - D'iniziativa del senatore Petrocelli: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e di istruzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Montenegro, fatto a Roma il 15 aprile 2014 (Approvata dal Senato) (A.C. 1389) (ore 11,14).
(Discussione sulle linee generali – A.C. 1389)
MARTA GRANDE, Presidente della III Commissione. Grazie, Presidente, colleghi deputati. Fin dalla conquista dell'indipendenza nel 2006, il Montenegro si è avviato con decisione sulla via dell'integrazione europea. Il percorso di avvicinamento all'Unione, dopo l'adozione di fatto dell'euro come propria moneta ha ufficialmente preso inizio nel 2008, con la presentazione della domanda di adesione, cui ha fatto seguito l'avvio dei relativi negoziati nel 2012. Ad oggi, su un totale di 35 capitoli negoziali, ne risultano aperti 32, tre dei quali già provvisoriamente conclusi. Il Montenegro considera il nostro Paese un punto di riferimento essenziale per il suo percorso di avvicinamento all'Unione europea, anche in ragione dei forti legami culturali esistenti tra i due Paesi. La cooperazione nel settore culturale e dell'istruzione ricopre quindi un ruolo fondamentale nel rafforzamento dei rapporti bilaterali. Lo scopo principale dell'Accordo in esame è in effetti propriamente quello di consolidare e di armonizzare i legami culturali esistenti e la comprensione reciproca, fornendo al contempo una risposta efficace alla forte richiesta di cultura e lingua italiana in Montenegro.
PINO CABRAS (M5S). Colleghi deputati, il Montenegro è un piccolo Paese di 700 mila abitanti diventato indipendente dalla Serbia nel 2006. Da allora ha avuto uno sviluppo economico considerevole che si è rafforzato all'interno di un processo di integrazione con gli Stati europei davvero non trascurabile dopo la storia particolarmente tormentata del mondo balcanico negli anni Novanta. L'Italia è un punto di riferimento per questo Paese non solo perché è un importante dirimpettaio ma perché ha una storia che lo lega con forti legami culturali che sono collegati a vicende durate oltre gli Stati: gli Stati passano, le città restano e ci sono tantissime città che hanno dialogato culturalmente e profondamente tra le due sponde dell'Adriatico.
L'attuazione del provvedimento prevede 160.000 euro per il 2018 e 2019 e 163.760 euro dal 2020 in poi: sono un alto investimento in cultura e cooperazione internazionale che ci favorisce positivamente. La Repubblica del Montenegro è diventata un attore via via più importante nel percorso di crescita della regione balcanica nel contesto europeo e il MoVimento 5 Stelle è convinto che per promuovere stabilità e progresso nella regione anche ai fini della prosperità europea sia particolarmente opportuno mantenere solidi rapporti con Paesi che guardano al nostro con favore e simpatia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
(Repliche - A.C. 1389)
Discussione della proposta di legge: S. 676 - D'iniziativa del senatore Petrocelli: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare democratica del Laos, fatto a Bangkok il 17 febbraio 2003 (Approvata dal Senato) (A.C. 1390) (ore 11,22).
(Discussione sulle linee generali – A.C. 1390)
MARTA GRANDE, Presidente della III Commissione. Grazie, Presidente. Colleghi deputati, prima di passare all'illustrazione della ratifica, ricordo che il Laos protettorato francese dal 1893, indipendente dal 1954, ha subito pesantemente le conseguenze della guerra in Vietnam. Tra il 1964 e il 1973 vennero sganciate sul Paese 2 milioni di tonnellate di ordigni esplosivi e ancora oggi ci sono circa 80 milioni di bombe da disinnescare che continuano a mietere vittime tra persone e animali tant'è che ogni anno più di trecento persone restano vittime di queste esplosioni di cui metà muoiono, con una maggioranza di bambini. Dal dicembre 1975 il Laos diventa una Repubblica democratica popolare con un regime di tipo socialista e, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, rimane, per alcuni anni, isolato sia fisicamente sia politicamente fino al 1997, anno in cui ha optato per l'adesione all'Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico, avviandosi sulla strada della piena integrazione regionale ed internazionale. Dal 2013 è entrato ufficialmente a far parte dell'Organizzazione mondiale del commercio con un'economia prevalentemente rurale che vanta una grande disponibilità di corsi d'acqua, condizioni che potrebbero favorire la cooperazione agricola con l'Italia e dare ulteriori sbocchi economici per le nostre imprese agricole che vivono una fortissima crisi economica.
L'accordo punta inoltre a promuovere la collaborazione per la salvaguardia del patrimonio archeologico e culturale, nonché la cooperazione nel campo dell'istruzione secondaria professionale e universitaria, oltre a prevedere l'impegno, nei limiti della disponibilità dei fondi, per l'erogazione di borse di studio per studenti e laureati per studi e ricerche a livello universitario, post universitario o presso altre istituzioni accademiche nel campo delle belle arti, dell'archeologia e della linguistica. Il testo prevede, poi, su base di reciprocità, la facilitazione e la promozione di attività delle istituzioni culturali dei due Paesi, nonché l'incoraggiamento alla cooperazione nel settore dello sport e negli scambi giovanili. Per valutare l'efficacia degli interventi di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica è prevista l'istituzione di un'apposita commissione mista, destinata a riunirsi alternativamente nelle due capitali e preposta anche a stabilire le condizioni tecniche e finanziarie relative alle attività previste dall'Accordo. Da ultimi, gli articoli 12 e 13 stabiliscono le modalità dell'entrata in vigore dell'Accordo ed esprimono la volontà delle parti sulla sua durata illimitata.
PRESIDENTE. Salutiamo studenti e insegnanti dell'Istituto di istruzione superiore “Medaglia d'Oro-Città di Cassino”, in provincia di Frosinone, che assistono ai nostri lavori, in questa mattinata di sola discussione sulle linee generali (Applausi).
Discussione del disegno di legge: S. 772 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Giappone concernente il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa, fatto a Tokyo il 22 maggio 2017 (Approvato dal Senato) (A.C. 1391) (ore 11,29).
(Discussione sulle linee generali – A.C. 1391)
DIMITRI COIN, Relatore. Presidente, onorevoli colleghi, l'Accordo che ci accingiamo ad esaminare è volto a consolidare la collaborazione bilaterale in materia di sicurezza nel quadro dell'intento, comune alle parti, di contribuire alla pace e alla stabilità internazionale. La cooperazione con il Giappone, con il quale sono in essere solidi legami culturali, mira a incrementare anche le relazioni tecnico-industriali con la terza potenza economica del pianeta, con particolare vantaggio per l'industria nazionale di difesa, che sarà agevolata nella costituzione di partenariati industriali. La cooperazione tra Italia e Giappone nel settore della difesa è stata avviata con la dichiarazione di intenti tra i ministri della difesa della Repubblica italiana e del Giappone sottoscritta nel 2012, che ha fissato la comune intenzione di avviare il dialogo in ambito militare, ribadita con il memorandum di intesa firmato nel maggio 2017 dai due ministri della difesa, incentrato sulla cooperazione e gli scambi nel settore della difesa, al fine di migliorare la reciproca comprensione sulle questioni di politica militare e di sicurezza.
Preme sottolineare che l'entrata in vigore dell'Accordo in esame, ai sensi del combinato disposto dell'articolo 537-ter del codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 maggio 2010, n. 66, e del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 maggio 2015, n. 104, consentirà al Ministero della difesa, d'intesa con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di svolgere attività di supporto tecnico e amministrativo in favore del Governo di Tokyo in relazione all'eventuale acquisizione da parte dello stesso di materiali per la difesa prodotti dall'industria nazionale, nel rigoroso rispetto dei principi, delle norme e delle procedure in materia di esportazione di materiali di armamento di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, che disciplina il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento.
Ricordo in proposito che l'articolo 537-bis del medesimo codice dell'ordinamento militare consente la partecipazione del Ministero della difesa, tramite le sue articolazioni, di intesa con il Ministero degli affari esteri, alle attività di supporto tecnico, amministrativo e logistico, nonché di assistenza tecnica, con esclusione delle attività contrattuali, con altri Stati esteri per l'acquisto da parte dei citati Stati di materiali di armamento prodotti dall'industria nazionale ovvero in uso alle Forze armate italiane. La disposizione pone come condizione di operatività l'esistenza di accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare tra l'Italia e il Paese con il quale si intende procedere a talune delle richiamate operazioni e il pieno rispetto della normativa in materia di esportazione di materiale di armamento di cui alla legge n. 185 del 1990, garantendo in tal modo che i materiali di difesa scambiati non possano essere ceduti a Paesi in conflitto nei confronti dei quali sono in vigore misure di embargo.
L'articolo 537-bis specifica, infine, che le somme percepite per il rimborso dei costi sostenuti per le citate attività siano versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere integralmente riassegnate ai fondi di cui all'articolo 619 del codice dell'ordinamento militare. In relazione al tema della cooperazione internazionale nel settore della difesa si ricorda che l'Italia nel corso di decenni ha stipulato accordi con una molteplicità di Paesi anche in ossequio alle direttrici fondamentali della propria politica estera e di sicurezza. Nell'ambito di tali accordi sono ricorrenti clausole che riguardano il commercio di armamenti, sovente con il riferimento a più ampi quadri di cooperazione internazionale che ne assicurano la praticabilità in relazione alla sicurezza.
DIMITRI COIN, Relatore. …cui si provvede - concludo - mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente di competenza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale relativo al triennio 2018-2020, che reca le necessarie disponibilità. In conclusione, evidenzio la particolare valenza politica dell'Accordo, il cui intento è dichiaratamente quello di rafforzare i legami di cooperazione e di amicizia tra i due Paesi, mirando anche a rafforzare la posizione del Giappone, che si colloca in uno scenario geopolitico molto delicato e caratterizzato da molte tensioni.
PINO CABRAS (M5S). Grazie, Presidente. La convenienza del Trattato di collaborazione fra il Giappone e l'Italia in materia di tecnologie di difesa va a coronare un ampio spettro di legami tra due Paesi industriali di prim'ordine, protagonisti di 70 anni di trasformazioni profondissime nei loro settori produttivi, entrambi orientati a una grande proiezione sui mercati internazionali.
La collaborazione nel settore della difesa si inserisce bene in questo mosaico, in pieno rispetto del diritto internazionale. L'analisi degli scenari dei prossimi anni ci dice che la collaborazione tecnologica con il Giappone è una sorta di asset imprescindibile in molti settori e, tanto più, in un settore così delicato e importante per il futuro del nostro Paese.
(Repliche - A.C. 1391)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Rotta ed altri n. 3-00411 (Vedi l'allegato A).
LUCA RIZZO NERVO (PD). Grazie, Presidente. Interroghiamo il Governo riguardo ad un fatto di una gravità inaudita. Gli organi di stampa hanno portato alla luce l'esistenza di un dossier commissionato dalla Ministra Grillo a una deputata del MoVimento 5 Stelle sui membri del Consiglio superiore di sanità che, subito dopo, sono stati revocati, due anni prima della scadenza naturale del loro mandato. Non un dossier sulle loro competenze scientifiche, sulle pubblicazioni in ambito medico, sui titoli accademici dei membri, a verificarne l'adeguatezza per un ruolo tanto importante, ma un dossier sulle preferenze politiche dei membri di un organismo tecnico scientifico che offre consulenze a garanzia della salute dei cittadini, evidentemente perché, se non conformi all'attuale maggioranza, non graditi.
Si tratta di un dossier in violazione degli articoli 3, 49 e 51 della Costituzione che sanciscono l'uguaglianza e la libera espressione degli orientamenti politici di tutti i cittadini e che ne impediscono per questo la discriminazione. È una vicenda resa ancor più grave dal fatto che parliamo di salute, Presidente, l'ambito che, forse, più di tutti, dovrebbe essere messo al riparo da accomodamenti di parte.
Su questo fatto chiediamo al Ministro parole chiare e valuteremo sulla base di queste tutte le azioni politiche e istituzionali conseguenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
RICCARDO FRACCARO, Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Signor Presidente, colleghi deputati, rispondo sulla base degli elementi forniti dal Ministro della salute che è stato impossibilitato a partecipare alla seduta odierna. L'interrogazione in esame fa riferimento alle notizie pubblicate in questi ultimi giorni dagli organi di stampa relative a una presunta attività, definita di dossieraggio o di schedatura, che sarebbe stata richiesta dal Ministro della salute ad alcuni parlamentari, con riferimento ad alcuni componenti del Consiglio superiore di sanità.
ALESSIA ROTTA (PD). Evidentemente, Ministro, questa risposta non ci soddisfa, anche perché sono i fatti a parlare ancora una volta, anziché doverci leggere un post patetico su Facebook. Abbiamo notato, anche, che la Ministra non ha negato che questa attività di dossieraggio, gravissima, evidentemente, sia stata fatta non in base ai curricula, evidentemente, delle persone, ma in base alla loro rete familiare e alla loro preferenza politica. Ma sono i fatti che parlano, dicevo, perché il vostro tentativo scomposto, di questo Governo, di mettere mano sulla scienza ha dei fondamenti: in sei mesi avete costretto alle dimissioni il professor Ricciardi, dell'Istituto superiore di sanità; avete rimosso senza alcuna ragione il professor Battiston, dell'ASI; avete costretto gli altri membri della Commissione, che dovevano sostituire questa guida, alle proprie dimissioni, perché hanno loro stessi denunciato - scienziati di un certo calibro - che volevate interferire sulla loro scelta; avete rimosso appunto, senza neanche convocarli, i componenti del Consiglio superiore di sanità; pretendete di istituire per la RAI una commissione presieduta dal Ministro dello Sviluppo economico - auguri! - per stabilire la divulgazione scientifica da proporre in RAI; è di queste ore la notizia dell'epurazione del rettore della Normale di Pisa.
Allora, evidentemente, prima o dopo il post, i vostri modi di agire dicono solo una cosa, cioè che voi siete contro la scienza, e purtroppo è tipico di certi Governi con delle caratteristiche ben chiare: governi estremisti, populisti, chiamateli come volete; attaccare il mondo libero della scienza, che è garantito anche dalla nostra Costituzione, all'articolo 33 in particolare, che stabilisce che la scienza debba rimanere libera, è tipico di vostri Governi perché voi vorreste che l'ignoranza prevalesse per potere giocare il vostro consenso e controllare e guidare il consenso. Bene, ma da parte nostra non ve lo permetteremo, né oggi né domani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Il deputato Guglielmo Golinelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Molinari ed altri n. 3-00412 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
GUGLIELMO GOLINELLI (LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Ministro, i 138 incidenti gravi causati da fauna selvatica che sono avvenuti nel 2018 hanno provocato 14 morti e 205 feriti; il 2019 è iniziato con un incidente sull'autostrada, all'altezza di Lodi, che ha provocato un morto e dieci feriti, alle cui famiglie va tutta la nostra vicinanza. Ai rischi stradali aggiungiamo i danni all'agricoltura: i raccolti distrutti, il bestiame ucciso dai grandi predatori, i cedimenti delle infrastrutture irrigue, la perdita di biodiversità dovute alle specie alloctone e soprattutto i rischi sanitari, sia per l'uomo che per la zootecnia. Stime ufficiali parlano di 100 milioni di euro di danni all'anno, stime a mio avviso molto prudenziali. Questo premesso, a dimostrazione di quanto l'eccessiva presenza di fauna selvatica sia un danno e un rischio per l'incolumità dei cittadini e la redditività degli agricoltori. Si interroga il Ministro per sapere se abbia intenzione di aggiornare, di concerto con le regioni, la legge n. 157 del 1992, con riferimento ai piani per il controllo faunistico e il prelievo venatorio.
GIAN MARCO CENTINAIO, Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Signor Presidente, onorevoli deputati, premetto che un piano per la gestione della “questione cinghiali” e più in generale degli animali carnivori è necessario e non più rinviabile. Ritengo sia giusto tutelare la fauna, ma devono esserci delle limitazioni, perché dobbiamo garantire la sicurezza delle persone nelle campagne e nei centri abitati, oltre ovviamente ai campi e ai raccolti, frutto del lavoro di chi vive ogni giorno di questo. Non possiamo più permettere che si verifichino incidenti come quello avvenuto sulla A1. Ricordo che i cinghiali sono responsabili di gran parte dei danni causati dagli animali selvatici alle produzioni agricole, e rappresentano un rischio reale di trasmissioni di epidemie di grande rilevanza e particolarmente gravi, quali la peste suina africana, che dai Paesi europei del Nord Est, proprio attraverso i cinghiali, è stata recentemente rilevata in Belgio, e rappresenta una minaccia concreta per le produzioni agroalimentari, in particolare insaccati e prosciutti, vanto del made in Italy. Il problema è da tempo all'attenzione mia personale e del Governo; infatti con gli assessori regionali abbiamo di recente condiviso un pacchetto di misure volte a rendere più incisivi gli strumenti di contrasto all'incremento della popolazione dei cinghiali.
GUGLIELMO GOLINELLI (LEGA). Presidente, ringrazio il Ministro per gli impegni presi. Per rimanere sul tema dei rischi sanitari, ricordiamo, ad esempio, anche la West Nile, che lo scorso anno ha contagiato 577 persone e provocato 42 decessi, che vede nei corvidi il principale serbatoio, o, per ripetere le sue parole, la peste suina africana, che se dovesse comparire in un solo capo suino domestico in un allevamento del nord Italia bloccherebbe l'esportazione di carne verso tutto il resto d'Europa. Ci tengo anche a fare chiarezza sulle informazioni che sono girate in questi giorni e provenienti dai soliti animalisti da salotto: l'aumento spropositato della fauna selvatica non è dovuto all'avidità dell'uomo, ma al fatto che in quarant'anni abbiamo perso il 60 per cento dei cacciatori, che attualmente hanno un'età media di sessantacinque anni; al fatto che si sono spopolate le zone rurali più marginali e che, con i cambiamenti climatici, i cinghiali arrivano ad avere un incremento utile annuo del 180 per cento e c'è un tasso maggiore di sopravvivenza delle specie selvatiche.
Ritengo che a fronte di questi avvenimenti sia necessario, come detto da lei, ammodernare la legge n. 157 del 1992 e non parlare più di protezione della fauna selvatica ma di gestione della fauna selvatica. Il primo problema è relativo alla questione dei piani di controllo; dobbiamo inserire la figura del cacciatore abilitato e volontario nell'effettuazione dei piani di controllo, in quanto le guardie provinciali non sono più in grado di sostenere questa domanda. È necessario anche rafforzare e velocizzare l'iter per la concessione delle deroghe venatorie per i periodi cacciabili e, a mio avviso, anche introdurre una norma per la commercializzazione della carne di selvaggina, in modo da creare reddito e da tracciare questa verso i nostri consumatori (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Il deputato Bignami ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00413 (Vedi l'allegato A).
GALEAZZO BIGNAMI (FI). Presidente, Ministro, noi non siamo sorpresi dalla confusione che si sta generando dall'introduzione della fatturazione elettronica. Avevamo detto in tutte le lingue e in tutte le sedi che quel che sta avvenendo sarebbe avvenuto e non perché siamo dei profeti, ma perché lo sapevano tutti coloro che hanno una partita IVA, un'azienda, un'impresa, un'attività; sapevano tutti che il sistema non era pronto e che sarebbe avvenuto quel che, appunto, sta accadendo. Quel che ci sorprende è che l'Agenzia delle entrate, con un'ostinazione che è pari a quella con cui portano avanti gli accertamenti, mediante i quali vorrebbero realizzare un'inversione dell'onere della prova perché vorrebbero che la realtà si adattasse ai loro desiderata, nega che quello che sta avvenendo sta bloccando un intero sistema. Ministro, quello che sta avvenendo è grave perché blocca i rapporti nel momento in cui io incasso una fattura, perché non la posso emettere. Allora, Presidente, quel che noi chiediamo è che si applichi all'Agenzia delle entrate lo stesso criterio che l'Agenzia applica al contribuente: chi sbaglia paga, perché è giusto perseguire chi sbaglia. Il direttore dell'Agenzia ha sbagliato: deve dimettersi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
GIOVANNI TRIA, Ministro dell'Economia e delle finanze. Presidente, con l'interrogazione in oggetto gli onorevoli interroganti, nel ribadire l'opinione critica sull'introduzione dell'obbligo di fatturazione elettronica, segnalando un malfunzionamento della piattaforma web dedicata alla stessa, chiedono di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di superare i problemi creati dall'entrata in vigore dell'obbligo in argomento. Al riguardo, sentiti gli uffici competenti, si rappresenta quanto segue.
Relativamente alle segnalazioni di criticità prospettate dagli interroganti, nel premettere che eventuali problemi che hanno riguardato non il sistema dell'Agenzia ma, piuttosto, singoli software di produttori privati, si fa presente che sono state poste in essere numerose attività di monitoraggio del sistema. In particolare, nelle settimane antecedenti il 1° gennaio 2019 sono stati effettuati dalla SOGEI numerosi benchmark per verificare la tenuta del sistema, mentre dal 1° gennaio 2019 delle apposite sonde rilevano, in via automatica, ogni 5-10 minuti, eventuali anomalie. Le sonde non hanno evidenziato, ad oggi, alcuna anomalia.
Nei contatti intercorsi nei primi giorni del mese corrente e nella giornata odierna con i delegati fiscale di Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, CIA, AssoSoftware e Confindustria, non sono state segnalate criticità di sorta sul funzionamento del sistema di interscambio dell'Agenzia delle entrate e sulla trasmissione delle fatture elettroniche. Per quanto riguarda gli oneri e i costi a carico delle imprese, segnalati dagli stessi interroganti, si rappresenta che l'Agenzia delle entrate ha reso disponibili servizi gratuiti per la generazione, l'invio e la conservazione delle fatture elettroniche, prodotti web, app e per PC.
Relativamente ai profili di privacy, si fa presente che, in data 20 dicembre 2018, il Garante ha approvato la documentazione inviata dall'Agenzia delle entrate e ha autorizzato la stessa Agenzia ad avviare, a partire dal 1° gennaio 2019, i trattamenti personali connessi all'obbligo di fatturazione elettronica. In data 21 dicembre, con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, sono state recepite le indicazioni del Garante.
GALEAZZO BIGNAMI (FI). Scusi, Ministro, ma chi gliela ha scritta quella roba? Il direttore dell'Agenzia delle entrate? Ma voi siete lì per rappresentare e tutelare il popolo italiano, non l'Agenzia delle entrate! Voi siete espressione del popolo italiano, non dell'Agenzia delle entrate (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Voi non dovete difendere l'Agenzia delle entrate, voi dovete difendere il popolo italiano!
Ma come si fa a dire che non ci sono problemi, quando abbiamo decine e decine di migliaia di segnalazioni? Come si fa a dire che non ci sono problemi, quando abbiamo addirittura la satira che si sta consumando su questo fatto? Voi dovete prendere per un orecchio il direttore dell'Agenzia delle entrate e dire: ma che cosa avete combinato? Non potete dubitare di quello che affermano centinaia e migliaia di italiani. È gravissimo quello che state dicendo e conferma quello che abbiamo sempre pensato: quando voi parlate di semplificazione, dovete smetterla di intendere la semplificazione per la burocrazia, ma dovete intenderla per i contribuenti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), per il cittadino, per chi lavora!
Chi ha una partita IVA, Ministro, non ha orari d'ufficio: la domenica lavora, il sabato lavora, la sera lavora, sacrifica famiglia e interessi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!
È davvero grave e irrispettoso quello che è stato chiesto e continueremo a chiedere le dimissioni perché, torno a dire, chi sbaglia paga e il direttore dovrebbe andarsene (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Il deputato Tondo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-00414 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
RENZO TONDO (MISTO-NCI-USEI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io vorrei conoscere, sarei contento di conoscere che cosa è successo tra il 27 ottobre 2018, quando il Vicepresidente Di Maio dice: “Siamo vicini alle banche, ma non ci metto un euro degli italiani”, e l'8 gennaio 2019 quando avete fatto il Consiglio dei ministri straordinario, convocato d'urgenza, per salvare le banche. Vorrei capire cosa è successo in questi 72 giorni, perché cambiare idea è legittimo e può essere anche positivo, però se lo avesse spiegato e soprattutto fatto con chiarezza davanti alle scelte del popolo italiano, perché qui si parla di 3 miliardi di euro. Cosa è successo in questo frattempo? Perché avete avuto un atteggiamento diverso rispetto al passato? Perché è stato tanto criticato per MPS e va bene per Carige? Cosa è successo in questi 70 giorni è fondamentale per capire qual è la politica del Governo anche in futuro. Mi aspetto una risposta non formale, signor Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI).
GIOVANNI TRIA, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Nell'interrogazione in oggetto, l'onorevole Lupi e l'onorevole Tondo chiedono di conoscere “quale sia la posizione reale del Governo in materia di intervento pubblico nel salvataggio delle banche, prevedendo nell'ipotesi di salvataggio pubblico anche interventi di nazionalizzazione delle banche”, virgolettato.
In proposito, si rappresenta quanto segue. L'onorevole interrogante si riferisce alla notizia dell'approvazione, in data 7 gennaio, del decreto-legge che prevede taluni interventi di sostegno pubblico a favore di Banca Carige, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale.
Il decreto-legge autorizza il Ministero dell'Economia e delle finanze a concedere un supporto pubblico alla liquidità tramite la concessione della garanzia dello Stato su nuove passività emesse da Banca Carige e sulla liquidità di emergenza fornita da Banca d'Italia, nonché a intervenire con una ricapitalizzazione precauzionale, nel rispetto di quanto previsto dalle disposizioni nazionali di recepimento della direttiva 2014/59/UE sul risanamento e la risoluzione delle banche, il cosiddetto Bank Recovery and Resolution Directive, dal Regolamento sul meccanismo di risoluzione unico e dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato.
MAURIZIO LUPI (MISTO-NCI-USEI). Signor Presidente, so che alcuni colleghi del Ministro dicono che in questo caso non si salva una banca, ma in questo caso, e solo in questo caso, si salvano i conti correnti dei cittadini. Allora, mettiamoci d'accordo su due cose. Prima cosa, siamo di fronte ad un salvataggio di cittadinanza. Seconda cosa, benissimo, mettiamoci d'accordo su un'altra cosa: basta. Basta col giocare con le parole, basta col giocare con le istituzioni nazionali e internazionali, basta col giocare con gli italiani, basta con la demagogia.
Nel merito siamo d'accordo con lei, signor Ministro. Lo deve spiegare ai suoi colleghi del MoVimento 5 Stelle. Questa volta l'hanno ascoltata quasi subito; l'avessero ascoltata così anche sulla legge di bilancio, ci saremmo risparmiati tre anni di braccio di ferro con l'Unione europea, calo di rendimenti, aumento dello spread, aumento dei prestiti, aumento dei tassi sui mutui futuri, ci saremmo risparmiati figuracce e dietrofront che hanno causato e causano il danno più grave al nostro Paese, che è il crollo della fiducia e della credibilità del nostro Paese. La demagogia, signor Presidente, per cui si urla e promette una cosa che si sa irrealizzabile e poi se ne fa un'altra, ha questa grave conseguenza; e senza fiducia non c'è crescita, non c'è sviluppo, non si crea lavoro.
MAURIZIO LUPI (MISTO-NCI-USEI). Basta con la demagogia, sì con la responsabilità di chi si assume il compito di governare nell'interesse dei cittadini. Si faccia ascoltare di più, Ministro Tria (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Noi con l'Italia-USEI e Forza Italia-Berlusconi Presidente)!
PRESIDENTE. Il deputato Conte ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00415 (Vedi l'allegato A).
FEDERICO CONTE (LEU). Il 21 dicembre il Governo ha recepito la richiesta di regionalismo differenziato provenuta dalle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, ed ha annunciato che, entro il 15 gennaio, avrebbe completato l'istruttoria ed, entro il 15 febbraio, rappresentato il suo progetto di esecuzione. Da più parti, è venuto l'allarme, in particolare dallo Svimez, che, se si procedesse all'autonomia differenziata, così come prospettata, questo significherebbe cristallizzare le diseguaglianze del nostro Paese, le diseguaglianze tra i cittadini italiani: quelle che valgono per i cittadini del Sud, la capacità di produrre la metà della ricchezza dei cittadini del Nord, il rischio, l'esposizione alla povertà in misura pari al doppio e più rispetto ai cittadini del Nord, negli ultimi dieci anni la perdita di 500 mila posti di lavoro, mentre i livelli occupazionali del Nord salivano di 242 mila unità. Allora, il quesito è: non ritiene il Governo necessario procedere, così come prevede la norma costituzionale, prima all'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni che attengono ai diritti civili e ai diritti sociali per garantire su tutto il territorio nazionale un'adeguata ed uniforme applicazione di questa norma, anziché procedere in questa direzione in maniera così netta, senza considerazione di questa preoccupazione?
ERIKA STEFANI, Ministra per gli Affari regionali e le autonomie. Ringrazio il collega per aver sottoposto questa questione, che è veramente anche molto complessa. Sono consapevole in realtà delle preoccupazioni che spesso il dibattito pubblico manifesta proprio sulle ragioni attinenti al riconoscimento e all'attribuzione di competenze ulteriori ad alcune regioni in base al disposto della Costituzione, ma sono certa che si riuscirà a diradare quelle che possono essere anche delle nubi.
Per quanto riguarda il livello delle prestazioni minime da erogare in modo uniforme sul territorio nazionale, in ogni caso non si potrebbe provvedere all'individuazione delle stesse se non con una previa individuazione delle prestazioni dei servizi medesimi, e l'individuazione delle prestazioni risulterà all'esito proprio della trattativa e dall'intesa. Non vi è dubbio comunque - ça va sans dire - che l'articolo 120 della Costituzione c'è, e dev'essere rispettato. Comunque sono ben lieta, perché i tempi sono sempre molto limitati, di potermi confrontare con gli illustri colleghi al fine di valutare ed approfondire meglio la questione.
FEDERICO CONTE (LEU). Ministro, le sue parole non solo non mi rassicurano, ma anzi aggravano le mie preoccupazioni: se non si individua un quadro costituzionale di riferimento che riguarda le prestazioni su tutto il territorio nazionale, trasferire le risorse nell'immediato significa trasferirle non in relazione ai bisogni, ma in relazione alle ricchezze. Non è rassicurante sapere che questo nell'attualità avverrà senza intaccare il Fondo statale; significherà, tanto per essere pratici, che le risorse verranno trasferite al suo Veneto per gli asili che ci sono, e non alla mia Campania per gli asili che non ci sono. Significherà che verranno trasferite agli ospedali della Lombardia e non a quelli della Campania, che già paga ogni anno 400 milioni di migrazione sanitaria passiva alle strutture pubbliche, e, purtroppo, soprattutto alle strutture sanitarie private della Lombardia. Il quadro costituzionale al quale si ispira la riforma che voi volete varare è complesso. Nel 2001 non è stato approvato solo l'articolo 116, bensì diversi: l'esigenza era quella di garantire l'unità nazionale col federalismo politico. Questa forma di regionalismo differenziato nasconde sostanzialmente il federalismo fiscale che voleva Bossi, quello secessionista, quello che anima ancora il Governo ed ha poco a che fare, Presidente, con lo spirito egualitario che ha animato la vita politica del MoVimento 5 Stelle. L'uno vale uno, che fine fa? Perché mai potremmo dire che un cittadino della Campania è uguale a un cittadino della Lombardia. Sicuramente questo regionalismo differenziato ha poco a che fare col federalismo politico di cui si è discusso durante l'Assemblea costituente, e con lo spirito unitario che sostiene - Ministro, badi - e ancora garantisce la democrazia nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).
PRESIDENTE. La deputata Bucalo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-00416 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
CARMELA BUCALO (FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevole Ministro, il prossimo 15 febbraio è previsto l'incontro tra il Governo e le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna in merito alla maggiore autonomia da concedere alle stesse sulla base di un modello di regionalismo differenziato. In base a questo accordo alle tre regioni sarà riconosciuta piena autonomia in molte materie - lavoro, istruzione, salute, mobilità - e, inoltre, potrebbe prevedere che tali regioni possano trattenere fino al 90 per cento dei residui fiscali, così come richiesto dal Veneto; tale ipotesi rischia di risolversi in un grave danno per le regioni economicamente più deboli perché andrebbe a sottrarre risorse al Fondo di perequazione. Quindi, si chiede quali siano i contenuti dell'intesa che sarà sottoposta alle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e soprattutto quali iniziative intenda assumere per scongiurare il rischio che quell'autonomia concessa danneggi le altre regioni e, in particolare, soprattutto l'erogazione di quelli che sono i servizi essenziali ai cittadini ivi residenti.
ERIKA STEFANI, Ministra per gli Affari regionali e le autonomie. Ringrazio anche qui i colleghi e faccio presente che molte delle considerazioni che sono necessarie in risposta alla vostra interrogazione derivano anche da quanto ho appena riferito in relazione all'interrogazione dei colleghi Conte e Fornaro per quanto riguarda l'impianto relativo, in particolare, alle risorse.
Per quanto riguarda, invece, la parte relativa alle preoccupazioni sull'incidenza che potrebbe avere il riconoscimento dell'autonomia nei confronti di tutto quello che è l'assetto dello Stato, io qui mi sento forte di poter dire e garantire - perché altrimenti saremmo di fronte sicuramente ad un atto inconsulto - che non vi sarà nessun tipo di problematica e di effetto svantaggioso nei confronti delle altre regioni. Come dicevo, l'attribuzione delle competenze verrà fatta sulla base di quello che è il costo storico, cioè quello che è il costo che attualmente lo Stato sostiene per l'esercizio di quella funzione all'interno della regione; quindi, è come se il saldo generale restasse sempre pari. Vi è poi un momento di superamento che arriverà sui fabbisogni standard, che si applicheranno, però, su tutto lo Stato. Il processo dei fabbisogni standard è già in corso, vi sono già dei lavori, c'è già una commissione nata sulla scorta, insomma, della legge n. 42 sul federalismo fiscale. Io mi richiamo poi per le altre considerazioni a quanto appena risposto alla precedente interrogazione (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
CARMELA BUCALO (FDI). Signora Ministro, la sua risposta non mi rassicura per niente perché sono molto preoccupata che concedere una maggiore autonomia a queste regioni rappresenti un'arma a doppio taglio. Infatti, non vorrei che un'importante fetta di quelle coperture finanziarie che finora sono state previste nel contratto di Governo arrivassero - e, quindi, parlo della flat tax e del reddito di cittadinanza - da un drastico abbattimento di quelli che sono i fondi perequativi, fondi che già sono stati tagliati dagli ultimi Governi a scapito di tutte le regioni del Sud.
Concludo. Signor Ministro, allora si avrà - e ne sono convinta - un'Italia ancora di più spaccata, ancora di più tra un Nord sempre più ricco, capace di poter dare servizi efficienti ai propri cittadini, e un Sud sempre più con la politica del tozzo di pane (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. La deputata Raffa ha facoltà di illustrare l'interrogazione Scagliusi ed altri n. 3-00417 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
ANGELA RAFFA (M5S). Grazie Presidente, grazie Ministro. Colleghi, il pedaggio autostradale è l'importo che l'utente paga per l'utilizzo dell'autostrada ed è commisurato alla lunghezza del percorso compiuto. L'aggiornamento annuale delle tariffe autostradali è eseguito in osservanza dei regimi tariffari stabiliti dalla normativa…
ANGELA RAFFA (M5S). …nonché dagli atti convenzionali firmati tra lo Stato e i concessionari. È in atto una vera e propria rivoluzione in tema di rapporti tra lo Stato e le società concessionarie autostradali iniziato con la XVIII legislatura, declinato dapprima nel “decreto Genova” e, in particolare, sotto il profilo della vigilanza sui concessionari e con i nuovi poteri dell'Autorità di regolazione dei trasporti.
DANILO TONINELLI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. La ringrazio, Presidente, e ringrazio i colleghi. Sappiamo tutti come siano state gestite fino all'insediamento di questo Governo le concessioni autostradali e i relativi criteri di calcolo delle tariffe e dei pedaggi. Per dare l'idea del danno provocato dalle scelte scellerate di chi ci ha preceduto cito uno studio pubblicato oggi e reso pubblico oggi da un economista in servizio presso la Presidenza del Consiglio dal 1994 che richiama una regola tariffaria introdotta allora con una delibera del CIPE. In base a questa disposizione i pedaggi variano in modo proporzionale alla variazione dei prezzi al consumo e del traffico effettivo nel periodo considerato. Se fosse stata applicata questa regola, in base a questa simulazione, le tariffe sarebbero dovuto aumentare, dal 1994 ad oggi, del 9 per cento e, invece, sono aumentate del 90 per cento. Questo perché quella delibera non è mai stata recepita nelle convenzioni successive.
Nonostante questa situazione di grave svantaggio per lo Stato e per gli utenti, oggi, attraverso il lavoro che ha portato all'emanazione dei decreti interministeriali del 31 dicembre 2018, abbiamo evitato gli aumenti per circa il 90 per cento delle autostrade italiane, almeno fino al 30 giugno, ma abbiamo l'obiettivo ambizioso di estendere il blocco a tutto il 2019. Sottolineo che gli aumenti sono stati scongiurati e non sospesi in quanto, differentemente dal passato, questi aumenti non potranno comportare un incremento tariffario. Infine, il Ministero sta lavorando per la riduzione o l'eliminazione degli incrementi dei pedaggi anche per il restante 10 per cento della rete autostradale. Questo è quanto è stato fatto per il 2019, sulla base delle regole ereditate dal passato, ma, a livello strutturale, quanto alla revisione del sistema delle concessioni autostradali, ricordo che questo Governo e questo Parlamento hanno introdotto specifiche norme che attribuiscono all'Autorità di regolazione dei trasporti la competenza per l'applicazione di un nuovo regime tariffario anche per le concessioni e per le società concessionarie in vigenza di contratto. Mi riferisco all'introduzione di regole tariffarie improntate al principio del price cap, che potranno comportare anche una riduzione delle tariffe rispetto a quelle vigenti.
Oltre ai risparmi per gli utenti sul costo dei pedaggi, ci siamo occupati anche dalla loro sicurezza, istituendo un'apposita nuova Agenzia che, finalmente, permetterà controlli effettivi e diretti, a campione, sulle autostrade, senza che la verifica in loco sia rimessa esclusivamente agli stessi concessionari, come accadeva oggi. Tutto questo a prova del cambiamento in corso, che sarà portato a compimento nei prossimi anni.
EMANUELE SCAGLIUSI (M5S). Grazie, Presidente. Grazie Ministro, la ringrazio per la sua risposta e per il lavoro svolto dal suo Ministero in questo settore, che segna una netta discontinuità con quello che avveniva nei Governi precedenti. Diversamente dagli anni scorsi, apprendiamo che, a inizio 2019, la maggior parte delle tratte autostradali non subirà alcun incremento dei pedaggi. Da sola questa notizia basterebbe a rassicurare i cittadini sui passi in avanti che questo Governo sta facendo in tema di concessioni autostradali, ma la questione interessante è come questo risultato è stato ottenuto: semplicemente applicando in modo chiaro e trasparente la normativa vigente. C'è una regola tariffaria che nessuno aveva mai applicato prima: infatti, non è stato riconosciuto nessun incremento alle società che hanno presentato conteggi non coerenti con le convenzioni o a cui sia scaduto il rapporto concessorio.
Quindi, viene da chiedersi cosa avveniva, in realtà, nei Governi precedenti, quando ai posti di comando c'erano gli esperti che hanno, purtroppo, causato enormi danni sia alle tasche dei cittadini che utilizzavano le autostrade, sia alla sicurezza delle stesse infrastrutture. Siamo convinti, infatti, che un ulteriore passo in avanti nei confronti dei cittadini sarà l'entrata in vigore del nuovo sistema previsto dal “decreto Genova”, come lei ricordava nella sua risposta. Vorrei ricordare che, precedentemente, le venticinque concessionarie autostradali usavano sei diversi regimi tariffari e, invece, il “decreto Genova” introduce un sistema tariffario unico, che sarà stabilito dall'Autorità di regolazione dei trasporti sulla base del principio del price cap, il cui indicatore di produttività verrà aggiornato ogni cinque anni e in cui ci saranno dei meccanismi automatici di contenimento degli extraricavi. Inoltre, i concessionari che non investono o lo fanno in ritardo subiranno la riduzione dei pedaggi. Quindi, questo è un grande passo verso la sicurezza dei cittadini che utilizzano queste infrastrutture (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
I deputati in missione sono complessivamente settantasette, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
La seduta, sospesa alle 16,02, è ripresa alle 16,22.
Seguito della discussione della proposta di legge: S. 659 - D'iniziativa del senatore Petrocelli: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e di istruzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Montenegro, fatto a Roma il 15 aprile 2014 (Approvata dal Senato) (A.C. 1389).
ENRICO BORGHI (PD). Grazie, signora Presidente. Le chiediamo di potere intervenire in questa fase della discussione sull'ordine dei lavori, signora Presidente, in considerazione delle notizie che sono state…
ENRICO BORGHI (PD). Grazie, signora Presidente. Le chiediamo di poter intervenire sull'ordine dei lavori in questa fase della discussione in Assemblea in considerazione di una serie di notizie che sono state diffuse questa mattina dalla stampa quotidiana che riguardano direttamente il Presidente del Consiglio. È una vicenda che sta occupando le cronache di queste ore in quanto legata ad un decreto che il Consiglio dei ministri ha varato in otto minuti relativamente alla materia bancaria e, significativamente, con riferimento alla Cassa di Risparmio di Genova. Ma il tema per il quale noi interveniamo e per il quale, signora Presidente, preannuncio che a nome del gruppo del Partito Democratico chiediamo che il Presidente del Consiglio venga immediatamente a riferire in Aula, riguarda esattamente il ruolo e la natura dell'intervento del Presidente del Consiglio nella circostanza, in quanto, come riferiscono fonti giornalistiche…
ENRICO BORGHI (PD). Capisco che questa cosa imbarazzi da quelle parti, signora Presidente.
ENRICO BORGHI (PD). Riferiscono fonti giornalistiche che sarebbero intercorse direttamente tre telefonate tra Palazzo Chigi e, significativamente, tra il Presidente del Consiglio e il principale azionista della Cassa di Risparmio di Genova. Ciò è già grave di per sé in quanto queste telefonate si sarebbero svolte a ridosso dell'assemblea decisiva per il futuro di questo istituto bancario e alla vigilia del commissariamento disposto dalla Banca centrale europea. Il Presidente del Consiglio, lo scorso 14 maggio, dopo avere….cari amici del MoVimento 5 Stelle, c'eravate anche voi quindi potreste anche seguire il tema che vi riguarda…
ENRICO BORGHI (PD). Grazie.
ENRICO BORGHI (PD). La ringrazio.
ENRICO BORGHI (PD). Il Presidente del Consiglio, dopo avere festeggiato, nella notte tra il 3 e il 4 di marzo insieme con il leader del MoVimento 5 Stelle l'esito delle elezioni, ha trovato anche il tempo - riferiscono i giornali - il 14 maggio di emettere pareri pro veritate a sostegno della tesi dell'oppositore del principale azionista di maggioranza, sempre della Cassa di Risparmio di Genova. Ora, questa naturalmente non è la sede per sindacare questo tema se non per porre una questione, che riteniamo debba essere sciolta da un intervento immediato in quest'Aula, perché è in gioco la terzietà e l'indipendenza del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente), cioè qual è la natura, qual è il ruolo e per quali motivi sono accaduti tali fatti e, naturalmente, se sono accaduti, lo deve venire a confermare, mentre, se non sono accaduti, lo deve venire a smentire riferendo al Parlamento.
Pertanto, in connessione con il fatto che è stato emanato un decreto su questo tema e sul fatto che il Presidente del Consiglio è direttamente coinvolto e chiamato in causa da fonti giornalistiche, chiediamo formalmente che venga a riferire in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
GIORGIO MULE' (FI). Grazie, Presidente. Mi scusi ma stamattina - era Presidente di turno l'onorevole Rampelli - abbiamo aperto la seduta invitando caldamente, ricorrendo i criteri di necessità e urgenza, gli stessi che hanno motivato il decreto, il Presidente del Consiglio a venire in Aula per riferire su questi episodi, che non sono marginali e sono riferiti da più testate giornalistiche, che riguardano il cuore che ha determinato il decreto salva Carige, che viene venduto come salva risparmiatori.
Presidente, il fatto è particolarmente grave perché queste telefonate sono state effettuate, secondo quanto riferito da più testate, all'azionista di controllo della Cassa di Risparmio di Genova, che era contrario all'aumento di capitale. Viene detto che si è trattato di una moral suasion: Presidente, è stata una money suasion andata a male e che ha determinato atti conseguenti anche rispetto al corso del titolo in borsa, anche rispetto a quanto accaduto ai risparmiatori e non a un branco di persone che sono, per così dire, soggette agli interventi del Presidente bensì a persone che legittimamente avevano investito i soldi.
Presidente, le chiedo quindi caldamente, per il rispetto che merita quest'Aula, per il rispetto del Parlamento e, in prima battuta, per il ruolo del Presidente del Consiglio dei ministri che il Presidente, senza esitazione, venga a riferire immediatamente in Aula rispetto agli episodi che lo riguardano e che intaccano la credibilità dell'istituzione che ricopre (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). Grazie, Presidente. In questi giorni se ne leggono tante sui giornali. Crediamo che il Parlamento evidentemente debba essere coinvolto in maniera un po' più attiva e che venga informato di quanto accade. In queste ore sappiamo che a Malta stanno sbarcando i migranti della Sea Watch che vogliono essere ridistribuiti nelle varie nazioni europee, alcune delle quali hanno già dato la disponibilità. L'unica nazione che non si capisce bene che cosa farà è la nostra, perché abbiamo l'autorevole - e speriamo credibile - voce del nostro Vicepremier Salvini, che abbiamo sostenuto sulle vicende del contrasto all'immigrazione clandestina e che abbiamo applaudito quando sono stati chiusi i porti, il quale dice che in Italia non arriverà nessuno. Poi però abbiamo il Presidente Conte che dice - o sembra dire - in luoghi meno opportuni del Parlamento che farà arrivare in Italia, magari con aereo - non si capisce se di linea o personale o di Governo - gli immigrati che toccheranno all'Italia. Ora, noi vorremmo sapere ciò possibilmente in quest'Aula, quindi chiediamo che il Governo venga a riferire in quest'Aula su cosa sta accadendo.
Quindi vorremmo saperlo, vorremmo avere delle certezze e ricordare anche in quella occasione che è inutile perdere tempo con mille soluzioni che non funzionano. L'unica soluzione che resta efficace è quella del blocco navale: non dobbiamo far partire queste persone dalle coste africane, in modo tale da non rischiare la loro vita e, soprattutto, la nostra civiltà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
(Esame degli articoli - A.C. 1389)
Salutiamo studenti e docenti dell'Istituto comprensivo di Roccapiemonte, in provincia di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalla tribuna (Applausi).
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1389)
LAURA BOLDRINI (LEU). Signora Presidente, colleghe e colleghi, dunque, la Repubblica del Montenegro è soltanto dal 2006 uno Stato indipendente, dal 2017 è membro della NATO e nel 2012…
LAURA BOLDRINI (LEU). Grazie, signora Presidente. Dunque dicevo che dal 2017 è membro della NATO e nel 2012 si sono aperti ufficialmente i negoziati per l'adesione all'Unione europea. È nel cuore di un'area, quella balcanica, che ha conosciuto - lo sappiamo bene - in epoca recente una guerra devastante, una guerra che ha causato distruzioni, violenze, ma anche morti di migliaia di civili. Una guerra dalla quale si è usciti a fatica con un equilibrio delicato, un equilibrio fragile tra i Paesi e anche tra le popolazioni interessate. E allora, per garantire la tenuta e il miglioramento di quell'equilibrio, che troppo spesso sembra sul punto di rompersi, è necessario che i Paesi europei e la comunità internazionale siano vicini a quelle comunità, che non se ne disinteressino, che stringano con loro relazioni sempre più solide e costruttive.
Mi fa piacere, infine, signora Presidente, sottolineare come uno dei punti qualificanti di questo Accordo, all'articolo 14, le colleghe e i colleghi di Commissione lo sanno bene, sia dedicato all'impegno reciproco tra i due Paesi per - e cito il testo - “incoraggiare le attività nel settore dei diritti umani, in particolare contro il razzismo, l'intolleranza e altre forme di discriminazione”. Ecco, è un tema, questo, che acquista sempre maggiore attualità nella scena europea, internazionale e, se posso dire, anche in quella prettamente italiana. Dunque, per queste ragioni, signora Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo Liberi e Uguali (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).
UGO CAPPELLACCI (FI). Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori membri del Governo, oggi, viviamo un'epoca che è caratterizzata da molte tensioni sociali, morali e politiche che guardano in modo fortemente critico all'Europa, che non riconoscono nell'Europa di oggi quell'Europa dei popoli, quell'Europa basata su valori, quell'Europa alla quale pensavano e alla quale hanno lavorato i padri fondatori.
Questo Accordo spazia dall'aspetto strettamente culturale a quello della difesa dei beni archeologici, a quello degli scambi in materia di istruzione e di arte. È un Accordo veramente molto significativo e pregnante. Allora, quello che voglio dire è che questo Accordo tra l'Italia e il Montenegro, che sta facendo il suo percorso e che, in qualche modo, fa una istanza diretta ad avere maggiore cultura e perfino la lingua italiana, ci consente di assumere la veste di superpotenza culturale, di far riconoscere quell'identità italiana, di dare quel giusto valore a quelle che sono le caratteristiche intrinseche del nostro Paese e, in questo modo, di contribuire a quel percorso di rafforzamento e di crescita di un'Europa vera, fondata su valori, di un'Europa dei popoli. Per questo motivo il voto del mio gruppo è favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
ANDREA DE MARIA (PD). Presidente, intervengo anch'io per comunicare il voto favorevole del nostro gruppo, il gruppo del Partito Democratico.
Infine, voglio sottolineare che nell'Accordo, lo ricordavo brevemente prima, c'è una parte importante dedicata all'incontro fra le scuole, all'incontro fra i sistemi formativi e credo che accanto alle attività culturali, davvero, anche in questo caso, sia importante scegliere la scuola come grande strumento di dialogo, di incontro e di integrazione. Quindi, per tutte queste ragioni, lo dicevo all'inizio, voteremo a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
DIMITRI COIN (LEGA). Presidente, colleghi deputati, il provvedimento che ci accingiamo a votare tratta, come già ampiamente evidenziato durante la discussione, di un Accordo di cooperazione culturale e di istruzione con la Repubblica del Montenegro. Questo è l'iter conclusivo di un percorso che ha visto l'approvazione nelle varie Commissioni e nell'altro ramo del Parlamento. Gli obiettivi che si pone sono di rafforzare i già ottimi rapporti col Montenegro, attraverso una cooperazione mirata a tutelare e a valorizzare il patrimonio artistico e culturale. C'è una cooperazione a livello scolastico, mediante l'offerta di borse di studio e, qui, penso ai molti cittadini del Montenegro che parlano fluentemente la nostra lingua, e pone una particolare attenzione al patrimonio archeologico e storico. Su questo fronte mi balzano in mente le fortificazioni di Cattaro o la venezianità di Perasto e il forte contesto storico e culturale che ancora oggi lega la nostra terra a questo Paese della penisola balcanica.
Quindi, in definitiva, considerati i forti legami storico-culturali, i passaggi favorevoli nelle Commissioni interessate e il passaggio altrettanto favorevole nell'altro ramo del Parlamento, anticipo, in nome e per conto del gruppo Lega-Salvini Premier, il voto favorevole alla ratifica ed esecuzione dell'Accordo in oggetto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PINO CABRAS (M5S). Presidente, colleghi deputati, come sapete il Montenegro, diventato indipendente dalla Serbia nel 2006, è una repubblica di circa 700.000 abitanti, una misura che spesso viene definita da piccola patria; ha una storia ben piantata nelle vicissitudini balcaniche tanto da racchiudere un caleidoscopio di identità che convivono e si ricombinano, ultimamente, in modo virtuoso e meno conflittuale.
Da Paese da sempre legato con una sua originalità a quelle correnti mediterranee in cui si sono proiettate in varie fasi storiche anche le identità italiane, ha recentemente accelerato i suoi processi di integrazione con la dimensione europea. Il Montenegro ha dapprima adottato l'euro come propria moneta ufficiale, pur non facendo parte dell'Eurozona; poi, nel 2008, ha presentato domanda di adesione all'Unione europea, e nel 2012 si sono avviati i relativi negoziati. L'Italia è un punto di riferimento naturale per il Montenegro dati i forti legami culturali esistenti fra i due Paesi, e possiamo dire oggi che l'Adriatico, in un certo senso, è via via meno largo. Nel percorso di avvicinamento all'Unione Europea è cruciale il ruolo svolto dalla cooperazione culturale e dall'istruzione; l'Accordo oggi in esame prevede per l'appunto il consolidamento dei legami culturali esistenti, che rispondono anche alla forte richiesta di cultura e lingua italiana in Montenegro. È un tipo di collaborazione che va oltre il soft power dell'italianità; è un tipo di collaborazione che va invece in direzione di un meccanismo di interdipendenza in cui migliorano le relazioni, innanzitutto fra i popoli.
La Repubblica del Montenegro è diventata un attore via via più importante nel percorso di crescita della regione balcanica nel contesto europeo, e il MoVimento 5 Stelle è convinto che per promuovere stabilità e progresso in quest'area, in questa regione così prossima, ai fini della prosperità europea stessa, sia particolarmente opportuno mantenere solidi rapporti con Paesi che guardano verso di noi con favore e simpatia. Annuncio pertanto il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle alla ratifica dell'Accordo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
CARLO FATUZZO (FI). Signor Presidente Mara Carfagna, è la prima volta che prendo la parola nel nuovo anno 2019, e per il suo tramite, come si conviene da Regolamento, rivolgo gli auguri di buon anno a tutti i colleghi presenti (Applausi), di tutti i gruppi, dal primo all'ultimo, e anche al Governo, che è qui degnamente rappresentato, miei personali e di tutti i pensionati d'Italia. Detto questo, la mia dichiarazione finale sull'Accordo con il Montenegro, che è da intendersi anche per gli Accordi con il Laos ed il Giappone, dice che sono perfettamente d'accordo con il collega Cappellacci e quanto da lui prima detto, devo però lamentare che in questi Accordi non si dice nulla di scambi culturali tra i pensionati del Laos, del Montenegro e del Giappone con i pensionati italiani. Mi dirà che per quanto riguarda il Giappone si tratta di scambi in materia di difesa, ma, come voi sapete, i pensionati sono sempre all'attacco, e non c'è miglior difesa dell'attacco, quindi ritengo pertinente fare l'osservazione: sarebbe bene che si citassero i pensionati anche nel Trattato di difesa tra Giappone e Italia. Viva i pensionati! Pensionati, all'attacco!
(Votazione finale ed approvazione – A.C. 1389)
S. 659 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e di istruzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Montenegro, fatto a Roma il 15 aprile 2014" (Approvata dal Senato).
Seguito della discussione della proposta di legge: S. 676 - D'iniziativa del senatore Petrocelli: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare democratica del Laos, fatto a Bangkok il 17 febbraio 2003 (Approvata dal Senato) (A.C. 1390) (ore 17).
(Esame degli articoli - A.C. 1390)
SIMONE BILLI (LEGA). Gentile Presidente, questo Accordo servirà a rafforzare i già ottimi rapporti con il Laos, un corridoio strategico per la Cina, e, in generale, con i Paesi della penisola indocinese, sono un angolo di mondo a più veloce e tumultuosa crescita. Pertanto, la Lega-Salvini Premier voterà a favore (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
FELICE MAURIZIO D'ETTORE (FI). Premesso che la dichiarazione di voto è chiaramente favorevole, perché gli impegni che sono stati assunti dal nostro Paese devono essere onorati, in Commissione bilancio oggi abbiamo visto, con riguardo al dettaglio della parte economica, dei riferimenti che credo che il Governo dovrà a breve rivalutare. Ad esempio, 70 euro a persona di rimborso solo per pranzo nel Laos: uno si compra un ristorante con 70 euro nel Laos! Tremila euro a persona di biglietto o 4.000: la voce dei rimborsi e la parte economica credo che debbano essere riviste e riconsiderate, perché non è che se uno va nel Laos è come se va a New York. Credo che si debba anche valutare, per esempio, 150-200 euro al giorno per un albergo. Saranno piccole cose, ma messe tutte insieme, le parti economiche che noi valutiamo in Commissione bilancio, ci hanno lasciato esterrefatti. Probabilmente bisogna rimettere mano a questi protocolli, che già esistono, e che in qualche modo non sono congruenti con la diversificazione anche delle destinazioni delle persone che vanno poi a svolgere la loro attività in esecuzione di questi accordi.
Resta fermo il nostro voto favorevole come gruppo, ma esortiamo il Governo a valutare bene le parti economiche che poi portano all'attuazione di questi progetti, in particolare quelli culturali (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1390)
LAURA BOLDRINI (LEU). Signora Presidente, questo è il destino dei piccoli gruppi, quando si è soli in Commissione. E, dunque, signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il Parlamento è chiamato oggi a ratificare questo Accordo, ed è chiamato a farlo con molto ritardo, essendo stato fatto a Bangkok nel 2003, signora Presidente, sedici anni fa.
LAURA BOLDRINI (LEU). La ringrazio, signora Presidente, per il riguardo.
La cultura quindi, la cultura nella sua accezione più ampia, che comprende come in questo Accordo anche l'istruzione, la ricerca scientifica e tecnologica, le attività motorie: questa cultura può essere, per un Paese come il nostro, anche un mezzo per allacciare ed implementare delle solide relazioni diplomatiche. Ed è per queste ragioni, signora Presidente, che esprimo il voto favorevole del gruppo di Liberi e Uguali alla presente proposta di legge di ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).
UGO CAPPELLACCI (FI). Presidente, nell'esprimere il voto favorevole del gruppo di Forza Italia a questo provvedimento, credo sia giusto sottolineare come, sul tema delle ratifiche di accordi internazionali, si stia trovando un clima positivo, di proficuo confronto e di collaborazione: un clima che è positivo per quello che è il ruolo che l'Italia può e deve rincominciare ad esercitare sullo scenario internazionale, un clima che, ove fosse stato assicurato, avrebbe certamente giovato anche in altre occasioni, anche recenti, molto più delle scorciatoie viste nelle scorse settimane.
Per questa ragione e soprattutto per quelle che sono anche le opportunità che da questo tipo di accordi potranno nascere per l'Italia e per il nostro tessuto di piccole e medie imprese, confermo il voto favorevole di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
FRANCESCA LA MARCA (PD). Grazie, Presidente. Il Partito Democratico esprimerà un voto favorevole sulla ratifica dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica con il governo del Laos. Questo Accordo, firmato nel 2003, come in altri casi simili desta qualche riflessione sull'eccessivo decorso di tempo tra la stipula e la conversione che preclude all'effettiva operatività di fronte a situazioni che evolvono velocemente. Esso, tuttavia, per la sua formulazione generale regge a una lettura aggiornata alle esigenze di oggi nel campo della cooperazione culturale, scientifica e tecnologica.
Per l'atteggiamento di favore con cui guardiamo allo sviluppo degli accordi internazionali in campo culturale e per le indicazioni di merito contenute in questo atto, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
IOLANDA DI STASIO (M5S). Grazie, Presidente. Presidente e colleghi deputati, il rafforzamento di un Paese in crescita, come lo è il Laos, spazia inevitabilmente dall'innovazione tecnologica e scientifica così come dallo scambio culturale. Il trattato che discutiamo oggi ha anche questo obiettivo oltre a quello di promuovere e approfondire la conoscenza tra i due Paesi firmatari. Pertanto, riteniamo sia da accogliere positivamente la cooperazione italo-laotiana nel settore scientifico-tecnologico e, in particolare, per ciò che concerne l'innovazione in campo agricolo ed alimentare, che si ricollega ai temi chiave dell'ambiente e della sostenibilità energetica, grazie all'utilizzo dalle due parti di dati e documenti così come al lavoro congiunto che potrà avere luogo tra scienziati, ricercatori ed esperti italiani e laotiani. Infatti, sappiamo quanto sia importante nel settore della ricerca lo scambio di informazioni, l'accesso ai dati, così come il confronto e la collaborazione tra colleghi con background differenti tra loro.
Detto ciò, l'accordo si inserisce in un'ottica macroscopica di apprendimento continuo, quanto di scambio produttivo. È per questo che il MoVimento 5 Stelle esprime voto favorevole sulla ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica fra i due Governi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
(Votazione finale ed approvazione – A.C. 1390)
S. 676 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare democratica del Laos, fatto a Bangkok il 17 febbraio 2003" (Approvato dal Senato).
Seguito della discussione del disegno di legge di legge: S. 772 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Giappone concernente il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa, fatto a Tokyo il 22 maggio 2017 (Approvato dal Senato) (A.C. 1391) (ore 17,20).
(Esame degli articoli - A.C. 1391)
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1391)
LAURA BOLDRINI (LEU). Signora Presidente, la ringrazio per darmi di nuovo la parola. Colleghe e colleghi, allora dico subito che il mio gruppo si asterrà su questo disegno di legge di ratifica, per il semplice fatto che né dalla relazione illustrativa, né da quello che è stato detto risultano chiare le ragioni di politica estera e di contesto internazionale che dovrebbero spingere il nostro Paese al trasferimento verso il Giappone di equipaggiamenti e tecnologia di difesa.
Ecco, signora Presidente, rappresentanti del Governo, questi elementi di chiarezza devo dire che mancano alla nostra discussione, ed è per questo che il gruppo di Libere e Uguali asterrà nel voto su questo disegno di legge di ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).
SALVATORE DEIDDA (FDI). Grazie, signora Presidente. Intervengo per dichiarare il voto favorevole di Fratelli d'Italia, ma vogliamo anche rompere un po' l'idillio di questa giornata, di queste votazioni unanimi, perché, per quanto riguarda quest'Accordo, che riguarda anche la difesa, sarebbe utile riportare le parole che questo pomeriggio al presidente dell'AIAD ha riportato in Commissione, dove parlando degli accordi internazionali riguardanti lo scambio di equipaggiamenti e materiale per la difesa diceva che è inutile che noi stringiamo accordi, quando mandiamo le nostre aziende o mandiamo i nostri rappresentanti diplomatici a trattare con il portafoglio vuoto. Questo è indubbiamente molto umiliante per noi, anche quando andremo a trattare per il Fondo unico per la difesa, a parlare delle nostre aziende, quando stiamo tagliando i fondi alla Difesa, quando siamo tagliando i fondi agli investimenti per la cyber sicurezza, per le armi, per il sistema difensivo con un'ottica e un'ideologia antimilitarista.
Invito il MoVimento 5 Stelle a non vantarsi di tagliare le spese della Difesa, perché stiamo umiliando i nostri uomini che vestono la divisa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
UGO CAPPELLACCI (FI). Grazie, Presidente. Il gruppo di Forza Italia voterà favorevolmente a questo provvedimento, e lo facciamo almeno per due ordini di ragioni. La prima ragione è perché il Giappone è un Paese amico: Italia e Giappone hanno una lunga, lunghissima tradizione diplomatica, che dura da oltre centocinquant'anni e questa deve essere confermata nel presente e possibilmente sviluppata e proiettata verso il futuro.
Per questo motivo, il voto sarà favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
IVAN SCALFAROTTO (PD). Grazie, Presidente. Soltanto per annunciare il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico.
EUGENIO ZOFFILI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il disegno di legge che ci accingiamo a votare definisce il quadro giuridico necessario a consolidare la collaborazione in materia di sicurezza e difesa tra Italia e Giappone. Le relazioni tra i due Paesi sono state costantemente amichevoli e caratterizzate da reciproca fiducia. Per il Paese nipponico l'Italia si colloca infatti tra i Paesi occidentali affidabili e tra i principali con cui cooperare. In questo contesto l'approvazione che stiamo per definire si inserisce all'interno di un dialogo in ambito militare sancito nel 2012 con la sottoscrizione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa della Repubblica italiana e del Giappone e poi ribadito nel 2017 con il Memorandum di intesa firmato dai Ministri della difesa delle due parti. L'Accordo, Presidente, facilita la costituzione di partenariato industriale, rinforza la cooperazione nel campo della difesa e della sicurezza incentivando una maggiore innovazione tecnologica e sviluppo di competenze specifiche che rispondono ai nostri interessi nazionali. L'Accordo ha il proposito di agevolare e sviluppare la realizzazione di progetti di ricerca e produzione congiunta incrementando i rapporti a livello tecnico-industriale con il Governo di Tokyo che, come è noto, è un importante attore nel panorama politico, economico e tecnologico mondiale. Sottolineo, Presidente, la rilevanza strategica per l'industria italiana di condividere l'obiettivo con un Paese come il Giappone che è tra i più avanzati al mondo in ambito di innovazione tecnologica. A tal proposito ricordo in questa sede come la politica estera degli Stati Uniti sui dazi commerciali e il progressivo disimpegno militare a livello internazionale hanno spinto Giappone e Cina a un riavvicinamento, seppur con alti e bassi come dimostra la vicenda dell'esclusione da parte del Giappone di aziende cinesi dagli appalti pubblici, scelta motivata da questioni di cyber security.
EUGENIO ZOFFILI (LEGA). Grazie, Presidente. L'Italia in tale contesto geopolitico si è mossa anche dal punto di vista commerciale in modo assai equilibrato ed è in questo quadro che ha tutto l'interesse ad agire senza mai dimenticare la propria tradizione filoatlantica. Sottolineo in conclusione il particolare significato politico dell'Accordo che, mediante il consolidamento dei legami di cooperazione e amicizia tra i due Paesi, mira anche a rafforzare la posizione del Giappone che si trovava in uno scenario geopolitico sempre più delicato al fine di contribuire alla pace e alla stabilità internazionale. Per questi motivi il gruppo della Lega-Salvini Premier voterà a favore (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
RICCARDO OLGIATI (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Accordo in oggetto riguarda il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa tra Italia e Giappone. Consta di sette articoli nei quali vengono descritti i termini dell'Accordo. L'obiettivo sarà quindi di aumentare la cooperazione nel settore difesa tra il nostro Paese e il Giappone come ben spiegato nell'articolo 1 del Trattato in esame, così come di alimentare un clima di pace e stabilità a livello internazionale. Si tratta di un Accordo che non impone quali siano le tecnologie interscambiabili tra i due Stati: esse saranno infatti decise da un comitato formato da tre esponenti per ciascuno dei rispettivi Governi, creato ad hoc per l'occasione, che si farà carico di valutare di volta in volta attraverso quali tecnologie migliorare la propria cooperazione nel settore difesa nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite. Il Trattato prevede sette articoli a spiegazione di tutti i termini dell'Accordo che dovrà rispettare i rispettivi ordinamenti nazionali, durerà cinque anni e sarà prorogato di anno in anno tacitamente, salvo manifestazioni esplicite di non proseguire da parte di uno dei due Stati. La relazione tecnica specifica che il supporto tecnico-amministrativo italiano al Giappone in attuazione dell'Accordo verrà fornito dal Ministero della difesa solo previo rimborso dei relativi oneri per non gravare sul bilancio dello Stato. L'eventuale sottoscrizione di intese attuative discendenti dall'Accordo in esame non determinano costi aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato ai sensi di quanto disposto all'articolo 5. Alla luce quindi dei buoni rapporti con il Giappone e della sua rilevanza strategica non solo in questo settore ma anche in quello commerciale, confermato dalla recente firma del Trattato di libero scambio tra Giappone e Unione europea, denominato Jefta, da parte del Ministro Di Maio e dalla volontà di intensificare sempre di più gli scambi con una delle più grandi potenze mondiali, seconda in Asia solo alla Cina, il MoVimento 5 Stelle annuncia il voto favorevole al disegno di legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. Soltanto per dire che abbiamo fatto tutta una quantità di votazioni sulle ratifiche con votazioni elettroniche perché evidentemente è stata fatta richiesta di votazioni elettroniche. Una volta era buona norma, per così dire, che sulle ratifiche su cui c'era un consenso ampio e quindi un voto unanime si procedesse, come peraltro il Regolamento prevede, con le votazioni sugli articoli per alzata di mano e con la votazione elettronica esclusivamente, così come esplicitamente previsto, per il voto finale: ciò nell'economia dei lavori. Lo dico adesso a scanso di equivoci e a futura memoria perché magari facciamo anche una nuova esperienza in quest'Aula della votazione per alzata di mano che potrebbe essere come dire un'esperienza fruttuosa specie per i colleghi alla prima legislatura. Grazie.
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1391)
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 1391: S. 772 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Giappone concernente il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa, fatto a Tokyo il 22 maggio 2017" (Approvato dal Senato).
La Camera approva (Vedi votazione n. 18).
Rinnovo della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Cessazione dal mandato parlamentare dei deputati Maurizio Fugatti, Stefania Segnana e Giulia Zanotelli.
PRESIDENTE. Comunico che in data odierna sono pervenute alla Presidenza le lettere con le quali i deputati Maurizio Fugatti, Stefania Segnana e Giulia Zanotelli hanno rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di deputato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), manifestando la volontà di optare per le cariche, rispettivamente, di presidente e di consiglieri della provincia autonoma di Trento, nonché di consiglieri regionali del Trentino-Alto Adige, incompatibili con il mandato parlamentare.
Trattandosi di casi di incompatibilità, accertati dalla Giunta delle elezioni nella seduta del 5 dicembre 2018, la Camera prende atto, a norma dell'articolo 17-bis, comma 2, del Regolamento, di queste comunicazioni e della conseguente cessazione dei deputati Maurizio Fugatti, Stefania Segnana e Giulia Zanotelli dal mandato parlamentare.
Do atto alla Giunta di questo accertamento e proclamo deputata, a norma dell'articolo 17-bis, comma 3, del Regolamento, per la XXVIII Circoscrizione Trentino-Alto Adige, nell'ambito del collegio plurinominale 01, Tiziana Piccolo.
In morte dell'onorevole Alfredo Arpaia.
Interventi di fine seduta (ore 17,50).
CARLO FATUZZO (FI). Signora Presidente Mara Carfagna, mi ricollego al precedente mio intervento di mezz'ora fa. Essendo il tempo a mia disposizione non oltre sessanta secondi, voglio completare gli auguri di buon anno con gli auguri di buon anno a lei personalmente, Presidente, sia di un buon anno politico che di un buon anno personale, essendo noi tutti sia parlamentari, sia persone con una vita personale, e non solamente a lei, Presidente, che sempre è attenta ai problemi dei pensionati, in particolare delle donne che sono già pensionate o che debbono essere pensionate prossimamente, ma anche ai funzionari, sia ai funzionari presenti che a quelli oggi assenti, perché c'è una continua rotazione, che vedo svolgere il loro lavoro con grande serietà. Infine, auguri di buon anno anche agli assistenti parlamentari, sia quelli presenti oggi che quelli che lo saranno e lo sono stati nel corso dell'anno.
MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo oggi per ricordare in quest'Aula il giornalista Beppe Alfano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ucciso dalla mafia in Sicilia 26 anni fa. Beppe Alfano è stato un militante di destra, Beppe Alfano è stato un uomo libero che ha pagato la sua libertà con la vita. Ha avuto il grande merito di approfondire temi come quelli degli intrecci tra la mafia e la politica, tra la mafia e altri poteri forti del territorio siciliano, e per questo ha dovuto pagare con la vita, e lo ha fatto con la determinazione di chi sapeva il rischio che correva, con la determinazione di chi ha accettato il pericolo connesso all'esercizio della propria libertà.
Credo che questo sia il suo testamento morale più grande, che noi abbiamo il dovere di ricordare, soprattutto in un'epoca in cui si dimenticano il valore, l'importanza e il dovere di salvaguardare la stampa libera. In un momento storico in cui si dimentica quanto vale l'informazione, quanto vale l'approfondimento, la memoria di Beppe Alfano non può essere dimenticata, la memoria di Beppe Alfano va coltivata e va tramandata alle generazioni future (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
CHIARA GRIBAUDO (PD). Presidente, il 4 gennaio, all'età di novantanove anni, è venuto a mancare Enzo Cavaglion, uno dei più autorevoli e stimati esponenti della comunità ebraica cuneese e piemontese.
Il suo lascito morale lo tengo come una grande lezione personale e sono certa che le città di Borgo San Dalmazzo e di Cuneo onoreranno a dovere la sua memoria, così come fece allora Carlo Azeglio Ciampi con le sue parole. Non dimenticare è per noi un comandamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
ALESSIA ROTTA (PD). Presidente, intervengo per rendere tutta l'Aula parlamentare, e non solo, a conoscenza di quanto sta accadendo a Verona o, meglio, di quanto accadrà. Il 19 gennaio a Verona, con il patrocinio della provincia e della Serit, società pubblica che si occupa o si dovrebbe occupare di rifiuti, si terrà un concerto nazi-rock dedicato a Jan Palach, il giovane che, il 16 gennaio del 1969, si diede fuoco in piazza San Venceslao, nella capitale cecoslovacca, per protestare contro la repressione della primavera di Praga.
E, quindi, anche noi siamo a chiedere che la provincia tolga il suo patrocinio, che questo non avvenga, perché, appunto, appare discutibile che eventi drammatici, quali l'alluvione, a cui verrebbero destinati i fondi di un concerto nazi-rock, vengano mescolati e soprattutto mescolati con figure che non meritano di essere sporcate con simili iniziative (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
IOLANDA DI STASIO (M5S). Grazie, Presidente. Ad Afragola è emergenza racket: sette bombe in dieci giorni e non sono solo un avvertimento. E' la criminalità organizzata che usa le esplosioni per imporre il terrore nella città e dire: qui, adesso, comandiamo noi. A fare esplodere gli ordigni sotto le serrande delle attività commerciali è stata la camorra. La situazione è grave, i miei concittadini sono terrorizzati, ormai hanno paura a vivere qui.
Da questi banchi desidero ringraziare le forze dell'ordine che si sono attivate in tempi davvero molto brevi per presidiare la città, aumentando il numero delle unità sul territorio e facendo sentire ai cittadini che lo Stato c'è ed è dalla loro parte. I territori che i clan si contendono non appartengono alla camorra, appartengono ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
FRANCESCA TROIANO (M5S). Presidente, colleghi, di recente un'automobile di un agente della polizia locale del comune di Manfredonia è stata data alle fiamme; è la seconda volta che ciò avviene a breve distanza di tempo. Il prefetto di Foggia, informato dell'accaduto, ha dichiarato come questo tema sarà oggetto di una prossima riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Lo ringrazio pubblicamente, qui, in quest'Aula, per la sua disponibilità ed attenzione.
Oltre a dare piena solidarietà alle vittime di questi attacchi, pongo all'attenzione dell'Aula il tema dello stare in prima linea degli agenti della polizia municipale, le cui competenze negli anni sono state implementate. La loro prossimità nei riguardi delle comunità è prioritaria per ogni azione di controllo dei territori e, seppur con una mission completamente diversa rispetto a quella della Polizia di Stato e dei Carabinieri, possono agire a sostegno di quella che va definita, in modo più organico, come una politica di sicurezza integrata.
Sono certa che il Ministero dell'interno del nostro Governo saprà dare maggior peso e dignità a tutte le forze che sono inserite in questo piano e che darà alla polizia locale quel lustro e quell'attenzione che merita. Gli agenti come quelli di Manfredonia non vanno mai lasciati soli e ciò lo dobbiamo garantire a loro, come a tutti quelli che operano nei comuni italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
FRANCESCA FLATI (M5S). Presidente, esprimo piena soddisfazione per i provvedimenti messi in atto per la città di Roma, sia dalla giunta Raggi che dal nostro Governo. È notizia di ieri, infatti, che il piano di concordato di Atac, già approvato dal tribunale di Roma, sia stato approvato anche dai creditori e la fiducia dei creditori è fondamentale.
Il cambiamento, però, è già in atto. Al Governo, come negli enti locali, stiamo mettendo in pratica una politica diversa, che finalmente mette al primo posto la vita quotidiana dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE-SI). Presidente, la deliberazione del direttore generale ASL Foggia, la n. 1906 del 28 dicembre scorso, intende riorganizzare la rete dei laboratori analisi della provincia. Tale delibera, in realtà, si rifà a normative regionali, ma soprattutto alla legge della grande riforma sanitaria, la n. 833, del 23 dicembre 1978, che è considerata tra le più importanti del nostro Stato dal dopoguerra ad oggi, ed elogiata anche recentemente dal Presidente della Repubblica. Ma questo capolavoro del nostro ordinamento, apprezzato anche da diversi Paesi, è stato via via indebolito nella sua prerogativa suprema, cioè la centralità della persona, e oggi constato amaramente che i criteri nella ricerca del risparmio a tutti i costi annullano del tutto i criteri del controllo, che, se attuati, evidenzierebbero il fallimento del risparmio e il danno al cittadino. Nei due minuti concessi per questo intervento non è possibile illustrare i dati forniti dall'azienda stessa, ma è certamente doveroso evidenziare quelle che saranno le disastrose conseguenze per i cittadini, che vedranno laboratori di analisi declassificati a centri dei prelievi territoriali, in tanti casi, nei paesi più piccoli, operativi addirittura una sola volta la settimana. Questo comporterà intasamento dei laboratori sopravvissuti, un prevedibile allungamento delle code, con enormi disagi, specie nell'utenza più anziana e in quella che soffre di patologie che richiedono frequenti prelievi. Da non trascurare, inoltre, che il trasporto del sangue tra strutture distanti tra loro (prelievo e laboratorio) potrebbe pregiudicare l'integrità del campione e avere conseguenze sull'attendibilità del referto. Concludo, Presidente, annunciando che è stata già presentata a mia firma un'interrogazione al Ministro della Sanità per sapere se non sia il caso di rivedere alcune direttive ministeriali in tema di piano di riordino e piano operativo, considerando le argomentazioni che nell'interrogazione presenterò in maniera più completa ed esaustiva.
GIUSEPPINA OCCHIONERO (LEU). Presidente, prendo la parola per illustrare a quest'Aula due questioni che mi stanno particolarmente a cuore. Per alcuni decenni è stata una fra le più grandi fabbriche per la trasformazione della barbabietola per il centro-sud d'Italia: parlo, signora Presidente, dello zuccherificio di Termoli, che purtroppo oggi è solo un gigante di pietra, abbandonato a pochi metri dal mare, vuoto, immobile, come purtroppo è stata la politica degli ultimi anni, che lo ha lasciato morire lentamente, con la consapevolezza di mettere sul lastrico decine e decine di lavoratori con le loro famiglie e di infliggere un duro colpo alla trasformazione della barbabietola da zucchero delle regioni che conferivano nel nostro stabilimento il loro prodotto. Mi riferisco non solo al mio Molise, ma alla vicina Puglia, alla Campania e al Lazio. Un immobilismo sconcertante, che ha ridotto alla fame decine e decine di famiglie e ha creato un grave danno alla nostra economia. Le ultime aste fissate per la vendita del fabbricato e dei suoi macchinari hanno avuto risposte negative, e così, pezzo dopo pezzo, lo zuccherificio è stato smontato e venduto. Sì, fatto a pezzi. Questa è certo una corresponsabilità anche dei Governi, che non hanno saputo dare ai molisani delle risposte fiduciose, o comunque consistenti. Così, il mio Molise, a vocazione prevalentemente agricola, ha assistito al tracollo dello zuccherificio, e ora anche alla filiera del pollo. Sì, perché la Gam di Bojano, signor Presidente, che è stata un fiore all'occhiello della famiglia Arena, oggi è sull'orlo del precipizio, e numerose famiglie, con i loro lavoratori, sono in attesa di risposte da parte dei Governi, in attesa, per il quinto anno consecutivo, del rinnovo della cassa integrazione. Il Ministero dell'Economia pare abbia garantito solo pochi mesi. Allora, attraverso quest'Aula chiedo al Governo solo una cosa: il Molise vi chiede di fare presto, prima che sia troppo tardi (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali e di deputati del gruppo Misto).
MATILDE SIRACUSANO (FI). Presidente, vorrei sottoporre all'attenzione della Camera dei deputati una vicenda di eccezionale gravità, verificatasi in un quartiere limitrofo al centro della città di Messina, nello specifico il quartiere Provinciale. Si tratta dell'ennesima rapina, dell'ennesimo episodio di microcriminalità finalizzata al furto ai danni di esercenti di attività commerciali, ma anche ai danni delle abitazioni. In questo specifico caso si è verificata pure una colluttazione, con dei feriti: il dipendente dell'esercizio in questione è stato ferito gravemente alla testa. Questo non può accadere e non può verificarsi. Come ho appunto detto, non è un caso isolato, ma si tratta di numerosi episodi di questa natura, numerose rapine e furti che si stanno verificando con una certa frequenza. Per questo il presidente della terza circoscrizione di Messina, Cucè, ha chiesto al questore, al prefetto, al sindaco e alla sottoscritta di sottoporre questi episodi all'attenzione del Governo, affinché possa essere ripristinata l'operazione “Strade sicure”, che era stata avviata nel 2008 dal Governo Berlusconi con ottimi risultati in termini di lotta alla microcriminalità. Purtroppo l'operazione “Strade sicure”, negli anni successivi, dai Governi di sinistra è stata fortemente ridimensionata: sono state ridotte le risorse, e in molte città è stata addirittura sospesa, e una di queste città è appunto Messina. Quindi, preannuncio un'interrogazione che farò ai Ministri dell'Interno e della Difesa, affinché si mettano in campo tutte le iniziative perché questa operazione “Strade sicure” possa essere ripristinata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).
DAVIDE GARIGLIO (PD). Presidente, tre ore fa, il professor Ponti, su Sky TG24 ha trionfalmente annunciato che l'analisi benefici-costi sulla Torino-Lione era stata completata; venticinque minuti fa, fonti del Ministero dei trasporti, citate dall'ANSA, hanno dichiarato che il documento citato dal professor Ponti è una bozza preliminare di analisi costi-benefici e che la struttura tecnica di missione del MIT vaglierà la conformità al mandato ricevuto. Per far finire questa indegna pagliacciata portata avanti dai consulenti incaricati dal Ministro Toninelli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), chiediamo alla Presidenza della Camera di essere garante del fatto che questi documenti, se presenti al Ministero, vengano trasmessi ai gruppi parlamentari, come abbiamo chiesto anche con lettera al Presidente, Fico, più di un mese fa che non ha ancora ottenuto risposta, e che il Ministro Toninelli venga a riferirne in Parlamento, posto che questa Camera, come il Senato, hanno votato due leggi di ratifica di accordi internazionali sul punto. Stiamo parlando di un'opera che incide sui rapporti internazionali con la Francia e con l'Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
ROBERTO SPERANZA (LEU). Presidente, voglio ricordare all'Aula una figura importante delle mie parti, Angelo Raffaele Ziccardi, che è stato senatore per oltre dieci anni e ha perso la vita purtroppo il 6 gennaio, quindi pochi giorni fa. Angelo Raffaele Ziccardi è stata una grande figura delle mie parti, è stato un grande uomo della sinistra della Basilicata, del Partito Comunista Italiano, del movimento dei lavoratori, si è impegnato in modo particolare a difesa dei diritti dei più deboli. Nella sua Irsina, in provincia di Matera, si è battuto con grande forza per restituire dignità ai più deboli, agli ultimi, in modo particolare ai braccianti, in quell'epoca senza diritti. È stato, tra l'altro, quando era in Parlamento, il primo firmatario della legge n. 285 del 1977, che è stata una legge di straordinario valore nazionale, che ha dato ossigeno alle giovani generazioni di allora, con una straordinaria immissione di personale nella pubblica amministrazione. Credo che sia giusto oggi ricordarlo in quest'Aula, e provare a tenere alto quell'esempio. Per questo ho voluto, a nome mio personale e del gruppo di Liberi e Uguali, portare all'Aula il ricordo di questa straordinaria e bellissima personalità (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico).
Martedì 15 gennaio 2019 - Ore 11:
nella votazione n. 3 il deputato Varrica ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 11 il deputato Zoffili ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nelle votazioni nn. 11, 12 e 15 il deputato Ziello ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nelle votazioni dalla n. 12 alla n. 18 il deputato Caffaratto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 18 i deputati Elisa Tripodi e Zicchieri hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
1 Nominale Pdl 1389 - articolo 1 478 478 0 240 478 0 57 Appr.
2 Nominale articolo 2 478 478 0 240 478 0 57 Appr.
3 Nominale articolo 3 478 478 0 240 478 0 57 Appr.
4 Nominale articolo 4 482 482 0 242 482 0 57 Appr.
5 Nominale articolo 5 480 480 0 241 480 0 57 Appr.
6 Nominale Pdl 1389 - voto finale 484 484 0 243 483 1 55 Appr.
7 Nominale Pdl 1390 - articolo 1 484 484 0 243 484 0 55 Appr.
8 Nominale articolo 2 484 484 0 243 484 0 55 Appr.
9 Nominale articolo 3 484 484 0 243 483 1 55 Appr.
10 Nominale articolo 4 474 474 0 238 474 0 55 Appr.
11 Nominale articolo 5 486 486 0 244 486 0 55 Appr.
12 Nominale Pdl 1390 - voto finale 476 476 0 239 476 0 55 Appr.
13 Nominale Pdl 1391 - articolo 1 477 465 12 233 465 0 55 Appr.
INDICE ELENCO N. 2 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 18)
14 Nominale articolo 2 485 473 12 237 473 0 55 Appr.
15 Nominale articolo 3 483 471 12 236 471 0 55 Appr.
16 Nominale articolo 4 485 473 12 237 473 0 55 Appr.
17 Nominale articolo 5 478 466 12 234 466 0 55 Appr.
18 Nominale Pdl 1391 - voto finale 480 468 12 235 468 0 53 Appr.

References: articolo 1
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 articolo 5
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