Source: http://padernodugnanopdci.blogspot.com/2012/11/
Timestamp: 2018-07-15 19:36:45+00:00

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PADERNODUGNANO PCdI: novembre 2012
BALLOTTAGGIO PRIMARIE: SI VOTA BERSANI
. primarie a Paderno Dugnano
CENTROSINISTRA E PRIMARIE< Al ballottaggio per Bersani Il primo turno delle elezioni primarie, che si è svolto il 25 novembre, si è concluso con i seguenti risultati: Pierluigi Bersani 44,9%, Matteo Renzi 35,5%, Nichi Vendola 15,6%, Laura Puppato 2,6%, Bruno Tabacci 1,4%. Bersani non ha vinto al primo turno e il ballottaggio presenta gravi rischi: i media e il centrodestra tifano per Renzi e inoltre potrebbero andare a Renzi anche i voti di Puppato e Tabacci. O la base della sinistra va a votare in massa per Bersani o la partita rischia di essere compromessa. Una vittoria di Renzi sposterebbe ulteriormente a destra il quadro politico e per i lavoratori non ci sarebbe più neanche la speranza di porre rimedio almeno ai provvedimenti più odiosi dei governi Monti e Berlusconi. Sarebbe problematico realizzare un centrosinistra, unica possibilità concreta di superare il commissariamento della politica. Continuerebbe così la politica di divisione e di emarginazione del sindacato a danno della Cgil. I compagni della sinistra, giustamente critici nei confronti del Pd, riflettano che con una vittoria di Renzi passa la “rottamazione”, ma non quella generazionale (che è naturale) bensì quella della rappresentanza delle idee della sinistra; di tutta la sinistra sia di quella moderata, riformista o socialdemocratica sia di quella comunista e radicale. Tanto più se dovesse passare l'impianto della nuova legge elettorale. dichiarazione di Oliviero Diliberto, Segretario nazionale del PdCI: PRIMARIE: DILIBERTO, BUON RISULTATO VENDOLA, ADESSO CON BERSANI PER FAR CONTARE IL LAVORO "Dal primo turno delle primarie è emersa una grande domanda di partecipazione, di democrazia e di cambiamento. Vendola raccoglie una buona affermazione, soprattutto al Sud, dove gli effetti della crisi sono più forti." Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue: "Confermiamo da subito il nostro impegno a sostegno di Pier Luigi Bersani al secondo turno. Dal nostro punto di vista è necessario far contare le ragioni del lavoro, e sicuramente, tra i due candidati in campo, Bersani è quello che interpreta meglio un modello di Italia aperta e solidale alla quale ci sentiamo più vicini."
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Il Capogruppo consiliare di PdCI-PRC/Federazione della Sinistra al Consiglio comunale di Paderno Dugnano, annuncia con il seguente comunicato stampa, la sua partecipazione e voto alle "primarie" del centrosinistra.
Alcune buone ragioni per votare Nichi Vendola domenica 25 novembre 2012 alle Primarie del Centro Sinistra:
Le politiche di rigore attuate dal Governo Monti hanno impoverito maggiormente la popolazione italiana già gravata da una crisi generalizzata
La necessità di togliere dall’imbarazzo gli italiani ha obbligato la scelta su un Governo “tecnico”, senza il coinvolgimento democratico di una consultazione
In questa situazione il Centro Sinistra ha l’enorme responsabilità di trovare la sintesi e la sinergia di unità necessaria alla ripresa della governabilità italiana per il miglioramento della qualità della vita di tutti
La rappresentanza della sinistra in questo contesto deve necessariamente essere garantita per sanare il vuoto di questi ultimi anni, vuoto che ha portato un arretramento sia di valori che di dignità delle persone, facendo perdere conquiste e riferimenti importantissimi
Nichi Vendola in tutto questo ha garantito nei ruoli ricoperti tutto questo dimostrando con i progetti che si possono raggiungere obiettivi economici senza ripercuotersi sui ceti deboli
Nichi Vendola ha dimostrato che con intelligenza, semplicità ed onestà, la sinistra non è relegata all’angolo ma diventa protagonista di un cambiamento
Domenica 25 novembre 2012 i Comunisti Italiani voteranno alle Primarie del Centro Sinistra
Paderno Dugnano 22 novembre 2012
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Il comitato referendario "lotto per il diciotto" di Paderno Dugnano, invita i Lavoratori, i giovani e i cittadini tutti alla manifestazione pubblica di sabato 24 novembre in piazza della divina commedia presso la sede della biblioteca comunale.
Alle ore 17 è previsto l'intervento dell'economista Professor Andrea Di Stefano, candidato alle "primarie" del centrosinistra in regione Lombardia.
L'occasione per firmare i quesiti referendari per ripristinare i diritti di tutti i Lavoratori.
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Prof. Andrea Di Stefano
Il sito di Andrea Di Stefano, candidato alle primarie del centrosinistra della Lombardia <http://www.facebook.com/AltraLombardia> ha annunciato la consegna di oltre 4500 firme di elettrici ed elettori a sostegno della candidatura.
Il Professor Andrea Di Stefano è sostenuto da un importante e articolato gruppi di forze politiche, PdCI-PRC-Ecologisti e ambientalisti, sociali, intellettuali e da figure di primo piano del mondo cattolico lombardo.
Si tratta di un importante indicatore che riflette la voglia e la disponibilità di tanti elettori per un effettivo cambiamento della politica anche i Lombardia.
Ora che il dato è conseguito, si dovranno chiedere "primarie" autenticamente rappresentative dei consensi ottenuti. I programmi e le alleanze dovranno essere indicate senza reticenze o mercanteggiamenti. Definire l'ambito del centrosinistra lombardo è sostanziale. Pensare ad alleanze politiche spurie, non contrattate o condivise potrebbe innescare un movimento di delusione o ripensamenti. Questo è importante inoltre per contenere astensionismi e populismi.
Per questo chiediamo che si svolgano primarie vere di coalizione. Non ci convince la definizione imposta alla partecipazione popolare. Le "Primarie del patto civico", così sono state definite, sono aperte aperte a chiunque voglia partecipare. La possibilità che possano essere edulcorate o peggio inquinate è alto. Ciononostante è importante che si sia confermata la data, sabato 15 dicembre dalle ore 8,00 alle ore 20. A questo appuntamento hanno diritto di partecipare i cittadini residenti in Lombardia, compresi giovani sedicenni e gli immigrati con permesso di soggiorno.
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Siamo a circa metà della campagna referendaria su articolo 8 e articolo 18. Pur in presenza di un'oscuramento pressochè totale da parte di larga parte della stampa e delle televisioni, anche locali, i cittadini sottoscrivono i quesiti a loro sottoposti.
Il nostro Partito si è distinto nella sistematica ricerca del consenso. Sono stati organizzati banchetti ai mercati rionali, nella sede della Sezione e in ambiti pubblici.
Possiamo dirci soddisfatti. Ancor più lo saremo quando il comitato referendario di Paderno Dugnano potrà esprimersi compiutamente con l'indizione di una assemblea pubblica.
Ai nostri banchetti si sono avvicinati elettrici ed elettori di varia provenienza partitica. Uomini e donne che si sono dichiarati del Partito Democratico, socialisti, ambientalisti e anche della Lega nord.
Tutti consapevoli che questi referendum sono la chiave per riportare i diritti dei Lavoratori nell' agenda politica del prossimo governo. Non per caso, anche autorevoli dirigenti del Partito Democratico si sono espressi per rivedere le controriforme firmate dai governi Berlusconi-Bossi e Monti-Fornero.
Invitiamo tutti ad uno sforzo speciale. La posta in gioco è alta raggiungere il risultato un dovere.
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Quest'oggi si sono riunite a Roma, la Direzione nazionale e a Milano, la Direzione regionale lombarda del Partito dei Comunisti italiani.
Pubblichiamo l'ordine del giorno approvato dalla Direzione nazionale:
La Direzione nazionale del Pdci:
- ribadisce la volontà di provare a concludere un accordo con il centro-sinistra per scongiurare lo scenario di un Monti-bis e l'imposizione delle sue politiche antipopolari.
- impegna il Partito a partecipare al percorso delle primarie della coalizione
"Italia bene comune", dando indicazione di voto per Nichi Vendola, il candidato più marcatamente di sinistra, più conseguentemente critico con le politiche di Monti e nostro alleato nei referendum sul lavoro.
Qualora vi fosse un secondo turno delle primarie (e qualora Vendola non vi giungesse) il Partito si impegna, sin d'ora, a sostenere la candidatura di Pierluigi Bersani.
La Direzione regionale del PdCI lombardo, analogamente, ha confermato l'indicazione di partecipare alle "primarie"del centro-sinistra, sostenendo e candidando a Presidente della Regione Lombardia l'economista, Direttore della rivista "Valori" professor Andrea Di Stefano.
Il prof. Di Stefano rappresenterà, oltre al PdCI, i Partiti, le organizzazioni e i movimenti che respingono i dettami liberisti e antipopolari dei governi di centrodestra, del governo Monti e i diktat monetaristici ed autoritari imposti dalla BCE e dalla FMI.
http://youtu.be/q4MEnxxT2aA
DOCUMENTO FINALE APPROVATO DAL COMITATO REGIONALE DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI DELLA LOMBARDIA IN RELAZIONE ALLE ELEZIONI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO REGIONALE.
Il Comitato Regionale del Partito dei Comunisti Italiani della Lombardia, alla luce della crisi che ha investito Formigoni e il centro-destra lombardo e delle imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale, ritiene indispensabile la costruzione di un’ ampio schieramento politico e sociale in grado di produrre discontinuità e cambiamento, rompendo con il sistema di potere clientelare costruito in questi 17 anni dalle destre in Lombardia.
Un sistema che ha prodotto la subalternità del pubblico nei confronti del privato, trasformando la solidarietà in carità. Provocando devastazione economica, deserto produttivo e aumento della povertà, ed un uso scellerato del territorio con conseguente perdita dei beni comuni.
Un sistema basato sul malaffare come dimostrano le inchieste, gli arresti, le condanne che in questi anni hanno coinvolti consiglieri e assessori del centro-destra e che a consentito alla criminalità organizzata (’ndrangheta) di fare affari avendo referenti politici diretti all’interno della giunta.
Un sistema che nonostante la “caduta” di Formigoni mantiene una sua forza ed influenza nella nostra regione.
Per tutte queste ragioni il Partito dei Comunisti Italiani della Lombardia, impegna tutte le sue strutture nel percorso finalizzato alla costruzione di un’ampia coalizione delle forze politiche e sociali che in questi anni si sono opposte a Formigoni. Stigmatizza tutte quei tentativi tendenti ad escludere la sinistra e i comunisti dalla coalizione e promuove il confronto pubblico, democratico e delle idee come elemento fondamentale per la costruzione di un programma alternativo al centro-destra.
Le primarie, per quanto ci riguarda, sono un’occasione di partecipazione e di confronto dove far vivere le nostre idee e le nostre proposte, in questo contesto la candidatura di Andrea Di Stefano, il suo impegno politico nella critica all’attuale modello di sviluppo ed al sistema economico, la sua volontà a lavorare per l’unità della sinistra, le prime proposte di natura programmatica avanzate, che rappresentano con nettezza un progetto fattibile di cambiamento nelle politiche di governo della Lombardia, è da noi salutata positivamente.
Il Partito dei Comunisti Italiani della Lombardia nel sostenere la candidatura di Andrea Di Stefano impegna le sue strutture periferiche nella raccolta di firme necessarie per la partecipazione alle primarie.
Milano, 10 novembre 2012
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Con lettera protocollata il Consigliere comunale PdCI/ PRC, Mauro Anelli ha chiesto all' amministrazione comunale di Paderno Dugnano lo stato dell'istruttoria in merito al ipotesi di costruire un impianto di incenerimento di rifiuti in località Villaggio Ambrosiano, nell'area ex Tonolli.
Dopo tre anni il Sindaco non è in grado di confermare ai cittadini il diniego definitivo alla realizzazione di quell'opera che nessun cittadino ha richiesto.
Pubblichiamo la lettera di richiesta del consigliere Anelli e la relativa risposta, si fa per dire, del Sindaco Alparone.
Al presidente C.Comunale
Oggetto: interrogazione sul tema impianto di Incenerimento in via Beccaria
Premesso che dal 10/12/2009 e’ stato pubblicato l’avvio del procedimento VIA riguardante il progetto di realizzazione del l’impianto sopra citato
al Sindaco e all’Assessore di competenza se passati ormai tre anni si hanno notizie in merito al procedimento
In attesa di una risposta urgente porgiamo distinti saluti
Il Capogruppo PRC/PdCI Mauro Anelli
Paderno Dugnano 18 settembre 2012
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Si è da poche ore concluso il Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra.
Nella discussione sono emerse due diverse posizioni politiche: la proposta che la Federazione della Sinistra sia il motore di una aggregazione politica ed elettorale della sinistra di alternativa e dall’altra la volontà di ricercare un accordo con il centro sinistra. Di fronte all’evidente impossibilità di assumere una decisione unitaria nell’organismo dirigente come prevede lo Statuto della FdS si è convenuto di non votare documenti. Per ciò ogni soggetto politico della FdS porterà quindi avanti la propria proposta in relazione alle prossime elezioni politiche e alle imminenti elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise. Nel contempo si è confermata la volontà di continuare a cooperare sia in relazione alla campagna referendaria che ai prossimi appuntamenti elettorali.
Il Segretario nazionale del PdCI Oliviero Diliberto ha sostenuto l'isolamento della Federazione della sinistra non porta politicamente a nulla, dichiarandosi impegnato a ''lavorare per un accordo'' col centrosinistra. Ha rilevato che la carta d'intenti sottoscritta da Bersani e Vendola potrebbe archiviare la fase del governo Monti. Inoltre, ha affermato, la candidatura di Vendola potrebbe riaprire la questione dell'unita' e dell'utilita' della sinistra per sostenere le ragioni del lavoro.
Altrettanto importante è riportare i Comunisti in Parlamento. "Ricostruire percorsi unitari a sinistra, per cercare di impedire alle destre di vincere, per tentare di archiviare il berlusconismo e il montismo con un nuovo centro-sinistra e per provare a delineare un'altra Europa''.
Oltre ai quesiti referendari su articolo 8 e articolo 18, è iniziata la campagna referendaria per ripristinare la legge sulle pensioni abrogata dal Governo Monti-Fornero.
TUTTE E TUTTI A FIRMARE presso le segreterie dei Comuni e ai tavoli in piazza dei comitati referendari.
REFERENDUM PENSIONI Abroghiamo il liberismo
Gian Piero Cesario*
Dopo il referendum per gli articoli 8 e 18 e le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito, ora apriamo anche la campagna per il referendum abrogativo della riforma pensionistica voluta dal governo Monti e dal ministro Fornero.
Una riforma che aumenta di sei anni e progressivamente oltre l’età pensionabile rendendola di fatto una chimera per tutti quelli che un lavoro certo e garantito non lo vedranno mai, come la mia generazione, o che lo hanno perso e non verranno più riassorbiti nel ciclo lavorativo. Una riforma odiosa che ha creato il problema farsesco (non per quelli costretti a viverlo sulla propria pelle però) degli esodati, ai quali non è stata peraltro trovata alcuna soluzione compensativa dal ministro Fornero, che anzi continua a sminuire il problema. Una riforma, infine, che ha esteso il metodo contributivo a tutte le categorie di lavoro (cosa già iniziata con la riforma Dini) abolendo definitivamente il metodo retributivo: facile immaginare cosa significherà nel futuro ricevere una pensione dignitosa non avendo uno stipendio fisso e altrettanto dignitoso dal quale poter versare i contributi necessari.
Insomma un papocchio, che si colloca precisamente nella logica liberista degli ultimi vent’anni di affossamento del welfare e nella creazione di un sistema statale privatistico e classista che dalla sanità tocchi il lavoro, passi per i saperi e arrivi al sistema pensionistico e previdenziale.
Contro tutto questo ci batteremo in tutte le città per raccogliere più firme possibile, assieme ai referendum sul lavoro e al reddito minimo garantito, e lo faremo mettendo a disposizione tutto il nostro tempo e la nostra passione. Ma in prospettiva abbiamo chiara la necessità che i soli strumenti di democrazia diretta (referendum e iniziativa legislativa popolare) non bastano e basteranno. Sarà necessaria tutta la rinnovata forza dei comunisti nei luoghi della democrazia rappresentativa per riformare in senso più progressista possibile mercato del lavoro e sistema pensionistico, ed arginare e sconfiggere il vento becero del liberismo europeo e di casa nostra. I referendum, oltre alla partita che aprono e nella quale si inseriscono, saranno lo stimolo necessario perché dopo le elezioni dell’anno prossimo il nuovo parlamento non eluda i problemi ma torni ad affrontarli e a risolverli, a cominciare dalla vicenda degli esodati.
La vera sfida partirà da li, ma intanto non ci faremo trovare impreparati.
*responsabile organizzazione FGCI
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RIFLESSIONI SULLE ELEZIONI SICILIANE
di Orazio Licandro,Segreteria nazionale PdCI
La palude siciliana si estende, si allarga, e rischia di contaminare anche il resto d’Italia. L’esito delle elezioni regionali, spacciato come il segno di una discontinuità reale anzi di una rottura senza precedenti costituisce al contrario un’altra micidiale tappa del sempiterno gattopardismo siciliano. Provo a ragionare attraverso la storia politica della regione degli ultimi 15 anni.
La Sicilia, nel ventennio berlusconiano, è sempre stata il granaio del consenso elettorale, e non solo, del centrodestra. Nasce in Sicilia l’incubatrice di Forza Italia, con Dell’Utri e Micciché; è in Sicilia che si registra il più grande atto di forza elettorale di Berlusconi con il 61 a 0 dei collegi uninominali, Palermo e Catania governate da Diego Cammarata e Umberto Scapagnini.
Poi nel 2001 inizia l’era di Totò Cuffaro conclusasi a Rebibbia, e in seguito l’irrompere di Lombardo: la Sicilia terra di saccheggio e devastazione delle risorse pubbliche e soprattutto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.
Si giunge al 2012, dopo l’ennesimo Presidente dimissionario per ragioni giudiziarie e di mafia, e cosa accade? Il centrosinistra si divide e il 53% dei siciliani resta a casa. Vince Crocetta alleato dell’Udc.
Da questa desolante ricostruzione, trarre elementi di analisi coerente è assai complicato: tanti e molteplici sono le implicazioni politiche e le contraddizioni di un quadro politico destrutturato, fluido e ancora in cerca di un assestamento, ma che inevitabilmente si ripercuotono sulle dinamiche e prospettive nazionali. Per quanto schematicamente, proverò a esser chiaro.
L’astensionismo al 52,5% è un dato gigantesco e storico nella storia della democrazia italiana: non c’è alcun precedente in tal senso a qualunque livello. Si tratta della vera ‘quistione’ che si intreccia con la tenuta dello Stato democratico. In Sicilia la politica del malaffare, della corruzione, delle infiltrazioni mafiose ha sconfitto la democrazia. Insomma una spia di allarme vero per l’intero paese, segno inequivocabile di una crisi verticale non solo della politica e dei partiti ma del modello occidentale di democrazia.
Rosario Crocetta ha vinto con il 30,5% del 47,5% dei votanti, a cui va sottratto un 6% di schede nulle o bianche: in definitiva con uno scarso 15% dell’intero corpo elettorale (617.073 voti). Nel 2006, Totò Cuffaro vinse con un milione 374 mila voti, battendo Rita Borsellino che ne raccolse circa un milione e centomila (quasi il doppio di Crocetta). Mentre nel 2008 Anna Finocchiaro ottenne il 30,8 per cento dei voti validi (886.044 voti), più che doppiata da Raffaele Lombardo, che incassò il 65 per cento prendendo un milione di voti in più di lei.
Crocetta non solo non ha conseguito un forte mandato politico ma, ancora una volta senza precedenti, le urne non gli hanno assegnato una maggioranza politica. Crocetta, Presidente debole e condizionabile, avrà tre strade dinanzi a sé: o imboccare con determinazione una stagione di riforme di rottura che condurrebbe presto alla fine del suo governo, o contrattare giorno per giorno i provvedimenti di governo, oppure raggiungere subito un’intesa politica per un governo Pd-Udc-Api-Mpa-Grande Sud. È questa terza ipotesi quella più probabile, perché il gattopardo nella palude ingrassa. In ogni caso nulla di buono si profila per la Sicilia.
Il M5S è il primo partito con il 15%. Risultato senza dubbio eccellente; eppure anch’esso va valutato dentro quel 47% di votanti. In parole povere, neppure Grillo ha arginato il disprezzo popolare verso la politica. Grillo ha intercettato delusi del Pdl e del Pd, ha svuotato Idv e ha raccolto qualche punto percentuale anche a sinistra, ma non ha segnato alcun recupero sul piano dell’astensionismo.
Il Pd è inchiodato al 13%, mentre l’Udc si attesta all’10%, sbiadito ricordo del 20% grazie ai fasti cannolici di Cuffaro.
Il Pdl crolla al 13%, mentre l’Mpa regge con il suo 9%.
A fare due rapidi conti emerge subito che la maggioranza resta nelle mani delle forze di centrodestra.
In queste ore si assiste a un grottesco susseguirsi di analisi e opinioni simmetriche ma tanto superficiali quanto strumentali nell’attribuire una valenza nazionale al dato siciliano per replicare quello schema per le elezioni politiche della primavera prossima: da una parte sta chi dice che l’alleanza tra Pd e Udc è l’unica alleanza possibile in quanto vincente; da un’altra parte sta chi continua a ribadire che con il Pd, a prescindere dall’ipotetica alleanza con l’Udc, è impossibile aprire persino un confronto di merito.
In realtà, non valgono né l’una né l’altra.
a) Per quanti molti si sforzino a presentare l’alleanza Pd-Udc come quella vincente e necessaria per il governo nazionale, scostando appena la coperta ci si accorge che le due forze non vanno oltre il 25% in Sicilia. La musica non cambierebbe molto a livello nazionale, dove la maggiore forza del Pd verrebbe ridimensionata da una media nazionale dell’Udc assai più bassa di quella siciliana.
Senza contare che i fautori dell’innaturale alleanza omettono di dire che essa darebbe ancor di più fiato alla propaganda di Grillo. Insomma quella vittoria si è svolta in realtà all’insegna dell’arretramento piuttosto che all’avanzamento elettorale.
b) Per quanto concerne la seconda prospettiva, bisogna ammettere che la sconfitta dura rimediata a sinistra dalla FdS a Sel a Idv costituisce quella che mi permetto di tradurre come l’archiviazione della linea della sinistra d’alternativa chiusa a ogni rapporto con il Pd. Questa linea l’abbiamo praticata, l’abbiamo sperimentata elettoralmente in una regione popolosa, come la Sicilia, con circa 4 milioni di elettori, nella migliore composizione possibile (cioè due liste: Idv e la sinistra unita con FdS, Sel e Verdi) e nelle migliori condizioni possibili: 1) dopo un anno di politiche liberiste asperrime del governo Monti, ancora più sanguinose in una terra come la Sicilia, 2) dopo 5 anni di saccheggio, clientelismo, prevaricazione, aumento della disoccupazione al 20%, impoverimento generale dei siciliani, con il secondo Presidente di fila, dopo Cuffaro, caduto per un’inchiesta di mafia, 3) con un centrodestra disgregato e in caduta libera, 4) ha vinto il continuismo con il passato, interpretato da Rosario Crocetta protagonista di una formidabile stagione inciucista: ex sindaco antimafia sostenitore di un Presidente abbattuto da una poderosa inchiesta di mafia e alleato dell’Udc.
Ingenuamente qualcuno attendeva un voto di rottura, di discontinuità almeno: invece il risultato è una sconfitta secca, senza appello, senza attenuanti. Non c’è alcuna rivoluzione dietro l’angolo, non c’è il segno di alcun avanzamento delle forze progressiste, nessun movimento popolare. Anzi. Quell’unità a sinistra e quell’alternativa al Pd non sono state ritenute credibili. E più dure sono le condizioni materiali più i cittadini chiedono l’unità delle forze democratiche e progressiste. Chi ha condotto la campagna elettorale tra la gente comune ha sbattuto il muso non solo contro le solite pratiche clientelari, la prevedibile apatia, disillusione, ma soprattutto contro lo sconcerto, la rabbia, il livore per l’ennesima divisione del centrosinistra. L’eterna maledizione delle divisioni, ormai è chiaro, conduce sempre più in un vicolo cieco e con il fuoco alle spalle!
Certo, difficile poter concludere in Sicilia un’alleanza con Crocetta, supporter politico del governo Lombardo, in alleanza per giunta con l’Udc che, pur senza la scorza di Totò Cuffaro, ha contribuito al disastro della politica e dell’economia siciliane. Ma anche per questa ragione il caso Sicilia non può essere declinato come paradigma nazionale.
C’è però, a mio avviso, un ultimo, nient’affatto irrilevante aspetto. La costante crescita del M5S dovrebbe indurre tutti i gruppi dirigenti politici da un lato a migliorare la qualità della politica e a valutare la costruzione di alleanze politiche e programmatiche più popolari; e, da un altro lato, spingere almeno i partiti presenti in parlamento ad agire con estrema prudenza sul terreno della riforma elettorale. Le ipotesi in campo che puntano a demolire l’impianto delle coalizioni, magari introducendo soglie elevate di sbarramento, raggiungerebbero una pluralità di esiti esiziali:
a) un parlamento balcanizzato ma non per questo più rappresentativo; b) un parlamento nuovamente privo della sinistra; c) una forza populista disinteressata al governo come il M5S; d) un parlamento sempre più ostaggio della tecnocrazia europea; e) l’eclissi della democrazia rappresentativa per un lungo periodo. Il tutto sembra coincidere perfettamente con il disegno tenacemente perseguito in diversi ambienti per assicurare il Monti bis.
In ogni caso, è stato messo a nudo l’argomento strumentale del potere di scelta degli elettori. Com’è noto in Sicilia si elegge direttamente il Presidente della Regione, mentre per i deputati regionali si ricorre alle preferenze. Elezione diretta e preferenze (il massimo potere di scelta degli elettori) non hanno arginato affatto l’impressionante astensionismo. Vi è del resto la controprova: il grande consenso mietuto dal M5S è del tutto alieno dalle preferenze dei candidati ma espressione di un voto di opinione per il leader carismatico.
In conclusione, la palude siciliana dunque si allarga, e mentre la sinistra vi affoga il gattopardo vi sguazza: bisogna evitare che raggiunga Roma. Oggi abbiamo un compito, suonare non la sveglia ma l’allarme. Davvero, senza retorica, ma con la drammatica concretezza dell’oggi. Tutti i progressisti dovrebbero tendere alla massima unità possibile per scongiurare la permanenza della tecnocrazia autoritaria al governo dell’Italia. Svegliare, quindi, tutti da un pernicioso intorpidimento, da un sonno che nel passato ha generato mostri. Svegliare tutti affinché il sonno arcaico dei siciliani non diventi il sonno degli italiani. Non resta molto tempo!
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