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Timestamp: 2020-05-28 23:35:05+00:00

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Avvocato tributarista RiminiContenzioso tributarioInerenza delle spese di sponsorizzazione
Pubblicato il 05/05/2020 09/05/2020 Lucia Ripa
L’incubo della deducibilità delle sponsorizzazioni sportive nei confronti delle associazioni sportive dilettantistiche condizionata alla dimostrazione del ritorno d’immagine è durato veramente poco.
L’ordinanza 6340/2020 conferma l’indirizzo costante sulla presunzione assoluta di spese di pubblicità per le sponsorizzazioni fino ad € 200.000 a favore di associazioni sportive dilettantistiche.
Quindi, occorre solamente che siano osservati i requisiti previsti dall’articolo 90, comma 8, L. 289/2002 affinché le spese di sponsorizzazioni siano deducibili dal reddito d’impresa.
Infatti, tali requisiti fanno scattare la presunzione assoluta di spesa di pubblicità e di inerenza delle sponsorizzazioni al reddito d’impresa.
Nel mio precedente post Sponsorizzazioni: necessario dimostrare il ritorno d’immagine concludevo con l’augurio che la sentenza 6014/2020 di cui mi occupavo fosse frutto di una distrazione dovuta alla poca conoscenza del settore tributario da parte del relatore.
Vi confesso che qualche lettore pensava che facessi dello humor. Purtroppo non si trattava di una freddura, ma della triste realtà del contenzioso tributario.
Fatta questa precisazione, riepilogo il contenuto del post per focalizzarmi sull’ordinanza 6340/2020 del giorno successivo alla sentenza 6014/2020.
Questa pronuncia “rimette a posto le cose”.
Per chi fosse interessato ad approfondire il tema della deducibilità delle sponsorizzazioni indico, di seguito, i vari post che si possono trovare sul sito:
“Inerenza delle spese di sponsorizzazione – Il chiarimento dell’ordinanza n.8981 del 6.04.2017 della Cassazione”
“Spese di sponsorizzazione sportiva: deducibilità”
Nell’ultimo post in ordine di tempo “Sponsorizzazioni: necessario dimostrare il ritorno d’immagine” ho analizzato la sentenza 6014/2020 della Corte di cassazione.
Tale pronuncia si pone in netta controtendenza con l’orientamento ormai consolidato della Suprema Corte sulle sponsorizzazioni.
La sentenza conclude che la deduzione delle sponsorizzazioni fino a € 200.000 non sia automatica e che occorra dimostrare che le parti abbiano effettivamente concluso un contratto e che abbiano dato esito positivo in termini di immagine e fatturato.
È ovvio e naturale che a monte del costo vi sia necessariamente un contratto con cui le parti si obbligano ad adempiere alle rispettive obbligazioni.
Quella di esporre il marchio o i prodotti dello sponsor durante gli eventi sportivi, gravante sullo sponsee e quella di versare il corrispettivo pattuito, a carico dello sponsor.
Tuttavia, non ritengo la presenza del contratto dirimente per la deducibilità delle sponsorizzazioni.
Il contratto nelle sponsorizzazioni sportive
Il contratto è una forma e sovente le false sponsorizzazioni rispettano alle lettera le formalità.
Peraltro, la forma scritta non è neppure richiesta e il contratto potrebbe essere concluso verbalmente.
Di questo non ci si deve meravigliare: le associazioni sportive dilettantistiche si avvalgono del lavoro di volontari.
Poi, si deve anche considerare che il settore dello sport dilettantistico fa molto uso della “stretta di mano” per concludere contratti.
Personalmente consiglio di fissare le condizioni per iscritto e che esse siano rispondenti al modo in cui viene eseguito il contratto.
Ad esempio, se lo sponsee si obbliga a esporre un cartellone con il logo dello sponsor nel campo da calcio, non sarà conforme al contratto esporre quel cartellone all’esterno del campo o in una palestra.
Ritengo, in ogni caso, che la dimostrazione che rende deducibile le sponsorizzazioni riguardi l’effettuazione della sponsorizzazione.
Questa condizione è fissata dall’articolo 90, comma 8, L. 289/02. Perciò, ho ritenuto che la motivazione della sentenza 6014/2020 richiedendo di dimostrare il ritorno in termini di immagine e di fatturato sia in contrasto innanzitutto con l’articolo 90, comma 8, L. 289/2002.
L’ordinanza 6340/2020 torna a riaffermare la presunzione legale assoluta circa la natura di spesa di pubblicità delle sponsorizzazioni a favore delle associazioni sportive dilettantistiche entro i 200.000 €.
Vengono ribadite le condizioni per la deducibilità delle sponsorizzazioni:
Perchè l’ordinanza 6340/2020 è così importante?
L’ordinanza 6340/2020 aggiunge una sottolineatura importante per l’avvocato tributarista: questi elementi devono essere in possesso del contribuente e incombe sull’Agenzia delle Entrate la prova della loro mancanza.
In parole povere: nel contraddittorio che precede l’emissione dell’avviso di accertamento è cura del contribuente produrre i documenti.
Nell’avviso di accertamento l’Agenzia delle Entrate deve motivare perchè abbia ritenuto i documenti esibiti insufficienti a sostenere la deducibilità delle sponsorizzazioni.
Il giudice di merito che accolga o respinga il ricorso deve indicare nella sentenza la motivazione su questi elementi.
La Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla deducibilità delle sponsorizzazioni alle associazioni sportive dilettantistiche. La sentenza è la n. 6014 del 4.03.2020. Il decisum mi lascia perplessa. Finora l’orientamento della Cassazione sulle sponsorizzazioni sportive a favore di associazioni sportive dilettantistiche le riteneva deducibili fino a 200.000 €. A partire dall’ordinanza 8981/2017 la Suprema Corte ha deciso che la presunzione introdotta dall'articolo 90, comma 8, L. 289/2002 è di tipo assoluto. Ossia, una volta dimostrate le condizioni stabilite dall’articolo 90, comma 8, L. 289/2002, non è possibile contestare la natura di spesa di pubblicità delle sponsorizzazioni. Successive pronunce hanno anche ritenuto che la presunzione assoluta riguardi anche l’inerenza della spesa di p...
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