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Timestamp: 2020-08-07 18:27:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23869 del 23/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23869 del 23/11/2016
Cassazione civile sez. lav., 23/11/2016, (ud. 18/10/2016, dep. 23/11/2016), n.23869
sul ricorso 24973-2011 proposto da:
Z.R.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
SALITA DI SAN NICOLA DA TOLENTINO 1/B, presso l’Avvocato DOMENICO
NASO, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 3317/2011 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 16/03/2011 R.G.N. 865/2009;
1 – La Corte di Appello di Milano ha accolto solo parzialmente l’impugnazione proposta dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca avverso la sentenza del locale Tribunale che aveva dichiarato il diritto di Z.R.A., collaboratrice scolastica assunta dal 2000 al 2009 con contratti a tempo determinato di durata per lo più annuale, a vedersi riconoscere l’anzianità di servizio ai fini della quantificazione del trattamento retributivo ed aveva pronunciato condanna generica del Ministero al pagamento delle differenze dovute, da maggiorarsi di interessi e di rivalutazione monetaria.
2 – La Corte territoriale ha premesso che gli assunti a tempo determinato del comparto scuola non beneficiano della progressione stipendiale, legata alla anzianità di servizio, riconosciuta al personale di ruolo ed ha ritenuto la disparità di trattamento non giustificata e non conforme al principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento del D.Lgs n. 368 del 2001, art. 6.
2.4 – E’ stato conseguentemente accolto il solo motivo avente ad oggetto la condanna del Ministero al pagamento degli interessi e della rivalutazione monetaria, pronunciata dal Tribunale in violazione del divieto di cumulo stabilito dalla L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36.
3 – Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca sulla base di un unico motivo. Z.R.A. ha resistito con controricorso, illustrato da memoria.
1 – Il ricorso denuncia, con l’unico motivo formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6; violazione del D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, come convertito dalla L. n. 106 del 2011; violazione della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 e della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4; violazione della direttiva 99/70/CE”. Sostiene, in sintesi, il Ministero ricorrente che alle supplenze, stipulate per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo, non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, bensì la normativa di settore, ed in particolare la L. n. 124 del 1999, art. 4. Aggiunge che il CCNL per il comparto scuola sottoscritto il 4 agosto 1995 esclude che ai lavoratori a tempo determinato possano essere riconosciuti gli scatti di anzianità ed insiste sulla legittimità della pattuizione contrattuale, conforme alla direttiva europea, non essendo comparabile la posizione dei supplenti, che sottoscrivono ogni anno un nuovo contratto del tutto autonomo rispetto al precedente, con quella dei dipendenti di ruolo, assunti a seguito di concorso. Richiama del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 4, nella parte in cui attribuisce alla contrattazione collettiva il potere di disciplinare la materia dei contratti a tempo determinato stipulati dalle Pubbliche Amministrazioni, ed aggiunge che l’Accordo quadro ha come finalità solo quella di coniugare le esigenze di flessibilità del lavoro e di sicurezza dei lavoratori, per cui attribuisce rilievo alle esigenze di specifici settori, che giustificano il ricorso alla tipologia contrattuale e le differenziazioni fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato. Infine eccepisce la inapplicabilità alla fattispecie della L. n. 312 del 1980, art. 53, trattandosi di norma che non ha fra i suoi destinatari i supplenti.
La retribuzione spettante ai dipendenti di ruolo è stata, invece, rapportata alla anzianità di servizio, secondo un sistema di sviluppo professionale incentrato sulla differenziazione del trattamento economico per posizioni stipendiali, che si conseguono in forza del regolare svolgimento, nel tempo, delle funzioni e della partecipazione alle attività di formazione ed aggiornamento (art. 27 del CCNL 4.8.1995; art. 16 CCNL 26.5.1999; art. 77 CCNL 24.7.2003; art. 79 CCNL 29.11.2007).
2.1 – Correttamente la Corte territoriale ha ritenuto non giustificata la diversità di trattamento e, quindi, accertato il diritto dell’appellata ad essere retribuita secondo il medesimo sistema di progressione professionale previsto per gli assunti a tempo indeterminato.
a) la clausola 4 dell’Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicchè la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l’obbligo di applicare il diritto dell’Unione e di tutelare i diritti che quest’ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte Giustizia 15.4.2008, causa C-268/06, Impact; 13.9.2007, causa C307/05, Del Cerro Alonso; 8.9.2011, causa C-177/10 Rosado Santana);
2.5 – La Corte territoriale, inoltre, ha confermato la sentenza di primo grado, di condanna generica, con la quale è stato riconosciuto il diritto di Z.R.A. al riconoscimento della anzianità di servizio nei medesimi termini previsti per il personale a tempo indeterminato. La sentenza non ha ritenuto applicabile della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, norma questa che ormai disciplina il solo trattamento economico degli insegnanti di religione, sicchè la censura formulata nel ricorso deve ritenersi inammissibile per difetto di interesse.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 22
 sentenza 
 art. 6
 art. 9
 art. 53
 art. 4
 art. 4
 art. 4
 art. 53
 art. 16
 art. 77
 art. 79
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53