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Timestamp: 2020-05-26 08:00:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 968 del 17/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 968 del 17/01/2020
Cassazione civile sez. VI, 17/01/2020, (ud. 20/06/2019, dep. 17/01/2020), n.968
sul ricorso 18224-2018 proposto da:
dall’avvocato ELIO TROMBETTA;
Con ricorso depositato il 14 maggio 2012 dinanzi alla Corte di appello di Roma, A.S.L., chiedeva, ai sensi della L. n. 89 del 2001, la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dell’indennizzo per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo introdotto davanti al TAR Lazio il 26.01.1989 ed ancora pendente.
Con decreto del 05.12.2017, la Corte territoriale dichiarava improponibile la domanda ai sensi del D.L. n. 112 del 2008, art. 54 (come modificato dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133 e, successivamente, dal D.Lgs. 2 luglio 2010 n. 104 con decorrenza dal 16 settembre 2010), per essere stata la domanda di indennizzo proposta dopo il 16.09.2010 senza che nel giudizio amministrativo presupposto fosse stata formulata istanza di prelievo.
Avverso il decreto della Corte di appello di Roma propone ricorso per cassazione l’ A., fondato su tre motivi. E’ rimasto intimato il Ministero dell’economia e delle finanze.
Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere accolto per essere fondato il terzo motivo, assorbiti i restanti, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
– con il terzo motivo – il cui esame appare pregiudiziale – si deduce la questione di legittimità costituzionale del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, nella parte in cui subordina la possibilità di chiedere l’equa riparazione alla presentazione di istanza di prelievo.
Occorre, invero, rilevare che la Corte costituzionale, medio tempore, con sentenza n. 34 del 6 marzo 2019, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2 (“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”), convertito, con modificazioni, nella L. 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dal D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 3, comma 23, Allegato 4 (“Attuazione della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 44, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo”) e dal D.Lgs. 15 novembre 2011, n. 195, art. 1, comma 3, lett. a), n. 6 (“Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, recante codice del processo amministrativo a norma della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 44, comma 4”).
Con tale sentenza la Corte delle leggi ha stabilito che la presentazione dell’istanza di prelievo, disciplinata dal codice del processo amministrativo, art. 71, comma 2, non può essere considerata una condizione necessaria per richiedere l’indennizzo ex L. n. 89 del 2001, potendo rilevare ai soli fini della quantificazione dello stesso. Come, infatti, chiarito dalla Corte “l’istanza di prelievo, cui fa riferimento il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 (prima della rimodulazione, come rimedio preventivo, operatane dalla L. n. 208 del 2015), non costituisce un adempimento necessario ma una mera facoltà del ricorrente (codice del processo amministrativo, ex art. 71, comma 2, la parte “può” segnalare al giudice l’urgenza del ricorso), con effetto puramente dichiarativo di un interesse già incardinato nel processo e di mera “prenotazione della decisione” (che può comunque intervenire oltre il termine di ragionevole durata del correlativo grado di giudizio), risolvendosi in un adempimento formale, rispetto alla cui violazione la non ragionevole e non proporzionata sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo risulta non in sintonia nè con l’obiettivo del contenimento della durata del processo nè con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata”.
L’accoglimento del terzo motivo di ricorso, che verte su questione pregiudiziale rispetto alle prime due censure (con le quali viene denunciato la violazione di legge per non avere qualificato la seconda richiesta alla stregua di istanza di prelievo, nonchè per avere applicato la norma retroattivamente), ne determina l’assorbimento.
Il decreto impugnato va cassato, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma, che dovrà decidere tenendo conto che il D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2 – per effetto della dichiarata incostituzionalità – è stato cancellato dall’ordinamento giuridico con effetto retroattivo.
Il giudice del rinvio provvederà a regolare anche le spese relative al presente giudizio di legittimità.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10 non è soggetto a contributo unificato il giudizio di equa riparazione ex L. n. 89 del 2001. Il che rende inapplicabile il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (cfr. Cass. Sez. Un. 11915 del 2014).
La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, assorbiti il primo ed il secondo;
cassa la decisione impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, a diversa Sezione della Corte di appello di Roma.

References: Sentenza 
 art. 54
 art. 54
 sentenza 
 art. 54
 art. 3
 art. 44
 art. 1
 art. 44
 sentenza 
 art. 71
 art. 54
 art. 71
 art. 54
 art. 10
 art. 13
 Cass. Sez.