Source: https://www.enzocuzzola.it/numero-28-anno-2018/
Timestamp: 2019-11-13 12:45:14+00:00

Document:
Numero 28 Anno 2018 – Centro Studi
Numero 28 Anno 2018
Centro Studi / Settimanale Prometheus 2018 / Numero 28 Anno 2018
apri e scarica il NUMERO 28 ANNO 2018 in pdf
Il regime IVA applicabile al trasporto di passeggeri mediante imbarcazioni con noleggio con conducente: una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate
Documento Unico d iProgrammazione 2019/2021: adempimento entro il 31 luglio
Anche per le sentenze tributarie vige l’obbligo di riconoscimento del debito fuori bilancio
Un parere “pro veritate” reso da un professionista al Comune può esseresottratto al diritto di accesso
Segnaliamo la recente risoluzione n. 50/E del 5 luglio 2018 dell’Agenzia delle Entratein materia di regime IVA applicabile al trasporto dei passeggeri effettuato mediante imbarcazioni con noleggio con conducente.
Nel caso specifico, una società che svolgeva attività di trasporto di passeggeri, mediante l’utilizzo di natanti con conducente, chiedeva lumi circa la correttaapplicazione dell’IVA per il servizio svolto, ritenendo che i propri servizi fossero da ritenere esenti IVA.
Gli esperti dell’Agenzia hanno, innanzitutto, ricordato che l’art. 1, commi 33-35, della Legge 11dicembre 2016, n. 232 (c.d. Legge di bilancio 2017) ha modificato, a decorrere dal 1°gennaio 2017, la disciplina applicabile alle prestazioni di servizio di trasporto urbano di persone effettuate mediante mezzi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare. In particolare, il comma 33 ha modificato l’art. 10, primo comma, n. 14), del d.P.R. n. 633/ 1972, eliminando dall’ambito applicativo del regime di esenzione IVA le menzionate prestazioni di servizio e prevedendo il loro contestuale inserimento nel nuovo numero1-ter della Tabella A, parte II-bis, allegata al menzionato d.P.R. n. 633/1972, che disciplina i beni e servizi assoggettati all’aliquota IVA del 5 per cento.
Più precisamente, la precedente formulazione dell’art. 10, primo comma, n.14), del d.P.R. n. 633/1972, prevedeva l’esenzione per le “prestazioni di trasporto urbano di persone effettuato mediante veicoli da piazza o altri mezzo di trasporto abilitati ad eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare”. Per effetto delle menzionate modifiche, il novellato art. 10, primo comma, n. 14), del d.P.R. n. 633/1972 prevede il mantenimento della esenzione IVA relativamente alle sole “prestazioni di trasporto urbano di persone effettuato mediante veicoli da piazza”.
Secondo la nuova formulazione della menzionata disposizione normativa, pertanto, l’esenzione IVA è applicabile ai trasporti di persone che:
avvengono in ambito c.d. urbano, ovvero tra Comuni non distanti oltre cinquanta chilometri;
sono effettuati mediante “veicoli da piazza”, ossia quelli adibiti al servizio di taxi che è ricompreso negli autoservizi pubblici non di linea, così come definiti dall’art. 2 della Legge quadro 15 gennaio 1992, n. 21 (c.d. Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea).
Alla luce del quadro normativo tracciato consegue che, a decorrere dal 1° gennaio 2017, continuano a mantenere l’esenzione le prestazioni di trasporto urbano di persone effettuate per via terrestre mediante veicoli da piazza (taxi) e quelle effettuate per acqua, purché rese con veicoli da piazza, quali taxi acquei, nonché le prestazioni rese a mezzo gondole o motoscafi.
Diversamente, per effetto del numero 1-ter) nella Tabella A parte II-bis, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972, introdotto dalla legge di stabilità per il 2017, sono imponibili, e soggiacciono all’aliquota IVA del 5%, le prestazioni di trasporto urbano di persone rese con mezzi abilitati ad eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare non equiparabili ai taxi.
Infine, le prestazioni di trasporto urbano di persone effettuate con mezzi diversi dai veicoli da piazza e diversi da quelli abilitati ad eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare, nonché le prestazioni di trasporto extraurbano a prescindere dal mezzo con cui sono effettuate, sono da assoggettare ad IVA con aliquota del 10 per cento, ai sensi della Tabella A, parte III, n. 127-novies, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972.
2. Documento Unico di Programmazione 2019/2021: adempimento entro il 31 luglio
Ai sensi dell’art. 170 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) ed in conformità di quanto disposto dal principio contabile 4/1 allegato al Decreto Legislativo n. 118/2011, le Amministrazioni Comunali sono tenute a presentare al Consiglio Comunale il Documento Unico di Programmazione riferito al triennio 2019/2021, ai fini della relativa approvazione, entro il termine del 31 luglio 2018.
Il DUP, quale strumento di programmazione, rappresenta atto indispensabile e propedeutico alla predisposizione del bilancio di previsione. Tra le altre informazioni di natura contabile, nel DUP sono inclusi anche:
a. il programma triennale dei Lavori Pubblici;
b. il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari;
c. il programma biennale di forniture e servizi;
d. il piano triennale di razionalizzazione e riqualificazione della spesa; e. la programmazione del fabbisogno del personale.
Si ricorda che, a seguito dei correttivi apportati dalla commissione Arconet lo scorso 11 aprile, il DUP semplificato assume una doppia forma: una versione semplificata, disponibile per tutti gli enti fino a 5.000 abitanti; ed una ancora più leggera destinata agli enti che non superano i 2.000 residenti.
Riassumendo, ad oggi le tipologie di DUP sono tre: 1) quello “ordinario”, obbligatorio per gli enti con oltre 5.000 abitanti e facoltativo per gli altri; 2) quello “semplificato”, per gli enti fino a 5.000 abitanti; 3) quello “super semplificato”, per gli enti fino a 2.000 abitanti.
3. Anche per le sentenze tributarie vige l’obbligo di riconoscimento del debitofuori bilancio
Segnaliamo il recente parere n. 210/2018 della Corte dei conti. sez. reg. di controllo per la Lombardia, in materia di riconoscimento di un debito fuori bilancio derivante da una sentenza tributaria sfavorevole per il Comune.
Secondo i giudici, non può dubitarsi che anche le sentenze sfavorevoli alle amministrazioni pubbliche emesse dal giudice tributario siano da considerarsi immediatamente esecutive: infatti, il Decreto Legislativo n. 156/2015 ha riformulatoil testo dell’art. 69 del Decreto Legislativo n. 546/92 (Disposizioni sul processotributario), introducendo l’immediata esecutività delle sentenze di condanna dell’Amministrazione Finanziaria al pagamento di somme in favore del contribuentee di quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali.
La recente modifica normativa ha posto fine alla previgente situazione, di evidentesquilibrio, in cui l’esecutività, prima del passaggio in giudicato delle sentenze,poteva operare solo a favore del Fisco. Infatti, mentre nelle liti di impugnazione degliatti impositivi, a seguito di una sentenza favorevole all’Amministrazione Finanziaria, quest’ultima, ai sensi dell’art. 68 del D.lgs. n. 546/1992, aveva la possibilità diriscuotere, in via provvisoria e graduale, le pretese erariali prima dell’insorgenzadella res iudicata, al contrario, prima della riforma, le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e di quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali non erano esecutive, se non a seguito del passaggio in giudicato della sentenza.
Il novellato art. 69 cit. ha, dunque, ridisegnato lo scenario e previsto che le sentenzedi condanna dell’Amministrazione Finanziaria, originate da liti da rimborso, sianoanch’esse immediatamente esecutive. In queste ipotesi l’ufficio fiscale sarà,dunque, tenuto a procedere al rimborso delle somme, anche in caso di impugnazione della sentenza de qua.
Conseguentemente, secondo i giudici, è indubitabile che il debito derivante da sentenze emesse dal giudice tributario di condanna delle amministrazioni pubbliche al rimborso di somme non dovute a favore dei contribuenti, non si sottraeall’obbligo di riconoscimento disciplinato dall’art. 194 comma 1, lett. a) del TUEL(Decreto Legislativo n. 267/2000).
4. Un parere “pro veritate” reso da un professionista al Comune può esseresottratto al diritto di accesso
Un parere “pro veritate” è sottratto all’accesso qualora sia reso da legali e professionisti esterni legati all’amministrazione da un rapporto di consulenza, godendo di una tutela qualificata ex art. 620 c.p. e 200 c.p.c. ed essendo copertodal segreto professionale tutelato specificamente dall’ordinamento, mentre è oggetto di ostentazione quando, anche se reso nell’ambito di attività istruttoria, siaprodromico all’emissione di un provvedimento amministrativo, sebbene nonrichiamato in motivazione: è quanto ricordato dal TAR Lazio, Roma, sez. II bis, nella sent. 19 giugno 2018, n. 6875, richiamando un pacifico orientamento (cfr. Consiglio di Stato, n. 6200 del 2003; n. 5105 del 2000; TAR Catania, n. 390 del 2018; n. 208 del 2017; n. 1274 del 2016; n. 658 del 2011; TAR Milano, n. 3975 del 2005).
Ricade sull’interessato l’onere di provare che il parere legale sia stato reso dalconsulente nell’ambito di un procedimento volto all’adozione finale di un provvedimento, unica fattispecie giustificativa dell’ostensione ammessa dall’ordinamento.

References: art. 10
 sentenza 
 sentenza 
 art. 69
 sentenza 
 art. 620