Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2008&numero=16
Timestamp: 2020-02-25 14:53:19+00:00

Document:
Sentenza 16/2008 (ECLI:IT:COST:2008:16)
Camera di Consiglio del 16/01/2008; Decisione del 16/01/2008
Deposito del 30/01/2008; Pubblicazione in G. U. 05/02/2008 n. 6
Norme impugnate: - Decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, titolato "Testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica", limitatamente alle seguenti parti: art. 1, comma 2, limitatamente alle parole: "di coalizione"; art. 9, comma 3, limitatamente alla parole: "Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 1, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo del presente comma e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell'articolo 14 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957."; art. 11, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: "alle coalizioni e"; art. 11, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: "non collegate"; art. 11, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: ", nonché, per ciascuna coalizione, l'ordine dei contrassegni delle liste della coalizione"; art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione"; art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "di seguito, in linea orizzontale, uno accanto all'altro, su un'unica riga"; art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "delle coalizioni e"; art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "non collegate"; art. 11, comma 3, limitatamente alle parole: "di ciascuna coalizione"; art. 16, comma 1, lettera a), limitatamente alle parole: ". Determina inoltre la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste, data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste che la compongono"; art. 16, comma 1, lettera b), numero 1): "1) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano regionale almeno il 20 per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano regionale almeno il 3 per cento dei voti validi espressi;"; art. 16, comma 1, lettera b), numero 2), limitatamente alle parole: "non collegate"; art. 16, comma 1, lettera b), numero 2), limitatamente alle parole: "nonché le liste che, pur appartenendo a coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui al numero 1), abbiano conseguito sul piano regionale almeno l'8 per cento dei voti validi espressi"; art. 17, comma 1, limitatamente alle parole: "le coalizioni di liste e"; art. 17, comma 1, limitatamente alle parole: "coalizioni di liste o"; art. 17, comma 1, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o"; art. 17, comma 2, limitatamente alle parole: "la coalizione di liste o"; art. 17, comma 3: "Nel caso in cui la verifica di cui al comma 2 abbia dato esito positivo, l'ufficio elettorale regionale individua, nell'àmbito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui all'articolo 16, comma 1, lettera b), numero 1), le liste che abbiano conseguito sul piano circoscrizionale almeno il 3 per cento dei voti validi espressi. Procede quindi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto, tra le liste ammesse, dei seggi determinati ai sensi del comma 1. A tale fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto per il numero di seggi già individuato ai sensi del comma 1, ottenendo così il relativo quoziente elettorale di coalizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista ammessa al riparto per il quoziente elettorale di coalizione. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. A ciascuna lista di cui all'articolo 16, comma 1, lettera b), numero 2), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del comma 1."; art. 17, comma 4, limitatamente alle parole: "alla coalizione di liste o"; art. 17, comma 5, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o"; art. 17, comma 5, limitatamente alle parole, ovunque ricorrono: "coalizione di liste o"; art. 17, comma 5, limitatamente alle parole: "alle coalizioni di liste e"; art. 17, comma 6: "Per ciascuna coalizione l'ufficio procede al riparto dei seggi ad essa spettanti ai sensi dei commi 4 e 5. A tale fine, per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto ai sensi dell'articolo 16, comma 1, lettera b), numero 1), per il numero dei seggi ad essa spettanti. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista per quest'ultimo quoziente. La parte intera del risultato così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da attribuire a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alla lista per la quale queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale."; art. 17, comma 8: "Qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati nella circoscrizione regionale e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi ad essa spettanti, l'ufficio elettorale regionale assegna i seggi alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora due o più liste abbiano una uguale parte decimale del quoziente, si procede mediante sorteggio."; art, 17-bis, limitatamente alle parole: "e 6"; art. 19, comma 2: "Qualora la lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in una circoscrizione e non sia quindi possibile attribuirle il seggio rimasto vacante, questo è attribuito, nell'àmbito della stessa circoscrizione, ai sensi dell'articolo 17, comma 8.".
Massime: 32089 32090 32091 32092 32093 32094 32095
Atti decisi: ref. 147
Massima n. 32089 Massima successiva
'Referendum' abrogativo - Controllo sull'ammissibilità della richiesta - Ammissione di scritti difensivi presentati da soggetti diversi dai promotori e dal Governo - Potere della Corte non implicante il diritto di tali soggetti ad illustrare le loro tesi in camera di consiglio - Facoltà della Corte di consentire brevi integrazioni orali degli scritti pervenuti.
La determinazione della Corte di ammettere, come contributi contenenti argomentazioni ulteriori, gli scritti presentati da soggetti diversi da quelli contemplati dall'art. 33, terzo comma, della legge n. 352 del 1970 (vale a dire dai promotori del referendum e dal Governo) e tuttavia interessati alla decisione sull'ammissibilità della richiesta, non si traduce in un potere di questi soggetti di partecipare al procedimento ed illustrare le relative tesi in camera di consiglio, salva la facoltà della Corte, ove lo ritenga opportuno di consentire brevi integrazioni orali degli scritti pervenuti, prima che i soggetti di cui all'art. 33 citato illustrino le rispettive posizioni.
- Sulla possibilità della Corte di ammettere gli scritti presentati da soggetti diversi da quelli contemplati dal terzo comma dell'art. 33 della legge 25 maggio 1970, n. 352, v., citate, sentenze numeri 45, 46, 47, 48 e 49/2005.
- Sulla circostanza che il procedimento di controllo sull'ammissibilità di richiesta di referendum abrogativo deve «tenersi, e concludersi, secondo una scansione temporale definita», v., citata, sentenza n. 31/2000.
legge 25/05/1970 n. false art. 33
Massima n. 32090 Massima successiva Massima precedente
'Referendum' abrogativo - 'Referendum' su leggi elettorali relative ad organi costituzionali o di rilevanza costituzionale - Condizioni di ammissibilità - Matrice razionalmente unitaria del quesito ed autoapplicatività della normativa di risulta - Conseguente carattere non meramente caducatorio, ma necessariamente «manipolativo» della richiesta referendaria.
Le leggi elettorali non sono comprese, in quanto tali, tra gli atti legislativi per i quali l'art. 75, secondo comma, della Costituzione, esclude l'ammissibilità dell'abrogazione popolare, e tuttavia appartengono alla categoria delle leggi costituzionalmente necessarie, la cui esistenza e vigenza è indispensabile per assicurare il funzionamento e la continuità degli organi costituzionali della Repubblica. L'ammissibilità di un referendum su norme elettorali relative ad organi costituzionali o a rilevanza costituzionale è, perciò, assoggettata alla duplice condizione che i quesiti siano omogenei e riconducibili a una matrice razionalmente unitaria, e ne risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, tale da garantire, pur nell'eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell'organo. Ne consegue che - in aggiunta alle caratteristiche indispensabili di chiarezza, univocità ed omogeneità del quesito - un referendum in materia elettorale deve essere necessariamente parziale e inevitabilmente "manipolativo", e cioè non può avere ad oggetto una legge elettorale nella sua interezza, ma deve investire solo specifiche norme, la cui ablazione abbia come effetto naturale e spontaneo la ricomposizione del tessuto normativo rimanente, in modo da rendere la regolamentazione elettorale successiva all'abrogazione referendaria diversa da quella prima esistente, e complessivamente idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento, dell'organo costituzionale elettivo. Ciò vale segnatamente per le due Camere del Parlamento, rispetto alle quali l'indefettibilità delle leggi elettorali è di massima evidenza e rilevanza, anche allo scopo di non paralizzare il potere di scioglimento del Presidente della Repubblica previsto dall'art. 88 Cost. Per i motivi evidenziati, "è di per sé irrilevante il modo di formulazione del quesito, che può anche includere singole parole o singole frasi della legge prive di autonomo significato normativo".
- Sull'ammissibilità di referendum abrogativo avente per oggetto legge elettorali, v., citata, sentenza n. 47/1991.
- Sulle caratteristiche proprie della materia elettorale e, in particolare, all'esigenza di poter disporre, in ogni tempo, di una normativa operante, v., citata, sentenza n. 13/1999.
- Sui requisiti fondamentali di ammissibilità dei referendum abrogativi concernenti leggi elettorali, delineati dalla giurisprudenza costituzionale, v., citate, sentenze n. 16/1978, n. 32/1993, e sentenza n. 47/1991, conforme alle sentenze, citate, 16/1978, n. 25/1981 e n. 29/1987.
- In relazione alla irrilevanza del modo di formulazione del quesito, che può anche includere singole parole o singole frasi della legge prive di autonomo significato normativo, v., citata, sentenza n. 32/1993.
legge 25/05/1970 n. false art. 27 co. 3
Massima n. 32091 Massima successiva Massima precedente
'Referendum' abrogativo - Controllo sull'ammissibilità della richiesta - Valutazione in tale sede di profili di incostituzionalità sia della legge oggetto di 'referendum', sia della normativa di risulta - Esclusione - Impossibilità di anticipare il giudizio di ragionevolezza sulla normativa di risulta.
In sede di controllo di ammissibilità dei referendum, deve escludersi che possano venire in rilievo profili di incostituzionalità sia della legge oggetto di referendum sia della normativa di risulta. Invero, ciò che può rilevare, ai fini del giudizio di ammissibilità della richiesta referendaria, è soltanto una valutazione liminare e inevitabilmente limitata del rapporto tra oggetto del quesito e norme costituzionali, al fine di verificare se, nei singoli casi di specie, il venir meno di una determinata disciplina non comporti ex se un pregiudizio totale all'applicazione di un precetto costituzionale, consistente in una diretta e immediata vulnerazione delle situazioni soggettive o dell'assetto organizzativo risultanti a livello costituzionale. In particolare, non potrebbe essere anticipato in tale sede un giudizio di ragionevolezza sulla normativa di risulta, perché esso verterebbe su norme future e incerte, in palese violazione delle regole del processo costituzionale italiano, che vietano al giudice delle leggi di procedere allo scrutinio di costituzionalità senza che la questione sia sorta in occasione di una concreta vicenda applicativa della norma censurata.
- Negli stessi termini, v., citate sentenze numeri 45, 46, 47 e 48/2005.
Massima n. 32092 Massima successiva Massima precedente
'Referendum' abrogativo - Elezioni del Senato della Repubblica - Richiesta di abrogazione referendaria della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste - Assenza nella normativa di risulta di una soglia minima per l'assegnazione del premio di maggioranza - Carenza riscontrabile già nella normativa vigente - Segnalazione al Parlamento dell'esigenza di considerare con attenzione gli inerenti aspetti problematici.
L'assenza di una soglia minima per l'assegnazione del premio di maggioranza, relativamente alle elezioni del Senato della Repubblica è carenza riscontrabile già nella normativa vigente che non impone le coalizioni, ma le rende solo possibili e, dunque, non osta all'ammissibilità del quesito referendario volto alla abrogazione, per le elezioni del Senato della Repubblica, della possibilità del collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste. Né l'ammissibilità può dipendere da possibili esiti futuri, molteplici e imprevedibili, tali da aggravare, o non, carenze già esistenti nella legislazione vigente, potendosi la Corte spingere a valutare soltanto un dato di assoluta oggettività, quale la permanenza di una legislazione elettorale applicabile, a garanzia della stessa sovranità popolare. Ogni altra considerazione deve, infatti, seguire le vie normali di accesso al giudizio di costituzionalità delle leggi. L'impossibilità di dare, in sede di controllo di ammissibilità dei referendum, un giudizio anticipato di legittimità costituzionale, non esime, in ogni caso, dal dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento, sia pure a livello regionale, di una soglia minima di voti e/o di seggi.
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 1 co. 2
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 9 co. 3
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 11 co. 1
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 11 co. 3
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 16 co. 1
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 co. 1
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 co. 2
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 co. 3
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 co. 4
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 co. 5
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 co. 6
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 co. 8
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 17 bis
decreto legislativo 20/12/1993 n. 533 art. 19 co. 2
Massima n. 32093 Massima successiva Massima precedente
'Referendum' abrogativo - Elezioni del Senato della Repubblica - Richiesta di abrogazione referendaria della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste - Compatibilità con il principio di eguaglianza del voto e con la libertà di associarsi in partiti.
Il quesito referendario volto alla abrogazione, per le elezioni del Senato della Repubblica, della possibilità del collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste tende ad influire sulla tecnica di attribuzione dei seggi, in modo da favorire la formazione di maggioranze coese e, dunque, non è in contrasto né con il principio costituzionale dell'eguaglianza del voto, né con la libertà di associarsi in partiti. Invero, il principio di eguaglianza del voto non si estende al risultato delle elezioni, giacché esso opera esclusivamente nella fase in cui viene espresso, con conseguente esclusione del voto multiplo e del voto plurimo. Qualsiasi sistema elettorale implica un grado più o meno consistente di distorsione nella fase conclusiva della distribuzione dei seggi, mentre l'accertamento del grado di distorsione in concreto prodotto è estraneo alla natura del giudizio di ammissibilità. Per ciò che concerne la libertà di associarsi in partiti politici, quantunque essa trovi nel momento elettorale un efficace strumento di partecipazione alla cosa pubblica, tuttavia, dal rapporto, che il legislatore può stabilire, tra partiti e liste elettorali, dando alle formazioni politiche la facoltà di presentare proprie liste di candidati, non consegue l'identificazione tra liste elettorali e partiti. Le scelte che i partiti ritengono di dover fare, allo scopo di sfruttare al massimo in proprio favore le potenzialità del sistema elettorale vigente, non influiscono, quindi, sulla loro libertà e sulla loro possibilità di partecipare alla competizione.
- Sul principio di eguaglianza del voto v., citata, sentenza n. 429/1995.
Massima n. 32094 Massima successiva Massima precedente
'Referendum' abrogativo - Elezioni del Senato della Repubblica - Richiesta di abrogazione referendaria della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste - Quesito chiaro, univoco ed omogeneo in relazione al fine perseguito dai promotori - Autoapplicatività della normativa di risulta - Ammissibilità della richiesta.
La richiesta di referendum abrogativo di alcune parti degli artt. 1, comma 2, 9, comma 3, 11, commi 1 e 3, 16, comma 1, 17, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 8, 17-bis e 19, comma 2, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 è ammissibile. Invero il quesito risulta chiaro, univoco ed omogeneo in relazione al fine perseguito dai promotori, cioè quello di escludere la possibilità del collegamento tra liste e restringere alle sole liste singole la possibilità di ottenere il "premio di maggioranza". La manipolazione prospettata non supera i limiti propri di ogni proposta di abrogazione referendaria riguardante una legge elettorale. Essa non mira a sostituire la disciplina vigente con un'altra assolutamente diversa ed estranea al contesto normativo, trasformando l'abrogazione in legislazione positiva, ma utilizza i criteri di assegnazione dei seggi già esistenti, restringendo l'arco delle possibilità offerte ai partiti ed ai gruppi politici. Inoltre, anche l'eliminazione proposta di una serie di frammenti lessicali non è fine a se stessa, né tende a rovesciare il significato degli enunciati su cui incide o ad introdurre statuizioni eterogenee, ma è indispensabile per rendere il quesito completo e coerente e, dunque, corrisponde a quell'opera di «cosmesi normativa», necessaria alla ripulitura del testo residuo. Infine, l'eliminazione della possibilità di collegamento tra liste non incide sulla operatività di un sistema elettorale, che resta uguale a se stesso nei suoi meccanismi di funzionamento e pienamente applicabile alle liste singole, di talché risulta soddisfatta l'ulteriore condizione per l'ammissibilità e cioè la cosiddetta auto-applicatività della normativa di risulta, onde consentire in qualsiasi momento il rinnovo delle assemblee rappresentative.
- Sull'inammissibilità della domanda referendaria finalizzata ad innovare il sistema delle norme e alla sua sostituzione, v., citata sentenza n. 36/1997.
- Sull'eliminazione dei frammenti lessicali quale opera di "cosmesi normativa", v., citata, sentenza n. 26/1997.
- Sull'ammissibilità del referendum abrogativo anche in caso di espansione di un'eventualità interna alla legge elettorale, di rara verificazione v., sentenza n. 32/1993.
Massima n. 32095 Massima precedente
'Referendum' abrogativo - Elezioni del Senato della Repubblica - Richiesta di abrogazione referendaria della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste - Remota possibilità, in base alla normativa di risulta, che non venga assegnato il premio di maggioranza - Sussistenza anche in base alla legislazione vigente - Segnalazione di tale inconveniente all'attenzione del Parlamento e delle forze politiche.
L'eventualità che la presentazione di liste formate complessivamente da un numero di candidati pari anche soltanto ad un terzo dei seggi assegnati alla circoscrizione conduca, in ipotesi estreme, alla mancata assegnazione di seggi ed alla non assegnazione del premio di maggioranza, è ipotizzabile, in astratto, non solo a seguito dell'eventuale abrogazione referendaria, ma anche a legge elettorale invariata, mentre, sul piano delle probabilità concrete, appare remota nell'una e nell'altra situazione normativa. Su tale inconveniente deve essere richiamata l'attenzione del Parlamento e delle forze politiche, rammentando che l'art. 37, terzo comma, della legge n. 352 del 1970 consente di ritardare l'entrata in vigore dell'abrogazione per un termine non superiore a 60 giorni dalla data della pubblicazione del decreto che la dichiara.
- Sulla segnalazione al Parlamento in merito agli inconvenienti risultanti dall'abrogazione referendaria, v., citata, sentenza n. 32/1993.
- Sul richiamo dell'art. 37, terzo comma, della legge n. 352 del 1970 che consente di ritardare l'entrata in vigore dell'abrogazione, v., citata, sentenza n. 26/1981.
SENTENZA N. 16 ANNO 2008
1. − L'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione ai sensi dell'art. 12 della legge 25 maggio 1970, n. 352, e successive modificazioni, con ordinanza del 28 novembre 2007 ha dichiarato conforme alle disposizioni di legge la richiesta di referendum popolare (pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 26 ottobre 2006, serie generale, n. 250), promossa da sessantuno cittadini italiani, avente ad oggetto alcune disposizioni del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica), nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive.
2. − L'Ufficio centrale ha attribuito al quesito il numero 2 ed il seguente titolo: «Elezione del Senato della Repubblica – Abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste».

References: art. 1
 art. 9
 art. 11
 art. 11
 art. 11
 art. 11
 art. 11
 art. 11
 art. 11
 art. 11
 art. 16
 art. 16
 art. 16
 art. 16
 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 17
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 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 19
 sentenza 
 art. 33
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 27
 art. 1
 art. 9
 art. 11
 art. 11
 art. 16
 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 17
 art. 17
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 art. 19
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