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Timestamp: 2018-06-22 01:44:38+00:00

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HomeLa Chiesa Italo-AlbaneseEparchia di LungroNotizieInaugurazione del Museo Diocesano di Lungro
Tale evento conclude la fase di interventi di ristrutturazione, allestimento e restauro effettuati dall’ex Direzione regionale MIBAC, grazie a finanziamenti europei erogati dalla Regione Calabria, nell’ambito di un unico progetto riguardanti cinque Musei diocesani, alla fine dei lavori collegati in rete, e apre una nuova fase. In effetti il Museo Diocesano, di cui è attualmente Direttore Papàs Miracco, viene aperto nel 2001 divenendo ben presto una realtà conosciuta e apprezzata, grazie anche all’annuale contributo finanziario CEI. Pregevoli i reperti storico artistici conservati, come, per citarne uno, il servizio da lavabo (brocca con Kermivoksiston) in argento sbalzato, inciso e cesellato della prima metà del XVIII secolo, prestato alla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Calabria, per la mostra Argenti in Calabria. Testimonianze meridionale dal XV al XIX secolo, organizzata nel prestigioso Palazzo Arnone a Cosenza, nel 2006-2007. Grazie al finanziamento pubblico ottenuto alcuni anni or sono, il Museo compie un notevole passo in avanti per il quale ancora una volta è doveroso ringraziare le istituzioni, Soprintendenza e Regione Calabria. Gli interventi hanno totalmente rinnovato la struttura del Museo: spazi, struttura edilizia, ambienti, allestimenti e apparato multimediale. Ora, con gli altri Musei diocesani della Chiesa di Calabria si avvia a costituire, nel rispetto della propria autonomia e specificità, una rete, un sistema espositivo museale ecclesiastico regionale.
Il Museo Diocesano, focolare ecclesiale
Il Museo diocesano è il luogo della memoria della tradizione religiosa di una comunità. I beni culturali ecclesiastici hanno la loro ragione primaria di fruizione nell’ambito di un contesto di fede, essi testimoniano la fede ma, soprattutto, l’alimentano e la sostengono. Un bene culturale non deve essere necessariamente un reperto prezioso per valore intrinseco o per pregio artistico: per la Chiesa è un bene culturale tutto ciò che ci racconta la vita di fede delle generazioni che ci hanno preceduto. Benché altre realtà museali siano presenti nel nostro territorio, il Museo Diocesano è collegato in maniera vitale con la realtà viva della Chiesa, e questa è la sua specificità ed unicità. Quando noi prendiamo un oggetto sacro e lo collochiamo in un museo, corriamo il rischio di esporlo alla desacralizzazione, quindi alla profanazione. L’opera va esposta in un contesto di coinvolgimento affettivo e spirituale. Un po’ come foto o oggetti dei nostri cari: siamo ben disposti a mostrarli agli ospiti, anche occasionali, ben sistemati nel nostro ambiente domestico, ma non potremmo sopportare di vederli tra le fredde pareti di un salone espositivo. Ecco allora la necessità di mantenere il legame con la realtà viva e palpitante del focolare ecclesiale per non esporre questi nostri cari ricordi ad una spoliazione devozionale, né ad una estraniazione che mortificherebbe la nostra affettività religiosa.
Luogo educativo e di ricerca
Il Museo è innanzitutto deposito e conservazione di beni storico culturali. Luogo della nostra memoria, dove si conservano testimonianze della nostra storia, delle tradizioni religiose, dell’ambiente etnico culturale. Il Museo è anche luogo educativo e di ricerca, luogo didattico capace di attivare processi cognitivi in quanto capace di collegarsi al contesto storico, religioso, culturale, artistico, personale e sociale del territorio. In virtù di tale collegamento con il territorio, esso è in grado di far crescere nella nostra popolazione il senso di appartenenza alla propria comunità, suscitando il desiderio di scoprire le proprie radici storiche, culturali e spirituali. Importante risorsa di cultura e formazione, al servizio del progresso civile della nostra comunità, il Museo giustamente si colloca nella diffusa rete delle varie agenzie formative. Essendo questi beni, infine, la memoria storica della fede di una comunità, non è trascurabile l’aspetto catechetico, il servizio cioè di supporto che il Museo può rendere alla religiosità della nostra comunità arbëresh di rito bizantino. Dunque il Museo Diocesano non è un semplice deposito da cui attingere nozioni, ma laboratorio creativo di idee, sentimenti, valori, insomma un laboratorio dove a partire dalle nozioni, riflettendo sui reperti conservati, si progetta e si crea cultura. È un luogo di didattica museale, luogo formativo capace di trasmettere valori, alimentare la spiritualità, far scoprire le proprie radici storiche, culturali e religiose, suscitare il senso di appartenenza, consolidare la coesione sociale e stimolare così l’attitudine a progettare il futuro delle nostre comunità arbëresh.
L’apprendimento a scuola e al museo
Il Museo si propone tra i suoi compiti di collaborare con le scuole consapevole del ruolo di luogo di apprendimento anche per gli studenti. Le teorie sull’apprendimento hanno spostato sempre più dal docente al discente il centro del processo formativo: lo studente non è più il soggetto passivo che riceve nozioni dal docente, ma è il soggetto protagonista attivo della propria formazione, della costruzione della propria conoscenza. In tale processo di apprendimento interattivo un ruolo importante è svolto, tra l’altro, dalla motivazione personale e dall’ambiente sociale. Il Museo, proprio per questa vicinanza al contesto storico, religioso, culturale e sociale può esercitare un ruolo efficace nel processo di formazione, favorendo l’acquisizione di nuove conoscenze. Il Museo infatti stimola il desiderio di apprendere di più, va incontro alle motivazioni del visitatore, alle aspettative del suo voler ricercare e imparare, gli permette di imparare a valutare gli oggetti in rapporto ai propri bisogni cognitivi, decodificare segni, interpretare messaggi di valore fondamentali nella propria esperienza personale e nel proprio contesto sociale.
Museo e Magistero
Due documenti - uno della C.E.I., l’altro della nostra Chiesa particolare - chiariscono la posizione della Chiesa sui Beni culturali ecclesiastici, in particolare sui Musei diocesani: giustificazioni teologiche, direttive, orientamenti pastorali, suggerimenti organizzativi. Il primo, di fondamentale importanza per i Musei diocesani, è la lettera circolare La Funzione Pastorale dei Musei Ecclesiastici, della Pontificia Commissione Per i Beni Culturali della Chiesa, 15 Agosto 2001. Il secondo è costituito dal testo sul II Sinodo Intereparchiale di Grottaferrata, Orientamenti pastorali e Norme canoniche.
I Beni culturali della Chiesa hanno valenza culturale e forza evangelizzatrice, il loro fine dunque è ordinato alla promozione umana e all’evangelizzazione cristiana[1]. Il patrimonio storico artistico ecclesiale documenta visibilmente il percorso di fede fatto dalla Chiesa lungo i secoli, perciò va materialmente conservato, giuridicamente tutelato e pastoralmente valorizzato. Il Museo Diocesano è al servizio della missione della Chiesa in quanto rafforza la sua azione tesa a favorire un nuovo umanesimo in vista della nuova evangelizzazione, perciò è necessario che esso venga inserito nel progetto pastorale diocesano[2]. Il Museo si configura come sede di coordinamento delle attività conservative, della formazione umana e dell’evangelizzazione cristiana di un determinato territorio; punto di riferimento principale di iniziative di carattere pedagogico, didattico e pastorale che coinvolgano anche monumenti, arredi, sacre suppellettili, devozioni popolari, archivi, biblioteche. Il ruolo formativo del museo si sviluppa su tre coordinate, l’educazione storica, educazione estetica, l’interpretazione spirituale, intorno alle quali organizzare corsi, seminari di studio, convegni, dibattiti, serie di conferenze[3]. Il museo può integrarsi in un sistema di strutture policentriche insieme alle altre istituzioni civili presenti nell’ambito del territorio in modo tale da poter richiedere provvidenze pubbliche, condizionare le politiche culturali della regione. È il concetto di museo integrato e diffuso: un servizio di pubblica utilità che può aprire a possibilità di occupazione[4].
II Sinodo Intereparchiale di Grottaferrata
Nel Sinodo non vi sono riferimenti espliciti al Museo, tuttavia troviamo indicazioni di carattere pastorale e spirituale, che possono essere prese in considerazione come linee guida per un programma di didattica museale. In un mondo in continuo cambiamento, l’Eparchia deve rispondere alle sfide poste alla trasmissione della fede con una pastorale che, tra l’altro, abbia anche come fine la crescita culturale del laicato[5]. In tale contesto globale il cristiano, il fedele deve essere messo in grado di capire la realtà in continua evoluzione, sapendola interpretare alla luce della certezza che Gesù Cristo è sempre lo stesso[6]. All’uomo che cerca il senso del suo destino, bisogna saper “far vedere come il soprannaturale si inserisce e corona il quotidiano”[7]. L’uomo cerca la felicità ma nel modello che la società oggi gli propone è invertita la scala oggettiva dei valori posti da Dio nella sua creazione; la salvezza, la vera felicità, viene da Dio: è questo il kérygma, l’annuncio evangelico che dobbiamo condividere con l’uomo di oggi deluso da quel modello di felicità in cui sono naufragate le sue aspettative[8] (cfr art. 4-5).
Questo messaggio di salvezza, universalmente dato, è tuttavia “storicamente individuato”, incarnato “nelle coordinate storiche, sociali, antropologiche, culturali di ciascun popolo e di ciascuna comunità”[9]. È necessario che la Chiesa locale “esponga la fede cattolica in un linguaggio coerente con la propria tradizione storico-liturgica e pastorale”[10]. Ciò che contraddistingue la nostra comunità è il fatto di essere al contempo radicata nel tessuto ecclesiale italiano e nella tradizione bizantina[11]. Una realtà culturale composita, arricchita dalla tradizione bizantina, arbëreshe e italiana. In tale contesto la cultura diventa “un canale obbligato” per la trasmissione della fede. Per questo occorre grande impegno “in una sapiente e fruttuosa utilizzazione pastorale di tutti gli strumenti culturali che sono a disposizione”[12]. Tra questi strumenti il Sinodo colloca anche le “istituzioni culturali”[13]. E non vi è alcun dubbio che il Museo sia un’istituzione culturale. Vi è un dovere di formazione permanente della coscienza del credente che vede tutta la comunità ecclesiale impegnata[14]. Il Sinodo attribuisce notevole importanza all’iconologia nella catechesi. L’icona proclama in immagini e colori quanto la parola annuncia come rivelazione di Dio. È dovere impellente istruire i fedeli perché siano capaci di comprendere la storia della salvezza e i grandi Misteri della fede attraverso il linguaggio delle icone[15]. Il Museo diocesano può rispondere egregiamente alle richieste sinodali, oltre con le normali attività didattiche anche con l’attivazione di laboratori iconografici e corsi di iconografia.
Nella via della bellezza
Il Museo Diocesano intraprende il suo percorso una quindicina di anni fa, per volontà di Mons. Lupinacci, il quale grazie anche all’esperienza maturata a Piana degli Albanesi, volle dar vita ad un Museo, incaricando me, Enzo Cortese e Nico Iuvaro di tirar fuori dalle stanze, dove erano accantonati alla rinfusa, oggetti, anche di pregio, testimonianze della vita religiosa della nostra comunità arbëreshe. Un patrimonio sottratto alla polvere della soffitta e alla muffa delle cassapanche, e recuperato alla fruizione a vantaggio della crescita culturale della collettività. Da allora il Museo ne ha fatta di strada. Alla fine eccolo lì, cresciuto, formato, ammirato e avviato ad esercitare un ruolo di rilievo nella società. A chi lo ha tirato su dalla polvere, allevato con sacrifici e nella ristrettezza di mezzi, non resta che augurargli di poter rendere un buon servizio alla Chiesa e alla società civile, per mezzo della cultura e delle cose belle. Un servizio nella via della bellezza, la via pulchritudinis, una delle vie attraverso le quali gli uomini possono giungere a Dio.
[1] Pontificia Commissione Per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera circolare. La Funzione Pastorale dei Musei Ecclesiastici, Città del Vaticano, 15 Agosto 2001. Cfr. 1.1ss
[2] Cfr. ivi 2.4.
[3] Cfr. ivi 5.1s.
[4] Cfr. Ivi 1.1.3
[5] Cfr. II Sinodo intereparchiale di Grottaferrata. Orientamenti Pastorali e norme canoniche, Art.33
[6] Cfr Art.53.
[7] Cfr. Art.715
[8] Cfr. Artt.4-5
[9] Cfr. Art. 11
[10] Cfr. Art. 22
[11] Cfr. Art. 57
[12] Art.698
[13] Art.714
[14] Art.111
[15] Cfr. Art.141
Articolo già pubblicato su Lajme

References: art. 4
 Art.33
 Art.53
 Art.715
 Art. 11
 Art. 22
 Art. 57
 Art.698
 Art.714
 Art.111
 Art.141