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Timestamp: 2020-07-10 01:02:38+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 30092 del 21/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30092 del 21/11/2018
Cassazione civile sez. trib., 21/11/2018, (ud. 19/09/2018, dep. 21/11/2018), n.30092
sul ricorso iscritto al numero 18424-2012 proposto da:
I.G., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Massimo Morselli
e Marcello Bonotto, elettivamente domiciliato presso lo studio di
quest’ultimo, in Roma, via Sistina n. 121, come da procura speciale
Lombardia, n. 38/68/2011, depositata il 3/6/2011
1. Con sentenza del 3/6/2011, la Commissione tributaria regionale della Lombardia rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la pronuncia emessa il 22/9/2009 dalla Commissione tributaria provinciale di Mantova, così riconoscendo – in favore di I.G. – il rimborso del credito IVA vantato ed oggetto di apposita domanda; a giudizio del Collegio, questa non richiederebbe l’impiego del modello VR, risultando sufficiente la chiara volontà del contribuente in tal senso, che si potrebbe avvalere della procedura ordinaria di rimborso di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, in luogo di quella accelerata di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis.
2. Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrare, deducendo un unico motivo al quale I. ha risposto con memoria ex art. 380-bis c.p.c., chiedendo la conferma della sentenza.
3. Con l’unico motivo di ricorso, l’Agenzia delle Entrate contesta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 30 e 38-bis, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Contrariamente all’assunto di cui alla sentenza impugnata, si afferma che la richiesta di rimborso IVA dovrebbe esser proposta mediante apposito modello VR – nella vicenda in esame pacificamente non presentato – nel quale il contribuente dovrebbe barrare la casella corrispondente alla causale del rimborso; presentazione che, dunque, costituirebbe un adempimento indispensabile, anche nel caso di cessazione di attività, e non una mera irregolarità formale (surrogabile con una mera indicazione del credito in dichiarazione), come da giurisprudenza di questa Corte.
Ritiene opportuno il Collegio, innanzitutto, richiamare i parametri normativi della materia, invero emersi come del tutto pacifici in ragione dell’originaria domanda proposta dal contribuente; il riferimento, dunque, è al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 30, (Versamento di conguaglio e rimborso dell’eccedenza), nonchè all’art. 38-bis, stesso decreto (Esecuzione dei rimborsi), dai quali si ricavano i caratteri, le forme ed i contenuti della dichiarazione proponenda.
Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato; le spese del grado seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 art. 38
 art. 380
 art. 21
 sentenza 
 art. 30