Source: http://www.geronimados.com/2014/07/
Timestamp: 2019-11-22 20:29:23+00:00

Document:
GERONIMADOS: luglio 2014
Pubblicato da geronimo a 04:39 Nessun commento:
NOTIFICA DEL VERBALE AL PORTIERE - NULLA SE NON SEGUITA DA RACC. AR DELL'AVVENUTA NOTIFICA
«[(...)] Il primo e il secondo motivo di gravame possono essere esaminati congiuntamente e sono fondati.
Pubblicato da geronimo a 04:34 Nessun commento:
IL LICENZIAMENTO E' NULLO SE IL TRASFERIMENTO NON VIENE MOTIVATO
Illegittimità del licenziamento in altra sede se il trasferimento non viene motivato.
1. Con la sentenza n. 1079 del 16 ottobre 2007 la Corte d'appello di Firenze confermava la decisione del Tribunale di Pisa con cui era stata dichiarata l’illegittimità del licenziamento intimato in data 27 giugno 2002 da P. s.p.a. a F.R. La Corte di merito rilevava che la società, nel dare esecuzione ad una sentenza del giudice del lavoro che aveva ritenuto la nullità del termine apposto al contratto di lavoro del F.R. ordinandone la riammissione nel posto di lavoro, aveva invitato il lavoratore a riprendere servizio in una sede diversa da quella assegnata in origine e, poiché il medesimo non si era presentato, aveva intimato il recesso per ingiustificata assenza dal lavoro; l'assegnazione ad una sede diversa configurava però un inadempimento contrattuale, concretandosi in un illegittimo trasferimento o, comunque, nell’inosservanza dell'ordine giudiziale di riammissione nel posto originario, sì che il rifiuto della prestazione da parte del lavoratore doveva ritenersi giustificato ed il conseguente recesso della società era illegittimo.
2. Di tale sentenza P. s.p.a. ha domandato la cassazione, deducendo due motivi di ricorso; F. R. ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..
3. Con il primo motivo la ricorrente lamenta "Violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 2103 c.c., all’art. 18 della L. n. 300/1970 ed all’art. 1206 e ss. c.c."
Sostiene che la Corte di merito avrebbe errato nel qualificare la fattispecie nell’ambito dell’art. 18 della L. 300 del 1970 e quindi nel ritenere che il lavoratore andasse ricollocato nel posto da ultimo occupato, poiché nel caso di ripristino del rapporto per illegittimità del termine accertata giudizialmente possono essersi verificati nelle more del giudizio fatti organizzativi tali da richiedere un criterio di prudenza nella valutazione dell’esatto adempimento, che tenga conto dei rispettivi interessi delle parti. Anche ritenendo che il provvedimento contenesse un trasferimento implicito, lo stesso sarebbe peraltro giustificato da ragioni tecniche, produttive e organizzative, essendo stato effettuato in applicazione dell’art. 37 del CCNL, mentre l'obbligo del datore di lavoro di indicarne le ragioni sorgeva solo a seguito di esplicita richiesta del prestatore, che nella specie non era mai stata avanzata.
Formula il seguente quesito di diritto: ’’Dica la Suprema Corte se a seguito di riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’invito del datore di lavoro rivolto al lavoratore di riassumere servizio comporta piena esecuzione del predetto ordine, con la conseguente mora del lavoratore, ove sia corredato da caratteri di concretezza e specificità tali da importare l’effettivo reinserimento del dipendente nel posto di lavoro.
4. Come secondo motivo la ricorrente deduce "Violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all'art. 1460 c.c. anche in relazione all’art. 18 della L. 300/1970".
Addebita alla Corte d’appello di avere ritenuto giustificata l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c., quando nessuna eccezione in tal senso era stata formulata ed il lavoratore si era limitato a non presentarsi in servizio.
Aggiunge che l’eccezione di inadempimento postula che la reazione del dipendente risulti proporzionata e conforme a buona fede, caratteristiche che nel caso mancavano. Formula il seguente quesito di diritto: "Dica la Suprema Corte se rispetto al potere di trasferimento del datore, sia o meno ammissibile un potere di autotutela del lavoratore ex art. 1460 c.c. sicché l'ingiustificato rifiuto dello stesso di offrire la prestazione nel luogo dì destinazione configuri una condotta idonea a giustificare il recesso del datore di lavoro ".
Questa Corte ha affrontato in più occasioni la questione oggetto di causa (cfr. ex plurimis Sez. 6 - L, Ordinanza n. 27804 del 2013, Sez. I, Sentenza n. 11927 del 16/05/2013, Sez. I, Sentenza n. 27844 del 30/12/2009), fornendo una soluzione alla quale occorre dare continuità.
6. Ciò è quanto secondo la ricostruzione della Corte fiorentina è avvenuto nel caso in esame, in cui l’invito a riprendere servizio in una sede diversa da quella originaria non contemplava alcuna motivazione, né questa era stata dedotta e dimostrata in giudizio; la modifica della sede di lavoro è stata quindi correttamente intesa come un trasferimento nullo, implicante un inadempimento del contratto di lavoro, sì che nessuna comparazione di contrapposti interessi sarebbe stata consentita al giudice di merito.
Sussistevano quindi i presupposti per il rifiuto della prestazione da parte del dipendente configurati nelle richiamate sentenze, considerato peraltro che il lavoratore aveva esplicitato nella lettera di risposta alla nota di addebito le ragioni per le quali non aveva ripreso servizio nella nuova sede, e che - come riferisce la Corte di merito - promuovendo il tentativo di conciliazione aveva offerto la propria prestazione secondo le modalità fissate nel contratto, e dunque nella sede stabilita in origine, ma a tale offerta P. s.p.a. non aveva dato seguito.
Rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in € 3.000,00 per compensi professionali ed € 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge.
Pubblicato da geronimo a 13:53 Nessun commento:
Pubblicato da geronimo a 08:00 Nessun commento:
«[(...)] Il ricorso, i cui due motivi possono essere trattati congiuntamente per evidenti ragioni di connessione, è fondato.
Come statuito dalla giurisprudenza di questa Corte, “l’atto di opposizione a verbale di contravvenzione al Codice della Strada deve essere depositato, a pena di inammissibilità, nel termine di 60 giorni dalla contestazione o dalla notificazione della contravvenzione stessa, essendo il termine di 60 giorni espressamente recepito dall’art. 204 bis del Codice della Strada, così come introdotto dalla legge n. 214 del 2003″ (Cass. n. 23380 del 2007).
Pubblicato da geronimo a 07:20 Nessun commento:

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 1460
 art. 1460
 Sentenza 
 Sentenza