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Timestamp: 2018-06-18 11:30:31+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE , SENTENZA 31 marzo 2017, n.16443
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Atti sessuali con infra- quattordicenne consenziente
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE , SENTENZA 31 marzo 2017, n.16443RICOGNIZIONE
In un quadro di completo degrado morale, due uomini intrattengono rapporti sessuali con una ragazza minore degli anni quattordici consenziente: è possibile configurare l’attenuante della minore gravità ex art. 609 quater, comma 4, c.p.? Nell’occasione i giudici di legittimità evidenziano che il delitto di atti sessuali con minorenne (art. 609-quater cod. pen.) punisce chiunque compia atti sessuali con persona infra-quattordicenne anche se consenziente, senza che assumano rilievo la concreta lesione della libertà sessuale della vittima ed il suo successivo corretto sviluppo psico-fisico, irrilevante essendo il consenso del minore. Allo stesso tempo, il consenso del minore al rapporto sessuale, pur se inidoneo ad escludere la configurabilità del reato di violenza sessuale, può essere valutato dal giudice al fine di riconoscere la circostanza attenuante della "minore gravità", nel quadro, tuttavia, di una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e psicologiche di quest’ultima, anche in relazione all’età. In altri termini, il consenso del minore, sebbene in astratto non del tutto trascurabile ove congiunto alla obiettiva minima intrusività delle condotte poste in essere, assume una rilevanza assolutamente marginale ai fini della graduazione della intensità della lesione patita dalla vittima e dell’eventuale riconoscimento dell’attenuante ex art. 609-quater, comma 4, cod. pen., in quanto il vizio radicale che colpisce tale manifestazione di volontà ne comporta la sostanziale svalutazione in assenza di altri significativi fattori denotanti la modestia dell’episodio criminoso. Nella fattispecie esaminata dalla Corte, alla pluralità di atti invasivi dell’altrui sfera sessuale si è accompagnato, in un evidente vuoto morale e nel degrado più avvilente, il palese disprezzo della persona considerata come mero oggetto sessuale, proprio laddove l’ampio divario di età tra i protagonisti e la ragazza, ben altre condotte avrebbe dovuto suggerire. Sì che non appare in alcun modo concedibile l’invocata attenuante e, pertanto, va condivisa anche a tale proposito la decisione del Giudice territoriale, non ravvisandosi invero alcuna ridotta gravità negli episodi in contestazione.
In tema di atti sessuali con soggetto infra -quattordicenne, il consenso del minore, sebbene in astratto non del tutto trascurabile ove congiunto alla obiettiva minima intrusività delle condotte poste in essere, assume una rilevanza assolutamente marginale ai fini della graduazione della intensità della lesione patita dalla vittima e dell'eventuale riconoscimento dell'attenuante ex art. 609 -quater, comma 4, c.p., in quanto il vizio radicale che colpisce tale manifestazione di volontà ne comporta la sostanziale svalutazione in assenza di altri significativi fattori denotanti la modestia dell'episodio criminoso.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE , SENTENZA 31 marzo 2017, n.16443 - Pres. Savani – est. Cerroni
2.2.2. Col secondo motivo il ricorrente ha osservato che la Corte di Appello aveva ritenuto pienamente credibili le dichiarazioni rese in primo grado dai testi Me. e Mi. , nulla diceva quanto alla teste P. ed invece dichiarava l’inattendibilità della deposizione della Ma. , allorché nei confronti di tutti e quattro il Tribunale di Gorizia aveva disposto la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero. Mentre, al contrario, il Giudice di appello - senza valutare la questione - non poteva pervenire ad una diversa valutazione della medesima prova testimoniale sulla base della mera lettura degli atti processuali, non disponendo nuovamente la raccolta della prova avanti a sé.
4.1. In linea generale, va invero osservato, ed in proposito non è stata formulata censura alcuna, che la Corte di Appello, quanto alla contestata utilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa nel corso dell’udienza del 13 maggio 2011 (allorché per un inconveniente tecnico non erano state registrate le domande del Presidente del collegio giudicante del Tribunale di Gorizia), ha affermato che "il Tribunale di Gorizia ha comunque proceduto ad un nuovo esame testimoniale della F. alla successiva udienza del 4/5/2012 (con trascrizione integrale dell’atto) e che, in tale occasione, la predetta ha nuovamente ricostruito coerentemente i fatti oggetto d’imputazione; allora, anche a voler ritenere inutilizzabili le dichiarazioni rese dalla p.o. nel corso dell’udienza del 13.5.2011, va tuttavia evidenziato che la prova acquisita in tale occasione non avrebbe avuto un autonomo e decisivo rilievo nella decisione del giudice di primo grado (e di questa stessa Corte d’Appello), alla luce di quanto dichiarato dalla predetta nel corso della successiva deposizione del 4.5.2012, con la conseguenza che, pur non tenendo in alcuna considerazione la prima deposizione, la conclusione cui dovrebbe pervenirsi, senza l’utilizzazione della stessa, sarebbe comunque di affermazione della responsabilità penale degl’imputati, tenuto conto della piena sufficienza delle dichiarazioni rese dalla teste in occasione della successiva udienza e dei plurimi riscontri cui si è sopra fatto cenno" (f. 21 del provvedimento impugnato). Al riguardo, si ripete, alcunché risulta specificamente sostenuto in senso contrario ed anzi di tale passaggio motivazionale non vi è cenno in sede di ricorso. La questione è in realtà del tutto irrilevante, in considerazione dell’operata prova di resistenza che, per vero, i ricorrenti non hanno inteso in alcun modo revocare in dubbio.
La censura non si presenta invero meritevole di accoglimento, dal momento che, ben lungi dallo sminuire l’apporto istruttorio della persona offesa (del tutto decisivo, data la tipologia di reati ed in ragione del fatto che simili imprese delittuose ben raramente hanno testimoni oculari), la Corte giuliana ha esaminato le dichiarazioni della ragazza senza intaccarne l’oggettività, ma solamente fornendone un’esegesi differente rispetto a quanto condotto in primo grado. In particolare, a smentire la censura siccome formulata ed a confermare che la Corte territoriale aveva solo diversamente interpretato il narrato della persona offesa, il provvedimento impugnato ha espressamente dato atto che "il contenuto delle deposizioni rese dalla F. nel corso del giudizio di primo grado non consente di escludere l’ipotesi che la predetta non avesse espresso la sua chiara ed esplicita contrarietà all’intrattenimento con gl’imputati dei rapporti sessuali indicati nel capo d’imputazione e che, al contrario, i predetti avessero potuto cogliere, nel complessivo comportamento tenuto dalla minore, un atteggiamento accondiscendente; il fatto deve essere pertanto riqualificato ai sensi dell’art. 609-quater c.1 n. 1 c.p. (atti sessuali con minorenne)" (f. 28 della sentenza oggetto di ricorso). Va da sé, quindi, che il lamentato vizio di motivazione non sussiste, laddove proprio la sostanziale genuinità della deposizione aveva consentito alla Corte di autonomamente procedere a diversa valutazione in diritto degli episodi di causa. In altre parole, l’equivocità non era legata alle dichiarazioni della persona offesa, bensì alla condotta che tali dichiarazioni illustravano.
Nonostante la proclamata inattendibilità del teste M. (fidanzato della persona offesa) da parte del S. , il provvedimento impugnato ha altresì evidenziato (foglio 26) che l’odierno ricorrente aveva proprio tra l’altro richiamato la deposizione dello stesso M. , "più per sostenere la mancata adozione, da parte degl’imputati, di comportamenti violenti o minacciosi che per escludere l’effettiva consumazione tra gli stessi e la minore dei rapporti sessuali in contestazione".
4.4. In tale coerente contesto, l’attendibilità della ragazza non appare sminuita dalle sottolineate contraddizioni rispetto alla cronologia delle confessioni dei fatti al fidanzato ed al padre, nonché in ordine al fatto che anche dopo l’episodio del 13 settembre 2008 la persona offesa avesse intrattenuto rapporti telefonici col S. . In realtà la Corte territoriale ha complessivamente valutato la condotta della ragazza, appena tredicenne all’epoca, come "connotata da profili di imprudente ambiguità e di palese ingenuità", ed in proposito anche la continuazione, in qualche modo, dei rapporti almeno con uno degli imputati (in sostanza con quello meno coinvolto nell’odioso episodio) vi trova agevole spiegazione (addirittura la ragazza, poche ore dopo i fatti, si era nuovamente recata nell’appartamento occupato dai due per lavare i piatti sporchi).
Né le considerazioni mutano in tema di atti sessuali di cui all’art. 609-quater cod. pen., dal momento che il delitto di cui all’art. 609-bis cod. pen. si differenzia dal secondo unicamente per il requisito della violenza, la cui esclusione non comporta alcuna immutazione del fatto (cfr. Sez. 3, n. 13978 del 30/01/2008, T.B., Rv. 239347). In tema infatti di atti sessuali con minorenne la nozione di "atti sessuali", così come del resto l’ipotesi di "minore gravità", non si differenzia da quella prevista dall’art. 609-bis cod. pen. e non può essere caratterizzata da una concezione psicologico-comportamentale alla luce della qualità della parte offesa, dovendo piuttosto basarsi sull’effettiva lesività del bene protetto e, quindi, sulla compressione della libertà sessuale della vittima (Sez. 3, n. 12007 del 11/02/2003, T., Rv. 224714).
Allo stesso tempo, il consenso del minore al rapporto sessuale, pur se inidoneo ad escludere la configurabilità del reato di violenza sessuale, può essere valutato dal giudice al fine di riconoscere la circostanza attenuante della "minore gravità" (Sez. 3, n. 29618 del 14/06/2011, M., Rv. 250626), nel quadro, tuttavia, di una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e psicologiche di quest’ultima, anche in relazione all’età (Sez. 3, n. 52380 del 19/10/2016, P.G., Rv. 268556).

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 art. 609
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