Source: http://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-iii/sezione-iv/art614.html
Timestamp: 2017-06-25 00:11:25+00:00

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Sezione IV - Dei delitti contro la inviolabilità del domicilio >
Articolo 614Codice Penale
La dottrina appare divisa in merito al c.d. dissenso presunto che inerisce ai casi in cui un soggetto si introduca o si trattenga nell'altrui dimora per un fine illecito con il consenso del titolare dello ius excludendi, ignaro di tale fine (si pensi ad esempio al soggetto che approfitti dei rapporti di amicizia per realizzare una violenza sessuale (v. 609bis). Sebbene alcuni autori ne attribuiscono rilevanza, la dottrina maggioritaria ritiene che la norma in esame possa configurarsi solo in presenza di un dissenso reale, sia esso espresso o tacito.
Lo ius excludendi ovvero il diritto di escludere altri dalla propria abitazione o dimora etc. spetta al soggetto che legittimamente ed attualmente vi abiti o vi dimori, quindi in misura uguale tanto al marito quanto alla moglie, con la conseguenza che il dissenso dell'uno è in grado di neutralizzare il consenso dell'altro, mentre spetta al legale rappresentante nel caso delle persone giuridiche, o in sua vece dai funzionari, dagli impiegati e dal personale incaricato della sorveglianza.
Il trattamento sanzionatorio è stato modificato dall’art. 3, comma 24, della l. 15 luglio 2009, n. 94
Il trattenersi esclude che lo ius excludendi possa essere espresso tacitamente, quindi richiede un pregresso ingresso legittimo, diversamente infatti si applicherebbe la fattispecie di cui al comma primo.
L'aggravante in esame richiede che tra la violenza e la violazione di domicilio intercorra un nesso di mezzo a fine, per cui se si tratta di un mero rapporto di occasionalità, in quanto la condotta di ingresso e permenanenza è finalizzata a compiere un altro reato, dovrà identificarsi un concorso del reato in esame con altre figure criminose, nonchè l'aggravante comune ex art. 61, n. 2.
Cass. n. 11746/2012
Cass. n. 27542/2010
Cass. n. 11780/2010
Cass. n. 35166/2005
Cass. n. 43426/2004
Cass. n. 21062/2004
Cass. n. 31982/2003
Cass. n. 8996/2000
Cass. n. 2170/2000
Cass. n. 3541/1999
Cass. n. 2257/1999
Cass. n. 12751/1998
Cass. n. 1831/1998
Cass. n. 879/1997
Deve ritenersi pienamente configurabile il reato di violazione di domicilio, nel caso di abusiva introduzione (o abusiva permanenza) nei locali dello studio di un libero professionista il quale eserciti compiti che si inseriscono in un'attività procedimentale di rilevanza pubblicistica; ed invero, l'esercizio di tali compiti, da parte del libero professionista, non comporta la perdita della qualità di luogo non aperto indiscriminatamente al pubblico del suo studio professionale e non priva il professionista stesso del diritto di escludere dall'ingresso dei propri locali ? o di invitare ad allontanarsene ? le persone che ritenga di non ammettere, per qualunque motivo non contrario alla legge.
Cass. n. 864/1996
Cass. n. 11277/1994
Cass. n. 6844/1994
Cass. n. 33/1991
Nel caso in cui in ordine al reato di violazione di domicilio risulti contestata anche l'aggravante della violenza alle persone ? nella specie gli imputati, oltre a sfondare la porta con l'ascia, percossero anche il titolare dello jus prohbendi ? la ritenuta sussistenza della attenuante del danno risarcito, di cui all'art. 62 n. 6 c.p., non può indurre alla applicazione dell'amnistia di cui ai D.P.R. 16 dicembre 1986, n. 865 e 12 aprile 1990, n. 75. Infatti, il reato di violazione di domicilio non può considerarsi reato contro il patrimonio, bensì reato contro la libertà individuale della persona e più specificamente contro la inviolabilità del domicilio: nel caso di sussistenza anche dell'aggravante della violenza alle cose, il reato non si trasforma in delitto contro il patrimonio, poiché offeso è sempre il bene giuridico della libertà individuale della persona e il danno al patrimonio è solo una mera ed eventuale conseguenza dell'azione delittuosa e ancor prima solo mezzo per la commissione del delitto, mezzo che non viene ad alterare e a modificare l'obiettività giuridica del reato in questione.
Cass. n. 794/1990
Cass. n. 16303/1989
Cass. n. 15575/1989
Cass. n. 13316/1989
Cass. n. 5396/1989
Cass. n. 7089/1988
Cass. n. 6401/1988
Cass. n. 7864/1987
Cass. n. 6962/1987
Cass. n. 2049/1987
Cass. n. 14423/1986
Cass. n. 13941/1986
Cass. n. 1309/1986
Cass. n. 10745/1985
Cass. n. 4992/1985
Cass. n. 410/1985
Cass. n. 4879/1984
Cass. n. 10531/1983
Cass. n. 8490/1983
Cass. n. 4751/1983
Cass. n. 4107/1983
Cass. n. 335/1983
Cass. n. 11229/1982
Cass. n. 10601/1982
Cass. n. 9483/1982
Cass. n. 9089/1982
Cass. n. 8574/1982
Cass. n. 1067/1982
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 art. 61

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