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⭐Rimini, 21 giugno Intervento del S. Procuratore della Repubblica di Forlì Fabio Di Vizio
Rimini, 21 giugno Intervento del S. Procuratore della Repubblica di Forlì Fabio Di Vizio
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1 La scomparsa dei paradisi fiscali ed altre favole belle. Le responsabilità non separate, contro le comode pretese di neutralità, indipendenza e semplificazione, per l efficiente contrasto del crimine economico Rimini, 21 giugno 2013 Intervento del S. Procuratore della Repubblica di Forlì Fabio Di Vizio 1. Chi avesse scorso, alla data del 3 aprile 2009, la lista dei paesi non collaborativi nella lotta all evasione fiscale internazionale, quella redatta dall OCSE solo il giorno prima, avrebbe tratto un impressione fallace. Avrebbe pensato, ingenuamente, che, dopo la riunione del G20 di Londra, in terra, oramai, di paradisi fiscali non ce ne erano. E, forse, anche che non se ne volevano davvero più. Luoghi di beata irresponsabilità fiscale, spazi dimenticati di anarchica autonomia finanziaria, per lungo tempo inspiegabilmente tollerati (e forse qualcosa di più ) dai vicini per la benevola accoglienza offerta ad evasori di ogni risma, ove era stato deciso, per stretto calcolo di convenienza e di attrattiva differenziale, che l illecito tributario non esisteva, se commesso in danno degli altri Stati. Territori dalla moralità rovesciata, dove chiudere gli occhi davanti al crimine economico ed alla corruzione era considerata un ottima prassi degli affari, mentre denunciare e rivelare tali misfatti alle forze dell ordine diventava un reato. Un individualismo senza freni, un esaltazione di ogni forma di elusione fiscale, la trasformazione della segretezza in bene da vendere, al pari di una merce. Pratica realizzata con il più completo disinteresse, se non disprezzo, per la tassazione, per la progressività della stessa rispetto alla reale capacità contributiva, per la democrazia e per le esigenze delle altre società. L immagine tipica di questi paesi è sempre stata pittoresca, quasi esotica. Le isole dei tesori. Da sempre protette dal complice silenzio di coloro che possiedono la mappa per giungere sulle loro spiagge ma anche dagli altri che aspirano ad impossessarsene. Nazioni che si vuol considerare lontane e diverse, anche quando distano solo qualche chilometro. Sulla diversità, poi, si dirà. Che molti, silenziosamente, accreditano come pronte a difendere i diritti inviolabili di libertà e proprietà, quali esempi di efficienza dei mercati finanziari, contro il male ed i vincoli innaturali della tassazione, spazi immuni dalle pretese fagocitanti dei disastrosi amministratori degli Stati assistenziali. E poi, d improvviso, tutto finito, ricomposto. I paradisi..perduti. In quel mese di aprile 2009, nel quale i governi delle maggiori democrazie occidentali preparavano drastiche manovre di finanza pubblica, la lotta agli odiosi misfatti che impoverivano le stremate casse pubbliche s era fatta senza 12 fatica. Una battaglia a tavolino, combattuta senza sudore e senza sporcarsi, anche con qualche proclama in diretta televisiva da parte dei governanti dell epoca, ricorrendo alla temibile (si sa quanto ) arma convenzionale della classificazione. Si erano individuati pochi e, alla prova dei fatti, del tutto inutili parametri espressivi di collaborazione e si era chiesto ad alcuni Stati, che sulla neghittosità a offrire informazioni avevano fatto la loro fortuna, di promettersi lo scambio dei dati di rilievo fiscale, previe intese, a richiesta. Dunque, pure su base non automatica. Lo scambio di informazioni in materia fiscale, infatti, trovava all epoca principale regolamentazione internazionale nell articolo 26 del Modello di Convenzione dell OCSE (Modello OCSE). In base ad esso, in auge fino a qualche mese fa nella prassi della collaborazione, il sistema ordinario è rappresentato da intese bilaterali attraverso le quali lo scambio avviene su richiesta dettagliata e circostanziata, per casi e contribuenti determinati. Ma prima di avanzare la richiesta, occorre che lo Stato interessato a ricevere la collaborazione abbia fatto ricorso pieno alle normali fonti interne di informazione disponibili, secondo la rispettiva procedura fiscale. In altre parole, occorre che prima se la veda con i suoi evasori da solo e con i suoi mezzi. A quattr occhi. Non è escluso, poi, che lo Stato richiesto decida di non dar corso allo scambio in presenza di segreti commerciali (fatti e circostanze di considerevole importanza economica, sfruttabili nella pratica ed il cui utilizzo non autorizzato potrebbe condurre a gravi danni per l ente giuridico che svolge attività di impresa) o professionali. In base al paragrafo 5 dell articolo 26 uno Stato contraente, dopo l intesa, non potrebbe rifiutare lo scambio dell informazione sol perché custodita da una banca o da un intermediario finanziario o da soggetti che agiscono quali agenti o fiduciari, ovvero perché relativa alla titolarità di diritti proprietari. Nondimeno, è certo che la collaborazione a richiesta è la forma che più di ogni altra garantisce la persistenza del segreto bancario nell ordinamento degli Stati contraenti. Ed in ogni caso, esiste una regola fondamentale, che vale anche per lo scambio automatico, ossia sistematico, di informazioni relative ad una o più categorie di redditi originati nel territorio di uno degli Stati contraenti e percepiti in quello di un altro Stato. E il principio della prevedibile rilevanza (standard di foreseeable relevance ). In base ad esso, le autorità competenti degli Stati contraenti devono scambiare solo le informazioni prevedibilmente rilevanti per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni convenzionali ovvero delle legislazioni interne degli Stati contraenti in materia di imposte. E qui, la diversa sensibilità selettiva degli Stati può tornare decisiva nel vanificare, o meno, aspettative di ricerca e di contrasto di vasti fenomeni di criminalità fiscale. In sostanza, gli Stati contraenti non sono liberi di intraprendere nello sterminato mare dell evasione vaste spedizioni di pesca (fishing expedition). Alla luce dei criteri dell OCSE, non possono inoltrare, cioè, richieste di informazioni, specie bancarie, generiche e non circostanziate; esse possono essere avanzate solo in relazione alla posizione di un singolo contribuente o di interi gruppi o categorie di 23 contribuenti nei confronti dei quali vi siano già fondati sospetti. In una espressione, si deve già sapere il contenuto e la rilevanza dei dati richiesti. Battute di pesca, dunque, con prede solo selezionate, nei confronti delle quali già si dispone di consistenti elementi per ipotizzarne l infedeltà fiscale. Senza porre a rischio di estinzione la specie. Sennonché, in tal modo, non si può dimostrare che sia stato commesso un illecito (e tantomeno un crimine) finché non si ottengono le informazioni e non si possono ottenere le informazioni, finché non si dimostra che è stato commesso un illecito. Scambi automatici, si, ma a certe condizioni ed entro dati limiti. Circostanza che riduce, e non poco, l efficacia della collaborazione 1. Né si può escludere che lo Stato richiesto possa trovarsi o porsi nella condizione di non avere dati da trasferire o possa avere una legislazione interna, anche societaria o finanziaria, in base alla quale i dati comunicati non sono omogenei e decifrabili per lo Stato richiedente, non consentendo di rivelare l identità del titolare effettivo del rapporto o della società. Ovvero che tali dati siano gestiti da raro personale, impegnato in numerose e diversificate altre incombenze, privo di reale coordinamento, obiettivamente impedito nel trasferire le informazioni ai richiedenti nei tempi e nelle forme occorrenti per una loro adeguata valorizzazione. Insomma, convenzioni che funzionano, per lo più, come foglie di fico e che permettono ai paradisi fiscali di dichiararsi trasparenti, continuando ad operare, né più né meno, come prima. E bene, con le liste dell OCSE della primavera 2009, bastava la sola promessa di voler procedere ad intese bilaterali di scambio di informazioni, a richiesta, per passare dalla condizione di Stato ostile a quella di Stato possibilista, ovvero dagli Stati inseriti nella cd. lista nera a quelli della lista grigia. E solo un dato quantitativo era chiesto per assumere la nuova veste di Stato trasparente: la stipula di almeno dodici convenzioni bilaterali di scambio 1 Il 18 luglio 2012, l OCSE ha pubblicato il documento Update to the Article 26 of the OECD Model Tax Convention and its Commentary (approvato dal Consiglio in data 17 luglio 2012), che modifica l art. 26 del Modello OCSE e il relativo Commentario. Obiettivo delle recenti modifiche è quello di attribuire maggiore effettività alle disposizioni convenzionali sullo scambio di informazioni. In particolare, la seguente disposizione viene aggiunta al paragrafo 2 dell art. 26: [ ] Notwithstanding the foregoing, information received by a Contracting State may be used for other purposes when such information may be used for such other purposes under the laws of both States and the competent authority of the supplying State authorizes such use. La suddetta modifica consente, pertanto, alle autorità competenti degli Stati Contraenti di utilizzare le informazioni ricevute anche per scopi diversi da quelli indicati nel paragrafo 2, a condizione che tale utilizzo: sia consentito dalle legislazioni di entrambi gli Stati Contraenti; sia autorizzato dallo Stato richiesto. Il paragrafo 12.3 del Commentario all art. 26 già prevedeva, sebbene soltanto in via opzionale, un analoga disposizione. Le modifiche al Commentario all art. 26 riguardano, in particolare, l interpretazione dello standard di foreseeable relevance e dell espressione fishing expedition. Con riferimento alla cd. fishing expedition, il nuovo paragrafo 5.1 del Commentario all art. 26 prevede che una richiesta non costituisce fishing expedition per il semplice motivo che il nome o l indirizzo della persona sotto indagine o verifica non sia stato indicato ovvero sia stato indicato in maniera non corretta o in un formato diverso da quello standard. Tuttavia, lo Stato richiedente deve fornire informazioni sufficienti a consentire l identificazione del contribuente. Con riferimento allo standard di foreseeable relevance, il nuovo paragrafo 5.2 del Commentario all art. 26 prevede che tale requisito può ritenersi soddisfatto sia se la richiesta di informazioni riguarda un singolo contribuente, sia se concerne un gruppo di contribuenti. Nel caso in cui la richiesta di informazioni riguardi un gruppo di contribuenti non identificati individualmente, al fine di evitare che essa sia considerata fishing expedition, è necessario che lo Stato richiedente fornisca: una dettagliata descrizione di tale gruppo di contribuenti; una descrizione degli specifici fatti e delle circostanze che supportano la richiesta di informazioni; un illustrazione della disciplina legislativa applicabile; le ragioni per le quali si ritiene che il gruppo di contribuenti per cui si è proceduto alla richiesta di informazioni non è compliant alla legge; la dimostrazione che le informazioni richieste would assist in determining compliance by the taxpayers in the group. Inoltre, il Commentario all art. 26 (paragrafi ) prevede la possibilità per gli Stati Contraenti di stabilire limiti temporali entro i quali fornire le informazioni richieste, al fine di migliorare gli aspetti procedurali dello scambio di informazioni. 34 di informazioni fiscali e finanziarie, secondo il modello OCSE della richiesta circostanziata, con qualsiasi altro Stato, anche quelli già ostili e possibilisti, cioè non collaborativi con i paesi sin dall origine trasparenti. Miracoli della catalogazione. Dopo solo un giorno dalla pubblicazione della lista, tutti (o quasi) gli Stati ostili erano diventati possibilisti, promettendo di darsi da fare per stipulare intese bilaterali. Nel volgere di qualche mese, poi, i possibilisti si erano anche accordati, per lo più tra loro, per diventare trasparenti, ma solo tra di essi, a richieste e condizioni specifiche, per i casi di infedeltà fiscale già noti. E così non avevano faticato molto tempo a raggiungere la fatidica quota dodici. In genere, come prevedibile, si erano guardati bene dall accordarsi con gli Stati loro prossimi geograficamente, trasparenti e collaborativi già in origine, le cui risorse finanziarie nel tempo avevano festosamente accolto e delle quali probabilmente sarebbero seriamente stati chiamati a render conto. In quel periodo, le isole Far Oer, note per la pesca dei cetacei, e la Groenlandia, la cui economia molto deve alla pesca del gambero, sono divenute contraenti immancabili di intese di scambio di informazioni fiscali e finanziarie con Paesi enclave, come San Marino ed Andorra, privi anche solo di spiagge e tantomeno, a quanto risulta, di un economia ittica. Ma il tema della pesca selettiva non era fatto estraneo alla sensibilità dell OCSE. Forse adesso in cuor vostro starete sorridendo, sforzandovi di immaginare quando mai Andorra, Stato situato nella regione dei Pirenei orientali, avrà bisogno di conoscere dati fiscali relativi a supposti suoi contribuenti infedeli impegnati nelle battute di pesca dei mari del Nord. Ma così fu pensata la lotta ai paradisi fiscali in quel non lontano E ragioni per sorridere, a ben vedere, non ci sarebbero, se si considera l incolmabile voragine che separa la pomposità dei (non rari) pubblici annunci di contrasto ai paradisi fiscali (accompagnati dall immancabile sottolineatura dei danni che essi recano all economia mondiale) ed il goffo strumento individuato per ricondurli forzosamente sulla via della trasparenza e della collaborazione internazionale. Dopo aver sentito i proclami di quell inizio 2009 sulla fine del segreto bancario, sul nuovo modello di trasparenza e di cooperazione, vedendo i risultati qualcuno ha parlato, non a sproposito, di scherzo di cattivo gusto. Ma come poteva essere diversamente? Possibile che nessuno dei governanti e dei tecnici degli Stati trasparenti che avevano chiesto la stretta contro l evasione fiscale internazionale avesse previsto il pratico escamotage, valso a vanificare una parte essenziale delle politiche di rigore e risanamento delle finanze pubbliche varate in quegli stessi anni? No, non è possibile. E nelle ragioni di questa risposta riposa uno dei motivi dell esistenza del paradisi fiscali. L essere, a ben vedere, figli naturali prediletti, anche se non riconosciuti, dei 45 paesi trasparenti, in particolare delle esigenze di alcune delle loro più ascoltate élite, anche imprenditoriali. Al Consiglio europeo del 22 maggio 2013, il Presidente della Commissione Europea, tornando a parlare di frode ed evasione fiscale quale grande problema, ha mostrato un grafico molto efficace. Ritraeva il valore del mancato gettito fiscale annuo, pari ad oltre 800 miliardi di euro, e segnalava come fosse superiore alla spesa sanitaria totale degli Stati UE nel 2008, quasi doppio rispetto all importo totale dei disavanzi di bilancio del complesso dei singoli Stati UE e più che quintuplo rispetto alla spesa per il bilancio della UE. Il presidente Barroso ha quindi proposto tre livelli di intervento urgente. A livello nazionale, il miglioramento del rispetto della normativa fiscale, la promozione di una maggiore efficienza delle amministrazioni fiscali e la lotta contro i paradisi fiscali e la cd. pianificazione fiscale aggressiva. A livello comunitario, il potenziamento dello scambio automatico di informazioni esteso a tutte le tipologie di reddito, anche quelli non da risparmio, e l intensificazione della cooperazione tra le amministrazioni fiscali. A livello mondiale (in sede di G8, G20 e OCSE), la promozione dei principi di trasparenza, buongoverno fiscale e leale concorrenza fiscale e l introduzione anche a questo livello dello scambio automatico multilaterale d informazioni, quale nuova norma internazionale basata sull approccio seguito nell UE. Norma che dovrebbe costituire la base per la rinegoziazione da parte della Commissione, su mandato dei Ministri delle Finanze dei 27 Stati membri dell UE (ECOFIN), delle intese fiscali in materia di tassazione dei risparmi con Svizzera, Liechtestein, Monaco, Andorra e San Marino. Già alla riunione di Washington del 19 aprile 2013 i ministri delle Finanze del G20 avevano chiesto di adottare misure per eliminare il segreto bancario ed incoraggiare fortemente tutti i Paesi a prendere misure per soddisfare gli standard per lo scambio automatico delle informazioni bancarie. Ed in effetti di coraggio si deve parlare, se si considera l inglorioso insuccesso recente ed il rapporto di nascosta filiazione diretta di cui si è detto. Il G8 di metà giugno 2013 ha confermato queste linee di azione. Come andrà a finire? In una recente intervista 2, ad inizio di maggio 2013, la consigliera federale Eveline Widmer-Sclumpf ha dichiarato di dubitare che i 34 Paesi dell OCSE (del quale è membro anche la Svizzera) riusciranno a mettersi d'accordo in breve tempo sull'introduzione dello scambio automatico di informazioni per combattere l'evasione fiscale. È possibile - ha spiegato Widmer-Schlumpf - che venga presa una decisione di principio oppure si arrivi a definire quali informazioni dovranno essere effettivamente scambiate". Ma su questo aspetto non vi è consenso unanime tra i 34 Paesi dell'ocse, ha sostenuto il ministro 2 Su tratta di dichiarazioni rilasciate in data ai quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Bund" e riportate sul sito 56 grigionese, che si attende accese discussioni su questi punti e quindi ritardi nell'applicazione concreta. La questione decisiva su come debbano essere scambiate le informazioni fiscali e su come si possa giungere ad uno standard internazionale rientrano nell'area di competenza dell'ocse", organizzazione in seno alla quale la Svizzera ha diritto di parola. La consigliera federale, da ultimo, ha commentato: "Noi non ci accorderemo con tutti i Paesi sullo scambio automatico di informazioni, ma soltanto con una cerchia di Stati definiti e nel rispetto di determinate condizioni". Viene da pensare che il recente insuccesso rischi seriamente di ripetersi e che il ministro svizzero abbia espresso previsioni realistiche. Il rapporto di filiazione tra paesi trasparenti e giurisdizioni non cooperative spiega anche l incredibile forza delle seconde, pure quando in apparenza corrispondono a piccoli territori, abitati da coesa e orgogliosa popolazione ma privi di risorse naturali ed economiche interne. E chiarisce le dimensioni e la centralità nell economia moderna del sistema offshore. Alcuni dati, la cui considerazione può forse sfuggire. Più della metà del commercio mondiale passa, almeno sulla carta, attraverso i paradisi fiscali, tali considerati anche secondo le (non sempre severe) categorie convenzionali degli organismi internazionali. Oltre la metà di tutti gli attivi bancari ed un terzo dell investimento diretto estero effettuato dalla imprese multinazionali vengono dirottati offshore. Nel 2010 il FMI ha stimato che i soli bilanci dei piccoli centri finanziari insulari ammontavano complessivamente a miliardi di dollari, circa un terzo del PIL mondiale. Secondo altre fonti (Tax Justice Network), sin dal 2005 i capitali detenuti offshore da individui facoltosi dovrebbero ammontare ad miliardi di dollari, un quarto di tutta la ricchezza mondiale, l intero prodotto nazionale lordo degli Stati Uniti. Secondo alcune rilevazioni, nel 2009 nelle banche elvetiche, intestati a non residenti, erano depositati 2100 miliardi di dollari, la metà dei quali di provenienza europea. Ma prima della crisi finanziaria mondiale questa cifra ammontava a 3100 miliardi. Nel 2009, secondo una società di analisi finanziaria svizzera 3, circa l 80% del denaro europeo non sarebbe stato dichiarato alle autorità fiscali pertinenti; per gli italiani la percentuale salirebbe al 99%. Le isole Cayman sono il quinto maggior centro finanziario a livello mondiale. Qui, a fronte di una popolazione di poco più di isolani, hanno sede società, oltre tre quarti dei fondi speculativi (hedge fund ) di tutto il mondo e sono raccolti depositi per oltre 1900 miliardi di dollari: il quadruplo di quanto custodito dalle banche della città di New York, che, per parte sua, conta oltre otto milioni di abitanti. Alcune organizzazioni governative e fondazioni di studio hanno reso noto che nel 2008 l 83% delle maggiori imprese statunitensi possedeva società controllate nei paradisi fiscali e che nel 2009 il 99% delle maggiori società 3 Dal libro Le isole del tesoro, Viaggio nei paradisi fiscali dov è nascosto il tesoro della globalizzazione, di Nicholas Shaxson, ed. Feltrinelli, 2012; 67 europee si avvaleva di controllate offshore. In ciascun paese l utente di maggiori dimensioni era di gran lunga una banca. Circa il 60% del commercio mondiale si svolge all interno di grandi imprese multinazionali, che, non di rado, abbattono il proprio carico fiscale spostando denaro da una giurisdizione all altra creando tracce artificiali che trasferiscono i profitti nei paradisi fiscali con regimi di tassazione agevolata ed i costi nei paesi dove l imposizione è elevata. E la pratica dei cosiddetti prezzi di trasferimento (trasnfer pricing). Ma tali manovre contabili sono invisibili nei bilanci di esercizio delle società perché i principi contabili vigenti consentono ad una multinazionale di consolidare tutti i dati relativi ai diversi paesi (utili, prestiti e versamenti all erario, etc.) in un unica cifra, possibilmente suddivisa per regioni. Leggendo una relazione di bilancio, un cittadino non è in grado neppure di stabilire se un impresa opera nel suo paese, ancor meno quale sia la natura ed il livello della sua attività, a quanto ammontino i suoi profitti, a quanta gente dia lavoro e quanto versi annualmente al fisco. Quasi tutte le multinazionali hanno una unità situata in un paradiso fiscale che può realizzare un prestito ad una diversa unità di essa, situata in un paese con elevato livello di imposizione, convenendo un interesse di importo stratosferico. Oppure acquisti a prezzi incongrui. Così le multinazionali possono trasferire i profitti verso i paradisi fiscali e i costi verso i paesi con una tassazione elevata, dove possono essere dedotti dalla base imponibile. Il consistente debito di imposta originario svanisce, i capitali sono stati spostati all estero. In presenza di abusi smaccati, i paesi a tassazione elevata cercano di reagire 4 (in Italia si vedano le previsioni consacrate negli articoli 110, co 7 e 9 del TUIR), ma la lotta non è affatto agevole. Per le autorità fiscali dei singoli paesi le procedure sono complesse, richiedono profonda conoscenza dell impresa e delle operazioni da essa realizzate, acquisizione di dati quantitativi di mercato per giungere ad interventi di rettifica dei valori applicati dalle imprese, coordinandosi con le legislazioni fiscali dei singoli paesi coinvolti nelle tassazioni cross-border. Per capire quanto sia serio il fenomeno, si consideri che a livello mondiale il commercio transfrontaliero, per circa due terzi, si svolge all interno di imprese multinazionali ed i criteri di trasparenza dei bilanci, come detto, non paiono favorire il fisco. Secondo le stime, i paesi in via di sviluppo perdono ogni anno 160 miliardi di dollari solo a causa della manipolazione dei prezzi degli scambi intra-societari. Una tal somma, investita in assistenza sanitaria, potrebbe salvare ogni giorno la vita di 1000 bambini sotto i cinque anni di età. Secondo The Guardian, nel 2006 le tre maggiori compagnie bananiere mondiali hanno realizzato in Gran Bretagna un giro di affari di quasi In base all articolo 110 DPR n. 917/1986, co. 7 I componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa, sono valutati in base al valore normale dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti, determinato a norma del comma 2, se ne deriva aumento del reddito; la stessa disposizione si applica anche se ne deriva una diminuzione del reddito, ma soltanto in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle speciali "procedure amichevoli" previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi. La presente disposizione si applica anche per i beni ceduti e i servizi prestati da società non residenti nel territorio dello Stato per conto delle quali l'impresa esplica attività di vendita e collocamento di materie prime o merci o di fabbricazione o lavorazione di prodotti. 78 milioni di sterline, ma hanno pagato complessivamente sterline 5 di tasse, meno di quanto guadagna un medio giocatore di Premier League. Oltre due milioni di società fantasma ancora oggi macinano utili non tassati in oltre 50 Paesi del mondo, a favore di soggetti senza nome. Cosa dire, ancora, dell imposizione fiscale differita? E il sistema in forza del quale le imprese possono tenere i loro profitti all estero a tempo indeterminato, pagando le tasse solo quando li riportano in patria per distribuire i dividendi agli azionisti: così che le imposte differite, invece d essere pagate nell esercizio corrente, divengono un prestito esentasse da parte del governo senza data di rimborso. Ciò riduce il costo del capitale delle multinazionali, che godono di uno smisurato vantaggio competitivo rispetto alle imprese più piccole che operano solo a livello nazionale. Da alcune stime risulterebbe che nel 2009 le sole società statunitensi detenevano offshore utili esteri non tassati per un importo complessivo di 1000 miliardi di dollari. Altro dato, buon ultimo. La quota ampiamente maggioritaria delle irregolarità tributarie accertate dalla Guardia di Finanza nello scorso anno è riferibile ad operazioni di evasione fiscale internazionale. Con questa dimensione e diffusività dei fenomeni evasivi ed elusivi, da chiedersi è chi davvero fossero e da che parte stessero in realtà in quel mese di aprile 2009 gli Stati trasparenti e collaborativi. O pretesi tali. Chi sono davvero i paradisi fiscali e i loro alleati? La tematica della definizione, infatti, è centrale per risolvere la questione della sopravvivenza o meno dei paradisi fiscali. In altre parole, non è eludibile per chiarire il modo in cui essi sono scomparsi o, piuttosto, hanno continuato, nascostamente, a vivere. In via generale, i criteri ed i limiti con cui la definizione di un fenomeno viene impostata segnano le sorti della sua stessa esistenza. Se il fenomeno è un problema, possono condurre anche a risolverlo, almeno in apparenza, senza nulla mutare nella realtà. Un po come accade in quei regimi nei quali il mito dell ordine sociale e della puntualità nell offerta dei servizi sociali viene alimentato, più che offrendone di più funzionanti, cambiando i parametri dell efficienza. E così, solo aumentando i tempi programmati di percorrenza, che i treni finiscono per viaggiare sempre in orario. Si cercherà nelle pagine a seguire di ricostruire, anzitutto, l impostazione istituzionale, di vedere cioè come alcuni organismi internazionali pongono e risolvono il tema della definizione dei paradisi, fiscali o meno. Ma non si mancherà di segnalare analisi meno convenzionali, basate su alcuni dati di 5 Dal libro Le isole del tesoro, Viaggio nei paradisi fiscali dov è nascosto il tesoro della globalizzazione, di Nicholas Shaxson, ed. Feltrinelli, 2012; 89 comune esperienza, che prescindono dalla definizione istituzionale. Sovente troppo funzionale alle esigenze dei paesi dichiaratamente collaborativi, ma scarsamente disposti a far censire, da altri ed ufficialmente, i propri limiti allo scambio di informazioni. Lo stesso profilo della natura collaborativa degli Stati può esaminarsi sotto molti aspetti. Altrettanto variegate sono le prospettive che consentono l inclusione tra gli Stati collaborativi, a seconda si ponga attenzione alle ragioni della collaborazione fiscale ovvero a quelle del comune contrasto del riciclaggio. E già questa variabilità di liste (anche solo in ambito fiscale e nazionale, vi sono ben due liste 6, aggiornate, ai fini dell applicazione dell articolo 2, co.2 bis DPR 917/1986 per i redditi delle persone fisiche e in tema di redditi prodotti da società controllate) e di classificazioni (per cui si può essere collaborativi a fini di riciclaggio ma non fiscali, più problematico il contrario) costituisce ragione dell inefficacia del sistema di contrasto delle forme di illegalità economica più gravi. Essa collide con il rilievo di empirica evidenza che i criminali più spietati utilizzano quasi sempre i medesimi strumenti offshore (banche di comodo, conti di passaggio, trust, società fittizie) di cui anche le grandi multinazionali possono servirsi per ridurre il contenuto del loro dovere contributivo di natura fiscale. Per quanto si voglia giustificare le ragioni dei disallineamenti, esse non precludono ai primi di continuare a valersi degli stessi mezzi che possono assecondare le pretese di minor carico fiscale delle seconde. 2. Procedendo con ordine, può muoversi anzitutto dalla definizione istituzionale di paesi collaborativi in materia di antiriciclaggio 7, quella che 6 In Italia esistono due elenchi di Stati ritenuti paradisi fiscali: sono stati individuati da due decreti (poi aggiornati negli anni), il Dm Finanze 4 maggio 1999 e il Dm Finanze 21 novembre Il primo riguarda la tassazione dei redditi ai fini Irpef, l'altro invece è relativo ai redditi prodotti da società controllate in Paesi black list. Questo l'elenco del Dm 4 maggio 1999 Alderney (Aurigny) Andorra (Principat d'andorra) Anguilla Antigua e Barbuda (Antigua and Barbuda) Antille Olandesi (Nederlandse Antillen) Aruba Bahama (Bahamas) Bahrein (Dawlat al-bahrain) Barbados Belize Bermuda Brunei (Negara Brunei Darussalam) Costa Rica (Repùblica de Costa Rica) Dominica Emirati Arabi Uniti (Al-Imarat al-'arabiya al Muttahida) Ecuador (Repùplica del Ecuador) Filippine (Pilipinas) Gibilterra (Dominion of Gibraltar) Gibuti (Djibouti) Grenada Guernsey (Bailiwick of Guernsey) Hong Kong (Xianggang) Isola di Man (Isle of Man) Isole Cayman (The Cayman Islands) Isole Cook Isole Marshall (Republic of the Marshall Islands) Isole Vergini Britanniche (British Virgin Islands) Jersey Libano (Al- Jumhuriya al Lubnaniya) Liberia (Republic of Liberia) Liechtenstein (Furstentum Liechtenstein) Macao (Macau) Malaysia (Persekutuan Tanah Malaysia) Maldive (Divehi) Maurizio (Republic of Mauritius) Monserrat Nauru (Republic of Nauru) Saint Kitts e Nevis (Federation of Saint Kitts and Nevis) Saint Lucia Saint Vincent e Grenadine (Saint Vincent and the Grenadines) Svizzera (Confederazione Svizzera) Taiwan (Chunghua MinKuo) Tonga (Pule'anga Tonga) Turks e Caicos (The Turks and Caicos Islands) Tuvalu (The Tuvalu Islands) Uruguay (Republica Oriental del Uruguay) Vanuatu (Republic of Vanuatu) Samoa (Indipendent State of Samoa). Questo l'elenco del Dm 21 novembre 2001: Alderney (Isole del Canale), Andorra, Anguilla, Antille Olandesi, Aruba, Bahamas, Barbados, Barbuda, Belize, Bermuda, Brunei, Filippine, Gibilterra, Gibuti (ex Afar e Issas), Grenada, Guatemala, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Hong Kong, Isola di Man, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Isole Vergini statunitensi, Jersey (Isole del Canale), Kiribati (ex Isole Gilbert), Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Maldive, Malesia, Montserrat, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Oman, Polinesia francese, Saint Kitts e Nevis, Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant'Elena, Sark. Inoltre sono inclusi: Bahrein, con esclusione delle società che svolgono attività di esplorazione, estrazione e raffinazione nel settore petrolifero; Emirati Arabi Uniti, con esclusione delle società operanti nei settori petrolifero e petrolchimico assoggettate ad imposta; Monaco, con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato. Le disposizioni black list si applicano ai seguenti Stati e territori limitatamente ai soggetti e alle attività per ciascuno di essi indicate: Angola, con riferimento alle società petrolifere che hanno ottenuto l'esenzione dall'oil Income Tax, alle società che godono di esenzioni o riduzioni d'imposta in settori fondamentali 7 La consapevolezza della necessità di introdurre misure di contrasto più efficaci e integrate contro i crimini finanziari ed il riciclaggio è venuta a maturazione a partire dagli anni 80, in concomitanza col profilarsi della globalizzazione e del carattere transnazionale di tali fenomeni criminali. E difatti, prendendo atto della complessità del fenomeno da avversare l azione di contrasto si è strutturata su vari piani (quello finanziario, quello investigativo e quello giudiziario), con l obiettivo di costruire un reticolato istituzionale globale, di dimensioni planetarie. 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