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Timestamp: 2020-06-05 19:20:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13583 del 04/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13583 del 04/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 04/07/2016, (ud. 16/03/2016, dep. 04/07/2016), n.13583
sul ricorso 1612/2075 proposto da:
S.M., C.F. (OMISSIS), SA.RO.
C.F. (OMISSIS), C.F. C.F. (OMISSIS),
tutti elettivamente domiciliati in ROMA, VIA SIRTE 28, presso lo
studio dell’avvocato CARMEN TELESCA, rappresentati e difesi dagli
avvocati ANTONIO MURANO, VINCENZO PAOLINO, giusta delega in atti;
B.L.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DEL GESU’ N. 57, presso lo studio
dell’avvocato FILOMENA MOSSUCCA, rappresentata e difesa
dall’avvocato TERESA CELESTE FRASCARO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 16483/2014 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
di ROMA, depositata il 18/07/2014, r.g.n. 10488/2013;
16/03/2016 dal Consigliere Dott. UMBERTO BERRINO;
udito l’Avvocato MURANO ANTONIO;
udito l’Avvocato FRASCARO TERESA CELESTE;
SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’inammissibilità.
Col presente ricorso per revocazione i ricorrenti S. M., Sa.Ro. e C.F. deducono che la sentenza n. 16483/14 di questa Corte, emessa nei confronti di B.L.G., è errata per il fatto di aver dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza n. 160/2012 della Corte d’appello di Potenza sulla base della ritenuta tardività del rimedio impugnatorio.
In pratica i ricorrenti sostengono che ai fini della verifica della tempestività del ricorso in cassazione la Corte non avrebbe dovuto far riferimento alla notifica dell’11 giugno 2012 della sentenza d’appello alla società “La Piramide di Sa.Ro. s.a.s.” presso lo studio dell’avv. Alessandro Singetta, in quanto la stessa costituzione nel giudizio d’appello di tale società doveva ritenersi inammissibile a causa della cancellazione della stessa, avvenuta il 24/9/2001, circostanza, questa, che avrebbe dovuto imporre l’interruzione del giudizio d’appello, essendo stata dedotta dai difensori della stessa società ed essendo evincibile dalla visura camerale prodotta in giudizio in allegato alla memoria difensiva dell’8/2/2012.
Quindi, la B. avrebbe dovuto notificare la sentenza d’appello ai soci o ai liquidatori della società e non presso il domicilio dei difensori del giudizio di primo grado, i quali non avevano più alcuna legittimazione a rappresentare un soggetto estinto.
Resiste con controricorso la B. che si oppone alla revocazione della sentenza.
I ricorrenti si lamentano del fatto che la Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso proposto in sede di legittimità non dalla società “La Piramide di Sa.Ro. &amp; C. s.a.s.”, bensì dai soci S.M., Sa.Ro. e C. F., sull’erroneo presupposto che la notifica della sentenza della Corte d’appello di Potenza sarebbe stata correttamente eseguita nel domicilio eletto nel giudizio d’appello in Potenza presso lo studio dell’avv. Alessandro Singetta, mentre il ricorso per cassazione sarebbe stato notificato il 28/3/2013, ben oltre il termine previsto dagli artt. 325 e 326 c.p.c..
Aggiungono, i ricorrenti che la costituzione in giudizio, nel grado di appello, della società “La Piramide di Sa.Ro. &amp; C. s.a.s.” doveva ritenersi inammissibile in considerazione del fatto che la stessa società era ormai un soggetto giuridico estinto, essendo avvenuta la sua cancellazione dal registro delle imprese a far data dal 24/9/2001, circostanza, questa, evidenziata nello stesso giudizio di secondo grado e che avrebbe dovuto imporne l’interruzione e, soprattutto, l’inammissibilità dell’appello notificato ad un soggetto giuridico inesistente.
Invero, il caso prospettato dai ricorrenti non rappresenta un’ipotesi di errore revocatorio, come erroneamente sostenuto, in quanto investe una valutazione operata dalla Corte di legittimità in ordine alla validità della notifica della sentenza d’appello idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione.
Infatti, nella sentenza n. 16483/2014 di questa Corte, è spiegato che la sentenza impugnata, nel rigettare l’eccezione – proposta dalla società Sa.Ro. &amp; C. s.a.s. – di inammissibilità e/o improcedibilità dell’appello della lavoratrice, ha rilevato che la notifica dell’appello era stata effettuata alla predetta società correttamente, essendosi questa costituita nel giudizio di primo grado senza allegare la sua avvenuta trasformazione, in data 14 settembre 1999, nella società “La Piramide di S. &amp;
C. s.a.s.”.
La Corte di Cassazione ha altresì evidenziato che la Corte di merito aveva aggiunto che, comunque, la modifica della ragione sociale in una società di accomandita semplice comportava soltanto una modifica dell’atto costitutivo, ma non la trasformazione della società in un soggetto giuridico diverso.
Infine, i giudici di legittimità hanno rilevato che in forza di tale decisione, la sentenza impugnata non poteva che essere notificata alla società La Piramide di Sa.Ro. &amp; C. s.a.s., parte del giudizio di appello, mentre le censure avverso detta sentenza dovevano essere dedotte attraverso la proposizione di un ricorso tempestivo.
In definitiva, si è in presenza di una valutazione in punto di diritto delle risultanze processuali che non può essere intesa come errore di fatto nel senso prospettato dalla ricorrente. Infatti, la Corte di Cassazione ha rilevato, alla luce delle specifiche censure dei ricorrenti, che la notifica eseguita in data 11 giugno 2012 alla società “La Piramide di Sa.Ro. s.a.s” nel domicilio eletto nel giudizio d’appello in Potenza, presso lo studio dell’avv. Alessandro Singetta, era regolare ed idonea a far decorrer il termine breve per impugnare.
In realtà, in materia di revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione, l’errore di fatto di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4, deve consistere in una disamina superficiale di dati di fatto che abbia quale conseguenza l’affermazione o la negazione di elementi decisivi per risolvere la questione, vale a dire in una falsa percezione di quanto emerge dagli atti, concretizzatasi in una svista materiale su circostanze decisive, risultanti direttamente dagli atti con carattere di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità, con esclusione di ogni apprezzamento in ordine alla valutazione in diritto delle risultanze processuali, essendo esclusa dall’area degli errori revocatori la sindacabilità di errori di giudizio formatisi sulla base di una valutazione (in tal senso v.
Cass. Sez. 3, n. 3652 del 20/2/2006; Cass. Sez. 3 n. 13915 del 28/6/2005 e Cass., sez. 2, 15-5-2002, n. 7064).
Ne consegue che non si è in presenza di un errore di fatto allorquando, come nella fattispecie, sia dedotta una erronea valutazione di un elemento processuale, quale la validità di una notifica ai fini della decorrenza del termine breve, questione che è stata già decisa dalla Corte con giudizio in punto di diritto.
Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza dei ricorrenti e vanno poste a loro carico come da dispositivo unitamente al contributo unificato di cui del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 4000,00 per compensi professionali e di Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
Depositato in Cancelleria il 4 luglio 2016

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Cass. Sez. 
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 art. 13
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