Source: http://www.thepuchiherald.com/2014/04/11/lipocrisia-della-forma-ed-il-senso-della-giustizia/
Timestamp: 2017-04-27 01:23:55+00:00

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L’ipocrisia della forma ed il senso della giustizia | The Puchi Herald Magazine
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L’ipocrisia della forma ed il senso della giustizia	antonio.ierano@ierano.it	04/11/2014	Editoriali in Italiano, Editorials, Sic Transit Gloria Mundi	Lo so non dovrei ne stupirmi ne arrabbiarmi, ma non ci posso fare nulla tutte le volte che ho a che fare con la burocrazia italica non osso fare a meno di avere un travaso di bile.
Non si tratta della cronica inefficienza, o della assoluta mancanza di professionalità di una classe manageriale pubblica inetta, ma proprio dello spirito con cui le cose vengono, nella pubblica amministrazione, gestite.
Esiste una profonda ipocrisia nella gestione della res publica e nei servizi al cittadino che basa la sua essenza sulla forma del regolamento e non nel suo spirito, quella stessa ipocrisia che permea da anni la parola dei politici di cui i dirigenti della cosa pubblica sono vassalli obbedienti.
Se sostituiamo “lo spirito” della legge con “la lettera” otteniamo due vantaggi notevoli:
possiamo usare i tecnicismi per giustificare quasi tutto
ci deresponsabilizziamo in quanto “Dura lex sed Lex” non potevamo fare altrimenti.
Se poi consideriamo quale sia la pariteticità con cui tali regolamenti son applicati….
Forte con il debole debole con il forte
Nella volontaria scelta di servire lo stato il dipendente pubblico di più alto grado ha, evidentemente, fatto una scelta di campo, sto con chi comanda, alla faccia del popolo sovrano ed amenità varie. Infischiandosene allegramente del senso della nostra costituzione e giocando sottilmente sulla forma si è costruito uno scudo di immunità con cui allegramente affronta le più disparate sfide della decenza.
Tra Equitalia (mai nome fu più ironico) e l’agenzia delle entrate gli esempi si sprecano, esempi dove uno stato impositore affatto attento alle esigenze del popolo che sarebbe chiamato a servire e rappresentare si pone insensibile di fronte a qualsiasi lamento perseguendo stolidamente, sino alla fine, l’obiettivo anche se questo è causa di un danno molto superiore del torto, reale o presunto, che il cittadino ha commesso.
Cosi quando lo stato costringe sul lastrico una persona sequestrandogli beni essenziali e privandolo dei mezzi di sostentamento sta violando da un lato la nostra costituzione che afferma che ben altro è il compito dello stato e della repubblica, e dell’altro si fa scudo di una serie di regolamenti scritti e pensati proprio per proteggere il mandante in spregio al concetto di responsabilità.
Ovviamente tale rigore messianico viene adottato solo per quelli per cui la legge è uguale per tutti, per coloro, cioè, che non hanno ne la forza ne la possibilità di reagire, cosi evasioni milionarie vengono allegramente dilazionate a chi problemi di sopravvivenza non ne ha, mentre all’impiegato, imprenditore o libero professionista di turno vengono imposti vincoli tali da rendergli impossibile o il rispetto della ammenda o il prosieguo della attività.
Dura lex sed Lex? Purtroppo lo è solo nei termini in cui viene applicata,se sei abbastanza potente scatta di colpo la “comprensione”.
Un esempio classico sono le macchinette mangiasoldi, vi invito a cercare cosa disse Umberto Rapetto al riguardo quando scoprì l’evasione plurimilionaria che era stata elegantemente insabbiata dalla nostre classe politica e che gli costo la “promozione” http://www.mil2002.org/battaglie/slot_machine.htm .
Ma come: 96 miliardi di evaso non si possono esigere perché significherebbe la chiusura della attività? Ed allora quando si fa chiudere un imprenditore o si manda per strada un cittadino sequestrandogli la casa?
Ora non nego che tutta la questione sia aperta e discutibile, e che potrebbe anche essere che tale evasione s “presunta” sia di entità inferiore, ma vorrei ricordare che il meccanismo con cui equitalia procede verso i normali cittadini è il seguente, almeno cosi è stato per me
ti notifico che mi devi una certa cifra “X”
il calcolo del dovuto all’erario è pari alla cifra “X”+ interessi + spese gestione pratica + penale + multa. A fronte di tutte le riduzioni possibili immaginabili che l’erario graziosamente di applica il totale risulta essere circa pari a 6 volte l’importo X
se paghi senza contestare ti riconosco un ulteriore sconto per cui ti chiedo di pagare 2.5*X altrimenti se ritieni che vi siano ragioni valide per contestare procedi a pagare 6X e poi puoi fare ricorso
in caso di mancato pagamento o accordo la pratica passa ad equitalia che provvederà all’incasso di 6X+interessi+spese gestione pratica+penale+multa
non mi sembra che sia stato usato lo stesso metro nel caso slot machines, verrebbe da chiedersi perché….
L’ipocrisia del problema lavoro
Un alto esempio lampante di come si trattino ipocritamente in italia le questioni facendosi scudo dei regolamenti è la questione disoccupazione.
Per quanto grave sia la disoccupazione giovanile in italia, ben più grave, ed urgente, è la questione della disoccupazione di chi giovane non è più.
Cerchiamo di capirci: non dico che la disoccupazione giovanile sia un problema minore, ma sostengo che occorrerebbe presentare i numeri contestualizzati.
A fronte di un alto tasso di disoccupazione giovanile, che correttamente deve essere affrontata e risolta, nessuno parla del problema dei disoccupati ultra-quarantenni quadri o dirigenti che hanno di fronte la seguente situazione:
di solito hanno una famiglia da mantenere, e nella maggior parte dei casi sono famiglie monoreddito
hanno un mercato del lavoro decisamente più difficile di quello giovanile e molti strumenti sono non applicabili: dai contratti di formazione a quelli per i “giovani”
Spesso hanno dovuto sopperire alla mancanza di lavoro con la apertura di una partita IVA che è lo strumento minimo che gli permette di poter trovare attività lavorative temporanee.
Avendo partita IVA vengono tagliati fuori dai meccanismi di supporto per i meno abbienti indipendentemente dal loro valore isee
Oltre il danno anche la beffa molti di loro sono stati allontanati dalla azienda tramite i programmi di incentivazione, peccato che se in questo modo incassano una buona uscita dall’altro non possono richiedere sussidi in quanto non risultano “licenziati” od accedere, ad esempio, alla sospensione del mutuo.
Il problema è che mentre parliamo della disoccupazione giovanile e di come porvi rimedio ci dimentichiamo di persone che, invece, hanno urgenza immediata e non possono aspettare “soluzioni strutturali” a medio termine.
Ancora una volta ci si fa scudo della lettera per non vedere o applicare il senso, e cosi frotte di ligi pubblici ufficiali tratteranno un esercito di partite IVA di “sopravvivenza” alla stregua di velleitari imprenditori che scialacquando i beni si sono ridotti per loro insipienza sul lastrico, e non come persone costrette dagli eventi a prendere azione per sopravvivere. ma si sa, non è colpa del prode funzionario, lui ha fatto il suo dovere perché cosi dice la legge o il regolamento.
Pensiamoci quando gridiamo al disgusto di fronte a quello che facevano i soldati nazisti e al loro “eseguivamo gli ordini”. Pensiamoci quando sentiamo di un compagno di sventura caduto sotto le fauci di uno stato iniquo e persecutore.
Se, secondo la nostra costituzione, tutti devono concorrere al progresso ed al benessere della repubblica in funzione delle proprie capacità ed aspirazioni come può essere giustificabile un tale comportamento? Può un regolamento essere prevaricante rispetto al senso della nostra costituzione?
E come può uno stato il cui scopo costituzionale è promuovere questo sviluppo e rimuovere gli eventuali ostacoli comportarsi in tale maniera?
E poi dicono che l’Italia è il Belpaese, la vedo grigia sempre più grigia.
Il Record Storico Della Disoccupazione Giovanile in Italia
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