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Timestamp: 2019-06-19 19:29:16+00:00

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Stalking, circostanze aggravanti, strumenti telematici, social media, whatsapp, - Avvocato a Bologna Stalking, circostanze aggravanti, strumenti telematici, social media, whatsapp,
Stalking, circostanze aggravanti, strumenti telematici, social media, whatsapp,
. Con sentenza del 27/04/2017 il Tribunale di Verbania ha applicato, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., a D.L.D. la pena di sei mesi di reclusione, in relazione al reato di cui all’art. 612 bis c.p., rilevando: a) che la circostanza aggravante dell’uso del mezzo informatico, in ragione dell’impiego di whatsapp, faceva parte del contenuto descrittivo dell’imputazione e doveva essere ritenuta subvalente rispetto alle concordate circostanze attenuanti generiche; b) che l’imputato doveva essere condannato alla rifusione delle spese di assistenza e di rappresentanza, liquidate in Euro 2.300,00 per compensi, oltre accessori di legge.
Con sentenza del 27/04/2017 il Tribunale di Verbania ha applicato, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., a D.L.D. la pena di sei mesi di reclusione, in relazione al reato di cui all’art. 612 bis c.p., rilevando: a) che la circostanza aggravante dell’uso del mezzo informatico, in ragione dell’impiego di whatsapp, faceva parte del contenuto descrittivo dell’imputazione e doveva essere ritenuta subvalente rispetto alle concordate circostanze attenuanti generiche; b) che l’imputato doveva essere condannato alla rifusione delle spese di assistenza e di rappresentanza, liquidate in Euro 2.300,00 per compensi, oltre accessori di legge
Sentenza 11 ottobre 2018 – 28 gennaio 2019, n. 3989
Dott. PEZZULLO Rosa – Presidente –
D.L.D., nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza del 27/04/2017 del GIP TRIBUNALE di VERBANIA;
udito il Procuratore Generale, in persona del dott. PASQUALE FIMIANI, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
Con sentenza del 27/04/2017 il Tribunale di Verbania ha applicato, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., a D.L.D. la pena di sei mesi di reclusione, in relazione al reato di cui all’art. 612 bis c.p., rilevando: a) che la circostanza aggravante dell’uso del mezzo informatico, in ragione dell’impiego di whatsapp, faceva parte del contenuto descrittivo dell’imputazione e doveva essere ritenuta subvalente rispetto alle concordate circostanze attenuanti generiche; b) che l’imputato doveva essere condannato alla rifusione delle spese di assistenza e di rappresentanza, liquidate in Euro 2.300,00 per compensi, oltre accessori di legge.
Nell’interesse dell’imputato è stato proposto ricorso per cassazione, affidato ai seguenti motivi.
2.1. Con il primo motivo si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, rilevando: a) che la motivazione adoperata dal giudice in sentenza, per giustificare l’ammissione della parte civile, non era coerente con quella contenuta nell’ordinanza; b) che, in particolare, in quest’ultima si rilevava che la somma di Euro 1.500,00 non risultava che fosse stata versata ad integrale risarcimento del danno subito; c) che peraltro la parte civile, oltre a non esporre le ragioni giustificative della domanda, non aveva quantificato il danno nell’atto di costituzione nè aveva argomentato in ordine all’inadeguatezza della somma sopra indicata a ristorare il pregiudizio subito; d) che, quanto alle argomentazioni sviluppate in sentenza, la parte civile non può intervenire sulla congruità della pena o sulla concedibilità della sospensione condizionale della pena.
Il terzo motivo, da esaminare preliminarmente per ragioni di ordine logico, è infondato, dal momento che, come puntualmente rilevato dalla sentenza impugnata, nel caso di specie, non vi è stata alcuna modifica della fattispecie contestata, ma la mera esplicitazione, rispetto al fatto specificamente descritto nel capo di imputazione, della necessità di considerare la circostanza aggravante dell’uso del mezzo informatico – quale puntualmente ritenuto l’impiego del sistema di messaggistica whatsapp – come subvalente, in modo da conservare il risultato sanzionatorio concordato dalle parti.
Il primo motivo è, nel suo complesso, infondato.
Il provvedimento che ammette la costituzione di parte civile è inoppugnabile e preclude ogni contestazione in ordine alla legitimatio ad processum, restando solo la possibilità di esaminare la legitimatio ad causam e, in particolare, la configurabilità e sussistenza del diritto sostanziale azionato dalla parte civile nel giudizio penale (Sez. 2, n. 17108 del 22/03/2011, Muscariello, Rv. 250326).
In ogni caso, in tema di costituzione di parte civile, l’indicazione delle ragioni che giustificano la domanda risarcitoria è funzionale esclusivamente all’individuazione della pretesa fatta valere in giudizio, non essendo necessaria un’esposizione analitica della causa petendi, sicchè per soddisfare i requisiti di cui all’art. 78 c.p.p., lett. d), è sufficiente il mero richiamo al capo di imputazione descrittivo del fatto, allorquando il nesso tra il reato contestato e la pretesa risarcitoria azionata risulti con immediatezza (Sez. 6, n. 32705 del 17/04/2014, Coccia, Rv. 260325).
Il secondo motivo è infondato, dal momento che la critica del ricorrente, ancorata ai parametri del D.M. n. 55 del 2014, fa riferimento ai compensi medi previsti per la fase istruttoria (Euro 810,00) e alla fase introduttiva (Euro 720,00), ma trascura del tutto la voce concernente la partecipazione alla fase decisionale (Euro 1.350,00), che, sia pure con riguardo allo specifico apporto che può essere fornito dalla parte civile, non può essere semplicisticamente ed immotivatamente disconosciuta.
Alla pronuncia di rigetto consegue, ex art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
In caso di diffusione del presente provvedimento, si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.
Depositato in Cancelleria, il 28 gennaio 2019.
By Sergio Armaroli|2019-05-31T18:00:06+02:00Maggio, 2019|avvocato penale, News|

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