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Timestamp: 2020-02-25 15:48:37+00:00

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ANCORA SUI PREMI INDEBITAMENTE PAGATI ALL’INAIL: LE SEZIONI UNITE DELLA CASSAZIONE
Nota critica della dott.ssa Vendramin
Cassazione Sezioni Unite, 9 marzo 2001 n.7853
Con ricorso dell'8 maggio 1989 al Pretore di Chieti la s.a.s. Giansante Ugo e figli esponeva di essere stata assoggettata al pagamento di premi e contributi a favore dell'Istituto nazionale delle assicurazioni per gli infortuni sul lavoro, quanto al periodo compreso fra il 1979 e il 1989, con un tasso specifico aziendale del quarantadue per mille, illegittimo in eccesso. L'illegittimità era data dall'inclusione nel detto tasso dei cosiddetti oneri indiretti, ossia per spese a carico dell'Istituto diverse dalle prestazioni economiche e sanitarie dovute agli assicurati
Pertanto la ricorrente chiedeva che il tasso fosse determinato nella misura legittima e di conseguenza l'Istituto fosse condannato a restituire quanto percepito in eccesso.
Costituitosi il convenuto, con sentenza del 9 marzo 1992 il Pretore, in accoglimento della domanda, condannava l'INAIL al rimborso nella misura di 21.289.000 lire, e la decisione veniva parzialmente riformata dal Tribunale, che., rigettando l'appello principale del soccombente e accogliendo quello incidentale della società, aumentava la somma ora detta di 12.752.927 lire.
Il collegio di merito osservava che il tasso specifico aziendale, necessario a calcolare il premio di assicurazione con riferimento al rischio di infortuni e malattie professionali rilevato in ciascuna impresa, comprendeva una riserva sinistri della quale si doveva tener conto soltanto se si fosse verificato un qualche infortunio nell'impresa assicurante e nel periodo preso in considerazione; per contro, non doveva
essere computata la riserva sinistri qualora, come nel caso di specie, non vi fossero stati "infortuni sul lavoro o malattie professionali ovvero sinistri già definiti, atti a consentire una stima (scilicet: del rischio assicurato)".
Tale, ad avviso del Tribunale, era l'esatta interpretazione dei decreti del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 14 novembre 3.978 e 18 giugno 1988, contenenti le tariffe ed emessi sulla base dell'art. 40 d.P.R. 30 giugno 1965 n.1124 (testo unico sull'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali),e di conseguenza doveva considerarsi errata la tesi dell'INAIL, secondo cui la riserva sinistri andava calcolata anche in mancanza di infortuni nell'azienda nel periodo considerato.
Contro questa sentenza ricorre per cassazione l’INAIL. Resiste con controricorso e con memoria la s.a.s. Giansante Ugo e figli.
Con ordinanza del 29 maggio 2000 la Sezione lavoro, constatato un contrasto di giurisprudenza circa il modo di calcolo del tasso specifico aziendale, rimetteva gli atti al Primo Presidente per eventuale assegnazione alle Sezioni unite ai sensi dell'art. 374, secondo comma, cod.proc.civ.. lL Primo Presidente disponeva in tal senso.
1. Non è fondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dalla controricorrente, la quale osserva che, nell'impugnare la sentenza d'appello e più precisamente nel contestare i criteri di calcolo del premio d'assicurazione adottati dal Tribunale, l'INAIL prospetta un criterio nuovo, mai evocato nel giudizio di merito, né in sede di gravame contro la sentenza di primo grado né dopo il deposito della relazione di consulenza tecnica svoltasi in appello. Il silenzio sul punto precluderebbe all'Istituto di far valere in cassazione il criterio ora propugnato.
Si sarebbe avuta, ad avviso della controricorrente, la formazione della regiudicata endoprocessuale, su una parte della materia controversa.
L'infondatezza dell'eccezione deriva dall'erronea assunzione, da parte della controricorrente, - della nozione di cosa giudicata interna, la quale abbia ad oggetto soltanto un capo dì sentenza. A norma dell.'art.329, secondo comma, cod.proc.civ., l’impugnazione parziale importa acquiescenza alle parti della sentenza non impugnata, dovendo intendersi per "parte di sentenza" ogni statuizione autonoma, o capo
autonomo, in ordine al quale possa ravvisarsi la soccombenza di uno dei litiganti, tale da determinare l'interesse ad impugnare (Cass. 10 aprile 1998 n.3718). Deve trattarsi di parti di sentenza basate su presupposti di fatto e di diritto completamente diversi rispetto alle statuizioni impugnate, e rispetto a queste prive di alcun nesso pregiudiziale o consequenziale (Cass. 27 marzo 1979 n.1785, 3 aprile 1985 n.2288, 28 settembre 1988 n.5262, 7 marzo 1995 n.2621, 1 ottobre 1997 n.9568, 2 ottobre 1997 n.9628, 6 marzo 2001 n.3236, 22 marzo 2001 nn. 4154 e 4174).
Né è ravvisabile alcuna statuizione autonoma quando si tratti di risoluzione di una questione strumentale rispetto all'attribuzione del bene controverso, con la conseguenza che l'impugnazione di una pronuncia di merito coinvolge necessariamente antecedenti logici e passaggi argomentativi esplicitamente o implicitamente contenuti in essa (Cass. n.9268 del 1997 cit. , 4 settembre 1997 n. 8455, 3 gennaio 1998 n. 18) . Tale è il caso, come quello di specie, in cui l'impugnazione concernente l'ammontare di una prestazione pecuniaria coinvolge tutti i possibili criteri di calcolo.
2.Con l'unico motivo l'Istituto ricorrente lamenta la violazione degli artt. 39, 40, 41 d.P.R. 30 giugno 1965 n.1124, 14 decreto Min. del lavoro 14 novembre 1978 (in G.U: 30 dicembre 1978 n.362), 20 d.m. 18 giugno 1988 (in G.U. 30 giugno 1988 n.152) nonché vizi di motivazione.
Esso osserva che il premio dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, da porre a carico delle imprese, dev'essere calcolato tenendo conto, fra l'altro, della necessità di costituire presso l'assicuratore una "riserva sinistri", ossia una posta passiva di bilancio a copertura degli oneri, cosiddetti presunti, che deriveranno da eventi protetti (ossia da infortuni o malattie) ma che non possono essere determinati immediatamente in via definitiva.
L'impossibilità di immediata determinazione deriva dall'inconoscibilità delle esatte prestazioni che verranno rese dall’assicuratore, essendo ancora ignote le cause dell'infortunio, l'esatta situazione salariale dell'infortunato, gli eventuali postumi riguardanti la capacità lavorativa, ecc
L'ammontare della riserva sinistri viene calcolata dall'Istituto assicuratore sulla base di (a) un tasso medio nazionale, risultante dal rapporto tra gli oneri sopportati dall'istituto stesso e le retribuzioni corrisposte dalle imprese, e (b) un tasso specifico aziendale. Il primo risulta da una stima effettuata a livello nazionale sulla base dei casi sia denunciati e non definiti sia già definiti, e della media delle retribuzioni. Il secondo risulta dalle situazioni delle singole imprese, ossia dal rischio corso dall'Istituto in relazione (questa è la tesi dell'INAIL) al numero degli occupati nella singola impresa ed all'ammontare delle retribuzioni: l’entità del rischio a carico dell'assicuratore è dunque variabile in relazione a queste due grandezze.
Non avrebbe rilievo, sempre ad avviso del ricorrente, l’assenza di infortuni dall'impresa nel periodo considerato, giacché il peso dei sinistri dovrebbe essere valutato solo con riferimento all'andamento nazionale, e ciò contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale nella sentenza qui impugnata.
Il sistema assicurativo in questione, come i sistemi assicurativi privatistici, è fondato anzitutto sul principio di equilibrio finanziario, imposto dall'esigenza che annualmente le entrate contributive non risultino inferiori agli impegni, di natura economica e finanziaria, gravanti sull'istituto assicuratore. Tali impegni vengono coperti solo con le dette entrate, poste a carico dei datori di lavoro e ripartite in ragione della maggiore o minore pericolosità della lavorazione svolta.
L'art. 39 d.P.R. 30 giugno 1965 n.1124 dispone, al secondo comma, che "le tariffe dei premi e dei contributi sono determinate in modo da ricomprendere l’onere finanziario previsto, corrispondente agli infortuni del periodo di assicurazione"
Riguardo alla ripartizione dell'onere, il successivo art. 40 prevede, al primo comma, che le tariffe "e le relative modalità di applicazione sono approvate con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale su delibera dell'INAIL e, al terzo comma, che "la tariffa stabilisce tassi di premi corrispondenti al rischio medio nazionale delle singole lavorazioni assicurate, in modo da comprendere l'onere finanziario di cui al secondo comma dell'art. 39"; l'art. 41, infine, dispone che "il premio di assicurazione è dovuto dal datore di lavoro in base al tasso di premio previsto dalla tariffa di cui al precedente articolo, e applicato dall'INAIL nella misura, con le modalità e secondo le condizioni della tariffa stessa sull'ammontare complessivo delle retribuzioni effettivamente corrisposte – o convenzionali, o comunque dovute ai sensi di legge per tutta la durata dei lavori ai prestatori d'opera compresi nell'obbligo di assicurazione".
Le tariffe successivamente approvate nel tempo, rispettivamente con d.m.. 10 dicembre 1971, d.m. 14 novembre 1978 e d.m. 18 giugno 1988r hanno contenuto le tabelle di classificazione delle diverse lavorazioni, con i corrispondenti tassi di tariffa, nonché le disposizioni sulle "modalità per l'applicazione della tariffa e per il pagamento dei particolare il d.m. del 1971 ha previsto, in applicazione degli artt. 39 e 40 d.P.R. n.1124 del 1965, sia il tasso media nazionale, di cui sopra s'è detto, sia il tasso specifico aziendale. L'art.14 ha stabilito infatti: "l’INAIL applica un tasso in misura inferiore o superiore a non più del venti per cento del tasso medio (nazionale) di tariffa, A in relazione all'andamento infortunistico aziendale quale risulta dal aziendale (primo comma)". E ancora: "il tasso specifico aziendale…… è quello risultante dal rapporto oneri-mercedi nel triennio - o del minore periodo nell'ipotesí di attività che abbiano avuto inizio da meno di tre anni - immediatamente precedente l'anno in cui è stata avanzata la richiesta di riduzione (da parte del datore di lavoro) o d'aumento (da parte dell'INAIL) (terzo comma)
Il tasso specifico aziendale consente così di differenziare il premio dovuto in ragione della prevedibile spesa da sopportare per la singola impresa.
La tariffa approvata nel 1978 ha confermato la precedente, per quanto qui interessa.
Quella del 1988 ha invece esplicitamente disposto circa i criteri di determinazione del tassa specifico aziendale, stabilendo nel primo comma dell'art. 20 che esso "comprende anche gli oneri per i casi di infortunio o di malattia professionale ancora da definire alla data di determinazione degli stessi tassi specifici aziendali".
Per la fissazione di entrambi i tassi, nazionale e aziendale, occorre dunque tener conto de: a) gli oneri diretti, ossia le prestazioni economiche o sanitarie da erogare; b) gli oneri indiretti, ossia le spese aggiuntive per accertamenti medico-legali per amministrazione, per contributi alla Stato, ecc.; c) gli oneri presunti che si traducono nella riserva sinistri, ossia nella somma destinata a coprire oneri sicuramente da sopportare ma attualmente non determinabili in via definitiva. Questi ultimi concorrono a fissare il tasso –specifico aziendale.
4.La giurisprudenza di questa Corte, assolutamente prevalente e comunque non contestata nella presente controversia, afferma anzitutto che i suddetti decreti ministeriali, del 1971, 1978 e 1988, sono norme di diritto nel senso degli artt.1, - n.2, delle preleggi e 360, n.3, cod.proc.civ., valle a dire norme secondarie emesse dal potere esecutivo, che specificano ed integrano, con efficacia anche esterna all’ordinamento dell'INAIL, la disciplina contenuta negli atti aventi forza di legge, ossia nel d.P.R. n.1124 del 1965: i decreti vengono così assimilati ai regolamenti delegati (ex multis, Cass. 27 novembre 1992 n.12569, 6 novembre 1993 n.10975, 23 gennaio 1995 n.778) e la loro interpretazione è direttamente sindacabile in sede di legittimità.
La Corte afferma poi che la tariffa del 1988, col suo riferimento al tasso specifico aziendale, ha valore interpretativo e rende espliciti principi già impliciti ìn quelle del 1971 e del 1978 (Cass. n.12659 del 1992 cit., 28 maggio 1993 n.5975, 8 giugno 1996 n.5937, Sez. un. 13 ottobre 1997 n.9961 ed altre).
La funzione del tasso specifico aziendale è dunque quella dì ripartire fra le singole aziende lo stesso onere finanziario della gestione assicurativa che il tasso medio nazionale ripartisce fra gruppi di aziende esercitanti le medesime lavorazioni, previo un confronto dei rispettivi elementi costitutivi, in modo da rendere
possibile il rilievo delle rispettive oscillazioni in aumento o in diminuzione, sulla base dei dati da confrontare (Cass. Sez. un. 1° novembre 1997 n.10390). Deve in ogni caso restar salvo il principio di mutualità tra datori di lavoro dello stesso settore: del peso di questo principio si dirà meglio in seguito.
E' perciò affermazione costante che la funzione del tasso specifico aziendale è quella non di sommarsi al tasso medio nazionale ma di determinare oscillazioni in più o in meno (art. 14, quinto comma, d.m. del 1988), togliendovi o aggiungendovi – entro limiti percentuali del tasso stesso - una parte della differenza con esso tasso specifico, correlata al numero dei dipendenti. Tale funzione presuppone che i due tassi (l'uno relativo agli oneri infortunistici globalmente considerati, con riguardo alle lavorazioni o settori dell'attività produttiva, e l'altro al rischio proprio della singola impresa di un certo settore) siano omogenei affinché possano essere raffrontati (Cass. 15 giugno 1991 n.6788, 25 giugno 1997 n.5865).
Pertanto il fatto costitutivo del diritto soggettivo dell’Istituto alla percezione di un premio superiore a quello che risulterebbe dall’applicazione del tasso medio nazionale, consiste nell’aumento del tasso specifico aziendale, conseguente ad accrescimento della probabilità di sopportare oneri per una determinata azienda, ossia di corrispondere prestazioni economiche o sanitarie ai dipendenti (Cass. n. 12659 del 1992 e 778 del 1995, citt.).
5.E' opportuno notare ancora che il quadro normativo come sopra rappresentato è mutato in tempo recentissimo.
Con legge 17 maggio 1999 n.144 (art. 55) il Parlamento ha delegato al governo ad emanare uno o più decreti legislativi allo scopo di ridefinire alcuni aspetti dell'assetto normativo in materia di assicurazione contro gli infortuni Sul lavoro e le malattie professionali". Tra i criteri direttivi della delega è (lett. C) quello di prevedere nuove tariffe per la "-gestione industria" dell'INAIL, "anche tenendo conto dell’attuazione delle norme di cui al decreto legislativo 19 settembre 1994 n.626 (sul miglioramento della sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro) e successive modificazioni nonché del tasso di infortuni sul lavoro. Altro criterio direttivo (lett. D) è di prevedere distinti tassi di premio, determinati ai sensi dell'art. 40, terzo comma, del testo unico n.1124 del 1965) per i settori di ciascuna cìtlle gestioni (tra cui quella industriale).
In attuazione di tale delega è stato emanato il decreto legislativo 23 febbraio 2000 n.38, che nell'art. 3 ha previsto l'approvazione, con decreto A del Ministero del lavoro, delle nuove tariffe, sempre tenendo conto della citata legge n.626 del 1994. Il comma 5 dell'art. 3 specifica le date di entrata in vigore di tali 'tariffe: il primo triennio di rilevazione è dal 2000 al 2002.
Il Ministro ha determinato le nuove tariffe con decreto del 12 dicembre 2000 (in G.U. del 22 gennaio 2001, suppl. ord. alla G.U. n.17).Il tasso specifico aziendale è regolato nell'art. 22, il cui terzo comma prevede il calcolo negli stessi termini del d.m. del 1988, solo aggiungendo che gli oneri presunti sono calcolati "a stima su base nazionale ed attribuiti alle singole posizioni assicuratíve con criterio statistico - attuariale"
Un’oscillazione della misura del contributo, dovuta all'andamento degli infortuni e delle malattie professionali nell'azienda" e calcolata sulla differenza fra tasso medio e tasso specifico, è prevista nel successivo comma 6. Altra oscillazione è prevista in relazione al grado di prevenzione infortuni, sempre nella singola azienda, nell'art. 24. L'art. 29 (disposizioni transitorie) specifica ulteriormente la data di entrata in vigore di queste norme.
Tali innovazioni e le relative disposizioni. transitorie dimostrano come la tariffa del 2000 possa applicarsi solo pro futuro. Nondimeno le sue disposizioni confermative o chiarificative possono essere utilizzate per la definizione della presente controversia.
6.La questione che il ricorrente INAIL sottopone ora alla Corte è se, al fine di determinare il tasso specifico aziendale, nell'ambito della riserva sinistri debba presumersi un onere di prestazione anche nelle ipotesi in cui durante l'esercizio in corso al momento del calcolo del premio, non siano stati denunciati nell'azienda infortuni o malattie professionali. La tesi dell'INAIL, positiva, è che in tale ipotesi la riserva sinistri vada calcolata con riferimento all'andamento degli infortuni denunciati definiti, ma solo in ambito. nazionale, all'ammontare complessivo delle retribuzioni pagate nella singola azienda. Monte salari e numero dei dipendenti sarebbero perciò i differenziatori.
Questa tesi è stata accettata dalla Corte nella sentenza 2 dicembre 1999 n.13447, la quale ha interpretato l'art. 20, secondo comma, del d.m. 18 giugno 1988, sopra riportato, nel senso che gli infortuni ancora da definire" siano quelli denunciati su base nazionale ed in relazione alla singola lavorazione; trattasi perciò di infortuni che possono non essersi verificati nell'ambito della singola azienda.
La sentenza considera "erroneo il. presupposto che le aziende, che non abbiano subito infortuni nel periodo di tempo considerato, non abbiano la necessità di costituire una riserva sinistri. In realtà anche per tali aziende sussiste una esigenza di riserva in relazione agli eventuali aggravamenti di infortuni denunciati o accertati nei periodi precedenti ovvero in relazione a infortuni che, verificatisi nel periodo in considerazione, abbiano manifestato le loro conseguenze dannose solo in periodi di tempo successivi. E' necessario quindi " Prosegue la sentenza "che l'Istituto provveda a ripartire l'onere relativo alla riserva sinistri tra tutte le aziende, comprese quelle con andamento infortunistico pari a zero nel periodo di tempo
considerato; e la ripartizione, in mancanza di infortuni denunciati o accertati, non può essere effettuata se non in base a metodi statistici desunti dai bilanci consuntivi dell'Istituto".
Secondo questa tesi, per ottenere il tasso specifico aziendale accorre prendere in considerazione due elementi, ossia, da una parte, il totale delle retribuzioni corrisposte nel triennio ai lavoratori assicurati e, dall'altra parte, il totale degli oneri, sostenuti effettivamente a da sostenere probabilmente dall’INAIL per indennizzare infortuni e tecnopatie nello stesso periodo.
Gli oneri di tal genere andrebbero però determinati non già consultando i dati di ogni posizione assicurativa al fine di accertare se nell'ambito di ciascuna azienda sussistano effettivamente sinistri definiti o da definire, bensì valutando i risultati del bilancio generale dell'Istituto, calcolando il costo presuntivo e complessivo da sopportare in ambito nazionale e ripartendo tale costo tra "tutte le imprese monte salari di Costituirebbe assicurate, in relazione al ciascuna. Tale monte salari in definitiva, e come s'è detto, il decisivo elemento differenziatore fra le singole imprese.
La giustificazione di questo metodo viene indicata da una parte della dottrina nella finalità di ripartire il rischio dei sinistri secondo un criterio di probabilità: poiché il infortuni è variabile secondo il numero dei lavoratori operanti nell'impresa e l'ammontare degli esborsi proporzionale retribuzioni, è in definitiva l'ammontare complessivo dei salari corrisposti a giustificare lo scostamento del premio a carico della singola impresa dalla media nazionale.
La tesi opposta, vale a dire quella che determina il tasso specifico aziendale in base ai sinistri avvenuti realmente nel triennio e nell'ambito della singola azie nda è seguita dal maggior numero di sentenze: Cass. 3 aprile 1993 n.4036 8 giugno 1996 n.5937, 28 marzo 2000 n.3767, secondo le quali il tasso ora detto, proprio per la sua specificità, non potrebbe essere ricavato dai bilanci consuntivi dell'INAIL, necessariamente riferiti ad una media nazionale. Cass. 5 agosto 2000 n.10324 aggiunge che la nozione di rischio assicurativo si basa sul dato obiettivo della pericolosità delle lavorazioni, misurata sul numero dei sinistri a prescindere dalla colpa dell'imprenditore.
7. Ritengono le Sezioni unite che il primo dei due orientamenti giurisprudenziali debba essere seguito.
Il tasso specifico aziendale è stato previsto nella tariffa del 1988 e nelle precedenti con riferimento non all'andamento infortunistico della singola azienda bensì al rapporto tra l'andamento infortunistico in ciascuna categoria di lavorazione ed il numero di lavoratori assicurati nelle singole imprese nonché le loro retribuzioni.
Tutto ciò in corrispondenza col già richiamato principio di mutualità tra assicuranti quando, come per gli infortuni, trattisi di assicurazione obbligatoria a favore di terzi. La necessità' di salvaguardare l’equilibrio finanziario dell’assicuratore e di ripartire gli effetti dei sinistri fra gli assicuranti induce ad evitare che l’assenza di eventi dannosi per una pluralità di imprese assicuranti e la conseguente riduzione contributiva, eventualmente assai consistente nel complesso, si traduca in un pesante aggravio per le, eventualmente poche, imprese colpite dal sinistro o si ripercuota sul bilancio dell'assicuratore. Si pensi, ad esempio, ad un totale di cento imprese, delle quali novantanove siano immuni da sinistri ed una ne sia stata colpita: lo sgravio delle prime dagli oneri presunti comporterebbe un aggravio insopportabile per l’altra, oppure il trasferimento di tale aggravio sull'istituto assicuratore ed il conseguente squilibrio finanziario.
Per contro, la distribuzione degli oneri presunti secondo un criterio di probabilità basato su gruppi di imprese ripartisce il rischio secondo il principio dell'assicurazione.
Il criterio probabilistico, inoltre, sottostà a tutta la tecnica assicurativa e deve perciò governare anche la determinazione dei tassi specifici (l'assenza di infortuni nella singola influisce sulla probabilità di sinistri futuri) Per tal motivo la tariffa chiarisce espressamente nel già citato art.22 comma 3, che gli oneri presunti debbono essere calcolati a stima su base nazionale ed attribuiti alle singole posizioni assicurative con criterio statistico-attuariale.
Il criterio probabilistico è ancora rafforzato dalla considerazione che nel triennio considerato ben possono essersi verificati infortuni non ancora denunciati, posto che il diritto alle prestazioni assicurative è assoggettato a prescrizione triennale, decorrente dal giorno dell'infortunio o di manifestazione della malattia professionale (art. 112, primo comma, d.P.R. n.1124 del 1965) o comunque da quando è oggettivamente percepibile la nascita del diritto (Corte cost. sentt. nn.116 del 1969 e 544 del 1990)
Non valgono, infine, le obiezioni talora fondate sull'opportunità di incentivare, anche attraverso la riduzione della contribuzione per le imprese immuni, le misure di prevenzione degli infortuni. Tale incentivazione è presente nelle tariffe qui considerate, attraverso ulteriori (e di minore entità) riduzioni o aumenti del tasso specifico, in relazione al rispetto, da parte del singolo imprenditore, delle "norme di prevenzione infortuni e di igiene sul lavoro" (art.15 tariffa del 1971)e la mancata verificazione di sinistri in azienda (art. 20, quarto comma, tariffa 1988) Riduzioni comunque subordinate a tempestiva domanda dell'interessato.
Pertanto l'art. 20, primo comma, della tariffa 1988, nello stabilire che il tasso specifico aziendale comprende anche gli oneri per i casi di infortunio e di malattia professionale "ancora da definire" alla data di determinazione (dello stesso tasso specifico), permette l'inclusione di tale dato nel calcolo del rischio delle singole lavorazioni, ossia per gruppi di imprese, ma non permette la considerazione dell'andamento dei sinistri nella singola impresa.
E dunque al fine della determinazione del contributo previdenziale, il tasso specifico aziendale va calcolato tenendo conto della riserva sinistri, da includere nel calcolo anche quando nell'azienda e nel periodo considerato non si siano verificati infortuni.
A questo principio non si è attenuto il Tribunale nella sentenza cui impugnata -che va perciò cassata.
- NOTA CRITICA A SENTENZA N.7853/01 CASS.SEZIONI UNITE -
Legittimata ed interessata per il recente studio ed elaborazione di
tesi accademica in subiecta materia, chi scrive sente la necessità (ed anzi il dovere) di esaminare la sentenza di legittimità de qua. Invero, la prima osservazione che risulta evidente è quella di una scarsa -perché non approfondita- conoscenza da parte della Corte Suprema dell'intero meccanismo dell'applicazibne del tasso specifico contributivo aziendale. Ciò è soprattutto vero allorché -dopo aver individuato la funzione del tasso specifico aziendale in "quella di ripartire fra le singole aziende lo stesso onere finanziario della gestione assicurativa che il tasso medio nazionale ripartisce fra gruppi di aziende esercitanti le medesime lavorazioni, previo un confronto dei rispettivi elementi costitutivi, in modo da rendere possibile il rilievo delle .rispettive oscillazioni, in aumento o in diminuzione", subito dopo -ed in netta contraddizione- reputa fatto costitutivo del diritto alla contribuzione quello che all'Istituto compete per l'aumento del tasso specifico aziendale dovuto l'ad accrescimento della probabilità di sopportare oneri per una determinata azienda, ossia di corrispondere prestazioni economiche o sanitarie ai dipendenti".
L'esame della complessa materia che qui si sviluppa evidenzierà come il detto tasso specifico aziendale è per sua natura basato invece sul confronto sul piano consuntivo con gli uguali elementi del tasso medio nazionale: del resto, se cosi non fosse, si avrebbero tanti tassi medi annuali con il calcolo delle probabilità, invece già previsto nella fissazione del tasso medio.
E valga il vero! Nel periodo esaminato dalla S.C.U979-1989) nel calcolo del tasso medio di tariffa la determinazione degli oneri indiretti e della riserva sinistri, nonché la loro singola incidenza in percentuale, vengono determinati con criteri statistico-attuariali; questi sono da una parte possibili (perché -ai sensi dell'art.39 T.U. 1965- sono riferiti all'onere finanziario previsto), e dall'altra legittimi perché (v. sent. Corte Cost. n.88/86) si basano su pareri del Comitato Tecnico apposita mente designato dall'art.7 D.L.C.P.S. 13.5.47 n.438. Gli stessi criteri, se seguiti per il calcolo del T.S.A., invece sono da una parte impossibili (giacché i relativi calcoli attuariali non rimangono tali) perché rapportati al triennio trascorso, e dall'altra illegittimi(giacché non più operati dal comitato Tecnico sopra indicato, bensì senza alcuna norma che attribuisca la relativa competenza da organi interni dell'Istituto secondo una loro "prassi" del tutto autonoma). Già nella stessa sent. Cass. n.6788/91 si elencano gli oneri indiretti che, dapprima presi in considerazione per il calcolo del tasso medio, vanno riconsiderati anche in quello del T.S.A.. Essi sono(pagg.4 e 5): 1)1e spese per prestazioni medico-legali, farmaceutiche, ecc.; 2) spese per la speciale gestione grandi invalidi sul lavoro erogate secondo il disposto dell'art.178 e ss. T.U.; 3) prestazioni economiche integrative ed interventi per la vita di rela~'3ìoiYè7in favore degli infortunati tecnospastici e loro superstiti effettuati in applicazione dell'art.126 T.U.; 4)contributi obbligatori da erogare per legge in favore dello Stato e di altri enti e amministrazioni; 5)spese generali e di amministrazione; 6)premi per far fronte agli oneri relativi a precedenti esercizi, ma dovuti a cause intervenute successivamente all'esercizio di avvenimento dei relativi eventi infortunistici. Sia per la rilevanza economica di tali singoli oneri sul tasso finale, che per la loro identificazione -ivi,ritenuta necessaria-, ta le elencazione -a tutto concedere- deve considerarsi tassativa. Anche i tabulati analitici dell'INAIL comprendono la specificazione della natura dei singoli oneri indiretti ivi "caricati", che è la seguente: 1) quota di rivalutazione rendite(art.66 T.U.); 2) quota integrazione rendite (art.89 T.U.); 3) prestazioni integrative dell'assicurazione(artt.124 e 178 T.U. e D.P.R. 18.4.79); 4) contribuzìoni obbligatorie ex Enaoli M.L. 23.3.48 n.327 e L.21.10.78 n.641), ex Enpi (L. 19.12.1952 n.2390 e L. 12.8.1982 n.597), ex enti diversi (L. 10.2.1961 n.66 e D.L. 29.7.47 n.804); 5) silicosi come da tariffa (L. 27.12.75 n.780); 6) spese generali d'amministrazione. Ciò avviene sino al 10 settembre 1988, successivamente si aggiunge un ulteriore onere, quello per "quota per maggior rivalutazione rend, anni'84, 185, 186, 187 e 10 sem. '88(L. 251/82 e L.241/86)11,come -cioè- se non bastasse la generale(ove esistente) previsione del T.U. indicata per l'onere "quota di rivalutazione rendite". Inoltre, come si esaminerà appresso, la quota silicosi "caricata" passa dal 50% al 75%. Il tutto, ancora una volta, al di fuori di qualsiasi norma, nonché degli stessi criteri e modalità adoperati (dal Comitato Tecnico -questo si- competente) per il calcolo anche dei nuovi tassi medi. Per comodità di calcolo e ragionamento (ma senza volerne -neppure implicitamente- negare la rilevanza), mentre si osserva che i -tipi di oneri (e le presunte fonti di legge) sono comunque del tutto diversi da quelli calcolati per la determinazione del tasso medio di classificazione, si deve sottolineare -per l'enorme incidenza che esso ha nel caricamento effettuato dall'INAIL sul T.S.A.- che la quota silicosi non è prevista né negli oneri generali del calcolo del tasso medio, essendo previsto un tasso di premio distinto solo per le attività(come quella della ricorrente) che comprendono tale specifico rischio, proprio ai sensi della L. 27.12.75 n.780, che l'INAIL impropriamente cita come fonte normativa anche di questo onere indiretto; né -e proprio per questo- dalla cit. sent. Cass. n.6788/91. A tutto il resto concedere, dunque, l'onere indiretto della silicosi è illegittimo, e quindi va escluso, per non essere compreso a tale specifico titolo -come stabilisce la cit. sent. Cass. n.6788/91- nella determinazione del tasso medio di classificazione. A ciò aggiungasi che dalla documentazione allegata dal Consiglio di Amministrazione dell'INAIL al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per la successiva emissione del decreto ministeriale 14.11.78, che hanno determinato i tassi medi di tariffa fino al 18.6.1988,. si rileva: 1) Ivi non è stata prevista (né tantomeno calcolata) alcuna riserva sinistri; 2) Il caricamento ivi previsto è composto di soli tre elementi(che sono: gli oneri derivanti dalla Nuova Tabella di Malattie Professionali, quelli relativi alle rendite pregresse per infortuni e malattie professionali e la quota silicosi), per una percentuale complessiva di caricamento del 50,20%! Ciò significa che nell'ipotesi - recepita dalle Sezioni Unite- di caricamento nel Tasso Specifico Aziendale degli stessi elementi di detto tasso medio, la riserva sinistri non andrebbe calcolata, mentre gli oneri indiretti come sopra identificati dovrebbero al massimo incidere anche nel T.S.A. nella predetta misura del 50,20%. Ma se si approfondisce di più, da detta nota (che -ripetesi- risulta redatta su richiesta del Consiglio di Amministrazione INAIL dal suo Centro Statistico-Attuariale), recepita dal predetto Organo con delibera 24.10.78 per il calcolo dei tassi di tariffa poi recepiti nel cit. D.M. 14.11.78, si legge testualmente che per la oscillazione del T.S.A. è necessario procedere alla determinazione per ciascuna posizione assicurativa del relativo tasso specifico -che è indipendente dal Tasso Medio essendo riferito soltanto all'andamento aziendale(rapporto oneri-mercedi di un triennio) e poi correlare tale tasso specifico con il tasso medio di tariffa", Infatti al tasso specifico aziendale per l'anno 1979 (e cioè il primo anno immediatamente successivo ai detti calcoli per il D.M. 14.11.78) l'INAIL applicava le seguenti incidenze di elementi di caricamento: quota integrazione rendi te per lo 0,70%, prestazioni integrative per 111,21%, la contribuzione obbligatoria per il 7,46%, la quota rivalutazione rendite per il 41,94%, gli oneri silicosi per il 20,72% e le spese generali dell'amministrazione per il 17,97%, per un caricamento complessivo del 90,OO% che come si vede si differenzia di ben 40 punti percentuali da quello prima indicato). Tale caricamento complessivo diventa il 110% nel 1985 ed il 128% dall'1.6.88. Subentra il successivo D.M. 18.6.88, e nella relativa relazione(11.4.88 dello stesso Centro Statistico INAIL) tale caricamento è del 153,85%, che diventa il 156,1% nel secondo semestre 1988. La dottrina, recependo il significato logico-matematico di tutto quanto ora evidenziato, l'ha ripreso da più parti. Infatti uno studio specifico di Angelo Iacono (in Riv. Diritto e Pratica del Lavoro n.49/1990 pagg. 3024-3027) ha calcolato che gli oneri diretti effettivi (cioè costo delle prestazioni erogate agli infortunati dell'Azienda) incidono in percentuale ridottissima (da un minimo del 50% a un massimo, per le aziende con alto indice infortunistico, del 35%) rispetto al totale di quelli presunti e indiretti (riserva sinistri e caricamento). In particolare le illegittimità dell'incidenza del c.d. caricamento degli oneri indiretti vengono sottolineate dal,11Autore che, premesso che il paragrafo 20 del D.M. 18.6.88 stabilisce che il tasso specifico è calcolato con gli stessi criteri, elementi e, norme tenuti presenti per la determinazione dei tassi medi di tariffa del periodo cui il tasso specifico si riferisce, cosi motiva: "In virtù della suddetta normativa, l'INAIL per determinare la cosiddetta percentuale di caricamento relativa agli errori non rilevabili direttamente dai conti dell'azienda e quindi desunti dai propri bilanci generali(fra i quali sono compresi anche quelli inerenti ai miglioramenti delle rendite pregresse), prende in considerazione i costi di ammortamento per il miglioramento di tutte indistintamente le rendite pregresse gestite sull'intero territorio nazionale, compresi i casi verificatisi antecedentemente al periodo triennale di osservazione. L'interpretazione letterale e logica del citato art.20 induce a ritenere invece che, dovendo calcolare il tasso specifico aziendale del triennio di osservazione, nel determinare la percentuale di caricamento si debba tener conto del costo di ammortamento dei miglioramenti delle rendite ma limitatamente a quelli inerenti a infortuni verificatisi non solo nell'ambito di ogni singola azienda, ma anche entro il periodo cui il tasso si riferisce e cioè quello triennale di osservazione. L'INAIL, interpretando in modo diverso la citata norma, all'atto di calcolare il tasso specifico aziendale, attraverso un sistema di ripartizione su base mutualistica, addebita a un'impresa, che magari ha iniziato l'attività da appena un biennio, anche i costi determinati dal miglioramento delle rendite relative agli infortuni verificatisi da parecchi decenni sull'intero territorio nazionale. In conclusione si può affermare che i criteri adottati dall'INAIL, sia per calcolare la riserva sinistri, sia per determinare la percentuale di caricamento, non sono conformi alla norma e portano a snaturare completamente il meccanismo di oscillazione del tasso collegato all'andamento infortunistico aziendale, in. quanto agli oneri propri dell'azienda del triennio di osservazione si aggiungono in misura spropositata oneri presunti e costi che riguardano la totalità delle imprese assicurate e che travalicano la competenza del suddetto periodo. Altri dubbi critici furono quindi sollevati anche da R. Altavilla (in Giust. Civ. Maggio '92 pagg.1327-1328, che pure si produce), in sede di commento alla cit. sent. n.6788/91 Cass., sulla concreta riferibilità di applicazione dei condivisi principi ivi contenuti; ed in particolare sul periodo di tempo da prendere in considerazione per tali fini. Ivi testualmente leggesi (ultima parte della pag.1327): "La S.C. non si pronuncia sul punto, e la questione non è di poco rilievo. Occorre infatti precisare che gli oneri indiretti cosi come quelli presunti (riserva sinistri) non rispecchiano l'andamento infortunistico aziendale; essi riguardano la totalità delle imprese assicurate e si ricavano dai valori medi desunti dai bilanci consuntivi dell'INAIL". Segue (pag.1328): "per la determinazione del tasso specifico aziendale si dovrebbero, invece prendere in considerazione soltanto gli oneri che la gestione assicurativa ha dovuto affrontare in un determinato periodo di tempo, costituito dal triennio di osservazione nell'azienda considerata. Sarebbe dunque opportuno affinché i dati da confrontare siano veramente OMOGENEI, e quindi reale lo scarto tra la realtà aziendale considerata e la realtà delle aziende che operano in quel settore, che gli oneri indiretti considerati per la determinazione del tasso specifico aziendale non fossero tutti quelli che si ricavano dai bilanci consuntivi dell'INAIL, ma solo quelli che si riferiscono al periodo di osservazione cui si riferisce il tasso specifico aziendale. Si conclude: "Tale soluzione collega efficacemente il premio che il datore di lavoro deve corrispondere all'I.N.A.I.L. all'andamento infortunistico aziendale. Questo rilievo, quindi, sottolinea oltretutto un'ulteriore indicazione di effettiva disomogeneità tra criteri ritenuti -per principio- omogenei. A tali principi si uniformavano dapprima le sentenze nn.4036/93 e 5937/96 della Sezione Lavoro della Cassazione (e successivamente le n.3767-del 28.3.00, n.5595/00 e n.10324 del 5.8.00: tutte queste -tranne la n.5595/00- indicate, purtroppo in modo molto sbrigativo, alle pagg.20 e 21 della sentenza in esame). Ritenevano che sia per la riserva sinistri che per gli oneri indiretti (questa distinzione è rilevante, per quanto appresso si approfondirà) si dovessero prendere in considerazione solo gli elementi di caricamento che la gestione assicurativa aveva dovuto affrontare in un determinato periodo di tempo(triennio di osservazione) nell'azienda considerata, ponendo cosi precisi limiti temporali e soggettivi alla loro applicazione sul tasso specifico aziendale.
Per giustificare l'esistenza del contrasto giurisprudenziale di legittimità, le Sezioni Unite si riferiscono alla sentenza della stessa Sezione Lavoro della Corte n.13447 del 2.12.99. Tale sentenza in verità era stata già superata dalle ultime citate decisioni della S.C., nonché dai Giudici di merito, considerandone la completa erroneità. Infatti detta sentenza afferma che è necessario anche per le aziende che non hanno denunciato sinistri nel periodo di. tempo considerato costituire una riserva sinistri per: a) eventuali aggravamenti di infortuni denunciati o accertati nei periodi precedenti (al triennio di osservazione); b) infortuni verificatisi nel periodo in considerazione che abbiano manifestato le loro conseguenze in periodi successivi(al triennio di osservazione). Si tratta invero di tesi del tutto errata, perché se è vero che la riserva sinistri deve comprendere aggravamenti di infortuni oltre alla liquidazione di sinistri in epoche successive al loro verificarsi, è ancor più vero che: a) La riserva sinistri relativa a infortuni denunciati nei periodi precedenti è stata imputata ai periodi precedenti(trienni di osservazione), e non può essere imputata anche a periodi successivi; b) Poi il primo triennio dell'ultimo quadriennio precedente, non può avvenire che a quell'epoca un sinistro non sia stato ancora denunciato (per legge i sinistri devono essere denunciati all'INAIL ed alla Questura entro 48 ore). Quindi solo se il sinistro è stato denunciato (ma non liquidato) è giusto considerare una riserva sinistri. L'errore è attribuire la riserva sinistri a posizioni che o non hanno denunziato alcun sinistro nel triennio di osservazione, o ne hanno denunziati in misura irrilevante ai fini della determinazione del tasso; c) Si confonde in realtà la natura stessa della riserva sinistri, che riguarda solo i sinistri denunciati (e non liquidati nel triennio di osservazione), e non può comprendere -ovviamente- quelli mai denunziati.
Altra cosa è anche l'aggravamento di precedenti infortuni, che costituisce una voce specifica (e quindi distinta dalla riserva sinistri) sia degli oneri indiretti, che di quelli diretti. La decisione della Corte, quindi, si basa oltretutto su un contrasto molto squilibrato, ma chi scrive si rende conto che trattasi di sentenza dettata da criteri di opportunità, in considerazione degli effetti fortemente negativi sul bilancio dell'INAIL, ove fosse stata recepita la tesi fortemente maggioritaria della Sezione Lavoro e dei Giudici di merito. Ed ancora costituisce un altro esempio preoccupante del distacco tra dottrina e statuizione politica della massima magistratura, denunziata anche per altra materia di recente da Enrico De Mita (su "Il Sole 24 Ore" del 28.6.01) che letteralmente cosi si esprime: "La Cassazione non può spingere la propria sensibilità politica oltre i limiti di un corretto formalismo giuridico. La Cassazione non è la Corte Costituzionale, un giudice che fa politica e le cui motivazioni dottrina li sono prevalentemente funzionali rispetto al giudizio di costituzionalità. Quella costituzionale è una giurisprudenza necessitata, come autorevolmente fu detto. La funzione della Cassazione, invece, è solo la concreta interpretazione delle leggi". Proprio per questo fa riflettere anche il richiamo (pagg.16-17) al D.M. 12.12.00, anche se la relativa premessa che ivi leggesi sottolinea che tali innovazioni possano applicarsi solo pro futuro, giacchè la Corte ne trae egualmente (nondimeno) l'utilizzazione chiaramente illegittima, posto che tale D.M. è del tutto avulso dal decreto legislativo 23.2.00 n.38(che è la legge sostanziale), che non contiene assolutamente la previsione di calcolo degli oneri indiretti e della riserva sinistri la stima su base nazionale ed attribuiti alle singole posizioni assicurative con criterio statistico-attuariale (v art.22 cit. D.M. 12.12.00). In altre parole, la Corte trae elementi da norme regolamentali non vigenti al periodo in contestazione, che di per sé comunque sono illegittimi come facenti riferimento ad incontrollabili elementi di calcolo previsionale, tale da rendere il tasso specifico della singola azienda un sostanziale nuovo tasso medio. E che la volontà del legislatore fosse completamente dalla successiva regolamentazione ministeriale(nella quale si usa per la prima volta una terminologia-proprio all'art.22 tesa a contraddire specificatamente proprio quelle decisioni della Sezione Lavoro prima indicate), lo denota chiaramente la comunicazione a livello pubblicitario distribuita alle aziende all'indomani della pubblicazione del decreto legislativo n.38/00. Infatti ivi leggesi: La riforma dell'INAIL, approvata dal Consiglio dei Ministri, premia le imprese che investono in sicurezza. Il sistema tariffario delle assicurazioni contro gli infortuni e le malattie professionali è infatti cambiato e, tra le innovazioni più importanti, c'è la valorizzazione del meccanismo del Bonus Malus, in rapporto all'andamento infortunistico delle aziende e come leva di incentivazione per le imprese che sulla sicurezza non risparmiano."; per concludere: "Il tasso medio di tariffa è inoltre suscettibile di riduzione in relazione all'andamento degli infortuni e delle malattie professionali che si verificano in azienda". Ecco il nocciolo del problema: la Corte ritiene di risolverlo facendo riferimento al "principio di mutualità", che invece è superato dalla concezione assicurativa prescelta del Bonus-Malus. Ne è immediata conferma logica l'esempio che le Sezioni Unite ritengono doveroso esporre: se su cento imprese novantanove sono immuni da sinistri ed una ne sia stata colpita. L'impostazione è chiaramente errata per almeno un duplice ordine di considerazione: a) l'aggravio della riserva sinistri all'unica azienda dell'esempio non è assolutamente insopportabile, se è proporzionale quantomeno alla sinistrosità di quell'azienda, giacché sarebbe costituita da una quota percentuale appunto del tutto limitata, ed in ogni caso legittimata da una notevole differenza con le altre novantanove aziende, che hanno speso in ogni caso in misura di prevenzioni evidentemente idonee ai fini assicurativi; b) è altrettanto accettabile l'ipotesi inversa di novantanove aziende con andamento infortunistico pesante (e quindi con probabile quota di sinistri non liquidati nel triennio di osservazione), ed una senza alcun infortunio, con un più ingiusto aggravio su questa delle componenti infortunistiche di tutte le altre aziende. Per quanto è dato di sapere tra i principi fondamentali della statistica attuariale le semplificazioni estreme vanno eliminate: anche in materia assicurativa, quindi, vale l'esempio mediano, che nella specie deve essere costituito da cinquanta aziende con infortuni liquidati e non liquidati ed altrettante aziende senza infortuni. Si evidenzierebbe cosi in modo ragionevole -almeno riteniamo- che il criterio giusto di calcolo della riserva sinistri è proprio quello di collegarlo all'andamento infortunistico aziendale, e non generale(che è stato previsto già in proiezione nel tasso medio). Ma un'altra considerazione rilevante è sfuggita alle Sezioni Unite, ed è quella concernente l'effettiva incidenza dei sinistri in riserva (perché denunciati, ma non accertati nel momento dell'imposizione del tasso specifico aziendale). Infatti, posto in ipotesi che la quota di riserva sinistri stabilita in via generale (e cioè desunta dai bilanci dell'Istituto, sia pure con criteri non noti alle aziende ed ai loro consulenti) sia del 20%, due sono le possibilità di sua applicazione, una cioè se gli infortuni in riserva siano poi accertati come tali, e l'altra se invece non lo sono stati definitivamente ritenuti. Nel primo caso l'INAIL pone l'infortunio appunto accertato assieme all'andamento infortunistico aziendale dell'anno relativo, cosi che l'azienda ha pagato un 20% come riserva sinistri prima dell'accertamento e paga successivamente l'onere diretto assommato agli altri. Nel secondo caso, l'azienda ha pagato quel 20% di riserva sinistri senza che poi il sinistro (o i sinistri di riferimento) sia stato riconosciuto come tale.
Si ha in definitiva, e comunque, da una parte un ingiusto sovraccarico sulle aziende e dall'altro un’ingiusta locupletazione dell'Istituto. E' anche da rilevare che il sistema di oscillazione del tasso specifico è tale che -anche se mai si dovesse recepire il principio specifico della sentenza in esame sul calcolo della riserva sinistri indipendente dalla sinistrosità- resta insoluto, ed ancor più rilevante, quello degli oneri indiretti che per quanto prima indicato nel complesso dei suoi elementi ha un'incidenza sul tasso specifico di circa quattro volte quello della riserva sinistri. E poiché la riduzione massima prevista dal D.M. 14.11.78 è pari al 30% (successivamente e per le aziende più grosse fino al 35%), si capisce come sia rilevante la questione dell'esame nelle realtà aziendali dei singoli elementi degli oneri indiretti appunto il cui significato non è da considerare rispetto all'andamento infortunistico (oneri diretti), bensì nei confronti di quei detti singoli elementi in ciascuna azienda. Ad esempio, già abbiamo indicato la quota percentuale di incidenza(variabile di anno in anno) da una parte su aziende non sottoposte al rischio e dall'altra su aziende che -sottoposte a tale specifico calcolo- la pagano già nell'apposito tasso contributivo. E cosi per un altro elemento di onere indiretto, quello dei miglioramenti delle rendite pregresse, che invece non va applicato sia a quelle aziende non caricate di rendite pregresse per mancanza di relativi infortuni, sia a quelle che non lo sono per il semplice fatto che al momento di riferimento non ancora erano sorte. In conclusione, chi scrive ha cercato di individuare -proprio sulla scia di quanto hanno operato in motivazione le Sezioni Unite- gli argomenti tecnici (e come tali pertanto indiscutibili anche dai Supremi Giudici) che non sono stati tenuti presenti nella sentenza de qua. In altre parole, se è vero (fino ad un certo punto, naturalmente) che i principi di diritto risolti dalle Sezioni Unite vanno rispettati ed applicati dai Giudici di merito e di legittimità, è pur vero che quelli tecnici -se sono errati- non possono fare testo. Del resto è noto che in altre occasioni, le singole Sezioni della Suprema Corte si sono dissociate dai principi delle Sezioni Unite: valga, ad esempio recente, in materia di nullità (e/o inesistenza dell'atto di appello rivolto a persona fisica deceduta o giuridica estinta) la Sezione Lavoro nella sentenza n.15913 del 18.10./19.12.00 non ha recepito quanto in subiecta materia le Sezioni Unite avevano statuito nelle sentenze nn.2166/88 e 11394/96. Tale convincimento apre spiragli non solo a coloro (come chi scrive) che si accingono ora alla professione forense (come del resto all'accesso alla magistratura) con una certa delusione rispetto a motivazioni di opportunità (sia pure di prevedibile interesse generale), ma anche a quei Giudici di legittimità e di merito che -per propria convinzione più che per gli approfondimenti espressi in queste note- continueranno a decidere in modo tecnicamente corretto (anche perché nelle singole decisioni delle altrettante singole domande di giustizia, l'opportunità generale non rileva più di tanto).
Dott.ssa Lucia Vendramin

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 40
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 art.22
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 SENTENZA 
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 Cass. 
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