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Timestamp: 2019-11-14 20:03:50+00:00

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Le Fondazioni di Partecipazione come strumento anche associativo per contrastare fenomeni quali il racket e l’usura nei centri cittadini, con particolare riferimento alla criminalità on line contro siti web e provider | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
3 Ottobre 2015 In Diritto bancario
Le Fondazioni di Partecipazione come strumento anche associativo per contrastare fenomeni quali il racket e l’usura nei centri cittadini, con particolare riferimento alla criminalità on line contro siti web e provider
La Fondazione è con ottima probabilità uno degli strumenti più utilizzati per il raggiungimento di scopi, oggi variegati e non più isolati o eminentemente culturali, ma anche e soprattutto sociali. Il termine tuttavia si palesa come rinvigorito e rinnovato da una corrente, progressista nei contenuti, che ne attuarizzano i contesti, spesso inserendoli nell’ambito delle realtà locali, tipiche delle grandi città, puntano con spessore e sostanza al realismo.
La fragilità di una realtà spesso in bilico fra soggetti multiformi, che ne viziano l’agire contemporaneo e chiamano sempre maggiormente in causa una pluralità di voci, che da coro sommesso e penitente diviene urla di disagio e di malessere civico, stimola il sorgere delle Fondazioni i cui rapporti tuttavia non possono essere più e soltanto “chiusi” bensì aperti, in omaggio a quel progressismo e al medesimo realismo da cui traggono la propria sostanza: perseverare per incrementare.
Comprendere per crescere.
La Fondazione come interprete di uno svilupparsi di quei reati che la criminalità ha in un certo senso “assimilato” e come tale tende a riproporre in chiave spesso evolutiva. E’ un dato evidente e preoccupante come nei paesi anglosassoni il fenomeno del racket on line sia diventato una vera e propria fonte di reddito per intere community di “pirati informatici” che si fanno pagare per non danneggiare i contenuti di siti internet, spesso riferibili ad un utenza commerciale attiva nel business tu business, ma non soltanto.
Anche in Italia il fenomeno comincia a manifestarsi come logica conseguenza di un informatica i cui prezzi non sono più proibitivi per l’utenza casalinga e come tale consentono l’acquisto di ottime apparecchiature, alla portata di chiunque.
La Fondazione di partecipazione è lo strumento più corretto per costituire, in ambito cittadino, un veicolo che coinvolga i commercianti delle singole zone, raggruppandoli per vie, piazze e palazzi, chiamando successivamente in causa anche il ruolo importante e irrinunciabile della P.A. Dialogare con le parti sociali e sostenere da un lato la sicurezza con le più moderne tecniche di contenimento e monitoraggio, ma anche il dialogo teso a ringiovanire il commercio stesso e la comprensione dei consumi, per contrastare la dispersione di quel meccanismo che “anima le città e le sostiene”.
Il presente lavoro si compone di due parti:
Parte Prima: Le Associazioni antiusura e antiracket. Caratteristiche tipiche e contenuti.
Parte Seconda: Le Fondazioni di Partecipazione. Caratteristiche tipiche e contenuti.
Parte Prima: Le Associazioni anti usura e anti racket. Caratteristiche tipiche e contenuti.
Il fenomeno delle Associazioni antiusura nasce prevalentemente per contrastare la diffusione dell’inquinamento criminale nelle attività economiche, con particolare riferimento a fattispecie quali “usura” e “racket”. Il coordinamento legislativo, voluto appositamente per favorire questo tipo di Associazioni, al fine di stimolare anche una maggior penetrazione dei principi costituzionali all’interno di segmenti, quali l’economia, il commercio e la finanza, che si presentano spesso frastagliati con delle rilevanze in termini di realtà apparente, dissimili a seconda delle zone geografiche, ha evidentemente posto una particolare attenzione a quelle organizzazioni, senza scopo di lucro, che assumono un ruolo ed un compito decisivo nel contrastare codesti deprecabili fenomeni e pertanto godono di una serie di agevolazioni, incisive e significative.
Il fenomeno più comune dell’estorsione e più in generale della criminalità organizzata a livello di quartiere deve poi essere inteso anche in una più ampia visura laddove si consideri che il proliferare del “business to business” e del “business to commerce” pongono in rilevo fenomeni del tutto analoghi, perpetrati ai danni delle società high tech e dei fruitori di beni e servizi, spesso ad opera di singoli hackers, ma anche per il tramite di organizzazioni di criminalità organizzata on line, vere e proprie community dedite a “taglieggiare” i proprietari di siti, provider e quanti altri hanno la necessità di rapportarsi con il pubblico, per raggiungere un determinato target di potenziali fruitori.
La legislazione sulle Associazioni anti-racket nasce sostanzialmente, in termini di aggregazione della fattispecie, con la L. 172/1992 con la quale sono state in sostanza regolamentate le Associazioni aventi per scopo l’assistenza e la solidarietà a soggetti danneggiati dalle attività estorsive e successivamente ha trovato ampia e meritata integrazione con la L. 44/1999 che si segnala, fra l’altro, per avere istituito con l’art. 18[1] il fondo di solidarietà per le vittime delle estorsioni collocato presso il Ministero dell’Interno ed alimentato da un contributo dello Stato determinato, secondo modalità individuate dalla legge, nel limito massimo di 80 miliardi (cifra espressa in lire). Sempre la medesima disposizione legislativa ha previsto all’art. 19[2] l’istituzione di un comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura il cui comma 6 prevede che: “La concessione del mutuo di cui al comma 6 dell’articolo 14 della legge 7 marzo 1996, n. 108[3], è disposta con decreto del Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura su deliberazione del Comitato di cui al comma 1 del presente articolo. Si applica la disposizione di cui al comma 2 dell’articolo 14 della suddetta legge n. 108 del 1996”
Nella medesima disposizione sono stati individuati i soggetti destinatari della previsione e di contro anche potenziali beneficiari del fondo stesso, tali si configurano quali:
1) Chi esercita un attività commerciale, artigianale, professionale o comunque economica, che subisca un danno per effetto dei delitti commessi allo scopo di essere costretto ad aderire alle richieste estorsive o per un eventuale ritorsione per rifiuto alle medesime.
2) Appartenenti ad Associazioni od organizzazioni aventi lo scopo di prestare assistenza o solidarietà a cittadini danneggiati da attività estorsive.
3) Chi subisce incidentalmente dei danni in virtù di attentati commessi o verso soggetti che esercitano attività di cui al punto 1) oppure verso organizzazioni e/o esponenti di organizzazioni antiracket.
Naturalmente ci sono una serie di presupposti o se meglio volessimo qualificarli, di regole, la cui ottemperanza è necessaria per ottenere qualsivoglia tipo di ausilio ed in particolare le elargizioni previste dalla legge:
1) L’avvenimento dev’essersi verificato dopo il 1° gennaio 1990 e il soggetto che ha subito l’estorsione non deve aver aderito o deve aver cessato di aderire a richieste estorsive.
2) Il soggetto interessato all’elargizione non deve essere complice nella commistione di fatti delittuosi.
3) Il medesimo soggetto non deve essere sottoposto a misura di prevenzione e inoltre deve riferire all’autorità giudiziaria ogni particolare di cui sia a conoscenza per individuare i fatti delittuosi e/o le richieste estorsive ricevute.
Per quello che riguarda il “quantum” dell’elargizione si prevede che possa esservi copertura per l’intero ammontare del danno con il limite massimo di tre miliardi (cifre espresse in lire) o fino a 6 miliardi nel caso di una concomitanza o pluralità di eventi.
Per la determinazione dell’elargizione il criterio base è dato dal mancato guadagno relativo all’attività esercitata dalla vittima. Non si potrà poi non ponderare in questo anche il danno subito dalla medesima, a livello di turbativa al diritto di esercitare un attività commerciale o imprenditoriale, rapportandosi alla vita sociale dei soggetti destinatari, in tal modo si coglierebbe appieno la necessità di penetrare maggiormente nel substrato cittadino che varia a seconda delle aree geografiche.
Stringenti sono i requisiti di onorabilità e professionalità come esplicitati negli art. 2 e 3 del D.M. 6 agosto del 1996, pubblicato in G.U. del 13 agosto n.189 che prevedono rispettivamente all’Art. 2.
(Requisiti di onorabilità): “Le cariche esponenziali con poteri di amministrazione, direzione o controllo del fondo speciale antiusura non possono essere ricoperte da coloro che:
1) si trovino in stato di interdizione legale ovvero di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
2) siano stati sottoposti a misure di prevenzione disposte ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o della legge 31 maggio 1965, n. 575, cosi’ come successivamente modificate e integrate, salvi gli effetti della riabilitazione;
3) siano stati condannati con sentenza irrevocabile, salvi gli effetti della riabilitazione:
a) a pena detentiva per uno dei reati previsti nel regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375 e successive modificazioni ed integrazioni;
b) alla reclusione per uno dei delitti previsti nel titolo XI del libro V del codice civile e nel regio decreto 16 marzo 1942, n. 267;
c) alla reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l’ordine pubblico, contro l’economia pubblica ovvero per un delitto in materia valutaria e tributaria;
d) alla reclusione per un tempo non inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo” e l’Art. 3 (Requisiti di professionalita’): “La carica di rappresentante legale del fondo speciale antiusura, nonche’ le cariche di presidente e vice presidente dell’organo collegiale comunque denominato previsto dagli statuti dei consorzi e delle cooperative di garanzia collettiva fidi, tra le cui competenze rientri l’amministrazione, direzione o controllo del fondo stesso, devono essere ricoperte da soggetti che abbiano maturato una adeguata esperienza per uno o piu’ periodi, complessivamente non inferiori a due anni, mediante esercizio di attivita’ professionale in consorzi o in cooperative di garanzia collettiva fidi o comunque presso istituzioni economico-finanziarie, ovvero di insegnamento in materie attinenti al settore giuridico, economico e finanziario”.
L’Associazione in sè oltre che essere disciplinata, nei suoi elementi più essenziali, entro e al di fuori dei quali emerge chiaramente quello che è il tratto sintomatico che il legislatore ha voluto attribuirgli, gode di ottima autonomia nel merito sia delle possibilità di dialogo che certamente compie in loco o fuori sede con gli interessati, sia per quanto riguarda la propria dote di rappresentanza della realtà cittadina a livello di strade, quartieri e piazze, con la P.A. locale. Naturalmente potrà promuovere iniziative di quartiere per sollecitare il commercio e la partecipazione di altri enti impegnati in attività culturali e assistenziali, ma anche nell’informatica e nel mondo dell’high tech in particolare, stimolando fenomeni di avvicinamento dei più giovani all’ambiente del commercio al dettaglio attraverso le fiere informatiche a cielo aperto (fenomeno interessante e in via di sviluppo negli Stati Uniti), potendosi inoltre interporre nella stipula di convenzioni ad acta con società specializzate nella sicurezza, dalle serrature, casseforti fino agli impianti di monitoraggio e d’allarme. La dinamicità dell’Associazione si ricava dalla previsione normativa della L.108/1996 il cui art. 15[4] oltre a riconoscere il ruolo che le Associazioni e Fondazioni possono svolgere in questo campo, consente che gli scopi della prevenzione, tutela, assistenza e informazione sul fenomeno dell’usura non debba risolversi in via esclusiva nell’attività dell’organizzazione, potendo i soggetti interessati svolgere anche altre attività in campo sociale.
Il livello minimo patrimoniale per le associazioni riconosciute e le fondazioni, stabilito con D.M. del 1996 è il seguente:
1) Euro 25.822,84 per le associazioni riconosciute indipendentemente dall’ambito di operatività.
2) Euro 51.645,68 per le fondazioni con competenza operativa circoscritta nell’ambito di una sola provincia.
3) Euro 103.291,37 per le fondazioni con competenza operativa circoscritta nell’ambito di una sola regione.
4) Euro 258.228,44 per le fondazioni con competenza operativa estesa a più regioni.
E’ evidente come nei casi sopra esposti esista anche la possibilità per tali enti di interporsi con riguardo alle garanzie nei confronti di soggetti bancari e/o assicurativi o finanziari, per favorire l’erogazione di forme di finanziamento a soggetti che incontrano difficoltà ad accedervi. Disciplina peraltro da realizzarsi in costanza e nel rispetto del dettato dell’art. 16 della più volte richiamata L.108/1996[5].
L’elenco delle Associazioni interessate è tenuto in base alla previsione contenuta nel D.M. 451/1999[6] presso apposito registro custodito presso la prefettura delle singole province nel quale possono essere iscritte tutte le Associazioni riconosciute o non riconosciute, le Fondazioni e i comitati, in generale enti non profit che abbiano fra gli scopi sociali quello di prestare assistenza e solidarietà ai soggetti danneggiati da attività estorsive e devono essere costituiti da almeno un anno. In base alla previsione contenuta nella L. 108/1996 le Associazioni dovranno altresì figurare nell’elenco tenuto presso il Ministero del tesoro La procedura prevede che:
1) La domanda deve essere presentata in forma scritta, con la sottoscrizione del legale rappresentante, corredata di copia autentica della dichiarazione dello stesso legale e nella quale dev’essere indicato il nome degli amministratori, dei soci e dei promotori.
2) La domanda come sopra dev’essere indirizzata al prefetto della provincia.
3) Entro sessanta giorni la prefettura verifica la congruità dell’oggetto sciale ed i requisiti di professionalità ed onorabilità dei soci, amministratori e promotori.
4) Nei successivi trenta giorni il prefetto può richiedere chiarimenti all’ente non profit.
Scopo della Fondazione di partecipazione è quello di favorire la collaborazione fra soggetti pubblici e soggetti privati, una forma di stabilità, frutto della collaborazione che viene solo in parte veicolata attraverso la costituzione di una persona giuridica. E’ corretto in sostanza definire la Fondazione di partecipazione come un modello di Fondazione atipico che rappresenta in sé la sintesi dell’elemento personale, com’è tipico delle Associazioni e dell’elemento patrimoniale che è caratteristico delle Fondazioni, come pure il loro vincolo di destinazione.
Certamente questo modello che definire un ibrido sarebbe riduttivo, laddove gli si attribuirebbe un significato retrò che mal si concilia invece proprio con la progressione riformista e liberale di cui è partecipe, unitamente alla necessità che in esso sopravvive, di conciliare le risorse pubbliche e quelle private, usando fra l’altro, lo strumento della leva fiscale come sollecito per gli investimenti privati di società e persone fisiche. Permane la vasta moltitudine di interventi realizzabili, a cominciare anzitutto dal sociale e solidaristico, ma con una particolare attenzione alla possibilità di integrare, creando sinergie che valorizzino i singoli contenuti, le attività svolte in ambiti anche dissimili rammentano sempre la ratio che vuole prevalente l’interesse di pubblica utilità senza con ciò distogliere dalla possibilità di interagire anche in altri ambiti, superando qualsivoglia ritrosia in ordine ad un soggetto che nell’interesse della collettività e di un pubblico co-partecipe della realtà territoriale di stretta pertinenza, è in grado di svolgere anche attività di tipo imprenditoriale e finanziario.
Le caratteristiche principali della fondazione di partecipazione sono:
Possibilità di affiancare ai fondatori soggetti pubblici la presenza di soggetti privati che contribuiscano con ulteriori erogazioni, lasciando comunque al fondatore pubblico un ruolo di controllo predeterminato.
Possibilità di affiancare ai fondatori privati la partecipazione di soggetti pubblici.
Rendere più moderno ed efficiente lo strumento della Fondazione.
Si noti che il processo di coinvolgimento e aggregazione sociale è un presupposto essenziale, per meglio conciliare il ruolo eventualmente svolto da un soggetto pubblico, compresente nella Fondazione di partecipazione e subentrato successivamente alla costituzione ad opera di privati per poter entrare nell’istituzione, seppur con finalità di pubblica utilità.
Il soggetto pubblico si presenta certamente come un “osservato speciale” nel merito dell’istituto fondazionale quando è evidente che necessita di particolari attenzioni fra cui quella di non assumere vincoli pluriennali di spesa, fermo restando l’ipotesi che questi non provengono da disposizioni di legge.
Il nucleo dell’istituto o se meglio volessimo qualificarlo il seme da cui germoglierà l’utilità sociale e lo spirito di aggregazione solidaristica rappresentato da un atto costitutivo che prevede certamente un apporto iniziale da parte dei fondatori, ma non esclude ed anzi prevede il possibile ingresso di nuovi fondatori che apportino un idoneo contributo al fondo di dotazione determinato o dai fondatori iniziali o successivamente dal Consiglio di Amministrazione. Quindi se la costituzione avviene per il tramite di un patrimonio con il vincolo di destinazione, ma a struttura aperta, è del tutto conseguente che questo potrà crescere nel futuro.
La pluralità di soggettività presenti si riassume anche in un altro dato molto caratteristico dell’ente in questione e cioè la rappresentanza di codesti soggetti successivamente entrati nell’ambito di un organo assembleare (che è tradizionalmente struttura tipica delle Associazioni).
Gli organi della Fondazione di partecipazione si possono così riassumere:
Fondatori promotori: soggetti che costituiscono la fondazione e che hanno riguardo in prevalenza alle consuete norme inerenti alla costituzione di una fondazione.
Nuovi Fondatori: soggetti ammessi successivamente, in forza di una specifica previsione contenuta nello statuto della Fondazione e che sono chiamati a contribuire alle erogazioni incremeentando progressivamente il patrimonio della Fondazione. La loro ammissione oltre che prevista nello statuto è rimessa al gradimento del Consiglio di Amministrazione che determina anche il contributo per l’ingresso, decidendo a maggioranza qualificata.
Gli aderenti: Soggetti che condividono le finalità e gli scopi dell’ente, partecipano operativamente alla vita dello stesso e sono eventualmente organizzati in un organo consultivo, ma privo di poteri gestionali quantunque dotato di poteri propositivi.
I Sostenitori: Soggetti che scelgono di sostenere la Fondazione attraverso contribuzioni di tipo non finanziario come per esempio la prestazione della propria opera sotto forma di prestazione di lavoro volontario.[7]
Il Consiglio Generale (organo che può essere formato sia da fondatori che da aderenti. E’ logico presupporre che lo statuto riservi ai fondatori un peso maggioritario): fra i compiti ad esso riservato:
Eleggere il Presidente e il Vice Presidente a maggioranza unanime dei fondatori
Proporre lo scioglimento dell’ente e la devoluzione del patrimonio con il voto di almeno i 2/3 dei suoi componenti, ma la presenza di tutti i Fondatori
Nominare i membri del Consiglio di Amministrazione designati dai fondatori e gli altri membri del Consiglio di Amministrazione riservati agli Aderenti
Deliberare a maggioranza dei 2/3 dei componenti e con il voto unanime dei fondatori, l’ammissione di nuovi Fondatori, determinando l’entità della partecipazione al fondo di dotazione.
Nominare, su designazione dei Fondatori, i membri del Consiglio di Amministrazione rappresentati dei Fondatori stessi.
Formulare pareri consultivi e proposte in ordine ai programmi e alle attività della Fondazione nonché sul bilancio preventivo economico e sul bilancio d’esercizio.
Assemblea di partecipazione: riunisce gli aderenti e ha poteri limitati, prevalentemente di approvazione dei programmi della Fondazione stessa, pur svolgendo un ruolo importante per ciò che riguarda la presentazione delle proposte.
detemina il programma, gli obiettivi, approva il bilancio di previsione, quello d’esercizio e le eventuali modifiche statutarie, l’ammissione dei partecipanti e l’entità dei loro contributi; in particolare:
Approva annualmente il bilancio preventivo entro il 31 dicembre e consuntivo entro il 30 aprile nonché la destinazione degli avanzi di gestione e la copertura delle perdite
Delibera a maggioranza di due terzi dei suoi membri l’ammissione di altri enti pubblici o privati, in qualità di Aderenti, nonché l’eventuale esclusione.
Delibera a maggioranza dei 2/3 l’ammissione di nuovi fondatori determinando l’entità della partecipazione al fondo di dotazione.
Delibera le modifiche dello Statuto, comprese le proposte di scioglimento e di devoluzione del patrimonio, con la presenza ed il voto favorevole di almeno i 2/3 dei suoi componenti.
La nuova legge sulla privacy, le nuove e moderne tecniche informatiche, un osservatorio esaustivo e contemporaneo sull’andamento dei consumi, una tavola rotonda nella quale interagire, dialogare, rafforzare le convinzioni e solidificare la responsabilità cittadina del commercio, è unanimamente riconosciuto come un presupposto per riattivare il motore dei consumi e la certezza del diritto. Se da un lato c’è una domanda, latente e pronunciata, a volte bisbigliata, controparte deve incominciare con il saper ascoltare.
Il tempo delle grandi opere passa sempre attraverso la ponderazione e la riflessione.
La Fondazione di partecipazione è costituita da soci fondatori che sono i commercianti e successivamente integra la P.A., coinvolgendola in un aspetto plurimo della vita cittadina, non più trattata per comparti disaggregati, bensì massimizzata e unitariamente compresa sotto l’aspetto più realistico della “veritas”.
[1] 1. È istituito presso il Ministero dell’interno il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive. Il Fondo è alimentato da:
b) un contributo dello Stato determinato secondo modalità individuate dalla legge, nel limite massimo di lire 80 miliardi, iscritto nello stato di previsione dell’entrata, unità previsionale di base 1.1.11.1, del bilancio di previsione dello Stato per il 1998 e corrispondenti proiezioni per gli anni 1999 e 2000;
c) una quota pari alla metà dell’importo, per ciascun anno, delle somme di denaro confiscate ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, nonchè una quota pari ad un terzo dell’importo del ricavato, per ciascun anno, delle vendite disposte a norma dell’articolo 2-undecies della suddetta legge n. 575 del 1965, relative ai beni mobili o immobili ed ai beni costituiti in azienda confiscati ai sensi della medesima legge n. 575 del 1965.
2. La misura percentuale prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n. 172, può essere rideterminata, in relazione alle esigenze del Fondo, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
3. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sono emanate, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le norme regolamentari necessarie per l’attuazione di quanto disposto dal comma 1, lettera a).
[2] 1. Presso il Ministero dell’interno è istituito il Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura. Il Comitato è presieduto dal Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, nominato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno, anche al di fuori del personale della pubblica amministrazione, tra persone di comprovata esperienza nell’attività di contrasto al fenomeno delle estorsioni e dell’usura e di solidarietà nei confronti delle vittime. Il Comitato è composto:
a) da un rappresentante del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato;
d) da tre membri delle associazioni iscritte nell’elenco di cui all’articolo 13, comma 2, nominati ogni due anni dal Ministro dell’interno, assicurando la rotazione tra le diverse associazioni, su indicazione delle associazioni medesime;
2. Il Commissario ed i rappresentanti dei Ministeri restano in carica per quattro anni e l’incarico non è rinnovabile per più di una volta.
3. Al Comitato di cui al comma 1 sono devoluti i compiti attribuiti al Comitato istituito dall’articolo 5 del decreto-legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n. 172, e successive modificazioni.
4. A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento previsto dall’articolo 21, la gestione del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive, istituito dall’articolo 18 della presente legge, e del Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura, istituito dall’articolo 14, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n. 108, è attribuita alla CONSAP, che vi provvede per conto del Ministero dell’interno sulla base di apposita concessione.
5. Gli organi preposti alla gestione dei Fondi di cui al comma 4 e i relativi uffici sono tenuti al segreto circa i soggetti interessati e le procedure di elargizione. Gli organi preposti alla gestione dei Fondi sono altresì tenuti ad assicurare, mediante intese con gli ordini professionali e le associazioni nazionali di categoria rappresentate nel CNEL, nonchè con le associazioni o con le organizzazioni indicate nell’articolo 13, comma 2, anche presso i relativi uffici, la tutela della riservatezza dei soggetti interessati e delle procedure di elargizione.
6. La concessione del mutuo di cui al comma 6 dell’articolo 14 della legge 7 marzo 1996, n. 108, è disposta con decreto del Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura su deliberazione del Comitato di cui al comma 1 del presente articolo. Si applica la disposizione di cui al comma 2 dell’articolo 14 della suddetta legge n. 108 del 1996.
[3] 1. E’ istituito presso l’ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento iniziative anti-racket il “Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura”.
2. Il Fondo provvede alla erogazione di mutui senza interesse di durata non superiore al quinquennio a favore di soggetti che esercitano attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, i quali dichiarino di essere vittime dei delitto di usura e risultino parti offese nel relativo procedimento penale. Il Fondo è surrogato, quanto all’importo dell’interesse e limitatamente a questo, nei diritti della persona offesa verso l’autore del reato.
3. Il mutuo non può essere concesso prima del decreto che dispone il giudizio nel procedimento di cui al comma 2. Tuttavia prima di tale momento, può essere concessa previo parere favorevole del pubblico ministero, un’anticipazione non superiore al 50 per cento dell’importo erogabile a titolo di mutuo quando ricorrono situazioni di urgenza specificamente documentate; l’anticipazione può essere erogata trascorsi sei mesi dalla presentazione della denuncia ovvero dalla iscrizione dell’indagato per il delitto di usura nel registro delle notizie di reato, se il procedimento penale di cui al comma 2 è ancora in corso.
4. L’importo del mutuo è commisurato al danno subito dalla vittima del delitto di usura per effetto degli interessi e degli altri vantaggi usurari corrisposti all’autore del reato. Il Fondo può erogare un importo maggiore quando, per le caratteristiche del prestito usurario, le sue modalità di riscossione o la sua riferibilità a organizzazioni criminali, sono derivati alla vittima del delitto di usura ulteriori rilevanti danni per perdite o mancati guadagni.
5. La domanda di concessione del mutuo deve essere presentata al Fondo entro il termine di sei mesi dalla data in cui la persona offesa ha notizia dell’invio delle indagini per il delitto di usura. Essa deve essere corredata da un piano di investimento e utilizzo delle somme richieste che risponda alla finalità di reinserimento della vittima del delitto di usura nella economia legale. In nessun caso le somme erogate a titolo di mutuo o di anticipazione possono essere utilizzate per pagamenti a titolo di interessi o di rimborso del capitale o a qualsiasi altro titolo in favore dell’autore del reato.
6. La concessione del mutuo è deliberata dal Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative anti-racket sulla base della istruttoria operata dal comitato di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n. 172. Il Commissario straordinario può procedere alla erogazione della provvisionale anche senza il parere di detto comitato. Può altresì valersi di consulenti.
7. I mutui di cui al presente articolo non possono essere concessi a favore di soggetti condannati per il reato di usura o sottoposti a misure di prevenzione personale. Nei confronti di soggetti indagati o imputati per detto reato ovvero proposti per dette misure, la concessione del mutuo è sospesa fìno all’esito dei relativi procedimenti. La concessione dei mutui è subordinata altresì al verificarsi delle condizioni di cui all’articolo 1, comma 2, lettere c) e d), del citato decreto-legge n. 419 del 1991.
8. I soggetti indicati nel comma 2 sono esclusi dalla concessione del mutuo se nel procedimento penale per il delitto di usura in cui sono parti offese, ed in relazione al quale hanno proposto la domanda di mutuo, hanno reso dichiarazioni false o reticenti. Qualora per le dichiarazioni false o reticenti sia in corso procedimento penale, la concessione dei mutuo è sospesa fino all’esito di tale procedimento.
1. da uno stanziamento a carico dei bilancio dello Stato pari a lire 10 miliardi per l’anno 1996 e a lire 20 miliardi a decorrere dal 1997, al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fìni del bilancio triennale 1996-1998. al capitolo 6856 dello stato di previsone dei Ministero del tesoro per l’anno 1996, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero di grazia e giustizia. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio;
2. dai beni rivenienti dalla confisca ordinata ai sensi dell’articolo 644, sesto comma, del codice penale;
12. E’ comunque fatto salvo il principio di unità di bilancio di cui all’articolo 5 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.
13. Il Governo adotta, ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, apposito regolamento di attuazione entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
[4] 1. E’ istituito presso il Ministero dei tesoro il “Fondo per la prevenzione dei fenomeno dell’usura” di entità pari a lire 300 miliardi, da costituire con quote di 100 miliardi di lire per ciascuno degli anni finanziari 1996, 1997 e 1998. Il Fondo dovrà essere utilizzato quanto al 70 per cento per l’erogazione di contributi a favore di appositi fondi speciali costituiti dai consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi denominati “Confidi”, istituiti dalle associazioni di categoria imprenditoriali e dagli ordini professionali, e quanto al 30 per cento a favore delle fondazioni ed associazioni riconosciute per la prevenzione dei fenomeno dell’usura, di cui al comma 4.
1. che essi costituiscano speciali fondi antiusura, separati dai fondi rischi ordinari, destinati a garantire fino all’80 per cento le banche e gli istituti di credito che concedono finanziamento a medio termine e all’incremento di linee di credito a breve termine a favore delle piccole e medie imprese a elevato rischio finanziario, intendendosi per tali le imprese cui sia stata rifiutata una domanda di finanziamento assistita da una garanzia pari ad almeno il 50 per cento dell’importo del finanziamento stesso pur in presenza della disponibilità del Confidi al rilascio della garanzia;
3. Il Ministro del tesoro, sentito il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, determina con decreto i requisiti patrimoniali dei fondi speciali antiusura di cui al comma 2 e i requisiti di onorabilità e di professionalità degli esponenti dei fondi medesimi.
4. Le fondazioni e le associazioni riconosciute per la prevenzione del fenomeno dell’usura sono iscritte in apposito elenco tenuto dal Ministro del tesoro. Lo scopo della prevenzione del fenomeno dell’usura, anche attraverso forme di tutela, assistenza ed informazione, deve risultare dall’atto costitutivo e dallo statuto.
5. Il Ministro del tesoro, sentiti il Ministro dell’interno ed il Ministro per gli affari sociali, determina con decreto i requisiti patrimoniali delle fondazioni e delle associazioni per la prevenzione del fenomeno dell’usura ed i requisiti di onorabilità e di professionalità degli esponenti delle medesime fondazioni e associazioni.
6. Le fondazioni e le associazioni per la prevenzione del fenomeno dell’usura prestano garanzie alle banche ed agli intermediari finanziari al fine di favorire l’erogazione di finanziamento a soggetti che, pur essendo meritevoli in base ai criteri fissati nei relativi statuti, incontrano difficoltà di accesso al credito.
7. Fatte salve le riserve di attività previste dalla legge, le fondazioni e le associazioni per la prevenzione dei fenomeno dell’usura esercitano le altre attività previste dallo statuto.
8. Per la gestione del Fondo di cui al comma 1 e l’assegnazione dei contributi, il Governo provvede, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, all’istituzione di una commissione costituita da rappresentanti dei Ministeri del tesoro e dell’industria, del commercio e dell’artigianato e dei Dipartimento per gli affari sociali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri nonché all’adozione del relativo regolamento di gestione. La partecipazione alla commissione è a titolo gratuito.
10. All’onere derivante dall’attuazione dei comma 1 si provvede mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1996-1998, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1996, utilizzando parzialmente l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
[5] 1. L’attività di mediazione o di consulenza nella concessione di finanziamenti da parte di banche o di intermediari finanziari è riservata ai soggetti iscritti in apposito albo istituito presso il Ministero dei tesoro, che si avvale dell’Ufficio italiano dei cambi.
2. Con regolamento del Governo adottato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, è specifìcato il contenuto dell’attività di mediazione creditizia e sono fissate le modalità per l’iscrizione e la cancellazione dall’albo, nonchè le forme di pubblicità dell’albo medesimo. La cancellazione può essere disposta per il venire meno dei requisiti indicati al comma 3 e per gravi violazioni degli obblighi indicati al comma 4.
3. I requisiti di onorabilità necessari per l’iscrizione nell’albo di cui al comma 1 sono i medesimi previsti dall’articolo 109 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.
4. Ai soggetti che svolgono l’attività di mediazione creditizia si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del Titolo VI del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e dei decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197, e successive modificazioni.
5. L’esercizio dell’attività di mediazione creditizia è compatibile con lo svolgimento di altre attività professionali.
6. La pubblicità a mezzo stampa dell’attività di cui al comma 1 è subordinata all’indicazione, nella pubblicità medesima. degli estremi della iscrizione nell’albo di cui allo stesso comma 1.
7. Chiunque svolge l’attività di mediazione creditizia senza essere iscritto nell’albo indicato al comma 1 è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da quattro a venti milioni di lire.
8. Le disposizioni dei commi precedenti non si applicano alle banche, agli intermediari finanziari, ai promotori fìnanziari iscritti all’albo previsto dall’articolo 5 comma 5, della legge 2 gennaio 1991, n. 1, e alle imprese assicurative.
9. Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chi, nell’esercizio di attività bancaria, di intermediazione finanziaria o di mediazione creditizia, indirizza una persona, per operazioni bancarie o finanziarie, a un soggetto non abilitato all’esercizio dell’attività bancaria o finanziaria, è punito con l’arresto fino a due anni ovvero con l’ammenda da quattro a venti milioni di lire.
[6] Art. 1. Per le iscrizioni nell’elenco di cui all’articolo 13, comma 2, della legge 23 febbraio 1999, n. 44, delle associazioni ed organizzazioni con finalita’ di assistenza e solidarieta’ a favore dei soggetti danneggiati da attivita’ estorsive, continuano ad osservarsi le disposizioni del decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, in data 7 settembre 1994, n. 614.
Art. 2. Quando la richiesta di iscrizione nell’elenco di cui al comma 1 e’ presentata da associazioni o fondazioni gia’ scritte nell’elenco di cui all’articolo 15, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, ne e’ fatta espressa menzione nella domanda ed e’ allegata specifica attestazione, sottoscritta dal richiedente. In tal caso non e’ necessario presentare altra documentazione.
Art. 2. 1. L’iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 1 e’ comprovata mediante l’apposizione, su copia della domanda, della data di iscrizione, del numero d’ordine assunto nell’elenco e del timbro dell’ufficio che ha proceduto all’iscrizione medesima, con la sigla
dell’incaricato.
2. I dati di cui al comma 1 debbono essere riportati nelle domande presentate dalle associazioni o organizzazioni a norma dell’articolo 13 della legge 23 febbraio 1999, n. 44, ed in ogni altra istanza o atto dalle stesse prodotte nell’ambito dei procedimenti di cui alla medesima legge. Per le associazioni o organizzazioni che risultano gia’ iscritte, alla data di entrata in vigore del presente decreto, nell’elenco di cui al decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, in data 7 settembre 1994, n. 614, e’ sufficiente che vengano riportate in tali atti l’indicazione della prefettura presso cui e’ tenuto l’elenco e la data di iscrizione nell’elenco medesimo.
[7] La stessa ripartizione è stata riproposta, fra gli altri, su Enti non Profit, Approfondimenti n.1/2005
Fondazioni bancarie. Finta privatizzazione? 11 Novembre 2002
Il risarcimento derivante da sottoscrizione di obbligazioni ad alto tasso di rischio e l’offerta al pubblico di prodotti finanziari: il fenomeno, nell’ambito degli investimenti di capitale privato, della “mediazione al ribasso” con riferimento al rapporto gestorio fra banca e cliente 18 Aprile 2005
L’art. 1467 c.c. e la guerra al terrorismo. La sopravvivenza di un rapporto giuridico patrimoniale allorchè manchino, in misura notevole, le condizioni di equilibrio sulle quali esso è sorto. 17 Dicembre 2001

References: art. 2
 sentenza 
 art. 15
 Art. 1

Art. 2

Art. 2