Source: http://www.anfroma.it/corriere-novita/persone-immigrazione/496-usare-la-parola-clandestini-e-discriminazione-tribunale-di-milano-ordinanza-22-2-2017.html
Timestamp: 2019-01-17 05:53:02+00:00

Document:
Usare la parola "clandestini" è discriminazione Tribunale di Milano ordinanza 22.2.2017
a cura dell'Avv. Barone Adesi
art. 7, c. 1 Dir. 2000/43; art. 43 D.Lgs. 286/1998; art. 2 D.Lgs. 215/2003; art. 18 TFUE; art. 14 CEDU
Il Tribunale di Milano ha condannato la Lega nord, sezione di Saronno, la Lega Nord – Lega Lombarda e Lega Nord per l’indipendenza della Padania per l'affissione dei manifesti in Saronno, ad aprile 2016.
Secondo il Giudice, aver affisso nel territorio della città circa 70 manifesti che denunciavano l'arrivo di 32 "clandestini" in relazione alla procedura di accoglienza di 32 richiedenti asilo disposta dal Prefetto di Varese integra discriminazione.
Costituisce condotta discriminatoria anche quella che, pur senza essere animata da uno “scopo” di discriminazione, produca comunque un “effetto” di ingiustificata pretermissione per motivi razziali, etnici, ecc. come anche la molestia, se connessa a ragioni di razza o origine etnica.
La prova della discriminazione è realizzata quando la parte che chiede la tutela offre elementi idonei a far dedurre l’esistenza della condotta vietata, sulla parte convenuta ricade l’onere di dimostrare l’eccezione, nonché le circostanze idonee a giustificare il trattamento differenziato.
Ad opinione del Giudice, il termine “clandestino” ha una valenza denigratoria e viene utilizzato per contraddistinguere un comportamento delittuoso: far ingresso o trattenersi sul territorio della Repubblica in violazione della normativa sull’immigrazione (mentre le persone accolte a Saronno erano regolarmente soggiornanti in quanto richiedenti asilo).
Neppure la condotta tenuta dai partiti a giudizio (tutti facilmente individuabili per la presenza, sui manifesti, dei simboli riconoscitivi) può trovare tutela nel diritto di libera manifestazione del pensiero, di cui all’art. 21 Cost. perché le contrapposte esigenze richiedono un bilanciamento, ma la tutela alla pari dignità ed all’uguaglianza delle persone prevalgono sulla libera manifestazione del pensiero: nessuna tutela può, quindi, essere approntata alla condotta tenuta dai partici convenuti a giudizio.
sentenza estratta dal sito www.asgi.it
TRIBUNALE-DI-MILANO-ORDINANZA-DEL-22.2.2017.pdf [ ] 144 kB
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References: art. 7
 art. 43
 art. 2
 art. 18
 art. 14

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