Source: http://www.cadoinpiedi.it/2012/08/05/lanello_di_titta_e_il_depistaggio_sulla_strage_del_2_agosto.html
Timestamp: 2013-06-18 21:17:57+00:00

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L'ANELLO E IL DEPISTAGGIO SULLA STRAGE DEL 2 AGOSTO - Cadoinpiedi
di Giovanni Spinosa - 5 Agosto 2012
Il Noto servizio, guidato da Adalberto Titta, sarebbe coinvolto nei tentativi perpetrati per nascondere la verità sull'eccidio della Stazione di Bologna. Un mosaico complesso, che chiama in causa anche il cosiddetto 'Supersismi', ala piduista del servizio segreto ufficiale I distacchi del colonnello Belmonte alla 1° Divisione del SISMI.
Il 2 agosto 1980, il generale Pietro Musumeci era il dirigente dell'Ufficio Controllo e Sicurezza del SISMI e il colonnello Giuseppe Belmonte era il suo più stretto collaboratore. Il nome del primo figurava nell'elenco degli iscritti alla P2. Il 13 gennaio 1981 fecero trovare, sul treno Taranto -Milano, una valigia carica di armi, esplosivi, biglietti da viaggio e altre amenità. Il rinvenimento aveva lo scopo di accreditare, per la strage del 2 agosto, una pista libanese da tempo meticolosamente preparata. Il fatto venne visitato dalla Corte d'Assise di Bologna, che si occupava della strage. A Musumeci, Belmonte, Gelli e Pazienza era contestato (e venne ritenuto) il reato di calunnia aggravata. Una fonte confidenziale avrebbe informato Musumeci e il suo sodale Belmonte della valigia con le armi. Il processo ha accertato, senza possibilità di equivoco, che la fonte era un mero parto della fantasia eversiva e depistante del SISMI a trazione piduista.
Il 9 gennaio 1981, segna l'inizio del segmento centrale del depistaggio. Quel giorno, il generale Musumeci comunicava al generale Santovito, dirigente del SISMI, anche lui compreso nelle liste della P2, la "imminente attuazione di un piano eversivo, con attentati dinamitardi sui più importanti tronchi ferroviari". A seguito di tale informazione, il Belmonte veniva momentaneamente distaccato dalla Divisione Sicurezza e Territorio (ufficio con mere competenze interne al SISMI), comandata da Musumeci, alla 1° Divisione (ufficio operativo). A tal proposito, nel corso del processo, Musumeci ha spiegato come "... ad analoga procedura di distacco del Belmonte alla 1° Divisione si era proceduto, in base ad ordini verbalmente impartiti, anche in altre occasioni: cioè, in particolare, in occasione delle vicende - Moro - e - Cirillo -" (1) . Cos'hanno tali vicende in comune tra loro? Oggi possiamo svolgere riflessioni che, all'epoca del processo, erano impossibili.
Il terzo episodio riguarda la fuga di Kappler dall'ospedale militare del Celio. Risale al 1977, quando Musumeci e Belmonte non erano ancora al SISMI. La vicenda aiuta, tuttavia, a capire il rapporto fra l'Anello e il SISMI. Secondo la versione ufficiale, Kappler sarebbe fuggito nascosto in una valigia trasportata dalla moglie. Due uomini dell'Anello hanno, invece, raccontato una realtà diversa. Personale del SISMI, all'uscita del Celio, avrebbe consegnato Kappler a Titta, che lo avrebbe portato all'estero. I servizi segreti ufficiali venivano, così, preservati dall'imbarazzante rischio di un controllo durante il viaggio. Si sa poco dell'opera dell'Anello in relazione al sequestro Moro. Ancor meno si sa sulle ragioni per cui Belmonte fu distaccato alla 1° Divisione. Una suggestione. Il distacco di Belmonte è necessariamente avvenuto dopo l'omicidio dello statista, perché entrò nel SISMI due mesi dopo (2). Potrebbe, quindi, essere funzionale con l'attività dell'Anello ipotizzata dal prof. Giannuli, consulente della Procura di Brescia: il recupero dei nastri e dei verbali degli interrogatori cui lo statista era stato sottoposto dalle BR (3). Più corposo è lo spaccato di conoscenza sul sequestro Cirillo (aprile/luglio 1981), assessore alla regione Campania, rapito dalle BR. Fu liberato all'esito di una trattativa fra terroristi, Cutolo e servizi segreti, che si svolse nel carcere di Ascoli Piceno. I primi servizi a incontrare il boss camorrista furono gli uomini del SISDE. Poi, Musumeci (ancora lui) ottenne dal vicedirettore del SISDE, il via libera a sostituirli (4). Prassi insolita. Tanto più che l'opera del SISMI fu veramente modesta. Si limitò all'attività del Belmonte (proprio lui) che, distaccato alla 1° Divisione, con una macchina del SISMI, accompagnava Adalberto Titta. Una sorta di autista a disposizione del capo dell'Anello. Infatti, fu Titta a gestire le trattative con Cutolo, proponendosi a lui e al segretario e confidente, Marco Medda (lo stesso che, secondo una sentenza della Corte d'Assise di Bologna, era al Pilastro nella drammatica sera del 4 gennaio 1991 assieme ai fratelli Savi), come facente parte di altri servizi (5). Chi aiutò il colonnello Belmonte?
La macchina del SISMI guidata da Belmonte in viaggio verso Ascoli Piceno con Titta a bordo, ci riporta ai fatti del 9/13 gennaio 1981. Il 10 gennaio 1981, il generale Musumeci chiedeva una macchina da mettere a disposizione del colonnello Belmonte (6). La macchina era pronta dal mattino dell'11 gennaio 1981 (7). Nella mattina del 12 gennaio 1981, un giovane (rimasto sconosciuto) acquistava a Bari dei biglietti di viaggio che poi saranno trovati sul treno Taranto-Milano, nella valigia con le armi e l'esplosivo (8). Quello stesso 12 gennaio, Belmonte partiva da Roma (9). Alle ore 2.55 del 13 gennaio 1981, "... Belmonte telefona alla sede del SISMI. E' in grado di comunicare l'ora ed il treno su cui avverrà la consegna (della valigia con le armi, n.d.a.), nonché il vagone su cui saliranno i terroristi e di descrivere la valigia che avranno con sé" (10). Alle ore 9.26 del 13 gennaio 1981, il treno con la valigia giunge alla sua destinazione specifica: il sequestro (11). Belmonte rientra a Roma dopo aver percorso 950 chilometri (12). Dove sia stato resta un mistero. Sono sconosciuti i compagni di viaggio del Belmonte. Infatti, sebbene fosse stato distaccato alla 1° divisione, (incredibilmente) non venne affiancato da nessun uomo di tale reparto (13). Sono, infine e soprattutto, sconosciute le persone che ha incontrato. La Corte d'Assise non ha dubbi nel ritenere che Belmonte fosse in rapporto con quanti fornirono la valigia con le armi e l'esplosivo. Si è, quindi, fatti carico "dell'assoggettamento a ricatto" cui era, assieme a Musumeci, esposto da parte degli ignoti terroristi della cui collaborazione dovette avvalersi. Ha giudicato "ipotizzabile ... che il rischio sia stato ritenuto accettabile, in virtù della aspettativa di omertà che discendeva - come sempre discende - dal concorso nel delitto; ..." (14).
Le vicende Kappler e Cirillo consentono, oggi, di dire che il SISMI utilizzava l'Anello per le operazioni che avrebbero potuto esporre a ricatto gli apparati ufficiali dello Stato. La condotta di Belmonte in occasione del depistaggio del 2 agosto non ha, quindi, solo delle assonanze amministrative e operative con quella tenuta in occasione del sequestro Cirillo. Sembrerebbe muoversi anche in un unico tessuto di impellenze funzionali. Ed, infatti, il col. Di Murro, amministratore del SISMI, spiegò che le due operazioni avevano una unica catalogazione: operazioni Z (15). Il generale Musumeci, sul punto, ha taciuto. Silenzi assordanti.
Un assordante silenzio che ha accomunato tutti coloro che avrebbero potuto parlare. Belmonte, ad esempio, non può negare di essere entrato nel carcere di Ascoli con Titta. Se la cava dicendo che era un collaboratore esterno del SISMI (17). Niente affatto. Titta era il capo di un autonomo apparato d'intelligence, che operava in modo coordinato col SISMI. Il gen. Mei, vicedirettore del SISMI, conosceva Titta. Lo aveva incontrato nel settembre 1980, all'hotel Excelsior di Firenze assieme a Federigo Mannucci Benincasa (18), storico e discusso capo del centro SISMI di Firenze, dalle cui dichiarazioni ai ROS, per come citate dalla consulenza Giannuli, "emerge che il nome della struttura in questione sarebbe stato - Anello - (o, per lo meno, così l'avrebbe indicata Titta)" (19). I tre prestigiosi 007, poche settimane dopo le tragiche bombe, parlano di ... pastori sardi che turbano la quiete agreste del Titta nelle campagne di Poggibonsi.
Solo nel 1999, Mei lascia intendere ai ROS i suoi sospetti sul coinvolgimento di Titta nel Supersismi ("leggendo le carte del processo Cirillo e quello del cosiddetto Supersismi è facile rilevare ... " le capacità organizzative del Titta) (20). Non v'è dubbio che il tema del Supersismi, ovvero quello di un gruppo di gestione del SISMI a trazione piduista, sia stato uno dei temi dominanti del processo della strage del 2 agosto. Di queste valutazioni del gen. Mei, che sembrerebbero coinvolgere Titta, non c'è traccia in quel processo. Vi è traccia, invece, di una visione minimalista del Supersismi (comunque lo si voglia denominare). È proposta dalle acrobazie dialettiche di Francesco Pazienza. "... rivendicava l'ideazione della struttura cosiddetta - SUPERESSE -, la quale si sarebbe identificata con la sua persona ed avrebbe svolto l'attività - Z -, da - zip - (termine che nel gergo commerciale statunitense significa veloce e viene riferito alle operazioni che vanno compiute velocissimamente)". (21)
Nessuna sorpresa, quindi, che alla Corte d'Assise d'Appello di Roma, che giudicava Santovito, Musumeci, Belmonte e Pazienza per tale vicenda, il Supersismi apparve come una mera "sigla tirata fuori da Francesco Pazienza in uno dei tanti memoriali ...." (22). E' del tutto evidente, infatti, che, nella dialettica processuale, il Supersismi narrato da Pazienza, amputato del suo braccio operativo, ha finito con l'indossare le vesti di una struttura autoreferenziale. Personaggi coinvolti in storie finanziarie, politiche e criminali torbide. Ma, senza la concretezza di operazioni materialmente svolte sul terreno. Da chi si sporca le mani al posto del SISMI ufficiale. Insomma, le operazioni Z. Attraverso le parole del col. Di Murro, ne abbiamo conosciute due: il caso Cirillo e il depistaggio sulla strage del 2 agosto. Nel primo caso, sappiamo il nome dell'apparato d'intelligence che affiancò il SISMI ufficiale. Nel secondo caso, possiamo, ormai, fare delle ipotesi. NOTE:(1) cfr. paragrafo 1.11.4.13 sentenza Corte d'Assise BO.
(3) Cfr. pag. 168 Consulenza prof. Aldo Giannuli (cap 13) depositata il 30 nov. 2002. (4) cfr. cap. 8°, 8° paragrafo ("Cirillo un caso militare?") de "Il cuore nero dei servizi" Piero Messina, ed. BUR giugno 2012 (5) cfr. ordinanza rinvio a giudizio giudice Alemi sul sequestro Cirillo, per come citata in "L'Anello della Repubblica - Stefania Limiti - ed. Chiarelettere" 2009, pag. 250.
(22) Repubblica 15 marzo 1986 Articolo già pubblicato sul Corriere della Sera, edizione di Bologna
2 agosto 1980, Adalberto Titta, depistaggi, Giovanni Spinosa, L'anello, L'anello della Repubblica, servizi segreti, Strage di Bologna
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I distacchi del colonnello Belmonte alla 1° Divisione del SISMI.\nIl 2 agosto 1980, il generale Pietro Musumeci era il dirigente dell'Ufficio Controllo e Sicurezza del SISMI e il colonnello Giuseppe Belmonte era il suo più stretto collaboratore. Il nome del primo figurava nell'elenco degli iscritti alla P2. Il 13 gennaio 1981 fecero trovare, sul treno Taranto -Milano, una valigia carica di armi, esplosivi, biglietti da viaggio e altre amenità. Il rinvenimento aveva lo scopo di accreditare, per la strage del 2 agosto, una pista libanese da tempo meticolosamente preparata. \nIl fatto venne visitato dalla Corte d'Assise di Bologna, che si occupava della strage. A Musumeci, Belmonte, Gelli e Pazienza era contestato (e venne ritenuto) il reato di calunnia aggravata. Una fonte confidenziale avrebbe informato Musumeci e il suo sodale Belmonte della valigia con le armi. Il processo ha accertato, senza possibilità di equivoco, che la fonte era un mero parto della fantasia eversiva e depistante del SISMI a trazione piduista.\nIl 9 gennaio 1981, segna l'inizio del segmento centrale del depistaggio. Quel giorno, il generale Musumeci comunicava al generale Santovito, dirigente del SISMI, anche lui compreso nelle liste della P2, la \"imminente attuazione di un piano eversivo, con attentati dinamitardi sui più importanti tronchi ferroviari\". A seguito di tale informazione, il Belmonte veniva momentaneamente distaccato dalla Divisione Sicurezza e Territorio (ufficio con mere competenze interne al SISMI), comandata da Musumeci, alla 1° Divisione (ufficio operativo). \nA tal proposito, nel corso del processo, Musumeci ha spiegato come \"... ad analoga procedura di distacco del Belmonte alla 1° Divisione si era proceduto, in base ad ordini verbalmente impartiti, anche in altre occasioni: cioè, in particolare, in occasione delle vicende - Moro - e - Cirillo -\" (1) . Cos'hanno tali vicende in comune tra loro? Oggi possiamo svolgere riflessioni che, all'epoca del processo, erano impossibili.\n\nL'Anello al lavoro\nNel 1996, è stata casualmente trovata un'informativa del 1972. Si parla di un servizio segreto (più segreto degli altri), composto da 164 persone, nato nel 1944: il \"Noto Servizio\" o anche Anello. Le indagini successive hanno confermato le prime informazioni e aggiornato le conoscenze. Fra il 1977 e il 1981, l'Anello, diretto da Adalberto Titta, ha partecipato a almeno tre operazioni d'intelligence, fra cui le vicende Moro e Cirillo, ovvero gli altri due casi in cui Belmonte era stato distaccato alla 1° Divisione.\nIl terzo episodio riguarda la fuga di Kappler dall'ospedale militare del Celio. Risale al 1977, quando Musumeci e Belmonte non erano ancora al SISMI. La vicenda aiuta, tuttavia, a capire il rapporto fra l'Anello e il SISMI. Secondo la versione ufficiale, Kappler sarebbe fuggito nascosto in una valigia trasportata dalla moglie. Due uomini dell'Anello hanno, invece, raccontato una realtà diversa. Personale del SISMI, all'uscita del Celio, avrebbe consegnato Kappler a Titta, che lo avrebbe portato all'estero. I servizi segreti ufficiali venivano, così, preservati dall'imbarazzante rischio di un controllo durante il viaggio. \nSi sa poco dell'opera dell'Anello in relazione al sequestro Moro. Ancor meno si sa sulle ragioni per cui Belmonte fu distaccato alla 1° Divisione. Una suggestione. Il distacco di Belmonte è necessariamente avvenuto dopo l'omicidio dello statista, perché entrò nel SISMI due mesi dopo (2). \nPotrebbe, quindi, essere funzionale con l'attività dell'Anello ipotizzata dal prof. Giannuli, consulente della Procura di Brescia: il recupero dei nastri e dei verbali degli interrogatori cui lo statista era stato sottoposto dalle BR (3). \nPiù corposo è lo spaccato di conoscenza sul sequestro Cirillo (aprile/luglio 1981), assessore alla regione Campania, rapito dalle BR. Fu liberato all'esito di una trattativa fra terroristi, Cutolo e servizi segreti, che si svolse nel carcere di Ascoli Piceno. I primi servizi a incontrare il boss camorrista furono gli uomini del SISDE. Poi, Musumeci (ancora lui) ottenne dal vicedirettore del SISDE, il via libera a sostituirli (4). Prassi insolita. Tanto più che l'opera del SISMI fu veramente modesta. Si limitò all'attività del Belmonte (proprio lui) che, distaccato alla 1° Divisione, con una macchina del SISMI, accompagnava Adalberto Titta. Una sorta di autista a disposizione del capo dell'Anello. Infatti, fu Titta a gestire le trattative con Cutolo, proponendosi a lui e al segretario e confidente, Marco Medda (lo stesso che, secondo una sentenza della Corte d'Assise di Bologna, era al Pilastro nella drammatica sera del 4 gennaio 1991 assieme ai fratelli Savi), come facente parte di altri servizi (5). \n\n\nChi aiutò il colonnello Belmonte?\nLa macchina del SISMI guidata da Belmonte in viaggio verso Ascoli Piceno con Titta a bordo, ci riporta ai fatti del 9/13 gennaio 1981. Il 10 gennaio 1981, il generale Musumeci chiedeva una macchina da mettere a disposizione del colonnello Belmonte (6). La macchina era pronta dal mattino dell'11 gennaio 1981 (7). Nella mattina del 12 gennaio 1981, un giovane (rimasto sconosciuto) acquistava a Bari dei biglietti di viaggio che poi saranno trovati sul treno Taranto-Milano, nella valigia con le armi e l'esplosivo (8). Quello stesso 12 gennaio, Belmonte partiva da Roma (9). Alle ore 2.55 del 13 gennaio 1981, \"... Belmonte telefona alla sede del SISMI. E' in grado di comunicare l'ora ed il treno su cui avverrà la consegna (della valigia con le armi, n.d.a.), nonché il vagone su cui saliranno i terroristi e di descrivere la valigia che avranno con sé\" (10). Alle ore 9.26 del 13 gennaio 1981, il treno con la valigia giunge alla sua destinazione specifica: il sequestro (11). \nBelmonte rientra a Roma dopo aver percorso 950 chilometri (12). Dove sia stato resta un mistero. Sono sconosciuti i compagni di viaggio del Belmonte. Infatti, sebbene fosse stato distaccato alla 1° divisione, (incredibilmente) non venne affiancato da nessun uomo di tale reparto (13). Sono, infine e soprattutto, sconosciute le persone che ha incontrato. \nLa Corte d'Assise non ha dubbi nel ritenere che Belmonte fosse in rapporto con quanti fornirono la valigia con le armi e l'esplosivo. Si è, quindi, fatti carico \"dell'assoggettamento a ricatto\" cui era, assieme a Musumeci, esposto da parte degli ignoti terroristi della cui collaborazione dovette avvalersi. Ha giudicato \"ipotizzabile ... che il rischio sia stato ritenuto accettabile, in virtù della aspettativa di omertà che discendeva - come sempre discende - dal concorso nel delitto; ...\" (14).\nLe vicende Kappler e Cirillo consentono, oggi, di dire che il SISMI utilizzava l'Anello per le operazioni che avrebbero potuto esporre a ricatto gli apparati ufficiali dello Stato. La condotta di Belmonte in occasione del depistaggio del 2 agosto non ha, quindi, solo delle assonanze amministrative e operative con quella tenuta in occasione del sequestro Cirillo. Sembrerebbe muoversi anche in un unico tessuto di impellenze funzionali. Ed, infatti, il col. Di Murro, amministratore del SISMI, spiegò che le due operazioni avevano una unica catalogazione: operazioni Z (15). Il generale Musumeci, sul punto, ha taciuto. \n\n\nSilenzi assordanti.\nIl suo silenzio è in straripante compagnia. Per quasi 50 anni, l'Anello è intervenuto nei più beceri meandri della vita politica, finanziaria e criminale. Solo nel 1981, si è sentito parlare vagamente di Titta. \"Chi è questo Titta, che faccia ha, dove opera, che ruolo ha nel nostro paese\" fu il vano grido che un deputato lanciò in Parlamento dopo la liberazione di Cirillo (16). Per saperlo bisognerà attendere il rinvenimento casuale del 1996. Eppure, P2 e Gladio erano emerse da tempo. Licio Gelli, nel febbraio 2010, ha dichiarato: \"Io avevo la P2, Cossiga aveva la Gladio e Andreotti l'Anello\". Si potrebbe pensare a una contrapposizione fra i tre apparati. Semplicistico ed improbabile. Come visto nel caso Cirillo, fu l'ala piduista del SISMI, quella diretta da Musumeci, a introdurre Titta e utilizzarne i servigi.\nUn assordante silenzio che ha accomunato tutti coloro che avrebbero potuto parlare. Belmonte, ad esempio, non può negare di essere entrato nel carcere di Ascoli con Titta. Se la cava dicendo che era un collaboratore esterno del SISMI (17). Niente affatto. Titta era il capo di un autonomo apparato d'intelligence, che operava in modo coordinato col SISMI. \nIl gen. Mei, vicedirettore del SISMI, conosceva Titta. Lo aveva incontrato nel settembre 1980, all'hotel Excelsior di Firenze assieme a Federigo Mannucci Benincasa (18), storico e discusso capo del centro SISMI di Firenze, dalle cui dichiarazioni ai ROS, per come citate dalla consulenza Giannuli, \"emerge che il nome della struttura in questione sarebbe stato - Anello - (o, per lo meno, così l'avrebbe indicata Titta)\" (19). I tre prestigiosi 007, poche settimane dopo le tragiche bombe, parlano di ... pastori sardi che turbano la quiete agreste del Titta nelle campagne di Poggibonsi.\n\n\nCosa c'entra Titta col Supersismi?\nSolo nel 1999, Mei lascia intendere ai ROS i suoi sospetti sul coinvolgimento di Titta nel Supersismi (\"leggendo le carte del processo Cirillo e quello del cosiddetto Supersismi è facile rilevare ... \" le capacità organizzative del Titta) (20). \nNon v'è dubbio che il tema del Supersismi, ovvero quello di un gruppo di gestione del SISMI a trazione piduista, sia stato uno dei temi dominanti del processo della strage del 2 agosto. Di queste valutazioni del gen. Mei, che sembrerebbero coinvolgere Titta, non c'è traccia in quel processo. Vi è traccia, invece, di una visione minimalista del Supersismi (comunque lo si voglia denominare). È proposta dalle acrobazie dialettiche di Francesco Pazienza. \"... rivendicava l'ideazione della struttura cosiddetta - SUPERESSE -, la quale si sarebbe identificata con la sua persona ed avrebbe svolto l'attività - Z -, da - zip - (termine che nel gergo commerciale statunitense significa veloce e viene riferito alle operazioni che vanno compiute velocissimamente)\". (21)\nNon è così. Il col. Di Murro ha detto quali fossero le operazioni Z e Pazienza non vi ha avuto alcun ruolo (quantomeno operativo). Sembrerebbe, quindi, che millanti. Non è una millanteria fine a se stessa. Maschera l'esistenza di una struttura operativa che affiancò Musumeci e Belmonte nelle vicende del sequestro Cirillo e in quelle della collocazione di armi e esplosivi sul treno Taranto -Milano. Ovvero, la struttura operativa che si faceva effettivamente carico delle operazioni Z.\nNessuna sorpresa, quindi, che alla Corte d'Assise d'Appello di Roma, che giudicava Santovito, Musumeci, Belmonte e Pazienza per tale vicenda, il Supersismi apparve come una mera \"sigla tirata fuori da Francesco Pazienza in uno dei tanti memoriali ....\" (22). E' del tutto evidente, infatti, che, nella dialettica processuale, il Supersismi narrato da Pazienza, amputato del suo braccio operativo, ha finito con l'indossare le vesti di una struttura autoreferenziale. Personaggi coinvolti in storie finanziarie, politiche e criminali torbide. Ma, senza la concretezza di operazioni materialmente svolte sul terreno. Da chi si sporca le mani al posto del SISMI ufficiale. Insomma, le operazioni Z. Attraverso le parole del col. Di Murro, ne abbiamo conosciute due: il caso Cirillo e il depistaggio sulla strage del 2 agosto. Nel primo caso, sappiamo il nome dell'apparato d'intelligence che affiancò il SISMI ufficiale. Nel secondo caso, possiamo, ormai, fare delle ipotesi. \n\nNOTE:(1) cfr. paragrafo 1.11.4.13 sentenza Corte d'Assise BO.\n(2) Paragrafo 1.11.4.12 sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(3) Cfr. pag. 168 Consulenza prof. Aldo Giannuli (cap 13) depositata il 30 nov. 2002. \n(4) cfr. cap. 8°, 8° paragrafo (\"Cirillo un caso militare?\") de \"Il cuore nero dei servizi\" Piero Messina, ed. BUR giugno 2012 \n(5) cfr. ordinanza rinvio a giudizio giudice Alemi sul sequestro Cirillo, per come citata in \"L'Anello della Repubblica - Stefania Limiti - ed. Chiarelettere\" 2009, pag. 250.\n(6) Paragrafo 2.3.4. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(7) Paragrafo 2.3.4. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(8) Paragrafo 2.3.4. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(9) Paragrafo 2.3.4. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(10) Paragrafo 2.3.4. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(11) Paragrafo 2.3.4. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(12) Paragrafo 2.3.2. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(13) Paragrafo 1.11.4.13 sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(14) Paragrafo 2.5. sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(15) Paragrafo 1.11.4.13 sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(16) \"L'Anello della Repubblica\" - Stefania Limiti, ed. Chiarelettere 2009, pag. 246.\n(17) Paragrafo 1.11.4.12 sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(18) In tal senso \"L'Anello della Repubblica\" - Stefania Limiti, ed. Chiarelettere 2009, pag. 257 che cita le dichiarazioni di Federigo Mannucci Benincasa il 20 aprile 2002 ai carabinieri del ROS.\n(19) cap. 1, pag. 3 consulenza Giannuli\n(20) Nota 35 \"L'Anello della Repubblica\" - Stefania Limiti, ed. Chiarelettere 2009, pag. 281.\n(21) Paragrafo 1.11.4.10 sentenza 1° grado strage di Bologna.\n(22) Repubblica 15 marzo 1986 \n\n\n\n\n\nArticolo già pubblicato sul Corriere della Sera, edizione di Bologna

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