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Timestamp: 2019-11-18 13:35:33+00:00

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Le censure relative alla vicenda dell’allontanamento dall’Italia di John Gambino
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La vicenda dell’allontanamento dall’Italia di John Gambino, non compresa fra gli argomenti dedotti dall’Accusa a sostegno della richiesta di rinvio a giudizio di Bruno Contrada, è stata valorizzata dal Tribunale anche per la sua scaturigine schiettamente dibattimentale, e cioè per la casualità della sua emersione.
All’udienza del 28 ottobre 1994, infatti, il funzionario della Squadra Mobile palermitana Antonino De Luca, trattando dell’attività del suo ufficio nel periodo successivo all’omicidio del dirigente Boris Giuliano (21 luglio 1979), quando era vice dirigente della Squadra Mobile unitamente al dottor Vittorio Vasquez, aveva fatto riferimento alla indagine condotta per delega dell’Autorità Giudiziaria romana nel procedimento a carico di Vincenzo Spatola, arrestato a Roma per tentata estorsione il 9 Ottobre 1979 presso lo studio dell’avv.to Rodolfo Guzzi, legale del banchiere Michele Sindona in Italia.
Il Tribunale premetteva che il 10 settembre precedente il Sindona avrebbe dovuto comparire davanti all’Autorità Giudiziaria americana, quale imputato di bancarotta fraudolenta e di altri reati, a seguito del dissesto della Franklin National Bank; che il pomeriggio del 2 agosto 1979 era sparito a New York; che il 16 ottobre successivo era riapparso nella stessa città con una ferita d’arma da fuoco alla gamba sinistra, tendente ad accreditare la versione di un patito sequestro di persona.
Al predetto avv. Guzzi, Vincenzo Spatola aveva recapitato una lettera autografa del banchiere in data 8 Ottobre 1979 alla quale era allegato un messaggio dei sedicenti rapitori che “invitavano” quel legale a consegnare alcuni documenti di loro interesse.
Secondo il Tribunale, l’arresto dello Spatola era intervenuto in un contesto già allora apparso connotato da collegamenti tra la vicenda Sindona (seppure ancora non chiarita quanto alla realtà o alla simulazione del sequestro di persona), la mafia siciliana e quella siculo-americana: la famiglia degli Spatola, infatti, era imparentata con la famiglia Gambino, già oggetto di indagini da parte del dirigente della Squadra Mobile Boris Giuliano, il cui capo-stipite, Charles Gambino, era indicato come uno dei capi di “Cosa Nostra”: segnatamente Vincenzo Spatola, latore della lettera all’avv. Guzzi, era fratello del mafioso Rosario Spatola e cugino di John Gambino, mafioso siculo - americano giunto a Palermo da Brooklin il 6 Settembre 1979.
Quest’ultimo era stato individuato casualmente a Palermo,il 12 ottobre 1989, quale ospite del Motel Agip dal maresciallo della Squadra Mobile Giuseppe Curcio grazie all’esame della prescritta nota delle presenze alberghiere, ed era stato accompagnato per l’identificazione presso gli uffici di Polizia.
Lo stesso De Luca aveva dichiarato di averne personalmente disposto l’accompagnamento ed assunto le dichiarazioni, di averlo perquisito - in tale circostanza era stata rinvenuta documentazione rivelatasi importante per il prosieguo delle indagini - e di avere insistito con Contrada, che in quel frangente si trovava a Roma, perché il Gambino fosse arrestato anche con un pretesto (in particolare, per favoreggiamento personale).
L’odierno imputato, che all’epoca ricopriva il doppio incarico di dirigente della Squadra Mobile (in via interinale) e del Centro Criminalpol di Palermo, gli aveva risposto che si sarebbe consultato con il Pubblico Ministero Sica ed il Giudice Istruttore Imposimato, titolari dell’inchiesta romana su Sindona. Poco dopo, gli aveva riferito di avere avuto detto da Imposimato che non c’erano elementi per un arresto, sicchè il Gambino era stato rilasciato ed era tornato negli Stati Uniti D’America.
All’esito dell’indagine romana concernente la vicenda del recapito della lettera minatoria in data 9 ottobre 1979, successivamente trasferita a Milano per ragioni di competenza, il Gambino era successivamente risultato una delle figure chiave nella cura del simulato sequestro di Michele Sindona, organizzato e favorito da massoni e mafiosi.
Il Tribunale, quindi, ravvisava un contrasto tra le risultanze processuali e le tre versioni dell’episodio rispettivamente offerte dall’imputato alle udienze dell’undici novembre, del 22 novembre e del 16 dicembre 1994, tutte accomunate dalla dichiarata convinzione della necessità di trattenere comunque il Gambino.
Valorizzava, in tale contesto, valorizzava la smentita del dott. Ferdinando Imposimato, che nel corso del proprio esame aveva escluso di avere mai dato indicazioni sul rilascio del Gambino, ed aveva dichiarato di essere stato all’oscuro della sua posizione sino a quando non gli era stato trasmesso il rapporto del 21 ottobre 1979 con i relativi allegati, rapporto concernente gli accertamenti condotti nei confronti dello stesso Gambino.
Quindi, rassegnate le testimonianze e le emergenze documentali relative alla vicenda, quel giudice perveniva alla conclusione che l’imputato era riuscito a favorire il definitivo allontanamento dall’Italia del Gambino, rivelatosi decisivo anche ai fini dell’espatrio dello stesso Sindona.
In tal modo, erano rimasti ineseguiti in Italia sia il mandato di cattura emesso dal G.I. Imposimato il 30 Ottobre 1979, sia il provvedimento di arresto emesso nei confronti del Gambino nel corso dell’operazione di Polizia del Maggio 1980, cui tante resistenze aveva opposto l’odierno imputato e che era diretta, tra gli altri, a perseguire anche i complici siciliani di Sindona.
Le censure vertenti sulla vicenda relativa all’allontanamento dall’Italia di John Gambino sono state articolate nel volume VI capitolo II dell’Atto di impugnazione (pagine 22-42) e nel volume XIV dei Motivi nuovi ( pagine 1-105).
Esse possono sintetizzarsi nell’assunto secondo cui le risultanze processuali avrebbero evidenziato l’erroneità del ricordo del Giudice Imposimato a fronte delle testimonianze rese dai funzionari di Polizia De Luca e Vasquez, dall’avvocato Cristoforo Fileccia (dal quale si era recato il Gambino subito dopo il suo rilascio) e dai sottufficiali della Squadra Mobile e della Criminalpol che si erano occupati dello stesso Gambino. Il Tribunale, oltretutto, non avrebbe tenuto conto dello stato embrionale delle indagini e della scarsità degli elementi di conoscenza disponibili il 12 ottobre 1979, data del rintraccio del Gambino.
Secondo la ricostruzione della Difesa, modellata su quella progressivamente messa a punto dall’imputato nel corso del suo esame, <
La rimessione in libertà del Gambino, seguita dal suo ritorno negli U.S.A., fu adottata, nonostante il sospetto della sua implicazione nella vicenda Sindona, previa intesa con il Giudice Istruttore Imposimato, tempestivamente informato dell'accaduto.
In momento successivo, in esito a laboriose e approfondite investigazioni, svolte dalla Squadra Mobile e dalla Criminalpol di Palermo, rassegnate al predetto Magistrato con rapporti del 21 ottobre e seguenti, si raccolsero sul Gambino sufficienti elementi di responsabilità, tanto da consentire l’emissione di un mandato di cattura nei suoi confronti>> (Motivi nuovi, Vol. XIV, pagine 1-2).
Segnatamente, si deduce che:
ad onta di quanto affermato dal teste De Luca sulla scorta di un erroneo ricordo di fatti ormai risalenti nel tempo, non fu lui, ma fu l’imputato ad impartire disposizioni di pedinare il Gambino, e, una volta segnalato che questi stava per lasciare la città (probabilmente per ritornare negli Stati Uniti d’America) a disporre il suo accompagnamento in ufficio, la perquisizione sulla sua persona e sul bagaglio e l’interrogatorio circa i motivi della sua presenza a Palermo ed i contatti che aveva ivi avuto (ibidem pag. 96);
se Contrada avesse avuto motivo o interesse di proteggere o favorire John Gambino avrebbe agito diversamente, e cioè non ne avrebbe disposto l'accompagnamento, la perquisizione e l'interrogatorio, non avrebbe attivato nei suoi confronti le indagini che avevano consentito di accertare la sua responsabilità nella partecipazione all'operazione Sindona e che avevano reso possibile la emissione, da parte del Giudice Imposimato, dei mandati di cattura a suo carico ed a carico dei fratelli Spatola (ibidem, pag. 100);
la carenza di ricordi del teste De Luca emerge anche dalla erronea indicazione di avere rintracciato Contrada, il 12 ottobre 1979, a Roma;
l’imputato, invece, quel giorno si trovava a Palermo, essendo partito per Roma la mattina successiva con il volo delle 8.20 insieme con l’allora Ten. Col. CC. Antonio Subranni, per partecipare alla riunione indetta dal G.I Imposimato per le ore 12.00 presso la Direzione della Criminalpol avente per oggetto le indagini nella vicenda Sindona (ibidem, pag. 92);
la presenza di John Gambino a Palermo e la conoscenza dei suoi rapporti con ambienti mafiosi siculo - americani nonché della sua parentela con Vincenzo Spatola, avevano fatto sorgere soltanto sospetti generici sulla sua persona, tanto da consigliare il suo accompagnamento in ufficio,la perquisizione, l'interrogatorio, appunto al fine di verificare la possibilità di acquisire elementi, sia pure indiziari, di responsabilità a suo carico, scopo non raggiunto almeno in quel momento (ibidem, pag. 97);
alla data del 12 ottobre 1979 l’imputato ed i suoi collaboratori non sapevano pressoché nulla del sequestro o simulato sequestro di Sindona, in quanto avevano iniziato ad occuparsi della questione, sul piano investigativo, soltanto dal 9 ottobre precedente, giorno in cui era stato tratto in arresto a Roma Vincenzo Spatola, non sussistendo, quindi le condizioni per operare un fermo di polizia giudiziaria nei riguardi di John Gambino (ibidem, pag. 97);
soltanto nei giorni successivi, in esito ad ulteriori, approfondite e intense indagini sul Gambino, sui suoi spostamenti, sui collegamenti con altri soggetti, sulle utenze telefoniche di cui si era avvalso, sui rapporti con i suoi cugini Vincenzo e Rosario Spatola era stato possibile avere una più chiara visione della posizione del Gambino, con la raccolta di vari elementi tutti prontamente e diligentemente riferiti al Giudice Istruttore Imposimato con il rapporto del 21 ottobre (ibidem, pag. 98);
<> (ibidem, pag. 99);
non è vero che Imposimato, contrariamente a quanto da lui asserito in sede di esame, seppe soltanto con il rapporto del 21 ottobre della esistenza di John Gambino, della sua presenza a Palermo, dell'interrogatorio, della perquisizione e del rinvenimento, nelle sue tasche, del foglietto con l’annotazione "741/sabato - Francoforte 6-40/2145296617”, foglietto che soltanto dopo il 21 ottobre 1979 si appurò riferirsi al volo Francoforte - New York con cui Sindona era tornato negli Stati Uniti (ibidem, pag. 100);
egli, infatti, fu informato sommariamente per telefono la sera stessa del 12 ottobre e, più diffusamente e di presenza il giorno successivo a Roma, nel corso della riunione presso la Criminalpol;
tra il 12 ed il 21 ottobre i contatti tra il dott. Contrada, il dott. Vasquez ed il dott. De Luca, da una parte, ed il dott. Imposimato ed i funzionari della Squadra Mobile romana, dall'altra, furono intensi e frequenti (ibidem, pag. 101);
Contrada ed Imposimato, tra il 12 ed 21 ottobre, si incontrarono due volte per le indagini di cui si occupavano, e cioè il 13 ottobre a Roma negli uffici del Centro Nazionale Criminalpol ed il 17 - 18 ottobre a Palermo;
è <> (pag. 101);
qualora, infatti, l’imputato <> (ibidem, pag. 101);
il teste Imposimato aveva fatto alcune, involontarie ammissioni di segno opposto rispetto alla smentita delle affermazioni di Contrada sintomatiche del fatto che egli era stato tempestivamente informato della presenza di Iohn Gambino a Palermo (ibidem, pagine 50 –53);
l’assunto dell’imputato di avere avvertito telefonicamente Imposimato la sera del 12 ottobre 1979, di avergli sottoposto il 13 ottobre il verbale delle dichiarazioni del Gambino e di avere disposto il rilascio di costui su sua indicazione, aveva trovato due riscontri documentali;
segnatamente, constava agli atti il telex di autorizzazione di Contrada ad una missione a Roma per il 13 ottobre, missione originariamente prevista per un colloquio presso il carcere di Spoleto con il detenuto De Caro Vincenzo (confidente di Contrada) ma utilizzata anche per la riunione presso la Criminalpol (ibidem, pagine 8-10);
constavano, parimenti agli atti le annotazioni, vergate da Contrada nella sua agenda del 1979, dei numeri di telefono di casa e di ufficio del giudice Imposimato sotto la data del 12 ottobre 1979, e dell’appunto <<Partenza per Roma - Aereo ore 8,20 col Ten. Col. Subranni", "Ore 12 riunione Centro con il dr. Imposimato G.I. " "Partenza per Spoleto – Carcere (De Caro Vincenzo)>> sotto la data del 13 ottobre (ibidem, pag. 24);
ulteriore conforto alla prospettazione difensiva secondo cui la permanenza di John Gambino si era protratta almeno sino alla tarda mattinata del 13 ottobre era stato offerto dalla testimonianza dell'avv. Cristoforo Fileccia, il quale aveva dichiarato di ricordare bene che il predetto si era recato nel suo studio di pomeriggio o di sera, subito dopo il rilascio, e quindi necessariamente il 13 ottobre, non potendo ciò essere accaduto il pomeriggio o la sera del 12 ottobre (ibidem, pag. 26 e pagine 57 e seguenti)>>;
il teste Vittorio Vasquez, inviato a Roma da Contrada per seguire le indagini, aveva riferito di avere partecipato alla riunione presso il Centro Criminalpol del sabato 13 ottobre, circostanza nella quale si era discusso della posizione di John Gambino, che Imposimato aveva detto di lasciare andare non essendoci gli elementi per poterlo fermare;
le dichiarazioni rispettivamente rese dai testi Sica ed Imposimato si erano elise a vicenda, risultando minata la credibilità di quelle dello stesso Imposimato;
quest’ultimo, invero, aveva affermato che (pag. 1295 della sentenza appellata <>;
per contro, il teste Sica aveva <>(Vol. XIV Motivi nuovi, pag. 55);
Il tribunale, infine, aveva misconosciuto la lettera di elogio dei funzionari Contrada e Vasquez in data 16 luglio 1980, inviata dal G.I. Imposimato al capo della Polizia ed al Direttore Centrale della Criminalpol;
Ritiene questa Corte, in conformità con la ricostruzione del Tribunale, che la agevolazione - oggettivamente posta in atto con il rilascio - della fuga di John Gambino, indiziato mafioso e già oggetto di investigazioni di Boris Giuliano, fu il frutto di una attività di consapevole oscuramento del suo rintraccio e delle emergenze documentali ad esso legate, e quindi fu illuminata dal dolo di rendere un servizio al sodalizio mafioso, che si era avvalso del Gambino come uno dei più stretti fiancheggiatori di Michele Sindona durante il suo simulato sequestro e se ne avvalse subito dopo il suo rientro a New York 65.
Il ruolo del Gambino in tale vicenda è stato tratteggiato sia nella sentenza - ordinanza di rinvio a giudizio del 17 luglio 1984 a firma del G.I. Giuliano Turone, cui fa riferimento il Tribunale, prodotta nel giudizio di primo grado all’udienza del 22 settembre 1995 sull’opposizione della Difesa66, sia nella sentenza della Corte di Assise di Milano, resa nei confronti di Michele Sindona + 25 il 18 marzo 1986, parzialmente riformata dalla Corte di Assise di Appello di Milano con sentenza del 5 marzo 1987 (prodotta nel primo dibattimento di appello all’udienza del 22 marzo 2000), divenuta irrevocabile il 25 febbraio 1988 nei confronti, tra gli altri, di Giovanni Gambino, Francesco Fazzino, Pier Alessandro Magnoni, Giacomo Vitale, Michele Barresi, Rosario Spatola, Vincenzo Spatola, Francesca Paola Longo67.
Nella predetta sentenza della Corte di Assise di Milano, alle pagine 277-278 si afferma <-simulazione del sequestro e nel prestare assistenza a SINDONA durante la sua permanenza segreta a Paler­mo.
Pochi giorni prima della scomparsa di SINDONA da New York egli si incontrò con lo stesso in quella città, ed ebbe contat­ti telefonici e personali con Rosario SPATOLA (…). Giunse a Palermo il 6 settembre prendendo alloggio in una ca­mera di albergo prenotatagli da Rosario SPATOLA, e il giorno stesso telefonò nell'ufficio di New York della E.A.C. di Pier Sandro MAGNONI68 (…); da tale momento (…), visse in continuo contatto con SINDONA, prestandogli as­sidua assistenza, e rimanendo di solito presente quando, nella casa della LONGO69, costui si intratteneva segretamente a collo­quio con altre persone.
In particolare, assistette SINDONA mentre,il 25 settembre nella casa di Torretta, MICELI CRIMI lo feriva con un colpo di pistola alla gamba (40/9,147), si recò a Roma il 18 settembre ed a Milano dal 2 al 6 ottobre per adempiere incarichi conferitigli dallo stesso Sindona, ed accompagnò il medesimo, come si è detto, nel viaggio verso Vienna iniziato a Palermo il giorno otto ottobre. Prima di intraprendere quest'ultimo viaggio il Gambino si era procurati da Rosario Spatola i biglietti aerei fino a Milano ed una falsa carta di identità a nome dello stesso Rosario, ed aveva predisposto l'incontro Milano con Francesco Fazzino, il quale con la propria automobile doveva accompagnare il gruppo in Austria. Si occupò infine del rientro di Sindona a New York, dove lo stesso per i primi giorni rimase nascosto nella casa di suo fratello Gambino Rosario>>.
Le emergenze processuali, ad avviso di questa Corte, hanno smentito la ricostruzione dei fatti ammannita dall’imputato ed hanno avvalorato la testimonianza dell’ex Giudice Istruttore di Roma Ferdinando Imposimato, peraltro intrinsecamente credibile nei riferimenti certi cui è apparsa legata, pur nel comprensibile sbiadire del ricordo.
Segnatamente, come ricordato dal Tribunale (pagine 1295-1296 della sentenza appellata), il teste, escusso all’udienza del 31 marzo 1995, <
Il teste ha smentito quanto affermato dall' imputato non solo con tale preciso ricordo ma anche con altro dato di natura logica dichiarando che, ove gli fosse stato realmente prospettato un problema relativo alla decisione di trattenere o rilasciare il Gambino, bloccato a Palermo dalla Polizia, egli non avrebbe in alcun modo potuto dare disposizioni su tale materia che rientrava nella competenza del dott. Sica, P.M. titolare dell’azione penale nell’inchiesta in oggetto (cfr. ff. 31 e ss.-40 ud. cit.).
Ha ricordato che il giorno stesso dell’avvenuta formalizzazione del procedimento (la cui richiesta era stata inoltrata dal P.M. l’11 Ottobre 1979) egli aveva provveduto ad investire la Questura di Palermo di tutta una serie di indagini finalizzate a comprendere se la scomparsa del Sindona fosse da ricollegare ad un sequestro reale ovvero simulato; a tal fine ha dichiarato di avere intrattenuto rapporti telefonici con il dott. Contrada al quale egli stesso aveva fornito i propri numeri telefonici di ufficio e di abitazione (in tal senso trovano precisa spiegazione i numeri telefonici annotati nell’agenda dell’imputato alla data del 12 Ottobre 1979); ha ritenuto possibile il verificarsi della riunione presso il centro Criminalpol di Roma alla data del 13 Ottobre, annotata nell’agenda dell’imputato, in ordine alla vicenda Sindona, ma ha escluso che in tale riunione si fosse affrontato l’argomento della presenza del Gambino presso gli uffici della Questura di Palermo (cfr. ff. 13 e ss. - 27 e ss.ud. cit.)>>.
Peraltro, anche le dichiarazioni dei testi Antonio Subranni, Gabriele Ciccone (che nella qualità di vice-dirigente della Squadra Mobile di Roma, aveva ricevuto la denuncia dell’avv.to Guzzi ed aveva provveduto al fermo di Vincenzo Spatola mantenendo i contatti con l’A.G. per il prosieguo delle indagini) e Domenico Sica, <> sono apparse <> (pag. 1303 della sentenza appellata).
Quanto alla osservazione difensiva secondo cui i testi Sica ed Imposimato si sarebbero contraddetti a vicenda, osserva questa Corte che il Tribunale ha valorizzato - per la sua intrinseca logicità - una considerazione valida sul piano dei principi generali, riguardante la competenza del Pubblico Ministero nell’ipotesi di adozione di provvedimenti restrittivi della libertà personale, e ciò a prescindere dalla circostanza che il procedimento fosse stato formalizzato sin dall’undici ottobre 1979 e che Contrada avesse avuto <>.
Correttamente, dunque, quel Giudice ha ritenuto << del tutto incredibile (…) che il P.M. titolare dell’inchiesta non fosse stato informato della presenza del Gambino a Palermo al fine delle eventuali richieste in ordine alla sua libertà personale, di sua competenza, e che invece, fosse stato informato il G.I. che, oltre a non essere competente in ordine a tale determinazione per la quale avrebbe dovuto in ogni caso investire il P.M., non avrebbe potuto esprimere alcun fondato parere sulla opportunità di un eventuale arresto del Gambino essendo il 12 ottobre 1979 solo da un giorno in possesso dell’incarto processuale relativo alla vicenda Sindona>>.
Ha reputato <> (pagine 1308-1309 della sentenza appellata).
Altro indicatore di attendibilità della testimonianza di Imposimato è stato individuato dal Tribunale nel tenore del rapporto a firma Contrada del 21 ottobre 1979, riguardante gli accertamenti sul conto di John Gambino: << è, infatti, notorio per gli addetti ai lavori che ogni qualvolta la Polizia Giudiziaria riceve specifiche direttive in ordine ad un’attività investigativa, specie se si tratti della disposizione di arrestare o di non arrestare qualcuno, ne faccia espressa menzione nel relativo rapporto con espressioni del tipo “ come da direttive ricevute da...- o secondo intercorse intese verbali con....”, mentre nessun cenno in tal senso alle pregresse intese con il giudice Imposimato risulta nel citato rapporto>> (pag. 1311 della sentenza appellata).
Elementi di segno contrario alla versione dell’imputato, e dunque idonei a corroborare le dichiarazioni rese in sede di esame da Imposimato, sono emersi, poi, dalla testimonianza dell’avv. Cristoforo Fileccia, che i difensori appellanti hanno, invece, invocato come un contributo a loro favore, estrapolandone alcuni frammenti e non focalizzandone il nucleo essenziale.
L’avv. Fileccia, infatti (pagine 1310 –1311 della sentenza appellata), ha ricordato di avere ricevuto nel proprio studio una visita da parte di John Gambino, che conosceva in quanto parente dei suoi assistiti Inzerillo, precisando che questi gli aveva riferito di essere stato fermato lo stesso giorno da personale della Squadra Mobile e di essere stato rilasciato da pochissimo tempo. Il Gambino, ha soggiunto il teste, gli aveva manifestato preoccupazioni a causa di quegli accertamenti eseguiti nei suoi confronti, ma non aveva lamentato alcun abuso commesso dalla Polizia ai suoi danni (cfr. pagine 35 e ss. trascrizione udienza 11/4/1995).
I difensori appellanti, al fine di sostenere, alla stregua della deposizione dell’avv. Fileccia, che il Gambino sarebbe stato rilasciato il pomeriggio del 13 ottobre 1979 e non la tarda serata del 2 ottobre, hanno osservato che:
dai verbali delle dichiarazioni del predetto e del di lui cugino Rosario Gambino si ricava che lo stesso John Gambino venne interrogato (il 12 ottobre 1979) dal dott. De Luca dalle 21.00 sino alle 22.25, orario a partire dal quale risulta interrogato Rosario Gambino ;
l’avv. Fileccia aveva dichiarato che John Gambino si era recato presso il suo studio, a due passi dal Motel Agip, <<quasi contestualmente al suo rilascio>> (pag. 40 trascrizione udienza 11 aprile 1995);
la visita allo studio, secondo il ricordo del teste, era stata fatta non oltre le 21.00 e, quindi, non poteva essere stata fatta la sera del 12 ottobre.
Orbene, in sostanziale consonanza con le persuasive osservazioni sviluppate dal Procuratore Generale nella sua Memoria sulla vicenda Gambino, depositata il 24 ottobre 2000 nell’ambito del primo dibattimento di appello, va rilevato che l’avv. Fileccia - sia pure con la riserva di un ricordo non certo – ha evocato la coincidenza tra il giorno del “fermo”70 e quello della visita, così come la relativa brevità dei tempi dell’accompagnamento in Questura di John Gambino (cfr. pag. -39 della trascrizione: <
>; cfr. ancora pag. 45 della trascrizione : << Io quando è avvenuto il fermo non lo so, con certezza so che è avvenuto da me subito dopo il rilascio>> ).
Alle insistenze della difesa affinché egli desse << un’ora a questo incontro>>, ha risposto : <<tardi era…. Era tardissimo, dopo che io avevo finito e non c'era più nessuno……Tardi rispetto alle abitudini del mio studio….. Io alle otto e mezza non ricevo più>>, anche se non erano << le undici di notte>> (pag. 43 della trascrizione).
I difensori appellanti, dunque, hanno espunto da tutto il contesto della deposizione la risposta : <<ma siano 21, le nove, le nove e un quarto, questo può essere>>, fornita dal professionista dopo che il difensore che conduceva l’esame, avendo raccolto dal teste l’indicazione che non potevano essere le 23.00, cioè << le undici di notte>>, aveva prospettato - escludendola egli stesso in modo suggestivo - l’ipotesi che potessero essere le 22.00:
(AVV. SBACCHI: Dico allora...mi scusi, andiamo secondo le sue abitudini. Le undici non possono essere, intendo le 23, le 22 non possono essere....FILECCIA C.: Ma siamo 21, le nove, le nove e un quarto, questo può essere>> (pagine 43-44 della trascrizione).
Né, ad avviso di questa Corte, il costrutto accusatorio è scalfito dalle indicazioni dei verbali delle dichiarazioni rese da John Gambino, e poi dal cugino Rosario al dott. De Luca. Da tali documenti, infatti, si evince che l’ora di inizio della audizione John Gambino (le 21.00), ma non la sua durata, che dovette necessariamente essere breve, e non certo di quasi un’ora e mezza (cioè fino alle 22.25,ora di inizio dell’escussione di Rosario Gambino).
Ed invero, a prescindere dalla relativa stringatezza dei verbali in questione, la perquisizione personale e sui bagagli che aveva preceduto le dichiarazioni era iniziata alle 19.50 ed era stata verbalizzata in poche righe alle ore 20.00, con la conseguenza che vi era stata quasi un’ora di tempo per interrogare il Gambino e, poi - , come è sovente prassi degli inquirenti - incominciare alle 21.00 a verbalizzare le risposte già rese.
In conclusione, stando alla versione dei fatti offerta da Contrada, il rilascio di John Gambino sarebbe avvenuto, al più tardi, subito dopo la riunione presso il Centro Criminalpol di Roma di sabato 13 ottobre 1979, indetta per le 12.00 e prima del successivo trasferimento a Spoleto, previsto per il colloquio chiesto dal detenuto De Caro, suo confidente (nell’agenda dell’imputato relativa al 1979, alla data del 13 Ottobre risulta l’annotazione “

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