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“BANCA RESPONSABILE SE RECEDE INGIUSTIFICATAMENTE DALL’APERTURA DI CREDITO” | news
“BANCA RESPONSABILE SE RECEDE INGIUSTIFICATAMENTE DALL’APERTURA DI CREDITO”
Trib. Bari Sez. IV, 17/07/2015
“Incorre nella responsabilità la Banca che attui un recesso ingiustificato dal contratto di apertura di credito, dal momento che la violazione degli obblighi di correttezza e buona fede di cui all’art. 1375 del c.c. si configura allorquando le modalità prescelte appaiano impreviste ed arbitrarie ed in contrasto con la ragionevole aspettativa del correntista il quale, basandosi sul tempo concordato e sull’usualità dei rapporti intrattenuti con la Banca stessa, contava sulla provvista redditizia.”
Giudice Unico dott. Valentino Lenoci
nella causa civile di I grado iscritta al n. XXX/2010 R.G., promossa da:
XXX, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. XXXXX dal quale è rappresentato e difeso in virtù di mandato in calce all’atto di citazione,
BANCA XXXX, in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. XXXX dal quale è rappresentato e difeso unitamente al XXXX in virtù di mandato in calce alla comparsa di costituzione e risposta;
BANCA XXXX, in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata presso la sede di Bari, rappresentata e difesa dagli avv.ti XXXX e XXXX in virtù di procura alle liti del 27 febbraio 2008, autenticata nelle firma con atto per Notar Castellini di Roma n. XXXX rep.;
1. Con atto di citazione notificato a mezzo racc. a/r inviata il 15 dicembre 2010 XXXX ha convenuto in giudizio dinanzi a questo Tribunale il Banco XXXX e la Banca XXXX, chiedendo che fosse accertata l’illegittima ed erronea segnalazione a sofferenza, da parte della Banca XXXX s.p.a., nelle more divenuta XXXX, del nominativo di esso XXXX presso la Centrale Rischi della Banca D., nonché che fosse accertata la responsabilità dell’istituto di credito per la violazione dei doveri di buona fede contrattuale e correttezza nello svolgimento del rapporto, e per l’effetto che il Banco XXXX. fosse condannato al risarcimento dei danni derivanti da tale illegittima segnalazione alla C.R.B.I., quantificati in Euro 6.000.000,00 per danno patrimoniale e nella somma ritenuta equitativamente di giustizia per danno non patrimoniale, oltre che alla rifusione delle spese e competenze di lite.
Instaurato il contraddittorio, si è costituito in giudizio il Banco XXXX, il quale ha eccepito, in via preliminare, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno, trattandosi di pretese risarcitorie aventi natura precontrattuale o extracontrattuale, nonché il proprio difetto di legittimazione attiva, con riferimento alla domanda di risarcimento dei danni rivenienti dalla cessione del credito avvenuta in presunta violazione della normativa vigente, concludendo, nel merito, per il rigetto delle domanda proposte, con condanna dell’attore alla rifusione delle spese e competenze di giudizio.
Si è costituita in giudizio anche la Banca XXXX, la quale, nel rilevare che l’attore aveva proposto domande esclusivamente nei confronti del Banco XXXX, ha concluso chiedendo comunque il rigetto di tali domande, con vittoria di spese, competenze ed onorari.
All’esito della scadenza dei termini per le memorie istruttorie, il G.U. ha disposto che fossero decise in via preliminare le questioni attinenti alle eccezioni di prescrizione e di difetto di legittimazione passiva sollevate dal Banco XXXX.
All’udienza del 19 novembre 2013 i procuratori delle parti hanno quindi precisato le proprie conclusioni, ma, all’esito della scadenza del termine per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, il G.U. ha emesso ordinanza, con la quale ha assegnato un termine per memorie ex art. 101, comma 2, c.p.c. in merito alla natura della responsabilità invocata da parte attrice, ed ha disposto altresì l’acquisizione di chiarimenti in merito all’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla difesa del Banco D.N., con particolare riferimento alla individuazione del credito oggetto di cessione.
All’udienza del 18 novembre 2014 i procuratori delle parti hanno nuovamente precisato le proprie conclusioni, come riportate in epigrafe.
Il G.U. ha trattenuto la causa in decisione, senza l’assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c.
2. Per quel che riguarda l’eccezione di prescrizione sollevata dalla difesa del Banco XXXX, va rilevato che la stessa deve ritenersi infondata.
Parte attrice, invero, richiede la condanna dell’istituto di credito al risarcimento dei danni, per l’errata ed illegittima segnalazione alla Centrale Rischi Interbancaria in relazione al mancato pagamento della rata di ottobre 2005 del mutuo contratto il 26 aprile 2001 a rogito del N.C., iscrizione per la quale, con ordinanza del 4 ottobre 2006, il G.U. dott.ssa Simone aveva ordinato la cancellazione, essendo avvenuta in mancanza dei relativi presupposti.
A tal proposito, va evidenziato che una segnalazione siffatta, effettuata in relazione ad un contratto di mutuo, costituisce inadempimento degli obblighi di buona fede e correttezza, che integrano il contenuto del contratto, ex art. 1375 c.c.
Sotto questo profilo, è stata quindi affermata la responsabilità della banca per recesso ingiustificato dall’apertura di credito, allorquando detto recesso venga esercitato con modalità del tutto impreviste ed arbitrarie, tali da contrastare con la ragionevole aspettativa di chi, in base ai rapporti usualmente tenuti dalla banca ed all’assoluta normalità commerciale dei rapporti in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista redditizia per il tempo previsto (cfr. Cass., 14 luglio 2000, n. 9321; Cass. 21 maggio 1997, n. 4538); è stato inoltre ritenuto sussistente, in capo alla banca, l’obbligo di consegna della documentazione bancaria (ed in particolare degli estratti-conto), anche quando questi siano stati inviati al correntista, ed anche successivamente alla chiusura del conto ed al recesso della banca, e sia che il richiedente fosse lo stesso correntista, sia che tale richiesta fosse stata avanzata da un eventuale curatore fallimentare (cfr. Cass. 22 maggio 1997, n. 4598).
Orbene, ad avviso di questo Giudicante, nell’ambito degli obblighi contrattuali derivanti dalla buona fede I. come fonte di integrazione del contratto ex art. 1375 c.c. rientra anche l’obbligo, per la banca, di valutare molto attentamente la situazione del correntista o del mutuatario, ai fini della eventuale segnalazione presso la Centrale dei Rischi istituita presso la Banca XXXX, e quindi di non procedere a siffatte segnalazioni, in assenza delle condizioni necessarie perché tali segnalazioni siano operate.
Ed invero, secondo autorevolissima dottrina, in virtù della buona fede quale fonte d’integrazione del contratto sorge per ciascuna parte contrattuale l’obbligo di comportarsi lealmente, e di salvaguardare gli interessi della controparte, nei limiti in cui ciò non comporti un apprezzabile sacrificio.
Orbene, è indubbio che, nell’ambito di un rapporto di mutuo, la banca, avendo l’obbligo di comportarsi secondo buona fede, non solo non deve procedere a decadenze ingiustificate del beneficio del termine, ma non deve neppure procedere a segnalazioni preso la Centrale dei Rischi in assenza dei presupposti (e quindi per negligenza od imperizia nella valutazione della sussistenza di tali presupposti), né, tantomeno, a segnalazioni “abusive”, e cioè intenzionalmente dirette a comunicare dati non veritieri: ciò, in considerazione dell’interesse del mutuatario a non subire segnalazioni che, oggettivamente, potrebbero pregiudicare il futuro accesso al credito e minare gravemente la propria reputazione commerciale, con conseguente danno non solo all’immagine imprenditoriale, ma anche strettamente patrimoniale, sotto il profilo della riduzione della possibilità di investimenti per il ridotto accesso al credito, e quindi della riduzione della possibilità di guadagni futuri, con il rischio di arrivare anche ad una lesione del diritto – costituzionalmente garantito – di iniziativa economica privata, che, come è noto, si alimenta grazie al credito bancario, l’accesso al quale, a seguito di una segnalazione presso la Centrale dei Rischi, potrebbe essere irrimediabilmente precluso.
La domanda proposta dal XXXX, dunque, nel caso di specie, si fonda sulla presunta violazione, da parte della Banca, di obblighi di buona fede e correttezza, e quindi di obblighi contrattuali; la responsabilità invocata, dunque, è una responsabilità contrattuale, essendo fondata su un asserito inadempimento al contratto di mutuo da parte della società mutuante. Il termine di prescrizione è quindi decennale a decorrere dal momento della scoperta dell’inadempimento, avvenuta a novembre 2005.
Consegue l’infondatezza dell’eccezione di prescrizione sollevata, essendo stato il giudizio introdotto entro il termine decennale suindicato.
3. Venendo invece ora ad esaminare l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla difesa del Banco D.N. in relazione alla domanda di risarcimento dei danni rivenienti dalla cessione del credito avvenuta in presunta violazione della normativa vigente e della normativa di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003 posto in correlazione all’art. 2050 c.c., appare opportuno che tale eccezione venga decisa unitamente al merito, in considerazione della necessità che venga accertato, all’esito dell’istruttoria da svolgersi, il soggetto titolare del credito, ed il soggetto passivo dell’obbligazione.
4. Spese al definitivo.
Il Tribunale, in composizione monocratica nella persona del Giudice Unico dott. Valentino Lenoci, non definitivamente pronunciando nella causa civile n. XXXX/2010 R.G. sulla domanda proposta da XXXX nei confronti del Banco XXXX e della Banca XXXX, così provvede:
1) rigetta l’eccezione di prescrizione sollevata dal Banco XXXX;
2) dispone che si provveda unitamente al merito in ordine all’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dal Banco XXXX;
3) dispone con separata ordinanza per la prosecuzione del giudizio;
Così deciso in Bari, il 9 luglio 2015.
Depositata in Cancelleria il 17 luglio 2015.
Questo articolo è stato pubblicato in News il 4 dicembre 2015 da root.

References: art. 101
 art. 190
 art. 1375
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1375