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Timestamp: 2020-02-26 15:47:24+00:00

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Nella produzione del danno concorre il comportamento colpevole della danneggiata, in stato di gravidanza, che non indossava la cintura di sicurezza (Infortunistica stradale) - 101Professionisti.it
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Nella produzione del danno concorre il comportamento colpevole della danneggiata, in stato di gravidanza, che non indossava la cintura di sicurezza, non essendo la stessa in possesso della certificazione del ginecologo che, ai sensi dell’art. 172 del codice della strada, ne consente l’esenzione. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 28 maggio 2009, n. 12547)
sul ricorso 2126/2005 proposto da:
DI. PA. CI. (OMESSO), NO. PA. (OMESSO), DI. FO. NI. (OMESSO), elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA DI SPAGNA 35, presso lo studio dell'avvocato PAOLETTI LUIGI, rappresentati e difesi dall'avvocato COSTANZO UMBERTO giusta delega a margine del ricorso e dall'Avv. DI FOGGIA NICOLA con procura speciale della Dott.sa Notaio ELDA ROMANO in Aversa 03/04/2009 rep. 87995 anche difensore di se stesso;
CA. AN. (OMESSO), IT. AS. SPA;
sul ricorso 3806/2005 proposto da:
IT. AS. SPA (OMESSO), in persona del legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FABIO MASSIMO 60, presso lo studio dell'avvocato CAROLI ENRICO, che la rappresenta e difende giusta delega a margine del ricorso;
NO. PA. , DI. PA. CI. , DI. FO. NI. , CA. AN. ;
avverso la sentenza n. 3449/2003 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, 4 SEZIONE CIVILE, emessa il 21/11/2003, depositata il 02/12/2003; R.G.N. 898/2001
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 09/04/2009 dal Consigliere Dott. AMBROSIO ANNAMARIA;
udito l'Avvocato DI FOGGIA NICOLA;
udito l'Avvocato CAROLI ENRICO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale e l'assorbimento del ricorso incidentale condizionato.
1.1. Con citazione del novembre 1994 DI. PA. Ci. e NO. Pa. convenivano in giudizio innanzi al Tribunale di Napoli CA.An. e la UN. As. s.p.a. (successivamente fusa per incorporazione nella IT. As. s.p.a.), per sentirli condannare al risarcimento dei danni materiali e fisici, rispettivamente subiti nell'incidente stradale verificatosi in (OMESSO), allorche' la Fiat Uno, di proprieta' e condotta dal DI. PA. , su cui era trasportata la DI. PA. , era stata tamponata dalla Fiat 126 della CA. . Precisavano che, per effetto dell'urto, la Fiat Uno era rimasta fortemente danneggiata, mentre la NO. aveva subito lesioni personali gravi, tali da dovere ricorrere a prestazioni di pronto soccorso presso l'ospedale di (OMESSO) e, quindi, presso l'ospedale (OMESSO).
Resisteva la compagnia di assicurazioni, che contestava il quantum delle pretese risarcitorie e, in un secondo momento, anche l'an debeatur.
La causa, istruita con una c.t.u. medico - legale, prova orale e documentale era decisa con sentenza in data (OMESSO), con cui il G.O.A. dichiarava l'esclusiva responsabilita' della CA. nell'incidente e la condannava, in solido con la UN. As. s.p.a., al pagamento della somma di lire 800.000 oltre interessi e rivalutazione in favore di DI. PA.Ci. , nonche' della somma omnicomprensiva di lire 516.800.000 in favore di NO.Pa. , oltre al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in lire 20.000.000 oltre IVA e CPA e spese generali, in favore dell'avv. DI FOGGIA Nicola distrattario.
1.2. La sentenza era gravata da appello dalla IT. As. , la quale lamentava che il G.O.A. avesse ritenuto sussistente il nesso causale tra l'incidente e l'aborto gemellare, subito dalla NO. a distanza di quarantacinque giorni da detto incidente e avesse, invece, negato il concorso di colpa della trasportata; l'appellante contestava, altresi', la determinazione quantitativa del danno morale e psico-fisico della donna, nonche' la liquidazione delle spese.
Si costituivano in giudizio DI. PA.Ci. , NO.Pa. e, per quanto riguardava le spese di lite, anche il difensore avv. DI FOGGIA Nicola. In via di appello incidentale i coniugi DI. PA. chiedevano liquidarsi alla NO. , a titolo di danno morale, la somma di lire 1.500.000.000.
La Corte di appello di Napoli - previa sospensione dell'esecutorieta' della sentenza per le somme eccedenti l'importo di lire 25.000.000 - con sentenza in data 2/11 - 2/12/2003, accoglieva l'appello principale e dichiarava non dimostrato il nesso di causalita' tra il sinistro de quo e l'interruzione della gravidanza subita da NO. Pa. ; dichiarava, altresi', il concorso di colpa della NO. , nella misura del 25% nella causazione delle lesioni sicuramente riconducibili al sinistro e, per l'effetto, condannava la CA. , in solido con l' IT. As. s.p.a. al pagamento in favore della NO. della somma complessiva di euro 8.559,75, (in esso incluso il danno morale di cui al motivo di appello incidentale), oltre interessi come in motivazione; rideterminava in euro 1.962,53 gli onorari e in euro 800,00, i diritti relativi alle spese del giudizio di primo grado; condannava gli appellati alla restituzione delle somme eventualmente percepite in eccedenza; condannava gli appellati DI. PA. e NO. alla rifusione delle spese del grado.
1.3. Avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione DI. PA.Ci. , NO.Pa. e l'avv. Nicola DI FOGGIA, svolgendo tre motivi, illustrati anche da memoria.
Ha resistito la IT. As. , depositando controricorso con ricorso incidentale condizionato, nonche' memoria.
Nessuna attivita' difensiva e' stata svolta dall'altra parte intimata, CA.An. .
1. Ex articolo 335 c.p.c., occorre provvedere alla riunione del ricorso principale e di quello incidentale condizionato.
1.1. La Corte di appello - andando di contrario avviso rispetto al G.O.A. - ha condiviso le conclusioni del c.t.u., secondo cui il nesso causale tra il sinistro del (OMESSO) e l'aborto gemellare subito dalla NO. in data (OMESSO) si presentava ammissibile solo in via di mera possibilita' e a titolo di fattore concausale, ma non poteva essere affermato con certezza: cio' in quanto - come evidenziato dal consulente - il criterio di continuita' fenomenologia non risultava adeguatamente verificato in rapporto all'esperienza e, comunque, non era sostenuto da documentazione coeva all'avvenimento; peraltro il criterio fenomenologico - specie perche' non sostenuto da chiara e continuativa sindrome a ponte risultava insoddisfacente per eccesso di intervallo temporale tra l'epoca del sinistro e la manifestazione dell'aborto, nonche' in considerazione della condizione della gravidanza (gemellare e con polidramios) che poteva costituire di per se' causa o concausa dell'interruzione della gravidanza.
La Corte territoriale ha, in particolare, osservato che -contrariamente a quanto riferito dalla teste Ra. addotta dagli originari attori - l'urto non fu violento, attesa la lieve entita' dei danni subiti dalla Fiat Uno e ha, altresi', evidenziato che nei referti del P.S. dei due ospedali, visitati nell'immediatezza dell'incidente dalla NO. , non vi era traccia della sintomatologia riferita dalla testimone (vomito e tracce ematiche); ha, quindi, ritenuto singolare che, in presenza di sintomi di tal fatta, non fosse stato disposto o richiesto il ricovero ospedaliero e che, anzi, la donna avesse atteso diversi giorni, prima di sottoporsi a visita ginecologica in data (OMESSO), tanto piu' che delle perdite ematiche non vi era traccia neppure nei certificati del ginecologo curante, dott. Daniele (che le aveva menzionate solo nella dichiarazione rilasciata il (OMESSO), mentre in una precedente dichiarazione, rilasciata sempre a distanza di anni dall'incidente, in data (OMESSO), si era limitato a riferire del contatto telefonico avuto con la NO. il giorno dopo il sinistro e a dare atto anche della visita avvenuta il (OMESSO), in cui verificava "collo raccorciato, svasato e borsa integra", a fronte di controlli precedenti che evidenziavano una gravidanza gemellare in regolare evoluzione).
Sulla base delle considerazioni che precedono la Corte territoriale e' pervenuta al convincimento che le dichiarazioni della Ra. e quelle del medico curante non fornissero elementi probatori tranquillizzanti sui quali affermare la sicura riconducibilita' al sinistro dell'aborto, avuto riguardo al lasso di tempo trascorso tra il fatto e l'evento (45 gg), alla delicatezza della gravidanza di natura gemellare e con polidramios, nonche' al fatto che i feti furono estratti con il cordone ombelicale stretto intorno al collo, non essendo neppure corretto ipotizzare la violenza dell'urto.
1.2. Quanto al concorso di colpa della NO. la Corte di appello lo ha motivato con la considerazione che la trasportata non indossava la cintura di sicurezza, pur non essendo in possesso della certificazione del ginecologo, comprovante condizioni di rischio particolari conseguenti all'uso delle cinture; ha, quindi, confermato anche sotto questo aspetto, la correttezza delle conclusioni del c.t.u., che aveva sottolineato l'influenza del mancato uso della cintura nella produzione delle lesioni sicuramente accertate.
2.1. Con il primo motivo parte ricorrente impugna la decisione in parte qua, denunciando errore, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., n. 5. In particolare deduce l'esistenza di un errore in cui sarebbe incorsa la Corte nell'escludere la gravita' delle conseguenze subite dalla trasportata sulla base delle lievita' dei danni materiali subiti dall'autovettura, osservando che non e' ipotizzabile un rapporto di proporzionalita' tra i danni alla vettura e quelli patiti dalla trasportata e rilevando una contraddizione nel fatto che sia stata contemporaneamente accertato, in relazione alle altre lesioni, un danno biologico nella percentuale del 5%; contesta, inoltre, la sussistenza di un contrasto tra la documentazione ospedaliera e la deposizione testimoniale, osservando che le perdite ematiche erano state rilevate dalla testimone successivamente al trasporto nei due P.S. ospedalieri; lamenta, quindi, l'insufficienza della motivazione in ordine alla valutazione negativa espressa dai giudici di appello con riguardo alla certificazione rilasciata dal medico curante, nonche' l'omessa considerazione dell'incidenza del trauma cranico subito dalla gestante sul decorso della gravidanza; infine assume che, in base a statistiche mediche, la rilevanza attribuita alla gravidanza gemellare con polidramios come causa di aborto e' assolutamente modesta, incidendo sul fenomeno nella misura del 6%.
2.2. Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia violazione di legge, nonche' errore e insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia; in particolare deduce, che - non essendosi proceduto ad una nuova c.t.u. ovvero ad un supplemento di indagine - la Corte di appello avrebbe dovuto fare ricorso al criterio di causalita' di cui agli articoli 40 e 41 c.p., e a quello presuntivo ex articolo 2727 c.c., pervenendo all'accertamento del nesso causale, sulla base del parere espresso dal consulente in termini di "possibilita' - probabilita'"; censura, infine, la carenza di motivazione sul punto del ritenuto concorso di colpa, per non avere la Corte di appello spiegato quali sarebbero gli eventi traumatici prodotti dalla NO. in conseguenza del mancato uso delle cinture, ne' chiarito in qual modo il loro uso avrebbe ridotto o addirittura eliso il danno.
2.3. I suesposti motivi, che si esaminano congiuntamente, perche' tra loro interconnessi, non meritano accoglimento. Infatti la decisione si sottrae al sindacato di legittimita' in quanto si fonda su una motivazione congrua (avendo esplicitamente od implicitamente valutato tutte le risultanze rilevanti), logica, non contraddittoria e rispettosa della normativa rilevante in materia.
E' orientamento pacifico che l'accertamento del nesso di causalita' tra l'illecito e l'evento dannoso si sostanzia in una valutazione di merito che, in quanto congruamente motivata, non e' censurabile in sede di legittimita' (ex plurimis, Cass. n. 10741 del 2002).
D'altra parte - quando le nozioni medico - legali non forniscono, come nel caso all'esame, una risposta in termini di certezza assoluta - la prova del nesso causale puo' essere ravvisato solo in presenza di un serio e ragionevole criterio di probabilita' (cfr. in materia di responsabilita' professionale, Cass. n. 632 del 2000) e, cioe', di un elevato grado di probabilita', dovendosi escludere la rilevanza della mera possibilita' della riconducibilita' dell'evento traumatico al fatto illecito altrui.
A tali criteri si e' correttamente adeguata la Corte di appello, allorche' ha evidenziato come il c.t.u. avesse espresso una valutazione in termini di mera possibilita' e a titolo di fattore concausale ed ha, quindi, escluso che fosse stata acquisita la prova del nesso eziologico tra l'incidente di cui trattasi e l'aborto subito dalla NO. , avuto riguardo sia all'apprezzabile distanza temporale tra lo stesso incidente e l'evento di cui trattasi, sia all'assenza di una documentazione sanitaria, coeva ai fatti che attestasse una tale evoluzione (essendo inattendibile la Â«ricostruzioneÂ» della vicenda effettuata a distanza di anni e, in termini nient'affatto lineari, dal medico curante), sia ancora alla presenza di altri fattori di rischio preesistenti all'incidente e ritenuti determinanti (gravidanza gemellare con polidramios).
Merita puntualizzare che - come emerge dalla sintesi sopra riportata - la Corte territoriale ha proceduto a un'accurata disamina critica di tutto l'insieme probatorio acquisito alla causa, rivisto alla luce di motivi di impugnazione, senza incorrere in errori di logica o di diritto e quindi con un ragionamento incensurabile in questa sede, al quale parte ricorrente, sotto l'apparenza di denunciare vizi di motivazione o violazione di legge, contrappone in sostanza una propria valutazione delle prove e il proprio diverso convincimento, introducendo nel giudizio di legittimita' un'inammissibile istanza di riesame del merito.
In particolare, quanto agli asseriti vizi logici, sembra utile rammentare che il vizio di omessa o insufficiente motivazione, deducibile in sede di legittimita' ex articolo 360 c.p.c., n. 5, sussiste solo se nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o deficiente esame di punti decisivi della controversia, e non puo' invece consistere in un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte, perche' la citata norma non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico - formale e della correttezza giuridica, l'esame e la valutazione fatta dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, all'uopo, valutarne le prove, controllarne l'attendibilita' e la concludenza, e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. S. U. 11/06/1998 n. 5802).
Nel caso all'esame il tessuto motivazionale della sentenza impugnata non presenta aporie di ragionamento che, sole, possono indurre a ritenere sussistente il vizio di assenza, contraddittorieta' o illogicita' di motivazione; mentre gli argomenti di segno contrario, svolti da parte ricorrente costituiscono, con tutta evidenza, reiterazione di difese di merito, gia' esposte nella c.t. di parte e adeguatamente disattese dai giudici di appello ovvero censure in fatto della sentenza impugnata, inerendo esclusivamente alla valutazione degli elementi di prova ed alla scelta delle ragioni ritenute idonee a giustificare la decisione.
In particolare questo Collegio non ravvisa alcuna contraddizione, tra il punto della decisione in cui viene esclusa la violenza del tamponamento e quello in cui viene affermata la riconducibilita' al sinistro delle lesioni accertate (trauma cranico commotivo e trauma distorsivo cervicale), quantificate in termini di danno biologico permanente nella misura di cinque punti percentuali; e cio' vuoi perche' si tratta di una micropermanente, compatibile con la tesi dei giudici a quibus circa la modestia del tamponamento, vuoi, anche, perche' - come chiarito dagli stessi giudici, in sintonia con le valutazioni espresse dal c.t.u. - nella produzione di tale danno ha concorso il comportamento colpevole della odierna ricorrente, per non avere indossato la cintura di sicurezza, pur non essendo in possesso della certificazione del ginecologo che, ai sensi dell'articolo 172 C.d.S., ne consentisse l'esenzione.
Trattasi di valutazioni di stretto merito, immuni' da censure rilevabili in questa sede, atteso che - anche sul punto del ritenuto concorso di colpa - parte ricorrente tende in modo evidente ad una ricostruzione delle risultanze processuali diversa da quella operata dai giudici di appello, con motivazione adeguata e qui non sindacabile.
3. L'ultimo motivo di ricorso riguarda la liquidazione delle spese processuali. Invero i giudici di appello hanno provveduto a ridurre le spese liquidate in primo grado e hanno, quindi, posto a carico degli appellati DI. PA. e NO. le spese del grado di appello.
3.1. Parte ricorrente denuncia erronea, insufficiente e contraddittoria motivazione circa la riduzione delle spese diritti e onorari liquidati in primo grado dal Tribunale e alla condanna delle spese del secondo grado. Lamenta in particolare che la Corte territoriale, in applicazione del principio di soccombenza, abbia operato una drastica riduzione degli onorari dell'avv. DI FOGGIA e abbia poi proceduto ad una condanna sproporzionata delle spese del grado di appello anche nei confronti del DI. PA. ; a questi ultimi effetti i giudici di appello sarebbero incorsi in un errore di diritto, dal momento che la posizione del DI. PA. non era oggetto ne' dell'impugnazione principale della c.ia di assicurazione, ne' dell'appello incidentale.
3.2. Anche il suddetto motivo e' infondato.
Va innanzitutto chiarito che la riduzione delle spese del primo grado non e' conseguente all'applicazione del principio di soccombenza, come sembra supporre parte ricorrente. La Corte di appello ha, infatti, adeguatamente chiarito, con motivazione che risulta immune da censura, che la (ri)liquidazione veniva effettuata, in considerazione dello specifico motivo di censura dell'appellante compagnia di assicurazione, "tenuto conto della somma in definitiva riconosciuta dell'attivita' difensiva espletata nonche' delle tariffe vigenti", reputando in tal modo eccessivi i criteri di liquidazione seguiti in primo grado e provvedendo alla diversa quantificazione, solo genericamente contestata in questa sede.
Va poi osservato che non vi e' violazione del principio di soccombenza nei riguardi del DI. PA. , vuoi perche' il motivo di appello che denunciava l'eccessivita' della liquidazione delle spese del primo grado riguardava anche la posizione di detto ricorrente (trattandosi di una liquidazione unitaria, in favore di entrambi gli appellati, ancorche' con distrazione in favore del legale, dichiaratosi antistatario), vuoi perche' - come emerge dal testo della decisione impugnata - i coniugi DI. PA. - NO. assunsero una comune posizione difensiva anche in appello.
Riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso principale, assorbito quello incidentale condizionato; compensa interamente tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
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 articolo 335
 articolo 2727
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 360
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