Source: https://www.laleggepertutti.it/135461_ci-puo-essere-unantenna-vicino-a-scuole-o-ospedali
Timestamp: 2018-09-25 23:55:03+00:00

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Ci può essere un'antenna vicino a scuole o ospedali?
Ci può essere un’antenna vicino a scuole o ospedali?
I Comuni non possono dire no alle antenne telefoniche: sono di pubblica utilità. Ma in condominio, ci può essere un risarcimento per emissioni o rumore?
In termini generali, il Comune non può negare l’installazione di un’antenna telefonica: le stazioni di trasmissione sono simili ad opere di urbanizzazione primaria. Se ne deduce che i tralicci non devono rispettare le distanze dalla strada. Semmai il Comune volesse negare l’autorizzazione, dovrebbe motivare il diniego indicando quale norma è stata violata dalla compagnia telefonica interessata all’impianto [1].
Giudicare l’installazione di un’antenna telefonica non conforme al regolamento edilizio è sbagliato, secondo il Tar. Primo, perché viene considerato un impianto di pubblica utilità. Secondo, perché, ad eccezione dell’antenna vera e propria, tutte le altre opere edilizie e urbanistiche dell’impianto sono interrate. Insomma: non c’è nulla a vista che debba rispettare delle norme a tutela delle distanze stabilite.
1 Antenne telefoniche vicine a ospedali o scuole: sì o no?
2 Antenne telefoniche in condominio: sì o no?
3 Antenne telefoniche: i requisiti per l’ordinanza
4 Antenne telefoniche: quali danni
5 Danni da antenne telefoniche: cosa fare
Antenne telefoniche vicine a ospedali o scuole: sì o no?
Campi magnetici da antenne telefoniche accanto a un ospedale, ad una scuola o ad una casa di riposo? Non sarà certo il Comune a dire di no. Non perché non gli interessi, ma perché non lo può fare. Il regolamento comunale non può impedire che una compagnia telefonica metta su un traliccio vicino a uno di questi edifici perché spetta allo Stato, e non all’ente locale, decidere in materia. E’, in questo caso, il Tar della Calabria a confermarlo [2] accogliendo il ricorso di un operatore telefonico a cui un Comune della zona voleva vietare di installare un’antenna per i cellulari. Per i giudici, le antenne telefoniche sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica. Ed è lo Stato a dover stabilire gli obiettivi di qualità per questo tipo di impianti, garantendo la copertura del servizio telefonico mobile a tutta la popolazione. Semmai, il Comune dovrà intervenire affinché venga rispettato il corretto insediamento degli impianti. Per il resto, come detto, si tratta di un’infrastruttura considerata di pubblica utilità.
Ecco perché il Comune non può opporsi all’installazione di un’antenna telefonica nemmeno accanto ad un cimitero. Non che gli ospiti del camposanto se ne lamentino spesso, per carità, ma – ha osservato un comune campano – ci sarebbero dei vincoli che vietano di realizzare nuove costruzioni nella zona proprio per la presenza del cimitero. Dove l’ha spuntata la compagnia telefonica al Tar [3]? Sul fatto che il Comune ha alzato la voce (pur con la dovuta compostezza, visto il luogo sacro) solo dopo che è stata presentata la Scia, cioè troppo tardi. Ma non solo. L’ha spuntata anche sul fatto che l’antenna telefonica non è considerata un manufatto edilizio, quindi non invade la fascia di rispetto come nuova costruzione. Sul fatto che garantire il segnale ai cellulari all’interno del cimitero non viola la sacralità del luogo. E sul fatto che non si può annullare un titolo edilizio in autotulela senza tenere conto dell’interesse del soggetto privato interessato.
Qualche eccezione c’è. Ad esempio, quella che riguarda i singoli accordi tra enti locali e compagnie telefoniche. E’ il caso di Roma, dove due condomini sono riusciti a bloccare un’antenna telefonica troppo vicina alle scuole perché il municipio interessato non è stato interpellato in fase di autorizzazione, come previsto dal protocollo d’intesa siglato tra le parti [4].
O quella che può portare al sequestro preventivo dell’antenna telefonica se l’impianto andava spostato in un’altra zona e se nelle vicinanze ci sono altri impianti simili della stessa azienda senza il permesso di costruire del Comune [5]. Per la Suprema corte, infatti,« l’installazione e la modifica delle caratteristiche di emissione delle infrastrutture di comunicazione elettronica costituiscono pur sempre interventi di nuova costruzione, soggetti al regime sostanziale del permesso di costruire».
Antenne telefoniche in condominio: sì o no?
Qui il discorso cambia. Sulle antenne telefoniche installate sul tetto del condominio, il Comune resta con le mani legate, ma a volte un singolo vicino dello stabile può tentare, se non la rimozione, sì almeno il risarcimento per il disturbo arrecato. Che la sua richiesta abbia successo o meno, è un’altra storia.
Il Comune non può negare una sanatoria se non per violazioni urbanistiche o ambientali, ma certo non per questioni private [6]. Il Comune non può fare nulla, ad esempio, se non ci sono prove del fatto che i condòmini non possono usufruire il lastrico solare o di installare una parabolica per la presenza dell’antenna telefonica.
Ma è possibile chiedere un risarcimento per l’antenna telefonica collocata sul tetto del condominio? Difficile. Nelle Marche, il proprietario di un immobile aveva fatto causa a una compagnia telefonica perché aveva perso un paio di inquilini, fuggiti dal condominio proprio per la presenza del trasmettitore. Una prima sentenza aveva annullato il contratto di affitto valido per l’installazione dell’antenna. Ma la compagnia è riuscita a farlo annullare: per la Corte d’appello di Ancona, è stato il condominio (e dunque anche il proprietario dell’immobile oggetto del fuggi-fuggi) a stipulare il contratto di affitto per l’installazione dell’antenna [7].
Oltre al danno, la beffa, invece, per il locatario penalizzato perché il suo ormai ex inquilino non riusciva a dormire a causa dei rumori provenienti dall’antenna telefonica installata sul tetto del condominio: ha ottenuto 30.000 euro di risarcimento, grazie anche alla testimonianza del povero insonne. Non si trattava, dunque, di campi magnetici troppo inquinanti ma di vero e proprio inquinamento acustico. Ma la sentenza è stata annullata per motivi simili al caso precedente, con, in più, un vizio di forma: dato che il contratto di affitto per l’area in cui sorge l’antenna telefonica è stato firmato da tutto il condominio, non è valido un giudizio tra un singolo condomino e la compagnia telefonica.
Con l’autorizzazione in mano, il gestore procede all’installazione dell’impianto. Concluso il lavoro, dovrà notificare al Comune l’accensione dell’antenna telefonica.
[1] Tar Campania, sent. 1146/2016.
[2] Tar Calabria, sent. 503/2015.
[3] Tar Campania, sent. 1708/2016.
[4] Tar Lazio, sent. 1021/2014.
[5] Cass. Sent. 39415/2013.
[6] Tar Lecce, sez. II, sent. 3050/2015.
[7] Corte d’Apello Ancona, sent. 215/2014.
Renata Longo ha detto:
12/10/2016 alle 11:13
Gentile dott. Garcia,
la soluzione della pianificazione comunale è prevista dall’assetto normativo nazionale (L. 36/2001, art. 8 comma 6 “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. “), e da alcune leggi regionali, come la L.R. Toscana 49/2011.
Ecco alcune importanti sentenze che si esprimono in questo senso:
Il Tribunale Amministrativo di Bolzano ha rigettato il ricorso proposto da Telecom nei confronti del Regolamento e del Piano territoriale approvati dal Comune di Chienes, affermando che “il Regolamento e l’accluso Piano territoriale oggetto d’impugnazione sono, ad avviso del Collegio, legittimi, poiché paiono consentire, nel contemperamento degli opposti interessi pubblico e privati, localizzazioni comunque idonee anche se alternative a quelle proposte dai gestori.”
Nel Comune di Mogliano Veneto, dotatosi del Piano Antenne, il gestore aveva fatto ricorso contro una localizzazione individuata nel piano stesso. Il TAR ha però respinto il ricorso precisando che sussiste la piena “applicabilità della norma secondo la quale è fatto divieto di installare impianti al di fuori delle aree o siti previsti dal piano“. La sentenza ribadisce dunque l’inoppugnabilità del percorso tecnico e amministrativo per la gestione delle installazioni sul territorio comunale, assegnando allo strumento di pianificazione un ruolo fondamentale contro le rivendicazioni del gestori.
Il TAR Toscana si è pronunciato in favore del Piano Antenne adottato dal Comune di Massa, rilevando che “nessuna illegittimità è ravvisabile nel piano territoriale per l’installazione di stazioni radio base per la telefonia mobile del Comune di Massa, nella parte in cui non prevede la localizzazione di antenne sul tetto del nuovo ospedale, presso il quale il Comune ha ritenuto di garantire la copertura del servizio di telefonia mobile mediante l’individuazione di due localizzazioni alternative”, nonostante il parere favorevole già espresso dall’ARPAT sul progetto depositato.
Secondo questa sentenza l’inammissibilità della domanda di sanatoria da parte del gestore trova fondamento nel Piano Antenne adottato dal Comune di Arezzo, che non prevedeva l’antenna in questione: a questo riguardo il TAR afferma che “il piano territoriale per la minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici può essere aggiornato sulla base di sopravvenute esigenze e, stante la propria funzione programmatoria, deve precedere, e non seguire, l’installazione degli impianti di telefonia o radiocomunicazione.”. Il TAR afferma esplicitamente che è “necessario presupposto dell’autorizzazione in sanatoria la coerenza dell’intervento rispetto allo strumento di pianificazione”.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 8
 sentenza 
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