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Timestamp: 2019-02-17 11:23:48+00:00

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Francesco Bianco*
In questo lavoro1, che si inscrive nel quadro dell’Archivio della Sintassi dell’Italiano Letterario (ArSIL)2, ho affrontato il problema di come le proposizioni temporali codifichino i rapporti di contemporaneità fra due eventi, prendendo le mosse dall’analisi di alcuni testi due trecenteschi. Ho concentrato la mia attenzione su quella che si suole classificare come “prosa media”, tipica di questa fase cronologica3, e in particolare ho selezionato quattro testi dal carattere spiccatamente narrativo, ritenendo di potervi ritrovare un’articolazione dei rapporti temporali più sviluppata e interessante. In questo mio primo studio sull’argomento ho scelto di restare entro i confini della frase complessa e in particolare entro quelli della subordinazione temporale esplicita, escludendo dal mio orizzonte di analisi le molteplici alternative a disposizione degli autori per codificare i rapporti temporali: avverbi e complementi di tempo4, temporali implicite, paraipotassi5, semplice coordinazione o giustapposizione di frasi indipendenti. Si tratta, ovviamente, di un’esclusione temporanea: è mia intenzione includere questi fenomeni, almeno in parte, nelle prossime ricerche sui rapporti di contemporaneità. Data la complessità del tema, ho cercato di sintetizzare la posizione assunta dagli studiosi nei confronti delle temporali di contemporaneità e la loro classificazione di queste ultime (§ 2); nel § 3 espongo il mio schema di classificazione, corredato da esemplificazioni attinte all’italiano contemporaneo scritto; successivamente (§ 4) analizzo i dati dello spoglio integrale dei quattro testi antichi, mettendoli in relazione con le considerazioni generali sulle temporali di contemporaneità; i §§ 5 e 6, infine, sono dedicati rispettivamente ad alcuni fra i problemi sorti nel corso del lavoro e alle direzioni da assegnare alle future ricerche.
2. Le temporali di contemporaneità nelle grammatiche e negli studi sulla lingua italiana
La distinzione, nell’ambito dei rapporti temporali, di tre diverse funzioni logico semantiche e la corrispondente individuazione delle categorie dell’anteriorità, contemporaneità e posteriorità sembrano essere condivise dagli studiosi già da diverso tempo6. Per limitarci alle principali grammatiche e ad alcuni fra gli studi sulla lingua italiana degli ultimi quarant’anni, possiamo citare serianni 1988, Dardano/Trifone 1997, Giusti 2001 e, per l’italiano antico, Mäder 1968 e Zennaro in stampa. La categoria della contemporaneità è probabilmente la più complessa, sotto diversi punti di vista; si possono condividere, a tal proposito, le parole di Zennaro in stampa: Mentre le relazioni di anteriorità e posteriorità si basano soprattutto sul rapporto cronologico tra due eventi (e per questo possono essere descritte più facilmente), la nozione di contemporaneità risulta più complessa, in quanto vengono messi in relazione temporale due eventi che possono avere diverse proprietà temporali, aspettuali e azionali, cioè possono avere uguale o diversa durata, possono avere la stessa fine o fine diversa, o lo stesso inizio o inizio diverso, o possono differire in quanto presentati come compiuti o incompiuti. Non è un caso che oltre sessanta pagine della trattazione di Mäder 1968 siano dedicate proprio alle temporali di contemporaneità, contro una trentina di quelle dedicate complessivamente alle altre due categorie. Nel volume, l’autore propone uno schema di classificazione ispirato al lavoro di Imbs 1956 sull’antico francese; Mäder (1968: 30) distingue la contemporaneità fra due azioni momentanee, inquadrabile nella classe della “coincidenza”, dal resto delle relazioni di contemporaneità, raggruppate nella non meglio definita classe della “simultaneità”; a parte sono considerate le proposizioni temporali terminative e incoative.
Fig. 1 - La classificazione delle temporali di contemproaneità secondo Mäder 1968: 30.
Questo schema, che pure ha il merito di riconoscere una complessità e un’articolazione interna ai rapporti di contemporaneità, ha come limite principale l’uso ambiguo del termine “simultaneità”, usato per designare sia (in senso largo) i rapporti che non appartengono alla classe della “coincidenza”, sia (in senso stretto) «la relazione fra due azioni contemporanee della stessa durata» (Mäder 1968: 30). Alla classificazione di mäder 1968 fanno esplicito riferimento Agostini (1978: 391) e Serianni (1988: 605-606); quest’ultimo distingue tre classi di relazioni: “simultanee” (comprendenti, di fatto, quelle ascrivibili alla coincidenza e alla simultaneità in senso largo di Mäder 1968), “incoative” e “terminative”.
Giusti 2001 non opera una vera e propria classificazione interna, limitandosi a considerare sotto l’etichetta della “contemporaneità parziale”7 le relazioni incoative e terminative; nell’ambito di queste ultime, va sottolineata la distinzione fra temporali coestensive e non coestensive rispetto all’azione della reggente, di cui parleremo nel § 3.
Zennaro in stampa individua tre possibili relazioni di contemporaneità: «tra due azioni puntuali; […] tra un evento specificato per la sua durata (con verbo di aspetto imperfettivo) e un altro evento puntuale o che esprime durata; […] tra due eventi che possono ripetersi nel tempo». Uno dei problemi legati allo studio della contemporaneità è quello di definirne i confini con la posteriorità; particolarmente difficile è l’inquadramento delle temporali che esprimono l’immediata posteriorità; queste ultime sono state affrontate da alcuni studiosi come una “terra di mezzo” fra le due categorie: Fornaciari (1881: 369-370) distingue le congiunzioni che «segnano la immediata successione dell’azione principale alla subordinata» da quelle che introducono rapporti di contemporaneità o posteriorità; Trabalza/Allodoli (1947: 307) individuano l’«immediata successione» come uno degli aspetti nei quali può manifestarsi la relazione del tempo tra la subordinata e la reggente, assimilabile tuttavia al rapporto di contemporaneità; a questo tipo di temporali Mäder (1968: 109-115) dedica invece alcune pagine del capitolo sui rapporti di posteriorità8.
Gli studiosi hanno notato come proposizioni introdotte da congiunzioni temporali possano assumere funzioni non temporali: per quanto riguarda le congiunzioni usate per introdurre rapporti di contemporaneità, già Fornaciari (1881: 369), nell’ultimo scorcio del XIX secolo, notava come quando e mentre fossero usate per introdurre proposizioni avversative, nozione ripresa da tutte le grammatiche novecentesche; Dardano/Trifone (1997: 420) sottolineano la differenza prosodica tra frasi come Luigi studia mentre io lavoro, in cui il valore della secondaria è chiaramente temporale, e Luigi studia, mentre io lavoro, in cui la pausa sottolinea l’opposizione tra le due proposizioni, attribuendo alla congiunzione un valore avversativo9.
3. Una nuova proposta per la classificazione
In questa sede riprendo il modello classificatorio di Mäder 1968 (cfr. § 2, Figura 1), introducendo qualche innovazione; innanzi tutto ho disambiguato il termine “simultaneità”, servendomene solo per designare la contemporaneità fra due azioni durative; all’interno della classe della “terminatività”, inoltre ho operato l’ulteriore distinzione tra azioni coestensive/non coestensive rispetto a quella della proposizione reggente, riprendendo la terminologia di Giusti (2001: 724-725)10. All’interno della categoria “contemporaneità” si possono perciò distinuere le seguenti classi: coincidenza: l’azione della subordinata (che chiameremo A1) e quella della reggente (A2) avvengono nello stesso momento:
(1) Quando il presidente Napolitano ha detto che si impongono dei «sacrifici» - parola grave, drammatica, pregna di oscure risonanze - non ha messo in causa solo un brandello della recente storia, ma anche un pezzo della sua autobiografia, sia personale che di partito. («La Repubblica», 15 novembre 2008)
simultaneità: A1 e A2 sono azioni durative che si realizzano lungo il medesimo arco temporale.
(2) Questo pensava il sostituto Borgia mentre abbandonava la chiassosa assemblea dalla quale non sarebbe giunto nessun aiuto ai suoi tormentosi dubbi. (Rc, p. 125)
incidenza: A2 è un’azione puntuale che avviene durante lo svolgimento di A1 (azione durativa).
(3) Anzi il pensiero di averlo forse tradito mi diede un sussulto di soddisfazione, mentre passavo adagio la mano sui capelli troppo corti di Marta (Diceria, XII, p. 92)
incidenza inversa: A1 è un’azione puntuale che avviene durante lo svolgimento di A2 (azione durativa): rientra in questa classe la cosiddetta “subordinazione inversa”, un modulo sintattico esistente già in latino (cum inversum), che la lingua italiana ha mantenuto vitale fino ad oggi; in esso, riprendendo le parole di Agostini (1978: 393), «la proposizione che è formalmente (ma non logicamente) principale esprime un’azione durativa (che si percepisce tale per l’aspetto imperfettivo del verbo o per la presenza di una negazione) nella quale viene a incidere l’azione della subordinata introdotta da quando o che, che rappresenta dal punto di vista logico l’evento principale»11. Come suggeriscono Dardano/Trifone (1997: 417), «il rapporto di concomitanza tra le due azioni può essere sottolineato mediante l'inserimento del rafforzativo ecco»:
(4) Non s' era ancora spento il sospiro di sollievo col quale l' Europa aveva accolto la fine della guerra in Libano, quand' ecco eventi drammatici confermare quanto sia infida quella specie di pace guerreggiata che scoppietta sull' altra sponda del Mediterraneo, lì dove anche l' Italia, con i suoi soldati e i suoi volontari, cerca di scongiurare l' esplosione finale. («La Repubblica», 22 novembre 2006).
terminatività: la fine dello svolgimento di A2 è determinata da A1; quando le due azioni ricoprono il medesimo arco temporale, terminando nello stesso momento, si parla di terminatività coestensiva, come in (5); in caso contrario, quando al compimento di A2 corrisponde l’inizio di A1, le azioni non sono coestensive; nell’italiano contemporaneo la non coestensività è segnalata dalla presenza della negazione espletiva, come avviene in (6)12:
(5) “Ascoltami” aggiunse, con una torva solennità, “e ricòrdati: io sola sono vera e sarò finché vivo. (Diceria, XIV, p. 114)
(6) Continueremo la campagna aerea finché non vedremo segni concreti di un ritiro di forze come previsto dall' accordo tecnico-militare («La Repubblica», 8 giugno 1999)
incoatività: L’inizio o il compimento di A1 corrispondono all’inizio di A2.
(7) Da quando, dopo la sera della recita, aveva smesso ogni premura verso di me, cercava come poteva di farmi male, con ritorsioni e dispetti da coetaneo che mi restavano inesplicabili. (Diceria, XIII, p. 101)
Quanto detto induce a considerare la contemporaneità un insieme di relazioni logico semantiche accomunate dal sovrapporsi, totale o parziale, dell’arco temporale delle due azioni A1 e A2. Queste relazioni possono essere ordinate in base al grado di contemporaneità (il grado di sovrapposizione fra l’arco temporale di A1 e quello di A2): immaginiamo perciò una scala a un estremo della quale collochiamo la terminatività non coestensiva (la cui appartenenza alla categoria della contemporaneità è in effetti discutibile) e all’altro la simultaneità/coincidenza.
Fig. 2 - Le classi della contemporaneità.
Rispetto alle classi illustrate nel paragrafo precedente, nei testi analizzati13 è netta la preponderanza dei rapporti di coincidenza/simultaneità (classi ad alto indice di confusione, come vedremo nel § 5), che costituiscono quasi l’80% del totale.
Tabella 1. Distribuzione delle temporali (esplicite) di contemporaneità
Compagni Milione Ma Ac
Conicidenza 9 62 - 3
Simultaneità 2 28 2 8
Incidenza 3 12 2 3
Incidenza inversa - 1 - 1
Terminatività 3 5 1 2
Totale 17 108 5 17
Ne riporto alcuni esempi:
(8) E sappiate che questa provincia era la mastra sedia del Preste Gianni, quando egli signoregiava li Tartari e tutta quella contrada; (Milione, 73, 11, p. 105)
(9) Or torneremo al grande piano che noi lasciammo quando cominciammo a ragionare de li Tartari. (Milione, 69, 36, p. 99)
Ben rappresentate in tutti i testi sono le relazioni di incidenza:
(10) Mentre che aspettavano, misser Giordano e 'l maliscalco ordenarono come volevano che andassero. (Ma, 20, p. 24)
(11) Egli è vero che al tempo che Baldovino era imperadore di Gostantinopoli - ciò fu negli anni di Cristo 1250-, messere Niccolaio Polo, lo quale fu padre di messere Marco, e messere Matteo Polo suo fratello, questi due fratelli erano nella città di Gostantinopoli venuti da vVinegia con mercatantia, li quali erano nobili e savi sanza fallo. (Milione, 2, 1, p. 5)
Si segnalano i due casi di incidenza inversa14, uno nel Milione e uno in Ac:
(12) E quando 'l Grande Kane giunse al campo con sua gente, Naiano stava sul letto co la moglie in grandi solazzi, ché molto le volea grande bene. (Milione, 77, 9, p. 117)
(13) Allora sì aspramente penetentiose de tale pensieri ed astinenza fece, che sì meno esso venne de quelle carni che, 'lora quando ciò pensò, avea, che quasi a morte venne. (AC, XV, 7-9, p. 135)
Anche la terminatività, più rara, è presente in tutti i testi spogliati, tanto nel tipo coestensivo 4 quanto in quello non coestensivo 4, preceduto dalla negazione espletiva:
(14) Ed a Cesar parea niente avere facto enfine a tanto ch' avea alcuna cosa a fare. (Ac, VII, 252-253, p. 101)
(15) A pena della vita, non pigli niuno prigioni infino ch'e' non v'à lo nostro bando (Ma, 34, p. 39)
Spicca invece l’assenza assoluta di proposizioni temporali incoative; si tratta tuttavia di un’assenza per lo più casuale perché questo tipo di proposizione, ancorché meno frequente delle altre, è ben documentato a quest’altezza cronologica15:
(16) E se alcuno volesse saper perchè lo re Languis non diede in cura Tristano a sua dama, la reina Lotta, la quale era più saputa medica del mondo, io diròe che dal dì in qua che l’Amoroldo suo fratello morì, ella non volle più medicare, per grande dolore che ella avea, chè dal dì medesimo l’avea curato e non lo potè campare; (Tar, XX, p. 132)
(17) benché tu non se’ savio, né fosti da quella ora in qua che tu ti lasciasti nel petto entrare il maligno spirito della gelosia senza saper perché: e tanto quanto tu se’ più sciocco e più bestiale, cotanto ne diviene la gloria mia minore. (Dec, VII, 5, 52, p. 830)16
Fig. 3 - Frequenza delle classi di contemporaneità nei testi spogliati.
Va notato come ai sopradescritti rapporti di contemporaneità possa sovrapporsi la dimensione della periodicità, a sostegno di quanto detto in precedenza17; fra i quattro testi analizzati ciò accade più frequentemente nella Cronica del compagni e nel milione; in quest’ultimo l’uso di temporali periodiche risponde al fine di descrivere gli usi e i costumi dei popoli conosciuti dal mercante veneziano. Si riportano, a titolo d’esempio, casi di simultaneità (18), incidenza (19) e terminatività (20):
(18) E chi di notte va per questo fiume, se la barca no sta bene di lungi da la terra, qu[a]ndo si riposa la barca, andrebbe alcuno leone e piglierebbe uno di questi uomini e mangiarebbelo, ma gli uomini si ne sanno bene guardare. (Milione, 126, 8, p. 198)
(19) costui fu messer Corso Donato, che per sua superbia fu chiamato il Barone, ché quando passava per la terra molti gridavano «Viva il Barone», e parea la terra sua; (Compagni, II, XX, 89, p. 68)
(20) E quando li mercatanti passano per le contrade, le vecchie tengono loro figliuole sulle strade e per li alberghi e per loro tende, e stanno a X, a XX e a XXX; (Milione, 114, 12, p. 177).
4.1. Congiunzioni temporali: gli usi di quando
Tra le congiunzioni, quando è la più frequente per tutti i tipi di rapporto, eccezion fatta per quello della terminatività, che si serve di congiunzioni o locuzioni dedicate: fin, fino che, infino (a tanto) che, finché, con piccole varianti formali. In virtù della propria polisemia ed ambiguità semantica, la congiunzione quando è spesso usata anche in proposizioni temporali della posteriorità:
(21) Quando al Saladino li fo portata e lecta la legge dei Saracini dove giurare dovea, come era usanza d' onne soldano, êllo cominciamento esso giurò d' oservare quella legge ch' a Deo piacesse più. (Ac, xvi, 2-5, p. 137)
La distinzione fra contemporaneità e posteriorità può essere allora affidata a diversi criteri; in alcuni casi, è il tempo verbale (composto) della subordinata a permetterci di attribuire la proposizione temporale alla categoria della posteriorità:
(22) Quando li tre Magi ebbero cavalcato alquante giornate, volloro vedere quello che 'l fanciullo avea donato loro. (Milione, 31, 1, p. 43)
In (23) è invece la semantica del verbo perfettivo a farci escludere la contemporaneità delle due azioni18:
(23) Quando li re videro questa meraviglia, pentèrsi di ciò ch'aveano fatto; (Milione, 31, 4, p. 43)
Fig. 4. Frequenza delle congiunzioni nei testi spogliati.
A ben vedere, più che esprimere un chiaro rapporto di contemporaneità, quando assume i contorni sfumati di un generico riferimento a un tempo ovvero (per meglio dire) a una circostanza, inscrivendo due eventi all’interno di una cornice comune19; questo valore risulterà ancor più chiaro quando si considerino i casi in cui la congiunzione, al limite della propria flessibilità, viene impiegata per riferirsi a una circostanza posteriore all’azione della principale; in (24)
(24) Quando vanno in oste si tondono li capelli molt'alto, e nel volto si dipingono d'azurro un segno com'un ferro di lancia. (Milione, 151, 7, p. 228)
la proposizione temporale, su un piano squisitamente logico semantico, va sicuramente ascritta alla categoria dell’anteriorità; viene da chiedersi, tuttavia, come mai l’autore abbia usato una congiunzione semanticamente poco qualificante e normalmente legata ad altre relazioni temporali; l’ambiguità non può essere attribuita a quel primitivismo sintattico che molti studiosi hanno attribuito alle fasi più arcaiche delle lingue romanze, rinvenendone una fra le spie più significative proprio nell’uso delle temporali20; credo, piuttosto, che la necessità di accentuare la relazione fra i due eventi, più che esplicitarne l’effettiva cronologia, abbia portato l’autore ad optare per un’espressione linguistica che avvicini le due azioni attraverso un traslato temporale (simulandone, cioè, la contemporaneità); a riprova di ciò, si considerino i casi seguenti, in cui la relazione di anteriorità è resa attraverso mezzi linguistici specifici e privi di qualsivoglia ambiguità (le congiunzioni dedicate pria che, inanzi che):
(25) E prima ch'io vi conti de l'India, sì vi conteròe di molte isole che sono nel mare Ozeano, ove noi siamo, e sono a levante. (Milione, 154, 13, p. 234)
(26) Ma inanzi ch' andasse, combateo con Tolomeo el quale, sì com' è decto, ucise Pompeio, e vense la battallia, e Tolomeo ucise e fecelo êl mare gittare. (Ac, 198-201, p. 99)
4.2. Ipotetiche, tempocausali, avversative
Svariati sono i casi di proposizioni temporali al congiuntivo, introdotte per lo più da quando, con valore ipotetico:
(27) Questi ardono li corpi morti, perché dicono che sed e' non s'ardessero, e' se ne farebbe vèrmini, e quelli vèrmini si morrebbero quando nonn avessero più che mangiare, sicch'egli sarebbero cagioni della morte di quelli vermi; (Milione, 173, 27, p. 270)
Le temporali al congiuntivo, con sfumatura potenziale, possono avere anche altri introduttori:
(28) Idio onnipotente, il quale è guardia e guida de' prencipi, volle la sua venuta fusse per abbattere e gastigare i tiranni che erano per Lombardia e per Toscana, infino a tanto che ogni tirannia fusse spenta. (Compagni, III, XIV, 83, p. 106)
Frasi introdotte da congiunzioni temporali possono sottendere anche un nesso di natura causale; non è necessario (e talora risulta impossibile) ritenere che quest’ultimo si sostituisca al valore temporale della frase; si può bensì accettare la compresenza delle due funzioni all’interno di una medesima proposizione. Come spiega Frenguelli (2002: 56), «ciò accade perché i due valori sono strettamente connessi tra loro; infatti nel succedersi della causa e dell’effetto è sempre insita una sucessione temporale. Quando quest’ultima è particolarmente marcata, ferma restando l’implicazione causale, si ha una subordinata di tipo causale-temporale»21. La tempocausalità è per lo più tipica di temporali della posteriorità, per l’ovvia ragione che la causa precede l’effetto; ciò non ostante, non mancano casi in cui lo stretto legame fra l’azione-causa e l’effetto è espresso attraverso espressioni tipiche della contemporaneità, in particolar modo relazioni incoative:
(22) I Bianchi, dapoi che da' Cavalcanti non furono ricevuti, e vedendo i dubbiosi sembianti de' loro avversari e le parole che usavano, furono consigliati che si partissono: (Compagni, III, VII, 37, pp. 95-96)
(23) Ora, da ch'è morto, si è ragione ch'io l'abbia tutto; (Milione, 198, 4, p. 307)
In Compagni ho trovato casi di avversative introdotte da quando22; si tratta di proposizioni ai margini della galassia delle temporali; se in (31) la presenza di una temporalità, ancorchè affievolita, è ancora avvertibile, in (32) della proposizione temporale non è rimasta che la forma esteriore:
(31) Demo loro intendimento di trattar pace, quando si convenia arrotare i ferri. (Compagni, II, V, 17, p. 48)
(32) Erali risposto che era una cappanna, quando era un ricco palazzo. (Compagni, II, XIX, 86, p. 67)
Nei testi analizzati non sono presenti casi di concessive introdotte da quando23.
5. Problemi di classificazione
I confini fra le classi identificate al § 3 sono talora incerti e l’attribuzione degli esempi concreti all’una o all’altra classe è spesso problematica; non affronto, in questa sede, la fondamentale questione della definizione della contemporaneità e della distinzione fra quest’ultima e la posteriorità, cui si è già accennato in precedenza; mi limiterò a elencare alcune fra le più comuni difficoltà incontrate nell’ascrivere un esempio di proposizione temporale all’una o all’altra classe di contemporaneità:
coincidenza/simultaneità: il rapporto che descrivono è il medesimo; quando A1 e A2 non sono individuabili con certezza come azioni durative (per esempio attraverso l’uso dei tempi verbali o di locuzioni che indichino un tempo durativo), l’opposizione fra le due categorie tende a neutralizzarsi:
(33) e qua[n]do lo Grande Kane viene in quella contrada àe di questi uccegli grande abondanza. (Milione, 73, 25, pp. 107-108)
(34) E quando 'l Grande Sire va a la caccia, mena seco l'uno di questi due frategli co X.M uomini e con bene V.M cani da l'una parte, e l'altro fratello dall'altra coll'altra sua gente e' cani. (Milione, 92, 4, p. 142)
simultaneità/incidenza: se la durata di A2 non è ben determinabile, oppure se A2 rappresenta un’azione ripetuta più volte durante A1, allora può essere difficile distinguere le due classi; siamo nel campo di quella che Mäder (1968: 64), a cavallo fra incidenza e simultaneità, chiama “simultaneità disuguale”24:
(35) E quando ella era a le battaglie, ella si gittava tra li nimici sì fieramente, che non era cavaliere sì ardito né sì forte ch'ella nol pigliasse per forsa; (Milione, 195, 28, p. 304);
simultaneità/terminatività (coestensiva): quando alla relazione terminativa si associa la coestensività fra A1 e A2, le due classi si presentano come alternative equivalenti per descrivere lo stesso tipo di rapporto, ponendo l’accento ora sull’intero arco temporale ora sul momento finale delle due azioni; una forma può essere parafrasata nell’altra, come è evidente nel passo seguente
(36) Segnori e frategli ed amici miei, voi sapete bene che 'l mio padre, infino che e' visse, vi tenne tutti per fratelli e per figliuoli (Milione, 199, 1, p. 307)
in cui la temporale terminativa può essere sostituita con la simultanea ‘mentre era in vita’.
Questa apparente confusione non deve scoraggiare rispetto alla possibilità di inquadrare i fenomeni attraverso una griglia interpretativa; a patto, tuttavia, di servirsi degli strumenti di classificazione per comprendere analogie e differenze, accettando la complessità e la fluidità dei dati linguistici reali, che vanno sempre distinti dalle astrazioni (categorie, classi, prototipi, etc.); proprio nelle zone in cui l’analisi presenta maggiori difficoltà, è possibile cogliere il nesso tra i fenomeni linguistici: per esempio, la sovrapposizione della classe della simultaneità con quella della terminatività coestensiva può forse essere messa in relazione con l’antico valore terminativo della congiunzione mentre, oggi scomparso25.
6. L’orizzonte della ricerca sulle temporali di contemporaneità
L’analisi dei testi e dei dati raccolti stimola una seria riflessione su un tema spinoso e oltremdo complesso. Definire da un punto di vista ontologico il concetto stesso di “contemporaneità” è un’operazione problematica, che impone l’esplorazione di territori (la storia del pensiero scientifico e filosofico) estranei alla linguistica, ma che alla linguistica possono fornire un supporto importante. Allo stesso tempo credo che l’osservazione empirica del dato linguistico possa aiutare la comprensione della nozione del tempo da un punto di vista culturale e cognitivo.
Lo studio di questi primi dati relativi all’italiano antico ha permesso di mettere a punto una griglia di classificazione di cui si è cercato di verificare sia l’efficacia che i punti deboli; l’incremento del corpus e il prosieguo della ricerca favoriranno senz’altro l’acquisizione di dati preziosi per l’affinamento del modello e per la descrizione delle varie classi, dei loro rapporti reciproci e delle loro aree di sovrapposizione.
Allo stesso tempo sarà utile affrontare temi che in questa occasione si è dovuto tralasciare: la subordinazione implicita in primis, l’analisi dei tempi verbali e quella dell’ordine dei costituenti della frase complessa.
Mi propongo anche l’osservazione delle strategie, alternative alla subordinazione, per esprimere i rapporti temporali, come i processi di nominalizzazione e, per i testi antichi, il fenomeno della paraipotassi.
L’approfondimento della ricerca in queste molteplici direzioni potrà fornire i dati per un più sicuro confronto diacronico tra le fasi più antiche della lingua e lo stato attuale della medesima, appena abbozzato in questa sede; al contempo, le ricerche su questo aspetto della sintassi nell’italiano potranno aprire le porte per una comparazione con altri idiomi: un passaggio fondamentale per la comprensione di come la mente umana percepisca e codifichi la nozione del tempo.
Ac = Conti di antichi cavalieri, a cura di Alberto Del Monte, Milano, Goliardica, 1972.
Compagni = Dino Compagni, Cronica, a cura di Davide Cappi, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2000.
Dec = Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Torino, Einaudi, 1987.
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ma = La sconfitta di Monte Aperto, a cura di luigi spagnolo, Siena, Betti, 2004.
milione = Marco Polo, Il Milione. Versione toscana del Trecento, a cura di vittoria bertolucci pizzorusso, Milano, Adelphi, 1994.
RC = Giancarlo De Cataldo, Romanzo criminale, Torino, Einaudi, 2002.
Tar = La Tavola Ritonda, a cura di Marie-José Heijkant, Milano-Trento, Luni, 1997.
Agostini 1978 = Francesco Agostini, Proposizioni indipendenti. Proposizioni subordinate, in Enciclopedia dantesca. Appendice, vol. VI, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1978, pp. 369-408.
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Battaglia/Pernicone 1951 = Salvatore Battaglia e Vincenzo Pernicone, La grammatica italiana, Firenze, Loescher, 1951.
Brambilla Ageno 1971 = Franca Brambilla Ageno, Osservazioni sull’aspetto e il tempo del verbo nella «Commedia», in «Studi di grammatica italiana», 1 (1971), pp. 73-80.
Consales 2005 = Ilde Consales, La concessività nella lingua italiana (secoli XIV-XVIII), Roma, Aracne, 2005.
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Dardano/Trifone 1997 = Maurizio Dardano e Pietro Trifone, Nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1997.
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Fornaciari 1881 = Raffaello Fornaciari, Sintassi italiana dell’uso moderno, Firenze, Sansoni, 197426.
Frenguelli 2002 = Gianluca Frenguelli, L’espressione della causalità in italiano antico, Roma, Aracne, 2002.
Giusti 2001 = Giuliana Giusti, Le frasi temporali, in Lorenzo Renzi, Giampaolo Salvi e Anna Cardinaletti (a c. di), Grande grammatica italiana di consultazione. II. I sintagmi verbale, aggettivale, avverbiale. La subordinazione, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 720-38.
Herczeg 1961 = giulio herczeg, Appunti per una sintassi delle proposizioni temporali nel Trecento, in «Lingua nostra», XXII, 2 (1961), pp. 103-110.
Herczeg 1972 = giulio herczeg, Sintassi delle proposizioni subordinate temporali nel due e trecento, in giulio herczeg, Saggi linguistici e stilistici, Firenze, Olschki, 1972, pp. 27-105.
Imbs 1956 = Paul Imbs, Les propositions temporelles en ancien français. La détermination du moment, Paris, Publications de L’Université de Strasbourg, 1956.
Mäder 1968 = Rolf Christian Mäder, Le proposizioni temporali in antico toscano (sec. XIII/XIV), Berna, Edizioni Herbert Lang & Co SA, 1968.
Rohlfs 1969 = Gerhard Rohlfs, Grammatica storica dell’italiano e dei suoi dialetti, vol. III, Sintassi e formazione delle parole, Torino, Einaudi, 1969.
Serianni 1988 = Luca Serianni, Grammatica italiana, Torino, UTET, 1988.
Trabalza/Allodoli 1947 = Ciro Trabalza e Ettore Allodoli, La grammatica degl’italiani, Firenze, Le Monnier, 1947.
Zennaro in stampa = Zennaro, Luigi, Frasi temporali, in Giampaolo Salvi e Lorenzo Renzi (a c. di), Grammatica dell’italiano antico, Bologna, Il Mulino, in stampa27.
* Università di Roma La Sapienza.
1 I contenuti del presente articolo e i futuri sviluppi della ricerca confluiranno nella mia tesi di dottorato (tutori: Massimo Arcangeli e Luca Lorenzetti) in linguistica italiana, attualmente in fase di elaborazione presso l’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma.
2 Il progetto, che coinvolge studiosi delle università di Roma Tre e Macerata (oltre al sottoscritto), prevede la redazione di una grammatica della frase complessa; una presentazione dell’ArSIL è offerta da Maurizio Dardano, che ne è il coordinatore, nel presente volume.
3 Cfr. Dardano 1995.
4 Un caso particolarmente interessante è quello dei complementi di tempo riconducibili a nominalizzazione o cancellazione del verbo; cfr. Alinei (1971: 18-19); un caso interessante, a metà strada fra la subordinazione implicita e la nominalizzazione, è quello rappresentato dall’infinito retto da preposizione, come nel caso seguente: E subitamente al passare d' una selva asaliero Cesar, e quasi li Romani êllo cominciamento misero en esconficta, ma Cesar, come savio, el quale sempre gia en guardia ed apensatamente, a ciò ch' alcuna subita cosa no· lli potesse nociare, se trasse en quella parte con certa gente scelta, la quale sempre menava ordenata ed asectatamente, e tanto el facto sostenne che li altri suoi cavalieri eschirati ed ordenatamente vennero a la bataglia. (Ac, VI, 9-16, p. 83)
5 Ne riporto un esempio dal Milione (203, 3, p. 311): Uno barone, lo quale era grande amico d'Argo, si istava ad uno passo, e quando lo soldano passava, e questo barone sì l'ebbe conosciuto, ed imantenente li fue dina[n]zi in sul passo ed ebbelo preso per forza.
6 Battaglia/Pernicone (1951:44) sostengono che «l’azione della proposizione temporale può esprimere, rispetto alla proposizione reggente, la contemporaneità, l’anteriorità, la posteriorità, la periodicità, ecc.»; ciò non ostante, l’implicita allusione ad altre possibili categorie temporali non trova riscontro nel seguito della trattazione; la “periodicità”, che i due autori considerano una categoria a sé stante, è invece considerata da Mäder (1968:21) come «una specie di pluralità di relazioni di ogni categoria temporale», vale a dire una dimensione ad esse trasversale che si può applicare, o meno, a ciascuna relazione temporale specifica. Sulla distizione di tre e non più di tre categorie sembrano concordare anche le grammatiche contemporanee; va comunque ricordato che, rispetto alla terminologia tradizionale, giusti 2001 e zennaro online invertono il significato dei termini anteriorità e posteriorità.
7 Quest’ultima va distinta da quella che Mäder (1968: 64-65) chiama “simultaneità disuguale”, definita come «la relazione fra due azioni contemporanee e durative sì, ma non della stessa durata».
8 Osserva Mäder (1968: 109): «La successione immediata risulta dalla comparazione di due momenti i quali, per quanto il locutore miri a farli convergere in un solo punto, restano pure successivi nell’ordine cronologico delle due azioni. Essi appartengono dunque alla categoria dei rapporti temporali di posteriorità».
9 Altre funzioni (coesistenti o alternative a quella temporale) riconosciute alle congiunzioni subordinanti tipicamente temporali, ivi comprese quelle della contemporaneità, sono la causale, l’ipotetica e la concessiva; non mi soffermerò su come ciascuno studioso abbia trattato il singolo argomento, limitandomi a dire che la polisemia e la compresenza di più funzioni in un medesimo introduttore sono variamente trattate in tutte le grammatiche contemporanee, che sottolineano l’importanza dei modi e tempi verbali per attribuire il giusto valore alla frase subordinata.
10 Sulla coestensività/non coestensività delle temporali introdotte dalla congiunzione finché nell’italiano contemporaneo si veda anche, nel presente volume, il contributo di Anne-Danièle Gazin, che ringrazio per i preziosi suggerimenti.
11 Sarebbe un errore considerare sinonime le espressioni “incidenza inversa” e “subordinazione inversa”; quest’ultima, infatti, rappresenta “un” tipo di incidenza inversa, con caratteristiche peculiari, quali la posposizione della proposizione subordinata rispetto alla reggente; esistono casi in cui l’incidenza inversa si manifesta attraverso altre forme, come nella frase Quando Marco è arrivato, Luisa stava mangiando. A questo esempio sono assimilabili i due passi citati in (12) e (13).
12 Cfr. Giusti (2001: 724).
13 Di Compagni, Milione, Ma e Ac ho effettuato uno spoglio integrale ricorrendo, ove necessario, al confronto con dati attinti a testi coevi.
14 Casi di incidenza inversa o, per essere più precisi, di subordinazione inversa, sono frequenti anche in Dante; cfr. Mäder (1968: 39-40), Agostini (1978: 393), Brambilla Ageno (1971: 73-80) e la nota 11.
15 Le temporali con funzione incoativa sono poche ma documentate anche in Dante; gli introduttori sono da che, da poi che, da l’ora che, da quel dì che, dal primo giorno che; cfr. Agostini (1978: 394).
16 Il passo è citato da Mäder (1968: 91); sull’uso delle congiunzioni temporali nel Decameron cfr. Herczeg (1972: 82-105).
17 Cfr. nota 6.
18 Una semantica analoga è quella del verbo sapere; cfr. Herczeg (1961: 104-105) e Mäder (1968: 33).
19 Per questo valore di quando cfr. Zennaro in stampa.
20 Su “temporali e ‘primitivismo’ cfr. la sintesi di Digregorio (2006: 61-63).
21 Cfr. anche Mäder (1968: 37-38).
22 Cfr. Mäder (1968: 38).
23 Sull’argomento cfr. Consales (2005: 359-372).
24 Cfr. nota 7.
25 Cfr. Mäder (1968: 70-71) e Rohlfs (1969: 177-178).
26 Ristampa anastatica dell’edizione del 1881, accompagnata da una nuova presentazione di Giovanni Nencioni.
27 Le proposizioni temporali sono trattate nel quadro delle "frasi subordinate avverbiali", corrispondenti al § 27. dell'opera, il cui testo provvisorio, al momento della stesura del contributo, era scaricabile dall'indirizzo http://geocities.com/gpsalvi/konyv/27subavv.doc. Si è tenuto conto della versione che era online nel novembre del 2008. L'indice e l'incipit dei capitoli della Grammatica dell'italiano antico, di prossima pubblicazione, è oggi consultabile all'indirizzo http://gps.host.ed.net/konyv/index.htm.
(da Sintassi storica e sincronica dell'italiano. Subordinazione, coordinazione, giustapposizione. Atti del X Congresso della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (Basileaa, 30 giugno -3 luglio 2008), vol. I, a cura di Angela Ferrari, Cesati, Firenze 2009, pp. 227-243)

References: § 3
 § 3
 § 2
 § 5
 § 3
 § 27