Source: https://freedomofbelief.net/it/articoli/adf-sul-rapporto-rudy-salles
Timestamp: 2020-01-19 10:12:30+00:00

Document:
ADF sul rapporto Rudy Salles | Freedom of Belief IT
1. L’Alliance Defending Freedom, ADF, (Alleanza a Difesa della Libertà) è un’organizzazione composta da 2300 avvocati alleati, oltre 40 avvocati a tempo pieno con uffici in tutto il mondo, incluse Europa, America del Nord, America Latina e India. L’ADF ha ricevuto accreditamento dal Parlamento Europeo, Agenzia dei Diritti Fondamentali (grazie a cui è rappresentata anche nel Pannello Consultivo) e dall’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa. L’ADF ha anche ottenuto lo Status Consultivo presso le Nazioni Unite. L’ADF ha seguito oltre quaranta cause presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ed è attualmente la principale organizzazione legale che sostiene la libertà religiosa a patrocinare dinanzi a tale Corte.
2. Come istituzione, l’ADF considera molto inquietante la possibile adozione, da parte del Comitato per gli Affari Legali e i Diritti Umani, del Rapporto di Rudy Salles intitolato: Protezione dei minorenni contro gli eccessi delle sette. In primo luogo l’ADF rileva il grave e raccapricciante effetto esercitato sulla libertà religiosa da indebite interferenze governative con l’autonomia della chiesa. Sotto tale aspetto, la Francia fornisce un ottimo esempio dell’eccesso di controllo esercitato sui gruppi religiosi dalla Miviludes, con cui il relatore Salles ha saldi legami.
3. Le azioni della Miviludes sono sfociate in indicibili violazioni della libertà religiosa ed hanno letteralmente rovinato delle vite. La causa Affare Schmidt contro la Francia [1] dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo fa capire che cosa comporti per i bambini il controllo indebito della vita religiosa. Ad Axel e Delwyn Schmidt, in seguito a un rapporto scorretto che sosteneva che appartenessero a una setta (mentre in realtà la loro chiesa si era ufficialmente sciolta e, al tempo della violazione dei loro diritti di genitori, la coppia frequentasse una chiesa presbiteriana), è stata sottratta per sette anni la figlia Victoria, con l’accusa di appartenenza a una setta. Ciò è avvenuto malgrado la totale assenza di accuse di maltrattamento fisico o mentale della figlia da parte dei genitori. Il controllo scorretto delle cosiddette sette è anche sfociato in pesante pressione fiscale esercitata su certe chiese, in pratica per impedire che potessero continuare ad agire. [2]
4. La legge penale e civile fornisce vasta protezione contro il maltrattamento dei minorenni e di altre persone da parte delle sette. Concedere allo Stato un illimitato controllo extragiudiziale dei gruppi religiosi lede l’essenza della libertà religiosa, i diritti dei genitori e l’autonomia della chiesa. Il memorandum che segue delinea l’importanza di tali principi in relazione alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della legge internazionale.
Libertà religiosa: autonomia della chiesa
5. La storia dell’Europa è caratterizzata della presenza di culture e storie distinte e molto diverse tra loro. Di conseguenza, tra gli stati membri del Consiglio Europeo si sono venuti a creare vari modelli che delineano il rapporto tra chiesa e stato. Tali modelli vanno da una netta separazione di chiesa e laicismo [3] da un lato fino ad una religione di Stato dall’altro lato. [4] La proclamazione di una religione di Stato rientra tra le disposizioni della Convenzione. [5] La Corte ha anche scoperto che un sistema che adotta vari livelli di riconoscimento religioso, in base al quale ad alcune chiese sono concessi dallo Stato vantaggi superiori a quelli di altre chiese, è compatibile con l’Articolo 14 della Convenzione. [6]
6. Il conseguimento della libertà religiosa in Europa non è stato facile. Ha richiesto secoli di enorme spargimento di sangue e uso di inchiostro. Grazie all’approvazione della legge sui diritti umani dopo la seconda guerra mondiale, la libertà di pensiero, coscienza e religione ha trovato posto tra i diritti sostanziali sui principali diritti umani enumerati in vari trattati del XX secolo, tra cui la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Tali strumenti riconoscevano i pericoli inerenti al fatto che gli Stati si arrogassero il potere assoluto e limitassero le libertà individuali e il bene comune. Tali documenti condividono tutti la stessa essenza: agli Stati non può essere concesso un potere illimitato sulle azioni individuali né si può permettere che mettano in atto una visione universale conforme ai propri valori specifici. Lo stesso principio, comunque, deve essere applicato anche agli organismi che stipulano i trattati e alle corti che hanno il compito di salvaguardare i diritti enumerati in tali documenti; il che include l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.
7. La libertà di pensiero, coscienza e religione è un diritto fondamentale protetto da vari trattati internazionali di altissimo rilievo sui diritti umani. [7] La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha elevato i diritti contemplati dall’Articolo 9 al livello di diritti cardine di una società democratica. [8] L’Articolo 9 ha assunto la posizione di diritto essenziale nella Convenzione Europea. [9]
8. La Commissione ONU per i Diritti Umani ha giustamente affermato che la libertà di pensiero, coscienza e religione è un diritto “profondo” e “ampio” di “natura fondamentale”; un diritto che gli Stati membri non possono sospendere e a cui, in base all’Articolo 4.2 dell’ICCPR, [10] non si può contravvenire nemmeno in momenti di emergenza pubblica
9. Questa Corte, nella causa Hasan e Chaush, ha affermato correttamente:
La Corte ricorda che, tradizionalmente e universalmente, le comunità religiose si basano su strutture organizzate. Seguono regole che spesso sono considerate dai seguaci di origine divina. Per i credenti, le cerimonie religiose hanno significato e un valore sacro se sono condotte da ministri a cui è concesso il potere di celebrarle in conformità a tali regole. La personalità dei ministri religiosi è indubbiamente importante per ogni membro della comunità. La partecipazione alla vita della comunità è quindi una manifestazione della religione di una persona, protetta dall’Articolo 9 della Convenzione. [11]
10. L’Articolo 9 della Convenzione è unico, dato che si tratta del solo diritto fondamentale che riconosca la relazione tra l’individuo e il trascendente. Protegge quindi le credenze più profonde e sentite basate su coscienza e fede. Nella causa Chiesa Metropolita di Bessarabia e altri contro Moldova, si è decretato: “il dovere di neutralità e imparzialità di uno Stato, come definito in questa causa, è incompatibile con l’assunzione dello Stato del potere di valutare la legittimità di fedi religiose e richiede che gruppi contrastanti raggiungano una tolleranza reciproca…” [12] La Corte fa eco al concetto di neutralità e tolleranza da parte dello Stato nei confronti della libertà religiosa promulgato dall’Articolo 9 nella causa Serif contro la Grecia: “La Corte ricorda che la libertà di pensiero, coscienza e religione è uno dei fondamenti di una ‘società democratica’ nell’ambito della definizione che ne dà la Convenzione. Da essa dipende quel pluralismo, indissolubile da una società democratica, che è stato conquistato a caro prezzo nel corso dei secoli.” [13]
11. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha inoltre affermato che l’Articolo 9 deve esigere che gli Stati evitino di interferire con l’autonomia della chiesa o con il diritto a manifestare fedi religiose: “[F]atti che rivelano che le autorità non hanno mantenuto la neutralità nell’esercizio dei propri poteri in questo campo portano inevitabilmente a concludere che lo Stato ha interferito con la libertà dei credenti di manifestare la propria religione nei termini dell’Articolo 9 della Convenzione.” [14] È quindi poco credibile che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo possa esortare gli Stati membri a intraprendere azioni di controllo sulla legittimità delle fedi religiose e in sostanza a “fare teologia”. Tale controllo danneggerebbe gravemente il principio della neutralità dello Stato.
12. La differenza di trattamento costituisce, ai fini dell’Articolo 14, una discriminazione se “non ha nessun obiettivo e giustificazione ragionevole”, vale a dire se non mira a uno “scopo lecito” o se non esiste una “ragionevole relazione di proporzione tra i mezzi impiegati e lo scopo che ci si propone di raggiungere”. [15] IDal principio di non discriminazione consegue che “il diritto di libertà di religione, come garantito dalla Convenzione, esclude qualsiasi arbitrio da parte dello Stato di determinare se le fedi religiose o i mezzi usati per esprimere tali fedi siano leciti.” [16]
13. e sentenze chiare e decise della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a proposito della neutralità statale nei confronti di gruppi religiosi, assieme al crescente numero di sentenze sfavorevoli emesse dalla Corte nei confronti di alte parti contraenti a causa di controllo scorretto esercitato su gruppi religiosi, sono in aperto contrasto con le raccomandazioni avanzate da Rudy Salles. Dato che gli Stati firmatari sono tenuti al rispetto della Convenzione, si dovrebbe imporre anche a PACE il rispetto di uno standard in base al quale i suoi rapporti e le sue raccomandazioni non siano in contrasto con la legge europea che riguarda la libertà religiosa. Il Rapporto sulla Protezione dei minorenni contro gli eccessi delle sette dovrebbe quindi essere categoricamente respinto dall’Assemblea Parlamentare.
Diritti dei genitori e legge internazionale
14. L’ADF ha svolto un ruolo di primo piano nella difesa dei genitori contro gli abusi dello Stato in merito ai diritti dei genitori, specificamente nell’area dell’istruzione. La questione dei diritti dei genitori e dell’istruzione, se la si legge in vista del rapporto presentato da Rudy Salles, rivela forse una delle maggiori divergenze nella legge europea odierna: vale a dire, da un lato si ha la netta protezione offerta dalla legge internazionale nell’ambito dell’istruzione e, dall’altro, si ha l’aggressiva invasione di tali diritti da parte degli Stati firmatari. L’adozione del rapporto Salles danneggerebbe ulteriormente i diritti dei genitori europei di istruire i propri figli in base alle proprie convinzioni religiose e filosofiche. Gli archivi dell’Alliance Defending Freedom sono colmi di esempi in tale direzione.
15. A Salzkotten, in Germania, 14 genitori cristiani sono stati arrestati, alcuni per oltre 40 giorni e la maggior parte in varie occasioni, soltanto per aver richiesto che i figli di 9-10 anni fossero esentatati da 2 giorni di lezioni obbligatorie sull’“educazione sessuale”. [17] Sempre in Germania, una ragazza di 15 anni è stata ricoverata in un istituto di salute mentale perché aveva espresso il desiderio di ricevere un’istruzione di tipo familiare. Il motivo per cui la polizia l’ha trattenuta e per cui in seguito la ragazza è stata ricoverata nella clinica mentale di Norimberga è stata la falsa diagnosi, fatta da un unico medico, che sosteneva che la ragazzina in questione soffrisse di “scuola-fobia”. [18] In Svezia, un bambino di sette anni è stato strappato dalla polizia e dai servizi sociali a un aereo che faceva rotta per la Svezia solo perché studiava a casa sotto la guida dei genitori. La famiglia stava per trasferirsi in India per fare lavoro missionario negli orfanotrofi. Quando il piccolo Domenic Johansson, quasi quattro anni fa, è stato sottratto ai propri genitori, la polizia non aveva nessun mandato e la famiglia non era stata accusata di aver commesso nessun crimine. [19] In Spagna, il governo Zapattero ha dato il via a lezioni obbligatorie note come “istruzione al senso civico” che indottrinano i bambini bombardandoli con materiale che promuove l’omosessualità, l’iper-sessualità, il comunismo e schernisce aggressivamente la Chiesa Cattolica. La cosa forse ancora più scioccante è che il governo abbia rifiutato di accettare tutte le richieste di esenzione dalle lezioni presentate dai genitori, malgrado oltre 50.000 lagnanze da parte di genitori, centinaia di denunce e infine una causa in quanto categoria intentata presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. [20]
16. Le forze che stanno alla base dell’oppressione dei diritti dei genitori e dell’indottrinamento ideologico dei nostri bambini hanno un’unica meta: trafugare il cuore e la mente di questa generazione malgrado gli accaniti tentativi dei genitori di evitarlo. L’affermazione fatta negli anni Trenta da un prominente umanista esprime molto apertamente tale meta: “L’istruzione è quindi l’alleato dell’umanismo più potente che abbiamo e ogni scuola pubblica è una scuola di umanismo. Che cosa possono fare delle lezioni teistiche, tenute per un’ora una volta alla settimana a una piccola frazione di bambini, per far fronte alla marea di un programma di insegnamenti umanistici tenuto per cinque giorni?” [21]
17. Quando si fa arbitro del modo accettabile di allevare i bambini, lo Stato si fa dittatore dell’opinione pubblica e dell’andamento sociale, defraudando in tal modo la democrazia. Non si sta parlando di maltrattare o trascurare i bambini; è piuttosto una questione di coscienza, fede, preferenze e ideologia. Se lo Stato asserisce il diritto di determinare quale fede un genitore possa o non possa istillare nei propri figli, ciò viola una libertà fondamentale su cui è basato l’ordinamento sociale. La libertà, intesa nel modo giusto, non può essere appannaggio dello Stato senza che si trasformi in tirannia o fascismo. Il ruolo dello Stato consiste nel riconoscere, rispettare e proteggere la libertà: la libertà dell’individuo, quella della famiglia e quella della popolazione in generale.
18. La tendenza legale perseguita dal rapporto Salles, ossia che lo Stato si appropri del ruolo dei genitori in quanto custodi e guide nello sviluppo dei propri figli, minaccia la libertà religiosa e le libertà di coscienza, di fede e persino di parola. Se infatti lo Stato può dettare ciò in cui un bambino deve credere, può controllare i confini della parola nella società in generale. In effetti, lo Stato acquisisce il monopolio di principi e dialogo socialmente accettabili ed esclude dalla sfera pubblica il dialogo su questioni che etichetta come fedi “fondamentaliste” o “anormali”. Ciò non avviene tramite provvedimenti diretti — quanto meno non ancora — ma tramite la regolamentazione della famiglia, che è la particella fondamentale della società e il terreno da cui nascono i futuri cittadini.
19. Numerosi documenti internazionali confermano che spetta ai genitori essere gli educatori primari e principali dei propri figli. Questo fatto in sé conferisce ai genitori i maggiori diritti e la maggior responsabilità per quanto riguarda l’istruzione dei propri figli. Gli enti dello Stato li dovrebbero assistere in tale compito, le scuole devono cercare la cooperazione dei genitori e non dovrebbero in nessun caso soppiantare artificialmente i diritti dei bambini né i diritti dei genitori imponendo ai bambini un’istruzione contraria a quella che ricevono dai propri genitori.
20. L’Articolo 26 (3) della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, afferma: “I genitori hanno un diritto prioritario nella scelta dell’istruzione che deve venir data ai propri figli”.
21. La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini afferma con chiarezza che tra i più importanti diritti infantili, oltre a quello alla vita, ci sono appunto il diritto all’affetto dei genitori e il diritto all’istruzione. La Convenzione afferma anche esplicitamente che i diritti dei genitori non sono abbinati a quelli dei figli. Inoltre, visto che i genitori sono le persone che più amano i propri figli, spetta soprattutto a loro prendere le decisioni che riguardano la loro istruzione. I brani pertinenti della Convenzione quindi affermano:
Articolo 5: Gli Stati firmatari sono tenuti a rispettare le responsabilità, i diritti e i doveri dei genitori o, nei casi in cui ciò è applicabile, quelli dei membri della famiglia estesa o della comunità, in conformità ai costumi locali, a quelli dei tutori legali o a quelli di altre persone legalmente responsabili del bambino, che consistono nel fornire, in modo conforme allo sviluppo delle capacità del bambino, direzione e guida appropriata nell’esercizio dei diritti riconosciuti da questa Convenzione. [Enfasi aggiunta]
Articolo 18: 1. Gli Stati firmatari sono tenuti a fare il possibile per assicurarsi che il principio che entrambi i genitori condividano la responsabilità nei confronti della formazione e dello sviluppo del bambino siano rispettati. Ai genitori o, se questo è il caso, ai tutori legali, spetta la principale responsabilità nei confronti della formazione e dello sviluppo del bambino. La loro preoccupazione fondamentale deve essere favorire il più possibile l’interesse del bambino.
2. Allo scopo di garantire e promuovere i diritti esposti nella presente Convenzione, gli Stati firmatari sono tenuti a fornire ai genitori e ai tutori legali assistenza adeguata nell’esercizio del compito di allevare i propri figli e sono tenuti ad assicurare l’esistenza di istituti, agevolazioni e servizi necessari alla cura dei bambini. [Enfasi aggiunta]
22. Di rilievo anche il Trattato Internazionale sui Diritti Civili e Politici che, nell’Articolo 18 (4), afferma: “Gli Stati firmatari del presente Trattato si impegnano a rispettare la libertà dei genitori e, se questo è il caso, dei tutori legali di assicurare ai propri figli l’istruzione religiosa e morale conforme alle proprie convinzioni”.
23. Inoltre, la Convenzione contro la Discriminazione nell’Istruzione sostiene nell’Articolo 5 (1)(b) che è essenziale che gli Stati “rispettino la libertà dei genitori e, se questo è il caso, dei tutori legali, in primo luogo per quanto riguarda la possibilità di scegliere per i propri figli istituti che non siano quelli condotti dalle autorità pubbliche ma che siano conformi ai minimi standard didattici delineati o approvati dalle autorità competenti e, in secondo luogo, la libertà di assicurare in modo consono alle procedure seguite nello Stato per l’applicazione della sua legge, l’istruzione religiosa e morale dei bambini in conformità con le proprie convinzioni; e nessuna persona o gruppo di persone dovrebbe essere costretta a ricevere istruzione religiosa che non sia compatibile con le proprie convinzioni”.
24. La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, Protocollo 1, Articolo 2, riflette la stessa idea: “Nell’esercizio di qualsiasi funzione relativa all’istruzione e all’insegnamento esso possa assumere, lo Stato è tenuto a rispettare il diritto dei genitori di assicurare che tali istruzione e insegnamento siano conformi alle proprie convinzioni religiose e filosofiche.” Il termine convinzioni filosofiche è interpretato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo come un tutto [22] e si estende alle convinzioni pedagogiche; con ciò si vogliono indicare le convinzioni dei genitori sul modo migliore di istruire i propri figli.
25. Non ci sono quindi dubbi sul fatto che i genitori debbano essere il fattore determinante di decisione quando si ha a che fare con programmi di studio che influenzano profondamente il sistema di valori del bambino. I sistemi scolastici dovrebbero quindi sforzarsi di armonizzare l’istruzione della scuola con la formazione impartita dai genitori.
26. Le proposte avanzate da Rudy Salles hanno già portato alla violazione dei diritti dei genitori descritta in precedenza. In pratica, se le proposte di Salles fossero adottate dagli Stati firmatari vedremmo imporre ai diritti dei genitori limiti ancora maggiori per quanto riguarda l’esenzione da lezioni ideologicamente offensive, l’istruzione impartita privatamente dai genitori o l’autonomia delle scuole confessionali.
27. alvaguardare la possibilità del pluralismo nell’istruzione è essenziale alla preservazione di una società democratica. [23] I genitori devono essere in grado di scegliere la scuola a cui inviare i propri figli, pubblica o privata che sia. [24] Mentre il Protocollo 1, Articolo 2 [25], non garantisce sussidi a scuole private o confessionali, stabilisce però il diritto di istituire scuole private o confessionali. [26] Devono essere riconosciuti come parte della forte protezione concessa ai diritti dei genitori nel corpus della legge internazionale, dei forum alternativi a scopo didattico, come ad esempio l’istruzione privata impartita dai genitori.
28. Nelle scuole private, l’insegnamento religioso e filosofico può essere del tutto indipendente, ammesso che allo Stato sia permesso di porre certe condizioni relative alle qualifiche degli insegnanti, all’insegnamento di certe materie o all’organizzazione interna delle scuole. [27] Mentre l’indottrinamento religioso è vietato nelle scuole [28], lo Stato non ha alcun diritto di determinare se le fedi religiose o i mezzi usati per esprimere tali fedi religiose siano leciti. [29] Lo Stato può solo esigere che qualsiasi insegnamento sia fornito in modo oggettivo, critico e pluralistico. [30] E il fatto che esistano scuole private o confessionali non esonera lo Stato dal rispettare i diritti dei genitori per quanto riguarda il fatto di allevare i propri figli in base ai propri principi religiosi e filosofici. [31]
29. Il requisito di tenere scuole religiose o confessionali è di importanza fondamentale ai fini di preservare una società basata sul pluralismo religioso. [32] PIl Protocollo 1, Articolo 2, non permette che si faccia una distinzione tra istruzione religiosa e altri soggetti. Impone allo Stato di rispettare le convinzioni dei genitori, siano esse religiose o filosofiche, nell’intero programma didattico dello Stato. [33] Tale dovere è molto esteso dato che vale non soltanto per il contenuto dell’istruzione e il modo in cui essa è fornita, ma anche per l’adempimento di tutte le “funzioni” assunte dallo Stato. Il verbo “rispettare” ha un significato più ampio e profondo di quello di “riconoscere” oppure “prendere in considerazione”. [34]
30. Come ha sostenuto la Corte: “Che i genitori abbiano il diritto di richiedere allo Stato il rispetto delle proprie religioni e convinzioni filosofiche, è un fatto che riguarda l’adempimento a un dovere naturale nei confronti dei figli, dato che i genitori sono i principali responsabili dell’“istruzione e insegnamento” impartiti ai figli. Quindi i loro diritti corrispondono ad una responsabilità strettamente collegata al fatto di poter godere ed esercitare il diritto all’istruzione”. [35] SIn secondo luogo è altrettanto pertinente che “democrazia non significa semplicemente che le vedute di una maggioranza debbano sempre prevalere: si deve raggiungere un equilibrio che assicuri che le minoranze ricevano un trattamento adeguato ed equo e che impedisca qualsiasi abuso da parte di una posizione dominante”. [36]
31. Quindi, mentre gli Stati possono stabilire degli standard didattici minimi, non possono, come propone il Rapporto Salles, controllare e dirigere dei curricula che soffocherebbero l’insegnamento o l’applicazione religiosa nell’ambito dell’istruzione. Tale privazione probabilmente ostacolerebbe lo sviluppo delle capacità del bambino e sarebbe dannoso ai suoi migliori interessi, come stabiliti dalla legge internazionale. [37] Inoltre, come il Consiglio Europeo ha affermato di recente: “la storia dimostra che le violazioni della libertà accademica…sono sempre sfociate in un crollo intellettuale e di conseguenza in una stasi sociale ed economica". [38]
32. Sia la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che il Trattato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali garantiscono il diritto di fondare scuole private. [39] Il diritto di fondare istituti didattici privati presuppone anche il diritto dei genitori di scegliere tra istruzione pubblica e privata o tra varie scuole private o confessionali. Di nuovo, la distinzione sarebbe illusoria, e quindi priva di significato, se nell’elaborazione del curriculum scolastico non fosse permessa una certa libertà accademica. L’effetto raccapricciante delle regole proposte da Rudy Salles sarebbe decisamente una diretta violazione di tali disposizioni della legge internazionale.
Istruzione privata impartita dai genitori
33. Il diritto all’istruzione e il rispetto dell’autorità dei genitori nei confronti dei propri figli presuppone una certa libertà. Un aspetto di tale diritto è che le scuole statali non possono assumere il monopolio sull’istruzione. Come afferma l’Articolo 13 del Trattato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali: “Gli Stati firmatari del presente Trattato si impegnano a rispettare la libertà dei genitori e, dove applicabile, dei tutori legali di scegliere per i propri figli scuole diverse da quelle istituite dalle pubbliche autorità, ammesso che esse siano conformi agli standard didattici minimi stabiliti o approvati dallo Stato, e il loro diritto ad assicurare ai propri figli istruzione religiosa e morale conforme alle proprie convinzioni”. [40] Tra le scelte in campo didattico che dovrebbero essere permesse a tutti i genitori con riferimento alle norme internazionali, vi è il diritto all’istruzione privata impartita dai genitori.
34. L’istruzione privata impartita dai genitori è stata inserita tra gli abituali diritti internazionali da un’ampia maggioranza di nazioni democratiche. Il livello di coordinazione e supporto infra-strutturale nell’ambito dell’istruzione privata casalinga getta fitte ombre su qualsiasi affermazione che la partecipazione alla scuola d’obbligo costituisca un metodo lecito di proteggere l’ordine pubblico. I casi in cui l’ADF ha difeso genitori che istruivano privatamente i propri figli ed erano stati arrestati, richiedevano lo stato di profugo o a cui erano stati strappati i figli dandoli in adozione (tutti casi in cui non era presente nessun maltrattamento fisico o mentale né esistevano prove di abbandono) sono in aperto contrasto con azioni estreme da parte dello Stato come quella di separare delle famiglie in nome dell’ideologia.
35. Il seguente memorandum ha delineato la legge dei trattati e la giurisprudenza internazionali riguardanti i diritti dei genitori e l’autonomia della chiesa. Entrambi i concetti sono essenziali al godimento della libertà di pensiero, coscienza e religione che richiedono che lo Stato si mantenga neutrale. La proposta di Rudy Salles costituisce un attacco diretto a tali protezioni e crea un clima che favorisce l’abuso da parte di attori statali. Questo memorandum ha anche descritto notevoli violazioni sia della libertà religiosa che dei diritti dei genitori, verificatisi come conseguenza di regole simili a quelle proposte nel Rapporto Salles. In nome di un’Europa libera e democratica, in cui persone di ogni fede e filosofia possano godere della stessa protezione da parte della legge, l’Alliance Defending Freedom esorta i Membri dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo a respingere il rapporto sulla Protezione dei minorenni contro gli eccessi delle sette.
[1] ECHR, Affaire Schmidt c. France, istanza no. 35109/02, sentenza del 26 luglio 2007.
[2] Vedere es.: ECHR, Affaire Eglise Evangelique Missionaire et Salaun v. France, istanza no. 25502/07, sentenza del 31 gennaio 2013.
[3] Es.: Turchia. L’Articolo 2 della Costituzione turca sostiene che la Turchia è “uno stato democratico, laico e sociale.” L’Articolo 4 rende tali principi di base inderogabili. COST. della TURCHIA Articoli 2, 4 (Legge No. 2709).
[4] Es.: Il Regno Unito. Cf. The Act of Settlement, 12 & 13 Will. 3, c. 2, arts 1-3 (1701) (Ing.).
[6] Vedere: ECHR, Koppi v. Austria, 10 dicembre 2009, no. 33001/03; ECHR, Religionsgemeinschaft der Zeugen Jehovas and Others v. Austria, 31 luglio 2008, no. 40825/98; ECHR, Verein der Freunde der Christengemeinschaft and Others v. Austria, 26 febbraio 2009, no. 76581/01.
[7] Vedere es.:European Convention of Human Rights, Article 9; International Covenant on Civil and Political Rights, Article 18; e Universal Declaration of Human Rights, Article 18;
[8] ECHR, 25 Maggio 1993, Kokkinakis v. Greece, Series A No. 260-A, § 31: AFDI, 1994, p. 658.
[9] Kokkinakis op.cit., ECHR, 23 Giugno 1993, Hoffmann v. Austria, Series A, No. 255-C: JDI, 1994, p. 788; Otto-Preminger-Institut, op. cit.; ECHR, 26 Settembre 1996, Manoussakis and Others v. Greece, Reports 1996-IV: AFDI, 1996, p. 749.
[10] HRC, General Comment No 22: The Right to Freedom of Thought, Conscience and Religion (1993) [1], disponibile nel sito http://www.equalrightstrust.org/ertdocumentbank/general%20comment%2022.pdf.
[11] ECHR, 26 Ottobre 2000, Hasan & Chaush v. Bulgaria (Sent. No. 30985/96), § 62.
[12] ECHR, 13 Dicembre 2001, Metropolitan Church of Bessarabia and Others v. Moldova, Sent. no. 45701/99., § 123.
[13] ECHR, Serif v. Greece, istanza no. 38178/97, sentenza del 14 Dicembre 1999, § 49.
[14] ECHR, 26 Ottobre 2000, Hasan & Chaush v. Bulgaria (Sent. No. 30985/96), § 78.
[15] ECHR, Case of Kosteski v. The Former Yugoslavia Republic of Macedonia, istanza no. 55170/00, sentenza del 13 Aprile 2006, § 44. Vedere anche: Karlheinz Schmidt v. Germany, sentenza del 18 Luglio 1994, Series A no. 291-B, pp. 32-33, § 24, e ECHR, Camp and Bourimi v. the Netherlands, istanza no. 28369/95, sentenza del 3 Ottobre 2000, § 37.
[16] ECHR, 26 Settembre 1996, Manoussakis v. Greece (RJD 1996, p. 1346), § 47.
[17] Vedere: http://www.adfmedia.org/News/PRDetail/4690?AspxAutoDetectCookieSupport=1.
[18] Vedere: http://www.wnd.com/2008/03/59947/.
[19] Vedere: http://www.adfmedia.org/News/PRDetail/3607.
[20] Vedere: http://adfmedia.org/News/PRDetail/5315.
[22] ECHR, 25 Febbraio 1982, Campbell and Cosans v. the United Kingdom, Series A, No. 48, § 36: CDE, 1986, p. 230.
[23] ECHR, Kjeldsen, Busk Madsen and Pederson v. Denmark, Sentenza del 7 Dicembre 1976, Istanza No. 5095/71, 5920/72, 5926/72, § 50.
[24] ECHR, 5 Dicembre 1990, Graeme v. the United Kingdom, 64 DR 158.
[25] Vedere es.: ECHR, X and Y v. the United Kingdom, App. No. 9461/81, Eur. Comm’n H.R. Dec. & Rep. 210 (1982).
[32] Vedere es.: Natan Lerrner, Group Rights and Discrimination in International Law, Capitolo 10 (1991) che osserva l’enorme gruppo di pressione noting favore delle garanzie di istruzione religiosa in base al Minorities Treaty firmato dalla Lega delle Nazioni.
[33] Kjeldsen, Busk Madsen and Pederson v. Denmark, op. cit., § 52. Vedere anche: Case of Folgero and Others v. Norway, App. No. 15472/02, sentenza del 29 Giugno 2007., § 84(c).
[37] Vedere es.: United Nations, Convention on the Rights of the Child, , G.A. Res. 44/25, annex, 44 U.N. GAOR Supp. (No. 49) at 167, U.N. Doc. A/44/49 (1989), entered into force 9.2.1990, Article 14.
[38] Assembrea Parlamentare del Consiglio d'Europa, Raccomandazione 1762, Academic Freedom and University Autonomy, 30 Giugno 2006, § 4.3.
[39] Vedere es.: ECHR, 5 Dicembre 1990, Graeme v. the United Kingdom, 64 DR 158; ECHR, X and Y v. the United Kingdom, App. No. 9461/81, Eur. Comm’n H.R. Dec. & Rep. 210 (1982). Vedere anche: ICESCR, supra n. 21, Articolo 13(4).
[40] United Nations, International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, New York, 16 Dicembre 1966.

References: Articolo 5

Articolo 18
 Articolo 2
 Articolo 2
 Articolo 2
 sentenza 
 sentenza 
 § 31
 § 62
 § 123
 sentenza 
 § 49
 § 78
 sentenza 
 § 44
 sentenza 
 § 24
 sentenza 
 § 37
 § 47
 § 36
 Sentenza 
 § 50
 § 52
 sentenza 
 § 84
 § 4
 Articolo 13