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Timestamp: 2018-06-19 01:04:18+00:00

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L. 08/07/1980, n. 319 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NN663
G.U. 15/07/1980, n. 192
La presente legge è stata abrogata dal D.P.R. 30.05.2002, n. 115, ad esclusione dell'articolo 4. Viene comunque integralmente riportata perchè ad essa fa riferimento copiosa giurisprudenza.Con le modifiche introdotte dal D.M. 30.5.2002.
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Art. 1. - Classificazione dei compensi
N2 I compensi dei periti, consulenti tecn
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Art. 2. - Onorari fissi e variabili
N2 La misura degli onorari fissi e di quelli variabili é stabilita con tab
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Art. 3. - Applicazione analogica degli onorari fissi e variabili
N2 Gli onorari fissi e quelli variabili s
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Art. 4. - Onorari commisurati al tempo
La vacazione é di due ore. L'onorario per la prim
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Art. 5. - Aumento degli onorari
N2 Per le prestazioni di eccezionale impo
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Art. 6. - Incarichi collegiali
N2 Quando l'incarico é stato comme
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Art. 7. - Spese
N2 I periti, i consulenti tecnici e i traduttori devono presentare una nota specifica delle spese sostenute p
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Art. 8. - Durata dell'incarico
N2 Qualora l'attività demandata al
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Art. 9. - Indennità
N2 Al perito, al consulente tecnico, all'interprete e al traduttore che per l'esecuzione dell'incarico debba trasferirsi f
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Art. 10. - Adeguamento periodico degli onorari
N2 Ogni tre anni, con decreto del Preside
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Art. 11. - Liquidazione dei compensi ed opposizione
N2 La liquidazione dei compensi al perito, al consulente tecnico, all'interprete e al traduttore é fatta con decreto motivato del giudice o del pubblico ministero che lo ha nominato.
La liquidazione é comunicata al per
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Art. 12. - Determinazione provvisoria degli onorari
N2 Fino che non siano emanati i decreti p
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N2 É abrogata la legge 1 dicembre
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Art. 14. - Onere finanziario
N2 Al maggiore onere derivante dall'attua
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Domanda di iscrizione all'Albo dei Consulenti Tecnici
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Domanda di rilascio di documentazione comprovante lo svolgimento di incarichi
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Notifica di ordinanza di nomina di consulente tecnico
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Ricorso per denuncia di motivi di astensione dall'incarico di CTU
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Ricorso per denuncia di motivi di astensione dall'incarico di perito
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Ricorso per istanza di astensione dall'incarico di CTU
52778 398442
Ricorso per istanza di astensione dall'incarico di perito
52778 398443
52778 398444
Quesito con incarico di tentativo di conciliazione
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52778 398447
Comunicazione di inizio delle operazioni peritali
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Relazione del CTU
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Relazione di perizia tecnica relativa ad immobili
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Osservazioni del C.T. di parte sui risultati delle indagini del CTU
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Relazione scritta del CTU, esperito il tentativo di conciliazione
Circ. Min. Grazia e Giust. 14/11/1984, n. 1231
D.P.R.820/1983: tabelle onorari consulenti tecnici.
Circ. Trib. 14/04/1984, n. 4161
Liquidazione degli onorari dei consulenti tecnici.
Consulente tecnico di ufficio - Liquidazione del compenso - Aumento fino al doppio degli onorari ai sensi dell'art. 5 della legge n. 319 del 1980 applicabile "ratione temporis" - Presupposti.
L'aumento fino al doppio degli onorari liquidati al consulente tecnico d'ufficio per le prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà, previsto dall'art. 5 della legge 8 luglio 1980, n. 319 (applicabile "ratione temporis"), è consentito, anche in misura parziale, qualora ne ricorrrano i presupposti, soltanto se sia stato riconosciuto al consulente il compenso massimo determinato sulla base delle tabelle allegate al D.P.R. 27 luglio 1988, n. 388.
1. Consulente tecnico d’ufficio - Compenso - Adozione del criterio delle vacazioni anziché di quello a percentuale - Presupposti
1. Nella determinazione dell’onorario spettante al consulente tecnico d’ufficio va applicato il criterio delle vacazioni, anziché quello a percentuale, non solo quando manca una specifica previsione della tariffa, ma altresì quando, in relazione alla natura dell’incarico ed al tipo di accertamento richiesti dal giudice, non sia logicamente giustificata e possibile un’estensione analogica delle ipotesi tipiche di liquidazione secondo il criterio della percentuale. La decisione di liquidare gli onorari a tempo e non a percentuale è incensurabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata.
Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione a carico di una parte - Domanda giudiziale del compenso nei confronti di un'altra - Configurabilità - Fondamento.
In tema di compenso al consulente d'ufficio, l'obbligo di pagare la prestazione eseguita ha natura solidale e, di conseguenza, l'ausiliare del giudice può agire autonomamente in giudizio nei confronti di ognuna delle parti, anche in via monitoria, non solo quando sia mancato un provvedimento giudiziale di liquidazione ma anche quando il decreto emesso a carico di una parte sia rimasto inadempiuto, in quanto non trova applicazione, per essere l'attività svolta dal consulente finalizzata all'interesse comune di tutte le parti, il principio della soccombenza, operante solo nei rapporti con le parti e non nei confronti dell'ausiliare.
Sent. C. Cass. civ. 23/03/2007, n. 7186
1. Consulente tecnico d’ufficio - Compenso - Accertamento plurimo, ancorchè in base ad incarico unitario - Liquidazione degli onorari - Criterio - Sommatoria degli onorari relativi a ciascun accertamento - Legittimità - Fattispecie relativa ad azione risarcitoria contro amministratore di società. 2. Consulente tecnico d’ufficio - Compenso - Disciplina ex art. 4 del D.P.R. n. 820 del 1983 - Interpretazione - Criteri - Liquidazione globale - Condizioni - Natura dell'incarico - Scaglione massimo - Utilizzazione - Limite - Fattispecie.
1. Ai fini della liquidazione degli onorari del consulente tecnico di ufficio, deve aversi riguardo all'accertamento richiesto dal giudice e, ove si tratti di accertamento plurimo, ancorché in base ad incarico unitario, è legittima la liquidazione degli onorari sommando quelli relativi a ciascuno dei distinti accertamenti richiesti. (Nella fattispecie, relativa alla quantificazione del danno subito da una società per la cattiva gestione da parte dell'amministratore e dei sindaci, la S.C., essendo necessarie specifiche indagini in tema sia di bilanci che di consulenza amministrativa, contabile e fiscale, ha ritenuto giustificata l'applicazione di criteri distinti di determinazione del compenso a seconda dell'attività svolta, ancorché considerata unitariamente in relazione all'unico finale accertamento demandato dal giudice).
2. Ai fini della liquidazione del compenso al consulente tecnico secondo le previsioni della legge n. 319 del 1980 e delle tabelle approvate con D.P.R. n. 820 del 1983, deve aversi riguardo all'accertamento richiesto dal giudice e non al tipo di indagini che il consulente ha svolto per pervenire a quell'accertamento, essendo esse lo strumento utilizzato dall'ausiliare per pervenire al risultato richiesto. Pertanto, nel caso in cui la consulenza richieda l'esame di una pluralità di bilanci, l'onorario (da calcolarsi a percentuale secondo il disposto dell'art. 4 del D.P.R. n. 352 del 1988) va liquidato globalmente e non per singole annualità se, avuto riguardo alla natura dell'incarico conferito all'ausiliare, è unico il risultato finale da fornire al giudice. In tal caso, l'onorario va calcolato con riferimento al valore globale complessivo risultante dalla sommatoria dei vari bilanci, fermo restando che, trattandosi di un importo unitario, non può essere superato il limite massimo dello scaglione tariffario indicato dal predetto articolo. (fattispecie relativa alla quantificazione del danno subito da una società per la cattiva gestione da parte dell'amministratore e dei sindaci, che comportava la liquidazione in base al valore unitario dell'accertamento richiesto, costituito dalla somma dei singoli bilanci esaminati e non dal valore di ciascun bilancio).
1. Consulente tecnico d’ufficio - Compenso - Liquidazione - Aumento fino al doppio - Ex art. 5 L. 80/319 - Potere discrezionale del giudice - Limiti
1. Gli onorari dovuti al C.T.U. «possono» essere raddoppiati secondo la previsione dell’art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319 ma non per questo «debbono» necessariamente esserlo, e la valutazione della particolare o addirittura straordinaria importanza, complessità, difficoltà dell’incarico è rimessa al prudente apprezzamento del giudice la cui discrezionalità, come sopra evidenziato, già si esplica nella determinazione del compenso, sulla base dei medesimi parametri, tra i minimi ed i massimi stabiliti nel decreto ministeriale; pertanto, il semplice fatto che il giudice abbia attribuito particolare rilevanza al livello quantitativo e qualitativo dell’opera al predetto specifico fine, non sta per nulla a significare che detta rilevanza si debba poi anche necessariamente considerare di livello così elevato da giustificare altresì il superamento dei massimi già riconosciuti «sino al» doppio degli stessi (per il che devesi rilevare come anche nell’ambito della norma in esame sia prevista, oltre tutto, una gradualità di valutazione).
Sent.C. Cass. 31/03/2006, n. 7633
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Provvedimento del giudice - Suscettibile di reclamo ex art. 11 L. 80/319.
1. Nel sistema adottato dall'art. 11 della L. n. 319 del 1980, la liquidazione dei compensi al perito, al consulente tecnico o ad altri ausiliari del giudice deve ritenersi suscettibile di reclamo, che non è un mezzo di impugnazione, da devolvere necessariamente ad un diverso e sovraordinato organo giudiziario, ma uno strumento di opposizione destinato a fare acquisire al provvedimento medesimo la sua definitività, con la conseguenza che contro il provvedimento ancora impugnabile con il suddetto ricorso non è proponibile il rimedio del ricorso per cassazione ex art. 111 della Costituzione.
1. Consulente tecnico d'ufficio - Prestazioni eccezionali ex art. 5 della legge n. 319 del 1980 - Nozione - Compenso - Condizioni. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Pluralità di beni - Valutazione - Liquidazione del compenso - Onorario distinto per ciascuno dei beni - Necessità - Limiti - Unicità dell'incarico avente ad oggetto accertamenti plurimi - Compensi separati - Configurabilità - Sussistenza - Fondamento. 3. Consulente tecnico d'ufficio - Elaborato fuori d'opera rispetto al quesito - Compenso al consulente - Esclusione. 4. Consulente tecnico d'ufficio - Incarico - Oggetto - Estimo - Pluralità di beni immobili - Compenso - Liquidazione - Criteri.
Articolo 2; Articolo 5; Articolo 11.
1. In tema di compenso agli ausiliari del giudice, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 319 del 1980, costituiscono prestazioni eccezionali per le quali è consentito l'aumento fino al doppio degli onorari previsti nelle tabelle, quelle prestazioni che, pur non presentando aspetti di unicità o, quanto meno, di assoluta rarità, risultino comunque avere impiegato l'ausiliare in misura notevolmente massiva, per importanza tecnico - scientifica, complessità e difficoltà. Pertanto, mentre l'ampiezza dell'incarico affidato all'ausiliare costituisce un elemento di giudizio nella determinazione degli onorari variabili tra il minimo e il massimo ai sensi dell'art. 2 legge n. 319 del 1980 (secondo cui il giudice deve al riguardo tenere conto della difficoltà dell'indagine, della completezza e del pregio della prestazione), ai fini dell'applicabilità della disposizione di cui all'art. 5 citato, occorre che il tasso di importanza e di difficoltà della prestazione, che le legge prescrive debba essere "eccezionale", sia necessariamente maggiore rispetto a quello che deve essere compensato con l'attribuzione degli onorari nella misura massima.
2. In tema di compenso degli ausiliari del giudice, qualora la valutazione abbia avuto ad oggetto una pluralità di cose pignorate, all'esperto competono distinti onorari per ognuno degli importi stimati, salva la necessità di riaccorpare i beni artificiosamente frazionati o appartenenti a un complesso di unità uguali o simili, che abbiano richiesto operazioni peritali puramente ripetitive; peraltro, la liquidazione del compenso deve essere compiuta con riferimento all'accertamento richiesto dal giudice sicchè, nel caso di accertamenti plurimi, anche se compiuti in base ad incarico unitario, è legittima la determinazione degli onorari sommando quelli relativi a ciascuno dei distinti accertamenti richiesti.
3. In tema di compenso degli ausiliari del giudice, nel procedimento di opposizione al provvedimento che liquida il compenso al consulente tecnico, ai sensi dell'art. 11 della legge 8 luglio 1980 n. 319, non compete al giudice la valutazione dell'influenza e dell'utilità della consulenza tecnica (il cui apprezzamento è riservato al giudice della controversia in sede di cognizione del merito), bensì quella circa la rispondenza dell'opera svolta dall'ausiliario ai quesiti postigli. Ne consegue che, nel caso in cui tutto l'elaborato debba ritenersi fuori d'opera rispetto al quesito, al consulente non spetta alcun compenso.
4. In tema di compenso agli ausiliari del giudice, nell'ipotesi in cui l'incarico conferito al consulente tecnico d'ufficio in materia di estimo abbia ad oggetto la determinazione di una serie di beni immobili,la liquidazione del compenso deve attenersi al criterio desunto dall'art. 13 delle tabelle allegate al D.P.R. n.352 del 1988 che fa riferimento all'"importo stimato", diverso per scaglioni con il limite massimo di un miliardo. Peraltro, nel caso di immobili aventi caratteristiche uguali o analoghe, per definire le quali il consulente debba effettuare operazioni ripetitive, l'"importo stimato" è quello che attiene alla stima cumulativa di detto insieme; in presenza, invece, di una pluralità di immobili diversi tra loro, l'"importo stimato" è quello corrispondente ad ogni singola stima di immobile che abbia autonome caratteristiche valutative. Pertanto, ogni "importo stimato" deve essere sempre contenuto nel limite del massimo scaglione di un miliardo di lire, salvo che, per i valori ad esso superiore, ove ne sussistano le condizioni, possa farsi ricorso all'applicazione dell'art. 5 della legge n. 319 del 1980.
1. Professioni - Consulente tecnico d’ufficio (CTU) - Altri prestatori d’opera da lui autonomamente incaricati - Assenza di autorizzazione del giudice - Rimborso spese - Non può essere riconosciuto. 2. Professioni - Consulente tecnico d’ufficio (CTU) - Opposizione al decreto di pagamento - Questioni relative alla validità e utilità della CTU - Non possono essere fatte valere.
Articolo 7; Articolo 11.
1. Ai sensi dell’art. 7 della L. 319/1980, comma 3, (poi abrogato e sostituito dall’art. 56 del D.P.R. 115/2002) il Consulente tecnico d’ufficio deve essere preventivamente autorizzato dal giudice ad avvalersi dell’ausilio di altri prestatori d’opera per l’attività strumentale rispetto ai quesiti oggetto dell’incarico, con la conseguenza che non può essergli riconosciuto alcun compenso (neppure sotto forma di rimborso spese sostenute dal CTU) in relazione all’attività svolta, (nella specie: per i rilievi dei fabbricati e di una strada), da un tecnico da lui incaricato senza autorizzazione del giudice.
2. Nel giudizio di opposizione avverso il provvedimento di liquidazione del compenso al Consulente tecnico d’ufficio, ai sensi dell'art. 11 della L. 319/1980 (poi abrogato e sostituito dall’art. 84 del D.P.R. 115/2002), non possono proporsi questioni relative alla utilità e validità della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e vanno fatte valere nella relativa sede.
Sent. C. Cass. 02/03/2006, n. 4655
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Calcolo del costo delle opere per il completamento di un appalto - Art. 12 D.P.R. 88/352 - Applicabilità. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Chiarimenti forniti dal C.T.U. sulla relazione depositata - Compenso relativo - Esclusione.
1. La consulenza tecnica d'ufficio, avente ad oggetto la determinazione del costo delle opere eseguite a completamento di un appalto, da effettuarsi tenuto conto degli anni di cantiere e degli oneri accessori, oltre che delle fatture prodotte, costituisce consulenza tecnica in materia di misura e contabilità dei lavori, e non in materia di costruzioni edilizie; per la liquidazione del relativo onorario si applica quindi l'art. 12 del D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352, che prevede un onorario variabile tra un minimo e un massimo, e non già l'art. 11 dello stesso D.P.R. - che prevede un onorario a percentuale, calcolato per scaglioni - aumentabile fino al doppio in caso di particolare complessità ed importanza della prestazione, ai sensi dell'art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319. 2. In relazione alla liquidazione del compenso in favore del consulente tecnico, i chiarimenti non costituiscono un'attività ulteriore ed estranea rispetto a quella, già espletata e remunerata, oggetto di consulenza, ma un'attività complementare, integrativa e necessaria, al cui compimento il C.T.U. può essere tenuto qualora gli venga richiesto (il che normalmente accade quando la relazione depositata non possa dirsi esaustiva), e di conseguenza in relazione ad essi non spetta un compenso ulteriore rispetto a quello già percepito per la consulenza tecnica.
Sent. C. Cass. 16/02/2006, n. 3414
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Incarico con pluralità di quesiti - Incarico unico - Configurabilità - Conseguenze.
1. Ai fini della determinazione giudiziale del compenso dovuto al consulente tecnico di ufficio, un incarico avente ad oggetto una pluralità di quesiti deve essere considerato unico. Di conseguenza, il compenso deve essere unitario, mentre la pluralità delle valutazioni richieste può rilevare solo ai fini della determinazione giudiziale del compenso, che la legge fissa tra una misura minima ed una massima. A tal fine è manifestamente infondata, con riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, la questione di costituzionalità dell'art. 2 L. n. 319 del 1980, in relazione all'art. 4, che prevede la possibilità di un aggiornamento triennale della normativa relativa alla misura degli onorari, ancorchè tale aggiornamento periodico sia stato omesso dopo l'adeguamento intervenuto nel 1988, atteso che rientra nei poteri del legislatore determinare l'ammontare giusto ed equo del compenso dei periti e dei consulenti d'ufficio, tenuto conto della facoltà di aumento fino al doppio nei casi di prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà.
Sent.C. Cass. 16/02/2006, n. 3414
1. Consulente tecnico d’ufficio - Compenso - Pluralità di quesiti - Configurabilità di incarico unico - Conseguenze.
1. Ai fini della determinazione giudiziale del compenso dovuto al consulente tecnico di ufficio, un incarico avente ad oggetto una pluralità di quesiti deve essere considerato unico. Di conseguenza, il compenso deve essere unitario, mentre la pluralità delle valutazioni richieste può rilevare solo ai fini della determinazione giudiziale del compenso, che la legge fissa tra una misura minima ed una massima. A tal fine è manifestamente infondata, con riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., la questione di costituzionalità dell’art. 2, L. n 319 del 1980, in relazione all’art. 4, che prevede la possibilità di un aggiornamento triennale della normativa relativa alla misura degli onorari, ancorchè tale aggiornamento periodico sia stato omesso dopo l’adeguamento intervenuto nel 1988, atteso che rientra nei poteri del legislatore determinare l’ammontare giusto ed equo del compenso dei periti e di consulenti d’ufficio, tenuto conto della facoltà di aumento fino al doppio nei casi di prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà.
Sent.C. Cass. 07/12/2004, n. 22962
1. Consulente tecnico d'ufficio - Ausiliario - Compenso - Pagamento - Obbligo solidale delle parti e del C.T.U..
1. Nel caso in cui il consulente tecnico d'ufficio si sia avvalso, previamente autorizzato dal giudice, dell'opera di un ausiliario e la somma a questi dovuta per l'opera prestata non sia stata liquidata nel corso del processo, se l'ausiliario, successivamente alla definizione del giudizio, agisca per ottenere la corresponsione del compenso, sono solidalmente obbligati al pagamento il C.T.U., quale committente della prestazione, nonchè tutte le parti del giudizio, anche quelle risultate vittoriose, in quanto la relativa spesa va considerata necessaria per l'espletamento della consulenza tecnica e la prestazione deve ritenersi svolta nel loro interesse comune, essendo inapplicabili le norme del capo III del titolo III del libro I del Codice civile, in materia di disciplina delle spese processuali, dato che il processo è stato già definito ed il giudicato sulle spese riguarda esclusivamente quelle considerate e liquidate con la sentenza; pertanto, il C.T.U. che abbia pagato la somma dovuta all'ausiliario può agire in rivalsa nei confronti delle parti del giudizio, sia pure limitatamente alle somme dovute in applicazione della tariffa concernente la liquidazione dei compensi dovuti ai consulenti tecnici d'ufficio.
Sent.C. Cass. 29/07/2003, n. 11636
1. Consulente tecnico d’ufficio - Compenso - Stima di immobile diviso in lotti ex art. 13 D.P.R. 88/352 - Determinazione del compenso - Criterio. 2. Consulente tecnico d’ufficio - Attività di suo ausiliario non autorizzato dal giudice - Compenso - Esclusione.
1. In tema di liquidazione del compenso dovuto al consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice in una procedura di esecuzione forzata per la stima del valore di un complesso immobiliare diviso in lotti, l’unicità dell’incarico, che ha ad oggetto la determinazione del valore del complesso immobiliare assoggettato ad esecuzione, comporta che il compenso a percentuale deve essere stabilito con riferimento al valore complessivo degli immobili, con il limite massimo di un miliardo di lire fissato dall’art. 13 del D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352, e non a quello dei singoli lotti. 2. Tenuto conto che, ai sensi dell’art. 7, comma 3, della L. 8 luglio 1980 n. 319, il consulente tecnico d’ufficio deve essere preventivamente autorizzato dal giudice ad avvalersi dell’ausilio di altri prestatori d’opera per l’attività strumentale rispetto ai quesiti oggetto dell’incarico, non può essere riconosciuto alcun compenso (neppure sotto forma di rimborso spese sostenute dal C.T.U.) in relazione all’attività svolta, per i rilievi dei fabbricati e della strada, da un tecnico incaricato, senza autorizzazione del giudice, dal consulente tecnico.
Sent.C. Cass. 22/07/2003, n. 11418
1. Consulente tecnico d’ufficio - Compenso - Liquidazione - Provvedimento emesso dopo la sentenza - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
1. In considerazione del fatto che, definito il giudizio e regolato con sentenza l’onere delle spese processuali, il giudice non ha più il potere di provvedere alla liquidazione dei compensi in favore del consulente tecnico d’ufficio, il relativo provvedimento risulta abnorme e in relazione ad esso, trattandosi di atto idoneo ad incidere in modo definitivo su posizioni di diritto soggettivo, è ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., senza che possa ravvisarsi alcuna lesione del diritto del consulente tecnico d’ufficio ad ottenere il compenso per la propria prestazione, ben potendo egli chiedere il decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 633 n. 3 Cod. proc. civ..
Sent.C. Cass. 25/03/2003, n. 4369
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Provvedimento di liquidazione - Opposizione - Modalità.
1. Contro il provvedimento di liquidazione degli onorari al consulente tecnico nominato in un procedimento penale e adottato, ai sensi dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, dal giudice penale che lo ha nominato, è proponibile opposizione davanti al Tribunale o alla Corte di appello penali ai quali il giudice stesso appartiene e contro l'ordinanza che definisce il procedimento è ammissibile il ricorso alla Corte di cassazione penale, ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost.
Ord.Corte Cost. 22/04/2002, n. 128
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Art. 7, c. 3, L. 1980 n. 319 - Questione di costituzionalità - Infondata.
1. È manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 7, comma 3, della L. 8 luglio 1980 n. 319, considerata la finalità della legge anzidetta che al precedente criterio delle "vacazioni" per i compensi ai consulenti tecnici del giudice ed ai loro ausiliari, ha inteso sostituire quello, in via secondaria, della commisurazione a tempo, per i primi (art. 4) e quello, in via principale, in base alle tariffe giudiziarie stabilite dalla legge, per i secondi (art. 7, comma 3).
Sent.C. Cass. 17/04/2001, n. 5608
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Stima d'immobile ex art. 13 D.P.R 88/352 - Determinazione del compenso - Criterio.
1. La liquidazione del compenso del consulente tecnico d'ufficio, chiamato per determinare il valore di una serie di beni immobili, rientrante nella materia dell'estimo, deve attenersi al criterio desunto dall'art. 13 delle tabelle allegate al D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352 che fa riferimento all'«importo stimato», diverso per scaglioni con il limite massimo di un miliardo; va precisato, peraltro, che, nel caso di immobili aventi caratteristiche uguali o analoghe, per definire le quali il consulente debba effettuare operazioni ripetitive, l'«importo stimato» è quello che attiene alla stima cumulativa di detto insieme; in presenza, invece, di una pluralità di immobili molto diversi tra loro, l'«importo stimato» è quello corrispondente ad ogni singola stima di immobile che abbia autonome caratteristiche valutative; pertanto, ogni «importo stimato» deve essere sempre contenuto nel limite del massimo scaglione di un miliardo di lire, salvo che, per i valori ad esso superiore, ove ne sussistano le condizioni, possa farsi ricorso all'applicazione dell'art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319.
Sent.C. Cass. 28/03/2001, n. 4537
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Carattere giudiziale - Conseguente procedura.
1. In tema di compensi per gli ausiliari del giudice, dal disposto degli artt. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319 e 29 L. 13 giugno 1942 n. 794 si deduce che il provvedimento di liquidazione ha carattere giudiziale, suscettibile di acquistare valore di giudicato in caso di mancata opposizione nel termine di legge da parte di tutti coloro che possono averne interesse; peraltro nei confronti dell'ordinanza emessa in sede di opposizione avverso tale provvedimento, è ammissibile soltanto il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. attesa la natura decisoria di tale pronuncia (altrimenti non impugnabile) e l'incidenza con carattere di definitività su diritti soggettivi.
Sent.C. Cass. 03/07/2000, n. 8874
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Decreto del Tribunale - Opposizione - Competenza dello stesso Tribunale e non della Corte d'appello.
1. L'opposizione avverso il decreto di liquidazione al perito effettuata dal Tribunale rientra nella competenza del Tribunale stesso e non della Corte d'appello, rispondendo ad esigenze meramente grammaticali il diverso collegamento espresso nell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319.
Sent.C. Cass. 30/05/2000, n. 7162
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Opposizione - Ex art. 645 Cod. proc. civ. e non con ricorso ex art. 111 Cost.
1. Il provvedimento di liquidazione del compenso agli ausiliari del giudice non inclusi tra quelli cui si applica la procedura speciale di cui alla L. 8 luglio 1980 n. 319 ha natura monitoria e, contro di esso, è esperibile il rimedio dell'opposizione prevista dall'art. 645 Cod. proc. civ. e non quello del ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost.
Sent.C. Cass. 04/03/2000, n. 2481
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Reclamo - Termine decorrenza. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Procedura.
1. È valida, ai fini della decorrenza del termine di venti giorni per la proposizione del reclamo, previsto dall'art. 11, comma 5, L. 8 luglio 1980 n. 319, la comunicazione effettuata alle parti mediante deposito in cancelleria, ai sensi dell'art. 82 R.D. 22 gennaio 1934 n. 37 del provvedimento di liquidazione del compenso ad un C.T.U., se la sede ove si svolge il giudizio non rientra nella circoscrizione del Tribunale a cui i difensori sono assegnati e questi non hanno eletto domicilio nel luogo ove ha sede l'Autorità giudiziaria dinanzi alla quale ha espletato l'incarico il consulente d'ufficio. 2. Il consulente tecnico d'ufficio può, onde ottenere il compenso spettantegli per l'attività svolta, ricorrere alla procedura monitoria o ordinaria soltanto sussidiariamente, e cioè se neppure con la sentenza che decide la causa in cui ha espletato l'incarico il giudice di questa glielo abbia liquidato.
Sent.C. Cass. 02/03/2000, n. 2315
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Decreto - Titolo esecutivo ex L. 1980 n. 319, art. 11, c. 4.
1. Ai sensi dell'art. 11, comma 4, L. 8 luglio 1980 n. 319, il decreto di liquidazione del compenso al consulente tecnico d'ufficio, emesso dal giudice, costituisce titolo provvisoriamente esecutivo e pertanto, per il principio ne bis in idem, il consulente tecnico d'ufficio non può ottenere un decreto ingiuntivo per la medesima causa petendi.
Sent.C. Cass. 18/02/2000, n. 1823
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Ex L. 1980 n. 319 - Inapplicabile a commercialista per stima ex art. 2343 C.c.
1. In tema di liquidazione del compenso spettante a consulenti tecnici, periti, interpreti e traduttori, la L. 8 luglio 1980 n. 319 ha carattere di specialità, e non è, pertanto, applicabile agli ausiliari del giudice non espressamente menzionati; ne consegue che detta legge non trova applicazione nei confronti del commercialista incaricato della stima, ai sensi dell'art. 2343 Cod. civ., dei conferimenti in natura apportati in occasione della trasformazione di una società.
Sent.C. Cass. 21/01/2000, n. 645
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Opposizione - Contraddittori necessari.
1. Nel giudizio di opposizione al decreto di liquidazione del compenso al consulente tecnico ai sensi dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319 sono contraddittori necessari il detto ausiliare del giudice e i soggetti a carico dei quali è posto l'obbligo di corrispondere il compenso; ne consegue che il decreto presidenziale di comparizione degli interessati dinanzi al Collegio in camera di consiglio deve essere notificato dal ricorrente non soltanto al consulente tecnico d'ufficio, ma altresì alla controparte, dovendo in difetto essere integrato il contraddittorio ai sensi dell'art. 102 comma 2 Cod. proc. civ.
Sent.C. Cass. 15/01/2000, n. 404
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Opposizione - Termine di decadenza.
1. Ai fini del rispetto del termine di decadenza di venti giorni, stabilito dall'art. 11 comma 5 L. 8 luglio 1980 n. 319 per l'impugnazione delle liquidazioni dei compensi in favore dei periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori, è sufficiente il deposito del ricorso in cancelleria, che realizza l'editio actionis; la successiva notificazione, con cui si attua la vocatio in ius, deve bensì avvenire in tempo utile per l'udienza fissata con il decreto presidenziale ma questo, non ostandovi alcuna norma, ben può essere modificato con ulteriori provvedimenti, che come il primo hanno carattere eminentemente ordinatorio, sicché né l'uno né gli altri sono assoggettabili ad alcun sindacato in sede di legittimità.
Sent.C. Cass. 22/12/1999, n. 14456
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Procedimento ex art. 11 L. 1980 n. 319 e art. 29 L. 1942 n. 794 - Applicabile solo ai soggetti ivi indicati.
1. La disciplina dettata dal combinato disposto degli artt. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319 e 29 L. 13 giugno 1942 n. 794 in tema di liquidazione del compenso spettante a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori nominati dall'Autorità giudiziaria ha carattere di specialità, e può essere, pertanto, applicata ai soli ausiliari del giudice elencati nelle menzionate norme.
Ord.Corte Cost. 22/07/1999, n. 356
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Opposizione - Con ricorso ex art. 11, 6° c., L. 1980 n. 319 - Notifica agli interessati - Questione di legittimità costituzionale ex artt. 3 e 24 Cost. - Infondata.
1. Al giudizio di opposizione promosso da un C.T.U. contro il decreto di liquidazione del compenso dovutogli, ai sensi dell'art. 29 L. 13 giugno 1942 n. 794, devono essere invitati tutti gli "interessati", la cui individuazione spetta al giudice dell'opposizione. Pertanto è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, ex artt. 3 e 24 Cost., dell'art. 11, 6° comma, della L. 8 luglio 1980 n. 319 nella parte in cui non prevede che, nel suddetto giudizio di opposizione, il ricorso del C.T.U. debba essere notificato soltanto alle parti costituite.
Sent.C. Cass. 19/07/1999, n. 7687
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione a tempo (vacazioni) - Presupposti - Inapplicabilità, anche analogica, di onorario a percentuale secondo tariffa - Determinazione del giudice.
1. Nella determinazione degli onorari spettanti ai consulenti va applicato il criterio delle vacazioni, anziché quello a percentuale, non solo quando manca una specifica previsione della tariffa, ma altresì quando, in relazione alla natura dell'incarico ed al tipo di accertamento richiesti al giudice, non sia logicamente giustificata e possibile un'estensione analogica delle ipotesi tipiche di liquidazione secondo il criterio della percentuale; la decisione di liquidare gli onorari a tempo e non a percentuale è incensurabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata.
Sent.C. Cass. 12/05/1999, n. 4697
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Opposizione ex art. 11 L. 1980 n. 319 - Mancata notificazione del ricorso al P.M. - Conseguenze.
1. In tema di opposizione al provvedimento di liquidazione dei compensi in favore del consulente tecnico, la mancata notificazione dell'atto introduttivo e del decreto di fissazione della comparizione delle parti - disposta ai sensi dell'art. 29 L. 13 giugno 1942 n. 794 cui fa rinvio recettizio l'art. 11, comma 6, L. 8 luglio 1980 n. 319 - all'Ufficio del Pubblico ministero presso il Tribunale adito dà luogo non all'ammissibilità del ricorso, posto che il tempestivo deposito dell'atto introduttivo realizza l'edictio actionis necessaria al rituale e valido radicarsi della seconda fase processuale, ma alla nullità del successivo procedimento e della relativa decisione, svoltosi l'uno ed adottatasi l'altra a contraddittorio non integro; tale nullità - rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità - comporta quella dell'intero procedimento, nullità alla quale, attesa la specialità del giudizio di legittimità a norma dell'art. 111 Cost., va ovviato mediante applicazione analogica dell'ultimo comma dell'art. 383 Cod. proc. civ., con rinvio del procedimento allo stesso giudice a quo titolare della competenza funzionale in materia, ai sensi dell'art. 11, comma 5, legge n. 319 del 1980 cit.
Sent.C. Cass. 11/02/1999, n. 1156
1. Consulente tecnico d'ufficio Compenso Liquidazione Accertamento valore di un bene Unicità del compenso e del criterio di liquidazione Anche per più operazioni di stima.
1. In tema di liquidazione del compenso per la stima di un bene effettuata dal consulente tecnico d'ufficio allorché l'incarico a questo conferito sia unico, unico deve essere anche il compenso, a nulla rilevando che, per pervenire alla valutazione globale del bene stesso, data la sua complessità, sia stato necessario procedere ad una pluralità di stime ne consegue, altresì, in detta ipotesi, la necessaria unicità del criterio per la determinazione del compenso spettante al consulente, non essendo consentito seguire più criteri, corrispondenti a ciascuna delle singole operazioni di stima. (In applicazione di tale principio, la Corte suprema ha cassato l'ordinanza con la quale, in accoglimento del ricorso contro il decreto del giudice dell'esecuzione di liquidazione del compenso ad un consulente incaricato di determinare il valore attuale di un'azienda sottoposta a pignoramento, il Tribunale aveva liquidato tre distinti compensi per ciascuna delle operazioni di stima compiute dal consulente tecnico d'ufficio rispettivamente in relazione al valore iniziale dell'azienda, ai miglioramenti arrecati ad essa successivamente ed al suo valore finale, seguendo diversi criteri in relazione alle diverse operazioni di stima).
Sent.C. Cass. 21/10/1998, n. 10443
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Prestazioni ex tabelle D.P.R. 83/820 - Determinazione a vacazioni anziché a percentuale - Solo per controversia di valore non determinabile - Obbligo di motivazione del giudice.
1. Il compenso al consulente tecnico d'ufficio è liquidabile col criterio della commisurazione al tempo (cosiddette vacazioni), anziché a percentuale, per prestazioni che rientrano nelle corrispondenti tabelle di cui al D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820 e successivi aggiornamenti, o ad esse analoghe, soltanto se il valore della controversia non è determinabile e, pertanto, il giudice del merito deve motivare al riguardo nel provvedimento di liquidazione.
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Incarico di accertamento congruità dei prezzi per costruzione di impianto ed esecuzione lavori in base a capitolato d'appalto - Compenso ex art. 12 D.P.R. 1988 n. 352 - Necessità. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione del giudice con incluso compenso agli ausiliari - Omessa specificazione attività strumentale svolta e criterio di liquidazione - Motivazione insufficiente - Configurabilità.
1. Al fine della liquidazione dell'onorario di un consulente o perito d'ufficio - incaricato di accertare la congruità dei prezzi richiesti per la costruzione di un impianto, l'effettiva esecuzione dei lavori commissionati od autorizzati in corso d'opera, l'impiego dei materiali concordati nel capitolato d'appalto - deve applicarsi l'art. 12 D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352, che prevede un onorario variabile da un minimo ad un massimo, e non già l'art. 11 D.P.R. cit. - che prevede un onorario a percentuale, calcolato per scaglioni - aumentabile fino al doppio nel caso di particolare complessità, difficoltà ed importanza della prestazione, ai sensi dell'art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319. 2. Non è sufficientemente motivato il provvedimento del giudice che liquida l'onorario al consulente tecnico od al perito d'ufficio includendovi quello ai suoi ausiliari, affermando che le loro prestazioni rientrano nell'incarico conferitogli, senza specificare però né quale attività strumentale essi hanno svolto, né i criteri adottati per compensarla.
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione a tempo (vacazioni) - Presupposti - Valore indeterminabile della causa - Necessità - determinabilità anche mediante consulenza tecnica. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Contribuzione previdenziale - Mancata applicazione di sgravi contributivi - Consulenza tecnica per la quantificazione sulla base di molteplici operazioni contabili - Compenso del consulente - determinazione.
1. Il criterio di determinazione degli onorari del consulente tecnico con riferimento al valore della controversia può ritenersi inapplicabile, e si rende quindi necessaria la commisurazione degli stessi al tempo necessario per lo svolgimento dell'incarico (art. 1 delle tabelle ex D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352), solo in caso di controversia di valore indeterminabile secondo i criteri al riguardo utilizzabili in materia di competenza (art. 9 c.p.c.), e quindi la determinazione dei compensi a percentuale è applicabile anche in caso di mancata specificazione del quantum nell'atto introduttivo del giudizio, quando lo stesso sia determinabile, ed eventualmente proprio a ciò tenda la consulenza tecnica ammessa dal giudice. 2. Per la liquidazione del compenso di un consulente tecnico incaricato di determinare l'entità delle somme dovute dall'Inps ad un'impresa per il mancato computo di sgravi contributivi, mediante molteplici operazioni contabili basate innanzitutto sul rilievo e controllo dettagliato delle retribuzioni corrisposte a numerosi dipendenti, si applica l'art. 2 delle tabelle ex D.P.R. n. 352 del 1988 (liquidazione a percentuale, per scaglioni), dato che tale consulenza ha natura contabile, mentre la ricostruzione delle posizioni previdenziali ha carattere meramente strumentale, e quindi è inapplicabile la previsione dell'art. 7 delle medesime tabelle.
Sent.C. Cass. 18/12/1997, n. 12811
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Incarico di verifica e riscontro di operazioni contabili già acquisite - Onorario limitato all'ultimo scaglione.
1. Nel caso in cui ad un consulente tecnico d'ufficio venga affidato l'incarico di verificare e riscontrare operazioni contabili già acquisite in materia amministrativa, contabile e fiscale, l'onorario - a percentuale, per scaglioni, non liquidabile oltre il miliardo, in considerazione del munus publicum svolto, potendo incidere l'ulteriore importo soltanto sulla complessità, difficoltà ed importanza delle prestazioni, e quindi per aumentare fino al doppio il compenso (art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319) - è stabilito dall'art. 2 D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820, anche se è stato necessario espletare indagini ricostruttive e valutative della contabilità, e senza che perciò possa invece, analogicamente, liquidarsi l'onorario previsto dal successivo art. 4 in tema di bilancio e conto profitti e perdite, trattandosi di prestazioni astrattamente cumulabili, ma distinte, sì che non è possibile liquidare il compenso dell'una all'altra.
Sent.C. Cass. 08/10/1997, n. 9761
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Art. 5 L. 1980 n. 319 - Raddoppio degli onorari per prestazioni eccezionali - Condizioni. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Determinazione - Predisposizione di progetto divisionale e stima di compendio immobiliare costituito da più beni - Unità dell'incarico - Conseguente unitarietà del compenso.
1. Ai sensi dell'art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319, costituiscono prestazioni eccezionali, per le quali è consentito l'aumento fino al doppio degli onorari previsti nelle tabelle; quelle prestazioni che, pur non presentando aspetti di unicità o, quanto meno, di assoluta rarità, risultino comunque avere impiegato l'ausiliare in misura notevolmente massiva, per importanza tecnico-scientifica, complessità e difficoltà. 2. Ai fini della determinazione giudiziale del compenso dovuto al consulente tecnico d'ufficio, un incarico avente ad oggetto la predisposizione di un progetto divisionale e, in funzione di tale risultato, la preventiva stima di un compendio immobiliare costituito da più beni, deve essere considerato non solo unitario, ma unico; di conseguenza, il compenso deve essere unitario e deve essere calcolato sul coacervo del valore degli immobili, mentre la pluralità delle stime e delle operazioni occorse per il suo espletamento rileva soltanto ai fini della concreta liquidazione del quantum, nell'ambito dell'arco tra il minimo ed il massimo fissato dalla legge.
Sent.C. Cass. 17/01/1997, n. 448
1. Consulente tecnico d'ufficio - Ausiliari del giudice - Compenso - Liquidazione - Provvedimento ex art. 11 L. 1980 n. 319 - Mancata opposizione - Conseguenze.
1. In tema di compensi agli ausiliari del giudice, dal disposto degli artt. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319 e 29 L. 14 giugno 1941 n. 794 si deduce che il provvedimento di liquidazione del compenso, così come l'ordinanza emessa in sede di opposizione, ha carattere giudiziale, suscettibile di acquistare valore di giudicato in caso di mancata opposizione nel termine stabilito dalla legge; pertanto, una volta che tale provvedimento abbia acquistato il menzionato valore, resta preclusa all'ausiliare del giudice la possibilità di ottenere un altro titolo giudiziale per il pagamento del medesimo compenso, restando salva la possibilità di richiedere ed ottenere con le azioni ordinarie (ricorso per ingiunzione od atto di citazione) il pagamento di altre somme a lui spettanti, ad altro titolo, e non comprese nel provvedimento emesso ai sensi dell'art. 11 legge n. 319 del 1980 cit.
Sent.C. Cass. 21/11/1996, n. 10277
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Valutazione di azienda - Calcolo dell'onorario a percentuale - Limitato allo scaglione fino ad un miliardo.
1. Al fine della liquidazione dell'onorario per consulenza tecnica avente ad oggetto la valutazione di azienda, secondo le disposizioni della L. 8 luglio 1980 n. 319 e le tabelle approvate con D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352, lo scaglione massimo di valore per il calcolo a percentuale dell'onorario medesimo, fissato a partire da lire 500.000.000 fino a lire 1.000.000.000, configura un limite non superabile, pur quando la stima di detta azienda ecceda la misura indicata dalla legge.
Sent.C. Cass. 04/06/1996, n. 5132
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Prestazioni rese in procedimento penale - Decreto di liquidazione del compenso - Opposizione - Legittimazione del Pubblico ministero e non del Ministero grazia e giustizia. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Criteri - Prestazioni eccezionali - Estremi.
1. Il Ministero di grazia e giustizia non è parte, tantomeno necessaria, nel procedimento di opposizione contro il decreto di liquidazione del compenso spettante ad un perito per le sue prestazioni nell'ambito di un procedimento penale previsto dall'art. 11 quinto comma L. 8 luglio 1980 n. 319, posto che detta norma, da un canto, attribuisce la legittimazione all'impugnazione al Pubblico ministero che ha nominato l'ausiliare o che esercita le sue funzioni presso il giudice che ha provveduto a tale nomina e, dall'altro, non prevede una concorrente legittimazione del Ministero ad un suo potere di intervento, né prevede che a quella Amministrazione sia data alcuna comunicazione del decreto di liquidazione o della pendenza del procedimento di opposizione. 2. Ai sensi dell'art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319 costituiscono prestazioni eccezionali, per le quali è consentito l'aumento fino al doppio degli onorari previsti nelle tabelle, quelle prestazioni che, pur non presentando aspetti di unicità o, quanto meno, di assoluta rarità, risultino comunque aver impegnato l'ausiliare in misura notevolmente massiva, per importanza tecnico scientifica, complessità e difficoltà.
Sent.C. Cass. 29/03/1996, n. 2942
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Perito nominato in controversia per determinazione indennità di espropriazione - Opposizione al provvedimento di liquidazione del compenso - Legittimazione dell'espropriante e non del Prefetto. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Perito nominato in controversia per determinazione indennità di espropriazione - Determinazione del compenso ex art. 13 tabella D.P.R. 1988 n. 352. 3. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Opposizione alla liquidazione - Unico consulente autorizzato ad avvalersi di ausiliari - Non è incarico collegiale.
1. Nel procedimento concernente la nomina di un perito per la determinazione delle indennità dovute ai proprietari degli immobili espropriati ai sensi dell'art. 32 L. 25 giugno 1865 n. 2359 e nel subprocedimento avente ad oggetto la liquidazione del compenso al perito stesso (art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319), è parte in senso proprio l'espropriante, a cui carico sono le spese relative (art. 37 legge n. 2359 del 1865), e non il Prefetto, il quale non è portatore di specifico interesse di natura economica in ordine alla distribuzione delle spese inerenti all'espropriazione ed interviene in determinati momento della procedura solo nell'esplicazione di una peculiare competenza funzionale correlata all'interesse generale ed all'osservanza della legge. 2. Ai fini della liquidazione dell'onorario per una perizia a norma dell'art. 32 L. 25 giugno 1865 n. 2359, avente per oggetto la determinazione dell'indennità da corrispondere ai proprietari dei terreni da espropriare, va applicato l'art. 13 Tabelle approvate con D.P.R. 27 giugno 1988 n. 352, attinente alla materia dell'estimo - dovendo la suddetta indennità, nel sistema della legge n. 2359 del 1865, essere determinata esclusivamente in base al valore dell'immobile - e non l'art. 11 attinente alla materia delle costruzioni edilizie ed altro, anche se il perito abbia compiuto attività, incidentali e strumentali, di ricerca e di studio in ordine a lottizzazioni edilizie, servizi generali ed opere di urbanizzazione primarie, potendo tali aspetti acquisire rilevanza solo in sede di apprezzamento della complessità e del pregio dell'attività del perito. 3. In tema di opposizione alla liquidazione del compenso a periti e consulenti tecnici, la collegialità dell'incarico (art. 6 L. 8 luglio 1980 n. 319) postula la pluralità delle persone incaricate, le quale congiuntamente assumano la responsabilità del lavoro peritale e sempre congiuntamente ne esprimano il risultato; tale collegialità non ricorre quando l'unico consulente incaricato sia stato autorizzato ad avvalersi dell'opera di ausiliari, la cui attività non assume autonoma rilevanza esterna ed il cui costo rientra nell'ambito delle spese legittimamente sostenute dall'unico consulente, che a lui devono essere rimborsate.
Sent.Corte Cost. 23/02/1996, n. 41
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Prestazioni non tabellate - Compenso a vacazione ex art. 4 L. 1980 n. 319 - Contrasto con art. 3 Cost. - Non sussiste. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Prestazioni non tabellate - Compenso a vacazione ex art. 4 L. 1980 n. 319 - Contrasto con art. 36 Cost. - Non sussiste.
1. Non è illegittimo, in riferimento all'art. 3 Cost., l'art. 4 L. 8 luglio 1980 n. 319 (Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'Autorità giudiziaria), nella parte in cui stabilisce che, in assenza di prestazioni professionali previste nelle tabelle con retribuzione fissa o variabile, il compenso venga determinato dal giudice col sistema delle vacazioni e col divieto per lo stesso giudice di liquidare più di quattro vacazioni al giorno, atteso che le prestazioni indeterminate rappresentano situazioni disomogenee rispetto a quelle previste in tabella od a quelle analoghe, tenuto anche conto che, pur se inattuato in via amministrativa (ma comunque sollecitabile con gli opportuni rimedi giudiziali), è previsto un meccanismo di adeguamento triennale all'inflazione tramite decreto interministeriale di concerto dei Ministri della giustizia e del tesoro. 2. Non è illegittimo, in riferimento all'art. 36 Cost., l'art. 4 L. 8 luglio 1980 n. 319 (Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'Autorità giudiziaria), nella parte in cui stabilisce che, in assenza di prestazioni professionali previste nelle tabelle con retribuzione fissa o variabile, il compenso venga determinato dal giudice col sistema delle vacazioni e col divieto per lo stesso giudice di liquidare più di quattro vacazioni al giorno; l'art. 36 Cost. è, infatti, mal richiamato per i consulenti tecnici di ufficio e per le figure equiparate, perché il lavoro prestato da tali soggetti non si presta ad uno schema di logico e necessario confronto tra prestazione e retribuzione e quindi ad un controllo di adeguatezza e sufficienza di quest'ultima, anche perché non vi è modo di valutare il peso delle prestazioni di consulenza e dei relativi compensi sull'attività e sul reddito di chi le svolge.
Sent.C. Cass. 08/02/1996, n. 1014
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Non è competenza del giudice istruttore. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Opposizione - Esame del giudice - Limiti.
1. Non è ravvisabile una competenza funzionale del Giudice istruttore nell'esercizio del potere demandatogli dall'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319 di effettuare la liquidazione degli onorari spettanti al consulente tecnico d'ufficio, stante anche il potere di sostituzione del Giudice istruttore spettante al Presidente della sezione a norma dell'art. 174 secondo comma Cod. proc. civ. 2. Nel giudizio di opposizione contro il provvedimento di liquidazione del compenso al consulente tecnico, ai sensi dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, il giudice deve limitare il suo esame al controllo della sola liquidazione e stabilire se questa sia avvenuta con criteri adeguati all'entità dell'opera svolta, con esclusione di ogni valutazione sull'influenza e l'utilità della consulenza tecnica, che è riservata all'accertamento in sede di cognizione del merito della causa in cui la consulenza fu disposta.
Ord.C. Cass. 15/11/1995, n. 818
1. Consulente tecnico d'ufficio - Liquidazione - Opposizione ex art. 11, 6° comma L. 1980 n. 319 - Contrasto con artt. 3 e 24 Cost. - Questione non manifestamente infondata.
1. In tema di opposizione contro la liquidazione di compensi a periti, non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 11 6° comma L. 8 luglio 1980 n. 319, che richiama l'art. 29 L. 13 giugno 1942 n. 794, per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non prevede la comunicazione al ricorrente del decreto del Presidente del Tribunale che fissa la comparizione delle parti dinanzi al Collegio in camera di consiglio ed è determinato il termine per la notificazione del ricorso e del decreto alla controparte.
Sent.C. Cass. 15/09/1995, n. 9767
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Rimborso delle spese - Assistenza di ausiliare non autorizzato - Esclusione dal rimborso.
1. Le prestazioni dell'ausiliario incaricato autonomamente dal consulente tecnico d'ufficio, richieste al solo scopo di soddisfare esigenze di celerità, non possono essere equiparate - al fine di superare la carenza di autorizzazione del giudice - alle prestazioni di macchine computerizzate alle quali, diversamente, il consulente tecnico d'ufficio avrebbe dovuto ricorrere, essendo ciò incompatibile con le esigenze di buon governo delle spese e di riservatezza, quando non di segretezza, inerenti alla disciplina dell'art. 7 L. 8 luglio 1980 n. 319, là ove dispone che le prestazioni d'opera di altri soggetti sono consentite solo previa autorizzazione del giudice; pertanto, anche nel caso summenzionato il consulente tecnico d'ufficio non ha diritto al rimborso di quanto corrisposto per le prestazioni dell'ausiliario da lui autonomamente designato.
Sent.C. Cass. 26/06/1995, n. 7214
1. Consulente tecnico d'ufficio - In materia contabile o fiscale - Compenso - D.P.R. n. 352/1988, art. 2 - Fissazione di un massimo al compenso a percentuale - Valori superiori allo scaglione massimo - Diversa utilizzabilità. 2. Consulenza tecnica d'ufficio - Termini di deposito - Sospensione estiva - Applicabilità.
1. L'art. 2 D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352 - secondo cui per la perizia o consulenza tecnica in materia amministrativa, contabile e fiscale spetta al perito od al consulente tecnico un onorario a percentuale calcolato per scaglioni fino alla soglia massima di lire un miliardo, riferita al valore dell'oggetto dell'indagine - ha posto un limite massimo alla liquidabilità dell'onorario a percentuale, con la conseguenza che i valori superiori allo scaglione massimo, non utilizzabili come base di calcolo a percentuale, possono essere valutati dal giudice soltanto come indice rivelatore dell'eccezionale importanza, complessità e difficoltà delle prestazioni richieste al perito o consulente tecnico e consentire quindi l'applicazione dell'aumento fino al doppio dell'onorario liquidato a norma dell'art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319. 2. La sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, nulla disponendo espressamente in senso contrario l'art. 240 bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del vigente Cod. proc. pen., opera anche per i termini di deposito della relazione peritale fissati dal giudice a norma dell'art. 227 Cod. proc. pen., trattandosi di termini di natura procedurale, sia perché si collocano nell'ambito del processo, sia perché ineriscono ad un atto di questo.
Sent.C. Cass. 13/06/1995, n. 6684
1. Consulente tecnico d'ufficio - Liquidazione - Decreto - Opposizione - Questioni deducibili.
1. In sede di opposizione contro il decreto di liquidazione dei compensi al consulente tecnico, la quale ai sensi dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, va proposta nel termine perentorio di venti giorni dalla comunicazione del decreto, sono ammissibili soltanto le censure che si riferiscano alla liquidazione del compenso, mentre non possono proporsi questioni relative all'utilità e validità della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e vanno fatte valere nella relativa sede; pertanto, qualora una delle parti abbia tempestivamente proposto contro il suddetto decreto un'opposizione inammissibile in relazione al suo contenuto, ed un'altra parte, intervenendo nel relativo procedimento oltre il termine di cui all'art. 11 cit., abbia proposto contro il medesimo decreto censure esaminabili nel merito, la tardività di tale intervento non consente all'oppositore tempestivo di sanare l'inammissibilità delle proprie opposizioni facendo proprie le censure dell'interveniente, sicché entrambe le opposizioni vanno dichiarate inammissibili.
Sent.C. Cass. 11/04/1995, n. 4166
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Procedimento di opposizione - Poteri del giudice - Elaborato non rispondente ai quesiti - Esclusione del compenso.
1. Nel procedimento di opposizione al provvedimento che liquida il compenso al consulente tecnico, ai sensi dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, non compete al giudice la valutazione dell'influenza e dell'utilità della consulenza tecnica (il cui apprezzamento è riservato al giudice della controversia in sede di cognizione del merito), bensì quella circa la rispondenza dell'opera svolta dall'ausiliario ai quesiti postigli; ne consegue che, nel caso in cui tutto l'elaborato debba ritenersi fuori d'opera rispetto al quesito, al consulente non spetta alcun compenso.
Sent.C. Cass. 08/03/1995, n. 2699
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Consulenza riguardante materiali biologici - Liquidazione secondo i criteri ex D.P.R. n. 820/1983 - Necessità. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Spese di pernottamento, ristorazione ed utilizzo di mezzi straordinari di viaggio - Rimborso - Disciplina rispettiva.
1. In considerazione del fatto che la liquidazione degli onorari al perito o consulente tecnico col criterio delle vacazioni, ai sensi dell'art. 4 L. 8 luglio 1980 n. 319, è applicabile solo per le prestazioni non previste nelle apposite tabelle, la consulenza avente ad oggetto diagnosi su materiali biologici ovvero indagini biologiche, va liquidata a norma del D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820, a nulla rilevando che solo successivamente all'entrata in vigore di detto decreto sia divenuto utilizzabile il metodo del DNA, molto più complesso e costoso di quelli tradizionali. 2. A norma dell'art. 9 L. 8 luglio 1980 n. 319, i periti o consulenti tecnici che per l'esecuzione dell'incarico debbano trasferirsi fuori della propria residenza hanno facoltà, previa riduzione di 1/3 dell'indennità di trasferta, di chiedere il rimborso delle spese di pernottamento in albergo, dietro presentazione della relativa fattura, mentre le spese extra pernottamento e di ristorazione trovano forfettario rimborso nell'indicata indennità di trasferta e le spese di viaggio con mezzi straordinari di trasporto sono separatamente rimborsabili solo se previamente autorizzate dall'Autorità giudiziaria e documentate.
Sent.C. Cass. 25/01/1995, n. 883
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Opposizione - Ordinanza relativa del Tribunale o della Corte d'appello - Ricorso ex art. 111 Cost. - Ammissibilità. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione del giudice istruttore - Ricorso al Tribunale ex art. 11 L. n. 319/1980.
1. L'ordinanza con la quale il tribunale o la Corte d'appello decidono sull'opposizione contro il decreto di liquidazione dei compensi degli ausiliari del giudice, è impugnabile con ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento che risolve una controversia su diritti soggettivi, avente carattere definitivo, con attitudine a pregiudicare, con l'efficacia propria del giudicato, gli stessi diritti. 2. Il ricorso al Tribunale, a norma dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, contro il decreto con cui, nel corso di un procedimento civile, il giudice istruttore abbia liquidato il compenso di un consulente tecnico da lui nominato, può essere proposto dal difensore di una delle parti del giudizio senza necessità di una specifica procura, rientrando tale liquidazione nelle attività relative alla consulenza tecnica; peraltro, non è ravvisabile alcuna questione di competenza, denunciabile in cassazione, se in ordine a detto ricorso provvede una Sezione del Tribunale diversa da quella a cui è assegnata la causa di un Tribunale diviso in Sezioni non può sorgere alcuna questione di competenza relativamente all'assegnazione degli affari alle diverse Sezioni.
Sent. C. Cass. 23/09/1994, n. 7837
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Incarico comportante pluralità di valutazioni - Unicità dell'incarico - Permane - Conseguenza - Unitarietà del compenso. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Criteri di liquidazione - Rinvio alle tariffe professionali - Esclusione. 3. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Incarico di redazione di planimetrie - Liquidazione col sistema delle vacazioni - Legittimità. 4. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Opposizione - Accertamento del giudice.
1. In tema di liquidazione degli onorari ad un consulente tecnico d'ufficio (nella specie, architetto incaricato dal giudice dell'esecuzione della stima di un complesso immobiliare pignorato), la pluralità delle valutazioni a lui affidate non esclude l'unicità dell'incarico e la conseguente unitarietà del compenso, ma rileva soltanto ai fini della determinazione giudiziale del compenso medesimo, che la legge fissa tra una misura minima ed una massima. 2. La natura pubblicistica dell'incarico affidato al consulente tecnico d'ufficio esclude, in ordine alla determinazione del compenso, il rinvio ricettizio alle tariffe professionali dettate per regolare i rapporti fra i professionisti ed i privati, sia pur compatibilmente con l'interesse generale, atteso che il richiamo operato dall'art. 2 L. 8 luglio 1980 n. 319 al metodo di stima da adottarsi con riferimento alle tariffe professionali rappresenta soltanto l'indicazione di un possibile, ma non tassativo, parametro per la predisposizione del compenso. 3. In tema di liquidazione dei compensi al consulente tecnico d'ufficio incaricato della redazione di planimetrie, l'adozione del sistema delle vacazioni - che ha carattere residuale ed è, quindi, applicabile ove manchi una diversa e specifica previsione tariffaria -, in luogo di quello delle percentuali è legittimo, trattandosi di attività che, rispetto alla valutazione degli immobili, rappresenta un quid pluris non strumentale alla valutazione medesima e non assimilabile ad essa qualitativamente, così da non essere inquadrabile nelle tabelle relative alla stima degli immobili per scaglioni, di cui all'art. 13 D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352. 4. Al fine della liquidazione del compenso al consulente tecnico d'ufficio, il tipo di consulenza va individuato sulla base dell'accertamento richiesto dal giudice; nel procedimento di opposizione al decreto che liquida il compenso al consulente, il giudice deve accertare se l'opera svolta dall'ausiliare sia rispondente ai quesiti postigli dal giudice che conferì l'incarico e valutarne, quindi, la qualità e la completezza ai fini della liquidazione del compenso, applicando il parametro di stima ricollegabile, in concreto (non già in astratto), ai quesiti proposti ed alle risposte date dal consulente. (Affermando tali principî, la Corte suprema ha annullato la decisione di merito nella parte in cui la stessa, nella determinazione del compenso spettante ad un architetto dal giudice dell'esecuzione della stima di un complesso immobiliare pignorato, aveva applicato, sul totale, una decurtazione del 50%, sul presupposto che l'esperto era tenuto ad effettuare soltanto una valutazione sommaria).
Sent.C. Cass. 09/07/1994, n. 6500
1. Consulenza tecnica d'ufficio - Compenso - Relativo a progetto di utilizzazione - Liquidazione a percentuale e non a vacazione. 2. Consulenza tecnica d'ufficio - Compenso - Nomina di più consulenti - Presunzione di collegialità dell'incarico - Conseguenze.
1. In tema di onorari dovuti al consulente tecnico d'ufficio per operazioni eseguite su disposizioni dell'Autorità giudiziaria, l'incarico avente ad oggetto la realizzazione di un progetto di utilizzazione edificatoria di un'area (da controllare nella sua esatta estensione e dimensione alla stregua degli atti di provenienza) in base alle norme dettate dal programma di fabbricazione del Comune, ancorché comporti una pluralità di accertamenti, non esclude l'unicità dell'incarico stesso, il quale deve farsi rientrare, in base al criterio analogico sancito come regola generale dall'art. 3 L. 8 luglio 1980 n. 319, nelle ipotesi tipiche contemplate dall'art. 12 D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820, con la conseguenza che al suo riguardo deve trovare applicazione il criterio di liquidazione a percentuale ai sensi dell'art. 2 cit., essendo possibile, data l'analogia delle situazioni, l'inquadrabilità dell'indagine nelle voci specificamente indicate nelle tariffe, con esclusione quindi del criterio di determinazione dell'onorario in base alle vacazioni di cui all'art. 4 legge n. 319 del 1980 cit., che può trovare applicazione solo in via sussidiaria e residuale limitatamente ai casi in cui manchi una previsione delle tariffe e non sia logicamente giustificata e possibile un'estensione analogica delle ipotesi tipiche di liquidazione in base al criterio delle percentuali. 2. A norma dell'art. 6 L. 8 luglio 1980 n. 319 sui nuovi compensi ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori), nel caso di nomina di più periti, la collegialità dell'incarico (la quale comporta la determinazione di un compenso globale pari all'importo spettante ad un solo perito con l'aumento del 40%, per ciascuno degli altri esperti) costituisce la regola e, pertanto, non occorre che risulti prevista dall'atto di affidamento del mandato, atto dal quale deve invece chiaramente risultare la previsione della singolarità dell'incarico, configurandosi la stessa (non desumibile ex post soltanto dal fatto che l'incarico sia stato svolto personalmente e per l'intero da ciascuno dei consulenti) come eccezione al principio di collegialità ed essendo la relativa previsione necessaria perché le parti abbiano un'esatta cognizione del modo di esplicazione del mandato.
Sent.C. Cass. 01/06/1994, n. 5328
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Reclamo ex art. 11 L. 1980 n. 319 - All'organo giudiziario cui appartiene il giudice che ha emesso il decreto - Emissione del provvedimento da parte dello stesso Collegio - Irrilevanza - Ricorso ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
1. Nel sistema adottato dall'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, la liquidazione dei compensi al perito, al consulente tecnico o ad altri ausiliari del giudice, deve ritenersi suscettibile di reclamo al Tribunale o alla corte d'appello cui appartiene il giudice o presso cui esercita le funzioni il Pubblico ministero, ovvero nel cui circondario ha sede il Pretore che ha emesso il relativo decreto, anche nel caso in cui tale provvedimento sia stato già pronunciato dallo stesso Collegio, essendo il reclamo non già un mezzo di impugnazione, da devolvere necessariamente ad un diverso e sovraordinato organo giudiziario, ma uno strumento di opposizione destinato a fare acquisire al provvedimento medesimo la sua definitività, e, quindi, idoneo a sottrarlo allo straordinario e residuale rimedio del ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost.
Sent.C. Cass. 26/05/1994, n. 5164
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Art. 8 L. 1980 n. 319 - Ritardo - Dipendenza o meno da fatti sopravvenuti e non imputabili - Conseguenze.
1. In tema di liquidazione dei compensi ai periti e consulenti tecnici, la norma di cui all'art. 8 L. 8 luglio 1980 n. 319, va interpretata nel senso che l'accertamento se il ritardo nell'espletamento dell'incarico sia conseguente o non a fatti sopravvenuti e non imputabili deve essere effettuato in sede di liquidazione del compenso; all'esito di siffatta indagine, in caso di risposta positiva, non deve essere applicata alcuna sanzione ed il compenso deve essere liquidato senza tener conto del ritardo stesso, mentre in caso di risposta negativa, ossia se il ritardo è imputabile all'ausiliare, si deve: a) procedere alla determinazione delle vacazioni senza tener conto del periodo successivo alla scadenza; b) ridurre gli onorari di 1/4; c) applicare le altre sanzioni previste dai Codici di rito penale e civile.
Sent.C. Cass. 16/05/1994, n. 4791
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Emesso da Pretore - Impugnazione - Soggetti legittimati. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Consulenza relativa all'accertamento di abusi edilizi - Liquidazione del compenso - Tabelle ex D.P.R. 1988 n. 352 - Valore non oltre il miliardo - Scaglione massimo insuperabile - Stima di ammontare eccedente - Irrilevanza - Contrasto con art. 2233, 2° c., C.c. - Insussistenza.
1. Il decreto di liquidazione del compenso al consulente tecnico, emesso dal Pretore nell'esercizio delle sue funzioni requirenti, e cioè dal P.M. presso la Pretura, come può essere impugnato dal difensore dell'imputato, così può essere impugnato, oltre che dallo stesso P.M. presso la Pretura che ha conferito l'incarico e che si accorga dell'erroneità della compiuta liquidazione, anche dal P.M. presso il Tribunale, in quanto espressamente l'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319 gli conferisce tale legittimazione, che non è venuta meno a seguito dell'entrata in vigore del nuovo Codice di procedura penale (D.L.vo 28 luglio 1989 n. 271) atteso che l'art. 73 Disp. di att. di detto codice, per le liquidazioni al consulente tecnico, rinvia alla anzidetta L. n. 319 del 1980. 2. Ai fini della liquidazione dell'onorario per consulenze tecniche aventi ad oggetto l'accertamento di abusi edilizi, secondo le disposizioni della L. 8 luglio 1980 n. 319 e le tabelle approvate con D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352, lo scaglione massimo di valore, per il calcolo a percentuale dell'onorario medesimo, fissato in "non oltre il miliardo", configura un limite non superabile, pure quando la stima di dette costruzioni sia di ammontare eccedente; detta limitazione di valore non contrasta con il disposto dell'art. 2233 C.c. - secondo cui la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera ed al decoro della professione - in quanto l'art. 2 legge n. 319 del 1980 cit. impone di contemperare la misura degli onorari con la natura pubblicistica dell'incarico.
Sent.C. Cass. 29/04/1994, n. 4175
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso -Decreto di liquidazione - Reclamo ex art. 11, L. 1980 n. 319 - All'organo giudiziario cui appartiene il giudice che ha emesso il decreto - Provvedimento adottato dallo stesso Collegio - Irrilevanza - Ricorso ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
1. Nel sistema adottato dall'art.11 L. 8 luglio 1980 n. 319, la liquidazione dei compensi al perito, al consulente tecnico o ad altri ausiliari del giudice, deve ritenersi suscettibile di reclamo al Tribunale od alla corte di appello cui appartiene il giudice o presso cui esercita le funzioni il Pubblico ministero, ovvero nel cui circondario ha sede il Pretore che ha emesso il relativo decreto, anche nel caso in cui tale provvedimento sia stato pronunciato dallo stesso Collegio che ha conferito l'incarico, essendo il reclamo stesso non già un mezzo d'impugnazione da devolvere necessariamente ad un diverso e sovraordinato organo giudiziario, ma uno strumento di opposizione destinato a non fare acquisire al provvedimento medesimo la sua definitività e, quindi, idoneo a sottrarlo allo straordinario e residuale rimedio del ricorso per cassazione a norma dell'art.111 Cost.
Sent.C. Cass. 21/04/1994, n. 3812
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Impugnazione - Termine di 20 giorni ex art. 11, 5° c., L. 1980 n. 319 - Natura perentoria.
1. Il termine di venti giorni dall'avvenuta comunicazione per la proposizione del ricorso contro il decreto di liquidazione del compenso al consulente tecnico (art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319) deve considerarsi perentorio, ancorché la legge non lo dichiari espressamente tale, attesa la sua natura di termine di impugnazione; ne consegue che la questione della tempestività del gravame, per il suo carattere pregiudiziale, in quanto attinente all'esistenza di un presupposto processuale, deve essere risolta d'ufficio dal giudice e che la decadenza va ravvisata per il solo fatto materiale del trascorrere del tempo, indipendentemente dalle situazioni soggettive ed oggettive verificatesi medio tempore, salve le eccezioni tassativamente previste dalla legge.
Sent.C. Cass. 02/02/1994, n. 1022
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Omessa liquidazione da parte del giudice - Conclusione del giudizio - Azione nei confronti delle parti - Esperibilità.
1. Il consulente tecnico d'ufficio al quale non siano stati liquidati i compensi dal giudice civile che lo ha nominato, ai sensi dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, può agire per la liquidazione del compenso nei confronti delle parti dopo la conclusione del giudizio nel quale ha prestato la sua opera, mediante il procedimento per ingiunzione (art. 633 e segg. C.p.c.) od un ordinario giudizio di cognizione.
Sent.C. Cass. 16/09/1993, n. 9558
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Consulenza in materia di estimo - Onorario a percentuale - Liquidazione per scaglioni - Computo sul valore stimato - Criterio. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Stima di azienda - Onorario a percentuale - Calcolo - Tabella ex D.P.R. 1988 n. 352 - Scaglione massimo di valore - Insuperabilità - Stima di ammontare eccedente - Irrilevanza.
1. Ai fini della liquidazione dell'onorario a percentuale spettante al consulente tecnico d'ufficio in materia di estimo, per cui l'art. 13 D.P.R. 27 luglio 1988, n. 352 prevede che l'onorario sia calcolato, per scaglioni, sull'importo stimato, deve farsi in ogni caso riferimento al valore determinato dal consulente nel dare esecuzione all'incarico conferitogli dal giudice, e non invece al valore del bene all'epoca dell'effettuazione della consulenza, anche quando la stima sia compiuta in relazione ad un'epoca passata. 2. Al fine della liquidazione dell'onorario per consulenza tecnica avente ad oggetto la valutazione di azienda, secondo le disposizioni della L. 8 luglio 1980 n. 319 le tabelle approvate con D.P.R. 27 luglio 1988, n. 352 (in attuazione dell'art. 2 legge n. 319 cit.), lo scaglione massimo di valore, per il calcolo a percentuale dell'onorario medesimo, fissato a partire da lire 500.000.000 fino a lire 1.000.000.000, configura un limite non superabile, pure quando la stima di detta azienda sia di ammontare eccedente.
Sent.C. Cass. 15/05/1993, n. 5558
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Opposizione al decreto di liquidazione - Procedimento ex art. 11 L. 1980 n. 319 - Provvedimenti del Presidente del Tribunale o della Corte d'appello sulla comparizione delle parti davanti al collegio - Impugnabilità per cassazione - Esclusione
1. Nel procedimento di opposizione alla liquidazione del compenso in favore del consulente tecnico, disciplinato dall'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, i provvedimenti del Presidente del Tribunale o della Corte d'appello, inerenti alla comparazione delle parti davanti al Collegio, anche quando pronuncino su questioni pregiudiziali, quale quella prorogabilità o meno del termine originariamente fissato per la notificazione del ricorso introduttivo, non hanno carattere decisorio, e non sono di conseguenza impugnabili per Cassazione a norma dell'art. 111 Cost., in quanto affrontano in via meramente deliberativa le questioni medesime, la cui definizione resta affidata al Collegio.
Sent.C. Cass. 09/12/1992, n. 13037
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Ordinanza del Tribunale nel procedimento di opposizione - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Termini 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Categorie di ausiliari del giudice - Equiparazione ex art. 1 L. 1980 n. 319 - Conseguenze
1. In tema di compensi a periti, consulenti tecnici, interpreti o traduttori per operazioni eseguite a richiesta dell'Autorità giudiziaria, l'ordinanza emessa dal Tribunale su ricorso contro il decreto del giudice istruttore a norma dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, integra un provvedimento non altrimenti impugnabile che incide con carattere di definitività su diritti soggettivi ed è, pertanto, impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 327 C.p.c. 2. In tema di compensi a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori per operazioni eseguite a richiesta dell'Autorità giudiziaria l'art. 1 L. 8 luglio 1980 n. 319, istituendo un'equiparazione fra tali categorie di ausiliari del giudice, non consente alcun collegamento fra determinati criteri di liquidazione del compenso ed appartenenza dell'ausiliario all'una o all'altra categoria, né, in particolare, di distinguere fra consulente tecnico e perito per ragioni diverse dalla prestazione della rispettiva attività nel processo civile o penale, per l'uno come per l'altro dovendo, invece, il compenso essere determinato in misura fissa o variabile, correlata alle previsioni delle tabelle professionali - sia per le attività in queste indicate, sia per altre analoghe - ovvero col sistema della commisurazione al tempo (cosiddetta vocazione) nei residui casi di inapplicabilità delle dette tabelle.
Sent.C. Cass. 25/11/1992, n. 12561
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Decreto di liquidazione - Opposizione - Ordinanza ex art. 11 L. 1980 n. 319 - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione nel processo penale - Ricorso ex art. 11 L. 1980 n. 319 - Proposto dal difensore dell'imputato senza procura specifica - Ammissibilità. 3. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Tentativo di conciliazione ex art. 29 L. 1942 n. 794 - Omissione - Irrilevanza.
1. L'ordinanza, emessa ai sensi dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, con il quale il Tribunale o la Corte d'appello decide sull'opposizione contro il decreto di liquidazione dei compensi spettanti al perito, consulente tecnico, interprete o traduttore, è impugnabile col ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento che risolve una controversia su diritti soggettivi, avente carattere definitivo, con attitudine a pregiudicare, con l'efficacia propria del giudicato, gli stessi diritti. 2. Il ricorso al Tribunale, a norma dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, contro il provvedimento di liquidazione del compenso a favore del perito che abbia espletato il suo incarico nel procedimento penale, può essere proposto dal difensore dell'imputato, senza necessità di specifica procura, rientrando tale liquidazione nelle attività relative alla perizia. 3. In tema di compensi a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori, per le operazioni eseguite a richiesta dall'Autorità giudiziaria, non costituisce motivo di nullità il mancato esperimento del tentativo di conciliazione, previsto dall'art. 29 L. 13 giugno 1942 n. 794, richiamato dall'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319.
Sent.C. Cass. 18/03/1992, n. 3342
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Criterio - Riferimento all'utilità della consulenza - Esclusione.
1. Nel procedimento di opposizione al provvedimento che liquida il compenso al consulente tecnico a norma dell'art. 11 L. 8 luglio 1980 n. 319, il giudice deve accertare se l'opera svolta dal consulente tecnico sia rispondente ai quesiti postigli ed in ogni caso valutare, ai soli fini della liquidazione, sotto il profilo qualitativo, la difficoltà dell'indagine, la completezza ed il pregio della prestazione fornita, mentre deve essere esclusa ogni valutazione dell'utilità della consulenza tecnica, il cui apprezzamento è riservato al giudice della controversia in sede di cognizione del merito, ove soltanto può valutarsi l'influenza e l'utilità della consulenza eseguita.
Sent.C. Cass. 30/10/1991, n. 11656
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Maggiorazione ex art. 5 L. 1980 n. 319 - Condizioni. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Perizia in materia di bilancio - Anche per pluralità di bilanci.
1. Gli onorari previsti dalle tabelle per le prestazioni eseguite dai consulenti tecnici su disposizioni dell'Autorità giudiziaria possono essere maggiorati, ai sensi dell'art. 5 L. 8 luglio 1980 n. 319, solo in caso di eccezionale importanza, complessità e difficoltà dell'incarico e non anche, quindi, se si tratta di difficoltà e complessità che superano l'ordinario senza assumere carattere di eccezionalità. 2. Al fine della liquidazione dell'onorario per consulenza tecnica, in materia di bilancio, le disposizioni dell'art. 4 D.P.R. 27 luglio 1988 n. 352, sul calcolo mediante percentuale sul totale delle attività e sul totale dei ricavi lordi, trovano applicazione ad una pluralità di bilanci, in considerazione dell'autonomia delle indagini attinenti a ciascuno di essi, ferma però restando, pure in tale ipotesi, l'operatività dei limiti (rispettivamente cinque e dieci miliardi) oltre i quali l'eventuale eccedenza di dette attività o di detti ricavi non influisce sull'onorario medesimo.
Sent.C. Cass. 27/08/1991, n. 9193
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Valutazione d'azienda - Onorario a percentuale - Scaglione massimo - Limite non superabile.
1. Al fine della liquidazione dell'onorario per consulenza tecnica avente ad oggetto la valutazione di azienda, secondo le disposizioni della L. 8 luglio 1980 n. 319 e le tabelle approvate con D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820 (in attuazione dell'art. 2 legge cit.), lo scaglione massimo di valore, per il calcolo a percentuale dell'onorario medesimo, fissato a partire da lire 500.000.001 fino a lire 1.000.000.000, configura un limite non superabile, pure quando la stima di detta azione sia di ammontare eccedente.
Sent.C. Cass. 27/08/1991, n. 9194
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso Stime - Liquidazione dell'onorario a percentuale ex art. 13 D.P.R. 1983 n. 820 - Riferimento all'importo stimato dal C.T.U. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Ausiliari del C.T.U. autorizzati dal giudice - Spese per la loro opera - Inclusione fra le spese rimborsabili al C.T.U. - Ammissibilità anche di compenso autonomo - Condizioni.
1. Ai fini della liquidazione dell'onorario a percentuale spettante al consulente tecnico d'ufficio in materia di estimo, per cui l'art. 13 D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820 prevede che l'onorario sia calcolato, per scaglioni, sull'importo stimato, deve farsi in ogni caso riferimento al valore determinato dal consulente nel dare esecuzione all'incarico conferitogli dal giudice, e non invece al valore del bene all'epoca dell'effettuazione della consulenza, anche quando la stima sia compiuta in relazione ad un'epoca passata, salvo la possibilità di attenuare gli svantaggi derivabili al consulente in tale ultima ipotesi attraverso l'esercizio del potere discrezionale del giudice di liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo fissati dalla legge. 2. In tema di liquidazione di compensi a consulenti tecnici, nel caso in cui il consulente tecnico sia stato autorizzato dal giudice ad avvalersi dell'ausilio di altri prestatoti d'opera per attività strumentale rispetto ai quesiti posti con l'incarico, la spesa per l'opera dell'ausiliare va inclusa, in base all'art. 7 L. 8 luglio 1980 n. 319, tra le spese di cui il giudice dispone il rimborso a favore del consulente tecnico, potendosi procedere alla liquidazione di un autonomo compenso a favore dell'ausiliare solo quando il giudice abbia conferito a quest'ultimo uno specifico incarico, in considerazione dell'autonomia delle prestazioni al medesimo richieste.
Sent.C. Cass. 23/08/1991, n. 9052
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Stima dei danni subiti da immobili - Criterio di liquidazione del compenso ex art. 12 D.P.R. 1983 n. 820, per analogia. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Stima dei danni subiti da diversi immobili - Unicità dell'incarico anche per pluralità di valutazioni.
1. Ai fini della liquidazione del compenso al consulente tecnico d'ufficio (nella specie, un ingegnere), cui venga affidato l'incarico di stimare i danni subiti da alcune proprietà immobiliari, al fine di determinare la spesa necessaria per la loro riparazione, la prestazione del consulente non va compresa nell'attività di estimo, prevista dall'art. 13 D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820, la quale include essenzialmente la determinazione del reddito dei beni materiali stimati, bensì tra le consulenze tecniche in materia di misura e di contabilità di lavori, disciplinate dall'art. 12 D.P.R. cit., anche se questa norma si riferisce a lavori già effettuati, data l'analogia tra le due situazioni e la possibilità di ricorrere al criterio analogico, espressamente consentita dall'art. 3 L. 8 luglio 1980 n. 319. 2. In tema di liquidazione degli onorari di un consulente tecnico d'ufficio, la pluralità delle valutazioni a lui affidate (nella specie, con riguardo ai danni subiti da diversi immobili di distinti proprietari) non esclude l'unicità dell'incarico e conseguente unitarietà del compenso, rilevando soltanto ai fini della determinazione giudiziale di quest'ultimo, che la legge fissa tra una misura minima ed una massima.
Sent.C. Cass. 23/08/1991, n. 9053
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Opposizione al decreto di liquidazione - Decorrenza del termine ex art. 11, 4° c. L. 1980 n. 319. 2. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Spese rimborsabili in caso di onorari determinati in misura fissa - Vacazioni per le convocazioni e spese di scritturazione prospetti contabili - Esclusione
1. Ai fini della tempestività dell'opposizione contro il decreto di liquidazione del compenso a favore del consulente tecnico d'ufficio, ai sensi dell'art. 11 4° c. L. 8 luglio 1980 n. 319, il previsto termine di venti giorni decorre esclusivamente dalla comunicazione del decreto, senza che siano configurabili equipollenti di siffatto mezzo di conoscenza del provvedimento di liquidazione. 2. Tra le spese rimborsabili al consulente tecnico d'ufficio, nel caso in cui si sia proceduto alla determinazione degli onorari in misura fissa, non possono essere comprese né le vacazioni concernenti le convocazioni per le operazioni peritali, comportando tale forma di determinazione del compenso la liquidazione di una somma comprensiva di tutte le attività preordinate all'espletamento dell'incarico, né la spesa sostenuta per la scritturazione di prospetti contabili da parte di un amanuense, non essendo tale spesa prevista dall'art. 7 L. 8 luglio 1980 n. 319.
Sent.C. Cass. 23/01/1991, n. 601
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Liquidazione - Riferimento all'accertamento richiesto dal giudice e non alle indagini svolte.
1. Al fine della liquidazione del compenso al consulente tecnico, secondo le previsioni degli artt. 2, 3 e 4 L. 8 luglio 1980 n. 319 e delle tabelle approvate con D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820, il tipo di consulenza va individuato sulla base dell'accertamento richiesto dal giudice e non delle indagini svolte per pervenire a tale accertamento.
Sent.C. Conti 11/12/1990, n. 87
1. Consulente tecnico d'ufficio - Onorario - Controllo della Corte dei conti a consuntivo.
1. Sulla base dell'art. 463 R.D. 23 maggio 1924 n. 827, ed in armonia con l'art. 100 Cost., è attribuito espressamente alla Corte dei conti il controllo successivo sui provvedimenti di liquidazione dei compensi spettanti a periti e consulenti tecnici adottati dall'autorità giudiziaria, senza che sull'anzidetta situazione normativa abbia inciso, da ultimo, la L. 8 luglio 1980 n. 319, che disciplina il procedimento di liquidazione dei compensi spettanti ai periti e consulenti tecnici, sancendo la personale responsabilità del magistrato per tale liquidazione.
Sent.C. Cass. 06/08/1990, n. 7905
1. Consulente tecnico d'ufficio - Onorario - Misura - D.P.R. 1983 n. 820 e L. 1980 n. 319 - Questione di costituzionalità - Riferimento al divario con i compensi previsti dalle tariffe professionali - Manifesta infondatezza.
1. E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle norme contenute nel D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820 e nella L. 8 luglio 1980 n. 319, sotto il profilo della mancanza di uniformità dei criteri adottati per la liquidazione dei compensi per le prestazioni del consulente tecnico d'ufficio, dell'inadeguatezza dei compensi stessi, del loro divario con i compensi previsti per analoghe prestazioni dalle tariffe professionali, in quanto l'espletamento dell'incarico peritale costituisce munus publicum non assimilabile all'esercizio della libera professione, per cui il diverso criterio di liquidazione trova giustificazione nella diversa natura dei possibili incarichi, mentre l'eventuale inadeguatezza dei compensi trova rimedio col ricorso al loro raddoppio, espressamente previsto.
Sent.C. Cass. 27/07/1988, n. 4777
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso liquidato dal giudice - Impugnazione - Termine di 20 giorni, perentorio.
1. Il termine di venti giorni per la proposizione del ricorso al Tribunale contro il decreto del giudice istruttore che liquida il compenso al consulente tecnico d'ufficio, decorrente dalla comunicazione del decreto stesso, è perentorio ancorché la legge non lo dichiari espressamente tale, trattandosi di un termine di impugnazione che assolve anche alla funzione di eliminare ogni situazione di incertezza.
Sent.C. Cass. 29/04/1988, n. 3232
1. Consulente tecnico d'ufficio - Compenso - Disciplina ante D.P.R. 1983 n. 820 - Secondo vacazioni - Necessità - Retroattività di dette norme - Esclusione.
1. In tema di compensi in favore di periti e consulenti tecnici, l'art. 12 L. 8 luglio 1980 n. 319, ai sensi del quale, fino a che non siano emanati i decreti previsti dall'art. 2, i compensi medesimi sono determinati in base alle variazioni di cui all'art. 4, comporta che, per le prestazioni condotte a termine prima dell'entrata in vigore dei nuovi criteri introdotti, dal D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820, è operante il parametro delle vacazioni, restando esclusa ogni possibilità di applicazione retroattiva di dette innovazioni, nemmeno ai fini di un'eventuale riliquidazione delle somme già determinate.
Sent.C. Cass. 09/03/1988, n. 2371
1. Consulenza tecnica d'ufficio - Nomina di più periti - Determinazione del compenso - Criterio - Incarico collegiale - Presunzione - Limiti.
1I. A norma dell'art. 6 L. 8 luglio 1980 n. 319 (sui nuovi compensi ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori), nel caso di nomina di più periti, la collegialità dell'incarico (la quale comporta la determinazione di un compenso globale pari all'importo spettante ad un solo perito con l'aumento del 40% per ciascuno degli altri esperti) costituisce la regola e, pertanto, non occorre che risulti prevista dall'atto di affidamento del mandato, atto dal quale deve invece chiaramente risultare la previsione della singolarità dell'incarico, configurandosi la stessa (non desumibile ex post soltanto dal fatto che l'incarico sia stato svolto personalmente e per l'intero da ciascuno dei consulenti) come eccezione al principio di collegialità ed essendo la relativa previsione necessaria perché le parti abbiano un'esatta cognizione del modo di esplicazione del mandato.
Sent.C. Cass. 09/05/1987, n. 4281
1. Consulente tecnico d'ufficio - Onorario - prescrizione: 100 gg. ex art. 24 R.D. 1923 n. 1043
1. In materia di compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'Autorità giudiziaria, la disciplina dell'art. 24 R.D. 3 maggio 1923 n. 1043 assoggetta il diritto agli onorari ed all'indennità ad un termine di prescrizione di cento giorni dalla data degli atti e dal compimento delle operazioni per cui sono dovuti, senza porsi in contrasto con l'art. 3 Cost., attesa la ragionevole brevità del detto termine; né siffatta disciplina, che non è stata tacitamente abrogata, non essendo incompatibile con la successiva normativa in materia dettata dalla L. 1° dicembre 1956 n. 1426 (restando così superfluo l'art. 7 L. cit., che faceva espressamente salve le pregresse normative non incompatibili), è venuta meno per effetto dell'art. 13 della successiva L. 8 luglio 1980 n. 319, regolante la medesima materia, ancorché questo abbia esplicitamente abrogato, insieme con altre norme tutte specificamente indicate, la legge n. 1426 del 1956 cit. ed anche l'art. 7.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 14
 Cass. 
 art. 4
 art. 5
 Cass. 
 art. 11
 art. 111
 art. 5

Articolo 2
 Articolo 5
 Articolo 11

Articolo 7
 Articolo 11
 Cass. 
 Art. 12
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 Cass. 
 sentenza 
 art. 111
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 7
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 art. 13
 Cass. 
 Cass. 
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 art. 645
 art. 111
 Cass. 
 sentenza 
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 art. 11
 Cass. 
 art. 2343
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 11
 art. 29
 art. 11
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 Cass. 
 art. 11
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 art. 12
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 art. 4
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 Art. 5
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 art. 11
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 art. 13
 art. 4
 art. 3
 art. 4
 art. 36
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 art. 11
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 art. 2
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 art. 111
 art. 11
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 art. 11
 art. 111
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 Art. 8
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 art. 2233
 Cass. 
 art. 11
 art. 111
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 art. 11
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 art. 111
 art. 1
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 art. 11
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 art. 11
 art. 29
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 art. 5
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 art. 13
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 art. 12
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 art. 11
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 art. 24