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Timestamp: 2019-12-10 12:38:40+00:00

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Applicazione di misure cautelari personali anche prima della sentenza di fallimento.
E’ legittima l'applicazione di misure cautelari personali per il reato di bancarotta anche prima della pronunzia della sentenza dichiarativa del fallimento qualora ricorrano le condizioni previste dall’art. 238, comma 2, legge fall. per l'esercizio anticipato dell'azione penale. (massima ufficiale) Cassazione penale, 22 September 2016, n. 39361.
Ricettazione prefallimentare e concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale, distinzione.
Società - Amministratore di fatto - Funzioni direttive - Valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità
Reati fallimentari - Amministratore di fatto - Doveri dell'amministratore di diritto - Penale responsabilità - Sussistenza
Bancarotta fraudolenta - Elemento soggettivo - Consapevole volontà dei singoli atti di distrazione e della idoneità dei medesimi a cagionare danno ai creditori
Bancarotta fraudolenta documentale generica - Elemento soggettivo - Dolo generico, nella forma del dolo intenzionale
(Nel caso di specie, sono emersi da un lato, il diretto interesse dell’imputato nella conduzione della società fallita, dall'altro il concreto esercizio da parte sua di un ruolo di gestione effettiva, concretizzatosi nell'assunzione di lavoratori nell'interesse della suddetta società, che venivano da lui retribuiti, nonostante l'amministratore di diritto fosse altra persona.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
In tema di reati fallimentari, il soggetto che, ai sensi della disciplina dettata dall'art. 2639, c.c., assume la qualifica di amministratore "di fatto" della società fallita è da ritenere gravato dell'intera gamma dei doveri cui è soggetto l'amministratore "di diritto", per cui, ove concorrano le altre condizioni di ordine oggettivo e soggettivo, egli assume la penale responsabilità per tutti i comportamenti penalmente rilevanti a lui addebitabili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
L'elemento soggettivo del reato di bancarotta fraudolenta anche per l'amministratore "di fatto" consiste nella consapevole volontà dei singoli atti di distrazione e della idoneità dei medesimi a cagionare danno ai creditori, in quanto privi di sinallagma rispondente al fine istituzionale dell'impresa, in considerazione, ad esempio, della natura fittizia dell'operazione, che incide negativamente sul patrimonio della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Nella bancarotta fraudolenta documentale generica, l’elemento soggettivo consiste nel dolo generico, nella forma del dolo intenzionale, costituito dalla coscienza e volontà dell'irregolare o incompleta tenuta delle scritture contabili e dalla consapevolezza che questa rende o potrà rendere impossibile ovvero difficile, la ricostruzione delle vicende del patrimonio del fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Il delitto di ricettazione prefallimentare (art. 232, comma 3, n. 2 legge fall.), si configura solo in mancanza di un accordo con l'imprenditore dichiarato fallito; pertanto, il fatto del terzo non fallito che distragga beni prima del fallimento, in accordo con l'imprenditore, è punibile a titolo di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale ex art. 216, comma 1 e art. 223, comma 1, legge fall. e non a norma del citato art. 232. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 June 2016, n. 42572.
Confisca di edificio realizzato con fondi di provenienza illecita su un suolo di provenienza lecita.
Misure di prevenzione - Confisca di un edificio realizzato con fondi di provenienza illecita su un suolo di provenienza lecita - Regime penalistico della parte di valore economico e di utilizzabilità nettamente prevalenti.
In tema di misure di prevenzione, è legittima la confisca di un edificio realizzato con fondi di provenienza illecita su un suolo di provenienza lecita, se il primo abbia un valore preponderante rispetto al secondo, poichè, quando un bene si compone di più unità, il regime penalistico cui assoggettare il cespite nella sua interezza è quello proprio della parte di valore economico e di utilizzabilità nettamente prevalenti, diventando irrilevante il principio civilistico dell'accessione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 08 June 2016, n. .
Le Sezioni Unite definiscono il reato di falso in bilancio.
"Sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione o alla omissione di fatti oggetto di 'valutazione, se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l'agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni"." (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 27 May 2016, n. 22474.
Depenalizzazione ex dlgs 7 del 2016: nuova pronuncia della Cassazione.
Impugnazioni – Interesse ad impugnare – Parte civile – Danneggiamento “semplice” – Interesse ad impugnare la sentenza di assoluzione dopo le modifiche introdotte dal d.lgs. n. 7 del 2016 – Esclusione.
E’ inammissibile, per sopravvenuta carenza di interesse, il ricorso per cassazione proposto dalla parte civile avverso una sentenza di assoluzione dal reato di danneggiamento “semplice”, trasformato dal d.lgs. 16 gennaio 2016, n. 7 in illecito civile.
Dalla motivazione. A seguito del Decreto legislativo n. 7 del 15 gennaio 2016 il delitto di danneggiamento semplice, risulta non più previsto dalla legge come reato. Venendo meno il presupposto della punibilità del fatto-reato di danneggiamento semplice, il giudizio di impugnazione proposto soltanto dalla parte civile non può svolgersi con l'esame dei motivi di ricorso poiché il giudice penale non potrebbe comunque pronunciare alcuna sentenza di condanna anche avente ad oggetto le sole statuizioni civili. Infatti, in tema di parte civile, è ammissibile l'impugnazione proposta dalla parte civile avverso la sentenza di assoluzione (art. 576 cod. proc. pen.) preordinata a chiedere l'affermazione della responsabilità dell'imputato, quale logico presupposto della condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno, con la conseguenza che detta richiesta non può condurre ad una modifica della decisione penale, sulla quale si è formato il giudicato, in mancanza dell'impugnazione del P.M., ma semplicemente all'affermazione della responsabilità dell'imputato per un fatto previsto dalla legge come reato, che giustifica la condanna alle restituzioni ed al risarcimento del danno. In tale ipotesi, il giudice dell'impugnazione, dovendo decidere su una domanda civile necessariamente dipendente da un accertamento sul fatto reato, e, dunque, sulla responsabilità dell'autore dell'illecito, può, seppure in via incidentale, statuire in modo difforme sul fatto oggetto dell'imputazione, ritenendolo ascrivibile al soggetto prosciolto (Sez. 2, Sentenza n. 897 del 24/10/2003, Rv. 227966). Avuto pertanto riguardo al nesso di necessaria accessorietà rispetto ad un fatto reato deve pertanto escludersi la sussistenza di interesse ad impugnare ai soli effetti civili una pronuncia di proscioglimento per fatti non più previsti dalla legge come reato quali il danneggiamento semplice già previsto e punito dal previgente art.635 cod.pen.. Eventuali domande formulabili a seguito della riforma della disciplina del danneggiamento semplice verranno pertanto avanzate in altra sede. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 16 May 2016, n. 20206.
Nozione di 'fatti materiali' e mancata esposizione in bilancio di poste attive effettivamente esistenti nel patrimonio sociale.
Invero, la nuova formulazione dell'art. 2622 cod. civ., introdotta dall'art. 11 della legge 27 maggio 2015, n. 69, si pone, quanto alla condotta di mancata esposizione in bilancio di poste attive effettivamente esistenti nel patrimonio sociale, in rapporto di continuità normativa con la fattispecie previgente, determinando una successione di leggi penali, ai sensi dell'art. 2, comma quarto, cod. pen. (Sez. 5, n. 37570 del 08/07/2015, P.C. in proc. Fiorini, Rv. 265020) Cassazione penale, 16 May 2016, n. 20256.
Concorso del professionista incaricato della tenuta della contabilità nel reato di frode fiscale con fatture per operazioni inesistenti.
Frode fiscale - Emissione di fatture per operazioni inesistenti - Partecipazione del professionista al meccanismo fraudolento - Concorso nel reato di cui all'art. 8, d.lgs. n. 74 del 2000 - Elementi.
E' configurabile il concorso nel reato di frode fiscale di coloro che - pur essendo estranei e non rivestendo cariche nella società cui si riferisce la emissione di fatture per operazioni inesistenti - abbiano, in qualsivoglia modo, partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha consentito al contribuente di potersi procurare fatture passive da inserire in dichiarazione per abbattere l'imponibile societario, non rilevando peraltro la prova dell'effettivo inserimento in dichiarazione delle medesime stante la natura di reato di pericolo del delitto di cui all'art. 8, d.lgs. n. 74 del 2000 che punisce la sola emissione o rilascio delle fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, a differenza della speculare previsione dell'art. 2, d.lgs. n. 74 del 2000, che non richiede solo l'avvalersi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ma anche, e soprattutto, l'indicazione in una delle dichiarazioni relative a dette imposte di elementi passivi fittizi (v., sulla responsabilità del professionista in consimili ipotesi: Sez. 3, sentenza n. 19335 del 2015, ric. Magistroni, non massimata). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 28 April 2016, n. 17418.
Remissione tacita della querela e verifica che la persona offesa e querelante abbia ricevuto l'avviso che l’eventuale successiva assenza sarà interpretata come abbandono dell’istanza di punizione.
Persona offesa dal reato - Querela e istanza - Remissione - Remissione tacita - Verifica che la persona offesa e querelante abbia ricevuto l'avviso che l’eventuale successiva assenza sarà interpretata come abbandono dell’istanza di punizione.
La mancata comparizione del querelante – previamente ed espressamente avvisato che l’eventuale successiva assenza sarà interpretata come abbandono dell’istanza di punizione – integra gli estremi della remissione tacita extraprocessuale, trattandosi di condotta (omissiva) posta in essere da un soggetto che non riveste la qualità di “parte in senso tecnico” ed alla cui inerzia non può attribuirsi alcuna connotazione di natura “processuale”, costituendo soltanto il momento in cui il giudice, nel suo libero convincimento, ritiene integrata la “prova” di una decisione presa a “monte”. A tal fine, il giudice deve verificare con estremo rigore che la persona offesa-querelante abbia personalmente ricevuto detto avviso, che non sussistano manifestazioni di segno opposto e nulla induca a dubitare che si tratti di perdurante assenza dovuta a libera e consapevole scelta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 22 March 2016, n. 12186.
Pubblicazione arbitraria atti procedimento penale.
Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale non coperti dal segreto – Monoffensività della condotta – Autonoma pretesa risarcitoria – Esclusione – Apprezzamento della marginalità della riproduzione – Necessità .
Il reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale non coperti dal segreto, di cui all’art. 684, commi 2 e 3, c.p., ha natura monoffensiva, tutelando solo l’amministrazione della giustizia e non anche la reputazione e la riservatezza del soggetto sottoposto a procedimento penale, sicché la sua sola violazione non legittima una autonoma pretesa risarcitoria, fermo l’apprezzamento della marginalità della riproduzione alla luce del principio della irrisarcibilità del danno non patrimoniale di lieve entità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 February 2016, n. 3727.
Art. 2049 c.c.: applicabile anche in caso di agenzia.
Responsabilità ex art. 2049 c.c. – Rapporto di occasionalità necessaria – Chiarimenti – Rapporto di Agenzia.
Ai fini della responsabilità solidale ex art. 2049 c.c. del committente è sufficiente un rapporto di occasionalità necessaria tra il fatto dannoso e le mansioni esercitate dal preposto, che ricorre quando l'illecito è stato compiuto sfruttando comunque i compiti da questo svolti, anche se egli ha agito oltre i limiti delle sue incombenze e persino se ha violato gli obblighi a lui imposti (ex multis e tra le più recenti Sez. 6, n. 17049 del 14 aprile 2011, M. e altri, Rv. 250498; Sez. 6 civ., n. 20924 del 15 ottobre 2015, Rv. 637475). In tal senso, non è necessario che sussista uno stabile rapporto di lavoro subordinato tra i due soggetti, essendo sufficiente che l'autore del fatto illecito sia legato al committente anche solo temporaneamente od occasionalmente e che l'incombenza disimpegnata abbia determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto illecito e l'evento dannoso (ex muitis Sez. 5, n. 32461 del 22 marzo 2013, R.C. e Bogui, Rv. 257115). In particolare, quella del committente è una responsabilità di natura oggettiva ispirata a regole di solidarietà sociale, tesa ad attribuire - secondo la teoria della distribuzione dei costi e dei profitti - l'onere dei rischio a colui che si giova dell'opera di terzi. Ed in quest'ottica va affermata la responsabilità del committente per l'attività illecita posta in essere dall'agente anche privo del potere di rappresentanza, richiedendosi in tal senso soltanto che la commissione dell'illecito sia stato agevolato o reso possibile dalle incombenze demandate a quest'ultimo e che il committente abbia avuto la possibilità di esercitare poteri di direttiva e di vigilanza (Sez. 3 civ. n. 14578 del 22 giugno 2007, Rv. 598802; si v. anche Sez. 3 civ. n. 1516 del 24 gennaio 2007, Rv. 594385 ad oggetto fattispecie con forti analogie a quella oggetto del presente procedimento). II contratto di agenzia non è dunque, di per sé, estraneo all'ambito di applicazione dell'art. 2049 c.c., nemmeno nell'ipotesi in cui il suo contenuto sia quello del mandato senza rappresentanza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 February 2016, n. 7124.
Depenalizzazione ex dlgs 7 del 2016: prime applicazioni. Sentenza non irrevocabile: ferme le statuizioni civili? Il quesito alle Sezioni Unite.
Reato – Abolitio criminis – Sentenza NON Irrevocabile – Revoca – Effetti – Statuizioni civili – Persistenza – Dubbi interpretativi – Rimessione alle Sezioni Unite.
L’eventuale revoca della sentenza di condanna per abolitio criminis ai sensi dell'art. 2, comma secondo, c.p. conseguente alla perdita del carattere di illecito penale del fatto, non comporta il venir meno della natura di illecito civile del medesimo fatto, con la conseguenza che la sentenza non deve essere revocata relativamente alle statuizioni civili derivanti da reato, le quali continuano a costituire fonte di obbligazioni efficaci nei confronti della parte danneggiata (Sez. 5, n. 4266/06 dei 20 dicembre 2005, Colacito, Rv. 233598; Sez. 5, n. 28701 del 24 maggio 2005, P.G. in proc. Romiti ed altri, Rv. 231866; Sez. 6, n. 2521 del 21 gennaio 1992, Dalla Bona, Rv. 190006). In altri termini, quando un fatto costituisce illecito civile nel momento in cui è stato commesso, su di esso non influiscono le successive vicende riguardanti la punibilità del reato ovvero la rilevanza penale di quel fatto e cioè quello della "indifferenza" dei capi civili della sentenza rispetto alla sorte della regiudicanda penale (Sez. 6, n. 31957 del 25/01/2013 - dep. 23/07/2013, Cordaro e altri, Rv. 255598). Ed infatti l'abrogazione della norma penale in presenza di una condanna irrevocabile comporta la revoca della sentenza da parte del giudice dell'esecuzione, ma limitatamente ai capi penali e non anche a quelli civili, la cui esecuzione ha comunque luogo secondo le norme del codice di procedura civile: sicché se vi è stata costituzione di parte civile, con conseguente condanna al risarcimento dei danni a carico dell'imputato o del responsabile civile, questa statuizione resta ferma (cfr., Corte cost., ord. n. n. 273 del 2002, in cui si sottolinea come la formula assolutoria adottata a seguito della sopravvenuta abrogazione della norma incriminatrice "non è fra quelle alle quali l'art. 652 c.p.p. attribuisce efficacia nel giudizio civile"). Infatti, se l'art. 2 c.p. disciplina espressamente la sola cessazione dell'esecuzione e degli effetti penali della condanna, ne deriva, attraverso un'argomentazione a contrario, che le obbligazioni civili derivanti dal reato abrogato non cessano, in quanto per il diritto del danneggiato al risarcimento dei danni trovano applicazione i principi generali sulla successione delle leggi stabiliti dall'art. 11 preleggi, non quelli contenuti nel citato art. 2 c.p. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 February 2016, n. 7125.
Depenalizzazione ex dlgs 7 del 2016: prime applicazioni. Sentenza irrevocabile: ferme le statuizioni civili.
Reato – Abolitio criminis – Sentenza Irrevocabile – Revoca – Effetti – Statuizioni civili – Persistenza – Sussiste .
L’eventuale revoca della sentenza di condanna per abolitio criminis ai sensi dell'art. 2, comma secondo, c.p. conseguente alla perdita del carattere di illecito penale del fatto, non comporta il venir meno della natura di illecito civile del medesimo fatto, con la conseguenza che la sentenza non deve essere revocata relativamente alle statuizioni civili derivanti da reato, le quali continuano a costituire fonte di obbligazioni efficaci nei confronti della parte danneggiata (Sez. 5, n. 4266/06 dei 20 dicembre 2005, Colacito, Rv. 233598; Sez. 5, n. 28701 del 24 maggio 2005, P.G. in proc. Romiti ed altri, Rv. 231866; Sez. 6, n. 2521 del 21 gennaio 1992, Dalla Bona, Rv. 190006). In altri termini, quando un fatto costituisce illecito civile nel momento in cui è stato commesso, su di esso non influiscono le successive vicende riguardanti la punibilità del reato ovvero la rilevanza penale di quel fatto e cioè quello della "indifferenza" dei capi civili della sentenza rispetto alla sorte della regiudicanda penale (Sez. 6, n. 31957 del 25/01/2013 - dep. 23/07/2013, Cordaro e altri, Rv. 255598). Ed infatti l'abrogazione della norma penale in presenza di una condanna irrevocabile comporta la revoca della sentenza da parte del giudice dell'esecuzione, ma limitatamente ai capi penali e non anche a quelli civili, la cui esecuzione ha comunque luogo secondo le norme del codice di procedura civile: sicché se vi è stata costituzione di parte civile, con conseguente condanna al risarcimento dei danni a carico dell'imputato o del responsabile civile, questa statuizione resta ferma (cfr., Corte cost., ord. n. n. 273 del 2002, in cui si sottolinea come la formula assolutoria adottata a seguito della sopravvenuta abrogazione della norma incriminatrice "non è fra quelle alle quali l'art. 652 c.p.p. attribuisce efficacia nel giudizio civile"). Infatti, se l'art. 2 c.p. disciplina espressamente la sola cessazione dell'esecuzione e degli effetti penali della condanna, ne deriva, attraverso un'argomentazione a contrario, che le obbligazioni civili derivanti dal reato abrogato non cessano, in quanto per il diritto del danneggiato al risarcimento dei danni trovano applicazione i principi generali sulla successione delle leggi stabiliti dall'art. 11 preleggi, non quelli contenuti nel citato art. 2 c.p. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 February 2016, n. 7124.
Il professionista attestatore del concordato preventivo non riveste la qualità di pubblico ufficiale.
Concordato preventivo - Professionista attestatore - Qualità di pubblico ufficiale - Esclusione.
In proposito, va poi dato rilievo al fatto che nessuna norma attribuisce al detto professionista la qualità di pubblico ufficiale, aspetto, questo, reso significativo dalla circostanza per la quale ad altri soggetti operanti nell'ambito delle procedure concorsuali tale qualifica è invece espressamente conferita dalla legge fallimentare, al curatore dall'art. 30, al commissario giudiziale dall'art. 165 ed al commissario liquidatore dall'art. 199 legge fall., mancanza di previsione normativa che è stata ritenuta determinante per escludere la qualità di pubblico ufficiale in capo al liquidatore giudiziale nominato nella procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 02 December 2015, n. 9542.
Alle Sezioni Unite la diffamazione a causa di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento arbitrario.
Diffamazione a mezzo stampa – Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale – Risarcimento del danno – Pubblicazione parziale di atti non divulgabili – Integrazione del reato di cui all’art. 684 c.p. – Rimessione della questione alle Sezioni Unite.
In materia di risarcimento del danno conseguente al reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, vanno rimessi gli atti alle Sezioni Unite con riferimento alla questione relativa alla interpretazione del combinato disposto degli artt. 114 c.p.p. e 684 c.p., oggetto di contrasto e giudicata di particolare importanza, se la valutazione del giudice di merito debba ritenersi vincolata al semplice rilievo della minima riproduzione di un atto non divugabile ovvero possa essere orientata all’apprezzamento dei contenuti della riproduzione medesima. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 October 2015, n. 22003.
Omesso versamento di imposte: l'amministratore è responsabile anche se subentrato dopo la presentazione della dichiarazione.
Reati tributari – Omesso versamento di Iva – Amministratore subentrato ad altri dopo la presentazione della dichiarazione ma prima della scadenza del termine per il versamento – Responsabilità – Sussiste.
Risponde del reato di omesso versamento di IVA anche il soggetto che, subentrando ad altri nella carica di amministratore o liquidatore di una società di capitali, dopo la presentazione della dichiarazione d’imposta e prima della scadenza del versamento, omette di versare all’Erario le somme dovute sulla base della dichiarazione medesima, senza compiere il previo controllo di natura puramente contabile sugli ultimi adempimenti fiscali, in quanto attraverso tale condotta lo stesso si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze (cfr. Sez.3, n.34927 del 24/06/2015, Alfieri, Rv.264882). (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 28 October 2015, n. 4631.
Spese di Giustizia e art. 97 c.p.p..
Spese di giustizia - Liquidazione dell'onorario e delle spese al difensore d'ufficio - Legittimazione a proporre istanza nei confronti dello Stato - Estensione, in base all'interpretazione giurisprudenziale costituente diritto vivente, al difensore designato dal giudice, ai sensi dell'art. 97, comma 4, c.p.p..
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 116 e 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), sollevata, in riferimento all’articolo 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Lecce. Non coglie nel segno la censura rinvenibile nella asserita ingiustificata disparità di trattamento che verrebbe a determinarsi, ad avviso del rimettente, tra il sostituto di un difensore di fiducia nominato ex art. 97, comma 4, c.p.p. – ammesso alla liquidazione erariale per l’attività svolta in udienza, in conseguenza appunto della sua equiparazione, a tale effetto, al difensore di ufficio – e il sostituto, “con delega” del difensore di fiducia, cui il diritto a tale liquidazione non è riconosciuto; infatti, nel primo caso, stante l’assenza in udienza del difensore di fiducia o di un suo incaricato, il sostituto è nominato direttamente dal magistrato procedente; diversamente, nel secondo caso, il sostituto interviene su delega del titolare della difesa dell’imputato, per cui il suo diritto a compenso per l’attività svolta inerisce al rapporto con il delegante o, al più, con il cliente del medesimo, ma non è certamente riconducibile ad un mandato ex officio che possa giustificare una conseguente liquidazione erariale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 15 October 2015, n. 201.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 216
 art. 223
 art. 232
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art.635
 sentenza 

Art. 2049
 art. 2049
 art. 2049
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 97
 art. 97