Source: http://www.paolosoro.it/news/1805/Rider-facciamo-chiarezza.html
Timestamp: 2020-08-15 16:02:28+00:00

Document:
Rider, facciamo chiarezza Studio Dr. Paolo Soro
Rider, facciamo chia…
Jobs Act, giurisprudenza di merito, CCNL Logistica Trasporti e Spedizioni, procura di Milano, Legge 128/2019 e ora anche la Cassazione, ogni tassello che si aggiunge sembra smontare quanto costruito in precedenza, come se un ingegnere impazzito si divertisse a cambiare e ricambiare il progetto di un edificio che non riesce a essere ultimato. Con sapiente equilibrismo, la Magistratura, il Legislatore e i sindacati, si rincorrono l’un l’altro, creando solo confusione e lasciando lavoratori, datori di lavoro e professionisti nel caos più assoluto.
Come devono essere inquadrati i rider? Sono dipendenti? Sono autonomi? Sono qualcos’altro? L’unica cosa certa è che… non ci sono certezze.
- Condanna al pagamento delle differenze retributive maturate
- Tutela risarcitoria per licenziamento illegittimo
Si va in appello e la corte ribalta il verdetto del tribunale, accogliendo parzialmente le richieste dei rider. Secondo il giudice di secondo grado, infatti, il lavoro dei rider è equiparabile alle c. d. “collaborazioni organizzate dal committente” previste dall’art. 2 del D.Lgs. 81/2015. Come noto, per quelle collaborazioni che si concretizzavano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative, la disposizione all’epoca in vigore prevedeva l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato nei casi in cui dette prestazioni venivano organizzate dal datore di lavoro in riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro. Su tali fondamenti normativi, il giudice dell’appello ritiene che nella specifica circostanza venga a configurarsi una sorta di nuova categoria di lavoratori a metà tra il dipendente e l’autonomo: i rider resterebbero tecnicamente lavoratori autonomi, in quanto il suddetto art. 2 non comporterebbe la costituzione di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato tra quelle parti il cui contratto è già in essere, ma avrebbero comunque diritto ad alcune tutele tipiche del lavoro dipendente (esempio: retribuzione, ferie, previdenza).
Giungiamo, così, all’epilogo della vertenza con il ricorso presentato da Foodora (Cassazione, Sezione Lavoro, 1663/2020 – 24/01/2020): “Il ricorso è respinto; la sentenza dell’Appello è conforme al diritto, ma la sua motivazione va corretta in ossequio al principio di legittimità circa la natura dell’art. 2, D.LGS. 81/2015”. La S.C. premette che non ha alcun senso porsi il problema di inquadrare i rider in una terza categoria “ibrida” (c.d. tertium genus) tra quella dei lavoratori dipendenti e quella dei lavoratori autonomi, perché ciò che conta è che per esse, “in una terra di mezzo dai confini labili, l'ordinamento ha statuito espressamente l'applicazione delle regole sul lavoro subordinato, disegnando una norma di disciplina.” Ciò premesso, nella concreta fattispecie: se è vero che il lavoratore ha un grado di autonomia nella fase genetica del rapporto, essendo libero se obbligarsi o meno alla prestazione, è però altrettanto vero che tale autonomia viene meno nella fase esecutiva e funzionale dello stesso rapporto, in cui vi è etero-organizzazione in merito alle modalità di prestazione, determinate da una piattaforma multimediale e da un applicativo per smartphone.
In punto di diritto, poi, non possiamo fare a meno di evidenziare l’anomalia insita in un giudicato di legittimità che ritiene non corretta la motivazione dell’appello (elemento su cui si fondano i ricorsi per Cassazione), ma ne conferma ugualmente la decisione. Il gioco di prestigio utilizzato dalla S.C. nel dispositivo (motivazione che va corretta in ossequio al principio di legittimità), francamente, non appare convincente. E ciò ancora meno se si riporta quanto nello specifico affermato dal Supremo Collegio: “La Corte territoriale ha individuato gli aspetti logistici e temporali dell'etero-organizzazione facendo leva sulla dimensione funzionale del rapporto e dandone conto con una motivazione coerente, esente dal ‘contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili’ denunciato dalla ricorrente. Non sussistono dunque, né il vizio di motivazione inferiore al ‘minimo costituzionale’ (Cassazione, Sezioni Unite 8053/2014), né quello di sussunzione risolventesi in violazione di legge.” Insomma, per la Cassazione la motivazione dell’appello non fa una piega… ma deve essere corretta (?).
La S.C., inoltre, afferma che, seppure la legge 128/2019 non è retroattiva e non si può applicare, la sentenza trova adeguata conferma con la volontà dell’attuale Legislatore (la legge in questione è entrata in vigore il 04/11/2019, come conversione del DL 101/2019 del 03/09/2019; la sentenza è stata depositata il 24/01/2020, ma è stata decisa il 14/11/2019).
La norma su cui si basa la sentenza (art. 2, D.Lgs. 81/2015) prevede, peraltro, un’eccezione all’inquadramento dei soggetti in un rapporto di lavoro subordinato: “La disposizione non trova applicazione con riferimento alle collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive e organizzative del relativo settore.” Si ricorda, per esempio, che il tribunale di Roma (14/05/2019) ha affermato: “È esclusa l'applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato (ex art. 2, primo comma), quando il trattamento economico e normativo dei rapporti, pur essendo caratterizzati da etero-organizzazione, è già disciplinato da specifici accordi collettivi”.
È, inoltre, doveroso rappresentare che, nel rinnovo datato 03/12/2017 del CCNL Logistica, Trasporti e Spedizioni (Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti), sono stati introdotti i rider, inquadrandoli con parametri retributivi ad hoc come personale viaggiante. In tale accordo, sono state previste tutele salariali, assicurative e previdenziali, tipiche del rapporto subordinato, nonché assistenza sanitaria integrativa e orario di lavoro flessibile con la possibilità di coniugare distribuzione urbana e lavoro in magazzino. La Cassazione sul punto si limita ad affermare che è irragionevole equiparare i rider agli altri fattorini ex CCNL. Possiamo anche essere d’accordo, ma se si tratta di una legge dello Stato, che potestà ha la Cassazione per corroborare le motivazioni del proprio giudicato con simili affermazioni?
- Caporalato
- Norme igienico-sanitarie
Il Legislatore – come già in precedenza anticipato – è intervenuto col DL 101/2019, recante "Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali", convertito con modifiche nella Legge 128/2019 (in vigore dal 04/11/2019), norma che contiene al suo interno la regolamentazione dei rider. Detta legge, francamente, appare però solo l’ennesimo modo di raccogliere consenso elettorale, ma certo non risolve gli attuali problemi pratici: semmai, li aggrava, aggiungendo confusione. Inoltre, visto che – come appena rimarcato – i rider rappresentano solo il 10% dei lavoratori legati alle piattaforme digitali, tutti gli altri (che non concernono la consegna di beni per conto altrui) continuano a restare senza regole, ennesima prova di cecità data da un Legislatore perennemente sprovveduto e incapace di percepire la realtà del Paese che dovrebbe governare. E, comunque, a dispetto della necessità di una c.d. tutela sindacale rappresentativa a livello nazionale, anche per i diretti interessati l’intervento legislativo non pare affatto soddisfacente. Nelle more della conversione in legge, infatti, un gruppo di 800 rider si era opposto alla prima versione del decreto, sostenendo che la norma era insensata e pericolosa:
Ma vediamo nel dettaglio cosa hanno partorito governo e Parlamento. In premessa, abbiamo la novella dell'art. 2, D.Lgs. 81/2015:
"Si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente. Le disposizioni si applicano anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali”.
Si registra, dunque, la sostituzione dell'avverbio "esclusivamente" con l'avverbio "prevalentemente" (riferito alla natura personale delle prestazioni del collaboratore) e l'eliminazione del riferimento "ai tempi e al luogo di lavoro" in ordine all'organizzazione da parte del committente delle modalità di esecuzione della prestazione. La conseguenza è che per il collaboratore/rider, sarà ancora più facile fornire la prova in giudizio di essere etero-organizzato, al fine di ottenere l'applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato. A questo punto, l'unica via per sfuggire all'applicazione delle tutele del rapporto di lavoro subordinato potrebbe essere quella di ricorrere agli "accordi collettivi nazionali" (come previsto dall'art. 2, secondo comma, lett. a, D.Lgs. 81/2015).
Quanto alla regolamentazione dei rapporti di lavoro dei rider, in pratica vengono stabiliti livelli minimi di tutela per i lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l'ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali. Si considerano piattaforme digitali le procedure informatiche e i programmi utilizzati dal committente che, indipendentemente dal luogo di stabilimento, sono strumentali alle attività di consegna di beni, fissandone il compenso e determinando le modalità di esecuzione della prestazione.
I contratti dovranno essere provati per iscritto e i lavoratori dovranno ricevere ogni informazione utile per la tutela dei loro interessi, dei loro diritti e della loro sicurezza. In caso di violazione, i lavoratori avranno diritto a un'indennità risarcitoria di entità non superiore ai compensi percepiti nell'ultimo anno, determinata equitativamente con riguardo alla gravità e alla durata delle violazioni e al comportamento delle parti.
Quanto alla retribuzione, i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale possono definire criteri di determinazione del compenso complessivo che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dell'organizzazione del committente. In difetto, i lavoratori non possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate e ai medesimi lavoratori deve essere garantito un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti, sempre purché siano sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (anche questa previsione appare contraria alle richieste dei rider, diretti interessati, i quali hanno sempre dichiarato di volere essere lasciati liberi di poter incrementare i loro guadagni secondo criteri meritocratici e produttivi).
Inoltre, ai lavoratori deve essere garantita un'indennità integrativa, determinata dai contratti o con decreto ministeriale, non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli. Non possiamo fare a meno di domandarci con viva preoccupazione in base a quali parametri – più o meno – similari fra loro, un giudice possa valutare se le condizioni meteorologiche, nel singolo caso, siano da considerarsi “sfavorevoli”. Come tutti sanno, quel che è definito “sfavorevole” al sud, potrebbe non essere considerato tale al nord; e viceversa. Anzi, per meglio dire, lo sanno tutti… tranne il Legislatore (sic!).
Tra le varie norme di tutela, troviamo poi: il divieto di discriminazione (l'esclusione dalla piattaforma e le riduzioni delle occasioni di lavoro ascrivibili alla mancata accettazione della prestazione sono vietate); la protezione dei dati personali (applicazione del Regolamento UE 2016/679); la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (iscrizione INAIL); l’istituzione di un osservatorio permanente al fine di monitorare gli effetti delle disposizioni introdotte.
Quanto infine all’entrata in vigore di determinate disposizioni: il compenso minimo si applica a decorrere dal 4 Novembre 2020; l’obbligo di assicurazione INAIL si applica decorsi 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (dunque, a partire dal 3 Febbraio 2020).

References: art. 2
 sentenza 
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