Source: http://www.ledaritacorrado.it/legge-stabilita-2016-primi-chiarimenti-circolare-20-2016/
Timestamp: 2019-08-23 09:08:11+00:00

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Legge di stabilità 2016: primi chiarimenti (circolare 20/2016) | Avv. Leda Rita Corrado | Studio legale e tributarioAvv. Leda Rita Corrado | Studio legale e tributario
1. ESENZIONE BORSE DI STUDIO PER LA MOBILITÀ INTERNAZIONALE – ERASMUS PLUS (COMMA 50)
10. ACQUISTO IMMOBILI RESIDENZIALI: LA NUOVA DETRAZIONE IRPEF DEL 50 PER CENTO DELL’IVA PAGATA AL COSTRUTTORE – LA NOZIONE DI IMPRESA COSTRUTTRICE
10.1 LA TIPOLOGIA DI IMMOBILI AGEVOLABILI – LA PERTINENZA
11. RIDETERMINAZIONE DEL COSTO O VALORE DI ACQUISTO DI TITOLI, QUOTE O DIRITTI, NON NEGOZIATI IN MERCATI REGOLAMENTATI, NONCHÉ DI TERRENI EDIFICABILI E CON DESTINAZIONE AGRICOLA (COMMI 887 E 888)
1. ESCLUSIONE DELLA SOGGETTIVITÀ PASSIVA, AI FINI IRAP, IN CAPO A TALUNI SOGGETTI (COMMA 70)
2. CREDITO DI IMPOSTA PER FAVORIRE LE EROGAZIONI LIBERALI A SOSTEGNO DELLA CULTURA (C.D. “ART-BONUS”) (COMMI DA 318 A 319)
5. Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile (Commi da 392 a 395)
1. visto di conformità infedele. sanzioni a carico CAF (comma 957)
La presente Circolare fornisce chiarimenti sulle norme di interesse fiscale contenute nella legge 28 dicembre 2015, n. 208 (di seguito, anche “legge di stabilità 2016″), che non sono oggetto di altri più specifici documenti di prassi (come nel caso delle assegnazioni dei beni ai soci, del super-ammortamento, del welfare aziendale, del bonus mobili, etc.).
Il capitolo successivo commenta il nuovo comma 1-bis aggiunto all’art. 2 del D. lgs 15 dicembre 1997, n. 446, con il quale è stato disciplinato il requisito dell’autonoma organizzazione, ai fini Irap, “() nel caso di medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione all’interno di tali strutture ()”. Nello stesso capitolo, inoltre, viene esaminata la nuova deduzione prevista per i lavoratori stagionali e l’esclusione della soggettività passiva, ai fini Irap, in capo a taluni soggetti.
Il quinto capitolo si occupa delle novità in materia di agevolazioni fiscali (in particolare, sono esaminate le modifiche al credito d’imposta c.d. Art-Bonus, il credito d’imposta c.d. School–Bonus, le agevolazioni fiscali per il settore cinematografico e quelle relative alla Zona franca urbana della Lombardia).
Il regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 ha istituito il programma “Erasmus+“, programma unico dell’Unione per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport per il periodo 2014-2020.
Il “considerando” n. 40 della normativa comunitaria citata prevede che “per migliorare l’accesso al programma, è opportuno che le sovvenzioni siano adeguate al costo della vita e di sostentamento nel paese ospitante. Conformemente al diritto nazionale, gli Stati membri dovrebbero essere inoltre incoraggiati a garantire che tali sovvenzioni a sostegno della mobilità degli individui siano esenti da imposte e oneri sociali. La stessa esenzione dovrebbe applicarsi agli organismi pubblici o privati che erogano il sostegno finanziario agli individui interessati.”.
In linea con tale previsione, l’articolo 1, comma 50 dispone che “Per l’intera durata del programma «Erasmus +», alle borse di studio per la mobilità internazionale erogate a favore degli studenti delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, e dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, si applicano le esenzioni previste all’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 2003, n. 170.”.
L’articolo 1, comma 3, del D.l. n. 105 del 2003 – norma recante disposizioni in materia di iniziative per il sostegno degli studenti universitari e per favorirne la mobilità – richiama l’articolo 4 della legge 13 agosto 1984 n. 476 ai fini dell’ IRPEF e l’articolo 10-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446 ai fini dell’ IRAP.
In forza dei suddetti richiami, l’articolo 1, comma 50, della legge di stabilità 2016 in commento dispone l’esenzione dall’IRPEF delle borse di studio per la mobilità internazionale erogate in favore degli studenti delle università e delle istituzioni AFAM che partecipano al programma comunitario “Erasmus+“, nonché l’esenzione dall’IRAP per i soggetti che le erogano.
Il comma 51, introducendo il comma 6-bis all’articolo 6 della legge 30 novembre 1989, n. 398 – normativa recante disposizioni in materia di borse di studio universitarie – dispone l’esenzione dall’IRPEF delle somme corrisposte a titolo di borsa di studio per la frequenza dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione, per i corsi di dottorato di ricerca, per lo svolgimento di attività di ricerca dopo il dottorato e per i corsi di perfezionamento all’estero, erogate dalla provincia autonoma di Bolzano nei confronti dei percipienti.
Presupposto fondamentale richiesto dalla norma è la stipula di un rapporto di lavoro – all’atto della propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo fra cooperativa e socio – “in forma autonoma” la cui attuazione deve essere indicata nel regolamento interno adottato ai sensi dell’art. 6 della legge n. 142 del 2001.
aumenta, inoltre, la detrazione spettante ai pensionati aventi meno di 75 anni e reddito complessivo compreso fra 7.751 e 15.000 euro e ai pensionati aventi più di 75 anni e reddito complessivo compreso fra 8.001 e 15.000 euro; ciò a causa dell’incremento del coefficiente di moltiplicazione del rapporto reddituale e della contestuale riduzione del denominatore di detto rapporto.
2015 Reddito Complessivo Aliquota IRPEF Imposta lorda Importo detrazione Imposta dovuta
7.750 23% 1.783 1.255 + 470 x (15.000 – 7.750)/7.500 = 1.709 1.783 -1.709= 74
2016 Reddito Complessivo Aliquota IRPEF Imposta lorda Importo detrazione Imposta dovuta
7.750 23% 1.783 1.783 1.783 – 1.783=0
8.000 23% 1.840 1.255 + 470 x (15.000 – 8.000)/7.500 = 1.694 1.840 -1.694= 146
8.000 23% 1.840 1.255+528x(15.000-8.000)/7.250 = 1.765 1.840 – 1.765=75
gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti di cui all’art.1, commi da 344 a 347 della legge n. 296 del 2006;
gli interventi di riqualificazione energetica relativi a parti comuni degli edifici di cui agli articoli 1117 e 1117-bis del codice civile o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio.
Il comma 74, oltre a prorogare le precedenti agevolazioni per gli interventi energetici, con riferimento alle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici, consente ai contribuenti di cui all’art. 11, comma 2, e all’art. 13, comma 1, lettera a), e comma 5, lettera a), del TUIR di cedere la detrazione per le spese sostenute dal 1º gennaio al 31 dicembre 2016, sotto forma di un corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato i predetti interventi. Per le modalità attuative della cessione del credito si rinvia al provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.
dei soggetti titolari solo di redditi di pensione di importo non superiore a 7.500 euro, redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze per i quali, ai sensi del citato art. 11, comma 2, del TUIR l’imposta non è dovuta;
dei contribuenti indicati nell’art. 13 del TUIR, per i quali le specifiche detrazioni dall’imposta lorda ivi previste, commisurate al reddito complessivo e differenziate in base alla categoria reddituale che concorre a formare il reddito complessivo medesimo di fatto, abbattono l’imposta lorda, vale a dire:
dei titolari di un reddito complessivo non superiore a 8.000 euro a cui concorrono i redditi di lavoro dipendente (ad esclusione dei redditi derivanti da trattamenti pensionistici di cui all’art. 49, comma 2, lett. a), del TUIR) ovvero i seguenti redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente: compensi percepiti dai lavoratori soci di cooperative di produzione e lavoro (art. 50, comma 1, lett. a)); le indennità percepite a carico di terzi dai lavoratori dipendenti in relazione a prestazioni rese sulla base di incarico connesso alla propria qualifica di dipendente (art. 50, comma 1, lett. b)); le borse di studio, i premi e i sussidi corrisposti per fini di studio o di addestramento professionale (art. 50, comma 1, lett. c)); i compensi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (art. 50, comma 1, lett. c-bis)); le remunerazioni dei sacerdoti (art. 50, comma 1, lett. d)); le prestazioni pensionistiche erogate dalle forme di previdenza complementare (art. 50, comma 1, lett. h-bis)); i compensi per lavori socialmente utili (art. 50, comma 1, lett. l));
titolari dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’art. 50, comma 1, lettere e), f), g), h) e i), (rispettivamente, i compensi per attività libero professionale intramurale svolta dal personale dipendente del Servizio sanitario nazionale, le indennità, i gettoni di presenza e gli altri compensi corrisposti dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni per l’esercizio di pubbliche funzioni, le indennità corrisposte per cariche elettive, le rendite vitalizie e le rendite a tempo determinato diverse da quelle aventi funzione previdenziale, gli altri assegni periodici alla cui produzione non concorrono né capitale né lavoro), i redditi di lavoro autonomo di cui all’art. 53, i redditi derivanti dall’esercizio di attività d’impresa minore di cui all’art. 66, i redditi derivanti da attività commerciali e di lavoro autonomo svolte occasionalmente di cui all’art. 67, comma 1, lettere i) e l).
Il credito ceduto al fornitore, a titolo di pagamento di parte del corrispettivo ha le medesime caratteristiche della “teorica” detrazione ceduta e, pertanto, il fornitore può utilizzarlo in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del d. lgs n. 241 del 1997, in dieci rate annuali a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui riceve il pagamento.
Il comma 87 rende fruibili le detrazioni fiscali del 65 per cento – previste per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici dall’art. 1, commi da 344 a 347, della legge n. 296 del 2006, nonché dall’art. 14 del decreto legge n. 63 del 2013 – anche da parte degli Istituti Autonomi per le Case Popolari (IACP), comunque denominati, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, relativamente agli interventi realizzati su immobili di loro proprietà adibiti ad edilizia residenziale pubblica.
Il comma 88 estende l’applicazione delle detrazioni spettanti per le spese sostenute per interventi di efficienza energetica, anche a quelle per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento e/o produzione di acqua calda e/o climatizzazione delle unità abitative, che garantiscono un funzionamento efficiente degli impianti, nonché dotati di specifiche caratteristiche. Tali dispositivi devono, in particolare:
Nel consentire la detrazione anche per le spese in questione, il citato comma 88 richiama le “detrazioni fiscali di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63“, che contiene, in realtà, la mera proroga delle agevolazioni per l’efficienza energetica. Queste ultime sono stata introdotte, invece, dall’art. 1, commi da 344 a 347 della legge n. 296 del 2006 che individua gli interventi ammessi alla detrazione e fissa, per ciascuno di essi, un ammontare massimo di detrazione spettante.
Il comma 982 della legge di Stabilità 2016 introduce un credito d’imposta spettante alle persone fisiche che sostengono – non nell’esercizio di attività di lavoro autonomo o di impresa – spese per l’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o allarme, nonché connesse a contratti stipulati con istituti di vigilanza, dirette alla prevenzione di attività criminali. Il credito d’imposta è riconosciuto ai fini dell’imposta sul reddito, nel limite massimo complessivo di 15 milioni di euro per l’anno 2016. I criteri e le procedure per l’accesso al beneficio e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa complessiva entro il limite sopra indicato saranno definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Tenuto conto, tuttavia, della finalità della disposizione in esame, l’espressione può essere intesa nel senso ampio di “impresa che applica l’Iva all’atto del trasferimento”, considerando tale non solo l’impresa che ha realizzato l’immobile ma anche le imprese di “ripristino” o c.d. “ristrutturatrici” che hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all’articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell’edilizia di cui aldecreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.
Per ulteriori approfondimenti si rinvia a quanto precisato nella circolare n. 12 dell’8 aprile 2016, par. 7.1.
Relativamente alla tipologia di immobili agevolabili, la nuova detrazione presuppone l’acquisto, direttamente dall’impresa costruttrice, nel periodo compreso tra gennaio e dicembre 2016, di una unità immobiliare a destinazione residenziale di classe energetica A o B, a prescindere da ulteriori requisiti. Infatti, la norma non limita il beneficio all’acquisto dell’abitazione principale, né sono previste esclusioni per gli immobili c.d. di lusso.
Con riguardo all’IVA versata per l’acconto corrisposto nel 2015, si precisa che la detrazione IRPEF in commento, in vigore dal 1° gennaio 2016, prevede che l’acquirente possa considerare in detrazione il “50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’IVA in relazione all’acquisto” di unità immobiliari effettuato o da effettuare “entro il 31 dicembre 2016″. Ne consegue che, ai fini della detrazione ed in applicazione del principio di cassa, è necessario che il pagamento dell’IVA avvenga nel periodo di imposta 2016. Pertanto non è possibile fruire della detrazione con riferimento all’Iva relativa agli acconti corrisposti nel 2015, anche se il rogito risulta stipulato nell’anno 2016.
Per poter utilizzare il valore “rideterminato”, in luogo del costo storico, il contribuente è tenuto al versamento di un’imposta sostitutiva parametrata al valore risultante da un’apposita perizia giurata di stima redatta da professionisti abilitati.
Il contribuente ha operato, in anni precedenti, una rivalutazione di un terreno per un valore pari ad euro 200.000 e versato una imposta sostitutiva di euro 8.000 applicando l’aliquota all’epoca prevista pari al 4% del valore. Nel 2016, effettua una nuova rivalutazione del medesimo terreno per euro 220.000 cui consegue un’imposta sostitutiva da versare pari ad euro 17.600, calcolata applicando l’aliquota dell’8% attualmente vigente. Il tale caso, il contribuente può decidere, alternativamente, se:
versare la differenza tra l’imposta assolta per la precedente rivalutazione e quella dovuta per la nuova rivalutazione pari a 9.600 euro (17.600 – 8000);
versare l’intera imposta sostitutiva di euro 17.600 dovuta per la nuova rivalutazione e, successivamente, chiedere il rimborso dell’imposta versata a fronte della precedente rideterminazione pari a 8.000 euro.
Il contribuente ha operato, in anni precedenti, la rivalutazione di un terreno per un valore pari ad euro 220.000 e versato l’imposta sostitutiva di euro 8.800, applicando l’aliquota all’epoca prevista pari al 4% del valore. Nel 2016, effettua una nuova rivalutazione del medesimo terreno per un valore diminuito ad euro 100.000 cui consegue un’imposta sostitutiva da versare di euro 8.000, calcolata applicando l’aliquota dell’8% attualmente vigente. In tale caso, il contribuente può decidere, alternativamente se:
compensare l’imposta dovuta di 8.000 per effetto della nuova rideterminazione con quella versata per la precedente rivalutazione di euro 8.800. In tale ipotesi, l’imposta dovuta è nulla in quanto la stessa è interamente compensata da quella precedentemente versata; in ogni caso, l’eccedenza d’imposta versata pari ad 800 euro non da diritto a rimborso;
versare l’intera imposta sostitutiva di euro 8.000 dovuta per la nuova rivalutazione e chiedere il rimborso – entro questo stesso limite – dell’imposta precedentemente versata.
Articolo 5 legge 28 dicembre 2001, n. 448 Circolare n. 12/E del 31 gennaio 2002Circolare n. 47/E del 5 giugno 2002
Articolo 7 legge 28 dicembre 2001, n. 448 Circolare n. 9/E del 30 gennaio 2002, par. 7.1 e 7.2Circolare n. 15/E del 1° febbraio 2002, par. 3Circolare n. 55/E del 20 giugno 2002, par. 12
Articolo 4, comma 3, decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito dalla legge 22 novembre 2002, n. 265 Circolare n. 81/E del 6 novembre 2002Risoluzione n. 372/E del 26 novembre 2002
Articolo 2, comma 2, decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27 Circolare n. 27/E del 9 maggio 2003
Articolo 6-bis decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, convertito dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47 (successivamente prorogata dall’articolo 1, comma 376 e comma 428, dellalegge 30 dicembre 2004, n. 311) Comunicato stampa dell’11 marzo 2004Circolare n. 35/E del 4 agosto 2004Circolare n. 16/E del 22 aprile 2005
Articolo 11-quaterdecies decreto legge 203/2005 Circolare n. 6/E del 13 febbraio 2006, par. 8Circolare n. 10/E del 13 marzo 2006, par. 17
Articolo 1 Legge 244/2007 Risoluzione n. 144/E del 10 aprile 2008Risoluzione n. 158/E del 17 aprile 2008, par. 7.4Circolare n. 47/E del 28 giugno 2008
Articolo 2 Legge 191/2009 Risoluzione n. 111/E del 22 ottobre 2010
Articolo 7, comma 2, lettere da dd) a gg), del decreto legge n. 70 del 2011 Circolare n. 47/E del 24 ottobre 2011
Articolo 1, comma 473, della legge n. 228 del 2012 Circolare n. 1/E del 15 febbraio 2013, par. 4 Circolare n. 12/E del 3 maggio 2013, cap. I, par. 6
Articolo 1, comma 156, della legge n. 147 del 2013 Risoluzione n. 91/E del 17 ottobre 2014
Articolo 1, commi 626 e 627, della legge n. 160 del 2014 Risoluzione n. 40/E del 20 aprile 2015Risoluzione n. 53/E del 27 maggio 2015
A decorrere dal 1° gennaio 2017, pertanto, l’aliquota IRES passa dal 27,5 al 24 per cento. Conseguentemente, è rideterminata l’aliquota della ritenuta a titolo d’imposta – prevista dall’articolo 27, comma 3-ter), del DPR 29 settembre 1973, n. 600 – sugli utili corrisposti alle società ed enti soggetti ad un’imposta sul reddito delle società in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), inclusi nella lista di cui all’articolo 168-bis) del TUIR (c.d. white list).
Al riguardo, si ricorda che il suddetto regime di affrancamento (che deroga in parte alle disposizioni del comma 2-ter dell’articolo 176 del TUIR) consente alle società aventi causa delle operazioni di fusione, scissione e conferimento d’azienda (società conferitaria, incorporante o risultante dalla fusione e beneficiaria della scissione) di ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori contabili – relativi all’avviamento, ai marchi d’impresa e alle altre attività immateriali – iscritti in bilancio a seguito delle predette operazioni straordinarie; ciò mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e dell’IRAP, con aliquota del 16 per cento, da versare in un’unica soluzione entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi relative all’esercizio nel corso del quale è stata posta in essere l’operazione stessa. Con il versamento dell’imposta sostitutiva si perfeziona l’esercizio dell’opzione (cfr. circolare n. 28/E del 11 giugno 2009, par. 7).
I maggiori valori assoggettati ad imposta sostitutiva si considerano fiscalmente riconosciuti a partire dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale è versata l’imposta sostitutiva; ciò ai fini della decorrenza del cd. “periodo di sorveglianza” di cui all’ultimo periodo del comma 2-ter dell’articolo 176 del TUIR (cfr. circolare n. 28/E del 11 giugno 2009, par. 5). Con riferimento agli ammortamenti, la deducibilità dei maggiori valori affrancati è ammessa a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello nel corso del quale è versata l’imposta sostitutiva.
La versione precedente del comma 10 dell’articolo 15 sopra citato prevedeva che “la deduzione di cui all’articolo 103 del citato testo unico e agli articoli 5, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, del maggior valore dell’avviamento e dei marchi d’impresa” potesse essere effettuata“in misura non superiore ad un decimo, a prescindere dall’imputazione al conto economico”.
Il comma 95 dell’articolo 1 della legge n. 208 del 2015 interviene a modificare il penultimo periodo del comma 10 dell’articolo 15 citato, sostituendo le parole “non superiore ad un decimo” con le parole “non superiore ad un quinto”. Per effetto di tale modifica viene portato (da un decimo) ad un quinto il limite massimo della quota di ammortamento deducibile in ciascun periodo d’imposta dei maggiori valori affrancati di avviamento e marchi d’impresa, rendendo ancora più conveniente l’opzione per il regime d’imposizione sostitutiva in commento.
Le quote di ammortamento del maggior valore delle altre attività immateriali, invece, sono deducibili “nel limite della quota imputata a conto economico”.
Con riferimento all’ambito temporale di applicazione, il successivo comma 96 stabilisce che: “La disposizione di cui al comma 95 si applica alle operazioni di aggregazione aziendale poste in essere a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015”. In altri termini, per i soggetti con esercizio sociale coincidente con l’anno solare, la nuova disposizione si applica alle operazioni poste in essere a partire dal 1° gennaio 2016, lasciando immutata la misura massima della deduzione (un decimo) per quanto riguarda i maggiori valori (di avviamento e marchi d’impresa) iscritti ed affrancati in occasione di operazioni straordinarie poste in essere negli esercizi precedenti (rectius, poste in essere fino al 31 dicembre 2015).
A mero titolo esemplificativo, si supponga che la società avente causa di un’operazione di conferimento d’azienda, effettuata nel corso del 2016, iscriva maggiori valori contabili su un marchio d’impresa precedentemente affrancato dal soggetto dante causa in base al comma 10 dell’articolo 15 del decreto legge n. 185 del 2008, per effetto di una precedente operazione straordinaria fiscalmente neutrale; qualora, con riferimento al predetto marchio d’impresa, la società conferitaria decidesse di optare per il medesimo regime di imposizione sostitutiva, la stessa dovrebbe idealmente separare i due “diversi” valori fiscali: il primo, in cui la società conferitaria subentra per effetto del conferimento, continuerà ad essere assoggettato al processo di ammortamento fiscale “per decimi” (ai sensi del previgente comma 10); il secondo, derivante dall’affrancamento del maggior valore iscritto a seguito della nuova operazione, sarà assoggettato al processo di ammortamento di cui al novellato comma 10 (vale a dire, in misura non superiore ad un quinto).
Poiché, ai sensi dei commi 10-bis e 10-ter dell’articolo 15 del decreto legge n. 185 del 2008, “le previsioni del comma 10 sono applicabili”, rispettivamente, “ai maggiori valori delle partecipazioni di controllo, iscritti in bilancio a seguito dell’operazione a titolo di avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali”, nonché “ai maggiori valori – attribuiti ad avviamenti, marchi di impresa e altre attività immateriali nel bilancio consolidato – delle partecipazioni di controllo acquisite nell’ambito di operazioni di cessione di azienda ovvero di partecipazioni”, si ritiene che la suddetta modifica normativa trovi applicazione anche con riferimento al regime di imposizione sostitutiva di cui ai predetti commi 10-bis e 10-ter (cui è stata data attuazione attraverso il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 6 giugno 2014).
Si ritiene, ciò nondimeno, che – come specificato nella relazione illustrativa al disegno di legge di stabilità per il 2016 (“il commaconsente ai contribuenti di ridurre ulteriormente il periodo di ammortamento previsto per l’avviamento e i marchi d’impresa dal citato decreto legge n. 185 del 2008“) – la riduzione del periodo di ammortamento (da dieci a cinque quote) operi limitatamente al valore affrancato di avviamento e marchi d’impresa, restando ferma la deduzione in misura non superiore ad un decimo, a prescindere dall’imputazione al conto economico, per gli ammortamenti relativi ai valori delle altre attività immateriali “impliciti” nelle partecipazioni di controllo acquisite per effetto delle predette operazioni.
Pertanto, “ferme restando le disposizioni tributarie in materia di accisa, la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali, sino a 2.400.000 kWh anno, e fotovoltaiche, sino a 260.000 kWh anno, nonché di carburanti e prodotti chimici di origine agroforestale provenienti prevalentemente dal fondo effettuate dagli imprenditori agricoli, costituiscono attività connesse ai sensi dell’articolo 2135, terzo comma, del codice civile e si considerano produttive di reddito agrario. Per la produzione di energia, oltre i limiti suddetti, il reddito delle persone fisiche, delle società semplici e degli altri soggetti di cui all’articolo 1, comma 1093, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è determinato, ai fini IRPEF ed IRES applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a registrazione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, relativamente alla componente riconducibile alla valorizzazione dell’energia ceduta, con esclusione della quota incentivo, il coefficiente di redditività del 25 per cento, fatta salva l’opzione per la determinazione del reddito nei modi ordinari, previa comunicazione all’ufficio secondo le modalità previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442.
Oltre i predetti limiti è invece prevista l’applicazione di una tassazione forfettaria sempreché, tuttavia, con riferimento ai prodotti utilizzati per tali produzioni, risulti rispettato il criterio della “prevalenza”, così come definito dalla circolare n. 32/E del 2009.
Il valore della produzione netta può essere determinato forfettariamente aumentando, ai sensi dell’articolo 17 del decreto IRAP, il reddito calcolato con la percentuale del 25%, “delle retribuzioni sostenute per il personale dipendente, dei compensi spettanti ai collaboratori coordinati e continuativi di quelli per prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, e degli interessi passivi“.
Per la produzione e la cessione di energia oltre i suddetti limiti, la base imponibile deve essere determinata – a seconda della forma giuridica rivestita dal soggetto esercente – in conformità alle previsioni contenute negli articoli 5 e 5-bis del decreto IRAP, ogniqualvolta non sia riscontrabile la connessione all’attività agricola principale.
Il comma 128, integrando l’articolo 17, sesto comma, del DPR n. 633 del 1972 con l’aggiunta della lettera a-quater), ha disposto l’estensione del meccanismo di assolvimento dell’IVA mediante inversione contabile (cd. reverse charge) “alle prestazioni di servizi rese dalle imprese consorziate nei confronti del consorzio di appartenenza che, ai sensi delle lettere b), c) ed e) del comma 1 dell’articolo 34 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, si è reso aggiudicatario di una commessa nei confronti di un ente pubblico al quale il predetto consorzio è tenuto ad emettere fattura ai sensi del comma 1 dell’articolo 17-ter del presente decreto. L’efficacia della disposizione di cui al periodo precedente è subordinata al rilascio, da parte del Consiglio dell’Unione europea, dell’autorizzazione di una misura di deroga ai sensi dell’articolo 395 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, e successive modificazioni“.
i consorzi stabili, costituiti anche in forma di società consortili ai sensi dell’articolo 2615-ter del codice civile, tra imprenditori individuali, anche artigiani, società commerciali, società cooperative di produzione e lavoro;
i consorzi ordinari di concorrenti di cui all’articolo 2602 del codice civile.
In proposito, è il caso di evidenziare che in base al meccanismo denominato split payment – previsto dal citato articolo 17-ter del DPR n. 633 del 1972, in relazione agli acquisti di beni e servizi effettuati dalle pubbliche amministrazioni contemplate dalla norma, per i quali queste non siano debitori d’imposta – l’IVA addebitata dal fornitore (nella specie, dal consorzio) nelle relative fatture deve essere versata all’Erario direttamente dall’amministrazione acquirente, anziché allo stesso fornitore, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta (cfr. circolari n. 1/E del 9 febbraio 2015 e n. 15/E del 13 aprile 2015).
Ciò posto, si osserva che per i consorzi che effettuano operazioni prevalentemente nei confronti della P.A. in regime di split payment e che acquistano servizi dalle società consorziate, si viene a determinare la formazione di un credito IVA strutturale, in quanto gli stessi non possono compensare l’imposta relativa alle operazioni attive effettuate nei confronti della P.A. – soggette al meccanismo della scissione dei pagamenti – con quella assolta in relazione ai servizi acquistati dalle società consorziate.
L’efficacia della disposizione in commento è subordinata al rilascio, da parte del Consiglio dell’Unione europea, dell’autorizzazione di una misura di deroga ai sensi dell’articolo 395 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, il quale prevede, fra l’altro, che “il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro ad introdurre misure speciali di deroga alla presente direttiva, allo scopo di semplificare la riscossione dell’imposta o di evitare talune evasioni o elusioni fiscali“.
La previsione di cui al comma 128 necessita, quindi, di una preventiva apposita autorizzazione da parte degli organismi europei, non rientrando fra le operazioni per le quali gli Stati membri possono stabilire, senza alcun limite temporale, che il soggetto tenuto al versamento dell’IVA sia il cessionario o il committente in luogo del cedente o prestatore (v. articolo 199 della direttiva 2006/112/CE), né fra quelle – a carattere temporaneo – per le quali gli Stati membri possono prevedere l’applicazione del meccanismo del reverse charge fino al 31 dicembre 2018 e per un periodo minimo di due anni (v. articolo 199-bis della direttiva 2006/112/CE).
Il comma 365 ha modificato l’art. 32, comma 1, del D.l 12 settembre 2014, n. 133, che ha equiparato, per un periodo di tempo limitato, le strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all’interno delle proprie unità da diporto, ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato (c.d. marina resort), alle strutture ricettive all’aria aperta. Con la conseguenza che per le prestazioni, rese ai clienti alloggiati nei c.d.marina resort, ha trovato applicazione l’aliquota IVA ridotta del 10 per cento IVA, di cui al numero 120) della Tabella A, parte terza, allegata al DPR n. 633 del 1972 (concessa ai clienti alle strutture ricettive turistiche), invece di quella ordinaria pari al 22 per cento. La novella in esame ha reso permanente l’equiparazione, prima temporanea e la cui scadenza era prevista al 31 dicembre 2015.
Si è del parere che la sentenza in commento rientri tra le cosiddette “sentenze additive”, che incidono sulla legge senza annullarla, ma trasformandola, aggiungendo alla norma un’ulteriore previsione che, in osservanza della Costituzione, avrebbe dovuto necessariamente essere prevista sin dalla sua origine.
In particolare, la semplificazione è realizzata mediante l’innalzamento a 15.000 euro (rispetto agli attuali 5.164,57 euro) del limite del costo dei beni gratuitamente ceduti – contenuto nell’articolo 2, comma 2, lettera a) del dPR 10 novembre 1997, n. 441 – oltre il quale occorre inviare la prescritta comunicazione all’amministrazione finanziaria per poterli consegnare. Tale comunicazione resta in ogni caso facoltativa, senza limiti di valore, quando i beni ceduti gratuitamente siano facilmente deperibili (gli alimenti).
Al riguardo, giova ricordare che i commi 1 e 2, dell’articolo 1, del citato DPR n. 441 del 10 novembre 1997 (Regolamento recante norme per il riordino della disciplina delle presunzioni di cessione e di acquisto), dispongono che “1. Si presumono ceduti i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano nei luoghi in cui il contribuente svolge le proprie operazioni, né in quelli dei suoi rappresentanti. Tra tali luoghi rientrano anche le sedi secondarie, filiali, succursali, dipendenze, stabilimenti, negozi, depositi ed i mezzi di trasporto nella disponibilità dell‘impresa.”
b) sono stati consegnati a terzi in lavorazione, deposito, comodato o in dipendenza di contratti estimatori, di contratti di opera, appalto, trasporto, mandato, commissione o di altro titolo non traslativo della proprietà.”
comunicazione scritta, da parte del cedente agli uffici dell’amministrazione finanziaria e ai comandi della Guardia di Finanza di competenza, con l’indicazione della data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni, nonché dell’ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni gratuitamente ceduti. Tale comunicazione deve pervenire agli uffici almeno cinque giorni prima della consegna;
emissione del documento di trasporto, progressivamente numerato;
dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, con la quale l’ente ricevente attesti natura, qualità e quantità dei beni ricevuti corrispondenti ai dati contenuti nel documento di cui alla lettera b).
Come già anticipato, dunque, la comunicazione di cui alla lettera a) può non essere inviata se “l‘ammontare del costo dei beni stessi non sia superiore a euro quindicimila [limite aumentato dalla legge di stabilità per il 2016] o si tratti di beni facilmente deperibili”.
Il comma 637 ha modificato l’articolo 1, comma 667, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (c.d. legge di stabilità 2015) che, nell’attuale formulazione, dispone: “Ai fini dell’applicazione della tabella A, parte II, numero 18), allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono da considerare giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN o ISSN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica”.
Sulla base del tenore letterale della disposizione in esame si ritiene che l’aliquota IVA del 4 per cento sia applicabile anche alle operazioni di messa a disposizione “on line” (per un periodo di tempo determinato) dei prodotti editoriali sopra menzionati. Si tratta di quelle fattispecie, sempre più diffuse, in cui al consumatore è offerta la fruizione dei prodotti editoriali mediate utilizzo di siti web ovvero piattaforme elettroniche. Si pensi alla consultazione di biblioteche on line che prevedono, altresì, una serie di servizi aggiuntivi quali: ricerche; inserire commenti, stampare. Del resto, il riferimento della novella legislativa alle pubblicazioni “veicolate  tramite mezzi di comunicazione elettronica” appare suscettibile di essere interpretato nel senso di ammettere al beneficio dell’aliquota super ridotta la fornitura, in formato digitale, ancorché per un periodo limitato, di giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici.
Resta ferma, invece, l’applicazione dell’IRAP, con aliquota ordinaria, per le attività di agriturismo, allevamento – con terreno insufficiente a produrre almeno un quarto dei mangimi necessari – e per le attività connesse rientranti nell’articolo 56-bis del TUIR .
La norma integra l’articolo 2 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che, definendo il presupposto per l’applicazione dell’IRAP, stabilisce che l’imposta si applica in caso di “esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. L’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto d’imposta“.
In particolare, il comma 1-bis stabilisce che “Non sussiste autonoma organizzazione ai fini dell’imposta nel caso di medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione all’interno di tali strutture, laddove gli stessi percepiscano per l’attività svolta presso le medesime strutture più del 75 per cento del proprio reddito complessivo. Sono in ogni caso irrilevanti, ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione, l’ammontare del reddito realizzato e le spese direttamente connesse all’attività svolta. L’esistenza dell’autonoma organizzazione è comunque configurabile in presenza di elementi che superano lo standard e i parametri previsti dalla convenzione con il Servizio sanitario nazionale.”.
Tale assunto trova conferma nella Relazione Tecnica alla legge di stabilità per il 2016 laddove, riguardo alla modifica normativa in oggetto, specifica che “soltanto un numero limitato di soggetti otterrebbe l’esenzione dall’IRAP, in considerazione del fatto che gli stessi già attualmente non versano la suddetta imposta o in quanto già non si configurano come stabili organizzazioni o in quanto non esercitano altra attività rispetto a quella svolta presso le strutture ospedaliere in qualità di lavoratori dipendenti“.
Per tale motivo, la Relazione Tecnica non ascrive alla disposizione in esame effetti in termini di gettito, “alla luce del numero assolutamente trascurabile delle fattispecie interessate“.
Tenuto conto della ratio della disposizione, si ritiene che la dizione “reddito complessivo” contenuta nella norma per indicare il termine al quale rapportare la percentuale derivante dalla attività svolta presso la struttura ospedaliera, intenda riferirsi al solo reddito di lavoro autonomo prodotto dal medico, derivante sia dall’attività professionale esercitata presso la struttura ospedaliera sia dall’attività esercitata al di fuori di detta struttura. Ai fini in esame non risulterebbero, infatti, rilevanti le altre categorie di reddito che, ai sensi dell’art. 8 del TUIR, concorrono alla determinazione del reddito complessivo ma non rilevano ai fini IRAP (redditi di lavoro dipendente, fondiari, diversi).
In merito agli “standard minimi” previsti dalla convenzione si richiama la recente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite, n. 7291/2016 depositata il 13 aprile 2016, relativa alla attività di medicina di gruppo svolta da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio Sanitario nazionale. I giudici di legittimità hanno premesso che l’attività della medicina di gruppo, svolta ai sensi dell’articolo 40, comma 9, del DPR 28 luglio 2000 n. 270 (con il quale è stato reso esecutivo l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale), non è riconducibile ad uno dei tipi di società o enti di cui agli articoli 2 e 3 del decreto legislativo n. 446 del 1997 che – come ribadito dalla stessa Corte a sezioni Unite con la sentenza n. 7371/2016, depositata il 14 aprile 2016 – costituiscono ex lege un presupposto d’imposta ai fini IRAP, ma rappresenta una forma associativa di assistenza primaria regolamentata normativamente (dal richiamato articolo 40). Posto che, ai sensi del richiamato comma 9 dell’articolo 40, l’attività di medicina di gruppo si caratterizza, tra l’altro, per l’utilizzo di supporti tecnologici e strumentali comuni e per l’utilizzo da parte dei componenti il gruppo di eventuale personale di segreteria o infermieristico comune, la Corte esclude che la presenza di tale personale dipendente, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” richiesto per lo svolgimento dell’attività, integri il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo IRAP (cfr. anche Cass. SS.UU 10 maggio 2016, n. 9451).
Il comma 231, lett. a) posticipa di un anno l’entrata in vigore del credito d’imposta scuola (c.d. “school bonus”), istituito dall’articolo 1, commi da 145 a 150, della legge 107 del 13 luglio 2015, n. 107 (riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti).
Il credito d’imposta in questione è previsto per i soggetti che effettuano “erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gliistituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, per la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti”.
Relativamente ai limiti di utilizzo, con riferimento ai soggetti titolari di reddito di impresa – in assenza di una contraria previsione da parte della norma istitutiva – il credito soggiace agli ordinari limiti di fruizione, pari a 250.000 euro, previsti dall’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge Finanziaria 2008).
Quanto al coordinamento di tale limite con quello generale alle compensazioni previsto dall’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (limite di euro 700.000) si confermano i chiarimenti resi con la risoluzione n. 9/DF del 3 aprile 2008, secondo cui “() qualora in un determinato anno il contribuente si trovi nella condizione di non poter sfruttare appieno il limite generale dei 516.456,90 (ndr. attualmente, 700.000 euro), sarà possibile utilizzare i crediti d’imposta in questione anche lo specifico limite dei 250.000 euro, fino a colmare la differenza non sfruttata del limite generale ()”.
Peraltro si ricorda che il limite di cui al citato articolo 34, non riguarda i crediti di imposta nascenti dall’applicazione di discipline agevolative sovvenzionali, consistenti – come nel caso de quo – nell’erogazione di contributi pubblici sotto forma di crediti compensabili con debiti tributari o contributivi (cfr ex multis Circolare n. 219 del 18 settembre 1998 e risoluzione n. 86/E del 24 maggio 1999).
Si precisa, inoltre, che per le caratteristiche del credito in esame, non si applica neanche la limitazione di cui all’articolo 31 del decreto-legge n. 78 del 2010, che prevede un divieto di compensazione ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo n. 241 del 1997 dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro (cfr circolare n. 13 del 2011 e relazione illustrativa al DL n. 78 del 2010).
I soggetti beneficiari provvedono a dare pubblica comunicazione dell’ammontare delle somme erogate, nonché della destinazione e dell’utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell’ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile, e nel portale telematico del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Il D.l. 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazione dalla legge 29 luglio 2014, n. 106 , ha introdotto, nell’ambito delle disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, un credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura (c.d. “Art-Bonus“).
In particolare, l’articolo 1, comma 1, del D.l. n. 83 del 2014, per effetto delle modifiche apportate dall’articolo 1, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, nella versione vigente sino al 31 dicembre 2015, stabiliva che “Per le erogazioni liberali in denaro effettuate nei tre periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013, per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo, … spetta un credito d’imposta, nella misura del:
b) 50 per cento delle erogazioni liberali effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015“.
Il credito di imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è riconosciuto nel rispetto del limiti previsti dal regolamento UE n. 1407/2013, relativo al regime “de minimis”.
Relativamente ai limiti di utilizzo – in assenza di una contraria previsione da parte della norma istitutiva – il credito soggiace agli ordinari limiti di fruizione previsti dall’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge Finanziaria 2008).
Peraltro, si ricorda che il limite di cui al citato articolo 34, non riguarda i crediti di imposta nascenti dall’applicazione di discipline agevolative sovvenzionali, consistenti – come nel caso de quo – nell’erogazione di contributi pubblici sotto forma di crediti compensabili con debiti tributari o contributivi (cfr ex multis Circolare n. 219 del 18 settembre 1998 e risoluzione n. 86/E del 24 maggio 1999).
Per quanto concerne il credito d’imposta di cui all’articolo 1, comma 325, della legge n. 244 del 2007, previsto per i soggetti non appartenenti al settore cinematografico ed audiovisivo (c.d. “investitori esterni”), associati in partecipazione ai sensi dell’articolo 2549 del codice civile, le nuove norme modificano la misura del beneficio. Si passa, infatti, da una percentuale fissa del 40 per cento ad una soglia variabile, che, comunque, non può superare il limite del 40 per cento. Viene fatto rinvio all’apposito decreto di cui al comma 333 per la determinazione delle aliquote, in relazione anche alla cumulabilità con le diverse misure dei benefici eventualmente spettanti, per la medesima opera, ai sensi del successivo comma 327, lettere a) e b). E’ inoltre ampliato l’ambito oggettivo dell’agevolazione in questione, originariamente limitato alla produzione delle opere cinematografiche riconosciute di nazionalità italiana, che è esteso anche alla distribuzione in Italia e all’estero delle stesse.
Anche con riferimento alle imprese di produzione cinematografica di cui al comma 327, lett. a), viene modificata la misura del credito d’imposta. Quest’ultima non è più pari al 15 per cento, ma diventa variabile nell’intervallo tra il 15 ed il 30 per cento – anche in relazione alla cumulabilità e alla misura del beneficio del credito d’imposta per investitori esterni sopra citato – e l’ammontare massimo annuo viene elevato da euro 3.500.000 ad euro 6.000.000 per ciascun periodo d’imposta.
Per le imprese di esercizio cinematografico, di cui alla lett. c), del citato comma 327, la misura del credito d’imposta di cui al n.1) passa dalla percentuale fissa del 30 per cento ad una variabile, che comunque non può essere superiore al 40 per cento. La disposizione, nell’individuare l’ambito oggettivo della misura agevolativa, non fa più riferimento all’introduzione e all’acquisizione di impianti e apparecchiature destinati alla proiezione digitale, bensì all’acquisizione ed anche alla sostituzione degli stessi.
Infine, per le imprese nazionali di produzione esecutiva e di postproduzione il credito d’imposta di cui al comma 335 è riconosciuto in relazione a film o parti di film realizzati e non più solo “girati” sul territorio nazionale.
A fronte delle su menzionate modifiche il comma 332 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2016 prevede l’abrogazione dell’articolo 2, comma 6, lett. a), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, e il successivo comma 333 abroga, dal 1° gennaio 2016, l’articolo 6, commi da 2-bis a 2-sexies deldecreto legge n. 83 del 2014, concernente il credito d’imposta per il ripristino, il restauro e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche esistenti dal 1° gennaio 1980, fatte comunque salve le procedure in corso di attuazione al 1° gennaio 2016, avviate ai sensi del decreto del Ministero dei beni e attività culturali 12 febbraio 2015.
Il comma 392 prevede l’istituzione, in via sperimentale, per gli anni 2016, 2017 e 2018, di un «Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile»,alimentato dai versamenti effettuati, su apposito conto corrente postale, dalle fondazioni bancarie, di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, nell’ambito della propria attività istituzionale.
Un apposito protocollo d’intesa, previsto dal successivo comma 393, stipulato tra le suddette fondazioni, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, individuerà le modalità di gestione del conto corrente relativo al Fondo, le modalità di intervento per il contrasto alla povertà educativa minorile, le caratteristiche dei progetti da finanziare e le modalità di monitoraggio, nonché di organizzazione e governo del Fondo.
A fronte di versamenti al Fondo, alle fondazioni bancarie è riconosciuto, ai sensi del comma 394, un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al 75 per cento dei versamenti effettuati negli anni 2016, 2017 e 2018, fino ad esaurimento delle risorse disponibili (pari ad euro 100 milioni per ciascun anno), secondo l’ordine temporale in cui le stesse comunicano l’impegno a finanziare i progetti, individuati in base al protocollo d’intesa di cui al citato comma 393.
L’Agenzia delle entrate riconosce il credito d’imposta, con apposita comunicazione, che dà atto della trasmissione della delibera di impegno irrevocabile al versamento al Fondo delle somme da ciascuna fondazione stanziate, nei termini e secondo le modalità’ previsti nel protocollo d’intesa.
E’ prevista la responsabilità solidale di tutte le fondazioni aderenti al Fondo dell’eventuale mancato versamento delle somme indicate nella delibera di impegno.
Il credito deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento, e può essere utilizzato esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, a decorrere dal periodo d’imposta nel quale è stato riconosciuto; la norma prevede che non trovano applicazione in relazione a detto credito d’imposta i limiti di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (euro 250.000) e all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni (limite generale di euro 700.000).
Si precisa, inoltre, che per le caratteristiche del credito in esame, non si applica neanche la limitazione di cui all’articolo 31 del decreto-legge n. 78 del 2010, che prevede un divieto di compensazione ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo n. 241 del 1997 dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro (cfr circolare n. 13 del 2011 e relazione illustrativa al D.l. n. 78 del 2010).
E’ altresì prevista la cedibilità del credito d’imposta in questione, con esenzione dall’imposta di registro del relativo atto, ad intermediari bancari, finanziari e assicurativi, nel rispetto delle previsioni di cui agli articoli 1260 e seguenti del codice civile, previa adeguata dimostrazione dell’effettività del diritto al credito.
Per la definizione delle disposizioni applicative, comprese le procedure per la concessione del contributo di cui al comma 394 nel rispetto del limite di spesa stabilito, il comma 395 rinvia ad apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
Le agevolazioni – che in base al comma 447 devono essere fruite nei limiti stabiliti dai regolamenti c.d. “de minimis“ (1) – sono attribuite, ai sensi del comma 448, alle imprese che hanno la sede principale o l’unità locale all’interno della zona franca.
Come stabilito dal successivo comma 449, il rispetto delle menzionate condizioni è attestato mediante dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
– essere una micro impresa secondo l’accezione comunitaria (2) e cioè occupare meno di 10 persone e realizzare un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro;
– avere avuto un reddito lordo nel 2014 inferiore a 80.000 euro e un numero di addetti inferiore o uguale a cinque;
– essere già costituita alla data di presentazione dell’istanza e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2014;
– svolgere la propria attività all’interno della zona franca, ai sensi di quanto previsto dal precedente comma 448;
– essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti civili e non essere in liquidazione volontaria o sottoposta a procedure concorsuali.
Divisione Classificazione delle attività economiche ATECO 2007
46 Commercio all’ingrosso, escluso quello di autoveicoli e motocicli
47 Commercio al dettaglio, escluso quello di autoveicoli e motocicli
79 Attività dei servizi di agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse
Ai fini applicativi, il sopra citato comma 453 rinvia, in quanto compatibili, alle disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 10 aprile 2013, emanato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 161 dell’11 luglio 2013), che, in attuazione di quanto previsto all’articolo 37 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221) ha stabilito le condizioni, i limiti, le modalità e i termini di decorrenza delle tipologie di agevolazioni di cui al comma 341 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006 in favore delle piccole e micro imprese localizzate all’interno delle ZFU ricadenti nelle regioni ammissibili all’obiettivo “Convergenza”.
Più in particolare, l’articolo 14 del decreto 10 aprile 2013, che disciplina le modalità di accesso alle agevolazioni, prevede che per fruire dei benefici, i soggetti in possesso dei requisiti previsti, presentano al Ministero dello sviluppo economico un’apposita istanza, nei termini previsti con il bando del medesimo Ministero.
Con circolare del 10 marzo 2016, n. 21801, il Ministero dello Sviluppo economico, sentita l’Agenzia delle entrate, ha fornito chiarimenti in merito alla tipologia, alle condizioni, ai limiti, alla durata e alle modalità di fruizione delle agevolazioni fiscali “nel rispetto di quanto stabilito dai richiamati commi da 446 a 453  e, per quanto da essi non diversamente disposto, dal decreto ministeriale 10 aprile 2013” ed ha stabilito, altresì, le modalità e i termini di presentazione delle istante da parte delle imprese interessate.
Il comma 957 integra l’articolo 39, comma 1-bis, del D. lgs 9 luglio 1997, n. 241 – concernente le sanzioni poste a carico di coloro che rilasciano sulle dichiarazioni dei redditi il visto di conformità, ovvero l’asseverazione, infedele – disponendo che il centro di assistenza per il quale ha operato il responsabile dell’assistenza fiscale che ha apposto un visto di conformità infedele, a decorrere dal 1° gennaio 2016, sia obbligato solidalmente in ordine “al pagamento di un importo pari alla sanzione irrogata e alle altre somme indicate al comma 1.“, nel caso di violazioni commesse ai sensi del comma 1 del medesimo articolo 39.
In particolare, per effetto dell’integrazione sopra richiamata, il CAF attualmente risponde solidalmente non più solo di un importo pari alla sanzione, ma di una “somma pari all’importo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente” per violazioni riscontrabili in sede di liquidazione delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni, ai sensi dell’articolo 36-bisdel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e in caso di controllo ai sensi degli articoli 36-ter e seguenti del medesimo decreto, nonché in caso di liquidazione dell’imposta dovuta in base alle dichiarazioni e di controllo, ai sensi degli articoli 54 e seguenti del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.
È esclusa la colpevolezza del responsabile dell’assistenza fiscale – e, per l’effetto, anche la responsabilità solidale del CAF – qualora il visto infedele sia stato indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.
La punibilità della violazione relativa all’apposizione del visto di conformità su dichiarazione infedele è comunque condizionata, per espressa previsione normativa, alla circostanza che non trovi applicazione l’articolo 12-bis del DPR n. 602 del 1973. Tale disposizione prevede che “Non si procede ad iscrizione a ruolo per somme inferiori a lire ventimila“, importo attualmente innalzato a 30 euro. (cfr circolare n. 34/E del 2015)
Di importo complessivo non superiore a 200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari (ridotto a 100.000 euro per le imprese che effettuano trasporto di merci su strada per conto terzi) in base al Regolamento UE n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis».
In base all’articolo 2, paragrafo 3, dell’Allegato 1 alla Raccomandazione n. 2003/361/CE, della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese, e al decreto del Ministro delle attività produttive 18 aprile 2005.
Dies IRAP, le Sezioni Unite precisano i contorni dell’autonoma organizzazione (nota a Cass. SSUU 7291, 7371 e 9451/2016)Reverse charge anche per le cessioni di console da gioco, tablet Pc e laptop (circolare 21/2016)

References: art. 11

Articolo 5

Articolo 7

Articolo 4

Articolo 2

Articolo 6

Articolo 11

Articolo 1

Articolo 2

Articolo 7

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 articolo 17
 articolo 199
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 sentenza 
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 articolo 40
 Cass. 
 articolo 34
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 articolo 39
 Cass.