Source: http://calle23.blogspot.be/2013/06/
Timestamp: 2017-04-24 07:22:04+00:00

Document:
Calle 23: giugno 2013
Uruguay: Approvata la riforma del matrimonio
Il Senato uruguaiano, nel marzo 2013 ha approvato con 31 voti favorevoli e 23 contrari la proposta di legge per i matrimoni omosessuali ed inviata, alla fine di aprile, per la seconda votazione al Parlamento dove è stata approvata definitivamente con 72 voti a favore su 92. La nuova legge completa il percorso iniziato con il riconoscimento delle unioni civili anche per i gay iniziato nel 2007 ed completato con il "progetto per l'uguaglianza nel matrimonio" formato da 29 articoli che modifica il Codice Civile Uruguaiano che adesso contempla il matrimonio come "la unione permanente tra due persone di uguale o differente sesso". Inoltre in uno dei 29 articoli vi è anche l'estensione delle adozioni anche per le coppie gay e autorizza tutte le coppie a scegliere quale cognome dare ai figli, così i genitori potranno scegliere l’ordine dei cognomi da dare ai propri figli, dato che fino ad oggi il primo cognome è sempre stato quello del padre.
Questa nuova legge però vieta alle coppie gay straniere di sposarsi in Uruguay ma garantisce questo diritto solo alle coppie straniere eterosessuali. Il cammino del disegno di legge è stato molto difficile; nel periodo in cui venivano discussi gli articoli nelle piazze del Paese si snodavano sia manifestazioni di sostegno sia contrarie; quest'ultime fomentate soprattutto della Chiesa cattolica.
L’arcivescovo di Montevideo, Nicolás Cotugno, si è appellato alla coscenza dei deputati cattolici, nei giorni antecedenti la votazione, per non sostenere una legge che "va contro il progetto di Dio". Fortunatamente la risposta del Partito Nazionale a cui era rivolto l'appello della Chiesa è giunta dal segretario Luis Alberto Heber ed è stata decisa e sorprendente perché ha ribattuto che "il Partito Nazionale non accetta nessun diktat dalla Chiesa".
Guatemala: revocata la condanna a Montt
La Corte Constitucional de Guatemala ha revocato la sentenza in cui veniva condannato l'ex-dittatore Efraín Ríos Montt per genocidio e delitti di lesa umanità per i massacri degli indio Ixil annullando tutto il processo avvenuto dal 19 aprile 2103.
La condanna ad 80 anni di reclusione per le torture e gli omicidi di 1.771 indio Ixil ma anche per il desplazamiento forzoso dei campesinos nel periodo che va dal marzo 1982 al agosto 1983 (Guatemala: condannato per genocidio Ríos Montt).
La sentenza è stata annullata perché la Corte Constitucional de Guatemala ha riscontrato dei passaggi incostituzionali durante i dibattimenti e le procedure avvenute dal 19 aprile, ma non ma annullato l'intero procedimento.
Uno dei passaggi "incriminati" che ha portato al pronunciamento della Corte Constitucional de Guatemala
è l'interruzione del dibattimento ordinata dal giudice Carol Patricia Flores il 19 aprile 2013 .
Con questo pronunciamento Ríos Montt è stato scarcerato e ricondotto agli arresti domiciliari in attesa di una nuova sentenza. Esiste anche la possibilità che il collegio difensivo di Montt possa chiedere l'annullamento del Procedimento ma, ad oggi, non è stata presentata nessuna istanza alla Corte Costituzionale.
Guatemala: condannato per genocidio Ríos Montt
Il tribunale guatemalteco, Tribunal A de Mayor Riesgo, presieduta dal giudice Jazmín Barrios ha condannato l'ex-dittatore Ríos Montt ad 80 anni di prigione per genocidio e delitti di lesa umanità contro le popolazioni indigene di Ixil; inoltre la sentenza revoca immediatamente gli arresti domiciliari ed ordina la detenzione in carcere.
Nel medesimo processo il l'ex-direttore dei servizi di Intelligence il generale José Mauricio Rodríguez, è stato assolto perché non ebbe nessuna responsabilità sulle operazioni pianificate da Montt.
Ríos Montt governò il Guatemala tra il 1982 ed il 1983 nel periodo più cruento del conflitto iniziato col golpe voluto ed appoggiato dagli USA nel 1954 quando venne rovesciato il governo democraticamente eletto di Jacobo Árbenz nel 1954; secondo la sentenza l'ex-dittatore pianificò ed ordinò le operazioni, compiute dall'esercito, denominate Campaña Victoria 82, Operaciones Sofía, Operaciones Ixil y Firmeza 83 in cui furono uccisi 1771 indigeni Ixil.
Al processo hanno testimoniato circa cento testimoni che sono sopravvissuti alla politica della "terra bruciata" (piano per lo sterminio delle popolazioni indigene accusate di aver collaborato con la guerriglia di sinistra dell’URNG) che hanno dettagliato ogni singolo orrore, tortura, assassinio e stupro. Moltissime donne hanno ricordato che gli stupri erano sistematici ed una in particolare ricorda di avere sentito che "l’ordine era che prima fossimo stuprate dai soldati sani, e solo alla fine da quelli ammalati di sifilide e gonorrea. Soprattutto le più giovani di noi e le bambine non sopravvissero".
A supportare le testimonianze vi sono anche le scoperte delle numerose fosse comuni vicine ai fiumi Schel e Chajul dove sono stati ritrovati le spoglie degli Indio de villaggi Chajul, Nebaj e Cotzal; sui loro corpi sono stati trovati fori di proiettile nel torace e nella testa. Ríos Montt si è sempre dichiarato innocente e nel giorno della sentenza, il 9 maggio 2013, si è rivolto al giudice con queste parole: "Signora, mi dichiaro innocente. Non ho mai avuto l'intensione di distruggere una minoranza etnica del Paese".
Dopo la lettura della sentenza ha affermato che "non sono angosciato dalla idea di andare in prigione perché ho applicato la legge. Mi spiace solo per la mia famiglia. [...] Mi hanno condannato per genocidio, la sentenza del tribunale dice che sono un genocida ma ha sentenziato solo sulla base di ipotesi. Questo è uno show politico!". Oltre a queste esternazioni l'avvocato del ex-dittatore ha annunciato che presenterà ricorso contro la sentenza La storica condanna di Ríos Montt permette di iniziare a fare luce su tutti i delitti di lesa umanità commessi durante la lunga guerra civile sulle inermi popolazioni indigene e "certifica" quello che i quattro volumi del progetto «Nunca Más» (ai quali ha lavorato instancabilmente anche Rigoberta Menchú) ha scoperto e divulgato, anche a costo della vita di chi ha partecipato alle ricerche, le testimonianze dei sopravvissuti al genocidio.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza