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Timestamp: 2018-12-13 16:21:30+00:00

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Prescrizione frodi IVA: parla la Corte di Giustizia Europea | Commercialista Telematico
Prescrizione frodi IVA: parla la Corte di Giustizia Europea
La Corte di Giustizia Europea, con sentenza depositata il 05.12.2017, nella causa C-42/17, ha finalmente risolto la situazione di impasse che si era creata a seguito della cosiddetta sentenza Taricco, in tema di incompatibilità della normativa italiana sulla prescrizione sotto il profilo della effettiva punibilità dei reati legati a casi di frodi Iva.
Ricordiamo la fattispecie.
Secondo i giudici comunitari la normativa italiana in tema di prescrizione dei reati poteva risolversi in un ostacolo all’efficace lotta contro le frodi in materia di Iva, in modo incompatibile con il diritto dell’Unione, in particolar modo nel settore delle frodi carosello.
Questo almeno nell’interpretazione fornita dalla sentenza della Corte di Giustizia (8 settembre 2015, causa C-105/14), nota come Sentenza Taricco.
Secondo il giudice del rinvio, gli imputati, infatti, accusati in quel caso di aver commesso una frode in materia di Iva per vari milioni di euro, avrebbero potuto beneficiare di un’impunità di fatto dovuta allo scadere del termine di prescrizione.
A seguito di tale pronuncia, l’8 luglio 2016 sono state poi depositate, con l’Ordinanza n. 28346/16, le motivazioni della questione di legittimità costituzionale posta dalla Cassazione in materia di prescrizione delle frodi IVA, così come interpretata dalla sentenza comunitaria Taricco.
In particolare, infatti, era stato rimesso al Giudice delle leggi il compito di stabilire se dall’applicazione dell’art. 325, commi 1 e 2, del TFUE, nell’interpretazione fornita dalla sentenza della Corte di Giustizia (8 settembre 2015, causa C-105/14), discendesse l’obbligo per il giudice nazionale di disapplicare la normativa interna.
Per la prima volta nella storia della nostra giurisprudenza costituzionale è stata del resto invocata anche “l’arma” dei controlimiti alle limitazioni di sovranità nei confronti dell’ordinamento europeo.
Il possibile controlimite rispetto al generale obbligo, per il giudice italiano, di dare applicazione ad una norma di diritto primario dell’Unione, così come interpretata dalla Corte di giustizia, era stato infatti identificato nel principio di legalità in materia penale di cui all’art. 25 co. 2 Cost.; principio fondamentale nell’ordinamento giuridico italiano, e come tale potenzialmente prevalente rispetto ai vincoli assunti dall’Italia nei confronti dell’ordinamento dell’Unione europea.
E questo anche se nella sentenza Taricco i giudici europei avevano escluso qualsiasi contrasto della loro decisione con il principio di legalità in materia penale, così come riconosciuto dall’art. 49 della Carta europea dei diritti fondamentali (CDFUE), laddove la materia della prescrizione del reato sarebbe stata estranea a tale principio, ed attinente, piuttosto, alle concrete condizioni di procedibilità del reato; con la conseguenza che l’allungamento con effetto retroattivo dei termini di prescrizione rispetto a quelli previsti dalla legge al momento della commissione del fatto non avrebbe violato il principio di legalità dei reati e delle pene.
Non c’era dubbio però che la disapplicazione delle norme sulla prescrizione, imposta dalla Corte di giustizia, nella misura in cui avesse prodotto la retroattività in malam partem della normativa nazionale e l’allungamento dei termini prescrizionali, avrebbe condotto ad un sovvertimento del principio di legalità di cui all’art. 25 co. 2 Cost.
La Corte Costituzionale, quindi, con l’Ordinanza n. 24, depositata il 26.01.2017, ha analizzato le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di Cassazione, terza sezione penale.
E dalla Corte d’appello di Milano.
Il giorno successivo alla decisione con la quale la terza sezione penale della Cassazione aveva per la prima volta dato…

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