Source: http://www.pensioniscuola.it/lesen/p2017/NewSentenzaPerequazione.htm
Timestamp: 2019-11-11 20:34:23+00:00

Document:
RECUPERO DELLA PEREQUAZIONE DEL 2012 E DEL 2013
LA RAGION DI STATO PREVALE SUL DIRITTO
Perequazione dal 1/1/2018
In attesa dei provvedimenti legislativi, comunichiamo che è stato reso noto l'indice di perequazione automatica a partire dal 1/1/2018: 1,2%.
Negli ultimi due anni, dal 1/1/16 e dal 1/1/17, l'indice è stato pari a 0 e quindi non è stata riconosciuta alcuna perequazione.
Purtroppo nel 2018 sarà usato il calcolo penalizzante introdotto dal governo Letta, l'accordo tra governo e sindacati, che prevede il ripristino del calcolo vigente nel 2001 dovrebbe entrare in vigore nel 2019.
Probabilmente sarà applicata l'aliquota del 1,1% perché sulla prossima perequazione grava il recupero dello 0,1% del 2015 per inflazione con indice negativo.
Recupero della perequazione 2012 e 2013
La Corte costituzionale ha respinto le questioni di legittimità sollevate da molti tribunali italiani e dalla Corte dei conti sul decreto varato dal governo Renzi nel maggio del 2015, accusato di violare i principi di equità e adeguatezza dei trattamenti previdenziali.
In attesa della sentenza con le motivazioni, questo il testo del comunicato della Consulta:
“La Corte Costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto legge 65/2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte Costituzionale n°70/2015.
La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 – con tale sentenza la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto legge 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica."
Vai alla nota in fondo con la ricostruzione della questione
In nome delle esigenze della finanza pubblica è stato calpestato il diritto, ma secondo la sentenza si è trattato di un "non irragionevole bilanciamento".
Ricordiamo che il decreto Renzi permetteva il recupero di una piccola parte di quanto non era stato corrisposto a causa del blocco.
Ma con onestà intellettuale dobbiamo chiederci: è sostenibile il principio che si debbano sottrarre molte risorse dalle disponibilità finanziarie destinate alla lenta ripresa economica che stiamo osservando per sanare un legittimo diritto di pensionati come me che appartengono ad una generazione che dal punto di vista previdenziale è stata garantita al massimo e può definirsi fortunata al confronto con le future generazioni?
Il diritto mi dice che sono stato truffato, il buonsenso mi fa pensare che è più giusto così.
Pur essendo anch'io parte lesa nella vicenda, non mi sento di dare torto alla Corte Costituzionale che facendo capriole ha tentato di salvare capra e cavoli.
Certamente mi piacerebbe vedere che lo stesso principio venga rispettato nel perseguire le pensioni d'oro, i privilegi e gli sprechi della politica di cui si parla tanto e contro i quali si fa invece poco o niente.
Tornando alla sentenza, ovviamente ha scatenato un vespaio di polemiche e molti dei diretti interessati l'hanno bollata come una truffa.
A favore si è levata la voce di Giuliano Cazzola che non solo ha evidenziato che secondo lui dichiarare l'illegittimità del decreto Renzi sarebbe stato destabilizzante per i conti pubblici, ma ha riconosciuto la fondatezza giuridica di questa sentenza. E su questo non mi trova affatto d'accordo.
1) Tutto ha inizio con il comma 25 dell'art. 24 della legge 214/11 (riforma Fornero) con il quale viene azzerata nel 2012 la perequazione automatica per le pensioni superiori al triplo del trattamento minimo (poco meno di 1.200 euro mensili netti).
2) L'anno dopo il provvedimento viene esteso al 2013 dal governo Letta. Viene anche ridotta la perequazione a partire dal 2014 introducendo un nuovo criterio di calcolo.
3) Con la sentenza n. 70 del 30/4/2015 la Corte Costituzionale dichiara illegittimo il provvedimento della Fornero, prolungato da Letta, che azzerava la perequazione per molti pensionati.
4) Il governo Renzi, pressato dalla sentenza della Corte Costituzionale, emana il decreto legge n. 65 del 21/5/15 col quale restituisce ai pensionati con importo oltre il triplo del trattamento minimo (ma che non superano il sestuplo), una piccola parte di quanto non corrisposto nel 2012 e nel 2013. La Corte Costituzionale ritiene il provvedimento sufficiente per annullare la dichiarazione di illegittimità.
5) Sono avviati dei ricorsi per ottenere il riconoscimento del cento per cento di quanto non corrisposto nel 2012 e nel 2013. Moltissimi giudici danno ragione ai ricorrenti.
6) Con sentenza n. 173/16 la Corte Costituzionale dichiara respinge le richieste di illegittimità del decreto Renzi.
6) Riapre la questione la Corte dei Conti che con numerose sentenze a livello regionale accoglie le richieste di illegittimità del decreto Renzi che ha restituito solo una piccola parte di quanto non corrisposto.
7) La Corte Costituzionale viene richiamata in causa e con la sentenza del 24/10/17 rigetta tutto e, riteniamo, mette la parola fine.

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