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Timestamp: 2016-10-27 01:33:13+00:00

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⭐GUIDA alla RIFORMA del TRATTAMENTO di FINE RAPPORTO a cura della Segreteria Provinciale UILA Potenza dicembre 2005
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1 GUIDA alla RIFORMA del TRATTAMENTO di FINE RAPPORTO a cura della Segreteria Provinciale UILA Potenza dicembre 2005 SOMMARIO (con collegamenti ai capitoli) Introduzione Breve storia del TFR Il calcolo, l anticipazione, il pagamento e la tassazione del TFR Le riforme delle pensioni, il tasso di sostituzione e la previdenza complementare Le richieste delle parti sociali e le novità essenziali e di maggiore rilievo del D.Lgs. della riforma del TFR Illustrazione del D.Lgs. della riforma del TFR La libertà di scelta del lavoratore e la portabilità del TFR I Fondi di Previdenza Complementare e i loro rendimenti I compiti della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) Il TFR nel bilancio d esercizio Domande&Risposte Normativa e link Glossario 12 Introduzione La riforma del Tfr entrerà in vigore dal primo gennaio Il decreto legislativo decollerà quindi in contemporanea con le nuove regole sull'innalzamento dell'età minima di pensionamento. L'obiettivo è quello di far decollare la previdenza complementare ottenendo maggiori prestazioni ai futuri pensionandi. Con l'entrata in vigore posticipata del decreto, che prevede anche una moratoria per le imprese fino al 2009, si libera la ricca dote finanziaria messa a disposizione della riforma del Tfr: Quattrocento milioni nel 2006, novecentotrenta nel 2007, un miliardo centotrenta milioni nel Queste le cifre stanziate per il lancio della riforma del Tfr e che vengono risparmiate con il rinvio della riforma al Nel decreto legge fiscale vengono stanziati, per il 2006, 154 milioni di euro per il fondo di garanzia e 46 milioni per la compensazione ai datori di lavoro. Altri 200 milioni venivano già stanziati per il 2006 con il decreto competitività. Il totale è di 400 milioni per il Per gli anni successivi, sempre sommando le risorse previste nel Dl fiscale e in quello competitività, ci sono 930 milioni nel 2007 e milioni nel 2008, quando partirà la riforma. "Essendo però il 2008 il primo anno della riforma, a questo punto servono solo i 400 milioni necessari per il 2006". Il decreto competitività stanziava infatti altri 530 milioni per il 2007 e altrettanti per il 2008, che si sommano alle risorse del decreto fiscale: 400 milioni nel 2007 e 600 milioni nel Ad approvare il rinvio sono le assicurazioni, che ora puntano a superare, nei due anni di "stand by", l'ostacolo portabilità facendo leva sull'apposita direttiva che dovrebbe arrivare dalla Ue. Dura, invece, è la reazione dei sindacati e dell'opposizione in quanto è stata rinviata l'immediata attivazione della corsia preferenziale per fondi pensione chiusi. Il decreto è rimasto quasi invariato rispetto alla bozza del decreto attuativo della legge delega 243/2004 varata dal Consiglio dei ministri il 1 luglio Due i principali correttivi: l'inserimento di una norma in cui si fa riferimento al parere di Bruxelles sul Fondo di garanzia per scongiurare il rischio che si configuri un aiuto di Stato; l'introduzione di una moratoria per le imprese (in primis Pmi) non in regola con i requisiti per l'accesso al credito, che dovrebbe essere di un anno, cioè fino al 1 gennaio La riforma riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti del settore privato. Dal 1 gennaio 2008 scatteranno i sei mesi per il "silenzio-assenso": il lavoratore dovrà decidere come utilizzare il proprio Tfr. Il "trattamento di fine rapporto", in sigla Tfr, è la somma che spetta al lavoratore dipendente al termine del lavoro in un'azienda. Conosciuta, specie in passato, più popolarmente come "liquidazione", è una prestazione al cui pagamento è tenuto il datore di lavoro nel momento in cui cessa il rapporto stesso. La sua disciplina è prevista nell art.2120 del Codice Civile. Il tfr gioca un ruolo fondamentale, per il rilancio della previdenza 23 integrativa, nella nuova riforma previdenziale (legge 243/2004), pubblicata sulla G.U. del 21 settembre Infatti, la legge stabilisce il suo dirottamento automatico alla previdenza complementare, salvo diverso avviso da parte del lavoratore. In pratica vige la regola del silenzio-assenso per la quale, se entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del relativo decreto legislativo, o entro sei mesi dalla data di assunzione, il lavoratore non esprime nulla in merito alla quota del tfr, questa verrà automaticamente versata nel fondo pensione negoziale o di categoria. Qualora non esistesse il fondo pensione negoziale, o di categoria, è facoltà del lavoratore scegliere a quale fondo pensione aderire. In base alla riforma, quindi, i lavoratori potranno optare su due alternative: 1. decidere di non conferire il tfr maturando ai fondi pensione; 2. scegliere a quale fondo pensione far confluire il proprio tfr. E opportuno precisare che comunque stiamo parlando sempre del tfr maturando, ossia delle quote di trattamento di fine rapporto che i lavoratori matureranno da una certa data in poi; di conseguenza, quanto già è stato maturato non è interessato dalla nuova normativa. La legge precisa, inoltre, che, qualora il lavoratore decidesse di aderire ad un fondo pensione, egli dovrà avere un informazione adeguata sulla tipologia, le condizioni per il recesso anticipato ed i rendimenti stimati dei fondi di previdenza complementare per i quali è ammessa l adesione. A questo punto molti si chiederanno se è meglio puntare sul Tfr o sui fondi pensione. I lavoratori hanno interesse a spostare il Tfr sui Fondi Pensione? Innanzitutto, vediamo come funziona il Tfr. Attraverso il Tfr, ogni anno, i lavoratori prestano circa il 7% del loro reddito da lavoro all impresa per la quale lavorano. Essendo un prestito vero a proprio, questo sarà sottoposto ad un tasso di interesse ben determinato: 1,5% fisso più il 75% del tasso di inflazione dell anno precedente. Al momento della liquidazione il datore di lavoro restituisce al lavoratore il capitale e gli interessi maturati. Il Tfr, per il datore di lavoro, quindi, è a tutti gli effetti un debito vero e proprio. Essendo un debito, il tasso di interesse applicato ad esso è molto favorevole, essendo molto al di sotto dei tassi di interesse passivi praticati dagli istituti di credito. Inoltre, più è elevato il rapporto di lavoro, maggiore è il finanziamento per l impresa. Gli obiettivi annunciati della riforma sono duplici: attraverso gli investimenti da parte dei fondi pensione, aumentare la capitalizzazione del mercato azionario; incentivare un utilizzo più produttivo del TFR, trasformandolo in capitale di rischio per le imprese. Un costo inerente alla riforma è dovuto alla riduzione dell autofinanziamento per le imprese, che fino ad ora potevano utilizzare il TFR come fonte diretta di finanziamento a basso costo. E perciò prevedibile che la riforma aumenterà il costo di capitale per le imprese, specie per le PMI che hanno difficile accesso al mercato del credito. 34 Bisogna, quindi, considerare gli effetti che comportano lo smobilizzo del TFR su costo del capitale, accesso al credito, investimenti (e quindi indirettamente sull occupazione) per le imprese, in particolare per le PMI, che garantiscono la quota di occupazione maggiore nel nostro Paese. L effetto è particolarmente importante per le imprese di piccola dimensione, che sono quelle più penalizzate sul mercato del credito. Pertanto, se le imprese perdono di colpo il Tfr, avranno anche meno interesse ad aumentare la durata del rapporto di lavoro. E' per questo motivo che la legge prevede anche l individuazione di forme di compensazione in termini di facilità di accesso al credito, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. Alla luce di tutto ciò, quindi, il lavoratore, per decidere se destinare il proprio Tfr ai fondi pensione, deve tenere conto di due fattori, di cui sicuramente il primo assume maggiore incidenza nel nostro settore: 1. Fattore puramente finanziario: a parità di rischio è meglio investire nei fondi che garantiscono un maggior rendimento. Tenendo sempre presente che l'inps garantisce comunque il pagamento del Tfr nel caso di fallimento dell impresa, mentre il rischio di perdere anche il Tfr nei fondi pensione teoricamente esiste. 2. Il secondo fattore è legato al rischio di perdere il lavoro. I lavoratori che temono di perdere il proprio lavoro saranno più inclini a lasciare il Tfr in azienda. La decisione dunque andrà attentamente ponderata anche alla luce, dei rendimenti e delle linee di investimento dei Fondi Pensione. 45 Breve storia del TFR Tfr significa ''Trattamento di fine rapporto'' ed è l'istituto che ha preso il posto della indennità di anzianità, a seguito dell'approvazione della legge n. 297 del 29/5/1982. A differenza di quanto era previsto per l'indennità di anzianità, le modalità di calcolo sono basate non sulla moltiplicazione dell'ultima retribuzione per gli anni di servizio trascorsi alle dipendenze del medesimo datore di lavoro, bensì sulla somma di quote retributive, accantonate anno per anno secondo i criteri indicati dalla legge. 1919: a tale anno risalgono le prime forme di regolamentazione della indennità di fine rapporto, riservata allora soltanto agli impiegati. 1926: la contrattazione collettiva comincia ad estendere a tutti gli appartenenti ad una determinata categoria l'indennità di fine lavoro. 1942: l'istituto viene inserito nel Codice civile (art 2120). La decisiva generalizzazione a tutti i lavoratori dipendenti viene decisa con legge nel : un apposito decreto legge esclude dalle indennità la scala mobile maturata a partire dal 1 febbraio Nel 1981 viene presentato un progetto abrogativo della legge del : il legislatore interviene ancora con ulteriore provvedimento che viene ritenuto idoneo a sospendere il referendum abrogativo. Viene così definita la legge n. 297 che ancora oggi regola il trattamento di fine rapporto. 1993: Decreto Legislativo n. 124/93 (Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma dell'art. 3, comma 1, lettera v) della legge n. 421/92) 1995: Legge n. 335/95 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare) 1999: Decreto Legislativo n. 299/99 (Trasformazione in titoli del TFR a norma dell'art. 71, commi 1 e 2 Legge n. 144/99) 2000: in febbraio il governo presenta un disegno di legge di riforma del trattamento di fine rapporto 2004: Legge 23 agosto 2004, n. 243 "Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed assistenza obbligatoria" (Legge delega) 2005: Il testo della riforma del Tfr (Schema dlgs Cdm ) 56 Il calcolo, l anticipazione, il pagamento, la garanzia e la tassazione del TFR Calcolo del TFR Lavoratori assunti dopo l Tutte le categorie di lavoratori - retribuzione utile diviso 13,5 - si detrae lo 0,50% dell imponibile previdenziale Lavoratori assunti dall Dall al retribuzione detratta la contingenza bloccata Lavoratori in forza assunti prima del Indennità di anzianità al Indennità di anzianità maturata secondo le previsioni contrattuali, esclusa contingenza maturata dopo l inserendo 25 punti ogni 6 mesi (per tutti i lavoratori) diviso 13,5 oppure - retribuzione utile diviso 13,5 con riduzione giorni o ore fino al (solo operai); - si detrae lo 0,30% (0,50% dall ); - si somma la rivalutazione annua (su TFR al anno precedente) Dall al retribuzione utile diviso 13,5 oppure - retribuzione utile diviso 13,5 con riduzione giorni o ore fino al (solo operai); - si detrae lo 0,30% (0,50% dall ); - si somma la rivalutazione annua (su TFR al anno precedente) = TFR annuo Dall in poi Tutte le categorie di lavoratori - retribuzione utile diviso 13,5 - si detrae lo 0,50% dell imponibile previdenziale; - si somma la rivalutazione annua (su TFR al anno precedente) = TFR annuo Dall Tutte le categorie di lavoratori - retribuzione utile diviso 13,5 - si deduce lo 0,50% dell imponibile previdenziale; - si somma la rivalutazione annua (su TFR al anno precedente) - si sottrae l imposta sostitutiva calcolata sulla rivalutazione = TFR annuo* * Il TFR potrebbe essere destinato tutto o in parte alla previdenza complementare 67 Anticipazione del TFR Condizioni. Il lavoratore, durante lo svolgimento del rapporto, ha diritto di chiedere un anticipazione non superiore al 70% del TFR maturato alla data della richiesta (art. 2120, c. 6, C.C.), purchè sussistano le seguenti condizioni (i CCNL possono prevedere condizioni di miglior favore e stabilire i criteri di priorità per l accoglimento della richiesta): - che il lavoratore abbia un anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro di almeno 8 anni; - che le richieste rientrino entro i limiti annui del 10% degli aventi diritto e comunque del 4% del numero totale dei dipendenti; - che sia giustificata dalla necessità di spese sanitarie e per l acquisto della prima casa di abitazione. L anticipazione può essere chiesta soltanto una volta nel corso dello stesso rapporto di lavoro ed è detratta, a tutti gli effetti, dal TFR. L obbligo di anticipazione è sospeso per le aziende dichiarate in crisi (Legge 675/77) per tutto il periodo fissato dal decreto ministeriale. Spese sanitarie. Sono finanziabili le spese sanitarie necessarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche (art. 2120, c. 8, C.C.). Per il finanziamento non è richiesto: - il preventivo esborso della somma (Pretura Milano ); - la presentazione di preventivi di spesa (Pretura Roma ); - che la spesa sia superiore all importo del TFR anticipato (Pretura Firenze ). Acquisto della casa. L anticipazione del TFR spetta nel caso di acquisto della prima casa di abitazione per: - il lavoratore (l atto può essere intestato alla moglie in regime di comunione con il coniuge che richiede l anticipazione (Cassazione n del ); - per i figli del lavoratore; anche se il dipendente sia già titolare di una casa di abitazione (Cassazione n del ). Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 142 del non è più richiesto l atto notarile, essendo sufficiente che l acquisto sia in corso di perfezionamento e quindi comprovato dal preliminare di vendita, partecipazione a cooperativa edilizia, costruzione dell immobile su suolo di propria proprietà, ecc L anticipazione è erogabile anche nel caso in cui il lavoratore abbia già provveduto a saldare il prezzo mediante un mutuo garantito da ipoteca (Trib. Gorizia ). Non sono infine finanziabili con l anticipazione le spese di ristrutturazione della casa di abitazione (Pretura Legnano ). In mancanza di clausole collettive che disciplinano i criteri di priorità per la concessione, sono valide le norme fissate dal datore di lavoro volte a soddisfare in ordine cronologico le domande dei lavoratori. 78 Calcolo dell anticipazione TFR maturato al dell anno precedente più rivalutazione annua: - 1,5% in misura fissa, - 75% dell indice ISTAT maturato rispetto al dicembre dell anno precedente + TFR (anno in corso) maturato fino alla data di richiesta per i mesi precedenti la stessa Meno Trattenuta 0,50% su retribuzione imponibile contributiva anno in corso Uguale TFR su cui calcolare il 70% dell anticipazione Astensione per maternità facoltativa e formazione. L art. 7 della L. 53/2000 ha introdotto una nuova causale per la richiesta, da parte della lavoratrice/lavoratore dipendente, dell anticipazione del TFR. La nuova norma dispone che, il trattamento di fine rapporto può essere anticipato, su domanda, anche ai fini delle spese da sostenere durante i periodi di astensione dal lavoro per maternità facoltativa e per formazione (artt. 5 e 4 L. 53/2000 Circ. Min. Lav. n. 85 del ). L anticipazione è corrisposta unitamente alla retribuzione relativa al mese che precede la data di inizio congedo. Le condizioni per ottenere l anticipazione del TFR sono le medesime previste per le altre causali. Il Ministero del Lavoro chiarisce che la norma, in via generale, nulla dispone in merito alla documentazione da produrre a corredo della domanda di anticipazione; ne consegue che è sufficiente (salvo quanto di seguito specificato) la richiesta di anticipazione con l indicazione della data di inizio del congedo e della relativa durata. L ammontare dell anticipazione (nel rispetto del limite massimo del 70%) è commisurata alla retribuzione persa durante il periodo di congedo e agli eventuali oneri contributivi per il riscatto ai fini pensionistici (da documentare all atto della richiesta) del periodo di assenza (la funzione dell anticipazione è quella di integrare o sostituire la retribuzione del lavoratore in congedo). Qualora il lavoratore richieda un importo più elevato, rispetto a quello dell integrazione retributiva e contributiva, dovrà fornire la documentazione probatoria dell ammontare delle spese da sostenere. L anticipazione deve essere erogata unitamente alla retribuzione relativa al mese che precede la data di inizio del congedo (la richiesta di congedo parentale e formativo deve essere presentata almeno, rispettivamente, 15 giorni e 30 giorni prima dell inizio dell assenza). Pagamento del TFR Il TFR deve essere pagato all atto della cessazione del rapporto o entro il termine stabilito da ciascun contratto collettivo. Il ritardo rispetto a quest ultimo termine può essere sanzionato con l aggravio di interessi e rivalutazione monetaria. 89 L importo dovuto a titolo di TFR si prescrive nel termine di 5 anni e decorre dalla data di cessazione del rapporto. In caso di trasferimento di azienda e di prosecuzione del rapporto di lavoro dei dipendenti col cessionario della medesima, unico debitore del TFR (L. 297/82) deve considerarsi, anche per il periodo passato alle dipendenze del precedente datore di lavoro, il titolare dell impresa al momento della risoluzione del rapporto di lavoro (Cassazione, n del ). Fondo di garanzia. Presso l INPS istituito un Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto (art. 2, L. 297/82) allo scopo di garantire al lavoratore (apprendisti compresi) o ai suoi eredi il pagamento del TFR in caso di insolvenza del datore di lavoro. Rientrano nella tutela assicurata dal Fondo anche i soci delle cooperative di lavoro (art. 24, L. 196/97). Non rientrano a carico del Fondo, le indennità sostitutive del preavviso e le indennità supplementari previste contrattualmente (INPS, messaggio n del ). Domanda del lavoratore. Deve essere presentata alla sede INPS di residenza corredata di apposita documentazione variabile a seconda del tipo di procedura (INPS, circolare n. 122 del ), a decorrere dai seguenti termini ed entro il termine di prescrizione di 5 anni. Fallimento Concordato preventivo Procedura concorsuale con autorizzazione alla continuazione dell esercizio Esecuzione forzata Entro 15 giorni dal deposito dello stato passivo reso esecutivo, oppure dopo il decreto di ammissione del giudice delegato in caso di insinuazione tardiva del lavoratore Dopo la pubblicazione della sentenza di omologazione Dopo la risoluzione del rapporto di lavoro semprechè sia depositato lo stato passivo Dopo la data di verbale di pignoramento se negativo, oppure dal provvedimento di assegnazione L INPS accoglie la richiesta se il lavoratore dimostra che è stata emessa sentenza di fallimento e che il suo credito è stato ammesso al passivo fallimentare (Cassazione n del ). Garanzia della retribuzione. Il Fondo interviene anche per garantire al lavoratore, nella misura massima equivalente alla CIGS, gli ultimi tre mesi di retribuzione (D.Lgs. 80/92). Prescrizione crediti TFR. La prescrizione del credito sul TFR decorre, secondo la Cassazione (sentenza n del ), dall ammissione al passivo fallimentare e non dall interruzione del rapporto di lavoro. 910 Tassazione del TFR - Sistema di calcolo della tassazione del TFR TFR in azienda a) Maturato al , compresa rivalutazione (al lordo di anticipazioni e acconti) - (meno) Riduzione annua di 309,87, frazionabile a mese (in proporzione per i part-time) = (uguale) TFR imponibile Calcolo dell aliquota: ammontare complessivo (a+b+c) : (diviso) numero anni e frazioni di anno * x (per) 12 = (uguale) reddito di riferimento determinazione aliquota X (per) Aliquota 11% X (per) X (per) (imposta annuale) Aliquota Aliquota = (uguale) = (uguale) = (uguale) Imposta sostitutiva da versare entro il 16 febbraio dell anno successivo Imposta dovuta Imposta lorda - (meno) - (meno) Imposta pagata sulle anticipazioni e acconti b) Maturato dal , esclusa rivalutazione (al lordo di anticipazioni e acconti) Detrazioni annue di 61,97 (frazionabile a mese) per gli anni dal 2001 al 2005 più 61,97 (frazionabile a mese) per i contratti a t. d. non superiori a 2 anni (in proporzione per il part.time) c) quote TFR versate al fondo pensione (anche ante ) d) rivalutazione dall Nell anno di maturazione è dovuto un acconto nella misura del 90% dell imposta relativa alla rivalutazione dell anno precendente o, se più favorevole, sull ammontare presunto dell anno in corso (da versare entro il 16 dic.) = (uguale) = (uguale) Imposta da versare Imposta dovuta - (meno) Imposta pagata sulle anticipazioni e acconti = (uguale) Imposta da versare L imposta sarà rideterminata dagli uffici finanziari sulla base dell aliquota media riferita agli ultimi 5 anni 1011 Le riforme delle pensioni, il tasso di sostituzione* e la previdenza complementare Inizialmente, il sistema previdenziale italiano si fondava sulla capitalizzazione dei contributi. Questo stava a significare che i contributi che il cittadino versava venivano accumulati e, al momento del pensionamento, con il capitale accumulato era finanziata la sua rendita vitalizia. Nel dopoguerra, questo sistema lascia spazio al meccanismo della "ripartizione", secondo un modello fondato su un più generale concetto di solidarietà in cui, per dirla con estrema semplicità, non c'è più una diretta corrispondenza tra i contributi versati dal singolo lavoratore e la sua rendita pensionistica, essendo invece la massa dei contributi versati tempo per tempo dalla pluralità dei lavoratori la base di finanziamento del complessivo sistema delle erogazioni. Nel nuovo modello, come risulta di tutta evidenza, l'equilibrio finanziario non è, per così dire, "fisiologico" come nel precedente sistema, ma deriva dal permanere di un corretto rapporto tra la massa contributiva e quella delle prestazioni. Nell'ambito di questo sistema si sono contati diversi interventi normativi. Le prime riforme, mi riferisco a quelle degli anni '60 e '70, sono state delle riforme "espansive": nel 1968 ai lavoratori dipendenti era garantita, dopo quarant'anni di contribuzione, una pensione nella misura dell'80% dell'ultima retribuzione. Oggi purtroppo la situazione non è paragonabile a quella di allora: i contributi non riescono più a coprire le attese prestazioni pensionistiche, a causa della ridotta crescita dei salari, del calo demografico, dell'aumento del numero degli anziani e della loro aspettativa di vita, nonché della mancata separazione legislativa tra previdenza ed assistenza. Questo, comunque, è un fenomeno che non interessa soltanto l'italia, ma è esteso a gran parte dei Paesi europei. Per arginare i problemi causati da questa situazione, negli anni '90 l'italia ha attuato, attraverso tre interventi di riforma, una forte ristrutturazione del sistema pensionistico pubblico. Rispetto alle precedenti riforme, che - come ho detto - erano "espansive", queste sono state delle riforme strutturali caratterizzate da una forte "riduzione". La "riforma Amato, del 1992, ridisegnò il metodo di calcolo della pensione "retributiva", distinguendo il criterio di determinazione della pensione in due quote: una prima, per i contributi versati fino al 31 dicembre 1992, calcolata sulla base della retribuzione annua media degli ultimi cinque anni; una seconda, per i contributi versati dallo gennaio 1993, calcolata sulla base degli ultimi dieci anni di retribuzione. In misura ancora più incisiva intervenne, nel 1995, la "riforma Dini, che introdusse un nuovo sistema di calcolo delle pensioni: il contributivo. Questo significa che il calcolo della pensione non è più liquidata in base alle ultime (cinque o dieci) retribuzioni, ma in base ai contributi dell'intera vita lavorativa del cittadino. Per tutti i nuovi assunti, a decorrere dal 1996, - e 1112 quindi, per la maggior parte dei giovani - si applicherà integralmente questo nuovo modello di calcolo. In questo specifico contesto si inserisce la previdenza complementare che può, infatti, arginare il "rischio di povertà" dei futuri pensionati, costituendo una risposta al bisogno di mantenimento dello stesso tenore di vita nel periodo post lavorativo. Il problema del rischio di povertà - sollevato frequentemente dalla Covip - è stato recentemente sottolineato anche dalla Corte dei Conti. Proprio la disposizione di apertura della normativa che ha introdotto la previdenza complementare in Italia giustifica l'esistenza di un sistema posto al fianco della previdenza obbligatoria proprio con la finalità di assicurare livelli di copertura previdenziale più elevati. Quanto detto costituisce il fondamento di un altro concetto, della "cerniera" tra previdenza pubblica e privata. Occorre, cioè, considerare il binomio previdenza pubblica e previdenza privata come una cerniera a protezione di un sistema a misura del cittadino pensionato. E forte la necessità di sostituire il modello previdenziale (che si può definire "statocentrico") vigente fino a qualche anno fa con un efficiente sistema "misto", in cui la pensione obbligatoria assuma una funzione di assicurazione di base e sia affiancata da forme pensionistiche private che, durante la terza età, garantiscano alla popolazione il mantenimento di un soddisfacente tenore di vita. Ciò significa che la cosiddetta previdenza complementare svolge proprio una funzione di complementarità della pensione pubblica. Certo il suo finanziamento è rimesso al lavoratore, che dovrà versare altri contributi; questi contributi, però, non andranno a finanziare le prestazioni pensionistiche di altre persone, ma alimenteranno dei conti individuali, generando un capitale che verrà convertito in rendita vitalizia al termine della vita lavorativa. In questo momento il dibattito fra gli studiosi della materia pensionistica sulle modalità da seguire per pervenire ad un efficiente sistema misto è particolarmente acceso. Al sistema della "pensione integrata a punti" si correla strettamente il concetto di "tasso di sostituzione", con esso intendendo il rapporto esistente tra pensione ed ultima retribuzione. Dalle tabelle la ed lb si evince chiaramente che le riforme cui ho sopra brevemente accennato determinano, come effetto, una rilevante flessione dei tassi di sostituzione, anche per i lavoratori che ancora beneficiano del sistema retributivo nel primo pilastro pensionistico. *Tasso di sostituzione - Indica il rapporto tra l'importo dell'ultimo stipendio (per un lavoratore dipendente), o dell'ultimo reddito (per un lavoratore autonomo) e l'importo della prima rata di pensione 1213 Tabella 1a * - Sistema retributivo - 35 anni di contribuzione - lavoratori dipendenti Età di pensionamento Ante D.Lgs.503/1992 (Riforma Amato) D. Lgs. 503/1992 (Riforma Amato) L. n. 335/1995 (Riforma Dini) 57 67,30% 58,60% 50,20% 62 67,30% 58,60% 58,70% 65 67,30% 58,60% 65,30% Tabella 1b * - Sistema retributivo - 35 anni di contribuzione -lavoratori autonomi L. n. Età Ante D.Lgs.503/1992 D. Lgs. 503/ /1995 di (Riforma Amato) (Riforma pensionamento (Riforma Amato) Dini) 57 64, l 0% 58,60% 30,40% 62 64,10% 58,60% 35,50% 65 64,10% 58,60% 39,60% * Ipotesi: tasso annuo di sviluppo del Pil reale=1,5%; tasso reale di crescita delle retribuzioni = 2% l'anno; retribuzione/reddito iniziale = ,71 ; anzianità al pensionamento=35 anni. N.B.: nel determinare i tassi di sostituzione, si sono applicati i coefficienti indicati nella 1b. 335/1995, che la stessa fonte prevede siano soggetti a verifica, e ad eventuale revisione ogni 10 anni. Anche nel rapporto che l Italia ha sottoposto all analisi della Commissione Europea muove dal concetto di tasso di sostituzione per delineare le strategie nazionali per i futuri sistemi pensionistici. Nel rapporto si evidenzia che proprio le riforme poste in essere negli anni '90, con il graduale passaggio dal sistema di calcolo retributivo al contributivo, implicheranno tra il 2010 ed il 2020 una significativa flessione del tasso di sostituzione in relazione all'ultimo stipendio, flessione che sarà ulteriormente aggravata dall'allungamento dell'aspettativa di vita. Come è possibile evincere dalla tabella 2, con l'andare a regime del sistema di calcolo contributivo, si prevede che, prendendo ad esempio un lavoratore dipendente con una carriera stabile ed un aumento della retribuzione individuale del 2% annuo, il tasso di sostituzione offerto dal primo pilastro sia inferiore al 50% dell'ultimo stipendio. 1314 Tabella 2 - Tasso di sostituzione (rapporto pensione/ultimo reddito da lavoro) Previdenza pubblica (obbligatoria) 67,3 67, ,6 48,5 48,1 Previdenza privata 0 4,7 9,4 14,5 16,7 16,7 Totale 67,3 71,8 65,4 64,1 65,2 64,8 Ipotesi: Previdenza obbligatoria: dipendente privato, 60 anni di età, 35 anni di contribuzione; Previdenza Privata: viene ipotizzata un'aliquota di contribuzione pari al 9,25% della retribuzione, equivalente, per i dipendenti, alla devoluzione dell'intero TFR (6,91%) e di contributi aggiuntivi pari al 2,34%, ugualmente suddivisi fra datore di lavoro e lavoratore (dati medi rilevati dalla Covip nel 2001 per i nuovi assunti aderenti ad un fondo negoziale); viene considerato un tasso di rendimento reale dei fondi pensione al netto delle spese amministrative e gestionali del 2,5%; viene assunta una conversione in rendita del 100% del capitale maturato con reversibilità del trattamento (con aliquota del 60% e differenza di tre anni fra dante causa maschio e coniuge - l'opposto nel caso di dante causa femmina) Quanto detto basta per prevedere sin d'ora che i lavoratori assunti dopo il 1 gennaio 1996 e che per le ragioni più varie non hanno aderito a forme di previdenza complementare, avranno, al momento del pensionamento, l'amara sorpresa di trovare un "buco previdenziale", quantificabile in riferimento a tutti gli anni in cui sono stati privi di copertura previdenziale complementare. Ciò posto, è innegabile la posizione di svantaggio in cui vengono a trovarsi, rispetto al passato, i giovani lavoratori di oggi. Ci troviamo in una fase in cui l'accesso al mondo del lavoro avviene in un' età sempre più adulta e - in nome dell'incentivazione della flessibilità del mercato del lavoro - con forme che sono ben lontane dal garantire loro sicurezza e stabilità. Sono ben note ai giovani forme contrattuali - oggetto di revisione da parte degli interventi di riforma del mercato del lavoro - quali quelle dei tirocini, del contratto di formazione e lavoro, delle collaborazioni coordinate e continuative; forma di impiego, quest'ultima, per la quale è addirittura previsto che i contributi versati non siano calcolati assieme a quelli maturati in costanza di rapporto di lavoro dipendente, ma diano luogo ad una rendita differente. Purtroppo, occorre aggiungere che le prospettive si delineano in maniera addirittura peggiore se questi stessi giovani lavoratori accedono al mondo del lavoro ignorando le responsabilità che - a torto o a ragione si trovano a dover affrontare per garantire a se stessi e alle loro famiglie, nel 1415 futuro, un tenore di vita adeguato. Cos'è cambiato, dunque, rispetto al passato? Prima i lavoratori, seppur meno informati, erano garantiti da prestazioni pensionistiche favorevoli. Oggi che il sistema ha subito delle modifiche a causa dell'insostenibilità delle previgenti prestazioni, non resta che essere più consapevoli di quanto accade in Italia nei settori dell'assistenza e della previdenza sociale. Sono convinto che oggi la garanzia, per il futuro, del mantenimento del tenore di vita del singolo lavoratore sia rimessa, per una larga fetta, alla responsabilità individuale di ciascuno. Accanto a questa responsabilità individuale, evidentemente, si colloca una responsabilità collettiva, che vede necessariamente le istituzioni e gli operatori in una posizione di garanti, in campo previdenziale, della protezione degli aderenti anche sotto il profilo dell' informativa. Quanto agli operatori, sono infatti dei soggetti sui quali grava in misura significativa il compito di ampliare la crescita delle conoscenza in campo previdenziale: le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori (dipendenti ed autonomi) ed i datori di lavoro, che hanno promosso, a beneficio delle collettività di riferimento, strumenti di previdenza complementare; gli operatori del mondo bancario, finanziario ed assicurativo, che hanno dato vita a forme di previdenza complementari quali fondi pensione aperti e polizze con funzioni previdenziali. Ma lo sviluppo dell'informazione non interessa esclusivamente gli aderenti alle forme di previdenza complementare, ma anche il mondo degli operatori pubblici e privati, che devono essere sempre in grado di rapportarsi adeguatamente alle esigenze dei lavoratori. Infatti, le problematiche che molti operatori incontrano nella fase distributiva, in sede di trattativa con i clienti, sono riferibili, oltre che alla scarsa coscienza del problema pensionistico da parte dei clienti, anche alla incompleta cultura, sugli strumenti previdenziali, delle stesse reti distributive. Di conseguenza, gli stessi soggetti si fanno spesso portatori di un'istanza - pressoché generalizzata- volta ad ottenere dalle istituzioni più informazioni sulle tematiche previdenziali che siano in grado di trasformare, negli utenti, la semplice percezione dell'esistenza del problema pensionistico in effettiva consapevolezza. L'informazione puntuale ed esaustiva costituisce uno dei pilastri su cui deve fondarsi la tutela dell'utente dei prodotti previdenziali. Proprio riguardo a quest ultimo aspetto, risulta in linea con la nuova visione presente nell'ambito della Comunità Europea il ritenere il consumatore non più come parte contrattuale debole - da tutelare in chiave paternalistica -, ma come un soggetto che chiede ed ha il diritto di ottenere informazioni e trasparenza a tutto campo. Un valido aiuto, sotto questo profilo, potrebbe essere offerto da una Carta 1516 dei servizi previdenziali, che assicuri trasparenza ed informazione sulle caratteristiche dei Fondi Pensione e delle altre forme di previdenza complementare, che garantisca inoltre standard qualitativi minimi e parità di trattamento degli aderenti nella prestazione dei servizi previdenziali attraverso la redazione di un documento che individui, nell'ambito della previdenza complementare, dei profili di garanzia che siano il portato di un accordo tra istanze rappresentative degli operatori di mercato, delle associazioni dei consumatori e degli utenti e che, parimenti, possa essere siglato dalla Commissione di Vigilanza. 1617 Le richieste delle parti sociali e le novità essenziali e di maggiore rilievo del D.Lgs. della riforma del TFR Le richieste delle Parti sociali Documento delle Parti Sociali sullo schema di provvedimento di attuazione della Riforma della Previdenza Complementare sottoscritto da: CONFINDUSTRIA, CONFCOMMERCIO, CONFARTIGIANATO, CONFAPI, CONFSERVIZI, CONFESERCENTI,CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP, AGCI, CNA, CASARTIGIANI, CLAAI, CONFAGRICOLTURA, COLDIRETTI, COPAGRI, CIA, CONFETRA, CGIL, CISL, UIL, UGL Tfr, le principali proposte di modifica Possibilità di creazione di fondi pensione specifici per lavoratori a progetto e co.co.co Ripristino del limite di deducibilità espresso in percentuale (12%) del reddito complessivo Il meccanismo della deducibilità deve essere fruibile anche da aziende che non producono utile Radicale modifica del sistema di agevolazione fiscale, realizzando prioritariamente lo schema di imposizione "Eet" più diffuso a livello europeo Progressività delle aliquote in base al reddito, applicando "sconti" in relazione al periodo di permanenza nel sistema complementare Necessità di introdurre misure di garanzia e controgaranzia che assicurino alle imprese l'accesso al credito Trenta giorni prima dello scadere del silenzio-assenso, i lavoratori che non hanno manifestato alcuna volontà devono ricevere le opportune informazioni sulle forme pensionistiche complementari a loro disposizione Le regole di finanziamento sono definite solo in sede di contrattazione collettiva Gli accantonamenti a carico del datore di lavoro sono fissati dai contratti e dagli accordi collettivi Riconoscimento della natura contrattuale del contributo datoriale Riconoscimento della figura del direttore generale del fondo e delle sue funzioni di responsabilità e definizione preventiva di regole generali riguardanti l'organismo di sorveglianza Rigorosa partecipazione paritetica anche nel consiglio di sorveglianza dei fondi aperti dei rappresentanti dei lavoratori e del datore di lavoro Particolare attenzione nei confronti dei fondi che hanno a cura lo sviluppo locale. 1718 Le novità essenziali e di maggiore rilievo del D.Lgs. della riforma del TFR a) l entrata in vigore di tutta la riforma è fissata al 1 gennaio Fanno eccezione, soltanto alcune disposizioni che entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Esse sono: l art. 16, comma 2, lettera b (destinazione del contributo di solidarietà al finanziamento della COVIP che è la Commissione di Vigilanza sulle forme pensionistiche complementari, istituita ex art. 18), l art. 18 (che, appunto, istituisce la COVIP), l art. 19 (che identifica i compiti della COVIP) e l art. 22, comma 1 (che prevede lo stanziamento di 17 milioni di euro per promuovere le adesioni consapevoli alle forme pensionistiche complementari ); b) alle forme pensionistiche complementari (art. 2) possono aderire in modo individuale o collettivo i lavoratori dipendenti pubblici e privati, ivi compresi i lavoratori assunti con le tipologie contrattuali previste dal D.L.vo n. 276/2003, i lavoratori autonomi o liberi professionisti, i soci lavoratori di cooperative, anche unitamente ai lavoratori delle cooperative, i soggetti destinatari del D.L.vo n. 565/1996, anche se non iscritti al fondo ivi previsto. c) dal 1 gennaio 2008 i lavoratori avranno sei mesi di tempo per decidere se trasferire il TFR che andrà a maturare a forme di previdenza complementare che sono ravvisabili in fondi chiusi o negoziali (frutto di accordi collettivi), fondi aperti, oppure contratti di assicurazione sulla vita con finalità pensionistiche. Il TFR maturato prima di quella data non potrà essere trasferito e, al contempo, il lavoratore che scelga di lasciare al proprio datore il TFR potrà, in un secondo momento, conferirlo ai fondi. Prima del 1à gennaio 2008 il datore di lavoro è tenuto ad informare adeguatamente il lavoratore circa le diverse scelte disponibili: qualora quest ultimo entro il 31 maggio 2008 non abbia ancora manifestato la propria scelta, dovrà ricevere dal datore le informazioni necessarie circa la forma pensionistica complementare cui, in caso di silenzio, sarà destinato il TFR; d) viene introdotto il principio del c.d. silenzio assenso, nel senso che se il lavoratore nel periodo 1/1/ /6/2008 non sceglie, il TFR maturando è conferito ai fondi negoziali previsti dalla contrattazione collettiva, a meno che non ci sia un diverso accordo aziendale. Nel caso in cui in azienda vi siano più fondi complementari frutto di accordi sindacali diversi, le somme di TFR saranno trasferite a quello ove avranno aderito più lavoratori. Le somme saranno trasferite al fondo complementare dell INPS nell ipotesi in cui non sia possibile applicare alcuna di queste scelte (tale fondo è istituito dall art. 9); e) Il lavoratore può decidere di trasferire al fondo complementare anche parte della sua retribuzione. Se il lavoratore sceglie un fondo negoziale, il datore di lavoro è tenuto a versare un contributo aggiuntivo pari all 1%: 1819 tale contributo non c è se il lavoratore conferisce il TFR ad altre forme pensionistiche. Trascorsi due anni dal primo conferimento, il lavoratore può cambiare fondo (portabilità) ed accedere ad uno aperto (art. 14, comma 6); f) dal 1 gennaio 2008 vi saranno anche alcune novità fiscali. I contributi versati dal lavoratore e dal datore sono deducibili fino a 5.164,57 euro. Sui rendimenti annuali c è una sola imposta pari all 11%. Sul reddito imponibile delle prestazioni finali, scatterà una ritenuta del 15%: essa può essere soggetta a diminuzione dopo il 15 anno di partecipazione a forme complementari, nella misura dello 0,3%; g) i lavoratori potranno chiedere (art. 11, commi 7 ed 8) in qualunque momento un anticipazione del 75% del TFR versato per spese medico sanitarie e per interventi riferiti a gravissime situazioni anche dei propri familiari. Dopo 8 anni di iscrizione al fondo, si potrà ottenere fino al 75% del TFR per comprare la propria prima abitazione (ma anche per i figli), o fino al 30% per ulteriori esigenze. In questi casi, la ritenuta d imposta sarà pari al 23%. Attualmente, l art. 2120, comma 6, c. c., quale risulta dopo la legge n. 297/1982, stabilisce che il lavoratore con almeno 8 anni di anzianità presso lo stesso datore, può chiedere, in costanza di rapporto, un anticipazione non superiore al 70% per spese sanitarie, terapie ed interventi straordinari, nonché per l acquisto della prima casa per sé o i propri figli, documentato con atto notarile. Il datore di lavoro è tenuto a soddisfare le richieste in una percentuale del 10% annuo degli aventi titolo e, comunque, del 4% del numero totale dei dipendenti. In ordine alle problematiche sorte con l anticipazione del TFR ex art c. c., si rinvia agli orientamenti giurisprudenziali in materia (Corte Cost., 5 aprile 1991, n. 142, Cass., 6 marzo 1992, n. 2749, Cass., 15 luglio 1995, n. 7710, Cass., 4 febbraio 1993, n. 1379, Cass., 11 aprile 1990, Cass., 3 dicembre 1994, n , Cass. 11 maggio 1989, n. 3139); h) le imprese possono dedurre dal reddito d impresa il 4% dell ammontare del TFR conferito. Tale percentuale sale al 6% per i datori di lavoro con un organico non superiore alle 50 unità. 1920 Illustrazione del D.Lgs. della riforma del TFR Destinatari (Art. 2) 1. Alle forme pensionistiche complementari possono aderire in modo individuale o collettivo: a) i lavoratori dipendenti, sia privati sia pubblici, anche secondo il criterio di appartenenza alla medesima impresa, ente, gruppo di imprese, categoria, comparto o raggruppamento, anche territorialmente delimitato, o diversa organizzazione di lavoro e produttiva, ivi compresi i lavoratori assunti in base alle tipologie contrattuali previste dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276; b) i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, anche organizzati per aree professionali e per territorio; c) i soci lavoratori di cooperative, anche unitamente ai lavoratori dipendenti dalle cooperative interessate; d) i soggetti destinatari del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 565, anche se non iscritti al fondo ivi previsto. 2. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto possono essere istituite: a) per i soggetti di cui al comma 1, lettere a), c) e d), esclusivamente forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita; b) per i soggetti di cui al comma 1, lettera b), anche forme pensionistiche complementari in regime di prestazioni definite volte ad assicurare una prestazione determinata con riferimento al livello del reddito, ovvero a quello del trattamento pensionistico obbligatorio. Istituzione delle forme pensionistiche complementari (Art. 3) 1. Le forme pensionistiche complementari possono essere istituite da: a) contratti e accordi collettivi, anche aziendali, limitatamente, per questi ultimi, anche ai soli soggetti o lavoratori firmatari degli stessi, ovvero, in mancanza, accordi fra lavoratori, promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro; accordi, anche interaziendali per gli appartenenti alla categoria dei quadri, promossi dalle organizzazioni sindacali nazionali rappresentative della categoria membri del Consiglio 20 Vedere altro
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