Source: https://www.studiocerbone.com/cassazione-sentenza-n-25310-del-11-novembre-2013-licenziamento-collettivo-ed-individuazione-dei-lavoratori-da-porre-mobilita/
Timestamp: 2018-03-22 08:07:59+00:00

Document:
Cassazione sentenza n. 25310 del 11 novembre 2013 - Licenziamento collettivo ed individuazione dei lavoratori da porre in mobilità - Studio Cerbone
Cassazione sentenza n. 25310 del 11 novembre 2013 – Licenziamento collettivo ed individuazione dei lavoratori da porre in mobilità
Sei qui: Home » Cassazione sentenza n. 25310 del 11 novembre 2013 – Licenziamento collettivo ed individuazione dei lavoratori da porre in mobilità
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 novembre 2013, n. 25310
Lavoro – Licenziamento collettivo – Individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità – Esigenze tecnicoproduttive ed organizzative
1- La sentenza attualmente impugnata respinge l’appello della S. s.p.a. avverso la sentenza di prime cure del Tribunale di Pescara, dichiarativa della inefficacia del licenziamento intimato dalla suindicata società al dipendente M.S., per violazione della disciplina dei licenziamenti collettivi, consistente nell’avere la società datrice di lavoro proceduto all’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità facendo riferimento alle esigenze tecnicoproduttive ed organizzative dei singoli centri operativi, nel caso di specie quello di Città Sant’Angelo, anziché a quelle dell’intero complesso aziendale.
b) a fronte di tale situazione, i motivi di appello della S. si risolvono in petizioni di principio che non sono in grado neppure di scalfire il nucleo centrale della sentenza di primo grado consistente nella affermata illegittimità della procedura perché applicata, volta per volta, a singole unità produttive, ancorché la crisi riguardasse l’azienda nel suo complesso, senza differenziazioni tra i diversi centri operativi dislocati sul territorio nazionale;
2- Il ricorso di S. s.p.a. domanda la cassazione della sentenza per quattro motivi; resiste, con controricorso, M.S..
1. – Il ricorso è articolato in quattro motivi.
1.1. – Con il primo motivo si denuncia violazione degli artt. 4 e 24 della legge n. 223 del 1991.
La società sostiene che, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte d’appello, nel giudizio sarebbero emersi – come pacifici – molteplici fatti giustificativi della scelta della S. di limitare l’applicazione della procedura di mobilità al Centro operativo di Città Sant’Angelo, cui era addetto il L., senza estenderla all’intero complesso aziendale
1.3.- Con il terzo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360, n. 5, cod. proc. civ., “insufficiente motivazione su un fatto decisivo per il giudizio, in relazione agli artt. 4 e 5 della legge n. 223 del 1991”.
Si contesta la base del ragionamento espresso dalla Corte aquilana, secondo cui è stata dichiarata l’illegittimità della procedura di mobilità de qua perché limitata ad una singola unità produttiva.
2. – I quattro motivi del ricorso – da esaminare congiuntamente, data la loro intima connessione – non sono da accogliere, per le ragioni di seguito esposte.
2.1. – Deve essere, in primo luogo, ricordato che, per consolidato e condiviso orientamento di questa Corte (inaugurato da Cass. 10 luglio 2000, n. 9169), con riguardo ai licenziamenti collettivi per riduzione dei personale “ai Fini della determinazione dell’ambito di attuazione del licenziamento e individuazione dei lavoratori da licenziare deve tenersi conto di tutti i lavoratori dell’azienda, sicché non può valere a ridurre il numero dei soggetti da valutare comparativamente il mero ridimensionamento (o la stessa soppressione) di un reparto, potendo la riduzione del personale essere limitata agli addetti a tale reparto solo allorquando sia costoro sia gli addetti ai restanti reparti siano portatori di specifiche professionalità non omogenee che ne rendano impraticabile in radice qualsiasi comparazione”.
Sulla base di tale principio, questa Corte ha, quindi, affermato che, in caso di licenziamento collettivo per riduzione del personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, la comparazione dei lavoratori, al fine di individuare quelli da avviare alla mobilità, non deve necessariamente interessare l’intera azienda, ma può avvenire, secondo una legittima scelta dell’imprenditore ispirata al criterio legale delle esigenze tecnico-produttive, nell’ambito della singola unità produttiva, ovvero del settore interessato alla ristrutturazione, in quanto ciò non sia il frutto di una determinazione unilaterale del datore di lavoro, ma sia obiettivamente giustificato dalle esigenze organizzative che hanno dato luogo alla riduzione di personale (vedi, per tutte: Cass. 15 giugno 2006, n. 13783; Cass. 19 maggio 2005, n. 10590; Cass. 22 aprile 2005, n. 8474; Cass. 9 settembre 2003, n. 13182; Cass. 24 gennaio 2002, n. 809; Cass. 26 settembre 2000, n, 12711; Cass. 10 giugno 1999, n. 5718; Cass. 18 novembre 1997, n. 11465).
2.2. – Facendo applicazione di tali principi questa Corte (sentenza 26 aprile 2012, n. 6500) in una controversia analoga alla presente – riferita alla medesima vicenda, con riguardo ad un diverso dipendente della società S., introdotta in sede di legittimità da un ricorso in cui si prospettavano censure simili alle attuali – è pervenuta alla medesima soluzione del rigetto del ricorso.
2.3. – Detto questo, i primi tre motivi del presente ricorso appaiono, dal punto di vista della loro stessa impostazione, viziati per analoghe ragioni per le quali la Corte aquilana ha considerato “petizioni di principio” i motivi di appello.
Pertanto – contrariamente a quanto si sostiene nel primo motivo di ricorso – la sentenza impugnata non ha ritenuto che ricorresse un’ipotesi di illegittimità della comunicazione della L. n. 223 del 1991, ex art. 4, comma 3, in quanto inidonea, per la carenza delle informazioni ivi contenute, a consentire alle OO.SS. l’esercizio del potere di controllo ad esse assegnato dalla legge.
La Corte d’appello, infatti, pur senza richiamare esplicitamente la relativa disposizione, ha chiaramente individuato come profilo di illegittimità del licenziamento de quo nella violazione della L. n. 223 del 1991, art. 5, che, nel fissare le regole concernenti i criteri di scelta dei lavoratori interessati alla procedura di mobilità, stabilisce (comma 1) che l’individuazione di tali lavoratori deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale. Sul punto la sentenza impugnata ha, in particolare, affermato che la suddetta comunicazione non era tale da esplicitare le ragioni per le quali la società datrice di lavoro ha deciso – esercitando la propria discrezionalità imprenditoriale – di delimitare l’ambito di applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in mobilità e cosi di consentire un adeguato controllo un adeguato controllo sulla sussistenza delle ragioni tecnico-produttive e organizzative che si traggono dalle indicazioni contenute nella comunicazione di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 3, ossia sul fatto che la limitazione dell’ambito dei lavoratori fra i quali operare la scelta sia imposta dai motivi dell’esubero esposti e dalle ragioni per cui lo stesso non poteva essere assorbito.
2.4. – Poiché, per “diritto vivente”, la verifica della legittimità del licenziamento presuppone anche la corretta applicazione dei criteri di scelta, relativamente alla quale grava sul datore di lavoro l’onere probatorio; ne deriva che la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dei suddetti criteri di attribuzione dell’onere probatorio, espressi da ultimo da Cass. 3 maggio 2011 n. 9711, secondo la quale, infatti, in tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, la platea dei lavoratori interessati può essere limitata agli addetti ad un determinato reparto o settore solo sulla base di oggettive esigenze aziendali, in relazione al progetto di ristrutturazione aziendale, ed è onere del datore provare il fatto che determina l’oggettiva limitazione di queste esigenze e giustificare il più ristretto spazio nel quale la scelta è stata effettuata.
2.5. – All’esito di una analisi del testo della comunicazione di cui alla L. n. 223 del 1991, ex art. 4, comma 3, – che si risolve in un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e incensurabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, come accade nella specie – la Corte territoriale ritenuto che la stessa fosse priva delle indicazioni idonee a giustificare la limitazione dell’ambito di applicazione della procedura di mobilità e dei criteri di scelta dei lavoratori interessati alla sola unità produttiva di Città Sant’Angelo.
2.6. – Anche il quarto motivo di ricorso è inammissibile perché le censure con esso prospettate non attengono all’iter logico-argomentativo che sorregge la decisione – che, peraltro, risulta congruo e chiaramente individuabile, come si è detto – ma si risolvono sostanzialmente nella prospettazione di un diverso apprezzamento delle stesse prove e delle stesse circostanze di fatto già valutate dal Giudice del merito in senso contrario alle aspettative del medesimo ricorrente e si traducono, quindi, nella richiesta di una nuova valutazione del materiale probatorio, del tutto inammissibile in sede di legittimità.
Rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione, liquidate in euro 100,00 (cento/00) per esborsi, euro 3500,00 ” … (tremilacinquecento/00) per compensi professionali, oltre accessori come per legge.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 4
 art. 5
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 Cass. 
 art. 4