Source: http://lavocetta.blogspot.com/2007/03/
Timestamp: 2017-09-26 07:09:35+00:00

Document:
Lavocetta: marzo 2007
A Tarquinia sciopero della fame collettivo
A Tarquinia dopo un’assemblea durante la quale sono stati presentati gli ultimi dati sulla diffusione delle patologie tumorali nel comprensorio di Civitavecchia ( dell'Agenzia per la sanità pubblica del Lazio) alcuni cittadini hanno iniziato uno sciopero della fame allo scopo di denunciare l’attanagliante silenzio in cui è stato sigillato un intero territorio.
"... lo sciopero ha come obiettivo quello di denunciare la disinformazione che si fa sulla vicenda di Civitavecchia e di tutto l’alto Lazio; gli scioperanti e quanti li stanno sostenendo anche solo simbolicamente chiedono che siano resi trasparenti i dati sulla diffusione delle patologie cancerogene del comprensorio; gli scioperanti e quanti li sostengono sono consapevoli che la loro lotta è diretta unicamente ad impedire un nuovo aggravamento della salute e dell’ambiente del comprensorio e a scongiurare il pericolo che l’agricoltura della zona debba essere riconvertita a coltivazioni non alimentari, come è già successo per la valle del Sacco."
Il Coordinamento dei Comitati polesani invia un messaggio di solidarietà:
Agli Amici di Civitavecchia e Tarquinia,
il Coordinamento dei comitati della prov. di Rovigo, esprime gratitudine e solidarietà per l'iniziativa intrapresa, con l'augurio che si arrivi presto alla definizione di un piano energetico nazionale che tenga conto in primo luogo dei problemi che il carbone reca alla salute.
Grazie per tutto quello che state facendo, ci uniamo con il cuore.......... tenete duro, noi faremo altrettanto.
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Sentenza Enel: primo anniversario
Sembra ieri, ma è già trascorso un anno dalla sentenza con cui il tribunale di Adria ha condannato l'Enel per inquinamento ambientale.
Una sentenza (qui le motivazioni) non definitiva ma importante nell'attribuire chiare responsabilitài ai dirigenti che negli anni si sono succeduti.
Ma le parole espresse del giudice Miazzi la sera del 31 marzo dello scorso anno hanno reso evidente anche gravi carenze nelle politiche dell'esercizio della tutela dell'ambiente e dei cittadini da parte delle pubbliche istituzioni.
Da allora sarà cambiato qualcosa?
E soprattutto chi di dovere eserciterà i controlli su chi ogni giorno scarica in aria, nell'acqua e nel suolo sostanze inquinanti che, le une accanto alle altre, moltiplicano il rischio di vivere in un ambiente insalubre per noi abitanti di questa pianura dove l'aria ristagna?
Perchè ci sarà pure chi si crede così potente da essere sopra alle leggi, ma è evidente che riuscirà a fare "le sue cose" solo se chi deve controllare non esercita il suo dovere.
Quello che lascia di stucco però è che dopo la sentenza si attenderebbe per lo meno un po' di diffidenza verso l'Enel e la sua politica che, ad esser buoni, potrebbe definirsi tutta incentrata dalle nostre parti nell'ottenere il massimo profitto con il minimo sforzo (e senza farsi troppi scrupoli).
Questa la logica della proposta di conversione a carbone della centrale di Polesine Camerini (Porto Tolle) dove esiste un Parco naturale: i dirigenti dell'Enel sulla stampa hanno detto che il carbone costa poco. Questa è l'unica vera ragione del carbone. E chiunque voglia diffondere il verbo del carbone pulito lo fa perchè ha interesse a farlo.
Diffidare della propaganda e smascherarla è l'unica cosa seria da fare.
E come dice Al Gore nel suo mitico documentario Una scomoda verità (parafrasando): "difficile far capire una verità a una persona se il suo stipendio dipende proprio dal fatto di non capirla".
Oggi c'è stato un incontro (qui l'articolo che lo preannuncia dal Gazzettino) di propaganda in grande stile. Si è speso nientepopodimeno che il doppio Presidente della Provincia Saccardin (anche Presidente del Parco naturale regionale del Delta del Po veneto, chissà nella sua doppia veste quale posizione avrà preso, sarà stato almeno un po' indeciso?), usando il Palazzo istituzionale per permettere a Enel di raccontare la sua storiella dello sviluppo con il carbone davanti ai sindaci del Delta. Vietato l'ingresso ai "minori" comuni cittadini dei comitati, del resto mai invitati (ma ancora una volta presenti): meglio non far sapere cosa bolle in pentola? Si è cambiato idea anche sul carbone e si darà ragione al signor Trambaiolli, vero profeta della politica polesana?
Il Coordinamento dei comitati intanto celebra l'anniversario della sentenza Enel e rinfresca la memoria dei polesani con il volantino in immagine su questo post ed il comunicato qui sotto riportato.
"Il futuro del Polesine è minacciato da un numero impressionante di progetti che mirano a fare del nostro territorio il più grande polo energetico nazionale.
Lo sviluppo che chiediamo non ha niente a che vedere con carbone, turbogas o inceneritori ma passa attraverso il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini, promuovendo il Parco del Delta del Po e le attività tipiche della zona.
Riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle
Inceneritore di rifiuti annesso alla nuova centrale a carbone
Rigassificatore off-shore al largo di Porto Levante
Centrali a turbogas a Loreo e Cona (Ve)
Centrali a biomasse a Borsea, Bagnolo di Po, Calto e Villanova del Ghebbo
Ultimamente sono state proposte 4 nuove centrali nell’area industriale attrezzata (A.I.A.) di Adria e Loreo, di cui 3 a Biomasse più un termovalorizzatore (inceneritore) annesso alla cartiera di Loreo.
Da anni è già attiva la centrale Edison di Porto Viro (140 MW a gas)
Com’è possibile che in una sola provincia si concentrino così tanti impianti
energetici?
Non è un controsenso che proprio all’interno del Parco del Delta del Po si debba
subire un carico inquinante così elevato?
Il Polesine ha già pagato un prezzo altissimo nei quasi 30 anni di attività della centrale di Porto Tolle, nel Delta del Po si respira l’aria peggiore del continente europeo e vi è già un’incidenza di tumori e malattie dell’apparato respiratorio superiore al dato medio nazionale.
Perché dobbiamo permettere all’Enel di riconvertire la centrale a carbone e continuare ad intossicarci come niente fosse per altri 30 anni?
Solo un grande movimento popolare può fermare quello che invece di un intelligente
sviluppo sarà una vera e propria impostura!"
Qui un interessante commento giuridico sulla sentenza Enel di V. Vattani sulla rivista online Diritto all'ambiente.
Qui il bell'articolo di F. Pavan del Gazzettino del 31 marzo che riporta l'incontro della Provincia con l'A.D. dell'Enel Fulvio Conti.
Invece un articolo scritto secondo un'ottica tutta industriale compare sulla prima pagina del Gazzettino del Nordest dal titolo "Porto Tolle? manca solo il sì del Ministro" di M. Crema, in cui sembra che tutto sia pronto ai blocchi di partenza, in attesa dello sparo.
L'articolo nel fondo della stessa pagina dal titolo L'impianto che "salvò" il Delta illustra di nuovo una storia tutta di parte sulla centrale in cui (lapsus?) non si nomina il processo e la sentenza del 31 marzo dello scorso anno che condannò Enel.
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Quiz del giorno e fauna locale
Caro lettore amico, come saprai il mio paese (Villadose) è noto per ospitare le discariche della provincia di Rovigo da trent'anni. Abbiamo tentato in questi decenni di smettere, ma complice l'invidia atavica per i padovani e i loro bei colli, ci siamo ormai assuefatti alle nostre collinette al confine nord del comune. Ci danno una certa soddisfazione, crescendo in altezza ogni giorno di più e prevedendo altri futuri innalzamenti.
Ci chiedevamo in questi giorni quale altezza abbia mai raggiunto la Taglietto zero. Se i pali che circondano la discarica sono alti 3.0-3.2 metri, a che altezza siamo arrivati?
Più sotto la foto di un piccolo abitante locale, da cui l'appellativo poco lusinghiero nel gergo indigeno: Te sì un "fasàn".
villadose discariche rifiuti referendum partecipazione
Zanellato vuole ambientalizzare (?) la centrale
Ieri mi sono imbattuta nell'articolo che riportava la elezione a segretario provinciale della margherita di Angelo Zanellato noto ai più per essere stato Consigliere regionale della margherita nella precedente legislatura. Tutti uniti in un unico candidato.
Tra i progetti che Zanellato vuol portare avanti c'è anche quello che lui definisce "ambientalizzazione" della centrale Enel di Polesine Camerini.
Ambientalizzazione ... era da un po' che non se ne sentiva parlare. E' una di quelle parole messe dappertutto, che dicono tutto e niente, sono parole buone: metti dentro la parola "ambiente" e fai felici tutti. Sono parole estremamente adattabili alle circostanze ... fatte apposta per non prendere impegni.
Forse Zanellato non trovava le parole "conversione a carbone" della centrale di Polesine Camerini, che con l'ambiente ha ben poco a che fare.
Eh sì! Se dipendesse da me proporrei la rieducazione linguistica di certi politicanti... Anche se so già che sarebbe un lavoro lungo ed estremamente faticoso ...per non parlare dei risultati ottenibili ...
Parco veneto Delta del Po: piccolo e a macchia di leopardo
Aggiornamento gennaio 2009: apparentemente il link alla mappa sul sito regionale parchiveneto.it sotto citato non è più funzionante.
Grazie a Andrea per la segnalazione e per il recupero della mappa, ora visibile qui.
Nell'immaginario collettivo il Parco del Delta del Po è esteso più o meno quanto il Delta del fiume Po. Niente di più falso e fuorviante: il Parco si estende principalmente lungo i rami principali, nel senso stretto del termine, comprendendo cioè il fiume e gli argini, parte delle valli e della zona lagunare, gli scanni (ad esempio proprio dove ora stanno lavorando per il Terminal di Porto Levante!)
Direttamente dal sito della Regione la cartografia, dove l'area protetta è rappresentata dal tratteggio verde, meglio visibile ingrandendo l'immagine.
E' un Parco a macchia di leopardo. La conseguenza è che ad esempio basta un abile avvocato per consentire al comune di Porto Viro di poter costruire un'area industriale di 370 ettari a Ca' Cappello, che è "fuori" dai confini del Parco.
Sarei felice di sbagliarmi, ma ho cercato in lungo e in largo: nel sito del Parco veneto non esiste una sola mappa del parco. E invece è utile a tutti conoscere quanto sono striminziti i confini della nostra piccola area protetta (120 kmq su un'area complessiva di 786 kmq, di cui 160 sono valli e lagune). Che ne dite di chiedere, proporre, votare un allargamento dei confini?
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Parco veneto Delta del Po: scambio epistolare fra Galan e Saccardin
Scambio epistolare sui quotidiani tra il governatore Giancarlo Galan e il Presidente del Parco veneto del Delta del Po (e della Provincia di Rovigo) Federico Saccardin. Il tema è il Parco regionale del Delta del Po, sempre fermo in pista, mai pronto a decollare, nonostante la fine del commissariamento. Galan sembra preoccupato per le sorti del Parco (qui la prima parte e qui la seconda parte della lettera) e pubblicamente scrive: "Con la nomina del presidente dell'Ente Parco e del comitato esecutivo, avvenuta lo scorso novembre, pensavo che la procedura per l'adozione del Piano del Parco sarebbe stata accelerata, con convocazione della Comunità del Parco e passaggio alla fase finale e invece da allora... silenzio assoluto. Nessuna convocazione di Comunità del Parco, nessun esame in sede istituzionale della bozza di Piano del Parco e così nel Documento strategico regionale-Politica di coesione 2007-2013 abbiamo dovuto, purtroppo, scrivere che "ad oggi tutti i Parchi del Veneto risultano dotati del Piano Ambientale, con l'unica eccezione del Parco Regionale del Delta del Po".
Alla tirata d'orecchi segue l'avvertimento: "Ulteriori ritardi non possono essere compresi né accettati, a meno che non si voglia costringere il sottoscritto a intervenire con i poteri di controllo che la legge impone."
Ennesimo commissariamento?
La risposta (la seconda parte segue qui) del doppio Presidente Saccardin non si fa attendere, e cerca di sviare sulle responsabilità: manca il Direttore, il personale è insufficiente, avevamo da approvare il bilancio, si tratta solo di un quadrimestre, mancava la cartografia...
Il Piano del Parco? Faremo. La comunità del Parco? Faremo. Faremo tutto prima dell'estate e in pochi mesi quello che altri non hanno fatto in anni e anni.
E così l'abile Saccardin con giustificazioni e promesse rigira la frittata e la rimette nelle mani del Governatore.
Del Parco interregionale del Delta del Po non si fa menzione. Eppure la trasformazione in parco interregionale è espressamente indicata all'art. 35 della legge quadro sui parchi (394/91) e sarebbe dovuta avvenire d'intesa tra il Ministro dell'Ambiente e le regioni dopo solo due anni dall'entrata in vigore di detta legge.
Non solo ma la legge dice anche: "Qualora l'intesa non si perfezioni nel suddetto termine, si provvede all'istituzione di un parco nazionale in tale area".
Speriamo che il ministro dell'Ambiente, che appena insediato al Governo aveva affermato di pensare anche alla trasformazione del Parco del Delta del Po in Parco nazionale, voglia fare chiarezza su questa situazione che si trascina da anni e che non approda a nulla, e magari istituisca il Parco nazionale del Delta del Po.
Di fatto si garantirebbe lo sviluppo futuro in sintonia con le caratteristiche del territorio che al di là dei tanti discorsi e sotto gli occhi di tutti, nonostante le proteste che da più parti si sollevano (oltre a quelle del Coordinamento dei comitati sempre presenti), sta per essere sacrificato per la creazione di un polo industriale- energetico.
Il sondaggio effettuato nel mio blog dice che più dell'85% auspica la creazione di una Parco nazionale.
Per quanto possa contare poco, è di sicuro un buon inizio.
Terminal: ricorso accolto in Cassazione - anche la Rai sul gasdotto
E' dei giorni appena trascorsi la bella notizia che la Cassazione avrebbe accolto il ricorso della Procura di Rovigo contro la costruzione del gasdotto, pur essendo stato precedentemente rigettato dal tribunale del riesame di Rovigo.
Per la procura sarebbe stato dato il via ai lavori del terminal in assenza della cosiddetta V.INC.A. (Valutazione di Incidenza Ambientale) e senza alcuna autorizzazione paesaggistica. Il progetto violerebbe la normativa sui Siti di Interesse Comunitario (SIC) e sulle Zone a Protezione Speciale (ZPS). Ed infatti l'Italia aveva ricevuto nell'aprile del 2006 dalla Commissione Europea una lettera di messa in mora per la violazione dell'art. 6 della direttiva 92/43 Cee. A ciò potrebbero seguire sanzioni.
Il Ministero dell'Ambiente aveva già chiesto la Valutazione di Impatto Ambientale per l'isolotto artificiale già finito sotto sequestro nel settembre 2006 perchè secondo la Procura di Rovigo non avrebbe avuto le necessarie autorizzazioni. Ora chiede la Valutazione di Incidenza Ambientale, come previsto dalle direttive comunitarie per le aree SIC e ZPS.
Qui una relazione approfondita di Eddi Boschetti e di Gustavo De Filippo sui motivi per cui i lavori di costruzione del gasdotto sono in contrasto con quanto stabilito nel Piano d'Area e nelle direttive comunitarie, a supporto della richiesta di sospensione dei lavori effettuata già nel maggio (?) dello scorso anno.
Intanto la Rai riprende i luoghi dei lavori, nelle aree interessate e più delicate del Delta e del Parco.
Devo dire che in valle Bagliona e nella Vallona, dopo un anno di lavori lo sconquasso non è finito ma sembra essere sempre maggiore. E sempre maggiore è pure la mia convinzione che si tratti di un'opera oltre che pericolosa di sicuro inopportuna ed ingiustificata nel Delta del Po.
PS: Nella foto il giornalista Giorgio Giglioli intervista il presidente del coordinamento dei comitati Luigino Mottaran di Adria. Il breve servizio è stato mandato in onda su Rai3 nel corso della trasmissione "Ambiente Italia" di ieri sabato 17 marzo (che ancora non trovo sul sito)
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Porto Tolle sarà anche l'inceneritore della Provincia di Rovigo... che mancava!!!
Continuo in questo post i commenti alla delibera della Giunta veneta n. 150 del 30 gennaio 2007 che recepisce il parere positivo della Commissione VIA regionale (n. 149 del 17 .01.2007) sul progetto di riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.
Vorrei infatti mettere in risalto quanto si riporta a pagina 37 sulla possibilità di usare la ciminiera di Porto Tolle per bruciare il CDR (cioè le parti che rendono calore, come la carta e le plastiche non riciclate o non riciclabili dei nostri rifiuti urbani che non vengono seppellite nelle mie discariche di Villadose):
"Di interesse per la Regione ed in particolare per la Provincia di Rovigo è inoltre l'ipotesi di utilizzo di CDR, preferibilmente locale, di cui già oggi c'è ampia disponibilità e la cui compatibilità tecnica è stata già documentata con la sperimentazione compiuta nella centrale Enel di Fusina. Ciò comporta una forma di compensazione ambientale locale, evitando la costruzione di un impianto ad hoc".
Più avanti (pag. 46) si indica che il CDR dovrà provenire preferibilmente (e quindi non solamente) dalla provincia di Rovigo fino al 2% in peso, rispetto al combutibile utilizzato, e che la quota di biomasse che dovrannno comunque provenire dalla Regione (DGR n. 3375 del 7.11.2006) compreso quindi il CDR, dovrà essere del 5% rispetto alla potenzialità termica del combustibile utilizzato.
In pratica se il progetto sarà realizzato, sorgerà a Porto Tolle il famoso inceneritore che doveva essere costruito secondo il Piano regionale dei rifiuti tra le provincie di Padova e di Rovigo, ma non nella provincia di Rovigo perchè sono troppo pochi i rifiuti per giustificare un "termovalorizzatore"(!). E siccome il CDR prodotto qui a Sarzano è troppo poco, ci sarà un aiutino dalla Regione.
Se i nostri parlamentari non approveranno la legge contro il finanziamento pubblico all'incenerimento dei rifiuti, c'è attualmente la sicurezza che Enel potrà usufruire di finanziamenti pubblici per l'uso di energie rinnovabili e assimilate (e tra le assimilate finora c'è appunto il CDR)!
Che dire? Proprio niente male per il nostro Delta!
I turisti arriveranno a frotte ad ammirare le cupole della bella centrale a carbone nel Parco del Delta del Po, tra chiatte da 3000 tonnellate di carbone (1334 all'anno) , di calcare (47/anno), gesso (77/anno) e ceneri (147/anno). Mentre arriveranno 12.500 camion all'anno che porteranno le biomasse vegetali, senza contare il combustibile di avviamento (500 all'anno con olio STZ e gasolio).
Vorrei sentire la voce dell'Ente Parco regionale veneto del delta del Po, almeno solo formalmente, affermare che tutto questo è semplicemente controindicato. Il Parco emiliano lo ha già fatto. Quello veneto no.
Senza dare la colpa al solito doppio presidente Saccardin (presiede la Provincia e anche il Parco), evidentemente a questo ente Parco non gli fa un baffo bruciare il carbone e nemmeno bruciare i rifiuti. E come la proverbiale carità, è proprio un Parco ... "peloso"!
(Incredibile) V.I.A. Regionale al Carbone nel Delta
Ormai da più di un mese la Giunta regionale veneta ha accolto, facendolo proprio unanimemente (assenti i due assessori polesani Coppola e Marangon, un caso?) il parere favorevole (attenzione: 5 Mbyte) della Commissione Regionale VIA del 17.01. 2007 di compatibilità ambientale sul progetto di trasformazione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle.
Il parere positivo era già stato espresso fin dall'ottobre 2005, ma successivamente il Ministero dell'Ambiente aveva richiesto all'Enel alcune integrazioni allo studio di impatto ambientale. Una volta presentate le integrazioni sono seguite ulteriori osservazioni dalle associazioni e comitati ambientalisti e da diverse istituzioni, tra cui la Provincia, il Comune di Rosolina, il WWF, Italia Nostra e il Comitato Cittadini Liberi.
Non so perchè non sia pervenuta alla Regione nessuna osservazione dall'Ente Parco regionale veneto del Delta del Po che avrebbe avuto secondo me tutto l'interesse ad avversare un impianto improponibile in una zona dove esiste un Parco naturale.
Come prevedibile invece la stessa Commissione VIA - a cui andava bene anche il progetto originario e che anzi aveva dato persino il suo contributo "personale" inserendo la proposta del 5% di CDR (combustibile da rifiuti) al posto del 5% di biomasse (parere n. 129 del 25/10/2005) - ha giudicato favorevolmente anche le modifiche apportate dalle integrazioni.
E pure la Giunta Galan è stata d'accordo con quanto scritto dalla commissione, cioè che il carbone farà bene al territorio del Delta del Po "considerato il ruolo sociale dell'energia elettrica, considerando la sicurezza di approvvigionamento delle materie prime e dei combustibili, la diversificazione delle fonti e i costi dell'energia elettrica prodotta, che sono punti irrinunciabili" (pag. 33).
E il protocollo di Kyoto, ci chiediamo noi?
"La scelta di adottare il carbone, rispetto ad es. al gas naturale, allontana la prospettiva di allineamento agli obiettivi di Kyoto. L'effetto negativo è in parte attenuato dal maggiore rendimento energetico previsto, rispetto al valore attuale. La Commissione ritiene peraltro che nella produzione di un bene di interesse pubblico primario, come l'energia elettrica, non possono non avere un ruolo fondamentale gli aspetti sociali ed economici connessi, mantenendo nel contempo un alto livello di salvaguardia ambientale. L'intervento progettuale porta ad un forte risanamento ambientale locale e nell'area vasta, rispetto alla situazione ante[riore]". (Anteriore a cosa? se come viene fatto si considera come alternativa zero il mantenimento dell'impianto nella sua attuale configurazione, è molto impegnativo cercare di peggiorare!!!)
Ma il metano previsto anche dalla legge regionale istitutiva del Parco del Delta non inquinerebbe di meno?
Secondo la Commissione forse sì forse no. Anzi sicuramente no perchè "ci sarebbe la necessità di costruire un nuovo gasdotto di 55 km che colleghi Trevigalle a Porto Tolle, prevedendo l'attraversamento del Bosco di Mesola e 5 attraversamenti di fiume, interessando numerose aree SIC e ZPS". (complimenti, è davvero esilarante:mai sentito parlare del metanodotto da 112 km da Porto Levante a Minerbio per il Terminal gasiero della Edison?)
Insomma una Commissione di impatto economico e sociale più che ambientale.
E' inutile proporre di inserire nella commissione VIA sindacalisti, sociologi ed economisti, perchè sotto sotto ci sono già.
Leggete leggete leggete che, come dice il saggio padre Albano da Roncegno, "più lezè e manco savè".
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Cicogna nel Delta
Per la felicità degli appassionati di bird-watching ora anche le cicogne fanno visita al nostro Delta. Il luogo della foto inviatami da amici è l'Oasi di Ca' Mello, nella Sacca degli Scardovari, comune di Porto Tolle, che consiglio vivamente di visitare.
Un motivo in più, se ce ne fosse ancora bisogno, per ribadire la necessità di tutelare maggiormente il nostro territorio dalle aggressioni.
Luna rossa e San Remo
Nonostante ieri sera ci fosse l'ultima serata del festival della canzone italiana, quale dei due spettacoli fosse meglio non perdere, non c'è dubbio: senz'altro più emozionante l'eclisse di luna. Così ho fatto la spola tra il cielo e Pippo, con la mia digitale ottenendo soltanto foto indegne, vista la gamma stupenda dei colori visibili meglio con un ingrandimento. La prossima sarà tra 19 anni e noi chissà ...
A San Remo la mia canzone preferita, quella della cantautrice Amalia Grè "amami per sempre", non è nemmeno arrivata tra le prime 10.
A pensarci bene questa cantante è così emozionante! Quasi all'altezza... di una eclisse di luna.
Provincia e CUR: Convegno su biomasse
Domani a Rovigo ci sarà un convegno dal titolo:
"L'UTILIZZO DI BIOMASSE AI FINI ENERGETICI IN POLESINE" qui il depliant
L'incontro è organizzato dalla Provincia di Rovigo con il patrocinio del CUR e si terrà nell'Aula Magna dell'Università, viale Porta Adige, 45 Rovigo dall eore 9
Dalla locandina saranno presenti le principali associazioni agricole ed inoltre le più alte autorità politiche polesane.
L'incontro è coordinato dall'Ing. Luigi Ferrari, dirigente responsabile dell'area ambiente della Provincia, che ha elaborato la bozza del piano energetico provinciale, ispirandosi ai principi di Agenda 21 per un percorso di scelte condivise tra le associazioni e le istituzioni del territorio.
Da quanto si legge dai giornali se c'è un piano è un piano che non pianifica. E il coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini è tutto da dimostrare.
Il WWF di Rovigo per l'occasione ha elaborato un documento che partendo dall'analisi della situazione polesana rispetto alla produzione di energia e all'inquinamento, da Sermide e Ostiglia e fino a Porto Tolle, passando per Loreo e Porto Viro chiede una moratoria contro l'avvio di nuovi camini e al contrario possibilmente la chiusura di qualcuno, come ad esempio quello di Porto Tolle.
La presentazione del Convegno, il punto di vista della Provincia
L'articolo dal Gazzettino che commenta il Convegno di Franco Pavan
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