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Timestamp: 2020-07-10 03:39:09+00:00

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Rivelazioni di segreto d’ufficio: la suprema Corte annulla i due mesi di condanna per intervenuta prescrizione (Corte di Cassazione, Sezione II Penale, Sentenza 19 settembre 2019, n. 38680). – Noi Radiomobile™
Home »Cassazione Penale 2019»Rivelazioni di segreto d’ufficio: la suprema Corte annulla i due mesi di condanna per intervenuta prescrizione (Corte di Cassazione, Sezione II Penale, Sentenza 19 settembre 2019, n. 38680).
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott. Felicetta MARINELLI che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
2. Avverso la sentenza presentava appello la difesa dell’imputato che la Corte territoriale respingeva.
3. Avverso la sentenza l’imputato presentava ricorso che la Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale, con la sentenza n. 26043/16, accoglieva disponendo l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata con riferimento alla dichiarazione di responsabilità per i reati di cui ai capi a), c) ed f).
4. Avverso la sentenza propone ricorso l’imputato che, a mezzo del difensore, deduce i seguenti motivi.
4.1. Vizio di motivazione quanto alla dichiarazione di prescrizione ed alla mancata applicazione dell’art. 129 c.p.p. La difesa rileva che la Corte territoriale avrebbe omesso di procedere alla valutazione richiesta dalla corte di Cassazione nella sentenza di rinvio e, così operando, avrebbe violato l’art. 129 c.p.p..
La circostanza che i termini di prescrizione fossero già interamente decorsi, infatti, non consentiva di eludere quanto richiesto nella sentenza di annullamento che, in sostanza, indicava il criterio cui fare riferimento anche al fine di valutare o meno l’applicabilità dell’art. 129 c.p.p., comma 2. Sotto tale profilo nel provvedimento impugnato non si terrebbe in alcun conto della totale ed evidente carenza di corrispondenza temporale tra il prestito e la vicenda dell’esposto e della mancanza di qualsivoglia interesse concreto per l’indotto o di vantaggio, anche futuro.
4.2. Vizio di motivazione quanto alla dichiarazione di responsabilità per il reato di cui al capo c).
4.3. Vizio di motivazione quanto alla conferma della condanna per il reato di cui al capo f). In ordine alla violazione del segreto d’ufficio la difesa rileva che la Corte territoriale sarebbe pervenuta ad una conclusione priva di coerenza logica con quanto emerso nel corso del dibattimento.
4.3.1. In ultimo la difesa evidenzia che i termini della prescrizione del reato di cui all’art. 326 c.p., anche tenendo conto delle sospensioni, così come rilevato dalla Corte territoriale per il reato di cui al capo a), erano interamente decorsi prima della pronuncia della sentenza di appello e pertanto anche tale reato avrebbe dovuto essere dichiarato prescritto.
1.1. Il primo motivo, nel quale si deduce il vizio di motivazione in relazione all’errata applicazione dell’art. 129 c.p.p., è infondato.
3.1. In tale situazione -ai sensi dell’art. 129 c.p.p., ed esclusa la possibilità di pronunciare una diversa e più favorevole sentenza- si impone di dichiarare l’estinzione del reato di cui al capo f) per intervenuta prescrizione (Sez. U., n. 32 del 22/11/2000, D.L. n., Rv 217266; Sez. 3, n. 31415 del 15/1/2016, Ganzer, Rv 267518; Sez. 2, n. 28848 del 8/5/2013, Ciaffoni, Rv 256463; Sez. 4, n. 18641 del 20/1/2004, Tricorni, Rv 228349).
4. Alla dichiarazione di estinzione del reato di cui al capo f) segue l’eliminazione della pena di mesi nove di reclusione, così come quantificata nel dispositivo dal giudice di primo grado, la cui pronuncia è stata confermata sul punto dalla Corte territoriale.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al capo sub f) perché il reato è estinto per prescrizione ed elimina la relativa pena di mesi due di reclusione. Rigetta nel resto il ricorso.
Dispone la correzione dell’errore materiale contenuto nel dispositivo della sentenza impugnata nel senso che laddove è scritto “capo d”, deve leggersi ed intendersi “capo f”.

References: Sentenza 
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