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Timestamp: 2019-08-21 04:44:31+00:00

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 6 luglio 2015, n. 13883. In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio non si discostano sostanzialmente dall'ipotesi d'invalidità contemplata dall'art. 120 cod. civ., cosicché è da escludere che il riconoscimento dell'efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell'ordinamento italiano - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 6 luglio 2015, n. 13883. In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio non si discostano sostanzialmente dall’ipotesi d’invalidità contemplata dall’art. 120 cod. civ., cosicché è da escludere che il riconoscimento dell’efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell’ordinamento italiano
sentenza 6 luglio 2015, n. 13883
sul ricorso 27920/2013 proposto da:
avverso la sentenza n. 326/2013 della CORTE D’APPELLO DI LECCE – SEZIONE DISTACCATA DI TARANTO, depositata l’08/07/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/04/2015 dal Consigliere Dott. MARIA ACIERNO;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato (OMISSIS) che si riporta e chiede l’accoglimento del ricorso;
udito, per il controricorrente, l’Avvocato (OMISSIS) che si riporta e chiede il rigetto del ricorso;
Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, ha dichiarato efficace nella Repubblica italiana la sentenza del Tribunale ecclesiastico regionale pugliese di Bari del 22/3/2010 con la quale e’ stata dichiarata la nullita’ del matrimonio concordatario contratto da (OMISSIS) e (OMISSIS) per grave difetto di discrezione di giudizio,, circa i diritti e doveri matrimoniali essenziali, dovuto a cause di natura psichica in capo al (OMISSIS).
Al riconoscimento si era opposta la (OMISSIS) deducendo di aver legittimamente confidato nella validita’ del matrimonio non essendo a conoscenza del deficit psichico grave dell’attore ma soltanto di quello motorio.
A sostegno della decisione la Corte d’Appello ha rilevato che il vizio del consenso riscontrato non e’ incompatibile con l’ordine pubblico interno; che il giudice della delibazione deve tenere conto della specificita’ dell’ordinamento canonico; che, in particolare, il dedotto vizio nella disciplina del codice civile non contempla come elemento essenziale la riconoscibilita’; che non vi e’ un principio generale di ordine pubblico a tutela dell’affidamento, valendo il canone di buona fede solo per le apposizioni unilaterali di condizioni (riserve mentali) vizianti il consenso.
Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la (OMISSIS) affidato ad un unico motivo. Ha resistito con controricorso il (OMISSIS) che ha anche depositato memoria.
Nel motivo di ricorso viene dedotta la violazione e falsa applicazione della Legge n. 121 del 1985, articolo 8; Legge n. 218 del 1995, articolo 64; degli articoli 120 e 122 c.c., nonche’ dell’articolo 29 Cost., per avere la Corte territoriale escluso il contrasto rispetto all’ordine pubblico nonostante la mancata conoscenza del deficit psichico e l’intervenuta convivenza coniugale per oltre un anno. In particolare la Corte non ha applicato il principio di salvaguardia della validita’ del vincolo coniugale fatto proprio dalla giurisprudenza di legittimita’, e non ha tenuto in alcun conto l’affidamento incolpevole della ricorrente, a conoscenza esclusivamente dell’handicap motorio.
Il motivo prospettato e’ infondato. In primo luogo deve rilevarsi che non trovano applicazione nella specie i principi elaborati nella recente pronuncia delle S.U. 16379 del 2014 dal momento che non risulta eccepita tempestivamente la convivenza coniugale come causa ostativa al riconoscimento della sentenza canonica. Peraltro la durata indicata dalla medesima parte ricorrente e’ inferiore a quella minima, indicata in tre anni, nella sentenza sopra richiamata.
La causa di nullita’ matrimoniale accertata in sede canonica e’ costituita dall’incapacita’ psichica di fornire un consenso effettivo al matrimonio, non essendo risultato in grado il resistente di comprenderne ab origine il complesso di diritti e doveri. Non trova, nella specie, di conseguenza, applicazione il limite di ordine pubblico relativo all’affidamento incolpevole dell’altro coniuge. Al riguardo la Corte di cassazione ha ribadito anche di recente che:
“In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullita’ di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio non si discostano sostanzialmente dall’ipotesi d’invalidita’ contemplata dall’articolo 120 c.c., cosicche’ e’ da escludere che il riconoscimento dell’efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell’ordinamento italiano. In particolare, tale contrasto non e’ ravvisabile sotto il profilo del difetto di tutela dell’affidamento della controparte, poiche’, mentre in tema di contratti la disciplina generale dell’incapacita’ naturale da rilievo alla buona o malafede dell’altra parte, tale aspetto e’ ignorato nella disciplina dell’incapacita’ naturale, quale causa d’invalidita’ del matrimonio, essendo in tal caso preminente l’esigenza di rimuovere il vincolo coniugale inficiato da vizio psichico”. (Cass. 6611 del 2015; cfr. anche 19691 del 2014; 1262 del 2011).
In conclusione il ricorso deve essere respinto, con applicazione del principio della soccombenza in ordine alle spese di lite del presente giudizio.
La Corte, rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente procedimento da liquidarsi in euro 3.000,00, per compensi, euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 22 dicembre 2015, n. 25745....

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