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Timestamp: 2019-06-19 11:18:15+00:00

Document:
avverso la sentenza n. 1615/2010 CORTE APPELLO di LECCE, del 18/06/2012;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 03/12/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. FRATICELLI Mario che ha concluso per ed il rigetto del ricorso.
Udito, per la parte civile, l'Avv. Quarta Ivana Maria, in sostituzione dell'Avv. Luigi Maria Provenzano, che formula conclusioni scritte.
1. Con sentenza del 18/6/2012 la Corte d'Appello di Lecce confermava la sentenza del giudice di primo grado che aveva ritenuto A. G., nella qualità di amministratore unico della AA. Ap. s.r.l., responsabile del reato di cui all'art. 589 c.p., commesso con violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, e lo condannava alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, parenti della vittima.
In fatto era accaduto che il (OMISSIS) R.R.C., operaio dipendente della AA. Ap. s.r.l., mentre era intento a lavorare presso un cantiere edile sito in (OMISSIS), cadeva dall'alto e decedeva il giorno successivo per le gravissime lesioni riportate.
Gli accadimenti erano ricostruiti dai giudici di merito in modo difforme rispetto alle testimonianze addotte dal datore di lavoro. In particolare, il Tribunale giungeva a individuare in capo all'imputato profili di specifica violazione delle regole cautelari del settore e, in particolare, del D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164, art. 16, art. 24, comma 1, e art. 10, sulla scorta delle dichiarazioni rese da una teste avente l'abitazione confinante con il cantiere, delle dichiarazioni dei tecnici Spesal, delle notazioni tecniche dei consulenti e dei periti. Specificamente, a seguito di ricostruzione fondata sulle risultanze acquisite, i giudici del merito accertavano che la caduta del lavoratore era avvenuta in occasione delle operazioni di disarmo del solaio del primo piano dell'immobile, le quali erano in corso di esecuzione già da qualche settimana prima del fatto, in corrispondenza di un punto dell'impalcato sfornito di protezioni e corrispondente al lato del fabbricato prospiciente non già con la strada, come riferito nell'immediatezza dal figlio dell'imputato, ma con l'abitazione confinante con il fabbricato.
Accertavano, altresì, che le barriere presenti al momento del sopralluogo lungo il perimetro dell'impalcato medesimo erano state realizzate nelle ore intercorrenti tra il fatto e l'ispezione degli organi preposti. Rilevavano che l'affermazione della responsabilità dell'imputato poggiava un giusto equilibrio tra l'obbligo di informazione preventiva e l'obbligo di sorveglianza sui dipendenti, entrambi gravanti sul datore di lavoro. Quest'ultimo, infatti, era tenuto non solo ad adottare tutte le opportune misure di sicurezza, ma anche a curare l'effettiva predisposizione di queste e il controllo, continuo ed effettivo, circa la concreta osservanza delle misure predisposte e l'utilizzo in termini di sicurezza degli strumenti di lavoro e dello stesso processo di lavorazione.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 16
 art. 24
 art. 10