Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2018-0180_IT.html
Timestamp: 2020-01-17 19:22:57+00:00

Document:
RELAZIONE sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1313/2013/UE su un meccanismo unionale di protezione civile
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PE 616.870v03-00 A8-0180/2018
sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1313/2013/UE su un meccanismo unionale di protezione civile
(COM(2017)0772/2 – C8-0409/2017 – 2017/0309(COD))
Relatore: Elisabetta Gardini
Relatore per parere (*):Željana Zovko, commissione per lo sviluppo
076-078
(COM(2017)0772 – C8-0409/2017 – 2017/0309(COD))
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0772),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 196 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0409/2017),
– visto il parere motivato inviato dalla Camera dei deputati ceca, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,
– visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri e la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per lo sviluppo, della commissione per i bilanci, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0180/2018),
3. invita la Commissione ad astenersi dal ricorrere alle riassegnazioni per finanziare nuove priorità politiche che vengono aggiunte nel corso di un quadro finanziario pluriennale in corso, poiché ciò avrà inevitabilmente un impatto negativo sull'attuazione di altre attività chiave dell'Unione;
4. invita la Commissione a prevedere finanziamenti sufficienti a favore del meccanismo unionale di protezione civile (UCPM) a titolo del prossimo quadro finanziario pluriennale che inizia nel 2021, basandosi sulla presente revisione dell'UCPM;
In caso di mobilitazione di mezzi mediante il meccanismo unionale di protezione civile, la velocità è un fattore della massima importanza, come dimostrano le tragiche conseguenze del ritardo nella mobilitazione degli aerei antincendio nelle ultime stagioni degli incendi boschivi nell'Europa meridionale. Il cofinanziamento dell'UE dovrebbe essere sempre fornito in condizioni di totale trasparenza e piena assunzione di responsabilità.
(10) Per garantire il funzionamento di rescEU sono necessari ulteriori stanziamenti per finanziare le azioni previste dal meccanismo unionale, che non devono tuttavia andare a discapito delle dotazioni finanziarie destinate ad altre politiche chiave dell'Unione, come quelle che promuovono i diritti, l'uguaglianza e la cittadinanza, la giustizia o lo sviluppo umano a livello mondiale, compresi tutti i fondi stanziati, in particolare, a favore dei programmi e progetti per l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile, tenendo conto che l'attuazione di alcuni di questi programmi è stata eccezionalmente positiva: gli stanziamenti di pagamento per il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" hanno superato il 99 % negli ultimi tre anni.
Nuove proposte politiche dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. La relatrice si oppone con forza all'utilizzo di riassegnazioni a scapito di programmi riusciti e cronicamente sottofinanziati come il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" (programma REC) e il programma "Giustizia". Un tasso di assorbimento di quasi il 100 % per il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" implica che nessuna delle nuove risorse può essere mobilitata a partire da questo programma senza incidere negativamente su progetti e organizzazioni specifici. La commissione FEMM non ha smesso di evidenziare la necessità di aumentare il finanziamento del programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza", in considerazione del programma DAPHNE e dei programmi in materia di uguaglianza di genere.
Nuove proposte politiche dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. La relatrice si oppone con forza all'utilizzo di riassegnazioni a scapito di programmi riusciti e cronicamente sottofinanziati come il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" (programma REC) e il programma "Giustizia". Gli eventuali fondi supplementari necessari devono invece essere mobilitati mediante le disposizioni in materia di flessibilità previste dal regolamento QFP.
In tal modo viene fornito un quadro per la raccolta e la diffusione agli Stati membri di informazioni convalidate sulla situazione in atto e per la condivisione degli insegnamenti tratti dagli interventi realizzati. Il mantenimento dei moduli registrati significherebbe per l'Austria che dieci moduli delle associazioni dei vigili del fuoco non saranno eliminati dal sistema.
"e bis) mitigare le eventuali conseguenze immediate delle catastrofi sulle vite umane e sul patrimonio culturale e naturale;"
"e ter) intensificare le attività di cooperazione e coordinamento a livello transfrontaliero."
"a bis) coordina l'armonizzazione delle informazioni e degli orientamenti in merito ai sistemi di allerta, anche a livello transfrontaliero;"
"f) raccoglie e diffonde le informazioni messe a disposizione dagli Stati membri; organizza uno scambio di esperienze sulla valutazione della capacità di gestione del rischio; elabora, di concerto con gli Stati membri ed entro il 22 dicembre 2019, nuove linee guida sul contenuto, sulla metodologia e sulla struttura di tali valutazioni; e facilita la condivisione di migliori prassi nella pianificazione della prevenzione e della preparazione, anche attraverso valutazioni inter pares volontarie;"
(http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1523544518145&uri=CELEX:32013D1313)
La decisione di emendare il testo originale è volta a chiarire lo scopo della misura nel contesto della generale revisione dell'articolo 6.
La decisione di istituire eventuali meccanismi specifici di consultazione da parte della Commissione dovrebbe includere il coinvolgimento degli Stati membri che sono parte integrante del meccanismo unionale di protezione civile.
Articolo 1 – punto 4 – lettera b bis (nuova)
Articolo 6 – comma 3 bis (nuovo)
b bis) è inserito il seguente quarto comma:
"Laddove ritenga insufficienti gli sforzi di prevenzione di uno Stato membro alla luce dei rischi che detto Stato membro è tenuto ad affrontare, la Commissione può adottare le misure del caso."
"k) in stretta consultazione con gli Stati membri, intraprende altre necessarie azioni di preparazione complementari e di supporto, anche mediante il coordinamento con altri strumenti dell'Unione, al fine di conseguire l'obiettivo di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettera b)."
(http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R1303&from=IT)
"1 bis. Gli Stati membri rafforzano le capacità amministrative pertinenti delle autorità regionali e locali competenti, in conformità del proprio quadro giuridico e istituzionale."
Dal punto di vista della sussidiarietà è preferibile che le esigenze siano analizzate in loco e che la Commissione non agisca da sola, bensì insieme agli Stati membri.
2. rescEU è composto da mezzi aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti negli Stati membri, nell'ottica di integrarli e rafforzarli, e mira a rispondere ai rischi attuali e futuri. I mezzi devono essere individuati sulla base di eventuali carenze di mezzi di risposta a emergenze di tipo sanitario e a catastrofi industriali, ambientali, sismiche o vulcaniche, agli spostamenti e alle emergenze di massa, ad alluvioni e incendi, inclusi quelli boschivi, agli attacchi terroristici e alle minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari.
Per assicurare il pieno controllo e monitoraggio parlamentare del processo e per individuare il più presto possibile i possibili cambiamenti aventi un'incidenza di bilancio, si propone che il Parlamento e il Consiglio ricevano informazioni aggiornate sullo stato di avanzamento del rafforzamento del meccanismo unionale di protezione civile, su base annuale, comprese le informazioni obbligatorie sull'andamento del bilancio e dei costi.
"a) mette a punto e gestisce un programma di formazione in materia di prevenzione, preparazione e risposta alle catastrofi per il personale della protezione civile e per gli addetti alla gestione delle emergenze. Il programma comprende corsi comuni e un sistema di scambio di esperti in virtù del quale singoli addetti possono essere distaccati presso altri Stati membri. Un nuovo Erasmus per la Protezione Civile è realizzato in linea con le regole e i principi del regolamento (UE) n. 1288/2013*;
*Regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013 , che istituisce "Erasmus+": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga le decisioni n. 1719/2006/CE, n. 1720/2006/CE e n. 1298/2008/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 50)."
La relatrice ritiene necessario modificare l'articolo 13, paragrafo 1, lettera a), della decisione n. 1313/2013/UE, anche se la nuova proposta di decisione della Commissione europea non lo prevede. La modifica garantisce la coerenza con gli obiettivi della proposta della Commissione. La creazione di un Erasmus per la protezione civile contribuisce allo sviluppo di uno standard formativo europeo omogeneo basato su livelli formativi di base uguali per il personale della protezione civile di tutti gli Stati.
"f) promuove la ricerca e l'innovazione e incoraggia l'introduzione e l'impiego di nuove tecnologie pertinenti ai fini del meccanismo unionale.
"3 bis. La Commissione amplia le capacità formative e aumenta la condivisione delle conoscenze e delle esperienze tra la rete di conoscenze in materia di protezione civile dell'Unione, le organizzazioni internazionali e i paesi terzi, al fine di contribuire a rispettare gli impegni internazionali in materia di riduzione del rischio di catastrofi, in particolare quelli assunti nell'ambito del quadro di Sendai.";
Questo paragrafo aggiuntivo mira a promuovere la condivisione delle conoscenze e delle esperienze, compresa la potenziale estensione delle capacità formative ai paesi terzi (come menzionato nella valutazione intermedia), con l'obiettivo di migliorare le future operazioni di risposta e di rafforzare la coerenza con il quadro di Sendai.
‘2. Gli interventi ai sensi del presente articolo possono essere condotti sotto forma di interventi di assistenza autonomi o di contributo a un intervento guidato da un'organizzazione internazionale. Il coordinamento dell'Unione è pienamente integrato nel coordinamento generale fornito dall'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA), e ne rispetta il ruolo di guida. In caso di catastrofi provocate dall'uomo o di emergenze complesse, la Commissione definisce chiaramente, consultandosi con gli attori del settore umanitario, la portata dell'intervento e i suoi rapporti con le parti interessate nella risposta umanitaria globale, garantendo la coerenza con il consenso europeo sull'aiuto umanitario e il rispetto dei principi umanitari;"
La valutazione intermedia del meccanismo di protezione civile ha riscontrato che, nello scenario in mutamento delle operazioni di risposta, una definizione non chiara degli interventi di protezione civile nelle operazioni di risposta umanitaria influenzava la capacità del meccanismo di raggiungere i propri obiettivi. Questo emendamento alla decisione in vigore mira a chiarire la portata degli interventi di protezione civile nelle catastrofi provocate dall'uomo e nelle emergenze complesse, in cui sono attive anche operazioni di aiuto umanitario.
Nuove proposte politiche dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. La relatrice si oppone con forza al ricorso alle riassegnazioni a scapito di programmi fruttuosi e cronicamente sottofinanziati come il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" e il programma "Giustizia". Gli eventuali fondi supplementari necessari devono invece essere mobilitati mediante le disposizioni in materia di flessibilità previste dal regolamento QFP.
2 bis. Per i mezzi degli Stati Membri che non sono preimpegnati nel pool europeo di protezione civile, l'importo del sostegno finanziario dell'Unione per le risorse di trasporto non supera il 55% dei costi ammissibili totali. Al fine di poter beneficiare di tali finanziamenti, gli Stati membri si impegnano a produrre un registro di tutti mezzi di cui dispongono con le relative strutture di gestione, al di là di quelli preimpegnati nel pool europeo di protezione civile, per rispondere a catastrofi di tipo sanitario, industriale, sismico o vulcanico, agli spostamenti e alle emergenze di massa, ad alluvioni e incendi boschivi nonché ad attacchi terroristici, chimici, biologici, radiologici e nucleari.
Alla luce della proposta della Commissione per l'articolo 26, paragrafo 1, che consente il finanziamento da diverse fonti per le azioni di protezione civile, l'emendamento proposto mira a garantire una chiara differenziazione tra le operazioni umanitarie e di protezione civile e i rispettivi finanziamenti.
Il finanziamento supplementare necessario per la presente revisione del meccanismo unionale di protezione civile nel periodo 2018-2020 dovrebbero essere definito più nel dettaglio nella decisione stessa, attraverso un allegato autonomo e dettagliato (allegato I). Gli eventuali finanziamenti supplementari necessari per la revisione dell'UCPM andrebbero invece mobilitati mediante le disposizioni in materia di flessibilità previste dal regolamento QFP.
Un contesto preoccupante
I disastri naturali in Europa e nel mondo stanno crescendo significativamente sia per la frequenza con la quale si presentano, sia per la loro intensità e costituiscono una seria minaccia alle nostre società, economie ed ecosistemi.
Si può comprendere la portata del problema semplicemente prendendo ad esempio i disastri naturali del 2017. Solo in Europa, essi hanno causato duecento morti. Gli incendi propagatisi nel 2017 hanno devastato il sud del continente bruciando più di un milione di ettari e uccidendo più di cento persone in appena sei mesi. Il 2017 è anche l’anno in cui una serie di tempeste tropicali hanno ripetutamente colpito il territorio europeo d’oltremare nei Caraibi, portando l’assistenza europea al limite delle sue capacità. Ancora più inaspettatamente, sempre nello stesso anno, persino violenti uragani hanno provocato gravi inondazioni e distruzione nella facciata nord atlantica dell’Europa.
Lo scenario descritto dalla ricerca scientifica per il futuro si presenta ancora più preoccupante, dal momento che prevede un intensificarsi di questi fenomeni. Annate come quella del 2017 non rappresenteranno più un’eccezione, ma saranno la norma. Senza ombra di dubbio, la principale causa è da indentificarsi nel cambiamento climatico, che ha amplificato l’impatto negativo degli eventi dovuti a condizioni metereologiche estreme. Non a caso, il cambiamento climatico è stato descritto come “una delle più grandi minacce globali alla salute umana del ventunesimo secolo”.
Una realtà da perfezionare
Di fronte ad un simile scenario, tuttavia, l’Unione europea non è rimasta inattiva. L’Unione europea ha sviluppato, negli anni, una solida rete di risposta ai disastri; il Meccanismo europeo di Protezione Civile (Union Civil Protection Mechanism - UCPM) è il protagonista di questo sistema. Esercitando il suo ruolo di supporto, il Meccanismo ha aiutato gli Stati membri ad ottimizzare i loro sforzi di prevenzione dei disastri e riduzione dei rischi. Il Meccanismo ha dispiegato le sue forze all’interno e fuori dall’UE, grazie al Centro di Coordinamento della Risposta alle Emergenze (EERC). La recente valutazione di medio termine del Meccanismo sottolinea che “il Meccanismo è una prova tangibile di solidarietà europea”.
Tuttavia, le recenti esperienze operative in occasione di eventi come la stagione degli incendi del 2017 o la crisi migratoria del 2015-2016, hanno messo in evidenza le lacune del Meccanismo in termini di efficacia ed efficienza.
Il modello attuale è basato sul contributo volontario degli Stati membri, che mettono a disposizione preventivamente le loro capacità per l’EERC (da ora in poi chiamato “Pool europeo di Protezione Civile”) in cambio di supporto finanziario da parte dell’Unione per coprire spese come i costi di adattamento, di certificazione e di trasporto. Tuttavia, questo sistema si è rivelato insufficiente per rispondere ad emergenze di grande portata, che colpiscono diversi Stati nello stesso momento. Il principale handicap del fare affidamento principalmente sui mezzi nazionali sta nel fatto che questi non sono disponibili in UE se devono essere usati a livello nazionale.
Per fare in modo che l’Unione europea provveda alla sicurezza dei suoi cittadini di fronte ai disastri, deve poter basarsi su un Meccanismo più forte, capace di dare risposte solide e affidabili. La relatrice crede in un Meccanismo più ambizioso.
La visione della relatrice per un Meccanismo europeo di Protezione Civile completamente sviluppato si costruisce su tre elementi essenziali.
1. Una vera Capacità europea di Protezione Civile. Il futuro meccanismo dovrebbe dotarsi di capacità esistenti ulteriori rispetto a quelle detenute dagli Stati membri, nonché di capacità proprie. Si deve prevedere l’istituzione di una vera Capacità europea di Protezione Civile. Questa nuova Capacità colmerà le lacune identificate nei sistemi di risposta nazionali. L’intenzione non è quella di sostituire o replicare il lavoro degli Stati membri, ma di completarne l’azione laddove sia necessario.
Per costituire questa Capacità, l’Unione finanzierà l’acquisizione di nuovi mezzi come, ad esempio, aerei anti-incendio. Le nuove capacità potrebbero risultare da contratti di affitto o dalla riparazione o adattamento di capacità esistenti, per le quali l’Unione dovrebbe contribuire significativamente. Ci sono altri esempi di incentivi finanziari: l’Unione potrebbe farsi carico dei costi derivanti dall’azione del Meccanismo europeo o dei costi di trasporto.
Alcuni di questi aspetti sono già previsti dallo stato attuale del sistema di Meccanismo europeo: questo significa che c’è una buona base di partenza. Tuttavia, il basso livello di cofinanziamento proposto dal sistema attuale fa sì che gli incentivi non siano debitamente sfruttati.
2. La coerenza della Capacità con gli altri strumenti esistenti. Il Nuovo Meccanismo dovrà anche essere più coerente, sia all’interno dell’UE che fuori. Questo significa che la creazione della Capacità dovrà andare di pari passo con un impegno maggiore degli Stati membri in termini di prevenzione. Il nuovo sistema incoraggia la responsabilità di tutti. La prevenzione avrà un ruolo chiave nella gestione dei disastri e dovrà essere sviluppata nel futuro. Quindi, il Nuovo Meccanismo così come concepito dalla relatrice non agisce in isolamento, ma si costruisce sulla forza degli altri strumenti europei e si concentra sulla prevenzione del rischio.
La coerenza, tuttavia, non deve caratterizzare solo l’aspetto della prevenzione, ma anche nella risposta. Il Nuovo Meccanismo dovrà coordinarsi al meglio con gli altri strumenti UE esistenti per la risposta alle catastrofi, come lo strumento di aiuto umanitario. Un corretto coordinamento tra i due strumenti assicurerà un’azione complessiva europea più coerente ed efficace sia all’esterno che all’interno dei confini UE.
3. Una corretta assegnazione delle risorse. Come diretta conseguenza dei due elementi precedenti, la relatrice ritiene che in futuro sia necessario un maggiore impegno finanziario dell’UE. L’attuale budget di 368 milioni di euro per il periodo 2014 -2020 attributo al Meccanismo risulta irrisorio rispetto agli oltre 433 miliardi di euro di perdita economica causata dagli eventi climatici estremi a partire dal 1980 negli Stati membri.
La relatrice ritiene che un maggiore impegno finanziario europeo dovrebbe essere abbinato ad un adeguato ruolo di coordinamento da attribuire all’Unione. Si prevede che l’Unione europea eserciti completamente il comando e il controllo sull’eventuale Nuova Capacità di Protezione Civile europea. Dal momento che l’Unione provvederà in modo totale all’acquisizione dei mezzi della Nuova Capacità, ne manterrà anche il possesso.
Inoltre, la relatrice ritiene opportuno istituire un “Erasmus della Protezione Civile” affinché la cooperazione che già esiste tra gli Stati Membri sia rafforzata.
Infine, la relatrice sottolinea la continuità della fiducia dei cittadini in una Protezione Civile europea: costantemente negli anni i dati Eurobarometro evidenziano che, secondo il 90% dei rispondenti è importante che l’UE contribuisca a coordinare la risposta ai disastri sul suo territorio tramite il suo ruolo di protezione civile. La maggior parte dei cittadini dell’UE (56%) ritiene che il proprio paese non disponga di mezzi sufficienti a far fronte da solo a tutte le grandi catastrofi. Questi dati dimostrano che l’Europa della Protezione Civile è quella che i cittadini vogliono vedere.
PARERE della commissione per lo sviluppo (25.4.2018)
Relatore per parere: Željana Zovko (*)
L'Europa e il mondo devono fare i conti con un crescente numero di catastrofi, che comportano elevati costi umani e materiali. La frequenza e l'intensità delle catastrofi dovute alle condizioni meteorologiche, in particolare inondazioni e incendi boschivi, stanno aumentando anche come conseguenza dei cambiamenti climatici. Il meccanismo di protezione civile dell'Unione europea (EUCPM)(1) mira a sostenere, integrare e facilitare il coordinamento delle azioni degli Stati membri al fine di potenziare la prevenzione, la preparazione e la risposta in materia di catastrofi. L'EUCPM può essere attivato in risposta a catastrofi che si producono sia all'interno che all'esterno dell'Unione (il secondo caso rappresenta più della metà di tutte le attivazioni del meccanismo). In risposta alle catastrofi esterne all'Unione, l'EUCPM è spesso attivato parallelamente all'assistenza umanitaria fornita dall'UE.
La proposta della Commissione(2) volta a modificare la suddetta decisione e attualmente all'esame del Parlamento europeo e del Consiglio mira a: 1) rafforzare la capacità dell'Unione e degli Stati membri di rispondere alle catastrofi mediante l'istituzione di una riserva specifica di risorse a livello dell'UE (rescEU), la cui mobilitazione spetterà alla Commissione, e fornendo un contributo più efficace degli Stati membri al pool europeo di protezione civile; 2) concentrare l'attenzione sulle azioni di prevenzione e migliorare la coerenza con le altre politiche dell'UE e 3) promuovere procedure amministrative semplificate ed efficaci nell'ambito delle operazioni del meccanismo.
Nel presente parere della commissione DEVE destinato alla commissione ENVI, il relatore sostiene il rafforzamento della capacità dell'Unione e degli Stati membri di rispondere alle catastrofi, sottolineando al contempo che deve essere pienamente rispettato il principio di sussidiarietà. A questo scopo, il relatore cerca di introdurre alcune modifiche alla proposta della Commissione e alla decisione in vigore basandosi, tra l'altro, sui risultati di valutazioni(3) recenti.
Gli obiettivi delle principali modifiche sono i seguenti:
• rafforzare la dimensione della cooperazione internazionale dell'EUCPM, anche mediante l'ampliamento delle capacità formative e la condivisione di conoscenze. In tal modo si dovrebbero inoltre sostenere gli impegni internazionali relativi alla riduzione dei rischi di catastrofi (in particolare il quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030);
• sottolineare l'esigenza di definire chiaramente la portata delle operazioni dell'EU CPM nell'ambito di emergenze provocate dall'uomo o complesse, in linea con il consenso europeo sull'aiuto umanitario; sottolineare che tali attività, e i loro strumenti di finanziamento, dovrebbero rimanere pienamente differenziati, anche quando si cercano sinergie e complementarità tra gli strumenti;
• garantire che le capacità a livello dell'UE (rescEU) siano complementari allo sviluppo di capacità in materia di protezione civile a livello nazionale, senza sostituirlo, mantenendo il cofinanziamento dei costi di trasporto delle risorse esterne al pool europeo di protezione civile.
La commissione per lo sviluppo invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a prendere in considerazione i seguenti emendamenti:
(9) Per incrementare l'efficienza e l'efficacia della formazione e delle esercitazioni e potenziare la cooperazione tra i servizi e le autorità nazionali di protezione civile occorre istituire una rete di conoscenze in materia di protezione civile dell'Unione, basata sulle strutture esistenti. Tale rete dovrebbe promuovere e rafforzare le relazioni con le organizzazioni internazionali e i paesi terzi al fine di potenziare la cooperazione in materia di riduzione del rischio di catastrofi e contribuire agli impegni assunti nell'ambito del quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030.
(12) Per ottimizzare l'utilizzo degli strumenti di finanziamento esistenti e sostenere gli Stati membri nell'erogazione di assistenza, soprattutto nella risposta alle catastrofi che si verificano al di fuori dell'Unione, occorre prevedere una deroga all'articolo 129, paragrafo 1, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio14, quando i finanziamenti siano concessi ai sensi degli articoli 21, 22 e 23 della decisione n. 1313/2013/UE. Nonostante tale deroga, i finanziamenti destinati alle attività di protezione civile, e in particolare all'aiuto umanitario, dovrebbero rimanere chiaramente distinti all'interno di un'eventuale futura architettura di finanziamento dell'Unione ed essere pienamente in linea con i diversi obiettivi e requisiti giuridici di tale architettura.
(13) È importante garantire che gli Stati membri adottino tutte le misure necessarie per prevenire efficacemente le catastrofi naturali e provocate dall'uomo e mitigarne gli effetti. Occorre introdurre disposizioni per rafforzare i collegamenti fra azioni di prevenzione, preparazione e risposta nel quadro del meccanismo unionale. Si deve inoltre assicurare la coerenza con altri pertinenti atti legislativi dell'Unione in materia di prevenzione e gestione del rischio di catastrofi, anche per quanto riguarda l'azione di prevenzione transfrontaliera e la risposta a minacce quali le gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero15. Inoltre, tutte le azioni dovrebbero essere coerenti con impegni internazionali quali il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030, l'accordo di Parigi e l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, nonché contribuire attivamente a rispettare tali impegni.
(3 bis) all'articolo 5, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:
2. Su richiesta di uno Stato membro, di un paese terzo o delle Nazioni Unite o relative agenzie, la Commissione può inviare sul posto una squadra di esperti al fine di fornire consulenza in merito alle misure di prevenzione.
"2. La Commissione può inoltre, su richiesta di uno Stato membro, di un paese terzo o delle Nazioni Unite o relative agenzie, o di propria iniziativa dopo aver chiesto l'accordo delle parti interessate, inviare sul posto una squadra di esperti al fine di fornire consulenza in merito alle misure di prevenzione.";
L'emendamento alla decisione in vigore mira a consentire un ruolo più attivo della Commissione nell'invio di missioni di esperti in materia di prevenzione, anche nei paesi terzi, dato che ciò può aumentare la loro visibilità e accessibilità. Come sottolineato nella valutazione intermedia, tali missioni possono contribuire – unitamente ad altri strumenti – a rafforzare la cooperazione internazionale in materia di protezione civile e a migliorare la coerenza con il quadro di riferimento di Sendai.
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera a bis (nuova)
a bis) mezzi terrestri per combattere gli incendi boschivi;
4. Sulla base dei rischi individuati, tenendo conto di un approccio multirischio e dell'esperienza degli Stati membri in materia di protezione civile, nonché previa consultazione delle regioni a rischio di crisi interessate, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 30, per definire i tipi di mezzi di risposta richiesti in aggiunta a quelli individuati al paragrafo 2 del presente articolo e di rivedere di conseguenza la composizione di rescEU. È garantita la coerenza con le altre politiche dell'Unione.
7. I mezzi di rescEU sono disponibili per le operazioni di risposta nell'ambito del meccanismo unionale in seguito a una richiesta di assistenza inoltrata tramite l'ERCC. La decisione in merito alla loro mobilitazione è adottata dalla Commissione, che mantiene l'autorità sulla mobilitazione dei mezzi di rescEU.
(9 bis) all'articolo 13, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:
3. Su richiesta di uno Stato membro, di un paese terzo o delle Nazioni Unite o relative agenzie, la Commissione può garantire un'attività di consulenza in merito alle misure di preparazione inviando sul posto una squadra di esperti.
"3. La Commissione può inoltre, su richiesta di uno Stato membro, di un paese terzo o delle Nazioni Unite o relative agenzie, o di propria iniziativa dopo aver chiesto l'accordo delle parti interessate, garantire un'attività di consulenza in merito alle misure di preparazione inviando sul posto una squadra di esperti.";
L'emendamento alla decisione in vigore mira a consentire un ruolo più attivo della Commissione nell'invio di missioni di esperti in materia di preparazione, anche nei paesi terzi, dato che ciò può aumentare la loro visibilità e accessibilità. Come sottolineato nella valutazione intermedia, tali missioni possono contribuire – unitamente ad altri strumenti – a rafforzare la cooperazione internazionale in materia di protezione civile e a migliorare la coerenza con il quadro di riferimento di Sendai.
(9 ter) all'articolo 13, è inserito il seguente paragrafo:
"2. Gli interventi ai sensi del presente articolo possono essere condotti sotto forma di interventi di assistenza autonomi o di contributo a un intervento guidato da un'organizzazione internazionale. Il coordinamento dell'Unione è pienamente integrato nel coordinamento generale fornito dall'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA), e ne rispetta il ruolo di guida. In caso di catastrofi provocate dall'uomo o di emergenze complesse, la Commissione definisce chiaramente, consultandosi con gli attori del settore umanitario, la portata dell'intervento e i suoi rapporti con le parti interessate nella risposta umanitaria globale, garantendo la coerenza con il consenso europeo sull'aiuto umanitario e il rispetto dei principi umanitari;"
2 bis. Per le risorse non impegnate nel pool europeo di protezione civile, l'importo del sostegno finanziario dell'Unione per le risorse di trasporto non supera il 55 % dei costi totali ammissibili. Ai fini dell'ammissibilità a ricevere tali finanziamenti, gli Stati membri istituiscono un registro di tutte le risorse di protezione civile di cui dispongono per rispondere alle catastrofi, oltre a quelle impegnate nel pool europeo.
2. Vanno cercate sinergie e complementarità con altri strumenti dell'Unione, come quelli che sostengono la coesione, lo sviluppo rurale, la ricerca e la salute, nonché con le politiche in materia di migrazione e sicurezza. Nel caso di risposta a crisi umanitarie in paesi terzi la Commissione garantisce complementarità e coerenza tra le azioni finanziate a norma della presente decisione e quelle finanziate a norma del regolamento (CE) n. 1257/96, rispettando al contempo la natura distinta e indipendente delle azioni e dei relativi finanziamenti, ed accertandosi che esse siano in linea con il consenso europeo sull'aiuto umanitario.
COM(2017)0772 – C8-0409/2017 – 2017/0309(COD)
Commissioni associate - annuncio in aula
Ignazio Corrao, Mireille D’Ornano, Nirj Deva, Doru-Claudian Frunzulică, Enrique Guerrero Salom, Maria Heubuch, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Arne Lietz, Linda McAvan, Norbert Neuser, Vincent Peillon, Cristian Dan Preda, Lola Sánchez Caldentey, Elly Schlein, Eleni Theocharous, Paavo Väyrynen, Bogdan Brunon Wenta, Anna Záborská, Joachim Zeller, Željana Zovko
Pál Csáky, Monika Vana
Pál Csáky, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Cristian Dan Preda, Bogdan Brunon Wenta, Anna Záborská, Joachim Zeller, Željana Zovko
Decisione n. 1313/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, su un meccanismo unionale di protezione civile.
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1313/2013/UE su un meccanismo unionale di protezione civile 2017/0309(COD).
"Interim Evaluation of the Union Civil Protection Mechanism, 2014-2016", Final Report, (Valutazione intermedia del meccanismo unionale di protezione civile 2004-2016, relazione finale), agosto 2017.
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla valutazione intermedia del meccanismo unionale di protezione civile per il periodo 2014-2016, 30 agosto 2017, [SWD(2017)0287 final].
Corte dei conti europea, relazione speciale 33/2016 "Meccanismo unionale di protezione civile: il coordinamento delle risposte alle catastrofi verificatesi al di fuori dell'UE è stato, in genere, efficace".
PARERE della commissione per i bilanci (25.4.2018)
Il relatore accoglie con favore la proposta di modificare il meccanismo unionale di protezione civile (UCPM) al fine di garantire che l'Unione possa fornire un migliore sostegno nelle situazioni di crisi e di emergenza ai suoi cittadini all'interno e all'esterno dell'Europa, anche intensificando gli sforzi in materia di prevenzione delle catastrofi. Ricorda che l'UCPM è una delle espressioni più tangibili del principio di solidarietà, che è uno dei valori fondamentali dell'UE.
Il relatore sottolinea che un investimento nella prevenzione e nella preparazione alle catastrofi costituisce la migliore forma di protezione, non solo perché offre maggiori possibilità di salvare vite e prevenire sofferenze agli esseri umani, ma anche perché permette di evitare di incorrere in costi di riparazione esorbitanti dopo il verificarsi di una catastrofe. Secondo i calcoli della Commissione, 1 euro speso nella preparazione alle catastrofi consente di risparmiare fino a 7 euro in operazioni di soccorso.
Il relatore è persuaso che una revisione dell'attuale sistema sia ormai necessaria. L'insufficienza dell'attuale sistema volontario si è rivelata, in modo drammatico, nella reazione dell'Unione ad una serie di recenti calamità, in particolare la mancanza di risorse disponibili nelle stagioni degli incendi boschivi del 2016 e del 2017, durante le quali è stato possibile rispondere ad appena 10 richieste di assistenza su 17 per combattere gli incendi boschivi, in qualche caso con ritardi significativi che hanno portato alla perdita di oltre 100 vite umane. Inoltre, diverse relazioni hanno messo in luce le carenze esistenti in termini di disponibilità di alcune capacità critiche in termini di risposta, in particolare per quanto riguarda aerei antincendio, rifugi ed eventualmente altri tipi di risorse.
Il relatore è del parere che la struttura proposta, costituita da due pilastri complementari, corrispondenti, da un lato, al pool europeo di protezione civile formato dai mezzi di risposta preimpegnati degli Stati membri e, dall'altro, ad una riserva dedicata di capacità di risposta con un comando e un controllo a livello di Unione, cui ricorrere in ultima istanza, rappresenti il modo più appropriato ed efficace per superare i limiti del quadro attuale. Mettendo in comune le risorse in modo ottimale e generando economie di scala, un UCPM rafforzato consentirà inoltre agli Stati membri di conseguire risparmi significativi.
Il relatore ricorda che il costo totale della proposta della Commissione è stimato a 280 milioni di EUR per il periodo 2018-2020, di cui 256,6 alla rubrica 3 "Sicurezza e cittadinanza", 6,3 milioni di EUR alla rubrica 4 "Europa globale" e 16,9 milioni di EUR alla rubrica 5 "Spese amministrative". Le spese operative proposte sarebbero ripartite come segue: il 54 % sarebbe destinato alla preparazione, inclusa l'acquisizione o la locazione di risorse di rescEU, il 37 % alla risposta e il 9 % ad attività di prevenzione. La proposta prevede altresì l'assunzione di 100 membri del personale supplementari nell'arco di tre anni. Il relatore ritiene tali proposte proporzionate alla portata e alla finalità della revisione.
Il relatore accoglie con favore la proposta di utilizzare lo strumento di flessibilità per coprire la maggior parte (88 %) delle risorse supplementari necessarie. Tuttavia, respinge fermamente la proposta di riassegnazione di fondi dai programmi esistenti per le rubriche 3 e 4, per un valore di 31,3 milioni di EUR. Come è stato sottolineato dalla commissione per i bilanci in varie occasioni, nuove proposte politiche rilevanti dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. Inoltre, molti dei programmi interessati, come i programmi concernenti la giustizia, i diritti, l'uguaglianza e la cittadinanza, vantano tassi di esecuzione eccellenti e per anni sono stati sottofinanziati. Il relatore propone pertanto di finanziare l'intero importo delle risorse supplementari necessarie nell'ambito delle rubriche 3 e 4 attraverso lo strumento di flessibilità, come specificato in un nuovo allegato I.
La commissione per i bilanci invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a prendere in considerazione i seguenti emendamenti:
Paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis. invita la Commissione ad astenersi dal ricorrere alle riassegnazioni per finanziare nuove priorità politiche che vengono aggiunte nel corso di un quadro finanziario pluriennale in corso, poiché ciò avrà inevitabilmente un impatto negativo sull'attuazione di altre attività chiave dell'Unione;
Nuove proposte strategiche dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. Il relatore si oppone fermamente al ricorso alla riassegnazione di risorse a scapito di programmi di successo e cronicamente sottofinanziati, come i programmi in materia di giustizia, diritti, uguaglianza e cittadinanza.
Paragrafo 2 ter (nuovo)
2 ter. invita la Commissione a prevedere finanziamenti sufficienti a favore del meccanismo unionale di protezione civile a titolo del prossimo quadro finanziario pluriennale che inizia nel 2021, basandosi sulla presente revisione;
Al fine di consolidare l'attuale revisione dell'UCPM, la quale rafforza sia la politica sia i finanziamenti, è importante che la Commissione, al momento di presentare le sue nove proposte sul prossimo quadro finanziario pluriennale, proponga un’ambiziosa dotazione finanziaria per il meccanismo unionale di protezione civile dopo il 2020.
(7) L'Unione dovrebbe poter sostenere gli Stati membri, ove i mezzi disponibili siano insufficienti per reagire efficacemente alle catastrofi, contribuendo a finanziare contratti di affitto o noleggio che assicurino un rapido accesso a tali mezzi, o finanziandone l'acquisizione. L'efficacia e la capacità di utilizzo del meccanismo unionale ne sarebbero così sostanzialmente accresciute, in quanto verrebbe garantita la rapida disponibilità di mezzi nei casi in cui la risposta alle catastrofi non sarebbe altrimenti garantita, soprattutto per quanto riguarda le catastrofi aventi vaste ripercussioni su un numero elevato di Stati membri. L'acquisizione dei mezzi da parte dell'Unione consentirebbe economie di scala, oltre a un migliore coordinamento della risposta alle catastrofi. Si dovrebbe garantire un utilizzo ottimale e trasparente delle risorse finanziarie.
In caso di mobilitazione delle capacità mediante il meccanismo unionale di protezione civile, la velocità è un fattore della massima importanza, come dimostrano le tragiche conseguenze del ritardo nella realizzazione dei piani antincendio nei più recenti incendi boschivi nell’Europa meridionale. Il cofinanziamento dell’UE dovrebbe essere sempre fornito in condizioni di totale trasparenza e piena assunzione di responsabilità.
(10) Per garantire il funzionamento di rescEU sono necessari ulteriori stanziamenti per finanziare le azioni previste dal meccanismo unionale, ma non a scapito delle dotazioni finanziarie destinate ad altre politiche chiave dell'Unione, come quelle destinate alla promozione dei diritti, dell'uguaglianza e della cittadinanza, della giustizia o dello sviluppo umano a livello mondiale.
(10 bis) Al meccanismo unionale di protezione civile riveduto dovrebbero essere garantiti finanziamenti e stanziamenti di bilancio distinti. In considerazione della necessità di evitare ripercussioni negative sul finanziamento dei programmi pluriennali esistenti, l'aumento dei finanziamenti per la revisione mirata del meccanismo unionale di protezione civile nel 2018, 2019 e 2020 dovrebbe avvenire unicamente a partire da tutti gli strumenti disponibili nel quadro del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio1 bis, facendo ricorso in particolare allo strumento di flessibilità.
Nuove proposte strategiche dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. Il relatore si oppone fermamente al ricorso alla riassegnazione di risorse a scapito di programmi di successo e cronicamente sottofinanziati, come i programmi in materia di giustizia, diritti, uguaglianza e cittadinanza. Gli eventuali fondi supplementari necessari devono invece essere mobilitati mediante le disposizioni in materia di flessibilità previste dal regolamento QFP.
La Commissione informa ogni due anni il Parlamento europeo e il Consiglio in merito alle operazioni e ai progressi compiuti ai sensi degli articoli 11 e 12".
Per assicurare il pieno controllo e monitoraggio parlamentare del processo e per individuare i possibili cambiamenti aventi un’incidenza di bilancio il più presto possibile, si propone che il Parlamento e il Consiglio ricevano informazioni aggiornate sullo stato di avanzamento del rafforzamento del meccanismo unionale di protezione civile, su base annuale, comprese le informazioni obbligatorie sull’evoluzione del bilancio e dei costi.
Tali informazioni comprendono una panoramica dell'evoluzione del bilancio e dei costi con una valutazione tecnica e finanziaria dettagliata, informazioni precise sugli aumenti dei costi e sui cambiamenti nei tipi di mezzi di risposta richiesti e gli eventuali requisiti di qualità dei mezzi in questione nonché i motivi di tali aumenti o modifiche."
Totale stanziamenti supplementari a titolo della rubrica 3 *
Totale stanziamenti supplementari a titolo della rubrica 4 *
Il finanziamento supplementare necessario per la presente revisione dell'UCPM nel periodo 2018-2020 dovrebbero essere definito più nel dettaglio nella decisione stessa, attraverso un organismo autonomo, dettagliato all'allegato I. Gli eventuali fondi supplementari necessari per la revisione dell'UCPM devono invece essere mobilitati mediante le disposizioni in materia di flessibilità previste dal regolamento QFP.
Jean-Paul Denanot, Eider Gardiazabal Rubial, John Howarth, Vladimír Maňka, Răzvan Popa, Manuel dos Santos, Tiemo Wölken
PARERE della commissione per lo sviluppo regionale (30.4.2018)
Relatore per parere: Daniel Buda
Il meccanismo europeo di protezione civile è un'importante strategia dell'Unione europea concepita per rispondere prontamente alle emergenze che possono verificarsi all'interno o all'esterno dell'Unione. Esso consente un'assistenza coordinata grazie alla condivisione delle risorse in tutti i paesi partecipanti, ma deve essere migliorato in termini di capacità di prevenzione, preparazione, organizzazione nonché gestione delle emergenze.
Il relatore ritiene che il meccanismo unionale di protezione civile svolga un ruolo essenziale nell'attuazione dell'articolo 196 TFUE, che incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri al fine di rafforzare l'efficacia dei sistemi di prevenzione e di protezione dalle calamità naturali o provocate dall'uomo.
In tal contesto, il relatore accoglie con favore l'iniziativa presentata dalla Commissione, volta a semplificare e rafforzare l'attuale meccanismo di solidarietà grazie a un maggiore sforzo finanziario da parte dell'Unione europea per creare, a integrazione delle capacità nazionali, un'ambiziosa riserva di capacità europea, onde rafforzare le risorse degli Stati membri.
Il relatore richiama l'attenzione sul contributo che i fondi strutturali e di investimento europei apportano già oggi a favore dell'adattamento ai cambiamenti climatici nonché della prevenzione e della gestione dei rischi. Ritiene inoltre che, affinché l'assistenza possa essere prestata in modo rapido ed efficace, la mobilitazione delle risorse nell'ambito di rescEU debba basarsi su un approccio regionale, prevedendo in particolare il rafforzamento e il coinvolgimento dei mezzi degli enti locali e regionali, nell'ottica di fornire una risposta più adeguata alle specificità delle regioni colpite.
Sfruttando le sinergie tra i diversi fondi dell'Unione è possibile contribuire notevolmente a migliorare l'efficacia e l'efficienza della prevenzione sostenibile delle catastrofi e della risposta alle stesse. Pertanto, il relatore incoraggia una cooperazione e un coordinamento migliori tra i diversi strumenti, tra cui il Fondo di solidarietà dell'Unione europea, nell'ambito di un approccio integrato.
Il relatore appoggia inoltre quanto proposto dalla Commissione in merito alla creazione di una rete di competenze e conoscenze dei diversi Stati membri in questo campo, suggerendo il coinvolgimento di centri di eccellenza e università.
Infine, il relatore ritiene che sia opportuno sviluppare una migliore strategia di comunicazione, che renda più visibili ai cittadini le azioni e i risultati del meccanismo unionale di protezione civile e rafforzi la loro fiducia nella capacità dell'Unione in termini sia di prevenzione sia di risposta alle catastrofi.
La commissione per lo sviluppo regionale invita la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, a prendere in considerazione i seguenti emendamenti:
(1) Il meccanismo unionale di protezione civile (il "meccanismo unionale") disciplinato dalla decisione n. 1313/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio12 rafforza la cooperazione tra l'Unione, gli Stati membri e le loro regioni, e facilita il coordinamento nel settore della protezione civile per migliorare la risposta dell'Unione alle catastrofi naturali e provocate dall'uomo.
(3) Le catastrofi naturali e provocate dall'uomo possono abbattersi su qualsiasi regione del mondo. Siano esse naturali e aggravate dai cambiamenti climatici o provocate dall'uomo, ivi compresi i nuovi tipi di minacce come quelle legate alla sicurezza interna, esse si fanno sempre più frequenti, estreme e complesse, superando i confini nazionali. Le conseguenze umane, ambientali ed economiche di tali catastrofi sono spesso enormi sul medio e lungo periodo.
(4) Le recenti esperienze hanno dimostrato che le offerte volontarie di assistenza reciproca, coordinate e agevolate dal meccanismo unionale, non sempre bastano a garantire la disponibilità di mezzi sufficienti per rispondere tempestivamente e in maniera soddisfacente alle necessità basilari delle persone colpite dalle catastrofi, né a garantire un'adeguata salvaguardia dell'ambiente e dei beni materiali. Tale constatazione è ancor più valida allorché gli Stati membri e le loro regioni, come pure gli Stati membri e le regioni nelle immediate vicinanze, sono colpiti da catastrofi ricorrenti e simultanee e la capacità collettiva si dimostra insufficiente. Si dovrebbe migliorare il sistema e gli Stati membri dovrebbero intraprendere opportune azioni preventive per mantenere e rafforzare le capacità nazionali a un livello sufficiente a dare una risposta adeguata alle catastrofi.
(5) La prevenzione è un elemento essenziale della protezione dalle catastrofi e richiede un'azione ulteriore a tutti i livelli poiché le conseguenze dei cambiamenti climatici interessano tutti i territori e sono di carattere transfrontaliero. A tale scopo gli Stati membri, in collaborazione con le relative autorità locali e regionali, dovrebbero condividere regolarmente le valutazioni dei rischi, nonché le sintesi della propria pianificazione della gestione dei rischi, per garantire un approccio integrato alla gestione delle catastrofi, anche nel caso di eventi transfrontalieri, che colleghi prevenzione dei rischi, preparazione e azioni di risposta nel più breve tempo possibile, anche attraverso l'istruzione e la formazione professionale. Inoltre, ove opportuno, la Commissione dovrebbe chiedere agli Stati membri di fornire piani specifici di formazione, prevenzione, preparazione ed evacuazione in relazione a catastrofi specifiche, quali terremoti, siccità, ondate di calore, incendi boschivi, inondazioni e carenze idriche, nonché catastrofi umanitarie e tecnologiche, soprattutto allo scopo di ottimizzare il sostegno complessivo dell'Unione alla gestione del rischio di catastrofi. È fondamentale ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare le politiche di prevenzione e le capacità operative, anche a livello transfrontaliero, anche potenziando i collegamenti e il coordinamento con altri importanti strumenti e politiche dell'Unione, e in particolare con i fondi strutturali e di investimento europei, elencati all'articolo 1 e al considerando 2 del regolamento (UE) n. 1303/201313, e il Fondo di solidarietà dell'Unione europea. In tale contesto è importante sottolineare che i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) forniscono già un contributo a favore dell'adattamento ai cambiamenti climatici e della prevenzione e gestione dei rischi, e che esiste una condizionalità ex-ante associata a tale obiettivo.
13 Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).
(5 bis) Le strategie macroregionali dell'Unione potrebbero fornire quadri di cooperazione di elevata qualità allo scopo di istituire centri operativi per la prevenzione, come pure la reazione e la gestione, che consentano altresì la collaborazione in tale ambito con i paesi terzi vicini.
(6) È necessario rafforzare la capacità collettiva di formazione, preparazione e risposta alle catastrofi, soprattutto tramite un sostegno reciproco e una cooperazione efficaci in Europa, nell'ottica di rendere più prevedibili gli interventi e di ridurre in misura significativa i tempi di mobilitazione dell'assistenza. Oltre a rafforzare le possibilità offerte dalla capacità europea di risposta emergenziale ("EERC" o "Dovere di assistenza civile"), d'ora in poi denominata "pool europeo di protezione civile", la Commissione dovrebbe anche istituire rescEU. La composizione di rescEU dovrebbe comprendere mezzi preimpegnati comuni di risposta alle emergenze in caso di catastrofi naturali o provocate dall'Uomo quali incendi, estese inondazioni, terremoti, minacce terroristiche o altri eventi imprevisti, tra cui eventuali gravi carenze di farmaci, nonché un ospedale da campo e squadre mediche conformi alle norme dell'Organizzazione mondiale della sanità, che sia possibile mobilitare al fine di intervenire rapidamente e simultaneamente in più punti. I mezzi operativi nell'ambito di rescEU dovrebbero essere messi a disposizione su richiesta per le operazioni di risposta volte a colmare le lacune in termini di mezzi e rafforzare gli sforzi compiuti nel quadro del pool di protezione civile. É opportuno prevedere disposizioni specifiche per gli interventi nelle regioni ultraperiferiche e nei paesi e territori d'oltremare (PTOM), tenuto conto della loro lontananza e delle loro caratteristiche specifiche.
(6 bis) Le autorità regionali e locali svolgono un ruolo di grande importanza nella prevenzione e nella gestione delle catastrofi e occorre che i loro mezzi di risposta siano adeguatamente coinvolti nelle attività di coordinamento e realizzazione eseguite in virtù della presente decisione, nel rispetto del quadro istituzionale e giuridico degli Stati membri, al fine di ridurre al minimo le sovrapposizioni e di promuovere l'interoperabilità. Tali enti possono svolgere un importante ruolo di prevenzione e sono altresì i primi a reagire subito dopo una catastrofe, unitamente ai mezzi dei loro volontari. È pertanto necessaria una cooperazione costante a livello locale, regionale e transfrontaliero al fine di istituire sistemi comuni di allerta per intervenire rapidamente prima della mobilitazione di rescEU, nonché campagne di informazione periodiche per i cittadini sulle prime misure necessarie.
(6 ter) Affinché l'assistenza possa essere prestata in modo rapido ed efficace, la mobilitazione delle risorse nell'ambito di rescEU dovrebbe altresì avere una dimensione territoriale e tenere conto dell'importanza di adottare un approccio regionale e, ove opportuno, di tipo partecipativo, nell'ottica di fornire una risposta adeguata alle specificità delle regioni colpite e limitare i danni causati dalla catastrofe.
(7) L'Unione dovrebbe poter sostenere gli Stati membri, ove i mezzi materiali e tecnici disponibili siano insufficienti per reagire efficacemente alle catastrofi, anche in caso di eventi transfrontalieri, contribuendo a finanziare contratti di affitto o noleggio che assicurino un rapido accesso a tali mezzi, o finanziandone l'acquisizione. L'efficacia del meccanismo unionale ne sarebbe così sostanzialmente accresciuta, in quanto verrebbe garantita la disponibilità di mezzi materiali e tecnici, anche per il soccorso di persone anziane o con disabilità, nei casi in cui la risposta alle catastrofi non sarebbe altrimenti garantita, soprattutto per quanto riguarda le catastrofi aventi vaste ripercussioni su un numero elevato di Stati membri. Le attrezzature idonee preimpegnate e l'acquisizione dei mezzi da parte dell'Unione consentirebbero economie di scala, oltre a un migliore coordinamento della risposta alle catastrofi.
(9) La formazione, la ricerca e l'innovazione sono aspetti essenziali della cooperazione in materia di protezione civile. Per incrementare l'efficienza e l'efficacia della formazione e delle esercitazioni, promuovere l'innovazione integrando nuove tecnologie quali i materiali di alta tecnologia e i più recenti risultati della ricerca onde assicurare un monitoraggio più efficace delle aree urbane e forestali, nonché per potenziare il dialogo e la cooperazione tra i servizi e le autorità nazionali di protezione civile, anche a livello transfrontaliero, occorre istituire una rete di conoscenze in materia di protezione civile dell'Unione, basata sulle strutture esistenti, in cui siano coinvolti ricercatori, centri di ricerca e formazione degli Stati membri, università e, se del caso, centri di eccellenza e organizzazioni del settore civile. Nel caso delle regioni ultraperiferiche e dei PTOM, si dovrebbero adottare misure volte ad assicurare che anch’essi siano integrati in tale rete, parallelamente a un rafforzamento della cooperazione in materia di formazione nonché delle capacità di prevenzione e risposta con i paesi terzi nella regione.
(13) È importante garantire che gli Stati membri e le relative autorità locali e regionali adottino tutte le misure necessarie per prevenire efficacemente le catastrofi naturali e provocate dall'uomo e mitigarne gli effetti, anche attraverso il regolare sfruttamento delle superfici forestali, la gestione dei materiali combustibili e lo svolgimento della pianificazione forestale. Occorre introdurre disposizioni per rafforzare i collegamenti fra azioni di prevenzione, preparazione e risposta nel quadro del meccanismo unionale. Si deve inoltre assicurare la coerenza con altri pertinenti atti legislativi dell'Unione in materia di prevenzione e gestione del rischio di catastrofi, anche per quanto riguarda l'azione di prevenzione transfrontaliera e intercomunale e di allarme preventivo e la risposta a minacce quali le gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero15, tra cui incidenti radioattivi, biologici o chimici. I programmi di cooperazione territoriale nell'ambito della politica di coesione prevedono azioni specifiche per tener conto della resilienza alle catastrofi nonché della prevenzione e gestione dei rischi e, pertanto, occorre intensificare gli sforzi volti a rafforzare l'integrazione e incrementare le sinergie. Allo stesso modo, occorre garantire la coerenza con impegni internazionali quali il quadro di Sendai per la riduzione dei rischi di catastrofi 2015-2030, l'accordo di Parigi e l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. È opportuno altresì stabilire disposizioni per un miglior coordinamento con il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) ai fini della risposta alle catastrofi naturali.
(13 bis) È necessario che l'azione dell'Unione si incentri anche sull'erogazione dell'assistenza alla formazione tecnica affinché possa essere rafforzata la capacità di autoassistenza delle comunità, consentendo loro di essere meglio preparate a fornire una risposta iniziale e a contenere una catastrofe. Formazioni e attività educative mirate per gli operatori responsabili della sicurezza dei cittadini, ad esempio per i leader delle comunità, gli operatori sociali e coloro che prestano assistenza medica, oltre che per i servizi di soccorso e di lotta agli incendi nonché i gruppi di intervento locale volontari, che dovrebbero disporre di attrezzature di intervento rapidamente disponibili, possono contribuire ad arginare una catastrofe e ridurre il numero di vittime sia durante che dopo una crisi.
Articolo 1 – comma 1 – punto 1 – lettera -a (nuova)
Decisione 1313/2013/UE
-a) al paragrafo 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
c) facilitare una risposta rapida ed efficace in caso di catastrofi in atto o imminenti; e
c) facilitare una risposta rapida ed efficace in caso di catastrofi in atto o imminenti, anche attraverso l'impiego di mezzi materiali e tecnici adeguati per le operazioni di soccorso di emergenza;
Articolo 1 – comma 1 – punto 1 – lettera a
e) incrementare la disponibilità e l'utilizzo di conoscenze scientifiche relative alle catastrofi, anche nelle regioni ultraperiferiche e nei PTOM.
Articolo 1 – comma 1 – punto 1 – lettera a bis (nuova)
a bis) al paragrafo 1 è aggiunta la seguente lettera e bis):
e bis) intensificare le attività di cooperazione e coordinamento a livello transfrontaliero;
Articolo 1 – comma 1 – punto 3
a) agisce per promuovere l'istruzione, sensibilizzare, migliorare le conoscenze di base sui rischi di catastrofe e facilita il dialogo, la cooperazione e la condivisione di conoscenze, risultati di ricerche scientifiche e innovazione, ivi comprese raccomandazioni e previsioni a breve termine, migliori prassi e informazioni, anche tra gli Stati membri e le loro autorità locali e regionali, i paesi terzi limitrofi nonché le regioni ultraperiferiche e i PTOM, ove opportuno, che condividono rischi comuni.
Articolo 1 – comma 1 – punto 3 bis (nuovo)
(3 bis) all'articolo 5, paragrafo 1, è inserita la lettera a bis):
a bis) fornisce assistenza nel processo decisionale su richiesta;
Articolo 1 – comma 1 – punto 3 ter (nuovo)
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera a ter (nuova)
(3 ter) all'articolo 5, paragrafo 1, è inserita la lettera a ter):
a ter) coordina l'armonizzazione delle informazioni e degli orientamenti in merito ai sistemi di allerta, anche a livello transfrontaliero;
Articolo 1 – comma 1 – punto 3 quater (nuovo)
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera h
(3 quater) all'articolo 5, paragrafo 1, la lettera h) è sostituita dalla seguente:
h) promuove l'uso di vari fondi dell'Unione che possono sostenere la prevenzione sostenibile delle catastrofi e incoraggia gli Stati membri e le regioni a sfruttare tali possibilità di finanziamento;
h) promuove l'uso e il coordinamento di vari fondi dell'Unione che possono sostenere la prevenzione sostenibile delle catastrofi e la risposta alle stesse e incoraggia gli Stati membri e le regioni a sfruttare tali possibilità di finanziamento ai fini di maggiori sinergie, anche allo scopo di ampliare e ammodernare i propri mezzi materiali e tecnici;
Articolo 1 – comma 1 – punto 4 – lettera a
Articolo 6 – lettera a
a) effettuano valutazioni del rischio a livello nazionale o al livello subnazionale appropriato in collaborazione con le pertinenti autorità locali e regionali e le mettono a disposizione della Commissione entro il 22 dicembre 2018 e successivamente ogni due anni;
Articolo 1 – comma 1 – punto 4 – lettera b
Una sintesi degli elementi rilevanti della pianificazione della gestione dei rischi, comprendente informazioni sulle misure di prevenzione e preparazione selezionate, viene fornita alla Commissione entro il 31 gennaio 2019 e successivamente ogni due anni. Inoltre, la Commissione può esortare gli Stati membri a fornire piani specifici di prevenzione e preparazione e fornisce loro un quadro di riferimento per la preparazione di detti piani, che prevedano sforzi a breve e lungo termine. L'Unione prende in debita considerazione i progressi compiuti dagli Stati membri, anche a livello regionale e locale, in materia di prevenzione e preparazione nel quadro di un futuro meccanismo rafforzato di condizionalità ex-ante per gli investimenti previsto dai fondi strutturali e di investimento europei.
Articolo 1 – comma 1 – punto 4 bis (nuovo)
4 bis. All'articolo 8, primo comma, la lettera k) è sostituita dalla seguente:
Articolo 1 – comma 1 – punto 4 ter (nuovo)
(4 ter) (All'articolo 9, dopo il paragrafo 1 è aggiunto il paragrafo seguente:
"1 bis. Gli Stati membri rafforzano le capacità amministrative pertinenti delle autorità regionali e locali competenti, in conformità del proprio quadro giuridico e istituzionale.";
Articolo 1 – comma 1 – punto 5
1. La Commissione e gli Stati membri collaborano per migliorare la pianificazione delle operazioni di risposta alle catastrofi, sia naturali che provocate dall'uomo, nell'ambito del meccanismo unionale, anche tramite l'elaborazione di scenari di risposta alle catastrofi basati sulle valutazioni dei rischi di cui all'articolo 6, lettera a), e della panoramica dei rischi di cui all'articolo 5, paragrafo 1, lettera c), la mappatura delle risorse e l'elaborazione di piani per la mobilitazione dei mezzi di risposta.
Articolo 1 – comma 1 – punto 6 – lettera b
1. È istituito un pool europeo di protezione civile. È costituito da una serie di capacità di risposta preautorizzate dagli Stati membri e comprende moduli, altri mezzi di risposta ed esperti, sulla base del principio del dovere di assistenza civile.
Articolo 1 – comma 1 – punto 6 – lettera d
Articolo 11 – paragrafo 10
10. I riferimenti alla capacità europea di risposta emergenziale (EERC) e al pool volontario si intendono come riferimenti al pool europeo di protezione civile.
10. I riferimenti alla capacità europea di risposta emergenziale (EERC) e al dovere di assistenza civile si intendono come riferimenti al pool europeo di protezione civile.
Articolo 1 – comma 1 – punto 7
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera c
c) squadre urbane, montane e forestali, di ricerca e soccorso;
Articolo 12 – paragrafo 4 – comma 1
Sulla base dei rischi individuati e tenendo conto di un approccio multirischio, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 30, per definire i tipi di mezzi di risposta richiesti in aggiunta a quelli individuati al paragrafo 2 del presente articolo e di rivedere di conseguenza la composizione di rescEU. È garantita la coerenza con le altre politiche dell'Unione.
Sulla base dei rischi individuati e tenendo conto di un approccio multirischio nonché dell'esigenza di flessibilità rispetto ai mezzi di risposta, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 30, per definire i tipi di mezzi di risposta richiesti in aggiunta a quelli individuati al paragrafo 2 del presente articolo e di rivedere di conseguenza la composizione di rescEU. È garantita la coerenza con le altre politiche dell'Unione.
7. I mezzi di rescEU sono disponibili per le operazioni di risposta nell'ambito del meccanismo unionale in seguito a una richiesta di assistenza inoltrata tramite l'ERCC. La decisione in merito alla loro mobilitazione è adottata dalla Commissione, che mantiene il comando e il controllo dei mezzi di rescEU e che adopera una terminologia operativa comune e standardizzata, comprensibile per tutti i soggetti che intervengono in caso di catastrofe.
8. In caso di mobilitazione, la Commissione concorda con lo Stato membro o gli Stati membri richiedenti, a seconda dei casi, la mobilitazione operativa dei mezzi di rescEU. Lo Stato membro richiedente facilita il coordinamento operativo dei propri mezzi, compresi i mezzi di risposta delle autorità regionali e locali, dei volontari e delle attività di rescEU nel corso delle operazioni.
Articolo 12 – paragrafo 9
9. La Commissione facilita, ove necessario, il coordinamento dei diversi mezzi di risposta tramite l'ERCC a norma degli articoli 15 e 16.
9. La Commissione facilita, ove necessario, il coordinamento tra i diversi mezzi di risposta tenendo conto, tra l'altro, della necessità di adottare un approccio regionale e avvalendosi, ove opportuno, di meccanismi transfrontalieri, sulla base della disponibilità e della vicinanza. Il coordinamento è altresì facilitato tramite l'ERCC a norma degli articoli 15 e 16.
Articolo 1 – comma 1 – punto 9
La Commissione istituisce una rete di soggetti e istituzioni coinvolti nella protezione civile e nella gestione delle catastrofi, tra cui centri di ricerca e formazione, università, ricercatori e centri di eccellenza, a seconda dei casi, che insieme alla Commissione formeranno una rete dell'Unione di conoscenze in materia di protezione civile, che sia disponibile anche alla condivisione di conoscenze e migliori prassi con i paesi terzi.
La rete svolge le seguenti attività attinenti alla formazione, alle esercitazioni, alle lezioni apprese e alla divulgazione delle conoscenze, in stretto coordinamento, ove necessario, con i competenti centri di conoscenze":
La rete svolge le seguenti attività attinenti alla formazione, alle esercitazioni, alle lezioni apprese, alla divulgazione delle conoscenze, alla comunicazione e ai programmi di sensibilizzazione dei cittadini, in stretto coordinamento con i competenti centri di conoscenze.
Articolo 1 – comma 1 – punto 9 bis (nuovo)
a) mette a punto e gestisce un programma di formazione volto a fornire conoscenze specialistiche in materia di prevenzione, preparazione e risposta alle catastrofi per il personale della protezione civile e per gli addetti alla gestione delle emergenze. Il programma si avvale di centri di eccellenza e università esistenti, ove opportuno, e comprende corsi comuni e un sistema di scambio di esperti in virtù del quale singoli addetti possono essere distaccati presso altri Stati membri. Il programma comprende inoltre disposizioni relative alla cooperazione con i paesi terzi limitrofi;
Articolo 1 – comma 1 – punto 9 ter (nuovo)
Articolo 13 – paragrafo 1 – lettera f
f) promuove la ricerca e l'innovazione e incoraggia l'introduzione e l'impiego di nuove tecnologie pertinenti ai fini del meccanismo unionale.
Articolo 1 – comma 1 – punto 13
Qualsiasi aiuto o finanziamento fornito ai sensi della presente decisione garantisce adeguata visibilità all'Unione, anche mettendo in risalto il simbolo dell'Unione nei mezzi di cui all'articolo 11, all'articolo 12 e all'articolo 21, paragrafo 2, lettera c). È elaborata una strategia di comunicazione volta a rendere più visibili ai cittadini le azioni intraprese nell'ambito del meccanismo unionale e a rafforzare la fiducia del pubblico nella capacità dell'Unione in materia di prevenzione delle catastrofi e di risposta alle stesse.
Articolo 1 – comma 1 – punto 14 – lettera b – punto i
Articolo 21 – paragrafo 2 – lettera c
c) ai costi necessari alla riparazione o all'adeguamento dei mezzi di risposta allo stato di prontezza e disponibilità che li rende atti a essere impiegati nell'ambito del pool europeo di protezione civile, conformemente ai requisiti di qualità del pool europeo di protezione civile e, ove necessario, alle raccomandazioni formulate nel processo di certificazione ("costi di adattamento"). I costi di adattamento possono comprendere i costi collegati all'operabilità, all'interoperabilità dei moduli e di altri mezzi di risposta, all'autonomia, autosufficienza e trasportabilità, i costi di imballaggio e costi analoghi, a condizione che tali costi siano specificamente collegati alla partecipazione dei mezzi al pool europeo di protezione civile.
c) ai costi necessari alla riparazione o all'adeguamento dei mezzi di risposta allo stato di prontezza e disponibilità che li rende atti a essere impiegati nell'ambito del pool europeo di protezione civile, conformemente ai requisiti di qualità del pool europeo di protezione civile e, ove necessario, alle raccomandazioni formulate nel processo di certificazione ("costi di adattamento"). I costi di adattamento possono comprendere i costi collegati all'operabilità, all'interoperabilità dei moduli e di altri mezzi di risposta, all'autonomia, autosufficienza e trasportabilità, i costi di imballaggio e costi analoghi, tra cui quelli associati alla promozione del volontariato di protezione civile e alla formazione dei volontari, a condizione che tali costi siano specificamente collegati alla partecipazione dei mezzi al pool europeo di protezione civile.
Articolo 1 – comma 1 – punto 16
2. Vanno sviluppate sinergie e complementarità, accompagnate da un maggior coordinamento, con altri strumenti dell'Unione, come quelli che sostengono la coesione, tra cui il Fondo di solidarietà dell'Unione europea, lo sviluppo rurale, la ricerca e la salute, nonché con le politiche in materia di migrazione e sicurezza, senza che ciò comporti alcuna riassegnazione dei fondi da tali settori. Nel caso di risposta a crisi umanitarie in paesi terzi la Commissione garantisce complementarità e coerenza tra le azioni finanziate a norma della presente decisione e quelle finanziate a norma del regolamento (CE) n. 1257/96.
Pascal Arimont, Victor Boştinaru, Rosa D’Amato, Aleksander Gabelic, Michela Giuffrida, Ivan Jakovčić, Constanze Krehl, Louis-Joseph Manscour, Iskra Mihaylova, Konstantinos Papadakis, Stanislav Polčák, Liliana Rodrigues, Fernando Ruas, Ruža Tomašić, Monika Vana, Matthijs van Miltenburg, Lambert van Nistelrooij, Derek Vaughan, Kerstin Westphal
Petras Auštrevičius, Daniel Buda, John Howarth, Ivana Maletić, Bronis Ropė, Damiano Zoffoli
Marek Plura, Boris Zala
Petras Auštrevičius, Ivan Jakovčić, Iskra Mihaylova, Matthijs van Miltenburg
Pascal Arimont, Daniel Buda, Ivana Maletić, Marek Plura, Stanislav Polčák, Fernando Ruas, Lambert van Nistelrooij
Victor Boştinaru, Aleksander Gabelic, Michela Giuffrida, John Howarth, Constanze Krehl, Louis-Joseph Manscour, Liliana Rodrigues, Derek Vaughan, Kerstin Westphal, Boris Zala, Damiano Zoffoli
POSIZIONE SOTTO FORMA DI EMENDAMENTI
della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
destinata alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
(COM(2017)0772 – C8‑0409/2017 – 2017/0309(COD))
Per la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere: Angelika Mlinar (relatore)
La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere presenta alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, competente per il merito, i seguenti emendamenti:
(4 bis) Come riconosciuto dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali, l'uguaglianza di genere è un valore cardine dell'Unione, che quest'ultima si è impegnata a integrare in tutte le sue azioni. In particolare, l'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea stabilisce il principio dell'integrazione della dimensione di genere affermando che "nelle sue azioni, l'Unione mira a eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne".
(5) La prevenzione è un elemento essenziale della protezione dalle catastrofi e richiede un'azione ulteriore. A tale scopo gli Stati membri dovrebbero condividere regolarmente le valutazioni dei rischi, nonché le sintesi della propria pianificazione della gestione dei rischi, per garantire un approccio integrato alla gestione delle catastrofi, che colleghi prevenzione dei rischi, preparazione e azioni di risposta. Inoltre, la Commissione dovrebbe avere la facoltà di chiedere agli Stati membri di fornire piani specifici di prevenzione e preparazione in relazione a catastrofi specifiche, soprattutto allo scopo di ottimizzare il sostegno complessivo dell'Unione alla gestione del rischio di catastrofi. Occorre ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare le politiche di prevenzione, anche instaurando i necessari collegamenti con altri importanti strumenti e politiche dell'Unione, e in particolare con i fondi strutturali e di investimento europei, elencati al considerando 2 del regolamento (UE) n. 1303/20131.
(5) La prevenzione è un elemento essenziale della protezione dalle catastrofi e richiede un'azione ulteriore. A tale scopo gli Stati membri dovrebbero condividere regolarmente le valutazioni dei rischi, nonché le sintesi della propria pianificazione della gestione dei rischi, per garantire un approccio integrato alla gestione delle catastrofi, che colleghi prevenzione dei rischi, preparazione e azioni di risposta. Gli Stati membri dovrebbero garantire una programmazione globale attenta alle specificità di genere, poiché le catastrofi naturali e quelle provocate dall'uomo, così come le politiche ambientali, colpiscono gli uomini e le donne in modo diverso. Pertanto, al fine di prevenire le catastrofi in modo equo ed efficace, e di potenziare i meccanismi di protezione civile, le questioni di genere devono essere incluse in tutte le fasi, dalla prevenzione alla preparazione e ai processi di risposta, comprese le valutazioni condivise dei rischi e gli interventi di gestione delle crisi nelle situazioni sia di conflitto che di post-conflitto. Inoltre, la Commissione dovrebbe avere la facoltà di chiedere agli Stati membri di fornire piani specifici di prevenzione e preparazione in relazione a catastrofi specifiche, soprattutto allo scopo di ottimizzare il sostegno complessivo dell'Unione alla gestione del rischio di catastrofi. Occorre ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare le politiche di prevenzione, anche instaurando i necessari collegamenti con altri importanti strumenti e politiche dell'Unione, e in particolare con i fondi strutturali e di investimento europei, elencati al considerando 2 del regolamento (UE) n. 1303/20131.
1 Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).
(7 bis) In tutte le sue azioni, l'Unione dovrebbe tenere conto del fatto che, oltre agli effetti immediati di una catastrofe, le donne possono avere esigenze specifiche in campo sanitario. Gli Stati membri e l'Unione dovrebbero garantire, in via prioritaria, che le donne incinte ricevano la necessaria assistenza sanitaria.
(7 ter) In tutte le fasi della gestione del rischio si dovrebbero fornire attrezzature, risorse e servizi sanitari e igienici, con particolare attenzione e consapevolezza per le esigenze specifiche delle donne e delle ragazze.
(7 quater) Nelle situazioni di emergenza le donne e le ragazze sono esposte a un maggiore rischio di violenza fisica e sessuale. È pertanto essenziale che i progetti di gestione delle catastrofi comprendano misure intese a prevenire e a rispondere in modo efficace alle violenze di genere, ad esempio misure che garantiscano la sicurezza delle donne dopo una catastrofe, e che nel contempo prevedano servizi per sostenere le vittime di violenze basate sul genere mediante un'assistenza sanitaria, psicologica e di altro tipo. Le problematiche connesse con la violenza nei confronti delle donne e delle ragazze dovrebbero essere integrate nelle formazioni e nei manuali attuali in materia di riduzione dei rischi e di risposta alle emergenze.
(9 bis) Al fine di prevenire i rischi specifici che le donne e le ragazze si trovano ad affrontare in situazioni di emergenza e di rispondervi efficacemente, il personale che si occupa di programmazione, mobilitazione e gestione in materia di rischi di catastrofi e di protezione civile dovrebbe ricevere una formazione sensibile alla dimensione di genere. A tal fine, il dialogo e i lavori in corso tra la rete dell'Unione di conoscenze in materia di protezione civile e le reti e le organizzazioni dei difensori dei diritti delle donne con competenze nel settore delle catastrofi ambientali sono di fondamentale importanza per adottare un approccio pienamente trasversale alla prevenzione, alla preparazione e alla risposta alle catastrofi nell'Unione e negli Stati membri.
(10) Per garantire il funzionamento di rescEU sono necessari ulteriori stanziamenti da destinare al finanziamento delle azioni previste dal meccanismo unionale, ma non a scapito delle dotazioni finanziarie assegnate ad altre politiche chiave dell'Unione come, ad esempio, quelle che promuovono i diritti, l'uguaglianza e la cittadinanza, la giustizia o lo sviluppo umano a livello mondiale, compresi tutti i fondi assegnati, in particolare, ai programmi e ai progetti riguardanti l'uguaglianza di genere e la partecipazione delle donne, tenendo presente che l'esecuzione di alcuni di questi programmi è stata eccezionalmente positiva (gli stanziamenti di pagamento per il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" hanno superato il 99 % nei tre esercizi precedenti).
Nuove proposte strategiche dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. Il relatore si oppone con forza al ricorso alle riassegnazioni a scapito di programmi fruttuosi e cronicamente sottofinanziati come il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" e il programma "Giustizia". Un tasso di assorbimento di quasi il 100 % per il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" implica che nessuna delle nuove risorse può essere mobilitata a partire da questo programma senza incidere negativamente su progetti e organizzazioni specifici. La commissione FEMM non ha smesso di evidenziare la necessità di aumentare il finanziamento del programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza", in considerazione del programma DAPHNE e dei programmi in materia di uguaglianza di genere.
Nuove proposte strategiche dovrebbero essere accompagnate da nuove risorse. Il relatore si oppone con forza al ricorso alle riassegnazioni a scapito di programmi fruttuosi e cronicamente sottofinanziati come il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" e il programma "Giustizia".
(10 ter) La programmazione e l'assegnazione di finanziamenti al meccanismo unionale di protezione civile riveduto così come l'elaborazione del suo bilancio dovrebbero prevedere il ricorso alla prospettiva del bilancio di genere, che comporta una valutazione basata sulla dimensione di genere al fine di meglio integrare negli sforzi in materia di gestione del rischio e prevenzione delle catastrofi una prospettiva di genere per affrontare le situazioni di emergenza.
Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera a
"a) progressi nell'attuazione del quadro di prevenzione delle catastrofi misurati in funzione del numero di Stati membri che hanno reso disponibili alla Commissione le rispettive valutazioni del rischio, una valutazione della rispettiva capacità di gestione dei rischi e una sintesi della propria pianificazione della gestione delle catastrofi di cui all'articolo 6.";
"a) progressi nell'attuazione del quadro di prevenzione delle catastrofi misurati in funzione del numero di Stati membri che hanno reso disponibili alla Commissione le rispettive valutazioni del rischio, una valutazione della rispettiva capacità di gestione dei rischi e una sintesi della propria pianificazione della gestione delle catastrofi di cui all'articolo 6. Le valutazioni tengono conto della prospettiva di genere.";
La Commissione informa ogni due anni il Parlamento europeo e il Consiglio in merito alle operazioni e ai progressi compiuti ai sensi degli articoli 11 e 12 fornendo dati specifici sull'inclusione di genere.
Articolo 13 – paragrafo 1 – comma 2
La rete, mirando a una composizione equilibrata dal punto di vista del genere, svolge le seguenti attività attinenti alla formazione, alle esercitazioni, alle lezioni apprese e alla divulgazione delle conoscenze, in stretto coordinamento, ove necessario, con i competenti centri di conoscenze:
Articolo 13 – paragrafo 2 bis (nuovo)
(9 bis) all'articolo 13 è aggiunto il seguente paragrafo 2 bis:
"2 bis. Nello svolgimento dei compiti di cui al paragrafo 1, la Commissione e gli Stati membri garantiscono che i processi di formazione e qualifica, come anche i manuali in materia di riduzione dei rischi e di risposta alle emergenze, integrino una prospettiva di genere, prestando un'attenzione particolare alla prevenzione e alla risposta alle violenze nei confronti delle donne e delle ragazze.";
Il paragrafo aggiunto mira a introdurre la sensibilità alle specificità di genere nella rete di conoscenze in materia di protezione civile dell'Unione attraverso formazioni e manuali.
(9 ter) all'articolo 13 è aggiunto il seguente paragrafo:
"3 bis. La Commissione garantisce che i dati sulle catastrofi siano messi a disposizione disaggregati per genere, come previsto dal quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi, onde affrontare il ruolo delle donne nella pianificazione della riduzione del rischio e affrontare la prospettiva di genere durante tutto il processo.";
Il paragrafo aggiunto mira a introdurre nella raccolta dei dati sulle catastrofi la sensibilità alle specificità di genere. Per la promozione e il potenziamento della cooperazione, i dati e le statistiche sono fondamentali per comprendere e in ultima analisi rispondere al rischio di catastrofi. Il quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi prevede chiaramente che i dati pertinenti dovrebbero essere disaggregati.
Articolo 19 – paragrafo 1 – comma 2
480 630 000 EUR a prezzi correnti sono attinti dalla rubrica 3 "Sicurezza e cittadinanza" del quadro finanziario pluriennale e 150 936 000 EUR a prezzi correnti dalla rubrica 4 "Ruolo mondiale dell'Europa.
Gli stanziamenti necessari per il meccanismo unionale sono autorizzati gradualmente dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel contesto della procedura annuale di bilancio, tenendo nel debito conto tutti gli strumenti disponibili nel quadro del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio*, facendo ricorso, in particolare, allo strumento di flessibilità.
Commissioni associate
Pilar Ayuso, Zoltán Balczó, Ivo Belet, Biljana Borzan, Paul Brannen, Soledad Cabezón Ruiz, Nessa Childers, Birgit Collin-Langen, Miriam Dalli, Seb Dance, Angélique Delahaye, Stefan Eck, Bas Eickhout, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Gerben-Jan Gerbrandy, Jens Gieseke, Julie Girling, Sylvie Goddyn, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Jytte Guteland, György Hölvényi, Anneli Jäätteenmäki, Benedek Jávor, Urszula Krupa, Jo Leinen, Peter Liese, Lukas Mandl, Valentinas Mazuronis, Susanne Melior, Rory Palmer, Massimo Paolucci, Piernicola Pedicini, Bolesław G. Piecha, Pavel Poc, John Procter, Julia Reid, Annie Schreijer-Pierik, Davor Škrlec, Claudiu Ciprian Tănăsescu, Ivica Tolić, Nils Torvalds, Adina-Ioana Vălean, Damiano Zoffoli
Nikos Androulakis, Nicola Caputo, Esther Herranz García, Jan Huitema, Peter Jahr, Karol Karski, Ulrike Müller, Stanislav Polčák, Bart Staes, Dubravka Šuica, Tiemo Wölken
Gerben-Jan Gerbrandy, Anneli Jäätteenmäki, Valentinas Mazuronis, Ulrike Müller, Nils Torvalds
Pilar Ayuso, Ivo Belet, Birgit Collin-Langen, Angélique Delahaye, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Francesc Gambús, Elisabetta Gardini, Jens Gieseke, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Esther Herranz García, György Hölvényi, Peter Jahr, Peter Liese, Lukas Mandl, Stanislav Polčák, Annie Schreijer-Pierik, Ivica Tolić, Dubravka Šuica, Adina-Ioana Vălean
Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2018 Avviso legale

References: Articolo 1

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Articolo 5

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Articolo 21

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Articolo 3

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