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Timestamp: 2020-08-06 11:00:23+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 513 del 11/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 513 del 11/01/2017
Cassazione civile, sez. I, 11/01/2017, (ud. 16/11/2016, dep.11/01/2017), n. 513
sul ricorso 3081-2015 proposto da:
C.L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO
D’ITALIA, 19, presso l’avvocato BARBARA SANTESE, che lo rappresenta
e difende, giusta procura speciale per Notaio Dott. S.P.
di FOGGIA – Rep. n. 19384 del 21.10.2016;
avverso la sentenza n. 8595/2014 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di
ROMA, depositata il 11/04/2014;
16/11/2016 dal Consigliere Dott. TERRUSI FRANCESCO;
udito, per il ricorrente, l’Avvocato B. SANTESE che ha chiesto
CERONI FRANCESCA che ha concluso per l’inammissibilità, rigetto del
Con sentenza n. 8595-14 questa corte, pronunciando sul ricorso principale di G.P. e su quello incidentale condizionato di C.L.A., proposti avverso la sentenza n. 765 del 2011 della corte d’appello di Bari in controversia di divorzio tra le dette parti, ha disatteso i primi due motivi del ricorso principale e ne ha accolto un terzo, da essa individuato. Ha invece rigettato il ricorso incidentale.
Contro la sentenza C. ha proposto ricorso per revocazione, deducendo l’errore di fatto consistente nell’avere il collegio individuato, nel ricorso principale, e poi accolto, un terzo motivo viceversa inesistente, o comunque riferibile non alla decisione impugnata ma alla precedente sentenza n. 607 del 2010 della stesa corte d’appello di Bari, poi revocata da quella n. 765 del 2011 oggetto del ricorso per cassazione.
La causa, avviata in un primo tempo alla trattazione con rito camerale, è stata rimessa in pubblica udienza.
Il ricorso per revocazione è inammissibile, non essendo quello dedotto dal ricorrente qualificabile come errore di fatto nel senso di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4.
L’esistenza di un terzo motivo del ricorso principale è stata dalla sentenza n. 8595-14 dichiaratamente desunta in via di interpretazione dell’atto.
Ciò si evince dalla testuale premessa ivi leggibile, per cui “nel ricorso non sono indicati specificamente altri motivi di impugnazione, e tuttavia emerge con chiarezza che, nell’ultima parte del ricorso stesso, viene censurata la sentenza della corte d’appello, per violazione dell’art. 5, L. divorzio, con riferimento ai presupposti dell’assegno divorzile, non essendo stato considerato adeguatamente il divario tra i redditi delle parti”.
Come questa corte ha più volte affermato, in tema di revocazione, non si è in presenza di un errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, quando sia dedotta l’erronea valutazione di un elemento processuale, essendo esclusa dall’ambito della revocazione la sindacabilità di asseriti errori di giudizio formatisi sulla base di una decisione in punto di diritto (v. Sez. lav. n. 19926-14). Invero una sentenza di legittimità non può essere impugnata per revocazione in base all’assunto che il collegio abbia male compreso i motivi di ricorso, perchè un vizio di questo tipo costituirebbe un errore di giudizio, e non un errore di fatto (cfr. Sez. 6^-3 n. 9835-12; Sez. 2^ n. 14608-07).
Tale è la ragione per cui non giova al ricorrente insistere sul rilievo per cui la sentenza avrebbe confuso l’oggetto della censura con quanto invece indicato come attinente alla iniziale decisione di merito revocata. Resterebbe intatta la conseguenza appena evidenziata, in quanto un vizio di tal genere sarebbe comunque correlabile a un difetto di comprensione del motivo di ricorso, e dunque in un supposto errore di giudizio relativamente all’interpretazione dell’atto processuale, mai suscettibile di integrare gli estremi della revocazione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della prima sezione civile, il 16 novembre 2016.

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