Source: https://renatodisa.com/2014/07/16/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-10-luglio-2014-n-15861-lart-1-della-legge-4-maggio-1983-n-184-mira-a-garantire-il-diritto-del-minore-a-crescere-ed-essere-educato-nella-propria-famiglia/
Timestamp: 2018-11-13 22:36:33+00:00

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 10 luglio 2014, n.15861. L'art. 1 della legge 4 maggio 1983, n. 184 mira a garantire il diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia naturale attraverso la predisposizione d'interventi diretti a rimuovere l'insorgere di situazioni di difficoltà e di disagio che possano compromettere la crescita in essa del minore. Ha “carattere prioritario” il diritto del minore di crescere nell'ambito della famiglia di origine, previsto dall'art. 1 della legge n. 184 del 1983, onde di esso è consentito il sacrificio solo in presenza di una situazione di carenza di cure materiali e morali, da parte dei genitori e degli stretti congiunti, tale da pregiudicare in modo grave e non transeunte lo sviluppo e l'equilibrio psicofisico del minore stesso. Nel sistema della legge, la situazione di abbandono, quale presupposto necessario per la dichiarazione dello stato di adottabilità, comportando il sacrificio dell'esigenza primaria di crescita in seno alla famiglia biologica, è configurabile solo quando si accerti che la vita offerta al minore dai congiunti sia inadeguata al normale sviluppo psico-fisico, così da fare considerare la rescissione del legame familiare come strumento necessario per evitare un più grave pregiudizio. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 10 luglio 2014, n.15861. L’art. 1 della legge 4 maggio 1983, n. 184 mira a garantire il diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia naturale attraverso la predisposizione d’interventi diretti a rimuovere l’insorgere di situazioni di difficoltà e di disagio che possano compromettere la crescita in essa del minore. Ha “carattere prioritario” il diritto del minore di crescere nell’ambito della famiglia di origine, previsto dall’art. 1 della legge n. 184 del 1983, onde di esso è consentito il sacrificio solo in presenza di una situazione di carenza di cure materiali e morali, da parte dei genitori e degli stretti congiunti, tale da pregiudicare in modo grave e non transeunte lo sviluppo e l’equilibrio psicofisico del minore stesso. Nel sistema della legge, la situazione di abbandono, quale presupposto necessario per la dichiarazione dello stato di adottabilità, comportando il sacrificio dell’esigenza primaria di crescita in seno alla famiglia biologica, è configurabile solo quando si accerti che la vita offerta al minore dai congiunti sia inadeguata al normale sviluppo psico-fisico, così da fare considerare la rescissione del legame familiare come strumento necessario per evitare un più grave pregiudizio.
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sentenza 10 luglio 2014, n.15861
La Corte d’appello di Torino, sezione per i minorenni, con sentenza del 29 luglio 2013 ha respinto l’impugnazione proposta dai genitori C.D. e Ca.Da. e dalla nonna paterna M.A. avverso la sentenza del Tribunale per i minorenni di Torino, pronunciata in data 3 settembre 2012, la quale aveva dichiarato lo stato di adottabilità delle minori C.M. ed A. .
La corte territoriale ha ritenuto che la madre, come esposto dai consulenti d’ufficio, presenta una personalità inadeguata e carenze di accudimento verso le figlie, mostrando essa scarsa disponibilità a collaborare con i servizi sociali che hanno in carico gli altri due suoi figli, dei quali è stato disposto l’affidamento familiare.
Quanto al padre, la corte d’appello ha rilevato che il medesimo si astiene da oltre un anno dall’uso di sostanze alcoliche, sebbene il percorso di cura sia stato effettuato solo in modo passivo per disposizione dell’autorità giudiziaria e non per reale motivazione di cambiamento; mentre la scarsa comprensione del suo ruolo di padre potrebbe avere un’evoluzione positiva, ma incompatibile con i tempi di crescita delle minori.
Con riguardo alla nonna paterna, ha preso atto del rapporto significativo con la bambina più grande e della disponibilità manifestata ad occuparsi soltanto della stessa, anche per problemi economici.
Ha concluso – quale argomento “assolutamente assorbente” che sussiste lo stato di abbandono per entrambe, avendo le relazioni peritali evidenziato la necessità di fornire alle bambine un nucleo familiare in cui vivere insieme, dato il positivo legame fra loro esistente, esigenza che sarebbe invece disattesa in caso di affidamento della più grande (nata nel XXXX) alla nonna e di adozione della più piccola (nata nel (…)).
Propongono ricorso per cassazione C.D. e Ca.Da. , sulla base di due motivi.
Anche la nonna materna M.A. , con proprio ricorso, chiede la cassazione della sentenza, sulla base di due motivi.
Resiste con controricorso il curatore speciale delle minori.
Nei termini di cui all’art. 378 c.p.c., la M. ha altresì depositato memoria.
La richiamata valorizzazione del legame naturale – in una con la logica di gradualità e di sussidiarietà degli interventi che ispira la legge n. 184 del 1983, secondo la prospettiva, comune alle Carte e alle Convenzioni internazionali, che assegna all’istituto dell’adozione il carattere di estremo rimedio – rende necessario un “particolare rigore” nella valutazione della situazione di abbandono quale presupposto per la dichiarazione dello stato di adottabilità dello stesso, finalizzata esclusivamente all’obiettivo della tutela dei suoi interessi (Cass. 14 maggio 2005, n. 10126; 14 aprile 2006, n. 8877; e più di recente Cass. 22 novembre 2013, n. 26204).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-07-16T12:35:19+00:0016 luglio 2014|Cassazione civile 2014, Corte di Cassazione, Delle persone e della Famiglia, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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