Source: https://it.scribd.com/document/76688909/Programma-Del-Corso-Di-Diritto-Criminale-Tomo-7-12
Timestamp: 2019-10-19 19:48:08+00:00

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- 551 altri un contratto di vendita in virtu di quel mandato; o nel vendere si riferisce alla relazione dello esperto per
la descrizione dei beni o per In accertamento del prezzo; ne consegue che il mandato e la perizia si esibiscano necessariamente al notaro perch rimangano nel suo archivio e facciano parte integrale del contratto del quale si roga. Ora se avviene che uno interessato operi alterazione o sostituzione in quel mandato o in quella perizia per il fine di annullare la vendita, e di portare modificazioni alla vera convenzione con aumentare o diminuire il prezzo o gli stabili caduti in vendita senza peraltro portare la mano frauclolenta su quanto scrisse il notaro, nascer facilmente il dubbio interessantissimo se trattisi di falsit in pubblico clocnmento, o di falsita in scrittura privata.
Chi tenacemente aderisca alla primitiva natura del foglio sul quale B caduta la contraffazione, 1' alterazione, o la soppressione, dir che siamo in tesmini di falso privato. Io la penso diversamente. Il foglio privato ha acquistato novella vita giuridica quando venuto a far parte del pubblico istrumento, come l' uomo privato acquista nuova vita. quando viene investito di pubblico ufficio. Spesso il documento pubblico non dice niente, o almeno non determina il rapporto obbligatorio che B chiamato a creare. Tutta la sostanza del pubblico documento sta nella mappa, nella relazione, nei conteggi usciti da mano privata, che non si trascrivono dal notnru nel pubblico documento ma che si vogliono avere
-- 552 come se in quello fossero ripetuti e trascritti, L'uno con l' altro membro del documento che sorge si compenetra in guisa da rendersi impossibile scindere la unita giuridica che si B generata da quella fusione. E poichb repngnerebbs asseverare che il documento pubblico partecipi della natura del foglio privato che si connesso col medesimo bisogna dire che il documento privato B venuto a partecipare la natura del corpo principale al quale ha acceduto.
Tzle B la mia opinioiie. Laonde ho gia notato di sopra che sebbene in qualche caso pratico siasi veduto giudicare diversamente, il nolaro che ha dato una falsa estrattura autentica di un documento privato inserito in un contratto da lui ricevuto deve dirsi colpevole di falso in pubblico documento quantunque niente abbia alterato delle partitole del contratto che furono vergate da lui; ma abbia soltanto alterato il documento privato inserito nel suo contratto, certificando (a modo di esempio) che nella perizia inserita si contiene il fondo Semproniano come annesso al fondo Tusculano che solo era clescritto col, oppure che il mandato autorizzava a vendere per diecimila mentre in verit, autorizzava a vendere per seimila, e di fatto si era stipulata la vendita per il prezzo di seimila. In siffatte ipotesi vi ha doppia ragione di affermare il documento pubblico; si perchb la perizia od il mandato sono divenuti tali quando sono venuti a far parte di un pubblico documento ; s pcrchh la estrattura auten1 t,ica che rilascia il notaro in s 3 stessa un docu~iientopubblico ed B tale in ogni sua parte.
Ma perch la contaessione del documento privato col documento pubblico tramuti la natura di quello e lo renda pubblico ancor esso, sono necessarie due condizioni. La prima si t' che il documento pubblico al quale si B annesso il documento privato sin nato posteriormente a questo. La seconda condizione si B che trattisi di connessione giuridica; e non di una semplice connessione materiale od accidentale.
Non ammetto che la semplice connessione con un documento pubblico gi esistente basti ad attribuire i caratteri di pubblico docnmento alla scrittura privata che nasca in conseguenza di quello. La denaturazione giuridica concepibile per opera del susseguente sullo antecedente; sarebbe assrirdo lo immaginarla operata dallo antecedente sul szdsseguente. Percit ho gia detto che il notaro invitato a dar cognizione del contenuto di un suo atto in via di lettera o per altro scrittto non autenticato, quando in tali informazioni mentisca alterando nelle medesime il genuino contenuto dell' atto, non t' responsabile di falso pubblico, L'atto pubblico rimane vero ed inalterato. Ci che venne falsificato fu il foglio privato; ed imputi la parte a s medesima se si appagb di un foglio privato. Non tuttoci che da un publ~licoufficiale si scrive pubblico documento: pcrch egli lo faccia tale non basta che l'ufficio dia occasione di scrivere. Bisogna di pih che egli spie-
gl~inello scrivere yuella sua rlu;ilitti, e per virtir den medesima attribuisca fede pul~llica:t quolio che scrive. 5. 3839. Koppure ammetto che ai fini gravissimi qui coiitemplati basti una semplice connessione materiale od accidentale. La teorica del falso puljblico per connessione procede quando il documento privato acceda al documento pubblico in guisa che venga a formarne parte; non gi cluanclo il documento pubblico acceda al documento privato per una semplice connessione esteriore o parziale senza cIie Itt sosta~zzu quello venga a subire modificazione. l? redi golare che l'accessorio segua talvolta la natura del principale; diacilmente pub ammettersi clie i.1 principale segua la natura dell' accessorio. Potrit lo accessorio avere nella natura sua ynaIche condizione speciale, e questa potr conservare (malgrado l'accessione) in se stesso, quando possa in s stesso considerarsi come ente giuridicamente separato dal principale: ma trasferire nel principale quella sua condizione speciale non lo pub, perch la sua indole di accessorio non glielo consente. Spieghiamoci con esempi.
Un mandato od un inventario forinato per privata scrittura diviene accessorio al contratto nel quale inserito per farne parte: e sta bene che perda la sua primitiva natura di scritto privato per pigliare la natura del principale col quale si compenetra. Ma pu viceversa un atto pubblico nascere
come accessorio ad un documento privato ed allora I'atto pubblico sar, finche in se stesso si guardi, un documento pubblico; ma non muter la natura dell'atto al quale ha accedato, e questo rimarr sempre a tutti i fini una scrittura privata. Un chirografo di confessione di debito pu essere sottoposto alla recogni5ione di @ m a per opera di notaro: puO essere sottoposto alla ?*egistrazione all' ufficio di ci6 incaricato. Quella recognizione e quella registrazione sono opera di pubblico ufficiale esercente 1' ufficio suo : l' una rende certa la fivma; l' altra rende certa la data del foglio privato : l' uno e l' altro sono documenti pubblici ma limitativamente a quello che per loro si comprova; e se il loro corpo subir alterazione si avrh falsificazione di pubblico documento. Ma se il notaro con la prima, e l' uficiale del registro con la seconda hanno consegnato alla fede pubblica Ia firma e la data esistenti in quella carta, tutto il rimanente di questa, tutta la sua sostanza, tutte le convenzioni che contiene e le obbligazioni che pu generare rimangono sempre consegnate alla sola fede p-ivata. Il pubblico crede alla verit della firma e della. data per la testificazione del pubblico ufficiale; ma se ama di credere alla verit del contenuto nel corpo della scrittura, vi crede soltanto perchb ha fede nel privato che la verg. Chi dunque adulteri o sopprima un foglio privato B reo di falsit in scrittura p*ivata quantunque cli quel foglio si fosse suggellata con fede pubblica la firma merce la recognizione notarile, o la data merce la re'istrazione.
Lo stesso dir delle lettere, Una lettera di privato
documento privato: ma quando B consegnata allo
ufficio postale lo impiegatu di quest' ufficio v' imprime sopra un marchio denotante il luogo ed il giorno della consegna; ed un altro poscia ve ne appone un secondo impiegato denotante il Zuogo ed il giorno dell'arrivo di quella lettera. Ora io penso che il magister postalis sia un pubblico ufficiale quando esercita yuell'atto di segnare con gli appositi strumenti consegnati a lui dal Governo quella data di luogo o di tempo. Certo B che quel marchio fa fede in faccia a tutti del giorno e Iuogo di partenza ed arrivo di quella lettera. Io penso che fnqui si abbia in quel marchio un documento pubblico ; e che se taluno a pravo fine con falsi strumenti imiti il contrassegno postale apponendo10 sopra una lettera per darle una data mentita esso si renda colpevole di falso in pubblico documento. Ma anche ammesso ci sarebbe assurdo affermare che la lettera fosse nella sostanza. sua divenuta un documento pubblico: tutto il contenuto di lei rimane sotto la mera fecle privata dello scrivente, n& a quello attribuisce fecle pubblica il marchio del pubblico ufficiale. Laonde clii poscia alteri o sopprima quella lettera rimane sempre debitore di falso in privata scrittura; n pu elevarsi la sua responsabilitci. perch8 a quella lettera fosse apposto il segno postale. Quando 1' aclulterazione colpisce direttamenie il segno, questo viene aggredito come principale, e la sua natura di atto pubblico si comtinica al falso che
ha per suo oggettivo giuridico I' atto pubblico. Ma quando il falso aggredisce non il segno come principale, ma la lettera che b rimasta documento privato e non ha mutato natura per quella accidentalitj esteriore, il falso rimane privato (1). Sembreri forse che io vada in troppe minuzie e specialit: ma la materia B si vasta, cosi complicata e variabile, che forse non ho toccato che una piccola parte delle molteplici questioni che pu presentare, mentre la dottrina scientifica aspetta tuttavia una costruzione completa ordinata sopra principii costanti.
(1) Questo caso potr essere pi raro oggidi per la moderna irivenzione d 7involgere le lettere in btcste: costume pi elegante s e vuolsi, ma indubilatamente pi improvvido, percb rende impossibile fornire una lettera di data certa. Ci non ostante quel17 uso non cos assoliito da, ridurre affatto inutile la queslione del marchio postale ai fini del fi~lso,peroh: gli uomini prudenti quando scrivono letlere relative ad affari sentono i l bisogno di certificarne la data, e disprezzando la moda spediscono le lettere uII' uso antico; e cosi rimane possibile il dubbio che qui Iio preso ad esame.
Questo secondo estremo del falso pubblico p e ~ con~zessione, da me venne espresso con la forche mula doversi trattare di connessione giuridica, ha bisogno di qualche dilucidazione. Incomincio dall' osservare che il documento non % il foglio di carta. ina ! scritto su quello. Osservazione ser~plicissima o e intuitiva, ma che talvolta sfugge. Una carta sulla quale vergato on clocumento pubblico non e rin documento pubblico in tutto il suo corpo e in tutta
- 508 la sua materialith. I1 documento pubblico comincia dove esordisce lo scritto destinato a fjre pubblica fede e finisce con quello. Ponete che su quella medesima carta anche lo stesso pubblico ufficiale verghi qualche altra cosa non connessa alla vita intima del documento, e dovrete riconoscere che quella carta contiene in parte una scrittura privata. Poriiarrto che io ordini al mio notaro lo estratto autentico (li rin documento: e spedisca il servo a prenderlo con ordine di soddisfarne spese e onorari. Il notaro consegna al mio servo lo estratto autentico; poi piglia un foglietto vi fa un appunto delle venti lire che sono il prezzo di quella estrattura; riceve la somma dal mio servo ed a lui rilascia il foglietto yuietanzato. I1 servo per carpirmi altre venti lire converte su quella notula il venti in quaranta. Ha egli falsato un pubblico documento ? Io sostengo che no : perchb quella notula B emessa dal notaro nel suo privato interesse e non ha nessuna fede pzcbblica: essa ha tanta fede quanta ne avrebbe la ricevuta di un altro particolare qualsiasi. Ora se per avventura il notaro invece di scrivere quella notula sopra un foglietto separato l' avesse vergata a tergo della stessa estrattura, diverrebbe essa per ci un atto autentico? Mi parrebbe un gretto materialismo lo asserirlo. Quella notula non ha nessuna connessione con la vita gizhridica del documento autentico : vi ha una connessione puramente occasionale ed accidentale, ma non fa parte della sua sostanza : lo essere vergata sullo stesso foglio di carta dove vergato il documento pul~blicole aggiunge una connessione puramente rnccteriale con quel docu-
- 559 mento; ma questa materialit non ne modifica la natura e le condizioni giuridiche.
Una volta accettato il principio ( irrecusabile in punto astratto, salvo a discuterne la applicazione ) che non tatti gli scritti vergati da un pubblico ufficiale sono documenti pubblici, bisogna accettare la conseguenza che quando un foglio vergato dal pubblico ufficiale ha due parti, due sostanze diverse, due diverse destinazioni, pu benissimo in una parte di quello scritto esistere un doczcmetzto pubblico e non trovarsi in un' altra parte che un docztmento privato. Questa B una verith clie come principio generale non credo assolutamente si possa impugnare.
Molti saranno i casi nei quali 1' applicazione cli quella verit sarti cotanto sensibile da non potersi neppure proporre un serio dubbio in contrario. Vc ne saranno per altri nei quali potranno divergere le opinioni in quanto alla conveniente applicazione di quel principio. Ma troppo lungo sarebbe volerne clare una diffusa enumerazione. Pure mi piace firmarmi sopra uno di questi per la frequenza che otire nella pratica.
t;. 3846.
A molti pubblici contabili 1' autorit superiore consegna dei registri in forma di libri o quaderni,
distinti in ciascuna pagina a due colonne. Nella colonna a sinistra, che chiamasi siaadre o nzat~*ice, sta segnato in distinte caselle il dare di ciascun contribuente. La colonna a destra, chiamata la figlia, 6 in bianco; ed il contabile a mano a mano che riscuote vi scrive la somma incassata, indi la firma, e consegna quel brano di foglio, staccandolo dal registro, come ricevuta al contribuente. Ora in questi libri la matrice 6 senza dubbio un documento pubblico. Essa S destinata a fare perpetua fede in faccia al pubblico non solo dei rapporti fra 1' amministrazione ed il contabile, ma anche dei rapporti fra 1' anrministrazione e tutti i contribuenti. Qualora il contabile alteri la matrice si rende colpevole di falso in pubblico documento. Ma quando quel contabile verga sulla figlia i numeri indicanti il ricevuto pagamento, e quindi staccata la consegna al contribuente, io non so persuadermi davvero che egli crei in quel fogliolino un documento pubblico, cosicchh una alterazione caduta su quello debba essere punita alla stregua dei falsi pubblici. Nelle forme esteriori non concorrono solennit delle quali il rispetto interessi l' universale: la qualit di pubblico documento dovrebbe dunque cercarsi nella sostanza di quel piccolo foglio e nella sua desttfiasionc? ed effetto. Ma se la matrice 13 destinata a far fede in faccia a tutti i cittadini, ed i suoi effetti interessano la pubblica amrninistrazionc, non B cosi della ricevuta. Essa non B destinata ad altro che a regolare gl' interessi fra il contribuente ed il contabile nella sua qualit di individuo responsabile in proprio del non esatto e dei sucpe~esatlo del rton esat: to in faccia ali' aniministrazione, del superesatto in
faccia al contribuente: non ha effito alcuno contro la pubblica amministrazione, per la quale in ogni caso di difformit il documento autentico & la sola matrice. Nessuno interesse universale si rappresenta pertanto da quel pezzo di carta n& per la esterna sua forma, n& pel suo interno valore: per me un documento privato: n& pu renderlo documento pubblico la firma del pubblico ufficiale, perch questa egli emette nel solo suo pe?*sonuZe inte?*esse e come una confessione di debito personale che a niente impegna la pubblica amministrazione.
Ma guardisi pi da presso 3a ipotesi della falsificazione di quel fogliolino: chi sar che la commetta? Porse i1 contribuente stesso per tentare una frodolenta ripetizione di indebito? & una vertenza tutta privata nella quale la forma esterna non supplisce al difetto di pubblico interesse nella sostanza. Forse lo stesso contabile, il quale ingannando il contribuente sulla qnantith del dazio ha percetio lire quaranta mentre lo stato autentico dava debito a quello di lire venti soltanto? I1 titolo di reato che incontra questo fatto pronto. Esso (5.2372) una coizcztssio~zeimplicita, e la relativa pena inevitabilmente lo colpir. Ma come pu aggiungersi il falso a simile fatto ? , Cosa ha vergato egli il contabile sulla ricevuta? Non vi sono che due ipotesi: o egli ha fatto la ricevuta conforme alla matrice, ed Q regolare, e il delitto si & consumato col fatto successivo, quando egli profittando dello idiotismo del contribuente lo ha persuaso che doveva dare pii1 di VOL.VII. 36
- 562 quello che portava la matrice e la ricevuta; ed allora B un mero falso veinbule che accompagna la concussione, e che B costantemente un ~zecessmio contenuto di tutte le co?zcussioniaiqlicite, per la natura stessa di questo reato la quale rende impossibile concepirne la figura senza supporre un inganno,: o invece egli ha dato in mano al contribuente la piova del proprio delitto segnando sulla ricevuta la vera somma percetta; e io dico che qui non vi it falso. I1 fatto che doveva rappresentare la ricevuta era il pagamento o totale o parziale ottenuto dal contabile : si B percetto quaranta, si fatta una ricevuta di quaranta. Dove 8,io dimando, la immutazione del vero? Parve a taluno che il falso consistesse nel non essere la figlia cntzforwze alla madre: ma questo uno equivoco. La figlia non B destinata a servir di copia alla madre. Ci6 avviene nei mandati di pagamento dei camarlinghi, i quali sono appunto clocumenti pubblici perchk la loro destinazione B precisamente quella di rappresentare ai contribuenti la tassa imposta loro dalla pubblica amministrazione : ma nelle ricevute non cosl. Esse non sono destinate ad avvertire il contribuente di ci6 che deve pagare; ma a dargli la prova di ci die ha jgngccto. Due distinti sono i fatti che si devono rappresentare da quelle due parti del foglio. La madre deve rappresentare il debito del cittadino; e poich qui rimasc genuina ed inalterata non vi falsitu. Tutto diverso 6 il fatto che deve rappresentare In figlia: essa zcs~iccm7ente destinata ad uccertarc? il pagcln~izcnto eseguito dal contribuente : e clnando a clii sborsa quaranta si d un riscontro che accerta avere egli pagato quaranta, simile ri-
scontro accerta la ve)*it, come realmente avvenuta, e non evvi falso. D' altronde in questa ultima ipotesi vorrei si dicesse dove B il danno anche meramente possibile che nasce dalla carta pretesa falsa: e credo che sia impossibile darmi risposta a questa interpellanza. I1 danno nato pur troppo dallo esigere pi del debito, e qui sta il delitto di concussione. Ma il contabile con emettere una ricevuta la quale precisamente attesta il di pi pagato non 9fatto danno alla amministrazione, la quale non responsabile che della matrice: non si B fatto danno al contribuente, al quale si B posta in mano la prova del suo pagamento: tutto il danno ne risulta a carico dello stesso contabile che in tal guisa ha posto in essere la prova docnmentale del proprio delitto. E come pud punirsi qual colpevole di falso strumentale colui che verga in conformit del vero la confessione di un reato da lui commesso? Simile concetto pare a me che non sia soltanto insostenibile giuridicamente, ma che piuttosto tocchi 1' assurdo. Questa digressione ho voluto fare per dare un saggio delle molteplici e delicate questioni nelle quali si svolge praticamente la difficile materia clel falso. A volerne dire di piU occorrerebbe un ~ 0 1 ~ minoso trattato.
Penalit del fctlso ciocu??lcntale.
Ai respettivi luoghi dielumo i cenni occorrenti a rlescrivere le varie peilalita niinacciate contro le
- 564 innumerevoli forme della falsit, che sviluppano ora la frode, ora la diffamazione, ora la calunnia, ora la soppressione di stato, ora la vendita di fumo, ora la falsa testimonianza, ora la seduzione, ora i1 falso nummario: al luogo opportuno accennammo aIIe penalit del falso caduto in scrittura privata: e test8 parlainmo ancora delle penalit minacciate contro i falsi passaporti e certificati, ed altri falsi pubblici eccezionali. Altro qui dunque non rimane se non a dettare succinti ricordi sulla storia delle penaliti serbate alla forma ordinaria e pi grave del falso in pz6bOZico docanzento.
Nell' antica Roma non si ebbero delimitazioni nettamente tracciate tra il falso in scrittura pz6bbliccc ed il falso in scrittura privata. Diversi editti, rescritti e leggi (fra le quali resto culminante la famosa legge Cot-nelia de fulsis) avevano designata ora 1' una ora 1' altra forma di falsit, e minacciato le punizioni secondo che veniva suggerendo il bisogno, e senza nessuna obbedienza ad un principio scientifico, E, coerentemente al sistema dei giudizi criminali romani, i casi che erano previsti da qualche legge speciale si perseguitavano nei giudizi pubblici detti ordinarii; mentre tutte le altre falsita nocevoli che da legge speciale non erano contemplate si perseguitavano in giudizi struorditaari sotto il titolo indefinito cli stellionato (1). La pena orciinaria del falso fu la deportazione contro i liberi e l' ultimo supplizio contro i servi: la straordinaria era l i ~ o ~ 0 d 0achissi, lo esilio, la fustigazione, od 7 il carcere (2).
(1) Ho altrove notato che per universale consenso (S. 2356) degli eruditi deve tenersi che i Romani desumessero la parola stellionato dalla nota lucertola detta s t e l l i ~ ,ed ho avvertito che $1' interpetri si sono divisi intorno la ragione di quella assimilazionei sognandosi da alcuni che questo animale sia dotato di straordinaria callidit; e da altri supponendosi che si volesse indicare la rnutabilit& del colore come analoga alla versalilit del colpevole. Altre ipotesi sugger P a n cir o l o (le rebus deperditis, pcrg. 40. b1a io penso che questa analogia si trovasse non col colpevole, n6 col suo fatto, ma piutlosto con la stessa azione penale in quanto tali delitti non si perseguitavano con un7 azione certa e di forme ed effetti costanti ma perpetuamente variabili. In questo mio modo di vedere la versatilit alluderebbe piutlosto alle condizioni giuridiche della persecuzione che non alla mutabilit del fatto. (2) H e l l f e I d jurispricdentin forensis lib. 48, lit. 1 0 , S. 2067 A n t o n iiI a t t h e o de crivtinibus lih. 48, tit. 7 V o e t ad Pandec-tas lib. 48, n. 8 S t r u v i o synlag~itcc juris civilis exercitatio 49, lit. D, pag. 1101, col. 2 Ma ur i s s e n recitationes Lovanienses lib. 48, lit. 10, pag. 385, vol. 5 ivi Poena aliqiiando fuit deportati0 et con-
fiscati~ omniun, onorum, aliquando condernnatio a d bcstias, aliqunndo ultimzlm suppliciunz. bla i pi accurati
in1erpetr.i tentarono di conciliare quella incertezza di peiialilk con la distinzione fra giudizi ordinari e giudizi straordinari ( P I a t n e r quaestiones de jure crinzinza)t Romano quaest. 6 , cap. 1, png. 221 G r i v e Il i o decisione$ Dolanae decis. 101, n . 8 ) e poiclib sembra che la legge Cornelia avesse due soli capi, l'uno relativo ai testanzcnti e l' altro alle monete, cos ne avvenne che i u antlco tutti i falsi nei contralti si dicessero atellionati. Ia poscia, emanato speciali leggi contro questa o contro quella forma di falso, da ci nacque la varieth delle pene, e il titolo di stelltonato (serbato sempre ai falsi innominali )j venne via via diradando : L e y s e r meditationes i11pande'ctas spec. 557 P u t t m a n 11 zle~ne?il(c
r7 le leggi harLariclrc3 ricorderemo i" editto di c Teadorico che 3 cap.29 o 41 minaccin~a 1 contro il falso la pena capitale. La legge Kiprlaria al tiiola 39, g. 3, ordinava alternamente una multa od i1 taglio del pollice, La Loilpobardica al lih. 1 tit. 23, P :t1 , lib. 2 tit. 51, e al lib, 11, iit. 55 jl taglio della, mmo. , La legge dei Visigoti lib. 7, tit. 5, 5. t , xiiinacciava la confisca delia, metii dei beni o il taglio della rnano secondo la condizione del falsario, quando trattavasi di falsiiicazionc di rcscritti sovrani: e la confisca del quarto (C;. 2 ) yuando trattavasi di altri documenti ; e in caso d?insolvenza addiceva il fa]sario in serviti1 al danaoggiato, ~g,giungexido tutti in i casi la pena di cento frustate. E notabile che a n ~ che (pesta legge equiparava il falso per soppressione a1 falso per alterazione e per fahhricazione.
La carolina allkrt. ii2 m0110 commise nll'arhitrio del giudice noIIa punizione di questo reato (1) ivi - corpornlena ca~~italemyzte scczclzdw~v, mujtts e1 u~zijzzlsfcr,l.s.ccti, rnalicbsi et pcriziciosi faci?aoris, Z6nhito jurissperital~aim consilio, cczcf qdcenlui?t?zodzcn~
circa jiizam hzgus caizstitzctionis ntenzo~nl7cv;370~?za9?zf@(ira?aG, s~~s6bfiiineu?zlque. Laonde la pratica Ger-
manica nel punire il delitto di falso scrittuzialc perorse tutta la scala della pcnczlita, irrogando ora la multa, ora il carcere, OR, la rologaziono, ortt la fu-
sbigazione, ora la morte. Ma b notabile che nel valutare il i~~zajz~s mi~zzhsvefalsalzc~a,suggerito dallo Imperatore come criterio misuratore, non si tenne conto gran fatto in quella pratica della distinzione fra documento pubblico e documento privato.
(1) Ko c k institutiones j u r . criln. $. 538 P u t t n] a n n elsmenta j u r . crina. $. 540 il1 e i s t e r principia juris criminnlis S. 208 E n g a u elementa jur. criw~.S. 444 R r e s s in Carolincem art. 112, $. 9 S t r y k i o tcsus modernus lib. 48, tit. 10, S. 3 B o e h m e r o elementa juris criminalis $. 629 W e r n h e r observntionuir~ P a r s 9, oserv. 205. Anche la pena del taglio della mano fu in uso contro i falsarii in qualche regione della Germania. Laonde Si m o n e P i s t o r fobservationes sinyulures, observntio 188) il dubbio se questa pena potesse inflig gersi a chi gi era privo di una mano.
Gli statuti dettati nei tempi di mezzo alle diverse provincie di Europa mantennero questa varieth ed elasticit di punizioni :necessitata in questa materia dalla natura infinitamente variabile e proteiforme del reato di falso, e dal non essersi ancora merce le elaborazioni della scienza tracciate nettamente le linee di delimitazione fra caso e caso. Laoncle studiando i monumenti giudiciarii e le dottrine pratiche dei diversi paesi intorno la punizione del falso (1) ferisce la mente una continua oscillazione dal sommo rigore alla infima benignit.
(1) le n o c li i o de ~ r ~ i t r a r i icas. 506 - C l a r o itr s $. falsztnz., vers. sed qtcciero G r a m m a t i c o decis. 27
et 56 C a c h e r a n o decis. 1 9 L u d o v i c o decisones Lucenses decis. 15 C h r i s t i n e o decis. 199, n. 4 La r r e a allegat. 96 et 97 Ca p y c i u s decis. 150, n. 21 A f f l i C t o decis. 21, n. 8, ct decis. 42, n. 1 7 C o nc i o l o a d Stututunz Eztgubii lib. 4, nlbr. 46, n. 14. Anche per le antiche leggi Toscane la pena del falso in pubblici documenti si spingeva fino alla morte; laonde il S a b e l l i nel suo reperlorio $. fnlsitns n. 9 , ricorda come eccezionale il caso di un pubblico uficiale condannalo alla sola pena della galera in Firenze ; e che poscia otlenne la commutazione in esilio; ed avverte i falsari a non prendere incoraggiamento da questo esempio essendosi usato tanto favore a colui per protezione e perch aveva la moglie bella. NeIla repubblica Veneta un decreto del Maggior Consiglio del 30 novembre 1542 ( l e g g i crimitzuli del serenissinto doniinio Venelo pag. 40 ) minacci il taglio della mano a chi avesse prodotto in un giudizio civile o criminale un falso documento. Le antiche Ordinanze Portoghesi minacciavano la pena di morte contro la falsificazione di pubblici documenti, e dieci anni di deportazione in Affrica contro chi avesse scientemente fatto uso di tali documenti falsificati : Y e l l io institutiowes juris criminalis Lusitani lil. 5, S. 3. Nella Spagna le leggi minacciavano 1' esilio, ma la pratica aveva reso la pena arbitraria: L a r r e a allegati0 97, n. 1 et 2. Anche l'antico codice Estense al lib. 5, tit. 13, $. 1 puniva di morte il notaro falsario, ed al successivo S. 7 puniva di morte il privato per la sola ialsificazione di rescritti ducali. Fra le prammatiche clell' antico Reguo di Napoli sono notabili quella del 22 ottobre 1567, del 23 settembre 1597, del 12 giugno 1607, del 21 agosto 1688, del 26 marzo 1691, le quali conti.o le falsit comiuesse in fogli mercantili prodigavano la pena di morte : A I f e n o V a r i o lit, 77, vol. 2. Lo Statuto Eugubino f lib. 4, rubrica 46 ) minacciava alternamente una multa di trecento scudi, la fustigazione e l' esilio ai privati, e il taglio della niano al notaro. Lo Statuto di Lucca del 1308 fli6. 5, cap. 96) minacciava contro il falso nei pubblici contratti una
multa di duecento lire, e / c a p . 105) il taglio della mano contro il notaro. Lo Statuio Bolognese al lib. 5, rubrica. 34, minacciava contro il notaro falsificatore la di cinquecento lire per la prima volta ed il vivicomburio in caso di recidiva
In Francia trov forse prima che altrove un effetto permanente e costante la distinzione tra falso in scrittura pubblica e falso in scrittura privata. E infatti 1' editto del 24 maggio 2680 dichiarava punibili di morte i falsarii quando i giudici lo credcssero conveniente. Ma secondo V o u g l a n s (trccit des crcmes et de leurs peines tit. 6, cap. 2,pag. 623) pare si distinguesse fra falso giudiciale e falso s t ~ a giudiciale: e mentre al primo si referiva 1' editto del I6S0 si provvedesse diversamente in quanto agli altri, secondo i casi; cio 1.O Quando erano commessi dai curati e parrochi negli atti dello stato civile raramente infliggerasi la pena capitale 2.0 Quando erano commessi dai notari nei contratti e testamenti, per la ordinanza del 1531 si punivano inesorabilmente di morte :escluso perb il falso ideologico, per il quale nessuna pena s' infliggeva ai privati, e soltanto un monito contro il notaro 3 0 Quando erano commessi dai privati su docu. menti regii o pubblici per la dichiarazione del maggio 2720 si punivano inesorabilmente di morte senza distinzione fra danno maggiore o minore avvenuto ci non avvenuto - 4."Finalmente se erano cadnti sopra altre scritture s'irrogava in virti della ultima parte clell'editto 1680 o la galera o lo esilio tanto se 1' autore del falso fosse un privato citta-
dino quanto ancora sa fosse un puljblieo uffici:iIc, clie peraItro non avesse dato ailct scrittura il carattere di pubblico documento (i). Come ognuno vede la economia penaIe delle antiche ordinanze di Francia ( salvo lo abbassamento del grado superiore di pena) cluella istessa che fu poi trapiantata nel codice penale clel 1510 ed in tutti gli altri contemporanei che pigliarono a loro modello il codice penale di Francia.
(1) J o u s s e juslice cri?nittelle vol. 3,pag. 547 S e rp i l l o n code crlminel vol. 1, prrg. 149 R o u s s e u u t1 d e l a C o m h e maliZres criniinelles png, 45 Br ill on dictionnaire des a r r l t s vol. 3, pcrg. 263, mot fauo, n. 2%; ove al n. 23, ricorda parecchie reiudicate cile stabilirono doversi la sentenza civile pronunziare sempre contro colui che avesse prodotto un falso documento, quantuiiquc lo assistesse tutta la ragione nel merito; ed altre che dissero doversi la pena ordinaria applicare quantunque il falso documento prodotto in giustizia niente avesse influito sulla decisione della causa. Vedasi P a p o n i o a~a?leslorz~m 1, lib. tit. 5, n. 44;et lib. 9, tit. 10, n. 1; et lib. 22, tit. 12, n. 3 et 5.
Il codice penale Toscano, come si B gi notato infligge 811' art. 244 e 245 contro il falso pubblico una pena che pu spaziare dal minimo di diciotto mesi di carcere fino al massimo cli quindici anni di casa di forza. I codice Sardo, agli articoli 341 e 1 seguenti, scende ad una complicatissirna enumerazionc di casi distinguendo tra falsificazioni di origifiali o di copie, e falsibcazioni di s o s l u ~ ~ adi o data: le pene che minaccia sono nei casi orclinari
la reeolosione al ininimo di cinque anni o l galera al i massimo di venti anni. Ammette per6 che possa scendersi al carcere quando trattasi di semplice alterazione di data non pregiudicevole ai terzi. Analoghe sono le penaUti (1) stabilite dagli altri codici
(1) 11 falso in documenro pubblico punito dal codicc Prussiano ( S . 261 ) con sei mesi di csrcerc fino a dieci anni di casa di forza; dall' Austriaco ($S. 199, 202, 205, 320, lett fJ da Ire giorni di arresto a dieci anni di carcere duro; dal Bavarese del 1813 (art. 557 ) con olto fino a dodici ailui di casa di forza; dal. Vodese (art. 178) con la reclusione da sei mesi a sei anui; dal Neuchaleilese ( art. 122) con la delonzione coli lavoro forzato da sei mesi a sei anni; dal FriI~urghese(art. 135) con i lavori forzali da sei mesi a sei anni; dal Vallese (arl. 379) con la reclusione da sei mesi a sei anni ;dai Belga ( art. 198) con la reclusione da cinque :r dieci anni ; dallo Svedese ( cap. 12, $. 1 e segg. ) con i Invori forzati da sei mesi a otto anni ;dal Portogliese (art. 216) coi lavori pubblici a tempo; dallo Spagnolo ( ari. 227 ) cal presidio maggiore e multa fino a mille d i ~ o s ;dal Boliviano (art. 554 ) coi lavori pul>blici da cinquc a dieci anni; dallo Jouico ( a r t . 479) con i lavori pubblici da tre a dieci anni; dal Mnllese (art. 174) coi lavori forzeti da tredici mesi U, due anni ; dal Sanmarinese (art. 565 ) con la prigionia da cinque a sette anni ;e dal Recolamento Grcgoriailo (art. 230) con la galera da cinque a dieci anni.
La graduazione della pena nel falso pubblico costruisce il codice Toscano con la nota sua distii~zione fra caso gra.vc, e caso leggiero; sulla quale distinzione ho giti esposto pii1 volte il mio pensiero. Qui davc
aggiungere che la formula nostra caso leggiero non equivale (come a prima giunta potrebbe sembrare) alla formula concorso di circostanze atte.izumzti usata in termini generali dal codice Francese, e nel tema speciale del falso pubblico dal codice Prussiano (l) all' art. 231. Le circostanze attenuanti possono emergere ancora da ci6 che B est~hzsecoal fatto criminoso, come vita anteatta, benemerenza, urgenti bisogni, inferma salute, e simili. &la la leggeyexza del caso deve (almeno come io la intendo) connettersi alle condizioni iiztri?zseche del fatto colpevole. La numerosa famiglia, la salute pericolante, ed altre simili personalit, non hanno il peso di un atomo per convertire un caso grave per sua natura in un caso le,g' iero. m
(1) Singolarissimi, inauditi ed esorbitanti di severit sono gli art. 252 e 255 del codice Prussiano ; i quali contemplano il falso ideologico commesso in un documento per comune consenso di tutte le parti; spingendone la pena fino a dieci anni di casa di forza se procedettero dal fine di ottenere a sB nzedesinri un vantaggio oppunrz di recare pregiudizio ad :iltri; ed elevando a delitto all' art. 25ti ariche le dichiarazioni mendaci fatte di comune accordo tra le parti avanti un 110taro senza il fine di trarne vantaggio n di nuocere ad altri; nel qual caso limitano la pena a sei rilesi di carcere. Queste disposizioni che hanno del quacquero e del puritano, s e fossero pubblicate fra noi sconvolgerebbero tutte le giornaliere contrattazioni. ]O questo un concetto che aberra dai cardini del giure penale, poich converte la bugia in delitto. I1 piltore che ha dipinto un quadro per venderlo E stretto dal bisogno, e scende a darlo per cento franchi; ma non vuole che cada in discredito il suo pennello; brama tenerlo alto per farci ben pagare un secondo quadro da un nuovo avven-
tore; ed esige che si stipiili il contratto di quella vendila per il prezzo di franchi duemila: il nolaro lo sa e s e ne roga. Lo stesso fanno ogni giorno le cantanti di teatro. Il codice Prussianomanda per dieci anni in casa di forza venditore, compratore, e notaro. Tra noi il nostro senso giiiridioo repugnerebbe a deltare una pena anche di pochi giorui d carcere. Quelle sanzioni sonosi riprodotte con poca modificazione nel Progetto della Confederazione del Nord agli art. 266 e 267. ilfa pare a m e cos esorbitante il pensiero che a prima giunta presenta il contesto di quelle disposizioni da non credere agli stessi miei sensi e da dubitare di una inesaltezza di traduzione. Se il notaro registra nel contratto fatti diversi da quelli avvenzcti damanti a lui; o dichiarazioni diverse da quelle a lui consegnate per essere registrate nel contratto vi delitto gravissimo senza dubbio ; vi falso materiale nel documento, perch la materialitd della quale il documento doveva essere lo specchio fedele vi 13 infedelmente riprodotta: e qui sta bene la casa di forza o la galera. l\la punire con la galera le bugie dette di comune accordo da due contraenti o da un testatore ad un notaro, e da questo scritte esattarnenle come a lui furono dettate : ( lo ripeto) una esorbitanza ; ed aberra poi simile concetto dai cardini fondamentiili del giure penale quando quella pena s' infligge anche d o m ntanca ogni possibilitd d i pregiudizio altrui. Allora si va nel pretto ascetismo, e si guarda il pubblico ufficiale come un gran sacerdote al quale i cittadini si debbono genuflettere e non altro dire! che la verit sotto le pi terribili pene. E pure tale sarebbe il senso che apparirebbe da quelle triiduzioni. L'alternativa dell' art. 252 nel codice Prussiano noti lascia campo ag17interpetri. Esuli pure dalla nzendace dicl~iarazione fatta .al notaro ogni prava intenzione di nuocere od altri: ad incorrere dieci anni di casa di forza basta che qiiella dicl~iarc~zione nlendace fosse diretta a procurare un vantaggio a sd o ad a l t r i quantunque senza possibile nocilmento di alcuno. Io ho imprestato mille tallevi ad iin amico riportandone confessione di debito mediante contratto. Libero
tiispositore del mio, vojIio fargliene un rlonativo, e tic-siiria legge me Io vieta; ma per convenienli iiguardi di clelicdlcnz~i dispiace che da un pubblico contratto apparisca la donazione, umiliante forse per l' amico mio. Cosa si fa in quccli casi da iutii i galanluoruini? Si conrparicce avanti un noloro, e i n io dichiaro all'arnico accettante di avere ricevuto da lui la restituzione dei rnille talleri in denaro effettivo: e i1 notar0 si roga di quell' atto di ricevimento. Ecco una dicl~inrrrziorre mendace. L amico ed io abbiamo frtlto i l r guisa clic la f i l s t r ' diciiiarcisione sia constatata in un pubbiico docuruenio : eccoci soito la lettera dell' art. 262. Lo abbiamo fatto i n visla d i proczcrnre un vrcwtciggio, egli a se, io ad allri. Ci sovrasta driurlue la pena di dieci anni di casa di forz:~. Piir siucolare S i( caso dell'art. 235 dove si presuppone che la mendace dichiarazione non sia 1." n& rli nocitaento a d tileuno 2 4 n di vaiztcrggio a noi . S.%k di vtr~rttcgyio ad altri: eppure si punisce corporalmentc pcr il peccato della bugia detta in faccia al gran sacerdote. Io sarei in primo luogo curiosissimo di trovare il caso concreto tici quale si puii configurare quella specialissima ipotesi di una bugia inutile n tutti e innocua per tutti :e quando poi fossi giunto a farmi una idea di sinrile ipotesi dimanderei dove sia il criterio politico della criininosit in quella menzogna ! N vale obiettare che si d uzcte~zticitcalla rrienzogna, e ci deve impedirsi. Questo E uno equivoco ulteriore. Alla rirenzogna si dB aittentz'citd quando il nolaro dice /LO vedtilo contrrre il denftro, oppurc Lo udito d i r qitesto, c. non sussisteva n& la conlazione del denaro n& il detto. Quvslo si clie k un falso punibile, perchij si constata come vera una materialil che non ebbe inni sussistenza. E qriella contazione, e quella dichiarazione non si possono coiiirridire dui tcrzi senza inscrizione in falso contro il docurneri(o, pcrcht: aulcilticaniente provate dal metlcsimo. Ma quando io nieadiiocnienle dichiaro al tabellioue fatti giti uuvenctti, egli scrivendo la niia dictiiarazionc non $nnsltrtu ultro che il Jittto weru della dieAial.uzlone du m e emessa, questo fatto 2 vero, duncjue il
contratto E vero e rion fitlso. Ma 6 unhllucinazione il pensare che il contratto constati il fiilto da me dichiarato. I terzi non potranno inipugnare senza iscrizione in falso che io dicessi cosi: rna hanno piena balia d9impugnare a talento loro che io clicessi la veflit; e tale impugnativa essi possono liberamente assodare senza bisogno d' inscriversi in falso, perch il contratto rimane vero quantunque risulli clie io dichiarai cosa non vera. k cjuesta la differenza clie passa ira il notaro che dichiara e constata il fatto avvenuto davanti a lui, e gli d2 la guarentigia delln fede pubblica ; e il noparo che constata ci che a lui dice la p:irte, e che rimane senip r e sotto la nuda guarentigia delln fcdeprivatn. bIa bisogna dire che in Prussia il buon senso dei magistrati riduca la legge nella sua applicazione a termini di ragione; poich apprendo dalla rispettabile autorit di Ue r n e r che i casi di falsita nei giudizi criminali Prussiani sono ?anrissU?zi: mentre s e I' art. 252 si applicasse ( come sembra suonare la sua lettera) al puro falso ideologico tutti i giorni vi dovrebbero essere processi di falso.
I1 falso documentale non arricchisce per la sua sola consumazione il colpevole fincl18 non si estrinseca nella forma di ztso doloso. Di qui la inevitabile conseguenza che spessissimo 1' accusa di falso vada congiunta col rimprovero di ulterior-i aiti c9*iminosi diretti alla consecnzione del lucro al quale miravano i delinquenti. E di qui il dubbio se la pena ordinaria del falso debba cunzularsi con la pena dovuta a quegli atti ulteriori in quanto i medesimi rappresentino uno speciale titolo criminoso desunto clrill' oggettivo giuridico ulteriormente aggrcclito. h modo di eser~lpio, i falsificato un testamento, si :
poscia col mezzo di quello si usurpata una ereditti. Potr egli infliggersi la pena del falso in documento pubblico, e pi la peEa della usarpazione di eredit? Sembra che ai termini del codice Sardo la giurisprudenza (1) siasi pronunziata per Q cuvzzclo in obbedienza agli speciali dettati di quel giare positivo. Ma, guardata scientificamente ed in faccia a1 codice Toscano, la questione dovrebbe sciogliersi diversamente. La usarpazione di una eredita o lo scrocchio di una somma d i denaro ottenute al mezzo di un falso testamento o di un falso contratto costituiscono per loro stesse una forma speciale di falso come uso doloso, punibile sotto quel titolo. Dunque chi dapprima falsific il documento e poscia carpi un lucro col mezzo di quello, incorre due volte successive nel titolo di falso documentale. Ma questi due reati congeneri, offensivi della medesima legge, procedettero da una stessa determinazione criminosa. Dunque abbiamo i termini della continuazione, per la quale non pn8 infliggersi che una sola pena aumentata dentro i suoi termini legali. Dove la legge positiva abbia distinto nella penalit la f~bb?~icaxione isolata del falso e la fabbricazione sussegriita dali' uso (come abbiamo veduto essersi fatto nel falso nummario) dovrA applicarsi la pena pi grave minacciata contro il fatto complesso. Ma dove la legge non abbia fatto simile distinzione si deve ricorrere alla teorica della continuazione.
(1) Corte di Cilssazione di Torino decreto del 24 lu~lio 1866, ricorso Vignnli.
Per opinione di alcuni ciottori ed wnclie ( j ) per le disposizioni di alcune legislazioni si credette coliveniente che il falso in scrittura pri~~l?ta 110fosse verato fra i delitti perseguitabili a privata nzirsile. Questo pensiero pot confortarsi da un lato rlalla veduta di facilitare merce la utilitit della quietanza il reintegro dei danneggiati che iacilmentc si ottierie dalle faruiglie del colpevole quando i1 perdono del leso sopiwce l'accusa; e pot dall'aliro lato non incontrare ostacolo nel bisogno di piu fer~uarepressione, percllb nel falso privato si aggrediscono diritti rneramenle particolari e suscettibili di C O ~ pleta reintegrazione. ivIa nel falso pul)bIico non potrebbe dirsi altretia~~to, perche in questo si aggretlisce un diritto universale, essendo la solcntiittl dalle forme costituita a guarenligia di tutti. Lriorirlt: il falso in publzlico ilocurnent;~deve sempre essere per*ssgnitabile a puM~licaazione.
(1) L e y s e r moditabio?bea in pnndectns g o c . (517, ,/tedil. 5, Anolie in tern:i di presc~lizione si accetiaronc, riella pratica rnisure speciali contro il titolo di falso: Bor ,n c r Q ccinsil. 645, 74. 5.
C A P I T O L O VIJ. F a l s o in bolli.
Costituita I' autorita sociale, e conferitale l' alta amministrazione dello Stato e la tutela del diritto venne introilucendosi i1 costume (1) cile a certi oggetti si apponsssero dalla antorith stessa alcnni suoi segni, che si dissero bolli,
(1) Sulla origine del bollo come mezzo d' imposla pu vcdeiTsi C o q u e l i n f Sictionnuirc (le l' economie poliliquc, $i201 linlbrc, vol. 2, pay. 807) che no aliribuisce la iaverizione ad un Olandese nel 1G24. Quanto alle carte da , O ~ U O C ~ sembra che in Francia le medesime non siano soggette nB a bollo ni! a privativa : 1 o r i n Jourtinl cle d?*alt cririiii1 11el arl. 8181. Le leggi Tosoane erano malto rigide e rigidanionte osservate su questo proposilo, e all' epoca dcll' ariiiessione del Ducato Lucchesc alla Toscana ebbero liiogcr iti quello parccchic inquisizioni o processi per uso di certe iioii bollate.
g. 3850,
Quest' uso andd dilatandosi principalrnonte per tre fini 1." Al fne di tutelare iprivilegi regali,
corno nella carta bollata, nelle carte da giuoca, t: simili Al flno di avere ima guxentigia erl un riconosciinento del pagamento delle fnssc o dazi sui generi venali o di consnmo: corlic i bolIi in piombo che si applicano allo pannine provenienti dnll'estero -- 3 . O Al fine di dare una guarclntigia
- 579 della bont e legittirnitii di certe rnerci; come i bolli sulle carni esposte in vendita, e i bolli sugli ori, che si applicano dovunque il sacro principio della liberta del commercio non inteiidcsi in guisa da co~ivertirloin liljertit di frodi.
X qualunque di collesti flni siano adoperati i bolli che si appongono dalle pabl~liclie (i) autoritli, sempre certo che essi sono l'oggetto di un interesse e di un diritto universale, o perchb coaciiuvano la ricchezza del pul~blicoarario, o perche direttamente servono a far sicuri negli acquisti loro tutti8i cittadini. Jhonde non puO revocarsi in dubbio oli@griariclo Icr maliziosa adulterazione di siiratti Ilolli meriti cli essere elevata a delitto, il titolo che ne sorge appartiene all' ordine dei reati sociaIi.
(1) Diverso i: il concelro giuridico dei l ~ ~ l lsesui od i111i, pronte elio i privati appongono ai generi di Ioro proprieli e produzione. La adulterazione o la imitazione di tali scgni privi~llpotrh essero in molte condizio~icriminosa, e ne vi)rieronno i car;ittcri secondo la varieti dei modi e dei Ti:ii, corric ai respellivi luoghi siairio venuti accennando: ma :I sirnifi fatti non sarh mai adattabile il presente lilolo.
L' aviditi privata s' iiilpailronisec spesso di cotesti ~uezzi,e li falsifica per veduta di turpe guadagno: rlui~idiil titolo specinlc di falso i?z ilollz'. Questo (lelitto puB accadere in due modi che sono tlistintis-
- :l30 simi anche per la loro politica grnri2L'c. - 1." Falsificando ,nl?sfrltinazfi o mnrdli ilcstitiati a Irollare - 2.0 Faeeiiilo indel~ita~nente bolli con gli s l m clci ~iicntiver-i. Questo secondo caso si put snt1~tiride.re in altri due casi distinti 1." PnC il privato essersi impacironito dei bolli veri e valersene per 1~01lare a suo profitto - 2." P u t il ~ u ~ J I J .i;sgjiegc~tn ~ ~ c ~ che ha, la f;~coltk di Irollare, usare dei 1~olIi ntil per silo senza dar conto delle tasse o tenerne registro.
Nel prirao caso si ha la nozione del falso in tutti i suoi caratteri : falsa nclla 'inatwin pcrchi: il bollo che nasce i-? rnaterialmentc adulterino, e falso nella persona che l'adopera la quale non avrehl~e consimile facoltk (l). I 1~olli che nascono in questa forina sono evidentemente nzcili a tutti gli effetti.
(1) In questa forma di falso non corre la regola che la soppressione del vero equivale alla fabbricuziotie del falso. La soppressione in tema di bolli pu picliare, il nome di r.olturn di sigilli, che noi non consideriamo come delitto di per s? stante, ma soltanto corne una circostanza che desunie la sua criminosit e la sua nozione dal fino dello agente. Vedasi P e l l e r i o pag. 146.
Nel sccondo caso non si ha il falso nclla ?~zcble?*.ia ma nella persona che 1' adopera; pcrchd il bollo i., vero, ma O adoperato da persona che non ne aveva il diritto, sia questa un privato, o sia anche un
impie3tlto chc per(:# noil aveva n c l l ~ ntti'il~uziuili sue cjuelki cli usare gli strrlrrienti lr:g:!li n fare dei bolli. Qui puf5 clisputarsi sc i1 boJIo che nasce sia valido s nullo rispetto ai terzi chc nll: ~1sii-io buona fecle. in
Nel terzo caso il bollo nasce aei*o cosi rapporto alla materia, come rapporto alla persona che adopera gli strumenti legali a lei coasegnati a quel fine. Che se quella persona adopera tali strumenti per sna particolare speculazione facendo turpc, nlercato della pul:,blicu fiducia a lei conferita, noli pud gii~ dirsi che ella commetta un falso, ne che col bollare abusi dell' ufTicio suo. I1 clelitto non consiste nel bollare, ma nel volgere 1' ufficio a privato profitto, nel carpire gli emolurnenti, e nel non dar conto a chi si deve dei rivenuti dell' opera sua. Sicchb scientificamente guardata questa terza confi.gurazione offre il titolo cli abuso di fiducia o di frodata amministrazione, i quali trattandosi di gestione pubblica rientrano spontaneamente nel delitto di pecztluto.
A questa diversa considerazione di casi si coordinano i criterii essenziali ed i criterii misuratori del reato di falso in balli guardato nella sua forma semplice. Pda facilmente si comprende che pud nelle contingenze dei fatti criminosi la adulterazione dei bolli complettersi con altri reati ai quali 1' alterazione dei bolli abbia servito di mezzo. In M a t t e
combinazioni non occorre dire che conserva il suo impero la regola della prevalenza, quanrio il fine criminoso al quale il falso bollo abbia servito di mezzo aggredisca un diritto pi importante costituente nn maleilzio pi grave. Ci6 facilmente si pub configurare in una falsificazione di un pnbblico documento: cib pu8 ancora configurarsi in un &vreleliarriento di comuiie pericolo, ed in altri molti reati pii1 gra~i.
Occuparsi del graclo in questo mnlcfizio sarebbe tempo perduto poicili? ilifBcftcilmcnte pnb idearsi rapporto al medesimo una specialit moritcvole di osservazione. Soltanto puU proporsi il clubliio intorno alla punibilitd dei conqlici nel caso di falsificazione commessa coi 1112a?-c1~2 veri da nn impiegato elle per cagione delP ufflcio suo aveva comocliti cl'impadronirsene ma non aveva facolt di tidoperai~li. Parrel>J)e che lo estraneo il quale Zia istigato colui dovesse essere corrwsponml~ile nclla iinpritazione che colpisce l' arntore principaIe. Pure iii un caso lirntico ( unico che io abbia vedritu ) di falsificazioi~e di holli commessa con le impronte vere da un inscrrielztc dcll' umzio, io osservai che fu tradotto iii accusa e punito l'autore scnza clie lo adde1~itodi coniplicith si dirigesse contro i privati che clolosnnicntc lo avevano iiidatto a cluclla mnln opura e nc x.\'cvano ricavato il profitto.
I1 codice penale Toscano all'art. 2G.l commina la casa di forza da tre a sette anni contro chi ubbia ~ol~t.lY6ff~tto ifiyronte ciiS rc?m pubbliccc (~~ttoi~it, o di uiz pzcbblico zcfisio del G~i~cc~zclzlcctto, o stronzenti desti?zuti ad esegzcfi31e;o di tali stro~2fentz' confi)*rcffatti siusi cloloscnizente seruito; niinnzettenclo pesqo
che nei cccsi leggieri la pesza possa abbrcs,sus.si c d caf0cereda sei mesi a tre uirzni. Commina all' articolo 263 la carcere da tre mesi a tre anni contro il privato ( e come tale si considera anche un impiegato che non abbia la speciale facolt di bollare) il quale essendosi indebitamente impadronito degli stromeriti legali abbia fatto dolosamente uso (lei medesimi. I1 codice tace del funzionario che avendo facolt di bollare ometta di tenersi in regola coi registri, e coi versamenti relativi, e pigli il profitto a suo particolare vantaggio: e non vi era ljisogno che ne facesse parola perchb tal fatto rientra nei termini delle malversazioni dei pubblici ufficiali (4).
(1) Analoghe sono le disposizioni del codice Francese agli articoli 140, 141 e 142, sui quali B a vedersi B I a n C h e troisidme etude n. 90 et suiv. pay. 112; et n. 99 et siriv. pag. 128; salvoch al17art. 159 distingue con speciale disposizione la falsificazione dei sigilli dello Stato, che punivasi nel codice del 1810 con la pena di morte e con la confisca dei beni,'pena ridotta nella ultima riforma per somma benignil alla galera a vita. Vedasi B l a n C h e troisidme etzcde n. 81, pag. 100. I1 legislatore Toscano non fu altrettanto geloso dei suoi sigilli. In Francia so ne fu tanto teneri che il vecchio art. 144 (rimasto in vigore fino al 1882) puniva in questo
reato cinche 13 non riselazionc. Sullri I r n p ~ r t ~ i n r i si-ilri drE nelle lettere r ~ g i e vrdari 5 to C L m a 11 i1 dr r ~ i s r ' r r ~ c cC, I ' ~ I & ( I ? I ~ ~ ticir dccf,~'.l i X ; e JIrirco tlt.ci,~irr,tcst1,1. 1, q t l f i t l ~ f . 158, 9S3, 990, ct 992.
5. 3sr;g.
L coclice Toscano designanclo letteralmente le I impronte (le1 Granclucato I-ia eliminato la questione da me accennata cli sopra in ordine ai gass;~porti, :t limitato il titolo (li f~ilso J~olli in alle sole iml~ronte ~auzinwnli.La falsificazione di Lolli stranieri, qualora awrenga per fine criminoso, dovrtl. serriprc suI~ordinarsialla nozione giuridica emergente da.1 fine iileclesiiuo quando ne sorga uno speciale titolo criruinoso ; e quando no rimarri necessariamente impunita senza che mai possa applicarvisi il titolo di falso in bolli.
S. 3889.
Nei costumi odierni invalso appo le culte nazioni 1 uso dei bolli che si appongono ai pesi e miszrre ' destinate a certificare nelle negoziazioni la quantith delle merci comprate o vendute. Nessun duljbio che anche 1' alterazione di simili impronte cada sotto il titolo generale di falso in bolli, e conseguenterilente incontri fra noi le sanzioni respettivarnente degli articoli 261 e 262 del codice Toscano. L'uso di pesi t misure non riconosciutc n& bollate dalle autoritii : costituiril naturalmente una trasgressione, e potri nei congrui termini essere ancora un elemento cli frode. Xa di tali forme non h yrii luogo a parlare. I'ei principii generali della scicnza l'arteficc ck~e avesse maliziosamente fal~lricato ftlvorire 1' avipcr
diti dei rendit tori un clualsiasi strumento destinato a servire di peso e misura nel commercio dandogli attitudine a defraudare i compratori, non sarebbe che un ausiliatore delle frodi che poscia si comrnettessero dai negozianti. Sotto altro punto di vista sarebbe impossibile trovare al fatto di cluella fabbricazione un oggettivo giuridico gi completamente leso con la sola costruzione di nu recipiente cli capacita minore a quella clie dovrelsbe trovarsi nel uiedesirno. Qaello strumento i: una propriett privata. La forma irregolare che si d a1 medesimo gli A 6 data per concorde consenso del presente proprietario della materia, e del futuro proprietario di quello strumento. Vi sara in questo il malvagio fine di defraudare in seguito i compratori :vi sar8 nel fabbricante la scienza di quel pravo fine e lo intendimento di facilitarne la consecuzione. Ma finqui non saremmo che nella sfera delle malvagie intenzioni, e degli atti meramente preparatorii di un futuro delitto che non ha avuto ancora il suo principio di esecuzione.
Tali sarebbero i principii ilella scienza. I1 fabbro ferraio ed il falegname non sono pubblici ~ f i c i a ~ l i ai quali possano imporsi dei doveri e delle obbligazioni speciali e prescrivere dei modi nello esercizio delle industrie loro, la inosservanza dei quali si elevi a delitto. Pure a questi principii lo interesse della sicurezza personale portb deroga appo quelle legislazioni criminali che elevarono n delitto in st? stesso perfetto la mera fabbricazione di certe armi. Vi porth deroga lo interesse della sicurezza delle propriet:~
appo quelle legislazioni che elevarono a delitto perfetto in s. stesso la fabbricazione di grimddelli e false chiavi. Invalse il pensiero che convenisse rarvisare un delitto i%4 pevfetto nell%opra dello arin tefice che fabbrica uno stromento il quale non pu9 servire che ad un malefizio. La forza morale di questo delitto cos creato si trov nella sciefzwa del servizio al quale si coordinava quello strumento; e nella volontii di dargli attitudine a quel servizio: la sna forza fisica oggettiva si trov nella potenzialith e nel pericolo. In questa linea d'idee non poteva dirsi aggredito i1 diritto di alcuno individzco mentre non ancora sapevasi qual fosso la ,persona a danno della quale si sarebbe adoperato clucllo strumento, e forse le successive contingenze erano per eliminare ogni sua nocevole operosith. Quindi la conseguenza necessaria che dove tali forme di reati in loro perfetti si vogliano mantenere bisogna trovarvi la indole di reati sociali, e riconoscere nei medesimi l' aggressione ad un diritto universale.
Cos alla classe dei reati contro la publslica fede si ascrisse da qnelle legislazioni clie vollero trovarvi un delitto di per s stante il fatto degli artefici che fabbrichino scientemente pesi e misure ingannevoli (i).Questa figura speciale si costituisce dai criterii positivi della intenzione nello agente e della attitudine nello strumento; e dal criterio negativo della assenza di ogni corn~1bss2ti.ieventualmente prevalente, sia per falsificazione di bolli, sia per consnmazione di altro speciale delitto. Quel10
esempio eccito nella presente materia anche il coclice Toscano quando all' art. 265 ordin - la dolosa fubb~~icasione P uso doloso di pesi, o nziszcve, mago
giotli o sni-lzori del giusto, si pzazisce con la casvere da z n mese a tre anni. Questo massimo di penalit c B forse troppo elevato; e non meraviglia, se mentre sono troppe le misure fallaci che prestano nei privati domicilii il loro servizio, rarissimamente si vede applicato tra noi quello art. 205, che quasi sembra una anomalia nel codice Toscano. Bene si comprende che molto deve fidarsi nella prudenza ed equit dei magistrati chiamati ad applicare*le leggi penali: ma in un codice cosi clotto ed esatto quanto il Toscano io non avrei voluto vedere parificato 1' nso di una falsa misura che facciasi in una casa privata con 1' uso che se ne faccia in una pubblica taberna; n so persuadermi che la pubblica fede entri nelle, pareti domestiche. Quando dell' uso di pesi o misure alterate si era costituito una qualifica aggravante il delitto di frode consumato o tentato, spiegando (se cosi piaceva) in questa forma un qualche rigore, parovami che ci bastase a guarentire la lealt nelle contrattazioni. Quell' articolo come concepito espone tutti i cittadini alla vessazione di peryuisizini domiciliari per verificare se alla failtesca la razione giornaliera del vino si distribuisce dalla padrona con una misura inesatta (2).
(1) Nel giure Romano sembra che 1' alterazione di pesi e misure fosse contemplata da un apposito editto di Adriano che minacci la pena della relegazione in una isola contro tali falsificatori ;1.52, $. l lf. dc lege Cornelia de f a l s k : R i , c h e r i o instzttctiories u?iiversac ciuilis et criminnlis jirrid-
~ ~ r u d c ~ i i il'clurini 1790, lib. 4, l i ! . 76, t~c,
5. .I$,iX,
voi. C,
pag. 326. ' 2 ) .incile P u e r i on i cc1 suo coramrntrr ali' art. 26.; ine fece una critica giustirsin-in osservando ( e o i ~ l i ~ ~ e ~ z f n ~ . i c - i *.al. 5, p ~ g l69 e segg.) cbe non sapeva comprendersi qiialc . interesse si protcg;esse qilnndo si puniva col carcere colui cile nel vendere usa%a Ji misure le quali davano al CORIpratore una quontild x~ccrocudel giusto. Esso allega la giurisprudenza Toscana anteriore al codice In quale aveva stabilito che il venditore usando di misure che davano una quanti:u maggiore non commetteva ni: deiitta n contruvvenzionc: E ina soggiunge che in faccia alla chiara lettera del nuovo codice dilficilrireilte potrebbe dirsi altrettanto.
DELITTI S O C I A L I
CLASSE SE'I'TIMA
D E L I T T I C O N T R O L A IIICGALIA
Contrabbando per impresa.
Costituito lo Stato nello interesse di tutti i consociati, od anzi come una necessit loro, ne consegue che lo Stato medesimo abbia diritto non solo a tutelare la conservazione della sua vita politica cosi nei suoi rapporti interni conle negli esterni, ma che abbia eziandio diritto a procurare a s medesimo quanto B indispensabile alla sua vita econonrica, vale a dire a provvedere s stesso dei mezzi D pecu?zia~iiindispensabili oildo egli possa soddisfare al fine dclla sua istituzione. Da ogni dovere nasce un &vitto. L' autorita sociaie ha il d o t ~ e ~assob[to e di provvedere alla tutela giuridica col lilezzo dcllo armi C della giustizia, le quali non si possono senza forti spese proteggere. Egli ha exiandio altri dovcri puramente i*el;xtivi, quelli cio di curare le pubblictie
opere, la pubblica istruzione, la pubblica salute, i quali pure dimandano spese; e questi io dico relativi perchb incombono allo Stato finchb i popoli tuttora incnlti e rozzi non si sono fatti capaci di provvedere con le forze individuali disgregate od aggregate a siffatti bisogni, risparmiandone ogni cura a1 governo: ma piili non sono doveri di questo quando il popolo maturo alla civilt in grado di governarsi da sb medesimo in tali hisogne: ed anzi in questo inoltrato periodo delle Nazioni sarebbe delitto di lesa libert se il governo volesse intromettersi nelle medesime.
Anche in tale condizione di perfezionamento rimarrebbe sempre 1' assoluta necessit di mezzi pecuniarii posti in mano alla autorit sociale per il bisogno della tutela giuridica mediante la giustizia e le arnzi; integralmente cli quella e parzialmente almeno di queste. Integralmente in ordine alla ginstizia, perch giustizia non p0 amministrarsi senza spogliare lo individuo di alcuni suoi indebiti godimenti ai fini civili, e senza spogliarlo di certi suoi diritti ai fini penali; ed B intuitivo che lo spoglio coatto di godimenti o di diritti non concepibile senza il presupposto di una supremazia. Parzialmente in ordine alle armi, perchb sebbene la odacazione civile ed i lumi progrediti di un popolo possano ad un dato periodo di progresso risparmiare le costosissime milizie permanenti ed avere in Caso di gucrra esterna quanto occorre alla difesa dello Stato nel braccio volontario dei cittadini, pur non-
dimeno sar sempre necessario che gli apparecchi, gli arsenali, le navi, ed ogni altro materiale cla grierra preparisi e mantengasi dalla suprema autorit dello Stato perchb non faccia difetto al bisogno tutte le volte che questo improvvisamente sorga per le aggressioni di gente nemica: n& potrebbe questo approvisionamento fidarsi alle volont individuali; nb consegnarsi ad una consociazione particolare, perchi? ci darebbe a siffatta consociazione privata una potenza eventualmente superiore a quelia dello Stato. Oltre i bisogni che io dico relativi e che al di d'oggi piiz o meno largamente perdurano, vi sono dunque e vi saranno in perpetuo i due bisogni assoluti della giustizia e delle armi, i quali facendo alla autorit un dovere di provvedervi, le danno e le daranno sempre il diritto correlativo di avere un pubblico erario e di chiedere ai consociati le provvisioni necessarie a fornirlo ; non per alimentare le piante parassite che succhiano la vita della rovere annosa, ma per le necessit universali. Questo pertanto Q un diritto assoIuto che ha per implicito la facolt della propria tutela.
Riconosciuto nello Stato il diritto a certi mezzi pecaniarii resta a vedere come possano i medesimi costituirsi. E qui non si offrono che due strade. O fornire allo Stato un capitale patrimonhle che coi suoi frutti possa far fronte agli anzidetti bisogni, o chiedere tali mezzi ai singoli cittadini per via d'imposte. Disputino gli economisti, se cos loro aggrada, sulla convenienza dell' uno o dell'altro si-
steilla. Io dico soltanto sulin scrritn rla:lix t (-1-p1:ri1'1i~n cire sii lo Stato fosse pieno l,i'ri,i-it:t:crif~ lr~trci il ili SUO territorio e tutto 10 si'iitt;~csi: a ar:u lir0 COI inezzo Si colonie, egli in Lrere telli.po si f~ovcrsble a non cavare per tutto introito clu;*i~tooggi pereciyisce col solo catasto; tale CIo~?eniJo essere necessariaiilente lo effetto clelle ruoltil~licate rulberie degli amministratori e dei coloni, e clelin deteriorata cultura. Un podere che a1 proprietario privato fruttava quattromila, se diviene proprieti4 del demanio non Datta che inille, e io Stato incassa ddl' intero prildotto meno di cii che priilic? iacaas:tva coli 1:~ sola imposta territoriale. I1 concetto dello Stato p1.0prietario, quautunrpe pih prirriitivo, i sotto ogni aspcttct : dannoso. h ~~ecessario dunrjue attuare il diritta nlla imposta. g. 3875. Le imposte possono essere o dfrette o i?zclii*etlc. Le imposte di?-ette sono quelle con le quali lo Stato esige da ogni si~golocittadino una soil-iiila come tritiuto sottratto ai suoi redditi personali o patrimoniali. La imposta diretta puh ordinarsi o col metodo esoso delle dichiurnzio~zi,o col mezzo della Insscnzio~ze determinata per presunzioni dalla lirridcnza dei governanti. I1 primo sistema B vessatorio ed inipersonale (lei cittaquo, perclib restringe la lil~erth dini o1)bliganiloli a fave ci6 clie per la maggior parte essi non sanno o noli possono fjre ; feconilo di una lotta cntinua di frodi c di spionaggio, d' inganni e ci' inqriisizioni, che finiscono con la completa tlcriioralizzazion del popolo. I1 secondo sistciiia i : piU semplice, mcno gravoso, pii niordc, c pii1 vi-
cino alla verit. hla sia che venga attuata con 1' uno oppure con 1' altro sistema la imposta diretta, certo che essa non presenta al criminalista occasione d per s& stessa a contemplare speciali figure crii rninose. Se gl' introiti dello Stato si considerano nel rapporto che fanno sorgere tra questo ed i suoi gestori nei quali ha posto la propria fiducia, ne sorge 1' oggettivo della pubblica fede, ed i titoli di reato che emergono dalla violazione di questa, e che abbiamo gi svolto nella esposizione della classe precedente. Ma al presente.luogo gl' introiti dello Stato si considerano come possibile occasione di speciali figure criminose nei rapporti che fanno sorgere fra lo Stato ed i contribuenti. E sotto questo punto di vista le imposte dirette non richiamano per lo?-o stesse gli studi del cultore delle scienze penali. Se s' infliggono delle multe contro le mendaci denunzie nel primo sistema, o contro i morosi ai dovuti pagamenti-nel secondo sistema, queste multe non sono che pene civili; e i fatti o le omissioni che le richiamano sul contravventore non solo non possono dirsi veri e propri delitti, n a forse neppure hacim sgressiotzi di polizia.
Le imposte .indi?-etZe(2) sono quelIe mercB Ic quali non si chiede un tributo al cittadino, ii~a si colpiscono le sue sostanze nei singoli fatti suoi con dazi e balzelli prelevati sulla trasmissione dei diritti particolari, sul10 esercizio delle singole attivith, sul'le contrattazioni, e sulIa circolazione delle merci e generi di privato consumo. Ci6 si fa o col lasciar. VOL.VII. 38
- 594 libere le negoziazioni delle cose venali inservienti ai bisogni dello individuo, soggettandole ad una tassa nei loro movimenti da luogo a luogo o da persona a persona; oppure col sottrarre certe industrie o certi generi alla speculazione dei cittadini facendone oggetto di monopolio, di privilegio o di privativa a favore del governo, affinch questi impadronitosi della esclusiva vendita di siffatti generi possa elevarne i1 prezzo al disopra del primitivo costo per guisa da trovare nella differenza un ricco elemento di lucro ed impinguarne il pubblico erario.
( 1 ) Intorno ai vectigali Romani ed agli speciali loro provvedimenti possono vedersi A r n t z e n i o miscetlaneorum cap. 9 B u r m a n n o vectigala populi Romani Annaleo [le 1 Academie de Toulou8e vol. 16, pag. 67. '
Tali proventi possono, secondo che piace meglio ai governanti, o direttamente percepirsi ed usufruirsi dallo Stato, o darsi in appalto a dei privati speculatori, i quali se ne facciano arrendatarii guarentendo allo Stato una somma determinata in parte rpanta, oppure in parte quota a ragione di utili, lucrando in premio delle loro cure la differenza. Rla questo diverso modo di esazione non produce alcuna differenziale ai fini penali,
QuesJo ultimo modo di provvedere allo erario dicesi porre una lavorazione od una merce sotto re-
- 585 galia (1). Siffatto metodo Su in uso grandissimo nei tempi aridati: in molti luoghi e per multo tempo ne f u colpita la macinazione dei cereali. Altrove la pescagione in certe acque: altrove si costitui sui liquori e sovra altri generi di uso giornaliero, moltiplicnaclolo a dismisura. Molti economisti combatterono il sistema delle regalie, come avverso alla libertk del comme~*cio noccvole alla prosperitti di e una Nazione. I governi pii1 illuminati e pii1 temperati (come il Toscano) avevano ridotto la regalia al sale, ai tabacchi e alle carte da giuoco; altri vi sottopose le polveri piriche nascondendo 3:1 epeculazione finanziaria sotto il velo della pubblica sicurezza. ala la esame (li tali forme d' imposta e della loro relativa prestanza non attiane alle nostro lucubrazioni.
(1) Quantunque alln voce lbegalia, o ?3eyla si siano date. diverse siguificazioni, oggi comunemante designasi sotto quel nome il monopolio di qualche genere iaservlente ai bisogni della vita, dal quale si viela al privato, o la produzione, o la inanipolaziorie, o la negoziazione, o 1' uno, o 1' altro; c ci riserva al Governo per veduta di farne eleniento cli eulrala, a sullo i l pretesto di provvedere in ~nigllor modo sia alli1 publ~licasicurezza, sia alla pubblica salute, sia alla proepcrita. delle industrie, che s i temono compromesse dal rilasciare in balia dei privati siffatti 8enei'i. Non altiene al nostro istituto lu esaniinare ci chc vi B di utile il: ootesto sistema, P cib clie potrelibe esservi di dannoso nella sua soverohin srnpliaziono, e come riuscisse perniciosissiino quando si estesc allo cotlura del pane, ed alla macinazione, o ad altri oggctti di prima necessil&, Vedasi S i a t i o o d e regalibots 11 ti rt l e b e n exe~cllutioass cxercilttt. Ci de Zrljzbato reytrlitriri zrsu --G o l u i t yy~rt?casicrtle ~ e y i i i oecti$aliiini jarc.
Soltanto dobbiamo a questo luogo avvertire che anche le contribuzioni iiidirette, come le regalle, offrono occasioni frequenti di fraudi per parte dei privati o consumntori o speculatori, quando i primi per veduta di risparmio, ed i secondi per veduta di lucro, adoperano arti per evitare i balzelli, o per fare circolare nel p e s e generi simili a quelli sottoposti a privativa in danno della regalia, Ma dobbiamo avvertire altresi che simili fraudi non possono secondo la. buona scuola considerarsi nel cuso senq12ice come veri e propri dcl;itli (l). Le pene minacciato contro tali fraudi non valgono a clennlzan~eil fatto. Nei fatti minimi esse s' irrogano amministrativamente e senza strepito di giudizio : cc1 anche dove si voglia alla irrogazione loro un giudizio regolare, esse non variano la primitiva loro natura di semplici contravvenziuni; tanto se la cogniziono so no rilasci ai pretori quanto se si conferisca ai tribunali correzionali; e tanto se la punizione si limiti a percuotere la pecunia, quanto se porti eziandio una restrizione corporale. Won B n& dalle pene n& daIla competenza che puo desnniersi la vera indole di uri fritto giuridico quando si cerca so costitaiscn un delitto od una conh*~6vvenzi0~1e. La scienza non pub aruilietterc simile criterio, perclib gli enti debbono defiiiirsi giusta le condiziotli della loro intrinseca natura, e non per l' acciilontalitd di condizioni esteriori imposte al fatto da uno o dn altro legislatorle al qrzale sia piaciuto cli aggravarne pih o meno la pena, o di delegarne a competenze
pi o meno elevate la copizione. k &Zitto ci6 che ha per sua condizione quella di non potere essere imputabile senza il concorso o di un c7ctlszo ~fcktivo o potensz'nle congiunto con 1 ~ l i i 2 0di ?iuoccr3a;op' pure di un dama effeettiuo congiunto alla 'i'riq~rztdelzsn. Dove si vuole imputare un fatto ncl cluzile mancano come necessario elemento Ie condizioni tanto del dailano elfettivo quanto dell' animo c7i nzcocere, e punirlo soltanto in ragione di nn pcllicolo app-eso ed anche senza n~zriiiaomalvagio, non si nega al legislatore la potest di punire: ma si nc?ga la potest8 di dare a quel fatto il nomc di delitto (qualunque sia la pena che contro quello minaccia) mentre non B e non pub essare che una 21.i*n;sp.essione: ci che rimane impntabile ancorchS 1' accusa non giustifichi n& un da?mo efettivo, n il concorso del dolo, bastando a qriella la prova del nztdo jitGto, un fatto civile cansativo di mere pene civili cluando queste s3irrogano amministrativamente e (salva (2) contestazione) senza strepito di giudizio : o tnMo ai pii B una mera contrnvaen%io7ze (3). Inutilmente colui che varc il perimetro doganale senza denunciare la merce daziabile c11e aveva seco, alleglierA la dimenticanza o la ignoranza: inntilmeatc clii fu trovato possessore di carte da giuoco non bolltrte dedusse che le medesime crano una reliquia della ereditd dei suoi maggiori rimtista inosservata fra le altre masserizie: inutilmente chi fu trovato possessore di tabacco strwanierodedusse essergli stato regalato da un amico senza cho egli avverti~se dle precise condizioni di quel tabacco. Tuttoci6 potrebbe esser buono ad eliminare i1 dolo o la colpa, e ad escludere la pena se fossimo in termini di Lktllitto:
- 098 ina tuttocio a nulla giova nci fatti contrari alle lcggi rlaziarie o di regala; appunto perch8 i medesimi non sono delitti, ma c o ~ a t ~ a ~ ~ e ~ zqualunquc ne ,uioni sia la penalitQ
(I) Alla materia delle infrazioni relative ai dazi doganali e dirilti di fiaaaza nella pratica possono consultsrci Bonif a o i o inslituliones tit. 5, pay. 71 A n g e l o de delictis cap. 44, 45, et 62 Coco e j o esercitnfiones curiosae exerc. 63, vol, 1 , prtg. 856 C o l e r o decisioncs Sasonicae daci$. 190 T n r m e j e r de juribus mctjestaltcis et regalibus 5. 60 ad 78, S. 118 et 121 T b i e l jurisprittlentiu jt4diIi~apag. 108. (2)La materia delle coatribuzioai cos dirrlte come indirette vasto argomento di studi per il civilista, e dietle riiataria a voluminosi trattati : B a l m a s e d a de collectis l< l o c k de aerorio ;de co?drlbulionibus C e p p a r e 1l o rcso4utianas fiscalcu; ed altri. E le I e g ~ icivili ed i civilisti determinano gli speciali privilegi e cautele accordato al fisco per la esazione dei tributi. Vedasi la Flo'lorentitaa collect. 17 settenabre 1708 avanti C a v a l c a n t i nella raccolta Artitnioi vol. 2, decis. 191, pag. 918. Ma in ordine alla competeaza noii v i dt~bbio nascendo contestozione circa alla quanche tith del dazio dovuto rimanga (anche io quei casi noi quali In violazione delle leggi fiscali costituisce trcssyressiowc (li polisia) libero al aittadino di portare la questione peoztniuria avanti i tribunali civili perchb questi deterrniuino Io aminontaro del debito, salva sempre nei tribunali criminali Ia r~pprezzazionc giudlzio del fatlo nel suo puuto di vista della e imputazione politica. Ogni ordinamento che cib impedisca pute di dispotismo. (3) Vedasi nei miei Opuscoli al vol. 5, apriscolo 48 iinn pratica applicazione di questi priucipii.
Tutto questo abbiamo detto contemplando il caso sefn9lice; e se le fraudi alle contribnzioni indirette od alla regalia si rimanessero sempre nel caso semplice noi non avremmo fatto la presente classe di malefizi che B destinata a descrivere unicamente il contrabbando (i),e non avremmo a questo accordato lo accesso nel novero dei delitti, ai quali esclusivamente si limita la nostra esposizione. Ma chi osteggia la regalia o le contribuzioni indirette non sempre si limita a fraudi spicciolate e di proporzioni meschine, che da Ini si vengano accidentalmente consumando ad occasione di speciali bisogni. La regalia e le contribuzioni indirette eccitano spesso la aviditb privata per guisa da indurre i male intenzionati a dare la forma di vero e proprio delitto a certi modi di aggredirne le leggi. allora che sorge il titolo speciale di vero delitto, al quale la pratica Toscana insieme a quelle di altri paesi diedero il nome di contrabbando per iw9p.esa; alla descrizione del quale consacriamo il presente capitolo.
(1) h una profonda osservazione piena di verit quella che ci ha dato B u c k l e nel suo magnifico libro intitolato Storia della civilizzazione in Inghilte~ra,che il contrabbando stato uno dei pi grandi benefattori della umanit. I legislatori avviatisi nello stolto sistema del protezionismo inoltiplicarono leggi sopra leggi nello intento di favorire il commercio e le industrie, e non si avvidero che questa intrusione governativa uccideva industria e commercio. E
- 600 l'avrebbero uccisa senza fallo se il contrabbando non spiegara le sue mille braccia a riparare i danni che erano conseguenza inevitabile di quelle leggi, e ad impedir loro di riuscire micidiali col deluderle e renderle praticamente nulle. Dove la libert di commercio il contrabbando muore per naturale atrofia senza bisogno di pene. Dove quella non il contrabbando vegeta e prospera rigoglioso a dispetto di tutte le leggi penali che sono sempre impotenti quando si fanno a contradire ci che nella suprema legge dell' ordine umano. @a se il contrabbando fu in quel periodo un fattore di prosperit economica fu per al tempo stesso un triste fonte di demoralizzazione assuefacendo i cittadini a lottare contro la legge. I contrabbandieri venuti a costituire una consociazione che ha per unico fine di osteggiare il governo e le sue leggi, subiscono una tramutazione del senso morale che alla coscienza loro fa parere non solo lecito ma glorioso quello che B illecito: le intraprese loro gli assuefanno lo spirito al coraggio, lo ingegno alle frodi, il corpo alle pericolose fatiche, e se ne forma una coorte agguerrita a combattere contro i finanzieri, contro la giustizia, e contro le forze piibbliche. Passare dalla guerra contro le forze pubbliche alla guerra contro le forze private diviene un facile varco quando il bisogno sospinge e le consuetudini aiutano. E il bisogno sospinge tutte le volte che per qualsiasi accidentalit il contrabbando Q costretto allo sciopero. Cos avviene quel fenomeno, che i buoni riordiriamenti economici di uno Stato danno per un periodo di transizione un aumento di furti alla giustizia penale, se conlemporaneamente la prudenza governativa non trova modo di divergere ad onesto fine le abitudini e le tendenze di quella gente manesca.
Bando (da bannum voce della media (i)latinit) esprime una legge qualunque specialmente dettata
- 601 per alcuna citt o provincia al fine di ordinare od interdire certi fatti agli abitatori di quella. Da tale parola derivata naturalmente 1' altra di contrabbundo, dovrebbe esprimere in un senso generale qualunque azione contraria ad un editto speciale promulgato in un paese. Ma non & questo il senso nel quale corre comunemente la parola contrabbando. L'uso ha portato questa parola a clesignare il concetto pi speciale di violazione delle leg,'01fi fiafzziur k , o meglio quello specialissimo di violazione delle leggi di regalz'a. Questo ultimo parmi che a vero dire sarebbe il significato pi proprio della parola contrabbando: ma bisogna convenire che essa si adopera sovente nel senso pi lato, applicandola ancora al fatto di chi abbia introdotto in spreto delle leggi daziarie generi che non sono di privativa ma unicamente sottoposti ad una tassa d' introduzione o di circolazione. In tal guisa chiunque di noi rientrando nella citt rechi seco una libbra di zucchero senza pagarne il dazio alla dogana dicesi dal volgo aver fatto un contrabbando. Ma nel senso giuridico contrabbandiere & colui che commette simili fraudi non per economia nei generi di proprio consumo e bisogno, ma per veduta di guadagno e speculazione, e in certa guisa come mestiero.
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References: art. 112
 sentenza 
 art. 244
 art. 122
 art. 198
 art. 231
 art. 252
 art. 25
 art. 266
 art. 252
 art. 262
 art. 252
 articolo 263
 art. 144
 art. 265
 art. 205
 art. 26