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Timestamp: 2020-08-05 05:34:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7244 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7244 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 22/03/2017, (ud. 23/06/2016, dep.22/03/2017), n. 7244
sul ricorso 14434-2011 proposto da:
IU SERVIZI ENERGETICI SRL GIA’ LM PETROLI SRL, in persona del legale
CIRCONVALLAZIONE CLODIA 19, presso lo studio dell’avvocato GIAN
ANTONIO MINGHELLI, che lo rappresenta e difende delega a margine;
avverso la sentenza n. 47/2010 della COMM.TRIB.REG. di L’AQUILA,
IU Servizi Energetici srl, già LM Petroli srl, propone ricorso per cassazione, sulla base di quattro motivi, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo che, rigettandone l’appello, ha confermato il fondamento della pretesa manifestata con gli avvisi di accertamento, ai fini dell’IRPEG e dell’IVA per il 1999, e dell’IRPEG, dell’IRAP e dell’IVA per il 2000, omessi al termine di una verifica condotta dalla Guardia di finanza nei confronti della contribuente, esercente l’attività di commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi, i cui esiti erano fissati nel processo verbale di constatazione del 15 dicembre 2004.
Con il primo motivo la società contribuente, denunciando “violazione di norme di diritto sostanziale ex art. 360 c.p.c., n. 1 – violazione e falsa applicazione D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55 – mancanza dei presupposti per l’accertamento induttivo: illegittimità per irragionevolezza e carenza dei presupposti – carenza probatoria ex art. 2698 c.c.”, nega ricorressero nella specie i presupposti per l’accertamento induttivo, legittimo “pur in presenza di contabilità formalmente corretta, qualora possa essere considerata complessivamente ed essenzialmente inattendibile, in quanto configgente con le regole fondamentali di ragionevolezza”. Le uniche evidenze di ragionevolezza, al contrario, “sarebbero quelle che caratterizzano l’iter logico compiuto dagli accertatori”, cane si evince da una pluralità di circostanze “alla facile portata degli accertatori, non prese in considerazione in fase di indagine”, le quali mostrano “l’assoluta mancanza dei requisiti di legge richiesti dalla normativa vigente anche in ossequio al regime dell’onere probatorio disciplinato all’art. 2697 c.c.”.
Il motivo è infondato, ove si consideri che secondo il consolidato orientamento di questa Corte, la “contabilità in nero”, costituita da appunti personali ed informazioni dell’imprenditore, anche se rinvenuta presso terzi, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 – dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 c.c. e ss. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta – e per il suo valore probatorio legittima di per sè, a prescindere da ogni altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo, incombendo al contribuente l’onere di fornire la prova contraria, al fine di contestare l’atto impositivo notificatogli (ex multis, Cass. n. 24051 del 2011, n. 14150 del 2016).
A fronte dell’affermazione del giudice d’appello – che si esprime (punto 5) in termini di “omessa contestazione e quindi della conseguente acquiescenza che la società ha fatto in ordine alle riprese a tassazione effettuata”, dei versamenti e conferimenti eseguiti dai socie gli anni dal 1999 al 2001 e dei costi non documentati…. Sul punto nulla obietta la Società…” -, la contribuente in proposito si limita ad affermare di aver “richiamato ogni difesa svolta in primo grado”, e riporta al riguardo un passo dell’atto di appello nel quale si legge che “si ripropongono tutti i motivi e le argomentazioni riportate negli scritti difensivi del giudizio di primo grado”.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 39
 art. 55
 art. 2698
 art. 39
 Cass.