Source: http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/pressing_dettaglio.asp?id=71
Timestamp: 2020-01-22 22:54:51+00:00

Document:
Io sono socio dell’Associazione Giulemanidallajuve. Non esito a dire che mi aspetto che un giorno, possibilmente non lontano, i titoli tricolore che giudico legittimamente vinti sul campo nei campionati 2004/05 e 2005/06 vengano restituiti alla Juventus. E’ opinione diffusa far dipendere questo evento dai processi della giustizia ordinaria. Anche se si continua a fare una distinzione ben precisa tra due forme di giustizia, sportiva e ordinaria, legate la prima a un giudizio essenzialmente etico-sportivo e la seconda al concetto di reato, appare evidente che solo la seconda può accertare se c’erano le premesse che hanno generato “calciopoli”. Nel gennaio 2009 abbiamo assistito alla conclusione del primo grado di giudizio per quanto riguarda il processo GEA. Il pm romano Luca Palamara aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione per Luciano Moggi e a cinque anni per il figlio. Secondo l’accusa la GEA alterava illegalmente la concorrenza nel mercato del calcio, condizionando le scelte professionali dei propri clienti per mezzo di minacce. Perciò veniva ipotizzato il reato di associazione a delinquere. Agli imputati erano stati contestati ben 15 episodi illeciti che la sentenza pronunciata dal Tribunale ha dichiarato insussistenti. Nei confronti dei soli Moggi è stata riconosciuta l'accusa di violenza privata all’indirizzo dei calciatori Nicola Amoruso, Emanuele Blasi, Ilyas Zetulaiev e Victor Budianski. Capirete il calibro. L’accusa di associazione a delinquere è caduta. I primi a esprimere qualche perplessità sono stati i giornalisti Oliviero Beha e Roberto Beccantini. Il primo grande accusatore di Moggi. Il secondo juventino, non certo simpatizzante dell’ex dg della Juventus, ritenuto la penna di famiglia. Intendendo con questo termine gli Agnelli e derivati o reggenti. Beha si è espresso a Rai3 dichiarando che il mondo dell’informazione ha omesso di raccontare il processo GEA. Ha detto di aver paura di una giustizia che non avendo una reale volontà di fare luce sui problemi del calcio, ha cercato di fare di Moggi il solo capro espiatorio, il mostro, l’uomo (bianco)nero. Beccantini ha riabilitato Moggi sul piano penale, prendendo spunto da Rafa Benitez, che avendo deciso di privarsi di Jermaine Pennant, che non voleva lasciare il Liverpool, lo aveva “minacciato” di farlo accomodare in panchina. Citando il caso di Marco Cassetti, che ha confessato che “l’Inter gli avrebbe garantito un signor contratto qualora si fosse smarcato dal suo agente, casualmente Alessandro Moggi”, ha detto: “si deve parlare di minacce tout court oppure, trattandosi della castissima Inter, conviene usare le virgolette (‘minacce’)?”. Inoltre ha affermato: “la Gea è saltata per aria ed è stata soppiantata da nuovi consorzi, come insegna la legge della giungla. Moggi è tutt’altro che un santo o un martire, ma neppure quel mostro spietato che la pubblica accusa ha tratteggiato”. Il terzo punto di vista che vorrei sottoporre all’attenzione è quello espresso da Renato Farina in un articolo per “Libero”. Farina è di fatto un ex giornalista, deputato nelle liste del PDL e scrittore, che ha ammesso di aver collaborato, quando era vicedirettore di Libero, con i Servizi segreti italiani, fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro. E’ stato radiato dall'Ordine dei Giornalisti, anche se in seguito la Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, essendosi lo stesso Farina dimesso dall’Ordine prima della radiazione. E’ opinionista di Libero. Il motivo per il quale ho scelto di fare riferimento ad un suo articolo, rimandando i volenterosi alla lettura completa, è la sua dichiarata fede interista.
“Moggi Padre: diciotto mesi di carcere. Moggi Figlio: quattordici mesi. Se ci fosse stato in giro anche un Moggi Spirito Santo un annetto glielo appioppavano pure a lui… Dimenticavo un'avvertenza... sono iscritto all'Inter club… Parlo di Luciano Moggi: non lo sopportavo anch'io, come ogni interista che si rispetti. Ma se il rigore non c'è, non c'è. E a lui è stato confezionato, prima di qualsiasi valutazione seria dei fatti, il pigiama a righe del delinquente… Si è sdraiata la bestia sul tavolaccio, ma poi proprio non si poteva tagliargli la gola a causa dell’insussistenza assoluta di prove e di indizi. Allora si è deciso per salvare la faccia alla giustizia... di ferire Moggi un tantinello alla guancia… Ovvio: per il Bene della Causa. Anzi: delle Cause. Quella della casta giudiziaria. E quella dei moralizzatori del calcio, specie i bravi giornalisti sportivi... I risultati saranno, andando avanti in questa maniera, la rovina proprio della magistratura e l’assassinio del calcio pur di far fuori Moggi. Sei cross per chi ha buona testa. 1) Questo processo è stato basato su un'imponenza di intercettazioni mai vista, pubblicate e sceneggiate in tivù come antecedente fumogeno per preordinare la colpevolezza… Il principale accusatore è stato un dirigente della Roma… Franco Baldini... Ci sono stati poi calciatori, oltre il doloroso caso di Miccoli (dimenticato sull’autobus), che hanno denunciato queste tremende violenze: “Se non firmi, finirai per giocare nel giardino di casa tua”. Mamma mia. 2) Semmai il fatto che tanti calciatori… si siano rifiutati di alimentare le accuse prova come questo processo sia stato una fiera delle vanità accusatorie. A loro conveniva adeguarsi al nuovo corso. Invece sono stati leali. Che senso ha attaccarli come omertosi per di più da uno stimato pm? Se ha le prove persegua. Se no taccia. 3) Come si fa a non capire che era “necessaria” almeno una piccola punizione? Si era mosso il mondo. Un’assoluzione generale avrebbe finito per palesare la ridicolaggine di una dissipazione di denaro e di energie della giustizia per esaminare delle pinzillacchere... Forse gli arbitri (del tribunale), di certo onesti e preparati, inevitabilmente soffrono - roba inconscia - di una sudditanza psicologica verso le potenze dominanti… 4) Le violenze. Esaminiamo i casi dei calciatori-vittime (presunte). Nicola Amoruso... Alla fine del campionato 2001-2002 Carlo Ancelotti fa sapere di non volerlo più alla Juventus. Moggi convoca Amoruso e gli dice: qui non hai spazio, ti conviene accettare il trasferimento al Perugia, se no finisci in tribuna e non giochi. Amoruso alla fine accetta, e si becca pure un aumentone di stipendio. È violenza, è minaccia? Mobbing contro un miliardario? Ma va’. Altro caso. Manuele Blasi. La Juve lo presta al Parma. Lì risulta positivo al doping: otto mesi di squalifica. Rientra alla Juve nell'estate del 2003... E subito Stefano Antonelli... vuole per il suo assistito aumento e proroga del contratto. Moggi dice: niente da fare... prima il giovanotto deve dimostrare di meritarsi sul campo soldi e nuovo contratto. Il mediano gioca bene, ottiene l’una e l’altra cosa. Testimonierà a favore di Moggi. Il giudice prende invece sul serio la testimonianza di Antonelli. 5) La sentenza dice che Moggi non è il Padrino. E finisce per sostenere che l’allora direttore sportivo della Juventus alla fine ha agito... solo negli interessi della Juve… Ma anche la Lega Calcio e la Federcalcio dovrebbero difenderlo. Nella sentenza è insito un precedente pericoloso per ogni società di calcio: dire no a un calciatore… può diventare causa di condanna al carcere… Avanti, ci aspettiamo un pacco di denunce. 6) ... Era ovvio, si sarebbe arrivati comunque a una condanna... inevitabilmente quando c'è molto rumore di stampa e molti denari spesi nell'inchiesta, si finisce per condannare almeno un pochino...”.
Per concludere, mi sembra doveroso riportare il comunicato stampa dell’Associazione Giulemanidallajuve del 10 gennaio 2009, giorno successivo alla sentenza GEA. “Il tonfo del reato di Associazione a delinquere nel processo GEA ha creato panico e sgomento negli accusatori della prima ora. Una inversione di tendenza sembra prendere ormai piede nella maggior parte degli organi di stampa. Appare arduo, infatti, pensare a differenti conclusioni nel procedimento penale in fase di celebrazione a Napoli. L'Associazione GiùlemanidallaJuve, fin dalla sua costituzione avvenuta nel maggio del 2006, si è sempre battuta per sostenere l’illegittimità delle sentenze sportive. Avevamo già parlato di sentenze degne di una ‘Santa Inquisizione’. Un processo figlio dell’odio fomentato ad arte dalla maggior parte dei media e basato - a ben vedere! - sulla totale assenza di un fondamento giuridico, fondamento che la nostra Associazione aveva inteso difendere con il proprio intervento ad adiuvandum nel processo amministrativo celebratosi in Roma il 1 di settembre del 2006. Uno sforzo reso vano dal famigerato ed incomprensibile ritiro del ricorso al TAR deciso nel CDA del 31/08/06 dalla società Juventus, che dichiarava - udite udite - “cessata la materia del contendere”. Forti delle nostre ragioni non ci siamo lasciati demoralizzare. Abbiamo continuato la battaglia con maggior determinazione, consci che solo il tempo ci avrebbe concesso la sospirata vittoria. Oggi, GiùlemanidallaJuve pare essere l’unico soggetto giuridico titolato alla richiesta di revoca dei provvedimenti della Giustizia Sportiva. È infatti pendente un ricorso al Consiglio di Stato ed uno alla Commissione Europea affidato allo studio legale dell'Avvocato Luc Misson. Quest’ultimo, dopo aver conseguito il successo con la famosa sentenza Bosman, ha da subito sposato le nostre ragioni denunciando ancora una volta - e con grande rigore professionale - la profonda illegittimità e la indiscutibile inattendibilità della Giustizia amministrata senza il presidio delle garanzie costituzionali. Appare arduo, inoltre, attendersi una virata nella fin qui passiva condotta tenuta dalla società Juventus che ha preferito ‘patteggiare’ svendendo il proprio ed il nostro onore. Tale scellerata linea di difesa, per altro, non è figlia di quel famigerato sentimento popolare dell'estate 2006. La condotta sottomessa della stessa Juventus si è perpetrata, infatti, anche nel corso degli ultimi due anni nei successivi procedimenti penali e sportivi in cui è stata implicata. Negli oltre due anni di attività della nostra Associazione abbiamo più volte sollecitato l’attuale gruppo dirigente ad avviare ogni azione utile al riconoscimento dei titoli impunemente sottratti dalla Giustizia Sportiva. Lo abbiamo fatto più volte a mezzo stampa, lo abbiamo fatto in tutte le assemblee degli azionisti celebrate nel post calciopoli. Tardive ed inutili appaiono, quindi, le recenti affermazioni del presidente Cobolli sulle odierne difficoltà per richiedere una revisione del procedimento sportivo a fronte di miti sentenze penali. Sono più di due anni che chiediamo a Cobolli di attivarsi in tal senso. E non sarà di certo sufficiente palesare ad “alta voce” la nostra innocenza. È utile ricordare, infine, che la società Juventus ha colpevolmente lasciato decadere i termini per poter avviare azioni legali nelle sedi opportune. Gli spot pubblicitari elargiti a mezzo stampa dal presidente Cobolli non hanno superato lo scoglio della delusione dei tifosi. Delusione che sarà ancor più amara dopo le decisioni del Tribunale di Napoli”.
Il 9 Novembre 2010, a causa del protrarsi dei tempi e del ritardo accumulato dalle udienze precedenti, la Corte d'Appello ha rinviato all’udienza di giorno 1 Febbraio 2011 l’arringa conclusiva dell’avvocato Melandri, difensore di Luciano Moggi e la sentenza. Giorno 1 Febbraio 2011 la sentenza è stata rinviata per l’assenza di uno dei giudici della Corte d’Appello. Il pg Cozzella aveva richiesto nuovamente l’associazione a delinquere, tornando a chiedere 4 anni e 8 mesi di reclusione per Luciano Moggi e 4 anni per il figlio Alessandro. La sentenza di secondo grado del 25 marzo 2011 ha confermato la caduta dell’accusa di associazione a delinquere, registrando uno sconto sulle pene relative alla violenza privata: da 1 anno e 6 mesi a 1 anno per Luciano Moggi, da 1 a 5 mesi per Alessandro. Nel primo caso per i fatti relativi al contratto di Blasi, nel secondo di Zetulajev e Budianskj. Strano davvero che l’intero mercato del calcio italiano si fondasse sulle presunte vessazioni a questi giocatori dalla carriera non proprio esaltante, i quali a dire il vero da questi stessi contratti avevano ottenuto vantaggi economici. Il capo d'imputazione riguardante Amoruso è andato in prescrizione. Gli avvocati dei Moggi hanno annunciato il ricorso in Cassazione.

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