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Timestamp: 2019-07-23 06:50:34+00:00

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Corte Suprema di Cassazione – sezione seconda penale – sentenza - n. 12870 del 9 marzo 2016 - iClouvell
Corte Suprema di Cassazione – sezione seconda penale – sentenza – n. 12870 del 9 marzo 2016
1.Con sentenza del 23/06/2014, la Corte di Appello di Lecce – sez. distaccata di Taranto – in parziale riforma della sentenza pronunciata in data 21/12/2011 dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale della medesima città, assolveva (imputato Omissis) dal reato di cui all’art. 474 cod. pen. e confermava la sentenza nella parte in cui lo aveva ritenuto colpevole del delitto di ricettazione.
2.Contro la suddetta sentenza, l’imputato, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione, deducendo i seguenti motivi:
2.In via preliminare è opportuno ricostruire il contesto normativo alla stregua del quale la presente fattispecie va decisa. Il ricorrente, come si è detto, è stato colto nel possesso di vari capi di abbigliamento di note marche che presentavano chiari segni di contraffazione (materiali, etichette, marchi, tessuto, cuciture e serigrafie non conformi agli originali). Il reato, in astratto ipotizzabile, è quindi la ricettazione (art. 648 cod. pen.) che, nella specie, ha come reato presupposto l’art. 473 cod. pen. Sul punto, infatti, è opportuno rammentare che SSUU 23427/2001 riv 218770, stabilirono che l’apprensione di entità con segni o marchi falsificati è in astratto riconducibile alla ricettazione, può passarsi all’esame dell’ulteriore questione, essendo «indubbio che l’apposizione di un segno contraffatto su un bene (fattispecie delittuosa ai sensi dell’art. 473 c.p.) funga da fonte rispetto alla cosa così realizzata nella quale il segno si fonde: ne deriva che acquisizione del tutto, con la consapevolezza della sua contraffazione, integra una condotta rilevante ai sensi della suddetta previsione. La tesi contraria è priva di aderenza al dato normativo, testualmente e razionalmente inteso; in particolare non può sostenersi che attraverso l’acquisto della cosa avente il segno contraffatto non si arrechi offesa al diritto del titolare dell’esclusiva ed alla correttezza del mercato. Così ragionando si confonde l’oggettività giuridica del reato di ricettazione con quella del delitto presupposto di cui all’art. 473 c.p., mentre in realtà è innegabile che un acquisto del genere realizzi l’offesa tipica del primo: basti osservare che gli acquirenti o più in generale i destinatari ricevono la cosa con un attributo che essa non potrebbe avere, il quale viene valutato dal mercato in termini positivi ed è conseguente alla ingerenza indebita nell’altrui creazione e diritto di esclusiva»: negli stessi termini, Cass. 22693/2008 Rv. 240414; Cass 42934/2012 Rv. 253818.
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