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DOGANE 23/26 Memorandum sul manzo di Frank J. Desiderio. Riforma del processo civile e tributario di Francesco Campanile FILO DIRETTO 27 - PDF
DOGANE 23/26 Memorandum sul manzo di Frank J. Desiderio. Riforma del processo civile e tributario di Francesco Campanile FILO DIRETTO 27
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1 SOMMARIO EDITORIALE 2 Caro Ministro... PRIMO PIANO 3-4 Nuovi indirizzi giurisprudenziali sui depositi Iva di Sara Armella Giorgia Orsi ATTUALITÀ 5-6 No alla pirateria e alla contraffazione di Nicola Coppola Studio Desiderio GIURISPRUDENZA Congelato il made in di Danilo Desiderio OSSERVATORIO Giurisprudenza comunitaria e nazionale di Alessandro Fruscione SPECIALE EUROPA 12/18 CE - Svizzera AEO Giappone Unioni doganali e zone di libero scambio nel mondo a cura di Mauro Giffoni PROFESSIONE 19/22 Polizza assicurativa per i Doganalisti DOGANE 23/26 Memorandum sul manzo di Frank J. Desiderio Riforma del processo civile e tributario di Francesco Campanile FILO DIRETTO 27 Royalties e valore imponibile in Dogana di Andrea Toscano CONVEGNI 29/36 Napoli 26 settembre 2009 Rappresentanza in dogana accertamento e contenzioso di Francesco Paolo Silanos Profili di responsabilità del Doganalista di Alberto Landolfi CENTRO STUDI 37 Il Centro Studi entra nel network INCU SCENARI Sicurezza in mare di W. O. I marchi di qualità del vino International Network of Customs Universities Il Centro Studi e Servizi del Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali è stato ammesso lo scorso settembre all IN- CU (International Network of Customs Universities), come affiliated Institution. L INCU è una rete internazionale di università ed enti di formazione specializzati nello studio e la ricerca nel settore doganale, che è gestita dall International Network of Customs Universities Management Group (INCU MG Incorporated). a cura del Centro Studi del CNSD pag. 9 Convenzione T I R La convenzione doganale relativa al trasporto internazionale di merci accompagnate da Carnet TIR (convenzione TIR) del 14 novembre 1975 è stata approvata a nome della Comunità europea con l'adozione del regolamento (CEE) n. 2112/78 del Consiglio ed è entrata in vigore nella Comunità il 20 giugno La convenzione TIR è stata elaborata sotto gli auspici della Commissione Economica per l'europa delle Nazioni Unite (CEE-ONU). Mauro Giffoni pagg Il Doganalista Rivista giuridico-economica di commercio internazionale Autorizzazione Tribunale Roma n. 199 del 05/04/ ANNO XXII n. 5 Settembre-Ottobre 2009 Direttore Responsabile: Walter Orlando Comitato di Redazione: Italo Antelli, Giovanni De Mari, Antonio Di Gioia, Luciano Gallo, Mauro Lopizzo, Gianfranco Lorenzoni, Franco Mestieri, Walter Orlando, Stefano Pietraforte, Giuseppe Rebolino, Mario Signoretto. Coordinatore editoriale: Liana Zagarese Editore: Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali Redazione: Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali ROMA Via XX Settembre, 3 Tel Fax Sito Internet: - Pubblicità: Centro Studi e Servizi srl - Via XX Settembre, Roma - Tel Stampa: Stab. Tipolitografico Ugo Quintily spa - Viale Enrico Ortolani, 149/ Roma - Tel. 06/ Foto di copertina: prof. Giancarlo Zagarese Poste Italiane spa - Sped. Abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) - art. 1, comma 1 - DCB Roma Associato all Unione Stampa Periodica Italiana 1
2 Egregio signor Ministro, Lettera al Ministro Maurizio Sacconi da Giorgio Bernasconi responsabile della Previdenza sono uno Spedizioniere Doganale delegato dal Consiglio Nazionale ai problemi previdenziali della nostra categoria. Ho 71 anni e sono andato in pensione nel 2003 con una anzianità contributiva di ben 55 anni! Ed ancora continuo a versare contributi come parasubordinato (L. 335/95), esercitando la libera professione, ma non ho nulla da chiedere sul piano personale. Formulo invece la presente, perché vorrei cortesemente sapere se Lei è al corrente che il suo Ministero, tramite l INPS, sta pesantemente, ingiustamente e pervicacemente discriminando la nostra categoria in materia di pensione di anzianità. L istituto previdenziale, continua a negare la totalizzazione dei contributi versati al nostro ex Fondo di Previdenza degli Spedizionieri Doganali, in base ad una circolare del 2004 emanata dal Ministero del Lavoro, quando ancora non era vigente il D.lgs. 42/2006 nonostante che: alcuni soggetti, pur vantando 40/42 anni ed oltre di contribuzioni per periodi non coincidenti, non hanno superato i 60 anni di età e non hanno ancora 65 anni per usufruire della pensione di vecchiaia; l interpretazione letterale dell art. 1 - I comma del D. Lgs. 42/2006 non lascia alcun dubbio circa la legittimità di applicazione di tale legge anche alla nostra categoria, considerato che già il nostro ex Fondo erogava pensioni per invalidità, vecchiaia e superstiti e che la legge 230/97 ha istituito presso l INPS una apposita gestione separata ad esaurimento, obbligatoriamente iscrivendo gli Spedizionieri Doganali nella legge 335/1995; tale interpretazione estensiva fu confermata dal sottosegretario On.le Brambilla per giustificare il suo parere contrario in sede di discussione al Senato all approvazione di un provvedimento ad hoc; provvedimento peraltro già approvato in sede deliberante dalla Commissione Lavoro della Camera, presentato dagli onorevoli Bornacin, Campa ed altri; l Istituto previdenziale sta soccombendo sistematicamente in tutte le cause promosse presso vari Tribunali, come si evince dalla recenti sentenze emesse dal Tribunale di Milano (tre sentenze), dal Tribunale di Como (due sentenze), e dai Tribunali di Padova, Verona, Aosta, Napoli, Busto Arsizio...). L Istituto è sistematicamente CONDANNATO a pagare le spese processuali, perché è evidente che i Giudici non hanno alcun dubbio interpretativo del D. lgs. 42/2006; l Istituto, in alcuni casi, ha promosso appello basandosi su argomenti privi di fondamento giuridico come quello di riferirsi alla circolare interna, che una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che si tratta di atti irrilevanti. Così correndo il rischio di soccombere anche in seconda istanza al pagamento delle spese processuali, causando quindi evidenti danni finanziari all Erario, oltre a quelli già previsti a carico dalle prime sentenze; questa ottusa pervicacia di sperperare risorse dello Stato, sia economiche che di impiego di risorse umane è sempre grave ma intollerabile in particolare in questo momento; tale atteggiamento è interpretabile come un pretestuoso ma scientifico dilazionamento dei tempi di concessione di un sacrosanto diritto, solo tendente ad ottenere lo scoraggiamento di coloro che da tempo sono in difficoltà economiche sia per la situazione contingente, sia perché la nostra categoria è stata dichiarata in crisi irreversibile sin dal 1992 a seguito dell ampliamento dell Unione Europea, aggravata nel 2004 dall adesione di altri 10 stati dell Est Europa, costringendo quindi, chi è già in difficoltà, a sostenere gravosi costi legali e subire stress psicologici rilevanti; il motivo del contendere è traducibile in un importo di pensione mensile di circa _ 750 per una anzianità media di 30 anni di iscrizione all ex Fondo. Stiamo parlando quindi di pensioni assai modeste! questi soggetti, in ogni caso, - tra l età anagrafica e i periodi di contribuzione - cumulano ben oltre il requisito generale previsto dal Decreto 247/2007. In conclusione, il Suo Ministero non è ancora pervenuto ad una chiarificazione della L. 42/2006 e sembra che non dia risposte ai quesiti inoltrati dalla Direzione Generale dell INPS. Oppure dobbiamo ritenere che i Suoi uffici attendano passivamente che sia la Magistratura a risolvere questo problema, mi chiedo: ma quante altre sentenze favorevoli ai nostri colleghi si dovranno ancora ottenere? Ma quante altre risorse si dovranno sperperare, sia da parte dei nostri colleghi che da parte dell INPS? A nome della Categoria che rappresento, Le sarò vivamente grato di un Suo cortese riscontro ed in tale attesa, porgo distinti saluti. 2
3 PRIMO PIANO Nel corso degli ultimi anni l istituto del deposito Iva ha rappresentato materia di approfondimento per tutti i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nel suo utilizzo: non solo spedizionieri, depositari e importatori, infatti, hanno rivisto e ripensato a questo regime largamente diffuso, ma anche gli stessi uffici amministrativi, avvocati e giudici hanno letto e applicato, con grande varietà di interpretazioni, il regime di cui all art. 50 bis, d.l. 331 del 1993, convertito in legge 427 del Questione focale si è rivelata l individuazione dei presupposti minimi, di fatto e di diritto, che permettano di fruire dell agevolazione fiscale prevista dal deposito Iva, rappresentata dal differimento dell imposta e dal suo assolvimento con il metodo della compensazione contabile, in luogo dell anticipazione finanziaria in Dogana. Per arrivare, tuttavia, a individuare tali requisiti indispensabili all applicazione dell istituto, non si è potuto prescindere dall indagarne l origine e, soprattutto, la finalità. Nuovi indirizzi giurisprudenziali sui depositi Iva L istituzione del deposito Iva recepisce i principi comunitari contenuti nell art. 16, direttiva Cee 17 maggio 1977, n. 388 (sesta direttiva Iva), come modificata dalla direttiva 95/7/CE del 10 aprile 1995, n. 7, ed è finalizzata a evitare che ai beni comunitari venga riservato un trattamento fiscale meno favorevole rispetto a quello previsto per i beni provenienti da Paesi terzi. In particolare, infatti, con la suddetta direttiva viene riservata agli Stati membri la possibilità di prevedere misure particolari per esentare da Iva le operazioni di deposito doganale e di regimi analoghi, a condizione che gli stessi non mirino a un consumo finale e che l'importo dell'iva, dovuta al momento dello svincolo dai regimi, corrisponda all'imposta che sarebbe stata dovuta se ognuna di tali operazioni fosse stata soggetta a Iva all importazione o nel loro territorio (art. 16, dir. 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE, trasfuso nell art. 155, direttiva 28 novembre 2006, n. 112). L intento del legislatore comunitario è evidentemente quello di semplificare gli scambi, risolvendo la situazione di sperequazione creatasi con l abbattimento delle barriere tra gli Stati membri e la libera circolazione delle merci: l art. 98, reg. CE 2913 del 1993 (c.d.c.), infatti, con l istituzione dei depositi doganali, prevedeva la possibilità, solo per le merci estere, di essere immagazzinate nel territorio della Comunità, senza assolvere i dazi d importazione e le imposte nazionali, quali l Iva. Negli ultimi anni, l applicazione dell istituto è stata contrastata da una prassi che prevede la sanzione del recupero d imposta, non solo laddove la liquidazione dell Iva sia avvenuta in maniera irregolare, ma anche nei casi in cui siano unicamente violati alcuni adempimenti: in particolare le indagini di Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza si sono focalizzate sulle prove dell introduzione fisica della merce nei depositi Iva. Una prima tranche di sentenze (Comm. trib. prov. Torino, sezione XXVIII, 18 settembre 2006, n. 61/28/06; Comm. trib. prov. Torino, sezione VIII, 8 settembre 2008, n. 74/8/08) ha riconosciuto come illegittima duplicazione d imposta il recupero Iva posto in essere dalle Dogane in relazione a operazioni d importazione con utilizzo virtuale del deposito Iva (ossia in mancanza della fisica introduzione della merce). In forza del divieto di doppia imposizione, uno dei principi fondamentali cui il nostro sistema tributario è ordinato, la giurisprudenza di merito ha escluso la possibilità di operare un recupero dell Iva, essendo l imposta già stata assolta, infatti, mediante il sistema del reverse charge. Tali pronunce sostanzialmente riconoscono come l assolvimento dell Iva da parte dell importatore, attraverso il sistema del reverse charge, equivalga al pagamento che lo stesso 3
4 PRIMO PIANO operatore avrebbe svolto in Dogana laddove, in sede d importazione, non avesse utilizzato il regime di cui all art. 50 bis, d.l. 331 del 1993; di conseguenza la mera irregolarità nella gestione del deposito, derivante dall omessa introduzione fisica dei beni, non può legittimare un nuovo assolvimento d imposta. Il trend interpretativo che pone in secondo piano la necessità dell introduzione fisica della merce nel deposito Iva ha ricevuto alcune battute d arresto (Commissione tributaria provinciale di Arezzo, 23 marzo 2007, n. 47/5/07; Commissione tributaria provinciale di Vicenza, 21 novembre 2007, n. 136/5/07). Si tratta di un interpretazione che, da un lato, comporta come conseguenza l obbligo di un secondo pagamento dell imposta e di sanzioni in relazione a operazioni già integralmente tassate. Ulteriore conseguenza di tale opzione interpretativa è per l importatore l indefinita sua soggezione a un azione di accertamento del tutto dipendente da una condotta altrui (la gestione del magazzino Iva), cui è certamente estraneo. Per il gestore del deposito, d altro canto, l obbligo di pagamento dell Iva rappresenta una sanzione del tutto sproporzionata, commisurata al valore del bene e dunque parametrata a un indice di capacità contributiva che non ha mai posseduto. Nella delicata querelle si inserisce la sentenza della Commissione tributaria provinciale di La Spezia (sent. 120/1/09 del 25 maggio 2009), probabilmente la prima a dare applicazione alle recenti norme di interpretazione autentica. La legge 27 gennaio 2009, n. 2 (legge di conversione del d.l. 185 del 2008, c.d. decreto anticrisi), all articolo 16, comma 5 bis, interviene sulla disciplina dei depositi Iva, con un interpretazione autentica: tale provvedimento considera introdotti nei depositi IVA i beni consegnati al depositario ed oggetto delle prestazioni di servizi indicate nella lettera h) del comma 4 dell articolo 50 bis del D.L. 331/93 (le prestazioni di servizi, comprese le operazioni di perfezionamento e le manipolazioni usuali), anche se materialmente eseguite nei locali ad essi limitrofi. La relazione illustrativa che accompagna tale intervento ermeneutico precisa che le operazioni che possono, di fatto, svolgersi all esterno del magazzino, senza che venga meno l effettività del contratto di deposito, si concretano nelle manipolazioni usuali, ossia, a titolo esemplificativo, nelle verifiche e controlli dei sigilli, della qualità e quantità delle merci consegnate. In particolare, si sottolinea come il passaggio dei beni per il deposito allo scopo di realizzare specifiche prestazioni di servizi consistenti in semplici manipolazioni usuali - nei termini sopradescritti a titolo esemplificativo - soddisfa sia la nozione di introduzione nel deposito, sia la connessa nozione giuridica di deposito. Da tale considerazione, secondo l interpretazione accolta dalla sentenza della Commissione tributaria di La Spezia, discenderebbe che l obbligazione di custodia dei beni ben può consistere in semplici operazioni di verifica, anche sommaria, della merce consegnata, sebbene prestate all esterno dei locali autorizzati, purché in zone limitrofe ad essi. Il Collegio ligure, pertanto, ha annullato gli atti di recupero dell imposta, corroborando la propria valutazione con la recente interpretazione del legislatore, in relazione all ambito dei servizi eseguibili sui beni in giacenza nel deposito Iva. Con una sentenza che, pur vertendo sulla posizione del depositario, manda esente da qualsiasi pretesa in ordine all Iva all importazione anche l importatore, l istituto del deposito Iva si riappropria della sua funzione originaria; gli interessi erariali rimangono tutelati dal regolare assolvimento dell imposta e il deposito Iva evita, così, di risolversi in una misura penalizzante per importatori e gestori. Sara Armella e Giorgia Orsi Armella & Associati Studio legale Consulenza ed assistenza legale ad imprese, liberi professionisti, associazioni di categoria, agenzie governative ed enti pubblici sulle tematiche del: - diritto doganale - diritto del commercio internazionale - diritto tributario internazionale - diritto comunitario - contrattualistica internazionale Studio legale Avv. Danilo Desiderio International Trade & Customs Regulation Piazza Garibaldi, 12/B Avellino (AV) Tel. /Fax Per ulteriori informazioni visitate: 4
5 ATTUALITÀ No alla pirateria e alla contraffazione La contraffazione delle merci rappresenta, come noto, uno degli ostacoli principali alla libera concorrenza, che produce consistenti danni economici nei confronti delle imprese di tutti i settori. Tale fenomeno, enormemente cresciuto negli ultimi anni per effetto del progressivo aumento degli scambi a livello internazionale e del numero delle transazioni commerciali concluse via internet, ha reso spesso inefficaci i controlli svolti dai singoli Stati. Se in passato ad essere contraffatti erano prevalentemente i beni di lusso, le griffe della moda e gli audiovisivi, oggi si assiste alla falsificazione di pressoché qualsiasi tipo di bene materiale e immateriale, prodotti alimentari inclusi. Si è giunti così alla consapevolezza che all'azione di contrasto svolta dai singoli Stati nazionali deve affiacncarsi anche l'intervento di organismi sovranazionali con funzioni di coordinamento e controllo, onde arginare la diffusione del fenomeno. Su queste premesse, lo scorso 2 aprile ha visto alla luce, nell ambito della Contrafake 2009 (seconda conferenza di alto livello sui temi della contraffazione e pirateria tenutasi a Bruxelles), l Osservatorio Europeo sulla Contraffazione e la Pirateria, piattaforma pan-europea" con compiti di rilevazione dei dati relativi alla contraffazione e alla pirateria; di identificazione e condivisione delle best practices in materia e di sensibilizzazione del pubblico sui temi in oggetto. L Osservatorio Europeo sulla Contraffazione e la Pirateria è coordinato dalla Commissione Europea e partecipato da rappresentanti dei settori produttivi più vari, dalle associazioni dei consumatori e delle amministrazioni degli Stati membri. La sua costituzione è stata preparata fin dal 2008, dalla Risoluzione del Consiglio dell Unione Europea del 25 settembre 2008, con la quale è stato approvato il piano di lotta alla contraffazione ed alla pirateria, e che pone tra i suoi punti fermi il partenariato fra il settore pubblico e quello privato nel contrasto a tale fenomeno. Tale risoluzione rappresenta, insieme alla Direttiva (CE) n. 48/2008 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e al Regolamento n. 1383/2003 relativo agli interventi dell autorità doganale contro i beni sospettati di violare taluni diritti di proprietà intellettuale, uno dei principali provvedimenti normativi sui quali si basano le azioni europee di enforcement dei diritti di proprietà intellettuale; azioni che sono portate avanti sotto il coordinamento della Commissione Europea. Pare opportuno a questo punto richiamare la distinzione fra contraffazione e pirateria che si rinviene nell accordo TRIPS (Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights - Accordo sui diritti di Proprietà Intellettuale relativi al commercio) in quanto tali definizioni sono state trasfuse all'interno dei documenti e delle norme europee. Il TRIPS (art. 51, nota 14) definisce beni contraffatti: quei beni, incluso il loro imballaggio, che presentino un 5
6 ATTUALITÀ marchio di fabbrica non autorizzato identico ad un marchio di fabbrica validamente registrato con riferimento a quel bene, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio, così da violare i diritti del proprietario del marchio in questione ai sensi della legge del Paese di importazione. Da tale definizione si evince che il prodotto contraffatto è un bene che imita qualcos altro con l intento di ingannare. I beni piratati, invece, sono quelle copie del bene realizzate senza il consenso dell avente diritto (o della persona debitamente autorizzata dall avente diritto nel Paese di produzione), e che sono composti direttamente o indirettamente da un articolo dove la manifattura di tale copia abbia costituito una violazione del copyright o di un diritto collegato ad esso ai sensi della legge del Paese di importazione. Secondo tale definizione, il prodotto piratato è dunque una copia illegale di qualcosa che esiste già. Al di là di tale differenza, c è comunque da evidenziare che gli effetti comuni a tali crimini sono rappresentati non soltanto dai danni economici prodotti a quelle imprese che operano nel rispetto delle regole, ma anche dai pericoli alla sicurezza dei consumatori, in quanto i beni falsi o contraffatti sono spesso privi delle garanzie minime poste a tutela della salute pubblica. Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, ai cosmetici e prodotti per l igiene cancerogeni o ai giocattoli contenenti parti piccole che possono essere ingoiate dai bambini con gravi rischi per la loro incolumità: le norme europee vietano la commercializzazione di tali prodotti in assenza di precise garanzie rigurdanti appunto l assenza dei rischi descritti, ma è evidente che un prodotto fasullo prescinde dal loro rispetto e costituisce pertanto un pericolo. Simile discorso va fatto per gli alimenti, altro settore in cui si assiste di recente ad un enorme aumento di prodotti contraffatti. Oltre a tale aspetto di rischio, e come risulta facile comprendere, la produzione e l immissione in commercio di tali beni è spesso gestita in modo diretto dalla criminalità organizzata, con un traffico che si fa via via più lucroso e che ha ramificazioni internazionali. Dalla Contrafake 2009 è emersa pertanto l esigenza di rivedere anche il piano sanzionatorio, considerato al momento troppo tenue rispetto ad un investimento criminale ad alto ritorno economico quale appunto quello dei beni contraffatti. Date le dimensioni oramai globali di tale fenomeno, la costituzione dell Osservatorio Europeo si inserisce nella più ampia politica europea tesa a dare all Unione un ruolo attivo nella negoziazione di un accordo commerciale plurilaterale anti-contraffazione (ACTA) e nella continuazione dell impegno europeo nelle altre iniziative anti-contraffazione sviluppate a livello internazionale in seno al WTO, al WIPO, all OCSE ed in altri consessi internazionali. La prima riunione dell Osservatorio dovrebbe aversi in questi mesi sotto la presidenza svedese dell Unione Europea. Si auspica che una volta definite con maggior precisione le regole di funzionamento dell'osservatorio, si dia un concreto avvio delle operazioni dell ente, di modo da iniziare a svolgere immediatamente l importante funzione per la quale è stato costituito. Nicola Coppola Studio Desiderio Società uninominale Capitale sociale interamente versato X ,00 CENTRO ASSISTENZA DOGANALE Legge n. 66 art. 7 comma 1 septies AUTORIZZAZIONE N. 2167/DIV. V/SD DEL MINISTERO DELLE FINANZE DIREZIONE GENERALE DIPARTIMENTO DELLE DOGANE E IMPOSTE INDIRETTE ALBO NAZIONALE C.A.D. N. 30 DEL MINISTERO DELLE FINANZE DG SD DIV. V CARPI (Modena) Via dei Trasporti, 2/A Tel più linee Fax Telex Samasped I Internet: REA Registro Imprese MO Partita IVA CENTRO ELABORAZIONE DATI INTRASTAT ASSEVERAZIONI SDOGANAMENTI IMPORT EXPORT CONSULENZA IN MATERIA DOGANALE, IVA COMUNITARIA, ACCISE E COMMERCIO ESTERO ESPERTO NEL SETTORE TESSILE ABBIGLIAMENTO E NELLA GESTIONE DEL TPP VERSO QUALSIASI PAESE 6
7 GIURISPRUDENZA Dopo oltre un mese di tentennamenti da parte del governo, costantemente incalzato dalle imprese, delle associazioni professionali e di categoria, ha fatto la sua apparizione in Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2009 il decreto legge n. 135 del 25 settembre 2009, che ha abrogato il comma 4, dell'articolo 17 della "legge sviluppo" (l. 23 luglio 2009, n. 99). Il nuovo decreto è stato adottato avvalendosi di una speciale procedura (definita "salva-infrazioni"), messa a punto già da qualche anno dall'esecutivo italiano per evitare in extremis al nostro Paese di imbattersi nella violazione di precise leggi comunitarie. Tale procedura si sostanzia nell'adozione di un decreto con carattere d'urgenza il quale è inteso a introdurre specifici rimedi all'adozione da parte del Parlamento di provvedimenti dei quali viene riscontrata ex post (cioè successivamente alla loro entrata in vigore) la contrarietà al diritto comunitario. Lo scopo è evidentemente quello di impedire la presentazione di eventuali ricorsi alla Corte di Giustizia CE e scongiurare condanne dell'italia per violazione del diritto comunitario, come suggerisce il titolo, assai significativo, del nuovo provvedimento ("Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita' europee), che è entrato in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione. Tra le infrazioni oggetto di "salvataggio" figurano le contestate misure rafforzative della tutela del "Made in Italy" introdotte dal Parlamento italiano con la modifica dell'articolo 4, co. 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, consistenti nell obbligo dell indicazione di origine su tutti i prodotti recanti marchi aziendali italiani, realizzati in tutto od in parte al di fuori del territorio italiano. Tramite tali disposizioni, il legislatore italiano aveva infatti introdotto, di fatto, una serie di misure equivalenti ad una restrizione quantitativa all'importazione (vietate dal Trattato), omettendo per di più di notificare preventivamente alla Commissione europea il relativo disegno di legge, come prevede la norma. Non è stato Congelato il made in specificato un nome segnalibro, recante una procedura di informazione obbligatoria nel settore delle norme e delle regole tecniche, la quale dispone che qualsiasi progetto di norma, regola tecnica o di regolamentazione nazionale adottati dagli Stati membri in grado di ostacolare gli scambi intracomunitari, vanno comunicati alla Commissione unitamente ai motivi alla base della loro adozione, prima ancora della loro emanazione, affinché questa possa valutarne la compatibilità con il diritto comunitario ed in particolare con il principio di libera circolazione delle merci. La disposizione di cui all'art. 17, co. 4, l. 99/2009 viene di conseguenza abrogata dal d.l. 135/2009 (vedasi il comma 8, art. 16), che introduce inoltre alcune modifiche all'articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (finanziaria 2004), inserendovi due nuovi commi (49- bis e 49 ter), le cui disposizioni entreranno in vigore decorsi 45 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale (ossia il 9 novembre 2009). In base alle nuove disposizioni, la fattispecie della "fallace indicazione di origine" viene a configurarsi, oltre nel caso in cui su un dato prodotto o merce vengono utilizzati segni, figure, od altre indicazioni idonee a trarre il consumatore in inganno, inducendolo a ritenere che esso sia di origine italiana (a prescindere dal fatto che sullo stesso sia indicata l'origine e la provenienza estera), qualora l'azienda faccia un uso "fallace" o "fuorviante" del marchio aziendale, ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli (il riferimento è al d.lgs n. 146 del 2 agosto 2007, con cui è stata recepita la Direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno). Le situazioni di cui sopra vengono punite ai sensi dell'art. 517 del codice penale (reclusione fino a 2 anni e multa fino a euro). Il nuovo comma 49 bis introduce inoltre una ipotesi particolare di fallace indicazione di origine che si configura in relazione all'utilizzazione impropria o scorretta dei marchi di fabbrica. Tale ipotesi si realizza quando il titolare o licenziatario di un dato marchio lo utilizza con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce cui esso si riferisce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine, senza che detti prodotti o merci vengano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti riguardo la loro (effettiva) origine o provenienza estera, o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull'effettiva origine del prodotto, oppure qualora manchi una qualsiasi attestazione, resa sempre dal titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che a sua cura verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. La prima precisazione da farsi con riferimento alle novità introdotte dal nuovo decreto riguarda il venir meno delle istruzioni impartite dall'agenzia delle Dogane con le note n dell 11 agosto 2009 e n del 13 agosto Tali istruzioni, al fine di evitare il blocco delle merci recanti un marchio italiano spedite in Italia o prodotte all'estero prima del 15 agosto 2009, richiedevano all'operatore od al suo rappresentante doganale di fornire 7
8 GIURISPRUDENZA mediante un'autocertificazione, l'attestazione che il marchio su tali merci era stato apposto prima del 15 agosto, data di entrata in vigore delle disposizioni di cui all'art. 17, co. 4 della l. 99/2009. Essendo venuta meno dal 26 settembre la norma che disponeva l'obbligo di indicazione obbligatoria dell'origine su tali beni, l'autocertificazione non è più necessaria, come confermato dalla Nota dell'agenzia delle Dogane prot /RU del 29 settembre La seconda precisazione riguarda il momento in cui si vengono a configurarsi le fattispecie penalmente rilevanti di "falsa" o "fallace" indicazione di origine. Ai sensi del comma 49, art. 4, della l. 350/2003, l'apposizione di una indicazione falsa o fallace su un qualsiasi prodotto non costituisce di per sé reato. A costituire reato (ed essere punito ai sensi dell'art. 517 del codice penale) è infatti solo l'importazione, l'esportazione a fini di commercializzazione, la commercializzazione od il compimento di atti diretti in modo non equivoco alla commercializzazione del prodotto recante la falsa o fallace indicazioni di provenienza o di origine. La terza precisazione riguarda la problematica della cumulatività o dell'alternatività della sanzione amministrativa pecuniaria da euro ad euro prevista dall'ultimo periodo del comma 49 bis con la sanzione penale di cui all'art. 517 c.p. A tale proposito, si osserva che contrariamente a quanto riportato su alcuni organi di stampa (vedasi Il Sole 24 Ore del 27 settembre 2009, "Norme 'Made in Italy' alla prova degli operatori"), dove si propende per la teoria dell'alternatività delle due fattispecie sanzionatorie, da una lettura più attenta dell'articolo 4, commi 49 e 49 bis della finanziaria 2004, non si può fare a meno di constatare che il comma 49 bis non regola una fattispecie di reato diversa da quella di cui al comma precedente, limitandosi piuttosto ad introdurre una particolare aggravante nella commissione dello stesso, che si configura ogni volta che la merce od il prodotto importato, esportato a fini di commercializzazione, commercializzato od in relazione al quale sono stati compiuti atti diretti in modo non equivoco alla sua commercializzazione, viene contrassegnato con un marchio tendenzialmente idoneo a trarre in inganno il consumatore e ricorre una delle 3 condizioni di cui al comma 49 bis stesso, cioè: a) assenza di indicazioni precise ed evidenti riguardo la loro origine/provenienza estera; b) di indicazioni sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull'effettiva origine del prodotto; c) assenza di qualsiasi attestazione resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio circa le informazioni sulla effettiva origine estera del prodotto da introdurre in fase di commercializzazione dello stesso. L'inciso "fatto salvo quanto previsto dal comma 49-bis" è stato infatti apposto, e deve dunque intendersi riferito, al secondo periodo del comma 49, non anche al primo: "Costituisce falsa indicazione la stampigliatura "made in Italy" su prodotti e merci non originari dall'italia ai sensi della normativa europea sull'origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l'origine e la provenienza estera dei prodotti o delle 8 PEGASUS il software in ambiente windows per la Gestione degli spedizionieri doganali ed Aziende di Import / Export I MODULI D.A.U e documenti doganali Transiti NCTS e documentazione complementare Intrastat Manifesto doganale CARGO Procedure domiciliate I/E CAD Perfezionamenti passivi e attivi Restituzione diritti Depositi doganali ed IVA Gestione conti di debito/garanzie Tariffazione e fatturazione SOLUZIONI COLLEGATE Gestione Integrata Spedizioni terrestri, marittime e aeree Integrazione contabilità SIGLA++ INGE INFORMATICA s.r.l., Via Enrico Fermi, Pieve al Toppo - Civitella in Val di Chiana (AR) Infoline r.a. - Fax Web: -
9 GIURISPRUDENZA merci, l'uso di segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana, incluso l'uso fallace o fuorviante di marchi aziendali ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli, fatto salvo quanto previsto dal comma 49-bis. " La sanzione penale deve pertanto ritenersi applicabile anche all'ipotesi di cui al comma 49 bis, a meno che non si corregga la nuova norma eliminando questo fraintendimento. L'ultima precisazione riguarda l'ipotesi di cui all'ultima condizione prevista dal comma 49 bis, che si configura, come si è detto, quando il titolare o licenziatario di un dato marchio (ed il quale ha importato, esportato ai fini di commercializzazione, commercializzato o compiuto atti diretti in modo non equivoco alla commercializzazione del prodotto recante la falsa o fallace indicazioni di provenienza o di origine), utilizza quest'ultimo con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce cui esso si riferisce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine, in particolare omettendo di accompagnarlo con qualsiasi attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. Questa disposizione sembra lasciar intendere che anche per le merci o prodotti non aventi origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine e che vengono introdotti in Italia con un marchio che in qualche modo suggerisce l'origine italiana (e quindi è idoneo a trarre in inganno il consumatore), è comunque possibile evitare di incorrere nel reato di falsa indicazione di origine, qualora il titolare od il licenziatario del marchio attesti (non si capisce esattamente quando, ma deve presumersi al momento della loro dichiarazione in dogana) che in fase di commercializzazione di detti beni verranno adottate, a loro cura, informazioni idonee a rendere nota al consumatore l'esatta origine estera del prodotto. Viene di fatto prevista la possibilità di sanare qualsiasi irregolarità derivante dall'introduzione nel nostro Paese di beni in relazione ai quali è stato fatti uso ingannevole del marchio (ferme restando le ipotesi di configurabilità del reato nelle ipotesi di cui al comma 49), a condizione che si attesti già al momento della loro introduzione nel Paese che essi verranno commercializzati con altre integrazioni informative volte a tutelare il consumatore riguardo la loro corretta origine. La norma lascia supporre pertanto che l'amministrazione doganale dovrà verificare (in sede di controlli eseguiti posteriormente allo svincolo delle merci), che i beni accompagnati dalle suddette attestazioni rechino le precisazioni richieste dall'art. 49 bis riguardo la loro corretta origine. L'irrigidimento dei controlli sulle merci importate in Italia paventato da coloro che criticavano l'art. 17 della l. 99/2009 viene dunque meno, ma in compenso il lavoro delle dogane in fase di controlli posteriori subirà un enorme appesantimento. Infine, si osserva che il comma 49- ter dell'art. 4 della finanziaria 2004 dispone la confisca amministrativa del prodotto o della merce di cui al comma 49-bis, salvo che il titolare od il licenziatario responsabile dell'illecito appongano le indicazioni previste dallo stesso comma 49 bis, a loro spese, sul prodotto o sulla confezione o sui documenti di corredo per il consumatore. Si tratta di una nuova forma di regolarizzazione che il comma 49 ter sembra confinare alla sola confisca delle merci, per cui non si estende anche all'applicabilità della sanzione penale ed amministrativa di cui ai commi 49 bis e 49 ter, che rimane in piedi, essendo il reato comunque venuto a maturare. Sono molti, dunque, gli aspetti controversi ed i dubbi che la nuova norma pone, per cui si rimane in attesa di chiarimenti ufficiali riguardo l'interpretazione della stessa. Altra novità di rilievo introdotta dal nuovo provvedimento (vedasi il comma 4 dell'art. 16) è quella che prevede che chiunque faccia uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia (es. "100% made in Italy", "100% Italia", "tutto italiano" ed altre indicazioni simili), in qualunque lingua espressa, ingenerando nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia dello stesso, ovvero utilizzi segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione, al di fuori dei presupposti previsti nei commi 1 e 2 dell'art. 16, è punito, ferme restando le diverse sanzioni applicabili sulla base della normativa vigente, con le pene di cui all'articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo. Ai sensi del comma 1 per bene "realizzato interamente in Italia" deve intendersi un prodotto che sia classificabile come "made in Italy", in base alla normativa europea sull origine e per il quale le fasi del: 1) design, 2) progettazione, 3) lavorazione e 4) confezionamento siano state realizzate esclusivamente sul territorio italiano, fermo restando che le modalità di attuazione di tale disposizione potranno essere definite con uno o più decreti interministeriali (comma 2). Alla luce delle nuove disposizioni adottate dal governo italiano (fermo restando che il decreto legge che le dispone necessita di essere convertito in legge, pena la sua decadenza, entro 60 giorni dalla sua adozione, con la possibilità che durante tale passaggio subisca delle ulteriori modifiche), verrebbe da domandarsi: ma perché, esistono ancora filiere che possono definirsi al 100% italiane? Oramai le esigenze moderne della produzione e l'elevato grado di specializzazione e frammentazione delle tecniche produttive rendono di fatto impossibile la produzione di un dato bene "interamente" in un unico Paese. Alla fine infatti, v'è sempre qualcosa (una materia prima entrata nel processo produttivo, un macchinario, una tecnica di lavorazione od un contributo, in termini di progettazione del prodotto) realizzata in un altro Paese. Forse neanche le produzioni artigianali più tipiche vantano processi e prodotti "italiani" al 100%. Per essere coerenti con lo spirito della nuova certificazione bisognerebbe dunque controllare che tutte le materie prime, i processi di lavorazione, i metodi ed i macchinari impiegati per la fabbricazione di un bene siano rigorosamente realizzati in Italia. Quella, in sostanza, che i latini definivano una "probatio diabolica". Danilo Desiderio 9
10 OSSERVATORIO Giurisprudenza com Corte di Cassazione, Sez. tributaria Sentenza 15/9/2009, n Pres. Altieri, Rel. Scuffi - E. S.r.l. c/ Agenzia delle Dogane Abuso del diritto Frode comunitaria Vendita di licenze da parte di Società prestanome Sussistenza anche in campo doganale Caratteristiche Il principio del c.d. abuso del diritto trova applicazione anche in ambito doganale, in cui l Agenzia, nonostante non possa procedere ad una riqualificazione degli atti posti in essere dal contribuente, ha comunque il potere di verificarne la reale diversa portata, nella misura in cui tali elementi influiscano sul presupposto dell imposta. Un azienda conveniva in giudizio innanzi il Tribunale di Trento il Ministero delle finanze proponendo opposizione alla determinazione del Direttore regionale dell Agenzia delle Dogane del Trentino Alto Adige avente ad oggetto l imposizione di dazi doganali sulla base dell utilizzazione, da parte di altra azienda, della licenza di importazione di banane intestate alla società attrice sul presupposto del carattere fittizio delle operazioni di vendita della merce, stante il mantenimento in capo alla originaria proprietaria della disponibilità del prefissato contingente di banane. Il Tribunale rigettava l opposizione dichiarando dovute le somme indicate negli atti di accertamento e la Corte di appello di Trento confermava la sentenza. Assumevano nel merito i giudici di appello che dalla documentazione prodotta in giudizio dalle parti si evinceva inequivocabilmente che parte attrice - intestataria formale delle bollette - aveva precedentemente ceduto i diritti ed i benefici derivanti dai certificati import rilasciati dal Ministero per il commercio con l estero all altra azienda, reale dominus di tutte le operazioni di importazione e successiva immissione al consumo delle banane sulle quali non aveva mai perso il controllo, avendo sempre curato tutte le fasi economiche e le operazioni prodromiche alla commercializzazione, con la conseguenza che era da presumere che a tale società non fossero state trasferite singole partite di merce (cosa consentita) bensì l intero potere gestorio degli oneri e le prerogative derivanti dalla licenza utilizzata secondo le esigenze proprie anziché dell importatore abilitato. La società originaria intestataria delle licenze ricorreva innanzi la Corte di Cassazione rilevando che al cospetto di operazioni di vendita poste in essere in forza di valido titolo di importazione e dunque dotate di una specifica causa giuridica ed economica non sarebbe possibile accertarne la simulazione o addirittura la nullità senza prima instaurare un giudizio volto ad ottenere la statuizione di invalidità di quegli atti formalmente regolari. Il Collegio ha tuttaviaosservato che l Amministrazione doganale - pur se non può procedere ad una diversa qualificazione degli atti posti in essere tra le parti - ha sempre il potere di verificarne la reale dimensione e portata ove influente sul presupposto di imposta disconoscendo negli effetti contrari all ordinamento. E così, come gli uffici finanziari restano abilitati ad accertare l eventuale simulazione di quegli atti che mettano in pregiudizio la percezione del giusto tributo e che restano come tali inopponibili al fisco senza necessità di attivare un preventivo giudizio simulatorio, così il giudice tributario ha il dovere - in caso di contestazione di controllare incidenter tantum attraverso l interpretazione del negozio l esattezza di tale accertamento. Tanto più quando entri gioco - come nel caso - un supposto meccanismo "elusivo" quale quello prefigurato dalla Corte di appello attraverso una attenta e puntuale disamina delle risultanze di causa che l hanno portata a concludere per la fittizietà delle operazioni. Ha osservato la Cassazione che è infatti immanente nell ambito del diritto comunitario (direttamente interessato dai dazi doganali che della Comunità costituiscono risorse proprie) una clausola generale "antiabusiva" per delegittimare le operazioni commerciali compiute per creare artificiosamente le condizioni per ricavare agevolazioni daziarie. L applicazione della normativa comunitaria non può infatti estendersi fino a ricomprendere i comportamenti elusivi degli operatori economici, vale a dire le operazioni realizzate non nell ambito delle transazioni commerciali normali - bensì al solo scopo di sfruttare abusivamente i vantaggi previsti dal diritto comunitario. E questo è appunto quanto si era verificato all epoca sul mercato delle importazioni delle banane dove molteplici operatori erano stati coinvolti in meccanismi negoziali di "triangolazione" per eludere i vincoli comunitari ai quali era subordinato il regime daziario agevolato stabilito dai regg. CE 1442/93 e 404/93. La normativa comunitaria citata aveva infatti introdotto un regime tariffario agevolato limitato ad un contingente di importazioni annualmente determinato, ripartito per categorie di operatori. Lo scopo era quello di sostituire ai vari regimi nazionali una gestione centralizzata ai fini di consentire il mantenimento dei livelli di smaltimento del prodotto originario dai paesi ACP (Africa, Carabi, Pacifico) fornitori tradizionali che godevano di un regime di preferenza tariffaria. Il contingentamento operava in concreto attraverso il rilascio di licenze all importazione in favore degli operatori delle varie categorie nei limiti fissati per ciascuna di esse. Le importazioni operate fuori dal contingente erano assoggettate a dazi proibitivi. In particolare, l art. 19 del Regolamento disponeva che la ripartizione del contingente avvenisse nel seguente modo: il 65% per la catego- 10
11 OSSERVATORIO unitaria e nazionale ria degli operatori che avevano commercializzato banane di paesi terzi e/o banane ACP non tradizionali; il 30% per la categoria degli operatori che avevano commercializzato banane comunitarie e/o ACP tradizionali; il 3,5% per la categoria degli operatori stabiliti nella Comunità che avevano cominciato a commercializzare banane diverse dalle banane comunitarie e/o dalle banane ACP tradizionali. L art. 2 del suddetto Regolamento destinava il contingente tariffario a tre diverse categorie di operatori e, più precisamente, ad operatori di categoria A, categoria B e categoria C, indicandone i requisiti al successivo art. 3. Per accedere a tale contingente gli operatori dovevano munirsi di apposita licenza "Cert. Import.". Il successivo articolo 13 prevedeva la possibilità che operatori di una determinata categoria potessero cedere i propri titoli ad altri operatori ma non erano ammesse cessioni tra operatori di categoria C ed operatori di categoria A e B. Atteso il contingentamento suesposto si veniva così a verificare un vero e proprio mercato parallelo di rivendita delle licenze di importazione dove le grandi imprese, una volta esauriti i quantitativi ad esse concesse, cercavano di "acquistare" licenze altrui per introdurre nel paese i prodotti in esubero a prezzo agevolato. Come ha evidenziato la Suprema Corte nella sentenza in rassegna a conclusione del proprio iter argomentativo ancorché fosse apparentemente corretto ciascun segmento negoziale nella sostanza economico - sociale la complessiva operazione era rivolta a procurare benefici la cui concessione era contraria all obbiettivo perseguito dalla normativa comunitaria essendo l iter commerciale in realtà preordinato non ad una cessione (legittima) di banane ma ad una cessione (illegittima) di licenze (implicante la negoziabilità vietata - dei titoli di importazione tra categorie non omogenee) che veniva ad alterare le prefissate quote di mercato. Corte di Cassazione, Sez. tributaria Sentenza 6/5/2009, n Pres. Cicala, Rel. Sotgiu Soc. A S.a.s. c/ Agenzia delle Dogane Ammissione temporanea Container ceduti a terzi Senza dare avviso all Autorità doganale Imposizione daziaria Sussistenza I "containers" che beneficiano del regime doganale dell ammissione temporanea possono essere ceduti a terzi senza perdere, perciò solo, i benefici di tale regime, ma a tal fine occorre - stante il subentro del cessionario ed in considerazione della circostanza che l'atto di disposizione può essere prodromico ad una immissione in consumo - che l'autorità doganale ne abbia notizia, onde poter adempiere ai controlli necessari per il mantenimento dell'agevolazione stessa in capo al subentrante. La Commissione Tributaria Regionale della Toscana, accogliendo l'appello dell'agenzia delle Dogane, aveva affermato che il particolare regime doganale, previsto dal codice comunitario e dalle relative disposizioni di applicazione, rivolto ad esentare dall'iva i beni immessi solo temporaneamente nel territorio dello Stato, quali i "containers", perché destinati al trasporto delle merci per traffici internazionali, non è applicabile alla vendita dei contenitori vuoti realizzata da un'impresa di commercializzazione di tali prodotti, in quanto vendita non di mezzi di trasporto, ma di beni - merce non direttamente collegata ai traffici internazionali. A fronte del ricorso della Società ingiunta, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito. Richiamandosi alla propria sentenza n del 12/7/2006, i Supremi Giudici hanno osservato che tanto il D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 214, che il codice doganale comunitario (artt. 137, 138 e 140) e il relativo regolamento applicativo (artt. 725, 726, 727 e 731) prevedono, relativamente ai "containers" - che per loro connaturata funzione sono destinati allo stivaggio di merci nel traffico internazionale - un regime di ammissione temporanea, che permette l'utilizzazione nel territorio doganale, in esonero dai dazi all'importazione, delle merci non comunitarie destinate alla riesportazione entro un determinato termine. Nell'arco temporale di non imponibilità, i "containers" possono essere ceduti a terzi senza perdere, perciò solo, il diritto all'agevolazione: ma a tal fine occorre - stante il subentro del cessionario ed in considerazione della circostanza che l'atto di disposizione può essere prodromico ad una immissione in consumo - che l'autorità doganale ne abbia notizia, onde poter adempiere ai controlli necessari per il mantenimento dell'agevolazione stessa in capo al subentrante, conformemente a quanto del resto dispongono sia il D.P.R. n. 43 del 1973, art. 184 che l'art. 90 codice doganale comunitario. Ne consegue che l'operazione di compravendita - ancorché compiuta nel periodo di comporto dal titolare dell'agevolazione - non è libera, ma richiede il rispetto delle condizioni fissate dalla dogana, sicché l'inosservanza di tale adempimento viene a determinare l'insorgenza dell'obbligazione doganale ai sensi dell'art. 204 codice doganale comunitario, conformemente a quanto prescritto dalla Direttiva Comunitaria 2454/93 che all'art.725 determina analogamente le modalità di applicazione del beneficio dell'ammissione temporanea ai fini IVA prescrivendo sempre il controllo delle autorità doganali sull'utilizzazione dei contenitori collegati alla navigazione marittima od aerea. Alessandro Fruscione Studio legale Santacroce-Procida-Fruscione 11
12 SPECIALE EUROPA Convenzione TIR a cura di Mauro Giffoni La convenzione doganale relativa al trasporto internazionale di merci accompagnate da Carnet TIR (convenzione TIR) del 14 novembre 1975 è stata approvata a nome della Comunità europea con l'adozione del regolamento (CEE) n. 2112/78 del Consiglio ed è entrata in vigore nella Comunità il 20 giugno La convenzione TIR è stata elaborata sotto gli auspici della Commissione Economica per l'europa delle 12 Nazioni Unite (CEE-ONU). Trova la sua origine da due progetti provvisori di convenzione della CEE-ONU, uno sui veicoli utilitari e l'altro sul trasporto stradale di merci, che sono entrati in vigore nel Attualmente sono 68 le parti contraenti alla convenzione TIR, tra cui la Comunità europea e i suoi 27 Stati membri (Vedi lista in allegato). È tuttavia possibile effettuare operazioni TIR esclusivamente nei paesi che hanno associazioni garanti autorizzate (57 paesi al 1 gennaio 2009). Dalla sua entrata in vigore nel 1978, la convenzione TIR del 1975 è stata oggetto di venti aggiornamenti fino ad oggi. Tali modifiche introdotte in diverse fasi erano intese a rendere il regime TIR più sicuro e ad adeguarlo all'evoluzione del contesto dei trasporti e delle dogane. Una delle ultime modifiche, entrata in vigore il 12 agosto 2006, riguarda le disposizioni relative ad un sistema elettronico (il sistema SafeTIR) che informa l'orga-
13 SPECIALE EUROPA nizzazione internazionale responsabile dell'organizzazione e del funzionamento della catena di garanzia di essere informata dei carnet TIR presentati agli uffici doganali di destinazione. Ai fini della trasparenza, è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea, la decisione del Consiglio recante pubblicazione in forma consolidata del testo della convenzione TIR. Visto che la convenzione TIR 1975 si applica direttamente alle parti contraenti, il codice doganale comunitario e le sue disposizioni di applicazione non contengono molti articoli riguardanti questo regime. Il carnet TIR è un documento di transito doganale utilizzato per coprire gli oneri e i dazi durante il trasporto internazionale delle merci. Gli oneri e i dazi sono coperti da una garanzia internazionale. A livello comunitario, l'ammontare della garanzia non può essere superiore a EUR. Il regime TIR può essere utilizzato nella Comunità europea esclusivamente per movimenti di transito che hanno origine o termine all'esterno del territorio doganale comunitario, oppure effettuati tra due località del territorio doganale comunitario passando per il territorio di un paese terzo. Le merci devono circolare in veicoli o contenitori approvati e muniti di suggello doganale. Il carnet TIR è una dichiarazione in dogana per il trasporto di merci e costituisce la prova dell'esistenza della garanzia. I carnet TIR sono distribuiti alle associazioni garanti nazionali dall'unione internazionale dei trasporti stradali (IRU). Il "titolare" del carnet TIR, cioè la persona a cui è stata concessa un'autorizzazione ad operare in regime TIR e a nome della quale è presentato il carnet TIR, deve presentare le merci, accompagnate dal carnet TIR, presso gli uffici di partenza, passaggio e destinazione. Il titolare comunitario deve introdurre i dati del carnet TIR in formato elettronico presso gli uffici di partenza o d'entrata (di passaggio) e presentare, insieme al carnet TIR, il documento d'accompagnamento transito (DAT) agli uffici doganali di destinazione o d'uscita (di passaggio). 13
14 SPECIALE EUROPA Il 28/03/2007 il Consiglio ha autorizzato la Commissione ad avviare dei negoziati con la Confederazione svizzera al fine di negoziare un accordo recante modifica dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera del 21/11/1990 riguardante l'agevolazione dei controlli e delle formalità nei trasporti di merci. La modifica consiste, tra l'altro, nell'estendere il campo di applicazione alle misure doganali di sicurezza. Il 25/06/2009 è stata adottata la decisione del Consiglio relativa all'applicazione provvisoria e alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera riguardante l'agevolazione dei controlli e delle formalità nei trasporti di merci e le misure doganali di sicurezza. Tale decisione è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea, serie L 192 del 31/7/2009. Per motivi di chiarezza, il contenuto dell'accordo originale è stato inserito in un nuovo accordo consolidato, in vigore provvisoriamente dal 1/07/ Quest'accordo si applica ai controlli e alle formalità riguardanti i trasporti di merci destinati a varcare una frontiera tra la Svizzera (compreso il Liechtenstein) e la Comunità nonché alle misure doganali di sicurezza da applicare ai trasporti di merci in provenienza da o verso paesi terzi. Tuttavia, non si applica ai controlli né alle formalità concernenti le navi e gli aeromobili in quanto mezzi di trasporto; esso si applica invece ai veicoli e alle merci trasportati con detti mezzi. Le misure doganali di sicurezza riguardano la dichiarazione preliminare all'entrata e all'uscita delle merci, nonché il riconoscimento reciproco dello statuto di operatore economico autorizzato AEO. La Comunità e la Svizzera si impegnano ad attuare e ad applicare ai trasporti di merci in provenienza da o verso paesi terzi le misure doganali di sicurezza e a garantire in tal modo un livello di sicurezza equiva- 14 CE - Svizzera lente alle loro frontiere esterne. Tuttavia, rinunciano ad applicare queste misure doganali di sicurezza ai trasporti di merci fra i rispettivi territori doganali. Le merci che entrano o che escono nel o dal territorio doganale dell'ue o della Svizzera provenienti da un paese terzo dovranno essere accompagnate da una dichiarazione di entrata o di uscita ai fini della sicurezza ("dichiarazione sommaria di entrata" oppure "dichiarazione sommaria di uscita") salvo se trasportate con mezzi che si limitano ad attraversare le acque territoriali o lo spazio aereo del territorio doganale senza fare scalo all interno di tale territorio. Tali dichiarazioni dovranno essere presentate prima dell introduzione delle merci sul territorio doganale dell'ue o della Svizzera o della loro uscita da tale territorio. Tuttavia, la presentazione di tale dichiarazione sarà facoltativa fino al 31/12/2010. La dichiarazione sommaria di entrata o di uscita deve essere presentata per via elettronica (salvo eccezioni) e deve contenere le indicazioni previste nell'allegato 30 bis del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione (DAC). L'allegato I dell'accordo in questione, prevede anche i casi in cui una dichiarazione sommaria di entrata o di uscita non è richiesta. La dichiarazione sommaria di entrata deve essere presentata presso l autorità competente della parte contraente sul cui territorio doganale sono introdotte le merci provenienti da paesi terzi, mentre la dichiarazione sommaria di uscita deve essere presentata presso l autorità competente della parte contraente sul cui territorio doganale sono espletate le formalità di uscita a destinazione dei Paesi terzi. I termini per la presentazione della dichiarazione sommaria di entrata o di uscita sono quelli previsti nelle DAC (articoli 184 bis e 592 ter), salvo deroghe fissate dalla Comunità o dalla Svizzera. Nel contesto di quest'accordo, la Svizzera introduce lo statuto di operatore economico autorizzato (AEO), che permette alle imprese certificate di beneficiare di agevolazioni in occasione dello svolgimento dei controlli rilevanti in materia di sicurezza. L'obiettivo, raggiunto da quest'accordo, è il reciproco riconoscimento dello statuto di AEO. A nostra conoscenza, le relative basi legali e la procedura di certificazione in Svizzera sono attualmente in fase di elaborazione. In merito alla procedura di certificazione sono stati stabiliti dalle autorità svizzere, i seguenti principi: l Amministrazione federale delle dogane (AFD) è competente per la certificazione; la procedura di certificazione si basa su quella dell UE; il richiedente svizzero deve svolgere un autovalutazione (self assessment) mediante un apposito questionario; l AFD verifica se le condizioni sono adempiute; se possibile, si tiene conto di altri certificati (p.es. ISO 28001). L'articolo 6 dell'allegato II dell'accordo in questione, prevede le seguenti agevolazioni agli operatori economici autorizzati: le autorità doganali possono comunicare all operatore economico autorizzato, prima dell ingresso delle merci nel territorio doganale comu-
15 SPECIALE EUROPA nitario o dell uscita da esso, quando, in esito a un analisi del rischio di sicurezza, la spedizione è stata selezionata per essere sottoposta a un controllo fisico complementare, sempreché tale comunicazione non comprometta il controllo da effettuare; le autorità doganali possono tuttavia procedere ad un controllo fisico anche qualora un operatore economico autorizzato non sia stato preventivamente informato, l operatore economico autorizzato può presentare dichiarazioni sommarie di entrata o di uscita contenenti un numero ridotto di dati obbligatori per quanto riguarda le informazioni, di cui all allegato 30 bis del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, che istituisce il codice doganale comunitario; tuttavia, nel caso in cui l operatore economico autorizzato sia un vettore, uno spedizioniere o un agente doganale, gli è consentito di presentare un numero ridotto di dati obbligatori soltanto se partecipa all importazione o all esportazione di merci per conto di un operatore economico autorizzato, l operatore economico autorizzato è sottoposto in minor misura ai controlli fisici e documentali rispetto ad altri operatori economici; nondimeno le autorità doganali possono decidere altrimenti per tener conto di una particolare minaccia o di obblighi di controllo derivanti da normative diverse da quelle doganali, qualora l autorità doganale decida di procedere al controllo di una spedizione munita di una dichiarazione sommaria di entrata o di uscita presentata da un operatore economico autorizzato, detto controllo è effettuato in via prioritaria; inoltre, su richiesta dell operatore economico autorizzato e con l accordo dell autorità doganale, tale controllo può essere effettuato in luogo diverso da quello dove l autorità effettua solitamente i controlli. A E O Giappone Il Giappone, terza potenza economica mondiale per prodotto interno lordo, è uno Stato dell'asia orientale, con una superficie di km 2 e 128 milioni di abitanti. La moneta locale è lo Yen. Il Giappone ha aderito, tra l'altro, ai seguenti accordi internazionali: Cooperazione economica Asia- Pacifico Convenzione ATA Convenzione TIR (il Giappone ha firmato la Convenzione del 1959 ma non quella del 1975) Convenzione Internazionale della Descrizione e della Codificazione del Sistema Armonizzato (SA) Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) Il Giappone ha concluso anche vari accordi preferenziali con paesi terzi. Alcuni accordi bilaterali sono stati siglati con il Brunei, il Cile, l'indonesia, la Malaysia, il Messico, le Filippine, Singapore e la Tailandia. Mentre un accordo commerciale multilaterale è stato siglato tra il Giappone e l'associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myamnar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam). La tariffa doganale giapponese si basa sul Sistema Armonizzato Le procedure doganali all'importazione riguardano l'immissione in libera pratica, il deposito doganale, l'ammissione temporanea ed il transito. Il valore in dogana delle merci si basa sul valore di transazione (valore CIF). Anche se il Giappone non ha previsto un sistema di zone franche, nel 1992 sono state create 22 Zone di Accesso Straniero (Foreign Access Zones FAZ), che si trovano principalmente nei porti e negli aereoporti. I vantaggi che derivano dall'utilizzo dei FAZ riguardano alcune facilitazioni previste all'importazione delle merci, tuttavia, i maggiori vantaggi sono riservati al settore della logistica. Il Giappone ha creato dei programmi AEO che si basano sulle raccomandazioni dell'organizzazione Mondiale delle Dogane (programma SAFE). I programmi AEO sono stati creati in cooperazione con gli operatori economici ed hanno come obiettivo di aumentare la sicurezza e di facilitare il commercio legittimo. Il Giappone ha previsto cinque programmi AEO: ❶ programma per gli importatori autorizzati ❷ programma per gli esportatori autorizzati ❸ programma per i depositi doganali autorizzati ❹ programma per gli spedizionieri doganali (doganalisti) autorizzati ❺ programma per gli operatori della logistica autorizzati. Il programma per gli "importatori/esportatori autorizzati" prevede, tra l'altro, la riduzione dei controlli all'importazione/esportazione. Inoltre, l'"importatore autorizzato" potrà presentare la "dichiarazione doganale di pre-arrivo", il "rilascio della merce prima del pagamento dei dazi doganali" e la "compilazione periodica di una dichiarazione di pagamento dei dazi doganali", mentre l'obbligo di depositare le merci in un'area doganale prima della presentazione della dichiarazione all'esportazione è concesso solo agli "esportatori autorizzati". Esempio di procedura normale di sdoganamento delle merci all'importazione in Giappone Le merci arrivano in Giappone e devono essere introdotte nell'area doganale. Poi, prima di liberare la merce, deve essere presentata la dichiarazione doganale, la merce può essere controllata, i dazi doganali e le tasse devono essere pagati. 15
16 SPECIALE EUROPA Esempio di procedura di sdoganamento delle merci con un importatore autorizzato L' importatore autorizzato può decidere di presentare una dichiarazione di pre-arrivo (quindi prima dell'arrivo delle merci). Quando le merci entrano sul territorio doganale giapponese, deve essere presentata la dichiarazione doganale e le eventuali autorizzazioni all'importazione. Solo dopo il rilascio delle merci, i dazi doganali devono essere pagati. Come si può notare in quest'esempio, in Giappone la dichiarazione di pre-arrivo è vista come una semplificazione per l'operatore economico. Esempio di procedura normale all'esportazione La merce da esportare, che si trova nei locali dell'esportatore, deve essere trasportata nell'area doganale, dove deve essere presentata la dichiarazione doganale, le merci vengono eventualmente controllate prima di poter essere esportate. Esempio di procedura all'esportazione per un esportatore autorizzato La merce si trova nei locali dell'esportatore. Viene presentata la dichiarazione doganale ed eventualmente la dogana decide di effettuare un controllo sulla merce, solo dopo la merce è inviata nell'area doganale prima di poter essere esportata. Gli operatori economici di depositi doganali autorizzati hanno l'autorizzazione di creare nuovi depositi oppure inviare le merci in altri depositi doganali semplicemente con una notifica alle autorità doganali. Inoltre, gli operatori economici di depositi doganali autorizzati non devono pagare la tassa mensile richiesta sul deposito doganale. Esempio di un'operazione doganale in un deposito doganale La ditta esportatrice detiene le merci nel suo deposito doganale. Quando le merci devono essere esportate sono inviate nell'area doganale ed inserite nei vari container. In questo caso, se l operatore economico di deposito doganale autorizzato decide che le merci devono essere inviate in un altro deposito doganale, può farlo semplicemente notificandolo alla dogana. Gli operatori di logistica autorizzati, come le società di spedizione, le compagnie aeree o di trasporto, hanno diritto a delle semplificazioni nel quadro della procedura del transito. Per gli spedizionieri doganali autorizzati, nel caso in cui un importatore non autorizzato gli delega le operazioni di importazione, il rilascio della merce è permesso prima della presentazione della dichiarazione doganale e del pagamento dei dazi e delle tasse. Mentre, se un esportatore non autorizzato delega le sue operazioni di esportazione ad uno spedizioniere doganale autorizzato e un operatore di logistica autorizzato trasporta le merci da esportare nell'area doganale, lo spedizioniere è autorizzato a compilare la dichiarazione di esportazione prima che le merci siano introdotte nell'area doganale. Esempio di procedura normale nel caso in cui abbiamo uno spedizioniere doganale non autorizzato e un operatore della logistica non autorizzato, nel quadro dell'esportazione La merce si trova nei locali dell'esportatore e deve quindi essere trasportata nell'area doganale dove lo spedizioniere doganale presenta la dichiarazione di esportazione ed eventualmente sono effettuati dei controlli sulle merci. Esempio nel caso in cui abbiamo uno spedizioniere doganale autorizzato e un operatore della logistica autorizzato nel quadro dell'esportazione La dichiarazione di esportazione anticipata può essere presentata dallo "spedizioniere doganale autorizzato" quando la merce si trova nei locali dell'esportatore. Poi le merci sono trasportate dall' operatore della logistica autorizzato nell'area doganale prima di poter essere esportate. I criteri per poter diventare AEO in Giappone sono i seguenti: soddisfacente sistema di gestione delle scritture commerciali; capacità di poter utilizzare il sistema informatico doganale (NACCS) per le procedure doganali; capacità di condurre correttamente le operazioni doganali (inclusa la solvibilità finanziaria); istituzione di un Programma di adesione (include gli standards di sicurezza, la formazione, un'audit interno, ecc.). Inoltre, il Giappone sta cercando di sviluppare degli accordi di partenariato con altri Paesi che hanno creato un programma AEO. Attualmente delle consultazioni sono in corso con l'unione europea, gli Stati Uniti d'america e vari studi sono in corso sulla fattibilità di un accordo con Singapore, Cina, Corea ed altri partner commerciali. Nel 2008 un accordo di riconoscimento reciproco sull'aeo è stato siglato con la Nuova Zelanda. ISTOP SPAMAT s.r.l. SPAMAT s.n.c MOLFETTA - ITALY Via San Domenico, BARI - ITALY Corso A. de Tullio, 1 Banchina Massi Phones: (080) Telefax: (080) Mobile: Phones: (080) Telefax: (080) Mobile: SHIPPING FORWARDING CHARTERING STEVEDORING
17 SPECIALE EUROPA Unioni doganali e zone di libero scambio nel mondo L'unione doganale e le zone di libero scambio sono un elemento essenziale per la creazione di un mercato comune. L accordo GATT del 1947 (General Agreement on Tariffs and Trade) all'articolo XXIV, definisce l'unione doganale come la sostituzione di un solo territorio doganale a due o più territori doganali, quando questa sostituzione ha come conseguenza: che i dazi doganali e le altre regolamentazioni commerciali restrittive (fatta eccezione, nel caso in cui ciò fosse necessario, di talune restrizioni autorizzate) sono eliminati per l'essenziale degli scambi commerciali tra i territori costitutivi dell'unione, o almeno per l'essenziale degli scambi commerciali relativi ai prodotti originari di tali territori; che, con alcune riserve, i dazi doganali e le altre regolamentazioni applicabili da ciascuno dei membri dell'unione al commercio con i territori che non sono compresi in questa sono identiche in sostanza. Il GATT ammette un'unione doganale di una forma "elementare" basata sulla nozione di "prodotti originari". Sempre l'articolo XXIV del GATT, definisce la zona di libero scambio, intesa come un gruppo di uno o più territori doganali, tra i quali i dazi doganali e le altre regolamentazioni commerciali restrittive (salvo le misure restrittive autorizzate) sono eliminati per la maggior parte degli scambi commerciali che vertono sui prodotti originari dei territori facenti parte di questa zona di libero scambio. L'Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD), nel suo glossario dei termini doganali, definisce invece l'unione doganale come un'entità costituita da un territorio doganale che si sostituisce a due o più territori doganali e avente nella sua fase ultima le caratteristiche seguenti: una tariffa doganale comune ed una legislazione doganale comune oppure armonizzata per l'applicazione della tariffa; l'assenza di percezione di dazi doganali e di tasse di effetto equivalente negli scambi tra i paesi che costituiscono l'unione doganale di prodotti interamente originari di questi paesi oppure di prodotti di paesi terzi per i quali le formalità di importazione sono state adempiute e i dazi doganali e le tasse di effetto equivalente sono state percepite o garantite e che non hanno beneficiato di un rimborso totale o parziale di tali dazi e tasse; l'eliminazione delle regolamentazioni restrittive degli scambi commerciali all'interno dell'unione doganale. Mentre la zona di libero scambio è definita, sempre dall'omd, come un'entità costituita dai territori doganali di un'associazione di Stati e che possiede nella sua fase ultima le caratteristiche seguenti: eliminazione dei dazi doganali per i prodotti originari di un paese della zona; ogni Stato conserva la sua tariffa doganale e la sua legislazione doganale; ogni Stato della zona conserva la sua autonomia in materia doganale e di politica economica; gli scambi riposano sull'applicazione delle regole di origine per tener conto delle tariffe doganali ed evitare delle malversazioni del traffico; eliminazione dei regolamenti restrittivi degli scambi commerciali all'interno della zona. La definizione di un'unione doganale dell'omd è stata adottata ad un'epoca posteriore a quella del GATT e quindi si avvicina di più al contenuto di un'unione doganale moderna. L'unione doganale della Comunità risponde alla definizione dell'unione doganale dell'omd e va anche oltre tale definizione. In virtù delle disposizioni comunitarie, l'unione doganale della Comunità beneficia segnatamente: dell'assenza di frontiere doganali interne tra gli Stati membri; di una tariffa doganale comune, di una politica commerciale comune e di una legislazione completa e uniforme applicata ai paesi terzi e realizzata attraverso decisioni prese dalle istituzioni dell'unione europea e non dagli Stati membri individualmente; della giurisdizione della Corte di Giustizia delle Comunità europee; di "risorse proprie". Come possiamo notare dalle definizioni di cui sopra, tutte le unioni doganali e le zone di libero scambio non hanno necessariamente le stesse caratteristiche. 17
18 SPECIALE EUROPA 18 Unioni doganali nel mondo Unione doganale Anno di creazione Paesi parte dell'unione doganale CACM (Central American Customs 1961 Costarica, El Salvador, Guatemala, Market) Honduras e Nicaragua CAN (Andean Community) 1998 Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù CARICOM (Caribbean Community) 1973 Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Dominica, Grenada, Guyana, Haiti, Giamaica, Montserrat, Trinidad e Tobago, St Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Surinam EAC (East African Community) 2005 Kenya, Tanzania, Uganda EAEC (Eurasian Economic Community) 1995 Bielorussia, Kazakhistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan, Uzbekistan UE (Unione europea) Stati membri dell'ue: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria MERCOSUR (Southern Common Market) 1991 Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay SACU (Southern African Customs 1970 Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica, Union) Swaziland UE/Turchia (per i prodotti industriali) 1996 UE, Turchia UE/Andorra (esclusi i prodotti agricoli) 1990 UE, Andorra UE/San Marino (tutti i prodotti, 1991 UE, San Marino salvo quelli del carbone e dell'acciaio) Zone di libero scambio nel mondo Zona di libero scambio Data di creazione Paesi parte della zona di libero scambio COMESA (Common Market for 2000 Djibouti, Egitto, Kenia, Madagascar, Eastern and Southern Africa) Malawi, Maurizio, Sudan, Zambia, Zimbabwe EADC (East African Development 2000 Angola, Botswana, Congo, Lesotho, Ma- Company) lawi, Maurizio, Mozambico, Namibia, Seicelle, Sudafrica, Swatziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe EFTA (European Free Trade Area) 1960 Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Svizzera SEE (Spazio Economico Europeo) 1994 CE, Islanda, Liechtenstein, Norvegia CISFTA (Commonwealth of Indipendent 1994 Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Geor- States Free Trade Agreement) gia, Kazakistan, Kirgikistan, Moldavia, Russia, Tajikistan, Ucraina, Uzbekistan NAFTA (North American Free Trade 1994 Canada, Messico, Stati Uniti d'america Agreement) CER (Closer Economic Relations) 1983 Australia, Nuova Zelanda PICTA (Pacific Island Countries Trade 2001 Cook (isole), Stati Federati di Micronesia, Agreement) Fiji, Kiribati, Nauru, Niue, Palau, Papua Nuova Guinea, Isole Marshall, Samoa, Isole Salomone, Tonga, Tavalu e Vanuatu GAFTA (Greater Arab Free Trade Area) 2005 Bahrein, Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Yemen
19 PROFESSIONE Polizza assicurativa per i Doganalisti Il centro Studi e Servizi del Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali ha studiato, tramite banchero costa insurance broker spa, una polizza assicurativa per la copertura delle responsabilità aperta a tutti gli Spedizionieri Doganali iscritti all albo. banchero costa insurance broker spa opera nel settore del brokeraggio assicurativo dal 1975 ed è specializzato nel Ramo Trasporti, in particolare nelle coperture di responsabilità per gli operatori ausiliari del trasporto (Spedizionieri, Operatori Doganali, NVOCC, Agenti Marittimi, Terminalisti, ecc.) ha elaborato soluzioni uniche in Italia per la gestione assicurativa degli operatori del trasporto e di tutti quei soggetti che a vario titolo operano all interno della filiera logistica. Il gruppo Banchero Costa Spa, fondato nel 1968, è uno dei leader mondiali nel settore del brokeraggio marittimo ed opera tramite i suoi uffici di Genova, Ferrara, Marina di Carrara, Roma, Montecarlo, Ginevra, Londra, Mosca, Hong Kong, Pechino. La banchero costa insurance broker spa mette a disposizione di tutti gli operatori doganali uno staff che potrà darvi tutte le informazioni sulla convenzione assicurativa: per chiarimenti e assistenza rivolgersi a: banchero costa insurance broker s.p.a. Via Pammatone, GENOVA tel fax Giampaolo MAZZINI (account executive) 010/ Corrado AZZARITA 010/ Giovanni ZAMPICHELLI 010/ Coadiuvati dal reparto cargo che è composto da: Giuseppe MORINO (director) 010/ Franca DEFILIPPI (back office) 010/ Paola CAPELLI (back office) 010/ Marita GHELARDI (claims dpt) 010/ Ilaria CHESSA (claims dpt) 010/ Sara SCHIAVO (claims dpt) 010/ od in alternativa: Alla Segreteria del Centro Studi e Servizi srl Tel. 06/ Fax 06/ Lo schema da noi studiato non ricalca lo schema normalmente proposto dalle Compagnie di Assicurazioni con una polizza a copertura della sola attività di spedizioniere doganale, ma verrà data la possibilità a ciascun assicurato, attraverso uno Schema Modulare, di coprire facoltativamente altre attività svolte dal doganalista. La novità più importante della nostra convenzione riguarda la copertura dei danni patrimoniali involontariamente e/o incolpevolmente cagionati a terzi, compreso l Erario, nell esercizio dell attività di spedizioniere doganale iscritto all albo anche quando lo stesso è chiamato in causa per la responsabilità solidale. Per cui l operatore doganale che opera con rappresentanza indiretta potrà assicurare multe, ammende o sanzioni pecuniarie irrogate al proprietario delle merci, o all Assicurato stesso quale responsabile in solido. La copertura prevede, di base, le seguenti condizioni: A) Rappresentanza diretta (vedasi tabella) Viene coperta la responsabilità dell Operatore Doganale iscritto all albo per errori e/o omissioni compiuti dall Assicurato stesso e suoi dipendenti anche parasubordinati o mandatari nell esercizio della propria attività. Verrà applicata una franchigia fissa di per ciascun evento, o di una serie di eventi derivanti da una sola causa generatrice o da cause identiche e seriali. B) Rappresentanza diretta e asseverazione delle dichiarazioni doganali (vedasi tabella) Viene coperta la responsabilità dell Operatore Doganale iscritto all albo per danni patrimoniali involontariamente e/o incolpevolmente cagionati a terzi, compreso l Erario nell esercizio della funzione di asseverazione delle dichiarazioni doganali. Verrà applicato uno scoperto del 10% con il minimo di per ciascun evento, o di una serie di eventi derivanti da una sola causa generatrice. In caso di inottemperanza di quanto previsto dall art.13 del Codice Deontologico degli Spedizionieri Doganali, eventuali danni saranno liquidati previa applicazione dello scoperto del 25% con il minimo di C) Rappresentanza indiretta (vedasi tabella) Viene coperta la responsabilità dell Operatore Doganale iscritto all albo per danni patrimoniali involontaria- 19
20 PROFESSIONE mente e/o incolpevolmente cagionati a terzi. Verrà applicato uno scoperto del 10% con il minimo di per ciascun evento, o di una serie di eventi derivanti da una sola causa generatrice o da cause identiche e seriali. In caso di inottemperanza di quanto previsto dal Codice Deontologico degli Spedizionieri Doganali, eventuali danni saranno liquidati previa applicazione dello scoperto del 25% con il minimo di I premi sono indicati nella scheda riportata qui sotto. - Alla fine dell anno assicurativo l azienda assicurata dovrà comunicare il fatturato a consuntivo per permettere agli assicuratori, nel caso in cui l azienda fatturi più di ,00 di procedere al calcolo della regolazione premio in base ai tassi di regolazione indicati sulla scheda massimali e premi. Si elencano qui di seguito, a titolo esemplificativo ma non riduttivo, alcuni rischi per i quali è prestata l assicurazione: violazioni e/o infrazioni commesse dall Assicurato o da chi per esso a norme relative all esportazione e all importazione di merci di terzi che comportino, per la mancata o errata compilazione di documenti di trasporto e/o doganali: multe, ammende o sanzioni pecuniarie irrogate al Proprietario delle merci, ad altri che agiscono per suo conto o all Assicurato stesso quale responsabile in solido; diritti doganali, I.V.A. o simili imposte da rimborsare al proprietario delle merci a seguito di azione di rivalsa esperita da quest ultimo nei confronti dell Assicurato o all Assicurato stesso quale responsabile; la responsabilità derivante dalla comunicazione di informazioni o documenti all Autorità doganale o a una simile organizzazione governativa, o derivante dal rilascio di una cauzione o garanzia o dall emanazione di un Documento Amministrativo Unico (DAU), o di un Documento Transito Comunitario ( T ) o di ogni altro tipo di cauzione o garanzia a beneficio dell Assicurato o connessa con un trasporto organizzato dall Assicurato; la compilazione, sottoscrizione e presentazione elenchi INTRASTAT. Alleghiamo la tabella dei premi divisa per il tipo di responsabilità da assicurare: diretta, con asseverazione, indiretta ed il massimale che si vuole garantire: POLIZZA DI RESPONSABILITÀ PER LO SPEDIZIONIERE DOGANALE MASSIMALI E PREMI Aziende con fatturato per operazioni doganali entro _ ,00 Massimale 1 Massimale 2 Massimale 3 Massimale 4 A) Rappresentanza diretta _ _ _ _ Premio minimo Premio minimo Premio minimo Premio minimo _ _ _ _ Sull'eccedenza a fatturati di _ Tasso 0,20% Tasso 0,24% Tasso 0,30% Tasso 0,36% Responsabilità dello Spedizioniere Doganale B) asseverazione delle dichiarazioni doganali Sottolimite Sottolimite Sottolimite Sottolimite _ _ _ _ Premio minimo Premio minimo Premio minimo Premio minimo _ _ _ _ Sull'eccedenza a fatturati di _ Tasso 0,24% Tasso 0,30% Tasso 0,38% Tasso 0,40% Sottolimite Sottolimite Sottolimite Sottolimite C) Rappresentanza indiretta _ _ _ _ Premio minimo Premio minimo Premio minimo Premio minimo _ _ _ _ Sull'eccedenza a fatturati di _ Tasso 0,40% Tasso 0,46% Tasso 0,54% Tasso 0,60% Premio min. annuo Premio min. annuo Premio min. annuo Premio min. annuo A) + B) + C) _ _ _ _ Massimali per anno e per sinistro - I premi indicati si intendono annuali e al lordo delle imposte di legge pari al 22,25% 20 Sezione A "Rappresentanza diretta" franchigia fissa _ Sezione B Asseverazione delle dichiarazioni scoperto del 10% con il minimo di _ in caso di inottemperanza di doganali quanto previsto dall'art. 13 del Codice Deontologico degli Spedizionieri Doganali, eventuali danni verranno liquidati previa applicazione dello scoperto del 25% con il minimo di _ 2.000,00 Sezione C Rappresentanza indiretta scoperto del 10% con il minimo di _ in caso di inottemperanza di quanto previsto dall'art. 13 del Codice Deontologico degli Spedizionieri Doganali, eventuali danni verranno liquidati previa applicazione dello scoperto del 25% con il minimo di _ 2.000,00 Possibili integrazioni (su base fatturato) che verranno quotate di volta in volta Sezione RC Vettore e/o dello spedizioniere vettore Sezione RC Terzi Sezione Tutela Legale Sezione per merci non ritirate a destino

References: art. 1
 art. 1
e contrario
 sentenza 
 art. 50
 art. 16
 art. 155
 art. 98
 art. 50
 sentenza 
 articolo 16
 articolo 50
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 16
 art. 4
 Sentenza 
 art. 19
 art. 2
 art. 3
 articolo 13
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 214
 art. 184
 art.13