Source: https://www.alfredobazoli.it/la-corte-costituzionale-e-i-conti-pubblici/
Timestamp: 2020-07-14 01:25:01+00:00

Document:
La corte costituzionale e i conti pubblici – Alfredo Bazoli
La corte costituzionale e i conti pubblici
Home / Blog / La corte costituzionale e i conti pubblici
Con la sua sentenza di pochi giorni fa, che ha dichiarato incostituzionale la scelta del governo Monti di bloccare l’indicizzazione delle pensioni sopra i 1.500 euro netti, la corte costituzionale ha assestato una mazzata ai conti pubblici del paese.
Non sono ancora precise le stime, ma l’impatto complessivo della sentenza oscilla tra i 10 e i 15 miliardi di euro.
Il che significa che ogni risorsa disponibile spremuta dai conti per i prossimi anni dovrà prioritariamente andare ai pensionati, con buona pace dei poveri, delle imprese, dell’economia, della riduzione della pressione fiscale.
Non so in quali altri occasioni, forse nessuna, una sentenza della corte ha inciso così profondamente sulle scelte politiche, sull’indirizzo politico del paese.
E confesso che ho molte e rilevanti perplessità su questa decisione, che contraddice numerosi precedenti, in cui la corte pur dichiarando illegittimi provvedimenti fiscali aveva escluso la retroattività proprio per evitare un eccessivo impatto sui conti pubblici.
Spero che non dovremo annoverare anche i giudici costituzionali tra i mondi, gli interessi, gli ambienti che oggi si sentono in dovere di ergersi a contropoteri rispetto a una leadership e a un cambiamento che avvertono, a mio avviso sbagliando, troppo repentini e pericolosi.
Caro Alfredo, ho paura che sia proprio come tu pensi. Io e mia moglie siamo tutti e due pensionati, ma sinceramente quei soldi non ci cambiano la vita in quanto la nostra pensione di 1.500,00 € ci basta e, per adesso, ci avanza. Non vorrei sbagliarmi ma mi sa che è la vendetta, anche di Amato, alla sua non elezione a presidente della repubblica. Ma una domanda perchè Napolitano lo ha nominato giudice della corte costituzionale ?
Grazie delle informazioni da Montecitorio.
Anch’io sono scandalizzata da questa sentenza che non tiene presente che l’art. 2 della Costituzione “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, ECONOMICA, e SOCIALE ed a cui segue l’Art: 3 ” rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitano di fatto la libertà e l’UGUAGLIANZA dei cittadini ecc.
Con la mia pensione di €1800 a sistema retributivo (come tutti gli attuali pensionati) ritengo che lo Stato mi stia dando molto più di quanto io ho versato nei miei quarant’anni di contribuzione; di conseguenza avevo ritenuto giusto che fosse tolto a noi previlegiati per non continuare nel massacro che stiamo facendo ai nostri giovani.
La nostra generazione (compreso i politici e sindacati) hanno creato dei meccanismi di previlegio (vedi baby pensioni, Calcolo della pensione sulle retribuzioni degli ultimi cinque-dieci anni ecc.) che adesso chiamano “diritti acquisiti”, senza aver pensato che per mantenerci questo benessere abbiamo dato alla generazione degli €800 un debito che li costringerà ad esser schiavizzati per tutta la loro vita.
E tutto questo non è forse ANTICOSTITUZIONALE? Pensiamoci: non è possibile impugnare tutte le leggi discriminatorie nei confronti della generazione che segue a quella che si è data tanti previlegi. Grazie.
Pronti a sostenere queste battaglie di giustizia.
Sono indignata e molto perplessa riguardo questa sentenza. Perchè proprio in questo momento ? Perchè annullare una sentenza che non portava ( e non porta danno economico a nessuno…) ?
La Corte costituzionale a chi deve rispondere ? Non c’è nessuna Istituzione che possa controllare il suo operato ?
Concordo con Alfredo…..mi sa tanto di ripicca , se non vendetta contro questo Governo. Ma , se così fosse, non sarebbe grave, ma gravissimo !!!!!
Caro Bazoli, è sicuro che il blocco era a 1500 euro netti? a me sembrava fossero al lordo. E poi, il blocco era per due anni, perchè dopo è continuato? Grazie.
Caro Bazzoli, mi sono sbattuto in giro per il mondo confrontandomi con mille problemi ho subito incidenti sul lavoro non dipendenti dal sottoscritto .Ho pagato fino all’ultimo centesimo confidando di ricevere quanto spettantomi. Se altri si accontentano della loro pensione hanno la coda di paglia e vuol dire che i soldi percepiti non se li sono guadagnati giustamente.Io pretendo di ricevere quanto pagato con le indecizzazioni previste, come giusto che sia. Pensiamoci prima di dire stupidaggini , ma soprattutto abbiamo il rispetto per quanto fatto per tutti.Luigi Gavioli
l’indicizzazione delle pensioni, stipendio differito, è legittima. capisco che in un momento di crisi tutti dobbiamo fare sacrifici, tutti ed in modo proporzionale.
tutti vuol dire TUTTI a partire dai politici e dai loro vitalizi, cosa che non sta avvenendo, le notizie di ieri sui condannati che continuano a percepire indennità è una cosa vergognosa.
in misura proporzionale vuol dire “graduale ” cioè garantire una rivalutazione a tutti fino ad un certo importo.
sul successivo importo una rivalutazione ridotta e così via . oltre un certo importo, ” senza rivalutazione.
io ho lavorato 40 anni, e pagato contributi in base a quello che guadagnavo. Perchè si deve colpevolizzare i “pensionati ricchi di 3000 euro al mese lordi”
Non ho né tempo né conoscenze approfondite per ripercorrere l’iter triennale che ha portato la Corte Costituzionale alla sua decisione circa le pensioni. Annoto solo qualche spunto di riflessione, a partire dalla stima che nutro per la Costituzione, per il lavoro fatto finora, per quanto ne so, dalla Corte, le cui decisioni non ammettono alcuna impugnazione, e che per questo ha il potere e il dovere di porre fine a diatribe che paralizzerebbero il Paese, se ciascuna forza o istituzione si sentissero legittimate a considerarsi all’infinito dalla parte della ragione, vanificando di fatto quel bene comune, di cui la Corte dev’essere la suprema garanzia. Mi viene alla mente una frase ricorrente nell’ambito del diritto canonico: Roma locuta, causa soluta. La soluzione però consiste nel mettere fine ad un contenzioso, il cui perpetuarsi sarebbe devastante per la fede e per i costumi, ma non nel mettere fine alla ricerca della verità e della giustizia. Gesù ha detto che il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato, disobbedendo all’interpretazione che ne davano i farisei; e che la lettera uccide, mentre lo spirito vivifica, ossia induce a guardare più in alto della norma scritta o della sentenza pur pronunciata da organi legittimi.
Salomone ricorse ad un rischioso paradosso per “stanare” la madre vera fra due donne che si contendevano la maternità di un figlio. Il criterio del paradosso, al di là della “verità processuale”, è la vita del ragazzo, il cui interesse sta nell’avere una madre vera, disposta anche a rinunciare al suo diritto, in nome del dovere e dell’amore.
I giureconsulti latini dicevano che la giurisprudenza è humanarum atque divinarum rerum scientia ac notitia, ma anche che summum jus può equivalere a summa iniuria. Ho poi letto che uno dei criteri cui si attiene la Corte nel prendere le sue decisioni fra principi, ragioni, interessi che spesso confliggono fra loro, è quello della ragionevolezza.
Mi sembra che nell’ambito del concetto di ragionevolezza entri anche la considerazione degli effetti prodotti da una certa decisione, che riguarda l’intera Repubblica e l’equilibrio fra le responsabilità che sono in gioco, oltre il rispetto dei principi che cui ci si riferisce per giustificare la decisione che si ritiene di dover assumere.
Ho ritenuto, 23 anni fa, che fosse ragionevole rinunciare al 10% del mio stipendio di docente universitario, per richiamare l’attenzione sull’irragionevolezza del far crescere il debito pubblico, i cui effetti sarebbero ricaduti sulle successive generazioni, e sulla possibilità di campare decorosamente anche con una riduzione di stipendio, se c’erano di mezzo un male comune da evitare un bene più grande da salvaguardare. Ora la questione della ragionevolezza mi appare più complessa, perché non si è formata una legione di volontari fiscali e perché non c’è stata una collettiva presa di coscienza dei beni e dei mali che sono in gioco e delle azioni da adottare per accrescere i primi e per combattere i secondi. Ora Corte, Governo, Parlamento, Presidenza della Repubblica, per limitarsi alle istituzioni somme, hanno la responsabilità di cercare il consenso necessario per “sortirne insieme”, come direbbe don Milani, dato che “sortirne da soli è l’avarizia”. A mio sommesso avviso, la Corte non avrebbe perso la sua autonomia decisionale e la sua suprema dignità istituzionale se avesse promosso qualche confronto preventivo col Governo. Mi chiedo se non si possa invocare anche in questa delicata materia, che ha riflessi sull’intera vita nazionale e sull’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea (che potrebbe multarci per uno sforamento dei conti pubblici), il principio della leale collaborazione fra i poteri dello Stato.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza