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Timestamp: 2019-09-16 22:55:57+00:00

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Capo I PRINCIPI, PROCEDURE, STRUMENTI
1. Ai sensi dell'Art. 55 della L.R 1/05, e nel rispetto delle disposizioni del PTC e del PIT vigenti, il Regolamento Urbanistico disciplina l'attività urbanistica ed edilizia per il territorio comunale, attuando le indicazioni normative e cartografiche contenute nel Piano Strutturale approvato con Del.CC. n. 68 del 19.04.04.
2. Inoltre, allo scopo di garantire sostenibilità allo sviluppo del territorio comunale, conferma, anche laddove non espressamente dichiarato, la validità delle prescrizioni già definite nel P.S., Titolo II°: "PREVENZIONE DEI RISCHI E VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI AMBIENTALI", del Titolo III°: "STATUTO DEI LUOGHI" e del Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI) approvato con DPCM il 6/05/05 e dal Piano Stralcio Assetto Idrogeologico dell'Autorità di Bacino del Fiume Reno elaborato ai sensi della L. 267/1998 e s.m.i. e approvato per il territorio di competenza con DCRT n.114 del 21/09/2004.
3. I Piani di Bacino Stralcio Assetto Idrogeologico delle Autorità di Bacino dei Fiumi Arno e Reno contengono le norme di piano, ove vengono spiegati i casi in cui gli interventi edilizi e urbanistici sono soggetti ad autorizzazione da parte delle stesse.
1. Il Regolamento urbanistico è costituito dai seguenti elaborati:
QC) Quadro conoscitivo urbanistico
a. Stato di attuazione del PRG, 3 tavole- scala 1:10.000
b. Aree di degrado, 3 tavole- scala 1:10.000
c. Censimento delle attività di servizio, 19 tavole- scala 1:4.000
d. Uso del suolo agricolo. Aree agricole specializzate, 2 tavole-scala 1:10.000
e. Relazione generale (Parte I)
f. Studio idrologico-idraulico (Ing. S. Pagliara) Relazione illustrativa Torrente Ombrone
g. Studio idrologico-idraulico (Ing. S. Pagliara) Relazione illustrativa Torrenti Brana, Bure, Stella, Acqualunga, Barbero, Buraccia e Tazzera
h. Studio idrologico-idraulico (Ing. S. Pagliara) elaborati grafici scala 1:15.000:
Tav 1 Inviluppo delle acque di esondazione per tr.200 anni
Tav 2 Inviluppo delle acque di esondazione per tr.100 anni
Tav 3 Inviluppo delle acque di esondazione per tr.30 anni
Tav 4 Pericolosità idraulica da modellazione
Tav 5 Carta allagamenti storici Aggiornamento al Piano Strutturale
Tav 6 Carta pericolosità idraulica complessiva (PAI)
i. (Tav.7)Carta delle aree inedificabili con Tr, 20 anni- DPGRn.26R scala 1:15.000
j. (Tav. 8) Inviluppo delle acque di esondazione per Tr 20 anni scala 1:15.000
k. (Tav. 9) Cartografia delle zone a maggiore pericolosità sismica locale, ZMPSL, ai sensi del DPGR n.26r - 4 tavole - scala 1:10.000;
Tav. 10 Cartografia della pericolosità geomorfologica ai sensi del DPGR n.26r, 4 tavole - scala 1:10.000
Tav. 11 Cartografia della pericolosità sismica ai sensi del DPGR n.26r - 4 tavole scala 1:10.000
Tav.12 Inviluppo delle acque di esondazione per tr.200 anni dei torrenti Acqualunga, Barbero, Buraccia, Tazzera scala 1:15.000
Tav.13 Inviluppo delle acque di esondazione per tr.100 anni dei torrenti Acqualunga, Barbero, Buraccia, Tazzera scala 1:15.000
Tav.14 Inviluppo delle acque di esondazione per tr.30 anni dei torrenti Acqualunga, Barbero, Buraccia, Tazzera scala 1:15.000
Tav.15 Inviluppo delle acque di esondazione per tr.20 anni dei torrenti Acqualunga, Barbero, Buraccia, Tazzera scala 1:15.000
Tav.16 Sezioni trasversali di calcolo idraulico scala 1:20.000
Tav.17 Punti di esondazione dei corsi d'acqua scala 1:20.000
P) Progetto
a. Destinazioni d'uso del suolo e modalità di intervento nelle aree di pianura e nelle aree urbane di montagna e di collina, 50 tavole - scala 1:2.000
b. Destinazioni d'uso del suolo e modalità di intervento nel territorio rurale aperto di montagna e di collina, 8 tavole - scala 1:5.000
c. Limite urbano e fasce di rispetto, 3 tavole - scala 1:10.000
d. Schema della mobilità: ferrovie, strade, principali percorsi pedonali e ciclabili, 3 tavole -scala 1:10.000
e. 01.a. Schema direttore della cintura verde
01.b. Schema direttore di viale Adua
01.c. Schema direttore della strada dei vivai
02. Schede norma ACT e ATP
f. Relazione generale (Parte II e Parte III)
g. Norme tecniche di attuazione, legenda e quadro d'unione delle Tavole P.a e P.b
EA) Elaborazioni Allegate
a. Programma di intervento per l'abbattimento delle barriere architettoniche
b. Relazione geologico-tecnica, idraulica, sismica
c. Elaborato di sintesi della Valutazione Integrata (EA.c1); Valutazione Ambientale Strategica e Rapporto Ambientale (EA.c2)
d. Schede del censimento provinciale degli alberi monumentali presenti sul territorio Comunale.
2. Gli elaborati del quadro conoscitivo QC), la tavola di progetto P.d), gli elaborati P.e.01.a),b),c) schemi direttori e la Relazione illustrativa P.f) hanno valore di riferimento obbligatorio per gli strumenti attuativi, gli interventi diretti e ogni altro strumento previsto dal Regolamento Urbanistico.
3. Ogni tipo di trasformazione del territorio dovrà pertanto confrontarsi con detti elaborati e giustificare con approfondimenti adeguati eventuali discordanze.
4. Hanno valore prescrittivo i seguenti elaborati di progetto:
- P.a), P.b). Destinazioni d'uso del suolo e modalità di intervento, planimetrie 1/2.000 e 1/5.000;
- P.c) Limite urbano e fasce di rispetto, planimetria 1/10.000;
- P.e.02) Schede norma ACT e ATP;
- P.g) Norme Tecniche di Attuazione;
- EA.a) Programma di Intervento per l'Abbattimento delle Barriere Architettoniche;
- EA.b) Relazione geologico-tecnica, idraulica, sismica;
- EA.c) Schede del censimento provinciale degli alberi monumentali presenti sul territorio Comunale.
5. Nell'eventuale contrasto fra elaborati di scala diversa, prevalgono le indicazioni contenute nell'elaborato a scala più dettagliata.
6. Nell'eventuale contrasto tra le norme tecniche di attuazione e le indicazioni contenute negli elaborati grafici, deve darsi prevalenza alle prescrizioni, sia delle norme che degli elaborati grafici, maggiormente restrittive.
Art. 3 Modalità e strumenti di attuazione
1. Il RU si attua con interventi diretti, interventi diretti convenzionati, piani attuativi, progetti di opere pubbliche e con tutti gli altri strumenti previsti dalle presenti norme, da leggi e regolamenti vigenti che concorrono a determinare l'uso e l'assetto dei suoli e degli edifici. In tutti questi casi valgono le prescrizioni di cui al successivo Titolo V.
2. All'interno di una medesima tipologia di tessuto (zona omogenea), indipendentemente dal suo essere lotto "esistente" o lotto "di progetto", è possibile utilizzare gli indici di progetto in ampliamento di eventuali fabbricati esistenti su lotti contigui.
3. Gli interventi diretti di addizione volumetrica, ristrutturazione edilizia, costruzione di annessi pertinenziali e sostituzione edilizia, così come disciplinati dal presente RU e dalla normativa vigente, andranno applicati al bene principale e al suo resede di riferimento di seguito definito.
4. Ai fini dell'attuazione del RU ed eccezione fatta per i TS, TR, e le zone agricole, si definisce resede di riferimento di un edificio o complesso edilizio la proprietà catastale (costituita anche da più particelle) che ricade all'interno della stessa zona omogenea del bene principale.
5. Nei TS, TR e in zona agricola, nel caso di patrimonio edilizio esistente con destinazione d'uso non agricola, il resede di riferimento è costituito dall'area che comprende il bene principale e i suoi annessi pertinenziali o comunque da quell'ambito territoriale storicizzato anche costituito da più particelle e delimitato da elementi naturalistici e/o artificiali consolidati nel tempo: detto resede comprende il resede catastale se individuato, ma non comprende i parchi e giardini storici, di cui all'Art. 104 del RU, eventualmente presenti.
6. In caso di patrimonio edilizio esistente in zona agricola da deruralizzare, il resede di riferimento coincide con quello pertinenziale (Art. 45, LR 1/05).
7. Il resede di riferimento come sopra definito dovrà in ogni caso risultare al catasto come resede di pertinenza di edifici e/o agglomerati, con dimostrazione al Comune dell'espletamento delle pratiche catastali contestualmente alla fine dei lavori.
8. I piani attuativi sono:
- il Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo-Ambientale di cui all'Art. 42 della LR 3/1/2005 n. 1 nei casi previsti dalle presenti norme;
- i piani attuativi di cui al Titolo V Capo IV della LR 3/1/2005 n. 1.
Art. 4 Schemi direttori e schede norma
1. In ragione della complessità e rilevanza urbanistica e ambientale delle trasformazioni prescritte per alcune parti del territorio, il Regolamento Urbanistico individua specifiche modalità di attuazione delle trasformazioni, che sono contenute negli schemi direttori e nelle schede norma.
2. Per schema direttore si intende un insieme di indicazioni corredate da rappresentazioni grafiche relative agli spazi pubblici e ai maggiori interventi di trasformazione del territorio urbanizzato.
3. Il disegno d'insieme ha valore orientativo nell'indirizzare e coordinare l'azione dei diversi settori dell'Amministrazione Comunale (lavori pubblici, strade, giardini, urbanistica) e dei soggetti privati e pubblici proponenti trasformazioni dell'assetto insediativo e infrastrutturale dell'area.
4. Eventuali modifiche del disegno d'insieme, da parte di singoli piani attuativi o progetti, dovranno essere adeguatamente motivate.
5. Tali modifiche non potranno comunque riguardare le aree interessate ACT, ATP e AT nel Regolamento Urbanistico.
6. Gli schemi direttori sono elaborati a cura del Comune e attuati tramite piani particolareggiati d'iniziativa pubblica o privata o, dove ammesso, con interventi diretti, nonché con progetti di opere pubbliche.
7. Per scheda norma si intende un insieme di criteri e prescrizioni corredato da rappresentazioni grafiche in varie scale che disciplinano i piani attuativi e gli interventi edilizi diretti di iniziativa pubblica o privata relativamente alle aree di trasformazione principali.
8. Le schede norma disciplinano le ACT (ambiti complessi di trasformazione) e le ATP (ambiti di trasformazione puntuale).
9. Le schede norma relative alle ACT sono composte come segue (salvo diversa indicazione per casi specifici):
a) una parte generale con la descrizione degli obiettivi della trasformazione, le modalità di attuazione, l'indicazione delle categorie di intervento edilizio, la definizione di specifiche e prescrizioni da applicarsi al progetto di trasformazione, la valutazione di fattibilità geologico-idraulica, le prescrizioni e specifiche speciali relative alle reti di servizi ed una tabella di sintesi del dimensionamento delle funzioni ammesse e dei relativi indici urbanistici;
b) l'elaborato "t1", contenente le tabelle che riassumono i computi relativi alla perequazione urbanistica;
c) l'elaborato grafico "g1", contente lo statuto del suolo, ossia la distinzione per classi di suoli e stato di diritto delle aree comprese nell'area di trasformazione;
d) l'elaborato grafico "g2", contenente lo stralcio della tavola 1:2000 Destinazioni d'uso del suolo e modalità di intervento;
e) l'elaborato grafico "g3", che rappresenta il regime del suolo, ossia la ripartizione finale del suolo fra la parte riservata al privato (superficie fondiaria), e gli spazi pubblici; tale elaborato contiene inoltre eventuali altre prescrizioni relative all'assetto degli spazi pubblici, alla predisposizione di aree di compensazione ecologica o idraulica, la prescrizione di allineamenti/orientamenti obbligatori per i fabbricati, limitazioni all'utilizzo del suolo, ecc.;
f) l'elaborato grafico "g4", che contiene la simulazione dell'assetto planivolumetrico definitivo dell'intervento, con eventuale indicazione dei collegamenti con le aree pubbliche contermini.
10. Nelle schede norma relative alle ACT, salvo diversa indicazione, hanno carattere prescrittivo le indicazioni contenute negli elaborati indicati alle lettere a), b), c), d), e), del comma precedente; l'elaborato indicato alla lettera f) ha carattere orientativo. Non costituisce variante all'elaborato d) la modifica della viabilità di progetto.
11. Le schede norma relative alle ATP contengono le seguenti indicazioni:
- obiettivi della trasformazione;
- parametri urbanistici;
- standard minimi obbligatori;
- opere pubbliche a carico del realizzatore;
- modalità di attuazione e categoria di intervento edilizio;
- specifiche e prescrizioni relative al progetto di trasformazione;
- stralcio della tavola 1:2000 Destinazioni d'uso del suolo e modalità di intervento.
12. Tutte le indicazioni contenute nelle schede norma relative alle ATP, salvo diversa indicazione, hanno carattere prescrittivo. Non costituisce variante alle schede ATP la modifica della viabilità di progetto.
13. L'elenco degli schemi direttori e delle schede norma è riportato nel Dossier allegato, indicato al punto P.e) dell'articolo 2.
Art. 5 Piani di settore di competenza comunale
1. Il Regolamento Urbanistico recepisce le indicazioni provenienti dai seguenti piani di settore vigenti:
a) Piano Urbano della Mobilità PUM;
b) Piano di Classificazione Acustica (L.R. 89/98 e L.R. 67/2004);
c) Piano Comunale per l'Esercizio del Commercio su Aree Pubbliche e successive modifiche;
d) Piano dei Cimiteri;
e) Piano per la Protezione Civile (L.R. 67/2003);
f) Regolamento per la definizione delle condizioni e dei criteri per il rilascio delle autorizzazioni alle Medie Strutture di vendita.
Art. 6 Piano di settore per lo sviluppo turistico compatibile
1. In attuazione delle prescrizioni del Piano Strutturale (artt. 39,40,41,42) il Comune elaborerà un piano di settore per lo sviluppo di un turismo sostenibile di qualità nel territorio comunale.
2. Il Piano dovrà valorizzare l'insieme delle risorse specifiche locali, storico-culturali, ambientali, paesaggistiche tenendo conto delle indicazioni del presente RU e delle prospettive di evoluzione dei poli turistici vicini (Firenze, Montecatini Terme, Montagna Pistoiese, Montalbano, Versilia).
3. Il piano potrà articolarsi per stralci e prevedere un'anticipazione per le zone collinari e montane ai sensi degli artt. 54, 55 delle norme di attuazione del PS.
Art. 8 Piani attuativi
1. Il Regolamento Urbanistico definisce con specifiche campiture grafiche le aree sottoposte a piano attuativo, ad eccezione di quelle derivanti da Programmi Aziendali Pluriennali di Miglioramento Agricolo Ambientale, di cui al successivo art.9.
2. I piani attuativi dovranno di norma essere estesi all'intero comparto individuato dal Regolamento Urbanistico; le schede norma potranno, peraltro, prevedere al loro interno un'articolazione in sub-comparti, attivabili autonomamente individuando eventuali priorità o precedenze in ordine alla loro attivazione, purché sia garantito il raggiungimento degli obbiettivi del piano stesso.
3. Il contenuto dei piani attuativi è quello stabilito dalla normativa regionale, con le seguenti integrazioni utili a definire adeguatamente gli interventi previsti e il loro inserimento nel contesto di riferimento:
- il progetto dovrà definire le tipologie edilizie degli edifici previsti;
- le previsioni dovranno essere inquadrate dentro un perimetro allargato di almeno 200 m rispetto al perimetro del piano stesso, per verificare le relazioni col contesto in cui si inseriscono e l'organicità della proposta urbanistica;
- la convenzione urbanistica, dovrà specificare gli impegni alla cessione delle aree necessarie alla viabilità e agli standard urbanistici e le garanzie finanziarie per la loro realizzazione nonché gli impegni derivanti da eventuali accordi perequativi (atti d'obbligo e/o piani di ricomposizione fondiaria);
- il progetto dovrà essere corredato dalle Valutazioni di Sostenibilità previste dalle normative vigenti e nei casi di applicazione del dispositivo della perequazione, dagli ulteriori elaborati prescritti dall'Art. 20.
4. I materiali sopraelencati e in particolare le tabelle relative alle quantità di spazi pubblici, volumetrie, superfici dei lotti ecc. dovranno essere redatte in forme chiare e semplificate.
5. L'ufficio urbanistica, in funzione della complessità e della specificità delle diverse situazioni, potrà, in fase di istruttoria, richiedere ulteriori elaborazioni.
6. Per i Piani di Miglioramento Agricolo Ambientale con caratteristiche di piano attuativo valgono le norme di cui al successivo Art. 72.
7. I piani attuativi sono approvati con le procedure stabilite dalle normative regionali.
Art. 10 Intervento diretto convenzionato
1. Nei casi previsti dalle norme vigenti o dal presente Regolamento Urbanistico gli interventi diretti sono assoggettati a Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) o Permesso di Costruire convenzionati.
2. In tali casi il progetto deve indicare con precisione gli spazi pubblici e le opere di urbanizzazione necessarie, rispettando, ove indicate, le prescrizioni del RU.
3. Il progetto deve essere accompagnato da un apposito schema di convenzione o atto unilaterale d'obbligo.
4. La convenzione o l'atto unilaterale d'obbligo precisa i termini e gli obblighi di realizzazione delle opere, nonché gli eventuali ulteriori obblighi e sanzioni in caso di mancato rispetto dei termini.
Art. 11 Avviso pubblico
1. Ai sensi del PIT (Parte I, Punto 8,2) il Comune, tramite specifica delibera del Consiglio Comunale, può emettere un pubblico avviso invitando i soggetti interessati a presentare proposte finalizzate all'attuazione delle previsioni del Regolamento Urbanistico.
2. Tali avvisi potranno essere emessi dopo l'approvazione del Regolamento Urbanistico e alle seguenti condizioni:
- dovrà essere definito nelle linee generali l'assetto urbanistico delle aree per le quali l'avviso è emesso mediante un piano attuativo di iniziativa comunale, o una scheda norma;
- dovranno essere individuati con chiarezza gli obiettivi pubblici dell'intervento ed espressi i dati quantitativi relativi (standard, opere di urbanizzazione, ecc.), allo scopo di poter valutare le offerte.
3. L'Amministrazione Comunale dovrà valutare, secondo i criteri previsti dall'articolo 13 del DPGR n. 3/R del 2007, le proposte pervenute a seguito dell'avviso e dovrà redigere apposita relazione per il Consiglio Comunale.
4. La presentazione di proposte e di progetti a seguito dell'avviso ha esclusivamente valore consultivo e non vincola in alcun modo alla attivazione delle proposte stesse, la quale sarà valutata discussa, eventualmente approvata dal Consiglio Comunale sulla base di una relazione illustrativa del Dirigente all'Urbanistica.
Art. 12 Destinazioni d'uso degli immobili
1. Il I contenuti del RU, confermando le destinazioni d'uso prescritte dal Piano per la Città Storica approvato con Del.CC. n. 30 del 11.02.2008, e stabilendo una specifica disciplina per le aree e gli immobili, valgono come indirizzi con valore prescrittivo per il è equiparato al piano delle funzioni, da redigersi ai sensi dell'Art. 58 della LR n.1/2005.
2. Le destinazioni d'uso del Regolamento Urbanistico in riferimento a quanto definito dalla normativa regionale per i beni immobili sono:
- industriale, artigianale;
- commerciale all'ingrosso e depositi;
- commerciale al dettaglio;
- di servizio, pubblica e di interesse pubblico;
- agricola e attività ad essa connesse ai sensi di legge.
3. Le destinazioni d'uso elencate sono ulteriormente articolate come indicato nei successivi articoli.
4. Si ha mutamento di destinazione d'uso di un'unità immobiliare quando sia variata l'utilizzazione attuale per più del 35% della Superficie Utile Lordo (Sul) dell'unità stessa o comunque oltre 30 mq, anche con più interventi successivi.
5. L'utilizzazione per artigianato di servizio di locali a destinazione d'uso commerciale, se compatibile con le vigenti norme igienico-sanitarie, non costituisce mutamento di destinazione d'uso.
6. Il cambio di destinazione d'uso o gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, ad esclusione di quelli residenziali, che comportino aumento del carico urbanistico sono comunque subordinati alla verifica preventiva dell'esistenza di adeguate opere di urbanizzazione e di standard commisurati alle nuove funzioni previste.
7. Tale verifica dovrà essere illustrata con documenti allegati alla SCIA o alla domanda di Permesso di Costruire.
Art. 13 Rapporto fra Regolamento Urbanistico (RU) e Regolamento Edilizio (RE)
1. Entro sei mesi dall'adozione del presente RU, l'amministrazione provvederà a coordinare e adeguare il Regolamento Edilizio, con particolare riguardo per le definizioni di parametri e indici urbanistici.
2. In caso di contrasto delle norme del Regolamento Edilizio prevalgono le indicazioni del Regolamento Urbanistico.
3. Ogni qual volta sono introdotte modifiche del Regolamento Edilizio, è fatto obbligo di verificare con un'apposita relazione la loro compatibilità con il presente Regolamento Urbanistico.
Art. 14 Relazione di monitoraggio
1. Ai sensi dell'Art. 55, 7° comma, della LR 1/05, il Servizio Urbanistica eserciterà periodicamente il monitoraggio degli effetti e dei risultati conseguiti dal Regolamento Urbanistico, da sottoporre al Consiglio Comunale anche previo percorso partecipativo.
2. Nei primi mesi di ciascun anno finanziario, sarà redatta una relazione di valutazione delle azioni condotte nei diversi settori (lavori pubblici, parchi e giardini, cultura, urbanistica) e dai diversi piani di settore in relazione agli obiettivi e alle disposizioni del Regolamento Urbanistico.
3. Tale relazione, a consuntivo dell'anno precedente, valuterà:
* la presenza nella documentazione del RU di eventuali errori materiali, causati da mera svista o disattenzione, da correggere;
* le dimensioni degli interventi edilizi in rapporto alla capacità consentita ed in particolare l'attuazione del piano-casa;
* l'entità delle risorse pubbliche utilizzate, il rapporto fra investimenti e realizzazioni, con particolare riferimento al sistema dei servizi, proponendo eventuali strategie di maggiore efficacia.
4. Alla scadenza del quinquennio dall'approvazione del Regolamento Urbanistico, l'ufficio del Piano redigerà una relazione conclusiva che valuterà gli effetti e i risultati d'insieme, che sarà esaminata dal Consiglio Comunale previo passaggio in Commissione Consiliare.
Capo II PRINCIPI RELATIVI AGLI SPAZI PUBBLICI E ALLE OPERE DI URBANIZZAZIONE
Capo III CATEGORIE DI INTERVENTO EDILIZIO
1. Le norme del presente capo valgono nel territorio comunale, fatta salva la Città Storica, ove valgono solamente per quanto non previsto dalle norme del Piano della Città Storica approvato con Del.CC. n. 30 del 11.02.2008.
2. In caso di contrasto, nella Città Storica prevalgono le norme del Piano succitato.
3. Nelle aree definite di interesse paesaggistico ai sensi delle vigenti leggi, deve essere dimostrata la compatibilità degli interventi di trasformazione con il contesto ambientale attraverso la relazione paesaggistica di cui al DPCM 12/12/05.
4. Dovranno essere garantite le qualità dei materiali da costruzione e il miglioramento delle prestazioni sismiche, tecnologiche ed energetiche, in relazione alla tipologia dell'edificio.
Art. 22 Tipi di intervento edilizi
1. Le categorie d'intervento sono quelle previste dalla legislazione nazionale e regionale e sono ulteriormente suddivise in:
- Restauro e risanamento conservativo (Rs1/Rs2/Rs3);
- Interventi pertinenziali nel resede di riferimento di cui all'art.3;
- Demolizione senza ricostruzione (D);
- Sostituzione edilizia (S);
- Ristrutturazione urbanistica (Ru1/Ru2/Ru3);
- Nuova edificazione (N);
- Realizzazione di autorimesse interrate (Ai).
Art. 23 Manutenzione ordinaria (Mo) e straordinaria (Ms)
1. Gli interventi di manutenzione ordinaria (Mo) riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.
2. Gli interventi di manutenzione straordinaria (Ms) riguardano le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonchè per realizzare e integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d'uso.
Art. 24 Restauro e risanamento conservativo (Rs1/Rs2/Rs3)
1. La categoria del restauro e risanamento conservativo è articolata in tre sotto-classi che interessano soprattutto, ma non solo, il patrimonio edilizio storico censito (urbano ed extraurbano) e sono: restauro scientifico, restauro tipologico, restauro morfologico.
2. I seguenti interventi sono comuni alle tre sottoclassi:
- eliminazione di elementi o parti che alterano l'organismo edilizio nei suoi caratteri tipologici e strutturali (superfetazioni e interventi incongrui);
- ricostruzione di parti dell'edificio crollate o demolite o gravemente alterate, previo il reperimento di un'adeguata documentazione nell'ambito del rilievo critico di cui al successivo Art. 39.
3. La sostituzione di elementi strutturali e non strutturali può essere effettuata con materiali identici a quelli originari o con materiali diversi a seconda della sottoclasse di restauro come indicato nei commi successivi.
4. Le tre sottoclassi individuate graduano le modalità di intervento come segue:
a) il restauro scientifico (Rs1): ha per obiettivi la conservazione e il ripristino filologico degli elementi storici e architettonici, come documentati dal "rilievo critico". La sostituzione degli elementi costruttivi esterni ed interni può essere effettuata esclusivamente con materiali identici a quelli originari salvo dimostrazione dell'impossibilità tecnica dell'impiego di materiali identici. La modifica delle destinazioni d'uso o l'aumento delle unità abitative senza modifiche d'uso sono ammessi limitatamente alla compatibilità della nuova funzione con le destinazioni d'uso ammissibili e con le invarianti tipo-morfologiche così come individuate dagli artt. 36, 37 e 39. Non è consentito alcun aumento di Sul. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende anche l'intervento di consolidamento strutturale. Nel rispetto delle normative per gli interventi su edifici storici.
b) il restauro tipologico (Rs2) ha per obiettivi la conservazione dei caratteri tipologici originari residui e il ripristino delle fondamentali "invarianti tipo-morfologiche" così come individuate dagli artt. 36, 37 e 39; dovranno essere garantite le qualità dei materiali da costruzione e il miglioramento delle prestazioni energetiche, in relazione alla tipologia dell'edificio. Gli interventi interessano gli organismi edilizi degradati o parzialmente demoliti o trasformati di particolare interesse testimoniale di cui è possibile reperire documentazione, anche parziale, della loro organizzazione tipologica originaria, individuabile anche attraverso la comparazione con altri fabbricati dello stesso periodo storico e della stessa tipologia edilizia.
Sono ammessi: nuovi materiali purché coerenti con l'impianto antico, spostamenti di pareti non strutturali interne senza modifica delle murature esterne; l'eventuale aumento delle unità abitative purché ciò non comporti ulteriori modifiche dello schema distributivo e delle "invarianti tipo-morfologiche"; l'eliminazione, modifica o inserimento di nuovi elementi ed impianti richiesti dalle esigenze dell'uso; la modifica della destinazione d'uso, purché compatibile con le destinazioni d'uso ammissibili nel tessuto in cui il fabbricato ricade e le caratteristiche architettoniche e spaziali. L'aumento di Superficie Utile Abitabile (Sua) è consentito unicamente mediante la costruzione di soppalchi lignei o metallici, laddove i requisiti igienico-sanitari e l'altezza interna dei locali lo consentano. L'intervento non dovrà ledere la percezione dei valori architettonici e decorativi e/o la proporzione di spazi rappresentativi, il soppalco dovrà essere tenuto ad adeguata distanza dalle pareti finestrate.
c) il restauro morfologico (Rs3) Tale intervento interessa gli organismi edilizi degradati o profondamente trasformati dei quali è possibile reperire documentazione, anche parziale, della loro organizzazione tipologica originaria, individuabile anche attraverso la comparazione con altri fabbricati dello stesso periodo storico e della stessa tipologia edilizia. Ha per obiettivi la conservazione e il ripristino degli elementi e dei caratteri riferiti alle invarianti morfologiche, nonché la riqualificazione, secondo le moderne metodologie del restauro, dei caratteri alterati. Sono pertanto consentiti la sostituzione dei materiali originari con materiali contemporanei come l'acciaio, la modifica dello schema distributivo interno con eventuale aumento delle unità abitative; la modifica di parti strutturali e della destinazione d'uso, purché compatibile con le destinazioni d'uso ammissibili e con le caratteristiche architettoniche e spaziali. L'aumento di Sua è consentito nei limiti previsti per il Restauro tipologico Rs2.
5. Gli interventi di restauro scientifico (Rs1) di restauro tipologico (Rs2) e morfologico (Rs3) si attuano con SCIA, previa acquisizione di atto di assenso ai sensi dell'Art. 79, comma 5, della L.R. 1/05; in caso di vincolo ai sensi del D.Lgs n. 42/2004 e ss.aa., dovrà essere allegata l'autorizzazione dell'Amministrazione a ciò preposta. In tutti gli interventi di restauro, in cui si preveda un aumento di unità immobiliari pari o superiori a sei, la SCIA deve essere preceduta dallo schema di inquadramento urbanistico, atto a dimostrare la sostenibilità dell'intervento, disciplinato dal precedente articolo 9, che, in particolare, dovrà verificare:
- le condizioni delle opere di urbanizzazione, dimostrando la compatibilità delle stesse con l'incremento di carico urbanistico. Nel caso di necessità di implementazione delle urbanizzazioni e degli standard urbanistici, la SCIA dovrà essere accompagnata da atto d'obbligo per la realizzazione degli stessi, preventivamente concordato con l'Amministrazione Comunale;
- l'inserimento nel contesto urbano e paesaggistico delle trasformazioni previste, quali recinzioni, parcheggi, accessi, viabilità, ecc.;
- le altre condizioni di cui al precedente articolo 9.
Art. 25 bis - Interventi pertinenziali nel resede di riferimento di cui all'art.3
1. Tutti gli interventi pertinenziali, che comportano nuovi organismi edilizi, così come definiti dalla vigente legislazione regionale, sono ammessi laddove consentiti dalle presenti norme e dal Regolamento Edilizio vigente con le seguenti limitazioni:
- nel caso in cui la superficie permeabile del terreno sia inferiore al 25% della superficie fondiaria o comunque del resede di riferimento, sono ammesse trasformazioni edilizie che non la riducano ulteriormente;
- le nuove costruzioni dovranno essere localizzate in posizione defilata, in armonia con la tipologia edilizia, la forma e i caratteri stilistici dell'edificio principale.
2. Non dovranno essere abbattuti alberi senza che siano contestualmente sostituiti con alberi aventi caratteristiche analoghe. Fanno eccezione gli alberi monumentali, per i quali è vietato in ogni caso l'abbattimento.
3. Il progetto deve essere inquadrato nella sistemazione dell'intero lotto e compatibile con le caratteristiche degli edifici contermini.
4. Sono possibili interventi legati al recupero di volumi secondari facenti parte di un medesimo organismo edilizio, comprendenti la loro demolizione e ricostruzione, a parità di Sul, all'interno del resede di riferimento del bene principale, nel rispetto dei seguenti criteri:
a. il progetto di trasformazione dovrà interessare l'intero resede di riferimento;
b. i volumi potranno essere riuniti in un unico corpo, separato dal corpo principale e di altezza utile interna non superiore a m 2,40.
Art. 26 Demolizione senza ricostruzione e sostituzione edilizia
Demolizione senza ricostruzione (D)
1. Gli interventi di demolizione senza ricostruzione interessano le aree che il Regolamento Urbanistico intende recuperare come spazi inedificati, o necessari per la realizzazione di opere pubbliche .
2. La loro sistemazione dovrà avvenire secondo le prescrizioni stabilite nei diversi casi nelle norme successive.
3. Sui fabbricati assoggettati a demolizione senza ricostruzione sono ammessi interventi fino al restauro e risanamento conservativo senza cambio di destinazione d'uso degli edifici.
4. Salvo diversa prescrizione nelle schede norma o negli articoli successivi, questo tipo di intervento si attua con SCIA.
Sostituzione edilizia (S)
5. Si tratta degli interventi di demolizione e ricostruzione di volumi esistenti non assimilabili alla ristrutturazione edilizia, senza alcun intervento sulle opere d'urbanizzazione, così come definiti dalla normativa regionale ed eseguiti nell'ambito del resede di riferimento di cui all'art.3.
Art. 27 Ristrutturazione urbanistica (Ru)
1. Gli interventi di ristrutturazione urbanistica possono essere dei seguenti tipi:
a) Ristrutturazione urbanistica a parità di superficie utile lorda esistente (Ru1)
Sono gli interventi legati alla demolizione e alla ricostruzione di una quantità di Sul pari a quella esistente. La riconfigurazione dei fabbricati esistenti dovrà essere effettuata in situ, nel rispetto delle regole di impianto e delle altezze degli edifici previste nel tessuto urbano e nella zona urbanistica in cui l'area d'intervento ricade. Laddove non specificato, ai fini di detta riconfigurazione, si prescrive una H massima di 12,50 m nelle UTOE 5 e 6 e di 9,50 m nel resto del territorio comunale.
b) Ristrutturazione urbanistica con variazione dei parametri (Ru2)
Consiste in un insieme sistematico di interventi finalizzato a ridefinire l'assetto edilizio e urbanistico esistente. Comprende la demolizione parziale o totale degli edifici esistenti con o senza ricostruzione, la possibilità di una loro diversa collocazione nell'ambito dell'area di intervento, la modifica o la trasformazione della suddivisione in lotti, dei tracciati stradali, del rapporto fra spazi edificati e non, del rapporto fra spazi pubblici e privati. La realizzazione di tali interventi è ammessa solo nei casi previsti dal presente Regolamento.
c) Ristrutturazione urbanistica e recupero ambientale (Ru3)
Implica un insieme sistematico di interventi che possono comportare, oltre alla ristrutturazione urbanistica come definita in precedenza, anche il risanamento, la modifica e il rimodellamento delle aree degradate finalizzati al recupero dell'equilibrio idrogeologico, alla bonifica ed al ripristino ambientale, alla riqualificazione paesaggistica e della struttura morfologica preesistente.
2. Gli interventi di ristrutturazione urbanistica Ru1, ove non diversamente indicato dalle norme successive o dalle schede allegate, si attuano mediante intervento edilizio diretto con Permesso di Costruire convenzionato; gli interventi di ristrutturazione urbanistica Ru2 e Ru3 si attuano mediante piano urbanistico preventivo.
Art. 28 Nuova edificazione (N)
1. Per nuova edificazione si intendono gli interventi diversi dalle categorie precedenti e finalizzati alla realizzazione di nuovi manufatti edilizi.
2. Tali interventi interessano lotti edificati o non edificati, per i quali il Regolamento Urbanistico consente una trasformazione radicale, anche con eventuali ampliamenti, tanto da assimilarli a interventi di nuovo impianto.
3. La realizzazione degli edifici e delle quantità di spazi pubblici dovrà avvenire, quando specificato e secondo le modalità definite dal presente Regolamento Urbanistico.
4. Ove non diversamente specificato nelle norme successive e nelle schede norma, gli interventi di nuova edificazione, se relativi a singoli edifici, si attuano con Permesso di Costruire convenzionato.
Art. 29 Realizzazione di autorimesse interrate (Ai)
1. Sono gli interventi volti a realizzare autorimesse interrate legate da vincolo pertinenziale ad unità immobiliari esistenti nella misura di 1mq/10 mc.
2. Tali autorimesse, se realizzate interamente al di sotto del piano di campagna, non sono computabili ai fini del calcolo della Sul.
3. In tale caso il piano di copertura dovrà essere sistemato a terrazza o con riporto di terreno vegetale sufficiente per la sua piantagione.
4. Gli alberi ad alto fusto abbattuti per la realizzazione di tali interventi dovranno essere opportunamente ripiantati o sostituiti con esemplari arborei di dimensioni adeguate.
5. È vietato in ogni caso l'abbattimento di alberi monumentali.
6. Dovranno essere altresì rispettate eventuali diverse prescrizioni delle schede norma o degli articoli successivi.
7. Salvo diversa prescrizioni nelle schede norma o negli articoli successivi, le autorimesse interrate si realizzano con SCIA.

References: Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 8
 art.9
 Art. 72

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 22

Art. 23

Art. 24
 Art. 39
 articolo 9
 articolo 9

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29