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Timestamp: 2016-10-20 21:33:39+00:00

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2C_556/2014 (09.01.2015)
2C_556/2014 � � Sentenza del 9 gennaio 2015
Commissione di disciplina degli avvocati del
Cantone Ticino,
Sanzione disciplinare (multa),
ricorso contro la sentenza emanata il 23 aprile 2014 dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino.
Nell'ambito di un procedimento avviato dinanzi al Consiglio di Stato per denegata giustizia che vedeva una cliente dell'avv. A.________ opposta al Municipio di X.________ la rappresentante del Governo ticinese, l'avv. I.________, ha indetto il 15 marzo 2012 un'udienza istruttoria. Ad udienza conclusa la patrocinata dell'avv. A.________ ha chiesto di accertare la nullit� di un allegato della controparte e dell'udienza stessa, criticandone lo svolgimento nonch� la condotta dell'avv. I.________, la quale avrebbe agito a suo svantaggio e d'intesa con la controparte.
L'istanza � stata respinta il 3 aprile 2012 dal Consiglio di Stato il quale, considerando che durante l'udienza l'avv. A.________ avrebbe espresso affermazioni pesanti nei confronti della controparte e dell'avv. I.________ nonch� ritenendo inopportuno il tenore dell'istanza, ha inoltrato una segnalazione alla Commissione di disciplina dell'Ordine degli avvocati. Il Governo ticinese ha poi trasmesso alla citata autorit� una copia del ricorso del 2 maggio 2012 esperito contro la sua risoluzione del 3 aprile 2012, giudicandone il contenuto lesivo delle regole professionali dell'avvocato per gli apprezzamenti esternati nei propri confronti e in quelli dell'avv. I.________.
Dopo avere invitato l'avv. A.________ ad esprimersi, la Commissione di disciplina le ha inflitto, il 5 luglio 2012, una multa di fr. 400.-- per violazione dell'art. 12 lett. a della legge federale del 23 giugno 2000 sulla libera circolazione degli avvocati (Legge sugli avvocati, LLCA; RS 935.61) : ella avrebbe infatti accusato di disonesta la funzionaria del Consiglio di Stato e insinuato che l'esito della procedura era stato concertato con la controparte.
In seguito all'entrata in vigore, il 1� gennaio 2013, della legge ticinese sull'avvocatura del 13 febbraio 2012 (LAvv; RL/TI 3.2.1.1), il gravame presentato dall'avv. A.________ contro la decisione del 5 luglio 2012 � stato deferito per motivi di competenza al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, il quale l'ha respinto con sentenza del 23 aprile 2014.
Premesso che l'autorit� di prime cure (diventata la Commissione di disciplina degli avvocati) non aveva preso in considerazione n� il comportamento dell'insorgente durante l'udienza del 15 marzo 2012, poich� non riprodotto a verbale, n� il contenuto della successiva istanza, ma si era fondata unicamente sull'allegato di ricorso del 2 maggio 2012, la Corte cantonale - dopo averne riprodotto ampi estratti - � giunta alla conclusione che erano state rivolte accuse pesanti di prevenzione alla funzionaria del Consiglio di Stato, allorch� poteva esserne chiesta la ricusa. Ha poi aggiunto che le critiche apparivano come illazioni gratuite e prive di oggettivit�, oltre ad attaccare la funzionaria anche sul piano personale quando alludevano ad una sua condotta disonesta e trascendevano pertanto manifestamente, per tono e contenuto, il diritto di critica riconosciuto all'avvocato. L'art. 12 lett. a LLCA era di conseguenza stato disatteso e la multa irrogata (fr. 400.--) risultava del tutto proporzionata, viste le circostanze del caso.
Il 3 giugno 2014 l'avv. A.________ ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico con cui chiede che sia accertata la nullit� della sentenza cantonale, rispettivamente che venga annullata. Adduce, in sintesi, la violazione dell'art. 12 lett. a LLCA e del suo diritto di essere sentita.
Chiamati ad esprimersi il Tribunale cantonale amministrativo, senza formulare osservazioni, si � riconfermato nelle conclusioni e motivazioni del proprio giudizio, mentre la Commissione di disciplina degli avvocati ha chiesto la reiezione del gravame.
Lo stesso giorno la ricorrente ha presentato dinanzi al Tribunale federale altri due ricorsi rivolti contro due decisioni del Tribunale cantonale amministrativo concernenti misure disciplinari, pi� precisamente la sospensione dall'esercizio dell'avvocatura per un periodo di tre mesi e una multa di fr. 2'700.-- (incarto 2C_555/2014) e una multa di fr. 250.-- (incarto 2C_557/2014).
Con decreto presidenziale del 1� luglio 2014 � stato concesso l'effetto sospensivo al ricorso.
1.1.�Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione la sua competenza (art. 29 cpv. 1 LTF) e l'ammissibilit� dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 136 I 42 consid. 1 pag. 43).
1.2.�La richiesta di congiungere le tre cause (2C_555/2014 a 2C_557/2014), formulata il 3 luglio 2014 dalla ricorrente, dev'essere respinta. Sebbene le questioni giuridiche che si pongono sono praticamente uguali, le controparti (persone private o ente pubblico) coinvolte sono differenti cos� come le fattispecie oggetto di disamina.
1.3.�Diretto contro una decisione finale (art. 90 LTF) resa dall'ultima istanza cantonale con natura di tribunale superiore (art. 86 cpv. 1 lett. d e cpv. 2 LTF), il ricorso concerne una misura disciplinare pronunciata nei confronti di un'avvocata, cio� una causa di diritto pubblico (art. 82 lett. a LTF, vedasi anche sentenza 2C_150/2008 del 10 luglio 2008 consid. 2.2 e rinvii) che non ricade sotto alcuna delle eccezioni previste dall'art. 83 LTF. Esso � stato presentato in tempo utile (art. 100 cpv. 1 LTF) dalla destinataria della decisione contestata, la quale ha senz'altro un interesse degno di protezione al suo annullamento (art. 89 cpv. 1 LTF). L'impugnativa � pertanto di massima ammissibile quale ricorso in materia di diritto pubblico.
2.1.�Conformemente all'art. 42 LTF il ricorso deve contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova (cpv. 1) e dev'essere motivato in modo sufficiente, spiegando nei motivi perch� l'atto impugnato viola il diritto (cpv. 2; DTF 134 II 244 consid. 2.1 pag. 245; 133 II 249 consid. 1.4.1 pag. 254). Nell'allegato ricorsuale occorre quindi indicare in modo succinto perch� l'atto impugnato viola il diritto applicabile; la motivazione deve essere riferita all'oggetto del litigio, in modo che si capisca perch� e su quali punti la decisione contestata � impugnata. Ci� significa che la parte ricorrente non pu� limitarsi a riproporre genericamente argomenti giuridici gi� esposti dinanzi alle autorit� cantonali, bens� deve confrontarsi almeno brevemente con i considerandi della decisione dell'autorit� inferiore che reputa lesivi del diritto (DTF 134 II 244 consid. 2.1-2.3 pag. 245 segg.).
2.2.�Nella presente vertenza l'impugnativa non adempie in larga misura queste esigenze di motivazione. In quanto la ricorrente ripropone (pag. 5 del proprio allegato ricorsuale) l'identica motivazione del gravame presentato nella sede cantonale, l'atto di ricorso si rivela irricevibile (DTF 134 II 244 consid. 2.1-2.3 pag. 245 segg.). Inoltre nella misura in cui ella contesta l'operato dell'autorit� di prime cure, il suo ricorso sfugge ad un esame di merito visto l'effetto devolutivo totale della procedura ricorsuale cantonale (DTF 136 II 101 consid. 1.2 pag. 104). Lo stesso dicasi per quanto concerne le critiche pungenti formulate nei confronti di un membro della citata autorit�, quesito che esula dall'attuale vertenza.
3.1.�Secondo la ricorrente, la Corte cantonale avrebbe disatteso il suo diritto di essere sentita poich� avrebbe emanato una decisione insufficientemente motivata. Sulla questione della violazione dei doveri professionali (art. 12 lett. a LLCA) imposti all'avvocato, detta autorit� si sarebbe infatti accontentata di confermare la pronuncia di prima istanza senza per� operare una propria sussunzione. In particolare non si sarebbe confrontata con le argomentazioni sottopostole, limitandosi ad una monca analisi e omettendo ogni e qualsiasi riferimento agli elementi concreti che l'avrebbe spinta a respingere le considerazioni e conclusioni dell'insorgente, per giungere ad un risultato errato e recisamente contestato. Tale difetto di motivazione implicherebbe anche un diniego di giustizia formale in quanto l'autorit�, ignorando le sue motivazioni e considerazioni e limitandosi ad utilizzare quanto necessario per condannarla, avrebbe violato il suo dovere di statuire.
3.2.�Il diritto di essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost., esige che l'autorit� si confronti con le censure della parte interessata e le esamini seriamente, dando atto di questo esame nella sua decisione. La garanzia impone quindi all'autorit� di motivare il suo giudizio. La motivazione � sufficiente quando la parte interessata pu� afferrare la portata della decisione ed impugnarla con cognizione di causa. L'autorit� deve quindi almeno succintamente esporre le argomentazioni su cui si � fondata; non occorre invece che esamini espressamente ogni allegazione in fatto e in diritto sollevata, potendosi limitare ai punti rilevanti per il giudizio (DTF 138 I 232 consid. 5.1 pag. 237; 136 I 229 consid. 5.2 pag. 236 e rispettivi rinvii).
Per quanto concerne invece la seconda censura, secondo la dottrina vi � diniego di giustizia formale quando un'autorit� non applica o applica in maniera scorretta una regola di procedura di modo che viene impedito l'accesso alla giustizia ad un singolo che, normalmente, ne avrebbe diritto ( JEAN-FRAN�OIS AUBERT/PASCAL MAHON, Petit Commentaire de la Constitution f�d�rale de la Conf�d�ration suisse du 18 avril 1999, 2003, n. 3 ad art. 29).
3.3.�Richiamate la giurisprudenza e la dottrina riguardanti il diritto di critica di cui fruisce un avvocato nell'esercizio della propria professione (cfr. sentenza cantonale pag. 4 consid. 2.3), il Tribunale cantonale amministrativo ha ricordato che tale diritto esisteva nei confronti dell'amministrazione della giustizia e delle autorit� in generale e che poteva essere espresso sia per iscritto che nel corso di dibattiti orali. Ha poi osservato che se alcune esagerazioni dovevano essere tollerate, detto diritto di critica era tuttavia limitato dall'interesse pubblico alla garanzia del rispetto delle istituzioni giudiziarie e della fiducia riposta nell'attivit� forense, motivo per cui andavano sanzionate le critiche espresse in malafede o in una forma lesiva dell'onore, senza riguardo alla loro rilevanza penale. Nel merito, dopo avere riprodotto le diverse asserzioni contenute nel ricorso del 2 maggio 2012 (sentenza cantonale pag. 5 seg. consid. 2.4.1), la Corte cantonale ha giudicato che le stesse erano eccessive e trascendevano manifestamente, per tono e contenuto, il diritto di critica riconosciuto all'avvocato. In particolare ha rilevato che la ricorrente aveva rivolto delle accuse pesanti alla funzionaria del Consiglio di Stato, ossia di essersi preventivamente accordata con la controparte in merito all'esito della causa con l'intento di nuocere alla sua cliente allorch�, se era convinta della sua prevenzione, ne avrebbe potuto chiedere la ricusa. Ha poi aggiunto che le critiche inserite nell'allegato ricorsuale apparivano come illazioni gratuite e prive di oggettivit� ed attaccavano la funzionaria anche sul piano privato, in quanto alludevano ad una sua condotta disonesta.
Il Tribunale cantonale amministrativo si � quindi espresso sui punti rilevanti per il giudizio, esponendo i motivi per cui ha ritenuto disatteso l'art. 12 lett. a LLCA. Il fatto che abbia ripreso in parte, confermandole, le argomentazioni della Commissione di disciplina degli avvocati, non costituisce di per s� una violazione del diritto di essere sentito della ricorrente. � infatti determinante che la Corte cantonale si sia pronunciata sulla questione della violazione degli obblighi professionali dell'avvocato e che la ricorrente abbia potuto afferrare la portata della decisione. Ci� si � senz'altro realizzato in concreto, ove si consideri che la ricorrente ha contestato in questa sede la sentenza cantonale su pi� aspetti. Sapere poi se l'opinione della Corte cantonale sia corretta o meno � tuttavia questione di merito e non concerne la garanzia del diritto di essere sentito, che non � quindi in concreto stata disattesa. Cos� come non � vi � stato, di riflesso, alcun diniego di giustizia formale. In proposito il ricorso si rivela infondato e come tale va respinto.
4.1.�Rimproverando all'autorit� precedente di essersi basata su una versione dei fatti che non corrisponde al vero nonch� di avere utilizzato delle frasi decontestualizzate, spacchettate e riunite e/o disgiunte a secondo dei propri comodi, la ricorrente contesta di avere violato i propri obblighi professionali. Ella sostiene di non avere qualificato di concertazione la condotta delle autorit� implicate n� di averle accusate di disonest�, ma rivendica il diritto e il dovere di critica dell'avvocato nel senso che, secondo lei, i termini utilizzati corrispondono alla verit� e che la verit� non pu� mai offendere nessuno. Tale argomentazione, del tutto generica, non si confronta con la dettagliata analisi effettuata dalla Corte cantonale sul tema in questione (cfr. sentenza cantonale pag. 4 segg.), qui interamente condivisa. La ricorrente inoltre non fa valere (art. 42 LTF) una violazione della propria libert� di espressione, motivo per cui il quesito non va esaminato. Su questi punti il ricorso sfugge pertanto ad un esame di merito.
4.2.�La ricorrente censura in seguito la violazione del divieto dell'arbitrio. La critica, che non adempie per� le accresciute esigenze di motivazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF, dev'essere dichiarata inammissibile.
4.3.�Infine, la ricorrente nulla adduce riguardo alla proporzionalit� della multa inflittale. Non occorre pertanto esaminare in modo pi� approfondito la questione e ci si limita a rinviare ai considerandi della sentenza impugnata (cfr. pag. 7 seg. della pronuncia contestata consid. 3.1-3.4), qui interamente condivisi.
5.1.�Per i motivi illustrati il ricorso, nella misura in cui � ammissibile, si rivela infondato e deve di conseguenza essere respinto.
5.2.�Le spese seguono la soccombenza e vanno poste a carico della ricorrente (art. 66 cpv. 1 LTF). Non si accordano ripetibili ad autorit� vincenti (art. 68 cpv. 3 LTF).

References: Sentenza 
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 DTF 
 art. 29
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