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Timestamp: 2019-12-09 21:26:49+00:00

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Art. 679 cod. proc. civile: Esecuzione del sequestro conservativo sugli immobili | La Legge per tutti
Art. 679 cod. proc. civile: Esecuzione del sequestro conservativo sugli immobili
Modalità di esecuzione del sequestro: sufficienza della trascrizione (e suoi effetti); 2. Segue: Cessazione dell’efficacia; 3. Obblighi del conservatore dei registri immobiliari (e questioni intorno alla legittimità della trascrizione) 4. Competenza a provvedere sulla custodia; 5. Custodia dell’immobile e frutti civili.
Modalità di esecuzione del sequestro: sufficienza della trascrizione (e suoi effetti).
Il creditore non ha l’onere di far precedere l’esecuzione del sequestro conservativo dalla comunicazione, al debitore, del provvedimento che lo autorizza, non essendo tale comunicazione prescritta dall’art. 675 c.p.c., che pone l’esigenza che il sequestro, a pena di inefficacia, sia eseguito nel termine di trenta giorni dalla data in cui il provvedimento è stato emesso o è stato depositato in cancelleria (a secondo che sia stato pronunciato con ordinanza o con decreto), e non da quella di una comunicazione non prevista, né necessaria per l’esecuzione del sequestro, che, per i beni immobili, si compie solo mediante la trascrizione del provvedimento. Cass. 16 ottobre 1992, n. 11345.
La inefficacia degli atti di disposizione dei beni immobili assoggettati a sequestro conservativo si produce a far tempo dalla trascrizione del provvedimento autorizzativo. Essa opera di diritto e cessa a far tempo dalla cancellazione della trascrizione del sequestro. La declaratoria della nullità del decreto che ordina la cancellazione della trascrizione non fa rivivere il vincolo di indisponibilità, al quale fine è necessaria una nuova trascrizione del provvedimento cautelare con effetto ex nunc. App. Salerno, 10 maggio 1991, n. 141.
Il sequestro conservativo prevale sulla alienazione già compiuta dal debitore dell’immobile, quando sia stato eseguito anteriormente alla trascrizione della vendita, in forza dell’art. 2914, n. 2, c.c. richiamato dall’art. 2906 c.c. Trib. Milano, 22 gennaio 1973.
L’indicazione degli immobili, che si intendono sottoporre a sequestro, con gli estremi richiesti dal codice civile e richiamati dall’art. 555 c.p.c., non è necessaria da parte del creditore che chiede il sequestro conservativo, né nel provvedimento che lo autorizza, mentre, una volta ottenuto il provvedimento, è solo l’esecuzione del sequestro conservativo sugli immobili che viene compiuta, sotto responsabilità del creditore ed a norma dell’art. 679 c.p.c. ed anche in relazione all’art. 96 c.p.c., mediante la trascrizione del provvedimento cautelare presso l’ufficio del conservatore dei registri immobiliari del luogo in cui i beni sono situati e con gli estremi a tale scopo necessari e perciò richiesti dalla legge. Cass. 24 novembre 1962, n. 3183.
Segue: Cessazione dell’efficacia.
Obblighi del conservatore dei registri immobiliari (e questioni intorno alla legittimità della trascrizione).
La convalida del sequestro conservativo immobiliare autorizzato in corso di causa presuppone il semplice controllo formale della tempestiva trascrizione del provvedimento cautelare nella conservatoria dei registri immobiliari del luogo dei beni sequestrati, nonché la comunicazione della relativa notizia al sequestrato, avvenendo l’esecuzione del sequestro a cura e sotto la responsabilità esclusiva del creditore sequestrante, salvo, per quanto concerne la trascrizione, l’obbligo del conservatore di verificare, nei limiti di cui all’art. 2674 c.c., l’osservanza degli specifici adempimenti richiesti dalla legge. Pertanto, ancorché avvenuta con sentenza passata in giudicato, detta convalida, non riguardando le specifiche modalità formali della trascrizione del provvedimento cautelare, non può essere utilmente addotta come elemento a sostegno della tesi della validità della trascrizione del sequestro (in relazione all’art. 2665 c.c.) nella controversia successivamente insorta tra creditori sequestranti e terzi aventi causa dal debitore sequestrato. Cass., 23 aprile 1980, n. 2671.
La questione della legittimità o meno dell’esecuzione del sequestro conservativo sugli immobili, nel caso di genericità delle relative indicazioni, non prevedendo il codice di rito ipotesi di nullità del pignoramento, va risolta con il ricorso al disposto dell’art. 156 disp. att. c.p.c., e cioè accertando se manchino requisiti necessari ed essenziali per il raggiungimento dello scopo, mediante l’utilizzazione in via analogica, quanto al caso dell’incertezza soggettiva ed oggettiva della costituzione del vincolo, del disposto dell’art. 2841 c.c., che, sotto il secondo profilo, sancisce la nullità dell’iscrizione ipotecaria solo se l’omissione o l’incompletezza di alcune delle indicazioni richieste induca incertezza sull’identità dei singoli beni gravati. Cass., 26 gennaio 1980, n. 643.
Non è sindacabile da parte del conservatore dei registri immobiliari il mancato rispetto del termine previsto dall’art. 156, comma secondo, disp. att. c.p.c. per l’esecuzione della formalità di annotazione della sentenza di condanna a margine della trascrizione del sequestro conservativo. Trib. Catania, 19 luglio 1979.
Competenza a provvedere sulla custodia.
La competenza a provvedere sulla custodia di beni sottoposti a sequestro conservativo (compenso al custode, sostituzione del custode, rendimento dei conti eccetera) non spetta al giudice della convalida del sequestro e del merito bensì al pretore del luogo in cui si trovano le cose mobili sequestrate o al tribunale del luogo in cui si trovano le cose immobili sottoposte a sequestro conservativo. Trib. Siracusa, 28 febbraio 1972.
Custodia dell’immobile e frutti civili.
In tema di IRPEF, nel vigore della disciplina del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, come modificato dalla legge 13 aprile 1977, n. 114, in caso di sequestro conservativo di immobili, il debitore nominato custode non può considerarsi titolare di alcun reddito proveniente dagli stessi, poiché i frutti civili sono sottratti alla sua disponibilità, ai sensi dell’art. 559 c.p.c., richiamato dal successivo art. 679, e l’obbligo legale di rendiconto prescritto dall’art. 560 impone l’esclusione di tali frutti dalla base imponibile, ai sensi dell’art. 3, primo comma, del D.P.R. n. 597 del 1973, a tenore del quale «l’imposta si applica sul reddito complessivo netto formato da tutti i redditi del soggetto passivo, compresi i redditi altrui dei quali egli ha la libera disponibilità o l’amministrazione senza obbligo della resa dei conti». Cass. 8 marzo 2006, n. 4943.
11/04/2017 alle 16:21
entro quale termine dall’ordinanza è ammesso un ricrso per n ullità

References: Art. 679
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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 art. 679
 Cass.