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Timestamp: 2020-08-15 01:56:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1566 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1566 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 13/12/2016, dep.20/01/2017), n. 1566
sul ricorso 23939/2014 proposto da:
dall’avvocato FERNANDO COSIMO SCARAMOZZA giusta procura a margine
avverso la sentenza n. 1232/2014 del 16.04.2014 del TRIBUNALE di
p.1. Telecom Italia s.p.a. ha proposto ricorso per Cassazione, contro G.G. avverso la sentenza n. 1232/2014, con cui il Tribunale di Benevento in data 18 maggio 2014, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dall’odierna ricorrente contro la sentenza n. 159 del 2012 del Giudice di Pace di Vitulano, con cui la Telecom Italia s.p.a. era stata condannata alla restituzione, in favore dell’ intimata, dell’importo di Euro 0,11, pari all’IVA applicata sulle spese postali di spedizione di una fattura, relativa al rapporto di utenza inter partes, assumendo tale importo come non dovuto e l’IVA come erroneamente applicata.
p.3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., applicabile al ricorso nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla L. n. 197 del 2016, di conversione, con modificazioni, del D.L. n. 168 del 2016, è stata redatta relazione ai sensi di detta norma e ne è stata fatta notificazione agli avvocati delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.
“(….) p.3. Il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., in quanto appare manifestamente fondato.
p.4. Con l’unico motivo di ricorso, la ricorrente deduce “violazione e falsa applicazione dell’art. 1342 c.c., nonchè degli artt. 113 e 339 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, e “violazione e falsa applicazione degli artt. 324 e 343 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3″.
Senonchè, in disparte ogni valutazione sulla condivisibilità del detto precedente, si deve rilevare in primo luogo che esso viene invocato in modo non pertinente, perchè ha avuto ad oggetto l’interesse a promuovere l’espropriazione forzata. Infatti, il principio di diritto enucleato dalla decisione dall’Ufficio del Massimario e del Ruolo è stato il seguente: “In tema di procedimento esecutivo, qualora il credito, di natura esclusivamente patrimoniale, sia di entità economica oggettivamente minima, difetta, ex art. 100 c.p.c., l’interesse a promuovere l’espropriazione forzata, dovendosi escludere che ne derivi la violazione dell’art. 24 Cost., in quanto la tutela del diritto di azione va contemperata, per esplicita od anche implicita disposizione di legge, con le regole di correttezza e buona fede, nonchè con i principi del giusto processo e della durata ragionevole dei giudizi ex art. 111 Cost., e art. 6 CEDU. (Nella specie, il creditore, dopo aver ricevuto il pagamento della complessiva somma portata in precetto, pari ad Euro 17.854,94, aveva ugualmente avviato la procedura esecutiva, nelle forme del pignoramento presso terzi, per l’intero importo, deducendo, nel corso della procedura stessa, l’esistenza di un residuo credito di Euro 12,00 a titolo di interessi maturati tra la data di notifica del precetto e la data del pagamento)”.
Il Collegio osserva, comunque, che, avuto riguardo alla natura della controversia ed essendo evidente essa è di identico oggetto rispetto a numerose altre, dato che è controversia insorta fra l’utente di un servizio pubblico ed un gestore, indipendentemente dal rilievo che il “valore” della controversia, quando al quid disputandum, non potrebbe essere considerato dal solo versante dell’utente, ma andrebbe considerato anche da del gestore, di modo che allora non si tratterebbe di valore infimo (sempre sulla base del criterio di valutazione dell’homo economicus), assumerebbe rilievo comunque ostativo all’estensione del principio di diritto sopra ricordato un dato normativo: l’oggetto della presente controversia è certamente tale da essere riconducibile a quello per cui il legislatore ha previsto la c.d. azione di classe con la disposizione del D.Lgs. n. 205 del 2006, art. 140 bis, modificata dal D.L. n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, nella L. n. 27 del 2012. Ebbene, l’azionabilità della pretesa di classe è stata prevista dal legislatore senza alcuna limitazione per il valore del singolo consumatore o utente che vi partecipino, potendo così accadere che singolarmente il valore economico degli identici diritti tutelati sia infimo.
Poichè l’azione di classe non è obbligatoria e il consumatore o utente può agire singolarmente, è palese che l’assenza di limitazioni di valore economico della pretesa non può non operare anche in sede di esercizi di azione individuale.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 3 Civile, il 13 dicembre 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 100
 art. 111
 art. 6
 art. 140