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Timestamp: 2019-06-20 19:25:52+00:00

Document:
Procura Generale della Cassazione - Giurisprudenza internazionale
N. sentenza e anno
C-110/2014 Corte di Giustizia dell’Unione Europea
Sentenza in Causa n. 110/14 – Horațiu Ovidiu Costea c.SC Volksbank România SA Maggiori dettagli
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 93/13/CEE – Articolo 2, lettera b) – Nozione di “consumatore” – Contratto di credito concluso da una persona fisica che esercita la professione di avvocato – Mancato legame del mutuo con l’attività professionale dell’avvocato – Rilevanza – Sussistenza - Rimborso del credito garantito da un bene immobile appartenente allo studio legale del mutuatario – Mutuatario che possiede le conoscenze necessarie per valutare il carattere abusivo di una clausola prima della firma del contratto – Rilevanza - Esclusione». La Corte (IV Sezione) ha affermato: “L’articolo 2, lettera b), della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che una persona fisica che eserciti la professione di avvocato e stipuli con una banca un contratto di credito (nella specie, mutuo), nel quale lo scopo del credito non sia specificato, può essere considerata un «consumatore», ai sensi di tale disposizione, qualora un simile contratto non sia legato all’attività professionale di detto avvocato. La circostanza che il credito sorto dal medesimo contratto sia garantito da un’ipoteca concessa da tale persona in qualità di rappresentante del suo studio legale e gravante su beni destinati all’esercizio della sua attività professionale, quale un immobile appartenente a detto studio legale, non è in proposito rilevante”
C-110/2014 (67 Kb)
C-497/2013 Corte di Giustizia dell’Unione Europea
Sentenza in Causa n. 497/13 - Froukje Faber c.Autobedrijf Hazet Ochten BV Maggiori dettagli
«Rinvio pregiudiziale – Direttiva 1999/44/CE – Vendita e garanzia dei beni di consumo – Status dell’acquirente – Qualità di consumatore – Difetto di conformità del bene consegnato – Obbligo di informare il venditore – Difetto manifestatosi entro sei mesi dalla consegna del bene – Onere della prova» La Corte ha affermato: 1) la direttiva 1999/44/CE, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo, va interpretata nel senso che il giudice nazionale adito nel contesto di una controversia vertente su un contratto che può rientrare nel suo ambito di applicazione è tenuto, a partire dal momento in cui dispone degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine o possa disporne su semplice domanda di chiarimenti, a verificare se l’acquirente possa essere qualificato come consumatore nell’accezione di tale direttiva, anche se quest’ultimo non ha espressamente rivendicato questa qualità; 2) L’art. 5, par. 3, della direttiva 1999/44 deve essere considerato come una disposizione equivalente ad una disposizione nazionale avente nel diritto interno rango di norma di ordine pubblico e il giudice nazionale è tenuto ad applicare d’ufficio qualsiasi disposizione che garantisca la sua trasposizione nel diritto interno; 3) l’art. 5, par. 2, della direttiva 1999/44 va interpretato nel senso che esso non osta ad una norma nazionale la quale preveda che il consumatore, per usufruire dei diritti che gli spettano in forza di tale direttiva, debba denunciare tempestivamente al venditore il difetto di conformità, a condizione che tale consumatore, per procedere a detta denuncia, disponga di un termine non inferiore a due mesi a decorrere dalla data in cui ha constatato tale difetto, che la denuncia cui occorre procedere verta solo sull’esistenza di detto difetto e che essa non sia assoggettata a regole relative alla prova che rendano impossibile o eccessivamente difficile per il citato consumatore esercitare i propri diritti; 4) l’art. 5, par. 3, della direttiva 1999/44 deve essere interpretato nel senso che la regola secondo cui si presume che il difetto di conformità esistesse al momento della consegna del bene 3.a) si applica quando il consumatore fornisce la prova che il bene venduto non è conforme al contratto e che il difetto di conformità in questione si è manifestato, ossia si è palesato concretamente, entro il termine di sei mesi dalla consegna del bene; il consumatore non è tenuto a dimostrare la causa di tale difetto di conformità né a provare che la sua origine è imputabile al venditore; 3.b.) può essere disapplicata solo se il venditore prova in maniera giuridicamente sufficiente che la causa o l’origine del difetto di conformità consiste in circostanza sopravvenuta alla consegna del bene.
C-497/2013 (143 Kb)
C-352/2013 Corte di Giustizia dell’Unione Europea
Sentenza in causa C-352/13 - Cartel Damage Claims (CDC) Hydrogen Peroxide c. Akzo Nobel NV, la Solvay SA/NV, la Kemira Oyj e la FMC Foret SA. Maggiori dettagli
«Rinvio pregiudiziale - Spazio di libertà, sicurezza e giustizia - Competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale - Regolamento (CE) n. 44/2001 - Competenze speciali - Articolo 6, paragrafo 1 - Ricorso proposto contro più convenuti domiciliati in Stati membri diversi e che hanno partecipato ad un'intesa contraria all'articolo 81 CE e all'articolo 53 dell'Accordo sullo Spazio economico europeo, per ottenere la loro condanna in solido al risarcimento del danno e la produzione di informazioni - Competenza del giudice adito rispetto ad una pluralità di convenuti - Rinuncia agli atti nei confronti del convenuto domiciliato nello Stato membro del giudice adito - Competenza in materia di illeciti civili dolosi o colposi - Articolo 5, punto 3 - Clausole attributive di competenza - Articolo 23 - Effettiva attuazione del divieto di intese». La Corte ha dichiarato: 1) l'art. 6, punto 1, del regolamento (CE) n. 44/2001, del 22 dicembre 2000 (c.d. Bruxelles I), concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, va interpretato nel senso che la norma di concentrazione delle competenze in caso di pluralità di convenuti stabilita da tale disposizione può applicarsi riguardo a un'azione volta alla condanna in solido al risarcimento del danno e, nell'ambito di tale azione, alla produzione di informazioni, nei confronti di imprese che hanno partecipato in maniera diversa, sul piano geografico e temporale, a un'infrazione unica e continuata al divieto di intese previsto dal diritto dell'Unione accertata da una decisione della Commissione europea, e ciò anche nel caso in cui l'attore abbia rinunciato all'esercizio dell'azione nei confronti dell'unico dei convenuti che sia domiciliato nello Stato membro ove ha sede il giudice adito, a meno che non sia dimostrata l'esistenza di una collusione tra l'attore e detto convenuto allo scopo di creare o di mantenere artificiosamente le condizioni di applicazione di tale disposizione alla data di proposizione di detta azione; 2) l'art. 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001 va interpretato nel senso che, quando nei confronti di convenuti domiciliati in Stati membri diversi viene proposta un'azione volta al risarcimento del danno a motivo di un'infrazione unica e continuata all'articolo 101 TFUE e all'articolo 53 dell'Accordo sullo Spazio economico europeo, del 2 maggio 1992, accertata dalla Commissione europea, alla quale essi hanno partecipato in vari Stati membri in date e luoghi diversi, l'evento dannoso è avvenuto nei confronti di ciascuna asserita vittima considerata individualmente, e ognuna di esse può, in forza di detto articolo 5, punto 3, scegliere di proporre la sua azione vuoi dinanzi al giudice del luogo in cui è stata definitivamente conclusa l'intesa di cui trattasi o, eventualmente, del luogo in cui è stato adottato un accordo specifico e identificabile di per sé solo come l'evento causale del danno asserito, vuoi dinanzi al giudice del luogo della propria sede sociale; 3) l'art. 23, par. 1, del regolamento n. 44/2001 va interpretato nel senso che esso consente, nel caso di azioni di risarcimento a motivo di un'infrazione all'articolo 101 TFUE e all'articolo 53 dell'Accordo sullo Spazio economico europeo, del 2 maggio 1992, di tener conto delle clausole attributive di competenza contenute in contratti di fornitura, anche qualora ciò abbia per effetto di derogare alle norme sulla competenza internazionale previste agli articoli 5, punto 3, e/o 6, punto 1, di detto regolamento, a condizione che tali clausole si riferiscano alle controversie relative alla responsabilità derivante da un'infrazione al diritto della concorrenza
C-352/2013 (113 Kb)
C-117/14/2015 Corte di Giustizia dell’Unione Europea
Sentenza C-117/14 - Grima Janet Nisttahuz Poclava contro Jose María Ariza Toledano Maggiori dettagli
Rinvio pregiudiziale - Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea - Accordo quadro CES, UNICE, CEEP sul lavoro a tempo determinato - Normativa nazionale che prevede un contratto di lavoro a tempo indeterminato con un periodo di prova di un anno - Attuazione del diritto dell’Unione - Insussistenza - Incompetenza della Corte. La Corte ha affermato che, sebbene la tutela dei lavoratori in caso di risoluzione del contratto di lavoro sia uno dei mezzi per raggiungere gli obiettivi fissati dall’articolo 151 TFUE e il legislatore dell’Unione sia competente in tale settore, le situazioni che non sono state oggetto di misure adottate sul fondamento di tali articoli non rientrano nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione; ha pertanto affermato che la sussistenza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato (sia pure finanziato da fondi strutturali europei) non determina l’attuazione del diritto dell’Unione ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, della Carta ed ha infine constatato che la Corte, a norma dell’articolo 267 TFUE, è incompetente a pronunciarsi in materia di interpretazione di norme di diritto internazionale che vincolano gli Stati membri, ma esulano dalla sfera del diritto dell’Unione.
CURIA 5/2/2015 (81 Kb)

References: sentenza 

Sentenza 
 Articolo 2

Sentenza 

Sentenza 
 Articolo 6
 Articolo 5
 Articolo 23
 articolo 5

Sentenza