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Timestamp: 2019-01-20 07:01:51+00:00

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da http://www.arifs.it
Legge del 9 dicembre 1905
Separazione delle Chiese dallo Stato *
Giornale ufficiale della Repubblica francese
37° anno, N° 336 di lunedì 11/12/1905 p. 7205
(nelle note a piè di pagina compaiono le modifiche introdotte successivamente)
Il Senato e la Camera dei Deputati hanno adottato,
Il Presidente della Repubblica promulga la legge che segue:
La Repubblica assicura la libertà di coscienza. Essa garantisce il libero esercizio dei culti con le sole restrizioni di seguito enunciate nell'interesse dell'ordine pubblico.
La Repubblica non riconosce né finanzia né sovvenziona alcun culto. Di conseguenza, a partire dal 1° gennaio successivo alla promulgazione della presente legge, saranno soppresse dai bilanci dello Stato, dei dipartimenti e dei comuni, tutte le spese relative all'esercizio dei culti. Potranno tuttavia essere inserite nei suddetti bilanci le spese relative a servizi di assistenza religiosa e destinate ad assicurare il libero esercizio dei culti negli istituti pubblici come i licei, le scuole medie, le scuole elementari, gli ospizi, i ricoveri e le prigioni.
Gli istituti pubblici di culto sono soppressi, fatte salve le disposizioni enunciate all'articolo 3.
Attribuzione dei beni. Pensioni
Gli istituiti la cui soppressione è ordinata dall'articolo 2 continueranno provvisoriamente a funzionare conformemente alle disposizioni che li reggono attualmente, fino all'attribuzione dei loro beni alle associazioni previste dal titolo IV e non oltre la scadenza sottoindicata.
A partire dalla promulgazione della presente legge, si procederà da parte dei funzionari dell’amministrazione del demanio all'inventario descrittivo ed estimativo:
1° dei beni mobili e immobili dei suddetti istituti;
2° dei beni dello Stato, dei dipartimenti e dei comuni di cui gli stessi istituti fruiscono.
Questo duplice inventario sarà redatto in contraddittorio con i rappresentanti legali degli istituti ecclesiastici o con coloro che, conformemente alla legge, verranno nominati con una notifica in forma amministrativa.
I funzionari incaricati dell'inventario avranno il diritto di farsi comunicare tutti gli elementi e i documenti utili alle loro operazioni.
Entro un anno a partire dalla promulgazione della presente legge, i beni mobili e immobili di mense, fabbricerie, consigli presbiteriani, concistori ed altri istituti pubblici di culto, con tutte le spese ed obbligazioni che li gravano e con la loro destinazione speciale, verranno trasferiti dai rappresentanti legali di tali istituti alle associazioni che, conformandosi alle regole di organizzazione generale del culto di cui esse si propongono di assicurare l'esercizio, si saranno legalmente formate, secondo le prescrizioni dell'articolo 19, per l'esercizio di questo culto nelle ex circoscrizioni dei citati istituti.
Tra i beni indicati al precedente articolo faranno ritorno allo Stato quelli che provengono dallo Stato e che non risultano impegnati in una fondazione pia creata successivamente alla legge del 18 germinale anno X.
Le attribuzioni di beni non potranno essere fatte dagli istituti ecclesiastici che un mese dopo la promulgazione del regolamento di pubblica amministrazione previsto all'art. 43. In caso di non osservanza di questa disposizione, ne potrà essere richiesta la nullità davanti al tribunale civile da tutte le parti interessate o dal pubblico ministero.
In caso di alienazione da parte dell'associazione di culto di valori mobili o di immobili facenti parte del patrimonio dell'istituto pubblico sciolto, l'ammontare del ricavato della vendita dovrà essere impiegato in titoli di rendita nominativi o alle condizioni previste al paragrafo 2 dell'articolo 22.
L'acquirente dei beni venduti sarà personalmente responsabile della regolarità di questo impiego.
I beni rivendicati dallo Stato, dai dipartimenti o dai comuni non potranno essere venduti, trasformati né modificati fino a deliberazione relativa alla rivendicazione da parte dei tribunali competenti.
Le associazioni cui saranno attribuiti i beni degli istituti ecclesiastici soppressi erediteranno i debiti di tali istituti e i loro prestiti, fatte salve le disposizioni del terzo paragrafo del presente articolo; finché non si saranno liberate da questo passivo, esse avranno diritto a fruire dei beni produttivi di entrate che devono tornare allo Stato in base all'articolo 5.
L’entrata globale dei suddetti beni resta destinata al pagamento del residuo dei debiti regolari e legali dell’istituto pubblico soppresso, qualora non si sia costituita alcuna associazione di culto atta ad accogliere il patrimonio di questo istituto.
I pagamenti annuali dei prestiti contratti per spese relative agli edifici religiosi saranno a carico delle associazioni in relazione al tempo durante il quale esse avranno l'uso di questi edifici, in applicazione delle disposizioni del Titolo III.
Nel caso in cui lo Stato, i dipartimenti o i comuni rientreranno in possesso di quegli edifici di cui sono proprietari, saranno responsabili dei debiti regolarmente contratti e relativi a tali edifici. [1]
I beni mobili o immobili destinati ad uso caritativo o ad un uso totalmente estraneo all'esercizio del culto saranno attribuiti, dai rappresentanti legali degli istituti ecclesiastici, ai servizi o istituti pubblici o di pubblica utilità, la cui destinazione è conforme a quella di tali beni. Questa attribuzione dovrà essere approvata dal prefetto del dipartimento in cui si trova l'istituto ecclesiastico. In caso di non approvazione, si deciderà per decreto in Consiglio di Stato.
Ogni azione legale volta alla ripresa o alla rivendicazione dovrà essere esercitata in un arco di tempo di sei mesi a partire dal giorno in cui la decisione prefettizia o il decreto che approva l'attribuzione sarà stato inserito nel Giornale Ufficiale. L'azione non potrà essere intentata che in ragione di donazioni o di eredità e solamente dagli autori e dai loro eredi in linea diretta. [2]
Nel caso in cui un istituto ecclesiastico non abbia proceduto alle attribuzioni qui prescritte entro il termine fissato dall'articolo 4, vi si provvederà per decreto.
Alla scadenza del suddetto termine, i beni da attribuire saranno messi sotto sequestro fino alla loro attribuzione.
Nel caso in cui i beni attribuiti in virtù dell'articolo 4 o del paragrafo 1° del presente articolo saranno, sia dal momento iniziale sia in seguito, reclamati da più associazioni costituite per l'esercizio del medesimo culto, l'attribuzione che ne sarà stata fatta dai rappresentanti dell'istituto o per decreto potrà essere contestata davanti al Consiglio di Stato, responsabile del contenzioso, il quale si pronuncerà tenendo conto di tutte le circostanze di fatto.
La domanda sarà portata davanti al Consiglio di Stato, entro un anno a partire dalla data del decreto o a partire dalla notifica fatta all'autorità prefettizia dai rappresentanti legali degli istituti pubblici di culto dell'attribuzione da loro stessi effettuata. Questa notifica dovrà essere fatta entro un mese.
L'attribuzione potrà essere ulteriormente contestata in caso di scissione nell’associazione beneficiaria, nel caso della creazione di una nuova associazione in seguito a una modifica nel territorio della circoscrizione ecclesiastica e nel caso in cui l'associazione beneficiaria non sia più in grado di realizzare il suo obiettivo.
Nel caso in cui non ci fossero associazioni in condizione di ricevere i beni di un istituto pubblico di culto, questi beni saranno attribuiti per decreto agli istituti comunali di assistenza o di beneficenza che si trovino nei confini territoriali della circoscrizione ecclesiastica interessata.
In caso di scioglimento di un’associazione, i beni che le saranno stati devoluti in esecuzione degli articoli 4 e 8 saranno attribuiti per decreto reso in Consiglio di Stato, o ad associazioni analoghe nella medesima circoscrizione o, in loro assenza, nelle circoscrizioni più vicine, oppure agli istituti indicati al paragrafo 1° del presente articolo.
Ogni azione di ripresa o di rivendicazione dovrà essere esercitata entro sei mesi a partire dal giorno in cui il decreto sarà stato pubblicato sul Giornale Ufficiale. L'azione non potrà essere intentata che in ragione di donazioni o di eredità e solamente da parte degli autori e dei loro eredi in linea diretta. [3]
Le attribuzioni previste dagli articoli precedenti non danno luogo ad alcuna entrata a profitto del Tesoro. [4]
I ministri del culto che, al momento della promulgazione della presente legge, avranno più di sessant'anni compiuti e che avranno, per almeno trent'anni, svolto funzioni ecclesiastiche remunerate dallo Stato, riceveranno una pensione annuale e vitalizia uguale ai tre quarti del loro trattamento.
Coloro che avranno più di 45 anni e che avranno, per vent'anni almeno, svolto funzioni ecclesiastiche remunerate dallo Stato, riceveranno una pensione annuale e vitalizia uguale alla metà del loro trattamento.
Le pensioni accordate in base ai due paragrafi precedenti non potranno oltrepassare i 1500 franchi.
In caso di decesso dei titolari, queste pensioni sono reversibili fino al raggiungimento della metà del loro ammontare, a profitto della vedova e degli orfani minori lasciati dal defunto e, fino all'ammontare di un quarto, a profitto della vedova senza figli minori. Quando gli orfani diventeranno maggiorenni, la loro pensione si estinguerà in base alla legge.
I ministri del culto attualmente stipendiati dallo Stato, che non saranno nelle condizioni suddette, riceveranno, per quattro anni a partire dalla soppressione del budget previsto per i culti, una somma uguale alla totalità del loro trattamento per il primo anno, ai due terzi per il secondo, alla metà per il terzo, a un terzo per il quarto.
Tuttavia, nei comuni con meno di mille abitanti e per i ministri del culto che continueranno a svolgervi le loro funzioni, la durata di ciascuno dei quattro periodi sopra indicati sarà raddoppiata.
I dipartimenti e i comuni potranno, alle stesse condizioni dello stato, accordare ai ministri del culto attualmente salariati da loro delle pensioni o delle somme stabilite sulla stessa base e per una medesima durata.
Sono fatti salvi i diritti acquisiti in materia di pensioni in applicazione della legislazione anteriore, così come i diritti acquisiti in materia di assistenza, accordati sia ai vecchi ministri dei differenti culti, sia alla loro famiglia.
Le pensioni previste ai due primi paragrafi del presente articolo non potranno essere cumulate con nessuna altra pensione o nessun altro trattamento concesso, a qualsiasi titolo, dallo Stato, dai dipartimenti o dai comuni.
La legge del 27 giugno 1885, relativa al personale delle facoltà di teologia cattolica soppresse è applicabile ai professori, incaricati dei corsi, maîtres de conferences e studenti delle facoltà di teologia protestante.
Le pensioni e sussidi qui previsti saranno non cedibili e non passibili di sequestro alle stesse condizioni delle pensioni civili. Essi cesseranno in base alla legge in caso di condanna a una pena afflittiva o infamante o in caso di condanna per uno dei delitti previsti agli articoli 34 e 35 della presente legge.
Il diritto a ottenere o a fruire di una pensione o di un sussidio sarà sospeso nelle circostanze che fanno perdere il requisito di francese, per tutta la durata della privazione di questo requisito.
Le domande di pensione dovranno essere, a pena di esclusione, presentate entro un anno dalla promulgazione della presente legge.
Gli edifici che sono stati messi a disposizione della nazione e che, in virtù della legge del 18 germinale anno X, servono all'esercizio pubblico dei culti o all'alloggio dei loro ministri (cattedrali, chiese, cappelle, templi, sinagoghe, arcivescovadi, vescovadi, presbiteri, seminari), così come le loro dipendenze immobiliari e i mobili che li arredavano al momento nel quale tali edifici sono stati assegnati ai culti, sono e rimangono proprietà dello Stato, dei dipartimenti, dei comuni.
Per questi edifici, come per quelli posteriori alla legge del 18 germinale anno X, di cui lo Stato, i dipartimenti e i comuni saranno proprietari, ivi comprese le facoltà di teologia protestante, si procederà conformemente alle disposizioni degli articoli seguenti. [5]
Gli edifici che servono all'esercizio pubblico di culto, così come i mobili che li arredano, saranno lasciati gratuitamente a disposizione degli istituti pubblici di culto e in seguito delle associazioni chiamate a sostituirli alle quali saranno stati attribuiti i beni di tali istituti in applicazione delle disposizioni del titolo II.
La cessazione di questa fruizione e, nel caso avvenga, il suo trasferimento saranno pronunciati per decreto, fatto salvo il ricorso al consiglio di Stato che delibera sul contenzioso:
1° Se l'associazione beneficiaria è sciolta;
2° Se, esclusi i casi di forza maggiore, il culto cessa di essere celebrato per più di sei mesi consecutivi;
3° Se la conservazione dell'edificio o quella dei mobili censiti in base alla legge del 1887 e all'articolo 16 della presente legge è compromessa per insufficienza di manutenzione, e in seguito a ingiunzione legalmente notificata dal consiglio municipale o, in sua mancanza, dal prefetto;
4° Se l'associazione cessa di assolvere i suoi compiti o se gli edifici sono riservati ad un'altra destinazione;
5° Se essa non assolve né agli obblighi dell'articolo 6 o dell'ultimo paragrafo del presente articolo, né alle prescrizioni relative ai monumenti storici.
La diversa destinazione di tali immobili potrà, nei casi qui previsti, essere pronunciata per decreto da parte del consiglio di Stato. Al di fuori di questi casi, non potrà esserlo che attraverso una legge.
Gli immobili un tempo destinati ai culti o nei quali le cerimonie di culto non siano state celebrate per un anno anteriormente alla presente legge, così come quelli che non saranno reclamati da un'associazione di culto entro due anni dalla sua promulgazione, potranno essere diversamente destinati per decreto.
Lo stesso vale per gli edifici la cui diversa destinazione sarà stata richiesta prima del 1° giugno 1905.
Gli istituti pubblici di culto, e poi le associazioni beneficiarie, saranno tenute ad effettuare le riparazioni di tutti i tipi, così come a pagare le spese di assicurazione e le altre spese riguardanti gli edifici e i mobili che li arredano. [6]
Gli arcivescovadi, i vescovadi, i presbiteri e le loro dipendenze, i grandi seminari e le facoltà di teologia protestante saranno lasciati gratuitamente a disposizione degli istituti pubblici di culto e in seguito delle associazioni previste all'articolo 13, ossia: gli arcivescovadi e vescovadi per un periodo di due anni; i presbiteri nei comuni dove risiederà il ministro del culto, i grandi seminari e le facoltà di teologia protestante per cinque anni a partire dalla promulgazione della presente legge.
Gli istituti e le associazioni sono soggetti per quel che riguarda questi edifici, agli obblighi previsti dall'ultimo paragrafo dell'articolo 13. Tuttavia non saranno tenuti alle riparazioni di grande entità.
La cessazione della fruizione degli istituti e delle associazioni sarà pronunciata nelle condizioni e secondo le forme stabilite dall'articolo 13. Le disposizioni dei paragrafi 3 e 5 dello stesso articolo sono applicabili agli edifici indicati nel paragrafo 1° del presente articolo.
La distrazione di parti superflue dei presbiteri lasciate a disposizione di associazioni di culto potrà, entro il termine previsto al paragrafo 1°, essere pronunciata a favore di un pubblico servizio per decreto da parte del Consiglio di Stato.
Alla scadenza del periodo di fruizione gratuita, la libera disponibilità degli edifici sarà resa allo Stato, ai dipartimenti o ai comuni.
Le indennità di alloggio che attualmente sono a carico dei comuni, in mancanza di presbiterio, in applicazione dell'articolo 136 della legge del 5 aprile 1884, resteranno a loro carico per cinque anni. Esse cesseranno per legge in caso di scioglimento dell'associazione. [7]
Nei dipartimenti della Savoia, dell'Alta Savoia e delle Alpi Marittime, la fruizione degli edifici anteriori alla legge del 18 germinale anno X, che servono all'esercizio dei culti o all'alloggio dei rispettivi ministri, sarà attribuita dai comuni sul territorio in cui si trovano alle associazioni di culto, nelle condizioni indicate dagli articoli 12 e successivi della presente legge. Al di là di questi obblighi, i comuni potranno disporre liberamente della proprietà di questi edifici.
In questi stessi dipartimenti, i cimiteri resteranno di proprietà dei comuni.
Si procederà a una classificazione complementare degli edifici che servono all'esercizio pubblico di culto (cattedrali, chiese, cappelle, templi, sinagoghe, arcivescovadi, vescovadi, presbiteri, seminari), nella quale dovranno essere compresi tutti quegli edifici che rappresentano, nel loro insieme o in loro parti, un valore artistico o storico.
Gli oggetti mobili o gli immobili, quanto a destinazione citati all'articolo 13, che non fossero ancora stati iscritti nella lista di classificazione compilata in virtù della legge del 30 marzo 1887, sono per effetto della presente legge, aggiunti a tale lista. Si procederà da parte del ministro dell’Istruzione pubblica e delle Belle Arti, entro tre anni, alla classificazione definitiva, tra questi oggetti, di quelli la cui conservazione presentasse, dal punto di vista della storia dell'arte, un sufficiente interesse. Alla scadenza di tale termine, gli altri oggetti saranno declassati a pieno titolo.
Inoltre, gli immobili e i beni mobili, attribuiti in virtù della presente legge alle associazioni, potranno venir classificati nelle medesime condizioni di quelli appartenenti agli istituti pubblici.
Non si farà deroga, per tutto il resto, alle disposizioni della legge del 30 marzo 1887.
Gli archivi ecclesiastici e le biblioteche esistenti negli arcivescovadi, nei vescovadi, grandi seminari, parrocchie, succursali e loro dipendenze saranno inventariati e quelli che saranno riconosciuti proprietà dello stato saranno ad esso restituiti.
Gli immobili classificati, quanto a destinazione, in base alla legge del 30 marzo 1887 o della presente legge sono inalienabili e imprescrittibili.
Nel caso in cui la vendita o lo scambio di un oggetto classificato fosse autorizzata dal ministro dell'Istruzione pubblica e delle Belle Arti, è concesso un diritto di prelazione: 1° alle associazioni di culto; 2° ai comuni; 3° ai dipartimenti; 4° ai musei e società d'arte e di archeologia; 5° allo Stato. Il prezzo sarà fissato da tre esperti che designeranno il venditore, l'acquirente e il presidente del tribunale civile.
Se nessuno degli acquirenti sopra indicati si avvale del diritto di prelazione, la vendita sarà libera; ma è proibito all'acquirente di un oggetto classificato di trasportarlo fuori dalla Francia.
Nessun lavoro di riparazione, restauro o manutenzione da fare ai monumenti o oggetti di arredo classificati può essere cominciato senza l'autorizzazione del ministro delle Belle Arti, né eseguito al di fuori della sorveglianza della sua amministrazione, sotto pena, contro i proprietari, occupanti o detentori che avranno ordinato quei lavori, di una multa da 1600 a 1500 franchi.
Ogni infrazione alle suddette disposizioni come a quelle dell’articolo 16 della presente legge e degli articoli 4, 10, 11, 12 e 13 della legge del 30 marzo 1887 sarà punita con un’ammenda da cento a diecimila franchi e con un imprigionamento da sei giorni a tre mesi o solamente con una di queste due pene.
La visita degli edifici e l'esposizione degli oggetti di arredo classificati saranno pubbliche: esse non potranno dar luogo a nessuna tassa né canone. [8]
Le associazioni per l’esercizio dei culti
Le associazioni formate per provvedere alle spese, alla manutenzione e all'esercizio pubblico di un culto dovranno essere costituite conformemente agli articoli 5 e successivi del titolo 1° della legge del 1° luglio del 1901. Esse saranno inoltre soggette alle prescrizioni della presente legge.
Queste associazioni dovranno avere per oggetto esclusivo l'esercizio di un culto ed essere composte almeno:
Da sette persone nei comuni con meno di 1000 abitanti;
Da quindici persone nei comuni con un numero di abitanti da 1000 a 20000;
Da venticinque persone maggiorenni, domiciliate o residenti nella circoscrizione religiosa, nei comuni con numero di abitanti superiore a 20000.
Ciascuno dei loro membri potrà ritirarsi in ogni momento, dopo aver pagato le quote scadute e quelle dell'anno in corso, nonostante clausole contrarie.
Nonostante clausole contrarie degli statuti, gli atti di gestione finanziaria e di amministrazione legale dei beni compiuti dai direttori e amministratori, saranno, almeno ogni anno, presentati al controllo dell'assemblea generale dei membri dell'associazione e sottomessi alla sua approvazione.
Le associazioni potranno ricevere inoltre quote previste dall'articolo 6 della legge del 1° luglio del 1901, il prodotto delle questue e delle collette per le spese di culto, percepire delle retribuzioni: per le cerimonie e i servizi religiosi anche attraverso fondazione; per l'affitto dei banchi e delle sedie; per la fornitura degli oggetti destinati al servizio dei funerali negli edifici religiosi e alla decorazione di tali edifici.
Esse potranno versare, senza dar luogo a riscossione di diritti, l'eccedenza delle loro entrate ad altre associazioni costituite per il medesimo scopo.
Esse non potranno, sotto qualsiasi forma, ricevere sovvenzioni dallo stato, dai dipartimenti o dai comuni. Non sono considerate come sovvenzioni le somme concesse per riparazioni ai monumenti classificati. [9]
Queste Associazioni possono, nelle forme fissate dall'articolo 7 del decreto del 16 agosto 1901, costituire delle unioni con una amministrazione o una direzione centrale; tali unioni saranno regolate dall'articolo 18 e dagli ultimi cinque paragrafi dell'articolo 19 della presente legge.
Le Associazioni e le unioni tengono un registro delle loro entrate e delle loro spese; esse redigono ogni anno il resoconto finanziario dell'anno trascorso e l'inventario dei loro beni, mobili e immobili.
Il controllo finanziario è esercitato sulle associazioni e sulle unioni dall'amministrazione del registro e dall'ispezione generale delle finanze.
Le associazioni e le unioni possono impiegare le loro risorse disponibili per la costituzione di un fondo di riserva sufficiente per assicurare le spese e la gestione del culto e che non può in nessun caso avere un'altra destinazione: l'ammontare di tale riserva non potrà mai oltrepassare una somma uguale, per le unioni e associazioni che hanno più di 5000 franchi (5000 fr) di entrata, a tre volte e, per le altre associazioni, a sei volte la media annuale delle somme erogate da ciascuna di loro per le spese di culto durante gli ultimi cinque esercizi.
Indipendentemente da questa riserva, che dovrà essere costituita in valori nominativi, esse potranno formare una riserva speciale i cui fondi dovranno venir depositati, in denaro o in titoli nominativi, alla Cassa di depositi e consegne per essere esclusivamente impiegati, ivi compresi gli interessi, all'acquisto, alla costruzione, alla decorazione o alla riparazione di immobili o mobili destinati ai bisogni dell'associazione o dell'unione.
I direttori o amministratori di un’Associazione o di un'unione che contravverranno agli articoli 18, 19, 20, 21 e 22 saranno puniti con un'ammenda da sedici franchi a duecento franchi, e, in caso di recidiva, con un'ammenda doppia.
I tribunali potranno, nel caso di infrazione del paragrafo 1° dell'articolo 22, condannare l'Associazione o l'unione a versare l'eccedenza constatata agli istituti comunali di assistenza o di beneficenza.
Essi potranno, inoltre, in tutti i casi previsti al paragrafo 1° del presente articolo, deliberare lo scioglimento dell'associazione o dell'unione.
Gli edifici destinati all'esercizio del culto appartenenti allo stato, ai dipartimenti o ai comuni continueranno a essere esentati dall'imposta di proprietà e dall'imposta sulle porte e finestre.
Gli edifici adibiti all'alloggio dei ministri del culto, i seminari, le facoltà di teologia protestante che appartengono allo Stato, ai dipartimenti o ai comuni, i beni che sono di proprietà di associazioni e unioni sono sottomessi alle stesse imposte di quelli dei privati.
Le associazioni ed unioni non sono in nessun caso assoggettate alla tassa di abbonamento né a quella imposta ai circoli dall'articolo 33 della legge del 9 agosto 1890, né tanto meno all'imposta del 4 % sulle entrate stabilita dalle leggi del 28 dicembre 1880 e del 29 dicembre 1884 [10].
Disciplina dei culti
Le riunioni per la celebrazione di un culto tenute nei locali appartenenti ad una associazione di culto o messi a sua disposizione sono pubbliche. Esse sono dispensate dalle formalità dell'articolo 8 della legge del 30 giugno 1881, ma restano sottoposte alla sorveglianza delle autorità nell'interesse dell'ordine pubblico. Esse non possono aver luogo che dopo una dichiarazione fatta secondo le formalità prescritte dall’articolo 2 della stessa legge e che indichi il locale nel quale si terranno.
E' proibito tenere riunioni politiche nei locali che servono abitualmente all'esercizio di un culto.
Le cerimonie, le processioni e le altre manifestazioni esterne di un culto continueranno a essere regolate in conformità agli articoli 95 e 97 della legge municipale del 5 aprile 1884.
Il suono delle campane sarà regolato da una decisione municipale e, in caso di disaccordo tra il sindaco e il presidente o il direttore dell'associazione di culto, da una decisione prefettizia.
Il regolamento della pubblica amministrazione, previsto dall'articolo 43 della presente legge, stabilirà le condizioni e i casi nei quali potranno aver luogo suoni delle campane ad uso civile [11].
E' proibito, d'ora in avanti, elevare o apporre qualsiasi segno o emblema religioso sui monumenti pubblici o su qualsiasi luogo pubblico, con l'eccezione degli edifici che servono al culto, dei terreni di sepoltura nei cimiteri, dei monumenti funerari, e dei musei od esposizioni.
Le contravvenzioni agli articoli precedenti sono punite con pene di polizia.
Sono passibili di tali pene, nel caso degli articoli 25, 26 e 27, coloro che hanno organizzato la riunione o la manifestazione, coloro che vi hanno partecipato in qualità di ministri di culto e, nel caso degli articoli 25 e 26, coloro che hanno fornito il locale.
Conformemente alle disposizioni dell'articolo 2 della legge del 28 marzo 1882, non può essere impartito l'insegnamento religioso ai bambini dai sei ai tredici anni, iscritti nelle scuole pubbliche, se non al di fuori delle ore di lezione.
Si applicheranno ai ministri dei culti che infrangeranno queste prescrizioni le disposizioni dell'articolo 14 della legge sopra citata. [12]
Sono puniti con un'ammenda da sedici franchi a duecento franchi e con la prigione da sei giorni a due mesi o con una soltanto di queste due pene coloro che, o per vie di fatto, violenze o minacce contro un individuo, o facendogli temere di perdere il suo impiego o di esporre ad un danno la sua persona, la sua famiglia o la sua fortuna, l'avranno indotto a esercitare o a astenersi dall'esercitare un culto, a far parte o a cessare di far parte di un'associazione di culto, a contribuire o a non contribuire alle spese di un culto. [13]
Saranno puniti con le medesime pene coloro che avranno impedito, ritardato o interrotto gli esercizi di un culto con delle turbative o dei disordini causati nel locale che serve a tali esercizi.
Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano solamente alle turbative, oltraggi o vie di fatto, la cui natura o circostanze non daranno luogo a pene più severe in base alle disposizioni del codice penale.
Tutti i ministri di un culto che, nei luoghi dove si esercita tale culto, avranno pubblicamente, attraverso discorsi pronunciati, letture fatte, scritti distribuiti o manifesti affissi, oltraggiato o diffamato un cittadino impiegato in un pubblico servizio, saranno puniti con un'ammenda da 500 franchi a tremila franchi e con la prigione per un anno, o con una solamente di queste due pene.
L’effettività del carattere diffamatorio, ma soltanto se essa è relativa alle funzioni, potrà venire stabilita davanti al tribunale correzionale nelle forme previste dall'articolo 52 della legge del 29 luglio 1881. Le prescrizioni fissate dall'articolo 65 della medesima legge si applicano ai delitti del presente articolo e dell'articolo che segue.
Se un discorso pronunciato o uno scritto affisso o distribuito pubblicamente nei luoghi dove si esercita il culto contengono una provocazione diretta a resistere all'esecuzione delle leggi o agli atti legali dell'autorità pubblica, oppure se essi tendono a sollevare o ad armare una parte dei cittadini contro le altre parti, il ministro di culto che se ne sarà reso colpevole sarà punito con la prigione da tre mesi a due anni, senza che questo escluda le pene previste per la complicità, nel caso in cui la provocazione sarà stata seguita da una sedizione, rivolta o guerra civile.
Nel caso di condanna da parte di tribunali di polizia o di polizia correzionale, in applicazione degli articoli 25 e 26, 34 e 35, l'associazione costituita per l'esercizio di culto nell'immobile nel quale l'infrazione è stata commessa sarà responsabile sul piano civile.
L'articolo 463 del Codice penale e la legge del 26 marzo 1891 sono applicabili a tutti i casi nei quali la presente legge stabilisce delle pene.
Le congregazioni religiose rimangono soggette alle leggi del 1° luglio 1901, 4 dicembre 1902 e 7 luglio 1904.
I giovani che hanno ottenuto a titolo di allievi ecclesiastici la dispensa prevista dall'articolo 23 della legge del 15 luglio 1889, continueranno a beneficiarne conformemente all'articolo 99 della legge del 21 marzo 1905, a condizione che all'età di ventisei anni abbiano un impiego di ministro di culto retribuito da un'associazione di culto e fatte salve le giustificazioni che saranno fissate da un regolamento dell'amministrazione pubblica.
Per otto anni, a partire dalla promulgazione della presente legge, i ministri del culto non potranno venire eletti al consiglio municipale nei comuni dove essi eserciteranno il loro ministero ecclesiastico.
Le somme rese disponibili ogni anno dalla soppressione del budget dei culti saranno ripartite tra i comuni come prorata del contingente della contribuzione sull'imposta fondiaria delle proprietà non costruite, che saranno state assegnate loro durante l'esercizio che precederà la promulgazione della presente legge. [14]
Le disposizioni legali relative ai giorni attualmente festivi sono mantenute. [15]
Un regolamento di pubblica amministrazione emesso nei tre mesi che seguiranno la promulgazione della presente legge determinerà le misure atte ad assicurare la sua applicazione.
Dei regolamenti di pubblica amministrazione determineranno le condizioni nelle quali la presente legge sarà applicabile in Algeria e nelle colonie.
Sono e restano abrogate tutte le disposizioni relative all'organizzazione pubblica dei culti anteriormente riconosciuti dallo Stato, così come tutte le disposizioni contrarie alla presente legge e, in particolare:
1° La legge del 18 germinale anno X, che sostiene che la convenzione stipulata il 26 messidoro anno IX tra il Papa e il governo francese, insieme agli articoli organici della suddetta convenzione e dei culti protestanti, saranno esecutive come leggi della Repubblica.
2° Il decreto del 2 marzo 1852 e la legge del 1° agosto 1879 sui culti protestanti;
3° I decreti del 17 marzo 1808, la legge del 8 febbraio 1831 e l'ordinanza del 25 maggio 1844 sul culto ebraico;
4° I decreti del 22 dicembre 1812 e del 19 marzo 1859;
5° Gli articoli da 201 a 208, da 260 a 264, e 294 del codice penale;
6° Gli articoli 100 e 101, i paragrafi 11 e 12 dell'articolo 136 e l'articolo 167 della legge del 5 aprile 1884;
7° Il decreto del 30 dicembre 1809 e l'articolo 78 della legge del 26 gennaio 1892.
La presente legge, decisa e adottata dal Senato e dalla Camera dei Deputati, sarà esecutiva come legge dello Stato.
Parigi, 9 dicembre 1905
Per il Presidente della Repubblica:
ministro degli esteri,
Il ministro dell’istruzione civica,
delle belle arti e dei culti,
Il ministro degli interni,
F. DUBIEF.
Il ministro delle finanze,
P.MERLOU.
Il ministro delle colonie,
* Traduzione dal francese di Giancarlo Conti e di Anna Conti.
[1]Articolo 6 (Modificato dalla Legge del 13 aprile 1908, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 14 aprile 1908):
[2] Articolo 7 (Modificato dalla Legge del 13 aprile del 1908, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 14 aprile 1908):
Ogni azione legale volta alla ripresa, sia essa qualificata come rivendicazione, revoca, o risoluzione, concernente i beni devoluti in esecuzione del presente articolo, è sottomessa alle regole prescritte dall'articolo 9.
[3] Articolo 9 (Modificato dalla Legge del 13 aprile del 1908, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 14 aprile 1908):
1. I beni degli istituti ecclesiastici, che non siano stati reclamati da associazioni cultuali costituite entro un anno dalla promulgazione della legge del 9 dicembre del 1905, saranno attribuiti per decreto a istituti comunali di beneficenza o di assistenza situati nei confini territoriali della circoscrizione ecclesiastica interessata, o, in assenza di istituti di questo tipo, ai comuni o frazioni di comuni, a condizione che essi destinino ai servizi di beneficenza o di assistenza tutte le entrate o i prodotti di questi beni, fatte salve le seguenti eccezioni:
1° Gli edifici destinati al culto al momento della promulgazione della legge del 9 dicembre 1905, e i mobili che li arredano, diverranno proprietà dei comuni sul territorio nel quale sono collocati, se essi non sono stati restituiti né rivendicati entro il termine fissato dalla legge;
2° I mobili appartenuti agli istituti ecclesiastici sopra menzionati che arredano gli edifici indicati all'articolo 12, paragrafo 2, della legge del 9 dicembre 1905, diventeranno di proprietà dello Stato, dei dipartimenti e dei comuni proprietari dei suddetti edifici, se essi non sono stati restituiti né rivendicati entro il termine fissato dalla legge;
3° Gli immobili edificati, diversi dagli edifici destinati al culto, che non erano produttivi di entrate al momento della promulgazione della legge del 9 dicembre 1905 e che appartenevano alle mense arcivescovili o vescovili, ai Capitoli e seminari, così come i cortili e i giardini annessi, saranno attribuiti per decreto o ai dipartimenti o ai comuni, o a istituti pubblici per servizi di assistenza o di beneficenza o per pubblici servizi;
4° I beni delle mense arcivescovili e vescovili, Capitoli e seminari, fatta salva l'applicazione delle disposizioni del precedente paragrafo, saranno destinati nella circoscrizione territoriale di questi ex istituti al pagamento del residuo dei debiti regolari o legali dell'insieme degli istituti ecclesiastici compresi nella suddetta circoscrizione, i cui beni non sono stati attribuiti ad associazioni di culto, e inoltre al pagamento di ogni spesa dettagliata e di ogni pagamento effettuato relativamente a questi beni in conseguenza del sequestro, fatto salvo quanto disposto al paragrafo 13 dell'articolo 3 che segue. L'attivo disponibile in seguito all'estinzione di questi debiti e spese sarà attribuito per decreto a servizi dipartimentali di beneficenza o di assistenza.
In caso di insufficienza di attivo si provvederà al pagamento dei suddetti debiti e spese sulla base dell'insieme dei beni ritornati allo Stato, in virtù dell'articolo 5;
5° I documenti, libri, manoscritti e opere d'arte, appartenuti agli istituti ecclesiastici e non previsti dal punto 1° del presente paragrafo, potranno essere reclamati dallo Stato, in vista di un loro deposito negli archivi, nelle biblioteche o nei musei, ed essergli attribuiti per decreto;
6° I beni delle casse di pensione e delle case di assistenza per i preti anziani o infermi saranno attribuiti per decreto a società di mutuo soccorso costituite nei dipartimenti dove tali istituti ecclesiastici erano collocati.
Per essere in condizione di ricevere questi beni, tali società dovranno essere riconosciute alle condizioni previste dalla legge del 1° aprile 1898, avere una destinazione conforme a quella di tali beni, essere aperte a tutti gli interessati e non prevedere nei loro statuti né penalità né casi di esclusione fondati su motivazioni inerenti alla disciplina ecclesiastica.
I beni delle casse di pensione e delle case di assistenza che non saranno stati reclamati entro il termine di 18 mesi, a partire dalla promulgazione della presente legge, da società di mutuo soccorso costituite entro un anno dalla suddetta promulgazione, saranno attribuiti per decreto ai dipartimenti dove questi istituti ecclesiastici erano collocati e continueranno ad essere amministrati provvisoriamente a beneficio degli ecclesiastici che ricevevano pensioni o assistenza o che erano ricoverati alla data del 15 dicembre 1906.
Le risorse non assorbite dalla prestazione di tali pensioni o assistenza saranno destinate al rimborso dei versamenti che gli ecclesiastici che non ricevono né pensione né assistenza dimostreranno di aver fatto alle casse di pensione.
Il surplus di tali beni sarà destinato dai dipartimenti a servizi di beneficenza o di assistenza funzionanti nelle precedenti circoscrizioni delle casse di pensione e case di soccorso.
2. In caso di scioglimento di un’associazione, i beni che le siano stati devoluti, in applicazione degli articoli 4 e 8, saranno attribuiti per decreto reso in Consiglio di Stato, o ad associazioni analoghe nella stessa circoscrizione o, in loro assenza, nelle circoscrizioni più vicine, oppure agli istituti indicati al 1° paragrafo del presente articolo.
3. Ogni azione legale volta alla ripresa, sia essa qualificata come rivendicazione, come revoca o come risoluzione, deve essere esercitata entro i termini di seguito stabiliti.
Essa non può essere esercitata che nel caso di donazioni, di eredità o di pie fondazioni, e solamente da parte degli autori o dai loro eredi in linea diretta.
Le arretrati di rendita dovuti alle fabbriche per fondazioni pie o di culto e che non sono state recuperati cessano di essere esigibili.
Nessuna azione di alcun tipo potrà essere intentata per fondazioni pie anteriori alla legge del 18 germinale, anno X.
4. L'azione può essere esercitata contro il beneficiario o in assenza di attribuzione contro il direttore generale del demanio rappresentante lo Stato in qualità di sequestro.
5. Nessuno potrà intentare un'azione, di qualsiasi natura essa sia, se non ha depositato, due mesi prima, un esposto preliminare su carta non bollata nelle mani del direttore generale dei settori che ne fornirà una ricevuta datata e firmata.
6. Presa visione di questo esposto, e in seguito al parere del direttore del demanio, il prefetto potrà in ogni caso, quale che sia lo stato della procedura, accogliere in tutto o in parte la domanda attraverso una delibera …
7. L'azione sarà prescritta se l'esposto preliminare non sarà stato depositato, entro dieci mesi dalla pubblicazione sul Giornale Ufficiale, della lista dei beni attribuiti o da attribuire con le spese alle quali tali beni saranno o rimarranno soggetti, e se l'assegnazione davanti alla giurisdizione ordinaria non sarà stata effettuata entro tre mesi dalla data della ricevuta.
Tra queste spese potrà essere compresa quella della manutenzione delle tombe.
8. Trascorsi tali termini, le attribuzioni saranno definitive e non potranno più essere impugnate su nessun punto o per nessuna ragione.
Tuttavia ogni persona interessata potrà impugnare l'esecuzione delle spese imposte dal decreto di attribuzione davanti al Consiglio di Stato che delibera sul contenzioso.
9. Lo stesso avverrà per le attribuzioni fatte in seguito alla risoluzione delle controversie poste entro i termini.
10. Ogni creditore, titolare di ipoteca, titolare di privilegi o altro di un istituto i cui beni sono stati messi sotto sequestro, dovrà, per ottenere il pagamento del suo credito, depositare preliminarmente a ogni ricorso legale un esposto giustificativo della sua domanda, su carta non bollata, con i documenti di appoggio, al direttore generale del demanio che ne darà ricevuta datata e firmata.
11. Presa visione di questo esposto e su parere del direttore del demanio, il prefetto potrà, in ogni caso e quale che sia lo stato della procedura, decidere, con una delibera presa in consiglio di Prefettura, che il creditore sarà ammesso, per tutto o parte del suo credito, al passivo della liquidazione dell'istituto soppresso.
12. L'azione del creditore sarà definitivamente decaduta se l'esposto preliminare non sarà stato depositato entro sei mesi dalla pubblicazione sul Giornale ufficiale prescritta dal paragrafo 7 del presente articolo, e se l'assegnazione davanti alla giurisdizione ordinaria non sarà stata effettuata entro nove mesi da tale pubblicazione.
13. In tutte le cause alle quali si applicano le disposizioni della presente legge il tribunale delibera con procedura rapida, conformemente al titolo 24 del libro secondo del codice di procedura civile.
Le spese sostenute per il sequestro saranno in tutti i casi impiegate come spese privilegiate sul bene sequestrato, salvo azione di rivalsa contro la parte avversa condannata alle spese, o sulla massa generale dei beni raccolti dallo stato.
Il donatore e gli eredi in linea diretta del donatore o di colui che ha fatto testamento che abbiano già intentato un'azione di rivendicazione o di revoca davanti ai tribunali civili, sono dispensati dalle formalità di procedura prescritte dai paragrafi 5, 6 e 7 del presente articolo.
14. Lo Stato, i dipartimenti, i comuni e gli istituti pubblici non possono assolvere né compiti legati alle opere pie o di culto, né i compiti la cui esecuzione comportava l'intervento o di un istituto pubblico di culto o di titolari ecclesiastici, riguardanti le erogazioni liberali ad essi fatte o i contratti da essi conclusi.
Essi non potranno assolvere le funzioni che comportano l'intervento di ecclesiastici per la realizzazione di atti non di culto se non nel caso si tratti di donazioni liberali autorizzate prima della promulgazione della presente legge, e nel caso in cui, nonostante l'intervento di questi ecclesiastici, essi conservano un diritto di controllo sull'impiego delle suddette erogazioni liberali.
Le disposizioni che precedono si applicano al sequestro.
Nei casi previsti al comma 1° del presente paragrafo, e in caso di non assolvimento dei compiti previsti al comma 2, l'azione legale volta alla ripresa, sia essa qualificata come rivendicazione, revoca risoluzione, non potrà essere esercitata che dagli autori delle erogazioni liberali e dai loro eredi in linea diretta.
I paragrafi precedenti si applicano a questa azione con le seguenti riserve:
Il deposito dell’esposto è presentato al prefetto, e la delibera del prefetto in consiglio di prefettura è presa, se essa ha luogo, in seguito al parere della commissione dipartimentale per il dipartimento, del consiglio municipale per il comune e della commissione amministrativa per l'istituto pubblico interessato.
Per ciò che concerne i beni posseduti dallo Stato, si deciderà per decreto.
L'azione sarà prescritta se l’esposto non sarà stato depositato nell'anno seguente la promulgazione della presente legge e se l'assegnazione davanti alla giurisdizione ordinaria non sarà stata effettuata entro tre mesi dalla data della ricevuta.
15. I beni, che vengano reclamati in virtù del paragrafo 14, allo Stato, ai dipartimenti, ai comuni e a tutti gli istituti pubblici, non saranno restituibili qualora la domanda o l'azione legale venga ammessa, se non nella proporzione corrispondente alle funzioni non assolte, senza che sia necessario distinguere se tali funzioni siano o no determinanti rispetto all'atto di liberalità o al contratto della pia fondazione e con detrazione delle spese e diritti corrispondenti pagati al momento dell'acquisizione dei beni.
16. Sui beni gravati da fondazioni per le messe, lo Stato, i dipartimenti, i comuni, gli istituti pubblici possessori, o ai quali siano stati attribuiti tali beni, dovranno, in mancanza di restituzione da effettuare in base al presente articolo, mettere in riserva la porzione corrispondente alle funzioni sopra indicate.
Questa porzione sarà attribuita alle società di mutuo soccorso costituite conformemente al paragrafo 1°, 6° dell'articolo 9 della legge del 9 dicembre del 1905, sotto forma di titoli di rendita nominativi, e sarà loro compito assicurare l'esecuzione delle fondazioni perpetue per le messe.
Per le fondazioni temporanee, i fondi relativi saranno versati alle citate società di mutuo soccorso, ma non beneficeranno del tasso di favore previsto dall'articolo 21 della legge del 1° aprile 1898.
I titoli nominativi saranno assegnati e i versamenti saranno effettuati alla società di mutuo soccorso che si sarà costituita nel dipartimento, o in mancanza di essa, nel dipartimento più vicino.
Alla scadenza del termine di 18 mesi previsto al paragrafo 1°, 6° sopra indicato, se nessuna delle società di mutuo soccorso che sono state citate avrà reclamato l’assegnazione dei titoli o il versamento al quale essa ha diritto, lo Stato, i dipartimenti, i Comuni e gli istituti pubblici saranno definitivamente liberati e resteranno proprietari dei beni da essi posseduti o ad essi attribuiti, senza dover eseguire nessuna delle fondazioni emesse che gravano su tali beni.
La parte da mettere in riserva, in virtù delle disposizioni precedenti, sarà calcolata sulla base delle tariffe indicate nell'atto di fondazione, o, in mancanza di ciò, sulla base delle tariffe in vigore al 9 dicembre 1905.
[4] Articolo 10 (Legge del 13 aprile del 1908, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 14 aprile 1908):
1. Le attribuzioni previste dagli articoli precedenti non danno luogo ad alcuna entrata a profitto del Tesoro.
2. I trasferimenti, le trascrizioni, le iscrizioni e le cancellazioni, le menzioni e i certificati saranno messi in opera o effettuati dalle compagnie, società e altri istituti debitori e dai conservatori delle ipoteche in virtù o di una decisione di giustizia diventata definitiva o di una delibera presa dal prefetto …, o di un decreto di attribuzione.
3. Le delibere e i decreti, i trasferimenti, le trascrizioni, le iscrizioni e cancellazioni, le menzioni e i certificati messi in opera o effettuati provenienti da tali delibere e decreti o dalle suddette decisioni di giustizia, saranno esonerati dai diritti di bollo, di registrazione e da tutte le tasse.
4. I beneficiari dei beni immobili saranno in ogni caso dispensati dall’assolvere le formalità di purgazione delle ipoteche legali. I beni attribuiti saranno affrancati e sollevati da ogni carico ipotecario o privilegiato che non sarà stato iscritto entro la scadenza di 6 mesi dalla pubblicazione sul Giornale Ufficiale prescritta dal paragrafo 7 dell’articolo 9.
[5] Modificato dalla Legge n. 98-546 del 2 luglio 1998, art. 94 I, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 3 luglio 1998.
Gli edifici che sono stati messi a disposizione della nazione e che, in virtù della legge del 18 germinale anno X, servono all'esercizio pubblico dei culti o all'alloggio dei loro ministri (cattedrali, chiese, cappelle, sinagoghe, arcivescovadi, vescovadi, presbiteri, seminari), così come le loro dipendenze immobiliari e i mobili che li arredavano al momento nel quale tali edifici sono stati assegnati ai culti, sono e rimangono proprietà dello Stato, dei dipartimenti, dei comuni e degli istituti pubblici di cooperazione intercomunale che hanno assunto la competenza in materia di edifici di culto.
Per questi edifici, come per quelli posteriori alla legge del 18 germinale anno X, di cui lo Stato, i dipartimenti e i comuni saranno proprietari, ivi comprese le facoltà di teologia protestante, si procederà conformemente alle disposizioni degli articoli seguenti.
[6] Articolo 13. (Modificato dalla Legge n. 98-546 del 2 luglio 1998, art. 94 II, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 3 luglio 1998)
Gli edifici che servono all'esercizio pubblico del culto, così come i mobili che li arredano, saranno lasciati gratuitamente a disposizione degli istituti pubblici di culto e in seguito delle associazioni chiamate a sostituirli alle quali saranno stati attribuiti i beni di tali istituti in applicazione delle disposizioni del titolo II.
Gli istituti pubblici di culto, e poi le associazioni beneficiarie, saranno tenute ad effettuare le riparazioni di tutti i tipi, così come a pagare le spese di assicurazione e le altre spese riguardanti gli edifici e i mobili che li arredano.
Lo Stato, i dipartimenti, i comuni e gli istituti pubblici di cooperazione intercomunale potranno impegnare le somme necessarie per la manutenzione e la conservazione degli edifici di culto la cui proprietà é ad essi riconosciuta dalla presente legge.
[7] Articolo 14. (Modificato dalla Legge del 13 aprile del 1908, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 14 aprile 1908)
Gli istituti e le associazioni sono soggetti, per quel che riguarda questi edifici, agli obblighi previsti dall'ultimo paragrafo dell'articolo 13. Tuttavia non saranno tenuti alle riparazioni di grande entità.
La cessazione della fruizione da parte degli istituti e delle associazioni sarà pronunciata nelle condizioni e secondo le forme stabilite dall'articolo 13. Le disposizioni dei paragrafi 3 e 5 dello stesso articolo sono applicabili agli edifici indicati nel paragrafo 1° del presente articolo.
Alla scadenza del periodo di fruizione gratuita, la libera disponibilità degli edifici ritornerà allo Stato, ai dipartimenti o ai comuni.
Di questi immobili quelli che appartengono allo Stato potranno essere per decreto destinati o concessi gratuitamente, nelle forme previste dall'ordinanza del 14 giugno 1833, sia a servizi pubblici dello Stato, sia a servizi pubblici dipartimentali o comunali.
Le indennità di alloggio che attualmente sono a carico dei comuni, in mancanza di presbiterio, in applicazione dell'articolo 136 della legge del 5 aprile 1884, resteranno a loro carico per cinque anni. Esse cesseranno per legge in caso di scioglimento dell'associazione.
[8] Articolo 17. (Modificato dalla Legge del 31 dicembre 1913, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 4 gennaio del 1914).
Nel caso in cui la vendita o lo scambio di un oggetto classificato fosse autorizzata dal ministro competente, è concesso un diritto di prelazione: 1° alle associazioni di culto; 2° ai comuni; 3° ai dipartimenti; 4° ai musei e società d'arte e di archeologia; 5° allo Stato. Il prezzo sarà fissato da tre esperti che designeranno il venditore, l'acquirente e il presidente del tribunale di grande istanza.
La visita degli edifici e l'esposizione degli oggetti di arredo classificati saranno pubbliche: esse non potranno dar luogo a nessuna tassa né canone.
[9] Articolo 19. (Modificato dal Decreto n. 66-388 del 13 giugno 1966, articolo 8, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 17 giugno 1966).
Le Associazioni di culto potranno ricevere, alle condizioni fissate dagli articoli 7 e 8 della legge del 4 febbraio 1901 - 8 luglio 1941, relative alla tutela amministrativa in materia di donazioni, eredità, liberalità testamentarie e tra vivi destinate alla realizzazione del loro scopo o legate all'adempimento di opere pie o di culto.
Esse non potranno, sotto qualsiasi forma, ricevere sovvenzioni dallo stato, dai dipartimenti o dai comuni. Non sono considerate come sovvenzioni le somme concesse per riparazioni agli edifici destinati al culto pubblico, essi siano o no classificati come monumenti storici.
[10] Gli edifici destinati all'esercizio del culto appartenenti allo stato, ai dipartimenti o ai comuni continueranno a essere esentati dall'imposta di proprietà e dall'imposta sulle porte e finestre.
Tuttavia, gli edifici destinati all'esercizio del culto che sono stati attribuiti alle associazioni o alle unioni in virtù delle disposizioni dell'articolo 4 della presente legge sono, allo stesso titolo di quelli che appartengono allo Stato, ai dipartimenti e ai comuni, esonerati dall'imposta di proprietà e dall'imposta sulle porte e finestre.
Le associazioni ed unioni non sono in nessun caso assoggettate alla tassa di abbonamento né a quella imposta ai circoli dall'articolo 33 della legge del 9 agosto 1890, né tanto meno all'imposta del 4 % sulle entrate stabilita dalle leggi del 28 dicembre 1880 e del 29 dicembre 1884.
[11] Le cerimonie, le processioni e le altre manifestazioni esterne di un culto sono regolate in conformità all'articolo 97 del Codice dell'Amministrazione comunale.
Il regolamento della pubblica amministrazione, previsto dall'articolo 43 della presente legge, stabilirà le condizioni e i casi nei quali potranno aver luogo suoni delle campane ad uso civile
[12] Questo articolo è stato abrogato dall'articolo 7 dell'ordinanza n. 2000-549 del 15 giugno 2000 relativa alla parte legislativa del Codice dell'educazione e sostituito da:
Articolo L141-2
Secondo i principi definiti nella Costituzione, lo Stato assicura ai bambini e adolescenti negli istituti pubblici di insegnamento la possibilità di ricevere un insegnamento conforme alle loro attitudini nell'uguale rispetto di tutte le credenze. Lo Stato assume tutte le disposizioni utili al fine di assicurare agli allievi dell'insegnamento pubblico la libertà di culto e di istruzione religiosa.
Articolo L141-3
Le scuole elementari pubbliche hanno un giorno libero alla settimana oltre alla domenica, per permettere ai genitori di far dare, se essi lo desiderano, ai loro figli l'istruzione religiosa, al di fuori degli edifici scolastici. L'insegnamento religioso è facoltativo nelle scuole private.
Articolo L141-4
L'insegnamento religioso non può essere impartito ai bambini iscritti nelle scuole pubbliche se non al di fuori delle ore di lezione.
[13] Sono puniti con l'ammenda prevista per le contravvenzioni della quinta classe e con la prigione da sei giorni a due mesi o con una soltanto di queste due pene coloro che, o per vie di fatto, violenze o minacce contro un individuo, o facendogli temere di perdere il suo impiego o di esporre ad un danno la sua persona, la sua famiglia o la sua fortuna, l'avranno indotto a esercitare o a astenersi dall'esercitare un culto, a far parte o a cessare di far parte di un'associazione di culto, a contribuire o a non contribuire alle spese di un culto.
[14] Abrogato dal Decreto-legge del 4 aprile 1934, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 5 aprile 1934, in vigore dal 1 gennaio 1935.
[15] Abrogato dalla Legge 73-4 del 2 gennaio 1973, art. 2, Giornale Ufficiale della Repubblica Francese del 3 gennaio 1973.

References: Articolo 7
 Articolo 9
 Articolo 10
 art. 94
 Articolo 13
 art. 94
 Articolo 14
 Articolo 17
 Articolo 19
 articolo 8
 art. 2