Source: http://www.gadit.it/articolo/12372
Timestamp: 2018-08-18 19:53:08+00:00

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Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 07-02-2011, n. 2979 Indennità – Gadit
Con sentenza dell’11/4/07 la Corte d’Appello di Caltanisetta rigettò l’appello proposto il 17/1/06 dalla RESAIS s.p.a avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Enna del 23/11/05, con la quale era stato accolta la domanda di G.G., ex dipendente dell’Ente Minerario Siciliano in prepensionamento dall’1/8/84, diretta alla riliquidazione dell’indennità di prepensionamento e dell’indennità "una tantum", ai sensi della L.R. n. 42 del 1975, art. 6 attraverso il computo del compenso per lavoro supplementare svolto nel mese di riferimento prescelto.
La Corte territoriale addivenne al rigetto del gravame dopo aver rilevato l’infondatezza dell’eccezione di prescrizione, ritenendo che la stessa era stata interrotta per effetto del riconoscimento derivato dalla Delib. Commissario Straordinario Ente Minerario Siciliano n. 182 del 1993, e dopo aver accertato la computabilità del compenso per lavoro supplementare svolto con una certa frequenza nella base di calcolo dell’indennità di prepensionamento e di quella "una tantum".
Il quesito di diritto che viene posto dalla ricorrente a conclusione del motivo è il seguente:- "Se in base all’intenzione dell’autore e all’interpretazione complessiva, risulti o meno qualificabile come atto di riconoscimento del debito la delibera di un ente pubblico che – per essere rivolta indistintamente alla generalità dei prestatori di lavoro, per la presenza di specifica riserva di valutazione della prestazione individuale di ciascuno dei destinatari – non riveli piena e completa "conoscenza" o "consapevolezza" di ogni singolo (e diverso) rapporto di lavoro al quale il contenuto normativo dell’atto sia riferibile".
Per una corretta disamina di tale motivo è opportuno trascrivere il contenuto della delibera in questione che è il seguente: "il Commissario straordinario vista la L.R. n. 2 del 1963; visti il D.P.Reg. siciliana 13 ottobre 1992, n. 170 e la L.R. 11 maggio 1993, n. 15, art. 35; considerato l’interesse dell’Ente a dirimere l’annoso contenzioso avente per oggetto la richiesta di riconoscimento del compenso prestato a titolo supplementare nell’indennità di prepensionamento e/o una tantum; ritenuto il prevalente orientamento giurisprudenziale intervenuto sulla materia che afferma il principio che ai prepensionati L.R. n. 42 del 1975, ex art. 6 e successive va computato il compenso per lavoro supplementare prestato in corso di rapporto nella determinazione dell’indennità di prepensionamento e/o una tantum; preso atto del parere favorevole del Direttore Generale:
Delib. (n. 182 del 1993 CS) 1) riconoscere agli aventi diritto il compenso per lavoro supplementare prestato in corso di lavoro quale voce componente la retribuzione globale di fatto sulla quale determinare la indennità di prepensionamento e/o una tantum, purchè lo stesso sia stato svolto in modo continuativo e stabile in condizioni di eccezionalità e occasionante, fatte salve ovviamente le decadenze e le prescrizioni intervenute; 2) definire secondo i criteri di cui al precedente punto "1" il contenzioso pendente sulla materia autorizzando il servizio legale ad operare di conseguenza al meglio nell’interesse dell’Ente. La presente delibera viene trasmessa ai sensi della L.R. 21 dicembre 1973, n. 50, art. 13".
Come, infatti, ha avuto già modo di statuire questa Corte (Cass. sez. lav. n. 12944 del 22/11/99), "l’indennità cosiddetta di prepensionamento che, ai sensi della L.R. Sicilia n. 42 del 1975, art. 6 è prevista, nell’ambito della ristrutturazione del settore estrattivo, in favore dei dipendenti dell’Ente Minerario Siciliano in relazione alla anticipata risoluzione dei loro rapporti di lavoro, non è assimilabile ad un credito di lavoro, ma ha natura assistenziale e pertanto il diritto alla relativa prestazione si prescrive in dieci anni, e in cinque anni quello relativo ai ratei già maturati, senza che possa avere rilievo la circostanza che, per le pensioni dei pubblici dipendenti, sia previsto da una norma speciale il termine di prescrizione di cinque anni, giacchè, attesa la diversa natura del diritto in oggetto, deve applicarsi il termine di prescrizione ordinario di cui all’art. 2946 cod. civ., norma che, per espressa previsione, si applica a tutti i casi in cui, come quello in esame, la legge non abbia disposto diversamente, (in senso conf. C. Sez. lav. n. 9042 del 6/7/2000, nonchè Cass. sez. lav. n. 177 del 9/1/02 e C. sez. lav. n. 11105 del 26/7/2002 anche in materia di indennità "una tantum").
Invero, la L.R. n. 42 del 1975, art. 6, comma 2, nel testo modificato dalla legislazione successiva, ai fini della determinazione dell’indennità di prepensionamento spettante ai dipendenti dell’E.M.S., dispone che "è corrisposta a carico della Regione, e fino al raggiungimento dell’età pensionabile, un’indennità mensile pari all’80 per cento della retribuzione globale di fatto percepita il mese precedente alla data di risoluzione del rapporto di lavoro …"; detta norma indica chiaramente la volontà del legislatore di computare nella retribuzione da porre a base dell’indennità di prepensionamento, tutti i compensi corrisposti ai dipendenti, con la soia esclusione di quelli espressamente indicati (compensi per lavoro straordinario, notturno, festivo, indennità di vestiario e di trasporto e ogni altra indennità non derivante da accordi sindacali collettivi), la cui elencazione è stata ritenuto tassativa e non suscettibile di interpretazione estensiva o analogica (Cass. S.U. n. 8562 del 1990, Cass. n. 898 del 1991, Cass. n. 11030 del 1991).
In merito alla nozione di lavoro supplementare ed alla sua inclusione nella base di computo dell’indennità supplementare di cui trattasi questa Corte ha già avuto modo di precisare che "la nozione di lavoro straordinario, il cui compenso è escluso dalla base di computo dell’indennità prevista dalla L.R. Sicilia 6 giugno 1975, n. 42, art. 6 a favore dei lavoratori minerari prepensionati, deve essere desunta dalla specifica disciplina collettiva del settore in tema di orario di lavoro; ove questa stabilisca il normale orario di lavoro giornaliero in misura inferiore a quello massimo di otto ore previsto dalla legge, la prestazione eccedente l’orario concordato, ma inferiore al limite massimo legale (cosiddetto lavoro supplementare) deve essere qualificata come ordinaria – con conseguente inclusione del relativo compenso nella retribuzione ordinaria – ove sia accertata l’esistenza di una volontà delle parti, manifestata anche tacitamente, diretta a modificare detta regolamentazione con il prolungamento dell’orario normale di lavoro.
Si rivela, pertanto, congrua e logica la parte della motivazione attraverso la quale la Corte territoriale riconosce, ai fini della dimostrazione dello svolgimento del lavoro supplementare, indubbia valenza probatoria alle buste paga prodotte ed alla indicazione, all’atto della cessazione del rapporto lavorativo, del mese di riferimento prescelto dall’ex-dipendente per il calcolo di entrambe le indennità in esame, per cui a nulla può valere il richiamo operato dall’odierna ricorrente al cosiddetto "foglio notizie", trattandosi di un documento interno della società, dalla stessa predisposto, senza che su di esso si sia fondata la decisione del giudice d’appello.
Invero, come insegnano le sezioni unite di questa Corte (Cass., sez. un., 02-08-1995, n. 8458), con decisione ormai consolidatasi nel tempo, "il procuratore distrattario è parte limitatamente al capo di pronuncia con il quale gli sono state attribuite le spese ed alle censure che investono specificamente e direttamente tale capo; egli pertanto è legittimato a partecipare in proprio al giudizio di impugnazione soltanto se, con questa, si attacca il capo di pronuncia concernente la distrazione e nei limiti ed ai fini di tale censura".
Le stesse non possono, però, essere distratte in favore del procuratore antistatario, in quanto il controricorso di G. G. risulta essere stato depositato (16/6/08) oltre il termine di venti giorni dalla sua avvenuta notifica (14/5/08), cioè il termine di cui all’art. 370 c.p.c., u.c., per cui è da considerare improcedibile (v. al riguardo Cass., sez. 3, 10-03-2000, n. 2805, secondo la quale "la tardività del deposito nella cancelleria della suprema corte del controricorso perchè effettuato oltre il ventesimo giorno dalla notificazione, implica improcedibilità del controricorso medesimo, evincendosi tale sanzione, pur in difetto di una espressa previsione della norma che fissa l’indicato termine (art. 370 c.p.c., comma 3), dai principi generali del processo civile in tema di inosservanza di termini inerenti ad atti processuali con i quali la parte porta a conoscenza del giudice e dell’avversario le proprie difese, con la conseguenza che non può tenersi conto nè del controricorso nè dell’eventuale memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c.).

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 35
 art. 6
 art. 13
 art. 6
 Cass. sez. 
 art. 6
 Cass. 
 Cass. 
 art. 6