Source: http://www.sudpress.it/universita-la-prof-febronia-elia-diffida-il-prof-pignataro-ad-eseguire-immediatamente-la-sentenza/
Timestamp: 2019-10-19 22:06:07+00:00

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Università: la prof. Febronia Elia diffida il prof. Pignataro ad eseguire immediatamente la sentenza - SudpressSudpress
E’ datata 31 luglio, notificata via pec ed ha per destinatari il prof. Giacomo Pignataro, il dott. Federico Portoghese, il Decano dell’Ateneo prof. Salvatore Brullo, il Consiglio di Amministrazione, il Senato Accademico, il Nucleo di Valutazione, il Collegio dei revisori dei conti e, per conoscenza, il commissario ad acta nominato in sentenza per la sua applicazione e il Procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro. Il testo integrale diffuso dall’avvocato Dario Riccioli
Oggetto: Sentenza n. 243/2016 del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, pubblicata, comunicata e notificata a mezzo P.E.C. in data 29 luglio 2016. Prof.ssa Febronia Elia/Unict. – Diffida ad eseguire.
Con riferimento alla sentenza indicata in oggetto, la sottoscritta prof.ssa Febronia Elia, appellante vittoriosa, espone quanto segue.
Premesso che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, commi 1, 2 e 8, della L. n. 240/2010, “…entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dei nuovi Statuti nella Gazzetta Ufficiale i competenti organi universitari avviano le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari”;
che, secondo la previsione dell’art. 42, comma 1, dello Statuto dell’Università degli Studi di Catania, emanato con decreto rettorale n. 881 del 23 marzo 2015 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 79 del 4 aprile 2015 (d’ora in poi breviter anche “nuovo statuto”), “…entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente Statuto nella Gazzetta ufficiale, il rettore avvia le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari”;
che ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 1, lett. a), nn. 1)-6), della L. n. 240/2010, i “nuovi organi statutari” sono “il Rettore, il Senato accademico, il Consiglio di amministrazione, il Collegio dei revisori dei conti, il Nucleo di valutazione, il direttore generale”;
che, secondo la previsione dell’art. 5 del nuovo Statuto dell’Università degli Studi di Catania, sono “organi dell’Ateneo” “il rettore, il Senato accademico, il Consiglio di amministrazione, il Collegio dei revisori dei conti, il Nucleo di valutazione, il direttore generale”;
che, con riferimento alle specifiche vicende del caso, con la sentenza di annullamento n. 150/2015, resa dal C.G.A. per la Regione siciliana, il precedente “Statuto del 28 novembre 2011 (e ogni sua successiva modifica) è stato soppresso; e cioè cancellato dall’universo giuridico con effetti ex tunc (com’è ovvio che sia in ragione del c.d. “principio degli effetti demolitori e ripristinatori della sentenza del Giudice amministrativo”)” (sentenza C.G.A. n. 243/2016);
che, secondo logica e diritto e secondo quanto inequivocabilmente cristallizzato dal contenuto precettivo della sentenza n. 243/2016 resa dal C.G.A. per la Regione siciliana, in data 29 luglio 2016, il nuovo Statuto quindi emanato con decreto rettorale n. 881 del 23 marzo 2015 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 79 del 4 aprile 2015 è, proprio in virtù del richiamato annullamento giurisdizionale, “il ‘primo’ ed unico ‘nuovo’ Statuto validamente ed efficacemente emanato dopo l’entrata in vigore della riforma introdotta con la L. n.240 del 2010” (sentenza C.G.A. n. 243/2016);
che, pertanto, ai sensi dei prima citati art. 2, comma 8, della L. n. 240/2010 ed art. 42, comma 1, del nuovo Statuto, si sarebbe dovuto procedere al rinnovo degli organi statutari, di cui sopra, al più tardi entro il 4.5.2015;
che tuttavia, illegittimamente, il rettore pro tempore dell’Università degli studi di Catania non ha in tal senso provveduto;
che quindi la scrivente, avendone legittimazione e interesse, ha proposto ricorso alla competente Magistratura amministrativa affinché tale obbligo venisse adempiuto;
che, in accoglimento delle domande avanzate dalla scrivente, con la sopra indicata sentenza n. 243/2016, il C.G.A. per la Regione siciliana ha giudizialmente dichiarato l’obbligo di “…avviare, senza indugio e comunque entro trenta giorni dalla notificazione della decisione, le procedure per la costituzione dei nuovi organi ai sensi dell’art. 2, comma 8 della L. n. 240/2010…”;
che l’ordine del Giudice amministrativo di appello si riferisce indistintamente a tutti i nuovi organi dell’Ateneo senza escluderne alcuno e che, comunque, dato l’espresso richiamo in sentenza all’articolo 2, comma 8, della L. n. 240/2010, il quale a sua volta si riporta al comma 1 del medesimo articolo, le procedure di rinnovo concernono necessariamente tutti gli organi ivi analiticamente indicati e cioè: “il Rettore, il Senato accademico, il Consiglio di amministrazione, il Collegio dei revisori dei conti, il Nucleo di valutazione, il Direttore generale”;
che la sentenza n. 243/2016 è stata comunicata e notificata a mezzo P.E.C. all’Amministrazione universitaria, a cura dei difensori della scrivente, in data 29 luglio 2016;
che, ancora, la sentenza n. 243/2016 ha espressamente statuito che il rinnovo degli organi statutari sarebbe dovuto avvenire “…entro il termine di trenta giorni dalla pubblicazione nella GURI n. 79 del 4.4.2015 del decreto rettorale n. 281 del 23.3.2015…” (e quindi entro il 4.5.2015);
che, pertanto, poiché per l’inconfutabile dictum del Giudice amministrativo di appello gli organi universitari avrebbero dovuto essere rinnovati al più tardi alla data del 4.5.2015, deve necessariamente constatarsi che a partire da tale momento gli stessi organi universitari hanno costantemente operato in assoluta carenza di potere, ponendo quindi in essere atti certamente non legittimi e, anzi, nulli;
che, comunque, a far data dalla pubblicazione della sentenza n. 243/2016, e cioè dal 29 luglio 2016, si manifesta in termini precettivamente certi, chiari e inequivocabili che tutti gli organi universitari, in quanto avrebbero dovuti essere già da oltre un anno rinnovati, non possono legittimamente operare né tantomeno porre in essere atti validi ed efficaci e che, ove mai si dovessero da tale momento constatare circostanze di fatto diverse, le singole persone fisiche a suo tempo elette e/o nominate verrebbero a usurpare funzioni alle stesse allo stato certamente non attribuite né in alcun modo alle stesse riconducibili, nonché violerebbero l’ordine del Giudice amministrativo di procedere “senza indugio” al rinnovo degli organi statutari;
che, quindi, stante il contenuto delle norme di legge e di Statuto prima richiamate, l’effetto conformativo e la inequivocabile motivazione della sentenza n. 243/2016, le persone fisiche a suo tempo nominate negli organi universitari che dovessero ulteriormente esercitare funzioni oggi non più di loro spettanza violerebbero, tra gli altri, i precetti contenuti negli artt. 323 e 347 del codice penale;
che, peraltro, ogni ulteriore determinazione amministrativa, assunta da organi in assoluta carenza di potere, potrebbe risultare idonea ad alterare il regolare espletamento delle operazioni elettorali funzionali al rinnovo degli organi statutari ordinate dal C.G.A. per la Regione siciliana con la sentenza n. 243/2016, condizionandone gli esiti, con ogni ulteriore conseguenza che ne deriva in ordine alla violazione della legge penale.
Alla luce di quanto sopra premesso, la scrivente, anche con riferimento alla sua propria qualità di ricorrente vittoriosa nel giudizio conclusosi con la sentenza n. 243/2016 del C.G.A. per la Regione siciliana,
i componenti degli organi universitari in indirizzo, decaduti con la sentenza n. 243/2016, dall’adottare ogni ulteriore comportamento, atto e/o azione riferibili all’esercizio di funzioni agli stessi non più riconducibili;
in particolare, i già componenti del Consiglio di amministrazione dell’Università degli studi di Catania, dall’adottare qualsiasi tipo di deliberazione posta all’ordine del giorno della seduta illegittimamente convocata per la data del 2 agosto 2016.
il prof. Giacomo Pignataro e
il decano dell’Università degli studi di Catania, ad avviare subito e dunque “senza indugio” le procedure di elezione e/o costituzione del rettore, del Senato accademico, del Consiglio di amministrazione, del Collegio dei revisori dei conti, del Nucleo di valutazione e del direttore generale dell’Università degli studi di Catania.
Informa, infine, di avere dato mandato all’avv. Dario Riccioli del Foro di Catania, di verificare la sussistenza o comunque la venuta ad esistenza di ipotesi di reato a carico dei componenti gli organi statutari, monocratici e collegiali, dell’Università degli studi di Catania e di depositare, ove si renda necessario, atto di denunzia al Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, che ci legge in copia.
Scarica il PDF dell’atto di diffida della prof. Elia
http://catania.liveuniversity.it/2016/08/01/unict-pignataro-su-rinnovo-organi-collegiali-il-cga-chiarisca-la-sentenza/
Mi scuso se preferisco non commentare.
1 Agosto 2016 | 10:27 | Rispondi
ma da quando in qua uno che viene condannato chiede chiarimenti al giudice sulla condanna?
non è che qui esce un’altra condanna di centinaia di migliaia di euro da pagare con le tasse dei nostri figli!!!
Per favore un minino di ragionevolezza da parte di tutti, vinti e vincitori.
1 Agosto 2016 | 11:09 | Rispondi
Nel 1974 e cioè dopo 30 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, fece scalpore il caso dell’ultimo soldato giapponese che oppose resistenza alla sua resa perché non credette che la guerra era finita.Non vorrei fare una similitudine ma qualche amico del Prof. Pignataro si faccia avanti e cerchi di fargli capire che c’è un tempo per tutto e questo allo stato attuale per lui è finito.
1 Agosto 2016 | 12:03 | Rispondi
Ha ragione il Prof. Condorelli si è attaccato alla poltrona e non intende mollare.
Se è così sicuro del suo operato, se ha amministrando bene, chi gli impedisce di ricandidarsi? così fuga ogni dubbio.
Nella vera democrazia si da spazio agli elettori………
Non ci dimentichiamo la sua spocchia verso i docenti (una volta eletto non ha più ricevuto nessuno per un lungo periodo) salvo farlo ora quando si ritrova con l’acqua alla gola, e non ci dimentichiamo nemmeno le note intimidatorie verso il personale, concordate con un direttore generale, che sta lì senza averne il diritto.
Una Università allo sbando, ci facciano il piacere di liberarci della loro inutile e DANNOSA (fino ad ora hanno provocato solo danni economici) presenza.
1 Agosto 2016 | 12:36 | Rispondi
COMMISSARIAMENTO QUINQUENNALE
Al peggio non c’è fine, si dice spesso, ma qui oltre al senso del pudore pare smarrito pure quello del ridicolo. Si confonde interesse pubblico e interesse privato, perché è assurdo che alcuni docenti intraprendano azioni legali private agitando il loro ruolo pubblico. Se si agisce come soggetto pubblico occorre investire le avvocature a ciò deputate, ossia l’avvocatura d’ateneo o l’avvocatura di Stato. Qui invece sembra ormai un tutt’uno senza capo ne coda.
E difatti non c’è affatto bisogno, e ce ne guarderemmo bene, di scendere nel merito delle opposte argomentazioni che si misurano in una siffatta singolar tenzone a colpi di codidi e pandette. E’ evidente, ed ormai conclamato il corto circuito, la completa confusione dei ruoli, la delegittimazione reciproca insanabile che non potrà dare luogo che ad un germinare di nuove contrapposte impugnative con la conseguente definitiva paralisi dell’attività universitaria, già gravemente pregiudicata da quella che appare ormai, sotto gli occhi di tutti, una guerra interna per “bande”, per la conquista del “potere”. Il bene comune non è mai stato così lontano.
Ma questi sono, e non poteva essere altrimenti, i frutti avvelenati di una gestione sconsiderata che, come abbiamo già osservato puntualmente, ha radici profonde.
Sicché il cittadino, che data l’agostana calma e calura assume un approccio sempre più disattento e distaccato, ha ancora tuttavia la lucidità di osservare come da simile matassa non si possa uscire se non con un intervento, energico e duraturo, dall’esterno, da parte di un organo sovraordinato che, nelle forme del commissariamento ministeriale o altro (la forma è sostanza), rimetta ordine nell’ateneo, con un lungo lavoro di ricostruzione che non potrà durare meno di un quinquennio. Con buona pace dei litiganti.
Questa la terapia, radicale e forse con poche alternative, alla diagnosi infausta già pronunciata.
1 Agosto 2016 | 13:45 | Rispondi
Non posso che concordare. Amaramente.
1 Agosto 2016 | 16:32 | Rispondi
Caro Jacopus Minimus, ti avevo consigliato di lasciare la carica di rettore e di ritornare ai tuoi studi ed ai tuoi studenti; avresti fatto un gran bella figura. Ma evidentemente il delirio di grandezza e di onnipotenza distorce il tuo modo di vedere le cosa. In una città responsabile in cui la società civile è veramente tale, ci sarebbe stata una manifestazione dove, a furor di popolo, saresti stato invitato ad uscire da quelle stanze che occupi abusivamente da più di un anno. Ma come tutti quelli del tuo partito le leggi devono essere severe a valere per gli altri. Appena un giorno dopo la sentenza, del tutto fuori tema, del finanziere prestato al CGA, mi notificasti la cessazione del servizio. Io ottemperai anche se da più parti mi era stato detto che la sentenza era così fuori tema che la Corte di Giustizia Europea la avrebbe annullata. Se ti senti leso nel tuo attaccamento alla poltrona, fai ricorso alla Corte suddetta; ma il successo nel caso tuo non è assicurato perché le motivazioni della sentenza sono granitiche.
I miei rapporti con la professoressa Elia non sono stati dei migliori, ma Le ho sempre riconosciuto una encomiabile coerenza; non solo Lei, ma tutta la città dovrebbe pretendere la tua espulsione da una istituzione che sei riuscito ( e ce ne vuole ) a portare alla catastrofe non tanto economica ( appalti strani ) quanto etico-morale. In conclusione: vergogna.
1 Agosto 2016 | 16:24 | Rispondi
Ma come sono possibili tutte queste cose?
E’ pensabile di andare ancora avanti così.
Chi fa i salti mortali e mette insieme il pranzo con la cena per pagare la retta ai propri figli è arrabiatissimo, credo, come lo sono io.
1 Agosto 2016 | 17:16 | Rispondi
Cara Professoressa Emmeci, caro Ingegnere Fiorentino, da commissariare non è l’università di Catania, ma l’intera Italia. Basta guardare i telegiornali ed ascoltare le dichiarazioni dei nostri politici per avvertire l’intenso desiderio di espatriare.
P.S. 1 Anche io avrei un candidato al rettorato da proporre: perché non Ciulla del Medline che del copia ed incolla ha fatto un arte ? Potrebbe incentivare la ricerca scientifica locale e portare il nostro ateneo dall’ultimo al primo posto delle classifiche internazionali: il costo di questa operazione sarebbe pressoché nullo. Infatti i materiali sarebbero un computer, Word e MedLine; i metodi quelli degli amanuensi ovviamente con qualche variante. E la barca andrebbe.
P.S. 2 Esiste nella provincia di Catania uno stimato Collega pediatra il cui cognome è Ciulla; ovviamente nessuna parentela e nessun legame con quello universitario.
1 Agosto 2016 | 21:09 | Rispondi
L’insegnamento che si ricava da questa tristissima vicenda universitaria e che purtroppo in Italia esistono alcuni individui che si sentono al di sopra delle legge.
Solo perchè è rettore non vuole che gli si applichi la sentenza , ma chiede chiarimenti.
Vedrà prof. Condorelli sono certo che si arriverà al commissariamento, così l’Università di Catania perderà definitivamente quel poca di reputazione che le è ancora rimasta.
Il rettore, il consiglio di amministrazione, il senato accademico, il nucleo di valutazione ed il direttore generale sono decaduti.
Solo il rettore Pignataro non l’ha ancora capito.
1 Agosto 2016 | 21:53 | Rispondi
Caro Pico della Mirandola, il vostro Giacomo Pignataro pensa di ubbidire alla legge del decadimento radioattivo e di poter contare contare su un decadimento lento. Ritiene di potersi comportare come quell’elemento il cui decadimento è di 90 anni ( in questo momento non mi sovviene il nome ); ma non è così. A questo punto e stando così le cose il Palazzo ( di Giustizia ) deve intervenire immediatamente; credo che questo si aspettino coloro che hanno a cuore le sorti del nostro ex glorioso ateneo.
1 Agosto 2016 | 23:32 | Rispondi
Ma la comunità accademica potrebbe essere messa a conoscenza di come esattamente siano stati formulati questi “chiarimenti”? Ma sono chirimenti o il tentativo di introdurre eccezioni fuori termine? E poi, chiederei ai consulenti di Pignataro, come possono affermare che il supposto diritto a rimanere in carica ai sensi della legge Gelmini riguardi lui? Riguardava il Rettore in carica al momento di approvazione del nuovo statuto, non certo il Rettore eletto sulla base di uno statuto nullo….
Del resto si sa che la lettura delle sentenze ai consulenti del Rettore risulta un po difficile da capire….ma sopratutto da applicare…
Mi auguro solo che, fino ai famosi chiarimenti, questa amministrazione si astenga da qualsiasi atto diverso dalla ordinaria amministrazione…
1 Agosto 2016 | 23:48 | Rispondi
Ha perfettamente ragione Valentina in che cosa consistono questi fantomatici chiarimenti del rettore, che problema c’è a rendere partecipe la comunità accademica, quali segreti custodiscono?
A mio avviso un ennesimo tentativo di guadagnare e perdere ulteriore tempo.
E’ ormai chiaro a tutti il rettore Pignataro non si vuole accettare la sentenza anzi non la vuole applicare, e nel frattempo resta in carica.
Una situazione veramente paradossale e inaccettabile.
2 Agosto 2016 | 9:01 | Rispondi

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