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Timestamp: 2019-03-24 05:30:09+00:00

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Delibazione ed esclusione dell'indissolubilità matrimoniale | Salvis Juribus
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Pubblicato 26 December 2018 | by Giuseppe Di Micco | in Famiglia
Il tema dell’efficacia giuridica delle sentenze emanate dai Tribunali Ecclesiastici ai fini della declaratoria di nullità di un matrimonio religioso, è oggetto di costante rimessione alla Suprema Corte, soprattutto per quanto attiene alle condizioni affinchè una sentenza canonica possa acquisire effetti nello Stato Italiano.
A tal riguardo, l’ordinanza del 12 settembre 2018 n. 22218 appare interessante, in particolare sotto alcuni aspetti che ci sembra opportuno evidenziare.
Rapporto tra sentenza di divorzio civile che ha acquisito autorità di cosa giudicata e sentenza ecclesiastica.
Nulla impedisce che in presenza di una sentenza di divorzio civile, anche se passata in giudicato, la sentenza canonica possa acquisire efficacia civile, in quanto avente petitum e causa petendi diversi ed investendo la prima il matrimonio-rapporto, la seconda il matrimonio-atto, con una propria autonomia ontologica, cronologica e giuridica.
Ne consegue, quindi, che la sentenza di divorzio una volta passata in giudicato non può assumere valenza ostativa alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale.
Sulla prova della non conoscibilità al momento delle nozze della pretesa esclusione di indissolubilità del vincolo matrimoniale
La Suprema Corte ritiene inammissibile tale censura atteso che, come è emerso anche dalle deposizione dei testimoni nel processo canonico, era ben evincibile la manifesta esternazione da parte del marito di opinioni negative e contrarie circa l’indissolubilità.
Sull’instaurata convivenza
Ancora una volta gli ermellini statuiscono il principio affermato in Sez. Un. n. 8053/14 secondo cui la prolungata convivenza rappresenta un’eccezione in senso stretto (exceptio juris) che può essere sollevata esclusivamente da un coniuge convenuto nei confronti dell’altro, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, così da dimostrarne la valenza ostativa quale situazione giuridica di ordine pubblico.

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