Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2017/10/05/01/comunic.htm
Timestamp: 2019-07-21 17:21:56+00:00

Document:
﻿I Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - giovedì 5 ottobre 2017
Giovedì 5 ottobre 2017. — Presidenza del presidente Andrea MAZZIOTTI DI CELSO. – Intervengono il sottosegretario di Stato per l'interno, Gianpiero Bocci, e la sottosegretaria di Stato per i rapporti con il Parlamento, Sesa Amici.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nella seduta del 4 ottobre 2017.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, nel ricordare che nella seduta precedente è stato da ultimo respinto l'emendamento Cecconi 1.96, avverte che l'esame riprenderà dal successivo emendamento Parisi 1.24.
Avverte che l'emendamento Gasparini 1.105 è stato ritirato dal suo presentatore. Pag. 4Avverte altresì che il deputato Pastorino sottoscrive tutte le proposte emendative presentate dal collega Marcon; il deputato Malisani sottoscrive gli emendamenti Kronbichler 1.70 e 1.71; il deputato Menorello sottoscrive tutti gli emendamenti a prima firma Gigli; la deputata Locatelli sottoscrive gli emendamenti Centemero 1.178 e 1.179; i deputati Fabbri e Famiglietti sottoscrivono l'emendamento Coppola 1.20.
Dà quindi conto delle sostituzioni per la seduta odierna.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE), consapevole del fatto che il testo all'esame rappresenta l'unica alternativa al momento possibile, segnala ai colleghi che l'emendamento a sua prima firma 1.24 è volto ad introdurre un correttivo che consenta di garantire la governabilità del paese, prevedendo un premio per la lista o la coalizione di liste che abbiano raggiunto il 40 percento dei voti validi espressi o siano risultate vincitrici nel 51 percento dei collegi uninominali. Ritiene che tale premio possa sanare il deficit di governabilità del testo in esame, senza tuttavia comprimere il diritto alla rappresentanza degli elettori. Su tali basi, invita i colleghi ad esprimersi in senso favorevole sull'emendamento a sua prima firma 1.24.
Andrea CECCONI (M5S) preannuncia il voto contrario dei componenti del gruppo M5S sull'emendamento Parisi 1.24 che, prefiggendosi di introdurre un ulteriore correttivo rispetto a quello già previsto nel testo in esame, determinerebbe una duplice distorsione inaccettabile del voto espresso dai cittadini. Esprime la convinzione che la proposta emendativa del collega Parisi non soltanto non garantisca la governabilità, contrariamente alle posizioni costantemente sbandierate dal Partito democratico nel corso della legislatura, ma torni indietro ai peggiori modelli «coalizionali» degli ultimi vent'anni. Su tali basi, ritiene preferibile che si vada a votare con le leggi vigenti.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN), nel riconoscere che le obiezioni avanzate all'emendamento Parisi 1.24 non sono prive di fondamento, invita tuttavia i colleghi a considerare la questione in maniera pragmatica, alla luce delle alternative realmente praticabili, ritenendo che in un sistema tripolare come quello attualmente presente in Italia ci si debba necessariamente porre il problema della governabilità. Pertanto, a meno che non si voglia considerare l'ipotesi di un'ampia alleanza post-elettorale tra il centro-destra e il M5S o tra il centro-sinistra e il M5S, ritiene necessario trovare una soluzione che consenta ai cittadini di determinare con il proprio voto la lista o la coalizione da cui vogliono essere governati. Con riferimento alle considerazioni del collega Cecconi, esprimendo la convinzione che il cosiddetto «porcellum» fosse nel complesso una buona legge, ad eccezione dei due aspetti relativi alle liste bloccate e al premio di maggioranza frazionato a livello regionale, ricorda che nella seconda Repubblica tutte le leggi elettorali hanno contemplato il premio di maggioranza o il sistema maggioritario per garantire la governabilità del paese. Pertanto sollecita il relatore a porsi il problema e a individuare una diversa soluzione, nel caso in cui l'emendamento del collega Parisi dovesse essere respinto.
Giuseppe LAURICELLA (PD), nel ritenere non accettabile la soluzione proposta dall'emendamento Parisi 1.24, che introduce un correttivo maggioritario in un sistema già maggioritario, rileva la mancanza di un meccanismo che, facendo scattare il premio soltanto nel caso la lista o la coalizione di liste abbia raggiunto il quorum sia alla Camera che al Senato, garantisca una omogeneità di maggioranza nei due rami del Parlamento. Considera da ultimo irresponsabile giocare a stravolgere un testo che, pur con tutti i limiti, conserva una sua coerenza.
Giulio MARCON (SI-SEL-POS) preannuncia il voto contrario dei componenti del suo gruppo all'emendamento Parisi 1.24, considerato che nel testo in esame è già previsto un premio maggioritario.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, annuncia la scomparsa del padre del collega Toninelli, al quale rivolge le condoglianze sue e dell'intera Commissione.
Emanuele FIANO (PD), relatore, nell'associarsi alle condoglianze al collega Toninelli, sottolinea come, a giudizio di molti illustri costituzionalisti, la soluzione avanzata dal collega Parisi non sia adeguata considerato che non garantisce la certezza della governabilità.
La Commissione respinge l'emendamento Parisi 1.24.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento 1.212 Cristian Iannuzzi; s'intende che vi abbia rinunciato.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN), nell'esprimere il suo cordoglio per la perdita subita dal collega Toninelli, con il quale ha animato i dibattiti della Commissione, illustra l'emendamento a sua firma 1.186, che si prefigge di reintrodurre il metodo delle preferenze, con una soluzione flessibile,. tenendo conto delle divergenti posizioni delle varie forze politiche sull'argomento. Evidenziando a tale proposito che il ricorso al sistema delle preferenze si configurerebbe come una libera scelta della singola lista, da esprimersi in forma scritta, contestualmente al deposito del contrassegno, ritiene che su tale proposta l'intesa possa essere raggiunta. Nel ricordare, da un lato, che il sistema delle preferenze è comunque adottato nelle elezioni amministrative ed europee, e, dall'altro, che sono già stati adottati meccanismi, a cominciare dalla quote rosa, affidati alla discrezionalità delle forze politiche, esprime da ultimo la convinzione che il suo emendamento non possa in alcun modo essere tacciato di vizio di incostituzionalità.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), pur esprimendo alcune perplessità sull'emendamento La Russa 1.186, ritiene tuttavia opportuno che la Commissione lo prenda in considerazione, in quanto costituisce un varco volto ad eliminare, anche se in parte, le liste bloccate, restituendo ai cittadini la scelta del proprio candidato.
Emanuele FIANO (PD), relatore, ricorda al deputato D'Attorre che in passato la forza politica nella quale militavano insieme, il PDS, ha fatto una battaglia contro le preferenze.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI) ritenendo che tecnicamente l'emendamento La Russa 1.186 presenti alcune criticità di stampo costituzionale, sottolinea l'esigenza di affrontare il problema del rapporto tra eletto ed elettore, che è una delle cause dell'astensionismo che incide negativamente sulla democrazia del Paese. Invita pertanto il relatore e l'ampia maggioranza che sostiene la proposta elettorale in esame ad intervenire al riguardo, anche in considerazione della posizione assunta dal segretario del Partito Democratico lo scorso giugno contro il cosiddetto «totem» delle liste bloccate.
Pino PISICCHIO (Misto) pur ritenendo che il voto di preferenza renda possibile un collegamento dignitoso tra corpo elettorale e rappresentanza politica, fa presente di non aver presentato al riguardo nessuna proposta emendativa, ritenendo prioritaria l'approvazione di una legge elettorale che metta al riparo dalla possibilità di andare al voto con quanto rimasto dalle leggi elettorali precedenti dopo l'intervento della Corte costituzionale.
Roberta AGOSTINI (MDP) non ritiene che il sistema delle preferenze sia l'unico ad assicurare la libera espressione degli elettori, ma lo giudica senz'altro preferibile a quello delle liste bloccate presente nella proposta elettorale in esame. Ricorda al collega Fiano che la battaglia da lui evocata si collocava in un contesto politico molto diverso dall'attuale, essendoci state nel frattempo votazioni parlamentari con sistemi elettorali a liste bloccate.
Stefano QUARANTA (MDP) in riferimento al dibattito aperto dal collega Fiano, osserva che non si sta ragionando sulla scelta tra collegi o preferenze, come nel passato, e sottolinea negativamente come il sistema elettorale in esame continui a sottrarre all'elettore la scelta del proprio candidato.
Roberto GIACHETTI (PD) fa presente ai colleghi del gruppo MDP intervenuti nel dibattito, che, senza bisogno di rievocare un passato così lontano, nel 2013 il loro leader Bersani, di fronte alla proposta di Forza Italia di correggere il cosiddetto Porcellum introducendo il sistema delle preferenze, si oppose dichiarando che sarebbe stata l'anticamera della corruzione. Sottolinea, inoltre, che la Corte costituzionale è intervenuta sul Porcellum in quanto non consentiva all'elettore di individuare i candidati che, a differenza di altri Paesi europei, non venivano indicati, e al riguardo ritiene apprezzabile il Mattarellum, che conteneva sia i collegi uninominali, ma anche liste con candidati individuati.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) in base alla propria esperienza sui sistemi elettorali dei Paesi del Consiglio d'Europa, maturata in relazione alla redazione di un rapporto sulla partecipazione delle donne alla vita politica, evidenzia che il modello elettorale di Paesi presenta liste corte bloccate e collegi uninominali, binominali e plurinominali.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, richiamando le deliberazioni assunte dall'Ufficio di Presidenza nella giornata di ieri riguardo alla programmazione dei lavori, invita i colleghi a limitare i tempi degli interventi al fine di permettere alla Commissione di concludere i propri lavori nei tempi concordati.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) pur condividendo l'esigenza richiamata dal Presidente, ritiene indispensabile precisare che quanto richiamato dal relatore si riferisce al referendum del giugno del 1991, nel quale le preferenze furono ridotte da quattro ad una, ma non abolite, mantenendo il sistema elettorale fondato sulla scelta dei cittadini. Con riferimento alle considerazioni del collega Giachetti, osserva che il cosiddetto Mattarellum conteneva liste bloccate che eleggevano però soltanto il 25 per cento dei candidati. Stigmatizza quindi l'impianto della proposta elettorale in esame che darà all'80 per cento dei candidati la certezza di essere eletti ancor prima delle elezioni.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) sottolinea come l'emendamento in discussione sia una delle due proposte emendative più rilevanti per il proprio gruppo. Ciò premesso, fa presente che nessuna forza politica ha mai proposto di abolire il meccanismo delle preferenze nelle leggi elettorali riferite agli enti territoriali oppure al Parlamento europeo. Rileva, quindi, a sostegno dell'emendamento a sua prima firma, che questo offre all'elettore la possibilità di indicare le preferenze, senza imporre alcun obbligo e senza stravolgere l'impianto del provvedimento. Ribadisce, quindi, l'esigenza di consentire agli elettori di scegliere i propri rappresentanti ed evidenzia come privare i cittadini di questo diritto significhi, in sostanza voler proteggere la casta dei nominati.
Francesco Paolo SISTO (FI-PdL) rammenta che la sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 ha esplicitamente chiarito che non esiste un sistema elettorale più costituzionale degli altri, e che il parametro per giudicare la costituzionalità di una legge elettorale è dato dal requisito della riconoscibilità. Confuta, quindi, la tesi che l'emendamento in discussione rappresenti una battaglia combattuta a vantaggio della democrazia e ribadisce che in diversi sistemi elettorali possono introdursi elementi per garantire il rispetto dei principi affermati dalla Corte costituzionale. Ricorda, quindi, che il gruppo di Forza Italia si è sempre mosso all'interno dell'alveo costituzionale segnalando i rischi, anche di natura penale, che il meccanismo delle preferenze potrebbe comportare, Pag. 7con riferimento, in particolare, ai reati di traffico influenze e voto di scambio. Conclude evidenziando la necessità di procedere speditamente nei lavori pur senza sottrarsi a un dibattito serio e approfondito.
Giuseppe LAURICELLA (PD) non condivide le considerazioni del deputato La Russa ricordando come egli sia un accanito sostenitore delle pluricandidature essenzialmente per ragioni di carattere personale.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) contesta le affermazioni del deputato Lauricella protestando vibratamente.
Marco MELONI (PD) ritiene che si debba riportare il dibattito su binari più appropriati cercando innanzitutto di comprendere che cosa la Commissione possa fare per approvare un testo che restituisca agli elettori la capacità di decidere con il voto da chi vogliono essere rappresentati. Sotto questo profilo ritiene che il testo in discussione sia ampiamente migliorabile e non condivide le affermazioni del collega Giachetti, che si è limitato a sottolineare alla costituzionalità del sistema elettorale in esso prefigurato. Infatti, sottolinea come non ci si debba accontentare di un minimo risultato, ma si debbano piuttosto ricercare soluzioni ottimali. Il meccanismo delle preferenze può senza dubbio essere uno strumento per migliorare questo testo non comportando necessariamente un aumento del fenomeno della corruzione elettorale. Al contrario, sottolinea come occorra lavorare su un meccanismo che ridia ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati da eleggere nei collegi uninominali e plurinominali. Ritiene che sarebbe un errore grave non reintrodurre il meccanismo delle preferenze e sottolinea come l'attuale testo del provvedimento rischi di essere addirittura peggiorativo del sistema elettorale risultante dalla pronuncia della Corte costituzionale.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE) ribadisce la sua totale contrarietà al sistema delle preferenze che, a suo avviso, racchiude al proprio interno elementi in grado di favorire l'illegalità. Evidenzia, quindi, che il sistema della preferenza libera è stato in passato adottato soltanto nelle competizioni elettorali svolte in Italia e in Grecia e che la percentuale degli elettori che ha deciso di esprimere le preferenze è sempre stata molto bassa. Ritiene, a suo avviso, che il tema della selezione della classe politica dovrebbe essere affrontato all'interno dei partiti e non attraverso i meccanismi elettorali.
Adriana GALGANO (Misto-CIpI) evidenzia come il dibattito che la Commissione sta svolgendo dovrebbe essere incentrato sull'obiettivo di dare al Paese la migliore legge elettorale possibile. Ritiene quindi che sia sbagliato affermare che dal meccanismo delle preferenze possa derivare un aumento del fenomeno del voto di scambio e sottolinea come molti parlamentari siano invece propensi ad attribuire agli elettori un margine di scelta più ampio.
Ricorda poi al collega Sisto che la sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 ha anche stabilito l'incostituzionalità delle liste bloccate troppo lunghe e per tale ragione, poiché non è previsto il voto disgiunto nel testo del provvedimento in discussione, si profila la possibilità di una dichiarazione di incostituzionalità della nuova legge elettorale, che consente il trasferimento della preferenza espressa con il sistema uninominale alle liste presentate nell'ambito del sistema proporzionale.
La Commissione respinge l'emendamento La Russa 1.186.
Giulio MARCON (SI-SEL-POS) illustra l'emendamento Costantino 1.10, di cui è cofirmatario sottolineando come questo cerchi di correggere alcuni aspetti negativi del provvedimento. In particolare, sottolinea che i rimedi proposti vanno nella direzione dell'inserimento di una doppia preferenza di genere, dell'introduzione del voto disgiunto, dell'eliminazione del sistema Pag. 8che consente di spalmare le percentuali del voto uninominale tra le liste proporzionali e, infine, dell'innalzamento dall'1 per cento al 2 per cento della soglia prevista per le liste appartenenti ad una coalizione al fine di evitare la formazione di finte coalizioni.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sull'emendamento Costantino 1.10, pur facendo notare che la posizione del suo gruppo è più netta per quanto riguarda la contrarietà al sistema di attribuzione dei seggi nell'ambito della coalizione. Ritiene, infatti, assurdo prevedere un recupero dei voti delle liste che superano l'1 per cento senza raggiungere il 3 per cento, a vantaggio di quelle più grandi. Giudica invece pienamente condivisibile la parte della proposta emendativa sul voto disgiunto, ritenendo sbagliato che i voti espressi per i collegi uninominali si ripercuotano sulla quota proporzionale nei termini previsti dal testo.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, fa notare al deputato D'Attorre che il tema del voto disgiunto sarà affrontato successivamente, trattandosi dell'oggetto di proposte emendative accantonate.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) fa notare che la questione del voto disgiunto è affrontata anche dall'emendamento Costantino 1.10, che non è stato accantonato.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, ricorda che, in base al contenuto delle proposte emendative accantonate, si è convenuto di articolare la discussione per aree tematiche.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), a conclusione del suo intervento, osserva che il provvedimento in esame contempla un assurdo meccanismo di attribuzione dei seggi, a causa del quale si determineranno delle sfasature nelle operazioni di spoglio, tenuto conto del rapporto tra quota uninominale e quota proporzionale.
Giulio MARCON (SI-SEL-POS), facendo riferimento all'ultimo intervento del deputato D'Attorre, fa notare che le successive proposte emendative proposte dal suo gruppo incideranno in modo incisivo anche sulla questione della distribuzione dei seggi all'interno della coalizione, sulla base di un meccanismo che giudica inaccettabile, essendo a svantaggio delle liste che non raggiungono il 3 per cento.
La Commissione respinge l'emendamento Costantino 1.10.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), intervenendo sull'emendamento Fratoianni 1.11, dichiara di condividerne l'impostazione, giudicando assurdo prevedere nel testo, ai fini della definizione della cifra elettorale di coalizione, la redistribuzione dei voti delle liste più piccole, al di sotto del 3 per cento, a favore di quelle che si trovano oltre tale soglia. Fa notare che il meccanismo di coalizione congegnato, che appare ancor più inverosimile in assenza di un premio, favorirà la proliferazione di liste «civetta», con l'attribuzione di voti in contrasto con la volontà dell'elettore.
Giulio MARCON (SI-SEL-POS) auspica l'approvazione dell'emendamento Fratoianni 1.11, di cui è cofirmatario, facendo notare che il sistema di attribuzione dei seggi previsto dal testo in esame, che prevede un recupero dei voti espressi ai partiti più piccoli a favore dei più grandi, avrebbe un senso solo in presenza di un premio di coalizione. Altrimenti, si avrebbe, a suo avviso, solamente una distorsione degli effetti del voto, in violazione della libertà di scelta dei cittadini.
Francesco SANNA (PD) ritiene che il sistema di attribuzione dei seggi alla coalizione previsto dal provvedimento non rechi alcun vulnus, riprendendo peraltro una impostazione già presente nel Mattarellum e in altri sistemi elettorali di importanti Paesi europei. Non comprende, pertanto, l'indignazione espressa nei confronti di tale sistema, che ritiene sia volto, peraltro in assenza del meccanismo dello scorporo, al recupero di quote di rappresentatività.
Antonio DISTASO (Misto-DI), pur esprimendo un orientamento favorevole al provvedimento in esame, ritiene sia corretto svolgere un'adeguata riflessione sul tema dell'attribuzione dei seggi nell'ambito della coalizione, laddove è previsto che i voti delle liste più piccole confluiscano verso quelle più grandi.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) ritiene che il meccanismo previsto dal testo, che consente di recuperare in misura proporzionale i voti conseguiti dalle liste più piccole a favore di quelle oltre la soglia, si presti a un uso truffaldino, come peraltro avvenuto in passato. Fatto notare che tale sistema, a suo avviso, avrebbe senso solo in presenza di un premio di coalizione, ritiene quantomeno necessario prevedere dei limiti massimi per il numero di liste che compongono la coalizione, al fine di evitare la proliferazione di liste «civetta». Pur condividendo la parte della proposta emendativa riguardante tale aspetto, preannuncia il suo voto di astensione sull'emendamento Fratoianni 1.11, che ha un contenuto piuttosto ampio, sul quale non può manifestare completamente un orientamento favorevole.
Andrea CECCONI (M5S) ritiene che il sistema di redistribuzione dei voti nella coalizione previsto dal provvedimento in esame violi la libertà e l'uguaglianza del voto dei cittadini. In risposta al deputato Sanna, fa notare che l'assenza del meccanismo di scorporo aggrava ancor di più il quadro delineato. Ritiene che analoghe considerazioni possono essere svolte anche rispetto ad altre parti del testo che, ad esempio, non prevedendo il voto disgiunto, contemplano forme automatiche di attribuzione dei seggi nel rapporto tra quota uninominale e proporzionale.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), nel replicare a quanto affermato dal deputato Francesco Sanna, osserva che il modello di legge elettorale in esame non ha nulla a che vedere con il sistema tedesco, perché di fatto favorisce la frammentazione delle forze politiche e non la loro aggregazione. Ribadisce come si tratti infatti di un meccanismo distorto basato su una coalizione disomogenea e che non si avvicina affatto al cosiddetto Mattarellum, che prevedeva due schede e lo scorporo dei voti. Questo modello prevede, invece, quella che a suo avviso è un'incorporazione truffaldina delle preferenze espresse, per effetto del trasferimento del voto per il collegio uninominale alle liste collegate.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Fratoianni 1.11 e Civati 1.8.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) illustra il proprio emendamento 1.181 volto, analogamente a suoi emendamenti esaminati in precedenza, a dare la facoltà a una forza politica di scegliere il sistema delle preferenze.
La Commissione respinge l'emendamento La Russa 1.181.
Andrea CECCONI (M5S) illustra l'emendamento Toninelli 1.95, di cui è cofirmatario, e che affronta la questione delle preferenze. Ricorda preliminarmente che il MoVimento 5 Stelle nacque proprio affrontando la questione dell'inserimento nelle liste elettorali di soggetti sottoposti a condanna penale. Ritiene un grave errore politico non dare la possibilità ai cittadini di scegliere i loro candidati con le preferenze, come del resto avviene per le elezioni comunali ed europee. Se si crede che questo sia un sistema criminogeno, allora va eliminato da tutte le competizioni elettorali. Il problema risiede invece nella scelta di candidati non presentabili e si tratta di un problema essenzialmente politico. A suo avviso, non è un caso che il Partito Democratico a livello territoriale favorisca le preferenze, mentre a livello nazionale affidi le scelte alle segreterie dei partiti per avere un maggiore controllo sui futuri parlamentari. Rileva, infine, come tutto questo avrà come risultato quello di far distaccare maggiormente i cittadini dalla politica e convincerli a non andare a votare.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) condivide il contenuto dell'emendamento Toninelli 1.95.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 1.95.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE) illustra gli emendamenti 1.27 e 1.28, di cui è primo firmatario. Osserva che le proposte affrontano il tema dell'incandidabilità, senza modificare la sostanza della legge. Vengono, infatti, aggiunti all'elenco previsto dall'articolo 7 del testo unico i presidenti e gli assessori delle giunte regionali, dichiarando di non comprendere come si stabilisca l'incandidabilità per i sindaci di comuni con popolazione superiore a 20 mila abitanti, e non per i rappresentanti istituzionali delle regioni. Osserva come, ad esempio, questi avrebbero un cospicuo vantaggio da un sistema per l'elezione del Senato su base regionale, come quello risultante dall'applicazione della sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sugli emendamenti Parisi 1.27 e 1.28. Osserva, infatti, che il carattere di frammentazione locale prodotta dal testo in esame desta preoccupazione, perché potrebbe portare a una vera e propria feudalizzazione del sistema elettorale.
Andrea CECCONI (M5S) dichiara di non comprendere il parere contrario del relatore sugli emendamenti Parisi 1.27 e 1.28, che considera proposte di puro buonsenso e che non intaccano l'impianto complessivo del provvedimento.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Parisi 1.27 e 1.28.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE) illustra l'emendamento 1.31, di cui è primo firmatario, che, al pari del successivo emendamento 1.30, affronta il tema della candidabilità e della successiva ricollocazione dei magistrati. In particolare, ricorda che l'emendamento 1.31 riproduce il testo della proposta di legge approvata dalla Camera. Ricorda, del resto, che anche il Consiglio superiore della magistratura si è espresso sulla questione, formulando precise proposte, che sono alla base del suo emendamento 1.30.Non comprende quindi il parere contrario del relatore.
Emanuele FIANO (PD), relatore, ringrazia prima di tutto il deputato Parisi per l'attento e compiuto lavoro che svolge con i suoi emendamenti. Sottolinea che la motivazione del parere contrario non risiede tanto nel merito degli emendamenti, ma deriva proprio dalla circostanza, richiamata dal collega, che è in corso l’iter di un progetto di legge organico sulla materia.
Francesco Paolo SISTO (FI-PdL) ricorda la battaglia condotta dal suo gruppo sul tema e il voto contrario sul testo approvato dalla Camera, in quanto la norma era, a suo avviso, troppo blanda. Per questo motivo, preannuncia il voto contrario del suo gruppo sull'emendamento Parisi 1.31.
La Commissione respinge l'emendamento Parisi 1.31.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE) illustra l'emendamento 1.30, di cui è primo firmatario, evidenziando che esso intende introdurre una disciplina più stringente rispetto al testo approvato dalla Camera sulla materia. Fa notare al relatore che l'approvazione dei suoi emendamenti rappresenterebbe l'occasione di dimostrare l'effettiva volontà di portare a compimento la riforma della disciplina dell'incandidabilità dei magistrati.
Francesco Paolo SISTO (FI-PdL) ribadisce la contrarietà sul piano qualitativo del suo gruppo all'impostazione del testo approvato dalla Camera. Non ritiene che un semplice spostamento temporale, come quello previsto dall'emendamento Parisi Pag. 111.30, sia sufficiente a modificare tale posizione.
La Commissione respinge l'emendamento Parisi 1.30.
Andrea CECCONI (M5S) chiede chiarimenti al relatore sul fatto che è stato espresso un parere contrario suggi emendamenti Dadone 1.87 e Toninelli 1.86, mentre è stato accantonato l'emendamento Mazziotti 1.194, vertente su analogo argomento.
Emanuele FIANO (PD), relatore, ribadisce la propria contrarietà tanto all'emendamento Dadone 1.87, che intende sopprimere totalmente gli obblighi previsti in materia di presentazione dello statuto dei movimenti politici, quanto all'emendamento Toninelli 1.86, che esclude la possibilità di una valutazione esterna del contenuto dello statuto ai fini della presentazione dei candidati. Quanto invece al contenuto dell'emendamento Mazziotti 1.194, ricorda ai colleghi che l'intervento è volto a dare attuazione a una disposizione già approvata dalla Camera con un'ampia maggioranza.
Andrea CECCONI (M5S), nel sottolineare che la sua richiesta di chiarimenti riguardava la diversa scelta operata dal relatore su emendamenti di analogo contenuto, ricorda che sulla norma approvata dalla Camera e al momento all'esame del Senato, cui dà attuazione l'emendamento Mazziotti 1.194, anche il gruppo M5S si era espresso in senso favorevole in Commissione. Sottolinea, inoltre, che gli emendamenti Dadone 1.87 e Toninelli 1.86 sono volti a sopprimere un obbligo di carattere puramente burocratico, considerato che non può essere ricusata una lista sulla base dei contenuti dello statuto della forza politica che la presenta.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Dadone 1.87 e Toninelli 1.86.
Adriana GALGANO (Misto-CIpI) ricorda ai colleghi che l'emendamento Menorello 1.140, di cui è cofirmataria, è volto a facilitare lo svolgimento di eventuali elezioni primarie, consentendo alle forze politiche che volessero organizzarle l'accesso alle liste elettorali e la disponibilità di sedi pubbliche. Invita, pertanto, il relatore a un supplemento di riflessione considerato che l'intervento descritto è volto a migliorare la qualità della nostra democrazia, ampliando le possibilità di espressione dei cittadini.
Elena CENTEMERO (FI-PdL), con riferimento alla proposta avanzata con l'emendamento Menorello 1.140, stigmatizza il fatto che l'eventuale utilizzo delle sedi scolastiche anche per lo svolgimento delle elezioni di tipo primario comporterebbe ulteriori disagi in termini di continuità dell'anno scolastico.
Roberta AGOSTINI (MDP) preannuncia il voto favorevole dei componenti del suo gruppo sull'emendamento Menorello 1.140, ritenendo utile e opportuno che ciascuna forza politica organizzi, secondo le modalità che ritiene più opportune, un meccanismo aperto di selezione delle candidature. In particolare in una fase come quella attuale, in cui i livelli del dibattito politico sono decisamente impoveriti, considera le primarie uno strumento fondamentale per consentire la partecipazione dei cittadini alla scelta della classe dirigente del paese.
Mara MUCCI (Misto-CIpI), considerando necessario garantire la massima apertura alla partecipazione dei cittadini, con riferimento alla riflessione della collega Centemero, ritiene che si possa eventualmente rendere disponibili le sedi scolastiche nei giorni festivi, per non intralciare il normale andamento delle lezioni.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) preannuncia il voto favorevole all'emendamento Menorello 1.140, esprimendo la propria convinzione che si debba in qualsiasi forma ampliare le modalità di partecipazione dei cittadini.Pag. 12
La Commissione respinge l'emendamento Menorello 1.140.
Andrea CECCONI (M5S), nell'illustrare l'emendamento a sua prima firma 1.85, ricorda che esso interviene su una norma introdotta dal relatore al solo scopo di favorire un'unica minoranza linguistica, quella del Trentino-Alto Adige, consentendo alla forza politica maggioritaria, diversamente da quanto avviene sul resto del territorio nazionale, di presentarsi nei diversi collegi della regione da sola o in coalizione con il Partito democratico, a seconda delle convenienze. Stigmatizza, pertanto, il fatto che vengano forzate le regole della democrazia, introducendo norme specifiche, che non passeranno al vaglio della Corte costituzionale, al solo scopo di consentire al Südtiroler Volkspartei di mantenere i seggi attuali, pur non avendo i voti sufficienti.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN), nell'apprezzare l'intervento del collega Cecconi, chiede di sottoscrivere l'emendamento 1.85, evidenziando come l'intervento del relatore in favore del Südtiroler Volkspartei sia volto a garantire l'appoggio al governo in carica da parte di una forza politica, che ha già avanzato in tempi precedenti analoghe richieste a maggioranze di segno politico opposto.
Daniel ALFREIDER (Misto-Min.Ling.), nel sottolineare che per quanto riguarda le elezioni dei senatori, i collegi uninominali sono previsti dallo Statuto di autonomia allo scopo di garantire che le minoranze possano esprimere propri rappresentanti, ricorda, da un lato, che l'allineamento anche per quanto riguarda la Camera non è stato voluto dalla sua forza politica e, dall'altro, che identico sistema è stato adottato in più occasioni, anche con il cosiddetto Mattarellum. Nel ribadire, dunque, che non vi è alcun dubbio di costituzionalità quanto alle disposizioni sui collegi uninominali, considera la soglia del 20 per cento a livello regionale per l'accesso in Parlamento comunque significativa per una minoranza linguistica, in quanto espressione di una rilevante rappresentatività sul territorio.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), nel preannunciare il voto favorevole dei componenti del suo gruppo all'emendamento Cecconi 1.85, pone sul tema una questione procedurale e di metodo, considerato che la Presidente della Camera ha ritenuto di fissare norme stringenti per l'accoglimento di proposte emendative volte a ripristinare una disciplina speciale per il Trentino – Alto Adige. Stigmatizza, dunque, il fatto che il relatore abbia aggirato, di fatto, il problema, introducendo una norma che, pur senza citare esplicitamente il Trentino Alto Adige, è disegnata specificamente per la regione in questione.
La Commissione respinge l'emendamento Cecconi 1.85.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, rimanendo accantonati gli emendamenti successivi all'emendamento Cecconi 1.85, avverte i colleghi che è in distribuzione la riformulazione proposta dal relatore sull'emendamento Fabbri 1.98.
Emanuele FIANO (PD), relatore, con riferimento agli emendamenti accantonati, precisa che pur essendo in grado di esprimere il parere ha accolto la richiesta avanzatagli dal deputato Toninelli di rinviare la discussione al rientro del collega. Illustra dunque la riformulazione dell'emendamento Fabbri 1,98, che è volto a migliorare la correttezza e la comprensibilità del testo del provvedimento.
Emanuele FIANO (PD), relatore, illustra la riformulazione dell'emendamento Fabbri 1.98, alla quale è condizionato il proprio parere favorevole.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) chiede chiarimenti al relatore relativamente alla portata della riformulazione dell'emendamento Fabbri 1.98.
Andrea CECCONI (M5S) ritiene che la riformulazione dell'emendamento Fabbri Pag. 131.98 illustrata dal relatore non coincida con il senso del predetto emendamento.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, in replica ai precedenti interventi evidenza che la riformulazione proposta è, in effetti, un aggiustamento dell'emendamento Fabbri 1.98, che non ne stravolge la portata.
Marilena FABBRI (PD) sottolinea che la sua proposta emendativa è frutto delle riflessioni svolte nell'ambito del Comitato per la legislazione e intende migliorare la formulazione del testo. Accetta, quindi, la riformulazione proposta dal relatore.
La Commissione approva l'emendamento Fabbri 1.98 (Nuova formulazione) (vedi allegato 1).
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) illustra l'emendamento 1.188 a sua firma segnalando che eliminando il limite massimo al numero di candidati, che non ritiene indispensabile, si consente una maggiore discrezionalità alle scelte delle singole liste, ampliando, a suo avviso, le possibilità di scelta degli elettori.
Andrea CECCONI (M5S) ritiene che si ponga una problematica connessa alle pluricandidature. Infatti segnala che il numero dei seggi così attribuiti potrebbe eccedere il numero di candidati pari a 240 con la conseguenza che il partito che dovesse vincere con un ampio margine potrebbe trovarsi sprovvisto di candidati da eleggere. In tal senso ritiene preferibile una misura che va nel senso opposto a quanto previsto dall'emendamento La Russa 1.188 prevedendo una forbice al numero di candidati, ad esempio ponendo un limite minimo pari a due e uno massimo pari a sei.
Emanuele FIANO (PD), relatore, replicando alle osservazioni del collega Cecconi ricorda che gli identici emendamenti Sisto 1.175 e Gasparini 1.108 prevedono il recupero dei «migliori perdenti».
Roberto OCCHIUTO (FI-PdL) ritiene che le osservazioni del collega Cecconi si basino su un calcolo errato. Se è vero che la quota dei seggi attribuiti con il metodo proporzionale è pari a 386 seggi a fronte di 240 candidati, è anche realistico credere che una lista possa ottenere il sessanta per cento dei voti solo a livello ipotetico. In conclusione, ritiene che la proporzione tra numero dei candidati e numero degli eletti sia ragionevole.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) dichiara di condividere quanto osservato circa la possibilità che un partito che riceva moltissimi voti possa esaurire la schiera di candidati eletti. Peraltro, aggiunge, il meccanismo che si produce con la proposta di legge provoca un effetto che non rispetta la probabile volontà dell'elettore: può infatti accadere che volendo votare un preciso nominativo di una precisa lista, per gli effetti accennati venga invece eletto un altro nominativo, per esaurimento dei posti. In tal senso la presenza del nome del candidato sulla lista, a suo avviso, è meramente virtuale.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti La Russa 1.188 e Marcon 1.3.
Adriana GALGANO (Misto-CIpI) illustrando l'emendamento a sua prima firma 1.123 sottolinea che esso tiene conto delle indicazioni date dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014, che ha espresso il proprio favore per liste di candidati brevi.
La Commissione respinge l'emendamento Galgano 1.123.
La seduta, sospesa alle 13.30, riprende alle 15.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, avverte che i lavori riprendono dall'emendamento Parisi 1.38.
Mara MUCCI (Misto-CIpI) chiede precisazioni al relatore sul prosieguo dei lavori.
Emanuele FIANO (PD), relatore, chiarisce che, dopo le votazioni degli emendamenti non accantonati, scioglierà la riserva sugli emendamenti accantonati Sisto 1.171 e 1.170 e Galgano 1.127, pronunciandosi sulle questioni relative ed esprimendo il parere; non scioglierà ancora, invece, le questioni relative al capo della forza politica, né quelle sul tema della firma. Si pronuncerà, inoltre, sul tema dell'equilibrio di genere. Preannuncia infine che si potranno votare gli emendamenti sulle pluricandidature.
Giuseppe LAURICELLA (PD) riterrebbe opportuno accantonare l'emendamento Parisi 1.38 fino al momento in cui sarà chiarita la consistenza numerica dei collegi plurinominali.
Emanuele FIANO (PD), relatore, spiega che l'emendamento Parisi 1.38 reca una correzione meramente formale del testo.
La Commissione approva l'emendamento Parisi 1.38.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE), intervenendo sull'emendamento 1.37, a sua firma, afferma di non comprendere le ragioni di un parere contrario, in quanto la proposta emendativa è volta ad ampliare la tutela del voto di tutti gli elettori in caso di decadenza di una delle candidature. L'emendamento, infatti, ne limiterebbe i danni conseguenti. Ricorda che nei collegi uninominali non sono previsti candidati supplenti.
La Commissione respinge l'emendamento Parisi 1.37.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI) chiede chiarimenti sull'emendamento Gasparini 1.99, sul quale il parere del relatore è favorevole.
Emanuele FIANO (PD), relatore, fornisce precisazioni sull'emendamento Gasparini 1.99, chiarendo che esso ha un carattere meramente formale e serve a coordinare la novella introdotta dal comma 15 con quella disposta dal comma 9, lettera b) del testo in esame, che riguarda la presentazione di candidature uninominali autonome da parte di liste collegate di minoranze linguistiche riconosciute.
La Commissione, con distinte votazioni, approva l'emendamento Gasparini 1.99 e respinge gli emendamenti Galgano 1.125, 1.120, 1.111, 1.112, 1.113, 1.114, 1.115, 1.141 e 1.142.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI), nell'illustrare il suo emendamento 1.136, specifica che la sua finalità è di accrescere la trasparenza delle operazioni elettorali, prevedendo l'obbligatoria verbalizzazione delle contestazioni mosse dai rappresentanti di lista durante le operazioni di spoglio, così da dare concretezza alla partecipazione di questi ultimi allo spoglio stesso. Invita il relatore ad accantonarlo per una riflessione, eventualmente riformulando l'obbligo in termini più blandi.
Laura RAVETTO (FI-PdL) si associa alla richiesta di accantonamento dell'emendamento Menorello 1.136.
Emanuele FIANO (PD), relatore, non è contrario all'accantonamento.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, avverte che l'emendamento 1.136 si intende accantonato. Quindi, constatata l'assenza del presentatore dell'emendamento Cristian Iannuzzi 1.215, avverte che s'intende che vi abbia rinunciato.
Andrea CECCONI (M5S) illustra l'emendamento Dadone 1.91, di cui è cofirmatario. In particolare evidenzia che l'emendamento è volto ad evitare che il voto di alcuni cittadini possa avere un peso maggiore rispetto a quello di altri, come avverrebbe se diventasse legge il testo in esame, per effetto del quale i voti dati al candidato eletto nel collegio uninominale vengono contati anche per l'elezione nei seggi del collegio plurinominale, mentre quelli dati al candidato non eletto vengono contati solo per il collegio plurinominale. Pag. 15Insiste, pertanto, sulla necessità di prevedere lo scorporo ovvero, in alternativa, il voto disgiunto, sottolineando come il sistema attualmente previsto dall'impianto normativo proposto non sia sostenibile dal punto di vista costituzionale, in quanto compromette l'uguaglianza del voto. A tale proposito ricorda come più volte disposizioni delle leggi elettorali siano state dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale. Al fine di evitare che ciò accada di nuovo, invita la maggioranza ad una valutazione più approfondita della questione.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, rileva che gli emendamenti sullo scorporo e quelli sul voto disgiunto sono concettualmente collegati e andrebbero pertanto trattati assieme. Rilevato quindi che gli emendamenti sul voto disgiunto sono ancora accantonati e che vi sono suoi emendamenti anche sullo scorporo, si dichiara disposto a ritirare questi ultimi, se il relatore preannunciasse un orientamento favorevole sul voto disgiunto.
Emanuele FIANO (PD), relatore, prende atto della richiesta del deputato D'Attorre, preannunciando tuttavia che esprimerà parere contrario sugli emendamenti relativi al voto disgiunto.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Dadone 1.91 e Galgano 1.143.
Andrea CECCONI (M5S), illustrando l'emendamento D'Ambrosio 1.92, di cui è cofirmatario, con il quale si propone un meccanismo di scorporo, sottolinea che il problema portato all'attenzione della Commissione non è una questione politica, ma, piuttosto, di tenuta giuridica e costituzionale dell'impianto elettorale. Invita, quindi, la maggioranza a riconoscere l'esistenza del problema e a individuare una soluzione, quandanche diversa da quella che egli propone.
Mara MUCCI (Misto-CIpI) considera incoerente l'impianto previsto dalla norma. Ritiene, pertanto, che, in assenza di voto disgiunto, vadano previsti dei correttivi.
La Commissione respinge l'emendamento D'Ambrosio 1.92.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), illustrando il suo emendamento 1.67, ribadisce che considera molto rilevante la questione. Ritiene infatti grave che un unico voto possa avere peso diverso in caso di elezione o meno del candidato nel collegio uninominale. L'indisponibilità della maggioranza ad un confronto sulla questione del voto disgiunto o dello scorporo rappresenta una chiusura e dà la sensazione che si voglia costruire la legge elettorale per interessi di parte, prescindendo dalle conseguenze che ne potrebbero derivare.
La Commissione respinge l'emendamento D'Attorre 1.67.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) lamenta l'assenza momentanea del rappresentante del gruppo di Forza Italia, al quale avrebbe voluto chiedere se il gruppo condivida l'emendamento 1.177 Biancofiore, da lui sottoscritto. In particolare, qualora non lo condividano, avrebbe voluto chiedere loro come ritengano accettabile assicurare per legge un numero certo di eletti a una specifica forza politica, e cioè a liste rappresentative di minoranze linguistiche. Preannuncia, quindi, il proprio voto a favore dell'emendamento in discussione, la cui finalità è quella di riportare il Trentino Alto-Adige nel regime elettorale ordinario.
Laura RAVETTO (FI-PdL) precisa che il proprio gruppo non appoggia l'emendamento Biancofiore 1.177, che è stato presentato a titolo personale.
La Commissione respinge l'emendamento Biancofiore 1.177.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, comunica che gli emendamenti Galgano 1.145 e 1.144 sono stati ritirati.
Roberta AGOSTINI (MDP) illustra l'emendamento D'Attorre 1.68, di cui è cofirmataria, evidenziando come la proposta emendativa intenda eliminare la possibilità che possano partecipare alla redistribuzione dei seggi non assegnati soltanto le liste che hanno raggiunto il 3 per cento o le coalizioni che hanno superato il 10 per cento. Invita, quindi, il relatore e la maggioranza a svolgere un supplemento di riflessione sul tema, che è stato trattato estesamente nella seduta antimeridiana.
La Commissione respinge l'emendamento D'Attorre 1.68.
Emanuele FIANO (PD), relatore, mutando il precedente giudizio, esprime parere favorevole sull'emendamento Gasparini 1.102, a condizione che sia riformulato nei seguenti termini:
Al comma 25, capoverso Art. 83, comma 1, lettera a-ter), aggiungere, in fine, le seguenti parole: , fatto salvo, per le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, quanto previsto alla lettera b) e ad eccezione delle liste che abbiano presentato candidature, ai sensi dell'articolo 18-bis, comma 1, del presente testo unico, in più di due terzi delle circoscrizioni del territorio nazionale;.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, avverte che l'emendamento Gasparini 1.102 deve considerarsi accantonato. Constatata quindi l'assenza del presentatore dell'emendamento Malisani 1.209, avverte che s'intende che vi abbia rinunciato.
Andrea CECCONI (M5S) illustra l'emendamento Toninelli 1.83, di cui è cofirmatario, sollecitando la Commissione a riflettere sull'esigenza di assicurare alla minoranza linguistica un'adeguata rappresentanza. In particolare, sottolinea come la soglia del 20 per cento prevista dal provvedimento in discussione sia, a suo avviso, eccessivamente elevata e consenta alla minoranza linguistica di essere rappresentata soltanto in una delle due circoscrizioni in considerazione, ovvero in Alto Adige. Raccomanda quindi l'approvazione dell'emendamento, che è finalizzato ad abbassare la soglia all'8 per cento, incrementando così la democraticità del sistema.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) ritiene che sia ingiusto riferire la soglia del 20 per cento solo alla minoranza linguistica, giudicando che sarebbe più corretto che le stesse regole fossero applicate a tutti i partiti che concorrono alle elezioni nei collegi del Trentino Alto-Adige, anche perché nel Sud Tirolo sono gli italiani ad essere minoranza linguistica. Ciò premesso, condivide l'emendamento Toninelli 1.83 e preannuncia il voto a favore, ma ritiene appunto auspicabile che la norma venga modificata al fine di applicare a tutte le liste la stessa soglia e le stesse regole previste per le minoranze linguistiche.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 1.83.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), nel sottoscrivere l'emendamento Kronbichler 1.70, lamenta la furbizia con la quale nel testo in esame sono state reintrodotte quelle norme speciali per la minoranza linguistica che erano state espunte dal testo con il voto dell'Assemblea di giugno. Sottolinea come quell'episodio abbia portato ad affossare un sistema elettorale sicuramente più condivisibile, per riproporne, con uno stratagemma truffaldino, un altro peggiore, in spregio dei vincoli che pure sono stati invocati per non proseguire nell’iter del testo rimesso alla Commissione dall'Aula.
La Commissione respinge l'emendamento Kronbichler 1.70.
Andrea CECCONI (M5S) interviene sull'emendamento Toninelli 1.84, di cui è cofirmatario, illustrandone le finalità volte a rendere più uniforme sul territorio nazionale l'elezione dei rappresentanti delle minoranze linguistiche. Non si capisce, infatti, per quale ragione giuridica determinate Pag. 17regole dovrebbero valere solo nel Trentino Alto Adige.
Adriana GALGANO (Misto-CIpI) condivide le finalità dell'emendamento Toninelli 1.84, evidenziando come gli emendamenti a sua prima firma 1.146 e 1.147 vadano nella stessa direzione. Ritiene, infatti, che le minoranze dovrebbero essere tutelate non soltanto nelle regioni a statuto speciale.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 1.84.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) sottoscrive l'emendamento Kronbichler 1.71, ribadendo quanto già detto riguardo al tentativo di superare di soppiatto i vincoli derivanti dalle pronunce dell'Assemblea sul precedente testo della legge elettorale.
Emanuele FIANO (PD), relatore, contesta la terminologia adottata dal deputato D'Attorre, che ha parlato di meccanismi «truffaldini» introdotti «di soppiatto». Sottolinea come il testo attualmente in discussione risponda pienamente ai requisiti previsti dalle norme regolamentari per il prosieguo dell'esame, come chiarito anche dalla Presidente della Camera.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) conferma che, al di là delle parole, il suo convincimento è che il testo della maggioranza eluda il vincolo derivante dal voto dell'Assemblea di giugno, sottolineando come il proprio gruppo abbia più volte sollecitato invano una pronuncia della Giunta del regolamento sulla conformità a quei vincoli del testo adottato come testo base. Ribadisce, altresì, il proprio convincimento che il testo in discussione risulti peggiorativo del testo rinviato dall'Aula alla Commissione e si dichiara contrario all'inserimento di ogni disposizione che, per il solo Trentino Alto Adige, deroghi al sistema elettorale previsto a livello nazionale.
La Commissione respinge l'emendamento Kronbichler 1.71.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI) sottoscrive tutte le proposte emendative presentate dal collega Gigli.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Gigli 1.205, 1.203 e 1.204 sottoscritti dal deputato Menorello.
Antonio DISTASO (Misto-DI) raccomanda l'approvazione dell'emendamento a sua prima firma 1.23, ricordando di avere presentato analoga proposta anche per quanto riguarda il Senato. Finalità di tali emendamenti è quella di rafforzare l'idea di coalizione, garantendo rappresentanza anche alle forze di minori dimensioni.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI) annuncia il suo voto favorevole sull'emendamento Distaso 1.23, condividendone la finalità di rafforzare le coalizioni elettorali. Ricorda che anche la legge elettorale con cui è stato eletto l'attuale Parlamento prevedeva il recupero dei cosiddetti «migliori perdenti» all'interno delle coalizioni. Si tratta, a suo avviso, di una soluzione migliore di quella proposta dal testo in esame, che, contro la volontà degli elettori, trasferisce i voti delle liste sotto la soglia alle liste sopra la soglia.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) dichiara il suo voto contrario sull'emendamento Distaso 1.23, pur rilevando che esso propone in maniera trasparente una soluzione al problema dei partiti piccoli, e manifesta il timore che in una fase successiva le forze politiche che appoggiano il testo attualmente in discussione finiranno con il proporre una soluzione ancora meno accettabile, cioè la riduzione della soglia di sbarramento per tutti, al fine di acquisire il voto favorevole di alcune delle componenti che fanno parte attualmente del gruppo misto. Ritiene infatti ipotizzabile l'introduzione di un meccanismo che consenta uno scambio tra la presentazione di una pluralità di liste, pur senza rappresentanza, di appoggio ai candidati di una coalizione in cambio di alcune candidature per la parte uninominale, favorendo Pag. 18logiche trasformistiche e la disarticolazione del sistema politico. In definitiva, è forte il rischio che il prossimo Parlamento abbia una rappresentanza debolissima.
Mara MUCCI (Misto-CIpI) giudica improbabile lo scenario delineato dal collega D'Attorre, considerato il notevole numero di firme necessarie per presentare le liste. Più in generale ritiene che quello che viene definito trasformismo andrebbe inserito in una discussione più ampia relativa alla crisi della rappresentanza politica. Auspica che la questione possa essere affrontata più approfonditamente quando si tratterà del numero delle firme.
La Commissione respinge l'emendamento Distaso 1.23.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) sottoscrive l'emendamento Biancofiore 1.176, condividendone le finalità.
Emanuele FIANO (PD), relatore, segnala che l'impostazione dell'emendamento 1.176 non appare compatibile con precedenti proposte emendative appoggiate dal deputato La Russa.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) ribadisce la sua contrarietà alla previsione di una norma specifica che di fatto si applicherebbe alla sola SVP, qualunque sia lo strumento emendativo per realizzare tale scopo. Ricorda che l'attenzione a tale tema è in piena continuità con l'operato della destra, che si è sempre impegnata per la difesa della popolazione di lingua italiana residente in Trentino Alto Adige.
Francesco Paolo SISTO (FI-PdL), nel ribadire che nel gruppo di Forza Italia è consentita la presentazione di emendamenti a titolo personale da parte di singoli deputati, preannuncia il voto contrario del gruppo sull'emendamento 1.176 Biancofiore, motivandolo con l'obiettivo di arrivare all'approvazione di una legge elettorale di iniziativa parlamentare.
Francesco SANNA (PD) dichiara il suo voto contrario sull'emendamento Biancofiore 1.176, precisando che la norma che con essa si intende abrogare potrebbe trovare applicazione anche per forze politiche diverse dalla SVP, purché si presentino solo in Trentino Alto Adige.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) ribadisce che la norma che l'emendamento vuole sopprimere può trovare concreta applicazione solo in relazione alla SVP, della quale si vuole evidentemente ottenere un voto favorevole sul testo in discussione.
La Commissione respinge l'emendamento Biancofiore 1.176.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, avverte che la deputata Fabbri ha sottoscritto tutti gli emendamenti a prima firma Malisani. Ricorda quindi che il relatore ha invitato al ritiro degli emendamenti Marcon 1.18, D'Attorre 1.69 e Parisi 1.39, raccomandando l'approvazione del proprio emendamento 1.97 sullo stesso tema.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE) ritira l'emendamento a sua prima firma 1.39.
Luca PASTORINO (SI-SEL-POS) sottoscrive l'emendamento Marcon 1.18 e insiste per la sua votazione.
La Commissione respinge l'emendamento Marcon 1.18.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) chiede un approfondimento per valutare se non sia preferibile la formulazione dell'emendamento a sua prima firma 1.69 rispetto a quella dell'emendamento 1.97 del relatore.
Emanuele FIANO (PD), relatore, chiede un breve accantonamento delle due proposte emendative, per effettuare il richiesto approfondimento.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, non essendovi obiezioni, dispone Pag. 19l'accantonamento degli emendamenti D'Attorre 1.69 e 1.97 del relatore.
Marilena FABBRI (PD) sottoscrive e ritira l'emendamento Malesani 1.210.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, prende atto che anche l'emendamento 1.39 Parisi viene ritirato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Gigli 1.207 e 1.206.
Adriana GALGANO (Misto-CIpI) ritira l'emendamento a sua prima firma 1.148.
Marilena FABBRI (PD) sottoscrive e ritira l'emendamento Malesani 1.211.
Emanuele FIANO (PD), relatore, ritornando sugli emendamenti da poco accantonati, ribadisce che il testo da lui proposto con l'emendamento 1.97 è più completo di quello dell'emendamento D'Attorre 1.69.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) ritira l'emendamento a sua prima firma 1.69.
Andrea CECCONI (M5S) manifesta perplessità sulla concreta valenza normativa della soglia del 10 per cento prevista dal testo in discussione nel caso di approvazione dell'emendamento 1.97 del relatore. Osserva infatti che al raggiungimento o mancato raggiungimento della soglia non sembra connesso alcun effetto giuridico.
Emanuele FIANO (PD), relatore, chiarisce che il raggiungimento della soglia del 10 per cento consente di partecipare alla redistribuzione dei voti dati alle liste che non raggiungono il 3 per cento.
Andrea CECCONI (M5S), prende atto del chiarimento, ma ribadisce l'assurdità del meccanismo per il quale i voti delle liste sotto la soglia sono ridistribuiti a favore delle liste che superano la soglia: meccanismo che giudica non rispettoso della volontà dei cittadini.
Emanuele FIANO (PD), relatore, facendo riferimento ai quesiti rivoltigli a proposito degli effetti sulla quota proporzionale dei voti riferiti ai candidati uninominali, fa presente che risponderà nel momento in cui si passerà all'esame delle proposte emendative accantonate in materia di voto disgiunto.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) fa presente al deputato Cecconi che la previsione della soglia del 10 per cento è molto chiara, atteso che essa mira a consentire alle liste più grandi di raccogliere i voti delle liste più piccole. Preannuncia il voto favorevole sull'emendamento 1.97 del relatore, pur precisando che tale suo orientamento favorevole non implica di certo l'adesione al meccanismo complessivo di attribuzione dei seggi, previsto dal provvedimento in esame, che giudica inaccettabile.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, fa presente che appare necessaria una riformulazione di natura tecnica dell'emendamento 1.97 del relatore: dal momento che le parole del testo che esso mira a sostituire ricorrono più di una volta, occorre aggiungere «ovunque ricorrano».
Emanuele FIANO (PD), relatore, riformula il suo emendamento 1.97, alla luce delle considerazioni testé svolte del presidente.
Il sottosegretario Gianpiero BOCCI esprime parere favorevole sull'emendamento 1.97 del relatore, così come riformulato.
La Commissione approva l'emendamento 1.97 del relatore (Nuova formulazione) (vedi allegato 1).
Alfredo D'ATTORRE (MDP) chiede delucidazioni in ordine al contenuto dell'emendamento Famiglietti 1.103.
Emanuele FIANO (PD), relatore, in risposta al deputato D'Attorre, spiega che l'emendamento Famiglietti 1.103 mira ad Pag. 20affrontare un problema di natura tecnica e tende a evitare lo slittamento dei seggi tra le circoscrizioni.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), alla luce delle precisazioni del relatore, ritiene opportuno accantonare l'emendamento Famiglietti 1.103, al fine di consentire a tutti di approfondirne il contenuto, considerata la delicatezza della questione posta.
Emanuele FIANO (PD), relatore, accede all'invito di accantonare l'emendamento Famiglietti 1.103.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, avverte che l'emendamento Famiglietti 1.103, nonché l'emendamento Parisi 1.35, che riguarda lo stesso argomento, si intendono accantonati.
Adriana GALGANO (Misto-CIpI) illustra il suo l'emendamento 1.149.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI) fa presente che l'emendamento Galgano 1.149, di cui è cofirmatario, prevede la possibilità di sbloccare le liste nel caso in cui sia stato espresso un certo numero di preferenze. Fa notare che tale sistema si ispira ad un modello affermatosi in un importante Paese europeo, la Svezia.
La Commissione respinge l'emendamento Galgano 1.149.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, constatata l'assenza del presentatore degli emendamenti Cristian Iannuzzi 1.216 e 1.217, avverte che s'intende che vi abbia rinunciato.
La Commissione approva l'emendamento Fabbri 1.104 (vedi allegato 1).
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, avverte che l'emendamento 1.105 Gasparini è stato ritirato. Quindi, constatata l'assenza del presentatore dell'emendamento 1.218 Cristian Iannuzzi, avverte che s'intende che vi abbia rinunciato.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede al presidente una breve sospensione dei lavori prima di affrontare gli emendamenti accantonati.
La seduta, sospesa alle 16.40, riprende alle 16.55.
Emanuele FIANO (PD), relatore, pronunciandosi sulle proposte emendative precedentemente accantonate, esprime parere favorevole sull'emendamento Sisto 1.170, a condizione che sia riformulato nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1), invitando invece al ritiro degli emendamenti La Russa 1.185 e Sisto 1.171.
Francesco Paolo SISTO (FI-PdL) ritira il suo emendamento 1.171.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) illustra il proprio emendamento 1.185. Osserva che la riformulazione dell'emendamento Sisto 1.170, proposta dal relatore, si muove su un presupposto errato, mentre il suo emendamento interviene in modo estremamente semplice con l'abbassamento del numero dei collegi a 50, mediante l'unione a coppie dei 100 collegi della legge n. 52 del 2015. Ovviamente, va elevato di conseguenza il numero dei candidati per ogni collegio. Con questi termini precisi, si limita la discrezionalità del Governo nell'esercizio della delega e nel contempo si elimina anche la possibilità del mercato dei posti in lista.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) ritiene che la proposta del deputato La Russa di fissare direttamente in legge il numero dei collegi sia di buonsenso e da prendere in considerazione.
Roberto OCCHIUTO (FI-PdL) fa presente che anche alcuni emendamenti di Forza Italia tendono all'obiettivo di limitare l'ambito della delega con criteri stringenti. Non ritiene però possibile l'accorpamento dei collegi a coppie in quanto, ad Pag. 21esempio, esistono circoscrizioni con un solo collegio. La riformulazione proposta dal relatore dell'emendamento Sisto 1.170 pare senz'altro positiva, in quanto stabilisce criteri per l'esercizio della delega ed evita di fissare il numero dei collegi, cosa che comporta in generale il rischio di dover forzare la composizione dei collegi per assicurarne il numero.
Giuseppe LAURICELLA (PD) reputa non sbagliata l'idea di fissare per legge un numero di collegi, che, ad esempio, in base alla riformulazione dell'emendamento Sisto 1.170, dovrebbero essere tra i 60 e i 64. Osserva però che la norma proposta va letta in combinato disposto con l'altra che propone di aumentare le pluricandidature da 3 a 4 per circoscrizione. In questo modo, per ogni forza politica si avrebbero 15 o 20 pluricandidature con l'effetto di blindare gli eletti e di eludere la scelta dell'elettore. Si tratta di una norma sulla cui legittimità invita a riflettere.
Nicola STUMPO (MDP) condivide la proposta di prevedere un numero di collegi definiti, al fine di limitare le già numerose incertezze del testo proposto. In questo modo, si limiterebbe la discrezionalità del Governo nell'esercizio della delega. A suo avviso, si potrebbe raggiungere il numero di 50 collegi partendo dalle vecchie circoscrizioni per la Camera.
Emanuele FIANO (PD), relatore, concorda con quanto osservato dal deputato Occhiuto. Ricorda che, nel precedente dibattito sul sistema cosiddetto similtedesco, in molti criticarono la scelta di precludere l'intervento del Governo, perché irrigidiva il sistema. Ritiene che con la riformulazione da lui proposta dell'emendamento Sisto 1.170, il Governo viene investito dell'indirizzo di tenere conto del valore medio di eleggibilità, al fine di trovare le soluzioni più consone, senza provocare effetti di irrigidimento. Sarebbe, a suo avviso, limitativo fissare un numero di 50 collegi quando potrebbe essere necessario costituirne 51. Sottolinea poi il carattere tendenziale dei valori inseriti nella sua proposta di riformulazione dell'emendamento in esame. Nel replicare al deputato Lauricella, osserva poi che una forza politica, per bloccare le candidature in determinate circoscrizioni, deve necessariamente prendere voti.
Antonio DISTASO (Misto-DI) condivide l'impostazione dell'emendamento La Russa 1.185, che riduce la discrezionalità del Governo nell'esercizio della delega ed anche il rischio di non sapere, prima della proclamazione, dove si siano ottenuti candidati eletti.
La Commissione respinge l'emendamento La Russa 1.185.
Francesco Paolo SISTO (FI-PdL) riformula l'emendamento 1.170, di cui è primo firmatario, nei termini indicati dal relatore. Ritiene infatti necessaria una flessibilità e un'elasticità nella definizione dei collegi, proprio al fine di ottenere una maggiore omogeneità.
Il sottosegretario Gianpiero BOCCI esprime parere favorevole sull'emendamento Sisto 1.170, come riformulato (vedi allegato 1).
Andrea CECCONI (M5S) fa osservare che per ottenere una media bisognerebbe fissare il numero dei collegi.
Roberto OCCHIUTO (FI-PdL) fa presente che il valore medio a cui fa riferimento l'emendamento Sisto 1.170, come riformulato, è un valore definito di 5,5 alla Camera (media tra 3 e 8) e di 5 al Senato. Ribadisce che sarebbe irragionevole porre dei vincoli sul numero di seggi, anche in considerazione del fatto che i collegi uninominali sono stati definiti solo nel numero. L'emendamento delega il Governo a formare collegi plurinominali più uniformi possibile e a prendere in considerazione collegi più piccoli solo in casi eccezionali.
Andrea CECCONI (M5S) si chiede perché nell'emendamento non sia stato allora scritto il valore medio esatto.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) osserva che, a suo avviso, si potrebbe modificare l'emendamento scrivendo un numero preciso invece che i termini «valore medio». Inoltre, si potrebbe aggiungere come vincolo anche il carattere di eccezionalità. Sottolinea infine che è eccessiva la distanza prevista nell'emendamento Sisto 1.170, come riformulato, tra 3 e 8 seggi: il rischio è di collegi poco uniformi.
Francesco Paolo SISTO (FI-PdL) precisa che la media derivata dal suo emendamento è in sostanza di 5 seggi per il Senato e di non meno di 5,5 seggi per la Camera e, quindi, di 6 seggi.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) concorda con il relatore Fiano sul fatto che i collegi debbano essere disegnati dal Governo su delega del Parlamento, ma ritiene che i criteri direttivi vadano rafforzati. Serve un'indicazione più precisa sulla definizione dei collegi al fine di evitare le discrezionalità del Governo nell'esercizio della delega. I parametri potrebbero essere quelli delle circoscrizioni dei collegi uninominali, prevedendo ad esempio un numero di collegi tendenzialmente collegato al numero delle circoscrizioni.
La Commissione approva l'emendamento Sisto 1.170 (Nuova formulazione) (vedi allegato 1).
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, comunica che a seguito dell'approvazione dell'emendamento Sisto 1.170 (Nuova formulazione), risultano preclusi gli emendamenti Galgano 1.127, 2.26 e 3.9 e La Russa 2.41.
Emanuele FIANO (PD), relatore, intervenendo sull'ordine dei lavori, ritiene necessario che i lavori della Commissione proseguano per tutta la giornata di domani.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, fa presente che ogni decisione sullo svolgimento dei lavori nelle giornate successive è rinviata all'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, che si riunirà al termine della seduta odierna.
Emanuele FIANO (PD), relatore, in merito alla questione della ripartizione proporzionale dei voti tra le liste in coalizione nel caso di voto per il candidato uninominale, svolge alcune considerazioni sulla scelta adottata nel testo di ripartire proporzionalmente i voti tra le liste in coalizione nel caso in cui l'elettore voti esprimendo un solo segno sul rettangolo contenente il nome del candidato nel collegio uninominale. Si tratta di una questione posta da più parti nel corso del dibattito di cui ha ascoltato con grande attenzione le motivazioni esposte e le riflessioni svolte.
Premette che per affrontare questo tema occorre partire dal sistema delineato dal testo in discussione: ogni sistema elettorale infatti si fonda sull'impostazione che il legislatore ha ritenuto di tracciare, nell'ambito dei diversi modelli elettorali ipotizzabili, come dimostrano le esperienze comparate e la stessa «storia elettorale», sempre nel rispetto dei confini dettati dai principi fondamentali della Carta costituzionale e dall'evoluzione della giurisprudenza costituzionale in materia elettorale.
La stessa Corte costituzionale ha ricordato come la «determinazione delle formule e dei sistemi elettorali costituisce un ambito nel quale si esprime con un massimo di evidenza la politicità della scelta legislativa» (sentenza n. 242 del 2012; ordinanza n. 260 del 2002; sentenza n. 107 del 1996). Il principio costituzionale di eguaglianza del voto esige che l'esercizio dell'elettorato attivo avvenga in condizione di parità, in quanto «ciascun voto contribuisce potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi» (sentenza n. 43 del 1961), ma «non si estende [...] al risultato concreto della manifestazione di volontà dell'elettore [...] che dipende [...] esclusivamente dal sistema che il legislatore ordinario, non avendo la Costituzione disposto al riguardo, ha adottato per le elezioni politiche e amministrative, Pag. 23in relazione alle mutevoli esigenze che si ricollegano alle consultazioni popolari» (sentenza n. 43 del 1961).
Non c’è, in altri termini, un modello di sistema elettorale imposto dalla Carta costituzionale, in quanto quest'ultima lascia alla discrezionalità del legislatore la scelta del sistema che ritenga più idoneo ed efficace in considerazione del contesto storico. Partendo da questi presupposti ci si deve quindi muovere, a suo avviso, nel dibattito: il sistema definito con il testo in esame prevede un sistema misto ma unitario, maggioritario per la parte relativa all'elezione del candidato di collegio e proporzionale per la restante parte. Il sistema elettorale qui delineato si fonda infatti proprio sul presupposto di un voto unico. Al contempo la scheda elettorale, come configurata nel testo, è volta a consentire all'elettore la massima conoscibilità dei candidati: nella scheda sono infatti indicati, oltre al nome del candidato uninominale, i nomi dei candidati nel collegio plurinominale, che in ogni caso non possono superare 4 nomi, nel rispetto nei principi sanciti dalla Corte costituzionale.
Ricorda, in proposito, che le censure di costituzionalità espresse dalla Corte nella sentenza n. 1 del 2014, hanno riguardato quei sistemi di voto, che impongono al cittadino, scegliendo una lista, di scegliere in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati, che non ha avuto modo di conoscere e valutare e che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati o senatori.
Sottolinea come, pur essendo il sistema misto quanto ai criteri di assegnazione dei seggi (per una parte proporzionale ai voti e per l'altra maggioritaria in relazione ai risultati dei collegi uninominali) il sistema è strutturalmente unitario quanto alle forma di manifestazione della volontà elettorale. Il sistema infatti, si basa (per entrambe le suddette parti) su un voto unico al partito o, per i partiti che decidano di presentarsi coalizzati, alla coalizione preferita e al partito preferito. Tale carattere è reso evidente dalla previsione di cui al nuovo articolo 83 che prevede che, ai fini del riparto nazionale proporzionale, si effettui in prima battuta il calcolo delle cifre elettorali per le coalizioni e per le liste non coalizzate e solo successivamente si effettua il calcolo delle cifre elettorali per le singole liste. Naturalmente sarebbe astrattamente possibile immaginare una soluzione diversa che consenta all'elettore di differenziare il proprio voto in favore di un candidato nel collegio uninominale da quello al partito preferito, attraverso ad esempio il voto disgiunto. Ma il testo base adottato dalla Commissione ha ritenuto di dover seguire un impianto differente, anche per evitare incentivi ad una ulteriore frammentazione e sfilacciamento del quadro politico attraverso scelte tra loro contraddittorie, in un quadro politico che si presenta già molto frammentato. Non va dimenticato che la formazione di una maggioranza di Governo ampia ed eterogenea all'inizio della legislatura in corso derivava proprio dall'impossibilità di formare una maggioranza parlamentare compatta ed omogenea. Ed è singolare che proprio coloro che lanciano le accuse più dure contro ogni prospettiva di future larghe intese sono poi sostenitori di un meccanismo (il voto disgiunto) che avrebbe come effetto proprio quello di ridurre le possibilità di un risultato elettorale chiaro ed utile a formare un solido equilibrio politico e aumentando quindi le probabilità che sia necessario giungere a larghe intese in sede parlamentare. L'elettore, come è esplicitamente chiarito dal testo, è dunque chiamato ad esprimere il proprio voto tracciando sulla scheda un segno sul rettangolo contenente il contrassegno della lista preferita. In tale modo il voto è valido a favore della lista e ai fini dell'elezione del candidato della lista medesima nel collegio uninominale. Questa è l'impostazione seguita nel testo, volta a consentire, con un unico voto, di scegliere la lista e, quindi, il candidato prescelto.
Il testo chiarisce in ogni caso che, qualora l'elettore tracci il proprio segno solo sul nome del candidato nel collegio uninominale, i voti sono comunque validi Pag. 24a favore della lista e ai fini dell'elezione del candidato nel collegio uninominale. Nel caso di più liste collegate in coalizione, i voti sono ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna nel collegio plurinominale. Si tratta di norme poste a salvaguardia del voto dell'elettore. Le altre soluzioni ipotizzabili non sono state ritenute perseguibili poiché non rispettose per intero della volontà dell'elettore: prevedere, infatti, la nullità del voto nel caso in cui sia tracciato un segno solo in favore del candidato uninominale è apparso penalizzante con la conseguenza di vanificare tutti i voti non riferiti ad un contrassegno. Prevedere che il voto in tal caso sia valido solo in favore del solo candidato uninominale priverebbe invece l'elettore di vedere il proprio voto dispiegare effetti anche sulla lista collegata; infine, attribuire il voto anche alla lista esclusivamente nel caso in cui al candidato sia collegato ad una sola lista potrebbe, invece, configurare una disparità di trattamento tra liste singole e liste collegate.
Ricorda, altresì, che una soluzione in parte analoga era stata seguita dalla legge n. 277 del 1993 (legge Mattarella) che, ai fini del cosiddetto scorporo, prevedeva – all'articolo 77 del testo unico per l'elezione della Camera – che, qualora il candidato eletto per la parte maggioritaria fosse collegato a più liste di candidati, la detrazione dei voti, ai fini dello scorporo, avvenisse « pro quota in misura proporzionale alla somma dei voti ottenuti da ciascuna delle liste suddette nell'ambito territoriale del collegio».
In ogni caso, anche tenendo conto di quanto evidenziato da più parti nel corso del dibattito, ritiene che potrebbe essere di ausilio apportare alcune modifiche al testo volte, da una parte, ad assicurare all'elettore, anche attraverso la previsione di apposite indicazioni da inserire sulla scheda elettorale, la maggiore chiarezza possibile sulle modalità di voto e sulle conseguenze dello stesso e, dall'altra parte, ad applicare la ripartizione proporzionale al livello territoriale più prossimo all'elettore – il collegio uninominale – così da garantire che la ripartizione rispecchi quanto più possibile i voti espressi dall'elettore.
Esprime, quindi, parere contrario sugli emendamenti Marcon 1.9 e 1.12, Fratoianni 1.13 e 1.7, D'Attorre 1.55, Menorello 1.156, 1.135 e 1.134, Galgano 1.128, Quaranta 1.57, D'Attorre 1.56 e Toninelli 1.90.
Deposita, infine, l'emendamento 1.220 (vedi allegato 2).
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, fissa il termine per la presentazione di subemendamenti all'emendamento 1.220 del relatore alle ore 19 di oggi.
Il sottosegretario Gianpiero BOCCI si rimette alla Commissione sulle proposte emendative sugli emendamenti Marcon 1.9 e 1.12, Fratoianni 1.13 e 1.7, D'Attorre 1.55, Menorello 1.156, 1.135 e 1.134, Galgano 1.128, Quaranta 1.57, D'Attorre 1.56 e Toninelli 1.90.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Marcon 1.9 e 1.12, Fratoianni 1.13 e 1.7.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) illustra il suo emendamento 1.55, evidenziando che un sistema così complesso rende molto labile la trasparenza del meccanismo studiato. Sottolinea che non si mette in discussione il sistema delle preferenze nelle elezioni comunali, regionali ed europee, mentre c’è una totale chiusura in tal senso per le elezioni del Parlamento. L'argomento più utilizzato a difesa del sistema elettorale proposto è la minaccia di andare ad elezioni con il «Consultellum», nel caso in cui questa legge elettorale non venga approvata. Invece ritiene che il sistema elettorale ora proposto, che esclude ogni scelta da parte degli elettori, dovrebbe provocare un sussulto di dignità da parte dei deputati, perché reca un duro colpo al concetto di rappresentanza trasformando il Parlamento in un luogo di soli nominati dai partiti.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti D'Attorre 1.55, Pag. 25Menorello 1.156, 1.135 e 1.134, Galgano 1.128 e Quaranta 1.57.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), illustrando il suo emendamento 1.56, ricorda che il relatore si era riservato su questo un margine di riflessione e si rammarica che essa si sia conclusa con un atteggiamento di chiusura. Non condivide le motivazioni poc'anzi addotte dal relatore, in quanto la possibilità per l'elettore di esprimere un unico voto non può in alcun modo essere considerato un rafforzamento del suo potere di voto, mentre potrebbe esserlo con l'espressione di un voto disgiunto tra la scelta del candidato nel collegio uninominale e la scelta della lista.
La Commissione respinge l'emendamento D'Attorre 1.56.
Andrea CECCONI (M5S), intervenendo sull'emendamento Toninelli 1.90, ma in generale sul tema del voto disgiunto, desidera innanzitutto stigmatizzare il contenuto dell'emendamento appena presentato del relatore evidenziando come le argomentazioni addotte dal relatore non siano state a suo giudizio convincenti né dal punto di vista politico né dal punto di vista tecnico. Al riguardo fa presente che nella Costituzione sono previste delle regole diverse a seconda del tipo di consultazione elettorale e non basta quindi limitarsi a richiamare una presunta volontà politica al fine di giustificare l'introduzione di un meccanismo che, al contrario, potrebbe successivamente essere sanzionato dalla Corte costituzionale.
Ricorda come nel sistema prevista dal cosiddetto Mattarellum la volontà dell'elettore potesse esprimersi in modo univoco. Successivamente anche la recente legge elettorale è stata giudicata incostituzionale in più punti dalla Corte: ora le disposizioni in materia di voto unico per la lista e il candidato nel collegio uninominale presentate dal relatore di fatto violano nuovamente i precetti costituzionali in materia senza risolvere alcune delle criticità già sollevate dalla Corte costituzionale. Ribadisce quindi come la maggioranza stia ripetendo i medesimi errori commessi in passato.
Nicola STUMPO (MDP) rileva come nell'intervento svolto dal relatore siano emerse questioni assai rilevanti e complesse e che l'emendamento proposto in materia di voto unico per la lista e il candidato nel collegio uninominale introduce un meccanismo di calcolo dei risultati elettorali assai complesso attribuendo un diverso peso al voto espresso dall'elettore. Ricorda, al riguardo, la sua esperienza personale nella Giunta delle elezioni dove al fine di verificare i risultati elettorali si è dovuto procedere a verifiche di notevole complessità. Il meccanismo del voto unico e quindi non disgiunto, così come attualmente proposto, di fatto prevede che il voto espresso dall'elettore venga attribuito anche a liste in coalizione per le quali egli non ha deciso di esprimere la preferenza e si mette in discussione la possibilità che i risultati elettorali siano conoscibili tempestivamente rispetto alla chiusura dei seggi. Auspica quindi che prima o poi il Parlamento possa approvare una legge elettorale rispettosa dei principi costituzionali.
Giulio MARCON (SI-SEL-POS), nel rinviare ai precedenti interventi dei colleghi D'Attorre e Stumpo, sottolinea come la scelta operata dalla maggioranza del voto unico per la lista e il candidato nel collegio uninominale si traduca come una lesione della volontà dell'elettore e in un meccanismo di attribuzione dei voti alle liste palesemente incostituzionale in quanto si prevede una sorta di «spacchettamento» tra le liste collegate in coalizione dei voti che sostengono il singolo candidato. Su tale aspetto auspica un ripensamento da parte della maggioranza, giudicando tale meccanismo perverso e contraddittorio.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) desidera intervenire sul tema del voto disgiunto, tema senza dubbio scivoloso, sottolineando come a suo giudizio non si possa impedire all'elettore di esprimere un voto diverso Pag. 26tra il candidato nel collegio uninominale e la lista che sostiene il candidato medesimo. Una certa esperienza in materia lo induce a ritenere che il voto disgiunto equivalga a circa un milione di voti, probabilmente non distribuiti in modo uniforme sul territorio nazionale. Evidenzia come il voto disgiunto sia un fenomeno particolarmente presente dove il cosiddetto voto clientelare è molto radicato. In tale contesto, non volendo assumere una posizione politica su tale delicata questione sulla base di convenienze personali, preannuncia un voto di astensione sull'emendamento in esame.
Adriana GALGANO (Misto-CIpI) segnala preliminarmente come il suo gruppo abbia presentato una serie di emendamenti sul tema del voto disgiunto. Ritiene, al riguardo, che l'elettore non potrà essere soddisfatto se obbligato a votare contestualmente, con un unico voto, il candidato del collegio uninominale e la relativa lista o liste al medesimo collegate. Invita quindi ad una riflessione su tale cruciale questione ricordando come la Costituzione affermi che ogni voto ha e debba avere lo stesso valore. Dichiara, infine, di sottoscrivere l'emendamento Toninelli 1.90.
Mara MUCCI (Misto-CIpI) ritiene che, anche se non si voglia optare per il meccanismo del voto disgiunto, occorra individuare un meccanismo idoneo al fine di mantenere la distinzione tra il voto espresso al candidato del collegio uninominale e quello alla lista che lo sostiene.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) ritiene illogico il meccanismo che si vuole introdurre, che determinerebbe effetti aberranti con l'attribuzione del voto al candidato del collegio uninominale anche, pro quota, a liste e quindi a candidati che mai avrebbe votato. Ritiene che vada quindi comunque eliminato il meccanismo del voto unico per il candidato del collegio uninominale e la lista o le liste al medesimo collegate. Più in generale si rammarica se qualche collega del Partito Democratico si sia risentito per le sue considerazioni, ma evidenza come quello introdotto dall'emendamento del relatore sia un meccanismo truffaldino e incostituzionale e ritiene non si possa procedere ulteriormente nell'approvazione di una legge così concepita.
Matteo MAURI (PD) invita i colleghi a non richiamare con eccessiva leggerezza la questione dell'incostituzionalità delle norme in questione, ritenendo che in tal modo non si tutelino affatto gli interessi dei cittadini che si dice di voler difendere. Sottolinea come si tratta di prendere atto della differenza delle posizioni emerse su alcuni rilevanti profili ma che l'obiettivo da perseguire è certamente quello di tenere insieme i principi di rappresentanza e di governabilità. Ritiene di evidenziare in questa sede anche l'importanza del tema delle alleanze e quindi del voto per le coalizioni che occorre considerare. Più in generale, nel ribadire l'assoluta necessità di rispettare le opinioni di tutti nella discussione in corso, ritiene di affermare che il voto unico per il candidato del collegio uninominale e la lista o le liste al medesimo collegate rispetta pienamente la volontà dell'elettore anche e soprattutto nella logica di un sistema di coalizione fra liste diverse. In conclusione, giudica non impossibile provare a ricercare sugli aspetti evidenziati una mediazioni tra le varie posizioni emerse.
Enzo LATTUCA (PD), poiché il testo in discussione propone un sistema elettorale che contiene elementi sia maggioritari che proporzionali, tra di loro nettamente separati, ritiene necessario prevedere un voto disgiunto. Le ragioni a favore del voto disgiunto appaiono rafforzate dall'assenza, a suo avviso da valutare positivamente, del meccanismo dello scorporo; in tal modo il voto per il candidato uninominale non ha alcuna conseguenza sulla rappresentanza proporzionale delle liste in termini di seggi. Ricordando che il sistema elettorale dei comuni consente di trasferire il voto dalle liste al candidato sindaco, ma non viceversa, nel caso di una sola indicazione di voto, segnala, in subordine a quanto Pag. 27previsto dall'emendamento in discussione, che un successivo emendamento da lui presentato propone di evitare il trasferimento del voto dal candidato uninominale alle singole liste nel caso di non indicazione di nessuna di esse, come previsto attualmente dal testo in esame. Invita ad una riflessione su tale aspetto, segnalando altrimenti il rischio che l'elettore possa esprimere un voto da lui definito «preterintenzionale», nel senso di trovarsi ad esprimere preferenze per liste di cui non condivide le posizioni politiche.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) segnala la profonda differenza tra il sistema elettorale degli enti locali, che prevede premi di maggioranza e l'elezione di due organi distinti, da quello attualmente in discussione.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 1.90.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, sospende brevemente la seduta per permettere lo svolgimento di un Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, al fine di decidere le modalità di prosecuzione dei lavori.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, avverte che, con lettera del 3 ottobre scorso, è stata richiesta una nuova valutazione in ordine al giudizio di ammissibilità dell'articolo aggiuntivo Centemero 3.04. Ricorda che tale emendamento è volto a modificare la legge n. 28 del 2000 – che contiene disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica – al fine di prevedere che i soggetti politici devono assicurare la presenza paritaria di candidati di entrambi i sessi nei programmi di comunicazione politica offerti dalle emittenti radiotelevisive pubbliche e private e nei messaggi autogestiti.
In primo luogo, osserva che tale proposta di modifica, proponendo una modifica della legge n. 28 del 2000, incide su materia estranea a quella del testo in esame presso la I Commissione, che riguarda la definizione della legge elettorale della Camera e del Senato ed il cui oggetto non contempla in alcun modo interventi di modifica della legge n. 28 in materia di comunicazione e propaganda politica. Fa presente peraltro che – coerentemente – nessuna delle proposte di legge abbinate in materia elettorale reca disposizioni su tale specifica materia oggetto dell'articolo aggiuntivo 3.04 della collega Centemero.
Rileva, anzi, che sulla materia della comunicazione politica oggetto della richiamata proposta emendativa risultano assegnate alla I Commissione tre proposte di legge (C. 863 Abrignani, C. 297 Cenni, C. 1672 Dorina Bianchi) – due delle quali incidenti proprio sulla questione specifica della parità di genere (C. 297 Cenni, 1672 Dorina Bianchi) – che non sono state abbinate a quelle in materia elettorale proprio in quanto incidenti su materia diversa.
Per tali ragioni ritiene di dover confermare il suo giudizio circa la non ammissibilità dell'articolo aggiuntivo Centemero 3.04.
Avverte che è stato presentato il subemendamento Fabbri 0.1.220.1 all'emendamento 1.220 del relatore (vedi allegato 2). Avverte altresì che il relatore ha presentato una proposta di riformulazione in un testo identico degli identici emendamenti Centemero 1.178 e Roberta Agostini 1.60, e degli emendamenti Fabbri 1.109, Locatelli 1.50, precisando che tali emendamenti, se le proposte di riformulazione venissero accettate dai presentatori, dovrebbero essere riferiti all'articolo 2 e quindi dovrebbero essere conseguentemente rinumerati. Fa presente quindi che la proposta di riformulazione in oggetto, recante modifiche come detto riferite all'articolo 2, è la seguente:
«Al comma 3, lettera c), capoverso 4-bis, primo periodo, sostituire le parole: a livello nazionale con le seguenti: della regione.
Conseguentemente, al medesimo capoverso 4-bis, secondo periodo, sostituire la parola: nazionale con la seguente: regionale.
Conseguentemente, al medesimo capoverso 4-bis, terzo periodo, sostituire le parole: Ufficio centrale nazionale con le seguenti: Ufficio elettorale regionale e sostituire le parole: numero 6-bis) con le seguenti: numeri 3), 4) e 5)».
Nessun altro chiedendo di intervenire, come convenuto in sede di Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, rinvia il seguito dell'esame alla seduta prevista per domani, venerdì 6 ottobre 2017.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 18.45 alle 18.50.

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 Art. 83
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