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Timestamp: 2019-11-18 13:43:24+00:00

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Art. 24 codice civile - Recesso ed esclusione degli associati - Brocardi.it
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Articolo 24 Codice civile
Dispositivo dell'art. 24 Codice civile
L'associato può sempre recedere dall'associazione se non ha assunto l'obbligo di farne parte per un tempo determinato. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata per iscritto agli amministratori e ha effetto con lo scadere dell'anno in corso, purché sia fatta almeno tre mesi prima [2285].
L'esclusione d'un associato non può essere deliberata dall'assemblea che per gravi motivi; l'associato può ricorrere all'autorità giudiziaria entro sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione [2286].
Gli associati, che abbiano receduto o siano stati esclusi o che comunque abbiano cessato di appartenere all'associazione, non possono ripetere i contributi versati, né hanno alcun diritto sul patrimonio dell'associazione [37].
Spiegazione dell'art. 24 Codice civile
Implicandosi una stretta connessione tra tra l'associato e gli altri soggetti, la qualità rivestita da uno di essi non può essere trasmessa per atto tra vivi o mortis causa, salvo che non sia espressamente previsto dallo statuto o dall'atto costitutivo.
La libertà di recesso per l'associato è una libertà negativa, nel senso che essa concerne tanto la facoltà di aderire, quanto quella di non farne parte (in linea con l'art. 18 Cost.) ; eventuali clausole difformi nello statuto sarebbero nulle. Una minima deroga è concessa allorchè l'associato si sia impegnato a farne parte per un tempo determinato: in tal caso, la comunicazione scritta produrrà il suo effetto dall'1 gennaio dell'anno successivo a quello in cui avviene il recesso, onde non comprimerne troppo la libertà di cui all'art. 21 Cost. nel caso la sua volontà non si identifichi più con l'interesse dell'associazione.
Corrispondentemente al profilo testè analizzato, non sussiste analogo potere di esclusione ad nutum da parte dell'ente; vi è però un correttivo, limitato alla sussistenza di gravi motivi (tipicamente, l'inosservanza di determinati obblighi statutari, come il mancato pagamento del contributo associativo). Necessaria è inoltre la motivazione della delibera di esclusione, ben potendo l'associato dedurne (nel termine di 6 mesi) eventuali profili di illegittimità innanzi al giudice onde ottenerne l'annullamento o il risarcimento dei danni subiti.
51 E' stata accolta nel primo comma dell'art. 24 del testo la proposta di fare salva la trasmissibilità della qualità di associato quando sia consentita dall'atto costitutivo. La stessa regola deve logicamente valere nell'ipotesi che la trasmissibilità sia permessa dallo statuto. Non si è creduto invece di ammettere che tale trasmissibilità possa desumersi dalla natura dell'associazione, perché una formulazione siffatta potrebbe in pratica prestarsi ad abusi. E' stata soppressa la parola "personale", che trovavasi nel progetto, siccome inutile. Infatto il suo significato è insito nel concetto che la qualità di associato è intrasmissibile. E' stato mantenuto, invece, il secondo comma dell'articolo, il quale, affermando la facoltà di recesso, contiene una disposizione di carattere essenziale, che non può trovare sede opportuna nelle norme di attuazione.
Massime relative all'art. 24 Codice civile
Cass. civ. n. 15784/2016
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15784 del 29 luglio 2016)
Cass. civ. n. 18186/2004
La norma dettata dall'art. 24 c.c. — secondo cui gli organi associativi possono deliberare l'esclusione dell'associato per gravi motivi — è applicabile anche alle associazioni non riconosciute, ed implica che il giudice davanti al quale sia proposta l'impugnazione della deliberazione di esclusione abbia il potere-dovere di valutare se si tratti di fatti gravi e non di scarsa importanza, cioè se si sia avverata in concreto una delle ipotesi previste dalla legge e dall'atto costitutivo per la risoluzione del singolo rapporto associativo, prescindendo dall'opportunità intrinseca della deliberazione stessa.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18186 del 9 settembre 2004)
Cass. civ. n. 17907/2004
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17907 del 4 settembre 2004)
Cass. civ. n. 2739/2000
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2739 del 10 marzo 2000)
Cass. civ. n. 6393/1998
La costituzione di un nuovo partito politico da parte di taluni membri dell'originaria formazione, nella permanenza di quest'ultima, non impedita da una eventuale nuova denominazione, si configura giuridicamente come esercizio del diritto di recesso da un'associazione non riconosciuta, che, non comportando per il recedente alcun diritto alla liquidazione di quota, rende del tutto estranei a tale vicenda profili successori fra la vecchia e la nuova associazione. Ne consegue che, evocata la prima del giudizio di primo grado, il contraddittorio in appello non deve essere integrato nei confronti della seconda, sorta nell'intervallo fra i due giudizi.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6393 del 27 giugno 1998)
Cass. civ. n. 4244/1997
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4244 del 14 maggio 1997)
Nel caso di associazione sindacale di livello più elevato, formata da associazioni minori, che ne divengano soci, il recesso della singola associazione minore non implica di per sé una modificazione statutaria, e la sua legittimità deve essere riscontrata sulla base delle norme interne della medesima recedente, stabilendo se esse contemplino come essenziale o meno, rispetto ai fini istituzionali, l'adesione all'associazione maggiore.
relative all'articolo 24 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 24 Codice civile - Recesso ed esclusione degli associati | Quesito Q201923334
sabato 18/05/2019 - Piemonte
“Vorrei capire come posso oppormi e nel contempo comprendere i costi di una sospensione da socia oltre che da consigliere nazionale di una associazione professionale del a poco iscritta al MISE. Siamo in 4 persone e la motivazione secondo noi della sospensione va a ledere la nostra libertà di poter andare a parlare del nostro futuro professionale individuale (siamo andati a titolo personale e non a nome e per conto dell'associazione né come consiglieri). Posso inviarvi tutto il materiale via mail( statuto, codice etico, lettera di sospensione etc..) e inoltre il tutto et stato deciso in un consiglio dove noi eravamo assenti e senza possibilità di replica.”
In base all’art. 24 del codice civile “l'esclusione d'un associato non può essere deliberata dall'assemblea che per gravi motivi; l'associato può ricorrere all'autorità giudiziaria entro sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione.Gli associati, che abbiano receduto o siano stati esclusi o che comunque abbiano cessato di appartenere all'associazione, non possono ripetere i contributi versati, né hanno alcun diritto sul patrimonio dell'associazione”.
Tuttavia, nella presente vicenda, allo stato, non vi è stata una esclusione ma una sospensione della qualità di socio, come si legge nella comunicazione datata 29.04.19 inviata dal presidente dell’associazione.
Nella medesima comunicazione è altresì specificato che l’istruttoria è ancora in corso e che in tale ambito Lei “avrà l’opportunità di chiarire la Sua posizione”.
A tal proposito, l’art. 9 del Codice Etico e di Condotta prevede espressamente che il Collegio dei Revisori dei Conti nell’approfondire i fatti richiederà al socio coinvolto idonea memoria difensiva.
Ciò posto, non esiste nel codice civile un articolo analogo all’art. 24 che sia però relativo all’ipotesi della sospensione.
In tal caso, riteniamo dunque che l’unico strumento di tutela in astratto utilizzabile potrebbe essere forse l’azione residuale del ricorso d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c. al fine di chiedere la sospensione cautelare della delibera di sospensione.
Tuttavia, questo tipo di tutela richiede l’esistenza in primo luogo di due requisiti: il fumus boni iuris ed il periculum in mora.
Il primo requisito consiste nell'apparenza del diritto a salvaguardia del quale si intende richiedere la tutela, la cui sussistenza deve apparire come verosimile e probabile ictu oculi.
Il secondo consiste invece nel possibile pregiudizio che possa derivare al predetto diritto se si debba attendere l’esito di un giudizio ordinario, pregiudizio che dovrebbe essere imminente ed irreparabile.
Nella presente vicenda, se da un lato appare poter sussistere questo secondo requisito, circa il primo requisito non abbiamo elementi sufficienti per poter dire se sia sussistente o meno. Inoltre, dal punto di vista meramente formale, la delibera di sospensione sembrerebbe essere stata assunta nel rispetto delle formalità previste dallo statuto e dal codice etico (per inciso, lo statuto sembra presentare tutti i requisiti richiesti dall’art. 16 del codice civile).
Inoltre, la circostanza che nella presente fase il collegio dei revisori dei conti non abbia ancora richiesto la presentazione della memoria difensiva non appare illegittimo dal momento che è ancora aperta la fase di istruttoria e nell’art. 9 del codice etico non è indicato a tal proposito alcun termine di decadenza.
Quindi, seppur costituente in astratto un rimedio esperibile, allo stato non possiamo affermare con certezza che il ricorso ai sensi dell’art. 700 c.p.c. non rischi di essere dichiarato inammissibile per carenza di uno dei due presupposti di legge.
Fermo quanto precede, una strada in alternativa percorribile appare essere quella della impugnazione della eventuale delibera di esclusione (laddove dovesse essere adottata a seguito di quella di sospensione) secondo le tempistiche indicate nel sopra citato art. 24 del codice civile (entro sei mesi da quando è stata notificata).
Norma di riferimento: Articolo 24 Codice civile - Recesso ed esclusione degli associati | Quesito Q201822019
Flavio D. S. chiede
lunedì 17/09/2018 - Lazio
“Salve, sono socio di un'associazione non riconosciuta la quale, prevede nello statuto, l'impossibilità per i soci di svolgere alcune funzioni.
Alcuni soci stanno violando lo Statuto interno e pertanto, abbiamo provveduto ad effettuare il ricorso presso il collegio dei probiviri, il quale, da regolamento e da statuto, dovrebbe rispondere entro 60 giorni dal ricorso.
Trascorso detto tempo vorremmo procedere giurisdizionalmente avverso in primo luogo il collegio dei probiviri, per non aver risposto nelle tempistiche previste (esiste in tal caso una responsabilità del presidente del Colleggio dei probiviri) e contro l'associazione per violazione dello statuto e contro i soci che stanno violando lo statuto (anche in questo caso esiste una responsabilità, in tema di risarcimento del danno, per i soci che stanno violando lo statuto?”
Andrebbe preliminarmente chiarito quale sia lo scopo dell’azione giudiziaria: se l’eliminazione dei soggetti “colpevoli” dalla compagine associativa oppure semplicemente il ristoro di un danno.
Sarebbe poi altresì opportuno visionare il contenuto dello Statuto in merito, per capire se situazioni come quella di cui al quesito siano state preventivamente regolamentate o meno dagli associati.
Nel caso in esame, in mancanza di altri dati, non si potrà che ragionare sulla base delle norme di legge, partendo dall’ipotesi dell’esclusione dei soggetti che hanno violato lo Statuto.
Sotto questo profilo, è opinione pacifica che la disciplina valevole per le associazioni riconosciute sia quasi totalmente applicabile – per analogia - anche alle associazioni non riconosciute. Sicuramente può applicarsi a queste ultime l’art. 24 c.c. che regolamenta recesso ed esclusione dei soci.
Tale norma, al terzo comma, chiarisce che un associato può essere escluso dalla compagine associativa con delibera assembleare e solo per gravi motivi.
La deliberazione, in questo caso – avendo ad oggetto l’esclusione di uno o più associati – comporterebbe una modifica dello Statuto: trattandosi, poi, di associazione non riconosciuta ed essendo quindi la fonte del rapporto (Statuto) di natura contrattuale, ogni modifica richiederebbe l’unanimità dei consensi, salvo accordi diversi per una maggioranza qualificata o semplice.
Nel caso di specie, dunque, come già osservato, bisognerebbe leggere il contenuto dello Statuto per vedere cosa sia stato previsto in merito.
Anche per quel che riguarda i gravi motivi che giustificano l’esclusione dell’associato, essi dipendono dal caso concreto: gli associati possono già preventivamente aver individuato ed elencato nello Statuto le condotte che legittimano l’esclusione; in caso contrario, l’assemblea dovrà operare, di volta in volta, una valutazione di proporzionalità tra la gravità della violazione (nel quesito non si specifica in cosa siano consistite le lamentate violazioni) e la gravità della sanzione irrogata.
Contro la delibera, poi, l’associato colpito dall’esclusione (e solo lui, si noti bene) ha diritto di ricorrere avanti all’Autorità Giudiziaria.
Qualora lo scopo di chi pone il quesito sia quello, invece, di ottenere il risarcimento di un danno, è bene chiarire che un’azione risarcitoria è sempre possibile avanti all’Autorità Giudiziaria, basta sapere che chi agisce in responsabilità ha l’onere, evidentemente, di provare il danno e che quest’ultimo non è dovuto in automatico – ovvero per il solo fatto che si è verificata una violazione statutaria – ma andrà dimostrato un pregiudizio effettivo ai danni dell’associazione causalmente riconducibile alla condotta degli associati.
Ciò per quanto riguarda gli associati.
Qualora lo Statuto lo abbia previsto, dunque, il Collegio dei Probiviri sarà un soggetto che opererà e risponderà secondo le regole interne che gli associati si sono dati.
Per capire, allora – tornando al quesito - se esistono delle responsabilità del Collegio per il mancato rispetto delle tempistiche di procedura oppure in capo nello specifico al Presidente, occorrerà, lo si ripete, leggere lo Statuto e vedere se qualcosa sia stato previsto in merito.
In caso negativo, e quindi in difetto di sanzioni statutarie ad hoc per ipotesi come quelle evidenziate nel quesito, si potrà sicuramente ricorrere all’Autorità Giudiziaria ordinaria.
Più precisamente, si potrà impugnare la decisione del Collegio avanti al Giudice, se si vuole contestare l’esito della medesima per invalidarla e/o il mancato rispetto del termine dei 60 giorni.
Oppure ancora, se non è in contestazione il contenuto della delibera ma solo la condotta non rispettosa delle regole statutarie, si potrà agire in ogni caso avanti al Giudice per far valere una responsabilità, avendo tuttavia sempre ben chiaro prima lo scopo dell’azione.
Vale, qui, a tal proposito, lo stesso ragionamento sopra condotto per l’associato:
se l’obiettivo è sciogliere il Collegio, si tratterà di una modifica statutaria e come tale andrà deliberata con i quorum necessari;
se l’obiettivo è solamente quello di ottenere un risarcimento, si dovrà provare che c’è stato un danno ed il nesso di causalità rispetto alla condotta del Collegio.

References: Articolo 24

Articolo 24

Cass. 
 sentenza 

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 Articolo 24
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