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Timestamp: 2020-06-06 18:04:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20473 del 28/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20473 del 28/08/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/08/2017, (ud. 28/06/2017, dep.28/08/2017), n. 20473
sul ricorso 16221/2016 proposto da:
VALBRUNA S.R.L. (c.f. (OMISSIS)) in persona del legale rappresentante
pro tempore, V.A., V.I., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA CONFALONIERI 1, presso lo studio
unitamente agli avvocati PIERLUIGI BISSA, FABIO FALCONE;
presso l’AVVOCATURA GENI?RA1i DELIO STATO, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 2933/10/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di BOLOGNA, depositata il 22/12/2015;
Con sentenza in data 19 ottobre 2015 la Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna respingeva gli appelli proposti da V.A., V.I., Valbruna srl avverso la sentenza n. 90/1/14 della Commissione tributaria provinciale di Rimini che ne aveva respinto i ricorsi contro gli avvisi di accertamento IRAP, IRES, IRPEF IVA ed altro 2007. La CTR osservava in particolare che le pretese fiscali portate dagli atti impositivi impugnati erano fondate sulle dichiarazioni di S.M. e sulla relativa documentazione bancaria, tali fonti probatorie asseverando il contestato parziale pagamento “in nero” (Euro 167.000) del prezzo di vendita di un immobile di proprietà di detta società allo S., mentre di contro riteneva che l’alternativa spiegazione data dai contribuenti non fosse adeguatamente comprovata e comunque persuasiva.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – i ricorrenti lamentano violazione/falsa applicazione di plurime disposizioni legislative, poichè la CTR ha ritenuto di basare la propria decisione esclusivamente sulle dichiarazioni dello S..
Con il secondo mezzo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – i ricorrenti si dolgono di violazione/falsa applicazione di plurime disposizioni legislative, poichè la CTR ha erroneamente applicato le regole circa l’onere probatorio.
Vi è anzitutto da rilevare che non è affatto vero che la CTR abbia basato la propria decisione nel merito esclusivamente sulle dichiarazioni dello S., quanto piuttosto che tale prova, pacificamente di natura indiziaria, è stata valutata dalla CTR stessa unitamente alle risultanze degli accertamenti bancari, dai quali anzi erano dipartite le indagini di polizia tributaria, in sede penale ed amministrativa.
Quindi può senz’altro affermarsi che il giudice tributario di appello abbia fatto corretta e piena applicazione dei principi di diritto secondo i quali “La valutazione della prova presuntiva esige che il giudice di merito esamini tutti gli indizi di cui disponga non già considerandoli isolatamente, ma valutandoli complessivamente ed alla luce l’uno dell’altro, senza negare valore ad uno o più di essi sol perchè equivoci, così da stabilire se sia comunque possibile ritenere accettabilmente probabile l’esistenza del fatto da provare” (Sez. 3, Sentenza n. 5787 del 13/03/2014, Rv. 630512-01) e “In tema di prova per presunzioni, il giudice, posto che deve esercitare la sua discrezionalità nell’apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento, è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand’anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall’altro in un rapporto di vicendevole completamento” (Sez. 5, Sentenza n. 9108 del 06/06/2012, Rv. 622995-01).
Ed è il pieno rispetto del secondo arresto giurisprudenziale da parte della CTR che induce alla valutazione di infondatezza della seconda censura.
Diversamente da quanto sostengono i ricorrenti, va infatti osservato che il giudice tributario di appello ha svolto una puntuale ed articolata comparazione e valutazione di dette circostanze di fatto basanti le pretese fiscali con l’alternativa giustificazione data dai contribuenti alla movimentazione finanziaria de qua ossia che la medesima derivasse da un titolo giuridico totalmente diverso da quello affermato dall’Ente impositore, consistente nel pagamento di opere extracontrattuali sull’immobile oggetto della compravendita tra la Valbruna srl e lo S., da parte di quest’ultimo tramite V.A., quale procuratore della Idrotemica Dica terzo appaltatore delle opere in questione.
Le considerazioni su tale particolare profilo della CTR non sono sindacabili ulteriormente in questa sede, secondo il principio di diritto che “Con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente; l’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione” (Sez. 6-5, Ordinanza n. 7921 del 2011).
E’ per altro verso dunque evidente che il secondo mezzo, articolato quale violazione di legge, in realtà richieda a questa Corte un diverso intervento sul meritum causae che pure gli è interdetto, secondo il consolidato arresto giurisprudenziale che “In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste in un’erronea ricognizione da parte del provvedimento impugnato della fattispecie astratta recata da una norma di legge implicando necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta, mediante le risultanze di causa, inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito la cui censura è possibile, in sede di legittimità, attraverso il vizio di motivazione” (ex multis Su. 5, n. 26110 del 2015).
La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.600 oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 360
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