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Timestamp: 2017-05-26 16:43:51+00:00

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controcantocronache fuori dal consigliomigrantidiritto del lavoropio la torreturchia	Ricerca articoli Seminario nazionale - Catania 20-21 febbraio 2015
Ringrazio gli organizzatori per questo importante seminario che promuove una visione completa dei temi e delle questioni critiche dell’immigrazione, anche alla luce dell’esperienza che stiamo vivendo nel distretto della Corte d’Appello di Catania, il quale per la sua posizione geografica è diventato negli ultimi anni il luogo del maggior numero di sbarchi di migranti, visto che i porti in cui questi arrivano (Augusta, Pozzallo e Catania) rientrano tutti nel territorio di competenza di questa Corte, sulla quale insiste anche il Tribunale per i Minorenni di Catania, quale ufficio giudiziario distrettuale.
Nell’anno 2014 i minori stranieri non accompagnati giunti nel territorio della Corte d’Appello di Catania sono stati circa 6.400 e tenuto che, dai dati forniti da Save the Children, quelli presenti sul territorio nazionale nel medesimo anno 2014 sono oltre 13.000. Appare evidente come nel nostro distretto arrivi il 50% dei msna presenti nel territorio italiano. UN NUMERO INSOSTENIBILE. Dagli interventi che mi hanno preceduto è emerso come, particolarmente in materia di immigrazione, il giudice sia promotore dei diritti fondamentali, del diritto dei migranti ad avere diritti (v. sul punto il documento Un impegno di cittadinanza europea responsabile dell’Associazione Magistrati Minorili del 19-10-2013). L’Ammiraglio Foffi ci ha comunicato un sentimento forte con la sua “frase slogan”: “siamo tutti migranti”, che qualifica e motiva un’attività anche giudiziaria o meglio giurisdizionale dei giudici che si occupano di persone, non quali giudici di serie B, ma giudici dei diritti inviolabili dell’umanità. La definizione dei minori stranieri non accompagnati e la complessità della posizione giuridica dei msna
La posizione giuridica dei minori stranieri non accompagnati è una posizione complessa. Ciò emerge anche dal fatto che la categoriadeiminori stranieri non accompagnati (MSNA) è quella ove maggiormente ricadono le incertezze e la disarmonia della disciplina sull’immigrazione in ordine alla tutela delle persone migranti con riferimento alle competenze amministrative e giurisdizionali, all’individuazione dei diritti applicabili, agli strumenti processuali per l’esercizio di tali diritti e alle decisioni esigibili. Premesso che, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 12,comma 20, del d.l. n. 95/2012, convertito con modificazioni nella L.n.135/2012, il Comitato per i minori stranieri ha cessato le proprie funzioni e le attività da esso svolte sono state trasferite alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche d’Integrazione, la definizione dei minori stranieri non accompagnati è rimasta ancora quella proveniente dall’art. 1.2.del d.p.c.m. n. 535/99 che disciplinava i compiti del Comitato per i minori stranieri. In tale disciplina, che riprende la Risoluzione del Consiglio d’Europa del 26-6-1997, il minore straniero non accompagnato è “il minorenne non avente cittadinanza italiana o d’altri stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda d’asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e di rappresentanza legale da parte dei genitori o d’altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”. Tale definizione è stata ribadita dall’art. 2 lett. h ) del dlgs 25/08 n. 25 emesso in attuazione della direttiva 2005 n. 85 CE, recante “norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato”, ed è stata ripresa dalle linee guida della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche d’Integrazione presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali approvate con decreto del 19 dicembre 2013. Dalla definizione e conseguente configurazione di uno status dei msna emerge la necessità di un percorso integrato amministrativo e giurisdizionale per la loro tutela che riguarda non soltanto la qualità di persona straniera per il riconoscimento alla protezione internazionale ma soprattutto quello giurisdizionale per il riconoscimento della qualità di persona di età minore e, quindi, di soggetto vulnerabile. La complessità della posizione giuridica del msna non trova riscontro nella legislazione in vigore attesa la mancata previsione di un iter dinanzi ad un’unica autorità giudiziaria integrato con i compiti dell’autorità amministrativa ed il riconoscimento dei diritti è indebolito dalla frammentazione delle competenze tra giudice tutelare e tribunale per i minorenni che operano per finalità diverse e con strumenti non coincidenti sia sul piano sostanziale che processuale. Lo statuto dei diritti dei figli (anche quando sono figli di stranieri rimasti nel Paese d’origine)
Il concetto di tutela, fondato anzitutto sul < b>diritto del minore straniero non accompagnato a non essere espulso (art. 19 del t.u. immigrazione), invero, abbraccia sia la rappresentanza che la cura della persona minorenne e quello di protezione attiene non soltanto alla protezione internazionale (riconoscimento dello status di rifugiato ovvero protezione sussidiaria o umanitaria) di competenza dell’autorità amministrativa ma anche alla protezione personale (assistenza morale e materiale) di competenza dell’autorità giudiziaria, attualmente individuata, come già sopra accennato, nel giudice tutelare e nel tribunale per i minorenni che in questa materia applicano normative diverse. Tuttavia, mentre il giudice tutelare può provvedere limitatamente al riconoscimento del diritto alla rappresentanza legale in applicazione dell’obsoleta disciplina degli articoli 343 e segg. cod.civ., il tribunale per i minorenni può riconoscere un più ampio diritto di tutela, comprensivo non soltanto della nomina di un tutore ma anche dei diritti di protezione, di cura e di affidamento in applicazione della disciplina di cui alla legge n. 184 del 1983 e succ. modifiche. A questo proposito deve ribadirsi che il concetto di tutela, ed, ancor di più, quello di protezione non è coincidente con quello di rappresentanza e di assistenza (utilizzato, come accennato, da diverse fonti normative internazionali per la definizione dei minori stranieri non accompagnati) perché, se pure la tutela è funzionale alla rappresentanza del soggetto privo della capacità di agire, non si esaurisce in questa attenendo anche alla cura della persona (art. 357 c.c.) ed è una delle misure di protezione possibili in favore dei minori, i quali sono destinatari degli interventi atti a salvaguardarne i diritti inviolabili ed a garantire loro la dovuta assistenza mediante la destinazione, da parte degli enti preposti, di sufficienti risorse materiali, del godimento di servizi, nonché mediante la predisposizione di progetti educativi e di integrazione sociale. Inoltre, per quanto riguarda i minori stranieri, il concetto di protezione, anche quando è finalizzato alla protezione internazionale non potrà non contenere aspetti di protezione più strettamente personale e conseguenti al loro status intrinsecamente debole. Sul punto si ricorda che secondo la Risoluzione del Consiglio d’Europa del 26 giugno 1996 i minori non accompagnati “indipendentemente dal loro status giuridico, dovrebbero aver diritto alla protezione e alle cure elementari necessarie, in conformità del diritto interno dello Stato membro in questione” (art. 3 sulle garanzie minime). Ne deriva che il riconoscimento dei diritti inviolabili del minore e, in particolare, del minore straniero, comporta che l’obbligo di segnalazione all’autorità italiana ricorra non tanto per la sua condizione di irregolarità, visto comunque il divieto di espulsione (art. 19 del T.U.) e le conseguenti questioni in ordine alla sussistenza del reato di clandestinità quanto, in un’ottica più strettamente minorile, per il suo diritto di ricevere tutela e protezione. La capacità di agire in giudizio e la legittimazione all’esercizio dell’azione di tutela dei msna
I concetti di tutela e protezione richiamano inoltre il diritto delle persone “di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi (art. 24 Costituzione italiana), previsto già dall’art. 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e richiamato ora dalla norma di cui all’ art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che, con effetto direttamente vincolante per tutti gli Stati membri, prevede che “ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad una istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”. Oltre a ciò il riconoscimento dei diritti di tutela e protezione dei minori prevede un modus operativo dell’autorità preposta caratterizzato dall’emissione di provvedimenti necessari ed urgentidi tipo cautelare e fa riferimento ad un criterio di competenza territoriale fondato sulla maggiore vicinanza al minore (luogo di dimora o luogo ove il minore si trova) meccanismo previsto sia dalla normativa nazionale (v. artt. 336, ultimo comma,346 e 403 cod. civ., art. 10 legge n. 184 del 1983 come novellata) sia dagli atti internazionali. Sotto il profilo processuale, questione preliminareè quella riguardante l’individuazione del soggetto legittimato a promuovere le procedure a tutela e protezione dei minori stranieri nonché quella riguardante l’individuazione e le competenze dell’autorità giudiziaria o eventualmente amministrativa e l’indicazione dei mezzi di impugnazione, anche per un compiuto riconoscimento del dritto di difesa senza alcuna discriminazione.
Nell’esperienza catanese il Pubblico Ministero minorile è ritenuto il soggetto istituzionale che ai sensi dell’art. 73 dell’ordinamento giudiziario è preposto alla tutela “a protezione degli incapaci”, fondata sul principio di protezione dell’infanzia di cui art. 31, 2° comma Cost., e artt. 2 e 3. L’iniziativa è attribuita espressamente ai sensi dell’art. 336, ultimo comma, c.c. e dall’art. 9 della legge n. 184 del 1983, e successive modifiche, al P.M.M. e il sistema è incentrato sulla funzione dell’ufficio minorile specializzato. Ad esempio, anche ai sensi dei commi 4 e 5dell’art. 33 della legge n. 184 del 1983 nel caso d’ingresso del minore straniero non accompagnato fuori dalle ipotesi consentite dai commi precedenti “gli uffici di frontiera segnalano” …al tribunale per i minorenni (rectiusprocura minorile a seguito del pieno vigore della legge n. 149 del 2001) ed il medesimo obbligo è previsto anche per il pubblico ufficiale … ”Il tribunale per i minorenni adottato ogni opportuno provvedimento temporaneo nell’interesse del minore , provvede ai sensi dell’art. 37 bis, qualora ne sussistano i presupposti”. Cosicché può ritenersi che nel sistema il Pubblico Ministero Minorile è l’unica autorità demandata dalla legge a una valutazione preliminare degli interessi o diritti sottostanti finalizzata alla richiesta della procedura di tutela e protezione più adatta al caso concreto. Sotto questo profilo il P.M.M. appare, quindi, in un sistema di tutela del minore straniero, per finalità ulteriori dalla protezione internazionale, l’unico destinatario dell’obbligo di segnalazione da parte di coloro i quali, ivi comprese l’autorità amministrativa e quella di pubblica sicurezza, hanno notizia della condizione di pregiudizio o potenziale abbandono di un minore che si trova nel nostro paese. L’accertamento dei diritti nella fase amministrativa e l’avvio della fase giurisdizionale La prima questione è quella dell’accertamento dello status di msna mediante l’individuazione del presupposto soggettivo: la minore età. Compito assegnato fin dal primo momento dello sbarco all’autorità amministrativa.L’accertamento dell’età non è facile in questa prima fase sommaria di identificazione perché nella gran parte dei casi, escluse le situazioni in cui appaia evidente, per le caratteristiche fisiche, che si tratta di persona di età minore, è basato sulle dichiarazioni dei migranti e nel dubbio, a fronte di una dichiarazione di minore età, scatta il meccanismo di protezione del msna. Dalla dichiarazione della minore età scaturisce l’avvio di un procedimento amministrativo e di un procedimento giurisdizionale di protezione che prevede:
il collocamento presso luogo sicuro ex art. 403 c.c. ovvero, a seguito dell’Intesa Stato, Regioni ed Enti Locali del 10 luglio 2014, mediante l’inserimento presso un centro di prima accoglienza.
l’immediata segnalazione della presenza del msna al giudice tutelare (per la nomina di un rappresentante legale entro le 48 successive come previsto dalla normativa in materia di protezione internazionale (D. Lgs. n. 251 del 2007,recante norme minime sull’attribuzione a cittadini extracomunitari della qualifica di rifugiato o comunque di protezione internazionale e sul contenuto della protezione riconosciuta,attuativo della direttiva del 2004 n. 83 CE e dal d. lgs. n. 25 del 2008) e contestuale segnalazione alla Procura Minorile per le iniziative di protezione personale mediante richiesta di procedimento al TM. Dal requisito della minore età e dal conseguente divieto di espulsione, peraltro, discende il diritto della persona minorenne al rilascio del permesso di soggiorno per minore età ai sensi dell’art. 28 del dpr 31 agosto 1999 n. 394 che, a seguito del rilascio di tale permesso di soggiorno, acquisisce un titolo per permanere regolarmente nel nostro paese. Tra gli obblighi dell’autorità amministrativa vi è anche quello della ricezione della manifestazione del minore, naturalisticamente capace di discernimento, della volontà di richiedere la protezione internazionale ai sensi dell’art. 28 del D. Lgs. n. 251 del 2007 mediante un’intervista qualificata dalla presenza dei mediatori culturali. Già nel quadro del progetto Presidium del 2005 sono state formulate raccomandazioni e buone prassi per la gestione dei flussi migratori misti in arrivo via mare. Si tratta di un progetto finanziato dal Ministero dell’Interno italiano e dalla Commissione Europea sotto la linea Argo (“programma di azione del Consiglio d’Europa del 13 giugno 2002 finalizzato alla cooperazione amministrativa nei settori delle frontiere esterne, dei visti, dell’asilo e dell’immigrazione”), realizzato in partnershipcon UNHCR, Croce Rossa, Save The Children, e rinnovato nel corso degli anni, il quale prevede la creazione di un team di funzionari per l’assistenza di migranti irregolari in posizione di vulnerabilità, tra cui i MSNA. Tuttavia, poiché la richiesta della protezione internazionale presuppone in assenza della capacità di agire la nomina di un rappresentante legale (tutore) nella prassi più recente, visti i numeri insostenibili per una gestione individuale di tutti i msna (6.400 giunti in pochissimo tempo nel nostro territorio), e stante la difficoltà di reperire un numero così rilevante di tutori la Procura per i Minorenni catanese ha promosso un indirizzo diapplicazione dell’art. 402 c.c. consistente nell’attribuzione dei poteri tutori al rappresentante della struttura di pronta accoglienza e fino alla nomina di tutore allo scopo della presentazione della domanda di protezione internazionale ed all’eventuale prestazione del consenso per gli accertamenti sanitari, anche al fine di definire l’età mediante un approccio multidisciplinare, come già da tempo indicato da Save the Children). Parallelamente alla fase amministrativa viene avviata la fase giurisdizionale a seguito di richiesta del Procura Minorile che, in base all’età del minore nel nostro distretto promuove l’apertura del procedimento per affidamento ed adottabilità ai sensi dell’art. 37 della legge n. 184 del 1983 e successive modifiche (minori inferiori ai 16 anni) ovvero del procedimento ex art 25 del r.d.l. del 1934 (minori superiori ai 16 anni), reinterpretato costituzionalmente quale percorso di accompagnamento educativo e di integrazione sociale per le finalità previste dall’art. 32 del t.u. immigrazione, che disciplina i presupposti per la conversione del permesso di soggiorno per minore età in permesso di soggiorno per motivi di studio, di accesso al lavoro, esigenze sanitarie e di cura. La fase giurisdizionale: gli aspetti sostanziali
Nella fase giurisdizionale, secondo l’esperienza del TM catanese, si accertano i diritti di protezione personale degli stranieri minorenni, quali:
A) il diritto di assistenza
mediante erogazione dei servizi di assistenza, non in applicazione della legge n. 328 del 2000, ma nell’ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati accedendo alle risorse del Fondo nazionale per le politiche ed i servizi di asilo e mediante inserimento nei programmi di accoglienza (quale soggetti vulnerabili) previsti dal d.lgs. n. 25 del 2008 (tenuto conto, tra l’altro, della risoluzione del Consiglio d’Europa del 26 giugno 1996 secondo cui i msna “indipendentemente dal loro status giuridico, dovrebbero aver diritto alla protezione e alle cure elementari necessarie in conformità del diritto interno dello Stato membro in questione“ – art. 3 sulle garanzie minime), ripresi in occasione dell’emergenza Nord-Africa nel 2011 e confermati dall’art. 23 comma 11 della legge n. 135/2012 di conversione del d.l. 6 luglio 2012 n. 95, recante la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, che ha costituito il Fondo nazionale per l’accoglienza dei msna presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ora trasferito presso il Ministero dell’interno, a seguito dell’Intesa del 10 luglio 2014 e la conseguente disposizione assunta nella legge di stabilità del 2015, art. 1 commi 181, 182 e 183).
B) il diritto di tutela e rappresentanza
sul presupposto che il minore “sia temporaneamente privo di ambiente familiare”, comprendente ogni forma di salvaguardia psico-fisica anche con l’ausilio dei servizi sanitari del territorio soprattutto nei casi di maltrattamento psicologico, di abuso, di sfruttamento ed in ogni caso per il sostegno della condizione di sofferenza edisagio generalmente patita dai msna. In quest’ambito il tribunale per i minorenni, nel caso in cui il giudice tutelare non abbia ancora provveduto, nomina il tutore, se vi è la richiesta del pubblico ministero ai sensi dell’art. 10 della legge n. 184 del 1983, ovvero recepisce la nomina del tutore del giudice tutelare se la richiesta è formulata dal PMM ai sensi dell’art. 25 del rdl sopra indicato. L’indirizzo, nell’ipotesi di nomina di tutore sia da parte del giudice tutelare che del tribunale minorile, è quello di non disperdere l’attività compiuta dal tutore in precedenza nominato e ciò seppure, giurisprudenza costante della Suprema Corte, sezione I, nelle sentenze del 31/3/2010 n. 7941, è nel senso della competenza del Tribunale per i minorenni a nominare il tutore e, nella sentenza del 08/11/1989 n. 4696a sentire e dirigere il tutore (quest’ultima sentenza ha così risolto il conflitto di competenza in tutti i casi in cui venga aperto procedimento di adottabilità in tutela del medesimo minore per cui il giudice tutelare abbia aperto procedimento in tutela). C) il diritto all’applicazione degli istituti giuridici minorili, quali:
l’affidamento ad un familiare, adulto e regolarmente soggiornante, se rintracciato sul territorio nazionale o anche in uno dei Paesi dell’UE a seguito del Regolamento Dublino 3, applicabile dal 1 gennaio 2014 (v. art. 8, che peraltro trasferisce la competenza per l’esame della domanda di rifugio politico allo Stato ove si trova legalmente il padre, la madre o un altro adulto responsabile in base alla legge o alla prassi ove si trova l’adulto), ovvero
ai sensi dell’art. 2 della legge 184/1983 e successive modifiche, l’affidamento ad una famiglia disponibile ad accoglierlo a scopo solidaristico.
In base alla disciplina di cui all’art. 4 della medesima legge, salve le ipotesi di affidamento giudiziale di competenza del tribunale per i minorenni (v. comma 2), l’affidamento potrà anche essere disposto dal servizio sociale con il consenso del tutore, ma occorre domandarsi se l’assenza di genitori o di parenti tenuti a provvedervi sul territorio nazionale possa esimere il giudice tutelare, che rende esecutivo il provvedimento di affidamento consensuale, dalla comunicazione al tribunale minorile della condizione di abbandono del minore.
I msna, invero, sono persone di età minore entrate nel nostro paese da soli, privi di visto o autorizzazione e fuori dalle ipotesi previste dall’art. 32 e dall’art. 33, comma 1 e 4, legge n. 184 del 1983. Per questi minori l’unico percorso normativo previsto espressamente è quello richiamato dal comma 5 dell’art. 33 richiamato, che rinvia all’art. 37-bis della legge n. 184 del 1983, secondo il quale “al minore straniero che si trova in situazione di abbandono si applica la legge italiana in materia di adozione, di affidamento e di provvedimenti necessari in caso di urgenza”. D) il diritto all’accoglienza presso struttura adeguata, quando non siano possibili le altre soluzioni sopra prospettate.
Riguardo a tale aspetto deve essere evidenziato che molto spesso nella prassi il collocamento dei msna nei centri di prima accoglienza ai sensi dell’art. 403 c.c., per sua natura temporaneo ed in attesa di diversa e più stabile sistemazione, viene invece prolungato anche fino alla maggiore età, con conseguenze devastanti sul senso dell’intervento a tutela intrapreso sia sul piano amministrativo che giurisdizionale.Tra l’altro, a seguito della Conferenza Unificata del 10 luglio 2015 più volte citata è stato disposto che il Piano operativo preveda lo SPRAR come sistema unico di accoglienza sia per i msna richiedenti la protezione internazionale sia per quelli non richiedenti la protezione internazionale ed è stata anche costituita un’apposita struttura di missione. Nel Piano è previsto che gli interventi concordati siano sostenuti con le risorse del Fondo Nazionale per l’accoglienza dei msna sopra richiamato. Tuttavia questa regia o governance nazionale ancora non ha dato riscontro di un’attività organizzata per il trasferimento dei msna dalla struttura di prima accoglienza (centri Hub Regionali e/o interregionali) a quella indicata di seconda accoglienza ed integrazione (sistema Sprar) ed anche il coordinamento regionale ha difficoltà a promuovere l’apertura di nuove strutture, sia di pronta accoglienza che di seconda accoglienza, atteso il livello degli standard qualitativi richiesti (v. decreto del presidente della Regione Sicilia del 13 agosto 2014) e l’esiguità delle rette per l’accoglienza di ciascun msna in base alla previsione di spesa della legge di stabilità (che non consente di impiegare un importo superiore a 45,00 euro al giorno). Tra l’altro il responsabile del sistema SPRAR, interpellato dal Ministero dell’Interno, a seguito di una recentissima interrogazione parlamentare con nota del 17 febbraio 2015 ha risposto di stare procedendo all’inserimento dei msna presenti nel territorio nazionale, ma nei limiti delle risorse e dei posti disponibili, con ciò lasciando nell’incertezza centinaia di msna e le istituzioni che si occupano della loro tutela. E) il diritto ad un progetto educativo e di integrazione sociale individualizzato.
Nell’esperienza catanese tale procedimento giurisdizionale e soprattutto la costruzione di un progetto educativo individualizzato è reso possibile dalla istituzione di un gruppo di lavoro per la tutela dei msna, tabellarmente previsto ed approvato dal CSM, composto da 12 giudici onorari, esperti nelle materie di psicologia, pedagogia, n.p.i. etc., che operano in sei diadi, formate da un uomo ed una donna, e che curano con impegno ed abnegazione l’udienza con il minore, i servizi, il tutore ed i rappresentanti delle strutture di accoglienza in un’attività integrata con i giudici togati, pur con le difficoltà organizzative e i rilevanti numeri dei procedimenti e l’esiguità delle risorse di cancelleria. Gli sforzi fino ad ora compiuti non possono essere mantenuti se non si provvederà al più presto ad una riforma della disciplina per la tutela dei MSNA stante le criticità sopra segnalate. La fase giurisdizionale: gli aspetti processuali
Il riconoscimento dei diritti personali dei msna richiede l’applicazione di fondamentali diritti processuali, quali:
il diritto all’ascolto del msna, da distinguersi dall’intervista, pure qualificata, nel procedimento amministrativo per la protezione internazionale, e dall’interrogatorio in sede penale (es. procedimenti per reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e/o di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di tale reato).
Il diritto all’ascolto non riguarda soltanto l’acquisizione dell’opinione del msna e la sua partecipazione al procedimento (v. art. 12 della Convenzione ONU del 1989 e della Convenzione di Strasburgo del 1996 sull’esercizio dei diritti dei minori), ma attiene ad una profonda conoscenza della sua storia, dei suoi bisogni, delle sue relazioni familiari, dei legami, delle aspettative e dei suoi sogni.
Non bisogna, infatti, dimenticare che le persone minorenni che giungono nel nostro Paese provengono in gran parte da zone di guerra, di povertà, di sfruttamento (sono stati individuati diversi casi di tratta di minorenni, soprattutto nigeriane, a fini di avviamento alla prostituzione), di prevaricazioni, che a volte trovano origine nello stesso ambito familiare, per motivi culturali o religiosi, anche conseguenti all’appartenenza a sette o altri sistemi in cui il figlio è predestinato a ruoli di potere ovvero di vittima secondo i riti del gruppo d’appartenenza. D’altra parte non può non rilevarsi come le persone minorenni straniere siano anche degli adolescenti che, mossi da istanze interiori proprie della loro fase di crescita, trovano la spinta a lasciare il Paese d’origine per il bisogno e l’aspirazione di ricercare condizioni di vita migliori ed improntate a ideali di giustizia, sicurezza e pace. Sono figli che si ribellano, si oppongono con la fuga all’irreparabilità del loro destino.
il diritto ad indagini approfondite, condotte anche attraverso accertamenti non codificati, ma secondo una procedura flessibile e snella, non escluse informazioni e collaborazioni che provengono anche dal modo del volontariato oltre che dai soggetti istituzionali, quale il Dipartimento dell’Immigrazione. Per la ricerca dei parenti all’estero o nel Paese d’origine nell’interesse dei bambini rimasti orfani sono state decisivele ricerche della Croce Rossa Internazionale e di Save the Children, che hanno curato i contatti e consentito l’ingresso dei detti congiunti in Italia.
il diritto ad essere difeso nel corso del procedimento.
il diritto alla motivazione del provvedimento di tutela e di protezione.
il diritto ad impugnare il provvedimento.
In conclusione Sulla base di quanto sopra detto ed evidenziato circa la complessità della posizione giuridica dei msna e l’esistenza di un doppio binario (o movimento) di un sistema amministrativo e giurisdizionale di tutela dei msna, è necessaria al più presto una riforma della normativa in atto, che sia ispirata ad una Giustizia “a misura di minore”, secondo le Linee guida approvate il 17 novembre 2010 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, e che preveda:
una disciplina integrata per la tutela personale ed internazionale dei msna all’interno del t.u. immigrazione;
la garanzia di strumenti processuali adeguati alla condizione minorile, quale il diritto all’ascolto;
un unico giudice specializzato a composizione multidisciplinare per il riconoscimento dei diritti della persona di età minore e per l’opposizione al diniego della protezione internazionale;
un accompagnamento educativo ed un sistema di integrazione sociale organizzato su base nazionale mediante un Piano di accoglienza e di assistenza chiaro e vigile sulla distribuzione delle risorse e delle disponibilità mediante una struttura di missione dedicata e capace di fornire il dovuto supporto tecnico al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione dei dipartimenti ministeriali incaricati.

References: art. 47
 art. 10
 art. 31
 art. 403
 art. 3
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 art. 12