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Timestamp: 2019-09-18 11:22:43+00:00

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Riforma costituzionale: parliamo dei contenuti | noiseFromAmeriKa
Riforma costituzionale: parliamo dei contenuti
8 novembre 2016 • Diego Moras e Paolo Piergentili
Il dibattito sul referendum è molto contaminato da giudizi ed opportunità politiche, in altre parole dall’essere pro o contro Renzi, sia come Presidente del Consiglio che come Segretario del PD. I contenuti della riforma spesso passano in secondo piano o vengono agitati strumentalmente, in un senso o nell’altro, senza dei precisi riferimenti all’articolato, che molti probabilmente neppure conoscono se non per sentito dire.
Articolato che proponiamo qui. Nella tabella che segue sono riportati tutti i cambiamenti introdotti, con alcune note esplicative molto neutre. Si noterà che alcune modifiche sono minori (es. laddove prima si faceva riferimento a Camera e Senato, ora si fa riferimento alla sola Camera). Altre sono molto più rilevanti.
Proponiamo questo elaborato per agevolare, indurre, osservare una discussione il più possibile concreta sulla consistenza e natura delle modifiche soggette al prossimo referendum. Chiediamo quindi a chi interviene di discutere i contenuti della riforma, e non gli effetti a breve termine sulla vita politica. La costituzione è cosa che ha un respiro più ampio e profondo della vita di un governo.
Tavola sinottica degli articoli oggetto di modifica
(Ogni riga della tabella si riferisce ad un comma; sono riportati solo quelli variati con in grassetto le parti variate; le note cercano di chiarire il senso di alcuni articoli, cosa contenevano quelli abrogati o modificati o quali novità contengono i commi variati, se necessario alla comprensione dell’insieme.)
Parte I - Diritti e doveri dei cittadini Titolo IV - Rapporti Politici
Il riferimento ora va alla sola Camera.
Parte Seconda - L’ordinamento della Repubblica
I senatori non rappresentano più la nazione.
Attribuzioni del Senato. Ora concorre alla formazione delle leggi solo nei casi elencati (vd. art. 70).
Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.
INVARIATO. Seduta comune dei membri delle camere. Ora non più nel caso di elezione dei giudici delle Corte Costituzionale. Rimangono i casi di elezione del Presidente della Repubblica e dei membri CSM.
I senatori sono ora 95 + 5 (questi ultimi nominati dal Presidente della Repubblica) oltre agli ex Presidenti della Repubblica che sono membri del Senato per diritto. Eliminata la rappresentanza estera al Senato.
Numero dei consiglieri da eleggere al Senato con modalità proporzionale, regione per regione. Elezione di un sindaco per regione.
Prevedeva il numero di 315 senatori si cui 6 della circoscrizione estero.
Soppresso il riferimento ai seggi delle circoscrizione estere, non essendo prevista più l’elezione diretta dei senatori.
Durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi nei quali sono eletti. Il Senato non ha quindi più una durata legata alla legislatura.
Sarà una legge bicamerale a fissare le modalità di attribuzione e sostituzione dei seggi al Senato.
Conteneva i requisiti di età per elettorato attivo e passivo al Senato.
INVARIATO Gli ex presidenti della Repubblica sono senatori a vita salvo rinuncia.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori (sono 5 vd. art. 57) per “altissimi meriti...” il loro mandato ora dura 7 anni.
Solo la Camera ha una durata perché il Senato è ora permanente ma con composizione variabile nel tempo (vedi supra)
Il riferimento è ora alla sola Camera.
Le elezioni della nuova Camera dei deputati hanno luogo entro settanta giorni dalla fine della precedente. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dall’ elezione.
Il riferimento è ora alla sola Camera nell’intero articolo.
Nel caso una camera si fosse riunita in via straordinaria di diritto era convocata anche l’altra.
Rinvia ad un regolamento da emanare le incompatibilità per i membri del Senato.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati
Per entrambe le Camere andranno regolamentati i diritti delle minoranze.
Solo per la Camera con cui c’è il rapporto fiduciario dovrà essere regolamentata la tutela delle opposizioni.
Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare
di adunarsi in seduta segreta.
Adeguamento lessicale.
La perdita dei requisiti di cui all’art. 57 (esser consigliere regionale o sindaco) per esser senatore comporta di per sé la decadenza da senatore.
I senatori in quanto tali non ricevono più una indennità.
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.
Limita a quelli elencati i casi in cui le camere devono approvare una legge nello stesso testo.
Disciplina della formazione delle leggi che non sono di formazione bicamerale.
L’esame da parte del Senato avviene se vi è richiesta di 1/3 dei suoi componenti, può proporre modifiche.
Spetta comunque alla Camera di pronunciarsi in via definitiva.
L’esame del Senato per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti.
Per l’art. 117 c. 4 la Camera può intervenire anche in materie che non siano di sua competenza esclusiva. Il comma disciplina l’esame da parte del Senato del disegno di legge e le modalità con cui la Camera può superare il voto del Senato.
I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione.
L’art. 81 riguarda la legge di bilancio e di stabilità. Il comma disciplina l’esame da parte del Senato del disegno di legge.
La Camera può o meno tenerne conto.
Soggetti a cui spetta l’iniziativa legislativa.
Il Senato può chiedere alla Camera l’esame di un disegno di legge e questa deve pronunciarsi entro 6 mesi.
Aumenta a 150mila il numero di firmatari per le proposte di iniziativa popolare. I regolamenti delle Camere ne devono garantire l’esame e la votazione.
Una legge costituzionale dovrà prevedere l’istituzione di referendum popolari propositivi e di indirizzo.
Iter di formazione delle leggi di competenza bicamerale.
Iter ordinario di formazione delle leggi.
Possono altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, che, alla Camera dei deputati, sono composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposta alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. I regolamenti determinano le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni.
Solo le commissioni della Camera devono rispecchiare le proporzione dei gruppi parlamentari.
In sede di commissione non si potranno approvare i disegni di conversione di decreti legge.
Esclusi i casi di cui all’articolo 70, primo comma, e, in ogni caso, le leggi in materia elettorale, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali e le leggi di cui agli articoli 79 e 81, sesto comma, il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione. In tali casi, i termini di cui all’art. 70, terzo comma, sono ridotti della metà. Il termine può essere differito di non oltre quindici giorni, in relazione ai tempi di esame da parte della commissione, nonchè alla complessità del disegno di legge. Il regolamento della Camera dei deputati stabilisce le modalità e i limiti del procedimento, anche con riferimento all’omogeneità del disegno di legge.
Cd. “voto a data certa” con tempi accelerati (70 gg.) per le leggi indicate come essenziali per l’attuazione del programma di governo. Sono escluse quelle di competenza bicamerale.
Le leggi elettorali possono esser sottoposte ad un giudizio preventivo di costituzionalità avanti la Corte Costituzionale.
Disciplina del procedimento che è avviato su richiesta di ¼ dei deputati o di 1/3 dei senatori.
Ora sarà solo la Camera a poter dichiarare l’urgenza.
Se il Presidente della Repubblica rinvia una legge di conversione di un decreto legge il termine per poi convertirlo è differito di 30 gg. ( quindi 90 complessivi).
È indetto “referendum” popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente forza di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali
Prima il riferimento era agli elettori della Camera, specificazione non più necessaria.
Se il referendum abrogativo è chiesto da 800.000 elettori, il quorum è la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche.
I decreti legge vanno presentati alla sola Camera.
Coordinamento con la modifica all’art. 74.
Limiti costituzionali alla decretazione d’urgenza. Prima i limiti erano previsti da legge ordinaria.
Disciplina e fissazione di scadenze certe per la conversione dei decreti nei casi di concorso del Senato.
Limiti costituzionali alla possibilità di introdurre modifiche in sede di conversione dei decreti legge.
Lo stato di guerra è ora deliberato dalla sola Camera a maggioranza assoluta.
Ora la sola Camera.
La ratifica di trattati internazionali è di competenza della sola Camera mentre per i trattati UE la competenza è bicamerale.
Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico
Il Senato può disporre inchieste solo su materie concernenti le autonomie territoriali.
A tale scopo ciascuna Camera nomina fra i propri componenti una Commissione. Alla Camera dei deputati la commissione è formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione d’ inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della Autorità giudiziaria.
Solo le commissioni della Camera devono rispecchiare le proporzione dei gruppi parlamentari (vd. Art. 72).
Partecipazione all’elezione di 3 delegati (Valle d’Aosta 1) eletti da ciascun consiglio regionale.
È alzato il quorum per i scrutini successivi al terzo.
La supplenza del Presidente della Repubblica sarà esercitata dal Presidente della Camera. Vd. art. 86.
Se la Camera dei deputati è sciolta, o manca meno di tre mesi alla sua cessazione, l’elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione della Camera nuova. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.
Poiché ora è il Presidente della Camera a supplire al Capo dello Stato è il Presidente del Senato ad indire l’elezione del nuovo Presidente.
Infatti solo la Camera è direttamente elettiva.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione della Camera dei deputati. Ratifica i trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, previa autorizzazione di entrambe le Camere.
Vd. Art. 70 circa le nuove competenze delle camere in tema di trattati internazionali e bicamerale per quelli UE.
Solo la Camera può esser sciolta.
L’intero articolo si adegua al fatto che la sola Camera concedere la fiducia.
Il principio di obbligatoria trasparenza dell’amministrazione viene inserito nella Costituzione.
Art. 99 Abrogato
L’abrogazione comporta la soppressione del CNEL.
Titolo V - Le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni
Soppresso il riferimento alle province nell’intero articolo.
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, m), limitatamente alle disposizioni generali e comuni per le politiche sociali, n), o), limitatamente alle politiche attive del lavoro e all’istruzione e formazione professionale, q), limitatamente al commercio con l’estero, s) e u), limitatamente al governo del territorio, possono essere attribuite ad altre Regioni con legge dello Stato, anche su richiesta delle stesse, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119, purché la Regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio. La legge è approvata da entrambe le Camere, sulla base di intesa tra lo Stato e la Regione interessata.
Ampliato l’elenco delle materie per le quali lo stato può attribuire più autonomia alle regioni a statuto speciale. È necessaria una legge bicamerale e la condizione dell’equilibrio di bilancio.
potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali.
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
Aumentato l’elenco delle materie di competenza esclusiva dello Stato. Per quelle già di competenza concorrente con le regioni era comunque riservata alla legge statale la definizione dei principi fondamentali. Per alcune di queste ora la legislazione statale detterà disposizioni generali e comuni. La riforma prevede l’abrogazione del terzo comma attualmente vigente (che prevedeva i casi di competenza concorrente stato – regioni) per cui la competenza legislativa sarà o statale o regionale.
a), b) , c) e d) invariate
(e) Materie prima concorrenti. Nel testo del comma 3 vigente è indicata come concorrente la competenza su casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
(m) Materie prima concorrenti. La programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali è di competenza regionale.
(n) Materie prima concorrenti. La promozione del diritto allo studio anche universitario è di esclusiva competenza regionale.
(o) Materie prima concorrenti - tutela del lavoro e sicurezza del lavoro - o di competenza regionale - istruzione e formazione professionale
(q) Materia – commercio estero - prima concorrente
(s) Materie prima concorrenti.
Da t) a z) materie ora di competenza statale per quanto di rilevanza nazionale (prima concorrenti).
Elencava le materie di legislazione concorrente stato – regioni.
Materie di competenza esclusiva delle regioni. Elenco non tassativo perché rimane il riferimento alla potestà in ogni materia non espressamente riservata allo stato.
Potere dello Stato di intervenire anche nelle materie di competenza regionale.
Riferimento ad atti normativi dell’UE anziché “comunitari”.
Riparto della potestà regolamentare tra stato e regioni.
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati.
Costituzionalizzazione del principio di buon andamento delle funzioni amministrative.
Lo Stato deve disciplinare forme di coordinamento con le Regioni in materia di beni culturali e paesaggistici.
Stato, Regioni, Città metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Soppresso il riferimento alle province, nell’intero articolo.
Lo stato definirà standard di costo e fabbisogno degli enti territoriali.
I Comuni, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
Divieto alle Regioni di istituire dazi od ostacolare la circolazione di beni e cose o il diritto al lavoro.
Il Governo, acquisito, salvo i casi di motivata urgenza, il parere del Senato della Repubblica, che deve essere reso entro quindici giorni dalla richiesta, può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province autonome di Trento e Bolzano e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è accertato lo stato di grave dissesto finanziario.
Casi di esercizio del potere sostitutivo del Governo, con previo parere del Senato. Il potere consente di escludere, in caso di dissesto, singoli soggetti titolari di funzioni di governo locale.
Le iniziative regionali di proposte di legge andranno alla sola Camera.
Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi e i relativi emolumenti nel limite dell’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione. La legge della Repubblica stabilisce altresì i principi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.
Lo Stato stabilisce gli emolumenti degli organi elettivi regionali. Stabilisce i principi per promuovere la parità uomo-donna nella rappresentanza.
Incompatibilità tra carica regionale e di deputato.
Nei casi di scioglimento del Consiglio regionale e di rimozione del Presidente della giunta è necessario il parere del Senato: prima il parere era di competenza della Commissione bicamerale per le questioni regionali, ora abolita.
Fusioni e creazioni di regioni. Soppressi i riferimenti alle province nell’intero articolo.
Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che i Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra.
Il comma disciplinava l’istituzione di nuove provincie.
La Corte costituzionale giudica altresì della legittimità costituzionale delle leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, ai sensi dell’articolo 73, secondo comma.
Nuovo giudizio preventivo di costituzionalità delle leggi elettorali (per i casi vd. Art. 73).
Modifica delle modalità di elezione dei membri delle Corte Costituzionale di competenza delle camere.
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a deputato, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari
Sostituito il riferimento a senatore con quello a deputato.
Un invito, importante, ai commentatori. Poiché i temi specifici sono molti e tecnici vi invitiamo, al fine di rendere il dibattito comprensibile, a sviluppare il dibattito su un dato tema nel thread appropriato, cercando di non creare doppioni. Ovvero, quando un commento apre il dibattito sul tema X (articolo con un certo numero o combinazione di articoli) cercate per favore di commentare in quel thread se il vostro commento si riferisce a quel tema. Non createne uno nuovo. Evitiamo di creare thread multipli che discutono dello stesso tema e/o articolo, altrimenti il dibattito diventa impossible da seguire e, di conseguenza, poco utile. Ovviamente questo richiede un minimo di attenzione e, soprattutto, di leggere quanto è già stato scritto da altri prima di commentare. Grazie.
• luciano pontiroli (già luponti) •8/11/2016 - 13:30
Apprezzando moltissimo l’opportuna pubblicazione di questo prospetto comparativo, propongo nuovamente – in forma leggermente modificata – considerazioni che avevo già esposto in una precedente occasione ma che verosimilmente sono sfuggite ai frequentatori del blog. Osservo, preliminarmente, che la cattiva redazione di una legge rende difficile la sua applicazione uniforme e finisce per conferire poteri normativi agli organi cui spetta la sua applicazione o interpretazione: ne consegue un attentato, ancorché non voluto, al principio di legalità nella giurisdizione e nell'amministrazione.
1 - La riforma è stata presentata come una semplificazione del sistema istituzionale ma anche delle forme nelle quali si esercita la funzione legislativa: obiettivo decisamente smentito dalla lettura del nuovo articolo 70 della Costituzione che impiega 451 parole invece delle 9 di cui consta quello ancora in vigore, ma soprattutto si presenta con una complessità inusuale nei testi costituzionali. In luogo dei quattro possibili percorsi legislativi odierni, il nuovo testo ne delinea almeno otto (taluno ne individua nove o dieci).
Molteplici sono nel disegno di legge costituzionale i rinvii ad altre norme, taluni a future leggi costituzionali (art. 71, co. 4), altri a future leggi ordinarie approvate da entrambe le camere (art. 57 co. 6) o ai regolamenti parlamentari (art. 70 co. 6); nella maggior parte tali rinvii riguardano profili sostanziali delle nuove disposizioni costituzionali il cui contenuto attuale appare, pertanto, incompleto: gli italiani voteranno nel referendum senza conoscere fino in fondo le conseguenze della riforma. Ne sono esempio l'art. 70, co. 6, che affidando all'intesa dei presidenti delle due camere la risoluzione di problemi inerenti la scelta del procedimento legislativo bicamerale o monocamerale, rende possibili conflitti istituzionali la cui soluzione non trova disciplina alcuna, e l'art. 71 co. 4, a proposito dei referendum propositivi e d'indirizzo, che si limita a rinviare ad un'altra, futura riforma costituzionale senza neppure prospettare gli effetti di tali consultazioni.
Fonte di gravi incertezze è l'art. 57 che dovrebbe fornire una disciplina esauriente della composizione del nuovo senato ed invece, da un lato, contiene disposizioni contraddittorie - l'elezione dei senatori avviene con metodo proporzionale ma in conformità alle scelte espresse dagli elettori, in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun consiglio regionale - e dall'altro rinvia ad una legge bicamerale che difficilmente potrà coordinare quelle indicazioni. Per esempio, che senso ha un'elezione che allo stesso tempo è affidata al consiglio regionale ma deve rispettare le scelte degli elettori? Se il consiglio non deve limitarsi ad un'inutile presa d'atto di tali scelte, occorre riconoscergli il potere di distaccarsene; ma allora le scelte degli elettori non potranno essere rispettate.
Non mi soffermo sull'oscurità del riferimento alla composizione di ciascun consiglio e sulla paradossale previsione di una legge bicamerale che non potrà non restringere l'autonomia delle regioni nella scelta dei loro consiglieri, sulla difficoltà di assicurare che i nuovi senatori siano effettivamente rappresentanti della autonomie territoriali e non delle forze politiche locali, sull'incoerenza tra il nebuloso disegno finale del nuovo senato e l'art. 39 che dispone, per la prima applicazione della riforma, criteri di scelta dei senatori non coincidenti con quelli enunciati dall'art. 57.
Le funzioni del nuovo senato sono indicate dall'art. 55, co. 4, in maniera assolutamente generica, con l'enunciazione di "funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", in sostanza priva di qualsiasi significato; allo stesso modo le funzioni di valutazione e di verificazione delle materie ivi indicate appaiono vuote di senso e prive di conseguenze, per non parlare dell'incongruenza tra l'attribuzione di competenze in apparenza così estese e la privazione del potere di conferire o negare la fiducia al governo, quasi che questo non portasse responsabilità alcuna per quelle materie.
Il ruolo del nuovo senato e la sua composizione sono oggetto di altre disposizioni il cui senso è difficilmente reperibile: a mo' di esempio, ne fanno parte cinque senatori di nomina presidenziale "che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti ecc." il cui alto magistero è semplicemente fuori di luogo in un organo che rappresenta le istituzioni territoriali (come sembra esserlo quello dei Presidenti della Repubblica emeriti). Per altro verso, non si comprende se quest'organo partecipi alle decisioni riguardanti il finanziamento degli enti locali (art. 119, co. 4), o ne sia escluso a dispetto della sua qualificazione di rappresentante delle autonomie territoriali. Neppure ha senso che i senatori esercitino le loro funzioni senza vincolo di mandato, dato che essi non rappresentano più la nazione, ma le istituzioni che li hanno "nominati", né che i consiglieri regionali ed i sindaci che partecipano dell'assemblea godano dell'immunità ai sensi dell'art. 68, diversamente dagli altri, non sembrando possibile distinguere il titolo in forza del quale essi hanno espresso opinioni e votato.
2 – Ulteriori osservazioni riguardano il titolo quinto della costituzione ed altri questioni di diverso rilievo. In primo luogo, la riforma non si applica alle regioni a statuto speciale e alle province autonome, benché le ragioni della specialità siano ormai sfumate: l'art. 116, co. 3, invece, pone seri limiti all’attribuzione di nuove competenze alle regioni ordinarie, anziché restringere il gap rispetto alle regioni a statuto speciale. Il titolo quinto, inoltre, pur non menzionando le province ordinarie, non ne dispone l'abolizione: non si può escludere che esse sopravvivano, seppure prive di protezione costituzionale.
L'art. 73 prevede un controllo preventivo di costituzionalità delle leggi elettorali ma non esclude successivi controlli da parte della stessa Corte costituzionale o del Presidente della Repubblica nel momento della promulgazione.
L'art. 70, co. 1, prevede che le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali a tutela delle minoranze linguistiche siano adottate con procedimento bicamerale, ma l'art. 117, co. 3, riserva alle regioni la potestà legislativa in materia di rappresentanza delle stesse minoranze, sollevando un serio problema di coordinamento.
Altre disposizioni meriterebbero una rapida menzione: così quella che prevede di correlare la maggioranza per l'elezione del Presidente della Repubblica al numero dei votanti, anziché a quello degli aventi diritto, a partire dalla settima votazione che rende possibile alla maggioranza parlamentare di eleggere un candidato di parte; così l'art. 64, co. 2 che riserva ai regolamenti delle camere la garanzia dei diritti delle minoranze parlamentari, esponendosi alla duplice critica di attribuire alla maggioranza il potere di determinarne i contenuti e di essere incompatibile con la nuova composizione del senato nel quale, stante la sua missione di rappresentante delle autonomie territoriali, non dovrebbero formarsi gruppi politici.
3 - Per concludere: i rilievi esposti mostrano la superficialità, anzi l'imprevidenza e l'incapacità di disegnare un assetto ordinato e coerente delle istituzioni rappresentative. Se l'obiettivo perseguito era quello di semplificare il procedimento legislativo in modo da assicurare al governo la celere realizzazione del suo programma politico, le incertezze riguardanti le competenze delle due camere sembrano porne a repentaglio il conseguimento.
In tutti i punti toccati dalla riforma, permangono zone oscure, contraddizioni, duplicazioni di attività, soluzioni prive di senso o di coerenza con la ripartizione delle competenze. In qualche misura, il funzionamento del sistema - se così si può chiamare - richiede una legge elettorale che assicuri una maggioranza blindata al partito o alla coalizione che vince le elezioni, ma anche una compressione del ruolo del senato che, eletto da una constinuency diversa, potrebbe "porsi di traverso" alle politiche del governo nei settori nei quali ha competenza legislativa o assillare la camera dei deputati con richieste ed osservazioni continue. In definitiva, il sistema funzionerebbe solo assicurando l'omogeneità delle maggioranze.
Vorrei solo evidenziare
• Corrado Tizzoni •15/11/2016 - 10:08
che con la Costituzione vigente la maggioranza governativa può sicuramente eleggere autonomamente come Presidente della Repubblica un candidato di parte, come è avvenuto per esempio con Napolitano nel 2006 e per certi aspetti con Mattarella nel 2015. Con la Riforma Costituzionale invece la maggioranza governativa necessita dell' assenso esplicito o dell' astensione di di circa il 15% dell' opposizione ( circa 45 su 335). In altre parole con la Riforma l' opposizione ha diritto di veto sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica e il buon senso ci dice che verrà sicuramente esercitato, producendo spesso difficoltà e lungaggini nel processo di elezione del PdR che però sarà sicuramente eletto con l' appoggio dell' opposizione a maggior tutela della garanzia dell' istituzione repubblicana.
Formazione e attuazione della normativa e delle politiche EU
• Karl Friedrich Hieronymus •8/11/2016 - 13:50
Ripropongo qui delle domande che avevo già proposto in merito alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione Europea (artt. 55 e 70 più altri).
La lettura degli articoli 55 e 70, non mi rassicura sul fatto che il nuovo Senato sarà escluso dalla partecipazione alle norme che attuano le direttive europee nel ns. ordinamento. Un approfondimento su questo tema si puo' trovare qui, in particolare nelle note [53] e [54].
Questi temi non sono marginali né quantitativamente, secondo il Senato solo lo scorso anno i provvedimenti di ratifica di trattati internazionali furono 45 su un totale di 89 leggi approvate (25 su 63 finora nel 2016); né qualitativamente: le norme sul c.d. Bail-in, Fiscal Compact e Migration Compact potrebbero ricadere in questa casistica.
Su questo argomento potrebbe giocarsi molto della (per ora) presunta efficienza del sistema proposto dalla riforma in discussione, dovrebbe pertanto essere discusso in maniera precisa e dettagliata.
• luciano pontiroli (già luponti) •8/11/2016 - 15:53
che la previsione secondo la quale il senato "partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea", con tutta la sua ambiguità, non possa essere intesa se non riconoscendo a quell'organo una voce nella trasposizione in Italia di quegli atti normativi. In genere, questa avviene mediante leggi di delegazione al Governo: quindi il senato dovrebbe partecipare alla loro approvazione.
• Corrado Tizzoni •15/11/2016 - 20:35
che l' articolo 70 modificato preveda 'la partecipazione del Senato alla formazione o alla attuazione delle normative e e delle politiche europee', bensì più generalmente il nuovo Senato avrà competenza, paritaria con la Camera quindi processo bicamerale obbligatorio, "sulla legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell' Italia alla formazione ecc. ecc".Quindi a mio avviso si sta parlando di un livello legislativo più alto rispetto alle normative europee operative. Corrado Tizzoni
Un' osservazione sui trattati internazionali
• Corrado Tizzoni •16/11/2016 - 08:45
L' artcolo 70 rivisto dalla riforma prevede il procedimento obbligatorio bicamerale solo per i trattati internazionali relativi all' appartenenza dell' Italia alla UE ( vedi rimando dell' articolo 70 all' articolo 80 secondo periodo). Quindi non credo che siano molti i trattati, tra i 45 citati, quelli di competenza anche senatoriale, forse nessuno. Dalle prime analisi svolte da università e politici emerge che sulle leggi finora approvate in questa legislatura solo il 3% sarebbero dovute passare attraverso il procedimento bicamerale obbligatorio. Sulle altre nulla si può dire perchè l' esame di quest' ultime da parte del Senato è facoltativo su richiesta di un terzo dei Senatori. Infine la legge di bilancio viene obbligatoriamente esaminata ma se non c'è delibera di modifica da parte del Senato entro 15 giorni, la legge viene promulgata.
In sostanza mi sembra che dagli attuali 3-4 giorni alla settimana il lavoro del nuovo Senato passerà al massimo a tre, quattro giorni al mese.
• Karl Friedrich Hieronymus •16/11/2016 - 10:27
E' vero che l'art. 70 assegna al procedimento bicamerale obbligatorio
la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea
e che l'art. 80 recita:
Ma e' altresi' vero che l'art. 55 assegna al nuovo Senato competenze piu' ampie in materia di recepimento delle normative UE:
Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori.
Dato che il testo non e' univocamente chiaro, si potra' prestare' a ricorsi e conflitti di attribuzione che dovranno probabilmente essere risolti dalla Corte Costituzionale, e' pertanto difficile fare oggi delle previsioni in questo senso. Tant' e' che altri esperti di diritto costituzionale non concordano su questa stima del 3%.
Ad oggi l'attivita' legislativa del Senato su questi temi e' pari a circa il 30% del totale complessivo delle leggi promulgate (vedi tabella), numero molto simile a quanto rilevato dal Bundestrat.
Anno Leggi promulgate Leggi di rat. Tratt. Int. % Tratt. Int.
2013 30 7 23,3%
2014 71 22 31,0%
2015 89 25 28,1%
2016(*) 64 26 40,6%
Totale XVII leg. 254 80 31,5%
(*) Statistiche sull'attività legislativa XVII Legislatura (consultato 16/11/2016)
Sui trattati internazionali la riforma è chiarissima
• Corrado Tizzoni •16/11/2016 - 11:16
in quanto l' articolo 80, secondo periodo, parla esplicitamente di trattati relativi all' appartenenza dell' Italia alla UE e quindi non puoi contare nella tabellina ( il dato del 2015 è sbagliato: sono 45 non 25 i trattati ratificati in quell' anno) tutti i trattati ratificati nella passata legislatura ma devi contare solo quelli ratificati nell' ambito UE (nel 2015 solo 3 o 4); che ci azzecca il Senato con il trattato con il Vietnam o con la Cina ecc. ecc. ? Quindi almeno su questo possiamo concordare? Secondo me non c'è confusione, mi sembra molto chiaro il ruolo del Senato nella politica estera: solo ed esclusivamente nell' ambito Unione Europea. Per quanto riguarda l' altro punto ( la partecipazione del Senato nella formazione e attuazione delle normative europee) non sono un giurista, ma mi sembra che l' articolo 70 sia l' articolo che descrive dettagliatamente quali leggi sono di competenza bicamerale obbligatoria ed è chiarissimo ( tanto da essere incolpato di essere troppo lungo, noioso, incomprensibile per i rimandi).Per quanto riguarda il 55 che descrive genericamente le competenze del nuovo Senato non può prevalere, a mio modesto e incompetente parere, sulla descrizione dettagliata e operativa delle leggi di competenza del Senato contenuta nel 70.
• palma •8/11/2016 - 15:45
essendo il mio animo assai incerto a proposito di
a. votare al referendum
b. per quale delle due alternative
un collega amabilmnet mi corresse e mi fece noater il mio stupid dubbio.
mentre le province van abolite (secondo la proposta) le province autonome (da art. 57) sono non di meno che costitutive delel regioni speciali che le contengono.
Non essendo esperto di legge, l'impressione che ho e' di grande confusione sotto il cielo, preludio alla successiva guerra delle pandette a decidere cosa esattamente sia o faccia un sentore e cosi' via.
ha fiato l'ipotesi che votare sia in effetti estender del credito ai ministri attuali e al loro capo.
due settimane e decido. il merito del referendum e', a dir poco, confuso (nello stile di "monocamerale sia il parlamento" ma pero' etc.
Ma la stabilità ha un valore?
• Antonio Sicuranza •8/11/2016 - 16:51
Chiediamo quindi a chi interviene di discutere i contenuti della riforma, e non gli effetti a breve termine sulla vita politica. La costituzione è cosa che ha un respiro più ampio e profondo della vita di un governo.
Il mio non è un commento su un particolare comma, mi scuseranno i redattori, ma penso che parlare di effetti significhi parlare di contenuti, ergo. . .
La nostra costituzione (il nostro paese) ha due fonti di instabilità:
1) il differente elettorato passivo tra le due assemblee
2) il fatto che un governo per formarsi necessiti della doppia fiducia, ma di una sfiducia per cascare
3) la qualità delle leggi ne risente se si eccede in compromessi, magari per via del bicameralismo? (ma questo non inerisce la stabilità, come se non l'avessi scritto)
@palma se avessero deciso di emendare le provincie autonome, così come per le regioni a statuto speciale, sarebbero venuti meno quei numeri necessari per approvare la riforma: al senato Renzi può contare su 4 gatti, di cui due siciliani, 1 di Bolzano e l'altro del PD =)
• luciano pontiroli (già luponti) •8/11/2016 - 19:45
delle leggi risente di compromessi soprattutto per l'estrema frammentazione politica e la necessità di alleanze. La diversità dell'elettorato - attivo, non passivo - avrebbe giustificato la pura e semplice soppressione del senato: mantenerlo e complicarne la formazione garantisce la diversità in saecula saeculorum.
Soppressione? Facile, no?
• Antonio Sicuranza •8/11/2016 - 22:16
Premessa: è vero, attivo, l'esame di diritto pubblico risale a un po' di anni fa (lasciamela passare)
L'estrema frammentazione, come la chiami tu, io l'ho chiamata instabilità e per quanto concerne le cause (tra le altre) rimando ai miei 2 punti suddetti;
quanto alla soppressione del senato ce la possiamo raccontare, ma poi ci vogliono i numeri. . .
• luciano pontiroli (già luponti) •8/11/2016 - 23:55
spiegano la rinuncia ad eliminare il senato - forse - ma non il pasticcio della riforma.
I numeri spiegano molto
• Paolo Piergentili •9/11/2016 - 01:08
la composita maggioranza credo sia alla radice di molti compromessi che inficiano la qualità della riforma. D'altra parte la politica è l'arte del possibile, ed il meglio è nemico del bene.
• giovanni federico •9/11/2016 - 05:37
ma questa verità elementare sembra sfuggire a molti frequentatori di questo blog
• michele boldrin •9/11/2016 - 07:57
perche' vedo che Giovanni gia' ha postato il suo commento polemico ma, come gli eventi di questa sera negli USA provano, il "meno peggio" e' (in circostanze di cambio epocale) amico e apriprista del molto peggio. DT e' presidente anche perche' l'altra parte, invece di avere il coraggio di rischiare con un candidato nuovo e di vero cambiamento, ha risposto alla domanda massiccia di cambiamento con il meno peggio, HRC. Il risultato e' DT alla White House, Congress and Senate in solide mani di un GOP ora controllato di fatto da Trump!
Rendiamoci conto, non ho la forza in questi mesi di articolare questo pensiero sino in fondo ma me ne convinco ogni giorno di piu' che di fronte a crisi radicali il meno peggio porta al disastro. O si ha il coraggio politico e storico di rischiare cercando strade nuove o l'irrazionalita' populista, la paura, l'ignoranza, chiamatela come volete, prevale. E sta prevalendo. E la responsabilita' e' di chi non ha saputo indicare una nuova strada. Perche' le pecore non sanno scegliere il sentiero, glielo deve indicare il pastore.
• floris •9/11/2016 - 08:20
Buona parte delle politiche deleterie di R lo sono perché populiste. Il risultato di stasera ci potrebbe dire che il suo limite è non essere abbastanza populista.
Il dbattito sta deviando .....
• Paolo Piergentili •9/11/2016 - 08:42
dai contenuti al pro contro Renzi. Richiamo all'ordine!. Scherzi a parte, le implicazioni politiche sono rilevanti, ovvio, però credo abbiano un respiro molto più ampio, come traspare dal commento di Michele, e credo vadano affrontate in un'altra prospettiva, che è quella di cosa fare, come classe dirigente (modestamente, lo siamo) per contrastare la marea montante del populismo
Concordo, il mio punto è che
• floris •9/11/2016 - 08:57
Concordo, il mio punto è che se vince il peggior populismo la questione magari non è trovare un candidato capace ma qualcuno che sappia interpretare e assecondare il trend culturale della popolazione. Detta altrimenti, non è detto che sia un fenomeno che si può sconfiggere ( non nel breve termine almeno ) e allora si pone la questione di come governarlo, che è rischiosissimo ma forse inevitabile.
Detto questo chiedo scusa per l' OT e la chiudo qua, questo voleva essere un post tecnico, quindi non il luogo più adatto per questi scambi.
Sfanculata cercasi
• Antonio Sicuranza •9/11/2016 - 14:52
DT e' presidente anche perche' l'altra parte, invece di avere il coraggio di rischiare con un candidato nuovo e di vero cambiamento, ha risposto alla domanda massiccia di cambiamento con il meno peggio, HRC
Che tradotto liberamente vuol dire "era meglio Sanders". L'ho pestata?
O si ha il coraggio politico e storico di rischiare cercando strade nuove o l'irrazionalita' populista, la paura, l'ignoranza, chiamatela come volete, prevale. E sta prevalendo. E la responsabilita' e' di chi non ha saputo indicare una nuova strada. Perche' le pecore non sanno scegliere il sentiero, glielo deve indicare il pastore
Ma questo interpella in primis voi studiosi. Io, da scemo di guerra, posso banalmente dire che siamo in un momento di transizione i cui costi appaiono insostenibili, di conseguenza. . .
• giovanni federico •10/11/2016 - 10:31
le pecore hanno la pessima tendenza a scegliersi il pastore sbagliato. O meglio il pastore che le porta nella direzione opposta a quella che tu (ed io) considerano giusta. Credi che sia solo una questione di qualità del pastore, e che basterebbe trovare un grande oratore, appoggiato da un team di professionisti eccezionali per la comunicazione in rete per convincere il popolo delle virtù della globalizzazione?
si, la stabilità ha valore
• ivan_zatarra •10/11/2016 - 02:04
Parto dal presupposto che il termine stabilità sia correlato a democrazia e che questa venga definita non solo tramite la proprietà che è fonte di autorità per i governi, oppure come una procedura con cui viene selezionato e istituito un governo o ancora come fine dei governi, ma anche come metodo con cui raggiungere un sistema istituzionale tramite il quale prendere decisioni politiche. Sistema formato da individui il cui potere decisionale è un'emanazione del voto elettorale.
Un sistema è quindi decisamente democratico quando la struttura governativa viene selezionata attraverso elezioni. Ma considerato che la democrazia è anche fonte di autorità (i cittadini eleggono in modo da essere rappresentati, di fatto non esiste nessuna democrazia dove, dopo aver determinato un governo grazie al voto popolare, quello stesso popolo continua a partecipare al potere o a condividerne anche una parte con quello stesso governo che ha eletto), il governo democraticamente scelto conserva il diritto di esercitare sia l'autorità che gli è stata conferita sia il potere che da essa deriva.
Il motivo per cui la natura politica delle cose impone un limite alla partecipazione del popolo all'autorità e al potere esercitato dal governo risiede nella fragilità che deve essere scongiurata (i continui interventi del popolo potrebbero minare la credibilità o l'incisività delle decisioni) e nella stabilità che è invece richiesta. La stabilità quindi, ha un valore, un valore democratico per l'esattezza. Si vota affinchè si decida, ma per decidere occorre occupare un arco di tempo che solo la stabilità può dare.
• Paolo Piergentili •9/11/2016 - 09:04
Nell'ampio commento di Luponti (leggere please, è il primo) se ne accenna. Secondo me questa riforma affronta un tema importante che è l'eccessivo potere delle Regioni. E' vero, questo viene fatto in modo parziale e incompleto, perchè non vengono toccate le Regioni a statuto speciale. Lasciamo stare Trento e Bolzano, dove la questione è più complicata, un passo verso l'eliminazione delledue velocità si sarebbe dovuto fare, ma certamente non c'è la forza politica per farlo.
Però cominciare ad intaccare l'eccesso di potere affidato alle Regiono, e usato molto male, è certamente positivo. Le regioni hanno sviluppato tutte una burocrazia molto peggiore di quella dei ministeri, una classe politica mediocre e molta corruzione. Un ridimensionamento delle loro funzioni è secondo me positivo, anche se quello proposto dalla riforma può essere considerato solo un primo passo. Ben altro servirebbe: per esempio l'accorpamento.
regioni e nuovo senato
• Diego Moras •9/11/2016 - 11:40
L’argomento che le regioni non abbiano data prova di sé è quindi è giusto degradarle (lo Stato meglio? degradiamo anche lui?) è smentito dal fatto che le competenze delle regioni a statuto speciale vengono aumentate (art. 116) (la Sicilia ha dato buona prova di se?). La causa delle modifiche proposte non è evidentemente quella.
Il rapporto tra regioni e nuovo Senato mi pare centrale.
Molte delle competenze concorrenti (che spariscono in toto) delle regioni ordinarie sono ora avocate allo stato (quindi alla Camera) che produrrà norme assai più direttamente vincolanti (non più solo principi fondamentali ma disposizioni generali e comuni) (art. 117). Visto poi che nelle materie il Senato non sarà più legislatore concorrente con la Camera (che anzi potrà superare il voto del Senato nei casi in pur questo sia possibile) il Senato sarà espressione di rappresentanza territoriale oggettivamente assai debole e incerta.
Anche per sua composizione. Non tanto e non solo numericamente ma perché costituito di senatori part – time e soggetti a continuo via vai (la loro durata dipende dalle diverse situazioni politiche territoriali) quindi incapaci di aggregare nuclei di consenso di un qualche spessore; i nuovi Senatori rimarranno senza vincolo di mandato (art. 67) che in questo caso è cosa negativa perché nemmeno quelli espressione “teorica” di un territorio dovranno votare nello stesso senso.
Non vedo proprio come il Senato possa aver quella funzione di rappresentare a livello nazionale le realtà territoriali che pure è uno dei fini declamati del nuovo Senato.
• Fabrizio Bercelli •9/11/2016 - 12:07
il Senato sarà espressione di rappresentanza territoriale oggettivamente assai debole e incerta. (Moras)
Trovo convincenti, da profano, le ragioni di chi avrebbe preferito la semplice abolizione del Senato. Quindi, se il Senato avrà poco peso, poco male.
Moras però dice, più precisamente, che avrà poco peso come rappresentanza dei 'territori'. Se avrà poco peso anche per il resto, come a me sembra probabile, ripeto: poco male. Abolirlo era meglio, ma in molte circostanze pratiche, e in particolare in politica, il meglio può essere nemico del bene.
• PietroG •9/11/2016 - 12:52
Per quanto riguarda l'articolo 116 a me sembra di capire che la possibilità di chiedere la concessione di ulteriori forme di autonomia, se in situazione di equilibrio di bilancio, riguardi tutte le regioni e non solo quelle a statuto speciale.
• luciano pontiroli (già luponti) •9/11/2016 - 17:52
anche a me: anzi, mi pare che riguardi soprattutto alcune regioni a statuto ordinario. Il terzo comma parla, infatti, di ulteriori forme di autonomia da attribuire ad altre regioni, dove l'aggettivo sembra marcare la distinzione rispetto alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome, menzionate nei commi precedenti.
alla fine per tutte
• Diego Moras •9/11/2016 - 19:48
ma a quanto parebbe per il complesso meccanismo transitorio vi sarebbe un ampliamento sino a data da destinarsi per quelle a Statuto speciale (http://www.rivistaaic.it/3-2016.html, in particolare da pag. 4). Al di la dei costituzionalismi, non è questa la sede e non sono un costituzionalista, il dato che mi pare certo è che sono degradate le autonomie territoriali senza che il nuovo Senato “territoriale” possa esser efficace bilanciamento. Il neo centralismo della riforma è un cambio vantaggioso?
• giovanni federico •10/11/2016 - 10:42
le regioni hanno dato pessima prova e quindi meno potere hanno meglio è. Il fatto che non sia stato possibile ridurre i poteri di quelle a statuto speciale è un risultato di alchimie politico-parlamentari. E' uno dei tanti casi in cui sarebbe stato possibile fare una riforma molto migliore se affidata ad un comitato di esperti, cosa ovviamente impossibile. Il confronto non è fra riforma ideale e riforma da votare, è fra questa e costituzione

References: art. 70
 art. 57
 Art. 72
 art. 86
 Art. 70

Art. 99
 Art. 73
 articolo 70
 articolo 70
 articolo 70
 articolo 80
 articolo 80
 articolo 70
 art. 57