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Timestamp: 2019-01-22 17:08:05+00:00

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Licenziamento per giusta causa: precisati i limiti all’uso di telecamere per finalità difensive Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 02/05/2017 n° 10636 | Sindacato FSI
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Licenziamento per giusta causa: precisati i limiti all’uso di telecamere per finalità difensive Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 02/05/2017 n° 10636
Sentenza 2 maggio 2017, n. 10636
M.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DA CARPI GIROLAMO 6, presso lo studio dell’avvocato STEFANO MATTEI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANDREA CAVICCHIOLI, giusta delega in atti;
COOP CENTRO ITALIA SOC. COOP., C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato SIRO CENTOFANTI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 180/2015 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, depositata il 07/10/2015 R.G.N. 151/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26/01/2017 dal Consigliere Dott. MATILDE LORITO;
La Corte d’Appello di Perugia, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Terni L. n. 92 del 2012 , ex art. 1, comma 57, ed in accoglimento del reclamo proposto dalla società cooperativa Coop Centro Italia, rigettava le domande proposte da M.M. intese a conseguire la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare intimatogli in data 22/11/2013 e le pronunce consequenziali alla applicazione dell’art. 18, nella versione di testo applicabile ratione temporis.
1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, artt. 4 e 7, D.Lgs. n. 193 del 2006, artt. 1363 e 2697 c.c. , art. 115 c.p.c. , nonchè degli artt. 210, 215 e 291 c.c.n.l. di settore ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3.
2. Critica la sentenza impugnata per aver qualificato in termini di specificità e completezza, la contestazione disciplinare, redatta secondo modalità che vulneravano il disposto di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 7, non essendo specificata la tipologia di prodotti sottratti, la marca, le modalità dei rilievi svolti, il luogo in cui erano collocati i beni. Lamenta altresì che siano stati considerati legittimi i controlli eseguiti dalla società investigativa, non emergendo dal contratto stipulato con la società datoriale, la consapevolezza della sussistenza di illeciti perpetrati in precedenza, di guisa che la mancanza di dati certi conferiva un carattere meramente esplorativo al mandato. Deduce, quindi, l’erroneità della pronuncia in quanto resa in violazione dei dettami di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 4, ed in assenza di alcun coordinamento con la L. n. 675 del 1996 , attuativa della Direttiva Comunitaria 46/95 CE trasfusa nel codice privacy ( D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 114), con annullamento di ogni garanzia posta dalle citate disposizioni a tutela del lavoratore.
Al di là di ogni considerazione in ordine alla mancata indicazione della collocazione in atti del documento ed alla sua omessa integrale produzione, che ridonda in termini di improcedibilità del motivo per violazione dei dettami di cui all’art. 369 c.p.c. , comma 2, n. 4 (vedi ex plurimis, Cass. 4/3/2015 n.4350), non può tralasciarsi di considerare che in tema di interpretazione del contratto e degli atti di autonomia privata, il sindacato di legittimità non può investire il risultato interpretativo in sè, che appartiene all’ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito, ma afferisce solo alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica e della coerenza e logicità della motivazione addotta, con conseguente inammissibilità di ogni critica alla ricostruzione della volontà negoziale operata dal giudice di merito che si traduca in una diversa valutazione degli stessi elementi di fatto da questi esaminati (vedi Cass. 10/2/2015 n. 2465).
5. Si tratta di motivazione non rispondente ai requisiti della assoluta omissione o della mera apparenza rilevabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5, nella versione di testo applicabile ratione temporis, oltre che conforme a diritto, perchè coerente con i dicta di questa Corte secondo cui in tema di licenziamento disciplinare, l’esigenza della specificità della contestazione, prescritta dalla L. n. 300 del 1970, art. 7, non obbedisce ai rigidi canoni che presiedono alla formulazione dell’accusa nel processo penale, nè si ispira ad uno schema precostituito e ad una regola assoluta e astratta, ma si modella in relazione ai principi di correttezza che informano un rapporto interpersonale che già esiste tra le parti, ed è funzionalmente e teleologicamente finalizzata alla esclusiva soddisfazione dell’interesse dell’incolpato ad esercitare pienamente il diritto di difesa. Ciò implica che la contestazione inviata al lavoratore, pur senza essere analitica, deve contenere la esposizione dei dati e degli aspetti essenziali del fatto materiale posto a base del licenziamento, restando la verifica della sussistenza dei requisito anzidetto rimessa al giudice del merito, il cui apprezzamento, se congruamente e correttamente motivato – come nella specie – è incensurabile in sede di legittimità (vedi Cass. 2016 n. 6898, Cass., n. 14451 del 2012, n. 27842 del 2009).
Nei già citati arresti giurisprudenziali (vedi in motivazione Cass. 27/5/2015 n.1 0955, cui adde Cass. 14/2/2011 n.3590, Cass. 9/7/2008 n.18821) laddove è stata affermata la legittimità dei controlli in relazione ad illeciti non attinenti al mero inadempimento della prestazione lavorativa, ma incidenti sul patrimonio aziendale, si è precisato che non dovessero presupporre necessariamente illeciti già commessi, restando giustificato l’intervento in questione non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione.
Questa Corte ha infatti già avuto modo di statuire (vedi Cass. 4/3/2015 n.435, Cass. 2/8/2013 n.18529), che l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi su cui il ricorso si fonda – imposto, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nella nuova formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006 , n.40 – non può dirsi soddisfatto con la trascrizione nel ricorso delle sole disposizioni della cui violazione il ricorrente si duole attraverso le censure alla sentenza impugnata, dovendosi ritenere che la produzione parziale di un documento sia incompatibile con i principi generali dell’ordinamento e con i criteri di fondo dell’intervento legislativo di cui al citato D.Lgs. n. 40 del 2006 , intesi a potenziare la funzione nomofilattica della Corte di cassazione, e non consente di escludere che in altre parti dello stesso vi siano disposizioni indirettamente rilevanti per l’interpretazione esaustiva della questione che interessa.
11. Con il secondo motivo si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5.
Nella interpretazione resa dai recenti arresti delle Sezioni Unite di questa Corte, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi (vedi Cass. S.U. 7/4/2014 n. 8053), la disposizione va letta in un’ottica di riduzione al minimo costituzionale del sindacato di legittimità. sulla motivazione. Scompare, quindi, nella condivisibile opinione espressa dalla Corte, il controllo sulla motivazione con riferimento al parametro della sufficienza, ma resta quello sull’esistenza (sotto il profilo dell’assoluta omissione o della mera apparenza) e sulla coerenza (sotto il profilo della irriducibile contraddittorietà e dell’illogicità manifesta) della motivazione, ossia con riferimento a quei parametri che determinano la conversione del vizio di motivazione in vizio di violazione di legge, sempre che il vizio emerga immediatamente e direttamente dal testo della sentenza impugnata.
Il controllo previsto dall’art. 360 c.p.c. , nuovo n. 5), concerne, dunque, l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione e abbia carattere decisivo.

References: sentenza 
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Sentenza 
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 art. 1
 art. 115
 art. 360
 sentenza 
 art. 7
 art. 4
 art. 114
 Cass. 
 Cass. 
 art. 7
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
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