Source: http://www.napoli.fiom.cgil.it/Giuri/21_2_SinConCol.html
Timestamp: 2015-02-27 05:56:15+00:00

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Giurisprudenza - SINDACATI - CONTRATTI COLLETTIVI
A. In genere B. CCNL applicabile C. Rapporti tra contratti di diverso livello D. Successione nel tempo dei contratti E. Contratti efficaci erga omnes F. Ultrattività G. Condotta antisindacale H. Interpretazione del contratto collettivo
E' manifestamente infondata la questione di legittimit� costituzionale dell'art. 30 del d.lgs. 31/3/98, n. 80, sollevata - in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost. - nella parte in cui prevede la possibilit� di un accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validit� ed interpretazione dei contratti collettivi dei dipendenti pubblici da parte di un giudice ordinario, impugnabile direttamente con ricorso per cassazione, e non consente analogo esame diretto dei contratti collettivi di diritto comune nel settore dell'impiego privato, attesa la profonda diversit� tra i contratti che regolano tali rapporti. (Cass. 18/8/00, n. 10974, pres. Grieco, est. Filadoro, in Argomenti dir. lav. 2001, pag. 707)
L'accordo sindacale non pu� legittimamente modificare i diritti individuali dei lavoratori garantiti dalla legge (Pret. Milano 6/12/95, est. Cecconi, in D&L 1996, 681)
Le limitazioni al potere di rappresentanza conferito mediante procura da una societ� per azioni a un soggetto che non sia amministratore della societ� sono opponibili ai terzi secondo le regole generali di cui all�art. 1396 c.c., posto che la regola dell�inopponibilit� delle limitazioni a detto potere di rappresentanza di cui all�art. 2384, 2� comma, c.c. � dettata esclusivamente con riferimento alla rappresentanza "organica" degli amministratori; pertanto la societ� per azioni pu� legittimamente invocare l�inefficacia nei propri confronti del contratto sottoscritto da un procuratore non amministratore, allorch� il terzo sia a conoscenza (o sarebbe potuto esserlo usando l�ordinaria diligenza) delle limitazioni poste dalla procura (Pret. Nola, sez. Pomigliano d�Arco, 25/2/99, est. Perrino, in D&L 1999, 607, n. Pavone)
E� nullo per indeterminatezza e indeterminabilit� dell�oggetto l�accordo sindacale aziendale il cui contenuto vada individuato per relationem con riferimento ad altra ipotesi di accordo, il cui contenuto risulti a sua volta essere assolutamente incerto, in quanto rinegoziato in successivi accordi dei quali non si conosca l�esito (Pret. Nola, sez. Pomigliano d�Arco, 25/2/99, est. Perrino, in D&L 1999, 607, n. Pavone)
� illegittimo, in riferimento all�art. 3 Cost., 1� comma, l�art. 36 SL nella parte in cui non prevede che la "clausola cd. sociale" � che impone all�appaltatore di opere pubbliche obbligo di applicare ai propri dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona � debba essere inserita anche nelle concessioni di pubblico servizio; tale omissione infatti viola il principio di parit� di trattamento, nonch� di imparzialit� e buon andamento della Pubblica Amministrazione e di tutela del lavoro subordinato (Corte Costituzione 19/6/98, pres. Granata, rel. Vari, in D&L 1998. 888)
La contrattazione collettiva non pu� disporre se non in senso migliorativo dei diritti attribuiti al dipendente dal contratto individuale di lavoro, salvo che il dipendente stesso non consenta espressamente alla modificazione dei patti, non essendo sufficiente a ci� la semplice adesione al sindacato di categoria, ma risultando essenziale un esplicito ed espresso mandato (in applicazione di questo principio di diritto, la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto legittima la variazione dell'orario di lavoro a tempo parziale risultante dal contratto di lavoro individuale disposta unilateralmente dal datore di lavoro, in quanto consentita dalla contrattazione collettiva aziendale, ma contro la volont� della dipendente). (Cass. 17/3/2003, n. 3898, Pres. Dell'Anno, Rel. Cellerino, in Lav. nella giur. 2003, 681)
Stipulando un'ipotesi di accordo soggetta all'approvazione da parte dei lavoratori, le organizzazioni sindacali stipulanti si autolimitano con riguardo all'efficacia dell'intesa gi� raggiunta, che deve essere perfezionata dall'approvazione, non soggetta a vincoli di forma, della maggioranza dei lavoratori. (Corte d'Appello Milano 8/2/2002, Pres. Ruiz, Est. De Angelis, in D&L 2002, 319, con nota di Maurizio Borali, "Ipotesi di accordo ed orientamento della giurisprudenza")
B. CCNL applicabile
Ai fini dell'individuazione del CCNL postcorporativo applicabile al rapporto di lavoro, l'appartenenza della categoria professionale si determina, ai sensi dell'art. 2070 c.c., secondo l'attivit� effettivamente esercitata dal datore di lavoro, senza che al riguardo abbia rilevanza la circostanza che le parti abbiano aderito ad associazioni sindacali di categoria non corrispondenti all'attivit� medesima, atteso che le parti non possono � in ragione della natura pubblicistica della citata disposizione � convenire di sottoporre il rapporto alla disciplina di un contratto collettivo di verso da quello applicabile ai sensi della norma stessa, a meno che il contratto individuale non risulti pi� favorevole al lavoratore (Cass. 6/11/95 n. 11554, pres. Taddeucci, est. Vidiri, in D&L 1996, 997)
L'art. 2070 detta una disciplina di natura pubblicistica e, in quanto tale, inderogabile dalla volont� delle parti con contratto individuale; questo, pertanto, non pu� prevedere la regolamentazione del rapporto di lavoro sulla base di un contratto collettivo diverso da quello in concreto applicabile in base ai criteri indicati dalla norma suddetta. (Trib. Milano 14/9/2002, Est. Martello, in Lav. nella giur. 2003, 585)
In ipotesi di accordo sindacale aziendale, che preveda l'applicabilit� ai dipendenti di un determinato contratto collettivo nazionale, i rapporti di lavoro facenti capo all'azienda stipulante sono disciplinati dal contratto collettivo nazionale individuato dalla contrattazione collettiva aziendale, posto che il criterio dell'attivit� effettivamente esercitata, previsto dall'art. 2070 c.c., ai fini dell'individuazione del contratto collettivo applicabile, deve ritenersi superato dal principio della libera autodeterminazione sindacale, in base al quale il contratto collettivo di diritto comune � applicabile esclusivamente ai datori di lavoro iscritti all'associazione stipulante o, in difetto, a quelli che l'abbiano esplicitamente o implicitamente accettato (Pret. Lucca 2/1/95, est. Bartolomei, in D&L 1995, 647)
C. Rapporti tra contratti di diverso livello
Il contratto collettivo aziendale, per quanto di livello inferiore, ben pu� derogare, anche in senso peggiorativo, al precedente contratto nazionale (Trib. Firenze 19/2/97, pres. Stanzani, est. De Matteis, in D&L 1998, 120, n. FIORAI, Deroga in pejus da parte di nuovo contratto collettivo e diritti acquisiti)
Per l'individuazione del contratto applicabile ai rapporti di lavoro privati non � stata adottata la tecnica legislativa prevista dall'art. 40, terzo comma, d.lgs. n. 165/2001, vigente nel settore pubblico; pertanto, le regole di competenza fissate dal contratto collettivo nazionale sono inidonee a rendere invalide le clausole difformi dal contratto aziendale. Infatti, le clausole del contratto nazionale sulla competenza del contratto aziendale sono riconducibili alla parte obbligatoria del contratto collettivo e l'eventuale violazione delle stesse d� luogo ad un inadempimento degli obblighi che gli stipulanti hanno reciprocamente assunto, inadempimento rilevante solo sul piano delle relazioni intersindacali. (Corte d'Appello di Milano 4/3/2003, Pres. Est. Mannacio, in Riv. it. dir. lav. 2003, 511, con nota di Giorgio Bolego, Sull'efficacia obbligatoria delle clausole collettive che delimitano la competenza del contratto aziendale)
Verificata nel caso di specie la natura di contratto collettivo tacito del c.d. uso aziendale, ne consegue la sua modificabilità, anche "in peius ", da fonti collettive come i contratti collettivi nazionali ed aziendali (Trib. Milano 22/11/00, est. Taraborrelli, in Orient. Giur. Lav. 2000, pag. 1002)
D. Successione nel tempo dei contratti
In ipotesi di successione nel tempo di pi� contratti collettivi, eventuali modifiche peggiorative devono far salvi gli intangibili diritti acquisiti di natura retributiva, per tali intendendosi quelli aventi a oggetto elementi retributivi collegati alla professionalit� del lavoratore, e restandone esclusi quelli inerenti a particolari modalit� della prestazione (Cass. 22/4/95 n. 4563, pres. De Rosa, est. Guglielmucci, in D&L 1995, 1012)
I contratti collettivi di diritto comune sono abilitati anche a modificare in senso peggiorativo precedenti e pi� favorevoli clausole contrattuali, ma esplicano la loro efficacia esclusivamente riguardo ai soggetti iscritti e rappresentati, quali non sono per antonomasia i pensionati cessati dal servizio (per i quali � necessaria un�esplicita e documentata adesione alla specifica nuova pattuizione) e nei limiti dei diritti quesiti (Pretura Pistoia 31/12/97, est. Amato, in D&L 1998, 338)
Un contratto collettivo successivo non pu� modificare diritti dei singoli lavoratori, non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti, che siano gi� maturati ed entrati nel patrimonio giuridico dei lavoratori stessi (nel caso di specie il pretore ha ritenuto non vincolante per i lavoratori non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti la previsione di un accordo collettivo che ha retroattivamente disposto l'erogazione di azioni dell'azienda in luogo di un'indennit�) (Pret. Roma 9/3/99, est. Bonassi, in Riv. Giur. lav. 2000, pag. 66, con nota di Comanducci, Successione di contratti collettivi e interessi corrispettivi)
E. Contratti efficaci erga omnes
F. Ultrattività
In assenza di clausola espressa, deve essere esclusa l�ultrattivit� del contratto collettivo scaduto, ed � legittima la retroattivit� del patto collettivo se prevista da questo (Trib. Firenze 19/2/97, pres. Stanzani, est. De Matteis, in D&L 1998, 120, n. FIORAI, Deroga in pejus da parte di nuovo contratto collettivo e diritti acquisiti)
Si configura una condotta antisindacale quando il datore di lavoro viola la disciplina contrattuale (nella fattispecie è stato riconosciuto il carattere dell'antisindacalità al comportamento del datore di lavoro che abbia omesso di svolgere la procedura di informazione e consultazione con le organizzazioni sindacali, prevista dal contratto collettivo applicato, in relazione in particolare alla gestione degli straordinari) (Trib. Pistoia 29 febbraio 2000 (decr.), est. Amato, in D&L 2000, 916, n. Valluri) Costituisce comportamento antisindacale la violazione di un accordo sindacale attuata con modalit� tale da screditare il ruolo del sindacato firmatario dell�accordo stesso (Trib. Milano 30/6/99, pres. ed est. Mannacio, in D&L 1999, 812)
Un sindacato che non abbia sottoscritto un accordo, non avendo speso la sua immagine e credibilit� di fronte ai lavoratori, non pu� ricevere alcun pregiudizio dalla sua eventuale violazione e non ha quindi alcun interesse giuridicamente apprezzabile ad agire ex art. 28 S.L. per il suo inadempimento (Trib. Milano 24/2/96, pres. Siniscalchi, est. Ruiz, in D&L 1996, 632)
Pone in essere un comportamento antisindacale il datore di lavoro che violi diritti sindacali di informazione � consultazione, derivanti da norme di accordi collettivi (nella fattispecie, � stata dichiarata antisindacale la violazione, da parte del datore di lavoro, dell'obbligo di negoziare con il sindacato un nuovo criterio di distribuzione dell'orario di lavoro) (Pret. Milano 3/3/95, est. Canosa, in D&L 1995, 572. In senso conforme, v. Pret. Sondrio 3/10/94, est. Della Pona, in D&L 1995, 301, con nota redazionale: nella fattispecie, si trattava dell'informazione dovuta per il caso di lavoro straordinario; Pret. Milano 3/11/94, est. Ianniello, in D&L 1995, 301, con nota redazionale: nella fattispecie si trattava dell'informazione dovuta per lavoro straordinario e il Pretore ha ordinato all'azienda di convocare una riunione con il sindacato ricorrente per il confronto sul tema ipotesi di straordinario, vietando, nel caso di inadempienza a questo primo obbligo, il ricorso al lavoro straordinario oltre i limiti stabiliti dalla contrattazione collettiva)
La violazione di accordi con le OO.SS. integra gli estremi dell�antisindacalit�, per gli evidenti riflessi sull�immagine e la credibilit� del sindacato nei confronti dei propri assistiti (nella fattispecie il datore di lavoro ritenendo erroneamente non sussisterne pi� i presupposti, non aveva applicato un accordo sulle pause retribuite) (Pret. Milano 30/9/98, est. Porcelli, in D&L 1999, 69)
� antisindacale il comportamento del datore di lavoro consistente nella violazione di accordi collettivi riguardanti diritti economici dei lavoratori, allorch� tale violazione si realizzi con modalit� tali da ledere l�immagine e la credibilit� del sindacato (nella fattispecie � stato ritenuto antisindacale il comportamento della societ� consistito nel disapplicare un accordo aziendale che prevedeva il riconoscimento, a favore dei lavoratori, della quattordicesima mensilit�, mentre era ancora in corso la trattativa con le OO. SS. in relazione alla modifica di tale accordo) (Pret. Lecco 27/4/98, est. Cecchetti, in D&L 638)
H. Interpretazione del contratto collettivo
In tema d'interpretazione dei contratti collettivi, l'individuazione della comune intenzione delle parti, in considerazione della loro peculiare natura e della specificit� dell'oggetto della contrattazione, non � sempre facilmente individuabile facendosi ricorso al solo criterio letterale; in tal caso il canone ermeneutico dettato dall'art. 1363 c.c. assume una portata ancora pi� incisiva. (Cass. 9/5/2002, n. 6656, Pres. Mercurio, Est. Picone, in Riv. it. dir. lav. 2003, 14, con nota di Cristina Saisi, Clausole collettive in materia di contribuzione sindacale e criteri della relativa interpretazione).
In tema d'interpretazione degli atti negoziali, l'art. 1362 c.c., nel prescrivere all'interprete di non limitarsi al senso letterale delle parole, non intende svalutare l'elemento letterale nell'interpretazione, ma anzi ribadire il valore fondamentale e prioritario che esso assume nella ricerca della comune intenzione delle parti, onde il giudice pu� ricorrere ad altri criteri ermeneutici solo quando le espressioni letterali non siano chiare, quando le suddette esporessioni si presentino univoche secondo il linguaggio corrente, il giudice pu� attribuire alle parti una volont� diversa da quella risultante dalle parole adoperate soltanto se individua ed esplicita le ragioni per le quali predette parti, pur essendosi espresse in un determinato modo, abbiano in realt� inteso manifestare una volont� diversa. (Cass. 2/8/2002, n. 11609, Pres. Ciciretti, Rel. Di Iasi, in Lav. nella giur. 2003, 73)
Nell'interpretazione del contratto collettivo � utilizzabile anche il criterio del comportamento posteriore delle parti di cui all'art. 1362, secondo comma, c.c., quest'ultimo potendo essere integrato da un successivo contratto collettivo che presupponga una determinata interpretazione di una complessa ed organica disciplina di istituti contrattuali articolata nel tempo e nel corso di pi� contratti collettivi. (Cass. 5/2/00, n. 1311, pres. Santojanni, est. De Matteis, in Argomenti dir. lav. 2001, pag. 712)
L'interpretazione delle disposizioni collettive di diritto comune � riservata al giudice di merito, le cui valutazioni soggiacciono, in sede di legittimit�, alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica contrattuale ed al controllo della sussistenza di una motivazione coerente e logica. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto carente la motivazione del giudice di merito il quale, in relazione al contratto collettivo del 26 novembre 1994 dei postelegrafonici, aveva omesso di verificare se alle tre posizioni retributive differenziate esistenti all'interno dell'area operativa corrispondessero differenti qualifiche collegate a mansioni afferenti a distinti profili professionali, omissione rilevante in quanto, se cos� fosse risultato, la norma inderogabile contenuta nell'art. 2103 c.c. non avrebbe consentito di considerare equivalenti, ai fini dell'inquadramento, mansioni diverse, ciascuna corrispondente ad un diverso livello retributivo). (Cass. 17/3/2003, n. 3918, Pres. Sciarelli, Rel. Balletti, in Lav. nella giur. 2003, 675)
Ai fini dell'applicazione dell'art. 64, D.Lgs. n. 165/2001, relativo al rinvio pregiudiziale all'Aran in caso di questioni attinenti all'efficacia, validit� od interpretazione di clausole di contratto collettivo, la normativa contrattuale sottoposta al vaglio del giudicante, poich� interamente pattizia e di tipo privatistico, deve essere innanzitutto interpretata dal giudice alla stregua delle ordinarie regole di ermeneutiche fissate dagli artt. 1362 ss. c.c. Soltanto ove, dopo aver applicato i criteri ermeneutici previsti dagli artt. 1362-1365 c.c., non si possa attribuire alla norma contrattuale un significato univoco, essendo la stessa priva di alcun significato o ammettendo una pluralit� di significati tutti astrattamente conformi alla comune intenzione delle parti, deve ritenersi che il contenuto della norma sia oscuro con conseguente attivazione del meccanismo pregiudiziale. (Trib. Gorizia 8/1/2002, Est. Masiello, in Lav. nella giur. 2003, 254, con commento di Domenico Pizzonia)
Sulla base dei principi in tema di interpretazione dei contratti ex art. 1362 ss. c.c., non � ammissibile l�interpretazione analogica di un contratto integrativo aziendale (Pret. Parma 19/5/98, est. Ferra�, in D&L 1998, 999, nota Pavone)
L'interpretazione dei contratti collettivi di diritto comune � devoluta al giudice di merito ed � censurabile in cassazione solo per vizi di motivazione e violazione dei canoni dei canoni di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non sufficientemente n� logicamente motivata la sentenza di merito che, escludendone la natura retributiva, aveva attribuito all'indennit� di cantiere corrisposta ai lavoratori dipendenti dell'Enel natura di rimborso spese, essendosi detta sentenza fondata sul rilievo che l'indennit� � prevista nella stessa disposizione contrattuale che prevede i rimborsi, senza considerare che ai lavoratori che operino in determinate condizioni possono essere corrisposti tanti rimborsi spese che indennit� volte a compensare le particolari modalit� della prestazione. La Corte ha inoltre ritenuto che non rileva la previsione della fissazione in sede locale dell'esatta misura dell'indennit� stessa, tra il minimo ed il massimo previsto dal CCNL, giustificandosi tale variabilit� con la possibilit� di differenziazione delle condizioni di lavoro nei vari cantieri). (Cass. 27/8/2002, n. 12573, Pres. Ciciretti, Rel. Celentano, in Lav. nella giur. 2003, 73)
L'interpretazione dei contratti collettivi di diritto comune � devoluta al giudice di merito ed � censurabile in cassazione solo per vizi di motivazione e per violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale (nel caso di specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza del giudice di merito il quale, avendo ritenuto, sulla base dell'interpretazione letterale del Ccnl del 1994, che con esso le parti avessero inteso sopprimere retroattivamente i csompensi premiali previsti dalla precedente contrattazione collettiva nazionale, aveva riconosciuto il diritto dei ricorrenti-dipendenti delle Ferrovie dello Stato andati in pensione negli anni 1993-1994-a percepire gli elementi retributivi premiali previsti dall'art. 33, secondo comma, lettera n, del Ccnl del 1990-1992 dalla data di maturazione del diritto fino alla data del loro collocamento a riposo, ritenendo che il diritto al compenso premiale fosse gi� entrato nel patrimonio dei lavoratori al momento della cessazione del rapporto. (Cass. 3/2/2003, n. 1557, Pres. Sciarelli, Rel. Figurelli, in Lav. nella giur. 2003, 570)
Nell'interpretazione del contratto collettivo � prioritario e prevalente il criterio di coerenza tra atto da interpretarsi e valori fondamentali del diritto vivente del lavoro la cui violazione � censurabile in sede di legittimit� (nel caso di specie, il c.c.n.l. del 1995 per i dipendenti del Casin� di Sanremo disponeva l'automatica sospensione dal lavoro del dipendente colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere; una volta che questi era stato rimesso in libert�, il datore aveva rifiutato di riammetterlo in servizio; sulla base dell'art. 29 del citato c.c.n.l. la S.C. ha statuito l'onere del datore di lavoro di comunicare al dipendente le ragioni che ostano alla revoca della sospensione e alla ripresa dell'attivit� lavorativa). (Cass. 1/7/2002, n. 9538, Pres. Prestipino, Est. Guglielmucci, in Riv. it. dir. lav. 2003, 501, con nota di Andrea Pardini, Interpretazione della clausola collettiva ambigua secondo il criterio di armonizzazione)

References: sentenza 
 art. 28
 art. 1362
 sentenza 
 sentenza 
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