Source: http://www.studiocataldi.it/codiceprocedurapenale/ilgiudice.asp
Timestamp: 2016-10-23 16:11:56+00:00

Document:
Codice di procedura penale - Il giudice
Cerca Il giudice
TITOLO I GIUDICE
Art. 1. Giurisdizione penale. 1. La giurisdizione penale � esercitata dai giudici previsti dalle leggi di ordinamento giudiziario secondo le norme di questo codice.
Art. 2. Cognizione del giudice. 1. Il giudice penale risolve ogni questione da cui dipende la decisione, salvo che sia diversamente stabilito.
Art. 3. Questioni pregiudiziali. 1. Quando la decisione dipende dalla risoluzione di una controversia sullo stato di famiglia o di cittadinanza, il giudice, se la questione � seria e se l'azione a norma delle leggi civili � gi� in corso, pu� sospendere il processo fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce la questione.
2. La sospensione � disposta con ordinanza soggetta a ricorso per
cassazione.La corte decide in camera di consiglio.
Art. 4. Regole per la determinazione della competenza. 1. Per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione delle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.
Art. 5. Competenza della Corte di Assise. 1. La Corte di Assise � competente:
a) per i delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell�ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a ventiquattro anni, esclusi i delitti, comunque aggravati, di tentato omicidio, di rapina, di estorsione e di associazioni di tipo mafioso anche straniere, e i delitti, comunque aggravati, previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309;
c) per ogni delitto doloso se dal fatto � derivata la morte di una o pi�
persone, escluse le ipotesi previste dagli articoli 586, 588 e 593 del codice penale;
d bis) per i delitti consumati o tentati di cui agli articoli 416, sesto comma, 600, 601, 602 del codice penale, nonch� per i delitti con finalit� di terrorismo sempre che per tali delitti sia stabilita la pena della reclusione non inferiore nel massimo a dieci anni.
1. Il tribunale � competente per i reati che non appartengono alla competenza della corte di assise o del giudice di pace.
Art. 8. Regole generali. 1. La competenza per territorio � determinata dal luogo in cui il reato �
2. Se si tratta di fatto dal quale � derivata la morte di una o pi� persone, � competente il giudice del luogo in cui � avvenuta l'azione o l'omissione.
3. Se si tratta di reato permanente, � competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione, anche se dal fatto � derivata la morte di una o pi� persone.
4. Se si tratta di delitto tentato, � competente il giudice del luogo in cui � stato compiuto l'ultimo atto diretto a commettere il delitto.
Art. 9. Regole suppletive. 1. Se la competenza non pu� essere determinata a norma dell'articolo 8, �
competente il giudice dell'ultimo luogo in cui � avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione.
2. Se non � noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza appartiene successivamente al giudice della residenza, della dimora o del domicilio dell'imputato.
3. Se nemmeno in tale modo � possibile determinare la competenza, questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall'articolo 335.
Art. 10. Competenza per reati commessi all'estero. 1. Se il reato � stato commesso interamente all'estero, la competenza �
determinata successivamente dal luogo della residenza, della dimora, del domicilio, dell'arresto o della consegna dell'imputato. Nel caso di pluralit� di imputati, procede il giudice competente per il maggior numero di essi.
2. Se non � possibile determinare nei modi indicati nel comma 1 la competenza, questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall'articolo 335.
3. Se il reato � stato commesso in parte all'estero, la competenza �
determinata a norma degli articoli 8 e 9.
1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualit� di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che secondo le norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d'appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto, sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge.
2. Se nel distretto determinato ai sensi del comma 1 il magistrato stesso �
venuto ad esercitare le proprie funzioni in un momento successivo a quello del fatto, � competente il giudice che ha sede nel capoluogo del diverso distretto di corte d'appello determinato ai sensi del medesimo comma 1.
3. I procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato assume la qualit� di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato sono di competenza del medesimo giudice individuato a norma del comma 1.
Art. 11-bis. Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati della Direzione nazionale antimafia. 1. I procedimenti in cui assume la qualit� di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato un magistrato addetto alla Direzione nazionale antimafia di cui all'articolo 76-bis
dell'ordinamento giudiziario, approvato con regio decreto 30 gennaio 1941, n.
12, e successive modificazioni, sono di competenza del giudice determinato ai sensi dell'articolo 11.
Art. 12. Casi di connessione. 1. Si ha connessione di procedimenti:
a) se il reato per cui si procede � stato commesso da pi� persone in concorso o cooperazione fra loro, o se pi� persone con condotte indipendenti hanno determinato l'evento;
b) se una persona � imputata di pi� reati commessi con una sola azione od
omissione ovvero con pi� azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso;
Art. 13. Connessione di procedimenti di competenza di giudici ordinari e speciali. 1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza di un giudice ordinario e altri a quella della Corte costituzionale, � competente per
tutti quest'ultima.
2. Fra reati comuni e reati militari, la connessione di procedimenti opera soltanto quando il reato comune � pi� grave di quello militare, avuto riguardo ai criteri previsti dall'articolo 16 comma 3. In tale caso, la competenza per
tutti i reati � del giudice ordinario.
2. La connessione non opera, altres�, fra procedimenti per reati commessi quando l'imputato era minorenne e procedimenti per reati commessi quando era maggiorenne.
1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza della corte di assise ed altri a quella del tribunale, � competente per tutti la corte di assise.
1. La competenza per territorio per i procedimenti connessi rispetto ai quali pi� giudici sono ugualmente competenti per materia appartiene al giudice competente per il reato pi� grave e, in caso di pari gravit�, al giudice competente per il primo reato.
2. Nel caso previsto dall'articolo 12 comma 1 lettera a) se le azioni od
omissioni sono state commesse in luoghi diversi e se dal fatto � derivata la morte di una persona, � competente il giudice del luogo in cui si � verificato l'evento.
3. I delitti si considerano pi� gravi delle contravvenzioni. Fra delitti o fra contravvenzioni si considera pi� grave il reato per il quale � prevista la pena pi� elevata nel massimo ovvero, in caso di parit� dei massimi, la pena pi�
elevata nel minimo; se sono previste pene detentive e pene pecuniarie, di queste si tiene conto solo in caso di parit� delle pene detentive.
Art. 17. Riunione di processi. 1. La riunione di processi pendenti nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice pu� essere disposta quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi: a) nei casi previsti dall'articolo 12;
1-bis. Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale collegiale ed
altri davanti al tribunale monocratico, la riunione � disposta davanti al tribunale in composizione collegiale. Tale composizione resta ferma anche nel caso di successiva separazione dei processi.
Art. 18. Separazione di processi. 1. La separazione di processi � disposta, salvo che il giudice ritenga la riunione assolutamente necessaria per l'accertamento dei fatti:
a) se, nell'udienza preliminare, nei confronti di uno o pi� imputati o per
una o pi� imputazioni � possibile pervenire prontamente alla decisione, mentre nei confronti di altri imputati o per altre imputazioni � necessario acquisire ulteriori informazioni a norma dell'articolo 422;
b) se nei confronti di uno o pi� imputati o per una o pi� imputazioni � stata ordinata la sospensione del procedimento;
c) se uno o pi� imputati non sono comparsi al dibattimento per nullit�
dell'atto di citazione o della sua notificazione, per legittimo impedimento o per mancata conoscenza incolpevole dell'atto di citazione ;
d) se uno o pi� difensori di imputati non sono comparsi al dibattimento per
mancato avviso ovvero per legittimo impedimento;
e) se nei confronti di uno o pi� imputati o per una o pi� imputazioni l'istruzione dibattimentale risulta conclusa, mentre nei confronti di altri imputati o per altre imputazioni � necessario il compimento di ulteriori atti che non consentono di pervenire prontamente alla decisione;
e-bis) se uno o pi� imputati dei reati previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a), � prossimo ad essere rimesso in libert� per scadenza dei termini per
la mancanza di altri titoli di detenzione.
2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione pu� essere altres�
disposta, sull'accordo delle parti, qualora il giudice la ritenga utile ai fini della speditezza del processo.
Art. 20. Difetto di giurisdizione. 1. Il difetto di giurisdizione � rilevato, anche di ufficio, in ogni stato e grado del procedimento.
2. Se il difetto di giurisdizione � rilevato nel corso delle indagini preliminari, si applicano le disposizioni previste dall'articolo 22 commi 1 e 2.
Dopo la chiusura delle indagini preliminari e in ogni stato e grado del processo il giudice pronuncia sentenza e ordina, se del caso, la trasmissione degli atti all'autorit� competente.
Art. 21. Incompetenza. 1. L'incompetenza per materia � rilevata, anche di ufficio, in ogni stato e grado del processo, salvo quanto previsto dal comma 3 e dall'articolo 23 comma 2.
2. L'incompetenza per territorio � rilevata o eccepita, a pena di decadenza, prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manchi, entro il termine previsto dall'articolo 491 comma 1. Entro quest'ultimo termine deve essere riproposta l'eccezione di incompetenza respinta nell'udienza preliminare.
3. L'incompetenza derivante da connessione � rilevata o eccepita, a pena di decadenza, entro i termini previsti dal comma 2.
2. Se il reato appartiene alla cognizione di un giudice di competenza inferiore, l'incompetenza � rilevata o eccepita, a pena di decadenza, entro il termine stabilito dall'articolo 491 comma 1. Il giudice, se ritiene la propria incompetenza, provvede a norma del comma 1.
1. Il giudice di appello pronuncia sentenza di annullamento e ordina la trasmissione degli atti al giudice di primo grado competente quando riconosce che il giudice di primo grado era incompetente per materia a norma dell'articolo 23 comma 1 ovvero per territorio o per connessione, purch�, in tali ultime ipotesi, l'incompetenza sia stata eccepita a norma dell'articolo 21 e l'eccezione sia stata riproposta nei motivi di appello.
Art. 25. Effetti delle decisioni della corte di cassazione sulla giurisdizione e sulla competenza. 1. La decisione della corte di cassazione sulla giurisdizione o sulla competenza � vincolante nel corso del processo, salvo che risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la modificazione della giurisdizione o la competenza di un giudice superiore.
Art. 26. Prove acquisite dal giudice incompetente. 1. L'inosservanza delle norme sulla competenza non produce l'inefficacia delle prove gi� acquisite.
Art. 28. Casi di conflitto. 1. Vi � conflitto quando in qualsiasi stato e grado del processo:
a) uno o pi� giudici ordinari e uno o pi� giudici speciali contemporaneamente prendono o ricusano di prendere cognizione del medesimo fatto attribuito alla stessa persona;
b) due o pi� giudici ordinari contemporaneamente prendono o ricusano di prendere cognizione del medesimo fatto attribuito alla stessa persona.
3. Nel corso delle indagini preliminari, non pu� essere proposto conflitto positivo fondato su ragioni di competenza per territorio determinata dalla connessione.
Art. 29. Cessazione del conflitto. 1. I conflitti previsti dall'articolo 28 cessano per effetto del provvedimento di uno dei giudici che dichiara, anche di ufficio, la propria competenza o la propria incompetenza.
Art. 30. Proposizione del conflitto. 1. Il giudice che rileva un caso di conflitto pronuncia ordinanza con la quale rimette alla corte di cassazione copia degli atti necessari alla sua risoluzione con l'indicazione delle parti e dei difensori.
2. Il conflitto pu� essere denunciato dal pubblico ministero presso uno dei giudici in conflitto ovvero dalle parti private. La denuncia � presentata nella cancelleria di uno dei giudici in conflitto, con dichiarazione scritta e motivata alla quale � unita la documentazione necessaria. Il giudice trasmette immediatamente alla corte di cassazione la denuncia e la documentazione nonch�
copia degli atti necessari alla risoluzione del conflitto, con l'indicazione delle parti e dei difensori e con eventuali osservazioni.
Art. 31. Comunicazione al giudice in conflitto. 1. Il giudice che ha pronunciato l'ordinanza o ricevuto la denuncia previste dall'articolo 30 ne d� immediata comunicazione al giudice in conflitto.
Art. 32. Risoluzione del conflitto. 1. I conflitti sono decisi dalla corte di cassazione con sentenza in camera di consiglio secondo le forme previste dall'articolo 127. La corte assume le informazioni e acquisisce gli atti e i documenti che ritiene necessari.
2. L'estratto della sentenza � immediatamente comunicato ai giudici in conflitto e al pubblico ministero presso i medesimi giudici ed � notificato alle parti private.
Capo VI - Capacit� e composizione del giudice
Art. 33. Capacit� del giudice. 1. Le condizioni di capacit� del giudice e il numero dei giudici necessario per costituire i collegi sono stabiliti dalle leggi di ordinamento giudiziario.
2. Non si considerano attinenti alla capacit� del giudice le disposizioni sulla destinazione del giudice agli uffici giudiziari e alle sezioni, sulla formazione dei collegi e sulla assegnazione dei processi a sezioni, collegi e giudici.
3. Non si considerano altres� attinenti alla capacit� del giudice n� al numero dei giudici necessario per costituire l'organo giudicante le disposizioni sull'attribuzione degli affari penali al tribunale collegiale o monocratico.
d) reati previsti dal Titolo XI del libro V del codice civile, nonch� dalle disposizioni che ne estendono l'applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati;
f) delitti previsti dagli articoli 6 e 11 della legge costituzionale 16
gennaio 1989, n. 1;
g) delitti previsti dagli articoli 216, 223, 228 e 234 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267, in materia fallimentare, nonch� dalle disposizioni che ne estendono l'applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati;
i-bis) delitti previsti dall'articolo 291-quater del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43; l) delitto previsto dall'articolo 18 della legge 22 maggio 1978, n. 194, in materia di interruzione volontaria della gravidanza;
o) delitto previsto dall'articolo 12-quinquies, comma 1, del decreto-legge 8
giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, in materia di trasferimento fraudolento di valori;
2. Sono attribuiti altres� al tribunale in composizione collegiale, salva la disposizione dell'articolo 33-ter, comma 1, i delitti puniti con la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, anche nell'ipotesi del tentativo.
Per la determinazione della pena si osservano le disposizioni dell'articolo 4.
2. Il tribunale giudica in composizione monocratica, altres�, in tutti i casi non previsti dall'articolo 33-bis o da altre disposizioni di legge.
Art. 33-quater. Effetti della connessione sulla composizione del giudice. 1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla cognizione dei tribunale in composizione collegiale ed altri a quella del tribunale in composizione monocratica, si applicano le disposizioni relative al procedimento davanti al giudice collegiale, al quale sono attribuiti tutti i procedimenti connessi.
Art. 33-quinquies. Inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale. 1. L'inosservanza delle disposizioni relative all'attribuzione dei reati alla cognizione del tribunale in composizione collegiale o monocratica e delle disposizioni processuali collegate � rilevata o eccepita, a pena di decadenza, prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manca, entro il termine previsto dall'articolo 491, comma 1. Entro quest'ultimo termine deve essere riproposta l'eccezione respinta nell'udienza preliminare.
2. Si applicano le disposizioni previste dagli articoli 424, commi 2 e 3, 553
e 554.
Art. 33-septies. Inosservanza dichiarata nel dibattimento di primo grado. 1. Nel dibattimento di primo grado instaurato a seguito dell'udienza preliminare, il giudice, se ritiene che il reato appartiene alla cognizione del tribunale in composizione diversa, trasmette gli atti, con ordinanza, al giudice competente a decidere sul reato contestato.
Art. 33-octies. Inosservanza dichiarata dal giudice di appello o dalla Corte di Cassazione. 1. Il giudice di appello o la Corte di Cassazione pronuncia sentenza di annullamento e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice di primo grado quando ritiene l'inosservanza delle disposizioni sull'attribuzione dei reati alla cognizione del tribunale in composizione collegiale o monocratica, purch� la stessa sia stata tempestivamente eccepita e l'eccezione sia stata riproposta nei motivi di impugnazione.
Art. 33-nonies. Validit� delle prove acquisite. 1. L'inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale non determina l'invalidit� degli atti del procedimento, n� l'inutilizzabilit� delle prove gi� acquisite.
Capo VII - Incompatibilit�, astensione e ricusazione del giudice
Art. 34. Incompatibilit� determinata da atti compiuti nel procedimento. 1. Il giudice che ha pronunciato o ha concorso a pronunciare sentenza in un grado del procedimento non pu� esercitare funzioni di giudice negli altri gradi, n� partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento o al giudizio per
revisione. (1) 2. Non pu� partecipare al giudizio il giudice che ha emesso il provvedimento conclusivo dell'udienza preliminare o ha disposto il giudizio immediato o ha emesso decreto penale di condanna o ha deciso sull'impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere.
2-bis. Il giudice che nel medesimo procedimento ha esercitato funzioni di giudice per le indagini preliminari non pu� emettere il decreto penale di condanna, n� tenere l'udienza preliminare; inoltre, anche fuori dei casi previsti dal comma 2, non pu� partecipare al giudizio.
a) le autorizzazioni sanitarie previste dall'articolo 11 della legge 26
luglio 1975, n. 354;
3. Chi ha esercitato funzioni di pubblico ministero o ha svolto atti di polizia giudiziaria o ha prestato ufficio di difensore, di procuratore speciale, di curatore di una parte ovvero di testimone, perito, consulente tecnico o ha proposto denuncia, querela, istanza o richiesta o ha deliberato o ha concorso a deliberare l'autorizzazione a procedere non pu� esercitare nel medesimo procedimento l'ufficio di giudice.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 3-9 luglio 2013, n. 183 (in
G.U. 1a s.s. 17/7/2013 n. 29), ha dichiarato: - "l'illegittimit� costituzionale degli articoli 34, comma 1, e
623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio
dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di
applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell'art. 671 del medesimo codice"; - "in applicazione dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n.
87, l'illegittimita' costituzionale dei medesimi articoli 34, comma 1, e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella
parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a
pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale,
ai sensi dell'art. 671 dello stesso codice".
Art. 35. Incompatibilit� per ragioni di parentela, affinit� o coniugio. 1. Nello stesso procedimento non possono esercitare funzioni, anche separate o diverse, giudici che sono tra loro coniugi, parenti o affini fino al secondo grado.
Art. 36. Astensione. 1. Il giudice ha l'obbligo di astenersi:
a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore � debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli;
b) se � tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il difensore, procuratore o curatore di una di dette parti �
prossimo congiunto di lui o del coniuge;
d) se vi � inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e una delle parti private;
e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge � offeso o danneggiato dal reato o parte privata;
g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilit� stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario;
2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda ipotesi e lettera e) o derivanti da incompatibilit� per ragioni di coniugio o affinit�, sussistono anche dopo l'annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
3. La dichiarazione di astensione � presentata al presidente della corte o del tribunale, che decide con decreto senza formalit� di procedura.
Art. 37. Ricusazione. 1. Il giudice pu� essere ricusato dalle parti:
2. Il giudice ricusato non pu� pronunciare n� concorrere a pronunciare sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione.
1. La dichiarazione di ricusazione pu� essere proposta, nell'udienza preliminare, fino a che non siano conclusi gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti; nel giudizio, fino a che non sia scaduto il termine previsto dall'articolo 491 comma 1; in ogni altro caso, prima del compimento dell'atto da parte del giudice.
2. Qualora la causa di ricusazione sia sorta o sia divenuta nota dopo la scadenza dei termini previsti dal comma 1, la dichiarazione pu� essere proposta entro tre giorni. Se la causa � sorta o � divenuta nota durante l'udienza, la dichiarazione di ricusazione deve essere in ogni caso proposta prima del termine dell'udienza.
3. La dichiarazione contenente l'indicazione dei motivi e delle prove �
proposta con atto scritto ed � presentata, assieme ai documenti, nella cancelleria del giudice competente a decidere. Copia della dichiarazione �
depositata nella cancelleria dell'ufficio cui � addetto il giudice ricusato.
4. La dichiarazione, quando non � fatta personalmente dall'interessato, pu�
essere proposta a mezzo del difensore o di un procuratore speciale. Nell'atto di procura, devono essere indicati, a pena di inammissibilit�, i motivi della ricusazione.
Art. 39. Concorso di astensione e di ricusazione. 1. La dichiarazione di ricusazione si considera come non proposta quando il giudice, anche successivamente ad essa, dichiara di astenersi e l'astensione �
Art. 40. Competenza a decidere sulla ricusazione. 1. Sulla ricusazione di un giudice del tribunale o della corte di assise o della corte di assise di appello decide la corte di appello; su quella di un giudice della corte di appello decide una sezione della corte stessa, diversa da quella a cui appartiene il giudice ricusato.
3. Non � ammessa la ricusazione dei giudici chiamati a decidere sulla ricusazione.
Art. 41. Decisione sulla dichiarazione di ricusazione. 1. Quando la dichiarazione di ricusazione � stata proposta da chi non ne aveva il diritto o senza l'osservanza dei termini o delle forme previsti dall'articolo 38 ovvero quando i motivi addottati sono manifestamente infondati, la corte, senza ritardo, la dichiara inammissibile con ordinanza avverso la quale � proponibile ricorso per cassazione. La corte di cassazione decide in camera di consiglio a norma dell'articolo 611.
2. Fuori dei casi di inammissibilit� della dichiarazione di ricusazione, la corte pu� disporre, con ordinanza, che il giudice sospenda temporaneamente ogni attivit� processuale o si limiti al compimento degli atti urgenti.
4. L'ordinanza pronunciata a norma dei commi precedenti � comunicata al giudice ricusato e al pubblico ministero ed � notificata alle parti private.
Art. 42. Provvedimenti in caso di accoglimento della dichiarazione di astensione o ricusazione. 1. Se la dichiarazione di astensione o di ricusazione � accolta, il giudice non pu� compiere alcun atto del procedimento.
Art. 43. Sostituzione del giudice astenuto o ricusato. 1. Il giudice astenuto o ricusato � sostituito con altro magistrato dello stesso ufficio designato, secondo le leggi di ordinamento giudiziario.
2. Qualora non sia possibile la sostituzione prevista dal comma 1, la corte o il tribunale rimette il procedimento al giudice ugualmente competente per
materia determinato a norma dell'articolo 11.
Art. 44. Sanzioni in caso di inammissibilit� o di rigetto della dichiarazione di ricusazione. 1. Con l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la dichiarazione di ricusazione, la parte privata che l'ha proposta pu� essere condannata al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da euro 258 a euro 1.549, senza pregiudizio di ogni azione civile o penale.
1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumit� pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11.
Art. 46. Richiesta di rimessione. 1. La richiesta � depositata, con i documenti che vi si riferiscono, nella cancelleria del giudice ed � notificata entro sette giorni a cura del richiedente alle altre parti.
2. La richiesta dell'imputato � sottoscritta da lui personalmente o da un suo procuratore speciale.
4. L'inosservanza delle forme e dei termini previsti dai commi 1 e 2 � causa d'inammissibilit� della richiesta.
1. In seguito alla presentazione della richiesta di rimessione il giudice pu�
disporre con ordinanza la sospensione del processo fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta. La Corte di cassazione pu� sempre disporre con ordinanza la sospensione del processo.
2. Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione e non possono essere pronunciati il decreto che dispone il giudizio o la sentenza quando ha avuto notizia dalla Corte di cassazione che la richiesta di rimessione � stata assegnata alle sezioni unite ovvero a sezione diversa dall'apposita sezione di cui all'articolo 610, comma 1. Il giudice non dispone la sospensione quando la richiesta non �
fondata su elementi nuovi rispetto a quelli di altra gi� rigettata o dichiarata inammissibile.
4. In caso di sospensione del processo si applica l'articolo 159 del codice penale e, se la richiesta � stata proposta dall'imputato, sono sospesi i termini di cui all'articolo 303, comma 1. La prescrizione e i termini di custodia cautelare riprendono il loro corso dal giorno in cui la Corte di cassazione rigetta o dichiara inammissibile la richiesta ovvero, in caso di suo accoglimento, dal giorno in cui il processo dinanzi al giudice designato perviene al medesimo stato in cui si trovava al momento della sospensione. Si osservano in quanto compatibili le disposizioni dell'articolo 304.
Art. 48. Decisione. 1. La Corte di cassazione decide in camera di consiglio a norma dell'articolo 127, dopo aver assunto, se necessario, le opportune informazioni.
2. Il Presidente della Corte di cassazione, se rileva una causa d'inammissibilit� della richiesta, dispone che per essa si proceda a norma dell'articolo 610, comma 1.
3. L'avvenuta assegnazione della richiesta di rimessione alle sezioni unite o a sezione diversa dall'apposita sezione prevista dall'articolo 610, comma 1, �
immediatamente comunicata al giudice che procede.
4. L'ordinanza che accoglie la richiesta � comunicata senza ritardo al giudice procedente e a quello designato. Il giudice procedente trasmette immediatamente gli atti del processo al giudice designato e dispone che l'ordinanza della Corte di cassazione sia per estratto comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti private.
5. Fermo quanto disposto dall'articolo 190-bis, il giudice designato dalla Corte di cassazione procede alla rinnovazione degli atti compiuti anteriormente al provvedimento che ha accolto la richiesta di rimessione, quando ne �
richiesto da una delle parti e non si tratta di atti di cui � divenuta impossibile la ripetizione. Nel processo davanti a tale giudice, le parti esercitano gli stessi diritti e facolt� che sarebbero loro spettati davanti al giudice originariamente competente.
Art. 49. Nuova richiesta di rimessione. 1. Anche quando la richiesta � stata accolta, il pubblico ministero o l'imputato pu� chiedere un nuovo provvedimento per la revoca di quello precedente o per la designazione di un altro giudice.
2. L'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile per manifesta infondatezza la richiesta di rimessione non impedisce che questa sia nuovamente proposta purch� fondata su elementi nuovi.
3. � inammissibile per manifesta infondatezza anche la richiesta di rimessione non fondata su elementi nuovi rispetto a quelli gi� valutati in una ordinanza che ha rigettato o dichiarato inammissibile una richiesta proposta da altro imputato dello stesso procedimento o di un procedimento da esso separato.
4. La richiesta dichiarata inammissibile per motivi diversi dalla manifesta infondatezza pu� essere sempre riproposta.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3
 sentenza 

Art. 4

Art. 5

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 17

Art. 18

Art. 20
 sentenza 

Art. 21
 sentenza 

Art. 25

Art. 26

Art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32
 sentenza 
 sentenza 

Art. 33

Art. 33

Art. 33

Art. 33

Art. 33
 sentenza 

Art. 33

Art. 34
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 35

Art. 36

Art. 37
 sentenza 

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44

Art. 46
 sentenza 

Art. 48

Art. 49