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Timestamp: 2020-03-31 14:35:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18965 del 27/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18965 del 27/09/2016
Cassazione civile sez. lav., 27/09/2016, (ud. 23/06/2016, dep. 27/09/2016), n.18965
sul ricorso 26635-2010 proposto da:
CLEMENTINA PULLI, ANTONELLA PATTERI, MAURO RICCI, giusta delega in
D.P.E., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA MARTIRI DI BELIORE 2, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO
CONCETTI, che lo rappresenta e difende, giusta delega in calce alla
avverso la sentenza n. 2627/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 10/11/2009 R.G.N. 10072/2006;
Con sentenza depositata il 10.11.2009, la Corte d’appello di Roma, in riforma della pronuncia di primo grado, condannava l’INPS a corrispondere a D.P.E. le differenze tra la pensione di anzianità, riconosciutagli dall’Istituto con decorrenza dal (OMISSIS), e l’assegno ordinario d’invalidità, riconosciutogli con sentenza del Tribunale di Viterbo del 9.1.1999 (ma depositata il 24.1.2002), che ne aveva fissato la decorrenza al (OMISSIS).
La Corte di merito, per quanto qui rileva, riteneva che nella vicenda per cui è causa non venisse in rilievo un problema di cumulo fra trattamenti previdenziali incompatibili, giacchè la sovrapposizione fra i due si era avuta solo per effetto del ritardo con cui il Tribunale aveva provveduto sulla domanda di assegno e l’assicurato non aveva chiesto altro che le differenze fra i due trattamenti, onde illegittimo doveva considerarsi il provvedimento con l’Istituto aveva annullato in autotutela il trattamento pensionistico di anzianità sul presupposto che l’assicurato non avesse optato per quest’ultimo e che non ricorresse alcuna ipotesi di conversione fra trattamenti previdenziali.
Contro questa pronuncia ricorre l’INPS con due motivi, che svolgono un’unica censura. L’assicurato ha svolto difese orali in pubblica udienza.
Con i due motivi di ricorso, l’INPS denuncia violazione e falsa applicazione del R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 45, R.D.L. n. 636 del 1939, art. 9, L. n. 153 del 1969, art. 22 e L. n. 222 del 1984, art. 1 nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per avere la Corte territoriale riconosciuto il diritto dell’odierno intimato alle differenze pensionistiche oggetto della domanda nonostante il divieto di cumulo dell’assegno ordinario d’invalidità e della pensione di anzianità e l’insussistenza della possibilità di trasformare l’una prestazione nell’altra.
Le censure sono infondate, La Corte territoriale ha accertato che, a seguito di apposita domanda giudiziale promossa con ricorso depositato il 12.11.1996, l’intimato ha avuto riconosciuto il diritto all’assegno d’invalidità con decorrenza dal (OMISSIS), giusta sentenza del Tribunale di Viterbo pronunciata il 9.1.1999 e depositata il 24.1.2002, e che, a seguito di domanda amministrativa del 15.10.2001, ha avuto riconosciuto dall’Istituto il trattamento pensionistico di anzianità con decorrenza dal (OMISSIS).
Così ricostruiti i fatti, appare corretta la conclusione della sentenza secondo cui, costituendo oggetto della domanda svolta nel presente giudizio soltanto le differenze economiche fra il trattamento pensionistico di anzianità e il minore importo percepito dall’assicurato a titolo di assegno ordinario d’invalidità, deve escludersi che l’assicurato abbia voluto cumulare i due trattamenti; nè può sostenersi che, riconoscendo all’assicurato il diritto a percepire la pensione di anzianità con decorrenza dal (OMISSIS), nonostante egli già fruisse di assegno ordinario d’invalidità, la Corte di merito abbia violato il principio secondo cui l’assegno ordinario d’invalidità può essere trasformato solo in pensione di vecchiaia, dal momento che – indipendentemente dalla plausibilità di tale affermazione, che evidentemente presuppone che la pensione di anzianità non possa essere ricondotta fra le tutele di cui all’art. 38 Cost., ciò su cui non vi è unanimità di vedute nella giurisprudenza di questa Corte di legittimità (si vedano, in questo senso, Cass. S.U. n. 9492 del 2004 e Cass. n. 15084 del 2008 e, in senso diametralmente opposto, Cass. nn. 9462 del 2003 e 5310 del 2006) – la Corte ha accertato che nella specie il diritto alla pensione è maturato sulla scorta di autonoma domanda amministrativa presentata dall’assicurato e accolta dall’INPS, con esclusione dunque di ogni automatismo.
Il ricorso, pertanto, va rigettato. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, disponendosene la distrazione in favore dell’Avv. Domenico Concetti, dichiaratosi antistatario.
La Corte rigetta il ricorso e condanna l’INPS alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 1.100,00, di cui Euro 1.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge, distratte.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 45
 art. 9
 art. 22
 art. 1
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass.