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Timestamp: 2018-02-18 01:00:36+00:00

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ANNO LXVII - 2016 - 3 | Rivista giuridica del lavoro
ANNO LVII - 2017 - 4
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giurisprudenza diritti sociali Rappresentatività subordinazione contrattazione collettiva lavoro Unione europea riforma del mercato del lavoro osservatorio contratto a termine licenziamento condotta antisindacale corte costituzionale Licenziamento individuale sicurezza sociale rapporto di lavoro jobs act contratto collettivo diritto del lavoro Lavoro pubblico
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ANNO LXVII - 2016 - 3
I Parte | dottrina
II Parte | giurisprudenza
Il tema: Mercato del lavoro e sicurezza sociale dopo il Jobs Act
Madia D'Onghia Vincenzo Luciani Antonella Occhino
Nel saggio si introduce il tema affrontato in questo numero della Rivista: le norme del Jobs Act in materia di mercato del lavoro hanno l’obiettivo di realizzare un deciso accentramento delle funzioni, incluse quelle ispettive, nonché di creare un sistema basato su tutele – come si speificherà sul tema degli ammortizzatori sociali – uniformi e di taglio universalistico.
Il diritto del lavoro tra Stato e Regioni: riforma costituzionale e anticipazioni legislative
Anna Trojsi
Il saggio ricostruisce l’evoluzione del riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia di lavoro, ed esamina le novità della riforma costituzionale del 2016. Rileva, infine, analiticamente il medesimo intento accentratore nella coeva riforma legislativa statale del Diritto del lavoro.
This scientific article examines the evolution of the division of legislative power between State and Regions in the sector of work, and the novelty of the constitutional reform of 2016. It points out, finally, the same centralization by the contextual state in the legislative reform of Labor Law.
L’organizzazione e la gestione dei servizi per l’impiego nel d.lgs. n. 150/2015 alla luce della riforma costituzionale del 2016
Valeria Filì
A distanza di vent’anni dalla riforma dei servizi per l’impiego del 1997, il d.lgs. n. 150/2015, dando attuazione alla delega prevista dalla legge n. 183/2014, ha completamente rivisto l’assetto delle competenze delineato nel 1997, da un lato, riaccentrando le funzioni e i compiti in capo allo Stato e, dall’altro, rafforzando il ruolo degli operatori privati, fermo restando il principio della gratuità del servizio di mediazione per tutti.
After 20 years from the big reform of the public employment services realized in 1997, Renzi’s Cabinet has made some radical changes in that subject matter. First of all, the Act n. 183/2014 and the Legislative Decree n. 150/2015 have given more functions to the State, depriving the Regions; secondly, they have increased...
Il collocamento obbligatorio e le politiche attive
L’articolo si occupa della recente riforma del collocamento obbligatorio per i disabili. Partendo da un’analisi critica delle politiche attive del lavoro nei confronti delle persone svantaggiate l’Autore rileva come lo scarso successo del collocamento obbligatorio sia da imputare all’esistenza di un potere imperativo dell’amministrazione e allo scarso coinvolgimento dei soggetti destinatari che non sono visti come parti attive del collocamento ma come meri destinatari di interventi di tipo assistenziale.
The article deals with the recent reform of mandatory employment of the disabled persons. Proceeding from a critical analysis of active employment policies towards disadvantaged persons, the Author points out that the limited success of the mandatory employment is due to the existence of an unilateral power of the public administration and to...
Sostegno al reddito dei disoccupati nella legislazione nazionale
L’articolo indaga i processi di omogeneizzazione e universalizzazione delle tutele del reddito dei lavoratori disoccupati all’esito delle più recenti riforme degli ammortizzatori sociali. Se il processo di omogeneizzazione ha sostanzialmente consentito di raggiungere l’obiettivo dell’uniformità, non altrettanto si può sostenere del secondo processo verso l’universalità del sistema di tutela del reddito.
The article investigates the processes of homogenization and universalization of the income protection of unemployed workers after the recent reform of the social security system. If the homogenization achieved the goal of uniformity, the universalization process did not conduct to an actual universality of the income protection system. IL
Le politiche regionali di contrasto alla povertà e di inserimento sociale e lavorativo
Stella Laforgia
L’articolo intende fornire una ricognizione dei provvedimenti regionali in materia di contrasto alla povertà partendo dalla mancanza in Italia di una misura economica stabile di livello nazionale fino alle politiche locali. L’Autrice cerca di procedere a una catalogazione delle stesse, evidenziando tratti comuni e differenze: misura economica (quantum, durata ed eventuali misure ulteriori), criteri di selettività e condizionalità.
The essay aims to provide a complete survey of the regional measures to combat poverty. The bottom line of the analysis is that Italy lacks a stable economic measure of this kind at a national level. This factor greatly affects the regional policies which end up being fragmented and characterized by the temporariness...
Le attività ispettive e il contrasto al lavoro irregolare nel sistema del Jobs Act
Il saggio analizza i contenuti della riforma del 2015 in materia di ispezioni sul lavoro e di contrasto al lavoro irregolare. Si analizzano le previsioni sull’agenzia denominata Ispettorato nazionale del lavoro. L’A. muove alcune valutazioni critiche sull’effettiva capacità di questo soggetto a imprimere una svolta alle azioni di prevenzione, repressione e sanzione delle violazioni in materia di lavoro e previdenza sociale, visto il quadro complessivo in cui si tende a monetizzare amministrativamente le trasgressioni, con un alleggerimento complessivo delle garanzie a favore del lavoro
The essay analyzes the main contents of the reform of 2015 concerning labor inspection and tackling undeclared work. The focus is on the agency called National Labour Inspectorate, which joins the inspection functions of the Ministry of Labour, Inps and Inail. The Author of the essay moves some critical remarks on the effective...
Dentro al ginepraio della semplificazione. Salute e sicurezza sul lavoro nell’Italia che riparte
Il saggio analizza le recenti riforme nel campo della salute e sicurezza sul lavoro miranti alla semplificazione normativa. L’Autrice discute l’idoneità della legislazione e delle amministrazioni pubbliche aventi competenze in materia tenendo in considerazione, da un lato, l’esigenza di una semplificazione normativa e di una riduzione degli oneri amministrativi e dall’altro gli effetti dello stillicidio di interventi legislativi e delle misure di austerity che hanno riguardato gli enti pubblici operanti in questo campo negli ultimi anni.
The essay analyses the recent reforms in the field of health and safety at work aiming at a better regulation. The Author discusses the fitness of the legislation and of the public bodies entrusted with the prevention and inspection functions taking into consideration, on one side, the need for a simplified legislation and...
Disabilità, sopravvenuta inidoneità, licenziamento
Stefano Giubboni
L’articolo analizza la recente disciplina del licenziamento dei lavoratori disabili alla luce del nuovo testo dell’art. 18 dello Statuto e del d.lgs. n. 23 del 2015, per fornirne una lettura conforme ai princìpi costituzionali ed europei.
The article elaborates upon the notion of handicap in Directive 2000/78/EC in order to give new interpretative insights on the dismissal of workers with disabilities in the wake of the more recent reforms in Italy (new Article 18 of the Workers’ Statute and Legislative Decree No. 23 of 2015).
Quando un ragionamento impeccabile è sbagliato: brevi riflessioni su di una controversia attorno al &quot;T.U. sulla rappresentanza&quot;
Il «Testo Unico sulla rappresentanza» sottoscritto il 10 gennaio 2014 da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil ha immediatamente suscitato un notevole dibattito, anche tra i sindacati contraenti, e in particolare all’interno della Cgil. Nel saggio si analizza una causa introdotta da Usb (Unione Sindacale di base) sulla legittimità di alcune clausole dell'accordo.
Problemi di diritto sociale europeo
Quale giustizia sociale internazionale nel XXI secolo?
Il saggio ricostruisce i diversi interventi dell’ordinamento internazionale, europeo e nazionale mirati a garantire la giustizia sociale, con specifico riferimento ai rapporti di lavoro. Seguendo un ordine cronologico, si effettua una rassegna critica delle dichiarazioni, delle convenzioni, delle «carte» e delle norme adottate in materia, per giungere all’odierna frantumazione della giustizia sociale in disomogenei modelli nazionali.
This essay reconstructs the various legal measures at the international, EU and national levels, aiming at ensuring social justice, with specific reference to labor relations. Following a chronological order, a critical review is made of the declarations, conventions, «charters» and rules adopted in this field, up until today's pulverized social justice within different national...
La Corte Costituzionale. Rapporto di lavoro. Periodo gennaio-giugno 2016
Articolo scritto da: MassimoPallini
legge della Regione Puglia di stabilizzazione del personale precario delle agenzie e delle società in house regionali — legge statale che taglia in percentuale la spesa delle Regioni per incarichi di consulenza e collaborazioni coordinate — questione relativa alla legge della Regione Sardegna che consente l’attribuzione temporanea di incarichi dirigenziali a dipendente non di qualifica dirigenziale — soppressione del Tribunale di Orvieto, anche in funzione di giudice del lavoro - legge della Regione Trentino-Alto Adige che conserva il diritto di rogito per tutti i segretari comunali...
La Corte Costituzionale. Sicurezza sociale. Periodo gennaio-giugno 2016
Articolo scritto da: LorenzoFassina
Assicurazione infortuni negli studi professionali — Diritto alla conservazione dei trattamenti previdenziali integrativi per il personale dei soppressi consorzi per le aree di sviluppo industriale e per i nuclei di industrializzazione della Sicilia — Prestazioni assistenziali regionali e concorso dell’assistito
Contrattazione collettiva. Periodo II semestre 2015 - I semestre 2016
Articolo scritto da: Stefano CairoliAnnamaria LucarelliChiara De Santisdario calderara
Gli accordi interconfederali - I contratti collettivi nazionali di categoria - I contratti collettivi di livello aziendale.
La "neutralizzazione" della persona che lavora dietro il velo del principio di neutralità
Corte Europea dei Diritti Umani, N.-26 Novembre 2015
Articolo scritto da: Pierluigi Digennaro
Il contributo esamina la sentenza della C.EDU Ebrahimian c. Francia, in materia di libertà di opinione, coscienza e religione. Dopo aver chiarito le questioni di fondo inerenti la pronuncia, si esaminano criticamente i passaggi fondamentali della stessa richiamando contestualmente i numerosi precedenti inerenti la questione al fine di mostrare continuità o contraddizioni. Infine, vengono chiariti gli effetti, sul piano del diritto al lavoro e della discriminazione sui luoghi di lavoro, derivanti dalla pronuncia e si sottolinea il difetto di impostazione delle questioni giuridicamente rilevanti
(Corte Europea dei Diritti Umani
N: - 26 Novembre 2015)
Sez. Quinta, ricorso n. 64846/11 – Pres. Casadevall – Ebrahimian (Word, avocat) c. Francia (François Alabrune agente, direttore degli affari giuridici al ministero degli Affari Esteri).
Note: La "neutralizzazione" della persona che lavora dietro il velo del principio di neutralità
Parole chiave: rapporto di lavoro :: discriminazioni ::
Discriminazioni – Libertà di pensiero, coscienza, e religione nel rapporto di lavoro – Cedu – Lavoro a tempo parziale – Lavoro pubblico – Sanzione disciplinare – Restrizioni consentite – Margine di apprezzamento
Non si può ritenere che le autorità nazionali abbiano ecceduto il loro margine di apprezzamento nel riscontare che non vi fossero possibilità di riconciliare le convinzioni religiose di una lavoratrice che svolga una funzione pubblica con il divieto di manifestarle quand’anche ciò comporti la sanzione della perdita del lavoro, se ciò è dovuto alla volontà di dare precedenza al requisito della neutralità e imparzialità dello Stato e al funzionamento del servizio pubblico su basi di eguaglianza di trattamento dei pazienti.
Circolazione dell’azienda, fallimento e crediti del lavoratore
Tribunale Milano decr. Sez. Civ., N.5571-5 Mag 2015
Articolo scritto da: Simone D'ascola
In caso di affitto ramo d'azienda stipulato dalla società in bonis e proseguito dalla curatela fallim., ove il curatore receda ex 79 l.f. (con retrocessione del ramo) e dal rapporto ex 72 l.f. non è ammissibile al passivo del fallim. dell’affittante il credito per TFR del lav. né con riferimento al periodo dal passaggio alle dipendenze dell'affittuario sino al fallim., né con riferim. al periodo successivo, poiché tra gli effetti del recesso opera la sterilizzazione dei crediti riferibili al rapp.. Circa l’indennità di preavviso la soluzione è: al lav. collocato in CIGS spetta l'indennità da..
(Tribunale Milano decr. Sez. Civ.
N:5571 - 5 Mag 2015)
Est. D’Aquino – M.V. (avv. Mazzi) c. Fallimento O.M.B. (avv. Riva).
Note: Circolazione dell’azienda, fallimento e crediti del lavoratore
Parole chiave: procedure :: concorsuali :: affitto :: azienda :: fallimento ::
Procedure concorsuali – Affitto d’azienda – Fallimento – Recesso ex art. 79 l. f. con retrocessione del ramo – Sospensione del rapporto di lavoro – Recesso ex art. 72 l. f. – Sterilizzazione dei crediti – Tfr – Dall’affitto del ramo alla dichiarazione di fallimento e dal fallimento al licenziamento – Immissione al passivo – Esclusione.
In caso di contratto di affitto di ramo di azienda stipulato dalla società affittante in bonis e temporaneamente proseguito dalla curatela, ove il curatore in seguito eserciti il diritto di recesso da tale contratto ex 79 l. f. (con retrocessione del ramo) e dal rapporto di lavoro ex 72 l. f., aderendo all’indirizzo maggioritario che consente lo «spacchettamento» del Tfr, non è ammissibile allo stato passivo del fallimento della società affittante il credito per trattamento di fine rapporto, asseritamente vantato dal lavoratore dipendente, né con riferimento al periodo che va dal passaggio alle dipendenze dell’affittuario alla dichiarazione di fallimento – per il quale unico obbligato è la società affittuaria –, né con riferimento al periodo successivo al fallimento...
Gli (inevitabili) problemi applicativi della sopravvenuta abrogazione del criterio dell’equivalenza delle mansioni
Tribunale Roma, N.4245-30 Settembre 2015
Tribunale Ravenna, N.577-22 Settembre 2015
Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio
Le sentenze in esame sono le prime ad affrontare un caso di demansionamento iniziato prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 81/15 e continuato in epoca successiva al 25.6.15, pervenendo però a soluzioni diametralmente opposte circa l’applicabilità della nuova disciplina al caso esaminato e, quindi, sull’attualità della richiesta di reintegrazione nelle mansioni precedenti.
(Tribunale Roma
N:4245 - 30 Settembre 2015)
Est. Sordi – P.E. (avv. Russo) c. F.E. (avv. Ghera).
Note: Gli (inevitabili) problemi applicativi della sopravvenuta abrogazione del criterio dell’equivalenza delle mansioni
Parole chiave: mansioni :: qualifica :: 2103 ::
Mansioni e qualifica – Art. 2103 c.c. – Adibizione a mansioni inferiori – Illecito contrattuale a carattere permanente – Configurabilità – Art. 3, d.lgs. n. 81/2015 – Immediata applicabilità ai rapporti di lavoro in corso – Disciplina legislativa e contrattuale giorno per giorno vigente – Rilevanza.
Il demansionamento del lavoratore costituisce una sorta di illecito permanente, nel senso che esso si attua e si rinnova ogni giorno in cui il dipendente viene mantenuto a svolgere mansioni inferiori rispetto a quelle che egli, secondo legge e contratto, avrebbe diritto di svolgere. Conseguentemente, la valutazione della liceità o meno della condotta posta in essere dal datore nell’esercizio del suo potere di assegnare e variare, a certe condizioni, le mansioni che il dipendente è chiamato a espletare va necessariamente compiuta con riferimento alla disciplina legislativa e contrattuale vigente giorno per giorn...
(Tribunale Ravenna
N:577 - 22 Settembre 2015)
Est. Riverso – P.G. (avv. Bagnara) c. H. Spa (avv.ti Pivato, Baraccani).
Parole chiave: qualifica 2013 :: mansioni ::
Mansioni e qualifica – Art. 2103 c.c. – Adibizione del lavoratore a mansioni inferiori – Illecito contrattuale prodottosi in vigenza della disciplina antecedente – Applicabilità dell’art. 3, d.lgs. n. 81/15 – Esclusione – Continuazione del demansionamento in vigenza della nuova disciplina – Irrilevanza – Insussistenza di norme retroattive e/o transitorie.
La nuova normativa in materia di mansioni non è applicabile al demansionamento che si è prodotto nel vigore della legge precedente, in quanto il fatto che segna il discrimine tra una normativa e l’altra è proprio il prodursi del demansionamento stesso – illecito contrattuale, con la correlata tutela reintegratoria e risarcitoria –, a nulla rilevando che esso continui nel vigore della legge successiva, la quale peraltro non contiene alcuna norma di natura retroattiva e nemmeno di diritto intertemporale.
La gestione delle eccedenze di personale nelle società controllate
Tribunale Livorno, N.-3 Settembre 2015
Articolo scritto da: Antonio Federici
In caso di esubero di personale in una società controllata da enti pubblici non si configura in capo al lavoratore dichiarato in esubero un diritto soggettivo a proseguire il rapporto con altra società controllata dallo stesso ente.
(Tribunale Livorno
N: - 3 Settembre 2015)
Note: La gestione delle eccedenze di personale nelle società controllate
Parole chiave: licenziamento :: collettivo :: società :: collegate ::
Licenziamento collettivo – Società controllate da pubbliche amministrazioni – Gestione eccedenze di personale – Art. 1, cc. 563 ss., l. n. 147/2013 – Passaggio ad altra società controllata – Condizioni.
Sulla natura ritorsiva del licenziamento
Corte Appello Bologna, N.Pres. Brusati, Est. Ponterio – Radiologia D.M. Srl (avv. Arnò) c. M.M. (avv. Casini)-10 Marzo 2016
Tribunale Monza, N.ord. – Est. Cappelli – X.X. (avv.ti Apollonio, Martino) c. Y.Y. (avv. Caglio).-9 Febbraio 2016
Articolo scritto da: Lucia Viola
L’intento ritorsivo del datore di lavoro, quale motivo illecito determinante la sua condotta, può guidare l’intero esercizio del potere disciplinare, rendendo quindi affette da nullità anche le contestazioni disciplinari che precedono il licenziamento. Il licenziamento irrogato per motivi ritorsivi è nullo in quanto determinato da un motivo illecito, stante anche l’inesistenza della ragione oggettiva addotta a giustificazione del recesso.
ritorsivo
(Corte Appello Bologna
N:Pres. Brusati, Est. Ponterio – Radiologia D.M. Srl (avv. Arnò) c. M.M. (avv. Casini) - 10 Marzo 2016)
Note: Sulla natura ritorsiva del licenziamento
Parole chiave: ritorsivo :: ritorsione :: reintegrazione :: licenziamento ::
Licenziamento individuale – Giusta causa – Licenziamento ritorsivo – Motivo illecito – Carattere ritorsivo delle sanzioni disciplinari – Reintegrazione.
L’intento ritorsivo del datore di lavoro, quale motivo illecito determinante la sua condotta, può guidare l’intero esercizio del potere disciplinare, rendendo quindi affette da nullità anche le contestazioni disciplinari che precedono il licenziamento.
(Tribunale Monza
N:ord. – Est. Cappelli – X.X. (avv.ti Apollonio, Martino) c. Y.Y. (avv. Caglio). - 9 Febbraio 2016)
Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Licenziamento ritorsivo – Motivo illecito – Reintegrazione.
Il licenziamento irrogato per motivi ritorsivi, relativi alla mancata accettazione da parte del lavoratore della proposta formulata del datore di lavoro (di sottoscrivere un accordo in sede protetta e di stipulare un contratto), è nullo in quanto determinato da un motivo illecito, stante anche l’inesistenza della ragione oggettiva addotta a giustificazione del recesso
Stato di malattia, prestazione di attività extralavorativa e licenziamento
Corte Appello Torino, N.679-26 Novembre 2015
Articolo scritto da: Francesca Milli
Lo svolgimento di altra attività da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro non solo allorché tale attività esterna sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, ma anche nell’ipotesi in cui la medesima attività, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore.
extralavorativa
(Corte Appello Torino
N:679 - 26 Novembre 2015)
Pres. Mariani, Est. Milani – T.E. (avv.ti Mazza, Caretta) c. Sogin (avv.ti Maresca, Frus, Bonomo).
Note: Stato di malattia, prestazione di attività extralavorativa e licenziamento
Parole chiave: attività :: extralavorativa :: licenziamento :: individuale :: Malattia ::
Malattia – Licenziamento individuale – Lavoratore assente per malattia – Svolgimento di attività extralavorativa – Giusta causa.
Lo svolgimento di altra attività da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro, in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, non solo allorché tale attività esterna sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione, ma anche nell’ipotesi in cui la medesima attività, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore.
Funzione del dato statistico e inversione dell'onere della prova nel caso della discriminazione per handicap
Tribunale Roma ord., N.32926-23 Marzo 2016
Articolo scritto da: Ilaria Valenzi
Nel caso di cessione di ramo d’azienda mobiliare, l’esclusione del lavoratore affetto da handicap dall’elenco del personale ceduto integra un’ipotesi di discriminazione. In mancanza di qualsiasi giustificazione posta a base del mancato trasferimento, è fatto obbligo alla cessionaria di reintegrare il lavoratore nelle mansioni e alle medesime condizioni di lavoro precedenti l’accordo di cessione.
(Tribunale Roma ord.
N:32926 - 23 Marzo 2016)
Est. Vetritto – E.C. (avv.ti Pirani, Parascandolo) c. Provincia italiana della Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione in amministrazione straordinaria (avv. Salonia) e c. Fondazione Luigi Maria Monti (avv.ti Bergamini, Granzotto, Crapolicchio)
Note: Funzione del dato statistico e inversione dell'onere della prova nel caso della discriminazione per handicap
Parole chiave: handicap :: discriminazione ::
Discriminazioni – Handicap e malattia di lunga durata – Prova statistica – Onere della prova – Effetti sulla continuità del rapporto.
Nel caso di cessione di ramo d’azienda mobiliare, l’esclusione del lavoratore affetto da handicap dall’elenco del personale ceduto integra un’ipotesi di discriminazione. Al lavoratore è consentito fornire elementi di fatto, desunti anche da dati di carattere statistico, da cui poter presumere l’esistenza della discriminazione, mentre spetta al datore di lavoro l’onere di provarne l’insussistenza. In mancanza di qualsiasi giustificazione posta a base del mancato trasferimento, è fatto obbligo alla cessionaria di reintegrare il lavoratore nelle mansioni e alle medesime condizioni di lavoro precedenti l’accordo di cessione.
Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista
Tribunale Ferrara, N.Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez
Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni
Qualora il lavoratore sindacalista utilizzi espressioni inopportune e sconvenienti durante una trattativa sindacale con i responsabili aziendali nell’ambito però di tematiche che riguardino politiche occupazionali e oggetto di discussione, tale condotta può ritenersi oggetto di disapprovazione, ma la contestazione di tali comportamenti, che sono posti a giustificazione del licenziamento del lavoratore sindacalista, rileva l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, avente natura e finalità ritorsiva e antisindacale in quanto preordinato a fare cessare l’attività sindacale.
(Tribunale Ferrara
N:Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez) - 30 Gennaio 2016)
Note: Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista
Parole chiave: critica :: diritto :: licenziamento :: reintegrazione ::
Condotta antisindacale – Lavoratore sindacalista – Uso di espressioni aspre e inopportune durante una trattativa sindacale – Ri ven di ca - zione del ruolo sindacale – Licenziamento disciplinare – Pertinenza delle espressioni utilizzate ai temi oggetto di critica – Sproporzione della sanzione e carattere strumentale del licenziamento – Nullità – Natura antisindacale e ritorsiva del recesso – Reintegra.
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repêchage: nessun onere di allegazione
Cassazione, N.12101-13 Giugno 2016
Cassazione, N.5592-22 Marzo 2016
Articolo scritto da: Luisa Monterossi
In contrasto con l’orientamento prevalente, la Corte di Cassazione con le sentenze n. 5592/2016 e n. 12101/2016 afferma che il lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo - in sede giudiziale - non è tenuto ad allegare le posizioni in cui avrebbe potuto essere ricollocato. L’impossibilità del repêchage infatti rappresenta un requisito del giustificato motivo oggettivo e deve essere allegata dalla parte che è ex lege onerata della relativa prova, ossia il datore di lavoro. Siffatta conclusione è peraltro confermata anche alla luce del principio di vicinanza della prova.
N:12101 - 13 Giugno 2016)
Pres. Venuti, Est. Manna, P.M. Celentano (diff.) – C.D. (avv. Agosto) c. Teknalsystems Srl (avv. Giampà). Cassa Corte d’Appello di Catanzaro, 4.9.2012.
Note: Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repêchage: nessun onere di allegazione
Parole chiave: Licenziamento individuale ::
Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Lavoratore (creditore) – Prova dell’esistenza del rapporto – Allegazione altrui inadempimento – Datore di lavoro (debitore) – Allegazione e prova fatto estintivo – Giustificato motivo di recesso – Impossibilità delrepêchage – onere di allegazione – Datore di lavoro – Sussiste
Il lavoratore, creditore della reintegra, una volta provata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato risolto dal licenziamento intimatogli, deve solo allegare l’altrui inadempimento, vale a dire l’illegittimo rifiuto di continuare a farlo lavorare oppostogli dal datore di lavoro in assenza di giusta causa o giustificato motivo, mentre su questi incombe allegare e dimostrare il fatto estintivo del diritto azionato, vale a dire l’effettiva esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo di recesso, in cui rientra anche l’impossibilità del repêchage
N:5592 - 22 Marzo 2016)
Pres. Venuti, Est. Patti, P.M. Mastroberardino (conf.) – P.A. (avv. Pullano) c. Harpo Spa (avv.ti Morabito, Consoli). Cassa Corte d’Appello di Trieste, 13.2.2013
Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Impossibilità delrepêchage – Requisito del giustificato motivo – Art. 5, l. n. 604/1966 – Onere della prova datore di lavoro – Principio di riferibilità o vicinanza della prova – Art. 2697 c.c. – Indisgiungibilità onere della prova e onere di allegazione – Onere di allegazione del datore di lavoro – Sussiste – Onere di allegazione del lavoratore – Non sussiste.
In caso di impugnazione di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, grava sul datore di lavoro l’onere di allegare (oltre che di provare) l’impossibilità del repêchage, in quanto quest’ultimo rappresenta un requisito del giustificato motivo oggettivo. Il lavoratore, invece, non è tenuto ad allegare le diverse mansioni cui avrebbe potuto essere adibito; laddove si accogliesse la tesi opposta, si determinerebbe una divaricazione tra onere di allegazione e onere della prova, entrambi spettanti, alla luce degli ordinari princìpi processuali, alla parte deducente.
Il diritto di accesso del lavoratore al proprio fascicolo personale: quale tutela?
Cassazione, N.6775-7 Aprile 2016
Articolo scritto da: Marianna Russo
La tutela della riservatezza dei lavoratori è un punto nevralgico nel dibattito giuslavoristico. Protezione dei dati personali non significa soltanto arginare l’invadenza del datore di lavoro “su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore”: per una tutela a trecentosessanta gradi è necessario assicurare anche il corretto trattamento delle informazioni personali, ivi compresa la possibilità per l’interessato di accesso, aggiornamento e rettificazione dei dati.
N:6775 - 7 Aprile 2016)
Pres. Nobile, Est. Tria, P.M. Celentano (diff.) – R.G. (avv. Petrocelli) c. Telecom Italia Spa (avv.ti Maresca, Romei, Boccia, Morrico). Cassa Corte d’Appello di Roma, 20.2.2012
Note: Il diritto di accesso del lavoratore al proprio fascicolo personale: quale tutela?
Parole chiave: trattamento dati personali ::
Trattamento dati personali – Accesso del lavoratore al proprio fascicolo personale – Diritto soggettivo del lavoratore. Trattamento dati personali – Principio di alternatività tra ricorso in sede amministrativa e ricorso giudiziario – Applicabilità solo in caso di litispendenza o continenza.
Il diritto del lavoratore ad accedere al proprio fascicolo personale e alle valutazioni del datore di lavoro su rendimento e capacità è tutelabile in quanto tale, perché trattasi di una posizione giuridica soggettiva che trae la sua fonte dal rapporto di lavoro.
Il trasferimento d’azienda nei settori labour intensive
Cassazione, N.6693-6 Aprile 2016
Articolo scritto da: Fabiola Lamberti
L’autrice esamina la sentenza della Corte di Cassazione n. 6693/2016 che, aderendo agli orientamenti consolidati della giurisprudenza europea, ritiene configurabile il trasferimento di un ramo di azienda anche nel caso in cui la cessione abbia ad oggetto solo un gruppo di dipendenti, purchè dotati di particolari competenze e stabilmente coordinati ed organizzati tra loro così da rendere le loro attività idonee a tradursi in beni e servizi ben individuabili.
N:6693 - 6 Aprile 2016)
Pres. Di Cerbo, Est. Boghetich, P.M. Celentano (conf.) – Sas Società consortile (avv.ti Marinelli, Alongi) c. L.D. (avv. Cremona). Conf. Corte d’Appello di Palermo, 12.6.2014
Note: Il trasferimento d’azienda nei settori labour intensive
Parole chiave: Trasferimento di azienda ::
Trasferimento di azienda – Cessione di soli dipendenti – Possesso di particolari competenze e stabile coordinamento e organizzazione – Applicabilità art. 2112 c.c. – Esclusione art. 29, d.lgs. n. 276/2003.
È configurabile il trasferimento di un ramo di azienda anche nel caso in cui la cessione abbia ad oggetto solo un gruppo di dipendenti, purché dotati di particolari competenze e stabilmente coordinati e organizzati, così da rendere le loro attività idonee a tradursi in beni e servizi ben individuabili.
La sentenza a termine della Corte di Cassazione
Cassazione, N.5072-15 Marzo 2016
Articolo scritto da: Paolo Coppola
Secondo l'Autore la sentenza della Cass. n. 5072/16, S.U. è definibile «a termine» perché contraria a propria precedente e recente sentenza, nonché alla sentenza Mascolo della Corte di Giustizia: si deve ritenere che il sistema delle Corti sarà in grado in breve di superarla, come accaduto con la sentenza n. 10127/13 (delle Sezioni semplici)
N:5072 - 15 Marzo 2016)
S.U. – Pres. Rovelli, Est. Amoroso, P.M. Apice (conf.) – Azienda ospedaliera universitaria San Martino di Genova (avv.ti Ciminelli, Mancini) c. S.G., M.C. (avv.ti Andriola, Bissocoli). Cassa con rinvio Corte d’Appello di Genova, 9.1.2009
Note: La sentenza a termine della Corte di Cassazione
Parole chiave: contratto a termine ::
Contratto a termine – Lavoro pubblico – Assunzione – Concorso – Danno patrimoniale – Danno non patrimoniale – Unione europea – Danno da precarizzazione – Onere della prova – Interpretazione adeguatrice – Danno ex art. 36, c. 5, d.lgs. n. 165/2001 – Danno presunto – Liquidazione – Criteri – Perdita del posto di lavoro – Esclusione – Fondamento – Perdita di chance – Configurabilità.
In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, c. 5, d.lgs. n. 165/2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia (ord. 12.12.2013, C-50/13), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, c. 5, l. n. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come «danno comunitario», determinato tra un minimo e un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico
Lavoro intermittente e principio di non discriminazione in base all’età
Cassazione, N.3982-29 Febbraio 2016
Articolo scritto da: Serena Zitti
La Cass. ha richiamato la giurisprudenza comunitaria di cui ai casi Kücükdeveci (C-555/07), Mangold (C-144/04) e Defrenne (causa 43/75) per rilevare la potenziale confliggenza dell’art. 34, c. 2, d.lgs 276/2003 con il principio di non discriminazione in base all’età, di cui alla Direttiva 2000/78 e all’art. 21.1 CdfUe. Ha, quindi, sollevato un rinvio pregiudiziale ex art. 267 TfUe, inerente la predetta norma nazionale nella parte in cui prevede che «il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con riferimento a prestazioni rese da soggetti con meno di 25 anni di età».
N:3982 - 29 Febbraio 2016)
ord. ex art. 267 TfUe – Pres. Stile, Est. Na po le tano, P.M. Matera – Abercrombie & Fitch Italia Srl (avv.ti Broc - chieri, Di Garbo) c. B.A. (avv.ti Mazza Ricci, Guariso).
Note: Lavoro intermittente e principio di non discriminazione in base all’età
Parole chiave: lavoro intermittente ::
Lavoro intermittente – Cessazione automatica del rapporto – Principio di non discriminazione in base all’età – Eccezioni al divieto di discriminare – Rito ex art. 28, d.lgs. n. 150/2011
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 267 TfUe, si chiede se la normativa nazionale di cui all’art. 34, d.lgs. n. 276/2003, secondo cui il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con riferimento a prestazioni rese da soggetti con meno di 25 anni di età, sia contraria al principio di non discriminazione in base all’età, di cui alla Direttiva n. 2000/78 e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (art. 21.1)
Il sistema di protezione rafforzato delle persone con disabilità
Cassazione, N.2210-4 Febbraio 2016
Cassazione, N.22421-3 Novembre 2015
Trib. Ivrea, N.-24 Febbraio 2016
Articolo scritto da: Maria-Cristina Cimaglia
Il pregio delle sentenze che si commentano è l’aver posto la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (Pcd) a fondamento di un sistema unitario di protezione a favore di queste ultime.
N:2210 - 4 Febbraio 2016)
Pres. Stile, Est. Bronzini, P.M. San lo ren - zo (conf.) – Fonpresmetal Gap Spa (avv. La Gioia) c. F.P. (avv.ti Muggia R., Muggia S., Ragusa). Conf. Corte d’Appello di Brescia, 26.10.2012
Note: Il sistema di protezione rafforzato delle persone con disabilità
Parole chiave: disabilità ::
Disabilità – Licenziamento individuale – Apprendisti – Quota di riserva (computabilità) – Adattamento ragionevole
Nel dubbio interpretativo, nelle controversie aventi a oggetto la tutela delle persone con disabilità (Pcd), non può che darsi un’interpretazione conforme alla Convenzione Onu sui diritti delle Pcd, in quanto meritevoli di una protezione rafforzata anche sul piano lavorativo
N:22421 - 3 Novembre 2015)
Pres. Forselli, Est. Tria, P.M. Servello (diff.) – M.N.E. (avv. Fortuna) c. Poste italiane Spa (avv. Granozzi). Cassa Corte d’Appello di Palermo, 14.5.2012
Disabilità – Licenziamento individuale – Trasferimento – Adattamento ragionevole – Caregiver
La tutela delle Pcd è un diritto fondamentale, che presuppone la previsione di un’adeguata regolamentazione del contratto di lavoro, anche quando ciò interessi i familiari conviventi con la persona con disabilità. Ne consegue che il licenziamento intimato a una lavoratrice che si oppone a un trasferimento, in quanto caregiver, è illegittimo
(Trib. Ivrea
N: - 24 Febbraio 2016)
ord. – Est. Fadda – T.G. c. Officine meccaniche piemontesi Srl.
Disabilità – Licenziamento individuale – Mansioni e qualifica – Malattia – Adattamento ragionevole.
È illegittimo il licenziamento della lavoratrice per sopravvenuta inidoneità alle mansioni quando lo svolgimento delle stesse sarebbe possibile con un adattamento ragionevole dell’ambiente di lavoro o con lo spostamento a mansioni diverse. È onere del datore di lavoro provare l’impossibilità di mantenere la lavoratrice nello svolgimento delle sue mansioni o di adibirla a mansioni diverse, anche con adattamenti dell’ambiente di lavoro, a meno che questi non determinino un onere sproporzionato
Trasferimento del lavoratore, correttezza e buona fede
Cassazione, N.1608-28 Gennaio 2016
Articolo scritto da: Marco Tufo
Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione statuisce che il trasferimento del lavoratore debba essere proporzionato alle condizioni personali e familiari del dipendente trasferito e giustificato sia con riferimento alla sede a qua, sia ad quam, nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza. Tale decisione consente di analizzare il ruolo giocato dalle clausole generali nel sindacato giudiziale sulle scelte datoriali e di accertare il loro effetto sull’ampiezza del potere di trasferire.
N:1608 - 28 Gennaio 2016)
Pres. Venuti, Est. Venuti, P.M. Finocchi Ghersi (diff.) – G.M. (avv.ti Mangazzo, Blasio, Abbate) c. Eni Spa - Divisione Refining & Marketing (avv. Abignente). Cassa Corte d’Appello di Napoli, 18.1.2012.
Note: Trasferimento del lavoratore, correttezza e buona fede
Parole chiave: Trasferimento del lavoratore ::
Trasferimento del lavoratore – Art. 2103, c. 8, c.c. – Ragioni tecniche, organizzative e produttive – Sindacato del giudice – Controllo di legittimità – Artt. 1175 e 1375 c.c. – Buona fede e correttezza – Adeguatezza e proporzionalità – Criteri di scelta – Unità produttiva di provenienza e di destinazione – Prova delle ragioni.
Salva l’insindacabilità nel merito del trasferimento del lavoratore, il datore di lavoro, in applicazione dei princìpi di correttezza e buona fede, qualora possa far fronte alle ragioni aziendali optando per differenti soluzioni organizzative, per lui paritarie, è tenuto a preferire quella meno gravosa per il dipendente, soprattutto laddove quest’ultimo dimostri la sussistenza di serie ragioni familiari ostative al provvedimento. Peraltro, alla luce degli artt. 1175 e 1375 c.c., il controllo giudiziale delle ragioni non può limitarsi alla sola sede di provenienza, ma deve estendersi anche a quella di destinazione del lavoratore, con onere a carico del datore di provare l’esistenza delle ragioni stesse.
Esenzione dal pagamento dei compensi dell’Istituto vendite giudiziarie: una lettura estensiva dell’art. 10, l. n. 533/1973
Giudice di pace di Parma, N.-24 Febbraio 2016
Articolo scritto da: Marta Giaconi
Con la presente nota l’A. commenta la sentenza del Giudice di Pace di Parma in materia di esenzione dal pagamento di spese di esecuzione mobiliare e immobiliare, prevista a beneficio dei lavoratori dall’art. 10 l. 533/1973. In particolare, la nota - adesiva rispetto alla decisione del giudice - contiene una ricostruzione del contesto normativo e giurisprudenziale in cui si colloca la norma menzionata, ma anche una breve riflessione sul rapporto tra la quest’ultima ed il principio di effettività della tutela giurisdizionale nell’ordinamento lavoristico
(Giudice di pace di Parma
Est. Cesaretti – Opponente (avv. Petronio); Opposto I. Srl (avv. Bastoni)
Note: Esenzione dal pagamento dei compensi dell’Istituto vendite giudiziarie: una lettura estensiva dell’art. 10, l. n. 533/1973
Parole chiave: Retribuzione ::
Retribuzione – Decreto ingiuntivo – Spese di esecuzione – Compensi Istituto vendite giudiziarie – Esenzione ex art. 10 della l. n. 533/1973 – Sussistenza
Rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 10 della l. n. 533/1973, e sono pertanto oggetto di esenzione, i compensi dovuti all’Istituto vendite giudiziarie, in ragione della vendita di un bene sottoposto a pignoramento, laddove i crediti eseguiti siano crediti da lavoro. L’art. 10 della l. n. 533/1973, infatti, nel riferirsi a spese di esecuzione mobiliare e immobiliare di provvedimenti resi in controversie di lavoro, deve essere interpretato estensivamente come già affermato dalla Corte costituzionale
La rilevanza del bisogno esistenziale nell'art. 38 Cost.
Consiglio di Stato, N.838-29 Febbraio 2016
Consiglio di Stato, N.841-29 Febbraio 2016
Consiglio di Stato, N.842-29 Febbraio 2016
Nel riformulare la composizione dell’i.s.e.e. l’art. 4 d.p.c.m. n. 159/2013 ha dato valore di indicatore nel calcolo della equivalenza a prestazioni di sicurezza sociale non correlate alla produzione di reddito. Il Consiglio di Stato, con la trilogia di sentenze in commento, ha dichiarato illegittima in parte qua la norma ritenendo che le indennità cd. risarcitorie corrisposte dagli enti assistenziali e previdenziali non hanno funzione remunerativa e non concorrono alla formazione del patrimonio personale
(Consiglio di Stato
N:838 - 29 Febbraio 2016)
Sez. IV – Pres. Giaccardi, Est. Russo – U.T.I.M. (avv.ti Torrani Cerenzia, Motta) c. P.C.M. e altri (Avvocatura Generale dello Stato). Conf. Tar Lazio, 11.2.2015, n. 2458.
Note: La rilevanza del bisogno esistenziale nell'art. 38 Cost.
Parole chiave: disabili ::
Disabilità – Art. 5, c. 1, d.l. n. 201/2011 – D.P.c.m. 5.12.2013, n. 159 – Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) – Prestazioni indennitarie e risarcitorie – Computabilità – Esclusione
È illegittimo il d.P.c.m. 5.12.2013, n. 159, nella parte in cui, nel regolamentare l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), ricomprende, tra i trattamenti fiscalmente esenti ma rilevanti, l’indennità o il risarcimento a favore delle situazioni di «disabilità», quali le indennità di accompagnamento, le pensioni Inps alle persone che versano in stato di disabilità e bisogno economico, gli indennizzi da danno biologico invalidante di carattere risarcitorio, gli assegni mensili da indennizzo, dovendo essere considerati per ciò che essi sono, perché posti a fronte di una condizione di disabilità grave e già in sé non altrimenti rimediabile
N:841 - 29 Febbraio 2016)
Sez. IV – Pres. Giaccardi, Est. Russo – P.C.M. e altri (Avvocatura Generale dello Stato) c. B.T. (avv.ti Farronato, Mosillo). Conf. Tar Lazio, 11.2.2015, n. 2454.
Poiché non ogni indennità è assimilabile a un reddito, è illegittimo l’art. 4 del d.P.c.m. n. 159/2013 nella parte in cui, ai fini della determinazione dell’Isee, definisce come reddito le prestazioni indennitarie o risarcitorie corrisposte a fronte di una condizione di disabilità grave e in sé non altrimenti rimediabile. Infatti, l’indennità di accompagnamento, e tutte le forme risarcitorie, non hanno funzione remunerativa e non concorrono all’accumulo del patrimonio personale, bensì servono a compensare un’oggettiva e ontologica situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale
N:842 - 29 Febbraio 2016)
Sez. IV – Pres. Giaccardi, Est. Russo – P.C.M. e altri (Avvocatura Generale dello Stato) c. C.L. (avv.ti Farronato, Mosillo). Conf. Tar Lazio, 11.2.2015, n. 2454.
Disabilità – Art. 5, c. 1, d.l. n. 201/2011 – D.P.c.m. 5.12.2013, n. 159 – Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) – Prestazioni indennitarie e risarcitorie – Computabilità – Esclusione.
Ricomprendere, tra i redditi che fanno base di calcolo per l’Isee, i trattamenti indennitari percepiti dai disabili significa considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito – come se fosse un lavoro o un patrimonio – e i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni alla stregua di una «remunerazione» dello stato di invalidità invece che un sostegno al disabile; dato oltremodo irragionevole, oltre che in contrasto con l’art. 3 Cost.
Il concetto di equivalenza delle prestazioni in base al regolamento Ce n. 833/2014
Corte di Giustizia EU, N.C-435/14-21 Gennaio 2016
Articolo scritto da: Emanuele Petrilli
Il concetto di equivalenza delle prestazioni, così come indicato dall’art. 5, lett. b), del regolamento n. 883/2004, deve essere interpretato nel senso che, per poter valutare in concreto tale “equivalenza”, è necessario verificare che le due prestazioni di vecchiaia siano, tra loro, comparabili. Tale valutazione circa la comparabilità di due diversi istituti dovrà essere svolta tenendo principalmente conto di quello che è l’obiettivo perseguito dalle prestazioni pensionistiche, oltre alle finalità delle fonti normative che le hanno istituite
(Corte di Giustizia EU
N:C-435/14 - 21 Gennaio 2016)
Quarta Sezione – Avv. Gen. Bot – Vorarlberger Gebietskrankenkasse, Alfred Knauer c. Landes hauptmann von Vorarlberg.
Note: Il concetto di equivalenza delle prestazioni in base al regolamento Ce n. 833/2014
Contribuzione previdenziale – Pensione – Previdenza complementare – Libera circolazione delle persone
Il concetto di «equivalenza» delle prestazioni di cui all’art. 5, lett. a, del Regolamento Ce n. 883/2004 deve essere valutato in concreto e solo se i sistemi pensionistici di diversi Stati membri sono fra loro comparabili. Tale giudizio di comparabilità deve essere effettuato avendo riguardo alla finalità perseguita dalle fonti che istituiscono i regimi pensionistici che sono oggetto della comparazione. Non rilevano eventuali differenze relative a caratteristiche operativo-amministrative di tali regimi pensionistici, quali le modalità di acquisizione dei diritti a tali prestazioni o la possibilità per gli assicurati di beneficiare di prestazioni complementari facoltative

References: sentenza 
 art. 79
 art. 72
 Art. 2103
 Art. 3
 Art. 2103
 Art. 1
 Art. 5
 Art. 2697
 sentenza 
 art. 2112
 art. 29
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 Cass. 
 art. 267
 art. 267
 art. 28
 sentenza 
 Art. 2103
 sentenza 
 art. 10
 Art. 5
 Art. 5