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Timestamp: 2019-10-23 06:01:45+00:00

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LE VITTIME DI CHEVRON DIFFIDANO DELLA GIUSTIZIA BRASILIANA. ANNUNCIATO IL RITIRO DELL’AZIONE DI OMOLOGAZIONE DELLA SENTENZA — Texaco Toxico.net | Contaminaizone petrolifera nell'Amazzonia Ecuatoriana
20 settembre 2017.- La Unione delle Vittime di Texaco (UDAPT), informa della decisione di ritirare l’azione di Exequatur, definita anche omologazione della sentenza, dal Brasile. Durante la conferenza stampa oganizzata dai dirigenti della UDAPT, il Coordinatore Esecutivo Willian Lucitante, spiega che la decisione è motivata da diverse prove riguardo la perdita di garanzie relative ad un processo imparziale in questa giurisdizione.
Le vittime hanno iniziato l’azione di omologazione della sentenza davanti al Tribunale Superiore di Giustizia in Brasile il 27 giugno del 2012. Da questo momento il processo si è mosso lentamente ed è stato caratterizzato da diversi ostacoli. Molti impedimenti sono stati presentati direttamente da Chevron, che ha perso più di sei mesi cercando di negare la notificazione dell’accusa. Esistono inoltre gravi problemi interni all’amministrazione della giustizia brasiliana.
Pablo Fajardo, avvocato dei querelanti ecuadoriani, spiega che “inizialmente il relatore del caso in Brasile era il Ministro Felix Fisher, che godeva di onestà riconoscita. Durante il processo Chevron contrattò alcuni agenti per incoraggiare Fisher a che rinunci alla posizione di giudice relatore, senza giustificazioni”. Questa manovra sembrava essere indirizzata a che la posizione di giudice relatore del caso, venisse ricoperta dal Magistrato Luis Felipe Salamao. Senza dare la possibilità di analizzare i documenti inviati dalla compagnia petrolifera negli ultimi mesi, egli decise di convocare l’udienza del caso proprio nel giorno di oggi, 20 settembre 2017.
Ricordiamo che precedentemente Chevron ottenne che il procuratore Nicolao Dino emettesse un parere legale, a nome del Ministerio Publico del Brasile, nel quale raccomandava di non omologare la sentenza ecuadoriana. In questo parere, Nicolao, copia gli atti del giudice americano Lewis Kaplan che privilegiò Chevron nel Caso RICO negli Stati Uniti. L’opinione giuridica del Procuratore era praticamente una traduzione al portoghese delle affermazioni di Kaplan. Sostanzialmente il Procuratore rinnegò la validità della sentenza della Corte Nazionale dell’Ecuador e scelse di attenersi a quanto affermato dal giudice statunitense. Nicolao respinse l’esistenza del crimine ambientale commesso da Chevron in Ecuador e ignorò tutte le prove che invalidavano le affermazioni dei giudici nordamericani.
Dopo questo parere gli avvocati della UDAPT in Brasile, consegnarono diverse informazioni che dimostravano che l’opinione del Ministerio Publico era costellata di errori, imprecisioni e falsità. Queste prove non vennero contemplate dal Ministro Giudice Relatore, che in modo sospetto e a sorpresa, convocò l’Udienza del giudizio. Quest’ultima manovra impedì agli avvocati della UDAPT di esercitare il diritto di dare la propria opinione riguardo le migliaia di pagine di informazioni presentate da Chevron negli ultimi mesi.
Di fronte a questi fatti e in seguito a una profonda analisi realizzata dal team di avvocati del caso, assieme ai membri del Consiglio Direttivo della UDAPT e a vari rappresentanti dei querelanti, “abbiamo deciso di ritirare l’azione di Exequatur in Brasile, con la quale avevamo presentato la richiesta al Tribunale Superiore di Giustizia. Non continuiamo il gioco di Chevron aspettando sentenze precostituite, frutto del potere economico della multinazionale, che sappiamo aver usato la sua influenza per lasciare da un lato la giustizia”, afferma Willian Lucitante, Coordinatore Esecutivo delle vittime.
Questa decisione è stata presa dal Consiglio Direttivo della UDAPT, nell’ambito di riunioni costanti dei giorni venerdì 15, sabato 16 e lunedì 18 dei presenti mese e anno. La UDAPT scarta quindi la possibilità di ottenere un trattamento giusto e corretto in Brasile, principalmente a causa della fragilità istituzionale che attraversa attualmente il paese e che lo rende vulnerabile all’influenza di Chevron.
Humberto Piaguaje, dirigente della UDAPT, afferma che questo fatto non influenzerà le altre azioni in Argentina, e in Canada dove si svolgerà la nuova udienza i prossimi 10 e 11 di ottobre del corrente anno. Inoltre annuncia che in base al risultato che si otterrà in Canada, ci si rivolgerà ad altre giurisdizioni straniere dove ci sia una garanzia maggiore di accesso alla giustizia.
Dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri
In altre sedi, i dirigenti della UDAPT, manifestarono le loro preoccupazioni rispetto alle dichiarazioni rese dal Ministro degli Affari Esteri, Pablo Campana, che dichiarò di voler dialogare con Chevron, al fine di risolvere “questo problema che dura da 23 anni”, parole testuali.
Riguardo queste dichiarazioni, Willian Lucitante, mette in guardia il governo che le popolazioni vittime della contaminazione adotteranno tutte le misure concesse dalla legge ecuadoriana, nazionale ed internazionale, necessarie a proteggere il caso da un’evidente intromissione dl governo in materia giudiziaria, violando il principio di indipendenza delle Corti e i diritti delle vittime.
Il dirigente ha ricordato al Governo che si tratta di un giudizio di natura privata e che la sentenza è stata confermata in tutte le istanze giurisdizionali del paese e che né il Presidente, né alcun funzionario dello Stato hanno la facoltà di negoziare in nome degli attori del processo e tantomeno di mettere sotto pressione la giustizia ecuadoriana e la Corte Costituzionale.
Se la posizione del Ministro degli Affari Esteri sarà sostenuta dal Presidente della Repubblica, verrà dimostrata l’inconsistenza delle azioni intraprese come la proposta di un Trattato Vincolante in seno alle Nazioni Unite e la violazione dei diritti delle popolazioni indigene e rurali, coinvolte in un sistema di impunità diffuso a livello mondiale finalizzato alla protezione della multinazionale Chevron. Questa situazione porrebbe in una posizione difficoltosa le negoziazioni del Governo, consideramdo che il “Caso Texaco” rappresenta una lotta emblematica della quale si è fatta carico una rete ecuadoriana e globale che appoggia l’approvazione dello strumento vincolante ed al momento è in attesa di una decisione del Presidente della Repubblica, riguardo al caso ambientale.
D’altro canto, Pablo Fajardo, avvocato delle vittime, ha ricordato che la Corte Costituzionale, per un periodo di più di tre anni, non si è pronunciata riguardo alla Acción Extraordinaria de Protección, la quale ebbe inizio nel 2014, e per legge dovrebbe essere risolta in un termine di 30 giorni dal momento della sua ammissione. Questo episodio è un’ulteriore violazione dei diritti e sembrerebbe essere parte delle negoziazioni con Chevron annunciate dal Ministro. D’altronde, l’interferenza del governo a favore della compagnia petrolifera è stato il fulcro dell’arbitrato internazionale di Chevron contro lo Stato.
Fajardo inoltre ha sottolineato come il ricorso di Chevron contro lo Stato ecuadoriano di fronte al Tribunale Arbitrale, é basato sull’esigenza della compagnia petrolifera di far annullare da parte del governo, la sentenza emessa a suo sfavore, facendo pressione affinchè si violino le norme legali e l’indipendenza della funzione giurisdizionale, che lo stato è obbligato a rispettare per la sua stessa struttura e per le norme costituzionali sulle quali si basa la Repubblica dell’Ecuador.
Afferma inoltre che i membri della UDAPT sono a conoscenza che da anni Chevron offre denaro al Governo dell’Ecuador in cambio di agevolazioni di fronte alle Corti del paese. “Fortunatamente fino ad oggi questo non è successo”. Nonostante ciò, fino a che la Acción de Protección non venga risolta in Corte Costituzionale, è un elemento di minaccia e pressione che l’impresa petrolifera Chevron ha dalla sua parte per offrire tangenti al Governo ecuadoriano. “Ci costa molto credere che il Ministro Campana stia cadendo in questa trappola”, afferma l’avvocato.
Silvia Fumagalli (italiano): 593 993701121
Posted on Settembre 20, 2017 in Sin categoría

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