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Timestamp: 2017-06-29 07:27:16+00:00

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Cerca Del procedimento davanti al Tribunale
Titolo I: DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE Capo I: DELL'INTRODUZIONE DELLA CAUSA Sezione I: DELLA CITAZIONE E
DELLA COSTITUZIONE DELLE PARTI Art. 163. Contenuto della citazione La domanda si propone mediante citazione a comparire a udienza fissa. Il
presidente del tribunale stabilisce al principio dell'anno giudiziario, con
decreto approvato dal primo presidente della corte di appello, i giorni della
settimana e le ore delle udienze destinate esclusivamente alla prima
comparizione delle parti. L'atto di citazione deve contenere: 1
l'indicazione del tribunale davanti al quale la domanda è proposta; 2 il
nome, il cognome, la residenza e il codice fiscale
dell'attore, il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza
o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che
rispettivamente li rappresentano o li assistono. Se attore o convenuto è una persona giuridica,
un'associazione non riconosciuta o un comitato, la citazione deve contenere la
denominazione o la ditta, con l'indicazione dell'organo o ufficio che ne ha la
rappresentanza in giudizio; 3 la determinazione della cosa oggetto della
domanda; 4 l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti
le ragioni della domanda, con le relative conclusioni; 5 l'indicazione
specifica dei mezzi di prova dei quali l'attore intende valersi e in particolare
dei documenti che offre in comunicazione; 6 il nome e il cognome del
procuratore e l'indicazione della procura, qualora questa sia stata già
rilasciata; 7 l'indicazione del giorno dell'udienza di comparizione;
l'invito al convenuto a costituirsi nel termine di venti giorni prima
dell'udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dall'art. 166, ovvero di
dieci giorni prima in caso di abbreviazione dei termini, e a comparire,
nell'udienza indicata, dinanzi al giudice designato ai sensi dell'art. 168-bis,
con l'avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le
decadenze di cui agli artt. 38 e 167. L'atto di citazione, sottoscritto a
norma dell'art. 125, è consegnato dalla parte o dal procuratore all'ufficiale
giudiziario, il quale lo notifica a norma degli artt. 137 ss. Art. 163-bis. Termini per comparire Tra il giorno della notificazione della citazione e quello dell'udienza di
comparizione debbono intercorrere termini liberi non minori di novanta giorni se
il luogo della notificazione si trova in Italia e di centocinquanta giorni
se si trova all'estero. Nelle cause che richiedono pronta spedizione il
presidente può, su istanza dell'attore e con decreto motivato in calce all'atto
originale e delle copie della citazione, abbreviare fino alla metà i termini
indicati dal primo comma. Se il termine assegnato dall'attore eccede il
minimo indicato dal primo comma, il convenuto, costituendosi prima della
scadenza del termine minimo, può chiedere al presidente del tribunale che,
sempre osservata la misura di quest'ultimo termine, l'udienza per la
comparizione delle parti sia fissata con congruo anticipo su quella indicata
dall'attore. Il presidente provvede con decreto, che deve essere comunicato dal
cancelliere all'attore, almeno cinque giorni liberi prima dell'udienza fissata
dal presidente. Art. 164. Nullità della citazione La citazione è nulla se è omesso o risulta assolutamente incerto alcuno dei
requisiti stabiliti nei numeri 1 e 2 dell'articolo 163, se manca l'indicazione
della data dell'udienza di comparizione, se è stato assegnato un termine a
comparire inferiore a quello stabilito dalla legge ovvero se manca
l'avvertimento previsto dal numero 7 dell'articolo 163. Se il convenuto non
si costituisce in giudizio, il giudice, rilevata la nullità della citazione ai
sensi del primo comma, ne dispone d'ufficio la rinnovazione entro un termine
perentorio. Questa sana i vizi e gli effetti sostanziali e processuali della
domanda si producono sin dal momento della prima notificazione. Se la
rinnovazione non viene eseguita, il giudice ordina la cancellazione della causa
dal ruolo e il processo si estingue a norma dell'articolo 307, comma terzo.
La costituzione del convenuto sana i vizi della citazione e restano salvi
gli effetti sostanziali e processuali di cui al secondo comma; tuttavia, se il
convenuto deduce l'inosservanza dei termini a comparire o la mancanza
dell'avvertimento previsto dal numero 7 dell'articolo 163, il giudice fissa una
nuova udienza nel rispetto dei termini. La citazione è altresì nulla se è
omesso o risulta assolutamente incerto il requisito stabilito nel numero 3
dell'articolo 163 ovvero se manca l'esposizione dei fatti di cui al numero 4
dello stesso articolo. Il giudice, rilevata la nullità ai sensi del comma
precedente, fissa all'attore un termine perentorio per rinnovare la citazione o,
se il convenuto si è costituito, per integrare la domanda. Restano ferme le
decadenze maturate e salvi i diritti quesiti anteriormente alla rinnovazione o
alla integrazione. Nel caso di integrazione della domanda, il giudice fissa
l'udienza ai sensi del secondo comma dell'art. 183 e si applica l'articolo 167.
Art. 165. Costituzione dell'attore L'attore, entro dieci giorni dalla notificazione della citazione al
convenuto, ovvero entro cinque giorni nel caso di abbreviazione di termini a
norma del secondo comma dell'articolo 163-bis, deve costituirsi in giudizio a
mezzo del procuratore, o personalmente nei casi consentiti dalla legge,
depositando in cancelleria la nota d'iscrizione a ruolo e il proprio fascicolo
contenente l'originale della citazione, la procura e i documenti offerti in
comunicazione. Se si costituisce personalmente, deve dichiarare la residenza o
eleggere domicilio nel comune ove ha sede il tribunale. Se la citazione è
notificata a più persone, l'originale della citazione deve essere inserito nel
fascicolo entro dieci giorni dall'ultima notificazione. Art. 166. Costituzione del convenuto Il convenuto deve costituirsi a mezzo del procuratore, o personalmente nei
casi consentiti dalla legge, almeno venti giorni prima dell'udienza di
comparizione fissata nell'atto di citazione, o almeno dieci giorni prima nel
caso di abbreviazione di termini a norma del secondo comma dell'articolo
163-bis, ovvero almeno venti giorni prima dell'udienza fissata a norma
dell'articolo 168-bis, quinto comma, depositando in cancelleria il proprio
fascicolo contenente la comparsa di cui all'articolo 167 con la copia della
citazione notificata, la procura e i documenti che offre in comunicazione.
Art. 167. Comparsa di risposta Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre tutte le sue difese
prendendo posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda,
indicare i mezzi di prova di cui intende valersi e i documenti che offre in
comunicazione, formulare le conclusioni. A pena di decadenza deve proporre
le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che
non siano rilevabili d'ufficio. Se è omesso o risulta assolutamente incerto
l'oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale, il giudice, rilevata la
nullità, fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla. Restano ferme
le decadenze maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente alla
integrazione. Se intende chiamare un terzo in causa, deve farne
dichiarazione nella stessa comparsa e provvedere ai sensi dell'articolo 269.
Art. 168. Iscrizione della causa a ruolo e formazione del fascicolo
d'ufficio All'atto della costituzione dell'attore, o, se questi non si è costituito,
all'atto della costituzione del convenuto, su presentazione della nota
d'iscrizione a ruolo, il cancelliere iscrive la causa nel ruolo generale.
Contemporaneamente il cancelliere forma il fascicolo d'ufficio, nel quale
inserisce la nota d'iscrizione a ruolo, copia dell'atto di citazione, delle
comparse e delle memorie in carta non bollata e, successivamente, i processi
verbali di udienza, i provvedimenti del giudice, gli atti di istruzione e la
copia del dispositivo delle sentenze. Art. 168-bis. Designazione del giudice istruttore Formato un fascicolo d'ufficio a norma dell'articolo precedente, il
cancelliere lo presenta senza indugio al presidente del tribunale, il quale, con
decreto scritto in calce della nota d'iscrizione al ruolo, designa il giudice
istruttore davanti al quale le parti debbono comparire, se non creda di
procedere egli stesso all'istruzione. Nei tribunali divisi in più sezioni il
presidente assegna la causa ad una di esse, e il presidente di questa provvede
nelle stesse forme alla designazione del giudice istruttore. La designazione
del giudice istruttore deve in ogni caso avvenire non oltre il secondo giorno
successivo alla costituzione della parte più diligente. Subito dopo la
designazione del giudice istruttore il cancelliere iscrive la causa sul ruolo
della sezione, su quello del giudice istruttore e gli trasmette il fascicolo.
Se nel giorno fissato per la comparizione il giudice istruttore
designato non tiene udienza, la comparizione delle parti è d'ufficio rimandata
all'udienza immediatamente successiva tenuta dal giudice designato. Il
giudice istruttore può differire, con decreto da emettere entro cinque giorni
dalla presentazione del fascicolo, la data della prima udienza fino ad un
massimo di quarantacinque giorni. In tal caso il cancelliere comunica alle parti
costituite la nuova data della prima udienza.
Art. 169. Ritiro dei fascicoli di parte Ciascuna parte può ottenere dal giudice istruttore l'autorizzazione di
ritirare il proprio fascicolo dalla cancelleria; ma il fascicolo deve essere di
nuovo depositato ogni volta che il giudice lo disponga. Ciascuna parte ha la
facoltà di ritirare il fascicolo all'atto della rimessione della causa al
collegio a norma dell'articolo 189, ma deve restituirlo al più tardi al momento
del deposito della comparsa conclusionale. Art. 170. Notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento
Dopo la costituzione in giudizio tutte le notificazioni e le comunicazioni si
fanno al procuratore costituito, salvo che la legge disponga altrimenti. E'
sufficiente la consegna di una sola copia dell'atto, anche se il procuratore è
costituito per più parti. Le notificazioni e le comunicazioni alla parte che
sia costituita personalmente si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio
eletto. Le comparse e le memorie consentite dal giudice si comunicano
mediante deposito in cancelleria oppure mediante notificazione o mediante
scambio documentato con l'apposizione sull'originale, in calce o in margine, del
visto della parte o del procuratore. Il giudice puo' autorizzare per singoli
atti, in qualunque stato e grado del giudizio, che lo scambio o la comunicazione
elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la
teletrasmessi. La parte che vi procede in relazione ad un atto di impugnazione
deve darne comunicazione alla cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza
impugnata. A tal fine il difensore indica nel primo scritto difensivo utile il
numero di telefax o l'indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di
voler ricevere le comunicazioni.
Art. 171. Ritardata costituzione delle parti Se nessuna delle parti si costituisce nei termini stabiliti, si applicano le
disposizioni dell'articolo 307, primo e secondo comma. Se una delle parti si
è costituita entro il termine rispettivamente a lei assegnato, l'altra parte può
costituirsi successivamente fino alla prima udienza, ma restano ferme per il
convenuto le decadenze di cui all'articolo 167.La parte che non si
costituisce neppure in tale udienza è dichiarata contumace con ordinanza del
giudice istruttore, salva la disposizione dell'articolo 291.
Sezione II: DELLA DESIGNAZIONE DEL GIUDICE ISTRUTTORE Art. 172. Abrogato
Art. 173. Abrogato
Art. 174. Immutabilità del giudice istruttore Il giudice designato è investito di tutta l'istruzione della causa e della
relazione al collegio. Soltanto in caso di assoluto impedimento o di gravi
esigenze di servizio può essere sostituito con decreto del presidente. La
sostituzione può essere disposta, quando è indispensabile, anche per il
compimento di singoli atti. Capo II: DELL'ISTRUZIONE DELLA CAUSASezione I: DEI POTERI DEL
GIUDICE ISTRUTTORE IN GENERALE Art. 175. Direzione del procedimento Il giudice istruttore esercita tutti i poteri intesi al più sollecito e leale
svolgimento del procedimento. Egli fissa le udienze successive e i termini
entro i quali le parti debbono compiere gli atti processuali. Quando il
giudice ha omesso di provvedere a norma del comma precedente, si applica la
disposizione dell'articolo 289. Art. 176. Forma dei provvedimenti Tutti i provvedimenti del giudice istruttore salvo che la legge disponga
altrimenti hanno la forma dell'ordinanza.Le ordinanze pronunciate in udienza
si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che dovevano
comparirvi; quelle pronunciate fuori dell'udienza sono comunicate a cura del
cancelliere entro i tre giorni successivi anche a mezzo telefax o a mezzo di
posta elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente
la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e
teletrasmessi. Al fine il difensore indica nel primo scritto difensivo utile il
numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di volere
ricevere la comunicazione. Art. 177. Effetti e revoca delle ordinanze Le ordinanze, comunque motivate, non possono mai pregiudicare la decisione
della causa. Salvo quanto disposto dal seguente comma, le ordinanze possono
essere sempre modificate o revocate dal giudice che le ha pronunciate. Non
sono modificabili nè revocabili dal giudice che le ha pronunciate: 1 le
ordinanze pronunciate sull'accordo delle parti, in materia della quale queste
possono disporre; esse sono tuttavia revocabili dal giudice istruttore o dal
collegio, quando vi sia l'accordo di tutte le parti; 2 le ordinanze
dichiarate espressamente non impugnabili dalla legge; 3 le ordinanze per le
quali la legge predisponga uno speciale mezzo di reclamo;
Art. 178. Controllo del collegio sulle ordinanze Le parti, senza bisogno di mezzi di impugnazione, possono proporre al
collegio, quando la causa è rimessa a questo a norma dell'art. 189, tutte le
questioni risolute dal giudice istruttore con ordinanza revocabile.
L'ordinanza del giudice istruttore, che non operi in funzione di giudice
unico, quando dichiara l'estinzione del processo è impugnabile dalle parti con
reclamo immediato al collegio.Il reclamo deve essere proposto nel termine
perentorio di dieci giorni decorrente dalla pronuncia della ordinanza se
avvenuta in udienza, o altrimenti decorrente dalla comunicazione dell'ordinanza
medesima. Il reclamo è presentato con semplice dichiarazione nel verbale
d'udienza, o con ricorso al giudice istruttore. Se il reclamo è presentato
in udienza, il giudice assegna nella stessa udienza, ove le parti lo richiedono,
il termine per la comunicazione di una memoria, e quello successivo per la
comunicazione di una replica. Se il reclamo è proposto con ricorso, questo è
comunicato a mezzo della cancelleria alle altre parti, insieme con decreto, in
calce, del giudice istruttore, che assegna un termine per la comunicazione
dell'eventuale memoria di risposta. Scaduti tali termini, il collegio provvede
entro i quindici giorni successivi. Art. 179. Ordinanze di condanna a pene pecuniarie
Se la legge non dispone altrimenti, le condanne a pene pecuniarie previste
nel presente codice sono pronunciate con ordinanza del giudice istruttore.
L'ordinanza pronunciata in udienza in presenza dell'interessato e previa
contestazione dell'addebito non è impugnabile; altrimenti il cancelliere la
notifica al condannato, il quale, nel termine perentorio di tre giorni, può
proporre reclamo con ricorso allo stesso giudice che l'ha pronunciata.
Questi, valutate le giustificazioni addotte, pronuncia sul reclamo con
ordinanza non impugnabile. Le ordinanze di condanna previste nel presente
articolo costituiscono titolo esecutivo.
Sezione II: DELLA TRATTAZIONE DELLA CAUSA
Art. 180. Forma di trattazione
La trattazione della causa e' orale. Della trattazione della causa si redige
Art. 181. Mancata comparizione delle parti Se nessuna delle parti compare alla prima udienza, il giudice fissa
un'udienza successiva, di cui il cancelliere da' comunicazione alle parti
costituite. Se nessuna delle parti compare alla nuova udienza, il giudice ordina
che la causa sia cancellata dal ruolo e dichiara l'estinzione del
processo.Se l'attore costituito non comparisce alla prima udienza, e il
convenuto non chiede che si proceda in assenza di lui, il giudice fissa una
nuova udienza, della quale il cancelliere dà comunicazione all'attore. Se questi
non comparisce alla nuova udienza, il giudice, se il convenuto non chiede che si
proceda in assenza di lui, ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e
dichiara l'estinzione del processo. Art. 182. Difetto di rappresentanza o di autorizzazione
Il giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarità della costituzione
delle parti e, quando occorre, le invita a completare o a mettere in regola gli
atti e i documenti che riconosce difettosi. Quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l’assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L’osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notificazione.
Art. 183. Prima comparizione delle parti e trattazione della causa
All'udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la trattazione il
giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarita' del contraddittorio e,
quando occorre, pronuncia i provvedimenti previsti dall'articolo 102, secondo
comma, dall'articolo 164, secondo, terzo e quinto comma, dall'articolo 167,
secondo e terzo comma, dall'articolo 182 e dall'articolo 291, primo
comma.Quando pronunzia i provvedimenti di cui al primo comma, il giudice
fissa una nuova udienza di trattazione.Il giudice istruttore fissa altresi'
una nuova udienza se deve Procedere a norma dell'art. 185.Nell'udienza di
trattazione ovvero in quella eventualmente fissata ai sensi del terzo comma, il
giudice richiede alle parti, sulla base dei fatti allegati, i chiarimenti
necessari e indica le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene
opportuna la trattazione.Nella stessa udienza l'attore puo' proporre le
domande e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o
delle eccezioni proposte dal convenuto. Puo' altresi' chiedere di essere
autorizzato a chiamare un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269, terzo comma,
se l'esigenza e' sorta dalle difese del convenuto. Le parti possono precisare e
modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni gia' formulate.Se
richiesto, il giudice concede alle parti i seguenti termini perentori:1 un
termine di ulteriori trenta giorni per il deposito di memorie limitate alle sole
precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni
gia' proposte; 2 un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle
domande ed eccezioni nuove, o modificate dall'altra parte, per proporre le
eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime e per
l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali; 3 un termine di
ulteriori venti giorni per le sole indicazioni di prova contraria.Salva
l'applicazione dell'articolo 187, il giudice provvede sulle richieste
istruttorie fissando l'udienza di cui all'articolo 184 per l'assunzione dei
mezzi di prova ritenuti ammissibili e rilevanti. Se provvede mediante ordinanza
emanata fuori udienza, questa deve essere pronunciata entro trenta giorni. Nel
caso in cui vengano disposti d'ufficio mezzi di prova con l'ordinanza di cui al
settimo comma, ciascuna parte puo' dedurre, entro un termine perentorio
assegnato dal giudice con la medesima ordinanza, i mezzi di prova che si rendono
necessari in relazione ai primi nonche' depositare memoria di replica
nell'ulteriore termine perentorio parimenti assegnato dal giudice, che si
riserva di provvedere ai sensi del settimo comma. Con l'ordinanza che ammette le
prove il giudice puo' in ogni caso disporre, qualora lo ritenga utile, il libero
si applicano le disposizioni di cui al terzo comma.L'ordinanza di cui al
settimo comma e' comunicata a cura del cancelliere entro i tre giorni successivi
al deposito, anche a mezzo telefax, nella sola ipotesi in cui il numero sia
stato indicato negli atti difensivi, nonche' a mezzo di posta elettronica, nel
rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione e
la trasmissione dei documenti informatici e teletrasmessi. A tal fine il
Art. 183-bis. Passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, il giudice nell'udienza
di trattazione, valutata la complessità della lite e dell'istruzione probatoria,
può disporre, previo contraddittorio anche mediante trattazione scritta, con ordinanza non
impugnabile, che si proceda a norma dell'articolo 702-ter e invita le parti ad indicare, a pena
di decadenza, nella stessa udienza i mezzi di prova, ivi compresi i documenti, di cui intendono
avvalersi e la relativa prova contraria. Se richiesto, può fissare una nuova udienza e termine
perentorio non superiore a quindici giorni per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni
documentali e termine perentorio di ulteriori dieci giorni per le sole indicazioni di prova contraria.
Art. 184. Udienza di assunzione dei mezzi di prova Nell'udienza fissata con l'ordinanza prevista dal settimo comma dell'articolo
183, il giudice istruttore procede all'assunzione dei mezzi di prova ammessi.
Art. 184-bis. Rimessione in termini Questa norma è stata abrogata ora si fa riferimento all'art. 153 c.p.c.
Art. 185. Tentativo di conciliazione Il giudice istruttore, in caso di richiesta congiunta delle parti, fissa la
comparizione delle medesime al fine di interrogarle liberamente e di provocarne
la conciliazione. Ilgiudice istruttore ha altresi' facolta' di fissare la
predetta udienza di comparizione personale a norma dell'articolo 117. Quando e'
disposta la comparizione personale, le parti hanno facolta' di farsi
rappresentare da un procuratore generale o speciale il quale deve essere a
conoscenza dei fatti della causa. La procura deve essere conferita con atto
pubblico o scrittura privata autenticata e deve attribuire al procuratore il
potere di conciliare o transigere la controversia. Se la procura e' conferita
con scrittura privata, questa puo' essere autenticata anche dal difensore della
parte. La mancata conoscenza, senza giustificato motivo, dei fatti della causa
da parte del procuratore e' valutata ai sensi del secondo comma dell'articolo
116.Il tentativo di conciliazione può essere rinnovato in qualunque momento
dell'istruzione. Quando le parti si sono conciliate, si forma processo
verbale della convenzione conclusa. Il processo verbale costituisce titolo
esecutivo. Art. 185-bis. Proposta di conciliazione del giudice Il giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando è esaurita l'istruzione, formula alle parti ove possibile, avuto riguardo alla natura del giudizio, al valore della controversia è all'esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto, una proposta transattiva o conciliativa. La proposta di conciliazione non può costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice.
Art. 186. Pronuncia dei provvedimenti Sulle domande e sulle eccezioni delle parti, il giudice istruttore, sentite
le loro ragioni, dà in udienza i provvedimenti opportuni; ma può anche
riservarsi di pronunciarli entro i cinque giorni successivi. Art. 186-bis. Ordinanza per il pagamento di somme non contestate
Su istanza di parte il giudice istruttore può disporre, fino al momento della
precisazione delle conclusioni, il pagamento delle somme non contestate dalle
parti costituite. Se l'istanza e' proposta fuori dall'udienza il giudice dispone
la comparizione delle parti ed assegna il termine per la notificazione.
L'ordinanza costituisce titolo esecutivo e conserva la sua efficacia in caso
di estinzione del processo. L'ordinanza è soggetta alla disciplina delle
ordinanze revocabili di cui agli articoli 177, primo e secondo comma, e 178,
primo comma. Art. 186-ter. Istanza di ingiunzione Fino al momento della precisazione delle conclusioni, quando ricorrano i
presupposti di cui all'art. 633, primo comma, n. 1, e secondo comma, e di cui
all'art. 634, la parte può chiedere al giudice istruttore, in ogni stato del
processo, di pronunciare con ordinanza ingiunzione di pagamento o di consegna.
Se l'istanza e' proposta fuori dall'udienza il giudice dispone la comparizione
delle parti ed assegna il termine per la notificazione.L'ordinanza deve
contenere i provvedimenti previsti dall'art. 641, ultimo comma, ed è dichiarata
provvisoriamente esecutiva ove ricorrano i presupposti di cui all'art. 642,
nonchè, ove la controparte non sia rimasta contumace, quelli di cui all'art.
648, primo comma. La provvisoria esecutorietà non può essere mai disposta ove la
controparte abbia disconosciuto la scrittura privata prodotta contro di lei o
abbia proposto querela di falso contro l'atto pubblico. L'ordinanza è
soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili di cui agli articoli 177 e
178, primo comma. Se il processo si estingue l'ordinanza che non ne sia già
munita acquista efficacia esecutiva ai sensi dell'art. 653, primo comma. Se
la parte contro cui è pronunciata l'ingiunzione è contumace, l'ordinanza deve
essere notificata ai sensi e per gli effetti dell'art. 644. In tal caso
l'ordinanza deve altresì contenere l'espresso avvertimento che, ove la parte non
si costituisca entro il termine di venti giorni dalla notifica, diverrà
esecutiva ai sensi dell'art. 647. L'ordinanza dichiarata esecutiva
costituisce titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale. Art. 186-quater. Ordinanza successiva alla chiusura dell'istruzione
Esaurita l'istruzione, il giudice istruttore, su istanza della parte che ha
proposto domanda di condanna al pagamento di somme ovvero alla consegna, o al
rilascio di beni, può disporre con ordinanza il pagamento, ovvero la consegna o
il rilascio, nei limiti per cui ritiene già raggiunta la prova. Con l'ordinanza
il giudice provvede sulle spese processuali. L'ordinanza è titolo esecutivo.
Essa è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio. Se, dopo la
pronuncia dell'ordinanza, il processo si estingue, l'ordinanza acquista
l'efficacia della sentenza impugnabile sull'oggetto dell'istanza.
L'ordinanza acquista l'efficacia della sentenza impugnabile sull'oggetto
dell'istanza se la parte intimata non manifesta entro trenta giorni dalla sua
pronuncia in udienza o dalla comunicazione, con ricorso notificato all'altra
parte e depositato in cancelleria, la volonta' che sia pronunciata la sentenza.
Art. 187. Provvedimenti del giudice istruttore Il giudice istruttore, se ritiene che la causa sia matura per la decisione di
merito senza bisogno di assunzione di mezzi di prova, rimette le parti davanti
al collegio. Può rimettere le parti al collegio affinchè sia decisa
separatamente una questione di merito avente carattere preliminare, solo quando
la decisione di essa può definire il giudizio. Il giudice provvede
analogamente se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza
o ad altre pregiudiziali, ma può anche disporre che siano decise unitamente al
merito. Qualora il collegio provveda a norma dell'articolo 279, secondo
comma, numero 4, i termini di cui all'articolo 183, ottavo comma, non concessi
prima della rimessione al collegio, sono assegnati dal giudice istruttore, su
istanza di parte, nella prima udienza dinanzi a lui. Il giudice dà ogni
altra disposizione relativa al processo. Art. 188. Attività del giudice Il giudice istruttore provvede all'assunzione dei mezzi di prova e, esaurita
l'istruzione, rimette le parti al collegio per la decisione a norma
dell'articolo seguente. Art. 189. Rimessione al collegio Il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, a norma dei primi
tre commi dell'articolo 187 o dell'articolo 188, invita le parti a precisare
davanti a lui le conclusioni che intendono sottoporre al collegio stesso, nei
limiti di quelle formulate negli atti introduttivi o a norma dell'art. 183. Le
conclusioni di merito debbono essere interamente formulate anche nei casi
previsti dall'articolo 187, secondo e terzo comma. La rimessione investe il
collegio di tutta la causa, anche quando avviene a norma dell'articolo 187,
secondo e terzo comma. Art. 190. Comparse conclusionali e memorie Le comparse conclusionali debbono essere depositate entro il termine
perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al collegio e le
memorie di replica entro i venti giorni successivi. Per il deposito delle
comparse conclusionali il giudice istruttore, quando rimette la causa al
collegio, può fissare un termine più breve, comunque non inferiore a venti
giorni. Art. 190-bis. Abrogato
Sezione III: DELL'ISTRUZIONE PROBATORIAParagrafo 1: DELLA NOMINA E DELLE
INDAGINI DEL CONSULENTE TECNICO Art. 191. Nomina del consulente tecnico Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell’articolo 183, settimo comma, o con altra successiva ordinanza, nomina un consulente, formula i quesiti e fissa l’udienza nella quale il consulente deve comparire.
Possono essere nominati più consulenti soltanto in caso di grave necessità o
quando la legge espressamente lo dispone. Art. 192. Astensione e ricusazione del consulente L'ordinanza è notificata al consulente tecnico a cura del cancelliere, con
invito a comparire all'udienza fissata dal giudice. Il consulente che non
ritiene di accettare l'incarico o quello che, obbligato a prestare il suo
ufficio, intende astenersi, deve farne denuncia o istanza al giudice che l'ha
nominato almeno tre giorni prima dell'udienza di comparizione; nello stesso
termine le parti debbono proporre le loro istanze di ricusazione, depositando
nella cancelleria ricorso al giudice istruttore. Questi provvede con
ordinanza non impugnabile. Art. 193. Giuramento del consulente All'udienza di comparizione il giudice istruttore ricorda al consulente
l'importanza delle funzioni che è chiamato ad adempiere, e ne riceve il
giuramento di bene e fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo
di fare conoscere ai giudici la verità. Art. 194. Attività del consulente Il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali è invitato dal giudice
istruttore; compie, anche fuori della circoscrizione giudiziaria, le indagini di
cui all'articolo 62, da sè solo o insieme col giudice secondo che questi
dispone. Può essere autorizzato a domandare chiarimenti alle parti, ad assumere
informazioni da terzi e a eseguire piante, calchi e rilievi.Anche quando il
giudice dispone che il consulente compia indagini da sè solo, le parti possono
intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e
dei difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce,
osservazioni e istanze.
Art. 195. Processo verbale e relazione Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando sono compiute
con l'intervento del giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il
consulente rediga relazione scritta. La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all’udienza di cui all’articolo 193. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse.
Il giudice ha sempre la facoltà di disporre la rinnovazione delle indagini e,
per gravi motivi, la sostituzione del consulente tecnico.
Art. 197. Assistenza all'udienza e audizione in camera di consiglio
Quando lo ritiene opportuno il presidente invita il consulente tecnico ad
assistere alla discussione davanti al collegio e ad esprimere il suo parere in
camera di consiglio in presenza delle parti, le quali possono chiarire e
svolgere le loro ragioni per mezzo dei difensori. Art. 198. Esame contabile
Quando è necessario esaminare documenti contabili e registri, il giudice
istruttore può darne incarico al consulente tecnico, affidandogli il compito di
tentare la conciliazione delle parti. Il consulente sente le parti e, previo
consenso di tutte, può esaminare anche documenti e registri non prodotti in
causa. Di essi tuttavia senza il consenso di tutte le parti non può fare
menzione nei processi verbali o nella relazione di cui all'articolo 195.
Art. 199. Processo verbale di conciliazione Se le parti si conciliano, si redige processo verbale della conciliazione,
che è sottoscritto dalle parti e dal consulente tecnico e inserito nel fascicolo
d'ufficio. Il giudice istruttore attribuisce con decreto efficacia di titolo
esecutivo al processo verbale.
Art. 200. Mancata conciliazione Se la conciliazione delle parti non riesce, il consulente espone i risultati
delle indagini compiute e il suo parere in una relazione, che deposita in
cancelleria nel termine fissato dal giudice istruttore. Le dichiarazioni
delle parti, riportate dal consulente nella relazione, possono essere valutate
dal giudice a norma dell'articolo 116 secondo comma. Art. 201. Consulente tecnico di parte
Il giudice istruttore, con l'ordinanza di nomina del consulente, assegna alle
parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal
cancelliere, un loro consulente tecnico. Il consulente della parte, oltre ad
assistere a norma dell'articolo 194 alle operazioni del consulente del giudice,
partecipa all'udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il
consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l'autorizzazione del
presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche. Paragrafo 2: DELL'ASSUNZIONE DEI MEZZI DI PROVA IN GENERALE Art. 202. Tempo, luogo e modo dell'assunzione Quando dispone mezzi di prova, il giudice istruttore, se non può assumerli
nella stessa udienza, stabilisce il tempo, il luogo e il modo dell'assunzione.
Se questa non si esaurisce nell'udienza fissata, il giudice ne differisce la
prosecuzione ad un giorno prossimo. Art. 203. Assunzione fuori della circoscrizione del tribunale Se i mezzi di prova debbono assumersi fuori della circoscrizione del
tribunale, il giudice istruttore delega a procedervi il giudice istruttore del
luogo, salvo che le parti richiedano concordemente e il presidente del tribunale
consente che vi si trasferisca il giudice stesso.Nell'ordinanza di delega,
il giudice delegante fissa il termine entro il quale la prova deve assumersi e
l'udienza di comparizione delle parti per la prosecuzione del giudizio. Il
giudice delegato, su istanza della parte interessata, procede all'assunzione del
mezzo di prova e d'ufficio ne rimette il processo verbale al giudice delegante
l'assunzione non è esaurita.Le parti possono rivolgere al giudice delegante,
direttamente o a mezzo del giudice delegato, istanza per la proroga del
Art. 204. Rogatorie alle autorità estere e ai consoli italiani Le rogatorie dei giudici italiani alle autorità estere per l'esecuzione di
provvedimenti istruttori sono trasmesse per via diplomatica.Quando la
rogatoria riguarda cittadini italiani residenti all'estero, il giudice
istruttore delega il console competente, che provvede a norma della legge
consolare.Per l'assunzione dei mezzi di prova e la prosecuzione del giudizio
il giudice pronuncia i provvedimenti previsti negli ultimi tre commi
dell'articolo precedente.
Art. 205. Risoluzione degli incidenti relativi alla prova Il giudice che procede all'assunzione dei mezzi di prova, anche se delegato a
norma dell'articolo 203, pronuncia con ordinanza su tutte le questioni che
sorgono nel corso della stessa.
Art. 206. Assistenza delle parti all'assunzione Le parti possono assistere personalmente all'assunzione dei mezzi di
Art. 207. Processo verbale dell'assunzione Dell'assunzione dei mezzi di prova si redige processo verbale sotto la
direzione del giudice. Le dichiarazioni delle parti e dei testimoni sono riportate in
prima persona e sono lette al dichiarante.
Il giudice, quando lo ritiene opportuno, nel riportare le dichiarazioni
descrive il contegno della parte e del testimone.
Art. 208. Decadenza dall'assunzione Se non si presenta la parte su istanza della quale deve iniziarsi o
proseguirsi la prova, il giudice istruttore la dichiara decaduta dal diritto di
farla assumere, salvo che l'altra parte presente non ne chieda l'assunzione.
La parte interessata può chiedere nell'udienza successiva al giudice la
revoca dell'ordinanza che ha pronunciato la sua decadenza dal diritto di
assumere la prova. Il giudice dispone la revoca con ordinanza, quando riconosce
che la mancata comparizione è stata cagionata da causa non imputabile alla
Art. 209. Chiusura dell'assunzione Il giudice istruttore dichiara chiusa l'assunzione quando sono eseguiti i
mezzi ammessi o quando, dichiarata la decadenza di cui all'articolo precedente,
non vi sono altri mezzi da assumere, oppure quando egli ravvisa superflua, per i
risultati già raggiunti, la ulteriore assunzione. Paragrafo 3: DELL'ESIBIZIONE DELLE PROVE Art. 210. Ordine di esibizione alla parte o al terzo Negli stessi limiti entro i quali può essere ordinata a norma dell'articolo
118 l'ispezione di cose in possesso di una parte o di un terzo, il giudice
istruttore, su istanza di parte, può ordinare all'altra parte o a un terzo di
esibire in giudizio un documento o altra cosa di cui ritenga necessaria
l'acquisizione al processo. Nell'ordinare l'esibizione, il giudice dà i
provvedimenti opportuni circa il tempo, il luogo e il modo dell'esibizione.
Se l'esibizione importa una spesa, questa deve essere in ogni caso
anticipata dalla parte che ha proposta l'istanza di esibizione. Art. 211. Tutela dei diritti del terzo Quando l'esibizione è ordinata ad un terzo, il giudice istruttore deve
cercare di conciliare nel miglior modo possibile l'interesse della giustizia col
riguardo dovuto ai diritti del terzo, e prima di ordinare l'esibizione può
disporre che il terzo sia citato in giudizio, assegnando alla parte istante un
termine per provvedervi. Il terzo può sempre fare opposizione contro
l'ordinanza di esibizione, intervenendo nel giudizio prima della scadenza del
termine assegnatogli.
Art. 212. Esibizione di copia del documento e dei libri di
Il giudice istruttore può disporre che, in sostituzione dell'originale, si
esibisca una copia anche fotografica o un estratto autentico del documento.
Nell'ordinare l'esibizione di libri di commercio o di registri al fine di
estrarne determinate partite, il giudice, su istanza dell'interessato, può
disporre che siano prodotti estratti, per la formazione dei quali nomina un
notaio e, quando occorre, un esperto affinchè lo assista.
Art. 213. Richiesta d'informazioni alla pubblica amministrazione
Fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211, il giudice può richiedere
d'ufficio alla pubblica amministrazione le informazioni scritte relative ad atti
e documenti dell'amministrazione stessa, che è necessario acquisire al processo.
Paragrafo 4: DEL RICONOSCIMENTO E DELLA VERIFICAZIONE DELLA SCRITTURA PRIVATA Art. 214. Disconoscimento della scrittura privata
Colui contro il quale è prodotta una scrittura privata, se intende
disconoscerla, è tenuto a negare formalmente la propria scrittura o la propria
sottoscrizione. Gli eredi o aventi causa possono limitarsi a dichiarare di
non conoscere la scrittura o la sottoscrizione del loro autore.
Art. 215. Riconoscimento tacito della scrittura privata La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta: 1 se
la parte, alla quale la scrittura è attribuita o contro la quale è prodotta, è
contumace, salva la disposizione dell'articolo 293 terzo comma; 2 se la
parte comparsa non la disconosce o non dichiara di non conoscerla nella prima
udienza o nella prima risposta successiva alla produzione. Quando nei casi
ammessi dalla legge la scrittura è prodotta in copia autentica, il giudice
istruttore può concedere un termine per deliberare alla parte che ne fa istanza
nei modi di cui al numero 2.
La parte che intende valersi della scrittura disconosciuta deve chiederne la
verificazione, proponendo i mezzi di prova che ritiene utili e producendo o
indicando le scritture che possono servire di comparazione. L'istanza per la
verificazione può anche proporsi in via principale con citazione, quando la
parte dimostra di avervi interesse; ma se il convenuto riconosce la scrittura,
le spese sono poste a carico dell'attore.
Art. 217. Custodia della scrittura e provvedimenti istruttori Quando è chiesta la verificazione, il giudice istruttore dispone le cautele
opportune per la custodia del documento, stabilisce il termine per il deposito
in cancelleria delle scritture di comparazione, nomina, quando occorre, un
consulente tecnico e provvede all'ammissione delle altre prove. Nel
determinare le scritture che debbono servire di comparazione, il giudice
ammette, in mancanza di accordo delle parti, quella la cui provenienza dalla
persona che si afferma autrice della scrittura è riconosciuta oppure accertata
per sentenza di giudice o per atto pubblico.
Art. 218. Scritture di comparazione presso depositari Se le scritture di comparazione si trovano presso depositari pubblici o
privati e l'asportazione non ne è vietata, il giudice istruttore può disporne il
deposito in cancelleria in un termine da lui fissato. Se la comparazione
deve eseguirsi nel luogo dove si trovano le scritture, il giudice dà le
disposizioni necessarie per le operazioni, che debbono compiersi in presenza del
Art. 219. Redazione di scritture di comparazione Il giudice istruttore può ordinare alla parte di scrivere sotto dettatura,
anche alla presenza del consulente tecnico. Se la parte invitata a comparire
personalmente non si presenta o rifiuta di scrivere senza giustificato motivo,
la scrittura si può ritenere riconosciuta.
Art. 220. Pronuncia del collegio Sull'istanza di verificazione pronuncia sempre il collegio. Il collegio,
nella sentenza che dichiara la scrittura o la sottoscrizione di mano della parte
che l'ha negata, può condannare quest'ultima a una pena pecuniaria non inferiore
a € 2 e non superiore a € 20.
Paragrafo 5: DELLA QUERELA DI FALSO Art. 221. Modo di proposizione e contenuto della querela La querela di falso può proporsi tanto in via principale quanto in corso di
causa in qualunque stato e grado di giudizio, finchè la verità del documento non
sia stata accertata con sentenza passata in giudicato. La querela deve
contenere, a pena di nullità, l'indicazione degli elementi e delle prove della
falsità e deve essere proposta personalmente dalla parte oppure a mezzo di
procuratore speciale, con atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al
verbale d'udienza. È obbligatorio l'intervento nel processo del pubblico
Art. 222. Interpello della parte che ha prodotto la scrittura Quando è proposta querela di falso in corso di causa, il giudice istruttore
interpella la parte che ha prodotto il documento se intende valersene in
giudizio. Se la risposta è negativa, il documento non è utilizzabile in causa;
se è affermativa, il giudice, che ritiene il documento rilevante, autorizza la
presentazione della querela nella stessa udienza o in una successiva; ammette i
mezzi istruttori che ritiene idonei, e dispone i modi e i termini della loro
assunzione. Art. 223. Processo verbale di deposito del documento Nell'udienza in cui è presentata la querela, si forma processo verbale di
deposito nelle mani del cancelliere del documento impugnato. Il processo
verbale è redatto in presenza del pubblico ministero e delle parti, e deve
contenere la descrizione dello stato in cui il documento si trova, con
indicazione delle cancellature, abrasioni, aggiunte, scritture interlineari e di
ogni altra particolarità che vi si riscontra. Il giudice istruttore, il
pubblico ministero e il cancelliere appongono la firma sul documento. Il giudice
può anche ordinare che di esso sia fatta copia fotografica. Art. 224. Sequestro del documento Se il documento impugnato di falso si trova presso un depositario, il giudice
istruttore può ordinarne il sequestro con le forme previste nel codice di
procedura penale, dopo di che si redige il processo verbale di cui all'articolo
precedente. Se non è possibile il deposito del documento in cancelleria, il
giudice dispone le necessarie cautele per la conservazione di esso e redige il
processo verbale alla presenza del depositario, nel luogo dove il documento si
Art. 225. Decisione sulla querela Sulla querela di falso pronuncia sempre il collegio. Il giudice
istruttore può rimettere le parti al collegio per la decisione sulla querela
indipendentemente dal merito. In tal caso, su istanza di parte, può disporre che
la trattazione della causa continui davanti a sè relativamente a quelle domande
che possono essere decise indipendentemente dal documento impugnato. Art. 226. Contenuto della sentenza Il collegio, con la sentenza che rigetta la querela di falso, ordina la
restituzione del documento e dispone che, a cura del cancelliere, sia fatta
menzione della sentenza sull'originale o sulla copia che ne tiene luogo;
condanna inoltre la parte querelante a una pena pecuniaria non inferiore a € 2 e
non superiore a € 20. Con la sentenza che accerta la falsità il collegio,
anche d'ufficio, dà le disposizioni di cui all'articolo 480 del codice di
Art. 227. Esecuzione della sentenza che ha pronunciato sulla querela
L'esecuzione delle sentenze previste nell'articolo precedente non può aver
luogo prima che siano passate in giudicato. Se non è richiesta dalle parti,
l'esecuzione è promossa dal pubblico ministero a spese del soccombente con
l'osservanza, in quanto applicabili, delle norme dell'articolo 481 del codice di
procedura penale. Paragrafo 6: DELLA CONFESSIONE GIUDIZIALE E DELL'INTERROGATORIO FORMALE Art. 228. Confessione giudiziale La confessione giudiziale è spontanea o provocata mediante interrogatorio
formale. Art. 229. Confessione spontanea La confessione spontanea può essere contenuta in qualsiasi atto processuale
firmato dalla parte personalmente, salvo il caso dell'articolo 117. Art. 230. Modo dell'interrogatorio L'interrogatorio deve essere dedotto per articoli separati e specifici.
Il giudice istruttore procede all'assunzione dell'interrogatorio nei modi e
termini stabiliti nell'ordinanza che lo ammette. Non possono farsi domande
su fatti diversi da quelli formulati nei capitoli, a eccezione delle domande su
cui le parti concordano e che il giudice ritiene utili; ma il giudice può sempre
chiedere i chiarimenti opportuni sulle risposte date. Art. 231. Risposta La parte interrogata deve rispondere personalmente. Essa non può servirsi di
scritti preparati, ma il giudice istruttore può consentirle di valersi di note o
appunti, quando deve fare riferimento a nomi o a cifre, o quando particolari
circostanze lo consigliano. Art. 232. Mancata risposta Se la parte non si presenta o rifiuta di rispondere senza giustificato
motivo, il collegio, valutato ogni altro elemento di prova, può ritenere come
ammessi i fatti dedotti nell'interrogatorio. Il giudice istruttore, che
riconosce giustificata la mancata presentazione della parte per rispondere
all'interrogatorio, dispone per l'assunzione di esso anche fuori della sede
giudiziaria. Paragrafo 7: DEL GIURAMENTO Art. 233. Deferimento del giuramento decisorio Il giuramento decisorio può essere deferito in qualunque stato della causa
davanti al giudice istruttore, con dichiarazione fatta all'udienza dalla parte o
dal procuratore munito di mandato speciale o con atto sottoscritto dalla parte.
Esso deve essere formulato in articoli separati, in modo chiaro e specifico.
Art. 234. Riferimento Finchè non abbia dichiarato di essere pronta a giurare, la parte, alla quale
il giuramento decisorio è stato deferito, può riferirlo all'avversario nei
limiti fissati dal codice civile. Art. 235. Irrevocabilità La parte, che ha deferito o riferito il giuramento decisorio, non può più
revocarlo quando l'avversario ha dichiarato di essere pronto a prestarlo.
Art. 236. Caso di revocabilità Se nell'ammettere il giuramento decisorio il giudice modifica la formula
proposta dalla parte, questa può revocarlo. Art. 237. Risoluzione delle contestazioni Le contestazioni sorte tra le parti circa l'ammissione del giuramento
decisorio sono decise dal collegio. L'ordinanza del collegio che ammette il
giuramento deve essere notificata personalmente alla parte. Art. 238. Prestazione Il giuramento decisorio è prestato personalmente dalla parte ed è ricevuto
dal giudice istruttore. Questi ammonisce il giurante sull'importanza religiosa e
morale dell'atto e sulle conseguenze penali delle dichiarazioni false, e
quindi lo invita a giurare. Il giurante, in piedi, pronuncia a chiara voce
le parole: "consapevole della responsabilità che col giuramento assumo davanti a
Dio e agli uomini , giuro...", e continua ripetendo le parole della formula
su cui giura.
La Corte costituzionale con sentenza 8 ottobre 1996, n. 334 ha dichiarato
l'illegittimità costituzionale del primo comma limitatamente alle parole
"religiosa e" e del secondo comma limitatamente alle parole "davanti a Dio e
agli uomini".
Art. 239. Mancata prestazione La parte alla quale il giuramento decisorio è deferito, se non si presenta
senza giustificato motivo all'udienza all'uopo fissata, o, comparendo, rifiuta
di prestarlo o non lo riferisce all'avversario, soccombe rispetto alla domanda o
al punto di fatto relativamente al quale il giuramento è stato ammesso; e del
pari soccombe la parte avversaria, se rifiuta di prestare il giuramento che le è
riferito. Il giudice istruttore, se ritiene giustificata la mancata
comparizione della parte che deve prestare il giuramento, provvede a norma
dell'articolo 232 secondo comma.
Art. 240. Deferimento del giuramento suppletorio Nelle cause riservate alla decisione collegiale, il giuramento suppletorio
può essere deferito esclusivamente dal collegio.
Art. 241. Ammissibilità e contenuto del giuramento d'estimazione
Il giuramento sul valore della cosa domandata può essere deferito dal
collegio a una delle parti, soltanto se non è possibile accertare altrimenti il
valore della cosa stessa. In questo caso il collegio deve anche determinare la
somma fino a concorrenza della quale il giuramento avrà efficacia.
Art. 242. Divieto di riferire il giuramento suppletorio Il giuramento deferito d'ufficio a una delle parti non può da questa essere
riferito all'altra. Art. 243. Rinvio alle norme sul giuramento decisorio Per la prestazione del giuramento deferito d'ufficio si applicano le
disposizioni relative al giuramento decisorio. Paragrafo 8: DELLA PROVA PER TESTIMONI Art. 244. Modo di deduzione
La prova per testimoni deve essere dedotta mediante indicazione specifica
delle persone da interrogare e dei fatti, formulati in articoli separati, sui
quali ciascuna di esse deve essere interrogata. Art. 245. Ordinanza di ammissione Con l'ordinanza che ammette la prova il giudice istruttore riduce le liste
dei testimoni sovrabbondanti ed elimina i testimoni che non possono essere
sentiti per legge. La rinuncia fatta da una parte all'audizione dei
testimoni da essa indicati non ha effetto se le altre non vi aderiscono e se il
giudice non vi consente. Art. 246. Incapacità a testimoniare Non possono essere assunte come testimoni le persone aventi nella causa un
interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio. Art. 247. Divieto di testimoniare Non possono deporre il coniuge ancorchè separato, i parenti, o affini in
linea retta e coloro che sono legati a una delle parti da vincoli di
affiliazione, salvo che la causa verta su questioni di stato, di separazione
personale o relative a rapporti di famiglia.
NB: La Corte Costituzionale, con sentenza n. 248 del 23.07.74, ha
dichiarato l'illegittimita` costituzionale del presente articolo.
Art. 248. Audizione dei minori degli anni quattordici I minori degli anni quattordici possono essere sentiti solo quando la loro
audizione è resa necessaria da particolari circostanze. Essi non prestano
giuramento. Articolo dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza 139/1975
Art. 249. Facoltà d'astensione Si applicano all'audizione dei testimoni le disposizioni degli articoli 200, 201 e 202 del codice di procedura penale relative alla facoltà d'astensione dei
testimoni. Art. 250. Intimazione ai testimoni L'ufficiale giudiziario, su richiesta della parte interessata, intima ai
testimoni ammessi dal giudice istruttore di comparire nel luogo, nel giorno e
nell'ora fissati, indicando il giudice che assume la prova e la causa nella
quale debbono essere sentiti.L'intimazione di cui al primo comma, se non è
eseguita in mani proprie del destinatario o mediante servizio postale, è
effettuata in busta chiusa e sigillata. L'intimazione al testimone ammesso
su richiesta delle parti private a comparire in udienza puo' essere effettuata
dal difensore attraverso l'invio di copia dell'atto mediante lettera
raccomandata con avviso di ricevimento o a mezzo di telefax o posta elettronica
nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la
teletrasmessi.Il difensore che ha spedito l'atto da notificare con lettera
raccomandata deposita nella cancelleria del giudice copia dell'atto inviato,
attestandone la conformita all'originale, e l'avviso di ricevimento. Art. 251. Giuramento dei testimoni I testimoni sono esaminati separatamente.
Il giudice istruttore ammonisce il testimone sulla importanza religiosa e morale del giuramento
e sulle conseguenze penali delle dichiarazioni false o reticenti, e legge la formula: "consapevole della responsabilità
che con il giuramento assumete davanti a Dio e agli uomini, giurate di dire la verità,
null'altro che la verità. Quindi il testimone, in piedi, presta il giuramento pronunciando le parole: "lo giuro".
NB: il secondo comma è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo (sentenza 117/1979) nella parte in cui dopo le parole
"il giudice istruttore ammonisce il testimone sulla importanza religiosa" e dopo le parole "consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio" non
è contenuto l'inciso "se credente". Lo stesso comma è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza (149/1995
nella parte in cui prevede che il giudice istruttore "ammonisce il testimone sull'importanza religiosa, se credente, e morale del giuramento e sulle",
anziché stabilire che il giudice istruttore "avverte il testimone dell'obbligo di dire la verità e delle"; nonchè nella parte
in cui prevede che il giudice istruttore "legge la formula: Consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio, se credente, e agli uomini, giurate di dire la verità, null'altro che la verità", anziché stabilire che il giudice istruttore
"lo invita a rendere la seguente dichiarazione: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo
con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza"; Lo stesso comma è stato dichiatato illegittimo nella parte in cui
prevede: "Quindi il testimone, in piedi, presta il giuramento pronunciando le parole: lo giuro".
In conseguenza di quanto sopra il comma 2 va letto come segue: "Il giudice istruttore avverte il testimone dell'obbligo di dire la verità e delle conseguenze penali delle dichiarazioni false e reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
Art. 252. Identificazione dei testimoni Il giudice istruttore richiede al testimone il nome, il cognome, la
peternità, l'età e la professione, e lo invita a dichiarare se ha rapporti di
parentela, affinità, affiliazione o dipendenza con alcuna delle parti, oppure
interesse nella causa. Le parti possono fare osservazioni sull'attendibilità
del testimone, e questi deve fornire in proposito i chiarimenti necessari. Delle
osservazioni e dei chiarimenti si fa menzione nel processo verbale prima
dell'audizione del testimone.
Art. 253. Interrogazioni e risposte Il giudice istruttore interroga il testimone sui fatti intorno ai quali è
chiamato a deporre. Può altresì rivolgergli, d'ufficio o su istanza di parte,
tutte le domande che ritiene utili a chiarire i fatti medesimi. È vietato
alle parti e al pubblico ministero di interrogare direttamente i testimoni.
Alle risposte dei testimoni si applica la disposizione dell'articolo
Art. 254. Confronto dei testimoni Se vi sono divergenze tra le deposizioni di due o più testimoni, il giudice
istruttore, su istanza di parte o d'ufficio, può disporre che essi siano messi a
confronto. Art. 255. Mancata comparizione dei testimoni Se il testimone regolarmente intimato non si presenta, il giudice istruttore
puo' ordinare una nuova intimazione oppure disporne l'accompagnamento
all'udienza stessa o ad altra successiva.Con la medesima ordinanza il
giudice, in caso di mancata comparizione senza giustificato motivo, puo'
condannarlo ad una pena pecuniaria non inferiore a 100 euro e non superiore a
1.000 euro. In caso di ulteriore mancata comparizione senza giustificato motivo, il giudice dispone l’accompagnamento del testimone all’udienza stessa o ad altra successiva e lo condanna a una pena pecuniaria non inferiore a 200 euro e non superiore a 1.000 euro.
Se il testimone si trova nell'impossibilità di presentarsi o ne è
esentato dalla legge o dalle convenzioni internazionali, il giudice si reca
nella sua abitazione o nel suo ufficio; e, se questi sono situati fuori della
circoscrizione del tribunale, delega all'esame il giudice istruttore del luogo.
Art. 255-bis - Testimonianza scritta
Art. 256. Rifiuto di deporre e falsità della testimonianza Se il testimone, presentandosi, rifiuta di giurare o di deporre senza
giustificato motivo, o se vi è fondato sospetto che egli non abbia detto la
verità o sia stato reticente, il giudice istruttore lo denuncia al pubblico
ministero, al quale trasmette copia del processo verbale.
Art. 257. Assunzione di nuovi testimoni e rinnovazione dell'esame
Se alcuno dei testimoni si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre
persone, il giudice istruttore può disporre d'ufficio che esse siano chiamate a
deporre. Il giudice può anche disporre che siano sentiti i testimoni dei
quali ha ritenuto l'audizione superflua a norma dell'articolo 245 o dei quali ha
consentito la rinuncia; e del pari può disporre che siano nuovamente esaminati i
testimoni già interrogati, al fine di chiarire la loro deposizione o di
correggere irregolarità avveratesi nel precedente esame. Art. 257 bis Testimonianza scritta.
Il giudice, su accordo delle parti, tenuto conto della natura della causa e di ogni altra circostanza, può disporre di assumere la deposizione chiedendo al testimone, anche nelle ipotesi di cui all'articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.
Art. 257 ter Dichiarazioni scritte.
La parte può produrre, sui fatti rilevanti ai fini del giudizio, dichiarazioni di terzi, capaci di testimoniare, rilasciate al difensore, che, previa identificazione a norma dell'articolo 252, ne attesta l'autenticità.
Il difensore avverte il terzo che la dichiarazione può essere utilizzata in giudizio, delle conseguenze di false dichiarazioni e che il giudice può disporre anche d'ufficio che sia chiamato a deporre come testimone.
Paragrafo 9: DELLE ISPEZIONI, DELLE RIPRODUZIONI MECCANICHE E DEGLI ESPERIMENTI Art. 258. Ordinanza d'ispezione L'ispezione di luoghi, di cose mobili e immobili, o delle persone è disposta
dal giudice istruttore, il quale fissa il tempo, il luogo e il modo
dell'ispezione. Art. 259. Modo dell'ispezione All'ispezione procede personalmente il giudice istruttore, assistito, quando
occorre, da un consulente tecnico, anche se l'ispezione deve eseguirsi fuori
della circoscrizione del tribunale, tranne che esigenze di servizio gli
impediscano di allontanarsi dalla sede. In tal caso delega il giudice istruttore
a norma dell'articolo 203. Art. 260. Ispezione corporale Il giudice istruttore può astenersi dal partecipare all'ispezione corporale e
disporre che vi proceda il solo consulente tecnico. All'ispezione corporale
deve procedersi con ogni cautela diretta a garantire il rispetto della persona.
Art. 261. Riproduzioni, copie ed esperimenti Il giudice istruttore può disporre che siano eseguiti rilievi, calchi e
riproduzioni anche fotografiche di oggetti, documenti e luoghi, e, quando
occorre, rilevazioni cinematografiche o altre che richiedono l'impiego di mezzi,
strumenti o procedimenti meccanici. Egualmente, per accertare se un fatto
sia o possa essersi verificato in un dato modo, il giudice può ordinare di
procedere alla riproduzione del fatto stesso, facendone eventualmente eseguire
la rilevazione fotografica o cinematografica. Il giudice presiede
all'esperimento e, quando occorre, ne affida l'esecuzione a un esperto che
presta giuramento a norma dell'articolo 193. Art. 262. Poteri del giudice istruttore Nel corso dell'ispezione o dell'esperimento il giudice istruttore può sentire
testimoni per informazioni e dare i provvedimenti necessari per l'esibizione
della cosa o per accedere alla località. Può anche disporre l'accesso in
luoghi appartenenti a persone estranee al processo, sentite se è possibile
queste ultime, e prendendo in ogni caso le cautele necessarie alla tutela dei
loro interessi. Paragrafo 10: DEL RENDIMENTO DEI CONTI Art. 263. Presentazione e accettazione del conto Se il giudice ordina la presentazione di un conto, questo deve essere
depositato in cancelleria con i documenti giustificativi, almeno cinque giorni
prima dell'udienza fissata per la discussione di esso. Se il conto viene
accettato, il giudice istruttore ne dà atto nel processo verbale e ordina il
pagamento delle somme che risultano dovute. L'ordinanza non è impugnabile e
costituisce titolo esecutivo. Art. 264. Impugnazione e discussione La parte che impugna il conto deve specificare le partite che intende
contestare. Se chiede un termine per la specificazione, il giudice istruttore
fissa un'udienza per tale scopo. Se le parti, in seguito alla discussione,
concordano nel risultato del conto, il giudice provvede a norma del secondo
comma dell'articolo precedente. In ogni caso il giudice può disporre, con
ordinanza non impugnabile, il pagamento del sopravanzo che risulta dal conto o
dalla discussione dello stesso.
Art. 265. Giuramento
Il collegio può ammettere il creditore a determinare con giuramento le somme
a lui dovute, se la parte tenuta al rendiconto non lo presenta o rimane
contumace. Si applica in tal caso la disposizione dell'articolo 241. Il
collegio può altresì ordinare a chi rende il conto di asseverare con giuramento
le partite per le quali non si può o non si suole richiedere ricevuta; ma può
anche ammetterle senza giuramento, quando sono verosimili e ragionevoli. Art. 266. Revisione del conto approvato La revisione del conto che la parte ha approvato può essere chiesta, anche in
separato processo, soltanto in caso di errore materiale, omissione, falsità o
duplicazione di partite.
Sezione IV: DELL'INTERVENTO DI TERZI E DELLA RIUNIONE DI PROCEDIMENTI
Paragrafo 1: DELL'INTERVENTO DI TERZI Art. 267. Costituzione del terzo interveniente Per intervenire nel processo a norma dell'articolo 105, il terzo deve
costituirsi presentando in udienza o depositando in cancelleria una comparsa
formata a norma dell'articolo 167 con le copie per le altre parti, i documenti e
la procura. Il cancelliere dà notizia dell'intervento alle altre parti, se
la costituzione del terzo non è avvenuta in udienza. Art. 268. Termine per l'intervento
L'intervento può aver luogo sino a che non vengano precisate le conclusioni.
Il terzo non può compiere atti che al momento dell'intervento non sono più
consentiti ad alcuna altra parte, salvo che comparisca volontariamente per
l'integrazione necessaria del contraddittorio. Art. 269. Chiamata di un terzo in causa Alla chiamata di un terzo nel processo a norma dell'articolo 106, la parte
provvede mediante citazione a comparire nell'udienza fissata dal giudice
istruttore ai sensi del presente articolo, osservati i termini dell'articolo
163-bis. Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di
decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta e contestualmente
chiedere al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza allo scopo di
consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell'articolo
163-bis. Il giudice istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede
con decreto a fissare la data della nuova udienza. Il decreto è comunicato dal
cancelliere alle parti costituite. La citazione è notificata al terzo a cura del
convenuto. Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa
di risposta, sia sorto l'interesse dell'attore a chiamare in causa un terzo,
l'attore deve, a pena di decadenza, chiederne l'autorizzazione al giudice
istruttore nella prima udienza. Il giudice istruttore, se concede
l'autorizzazione, fissa una nuova udienza allo scopo di consentire la citazione
del terzo nel rispetto dei termini dell'articolo 163-bis. La citazione è
notificata al terzo a cura dell'attore entro il termine perentorio stabilito dal
giudice. La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la citazione
notificata entro il termine previsto dall'articolo 165, e il terzo deve
costituirsi a norma dell'articolo 166. Nell'ipotesi prevista dal terzo comma
restano ferme per le parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza di
trattazione, ma i termini eventuali di cui al sesto comma dell'articolo 183 sono
fissati dal giudice istruttore nella udienza di comparizione del terzo.
Art. 270. Chiamata di un terzo per ordine del giudice La chiamata di un terzo nel processo a norma dell'articolo 107 può essere
ordinata in ogni momento dal giudice istruttore per una udienza che all'uopo
egli fissa. Se nessuna delle parti provvede alla citazione del terzo, il
giudice istruttore dispone con ordinanza non impugnabile la cancellazione della
causa dal ruolo.
Art. 271. Costituzione del terzo chiamato Al terzo si applicano, con riferimento all'udienza per la quale è citato, le
disposizioni degli articoli 166 e 167, primo comma. Se intende chiamare a sua
volta in causa un terzo, deve farne dichiarazione a pena di decadenza nella
comparsa di risposta ed essere poi autorizzato dal giudice ai sensi del terzo
comma dell'articolo 269. NB: La Corte Costituzionale con sentenza 260/1997 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo
"nella parte in cui non prevede per il terzo chiamato in causa l'applicazione dell'art. 167, secondo comma, c.p.c.".
Art. 272. Decisione delle questioni relative all'intervento Le questioni relative all'intervento sono decise dal collegio insieme col
merito, salvo che il giudice istruttore disponga a norma dell'articolo 187
secondo comma. Paragrafo 2: DELLA RIUNIONE DEI PROCEDIMENTI Art. 273. Riunione di procedimenti relativi alla stessa causa Se più procedimenti relativi alla stessa causa pendono davanti allo stesso
giudice, questi, anche d'ufficio, ne ordina la riunione. Se il giudice
istruttore o il presidente della sezione ha notizia che per la stessa causa
pende procedimento davanti ad altro giudice o ad altra sezione dello stesso
tribunale, ne riferisce al presidente, il quale, sentite le parti, ordina con
decreto la riunione, determinando la sezione o designando il giudice davanti al
quale il procedimento deve proseguire. Art. 274. Riunione di procedimenti relativi a cause connesse Se più procedimenti relativi a cause connesse pendono davanti allo stesso
giudice, questi, anche d'ufficio, può disporne la riunione. Se il giudice
istruttore o il presidente della sezione ha notizia che per una causa connessa
pende procedimento davanti ad altro giudice o davanti ad altra sezione dello
stesso tribunale, ne riferisce al presidente, il quale, sentite le parti, ordina
con decreto che le cause siano chiamate alla medesima udienza davanti allo
stesso giudice o alla stessa sezione per i provvedimenti opportuni. Art. 274-bis. Abrogato
Capo III: DELLA DECISIONE DELLA CAUSA Art. 275. Decisione del collegio Rimessa la causa al collegio, la sentenza è depositata in cancelleria entro
sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di
replica di cui all'articolo 190. Ciascuna delle parti, nel precisare le
conclusioni, può chiedere che la causa sia discussa oralmente dinanzi al
collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini indicati
nell'articolo 190 per il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere
riproposta al presidente del tribunale alla scadenza del termine per il deposito
delle memorie di replica. Il presidente provvede sulla richiesta fissando
con decreto la data dell'udienza di discussione, da tenersi entro sessanta
giorni. Nell'udienza il giudice istruttore fa la relazione orale della
causa. Dopo la relazione, il presidente ammette le parti alla discussione; la
sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta giorni successivi. Art. 276. Deliberazione La decisione è deliberata in segreto nella camera di consiglio. Ad essa
possono partecipare soltanto i giudici che hanno assistito alla discussione.
Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide gradatamente le
questioni pregiudiziali proposte dalle parti o rilevabili d'ufficio e quindi il
merito della causa. La decisione è presa a maggioranza di voti. Il primo a
votare è il relatore, quindi l'altro giudice e infine il presidente. Se
intorno a una questione si prospettano più soluzioni e non si forma la
maggioranza alla prima votazione, il presidente mette ai voti due delle
soluzioni per escluderne una, quindi mette ai voti la non esclusa e quella
eventualmente restante, e così successivamente finchè le soluzioni siano ridotte
a due, sulle quali avviene la votazione definitiva. Chiusa la votazione, il
presidente scrive e sottoscrive il dispositivo. La motivazione è quindi stesa
dal relatore, a meno che il presidente non creda di stenderla egli stesso o
affidarla all'altro giudice. Art. 277. Pronuncia sul merito Il collegio nel deliberare sul merito deve decidere tutte le domande proposte
e le relative eccezioni, definendo il giudizio. Tuttavia il collegio, anche
quando il giudice istruttore gli ha rimesso la causa a norma dell'articolo 187
primo comma, può limitare la decisione ad alcune domande, se riconosce che per
esse soltanto non sia necessaria un'ulteriore istruzione, e se la loro sollecita
definizione è di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto istanza.
Art. 278. Condanna generica. Provvisionale Quando è già accertata la sussistenza di un diritto, ma è ancora controversa
la quantità della prestazione dovuta, il collegio, su istanza di parte, può
limitarsi a pronunciare con sentenza la condanna generica alla prestazione,
disponendo con ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione.In tal
caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza di parte, può
altresì condannare il debitore al pagamento di una provvisionale, nei limiti
della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova.
Art. 279. Forma dei provvedimenti del collegio Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all’istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonché quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa.
1 quando definisce il giudizio, decidendo questioni di giurisdizione;
2 quando definisce il giudizio, decidendo
questioni pregiudiziali attinenti al processo o questioni preliminari di merito;
3 quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito; 4
quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai numeri 1, 2 e 3, non
definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l'ulteriore
istruzione della causa; 5 quando, valendosi della facoltà di cui agli
articoli 103, secondo comma, e 104, secondo comma, decide solo alcune delle
cause fino a quel momento riunite, e con distinti provvedimenti dispone la
separazione delle altre cause e l'ulteriore istruzione riguardo alle medesime,
ovvero la rimessione al giudice inferiore delle cause di sua competenza. I
provvedimenti per l'ulteriore istruzione, previsti dai numeri 4 e 5, sono dati
con separata ordinanza. I provvedimenti del collegio, che hanno forma di
ordinanza, comunque motivati, non possono mai pregiudicare la decisione della
causa; salvo che la legge disponga altrimenti, essi sono modificabili e
revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai mezzi di impugnazione
previsti per le sentenze. Le ordinanze del collegio sono sempre immediatamente
esecutive. Tuttavia, quando sia stato proposto appello immediato contro una
delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma, il giudice istruttore, su
istanza concorde delle parti, qualora ritenga che i provvedimenti dell'ordinanza
collegiale siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza impugnata, può
disporre con ordinanza non impugnabile che l'esecuzione o la prosecuzione
dell'ulteriore istruttoria sia sospesa sino alla definizione del giudizio di
appello. L'ordinanza è depositata in cancelleria insieme con la
Art. 280. Contenuto e disciplina dell'ordinanza del collegio Con la sua ordinanza il collegio fissa l'udienza per la comparizione delle
parti davanti al giudice istruttore o davanti a sè nel caso previsto
nell'articolo seguente. Il cancelliere inserisce l'ordinanza nel fascicolo
di ufficio e ne dà tempestiva comunicazione alle parti a norma dell'articolo 176
secondo comma. Per effetto dell'ordinanza il giudice istruttore è investito
di tutti i poteri per l'ulteriore trattazione della causa. Art. 281. Rinnovazione di prove davanti al collegio Quando ne ravvisa la necessità, il collegio, anche d'ufficio, può disporre la
riassunzione davanti a sè di uno o più mezzi di prova.
CAPO III-bis: DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE
MONOCRATICA Art. 281-bis. Norme applicabili
Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica si
osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dei capi precedenti, ove non
derogate dalle disposizioni del presente capo.
Art. 281-ter. Poteri istruttori del giudice
Il giudice puo` disporre d'ufficio la prova testimoniale formulandone i
capitoli, quando le parti nella esposizione dei fatti si sono riferite a persone
che appaiono in grado di conoscere la verita`.
Art. 281-quater. Decisione del tribunale in composizione
Le cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica sono
decise, con tutti i poteri del collegio, dal giudice designato a norma
dell'articolo 168-bis o dell'articolo 484, secondo comma.
Art. 281-quinquies. Decisione a seguito di trattazione scritta o
Il giudice, fatte precisare le conclusioni a norma dell'articolo 189, dispone
lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica a norma
dell'articolo 190 e, quindi, deposita la sentenza in cancelleria entro trenta
giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di
replica.Se una delle parti lo richiede, il giudice, disposto lo scambio
delle sole comparse conclusionali a norma dell'articolo 190, fissa l'udienza di
discussione orale non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine per il
deposito delle comparse medesime; la sentenza e` depositata entro i trenta
giorni successivi all'udienza di discussione.
Art. 281-sexties. Decisione a seguito di trattazione orale
Se non dispone a norma dell'articolo 281-quinquies, il giudice, fatte
precisare le conclusioni, puo` ordinare la discussione orale della causa nella
stessa udienza o, su istanza di parte, in un'udienza successiva e pronunciare
sentenza al termine della discussione, dando lettura del dispositivo e della
concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.In
tal caso, la sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del
giudice del verbale che la contiene ed e` immediatamente depositata in
CAPO III-ter: DEI RAPPORTI TRA COLLEGIO E GIUDICE MONOCRATICO
Art. 281-septies. Rimessione della causa al giudice monocratico
Il collegio, quando rileva che una causa, rimessa davanti a lui per la
decisione, deve essere decisa dal tribunale in composizione monocratica, rimette
la causa davanti al giudice istruttore con ordinanza non impugnabile perche`
provveda, quale giudice monocratico, a norma degli articoli 281-quater,
281-quinquies e 281-sexies. Art. 281-octies. Rimessione della causa al tribunale in composizione
Il giudice, quando rileva che una causa, riservata per la decisione davanti a
se` in funzione di giudice monocratico, deve essere decisa dal tribunale in
composizione collegiale, provvede a norma degli articoli 187, 188 e 189. Art. 281-nonies. Connessione
In caso di connessione tra cause che debbono essere decise dal tribunale in
composizione collegiale e cause che debbono essere decise dal tribunale in
composizione monocratica, il giudice istruttore ne ordina la riunione e,
all'esito dell'istruttoria, le rimette, a norma dell'articolo 189, al collegio,
il quale pronuncia su tutte le domande, a meno che disponga la separazione a
norma dell'articolo 279, secondo comma, numero 5. Capo IV: DELL'ESECUTORIETÀ E DELLA NOTIFICAZIONE DELLE SENTENZE Art. 282. Esecuzione provvisoria La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti. Art. 283. Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria in appello Il giudice dell'appello, su istanza di parte, proposta con l'impugnazione
principale o con quella incidentale, quando sussistono gravi e fondati motivi,
anche in relazione alla possibilita' di insolvenza di una delle parti, sospende
in tutto o in parte l'efficacia esecutiva o l'esecuzione della sentenza
impugnata, con o senza cauzione.
Art. 284. Abrogato
Art. 285. Modo di notificazione della sentenza La notificazione della sentenza, al fine della decorrenza del termine per
l'impugnazione, si fa, su istanza di parte, a norma dell'articolo 170. Art. 286. Notificazione nel caso d'interruzione
Se dopo la chiusura della discussione si è avverato uno dei casi previsti
nell'articolo 299, la notificazione della sentenza si può fare, anche a norma
dell'articolo 303, secondo comma, a coloro ai quali spetta stare in giudizio.
Se si è avverato uno dei casi previsti nell'articolo 301, la notificazione
si fa alla parte personalmente. Capo V: DELLA CORREZIONE DELLE SENTENZE E DELLE ORDINANZE Art. 287. Casi di correzione Le sentenze contro le quali non sia stato proposto appello e le ordinanze non
revocabili possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice
che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in omissioni o in errori
materiali o di calcolo. NB: Questo articolo è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza 335/2004
limitatamente alle parole "contro le quali non sia proposto appello"
Art. 288. Procedimento di correzione Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione, il giudice
provvede con decreto. Se è chiesta da una delle parti, il giudice, con
decreto da notificarsi insieme col ricorso a norma dell'articolo 170 primo e
terzo comma, fissa l'udienza nella quale le parti debbono comparire davanti a
lui. Sull'istanza il giudice provvede con ordinanza, che deve essere annotata
sull'originale del provvedimento. Se è chiesta la correzione di una sentenza
dopo un anno dalla pubblicazione, il ricorso e il decreto debbono essere
notificati alle altre parti personalmente. Le sentenze possono essere
impugnate relativamente alle parti corrette nel termine ordinario decorrente dal
giorno in cui è stata notificata l'ordinanza di correzione. Art. 289. Integrazione dei provvedimenti istruttori I provvedimenti istruttori, che non contengono la fissazione dell'udienza
successiva o del termine entro il quale le parti debbono compiere gli atti
processuali, possono essere integrati, su istanza di parte o d'ufficio, entro il
termine perentorio di sei mesi dall'udienza in cui i provvedimenti furono
pronunciati, oppure dalla loro notificazione o comunicazione se prescritte.
L'integrazione è disposta dal presidente del collegio nel caso di
provvedimento collegiale e dal giudice istruttore negli altri casi, con decreto
che è comunicato a tutte le parti a cura del cancelliere. Capo VI: DEL PROCEDIMENTO IN CONTUMACIA Art. 290. Contumacia dell'attore Nel dichiarare la contumacia dell'attore a norma dell'articolo 171 ultimo
comma, il giudice istruttore, se il convenuto ne fa richiesta, ordina che sia
proseguito il giudizio e dà le disposizioni previste nell'articolo 187,
altrimenti dispone che la causa sia cancellata dal ruolo, e il processo si
Art. 291. Contumacia del convenuto Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore rileva un vizio
che importi nullità nella notificazione della citazione, fissa all'attore un
termine perentorio per rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni decadenza.
Se il convenuto non si costituisce neppure all'udienza fissata a norma del comma
precedente, il giudice provvede a norma dell'articolo 171 ultimo comma. Se l'ordine di rinnovazione della citazione di cui al primo comma non è eseguito,
il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si
estingue a norma dell'articolo 307 comma terzo.
Art. 292. Notificazione e comunicazione di atti al contumace
L'ordinanza che ammette l'interrogatorio o il giuramento, e le comparse
contenenti domande nuove o riconvenzionali da chiunque proposte sono notificate
personalmente al contumace nei termini che il giudice istruttore fissa con
ordinanza. Le altre comparse si considerano comunicate con il deposito in
cancelleria e con l'apposizione del visto del cancelliere sull'originale.
NB: questo articolo è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo (sentenza 250/1986)nella parte in cui non prevede
la notificazione al contumace del verbale in cui si dà atto della produzione della scrittura privata
nei procedimenti di cognizione ordinaria dinanzi al pretore e al giudice di pace.
Il primo comma dello stesso articolo è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza 317/1989
in relazione all'art. 215 n. 1, dello stesso codice nella parte in cui non prevede la notificazione
al contumace del verbale in cui si dà atto della produzione della scrittura privata non indicata in atti
notificati in precedenza.
Art. 293. Costituzione del contumace La parte che e' stata dichiarata contumace puo' costituirsi in ogni momento
del procedimento fino all'udienza di precisazione delle conclusioni.La
costituzione può avvenire mediante deposito di una comparsa, della procura e dei
documenti in cancelleria o mediante comparizione all'udienza. In ogni caso
il contumace che si costituisce può disconoscere, nella prima udienza o nel
termine assegnatogli dal giudice istruttore, le scritture contro di lui
prodotte. Art. 294. Rimessione in termini Il contumace che si costituisce può chiedere al giudice istruttore di essere
ammesso a compiere attività che gli sarebbero precluse, se dimostra che la
nullità della citazione o della sua notificazione gli ha impedito di avere
conoscenza del processo o che la costituzione è stata impedita da causa a lui
non imputabile. Il giudice, se ritiene verosimili i fatti allegati, ammette,
quando occorre, la prova dell'impedimento, e quindi provvede sulla rimessione in
termini delle parti. I provvedimenti previsti nel comma precedente sono
pronunciati con ordinanza. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano
anche se il contumace che si costituisce intende svolgere, senza il consenso
delle altre parti, attività difensive che producono ritardo nella rimessione al
collegio della causa che sia già matura per la decisione rispetto alle parti già
Capo VII: DELLA SOSPENSIONE, INTERRUZIONE ED ESTINZIONE DEL PROCESSO
Sezione I: DELLA SOSPENSIONE DEL PROCESSO
Art. 295. Sospensione necessaria Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli
stesso o altro giudice deve risolvere una controversia, dalla cui definizione
dipende la decisione della causa. Art. 296. Sospensione su istanza delle parti Il giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, ove sussistano giustificati motivi, può disporre, per una sola volta, che il processo rimanga sospeso per un periodo non superiore a tre mesi, fissando l’udienza per la prosecuzione del processo medesimo.
Art. 297. Fissazione della nuova udienza dopo la sospensione Se col provvedimento di sospensione non è stata fissata l'udienza in cui il
processo deve proseguire, le parti debbono chiederne la fissazione entro il
termine perentorio di tre mesi dalla cessazione della causa di sospensione di
cui all'art. 3 del codice di procedura penale o dal passaggio in giudicato della
sentenza che definisce la controversia civile o amministrativa di cui
all'articolo 295. Nell'ipotesi dell'articolo precedente l'istanza deve
essere proposta dieci giorni prima della scadenza del termine di sospensione.
L'istanza si propone con ricorso al giudice istruttore o, in mancanza, al
presidente del tribunale. Il ricorso, col decreto che fissa l'udienza, è
notificato a cura dell'istante alle altre parti nel termine stabilito dal
giudice. La Corte costituzionale con sentenza 4 marzo 1970, n. 34 ha dichiarato
l'illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui dispone la
decorrenza del termine utile per la richiesta di fissazione della nuova udienza
dalla cessazione della causa di sospensione anzichè dalla conoscenza che ne
abbiano le parti del processo sospeso. Art. 298. Effetti della sospensione Durante la sospensione non possono essere compiuti atti del procedimento.
La sospensione interrompe i termini in corso, i quali ricominciano a
decorrere dal giorno della nuova udienza fissata nel provvedimento di
sospensione o nel decreto di cui all'articolo precedente. Sezione II: DELL'INTERRUZIONE DEL PROCESSO Art. 299. Morte o perdita della capacità prima della costituzione
Se prima della costituzione in cancelleria o all'udienza davanti al giudice
istruttore, sopravviene la morte oppure la perdita della capacità di stare in
giudizio di una delle parti o del suo rappresentante legale o la cessazione di
tale rappresentanza, il processo è interrotto, salvo che coloro ai quali spetta
di proseguirlo si costituiscano volontariamente, oppure l'altra parte provveda a
citarli in riassunzione, osservati i termini di cui all'articolo 163-bis.
Art. 300. Morte o perdita della capacità della parte costituita o del
contumace Se alcuno degli eventi previsti nell'articolo precedente si avvera nei
riguardi della parte che si è costituita a mezzo di procuratore, questi lo
dichiara in udienza o lo notifica alle altre parti. Dal momento di tale
dichiarazione o notificazione il processo è interrotto, salvo che avvenga la
costituzione volontaria o la riassunzione a norma dell'articolo precedente.
Se la parte è costituita personalmente, il processo è interrotto al momento
dell'evento. Se l’evento riguarda la parte dichiarata contumace, il processo è interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo è documentato dall’altra parte, o è notificato ovvero è certificato dall’ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all’articolo 292.
NB: in relazione al testo anteriore alla rifroma del 2009 gli artt. 75 e 300 c.p.c. sono stati dichiarati costituzionalmente illegittimi con sentenza 220/1986
nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto,
la interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al pubblico ministero
perché promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere il giudizio.
Art. 301. Morte o impedimento del procuratore Se la parte è costituita a mezzo di procuratore, il processo è interrotto dal
giorno della morte, radiazione o sospensione del procuratore stesso. In tal
caso si applica la disposizione dell'articolo 299. Non sono cause
d'interruzione la revoca della procura o la rinuncia ad essa. Art. 302. Prosecuzione del processo Nei casi previsti negli articoli precedenti la costituzione per proseguire il
processo può avvenire all'udienza o a norma dell'articolo 166. Se non è fissata
alcuna udienza, la parte può chiedere con ricorso al giudice istruttore o, in
mancanza, al presidente del tribunale la fissazione dell'udienza. Il ricorso e
il decreto sono notificati alle altre parti a cura dell'istante. Art. 303. Riassunzione del processo Se non avviene la prosecuzione del processo a norma dell'articolo precedente,
l'altra parte può chiedere la fissazione dell'udienza, notificando quindi il
ricorso e il decreto a coloro che debbono costituirsi per proseguirlo. In caso
di morte della parte il ricorso deve contenere gli estremi della domanda, e la
notificazione entro un anno dalla morte può essere fatta collettivamente e
impersonalmente agli eredi, nell'ultimo domicilio del defunto. Se vi sono
altre parti in causa, il decreto è notificato anche ad esse. Se la parte che
ha ricevuto la notificazione non comparisce all'udienza fissata, si procede in
sua contumacia. Art. 304. Effetti dell'interruzione In caso d'interruzione del processo si applica la disposizione dell'articolo
Art. 305. Mancata prosecuzione o riassunzione Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine perentorio di
tre mesi dall'interruzione, altrimenti si estingue. NB: Articolo dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza 139/1967
nella parte in cui fa decorrere dalla data dell'interruzione del processo il termine per la sua prosecuzione
o la sua riassunzione, anche nei casi regolati dal precedente art. 301
in riferimento all'art. 24 Cost. Successivamente l'articolo è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza
159/1971 nella parte in cui dispone che il termine utile per la prosecuzione
o per la riassunzione del processo interrotto ai sensi dell'art. 299 dello stesso codice,
decorre dall'interruzione anziché dalla data in cui le parti ne abbiano avuto conoscenza,
nonché nella parte in cui dispone che il termine utile per la prosecuzione o per la riassunzione
del processo interrotto ai sensi del precedente art. 300 decorre dall'interruzione anziché dalla data
in cui le parti ne abbiano avuto conoscenza.
Sezione III: DELL'ESTINZIONE DEL PROCESSO Art. 306. Rinuncia agli atti del giudizio Il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio quando questa è
accettata dalle parti costituite che potrebbero aver interesse alla
prosecuzione. L'accettazione non è efficace se contiene riserve o condizioni.
Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte dalle parti o da
loro procuratori speciali, verbalmente all'udienza o con atti sottoscritti e
notificati alle altre parti. Il giudice, se la rinuncia e l'accettazione
sono regolari, dichiara l'estinzione del processo. Il rinunciante deve
rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo tra loro. La
liquidazione delle spese è fatta dal giudice istruttore con ordinanza non
impugnabile. Art. 307. Estinzione del processo per inattività delle parti Se dopo la notificazione della citazione nessuna delle parti siasi costituita
entro il termine stabilito dall'articolo 166, ovvero, se, dopo la costituzione
delle stesse, il giudice, nei casi previsti dalla legge, abbia ordinata la
cancellazione della causa dal ruolo, il processo, salvo il disposto dell'art. 181 e dell'articolo 290, deve essere riassunto davanti allo
stesso giudice nel termine perentorio di tre mesi, che decorre rispettivamente
dalla scadenza del termine per la costituzione del convenuto a norma
dell'articolo 166, o dalla data del provvedimento di cancellazione; altrimenti
il processo si estingue. Il processo, una volta riassunto a norma del
precedente comma, si estingue se nessuna delle parti siasi costituita, ovvero se
nei casi previsti dalla legge il giudice ordini la cancellazione della causa dal
ruolo. Oltre che nei casi previsti dai commi precedenti, e salvo diverse
disposizioni di legge, il processo si estingue altresì qualora le parti alle
quali spetta di rinnovare la citazione, o di proseguire, riassumere o integrare
il giudizio, non vi abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito
dalla legge, o dal giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo. Quando la
legge autorizza il giudice a fissare il termine, questo non può essere inferiore
ad un mese nè superiore a tre. L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio, con ordinanza del giudice istruttore ovvero con sentenza del collegio.
Art. 308. Comunicazione e impugnabilità dell'ordinanza L'ordinanza che dichiara l'estinzione è comunicata a cura del cancelliere se
è pronunciata fuori della udienza. Contro di essa è ammesso reclamo nei modi di
cui all'articolo 178 commi terzo, quarto e quinto. Il collegio provvede in
camera di consiglio con sentenza, se respinge il reclamo, e con ordinanza non
impugnabile, se l'accoglie. Art. 309. Mancata comparizione all'udienza Se nel corso del processo nessuna delle parti si presenta all'udienza, il
giudice provvede a norma del primo comma dell'articolo 181. Art. 310. Effetti dell'estinzione del processo L'estinzione del processo non estingue l'azione. L'estinzione rende
inefficaci gli atti compiuti, ma non le sentenze di merito pronunciate nel corso
del processo e le pronunce che regolano la competenza. Le prove raccolte sono
valutate dal giudice a norma dell'articolo 116 secondo comma. Le spese del
processo estinto stanno a carico delle parti che le hanno

References: Art. 163
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 Art. 164

Art. 165
 Art. 166

Art. 167

Art. 168
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 Art. 238
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Art. 239

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Art. 241

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 Art. 243
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Art. 249
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Art. 253

Art. 254
 Art. 255

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Art. 256

Art. 257
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 Art. 258
 Art. 259
 Art. 260

Art. 261
 Art. 262
 Art. 263
 Art. 264

Art. 265
 Art. 266
 Art. 267
 Art. 268
 Art. 269

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Art. 278
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Art. 284

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Art. 288
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 Art. 289
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 Art. 304

Art. 305
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 Art. 306
 Art. 307
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Art. 308
 Art. 309
 Art. 310