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Timestamp: 2017-06-25 00:19:18+00:00

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La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici	Dettagli
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Sulle questioni concernenti gli archivi, numerosi sono stati gli interventi dei Sommi Pontefici, che peraltro hanno conservato le loro memorie, in maniera esemplare, nell'antico e glorioso Scrinium Sanctae Sedis del Laterano e quindi nel più moderno Archivio Segreto Vaticano. Ripetute sono state le norme date dai Concili generali e dai Sinodi diocesani, come innumerevoli sono gli esempi di nobili tradizioni archivistiche nelle Chiese particolari, negli Ordini e Congregazioni religiose*.
* In quest'ultimo secolo il Magistero pontificio ha emanato significativi documenti sugli archivi ecclesiastici: Circolare della Segreteria di Stato ai Vescovi italiani (30 settembre1902); Lettera della Segreteria di Stato ai Vescovi italiani (12 dicembre 1907); Circolare della Segreteria di Stato (15 aprile 1923); Costituzione del Corso di Archivistica presso la Scuola Pontificia di Paleografia e Diplomatica (ó novembre 1923); Pio XI, Allocuzione alle Scuole di Archivistica e Biblioteconomia (13 giugno 1938); Pio XII, Allocuzione alle Scuole di Archivistica e Biblioteconomia (15 giugno 1942); Circolare del Bibliotecario e Archivista S.R.E. (1 novembre 1942), Istruzione del Bibliotecario e Archivista S.R.E. (novembre 1942); Lettera della Congregazione del Concilio (30 dicembre 1952); Pio XII Allocuzione al I Convegno dell'Associazione Archivistica Ecclesiastica (5 dicembre 1956); Istruzione sull'amministrazione degli archivi della Pontificia Commissione per gli Archivi Ecclesiastici d'Italia (5 dicembre 1960); Lettera della Congregazione dei Seminari e della Università degli Studi (27 maggio 1963); Costituzione Apostolica Gaudium et spes (7 dicembre 1965) nn. 56-62.
L'attuale, come già il precedente del 1917* Codice di Diritto Canonico (25 gennaio 1983)** ed il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali ( 18 ottobre 1990)***, danno opportune norme per la diligente conservazione e per l'attenta valorizzazione delle fonti archivistiche. Dall'anno 1923 poi viene offerto presso la Scuola Pontificia di Paleografia e Diplomatica il corso di Archivistica, per cui l'istituzione stessa ha assunto la denominazione ufficiale di SCUOLA VATICANA Dl PALEOGRAFIA, DlPLOMATICA E ARCHIVISTICA. Accanto a tale realizzazione è necessario ricordare l'istituzione da parte del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il 28 giugno 1988, della PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO E STORICO presso la Congregazione per il Clero**** e la successiva riforma, per cui la suddetta PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO E STORICO, per volontà del Romano Pontefice, ha assunto la denominazione di PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI DELLA CHIESA, con autonomia propria.*****
*CIC/1917, Cann 304 § 1, 372 § 1; 375-384: 435 § 3; 470 § 4;1010 § 1; 1522 n 3; 1523 n 6; 1548 § 2; 2405; 2406.
**SCIC/1983, Cann. 173 § 4; 428 § 2; 482 § 1; 486-491; 535§ 4; 895; 1053; 1082; 1121 § 3; 1133; 1208; 1283 n 3; 1284 § 2 n 9; 1306 § 2; 1339 § 3; 1719.
***CCEO/l990, Cann 37; 123 §§ 1 e 3; 189 § 2; 228 § 2; 252 § 1; 256-261; 296 § 4; 470; 535 § 2; 769 § 2; 774; 799; 840 § 3; 871 § 2; 955 § 5; 1026; 1028 § 2 n 8;1050; 1470.
****GIOVANNI PAOLO II, Costituzionene Apostolicaa Pastor bonus (28 giugn 1988) artt. 99-104.
***** GIOVANNI PAOLO II, Motu Proprio Inde a Pontificatus Nostri initio (25 marzo 1993).
Inoltre il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nella Costituzione Apostolica Pastor bonus (28 giugno 1988), ha dichiarato autoritariamente che "tra i beni storici hanno particolare importanza tutti i documenti e strumenti giuridici, che riguardano e attestano la vita e la cura pastorale, nonché i diritti e le obbligazioni delle diocesi, delle parrocchie, delle chiese e delle altre persone giuridiche istituite nella Chiesa*. Lo stesso Pontefice è ritornato sull'argomento nell'allocuzione programmatica pronunziata in occasione della Prima Assemblea Plenaria della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, tracciando un'ampia tipologia dei beni culturali "posti al servizio della missione della Chiesa" tra i quali vanno elencati "i documenti storici custoditi negli archivi delle comunità ecclesiali".** Dai summenzionati autorevoli interventi e dalla crescente letteratura scientifica e storica emerge l'interesse ecclesiale per l'opera di conservazione del bene vivo della memoria finalizzato ad attirare l'attenzione del Popolo di dio verso la sua storia. Da parte sua la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa ha trasmesso più volte agli Eminentissimi ed Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi il desiderio del Sommo Pontefice, Giovanni Paolo Il, perché ai beni culturali della Chiesa venga data l'attenzione che meritano in quanto testimonianze delle tradizioni cristiane e mezzo nell'opera de]la nuova evangelizzazione richiesta dall'attuale momento storico. Dopo una prima lettera circolare inviata ai Presidenti delle Conferenze Episcopali (10 aprile 1989) al fine di raccogliere dati informativi sul settore dei beni culturali, e pertanto anche sulla organizzazione degli archivi, si è provveduto a rivolgerne una seconda ai Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa (15 giugno 1991), in vista della prossima apertura delle frontiere europee, per sollecitare l'inventariazione e la raccolta di documentazione relativa ai beni storico-artistici. In seguito questa Commissione ha auspicato, con la lettera circolare del 15 ottobre 1992, un'adeguata formazione dei futuri presbiteri, durante il curricolo degli studi filosofico-teologici, sull'importanza e sulla necessità dei beni culturali nell'espressione e nell'approfondimento della fede. Con la lettera circolare del 19 marzo 1994 ha invece attirato l'attenzione sulla peculiarità delle biblioteche ecclesiastiche nella missione della Chiesa. Da ultimo, con la presente, vuole suscitare l'interesse nei confronti degli archivi data la loro importanza culturale e pastorale, ottemperando così al desiderio del Sommo Pontefice espresso ai Membri della Prima Assemblea Plenaria di questa Pontificia Commissione, il quale, superando il concetto della pura conservazione del patrimonio dei beni culturali, afferma che "è necessario attuare una loro organica e sapiente promozione per inserirli nei circuiti vitali dell'azione culturale e pastorale della Chiesa".***
*GIOVANNI PAOLO Il, Costituzione Apostolica Pastor bonus (28 giugno 1988) art. 1O1 § 1.
**GIOVANNI PAOLO II, Allocuzione L'importanza dli patrimonio artistico nell'espressione della fede e nel dialogo con l' umanità ( 13 Ottobre 1995).
Tali motivazioni teologiche fondano l'attenzione e la cura delle comunità cristiane nella custodia dei loro archivi. Le fonti storiche, conservate nelle antiche arche o nei moderni scaffali, hanno consentito e favoriscono infatti la ricostruzione degli eventi e pertanto permettono di trasmettere la storia dell'azione pastorale dei vescovi nelle loro diocesi, dei parroci nelle loro parrocchie, dei missionari nelle zone di prima evangelizzazione, dei religiosi nei loro istituti. Si pensi agli atti delle visite pastorali, alle relazioni per le visite ad limina, ai rapporti dei nunzi e dei delegati apostolici, ai documenti dei concili nazionali e dei sinodi diocesani, ai dispacci dei missionari, agli atti dei capitoli degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, ecc. I registri parrocchiali, che attestano la celebrazione dei sacramenti e annotano i defunti, unitamente ai fascicoli curiali, che riportano le ordinazioni sacre, lasciano intravedere la storia della santificazione del popolo cristiano nelle sue dinamiche istituzionali e sociali. I carteggi relativi alle professioni religiose permettono di cogliere lo sviluppo dei movimenti spirituali nelle forme storiche in cui si è espressa la sequela Christi. Anche le carte riguardanti l'amministrazione dei beni ecclesiastici riflettono l'impegno delle persone e l'attività economica delle istituzioni costituendo un'importante fonte documentaria.
Il materiale raccolto negli archivi mette in risalto nel suo complesso l'attività religiosa, culturale e assistenziale delle molteplici istituzioni ecclesiastiche, favorendo anche la comprensione storica delle espressioni artistiche che si sono originate lungo i secoli al fine di esprimere il culto, la pietà popolare, le opere di misericordia. Gli archivi ecclesiastici meritano dunque attenzione tanto sul versante storico quanto su quello spirituale e permettono di comprendere l'intrinseco legame di questi due aspetti nella vita della Chiesa. Infatti attraverso la variegata storia delle comunità, attestata nelle loro carte, sono manifeste le tracce dell'azione di Cristo, che feconda la sua Chiesa sacramento universale di salvezza e la sospinge sulle strade degli uomini. Negli archivi ecclesiastici, come amava dire Paolo VI, sono conservate le tracce del transitus Domini nella storia degli uomini.*
*Cfr. PAOI.O VI, Allocuzione Gli Archivisti Ecclesiastici (26 settembre 1963).
Nel complesso la situazione degli archivi ecclesiastici è quanto mai differenziata. Pertanto questa Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa ritiene opportuno indicare alle Loro Eminenze ed Eccellenze alcuni orientamenti generali per la formulazione di specifici programmi operativi, finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio archivistico delle Chiese particolari in relazione alle diverse situazioni. Nella tipologia ecclesiastica gli archivi si distinguono in archivi diocesani, archivi parrocchiali, archivi di altri enti non soggetti al vescovo diocesano, archivi di persone giuridiche. In ordine alla funzione ci sono gli archivi correnti (dei documenti per la vita e la gestione dell'ente, archivi storici (dei documenti di rilevanza storica), archivi segreti diocesani (dei documenti delle cause criminali, degli attestati dei matrimoni di coscienza, delle dispense degli impedimenti occulti, ecc.).
Nell'organizzazione degli archivi e nella loro gestione si possono adottare metodologie differenziate, che accolgono determinate teorie archivistiche, rispondono a particolari esigenze e a concrete possibilità operative. Non si può infatti ipotizzare un progetto organico uguale per tutti gli archivi ecclesiastici, ma parimenti si sottolinea la necessità di elaborare un progetto coerente, aperto a futuri sviluppi anche tecnologici e all'interscambio delle informazioni. In tal senso si suggeriscono alcuni orientamenti operativi di carattere esemplificativo al fine di contestualizzare il problema archivistico. 2.1. Potenziamento o istituzione dell'archivio storico diocesano
*CIC/1983, can 491 -§ 1.
** CIC/1983, can. 491 - §2. Curet etiam Episcopus diocesanus ut in diocesi habeatur archivum historicum atque documenta valorem historicum habentia in eodem diligenter custodiantur et systermatice ordinentur.
*** CIC/l983, can. 491 -§ 3 Acta et documenta de quibus in §§ 1 et 2 ut inspiciantur aut efferantur serventur normae ab Episcopo diocesano statutae.
L'archiviazione della documentazione contemporanea è importante quanto la raccolta dei documenti antichi e la tutela degli archivi storici. Infatti gli archivi storici di domani sono negli odierni archivi correnti delle varie curie, vescovili e provincializie, degli uffici parrocchiali e delle segreterie di singole istituzioni ecclesiastiche. In essi viene documentata, momento per momento la vita della comunità ecclesiale nel suo continuo sviluppo, nella sua capillare organizzazione e nella molteplice attività svolta dai suoi membri Specialmente nel pericolo postconciliare si è avviato un proficuo processo di rinnovamento, ci sono stati mutamenti anche radicali nell'organizzazione delle istituzioni ecclesiali, si sono registrati nuovi sviluppi e battute di arresto nell'attività missionaria della Chiesa, si è imposta l'urgenza del ridimensionamento in molte istituzioni a causa del calo vocazionale, della diminuita pratica religiosa e di altre avverse condizioni che hanno interessato soprattutto i paesi occidentali. La documentazione prodotta è stata sovrabbondante e riveste particolare importanza per cui occorre una congrua regolamentazione ed organizzazione.
*CIC/1983 can 12X4 § 2 n. 9.
* Cfr. CIC/1983 cann. 381; 375 § 1; 455 § 4 con le rispettive fonti.
**CIC/1983 Can 555 §3: Cfr Can 535
La conservazione è un'esigenza di giustizia che noi, oggi, dobbiamo a coloro di cui siamo gli eredi. Il disinteresse è un'offesa ai nostri antenati e alla loro memoria. È pertanto doveroso che i Vescovi diocesani osservino le disposizioni canoniche al riguardo.* Anche le giovani chiese sono chiamate a documentare progressivamente la loro attività pastorale secondo la normativa canonica al fine di trasmettere la memoria della prima evangelizzazione nello sforzo di inculturazione della fede in una determinata comunità
* Cfr. C7G8/1983:
Can. 486 5 1. Documenta omnia, quae dioecesim vel paroecias respiciunt, maxima cura custodiri debent.
Can. 487 § 1. Archivum clausum sit oportet eiusque clavem habeant solum Episcopus et cancellarius; nemini licet illud ingredi nisi de Episcopi aut .Moderatoris curiae simul et cancellari licentia.
§ 2. Ius est iis quorum interest, documentorum, quae natura sua sunt publica quaeque ad statum suae personae pertinent. documentum authenticum scriptum vel photostaticum per se vel per procuratorem recipere.
Can. 488. Ex archivo non licet efferre documenta, nisi ad breve tempus tantum atque de Episcopi aut insimul Moderatoris curiae et cancellarii consensu.
Can. 489 § 1. Sit in curia diocesana archivum quoque secretum, aut saltem in communi archivo armarium seu scrinium, omnino clausum et obseratum, quod de loco amoveri nequeat, in quo scilicet documenta secreto servanda cautissime custodiantur.
§ 2. Singulis annis destruantur documenta causarum crirminalium in materia morum, quarum rei vita cesserunt aut quae a decennio sententia condemnatoria absolutae sunt, retento facti brevi summario cum textu sententiae definitivae.
§ 2. Sede vacante, archivum vel armarium secrctum ne aperiatur, nisi in casu verae necessitatis ab ipso Administratore dioecesano.
§ 3 Ex archivo vel armario secreto documenta ne efferantur.
Can. 491 § 1. Curet Episcopus dioecesanus ut acta et documenta archivorum quoque ecclesiarum cathedralium. collegiatarum. paroecialium, aliarumque in suo territorio exstantium diligenter serventur, atque inventaria seu catalogi conficiantur duobus exemplaribtus, quorum alterum in proprio archivo, alterum in arclaivo dioccesano servetatul.
§ 3. Acta et documenta, de quibus in §§ 1 et 2, ut inspiciantur aut efferantur, serventur normae ab Episcopo dioecesano statutae
Per la conservazione degli archivi delle Chiese particolari è dunque auspicabile che vengano seguiti i criteri della migliore tradizione archivistica e quelli della tecnica applicata (schedatura elettronica, collegamenti in rete e internet, microfilms, riproduzione tramite scanner dei documenti, dischi ottici, ecc.), per cui occorre adoperarsi nel reperire fondi straordinari per la fase della prima informatizzazione del materiale e fondi ordinari per il lavoro corrente di immissione dei dati anche attraverso la richiesta di provvidenze di enti nazionali e internazionali. La compilazione dell'inventario è certamente l'atto fondamentale per la consultazione del patrimonio archivistico, come d'altronde dispongono i cann. 486 § 3; 491 § 1. Esso consentirà la produzione degli altri strumenti utili alla consultazione del materiale (cataloghi, repertori, regesti, indici) e permetterà l'utilizzazione dei moderni sistemi informatici onde collegare le varie sedi archivistiche e favorire una ricerca su ampia scala. Avvalendosi delle nuove tecnologie, è inoltre opportuno conservare in un altro luogo protetto la copia dei documenti di rilevante valore, al fine di non perdere tutta la documentazione in caso di sinistro.
I responsabili devono procurare che la fruizione degli archivi ecclesiastici possa essere facilitata non soltanto agli interessati che ne hanno diritto, ma anche al più largo cerchio cli studiosi, senza pregiudizi ideologici e religiosi, come è nella migliore tradizione ecclesiastica, salvo restando le opportune norme di tutela, date dal diritto universale e dalle norme del Vescovo diocesano Tali prospettive di apertura disinteressata, di accoglienza benevola e di servizio competente devono essere prese in attenta considerazione affinché la memoria storica della Chiesa sia offerta all'intera collettività.
*8Cfr. CIC/1983 491 § 3.
Questi sussidi, unitamente alle strumentazioni per la lettura dei documenti antichi e per la loro eventuale riproduzione in copia, contribuiranno alla migliore fruizione ed utilizzazione del patrimonio archivistico. 4.4. Formazione culturale attraverso il deposito documentario
Attraverso il deposito documentario la Chiesa comunica la propria storia che si sviluppa lungo i secoli, si inserisce nelle molteplici culture subendone i condizionamenti e parimenti trasformandole. Anche gli archivi ecclesiastici entrano dunque a far parte del patrimonio di una civiltà ed hanno un'imprescindibile valenza informativa e formativa per cui possono diventare degli importanti centri culturali.In questa prospettiva coloro che operano negli archivi ecclesiastici contribuiscono efficacemente allo sviluppo culturale poiché offrono la loro competenza scientifica facendo cogliere la natura e il significato dei documenti che mettono a disposizione dei ricercatori. Quando poi svolgono il loro servizio a vantaggio di studiosi stranieri contribuiscono concretamente a far avvicinare gli operatori culturali di diverse nazionalità e a far comprendere le differenti culture. Essi si collocano perciò "tra gli artigiani della pace e dell'unità tra gli uomini".*
*CASAROLI Card. AGOSENO (Segretario di Stato), Messaggio al IV Congresso degli Archivisti della Chiesa di Francia (Parigi 26-28 novembre 1979).
Il patrimonio archivistico,** come bene ecclesiastico, rientrando nelle finalità proprie di tali beni della Chiesa,*** può portare un valido contributo alla nuova evangelizzazione. Usufruendo adeguatamente di tutti i beni culturali prodotti dalle comunità ecclesiali è possibile infatti continuare ed incrementare il dialogo dei cristiani con il mondo contemporaneo. Il Santo Padre Giovanni Paolo II, parlando ai Membri della Prima Assemblea Plenaria della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, ha ribadito "l'importanza dei beni culturali nell'espressione e nel l' inculturazione della fede e nel dialogo della Chiesa con l'umanità [...]. Tra religione e arte, tra religione e cultura corre un rapporto molto stretto [...]. Ed è a tutti noto l'apporto che al senso religioso arrecano le realizzazioni artistiche e culturali che la fede delle generazioni cristiane è andata accumulando nel corso dei secoli"****
* PAOLO VI, Allocuzione Gli Archivisti Ecclesiastici (26 Settembre 1963).
** Cfr. CIC/1983, can. 1257 -§ 1. Bona temporalia omnia quae ad Ecclesiam universam, Apostolicam Sedem aliasve in Ecclesia personas iuridicas publicas pertinent, sunt bona ecclesiastica ct reguntur canonibus qui sequuntur, necnon propriis statutis.
*** Cfr. CIC/1983, can. 1254 - § 2. Fines vero proprii praecipue sunt: cultus divinus ordinandus, honesta cleri aliorumque ministrorum sustentatio procuranda, opera sacri apostolatus et caritatis, praesertim erga egenos, exercenda. ****GIOVANNI PAOIO II, Allocuzione L'importanza delpatrimonio artistico nell'espressione della fecle e nel dialogo con l'Hmanità (13 ottobre 1995).
All'auspicio fraterno che il Suo lavoro pastorale sia fecondo anche di risultati culturali, aggiungo il mio più deferente e cordiale saluto, mentre mi confermo dell'Eminenza (Eccellenza) Vostra Reverendissima
Francesco Marchisano Preside
Carlo Chenis SDB Segretario
Città del Vaticano 2 Febbraio 1997

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