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Timestamp: 2018-06-18 03:33:13+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 13 luglio 2017, n.34375
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | LUNEDÌ 18 GIUGNO AGGIORNATO ALLE 5:32
Causalità della colpa
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 13 luglio 2017, n.34375MASSIMA
Con sentenza del 7.10.2016, la Corte di Appello di Bologna confermava la sentenza resa dal Tribunale di Rimini, in data 16.07.2010, che aveva condannato F.M. per il delitto di omicidio colposo aggravato della violazione delle norme sulla circolazione stratale ai danni di S.L.S.R.. In entrambe le pronunce di merito la dinamica del sinistro veniva pacificamente ricostruita nel senso che il ciclomotore condotto dalla persona offesa, giunto in corrispondenza di un incrocio, rallentava la sua marcia e si accingeva a svoltare a sinistra approssimandosi alla linea di mezzeria, allorquando la conducente perdeva l’equilibrio e cadeva.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 13 luglio 2017, n.34375 - Pres. Blaiotta – est. Costantini
2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione F.M. , a messo del proprio difensore, deducendo violazione di legge e mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, con riferimento all’accertamento del nesso di causalità tra la condotta dell’imputato e l’evento dannoso. Deduce il ricorrente che la Corte di appello avrebbe dovuto riconoscere la mancanza nella condotta tenuta dall’imputato, del nesso di causalità quantomeno sotto il profilo della “causalità della colpa”.
2. La Corte di appello, ripercorrendo anche le considerazioni sviluppate dal giudice di primo grado, ha ritenuto l’addebitabilità dell’evento all’imputato a titolo di colpa considerando che egli, approssimandosi all’incrocio, avrebbe dovuto adottare un comportamento improntato a massima prudenza, moderando la velocità, al fine di evitare situazioni di pericolo. La Corte ha, in particolare, evidenziato che, in tale situazione, il F. , perfettamente in grado di avvedersi del ciclomotore sul quale si trovava la vittima e impossibilitato a tenere strettamente la destra, a causa della presenza di altro veicolo fermo allo stop, avrebbe dovuto tenere una velocità maggiormente ridotta, sicché il sinistro, pur se causalmente innescato dalla condotta imperita della vittima, doveva comunque ritenersi eziologicamente riconducibile al comportamento colposo del ricorrente che, qualora avesse tenuto la condotta esigibile avrebbe potuto arrestare la marcia avvalendosi del ciclomotore che ondeggiava e della donna che stava cadendo.
3. Così argomentando, la Corte di merito ha però del tutto erroneamente valutato la condotta del F. , confondendo e sovrapponendo i diversi piani che attengono alla verifica relativa alla sussistenza del nesso causale e al giudizio volto all’accertamento della colpevolezza.
4. Nel caso in esame, invero, non si pongono dubbi per quanto attiene al profilo della causalità materiale della condotta ai sensi degli artt. 40 e 41 cod. pen., in quanto l’imputato con il suo comportamento attivo, alla guida del proprio autoveicolo ha certamente urtato la persona offesa determinandone il decesso.
5. Nel caso in disamina la Corte di appello non ha fatto buon governo dei suddetti principi giuridici che regolano l’individuazione della colpa ai sensi dell’art. 43 cod. pen. L’indagine svolta dal giudice di merito avrebbe, infatti, dovuto essere volta ad accertare se una condotta di guida prudente poteva avere significative probabilità di scongiurare l’evento. Viceversa la Corte, pur richiamando espressamente le deposizioni testimoniale, tutte convergenti nel riferire che la caduta della persona offesa avvenne contestualmente al passaggio dell’auto, tanto che questa colpì la donna prima che essa arrivasse a terra, ha omesso del tutto di valutare tale circostanza, giungendo alla opposta conclusione, che non trova alcun riscontro nelle emergente processuali, per cui il F. avrebbe potuto avvedersi del ciclomotore che ondeggiava e della donna che stava cadendo. Essendo, invece, incontestato che la persona offesa aveva perso l’equilibrio improvvisamente, in maniera del tutto autonoma e contestualmente al passaggio dell’autovettura, sì che l’impatto non aveva coinvolto nemmeno il ciclomotore ma solo il corpo della donna nell’atto stesso della caduta, appare evidente l’impossibilità per l’imputato di evitare l’investimento della vittima.
6. Per quanto detto, si impone nel caso l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, perché, in assenza di colpa ascrivibile all’imputato il fatto non costituisce reato.

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