Source: https://www.stazioneappalti.it/news/id919-appalti-nulla-la-clausola-che-esclude-la-rev..
Timestamp: 2017-10-22 04:28:29+00:00

Document:
TUTTO GARE - revisione dei prezzi
Il Tar Campania ha stabilito che spetta alla giurisdizione del giudice amministrativo la controversia sulla revisione dei prezzi nei contratti a prestazioni continuative o periodiche ( sentenza n. 4204/17 , Tar Campania - Napoli ).
La sentenza è importante, perché - sulla base degli articoli 133, comma 1, lett. e), n. 2 del Codice del processo amministrativo, 115 e 244 del Codice dei contratti pubblici 163/2006 - ha dichiarato nulla la clausola di un contratto di appalto pubblico per contrasto con la norma imperativa dell' articolo 115. Ma specialmente è importante perché ha espresso dei dubbi sulla tradizionale distinzione tra diritto soggettivo e interesse legittimo. Il fatto Una società ha impugnato la valutazione negativa di un Comune sulla revisione prezzi in un contratto di appalto per l' affidamento del servizio per la raccolta differenziata, trasporto Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria) e spazzamento delle strade. Tra i motivi d' impugnazione vi era che la clausola di questo contratto di appalto che escludeva ogni ipotesi di revisione prezzi era illegittima, perché contrastava con la norma "imperativa" dell' articolo 115 del Dlgs n.163/2006 (che prevede che i contratti d' appalto ad esclusione periodica o continuativa, stipulati con la Pa, devono contenere una clausola di revisione periodica del prezzo). Oltre ciò, il Tar ha ritenuto che questa controversia spettava alla giurisdizione del Giudice amministrativo, anche se tradizionalmente le controversie relative alla violazione di diritti soggettivi erano di competenza del Giudice ordinario. La sentenza I Giudici del Tar hanno seguìto un complesso e puntuale percorso argomentativo, che è opportuno suddividere nei singoli passaggi: i contratti di appalti ad esecuzione periodica o continuativa, stipulati con la PA, devono recare, come stabilisce l' articolo 115 del Codice degli appalti, la clausola di revisione prezzi; l' articolo 12 del contratto di appalto in questione contiene invece la clausola che escludeva qualsiasi ipotesi di revisione prezzi; l' articolo 115 del Codice degli appalti 163/2006 deve essere considerato "norma imperativa", che opera quando vi sono previsioni contrastanti; la clausola prevista nell' articolo 12 del contratto di appalti è perciò "nulla" ed è sostituita, in base all' articolo 1339 dal Codice civile, dalla disciplina imperativa stabilita dalla legge; questa controversia, che attiene al quantum della revisione prezzi, è ora di competenza del Giudice amministrativo; è infatti necessario che tutte le controversie relative alla revisione prezzi negli appalti pubblici siano concentrate davanti ad un' unica Autorità giurisdizionale; deve quindi essere considerata superata la precedente distinzione tra la competenza del Giudice amministrativo (che aveva come oggetto la possibilità o meno della revisione prezzi) e la competenza del Giudice ordinario (che aveva come oggetto l' entità, il quantum, della revisione prezzi). Valutazione della sentenza I singoli passaggi logici della sentenza confermano l' esattezza e l' approfondimento di questa motivazione. Sono state richiamate le "norme imperative", che erano previste nel Codice civile di Napoleone per il Regno d' Italia del 1806 come quelle norme "inderogabili" che "dovevano" essere osservate e che sostituivano "de iure" le eventuali clausole o disposizioni contrarie. La categoria delle norme imperative è ancora presente nel vigente codice civile, ad esempio nell' articolo 1343, che stabilisce che "La causa [del contratto] è illecita quando è contraria a norme imperative, all' ordine pubblico o al buon costume". Ma il punto più rilevante è l' attribuzione al Giudice amministrativo della giurisdizione su controversie relative a diritti soggettivi, giustificata con l' argomento che "le posizioni di diritto soggettivo si collocano ora in un' area di rapporti in cui la Pubblica amministrazione agisce esercitando il suo potere autoritativo" e con l' argomento che è necessario concentrare in un' unica sede la competenza della giurisdizione. Gli argomenti di questa giustificazione, che sono da condividere, sono pieni di conseguenze, perché il superamento della distinzione relativa alla competenza del Giudice ordinario e del Giudice amministrativo si riverbera sulla stessa distinzione tra diritti soggettivi ed interessi legittimi. Quest' ultima distinzione, creata nel lontano 1865, stabiliva in realtà una posizione di privilegio della Pubblica amministrazione ed una diminuzione della posizione giuridica del cittadino, che di fronte alla Pa non aveva veri e propri "diritti soggettivi" ma qualcosa di meno, chiamato "interesse legittimo", cioè l' interesse che la Pubblica amministrazione si comportasse in modo legittimo. Questa singolare distinzione tra situazioni soggettive è stata mantenuta nella Costituzione del 1948, ma su di essa cominciano a manifestarsi fondati dubbi anche da parte della stessa giurisprudenza. Si può quindi prevedere - ed anche auspicare - che sia definitivamente superata, anche in base al rilievo che non è prevista nelle leggi degli altri Paesi europei. Conseguenze per altri casi simili La sentenza, per quanto riguarda la clausola "nulla" che vietava la revisione prezzi, costituisce un valido modello che può essere utilizzato dalle altre Amministrazioni pubbliche. Per quanto riguarda la parte della sentenza che attribuisce la competenza giurisdizionale al Giudice amministrativo anche su situazioni giuridiche di diritto soggettivo (che sarebbero spettanti al Giudice ordinario), essa appare come un significativo tentativo per far cadere il pilastro basilare di un disarmonico edificio giuridico che ha tutelato innanzitutto la Pubblica amministrazione e, soltanto in subordine, il cittadino.
A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 09/10/2017 - autore Vittorio Italia

References: sentenza 
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 articolo 115
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 articolo 115
 articolo 12
 articolo 115
 articolo 12
 articolo 1339
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 articolo 1343
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