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Timestamp: 2017-11-24 14:46:06+00:00

Document:
(a cura di Aldo Bardusco, Giulio Enea Vigevani e
Bruno Di Giacomo Russo)
L’Italia é una Repubblica democratica [139], fondata sul lavoro [4].
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione [48, 50, 51, 56, 58, 71, 75, 138].
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo [13 ss.], sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale [4, 23, 48, 52, 53, 54].
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge [29, 48], senza distinzione di sesso [31, 37, 48, 51], di razza, di lingua [6], di religione [7, 8, 19, 20], di opinioni politiche [21, 22, 49], di condizioni personali e sociali.
É compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale [4, 24, 30, 32, 34, 36, 37, 38] che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica [48, 49, 51], economica e sociale [39, 45, 46, 47] del Paese.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto [35-40].
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali [114 ss.]; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
(I Patti Lateranensi sono stati modificati dall’Accordo concordatario del 18 febbraio 1984, reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121)
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [19].
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano [20].
La condizione giuridica dello straniero é regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali [80].
Non é ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici [26].
(A norma dell’articolo unico della legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1, “l’ultimo comma dell’art. 10 della Costituzione non si applica ai delitti di genocidio”)
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo [80].
La bandiera della Repubblica é il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
La libertà personale é inviolabile [2, 25, 27, 111].
Non é ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge [111].
Il domicilio é inviolabile.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità [32] e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali [23, 53] sono regolati da leggi speciali.
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili [d.lgs. 196/2003, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”].
Ogni cittadino é libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge [35].
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non é richiesto preavviso.
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale [2, 19, 39, 49, 98, 118].
Sono proibite le associazioni segrete [l. 17/1982] e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività [8].
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione [1, 2, 48, 68, d.lgs. 177/2005, recante “Testo unico della radiotelevisione”].
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili [l. 47/1948].
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza [l. 91/1992], del nome.
Nessuna prestazione personale [4, 52] o patrimoniale [41, 42, 43, 53] può essere imposta se non in base alla legge.
La difesa é diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento [111].
Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge [101-108].
L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali [10].
(A norma dell’articolo unico della legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1 «l’ultimo comma dell’art. 26 della Costituzione non si applica ai delitti di genocidio».)
La responsabilità penale é personale [24, 111].
L’imputato non é considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Non é ammessa la pena di morte.
(L’art. 1 della l. cost. 2 ottobre 2007, n. 1 ha eliminato al quarto comma le parole: “, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”)
I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici [97, 98, 103, 113].
Il matrimonio é ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare [3].
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima [29].
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose [3, 36, 37].
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti [2, 38, 117].
L’arte e la scienza sono libere e libero ne é l’insegnamento [9, 117].
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi [d.lgs. n. 76/2005].
É prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi [8] nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
La scuola é aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, é obbligatoria e gratuita.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso [3].
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni [4, 36 ss.].
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro [39].
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero [16].
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa [4, 31].
La durata massima della giornata lavorativa é stabilita dalla legge.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione [51].
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione [4, 30, 31].
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato [32, 117].
L’assistenza privata é libera [41, 118].
L’organizzazione sindacale é libera [4, 18].
É condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica [49, 52].
Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano [l. 146/1990].
L’iniziativa economica privata é libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana [2, 43-46].
La proprietà é pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione [42] e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata [42], fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.
Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro [35] e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età [1, 3, 56, 58].
Il voto é personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio é dovere civico [3, 23].
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine é istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
(Comma terzo inserito con l’art. 1 della l. cost. 17 gennaio 2000, n. 1)
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico [39, 52] a determinare la politica nazionale [3, 18, 98, XII disp. fin.].
Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [3, 48, 56, 58, 65, 66, 117, 122, XIII disp. fin.]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
Chi é chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro [3, 4].
(L’art. 1 della l. cost. 30 maggio 2003, n. 1 ha aggiunto il secondo periodo del primo comma)
La difesa della Patria é sacro dovere del cittadino [2].
Il servizio militare é obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro [4] del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici [48,51].
L’ordinamento delle Forze armate [98], si informa allo spirito democratico [39, 49] della Repubblica.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche [81] in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario é informato a criteri di progressività [2, 23, 119].
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge [91, 93, 135].
Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica [56 ss.].
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione [63, 83, 90, 91, 104, 135].
La Camera dei deputati é eletta a suffragio universale e diretto [1, 48, 60, 61].
Il numero dei deputati é di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età [51].
(Articolo così sostituito con la l. cost. 9 febbraio 1963, n. 2, e poi modificato dalla l. cost. 23 gennaio 2001, n. 1)
Il Senato della Repubblica é eletto a base regionale [48, 58, 59, 60, 61].
Il numero dei senatori elettivi é di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti (v. nota ad art. 56).
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età [48].
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno [51].
É senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi é stato Presidente della Repubblica[83 ss.].
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario [9, 89].
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra [11, 78, 87].
(Articolo così sostituito con la l. cost. 9 febbraio 1963, n. 2)
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni [62].
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, é convocata di diritto anche l’altra.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza [62].
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati [55].
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti [72].
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non é presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale [64, 72, 73, 79, 83, 90, 138].
I membri del Governo [92], anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.
La legge determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore [51, 66, 84, 104, 122, 135].
Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità [51, 65].
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione [98] ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato [49, 69].
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni [21, 122].
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale é previsto l’arresto obbligatorio in flagranza [13, 14].
Analoga autorizzazione é richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza [15, l. 140/2003].
(Articolo così sostituito con la l. cost. 29 ottobre 1993, n. 3)
I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge [67].
La funzione legislativa é esercitata collettivamente dalle due Camere [55, 64, 71 ss.].
L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo [87, 92], a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale [99, 121, 132, 133].
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera é, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale [64].
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali é dichiarata l’urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge é rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera é sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale [138] ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa [76], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [80], di approvazione di bilanci e consuntivi [81].
Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione [87].
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge é promulgata nel termine da essa stabilito [64].
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione [87].
É indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali [1].
Non é ammesso il referendum [134, l. cost. 1/1953] per le leggi tributarie e di bilancio [81], di amnistia e di indulto [79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [80].
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati [48, 56].
La proposta soggetta a referendum é approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se é raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum [l. 352/1970].
L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti [70, 72, 87].
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere [76], emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti [70, 72, 73, 87, 89].
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari [11, 27, 60, 87, 111].
L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale [64, 75].
In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge [25].
Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi [10, 11, 87].
Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo [72, 75].
Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese [119].
Il Presidente della Repubblica é eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri [55].
L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio é sufficiente la maggioranza assoluta [64].
Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda dei diritti civili e politici [51].
L’ufficio di Presidente della Repubblica é incompatibile con qualsiasi altra carica.
Il Presidente della Repubblica é eletto per sette anni.
Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica [55, 63, 83].
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione [60], la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica [59, 86].
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione [63] del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione [85].
Il Presidente della Repubblica [59, 62, 74, 88,92, 135] é il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo [71].
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione [75, 138].
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato [98].
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere [10, 11, 80].
Presiede il Consiglio superiore della magistratura [104].
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura [60, 85, 86].
(Comma così sostituito con la legge cost. 4 novembre 1991, n. 1)
Nessun atto del Presidente della Repubblica é valido se non é controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri [95].
Il Presidente della Repubblica non é responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione [134].
In tali casi é messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri [55, 63].
Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune [54, 55].
Il Governo della Repubblica é composto del Presidente del Consiglio e dei ministri [95, 110], che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica [54, 96].
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere [55].
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale [64].
Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne é responsabile. Mantiene la unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività dei ministri.
La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri [l. 400/1988, d. lgs. 300/1999, d. lgs. 303/1999].
(Articolo così sostituito con l’art. 1 della l. cost. 16 gennaio 1989, n. 1.).
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione [l. 241/1990, d.lgs. 165/2001].
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso [51], salvo i casi stabiliti dalla legge.
I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione [67].
Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici [49] per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro é composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.
Il Consiglio di Stato é organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione [103, 125].
La giustizia é amministrata in nome del popolo [1].
I giudici sono soggetti soltanto alla legge [104 ss.].
La funzione giurisdizionale é esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario [24, 106].
Non possono essere istituiti giudici straordinari [25] o giudici speciali [103, 125]. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.
Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi [24, 100, 102].
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge [100].
I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge [78]. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere [101].
Il Consiglio superiore della magistratura é presieduto dal Presidente della Repubblica [87].
Gli altri componenti sono eletti [l. 44/2002] per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune [55] tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale [65, 101 122].
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati [106-108].
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso [51, 97].
La legge sull’ordinamento giudiziario [108] può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso [105].
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare [110].
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario [108-112].
Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge [r.d. 12/1941; l. n. 150/2005].
La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali [103], del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia [102].
Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura [104-105], spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge [24, 101].
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale [25]. La legge ne assicura la ragionevole durata.
Il processo penale é regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si é sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore [24].
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale [13], pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, é sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione é ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione [103].
(I primi cinque commi sono stati introdotti con l’art. 1 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2).
Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale [107, d.lgs. n. 106/2006].
Contro gli atti della pubblica amministrazione é sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi [24] dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa [102, 103].
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa [l. 2248/1865, All. E; d. lgs. n. 80/1998; l. n. 205/2000].
La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato [5].
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti [123], poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione [117-120].
(Articolo così sostituito con l’art. 1 l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
(Articolo abrogato con l’art. 9, l. cost. 8 ottobre 2001, n. 3)
Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia [6], secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale [138].
La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata [118].
(Articolo così sostituito con l’art. 2 l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali [80; l. 11/2005, in materia di adeguamento all’ordinamento comunitario].
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose [7, 8];
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali [97];
m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale [2, 119-120];
n) norme generali sull’istruzione [33-34];
o) previdenza sociale[38];
p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane [d.lgs 267/2000, recante “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”];
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali [9].
Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica [9] e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario [53]; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali [80] e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo [120] in caso di inadempienza.
La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite [114, 118].
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive [3, 51].
La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni [116].
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato [l. 131/2003, recante “Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla l. cost. n. 3 del 2001”].
(Articolo così sostituito con l’art. 3 l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza [114].
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale [35, 42, 43], sulla base del principio di sussidiarietà.
(Articolo così sostituito con l’art. 4 l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica [117] e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni [117].
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti. [l. 42/2009, recante “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione” ].
(Articolo così sostituito con l’art. 5 l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone [16] e delle cose tra le Regioni, nè limitare l’esercizio del diritto al lavoro [4] in qualunque parte del territorio nazionale.
Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali [80] o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica [14, 16, 17], ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali [117] delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte [116] a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà [118] e del principio di leale collaborazione.
(Articolo così sostituito con l’art. 6 l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi [87] ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica [118, 120].
(Articolo così modificato, nel secondo e quarto comma, con l. cost. 22 novembre 1999, n. 1)
Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione [117] nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo [65].
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni [68].
Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta [121].
(Articolo così sostituito con l’art. 2 della l. cost. 22 novembre 1999, n. 1. All’art. 5, recante «disposizioni transitorie», la stessa l. cost. ha così disposto:
«1. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali e delle nuove leggi elettorali ai sensi del primo comma dell’articolo 122 della Costituzione, come sostituito dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, l’elezione del Presidente della Giunta regionale é contestuale al rinnovo dei rispettivi Consigli regionali e si effettua con le modalità previste dalle disposizioni di legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei Consigli regionali. Sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali. É proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Il Presidente della Giunta regionale fa parte del Consiglio regionale. É eletto alla carica di consigliere il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto Presidente. L’Ufficio centrale regionale riserva, a tal fine, l’ultimo dei seggi eventualmente spettanti alle liste circoscrizionali collegate con il capolista della lista regionale proclamato alla carica di consigliere, nell’ipotesi prevista al numero 3) del tredicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43; o, altrimenti, il seggio attribuito con il resto o con la cifra elettorale minore, tra quelli delle stesse liste, in sede di collegio unico regionale per la ripartizione dei seggi circoscrizionali residui. Qualora tutti i seggi spettanti alle liste collegate siano stati assegnati con quoziente intero in sede circoscrizionale, l’Ufficio centrale regionale procede all’attribuzione di un seggio aggiuntivo, del quale si deve tenere conto per la determinazione della conseguente quota percentuale di seggi spettanti alle liste di maggioranza in seno al Consiglio regionale.
b) nel caso in cui il Consiglio regionale approvi a maggioranza assoluta una mozione motivata di sfiducia [94] nei confronti del Presidente della Giunta regionale, presentata da almeno un quinto dei suoi componenti e messa in discussione non prima di tre giorni dalla presentazione, entro tre mesi si procede all’indizione di nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta. Si procede parimenti a nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta in caso di dimissioni volontarie, impedimento permanente o morte del Presidente» [86].
Ciascuna Regione ha uno statuto [114] che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa [71] e del referendum [75] su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale [134] entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.
Lo statuto è sottoposto a referendum popolare [138] qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.
(Articolo così sostituito con l’art. 3 della l. cost. 22 novembre 1999, n. 1)
(Articolo abrogato con l’art. 9, l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione [103, 113].
Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento [88] del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.
Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione [94].
L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto [122], nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.
(Articolo così sostituito con l’art. 4 della l. cost. 22 novembre 1999, n. 1)
Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione [117], può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione [134].
La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza [117], può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge [134].
(Articolo così sostituito con l’art. 8 l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna [116].
Si può, con legge costituzionale [138], sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali [121], consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra.
(Articolo così modificato con l’art. 9, l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3)
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie [114] nell’ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
(L’art. 10 della l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3 ha previsto che «Sino all’adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite.»
L’art. 11 ha previsto che «1. Sino alla revisione delle norme del titolo I della parte seconda della Costituzione, i regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica [64] possono prevedere la partecipazione di rappresentanti delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali alla Commissione parlamentare per le questioni regionali [126]. 2. Quando un progetto di legge riguardante le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e all’articolo 119 della Costituzione contenga disposizioni sulle quali la Commissione parlamentare per le questioni regionali, integrata ai sensi del comma 1, abbia espresso parere contrario o parere favorevole condizionato all’introduzione di modificazioni specificamente formulate, e la Commissione che ha svolto l’esame in sede referente non vi si sia adeguata, sulle corrispondenti parti del progetto di legge l’Assemblea delibera a maggioranza assoluta dei suoi componenti.»)
sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni [70, 76, 77, 117, 127];
(L’ultimo capoverso é stato così modificato con l’art. 2 della l. cost. 16 gennaio 1989, n. 1)
La Corte costituzionale é composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative [103, 104].
Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni [54].
La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed é rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.
L’ufficio di giudice della Corte é incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica [90], intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, [58] che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.
(Articolo così sostituito con l’art. 1 della legge cost. 22 novembre 1967, n. 2, e successivamente modificato, nell’ultimo cpv., dalla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1.)
Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge [70, 76, 77, 117], la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
La decisione della Corte é pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.
Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte [l. cost. 1/1948 e l. cost. 1/1953].
Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte [l. 87/1953].
Contro le decisioni della Corte costituzionale non é ammessa alcuna impugnazione.
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni [72] ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali [75]. La legge sottoposta a referendum non é promulgata [87], se non é approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge é stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
La forma repubblicana [1] non può essere oggetto di revisione costituzionale.
Per la prima elezione del Senato il Molise é considerato come Regione a sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.
É vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista [18, 49].
(L’art. 1 della legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1, dispone che “i commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscano i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale”)
L’Ordine mauriziano é conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.
L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, é convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.
La presente Costituzione é promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.
Il testo della Costituzione é depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.
Accuse contro il Presidente della Repubblica, 134
Alto tradimento, 90
Ambiente, 117
Amnistia, 75, 79
Arresto 13, 68
Assistenza, 2, 32, 38, 117
Associazione, 18, 19, 39, 49
Attentato alla Costituzione, 90
Atti aventi forza di legge, 75, 87, 127, 134
Autonomia, 5, 33, 114, 116, 117, 119, 123
Autorità giudiziaria, 13, 15, 21, 82, 109
Autorizzazione, 18, 21, 68, 72, 75, 87, 96
Bicameralismo, 55
Bilancio dello Stato, 81
Buon costume, 19, 21
Circolazione, 16
Cittadinanza, 22, 117
Comuni, 5, 114, 117, 118, 119, 132, 133
Confessioni religiose, 8, 117
Conflitti di attribuzione, 134
Consiglio di Stato, 100, 103, 111
Consuetudini internazionali, 10, 117
Convenzioni internazionali, 26, 117
Conversione, 77
Corrispondenza, 15
Corte Costituzionale, 123, 127, 134, 135, 136, 137
Corte dei Conti, 100, 103, 111
Corte di Cassazione, 104, 106, 111
Cultura, 9, 33, 117
Decentramento amministrativo, 5
Decreti-legge, 77, 87, 127, 134
Decreti legislativi, 72, 76, 127, 134
Delega, 72, 76
Democrazia diretta, 1, 50, 72, 75
Difesa, 24, 52, 87, 107, 111, 117
Dimissioni, 86, 94, 122, 126
Diritti inviolabili, 13, 14, 15, 24
Disegno di legge, 72, 87
Domicilio, 14
Doveri, 2, 30, 48, 52, 53, 54
Elezione, 48, 56, 61, 83, 85, 86, 87, 117, 122, 135
Emanazione, 87
Emendamenti, 72
Enti territoriali e autonomi, 5, 114, 117, 118, 119
Entrata in vigore, 73
Espropriazione, 42, 43
Estradizione, 10, 26
Fedeltà alla Repubblica, 54, 91
Fiducia, 94, 123, 126
Fondo perequativo, 119
Forma di governo, 123
Forma repubblicana, 139
Giuramento, 54, 91, 93, 135
Giusto processo, 111
Grazia, 87
Gruppi parlamentari, 72, 82
Immunità, 68, 90
Impedimento, 86, 122, 126
Incompatibilità, 65, 66, 84, 122, 135
Indulto, 79
Ineleggibilità, 65, 66, 122
Insindacabilità, 68
Interessi legittimi, 24, 103, 113
Intesa, 8, 117
Lavoro, 1, 4, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 46, 51, 52, 99, 117, 120
Legislazione esclusiva dello Stato, 117
Legislazione esclusiva delle Regioni, 117
Legislazione concorrente, 117
Legittimità costituzionale, 127, 134
Libertà personale, 13
Maggioranza, 64, 73, 75, 79, 83, 90, 116, 123, 126, 132, 133, 138
Messaggio, 74, 87
Ministeri, 95
Ministro della Giustizia, 107, 110
Moneta, 117
Mozione, 94
Nazione, 9, 67, 98
Nazioni Unite, 11
Ordine pubblico, 117
Ordinamento comunitario, 117
Paesaggio, 9
Parlamento in seduta comune, 83, 90, 91, 104, 135
Pena di morte, 27
Pluralismo, 5, 18, 19, 21, 39, 49, 114
Politica, 49, 95
Popolo, 1
Presidente del Consiglio dei Ministri, 89, 92, 93, 95, 96
Presidente della Repubblica, 62, 64, 66, 83, 84, 85, 86, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 104, 134, 135
Promulgazione delle leggi, 73
Proposte di legge, 71, 121
Proprietà, 42, 44, 47
Proroga, 60,
Prorogatio, 61, 85
Pubblica amministrazione, 97, 98, 100, 113
Pubblicazione, 73, 77, 123, 127, 136, 138
Questione di legittimità costituzionale, 123, 127
Ratifica, 72, 75, 80, 87, 117
Referendum, 1, 75, 87, 117, 123, 132, 133, 138
Regioni, 44, 57, 114, 116, 117, 118, 119, 120, 121, 123, 131, 132, 133, 134
Regolamenti, 64, 72, 80, 87, 117, 121, 123, 137
Repubblica, 1, 2, 5, 114
Responsabilità, 27, 28, 77, 89, 95, 96, 97
Revisione, 138, 139
Riunione, 17
Roma, 114
Salute, 32, 117
Scioglimento delle Camere, 88
Scioglimento dei Consigli regionali, 126
Sciopero, 40
Semestre bianco, 88
Senato, 55, 57, 60, 96
Sequestro, 14, 21
Sovranità, 1, 11
Stampa, 21
Stato di guerra, 78
Stranieri, 10, 26, 117
Suffragio,55, 58, 122, 126
Sussidiarietà, 118, 120
Territorio, 10, 16, 80, 117, 119, 120, 133
Trattati internazionali, 10, 80, 117, 120
Tribunali, 103, 111, 125
Tributi (sistema tributario), 52, 81, 119
Tricolore, 12
Uguaglianza, 3, 8, 29, 51, 117
Unione europea, 11, 117
Università, 33
Vacatio legis, 73
Verifica dei poteri, 66
Vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, 117
Voto, 48, 75
CRONOLOGIA DI TESTI NORMATIVI ED EVENTI RILEVANTI PER LO STUDIO DEL DIRITTO COSTITUZIONALE
25 giugno 1944, n. 151. Decreto Legislativo Luogotenenziale sull’ordinamento provvisorio dello Stato, c.d. “Costituzione provvisoria”, concernenti l’Assemblea per la nuova Costituzione della Stato, giuramento dei membri del Governo e facoltà del Governo di emanare norme giuridiche.
16 marzo 1946, n. 98. Decreto Legislativo Luogotenenziale che integra e modifica D.L.vo 25 giugno 1944, n. 151, c.d. “Costituzione provvisoria”, concernenti il referendum sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia) ed elezione dell’Assemblea costituente.
9 maggio. Vittorio Emanuele III abdica; diviene Re d’Italia il figlio Umberto II.
2 giugno. Si vota nel referendum istituzionale per la scelta della forma di Stato tra Monarchia e Repubblica. Votano per la rima volta anche le donne. Contemporaneamente gli elettori votano per l’elezione dell’Assemblea costituente: 556 deputati. Nel referendum istituzionale la Repubblica vince sulla Monarchia con 12.717mila voti, contro 10.719mila. Vi furono quasi un milione e mezzo di schede bianche e nulle. L’Assemblea costituente si riunisce la prima volta il 22 giugno. Il successivo 28 giugno l’Assemblea elegge Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, autorevole avvocato napoletano.
10 febbraio. A Parigi viene firmato il Trattato di pace tra le potenze alleate vincitrici e l’Italia. Viene così posta definitivamente fine alla seconda guerra mondiale. Nuovi confini per l’Italia con rinunce territoriali. Il Trattato viene approvato ed eseguito all’interno con d.lgs. del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430.
22 dicembre. L’Assemblea costituente (dopo 173 sedute in aula) vota il testo definitivo della Carta costituzionale repubblicana. Votazione: favorevoli all’approvazione 453; contrari 62.
27 dicembre. La Costituzione della Repubblica Italiana viene promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola.
1 gennaio. La Costituzione entra in vigore.
Gennaio. L’Assemblea costituente approva gli statuti di quattro Regioni a statuto speciale, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige.
31 gennaio. L’Assemblea costituente conclude i suoi lavori e si scioglie.
Legge cost. n. 1/1948, in materia di giudizi di legittimità costituzionale e garanzie di indipendenza della Corte costituzionale.
L’Assemblea costituente approva la l. 8 febbraio 1948, n. 29, (legge elettorale per il Senato) e la l. 8 febbraio 1948, n. 47 (legge sulla stampa).
18 aprile. Elezione del primo Parlamento (Camera e Senato) repubblicano.
11 maggio. Luigi Einaudi viene eletto Presidente della Repubblica italiana, dopo le dimissioni di Enrico De Nicola.
Legge 28 luglio 1950, n. 624. Viene istituito il Consiglio supremo di difesa presieduto dal Presidente della Repubblica.
Legge cost. n. 1/1953. Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale.
Legge 31 marzo 1953, n. 148. Modifica legge elettorale Camera con introduzione premio di maggioranza (c.d. “legge truffa”).
Legge 11 maggio 1953, n. 87. Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale.
Legge 3 agosto 1955, n. 848. Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convezione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952.
Viene costituita ed inizia a svolgere le sue funzioni la Corte costituzionale, con la sentenza n. 1/1956.
A Roma i rappresentanti dei sei Paesi fondatori sottoscrivono il Trattato che istituisce la Comunità Economica europea (ora Unione europea). La Legge 14 ottobre 1957, n. 1203 ratifica il Trattato Cee.
Legge 24 marzo 1958, n. 195. Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura.
Legge cost. n. 1/1963. Viene costituita la Regione a statuto speciale Friuli - Venezia Giulia.
Legge cost. n. 2/1963. La durata della legislatura del Senato (art. 60 Cost.) viene ridotta da sei a cinque anni.
Legge cost. n. 2/1967. Modificazione dell’art. 135 Cost. e disposizioni sulla Corte costituzionale.
D.p.r. 20 marzo 1967, n. 223. Testo unico delle leggi per la disciplina dell’elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali.
Legge 17 febbraio 1968, n. 108. Norme per l’elezione dei Consigli regionali delle Regioni a Statuto ordinario.
Legge 25 maggio 1970, n. 352. Norme sui referendum previsti dalla Costituzione (artt. 75 e 138) e sulla iniziativa legislativa del popolo (art. 71).
Legge 20 maggio 1970, n. 300. Statuto dei lavoratori, norme sulla tutela della dignità dei lavoratori; della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.
Legge 1 dicembre 1970, n. 898. Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio.
Approvazione dei regolamenti del Senato (17 febbraio 1971) e della Camera (18 febbraio 1971).
Legge 6 dicembre 1971, n. 1034. Istituzione dei Tribunali amministrativi Regionali, previsti dall’art. 125 Cost.
Legge 2 maggio 1974, n. 195. Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici.
Legge 14 aprile 1975, n. 103. Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva.
Legge 19 maggio 1975, n. 151. Riforma del diritto di famiglia.
Legge 13 maggio 1978, n. 180. Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori.
Legge 25 gennaio 1982, n. 17. Norme di attuazione dell’art. 18 Cost. in materia di associazioni segrete e scioglimento della associazione denominata loggia P2.
Nell’ottobre del 1983 viene istituita la commissione parlamentare per le riforme istituzionali, la Commissione Bozzi, che, nel gennaio dell’85, ultima i propri lavori approvando la pubblicazione di una relazione conclusiva in cui vengono registrate le varie proposte di riforma costituzionale e legislativa, nonché le diverse posizioni emerse nel corso del dibattito. La relazione della Commissione, che si limita, più che altro, a ipotizzare revisioni di singole disposizioni della Costituzione, anziché proporre un progetto di riforma globale, non avrà alcun seguito.
Legge 11 agosto 1984, n. 449. Norme di regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Chiese rappresentate dalla Tavola valdese.
Legge 25 marzo 1985 n. 121. Ratifica del nuovo Concordato tra lo Stato e la Chiesa cattolica.
D.p.r. 28 dicembre 1985, n. 1092. Testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sulla emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulla pubblicazione ufficiali delle Repubblica italiana.
Legge 23 agosto 1988, n. 400. Ordinamento della Presidenza del Consiglio e del Consiglio dei ministri in attuazione dell’art. 95 Cost.
Ottobre 1988, riforma dei regolamenti parlamentari. Drastica riduzione del voto segreto.
Legge cost. n. 1/1989. Modifiche degli artt. 96, 134 e 135 Cost. e della legge cost. n. 11/1953, e norme in materia di procedimenti per i reati ministeriali ex art. 96 Cost.
Legge cost. n 2/1989. Indizione di un referendum di indirizzo di un mandato costituente al Parlamento europeo che sarà eletto nel 1989.
Legge 6 giugno 1990, n. 142. Nuovo ordinamento delle autonomie locali.
Legge 12 giugno 1990, n. 146. Norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Istituzione della Commissione di garanzia sull’attuazione della legge.
Legge 10 ottobre 1990, n. 287. Norme per la tutela della concorrenza e del mercato.
Legge 3 novembre 1992, n. 454. Ratifica del Trattato di Maastricht.
Legge cost. n. 3/1993. Riforma dell’art. 68 Cost. in materia di immunità parlamentari.
Legge cost. n. 1/1993. Istituzione della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, presieduta dall’on. Ciriaco de Mita, prima, e da Nilde Iotti poi. I lavori si chiudono alla fine della legislatura nel 1996 senza esito.
Legge 4 agosto 1993, n. 276 e 277. Nuove norme per l’elezione della Camera e del Senato.
Legge 23 febbraio 1995, n. 43. Norme per l’elezione dei Consigli delle Regioni a statuto ordinario.
Legge 15 marzo 1997, n. 59. Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed agli enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa.
Legge 15 maggio 1997, n. 127. Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e controllo.
Legge 1 luglio 1997, n. 249. Istituzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo.
Legge cost. n. 1/1997, che istituisce, derogando alla procedura di revisione costituzionale ex art. 138 Cost., una Commissione parlamentare bicamerale per le riforme istituzionali, composta da 35 deputati e 5 senatori, con il compito di elaborare uno o più progetti di revisione della Parte II Cost. ed in particolare della forma di stato, della forma di governo e del sistema delle autonomie. La Commissione apre la sua attività nel febbraio 1997 con l’elezione a presidente di Massimo D’Alema e con la costituzione di quattro comitati istruttori investiti rispettivamente della competenza in tema di forma di Stato; di forma di Governo e pubblica amministrazione; di Parlamento fonti normative e partecipazione dell’Italia all’Unione europea; di sistema delle garanzie per i cittadini. I lavori si chiudono circa due anni dopo con un testo di riforma parziale ed incompleto. Tale proposta della Commissione non avrà alcun seguito.
D.lgs. 31 marzo 1998. Conferimento di funzioni e compiti amministrativi della Stato alle Regioni e agli enti locali.
D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286. Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.
Legge cost. n. 1/1999. Riforma degli artt. 121, 122, 123 e 126 del Titolo V, Parte II, Cost. Disposizioni sull’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni.
Legge cost. n. 2/1999. Riforma dell’art. 111 Cost., in tema di giusto processo e di parità tra accusa e difesa.
D.lgs. 30 luglio 1999, n. 300. Riforma dell’organizzazione del Governo.
D.lgs. 30 luglio 1999, n. 303. Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Legge cost. n. 1/2000. Modifica dell’art. 48 Cost. concernente l’istituzione della circoscrizione Estero per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.
Legge cost. n. 1/2001. Voto dei cittadini italiani residenti all’estero.
Legge cost. n. 2/2001. Riforma degli statuti speciali delle Regioni.
7 ottobre 2001. Referendum costituzionale. La riforma costituzionale del Titolo V viene approvata dagli elettori.
Legge cost. n. 3/2001. Riforma del Titolo V Cost.
D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165. Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.
Legge 30 luglio 2002, n. 189. Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo.
Legge cost. n. 1/2003. Modifica dell’art. 51 Cost. concernente le pari opportunità tra donne e uomini.
Legge 7 giugno 2003, n. 131. Disposizioni per adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Legge 21 giugno 2003, n. 140. Disposizione per l’attuazione dell’art. 68 Cost., nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato.
D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196. Codice in materia di protezione dei dati personali.
D.lgs. 9 luglio 2003, n. 216. Attuazione della direttiva CEE 2000/43 per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica.
Legge 2 luglio 2004, n. 165. Disposizioni di attuazione dell’art. 122, co. 1, Cost.
Legge 20 luglio 2004, n. 215. Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interesse.
Legge 4 febbraio 2005, n. 11. Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea, e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari.
Legge 7 aprile 2005, n. 57. Ratifica ed esecuzione del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Roma il 29 ottobre 2004.
Legge 25 luglio 2005, n. 150. Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza, della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l’emanazione di un testo unico.
D. lgs. 31 luglio 2005, n. 177. Testo unico della radiotelevisione.
Disegno di legge costituzionale (Atti Camera 4862-B) - Modifiche alla Parte II Cost. (testo approvato, senza modificazioni, in seconda deliberazione dalla Camera dei deputati il 20 ottobre 2005).
Legge 21 dicembre 2005, n. 270. Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
25-26 giugno 2006. Il disegno di legge costituzionale (Atti Camera 4862-B) non supera la prova del referendum costituzionale.
D.lgs. 20 febbraio 2006, n. 106. Disposizioni in materia di riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera d), della legge 25 luglio 2005, n. 150.
D.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109. Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera f), della legge 25 luglio 2005, n. 150.
D.lgs. 5 aprile 2006, n. 160. Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150.
Legge 24 ottobre 2006, n. 269. Sospensione dell'efficacia nonché modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario.
Legge 3 agosto 2007, n. 124. Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto.
Legge 23 luglio 2008, n. 124. Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato, dichiarata incostituzionale con la sent. n. 262 del 2009.
Legge 5 maggio 2009, n. 42. Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione
1 dicembre: entra in vigore il Trattato di Lisbona, che riforma l’architettura istituzionale dell’Unione europea.
Sandro Pertini 1978 - 1985
Carlo Azeglio Ciampi 1999 – 2006
Giorgio Napolitano 2006 - .

References: art. 56
 sentenza 
e contrario
 sentenza 
 art. 96
 art. 138