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Timestamp: 2020-04-08 12:29:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25699 del 11/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25699 del 11/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 11/10/2019, (ud. 30/04/2019, dep. 11/10/2019), n.25699
sul ricorso 23152-2018 proposto da:
B.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI GRACCHI,
91, presso lo studio dell’avvocato LUIGI CANALE, rappresentato e
difeso dall’avvocato MAURO SCARAMUZZA;
avverso il decreto n. R.G. 8868/2017 del TRIBUNALE di VENEZIA,
depositato il 23/01/2018;
partecipata del 30/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO
1. – B.A. ha impugnato per cassazione il decreto con cui il Tribunale di Venezia ha dichiarato inammissibile il proprio ricorso in materia di protezione internazionale, siccome proposto intempestivamente, oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione della decisione assunta dalla competente Commissione territoriale.
2. – Il ricorso per cassazione si basa su di un unico motivo. Resiste con controricorso il Ministero dell’interno.
1. – Il ricorrente lamenta l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio. Assume che il Tribunale avrebbe omesso di apprezzare la documentazione depositata tempestivamente nel fascicolo telematico, ovvero l’istanza di rimessione in termini depositata telematicamente e gli allegati che corredavano detta istanza.
2. – Il ricorso è inammissibile, per più profili.
Il termine per impugnare per cassazione il decreto del tribunale in materia di protezione internazionale è di trenta giorni: tale termine decorre dalla comunicazione del provvedimento, giusto il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13. L’istante, che ha avviato il ricorso per cassazione per la notifica il 21 luglio 2018, si limita a riferire che il decreto del Tribunale di Venezia è stato pubblicato il 23 gennaio 2018, ma nulla dice quanto alla data di comunicazione del predetto provvedimento. Ciò posto, è da credere che chi impugna per cassazione il detto decreto avvalendosi del c.d. termine lungo di sei mesi ex art. 327 c.p.c., per dimostrare la tempestività del ricorso abbia l’onere di allegare l’assenza di comunicazione, che può del resto avvenire lo stesso giorno della pubblicazione (cfr., con riferimento all’impugnazione dell’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c., – in cui peraltro rileva anche la mancanza di notificazione, che il ricorrente è pure tenuto a dedurre -: Cass. 21 agosto 2018, n. 20852; Cass. 9 febbraio 2016, n. 2594).
Il ricorso non contiene, poi, una esauriente esposizione sommaria dei fatti di causa, a norma dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, giacchè la narrativa processuale non fornisce alcuna indicazione quanto all’oggetto della proposta domanda di protezione internazionale, di cui, quindi, tutto si ignora. Va rammentato, in proposito, che per soddisfare il richiamato requisito il ricorso per cassazione deve contenere la chiara esposizione dei fatti di causa, dalla quale devono risultare le posizioni processuali delle parti con l’indicazione degli atti con cui sono stati formulati causa petendi e petitum, nonchè degli argomenti dei giudici dei singoli gradi (Cass. 28 maggio 2018, n. 13312).
In terzo luogo, è del tutto impropria la formulazione della censura di omesso esame di un fatto decisivo a fronte del vizio processuale denunciato. Se è vero che non è indispensabile che il ricorrente, denunciando un error in procedendo, faccia esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, è tuttavia necessario che il motivo rechi univoco riferimento alla nullità del procedimento o della decisione determinata dal vizio lamentato, essendo inammissibile, in una tale ipotesi, la deduzione della insufficiente motivazione (cfr. Cass. Sez. U. 24 luglio 2013, n. 17931; Cass. 7 maggio 2018, n. 10862).
3. – Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
L’ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato esclude che lo stesso sia tenuto al versamento dell’importo previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, stante la prenotazione a debito in ragione dell’ammissione al predetto beneficio (Cass. 22 marzo 2017, n. 7368).
dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro, 2.100,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 Sezione Civile, il 30 aprile 2019.

References: Sentenza 
 art. 35
 art. 327
 art. 348
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1