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Timestamp: 2020-06-06 14:32:14+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11224 del 09/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11224 del 09/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 09/05/2017, (ud. 16/02/2017, dep.09/05/2017), n. 11224
sul ricorso 28959/2014 proposto da:
UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, in persona del procuratore Dott.ssa
C.A.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SANT’AGATONE
PAPA 50, presso lo studio dell’avvocato CATERINA MELE, rappresentata
e difesa dall’avvocato GIULIO EUGENIO MARIA FERRUTI giusta procura a
L.M., S.R.;
avverso la sentenza n. 5860/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
16/02/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI;
concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso, con annullamento
della sentenza gravata e rinvio ad altra sezione della Corte
d’Appello di Roma.
– la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 30.10.2013, ha rigettato l’appello proposto dalla Milano Assicurazioni s.p.a. (ora incorporata da UnipolSai s.p.a., odierna ricorrente) nei confronti di L.M. e S.R. avverso la sentenza del Tribunale di Frosinone – Sez. dist. di Alatri n. 32/09. La Compagnia, che aveva rifuso un terzo danneggiato a seguito di incidente stradale, aveva agito in surroga contro il preteso responsabile del sinistro, ossia il L., il cui cane aveva spaventato la vittima del sinistro stesso, rimasta coinvolta a seguito della sua repentina fuga su strada carrabile e quindi investita da un veicolo che sopraggiungeva. La Corte d’appello ha ritenuto che la Compagnia appellante fosse venuta meno all’onere di riproposizione delle domande ex art. 346 c.p.c.;
– UnipolSai ricorre affidandosi a due motivi. Gli intimati non hanno resistito;
– col primo motivo, si denuncia la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Si sostiene che la Corte d’appello ha erroneamente ritenuto non proposta la domanda di surroga, che invece era stata ritualmente proposta, come anche emergente dalle conclusioni in appello;
– col secondo motivo, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 346 c.p.c.. Si sostiene che la Corte abbia erroneamente applicato l’art. 346 c.p.c., rispetto alla posizione della Compagnia ricorrente, poichè essa avrebbe in sostanza confuso l’onere di riproposizione della domanda con l’onere di argomentare a sostegno di una domanda (evidentemente già proposta);
– i motivi, da esaminarsi congiuntamente, sono fondati. Anzitutto, per costante giurisprudenza di legittimità, deve rilevarsi che l’art. 346 c.p.c., concerne la posizione dell’appellato totalmente vittorioso (Cass., 26.5.2011, n. 11599; Cass., 1.12.2010, n. 24336; Cass., 23.6.2009, n. 14673); nella specie, la Compagnia era rimasta soccombente in primo grado ed aveva quindi proposto l’appello. Qualora avesse voluto sostenersi – come pare doversi desumere dalla lettura della sentenza impugnata – che la formulazione dell’appello non fosse corretta, avrebbe dovuto conseguentemente motivarsi sulla violazione del dovere di specificità, in violazione dell’art. 342 c.p.c. e rilevare, quanto ai motivi proposti, l’eventuale acquiescenza rispetto ai capi della sentenza non impugnati, conseguentemente passati in giudicato;
– è quindi evidente, da un lato, che la domanda era stata certamente proposta (con la formulazione dei motivi d’appello), e dall’altro che l’art. 346 c.p.c., è stato applicato in un contesto del tutto diverso rispetto al suo alveo, e quindi illegittimamente;
– si impone, quindi, con l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla Corte d’appello di Roma, in altra composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
accoglie il ricorso, cassa in relazione e rinvia alla Corte d’appello di Roma, in altra composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La presente ordinanza è stata redatta con la collaborazione del magistrato assistente di studio Dr. S.S..

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