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Timestamp: 2020-08-14 20:35:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12123 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12123 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.16/05/2017), n. 12123
sul ricorso 8745-2015 proposto da:
PUBBLI ROMA SRL;
avverso la sentenza n. 677/29/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE del LAZIO, depositata il 05/02/2014;
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte della Pubbli Roma s.r.l. di ventisette avvisi di accertamento per l’imposta di pubblicità dell’anno 2006, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettava l’appello proposto da Roma Capitale avverso la decisione di primo grado che aveva dichiarato cessata la materia del contendere.
Il Giudice di appello, pur rilevando l’erroneità della prima sentenza (con la quale era stata dichiarata cessata la materia del contendere per il ricorso da parte della Società alla definizione agevolata, senza avere verificato l’effettiva estinzione della pretesa tributaria, secondo le norme agevolative stabilite dal Comune), riteneva l’appello inammissibile, siccome fondato su eccezioni sollevate, per la prima volta, nel secondo grado di giudizio.
Avverso la sentenza Roma Capitale ha proposto ricorso affidato ad unico motivo.
1. Con l’unico motivo si denuncia la nullità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, art. 19 e art. 24, comma 2, e conseguente error in procedendo per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, laddove la C.T.R. aveva rigettato l’appello perchè fondato su eccezioni nuove che, invece, dovevano ritenersi mere difese tese a contrastare le domande proposte dalla ricorrente.
2. La censura è fondata. Come emerge dal contenuto degli atti processuali (integralmente riportati in ricorso in ossequio al principio di autosufficienza), con l’atto di appello vennero specificamente confutati (come, peraltro, dà atto la stessa sentenza impugnata) i motivi proposti dalla ricorrente in primo grado avverso gli avvisi di accertamento.
3. Ne consegue la sussistenza dell’errore dedotto per avere la C.T.R. ritenuto tali motivi eccezioni nuove, vietate ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57. In materia, invero, l’orientamento di questa Corte è fermo nel ritenere che il contenzioso tributario ha un oggetto rigidamente delimitato dalle contestazioni comprese nei motivi di impugnazione avverso l’atto impositivo dedotti col ricorso introduttivo (D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 18 e 24), i quali costituiscono la causa petendi rispetto all’invocato annullamento dell’atto medesimo, con conseguente duplice inammissibilità di un mutamento delle deduzioni avanti al giudice di secondo grado, ovvero dell’inserimento di temi d’indagine nuovi (v. Cass. n. 13934 del 24/06/2011; n. 20928 del 03/10/2014; n.22662 del 24/10/2014; n. 13742 del 03/07/2015). E, nella specie, i motivi dedotti non possono ritenersi nova eccedenti il thema decidendi come delimitato dalla contribuente con il ricorso introduttivo.
4. Pertanto, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va cassata con rinvio al Giudice del merito perchè provveda al riesame e sulle spese di questo giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 19
 art. 24
 art. 57
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 art. 57
 Cass. 
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