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Timestamp: 2020-07-13 20:06:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9064 del 02/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9064 del 02/04/2019
Cassazione civile sez. VI, 02/04/2019, (ud. 17/07/2018, dep. 02/04/2019), n.9064
sul ricorso 21681-2017 proposto da:
T.V., quale socio accomandatario e successore di
T. CENTER SAS DI T.V. & C., elettivamente
domiciliato in ROMA, PIAZZA DON MINZONI 9, presso lo studio
dell’avvocato ENNIO LUPONIO, rappresentato e difeso dall’avvocato
BRUNO CAMILLERI;
ENEL ENERGIA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
dell’avvocato ORAZIO GIUSEPPE LAGOTETA, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 348/2017 del TRIBUNALE di BENEVENTO,
Con sentenza del 27/2/2017 il Tribunale di Benevento, in accoglimento del gravame interposto dalla società Enel Energia s.p.a. e in conseguente integrale riforma della pronunzia G. di P. Colle Sannita n. 560 del 2012, ha rigettato la domanda nei confronti della medesima proposta dal sig. T.V., quale socio accomandatario e successore della società T. Center di T.V. & C. s.a.s., di restituzione della somma corrisposta alla società Enel Energia s.p.a. per l’installazione del contatore e “di ogni onere successivo sostenuto e non dovuto, oltre il risarcimento del danno”.
Avverso la suindicata pronunzia del giudice dell’appello il T., nella qualità, propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo, illustrato da memoria.
Resiste con controricorso la società Enel Energia s.p.a..
Con unico motivo il ricorrente denunzia “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Va anzitutto osservato che i motivi risultano formulati in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che il ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (es., al “contratto di fornitura di energia elettrica con Enel Energia s.p.a…. in data 7.03.2008”, al “bonifico bancario del 2.05.2008”, ai “ripetuti solleciti dell’11.04.2008, 15.12.2008 e 5.05.2009 (doc. 2, 4 e 5), inoltrati a mezzo raccomandata e fax”, alla “nota del 19.01.2010″, all'”atto di citazione notificato in data 26.02.2010″, all'”espletata istruttoria”, alla sentenza del giudice di prime cure, all'”atto di citazione del 26.06.2012″, alla propria comparsa di costituzione e risposta nel giudizio di gravame, agli “atti del giudizio”, alla “prova testimoniale”, alle “note del 21.04.2010 e del 22.04.2010”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Non può per altro verso sottacersi che, al di là della formale intestazione del motivo, il ricorrente prospetta in realtà doglianze di vizio di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), nel caso ratione temporis applicabile, sostanziantesi nel mero omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche come nella specie l’omesso e a fortiori l’erronea valutazione di determinate emergenze probatorie (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, conformemente, Cass., 29/9/2016, n. 19312).
Per tale via, infatti, come sì è sopra osservato,, lungi dal censurare la sentenza per uno dei tassativi motivi indicati nell’art. 360 c.p.c., il ricorrente in realtà sollecita, contra ius e cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).
Il ricorrente va altresì condannato, ricorrendone i presupposti (cfr. Cass., Sez. Un., 13/9/2018, n. 22405), al pagamento della somma equitativamente liquidata in dispositivo ex art. 96 c.p.c., comma 3.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.000,00, di cui Euro 800,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore del contro ricorrente, nonchè al pagamento della somma di Euro 1.000,00 ex art. 96 c.p.c., comma 3.

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 sentenza 
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 art. 96
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