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Timestamp: 2018-10-16 19:19:29+00:00

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La Guerra di Segrate e il Lodo Mondadori
Questa è la storia del Lodo Mondadori, un episodio della cosiddetta Guerra di Segrate, un acerrimo scontro giudiziario-finanziario tra due imprenditori italiani, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, per il possesso della Arnoldo Mondadori Editore, nota casa editrice italiana. Per estensione, l'espressione "lodo Mondadori" viene utilizzata anche per indicare tutta la successiva vicenda giudiziaria riguardante il pagamento di tangenti per ottenere un lodo favorevole alla parte di Berlusconi; il processo che è scaturito dalla vicenda, infatti, ha visto tra gli imputati lo stesso Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori, tra cui Cesare Previti.
Nonostante il successo giudiziario, le cose si complicano per Berlusconi quando i direttori e i dipendenti di alcuni giornali si ribellano al suo nuovo proprietario; nella vicenda interviene il presidente del consiglio dell'epoca, Giulio Andreotti, che convoca le parti e le invita a trovare un accordo di transazione. Come mediatore tra le parti, Carlo Caracciolo, con il placet di Andreotti, chiama l'imprenditore ed editore Giuseppe Ciarrapico. Ciarrapico riesce quindi a raggiungere un accordo secondo il quale la Repubblica, L'Espresso e alcuni quotidiani e periodici locali tornano alla CIR, mentre Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest, che riceve 365 miliardi di lire come conguaglio per la cessione delle testate all'azienda di Carlo De Benedetti.
Le indagini si concentrano sui movimenti di una società off-shore di Silvio Berlusconi, la All Iberian. Il 14 febbraio 1991 la All Iberian emette un bonifico di 2.732.868 dollari americani (circa 3 miliardi di lire italiane) al conto chiamato Mercier di Cesare Previti, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade di Giovanni Acampora (anch'egli avvocato Fininvest). Questi il 1º ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li storna in due operazioni (11 e 16 ottobre) sul conto di Attilio Pacifico (altro avvocato Fininvest). Pacifico preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l'accusa, è Vittorio Metta. Il giudice Metta nei mesi successivi dimostra un'enorme liquidità (acquista e ristruttura un appartamento e compra una nuova auto) soprattutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi si dimette dalla magistratura; inizia a collaborare come avvocato, insieme alla figlia Sabrina, nello studio Previti.
Previti parla di quei tre miliardi di lire definendoli come semplici servizi e prestazioni professionali che in qualità di avvocato di Finivest egli avrebbe svolto. Il giudice si difende asserendo di aver ricevuto una importante somma di denaro in eredità.
Sentenze per le tangenti
Silvio Berlusconi, Previti, Pacifico, Metta e Acampora vengono prosciolti dall'accusa di corruzione dal Gup Rosario Lupo. La procura impugna il proscioglimento.
La quinta sezione della Corte d'Appello emette la sentenza sul ricorso per il Lodo Mondadori. Per Previti, Pacifico, Acampora e Metta si rovescia il proscioglimento e sono rinviati a giudizio.
Cesare Previti - 11 anni
Giovanni Acampora - 5 anni e 6 mesi.
Silvio Berlusconi - Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato dopo le attenuanti generiche.
Tutti assolti per la parte relativa al lodo Mondadori "perché il fatto non sussiste". Condannati per la vicenda Imi/Sir.
Annullata la sentenza d'appello del 2005. Si ordina il rifacimento del processo. Confermata la sentenza d'appello per la vicenda Imi/Sir.
Causa Civile, Tribunale di Milano (2009)
Non riguarda direttamente la corruzione e le tangenti, bensì il danno economico derivante dal fatto che il lodo è stato da esse viziato: è dunque logica conseguenza della condanna in cassazione del 2007. Il 3 ottobre 2009 viene emessa la sentenza di primo grado: la Fininvest di Berlusconi deve risarcire 749,9 milioni di euro alla CIR di De Benedetti per danno patrimoniale da «perdita di possibilità. «Grazie alla sentenza ingiusta resa dalla Corte d'Appello di Roma, la Fininvest poté trattare con la CIR da posizioni di forza».
Il 15 ottobre il giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza, è oggetto di un servizio di Mattino 5 che scatena molte polemiche.
Nel marzo 2010 Corte d'appello di Milano rileva che il giudice Raimondo Mesiano aveva condannato la Fininvest senza avvalersi di un parere da parte di un consulente tecnico d'ufficio. Dispone quindi una perizia. Viene nominato un pool di consulenti, composto dal professor Luigi Guatri (ex rettore dell'università Bocconi), da Maria Martellini (docente di Economia e gestione delle imprese nell'Università di Brescia), e da Giorgio Pellicelli (prof. ordinario alla Facoltà di economia nell'Università di Torino). I periti sono incaricati di stabilire: "se e quali variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio fra le parti, siano intervenute tra il giugno del 1990 e l'aprile del 1991, con riguardo agli andamenti economici delle stesse e [all']evoluzione dei mercati dei settori di riferimento".
Il 22 settembre 2010 viene depositata la consulenza tecnica d'ufficio. Gli esperti, dopo aver evidenziato un "errore " di calcolo, ricalcolano il danno riducendolo. Dalla perizia depositata risulta che il danno subito da CIR in occasione dell'accordo dell'aprile 1991 per la spartizione dei beni di Mondadori, Espresso e Repubblica è più basso del 30-35% rispetto a quello indicato nella sentenza di primo grado.
Per chiudere inserisco questa :lolA:
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