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Timestamp: 2019-12-13 06:26:02+00:00

Document:
Giurisprudenza - CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 29 novembre 2019, n. 31279
Licenziamento - Indennità di ingiustificato licenziamento - Indennità di mancato preavviso - Mancato riconoscimento della qualifica di dirigente - Differenze retributive - Accertamento demansionamento e mobbing - Risarcimento danno biologico, alla professionalità e/o danno da perdita di chances
4. Per quanto interessa in questa sede, la Corte di appello di Genova accertava in primo luogo, nel riconoscere all’odierno resistente la qualifica dirigenziale a far data dal 1.1.2000, che le mansioni affidate al P. rivelavano un livello di autonomia e di potere decisionale di grado elevato e che a lui fosse stato affidato il compito non solo di attuare, ma anche di promuovere gli obiettivi dell’impresa, per cui tali mansioni corrispondevano alle previsioni della contrattazione collettiva riguardanti i dirigenti e dovevano considerarsi superiori a quelle dei c.d. "quadri", le cui mansioni, pur di alto livello, non assurgono a quello stesso grado di autonomia e di potere decisionale.
4. Come si accennava, la Corte di appello di Genova accertava in primo luogo, nel riconoscere all’odierno resistente la qualifica dirigenziale, che le mansioni affidate al P. rivelavano un livello di autonomia e di potere decisionale di grado elevato e che a lui fosse affidato il compito non solo di attuare, ma anche di promuovere gli obiettivi dell’impresa, per cui tali mansioni corrispondevano alle previsioni della contrattazione collettiva riguardanti i dirigenti e dovevano considerarsi superiori a quelle dei c.d. "quadri", le cui mansioni, pur di alto livello, non assurgono allo stesso grado di autonomia e di potere decisionale.
7. Secondo la ricorrente la sentenza impugnata valorizza esclusivamente l’ampiezza dei poteri affidati al P. senza adeguatamente verificarne l’autonomia sulla base della consistenza del vincolo di subordinazione gerarchica che ne condizionava, di fatto, le possibilità (ed i poteri) di iniziativa autonoma e la struttura dei rapporti, paritari o meno, con dirigenti dell’impresa, o, in altri casi, traendo dalle specifiche mansioni la presunzione di un’autonomia e di una facoltà d’iniziativa autonoma che esse non hanno necessariamente. Si sottolinea in particolare dalla ricorrente che per quanto spettasse al P. la definizione del piano pluriennale e del bilancio ("budget") annuale, tali attività erano sottoposte all’approvazione dell’Amministratore Unico, per cui mancava in realtà un vero potere decisionale in capo al resistente. Inoltre diverse altre circostanze valorizzate dalla Corte di merito nel raggiungimento del suo convincimento, come la gestione del personale, la possibilità di intervenire con azioni correttive e pianificazioni, la procura speciale per la delicata negoziazione relativa all’acquisto di un ramo di azienda della società terza Nuovo Pignone s.p.a., il potere di dare disposizioni bancarie per l’accredito delle retribuzioni mensili del personale di una delle società delle quali la gestione era in cura, per importi di rilevante entità, non potevano considerarsi conferenti nel riconoscere l’autonomia e l’ampiezza di poteri necessaria per la configurazione della qualifica dirigenziale.
8. Il giudice di appello, che non ha omesso di valutare il tratto caratteristico della figura del dirigente d'azienda, consistente nella autonomia e discrezionalità delle scelte decisionali in grado di incidere sugli obiettivi aziendali, ne ha desunto la sussistenza dalle caratteristiche della struttura organizzativa aziendale e dell'unità - diretta dall'attuale resistente, cioè il Centro Servizi Area Centro Nord, con sede centrale ubicata a Genova e presidi permanenti e/o sportelli itineranti dislocati sul territorio di competenza costituito dalle regioni Liguria, Emilia Romagna e Toscana, quindi atta ad integrare un'area.
9. La qualificazione giuridica del rapporto controverso, operata dal giudice di merito, è censurabile in sede di legittimità soltanto in ordine ai criteri generali ed astratti applicati, mentre costituisce apprezzamento di fatto, insindacabile in detta sede se sorretto da motivazione adeguata ed esente da vizi logici e giuridici, la valutazione delle circostanze ritenute in concreto idonee a far rientrare il rapporto nell'uno o nell'altro schema (quadro super o dirigente).
10. La soluzione della sentenza impugnata è conforme a diritto, atteso che negli assetti organizzativi delle imprese, se di rilevanti dimensioni, ben possono coesistere dirigenti di diverso livello (cfr. Cass. n. 12860 del 1988, conf. n. 14885 del 2000, v. pure Cass. n. 6393 del 1998 e n. 3981 del 2016). La previsione di una pluralità di dirigenti (a diversi livelli, con graduazione di compiti), tra loro coordinati, è ammissibile in organizzazioni aziendali complesse, in riferimento a prassi aziendali ed alla concreta organizzazione degli uffici, purché sia fatta salva anche nel dirigente di grado inferiore un'ampia autonomia decisionale circoscritta dal potere direttivo generale di massima del dirigente di livello superiore (cfr. Cass. n. 8650 del 2005).
11. Come affermato da Cass. n. 8842 del 1987, con soluzione qui condivisa e ribadita, con riguardo alla qualifica di dirigente, pur essendo possibile, nell'ambito della stessa azienda, una pluralità di dirigenti, di diverso livello, tra loro legati da vincolo di gerarchia, deve però trattarsi di una dipendenza molto attenuata, in quanto caratterizzata da ampia autonomia nelle scelte decisionali del dirigente subordinato per la realizzazione degli obiettivi della impresa, sicché il vincolo gerarchico si traduce in un'attività di controllo o di coordinamento di direttive relative ad una sfera generalmente più limitata, facente capo al dirigente sovraordinato quale costituente tramite diretto della volontà dell'imprenditore (v. pure Cass. n. 1151 del 1998, n. 10285 del 1998).
12.1 tratti caratteristici sopra descritti ricorrono alla stregua della ricostruzione fattuale compiuta dal giudice di merito, per cui deve concludersi che l'operazione di sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta è stata correttamente condotta dalla Corte territoriale nella sentenza impugnata.
15. Con essa la ricorrente affronta la stessa questione sollevata con il primo motivo, cioè il riconoscimento della qualifica dirigenziale al P., sotto un diverso angolo visuale, quello cioè della motivazione, che sarebbe apparente, quindi inferiore al "minimo costituzionale richiesto dall’art. Ili della Costituzione.
16. Alla luce del testo dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., nella formulazione novellata dal comma 1, lett. b), dell'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modifiche nella legge 7 agosto 2012, n. 134, applicabile nella specie ratione temporis, non è più configurabile il vizio di insufficiente e/o contraddittoria motivazione della sentenza, atteso che la norma suddetta attribuisce rilievo solo all'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, non potendo neppure ritenersi che il vizio di contraddittoria motivazione sopravviva come ipotesi di nullità della sentenza ai sensi del n. 4) del medesimo art. 360 cod. proc. civ. (Cass., ord., 6/07/2015, n. 13928; v. pure Cass., ord., 16/07/2014, n. 16300) e va, inoltre, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (Cass., ord., 8/10/2014, n. 21257). E ciò in conformità al principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 8053 del 7/04/2014, secondo cui la già richiamata riformulazione dell'art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 delle preleggi, come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione.
17. Pertanto, è denunciabile in cassazione, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 4 cod.proc.civ., solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.

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