Source: https://www.laleggepertutti.it/200649_allontanamento-momentaneo-dal-lavoro-si-perde-il-posto
Timestamp: 2018-06-21 10:27:47+00:00

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Allontanamento momentaneo dal lavoro: si perde il posto?
Lo sai che? Allontanamento momentaneo dal lavoro: si perde il posto?
Abbandono del posto di lavoro: il licenziamento è giustificato solo quando il comportamento è connotato da particolare gravità per aver messo in pericolo i beni aziendali o i clienti.
Durante il normale orario di lavoro ti sei allontanato momentaneamente dal posto: tutto è durato solo qualche minuto, il tempo necessario a recarti al bar di fronte. Avevi infatti un appuntamento con un parente a cui consegnare una busta importante. Hai comunque avvisato i tuoi colleghi che ti saresti assentato solo per poco, in modo tale da non risultare del tutto “assente” e irreperibile. Il caso ha voluto che il parente abbia portato qualche minuto di ritardo e che tu, dopo uno scambio di convenevoli e di saluti, sia tornato al lavoro poco più tardi del previsto. Ma non tanto da non poter recuperare il lavoro giornaliero e stare “in linea coi tempi”. Fatto sta, però, che il capo ti ha visto: proprio in quel momento passava davanti al bar e, notando la tua presenza, si è insospettito. Ha fatto delle domande ai tuoi colleghi e ha raccolto informazioni sul tuo conto. Il tuo timore è che voglia licenziarti. Così ti chiedi se per un allontanamento momentaneo dal lavoro si perde il posto. La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una sentenza di ieri [1]. La pronuncia è importante perché modifica un precedente orientamento sposato solo un anno prima. Vediamo dunque se è possibile il licenziamento per chi abbandona il posto di lavoro.
Differenza tra abbandono del posto e allontanamento
La giurisprudenza ha sempre messo una linea di demarcazione tra abbandono del posto di lavoro e semplice allontanamento:
l’abbandono del posto di lavoro è caratterizzata dalla definitività del comportamento: è il caso del dipendente che esce prima dell’orario di chiusura o che entra e, dopo aver timbrato il cartellino, si reca altrove per non più tornare in azienda;
l’allontanamento dal posto di lavoro è invece sempre momentaneo e caratterizzato dalla temporaneità: è il caso del dipendente che si assenta per qualche minuto per andare al bar o che si reca in banca a prelevare una pensione per poi tornare in azienda.
L’orientamento della Cassazione è sempre stato quello di ritenere l’abbandono del posto di lavoro più grave del semplice allontanamento. Quest’ultimo non configurerebbe mai – secondo tale interpretazione che risale al 2016 [2] – una causa di licenziamento.
Al contrario l’abbandono potrebbe essere una giusta causa di licenziamento, ma non sempre; lo sarebbe solo se:
ne deriva un pregiudizio all’incolumità delle persone o alla sicurezza dei beni (si pensi a un dipendente addetto alla sorveglianza di un macchinario particolarmente pericoloso o al guardiano di un reparto di un supermercato con compiti di controllo anti-taccheggio [3]);
il dipendente ha mansioni di custodia o sorveglianza [4]: si pensi a un lavoratore addetto a mansioni di guardia giurata di un istituto di credito.
Allontanamento dal posto di lavoro: scatta il licenziamento?
Con la sentenza di ieri, invece, la Cassazione adotta un’interpretazione più rigorosa riconoscendo la possibilità di licenziamento anche nel caso di semplice abbandono del posto di lavoro. Ma tale ipotesi è confinata ai casi più gravi. In particolare, il giudice, prima di convalidare il licenziamento impugnato dal dipendente che si è assentato momentaneamente dalla sedia deve prima valutare due circostanze:
sul piano oggettivo, e cioè come «totale distacco dal bene da proteggere»: tanto più è vicino il luogo ove si è recato il dipendente rispetto all’azienda ove svolge l’attività, tanto meno grave è la sua condotta. Il fatto di poter “controllare a distanza” il proprio posto e poter intervenire in qualsiasi momento di richiamo o di necessità rende la condotta, pur sempre illecita, non passibile di licenziamento;
sul piano soggettivo, da intendersi quale «coscienza e volontà» dell’abbandono, «indipendentemente dalle finalità perseguite». È cioè irrilevante il motivo dell’allontanamento.
Il giudice deve quindi tenere conto di tutte le circostanze del caso concreto, nonché di eventuali precedenti disciplinari del lavoratore, al fine di stabilire se il comportamento di quest’ultimo sia suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento. Solo se il dipendente dimostra una scarsa inclinazione all’attuazione delle direttive del datore e degli obblighi contrattuali, secondo diligenza e buona fede, potrebbe scattare il licenziamento; in ogni caso va sempre valutata sia la durata dell’allontanamento (elemento oggettivo) che la reiterazione del comportamento (elemento soggettivo). In altre parole, per l’allontanamento dal posto avvenuta in una sola occasione o comunque sporadicamente non si può essere licenziati. Per quella di più giorni, invece, bisognerà valutare l’indole del dipendente.
[1] Cass. sent. n. 9121/18 del 13.04.2018.
[2] Cass. sent. n. 10015/16.
[3] Cass. sent. n. 9840/2002.
[4] Cass. sent. n. 23409/2017; n. 23378/2014; n. 18811/2012.

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