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Timestamp: 2020-05-29 10:24:48+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 16 luglio 2019, n. 19010 - Il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o con l'avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell'amministrazione - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 16 luglio 2019, n. 19010 – Il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o con l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell’amministrazione
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 16 luglio 2019, n. 19010
Tributi – Contenzioso tributario – Eccezione di omessa notifica della cartella di pagamento – Prova della notificazione – Relata contenente i riferimenti alla cartella, matrice o estratto di ruolo – Legittimità
Deve ritenersi, pertanto ammissibile la prova della notificazione mediante produzione, ove il concessionario opti per tali forme di notificazione, della relata (che contiene riferimenti alla cartella) separatamente dalla copia della cartella, della matrice o dell’estratto di ruolo
1. – S.G. ha impugnato diciassette estratti di ruolo emessi da Equitalia deducendone la nullità per mancanza di un titolo esecutivo valido e regolarmente notificato.
2. – Il ricorso del contribuente è stato accolto e, proposto appello, la CTR ha confermato la decisione di primo grado, con sentenza depositata il 22.10.2013.
3. – Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione Equitalia, affidandosi a due motivi. Si costituisce il contribuente con controricorso.
4. – Con il primo motivo di ricorso Equitalia deduce la violazione di legge perché il ruolo è atto non autonomamente impugnabile.
La ricorrente è consapevole che l’attuale indirizzo interpretativo di questa Corte è nel senso di ritenere a impugnabile il ruolo deducendo il difetto di notifica della cartella, così recuperandosi gli strumenti di impugnazione avverso la cartella non notificata (Cass. sez. un. 19704/2015; Cass. 12894/2018; Cass. 5443/2019). Tuttavia la parte ritiene che questo orientamento della Suprema Corte non poteva essere “invocato dalla sentenza impugnata non essendo quello del tempo”. Si tratta di una argomentazione inaccettabile perché gli indirizzi interpretativi della Cassazione non sono leggi, per le quali sole si può invocare il principio della irretroattività. Ogni giudice è libero di dare la propria interpretazione della norma, avendo la Corte di Cassazione una funzione normofilattica non vincolante e non di rado avviene che orientamenti formatisi tra i giudici di merito vengano poi ritenuti corretti anche dalla Corte di Cassazione, ovvero anche che la Corte di Cassazione esprima orientamenti diversi e anche contrastanti nel tempo.
5. – Con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione di legge in relazione all’art. 26 del DPR 602/1973, esponendo che la CTR ha volto argomenti generici e non condivisibili sulla non idoneità dei documenti prodotti da essa ricorrente al fine di dimostrare la avvenuta notifica delle cartelle.
La CTR ha ritenuto non sufficienti le copie delle relate depositate da Equitalia perché non apposte in calce all’atto, perché prodotte in fotocopia e non autenticate come conformi all’originale, perché le relate non indicano il nome del destinatario della cartella e infine perché non sono stati depositati gli originali delle cartelle impugnate complete di relata di notifica o in alternative le copie conformi.
Il motivo è fondato. La CTR non tiene conto della peculiarità della cartella, che è la stampa del ruolo in unico originale notificata alla parte e delle modalità della sua notificazione, e non tiene conto del fatto che sui documenti prodotti da Equitalia risulta la c.d. matrice della cartelle. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, l’art. 26 dpr 602/73 prevede che il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o con l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell’amministrazione (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 6395 del 19/03/2014 Sez. 5, Sentenza n. 14327 del 19/06/2009). Quindi, quanto alle modalità con cui si debba fornire la prova, questa Corte si è già espressa nel senso che non sussiste un onere, in capo al concessionario, di produrre in giudizio la copia integrale della cartella. Tale obbligo, in particolare, non discende dal richiamato art. 26 co. 4 del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, che peraltro prevede, a fini amministrativi, la conservazione di copia della cartella in alternativa alla “matrice” la quale è l’unico documento che resta nella disponibilità dei concessionario. Deve ritenersi, pertanto ammissibile la prova della notificazione mediante produzione, ove il concessionario opti per tali forme di notificazione, della relata (che contiene riferimenti alla cartella) separatamente dalla copia della cartella, della matrice o dell’estratto di ruolo (Cass. n. 15784/2017).
Di questi principi la CTR non ha fatto corretta applicazione e ha quindi erroneamente ritenuto non provata la notificazione delle cartelle di pagamento.
Infine si osserva che il controricorrente come “replica al terzo motivo” e in via subordinata prospetta una eccezione di prescrizione e decadenza, perché le cartelle di cui si tratta, pur se notificate, non lo sarebbero state nei termini di legge. Si tratta di eccezioni che la parte avrebbe dovuto sollevare impugnando le singole cartelle. Notificate le cartelle e decorso il termine per la impugnazione, esse sono divenute definitive.
Il ricorso di Equitalia è pertanto da accogliere con la conseguente cassazione della sentenza impugnata e, non essendo necessari altri accertamenti in fatto, la causa può decidersi nel merito, rigettando l’originario ricorso del contribuente.
Le spese del giudizio di merito si compensano stante il progressivo consolidamento della giurisprudenza in materia mentre le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza del contribuente e si liquidano come da dispositivo.
Compensa le spese dei gradi di merito e condanna S.G. alle spese del giudizio di legittimità che liquida in euro 2.000,00 oltre accessori di legge e rimborso forfetario.
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 art. 26
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