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Timestamp: 2020-07-06 23:18:08+00:00

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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 12095 depositata il 13 giugno 2016 - In materia di illegittimo licenziamento collettivo, nell’ipotesi in cui vi è la violazione delle procedure, il giudice dichiara risolto il rapporto di lavoro e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva; invece, nel caso in cui vi è la violazione dei criteri di scelta, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 12095 depositata il 13 giugno 2016 – In materia di illegittimo licenziamento collettivo, nell’ipotesi in cui vi è la violazione delle procedure, il giudice dichiara risolto il rapporto di lavoro e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva; invece, nel caso in cui vi è la violazione dei criteri di scelta, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 12095 depositata il 13 giugno 2016
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO – LICENZIAMENTO COLLETTIVO – VIOLAZIONE DELLE PROCEDURE – VIOLAZIONE DEI CRITERI DI SCELTA – REGIMI SANZIONATORI DIVERSI
1.- Con sentenza del 15 settembre 2014, la Corte di Appello di Bologna, in sede di reclamo L. 92/2012, art. 1, comma 58, ha confermato la pronuncia di primo grado la quale, accertata la violazione da parte della SCM Group Spa della procedura di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9, aveva dichiarato risolto il rapporto di lavoro con S.R. a far data dal licenziamento intimato in data 22 dicembre 2012 ed aveva condannato la società a corrispondere alla lavoratrice una somma pari a 20 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, a titolo di indennizzo ai sensi della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 7, come novellato dalla L. n. 92 del 2012.
Invece, circa la comunicazione L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9, la Corte bolognese ne ha confermato l’incompletezza, “atteso che la società SCM Group ha certamente redatto una graduatoria anche con specifico riferimento alla posizione della S., indicando i nominativi di tutti i lavoratori posti a confronto con la stessa, ma poi non ha indicato per ciascuno di detti lavoratori nè i singoli punteggi loro attribuiti in applicazione dei singoli criteri di scelta adottati nè il punteggio finale complessivo da essi conseguito”.
2.- Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione S.R. con quattro motivi. SCM Group Spa ha resistito con controricorso. Parte ricorrente ha depositato memoria art. 378 c.p.c. inammissibile perchè pervenuta fuori termine.
Ma detto vizio non può essere denunciato, per i giudizi di appello instaurati successivamente alla data sopra indicata (richiamato d.l. 83/2012, art. 54, comma 2) – come nella specie – con ricorso per cassazione avverso la sentenza d’appello che conferma la decisione di primo grado qualora il fatto sia stato ricostruito nei medesimi termini dai giudici di primo e di secondo grado (art. 348 ter ult. co. c.p.c.).
La disposizione è applicabile anche al reclamo disciplinato dalla L. 92/2012, art. 1, commi da 58 a 60, che ha natura sostanziale di appello, dalla quale consegue la applicabilità della disciplina generale dettata per le impugnazioni dal codice di rito, se non espressamente derogata (in tal senso Cass. n. 23021 del 2014; conforme: Cass. n. 4223 del 2016).
Il requisito di natura contenutistica (v. Cass. sez. un., n. 28547 del 2008) per essere assolto postula sia che il documento venga specificamente indicato nel ricorso, sia che si dettagli in quale sede processuale risulti prodotto, “poichè indicare un documento significa necessariamente, oltre che specificare gli elementi che valgono ad individuarlo, dire dove nel processo è rintracciabile” (cfr. Cass., sez. un., n. 7161 del 2010).
Il doppio onere della localizzazione e della trascrizione ha avuto seguito nella giurisprudenza successiva (tra le altre v. Cass. n. 6937 del 2010; Cass., sez. 6, n. 4220 del 2012). In particolare, circa l’indicazione della sede processuale ove i documenti risultino prodotti, è stato sovente ribadito che è al riguardo necessario che si provveda anche alla relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (Cass. n. 8569 del 2013) con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, rispettivamente acquisito o prodotto in sede di giudizio di legittimità (v. Cass. n. 12239 del 2007; Cass. n. 26888 del 2008; Cass. n. 22607 del 2014). Quanto poi alla trascrizione dei contenuti si è detto in generale che “l’onere di specificazione non concerne solo il cd. contenente, cioè il documento o l’atto processuale come entità materiale, ma anche il cd. contenuto, cioè quanto il documento o l’atto processuale racchiudono in sè e fornisce fondamento al motivo di ricorso. Sotto questo profilo l’onere di indicazione si può adempiere trascrivendo la parte del documento su cui si fonda il motivo o almeno riproducendola indirettamente in modo da consentire alla Corte di cassazione di esaminare il documento o l’atto processuale proprio in quella parte su cui il ricorrente ha fondato il motivo, sì da scongiurare un inammissibile soggettivismo della Corte nella individuazione di quella parte del documento o dell’atto su cui il ricorrente ha inteso fondare il motivo” (in termini: Cass. n. 22303/2008; conformi: Cass. n. 2966 del 2011; Cass. n. 15847 del 2014; Cass. n. 18024 del 2014). Anche ove non si vogliano pretendere pedisseque riproduzioni integrali, chi fonda il ricorso per cassazione su uno o più documenti ha quanto meno l’onere di indicare nell’atto “il contenuto rilevante del documento stesso” (Cass. n. 17168 del 2012).
Poichè il ricorso per cassazione risulta nella specie notificato in data 14 aprile 2014 occorre dare atto della sussistenza dei presupposti di cui al d.p.r. 115/2002, art. 13, comma 1quater, come modificato dalla l. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.
Ai sensi del d.p.r. 115/2002, art. 13, comma 1quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
CORTE COSTITUZIONALE - Sentenza 23 aprile 2018, n. 86 - utela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo - Indennità risarcitoria dal giorno del licenziamento sino alla effettiva reintegrazione

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 1
 art. 4
 art. 18
 art. 4
 sentenza 
 art. 378
 art. 54
 sentenza 
 art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 13
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