Source: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=4399&lang=de
Timestamp: 2020-04-03 08:01:12+00:00

Document:
MASSA LOMBARDA 19.05.1944
Località Massa Lombarda, Massa Lombarda, Ravenna, Emilia-Romagna
Descrizione: Nell’aprile del 1944 si registra un inasprimento dello scontro da parte di tutti i contendenti. Le disposizioni partigiane parlano di «sterminio» dei fascisti, ma già a fine mese si comprende la necessità di regolamentare gli attacchi a questi ultimi perché «ognuno che uccida si senta un giustiziere e non un assassino». Secondo tale prospettiva, i fascisti di grado minore, prima di essere assaliti, devono essere “giudicati” dal comitato provinciale di Liberazione o dai tribunali partigiani per atti quali lo spionaggio, l’accaparramento e per le violenze e i crimini commessi contro antifascisti e civili. Nel frattempo, il 7 aprile Kesselring dirama una serie di ordini che prevedono azioni pianificate contro le bande, garantiscono l’impunità per interventi «troppo decisi» e indicano alcune procedure da seguire come l’arresto, senza distinzioni sociali o personali, di civili presenti sul luogo dell’azione partigiana. Il 18 aprile, anche il Comando Provinciale di Novara della Gnr invia una circolare a tutti gli uffici dipendenti relativa alla conduzione della lotta contro i banditi in cui si riafferma il concetto di “responsabilità collettiva” definita però sulla base delle appartenenze politiche piuttosto che sulla base dell’effettiva partecipazione alle azioni partigiane. In seguito all’introduzione di questo concetto, unitamente al mancato riconoscimento dei partigiani come combattenti regolari, la lotta antipartigiana diviene anche lotta contro i civili. Lo scontro viene riportato tra “fascisti” e “non-fascisti”, ovvero tra “italiani” e “traditori”.
La strage del 19 maggio si inserisce in questo contesto.
Il 21 maggio la questura di Ravenna segnala i recenti atti di “violenza mortale” compiuti a Massa Lombarda:
«Alle ore 12 del 19 in Massalombarda [sic], mentre Dal Pozzo Giovanni, segretario di quel fascio repubblicano, rincasava, veniva ucciso con numerosi colpi di rivoltella sparati da 4 sconosciuti montati in bicicletta che si dileguavano verso Imola. Forza di polizia procedeva al fermo di numerosi elementi sospetti. Verso le ore 17 dello stesso giorno pure in Massalombarda [sic], elementi fascisti, contrariamente alle direttive del commissario federale, uccidevano per rappresaglia l’industriale Chiarini Arturo e Dalle Vacche Ettore e ferivano inoltre gravemente un fratello di quest’ultimo a nome Leo, che decedeva oggi. D’ordine del capo della provincia ho disposto per l’identificazione e l’arresto degli autori».
Secondo le indagini dell’UPI:
«l’uccisione dei fratelli Dalle Vacche e del Chiarini si suppone sia stata operata, per ritorsione, da fascisti provenienti da frazioni e comuni viciniori a Massalombarda [sic], per vendicare l’uccisione del fascista Dal Pozzo. […] Gli assassini incendiarono anche l’abitazione dei fratelli Dalle Vacche arrecando un danno di 250.000 lire».
Sono le 12.30 del 19 maggio quando Baccarini Santa, Borghi Emma, Valentinotti Santina si trovano tutte e tre alla finestra dell’abitazione di Santa. Ad un certo momento odono dei colpi di arma da fuoco e poco dopo vengono a sapere che è stato ucciso il segretario del fascio repubblicano Dal Pozzo mentre stava rincasando. Dal Pozzo era noto per essere stato tra gli autori dell'uccisioni, compiute a Faenza, di Violani Pietro, il 9 febbraio, e dei tre ostaggi fucilati l'11 febbraio.
Poco dopo gli spari, la sorella dell’ucciso, Dal Pozzo Ilde, esce da casa e nel dirigersi verso quella dei fratelli Dalle Vacche, vede le tre donne e le invita a ritirarsi dalla finestra dando loro delle comuniste. Non molto tempo dopo arrivano anche vari brigatisti. Santa, Emma e Santina si riaffacciano alla finestra e vedono Camorani Francesca e Ghetti Evarista, cognata di Dal Pozzo , incitarli ad incendiare l’abitazione dei fratelli Dalle Vacche.
Il vicesegretario del fascio massese, Renier Mario, dopo aver ordinato a tutte le persone di ritirarsi in casa, si dirige a casa dei Dalle Vacche. Sono circa le 13.30 e insieme con Falconi Luciano e un altro milite, sta cercando i fratelli Ettore e Leo. Perquisisce la casa ma non li trova.
Allora avvisa Ventura Margherita, moglie di Ettore, che i due uomini si devono presentare entro le 14.00 alla casa del fascio. I fratelli Dalle Vacche sono in un rifugio e non hanno alcuna intenzione di seguire l’invito.
Alle 17.00 sopraggiungono dieci o dodici «fascisti tutti sconosciuti all’infuori di “Piretta”», Vistoli Antonio del fascio repubblicano di Lugo. Si tratta di una squadra di repubblicani di Lugo, capeggiata dallo stesso Vistoli. Perquisiscono nuovamente la casa, asportano un apparecchio radio ricevente, un orologio Zenith, un quintale di carne di maiale, alcune bottiglie di vino e £. 2.000. Poi appiccano fuoco all’abitazione. Margherita sta cercando di salvare qualche masserizia. Vede Renier ritornare e protestare per l’azione compiuta. I fascisti, che Margherita non conosce, gli chiedono chi sia e gli intimano di allontanarsi.
Margherita si sposta sulla strada e da lì sente la voce del cognato Leo e una scarica d’arma da fuoco. Si avvicina e vede Ettore morto per un colpo alla testa e Leo ferito gravemente alle gambe, all’addome e alle spalle.
C’è anche Ida, la moglie di Leo. Lei pure non riconosce gli assassini così come non riuscirà a farne i nomi. Leo, due giorni dopo, morirà per le ferite subite.
I Dalle Vacche erano invisi per ragioni politiche ai fascisti repubblicani locali che non avevano cambiato idea neppure quando, in precedenza, in seguito all’arresto di Ettore, Leo aveva versato per la sua liberazione £ 50.000.
Compiuta la vendetta a casa Dalle Vacche, alcuni uomini della stessa squadra, sempre capeggiata dal Vistoli, si portano presso lo stabilimento Esperia di Chiarini Arturo e avuta la sicurezza della sua presenza, lo attendono sulla strada. Chiedono i documenti a un certo Ghini di Forlì giunto in quel mentre in automobile e quando Chiarini esce gli ordinano di seguirli. Dopo quindici, venti passi lo freddano con cinque colpi di pistola e due raffiche di moschetto mitragliatore.
Ad assistere all’assassinio vi sono Bucchi Gino e il nipote Chiarini Veliano. Nessuno dei due riesce a riconoscere gli uccisori, ma Bucchi nota la presenza di Renier e Falconi.
La questura di Ravenna e l’UPI cercano di nascondere al governo centrale la reale portata dell’episodio deresponsabilizzando il commissario federale e attribuendo la responsabilità ad ignoti fascisti che non verranno mai arrestati. La strage è dunque da considerarsi una reazione eccessiva, a quel tempo, rispetto alle indicazioni del governo? Di certo la rappresaglia era pianificata poiché coinvolge più fasci. Non solo. La scelta delle vittime non è affatto casuale. Ad essere uccisi sono industriali sospettati di finanziare il movimento partigiano e tali informazioni implicano una consultazione interna alla federazione fascista. La strage del 19 maggio non è una semplice ritorsione ma una vendetta di sistema.
Inoltre, come altri episodi verificatisi nel territorio massese, la strage ha il carattere di esemplarità, un'esemplarità finalizzata a mantenere l'ordine pubblico ed infatti le azioni partigiane saranno sospese fino al 29 giugno. Tuttavia l'opposizione della popolazione massese non può dirsi più aggressiva di altri contesti, ma le ritorsioni sono più cruente rispetto ad altre compiute altrove negli stessi periodi. Lo scopo dei nazisti e dei fascisti dunque non è quello di eliminare i "banditi", ma di impedire che essi sabotino obiettivi considerati economicamente e militarmente strategici. Massa, infatti, è sede di importanti stabilimenti alimentari la cui produzione deve essere garantita. Inoltre sul suo territorio passa la ferrovia che collega località a nord del fiume Santerno che nel corso dell'inverno-primavera 1945 diverrà linea secondaria di fronte e che pertanto va debitamente allestita. Inoltre è ben collegata con Bologna e non a caso è scelta come sede di un comando divisionale.
Estremi e note penali: Vistoli Antonio è imputato dell'omicidio di Dalle Vacche Ettore e Leo col successivo saccheggio e incendio delle loro abitazioni. Giudicato colpevole, viene condannato all'ergastolo con sentenza dell'11/02/1947 n. 197. Con sentenza del 20 maggio 1949 la corte di cassazione accogliendo il ricorso prodotto nell’interesse del condannato dal difensore annulla la sentenza che precede e rinvia per un nuovo esame alla corte d’assise di Macerata.
Campana Antonio imputato dell'omicidio di Dalle Vacche Ettore e Leo e di Chiarini, è condannato alla pena di morte mediante fucilazione con sentenza del 04/08/45 n. 26 a carico di Antonio Capanna. La sentenza viene eseguita mediante fucilazione alla schiena il 23/12/1945.
Renier Raniero è imputato dell'omicidio di Dalle Vacche Ettore e Leo e di Chiarini Arturo. Giudicato colpevole, viene condannato a ventiquattro anni di reclusione e a tre di libertà vigilata con sentenza del 02/07/1947 n. 107. Con sentenza 30.5.47 la Corte Cassazione annulla e rinvia alla Corte Assise speciale Bologna.
Timoncini Aurelio imputato di aver partecipato all'omicidio dei fratelli Dalle Vacche è giudicato colpevole e condannato all'ergastolo con sentenza del 5/03/1947 n. 208
Turricchia Paolo imputato di aver partecipato alla cattura e uccisione di Dalle Vacche Leo ed Ettore e dell’industriale Chiarini è assolto per insufficienza di prove con sentenza del 9/07/1946 n. 114.
Falconi Luciano imputato di aver partecipato all'uccisione di Dalle Vacche Leo ed Ettore e dell’industriale Chiarini è assolto con sent. 30/10/45 n. 147.
Mondini Aldo è imputato di aver partecipato all'uccisione di Chiarini e di Dalle Vacche Ettore e al saccheggio e incendio della sua casa ma con sent. del 24/03/1947 non si procede poiché il reato di collaborazionismo politico è estinto per amnistia.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-01 07:26:50
1. Chiarini Arturo, industriale.
2. Dalle Vacche Ettore nato il 30/08/1887 a Massa Lombarda, industriale, risulta partigiano volontario nella 28ª Brigata Garibaldi dal 02/02/1944 al 17/05/1944.
3. Dalle Vacche Leo nato il 04/02/1890 a Massa Lombarda, meccanico, risulta partigiano volontario nella 28ª Brigata Garibaldi dal 15/01/1944 al 19/05/1944.
Chiarini Arturo
Dalle Vacche Ettore,
Dalle Vacche Leo
Note responsabile Campana Antonio, imputato di procedimento.
Note procedimento Campana Antonio imputato dell\'omicidio di Dalle Vacche Ettore e Leo e di Chiarini, è condannato alla pena di morte mediante fucilazione con sentenza del 04/08/45 n. 26 a carico di Antonio Capanna. La sentenza viene eseguita mediante fucilazione alla schiena il 23/12/1945.
Antonio Vistoli
Cognome Vistoli
Note responsabile Vistoli Antonio, imputato di procedimento.
Note procedimento Vistoli Antonio è imputato dell\'omicidio di Dalle Vacche Ettore e Leo col successivo saccheggio e incendio delle loro abitazioni. Giudicato colpevole, viene condannato all\'ergastolo con sentenza dell\'11/02/1947 n. 197. Con sentenza del 20 maggio 1949 la corte di cassazione accogliendo il ricorso prodotto nell’interesse del condannato dal difensore annulla la sentenza che precede e rinvia per un nuovo esame alla corte d’assise di Macerata.
Aurelio Timoncini
Cognome Timoncini
Note responsabile Timoncini Aurelio, imputato di procedimento.
Note procedimento Timoncini Aurelio imputato di aver partecipato all\'omicidio dei fratelli Dalle Vacche è giudicato colpevole e condannato all\'ergastolo con sentenza del 5/03/1947 n. 208
Raniero Renier
Nome Raniero
Cognome Renier
Note responsabile Renier Raniero, imputato di procedimento.
Note procedimento Renier Raniero è imputato dell\'omicidio di Dalle Vacche Ettore e Leo e di Chiarini Arturo. Giudicato colpevole, viene condannato a ventiquattro anni di reclusione e a tre di libertà vigilata con sentenza del 02/07/1947 n. 107. Con sentenza 30.5.47 la Corte Cassazione annulla e rinvia alla Corte Assise speciale Bologna.
cippo a via Resistenza 16, Massa Lombarda
Ubicazione: via Resistenza 16, Massa Lombarda
Descrizione: Cippo in via Resistenza 16 a Massa Lombarda
commemorazione a Massa Lombarda
Ubicazione: Massa Lombarda
L. Bergonzini La lotta armata in “L’Emilia Romagna nella guerra di liberazione” a cura di Deputazione Emilia Romagna per la toria della resistenza e della guerra di liberazione, De Donato Editore, Bari, 1975, p. 71.
G. Casadio, La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 2, p. 209.
P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, p. 106.
E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte pp. 28-30.
E. Cavina, Massa Lombarda una città che resiste. Uomini e donne in lotta per le libertà democratiche, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2005, pp. 76-76.
ACS, MI, DGPS, DAG, AG, RSI, b. 6, fasc. 52, relazione del 21 maggio 1944 della questura di Ravenna.
ACS, AF, RSI, GNR, AG, b. 40, fasc. 2 Categoria B3, 81° Legione Ravenna, relazione del 21 maggio 1944 dell’UPI del comando provinciale di Ravenna della GNR.
ASRA, GQ, Categoria A1, b. 1bis, fasc. Camorani Francesca, verbale di interrogatorio di Baccarini Santa, Borghi Emma, Valentinotti Santina del 5 ottobre 1945; b. E-L, fasc. Ghetti Evarista, denuncia dell’11 ottobre 1944 della questura.
ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 30/10/45 n. 147 a carico di Falconi Luciano;
sent. 05/03/47 n. 208 a carico di Renier Mario e Timoncini Aurelio; sent. 02/07/46 n. 107 a carico di Renier Raniero; sent. del l\'11/02/1947 n. 197, a carico di Vistoli Antonio; sent. del 9/07/1946 n. 114 a carico di Turricchia Paolo; sent. del 24/03/1947 a carico di Mondini Aldo; sent. del 04/08/45 n. 26 a carico di Antonio Capanna.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza