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PROTOCOLLO TECNICO DELLE PROCEDURE DI GESTIONE DEI RIFIUTI - PDF
PROTOCOLLO TECNICO DELLE PROCEDURE DI GESTIONE DEI RIFIUTI
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Felice Grimaldi
1 PROTOCOLLO TECNICO DELLE PROCEDURE DI GESTIONE DEI RIFIUTI LIFE+ LOWasteENV/IT/ Deliverable N 14 Technical Protocol on waste management procedures Action C2, Dead-line: 28/02/2013. Con il contributo di
2 Sommario INTRODUZIONE...3 FILIERA DELL OLIO ALIMENTARE...5 PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO...5 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO...6 PARTE III: VALORIZZAZIONE E VENDITA...10 FILIERA del TESSILE...14 PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO...14 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO...15 PARTE III: e VALORIZZAZIONE E VENDITA...19 FILIERA DEGLI INERTI...21 PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO...21 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO...22 PARTE III: e VALORIZZAZIONE E VENDITA...25 AREDO URBANO E ATTREZZATURE LUDICHE...27 PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO...27 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO...27 PARTE III: e VALORIZZAZIONE E VENDITA...29 CENTRI DI RIUSO...31 PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO...31 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO...32 PARTE III: e VALORIZZAZIONE E VENDITA...35 FILIERA della PLASTICA...36 PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO...36 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO...38 PARTE III: e VALORIZZAZIONE E VENDITA...41 PARTE IV: SINTESI ASPETTI NORMATIVI E GESTIONALI DA APPROFONDIRE PER LE FILIERE
3 INTRODUZIONE La gestione operativa delle filiere presenti nel progetto, ossia quella degli oli alimentari esausti, quella del tessile ospedaliero, quella dei centri di riuso, quella degli inerti e infine quella delle bottiglie di plastica, richiede di considerare tre specifici livelli di normativa applicabile: I. La normativa ambientale da valutare per la corretta gestione del processo di recupero, II. I CAM, criteri ambientali minimi per il GPP da valutare per le caratteristiche che dovranno avere i riprodotti affinché possano essere riutilizzati nella Pubblica Amministrazione III. Norme UNI di riferimento da valutare per le caratteristiche che dovranno avere i riprodotti, per la cessazione della qualifica di rifiuto e per la loro commercializzazione 3 I. NORMATIVA AMBIENTALE DI RIFERIMENTO Per l analisi che segue si fa riferimento a: Dlgs 152/2006, parte IV DM 05/02/1998 e s.m.i. II. CRITERI AMBIENTALI MINIMI PER GPP Il Piano d Azione Nazionale rinvia ad appositi decreti emanati dal Ministero dell Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare l individuazione di un set di criteri ambientali minimi per gli acquisti relativi a ciascuna delle seguenti categorie merceologiche": arredi (mobili per ufficio, arredi scolastici, arredi per sale archiviazione e sale lettura) edilizia (costruzioni e ristrutturazioni di edifici con particolare attenzione ai materiali da costruzione, costruzione e manutenzione delle strade) gestione dei rifiuti servizi urbani e al territorio (gestione del verde pubblico, arredo urbano) servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento degli edifici, illuminazione pubblica e segnaletica luminosa) elettronica (attrezzature elettriche ed elettroniche d ufficio e relativi materiali di consumo, apparati di telecomunicazione) prodotti tessili e calzature cancelleria (carta e materiali di consumo) ristorazione (servizio mensa e forniture alimenti) servizi di gestione degli edifici (servizi di pulizia e materiali per l igiene) trasporti (mezzi e servizi di trasporto, Sistemi di mobilità sostenibile) I documenti Criteri Ambientali Minimi o CAM, adottati con Decreto Ministeriale, riportano le indicazioni generali per la razionalizzazione dei consumi e degli acquisti e forniscono delle considerazioni ambientali propriamente dette, collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell appalto, specifiche
4 tecniche, caratteristiche tecniche premianti collegati alla modalità di aggiudicazione all offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell appalto) volte a qualificare ambientalmente sia le forniture che gli affidamenti lungo l intero ciclo di vita del servizio/prodotto. La necessità di passare dal concetto di acquisti verdi a quello di acquisti sostenibili è in linea con il concetto generale di sostenibilità che deve essere inteso nei suoi tre aspetti costituenti: ambientale, sociale ed economico. Perciò, è in via di progressivo rafforzamento nelle esperienze internazionali e comunitarie l introduzione di determinati criteri sociali negli appalti pubblici. E prevedibile che questa tendenza si rafforzi nel prossimo futuro per la crescente sensibilizzazione dell opinione pubblica e delle Pubbliche Amministrazioni sugli effetti perversi che il mancato rispetto di regole e controlli sulle condizioni sociali, con cui si svolgono le attività produttive, provoca sia sulla qualità della vita e sia sulla dignità delle persone nonché sul mercato. A livello nazionale, il Piano d Azione sul GPP, coerentemente con gli indirizzi europei, richiama i tre aspetti della sostenibilità, accogliendo l obiettivo di tutela sociale. In tale prospettiva il Ministero dell Ambiente, riprendendo alcune esperienze internazionali e comunitarie (Svezia, Olanda, Francia, Norvegia, USA), sta sviluppando un approccio basato su un dialogo strutturato fra amministrazioni aggiudicatrici e fornitori aggiudicatari, con l obiettivo di costruire un sistema conoscitivo trasparente dell intera catena di fornitura, permettendo così di verificare che siano effettivamente rispettati i diritti umani fondamentali e gli standard minimi relativi alle condizioni di lavoro, riconosciuti a livello internazionale (le otto convenzioni fondamentali dell Organizzazione Internazionale del Lavoro - ILO, la dichiarazione dei diritti umani, ecc.). A conclusione di questo lavoro sono state elaborate le Linee guida per l inserimento di criteri sociali nei bandi di gara della Pubblica amministrazione. 4 III. NORME UNI Si sono prese in esame le norme specifiche per settore, che verranno evidenziate per ciascuna filiera.
5 FILIERA DELL OLIO ALIMENTARE PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO ORIGINE DEL RIFIUTO La filiera dell olio alimentare esausto viene qui considerata limitatamente all olio alimentare esausto speciale, ovvero derivante da attività produttive e commerciali quali ristoranti e Feste dell Unità. Attualmente il servizio di raccolta viene effettuato da ditte specializzate. 5 Oltre a questo, il progetto si potrebbe estendere alla raccolta dei rifiuti da olio alimentare esausto anche presso: stabilimenti balneari della costa ferrarese sagre altri eventi pubblici.. RACCOLTA E TRASPORTO La raccolta e il trasporto possono avvenire con le seguenti modalità alternative: A. raccolta del rifiuto presso il luogo di produzione (ristoranti, sagre.) e trasporto presso un impianto centralizzato ed autorizzato. Sarà necessario, per il trasporto, l utilizzo di un mezzo iscritto all Albo dei Gestori Rifiuti e dovranno essere predisposti tutti i documenti previsti dalla normativa in materia di rifiuti, il Dlgs 152/2006 (es. formulario dei rifiuti, ecc..) B. raccolta del rifiuto presso il luogo di produzione (ristoranti, sagre.) e trattamento diretto sul luogo stesso, con impianto mobile autorizzato. Sarà sufficiente utilizzare un mezzo idoneo al trasporto di beni, e quindi viaggiare con DDT Occorre comunque verificare se le caratteristiche e i quantitativi del biodiesl possano escludere il trasporto dalla normativa ADR.
6 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO DESCRIZIONE DELL ATTIVITA DI RECUPERO La filiera di recupero dell olio alimentare esausto è attualmente gestita da pochi soggetti affiliati al Consorzio Obbligatorio, che gestiscono impianti di grandi dimensioni ove si processa il rifiuto per renderlo idoneo a combustione in impianti termici o alla produzione di carburanti. Per quanto riguarda il progetto LOWaste, invece, la trasformazione in questa filiera si qualifica come micro-industriale diffusa. 6 La trasformazione micro-industriale si configura concretamente come una trasformazione attraverso microimpianti di produzione di biodiesel dislocabili nei luoghi in cui direttamente viene prodotto lo scarto o presso uno spazio adibito alla produzione di biodiesel (presso per esempio la cooperativa sociale che effettua la raccolta). Dalla produzione di biodiesel viene generata anche glicerina miscelata ad altre sostanze. Questa potrà poi essere recuperata (per altri usi) se in grandi quantitativi, mentre dovrà essere smaltita se in quantità limitate. Il processo si articola nelle seguenti fasi principali:
7 Filtrazione e Purificazione dell olio esausto Miscelazione con catalizzatore metanolo Trans esterificazione 7 Decantazione Separazione biodiesel da glicerina Dis llazione Distribuzione GESTIONE SCARTI E SOTTOPRODOTTI Gli scarti delle operazioni di trattamento dovranno essere inviati ad impianto di smaltimento finale (es inceneritore) o ad ulteriore impianto di recupero. In particolare, i sottoprodotti dell attività, quale la glicerina, in base al grado di purezza e alla quantità prodotta, da definire, dovrà essere trattata come un rifiuto e quindi avviata a smaltimento nel caso non sia rispondente ai requisiti per la commercializzazione, mentre potrà essere inviata ad impianto per una successiva rettifica e raffinazione o tal quale alle industrie per la cosmesi. NORMATIVA VIGENTE E ADEMPIMENTI RICHIESTI Inquadramento rifiuto Quantitativo da trattare Tipologia attività di recupero OLII ALIMENTARI ESAUSTI CER Non ancora individuate con precisione R9 rigenerazione o altri reimpieghi di oli In tema di recupero degli oli alimentari la normativa, per ottenere le necessarie autorizzazioni, sono possibili le seguenti opzioni, da valutare in funzione dei quantitativi di rifiuti disponibili e delle attività che si vogliono attuare:
8 Procedura semplificata ai sensi degli artt. 214/216 del Dlgs 152/2006 Procedura ordinaria per impianto mobile (art. 208 del Dlgs 152/2006) Procedura ordinaria per impianto fisso (art. 208 del Dlgs 152/2006) Procedura per impianto pilota (art. 211 del Dlgs 152/2006) Di seguito si analizzano le fattispecie autorizzative previste dalla normativa italiano, in cui è possibile inquadrare i procedimenti per poter effettuare il recupero dei rifiuti e la produzione dei riprodotti in analisi: Tipologia di autorizzazione Procedura semplificata ex DM 05/02/1998, categoria Tipologia di attività ammesse Tipologia: oli esausti vegetali ed animali [020304] [200125] Provenienza: fabbricazione di oli e grassi vegetali e animali; attività di ristorazione, rosticcerie, pasticcerie, industrie alimentari e dalla raccolta differenziata di Ru Caratteristiche del rifiuto: rifiuto oleoso contenente particolato di sostanze di natura animale e vegetale Attività di recupero: a) produzione di grassi colati [R9]; b) produzione argilla espansa [R9]. c) produzione inchiostri da stampa [R9]; d) produzione di distaccanti per l'edilizia [R9]; e) produzione lubrificanti [R9]; f) industria saponiera e dei tensioattivi [R9]. 8 Tempi ottenimento autorizzazione Costi Criticità Possibili soluzioni alle criticità 90 giorni Nessun costo per presentazione delle comunicazione Iscrizione annuale al registro dei recuperatori (in base al quantitativo di rifiuti trattati) Per poter utilizzare questa opportunità normativa, che è certamente la più semplice, si deve inquadrare la produzione di glicerina come prodotto principale e di biodiesel come sottoprodotto. Al momento però, si conoscono le caratteristiche del riprodotto biodiesel, ma non vi è garanzia che l impianto di recupero individuato possa produrre anche glicerina con caratteristiche tali da essere recuperata nell industria della cosmesi Studio approfondite sulle caratteristiche della glicerina come ulteriore riprodotto
9 Tipologia di autorizzazione Tipologia di attività ammesse Procedura ordinaria a sensi dell art. 208 del Dlgs 152/2006 Non sono previste restrizioni a tipologie di attività di recupero né di quantitativi Tempi ottenimento autorizzazione Costi Criticità Possibili soluzioni alle criticità 150 giorni + 60 giorni per ogni campagna, in caso di impianti mobili Costo di istruttoria alla presentazione della domanda Pagamento garanzie fideiussorie (in base al quantitativo di rifiuti trattati) Tempi lunghi e costi, sia per la preparazione della documentazione necessaria che per concludere l iter autorizzativo Predisposizione insieme agli Enti (provincia, ARPA, AUSL) di protocollo adeguati per ridurre tempi e costi di istruttoria, visti i modesti quantitativi in gioco e i grandi benefici ambientali delle operazioni 9 Tipologia di autorizzazione Procedura a sensi dell art. 211 del Dlgs 152/2006 Tipologia di attività ammesse Tempi ottenimento autorizzazione Non sono previste restrizioni a tipologie di attività di recupero né di quantitativi 75 giorni Costi Costo di istruttoria alla presentazione della domanda Pagamento garanzie fideiussorie Criticità Possibili soluzioni alle criticità I tempi di validità dell autorizzazione sono al massimo di due anni, vista che si tratta di impianti sperimentali Se il processo dovesse rivelarsi valido, nei due anni di sperimentazione c è il tempo necessario per richiedere l autorizzazione in regime ordinario
10 Schema di sintesi adempimen necessari Autorizzazione dell impianto al recupero rifiu Iscrizione Albo Gestori rifiu per trasporto Verific a necessità di iscrizione al CONOE) Verific a accise per il carburante 10 REQUISITI IMPIANTI DI RECUPERO Gli impianti di recupero dovranno quindi essere dotati di: specifica autorizzazione ambientale presidi per gestione eventuali emergenza corretta gestione delle aree di stoccaggio e lavorazione personale correttamene informato sulle erogazioni di recupero rifiuti registro di carico/scarico Protocollo d intesa per semplificazione iter autorizzativo Come previsto anche dall art. 206 del Dlgs 152/2006, si ritiene opportuno siglare un apposito accordo o protocollo d intesa per perseguire la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure autorizzative. Questo consentirebbe di snellire le procedure e i costi per l ottenimento delle autorizzazioni necessarie, senza ovviamente delegare quanto previsto dalla norma, e aiuterebbe quindi lo sviluppo di piccoli impianti locali, a potenziamento della rete di raccolta degli oli alimentari esausti. PARTE III: VALORIZZAZIONE E VENDITA VERIFICA RISPONDENZA AI REQUISITI NORMATIVI DEI PRODOTTI DEL RECUPERO Il biodiesel è un biocombustibile liquido, trasparente e di colore ambrato, ottenuto interamente da olio vegetale (colza, girasole o altri), con una viscosità simile a quella del gasolio per autotrazione ottenuto per distillazione frazionata del petrolio grezzo. Le specifiche internazionali standard per il biodiesel sono fissate nella norma ISO Chimicamente il biodiesel è un combustibile composto da una miscela di esteri alchilici di acidi grassi a lunga catena. Un processo di trans-esterificazione dei lipidi viene usato per convertire l'olio base nell'estere desiderato e per rimuovere gli acidi grassi liberi. Dopo tale procedimento, contrariamente al semplice olio vegetale, il biodiesel possiede proprietà di combustione e viscosità simili al diesel ricavato dal petrolio e può sostituirlo nella maggior parte dei suoi impieghi.
11 Il biodiesel può essere utilizzato nell autotrazione puro o in miscela con gasolio minerale. Le prestazioni motoristiche ed ambientali migliori si ottengono in miscela al 20%-30% con gasolio minerale. Già oggi in Italia, il gasolio al distributore contiene un piccola percentuale di biodiesel in miscela. Il Biodiesel potrà quindi essere utilizzato tal quale o in miscela con altri carburanti per i mezzi di trasporto; la glicerina, se di adeguata purezza, per la preparazione di creme cosmetiche. Non vi sono caratteristiche predefinite dalla normativa ambientale per il biodiesel prodotto dell attività di recupero. Eventuali caratteristiche del biodiesel potrebbero essere definite dall autorità compente in sede autorizzazione. In mancanza di indicazioni specifiche, il biodiesel dovrà comunque essere prodotto nelle forme usualmente commercializzate, per cessare la sua qualifica di rifiuto ed essere caratterizzato come riprodotto. Si ritiene quindi utile, nel caso specifico, prendere a riferimento le specifiche internazionali standard per il biodiesel, fissate nella norma ISO 14214, di cui si riportano, a titolo esemplificativo, una sintesi dei requisiti: 11
12 VERIFICA CON ENTI LOCALI E TESSUTO COMMERCIALE PER VENDITA PRODOTTO Le possibilità di utilizzo del biodiesel possono essere diverse: riutilizzo proprio della cooperativa o commercializzazione per enti pubblici, aziende multiservizi Occorre procedere ad una definizione preliminare dei potenziali acquirenti, che dovrà essere valutata in base alla normativa fiscale applicabile e al quantitativo di rifiuto che si riuscirà effettivamente ad intercettare COMMERCIALIZZAZIONE Per valutare correttamente l ipotesi della commercializzazione è necessario verificare prioritariamente se si rientra nell applicazione dell accise carburanti. 12 BENEFICI AMBIENTALI DELL UTILIZZO DEL RIPRODOTTO, La direttiva 2009/28/CE prevede un obiettivo minimo obbligatorio del 10 % che tutti gli Stati membri dovranno raggiungere per quanto riguarda la quota di biocarburanti sul consumo di benzine e diesel per autotrazione entro il 2020, da introdurre in maniera efficiente sotto il profilo dei costi. La produzione e l utilizzo del Biodiesl come carburante contribuisce quindi al raggiungimento di questo importante obiettivo. Inoltre, l origine vegetale del Biodiesel garantisce la biodegradabilità e l assenza di metalli pesanti, zolfo ed idrocarburi policiclici aromatici. Le emissioni di gas serra CO2 della combustione del Biodiesel sono riassorbite dall'ambiente mediante la fotosintesi delle colture destinate a produrre gli oli alimentari. Pertanto nel caso del Biodiesel il bilancio della CO2 prodotta e riassorbita si chiude approssimativamente in pareggio. L utilizzo del biodiesel come carburante produce quindi i seguenti benefici ambientali rispetto al gasolio: - per ogni kg di gasolio sostituito con biodiesel, deriva la riduzione di emissioni di anidride carbonica, riducendo così drasticamente l'emissione di gas serra; è da notare infatti che il biodiesel, bruciando, non fa altro che restituire all'atmosfera l'anidride carbonica che le piante produttrici degli olii alimentari avevano assorbito crescendo; - nel biodiesel non sono presenti metalli nocivi ; - il biodisel non contiene zolfo e quindi, riduce il contenuto di solfati nel particolato e preserva l'efficienza dei convertitori catalitici; - il biodiesel produce minori rischi di mutagenicità rispetto a quella del gasolio, poiché non contiene composti aromatici e idrocarburi policiclici aromatici (IPA); - il biodiesel ha un'elevatissima biodegradabilità: il 95% in 28 giorni, mentre il gasolio nello stesso numero di giorni si degrada del 40%; - - non è tossico e non è cancerogeno.
13 Per quanto riguarda lo stoccaggio e l'utilizzo, inoltre: - è più sicuro da stoccare per il suo più alto punto di infiammabilità; - la combustione non genera odori nauseanti; - ha una migliore lubricità; - ha una forte azione detergente e non lascia sedimenti o incrostazioni. Per contro, la combustione di biodiesel produce una maggiore quantità di ossidi di azoto. Questo aspetto viene attualmente controllato attraverso l utilizzo di marmitte catalitiche per l abbattimento di tali inquinanti. 13 Occorre infine non sottovalutare i vantaggi economico-ambientali dovuti all intercettazione e valorizzazione degli oli alimentari esausti e quindi al loro mancato scarico nei depuratori per reflui civili.
14 FILIERA del TESSILE PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO ORIGINE DEL RIFIUTO La filiera di recupero dei tessili di tipo ospedaliero non è al momento molto sviluppata e definita, tanto più che i tessuti individuati dalle ditte specializzate come a fine vita sono inviati a smaltimento, con conseguenti costi da sostenere e spreco di risorse. 14 Il tessile chirurgico, dopo lavaggi diventa per normativa inutilizzabile. L azienda provvede quindi internamente a igienizzarlo e raccoglierlo in sacchi, servendosi per la raccolta e per lo smaltimento di società esterne specializzate. Si tratta in particolare di: Tessile Chirurgico: E un materiale medicale ai sensi della Direttiva Europea sui Dispositivi Medici 93/42/EEC (MDD), recepita in Italia con il D.Lgs 46 del 24/02/1997. Per assolvere il proprio compito deve rispettare i requisiti specificati nella serie degli standard Europei contenuti nella SN EN (barriera microbiotica, purezza, minimo rilascio di particelle, resistenza). Colore verde. Cotone: proviene dalla biancheria piana utilizzata in ambito ospedaliero (lenzuola, copricuscini). Colore bianco o a fantasia. Tessuto da coperte: tessuto colorato di coperte. Utile per imbottiture. Materassi: gomma piuma utile per imbottiture. Servizi Ospedalieri Spa Servizi Ospedalieri S.p.A. è una delle società leader in Italia nel settore dei servizi specialistici di supporto all attività sanitaria, in particolare nel segmento laundering & sterilization. Presente da anni nel settore del lavaggio e noleggio della biancheria ospedaliera, è oggi anche la principale realtà italiana attiva nella gestione in outsourcing di centrali per la sterilizzazione di strumentario chirurgico. Diverse sono i possibili percorsi che sono stati ipotizzati: 1. Individuazione di un soggetto intermedio sul quale far transitare il rifiuto. Tramite una semplice attività di selezione e/o preparazione al riutilizzo il materiale bene potrebbe poi essere inviato al trasformatore per essere lavorato o valorizzato. 2. Protocollo d Intesa tra istituzioni che consenta di far uscire dall azienda il materiale non come rifiuto ma come bene. In questo caso il bene potrebbe essere ceduto a costo zero a chi lo lavorerà. 3. Creazione di un centro di stoccaggio e trattamento autorizzato sul territorio con la collaborazione delle cooperative sociali.
15 RACCOLTA E TRASPORTO Nell ambito del progetto la raccolta sarà effettuata dalla cooperativa sociale la Città Verde che, con mezzo proprio, raccoglierebbe settimanalmente il materiale presso la sede dall azienda fornitrice, stoccandola successivamente presso un soggetto intermedio autorizzato a ricevere e trattare i CER in questione Per il trasporto sarà necessario l utilizzo di un mezzo iscritto all Albo dei Gestori Rifiuti e dovranno essere predisposti tutti i documenti previsti dalla normativa in materia di rifiuti, il Dlgs 152/2006 (es. formulario dei rifiuti, ecc..) 15 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO DESCRIZIONE DELL ATTIVITA DI RECUPERO Il processo si articola nelle seguenti fasi principali: A. stoccaggio presso un centro autorizzato; B. trattamento di recupero ai sensi del DM 05/02/1998, ossia eventuale selezione, compattazione, verifica presenza corpi estranei, igienizzazione; C. invio a centro di produzione del riprodotto il materiale sarà distribuito alle associazioni Awalè e Ri-Girandola che tramite il progetto della Bottega di Utilla si occuperanno operativamente della creazione dei ri-prodotti. GESTIONE SCARTI E SOTTOPRODOTTI Gli scarti delle operazioni di recupero dei tessili potranno essere inviati a successivo impianto di recupero (ad esempio per la produzione di stracci) o inviati ad impianti di smaltimento finale. Non si prevede la generazione di sottoprodotti di processo. NORMATIVA VIGENTE E ADEMPIMENTI RICHIESTI Inquadramento rifiuto Quantitativo da trattare Tipologia attività di recupero TESSILE E PLASTICA CER (rifiuti da fibre tessili lavorate) CER (rifiuti ingombranti) per i materassi CER (rifiuti plastici) per i materassi 90 t di tessile chirurgico 110 t di cotone di cui circa 65 t di tessuto da coperte R3 - riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi
16 In tema di recupero dei rifiuti speciali da industria di lavorazione dei tessili, la normativa, per ottenere le necessarie autorizzazioni, prevede soluzioni diverse in base ai codici CER interessati, in quanto rende disponibile le seguenti opzioni: Procedura semplificata ai sensi degli artt. 214/216 del Dlgs 152/2006 per il CER Procedura ordinaria per impianto fisso (art. 208 del Dlgs 152/2006) per gli altri codici Di seguito si analizzano le fattispecie autorizzative previste dalla normativa italiana, in cui è possibile inquadrare i procedimenti per poter effettuare il recupero dei rifiuti e la produzione dei riprodotti in analisi: CER Tipologia di autorizzazione Procedura semplificata ex DM 05/02/1998, categoria 8.4 Tipologia di attività ammesse 8.4 Tipologia: rifiuti di materiali tessili compositi e della lavorazione di fibre naturali, sintetiche e artificiali [040222] Provenienza: industria della produzione, lavorazione ed utilizzo delle fibre tessili naturali, sintetiche e artificiali Caratteristiche del rifiuto: rifiuti di lino, cotone, lana e altre fibre naturali, artificiali e sintetiche Attività di recupero: messa in riserva [R13] per la produzione di materie prime secondarie per l'industria tessile mediante selezione, separazione, igienizzazione [R3] Caratteristiche delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti: materie prime secondarie per l'industria tessile conformi alle specifiche merceologiche delle Cciaa di Milano e Firenze. 16 Tempi ottenimento autorizzazione Costi Criticità Possibili soluzioni alle criticità 90 giorni Nessun costo per presentazione delle comunicazione Iscrizione annuale al registro dei recuperatori (in base al quantitativo di rifiuti trattati) Questa procedura non presenta particolari criticità, ma è parziale rispetto alle tipologie di rifiuti che intervengono nella filiera e quindi non rappresenta una risposta esaustiva. Valutazione con gli Enti per possibili semplificazioni normative, tra cui il riconoscimento dell igienizzazione già avvenuta presso Servizi Ospedalieri.\ CER , CER ( ed eventualmente per il CER ) Tipologia di autorizzazione Procedura ordinaria a sensi dell art. 208 del Dlgs 152/2006 Tipologia di attività ammesse Non sono previste restrizioni a tipologie di attività di recupero né di quantitativi Tempi ottenimento autorizzazione 150 giorni Costi Costo di istruttoria alla presentazione della domanda
17 Criticità Possibili soluzioni alle criticità Pagamento garanzie fideiussorie (in base al quantitativo di rifiuti trattati, partendo da un valore minino) Tempi lunghi e costi, sia per la preparazione della documentazione necessaria che per concludere l iter autorizzativo Inoltre si ritiene poco probabile che i piccoli soggetti interessati alle attività di produzione dei riprodotti possano sostenere i costi, gli adempimenti e gli oneri legali legati alle gestione ordinaria dell autorizzazione Valutazione con gli Enti per possibili semplificazioni normative o, in alternativa, Evitare l utilizzo dei rifiuti con CER più complessi da gestire compensando con una maggiore quantità di materie prime nel processo. 17 Le diverse caratteristiche dei CER che entrano nel processo rendono molto complessa l individuazione di un procedimento amministrativo semplice che possa agevolare lo sviluppo della filiera in esame. Inoltre, anche nel caso si valutasse con gli enti la possibilità di semplificare l iter di autorizzazione, rimarrebbe comunque la difficoltà nel trasformare i soggetti coinvolti dalle attività di produzione dei gadget, quali La bottega di utilla o Awalè, in soggetti gestori di rifiuti. Non sembra neppure scontata la possibilità di effettuare un trattamento di recupero, sui CER CER e CER un trattamento presso la sede della cooperativa LA Città Verde, che consenta di far cessare a questi materiali la qualifica di rifiuto. Né sembra corretto rinunciare a recuperare parte del materiale disponibile e recuperabile (materassi e materie plastiche accessorie, CER (rifiuti ingombranti) e CER a causa di uno scoglio normativo/amministrativo, ricorrendo all uso di materie prime. Inoltre per il CER pare un grosso spreco di risorse dover effettuare nuovamente l igienizzazione presso il sito di stoccaggio e selezione, quando questa attività è già stata svolta da Servizi Ospedalieri SpA. Per questo occorre verificare se un eventuale certificato rilasciato dalla stessa Servizi Ospedalieri possa supplire all ulteriore trattamento richiesto dal DM 05/02/1998. E quindi necessario individuare con gli Enti coinvolti modalità per poter trasformare i rifiuti in materie prime attraverso un pretrattamento svolto dalla Cooperativa La Città Verde, oppure riconoscendo la qualifica di sottoprodotto, ai sensi dell art. 184 bis del Dlgs 152/2006 già al materiale ospedaliero che viene conferito. Quest ultima ipotesi, che in prima analisi, non era stata valutata come la meglio percorribile, potrebbe rivelarsi la più praticabile, alla luce degli approfondimenti svolti, nonché risolutiva degli ostacoli normativi, necessitando comunque di un assenso formale delle autorità di controllo. Protocollo d intesa per semplificazione iter autorizzativo e gestionale
18 Come previsto anche dall art. 206 del Dlgs 152/2006, si ritiene opportuno siglare un apposito accordo o protocollo d intesa per perseguire la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure autorizzative. Ancora meglio potrebbe essere l opportunità di riconoscere i tessili non più utilizzabili, come sottoprodotto dell attività di lavaggio e preparazione dei tessili ospedalieri. Questo consentirebbe di snellire le procedure e i costi per l ottenimento delle autorizzazioni necessarie. Occorre infine sottolineare che nel 2008 è stato costituito il CONAU, Consorzio Nazionale degli Abiti e Accessori Usati, il quale, nel marzo del 2012, ha siglato con ANCI un Protocollo d intesa sulla raccolta differenziata della frazione tessile, per incentivare e promuovere il recupero dei tessili da abiti usati. La filiera qui descritta non si inserisce perfettamente in questo ambito, in quanto riguardante rifiuti speciali e non urbani. Tuttavia, nell ambito del progetto dovranno essere evidenziati presso gli enti gli obiettivi comuni al CONAU nell incremento e valorizzazione dei materiali tessili ed eventualmente prevedere un intervento diretto del Consorzio per agevolare il recupero dei tessili ospedalieri. 18 Requisi impian di recupero Autorizzazione ambientale Iscrizione Albo Gestori rifiu Corre a ges one aree di stoccaggio e lavorazione Personale formato sulla ges one rifiu Presidi per ges one emergenze Registro di carico e scarico Nel caso si riuscisse a condividere con gli enti di controllo, attraverso un protocollo, la gestione dei tessili come sottoprodotti, non sarebbe necessaria alcuna autorizzazione al trasporto e gestione rifiuti, bensì solamente i permessi necessari per il trasporto di merci.
19 PARTE III: e VALORIZZAZIONE E VENDITA VERIFICA RISPONDENZA AI REQUISITI NORMATIVI DEI PRODOTTI DEL RECUPERO La normativa tecnica in materia di rifiuti - DM 05/02/ prevede che, per i tessili corrispondenti al CER , si possa considerare un prodotto del recupero di rifiuti, non più soggetto alla normativa in materia di rifiuti, se conforme alle specifiche merceologiche delle Cciaa di Milano e Firenze e se ha subito un processo di igienizzazione. 19 I materiali dovranno quindi essere privi di carica microbica, misurata come requisito minimo, come segue: carica aerobica mesofila < 106/g streptococchi fecali < 102/g salmonelle < assenti su 20 g Dovranno avere inoltre caratteristiche merceologiche conformi a quanto stabilito dalla Camere di Commercio, ad esempio, si può far riferimento al documento della CCIA di Milano Etichettatura di composizione dei prodotti tessili, dove viene data la seguente definizione: Sono assimilati ai prodotti tessili: prodotti contenenti almeno l 80% in peso di fibre tessili. prodotti di rivestimento, di cui le fibre tessili rappresentano l 80% in peso, destinati alla copertura di mobili, ombrelli, ombrelloni e, alla stessa condizione, le parti tessili dei rivestimenti a più strati per pavimenti, dei materassi e degli articoli da campeggio, nonché le fodere coibenti per calzature e guanti. Tutti i prodotti tessili incorporati in altri prodotti di cui siano parte integrante, qualora ne venga specificata la composizione. Elenco (indicativo e non esaustivo) di prodotti tessili: Capi di abbigliamento Sciarpe Calze Lenzuola Coperte Tende Tappeti Tessuti in rotoli/pezze Cuscini Amache Sacchi a pelo
20 Tovaglie Oltre alle caratteristiche normative sopraelencate, che sono indispensabili per uscire dalla qualifica di rifiuto, è necessario tenere di eventuali normative tecniche delle camere di commercio locali. VERIFICA CON ENTI LOCALI E TESSUTO COMMERCIALE PER VENDITA PRODOTTO La stessa ditta che fornirà i tessili si è resa disponibile ad acquistare parte dei gadget, così come altre grosse aziende hanno manifestato interessa per l acquisto dei riprodotti di questa filiera. 20 Al momento non si prevede una loro collocazione per gli Enti Locali. COMMERCIALIZZAZIONE Come già sottolineato, per la commercializzazione dei riprodotti deve essere approfondita la normativa sull etichettatura e in quali casi questa sia applicabile. BENEFICI AMBIENTALI DELL UTILIZZO DEL RIPRODOTTO, Il recupero dei tessili può sottrarre alla discarica una notevole quantità di rifiuti e consente di: risparmiare materie prime risparmiare risorse energetiche e idriche attivare attività di recupero con basso impatto ambientale, Occorre infine non sottovalutare i vantaggi socio-economico dovuti all attività di valorizzazione di questi rifiuti.
21 FILIERA DEGLI INERTI PARTE I: ORIGINE DEL RIFIUTO, RACCOLTA E TRASPORTO ORIGINE DEL RIFIUTO Gli scarti da demolizione (che comprendono anche legno, ferro, vetro, plastica) vengono conferiti da privati del territorio delle province di Ferrara, Bologna, Modena alla piattaforma di Bevilacqua di Crevalcore (BO) e qui stoccati. Attualmente, dopo le operazioni di frantumazione, tali materiali vengono commercializzati presso privati. 21 RACCOLTA E TRASPORTO La raccolta e il trasporto sono svolte dalle aziende private che conferiscono gli inerti presso l impianto di Bevilacqua.
22 PARTE II: OPERAZIONI DI RECUPERO DESCRIZIONE DELL ATTIVITA DI RECUPERO Il materiale entra con formulario, viene pesato con pesa elettronica, verificato visivamente per valutare l effettiva congruità con quanto riportato sul formulario, e poi separato grossolanamente manualmente (per togliere eventuale plastica, legno, ferro, etc). Viene poi lavorato attraverso frantumazione e poi, eventualmente vagliato per separare le varie frazioni per granulometria e peso. 22 Il processo si articola nelle seguenti fasi principali:
23 Pesa e Stoccaggio Separazione grossolana Frantumazione 23 Vaglio e separazione diverse frazioni granulometriche Verifica cara eris che Eventuale miscelazione tra diverse frazioni Commercializzazione GESTIONE SCARTI E SOTTOPRODOTTI Gli scarti delle operazioni di selezione e frantumazione dovranno essere inviati ad impianto di smaltimento finale (es. discarica). Non sono previsti sottoprodotti da questa attività. NORMATIVA VIGENTE E ADEMPIMENTI RICHIESTI Inquadramento rifiuto SCARTI DI COSTRUZIONI & DEMOLIZIONI Inerti (laterizi, intonaci, conglomerati di cemento e non) CER Rifiuti di carta cartone e cartoncino CER

References: art. 208
 art. 211
 art. 206
 art. 208
 art. 184
 art. 206