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Timestamp: 2018-12-11 18:55:23+00:00

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Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 16-12-2010) 01-03-2011, n. 7943 – Gadit
Con la sentenza indicata in epigrafe il GUP del Tribunale di Mantova, pronunciando ai sensi dell’art. 425 c.p.p., dichiarava non doversi procedere nei confronti di G.I. e F.G., imputati del reato di cui agli artt. 110-595 c.p., commi 1 e 3, e L. n. 47 del 1946, art. 13 (perchè, in concorso tra loro, il F. G., nella sua qualità di capogruppo provinciale della Lega Nord, agendo come ispiratore dell’iniziativa e come principale e autorevole fonte della notizia falsa, il G.I., nella sua qualità di consigliere comunale, in quanto firmatario dell’interrogazione urgente del 21.1.2005, poi pubblicata con articolo apparso sulla (OMISSIS), che qui si intendono integralmente riportate, avente titolo " (OMISSIS)", comunicando con più persone offendeva la reputazione di P.G., con attribuzione di un fatto determinato, asserendo contrariamente al vero che il medesimo si era reso protagonista di un grave episodio di maltrattamento di animali ("grave fatto che vede coinvolto con un comportamento deplorevole il vicesindaco P.G., il quale, sulla centralissima (OMISSIS), alcuni giorni or sono, ha preso brutalmente a calci un piccolo cagnolino … "). Reputava il giudicante che il fatto ascritto al G. fosse scriminato dall’esercizio del diritto di critica politica e che, quanto al F., non vi fossero elementi per sostenere che egli, pur avendo riferito la notizia al G., potesse essere istigatore della sua propalazione.
Avverso la decisione anzidetta il PM ha proposto ricorso per cassazione, lamentando che il giudice di merito, travalicando i limiti delle sue attribuzioni, avesse riconosciuto nella fattispecie l’esercizio del diritto di critica politica indipendentemente dalla verifica della verità di quanto riferito.
1. – Il ricorso è fondato e merita, pertanto, accoglimento, essendo pienamente condivisibili i rilievi critici al contenuto ed al tenore della motivazione del provvedimento impugnato.
Ed infatti, sulla base della contestata lettura delle risultanze di causa, il giudicante ha ritenuto di poter ravvisare nella fattispecie relativa al G. gli estremi dell’esimente del diritto di critica politica, esprimendo, al riguardo, un approfondito ed anticipato giudizio di merito, così debordando dai limiti della delibazione propria della sentenza di proscioglimento ai sensi dell’art. 425 c.p.; e, quanto al F., pervenendo ad un anticipato giudizio assolutorio ritenendo non provata la sua partecipazione al fatto-reato, sebbene l’imputato fosse, incontestatamente, fonte esclusiva della notizia propalata.
Tanto più evidente risulta l’errore di prospettiva decisionale in riferimento alla dedotta infondatezza del fatto denunciato, la cui diffusione – anche se veicolata con la forma istituzionale dell’interrogazione consiliare – aveva certamente attitudine lesiva in danno della persona offesa, accusata di deprecabile insensibilità nei confronti degli animali al punto di scalciare brutalmente un cagnolino.
Se è vero, infatti, che l’interrogazione è tipico strumento con il quale un componente di un organo collegiale elettivo svolge la funzione pubblica demandatagli dal voto popolare, è pur vero che, nel vigente ordinamento, solo le interrogazioni parlamentari godono dell’usbergo dell’insindacabilità delle opinioni espresse, essendo le altre soggette agli stessi limiti entro i quali va contenuto l’esercizio del diritto di critica politica. Tra questi certamente il presupposto che il fatto oggettivamente lesivo della reputazione sia di rilievo pubblico o che, comunque, i dubbi esternati sulla liceità delle condotte prospettate abbiano fondamento in concreti elementi, idonei a giustificarli (così Cass. Sez. 5, 2.10.1995, n. 11401, rv.
202907). Nel caso di specie, l’oggetto dell’interpellanza riguardava non già argomenti di interesse generale, siccome concernenti problemi della collettività, ma un fatto personale, peraltro contestato nella sua oggettiva veridicità, riguardante una pretesa – pur disdicevole – condotta di un avversario politico al fine esclusivo di screditarne l’immagine.
2. – Orbene, è risaputo che, in subiecta materia, la valutazione richiesta ai fini della pronuncia di non luogo a procedere, ai sensi dell’art. 425 c.p.p., deve essere parametrata alla prognosi dell’inutilità del dibattimento e, rispetto a siffatta necessaria finalizzazione, è logicamente incongruo – secondo consolidato insegnamento di questa Corte regolatrice – escludere lo sfogo dibattimentale, nella dialettica del contraddittorio, in presenza di elementi idonei allo sviluppo probatorio, siccome oggettivamente suscettibili di soluzioni alternative ed aperte (cfr. Cass. sez. 6, 16.11.2001, n. 45275, rv. 221303; e, da ultimo, id. sez. 5, 15.5.2009, n. 22864, rv. 244202). Insomma, è doverosa la verifica dibattimentale in tutti i casi in cui sussistano fonti od elementi di prova, ancorchè contraddittori od insufficienti, che si prestino nondimeno – secondo una ragionevole valutazione prognostica – a soluzioni aperte. L’averla ingiustificatamente negata nel caso di specie, peraltro sulla base di un’indebita anticipazione di merito sull’applicabilità di una scriminante, integra il rilevato vizio di manifesta illogicità, che comporta annullamento della sentenza impugnata, da dichiarare nei termini espressi in dispositivo.
3. – Per quanto concerne, infine, il rilievo della prescrizione – formulato sia pure in forma gradata dal PG d’udienza – si osserva che l’esame dell’incartamento processuale, reso necessario dal tipo di eccezione proposta, ne evidenzia l’infondatezza.
Risulta, infatti, che, nel corso delle indagini preliminari, è stato raccolto l’interrogatorio dell’indagato, che, notoriamente, ha efficacia interruttiva della prescrizione a mente dell’art. 160 c.p., comma 2. 4. – Per quanto precede, la sentenza impugnata deve essere annullata, nei termini di cui in dispositivo.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Mantova per nuovo esame.

References: sentenza 
 art. 13
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 Cass. Sez. 
 Cass. sez. 
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