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Timestamp: 2018-12-17 00:51:09+00:00

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Roberto Masoni - Corte di cassazione 12 giugno 2006 n
1 Così si esprimeva BONA M., voce “Danno esistenziale”, in Dig. Disc. priv., Sez. civ., Aggiornamento, I, Torino, 2003, 655.
2 La decisione alla quale ci si riferisce qui e nelle pagine successive è Cass, Sez. Un., 24.3.2006, n. 6572, in DeG, 2006, n. 17, 12, con nota di CIMAGLIA C., Così fu sdoganato il danno esistenziale; nonché, in Giur. it. 2006, 1359, con nota adesiva di R. BORDON, L’imprimatur delle Sezioni Unite al danno esistenziale.
3 Si tratta sempre di Cass., Sez. Un., 24.3.2006, n. 6572, cit. alla nota che precede.
4 Questo celebre passo si rinviene nella pronunzia (a parole apparentemente) antiesistenzialista, Cass. 15.7.2002, n. 15.022, in DeG, 2005, n. 40, 48 con nota adesiva di M. ROSSETTI, Danno esistenziale: fine di un incubo. Quella gramigna infestava i tribunali; nonchè, in Resp. civ. prev., 2005, con nota severamente critica di P. CENDON, Danno esistenziale, danno biologico; segreti e bugie. La pronunzia in discorso, contraddittoriamente, prima nega la categoria, salvo poi riconoscere alla vittima il danno da perdita del rapporto parentale.
5 Per usare la brillante prosa di P. CENDON, op. cit. nella nota che precede, “la spesa al supermercato, il cinema alla sera, l'alternarsi alla guida della macchina, il bricolage domestico, andare in vacanza; e poi gli oggetti pesanti da trasportare, le telefonate a metà pomeriggio, il caffè appena svegli, i regali inattesi, la casa vuota, la mancanza di rumore nell'altra stanza. Il conteggio, insomma, delle distinte e cangianti intersezioni del plaintiff, destinate a sfiorire per effetto dell'illecito; ciò che non si potrà più attuare o che si perde la voglia di intraprendere - o che non si compirà comunque più, all'interno del focolare, o dopo un male patito in famiglia.”
6 Come è stato autorevolmente notato, da parte di P. CENDON, Voci del verbo fare, in Persona e danno (a cura di P. CENDON), Milano, 2004, II, 1839, “dicono gli esistenzialisti: il male sta qui nella circostanza che la vittima si trova a non potere più fare le stesse cose di prima; e/o che dovrà da quel momento farne altre, tendenzialmente meno belle. Un’agenda differente di lì in avanti, un peggior interfacciamento col mondo esterno- famiglia, amici, oggetti, scuola, lavoro, abitudini, creatività, tempo libero, ambiente, ecc. La quotidianità alterata di tanto o di poco, una qualità della vita più scarsa. Per qualche tempo, o definitivamente, le attività realizzatrici non saranno più le medesime”.
7 Così, Corte Cost. 11 luglio 2003, n. 233, in Foro it., 2003, I, 2201, con nota di NAVARRETTA; in Giur. it., 2003, I, 1777, con nota di P. CENDON e P. ZIVIZ, Vincitori e vinti (… dopo la sentenza n. 233/2003 della Corte Costituzionale).
8 Come ha precisato Cass. 5 novembre 2002, n. 15.449, in DeG, 2002, n. 41, 22 ss., il pregiudizio esistenziale costituisce “componente del danno non patrimoniale, il quale è risarcibile al di fuori delle strettoie poste dall’art. 2059 c.c.”.
9 Di recente la Suprema Corte, Cass., 4.10.2005, n. 19.354, annotata dallo scrivente, Ritardata pronuncia di divorzio congiunto, legge Pinto e danno esistenziale, di prossima pubblicazione in Giust. civ., ha riconosciuto la risarcibilità del danno esistenziale anche per il caso di irragionevole durata del processo presupposto, insegnando che: “è riconoscibile il danno esistenziale, anche in caso di violazione del termine di ragionevole durata del processo ex art. 2 l. n. 89/2001, poiché in questa materia il legislatore ha enunciato espressamente la possibilità di riconoscere il danno non patrimoniale al di fuori dei limiti posti dall’art. 2059 c.c., sicchè il pregiudizio esistenziale costituisce una voce del danno indicato da ultimo”.
10 Come precisa P. ZIVIZ, Ingiustizia e danno esistenziale, in Persona e danno (a cura di P. CENDON), Milano, 2004, II, 1668-1669, “il danno esistenziale viene visto quale conseguenza di un illecito configurabile nei termini di lesione del diritto alla libera esplicazione della personalità”, ovvero, quale “modifica negativa della realtà esistenziale della vittima”.
11 Secondo Cass. 7 giugno 2000, n. 7713, in Foro it., 2001, I, 187, “l’art. 2043 c.c., correlato agli artt. 2 e segg. Cost., va necessariamente esteso fino a ricomprendere il risarcimento non solo dei danni in senso stretto patrimoniali ma di tutti i danni che almeno potenzialmente ostacolano le attività realizzatrici della persona umana”. In una prospettiva parzialmente diversa, secondo Cass. 31maggio 2003, n. 8828, in DeG, 2003, n. 24, 26, una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. permette di sussumere entro tale previsione “la lesione di ogni valore inerente alla persona”, escludendo il riferimento all’art. 2043 c.c., il cui richiamo resta valido invece per il danno di natura patrimoniale. In quest’ottica, la Suprema Corte ha affermato che il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno non patrimoniale può essere riferito anche alla lesione di valori costituzionalmente tutelati.
12 Al riguardo, si veda l’approdo cui è giunta la decisione richiamata alla nota che precede.
13 Da parte P. VIRGADAMO, Art. 2059 c.c. e “ingiustizia conformata”; verso un nuovo assetto del sistema risarcitorio del danno non patrimoniale, in Dir. Fam. Pers., 2006, 533, si è notato che, “a seguito dell’emanazione della Costituzione repubblicana del 1948, sembrava difficilmente conciliabile il limite posto dall’art. 2059, che si identificava con le sole ipotesi di reato, cui si andarono aggiungendo sparute e asistematiche previsioni di leggi ordinarie, con il riconoscimento costituzionale di alcuni diritti inviolabili, che invocavano, a fronte di una loro lesione, almeno la tutela minima, che è quella risarcitoria”. L’autore manifesta la sua contrarietà per la categoria del danno esistenziale, che viene tacciata di “eccessiva indeterminatezza”, oltre che accusata di essere indistinguibile rispetto a quella del danno morale.
14 Il richiamo è al noto dictum di Cass. 31maggio 2003, n. 8828.
15 Come si esprimevano Cass. 31.5.2003, n. 8827 e Cass. 31.5.2003, n. 8828.
16 In funzione di tale esigenza, di necessaria delimitazione della figura, da riferirsi solamente a fattispecie giuridicamente significative, si è proposta un’interpretazione teleologica del requisito, secondo cui il danno sarebbe risarcibile se la lesione incida negativamente sull’esplicazione della personalità del singolo consociato, così ZIVIZ P., Il danno esistenziale dopo la svolta interpretativa del 2003, in Gur.merito, 2006, 1083.
17 Le parti virgolettate nel testo sono tratte dalla decisione in commento, la quale, a sua volta, richiama Cass., Sez. Un., 24.3.2006, n. 6572.
18 Il richiamo d’obbligo è sempre a Cass., Sez. Un., 24.3.2006, n. 6572.
19 Ancora Cass., Sez. Un., 24.3.2006, n. 6572 cit.
20 Secondo M. SELLA., La Cassazione verso il pieno riconoscimento del danno esistenziale… ma a piccoli passi, in corso di pubblicazione in Resp. civ. prev., con la decisione n. 19.354/2005, la Cassazione avrebbe “generalizzato (ed in un certo qual modo banalizzato) la questione relativa all’onere probatorio sulla voce del danno esistenziale”. La decisione sarebbe anche “superficiale”, limitandosi allo “stretto necessario, senza cogliere l’occasione per emettere una sentenza definitiva e chiarificatrice, frettolosa nel non indagare i molteplici aspetti del danno esistenziale”.
21 Ci si riferisce a Cass. 4.10.2005, n. 19.354, già in precedenza cit.
22 Applicando a quella medesima fattispecie, gli approdi cui è giunta la Cassazione con la pronuncia in commento, il ricorso, invece, sarebbe stato accolto e la pronuncia cassata con rinvio alla Corte di merito.
23 Così, F. BILOTTA, La nascita non programmata di un figlio e il conseguente danno esistenziale, in Resp. civ. prev., 2002, 455-456; nonché, favorevole all’operatività della prova presuntiva, E. PASQUINELLI, La giurisprudenza sul danno esistenziale, in Persona e danno (a cura di P. CENDON), Milano, 2004, II, 1882 e 1884, secondo cui: “si deve presumere, secondo i parametri della coscienza sociale, che la condotta illecita abbia provocato, dal punto di vista materiale e fenomenologico, un corrispondente pregiudizio alla vittima”; da ultimo, G. CASSANO, In tema di prova e valutazione del danno esistenziale. Una proposta interpretativa: l’equità calibrata, in Giur. it., 2005, 2229 ss., in part., 2230 e 2231.
24 Per rendere concreto il discorso, la dottrina richiamata alla precedente nota (BILOTTA), ha ricordato il caso della donna che perde in un incidente la mano destra. In tal caso, conseguenza normale della lesione alla integrità fisica, sul piano esistenziale, sarebbe la perdita di avvenenza, il vecchio “danno estetico”; mentre atterrebbe alla sfera “idiosincratica” la richiesta risarcitoria della perdita della possibilità di suonare il pianoforte la domenica pomeriggio. Qualora quest’ultimo danno non venga provato, il risarcimento dovrebbe essere circoscritto alla perdita esistenziale di natura estetica.
25 Si insegna infatti che “la prova per mezzo di presunzioni è sufficiente anche a legittimare da sola il convincimento del giudice del merito, in quanto non è relegata in una posizione inferiore rispetto alle altre prove, non essendo configurabile per il nostro ordinamento una gerarchia di efficacia tra i mezzi probatori”, Cass.27.1.1982, n. 552, in Riv. infort. e mal. prof., 1982, II, 65; Cass. 12.5.1998, n. 477.
26 Come scrive COMOGLIO P., Le prove civili, Torino, 1997, 295.
27 In tal senso, ad es., Cass. 2.7.1981, n. 4295; Cass. 27.5.1983, n. 3677.
28 Così, COMOGLIO P., op. cit., 306.
29 In tal senso, COMOGLIO P., op. loc. cit.
30 Si confrontino, ad es., ex multis, Cass. 30.1.1990, n. 644, in Giust. civ., 1991, I, 442, con nota informativa di CONTINO; Cass. 14.8.1992, n. 9583, in Giur. it., I, 1, 1252; Cass. 6.3.1995, n. 2605; Cass., Sez. Un., 13.11.1996, n. 9961, ivi, 1997, I, 564; Cass. 8.4.2004, n. 6899; Cass. 16.7.2004, n. 13.169.
31 Come scrive COMOGLIO P., op. cit., 307.
32 In tal senso, Cass. 29.10.1979, n. 5651.
33 Cass. 4.5.1957, n. 1523; Cass. 18.12.1964, n. 2891; Cass. 18.3.2003, n. 3983; Cass. 6.8.2003, n. 11.906.
34 Così si esprimono, ad es., Cass. 14.3.1978, n. 1272; Cass. 13.5.1983, n. 3306, in Riv. not., 1985, 200; Cass. 28.1.1995, n. 1044; Cass. 9.4.2002, n. 5045.
35 Come nel caso paradigmatico deciso dal Trib. Arezzo, 24.6.2005, in wwwpersonaedanno.it./danni/danno esistenziale, ove si legge, tra l’altro che: “non v’è dubbio, infatti, che il decesso di ben tre familiari conviventi abbia comportato un vero e proprio sconvolgimento del preesistente assetto esistenziale (come emerge efficacemente dalle dichiarazioni rese dalla M. in sede di c.t.u.: “eravamo una bella famiglia, ora siamo in due”), con la privazione di rapporti familiari di primaria rilevanza e, con essi, di un insostituibile patrimonio di affetti e delle attese di un progetto di vita ormai consolidato e improvvisamente cancellato”.
36 Come nel caso deciso da Cass. 15.7.2005, n. 15.019, in Guida dir., 2005, n. 42, 54. Questa e la pronuncia richiamata alla nota che precede sono ampiamente riassunte nella recentissima rassegna di BILOTTA F. L’applicazione della categoria del danno esistenziale nelle pronunce del 2005, in Giur. merito, 2006, 1084 ss.
37 Come si esprime BONA M. op. cit., 679.
38 Si pensi al caso in cui ad agire in giudizio per il riconoscimento del danno esistenziale siano minori (o ex minori) abbandonati dai uno o da entrambi i genitori. In tali casi l’assenza di uno o di entrambi appare all’evidenza un handicap e dovrebbe, in linea astratta, rappresentare un’ipoteca negativa iniziale dal punto di vista delle migliori potenzialità di sviluppo dei figli.
39 Le condivisibili notazioni sono di M. DI MARZIO, Ecco il decalogo del danno esistenziale il vademecum è firmato Sezioni Unite, in DeG, 2006, n. 23, 50, secondo cui, ”il soffio antropologico che anima il danno esistenziale, dopo avere interessato il settore aquiliano, si avvia a spirare non soltanto nel settore dei contratti”, Coscchè, si nota che “è plausibile, in definitiva, che prima o poi tutti e sei i libri del codice civile saranno toccati da un fenomeno complessivo e organico di esistenzializzazione del diritto privato”.
40 Così si sono espressi P. CENDON. e R. ROSSI, Si va affermando un nuovo corso sempre più restio a tipizzazioni, in Guida dir., 2006, n. 30, 49, a commento di questa medesima decisione. Secondo i quali si aprono nuovi orizzonti per la persona, perché “è facile constatare come il soffio che contraddistingue il danno esistenziale tenda ad espandersi, ormai, ad ampio raggio finendo per “antropologizzare” l’intero settore privatistico”.
41 Cass., Sez. Un., 24.3.2006, n. 6572 cit.
42 Come nota P.CENDON, Danno esistenziale, danno biologico: segreti e bugie cit., “la stessa messa a punto di un neo-diritto della persona si atteggia, frequentemente, come un semplice anello della catena - un passaggio intermedio destinato a far sbocciare, in talune circostanze, occasioni risarcitorie prima sconosciute. E' quanto mostra di accadere, ultimamente, su terreni quali quelli del diritto all'autodeterminazione, del diritto alla dignità, del diritto alla realizzazione personale. Ed è quanto già si annuncia, possiamo aggiungere, nei confronti del “neonato” diritto al sostegno, in materia di salvaguardia civilistica delle persone prive di autonomia funzionale”.
43 L’importante pronuncia richiamata è Cass. 10.5.2005, n. 9801, in DeG, 2005, n, 22, con nota di DOSI. Un’altra recente decisione della S.C.- Cass. 23.3.2005, n. 6276, in Giur. it., 2006, 37, con nota di SALERNO F., Rifiuto di rapporti sessuali e addebito della separazione giudiziale- analogamente, ha confermato la decisione di merito, la quale aveva ritenuto di addebitare la separazione al marito che per ben sette anni si era rifiutato di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge così arrecando gravissima offesa alla dignità e personalità del partner. Come si precisa, tale condotta inadempiente del marito “oggettivamente provoca senso di frustrazione e disagio, spesso causa, per come è notorio, di irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico”. Come pare adombrare la stessa Corte, tale condotta violatrice dei doveri coniugali ben avrebbe potuto consentire al coniuge danneggiato (già “sul piano dell’equilibrio psicofico” e quindi quale posta risarcibile dal punto di vista biologica) di avanzare anche domanda risarcitoria per risarcire il pregiudizio “personale” subito. In altro passo della pronunzia si spiega che “il rifiuto alla prestazione sessuale… rende impossibile all’altro il soddisfacimento delle proprie esigenze di vita dal punto di vista affettivo e l’esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato”. Un ostacolo, quindi, al pieno dispiegarsi della vita di coppia , condotta che viola il c.d. diritto alla sessualità, fonte di compromissione delle condotte realizzatrici della persona in ambito coniugale.
44 Una recente decisione del Tribunale di Venezia- Trib. Venezia, 31.7.2006, in wwwpersonaedanno.it.- ha riconosciuto un congruo risarcimento per il danno esistenziale subito dalla sorella, in seguito alla morte del fratello che era perito in un sinistro stradale, con cui l’attrice aveva instaurato da anni e senza che da ciò derivasse “pubblico scandalo” (art. 564 c.p.) una relazione more uxorio.
45 Come testualmente scrive CASABURI G., I nuovi istituti di diritto di famiglia (norme processuali ed affidamento condiviso): prime istruzioni per l’uso, in Giur. merito, speciale riforma diritto di famiglia, 2006, 59.
46 Dispone l’art. 155 quinquies c.c., 2° co. che: “ai figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, l. 5.2.1992, n. 104, si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori”.
47 Con formula lessicale impropria, si prevede che il giudice “disponga” il risarcimento dei danni a favore del ricorrente, e non che lo stesso ne venga “condannato”.
48 Così DE MARZO G., L’affidamento condiviso, profili sostanziali, in Foro it., 2006, 95-96.
49 Come si esprime CASABURI G., op. cit., 61.
50 E’ il pensiero di FINOCCHIARO G., Misure efficaci contro gli inadempimenti, in Guida dir., 2006, n. 11, 62-63.
51 Così si esprime BRUSCHETTA E., La riforma del processo civile, Milano, 2006, II° ed., 513. Uno spunto in tal senso si coglie anche in R.ROSSI, La nuova legge sull’affido condiviso e la risarcibilità del danno esistenziale, in www.personaedanno.it./famiglia,relazioni affettive/affidamento genitoriale.
52 Il n. 1 dell’art. 709 ter, 2° co., c.p.c. prevede che il giudice possa “ammonire il genitore inadempiente” (n. 1), oppure “condannar(lo) al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro ad un massimo di 5000 euro, a favore della Cassa delle ammende” (n. 4).
53 Accedendo alla lettura qui proposta, appare giocoforza ritenere che tale forma risarcitoria presupponga la domanda di parte (art. 99 c.p.c.) e che il danno non sia, quindi, liquidabile d’ufficio.
54 La figura dei punitive damages è tipica dell’esperienza giuridica anglosassone.
55 Pur nell’estrema a varietà della categoria, si afferma che la caratteristica peculiare della pena privata “consiste nella mancanza di una necessaria corrispondenza tra il vantaggio pecuniario che il soggetto leso consegue e il danno effettivamente subito. La pena si scorge nell’eccedenza”, come scrive PATTI S., voce “Pena privata”, in Dig. Disc. priv. Sez. civ., XIII, Torino, 1995, 350.
56 Da parte di BIANCA C.M., Diritto civile, la responsabilità, V, Milano, 1994, 127, è stato autorevolmente notato che, sul presupposto che “l’obbligo del risarcimento deve adeguarsi al danno effettivamente subito dal creditore, il quale non deve ricevere né più né meno di quanto necessario a rimuovere gli effetti economici negativi dell’inadempimento, non sono ammessi i c.d. danni puntivi, essendo estranea al nostro ordinamento l’idea che il risarcimento del danno possa avere una funzione afflittiva per il danneggiante”.
57 Anche secondo DE FILIPPIS B., Affidamento condiviso nella separazione e nel divorzio, Padova, 2006, 156, il risarcimento di cui si parla non è limitato al danno economico, potendo comprendere “altre voci, anche in riferimento al danno alla persona, secondo le più recenti elaborazioni giurisprudenziali, in tema di responsabilità familiare”.
58 Si veda, ancora, P. CENDON, Danno esistenziale, danno biologico, segreti e bugie, cit., che richiama, appunto, i casi di “mancata assistenza domestica, i mantenimenti negati, le segregazioni, i figli dimenticati, i diritti di visita calpestati, le assistenze bruciate, e poi i “mobbing” striscianti, una comunicazione a bigliettini, i tradimenti ostentati, la sobillazione del figlio affidato, e ancora gli inganni prematrimoniali sulla capacità sessuale, maltrattamenti e molestie di ogni tipo, i riconoscimenti negati o tardivi”.
59Allo stato, l’unico parametro normativo applicabile è quello equitativo (art. 2056 c.c. che richiama l’art. 1226.), come del resto precisa anche la decisione in rassegna.
60 Questo diritto è stato autorevolmente definito - da parte di P. CENDON e R. ROSSI, op. cit., 50- come “il diritto delle persone che da sole non ce la fanno a essere affiancate, nel gestire la complessità della vita quotidiana, senza essere private della capacità di agire”. A fronte dell’esistenza di un diritto delle persone disabili al sostegno, dovrebbe, perciò, fare da contraltare un “dovere” dello Stato ad attivarsi per il promuovimento della procedura volta all’istituzione dell’amministrazione di sostegno (art. 406, 3° co., c.c.), oltre che a fornire “protezione” in presenza delle condizioni e dei presupposti normativamente indicati; quali, menomazione fisica o psichica della persona determinante impossibilità di provvedere ai propri interessi (art. 404 c.c.).
61 Come scriveva tre anni or sono M. BONA, op. cit., 384.

References: Cass. 
 sentenza 
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 art. 2
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 Art. 2059
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