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Timestamp: 2020-08-15 05:58:46+00:00

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Art. 130 cod. proc. civile: Redazione del processo verbale | La Legge per tutti
Art. 130 cod. proc. civile: Redazione del processo verbale
Il processo verbale è sottoscritto da chi presiede l’udienza e dal cancelliere: di esso non si dà lettura, salvo espressa istanza di parte (1).
(1) Il verbale di udienza, nonostante sia stato chiuso e sottoscritto dal giudice, può, su istanza di parte, essere riaperto con revoca del provvedimento, già emesso, di fissazione dell’udienza successiva; ai fini della validità della riapertura dell’udienza, è necessaria, pena la sua nullità, la pronuncia della riapertura in presenza del difensore di controparte, salva la comunicazione d’ufficio a quest’ultimo del provvedimento stesso.
Valore probatorio del verbale di udienza.
In ipotesi di non rispondenza al vero dei verbali redatti nel processo, per falsità materiale o ideologica, il giudice civile ha il potere-dovere di farne rapporto al procuratore della Repubblica e, qualora egli ometta tale adempimento, le parti hanno facoltà di farne denuncia, ma non è proponibile contro tali atti la querela di falso civile, la cui esperibilità postula che il documento impugnato sia prodotto dalla parte e che questa possa disporre della sua utilizzazione, laddove i verbali del processo, destinati a documentare le attività in esso svolte, non possono essere dal processo eliminati, né in tutto né in parte, a discrezione delle parti, nessuna delle quali ha su di essi qualsiasi potere dispositivo. Cass., Sez. Un., 16 gennaio 1999, n. 395; conforme Cass. 16 gennaio 1990, n. 153; Cass. 12 giugno 1971, n. 1819; Cass. 22 ottobre 1968, n. 3396.
Al verbale di udienza, sia essa pubblica o camerale, deve attribuirsi fede privilegiata, fino a querela di falso, sia della provenienza dal cancelliere che lo redige e degli atti da questi compiuti, sia dei fatti che egli attesta essere avvenuti in sua presenza, per cui, in difetto della descritta querela e di una sentenza che accerti la non veridicità del verbale, trova applicazione il principio generale di cui all’art. 76, secondo comma, c.p.c., per il quale le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che dovevano comparirvi. Cass. 12 gennaio 2009, n. 440.
Contestazione delle risultanze del verbale di udienza in sede di impugnazione.
Quando vi è coincidenza tra la composizione del collegio giudicante, risultante dal verbale dell’udienza di discussione della causa, redatto dal cancelliere, e quella indicata nell’intestazione della sentenza, sottoscritta dal presidente del collegio e dall’estensore, le risultanze di detti atti, che ex art. 2700 c.c. fanno fede, quanto alla composizione del collegio giudicante, fino a querela di falso, possono essere superate unicamente con il positivo esperimento della querela di falso medesima. Cass. 29 aprile 2010, n. 10282.
Omessa sottoscrizione del verbale da parte del giudice, del cancelliere o del dichiarante.
La mancata assistenza del cancelliere nella formazione del processo verbale di udienza o l’omessa sottoscrizione del detto verbale da parte del cancelliere stesso non comportano l’inesistenza o la nullità dell’atto, in quanto la funzione del cancelliere ha soltanto natura integrativa di quella del giudice e le predette mancanze non incidono sull’idoneità dell’atto al concreto raggiungimento degli scopi cui è destinato. Cass. trib., 20 aprile 2007, n. 9389.
La mancata sottoscrizione del verbale d’udienza da parte del dichiarante non determina la nullità dell’atto, ma una mera irregolarità, ai sensi dell’art. 126 c.p.c., tenuto conto che le nullità degli atti processuali sono solo quelle previste dalla legge e che la mancata sottoscrizione della parte personalmente intervenuta in udienza non riceve specifica sanzione normativa, conservando il verbale l’efficacia probatoria di atto pubblico che fa fede fino a querela di falso della sua provenienza dal giudice che lo forma in qualità di pubblico ufficiale e delle dichiarazioni in esso riportate ancorchè non sottoscritte. Cass. 18 aprile 2011, n. 8874.
Omessa sottoscrizione del verbale: fattispecie in materia di lavoro.
Nel rito del lavoro, l’attestazione della lettura del dispositivo all’udienza di discussione della causa deve risultare dal verbale di udienza, senza che assuma rilievo che, nella narrativa della sentenza, il collegio abbia dato atto del compimento di tale incombente, dovendosi escludere - a differenza di quanto stabilito dall’art. 126 c.p.c. per il cancelliere, al quale sono richieste specifiche attestazioni nella redazione del verbale di udienza - che l’art. 132, 2º comma, n. 4, c.p.c., nel prevedere, tra i contenuti necessari della sentenza, una «concisa esposizione dello svolgimento del processo», attribuisca al giudice un particolare potere certificativo. Cass. lav., 8 giugno 2009, n. 13165.
Riapertura del verbale di udienza.
In tema di giudizio di opposizione all’esecuzione, una volta concluso il verbale di udienza nella contumacia dell’opposto e con il rinvio per conclusioni sull’istanza degli opponenti diligentemente presenti all’udienza, non è consentito riaprire il verbale stesso in assenza delle parti in precedenza ritualmente presenti ed ammettere, sempre in tale assenza, la produzione di documenti che si rivelino poi decisivi (quale, nella specie, la sentenza resa a conclusione del processo di merito nel cui corso si era formato il titolo esecutivo posto a fondamento dell’esecuzione opposta), atteso che tanto viola il diritto di difesa degli attori opponenti. Cass. 5 settembre 2011, n. 18114.
Ricorrente ha detto:
01/06/2019 alle 09:07
In fase presidenziale mi è successo che giudice mi abbia fatto una domanda (di rilevanza ai fini del giudizio) e, dopo aver ascoltato la risposta, si sia rifiutato di verbalizzare, nonostante le insistenze degli avvocati che mi assistevano.
Nella fase finale dell’udienza, il giudice ha utilizzato questa “mancata dichiarazione” per dedurre che i fatti si erano svoli in modo esattamente opposto a quanto da me dichiarato.
L’avvocato mi ha spiegato che il giudice ha il dovere di verbalizzare una dichiarazione (che equivale a prova confessoria) se l’avvocato lo richiede.
Come posso tutelarmi da questa ingiustizia? Cosa mi suggerite?
La procedura civile in oggetto è ancora aperta, non vi è stata ancora sentenza.
04/06/2019 alle 14:24
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