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Timestamp: 2019-12-06 18:51:12+00:00

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Il cd. secondary meaning, il quale, secondo il senso letterale dell’espressione ("significato secondario", inteso sia come successivo, sia come aggiunto) e le ricostruzioni degli interpreti, si verifica tutte le volte in cui un segno, originariamente sprovvisto di capacità distintiva per genericità, mera descrittività o mancanza di originalità, si trovi ad acquistare, in seguito, tali capacità, in conseguenza del consolidarsi del suo uso sul mercato. Tale fenomeno è stato elaborato ai fini della cd. riabilitazione o convalidazione del segno originariamente privo di capacità distintiva perché mancante di originalità, in quanto generico o descrittivo, e che, tuttavia, finisce con il riceverla dall’uso: esso, pertanto, pur a volte utilizzato al fine di cogliere ogni evoluzione della capacità distintiva (anche come rafforzamento della capacità distintiva del marchio in origine debole), ricorre propriamente quando il marchio descrittivo divenga successivamente distintivo attraverso la diffusione, la propaganda e la pubblicità. In tale ipotesi, l’ordinamento recepisce il dato di fatto dell’acquisizione successiva e "secondaria" della “distintività", attraverso un meccanismo di "convalidazione" del segno, espressamente previsto dalla legge marchi nella formulazione successiva alla novella di cui al d.lgs. n. 480/1992, con l’inserimento, ad opera di quest’ultimo, dell’art. 47-bis l. Mar. (v. ora art. 13 c.p.i.). La modifica introdotta dal d.lgs. n. 480/1992 abbia codificato un principio già affermato in giurisprudenza, secondo cui può divenire valido un marchio che, pur originariamente privo di carattere distintivo, tale carattere abbia acquisito nel tempo per l’uso che ne sia stato fatto. In sostanza, è soprattutto per effetto dell’elevata diffusione commerciale, a sua volta sovente dipendente da massicci investimenti pubblicitari ed azzeccate strategie di marketing, che un marchio inizialmente privo di capacità distintiva può acquistarla. Massicce attività di pubblicizzazione del marchio possono indurre ad una radicale trasformazione della sua percezione distintiva nel mercato dei consumatori, nel quale si sia diffusa l’identificazione del prodotto contraddistinto dal marchio, sebbene questo consti in origine di un termine generico. L’esito del processo comporta la possibilità per il titolare del marchio di agire in contraffazione. Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 aprile 2016, n. 7738 - Renato D'Isa
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Il cd. secondary meaning, il quale, secondo il senso letterale dell’espressione (“significato secondario”, inteso sia come successivo, sia come aggiunto) e le ricostruzioni degli interpreti, si verifica tutte le volte in cui un segno, originariamente sprovvisto di capacità distintiva per genericità, mera descrittività o mancanza di originalità, si trovi ad acquistare, in seguito, tali capacità, in conseguenza del consolidarsi del suo uso sul mercato. Tale fenomeno è stato elaborato ai fini della cd. riabilitazione o convalidazione del segno originariamente privo di capacità distintiva perché mancante di originalità, in quanto generico o descrittivo, e che, tuttavia, finisce con il riceverla dall’uso: esso, pertanto, pur a volte utilizzato al fine di cogliere ogni evoluzione della capacità distintiva (anche come rafforzamento della capacità distintiva del marchio in origine debole), ricorre propriamente quando il marchio descrittivo divenga successivamente distintivo attraverso la diffusione, la propaganda e la pubblicità. In tale ipotesi, l’ordinamento recepisce il dato di fatto dell’acquisizione successiva e “secondaria” della “distintività”, attraverso un meccanismo di “convalidazione” del segno, espressamente previsto dalla legge marchi nella formulazione successiva alla novella di cui al d.lgs. n. 480/1992, con l’inserimento, ad opera di quest’ultimo, dell’art. 47-bis l. Mar. (v. ora art. 13 c.p.i.). La modifica introdotta dal d.lgs. n. 480/1992 abbia codificato un principio già affermato in giurisprudenza, secondo cui può divenire valido un marchio che, pur originariamente privo di carattere distintivo, tale carattere abbia acquisito nel tempo per l’uso che ne sia stato fatto. In sostanza, è soprattutto per effetto dell’elevata diffusione commerciale, a sua volta sovente dipendente da massicci investimenti pubblicitari ed azzeccate strategie di marketing, che un marchio inizialmente privo di capacità distintiva può acquistarla. Massicce attività di pubblicizzazione del marchio possono indurre ad una radicale trasformazione della sua percezione distintiva nel mercato dei consumatori, nel quale si sia diffusa l’identificazione del prodotto contraddistinto dal marchio, sebbene questo consti in origine di un termine generico. L’esito del processo comporta la possibilità per il titolare del marchio di agire in contraffazione. Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 aprile 2016, n. 7738
sentenza 19 aprile 2016, n. 7738
Avverso questa sentenza viene proposto ricorso per cassazione dalla soccombente Soffass s.p.a. sulla base di quattro motivi, illustrati dalla memoria di cui all’art. 378 c.p.c. Resiste con controricorso Industrie Cartarie Tronchetti s.p.a., che produce parimenti memoria.
1. – Con il primo motivo, la ricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione degli art. 13, 2 e 3 comma, e 121 d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, oltre alla insufficiente e contraddittoria motivazione, per non avere la sentenza impugnata considerato che la titolare del marchio beneficiava della presunzione di capacità distintiva del medesimo in virtù della sua avvenuta registrazione come “secondarizzato”: esso, invero, era valido sin dall’origine, posto che la sua registrazione era avvenuta proprio sul presupposto della “secondarizzazione”, onde è Soffass s.p.a. gravata dell’onere della prova al riguardo. La corte del merito, pertanto, ha violato la regola, secondo cui la registrazione del marchio ne comporta la presunzione di validità, avendo nella specie esso acquistato carattere distintivo per effetto dell’uso che ne è stato fatto prima della domanda di registrazione grazie al fenomeno del secondary meaning; mentre l’art. 121 citato pone l’onere della prova a carico di colui che impugna per nullità il marchio, onde la norma, in combinato disposto con l’art. 13 del decreto, va interpretata nel senso che la presunzione di validità del marchio registrato, riguardato sotto il profilo della capacità distintiva, opera con riferimento all’acquisizione della suddetta capacità prima della registrazione.
2.3. – Va precisato che la valutazione positiva, compiuta dall’ufficio marchi e brevetti in sede amministrativa, nel momento in cui ha reputato registrabile il marchio perché dotato di adeguata capacità distintiva, non è vincolante per il giudice ordinario, chiamato a pronunciarsi sulla domanda di nullità del marchio da terzi proposta. Invero, quella valutazione – così come, in settore limitrofo, le valutazioni compiute dal notaio o, su ricorso di parte, dal giudice dell’omologazione degli atti societari, ex art. 2436 c.c., al fine di verificare se ricorrono le condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione – non vincolano il giudice del successivo ed eventuale giudizio ordinario di cognizione, volto ad infirmare l’atto o i marchio iscritto: le prime a contento sostanzialmente amministrativo, le seconde demandate al giudice dei diritti ed obblighi.
In secondo luogo, come chiarito anche dalla Corte di giustizia (con riguardo al marchio comunitario: cfr. Corte giustizia Unione europea 16 settembre 2015, C-215/14), un segno può acquisire carattere distintivo anche in seguito all’uso che ne è stato fatto, pure in quanto parte o in combinazione con un altro marchio registrato: ciò mediante la prova che gli ambienti interessati percepiscono il prodotto o il servizio designato da quell’unico marchio come proveniente da una determinata impresa. In terzo luogo, non convince sul piano logico
dell’argomentazione l’affermazione della sentenza impugnata, secondo cui sarebbe irrilevante, ai fini della prova richiesta dell’acquisizione di un secondary meaning del marchio, la risposta positiva della metà degli intervistati, la quale, secondo la consulenza di parte risultante dalle indagini di mercato commissionate da Soffass s.p.a., ricollega la parola “…” al produttore della carta “…”.
Ove, poi, nel suo insindacabile apprezzamento in fatto, il giudice del merito non avesse reputo provata detta percentuale, in quanto proveniente da una semplice perizia di parte (sul punto, la sentenza non è univoca), lo stesso avrebbe dovuto meglio enunciare le ragioni per le quali ragionevolmente fosse inammissibile una consulenza demoscopica d’ufficio. Posto, invero, che il titolare del marchio deve assolvere l’onere della prova, che su di lui incombe, della convalidazione del marchio, e che ciò può fare unicamente dimostrando che la percezione del pubblico dei consumatori con riguardo al segno sia cambiata, avendo esso acquistato il significato secondario riconoscibile inequivocamente, è allora necessario, in presenza del rifiuto dello strumento delle indagini demoscopiche da parte del giudice del merito, esprimere una motivazione al riguardo.
La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo del ricorso, respinge il primo e dichiara inammissibile il quarto; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità, innanzi alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione.

References: art. 13
 sentenza 
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 art. 13
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 art. 2436
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