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Timestamp: 2019-08-18 21:44:22+00:00

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GIUSTIZIA | Arianna Di Biagio
Chiara Insidioso: l’ultimo oltraggio.
9 novembre 2015 — ariannadibiagio
“Cara Chiara, oggi sono stato affianco a colui che ti ha ridotto cosi per sempre…lo sai oggi sei stata oltraggiata da lui…dal suo avvocato e dai giudici che non hanno coraggio…Chiara …L’ITALIA è un paese dove non c’è dignità e oggi in quell’aula si parlava solo del modo in cui riabilitare al mondo quel verme di Falcioni…nessuno ha mai pensato a come sei e sarai per sempre ridotta e abbandonata…lui ha ricevuto un bellissimo sconto che lo aiuterà a tornare presto a fare la sua vita…Oggi mi piacerebbe avere la possibilità di sapere che potrei portarti via da questa Italia…bruciare la mia carta d’identità sarebbe un sogno..io non mi sento rappresentato più da nessuno in questo paese…si fanno ricorrenze…si fanno salotti e si parla di violenza sulle donne..ma al dunque chi fa’ del male a una donna ne esce sempre meglio di chi è vittima…Chiare’ oggi non ci vediamo so’ stato male e non mi sento bene…ma vedrai che domani mi rialzo e ci rivediamo…tu sei la mia guida e ti ringrazio perché senza di te non posso sta’…”
Le parole del padre di Chiara arrivano improvvise e forti, un pugno alla bocca dello stomaco. Scrive all’indomani della sentenza di appello che ha ridotto da 20 a 16 anni la pena inflitta all’uomo che l’ha ridotta allo stato vegetativo, un fantoccio scomposto ed inerte sulla sedia a rotelle che l’accompagnerà per il resto della sua vita. Scrive a sua figlia, ma credo che in realtà scriva a quei giudici, allo Stato che avrebbe dovuto tutelare e rendere giustizia, ad ognuno di noi. 16 anni che forse alla fine non saranno nemmeno dieci, con gli sconti per buona condotta aumentati di recente. 16 anni a chi, nella piena capacità di intendere e di volere ha massacrato di botte, gettandola a terra e prendendola a pugni ed a calci con un bel paio di scarponi pesanti, quelli da anti infortunistica per intenderci, fino a sfondarle l’orbita e il cranio, spappolarle la milza e a procurarle altre gravi lesioni. 16 anni a chi ha cancellato per sempre le aspettative di vita di una ragazza neppure ventenne, trattandola come un oggetto, una bambola di sua proprietà. Si dice pentito oggi Maurizio Falcioni. Che di anni peraltro ne ha trentasei. Che quel giorno era drogato, che non voleva fare del male. E quindi? La droga dovrebbe quindi essere una attenuante? O piuttosto il contrario?
E allora quanto vale una vita umana? E ancora, la legge sul femminicidio, la tutela delle donne sempre più spesso vittime di atroci episodi di violenza, le tante belle parole che quotidianamente sentiamo esprimere da importanti cariche dello Stato, che valore hanno? Che sostanza hanno? E’ evidente che quei giudici si siano mossi all’interno delle leggi. Come è evidente che quelle leggi o la possibilità di interpretarle, vadano cambiate. Mi chiedo come sia possibile condannare Silvio Berlusconi a tre anni per corruzione nel processo napoletano per la compravendita di parlamentari, oppure Fabrizio Corona a tredici anni di carcere per le vicende che noi tutti conosciamo, e poi dare 16 anni (che mai saranno scontati interamente) a chi di fatto ha ammazzato una ragazzina. Diciamoci la verità. Questa è una società basata sul denaro. Dominata dalla finanza. Delle persone, dei bisogni delle persone, non importa nulla a nessuno di quelli cui dovrebbe importare. A nessuno di quelli che hanno il potere o almeno lo gestiscono. In Italia mancano molte cose. Manca il lavoro, la sanità e l’istruzione vanno avanti (quando possono) grazie alla dedizione, all’amore ed alla passione del singolo. Neppure il cibo è sempre sufficiente, viste le file alle mense della carità e le troppe persone anziane che sempre più di frequente si vedono rimestare nei cassonetti. Ma, quello che credo sia veramente insopportabil
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Pestaggi? Sevizie? Ma no…. Stefano Cucchi è morto di noia.
5 novembre 2014 — ariannadibiagio
“Allora mio figlio è vivo ed è a casa che ci aspetta”. Queste le prime parole della mamma di Stefano Cucchi dopo la sentenza d’Appello al processo per la morte di suo figlio. Una sentenza che ha visto l’assoluzione di tutti gli imputati, accusati a vario titolo di lesioni, abbandono di persona incapace, abuso d’ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, abuso di potere.
Il fatto non sussiste dunque. Non sussistono le fratture, le tumefazioni, il corpo scheletrico di Stefano, trentacinque chili di ossa e lividi, restituiti alla famiglia ad una settimana dal suo arresto per possesso di droga.
Non sussistono le perizie che certificano con chiarezza che Stefano è morto di stenti, per mancanza di acqua e cibo mentre era ricoverato nel reparto detentivo del Sandro Pertini dove era giunto a causa di molteplici fratture causate dalle botte che aveva ricevuto.
Ho grande stima e ammirazione per le nostre forze dell’ordine. So bene delle mille difficoltà con le quali si scontrano ogni giorno. E della passione che la maggior parte di loro mette nel proprio lavoro. Ma chi sbaglia deve pagare, perchè una vita è una vita, ed è il valore più grande. Come so di magistrati che lavorano senza sosta perchè capiscono l’importanza del proprio lavoro, e magari al tempo stesso debbono preoccuparsi anche della mancanza di carta o toner per la fotocopiatrice.
Non dubito che i giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Roma si siano mossi rispettando la legge. Nei limiti della legge. Comincio a temere però che la legge sia limitata e troppo spesso inefficace. E che essere un irreprensibile, ligio e diligente magistrato o funzionario dello Stato non sia sufficiente a rendere l’Italia un Paese in cui la giustizia funzioni.
Un Paese che tuteli i diritti di ciascuno. Senza distinzioni di sorta. Di ceto, di censo o di potere.
Sarebbe gravissimo dover prendere atto che così non è. Che lo Stato non si comporta come un buon padre di famiglia nel senso dell’equità e della trasparenza. Gravissimo anche se lo facesse per incapacità, tragico se invece si trattasse di malafede.
In un tempo il nostro, in cui gli interessi economici sovrastano tutto e tutti, è difficile non temere che anche nei processi, le questioni economiche e gli eventuali risarcimenti non rischino di assumere un peso oltremodo rilevante se non fuorviante.
Capisco bene cosa si provi. So cosa significa lottare per anni, giorno dopo giorno, per ottenere giustizia. So come ci si sente quando ti senti dire che anche l’evidenza non conta niente. So cosa voglia dire sentirsi cittadini, figli di serie B. E so la rabbia che sale e la voglia di ottenerla quella giustizia. Per ridare dignità a chi ha subito. Per fermare chi ha sbagliato. E poter sperare che certe cosa non accadano mai più.
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17 maggio 2014 — ariannadibiagio
Dopo la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Tivoli pensavo sinceramente di essere preparata a tutto. Anche al peggio. Ma quando venerdì, poco prima delle 13.30, la III° sezione penale della Corte di Appello di Roma ha confermato integralmente la sentenza emessa circa due ani fa, beh, mi sono accorta che non si può mai essere preparati. Perché oltre la razionalità, in fondo al cuore non si smette mai di sperare. Dopo l’agitazione durante la camera di consiglio ed il fiato trattenuto tra il suono della campanella che annunciava il rientro in aula del collegio presieduto dal Dott. Mineo, e la scarna lettura della sentenza, un caleidoscopio di emozioni. Più trattenute rispetto a due anni fa, ma forse ancor più intense e profonde, come accade quando una esperienza matura dentro di te.
Una rabbia sorda, tra la nausea e la rassegnazione, ma soprattutto una profonda tristezza. Per gli ex-bambini di Rignano, ormai ragazzine e ragazzini pre-adolescenti, certo, per i loro genitori, ma in fondo poi per ognuno di noi.
Lascio agli uomini ed alle donne di legge le espressioni, pur corrette, sul fatto che le sentenze vanno rispettate e sull’opportunità di aspettare di leggere le motivazioni, attese come minimo tra novanta giorni. Tutto giusto, per carità.
Ma, avendo seguito questa vicenda dal 12 ottobre 2006 (il giorno delle perquisizioni dei RIS nella scuola e nelle abitazioni degli allora indagati, avvenute tre mesi dopo le prime denunce) e conoscendone quasi tutti gli aspetti, non riesco proprio a mantenere alcun tipo di aplomb.
Dopo la sentenza di primo grado, una dei bimbi, oggi ragazzina dodicenne, ha detto alla mamma: ” Perché non ci hanno creduti?”
E lei, cercando di alleggerire il carico :”Amore, i giudici hanno sentito tutti i genitori, poi le maestre, e hanno deciso che non fosse successo nulla”. E allora, con la logica ferrea e pulita di chi non conosce la corruzione del mondo :” ma scusa, loro non c’erano. Io c’ero. Portami da loro e gli racconterò cosa è successo”.
Ci siamo detti mille volte che il caso di Rignano Flaminio ha pagato lo scotto del “noviziato” e dell’inesperienza. Grazie a Rignano Flaminio molto è cambiato ed oggi tanti casi vengono risolti grazie a tecniche investigative affinate, precise e puntuali. Quasi sempre grazie alle telecamere nascoste che riprendono abusi e maltrattamenti su bambini quasi sempre piccolissimi. E di questo ovviamente siamo lieti.
Ma l’aspetto che ritengo insopportabile e grave, anzi gravissimo, rispetto alla sentenza di venerdì, è il fatto che si sia ribadito ancora una volta che il fatto non sussiste. Tralasciando le responsabilità, sulle quali correttamente non mi pronuncio e non mi sono mai pronunciata, non avendone titolo.
Se una persona venisse malmenata e refertata all’ospedale e poi non si trovasse l’aggressore, potremmo mai dire che il fatto non sussiste? Penso proprio di no. Ecco questo di fatto è successo con la sentenza emessa a Piazzale Clodio.
Referti medici, perizie psicologiche, l’incidente probatorio, le tracce di sostanze stupefacenti ritrovate nei capelli. Bambini veggenti che hanno descritto minuziosamente luoghi e oggetti mai visti ma effettivamente ritrovati, e che portano sul corpo e nel cuore le cicatrici di ferite mai inferte. Chissà, potremmo chiedere loro i numeri vincenti del superenalotto e devolvere tutto in beneficenza!
Verrebbe amaramente da pensare che in Italia forse, convenga essere colpevoli piuttosto che parti lese. Il colpevole ha discrete possibilità di farla franca, la parte lesa ne ha altrettante di non essere tutelata.
E adesso? Beh, credo proprio che adesso, per dare un senso a tutta questa storia, sia il caso di chiedere con ancor maggiore forza un protocollo di ascolto del minore chiaro, netto e condiviso. E di procedere immediatamente all’incidente probatorio senza far ascoltare il bambino-testimone da chicchessia.
Ai ragazzini di Rignano, che sento un po’ anche miei, vorrei dire che grazie al loro coraggio, sono stati fatti tanti passi avanti nella lotta alla pedofilia, e che il loro dolore non è stato vano. Ma soprattutto auguro loro di non perdere mai la capacità di lottare per le cose in cui credono, e la voglia di sognare un mondo migliore. Schiena diritta, sguardo fiero, ed in petto il cuore che batte, un po’ ammaccato certo, ma mai domo.
Pubblicato su ABUSI RIGNANO FLAMINIO. Tag: abusi, Arianna Di Biagio, ERNESTO MINEO, GIUSTIZIA, INCIDENTE PROBATORIO, Mario Frigenti, pedofilia, Procuratore Generale Amato, protocollo di ascolto del minore, SENTENZA DI APPELLO RIGNANO FLAMINIO. 13 Comments »
Rignano Flaminio, in attesa di giustizia.
14 maggio 2014 — ariannadibiagio
Venerdì prossimo la Terza Sezione Penale del Tribunale di Appello di Roma emetterà la sentenza di secondo grado per il processo di Rignano Flaminio.
Dopo quasi otto anni da quelle prime denunce sporte dai genitori nel luglio del 2006 ma soprattutto dopo il lungo calvario vissuto dai bambini e dalle loro famiglie.
Impossibile ripercorrere le mille situazioni vissute, le mille difficoltà superate. E’ stato un percorso ad ostacoli e forse anche grazie ai mille ostacoli da superare i protagonisti di questa immonda vicenda sono riusciti a sopravvivere ad un dolore e alla devastazione difficili da spiegare sino in fondo a chi non li ha vissuti. Anche se c’è una cosa sopra a tutto che glielo ha consentito. L’amore. L’amore dei bimbi verso dei genitori e viceversa. Delle mamme verso i papà e viceversa. Delle famiglie tutte, fratelli, nonni, zii. E la consapevolezza di essere fortunati ad avere i propri figli accanto a sé, feriti per sempre ma pur salvi, pensando invece alle migliaia di bimbi che scompaiono ogni anno, inghiottiti nell’orrore del traffico di organi, nell’inferno delle organizzazioni pedofile o, nella migliore delle ipotesi, nella tratta di bimbi per le adozioni illegali
L’altra grande consolazione, per loro come per me, è la consapevolezza che dopo il caso di Rignano Flaminio molto si è fatto ed ancora si sta facendo per il contrasto della pedofilia. Dalle tecniche investigative (od oggi molto spesso i colpevoli vengono “inchiodati ” dalle videoriprese) alla prontezza dell’ascolto del minore per “cristallizzare” la prova, fino al grande segnale di cambiamento lanciato da Papa Francesco che ha recentemente istituito una commissione antipedofilia.
Molto, veramente molto, c’è ancora da fare, come fissare un protocollo di ascolto del bambino-testimone che non sia mera linea guida ma protocollo condiviso e sottoscritto dalle varie parti in causa.
Dalla sentenza di venerdì prossimo preferisco cercare di non attendermi nulla, anche se c’è una cosa, anzi due, che ritengo essenziali ai fini di una corretta lettura di tutta questa storia.
Che le testimonianze di quelle piccole donne e di quei piccoli uomini coraggiosi, alle quali sono stati trovati fin troppi riscontri, non cadano in un vuoto che risulterebbe comunque silenziosamente colpevole. E che conseguentemente si arrivi quantomeno ad ammettere che i fatti sono accaduti. La seconda è di non dover più leggere nelle motivazioni della sentenza, come accaduto per il processo di primo grado, affermazioni comiche se non attenessero a fatti tragici, come per esempio quella relativa agli esiti cicatriziali riscontrati in numerosi bambini. Per spiegarle infatti, il collegio presieduto da Mario Frigenti disse che potevano essere riferibili ad interventi chirurgici pregressi (mai effettuati), al morbo di crohn (che fortunatamente i bimbi non hanno ne hanno mai avuto), ad abusi sessuali (ma la sentenza lo ha negato), oppure ad una caduta accidentale, a gambe divaricate, su un oggetto appuntito. E credo che questa ultima ipotesi, visto che ci troviamo di fronte a più bambini, si commenti da sola.
Un abbraccio ai bambini oggi pre-adolescenti, alle famiglie, agli avvocati ed ai periti ed a tutti coloro che ci hanno accompagnato in questo viaggio infernale, cercando di far ottener loro giustizia. Dopo le aule di tribunale ognuno rimarrà solo con la propria coscienza (per chi la possiede) e, per chi crede, dopo la giustizia degli uomini ci sarà comunque quella divina.
Pubblicato su Processo Rignano Flaminio. Tag: adozioni illegali, Corte di Appello di Roma, GIUSTIZIA, Mario Frigenti, pedofilia, Processo Rignano Flaminio, protocollo di ascolto del minore, telecamere nelle scuola, traffico d'organi. Leave a Comment »
Rignano Flaminio dopo la sentenza…….e non finisce qui……………….
3 giugno 2012 — ariannadibiagio
Cari amici, e nemici, è dal giorno della sentenza che se da una parte ricevo tanta solidarietà e tanto affetto, dall’altra ricevo sonori insulti, talvolta al limite della minaccia. Ho deciso dopo una attenta riflessione di non rispondere a tutti, ma bensì di pubblicare tutto, lasciando ad ognuno di voi le proprie considerazioni, dal momento che ciascuno di noi è in grado di valutare, capire e comprendere quanto è successo e trarne le proprie conclusioni. Questo blog è nato proprio per suscitare momenti di riflessione. Filtrerò solo i messaggi volgari e senza senso. Chiunque scriverà, anche in maniera anonima, si assumerà la responsabilità di quanto asserisce, come faccio io d’altronde, anche in materia di legge sulla privacy, accettando che venga pubblicato e divulgato ogni suo scritto. A tutti quelli che mi hanno scritto dicendo “ora tacerai finalmente!”, rispondo: ” A voi la voce”. Non sono io che debbo tacere, siete voi che dovete parlare, ma che siano frasi complete, cioè composte da soggetto-predicato-complemento, non solo un insieme sconclusionato di insulti…..
A tutti voglio dire che la mia posizione è ben conosciuta, e rimane sempre la stessa. Sono stata impegnata sin dai primi momenti in questa vicenda e quindi conosco come stanno le cose, sia per averle vissute che per averle lette. A chi non sa come stiano le cose e si ritiene neutrale ma voglia approfondire l’argomento, dico di non fermarsi a quello che diciamo noi, di andare a cercare in internet, in vecchi articoli di giornale, video e quant’altro, per farsi un idea più completa e ragionata.
Ricordo il Prof. Montecchi responsabile del Centro il Girasole del Bambin Gesù cui vennero indirizzati i bimbi di Rignano per essere periziati (pensionato a tempi di record dal Bambin Gesù stesso) che in una intervista mi pare nel 2007 , che oggi assume un sapore quasi di preveggenza, disse che il suo compito era quello di certificare la realtà clinica, ma che purtroppo spesso la realtà clinica non combacia con quella processuale.
Voglio salutare quei giornalisti che ci hanno seguito e che per aver lasciato velatamente trasparire la loro opinione hanno visto un brusco cambiamento delle loro carriere. Ma in questa logica voglio anche salutare i “marchettari” (lasciatemi passare il termine, mi viene dal cuore!) coloro cioè, che vedendo la malaparata, si sono affrettati a salire sul carro del vincitore (tipica caratteristica italiota).
A Roma si dice che :”..chi si estranea dalla lotta è un gran fijo de nà…..”, ma tant’é.
Voglio salutare gli amici che dopo la sentenza sono placidamente tornati alle loro ville con piscina e cavalli da corsa, chissà magari se fossi stata una persona diversa, e a suo tempo avessi accettato i loro inviti, avrei pagato un conto meno salato……
Saluto cordialmente quel politico di caratura nazionale, una personalità di spicco, di indiscusso valore ed indubbia cultura (anche lui dotato di preveggenza-come molti in questo caso- che ad indagini aperte e senza aver letto le carte sapeva già come sarebbe andata a finire), che fra i tanti problemi dell’Italia ha pensato di dedicarsi con passione alle vicende di un piccolo paese alle porte di Roma, spendendosi senza risparmio (anche in parlamento) e dimostrando un altruismo e uno zelo totale, degni di un politico di rango. A difesa degli ex imputati, ovviamente.
E saluto anche tutti quelli che invece hanno lavorato nell’ombra, uniti e granitici a difesa degli ex imputati, cercando per SEI ANNI e a questo punto con successo di far passare dei messaggi univoci, probabilmente condotti da regia esperta:
1) I genitori denunciano le maestre.
Non è vero. I genitori accortisi di comportamenti fortemente anomali dei loro piccoli si rivolgono alla Compagnia dei Carabinieri di Bracciano. I bimbi vengono inviati a strutture pubbliche super qualificate ed ovviamente neutrali. I referti parlano di “indicatori di abuso in ambiente extrafamiliare”. Si badi bene che alcune denunce vengono formalizzate solo al momento del referto. Continuano le indagini.
2) Come è possibile che venti bambini uscissero dalla scuola senza che nessuno abbia visto?
Non è vero. Nessun bambino ha mai riferito di essere uscito con una classe intera. Si è sempre parlato al massimo di 4-5 bambini alla volta. Gli alunni della scuola materna erano all’epoca circa 350, 21 le denunce. I bimbi hanno raccontato di essere usciti dal retro, hanno descritto il percorso, la palestra, oggetti in essa contenuti. Gli inquirenti hanno trovato puntualmente riscontro. Tra le altre cose è stato rinvenuto lo stereo grigio descritto dai bimbi come presente in palestra ed un blister vuoto di Rivotril (benzodiazepine) . Preciso che la palestra di cui molti genitori ignoravano l’esistenza era stata dichiarata inagibile.
3) Psicosi collettiva, contagio dichiarativo ecc
Anche qui, di cosa stiamo parlando? Ma chi vogliono prendere in giro? A parte che molti dei genitori neanche si conoscevano. La perizia ha stabilito che i bambini non erano stati influenzati da agenti esterni. I genitori sono stati anche loro periziati. I bambini hanno descritto luoghi ed oggetti ritrovati La psicolsi collettiva dona capacità divinatorie? Fa visualizzare luoghi mai visti? A bambini di tre anni che a distanza di tempo non dimenticano? Come può ad esempio un bimbo descrivere il funzionamento di un giocattolo antico e particolare se non ci ha giocato? Come può indicare fortemente la presenza di una casetta nascosta dai rovi e non visibile dall’esterno se in quel luogo non vi è andato?
4) Come fanno più maestre ad essere tutte pedofile?
E chi ha mai detto che siano pedofile? Noi no di certo. Non abbiamo detto nemmeno che siano loro le responsabili e neppure le sole responsabili. Gli inquirenti hanno ritrovato luoghi, oggetti, case descritte, particolari fisici. Su queste basi , sull’incidente probatorio, sulle benzodiazepine trovate nei capelli di due bimbe e su tante altre cose è stato chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio degli indagati. Dopo sette udienze preliminari (sette, neanche forse ad un maxi processo per mafia) il GUP ha ritenuto che in base agli elementi di prova raccolta gli indagati dovessero essere processati.
La storia ci insegna che i pedofili si avvalgono spesso della collaborazione di persone che possono procurargli “la roba”. Che hanno la disponibilità della “merce”. Ci sono stati anche genitori condannati per aver addirittura venduto i loro figli. Ma questo non fa di loro dei pedofili. Quasi mai uno spacciatore è anche tossicodipendente. Come il trafficante d’armi non è un guerrigliero. Come d’altronde il cuoco di un ristorante non “consuma” tutto ciò che cucina……
Poi c’è il quinto punto, quello che sinceramente mi fa ribollire il sangue nelle vene:
5) I genitori di Rignano dovrebbero essere contenti, perchè il tribunale ha detto che i loro figli non sono mai stati abusati
Voglio dire due cose a questi signori: la prima è che non vi può essere tribunale al mondo che possa cancellare il cuore di un genitore che nel proprio intimo sa come sono andate le cose. E troppe domande alle quali ancora non è stata data una risposta. Fatti a cui non sono state date delle spiegazioni. La seconda è che ho imparato che nella vita bisogna accontentarsi di vincere, stravincere può essere pericoloso………………………….
Pubblicato su ABUSI RIGNANO FLAMINIO, Uncategorized. Tag: abusi sessuali Olga Rovere, Arianna Di Biagio, bambini rignano flaminio, Barbara Callari, GIUSTIZIA, Marco Mansi, Mario Frigenti, Marzia Minutillo Turtur, pedofilia Rignano Flaminio, Processo Rignano Flaminio. 10 Comments »

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