Source: http://www.ordinariatomilitare.it/diocesi/legislazione/canonica/sinodo-ordinariato/il-cappellano-militare/
Timestamp: 2020-08-12 00:50:36+00:00

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Il Cappellano Militare – Ordinariato Militare per l'Italia
“Quando parliamo del Sacerdozio e ne diamo testimonianza, dobbiamo farlo con grande umiltà, consapevoli che Dio ‘ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia’. Contemporaneamente ci rendiamo conto che le parole umane non sono in grado di reggere il peso del mistero che il sacerdozio porta in sé”.Questi sentimenti del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II hanno ispirato questo documento del primo Sinodo che la Chiesa Ordinariato Militare ha celebrato per chiarire e verificare in special modo l’identità dei suoi cappellani militari. Sente ora l’urgenza di dover corrispondere fedelmente a quella vocazione e missione particolare che la Chiesa universale le ha affidato attraverso il servizio insostituibile dei suoi sacerdoti.
Identità del Cappellano Militare
Il cappellano militare è così denominato per la sua condizione di sacerdote cattolico che, fornito delle necessarie qualità per svolgere proficuamente questa speciale missione pastorale all’interno della realtà militare, esercita il suo ministero in forma stabile sotto la giurisdizione dell’Arcivescovo Ordinario Militare.L’istituzione ecclesiastica di cappellano militare e il conferimento della missione canonica è competenza propria dell’Ordinario Militare; la nomina di cappellano militare è invece effettuata con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro della Difesa2, previa designazione dell’Ordinario Militare.Il servizio specifico di cappellano militare presenta le seguenti caratteristiche:
– stato di sacerdote cattolico e complesso dei diritti-doveri inerenti al grado di cappellano militare3;
– assimilazione di rango ai diversi gradi militari4;
– incompatibilità di qualsiasi occupazione o attività che esuli dai compiti di cappellano militare in servizio permanente5;
– presenza continua e condivisione della vita dei militari;
– esigenza di frequente mobilità.
L’aggettivo “militare” che caratterizza questo particolare ministero sacerdotale è assunto e condiviso lealmente, affinché la Chiesa possa portare il gioioso annuncio del Vangelo all’interno della stessa realtà militare. Il cappellano sappia che in questo modo egli incarna la mediazione di Cristo Pastore nelle istituzioni e nella vita di questi cristiani, uomini in armi.Il cappellano militare, nella fedeltà al sacro ministero, come servizio e solo per il servizio, assuma con umiltà i gradi ed i successivi avanzamenti per anzianità o merito6: farsi servo di tutti per guadagnare a Cristo il maggior numero di persone7 e farsi tutto a tutti per salvare a ogni costo qualcuno8, costituisce sicuramente il titolo preferenziale.La condizione di cappellano militare richiede particolari qualità:
– disposizione ad una pastorale autentica ma adeguata allo stile della vita militare, dinamico e operativo;
– piena disponibilità all’accoglienza e alla ricerca dei più lontani ed in difficoltà;
– condivisione piena del tempo e dei disagi nella complessità della vita militare;
– giovinezza di spirito, anche se in età matura, per questo ambiente costituito soprattutto di giovani;
– stabilità e maturità affettiva e psicologica, necessarie per superare solitudine e scoraggiamento;
– trasparenza di vita, autenticità evangelica e sacerdotale;
– grande intimità con Dio e passione per il Vangelo.
Tutta la Chiesa Ordinariato Militare abbia particolare cura delle vocazioni sacerdotali, chiedendole a Dio attraverso la preghiera, promuovendo settimane e incontri vocazionali per i militari e sostenendo qualsiasi forma di vocazione possa manifestarsi durante il servizio militare: il cappellano sia attento nell’individuare, incoraggiare e sostenere i giovani a lui affidati o i sacerdoti idonei per il servizio di cappellano militare.L’Ordinariato Militare accetti coloro che, già sacerdoti, desiderano entrare nel nostro Presbiterio; accolga con gioia le vocazioni al Presbiterato, curando nell’apposita Scuola per cappellani militari, la formazione di quanti aspirano al sacerdozio, preparandoli a ricevere gli Ordini Sacri.La Scuola per cappellani militari è istituita dall’Ordinario Militare conformemente alle modifiche apportate alla legge n. 512 del 1 giugno 1961 con le quali il Ministero della Difesa la riconosce e se ne assume gli oneri. In essa siano accolti tutti i giovani – preferibilmente provenienti dal mondo militare – che, avendo completato gli studi secondari, desiderano prepararsi al Presbiterato aspirando a divenire cappellani militari. Per la preparazione culturale e teologica gli aspiranti cappellani militari frequentino possibilmente le Università o gli Atenei Pontifici romani; la loro educazione sia seguita dai superiori nominati dall’Ordinario stesso.Per la loro formazione ci si attenga fedelmente a tutte le norme emanate dalla Chiesa per i candidati al Presbiterato. Durante la preparazione, oltre al discernimento vocazionale, si offra un orientamento allo specifico servizio di cappellano militare, curando contatti e inserimenti periodici negli ambienti militari.I candidati ammessi al Diaconato possono scegliere l’incardinazione sia nella Chiesa Ordinariato Militare che in altra diocesi, preferibilmente quella di origine.Per quei sacerdoti provenienti da diocesi, Ordini, Congregazioni Religiose o Istituti di vita consacrata che chiedono di inserirsi nel Presbiterio dell’Ordinariato, si attui una specifica preparazione affinché, con retto discernimento, possano impegnarsi in questa particolare forma di apostolato.L’età massima per accedere al servizio di cappellano militare è di 48 anni non compiuti. I primi due anni si svolgano nel ruolo di complemento, consentendo sia all’Ordinario che al nuovo cappellano militare reciproca conoscenza ed autentica verifica. Trascorso questo tempo di prova, dopo richiesta dell’interessato, con giudizio insindacabile dell’Ordinario Militare e a norma di legge, dal ruolo di complemento si transiti nel ruolo del servizio permanente.
Il cappellano militare, nell’ambito a lui assegnato e nei confronti delle persone a lui affidate, gode dei diritti ed è tenuto ad osservare i doveri dei parroci9. I cappellani militari curino particolari rapporti fraterni con i parroci del luogo: con loro infatti, esercitano la giurisdizione cumulativa10 per il bene delle anime.L’Ordinario Militare, affidando al cappellano la cura di una parte del suo gregge, lo nomina parroco di quella porzione di Chiesa e dispone che venga immesso nel nuovo ministero con un rito, significativo del ruolo e della responsabilità assunta per i suoi fedeli. Insieme agli altri cappellani partecipa al ministero episcopale di istruire, santificare e governare il Popolo di Dio11.
“Pascete il gregge di Dio chi vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri, secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modello del gregge”12. Il cappellano militare si impegni perciò totalmente nella vita evangelica, mostrando con tutto se stesso di incarnare l’immagine del Buon Pastore che pasce e dà la vita per il suo gregge.Sia sempre disponibile ad accogliere chiunque ricorre a lui per qualsiasi necessità, ricordando però di essere chiamato a sostituire la pastorale dell’accoglienza pura e semplice con quella della ricerca intraprendente, andando anche verso quelli che da lui preferiscono stare lontano.Il cappellano militare superi la tentazione della massa e viva con gioia l’incontro con ogni persona, sempre unica e irripetibile: l’importanza di un incontro si pone in rapporto al mistero di ciascuna persona che lo vive, all’intensità della fede delle persone che si incontrano, ai misteriosi disegni della Provvidenza che conosce tempi e momenti.Come Gesù Buon Pastore che conosce e chiama per nome le sue pecore13, il cappellano si prepari a servire ricercando le esigenze di chi è stato affidato alle sue cure. Individui coloro che ancora non hanno ricevuto i sacramenti dell’Iniziazione cristiana per proporre loro, dopo un’adeguata preparazione, la possibilità di riceverli14.Con profondo rispetto e disponibilità, il cappellano militare sia sempre sollecito anche verso le persone che appartengono ad altre confessioni religiose: a loro favore intervenga presso i Comandi affinché possano osservare le loro pratiche religiose e, per quanto possibile, insieme alle rispettive comunità.Il Servizio di Assistenza Spirituale vuol così essere una doverosa risposta, anche oltre la dimensione propriamente religiosa, alle insopprimibili e crescenti esigenze spirituali di coscienze libere; vuol essere proposta e aiuto per ricercare e realizzare, nell’esperienza religiosa, gli ideali supremi della vita: non ricerca privilegi e concessioni ma è fedele adempimento di quanto, nel rispetto democratico delle libertà personali, è accolto e tutelato dalla vigente normativa in materia.La presenza del cappellano, ponendosi come segno autentico di libertà, di rispetto, di benevolenza e di servizio verso tutti, potenzia la tranquillità e l’armonia dell’ambiente, per cui la stessa convivenza umana raggiunge forme più elevate di decoro e di solidarietà.
“Vorrei gridarvi due parole. Innanzitutto: annunciate la Parola in tutta chiarezza, indifferenti al plauso o al rifiuto! Secondo: annunziate la Parola con tutto l’amore del Buon Pastore che si dà, che cerca, che comprende”15.Compito principale del cappellano e ragione della sua presenza tra i militari sia di annunciare il Vangelo. Senta di essere verso tutti debitore del Vangelo, nel senso che a tutti deve comunicare la sua verità e l’annuncio della salvezza nel Signore16. Come testimoniato dal diacono S. Efrem Siro, ‘dipinga con le azioni della propria vita le pagine del Vangelo che egli legge’: la sua vita sia quindi, testimonianza e profezia evangelica.Non trascuri l’evangelizzazione per “categorie”: il Vangelo è per tutti, ma ognuno ha bisogno di un particolare annuncio per poterlo attuare nella propria vita. Le reclute, i volontari a ferma prolungata o i militari in servizio permanente, siano aiutati ad attuare il Vangelo secondo le loro peculiari responsabilità.Particolare cura sia garantita a questi ultimi e alle loro famiglie, residenti per lungo tempo nel medesimo luogo. Il cappellano ne curi la catechesi, particolarmente la preparazione dei figli ai sacramenti dell’Iniziazione cristiana o dei giovani al sacramento del Matrimonio.Luogo privilegiato di evangelizzazione e di santificazione siano i pellegrinaggi militari. I cappellani li favoriscano, sapientemente li organizzino e con zelo li animino perché diventino per tutti momento di ricerca, di conversione e di grazia.
Unitamente alla missione di guida e pastore il cappellano militare sia, ad immagine di Cristo Sacerdote, il Mediatore tra Dio e il suo popolo per rendere culto a Dio e compiere l’opera di santificazione. In modo eminente esercita questa mediazione celebrando l’Eucaristia e amministrando i sacramenti.L’Eucaristia è “sorgente e culmine di tutta la vita della Chiesa”17; costituisce, il centro della vita spirituale e della pastorale, è la grande gioia ed il conforto della vita di un sacerdote. Questo Sinodo raccomanda perciò vivamente che il cappellano militare celebri ogni giorno l’Eucaristia nella cappella della propria comunità e all’ora pastoralmente più adatta: con questa liturgia il cappellano prega per tutti.Strettamente unito all’Eucaristia è il sacramento della Riconciliazione. E’ necessario ridare al ministero della confessione tutta quell’importanza che gli spetta18. A questo ministero del perdono bisogna dare la priorità rispetto ad altre attività: perciò, ogni cappellano sia sempre disponibile per la celebrazione di questo Sacramento della misericordia divina e lui stesso vi acceda con una certa regolarità per favorire in sommo grado la necessaria conversione del cuore. Ricorra possibilmente allo stesso sacerdote, affinché sia resa possibile una direzione spirituale, necessaria in particolar modo ai cappellani militari.Per l’amministrazione del Sacramento il cappellano militare sia sempre e in tutto fedele alla dottrina della Chiesa e si attenga alle norme disciplinari emanate.19 Sia prudente e discreto nel porre le domande20 ricordando di essere giudice e medico, ministro della divina giustizia e misericordia21. Consideri inoltre che in Dio la misericordia è quasi radice dell’amore divino22, è la manifestazione più eccellente del suo stesso amore23. Non neghi l’assoluzione quando richiesta dal penitente ben disposto24 ricordando che è proprio nel confessionale che si manifesta e si attua la misericordia di Dio.La nostra Chiesa abbia in onore i sacramentali, specialmente le benedizioni e le devozioni largamente diffuse. In particolare, si conservi o si introduca la tradizione della benedizione pasquale nei luoghi dove si vive e lavora.
1 Giovanni Paolo II, Dono e Mistero, Roma 1996, pp. 9-10.
2 Legge, 01/06/1961, n. 512, art. 17.
3 Cfr. Ibid., art.16.
4 Cfr. Ibid., art. 15.
5 Cfr. Ibid., art. 30.
6 Ibid., artt. 85-87.
7 Cfr. 1 Cor. 9, 19.
8 Cfr. 1 Cor. 9, 22.
9 Cfr. Spirituali Militum Curae, VII.
10 Cfr. Ibid., IV; VII.
11 Cfr. Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 7.
12 1 Pt. 5, 2-3.
13 Cfr. Gv. 10, 11-16.
14 Cfr. infra nn. 229-ss.
15 Giovanni Paolo II, Discorso alla Conferenza Episcopale Tedesca, Fulda 17-11-1980, 5.
16 Cfr. Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 4.
17 Vaticano II, Lumen gentium, 11.
18 Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, Roma, 02/12/1984, pp. 185-275.
19 Cfr. Codex Iuris Canonici, 978, § 2.
20 Cfr. Ibid., 979.
21 Cfr. Ibid., 978, § 1.
22 Cfr S. Tommaso d’Aquino, Commento alla Lettera agli Efesini, II, c. 4; l. 2, 86.
23 Cfr. Id., Summa Theologiae, II-II, q. 30, a. 4.
24 Cfr. Codex Iuris Canonici, 980.

References: art. 17
 art.16
 art. 15
 art. 30
 § 2
 § 1