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Timestamp: 2019-02-20 00:40:11+00:00

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1. Le disposizioni del presente decreto hanno a oggetto la	costituzione di società da parte di amministrazioni pubbliche, nonché l'acquisto, il mantenimento e la gestione di partecipazioni	da parte di tali amministrazioni, in società a totale o parziale	partecipazione pubblica, diretta o indiretta.
2. Le disposizioni contenute nel presente decreto sono applicate	avendo riguardo all'efficiente gestione delle partecipazioni	pubbliche, alla tutela e promozione della concorrenza e del mercato, nonché alla razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica.
3. Per tutto quanto non derogato dalle disposizioni del presente	decreto, si applicano alle società a partecipazione pubblica le	norme sulle società contenute nel codice civile e le norme generali	di diritto privato.
a) le specifiche disposizioni, contenute in leggi o regolamenti	governativi o ministeriali, che disciplinano società a	partecipazione pubblica di diritto singolare costituite per l'esercizio della gestione di servizi di interesse generale o di	interesse economico generale o per il perseguimento di una specifica	missione di pubblico interesse;
b) le disposizioni di legge riguardanti la partecipazione di	amministrazioni pubbliche a enti associativi diversi dalle società e	a fondazioni.
5. Le disposizioni del presente decreto si applicano, solo se	espressamente previsto, alle società quotate, come definite	dall'articolo 2, comma 1, lettera p), nonché alle società da esse partecipate, salvo che queste ultime siano, non per il tramite di società quotate, controllate o partecipate da amministrazioni pubbliche.
a) «amministrazioni pubbliche»: le amministrazioni di cui	all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, i	loro consorzi o associazioni per qualsiasi fine istituiti, gli enti	pubblici economici e le autorità di sistema portuale;
b) «controllo»: la situazione descritta nell'articolo 2359 del	codice civile. Il controllo può sussistere anche quando, in applicazione di norme di legge o statutarie o di patti parasociali,	per le decisioni finanziarie e gestionali strategiche relative	all'attività sociale è richiesto il consenso unanime di tutte le	parti che condividono il controllo;
c) «controllo analogo»: la situazione in cui l'amministrazione	esercita su una società un controllo analogo a quello esercitato sui	propri servizi, esercitando un'influenza determinante sia sugli	obiettivi strategici che sulle decisioni significative della società	controllata. Tale controllo può anche essere esercitato da una	persona giuridica diversa, a sua volta controllata allo stesso modo	dall'amministrazione partecipante;
d) «controllo analogo congiunto»: la situazione in cui	l'amministrazione esercita congiuntamente con altre amministrazioni	su una società un controllo analogo a quello esercitato sui propri	servizi. La suddetta situazione si verifica al ricorrere delle condizioni di cui all'articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 18	aprile 2016, n. 50;
e) «enti locali»: gli enti di cui all'articolo 2 del decreto	legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
f) «partecipazione»: la titolarità di rapporti comportanti la qualità di socio in società o la titolarità di strumenti	finanziari che attribuiscono diritti amministrativi;
g) «partecipazione indiretta»: la partecipazione in una società	detenuta da un'amministrazione pubblica per il tramite di società o	altri organismi soggetti a controllo da parte della medesima	amministrazione pubblica;
h) «servizi di interesse generale»: le attività di produzione e	fornitura di beni o servizi che non sarebbero svolte dal mercato	senza un intervento pubblico o sarebbero svolte a condizioni	differenti in termini di accessibilità fisica ed economica, continuità, non discriminazione, qualità e sicurezza, che le	amministrazioni pubbliche, nell'ambito delle rispettive competenze,	assumono come necessarie per assicurare la soddisfazione dei bisogni	della collettività di riferimento, così da garantire l'omogeneità dello sviluppo e la coesione sociale, ivi inclusi i servizi di	interesse economico generale;
i) «servizi di interesse economico generale»: i servizi di	interesse generale erogati o suscettibili di essere erogati dietro corrispettivo economico su un mercato;
m) «società a controllo pubblico»: le società in cui una o più	amministrazioni pubbliche esercitano poteri di controllo ai sensi	della lettera b);
n) «società a partecipazione pubblica»: le società a controllo	pubblico, nonché le altre società partecipate direttamente da	amministrazioni pubbliche o da società a controllo pubblico;
o) «società in house»: le società sulle quali un'amministrazione	esercita il controllo analogo o più amministrazioni esercitano il	controllo analogo congiunto, nelle quali la partecipazione di capitali privati avviene nelle forme di cui all'articolo 16, comma 1, e che soddisfano il requisito dell'attività prevalente di cui all'articolo 16, comma 3;
Art. 3.	Tipi di società in cui è ammessa la partecipazione pubblica
1. Le amministrazioni pubbliche possono partecipare esclusivamente	a società, anche consortili, costituite in forma di società per	azioni o di società a responsabilità limitata, anche in forma	cooperativa.
2. Nelle società a responsabilità limitata a controllo pubblico	l'atto costitutivo o lo statuto in ogni caso prevede la nomina	dell'organo di controllo o di un revisore. Nelle società per azioni	a controllo pubblico la revisione legale dei conti non può essere affidata al collegio sindacale.
Art. 4. Finalità perseguibili mediante l'acquisizione	e la gestione di partecipazioni pubbliche
1. Le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o	indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di	produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o	mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società.
2. Nei limiti di cui al comma 1, le amministrazioni pubbliche	possono, direttamente o indirettamente, costituire società e	acquisire o mantenere partecipazioni in società esclusivamente per	lo svolgimento delle attività sotto indicate:
a) produzione di un servizio di interesse generale, ivi inclusa la	realizzazione e la gestione delle reti e degli impianti funzionali ai	servizi medesimi;
b) progettazione e realizzazione di un'opera pubblica sulla base di	un accordo di programma fra amministrazioni pubbliche, ai sensi	dell'articolo 193 del decreto legislativo n. 50 del 2016;
c) realizzazione e gestione di un'opera pubblica ovvero	organizzazione e gestione di un servizio d'interesse generale	attraverso un contratto di partenariato di cui all'articolo 180 del	decreto legislativo n. 50 del 2016, con un imprenditore selezionato	con le modalità di cui all'articolo 17, commi 1 e 2;
d) autoproduzione di beni o servizi strumentali all'ente o agli	enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni, nel rispetto delle condizioni stabilite	dalle direttive europee in materia di contratti pubblici e della	relativa disciplina nazionale di recepimento;
e) servizi di committenza, ivi incluse le attività di committenza	ausiliarie, apprestati a supporto di enti senza scopo di lucro e di	amministrazioni aggiudicatrici di cui all'articolo 3, comma 1,	lettera a), del decreto legislativo n. 50 del 2016.
3. Al solo fine di ottimizzare e valorizzare l'utilizzo di beni	immobili facenti parte del proprio patrimonio, le amministrazioni	pubbliche possono, altresì, anche in deroga al comma 1, acquisire	partecipazioni in società aventi per oggetto sociale esclusivo la valorizzazione del patrimonio delle amministrazioni stesse, tramite	il conferimento di beni immobili allo scopo di realizzare un	investimento secondo criteri propri di un qualsiasi operatore di	mercato.
4. Le società in house hanno come oggetto sociale esclusivo una o più delle attività di cui alle lettere a), b), d) ed e) del comma	2. Salvo quanto previsto dall'articolo 16, tali società operano in	via prevalente con gli enti costituenti o partecipanti o affidanti.
5. Fatte salve le diverse previsioni di legge regionali adottate	nell'esercizio della potestà legislativa in materia di	organizzazione amministrativa, è fatto divieto alle società di cui al comma 2, lettera d), controllate da enti locali, di costituire	nuove società e di acquisire nuove partecipazioni in società. Il	divieto non si applica alle società che hanno come oggetto sociale	esclusivo la gestione delle partecipazioni societarie di enti locali,	salvo il rispetto degli obblighi previsti in materia di trasparenza	dei dati finanziari e di consolidamento del bilancio degli enti	partecipanti.
6. E' fatta salva la possibilità di costituire società o enti in	attuazione dell'articolo 34 del regolamento (CE) n. 1303/2013 del	Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 e dell'articolo 61 del regolamento (CE) n. 508 del 2014 del Parlamento	europeo e del Consiglio 15 maggio 2014.
7. Sono altresì ammesse le partecipazioni nelle società aventi	per oggetto sociale prevalente la gestione di spazi fieristici e	l'organizzazione di eventi fieristici, la realizzazione e la	gestione di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva eserciti in aree montane, nonché la produzione di energia da fonti rinnovabili.
8. E' fatta salva la possibilità di costituire, ai sensi degli	articoli 2 e 3 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, le società con caratteristiche di spin off o di start up universitari	previste dall'articolo 6, comma 9, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, nonché quelle con caratteristiche analoghe degli enti di	ricerca. E' inoltre fatta salva la possibilità, per le università, di costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche.
9. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su	proposta del Ministro dell'economia e delle finanze o dell'organo di	vertice dell'amministrazione partecipante, motivato con riferimento	alla misura e qualità della partecipazione pubblica, agli interessi pubblici a essa connessi e al tipo di attività svolta, riconducibile	alle finalità di cui al comma 1, anche al fine di agevolarne la	quotazione ai sensi dell'articolo 18, può essere deliberata	l'esclusione totale o parziale dell'applicazione delle disposizioni	del presente articolo a singole società a partecipazione pubblica.	Il decreto è trasmesso alle Camere ai fini della comunicazione alle commissioni parlamentari competenti. I Presidenti di Regione e delle province autonome di Trento e Bolzano, con provvedimento adottato ai sensi della legislazione regionale e nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità, possono, nell'ambito delle rispettive competenze, deliberare l'esclusione totale o parziale dell'applicazione delle disposizioni del presente articolo a singole società a partecipazione della Regione o delle province autonome di Trento e Bolzano, motivata con riferimento alla misura e qualità della partecipazione pubblica, agli interessi pubblici a essa connessi e al tipo di attività svolta, riconducibile alle finalità di cui al comma 1. Il predetto provvedimento è trasmesso alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, alla struttura di cui all'articolo 15, comma 1, nonché alle Camere ai fini della comunicazione alle commissioni parlamentari competenti.
Art. 5.	Oneri di motivazione analitica
1. A eccezione dei casi in cui la costituzione di una società o	l'acquisto di una partecipazione, anche attraverso aumento di	capitale, avvenga in conformità a espresse previsioni legislative,	l'atto deliberativo di costituzione di una società a partecipazione pubblica, anche nei casi di cui all'articolo 17, o di acquisto di	partecipazioni, anche indirette, da parte di amministrazioni	pubbliche in società già costituite deve essere analiticamente motivato con riferimento alla necessità della società per il	perseguimento delle finalità istituzionali di cui all'articolo 4,	evidenziando, altresì, le ragioni e le finalità che giustificano	tale scelta, anche sul piano della convenienza economica e della sostenibilità finanziaria, nonché	di gestione diretta o esternalizzata del servizio affidato. La	motivazione deve anche dare conto della compatibilità della scelta	con i principi di efficienza, di efficacia e di economicità	dell'azione amministrativa.
2. L'atto deliberativo di cui al comma 1 da' atto della compatibilità dell'intervento finanziario previsto con le norme dei	trattati europei e, in particolare, con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato alle imprese. Gli enti locali sottopongono	lo schema di atto deliberativo a forme di consultazione pubblica, secondo modalità da essi stessi disciplinate.
3. L'amministrazione invia l'atto deliberativo di costituzione	della società o di acquisizione della partecipazione diretta o	indiretta alla Corte dei conti, a fini conoscitivi, e all'Autorità	garante della concorrenza e del mercato, che può esercitare i poteri	di cui all'articolo 21-bis della legge 10 ottobre 1990, n. 287.
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, per gli atti delle	amministrazioni dello Stato e degli enti nazionali sono competenti le Sezioni Riunite in sede di controllo; per gli atti delle regioni e degli enti	locali, nonché dei loro enti strumentali, delle università o delle	altre istituzioni pubbliche di autonomia aventi sede nella regione, è competente la Sezione regionale di controllo; per gli atti degli	enti assoggettati a controllo della Corte dei conti ai sensi della	legge 21 marzo 1958, n. 259, è competente la Sezione del controllo	sugli enti medesimi.
1. Le società a controllo pubblico, che svolgano attività	economiche protette da diritti speciali o esclusivi, insieme con	altre attività svolte in regime di economia di mercato, in deroga all'obbligo di separazione societaria previsto dal comma 2-bis	dell'articolo 8 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, adottano sistemi	di contabilità separata per le attività oggetto di diritti speciali	o esclusivi e per ciascuna attività.
2. Le società a controllo pubblico predispongono specifici	programmi di valutazione del rischio di crisi aziendale e ne	informano l'assemblea nell'ambito della relazione di cui al comma 4.
3. Fatte salve le funzioni degli organi di controllo previsti a	norma di legge e di statuto, le società a controllo pubblico	valutano l'opportunità di integrare, in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche organizzative nonché	dell'attività svolta, gli strumenti di governo societario con i	seguenti:
a) regolamenti interni volti a garantire la conformità	dell'attività della società alle norme di tutela della concorrenza,	comprese quelle in materia di concorrenza sleale, nonché alle norme	di tutela della proprietà industriale o intellettuale;
b) un ufficio di controllo interno strutturato secondo criteri di	adeguatezza rispetto alla dimensione e alla complessità dell'impresa	sociale, che collabora con l'organo di controllo statutario,	riscontrando tempestivamente le richieste da questo provenienti, e	trasmette periodicamente all'organo di controllo statutario relazioni	sulla regolarità e l'efficienza della gestione;
c) codici di condotta propri, o adesione a codici di condotta	collettivi aventi a oggetto la disciplina dei comportamenti	imprenditoriali nei confronti di consumatori, utenti, dipendenti e	collaboratori, nonché altri portatori di legittimi interessi	coinvolti nell'attività della società;
d) programmi di responsabilità sociale d'impresa, in conformità	alle raccomandazioni della Commissione dell'Unione europea.
4. Gli strumenti eventualmente adottati ai sensi del comma 3 sono	indicati nella relazione sul governo societario che le società	controllate predispongono annualmente, a chiusura dell'esercizio	sociale e pubblicano contestualmente al bilancio d'esercizio.
5. Qualora le società a controllo pubblico non integrino gli	strumenti di governo societario con quelli di cui al comma 3, danno	conto delle ragioni all'interno della relazione di cui al comma 4.
1. La deliberazione di partecipazione di un'amministrazione	pubblica alla costituzione di una società è adottata con:
a) decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta	del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con i ministri	competenti per materia, previa deliberazione del Consiglio dei	ministri, in caso di partecipazioni statali;
b) provvedimento del competente organo della regione, in caso di	partecipazioni regionali;
c) deliberazione del consiglio comunale, in caso di partecipazioni	comunali;
d) delibera dell'organo amministrativo dell'ente, in tutti gli	altri casi di partecipazioni pubbliche.
2. L'atto deliberativo è redatto in conformità a quanto previsto	all'articolo 5, comma 1.
3. L'atto deliberativo contiene altresì l'indicazione degli	elementi essenziali dell'atto costitutivo, come previsti dagli	articoli 2328 e 2463 del codice civile, rispettivamente per le società per azioni e per le società a responsabilità limitata.
4. L'atto deliberativo è pubblicato sui siti istituzionali	dell'amministrazione pubblica partecipante.
5. Nel caso in cui sia prevista la partecipazione all'atto	costitutivo di soci privati, la scelta di questi ultimi avviene con	procedure di evidenza pubblica a norma dell'articolo 5, comma 9, del	decreto legislativo n. 50 del 2016.
6. Nel caso in cui una società a partecipazione pubblica sia	costituita senza l'atto deliberativo di una o più amministrazioni	pubbliche partecipanti, o l'atto deliberativo di partecipazione di	una o più amministrazioni sia dichiarato nullo o annullato, le	partecipazioni sono liquidate secondo quanto disposto dall'articolo	24, comma 5. Se la mancanza o invalidità dell'atto deliberativo	riguarda una partecipazione essenziale ai fini del conseguimento	dell'oggetto sociale, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2332 del codice civile.
a) le modifiche di clausole dell'oggetto sociale che consentano un	cambiamento significativo dell'attività della società;
1. Le operazioni, anche mediante sottoscrizione di un aumento di	capitale o partecipazione a operazioni straordinarie, che comportino	l'acquisto da parte di un'amministrazione pubblica di partecipazioni	in società già esistenti sono deliberate secondo le modalità di	cui all'articolo 7, commi 1 e 2.
2. L'eventuale mancanza o invalidità dell'atto deliberativo avente	ad oggetto l'acquisto della partecipazione rende inefficace il	contratto di acquisto della partecipazione medesima.
3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche	all'acquisto, da parte di pubbliche amministrazioni, di	partecipazioni in società quotate, unicamente nei casi in cui	l'operazione comporti l'acquisto della qualità di socio.
1. Per le partecipazioni pubbliche statali i diritti del socio sono	esercitati dal Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto	con altri Ministeri competenti per materia, individuati dalle	relative disposizioni di legge o di regolamento ministeriale.
2. Per le partecipazioni regionali i diritti del socio sono	esercitati secondo la disciplina stabilita dalla regione titolare	delle partecipazioni.
3. Per le partecipazioni di enti locali i diritti del socio sono	esercitati dal sindaco o dal presidente o da un loro delegato.
4. In tutti gli altri casi i diritti del socio sono esercitati	dall'organo amministrativo dell'ente.
5. La conclusione, la modificazione e lo scioglimento di patti	parasociali sono deliberati ai sensi dell'articolo 7, comma 1.
6. La violazione delle disposizioni di cui ai commi da 1 a 5 e il	contrasto con impegni assunti mediante patti parasociali non	determinano l'invalidità delle deliberazioni degli organi della società partecipata, ferma restando la possibilità che l'esercizio	del voto o la deliberazione siano invalidate in applicazione di norme	generali di diritto privato.
7. Qualora lo statuto della società partecipata preveda, ai sensi	dell'articolo 2449 del codice civile, la facoltà del socio pubblico	di nominare o revocare direttamente uno o più componenti di organi	interni della società, i relativi atti sono efficaci dalla data di	ricevimento, da parte della società, della comunicazione dell'atto	di nomina o di revoca. E' fatta salva l'applicazione dell'articolo	2400, secondo comma, del codice civile.
8. Nei casi di cui al comma 7, la mancanza o invalidità dell'atto	deliberativo interno di nomina o di revoca rileva come causa di invalidità dell'atto di nomina o di revoca anche nei confronti della società.
9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle	partecipazioni di pubbliche amministrazioni nelle società quotate.
10. Resta fermo quanto disposto dal decreto-legge 15 marzo 2012, n.	21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56.
1. Gli atti deliberativi aventi ad oggetto l'alienazione o la	costituzione di vincoli su partecipazioni sociali delle	amministrazioni pubbliche sono adottati secondo le modalità di cui all'articolo 7, comma 1.
2. L'alienazione delle partecipazioni è effettuata nel rispetto	dei principi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione. In	casi eccezionali, a seguito di deliberazione motivata dell'organo	competente ai sensi del comma 1, che da' analiticamente atto della	convenienza economica dell'operazione, con particolare riferimento	alla congruità del prezzo di vendita, l'alienazione può essere effettuata mediante negoziazione diretta con un singolo acquirente.	E' fatto salvo il diritto di prelazione dei soci eventualmente	previsto dalla legge o dallo statuto.
3. La mancanza o invalidità dell'atto deliberativo avente ad	oggetto l'alienazione della partecipazione rende inefficace l'atto di	alienazione della partecipazione.
4. E' fatta salva la disciplina speciale in materia di alienazione	delle partecipazioni dello Stato.
Art. 11.	Organi amministrativi e di controllo delle società a controllo pubblico
1. Salvi gli ulteriori requisiti previsti dallo statuto, i	componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a	controllo pubblico devono possedere i requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia stabiliti con decreto del Presidente del	Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e	delle finanze, previa intesa in Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Resta fermo quanto disposto dall'articolo 12 del	decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, e dall'articolo 5, comma 9,	del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con	modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.
2. L'organo amministrativo delle società a controllo pubblico è	costituito, di norma, da un amministratore unico.
4. Nella scelta degli amministratori delle società a controllo	pubblico, le amministrazioni assicurano il rispetto del principio di	equilibrio di genere, almeno nella misura di un terzo, da computare	sul numero complessivo delle designazioni o nomine effettuate in	corso d'anno. Qualora la società abbia un organo amministrativo	collegiale, lo statuto prevede che la scelta degli amministratori da	eleggere sia effettuata nel rispetto dei criteri stabiliti dalla	legge 12 luglio 2011, n. 120.
5. Quando la società a controllo pubblico sia costituita in forma	di società a responsabilità limitata, non è consentito, in deroga	all'articolo 2475, terzo comma, del codice civile, prevedere che	l'amministrazione sia affidata, disgiuntamente o congiuntamente, a	due o più soci.
6. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere	delle Commissioni parlamentari competenti, per le società a	controllo pubblico sono definiti indicatori dimensionali quantitativi	e qualitativi al fine di individuare fino a cinque fasce per la	classificazione delle suddette società. Per le società controllate dalle regioni o dagli enti locali, il decreto di cui al primo periodo è adottato previa intesa in Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Per ciascuna fascia è	determinato, in proporzione, il limite dei compensi massimi al quale	gli organi di dette società devono fare riferimento, secondo criteri	oggettivi e trasparenti, per la determinazione del trattamento	economico annuo onnicomprensivo da corrispondere agli amministratori,	ai titolari e componenti degli organi di controllo, ai dirigenti e ai	dipendenti, che non potrà comunque eccedere il limite massimo di euro 240.000 annui al lordo dei contributi previdenziali e	assistenziali e degli oneri fiscali a carico del beneficiario, tenuto	conto anche dei compensi corrisposti da altre pubbliche	amministrazioni o da altre società a controllo pubblico. Le stesse società verificano il rispetto del limite massimo del trattamento	economico annuo onnicomprensivo dei propri amministratori e dipendenti fissato con il suddetto decreto. Sono in ogni caso fatte	salve le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono	limiti ai compensi inferiori a quelli previsti dal decreto di cui al	presente comma. Il decreto stabilisce altresì i criteri di	determinazione della parte variabile della remunerazione, commisurata	ai risultati di bilancio raggiunti dalla società nel corso	dell'esercizio precedente. In caso di risultati negativi attribuibili	alla responsabilità dell'amministratore, la parte variabile non può	essere corrisposta.
7. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 6 restano in	vigore le disposizioni di cui all'articolo 4, comma 4, secondo	periodo, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive	modificazioni, e al decreto del Ministro dell'economia e delle	finanze 24 dicembre 2013, n. 166.
8. Gli amministratori delle società a controllo pubblico non	possono essere dipendenti delle amministrazioni pubbliche	controllanti o vigilanti. Qualora siano dipendenti della società	controllante, in virtù del principio di onnicomprensività della retribuzione, fatto salvo il diritto alla copertura assicurativa e al	rimborso delle spese documentate, nel rispetto del limite di spesa di	cui al comma 6, essi hanno l'obbligo di riversare i relativi compensi	alla società di appartenenza. Dall'applicazione del presente comma	non possono derivare aumenti della spesa complessiva per i compensi	degli amministratori.
a) l'attribuzione da parte del consiglio di amministrazione di	deleghe di gestione a un solo amministratore, salva l'attribuzione di	deleghe al presidente ove preventivamente autorizzata dall'assemblea;
b) l'esclusione della carica di vicepresidente o la previsione che	la carica stessa sia attribuita esclusivamente quale modalità di	individuazione del sostituto del presidente in caso di assenza o impedimento, senza riconoscimento di compensi aggiuntivi;
c) il divieto di corrispondere gettoni di presenza o premi di	risultato deliberati dopo lo svolgimento dell'attività, e il divieto	di corrispondere trattamenti di fine mandato, ai componenti degli	organi sociali;
d) il divieto di istituire organi diversi da quelli previsti dalle	norme generali in tema di società.
10. E' comunque fatto divieto di corrispondere ai dirigenti delle società a controllo pubblico indennità o trattamenti di fine	mandato diversi o ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge o	dalla contrattazione collettiva ovvero di stipulare patti o accordi	di non concorrenza, anche ai sensi dell'articolo 2125 del codice	civile.
11. Nelle società di cui amministrazioni pubbliche detengono il	controllo indiretto, non è consentito nominare, nei consigli di	amministrazione o di gestione, amministratori della società	controllante, a meno che siano attribuite ai medesimi deleghe	gestionali a carattere continuativo ovvero che la nomina risponda	all'esigenza di rendere disponibili alla società controllata	particolari e comprovate competenze tecniche degli amministratori	della società controllante o di favorire l'esercizio dell'attività	di direzione e coordinamento.
12. Coloro che hanno un rapporto di lavoro con società a controllo	pubblico e che sono al tempo stesso componenti degli organi di	amministrazione della società con cui è instaurato il rapporto di	lavoro, sono collocati in aspettativa non retribuita e con	sospensione della loro iscrizione ai competenti istituti di	previdenza e di assistenza, salvo che rinuncino ai compensi dovuti a	qualunque titolo agli amministratori.
13. Le società a controllo pubblico limitano ai casi previsti	dalla legge la costituzione di comitati con funzioni consultive o di	proposta. Per il caso di loro costituzione, non può comunque essere	riconosciuta ai componenti di tali comitati alcuna remunerazione complessivamente superiore al 30 per cento del compenso deliberato	per la carica di componente dell'organo amministrativo e comunque	proporzionata alla qualificazione professionale e all'entità	dell'impegno richiesto.
14. Restano ferme le disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi di cui al decreto legislativo 8 aprile	2013, n. 39.
15. Agli organi di amministrazione e controllo delle società in	house si applica il decreto-legge 16 maggio 1994, n. 293, convertito,	con modificazioni, dalla legge 15 luglio 1994, n. 444.
16. Nelle società a partecipazione pubblica ma non a controllo	pubblico, l'amministrazione pubblica che sia titolare di una	partecipazione pubblica superiore al dieci per cento del capitale	propone agli organi societari l'introduzione di misure analoghe a quelle di cui ai commi 6 e 10.
Art. 12. Responsabilità degli enti partecipanti e dei componenti	degli organi delle società partecipate
1. I componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate sono soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali, salva la giurisdizione della Corte dei conti per il danno	erariale causato dagli amministratori e dai dipendenti delle società	in house. E' devoluta alla Corte dei conti, nei limiti della quota di	partecipazione pubblica, la giurisdizione sulle controversie in	materia di danno erariale di cui al comma 2.
2. Costituisce danno erariale il danno, patrimoniale o non	patrimoniale, subito dagli enti partecipanti, ivi compreso il danno	conseguente alla condotta dei rappresentanti degli enti pubblici	partecipanti o comunque dei titolari del potere di decidere per essi, che, nell'esercizio dei propri diritti di socio, abbiano con dolo o	colpa grave pregiudicato il valore della partecipazione.
1. Nelle società a controllo pubblico, in deroga ai limiti minimi	di partecipazione previsti dall'articolo 2409 del codice civile,	ciascuna amministrazione pubblica socia, indipendentemente	dall'entità della partecipazione di cui è titolare, è legittimata	a presentare denunzia di gravi irregolarità al tribunale.
2. Il presente articolo si applica anche alle società a controllo	pubblico costituite in forma di società a responsabilità limitata.
Art. 14.	Crisi d'impresa di società a partecipazione pubblica
1. Le società a partecipazione pubblica sono soggette alle	disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo, nonché, ove	ne ricorrano i presupposti, a quelle in materia di amministrazione	straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al decreto	legislativo 8 luglio 1999, n. 270, e al decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio	2004, n. 39.
2. Qualora emergano, nell'ambito dei programmi di valutazione del	rischio di cui all'articolo 6, comma 2, uno o più indicatori di	crisi aziendale, l'organo amministrativo della società a controllo	pubblico adotta senza indugio i provvedimenti necessari al fine di	prevenire l'aggravamento della crisi, di correggerne gli effetti ed	eliminarne le cause, attraverso un idoneo piano di risanamento.
3. Quando si determini la situazione di cui al comma 2, la mancata	adozione di provvedimenti adeguati, da parte dell'organo	amministrativo, costituisce grave irregolarità ai sensi dell'articolo 2409 del codice civile.
4. Non costituisce provvedimento adeguato, ai sensi dei commi 1 e	2, la previsione di un ripianamento delle perdite da parte	dell'amministrazione o delle amministrazioni pubbliche socie, anche	se attuato in concomitanza a un aumento di capitale o ad un	trasferimento straordinario di partecipazioni o al rilascio di	garanzie o in qualsiasi altra forma giuridica, a meno che tale	intervento sia accompagnato da un piano di ristrutturazione	aziendale, dal quale risulti comprovata la sussistenza di concrete	prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività svolte, approvato ai sensi del comma 2, anche in deroga al comma 5.
5. Le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 3, della legge	31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dagli	articoli 2447 e 2482-ter del codice civile, sottoscrivere aumenti di capitale, effettuare trasferimenti straordinari, aperture di credito, né	rilasciare garanzie a favore delle società partecipate, con	esclusione delle società quotate e degli istituti di credito, che	abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di	esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso	consentiti i trasferimenti straordinari alle società di cui al primo	periodo, a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di	programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse	ovvero alla realizzazione di investimenti, purché le misure indicate	siano contemplate in un piano di risanamento, approvato	dall'Autorità di regolazione di settore ove esistente e comunicato	alla Corte dei conti con le modalità di cui all'articolo 5, che	contempli il raggiungimento dell'equilibrio finanziario entro tre	anni. Al fine di salvaguardare la continuità nella prestazione di servizi di pubblico interesse, a fronte di gravi pericoli per la	sicurezza pubblica, l'ordine pubblico e la sanità, su richiesta	della amministrazione interessata, con decreto del Presidente del	Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro	dell'economia e delle finanze, di concerto con gli altri Ministri	competenti e soggetto a registrazione della Corte dei conti, possono essere autorizzati gli interventi di cui al primo periodo del	presente comma.
6. Nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di	una società a controllo pubblico titolare di affidamenti diretti, le	pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata	fallita.
Art. 15. Monitoraggio, indirizzo e coordinamento sulle società	a partecipazione pubblica
1. Nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, è individuata la struttura competente per l'indirizzo, il controllo e il monitoraggio sull'attuazione del presente decreto. Il Ministero	dell'economia e delle finanze assicura la separazione, a livello	organizzativo, tra la suddetta struttura e gli uffici responsabili	dell'esercizio dei diritti sociali.
2. Fatte salve le norme di settore e le competenze dalle stesse	previste, ai fini dell'applicazione delle disposizioni del presente	decreto, la struttura di cui al comma 1 fornisce orientamenti e	indicazioni in materia di applicazione del presente decreto e del decreto legislativo 11 novembre 2003, n. 333, e promuove le migliori	pratiche presso le società a partecipazione pubblica, adotta nei	confronti delle stesse società le direttive sulla separazione	contabile e verifica il loro rispetto, ivi compresa la relativa	trasparenza.
3. La struttura di cui al comma 1 tiene un elenco pubblico,	accessibile anche in via telematica, di tutte le società a	partecipazione pubblica esistenti, utilizzando le informazioni della banca dati di cui all'articolo 17, comma 4, del decreto-legge 24	giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11	agosto 2014, n. 114.
4. Fermo restando quanto disposto dal citato articolo 17, comma 4,	del decreto-legge n. 90 del 2014, le amministrazioni pubbliche e le società a partecipazione pubblica inviano alla struttura cui al	comma 1, con le modalità e nei termini da essa stabiliti, le segnalazioni periodiche e ogni altro dato o documento richiesto. Esse trasmettono anche i bilanci e gli altri documenti obbligatori, di cui all'articolo 6 del presente decreto, con le modalità e nei termini	stabiliti dalla medesima struttura.
5. In relazione agli obblighi previsti dal presente decreto, i	poteri ispettivi di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto-legge 6	luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7	agosto 2012, n. 135, sono esercitati nei confronti di tutte le società a partecipazione pubblica.
1. Le società in house ricevono affidamenti diretti di contratti	pubblici dalle amministrazioni che esercitano su di esse il controllo	analogo o da ciascuna delle amministrazioni che esercitano su di esse	il controllo analogo congiunto solo se non vi sia partecipazione di	capitali privati, ad eccezione di quella prescritta da norme di legge	e che avvenga in forme che non comportino controllo o potere di veto, né l'esercizio di un'influenza determinante sulla società	controllata.
2. Ai fini della realizzazione dell'assetto organizzativo di cui al	comma 1:
a) gli statuti delle società per azioni possono contenere clausole	in deroga delle disposizioni dell'articolo 2380-bis e dell'articolo	2409-novies del codice civile;
b) gli statuti delle società a responsabilità limitata possono	prevedere l'attribuzione all'ente o agli enti pubblici soci di	particolari diritti, ai sensi dell'articolo 2468, terzo comma, del	codice civile;
c) in ogni caso, i requisiti del controllo analogo possono essere	acquisiti anche mediante la conclusione di appositi patti	parasociali; tali patti possono avere durata superiore a cinque anni,	in deroga all'articolo 2341-bis, primo comma, del codice civile.
3. Gli statuti delle società di cui al presente articolo devono	prevedere che oltre l'ottanta per cento del loro fatturato sia	effettuato nello svolgimento dei compiti a esse affidati dall'ente pubblico o dagli enti pubblici soci.
4. Il mancato rispetto del limite quantitativo di cui al comma 3	costituisce grave irregolarità ai sensi dell'articolo 2409 del	codice civile e dell'articolo 15 del presente decreto.
5. Nel caso di cui al comma 4, la società può sanare	l'irregolarità se, entro tre mesi dalla data in cui la stessa si è	manifestata, rinunci a una parte dei rapporti con	soggetti terzi, sciogliendo i relativi rapporti contrattuali, ovvero	rinunci agli affidamenti diretti da parte dell'ente o degli enti	pubblici soci, sciogliendo i relativi rapporti. In quest'ultimo caso	le attività precedentemente affidate alla società controllata	devono essere riaffidate, dall'ente o dagli enti pubblici soci, mediante procedure competitive regolate dalla disciplina in materia	di contratti pubblici, entro i sei mesi successivi allo scioglimento	del rapporto contrattuale. Nelle more dello svolgimento delle	procedure di gara i beni o servizi continueranno ad essere forniti	dalla stessa società controllata.
6. Nel caso di rinuncia agli affidamenti diretti, di cui al comma	5, la società può continuare la propria attività se e in quanto	sussistano i requisiti di cui all'articolo 4. A seguito della	cessazione degli affidamenti diretti, perdono efficacia le clausole statutarie e i patti parasociali finalizzati a realizzare i requisiti	del controllo analogo.
7. Le società di cui al presente articolo sono tenute all'acquisto	di lavori, beni e servizi secondo la disciplina di cui al decreto	legislativo n. 50 del 2016. Resta fermo quanto previsto dagli	articoli 5 e 192 del medesimo decreto legislativo n. 50 del 2016.
1. Nelle società a partecipazione mista pubblico-privata, la quota di partecipazione del soggetto	privato non può essere inferiore al trenta per cento e la selezione	del medesimo si svolge con procedure di evidenza pubblica a norma	dell'articolo 5, comma 9, del decreto legislativo n. 50 del 2016 e ha	a oggetto, al contempo, la sottoscrizione o l'acquisto della	partecipazione societaria da parte del socio privato e l'affidamento	del contratto di appalto o di concessione oggetto esclusivo	dell'attività della società mista.
2. Il socio privato deve possedere i requisiti di qualificazione	previsti da norme legali o regolamentari in relazione alla	prestazione per cui la società è stata costituita. All'avviso pubblico sono allegati la bozza dello statuto e degli eventuali	accordi parasociali, nonché degli elementi essenziali del contratto	di servizio e dei disciplinari e regolamenti di esecuzione che ne	costituiscono parte integrante. Il bando di gara deve specificare	l'oggetto dell'affidamento, i necessari requisiti di qualificazione	generali e speciali di carattere tecnico ed economico-finanziario dei	concorrenti, nonché il criterio di aggiudicazione che garantisca una	valutazione delle offerte in condizioni di concorrenza effettiva in	modo da individuare un vantaggio economico complessivo per	l'amministrazione pubblica che ha indetto la procedura. I criteri di	aggiudicazione possono includere, tra l'altro, aspetti qualitativi	ambientali, sociali connessi all'oggetto dell'affidamento o relativi	all'innovazione.
3. La durata della partecipazione privata alla società,	aggiudicata ai sensi del comma 1 del presente articolo, non può	essere superiore alla durata dell'appalto o della concessione. Lo statuto prevede meccanismi idonei a determinare lo scioglimento del	rapporto societario in caso di risoluzione del contratto di servizio.
a) gli statuti delle società per azioni possono contenere clausole	in deroga delle disposizioni dell'articolo 2380-bis e dell'articolo	2409-novies del codice civile al fine di consentire il controllo	interno del socio pubblico sulla gestione dell'impresa;
b) gli statuti delle società a responsabilità limitata possono	prevedere l'attribuzione all'ente o agli enti pubblici partecipanti e ai soci privati di particolari diritti, ai sensi dell'articolo 2468,	terzo comma, del codice civile, e derogare all'articolo 2479, primo	comma, del codice civile nel senso di eliminare o limitare la	competenza dei soci;
c) gli statuti delle società per azioni possono prevedere	l'emissione di speciali categorie di azioni e di azioni con	prestazioni accessorie da assegnare al socio privato;
d) i patti parasociali possono avere durata superiore a cinque	anni, in deroga all'articolo 2341-bis, primo comma, del codice	civile, purché entro i limiti di durata del contratto per la cui	esecuzione la società è stata costituita.
5. Nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, al fine	di ottimizzare la realizzazione e la gestione di più opere e	servizi, anche non simultaneamente assegnati, la società può emettere azioni correlate ai sensi dell'articolo 2350, secondo comma,	del codice civile, o costituire patrimoni destinati o essere	assoggettata a direzione e coordinamento da parte di un'altra società.
6. Alle società di cui al presente articolo che non siano	organismi di diritto pubblico, costituite per la realizzazione di	lavori o opere o per la produzione di beni o servizi non destinati ad	essere collocati sul mercato in regime di concorrenza, per la realizzazione dell'opera pubblica o alla gestione del servizio per i	quali sono state specificamente costituite non si applicano le	disposizioni del decreto legislativo n. 50 del 2016, se ricorrono le	seguenti condizioni:
a) la scelta del socio privato è avvenuta nel rispetto di	procedure di evidenza pubblica;
b) il socio privato ha i requisiti di qualificazione previsti dal	decreto legislativo n. 50 del 2016 in relazione alla prestazione per	cui la società è stata costituita;
c) la società provvede in via diretta alla realizzazione	dell'opera o del servizio, in misura superiore al 70% del relativo	importo.
Art. 18. Quotazione di società a controllo pubblico	in mercati regolamentati
1. Le società controllate da una o più amministrazioni pubbliche	possono quotare azioni o altri strumenti finanziari in mercati	regolamentati, a seguito di deliberazione adottata ai sensi	dell'articolo 5, comma 1, secondo le modalità di cui all'articolo 7,	comma 1. L'atto deliberativo prevede uno specifico programma avente	ad oggetto il mantenimento o la progressiva dismissione del controllo	pubblico sulla società quotata.
2. L'atto deliberativo avente ad oggetto la richiesta di ammissione	alla quotazione è adottato con le modalità di cui all'articolo 7,	comma 1.
3. E' fatta salva la possibilità di quotazione in mercati	regolamentati di società a partecipazione pubblica singolarmente	individuate, soggette a regimi speciali in base ad apposite norme di	legge.
1. Salvo quanto previsto dal presente decreto, ai rapporti di	lavoro dei dipendenti delle società a controllo pubblico si	applicano le disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del codice civile, dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato	nell'impresa, ivi incluse quelle in materia di ammortizzatori	sociali, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, e dai	contratti collettivi.
2. Le società a controllo pubblico stabiliscono, con propri	provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale	nel rispetto dei principi, anche di derivazione europea, di trasparenza, pubblicità e imparzialità e dei principi di cui	all'articolo 35, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.	165. In caso di mancata adozione dei suddetti provvedimenti, trova	diretta applicazione il suddetto articolo 35, comma 3, del decreto	legislativo n. 165 del 2001.
3. I provvedimenti di cui al comma 2 sono pubblicati sul sito	istituzionale della società. In caso di mancata o incompleta	pubblicazione si applicano gli articoli 22, comma 4, 46 e 47, comma	2, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.
4. Salvo quanto previsto dall'articolo 2126 del codice civile, ai	fini retributivi, i contratti di lavoro stipulati in assenza dei	provvedimenti o delle procedure di cui al comma 2, sono nulli. Resta	ferma la giurisdizione ordinaria sulla validità dei provvedimenti e delle procedure di reclutamento del personale.
5. Le amministrazioni pubbliche socie fissano, con propri	provvedimenti, obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul	complesso delle spese di funzionamento, ivi comprese quelle per il	personale, tenendo conto del settore in cui ciascun soggetto opera, delle società controllate, anche attraverso il	contenimento degli oneri contrattuali e delle assunzioni di personale	e tenuto conto di quanto stabilito all'articolo 25, ovvero delle	eventuali disposizioni che stabiliscono, a loro carico, divieti o	limitazioni alle assunzioni di personale.
6. Le società a controllo pubblico garantiscono il concreto	perseguimento degli obiettivi di cui al comma 5 tramite propri	provvedimenti da recepire, ove possibile, nel caso del contenimento	degli oneri contrattuali, in sede di contrattazione di secondo	livello.
7. I provvedimenti e i contratti di cui ai commi 5 e 6 sono	pubblicati sul sito istituzionale della società e delle pubbliche	amministrazioni socie. In caso di mancata o incompleta pubblicazione si applicano l'articolo 22, comma 4, 46 e 47, comma 2, del decreto	legislativo 14 marzo 2013, n. 33.
8. Le pubbliche amministrazioni titolari di partecipazioni di	controllo in società, in caso di reinternalizzazione di funzioni o	servizi esternalizzati, affidati alle società stesse, procedono,	prima di poter effettuare nuove assunzioni, al riassorbimento delle unità di personale già dipendenti a tempo indeterminato da amministrazioni pubbliche e transitate alle dipendenze della società interessata dal processo di reinternalizzazione, mediante l'utilizzo	delle procedure di mobilità di cui all'articolo 30 del decreto	legislativo n. 165 del 2001 e nel rispetto dei vincoli in materia di	finanza pubblica e contenimento delle spese di personale. Il riassorbimento può essere disposto solo nei limiti dei posti vacanti	nelle dotazioni organiche dell'amministrazione interessata e	nell'ambito delle facoltà assunzionali disponibili. La spesa per il riassorbimento del personale già in precedenza dipendente dalle stesse amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato non rileva nell'ambito delle facoltà assunzionali disponibili e, per gli enti territoriali, anche del parametro di cui all'articolo 1, comma 557-quater, della legge n. 296 del 2006, a condizione che venga fornita dimostrazione, certificata dal parere dell'organo di revisione economico-finanziaria, che le esternalizzazioni siano state effettuate nel rispetto degli adempimenti previsti dall'articolo 6-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e, in particolare, a condizione che:
9. Le disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 565 a 568 della	legge 27 dicembre 2013, n. 147, continuano ad applicarsi fino alla data di pubblicazione del decreto di cui all'articolo 25, comma 1, e comunque non oltre il 31 dicembre 2017.
1. Fermo quanto previsto dall'articolo 24, comma 1, le	amministrazioni pubbliche effettuano annualmente, con proprio	provvedimento, un'analisi dell'assetto complessivo delle società in cui detengono partecipazioni, dirette o indirette, predisponendo, ove	ricorrano i presupposti di cui al comma 2, un piano di riassetto per	la loro razionalizzazione, fusione o soppressione, anche mediante	messa in liquidazione o cessione. Fatto salvo quanto previsto	dall'articolo 17, comma 4, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90,	convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, le	amministrazioni che non detengono alcuna partecipazione lo comunicano	alla sezione della Corte dei conti competente ai sensi dell'articolo	5, comma 4, e alla struttura di cui all'articolo 15.
2. I piani di razionalizzazione, corredati di un'apposita relazione	tecnica, con specifica indicazione di modalità e tempi di	attuazione, sono adottati ove, in sede di analisi di cui al comma 1,	le amministrazioni pubbliche rilevino:
a) partecipazioni societarie che non rientrino in alcuna delle	categorie di cui all'articolo 4;
b) società che risultino prive di dipendenti o abbiano un numero	di amministratori superiore a quello dei dipendenti;
c) partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o	similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti	pubblici strumentali;
d) partecipazioni in società che, nel triennio precedente, abbiano	conseguito un fatturato medio non superiore a un milione di euro;
e) partecipazioni in società diverse da quelle costituite per la	gestione di un servizio d'interesse generale che abbiano prodotto un	risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti;
3. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 sono adottati entro il 31dicembre di ogni anno e sono trasmessi con le modalità di cui	all'articolo 17 del decreto-legge n. 90 del 2014, convertito, con	modificazioni, dalla legge di conversione 11 agosto 2014, n. 114 e	rese disponibili alla struttura di cui all'articolo 15 e alla sezione	di controllo della Corte dei conti competente ai sensi dell'articolo	5, comma 4.
4. In caso di adozione del piano di razionalizzazione, entro il 31	dicembre dell'anno successivo le pubbliche amministrazioni approvano	una relazione sull'attuazione del piano, evidenziando i risultati	conseguiti, e la trasmettono alla struttura di cui all'articolo 15 e alla sezione di controllo della Corte dei conti competente ai sensi dell'articolo 5, comma 4.
5. I piani di riassetto possono prevedere anche la dismissione o	l'assegnazione in virtù di operazioni straordinarie delle	partecipazioni societarie acquistate anche per espressa previsione	normativa. I relativi atti di scioglimento delle società o di alienazione delle partecipazioni sociali sono disciplinati, salvo	quanto diversamente disposto nel presente decreto, dalle disposizioni	del codice civile e sono compiuti anche in deroga alla previsione	normativa originaria riguardante la costituzione della società o	l'acquisto della partecipazione.
6. Resta ferma la disposizione dell'articolo 1, comma 568-bis,	della legge 27 dicembre 2013, n. 147.
7. La mancata adozione degli atti di cui ai commi da 1 a 4 da parte degli enti locali comporta	la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da un minimo di	euro 5.000 a un massimo di euro 500.000, salvo il danno eventualmente	rilevato in sede di giudizio amministrativo contabile, comminata	dalla competente sezione giurisdizionale regionale della Corte dei	conti. Si applica l'articolo 24, commi 5, 6, 7, 8 e 9.
8. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 29, comma 1-ter, del	decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,	dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e dall'articolo 1, commi da 611 a	616, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
9. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente	decreto, il conservatore del registro delle imprese cancella	d'ufficio dal registro delle imprese, con gli effetti previsti dall'articolo 2495 del codice civile, le società a controllo	pubblico che, per oltre tre anni consecutivi, non abbiano depositato	il bilancio d'esercizio ovvero non abbiano compiuto atti di gestione.	Prima di procedere alla cancellazione, il conservatore comunica	l'avvio del procedimento agli amministratori o ai liquidatori, che	possono, entro 60 giorni, presentare formale e motivata domanda di	prosecuzione dell'attività, corredata dell'atto deliberativo delle	amministrazioni pubbliche socie, adottata nelle forme e con i contenuti previsti dall'articolo 5. In caso di regolare presentazione	della domanda, non si da' seguito al procedimento di cancellazione.	Unioncamere presenta, entro due anni dalla data di entrata in vigore	del presente decreto, alla struttura di cui all'articolo 15, una	dettagliata relazione sullo stato di attuazione della presente norma.
Art. 21.	Norme finanziarie sulle società partecipate	dalle amministrazioni locali
1. Nel caso in cui società partecipate dalle pubbliche	amministrazioni locali comprese nell'elenco di cui all'articolo 1,	comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, presentino un risultato di esercizio negativo, le pubbliche amministrazioni locali partecipanti, che adottano la contabilità finanziaria, accantonano	nell'anno successivo in apposito fondo vincolato un importo pari al	risultato negativo non immediatamente ripianato, in misura	proporzionale alla quota di partecipazione. Le pubbliche	amministrazioni locali che adottano la contabilità civilistica adeguano il valore della partecipazione, nel corso dell'esercizio	successivo, all'importo corrispondente alla frazione del patrimonio	netto della società partecipata ove il risultato negativo non venga	immediatamente ripianato e costituisca perdita durevole di valore.	Per le società che redigono il bilancio consolidato, il risultato di	esercizio è quello relativo a tale bilancio. Limitatamente alle società che svolgono servizi pubblici a rete di rilevanza economica,	per risultato si intende la differenza tra valore e costi della produzione ai sensi dell'articolo 2425 del codice civile. L'importo	accantonato è reso disponibile in misura proporzionale alla quota di	partecipazione nel caso in cui l'ente partecipante ripiani la perdita	di esercizio o dismetta la partecipazione o il soggetto partecipato	sia posto in liquidazione. Nel caso in cui i soggetti partecipati	ripianino in tutto o in parte le perdite conseguite negli esercizi	precedenti l'importo accantonato viene reso disponibile agli enti partecipanti in misura corrispondente e proporzionale alla quota di partecipazione.
2. Gli accantonamenti e le valutazioni di cui al comma 1 si	applicano a decorrere dall'anno 2015. In sede di prima applicazione,	per gli anni 2015, 2016 e 2017, in presenza di adozione della contabilità finanziaria:
a) l'ente partecipante a società che hanno registrato nel triennio	2011-2013 un risultato medio negativo accantona, in proporzione alla	quota di partecipazione, una somma pari alla differenza tra il	risultato conseguito nell'esercizio precedente e il risultato medio	2011-2013 migliorato, rispettivamente, del 25 per cento per il 2014,	del 50 per cento per il 2015 e del 75 per cento per il 2016; qualora il risultato negativo sia peggiore di quello medio registrato nel	triennio 2011-2013, l'accantonamento è operato nella misura indicata	dalla lettera b);
b) l'ente partecipante a società che hanno registrato nel triennio 2011-2013 un risultato medio non negativo accantona, in misura	proporzionale alla quota di partecipazione, una somma pari al 25 per	cento per il 2015, al 50 per cento per il 2016 e al 75 per cento per	il 2017 del risultato negativo conseguito nell'esercizio precedente.
3. Le società a partecipazione di maggioranza, diretta e	indiretta, delle pubbliche amministrazioni locali titolari di	affidamento diretto da parte di soggetti pubblici per una quota superiore all'80 per cento del valore della produzione, che nei tre	esercizi precedenti abbiano conseguito un risultato economico	negativo, procedono alla riduzione del 30 per cento del compenso dei	componenti degli organi di amministrazione. Il conseguimento di un	risultato economico negativo per due anni consecutivi rappresenta	giusta causa ai fini della revoca degli amministratori. Quanto	previsto dal presente comma non si applica ai soggetti il cui	risultato economico, benché negativo, sia coerente con un piano di risanamento preventivamente approvato dall'ente controllante.
1. Le società a controllo pubblico assicurano il massimo livello	di trasparenza sull'uso delle proprie risorse e sui risultati	ottenuti, secondo le previsioni del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.
1. Le disposizioni del presente decreto si applicano nelle Regioni	a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano	compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di	attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18	ottobre 2001, n. 3.
1. Le partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente, dalle	amministrazioni pubbliche alla data di entrata in vigore del presente	decreto in società non riconducibili ad alcuna delle categorie di	cui all'articolo 4, ovvero che non soddisfano i	requisiti di cui all'articolo 5, commi 1 e 2, o che ricadono in una	delle ipotesi di cui all'articolo 20, comma 2, sono alienate o sono	oggetto delle misure di cui all'articolo 20, commi 1 e 2. A tal fine,	entro il 390 settembre 2017,	ciascuna amministrazione pubblica effettua con provvedimento motivato	la ricognizione di tutte le partecipazioni possedute alla data di entrata in vigore del presente decreto, individuando quelle	che devono essere alienate. L'esito della ricognizione, anche in caso	negativo, è comunicato con le modalità di cui all'articolo 17 del	decreto-legge n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla	legge 11 agosto 2014, n. 114. Le informazioni sono rese disponibili	alla sezione della Corte dei conti competente ai sensi dell'articolo	5, comma 4, e alla struttura di cui all'articolo 15.
2. Per le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 611, della	legge 23 dicembre 2014, n. 190, il provvedimento di cui al comma 1	costituisce aggiornamento del piano operativo di razionalizzazione adottato ai sensi del comma 612 dello stesso articolo, fermi restando	i termini ivi previsti.
3. Il provvedimento di ricognizione è inviato alla sezione della	Corte dei conti competente ai sensi dell'articolo 5, comma 4, nonché	alla struttura di cui all'articolo 15, perché verifichi il puntuale	adempimento degli obblighi di cui al presente articolo.
4. L'alienazione, da effettuare ai sensi dell'articolo 10, avviene	entro un anno dalla conclusione della ricognizione di cui al comma 1.
5. In caso di mancata adozione dell'atto ricognitivo ovvero di	mancata alienazione entro i termini previsti dal comma 4, il socio	pubblico non può esercitare i diritti sociali nei confronti della società e, salvo in ogni caso il potere di alienare la	partecipazione, la medesima è liquidata in denaro in base ai criteri	stabiliti all'articolo 2437-ter, secondo comma, e seguendo il	procedimento di cui all'articolo 2437-quater del codice civile.
6. Nei casi di cui al sesto e al settimo comma dell'articolo	2437-quater del codice civile ovvero in caso di estinzione della	partecipazione in una società unipersonale, la società è posta in	liquidazione.
7. Gli obblighi di alienazione di cui al comma 1 valgono anche nel	caso di partecipazioni societarie acquistate in conformità ad	espresse previsioni normative, statali o regionali.
8. Per l'attuazione dei provvedimenti di cui al comma 1, si applica	l'articolo 1, commi 613 e 614, della legge n. 190 del 2014.
9. All'esclusivo fine di favorire i processi di cui al presente	articolo, in occasione della prima gara successiva alla cessazione	dell'affidamento in favore della società a controllo pubblico interessata da tali processi, il rapporto di lavoro del personale già impiegato nell'appalto o nella concessione continua con il	subentrante nell'appalto o nella concessione ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile.
1. Entro il 30 settembre 2017, le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione	del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze, anche	in relazione a quanto previsto dall'articolo 24. L'elenco del	personale eccedente, con la puntuale indicazione dei profili	posseduti, è trasmesso alla regione nel cui territorio la società	ha sede legale secondo modalità stabilite da un decreto del Ministro	del lavoro e delle politiche sociali, adottato di concerto con il Ministro	delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con	il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131.
2. Le regioni formano e gestiscono l'elenco dei lavoratori	dichiarati eccedenti ai sensi del comma 1 e agevolano processi di mobilità in ambito regionale, con modalità definite dal decreto di cui al medesimo comma.
3. Decorsi ulteriori sei mesi dalla scadenza del termine di cui al	comma 1, le regioni trasmettono gli elenchi dei lavoratori dichiarati	eccedenti e non ricollocati all'Agenzia nazionale per le politiche	attive del lavoro, che gestisce l'elenco dei lavoratori dichiarati eccedenti e non ricollocati.
4. Fino al 30 giugno 2018, le società a controllo pubblico non	possono procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato se non	attingendo, con le modalità definite dal decreto di cui al comma 1,	agli elenchi di cui ai commi 2 e 3. Il predetto divieto decorre dalla data di pubblicazione del decreto di cui al comma 1.
5. Esclusivamente ove sia indispensabile personale con profilo	infungibile inerente a specifiche competenze e lo stesso non sia	disponibile negli elenchi di cui ai commi 2 e 3, le regioni, fino	alla scadenza del termine di cui al comma 3, possono autorizzare, in	deroga al divieto previsto dal comma 4, l'avvio delle procedure di	assunzione ai sensi dell'articolo 19. Dopo la scadenza del suddetto	termine, l'autorizzazione è accordata dall'Agenzia nazionale per le	politiche attive del lavoro. Per le società controllate dallo Stato, prima e dopo la scadenza del suddetto termine, l'autorizzazione è	accordata dal Ministero dell'economia e delle finanze.
6. I rapporti di lavoro stipulati in violazione delle disposizioni	del presente articolo sono nulli e i relativi provvedimenti	costituiscono grave irregolarità ai sensi dell'articolo 2409 del codice civile.
7. Sono escluse dall'applicazione del presente articolo le società	a prevalente capitale privato di cui all'articolo 17 che producono	servizi di interesse generale e che nei tre esercizi precedenti	abbiano prodotto un risultato positivo.
Art. 26.	Altre disposizioni transitorie
1. Le società a controllo pubblico già costituite all'atto	dell'entrata in vigore del presente decreto adeguano i propri statuti	alle disposizioni del presente decreto entro il 31 luglio 2017. Per	le disposizioni dell'articolo 17, comma 1, il termine per	l'adeguamento è fissato al 31 dicembre 2017.
2. L'articolo 4 del presente decreto non è applicabile alle società elencate nell'allegato A, nonché alle società aventi come	oggetto sociale esclusivo la gestione di fondi europei per conto	dello Stato o delle regioni, ovvero la realizzazione di progetti di ricerca finanziati dalle istituzioni dell'Unione europea.
3. Le pubbliche amministrazioni possono comunque mantenere le	partecipazioni in società quotate detenute al 31 dicembre 2015.
4. Nei diciotto mesi successivi alla sua entrata in vigore, il	presente decreto non si applica alle società in partecipazione	pubblica che abbiano deliberato la quotazione delle proprie azioni in	mercati regolamentati con provvedimento comunicato alla Corte dei conti. Ove entro il suddetto termine la società interessata abbia	presentato domanda di ammissione alla quotazione, il presente decreto	continua a non applicarsi alla stessa società fino alla conclusione	del procedimento di quotazione.
5. Nei dodici mesi successivi alla sua entrata in vigore, il	presente decreto non si applica alle società in partecipazione	pubblica che, entro la data del 30 giugno 2016, abbiano adottato atti	volti all'emissione di strumenti finanziari, diversi dalle azioni,	quotati in mercati regolamentati. I suddetti atti sono comunicati	alla Corte dei conti entro sessanta giorni dalla data di entrata in	vigore del presente decreto. Ove entro il suddetto termine di dodici	mesi il procedimento di quotazione si sia concluso, il presente	decreto continua a non applicarsi alla stessa società. Sono comunque	fatti salvi, anche in deroga all'articolo 7, gli effetti degli atti	volti all'emissione di strumenti finanziari, diversi dalle azioni,	quotati in mercati regolamentati, adottati prima della data di	entrata in vigore del presente decreto.
6. Le disposizioni degli articoli 4, 17, 19 e 25 non si applicano alle società a partecipazione pubblica derivanti da una sperimentazione	gestionale costituite ai sensi dell'articolo 9-bis del decreto	legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
7. Sono fatte salve, fino al completamento dei relativi progetti,	le partecipazioni pubbliche nelle società costituite per il	coordinamento e l'attuazione dei patti territoriali e dei contratti	d'area per lo sviluppo locale, ai sensi della delibera Cipe 21 marzo 1997.
8. Ove alla data di entrata in vigore del presente decreto non sia	stato adottato il decreto previsto dall'articolo 1, comma 672, della	legge 28 dicembre 2015, n. 208, il decreto di cui all'articolo 11,	comma 6 è adottato entro trenta giorni dalla suddetta data.
9. Al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, sono apportate le	seguenti modificazioni:
a) all'articolo 11-quater, comma 1, le parole: «Si definisce» sono	sostituite dalle seguenti: «Ai fini dell'elaborazione del bilancio	consolidato, si definisce»;
b) all'articolo 11-quinquies, comma 1, le parole: «Per società partecipata» sono sostituite dalle seguenti: «Ai fini dell'elaborazione del bilancio consolidato, per società	partecipata».
10. Le società a controllo pubblico si adeguano alle previsioni	dell'articolo 11, comma 8, entro il 31 luglio 2017.
11. Salva l'immediata applicazione della disciplina sulla revisione	straordinaria di cui all'articolo 24, alla razionalizzazione	periodica di cui all'articolo 20 si procede a partire dal 2018, con	riferimento alla situazione al 31 dicembre 2017.
12. Al fine di favorire il riordino delle partecipazioni dello	Stato e di dare piena attuazione alla previsione di cui all'articolo 9, comma 1, ove entro il 31 ottobre 2016 pervenga la proposta dei	relativi ministri, con decreto del Presidente del Consiglio dei	ministri la titolarità delle partecipazioni societarie delle altre	amministrazioni statali è trasferita al Ministero dell'economia e	delle finanze, anche in deroga alla previsione normativa originaria	riguardante la costituzione della società o l'acquisto della	partecipazione.
12-bis. Sono escluse dall'applicazione del presente decreto le società destinatarie dei provvedimenti di cui al	decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché la società di cui all'articolo 7 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119.
1. All'articolo 18 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,	convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 sono	apportate le seguenti modificazioni:
a) nella rubrica, le parole: «delle società» sono sostituite dalle	seguenti: «delle aziende e istituzioni»;
b) al comma 2-bis, le parole: «Le aziende speciali, le istituzioni	e le società a partecipazione pubblica locale totale o di	controllo», ovunque occorrano, sono sostituite dalle seguenti: «Le aziende speciali e le istituzioni».
2. All'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, sono	apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 550, le parole: «alle aziende speciali, alle	istituzioni e alle società» sono sostituite dalle seguenti: «alle	aziende speciali e alle istituzioni»;
b) al comma 554, le parole: «le aziende speciali, le istituzioni e	le società» sono sostituite dalle seguenti: «le aziende speciali e	le istituzioni»;
c) al comma 555, le parole: «diversi dalle società che svolgono	servizi pubblici locali» sono soppresse.
a) gli articoli 116, 122 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.	267;
b) l'articolo 14, comma 1, del decreto legge 30 settembre 2003, n.	269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.	326;
c) l'articolo 1, comma 3, lettera n), della legge 23 agosto 2004,	n. 239;
d) l'articolo 13 del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223,	convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
e) l'articolo 1, commi 725, 726, 727, 728, 729, 730, 733 e 735	della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
f) l'articolo 3, commi 12, 12-bis, 14, 15, 16, 17, 27, 27-bis, 28,	28-bis, 29, 32-bis, 32-ter e 44, ottavo periodo, della legge 24	dicembre 2007, n. 244;
g) l'articolo 18 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,	convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,	commi 1, 2 e 3;
l) l'articolo 6, comma 19, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,	convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
m) l'articolo 3-bis, comma 6, del decreto-legge 13 agosto 2011, n.	138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n.	148;
n) l'articolo 23-bis, commi 5-bis, 5-ter, 5-quater, 5-quinquies e	5-sexies, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con	modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214;
o) l'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,	convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,	limitatamente al primo e al terzo periodo;
p) l'articolo 4, comma 5, del citato decreto-legge n. 95 del 2012,	limitatamente al primo periodo e alle parole "e dal terzo" del secondo periodo;
q) l'articolo 4, comma 13, del citato decreto-legge n. 95 del 2012,	limitatamente al primo, al secondo e al quarto periodo;
r) l'articolo 3, comma 7-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n.	101, convertito in legge 30 ottobre 2013, n. 125;
s) l'articolo 1, commi 551, limitatamente al secondo periodo, 558 e	562, limitatamente alla lettera b), della legge 27 dicembre 2013, n.	147;
t) l'articolo 1, commi da 563 a 568 e da 568-ter a 569-bis, della	legge 27 dicembre 2013, n. 147;
u) l'articolo 23 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66,	convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89;

References: Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 11

Art. 12

Art. 14

Art. 15
 articolo 17

Art. 18
 articolo 35

Art. 21

Art. 26