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Timestamp: 2018-03-22 00:09:53+00:00

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Art. 652 cod. proc. penale: Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno
Codice proc. penale Art. 652 cod. proc. penale: Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno
1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell’interesse dello stesso, sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile, salvo che il danneggiato dal reato abbia esercitato l’azione in sede civile a norma dell’articolo 75, comma 2 .
In virtù di una corretta interpretazione dell'art. 652 c.p.p., non deve rilevarsi alcun automatismo tra la sentenza penale irrevocabile di assoluzione emessa con la formula "perché il fatto non sussiste" e l'esito del giudizio di responsabilità amministrativa, dal momento che il p.m. contabile può ben imputare, a titolo di omissione di doveri di servizio e di negligenza, una condotta che sia stata contestata in sede penale a titolo di dolo. Il giudicato penale deve quindi essere valutato caso per caso, tenendo conto dell'effettivo accertamento contenuto nella sentenza di assoluzione.
Corte Conti reg. (Campania) sez. giurisd. 11 aprile 2014 n. 393
Sussiste l'interesse dell'imputato ad impugnare la sentenza di assoluzione con la formula "perché il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perché il fatto non sussiste" o "perché l'imputato non l'ha commesso", e ciò perché, a parte le conseguenze di natura morale, l'interesse giuridico risiede nei diversi e più favorevoli effetti che gli art. 652 e 653 c.p.p., connettono al secondo tipo di dispositivi nei giudizi civili o amministrativi di risarcimento del danno e nel giudizio disciplinare, a fronte degli effetti pregiudizievoli in tali giudizi derivanti dalla formula assolutoria.
Cassazione penale sez. IV 27 febbraio 2014 n. 10511
È inammissibile per carenza d'interesse il ricorso dell'imputato avverso la sentenza di assoluzione "perché il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perché il fatto non sussiste", ove la sentenza impugnata sia affetta da una palese incoerenza della decisione assolutoria con la motivazione e, pur escludendo la prova dell'elemento oggettivo del reato, assolva ritenendo carente il profilo psicologico, perché ciò esclude ogni pregiudizio per l'impugnante. (In motivazione la Corte ha precisato che gli art. 652 e 654 c.p.p. attribuiscono efficacia vincolante nel giudizio civile o amministrativo alla sentenza penale, ma compete sempre al giudice civile il potere di accertare autonomamente con pienezza di cognizione i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale). Dichiara inammissibile, App. Venezia, 26/03/2012
Cassazione penale sez. VI 20 novembre 2013 n. 49855
L'accertamento contenuto in una sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata perché il fatto non costituisce reato non ha efficacia di giudicato, ai sensi dell'art. 652 c.p.p., nel giudizio civile di danno, nel quale, in tal caso, compete al giudice il potere di accertare autonomamente, con pienezza di cognizione, i fatti dedotti in giudizio, e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale.
Cassazione civile sez. VI 13 novembre 2013 n. 25538
Sussiste l'interesse dell'imputato all'impugnazione della sentenza di assoluzione, pronunciata con la formula "perché il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perché il fatto non sussiste", considerato che, a parte le conseguenze di natura morale, l'interesse giuridico risiede nei diversi e più favorevoli effetti che gli art. 652 e 653 c.p.p., connettono al secondo tipo di dispositivi nei giudizi civili o amministrativi di risarcimento del danno e nel giudizio disciplinare. Dichiara inammissibile, G.u.p. Trib. Sulmona, 17/05/2012
Cassazione penale sez. VI 27 settembre 2013 n. 41706
Nel caso in cui la Corte di cassazione accogliendo il ricorso della parte civile avverso una sentenza di assoluzione pronunciata a seguito di dibattimento, annulli la sentenza ai soli fini civili, rinviando al giudice civile competente in grado di appello, a quest'ultimo è devoluto, di norma, senza condizionamenti di sorta, il compito di accertare la fondatezza della pretesa risarcitoria e poi, eventualmente il "quantum debeatur": infatti, secondo il disposto dell'art. 652 c.p.p., solo eccezionalmente, nei casi ivi indicati, il confine della cognizione del giudice civile è segnato da effetti extrapenali del giudicato assolutorio, e specificamente quando il giudice penale abbia accertato che il fatto non sussista, o che l'imputato non lo abbia commesso o che il fatto sia stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima.
Cassazione penale sez. I 30 gennaio 2013 n. 11994
In materia di rapporto tra processo civile e quello penale, l'art. 652 c.p.p. prevede che nel giudizio civile per il risarcimento del danno, la sentenza penale irrevocabile di assoluzione, pronunciata in seguito a dibattimento, spiega efficacia di giudicato, quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso, a meno che il danneggiato, iniziata l'azione civile di responsabilità in epoca anteriore a quella penale, non abbia proseguito l'azione in sede civile, a norma dell'art. 75, comma 2, c.p.p.

References: sentenza 
 Art. 652
 sentenza 
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 art. 652
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