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Timestamp: 2020-08-13 00:23:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2169 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2169 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 13/12/2016, dep.27/01/2017), n. 2169
sul ricorso 27498/2014 proposto da:
presso lo studio dell’avvocato ANTONIO BRIGUGLIO, che lo rappresenta
O.V.;
avverso la sentenza n. 1176/2014 del 25/07/2013 del TRIBUNALE DI
SANTA MARIA CAPUA VETERE SEZIONE DISTACCATA DI AVERSA, depositata il
13/12/2016 dal Consigliere Relatore Don. RAFFAELE FRASCA.
p.1. Telecom Italia s.p.a. ha proposto ricorso per Cassazione, contro O.V., avverso la sentenza n. 1176/2014 con cui il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sezione Distaccata di Aversa, in data 5 aprile 2014, rigettava l’appello proposto dall’odierna ricorrente e confermava la sentenza del Giudice di Pace di Trentola Ducenta, con cui si condannava Telecom Italia s.p.a. alla restituzione, in favore dell’intimato, dell’importo pari all’IVA applicata sulle spese postali di spedizione delle fatture, relative al rapporto di utenza inter partes, assumendo tale importo come non dovuto e l’IVA come erroneamente applicata.
p.4. Con l’unico motivo di ricorso, il ricorrente deduce “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, n. 16 e art. 13 (c.d. legge IVA), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, in quanto il Tribunale – nell’asserire, evocando, in particolare, la motivazione di una decisione di merito del Tribunale di Napoli, Sezione Distaccata di Pozzuoli, che “l’operazione in oggetto, ovvero di spedizione postale, va esente da IVA, per cui non si comprende come possa essere, poi, addebitata al cliente, dal momento che Telecom stessa non paga l’IVA sull’importo a titolo di spese di spedizione” avrebbe ignorato il contrario principio di diritto più volte espresso dalla giurisprudenza della Suprema Corte.
In particolare, si adduce che il Tribunale, dopo avere fatto corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte in controversie di analogo contenuto sull’esegesi della L. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3, ha poi ritenuto che la pretesa di restituzione di indebito dell’utente qui intimato fosse fondata sulla base dell’art. 10, n. 16 della stessa legge, in tal modo ignorando numerosi precedenti in senso contrario di questa Corte.
Al riguardo la ricorrente ha evocato le ordinanze nn. 17526/2013, 17613/2013, 17614/2013, 17797/2013, 17798/2013, 17800/2013, 17517/2013, 17531/2103, 7843/2014, 7844/2014, 7845/2014, 8226/2014, 17531/2013, 5495/2014 e 5461/2014.
La giurisprudenza da essa evocata ha, infatti, affermato il principio di diritto secondo cui: “In tema di rapporto di utenza telefonica fra utente e Telecom, poichè il costo sopportato per l’anticipazione delle spesa sostenuta nei confronti delle Poste Italiane dalla Telecom, per la spedizione della fattura a mezzo del servizio postale, prevista dalle condizioni generali di contratto come costo da addebitare a carico dell’utente, non è, in mancanza di previsione nelle condizioni contrattuali, un’anticipazione eseguita in nome e per conto dell’utente, ma solo un’anticipazione per conto (e nell’interesse) dello stesso, e, dunque, non da luogo alla fattispecie del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3, deve ritenersi che la pretesa di rimborso della Telecom verso l’utente riguardo a quanto corrisposto per la spesa di spedizione alle Poste Italiane fa parte della base imponibile ai sensi dell’art. 13 del detto D.P.R., trattandosi di spesa per l’esecuzione della prestazione, con la conseguenza che legittimamente la Telecom ricarica detta spesa dell’i.v.a. e ciò ancorchè la Telecom sopporti la spesa di spedizione verso le Poste Italiane in regime di esenzione ai sensi dell’art. 10, n. 16, dello stesso D.P.R.”.” (così, in particolare, Cass. (ord.) n. 17526 del 2013). Presupposto per l’affermazione del principio di diritto è stata la seguente precisazione: “Ai fini del rapporto con l’utente, poichè il costo sopportato per l’anticipazione delle spesa sostenuta nei confronti delle Poste Italiane non è anticipazione in nome e per conto dell’utente e, dunque, non da luogo alla fattispecie del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3 e poichè l’esenzione di cui all’art. 10, n. 16, concerne solo chi ha diretto rapporto con chi gestisce il servizio postale universale, la pretesa di rimborso della Telecom verso l’utente fa parte della base imponibile ai sensi dell’art. 13, detto D.P.R., quale spesa per l’esecuzione della prestazione e, quindi, può essere ricaricata di I.v.a., in quanto nessuna norma prevede una sorta di trascinamento dell’esenzione che ha avuto la Telecom al rapporto con l’utente, per cono del quale Essa ha fatto ricorso al sevizio postale”.
La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata. Pronunciando sul merito, accoglie l’appello della Telecom contro la sentenza del Giudice di Pace di Trentola Ducenta e rigetta la domanda degli intimati. Compensa le spese dei gradi di merito. Condanna gli intimati alla rifusione alla ricorrente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro seicento, di cui Euro duecento per esborsi, oltre accessori come per legge.

References: Sentenza 
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 art. 10
 art. 13
 art. 15
 art. 15
 Cass. 
 art. 15
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