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Timestamp: 2019-05-25 15:14:42+00:00

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Agenzia dell'Entrate: primo atto nullo sottoscritto dal “dirigente incaricato”
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Agenzia dell’Entrate: primo atto nullo sottoscritto dal “dirigente incaricato”
Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, n. 37/2015 con cui sono stati rimossi dall’incarico di dirigenti 767 funzionari dell’Agenzia delle Entrate promossi senza concorso arriva la prima sentenza di annullamento dell’avviso di accertamento fiscale firmato dal funzionario “falso dirigente”.
La sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano n. 3222/15, pur essendo assai sintetica, la potremmo definire storica. E’ la prima pronuncia, dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 37 del 2015, con la quale viene dichiarata la nullità di un avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico.
Nel febbraio 2014 un contribuente impugnava un avviso di accertamento relativo al periodo di imposta 2008 deducendo la nullità per “irregolarità della sottoscrizione apposta da soggetto non abilitato”, posto che il “Capo Area” che aveva firmato l’atto impositivo per delega del Direttore Provinciale non era munito del potere di reggenza dell’ufficio.
La Commissione Tributaria ha ritenuto sufficiente, ai fini della decisione, l’illegittimità dell’atto in relazione alla sottoscrizione dello stesso posto che il testo unico sulle imposte sui redditi prescrive che gli avvisi di accertamento debbano essere sottoscritti, a pena di nullità, dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della “carriera direttiva” da lui delegato.
Il ricorrente aveva espressamente chiesto in giudizio che l’ufficio desse prova sia dell’esistenza di tale delega sia della carriera direttiva del delegato. L’ufficio aveva adempiuto alla prima richiesta, depositando la delega, ma non aveva dato dimostrazione della carriera direttiva. Inoltre, il nome del firmatario compariva, nell’ordinanza del Consiglio di Stato, fra quelli cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico.
Considerando quindi che gli atti fiscali non possono essere firmati da personale privo di poteri della carriera direttiva e che ben 767 dirigenti, funzionari a cui era stato dato un posto senza il pubblico concorso sono stati dichiarati “decaduti” dall’incarico dalla Corte Costituzionale, l’Agenzia delle Entrate ha di fatto sottoscritto atti che andavano a comprimere i diritti del contribuente.
Ed ora che la Commissione tributaria ha dichiarato la nullità degli atti firmati dai “dirigenti incaricati”, l’Agenzia dell’Entrate si troverà a dover affrontare un grande vuoto nella sua attività.
Per chi volesse sapere se il dirigente che ha firmato il documento rientra effettivamente tra i 767 “cancellati” dalla Consulta, invitiamo a verificare le generalità, percorso professionale e curriculum del dirigente che ha dato il via alla procedura esecutiva tramite l’accesso al database apposito dell’Agenzia delle Entrate.
A questo indirizzo, è possibile rintracciare in ordine alfabetico tutti i dirigenti in capo all’ente, insieme alla loro data di nascita, curriculum e recapito mail istituzionale.
Di seguito la sentenza CTP Milano n. 3222, 10/4/2015
CTP Milano, sez. XXV, sentenza 31 marzo – 10 aprile 2015, n. 3222
Presidente ******** – Relatore Ingino
Con tempestivo ricorso il signor (…) impugnava l’avviso di accertamento n. T9D012G05894 emesso dall’Agenzia delle Entrate, Direzione
Provinciale Il di Milano e relativo ad IRPEF, IRAP ed IVA per l’anno 2008 e adiva la
Commissione Tributaria Provinciale di Milano per ivi sentire dichiarare l’illegittimità della pretesa tributaria e l’annullamento dell’atto impugnato. Deduceva il ricorrente l’inesistenza della notificazione dell’atto impugnato e la conseguente decadenza del potere Impositivo dell’Ufficio, nonché la nullità dell’atto per violazione dell’art. 29 D.L. n. 78/2010, mancata indicazione del responsabile del procedimento ed irregolarità della sottoscrizione apposta da soggetto non abilitato, nonché, nel merito, per indeterminatezza dell’importo preteso ed illegittimità della verifica subita, violazione del principio del contraddittorio ed infondatezza del rilievi operati dai verificatori.
Rileva questa Commissione che la ricorrente ha prodotto in giudizio ampia documentazione atta a comprovare che colui che ha firmato l’avviso di accertamento impugnato, tale “Capo Area” per delega del Direttore Provinciale non era munito del potere dì sottoscrivere gli atti in reggenza, così come stabilito dal D.P.R. 266/1987, articolo 20, comma 1, lett. a) e b).
Invero, risulta agli atti che proprio in relazione alla posizione, tra gli altri, del predetto era stata sollevata dalla Sezione IV del Consiglio di Stato, con ordinanza 26/11/13, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, comma 24, D.L. 2 marzo 2012 n. 16 (conv. in L. 26 aprile 2012 n. 44) che consentiva a funzionari privi della relativa qualifica, di essere destinatari di conferimento di incarico dirigenziale (e dunque di accedere allo svolgimento di mansioni proprie di un’area e qualifica afferente ad un ruolo diverso nell’ambito dell’organizzazione pubblica) anche senza positivo superamento di idoneo concorso.
Con sentenza n. 37 del 17 marzo 2015 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della disposizione predetta per violazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, avendo tale norma contribuito “all’indefinito protrarsi nel tempo di un’assegnazione asseritamente temporanea di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti dirigenziali vacanti da parte del vincitori di una procedura concorsuale aperta e pubblica”.
Ne consegue la nullità dell’atto di accertamento sottoscritto da soggetto non dotato di nona qualifica funzionale. I restanti motivi di ricorso rimangono assorbiti.
La commissione accoglie il ricorso. Spese compensate
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vittorio benedetto 27 aprile 2015 at 10:27
Dirigenti decaduti sono dipendenti delle Agenzie delle Entrate vincitori di concorso pubblico con la qualifica di direttore e quindi indirizzati alla carriera direttiva. Si parla di scandalo dopo aver sempre auspicato la meritocrazia. Con tanti consulenti fiscali che si leccano i baffi e sperano di fare affari d’oro con i ricorsi per far restituire magari all’evasore i soldi che lo Stato gli ha chiesto tramite il lavoro del cosiddetto dirigente illegittimo. Non permettere ad un impiegato dello Stato ad aspirare a diventare dirigente e appiattire la loro carriera, le loro aspettative, significa mortificarli e demotivarli. Questi dipendenti pubblici tutti laureati anche con con 110 e lode, vincitori di concorso dopo tanti sacrifici, dopo tanto pendolarismo, non sanno quale sarà il loro destino, esclusivamente per aver coperto un ruolo di dirigente affidatogli dallo Stato e a cui non potevano rifiutarsi. Hanno organizzato la loro vita in funzione di questo incarico, hanno lasciato le loro famiglie, non sanno più come pagare il mutuo , come mandare i soldi alla propria famiglia per il suo sostentamento , dato che l’attuale emolumento non è nemmeno bastevole per mantenersi in albergo e pagarsi il vitto essendo stati assegnati in sedi diversi dalla loro residenza. Se basta una semplice laurea ovunque e comunque conseguita per togliere il posto a chi ha competenza specifica decennale in materia fiscale, avendo magari la fortuna di rispondere ad una manciata di quiz, altrettanto dovrebbe essere per il giovane medico da poco laureato ad aspirare a vincere il concorso per primario ospedaliera con tanti rischi connessi e annessi, e via di seguito, e ancora via di seguito, e vorrei sapere a quanti ammontano, se esistono, coloro che senza alcun concorso ma nemmeno prova calligrafica occupano posti di lavoro in enti statali o enti locali. Il tutto anche considerando che questa sentenza della Cassazione è datata 2015 ossia dopo circa mezzo secolo dalla nascita della Costituzione Italiana e dopo mezzo secolo di assunzioni nelle Enti statali o Pubblici o Parastatali. I responsabili del Ministero dell’Economia hanno il diritto ed il dovere di difendere e premiare questi lavoratori da loro stessi scelti tra i più capaci e che attraverso il lavoro e quello dei loro collaboratori stanno ottenendo successi inimmaginabile, stanno murando tutte le scorciatoie fiscali agli evasori e recuperando miliardi di euro dagli evasori che vanno nelle casse dello Stato per utilizzarli per le necessità soprattutto dei più bisognosi.
marco 25 aprile 2015 at 15:01
Comunque la si pensi sulla storia dei dirigenti questa sentenza è completamente sbagliata e destinata unicamente (come non a caso è avvenuto) a guadagnarsi spazio su giornali e siti di propaganda varia.
Qui la questione non è la qualità dirigenziale del firmatario, ma la regolarità della delega che è altra cosa. E’ anche se sembra evidente l’errore di diritto anche su questa parte del problema, l’irregolarità della delega è stata ritenuta motivo di nullità da numerose altre sentenza.
Quindi niente di nuovo!!!
Agenzia delle entrate, prima sentenza storica. Nullo atto firmato da "dirigente fantasma" - Imprese del Sud 24 aprile 2015 at 17:26
[…] fonte: https://www.leggioggi.it/ […]
Aurelio 24 aprile 2015 at 14:11
carriera “direttiva” non significa carriera “dirigenziale” ma semplicemente appartenere alla terza area funzionale, cosa che tutti gli incaricati dirigenziali erano. se l’ufficio non aveva prodotto prova dell’appartenenza alla carriera direttiva e il giudice di turno ha ritenuto di accogliere per questo il ricorso, ciò non vuol dire assolutamente che tutti gli atti siano nulli
gerardo spira 24 aprile 2015 at 09:25
La normativa richiamata dalla Corte Costituzionale, molto chiaramente esplicitata da Maurizio Villani va applicata anche agli Enti territoriali, Regioni, province e Comune. Infatti, in questi Enti moltissimi posti apicali, fino alla dirigenza sono stati coperti con il solito sistema di avanzamento di carriera, attribuendo funzioni e qualifiche che invece ai sensi del D.lgs 165 andavano assegnati attraverso pubblico concorso. Il problema anche per questi Enti viene da lontano e secondo la logica rivendicata dell’autonomia fiscale, spesso messa sotto accusa dalla Corte dei Conti.
Il Ministero della Funzione pubblica, con la riforma Brunetta, con l’entrata in vigore della legge 15/2009 e del d.lgs 150/2009 è intervenuto sulla materia delle assunzioni e delle progressioni di carriera al fine di obbligare le amministrazioni ad osservare rigorosamente e senza eccezioni il principio del concorso.
Infatti dal 1992 con la legge delega n.421 gli Enti territoriali hanno confuso la materia dell’accesso pubblico con quello della gradualità della carriera, spingendo il principio verso il regime completamente privatistico.
Solo l’intervento della Suprema Corte di Cassazione, a Sezione Unite n.15403 del 2003 ha fermato la confusione, stabilendo che l’accesso al lavoro e le procedure funzionali alla progressione della carriera devono avvenire attraverso il concorso pubblico.
La Suprema Corte ha riconfermato quindi l’obbligo del concorso soprattutto nella gradualità delle funzioni, mettendo un punto fermo in una pratica diffusa di attribuzioni funzionali secondo criteri discrezionali, ancorati alle “opportunità politiche”.
Il personale assunto attraverso leggi eccezionali, come quelle sul terremoto o della ex 285/77, o trasferito, con artificiose procedure, in regime di mobilità è stato “sospinto” in posizioni funzionali di responsabilità, senza concorso pubblico, confortato da pareri di comodo di funzionari nominati dirigenti, privi anch’essi del legittimo titolo pubblico.
A proposito del personale proveniente dalla ex 285/77 il Consiglio di Stato sez V 6 luglio 2002 n.3730 ha sentenziato che i contratti di formazione e lavoro stipulati con i giovani ex legge 1.6.1977 n. 285 devono ritenersi preliminari e precari, anche se di natura pubblicistica, per il tempo del sostegno economico assicurato dallo Stato. I provvedimenti adottati ed emessi dal predetto personale cadono nello stesso regime di nullità ex legge .
antonino azzara 23 aprile 2015 at 21:49
se ho ben capito occorre consultare tutti i documenti ricevuti dall’Agenzia delle Entrate,
accertare se sono sottoscritti da funzionari facenti parte dei funzionari o dirigenti illegittimi e in questo caso considerarli nulli o chiedere che vengono considerati illegittimi dalla Agenzia dell Entrate.LA stessa cosa dovrebbe valere per i documenti di Equitalia per l’intimazione di pagamento di cartelle esattoriali.
Alice Lottici - 24 maggio 2019

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