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Timestamp: 2018-05-22 17:43:07+00:00

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Codice proc. civile Art. 495 cod. proc. civile: Conversione del pignoramento
Prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese (1).
Unitamente all’istanza deve essere depositata in cancelleria, a pena di inammissibilità, una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale.
Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza puo’ disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di trentasei mesi la somma determinata a norma del terzo comma, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in difetto, al tasso legale. Ogni sei mesi il giudice provvede, a norma dell’articolo 510, al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore.
Vendita: [v. 503]; Assegnazione: [v. 505]; Creditore pignorante: [v. 485]; Creditori intervenuti: [v. 485]; Ordinanza: [v. 483]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484].
(1) Tale disciplina ha lo stesso fine di quello previsto dal comma terzo dell’art. 494, con la sola differenza che in tal caso, essendo già stato posto in essere il pignoramento, il debitore, con il deposito di una somma di denaro, vuole liberare le cose pignorate, sostituendo così l’oggetto del pignoramento.
Profili generali; 1.1. Audizione; 1.2. Conversione su immobili ipotecati; 2. Termine; 3. Determinazione dell’importo e rimedi; 4. Interventi successivi; 5. Erroneo versamento.
In materia di espropriazione forzata immobiliare, il sub-procedimento di conversione, introdotto con istanza depositata dopo il 1º marzo 2006, in una procedura esecutiva pendente a tale data, è regolato dall’art. 495 c.p.c., nel testo modificato dall’art. 2, comma 3, lett. e, n. 6.1, D.L. 14 marzo 2005 n. 35, convertito nella l. 14 maggio 2005 n. 80, mentre gli interventi effettuati con ricorsi depositati dopo il 1º marzo 2006, in una procedura esecutiva pendente a tale data, sono regolati dagli art. 499 e 564 c.p.c. (e non più dall’art. 563 c.p.c., abrogato, a far data dal 1º marzo 2006, dall’art. 2, comma 3, lett. e, n. 22, del medesimo D.L. 14 marzo 2005 n. 35), così come rispettivamente modificati dall’art. 2, comma 3, lett. e, n. 7 e n. 23 dello stesso provvedimento, dovendosi interpretare la disposizione transitoria di cui all’art. 2, comma 3-sexies, del citato D.L. 14 marzo 2005 n. 35, nel senso che le norme precedentemente in vigore continuano ad applicarsi esclusivamente se sia stata ordinata la vendita e soltanto con riferimento alla fase della vendita regolata dall’ordinanza emessa prima del 1º marzo 2006. Cass. 12 gennaio 2012, n. 940.
Il debitore esecutato che non è stato ammesso al beneficio della conversione del pignoramento può reiterare l’istanza dichiarata inammissibile per mancato versamento del quinto dell’importo per cui si procede, non dando luogo tale inammissibilità ad automatica sospensione del processo esecutivo poiché non risponde a finalità dilatorie. Trib. Torino, 26 ottobre 2005.
Non è consentito al comproprietario di un immobile pignorato proporre istanza di conversione del pignoramento laddove l’esecuzione abbia colpito solo la quota di proprietà del debitore e non l’intero, in quanto l’istanza predetta è rivolta a svincolare dal pignoramento i diritti sul bene esecutato mediante la corresponsione di una somma. Trib. Torino, 31 ottobre 2003.
Nell’esecuzione esattoriale è ammessa la conversione del pignoramento e rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e del giudice dell’esecuzione adottare provvedimenti volti a coordinare il subprocedimento di conversione con il procedimento espropriativo, essendo, comunque, esclusa la possibilità di sospendere quest’ultimo e di differire la data dell’incanto. Cass., Sez. Un., 22 luglio 1999, n. 494; conforme P. Modena, 13 agosto 1988, Cass., Sez. Un., 10 giugno 1988, n. 3948.
Le somme versate dal debitore in sede di conversione del pignoramento, divenendo esse stesse assoggettate al vincolo esecutivo, devono, in caso di residuo attivo, essere in parte qua riconsegnate al debitore stesso secondo le forme di cui all’art. 510, comma 3, c.p.c., senza che a diverse conclusioni possa indurre la circostanza che la conversione del pignoramento sia stata (come nella specie) irritualmente attuata attraverso il deposito di due libretti nominativi vincolati all’ordine del giudice ed intestati al debitore, anziché mediante versamento di una somma di danaro da depositarsi a cura del cancelliere (art. 495 c.p.c.), ovvero deposito di libretto bancario intestato al creditore (a reg. ex art. 495 comma 6, nel testo anteriore alla novella del 1990), costituendo, in tal caso, il deposito dei libretti nominativi una mera irregolarità formale (non ostativa al raggiungimento dello scopo della conversione, per essere stati, da un lato, i beni pignorati liberati dal vincolo, per essere stato, dall’altro, il creditore interamente soddisfatto con parte delle somme depositate sui detti libretti). L’iniziale deviazione dallo schema tipico del procedimento non esclude, in ogni caso, la necessità di ripristinarne le forme legali, attraverso l’ordine di restituzione delle somme residue al debitore esecutato da eseguirsi a cura della cancelleria mediante richiesta all’istituto di credito dell’emissione di un assegno circolare intestato al debitore stesso, con la conseguenza che, prima dell’esaurimento di tale procedura, con correlata consegna del residuo al debitore, l’istituto di credito depositario delle somme, se a sua volta creditore dell’esecutato, non può legittimamente trattenere le somme residue a titolo di compensazione. Cass. 11 febbraio 1999, n. 1145.
Il pagamento da parte del debitore esecutato delle somme determinate in sede di conversione non ha alcuna incidenza né sul titolo esecutivo, né sul credito dal quale tale titolo trae origine; detto pagamento da solo non è quindi un modo d’estinzione dell’obbligazione sostanziale e del credito vantato dai creditori pignoranti o intervenuti, né comporta il venir meno della procedura esecutiva, che continua sulle somme pagate dal debitore. Cass. 5 maggio 1998, n. 4525.
La presentazione della domanda di conversione del pignoramento non importa l’automatica sospensione degli atti esecutivi (nella specie, della vendita già fissata), ma spetta al giudice dell’esecuzione valutare, caso per caso, la possibilità di un semplice differimento della vendita prefissata ed imminente, senza pregiudizio per i creditori. Cass., Sez. Un., 19 luglio 1990, n. 7378.
La decadenza dalla conversione del pignoramento, per mancata osservanza delle prescrizioni stabilite nell’ordinanza ammissiva della conversione stessa, preclude al debitore esecutato la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza di conversione, restando detta opposizione proponibile soltanto ove espressamente rivolta ad impugnare la legittimità del provvedimento di decadenza. Cass. 15 aprile 1989, n. 1812.
Al pari dell’adempimento spontaneo della prestazione dovuta in forza di sentenza esecutiva ex lege, non costituisce atto incompatibile con la volontà di proporre impugnazione la richiesta di conversione di un pignoramento già eseguito, essendo una tale condotta del soccombente, che non abbia manifestato altrimenti la volontà di rinunciare al gravame, ispirata all’unico scopo di impedire gli effetti pregiudizievoli della forzata alienazione dei beni pignorati. Cass. 5 dicembre 1986, n. 7228.
Il terzo, il cui bene sia stato assoggettato a pignoramento per il soddisfacimento coattivo di un debito altrui, è legittimato a chiedere e a ottenere la conversione del pignoramento, ai sensi dell’art. 495 c.p.c., e, operata la conversione, può proporre l’opposizione di cui all’art. 619 c.p.c., ovvero proseguire nell’opposizione già proposta, in quanto la conversione del pignoramento sopravvenuta non comporta la cessazione della materia del contendere. Cass. 12 luglio 1979, n. 4059.
1.1. Audizione.
Nel processo esecutivo non è configurabile un formale contraddittorio con le caratteristiche proprie del processo di cognizione. Pertanto, poiché nel procedimento disciplinato dall’art. 495 c.p.c. la comparizione delle parti è preordinata soltanto a consentire il miglior esercizio della potestà di ordine del giudice dell’esecuzione, l’omessa comunicazione al debitore del provvedimento con il quale sia stata fissata l’udienza per la sua comparizione, non cagiona di per sé la nullità degli atti esecutivi compiuti potendo il debitore insorgere con l’opposizione al successivo atto esecutivo compiuto nei modi e nei termini di cui all’art. 617 c.p.c. per far valere eventuali vizi di tali atti. Né detto principio contrasta con il disposto dell’art. 82 disp. att. del codice di rito, che si riferisce al rinvio delle udienze di prima comparizione e d’istruzione, le quali non sono compatibili con la struttura e la funzione del processo esecutivo. Cass. 26 gennaio 2005, n. 1618.
L’audizione di tutti i creditori prima dell’emanazione dell’ordinanza di conversione del pignoramento, a norma del comma 2 dell’art. 495 c.p.c., non è prescritta a pena di nullità rilevabile d’ufficio e la relativa inosservanza può essere fatta valere, secondo il principio generale di cui al comma 1 dell’art. 157 c.p.c., soltanto dai soggetti interessati e, cioè, dagli stessi creditori pretermessi, nel cui interesse l’audizione è prevista. Cass. 29 marzo 1989, n. 1490.
1.2. Conversione su immobili ipotecati.
In tema di conversione del pignoramento immobiliare, il giudice dell’esecuzione deve determinare la somma da sostituire ai beni pignorati tenendo conto, oltre che delle spese di esecuzione, dell’importo, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti fino al momento dell’udienza in cui è pronunciata (ovvero il giudice si è riservato di pronunciare) l’ordinanza di conversine ai sensi dell’art. 495 c.p.c. Cass. 12 gennaio 2012, n. 940.
In tema di conversione del pignoramento, l'ultimo comma dell'art. 495 c.p.c., nella parte in cui prevede che l'istanza può essere avanzata una sola volta a pena di inammissibilità, va interpretato nel senso di escludere che la stessa possa essere avanzata più di una volta nello stesso processo esecutivo dal medesimo debitore esecutato o dai successori nella stessa posizione giuridica di quest'ultimo. Pertanto, tutti coloro la cui posizione giuridica sia riconducibile a quella del debitore esecutato, sono accomunati nella previsione di inammissibilità dell'ultimo comma dell'art. 495 c.p.c. Cassa e decide nel merito, Trib. Varese, 14/11/2006
In tema di non completamento della procedura di conversione del pignoramento, per non avere il debitore proceduto ai versamenti ordinati dal giudice dell’esecuzione nella loro integralità, le somme comunque versate ai sensi dell’art. 495 c.p.c., pur appartenendo al vincolo del pignoramento, non divengono gravate del diverso vincolo ipotecario esistente sui beni immobili pignorati. Cass. 10 agosto 2007, n. 17644.
Cassazione civile sez. III 12 dicembre 2013 n. 27852
Nella procedura esecutiva di espropriazione dell’immobile ipotecato, diretta, a norma del quarto comma dell’art. 20 del R.D. 16 luglio 1905, n. 646 (testo unico delle leggi sul credito fondiario) contro il mutuatario debitore, questi è legittimato a chiedere la conversione del pignoramento anche quando, prima del pignoramento, altri siano sottentrati nella titolarità del bene. Cass. 4 novembre 1992, n. 11951.
L’istanza di conversione del pignoramento, proposta all’esito di un esperimento di vendita, ad aggiudicazione ormai definitiva, non è ammissibile poiché potrebbe costituire un anomalo mezzo di turbativa d’asta da parte dell’esecutato il quale, non essendo legittimato a partecipare all’asta, tramite lo strumento della conversione, potrebbe sottrarre all’aggiudicatario il diritto al trasferimento del compendio pignorato. Trib. Como, 17 giugno 2004.
Contra: La norma di cui al 1º comma dell’art. 495 c.p.c., secondo cui la conversione del pignoramento può essere chiesta dal debitore in qualsiasi momento anteriore alla vendita del bene pignorato, non esclude la tempestività di istanza in tal senso proposta dopo l’aggiudicazione del bene, ma quando ancora non sia trascorso il termine di dieci giorni di cui all’art. 584 c.p.c., per le offerte in aumento di sesto, ovvero, nel caso di presentazione di offerte siffatte, fino a quando non sia stata espletata la gara appositamente prevista, in quanto la sola aggiudicazione non determina, di per sé, la consolidazione del diritto al trasferimento del bene e, prima dei detti momenti, la conversione può ancora utilmente assolvere la sua funzione di sottrarre la liquidazione del bene stesso all’alea dei risultati dell’incanto economicamente inadeguati. Cass. 23 luglio 1993, n. 8236.
In tema di esecuzione per espropriazione forzata, qualora la facoltà di chiedere la conversione del pignoramento, prima della vendita del bene (art. 495 c.p.c.), venga esercitata dal debitore nella stessa udienza fissata per tale vendita, o comunque in una data prossima a detta udienza, sì da non consentire per tempo l’ammissione ed il perfezionamento della conversione medesima, non si verifica un’automatica sospensione dell’esecuzione, o dilazione dell’atto già fissato, considerando che difetta una previsione in proposito, e che, inoltre, le esigenze di continuità e speditezza della procedura non possono essere sacrificate per effetto di mere iniziative dell’esecutato, mentre l’eventuale differimento della vendita resta affidato alla valutazione del giudice dell’esecuzione, alla stregua degli elementi del caso concreto (quali le ragioni addotte, l’ammontare del debito, la condotta delle parti). Cass., Sez. Un., 19 luglio 1990, n. 7378; contra Cass. 12 aprile 1980, n. 2342, Cass. 17 maggio 1979, n. 2843, Cass. 17 aprile 1978, n. 1810.
L’atto con il quale il creditore pignorante ed il debitore esecutato nel raggiungere un’intesa sull’ammontare della somma da versare in sostituzione delle cose pignorate, ne estendano la portata alla controversia di merito fra loro ancora pendente in ordine all’ammontare del credito, per definirla sul piano sostanziale, dirimendo ogni questione al riguardo al di là dell’ambito del processo esecutivo, ha portata negoziale e natura di transazione, senza che rilevi in proposito l’avvenuta sua conclusione alla presenza del magistrato. Cass. 11 dicembre 1984, n. 6526.
Qualora il debitore esecutato chieda ed ottenga la conversione del pignoramento, con sostituzione di una somma di denaro alla cosa pignorata, il vincolo gravante su questa e l’ordinanza che ne abbia in precedenza disposto la vendita restano caducati, e si verifica conseguentemente la cessazione della materia del contendere con riguardo alle opposizioni proposte avverso tale ordinanza. Cass. 26 ottobre 1984, n. 5491; conforme Cass. 6 giugno 1975, n. 2253.
Legittimato a domandare e ottenere la conversione del pignoramento ex art. 495 c.p.c. è esclusivamente il debitore esecutato, né il terzo, creditore di quest’ultimo può chiederla in via surrogatoria, dovendo costituire oggetto di esecuzione solo i beni del debitore. Cass. 6 giugno 1975, n. 2253.
Determinazione dell’importo e rimedi.
In sede di conversione del pignoramento nel processo esecutivo, è ammissibile l’opposizione agli atti esecutivi già avverso l’ordinanza, emessa ai sensi art. 495 c.p.c., di determinazione della somma dovuta, ma è altresì possibile al debitore indursi all’esperimento di tale impugnazione fino al momento delle distribuzione ovvero pure, come nella specie, entro il termine per impugnare il provvedimento che, questa disponendo, definisce il processo esecutivo, alla luce del principio della reversibilità di ogni accertamento del giudice dell’esecuzione nel tempo anteriore alla distribuzione, o all’attribuzione, in caso di unico creditore, del ricavato. Ne consegue la tempestività dell’opposizione proposta ex art. 617 c.p.c., nel testo ratione temporis vigente, nei cinque giorni dall’ordinanza di distribuzione delle somme versate in ottemperanza all’ordinanza determinativa del dovuto, laddove non impugnata sul punto della liquidazione delle spese. Cass. 24 marzo 2011, n. 6733.
In materia di esecuzione, la determinazione della somma di denaro da versare in sostituzione delle cose pignorate, che il giudice opera ai sensi dell’art. 495 c.p.c., comporta una valutazione sommaria delle pretese del creditore pignorante e dei creditori intervenuti nonché delle spese già anticipate e da anticipare e non deve tenere conto dell’esistenza o dell’ammontare dei singoli crediti e della sussistenza dei diritti di prelazione, in quanto tali questioni possono porsi solo in sede di distribuzione della somma ricavata dalla vendita ai sensi dell’art. 512 c.p.c., fatta salva la possibilità che il debitore contesti, con l’opposizione all’esecuzione, l’esistenza del credito, ovvero che lo stesso è inferiore a quanto dovuto. Non vi è un ingiustificato aggravio del principio di economia processuale, in quanto imporrebbe al debitore esecutato di contestare l’esistenza del credito od il suo ammontare in sede di distribuzione della somma depositata ovvero con opposizione agli atti esecutivi, considerato il diverso principio in materia, che è quello della sollecita definizione della pretesa dei creditori istanti, questi sì, pregiudicati dalle contestazioni dei crediti. Cass. 3 settembre 2007, n. 18538; parz. conforme Trib. Torino, 6 giugno 2001, Cass. 2 ottobre 2001, n. 12197, Cass. 18 gennaio 1994, n. 386, Cass. 6 giugno 1992, n. 6994.
In ipotesi di esecuzione nei confronti di più soggetti che, come nel caso di specie presentino unitamente l’istanza di conversione, devono essere conteggiati i crediti dei creditori intervenuti, indipendentemente dalla circostanza che tali crediti riguardino alcuni o tutti i debitori esecutati. Cass. 2 ottobre 2001, n. 12197.
L’ordinanza di conversione del pignoramento, emessa dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 495, 2º comma, c.p.c., è impugnabile con opposizione all’esecuzione, quando oggetto dell’opposizione medesima sia l’an o il quantum del debito esecutato. Nel relativo giudizio, il creditore opposto è tenuto a fornire la prova del proprio credito, producendo i titoli sui quali esso si fonda. A tali fini, potranno essere presi in considerazione anche i titoli che non siano stati allegati al ricorso di intervento del creditore nella procedura esecutiva, in quanto il creditore non è tenuto a corredare tale ricorso con il titolo, la cui esibizione è necessaria solo per provocare atti di esecuzione e per partecipare al riparto. Cass. 1º settembre 1999, n. 9194; conforme Trib. Brindisi, 23 marzo 1994, Cass. 6 giugno 1992, n. 6994.
L’ordinanza con la quale in sede di conversione del pignoramento il giudice dell’esecuzione determina con le modalità di cui all’art. 495 c.p.c. l’entità della somma da versare in sostituzione delle cose pignorate non ha contenuto decisorio rispetto al diritto di agire in executivis, con la conseguenza che l’opposizione proposta contro di essa è inquadrabile nel modello dell’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., di competenza del giudice dell’esecuzione. Cass. 23 aprile 1999, n. 4042; conforme Cass. 18 gennaio 1994, n. 386.
In tema di conversione del pignoramento, il debitore che si oppone alla determinazione della somma sostitutiva fissata dal giudice dell’esecuzione non può limitarsi ad affermare in modo generico la sua non corrispondenza a diritto, ma è tenuto ad indicare in modo specifico i motivi dell’opposizione e perciò gli elementi di fatto e le ragioni di diritto per cui chiede che l’ordinanza sia dichiarata illegittima, nonché a depositare, nel rispetto dei termini stabiliti dall’ordinanza, la somma che egli indichi come dovuta. Cass., Sez. Un., 27 ottobre 1995, n. 11178.
A norma dell’art. 495, comma 4, c.p.c. (integrato e modificato dalla l. n. 358 del 1976) il giudice dell’esecuzione, con l’ordinanza che dispone la conversione del pignoramento e fissa la somma da versare, può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi tale somma con una certa dilazione senza che il debitore abbia diritto oltre che alla conversione anche alla conversione rateale, la cui concessione rientra nei poteri discrezionali ed insindacabili del giudice dell’esecuzione, a nulla rilevando l’entità della somma fissata e le eventuali difficoltà materiali del pagamento immediato. Cass. 29 marzo 1989, n. 1490.
Attesa la necessità di accertare, prima di procedere alla formazione di un progetto di divisione, l’esatta consistenza della massa attiva, comprendente anche gli interessi maturati sul capitale, è legittima l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione dispone che le somme, già versate in conversione del pignoramento su un libretto bancario, siano depositate nelle forme dei depositi giudiziari, previa estinzione del libretto stesso. Trib. Monza, 25 gennaio 1982.
Il versamento disciplinato dall’art. 495 c.p.c., che il debitore esecutato può compiere, ai fini della conversione del pignoramento, in qualsiasi momento anteriore alla vendita, a titolo di deposito e senza pregiudizio per l’ulteriore corso della procedura esecutiva, ha, a differenza del pagamento fatto nelle mani dell’ufficiale giudiziario allo scopo di evitare il pignoramento, ai sensi dell’art. 494 c.p.c., natura cauzionale e non definitiva e perciò non fa venir meno il diritto del creditore alla corresponsione degli interessi ulteriori sulle somme dovute. Cass. 17 agosto 1973, n. 2347; conforme Cass. 8 gennaio 1966, n. 176.
Nel caso in cui creditori dotati di titolo esecutivo intervengano a seguito dell’udienza ove il giudice dell’esecuzione ha espresso la riserva circa la determinazione del quantum della conversione del pignoramento, il debitore avrà l’onere di manifestare l’intenzione in merito alla soddisfazione attraverso la conversione anche di detti creditori - potendo questi infatti richiedere, nonostante la procedura di conversione in corso, la vendita del bene - o in merito al riottenimento di quanto già versato in sede di conversione. Al contrario, i creditori tardivi e privi di titolo esecutivo potranno unicamente partecipare ai riparti dell’importo versato in sede di conversione, ove residui qualcosa. Trib. Padova, 12 marzo 2004.
È ammissibile l’intervento del creditore in una procedura esecutiva in cui sia stata proposta l’istanza di conversione fino al momento in cui non si determini il passaggio del pignoramento dal bene (o dai beni) oggetto della procedura esecutiva al denaro versato. Per l’intervento tempestivo, il termine è positivamente determinato dall’udienza fissata per l’autorizzazione alla vendita (art. 563 comma 2 c.p.c.), sicché non è ammissibile determinare altra e diversa preclusione che non sia quella che la legge espressamente preveda. La conversione non determina automaticamente il venir meno della fase di vendita anche perché l’udienza di cui al terzo comma dell’art. 495 c.p.c. potrebbe non essere l’ultima del procedimento di esecuzione prima della distribuzione della somma, laddove il debitore esecutato non adempia agli obblighi di versamento. L’omessa proposizione dell’istanza di conversione anche per il creditore intervenuto successivamente alla presentazione della prima istanza determina l’inammissibilità della conversione stessa. Trib. L’Aquila, 10 giugno 2002.
La determinazione della somma di denaro in cui può essere convertito il pignoramento implica una valutazione soltanto sommaria delle pretese dei creditori, senza stabilire il diritto ad agire in executivis di quelli intervenuti, e senza estinzione dei crediti, per il cui accertamento sull’ an e quantum il debitore esecutato può in qualsiasi momento instaurare autonomo processo cognitivo, senza attendere la fase di distribuzione; pertanto il creditore che sia intervenuto ai sensi dell’art. 499 c.p.c., finché non è instaurata la controversia per il relativo accertamento, ha interesse ad ottenere decreto ingiuntivo anche se il credito per cui è intervenuto è il medesimo, e a resistere all’opposizione del debitore, onde ottenere un titolo esecutivo giudiziale, mentre non sussiste né continenza, né litispendenza tra il giudizio di opposizione ad ingiunzione e la procedura esecutiva. Cass. 5 maggio 1998, n. 4525.
In tema di conversione del pignoramento, ex art. 495 c.p.c., venendo meno la fase della vendita (ormai inutile) e, conseguentemente, l’udienza per determinarne le modalità, il limite temporale per il tempestivo intervento di altri creditori nell’esecuzione è costituito dall’udienza che, ai sensi del comma 2 del cit. art. 495, il giudice dell’esecuzione deve fissare per sentire le parti, prima di emettere l’ordinanza di conversione. Cass. 6 novembre 1982, n. 5867.
Erroneo versamento.
In tema di conversione del pignoramento, qualora il debitore, per un errore che egli addebiti a sé stesso e abbia compiuto all’atto del versamento, abbia versato, ai sensi del comma 2 dell’art. 495 c.p.c., una somma inferiore alla misura del quinto ivi indicata, deve escludersi che la sanzione dell’inammissibilità della conversione possa essere in concreto evitata invocandosi da parte del debitore stesso il principio dell’idoneità dell’atto processuale al raggiungimento dello scopo, per essere stata versata comunque una somma non di molto inferiore a quella che si sarebbe dovuta versare e per doversi configurare come effettiva la volontà del debitore di procedere alla conversione, giacché il suddetto principio non può venire in rilievo quando la legge commina la sanzione dell’inammissibilità. Cass. 24 agosto 2007, n. 17957.
Lino Di Giovanni. ha detto:
21/11/2016 alle 16:07
A prescindere; che da oltre 3 anni non pago il mutuo,all’istituto, di credito, di cui sono stata sempre presente,dal giorno in cui, anticipando alla banca, che per aver perso il lavoro, non potevo far fronte,e onorare il proseguirsi delle rate, cosi mi ha fatto usufruire la legge x mancato lavoro,x 12 mesi, dopo di che mi ha fatto perseguitare, da vari recuperi crediti,di mezza italia,da Lecce,Bari,Reggio Emilia,Milano, rispondendo a tutti, e messoli al corrente, che avevo,messo in vendita l’immobile, di cui a tutt’ora,insomma mi sono vista attanagliata,e perseguitata, oggi mi hanno notificato precetto, e pignoramento Immobiliare: Vorrei chi legge questo, mi darebbe un consiglio giuridico e tecnico, alla cosa. Grazie infinite.

References: Art. 495
 art. 499
 Cass. 
 art. 495
 Cass. 
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 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
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 art. 617
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