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Timestamp: 2020-01-25 07:38:08+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 33910 del 19/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33910 del 19/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 17/10/2019, dep. 19/12/2019), n.33910
sul ricorso iscritto al n. 8928/2015 R.G. proposto da:
(PEC rosamarianicastro.ordineavvocatiroma.org) ed elettiva mente
Turci (PEC marco.turci.ordineavvocatigenova.it) con domicilio eletto
presso l’avv. Rosamaria Nicastro in Roma, via Crescenzio n. 14
– controricorrente avverso la sentenza della Commissione Tributaria
Regionale dell’Emilia Romagna n. 15766/7/16 depositata il
24/09/2014, non notificata; Udita la relazione della causa svolta
nella pubblica udienza del 17/10/2019 dal Consigliere Dott. Succio
accogliersi parzialmente il ricorso;
l’accoglimento del ricorso e l’avvocato Rosamaria Nicastro che ha
La società resistente poneva in essere operazioni di importazione di pannelli fotovoltaici di origine e provenienza cinese fruendo dell’Iva agevolata nella misura del 10% tramite della società (OMISSIS) s.r.l., quale rappresentante indiretto. L’Ufficio doganale di Piacenza sottoponeva a revisione dell’accertamento d’ufficio le dichiarazioni di importazione in questione e all’esito disconosceva l’applicazione dell’aliquota agevolata procedendo al recupero della maggior IVA ritenuta dovuta e all’irrogazione delle sanzioni conseguenti. In sintesi, l’Ufficio riteneva inapplicabile l’aliquota in parola D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 16 e al medesimo Decreto, n. 127-quinquies della Tab. A allegata, in quanto dall’analisi delle specifiche tecniche si riteneva che i moduli fotovoltaici non potevano qualificarsi come impianti fotovoltaici.
Neppure trovava applicazione, secondo l’Amministrazione Doganale, il disposto del n. 127-sexies della ridetta tariffa, in quanto rivolta esclusivamente, secondo l’Ufficio, ai soggetti installatori/utilizzatori e non a soggetti intermediari nella commercializzazione dei moduli, quali ENEL S.I.
Ricorre a questa Corte di cassazione l’Amministrazione doganale con atto affidato a tre motivi; ENEL S.I. resiste con controricorso che illustra con memoria ex art. 378 c.p.c.; il Fallimento della (OMISSIS) s.r.l. pure resiste con controricorso anch’esso illustrato da memoria.
Il motivo è inammissibile per due ragioni, ciascuna connessa a una sua sub-articolazione, e va quindi rigettato.
La CTR ha ritenuto, affrontando il profilo relativo all’applicabilità dell’aliquota iva agevolata che qui rileva, che nel caso di specie i beni importati – ai fini, si noti, dell’imposizione IVA sulle importazioni, non ai fini del recupero dei dazi doganali che non riguarda il presente giudizio in quanto gli atti impugnati non richiedono maggiori dazi, ma unicamente maggiore iva all’importazione – vadano assoggettati ad iva con aliquota al 10% in forza del disposto al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 127 quinquies tab. A, parte III allegata, in quanto essi costituiscono “impianti” nel senso ivi espresso consentendo di generare energia elettrica in forma di corrente “continua” e non “alternata” (pagg. 8 – 9 della sentenza impugnata).
Quanto alla seconda declinazione del motivo, relativa al sopra citato D.M. 28 febbraio 1985, osserva la Corte che parte ricorrente – in violazione del canone di autosufficienza dei motivi di ricorso per cassazione – non trascrive il contenuto del decreto Ministeriale del quale chiede l’applicazione.
Questa Corte costantemente ritiene che (Cass. Sez. U., Sentenza n. 9941 del 29/04/2009) la natura di atti meramente amministrativi dei decreti ministeriali rende ad essi inapplicabile il principio “iura novit curia” di cui all’art. 113 c.p.c., da coordinarsi, sul piano ermeneutico, con il disposto dell’art. 1 preleggi (che non comprende, appunto, i detti decreti tra le fonti del diritto), con la conseguenza che, in assenza di qualsivoglia loro produzione nel corso del giudizio di merito, deve ritenersene inammissibile l’esibizione, ex art. 372 c.p.c., in sede di legittimità, dovendosi comunque escludere, ove invece gli atti e i documenti siano stati prodotti nel corso del giudizio di merito, la sufficienza della loro generica indicazione nella narrativa che precede la formulazione dei motivi, attesa la necessità della “specifica” indicazione della documentazione posta a fondamento del ricorso, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, che richiede la precisa individuazione della fase di merito in cui la stessa sia stata prodotta.
In ogni caso, la questione posta alla Corte – riguardante l’applicabilità ai beni in parola dell’iva agevolata al 10%, prevista dal D.P.R. n. 63 del 1972, Tab. A, parte III, allegata al n. 127-sexies per i “beni, escluse materie prime e semi lavorate, forniti per la costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al numero 127-quinquies)” facente riferimento agli “impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica” – va comunque risolta (alla luce del principio iura novit curia) nel senso sfavorevole alla tesi del ricorrente.
Le due agevolazioni riguardano peraltro beni diversi; nel primo caso gli “impianti” (che non sono generalmente costituiti dal solo pannello solare ma da una pluralità di elementi) e nel secondo caso i “beni”, vale a dire gli elementi singoli, non combinati con altri come avviene nella realizzazione di un “impianto” che è entità costituita da plurimi elementi. L’Erario ha contestato l’applicazione dell’Iva agevolata sostenendo che la disposizione di cui n. 127 sexies (richiamata nel provvedimento impositivo debitamente trascritto in ricorso a pag. 5 dell’atto, nel rispetto del canone dell’autosufficienza), nel precisare che i beni debbono essere “forniti per la costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al numero 127-quinquies)” richiederebbe una sorta di diretto e immediato collegamento degli stessi con l’attività ci costruzione delle opere, impianti ed edifici; ne deriverebbe quindi, nella prospettiva dell’Amministrazione Finanziaria, la spettanza dell’agevolazione di aliquota solo nel caso in cui gli stessi fossero importati da soggetti che li utilizzassero direttamente per tal attività.
Diversamente infatti, nei casi in cui il sistema ha ritenuto di prevedere ciò, lo ha espressamente indicato: basti esaminare il disposto, nella stessa D.P.R. n. 633 del 1927, tabella A allegata, art. 125), riferito a “prestazioni di servizi mediante macchine agricole o aeromobili rese a imprese agricole singole o associate”; dell’art. 127-ter) in tema di locazioni di immobili di civile abitazione effettuate dalle imprese che li hanno costruiti per la vendita; dell’art. 127-undecies) riguardante case di abitazione non di lusso secondo i criteri di cui al Ministro del lavori pubblici D.M. 2 agosto 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969, anche se assegnate a soci da cooperative edilizie e loro consorzi, ancorchè non ultimate, purchè permanga l’originaria destinazione, qualora non ricorrano le condizioni richiamate nel numero 21) della parte seconda della presente tabella; fabbricati o porzioni di fabbricato, diversi dalle predette case di abitazione, di cui alla L. 2 luglio 1949 n. 408, art. 13 e successive modificazioni ed integrazioni, ancorchè non ultimati, purchè permanga l’originaria destinazione, ceduti da imprese costruttrici; dell’art. 127-quinquiesdecies) diretto a fabbricati o porzioni di fabbricati sui quali sono stati eseguiti interventi di recupero di cui alla L. 5 agosto 1978, n. 457, art. 31, esclusi quelli di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dello stesso articolo, ceduti dalle imprese che hanno effettuato gli interventi; dell’art. 127-septiesdecies) concernente oggetti d’arte, di antiquariato, da collezione, importati; oggetti d’arte di cui alla lettera a) della tabella allegata al D.L. 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla L. 22 marzo 1995, n. 85, ceduti dagli autori, dai loro eredi o legatari.
Non ultimo, osserva la Corte come anche il profilo di salvaguardia dell’ambiente – oggetto di tutela costituzionale in forza degli artt. 9 e 32 Cost. – risulta coerentemente tutelato dall’interpretazione qui adottata; l’applicazione dell’Iva agevolata produce, nei confronti del consumatore destinatario finale dell’impianto che lo riceve sulla propria abitazione, una riduzione del prezzo finale concretamente sopportato; la produzione di energia tramite le fonti rinnovabili risulta quindi meno onerosa rispetto a quella che utilizza fonti “tradizionali”.
Come è stato ancora recentemente osservato in sede internazionale dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Environmental Fiscal Reform: progress, prospects and pitfalls – OECD REPORT FOR THE G7 ENVIRONMENT MINISTERS – June 2017, par. 1) l’imposizione tributaria può essere utilizzata per traslare sui prezzi i costi delle attività dannose per l’ambiente, incoraggiando quindi gli esercenti tale attività a tener conto di tali costi. L’imposizione su tali attività spesso consente di reperire, tramite la loro imposizione, risorse economiche a costi, per il sistema economico, minori di quelli che si avrebbero sottoponendo a imposizione tributaria il reddito o il consumo in generale.
Ecco quindi ulteriore ragione per consentire all’ordinamento dei singoli Stati – nel rispetto del diritto unionale e delle previsioni del legislatore interno, correttamente interpretare – di colpire con imposizione più mite beni il cui utilizzo ha effetti benefici sulla riduzione dell’inquinamento ambientale.
In forza della decisione sui motivi che precedono, il terzo mezzo di gravame, con il quale si denuncia la violazione degli artt. 10 e 11 del d. Lgs. n. 212 del 2000, è assorbito in quanto divenuto irrilevante ai fini del decidere.
Conseguentemente, il ricorso va respinto; sussistono giuste ragioni, stante la novità della questione, per compensare le spese dei gradi del merito.
rigetta il ricorso; compensa le spese di tutti i gradi di giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 16
 art. 378
 art. 127
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 372
 art. 125
 art. 13
 art. 31