Source: http://lanfrancopalazzolo.blogspot.com/2011_04_13_archive.html
Timestamp: 2020-01-26 08:03:00+00:00

Document:
Lanfranco Palazzolo: 13-apr-2011
Una nuova disciplina per i partiti politici?
La Costituzione riconosce il ruolo fondamentale dei partiti politici nell’assicurare la partecipazione dei cittadini alla vita politica: l’articolo 49 della Costituzione stabilisce, infatti, che «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Nella carta fondamentale si rinvengono poche altre disposizioni in materia di partiti politici. L’art. 98, al terzo comma, prevede la possibilità di stabilire con legge limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici per alcune determinate categorie di pubblici funzionari: magistrati, militari, funzionari ed agenti di polizia, diplomatici. Inoltre, la XII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista. Mentre le due disposizioni da ultimo citate hanno avuto un seguito legislativo (L. 121/1981 sul divieto di iscrizione ai partiti per la polizia, D.Lgs. 109/2006 che considera illecito disciplinare l’iscrizione ai partiti politici dei magistrati, L. 645/1952, cosiddetta “legge Scelba” che attua la XII disposizione transitoria) non si è mai proceduto ad una regolamentazione dei partiti politici, le cui basi giuridiche sono dunque limitate alle disposizioni costituzionali sopra citate e a poche altre norme contenute in leggi ordinarie attinenti a specifici ambiti, quali il finanziamento della politica, la partecipazione alle elezioni, la propaganda politica ed elettorale. Il complesso di tali disposizioni prefigurerebbe una titolarità di attribuzioni costituzionali dei partiti politici. Ma la giurisprudenza costituzionale, pur riconoscendo che “i partiti politici vanno considerati come organizzazioni proprie della società civile, alle quali sono attribuite dalle leggi ordinarie talune funzioni pubbliche”, ha negato una loro qualificazione come poteri dello Stato (Corte cost. ord. 79/2006). In assenza di una disciplina specifica, i partiti politici sono assimilati di fatto alle associazioni non riconosciute, come del resto avviene per le organizzazioni sindacali. Per quest’ultime, a differenza dei partiti, è invece prevista, ma non attuata, la definizione con legge della loro registrazione con conseguente acquisizione della personalità giuridica (art. 39 Cost.). In questo quadro assume particolare rilievo il rapporto tra l’art. 49 e il diritto di associazione contenuto nell’art. 18. Secondo la dottrina prevalente, il diritto di associarsi in partiti politici si configura come un’espressione particolare del più generale diritto dei cittadini di associarsi liberamente; pertanto, i limiti al diritto di associazione contenuti nell’art. 19 (proibizione delle associazioni segrete, di carattere militare o per fini vietati dalla legge penale) sono applicabili anche ai partiti politici. D’altra parte, non sarebbero ammesse da parte della legge ordinaria ulteriori limitazioni oltre a quelle indicate tassativamente dalla Costituzione. E non sarebbe neanche possibile introdurre alcuna forma di autorizzazione, dal momento che il primo comma dell’art. 18 prevede che tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente, “senza autorizzazione”. Nella XV legislatura è iniziato al Senato l’esame di cinque proposte di legge di iniziativa parlamentare attuative dell’art. 49 Cost. (A.S. 42, 550, 949, 1112 e 1114) e di due petizioni (n. 62 e 358) vertenti sullo stesso argomento. La Commissione affari costituzionali ha dedicato ad esse due sole sedute (22 marzo e 17 aprile 2007) nel corso delle quali ha avuto inizio la discussione generale.
La I Sottocommissione inizia l’esame di due bozze di articoli sui partiti politici il 19 novembre 1946. La prima proposta, presentata dai relatori on. Merlin e on. Mancini, è volta a connettere la libertà di associazione dei partiti al rispetto dei principi fondamentali di libertà e dignità della persona umana e demanda alla legge la disciplina dell’organizzazione dei partiti. Tale proposta trova la ferma opposizione del Partito comunista (si vedano gli interventi degli on. Marchesi e Togliatti), in quanto ritenuta lesiva della libertà di organizzazione dei partiti. Viene respinta dai comunisti anche la proposta Caristia, formulata nel corso della seduta, volta a affidare alla legge il compito di dettare le norme per lo svolgimento pacifico dell’attività dei partiti; in proposito Togliatti fa presente che “non la legge deve dettare queste norme, ma solo la Costituzione deve fissare lo sviluppo pacifico della lotta nel Paese”. Un maggior consenso raccoglie la seconda proposta, presentata dall’on. Basso, recante una formulazione molto vicina a quella poi approvata nell’articolo 49, che sancisce il diritto di tutti i cittadini di organizzarsi “liberamente e democraticamente” in partiti politici, “allo scopo di concorrere alla determinazione della politica del Paese”. Il testo finale approvato, con alcune modifiche dalla Sottocommissione è il seguente: «Tutti i cittadini hanno diritto di organizzarsi liberamente in partiti politici allo scopo di concorrere democraticamente a determinare la politica del Paese». Nel corso della seduta viene anche stabilito di aggiungere un comma contenente una disposizione finalizzata a vietare la riorganizzazione del partito fascista, disposizione che poi troverà collocazione nella XII disposizione transitoria della Costituzione. La proposta Basso reca un’altra disposizione, riguardante il riconoscimento di attribuzioni di carattere costituzionale ai partiti che avessero raccolto almeno 500.000 voti alle elezioni. Il leader socialista giustifica questa disposizione in connessione con il fenomeno del passaggio dalla democrazia parlamentare alla democrazia dei partiti (20 novembre 1946). A titolo esemplificativo, Basso indica alcune delle competenze costituzionali da attribuire ai partiti, quali la presentazione delle liste elettorali, il diritto di promuovere giudizi davanti alla Corte costituzionale, la difesa delle libertà costituzionali. La disposizione incontra in linea di principio un generale consenso. Vengono tuttavia sollevate diverse questioni, alcune di tipo tecnico. L’on. Moro, ad esempio, richiama l’attenzione sul fatto che “il riconoscimento della funzione costituzionale dei partiti presuppone la soluzione del problema della personalità giuridica che ad essi non è stata ancora riconosciuta”. Diversi membri della Sottocommissione fanno presente che l’attribuzione di compiti costituzionali ai partiti politici investe l’ambito di competenza della seconda sottocommissione. In relazione a queste considerazioni, la Sottocommissione non perviene ad una decisione finale sulla seconda parte della proposta Basso e si limita ad approvare il seguente ordine del giorno Dossetti: «La prima Sottocommissione ritiene necessario che la Costituzione affermi il principio del riconoscimento giuridico dei partiti politici e delle attribuzione ad essi di compiti costituzionali. Rinvia ad un esame comune con la seconda Sottocommissione la determinazione delle condizioni e delle modalità». La riunione congiunta tra la prima e la seconda sottocommissione non ha luogo e pertanto la Commissione plenaria trasmette all’Assemblea solamente la prima parte della proposta Basso, riguardante la libertà di associazione in partiti. Nel corso dell’esame da parte dell’Assemblea costituente (21 e 22 maggio 1947) dell’articolo sui partiti politici (art. 47 del testo della commissione) si delineano tre posizioni distinte. La prima posizione pone l’esigenza di precisare il significato del metodo democratico, come criterio riferito non solamente alla vita esterna del partito, ma anche all’organizzazione interna. A questa posizione aderiscono gli on. Mortati, Ruggiero, Pietro Mastino, Bellavista e Sullo. Mortati e Ruggiero presentano un emendamento volto a chiarire che il diritto di riunirsi in partiti impone l’adozione del metodo democratico “nell’organizzazione interna e nell’azione diretta alla determinazione della politica nazionale”. La seconda posizione è rappresentata soprattutto dal relatore Merlin che si dichiara contrario a modificare il testo della Commissione e respinge la proposta Mortati-Ruggiero in quanto suscettibile di interferire eccessivamente nella vita interna dei partiti. Il relatore sottolinea anche le difficoltà pratiche insite nella strutturazione di un vasto sistema di controllo sui partiti. Infine, una posizione ulteriore è quella dell’on. Lucifero, che è contrario a qualsiasi norma speciale sui partiti politici e che ritiene sufficiente, per garantire la libertà dei partiti politici, il diritto di associazione sancito dall’articolo 18. Alla fine della discussione, in considerazione dell’opposizione suscitata, gli on. Mortati e Ruggiero ritirano l’emendamento (che viene fatto proprio da Bellavista, e quindi votato e respinto dall’Assemblea). L’Assemblea, dunque, approva il testo della Commissione che sancisce il diritto dei cittadini ad associarsi in partiti politici per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, senza alcun riferimento né alla organizzazione interna ai partiti, né all’attribuzione di competenze costituzionali, né al rinvio della loro disciplina alla legge statale.
Le proposte di legge in esame
Le proposte di legge A.C. 244 (Maurizio Turco ed altri), 506 (Castagnetti ed altri), 853 (Pisicchio), 1722 (Briguglio ed altri), e 3809 (Sposetti ed altri) sono finalizzate ad introdurre una disciplina organica dei partiti politici, in attuazione del’articolo 49 della Costituzione. Nel complesso le proposte intervengono essenzialmente sul riconoscimento giuridico dei partiti e sulla regolamentazione della loro attività e funzionamento. La maggior parte di esse recano anche disposizioni in materia di finanziamento dei partiti. Due proposte, A.C. 244 e 3809, contengono una delega per l’emanazione di un testo unico delle leggi sulla disciplina e il finanziamento dei partiti politici. Quest’ultima prevede anche l’istituzione di fondazioni politico-culturali, collaterali ai partiti, e introduce il metodo delle elezioni primarie per la scelta dei candidati alle elezioni. Il contenuto dei progetti di legge è illustrato di seguito secondo una articolazione per temi.
Natura giuridica dei partiti
La maggior parte delle proposte in esame definisce la natura giuridica dei partiti politici, attualmente assimilabili alle associazioni di fatto, che diventano associazioni riconosciute dotate di personalità giuridica. Le proposte di legge A.C. 244, 506 e 3809 fanno rinvio, per quanto riguarda il procedimento di acquisto della personalità giuridica alla disciplina recata dal decreto del Presidente della Repubblica 361/2000 che prevede, tra l’altro, l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche quale atto necessario per l’acquisizione della personalità giuridica (A.C. 244, art. 1, comma 1, A.C. 506, art. 1, A.C. 3809, art. 2, comma 1). Mentre in passato, il riconoscimento consisteva in un atto amministrativo discrezionale concesso con DPR, dopo la riforma introdotta col DPR 361 del 2000, le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture (art. 1). La domanda di riconoscimento (cui è allegata copia autentica dell'atto costitutivo e dello statuto), sottoscritta dal fondatore ovvero da coloro ai quali è conferita la rappresentanza dell'ente, è presentata alla prefettura nella cui provincia è stabilita la sede dell’ente stesso. Le condizioni del riconoscimento sono: - che risultino soddisfatte le norme legislative e regolamentari per la costituzione dell’ente; - che lo scopo della persona giuridica sia possibile e lecito; - che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo (la consistenza del patrimonio deve essere dimostrata da idonea documentazione allegata alla domanda). Entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda il prefetto provvede all'iscrizione nel registro. Nel registro devono altresì essere iscritte le modificazioni dell'atto costitutivo e dello statuto, il trasferimento della sede e l'istituzione di sedi secondarie, la sostituzione degli amministratori, con indicazione di quelli ai quali è attribuita la rappresentanza, le deliberazioni di scioglimento, i provvedimenti che ordinano lo scioglimento o accertano l'estinzione, il cognome e nome dei liquidatori e tutti gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o di regolamento. Qualora la prefettura ravvisi ragioni ostative all'iscrizione ovvero la necessità di integrare la documentazione presentata, entro il termine dei 120 giorni ne dà motivata comunicazione ai richiedenti, i quali, nei successivi 30 giorni, possono presentare memorie e documenti. Se, nell'ulteriore termine di 30 giorni, il prefetto non comunica ai richiedenti il motivato diniego ovvero non provvede all'iscrizione, questa si intende negata. La proposta di legge A.C. 853, pur prevedendo anch’essa l’acquisizione della personalità giuridica dei partiti politici (definita «di diritto privato»), non fa riferimento al D.P.R. 361/2000 e fa decorrere l’acquisizione dalla data di deposito dello statuto e non dalla registrazione. Inoltre, prevede la costituzione di un registro dei partiti politici presso la Corte costituzionale, differenziando così il partito politico dalle altre associazioni riconosciute, il cui registro, come si è detto, è istituito presso la prefetture (artt. 1 e 2). La proposta A.C. 1722 non prevede, invece, un procedimento di riconoscimento dei partiti, che vengono definiti “associazioni”, e non contempla la loro iscrizione ad alcun tipo di registro. La disposizione individua la finalità dei partiti politici nel consentire la partecipazione democratica dei cittadini alla vita della Repubblica (art. 1, comma 1). Più dettagliata la proposta di legge A.C. 3809, che oltre a rinviare alla disciplina vigente sulle associazioni riconosciute, specifica che i partiti politici si costituiscono con atto pubblico, del quale fanno parte integrante lo statuto, la denominazione e il simbolo (vedi oltre). La proposta, inoltre, definisce l’ambito di applicazione delle disposizioni introdotte: esse si applicano solamente ai partiti politici che partecipano alle elezioni principali (politiche, europee, regionali, provinciali e comunali nei comuni sopra i 15.000 abitanti), escludendo i piccoli partiti con una funzione di rappresentanza di comunità locali. Questi partiti possono, pertanto, non richiedere il riconoscimento della personalità giuridica e l’iscrizione nel registro (art. 1, comma 2). La proposta di legge A.C. 244 reca una norma di chiusura che prevede l’applicazione ai partiti delle norme di legge vigenti (in primo luogo quelle del codice civile) per quanto non espressamente previsto dallo statuto del partito (art. 1, comma 6). Una disposizione analoga all’art. 4 della proposta di legge A.C. 506.
Statuto, denominazione e simbolo dei partiti
Tutte le proposte di legge individuano alcuni contenuti tipici dello statuto, che ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del D.P.R. 361/2000, costituisce l’elemento basilare dell’associazione e deve essere presentato, assieme all’atto costitutivo, con la domanda per il riconoscimento di una persona giuridica, alla prefettura nella cui provincia è stabilita la sede dell'ente. Alcune proposte prevedono la presentazione, assieme allo statuto, anche del simbolo del partito (A.C. 506, art. 3, comma 2, A.C. 1722, art. 1, comma 3 e A.C. 3809, art. 2, comma 2) e della denominazione (ancora A.C. 3809, art. 2, comma 2). Quest’ultima proposta prescrive l’esclusiva proprietà del partito politico del simbolo, che è utilizzato secondo quanto previsto dallo statuto. Inoltre, introduce il principio di non confondibilità del simbolo del partito alla stregua di quanto prevede la legge elettorale (art. 2, comma 4). L’articolo 14 del testo unico delle leggi per l’elezione della Camera (D.P.R. 361/1957) proibisce la presentazione di simboli confondibili con quelli usati da altri partiti e definisce in dettaglio gli elementi di confondibilità da considerare ai fini del divieto. Lo statuto (comprese le eventuali modificazioni) è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale (A.C. 244, art. 1, comma 5; A.C. 506, art. 3, comma 3; A.C. 3809, art. 2, comma 6). Per le proposte A.C. 244 e 506 la pubblicazione dello statuto è condizione indispensabile per accedere ai finanziamenti pubblici; la proposta A.C. 3809 condiziona l’accesso ai finanziamenti al rispetto di tutte le disposizioni della legge, compresa la pubblicazione dello statuto. La proposta A.C. 853 rinvia a sanzioni speciali penali (peraltro non determinate) per la violazione degli obblighi di deposito degli atti di partito, tra cui lo statuto (art. 9, comma 3).
Contenuto fondamentale dello statuto
Le proposte di legge individuano alcuni elementi fondamentali degli statuti dei partiti politici. Un nucleo di elementi di base sono in comune tra più proposte (A.C. 244, A.C 506, A.C. 853 e A.C. 3809) e riguardano: § la definizione degli organismi dirigenti; § le procedure di iscrizione; § le modalità di svolgimento dei procedimenti deliberativi. La proposta A.C. 3809 prevede che nello statuto devono essere indicati anche gli obiettivi del partito. La proposta A.C. 1722 (art. 3, comma 7) affida allo statuto la disciplina dei casi in cui si può procedere con atto di imperio sulle articolazioni territoriali (scioglimento, commissariamento ecc.) e prevede un limite massimo di mandati elettorali o di incarichi interni al partito (art. 5). Inoltre, introduce l’incompatibilità tra cariche in organi di vertice del partito e incarichi o nomine in pubbliche amministrazioni, ad esclusione degli esecutivi di governo locali (art. 8). La procedure di iscrizione sono dettagliatamente indicate nella proposte A.C. 1722, che vi dedica un intero articolo (art. 2), e nella proposta A.C. 3809 (art. 3, comma 1, lett. a). In particolare, la proposta A.C. 1722 prevede che il diniego dell’iscrizione deve essere motivato e che contro di esso è ammesso il ricorso al comitato di garanzia di cui all’articolo 3 (vedi oltre). La proposta A.C. 3809, in proposito, vieta il rifiuto dell’iscrizione per motivi discriminatori, ossia per ragioni inerenti al sesso, la razza, la religione ecc. Alcune proposte di legge consentono l’iscrizione ai partiti ai soli cittadini italiani (A.C. 1722, art. 2, comma 1, A.C. 853, art. 2). Si segnala, in proposito che l’Italia ha aderito alla Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale fatta a Strasburgo nel 1992 tra i Paesi membri del Consiglio d’Europa (ratificata con legge 8 marzo 1994, n. 203), con la quale vengono garantiti agli stranieri residenti nei Paesi aderenti una serie di diritti civili e politici: in particolare con il capitolo A della Convenzione si impegnano le Parti a riconoscere agli stranieri, alle stesse condizioni previste per i cittadini, le libertà di espressione, di riunione e di associazione, ivi compresa quella di costituire sindacati e affiliarsi ad essi, ferme restando le eventuali limitazioni per ragioni attinenti alla sicurezza dello Stato, alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e ad altri casi di particolare rilievo.
Un secondo nucleo di elementi costitutivi obbligatori degli statuti è rivolto essenzialmente a garantire adeguate forme di democrazia interna. Essi sono contenuti principalmente nelle proposte A.C. 244 e A.C 506 (che recano disposizioni analoghe rispettivamente all’art. 1 e all’art. 2) e nella proposta A.C. 3809 (art. 3) e si possono riassumere come segue: § la tutela delle minoranze, cui deve essere assicurata la presenza negli organi collegiali; § la presenza di procedure specifiche per le modifiche statutarie (la pdl A.C. 3809 introduce una riserva di deliberazione in proposito a favore dell’organo rappresentativo degli iscritti); § una regolamentazione delle azioni disciplinari; § la piena possibilità di accesso all’anagrafe degli iscritti da parte di tutti gli aderenti, nel rispetto delle regole sulla riservatezza stabilite dalla legge; § misure di riequilibrio della rappresentanza di genere negli organi dirigenti del partito (di particolare rilievo la previsione del limite della rappresentanza di ciascun genere fissato a due terzi, si vedano le pdl A.C. 244 e 506). Oltre alle misure di cui sopra, la proposta A.C. 3809 stabilisce inoltre che gli statuti prevedano: § il diritto alla partecipazione alla determinazione della linea politica e alla sua attuazione; § il diritto all’informazione sugli atti interni; § la ripartizione tra organi centrali del partito e quelli territoriali delle risorse finanziarie disponibili (nella stessa direzione A.C. 1722, art. 10); § il conferimento a tempo determinato di tutte le cariche interne (così anche, come si è accennato sopra, l’A.C. 1722, art. 5 sul limite ai mandati); § il rispetto del principio di trasparenza, attraverso adeguate forme di pubblicità; § l’obbligo di realizzazione di un sito internet del partito nel rispetto di principi analoghi a quelli previsti per i siti web delle pubbliche amministrazioni (accessibilità, completezza, affidabilità, semplicità, qualità, omogeneità e interoperabilità, si veda in proposito il Codice dell’amministrazione digitale, ed in particolare l’art. 53). A proposito di tutela delle minoranze, si segnala la proposta A.C. 1722 (art. 9) che individua un limite minimo dei consensi (5%) per attribuire alle minoranze norme statutarie particolari a loro tutela. Inoltre, si prevede espressamente la rappresentanza proporzionale delle minoranze in tutti gli organi collegiali, ad eccezione dell’organo esecutivo di vertice. Alcune proposte di legge prevedono la istituzione di organismi interni di garanzia: § A.C. 853, art. 8: prevede la costituzione presso le articolazioni territoriali dei partiti di organi probivirali; § A.C. 1722, art. 3: disciplina dettagliatamente il comitato di garanzia, organo istituito a livello centrale con il compito di garantire il rispetto delle procedure statutarie e di quelle stabilite dalla legge. Di particolare rilievo, il compito di decidere sui ricorsi avverso le decisioni di scioglimento, sospensione e commissariamento delle articolazioni territoriali del partito. Inoltre, i suoi componenti non devono essere dipendenti del partito e non possono essere candidati alle elezioni. Le pdl A.C. 244 e 506 stabiliscono anche la previsione, da parte degli statuti, di misure per garantire l’effettiva segretezza del voto, laddove disposto. Anche le disposizioni relative alla scelta delle candidature, presenti in alcune proposte di legge, presentano profili di tutela della democrazia interna. Per esse si rinvia al paragrafo sulle Elezioni primarie (vedi oltre).
La proposta di legge A.C. 3809 (articolo 5) istituisce e disciplina le fondazioni politico-culturali costituite dai partiti politici sul modello delle Stiftungen tedesche. Un tratto caratteristico dell’esperienza tedesca del finanziamento pubblico della vita politica è costituito dalla destinazione di ingenti risorse del bilancio statale alle fondazioni culturali collegate ai partiti politici (parteinahe Stiftungen). L’istituzione da parte dei maggiori partiti tedeschi di fondazioni culturali risale agli anni ‘50 e si inserisce nell’ambito delle iniziative per rivitalizzare la sensibilità nei confronti dei valori democratici da parte dei cittadini dopo la caduta del regime nazista. Beneficiarie dei finanziamenti sono, come si è detto, le fondazioni legate ai partiti rappresentati nel Bundestag. Si tratta delle seguenti fondazioni: - Friedrich Ebert Stiftung (SPD); - Konrad Adenauer Stiftung (CDU); - Hanns Seidel Stiftung (CSU); - Heinrich-Böll Stiftung (Bündnis 90/Die Grünen) - Friedrich Naumann Stiftung (FDP); - Rosa Luxemburg Stiftung (PDS) Per quanto concerne i rapporti con il partito di riferimento, le fondazioni hanno una distinta personalità giuridica, fanno assegnamento su risorse proprie e perseguono finalità specifiche ed estranee al diretto confronto politico. Peraltro, il controllo di tali organizzazioni è di fatto saldamente nelle mani dei partiti attraverso il frequente cumulo di cariche nella fondazione e nel partito da parte delle medesime personalità. Gli ambiti in cui si concentra oggi prevalentemente l’attività delle perteinahe Stiftungen sono principalmente le educazione politica, l’erogazione di borse di studio; la ricerca; la cooperazione con l’estero. Per svolgere queste attività, le fondazioni sono destinatarie di trasferimenti generici, erogati dal Ministero degli Interni (Globalzuschüsse), e di trasferimenti mirati (Zweckzuschüsse), legati all’esecuzione di specifici progetti, concordati in particolare con i Ministeri federali degli esteri, dell’istruzione e della cooperazione economica. L’utilizzo dei fondi - che sono ripartiti tra le fondazioni tendenzialmente in ragione della consistenza del partito di riferimento - è disciplinato dalle regole amministrative emanate dal Ministero federale degli interni di concerto con il Ministero federale delle finanze e la Corte federale dei Conti. In particolare, è prevista la costituzione, da parte di ciascun partito politico, di una fondazione alla quale è affidata la cura delle attività culturali e di formazione politica. Obiettivo centrale delle fondazioni dovrà essere quello di promuovere la partecipazione alla vita civile e politica, attraverso attività di ricerca, formazione, propaganda, ecc. Le fondazioni sono dunque emanazione diretta dei partiti e operano in stretto collegamento con essi, tuttavia esse sono considerate entità nettamente separate. Tale separazione è assicurata attraverso una serie di meccanismi, quali: § l'incompatibilità tra cariche elettive o di governo e incarichi direttivi delle fondazioni; § divieto alle fondazioni di trasferire risorse finanziarie al partito di riferimento (esse possono solamente erogare servizi in suo favore). Le fondazioni sono costituite con atto pubblico e hanno un proprio statuto, distinto da quello del partito. Anche il bilancio è autonomo e da esso devono risultare gli importi dei servizi erogati ai partiti. Le fondazioni sono poi iscritte in un elenco separato da quello dei partiti, tenuto dal Presidente della Camera dei deputati, che ha il compito di controllarne i bilanci. Alle fondazioni si applicano, per quanto non disposto dall’articolo 5 della proposta di legge, le disposizioni del codice civile ad eccezione di quelle espressamente escluse dal comma 6 e cioè: § l’art. 25 e 26, che prevedono, rispettivamente il controllo e il coordinamento governativo sulle fondazioni; § l’art. 28, che prevede la possibilità, in certi casi (esaurimento dello scopo, insufficienza del patrimonio) che l’autorità governativa dichiari estinta la fondazione o provveda alla sua trasformazione; § l’art. 31, commi 1° e 2°, che prevedono la devoluzione dei beni della fondazione estinta secondo le modalità dello statuto, o, in assenza di previsione statutaria, con provvedimento governativo ad enti analoghi. In luogo di tale disposizione si prevede la devoluzione al patrimonio dello Stato.
Un punto in comune alleproposte in esame consiste nel condizionare l’accesso alle risorse pubbliche destinate ai partiti al rispetto delle nuove disposizioni di legge in materia di partiti politici, o comunque, dell’iscrizione nel registro delle associazioni riconosciute, o alla approvazione e pubblicazione dello statuto. La proposta di legge A.C. 506 destina il 5% dei rimborsi elettorali alla formazione dei giovani al fine di favorire la loro partecipazione alla politica. Viene così esteso ai giovani il vincolo di destinazione delle risorse già previsto per incentivare la partecipazione femminile alla politica (L. 157/1999, art. 3). L’articolo 10 della proposta A.C. 853 interviene a disciplinare il patrimonio dei partiti, prevedendo l’obbligo di intestare al partito i beni mobili ed immobili di sua proprietà e stabilendo la nominatività dei titoli intestati al partito. Particolarmente innovative le disposizioni recate dalle proposte di legge A.C. 244 e 3809 che, in misura e con tecniche diverse, sono finalizzate all’introduzione di una riforma del settore. La prima (A.C. 244) abroga la maggior parte delle norme vigenti sul finanziamento e le sostituisce con una nuova disciplina in materia, prevedendo, tra l’altro, un nuovo sistema di controllo incentrato su una sezione della Corte dei conti, appositamente istituita. La seconda (A.C. 3809) da un lato apporta puntuali modifiche alle leggi vigenti su singoli aspetti della normativa, dall’altra introduce un finanziamento specifico delle fondazioni politico-culturali, istituite dalla stessa proposta (vedi sopra). Come accennato, queste due proposte recano entrambe una delega per l’adozione di un testo unico che raccolga le norme sulla disciplina dei partiti politici ed in particolare quelle relative al loro finanziamento (A.C. 244, art. 11; A.C. 3809, art. 10).
Pubblicato da Lanfranco Palazzolo a 23:43 1 commento:
Voce Repubblicana del 13 aprile 2011
L’articolo 3 del Decreto 34 potrebbe mettere in difficoltà alcuni gruppi televisivi come Sky. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Vincenzo Vita.
Senatore Vita, la Commissione Bilancio e quella Istruzione sono impegnate nella conversione del Decreto 34, un provvedimento omnibus che riguarda anche gli incroci stampa-televisione. Cosa pensa di questa parte del provvedimento?
“Durante l’esame del Decreto mille proroghe, approvato recentemente dai due rami del Parlamento fu ritirato un emendamento che impediva, a chi ha più di una televisione nazionale, di avere dei quotidiani di proprietà. Quella norma, già in vigore, scadeva alla fine del 2010. Il buon senso avrebbe imposto una proroga di quella norma alla fine del 2012, quando il numero delle reti televisive sarà consolidato con il passaggio totale al digitale terrestre. Nel decreto mille proroghe approvato a febbraio apparve una normativa bizzarra: non può avere una presenza nei quotidiani colui che possiede almeno l’8% del Sistema integrato delle comunicazioni (SIC) e il 40% delle Telecomunicazioni. Ma non fu approvata. Oggi, quella norma è stata riproposta nel decreto 34 (articolo 3)”.
Questa norma è stata progettata contro qualcuno?
“Presumo che sia stata presentata per mettere in difficoltà Sky, che possiede poco più dell’8 per cento del SIC. Ricordo che oggi il Sic è ancora difficilmente definibile. Ogni anno l’authority deve definirlo e classificarlo. Per quanto riguarda il limite del 40% nel settore delle Comunicazioni ritengo che questa norma sia stata pensata per creare qualche problema a Telecom. Dobbiamo accertare se con questa norma si vuole dare un avvertimento ai concorrenti di Mediaset”.
Sky e Telecom hanno manifestato qualche preoccupazione per questo tipo di norma oppure lo hanno fatto solo le forze politiche presumendo un problema per queste due aziende?
“C’è stato uno strano silenzio da parte dei gruppi interessati all’articolo 3 del decreto 34. Nessuno dei gruppi che ho citato ha espresso qualche preoccupazione pubblica”.
Quali potrebbero essere i quotidiani interessati dall’espansione editoriale dei grandi gruppi televisivi?
“L’oggetto del desiderio di alcuni grandi gruppi è senza dubbio il ‘Corriere della Sera’”.
“Del gruppo Mediaset. Berlusconi avrebbe intenzione di controllare il ‘Corriere della Sera’. Il quotidiano di via Solferino non è ostile a Silvio Berlusconi. Ma non è nemmeno così supino come lui vorrebbe. E in quel quotidiano c’è un problema societario molto complesso. Non credo sia impossibile una scalata al ‘Corriere della Sera’. Poi si vocifera dell’interesse di Sky ad entrare nel gruppo ‘Espresso’. Di fronte a questi ripetuti tentativi trovo che sia mancata una discussione pubblica”.
Qui ci vuole un piano alternativo
Voce Repubblicana del 12 aprile 2011
Prima di prendere una decisione definitiva sull’energia nucleare il nostro paese deve dotarsi di un Piano energetico alternativo. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Francesco Casoli, vicepresidente del gruppo parlamentare del Pdl al Senato.
Senatore Casoli, cosa pensa dell’intervento del ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani che ha illustrato il Piano energetico nazionale?
“Le risposte del ministro Paolo Romani sono state trasparenti. Il ministro ha fatto comprendere a tutti quali sono le sue intenzioni sulle energie rinnovabili sia sul Piano energetico nazionale. Credo che con questa moratoria nucleare di un anno, quindi con un tempo più lungo prima di una scelta strategica più chiara, il nostro paese ha il dovere di dotarsi di un piano energetico alternativo. Le opzioni in campo sono molte. Tutti stiamo assistendo ai cambiamenti che stanno avvenendo nei paesi del Nordafrica. Questi paesi sono troppo importanti per i nostri approvvigionamenti. La nostra necessità è quella di avere una linea di approvvigionamenti che passano attraverso i gasdotti South Stream e Nabucco. Nello stesso tempo il ministro ha cercato di farci capire qual è il piano per le energie rinnovabili e alternative che deve essere fatto evitando sprechi e speculazioni internazionali”.
Il ministero dello Sviluppo Economico ha sbagliato nella comunicazione relativa agli incentivi per il fotovoltaico? Il Governo ha precisato molto bene al Senato come si è arrivati a questa scelta momentanea. Ci sono state difficoltà di comunicazione?
“Il ministero dello Sviluppo Economico ha preso questa decisione per dare una scossa al settore. Era necessaria una profonda riflessione per far capire che il Governo non scherza sugli incentivi e che c’erano troppe speculazioni sul fotovoltaico. Il ministero ha scelto di prendere una posizione forte. Ma credo che gli imprenditori del settore abbiano capito che gli operatori corretti non rischiano nulla. Dopo quella decisione di sospensione, il fotovoltaico è stato oggetto di una discussione aperta e corretta sulla prosecuzione della politica degli incentivi in Italia”.
La Conferenza unificata sull’energia deve tenersi dopo il referendum sul nucleare?
“Il tavolo dovrebbe iniziare senza dubbio prima del referendum sul nucleare. Non possiamo aspettare una tornata elettorale per stabilire le scelte da prendere in questo importante settore dello sviluppo economico. Naturalmente, la Conferenza unificata non potrà prendere nessuna decisione prima del referendum. Questa Conferenza deve avere una linea condivisa da molti. Non dico che debba essere bipartisan, ma seguire la linea della maggior parte dei settori industriali impegnati nel campo dell’energia. E questa sarà la linea che il nostro paese dovrà seguire per almeno due decenni”.
Intervista a Vincenzo Vita Voce Repubblicana del 1...

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