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Timestamp: 2015-10-07 06:26:29+00:00

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casal di principe | Raffaele Bianco
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Tag Archives: casal di principe	Denunciò usurai e camorra, finisce sul lastrico	By Raffaele in società 5 febbraio 2010	0 Comment
ANTONIO SALVATI – La Stampa
Si tocca la spalla e con un sorriso dice: «Questa catena pesa un po’». Roberto Battaglia ha 40 anni e uno spirito da fare invidia: da dieci anni combatte contro le banche, gli usurai, gli estorsori del clan dei Casalesi e un sistema giudiziario che neanche Kafka sarebbe in grado di descrivere. Eppure non è vinto. Anche se martedì verranno vendute all’asta la sua casa, quella della sorella e la sua azienda agricola. Per questo ieri si è incatenato davanti alla Prefettura di Caserta.
I creditori, banche soprattutto, si sono rivolti a un giudice per vedere onorato un loro sacrosanto diritto. Battaglia aveva chiesto tempo: qualche anno fa avuto il coraggio di denunciare e fare arrestare gli esattori della camorra (uno di questi è Luigi Schiavone, cugino del capo dei Casalesi Francesco Schiavone detto «Sandokan») e per questo ha avuto accesso ad un prestito, 600mila euro circa, garantito dal Commissariato nazionale antiracket. La notizia della concessione di quel mutuo gli è arrivata il 24 dicembre, in tempo per festeggiare. Tre, quattro mesi e i soldi sarebbero stati materialmente disponibili. Ma è proprio questo che gli viene negato, il tempo. Il giudice esecutore del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha respinto due giorni fa la richiesta di una dilazione.
Un rifiuto provvisorio però, visto che l’udienza per la decisione definitiva è stata fissata per l’8 aprile prossimo. Sì, proprio così. Due mesi dopo la vendita dei beni all’asta. «E nel caso il giudice sospendesse la procedura, sarà difficile recuperare i beni acquistati da un terzo in buona fede», spiega l’avvocato Gianluca Giordano che assiste l’imprenditore. Questa è la situazione: da una parte lo Stato che lo ha difeso e ha arrestato i suoi aguzzini («Per me l’Arma dei carabinieri è una seconda famiglia», dice), dall’altra lo Stato che venderà i suoi beni per soddisfare i creditori. In mezzo c’è lui che non si rassegna: «Ho fiducia nella giustizia, anzi incoraggio tutti gli imprenditori vittime di usurai e estorsori a denunciare subito le angherie subite. – dice – Il modello Caserta? Funziona davvero, Maroni è stato davvero bravo. Però se mi tolgono tutto, i soldi allo Stato come li restituisco? Per questo mi sono appellato anche a Berlusconi, un imprenditore come me». «Il mutuo a Battaglia è stato già riconosciuto – spiega il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano – Si è ora in attesa del piano di impiego di questa somma che è un presupposto perché possa essere erogata».
Ma qui c’è un altro intoppo. La lista dei creditori non è stata ancora stilata perché tra quei crediti ce n’è uno che non è veritiero. O almeno questo è quello che ha stabilito un perito della procura. «Una fideiussione bancaria – rivela l’avvocato Giordano – per circa 150mila euro che riporta una firma falsa di Battaglia. Lo abbiamo detto al giudice ma non ci ha ascoltato». Un giallo dunque. «Ogni istituzione ha la sua parte da recitare – conclude Mantovano – se il Governo intervenisse l’autorità giudiziaria protesterebbe». Ma la storia di questo uomo testardo non è finita qui: due mesi fa Battaglia è stato avvicinato da un emissario della camorra che gli ha chiesto del denaro offrendosi di bloccare l’asta dei suoi beni. «Se ci dai il 10% del valore degli immobili noi non facciamo avvicinare nessuno» avrebbe detto. Lui non ha abboccato ed ha denunciato tutto ai carabinieri. Ieri sul tardi l’imprenditore-coraggio ha lasciato il suo presidio. «L’ho fatto perché dalla Prefettura – spiega – mi è stato chiesto un atto di fiducia verso le istituzioni. Così sono andato via». Ma lei ci crede ancora? «Sì – risponde – lo Stato per me merita ancora fiducia».
La Cassazione conferma la sentenza Sedici ergastoli contro i Casalesi – Repubblica.it	By Raffaele in società 16 gennaio 2010	0 Comment
La Cassazione conferma la sentenza – Sedici ergastoli contro i Casalesi
Decapitata la sanguinaria cosca del casertano. Anche se due boss sono latitanti
ROMA – La Cassazione conferma tutti e sedici gli ergastoli contro il clan dei Casalesi. Si è concluso così, questa sera, il processo “Spartacus” che vedeva alla sbarra una delle più sanguinarie cosche della camorra. Dopo quasi cinque ore di camera di consiglio, il collegio della Suprema Corte, presieduto da Edoardo Fazzioli, ha emesso il suo verdetto respingendo tutti i ricorsi presentati dai 24 imputati accusati e condannati per diversi reati tra cui associazione mafiosa, omicidio, porto abusivo d’armi e estorsione.
Tra gli imputati più noti ci sono: Francesco Schiavone (Sandokan), Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Antonio Iovine. Gli ultimi due sono latitanti. Confermata in toto la sentenza della Corte d’appello di Napoli.
Le condanne. Oltre ai sedici ergastoli, la suprema corte, in particolare, ha rigettato e dichiarato inammissibili anche i ricorsi di altri otto imputati per i quali sono state confermate le condanne dai 3 ai 20 anni. In particolare, diventano definitive le condanne per Antonio Basco (21 anni), Luigi Diana (16 anni, oggi pentito); Nicola Pezzella (15 anni). Dieci anni e mezzo vanno al collaboratore di giustizia Carmine Schiavone. Guido Mercurio è stato condannato a 9 anni, Corrado De Luca – attualmente latitante – a 8 anni. Quattro anni per Alberto Di Tella, 3 anni e tre mesi per Vincenzo Della Corte.
Il processo. E’ dal 1986, anno della sentenza Bardellino, che mancava una condanna così complessiva e definitiva alla criminalità organizzata più potente del casertano. Il processo ‘Spartacus’ è il risultato di una inchiesta condotta per cinque anni, dal ’93 al ’98, dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Le indagini furono alimentate dalle dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia e hanno messo in luce, anche attraverso la ricostruzione di 18 omicidi, l’affermazione del clan dei Casalesi e la crescita del suo potere economico. L’indagine diede origine a più tronconi processuali. Il primo grado del processo ‘Spartacus’ iniziò nell’estate del ’98, snodandosi poi per sette anni con 630 udienze e l’ascolto di oltre 600 testimoni. La sentenza fu emessa dal collegio, presieduto dal giudice Raffaele Magi, il 15 settembre 2005. Pochi meso dopo iniziò il processo di secondo grado, conclusosi nel 2008 con la sentenza che oggi la Cassazione ha confermato in toto.
I condannati. La sentenza “azzera” i vertici dei casalesi: Francesco Schiavone, detto Sandokan, il capo indiscusso, il suo (ormai ex) braccio destro Francesco Bidognetti, soprannominato Cicciotto è mezzanotte, e i due boss latitanti che avrebbero acquisito in questi anni il ruolo di reggenti dell’organizzazione, ovvero Antonio Iovine e quel Michele Zagaria che si fece costruire la villa sul modello di quella di Scarface interpretato da Al Pacino.
Il processo Spartacus, dal nome dello schiavo che capeggiò la rivolta contro l’Impero romano e che nelle intenzioni dagli inquirenti Antimafia doveva simboleggiare la ribellione allo strapotere della cosca, racconta soprattutto un

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