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Timestamp: 2018-01-20 06:46:01+00:00

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Archivio 18 Giugno 2010
Verso il calendario venatorio regionale 2010-2011.
18 Giugno 2010 Gruppo d'Intervento Giuridico	6 commenti
In previsione della nuova stagione venatoria 2010/2011, si è riunito il Comitato faunistico della Provincia di Cagliari per formulare la proposta di calendario venatorio da presentare al Comitato faunistico regionale il quale dovrà deliberare entro il 15 luglio prossimo.
La proposta presentata dall’Ufficio Fauna selvatica della Provincia ha praticamente ricalcato il calendario della scorsa stagione, prevedendo quest’anno l’ inizio dal 2 settembre con l’apertura alla tortora e la chiusura il 31 gennaio 2011.
La proposta di prelievo venatorio alla fauna nobile stanziale con l’abbattimento della pernice e della lepre per quattro giornate è stata contestata da Paolo Fiori, rappresentante degli Amici della Terra/Gruppo d’intervento giuridico/Lega per l’Abolizione della Caccia. Prosegui la lettura…
Categorie:Primo piano	Tag: caccia, calendario venatorio, sardegna
Dopo Piazzetta Maxia il Comune di Cagliari “sistema” Piazza Garibaldi?
18 Giugno 2010 Gruppo d'Intervento Giuridico	11 commenti
PIazza Garibaldi, Cagliari
La premura del Comune di Cagliari verso il proprio verde pubblico è famosa: dagli alberi ad alto fusto della Via Amat (una delle poche vie alberate di Cagliari), deportati per far spazio a un parcheggio interrato privato a fine anni ’90 del secolo scorso, alla scalinata monumentale della Chiesa dei SS. Giorgio e Caterina, realizzata su un’area di verde pubblico lungo la Via Scano, dal tentativo abortito per la protesta popolare di far piazza pulita degli alberi in Piazza Giovanni XXIII alla recente deportazione delle Jacarandae di Piazza Maxia, l’Amministrazione comunale cagliaritana e i suoi solerti progettisti si sono distinti per un’antipatìa dalle motivazioni sconosciute verso alberi, arbusti e macchie.
Ora è il turno di Piazza Garibaldi. Anch’essa diventerà uno dei tristi luoghi di quell’arcipelago Gulag degli alberi che è diventata ‘sta povera capitale del Mediterraneo? Prosegui la lettura…
Categorie:Primo piano	Tag: arcipelago gulag, cagliari, Claudio Papoff, Piazza Garibaldi, Piazza Maxia
Ciao, Josè
18 Giugno 2010 Gruppo d'Intervento Giuridico	Commenti chiusi
Poche ore fa se n’è andato il Migliore,
l’angelo che raccontava sogni di giustizia…
Categorie:Primo piano	Tag: Josè Saramago
La speculazione edilizia ha violato la direttiva Habitat sulle dune di Is Arenas (Sardegna).
Importante sentenza emessa dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee sugli obblighi derivanti dall’inclusione di un’area nella lista dei siti di importanza comunitaria tutelati ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora.
La Corte di Giustizia, con la sentenza emanata dalla Sezione IV il 10 giugno 2010 (causa C-491/08), ha condannato l’Italia per non aver individuato adeguate misure di salvaguardia ambientale del sito di Is Arenas sia prima dell’approvazione definitiva della lista dei siti di importanza comunitaria della regione bio-geografica mediterranea, sia successivamente, con la sua formalizzazione effettuata con decisione della Commissione del 19 luglio 2006, n. 2006/613/CE.
E’ opportuna una sintetica descrizione dei fatti. Nell’area dunale costiera di Is Arenas (Sardegna, Provincia di Oristano), a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, è stato presentato un progetto turistico-edilizio di ingenti dimensioni (222 mila metri cubi di volumetrie complessive, residences, hotel, residenze stagionali, servizi, ecc.) con annesso un campo da golf da 18 buche e campo-prova, oggetto di un accordo di programma immobiliare (1997) fra la Regione autonoma della Sardegna, il Comune di Narbolìa e il gruppo immobiliare Is Arenas s.r.l.
Tuttavia, fin dal maggio 1995, l’area delle dune boscate costiere di Is Arenas (1.283 ettari, nei Comuni di Narbolìa, Cuglieri, San Vero Milis) è stata individuata quale proposto sito di importanza comunitaria (S.I.C.) in quanto è presente l’habitat naturale prioritario “2270 – Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”. Dal momento dell’individuazione quale proposto S.I.C. sorge l’obbligo, per lo Stato membro, di adottare tutte le misure di salvaguardia ambientale e cautela atte a evitare degrado degli habitat tutelati (artt. 4 e 6 della direttiva n. 92/43/CEE), come autorevolmente interpretato dalla giurisprudenza comunitaria costante (vds. sentenza 4 marzo 2010, causa C?241/08, Commissione/Francia; sentenza 13 gennaio 2005, causa C?117/03, Dragaggi e altri; sentenza 7 settembre 2004, causa C?127/02, Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging).
La Commissione europea, su ricorso delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico n. 2346/1998 e successive integrazioni, ha successivamente aperto la procedura di infrazione n. 4381/2000 con lettera del 10 aprile 2000 e repliche dell’Italia (30 maggio, 8 e 26 giugno, 14 luglio 2000) che affermavano l’errato blocco dei lavori. In seguito ha inviato il del parere motivato ex art. 226 trattato CE con lettera SG (2001) D/286069 del 9 febbraio 2001. Sulla vicenda sono state presentate numerose interrogazioni al Parlamento europeo da parte dell’on. Monica Frassoni (Verdi/A.L.E.), attualmente presidente del Partito Verde Europeo, che hanno ampliato ed approfondito le argomentazioni inerenti la suddetta procedura di infrazione
Dopo alcuni tentativi infruttuosi di “chiudere” la procedura di infrazione da parte delle autorità italiane, la Commissione europea inviava il 22 dicembre 2004 e il 13 dicembre 2005 altre lettere di messa in mora complementari, senza alcun esito. Da segnalare in questi frangenti la proposta – respinta dalla Commissione con lettera del 10 giugno 2005 – di ridurre l’area naturale ricadente nel S.I.C. avanzata dalle autorità nazionali con l’intento di stralciare le zone interessate dall’attività edificatoria. Conseguentemente il 23 ottobre 2007 la Commissione europea inviava alla Repubblica italiana una nuova lettera di diffida complementare. Non avendo ricevuto risposta, la Commissione inviava successivamente, il 29 febbraio 2008, un parere motivato complementare. Ancora senza esito. Pertanto, in data 25 novembre 2008, esperiva ricorso davanti alla Corte di Giustizia.
Nell’aprile 2009 la Regione autonoma della Sardegna aveva cercato in extremis di correre ai ripari: con la deliberazione Giunta regionale n. 20/01 del 28 aprile 2009 ha approvato uno stralcio del piano di gestione del sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Is Arenas” (ITB032228), con una serie di misure di tutela: “* riduzione del 10% del volume edificatorio previsto dall’accordo di programma immobiliare del 1997 (222.900 metri cubi di volumetrie complessive, n.d.r.) con l’apertura di corridoi allo scopo di contenere l’eccessivo impatto del tessuto edificato; * consentire l’attraversamento della fauna e favorire il dinamismo della vegetazione; * riduzione controllata dei consumi della risorsa idrica per le attività legate al golf, mediante progressiva e graduale sostituzione delle attuali essenze erbacee con altre meno idroesigenti; * ampliamento del perimetro del S.I.C. per una superficie pari a circa 163 ettari a terra, per la tutela dell’habitat dunale, e a circa 3.850 ettari a mare, per la tutela dell’habitat marino praterie di Posidonia Oceanica, secondo la perimetrazione individuata e prodotta in allegato al Piano di Gestione stralcio”.
La Corte di Giustizia, dopo aver ricordato gli obblighi di conservazione dei siti di importanza comunitaria fin dal momento della loro individuazione, ha accertato la realizzazione di opere connesse (campi da golf) e l’avvio dei lavori per l’edificazione del complesso turistico-edilizio ancor prima della formalizzazione dell’elenco dei siti di importanza comunitaria della regione bio-geografica mediterranea (19 luglio 2006) e la loro prosecuzione in seguito, nonostante l’invio di lettere di mora e di specifici pareri motivati da parte della Commissione.
Non è poi sufficiente l’approvazione di un “piano di gestione provvisorio del SIC «Is Arenas»”, avvenuta nel 2009. Infatti, “quand’anche si supponga che esso costituisca una misura appropriata con riferimento ai requisiti posti dall’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat», è giocoforza constatare che esso è stato approvato dopo la scadenza del termine fissato nel parere motivato complementare. Orbene, la sussistenza di un inadempimento dev’essere valutata alla luce della situazione esistente nello Stato membro interessato alla scadenza del termine fissato nel parere motivato e la Corte non può tenere conto dei mutamenti successivi intervenuti (v., in particolare, sentenza 11 gennaio 2007, causa C?183/05, Commissione/Irlanda, Racc. pag. I?137, punto 17)”.
La Corte di Giustizia conclude per una violazione, da parte dell’Italia, degli obblighi e degli obiettivi di conservazione del S.I.C. di Is Arenas stabiliti dalla direttiva n. 92/43/CEE, “non avendo vietato un intervento idoneo a compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche del sito” prima della formalizzazione dell’elenco dei medesimi S.I.C., e successivamente per non aver “adottato, dopo il 19 luglio 2006, misure appropriate per evitare il degrado degli habitat naturali per i quali detto SIC è stato designato”. E’ seguita la condanna alle spese.
E potrebbe anche non finire qui. Infatti i lavori edilizi sono tuttora in corso e le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico insieme al Gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo hanno nuovamente attivato la Commissione europea per tutte le opportune iniziative.
10 giugno 2010 (lingua processuale: italiano)
Nella causa C?491/08,
30 Occorre ricordare che, per quanto riguarda i siti atti ad essere individuati quali SIC, compresi negli elenchi nazionali trasmessi alla Commissione, e, segnatamente, i siti ospitanti tipi di habitat naturali prioritari, gli Stati membri sono tenuti, in forza della direttiva «habitat», ad adottare misure di salvaguardia idonee, con riguardo all’obiettivo di conservazione contemplato da tale direttiva, a salvaguardare il pertinente interesse ecologico rivestito da detti siti a livello nazionale (v. sentenza 13 gennaio 2005, causa C?117/03, Dragaggi e a., Racc. pag. I?167, punto 30).
31 Gli Stati membri non possono pertanto autorizzare interventi che rischiano di compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche di detti siti, quali, in particolare, interventi che rischiano di ridurre in maniera considerevole la superficie dei siti stessi (v. sentenza 14 settembre 2006, causa C?244/05, Bund Naturschutz in Bayern e a., Racc. pag. I?8445, punto 46).
38 L’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat» detta l’obbligo generale di adottare opportune misure di protezione, consistenti nell’evitare che si producano deterioramenti degli habitat nonché perturbazioni delle specie che possono avere conseguenze significative riguardo agli obiettivi della direttiva medesima (v. sentenze 7 settembre 2004, causa C?127/02, Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, Racc. pag. I?7405, punto 38, nonché 4 marzo 2010, causa C?241/08, Commissione/Francia, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 18).
41 Per quanto riguarda il piano di gestione provvisorio del SIC «Is Arenas», quand’anche si supponga che esso costituisca una misura appropriata con riferimento ai requisiti posti dall’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat», è giocoforza constatare che esso è stato approvato dopo la scadenza del termine fissato nel parere motivato complementare. Orbene, la sussistenza di un inadempimento dev’essere valutata alla luce della situazione esistente nello Stato membro interessato alla scadenza del termine fissato nel parere motivato e la Corte non può tenere conto dei mutamenti successivi intervenuti (v., in particolare, sentenza 11 gennaio 2007, causa C?183/05, Commissione/Irlanda, Racc. pag. I?137, punto 17).
Categorie:Primo piano	Tag: Corte di Giustizia, direttiva Habitat, Is Arenas, italia, sardegna
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References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 226
 sentenza 
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