Source: https://regiron.blogspot.com/2018/02/il-devozionismo-religioso-e-i-mali.html
Timestamp: 2020-07-06 10:11:15+00:00

Document:
PENSANDO: IL DEVOZIONISMO RELIGIOSO E I MALI DELLA SOCIETÀ OCCIDENTALE
La devozione è sorta e si è sviluppata in un periodo in cui i dati biblici e patristici erano andati dispersi. E’ questo che c’insegnano i recenti studi storici. La devozione si è, dunque, alimentata della superstizione, della paura del sacro. La devozione tocca il sentimento e manifesta il timore di Dio, un Dio percepito come terribile, capace di punire in ogni momento e ad ogni ora per ogni forma di disobbedienza. Per poter controllare il potere del Dio distruttore, del Tremendum, per dirla con Rudolf Otto, il devozionismo ha messo in atto un sistema di precetti e di doveri che il fedele deve eseguire per non essere travolto dalla forza di Dio. Eseguiti i precetti il devoto è a posto, pronto per poter fare nella vita ciò che vuole. La devozione agisce sulla separazione tra sacro e profano. Il sacro esige sacrifici, riti, precetti in un contesto sacrale. L’esecuzione dei riti permette al fedele di viere nel mondo profano in modo fedele e sicuro. La devozione offre sicurezza al devoto, quella sicurezza interiore che gli dà la certezza di avere fatto tutto quello che deve fare per stare in pace con Dio e, soprattutto, per fare in modo che Dio non lo colpisca. La relazione tra sacro e fedele è stimolata dal senso di colpa, incentivata dal sentimentalismo devozionale, che mette in atto una serie di meccanismi che non permettono al fedele di sfuggire alla logica dei precetti. La devozione rende l’uomo e la donna schiavi dei riti, dei precetti. In cambio ottengono la sicurezza della salvezza e la possibilità di controllarla. Non è cosa da poco.
La cultura borghese, sorta in Occidente all’epoca del tardo medioevo e poi rafforzatasi con l’avvento della rivoluzione industriale, si è alimentata del devozionismo religioso. Potremmo affermare che non è mai esistito un connubio così stretto tra la dimensione spirituale della vita personale e quella sociale. Il borghese capitalista che sfrutta gli operai, arricchendosi sulle loro spalle, non si sente in colpa, ma anzi si sente confermato nel suo lavoro per il semplice fatto che compie alla perfezione tutte le prescrizioni previste dalla devozione religiosa. Ci sono dei borghesi che vanno a messa tutte le domeniche o addirittura tutti i giorni. Borghesi che recitano il rosario, fanno le novene dei santi a cui fanno riferimento. Sono generosi elargendo significative offerte ai luoghi di culto. C’è poi lo stile borghese della persona che vive la sua vita tranquilla tra lavoro e famiglia. E’ il modello sociale propagato con l’avvento dell’era industriale in tutte le sue fasi ed è quello stile oggi indicato con la classe media. Quando si passa dalla società agricola alla società industriale, il modello borghese prende il sopravvento trovando nella religione devozionale il supporto per giustificarla. Vita serena, tranquilla. Una volta realizzato il lavoro c’è tempo per Dio e per la propria vita. Possibilità di organizzare il tempo libero a proprio piacimento, con ferie e settimane bianche. Il modello borghese chiude le persone in una sfera del mondo, non permettendo di cogliere il legame tra i mondi. Se, infatti, c’è una parte che sta bene, questo benessere è il prodotto delle lacrime e delle sofferenze di un’altra parte del pianeta. C’è tutto un sistema che non permette di sentire questo legame intrinseco. Anche la devozione moderna contribuisce a rendere sordo e cieco il devoto, la devota. Chiusi nella necessità dell’osservanza, i devoti non si preoccupano del loro stile di vita agiato e tranquillo, anzi lo incentivano. Non a caso è l’Occidente devoto che ha elaborato il più criminale sistema economico mai esistito, vale a dire il neoliberalismo. Questo modello sta producendo giorno dopo giorno masse enormi di diseredati, di esclusi dal lauto banchetto dei pochi che possono beneficiare di tutto. E’ vergognoso leggere ogni anno le classifiche stilate dalla rivista Forbes degli uomini e di qualche donna più ricchi del mondo, che arricchiscono sempre di più anno dopo anno, mentre allo stesso tempo aumentano i disperati, i senza tetto, i poveri, coloro che perdono tutto, o che pur lavorando si vedono assottigliare il salario rendendo difficile la loro sopravvivenza e delle loro famiglie. C’è una religione che è complice di questo massacro che si sta perpetuando e diffondendo in tutto il mondo; è la religione dei devoti, di coloro che restringono il campo dell’azione di Dio nel loro cuoricino che diventa sempre più piccolo e ottuso, per non sentire le grida dei disperati del mondo. E’ la religione dei moderati, di coloro che con le loro devozioni attutiscono la forza dirompente del Vangelo di Gesù, che annuncia il Dio che non fa differenza di persone e la comunità in cui nessuno vive nel bisogno, perché chi ha di più condivide con chi ha meno.
Questo modello sociale e religioso tipicamente Occidentale produce una massa enorme non solo di rifiuti materiali, ma soprattutto di rifiuti umani. E’ questa un’espressione forte utilizzata per la prima volta dal sociologo polacco Zygmunt Bauman. E’ un’espressione forte che, però, esprime bene il significato profondo di questo modello sociale e religioso. Quando una società si allea con la religione per cercare un proprio benessere a scapito di altri, vuole dire che c’è qualcosa che non va, che non funziona. Una grande massa di rifiuti umani si trovano ormai nelle nostre città, nei nostri quartieri. Masse di persone che provengono di paesi impoveriti a causa dalla presenza Occidentale. Questo è il grande paradosso della società Occidentale: ci sono paesi ricchi di ogni ben di Dio sia nel suolo che nel sottosuolo, ma che sono divenuti strapieni di poveri a causa della violenza dell’uomo Occidentale che è entrato in casa loro per depredare tutto a costo zero. Per stare bene noi a casa nostra, c’è molta gente che a casa loro sta male. Le montagne di rifiuti che vediamo non solo nelle discariche, ma ormai ai cigli delle strade, sono il simbolo della nostra società disorientata, una società opulenta, grassa, una società che ha smarrito il cammino. Se da un lato c’è una società che produce rifiuti in quantità spaventosa, dall’altra c’è la società che si ciba di questi. C’è qualcosa di spaventoso e d’irrazionale in tutto ciò, segno che manca un pensiero umano alla guida del mondo, in coloro chiamati a guidare le sorti dell’umanità. Le chiese, in questa prospettiva, non possono limitarsi a celebrare riti per i devoti di turno, ma devono fare tuonare la voce profetica del Vangelo attraverso scelte radicali che dicano esplicitamente la rottura con il sistema perverso neoliberale.
Purtroppo non abbiamo ascoltato i profeti che, già all’inizio del secolo scorso ci mettevano in guardia. Charles Péguy, ad esempio, ci allertava sul pericolo di elaborare progetti politici e sociali senza tener conto della realtà. Camminare nella storia con i piedi per terra, ascoltando la realtà che si manifesta come molteplice e quindi non in modo uniforme, significa elaborare percorsi sociali e politici in cui la diversità non sia un’eccezione, ma trovi posto con tutta la sua dignità. Mettersi in ascolto della realtà oggi significa ascoltare il grido dei diseredati, dei rifiuti umani e creare degli spazi affinché si possano esprimere e indicare a noi nuovi cammini di salvezza. Lo stesso Emmanuel Mounier che nel 1932, in mezzo alla più grande crisi economica del secolo scorso, lanciava sulla rivista Esprit da lui fondata un appello contro lo sfacelo della cultura borghese, incapace di salvaguardare i valori della persona. Non a caso, proprio sulle pagine di questa rivista Mounier e i suoi collaboratori, elaborarono il progetto del personalismo comunitario, mostrando come non sia possibile salvaguardare la dignità della persona umana senza un riferimento alla comunità. E’ proprio la comunità il problema che diviene evidente in questo passaggio della cultura Occidentale. Comunità, infatti, che non riesce più a costruire legami in cui tutti possano realizzare le loro potenzialità. Constatiamo, infatti, giorno dopo giorno, una comunità di persone diseguali, una società in cui pochi stanno bene, a scapito di un sempre maggior numero di persone che stanno male. Quella grande donna che è stata Simone Weil ci allertava, in uno dei suoi diari, sulla necessità di educarci all’attenzione come modalità per rimanere in contatto con la realtà e non perderla di vista. Se c’è un dato che invece è chiaro è che il mondo Occidentale ha costruito tutto un armamentario che lo rende ogni giorno sempre più distratto e, in questo modo, diviene incapace di ascoltare il reale, sordo al grido dei disperati, chiuso nel proprio benessere, insensibile dinanzi ai drammi umani che accadono attorno a noi, incapace di elaborare percorsi che siano attinenti alla realtà fatta di uomini e di donne e non di numeri.
Lo scriveva Péguy più di un secolo fa: la rivoluzione sarà morale e spirituale o non sarà. Non saranno progetti politici a cambiare la direzione di questa storia malata d’individualismo. In questo percorso di rivoluzione spirituale la comunità cristiana ha senza dubbio un compito importante a patto che sappia mettere al centro il Vangelo di Gesù, la sua Parola e che si lasci ispirare da Lei.
Etichette: devozione, occidente, religione
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“C'è qualcosa di peggio che avere un'anima malvagia. E' avere un'anima assuefatta”
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“L’amore non si dona se non abbandonandosi, trasgredendo continuamente i limiti del proprio dono, sino a trapiantarsi fuori di sé”
“Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare.”
La superstizione moderna del progresso è un sottoprodotto della menzogna con la quale si è trasformato il cristianesimo in religione ufficiale” (Simone Weil)
“gli uomini di sensi liberi, che vivono di conoscenza, si troveranno ben presto ad aver raggiunto lo scopo esterno della loro vita la loro definitiva posizione nei confronti della società e dello stato, e si terranno volentieri contenti di un piccolo impiego e di patrimonio che basti strettamente a campare: perché si acconceranno a vivere in modo tale, che un grande mutamento dei beni esterni e persino un sovvertimento delle istituzioni politiche non coinvolgano la loro vita. In tutte queste cose essi spendono la minima energia possibile”
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