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Timestamp: 2017-05-24 19:32:13+00:00

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Conseguenze giuridiche processuali del deposito con modalità non telematica di atto soggetto a obbligo di deposito telematico - avv. Pietro Calorio - FIIF per CNF
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Conseguenze giuridiche processuali del deposito con modalità non telematica di atto soggetto a obbligo di deposito telematico – avv. Pietro Calorio	Categorie: deposito con modalità o formati non consentiti
9 febbraio 2015	L’obbligo di deposito telematico degli atti processuali civili è realtà, a vari livelli.
E’ ormai “storia” la sua introduzione nelle procedure di ingiunzione[1] e nei procedimenti civili contenziosi instaurati dopo il 30/6/2014[2]; dallo scorso 31/12/2014 è in vigore per tutti gli atti endoprocessuali nei procedimenti davanti ai Tribunali[3]; a partire dal 31 marzo 2015 sarà la volta dell’obbligo di iscrizione a ruolo in via telematica di tutti i procedimenti di espropriazione forzata individuale[4], e dal 30/6/2015 l’obbligo verrà esteso al deposito degli atti endoprocessuali davanti alle Corti d’Appello[5].
La locuzione, identica in varie norme, utilizzata dal legislatore per sancire l’obbligatorietà è la seguente:“il deposito […][6] ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici”. E’ lecito perciò domandarsi quali siano le conseguenze giuridico-processuali del deposito in cancelleria[7] di un atto, previsto dalle norme di cui sopra, eseguito con modalità diversa da quella telematica[8].
Nulla quaestio in merito al fatto che il cancelliere, cui venga presentato un atto per il deposito con modalità non telematica, non possa astenersi dall’accettarlo[9], non rinvenendosi nell’ordinamento processuale civile alcuna norma che lo facoltizzi a (o gli imponga di) far ciò[10].
Nella relazione illustrativa del D.L. 179/2012[11], nella parte riguardante la nuova normativa sulle comunicazioni telematiche, si afferma che: “[…] l’introduzione di tali disposizioni si rende necessaria al fine di snellire modi e tempi delle comunicazioni e notificazioni […]. Non va inoltre trascurato il risparmio di spesa, derivante dalla definitiva eliminazione delle comunicazioni e notificazioni cartacee da parte della cancelleria.”
Non si ricavano invece elementi specifici dalla relazione che accompagna la Legge di Stabilità 2013 (L. 228/2012)[12], che ha introdotto la norma sull’obbligatorietà del deposito con modalità telematica[13].
L’obiettivo appare essere, dunque, quello di tutela del superiore interesse al buon funzionamento dell’amministrazione della Giustizia, per la quale l’adozione degli strumenti telematici per le comunicazioni e i depositi è stata una precisa scelta di campo: “il PCT rappresenta una scelta di fondo dell’amministrazione della giustizia dalla quale non è pensabile tornare indietro”[14].
Ad avviso di chi scrive, in definitiva, il deposito effettuato con modalità diversa da quella telematica non sarebbe irregolare[15] o nullo[16], ma affetto da un vizio più grave: inammissibile, improcedibile[17] o comunque irricevibile[18], senza possibile sanatoria ex art. 156, 3° comma, c.p.c., norma che risulterebbe inapplicabile al caso di specie.
Né sembra pertinente invocare il dictum delle Sezioni Unite Civili[19] che, nell’affermare la validità (sub specie di nullità sanata ex art. 156, c. 3, c.p.c.) del deposito di un atto processuale realizzato tramite invio a mezzo posta alla cancelleria, definisce l’attività di deposito come “priva di un requisito volitivo autonomo”, che può perciò non “essere compiuta necessariamente dal difensore o dalla parte che sta in giudizio personalmente”, ma “anche da persona da loro incaricata (c.d. nuncius)” (l’ufficiale postale, in quel caso).
Essa arriva all’indomani del 30 giugno 2014[20], in merito ad un ricorso per decreto ingiuntivo: il giorno successivo infatti, un giudice del Tribunale di Reggio Emilia, “rilevato che il ricorso e la relativa documentazione sono stati depositati “in cartaceo” presso la Cancelleria; ritenuto che l’impiegata modalità di proposizione della domanda monitoria, […] comporti l’inammissibilità del ricorso”, lo dichiarava, appunto, inammissibile, de plano, senza concedere termini per il deposito con la modalità prescritta dalla legge.
“Inammissibilità insanabile”, si direbbe; e benché nel caso di specie la riproposizione della domanda in via monitoria non sia preclusa[21], altrettanto non potrebbe dirsi per un atto da depositarsi a termine fisso a pena di decadenza, effetto che necessariamente si determinerebbe a seguito di una declaratoria di inammissibilità successiva allo spirare del termine stesso.
E’ peraltro auspicabile che tale conclusione trovi ulteriore conforto de iure condendo, in norme che chiarifichino i casi in cui, attualmente, l’assoggettamento di un atto all’obbligatorietà di deposito in modalità telematica non è pacificamente riconosciuto.[22]
[4] Art. 16-bis, comma 2, D.L. 179/2012 (periodo aggiunto dall’art. 18 D.L. 132/2014).
[5] Art. 16-bis comma 9-ter D.L. 179/2012.
[6] Volta a volta, degli “atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite” o “nei procedimenti di espropriazione forzata, della nota di iscrizione a ruolo”.
[7] La norma di riferimento rimane sempre l’art. 170, 4° comma, c.p.c., a mente del quale “le comparse e le memorie consentite dal giudice si comunicano mediante deposito in cancelleria […]”.
[8] Fatte salve le ipotesi previste dall’art. 16-bis D.L. 179/2012, commi 4° (secondo periodo) e 8°.
[9] Il rifiuto di accettazione integrerebbe la fattispecie di reato di cui all’art. 328 c.p..
[10] Ipotesi di legittimo rifiuto dell’atto da parte del cancelliere sono contenute a) nell’art. 73, comma 2, disp. att. c.p.c., a mente del quale “Il cancelliere deve rifiutare di ricevere il fascicolo di parte che non contenga le copie degli atti indicati nel comma precedente.”, ossia degli atti di parte che a norma dell’articolo 168 secondo comma del codice debbono essere inseriti nel fascicolo d’ufficio; b) nell’art. 111, c. 2, disp. att. c.p.c., che impone al cancelliere di non consentire l’inserimento nel fascicolo d’ufficio di comparse non comunicate alle altre parti e prive delle copie per l’ufficio e il collegio.
[11] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00737354.pdf, pag. 53.
[12] http://documenti.camera.it/leg16/dossier/testi/DV0028-I.htm#_Toc348607122
[13] L’art. 1, comma 19, della L. 228/2012 ha aggiunto l’art. 16-bis al D.L. 179/2012.
[14] Testualmente, dal documento del Comitato di Progetto sul Processo Civile Telematico del 4/5/2004, in http://www.ordine-forense.bo.it/default.asp?id=53&ACT=5&content=270&mnu=53.
[15] Affetto da mera irregolarità è, secondo le migliori dottrina e giurisprudenza, l’atto che non osserva le prescrizioni dettate da norme regolamentari, sottordinate alla legge (es. atto .pdf “scansionato” e non “nativo”, difforme da quanto prescritto dai Provvedimenti della D.G.S.I.A. del Ministero della Giustizia– normative di rango “terziario”); in senso contrario v., fra le altre, Trib. Livorno, sentenza 25/7/2014, pubblicata su http://www.altalex.com/index.php?idnot=68862.
[16] Parimenti irregolare, o al massimo affetto da nullità sanabile ex art. 156 c.3 c.p.c., l’atto che viene depositato con modalità telematica in assenza di decreto autorizzativo della D.G.S.I.A. emanato a norma dell’art. 35 D.M. 44/2011 (v. su tutte Trib. Vercelli, ordinanza 4 agosto 2014, in http://www.altalex.com/index.php?idnot=69157, con nota di Fabrizio Sigillò).
[17] Per questa distinzione, in materia di impugnazioni, CONVERSO A., “L’improcedibilità e l’inammissibilità dei mezzi di impugnazione”, incontro di studio della IX Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, 6/7/2010, reperibile su http://astra.csm.it/incontri/relaz/19906.pdf, p. 3 e ss..
[18] Fermo restando quanto osservato alla nota n. 9.
[19] Cass. Civ., SS.UU., 4 marzo 2009, n. 5160, reperibile su http://www.altalex.com/index.php?idnot=45474.
[20] Trib. Reggio Emilia, 1° luglio 2014, in http://www.altalex.com/index.php?idnot=68175, con commento di Maurizio Reale. Il testo integrale del decreto è riprodotto in http://ilprocessotelematico.webnode.it/la-giurispudenza-del-pct/tribunale-di-reggio-emilia-deposito-cartaceo-decreto-ingiuntivo-inammissibilità/
[21] Ovviamente, però, con necessità di corrispondere nuovamente gli importi dovuti ai sensi della normativa fiscale (contributo unificato e forfettario di iscrizione a ruolo).
[22] Si pensi, per citare alcuni esempi, all’atto di costituzione di nuovo difensore (che ad avviso dei più, stando alla lettera dell’art. 16-bis, c.1, D.L. 179/2012, dovrebbe essere soggetto all’obbligo), al deposito della nota di iscrizione a ruolo nei procedimenti di espropriazione forzata – in particolare i “presso terzi” – iniziati prima dell’11/12/2014 (entrata in vigore delle modifiche di cui all’art. 18 D.L. 132/2014), alla memoria integrativa di cui all’art. 709, c. 3, c.p.c. (da alcuni Uffici interpretata come atto introduttivo – non soggetto quindi all’obbligo in parola – presentando alcuni requisiti dell’atto di citazione), all’istanza di liquidazione dei compensi per l’attività svolta per l’ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato a norma degli artt. 82 e ss. del T.U. sulle spese di Giustizia (d.P.R. n. 115/2012).
Data di pubblicazione: 31/1/2015
Link della prima pubblicazione dell’articolo: www.altalex.com/index.php?idnot=70139
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References: art. 156
 art. 156
 Art. 16
 Art. 16
 sentenza 
 art. 156
 Cass.