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Timestamp: 2018-03-19 18:39:51+00:00

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Onorari avvocati: per impugnare il provvedimento sull'opposizione conta la forma scelta dal giudice | Avv. Paolo Alfano
Onorari avvocati: per impugnare il provvedimento sull’opposizione conta la forma scelta dal giudice
da Paolo Alfano | Gen 19, 2011 | Giurisprudenza civile | 0 commenti
Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 11-01-2011, n. 390
Conseguentemente la vertenza, non limitata a mere questioni tariffarie, ma involgendo un “thema decidendum squisitamente processualcivilistico”, vale a dire la rilevanza satisfattiva dell’eseguito pagamento in relazione al momento nel quale era intervenuto e per di più l’accertamento dell’eccedenza dello stesso, andando oltre le mere tematiche liquidatone di cui alla L. n. 794 del 1942, artt. 28 – 30, correttamente sarebbe stata, a termini della stessa giurisprudenza di legittimità citata dalla corte, decisa con sentenza dal primo giudice. p.2 – Con il secondo motivo si lamentaci sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, “omesso esame di punto decisivo. In via devolutiva:
violazione di leggi sotto il profilo dell’errata e falsa applicazione. In particolare in relazione alla exceptio de soluto e all’art. 91 c.p.c.“. p.3 – I quesiti devoluti a queste Sezioni Unite dall’ordinanza rimettente entrambi funzionali all’esame del primo motivo, nell’ordine di cui al provvedimento, possono sintetizzarsi nei seguenti rispettivi termini:
b) “se l’adozione della forma della sentenza per la decisione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di onorati ed altre spettanze professionali ai sensi della L. n. 794 del 1942, in luogo di quella dell’ordinanza – non comporti essa stessa, a prescindere dalla qualificazione esplicita data dal giudice dell’opposizione all’azione proposta, appellabilità delle pronuncia e non già l’esperibilià del ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, praticabile avverso l’ordinanza “non impugnabile “prevista dall’art. 30 della legge sopra citata”. p.4 – Il secondo quesito, attinente ad una questione ritenuta “di massima di particolare importanza”, riveste priorità logica rispetto al primo, poichè l’eventuale risposta positiva. comportando l’indifferenza ai fini del regime impugnatorio dell’eventuale errore compiuto dal primo giudice nella concreta adozione delle forme della decisione, renderebbe superfluo l’esame dei profili contenutistici, attinenti alla natura delle questioni dedotte ed alla relativa riferibilità alle tematiche di cui alla L. n. 794 del 1942, artt. 28 – 30. Va pertanto data la precedenza all’esame della questione di cui sub b).
Applicando il sopra enunciato principio al caso di specie, dall’esame degli atti del procedimento di primo grado (consentito in questa sede dalla natura prevalentemente processuale delle censure contenute nel motivo di ricorso) si rileva che il giudizio, nel suo lunghissimo iter (pur nel contesto di una controversia esclusivamente documentale), fu trattato nelle forme di un ordinario procedimento contenzioso civile, con totale acquiescenza delle parti (segnatamente del professionista opposto, che era il più interessato ad un’eventuale incanalamento nel rito speciale), senza il compimento, da parte dei vari magistrati avvicendatisi quali istruttori, del tentativo di conciliazione preceduto dall’audizione personale delle parti, previsto dalla L. n. 79 del 1942, art. 29, approdando, dopo numerosi rinvii, la richiesta di parte o disposti di ufficio, variamente motivati e secondo consuete prassi del tutto incompatibili con la concentrazione e semplicità di forme caratterizzanti i procedimenti camerali, ad una udienza di precisazione delle conclusioni, cui fece seguito quella di assunzione in decisione della causa. Tali modalità di gestione del processo, coerentemente alle quali la decisione fu assunta in forma di sentenza, devono dunque ritenersi sintomatiche di una implicita, ma inequivoca, opzione per il rito ordinario, in considerazione della quale, esatta o meno che sia stata tale scelta, il provvedimento decisorio va considerato, ai fini dell’impugnabilità, un’ordinaria sentenza, come tale appellabile secondo le regole generali. p.5 – Dall’enunciazione del principio di diritto che precede, che, calato nella fattispecie concreta, comporta l’accoglimento del primo motivo di ricorso, sulla preliminare e dirimente censura con la quale si è lamentata la dichiarazione d’inammissibilità, in ragione della sostanziale natura di ordinanza, del provvedimento de quo, deriva l’assorbimento di tutti i rimanenti profili di doglianza contenuti nel mezzo d’impugnazione. Risulta pertanto superfluo fornire risposta al rimanente quesito, devoluto dall’ordinanza sezionale rimettente, che avrebbe assunto rilevanza ove si fosse dovuto applicare il diverso principio della prevalenza della sostanza sulla forma, nonchè all’ulteriore profilo di censura esposto dal ricorrente, secondo cui le prestazioni di assistenza legale rese in un procedimento di revisione delle condizioni di divorzio non rientrerebbero tra quelle contemplate dalla L. n. 794 del 1942, art. 28. p.6 – Del pari assorbito resta il secondo motivo di ricorso, per la sua attinenza al merito della controversia. p.7 – Conclusivamente, dichiarata l’ammissibilità del gravame di merito proposto dal C., la sentenza impugnata, va cassata, con rinvio ad altra sezione della corte di provenienza, perchè proceda al giudizio di appello, all’esito regolando anche le spese di quello di legittimità.

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 29
 art. 28
 sentenza