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Timestamp: 2020-05-31 11:03:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12433 del 16/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12433 del 16/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 16/06/2016, (ud. 15/03/2016, dep. 16/06/2016), n.12433
sul ricorso 2417-2011 proposto da:
P.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA MONTE SANTO 10/A, presso lo studio
dell’avvocato MARINA MESSINA, rappresentata e difesa dall’avvocato
DOMENICO BARBONI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 700/2010 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 05/08/2010 R.G.N. 1464/2008;
1. L’attuale ricorrente, dipendente del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), con qualifica di responsabile amministrativo e inquadrata nella qualifica di direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA) in sede di prima applicazione della qualifica di nuova istituzione a far data dal 1.9.2000 sulla base del CCNL 26.5.99, ha sostenuto che, ai fini giuridici ed economici, doveva esserle riconosciuta tutta l’anzianità maturata nella fase pregressa del rapporto di lavoro in luogo dell’anzianità convenzionale ex art. 8 del CCNL 15.3.01 sulla base del sistema della “temporizzazione” ivi previsto, che consiste nel convertire il valore economico della retribuzione in godimento in anzianità spendibile per l’inquadramento.
2. La domanda è stata accolta dal Tribunale di Milano, con sentenza riformata dalla Corte di appello di Milano, la quale ha ritenuto inapplicabile la disposizione di cui al D.P.R. n. 399 del 1998, art. 4, comma 13, che prevede la computabilità del servizio pre-ruolo ai fini dell’anzianità di servizio, osservando che l’art. 8 CCNL 2001 ha natura di norma speciale, in quanto diretta a dettare la regolamentazione specifica dei DSGA in sede di istituzione della nuova figura. Il fatto che i contratti abbiano mantenuto in vita le norme di carattere generale (del CCNL 2003, art. 142, che rinvia al CCNL 1995, all’art. 66, che a sua volta richiama del D.P.R. n. 399 del 1998, l’art. 4) non è da interpretare come volontà di escludere la possibilità di regolamentare, con modalità differenziate, specifiche fattispecie, come quella in esame, nella quale non appare configurabile l’ipotesi della ricostruzione della carriera per servizi prestati in altro ruolo o profilo professionale diverso.
3. Avverso tale sentenza la dipendente ha proposto ricorso, affidato a tre motivi. Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca resiste con controricorso.
1. Con i primi due motivi si denuncia nullità della sentenza e vizio di motivazione. L’Amministrazione aveva impugnato la sentenza n. 3561/2008 del Tribunale di Milano, estranea alle parti, mentre il ricorso proposto da P.A. era stato definito con sentenza n. 3867/2008, mai appellata e dunque passata in giudicato.
Nè il vizio dell’appello poteva essere ricondotto a mero errore materiale, stante la radicale difformità della numerazione e l’illegibilità del numero di iscrizione a ruolo della causa. Con il terzo motivo si denuncia violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 45, della direttiva CE n. 200 del 1978, (attuata con D.Lgs. n. 276 del 2003), degli artt. 1, 20, 21 e 31 della Carta dei diritti fondamentali dell’U.E. del 7 dicembre 2000, della risoluzione del Parlamento Europeo del 20 settembre 2001 sulla parità di retribuzione e del principio del “favor lavoratoris”; CCNL 24 luglio 2003, art. 142; CCNL 4 agosto 1995, art. 66, comma 6;
D.P.R. 23 agosto 88 n. 399, art. 4, comma 13; (art. 360 c.p.c., n. 3).
2. Il ricorso è infondato. Quanto ai primi due motivi, va premesso che la discordanza tra gli estremi della sentenza appellata, come precisati nell’atto di impugnazione, e i corrispondenti dati identificativi della sentenza prodotta in copia autentica dell’appellante non è di per sè significativa, potendo essere conseguenza di un mero errore materiale, senza comportare incertezza nell’oggetto del giudizio, qualora la corrispondenza tra la sentenza depositata e quella nei cui confronti è rivolta l’impugnazione sia confermata da una verifica della congruenza tra contenuto della sentenza in atti e motivi dell’appello (Cass. n. 20828 del 2014, n. 16921 del 2007).
2.1. Dal tenore della sentenza di appello risulta che oggetto dell’impugnazione proposta dal MIUR fu la pronuncia emessa dal Tribunale di Milano sul ricorso proposto da P.A. inteso al riconoscimento ai fini giuridici ed economici dei servizi di ruolo e non di ruolo prestati anteriormente al 1 settembre 2000, data di attribuzione del profilo professionale del DSGA. Inoltre, la stessa appellata P., nelle conclusioni rassegnate, trascritte nella premesse della sentenza di appello, aveva esattamente identificato la sentenza impugnata in quella n. 3867/2008 (“…ed in ogni caso, per l’effetto, dichiarare confermata la sentenza di primo grado n. 3867/2008 del Tribunale di Milano, sez. lavoro,….”), a dimostrazione che non vi era stata alcuna incertezza circa l’oggetto del giudizio.
3. Anche il terzo motivo di ricorso è infondato alla stregua della giurisprudenza di questa Corte che, a più riprese, ha esaminato identiche questioni (v., tra le più recenti, Cass. nn. 21810, 22832, 23775 e 25059 del 2014, nonchè, ex plurimis, Cass. nn. 4885/10, 24431/10, 24912-24913-24914/10, 4805/11, n. 13869/11, n. 18724/11 e n. 21631/13; v. pure Cass. nn. 28764-28765/2011, 29016 – 29017 –
29018/2011; n. 22978/11, 22751/11 e 8193/12; nn. 18668/11 e 18724/11, nn. 20678/11 e 20826/11).
3.1. In tema di classificazione del personale ATA in regime di contrattualizzazione del rapporto di lavoro, il CCNL 4 agosto 95 –
3.1. Con il CCNL 26 maggio 99 – comparto Scuola personale non dirigente, parte normativa 1998/2001 e parte economica 1998/1999 –
all’art. 34, è stato istituito, con decorrenza 1 settembre 2000, “il profilo professionale di direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA) nelle scuole ed istituti di ogni ordine e grado…”.
3.2. Per l’accesso al profilo professionale del DSGA, detto CCNL 26.5.99 richiede il diploma di laurea; tuttavia, “in sede di prima applicazione”, anche in deroga all’obbligo della selezione concorsuale per il passaggio da un’area all’altra (nella specie da C a D) contemplato dall’art. 32, è previsto che possa accedere a detto profilo il personale già inquadrato quale responsabile amministrativo, in servizio nell’anno scolastico 1999/2000, previa frequenza di apposito corso di formazione.
3.3. Il trattamento economico del personale inquadrato nel profilo di DSGA “in sede di prima applicazione” è fissato dal CCNL 15.3.01, art. 8, secondo biennio economico 2000/2001 del personale del comparto Scuola, dall’1.9.2000, nella misura dello stipendio iniziale del profilo di provenienza, più il 70% del differenziale tra la posizione stipendiale iniziale del direttore amministrativo delle accademie e conservatori e la corrispondente posizione iniziale del responsabile amministrativo, più una retribuzione di anzianità pari alla differenza tra la posizione stipendiale in godimento, comprensiva dell’eventuale assegno ad personam nonchè del rateo di anzianità in corso di maturazione, e lo stipendio:iniziale del profilo di provenienza. Si stabilisce che la retribuzione così determinatà “viene utilizzata, con il criterio della temporizzazione, al fine di collocare ciascun dipendente all’interno delle posizioni economiche del profilo di direttore amministrativo delle accademie e conservatori”.
3.5. Del C.C.N.L. 24 luglio 2003, successivo art. 87, comparto scuola per il quadriennio normativo 2002/2005 e primo biennio economico 2002/2003, ha poi disposto che, a decorrere dall’1.1.03, ai DSGA destinatari dell’incremento retributivo previsto del C.C.N.L. 15.03.01, art. 8, comma 1, è attribuito un incremento retributivo pari al 30% del differenziale tra la posizione stipendiale iniziale del direttore amministrativo delle accademie e conservatori e la corrispondente posizione iniziale del responsabile amministrativo alla data del 1.9.2000, e ha dichiarato che, per effetto di tale disposizione, “si realizza il completamento dell’equiparazione retributiva tra il personale appartenente all’ex profilo di responsabile amministrativo e quello del direttore amministrativo delle accademie e conservatori”.
4. La tesi dei dipendenti richiama del CCNL 24.7.03, l’art. 142, lett. L.), punto n. 8, comparto scuola per il quadriennio normativo 2002/2005 e primo biennio economico 2002/2003, che stabilisce che continua a trovare applicazione nel comparto scuola del CCNL 4.08.95, l’art. 66, comma 4, secondo cui “restano confermate, al fine del riconoscimento dei servizi di ruolo e non di ruolo eventualmente prestati anteriormente alla nomina in ruolo e alla conseguente stipulazione del contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato, le norme di cui al D.L. 19 giugno 1970, n. 370, conv.
dalla L. 26 luglio 1970, n. 576, e successive modificazioni, nonchè le relative disposizioni di applicazione, cosi come definite dal D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 4”.
5. Le richiamate norme di diritto (rese applicabili dalla fonte negoziale in linea con il principio generale di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 2, hanno ad oggetto il riconoscimento del servizio prestato prima della nomina in ruolo dal personale insegnante e non insegnante. In particolare, dispone il D.P.R. n. 399 del 1988, art. 4, comma 13, (Inquadramento economico – Passaggi di qualifica funzionale): “ai fini dell’inquadramento contrattuale, l’anzianità giuridica ed economica del personale dei servizi ausiliari tecnici ed amministrativi è determinata valutando anche il servizio pre-ruolo, comprensivo dell’eventuale servizio di ruolo in carriera inferiore, nella misura prevista dal D.L. 19 giugno 1970, n. 370, art. 3, conv. con modificazioni dalla L. 26 luglio 1970, n. 576, e successive modificazioni ed integrazioni. Restano ferme le anzianità giuridiche ed economiche riconosciute dalle vigenti disposizioni, se più favorevoli”.
6. Nè può affermarsi che la disciplina dell’art. 8 CCNL 2001 sia stata superata dal successivo contratto del 2003, mediante affermazione della vigenza del principio generale della rilevanza del servizio non di ruolo e di quello prestato in qualifica inferiore agli effetti della retribuzione spettante nella nuova qualifica (del CCNL 24/7/2003, art. 142, lett. f, punto n. 8). Questa norma fa riferimento ai DSGA che hanno avuto accesso alla posizione D1-D2 mediante lo strumento selettivo ordinario e non in sede di primo inquadramento, atteso che il già richiamato art. 87 del contratto del 2003 si occupa specificamente della vicenda della creazione del nuovo profilo di DSGA e del relativo trattamento retributivo come determinato proprio ai sensi del CCNL del 2001, art. 8, e come tale esplicitamente richiamato, nel quale la “temporizzazione” risulta funzionale proprio all’aggancio alla retribuzione del direttore amministrativo delle accademie e dei conservatori ed al dichiarato intento di equiparazione. Invero, l’incremento retributivo attribuito dall’art. 87 deve essere considerato nell’ambito della regolamentazione complessiva di cui del CCNL del 2001, art. 8, e la clausola in esame comprova ulteriormente come alla vicenda della creazione del nuovo profilo professionale siano dedicati discipline negoziali specifiche, non compatibili con l’applicazione delle regole generali.
7. Destituita di fondamento è altresì la tesi secondo cui il diritto al superiore inquadramento, siccome decorrente dall’1.9.2000, doveva essere regolato dalla norma generale in tema di computo di anzianità in caso di passaggio di categoria – con la considerazione quindi della complessiva anzianità effettiva – e non dalla (pretesa) norma speciale del CCNL del 2001, art. 8, che non avrebbe potuto incidere retroattivamente sulla consistenza di un diritto già acquisito.
7.1. Al riguardo deve rilevarsi che il CCNL per il quadriennio normativo 1998-2001 e il biennio economico 1998-1999, pur avendo previsto l’operatività con decorrenza dall’1.9.2000 del nuovo profilo professionale di direttore dei servizi generali ed amministrativi, aveva omesso totalmente di disciplinare il relativo trattamento economico, come si evince dal fatto che le tabelle D1. e D2, relative agli aumenti stipendiali in vigore rispettivamente dal 1.11.1998 e dal 1.6.1999, e la tabella E, relativa alle posizioni stipendiali in vigore a regime da detta ultima data, comprendono la posizione di direttore amministrativo dei conservatori e delle accademie ma non prendono in considerazione il profilo di direttore dei servizi generali ed amministrativi, il quale non può presumersi regolato ai fini economici come l’altro – pur affine – profilo, poichè i due profili sono considerati distintamente nella tabella A (contenente l’elencazione e la descrizione di tutti i profili) e graduati diversamente, in D/1 il profilo esistente e in D/2 quello di nuova istituzione.
7.3. Si è verificato dunque un breve vuoto normativo, che è stato colmato con giustificati effetti retroattivi appunto del CCNL del 2001, art. 8, il quale – è opportuno sottolineare – espressamente regola, in termini speciali e derogatori, il solo trattamento economico del personale fruente in sede di prima applicazione dell’inquadramento nel nuovo profilo professionale di direttore dei servizi generali ed amministrativi.
9. Deve rilevarsi ancora, per completezza, che il trattamento economico assicurato dall’art. 8 del CCNL del 2001 è nettamente superiore a quello in godimento dal personale in questione prima della promozione, poichè in pratica è garantita una maggiorazione stipendiale pari al 70% del differenziale tra le posizioni stipendiali iniziali del direttore amministrativo delle accademie e dei conservatori e del responsabile amministrativo (e successivamente, a seguito del CCNL del 2003, pari al 100% di tale differenziale), oltre ad una futura migliore valorizzazione, in conseguenza del nuovo e migliore inquadramento, del maturato economico eccedente il minimo tabellare acquisito nel profilo di provenienza, che è conservato senza rimanere congelato, perchè è computato ai fini dell’anzianità ai fini economici, secondo il criterio della temporizzazione.
10. Del CCNL del 2001, art. 8, non si pone, inoltre, in contrasto con principi e norme inderogabili.
10.2. Va pure ricordato che nei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, è da riconoscere ampia efficacia derogatoria al contratto collettivo rispetto alla legge (del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 2, comma 2, seconda parte, come modificato dal D.Lgs. n. 80 del 1998, ora trasfuso, dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2), restando peraltro sottratte le clausole contrattuali al sindacato giurisdizionale sotto il profilo dell’opportunità delle scelte operate dai contraenti anche per quanto concerne l’equiparazione graduale di posizioni analoghe (Cass. n. 21631 del 2013).
10.3. Alla stregua dei richiamati principi risultano, dunque, prive di fondamento le argomentazioni relative alla mancanza di giustificazioni per negare l’incidenza della reale anzianità di servizio, pur riconosciuta ad ogni altro effetto, sul trattamento economico spettante ai DSGA dal 1.9.00; alla disparità di trattamento con le altre categorie di dipendenti e, in particolare, con quelli che accedono al profilo professionale di DSGA nel periodo successivo alla “prima applicazione” di cui all’art. 34 del CCNL del 1999; al trattamento di fatto praticato ad alcuni dipendenti inquadrati in sede di prima applicazione nel profilo di DSGA con il riconoscimento dell’anzianità effettiva (si tratta, all’evidenza, di comportamenti dell’amministrazione tenuti in contrasto con il disposto dell’art. 45, cit.).
11. Giova, infine, precisare che nella fattispecie ora in esame l’Amministrazione si vale di poteri di diritto privato ed attua una regolazione del rapporto di lavoro determinata da norme di contenuto negoziale, quali l’art. 34 del CCNL 26.5.99, che istituisce il profilo professionale DSGA e ne individua i requisiti di accesso in sede di prima applicazione, e l’art. 8 del CCNL 15.3.01, che di tale profilo determina il trattamento retributivo a decorrere dall’1.9.00.
Oggetto della controversia è, dunque, non l’esercizio di un potere autoritativamente diretto ad incidere sulle posizioni soggettive dei dipendenti, ma l’interpretazione che di quelle norme l’amministrazione ha fatto nel regolare dette posizioni. L’indagine del giudice è diretta esclusivamente alla verifica della correttezza dell’interpretazione e non anche alla censura di un (peraltro inesistente) potere autoritativo dell’Amministrazione. E’, pertanto, del tutto estranea alla presente controversia la pretesa di accertare se con l’interpretazione data alla norma collettiva – peraltro corretta, sulla base delle regole dell’ermeneutica l’Amministrazione abbia pregiudicato un diritto di credito che si assume presente nel patrimonio dei dipendenti, con violazione delle disposizioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDO), che quel diritto tutelerebbe (cfr. sul punto, Cass. nn. 11482, 11481 e 2128 del 2012, nn. 22555, 16937, 16227, 16226, 16225 e 16211 del 2011).
12. Parte ricorrente ha dedotto che l’Amministrazione, per le annualità successive alla tornata 2000/2001, ha continuato ad utilizzare la procedura prevista in sede di prima applicazione, senza provvedere a bandire un concorso pubblico e continuando ad ammettere i candidati privi del titolo di laurea (il primo concorso pubblico sarebbe stato bandito solo con D.D. 28 gennaio 2010, n. 979); così, coloro che sono stati successivamente inquadrati nel profilo, senza subire le regole più restrittive previste per l’accesso “a regime”, hanno visto riconosciuta per intero l’anzianità di servizio, con disparità di trattamento rispetto a coloro che – come gli attuali ricorrenti – hanno subito la ricostruzione dell’anzianità di servizio con il sistema della temporizzazione.
13. In conclusione, vanno ribaditi i principi di diritto già enunciati in Cass. n.4885/2010, n. 24431/2010, n. 4141/2011, n. 6372/2011, n.13869/2011 e n. 21631/2013:
a) il trattamento economico spettante dall’1.9.2000 al personale ATA inquadrato in sede di prima applicazione nel profilo professionale di “direttore dei servizi generali e amministrativi”, ai sensi dell’art. 34 CCNL del comparto scuola 26 maggio 1999, è regolato dalla specifica norma di cui all’art. 8 del CCNL 15.3.2001, relativo al secondo biennio economico 2000-2001 dello stesso comparto. Deve, infatti, escludersi che, in forza del principio della parità di trattamento, detto personale possa invocare la più favorevole regola generale che consente il computo dell’intera anzianità di servizio maturata per il caso di inquadramento in qualifica superiore, sia perchè non è configurabile contrasto con le norme imperative, dato che il contratto collettivo non è sindacabile sotto il profilo della ragionevolezza e del rispetto del principio di parità di trattamento, sia per la specificità della situazione regolata, che nella specie è limitata alla fase del primo inquadramento nel profilo;
b) in tema di personale del comparto scuola, del CCNL 24 luglio 2003 l’art. 142, lett. f), punto 8, relativo al quadriennio normativo 2002/2005 ed al primo biennio economico 2002/2003, che richiama del CCNL 4 agosto 1995, art. 66, comma 6, che a sua volta richiama del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 4, non trova applicazione nel primo inquadramento del profilo professionale di Direttore dei servizi generali ed amministrativi, istituito dall’art. 34 del CCNL Comparto Scuola 26 maggio 1999, posto che per esso valgono le regole fissate dall’art. 8 del CCNL relativo al secondo biennio economico 2000/2001 del personale del Comparto Scuola del 9 marzo 2001 e dall’art. 87 del citato CCNL 24 luglio 2003.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 sentenza 
 art. 4
 art. 142
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 45
 art. 142
 art. 66
 art. 4
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 8
 art. 87
 art. 8
 art. 4
 art. 2
 art. 4
 art. 3
 art. 142
 art. 87
 art. 8
 art. 8
 art. 8
 art. 8
 art. 8
 art. 2
 art. 2
 Cass. 
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 art. 66
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