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Timestamp: 2018-12-10 23:15:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17318 del 24/08/2016 – La Legge per tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17318 del 24/08/2016
Cassazione civile sez. VI, 24/08/2016, (ud. 10/06/2016, dep. 24/08/2016), n.17318
sul ricorso 3321/2014 proposto da:
MEDAGLIE D’ORO 10, presso lo studio dell’avvocato LINO MANCINI,
rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA CALLAIOLI giusta procura
R.R., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR
MARIAGIULIA GIANNONI giusta procura in calce al controncorso;
avverso la sentenza n. 1063/2013 della COR1E D’APPELLO di FIRENZE
de131/05/2013, depositata il 27/06/2013;
udito l’Avvocato Callaioli Andrea difensore del ricorrente che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso ed in subordine al trattazione in
In un procedimento di divorzio, tra P.G. e R.R., la Corte d’Appello di Firenze; con sentenza del 31/5/2013, confermava la pronuncia di primo grado, che aveva escluso l’esistenza di una riconciliazione fra i coniugi.
E’ bensì vero, come afferma il ricorrente, che la riconciliazione, successiva all’omologa della separazione consensuale o alla pronuncia, in giudicato, di quella giudiziale, fa cessare gli effetti della separazione stessa (per cui, ove intervenga una nuova crisi familiare, si dovrà proporre nuovo ricorso di separazione: nulla ha mutato al riguardo, limitandosi a ridurre i termini dall’udienza presidenziale, la recente L. n. 55 del 2015). D’altra parte, l’eventuale interruzione della separazione dovrà essere eccepita, ai sensi dell’art. 3 L. Divorzio, dalla parte convenuta, che dovrà dunque fornire piena prova dell’intervenuta riconciliazione e dell’integrale ripresa del consortium vitae tra i coniugi.
Con motivazione adeguata e non illogica la sentenza impugnata afferma che il convenuto (odierno ricorrente) non ha fornito piena prova al riguardo.
Il ricorrente chiede di poter fornire la prova, lamentando che il giudice di primo grado aveva respinto i relativi i capi per testi da lui formulati e il giudice di appello, nonostante la sua reiterazione, non li aveva presi in considerazione; ma sul punto il ricorso non è autosufficiente, in quanto non riporta il contenuto dei predetti capi di prova.
Nulla aggiunge di decisivo la memoria depositata, nè si pone in contrasto con l’affermazione di non autosufficienza del ricorso che il Collegio condivide, la sentenza di questa Corte a Sezioni Unite n. 8077 del 2012, richiamata dal ricorrente, ove si precisa che occorre indicare specificamente atti e documenti cui il ricorrente ha fatto riferimento nonchè la loro collocazione, facilitando così il loro reperimento. Si richiamano in particolare l’art. 366 c.p.c., n. 6 e art. 369 c.p.c., n. 4.
Nella specie, il ricorrente non ha depositato l’atto processuale insieme con il ricorso, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., n. 4 e non ha fornito indicazione specifica dell’atto onde facilitarne il reperimento: parla infatti, nel ricorso, di atto di appello, senza chiarire se e dove esso si trova, pur essendo presumibile che esso si collochi nel complesso degli atti del suo fascicolo di parte.
Va del resto precisato che il ricorrente,davanti a questa Corte, non dovrebbe soltanto indicare o riportare il contenuto dell’atto (nella specie, capi di prova dedotti) ma pure argomentare sulla decisività di esso ai fini della pronuncia.
E’ appena il caso di precisare che non può esaminarsi la documentazione prodotta con la memoria, in quanto tardiva.
La Corte rigetta il ricorso; e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

References: Sentenza 
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 sentenza 
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 art. 369