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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 15 novembre 2012, n.20004. In tema di denunzia dei vizi nel contratto d'appalto - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 15 novembre 2012, n.20004. In tema di denunzia dei vizi nel contratto d’appalto
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1. La denunzia dei gravi difetti dell’opera prevista dall’art. 1669 cod. civ. ha lo scopo, non diversamente da quella prevista dal precedente art. 1667, di porre il destinatario (appaltatore o soggetti concorrenti, quali il progettista ed il direttore dei lavori), nella condizione di compiere le opportune verifiche al fine di accertare e dimostrare che il pericolo di rovina non deriva da sua colpa. Per il proprietario dell’opera l’onere di denunzia scatta, pertanto, nel momento in cui egli acquista un ragionevole grado di conoscenza dell’entità del vizio costruttivo e della sua riferibilità causale, elementi che, ai fini della configurabilità della denunzia, deve rappresentare al destinatario.
2. La denunzia dei gravi difetti dell’opera prevista dall’art. 1669 cod. civ., in relazione al suo scopo, si perfeziona in virtù della comunicazione al soggetto responsabile dei gravi difetti che si sono manifestati nella costruzione, senza necessità che in essa vengano indicate le sue cause specifiche, il cui addebito implicito alla controparte risiede nella stessa natura di obbligazione di risultato che questi ha assunto, e il cui accertamento tecnico in termini di certezza risulta incompatibile con la stessa esigenza perseguita dalla legge attraverso gli istituti della decadenza e della prescrizione, di consentire all’appaltatore di compiere gli accertamenti necessari per verificare l’esistenza effettiva dei difetti lamentati e la loro imputabilità.
SENTENZA 15 novembre 2012, n.20004
La società PAMI, B.R. e R.M. , lamentando che un proprio fabbricato sito in None, su cui erano stati eseguiti lavori di ristrutturazione integrale, presentava gravi difetti e pericolo di rovina, chiamarono in giudizio l’appaltatore T.G. , l’arch. G.M. , progettista architettonico, il dott. Pe.Gu. , geologo che aveva eseguito i sondaggi del terreno, e l’ing. E..P. , che aveva eseguito il progetto delle opere strutturali, chiedendone la condanna in via solidale al risarcimento dei danni.
Il Tribunale di Pinerolo accolse la domanda e condannò le parti convenute al risarcimento dei danni, che quantifico nella somma di Euro 56.012, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.
Interposte impugnazioni da parte dei convenuti, con sentenza n. 1258 del 24 luglio 2006 la Corte di appello di Torino, per quanto qui ancora interessa, riformò la decisione impugnata nei confronti di P.E. , che annullò, dichiarando prescritto il diritto dei committenti al risarcimento del danno nei suoi confronti, per essere stato lo stesso esercitato soltanto in data 13 ottobre 1998, mediante la proposizione del ricorso per accertamento tecnico preventivo, oltre il termine di un anno dalla denunzia, avvenuta mediante contestazione diretta al P. nel giugno del 1996; con riferimento alle altre parti dichiarò invece cessata la materia del contendere tra gli attori e il convenuto T. e rigettò l’appello proposto da G.M..
Per la cassazione di questa decisione, relativamente alla sola statuizione riguardante il rigetto della domanda nei confronti di P.E. , con atto notificato il 7 febbraio 2007, ricorrono la società PAMI, B.R. e R.M. , affidandosi a cinque motivi, illustrati da memoria.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-08-09T12:18:19+00:0020 novembre 2012|Appalto, Cassazione civile 2012, Contratti - Obbligazioni, Contratti tipici, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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