Source: https://www.nicolavitopoliseno.com/2010/10/
Timestamp: 2019-12-15 15:50:11+00:00

Document:
ottobre 2010 ~ Avv. Nicolavito Poliseno - Studio Legale e Tributario in Bari
Sul sito dell'AGENZIA DELLE ENTRATE, nella sezione documenti - guide fiscali, è possibile scaricare il file pdf rubricato "guida fiscale giovani avvocati".
Detto documento rappresenta un utile vademecum per tutti quei professionisti che da poco si sono aprocciati alla libera professione forense o che comunque nutrono dei dubbi in merito al trattamento fiscale dei redditi prodotti nell'ambito della professione.
Il documento offre interessanti spunti ed approfondimenti in merito a:
a) regime fiscale agevolato per i contribuenti minimi;
b) modalità e criteri per la corretta redazione della fattura e come vanno ivi indicate le c.d. "spese vive";
c) ritenute a titolo di acconto ed a titolo di imposta;
d) costi deducibili ai fini irpef ed iva;
e) irap;
f) ambito di applicazione degli studi di settore.
Agenzia delle Entrate - Risoluzione del 11/10/2010 n. 103 Concessioni governative solo per gli avvocati praticanti abilitati al patrocinio
Con la risoluzione rubricata in oggetto, l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata in merito alle modalità di applicazione della tassa sulle concessioni governative per l’iscrizione dei laureati in giurisprudenza nel registro dei praticanti avvocato (art. 8 comma 1 del RDL 27 novembre 1933 n. 1578 - Legge professionale Forense) e per l’inserimento dei praticanti nell’elenco degli abilitati al patrocinio (art. 8 comma 2 del RDL citato).
L’art. 8 comma 1 della Legge professionale Forense prevede che “I laureati in giurisprudenza, che svolgono la pratica (...), sono iscritti, a domanda e previa certificazione del procuratore di cui frequentano lo studio, in un registro speciale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati e dei procuratori presso il tribunale nel cui circondario hanno la residenza, e sono sottoposti al potere disciplinare del consiglio stesso”. Durante questo primo anno, ai praticanti è precluso l’esercizio della professione forense.
Dopo un anno dall’iscrizione nel suddetto registro, tali soggetti sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai Tribunali del distretto nel quale è compreso l’ordine circondariale che ha la tenuta del registro. Con il patrocinio, i praticanti possono assumere incarichi difensivi limitatamente ai procedimenti che rientravano nelle competenze del Pretore (organo giudiziario soppresso dal DLgs. 51/1998, le cui competenze erano state trasferite al Tribunale ordinario); in sede penale, possono essere nominati difensori d’ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero.
Ai fini della tassa sulle concessioni governative, l’articolo 22 della Tariffa allegata al DPR del 26 ottobre 1972 n. 641 dispone che la tassa nella misura di 168,00 euro è dovuta per l’“Esercizio di attività industriali o commerciali e di professioni, arti o mestieri”.
Il contribuente in difficoltà ha diritto ad ottenere la rateizzazione dalla società di riscossione
La rateizzazione delle imposte da parte della società di riscossione è un diritto del contribuente che “versa in obiettive difficoltà” economiche.
Lo sottolinea la Cassazione dando ragione a un contribuente moroso contro Equitalia la quale, al contrario, ha sostenuto la tesi per cui la rateizzazione è solo una gentile concessione, dispensata a discrezione dell'esattore.
Questa tesi è stata rigettata dalla Suprema Corte che ha sottolineato come «in base all'articolo 19 del dpr 602 del 1973 e successive modifiche, il contribuente che versi in temporanea condizione di obiettiva difficoltà, può richiedere la ripartizione del pagamento in più rate mensili».
Cassazione, sentenza n.20778 del 07.10.2010
Non solo i versamenti ma anche i prelievi dal conto fanno scattare l'accertamento fiscale
L'amministrazione finanziaria può basare l'accertamento induttivo del reddito del contribuente sia sui versamenti che sui prelevamenti nel conto bancario. Salva la prova contraria.
La sezione triutaria ha infatti ribadito che "In tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo alla determinazione del reddito di impresa, l'art. 32 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 impone di considerare ricavi sia i prelevamenti, sia i versamenti su conto corrente, salvo che il contribuente non provi che i versamenti sono registrati in contabilità e che i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari, anziché costituire acquisizione di utili; posto che, in materia, sussiste inversione dell'onere della prova, alla presunzione di legge (relativa) va contrapposta una prova, non un'altra presunzione semplice ovvero una mera affermazione di carattere generale, né è possibile ricorrere all'equità".
Corte di cassazione, sentenza n. 20735 del 6 ottobre 2010.
Anche se è pubblico va allegato l’atto richiamato all’accertamento fiscale
All’accertamento fiscale va allegato l’atto richiamato, anche se pubblico. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20535 del 01 ottobre 2010, secondo cui gli accertamenti fiscali sono validi solo se vengono allegati gli atti richiamati, anche se pubblici. In particolare, é nullo l’atto impositivo Ici se non viene allegata la deliberazione della Giunta che fissa il valore delle singole aree.
Commette reato il commercialista che emette fatture false insieme al cliente
Lo ha stabilito la suprema corte di cassazione che, con la sentenza n. 35453 del 1° ottobre 2010, ha confermato la condanna a oltre un anno di reclusione nei confronti di un commercialista e del suo cliente perché avevano emesso una serie di fatture false (con una cosiddetta cartiera) per permettere a un terzo di dedurre illecitamente le imposte. Ma non basta. Da questa interessante sentenza emerge inoltre che l'emissione di fatture false, anche se sono più di una ma relative allo stesso periodo di imposta, ravvisano sempre un solo reato. Difatti i giudici di legittimità, in tal senso, hanno stabilito che «ai sensi del comma 2 dell'art. 8 dlgs 74/2000 è da considerarsi unitario il reato di emissione di fatture inesistenti anche in presenza della emissione, nel corso del medesimo periodo di imposta, di una pluralità di fatture per operazioni inesistenti». Nello studio erano state trovate delle fatture false e il timbro normalmente usato dal titolare dell'azienda. Il collegio di legittimità ha poi chiarito che «l'art. 9 dlgs 74/2000, mentre esclude il concorso tra chi ha emesso la fattura e chi l'ha utilizzata non esclude invece il concorso nella emissione della fattura o del documento per operazioni inesistenti secondo le regole ordinarie del concorso di persone nel reato ex art.110 c.p.». Questo perché «una diversa interpretazione, determinerebbe una situazione di irrilevanza penale nei confronti di chi abbia posto in essere comportamenti riconducibili alla previsione concorsuale in relazione alla emissione della documentazione fittizia e che non abbia poi utilizzato le fatture per un mero accidente (accertamenti effettuati prima della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione). In tal caso infatti il soggetto, pur avendo concorso nella emissione delle fatture inesistenti con un ruolo di primaria rilevanza (per esempio, come istigatore) non verrebbe sanzionato né ex art. 8 dlgs (a titolo di concorso), né ex art. 2 medesimo dlgs a titolo di tentativo (essendo questo escluso espressamente dall'art. 6)».
Va precisato che i due soggetti erano coniugi ma, né i giudici di merito né la cassazione hanno ravvisato un concorso nel reato solo perché i due erano legati dal vincolo di matrimonio. È prevalso, invece, il rapporto professionale.
Fonte: Corte di Cassazione Terza Sez. Penale sentenza n. 35453 del 1° ottobre 2010
Società di capitali e accertamento bancario - Indagini bancarie anche sui c/c intestati a dipendenti
È legittimo l’accertamento IVA a carico di una S.p.a., fondato sulle movimentazioni dei conti correnti bancari intestati formalmente a singoli soci e ad alcuni dipendenti.
È principio consolidato quello per cui l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente, ma riguarda anche quelli formalmente intestati ai soci, amministratori o procuratori generali, allorché risulti provata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati.
A ribadirlo è la recente sentenza n. 20197/2010 con cui la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Ufficio ribaltando le sentenze delle Commissioni tributarie di merito, già favorevoli alla società contribuente.
Nella fattispecie, in base alle risultanze di un’ispezione condotta dalla GdF, l’Ufficio contestava alla società l'omessa fatturazione di un imponibile IVA, con conseguente recupero di imposta evasa, penalità ed interessi. Dall’esame dei conti correnti intestati ad alcuni soci e dipendenti della società, risultava che su di essi erano affluiti versamenti dei quali gli intestatari dei conti non avevano saputo (voluto) dare spiegazione (i soci convocati per fornire notizie e chiarimenti non avevano aderito all'invito, mentre due dipendenti avevano dichiarato l'uno di non essere a conoscenza dell'esistenza del conto a lui intestato e l'altro di non essere in grado di fornire alcuna giustificazione o documentazione a supporto delle operazioni che ne risultavano).
Tali circostanze costituivano – secondo l’Ufficio - presunzioni gravi, precise e concordanti del fatto che i conti rispecchiassero attività aziendali non dichiarate.
La Corte di Cassazione ricorda, in proposito, che l'utilizzo di dati riscontrati su conti correnti bancari formalmente intestati a terze persone, dei quali l'Amministrazione provi che concernono il contribuente soggetto ad accertamento, non costituisce applicazione del metodo di indagine induttivo (legittimato, in materia di IVA, dall'art. 55, D.P.R. n. 633/1972 nei casi, tassativi, ivi previsti). Segue viceversa sulla scorta di quei medesimi riscontri analitici, in base alla previsione dell'art. 51, n. 2, che consente di porre a base della rettifica i dati concernenti qualsiasi rapporto intrattenuto dai contribuente (direttamente o per interposta persona) con gli intermediari creditizi quando egli non dimostri di averne tenuto conto nelle dichiarazioni o che fossero per esse irrilevanti. (Sentenza Cassazione civile 24/09/2010, n. 20197)
Proroga al 5 ottobre per l’invio telematico di UNICO 2010
L’Agenzia delle Entrate ha posticipato di 5 giorni il termine per l’invio telematico degli adempimenti che scadevano ieri.
La proroga si è resa necessaria in seguito ad un guasto tecnico nel sistema informatico che si è verificato nella mattinata di ieri e che ha impedito l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate da parte degli utenti abilitati.
Il comunicato che annuncia la proroga assicura che “tutti gli adempimenti telematici” in scadenza il 30 settembre 2010 si intendono regolarmente eseguiti anche se effettuati “entro il 5 ottobre 2010”.
Sono interessati alla proroga, in particolare, coloro che entro la fine di settembre dovevano presentare in via telematica:
- la dichiarazione dei redditi mediante il modello UNICO 2010 PF, ENC, SP e SC unitamente alla scelta per la destinazione dell’8 e del 5 per mille dell’IRPEF;
- la dichiarazione IRAP 2010;
- il modello CNM 2010 (Consolidato nazionale e mondiale);
- la dichiarazione IVA 2010 “separata”;
- le dichiarazioni integrative di UNICO 2009 (ad esempio con il modulo RW, usufruendo della sanzione ridotta pari a 25 euro, da parte dei lavoratori dipendenti residenti in Italia che svolgono l’attività all’estero e che, nella dichiarazione dello scorso anno, avevano omesso di presentare tale modulo), IRAP 2009 e IVA 2009;
- l’istanza per il rimborso dell’IVA assolta in un altro Stato membro della Comunità europea in relazione a beni e servizi ivi acquistati o importati nell’anno precedente da parte di soggetti IVA residenti in Italia;
- l’istanza per il rimborso dell’IVA assolta in Italia in relazione a beni e servizi ivi acquistati e importati nell’anno precedente da parte dei soggetti residenti in altri Stati comunitari;
- l’istanza per il rimborso dell’IVA assolta in Italia sull’acquisto o importazione di beni mobili e servizi nell’anno precedente da parte di soggetti IVA residenti in Svizzera, Norvegia o Israele;
- gli elenchi INTRA-12 relativi agli acquisti intracomunitari effettuati nel mese di agosto, da parte di enti non commerciali e agricoltori esonerati.
Nel differimento, inoltre, rientra la trasmissione telematica delle dichiarazioni correttive di UNICO 2010 (che devono essere presentate entro il termine ordinario di scadenza).

References: sentenza 
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 art.110
 art. 8
 art. 2
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