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Timestamp: 2020-03-29 13:21:41+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19070 del 28/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19070 del 28/09/2016
Cassazione civile sez. un., 28/09/2016, (ud. 19/07/2016, dep. 28/09/2016), n.19070
sul ricorso 4563-2015 proposto da:
CALCESTRUZZI VOLTURNIA INERTI S.R.L., in persona del legale
rappresentante pro tempore, C.A., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA F. D’OVIDIO 83, presso il dr. RENATO
PEDICINI, rappresentati e difesi dall’avvocato LUIGI RICCIARDELLI,
PREFETTURA DELLA PROVINCIA DI CASERTA, in persona del Prefetto pro
UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI CASERTA, ITALFERR S.P.A.;
avverso la sentenza n. 3208/2014 del CONSIGLIO DI STATO, depositata
uditi gli avvocati Giuseppe CICALA per delega dell’avvocato Luigi
Ricciardelli e Federico DI MATTEO per l’Avvocatura Generale dello
Il Tar Campania, con sentenza 1901/13 accolse il ricorso proposto dalla Calcestruzzi Volturnia Inerti s.r.l. e da C.A. avverso l’informativa antimafia n. 702/12b/ANT/Area 1 del 17/7/2012, ritenendo l’atto affetto da carenza di istruttoria e di motivazione. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3208 del 25/6/2014, ha accolto l’appello proposto dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Caserta, ed ha respinto il ricorso di primo grado, avuto riguardo alle risultanze dell’istruttoria considerate unitariamente elementi indiziari non evidenziati nella informativa del 17/7/2012 per esigenza di segretezza-.
Per la cassazione di tale sentenza hanno proposto ricorso la s.r.l. Calcestruzzi Volturnia Inerti e C.A.. Resistono con controricorso il Ministero dell’Interno e la Prefettura della Provincia di Caserta. I ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
Con motivo di ricorso, recante l’intitolazione: Violazione degli artt. 103 e 111 Cost. (D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 110 – art. 362)- Eccesso di potere giurisdizionale) la Calcestruzzi Volturnia Inerti s.r.l. e C.A. assumono che il C.d.S., nel considerare unitariamente le risultanze istruttorie e gli elementi indiziari non evidenziati nella nota prefettizia del 17/7/2012, si sarebbe “spinto oltre i confini della propria giurisdizione in particolare sostituendosi all’Amministrazione nell’integrare “con argomenti suppletivi non risultanti dal suo testo la motivazione dell’interdittiva impugnata”.
Il ricorso è infondato. Il sindacato delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale è circoscritto al controllo dei limiti esterni della giurisdizione del giudice amministrativo, ovvero all’esistenza dei vizi che attengono all’essenza della funzione giurisdizionale e non al modo del suo esercizio, cui attengono, invece, gli “errores in iudicando” ed “in procedendo” (Sez. U, Ord. n. 3688 del 16/02/2009; Sez. U, Ord. n. 119 del 5/12/2000; Ordinanza n. 10291 del 27/06/2003). Questa Corte ha inoltre affermato (Sez. U. Sent. 24468 del 30/10/2013) che le decisioni del giudice amministrativo possono dirsi essere viziate per eccesso di potere giurisdizionale e, quindi, sindacabili per motivi inerenti alla giurisdizione, soltanto laddove detto giudice, eccedendo i limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato e sconfinando nella sfera del merito (riservato alla p.a.), compia una diretta e concreta valutazione della opportunità e convenienza dell’atto, ovvero quando la decisione finale esprima la volontà dell’organo giudicante di sostituirsi a quella dell’amministrazione, così esercitando una giurisdizione di merito in situazioni che avrebbero potuto dare ingresso soltanto a una giurisdizione di legittimità.
Tali circostanze non sussistono nel caso in esame in quanto il Consiglio di Stata,-si è limitato a confermare la legittimità del provvedimento prefettizio considerando unitariamente le risultanze dell’istruttoria, sulla base di motivazioni espresse dalla stessa amministrazione con la nota del 13/12/2012 (la contiguità con il clan dei (OMISSIS) di C.P., padre di C.A., già socio della Calcestruzzi Volturnia Inerti; le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia secondo cui in seno al consorzio Cedic, in cui era presente la stessa impresa, operavano soggetti contigui al suddetto clan; la presenza di un continuo intreccio di affari tra la famiglia C. e l’attività imprenditoriale della società) così non esulando dall’esplicazione interna del potere giurisdizionale riservato al giudice amministrativo.
Al rigetto del ricorso consegue la condanna dei ricorrenti, in solido, alla rifusione, in favore del Ministero dell’Interno, delle spese del giudizio liquidate in complessivi Euro 5.200,00, oltre spese prenotate a debito.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1 quater, i ricorrenti sono tenuti a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, alla rifusione, in favore del Ministero dell’Interno, delle spese del giudizio liquidate in complessivi Euro 5.200,00, oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 378
 art. 110
 art. 362
 art. 13