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Timestamp: 2020-08-15 11:18:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22031 del 03/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22031 del 03/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 03/09/2019, (ud. 01/02/2019, dep. 03/09/2019), n.22031
sul ricorso 19517-2018 proposto da:
P.M., S.S., elettivamente domiciliati in
ROMA, PIAZZA DEL POPOLO N. 18, presso lo studio dell’avvocato PIETRO
L. FRISANI, che li rappresenta e difende;
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE 80415740580;
avverso il decreto N. R.G. 769/2018 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositato il 14/03/2018;
La Corte di Appello di Perugia, con decreto n. 769 del 2018, accogliendo il ricorso proposto da P.M. e S.S., L. n. 89 del 2000, ex art. 3, ha condannato il Ministro della giustizia al pagamento in favore di ciascuno dei ricorrenti della somma di Euro 1.834,00 con gli interessi dalla data della domanda; condannava, altresì, il predetto Ministero al rimborso in favore dei ricorrenti delle spese processuali che si liquidavano in Euro 405,00.
2. Avverso la sentenza della Corte di appello di Perugia il P. e lo S. propongono ricorso per Cassazione, fondato su un unico motivo.
L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione e la falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., in combinato disposto con l’art. 2233 c.c., comma 2, e con le norme del D.M. n. 55 del 2014. La ricorrente espone che la liquidazione delle spese processuali operata dalla Corte d’appello di Perugia sia inferiore ai minimi dettati dalla Tabella 12 del D.M. n. 55 del 2014 (indicando le singole attività e fasi ed i relativi importi tariffari).
– l’unico motivo di ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.
Peraltro, è stato anche chiarito come, in tema di liquidazione delle spese processuali successiva al D.M. n. 55 del 2014 (che detta i criteri da applicare nel regolare le spese di causa, mentre il D.M. n. 140 del 2012 regola la materia dei compensi tra professionista e cliente: Cass. 17 gennaio 2018 n. 1018), non sussistendo più il vincolo legale della inderogabilità dei minimi tariffari, i parametri di determinazione del compenso per la prestazione defensionale in giudizio e le soglie numeriche di riferimento costituiscono criteri di orientamento e individuano la misura economica standard del valore della prestazione professionale; pertanto, il giudice è tenuto a specificare i criteri di liquidazione del compenso solo in caso di scostamento apprezzabile dai parametri medi, fermo restando che il superamento dei valori minimi stabiliti in forza delle percentuali di diminuzione incontra il limite dell’art. 2233 c.c., comma 2, il quale preclude di liquidare somme praticamente simboliche, non consone al decoro della professione. La liquidazione disposta dalla Corte di appello Perugia in complessivi Euro 405,00, opera, invece, senza dare alcuna adeguata motivazione, una globale determinazione dei compensi, in misura notevolmente inferiore a quelli minimi di cui alla tabella 12 allegata al D.M. 10 marzo 2014, n. 55, tenuto conto del valore della causa (da Euro 1.101,00 ad Euro 5.200,00), pur applicata la riduzione massima in ragione della speciale semplicità dell’affare D.M. n. 55 del 2014, ex art. 4, (Cass. 15 dicembre 2017 n. 30286; Cass. 31 gennaio 2017 n. 2386; Cass. 16 settembre 2015 n. 18167).
Infatti, pur applicando la massima riduzione ai singoli importi per ciascuna voce, ai sensi del D.M. cit., art. 4, comma 1, la somma totale liquidabile sarebbe di Euro 1.198,50, così computata: Euro 255,00 per la fase di studio della controversia (a fronte di Euro 510,00 come importo medio ordinario); Euro 255,00 per la fase introduttiva del giudizio (a fronte di Euro 510,00 quale importo medio ordinario); Euro 238,50 per la fase istruttoria (per effetto della riduzione del 70%, applicabile per tale voce, rispetto alla somma ordinaria prevista in tabella di Euro 945,00); Euro 405,00 per la fase decisionale (a fronte di Euro 810,00 quale importo medio ordinario);
ne consegue raccoglimento del ricorso e la cassazione del decreto impugnato.
Sussistendone le condizioni, è possibile decidere la causa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, con liquidazione del complessivo compenso del difensore in Euro 1.198,50 (spese generali, IVA e CPA) e con condanna dell’amministrazione alla rifusione del predetto importo in favore dell’avvocato F.P., che ne ha fatto richiesta, dichiarandosi antistatario.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la decisione impugnata e, decidendo nel merito, liquida le spese del giudizio di merito in favore dei ricorrenti nell’importo complessivo di Euro 1.198,50 oltre spese generali ed accessori, con distrazione in favore dell’avvocato Frisani Pietro;
condanna il Ministero della giustizia alla rifusione, in favore di parte ricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che, distratte in favore dello stesso avvocato Pietro Frisani, liquida in Euro 900,00 per compensi, oltre spese generali ed accessori.

References: Sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 Cass. 
 art. 4
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4