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Timestamp: 2019-03-19 21:31:05+00:00

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Stai visualizzando gli articoli pubblicati da: Avv. Massimo Carlin
…… SEGUITO DELLE FORMULE URBANISTICHE “RETORICAMENTE ALLETTANTI”
Sentenza T.A.R. Veneto, Sez. II^, 9 maggio 2014, n° 590
Gli effetti della sentenza n° 616/2006 del Consiglio di Stato si fanno, naturalmente, subito sentire, a cominciare proprio dalla vicenda fattuale da cui quella pronuncia era scaturita. Il T.A.R. Veneto, la cui sentenza del maggio 2012 era stata riformata dal Consiglio di Stato con la pronuncia ora ricordata, a causa del retorico e improprio utilizzo da parte dell’Ente Locale di quelle formule in uso per i crediti edilizi (“area di decollo”, “area di atterraggio” et simila) che il primo Giudice in allora non aveva viste, ora si è adeguato alla pronuncia d’appello e ha affermato, in controversia collegata e conseguenziale, l’illegittimità del Piano degli Interventi di quel Comune nella parte in cui individuava le modalità di perequazione urbanistica nella realizzazione di un’opera pubblica in Località distante dal luogo ove la trasformazione edilizia si compiva.
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DISCIPLINA NAZIONALE SULLA SCIA
Sentenza Corte Costituzionale, 5 maggio 2014, n° 121
La normativa nazionale sulla Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), come da ultimo modificata e integrata, è qualificata dalla Legge Nazionale come attinente alla tutela della concorrenza, ai sensi dell’art. 117 secondo comma lett. e) Costituzione, nonché come attinente al livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, sempre contemplata nello stesso comma, alla lettera m). In ragione di ciò la Legge n° 122/2010, di conversione del D.L. n° 78/2010, ha disposto che nell’intero territorio nazionale, dall’entrata in vigore del D.L., la disciplina sulla SCIA sostituisca quella sulla Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) e venga applicata uniformemente.
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ABUSI EDILIZI IN AREE VINCOLATE
Sentenza Consiglio di Stato, Sez. IV^, 9 maggio 2014, n° 2380
Nel caso specifico il Consiglio di Stato era chiamato a giudicare in ordine a una vicenda ove il Comune aveva demolito d’ufficio delle opere abusive immediatamente dopo (poche ore) la notifica dell’Ordinanza di remissione in pristino, omettendo l’avvio del procedimento ed addirittura prima di notificare l’ingiunzione di sospensione dei lavori abusivi.
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ATTO FINALE O ENDOPROCEDIMENTALE IN MATERIA PAESAGGISTICA
Sentenza T.A.R. Veneto, II^ Sezione, n° 583/2014 del 9 maggio 2014
La sentenza che qui si pubblica del T.A.R. Veneto affronta, tra gli altri, il tema dell’esatta qualificazione del parere vincolante dell’Amministrazione paesaggistica in aree assoggettate a vincolo. Nel caso specifico si era di fronte ad un parere negativo della Soprintendenza, reso nel gennaio 2013, che era stato tempestivamente impugnato al T.A.R. e da questi sospeso in via cautelare a causa di un chiaro vizio che lo affliggeva.
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NULLITA’ DEL PARERE IN TEMA DI PAESAGGIO
Lo Studio ha assistito il proprietario di beni immobili situati in area ad elevato pregio paesaggistico (tutelata con vincolo puntuale d’insieme giusto Decreto Ministeriale del 1973), che, avendo presentato domanda di ristrutturazione con modesti ampiamenti di taluni fabbricati in tale area vincolata, si è vista pervenire una serie di pareri negativi della Soprintendenza competente. Nell’ultima fase, questi pareri negativi, emessi nell’anno 2013, rimanevano assoggettati alla disciplina autorizzatoria di cui all’art. 146 del D.Lgs. n° 42/2004, così come modificato dalla Legge n° 106/2011, ove è stabilito che alla Soprintendenza è assegnato il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti per esprimere il proprio parere vincolante (comma 8 dell’art. 146).
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