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Timestamp: 2020-08-11 17:06:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25474 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25474 del 12/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 12/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.12/12/2016), n. 25474
sul ricorso 21451/2015 proposto da:
IMMOBILIARE CAVASSORE S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del legale
ALESSANDRO FARNESE 7, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO
BERLIRI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURO
BUSSANI giusta delega a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 2523/13/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di MILANO, emessa il 06/05/2015 e depositata il
20/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GUIDO FEDERICO
udito l’Avvocato Claudio Berliri, per la ricorrente, che si riporta
alla memoria e chiede l’accoglimento del ricorso.
L’Immobiliare Cavassore srl ricorre, con due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, che si è costituita al solo fine di partecipare all’udienza di discussione, per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 2523/2015, depositata il 9 giugno 2015, che ha respinto il ricorso per revocazione D.Lgs. n. 456 del 1992, ex art. 64 e art. 395 c.p.c., n. 4).
La CTR, in particolare, ha affermato che l’errore invocato dalla contribuente, vale a dire il manato rilievo dell’inammissibilità dell’appello dell’Agenzia per tardività dello stesso, costituirebbe errore di diritto non censurabile nel giudizio revocatorio.
Con i due motivi di ricorso che, in quanto connessi, vanno unitariamente esaminati, la contribuente denuncia la nullità della sentenza per violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4), nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 22 e 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), per avere la CTR erroneamente qualificato la violazione dedotta in giudizio quale errore di diritto e non anche errore di fatto.
Le censure appaiono destituite di fondamento.
Ed invero, il fatto che la CTR abbia erroneamente ritenuto la tempestività dell’appello, facendo riferimento alla data di deposito dell’atto presso la CTP cd omettendo di verificare quella di deposito presso la CTR, appare riconducibile ad un errore di diritto e non anche all’errore di fatto di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4), ravvisabile, secondo il consolidato indirizzo di questa Corte nel solo caso esso presenti i caratteri di evidenza ed obiettività (cfr. ex multis Cass. 4456/2015). L’errore revocatorio non è invero configurabile nei casi, come quello in esame, aventi ad oggetto l’erronea o incompleta valutazione delle risultanze documentali, sussistendo in tal caso un errore di giudizio, che esula dal perimetro del giudizio revocatorio.
Nel caso di specie risulta infatti che la CTR abbia preso in considerazione la data sbagliata, vale a dire quella di deposito del ricorso presso il giudice di primo grado, e non anche quella di deposito presso la CTR, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 e art. 22, comma 2. Non appare inoltre pertinente il dedotto principio della rilevabilità d’ufficio dell’inammissibilità dell’appello.
Deve al riguardo ribadirsi che, considerati i limiti del giudizio revocatorio, nel presente giudizio, avente ad oggetto il ricorso avverso la sentenza della CTR che ha respinto la revocazione, è precluso il rilievo della inammissibilità dell’appello per errore di diritto o erronea valutazione delle risultanze processuali.
Considerato che l’Agenzia delle Entrate non ha svolto nel presente giudizio attività difensiva non deve provvedersi sulle spese.
Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 64
 art. 395
 sentenza 
 Cass. 
 art. 53
 art. 22
 sentenza