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Timestamp: 2018-08-15 18:33:52+00:00

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Contratti bancari e distribuzione dell’alea: Tribunale di Monza, n. 3226/2017. Una sentenza che fa sperare - Scudo Illeciti Bancari
Contratti bancari e distribuzione dell’alea: Tribunale di Monza, n. 3226/2017. Una sentenza che fa sperare
11 gennaio 2018 ufficiostampa
Chiunque intenda optare per un investimento da fare con la propria banca non dovrebbe essere tenuto ad avere conoscenza specifica e concreta in materia di investimenti finanziari.
È questo il principio alla base di numerose vertenze attivate in giudizio da centinaia e centinaia di risparmiatori che assumono rischi senza essere messi nelle condizioni di conoscerne l’esistenza o i casi e le condizioni in cui questi possono verificarsi per effetto della stipula di un contratto con una banca.
Ebbene, è questo il principio dal quale muove proprio la pronuncia che vogliamo esaminare in questa sede, ossia la sentenza del Tribunale di Monza, n. 3226/2017 pubblicata il 09/11/2017.
I termini della vicenda in esame
Il caso di specie si è rivelato molto più complesso di quanto inizialmente potesse apparire: dagli atti di causa sono infatti emerse numerose aporie e tantissime contraddizioni.
Andando a monte della vicenda in esame, quello che parte attrice, una società per azioni, denunciava, era un difetto di informazione tale da precludere alla stessa la possibilità di conoscere gli estremi e le condizioni dei possibili rischi sottesi alla stipula di un contratto IRS (acronimo di Interest Rate Swap).
Questo deficit informativo era -sempre secondo l’azienda che ha adito in giudizio la propria banca- tale da precludere al contratto di poter essere considerato valido ed efficace, a causa del denunciato notevole squilibrio che si era venuto a creare. Squilibrio questo, naturalmente, a favore della banca generato dalla mancata prospettazione della reale alea derivante dal contratto.
Ebbene, la mancata conoscenza di questo rischio avrebbe privato l’azienda attrice della possibilità di operare una valutazione ponderata delle conseguenze economico-finanziarie scaturenti dal rapporto con la banca.
Oggetto del contendere: squilibrio tra i contraenti nei rapporti bancari
La validità del contratto IRS stipulato tra banca e cliente dipende essenzialmente dalla presenza di un’equa ripartizione del rischio.
Questa alea deve essere proporzionata e coerente con le somme di cui alla stipula del contratto e le regole della validità e dell’efficacia di quest’ultimo devono essere realmente conosciute da entrambe le parti prima della sottoscrizione. È questo quanto emerge dal disposto della sentenza in esame.
Finalmente questo principio viene ribadito e sviscerato: il cliente al quale venga proposta la stipula di un contratto IRS deve essere messo nelle condizioni di conoscere il rischio collegato all’operazione non già solo con delle elusive informazioni sui contratti derivati o, ancora più in generale, con informazioni generiche sul mercato finanziario.
Ogni risparmiatore deve, piuttosto, ricevere tutte le informazioni relative al pricing dell’IRS proposto, all’eventuale risoluzione anticipata del contratto, all’andamento dei tassi e degli indici, nonché agli schemi finanziari e alle proiezioni probabilistiche relative a tutti gli indici che possono influire sulla quotazione dei valori oggetti di scambio.
Il Tribunale adito, in parziale accoglimento della domanda proposta da parte attrice, ha quindi, in conclusione, dichiarato, mediante la sentenza de quo, la nullità per difetto di causa del contratto stipulato tra le parti e per l’effetto ha condannato la banca, in persona del legale rappresentante pro tempore, a restituire all’azienda la somma di euro 56.078,71 euro oltre interessi nella misura legale maturati e spese di lite sostenute nell’ambito del giudizio liquidati in complessivi euro 13.788,58.
Si tratta, come si vede, di una sentenza che fa davvero sperare e che, ancora una volta, punta il dito sullo squilibrio che nella prassi continua a ingenerarsi tra le parti in occasione della stipula di contratti tra banche e risparmiatori.
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