Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1451-del-20-01-2017
Timestamp: 2020-07-05 21:24:11+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 1451 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1451 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 16/11/2016, dep.20/01/2017), n. 1451
sul ricorso 26372/2015 proposto da:
OFP DI D.M. & C. SNC, in persona del suo socio
amministratore e legale rappresentante, O.F.,
O.P.C., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA NICOLA RICCIOTTI
11, presso lo studio dell’avvocato COSTANZA ACCIAI, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO ANDRIGHETTI
FORMAGGINI, giusta procura speciale in calce al ricorso;
AGENZIA DELLE ENTRTE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro
presso l’AVVOCATURA GENETALE DELLO STATO, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 767/36/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di TORINO del 9/06/2015, depositata il 16/07/2015;
“Con sentenza in data 9 giugno 2015 la Commissione tributaria regionale del Piemonte respingeva l’appello proposto dalla OFP di D.M. &amp; C. snc e dai suoi soci O.F. e O.P.C. avverso la sentenza n. 117/1/12 della Commissione tributaria provinciale di Cuneo che aveva respinto i loro ricorsi contro gli avvisi di accertamento IRPFF 2006. La CTR in particolare osservava la correttezza della pronuncia del primo giudice sulla “non operatività” della OLP nell’anno fiscale de quo.
Avverso la decisione hanno proposto ricorso per cassazione detta società ed i suoi soci deducendo due motivi.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 5-3 – promiscuamente i ricorrenti lamentano sia vizio della motivazione sia plurime violazione/falsa applicazione di legge. In buona sostanza le censure riguardano la questione se la OLP potesse considerarsi per l’annualità d’imposta 2006 società “non operativa” ai sensi e per gli effetti della L. n. 724 del 1994, art. 30. In particolare i ricorrenti censurano la mancata valutazione come “prova contraria” alla presunzione legale di “non operatività” consistente nel fatto che l’unico immobile posseduto dalla società fosse locato a terzi con contratto che non era giuridicamente possibile modificare al fine del raggiungimento dei parametri reddituali previsti dalla norma antielusiva de qua.
Infatti, per un verso il profilo riguardante la motivazione della sentenza non è proponibile trattandosi pacificamente di una “doppia conforme” sul fatto costitutivo della pretesa fiscale ossia che, secondo i parametri normativi, la OFP sia da considerarsi una “società di comodo”; per altro verso i vari profili di violazione/falsa applicazione di legge dedotti in realtà riguardano l’apprezzamento fattuale/meritale dell’incidenza del contratto di locazione in corso con un soggetto terzo che evidentemente non possono formare oggetto del presente giudizio di legittimità, dovendosi ribadire il pacifico principio giurisprudenziale che “in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste in un’erronea ricognizione da parte del provvedimento impugnato della fattispecie astratta recata da una norma di legge implicando necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta, mediante le risultanze di causa, inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito la cui censura è possibile, in sede di legittimità, attraverso il vizio di motivazione” (ex multis, da ultimo v. Sez. 5, n. 26610 del 2015).
Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5-3 – analogamente i ricorrenti si dolgono di vizio della motivazione e di plurime violazioni/false applicazioni di legge in relazione alla applicazione della disciplina di cui al D.L. n. 296 del 2006, con particolare riguardo alla mancata prova della congruità del canone di detto contratto di locazione rispetto al valore medio di mercato al momento della sua sottoscrizione.
La censura è inammissibile per difetto di specificità, non essendo tale questione trattata nella sintetica motivazione della sentenza impugnata. In ogni caso valgono le considerazioni fatte per la prima censura.
Si ritiene pertanto la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 375 c.p.c., per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio di consiglio e se ne propone la declaratoria di inammissibilità”.
Il ricorso va dunque rigettato e la ricorrente condannata a rifondere all’Agenzia delle entrate le spese del presente giudizio in virtù del generale principio di soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere all’Agenzia delle entrate le spese del grado che liquida in Euro 4.500,00, oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 30
 sentenza 
 art. 360
 sentenza