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Timestamp: 2020-07-07 16:56:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5975 del 28/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5975 del 28/02/2019
Cassazione civile sez. I, 28/02/2019, (ud. 14/12/2018, dep. 28/02/2019), n.5975
C.S., elettivamente domiciliato in Roma, Via Ugo
Bartolomei n. 23, presso lo studio dell’avvocato Saraceni Stefania,
rappresentato e difeso dall’avvocato Alimena Eliseo Alfonso, giusta
Co.Do., elettivamente domiciliata in Roma, Via Cassiodoro
n. 1/A, presso lo studio dell’avvocato Annecchino Marco,
rappresentata e difesa dall’avvocato Scarselli Giuliano, giusta
avverso la sentenza n. 1993/2013 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
14/12/2018 dal cons. TRICOMI LAURA.
Il Tribunale di Firenze, con sentenza n. 1702/2013, dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto il 29 ottobre 1994 da C.S. e Co.Do.. Per quanto interessa, determinava in Euro 100,00 mensili l’assegno divorzile spettante alla Co. con decorrenza dal mese di settembre 2010.
La Corte di appello di Napoli ha parzialmente accolto l’appello del C., fissando la decorrenza dell’assegno divorzile dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado, ovvero dal 21/5/2013 e respinto tutti gli altri motivi dell’appello principale, oltre che integralmente l’appello incidentale.
C. ricorre per cassazione con tre mezzi; Co. replica con controricorso corredato da memoria.
Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380 bis 1, c.p.c..
1. Il ricorrente lamenta con i tre motivi di ricorso la violazione e erronea e/o falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, sotto i seguenti diversi profili: 1) per avere la Corte di appello motivato solo sulla quantificazione dell’assegno divorzile, senza illustrare il requisito necessario per il riconoscimento dell’assegno e cioè la circostanza che il coniuge non avesse mezzi adeguati o non potesse procurarseli per ragioni oggettive o si fossero deteriorate le sue condizioni economiche; 2) per avere ritenuto irrilevante l’obbligo di mantenimento del figlio naturale; 3) per non avere rilevato il mancato assolvimento dell’onere della prova circa la ricorrenza dei requisiti necessari per il riconoscimento gravante sull’istante l’assegno.
2. Il primo ed il terzo motivo possono essere trattati congiuntamente per connessione e vanno respinti perchè infondati.
– Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonchè di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.
La Corte di appello si è attenuta a questi principi, giacchè superando, sul piano motivazionale, la statuizione di primo grado prevalentemente centrata sul criterio del tenore di vita – ha valorizzato la complessa natura dell’assegno divorzile, connotato da una funzione assistenziale e volto ad un riequilibrio della situazione patrimoniale dei coniugi alla luce della evoluzione della situazione reddituale dei coniugi, rispetto a quella dell’epoca della separazione, e ne ha dato conto attraverso una puntuale ricostruzione ed una articolata valutazione delle emergenze probatorie conseguenti all’assolvimento degli oneri probatori delle parti.
3. Il secondo motivo è anch’esso infondato, poichè la Corte territoriale, diversamente da quanto sostiene il ricorrente, ha affermato che “non può non tenersi conto del suo obbligo di mantenimento del figlio nato dalla nuova convivenza” (fol. 2 della sent. imp.), così chiarendo che ha inteso tenerne conto.
Le spese del giudizio di legittimità si compensano in ragione del mutamento della giurisprudenza di legittimità rispetto a questioni dirimenti.
– Compensa le spese del giudizio di legittimità tra le parti;
– Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52;

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 art. 5
 art. 5
 art. 52