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Timestamp: 2018-08-21 18:09:46+00:00

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Dalla Costituzione alla tutela civile e penale. Relatore: Avv. Maria Teresa ALTAMORE. (Insegnante scuola primaria) - PDF
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1 Dalla Costituzione alla tutela civile e penale Relatore: Avv. Maria Teresa ALTAMORE (Insegnante scuola primaria)
2 La Legge tutela le Vittime e condanna il Bullo Spesso un atto di bullismo viene ignorato o sottovalutato perché considerato una ragazzata ; ma i danni fisici, morali e materiali che la vittima subisce in alcuni casi, possono essere gravi. COME DIFENDERE LA VITTIMA??? Con l applicazione della Legge Penale e/o Civile che condanna il Bullo anche se minorenne.
3 La Costituzione Italiana La campagna di prevenzione contro il bullismo trova il suo fondamento in alcuni articoli della Costituzione che assegna allo Stato, il compito di promuovere e favorire il pieno sviluppo della persona umana enunciando i seguenti principi: Art. 3 comma 1 - UGUAGLIANZA FORMALE comma 2 - UGUAGLIANZA SOSTANZIALE Art. 33 comma 1 - DELLA LIBERTA di INSEGNAMENTO comma 2 - DELLA PRESENZA di SCUOLE STATALI Art. 34 comma 1 - LIBERO ACCESSO ALL ISTRUZIONE SCOLASTICA comma 2 - OBBLIGATORIETA E GRATUITA DELL ISTRUZIONE DELL OBBLIGO comma 3 - IL RICONOSCIMENTO del DIRITTO di STUDIO
4 La Normativa. I principi ispiratori sono espressi nella normativa, ed è diretta a delineare iniziative ed interventi preventivi con lo scopo di contrastare il fenomeno nelle sue molteplici manifestazioni. Direttiva Ministeriale del 2007: Linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo, prevede: Attivazione n verde per segnalare casi, chiedere informazioni sul fenomeno, sul come comportarsi in situazioni critiche. Elaborazione e diffusione del Codice di regolamentazione dei mezzi di comunicazione e delle rete informatiche. Costituzione presso ciascun Ufficio scolastico regionale, di osservatori regionali permanenti sul fenomeno del bullismo che saranno centro polifunzionale al servizio delle istituzioni che operano, anche in rete, sul territorio.
5 Direttiva Ministeriale n. 1455/06 Lo studente ha il diritto: 1. di essere informato sulle decisioni e norme che regolano la vita della scuola, 2. di partecipare attivamente e con responsabilità alla vita della scuola. Con l adozione delle Direttive, il Ministero vuole favorire un piano di sensibilizzazione del personale scolastico e delle famiglie ed un maggior coinvolgimento degli studenti ritenendo che :
6 Art. 4 prevede che le scuole adottino un proprio regolamento disciplinare con il quale si affrontino le questioni connesse con il bullismo, ponendo da un lato procedure snelle ed efficaci e, dall altro, una variegata gamma di misure sanzionatorie nel rispetto del principio di proporzionalità tra sanzione irrogabile ed infrazione disciplinare commessa. comma 7 il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in casi di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori a quindici giorni. DEROGA: - Quando siano stato commessi reati - Quando vi sia pericolo per l incolumità delle persone Art. 5 bis adozione del Patto Educativo di Corresponsabilità DESTINATARI: Genitori, ai quali la legge attribuisce il dovere di educare i figli. SCOPO: impegnare le famiglie, fin dall atto dell iscrizione, a condividere con la scuola i nuclei fondanti dell azione educativa. Il Regolamento recante modifiche ed integrazione al D.P.R. 24 giugno 1998 n. 249, ha consentito di superare un modello sanzionatorio di natura esclusivamente repressiva, punitiva, introducendo un nuovo sistema ispirato al PRINCIPIO EDUCATIVO in base al quale il provvedimento disciplinare deve prevedere anche comportamenti attivi di natura riparatoria - risarcitoria.
7 FORME DI TUTELA CIVILE E PENALE Bullismo uguale violenza BULLISMO: Relazione violenta che poggia su un asimmetria di potere tra il Bullo e la sua Vittima, che vede un soggetto vessarne un altro con le modalità più varie e reiterate nel tempo. Il sillogismo non è quindi violenza uguale bullismo, ma bullismo uguale violenza SI:questo è possibile dirlo. Non c è occasionalità nei comportamenti, bensì un disegno preciso, quello che in giurisprudenza definito: DOLO UNITARIO l intenzione di ledere il soggetto passivo nel suo complesso, nella sua integrità fisica o morale. Un disegno che viene perseguito con un complesso di atti, anche diversificati tra loro, reiterati con continuità secondo un arbitrio completo, che può riprendere o cessare nelle modalità più diverse.
8 Il Codice Penale Nelle continue innovazioni legislative che traducono in norme giuridiche le nuove categorie morali, trova spazio: il riconoscimento giuridico delle condotte vessatorie e persecutorie. Art. 612 C.P. (Codice Penale) forme risolutorie dei fenomeni di Stalking. Non di meno esse si possono applicare a casi di bullismo, anche perché al momento non esiste una fattispecie legislativa per il bullismo. BULLISMO e STALKING Denominatore comune sono: le dinamiche comportamentali che, se gravi, di fatto distruggono la qualità della vita della Vittima, precipitandola in un atmosfera di ansia, paura, depressione e caduta verticale dell autostima (il ritiro dalla scuola è una conseguenza molto frequente di questo stato d animo).
9 REATI CONNESSI AL BULLISMO Bullismo o reato? Il bullo pone in essere comportamenti più mirati che possono integrare autonome fattispecie di reato sanzionabili. I comportamenti del Bullo sono illeciti quando viene violata la legge penale e civile. REATI SANZIONABILI (Codice Penale) 1. percosse (art. 581 c.p.), 2. lesioni personali (art. 582 c.p.), 3. ingiuria (art.594c.p.), 4. diffamazione (art. 595 c.p.), 5. violenza privata (art. 610 c.p.), 6. minaccia (art. 612 c.p.), 7. danneggiamento (635 c.p.). Il bullismo non è una problematica criminale che può essere risolta con una legislazione repressiva bensì, un fenomeno sociale che necessita di: RISPOSTE TEMPESTIVE STRUMENDI IDONEI A CONTRASTARLO va affrontato nella sua complessità solo nei contesti multidisciplinari che tengono conto di: 1. ASPETTI GIURIDICI 2. ASPETTI EDUCATIVI
10 Art. 357 Codice Penale l insegnante come Pubblico Ufficiale In giurisprudenza, l insegnante delle scuole pubbliche e paritarie assume durante il servizio, la qualifica PUBBLICO UFFICIALE: 1. Ha obblighi e prerogative 2. Rappresenta la pubblica amministrazione nella quale si articola lo Stato L insegnante, come ogni altro pubblico ufficiale, ha l obbligo di : 1. riferire le notizie di reato di cui venga a conoscenza nell esercizio delle sue funzioni all Autorità Giudiziaria. L inadempienza verso tale obbligo comporta una sanzione penale nei confronti del pubblico ufficiale chiamato a rispondere di un reato proprio, integrato dalla sua specifica omissione. Art. 361 c.p.: viene punito, con la multa da euro 30 a euro 516, Il pubblico ufficiale, il quale omette o ritarda di denunciare all Autorità giudiziaria, o ad un altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell esercizio o a causa delle sue funzioni.
11 Alcuni esempi Un alunno tutti i giorni ottiene la merenda da un compagno dopo averlo minacciato di botte. È reato, l inquadramento giuridico di tale condotta è previsto dall art. 629 c.p. Estorsione. Un alunno minaccia direttamente l insegnante dicendo che se non la smette di prendersela con lui gli succederà qualcosa. È reato, minaccia a pubblico ufficiale. Art. 336 codice penale. Un insegnante colpisce con uno schiaffo un alunno, oppure lo insulta. È reato, nel primo caso percosse (art. 581 codice penale), nel secondo ingiurie (art. 594 ingiurie).
12 CHI RISPONDE??? Responsabilità dei docenti Da un punto di vista giuridico esistono vari tipi di responsabilità: 1. CIVILE: si ha quando si è responsabili di un fatto che abbia causato un danno a terzi, con conseguente obbligo di risarcimento al danneggiato; 2. PENALE: si ha quando viene commesso un reato e la legge prevede l erogazione di una pena che può implicare restrizione della libertà personale (arresto o reclusione ) o può essere di carattere pecuniario (multa o ammenda). La responsabilità dei docenti ha dei precisi limiti temporali e territoriali. Terminato l orario e fuori dell ambito scolastico la responsabilità è a carico di chi esercita la patria potestà. La prima fondamentale norma giuridica da cui deriva la responsabilità degli insegnanti è: ART. 28 della Carta Costituzionale I funzionari ed i dipendenti dello Stato e degli Enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili ed amministrative, degli atti compiuti in violazioni di diritti.in tali casi la responsabilità si estende allo Stato ed agli altri enti pubblici.
13 CHI E RESPONSABILE, CHI PAGA? Art del Codice Civile Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Occorre fare una distinzione tra: bullo maggiorenne bullo minorenne in questo caso la responsabilità è solo sua la colpa è sua nei limiti della sua capacità di intendere e volere l art del Codice Civile riguarda il danno causato da chi è incapace di intendere e di volere, In questo caso il risarcimento è addossato a chi era tenuto alla sorveglianza, salvo che provi di non aver potuto impedito il fatto. L art.2048 del Codice Civile, invece, indica gli insegnanti come precettori. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto.
14 Corresponsabilità tra Insegnanti e Genitori con conseguente suddivisione dell obbligo di risarcimento dei danni. La legge prevede la non responsabilità di chi provi di non aver potuto impedire il fatto dannoso, dimostrando di aver adottato in via preventiva, le misure organizzative idonee ad evitarlo. Ne consegue che in linea generale spetta al danneggiato provare i danni, nel caso dei docenti vige il principio della presunzione di colpa, pertanto l insegnante è sempre chiamato a dimostrare di essere stato materialmente presente tra gli alunni e, inoltre di aver utilizzato tutti gli accorgimenti, previsti da una normale diligenza, per evitare eventuali incidenti.
15 ESEMPI DI SENTENZE DELLA CORTE DI CASSAZIONE La Cass. con sent. n ha stabilito che la responsabilità per il fatto commesso da un minore capace di intendere e volere mentre è affidato a persona idonea a vigilarlo e controllarlo non sono tra loro alternative, giacchè l affidamento del minore alla custodia di terzi solleva il genitore dalla presunzione di colpa in vigilando (dal momento che di quest ultima risponderà il precettore a cui è stato affidato il minore), ma non anche da quella di colpa in educando, rimanendo comunque i genitori tenuti a dimostrare, per liberarsi da responsabilità per il fatto compiuto dal minore in un momento in cui lo stesso si trovava soggetto alla vigilanza di terzi, di aver impartito al minore stesso un educazione adeguata a prevenire comportamenti illeciti, un educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini, alla sua personalità. Ne consegue che la responsabilità dei genitori e quella dei precettori, concorrono essendo esse rispettivamente fondate sulla colpa in educando e su quella in vigilando. Colpa in educando che si deduce in particolare dalla condotta dell alunno, nel momento in cui quest ultimo violi i regolamenti e le leggi. La responsabilità civile extracontrattuale dell Amministrazione Scolastica per fatti imputabili ai propri dipendenti attiene da un lato all omissione rispetto all obbligo di vigilanza sugli alunni minori e dall altro lato all omissione rispetto agli obblighi organizzativi e di controllo e di custodia. Nell uno e nell altro caso la sussistenza della responsabilità civile dell Amministrazione consegue alla responsabilità civile dei propri dipendenti tenuti agli obblighi predetti, in relazione ai propri specifici doveri d ufficio. In particolare l obbligo di vigilanza sui minori fa capo in generale al personale docente e, nei limiti determinati dagli artt. 36,comma 2 lett.d CCNL 1999al personale ATA, gli obblighi organizzativi di controllo e di custodia fanno capo al dirigente scolastico. Nel giudizio di risarcimento del danno, causato a terzi per culpa in vigilando dal personale docente dell amministrazione pubblica, legittimato passivo non è il docente, ma unicamente l amministrazione, ai sensi dell art. 61 legge 11 luglio 1980 n L ammi., adempiuta l obbligazione risarciatoria, avrà poi azione di regresso nei confronti del docente.
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References: Art. 3
 Art. 33
 Art. 34
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 612
 Art. 357
 Art. 361
 art. 629
 Art. 336
 ART. 28
 art.2048
 Cass. 
 art. 61