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Timestamp: 2017-06-24 02:01:17+00:00

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Capitolo 3.5 Il campo magnetico fondamentale. » Renato Palmieri
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Capitolo 3.5 Il campo magnetico fondamentale.	Cap.3.5 Il campo magnetico fondamentale.
§ 1. Ora sveleremo il segreto della struttura d’un comunissimo campo magnetico, quello che si mostra agli studenti – ancora ignari dell’inconsistenza teorica della fisica dei loro libri di studio – col solito esperimento della limatura di ferro che si raccoglie intorno a una sbarretta calamitata. Ridisegniamo in fig.6 la propagazione fondamentale di fig.3 (cap. prec.), escludendo il fenomeno della pulsazione e inserendo le circonferenze di intersezione tra onde successive.
Fig.6 Tabella degli Input
Inserire i dati costruttivi come da tabella; azzerare gli altri.
Cliccare “Avanti” per 11 volte: saranno tracciati con le onde 10 diametri delle circonferenze di intersezione, le quali, in proiezione sul piano equatoriale della propagazione (piano dello schermo), si riducono – come si è già detto – ai segmenti dei loro diametri (si faccia attenzione a non confonderle con le circonferenze equatoriali delle onde sferiche, visibili nel disegno).
§ 2. Nello stesso corpo compreso entro l’equatore rosso, disegniamo un’altra propagazione fondamentale, elongata di 180° rispetto alla precedente e aggiunta ad essa.
Per costruire la fig.7, cliccare “Stop” alla fig.6 e attivare la copia grigia di Propagazione senza disimplementare la nera, che altrimenti sparirebbe dallo schermo. Si modifichi rispetto alla fig.6 solo E, assegnando E = 180. Quindi cliccare “Avanti” per 11 volte, come per fig.6, poi “Stop”, e si otterrà la fig.7.
§ 3. Una riflessione sulla fig.7 porta a risultati sconvolgenti, che dimostrano che la fisica corrente non conosce la vera struttura d’un comune campo magnetico, che essa si premura di spiegare agli scolari con l’esperienza della calamita e della limatura di ferro. Basterebbe ciò solo a comprovare quali limiti, anche tecnologici, ponga una tale ignoranza, non solo allo sviluppo della conoscenza in generale – il che di per sé è già gravissimo -, ma anche allo stesso progresso degli strumenti e delle macchine umane.
Consideriamo, dunque, quanto segue. Ovviamente, il disegno è stato arrestato in un momento qualsiasi del processo delle due propagazioni, ad un punto idoneo per illustrare il nostro discorso. Ovviamente, ancora, un corpo complesso non presenta due sole propagazioni, come nella figura, ma un numero incalcolabile di esse. Complichiamo in questo senso idealmente il disegno di fig.7 e domandiamoci come esso ci si presenterebbe, qualora passassimo dalla sua prospettiva equatoriale – così come lo vediamo sul piano dello schermo – ad un’altra qualsiasi delle sue sezioni polari: tagliandolo, cioè, con un piano perpendicolare a quello dello schermo nel centro del corpo, ovvero nel centro dell’equatore rosso.
Non ci sarà nessuno, fornito di sani occhi della mente, che non riconoscerà subito, facendo ruotare il piano di proiezione polare perpendicolarmente allo schermo, una molteplicità di circonferenze tangenti a un asse: ovvero, quelle che sul piano dello schermo appaiono come i segmenti dei propri diametri, saranno del tutto identiche – in apparenza – alle linee di forza usuali di un campo magnetico tradizionale. Diciamo “in apparenza”, perché vedremo tra poco l’enorme differenza fisica tra le due ottiche dello stesso fenomeno.
La fig.8 ci offre l’esempio di una tale prospettiva, se il piano dello schermo diventa uno dei piani polari, sul quale si proietta come un asse delle X il piano equatoriale di fig.7 e l’asse delle Y funge da asse polare delle due propagazioni. La circonferenza rossa non è più l’equatore del corpo, ma uno dei suoi meridiani.
Fig.8 Tabella degli Input
§ 4. Il procedimento costruttivo di fig. 8 con Olopoiema è in questo caso particolarmente interessante:
Nel menu FINESTRE implementare Assi Cartesiani; con Muove Assi collocare XY al centro dello schermo.Propagazione, nera:
Inserire gli INPUT indicati in Tabella;
Cliccando “Avanti” due volte, si vedrà una circonferenza intersettiva ribaltarsi di 180° ed ingrandirsi, in relazione alla rotazione del primo sistema ondulatorio (quello di fig.6);
Dare “Stop”; quindi implementare in GRAFICI Propagazione, grigia;
Stessi INPUT, tranne E = 180;
Cliccare “Avanti” due volte; poi “Stop”: il fenomeno precedente si ripeterà elongato di 180°, riproducendo l’apparente simmetria delle linee di forza del campo magnetico tradizionale.
§ 5. Per evidenziare maggiormente il significato del processo, ripetiamo le operazioni del paragrafo precedente, usando altre due volte il sottoprogramma Propagazione nei colori verde e blu in aggiunta al disegno di fig.8, in riferimento a un nucleo dello stesso corpo rosso, avente un raggio minore (per esempio, con R0 = 20, invece di 40). Otterremo la fig.9.
§ 6. Ma veniamo al tremendo scherzo che la limatura di ferro ha giocato all’empirismo senza cervello della fisica contemporanea.
Come è ormai chiaro, l’apparenza simmetrica delle linee di forza circolari intorno all’asse polare magnetico (quello di una calamita o di un astro) ha fatto credere ai fisici tradizionali che il campo magnetico avesse forma toroidale: ossia quella di una successione infinita di superfici, ciascuna interna a una maggiore, aventi ciascuna forma di toro (superficie generata dalla rotazione di una circonferenza intorno a una retta ad essa complanare ed esterna).
Ne derivano tre conseguenze fisicamente assurde, che confrontiamo subito con le vere caratteristiche del nostro campo magnetico:
1) Le “linee di forza” del campo magnetico usuale sono circonferenze qualsiasi di quelle superfici toroidali e non possiedono nessuna qualificazione geometrico-funzionale di carattere fisico. Le nostre, invece, sono circonferenze di intersezione tra onde successive e perciò sono precisi luoghi geometrici di una somma di intensità gravitazionale, che ne fa appunto delle reali linee di forza.
2) Le superfici toroidali del campo tradizionale non hanno tra loro, così come le linee di forza, alcuna relazione funzionale, essendo geometricamente separate l’una dall’altra, per quanto numerose si possano teoricamente considerare. Le nostre superfici d’onda sono, invece, concatenate proprio dalle reciproche circonferenze intersettive, che ne fanno un tessuto continuo e interrelato di carattere rigorosamente fisico.
3) L’invorticamento tipico di corpi e corpuscoli in senso spirale centripeto all’interno di un campo magneto-gravitazionale – si pensi ai “riccioli” di particelle nelle camere a bolle o ai tracciati di meteoriti in caduta o alle spirali galattiche – non ha nessuna spiegazione naturale in un campo toroidale, funzionalmente insignificante, mentre trova un percorso viario evidentissimo, lungo archi e intersezioni di onde, nel nostro modello di campo.
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§ 2

§ 3

§ 4

§ 5

§ 6