Source: https://www.laleggepertutti.it/164375_avvocato-come-denunciarlo-al-consiglio-dellordine-senza-diffamarlo
Timestamp: 2018-04-22 01:13:29+00:00

Document:
Avvocato: come denunciarlo al Consiglio dell'Ordine senza diffamarlo
Lo sai che? Avvocato: come denunciarlo al Consiglio dell’Ordine senza diffamarlo
Non è diffamazione un esposto al Consiglio dell’Ordine contenente espressioni aspre o polemiche: è espressione del diritto di critica. Come denunciare senza diffamare?
Gli avvocati, nello svolgimento della loro attività devono attenersi a regole ben precise anche a livello comportamentale. Il Codice Deontologico Forense e il codice di procedura civile, infatti, stabiliscono le norme di comportamento che l’avvocato è tenuto ad osservare nei suoi rapporti con il cliente, con la controparte, con altri avvocati e con altri professionisti (probità, dignità, competenza, segretezza, riservatezza, decoro, diligenza, ecc.). Una di queste norme dice [1], non a caso, che l’avvocato, quando scrive un atto per difendere il suo cliente (una citazione, una diffida, una lettera di messa in mora), non deve usare espressioni sconvenienti ed offensive altrimenti l’avvocato avversario può presentare un esposto al Consiglio dell’Ordine che valuterà la correttezza dell’operato professionale dell’avvocato e se applicare o meno sanzioni disciplinari. Chiaramente, quando si va a denunciare un collega, non si può offenderlo altrimenti si rischia di essere accusati, a propria volta, di diffamazione. Il problema, allora, è come denunciare un avvocato al Consiglio dell’Ordine senza diffamarlo. Cosa non bisogna scrivere nell’esposto per non correre rischi? Secondo una sentenza del Tribunale di Belluno [2], un esposto che contenga espressioni aspre o polemiche non si può considerare – in automatico – diffamatorio per un motivo molto semplice: la legge riconosce sia il diritto di critica sia quello della dignità personale. Tra i due prevale il primo e, cioè, la libertà di parola senza la quale non ci sarebbe democrazia [3]. Cerchiamo di spiegarci meglio.
Un avvocato chiedeva il risarcimento del danno a un suo collega che aveva presentato un esposto al Consiglio dell’Ordine gravemente offensivo e, quindi, diffamatorio nei suoi confronti.
Vicende come quella della sentenza sono all’ordine del giorno e, nella maggior parte dei casi, chi segnala al Consiglio dell’Ordine competente uno o più comportamenti scorretti, si è visto recapitare diffide e denunce per diffamazione. Che fare in tutti quei casi? Tenersi il danno senza avere voce in capitolo ?
Secondo la sentenza del Tribunale di Belluno accusare il collega è lecito a patto che l’accusa sia fondata. In tal caso, non c’è diffamazione perché l’avvocato esercita una legittima tutela dei propri interessi. In altre parole, se non sono state usate espressioni esageratamente offensive nei confronti del collega ma solo dubbi e perplessità sulla sua condotta o accuse fondate (e, quindi, dimostrate con prova concrete), tutto questo è espressione del diritto di critica tutelato dalla Costituzione quale strumento di tutela della democrazia [4]. Facciamo un esempio: ipotizziamo che una persona si rivolga a un avvocato perché intende recuperare il denaro che un amico non vuole più restituirle. L’avvocato sa benissimo che qualunque iniziativa per recuperare quei soldi sarebbe inutile dato che il credito del suo cliente si è prescritto. Decide, così, di inviare una lettera di messa in mora, dal contenuto – tra l’altro – minaccioso, a controparte. In un’ipotesi di questo genere, se l’amico minacciato si rivolge all’avvocato e quest’ultimo segnala con un esposto il collega al Consiglio dell’Ordine allegando la lettera e lamentando il comportamento scorretto, non si può parlare di diffamazione perché l’accusa e fondata. A patto che nell’esposto i toni rimangano civili, senza assumere contenuto a loro volta offensivo.
[1] Art. 89 cod. proc. civ. e art. 52 cod. deontologico forense.
[2] Trib. Belluno sent. n. 128 del 20.03.2017.
[3] Cass. sent. n. 6540 dello 05.04.2016.
[4] Artt. 2, 3, 21 Cost.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 89
 art. 52
 Cass.