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Timestamp: 2018-04-23 18:09:12+00:00

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1 PROGRAMMA DI PREVISIONE E PREVENZIONE DEI RISCHI VOL
2 Provincia di Milano Settore Protezione Civile e GEV REVISIONE E AGGIORNAMENTO DEL PROGRAMMA PROVINCIALE DI PREVISIONE E PREVENZIONE DEI RISCHI E DEL PIANO PROVINCIALE D EMERGENZA DI PROTEZIONE CIVILE Programma provinciale di Previsione e Prevenzione approvato Ing. Francesco Tresso verificato Ing. Laura Arduino elaborato Ing. Laura Arduino 0 LA LA TR Febbraio 2013 rev. sigle data codice elaborato R 00
3 Indice 1 E SCENARI DI RISCHIO Riferimenti normativi Analisi storico statistica dei fenomeni legati al chimico industriale sul territorio della provincia di Milano Analisi storica statistica Enti detentori di dati/informazioni Individuazione dei Comuni nei quali sono presenti industrie classificate a di incidente rilevante Analisi e valutazione della pericolosità del territorio della provincia di Milano in ordine al chimico industriale Analisi e valutazione della vulnerabilità del territorio della provincia di Milano Analisi ed individuazione dei Piani di emergenza esterna delle industrie classificate a di incidente rilevante sistemi di monitoraggio e di predizione del Attività di mitigazione del di incidente rilevante Piani di emergenza esterni (P.E.E.) per le industrie a di incidente rilevante Definizione ed individuazione del grado di ed elaborazione degli scenari di chimico industriale sul territorio della provincia di Milano Elaborazione degli scenari di chimico industriale nell area Rho Fiera Predisposizione e produzione di un database delle industrie classificate a di incidente rilevante compatibile con i sistemi Arc Gis, QGis, Google Maps Allegato 1 Allegato 2 Quadro di sintesi dell esposizione al del territorio provinciale Schede sintetiche relative ai Comuni della Provincia di Milano Schede sintetiche degli scenari di delle Industrie a Rischio di Incidente Rilevante (RIR) della Provincia di Milano (Art. 8 e 6 D.Lgs. 334/99 e s.m.i) R 00_RischioIndustriale.docx
4 1 E SCENARI DI RISCHIO La presenza sul territorio di stabilimenti industriali, che utilizzano o detengono sostanze chimiche per le loro attività produttive, espone la popolazione e l ambiente circostante al industriale. In generale, gli effetti fisici derivati dagli scenari incidentali ipotizzabili possono determinare danni a persone o strutture in funzione della specifica, della loro intensità e della durata. Le direttive europee definiscono incidente rilevante "un quale un'immissione, un incendio o un'esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verifichino durante l'attività di uno stabilimento che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana e/o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento". Gli effetti sulla salute umana in caso di esposizione a sostanze tossiche rilasciate nell atmosfera durante l incidente variano a seconda delle caratteristiche delle sostanze, della loro concentrazione, della durata d esposizione e dalla dose assorbita. Gli effetti sull ambiente sono legati alla contaminazione del suolo, dell acqua e dell atmosfera da parte delle sostanze tossiche. Gli effetti sulle cose riguardano principalmente i danni alle strutture. Una piena conoscenza di questi aspetti è la premessa indispensabile per ridurre il industriale ai livelli più bassi possibili, prevenendo danni alla salute e all ambiente. La valutazione del chimico industriale consiste nella stima della probabilità di accadimento dell'incidente in relazione al danno atteso, sugli insediamenti umani e sull'ecosistema in genere. Si definisce incidente chimico industriale un anomalo, soggetto ad un potenziale sviluppo incontrollabile, che colpisce un impianto industriale nel quale sono contenute sostanze chimiche aventi caratteristiche di "nocività" e tossicità per l'ambiente circostante. Questa "nocività" può manifestarsi sostanzialmente in tre modi, fra loro variamente combinabili: incendio e conseguente propagazione di un'onda termica e di fumi tossici (rilascio energetico calore); esplosione e conseguente propagazione di un'onda d'urto (rilascio energetico sovrappressione); diffusione di sostanze tossico nocive, in forma di liquidi, vapori, fumi, polveri, nebbie o simili (rilascio tossico). 1.1 Riferimenti normativi La regolamentazione del industriale è stata avviata a livello comunitario con la Direttiva 82/501/CE nota come Direttiva Seveso (dall'incidente verificatosi all'icmesa di Seveso nel 1976). I concetti fondanti della direttiva sono i seguenti: i gestori e i proprietari di depositi ed impianti in cui sono presenti determinate sostanze pericolose, in quantità tali da poter dar luogo a incidenti rilevanti, sono tenuti ad adottare idonee precauzioni al fine di prevenire il verificarsi di incidenti; la prevenzione del industriale viene attuata mediante la progettazione, il controllo e la manutenzione degli impianti industriali e il rispetto degli standard di sicurezza fissati dalla normativa. In Italia la Direttiva Seveso è stata recepita con il DPR 175 del 1988 che distingue due categorie di regolamentazione per le attività industriali che utilizzano determinate sostanze (notifica e dichiarazione a seconda dei quantitativi di dette sostanze). Il gestore dell'impianto deve in ogni caso predisporre per le autorità competenti un'analisi dei rischi e una stima delle possibili conseguenze in caso di incidente (Rapporto di sicurezza). Con la legge 137/97 è stato inoltre introdotto per i fabbricanti l'obbligo di compilare delle schede di informazione per il pubblico sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento in caso di incidente, e per i sindaci il dovere di renderle note alla popolazione R 00_RischioIndustriale.docx 1
5 Fig. 1 Riassunto del quadro normativo sul industriale Il quadro normativo sul industriale è stato notevolmente innovato dal recepimento delle successive direttive 96/82/CE ( Seveso II ) e 2003/105/CE ( Seveso III ). In questa ultima direttiva, a seguito di incidenti avvenuti, si sono introdotti nuovi limiti per le aziende che detengono nitrato di ammonio, materiale pirotecnico e per le aziende minerarie, oltre all'abbassamento dei valori limite per le sostanze tossiche e l'innalzamento dei limiti per le sostanze ritenute cancerogene. Attualmente in Italia la normativa di riferimento è il D.Lgs. n. 334 del 17 agosto 1999, modificato ed integrato dal n. 238 del D.Lgs. 21 settembre É mutata l'ottica di approccio al problema del : ciò che ora viene preso in considerazione non è più l'attività industriale (come nel DPR 175/88), bensì la presenza di specifiche sostanze pericolose o preparati che sono individuati per categorie di pericolo e in predefinite quantità. La definizione di "stabilimento" a comprende, oltre ad aziende e depositi industriali, anche aziende private o pubbliche operanti in tutti quei settori merceologici che presentano al loro interno sostanze pericolose in quantità tali da superare i limiti definiti dalle normative stesse. Gli stabilimenti così definiti rientrano in diverse classi di potenziale (non vi è più la suddivisione netta tra gli stabilimenti soggetti a Notifica e Dichiarazione, come nel precedente DPR 175/88), in funzione della loro di processo e della quantità e pericolosità delle sostanze o preparati pericolosi presenti al loro interno. Nel D.Lgs 334/99 sono stati inoltre specificati gli obblighi a carico dei gestori degli stabilimenti già introdotti nelle disposizioni legislative precedenti e relativi alla redazione di documentazione sullo stabilimento (notifica, art.6, e rapporto di sicurezza, art.8), alle schede di informazione per i cittadini e i lavoratori e alla predisposizione di un piano di emergenza interno (art.11) allo scopo di: controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per l uomo, per l ambiente e per le cose; R 00_RischioIndustriale.docx 2
6 mettere in atto le misure necessarie per proteggere l uomo e l ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti; informare adeguatamente i lavoratori e le autorità locali competenti; provvedere al ripristino e al disinquinamento dell ambiente dopo un incidente rilevante. L articolo 20 del D.Lgs 334/99, modificato e integrato dal D.Lgs 238/2005, assegna al Prefetto il compito di predisporre, d intesa con la Regione e gli Enti Locali, il piano di emergenza esterno per gli stabilimenti soggetti all articolo 8 ed all articolo 6 del citato decreto al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti sulla base, tra l altro, delle informazioni fornite dal gestore e delle conclusioni dell istruttoria tecnica, ove disponibili. Sul fronte della sicurezza degli impianti il D.Lgs 334/99 ha previsto, recependo i principi innovativi della Seveso II, l'adozione di un Sistema di Gestione della Sicurezza (art.7) per una maggiore responsabilizzazione dei gestori degli stabilimenti. In tal modo i due strumenti già esistenti di pianificazione della sicurezza (piano di emergenza interno ed esterno) diventano parti integranti di una vera e propria politica aziendale di prevenzione del industriale. Un'importante innovazione si è avuta sul fronte del controllo dei pericoli da incidente rilevante: è stato introdotto l'effetto domino, ovvero la previsione di aree ad alta concentrazione di stabilimenti, in cui aumenta il di incidente a causa della forte interconnessione tra le attività industriali. Il D.Lgs 238/2005 ha previsto la possibilità per le autorità competenti di richiedere ulteriori informazioni ai gestori (oltre quelle contenute nelle notifiche nei RdS o ricavate nel corso delle attività di controllo) per individuare i gruppi domino di stabilimenti; viene inoltre esplicitato l obbligo per i gestori degli stabilimenti domino di cooperare nell informare il pubblico e i siti adiacenti che non rientrano nel campo di applicazione della Direttiva; si è dato risalto al controllo dell'urbanizzazione per contenere la vulnerabilità del territorio circostante ad un'attività a di incidente rilevante, categorizzando tali aree in base al valore dell'indice di edificazione esistente e ai punti vulnerabili in essa presenti (ospedali, scuole, centri commerciali, ecc.). Anche il ruolo dell'informazione quale strumento di prevenzione e controllo delle conseguenze è stato ulteriormente sottolineato rispetto alla Seveso I. Il dovere dell'informazione, specificato dalla prima direttiva comunitaria e attuato in Italia dalla L. 137/97 viene precisato dal decreto 334/99 secondo cui il comune, ove e' localizzato lo stabilimento soggetto a notifica porta tempestivamente a conoscenza della popolazione le informazioni fornite dal gestore (art. 22). Un maggiore coinvolgimento della popolazione è inoltre previsto nei processi decisionali (art. 23) riferiti alla costruzione di nuovi stabilimenti, a modifiche sostanziali degli stabilimenti esistenti e alla creazione di insediamenti e infrastrutture attorno agli stessi. Il parere non vincolante è espresso nell'ambito della progettazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale, eventualmente mediante la conferenza di servizi. Una delle novità introdotte dall entrata in vigore della Direttiva Seveso II, e quindi in Italia del D.Lgs. 334 nel 1999, è stato infatti il concetto del controllo dell urbanizzazione nell intorno degli stabilimenti a di incidente rilevante. L art. 14 del suddetto decreto ha previsto infatti l emanazione di un Decreto ministeriale (DM Lavori Pubblici 9 maggio 2001) che definisce requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale, con riferimento alla destinazione e utilizzazione dei suoli, che tengano conto della necessità di mantenere le opportune distanze tra stabilimenti e zone residenziali nonché degli obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti o di limitarne le conseguenze. Tale decreto si applica per: insediamenti di nuovi stabilimenti; modifiche a stabilimenti esistenti; R 00_RischioIndustriale.docx 3
7 nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti, quali ad esempio, vie di comunicazione, luoghi frequentati dal pubblico, zone residenziali, qualora l'ubicazione o l'insediamento o l'infrastruttura possono aggravare il o le conseguenze di un incidente rilevante. La direttiva Seveso III ha inoltre notevolmente ampliato ed integrato rispetto alla Direttiva precedente il concetto e le modalità delle ispezioni. In particolare è stata introdotta la richiesta agli Stati membri di definire a livello nazionale, regionale o locale per tutti gli stabilimenti un piano di ispezione, completo di elenchi degli stabilimenti, procedure per ispezioni ordinarie e straordinarie. A livello regionale, la Regione Lombardia aveva emanato la Legge Regionale n 19 del 23/11/2001 Norme in materia di attività a di incidenti rilevanti per la disciplina delle modalità di esercizio delle funzioni inerenti al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, in attuazione del decreto legislativo 17 agosto 1999, n A causa del mancato trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni in tema di Aziende a Rischio d incidente rilevante, previsto dall art. 72 del DLgs 112 del 31 marzo 1998, tale legge non ha ancora avuto piena applicabilità. Più recentemente con il d.g.r del 11 luglio 2012 sono state approvate le linee guida per la predisposizione e l'approvazione dell'elaborato tecnico " di incidenti rilevanti" (ERIR). Tali Linee guida hanno lo scopo di facilitare i comuni nella predisposizione dell Elaborato RIR (ERIR), previsto nei comuni in cui vi sono aziende a d incidente rilevante, o sul cui territorio ricadano gli impatti degli scenari incidentali individuati da tali aziende. 1.2 Analisi storico statistica dei fenomeni legati al chimico industriale sul territorio della provincia di Milano Analisi storica statistica Il più noto incidente industriale italiano è sicuramente quello avvenuto il 10 luglio 1976 nell'azienda ICMESA di Meda, che provocò la fuoriuscita di una nube di diossina del tipo TCDD, una tra le sostanze tossiche più pericolose. La nube tossica investì una vasta area di terreni nei comuni limitrofi della bassa Brianza, in particolare Seveso. Quel giorno il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, andò in avaria e la temperatura salì oltre i limiti previsti. L'esplosione del reattore venne evitata dall'apertura delle valvole di sicurezza, ma l'alta temperatura raggiunta aveva causato una modifica della reazione che comportò una massiccia formazione di 2,3,7,8 tetraclorodibenzo p diossina (TCDD), sostanza comunemente nota come diossina, una delle sostanze chimiche più tossiche. La TCDD fuoriuscì nell'aria in quantità non definita e venne trasportata verso sud dal vento in quel momento prevalente. Si formò quindi una nube tossica, che colpì i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. Il comune maggiormente colpito fu Seveso, in quanto si trova immediatamente a sud della fabbrica. Le prime avvisaglie furono l'odore acre e le infiammazioni agli occhi. Non vi furono morti, ma circa 240 persone vennero colpite da cloracne, una dermatosi provocata dall'esposizione al cloro e ai suoi derivati, che crea lesioni e cisti sebacee. Per quanto riguarda gli effetti sulla salute generale, essi sono ancora oggi oggetto di studi. I vegetali investiti dalla nube si disseccarono e morirono a causa dell'alto potere diserbante della diossina, mentre migliaia di animali contaminati dovettero essere abbattuti. La popolazione dei comuni colpiti venne però informata della gravità dell' solamente 8 giorni dopo la fuoriuscita della nube. Un altro importante incidente che ha coinvolto il territorio lombardo è avvenuto il 4 novembre 2010 in un sito di stoccaggio di rifiuti tossici speciali di Paderno Dugnano. L incendio si è sviluppato nell area della Eureco Holding in via Mazzini, al confine con la provincia di Monza R 00_RischioIndustriale.docx 4
8 L incendio ha causato la morte di quattro lavoratori e il ferimento di altri tre. Secondo le ricostruzioni l esplosione è nata in seguito a un incendio all interno di un container usato dagli operai per ammassare gli scarti di lavorazione. Le fiamme, verosimilmente, hanno raggiunto una zona vicina in cui erano presenti alcune bombole ad alto di esplosione. Secondo i carabinieri, è scoppiata una sola bombola contenente gpl, ma non si esclude il coinvolgimento di altre bombole di gas acetilene. Altri incidenti che hanno coinvolto stabilimenti chimici della provincia milanese e i territori circostanti sono stati: 15/11/2008 esplosione all interno dello stabilimento farmaceutico Acs Dobfar di Vimercate. A causa dell incidente 10 operai sono rimasti intossicati e sono stati portati all'ospedale; 24/07/2007 Un uomo e' morto e un altro è rimasto gravemente ferito per l'esplosione di un macchinario all'interno di una fabbrica di un'azienda farmaceutica nel Milanese. L'incidente e' avvenuto nello stabilimento della Antibioticos a Rodano; 22/05/2001 esplosione allo stabilimento Uquifa Italia Spa di Agrate Brianza, società specializzata in prodotti base per l'industria farmaceutica. Nell incidente, avvenuto durante un test di laboratorio, hanno perso la vita 3 periti; 02/12/1997 Esplosione nel reparto di lavorazione di inchiostri dello stabilimento Basf di Cisinello Balsamo. L incidente ha causato la morte di un operaio e il ferimento di altri 15. Nel valutare il industriale risulta estremamente difficile rappresentare gli impianti per classi omogenee, ma occorre tenere in considerazione che ogni stabilimento ha una localizzazione, una organizzazione interna e variabili esterne che gli sono proprie e non rendono pertanto possibili l applicazione di modelli comuni. L analisi storico statistica degli incidenti passati risulta pertanto poco significativa proprio in virtù del fatto che difficilmente uno stesso incidente possa ripetersi con le stesse modalità in tempi e luoghi diversi. Inoltre gli incidenti rilevanti presentano la caratteristica di eventi rari. Ne consegue che le casistiche disponibili sono affette da esiguità numerica, disomogeneità delle fonti informative ed incompletezza Enti detentori di dati/informazioni Secondo il D. Lgs 334/99, i gestori di stabilimenti a sono obbligati a trasmettere al Ministero dell'ambiente, alla regione, alla provincia, al comune, al prefetto, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio e al Comitato tecnico regionale o interregionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, una notifica contenente notizie che consentano di individuare le sostanze pericolose e le attività svolte. Il Comitato Tecnico Regionale è formato dal Comitato tecnico per la prevenzione incendi dei Vigili del Fuoco integrato dai rappresentanti di: ARPA, INAIL, Regione, Provincia e Comune. Sono quindi numerosi gli Enti istituzionali che hanno competenza in materia di chimicoindustriale, nel seguito sono brevemente riepilogati i dati di cui dispongono. ENTE Prefettura Ufficio Territoriale del Governo di Milano Regione Lombardia Direzione Generale Ambiente, Energia e Reti INFORMAZIONI/DATI DISPONBILI PRESSO GLI ENTI Nel 2008 ha redatto i P.E.E. per le aziende allora soggette all art. 8 del D. Lgs 334/99. È ora in corso l aggiornamento dei Piani redatti nel 2008 e la redazione dei nuovi Piani per le aziende RIR che ancora non lo hanno. Dispone degli: elenchi aggiornati degli stabilimenti a e delle perimetrazioni georiferite delle aree occupate. Allegati V al D.Lgs 334/99 (Scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori) R 00_RischioIndustriale.docx 5
9 ENTE Regione Piemonte Settore Protezione Civile ARPA Lombardia Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco ASL Dipartimento di protezione INFORMAZIONI/DATI DISPONBILI PRESSO GLI ENTI La Regione Piemonte ha istituito il Sistema Informativo delle Attività a Rischio di incidente rilevante (SIAR). In particolare è utile avere informazioni sugli stabilimenti RIR ubicati nei comuni piemontesi posti al confine con la provincia Milanese. Gestisce la Banca dati AGORA derivante dall Archivio Integrato delle Attività Produttive (AIAP) che integra in un unico sistema i dati delle unità locali georeferenziate del Registro delle Imprese con le informazioni provenienti dalle altre banche dati di ARPA. In particolare sono interessanti i dati relativi a: elenco aziende ex RIR sotto soglia; elenco delle aziende rientranti nell allegato VIII del D.lgs 152/06 con attività comprese nei punti 4 (industria chimica), 5 (gestione dei rifiuti), 6.7. (impianti per il trattamento di superficie di materie, oggetti o prodotti utilizzando solventi organici, in particolare per apprettare, stampare, spalmare, sgrassare, impermeabilizzare, incollare, verniciare, pulire o impregnare, con una capacita di consumo di solvente superiore a 150 kg all'ora o a 200 tonnellate all'anno) Sono competenti nel rilascio dei Certificati di Prevenzione Incendi (CPI) per aziende con quantità rilevanti di sostanze infiammabili, esplosive e comburenti. In particolare ai fini del presente sono interessanti le attività inerenti: Impianti singoli di distribuzione di gas combustibili per autotrazione Deposito liquidi infiammabili capacità > 25 m 3 e < 3000 m 3 Deposito liquidi infiammabili capacità > 3000 m 3 Stabilimenti e impianti di sostanze esplodenti. Deposito permanente di esplosivi Stabilimenti o depositi di sostanze instabili Stabilimenti, depositi, impianti di nitrati di ammonio, di piombo e perossidi organici Stabilimenti, depositi di sostanze auto accendenti e sviluppanti gas infiammabili con H2O Depositi di zolfo con potenzialità > 10 t Stabilimenti di magnesio, elektron e altre leghe ad alto tenore di magnesio Dispongono dell elenco delle aziende in possesso dell autorizzazione per l'utilizzo, la conservazione e la custodia di gas tossici (R.D. 9/1/27). 1.3 Individuazione dei Comuni nei quali sono presenti industrie classificate a di incidente rilevante Secondo quanto previsto dalla normativa, i gestori di stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate nell'allegato I del D.Lgs. 334/99, devono trasmettere al Ministero dell'ambiente, alla Regione, alla Provincia, al Comune, al Prefetto, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio e al Comitato tecnico regionale o interregionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco una notifica. Tale notifica deve, tra le altre informazioni, contenere: le notizie che consentano di individuare le sostanze pericolose o la categoria di sostanze pericolose, la loro quantità e la loro forma fisica; R 00_RischioIndustriale.docx 6
10 l'attività, in corso o prevista, dell'impianto o del deposito; l'ambiente immediatamente circostante lo stabilimento e, in particolare, gli elementi che potrebbero causare un incidente rilevante o aggravarne le conseguenze. Occorre tenere presente che la situazione delle aziende a di incidente rilevante è in continuo mutamento ed è stata presa in considerazione e descritta una situazione aggiornata a settembre Sul territorio provinciale sono stati censiti 66 stabilimenti a, di cui 41 soggetti all art. 8 del D.Lgs. 334/99 e 25 stabilimenti soggetti all art.6. Dall analisi dell elenco emerge che gli stabilimenti a di incidente rilevante non sono equamente distribuiti su territorio provinciale. Sono infatti solo 43 i comuni milanesi sede di aziende RIR, su 29 di questi sono ubicati stabilimenti ricadenti nell art 8. I comuni in cui si registra una maggiore presenza di stabilimenti a sono Rho e Settala entrambi con 5 stabilimenti, mentre Milano, Rodano, San Giuliano Milanese e Tribiano hanno 3 stabilimenti ciascuno. COMUNI Stabilimenti art. 6 Stabilimenti art. 8 Totale stabilimenti RIR ARESE 1 1 ARLUNO ASSAGO 1 1 BARANZATE 1 1 BOLLATE 2 2 BUSSERO 1 1 CAMBIAGO 1 1 CARPIANO 1 1 CARUGATE 1 1 CASSINA DE' PECCHI 1 1 CERNUSCO SUL NAVIGLIO 1 1 CINISELLO BALSAMO 1 1 COLOGNO MONZESE 1 1 CUSAGO 1 1 GORGONZOLA 1 1 INZAGO 1 1 LACCHIARELLA 1 1 LAINATE 2 2 LEGNANO 1 1 MARCALLO CON CASONE 1 1 MEDIGLIA 1 1 MILANO OSSONA 1 1 OZZERO 1 1 PADERNO DUGNANO 2 2 PARABIAGO R 00_RischioIndustriale.docx 7
11 COMUNI Stabilimenti art. 6 Stabilimenti art. 8 Totale stabilimenti RIR PAULLO 1 1 PESCHIERA BORROMEO 1 1 PIOLTELLO 1 1 POZZO D'ADDA 0 PREGNANA MILANESE 1 1 RHO RODANO SAN DONATO MILANESE 2 2 SAN GIULIANO MILANESE 3 3 SEGRATE 1 1 SETTALA SOLARO 1 1 TREZZANO SUL NAVIGLIO 1 1 TREZZO SULL'ADDA 2 2 TRIBIANO 3 3 TRUCCAZZANO 1 1 TURBIGO 1 1 VITTUONE 1 1 TOTALE Le aziende a hanno tipologie di lavorazione molto diverse tra loro. La maggior parte delle attività sono di tipo chimico o petrolifero e lavorazioni riguardanti la galvanotecnica R 00_RischioIndustriale.docx 8
12 1.4 Analisi e valutazione della pericolosità del territorio della provincia di Milano in ordine al chimico industriale Le ipotesi incidentali prese in considerazione vengono classificate secondo una serie limitata e ben definita di fenomeni tipo quali: Fire ball letteralmente palla di fuoco è lo scenario che presuppone un elevata concentrazione, in aria, di sostanze infiammabili, il cui innesco determina la formazione di una sfera di fuoco accompagnata da significativi effetti di irraggiamento nell area circostante; UVCE (Unconfined Vapour Cloud Explosion) letteralmente esplosione di una nube non confinata di vapori infiammabili che è una formulazione sintetica per descrivere un incidentale determinato dal rilascio e dispersione in area aperta di una sostanza infiammabile in fase gassosa o vapore, dal quale possono derivare, in caso di innesco, effetti termici variabili e di sovrappressione spesso rilevanti, sia per l uomo che per le strutture ma meno per l ambiente; BLEVE (Boiling Liquid Expanding Vapour Explosion) che è una formulazione sintetica per descrivere un fenomeno simile all esplosione prodotta dall espansione rapida dei vapori infiammabili prodotti da una sostanza gassosa conservata, sotto pressione, allo stato liquido. Da tale possono derivare sia effetti di sovrappressione che di irraggiamento termico dannosi per le persone e le strutture (fire ball); Flash Fire letteralmente lampo di fuoco di norma descrive il fenomeno fisico derivante dall innesco ritardato di una nube di vapori infiammabili. Al predetto fenomeno si accompagnano, di solito, solo radiazioni termiche istantanee fino al LIE o a 1/2 LIE; Jet Fire letteralmente dardo di fuoco di norma descrive il fenomeno fisico derivante dall innesco immediato di un getto di liquido o gas rilasciato da un contenitore in pressione. Al predetto fenomeno si accompagnano, di solito, solo radiazioni termiche entro un area limitata attorno alla fiamma, ma con la possibilità di un rapido danneggiamento di strutture/apparecchiature in caso di loro investimento, con possibili effetti domino ; Pool Fire letteralmente pozza incendiata è l incidentale che presuppone l innesco di una sostanza liquida sversata in un area circoscritta o meno. Tale produce, di norma, la formazione di un incendio per l intera estensione della pozza dal quale può derivare un fenomeno d irraggiamento e sprigionarsi del fumo; Nube tossica di norma è rappresentata dalla dispersione, in aria, di sostanze tossiche (gas, vapori, aerosol, nebbie, polveri) quale conseguenza più significativa di perdite o rotture dei relativi contenitori/ serbatoi, ma, talora, anche come conseguenza della combustione di altre sostanze (gas di combustione e decomposizione in caso d incendio). Ad ogni fenomeno descritto possono essere associati dei valori di riferimento oltre i quali si hanno danni alle persone e alle strutture. Tali valori, congruenti con quelli definiti nelle linee guida di pianificazione di emergenza esterna del Dipartimento della Protezione Civile, rappresentano i limiti entro i quali si ritengono possibili: effetti estesi di letalità; effetti di inizio letalità; effetti comportanti lesioni gravi irreversibili; effetti comportanti lesioni reversibili; danni gravi alle strutture e possibili effetti domino. Ai fini della valutazione dell'estensione delle aree di danno relative alla dispersione di gas o vapori tossici, vengono presi a riferimento i seguenti parametri tipici: IDLH ("Immediately Dangerous to Life and HeaIth": fonte NIOSH/OSHA): concentrazione di sostanza tossica fino alla quale l'individuo sano, in seguito ad esposizione di 30 minuti, non subisce per R 00_RischioIndustriale.docx 9
13 inalazione danni irreversibili alla salute e sintomi tali da impedire l'esecuzione delle appropriate azioni protettive; LC50 (30min,hmn): concentrazione di sostanza tossica, letale per inalazione nel 50 dei soggetti umani esposti per 30 minuti. Per la radiazione termica istantanea (FLASH FIRE), considerata la breve durata dell'esposizione ad un irraggiamento significativo (1 3 secondi, corrispondente al passaggio su di un obiettivo predeterminato del fronte fiamma che transita all'interno della nube), si considera che effetti letali possano presentarsi solo entro i limiti di infiammabilità della nube (LFL). Eventi occasionali di letalità possono presentarsi in concomitanza con eventuali sacche isolate e locali di fiamma, eventualmente presenti anche oltre il limite inferiore di infiammabilità, a causa di possibili disuniformità della nube; a tal fine si può ritenere cautelativamente che la zona di inizio letalità si possa estendere fino al limite rappresentato da 1/2 LFL. Per la radiazione termica stazionaria (POOL FIRE, JET FIRE) i valori di soglia sono in questo caso espressi come potenza termica incidente per unità di superficie esposta (kw/m 2 ). Tab. 1 Valori di riferimento per le valutazione degli effetti I valori soglia vengono utilizzati per definire le distanze relative a tre zone esterne allo stabilimento. Le definizioni che si possono adottare sono: Zona I: la zona di sicuro impatto è quella corrispondente all area in cui possono essere raggiunti, ovvero superati, i valori di soglia relativi alla fascia di elevata letalità; Zona II: la fascia di danno è quella ricompresa tra il limite esterno della zona di sicuro impatto e quella oltre la quale non sono ipotizzabili danni gravi ed irreversibili; Zona III: la fascia di attenzione è quella, esterna alla precedente, in cui sono ipotizzabili solo danni lievi o, comunque, reversibili, o sensibilizzazioni su persone particolarmente vulnerabili (quali anziani, bambini, malati, soggetti ipersuscettibili, ecc.). L indicazione di queste aree viene ripresa nei piani di emergenza esterna (P.E.E.) predisposti dalla Prefettura UTG per le aziende a di incidente rilevante soggette all art. 8 del D.Lgs 334/99. Il P.E.E. rappresenta il documento ufficiale con il quale viene organizzata la risposta di protezione civile e di tutela ambientale per mitigare i danni di un incidente rilevante sulla base di scenari che individuano le zone a ove presumibilmente ricadranno gli effetti nocivi dell atteso. Per la definizione della pericolosità si è quindi fatto rifermento alle aree caratterizzate negli scenari riportati nei P.E.E.. Per quanto riguarda le componenti di chimico industriale connesse al trasporto di sostanze pericolose e agli inquinamenti ambientali si rimanda ai specifici volumi del Programma di previsione e Prevenzione dei rischi R 00_RischioIndustriale.docx 10
14 Per ogni azienda sono stati riassunti in un database gli scenari descritti nei P.E.E. e riportati i raggi per le tre zone. Tale database viene dettagliatamente descritto nel seguito. Per la rappresentazione grafica degli scenari sono stati considerati i raggi delle aree di impatto, danno e attenzione espressamente indicati nella pianificazione di emergenza e, quando non riportati, si è fatto riferimento al massimo inviluppo delle aree indicate nei diversi scenari considerati nei P.E.E.. Per completare l analisi della pericolosità sono stati presi in considerazione anche gli stabilimenti art. 8 di cui non si disponeva dei P.E.E. e le aziende art. 6. In questi casi i raggi utilizzati per la definizione delle tre zone sono stati fatti coincidere con la media dei raggi derivanti dalla pianificazione di emergenze. In particolare: Zona Raggio (m) Zona I: la zona di sicuro impatto 55 Zona II: la fascia di danno 93 Zona III: la fascia di attenzione 323 Per salvaguardare il principio cautelativo e avere un criterio di rappresentazione omogeneo, le aree concentriche sono state tracciate partendo dal perimetro dello stabilimento in quanto non è stato sempre possibile individuare il punto preciso (area di lavorazione, punto di stoccaggio,...) da cui può scaturire l incidentale descritto nello scenario. Questo ha quindi sempre comportato la definizione di aree di esterne allo stabilimento anche quando i raggi erano ridotti e l si esaurisce entro pochi metri dal punto di origine. Alle tre zone concentriche allo stabilimento sono stati attribuiti dei valori di pericolosità utilizzati nella rappresentazione cartografica: Tab. 2 Valori di pericolosità Zona di pianificazione Descrizione di pericolosità Valore di pericolosità Zona I: la zona di sicuro impatto Molto Elevata 3 Zona II: la fascia di danno Elevata 2 Zona III: la fascia di attenzione Moderata 1 La pericolosità è stata rappresentata in scala 1: sulla Carta della pericolosità industriale. Nella carta sono stati inseriti, oltre ai temi di base comuni ad ogni rappresentazione cartografica a questa scala, i temi: ingombro occupato dagli stabilimenti art. 6 e art. 8 del D.Lgs 334/99; aree di pericolosità, come sopra definite; aree occupate da insediamenti industriali, artigianali e commerciali estratti dall uso del suolo Dusaf3 del Nella carta sono inoltre riportati i massimi inviluppi derivanti dagli scenari di incendi, esplosioni e tossici verificabili negli stabilimenti a di incidente rilevante ubicati nel territorio dei comuni piemontesi confinanti con la provincia di Milano R 00_RischioIndustriale.docx 11
15 In particolare nel comune di Trecate risultano ubicati numerosi stabilimenti a i cui effetti in caso di incidente rilevante possono, seppur marginalmente, estendersi al territorio milanese come si evince dalla figura seguente. Fig. 2 Stabilimenti piemontesi i cui effetti in caso di incidente possono estendersi al territorio milanese Nella carta si può notare come le aree di pericolosità di più stabilimenti si intersechino, questo può portare al cosiddetto effetto domino con la propagazione di incidenti da una azienda all altra. Si parla di effetto domino quando le conseguenze di un incidente avvenuto in uno specifico impianto sono causa di innesco di un incidente in un altro impianto limitrofo. Tra le cause di effetto domino ci sono l'emissione di radiazione termica stazionaria (pull fire e jet fire) e variabile (bleve) e le esplosioni (UVCE, onda di pressione non confinata). Le aree in cui è maggiore la concentrazione di stabilimenti a rischi e dove quindi è maggiore la possibilità che si inneschi un effetto domino sono: RHO PREGNANA MILANESE (Fig. 3) : in questa area sono presenti gli stabilimenti: BITOLEA CHIMICA ECOLOGICA DIV. G. CAMBIAGHI (art. 8 D.lgs 334/99) Rho ARKEMA (art. 8 D.lgs 334/99) Rho EIGENMANN & VERONELLI (art. 8 D.lgs 334/99) Rho ENI DIV. REFINING & MARKETING SPA (art. 8 D.lgs 334/99) Rho CROMATURA RHODENSE (art. 6 D.lgs 334/99) Rho Q8 QUASER (art. 6 D.lgs 334/99) Pregnana Milanese SETTALA TRIBIANO PAULLO (Fig. 4): in questa area sono presenti gli stabilimenti: HENKEL LOCTITE ADESIVI (art. 8 D.lgs 334/99) Settala CAMBREX PROFARMACO MILANO (art. 8 D.lgs 334/99) Paullo ACS DOBFAR (art. 6 D.lgs 334/99) Tribiano TERMOIL (art. 6 D.lgs 334/99) Tribiano SUN CHEMICAL GROUP (art. 6 D.lgs 334/99) Settala R 00_RischioIndustriale.docx 12
16 DOLLMAR & C (art. 6 D.lgs 334/99) Settala SAN GIULIANO MILANESE (Fig. 5): in questa area sono presenti gli stabilimenti: KMGITALIA (art. 8 D.lgs 334/99) San Giuliano Milanese SINTECO LOGISTICS (art. 8 D.lgs 334/99) San Giuliano Milanese TECNOCHIMICA (art.6 D.lgs 334/99) San Giuliano Milanese ARLUNO (Fig. 6): in questa area sono presenti gli stabilimenti: SARPOM (art. 8 D.lgs 334/99) Arluno ESSO ITALIANA (art. 6 D.lgs 334/99) Arluno RODANO PIOLTELLO (Fig. 7): in questa area sono presenti gli stabilimenti: CARLO ERBA REAGENTI (art. 8 D.lgs 334/99) Rodano OLON (art. 8 D.lgs 334/99) Rodano AIR LIQUIDE ITALIA (art. 8 D.lgs 334/99) Pioltello COMPRESSIONE GAS TECNICI (art. 6 D.lgs 334/99) Rodano Fig. 3 Polo industriale nei comuni di Rho, Pregnana Milanese R 00_RischioIndustriale.docx 13
17 Fig. 4 Polo industriale nei comuni di Settala, Paullo e Tribiano Fig. 5 Polo industriale nel comune di San Giuliano Milanese R 00_RischioIndustriale.docx 14
18 Fig. 6 Polo industriale nel comune di Arluno Fig. 7 Polo industriale nei comuni di Rodano e Pioltello 1.5 Analisi e valutazione della vulnerabilità del territorio della provincia di Milano Prima della definizione del è stato necessario individuare tutte quelle strutture sensibili che in caso di possono subirne gli effetti. Tali effetti possono interessare sia la parte strutturale dell elemento, sia causare lesioni alle persone che frequentano la struttura. La propensione a subire il danno degli elementi vulnerabili varia a seconda della di struttura (valori più elevati indicano un maggiore danno associato alla perdita dell elemento vulnerabile); i valori utilizzati sono riportati nelle tabelle seguenti R 00_RischioIndustriale.docx 15
19 Tab. 3 Danno associato alle strutture vulnerabili di struttura Valore di danno associato Aeroporti 3 Biblioteche 2 Carceri 4 Case di cura, piccoli ospedali 4 Case di riposo 4 Caserme 3 Centri commerciali, ipermercati 2 Centri di mezzi soccorso di base (C.R.I., Croce Verde, Croce Bianca...) 3 Organizzazioni di Protezione civile 3 Ospedali principali 4 Stazioni ferroviarie 3 Stazioni metropolitane 3 Scuole 4 Università 3 Per la rete viabile e ferroviaria i valori di danno associati alle strutture sono correlati alla gerarchia della struttura come evidenziato nella tabella seguente. Tab. 4 Danno associato alla rete stradale e ferroviaria di struttura Valore di danno associato Rete ferroviaria 4 Autostrade 3 Strade statali 3 Strade provinciali 2 Strade comunali 1 Oltre alla vulnerabilità associata a strutture sociali, viarie e ferroviarie sono state prese in considerazioni anche i dati della densità di abitazioni provenienti dal Censimento ISTAT 2001 riferiti alle isole censuarie. Queste informazioni, seppure oramai datate, permettono di dare una rappresentazione areale del grado di sul territorio interessato dagli scenari di. I valori di danno associato a 5 classi di densità di abitazioni sono riportati nella tabella seguente. Tab. 5 Danno associato alla densità di abitazioni Densità di abitazioni (abitazioni/km 2 ) Valore di danno associato 0 abitazioni/km abitazioni/km abitazioni/km abitazioni/km R 00_RischioIndustriale.docx 16
20 Maggiore di abitazioni/km Analisi ed individuazione dei Piani di emergenza esterna delle industrie classificate a di incidente rilevante sistemi di monitoraggio e di predizione del Attività di mitigazione del di incidente rilevante Il Programma Regionale Integrato di Mitigazione dei Rischi (PRIM ) predisposto dalla Regione Lombardia individua azioni per la riduzione del industriale. In particolare il industriale può essere ridotto attraverso due distinte azioni di intervento: prevenzione (cioè azioni di riduzione della frequenza di accadimento); protezione (cioè azioni di riduzione della magnitudo delle conseguenze). Le azioni di prevenzione si basano sull adozione estensiva di sistemi di sicurezza e di misure rivolte alla effettiva riduzione delle frequenze di accadimento di eventi incidentali, quali i criteri di progettazione, le strumentazioni di sicurezza, le procedure di esercizio e di manutenzione, un sistema di gestione della sicurezza (obbligatorio per legge) attuato ed efficace, la buona conduzione e il buono stato di manutenzione degli impianti. Le azioni di protezione si basano sull adozione estensiva di misure protettive rivolte alla effettiva riduzione delle conseguenze (e cioè dei danni) degli eventi incidentali, quali i sistemi di protezione antincendio attiva e passiva, un piano di emergenza interno (obbligatorio per legge) provato ed efficace, la presenza e le dotazioni della squadra di emergenza, il presidio continuo dell impianto. Al fine di avere gli strumenti per valutare e predisporre efficaci misure di mitigazione del industriale, la legislazione vigente impone una serie di attività e adempimenti a cui sono soggetti sia i gestori degli stabilimenti, sia gli Enti territoriali e gli Organi di controllo. Tra i principali adempimenti volti alla conoscenza dei rischi e all attuazione di procedure finalizzate alla riduzione delle conseguenze di un possibile incidente, si ricordano: gestore degli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate nell allegato I, parte 1 e parte 2, colonna 2 e 3, è obbligato a trasmettere una notifica al ministero dell Ambiente, alla regione, alla provincia, al comune, al Prefetto, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco, al Comitato Tecnico regionale dei VV.F. I soli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate nell allegato I, parti 1 e 2, colonna 3 sono soggetti alla presentazione di un rapporto di sicurezza [articolo 8 D.Lgs. 334/99] che è sottoposto ad istruttoria da parte del Comitato tecnico regionale VV.F., integrato da esperti delle Autorità ed organi tecnici locali tra i quali l ARPA, che formula le relative conclusioni [articolo 19 D.Lgs. 334/99]. Per gli stabilimenti soggetti alle disposizioni dell articolo 8 del D.Lgs. 334/99, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da eventuali incidenti rilevanti, il gestore è tenuto a predisporre, previa consultazione del personale che lavora nello stabilimento, il piano di emergenza interno (P.E.I.). Il P.E.I. deve essere riesaminato, sperimentato e, se necessario, riveduto ed aggiornato ad intervalli appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. A seguito dell entrata in vigore del D.Lgs 238/2005 è stato previsto anche il coinvolgimento dei lavoratori delle aziende subappaltatrici a lungo termine. il Prefetto, d intesa con le regioni e gli enti locali, previa consultazione della popolazione, predispone il Piano di emergenza esterno allo stabilimento (P.E.E.) e ne coordina l attuazione. Inizialmente era previsto solo per le aziende rientranti nell art. 8 del D.Lgs. 334/99, ma dall entrata in vigore del D.Lgs 238/2005 è stato esteso l obbligo della predisposizione, da parte della Prefettura, anche per gli stabilimenti che rientrano nel campo di applicazione dell'art.6. Per la redazione si devono utilizzare le informazioni tratte dalla notifica, dalla scheda di informazione R 00_RischioIndustriale.docx 17

References: art.6
 art.8
 articolo 20
 articolo 8
 articolo 6
 art. 14
 art. 72
 art. 8
 art. 8
 art.6
 art. 6
 art. 8
 art. 6
 art. 8
 art. 8
 art. 8
 art. 6
 art. 6
 art. 8
 articolo 8
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