Source: http://www.poliziaedemocrazia.it/live/index.php?domain=rubriche&action=articolo&idArticolo=2000
Timestamp: 2020-05-28 00:38:08+00:00

Document:
Giovedí, 28/05/2020 - 02:38
L’opinione dell’avv. Nino Marazzita
Una frase fuori luogo
Gli argomenti scritti
nella sentenza, non
erano tali da giustificare
concesse all’imputato
che avrebbe pensato
secondo logica
matematica: “tu
reagisci ed io ti uccido”
I dati (riferiti a Roma) segnalano un calo nelle violenze contro le donne rispetto agli anni passati. Tuttavia rimane questo uno dei reati più odiosi. Lo dimostra il processo contro Mailat, che violentò e uccise a Roma la signora Reggiani e che si è concluso con una condanna in Corte d’Assise a 29 anni. Un punto della sentenza di condanna di Mailat, tuttavia, ha lasciato perplessa e sconcertata larga parte dell’opinione pubblica, là dove si dice che l’omicidio della donna è statola conseguenza della sua resistenza all’aggressore.
Quale il tuo pensiero in proposito?
La prima cosa che mi viene da dire è molto triste e poco di carattere giudiziario: l’assassinio efferato di questa povera donna, la signora Reggiani, ha costituito l’apertura della campagna elettorale, dove la sicurezza era diventato l’argomento principale. Ed è stato, purtroppo, anche un argomento vincente. Dico purtroppo perché non si possono vincere campagne elettorali utilizzando la paura della gente. Bisogna vincere utilizzando programmi che vengano proposti razionalmente ed accettati razionalmente dalla gente. Questa è la campagna elettorale in una civiltà, si spera, più avanzata.
Torniamo al fatto giudiziario. E’ grave, gravissimo. Nel processo penale il garantismo ormai è una parola che qualche volte diventa brutta, qualche volta diventa equivoca, perché non si capisce bene che cosa è la sostanza della garanzia.
Nel processo penale è chiaro che ha molta rilevanza il fatto strettamente criminale. E quindi, restando al caso di cui stiamo parlando, esso è di estrema gravità. Una donna scende dalla metro e viene brutalmente presa come una belva che si tira nella sua tana un altro animale più debole, più fragile, lo uccide e poi lo mangia.
Il fatto criminale è gravissimo. Quando però si passa al processo, la telecamera è puntata sulla personalità e sulla condotta dell’imputato. Se Mailtat non ha avuto l’ergastolo, che era la richiesta del pubblico ministero, immagino (perché ho letto solo stralci della sentenza) che il trattamento benevolo è stato determinato dalla personalità del ragazzo. Cioè un ragazzo che nasce in condizioni di vita disagiate, che vive in un ambiente degradato, culturalmente inesistente, vive ai margini dell’umanità, scende l’ultimo gradino e si avvicina alla bestialità. Questi sono argomenti che possono essere valutati a favore della personalità del giovane.
Un’altra cosa che potrebbe essere valutata della sua personalità, è la sua giovane età. In questo caso una pena ridotta, più benevola rispetto all’ergastolo potrebbe essere accettata. Quello che ha determinato nell’opinione pubblica, lo sconcerto, è stata la motivazione della sentenza.
Se mi permetti io faccio un discorso da avvocato, da giurista. La sentenza, ti ripeto, l’ho letta a stralci perché sono andato dritto a vedere la parte che riguardava la misura della pena e la concessione delle attenuanti generiche. In quella parte, c’è la frase assolutamente infelice, dove si dice letteralmente: “La Corte pur valutando la scelleratezza e l’odiosità del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che sia l’omicidio che la violenza sessuale limitata alla parziale espoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall’imputato e la resistenza della vittima. In assenza degli stessi l’episodio criminoso con tutta probabilità avrebbe avuto conseguenze meno gravi”.
Questa è una frase assolutamente indebita, fuori luogo e che ha sconcertato giustamente l’opinione pubblica. Però io valuto la cosa da giurista. Non è questo un argomentare per giustificare le attenuanti generiche; è un argomentare indebito, un effluvio di parole in più, rispetto alla struttura che deve avere una sentenza. La sentenza deve avere una struttura non ridondante di parole, ma deve essere schematica. Ricostruire il fatto storico, enucleare dal fatto storico il comportamento e poi valutare il comportamento in rapporto alla personalità ed anche alle modalità del fatto. Certamente queste modalità del fatto sono discutibili, fuori luogo, peraltro sono cose opinabili, qua si dà quasi una certezza matematica che non c’è: “A questo meccanismo io reagisco e quindi tu aggravi il tuo comportamento criminale e se non reagisco forse mi sarebbe andata meglio”. Mi sembra la regola dell’assurdo.
Per dirla con una parola assolutamente poco elegante, la sentenza in quella parte è incartata sulle parole e se quella parte non fosse stata scritta, la sentenza sarebbe stata più accettabile.
Ripeto però che non è stato questo il motivo che ha determinato la misura della pena. C’è un altro tipo di motivazione che è quella legata alla personalità dell’imputato, della sua vita. Oltretutto si dice che Mailat avrebbe commesso altri reati, e di questo nella sentenza non se ne parla o, comunque, non è stato mai fatto un accertamento attento ed adeguato perché questo avrebbe potuto anche cambiare il processo. Bisogna rilevare che i giudici danno una valutazione che poi è sottoposta ad un giudice d’Appello. E se il giudice d’Appello modifica la sentenza c’è anche un terzo grado di giudizio, questo perché il nostro è un Paese garantista. Il garantismo va in malora però quando per fare tre gradi di giudizio ci vogliono otto anni!
Un’altra cosa bisogna dire: che il sindaco di Roma non può utilizzare l’argomento violenza per continuare la campagna elettorale; il magistrato decide una sentenza, giusta o sbagliata, che ha i suoi gradi di giudizio e ha avuto anche la disapprovazione dell’opinione pubblica, però il sindaco di Roma, che fa parte delle Istituzioni dello Stato, ha un suo peso, un suo rilievo e non può dire che per questi reati ci vuole l’ergastolo, perché interferisce nella magistratura, nell’autonomia della magistratura e nello stesso tempo nell’autonomia del Parlamento.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza