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Timestamp: 2020-04-04 22:41:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13486 del 29/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13486 del 29/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 29/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.29/05/2017), n. 13486
sul ricorso 20185-2015 proposto da:
B.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI
121, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE VETERE, che la
DITTA TIGER PETROLI di I.A. & C. SAS, in persona del
ROMA, VIA DEL TRITONE 102, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO
CLAUSI, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al
LION PETROLI DI M.C. & C. SAS;
avverso la sentenza n. 1612/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
che, con sentenza del 6 febbraio 2015, la Corte di Appello di Catanzaro confermava la decisione del Tribunale di Cosenza che, in parziale accoglimento della domanda proposta da B.E. nei confronti della Tiger Petroli di I.A. &amp; C. s.a.s. e della Lion Petroli di M.C. &amp; C. s.a.s. (d’ora in avanti Tiger Petroli e Lion Petroli) aveva condannato la Tiger Petroli al pagamento in favore della ricorrente della somma di Euro 2.203,33 oltre accessori di legge a titolo di TFR, rigettandola nel resto nei confronti della Tiger (erano state chieste anche differenze retributive tra quanto indicato in busta paga e quanto effettivamente versato alla lavoratrice, nonchè per lavoro irregolare dal gennaio al marzo 2002, straordinario per il mese di giugno 2006, 14 mensilità ed indennità per ferie non godute) e rilevando che, in corso di causa, la Lion Petroli aveva versato la somma di Euro 4.131,73 accettata dalla B., così assolvendo ad ogni pretesa avanzata nei suoi confronti;
che per la cassazione di tale decisione propone ricorso la B. affidato a due motivi;
che la Tiger Petroli resiste con controricorso mentre la Lion Petroli è rimasta intimata;
che la ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c. in cui dissente dalla proposta del relatore ribadendo le argomentazioni di cui ai motivi di ricorso;
che: con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa di norme di legge nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5) per non avere la Corte di Appello – pur nella consapevolezza che la busta paga sottoscritta per quietanza dal lavoratore non preclude a quest’ultimo di contestarne la corrispondenza alla retribuzione effettivamente erogata dimostrando tale circostanza – adeguatamente valutato le risultanze della espletata istruttoria e, in particolare, le dichiarazioni rese in sede di libero interrogatorio dai rispettivi legali rappresentanti delle due società; con il secondo motivo viene dedotta violazione e falsa applicazione di norme di diritto ed omessa pronuncia (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4) in quanto la Corte territoriale aveva reputato le prove testimoniali raccolte insufficienti a dimostrare le pretese della ricorrente attribuendo valore preminente alla deposizione del teste D. rispetto a quelle degli altri, omettendo di prendere in considerazione e la richiesta di disporre una nuova audizione dei testi escussi e quella di nomina di un consulente tecnico per verificare le differenze ancora dovute alla B.;
che entrambi i motivi sono inammissibili in quanto – nonostante la generica deduzione di violazione di legge contenute nelle intestazioni – si risolvono nel sollecitare una generale rivisitazione del materiale di causa e nel chiederne un nuovo apprezzamento nel merito, operazione non consentita in sede di legittimità neppure sotto forma di denuncia di vizio di motivazione; invero, è stato in più occasioni affermato dalla giurisprudenza di questa Corte che la valutazione delle emergenze probatorie, come la scelta, tra le varie risultanze, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive (cfr, e plurimis, Cass. n. 17097 del 21/07/2010; Cass. n. 12362 del 24/05/2006; Cass. n. 11933 del 07/08/2003);
che, peraltro, il secondo motivo è inammissibile anche con riferimento alla dedotta “omessa pronuncia” configurabile esclusivamente con riferimento a domande attinenti al merito e non anche in relazione ad istanze istruttorie per le quali l’omissione è denunciabile soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione (Cass. n. 13716 del 05/07/2016; Cass. n. 6715 del 18/03/2013; Cass. n. 3357 del 11/02/2009, ex multi3), nel caso in esame neppure dedotto;
che, pertanto, in adesione alla proposta del relatore il ricorso va dichiarato inammissibile;
che le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico della ricorrente e vengono liquidate come da dispositivo in favore della Tiger Petroli di I.A. &amp; C. s.a.s. in liquidazione con attribuzione all’avv. Claudio Francesco Clausi per dichiarato anticipo fattone, mentre non si provvede in ordine alle spese nei confronti della Lion Petroli di M.C. &amp; C. s.a.s. rimasta intimata;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio in favore della Tiger Petroli s.a.s. liquidate in Euro 200.00 per esborsi, Euro 2.700,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%, con attribuzione; nulla per le spese nei confronti della Lion Petroli di M.C. e C. s.a.s..

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 art. 380
 Cass. 
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