Source: http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-i/capo-ii/sezione-i/art1176.html
Timestamp: 2014-09-03 02:02:29+00:00

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Art. 1176 codice civile - Diligenza nell'adempimento - Brocardi.it
Dispositivo dell'art. 1176 Codice Civile
Nell'adempiere l'obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia (1). Nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata [2104, 2145 2, 2174, 2224 1, 2232, 2236] (2).
(1) La diligenza non va confusa con la correttezza o buona fede [v. 1175]. La prima misura l'obbligo cui il soggetto è tenuto per soddisfare l'interesse del creditore, e pretende tutto lo sforzo appropriato, secondo criteri di normalità; la seconda, invece, impone di considerare interessi che non sono oggetto di una tutela specifica, e impone una lealtà di comportamento nel corso dell'esecuzione della prestazione.
(2) Tale disposizione, prevista per le obbligazioni professionali (es.: quelle del medico, dell'imprenditore etc.), ha, secondo parte della dottrina, valore di regola generale: la diligenza del debitore va determinata tenendo conto delle sue caratteristiche personali e della specificità della natura della prestazione, anche se non si tratta di obbligazioni professionali.
La diligenza ha una duplice valenza: oltre ad individuare le modalità dell'esecuzione della prestazione, rileva anche (e soprattutto) quale criterio di valutazione di responsabilità del debitore, anche in relazione all'art. 1218: uno standard elevato di diligenza comporta che il debitore sia in colpa già quando viola in misura minima il dovere di diligenza (colpa lieve); al contrario, se si richiede uno standard più contenuto di diligenza, il debitore è in colpa solo quando violi in misura consistente il dovere di diligenza (colpa grave).
559Quale caposaldo della disciplina dell'adempimento delle obbligazioni rimane la misura di diligenza riferita al tipo classico del buon padre di famiglia art. 176 del c.c.: nell'[[1768]], primo comma, � stato abbandonato il criterio della diligenza quam in suis, applicata nel deposito dall'art. 1843 cod. civ. del 1865, perch� esso non dava alla responsabilit� del debitore una base certa, come la d� la diligenza in astratto,e poteva anche spingere senza ragione verso una responsabilit� pi� rigorosa.
La diligenza del buon padre di famiglia, come � noto, � una di quelle formule elaborate dalla giurisprudenza romana
e dalla tradizione romanistica, che desumono il loro contenuto dalle concezioni dominanti nella coscienza sociale, e che, per la loro adattabilit� alle situazioni di fatto, rispondono in modo eccellente ai bisogni vari della vita di relazione. La figura del bonus paterfamilias non si risolve nel concetto di � uomo medio �, ricavabile dalla pratica della media statistica; ma � un concetto deontologico, che � frutto di una valutazione espressa dalla coscienza generale. E' il modello di cittadino
e di produttore, che a ciascuno � offerto dalla societ� in cui vive; modello per sua natura mutevole secondo i tempi, le abitudini sociali, i rapporti economici e il clima politico. Oggi il buon padre di famiglia �, in conformit� della dottrina fascista, il cittadino o il produttore memore dei propri impegni e cosciente delle relative responsabilit�.
Il criterio della diligenza, richiamato in via generale nell'[[1176]] come misura del comportamento del debitore nell'eseguire la prestazione dovuta, riassume in s� quel complesso di cure e di cautele che ogni debitore deve normalmente impiegare nel soddisfare la propria obbligazione, avuto riguardo alla natura del particolare rapporto ed a tutte le circostanze di fatto che concorrono a determinarlo. Si tratta dl un criterio obiettivo e generale, non soggettivo e individuale: sicch� non basterebbe al debitore, per esimersi da responsabilit�, dimostrare di avere fatto quanto stava in lui per cercare di adempiere esattamente l'obbligazione. Ma, d'altra parte, � un criterio che va commisurato al tipo speciale del singolo rapporto; per questo, nel secondo comma dell'[[1176]], � chiarito, a titolo di esemplificazione legislativa, che, trattandosi di obbligazioni inerenti all'esercizio (e quindi all'organizzazione) di un'attivit� professionale, la diligenza deve valutarsi avuto riguardo alla natura dell'attivit� esercitata; per questo, inoltre, pur essendo apparso superfluo riprodurre il secondo comma dell'art. 1224 del c.c., � da ritenersi certo che sussistono anche nel nuovo sistema dei casi in cui la diligenza deve apprezzarsi con minore o con maggiore rigore.
Il minor rigore, oltre che a proposito dell'erede beneficiato (art. 491 del c.c.), del donante (art. 789 del c.c.), del prestatore d'opera intellettuale (art. 2236 del c.c.) e del terzo acquirente dell'immobile ipotecato (art. 2864 del c.c., primo comma), per i quali la responsabilit� sorge solo come effetto della colpa grave, si applica nei confronti del mandatario gratuito (art. 1710 del c.c., primo comma), del depositarlo gratuito (art. 1768 del c.c., secondo comma) e del gestore d'affari (art. 2030 del c.c., secondo comma) per i quali la diligenza normale deve essere valutata meno rigorosamente, anche se non si arriva ad escludere del tutto la responsabilit� per colpa lieve. Ma il minor rigore pu� essere anche stabilito convenzionalmente: l'ammette l'art. 1229 del c.c., sempre che il patto relativo non importi esonero o limitazione della responsabilit� per dolo o per colpa grave, e con l'ulteriore esclusione dei casi in cui l'obbligazione � stabilita da norme di ordine pubblico.
Il maggior rigore concerne la ipotesi dell'art. 1681 del c.c., sulla quale sar� fatta parola pi� avanti (n. 571, in fine).
Non potest improbus videri, qui ignorat quantum solvere debeat
Solutio est praestatio eius quod est in obligatione
Solutionis verbum pertinet ad omnem liberationem quoquo modo factam
Cass. n. 7269/2013
Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata (ricorrente quando, a causa del mancato rilievo da parte del sanitario dell'esistenza di malformazioni congenite del feto, la gestante perda la possibilit� di abortire) � onere della parte attrice allegare e dimostrare che, se fosse stata informata delle malformazioni del concepito, avrebbe interrotto la gravidanza; tale prova non pu� essere desunta dal solo fatto che la gestante abbia chiesto di sottoporsi ad esami volti ad accertare l'esistenza di eventuali anomalie del feto, poich� tale richiesta � solo un indizio privo dei caratteri di gravit� ed univocit�.
Cass. n. 2638/2013
La responsabilit� dell'avvocato - nella specie per omessa proposizione di impugnazione - non pu� affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell'attivit� professionale, occorrendo verificare se l'evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente ed, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, ed il risultato derivatone.
Cass. n. 20995/2012
La circostanza che una legge ambigua od una giurisprudenza contrastata rendano incerta l'effettiva sussistenza dell'obbligo per il notaio di eseguire un adempimento teoricamente necessario per la validit� o l'opponibilit� dell'atto da lui rogato, non esclude la responsabilit� dello stesso nel caso in cui, in seguito, quell'adempimento dovesse risultare effettivamente dovuto, avendo questi il preciso obbligo, impostogli dall'art. 1176, comma secondo, c.c., di osservare un principio di precauzione ed adottare la condotta pi� idonea a salvaguardare gli interessi del cliente.
Il notaio che, dopo avere costituito un fondo patrimoniale, ometta di curare la relativa annotazione in margine all'atto di matrimonio, risponde nei confronti dei proprietari dei beni conferiti nel fondo del danno da essi patito in conseguenza dell'inopponibilit� del vincolo di destinazione ai creditori, a nulla rilevando che sia stata comunque eseguita la trascrizione dell'atto, giacch� quest'ultima non rende la costituzione del fondo patrimoniale opponibile ai terzi quando sia mancata la suddetta annotazione, nemmeno nel caso in cui i terzi stessi ne avessero conoscenza.
Cass. n. 20984/2012
Il consenso del paziente all'atto medico non pu� mai essere presunto o tacito, ma deve essere fornito espressamente, dopo avere ricevuto un'adeguata informazione, anch'essa esplicita; presuntiva, per contro, pu� essere la prova che un consenso informato sia stato dato effettivamente ed in modo esplicito, ed il relativo onere ricade sul medico.
Cass. n. 17143/2012
La diligenza esigibile dal medico nell'adempimento della sua prestazione professionale, pur essendo quella "rafforzata" di cui al secondo comma dell'art. 1176 c.c., non � sempre la medesima, ma varia col variare del grado di specializzazione di cui sia in possesso il medico, e del grado di efficienza della struttura in cui si trova ad operare. Pertanto dal medico di alta specializzazione ed inserito in una struttura di eccellenza � esigibile una diligenza pi� elevata di quella esigibile, dinanzi al medesimo caso clinico, da parte del medico con minore specializzazione od inserito in una struttura meno avanzata.
Cass. n. 16754/2012
Nel caso in cui il medico ometta di segnalare alla gestante l'esistenza di pi� efficaci test diagnostici prenatali rispetto a quello in concreto prescelto, impedendole cos� di accertare l'esistenza d'una una malformazione congenita del concepito, quest'ultimo, ancorch� privo di soggettivit� giuridica fino al momento della nascita, una volta venuto ad esistenza, ha diritto ad essere risarcito da parte del sanitario con riguardo al danno consistente nell'essere nato non sano, e rappresentato dell'interesse ad alleviare la propria condizione di vita impeditiva di una libera estrinsecazione della personalit�, a nulla rilevando n� che la sua patologia fosse congenita, n� che la madre, ove fosse stata informata della malformazione, avrebbe verosimilmente scelto di abortire.
Cass. n. 16549/2012
La responsabilit� del notaio per non avere rilevato l'esistenza di un'iscrizione ipotecaria pregiudizievole, in occasione di una compravendita immobiliare, deve escludersi quando l'errore sia stato causato da una condotta negligente del conservatore dei registri immobiliari, che abbia reso di fatto impossibile l'individuazione dell'iscrizione ipotecaria con l'uso dell'ordinaria diligenza professionale.
Cass. n. 16254/2012
La diligenza esigibile dal professionista o dall'imprenditore, nell'adempimento delle obbligazioni assunte nell'esercizio delle loro attivit�, � una diligenza speciale e rafforzata, di contenuto tanto maggiore quanto pi� sia specialistica e professionale la prestazione a loro richiesta. Nella controversia concernente l'inadempimento contrattuale del professionista, pertanto, questi, per andare esente da un giudizio di condanna, ha l'onere di provare che l'insuccesso � dipeso da causa a lui non imputabile anche quando la prestazione richiestagli richiedeva la soluzione di problemi tecnici di particolare difficolt�, posto che problemi speciali esigono dal professionista una competenza speciale. N� a tale conclusione osta l'art. 2236 c.c., il quale non esonera affatto il professionista-debitore da responsabilit� nel caso di insuccesso di prestazioni complesse, ma si limita a dGettare un mero criterio per la valutazione della sua diligenza.
Cass. n. 10616/2012
La clinica privata risponde dei danni derivati al paziente dall'insuccesso di un intervento chirurgico, anche quando l'operatore non sia un suo dipendente; allo stesso modo, il medico, che opera in una clinica privata, risponde dei danni derivati dal difetto delle apparecchiature di quest'ultima, dovendo personalmente accertarsi della loro efficienza (nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva escluso la responsabilit� del chirurgo che, operando in una clinica privata, aveva causato un danno al paziente a causa del difettoso funzionamento di un bisturi elettrico).
Cass. n. 10296/2012
Il notaio incaricato della stipula di un atto di compravendita immobiliare risponde dei danni patiti dall'acquirente a causa dell'assenza nell'immobile dei requisiti per il rilascio del certificato di abitabilit�, a nulla rilevando che la mancanza di quei requisiti potesse essere agevolmente accertata dall'acquirente stesso, quando non sia dimostrato che il professionista abbia informato il cliente di tale situazione e delle sue possibili conseguenze. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva escluso l'inadempimento del notaio con riferimento al contratto di prestazione d'opera professionale, ritenendo lo stesso notaio in grado di percepire, in base ai titoli di provenienza, la mancata consonanza dell'immobile compravenduto rispetto ai vincoli imposti in un atto d'obbligo intercorso tra il costruttore ed il Comune, e perci� tenuto a sollecitare l'attenzione delle parti stipulanti su detta situazione).
Cass. n. 443/2012
Al fine di valutare la condotta del debitore di una prestazione professionale in termini di esatto adempimento, � necessario che vi sia certezza in ordine all'oggetto della prestazione, la quale costituisce un "prius" logico rispetto all'analisi della diligenza nell'adempimento. (Nell'enunciare detto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto dovuto il compenso al professionista, il quale aveva eseguito la progettazione di un edificio in un'area, poi risultata inedificabile ma, nel momento dell'esecuzione dell'incarico, ragionevolmente suscettibile di futura edificazione, per l'allora favorevole prognosi sull'approvazione del piano di lottizzazione).
Cass. n. 10927/2011
In tema di contratto di appalto, la responsa�bilit� dell'appaltatore per i vizi dell'opera sussiste ancorch� essi siano riconducibili ad una condi�zione posta in essere da un terzo (nella specie la diversa impresa esecutrice dei lavori di sottofondo del pavimento poi completato dall'appaltatore), essendo invero questi tenuto verso il committen�te, per aver assunto un'obbligazione di risultato e non di mezzi, a realizzare l'opera a regola d'arte e rispondendo anche per le condizioni imputabili allo stesso committente o a terzi se, conoscendole o potendole conoscere con l'ordinaria diligenza, non le abbia segnalate all'altra parte, n� abbia adottato gli accorgimenti opportuni per far con�seguire il risultato utile, salvo che, in relazione a tale situazione, ottenga un espresso esonero di responsabilit�.
Cass. n. 8312/2011
In tema di responsabilit� professionale del�l'avvocato, la mancata indicazione al giudice delle prove indispensabili per l'accoglimento della do�manda costituisce, di per s�, manifestazione di negligenza del difensore, salvo che egli dimostri di non aver potuto adempiere per fatto a lui non imputabile o di avere svolto tutte le attivit� che, nella particolare contingenza, gli potevano es�sere ragionevolmente richieste, tenuto conto, in ogni caso, che rientra nei suoi doveri di diligenza professionale non solo la consapevolezza che la mancata prova degli elementi costitutivi della domanda espone il cliente alla soccombenza, ma anche che il cliente, normalmente, non � in grado di valutare regole e tempi del processo, n� gli elementi che debbano essere sottoposti alla cognizione del giudice, cos� da rendere necessario che egli, per l'appunto, sia indirizzato e guidato dal difensore, il quale deve fornirgli tutte le in�formazioni necessarie, pure al fine di valutare i rischi insiti nell'iniziativa giudiziale. (Nella spe�cie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilit� professionale del difensore - il quale, in un giudizio risarcitorio a seguito di sinistro stradale, aveva chiesto fissarsi l'udienza di precisazione delle conclusioni senza aver dato corso alle prove sulle modalit� del fatto, sulla responsabilit� e sull'entit� dei danni - reputando, erroneamente, che gravasse sul cliente l'onere di provare di aver fornito al difensore la lista testimoniale, l� dove, invece, era onere di quest'ultimo dimostrare di aver sollecitato ade�guatamente il cliente a siffatta comunicazione).
L'omessa comunicazione al cliente dell'av�venuta notificazione della sentenza di condanna (nella specie, al pagamento delle spese proces�suali per il rigetto della domanda di risarcimento danni a seguito di sinistro stradale), fino a far decorrere il termine per impugnare, costituisce grave negligenza e fonte di responsabilit� professionale. (Nella specie, la S.C. ha cassato, per vizio di motivazione, la sentenza di merito che aveva escluso la sussistenza della responsabilit� profes�sionale del difensore in forza dell'apodittica affermazione che non sussistevano ragioni sufficienti "a rendere accoglibile un'impugnazione, sia in fatto sia in diritto").
Cass. n. 6829/2011
La disposizione dell'art. 5, comma quarto, della legge 2 gennaio 1991, n. 1, secondo la quale la societ� di intermediazione mobiliare � respon�sabile in solido degli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari, anche se tali danni siano conseguenti a loro responsabilit� accertata in sede penale, richiede un rapporto di "necessaria occasionalit�" tra incombenze affidate e fatto del promotore, che � ravvisabile in tutte le ipotesi in cui il comportamento del promotore rientri nel quadro delle attivit� funzionali all'esercizio delle incombenze di cui � investito. N� rileva che il comportamento del promotore abbia esorbitato dal limite fissato dalla societ�, essendo sufficiente che la sua condotta sia stata agevolata e resa pos�sibile dall'inserimento del promotore stesso nel�l'attivit� della societ� d'intermediazione mobilia�re e si sia realizzata nell'ambito e coerentemente alle finalit� in vista delle quali l'incarico � stato conferito, in maniera tale da far apparire al terzo in buona fede che l'attivit� posta in essere, per la consumazione dell'illecito, rientrasse nell'incari�co affidato.
In tema di intermediazione mobiliare, la mera allegazione del fatto che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalit� difformi da quelle con cui quest'ultimo sarebbe legittimato a riceverle, non vale, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, ad interrompere il nesso di causalit� esistente tra lo svolgimento dell'attivit� dello stesso e la consumazione dell'illecito, e non preclude, pertanto, la possibilit� di invocare la responsabilit� solidale dell'inter�mediario preponente; n� un tal fatto pu� essere addotto dall'intermediario come concausa del danno subito dall'investitore, in conseguenza dell'illecito consumato dal promotore, al fine di ridurre l'ammontare del risarcimento dovuto. Le disposizioni di legge e regolamentari dettate in ordine alle modalit� di corresponsione al promo�tore finanziario dell'equivalente pecuniario dei titoli acquistati o prenotati, infatti, sono dirette unicamente a porre a suo carico un obbligo di comportamento al fine di tutelare l'interesse del risparmiatore e non possono, quindi, logicamente interpretarsi come fonte di un onere di diligenza a carico di quest'ultimo, tale da comportare un addebito di colpa (concorrente, se non addirit�tura esclusiva) in capo al soggetto danneggiato dall'altrui atto illecito, e salvo che la condotta del risparmiatore presenti connotati di "anomalia", vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole e fattiva acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore, palesata da elementi presuntivi, quali ad esempio il numero o la ripetizione delle operazioni poste in essere con modalit� irregolari, il valore complessivo delle operazioni, l'esperienza acquisita nell'inve�stimento di prodotti finanziari, la conoscenza del complesso "iter" funzionale alla sottoscrizione di programmi di investimento e le sue complessive condizioni culturali e socio-economiche.
Cass. n. 4422/2011
Non � fonte di responsabilit� professionale, per il legale che sia stato incaricato della presen�tazione di una dichiarazione di successione in prossimit� della scadenza del relativo termine e in mancanza della documentazione necessaria per il tempestivo adempimento della prestazione, omettere di consigliare al cliente di accettare l'eredit� con beneficio di inventario, in modo da farlo beneficiare della proroga prevista per tale ipotesi dalla legge, trattandosi di una deviazione dell'atto dal suo scopo precipuo.
Cass. n. 3847/2011
Il medico che operi all'interno di una clinica privata, ne sia o meno dipendente, ha sempre il dovere di informare il paziente di eventuali carenze o limiti organizzativi o strutturali della clinica stessa (come, nella specie, la mancanza di una adeguata struttura di rianimazione neona�tale); ove ci� non faccia, egli risponde in solido con la clinica del danno patito dal paziente in conseguenza di quel "deficit" organizzativo o strutturale, ove possa presumersi che il paziente, se correttamente informato, si sarebbe avvalso di altra struttura sanitaria.
Cass. n. 18360/2010
In tema di responsabilit� professionale, il difensore che, in corso di giudizio, dichiari erro�neamente la sussistenza di una causa interruttiva del processo (nella specie, l'avvenuta fusione per incorporazione della societ� patrocinata), provo�candone effettivamente l'interruzione, � respon�sabile dei danni, da liquidarsi in via equitativa, patiti dal proprio cliente in conseguenza del ri�tardo nella conclusione della causa (la cui risarci�bilit� trova conferma anche nella disciplina sulla responsabilit� dello Stato per l'eccessiva durata dei processi, di cui alla legge 24 marzo 2001, n. 89), non potendo costituire causa di esenzione da tale responsabilit� il solo fatto che sussistano ri�tardi gi� accumulati durante il corso del giudizio, giacch� il sovrapporsi di nuove dilazioni aggrava le conseguenze dannose dell'illecito.
Cass. n. 17506/2010
La responsabilit� professionale dell'avvoca�to pu� scaturire anche da una scelta processuale che, pur di per s� non erronea o controproducen�te, nondimeno ritardi la realizzazione dell'interes�se del cliente. E, pertanto, manifestamente infon�dato, ai sensi del combinato disposto degli arti. 360 bis e 375 c.p.c., il ricorso col quale si censuri la sentenza di merito che abbia fatto applicazione del suddetto principio. (Nella fattispecie la negli�genza professionale � consistita nella instaurazio�ne di un giudizio ordinario invece di un ricorso monitorio nonostante l'idonea prova scritta del credito. Principio affermato ex art. 360 bis, n. 1, c.p.c.).
Cass. n. 16905/2010
Sebbene incorra in responsabilit� professio�nale il notaio il quale roghi un contratto di com�pravendita immobiliare senza accertare l'esistenza di una trascrizione pregiudizievole sull'immobile, il danno risarcibile derivato da tale condotta non si identifica col prezzo pagato dall'acquirente se, al momento della stipula, tale prezzo era gi� stato interamente pagato. Ricorrendo tale ipotesi, l'unico danno risarcibile ascrivibile al notaio � costituito dalle spese connesse al rogito.
Cass. n. 15726/2010

References: art. 176
in fine

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 art. 360

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