Source: https://www.laleggepertutti.it/124877_molestie-si-a-sms-e-telefonate-assillanti-per-i-soldi-del-mantenimento
Timestamp: 2018-08-14 15:53:24+00:00

Document:
> Donna e famiglia Pubblicato il 28 giugno 2016
Se le martellanti telefonate e i messaggini sul cellulare non hanno ad oggetto questioni futili, ma riguardano questioni inerenti i rapporti con i figli e il pagamento dell’assegno di mantenimento, non scatta il reato di stalking o di molestie.
Lecito tampinare l’ex coniuge con telefonate continue ed sms, anche nelle ore notturne, se l’oggetto delle comunicazioni riguarda il rispetto degli obblighi di mantenimento e i rapporti con i figli. Il reato di molestie, infatti, può scattare solo nel caso in cui il comportamento persecutorio sia determinato da futili motivi e, di certo, tali non sono le questioni attinenti ai doveri familiari, specie se in mezzo ci sono i figli minori. È quanto chiarito poche ore fa dalla Cassazione [1].
[1] Cass. sent. n. 26778/16 del 28.06.16.
Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 27 gennaio – 28 giugno 2016, n. 26776
Presidente Siotto – Relatore Novik
1. Con sentenza emessa il 1 aprile 2015, il Tribunale di Genova condannava R.S. alla pena di euro 300 di ammenda ed al risarcimento dei danni in favore della parte civile per il reato di cui all’art. 660 cod. pen., “perché, per petulanza con telefonate ed SMS continue ed anche notturne, recava molestia al coniuge separato M.M.”. Fatto commesso in Ne, sino al mese di dicembre 2010. Le indagini erano originate dalla denuncia presentata dalla parte offesa che aveva riferito di aver ricevuto per più di un mese telefonate ripetute e messaggi disturbanti da parte della moglie separata, nonostante avesse cambiato più volte numero di telefono. Le telefonate ed i messaggi, avente tutti, tranne uno, per oggetto il rapporto con i figli, erano disturbanti e proseguivano nonostante il divieto imposto alla ex moglie.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputata che con un primo motivo eccepisce violazione di legge in relazione agli artt. 660 – 42 cod. pen.; illogicità della motivazione in relazione alla qualificazione della condotta ed all’elemento soggettivo. Il fine della S. non era quello di arrecare disturbo, ma di ricercare un contatto con il marito separato nell’interesse dei figli. Il giudizio di penale responsabilità era stato emesso anche in relazione alle comunicazioni a mezzo SMS, che secondo la giurisprudenza (è citata la sentenza della Cassazione n. 24.670 del 2012) non costituisce comunicazione.
1. Il terzo motivo di ricorso, il cui esame va svolto preliminarmente, non è fondato perché, a prescindere dall’utilizzo dei tabulati telefonici, è la stessa ricorrente ad ammettere che le telefonate e i messaggi in contestazione, ritenuti fonte di molestia o di disturbo, sono stati effettuati con il suo telefono. Questa Corte ha fissato il principio per il quale, quando con il ricorso per cassazione si lamenti, come nella specie, l’inutilizzabilità di un elemento a carico, il motivo di ricorso deve illustrare, a pena di inammissibilità per aspecificità, l’incidenza dell’eventuale eliminazione del predetto elemento ai fini della cosiddetta “prova di resistenza” (Sez. 6, n. 18764 del 05/02/2014, Barilari, Rv. 259452) perché gli elementi di prova acquisiti illegittimamente devono incidere, scardinandola, sulla motivazione censurata e diventano irrilevanti ed ininfluenti quando non abbiano, come nella specie, alcun peso reale sulla decisione dei giudice di merito.
2. II ricorso è fondato nel merito. Premesso che la giurisprudenza più recente di questa Corte di Cassazione (Sez. 3, n. 28680 del 26/03/2004 – dep. 01/07/2004, Modena, Rv. 229464; Sez. 1, Sentenza n. 30294 del 24/06/2011, Rv. 250912; sez. 1, Sentenza n. 10983 dei 22/02/2011, Rv. 249879) ha condivisibilmente affermato che “La disposizione di cui all’art. 660 cod. pen. punisce la molestia commessa col mezzo dei telefono, e quindi anche la molestia posta in essere attraverso l’invio di short messages system (SMS) trasmessi attraverso sistemi telefonici mobili o fissi, i quali non possono essere assimilati a messaggi di tipo epistolare, in quanto il destinatario di essi è costretto, sia “de auditu” che “de visu”, a percepirli, con corrispondente turbamento della quiete e tranquillità psichica, prima di poterne individuare il mittente, il quale in tal modo realizza l’obiettivo di recare disturbo al destinatario (l’arresto giurisprudenziale citato dalla difesa del ricorrente a dimostrazione della non suscettibilità dei messaggi di posta elettronica a configurare il reato contestato non è pertinente al caso de quo riguardando il diverso caso dell’uso della messaggeria elettronica), si osserva che il reato contestato punisce chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero con il mezzo dei telefono, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo.
Ai fini della sussistenza dei reato è necessario che il comportamento sia connotato dalla caratteristica della petulanza, ossia da quel modo di agire pressante, ripetitivo, insistente, indiscreto e impertinente che finisce, per il modo stesso in cui si manifesta, per interferire sgradevolmente nella sfera della quiete e della libertà delle persone “o per altro biasimevole motivo”, ovvero qualsiasi altra motivazione che sia da considerare riprovevole per se stessa o in relazione alla persona molestata, e che è considerata dalla norma come avente gli stessi effetti della petulanza (v. Cass., Sez. 1, 7.1.1994 n. 3494, Benevento).
Nella specie, infatti, il giudice ha ammesso che le ragioni dell’imputata a ricercare il contatto con il marito separato riguardavano problematiche con i figli e ragioni economiche connesse al mancato pagamento della somma versata in sede di separazione personale, ma ha considerato integrato il reato avendo di mira gli effetti che da essa erano rifluiti nella sfera della persona offesa che “non gradendo le chiamate le interrompeva”. Tale ragionamento non rispecchia il contenuto della norma che è incentrato sulla molestia dell’atto e non sulla percezione che di esso ha il destinatario. Cosicchè, una volta riconosciuto che le telefonate e gli sms vertevano “su questioni non futili e di rilevante interesse per i figli” è illogico definirle petulanti e fonti di disturbo, come se fosse giustificabile il comportamento del genitore che per sottrarsi agli obblighi a suo carico (economici e di assistenza) rifiuti ogni colloquio con il coniuge separato.
01/07/2016 alle 05:00
ahhhhh!!!! Quindi le donne possono molestare e perseguitare?????? Quanti padri separati sono stadi condannati per stalking solo per qualche telefonata di troppo per parlare con i propri figli o per cercare di recuperare un rapporto con la ex……..invece le donne per i furti legalizzati come l’assegno di mantenimento posso perseguitare!!!!! E’ vergognoso e assurdo!!!!!!

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza