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Timestamp: 2018-06-23 02:32:23+00:00

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Novità fiscali del 6 agosto 2010: verifica fiscale con PVC: causa rimessa alla CTP per errata costituzione di contradditorio; federalismo municipale: al via l’IMU; black list: nuovi elenchi; modificato il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte; iscrizione del mediatore alla Camera di Commercio; esenzione IRAP per i medici con dipendenti | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 6 agosto 2010: verifica fiscale con PVC: causa rimessa alla CTP per errata costituzione di contradditorio; federalismo municipale: al via l’IMU; black list: nuovi elenchi; modificato il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte; iscrizione del mediatore alla Camera di Commercio; esenzione IRAP per i medici con dipendenti
1) Verifica fiscale con PVC: Causa rimessa alla CTP per errata costituzione di contradditorio
2) Federalismo municipale: Al via l’Imu
3) Black list: Nuovi elenchi in G.U. per i paesi a fiscalità privilegiata
4) Modificato il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte
5) Intermediari fiscali sotto controllo dell’Agenzia delle Entrate
6) Patto unitario contro evasione fiscale, contributiva e lavoro irregolare
7) Per la lotta all’evasione un segno + nei primi 7 mesi del 2010
8) Iscrizione del mediatore alla Camera di commercio
9) Esenzione Irap per i medici con dipendenti
11) Investimenti ambientali detassati nel Modello Unico
12) Servizi di formazione universitaria: Se manca il fine di lucro non rilevano per il fisco
Poiché si è concretizzata una errata costituzione di contradditorio (lett. b comma 1 dell’art. 59 D. Lgs. 546/92), la Commissione Tributaria Regionale di Roma ha rimesso il giudizio nella mani della Commissione sottostante (Commissione Tributaria Provinciale di Roma). Tale evento autorizza la remissione della causa alla CTP che ha emesso la sentenza impugnata.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Roma con la sentenza n. 159/7/10 depositata il 05 luglio 2010 (pubblicata sul sito del CommercialistaTelematico.com il 05 agosto 2010).
La particolare vicenda è scaturita da una verifica fiscale, e dal relativo PVC, con il quale sono state rilevate numerose irregolarità per cui l’Ufficio ha recuperato a tassazione costi ritenuti indebitamente dedotti (ammortamenti non registrati nel libro dei beni ammortizzabili, costi per autovettura di lusso, viaggi e soggiorni e acquisti di oggetti senza indicazione del fruitore) perché non iscritti nei registri Iva, ricavi non annotati anche inseriti in dichiarazione e, infine, ricavi non contabilizzati e determinati sulla base delle fatture di acquisto.
Dopo avere sciolto la riserva, la C.T.R. ha evidenziato che il giudizio di primo grado si è incardinato in maniera erronea.
Il ricorso introduttivo è stato correttamente proposto nei confronti dell’Agenzia delle Entrate Ufficio di Albano Laziale (autore delle contestate riprese a tassazione) che ha emesso i due avvisi di accertamento impugnati; non è dato sapere, non essendosi rinvenuta in atti documentazione in proposito, tuttavia è poi comparsa come controparte del ricorrente l’Agenzia delle Entrate Ufficio di Roma 8 alla quale sono state inviate le comunicazioni relative allo svolgimento del processo tanto che la sentenza della CTP contiene l’indicazione di tale Ufficio come parte resistente ed i giudici, constatata la sua mancata costituzione in giudizio, hanno rilevato il suo totale disinteresse alla causa tanto da condannarlo alla rifusione delle spese dì lite.
La C.T.R. di Roma ha osservato che nei ricorsi tributari la controparte è comunque sempre l’Amministrazione Finanziaria, ma il D.Lgs. 546/92 impone ai contribuenti di indicare nel ricorso l’ufficio del Ministero delle Finanze nei cui confronti il ricorso è proposto proprio per permettere ai singoli Uffici che hanno competenze diverse, prima per materia ed ora per territorio, di partecipare attivamente al processo predisponendo gli adeguati strumenti difensivi.
Nel caso di specie tutto ciò è regolarmente avvenuto nella fase di introduzione del giudizio, ma inspiegabilmente nelle fasi successive si è introdotto un elemento fuorviante che ha estromesso dal giudizio la vera controparte compromettendo in maniera decisiva la corretta formazione del contraddittorio, non potendo l’Ufficio Roma 8 neanche individuare quale ufficio fosse il destinatario delle comunicazioni pervenutegli onde trasmettergliele per competenza.
Pertanto, secondo la Commissione Regionale in tale fattispecie si è materialmente concretizzato il caso di cui all’art. 59 D.Lgs. 546/92 (erronea costituzione del contraddittorio), il quale che autorizza la remissione della causa alla CTP che ha emesso la sentenza impugnata.
Come anticipato nell’articolo sulle novità fiscali del 05/08/2010, il 4 Agosto 2010 si è svolta a Palazzo Chigi la riunione del Consiglio dei Ministri.
Tra i provvedimenti approvati, un nuovo schema di decreto legislativo attuativo della riforma del federalismo fiscale, il primo che entra nel vivo della devoluzione fiscale ai Comuni.
Lo schema di decreto legislativo approvato il 4/8/2010 verrà trasmesso alla Conferenza unificata per la acquisizione dell’intesa e, successivamente, alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale ed alle altre Commissioni parlamentari competenti.
L’entrata in vigore del provvedimento è prevista per l’inizio del prossimo anno.
Il Consiglio dei ministri ha, quindi, dato il via libera al federalismo fiscale.
Ecco le principali novità che sono trapelate:
– la cedolare secca sugli affitti, che prevede dal 1° gennaio 2011 un’aliquota del 20% sulle locazioni (l’aliquota riguarderà le normali locazioni e non quelle agevolate), con la possibilità della scelta di continuare a pagare con il metodo attuale, ossia con aliquote diverse in base agli scaglioni di reddito;
– l’introduzione di un’imposta municipale unica – Imu – dal 2014, con un’imposta municipale propria ed una secondaria facoltativa, in cui confluiranno una serie di tributi erariali;
– il decremento delle aliquote, che andranno nelle casse dei municipi, riguardanti le compravendite delle prime (probabilmente fissate al 2 o 3%) e delle seconde case (probabilmente fissate all’8%).
L’Imposta municipale unica
L’imposta municipale sostituirà, per quanto concerne gli immobili, l’IRPEF e le relative addizionali, l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale, l’imposta di bollo, l’imposta sulle successioni e donazioni, le tasse ipotecarie, i tributi speciali catastali e l’imposta comunale sugli immobili; mentre, l’imposta municipale secondaria facoltativa sostituirà una o più delle forme di prelievo come la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità ed i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari, l’addizionale per l’integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza.
(Consiglio dei Ministri n. 104 del 04 agosto 2010)
Il Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 27/07/2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 180 del 04 agosto 2010, ha eliminato, dalle cd. Black list, Cipro, Malta e Corea del Sud.
Rivisto, anche se in parte, lo scenario internazionale, tenuto conto dell’ingresso nell’Unione Europea di Cipro e Malta, le quali sono state inserite nel D.Lgs. del 1° aprile 1996, n. 239 c.d. “White list”.
Modificato il D.M. 4 maggio 1999 (presunzione di residenza in Italia)
E’ stato modificato il D.M. 4/5/99, si tratta del decreto cui si riferisce l’art. 2, comma 2-bis del TUIR, il quale dispone che si considerano residenti nel territorio dello Stato, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con il D.M. 4 maggio 1999.
Con la neo modifica al suddetto D.M., Cipro e Malta sono eliminate dallo stesso; per conseguenza i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente che si trasferiscono a Cipro e a Malta non si considerano più residenti nel territorio dello Stato, salvo prova contraria.
Pertanto, non sussiste, in detti casi, alcuna presunzione di residenza in Italia dei suddetti soggetti.
Modificato il D.M. 23 gennaio 2002 (norma sui costi Black list)
Il D.M. interviene anche sull’attuale formulazione del D.M. 23 gennaio 2002, decreto al quale rimanda il comma 10, dell’art. 110 del TUIR nel prevedere l’indeducibilità dei costi e degli altri componenti negativi di reddito derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori non appartenenti all’Unione Europea aventi regimi fiscali privilegiati.
Il D.M. comprendeva nella sua versione originaria all’art. 1 Cipro, e all’art. 3, Malta, quest’ultima limitatamente ad alcune società, Paesi che a decorrere dal 1° maggio 2004 sono entrati però a far parte dell’Unione Europea.
Pertanto, i costi e gli componenti negativi di reddito derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti o localizzate in Cipro o a Malta sono deducibili dal reddito d’impresa o da quello del professionisti.
Inoltre, a seguito dall’eliminazione nell’art. 3, del D.M. del 23 gennaio 2002, del n. 3), tale previsione di deducibilità dei suddetti componenti negativi di reddito si applica anche per le operazioni intercorse con soggetti localizzati nella Corea del Sud.
Modificato il D.M. 21 novembre 2001 (norme sulle CFC)
Le modifiche apportate alle liste dei Paesi black list interessano anche quella recata dal D.M. 21 novembre 2001, che si applica in materia di imputazione per trasparenza dei redditi conseguiti da una impresa, di una società o di altro ente, residente o localizzato in Stati o territori con regime fiscale privilegiato controllato o collegato da un soggetto residente in Italia, anche tramite società fiduciarie o per interposta persona.
Dall’elenco di cui al predetto D.M. sono eliminate Cipro, Malta e la Corea del Sud.
Ne consegue che ai redditi conseguiti da imprese, società od enti in tali Paesi localizzati e controllati e collegati a soggetti italiani non si dovrà più applicare il regime della cd. “cfc”.
Comunicazioni delle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate o ricevute nei confronti di operatori economici localizzati in Paesi black list
Tali modifiche fanno ricordare anche l’imminente scadenza dell’adempimento previsto dall’art. 1 del D.L. 25 marzo 2010, n. 40, il quale al fine di contrastare l’evasione fiscale ha previsto che i soggetti passivi IVA devono comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate, tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute a decorrere dal 1° luglio 2010, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi c.d. black list di cui al D.M. 4 maggio 1999 al D.M. 21 novembre 2001.
Come è noto, tali comunicazioni, ai sensi dell’art. 2 del D.M. 30 marzo 2010 (D.M. attuativo) devono essere presentate:
– entro il prossimo 31 agosto da parte dei soggetti che hanno realizzato nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, un ammontare totale trimestrale superiore ad Euro 50.000. A tal fine, viene auspicato l’emanazione di un D.P.C.M. che sposti tale scadenza al 31 ottobre 2010 (in particolare, al 02/11/2010);
b) entro il prossimo 31 ottobre da parte dei soggetti che hanno realizzato nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, un ammontare totale trimestrale non superiore ad Euro 50.000.
In attesa di chiarimenti ufficiali delle Entrate, parrebbe che tali comunicazioni non vadano effettuate per le operazioni effettuate con soggetti localizzati a Cipro, Malta e nella Corea del Sud.
Il comma 4 dell’art. 29 del D.L. 78/2010, convertito in Legge n. 122/2010, contiene modifiche al reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, disciplinato dall’art. 11 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74.
Tale norma modifica il citato articolo 11 al fine di rendere più severa la sanzione penale ivi prevista e introdurre una nuova fattispecie penalmente rilevante (falsità nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale).
Nel dettaglio, le norme abbassano a 50.000 euro – da un ammontare originario di 51.645,69 euro – l’importo complessivo (dovuto all’erario per imposte sui redditi, IVA, interessi o sanzioni) rilevante per la determinazione della soglia di punibilità del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
E’ poi prevista una circostanza aggravante specifica, ove le somme al cui pagamento il contribuente intende sottrarsi siano superiori 200.000 euro (il quadruplo della predetta nuova soglia di punibilità): in tal caso la pena viene aumentata sia nel minimo che nel massimo (da un anno a sei anni anziché da sei mesi a quattro anni).
Viene infine ampliata la fattispecie del reato, al fine di ricondurvi anche la condotta di chi, nell’ambito della procedura di transazione fiscale, per ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata elementi passivi fittizi oppure espone elementi attivi in misura inferiore al reale, per un ammontare complessivo superiore a 50.000 euro. La pena prevista è la reclusione da sei mesi a quattro anni.
In relazione a tale intervento è disposta un’ulteriore aggravante specifica, che si sostanzia qualora il falso riguardi l’indicazione o di elementi attivi in misura inferiore al reale o di elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore a 200.000 euro: si prevede in tal caso l’applicazione della reclusione da un anno a sei anni
Tardività, omissioni e forzature degli invii telematici producono controlli sull’attività degli intermediari fiscali, ma sarà la quantità delle anomalie commesse a determinare la verifica dell’Agenzia delle Entrate
Tardività, omissioni e forzature degli invii telematici producono controlli sull’attività degli intermediari fiscali, ma sarà la quantità delle anomalie commesse a determinare la verifica dell’Agenzia delle Entrate.
Negli ultimi giorni utili per gli invii telematici dei modelli 770/10 semplificato e ordinario, in scadenza il 20 agosto, è decisivo conoscere quali sono le anomalie che determinano i controlli sull’operato degli intermediari abilitati.
Modello 770/10: Prorogata al 20 Agosto 2010 la Presentazione
Prorogata la scadenza per la presentazione del modello 770/2010.
Lo slittamento di questi adempimenti fiscali deriva dal DPCM del 27 luglio 2010 che prevede gli spostamenti al 20 agosto di tutte le scadenze stabilite dal 1° al 20 agosto 2010.
Quest’anno la consueta proroga feriale porta con se anche il modello 770/10 semplificato e ordinario previsti in scadenza il 2 agosto.
La scadenza originaria del 31 luglio, infatti, aveva già subito l’effetto del primo differimento dovuto alla coincidenza con il sabato e alla domenica successiva. Un’ulteriore conseguenza della proroga sarà la possibilità di effettuare i ravvedimenti operosi con alcuni giorni di tempo in più.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 05 agosto 2010)
Si passeranno gli archivi dei dati raccolti: L’Agenzia delle Entrate, il Ministero del Welfare, l’Inps e l’Inail.
Una nuova firma e un ulteriore passo in avanti nella lotta contro gli illeciti fiscali e contributivi e il lavoro nero.
Risale al 04 agosto 2010 il protocollo d’intesa, siglato da Agenzia delle Entrate, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Inps e Inail, che prevede l’adozione di una strategia comune di contrasto all’evasione.
Ciò al fine di creare un flusso diretto e integrato dei dati raccolti dai quattro enti.
Il confronto e l’incrocio delle informazione in loro possesso, infatti, relative ai differenti ambiti istituzionali in cui operano, non possono che migliorare e velocizzare l’attività ispettiva svolta.
In particolare, grazie all’intesa raggiunta, saranno aperti gli archivi relativi a: Dati anagrafici, dichiarativi e classificativi delle aziende, risultati e calendari delle ispezioni, datori di lavoro beneficiari di interventi di Cassa integrazione guadagni e istituti similari (mobilità, contratti di solidarietà), cassetto previdenziale e Durc.
Al debutto l’operazione “Semplificazione del linguaggio”. Nuovo traguardo per la lotta all’evasione con 4,9 miliardi di incassi nei primi 7 mesi del 2010, il 9% in più rispetto al 2009, e distanze ridotte tra fisco e contribuente con la riscrittura delle comunicazioni più diffuse che l’Agenzia invia ai cittadini.
Sono questi i primi risultati raggiunti nel 2010 dall’Agenzia delle Entrate che evidenziano il trend in crescita delle attività di contrasto all’evasione e l’impegno concreto a rendere più facili i rapporti con il fisco.
“I risultati raggiunti in questi primi mesi del 2010 – ha detto il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera – rappresentano una nuova meta sulla via del recupero dell’evasione intrapresa con vigore negli ultimi anni. Una strada che corre parallela al miglioramento del dialogo con il contribuente grazie alle nuove versioni delle comunicazioni di più larga diffusione, scritte con un linguaggio più chiaro e semplice”.
“Oltre ai risultati tangibili – ha poi aggiunto Befera – l’azione di contrasto sta iniziando ad aggregare il consenso sociale sulla lotta all’evasione, nella convinzione che chi evade danneggia la collettività tutta e, quindi, anche se stesso oltre ogni considerazione di convenienza”.
I 4,9 miliardi riscossi nei primi mesi del 2010, come ha chiarito il direttore centrale Accertamento, Luigi Magistro, sono ancora più significativi se si guarda in particolare ai 2,2 miliardi di euro (+10% rispetto allo stesso periodo del 2009) di versamenti effettuati direttamente dai contribuenti che hanno scelto di utilizzare gli istituti definitori, come l’adesione, l’acquiescenza e la conciliazione giudiziale. I risultati quantitativi e qualitativi dell’azione complessiva di accertamento (151mila accertamenti con una maggiore imposta accertata pari a oltre 9,8 miliardi di euro) sono in linea con quelli dello stesso periodo del 2009, mentre gli accertamenti sintetici hanno fatto registrare un forte incremento sia del numero sia della maggiore imposta accertata (+57%).
Un forte balzo in avanti è stato, infine, conseguito dai controlli automatizzati delle dichiarazioni dei redditi e Iva che fanno incassare all’erario 900 milioni di euro, pari a +28% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
In questi mesi sono stati mossi i primi passi per rendere il linguaggio del fisco sempre più a portata di contribuente, ha detto il direttore centrale Servizi ai contribuenti, Aldo Polito. L’Agenzia, grazie alla costituzione di un tavolo tecnico per la semplificazione, sta lavorando al completo restyling della modulistica e ha già messo a punto le nuove versioni dei modelli più comuni, che verranno inviati ai contribuenti dal prossimo anno:
– comunicazioni di regolarità – che informano i contribuenti sulla correttezza della compilazione della dichiarazione dei redditi e Iva
– comunicazioni di irregolarità – che informano i contribuenti sulla presenza di
errori o anomalie che riguardano la dichiarazione dei redditi e Iva
– avvertenze degli avvisi di accertamento – che forniscono ai contribuenti tutte le informazioni necessarie per mettersi in regola o impugnare gli atti con i quali
l’Agenzia delle Entrate accerta il maggior reddito del contribuente utilizzando i
propri poteri d’indagine
– richiesta di documenti per il controllo formale della dichiarazione dei redditi– la comunicazione con la richiesta di tutti i documenti relativi, ad esempio, agli
oneri deducibili e detraibili indicati in dichiarazione (quali scontrini e ricevute per le spese mediche, contratti di mutuo, etc.)
– comunicazioni degli esiti del controllo formale – gli atti con i quali l’Agenzia delle Entrate informa il contribuente che non c’è corrispondenza tra i dati inseriti in dichiarazione e quelli risultanti dai documenti presentati e, di conseguenza, sono dovute ulteriori somme al fisco.
Infine, sono state riscritte con un linguaggio più semplice e immediato le avvertenze delle cartelle di pagamento (approvate con provvedimento del Direttore del 28 luglio 2010 e già scaricabili dal sito www.agenziaentrate.gov.it)
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 5 agosto 2010)
Anche dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 59/2010, occorre che il soggetto che svolge attività di mediazione provveda a iscriversi in CCIAA, secondo particolare iter dettato dall’art. 73.
Infatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16147 del 8 luglio 2010, ha fatto luce sulla questione, stabilendo che:
In tema di mediazione, il D.Lgs 26 marzo 2010 n. 59, che ha soppresso il ruolo dei mediatori di cui all’art. 2 della legge 3 febbraio 1989 n. 39, non ha però abrogato tale legge e, in particolare, l’art. 6 della stessa, il quale – disponendo l’art. 73 del decreto legislativo indicato che le attività disciplinate dalla predetta legge sono soggette a dichiarazione di inizio di attività corredata da certificazioni attestanti il possesso dei requisiti prescritti, da presentare alla camera di commercio – deve interpretarsi nel senso che, anche per i rapporti di mediazione sottoposti alla normativa di cui al D.Lgs. n. 59 del 2010, hanno diritto alla provvigione i soli mediatori iscritti nei registri o nei repertori tenuti dalla camera di commercio.
La Suprema Corte ha evidenziato il fatto che l’art. 73 predetto statuisce apertamente, al comma 6, che “Ad ogni effetto di legge, i richiami al ruolo contenuti nella legge 3 febbraio 1989, n. 39, si intendono riferiti alle iscrizioni previste dal presente articolo nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA)”, con la conseguenza che l’iscrizione al ruolo (ai fini del diritto alla provvigione) deve intendersi semplicemente sostituita dall’iscrizione in CCIAA o nel REA.
Il medico della mutua non è soggetto all’Imposta Regionale sulle Attività Produttive anche se abbia dipendenti.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Ragusa con la sentenza n. 329/02/2010 del 28 maggio 2010.
In particolare, per la C.T.P. di Ragusa il dipendente, che costituisce un semplice ausilio all’attività del professionista, non accresce la capacità produttiva e, pertanto, esclude dall’Irap i redditi del professionista.
Deve essere perciò rimborsata l’Irap pagata al medico convenzionato, anche se lo stesso si è avvalso dell’usilio del dipendente, che, nel caso di specie, è un addetto alle pulizie.
Anche la stessa Agenzia delle Entrate con la circolare n. 28/E del 28 maggio 2010 sul caso ha mutato le proprie posizioni, stavolta sono favorevoli ai contribuenti.
Si è trattato di un passo avanti fatto dall’Agenzia delle Entrate, poiché con detta circolare ha riconosciuto l’inesigibilità dell’imposta per un’ampia parte della categoria, priva del requisito dell’autonoma organizzazione.
In particolare, l’Agenzia delle Entrate, facendo riferimento ai medici convenzionati, ha reso noto che:
– Gli stessi se utilizzano la struttura della convenzione risultano normalmente esclusi dall’IRAP;
– è possibile impugnare la cartella relativa al mancato pagamento del tributo regionale facendo rilevare l’assenza di un’attività autonomamente organizzata.
– Il credito IVA non contestato nei termini diventa definitivo: L’Ufficio è tenuto al rimborso
L’Ufficio può contestare il credito IVA riportato in dichiarazione mediante apposito avviso di rettifica, nei termini di decadenza previsti dalla legge; qualora ciò non avvenga, il credito diventa definitivo e l’Ufficio, a fronte dell’istanza del contribuente, è tenuto al rimborso, restando del tutto ininfluente l’eventuale incompletezza della documentazione esibita dal contribuente.
(Sentenza Commissione tributaria provinciale Pisa 30/06/2010, n. 86, in Ipsoa del 05 agosto 2010)
– Stabilimento balneare con ICI: Concessionario assimilabile al titolare del diritto di superficie
Il concessionario di un’area demaniale, sulla quale sia realizzato uno stabilimento balneare, può essere considerato titolare di proprietà superficiaria acquisita a titolo originario, di durata temporanea, pari a quella della concessione, soggetta a peculiare regolamentazione in ordine alla modificazione, estinzione o cessazione del diritto; in caso di riscontrata titolarità del diritto di superficie, il concessionario è soggetto all’imposta comunale sugli immobili che ne sono oggetto.
(Sentenza Cassazione civile 30/06/2010, n. 15470, in Ipsoa del 05 agosto 2010)
Investimenti ambientali detassati, con il codice 99 si collocano nel Modello Unico.
Le modalità operative di utilizzo del beneficio, per le spese effettuate dalle Pmi nel periodo d’imposta 2009.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n 78/E del 5 agosto 2010 ha fornito istruzioni in merito all’indicazione nel quadro RF di Unico 2010, delle variazioni in diminuzione corrispondenti alle spese, effettuate da piccole e medie imprese, che essendo state destinate alla tutela ambientale, non concorrono alla formazione del reddito (articolo 6, commi 13-19, legge n. 388/2000).
Si tratta di investimenti in beni, tra i quali terreni, fabbricati, macchinari, attrezzature industriali, diretti a prevenire, ridurre, riparare i danni arrecati all’ambiente dallo svolgimento di attività d’impresa.
Il beneficio spetta anche per l’acquisizione in leasing (risoluzione 95/2005).
Secondo una disposizione antielusiva, poi, l’agevolazione decade se i beni stessi sono ceduti entro il secondo periodo d’imposta successivo a quelli in cui sono stati acquistati (comma 14, articolo 6, legge 388/2000).
In pratica, le variazioni in diminuzione per gli investimenti realizzati nel periodo d’imposta 2009, dovranno essere indicate:
– nel rigo 46 del quadro RF di Unico 2010 Società di persone
– nel rigo 54 del quadro RF di Unico 2010 Società di capitali
– nel rigo 38 del quadro RF di Unico 2010 Persone fisiche
– nel rigo 41 del quadro RF di Unico 2010 Enti non commerciali ed equiparati utilizzando il codice 99, previsto per le variazioni in diminuzione non espressamente elencate nel quadro RF.
Non é imponibile l’attività di tirocinio a meno che, realizzata su base contrattuale, configuri reddito d’impresa.
Le somme destinate ai tirocini formativi universitari non sono soggette a tassazione.
Si tratta, infatti, di soldi spesi per attività didattiche e scientifiche, proprie degli Atenei, che costituiscono oggetto dell’attività istituzionale e non assumono carattere imprenditoriale.
Fiscalmente rilevanti, invece, quelle destinate alla promozione e sostegno di percorsi formativi, di giovani laureati, svolti nell’esercizio d’impresa.
In questo caso i corrispettivi percepiti sono imponibili ai fini Ires e Iva.
E’ questa la risposta fornita dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 79/E del 5 agosto 2010, con cui un Ateneo ha chiesto di sapere il trattamento tributario (ai fini Ires e Iva) delle somme ricevute per realizzare un programma di tirocini e percorsi formativi.
Le prime due attività del progetto sono costituite dall’acquisto di materiali (hardware, software, arredamento, ecc.) destinati a un ufficio che fornisce assistenza per l’ingresso nel mondo del lavoro (ufficio di placement) e da tirocini di orientamento.
Le ultime due sono finalizzate alla promozione e sostegno di percorsi formativi di giovani laureati.
L’Università aderisce ai primi due programmi con apposito protocollo d’intesa siglato col ministero del Lavoro e con un accordo sottoscritto con Beta SpA, società che provvede a gestire i progetti ed erogare le somme destinate a coprire i soli costi sostenuti.
Gli ultimi due programmi, valutati da un’apposita Commissione, sono avviati con la pubblicazione di un bando pubblico che si conclude con la formazione della graduatoria.
Dopo avere ricostruito il quadro normativo ed avvalendosi dei pareri espressi dai competenti ministeri (Istruzione, Lavoro, Università e ricerca), l’Agenzia delle Entrate ha rilevato che i primi due progetti non costituiscono esercizio di attività commerciale giacché riconducibili alla formazione istituzionale universitaria.
L’attività degli altri due, invece, anche se connessa a quella didattica, è realizzata sulla base di un rapporto contrattuale instaurato con la società che organizza i percorsi formativi (“Italia lavoro”).
In questo caso i progetti sono svolti nell’esercizio d’impresa e i corrispettivi percepiti sono considerati reddito imponibile ai fini Ires.
Per quanto riguarda la ritenuta d’acconto del 4% sui redditi soggetti a Ires (art. 28, comma 2 D.P.R. n. 633/1973), l’Agenzia ha ricordato, in primo luogo, che la stessa deve essere effettuata sui contributi (con esclusione di quelli per l’acquisto di beni strumentali corrisposti a imprese da Regioni, Province, Comuni e altri enti pubblici e privati).
Per conseguenza, non si applica né sui primi due progetti poiché non erogano somme sottoposte a Ires, ne sugli ultimi due giacchè le somme che riceve l’università non si configurano come contributi.
Infine, sono escluse dal campo dell’Iva le somme percepite per i progetti 1 e 2, perché rientrano nella funzione istituzionale dell’Università stessa e che non assumono la natura di corrispettivi (presupposto oggettivo di applicazione dell’imposta).
Viceversa, quelle utilizzate per lo svolgimento di un’attività a carattere imprenditoriale, progetti 3 e 4, si configurano come corrispettivi e sono quindi imponibili ai fini Iva.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 11
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 6