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Timestamp: 2020-08-05 10:59:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17312 del 27/06/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17312 del 27/06/2019
Cassazione civile sez. I, 27/06/2019, (ud. 13/03/2019, dep. 27/06/2019), n.17312
sul ricorso 13760/2018 proposto da:
A.J., domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la
rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, che lo
1. Con il decreto impugnato il Tribunale di Napoli – decidendo sulla opposizione al provvedimento emesso dalla Commissione territoriale di Caserta (con il quale era stata negata ad A.J., cittadino del Ghana, la richiesta protezione internazionale per il reclamato status di rifugiato e, in via subordinata, per la invocata protezione sussidiaria e umanitaria) – ha rigettato la domanda di protezione avanzata dal richiedente.
Il tribunale ha ritenuto che non era necessario procedere alla fissazione dell’udienza e al libero interrogatorio del richiedente, stante la completezza dell’istruttoria e della documentazione allegata; ha ritenuto non credibile il racconto del richiedente in ordine alle ragioni che lo avevano indotto a fuggire dal suo paese di origine, avendo il ricorrente narrato di essere di religione cattolica e di essere stato costretto a fuggire dal Ghana per sottrarsi alle minacce subite dal suo datore di lavoro dopo aver rifiutato, perchè vietata dalla legge, la proposta di avere un rapporto omosessuale con quest’ultimo in cambio del lavoro svolto. Il giudice del merito ha, infatti, ritenuto non fondata la domanda volta al riconoscimento dello status di rifugiato, non ricorrendo un’ipotesi di persecuzione statale in danno del richiedente e ha, del pari, valutato come infondata la richiesta di protezione sussidiaria, non configurandosi le ipotesi previste dal D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14; ha evidenziato, in ordine a quest’ultimo profilo di tutela, che il Ghana è un paese democratico ove non sono in corso conflitti e ove non sono in discussione le libertà democratiche. Il tribunale impugnato ha, altresì, osservato che non ricorrevano, nel caso di specie, neanche le condizioni per il riconoscimento della protezione umanitaria ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, non potendosi rintracciare una condizione di particolare vulnerabilità del ricorrente e non avendo quest’ultimo neanche allegato condizioni che evidenziassero il rischio di subire privazioni dei diritti umani fondamentali.
2. Il decreto, pubblicato il 5.4.2018, è stata impugnata da A.J. con ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi.
1. Con il primo motivo la parte ricorrente – lamentando, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 3 e 5 e del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 e art. 27, comma 1 bis – si duole dell’erroneità della decisione impugnata perchè fondata sulla sola valutazione di non credibilità soggettiva del richiedente, senza che il tribunale avesse, come era suo onere, attivato i soli poteri officiosi istruttori per verificare le condizioni socio-politiche del paese di provenienza del richiedente.
3. Con un terzo motivo si articola, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, vizio di violazione e falsa applicazione di legge in riferimento al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 3 e art. 14, lett. c e al D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3. Si denuncia come inapplicato, anche in relazione alla negata protezione sussidiaria, il potere istruttorio officioso del tribunale per la concreta verifica delle condizioni socio-politiche del paese di provenienza del richiedente. Osserva, ancora, il ricorrente che le valutazioni espresse dal tribunale in ordine alle predette condizioni erano non attuali e poco approfondite, posto che il più recente rapporto informativo di Amnesty International 2017-2018 aveva invece evidenziato una situazione di forte insicurezza socio-politica e di violenza indiscriminata in Ghana. Ciò sarebbe confermato – secondo le doglianze del ricorrente anche dal rapporto “(OMISSIS)” pubblicato dalla Farnesina il 15.2.2018.
4. Con il quarto motivo si denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 3, lett. a e del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3. Richiede la parte ricorrente un diverso apprezzamento rispetto a quello espletato dal tribunale in ordine alla valutazione dei presupposti per il riconoscimento della richiesta protezione umanitaria. Osserva il ricorrente che l’attuale condizione socio-politica del Ghana e l’integrazione del ricorrente nella società italiana giustificava il rilascio del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.
Osserva la Corte come la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisca, invero, un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito. Per contro, poichè il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa, mentre l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità, il giudizio di fatto circa la credibilità del ricorrente non può essere censurato sub specie della violazione di legge (Cass., 05/02/2019, n. 3340).
Ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria – secondo la disciplina previgente, applicabile ratione temporis (Cass. 4890/2019) – è evidente che l’attendibilità della narrazione dei fatti che hanno indotto lo straniero a lasciare il proprio Paese svolge un ruolo rilevante, atteso che ai fini di valutare se il richiedente abbia subito nel paese d’origine una effettiva e significativa compromissione dei diritti fondamentali inviolabili, pur partendo dalla situazione oggettiva del paese d’origine, questa deve essere necessariamente correlata alla condizione personale che ha determinato la ragione della partenza, secondo le allegazioni del richiedente (Cass. 4455/2018), la cui attendibilità soltanto consente l’attivazione dei poteri officiosi. Il che è stato escluso, nel caso di specie, per i motivi suesposti. Nessuna rilevanza può, inoltre, attribuirsi di per sè al percorso lavorativo intrapreso, sulla base di un contratto di lavoro, peraltro scaduto (Cass. 4455/2018).

References: Sentenza 
 art. 14
 art. 5
 art. 8
 art. 27
 art. 3
 art. 14
 art. 8
 art. 5
 art. 3
 art. 8
 art. 3