Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/03/24/omicidio-colposo-risponde-penalmente-lurologo-che-non-tiene-in-debito-conto-le-controindicazioni-alla-somministrazione-di-antidolorifici-senza-tenere-in-debito-conto-le-condizioni-del-pazien/
Timestamp: 2020-01-19 22:26:08+00:00

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Omicidio colposo: risponde penalmente l’urologo che non tiene in debito conto le controindicazioni alla somministrazione di antidolorifici senza tenere in debito conto le condizioni del paziente – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Omicidio colposo: risponde penalmente l’urologo che non tiene in debito conto le controindicazioni alla somministrazione di antidolorifici senza tenere in debito conto le condizioni del paziente.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza di legittimità n. 11674/2019, in materia di responsabilità penale degli esercenti professione sanitarie, in relazione alla condotta di due urologi, i quali, nell’errare colposamente la diagnosi e la conseguente terapia, in violazione altresì delle linee guida e dei protocolli sanitari, cagionavano il decesso di un paziente.
Il caso clinico, l’imputazione e lo svolgimento del processo di merito.
La corte d’appello di Milano confermava la sentenza del tribunale cittadino, con la quale gli imputati erano stati ritenuti penalmente responsabili, a titolo di colpa generica (dovuta a negligenza, imprudenza e imperizia) e specifica (in violazione delle norme che disciplinano l’attività medica) – quali esercenti la professione sanitaria (il primo primario del reparto di urologia e medico curante, il secondo urologo curante di turno) – del decesso di un paziente.
In particolare, ad uno veniva contestato di aver lasciato alla mera discrezionalità degli infermieri la somministrazione di antidolorifici senza protettore gastrico a paziente anziano e da mesi defedato, così non impedendo la formazione di ulcere duodenali e la perforazione di tre ulcere; ad entrambi, di non aver diagnosticato tempestivamente la conseguente peritonite, erroneamente diagnosticando esiti di ascesso al rene destro, pur essendo le cisti renali già state diagnosticate nelle visite precedenti e così cagionato la morte del paziente, per shock settico evoluto in scompenso cardio- circolatorio.
Contro la sentenza di appello interponevano ricorso per cassazione i giudicabili contestava, tra l’altro uno dei due sanitari tratti a giudizio, la ricostruzione, operata dalla Corte distrettuale circa il rapporto di causalità tra l’imputata condotta colposa e l’exitusinfausto, deducendo che il giudice avrebbe applicato una regola fondata su coefficiente probabilistico senza tuttavia operare una verifica di detta regola per il caso concreto.
La Corte annulla senza rinvio agli affetti penali per intervenuta prescrizione del reato, tuttavia, per quanto riguarda i profili civili, rigetta i ricorsi degli imputati condannandoli in solido al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili costituite.
Di seguito si riporta il passaggio motivazionale di interesse per gli operatori di diritto ed i sanitari:
“L’assunto secondo cui sarebbe ad oggi non chiara la genesi delle perforazioni che hanno determinato lo shock settico a causa del quale la p.o. è deceduta, è destituito di fondamento. Le motivazioni delle sentenze di merito, infatti, partendo dal quadro delle evidenze fattuali raccolte nel processo, hanno ricostruito in maniera del tutto congrua e coerente con le prime il nesso causale tra la terapia antidolorifica erroneamente impostata dall’imputato e la produzione delle ulcere che hanno determinato la letale perforazione delle viscere del paziente. Il giudizio non si è fermato a livello di probabilità di verificazione dell’evento, ma ha attinto dagli elementi fattuali per accertare la validazione dell’ipotesi formulata, in perfetta aderenza ai principi ormai consolidati di questa corte di legittimità [cfr. Sez. U. n. 30328 del 10/07/2002, Franzese, RV. 222138; Sez. U. n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn e altri, Rv. 261103; sez. 4 n. 26491 dell’11/05/2016, Ceglie, Rv. 267734, in cui, proprio in ipotesi di responsabilità dell’esercente professione medica, si è affermato che il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di elevata probabilità logica, che, a sua volta, deve essere fondato, oltre che su un ragionamento deduttivo basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo circa il ruolo salvifico della condotta omessa, elaborato sull’analisi della caratterizzazione del fatto storico e focalizzato sulle particolarità del caso concreto(in applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione che aveva affermato la sussistenza del nesso causale tra la condotta omissiva dell’anestesista, consistita nel mancato monitoraggio dei tracciati ECG della paziente nel corso di un intervento chirurgico e nel non tempestivo rilevamento delle complicanze cardiache insorte per asistolia, e i gravi danni cerebrali procurati alla stessa in conseguenza del ritardo con cui era stato eseguito il massaggio cardiaco)]. Già nella sentenza di primo grado, invero, i giudici del merito avevano delineato con estrema analiticità, alla luce della prova scientifica raccolta, dei dati documentali e delle indicazioni rinvenibili nelle Linee Guida acquisite al processo, le controindicazioni di una somministrazione del Toradol senza gastroprotezione, avuto riguardo al fattore di co-morbilità accertato, alle modalità di somministrazione del farmaco [dal 19 settembre in poi continuativa, sebbene fosse già presente una sintomatologia (vomito, disappetenza, stitichezza) ricollegabile a patologie gastro intestinali] e alla controindicazione contenuta nella stessa scheda tecnica quanto ai pazienti con insufficienza renale severa [con valori cioè della creatinina superiori a 4.42, tenuto conto di quelli del (omissis) (7.79) al momento del ricovero].
In maniera parimenti analitica, poi, il tribunale ha esaminato il profilo del nesso eziologico tra la terapia somministrata senza gastroprotezione e le ulcere duodenali, offrendo anche in tal caso una ricostruzione del nesso causale sostenuta dalle evidenze disponibili. Ha così elencato le principali cause delle ulcere duodenali (infezione da helicobacter pylori, patologico aumento dell’acido cloridrico e insufficiente produzione di prostaglandina che regola, per l’appunto, la produzione del muco protettivo della mucosa duodenale), ritenendo, alla luce dell’anamnesi (negativa per precedenti episodi ulcerosi), che le due ulcere iuxta piloriche erano state causate proprio dalla impropria somministrazione dell’antidolorifico in questione, appartenente alla categoria dei farmaci FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei)”.
Art. 589 c.p. Omicidio colposo
2) soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope.] (abrogato)
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici .
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References: sentenza 
 sentenza 
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Art. 589
 art. 57