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Timestamp: 2020-05-25 23:13:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30807 del 26/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30807 del 26/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 26/11/2019, (ud. 10/07/2019, dep. 26/11/2019), n.30807
sul ricorso 16580-2018 proposto da:
F.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CESARE PAVESE,
173, presso lo studio dell’Avvocato PIZZI FEDERICA, che la
avverso la sentenza n. 7083/10/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE del LAZIO, depositata il 05/12/2017;
partecipata del 10/07/2019 dal Consigliere Relatore Dott.ssa
F.E. propone ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo, nei confronti della sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, indicata in epigrafe, che aveva accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone n. 209/2012, con cui era stato accolto il ricorso proposto avverso avviso di accertamento IRPEF 2006 effettuato con metodo sintetico in relazione ad incremento patrimoniale derivante dall’acquisto di un immobile e di un quadriciclo leggero;
l’Agenzia delle Entrate si è costituita al solo scopo di partecipare all’udienza di discussione.
1.1. si lamenta violazione di norme di diritto (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4) per avere la CTR accolto le doglianze dell’Ufficio sul presupposto che le autocertificazioni, prodotte dalla contribuente circa la provenienza dal coniuge delle somme relative alle spese sostenute dalla ricorrente, non avessero alcun valore probatorio;
1.2. la doglianza va disattesa in quanto le censure della ricorrente non individuano correttamente la doppia ratio decidendi, contenuta nella sentenza della Corte territoriale, circa la mancata prova liberatoria sulla presunzione di maggior reddito, costituita non solo dalla mancanza di valore probatorio delle autocertificazioni, ma in primo luogo dalla mancanza di correlazione tra le somme risultanti sul c/c su cui il coniuge avrebbe depositato le somme in questione e l’acquisto dell’immobile, risultando infatti non solo accrediti per una somma inferiore a quella dichiarata dalla ricorrente ma anche che l’acquisto dell’immobile era stato effettuato con titoli di credito emessi da Istituto Bancario differente da quello su cui il coniuge avrebbe effettuato i versamenti in questione;
1.3. in tal modo, la decisione è sorretta da una doppia ratio, sicchè la ricorrente avrebbe dovuto dirigere la propria impugnazione anche contro la statuizione processuale di inammissibilità;
1.4. come è noto, infatti, ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata, non potrebbe produrre in nessun caso l’annullamento della sentenza (cfr.: Cass. S.U. n. 7931/2013; Cass. n. 4293/2016, 22753/2011);
1.5. il motivo di ricorso risulta, pertanto, carente, in punto di ammissibilità, per la mancata censura della seconda ratio decidendi;
3. nulla sulle spese stante la mancanza di attività difensiva della resistente;
4. sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico della parte soccombente mancando in atti la delibera di ammissione al patrocinio gratuito a carico dello Stato
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, Sesta Sezione, il 10 luglio 2019.

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 art. 7
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 Cass. 
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