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Timestamp: 2019-06-17 14:41:51+00:00

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Impugnabilità, a pena di decadenza, del preavviso d’iscrizione ipotecaria: la giurisprudenza di merito tradisce le statuizioni delle Sezioni Unite e mina il principio di collaborazione tra Fisco e contribuente | Tutela Tributaria
Il mese scorso abbiamo commentato la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Sassari n. 891/2016, la quale, investita dell’impugnazione di un’ipoteca esattoriale, ha confermato che l’obbligo d’impugnare un atto tributario scatta solo a seguito di regolare notifica.
Le vicende collegate alla sentenza, però, non sono finite e sottopongono alla nostra attenzione un altro tema particolarmente spinoso. Invero, dopo aver sancito l’ammissibilità del ricorso, la sentenza ha annullato l’ipoteca per invalida notifica delle sottostanti cartelle. Tuttavia, dopo il passaggio in giudicato della sentenza, l’Agente della Riscossione ha notificato un preavviso d’iscrizione ipotecaria, fondato anche su una cartella relativa all’ipoteca annullata (cartella di cui era stata dichiarata, come detto, l’irregolare notifica).
Ovviamente, il preavviso è parzialmente illegittimo in quanto il preavviso d’ipoteca s’inserisce, al pari dell’ipoteca, in un procedimento ordinato secondo una sequenza precisa di atti, dove l’invalida notifica di un atto presupposto costituisce vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale (Cass. Civ., Sez. Unite, 04/03/2008 n. 5791). Più in particolare, il preavviso d’iscrizione ipotecaria, come l’ipoteca, presuppone la regolare notifica delle sottostanti cartelle. Nel nostro caso, la commissione di Sassari ha acclarato l’invalida notifica delle cartelle sottostanti all’ipoteca. Una di queste è alla base del preavviso ipotecario: nessun dubbio sovviene, quindi, sulla parziale illegittimità di quest’ultimo, fondato su una cartella invalidamente notificata.
E’ a questo punto, però, che sorge un quesito di capitale importanza: il preavviso d’ipoteca va impugnato entro sessanta giorni oppure l’impugnazione è meramente facoltativa e si può decidere d’impugnare soltanto la successiva iscrizione ipotecaria?
Ebbene, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia sostiene che il preavviso d’ipoteca vada impugnato entro sessanta giorni, pena la decadenza dal potere d’impugnare la successiva iscrizione ipotecaria (sentenza n. 1967/2015). Il ragionamento del collegio lombardo è il seguente: l’art. 19 del Decreto Legislativo n. 546/1992 elenca gli atti impugnabili davanti al Giudice Tributario, ma tale elenco non è tassativo, essendo impugnabile qualsiasi atto che manifesti una compiuta pretesa fiscale; tale è il preavviso d’ipoteca, che va dunque impugnato nei termini di legge, pena la decadenza dal diritto d’impugnare la successiva ipoteca.
La commissione lombarda, però, fa malgoverno dei principi giurisprudenziali in materia. E’ vero, infatti, che anche gli atti diversi da quelli ex art. 19 sono impugnabili qualora manifestino una compiuta pretesa fiscale: tuttavia, si tratta di atti facoltativamente impugnabili, per cui nessuna decadenza è riconducibile alla loro mancata impugnazione.
In realtà, il problema nasce dalla cattiva formulazione dell’art. 77 del d.P.R. n. 602/1973, come modificato dal Decreto Legge n. 70/2011. Tale norma non chiarisce la natura del preavviso d’ipoteca, né se ad esso segua la comunicazione d’iscrizione ipotecaria. Resta così il dubbio se la lettera e-bis dell’art. 19 del Decreto Legislativo n. 546/1992 possa riferirsi, in virtù di un’interpretazione sistematica, al preavviso d’ipoteca, quale unico atto con cui viene comunicata la misura cautelare: in tal caso, il preavviso d’iscrizione ipotecaria, rientrando nell’elenco ex art. 19, andrebbe obbligatoriamente impugnato. A nostro avviso, c’è il rischio che alcuni giudici seguano tale tesi, come dimostrato dalla giurisprudenza lombarda: è consigliabile, pertanto ed a titolo prudenziale, impugnare il preavviso d’ipoteca entro sessanta giorni dalla relativa notifica.
Tuttavia, nel merito, pare più corretto considerare il preavviso d’ipoteca come un atto (solo) facoltativamente impugnabile. Gli argomenti a favore di tale tesi sono principalmente tre. A) Le Sezioni Unite della Cassazione Civile ritengono che il preavviso d’ipoteca serva a stimolare non il ricorso giurisdizionale (provocatio ad opponendum) ma il “contraddittorio endoprocedimentale” tra Fisco e contribuente (Cass. Civ., Sez. Unite, n. 19667/2014). Certo, le Sezioni Unite si sono occupate del periodo antecedente al Decreto Legge n. 70/2011 (che ha introdotto nell’ordinamento il preavviso d’ipoteca): il Supremo Collegio, infatti, ha trattato del preavviso d’ipoteca quale obbligo “immanente” al sistema tributario a prescindere da un’espressa previsione normativa. Ciò nonostante, la Cassazione rappresenta un “faro” nell’interpretazione del nuovo istituto, soprattutto per le ambiguità che lo caratterizzano. B) A differenza dell’art. 86 del d.P.R. 602/1973, relativo al fermo amministrativo, l’art. 77 non prevede che, decorsi trenta giorni dal preavviso, la misura cautelare venga iscritta senza alcuna ulteriore comunicazione. Sarebbe opportuna, dunque, anche una comunicazione d’iscrizione ipotecaria per evitare che, in caso di sua omissione, l’impugnabilità permanga sine die a detrimento della certezza e della stabilità dei rapporti giuridici. Infatti, quando il legislatore ha voluto la comunicazione del “solo” preavviso relativo alla misura cautelare, lo ha detto espressamente (argumentum a contrariis). Ciò rafforza l’idea che il preavviso d’ipoteca serva soltanto a stimolare il dialogo tra Fisco e contribuente, visto che esso deve essere seguito dalla comunicazione d’iscrizione ipotecaria, unico atto obbligatoriamente impugnabile ex art. 19, lettera e-bis, del Decreto Legislativo n. 546/1992. C) Al di là di tutto, il preavviso d’ipoteca resta, sul piano ontologico, un atto con cui si preannuncia un’ipoteca che ancora non esiste. Ebbene, l’art. 19 Decreto Legislativo n. 546/1992 prevede, tra gli atti impugnabili, l’iscrizione d’ipoteca, cioè una misura cautelare attuale ed effettiva: concetto, questo, ben diverso dalla minaccia di una misura ancora inesistente. Pertanto, il preavviso d’ipoteca non può essere ricondotto all’elenco ex art. 19. Esso, dunque, appare atto (solo) facoltativamente impugnabile.
Con Ordinanza n. 14852 del 14 giugno 2017, la Corte di cassazione conferma la natura del preavviso quale formalità necessaria per l’instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale; la sua omissione, dunque, rende nulla l’iscrizione ipotecaria.
Con Ordinanza n. 26129 del 2 novembre 2017, la Corte di cassazione decide in ordine alla mera facoltatività dell’impugnazione del preavviso. Pertanto, resta sempre esperibile l’impugnazione dell’atto di iscrizione ipotecaria, fermo restando il consiglio di impugnare tempestivamente il preavviso a scopo cautelativo.

References: sentenza 
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 art. 19
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