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IMPIANTI ANTINCENDIO - PDF
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Modesto Bellini
1 P E R L A P R O G E T T A Z I O N E IMPIANTI ANTINCENDIO Tipologia, progettazione, realizzazione, collaudo, manutenzione, esempi pratici II edizione di LUCIANO NIGRO SANDRO MARINELLI
2 INDICE GENERALE Prefazione CAPITOLO 1 LA PROTEZIONE ATTIVA CAPITOLO 2 LA NORMATIVA TECNICA NEL SETTORE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE ATTIVA Normativa cogente e normativa volontaria - Il nuovo approccio Importanza del riferimento alle norme tecniche nella realizzazione dei sistemi antincendio - Il concetto di regola dell arte La normativa Nazionale ed Europea - La marcatura dei componenti Le organizzazioni internazionali Le norme UNI ed EN per il settore antincendio La marcatura CE per il settore antincendio Le altre norme internazionali (NFPA, FM, CEA ) Le nuove tecnologie - Gli standard tecnici dei costruttori
3 CAPITOLO 3 I PRINCIPI DELLA GESTIONE DEL RISCHIO D INCENDIO La rilevazione d incendio Il controllo dell incendio L estinzione dell incendio La strategia di intervento per il controllo del rischio d incendio...73 CAPITOLO 4 I SISTEMI DI RILEVAZIONE D INCENDIO L incendio e le sue manifestazioni esteriori: fumo, calore, fiamma Tipologia dei sistemi di rilevazione Distinzione dei sistemi di rilevazione a seconda del fenomeno rilevato Rilevazione di fumo Rilevazione di calore Rilevazione di fiamma I sistemi di rilevazione a seconda degli elementi sensibili Sistemi puntiformi Sistemi lineari Sistemi a campionamento I sistemi di supervisione Architettura dei sistemi di rilevazione d incendio Progettazione dei sistemi di rilevazione d incendio Sistemi automatici e manuali: la scelta del sistema IMPIANTI ANTINCENDIO
4 4.4.2 Progettazione dei sistemi di rilevazione di fumo e calore puntiformi La Normativa di riferimento nazionale ed europea Le altre norme di riferimento in ambito internazionale Posizionamento dei rilevatori e spaziatura - la norma UNI Un esempio pratico Progettazione dei sistemi di rilevazione di fumo e calore basati su apparecchi non puntiformi Progettazione dei sistemi di rilevazione di fiamma La segnalazione dell allarme Sirene ed avvisatori locali Collegamenti a distanza Installazione dei sistemi di rilevazione I sistemi di rilevazione asserviti agli impianti automatici di spegnimento Verifiche funzionali, collaudi e gestione degli impianti CAPITOLO 5 LE ALIMENTAZIONI IDRICHE ANTINCENDIO Uso dell acqua nei sistemi di protezione Caratteristiche dell acqua come agente estinguente Tipologia di alimentazioni idriche per antincendio La progettazione delle alimentazioni idriche antincendio I requisiti prestazionali Normativa di riferimento nazionali ed internazionali Le alimentazioni idriche pubbliche
5 5.3.1 Caratteristiche delle alimentazioni idriche pubbliche Il test delle reti antincendio pubbliche Le alimentazioni private Serbatoi elevati Serbatoi a pressione Le stazioni di pompaggio antincendio Vasche di accumulo Capacità delle vasche Vasche interrate Serbatoi metallici Vasche in calcestruzzo Il problema sismico Le sala pompe Il lay-out delle stazioni di pompaggio La scelta delle pompe Unità elettriche, unità diesel Gli accessori della sala pompe I gruppi pre-assemblati Le alimentazioni idriche superiori Verifiche funzionali delle stazioni di pompaggio e collaudi La gestione delle alimentazioni idriche antincendio - il criterio della disponibilità CAPITOLO 6 LE RETI ANTINCENDIO CON IDRANTI Generalità Finalità delle reti idriche con idranti La norma UNI Reti di idranti antincendio IMPIANTI ANTINCENDIO
6 6.1.3 Le reti idriche per la distribuzione di acqua antincendio La progettazione La definizione del livello di sicurezza antincendio La classificazione delle attività La scelta delle protezioni interne ed esterne La progettazione Il dimensionamento di base La distribuzione degli apparecchi e delle tubazioni Il calcolo idraulico della rete L alimentazione idrica Esempi di reti antincendio al servizio di attività civili o industriali Edifici civili adibiti ad uffici Edificio industriale adibito alla produzione di mobili L installazione La scelta degli apparecchi La scelta dei materiali per le tubazioni Problematiche più comuni nella posa di tubazioni ed apparecchi Il collaudo funzionale e di accettazione Altri casi di reti antincendio La gestione delle reti antincendio con idranti CAPITOLO 7 I SISTEMI AUTOMATICI A PIOGGIA (SPRINKLER) Il sistema a pioggia (sprinkler) cenni storici Origini dei sistemi sprinkler Le prime installazioni la nascita delle norme tecniche
7 7.1.3 Le statistiche di successo dei sistemi sprinkler Gli erogatori sprinkler Le varie tipologie Il funzionamento Il posizionamento degli sprinkler al soffitto dei fabbricati le diverse tipologie Le normative di riferimento applicabili Impianti sprinkler nelle aree civili ed industriali La progettazione La classificazione delle aree Tipo d impianto in funzione delle caratteristiche dell area Sistemi sprinkler ad Umido Sistemi sprinkler a secco Tipo d impianto in funzione delle caratteristiche del rischio Sistemi sprinkler tradizionali il criterio della densità e dell area operativa Sistemi sprinkler Large Drop e CMSA Sistemi sprinkler ESFR Sistemi sprinkler per aree residenziali La distribuzione Idrica Il calcolo delle tubazioni La distribuzione La scelta delle tubazioni Il calcolo idraulico delle tubazioni L installazione dei sistemi a pioggia Il problema dei supporti Generalità Supportazione in aree sismiche Il collaudo Il collaudo costruttivo Il collaudo funzionale IMPIANTI ANTINCENDIO
8 7.7 La gestione La sorveglianza La manutenzione ordinaria e straordinaria Verifiche funzionali CAPITOLO 8 I SISTEMI A CLEAN AGENT: PROGETTAZIONE, REALIZZAZIONE, UTILIZZO Premessa Generalità Clean Agents Il meccanismo di estinzione Standard di riferimento applicabili I sistemi di estinzione a Clean Agents Uso dei sistemi a Clean Agents Tipologia di sistemi a Clean Agents - utilizzo Sistemi a saturazione totale (total flooding) Sistemi ad applicazione localizzata Tipologia di sistemi a Clean Agent - distribuzione Sistemi a scarica diretta in un singolo volume Sistemi a scarica diretta in più volumi simultaneamente Sistemi a riserva centralizzata per rischi distinti a volumetria comparabile Sistemi a riserva centralizzata per rischi distinti a volumetria diversa Sistemi a singola ed a doppia scarica La progettazione dei sistemi a Clean Agent Scelta del sistema a Clean Agent e definizione dell agente estinguente
9 Il rischio da controllare Limiti di concentrazione ed esposizione delle persone agli agenti estinguenti La determinazione della quantità di agente estinguente La concentrazione di progetto La concentrazione di estinzione I fattori di sicurezza I fattori di progetto Il volume di progetto La progettazione del sistema di erogazione Il software di calcolo di flusso del sistema Permanenza dell agente estinguente nel volume protetto Altre considerazioni nella progettazione dei sistemi a Clean Agent Pressurizzazione del volume protetto e superfici di sfogo della pressione Composizione atmosferica del volume protetto ad estinzione avvenuta Installazione, collaudo e gestione dei sistemi a Clean Agent Installazione dei sistemi a Clean Agent Messa in servizio del sistema (commissioning) Il collaudo La gestione Manutenzione ordinaria Mantenimento delle condizioni di adeguatezza della protezione CAPITOLO 9 I SISTEMI WATER MIST Descrizione Tipologia di sistemi water mist IMPIANTI ANTINCENDIO
10 9.1.2 Situazione normativa e prospettive di utilizzo a breve termine Utilizzo principale dei sistemi water mist Progettazione dei sistemi water mist I diversi sistemi water mist commercialmente disponibili I criteri di progetto dei sistemi water mist I sistemi approvati I sistemi testati La fattibilità dell applicazione La definizione del sistema La realizzazione La verifica finale il collaudo CAPITOLO 10 ALTRI SISTEMI DI PROTEZIONE CONTRO L INCENDIO DI TIPO SPECIALE Sistemi Aerosol Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili Sistemi a diluvio ad acqua Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili La scelta degli ugelli spray Sistemi a diluvio ad acqua-schiuma ed a schiuma Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili
11 10.4 Impianti sprinkler ad acqua-schiuma Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili Impianti a schiuma a media espansione Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili Impianti a schiuma ad alta espansione Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili I parametri fondamentali Sistemi a riduzione del tasso di ossigeno Impianti A CO Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili Il mantenimento della concentrazione - la scarica prolungata Impianti a polvere Descrizione Applicazioni Normative di riferimento applicabili APPENDICE IMPIANTI ANTINCENDIO
12 PREFAZIONE Il presente volume è stato preparato con l intento di colmare un vuoto nel panorama delle pubblicazioni tecniche del settore antincendio, relativo alla mancanza di un testo organico sulla progettazione e costruzione degli impianti antincendio. Gli Autori hanno cercato di includere nel testo tutte quelle informazioni che sono necessarie ai progettisti, ma anche agli installatori più qualificati ed agli utilizzatori, sulle caratteristiche funzionali dei vari sistemi antincendio oggi disponibili sul mercato e sui loro principali parametri progettuali. Il testo non deve essere inteso come sostitutivo dei contenuti delle norme tecniche di settore, ma piuttosto come una guida all utilizzo delle norme stesse, cui si rimanda per tutti i parametri tecnici di progettazione ed installazione. Tale guida è sembrata ancor più opportuna in questo particolare momento, nel quale vengono pubblicate dall UNI una serie di nuove norme, generalmente di carattere europeo, sulla progettazione dei sistemi di protezione attiva, e nuove tecnologie di lotta contro l incendio vengono proposte sul mercato. L idea che ha guidato gli Autori nella redazione di questo testo, giunto adesso alla seconda edizione, è stata quella di dare quante più informazioni possibili su una materia che, essendo fuori da ogni piano di studio tecnico superiore od universitario, non è di facile apprendimento per coloro i quali si vogliono ad essa dedicare. Si è pertanto cercato di mettere a disposizione dei progettisti attuali, ma soprattutto di coloro i quali intendono dedicarsi a questa materia, uno strumento che consenta loro di avere un quadro completo dello stato dell arte, grazie all esperienza degli Autori maturata in alcuni decenni di attività nel settore. Un sentito ringraziamento va a tutti gli amici ed i collaboratori che hanno supportato la stesura dell opera contribuendo con consigli ed informazioni sempre aggiornate. Se il testo sarà utilizzato come strumento di formazione in materia di impiantistica antincendio nei vari corsi tenuti ogni anno da enti e privati, e perché no anche da qualche istituto tecnico o universitario che decida di formare dei futuri progettisti antincendio, allora vuol dire che gli Autori avranno colto nel segno. Gli Autori 13
13 CAPITOLO 1 LA PROTEZIONE ATTIVA Il mondo della sicurezza antincendio è ormai orientato nel promuovere, migliorare e diffondere la cultura della gestione delle attività umane attraverso la conoscenza e la realizzazione di idonei sistemi di protezione attiva antincendi, che garantiscano affidabilità ed efficacia in caso di emergenza. Il vero e reale progresso in materia di sicurezza primaria (incolumità delle persone) e secondaria (preservazione dei beni), si è potuto ottenere e si potrà migliorare ulteriormente solo dando adeguato spazio ai sistemi di protezione attiva antincendi. Del resto è facilmente dimostrabile che la sola protezione passiva, seppur fondamentale per il raggiungimento di alcuni standards di base in materia di sicurezza dell uomo (es. distanze di sicurezza, compartimentazioni, vie d esodo, ecc.), non è in grado di assicurare né garantire alcune insostituibili funzioni da assolvere in caso di incendio quali la rivelazione tempestiva, il controllo del fenomeno ed il suo superamento attraverso l estinzione. Va altresì considerato come, nel nostro Paese, in molti casi, il patrimonio edilizio esistente non consenta significativi miglioramenti in materia di protezione passiva, sia per la vetustà delle strutture che per i vincoli di tutela e per i limiti imposti da carenze progettuali e realizzative non modificabili. Basti pensare alle distanze di sicurezza (es. le attività umane nei centri storici o in città particolari come Venezia), all assenza di vie di fuga protette nella gran parte di edifici storici soggetti a vincoli di tutela ecc. per giustificare la grandissima enfasi con cui ormai viene attribuita ai sistemi di protezione attiva antincendi la sola possibilità di migliorare e raggiungere concretamente gli obiettivi di sicurezza che la legislazione vigente indica a tutela dell incolumità delle persone. Un analisi accurata della dinamica di sviluppo dei più significativi eventi luttuosi degli ultimi decenni, condotta a prescindere dall individuazione delle cause originarie, di cui si occupa la Fire Investigation, ha posto in risalto l insostituibile funzione dei sistemi di protezione attiva antincendio sia nella fase di rivelazione che nello spegnimento degli incendi. 15
14 Di qui l ormai generalizzata convinzione che i sistemi di rivelazione e di spegnimento, se progettati, realizzati e manutenzionati a Regola d arte, possano consentire di raggiungere quella tempestività ed efficacia che neanche una qualificata presenza umana può garantire in numerose realtà operative. Il testo vuol pertanto fornire agli operatori del settore una panoramica, quanto più completa possibile, sullo stato dell arte in materia di Impianti di protezione attiva, facendo chiaramente riferimento agli standards nazionali, europei ed internazionali esistenti ad oggi. Va altresì segnalato che per una gran parte dei sistemi di protezione attiva, esiste presso l Ente Italiano di Unificazione (U.N.I.) una Commissione ( Protezione Attiva contro gli Incendi ) che ha pubblicato una serie di Norme UNI-CNVVF (Corpo Nazionale Vigili del Fuoco), che costituiscono, in Italia, la Regola dell arte in materia e sono l unico riferimento certo per committenti, progettisti, installatori, collaudatori e manutentori, che vogliano operare secondo la migliore tecnologia. Tale Commissione ha il compito di seguire il processo normativo europeo, partecipando ai lavori dei Comitati e Gruppi di lavoro europei, e di trasferire nel nostro Paese le risultanze attraverso l emanazione e l aggiornamento di Norme Tecniche armonizzate proprio con quelle degli altri partners europei. Nel prosieguo del testo, oltre ad indicare riferimenti normativi e criteri di progettazione, si è cercato di indicare ai lettori quali siano le filosofie di base che consentono, caso per caso, di scegliere la tipologia dell impianto di protezione attiva in funzione degli obiettivi di sicurezza da raggiungere che la recente legislazione, prodotta a partire dal D.Lgs. 626/94, pone tra gli obblighi che ogni datore di lavoro deve assolvere per assicurare l incolumità dei propri dipendenti e degli eventuali ospiti presenti in una determinata attività. Da ultimo va sottolineato che le misure protettive antincendio fanno parte di quella materia che è anche oggetto di valutazione e d ispezione da parte degli Organi di Vigilanza e ricade nel regime sanzionatorio (amministrativo e penale), previsto sia dal D.P.R. n. 547/55 che del D.Lgs. 758/94. Prima di addentrarsi nei singoli capitoli tecnici, il lettore avrà bisogno di aver chiaro il ruolo che può svolgere un impianto di protezione attiva antincendio per il raggiungimento del duplice obiettivo di tutelare l incolumità delle persone unitamente alla presentazione dei beni, ove possibile. Orbene per raggiungere i predetti obiettivi, è necessario anche conoscere, preliminarmente, pregi e difetti degli impianti di protezione attiva antincendi, unitamente ai limiti operativi che accompagnano ciascuna tipologia d impianto. 16 IMPIANTI ANTINCENDIO
15 Né d altro canto è pensabile che esistano tipologie d impianti in grado, da soli, di risolvere gli innumerevoli problemi che si debbono affrontare quando si sviluppa un incendio non voluto o non previsto. È anche utile sottolineare la grande evoluzione in atto nel settore, iniziata con la progressiva eliminazione degli impianti ad Halon e, più in generale, degli altri estinguenti gassosi utilizzanti gli idroclorofluorocarburi (HCFC), ormai messi al bando dalla Comunità Scientifica Internazionale. Quest ultimo aspetto, fortemente voluto dai maggiori paesi industrializzati, ha rilanciato la ricerca di nuovi estinguenti, sostitutivi degli halons (che hanno comunque reso un grande servizio alla Protezione attiva antincendio ), in grado di fornire le stesse prestazioni che per decenni erano state ottenute con l utilizzo di estinguenti a base di prodotti che, seppur capaci di effettuare estinzioni cosiddette pulite, tuttavia arrecavano danni sia allo strato di ozono atmosferico (livello di o.d.p.) e sia alla temperatura terrestre ( global warming conosciuto come effetto serra ). In questo ambito va attentamente seguito il rilancio dell acqua come estinguente pulito, attraverso una tecnologia di nebulizzazione che ne esalta le capacità di raffreddamento e soffocamento, eliminando il più possibile gli effetti dannosi da bagnamento degli oggetti e beni protetti. I sistemi ad acqua nebulizzata ( water mist ) costituiscono la frontiera più interessante dei nuovi sistemi di estinzione pulita, poiché l ingegnerizzazione nell utilizzo del più antico degli agenti, estinguenti, cioè l acqua, sta portando a risultati operativi eccellenti, soprattutto in settori di grande attualità dal punto di vista delle emergenze (es. gallerie autostradali, ecc.) e, pertanto, sarà interessante seguire il processo normativo e gli standards afferenti questo nuovo modo di utilizzo dell acqua, a fini antincendi, che presto avrà, anche in Italia, un progetto di norma in grado di regolamentarne l uso. Si consiglia, in definitiva, al lettore di cercare di estrarre dalla lettura del testo un quadro sintetico e comparativo dei pregi e difetti che accompagnano ogni sistema di protezione attiva antincendi, non perdendo mai di vista l obiettivo di realizzare misure realmente efficaci e non perché prescritte dalle norme antincendio. È inoltre doveroso ricordare che, così come ogni incendio è diverso da tutti gli altri, anche per la scelta del sistema di protezione attiva, è necessario ricorrere alla personalizzazione della scelta stessa sfruttando le peculiarità degli ambienti di lavoro, le caratteristiche dei materiali, dei processi, del lay-out e di tutti gli altri parametri, ivi compreso il livello culturale e formativo 17
16 dei lavoratori e delle altre persone presenti nei luoghi che vogliamo proteggere. Di qui la complessità e la difficoltà delle scelte che, presumibilmente, dovranno essere accompagnate dall esperienza e dalla consulenza di specialisti del settore, in grado di orientarsi tra le varie soluzioni che la tecnologia antincendio mette ormai a disposizione, anche in considerazione dell evoluzione ancora in atto e della sempre costante ricerca di nuove soluzioni efficaci. In conclusione si richiama l attenzione del lettore sulla necessità di un preliminare approfondimento dell analisi e della capacità operativa dei singoli sistemi di protezione attiva, al fine di evitare che, come avvenuto nel recente passato per i sistemi ad halon, sedicenti esperti possano consigliare e/o far realizzare sistemi ridondanti, molto costosi e spesso scarsamente efficaci in relazione ai rischi da proteggere, con l unico scopo di arricchire le tasche dei fornitori di sistemi senza raggiungere il vero obiettivo che è la tutela dell incolumità delle persone unitamente alla presentazione dei beni. È del tutto ovvio che il rapporto costo/beneficio dovrà guidare una scelta oculata, non dimenticando che, la mancata adozione di efficaci sistemi di protezione attiva, possa un domani costituire elemento di rilevanza penale in caso di incendio e/o altro evento incidentale. 18 IMPIANTI ANTINCENDIO
17 CAPITOLO 2 LA NORMATIVA TECNICA NEL SETTORE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE ATTIVA Così come nella gran parte delle attività di progettazione e costruzione di strutture, sistemi ed impianti, il riferimento ad una serie di disposizioni normative che rendano le opere fra loro compatibili, sia dal punto di vista dimensionale sia quanto a prestazioni che possono essere conseguite, è ormai consolidato anche per il settore dell impiantistica di protezione attiva contro l incendio. In questo caso però, il riferimento alle normative applicabili nei vari casi assume significato ben più ampio, trattandosi di sistemi non verificabili, nella loro prestazione base, e destinati ad operare solo a fronte di eventi accidentali sostanzialmente rari. Non va poi trascurato l aspetto della responsabilità in caso di mancata o inefficace prestazione del sistema durante l evento contro il quale il sistema stesso dovrebbe esercitare la sua azione protettiva. L osservanza di una normativa condivisa da tutte le parti coinvolte consente normalmente di superare anche questo tipo di problematiche. 2.1 Normativa cogente e normativa volontaria - Il nuovo approccio In tutti i paesi sviluppati, dove gli aspetti della sicurezza in genere e della sicurezza contro l incendio in particolare assumono importanza crescente in parallelo con il progresso civile, la sicurezza è garantita da una serie di normative che vengono emanate dall autorità competente, sia esso il parlamento, il governo, uno o più dicasteri ecc Tale insieme di disposizioni assume il ruolo di normativa obbligatoria per tutte le parti coinvolte, e vengono generalmente fissate le sanzioni, amministrative o anche penali, da comminare ai trasgressori. Nella normativa vengono, in prima istanza, inclusi sia riferimenti di carattere comportamentale, sia requisiti tecnici costruttivi, gestionali e operativi in genere. 19
18 Nel nostro paese in particolare la sicurezza di persone e beni contro l incendio è stata tradizionalmente regolata da un insieme di Disposizioni Legislative vere e proprie, Decreti del Presidente della Repubblica e Decreti Ministeriali vari che costituiscono l insieme delle norme obbligatorie, denominate spesso Cogenti per gli operatori. I Decreti Ministeriali in particolare avevano assunto sempre più il ruolo di vere e proprie norme tecniche concernenti le modalità di costruzione e prova di materiali ed impianti, così come di realizzazione e conduzione delle varie attività per le quali il legislatore riteneva, di volta in volta, di dover assegnare, per garantire la sicurezza della collettività, i requisiti minimi di sicurezza antincendio da osservare. Oggi esistono numerose raccolte dei provvedimenti legislativi che sono stati pubblicati nel nostro paese a partire dal dopoguerra, ed anche prima; esse si applicano a un gran numero di attività e sono sfortunatamente molto articolate, con provvedimenti che si sono succeduti nel tempo sotto forma di leggi, decreti, circolari e lettere circolari tanto da renderne la consultazione spesso molto complessa. Per fortuna sono anche disponibili strumenti agevoli di consultazione quali ad esempio il software Sicuromnia di EPC Libri, o meglio ancora il sito della stessa casa editrice, che consentono di disporre di tutte le norme in modo immediato e di poter eseguire ricerche con metodi automatici notevolmente potenti. Ad essi si rimanda per ogni notizia ulteriore sulla legislazione antincendio cogente. Sin dagli anni 60 però nel nostro paese, così come negli altri paesi della Comunità Europea che si proponevano di dar vita all Unione Europea come oggi la conosciamo, si pose il problema della armonizzazione delle normative tecniche che consentisse innanzitutto il requisito base di assicurare condizioni minime di sicurezza a tutti i cittadini della Comunità, a prescindere dal paese nel quale si trovavano. Era poi condizione essenziale per la realizzazione del mercato unico, raggiungere la sostanziale uniformità delle normative di costruzione e verifica dei materiali e componenti che avrebbero dovuto circolare per tutti i paesi della comunità senza incontrare ostacoli di carattere normativo. Apparve subito chiaro che il raggiungimento di tale condizione armonica fra normative di paesi diversi, basati su ordinamenti diversi ed originatesi in condizioni le più varie, sarebbe stata impresa estremamente difficoltosa. Questo approccio normativo, basato sulla revisione delle normative nazionali dei paesi membri per armonizzarle tutte fra loro venne pertanto gradualmente abbandonato a causa della estrema lentezza con cui procedeva. Negli anni 80 venivano quindi approvate dal Consiglio Europeo alcune risoluzioni che, sottolineando l esigenza di superare al più presto possibile quel- 20 IMPIANTI ANTINCENDIO
19 la massa di ostacoli tecnici che impedivano lo sviluppo degli scambi economici, indicavano di fatto un nuovo modo di procedere, che prese il nome poi di Nouvelle Approche. La direttiva europea fondamentale per la definizione di questi aspetti è la 83/189/CEE, che stabilisce i principi della normazione tecnica e definisce le diverse disposizioni in materia. In base al nuovo approccio si stabiliva il principio della sostanziale separazione dei ruoli, fra normazione cogente e normazione volontaria, e si affidava alla normazione tecnica volontaria, costituita dall insieme degli Enti Normatori Nazionali, che la stessa Direttiva 83/189/CEE individuava, il compito di uniformare le normative tecniche esistenti e di redigere in modo univoco, nell ambito del Comitato Europeo di Normalizzazione, le norme mancanti. Nel riquadro che segue si riporta l art. 1 della suddetta direttiva, che meglio di ogni altra descrizione dà il senso della volontà della Unione Europea di avviare un nuovo ciclo nella normazione tecnica in tutti i settori. Art. 1 Direttiva 83/189/CEE Ai sensi della presente direttiva si intende per: 1) specificazione tecnica : la specificazione che figura in un documento che definisce le caratteristiche richieste di un prodotto, quali i livelli di qualità o di proprietà di utilizzazione, la sicurezza, le dimensioni, comprese le prescrizioni applicabili ad un prodotto per quanto riguarda la terminologia, i simboli, le prove ed i metodi di prova, l imballaggio, la marchiatura e l etichettatura, nonché i metodi e procedimenti di produzione per i prodotti agricoli ai sensi dell articolo 38, paragrafo 1 del trattato, per i prodotti destinati all alimentazione umana ed animale nonché per i medicinali quali definiti all articolo 1 della direttiva 65/65/CEE modificata da ultimo dalla direttiva 87/21/CEE (*); 2) norma : la specificazione tecnica approvata da un organismo riconosciuto a attività normativa per applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non è obbligatoria; 3) programma di normalizzazione : il documento che elenca le materie per le quali c è l intenzione di istituire una norma o di modificarla; 4) progetto di norma : il documento contenente il testo delle specificazioni tecniche per una determinata materia per la quale si prevede l adozione secondo la procedura di normalizzazione nazionale, come risulta dai lavori preparatori e che è distribuito ai fini di inchiesta pubblica o commento; 5) regola tecnica : le specificazioni tecniche, comprese le disposizioni che ad esse si applicano, la cui osservanza è obbligatoria de jure o de facto, per la commercializzazione o l utilizzazione in uno Stato membro o in una parte importante di esso, ad eccezione di quelle fissate dalle autorità locali; 21
20 6) progetto di regola tecnica : il testo di una specificazione tecnica, comprendente anche disposizioni amministrative, elaborato per adottarlo o farlo infine adottare come regola tecnica, e che si trova in una fase preparatoria che permette ancora di apportare degli emendamenti sostanziali; 7) Prodotto : i prodotti di fabbricazione industriale e i prodotti agricoli (**). Note all art. 1: (*) Testo così aggiunto dall art. 1 della Direttiva 88/182 del 22/3/88. (**) Testo così sostituito dall art. 1 della Direttiva 88/182 del 22/3/88. La normazione cogente, nei vari paesi, avrebbe dovuto limitarsi da quel momento in avanti, a emanare regole tecniche, come definite dalla direttiva, tendenti a fissare i requisiti di sicurezza di edifici, attività e insediamenti in genere, senza però definire modalità costruttive di componenti ed impianti, che avrebbero dovuto essere regolate dalla normazione volontaria, cui le norme cogenti avrebbero dovuto riferirsi. Il nuovo approccio nel nostro paese è stato seguito in modo sostanzialmente coerente, nel corso degli anni, ed oggi si può dire che, salvo alcune disposizioni più vecchie, esiste una reale separazione fra normazione cogente, emanata dall amministrazione dello Stato, e normativa tecnica, emessa dagli Enti di Normazione volontaria. In Italia in particolare gli enti di normazione volontaria, individuati dalla Direttiva Europea citata, sono due, l UNI per la normazione di tutti gli ambiti non elettrici, ed il CEI per il settore elettrico in genere. Entrambi i suddetti enti pubblicano l elenco aggiornato delle norme tecniche pubblicate su supporti informatici e rendono disponibili i cataloghi di tutte le stesse norme su internet nei rispettivi siti (www.uni.com per l UNI e per il CEI). Analogamente per gli altri enti di normazione europea dei vari paesi e per l Europa in generale che ha anch essa il suo sito internet di ricerca all indirizzo La tabella che segue riporta gli enti di normazione tecnica come individuati dalla direttiva citata per tutti i paesi della Unione. Tali organismi, riconosciuti a livello nazionale ed internazionale, hanno sia il compito di pubblicare la normativa tecnica che viene via via sviluppata nell ambito della Comunità Europea, sia quello di convogliare e coordinare tutte le attività di sviluppo della normazione tecnica sia in sede nazionale sia europea, secondo un complesso sistema di regole improntate sempre al principio della massima trasparenza e condivisione fra le parti che è proprio della normazione volontaria intesa come insieme di regole discusse e condivise fra le parti. 22 IMPIANTI ANTINCENDIO

References: art. 1
 Art. 1
 articolo 38
 articolo 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1