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Timestamp: 2020-02-23 07:06:19+00:00

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2. La storia dell'Istituzione
2.1. La Casa del Salvatore (1769 - 1805)
Il liceo Vittorio Emanuele II nasce come continuazione della Casa e Convitto del Salvatore, nome con il quale nel 1769 Ferdinando IV istituisce una scuola nella sede del Gesù Vecchio, dove vi era stato il Collegio Massimo dei Gesuiti e dove, in seguito, con decreto del 26 settembre 1777 sarà ubicata anche l'Università degli Studi.
Già con l'editto emesso da Caserta il 12 marzo 1768 Ferdinando IV, seguendo le indicazioni del ministro Bernardo Tanucci, aveva istituito le prime scuole pubbliche e laiche in tutto il Regno. Infatti, con l'espulsione dei Gesuiti, mediante la Prammatica Regia del 22 novembre 1767, e con la conseguente soppressione dei ventinove collegi da essi tenuti in tutto il Regno[1], per la prima volta lo Stato si appropriava di un compito, quello della formazione scolastica, fino ad allora lasciato nelle mani dei privati o del clero. Il problema era quello di organizzare un sistema di istruzione adeguato a quello raggiunto dalla tradizione gesuitica. Ma la "mancanza di una salda base amministrativa e finanziaria"[2] e soprattutto la mancanza di un'esperienza didattica decennale, quale quella gesuitica, metteva in crisi l'apparato statale, che tentava la carta della laicizzazione dell'istruzione, pur non potendo prescinder dalla collaborazione di professori appartenenti al clero, data la mancanza di una classe magistrale laica. Prodromo indiscusso della prammatica De regimine studiorum Collegii urbani SS. Sarvatoris et Collegiorum provincialium[3] del 12 gennaio 1770, per la regolamentazione del nuovo istituto, fu senza dubbio il lavoro di Giacinto Dragonetti[4] in collaborazione con Antonio Genovesi[5], al quale sembrava paradossale che la Chiesa potesse insegnare dottrine contrarie allo Stato attraverso organi statali, quali erano le nuove scuole. La mediazione fu tentata già attraverso la scelta del nome, Casa del Salvatore, che doveva dare un senso di continuità e nel contempo di innovazione, quest'ultima determinata soprattutto dalla decisione di dividere nettamente le cattedre appannaggio di ecclesiastici (catechismo, teologia morale, teologia dogmatica, storia sacra e profana, liturgia) da quelle attribuite a maestri laici (grammatica latina inferiore, grammatica latina superiore, grammatica greca, Euclide e dialettica, sfera, trigonometria e geografia, fisica sperimentale e astronomia, De officiis di Cicerone[6]). Era stabilito che l'anno scolastico cominciasse il 5 novembre e terminasse il 28 settembre, che il corso di studi doveva durare otto anni con un orario giornaliero di quattro ore di lezione in due turni, uno antimeridiano e uno pomeridiano. Inoltre, si annetteva alla scuola un Convitto per i giovani nobili[7]. I requisiti per essere ammessi erano:
la nascita nobile, nonché sia certo che né il padre, né l'avo abbiano esercitata arte vile o meccanica, la povertà del soggetto, la quale s'intende quando non possa avere di sua porzione una rendita annua di ducati 120, l'età di circa dieci anni[8],
anche se, per essere ammessi, bisognava implorare la "grazia" al Re. I collegiali erano obbligati ad indossare una divisa[9].
Ferdinando aveva bisogno di una istituzione per i nobili, che volevano dedicarsi "alla Magistratura, alle Reali Segreterie e all'Economia rurale" [10], in modo da formare una classe di persone colte, che potessero essere funzionali ad occupare i quadri amministrativi dell'apparato burocratico. Dal 1792 al 1799 Giuseppe Valletta ha l'incarico di Governatore del Collegio e negli anni saranno chiamati ad insegnare intellettuali di notevole spessore quali Nicola Fergola[12], Marcello Cecere, Vincenzo Flauti[12], Francesco Sacco, Domenico Genovese.
Nel gennaio del `99 gli allievi furono mandati a casa e la struttura del Salvatore adoperata per organizzare un ospedale per le truppe. L'attività fu ripresa solo il 7 gennaio del 1805.
Un punto cardine della politica del periodo francese fu, senza dubbio, l'istruzione. Si trattava di non liquidare tutto l'esistente, ma di aprire le porte del sapere, un tempo appannaggio dei figli della nobiltà, alla borghesia illuminata. Il Salvatore, in particolar modo, fu interessato da un grosso intervento di riordinamento degli studi. Con il R. D. n. 22 del 29 gennaio 1807 divenne rettore della Casa del Salvatore, denominata Real Collegio del Gesù Vecchio, l'abate Teodoro Monticelli[13], il quale dovette provvedere immediatamente al reperimento dei professori, che erano venuti a mancare in seguito alla cacciata dei Gesuiti[14]. Furono nominati Luigi Galante per l'insegnamento della geografia e storia, Gaetano Semola della fisica, Felice Cosenza dell'etica, Gennaro Cestari della logica e metafisica, Felice Giannattasio della matematica, Francesco Rossi della retorica, Francesco Mazzarella-Farao del greco, Nicola Colucci dell'umanità superiore per la mattina, Francesco Lepori dell'umanità superiore per il pomeriggio, Mosè Montefusco dell'umanità minore.
Dopo pochi mesi, Giuseppe Napoleone, istituendo Collegi reali nella capitale e nel regno con una dotazione individuale di seimila ducati annui[15], attribuì al Collegio del Gesù Vecchio il titolo di Primo Real Collegio di Napoli[16]. Erano previsti i seguenti insegnamenti: lingua greca e latina, italiano, retorica, archeologia greca e latina, matematica, logica, metafisica ed etica, geografia e cronologia ed elementi di fisica, tenuti da sette maestri esterni, mentre l'insegnamento del francese, calligrafia, disegno, scherma e ballo era affidato a cinque maestri interni. A fine anno i convittori sostenevano gli esami alla presenza dell'Intendente, del generale comandante di Provincia, dell'arcivescovo, del presidente del tribunale e del sindaco[17]. Molto ferrea era la disciplina regolamentata da disposizioni, che prevedevano castighi per ogni tipo di trasgressione[18].
Al nuovo istituto venivano annessi il Collegio di Gaeta, tenuto dagli Scolopi e il Collegio dei Nobili o Signore[19], più volte negli anni chiuso e riaperto, che era sostenuto economicamente da un lascito testamentario del marchese di Villa, Giovan Battista Manso. Con l'annessione partirà una lunga controversia giuridica circa l'attribuzione della rendita dei beni del fondo, che si concluderà solo con l'avvento del nuovo secolo[20].
Nel gennaio del 1809[21] si ritornò sul problema del Collegio Reale per ribadire le posizioni della legge del 30 maggio del 1807[22].
Nell'ottobre del 1809 Francesco Rossi[23] sostituì come rettore Teodoro Monticelli.
Intanto, il problema dell'istruzione veniva affrontato nella sua complessità da un Decreto organico per l'Istruzione Pubblica, approvato il 29 novembre 1811, fortemente voluto dal Ministro Giuseppe Zurlo, che ordinava le scuole in ranghi e ordini nel tentativo di disciplinare il complesso problema dell'istruzione[24]. L'organicità dell'intervento e la validità pedagogica e didattica fecero del Decreto un punto di riferimento anche in anni successivi. Infatti, Girolamo Nisio affermava:
Né minore meraviglia fa a leggere quello che si trova scritto in quella relazione intorno all'insegnamento secondario. Pare di essere nel 1871 piuttosto che nel 1811, tali questioni vitali sono toccate e con tanto senno risoluto[25].
L'anno successivo con decreto n. 1267 del 28 febbraio 1812 il Collegio del Salvatore assunse il titolo di Liceo[26]. I libri di testo dovevano essere scelti dalla "Collezione economica da servire per li Reali Collegi ed alcuni stabilimenti di pubblica istruzione", una collana edita dal tipografo Angelo Trani. Nel 1813 il liceo contava 188 allievi, di cui 101 interni, era diretto da un rettore, anche rettore del Convitto e presidente della Commissione Amministrativa, le cui deliberazioni erano sempre sottoposte all'approvazione del Consiglio Generale della Pubblica Istruzione. Di essa facevano parte il rettore, un vicepresidente, tre amministratori, un segretario coadiuvato da uno o due aiutanti e un avvocato. Massima attenzione era dedicata alla tenuta dei conti, con particolare riguardo alle spese per la vittitazione, a cui erano dedicate annotazioni giornaliere, e ai proventi delle rendite dei beni, attribuite dal Re all'istituto. Oltre agli insegnanti interni ed esterni, ordinari e sostituti, vi erano le figure del prefetto delle scuole, una sorta di sorvegliante durante le ore di lezione, un prefetto d'ordine e sei prefetti di camerata per la custodia e l'ordine delle camerate e per la disciplina dei convittori quando non erano a lezione; per il servizio erano assoldati camerieri, facchini, un cuoco, un sottocuoco, un dispensiere, un refettoriere, vari facchini. La salute dei convittori era affidata ad una vera e propria équipe medica, composta da un medico primario, un numero variabile di medici straordinari, un medico chirurgo, un infermiere, un sottoinfermiere e un salassatore; la cura spirituale ad un istruttore spirituale o maestro di culto. Il corso di studi era della durata complessiva di otto anni, gli insegnamenti erano passati a sedici, metà dei quali erano di avviamento professionale. Gli esami finali si svolgevano tra il 12 e il 24 settembre di ogni anno alla presenza di una Commissione formata dal rettore, dal vice-rettore e dai professori delle singole discipline.
Al momento del ritorno sul trono di Ferdinando I il Salvatore accoglieva 115 alunni interni e 150 esterni e la sua fama correva per tutto il Regno. Ferdinando non annullò le riforme attuate nel campo dell'istruzione dai Francesi, ma riordinò e riorganizzò tutti i collegi e i licei del Regno mediante gli Statuti dei Reali Licei del Regno di Napoli[27], che rimarranno sostanzialmente in vigore fino all'Unità d'Italia. Il corso di studi rimaneva fissato, per il Liceo, in otto anni, durante i quali si seguivano le lezioni di religione, morale, grammatica italiana, aritmetica pratica, storia sacra, geografia, latino, greco, retorica, filosofia, matematica, fisica. Vi si poteva accedere se si aveva da un minimo di otto a un massimo di dieci anni[28]; l'ammissione era sempre concessa per "grazia" del re, gli alunni erano di tre tipi: a piazza franca, a pagamento e frequentanti esterni[29]. Gli Statuti, inoltre, regolamentavano la vita del convitto mediante nonne puntuali, attraverso le quali erano prescritti tutti i compiti da svolgersi nelle ore della giornata. I convittori dovevano indossare una divisa[30], la dieta era organizzata secondo una tabella con la specifica di generi e misure dei cibi[31]. Erano previste, inoltre, delle punizioni per coloro che che trasgredivano le norme, ma esse non erano mai di carattere corporale: consistevano nella privazione di cibo, nello stare seduti nel banco della vergogna o nella detenzione[32]. Le sessioni preliminari degli esami si svolgevano da fine aprile a fine agosto[33], tra il 12 e il 14 settembre[34] si tenevano gli esami di fine anno.
La repressione, però, si fece sentire anche nel controllo dell'istruzione. Furono passati al vaglio i libri di testo e i professori chiamati ad insegnare aggiungevano alla formula di rito:
Prometto e giuro di non appartenere a nessuna società segreta di qualsivoglia titolo, oggetto e denominazione e che non sarò per appartenervi giammai. E giammai io appartenessi a qualcheduna di tali società, prometto e giuro di rinunciarvi da questo momento e di non farne più parte[35].
Anche i testi prodotti dai convittori erano sottoposti al giudizio di un'apposita commissione istituita presso il Ministero dell'Interno[36]. Inoltre, era negata agli allievi la facoltà di recarsi a casa, quando volevano o quando ne era fatta richiesta dagli stessi familiari[37].
Intanto, dal ritorno dei Borboni, i Gesuiti avevano tentato di riavere la loro sede al Gesù Vecchio, ma Francesco I lasciò nella sua sede il Real Collegio del Salvatore[38] e assegnò loro, con decreto del 15 settembre 1826, il monastero di S. Sebastiano[39], dove essi istituirono il Collegio Massimo con il convitto, e trasferì a S. Pietro a Maiella il Reale Collegio di Musica, che Giuseppe Napoleone aveva voluto in quella sede, quando aveva soppresso il monastero di San Sebastiano.
Con l'avvento al trono di Ferdinando II furono fatti vari tentativi per riportare l'istruzione nelle mani degli ordini religiosi, in modo da controllare in maniera più capillare l'eventuale diffusione di idee liberali e repubblicane o comunque contrarie al re. Il Ceva-Grimaldi a sostegno di questa politica affermava che:
dovrebbe la direzione e l'istruzione di tutti i Collegi del Regno venire affidata alle comunità religiose insegnanti, come gesuiti, comaschi, scolopi, barnabiti, cinesi... che gareggiano nel rendere floridi i loro collegi. E ciò senza aiuto di piazze franche e sostengono questa gara contro il Liceo del Salvatore che ha una vistosa rendita, locale gratuito, la cui pensione degli allievi è la metà e fin due terzi minore degli altri collegi. Né tacerò, infine, che ove si tolgano al Collegio del Salvatore questi vantaggi non reggerebbero sei mesi al confronto[40].
Il tentativo non riuscì anche perché i Gesuiti temevano, facendo pressioni per ottenere la gestione del Liceo, di perdere terreno. Solo i fedelissimi della corona vedevano di buon grado la loro riammissione nel Regno, ma ai Gesuiti non interessava sollevare polemiche in un momento così delicato per le sorti della Compagnia.
Intanto, nel 1834, il novantenne Francesco Rossi, ammalato, era stato sostituito da Alessandro Gualtieri[41], che rimase in carica come rettore fino al 1860. Il corpo docenti era composto tra gli altri da intellettuali di grande fama quali Gennaro Seguino per la cattedra di greco, Lelio Visci di italiano, latino, storia e geografia, Angelo Ciampi di filosofia, Domenico Guarracino di retorica, Nicola Manzoni di umanità, Michele Gagliani di matematica.
Intanto, nel tentativo di dare un'immagine di rinnovamento nella gestione dell'istruzione pubblica, Ferdinando II il 6 marzo 1848 istituisce il Ministero della Pubblica Istruzione[42], uno dei primi in Italia, anche grazie al fatto che la Commissione di pubblica istruzione, in seno al Ministero dell'Interno, non riusciva più ad ottemperare a tutti i compiti.
La crisi profonda che attraversava la società, oltre alle restrizioni determinate dal periodo di turbolenze poli-tiche e al proliferare di scuole religiose in tutto il Regno[43], provocò un calo sorprendente nelle iscrizioni. Gli allievi da 130, registrati nell'anno scolastico 1835-36, passarono nell'anno 1855-1856 a 84, di cui 64 convittori e 20 esterni. Intanto, nei primi giorni di agosto del 1860 si verificarono gravi tumulti nelle scuole napoletane grazie anche all'apparizione di una denuncia anonima pubblicata con il titolo Le Piaghe della istruzione pubblica napoletana, che attaccava violentemente le istituzioni e gli uomini di cultura piegati "all'autorità del Gesuiti", caratterizzati da "ipocrisia, sfacciataggine, spionaggio" e che usavano la loro scienza come "mezzo a soldi, ad onori, ad uffici cospicui non... al conseguimento della libertà". Francesco II si vide costretto a nominare una Commissione Provvisoria per la Pubblica Istruzione[44] incaricata di elaborare un progetto organico di legge, ma essa non riuscì a fare altro che cominciare a rendere operante la legge Casati[45], che all'art. 188 dichiara che il fine dell'istruzione classica è quello di
ammaestrare i giovani in quegli studi mediante i quali si acquista una cultura letteraria e filosofica che dà adito agli studi speciali, che menano al conseguimento dei gradi accademici nelle Università dello Stato.
È evidente che la dizione "cultura letteraria e filosofica" rimandi immediatamente alla tradizione gesuitica della "grammatica" e "filosofia" della Ratio studiorum, pur tentando qualche adeguamento al modello francese e prussiano, ma l'intento non era quello gesuitico, di rilanciare la retorica e la filosofia temendo la rivoluzione scientifica come sovvertimento dell'ordine religioso e politico, ma quello di forgiare uno strumento utile al con-solidamento in chiave laica dell'ideale nazionale[46].
2.2. Il liceo ginnasio Vittorio Emanuele II con annesso Convitto (1861-1901)
Intanto, la vita del Salvatore non muta fino all' 11 settembre del 1860, quando, con l'abolizione da parte di Giuseppe Garibaldi, dittatore in nome di Vittorio Emanuele II, dell'Ordine dei Gesuiti, furono requisite "la casa lasciata dai Gesuiti con l'annesso Collegio al largo dello Spirito Santo (oggi piazza Dante)[47] e le scuole poste alla strada di S. Sebastiano"[48] e concesse all'Istruzione Pubblica per ubicarvi il Collegio. Per ordine del pro-dittatore Pallavicino il Liceo fu chiuso per un anno[49] e il vice-presidente della Commissione Provvisoria di Pubblica Istruzione, Saverio Baldacchini, propose il pensionamento per Gualtieri e la nomina di Raffaele Masi[50] a rettore con l'incarico di riordinare il Liceo e traghettarne la trasformazione[51].
Il decreto prodittatoriale del 30 ottobre 1860 n. 182, firmato anche da Francesco De Sanctis, all'epoca direttore del Ministero dell'Istruzione Pubblica, e da Luigi Conforti, Ministro dell'Interno, delibera l'apertura di un ginnasio da intitolare al sovrano Vittorio Emanuele II nel locale che fu Casa e Collegio dei Padri Gesuiti (art. 1). L'istituto doveva essere provvisto di un alunnato con scuole interne (art. 2), la retta era stabilita in dodici ducati al mese (art. 3) e si sarebbero impiegate per le spese del nuovo ginnasio le rendite del Salvatore (art. 4). Il preside doveva essere anche rettore del Convitto annesso e, inoltre, ne stabiliva l'apertura il primo gennaio 1861, intitolandolo a Vittorio Emanuele II
Poco prima, Paolo Emilio Imbriani firmava un Regolamento per le scuole secondarie classiche e i convitti[52], che si configurava come una sintesi dei decreti del regime francese rivisitati sulla scorta della legge Casati, resa attuativa nelle province napoletane dalla legge del 10 febbraio 1861 n. 218, dello stesso Imbriani. Essa prevedeva due ordini per l'istruzione secondaria classica denominati Ginnasio, dove si impartiva l'insegnamento di primo grado e Liceo quello di secondo; nel Ginnasio, il cui corso era di cinque anni, le materie di insegnamento erano letteratura, lingua italiana, latina e greca, aritmetica, geografia elementare, elementi di storia italiana, greca e romana con nozioni di archeologia per l'intelligenza dei classici, grammatica francese; nel Liceo, di tre anni, letteratura italiana, latina e greca, algebra, trigonometria, fisica, elementi di chimica, storia generale, filosofia razionale e morale, elementi di storia naturale, geografia e francese[53].
Il Vittorio Emanuele assumeva, in relazione a ciò, il titolo di liceo-ginnasiale, in quanto forniva entrambi i gradi di istruzione. Con due nuovi decreti del 17 febbraio 1861, n. 265 e n. 266, si stanziava il budget per la gestione del nuovo istituto. Il Ministero della Finanza metteva a disposizione di quello della Pubblica Istruzione 8000 ducati per la ristrutturazione dell'edificio[54]; inoltre i 5000 ducati annui, destinati all'ordine dei Gesuiti per il mantenimento delle scuole, venivano aggiunti alle rendite del Vittorio Emanuele[55].
Il 10 marzo 1861 nella chiesa di San Sebastiano si tenne l'inaugurazione[56] del liceo-ginnasiale Vittorio Emanuele II. I discorsi furono tenuti da Paolo Emilio Imbriani e da Raffaele Masi, a cui nel novembre del 1861 successe come preside - rettore il prof. M. Colomiatti[57].
Con decreto del 3 e 4 febbraio 1861 furono nominati professori titolari: Gabriele De Stefano per la cattedra di letteratura italiana e latina, Costantino Margaris di letteratura greca, Felice Toscano[58] di filosofia razionale e morale, Luigi Lo Gatto di storia e geografia, Michele Giovanetti di fisica e chimica, Andrea Sabato di matematica superiore, Ottavio Cappello di storia naturale, Tommaso Semola di lingua greca con archeologia, Gennaro Colamarino di lingua e archeologia latina, Salvatore Cacciapuoti di lingua latina inferiore, Stefano Paladini[59] di principi di letteratura italiana. Come reggenti Vincenzo Leitenitz per la cattedra di francese superiore, Eugenio De Luca di geografia, Luigi Lo Gatto di storia generale, Alessandro de Mandato di lingua italiana inferiore, Francesco Saverio Montefredine di storia italiana, romana e greca antica, Raffaele Rivelli di matematiche elementari, Andrea Fabbricatore e Andrea Ventrilli di calligrafia, Giacinto Laganà e Vincenzo Avellino di disegno. Inoltre fu nominato Giacinto de Pamphilis per l'insegnamento primario e come vice direttore Ippolito Amicarelli. Tutti prestarono giuramento il 20 aprile 1861[60].
La vita del Liceo e dell'annesso convitto fu normata mediante il Regolamento dell'Imbriani[61]: il Rettore era preside delle scuole e "capo e mallevadore del buon andamento del Convitto"[62]; inoltre gli era fatto carico di vigilare che si parlasse sempre in Italiano[63], ciò nello spirito della politica unitaria di rafforzare l'identità nazio-nale per appianare le diversità linguistiche e culturali presenti ancora su tutto il territorio. Il ruolo di prefetto di disciplina, occupato un tempo da un ecclesiastico, ora era destinato ad un militare[64], anche se continuavano ad essere aborrite le punizioni corporali[65]. La fascia di età per l'ammissione era stata lievemente modificata, "i richiedenti non dovevano essere minori di anni sette compiuti né maggiori di dieci"[66], la retta mensile era fissata in ducati dodici[67]. L'anno successivo il ginnasio contava già 170 allievi e il Liceo 15[68].
Immediatamente dopo l'istituzione del Liceo si provvide ad allestire un gabinetto di storia naturale mediante le donazioni da parte di musei scientifici dell'Università, tra cui quello di Mineralogia[69], e gli acquisti presso ditte specializzate tra cui la Krantz di Bonn; inoltre arrivarono al liceo alcuni strumenti di fisica da Casa Reale e particolarmente dal Gabinetto di Fisica di Ferdinando II[70].
Nel 1865 successe a Colomiatti il sacerdote Ippolito Amicarelli[71], che fu preside e rettore[72] per quasi 25 anni. Durante la sua direzione, l'aumento del numero dei convittori determinò la necessità di ampliare e consolidare più volte la struttura di via San Sebastiano e di acquistare villa Ricciardi al Vomero[73], per la somma di £. 120.000, per i convittori che durante i mesi estivi non rientravano in famiglia. Infatti, nel 1874 vi era stata una radicale innovazione del calendario scolastico in merito al periodo di vacanza, fino ad allora fissato per il mese di ottobre ed ora anticipato ai mesi di luglio e di agosto. Tutto ciò non collimava con le abitudini delle famiglie, che era quella di villeggiare nelle case di campagna nel mese di ottobre, in occasione della vendemmia e dei riti autunnali legati alla campagna, abitudini difficili da sradicare e che rimasero immutate per alcuni anni, fino a quando le nuove esigenze dei figli non le modificarono.
L'amministrazione dell'istituto era affidata ad un Consiglio presieduto dal preside-rettore, da due rappresentanti ministeriali, uno della Provincia, uno del Comune e uno dell'Intendenza di Finanza; l'Economo faceva le funzioni di Segretario. Il Consiglio amministrava le rendite della Casa del Salvatore, il contributo ministeriale[74], le rette dei convittori[75], le tasse scolastiche e, come si è detto in precedenza, le rendite del Monte detto Manzo[76].
Intanto, a livello nazionale, l'attenzione per questo tipo di istruzione era molto alta: essa doveva fornire una formazione unitaria al ceto medio,
istruito nelle arti liberali in grado di fare ben svolgere ed in modo indolore l'integrazione e l'assimilazione culturale delle genti della penisola[77].
Un ampio dibattito attraversò la Destra al potere su questo problema, in quanto era difficile rintracciare un modello valido per la formazione della classe dirigente nella scuola degli stati pre-unitari, anche se la tradizione filologica e filosofica germanica per un certo periodo era sembrata essere un modello più accettabile rispetto alla tradizione retorica gesuitica delle nostre scuole. L'ipotesi formativa della Destra per i professionisti del nuovo Stato era quella di un percorso formativo lungo, che passava attraverso lo studio del latino, del greco e della filosofia, percorso che piaceva poco alla borghesia per i propri figli, più incline a percorsi semplificati[78]. Nell'ambito di tale dibattito, in un momento nel quale non era ancora stata determinata l'unicità dello Stato nell'istituzione di nuove scuole, Napoli vede in questo scorcio di secolo l'istituzione di altri licei governativi e comunali, quasi tutti nati da succursali o da classi aggiunte del Vittorio Emanuele[79].
Nelle province napoletane il "grande nemico" dell'istruzione classica governativa viene individuato nella scuola privata.
In Napoli principalmente, è largamente diffuso l'insegnamento privato, non serio, non ordinato, non coscienzioso, non generoso negli intenti come l'antico fino al 1848, ma unicamente diretto ad alleviare ai giovani il peso degli esami, il maggiore[80].
Proprio Ippolito Amicarelli interviene nell'ambito dell'inchiesta Scialoja sull'insegnamento pubblico e privato denunciando il retaggio della tradizione degli studi privati a Napoli,
le nostre leggi non bastano a regolare l'istruzione privata a Napoli; qualunque persona può aprire un istituto. Per Napoli è un mestiere come un altro[81].
Il fenomeno viene analizzato in tutte le sue sfaccettature e tra le cause del prosperare degli istituti privati viene individuata la facilità degli studi e la possibilità di abbreviare il corso degli stessi[82].
Intanto il Vittorio Emanuele consolidava la tradizione e la fama acquisita negli anni, diventando uno degli istituti più accreditati. In questi anni annoverava tra i docenti Vincenzo Padula, sostituito dopo poco da Francesco Torraca (lettere italiane), G. Petroni (lettere greche e latine), Pasquale Turiello[83] (storia e geografia), Luigi Miraglia (filosofia), A. Sabato (matematica), S. Sannini (fisica), G. Licopodi (storia naturale). Contava ormai 342 iscritti, tutti maschi, di cui 210 al ginnasio e 132 al Liceo[84], tra i quali Salvatore Di Giacomo[85] e Nicola Zingarelli[86].
Nel 1882 fu approvato un nuovo Regolamento[87] per tutti i ventisei convitti nazionali, rimodificato ancora nel 1898[88].
Lo Stato approva nuovi programmi[89], che introducono significative novità. Le ore d'insegnamento destinate alle discipline scientifiche registrano un aumento del 2,5% [90] rispetto a quelle previste nei programmi del 1867, ma, soprattutto, esse vengono distribuite in maniera più equilibrata e graduale nell'arco degli otto anni. Tale rinnovamento viene, però, ridimensionato subito nel 1888[91].
Nel 1889 viene nominato preside-rettore Errico Pucci[92], il Vittorio Emanuele contava circa 1000 allievi tra classi liceali e ginnasiali[93]. Le sezioni avevano il nome di classi e si distinguevano in ordinarie e aggiunte in virtù del fatto che i professori appartenessero all'organico o fossero incaricati o comandati. I professori ordinari, in base ad una Circolare Ministeriale del 1891, avevano l'incarico della direzione didattica di sezioni parallele, ma il numero degli allievi non consentiva un tale impegno. Contemporaneamente vi era la necessità di dare uno standard unico all'Istituto, per cui agli insegnanti ordinari era attribuito il compito di stilare i programmi e fare le proposte per i libri di testo, ma la discussione e le decisioni, anche in merito alle prove d'esame e ai criteri di valutazione, erano prese collegialmente, per cui "nel risultato finale degli esami di ciascuna classe, meno rare eccezioni, il numero dei promossi e dei rimandati si mantiene nella medesima proporzione" [94]. L'istituto era dotato di gabinetti scientifici e di una ricca biblioteca, i cui testi provenivano dalla Casa del Salvatore e da biblioteche monastiche[95].
Il Convitto Nazionale annesso nel 1900 accoglieva circa 150 allievi, divisi in otto squadre, vigilate da un istitutore. La retta era stata aumentata a £.1000[96]. I convittori delle classi elementari avevano scuole interne, quelli delle classi ginnasiali e liceali frequentavano il Vittorio Emanuele, ma "siedono appartati dagli altri scolari"[97]. Naturalmente per i convittori vi era l'obbligo di seguire lezioni gratuite di altre discipline: lingua tedesca e inglese, ginnastica, ballo, scherma, nuoto, tiro a segno.
Nel 1900 l'istituto fu scelto dal Ministro della Pubblica Istruzione a rappresentare l'Italia all'Esposizione di Parigi[98]. Furono inviati documenti, pubblicazioni, relazioni, pagelle, compiti e tutto ciò che poteva rappresentare la produzione degli allievi e dei professori, inoltre una relazione del preside Pucci[99] descriveva l'istituto, il suo funzionamento e il materiale didattico posseduto.
2.3. Il liceo ginnasio Vittorio Emanuele II (1901)
Il preside Pucci nel 1901 fu nominato provveditore a Trapani e la carica di preside, disgiunta da quella di rettore[100], affidata a Celestino Armandi. La riforma prevedeva un cambiamento radicale, il Convitto veniva definitivamente distaccato dal Liceo e le classi per soli interni abolite[101].
Nel 1915 viene nominato preside Francesco Tirelli, durerà in carica solo due mesi sostituito da Isidoro Amorosi, che in pochi anni riordina i gabinetti scientifici, la biblioteca e fonda l'archivio[102]. Nel 1916 viene istituita una succursale del Vittorio Emanuele a vico Freddo a Chiaia, costituita da cinque classi ginnasiali e due liceali, che l'anno successivo viene aggregata al reale Liceo ginnasio Umberto I, e da un'altra succursale al Vomero costituita da nove classi[103]. Durante la I Guerra l'autorità militare requisisce i locali per allestire un ospedale[104]. Tra le vittime di guerra ci sono molti ex allievi, motivo per cui il Collegio dei docenti delibera di porre sulla facciata interna dell'edificio una lapide a perenne memoria dei caduti[105]. Inoltre, durante la presidenza Amorosi la struttura subì modifiche ed ampliamenti e venne conclusa una vicenda giudiziaria legata all'amministrazione dei rendite nobiliari[106]. Nel 1920 fu istituita la Cassa scolastica[107], che rendeva agevole sostenere delle spese con proventi autonomi, rispetto al budget ministeriale.
Intanto, dopo parziali tentativi di ammodernare gli studi classici[108], la scuola italiana è investita dalla grande riforma dovuta al varo della legge Gentile[109] definita dallo stesso Mussolini "la più fascista delle riforme". In essa il ginnasio-liceo "conserva e accentua la sua caratteristica di asse portante della formazione culturale e di canale privilegiato per l'accesso all'Università"[110], grazie anche al monte ore e ai programmi previsti per le singole discipline[111]. Le materie scientifiche continuano ad essere quelle meno studiate rispetto agli altri tipi di istituti con il 15,5% dell'orario complessivo e si registra un aumento delle ore destinate all'insegnamento della filosofia a danno di quelle della storia[112].
Nel 1923 diventa preside Bruno Cotronei, che deve affrontare immediatamente il problema dell'applicazione della riforma Gentile.
Sotto la sua dirigenza fu incrementato notevolmente il patrimonio della Cassa Scolastica, mediante anche gli introiti derivanti da proiezioni cinematografiche. Infatti, la vecchia sagrestia della chiesa di San Sebastiano venne allestita in modo che si potessero proiettare i films, che l'istituto conservava come depositario della Cineteca ufficiale per tutte le scuole della Campania[113]. Con il pensionamento nel 1927 di Cotronei ritorna Amorosi per altri due anni. Nel 1929 viene chiamato a dirigere il Vittorio Emanuele Francesco Landogna, "ex combattente e fascista della vigilia"[114] che avvia un processo di fascistizzazione dell'istituto, che all'epoca contava 1016 allievi di cui 174 donne, divisi in 29 classi, 20 ginnasiali e 9 liceali[115]. Nel corpo docente si registra una novità: la presenza di donne quali Lina Linari (lettere al ginnasio), Giovanna Aita (spagnolo), Giuseppina Ostermann e Margherita Conversano (scienze naturali), Ida Rodoquino (educazione fisica). Tra le varie iniziative in linea con la politica della dirigenza vi è l'istituzione di una Biblioteca di cultura fascista. Le entrate erano rappresentate, oltre che dalla dotazione ministeriale, dalle rendite annue dei Censi nobiliari £ 140, della Cassa scolastica £ 3.800, della Fondazione Paladini £. 2844[116].
L'anno seguente gli iscritti erano 1068, di cui circa 1000 erano tesserati all'Opera Nazionale Fascista[117]. Solo due anni dopo il controllo del regime era totale:
prima che sian dati in lettura [agli allievi] i libri vengono accuratamente esaminati da professori di ciò incaricati e scelti secondo lo spirito della nuova Italia Fascista[118]
Tutti i giovani del nostro istituto, tesserati nelle diverse organizzazioni del partito, Balilla 327, Avanguardisti 371, Piccole Italiane 126, Giovani Italiane 248, attingono dal loro Capo [il preside] quell'entusiasmo che lo guidò da prima nella Grande Guerra e poi nelle Squadre d'azione fasciste[119].
È noto come in questi anni, grazie alle pressioni della piccola borghesia sostenitrice del fascismo, si cercò di facilitare il percorso degli studi, per permettere ai propri figli di ottenere più facilmente un diploma, che consentisse un più rapida ascesa sociale. Anche il Vittorio Emanuele non resta indifferente alle richieste. Infatti, su una popolazione di 1700 iscritti con 111 candidati agli esami di licenza liceale, vanta
95 licenziati nelle due sessioni con una percentuale dell'80,50%, degli alunni delle seconde liceali che affrontano la maturità, su 28 ne furono licenziati 22[120].
Intanto la legge Bottai[121] istituisce la scuola media, abolendo di fatto il corso inferiore ginnasiale. Negli anni a venire i programmi di insegnamento del latino e greco saranno modificati in modo da rendere funzionale il raccordo con quelli svolti nella scuola media.
Nel 1943 i locali della scuola furono occupati dagli Inglesi e destinati ad altri usi per cui il Vittorio Emanuele rimase chiuso. Le lezioni ripresero regolarmente prima in una sede provvisoria in via Pasquale Scura e poi nel 1946 nei locali di via San Sebastiano. I danni erano stati ingenti e non risparmiarono le aule dove erano custodite le collezioni scientifiche. Dopo la ripresa post-bellica, la vita del Vittorio Emanuele continua senza scossoni fino agli inizi degli anni '60. Il numero degli iscritti via via si incrementa fino a far registrare nell'anno scolastico 1958-59 un numero di 769 alunni, di cui 584 maschi e 185 femmine[122].
Cambiamenti significativi ci saranno solo in seguito alla radicale riforma della scuola media di primo grado[123], che comporterà l'insostenibilità dei programmi di latino e greco svolti nei licei, da cui l'esigenza delle modifiche legislative, che saranno apportate tra il 1967 e il 1980[124]. Periodo nel quale le innumerevoli trasformazioni politiche e sociali incideranno in maniera sostanziale su tutta la scuola italiana e sul Vittorio Emanuele, argomento questo che necessita indubbiamente un'ulteriore trattazione ed approfondimento.
Candida Carrino
Estratto da C. CARRINO, L'archivio storico del Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II". Inventario, Vivarium, Napoli, 2005, pp. 38-52.
S I G L E
ASLVE Na Archivio storico del Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II"
AS Na Archivio di Stato di Napoli
1. I collegi dei Gesuiti erano disseminati in gran parte del Regno. A Napoli vi erano: il Collegio Massimo, quello dei Nobili, San Giuseppe a Chiaia, S. Ignazio e di San Francesco Saverio; nel Regno i collegi di Castellammare, Nola, Capua, Massalubrense, Benevento, L'Aquila, Atri, Chieti, Sulmona, Bari, Barletta, Lecce, Brindisi, Molfetta, Monopoli, Taranto, Amantea, Catanzaro, Cosenza, Monteleone, Reggio, Paola, Tropea. Cfr. DONATO COSIMATO, Note e ricerche archivistiche su l'istruzione pubblica nella provincia di Salerno (dal 1767), Salerno, 1967, p. 17, nota I.
2. Sulla politica scolastica di fine secolo e sulle vicende ottocentesche della scuola napoletana cfr. ALFREDO ZAZO, L'istruzione pubblica e privata nel napoletano (1767-1860), Città di Castello, 1927, p. 26.
3. Cfr. Prammatica IV - Regolamento prescritto da Sua maestà per Real Convitto del Salvatore di Napoli e degli altri Reali Convitti del Regno, fa parte delle Prammatiche de Regimine Studiorum civitatis Neapolis et Regni et de Reali Accademia in Nuova Collezione delle Prammatiche del Regno di Napoli, a cura di LORENZO GIUSTINIANI, Napoli, Stamperia Simoniana, 1805, tomo XIII, pagg. 42 e ss.
4. Dragonetti, in seguito titolare della cattedra De officiis al Salvatore, fu chiamato ad elaborare un piano per il riordinamento scolastico di tutte le province del Regno.
5. Le riflessioni di Antonio Genovesi sono nel suo "Piano delle scuole formato dall'abate Antonio Genovesi nell'occasione dell'essere stati espulsi i Gesuiti da Napoli", pubblicato a Firenze nel 1781, di cui esistono solo ampi brani in GIUSEPPE MARIA GALANTI in Descrizione geografica e politica delle Sicilie, Napoli, E.S.I., 1969, (ristampa anastatica dell'edizione di Napoli, Soci del Gabinetto Letterario, 1786-1792) e in Elogio storico del sig. Antonio Genovesi, pubblico professore di civil economia nella Università di Napoli, Napoli, 1772.
6. Cfr. Prammatica IV, cit., artt. I e 11.
7. Le norme disposte per l'organizzazione del collegio napoletano dovevano servire da modello per tutti i collegi da istituirsi nelle Province. Inoltre, erano state stanziate 30 piazze franche, 8 a carico dell'erario e 22 a carico dell'Azienda degli Espulsi, per coloro che non avevano una rendita annua sufficiente, mentre gli altri pagavano una retta di 96 ducati. Il ducato è stato l'unità di moneta del Regno di Napoli fino al 1860. Sottomultipli del ducato erano il tarì (5 tarì = 1 ducato), il carlino (10 canini = 1 ducato), la grana (100 grana = 1 ducato).
8. Cfr. Prammatica IV, cit., art. XIV.
9. Cfr. Prammatica IV, cit., art. X. "L'abito dei Collegiali sarà uniforme dei secolari senza spada, cioè di colore bleaù con un cordoncino di oro negli orli e bottoni corrispondenti e le calza grigie; il quale abito debbono portare sempre nello stesso modo dentro e fuori del Collegio: ed affinché si conservi tale uniformità, la provvista delle robe necessarie al detto vestito, si farà per tutti dal Tesoriere dell'Azienda Gesuitica, come si darà senza pagamento ai Convittori, così per quelli, che saranno ammessi a pensione, ne pagheranno l'importo, giusta la nota del Tesoriere".
10. Cfr. Real Convitto del Salvatore - Regolamento, Napoli, Stamperia Reale, 1789. Il Titolo I par. 6 così recita "I sessanta Convittori, che entrano in questo nostro Real Convitto, è Nostra Real intenzione che vi incontrino non solamente le istituzioni di scienza e di erudizione le più adattate, ma benanche gli esercizi più convenienti al loro stato ed al destino, che un giorno da essi la prudenza ne attende". E perciò vogliamo che in questo nostro Real Convitto i Nobili giovani, che vi sono destinati, ritrovino un corso di scienze e di erudizione il più proprio per la loro riuscita, i professori e maestri i più abili a comunicare loro ed i mezzi più efficaci a formare i buoni costumi e ad apprendere la pulitezza del conversare per il disimpegno degli ufizi e dei doveri della Pubblica Magistratura".
11. Nicola Fergola (Napoli 1753-1824), matematico, fondò la Scuola geometrica napoletana.
12. Vincenzo Flauti (Napoli 1782-1863), matematico, difese i metodi dei geometri antichi, ripudiando la geometria analitica, insegnò dal 1803 al 1849 all'Università di Napoli. Pubblicò un testo sugli elementi di Euclide, che fu reso obbligatorio in tutte le scuole del Regno. Accanito borbonico nel 1860 fu espulso dall'Accademia di Scienze di Napoli, di cui era stato per lunghi anni segretario.
13. Teodoro Monticelli (Brindisi 1769 - Pozzuoli 1845), padre celestino, subì la carcerazione per motivi politici dopo il 1799, grande esperto in mineralogia, segretario perpetuo della Reale Accademia delle Scienze, vantava una ricca collezione di reperti mineralogici.
14. Cfr. AS NA, Ministero dell'Interno, Il inv., b. 4766. "Essendomi affrettato a dare un rimpiazzo alle scuole rimaste vuote con l'aboli-zione dei Gesuiti, ho tosto raccolto i migliori soggetti che le circostanze mi permettevano di avere, in un breve spazio di tempo".
15. Cfr. R. D. n. 140 del 30 maggio 1807, artt. I e 3. La legge fu pubblicata il 6 giugno.
16. La notizia della nuova istituzione fu data mediante un manifesto "Ha ordinato, inoltre, sua Maestà di doversi stabilire nel Gesù Vecchio un Gran Collegio, ove si debba dare un'educazione simile in tutte le parti a quella prescritta pel Collegio de' Nobili... e sarà fornito dei più degni Maestri del Regno". Cfr. AS NA, Ministero dell'Interno, Il inv., b. 4766.
17. Nuove norme erano stabilite per il Convitto. Esso era diretto da un rettore coadiuvato da un vice-rettore e da un economo Le piazze franche erano salite a 50, attribuite ai giovanetti indicati dal Re, scelti tra i figli dei militari e degli impiegati civili o tra gli studenti particolarmente meritevoli per profitto e condotta nelle scuole primarie. Gli altri dovevano corrispondere una retta mensile di 12 ducati. Infine, era prevista la figura dell'uditore, cioè di allievi esterni che frequentavano gratuitamente. Una curiosità: ai professori veniva corrisposto un'indennità aggiuntiva in base al numero di uditori.
18. Cfr. Legge 30 maggio 1807, n. 140, artt. 13 e 23.
19. Cfr. AS NA, Ministero dell'Interno, I inv., b. 830. II Collegio dei Nobili, o Signore, fu istituito nel 1608 da G. B. Manzo, marchese di Villa, che mise a disposizione centomila ducati, i cui interessi dovevano essere utilizzati per metà per erigere un Convitto per fanciulli nobili e poveri metà per dotare le fanciulle ugualmente nobili e povere. La direzione fu affidata ai Gesuiti, ma, a causa delle diverse espulsioni della Compagnia, il Collegio fu retto da altri ordini religiosi, con risultati non sempre soddisfacenti. Nel 1807 il Collegio dei Nobili fu abolito e riunito a quello del Gesù Vecchio.
20. Con il R. D. n. 172, del 30 giugno 1807, il Monte, detto di Manzo, era obbligato a somministrare al Salvatore le stesse rendite che dava all'abolito Collegio dei Nobili, in esecuzione delle volontà testamentarie del fondatore. Solo nel 1884 e successivamente nel 1921 la controversia fu sciolta e con essa ogni tipo di obbligo. Cfr. Archivio del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Napoli (d'ora in avanti ACN), Deliberazioni del Consiglio di amministrazione 1883-1890, pagg. 74 e s., pag. 87, Deliberazioni del Consiglio di amministrazione 1920-1925, pag. 85.
21. Cfr. AS NA, Ministero dell'Interno, II inv., b. 4773.
22. Cfr. Legge n. 140 del 30 maggio 1807. Stabilisce la fondazione di due collegi reali a Napoli e uno in ogni provincia, assegnando a ciascuno di essi una dotazione annua di seimila ducati. In ogni collegio erano previsti cinquanta posti gratuiti. La retta per il Collegio del Salvatore era fissata in dodici ducati al mese.
23. Francesco Rossi (Mileto 1747 - Napoli 1840), canonico della cattedrale di Napoli, professore di diritto civile e canonico all'Università ed esperto di lingua ebraica, greca e latina, divenne rettore dell'Università e del seminario vescovile di Napoli. Membro di molte accademie italiane e straniere tenne il rettorato del Real Collegio fino al 1838. Cfr. CAMILLO MINIERI RICCIO, Memorie storiche degli scrittori nati nel regno di Napoli, Bologna, 1967 (ristampa anastatica dell'edizione di Napoli, Tip. Dell'Aquila, 1844) pp. 305 e s.
24. Senza dubbio molto influenti furono le posizioni degli intellettuali nel dibattito sull'organicità dell'istruzione pubblica. Vincenzo Cuoco aveva presentato nell'ottobre del 1809 a re Gioacchino il suo Rapporto e progetto di decreto per l'ordinamento della Pubblica Istruzione nel Regno di Napoli, mentre Matteo Galdi affermava "L'istruzione della gioventù, non cesseremo mai di ripeterlo, debba essere metodica e progressiva, niente vi debbe essere nella medesima di distaccato ed indipendente, dee seguire l'ordine e le proporzioni stesse colle quali s'innalza e si espande l'albero delle scienze". Cfr. MATTEO GALDI, Rapporto a S.E. il Ministro dell'Interno sullo stato attuale della Pubblica Istruzione nel Regno di Napoli, Napoli, Stamperia Reale, 1814, p. 18.
25. Cfr. GIROLAMO NISIO, Della Istruzione pubblica e privata in Napoli dal 1806 al 1871, Napoli, Fratelli Testa, 1871, p. 14.
26. "È stabilito nei locali dei SS. Apostoli di Napoli. Un secondo collegio reale simile a quello del Salvatore. L'uno e l'altro prenderanno il titolo di liceo (art. 1). Il titolo di liceo conceduto ai due collegi sopra mentovati è puramente onorifico e relativo ai mezzi d'insegnamento che in esso vi sono stabiliti. Al suddetto titolo non sarà annessa nessuna facoltà e tutti gli aspiranti ai gradi accademici, che si troveranno in Napoli, dovranno frequentare le scuole della nostra Università degli Studi" (art. 3). Per lo studio dell'organizzazione del Real Liceo cfr. ROSSANA SPADACCINI, L'Istruzione sublime. Le serie dell'Università degli Studi di Napoli e del Liceo del Salvatore nell'archivio del Consiglio generale di pubblica Istruzione, RAFFAELLA ESPOSITO, Il Salvatore, da Collegio a Liceo, LINDA IACUZIO, Organizzazione del Liceo: personale e locali; MICHELA SCASSILLO, I professori del Liceo: carriera e concorsi, ERMELINDA PERSICO, Da Real Liceo del Salvatore a Liceo-ginnasio Vittorio Emanuele II, tutti gli interventi in AA. VV., ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, "Quaderni della Scuola di Archivistica e Diplomatica 1997", Luciano, Napoli, 1998, pp. 131-135, 151-176.
27. Cfr. R. D. n. 412 del 14 febbraio 1816. Gli Statuti vengono analizzati da ZAZO, op. cit., p. 173.
28. Cfr. Statuti, art. 130.
29. È di rilievo che gli allievi esterni o uditori non potevano avere contatti con gli interni (Regolamento, art. 79).
30. Cfr. Regolamento, art. 196. "Un uniforme di castoro di color bleu con paramaniche e collaretto di color cilestro e gigli ricamati in oro alle falde o con bottoni dorati con la leggenda 'L. R.' in mezzo a tre gigli, calzoni delle stesso castoro e colore, camiciola di casimiro, cappello con coccarda rossa, cappietto d'oro e bottone come sopra".
31. Cfr. Regolamento, art. 197.
32. Cfr. Regolamento, art. 143.
33. Cfr. Regolamento, art. 167.
34. Cfr. Regolamento, art. 177.
35. Cfr. AS NA, Ministero dell'Interno, II inv., b. 2280.
36. Ivi.
37. Cfr. AS NA, Ministero della Pubblica Istruzione, b. 650. Sono centinaia le suppliche al Re da parte delle famiglie dei convittori affinché i figli potessero recarsi a casa nei giorni di Natale o di Pasqua o i certificati medici per trattenere i figli alcuni giorni in più presso la famiglia. Le restrizioni erano dovute al fatto che si temeva il contatto dei giovani con le idee liberali e con le "mollizie" casalinghe, che rendevano maggiormente insopportabile la vita del Collegio.
38. Cfr. R. D. 18 luglio 1821.
39. Salendo lungo l'attuale via San Sebastiano, sulla sinistra vi era il complesso monastico di San Sebastiano, la cui fondazione pare risalga al IV sec. Nel corso degli anni fu intestato ai santi Sergio e Bacco, santa Patrizia, san Teodoro e ai santi Pietro e Sebastiano. Il complesso, tenuto dalle monache benedettine, a seguito dell'allargamento della cinta muraria ad opera di Carlo II d'Angiò fu inglobato nel tessuto urbano e nel suo torrione fu aperta l'attuale Port'Alba. Attraverso i secoli fu più volte ristrutturato. Giuseppe Bonaparte nel 1807 soppresse il convento e vi allocò il Real Collegio di Musica delle Donzelle. Nel 1820 la chiesa venne adattata ad aula parlamentare durante il "nonimestre costituzionale" (6 luglio 1820 - 23 marzo 1821) mentre nelle parti libere vennero alloggiate le truppe. Francesco I nel 1826 trasferì il Real Conservatorio di Musica a San Pietro a Maiella e assegnò i locali ai Gesuiti, affinché istituissero le scuole e un convitto. Nel 1860, con la soppressione della Compagnia di Gesù, i locali furono requisiti e destinati al liceo ginnasio Vittorio Emanuele II con annesso convitto e la chiesa fu adoperata come aula magna. Nella notte tra il 4 e 5 maggio del 1941 crollò la cupola maiolicata della chiesa per la ceditura dei pilastri di sostegno.
40. Cfr. AS NA, Ministero della Pubblica Istruzione, b. 294.
41. Il sacerdote Alessandro Gualtieri era uomo del Re, fedelissimo ai Borboni; nessuno era riuscito a fargli perdere l'incarico, nonostante avessero tentato anche con richiami formali di farlo rimuovere.
42. Durante il periodo napoleonico la materia dell'istruzione era affidata al Ministero dell'interno; il ministero di nuova istituzione non durerà a lungo in quanto esso 1'8 agosto 1859 sarà unificato all'Ecclesiastico e prenderà il nome di Ministero degli Affari Ecclesiastici e dell'Istruzione Pubblica, a sottolineare come i Borboni spingessero per un ritorno in maniera pervasiva dei religiosi nella cura dell'istruzione.
Per uno studio dell'Archivio del Ministero della Pubblica Istruzione cfr. ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, "Quaderni della Scuola di Archivistica e Diplomatica 1999", L'Archivio del Ministero della Pubblica Istruzione del Regno delle Due Sicilie. Real Museo Borbonico. Soprintendenza Generale degli Scavi, a cura di ROSSANA SPADACCINI, Luciano, Napoli, 1999.
43. Per controllare in maniera più capillare la trasmissione del sapere il Re aveva dato in gestione tutti gli istituti scolastici agli ordini religiosi. Erano rimasti sotto la sorveglianza del Ministero della Pubblica Istruzione solo il Salvatore e il Collegio di Maddaloni.
44. Cfr. R. D. del 20 agosto 1860. II decreto conferiva a De Sanctis l'incarico di segretario con diritto di voto e la facoltà di scegliere uomini nuovi per gli incarichi di docenza all'Università. È da notare che soltanto 18 giorni dopo arrivavano a Napoli le "camicie rosse" di Garibaldi.
45. Cfr. R. D. 13 novembre 1859, n. 3725. Entrato in vigore il 1° gennaio 1860, nelle province napoletane sarà applicato solo verso la fine del 1861. L'istruzione secondaria classica è disciplinata dal titolo terzo, artt. da 188 a 271. Sull'applicazione della legge Casati nelle province napoletane confronta DONATO COSIMATO, Note e ricerche archivistiche su l'istruzione pubblica nella provincia di Salerno (dal 1767), Salerno, 1967, pp. 185 e ss.
46. Sull'evoluzione istituzionale e culturale dell'istruzione classica dall'Unità fino al fascismo ed oltre cfr. FORTUNATO TROMBONE, L'istruzione secondaria classica in Italia. Dalla promulgazione dalla legge Casati ai nostri giorni. Saggio storico critico, Avellino, 1889; GIUSEPPE CHIARINI, La scuola classica in Italia dal 1860 ai nostri giorni, in "Nuova Antologia", 15 luglio 1894, pp. 250-270; GIORGIO CANESTRI, GIUSEPPE RICUPERATI, La scuola in Italia dalla legge Casati a oggi, Torino, 1976; DARIO RAGAZZINI, Per una storia del liceo, in La scuola secondaria in Italia (1859-1977), Firenze, 1978, pp. 135-245; L'istruzione classica, scientifica e magistrale in Italia (Studi e documenti degli annali della pubblica istruzione), Firenze, 1984; L'istruzione secondaria superiore in Italia da Casati ai giorni nostri, a cura di ERNESTO BOSNA, GIOVANNI GENOVESI, Bari, 1988; MARINO RAICICH, Itinerari della scuola classica dell'Ottocento, in Fare gli Italiani. Scuola e cultura nell'Italia contemporanea. I. La nascita dello stato nazionale, a cura di SIMONETTA SOLDANI - GABRIELE TURI, Bologna, 1993, pp. 131-170, oltre, beninteso, ai testi citati nelle altre note.
47. Nel 1835, poco dopo la concessione da parte di Francesco I del monastero di San Sebastiano, i Gesuiti aprirono un ingresso per il Convitto dall'attuale piazza Dante, già largo del Mercatello, Foro Carolino, largo dello Spirito Santo, in un nicchione posto al centro dell'emiciclo della facciata, dove doveva essere allocata una statua equestre di Carlo III. Cfr. CARLO CELANO, Notizie del bello e dell'antico e del curioso della città di Napoli... con aggiunzioni per cura del cav. Giovani Battista Chiarini, Napoli, Stamperia Floriana, 1856-1860, vol. III (1858), p. 42 e s.
48. Cfr. Liceo Vittorio Emanuele II Napoli. 1861-1986 nel 125° della fondazione, Bassano del Grappa, Ed. Minchio, 1987, p. 14 e s.
49. Cfr. Decreto n. 164 del 25 ottobre 1860, art. I. Cfr. in questo volume il documento n. 1.
50. Raffaele Masi, membro della Commissione, era un liberale, eletto nel 1848 deputato nel collegio di Avellino. Nel 1871 sarà nominato professore emerito dell'Università di Napoli.
51. Il decreto 24 settembre 1860 all'art. 2 dice "Il componente della Commissione Provvisoria della Pubblica Istruzione sig. Raffaele Masi, non lasciando di far parte di detta commissione, prenderà il carico di riordinare l'enunciato Liceo, proponendo alla Commissione quel che troverà necessario e utile al miglioramento di esso, si chè fosse di norma agli altri che debbono ripristinarsi per le Province. Il sig. Masi prenderà ragione della passata amministrazione e nel Liceo, durante il suo ufficio, avrà autorità e averi di Rettore". Cfr. AS NA, Ministero della Pubblica Istruzione, b. 650, Liceo del Salvatore. Affari complessivi, fasc. 14.
52. Cfr. D. Luog. n. 313 del 10 aprile 1861. Cfr. in questo volume il documento n. 5.
53. Si noterà la totale assenza dello studio delle lingue straniere moderne e il carico inconsistente riservato alle materie scientifiche nel ginnasio (unica materia scientifica era la matematica con un'ora settimanale nelle prime tre classi e tre nelle ultime due), per cui il liceo per le materie umanistiche è il momento dell'apprendimento critico, per le discipline scientifiche e la prima e superficiale presa di contatto.
54. Cfr. Decreto del 17 febbraio 1861, n. 265, art. 1. Cfr. in questo volume il documento n. 3.
55. Cfr. Decreto del 17 febbraio 1861, n. 266, art. 1. Cfr. in questo volume il documento n. 4.
56. La cerimonia si tenne nella chiesa di San Sebastiano alla presenza di S.A.R. il principe Eugenio di Savoia Carignano, il Ministro segretario di Stato comm. Nigra, i consiglieri di Luogotenenza sigg. Spaventa e Oberty, il Governatore e il Sindaco di Napoli, componenti del Municipio, professori, amministrativi e allievi del Liceo. Paolo Emilio Imbriani e Raffaele Masi tennero i discorsi. Cfr. SALVATORE BRUNO, Storia del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Napoli, Firenze, 1971, p. 73 e ss.
57. Il preside-rettore Colomiatti sarà ricordato per l'eccessivo rigore, tanto che più volte ricorse all'intervento dei Carabinieri e delle Guardie di Pubblica Sicurezza per mantenere l'ordine e la disciplina all'interno dell'istituto.
58. Felice Toscano, abate, giobertiano, titolare della cattedra di filosofia fino al 1867 fu allontanato per volontà dell'hegeliano Provveditore agli studi per la Provincia di Napoli, Bernardo Spaventa e sostituito con Andrea Angiulli. Quest'ultimo, accusato di diffondere dottrine atee da alcuni genitori, dal padre spirituale Balsamo e dal preside rettore Amicarelli, fu rimosso e incaricato all'Università per la cattedra di antropologia a pedagogia. L'episodio suscitò grande scandalo e un'alzata di scudi contro l'ateismo, pronubo, come si disse, di promozioni. Sul caso Angiulli e sugli echi che ebbe vedi MARINO RAICICH, Itinerari, cit., p. 145 e ss.
59. Cfr. ASLVE Na, Pia Fondazione Liceale Paladini.
60. Cfr. AS NA, Ministero della pubblica istruzione, b. 651, fasc. 45. Inoltre, cfr. GIUSEPPE MICHELE FERRARI, Il R. Liceo V. Emanuele di Napoli all'Esposizione Universale di Parigi dell'anno MDCCCC. La cattedra di filosofia, Napoli, Pierro e Veraldi, 1899, pp. X e s.
61. Cfr. in questo volume il documento n. 6.
62. Ivi, artt. 68 e 79.
63. Ivi, art. 84.
64. Ivi, art. 89.
65. Ivi, art. 113.
66. Ivi, art. 117.
67. Ivi, art. 78.
68. Cfr. ASLVE Na, Registri generali degli alunni, reg. 1.
69. Cfr. Arcangelo Scacchi, Copialettere 1844-1890, n. 235, cc. 253-254. Il documento è conservato presso il Museo Mineralogico di Napoli.
70. Cfr. Il gabinetto e la scuola di Fisica del R. Liceo V.E. II di Napoli, Napoli, Pierro e Veraldi, 1900, probabilmente scritto da LEOPOLDO CICCONE, professore di fisica presso l'istituto. Per l'elenco completo dei 365 "stromenti" posseduti dal liceo nel 1900 cfr. ERRICO PUCCI, Il Reale liceo-ginnasio Vittorio Emanuele di Napoli e il Convitto Nazionale annesso all'esposizione di Parigi del 1900. Relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Napoli, 1900. Sulle collezioni naturalistiche e gli strumenti di fisica custoditi nel museo di storia naturale "G. Mercalli", istituito all'interno del liceo nel giugno del 2003, sono in corso di pubblicazione i volumi di LUISA DE MARTINI, Catalogo delle collezioni naturalistiche del liceo Vittorio Emanuele Il di Napoli e ROSA SPAGNA, Catalogo degli antichi strumenti del laboratorio di fisica.
71. Vedi nota n. 10 della Prefazione.
72. La legge Imbriani all'art 50 prevede che "Ogni ginnasio e ogni liceo può avere annesso un convitto sotto al medesima autorità del direttore o del preside, dal quale dipenderà un prefetto di disciplina per la vigilanza e la tutela dei costumi". Quindi di fatto essi costituiscono un solo istituto e il preside assume anche il titolo di rettore. Alla morte di Ippolito Amicarelli, la direzione del Convitto fu affidata al censore, Angelo Gualtieri, ma dopo un brevissimo periodo i due incarichi direttivi furono di nuovo riuniti nella stessa persona.
73. Per l'acquisto e i lavori di restauro cfr. ACN, Deliberazioni del Consiglio, 1883-1890, pp. 101, 104 e s. 116 e ss. La villa fu alienata nel 1921, in quanto i costi di gestione erano molto alti e gli allievi passavano, dopo i primi anni, le ferie estive in famiglia. Oggi vi è l'Istituto per ciechi "Domenico Martuscelli".
74. Il Ministero della Pubblica Istruzione elargiva nel 1861 L. 40.000 annue, che aumentarono fino a L. 92.000 nel 1891. In seguito, il Ministero, sentito il parere del Consiglio di amministrazione, sospese il contributo annuale, elargendo solo somme straordinarie e solo in caso di bisogno, in quanto dal 1892 corrispondeva direttamente i salari al personale docente e non docente. Cfr. ERRICO PUCCI, Il Reale liceo-ginnasio, op. cit., p. 36.
75. Nel 1861 la retta dei convittori era di lire 612, nel 1875 di lire 800 e di lire 1000 nel 1892. Cfr. PUCCI, cit. p. 37.
76. Cfr. nota 21.
77. Cfr. GAETANO BONETTA, cit., p. 54.
78. Sul dibattito post-unitario cfr. ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, Fonti per la storia della scuola, IV, L'inchiesta Scialoja sull'istruzione secondaria maschile e femminile (1872-1875), a cura di LUISA MONTEVECCHI - MARINO RAICICH, Roma 1995. Tra i verbali della Commissione d'inchiesta delle sedute napoletane sono menzionati gli interventi di Ippolito Amicarelli, Felice Bernabei, Pasquale Turiello, il primo preside e gli altri professori del Vittorio Emanuele. Ivi, pp. 71 e s. L'intervento dell'Amicarelli sull'insegnamento pubblico e privato è riportato integralmente. Ivi, pp. 271 e ss.
79. Vedi in questo volume la scheda n. 2 "Cronologia dell'istituzione dei licei napoletani".
80. Cfr. Sunto di una relazione generale sull'istruzione secondaria classica negli istituti governativi, in seguito ad ispezioni eseguite negli anni 1867 e 1868, p. 46.
81. Cfr. L'inchiesta Scialoja, cit., pp. 273.
82. Per il testo integrale dell'intervento di Ippolito Amicarelli sulla questione cfr. L'inchiesta Scialoja, cit., pp. 271 e ss.
83. Cfr. nota n. 20 della Prefazione.
84. Cfr. Cronache 1877 - 1881, Napoli, Morano, 1879. Nel volume sono sintetizzati gli avvenimenti dell'anno scolastico di riferimento, le statistiche dei risultati del profitto degli iscritti, i libri di testo, le prove assegnate agli esami di licenza liceale.
85. Salvatore Di Giacomo (Napoli 1860 - 1934), figlio di un medico e una musicista, lascia gli studi universitari per dedicarsi alla composizione poetica. Iniziò con la collaborazione al "Corriere del mattino" che lo porterà, grazie anche all'insistenza del suo direttore, alla composizione delle canzoni più belle del suo repertorio: Nannì, Era de maggio, Luna nova, Marechiare, Palomma `e notte, Carulì. Con l'apertura a Napoli, grazie ad una grossa ditta di pianoforti di Lipsia (Polyphon Musikwerche), di una casa discografica innovativa, la Polyphon, anche Di Giacomo ebbe modo, insieme ad altri compositori famosi, di continuare il suo lavoro. Ma la guerra e le tendenze antitedesche di alcuni autori della Polyphon costrinsero la casa madre a chiudere i battenti della filiale napoletana. La sua produzione letteraria continuò tra composizioni poetiche, saggi, studi storici e libretti. Sarà bibliotecario in varie biblioteche napoletane. Cfr. in questo volume il documento n. 19.
86. Nicola Zingarelli (Cerignola, Bari 1860 - Milano 1935). Critico, dantista e filologo, lega la sua attività di umanista allo studio della lingua italiana ed in particolare alla realizzazione del Vocabolario alla cui stesura lavora dal 1913, per avviarne la pubblicazione, a fascicoli, nel 1917. Dopo i corsi di specializzazione (a Firenze, Berlino e Breslavia), poliedrica è la sua professione accademica (svolta soprattutto prima a Palermo e poi a Milano) e variegata la sua produzione letteraria, legata in particolare ad uno studio della lingua italiana, che assume un nuovo valore lessicale alla luce di una riconsiderazione evoluta ed obiettiva dei classici, che gli fa ottenere, tra l'altro, nel 1925, l'incarico di direttore di sezione per le letterature neolatine dell'Enciclopedia Italiana della Treccani. Cfr. in questo volume il documento n. 20.
87. Cfr. Decreto del 16 aprile 1882, n. 762.
88. Cfr. Decreto del 22 dicembre 1898, n. 557.
89. Cfr. R. D. 23 ottobre 1884, n. 2737.
90. Cfr. L'istruzione classica, scientifica e magistrale in Italia, cit, p. 11.
91. Cfr. D. L. 24 ottobre 1888, n. 5745.
92. Nel 1891 Enrico Pucci assunse anche la direzione del Convitto, che dalla morte dell'Amicarelli era stata tenuto dal censore Angelo Gualtieri. Cfr. nota n. 74.
93. Cfr. ASLVE Na, Registri generali degli alunni, reg. 35.
94. Cfr. PUCCI, op. cit., pp. 27 e s.
95. Ivi. "Allegato C" riporta, divisi per materia, i testi esistenti al momento nella biblioteca dell'Istituto. Le monografie risultano essere circa 1300. È in corso di pubblicazione il volume di LIVIA MARRONE e ANNA MARIA VELARDI, I libri antichi della biblioteca del Vittorio Emanuele II di Napoli.
96. ACN, Deliberazioni del Consiglio 1890-1900, p. 496.
97. Ivi, p. 29.
98. I licei chiamati a rappresentare l'Italia furono, oltre al Vittorio Emanuele II, il Cavour di Torino, il Galilei di Firenze, il Visconti di Roma.
99. Cfr. Pucci, cit.
100. Assunse la carica di rettore Leonardo Ricciardi.
101. Durante il periodo fascista, nel 1931 il Convitto apri una sezione di ginnasio - liceo per gli allievi interni, accessibile dopo pochissimi anni agli esterni e ai semiconvittori, che ottenne la parifica e la statalizzazione, in virtù della legge 9 marzo 1967, n. 50.
102. Cfr. Annuario dell'anno scolastico 1929-30 - VIII, S.I.E.M., 1930, p. 23.
103. Ivi.
104. Cfr. ASLVE Na, Registri dei verbali, Verbali delle sedute plenarie dei professori, reg. 1.
105. Ivi.
106. Cfr. ASLVE Na, Rendite nobiliari, fascc. 1-26.
107. Il 5 gennaio 1922 con R. D. fu trasformata in Ente Morale. Il capitale versato inizialmente era di £. 19.000, questo crebbe tanto che in circa dieci anni l'istituto con le rendite riuscì ad istituire tre premi, il premio "Mussolini", "Bassi" e "Amicarelli". Cfr. ASLVE Na, Borse di studio, fasc. 1.; inoltre in questo volume i documenti nn. 21, 22, 23.
108. Cfr. la L. 21 luglio 1911, n. 860 che istituisce "Sezioni di ginnasio - liceo moderno" e il R.D. 28 settembre 1913, n. 1213 che determina i programmi di insegnamento.
109. Cfr. Legge Gentile del 6 maggio 1923, n. 1054. o 14 ottobre 1923 n. 2345.
110. Cfr. L'istruzione classica, scientifica e magistrale, cit., p.16. Tale posizione rimarrà inalterata anche nella "Carta della scuola" presentata dal ministro Bottai al Gran consiglio del fascismo il 19 gennaio 1939.
111. Cfr. R.D. 6 maggio 1923, n. 1054, art. 39 e R.D. 14 ottobre 1923, n. 2345.
112. Tutto ciò è indicativo della scarsa attenzione di Gentile per le scienze e al ruolo fondamentale attribuito alla cultura umanistica ed, in particolar modo, alla filosofia idealistica. Ancora oggi, l'insegnamento della storia e della filosofia è affidato allo stesso docente.
113. Cfr. Annuario 1929-1930, cit. p. 25.
114. Cfr. Annuario 1929-1930, cit. p. 29.
115. Cfr. ASLVE Na, Registri generali degli alunni, reg. 94.
116. Inoltre l'Istituto era titolare di un deposito bancario di £ 475,49. Cfr. Annuario, cit. p. 34.
117. Cfr. Annuario dell'anno scolastico 1931-1932, Napoli, 1932, p. 11.
118. Cfr. Annuario dell'anno scolastico 1934-1935, p. 10.
119. Ivi, p. 8.
120. Cfr. Annuario dell 'anno 1937-1938, Napoli, 1938, p. 11 e s.
121. Cfr. L. 1° luglio 1940, n. 889.
122. Cfr. in questo volume il documento n. 12.
123. Cfr. L. n. 1859 del 31 dicembre 1962, in parte modificata dalla L. n. 348 del 16 giugno 1977.
124. Cfr. O.M. del 20 marzo 1967, D.P.R. n. 914 del 9 settembre 1978 e D.P.R. n. 3690 del 31 marzo 1980.
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