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Timestamp: 2016-12-06 21:46:41+00:00

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Art. 137 cod. proc. civile: Notificazioni
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Le notificazioni, quando non è disposto altrimenti, sono eseguite dall’ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su richiesta del pubblico ministero o del cancelliere (1).
L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi (2).
Le disposizioni di cui al terzo comma si applicano anche alle comunicazioni effettuate con biglietto di cancelleria ai sensi degli articoli 133 e 136 (3).
CommentoNotificazione: è il meccanismo attraverso il quale si porta a conoscenza di un determinato soggetto un atto processuale, mediante la consegna al destinatario medesimo (o ad altre persone indicate dalla legge) di una copia conforme all’originale dell’atto da notificare. La notifica viene definita un atto strumentale (rispetto all’atto da notificare) in quanto ha lo scopo di far conoscere tale atto (cd. principale) all’interessato; nonché atto indispensabile, in quanto necessario per instaurare il contraddittorio e per il conseguente esercizio del diritto di difesa. La notifica si compone, dunque, di una sequenza di atti, è un vero e proprio procedimento costituito da tre fasi: quella d’impulso, di trasmissione (o consegna) e di documentazione. Tale procedimento si conclude nel momento in cui l’atto stesso viene portato nella sfera di disponibilità del destinatario, essendo richiesta la sola conoscenza legale dell’atto e non quella effettiva (presunzione legale di conoscenza).
(1) L’atto d’impulso di tale fase (istanza o richiesta che sia) deve contenere l’indicazione specifica dell’identità del proprio autore. Nella prassi, però, è ormai consentita la formula «ad istanza come in atti» ritenendosi sufficiente che sia possibile desumere le generalità dal contesto dell’atto notificato.
(2) Nell’ipotesi di copia consegnata difforme dall’originale (in quanto recante mutilazioni o alterazioni) si potrà invocare la nullità della notificazione ex art. 156 c. 2 qualora si evinca che tali incompletezze abbiano reso non conoscibile il contenuto dell’atto al destinatario.
(3) Comma inserito ex art. 174, d.lgs. 196/2003 cit. dal 1°-1-2004 e poi così modificato ex art. 45, c. 18, l. 69/2009 cit. [v. nota (8)]. A causa delle difficili condizioni in cui si è svolto il servizio notifiche, il legislatore è intervenuto [v. l. 21-1-1994, n. 53, in Notificazioni] per consentire agli avvocati di eseguire le notifiche senza l’intermediazione degli ufficiali giudiziari, mediante consegna diretta della copia oppure a mezzo del servizio postale. In tale caso il difensore dovrà: essere munito di procura alle liti ex art. 83; essere autorizzato dal Consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto; infine, tenere un apposito registro cronologico, regolarmente vidimato, il cui modello è stabilito con decreto del Ministro della giustizia. Nell’esercizio di tale funzione l’avvocato è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto. La riforma del 2009 ha disciplinato la notifica del documento informatico rafforzando l’uso della PEC (posta elettronica certificata) [v. 149bis] nell’ottica di una sempre maggiore diffusione del processo telematico. Il d.l. 179/2012 conv. in l. 221/2012, agli artt. 16-16octies (a sua volta modificato più volte) ha definitivamente confermato l’uso di tecniche informatiche per tutte le operazioni processuali in preferenza assoluta rispetto alle «antiche» modalità cartacee. Le modifiche introdotte nel Codice della privacy rispondono all’esigenza di tutela del diritto alla protezione dei dati personali di chiunque (rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità con particolare riferimento alla riservatezza).
L’opposizione all’esecuzione proposta dal debitore quando la fase esecutiva sia già iniziata, deve notificarsi secondo le regole generali dettate dagli artt. 137 e ss. c.p.c., mentre, la regola dettata dall’art. 489 c.p.c., relativa al luogo della notificazione, è applicabile limitatamente a quelle da farsi nel corso del procedimento esecutivo ai creditori pignoranti ed a quelli intervenuti nel processo. Ne consegue che la notificazione dell’opposizione eseguita presso il domicilio eletto del creditore a norma dell’art. 480, comma 3°, c.p.c., è nulla ove concerni atti di opposizione notificati quando l’esecuzione sia già iniziata. App. Firenze, 18 gennaio 2010.
Corte cost. 88/1977 sub art. 136 c.p.c., §1.
1.1. Prova della conoscenza e conoscenza legale da parte del destinatario.
1.2. Sfalsamento dei momenti di perfezionamento.
L’omessa declaratoria di contumacia del convenuto non costituitosi non determina nullità della sentenza, né rappresenta elemento, da solo, sufficiente per dedurne la mancata prova del perfezionamento della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio, trattandosi di mera irregolarità sanabile con il procedimento di correzione di errore materiale della sentenza. (Cassa con rinvio, Trib. Napoli sez. dist. Portici, 18 luglio 2005). Cass. 14 dicembre 2010, n. 25238.
Il momento della notificazione di un atto processuale per il notificante è diverso da quello in cui la notifica stessa si perfeziona per il destinatario e si identifica, nel primo caso, con la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario; ne consegue che il termine perentorio per il deposito dell’appello, nei giudizi dinanzi alla Corte dei conti, decorre dal momento in cui l’atto è stato consegnato all’ufficiale giudiziario per la notifica alla parte appellata, fermo restando l’onere dell’appellante di fornire in un momento successivo la prova del buon esito della notifica stessa. Corte conti, 17 febbraio 2009, n. 63.
1.2.1. Presupposti: certezza della data di consegna.
La prova dell’avvenuta consegna di un atto all’ufficiale giudiziario non deve essere necessariamente fornita solo con la ricevuta di cui all’art. 109, D.P.R. n. 1229/1959, risultando idonea anche l’attestazione dell’ufficiale medesimo in ordine alla data di ricezione dell’atto. In particolare, tale attestazione può consistere nel timbro apposto sul documento da notificare, dal quale risultino il numero del registro cronologico e la data. Tuttavia, tale timbro fa fede fino a querela di falso, in quanto a esso non può attribuirsi valore di prova legale in ordine alla data di consegna. Pertanto in caso di contestazione l’interessato dovrà esibire idonea certificazione dell’ufficiale giudiziario. Ove non venga esibita la ricevuta di cui all’art. 109 DPR 15 dicembre 1959, n, 129, la prova della tempestiva consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare può essere ricavata dal timbro apposto su tale atto recante il numero cronologico e la data; solo in caso di contestazione della conformità al vero di quanto da esso indirettamente risulta, l’interessato dovrà farsi carico di esibire idonea certificazione dell’ufficiale giudiziario, la quale, essendo diretta a provare l’ammissibilità del ricorso, potrà essere esibita secondo le previsioni dell’art. 372 c.p.c. Cass., Sez. Un., 20 giugno 2007, n. 14294.
1.2.2. Sfalsamento delle fasi ed eventi non imputabili al notificante.
1.3. Limiti della rilevanza del principio di sfalsamento.
Ove la notificazione di un atto processuale sottoposta a termine perentorio non abbia esito positivo per circostanze non imputabili al notificante, questi ha la facoltà - e l’onere - di provvedere entro un termine ragionevole alla ripresa del procedimento notificatorio, con effetti dalla data della prima attivazione Cass. 15 gennaio 2010, n. 581.
1.3.1. Irrilevanza del principio dello sfalsamento delle fasi: perfezionamento e termine per la costituzione in giudizio del notificante.
In tema di notificazioni, la perentorietà del termine d’integrazione del contraddittorio, concesso ex art. 331 c.p.c., per provvedere, in fase d’impugnazione, alla notificazione al litisconsorte pretermesso, può essere prorogato in virtù dell’interpretazione costituzionalmente orientata della predetta norma processuale solo in presenza di una situazione di forza maggiore certa ed obiettiva che ne abbia impedito l’osservanza. Non ricorre tale condizione quando la parte abbia negligentemente richiesto la notificazione all’ufficiale giudiziario solo due giorni prima della scadenza in quanto il termine concesso dal giudice svolge anche la funzione di consentire le indagini anagrafiche eventualmente necessarie e di rimediare ad eventuali errori del procedimento di notificazione. Cass. 27 ottobre 2008, n. 25860.
Soggetti del procedimento di notificazione.
2.1. Soggetto notificante.
2.1.1. Ufficiale Giudiziario.
La remissione in termini in caso di tardività della notifica per errori imputabili agli organi pubblici si applica (esclusivamente, non essendo ammessa nel caso di notifica a mezzo posta) all’ipotesi di notificazioni eseguite direttamente dall’ufficiale giudiziario o dal messo notificatore, con le forme ordinarie di cui agli art. 137 e ss. c.p.c. T.A.R. Lombardia, Brescia, 28 giugno 2011, n. 956.
La funzione di notificazione degli atti giudiziari civili è assegnata dall’art. 137 c.p.c., quando non è disposto altrimenti, all’ufficiale giudiziario. Ne consegue che la notificazione del ricorso per cassazione al difensore dell’intimato a mezzo di un “Commissariato di P.s.”, ente non abilitato a tali adempimenti e totalmente estraneo all’organizzazione giudiziaria, determina la inesistenza assoluta dell’atto e rende il ricorso inammissibile. Cass. 5 ottobre 2004, n. 19921.
2.1.2. Agente postale per delega dell’Ufficiale Giudiziario.
Nella notificazione a mezzo posta, l’ufficiale postale, qualora non abbia potuto consegnare l’atto al destinatario o alle persone abilitate a riceverlo in sua vece, per temporanea assenza del primo e mancanza, inidoneità o assenza dei secondi, ha l’obbligo, ai sensi dell’art. 8 della legge n. 890 del 1982, di rilasciare al notificando l’avviso di deposito del piego presso l’ufficio postale e di provvedere, effettuato tale deposito, alla compilazione dell’avviso di ricevimento che deve contenere la menzione delle formalità eseguite, del deposito e dei motivi che l’hanno determinate, e, infine, alla restituzione del piego e dell’avviso al mittente, dopo la scadenza del termine di giacenza. La notificazione secondo tali formalità postula il previo accertamento sia della temporanea assenza del destinatario sia della mancanza o dell’assenza delle altre persone abilitate a ricevere il piego e l’omessa attestazione circa la sussistenza dell’uno o dell’altro di tali presupposti impedisce la verifica dell’effettiva presenza delle condizioni di legge e non consente all’atto di raggiungere il suo scopo. Ne consegue che, in caso di omessa certificazione sull’avviso di ricevimento della mancanza o assenza delle persone abilitate a ricevere il piego e in difetto di dimostrazione dell’attività svolta dall’ufficiale postale offerta “aliunde” dal notificante, la notifica é nulla. Cass. 10 ottobre 2008, n. 25031.
La mancata o non tempestiva rinnovazione della notificazione, disposta a norma dell’art. 291 c.p.c. per un vizio implicante la nullità della stessa, determina, nell’ipotesi in cui la notifica da rinnovare abbia ad oggetto un ricorso per cassazione, l’inammissibilità del medesimo, salvo che, prima che questa sia dichiarata, il ricorrente provveda ad altra valida notifica, restando in ogni caso esclusa la possibilità di assegnazione di un ulteriore termine per il medesimo adempimento, stante la perentorietà di quello già concesso. Cass. 14 gennaio 2008, n. 625.
2.2. Facoltà di notificazione degli atti civili, amministrativi e stragiudiziali da parte degli avvocati.
2.2.1. Ratio dell’istituto.
In tema di notificazione di atti processuali, nel nostro ordinamento esiste - a parte le ipotesi contemplate in trattati internazionali (cfr., ad esempio, la recente L. 19 ottobre 1999 n. 422, che ha reso esecutiva la convenzione di Bruxelles 26 maggio 1997, sulla notificazione negli Stati membri dell’Unione Europea di atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile e commerciale) - un solo caso in cui la notificazione, nell’ambito di un procedimento giurisdizionale, può essere eseguita da organo diverso dall’ufficiale giudiziario: ed è quello disciplinato dalla L. 21 gennaio 1994 n. 53 (Facoltà di notificazione di atti civili, amministrativi e stragiudiziali), che consente all’avvocato, munito di procura “ad litem” (oltrechè in presenza di altre specifiche condizioni) di eseguire “la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo del servizio postale secondo le modalità previste dalla L. 20 novembre 1982 n. 890” (art. 1, comma 1). All’infuori di tale eccezionale ipotesi, vale la regola generale: sicchè deve considerarsi radicalmente nulla, ai sensi dell’art. 156, comma 2, c.p.c., in quanto del tutto estranea alle fattispecie legali tipiche di notificazione della sentenza impugnata, ai fini della decorrenza del termine per impugnare, prefigurate e dal D.Lgs. sul nuovo processo tributario e dal codice di rito, e, quindi, priva di effetti al predetto fine, la notificazione presso l’ufficio distrettuale delle imposte dirette eseguita personalmente dal difensore del resistente dinanzi alla Commissione tributaria regionale, di professione dottore commercialista (e, quindi, abilitato alla difesa tecnica davanti al giudice tributario: cfr. art. 12, comma 2, periodo I, del D.Lgs. n. 546 del 1992). Cass. 2 maggio 2001, n. 6166.
2.2.2. Perfezionamento.
Qualora la notificazione del ricorso introduttivo abbia avuto luogo mediante spedizione a mezzo posta, il termine entro il quale dev’essere effettuato il deposito presso la segreteria della commissione tributaria decorre non già dalla data della spedizione, bensì da quella della ricezione dell’atto da parte del destinatario. Cass. 21 aprile 2011, n. 9173.
2.2.3. Nullità.
In tema di notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento, ove il difensore trasferisca lo studio professionale, presso cui la parte abbia eletto domicilio, ai sensi dell’art. 170 c.p.c., ad indirizzo diverso da quello risultante dagli atti del processo, egli ha l’onere di comunicare alla cancelleria del giudice adito, con mezzi idonei e tempestivi, la relativa variazione, per conferire ad essa rilevanza giuridica ai fini delle comunicazioni e/o delle notificazioni di pertinenza della cancelleria medesima; in mancanza, tali comunicazioni e/o notificazioni possono eseguirsi e perfezionarsi nel luogo risultante dagli atti del processo, senza che la cancelleria del giudice adito sia previamente tenuta ad accertare se, “medio tempore”, siano eventualmente intervenuti mutamenti di indirizzo, non essendo l’assolvimento del suddetto onere di comunicazione incombente sul difensore - di estrema semplicità e rispondente anche a comuni canoni di prudenza - idoneo a pregiudicare l’esercizio del diritto di difesa. Cass. 3 marzo 2010, n. 5079.
2.2.4. Inesistenza.
In tema di ricorso per cassazione, la nullità della notificazione, a differenza della sua inesistenza, comporta non già il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, bensì il dovere del giudice di assegnare al ricorrente un termine perentorio per la sua rinnovazione, dovendosi ritenere, ove il vizio della notificazione, non rilevato dalla S.C., abbia determinato la revocazione della sentenza ai sensi dell’art. 395, primo comma, n. 4, c.p.c., che la medesima corte, terminato il giudizio rescindente di revocazione, possa procedere alla celebrazione di quello rescissorio qualora la parte intimata si sia difesa sul contenuto del ricorso così dimostrando di conoscerlo, atteso che in tal caso si rende palesemente non necessaria una nuova notificazione. Cass. lav., 7 dicembre 2010, n. 24800.
La notificazione è inesistente quando sia stata effettuata in un luogo o con riguardo ad una persona che non presentino alcun riferimento con il destinatario dell’atto, risultando a costui del tutto estranei, mentre è affetta da nullità (sanabile con effetto “ex tunc” attraverso la costituzione del convenuto, ovvero attraverso la rinnovazione della notifica cui la parte istante provveda spontaneamente o in esecuzione dell’ordine impartito dal giudice), quando, pur eseguita mediante consegna a persona o in luogo diversi da quello stabilito dalla legge, un simile collegamento risulti tuttavia ravvisabile, così da rendere possibile che l’atto, pervenuto a persona non del tutto estranea al processo, giunga a conoscenza del destinatario. Cass. 2 dicembre 2009, n. 25350.
2.3. Particolarità nel contenzioso tributario.
Si applica anche alla notifica del ricorso tributario per cassazione il principio secondo cui, qualora la notificazione di un atto processuale a mezzo di ufficiale giudiziario non avvenga per cause non imputabili al richiedente, quest’ultimo può chiedere che il procedimento notificatorio sia riattivato entro un tempo ragionevolmente contenuto, con conseguente efficacia della notifica sin dalla data della iniziale attivazione del procedimento. Cass. 22 marzo 2011, n. 6587.
2.3.1. Notificazione delle sentenze.
In tema di contenzioso tributario, qualora l’Agenzia delle Entrate abbia partecipato al giudizio d’appello, instaurato successivamente al 1 gennaio 2001, senza il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, la notifica della sentenza impugnata va effettuata, ai fini della decorrenza del termine breve, non nei confronti dell’Avvocatura distrettuale, ma nei confronti della sede centrale dell’Agenzia o alternativamente nei confronti degli uffici periferici della stessa, esclusivamente utilizzando le modalità previste, per la notifica delle sentenze delle Commissioni tributarie, dall’art. 38 del D.Lgs. n. 546 del 1992. Cass. 9 aprile 2010, n. 8507.
2.3.2. Notificazione dell’istanza di trattazione in pubblica udienza.
La notificazione a mezzo lettera raccomandata è applicabile in ogni fase ed aspetto del processo tributario avanti alle Commissioni, così come disposto dal comma 3 dell’art. 16 del D.Lgs. n. 546 del 1992; sempre che ovviamente non sussista una puntuale indicazione in senso contrario come rintracciabile nel comma 2 dell’art. 38 del D.Lgs. n. 546 del 1992, laddove si prevede che, ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione, la notifica della sentenza debba avvenire (sembrerebbe esclusivamente) nelle forme di cui agli artt. 137 e seguenti del codice di procedura civile. Cass. 1 ottobre 2004, n. 19668.
2.3.3. Notificazione del ricorso per Cassazione.
La notifica del ricorso per cassazione dell’Amministrazione finanziaria avverso sentenza della Commissione tributaria regionale, eseguita da messo autorizzato dalla stessa Amministrazione è nulla, in quanto non eseguita dall’ufficiale giudiziario ai sensi dell’art. 137 c.p.c. (norma applicabile al giudizio di cassazione in materia tributaria, per effetto dell’integrale rinvio alle norme codicistiche operato dall’art. 92 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546); essa, però, non è inesistente, atteso che il messo è abilitato ad effettuare, ai sensi dell’art. 16 D.Lgs. cit., sia in primo grado che nel giudizio di appello, le notificazioni degli atti dell’Amministrazione finanziaria, e tale sua peculiare competenza fa sì che la notificazione da lui eseguita nel giudizio di cassazione non possa ritenersi che esorbiti completamente dallo schema legale degli atti di notificazione del processo tributario e sia incompatibile con il modulo legale che disciplina, in tale giudizio, la sequenza degli atti processuali. Pertanto il vizio di siffatta notificazione è sanato, per raggiungimento dello scopo, con effetto “ex tunc”, dalla costituzione in giudizio del soggetto intimato. Cass. 10 settembre 2004, n. 18291.
2.3.3.1. Notifica dell’atto di riassunzione.
Nel rito del lavoro, qualora la notifica dell’atto di riassunzione, tempestivamente depositato, innanzi al giudice di rinvio sia nulla (nella specie perché eseguita presso il domiciliatario del difensore costituito nella precedente fase e non alla parte personalmente a norma degli artt. 137 e seguenti, come disposto dal secondo comma dell’art. 392 c.p.c.), deve ritenersi applicabile il sistema sanante di cui all’art. 291 c.p.c., che resta precluso solo nell’ipotesi di inesistenza, di fatto o giuridica, della detta notifica stessa, riscontrabile in caso di omessa notifica ovvero allorché non sia rinvenibile alcun collegamento tra il luogo di esecuzione della notifica e il destinatario della stessa. Cass. lav., 29 luglio 2009, n. 17656.
2.4. Invalidità connesse ai soggetti notificanti.
Nell’ipotesi di impugnazione non preceduta dalla notificazione della sentenza, qualora l’appello sia notificato, ai sensi della seconda parte del comma primo dell’art. 330 c.p.c., presso il difensore costituito in primo grado e la notifica non si perfezioni per intervenuto trasferimento del destinatario dell’atto, l’impugnante ha l’onere di ripetere la notifica nel nuovo domicilio del medesimo difensore, ricercandolo presso l’albo professionale. Qualora il nuovo domicilio non sia accertabile, si configura una situazione del tutto analoga all’irreperibilità, ovvero al caso in cui manchi la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio, per cui si applica il criterio, ulteriormente sussidiario, previsto dal terzo comma dell’art. 330 c.p.c. che dispone la notifica alla parte personalmente, ai sensi dell’art. 137 e ss. c.p.c. L’adempimento delle formalità della notifica, comunque, deve avvenire entro la scadenza del termine perentorio fissato per l’impugnazione, restando a carico dell’appellante il rischio che le nuove modalità di notifica non consentano di rispettare detto termine. Cass. 19 giugno 2009, n. 14309.
2.4.1. Notificazione operata dalla parte personalmente.
È inesistente, trattandosi di modalità del tutto estranea al procedimento tipico delineato “ex lege” la notificazione della citazione effettuata mediante consegna materiale al convenuto da parte dell’attore, come tale inidonea all’instaurazione di un valido rapporto processuale, ed insuscettibile di sanatoria. Cass. 10 maggio 2005, n. 9772.
2.4.2. Notificazione di atto di appello operata dal messo di conciliazione.
È nulla per incompetenza dell’organo notificante la notificazione dell’atto di appello effettuata dal messo di conciliazione anzichè dall’ufficiale giudiziario, non solo di disporre del suo ambito territoriale, ma anche laddove non ricorra alcuna delle deroghe alla competenza generale di quest’ultimo previste all’art. 34 D.P.R. n. 1229 del 1959. Cass. 3 maggio 1999, n. 4396.
2.4.3. Notificazione da parte di estraneo.
La notificazione è giuridicamente inesistente quando esorbiti completamente dallo schema legale degli atti di notificazione, ossia quando difettino gli elementi caratteristici del modello delineato dalla legge. Pertanto, è giuridicamente inesistente ed insuscettibile di sanatoria la notificazione del ricorso per cassazione eseguita anzichè dall’ufficiale giudiziario, ai sensi dell’art. 137 c.p.c., da persona qualificatasi “responsabile ufficio personale”, con la conseguenza che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Cass. lav., 13 febbraio 1999, n. 1195.
2.4.4. Notificazione operata da Ufficio di Polizia.
La notificazione della richiesta di fallimento del pubblico ministero e del decreto di fissazione di udienza eseguita dalla polizia giudiziaria, anziché dall’ufficiale giudiziario ai sensi dagli artt. 137 c.p.c. e ss., è inesistente ma può essere sanata con la costituzione del debitore per raggiungimento dello scopo. App. Milano 13 gennaio 2011.
2.5. Soggetto richiedente.
L’attività di impulso del procedimento notificatorio - consistente essenzialmente nella consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario - può, dal soggetto legittimato, e cioè dalla parte o dal suo procuratore in giudizio, essere delegata ad altra persona, anche verbalmente, e, in tal caso, l’omessa menzione, nella relazione di notifica, della persona che materialmente ha eseguito la attività suddetta, ovvero della sua qualità di incaricato del legittimato, è irrilevante ai fini della validità della notificazione se, alla stregua dell’atto da notificare, risulta egualmente certa la parte ad istanza della quale essa deve ritenersi effettuata; tale principio opera per l’atto di citazione, per il ricorso per cassazione e, in genere, per gli atti di parte destinati alla notificazione, la quale deve essere imputata alla parte medesima, con la conseguenza che le omissioni suddette non danno luogo ad inesistenza o nullità della notificazione. Cass. 6 maggio 2011, n. 10004.
2.5.1. Delega orale del richiedente.
La attività di impulso del procedimento notificatorio, prevista dall’art. 137 c.p.c., integrando un’operazione meramente materiale, è ritenuta pienamente delegabile, con la conseguenza che la riconducibilità della notificazione all’iniziativa del soggetto che risulta autore dell’atto, ovvero nel cui interesse la notificazione è compiuta, può essere presunta in mancanza di precisi elementi contrari. Cass. 28 aprile 2006, n. 9941.
2.5.2. Omessa menzione del richiedente: sanatoria.
L’attività di impulso del procedimento notificatorio, consistente essenzialmente nella consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, può dal soggetto legittimato - che l’art. 137 c.p.c. individua nella parte, alla quale peraltro si affianca il procuratore come emerge dall’art. 104 del D.P.R. n. 1229 del 1959 e dall’art. 163, comma 4, c.p.c. - essere affidata anche con semplice delega orale da presumersi conferita dal soggetto che, avendo il possesso dell’atto, lo consegna all’ufficiale giudiziario, ad altra persona. In tal caso la menzione nella relazione di notifica della persona che ha materialmente eseguito l’attività suddetta, ovvero la menzione dell’intervento del soggetto diverso dal legittimato, senza indicare la sua veste di incaricato dal legittimato, sono irrilevanti ai fini della validità della notificazione se alla stregua dell’atto da notificare e semprechè che questo abbia natura di atto di parte destinato alla notificazione, come ad esempio la citazione o il ricorso per cassazione, risulta ugualmente certa la parte ad istanza della quale essa deve ritenersi effettuata. Cass. 3 luglio 2001, n. 8991.
2.5.3. Domiciliatario richiedente non delegato: inesistenza della notificazione.
La legittimazione a presentare l’istanza di notificazione di un atto spetta, ai sensi dell’art. 137 c.p.c., alla parte, ad un suo procuratore, al difensore munito di mandato. Ne consegue che risulta affetta da inesistenza la notificazione effettuata ad istanza del domiciliatario (la cui funzione è limitata alla semplice sostituzione della parte nella ricezione degli atti ad essa notificati), salvo che lo stesso sia stato delegato, anche verbalmente, dal soggetto legittimato, ovvero abbia anche semplicemente speso la sua qualità di incaricato dal legittimato e le dette qualità risultino esplicitamente dalla relata di notifica o da altro atto utile in tal senso. Cass. 28 maggio 2004, n. 10268.
2.6. Soggetto destinatario.
Non è configurabile alcuna lesione del diritto alla protezione dei dati personali qualora l’utilizzazione del dato altrui avvenga a fine di giustizia e l’atto che lo contiene risulti essere stato posto in essere nell’osservanza del codice di rito. Cass., Sez. Un., 8 febbraio 2011, n. 3034.
In tema di protezione dei dati personali, non costituisce violazione della relativa disciplina il loro utilizzo mediante lo svolgimento di attività processuale giacché detta disciplina non trova applicazione in via generale, ai sensi degli artt. 7, 24 e 46-47 del D.Lgs. n. 193 del 2003 (cd. codice della privacy), quando i dati stessi vengano raccolti e gestiti nell’ambito di un processo; in esso, infatti, la titolarità del trattamento spetta all’autorità giudiziaria e in tal sede vanno composte le diverse esigenze, rispettivamente, di tutela della riservatezza e di corretta esecuzione del processo, per cui, se non coincidenti, è il codice di rito a regolare le modalità di svolgimento in giudizio del diritto di difesa e dunque, con le sue forme, a prevalere in quanto contenente disposizioni speciali e, benché anteriori, non suscettibili di alcuna integrazione su quelle del predetto codice della privacy. Cass., Sez. Un., 8 febbraio 2011, n. 3034.
In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale notificante è tenuto - a pena di nullità - a dare atto, oltre che dell’inutile tentativo di consegna a mani proprie del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto. Deve dunque attestare chiaramente l’assenza del soggetto notificando e degli altri soggetti rientranti nelle categorie contemplate dall’art. 139, comma 2, c.p.c., la successione preferenziale dei quali è stabilita in modo tassativo. Cass. 11 settembre 2010, n. 19417.
2.6.1. Tutela delle minoranze linguistiche.
La norma di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 103 del 1960 (applicabile al caso di specie ratione temporis) in materia di uso della lingua italiana e tedesca nei procedimenti giurisdizionali della regione Trentino Alto Adige, nel consentire la stesura degli atti notificati ad istanza di parte (tra cui deve ricomprendersi anche la relazione redatta dall’ufficiale giudiziario in sede di notificazione della citazione) nella lingua del soggetto istante, tutela, purtuttavia, il destinatario attribuendogli la facoltà di chiederne la traduzione nel proprio idioma, con la conseguenza che, in mancanza di tale richiesta da parte del soggetto ricevente, l’atto acquista definitiva e non più contestabile validità sotto tale, specifico profilo. Cass. 11 febbraio 1998, n. 1400.
2.6.2. Notifica impropria all’impresa individuale.
La citazione di un’impresa individuale, esattamente identificata con il nome ed il cognome del titolare, ancorchè con l’aggiunta di un improprio riferimento al “legale rappresentante”, ha come destinatario la persona fisica dell’imprenditore, e va di conseguenza allo stesso notificata, secondo le regole degli art. 138 ss. c.p.c. Cass. 2 ottobre 1996, n. 8603.
2.6.3. Notifica presso la cancelleria.
La norma contenuta nell’art. 23, quarto comma, legge n. 689 del 1981 che dà facoltà alla parte opponente di stare in giudizio di persona, costituisce sostanziale applicazione di quella stabilita in relazione ai giudizi innanzi al pretore, con la conseguenza che trova applicazione il principio posto dall’art. 58 disp. att. c.p.c. per il giudizio pretorile ed attualmente applicabile al giudizio avanti al giudice di pace, in base al quale le notificazioni alla parte, autorizzata a stare in giudizio personalmente, che non abbia fatto dichiarazione di residenza od elezione di domicilio a norma dell’art. 319 c.p.c., possono essere validamente compiute presso la cancelleria del giudice adito, con riguardo ai soli atti intermedi del procedimento ovvero alla sentenza che lo abbia definito, ma non anche rispetto all’impugnazione di quest’ultima, atteso che la chiusura del pregresso grado di giudizio comporta la rescissione di qualsiasi legame del destinatario con la cancelleria del giudice “a quo” e l’inettitudine di questa a configurarsi ulteriormente come luogo di consegna legittima dell’atto. Pertanto, la notificazione alla parte che ha proposto opposizione alla sanzione amministrativa senza ausilio di difensore e senza eleggere domicilio o dichiarare la residenza nel Comune del giudice adito che sia stata eseguita presso la cancelleria deve ritenersi inesistente ed insuscettibile di rinnovazione, dovendo essa essere effettuata in aderenza alla sistematica generale delle notificazioni quale è formulata dal codice di rito, secondo cui il luogo di notificazione delle impugnazioni alla parte che non sia costituita a mezzo di procuratore è specificamente disciplinato dall’art. 330 c.p.c. - il quale prevede la notificazione dell’impugnazione nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio, e, in mancanza, personalmente alla parte ai sensi dell’art. 137 c.p.c. e ss. -, al fine di assicurare quella effettività del diritto di difesa che l’art. 24 Cost. rende obbligo inderogabile del legislatore e dell’interprete. Cass. 22 aprile 2004, n. 7675.
2.7. Notifiche al contumace.
Qualora la parte non abbia dichiarato la residenza o eletto domicilio per il giudizio, essendo rimasta contumace o essendosi costituita personalmente senza dichiarare la residenza o eleggere domicilio, la notificazione dell’impugnazione va effettuata personalmente, ai sensi dell’art. 330, ultimo comma, c.p.c., e quindi, in caso di decesso, la notifica agli eredi non può essere effettuata collettivamente ed impersonalmente, ma va eseguita “nominatim”, ai sensi degli artt. 137 e ss. c.p.c., indipendentemente dall’avvenuta notifica della sentenza e dalla circostanza che la morte della parte si sia verificata prima o dopo tale notifica. Cass. 15 maggio 2009, n. 11315.
2.7.1. Notifica della sentenza al contumace.
Alla parte rimasta contumace nel giudizio “a quo”, la notificazione dell’impugnazione, salvo che non debba avvenire nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto all’atto della notificazione della sentenza ai sensi del primo comma dell’art. 330 c.p.c. - ove il contumace abbia provveduto in tal senso -, va effettuata personalmente a norma degli artt. 137 c.p.c. e ss. (art. 330 c.p.c., ultimo comma), dovendo considerarsi inesistente, e non soltanto nulla, la notificazione che, nella ricorrenza degli indicati presupposti, venga eseguita presso la cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza impugnata. Cass. 18 dicembre 2003, n. 19437.
2.7.2. Notifica del ricorso per cassazione al contumace.
Il ricorso per cassazione previsto dall’articolo 362, comma 1, n. 1, del c.p.c. quale rimedio predisposto dalla legge per permettere che possa essere denunciato in ogni tempo e indipendentemente dal passaggio in giudicato delle sentenze in contrasto, il conflitto positivo o negativo di giurisdizione tra giudici speciali o tra questi e i giudici ordinari, non rientra tra i mezzi di impugnazione in senso proprio. Lo stesso, pertanto, essendo del tutto svincolato dai processi ai quali le sentenze fanno riferimento ed essendo soggetto alle disposizioni sulle notificazioni in generale, deve essere notificato alla parte personalmente ed è inammissibile, per inesistenza (e non mera nullità) della notificazione qualora questa sia stata effettuata al procuratore in rappresentanza di tale parte si sia costituito nell’uno o nell’altro dei giudizi a conclusione dei quali si è verifìcato il conflitto. Cass., Sez. Un., 14 novembre 2003, n. 17207.
In tema di notificazione dell’atto di appello, qualora la parte abbia eletto domicilio presso il proprio procuratore, e questi, svolgendosi il giudizio di gravame fuori della propria circoscrizione di assegnazione, non abbia a sua volta eletto domicilio presso un collega iscritto nel luogo dove ha sede l’Autorità adita, con l’effetto che l’elezione di domicilio s’intende avvenuta ope legis presso la cancelleria della predetta Autorità, in conformità al disposto di cui all’art. 82 del R.D. n. 37 del 1934, la notifica dell’atto di impugnazione potrà, alternativamente, essere compiuta alla parte personalmente, ex art. 137 c.p.c., ovvero al suo procuratore presso la suddetta cancelleria, ove, viceversa, non potrà essere effettuata alla parte personalmente, giacché l’elezione di domicilio ex lege è limitata al solo procuratore costituito e non è estesa alla parte appellata. Ne deriva che la notificazione dell’atto di appello effettuata alla parte e, non al suo procuratore, presso la cancelleria in parola, deve considerarsi inesistente ed insuscettibile di rinnovazione, o di sanatoria ex tunc per effetto della costituzione della parte destinataria nel giudizio di appello, in quanto priva di qualsiasi collegamento con il destinatario di essa. App. Ancona, 19 febbraio 2010.
3.1. Disciplina generale.
In tema di notificazioni, l’incompetenza per territorio dell’ufficiale giudiziario procedente costituisce motivo di semplice nullità relativa all’atto, con conseguente ammissibilità della relativa sanatoria. Cass. 6 luglio 2006, n. 15372.
3.1.1. Ufficiale giudiziario e servizio postale.
Ai sensi degli art. 106 e 107 D.P.R. 15 dicembre 1959 n. 1229, l’ufficiale giudiziario è competente a notificare, per mezzo del servizio postale, atti del suo ministero a persone residenti, dimoranti o domiciliate nella sua circoscrizione territoriale, mentre può procedere a notifiche nei confronti di soggetti residenti altrove solo se l’atto si riferisce ad un procedimento che sia o possa essere di competenza del giudice al quale il notificante è addetto. Cass. 6 agosto 2002, n. 11758.
3.2. Competenza territoriale promiscua e ricorso per cassazione.
In tema di notificazioni degli atti di impugnazione in cassazione, non costituisce causa di nullità il compimento dell’attività di notifica da parte dell’ufficiale giudiziario territoriale, anziché da parte di quello di Roma, atteso che, ai sensi dell’art. 1 della legge 20 gennaio 1992, n. 55, la notificazione del ricorso e del controricorso (come nella specie) dinanzi alla Corte di cassazione può essere effettuata anche dall’ufficiale giudiziario del luogo ove abbia sede il giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato, a mezzo del servizio postale. Peraltro, qualora il controricorso abbia raggiunto lo scopo di portare tempestivamente a conoscenza del ricorrente le deduzioni dell’avversario, risulta del tutto irrilevante, ai sensi dell’art. 156, comma terzo, c.p.c., l’eventuale nullità della notificazione. Cass. 21 febbraio 2007, n. 4035.
3.4. Giudizi innanzi al Giudice di Pace.
Con riguardo alla notifica d’atti relativi ai procedimenti di competenza del giudice di pace, attività alla quale provvedono, ai sensi dell’art. 11-bis del D.L. n. 571 del 1994, convertito in legge n. 673 del 1994, (anche) i messi di conciliazione in servizio presso i Comuni compresi nella circoscrizione del giudice di pace fino ad esaurimento del loro ruolo d’appartenenza, si applicano i principi già elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di notifica effettuata dal messo di conciliazione al di fuori dell’ambito territoriale dell’Ufficio di conciliazione cui egli è addetto, princìpi alla stregua dei quali in dette ipotesi la notifica è viziata in quanto, a norma dell’art. 175, ultimo comma, dell’allegato n. 1 al R.D. n. 2271 del 1924, gli uscieri degli Uffici di conciliazione (denominati “messi di conciliazione” a norma dell’art. 1 della legge n. 16 del 1957) esplicano esclusivamente le loro funzioni per gli affari di competenza del conciliatore nel territorio della sua giurisdizione, mentre, per il disposto dell’art. 34 del D.P.R. n. 1229 del 1959, ove manchino o siano impediti l’ufficiale giudiziario e l’aiutante ufficiale giudiziario e ricorrano motivi d’urgenza, il Capo dell’Ufficio può disporre che le notificazioni siano eseguite dal messo di conciliazione del luogo in cui l’atto deve essere notificato. Ne consegue che è inesistente, e non già meramente nulla, la notificazione eseguita a cura del “messo del giudice di pace” dalla cui relata emerga la mera indicazione del Comune. Cass. 21 marzo 2005, n. 6095.
3.5. Sanatoria delle nullità.
Il ricorso per cassazione previsto dall’art. 362, primo comma n. 1, c.p.c. - quale rimedio per permettere che possa essere denunziato in ogni tempo, indipendentemente dal passaggio in giudicato delle sentenze in contrasto, il conflitto positivo o negativo di giurisdizione fra i giudici speciali o tra questi e i giudici ordinari - non rientra tra i mezzi di impugnazione in senso proprio, con la conseguenza che, essendo del tutto svincolato dai processi ai quali le sentenze fanno riferimento ed essendo soggetto alle disposizioni sulle notificazioni in generale, deve essere notificato alla parte personalmente. Laddove, tuttavia, la notificazione sia stata eseguita presso il procuratore costituito, prima ancora di verificare la possibilità di sanatoria o di rinnovazione della notifica nulla, è necessario accertare se sussistano le condizioni di conversione del ricorso in istanza di regolamento preventivo di giurisdizione, per la cui proposizione le notificazioni dell’atto introduttivo presso il procuratore sarebbero valide. Cass., Sez. Un., 11 settembre 2008, n. 23384.
Vizi della notificazione, relativamente alla conformità dell’atto notificato.
4.1. Difformità tra originale e copia dell’atto.
Ai fini del riscontro degli atti processuali, deve aversi riguardo agli originali e non alle copie notificate, onde l’eventuale mancanza di una o più pagine, nell’atto notificato può assumere rilievo solo in quanto leda il diritto di difesa; ne consegue che, ove l’atto d’appello sia stato notificato in una copia mancante di una o più pagine il giudice non deve disporre necessariamente il rinnovo della notificazione, ma deve accertare se la suddetta mancanza abbia effettivamente impedito al destinatario della notifica la completa comprensione dell’atto e quindi in concreto leso il suo diritto di difesa. Cass. lav., 15 aprile 2004, n. 7200.
4.1.1. Difformità nella data risultante dalla relazione di notifica.
Nell’ipotesi in cui la relazione di notificazione dell’atto di impugnazione, esistente sull’originale, e quella redatta sulla copia notificata indichino due date diverse (la prima, nella specie, una data successiva alla scadenza del termine per l’impugnazione), si verifica un conflitto tra due atti pubblici, aventi entrambi piena efficacia probatoria, suscettibile di essere eliminato con la querela di falso, ma, ove questa non venga proposta, tale conflitto va risolto in senso sfavorevole, non già al destinatario della notificazione, il quale - al fine di far valere la data risultante dalla copia notificatagli - non è tenuto a provarne l’esattezza, bensì a colui che eccepisce la decadenza della controparte dal potere d’impugnazione e che è tenuto ad assolvere al relativo onere probatorio; ne deriva che, in difetto di eccezioni delle parti circa l’intempestività della notifica dell’impugnazione, il giudice non può ritenere d’ufficio l’inammissibilità di questa, ma deve attribuire prevalenza alla relata di notifica apposta sulla copia notificata dell’atto d’impugnazione, la quale deve considerarsi “relata originaria” (che certifica la contestuale consegna dell’atto), mentre quella apposta sull’atto originale da notificare - e che viene restituito al notificante - documenta un fatto già compiuto, vale a dire l’avvenuta consegna. Cass. 1 febbraio 1995, n. 1157.
4.2. Irrilevanza della indicazione della qualità del ricevente anche sulla copia notificata.
4.3. Mancanza della procura sulla copia notificata: inammissibilità del ricorso per cassazione malgrado la attestazione di conformità.
Qualora la procura al difensore, pur essendo apposta a margine dell’originale del ricorso per cassazione,non sia trascritta in alcun modo nella copia notificata al destinatario - poiché ai sensi dell’art. 137 secondo comma c.p.c., l’ufficiale giudiziario attesta che questa è conforme all’originale - il ricorso è inammissibile per l’incertezza dell’anteriorità o contemporaneità del rilascio della procura rispetto alla notifica di esso, anche se, nell’intestazione, sia menzionata la rappresentanza dell’avvocato (“giusta mandato a margine del ricorso”) e pur se l’ufficiale giudiziario abbia attestato che il ricorrente, istante della notifica, è “come sopra rappresentato e difeso”. Cass. 9 ottobre 2006, n. 21682.
4.4. Apposizione della relata in frontespizio all’atto invece che in calce: nullità.
In tema di notificazione, al fine della decorrenza del termine d’impugnazione, della sentenza delle commissioni tributarie, eseguita a norma dell’art. 137 c.p.c. a mezzo dell’ufficiale giudiziario, l’art. 148 c.p.c. dispone che la relazione di notificazione deve essere apposta in calce all’originale e alla copia dell’atto. La previsione è a presidio dell’attività di notificazione degli atti, ossia della regolare consegna di copia integrale degli stessi, in osservanza del principio della loro consegna in conformità all’originale. La localizzazione in calce all’atto notificato svolge, infatti, la funzione garantistica di richiamare l’attenzione dell’Ufficiale giudiziario alla regolare esecuzione dell’operazione di consegna della copia conforme all’originale, dal momento che la attestazione di eseguita consegna della copia dell’atto, che fa fede fino a querela di falso, implica l’attestazione di conformità della copia all’originale. Qualora la relazione di notificazione sia, invece, annotata sul frontespizio del documento, viene meno la garanzia della consegna dell’atto nella sua integralità e, pertanto, la notificazione deve dirsi nulla, ai sensi dell’art. 156, comma secondo, c.p.c., in assenza dei requisiti indispensabili per il raggiungimento dello scopo. Cass. 21 marzo 2007, n. 6749.
Mancato funzionamento dell’ufficio giudiziario.
5.1. Conseguenze in tema di notifiche.
Qualora un ufficio giudiziario non sia in grado di funzionare regolarmente per eventi di carattere eccezionale, accertati nelle forme previste dal D.Lgs. 9 aprile 1948, n. 437, la proroga dei termini di decadenza per il compimento di atti presso quell’ufficio o a mezzo del personale addetto, stabilita dal medesimo D.Lgs., opera anche per gli atti che possono essere alternativamente compiuti presso un diverso ufficio giudiziario. Cass. 11 ottobre 2006, n. 21782.
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References: art. 156
 art. 174
 art. 45
 art. 83
 art. 136
 §1
 Cass. 
 Cass. 
 art. 331
 Cass. 
 art. 137
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 12
 Cass. 
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 sentenza 
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 art. 138
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 art. 137
 Cass. 
 art. 106
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