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Timestamp: 2019-07-20 18:46:05+00:00

Document:
8 Giugno 2017, Cassazione penale
Il bullismo può integrare la fattispecie di atti persecutori, reato abituale.
Per gli atti persecutori non si richiede che il capo di imputazione rechi la precisa indicazione del luogo e della data di ogni singolo episodio nel quale si sia concretato il compimento di atti persecutori, essendo sufficiente a consentire un'adeguata difesa la descrizione in sequenza dei comportamenti tenuti, la loro collocazione temporale di massima e gli effetti derivatine alla persona offesa.
Le dichiarazioni della vittima possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigorosa rispetto a quella cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone.
(ud. 27/04/2017) 08-06-2017, n. 28623
R.E., nato il (OMISSIS);
Udito il Procuratore Generale in persona del Dr. DI LEO GIOVANNI che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso;
Udito l'avv. AM, per i ricorrenti il quale ha concluso per l'accoglimento del ricorso.
1. Con sentenza del 13/10/2016 la Corte d'appello di Napoli, sezione per i minorenni, ha confermato la decisione di primo grado che, per quanto ancora rileva, aveva condannato alla pena ritenuta di giustizia F.A., C.G., M.C. ed R.E., avendoli ritenuti responsabili del reato di cui all'art. 612-bis c.p. in danno di P.E. (capo a), in esso assorbito il reato di cui all'art. 594 c.p. (capo b).
2.1. Con il primo motivo si lamenta inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità, in relazione all'art. 417 c.p.p., comma 1, lett. b) e art. 429 c.p.p., comma 1, lett. c), per mancata enunciazione in forma chiara e precisa del fatto di cui al capo b).
2.2. Con il secondo motivo si lamentano vizi motivazionali, per avere la Corte territoriale fondato l'affermazione di responsabilità sulle dichiarazioni rese dalla persona offesa, caratterizzate da genericità nonchè dalla mancata collocazione temporale degli episodi e, comunque, non confortate da nessuno dei testi ascoltati e dalla documentazione prodotta.
2.3. Con il terzo motivo si lamenta violazione di legge, in relazione alla ritenuta sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato di cui all'art. 612-bis c.p., sottolineando l'assenza di dimostrazione della serialità delle condotte e del verificarsi dell'evento di danno richiesto dalla fattispecie incriminatrice.
2.5. Con il quinto motivo si lamenta violazione di legge, in relazione all'intervenuta abrogazione del delitto di cui all'art. 594 c.p., ritenuto assorbito nel più grave reato di cui all'art. 612-bis c.p. dalla decisione di primo grado, poi confermata, in epoca successiva all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 7 del 2016, dalla sentenza impugnata.
Al riguardo, si osserva che l'addebito di cui al capo b), sin dalla pronuncia di primo grado, è stato ritenuto assorbito nella fattispecie di cui all'art. 612-bis c.p., ossia è stato colto dai giudici di merito come privo di autonomia giuridica, in quanto tradottosi in comportamenti costituenti un mero frammento delle condotte persecutorie.
Ciò posto, va ribadito che, ai fini della rituale contestazione del delitto di cui all'art. 612-bis c.p. - che ha natura di reato abituale -, non si richiede che il capo di imputazione rechi la precisa indicazione del luogo e della data di ogni singolo episodio nel quale si sia concretato il compimento di atti persecutori, essendo sufficiente a consentire un'adeguata difesa la descrizione in sequenza dei comportamenti tenuti, la loro collocazione temporale di massima e gli effetti derivatine alla persona offesa (Sez. 5, n. 7544 del 25/10/2012 - dep. 15/02/2013, C., Rv. 255016).
Sotto il primo profilo, deve ribadirsi che le regole dettate dall'art. 192 c.p.p., comma 3, non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigorosa rispetto a quella cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone (Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012, Bell'Arte, Rv. 253214).
Peraltro, alla luce dei principi di diritto sopra ricordati, ben s'intende che le dichiarazioni della persona offesa siano state ritenute solidamente corroborate proprio dal filmato dell'aggressione alla quale partecipa anche il M.. Del tutto significativamente, i ricorrenti, lungi dal confutare la logicità del percorso argomentativo che sorregge le conclusioni della sentenza impugnata, valorizzano gli elementi probatori che non sono stati acquisiti (l'assenza di consapevolezza dei fatti da parte degli insegnanti o di altri compagni di scuola), ossia elementi negativi, con i quali, peraltro, la Corte territoriale si confronta, sottolineando il clima di connivenza e l'insipienza di quanti, dovendo vigilare sul funzionamento dell'istituzione, non si accorsero di nulla.
Quanto, poi, al verificarsi dell'evento del reato, questa Corte torna a rilevare che la prova della causazione nella persona offesa di un grave e perdurante stato di ansia o di paura, deve essere ancorata ad elementi sintomatici di tale turbamento psicologico ricavabili dalle dichiarazioni della stessa vittima del reato, dai suoi comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall'agente ed anche da quest'ultima, considerando tanto la sua astratta idoneità a causare l'evento, quanto il suo profilo concreto in riferimento alle effettive condizioni di luogo e di tempo in cui è stata consumata (Sez. 6, n. 50746 del 14/10/2014, G, Rv. 261535).
3. Per ragioni di ordine logico, va poi esaminato il sesto motivo, che è inammissibile, perchè non è diretto contro la ratio decidendi della sentenza impugnata, la quale non ha posto a fondamento delle proprie conclusioni, quanto al verificarsi dell'evento del reato, il certificato medico indicato dai ricorrenti, osservando, piuttosto, che la mancanza di prova documentale era del tutto irrilevante, giacchè era stata del tutto esauriente la deposizione della persona offesa. E tale conclusione, per quanto detto al punto che precede, è assolutamente coerente con il costante orientamento di questa Corte.
4. Il quarto motivo è inammissibile per manifesta infondatezza, perchè la mancata indicazione del termine per il deposito della motivazione non è previsto come causa di nullità della sentenza dall'art. 546 c.p.p., comma 3.
6. L'inammissibilità del ricorso preclude il rilievo della eventuale prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata (Sez. Un., n. 32 del 22/11/2000, De Luca, Rv. 217266).
E ciò non senza aggiungere che il termine di prescrizione decorre dal momento della consumazione del reato, la quale coincide non con la cessazione delle condotte, ma, alternativamente, con "l'evento di danno", consistente nell'alterazione delle proprie abitudini di vita o in un perdurante stato di ansia o di paura, ovvero con "l'evento di pericolo", consistente nel fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto (si veda, sia pure ad altri fini, la puntualizzazione di Sez. 5, n. 17082 del 05/12/2014 - dep. 23/04/2015, D L, Rv. 263330).
7. La declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da maggiorenne con riferimento alla decisione di condanna relativa a reati commessi da minorenne non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali nè al versamento di una somma a favore della cassa delle ammende, trovando applicazione la disciplina di favore dettata dal D.Lgs. n. 272 del 1989, art. 29 (Sez. 1, n. 26870 del 03/10/2014 - dep. 25/06/2015, S, Rv. 264025).
Dichiara inammissibili i ricorsi. In caso di diffusione del presente provvedimento, si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

References: sentenza 
 art. 429
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 29
 art. 52