Source: https://www.laleggepertutti.it/273515_mantenimento-figli-quanto-spetta
Timestamp: 2019-04-25 10:54:27+00:00

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Mantenimento figli: quanto spetta
Come si calcola l’assegno di mantenimento per i figli di coppie sposate o di conviventi: la revisione e la cessazione dell’obbligo del padre nei confronti dei figli che convivono con la madre.
Quando la famiglia si separa – sia che si tratti di coppia sposata che convivente – il genitore che non andrà a convivere coi figli è obbligato a contribuire al loro mantenimento. Questa contribuzione viene determinata in due modi: con il versamento di un assegno forfettario mensile, che tiene conto delle esigenze necessarie al vitto, alloggio, educazione, istruzione della prole; con un ulteriore contributo straordinario da versare all’occorrenza, tutte le volte in cui sopraggiungono spese impreviste ed eccezionali (come nel caso di cure mediche). Quest’obbligo permane finché i figli non diventano autosufficienti, e quindi anche ben oltre i 18 anni. A determinare l’ammontare dell’assegno ordinario di mantenimento possono essere, in prima battuta, i genitori con un accordo. Tuttavia, se i due non raggiungono un’intesa o se – almeno nel caso delle coppie sposate – il giudice della separazione ritiene tale importo insufficiente [1], è il tribunale a fissare l’entità dell’assegno ordinario secondo le proprie stime del caso concreto.
Stabilire, in merito al mantenimento figli, quanto spetta al genitore convivente (il quale gestirà la somma per “l’ordinaria amministrazione” dei bambini) non è cosa agevole, non fosse altro perché non esistono criteri matematici predeterminati. L’elemento principale che fa fluttuare l’importo è costituito dalle possibilità economiche dei genitori: tanto più si tratta di persone benestanti, che durante l’unione hanno garantito ai figli un tenore di vita alto, tanto maggiore sarà l’importo del mantenimento a carico del genitore non convivente. Il tutto ovviamente dovrà tenere conto anche delle esigenze di base dei minori che, in genere, crescono con l’età (mantenere un adolescente o un figlio all’università è più costoso di un figlio appena nato).
Chi si chiede, dunque, quanto spetta per il mantenimento dei figli deve innanzitutto considerare le proprie possibilità economiche, quelle dell’altro genitore e, infine, le necessità della prole.
La determinazione dell’assegno di mantenimento – anche quando stabilita di comune accordo dai genitori e poi convalidata dal giudice – può essere sempre soggetta a revisione, ma solo se cambiano le circostanze di fatto sussistenti al momento in cui l’assegno è stato inizialmente quantificato. La richiesta di modifica dell’importo dell’assegno deve essere presentata dal genitore interessato al tribunale del luogo di residenza nel momento in cui muta la situazione patrimoniale di uno dei genitori per come inizialmente considerata dal giudice o dalle parti. Si pensi al caso in cui il genitore convivente, prima occupato, subisca un licenziamento e, pertanto, non sia più in grado di fornire il proprio contributo; o al caso inverso in cui il genitore non convivente, a causa di una invalidità, veda diminuire le proprie capacità di reddito.
Fatte queste premesse di carattere generale, andiamo a vedere quanto spetta di mantenimento per i figli e quali sono le linee guida fissate dalla giurisprudenza.
1 Mantenimento figli: coppia sposata e coppia non sposata
2 Accordo sul mantenimento dei figli
3 Mantenimento dei figli: in cosa consiste?
4 Fin quando dura il mantenimento dei figli?
5 Come si calcola il mantenimento per i figli?
5.1 Adeguamento Istat dell’assegno di mantenimento
6 Modifica dell’assegno di mantenimento
7 Quali sono le spese straordinarie?
Mantenimento figli: coppia sposata e coppia non sposata
Teoricamente non c’è alcuna differenza, in materia di mantenimento figli, tra la coppia sposata e quella di conviventi: i genitori sono sempre tenuti a garantire ai bambini o ai ragazzi – e nei limiti delle proprie possibilità – tutto ciò di cui questi hanno bisogno per crescere in modo sano in relazione all’ambiente circostante, e non solo lo stretto indispensabile per vivere.
Se però le coppie sposate hanno sempre necessità di un provvedimento del tribunale per separarsi, ed in quella sede l’ammontare del mantenimento per i figli, anche se concordato dai genitori, è sempre soggetto al vaglio del giudice (che potrà ridefinirlo se lo ritiene insufficiente), ciò non succede per le coppie di fatto che, invece, non necessitano del tribunale per dirsi addio e ricorrono al giudice solo nel caso in cui non trovano un accordo sull’ammontare del mantenimento per i figli. Questo significa, in pratica, che l’eventuale intesa del padre e della madre conviventi potrebbe non essere mai soggetta al vaglio del magistrato se nessuno dei due ha ragione di lamentarsi.
Accordo sul mantenimento dei figli
L’accordo dei genitori non può mai arrivare ad annullare l’entità del mantenimento essendo questo un onere che ricade su entrambi. In più il giudice non è vincolato alle richieste delle parti, ben potendo stabilire un importo superiore. Questo implica due diverse conseguenze:
se la coppia che si separa in modo consensuale propone un determinato importo per il mantenimento dei figli, il giudice lo può aumentare se lo ritiene insufficiente;
se la coppia si separa con una causa ordinaria (separazione giudiziale) e la madre convivente chiede un determinato importo, il giudice può fissarne uno superiore se ritiene che l’ex marito possa permetterselo.
Mantenimento dei figli: in cosa consiste?
Di regola nella separazione personale, il contributo al mantenimento dei figli minori è determinato in una somma fissa mensile da versare nelle mani (o anche sul conto) del genitore affidatario. Solo dopo i 18 anni, il figlio divenuto maggiorenne può chiedere che l’assegno sia pagato a lui stesso; ma in assenza di tale richiesta, la somma dovrà essere versata sempre al genitore convivente (di solito la madre).
Questa somma non costituisce il rimborso delle spese sostenute dal genitore affidatario nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale determinato, tenendo conto delle esigenze dei figli e di tutte le circostanze emergenti dal contesto (di cui parleremo a breve).
Oltre all’assegno mensile, il genitore non convivente deve versare anche una parte (di norma il 50%, salvo diversa divisione del giudice) delle spese straordinarie, quelle cioè imprevedibili e che non rientrano nella normale gestione quotidiana. Si pensi alle spese per una gita scolastica, per un intervento chirurgico, per una visita medica, per l’acquisto di un mezzo di locomozione, ecc.
Prima di sostenere alcune spese straordinarie un genitore è obbligato a consultare l’altro al fine di trovare un accordo preventivo. Quest’obbligo però non sussiste per le spese urgenti (come quelle collegate alla salute) e per quelle comunque necessarie (ad esempio l’iscrizione all’università).
Un’altra forma di mantenimento dei figli può essere la pattuizione tra i genitori in forza della quale uno dei coniugi trasferisce in favore dei figli la proprietà di uno o più immobili; i frutti in tal caso verranno usati per il mantenimento (ad esempio il canone di affitto).
Le parti possono accordarsi per il mantenimento dei figli prevedendo il pagamento di una somma di denaro in un’unica soluzione (cosiddetto pagamento una tantum) [1].
Fin quando dura il mantenimento dei figli?
I genitori devono mantenere i figli finché questi non sono in grado di mantenersi da soli per aver trovato un’occupazione stabile o finché non dimostrano che la loro incapacità economica dipende esclusivamente dall’inerzia. La presunzione che la disoccupazione sia causata proprio da pigrizia aumenta con l’età: tant’è che la Cassazione ha detto che, superati i 35 anni, non è più possibile continuare a chiedere il mantenimento ai genitori.
In sostanza, non esiste un limite di età prestabilito oltre il quale il genitore non è più tenuto a provvedere al mantenimento dei figli. Di regola i genitori:
possono liberarsi dall’obbligo di mantenere i figli se provano che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro.
Il genitore convivente è legittimato a chiedere l’assegno a condizione che coabiti con il figlio maggiorenne [3]. La coabitazione sussiste se il figlio mantiene un collegamento stabile con l’abitazione del genitore, pur non coabitandovi quotidianamente, ad esempio quando il figlio frequenta un’università fuori sede. Se invece il figlio si trasferisce definitivamente, l’assegno va versato direttamente a quest’ultimo.
Come si calcola il mantenimento per i figli?
L’assegno di mantenimento deve essere calcolato in base ai seguenti parametri di riferimento:
il tenore di vita di cui il figlio ha beneficiato quando i genitori erano ancora conviventi. A tal fine il giudice non può limitarsi a considerare soltanto il reddito ma deve valutare anche altri elementi di ordine economico suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti, quali la disponibilità di un consistente patrimonio anche mobiliare e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso. Tale circostanza segna una netta differenza con l’assegno di divorzio per l’ex moglie che, dal 2016, non tiene più in considerazione il criterio del tenore di vita ma solo le esigenze di base necessarie all’autosufficienza;
le attuali esigenze del figlio: i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, venendo incontro a tutte le loro esigenze, non solo quelle collegate al vitto e all’alloggio. I genitori devono quindi garantire anche l’aspetto scolastico, sportivo, sanitario, sociale, l’assistenza morale e l’opportuna predisposizione (fin quando la loro età lo richieda) di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione [4];
tempi di permanenza presso ciascun genitore. Quando un figlio va a stare dal genitore non convivente per lunghi periodi (ad esempio durante l’estate), tale circostanza non sospende l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento all’altro genitore (difatti l’importo stabilito dal tribunale non è mensile ma annuale diviso – solo per comodità – in rate mensili). Ciò nonostante, il giudice deve prendere in considerazione gli oneri economici che il singolo genitore assume nel tempo di permanenza dei figli presso ciascuno dei genitori. La legge infatti consente di ridurre l’importo dell’assegno dovuto dal genitore non affidatario, considerando il periodo che i figli trascorrono con lui;
capacità economiche dei genitori: il giudice deve sempre stabilire se le capacità economiche dei genitori, all’esito della separazione, sono tali da garantire al figlio lo stesso tenore di vita goduto in precedenza. Il che non è quasi mai attuabile visto che con la separazione, aumentano i costi individuali per il singolo genitore (si pensi all’affitto, alle utenze, ecc.). In ogni caso il giudice deve tenere conto non solo del reddito (sulla base delle dichiarazioni fiscali) ma di tutte le altre entrate economiche di cui possa godere il genitore. Ad esempio, se la madre viene aiutata dai propri genitori, l’assegno di mantenimento potrà essere inferiore ma se, dopo qualche anno, i nonni muoiono, la madre può chiedere un aumento del mantenimento. A riguardo la Cassazione ha detto [5] che la morte del padre che aiutava economicamente la figlia costituisce una condizione rilevante ai fini della modifica in senso più favorevole dell’assegno di mantenimento per i figli.
Modifica dell’assegno di mantenimento
Se si verificano fatti o circostanze nuovi e sopravvenuti rispetto a quelli sui quali si era fondata la precedente valutazione del giudice l’assegno di mantenimento per i figli può essere sempre modificato su richiesta del genitore (come del resto succede per il mantenimento all’ex coniuge). Deve però trattarsi di un evento sopravvenuto rispetto alla precedente decisione e all’epoca imprevedibile (una malattia, un licenziamento, una promozione, ecc.).
Qualsiasi rilevante modifica della situazione personale ed economica dei genitori ha effetti concreti sulla vita dei figli e, di conseguenza, sulle condizioni già concordate nella separazione consensuale (o nel divorzio congiunto) o stabilite nella sentenza di separazione giudiziale (o di divorzio contenzioso).
La revisione o la cessazione dell’assegno non è mai automatica: è sempre necessario un accertamento del giudice. Così se il padre ritiene che il figlio sia divenuto capace di mantenersi o che la madre guadagni di più, non può autosospendersi dall’obbligo del mantenimento o autoridurlo, ma deve prima rivolgersi al giudice per ottenere l’autorizzazione e un provvedimento di modifica della presente sentenza.
Molti tribunali hanno stilato un elenco di quelle che sono le spese ordinarie (che rientrano nell’assegno mensile per i figli) e quelle straordinarie. Ad esempio sono spese straordinarie quelle per:
libri scolastici di inizio anno;
particolari equipaggiamenti scolastici (ad esempio computer);
lezioni private di sostegno;
scuolabus o altri mezzi di trasporto;
viaggi di istruzione organizzati dalla scuola; gite scolastiche superiori a 1 giorno;
iscrizioni a scuole private;
tasse di iscrizione scolastiche;
rette universitarie, di asili e scuole private;
soggiorni all’estero;
alloggio universitario;
visite, esami ed analisi mediche (salvo quelle pediatriche ordinarie);
spese sanitarie urgenti (esclusi gli abituali trattamenti terapeutici);
ticket medico;
trattamenti sanitari erogati con il SSN o senza;
interventi chirurgici, anche di chirurgia estetica se ritenuta necessaria all’equilibrio psicologico del giovane;
spese dentistiche, ortodontiche ed oculistiche;
apparecchio per i denti;
farmaci particolari (non quelli da banco o di uso comune);
acquisto motorino;
attività sportive e ricreative o di svago;
viaggi e vacanza;
acquisto computer;
acquisto cellulare.
[1] Ipotesi che potrebbe non verificarsi per le coppie di fatto, la cui separazione non necessita del giudice. Il tribunale interviene solo in caso di disaccordo sul mantenimento dei figli.
[2] Cass. 2 febbraio 2005 n. 2088, Cass. 17 giugno 2004 n. 11342; contrari invece: Trib. Modena 11 luglio 2005, Trib. Catania 1 dicembre 1990.
[3] Cass. 19 gennaio 2007 n. 1146, Cass. 24 febbraio 2006 n. 4188, Cass. 3 aprile 2002 n. 4765.
[4] Cass. 14 maggio 2010 n. 11772, Cass. 24 febbraio 2006 n. 4203, Cass. 22 marzo 2005 n. 6197.
[5] Cass. sent. n. 3206/2019.

References: sentenza 
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