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Cass. Civ., sent. n. 2970/2012 – Nuove Frontiere del Diritto
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CLAUSOLE VESSATORIE: È NECESSARIA L’APPROVAZIONE SCRITTA E DISTINTA DALLE ALTRE CONDIZIONI CONTRATTUALI
Cassazione Civile, sez. II, 27 febbraio 2012, n. 2970
L’adempimento della specifica approvazione per iscritto delle clausole vessatore può dirsi assolto soltanto quando le stesse siano oggetto di una approvazione separata, specifica ed autonoma, distinta dalla sottoscrizione delle altre condizioni dell’accordo; il requisito in parola assolve infatti al fine di richiamare l’attenzione del contraente debole verso il significato di quella determinata e specifica clausola a lui sfavorevole, sicché esso può reputarsi assolto soltanto quando la sottoscrizione avviene con modalità idonee a garantire tale attenzione. Più specificatamente, con riferimento all’ipotesi in cui la distinta sottoscrizione richiami più condizioni generali di contratto, questa Corte ha affermato che l’adempimento in parola può ritenersi realizzato soltanto nel caso in cui tutte le clausole richiamate siano vessatorie, mentre il richiamo in blocco di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e la sottoscrizione indiscriminata di esse, sia pure sotto l’elencazione delle stesse secondo il numero d’ordine, non determina la validità ed efficacia, ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., di quelle onerose, non potendosi ritenere che in tal caso resti garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole compresa fra le altre richiamate.
La società Alfa conviene in giudizio innanzi al Tribunale di Bologna il consorzio Beta per far accertare l’inadempimento di quest’ultimo rispetto agli obblighi assunti nel contratto di appalto stipulato tra le parti nonché l’illegittimità del recesso esercitato. Il Tribunale respinge la domanda perché, ai sensi dell’art. 18 delle condizioni generali di contratto, ogni problematica relativa all’esecuzione del contratto avrebbe dovuto essere risolta, preventivamente, mediante deferimento della lite ad un collegio arbitrale.
La validità della clausola veniva contestata ma il Tribunale e la Corte d’Appello ritenevano valida la clausola in quanto specificatamente approvata per iscritto insieme ad altre clausole anche non vessatorie; la Corte di Legittimità, con la sentenza in commento, ha avuto modo di chiarire che il requisito della specifica approvazione per iscritto non può ritenersi soddisfatto mercè un richiamo indiscriminato alle condizioni del contratto: la funzione della specifica approvazione per iscritto è proprio quella di richiamare l’attenzione del sottoscrittore su quelle clausole che determinano particolari oneri.
Questione relativa alle modalità ed alla validità della seconda sottoscrizione.
La specifica approvazione scritta, richiesta dall’art. 1341, 2° co c.c. non richiede una letterale enunciazione della clausola stessa, potendo semplicemente essere apposta dopo un’indicazione mediante il riferimento al numero d’ordine o lettera e all’oggetto di ciascuna clausola o di ciascuna disposizione di legge.
Il requisito della specifica approvazione, pertanto, può considerarsi soddisfatto nel caso in cui il riferimento cui è apposta la seconda sottoscrizione riguarda sia clausole vessatorie, sia altre pattuizioni non vessatorie modificative o integrative del testo contrattuale medesimo?
Artt. 1325 1326 1341 2965 c.c., art. 33 cod. cons.
La sentenza in commento affronta il problema concernente la validità o meno della sottoscrizione in blocco delle clausole vessatorie mediante richiamo indiscriminato alle clausole contrattuali. La pronuncia riguarda una ipotesi di contratto tra imprese, motivo per cui non si applica la disciplina prevista dal codice dei consumatori.
Prima di affrontare la problematica, appare opportuno analizzare la ratio sottesa alla previsione ex art. 1341 2° comma c.c.
Nell’ambito della standardizzazione contrattuale, le imprese offrono alla clientela beni e servizi a condizioni prestabilite con il vantaggio, per il predisponente impresa, di predeterminare i rischi connessi ad una pluralità di contratti e di risparmiare i tempi e i costi delle relative trattative. Per gli aderenti il vantaggio è quello di ottenere il bene o servizio a parità di condizioni.
La velocità di conclusione dei contratti porta con sé, tuttavia, un rischio: quello per cui l’aderente potrebbe stipulare il contratto senza essere realmente consapevole del contenuto del contratto.
Se da un lato, pertanto, l’ordinamento giuridico garantisce all’autonomia privata la massima libertà, ivi compresa quella di contrattare a condizioni svantaggiose, dall’altro lato si preoccupa di fare in modo che la stessa libertà non sia solo “formale” che comporti, per la parte economicamente più debole, l’accettazione, magari inconsapevolmente, di condizioni contrattuali imposte dal contraente più forte.
Per tale ragione l’ordinamento giuridico predispone una tutela formale nei confronti dell’aderente: si tratta di una prescrizione che subordina l’efficacia di clausole contrattuali particolarmente gravose alla conoscenza delle stesse da parte del sottoscrittore.
Tale conoscenza si realizza attraverso una specifica sottoscrizione delle medesime clausole; la mancata sottoscrizione equivale a mancata conoscenza e dunque ad inefficacia delle clausole stesse.
Si parla di inefficacia e non di invalidità perché, come sopra detto, il legislatore lascia all’autonomia privata la piena libertà di decidere il regolamento giuridico dei rapporti socio-economici, sicchè, ad esempio, una clausola penale che preveda il pagamento di una somma sproporzionata è perfettamente legittima e non vi sono ragioni per ritenerla invalida.
È però necessario, d’altro canto, che le clausole vessatorie siano conosciute dalla parte che le accetta affinchè si possa manifestare una volontà pienamente consapevole.
Per costante giurisprudenza, la seconda sottoscrizione deve essere separata e distinta, ma non è necessario che segua ad una enunciazione letterale della clausola vessatoria, essendo sufficiente un richiamo numerico o letterale alle clausole medesime.
Altrimenti detto, il requisito della specificità ex art. 1341 2° comma c.c. è soddisfatto nella misura in cui la seconda sottoscrizione assolva alla funzione di richiamare adeguatamente l’attenzione sul contenuto delle clausole.
In questa prospettiva, un richiamo indiscriminato alle clausole contrattuali, tanto vessatorie quanto non vessatorie, non adempie – secondo la corrente interpretazione giurisprudenziale – alla funzione propria della seconda sottoscrizione, occorrendo la certezza che l’obbligato sia stato posto in grado di fermare la sua attenzione sul contenuto di ogni clausola richiamata: come dire che non risponde alla suddetta esigenza la generica dichiarazione di aver preso conoscenza delle clausole contrattuali e di approvarle tutte.
Si rinvengono solo precedenti conformi nelle sent. C. 10942/2006; C. 1317/1998; C. 6976/1995 C. 12455/1997 C. 17289/2004; C., ord., 10285/2002; C. 9998/1990
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La A.T.P. Avanzate Tecniche di Poltrusione s.r.l. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Bologna il Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana, lamentando un inadempimento del contratto di appalto stipulato tra le pari in data 25 novembre 1997 e chiedendo che fosse accertata l’illegittimità del recesso della controparte e che questa fosse condannata all’adempimento ed al pagamento dell’indennità prevista dall’art. 19 del contratto. Il Tribunale dichiarò la società attrice decaduta dall’azione proposta, rilevando che la stessa non aveva promosso il giudizio entro il termine di 45 giorni dalla comunicazione dell’altra parte di rifiuto della istanza di arbitrato, termine previsto a pena di decadenza dall’art. 18 delle condizioni generali di contratto che, essendo stato approvato specificatamente per iscritto dall’istante, era pienamente efficace.
Interposto gravame, con sentenza n. 1201 del 9 ottobre 2009 la Corte di appello di Bologna confermò integralmente la decisione impugnata, osservando che la clausola contrattuale applicata era valida per essere stata specificatamente approvata per iscritto dall’appellante insieme ad altre clausole, richiamate per numero e per titolo, tutte di contenuto vessatorio, e, sotto altro profilo, che la clausola in questione non era nulla in quanto, stabilendo un termine di decadenza e non di prescrizione, si sottraeva al divieto di derogabilità posto dall’art. 2936 cod. civ. ed era tale, quanto al suo oggetto, da non rendere eccessivamente difficile, con riferimento al termine in essa previsto, l’esercizio del diritto, a mente dell’art. 2965 cod. civ., considerato che essa presupponeva la presentazione dell’istanza di arbitrato, vale a dire la predisposizione di un atto che, contenendo già l’esposizione delle domande e dei fatti costituitivi delle stesse, era sostanzialmente sovrapponibile al successivo atto di citazione in giudizio. Per la cassazione di questa decisione, con atto notificato il 22 marzo 2010, ricorre la società A.T.P., affidandosi a cinque motivi. Resiste con controricorso il Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana. Entrambe le parti hanno depositato memoria.
Il primo motivo di ricorso denunzia violazione dell’art. 1341 c.c., comma 2, assumendo che la Corte di appello ha errato nel ritenere valida la clausola contrattuale contenente la decadenza dall’azione in ragione della sua sottoscrizione cumulativa, sul presupposto che tutte le clausole richiamate avessero natura vessatoria. Tali, in particolare, non potevano ritenersi le clausole contrattuali disciplinati il corrispettivo, i tempi di esecuzione del contratto e le penali e la risoluzione del rapporto e, tra le condizioni generali, quella attinente alla documentazione ed al criterio di prevalenza, di conoscenza delle condizioni di esecuzione, in materia di inadempienze, penalità e risoluzione del contratto, garanzie responsabilità verso terzi e obbligo di riservatezza. Ne deriva che, interessando il richiamo cumulativo clausole miste, alcune vessatorie ed altre no, non poteva considerarsi rispettato nel caso di specie l’onere della specifica approvazione per iscritto, tenuto conto del principio, più volte affermato dalla giurisprudenza, secondo cui il richiamo in blocco di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e la sottoscrizione indiscriminata di esse, sia pure sotto l’elencazione delle stesse secondo il numero d’ordine, non determina la validità ed efficacia, ai sensi dell’art. 1341 c.c., comma 2, di quelle onerose, non potendosi ritenere che in tal caso sia garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole compresa fra le altre richiamate. Il mezzo è fondato.
La Corte bolognese ha dichiarato la validità ed efficacia della clausola in tema di risoluzione delle controversie contenuta nelle condizioni generali di contratto predisposte dalla committente (art. 18) affermando che il requisito di forma della sua specifica approvazione per iscritto, richiesto a pena di nullità dall’art. 1341 c.c., comma 2, era stato osservato per avere il contraente sottoscritto in calce al contratto una dichiarazione di accettazione che faceva espresso riferimento sia a tale clausola, indicandola con il numero ed il titolo, che ad alcune clausole contrattuali e ad altre condizioni generali, tutte di carattere vessatorio.
Costituisce ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte, che il Collegio pienamente condivide, il principio che l’adempimento della specifica approvazione per iscritto delle clausole vessatore può dirsi assolto soltanto quando le stesse siano oggetto di una approvazione separata, specifica ed autonoma, distinta dalla sottoscrizione delle altre condizioni dell’accordo; il requisito in parola assolve infatti al fine di richiamare l’attenzione del contraente debole verso il significato di quella determinata e specifica clausola a lui sfavorevole, sicchè esso può reputarsi assolto soltanto quando la sottoscrizione avviene con modalità idonee a garantire tale attenzione (Cass. n. 21816 del 2009; Cass. n. 5733 del 2008; Cass. n. 2077 del 2005). Più specificatamente, con riferimento all’ipotesi in cui la distinta sottoscrizione richiami più condizioni generali di contratto, questa Corte ha affermato che l’adempimento in parola può ritenersi realizzato soltanto nel caso in cui tutte le clausole richiamate siano vessatorie, mentre il richiamo in blocco di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e la sottoscrizione indiscriminata di esse, sia pure sotto l’elencazione delle stesse secondo il numero d’ordine, non determina la validità ed efficacia, ai sensi dell’art. 1341 c.c., comma 2, di quelle onerose, non potendosi ritenere che in tal caso resti garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole compresa fra le altre richiamate (Cass. n. 16417 del 2009; Cass. n. 4452 del 2006; Cass. n. 13890 del 2005).
Dalla stessa lettura della sentenza impugnata risulta che la sottoscrizione della clausola in discorso è avvenuta cumulativamente mediante richiamo sia a clausole del contratto, che ad altre condizioni generali. Già tale dato appare invero sufficiente a ritenere non rispettato l’adempimento della specifica approvazione per iscritto, tenuto conto che il richiamo misto di clausole vessatore e di clausole contrattuali, vale a dire di disposizioni non predisposte unilateralmente da una parte, ma, in quanto contrattuali, da entrambi i contraenti, non assolve alla funzione di fermare l’attenzione del contraente sul contenuto ed il significato della clausola vessatoria. La decisione di secondo grado appare inoltre errata con riferimento all’affermazione che il richiamo cumulativo alle condizioni generali integrerebbe nel caso di specie il requisito di forma richiesto dalla legge in considerazione del rilievo che tutte le clausole richiamate sarebbero vessatorie. In particolare, è quest’ultima considerazione ad apparire non condividibile. Ed infatti tra le condizioni generali richiamate la stessa Corte indica l’art. 4, comma 2 (criteri di prevalenza), che in caso di prescrizioni alternative o discordanti, rimette alla committente la facoltà di ordinare quella da eseguire, l’art. 6 in tema di conoscenza delle condizioni di esecuzione e dei corrispettivi, l’art. 22, comma 4 in tema di garanzie, l’art. 23, in materia di responsabilità verso terzi, e l’art. 29, circa l’obbligo di riservatezza gravante sul contraente, clausole che non hanno invece carattere vessatorio, dal momento che regolano facoltà ed aspetti del rapporto diversi da quelli presi in considerazione dall’art. 1341 c.c., comma 2, la cui tipologia, per consolidata giurisprudenza di questa Corte, ha carattere tassativo. Risulta pertanto anche in questo caso disatteso il principio sopra richiamato, che esclude che possa valere come specifica approvazione per iscritto il richiamo in blocco da parte del contraente delle condizioni generali di contratto predisposte unilateralmente dall’altra parte, nel caso in cui tale rinvio comprenda anche clausole non vessatorie. Per queste ragioni, il primo motivo di ricorso va accolto. Gli altri motivi, che lamentano, sotto il medesimo ed altri profili, la mancata declaratoria di nullità della clausola che prevede il termine di proposizione dell’azione in giudizio, si dichiarano assorbiti.
accoglie il primo motivo del ricorso e dichiara assorbiti gli altri;
cassa, in relazione al motivo accolto, la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per la liquidazione delle spese, ad altra Sezione della Corte di appello di Bologna.
No Comment	«Cass. Civ., sentt. nn. 784 e 785 del 2012

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 Cass. 
	Cass. 
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 art. 33
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 art. 1341
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