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Timestamp: 2019-07-15 20:41:19+00:00

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Art. 256 codice penale - Procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato - Brocardi.it
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Articolo 256 Codice penale
(1) La consumazione del delitto si verifica nel momento in cui il soggetto viene a conoscenza della notizia.
Il legislatore ha qui voluto tutelare l'interesse dello Stato a mantenere il controllo e la segretezza degli atti relativi alla sicurezza nazionale.
Spiegazione dell'art. 256 Codice penale
Il bene giuridico tutelato dalla norma è la sicurezza dello Stato, compromessa dalla sottrazione ad opera dell'autore di notizie coperte dal segreto di Stato.
A tal fine occorre far riferimento alla L. n. 124/2007, la quale, all'art. 39, stabilisce che sono coperti dal segreto di Stato “gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all'integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni posti dalla Costituzione a suo fondamento, all'indipendenza dello Stato rispetto ad altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato”.
Il soggetto attivo può essere anche chi sia già detentore delle notizie, quando tale detenzione, originariamente legittima in virtù dell'incarico di cui era investito, sia divenuta illegittima per avere il soggetto volontariamente omesso di consegnare la documentazione medesima a chi gli era subentrato in detto incarico.
Mentre al primo comma viene disciplinato un classico delitto contro la personalità dello Stato, caratterizzato per una forte anticipazione della tutela penale, considerata a volte al limite con il principio di necessaria offensività del fatto di reato (v. art. 49), necessario presupposto ai fine della rimproverabilità del soggetto agente, al quarto comma si prevede una condizione obiettiva di punibilità (v. art. 44), punita con l'ergastolo, qualora il fatto abbia compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello Stato o le sue operazioni militari.
Va precisato che le norme di natura amministrativa (come quella di cui alla legge citata) che disciplinano il segreto costituiscono indispensabile completamento delle norme penali incriminatrici e quindi acquistano rilevanza penale per incorporazione, con la conseguenza che l'ignoranza circa il limite dell'obbligo del segreto o del divieto di divulgazione non è scusabile (v. art. 5).
Massime relative all'art. 256 Codice penale
Cass. pen. n. 23036/2009
Non integra il delitto di rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione la condotta che abbia ad oggetto notizie riservate, così definite dalle amministrazioni pubbliche interessate, estranee agli interessi che giustificano il segreto di Stato o la cui diffusione non abbia idoneità offensiva rispetto a detti interessi. (La Corte ha riconosciuto la correttezza delle valutazioni compiute dal giudice di merito che aveva sottoposto a verifica la riservatezza di un documento letto nel corso di una intervista televisiva, giungendo ad escludere che lo stesso potesse essere riportato alle categorie tutelate dalla norma incriminatrice, in quanto non concernente interessi pubblici ed avente ad oggetto notizie già rivelate all'autorità giudiziaria e versate agli atti di un procedimento penale conclusosi con sentenza definitiva).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 23036 del 4 giugno 2009)
Cass. pen. n. 11160/1996
Il reato di cui all'art. 256 c.p. (procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato), può essere commesso anche da chi sia già detentore della documentazione sottoposta a segreto, quando tale detenzione, originariamente legittima in virtù dell'incarico di cui era investito il soggetto attivo, sia divenuta illegittima per avere quest'ultimo volontariamente omesso di consegnare la documentazione medesima a chi gli era subentrato in detto incarico.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11160 del 24 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 8018/1985
Per la sussistenza del delitto di cui all'art. 256 c.p. le notizie debbono concernere la sicurezza o altro interesse politico, interno o internazionale dello Stato, onde non ogni notizia, la cui divulgazione sia vietata dall'autorità competente può venire in considerazione ai fini dell'ipotesi delittuosa, ma solo quella vietata al fine anzidetto. (Fattispecie di sussistenza di reato relativa al cifrario facente parte del codice per comunicazioni radiotelegrafiche I.O.R. 5, classificato «segretissimo» dal Comando generale della guardia di finanza, perché predisposto per la lotta al contrabbando e per la trasmissione via radio di messaggi concernenti i compiti istituzionali del corpo). Il concetto di «segreto», in senso giuridico, comporta una relazione materiale o personale ed indica il limite posto, da una volontà giuridicamente competente, alla conoscibilità di un fatto, di un atto o di una cosa, destinata a rimanere occulta ad ogni persona diversa da quelle che legittimamente conoscano il fatto, l'atto o la cosa, mentre il concetto di notizie «riservate» implica quello di notizie di cui l'autorità competente ha vietato la divulgazione; esse, ancorché non segrete, ma conoscibili soltanto in un determinato luogo o entro una determinata cerchia di persone, costituiscono pur sempre notizie per le quali lo Stato non ha rinunziato alla potestà di circoscrivere la pubblicità al minimo inevitabile. (Fattispecie relativa al reato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato. Oggetto della tutela penale del delitto di cui all'art. 256 c.p. (procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato) è l'interesse relativo alla personalità internazionale o interna dello Stato, in quanto è opportuno evitare che notizie riservate o segrete, concernenti la sicurezza o altro interesse politico, interno o internazionale dello Stato, vengano a cognizione di persone non autorizzate, di tal che il bene giuridico protetto viene leso quando l'azione è causalmente adeguata a produrre la lesione di quel bene.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8018 del 12 settembre 1985)

References: Articolo 256

Articolo 256
 art. 49
 art. 44
 art. 5

Cass. 
 sentenza 
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