Source: http://spaziolavoro.blogspot.it/2013/10/
Timestamp: 2017-12-15 02:32:51+00:00

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WORK - Che Lavoro!: ottobre 2013
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Pubblicato da Andrea Pessina a 11:57 Nessun commento:
http://www.iljournal.it/2013/quando-sono-i-dipendenti-a-salvare-lazienda/521675
I Workers Buy Out sono quei lavoratori che rilevano dalla liquidazione la loro ditta e la rimettono in carreggiata: in Italia si contano già trentasei casi. Workers Buy Out: è questo il nome con cui sono stati ribattezzati i dipendenti che sono riusciti a “salvare” le loro piccole aziende, facendole letteralmente ripartire. È un fenomeno sempre più frequente nel nostro paese, tanto è vero che i casi totali sono saliti a quota trentasei, con un numero crescente di regioni coinvolte. In effetti, questi salvataggi si sono verificati soprattutto in Toscana e in Emilia Romagna, ma non sono rari nemmeno nel Lazio e in Veneto.
Inoltre, come riportato oggi dal Corriere della Sera, i settori rimessi in carreggiata sono tra i più diversi, in primis il manifatturiero e quello dei servizi. Ma come riescono questi lavoratori a salvare l’azienda in cui sono impiegati? Il momento in cui viene dichiarato il fallimento è anche quello in cui i dipendenti si riuniscono in una sorta di società cooperativa. La ditta viene dunque rilevata dalla liquidazione grazie al Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) e alle indennità.
Quando questi soldi non bastano, poi, si può sempre fare affidamento su un fondo mutualistico, Coopfond, il quale presta delle somme fino a un massimo di 800mila euro. Ma non si tratta dell’unica soluzione possibile, in quanto è possibile anche attivare un pool di banche per vigilare sull’azienda. È a questo punto che i lavoratori scelgono tra loro i dirigenti che condurranno la società e nella maggior parte dei casi si cambia il nome. Quali sono gli esempi di maggior successo?
L’elenco comprende le Fonderie Zen di Padova, Ri-Maflow, la Ottima di Scandiano (ceramiche) e la Maflow di Trezzano sul Naviglio: esiste anche un sito web (www.ilbureau.com) che contiene il dettaglio di ogni situazione. Il futuro aziendale non è assicurato al 100%, comunque l’impegno e la serietà ci sono tutti. Tra l’altro, si parte sempre con molto realismo, se non esistono le condizioni per il salvataggio non si avvia nulla.
http://ilbureau.com/
Pubblicato da Andrea Pessina a 10:17 Nessun commento:
Pubblicato da Andrea Pessina a 04:51 Nessun commento:
INPS: nessun incentivo per i lavoratori della "piccola mobilità"
http://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%20150%20del%2025-10-2013.htm
Come è noto, per il 2013 non sono state prorogate le norme che prevedono l'iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo né gli incentivi inerenti al loro reimpiego (cosiddetta piccola mobilità).
Con la circolare 13/2013 l’Istituto ha chiarito che non è possibile riconoscere le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati nel 2013, riservandosi di fornire indicazioni sulle altre fattispecie.
A seguito dei chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si scioglie parzialmente la riserva formulata e si precisa quanto segue:
Per le assunzioni, le proroghe e le trasformazioni effettuate nel 2013, riguardanti lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, potrà essere fruito l’incentivo previsto dal decreto direttoriale del Ministero del Lavoro 264/2013 del 19 aprile 2013, come modificato dal decreto direttoriale 390/2013 del 3 giugno 2013 (bonus di 190 euro). Le condizioni specifiche e le modalità di fruizione di tale beneficio verranno illustrate con circolare di prossima pubblicazione.
La mancata proroga delle norme concernenti la cosiddetta piccola mobilità incide anche sulla disciplina dei rapporti istaurati, ex art. 7, co. 4, d.l.vo 167/2011, con apprendisti precedentemente licenziati per giustificato motivo oggettivo ed iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236 e successive modifiche ed integrazioni.
Al riguardo, saranno forniti i criteri per individuare la disciplina contributiva applicabile dopo i necessari chiarimenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Pubblicato da Guido Ciarmatori a 04:17 Nessun commento:
Dipendenti Camera, richiesti 1.000 € per le ex-festività
http://www.fanpage.it/pagamento-ex-festivita-casta-camera-politici-mille-euro/
I racconti sui privilegi della casta sembrano non avere fine nel Belpaese. La nuova storia è raccontata oggi da Lia Quilici su L'Espresso. In un periodo in cui si scende in piazza contro l'austerity e i tagli, in cui sindacati storcono il naso e minacciano lo sciopero contro la legge di stabilità e i lavoratori abbozzano un sorriso di fronte ai 14 euro lordi in più in busta paga. Le stanze di Montecitorio sono animate da tutt'altro problema: quello del pagamento delle ex festività che dopo la soppressione sono andate a confluire insieme ai Rol nei permessi retribuiti. San Giuseppe (19 marzo), Ascensione (40 giorni dopo Pasqua), Corpus Domini (seconda domenica dopo Pentecoste), SS Pietro e Paolo (29 giugno), sono i giorni di festività soppresse di cui i dipendenti della Camera dei Deputati (dagli uscieri ai politici) non hanno goduto negli anni passati. Più o meno si tratta di 1.000 a testa, somma che moltiplicata per i 1.500 ‘lavoratori' di Montecitorio costerebbe ai contribuenti 1,5 milioni di euro l’anno. Non è tutto, però.
“I dipendenti del Palazzo possono contare anche su un monte ore, determinato dagli straordinari (non retribuiti per contratto), che può essere sfruttato anche per giornate intere di relax a casa”,scrive ancora L'Espresso. Conti alla mano, grazie ai meccanismi di anzianità, c’è chi si ritrova con 50 giorni di ferie e 100 ore da recuperare (cioè, altri 12 giorni a casa) e i mille euro delle festività soppresse. Privilegi finiti? Neanche per sogno. Come se non bastasse, il “Pacchetto Palazzo” – come lo definisce la Quilici – prevede che si possa andare in pensione prima, in virtù del calcolo dei giorni di ferie non goduti (talvolta anche 6-8 mesi prima). Peraltro, secondo quanto scrive sempre L'Espresso,l’Ufficio di Presidenza della Camera (organo politico presieduto dal presidente della Camera) avrebbe provato a obbligare i dipendenti a consumare le festività soppresse, ma l’iniziativa si è rivelata fallimentare a causa dell’accumulo degli stessi giorni accumulati dall'anno precedente. Ora adesso l’Amministrazione sta cercando di approvare un’ulteriore proroga per ritardare il pagamento delle festività, ricorrendo a cavilli interpretativi. L'obiettivo è risparmiare un milione e mezzo di euro, ma soltanto fino al marzo 2014.
Pubblicato da Andrea Pessina a 06:18 Nessun commento:
Cassazione: Responsabilità penale per omessa esibizione della documentazione
http://www.iosrlcultura.com/primo-piano/notizie-in-tempo-reale/responsabilit224-penale-per-omessa-esibizione-della-documentazione-14194
Corte di Cassazione - sez. III pen. Sentenza n. 42334 del 15 ottobre 2013 La mancata esibizione della documentazione, legalmente richiesta dalla Direzione territoriale del lavoro, che consenta la vigilanza sull’osservanza della normativa in materia di lavoro, di assicurazioni sociali, di prevenzione e igiene del lavoro. concretizza una responsabilità penale perseguibile con l'arresto o l'ammenda, come stabilito dall’art. 4 della Legge 22 luglio 1961, n. 628.
Cassazione: accertamento al dipendente per ritenute non versate dal datore di lavoro
http://www.iosrlcultura.com/primo-piano/notizie-in-tempo-reale/regime-di-solidariet224-negli-appalti-ancora-chiarimenti-14197
Sentenza n. 23121 dell’11 ottobre 2013
È legittimo l’accertamento nei confronti del dipendente per le ritenute non versate dal datore di lavoro. Non solo. Il Fisco può emettere accertamento direttamente a carico del lavoratore ancor prima di rivolgersi all’azienda. Il dipendente a sua volta potrà agire in via di regresso contro il datore di lavoro.
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/2013/notizia/milano-imprenditore-evade-180mila-euro-di-iva-a-causa-della-crisi-assolto_2005364.shtml
- Un imprenditore milanese, accusato di aver evaso l'Iva per 180mila euro, è stato assolto dal gup di Milano Carlo De Marchi. Il magistrato ha accolto la tesi della difesa, secondo la quale l'imputato "non ha versato l'imposta a causa della difficile situazione economica dell'impresa". L'uomo, titolare di un'azienda informatica, è stato così prosciolto perché "il fatto non costituisce reato", in quanto mancava la "volontà di omettere il versamento".
Prima condannato - L'imprenditore, assistito dagli avvocati Luigi Giuliano Martino e Marco Petrone, era stato in un primo tempo condannato con decreto penale a 6 mesi di reclusione convertiti in una multa di oltre 40mila euro, dopo che era stata accertata la violazione, segnalata dall'Agenzia delle Entrate.
Poi assolto - I suoi difensori, però, si sono opposti al decreto di condanna e hanno chiesto il processo con rito abbreviato per l'uomo. Il gup ha assolto l'imputato perché non ha ravvisato "l'elemento soggettivo del reato, vale a dire la volontà di omettere il versamento". La condotta dell'imprenditore "pur rendendolo inadempiente, non poteva aver rilevanza dal punto di vista penale".
Pubblicato da Andrea Pessina a 06:58 Nessun commento:
http://www.fanpage.it/muore-sul-lavoro-il-rimborso-dell-inail-arriva-dopo-60-anni-444-euro/
Pubblicato da Andrea Pessina a 07:28 Nessun commento:
Gli enti previdenziali prima di dichiarare l’irregolarità contributiva ai fini del Durc, hanno l’obbligo di invitare le imprese a regolarizzare la propria posizione entro 15 giorni, così come stabilito dal DM 24/10/2007. Infatti l’invito alla regolarizzazione è un atto dovuto per la correttezza del procedimento amministrativo e la successiva legittimità del certificato emesso.
- DM 24/10/2007:
Art 7 c. 3. In mancanza dei requisiti di cui all’articolo 5 gli Istituti, le Casse edili e gli Enti bilaterali, prima dell’emissione del DURC o dell’annullamento del documento già rilasciato ai sensi dell’articolo 3, invitano l’interessato a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a 15 giorni.
- Nota INAIL n° 3760 del 14/06/2012.
Pubblicato da Andrea Pessina a 08:05 Nessun commento:
Corte di Cassazione Sentenza n. 22020 del 25 settembre 2013
Secondo la Suprema Corte vi sono casi in cui la disponibilità di un dipendente (occupato per esempio a part time, come nel caso di specie) non accresce la capacità produttiva del professionista, non costituendo un fattore "impersonale e aggiuntivo" alla produttività del contribuente. Inoltre la Corte ritiene che sottoporre a tassazione aggiuntiva il professionista che assume un dipendente anche quando quest’ultimo non determini un qualche significativo aumento del reddito, e quindi manchi il presupposto giuridico dell’Irap, rappresenta una sorta di “sanzione che scoraggerebbe l'assunzione di dipendenti».
http://www.dplmodena.it/16-10-13INAILIscrizTelem.html
L'Inail, con la nota n. 6262 del 14 ottobre 2013, comunica le modalità previste dall'Istituto per le iscrizioni con "riattivazione" del codice ditta.
Al fine di mantenere l'unicità della situazione contributiva e contabile, nel caso in cui un soggetto identificato da un determinato codice fiscale cessi l’attività e successivamente inizi nuovamente un’attività soggetta all’obbligo assicurativo, l'Istituto mantiene fermo il codice ditta già assegnato in precedenza, procedendo alla "riattivazione" dello stesso, con istituzione di una nuova posizione assicurativa territoriale per ogni singola sede di lavoro indicata nella denuncia di esercizio.
In materia di licenziamento, la Corte di Cassazione ha chiarito che non è passibile di sanzione espulsiva il dipendente che si è appropriato illecitamente del rimborso spese del collega se poi ha tentato di riparare il danno, offrendo in restituzione la somma indebitamente percepita.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 22321 del 30 settembre 2013, ha statuito che per intimare il licenziamento risulta necessario valutare l'intensità dell'elemento intenzionale, il grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal lavoratore, nonché l'assenza di precedenti disciplinari nei suoi confronti. Pertanto, il ricorso dell'interessato viene accolto, con rinvio del procedimento alla Corte d'appello per il riesame del merito della vicenda.
Alla luce delle novità introdotte dal Decreto "Lavoro" (DL n. 76/2013 convertito nella Legge n. 99/2013) in tema di pause obbligatorie tra un contratto a termine e l'altro, il Ministero del Lavoro, con la Nota n. 5426 del 4 ottobre 2013, è intervenuto per fornire alcuni chiarimenti circa la loro corretta applicazione.
In particolare, riguardo gli accordi conclusi dalla contrattazione collettiva per la riduzione degli intervalli temporali fra due contratti a termine (20 giorni in caso di contratto di durata fino a 6 mesi e 30 giorni in caso di contratto superiore a 6 mesi) in base al quadro normativo previgente (Legge n. 92/2012), gli stessi sono da considerarsi superati dal recente intervento del Legislatore, che ha stabilito termini di intervallo inferiori ai precedenti (pari rispettivamente a 10 e 20 giorni).
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n° 41162 pubblicata il 07/10/2013 ha assolto dal reato di truffa l’imprenditore che, pur avendo indicato falsamente in busta paga degli importi a titolo di indennità di malatti e assegni familiari, non ha proceduto a versarli alla dipendente né li ha posti a conguaglio con quanto doveva versare all’INPS.
La Suprema corte ha ritenuto che l’azione del datore di lavoro costituisca senz’altro inadempimento contrattuale verso il lavoratore, ma non sia assimilabile al reato di truffa o appropriazione indebita: il datore, infatti, pur non corrispondendo al dipendente una somma di denaro dovuta, in nessun modo si appropria indebitamente di beni del dipendente, in quanto non porta a conguaglio tali somme facendo figurare di averle erogate al lavoratore.
In materia di infortunio sul lavoro, la Corte di Cassazione ha chiarito che deve essere considerato illegittimo il provvedimento di licenziamento per scadenza del periodo di comporto, qualora lo stesso sia legato ad un infortunio sul lavoro riconosciuto al dipendente.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n° 22606 del 03/10/2013, ha precisato che ai fini del licenziamento non ha alcun rilievo che il datore di lavoro non risulti associato alle associazioni firmatarie del contratto collettivo di riferimento, a maggior ragione se nel provvedimento espulsivo viene fatto riferimento alla norma collettiva.
Pubblicato da Andrea Pessina a 07:30 Nessun commento:
Pubblicato da Andrea Pessina a 06:29 Nessun commento:
Cassazione: sentenza licenziamento appopriazione indebita
Pubblicato da Andrea Pessina a 10:53 Nessun commento:
Ordini esclusi dal codice appalti (sentenza corte di giustizia n° 526)
http://www.consulentidellavoro.it/pdf/Sentenza_cortedigiustizia_n526.pdf
Con la sentenza del 12 settembre scorso, la Corte di Giustizia della Comunità Europea ha dichiarato che gli Ordini professionali, e di conseguenza anche gli organismi finanziati dagli stessi, non sono soggetti alle procedure del codice degli appalti pubblici, in quanto si finanziano in modo maggioritario con i contributi versati dai loro membri, il cui importo viene approvato da un'autorità di controllo.
Pubblicato da Andrea Pessina a 00:30 Nessun commento:

References: art. 7
 Sentenza 

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