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Timestamp: 2017-02-21 10:27:51+00:00

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HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 392 cod. proc. civile: Riassunzione della causa L’AUTORE: Redazione
La riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio può essere fatta da ciascuna delle parti non oltre tre mesi dalla pubblicazione della sentenza della corte di cassazione (1).
La riassunzione (2) si fa con citazione, la quale è notificata personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.
Pubblicazione della sentenza: [v. 133]. Riassunzione della causa: è l’atto processuale di parte finalizzato a determinare la ripresa del processo. Esso deve contenere gli elementi indicati nell’art. 125 att. Giudice di rinvio: è un giudice di pari grado a quello che ha emanato la sentenza cassata cui spetta proseguire il giudizio alla luce del principio di diritto indicato nella sentenza della Corte.
(1) La riassunzione della causa deve avvenire dinanzi al giudice indicato dalla Corte: si tratta di competenza funzionale e inderogabile come tale non contestabile dalle parti né declinabile dal giudice cui la causa è stata rinviata. Inoltre, l’atto di riassunzione non può essere proposto da un soggetto estraneo al giudizio di legittimità, tuttavia tale preclusione non si riferisce al caso in cui l’atto di riassunzione sia proposto dalla medesima persona giuridica che abbia soltanto mutata la sua denominazione.
(2) La tempestiva riassunzione dinnanzi al giudice di rinvio incompetente assicura la valida prosecuzione del processo, anche se la successiva «translatio» dinnanzi al giudice competente avvenga oltre il termine.
Il giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della sentenza di secondo grado per motivi di merito (cd. giudizio di rinvio proprio) costituisce non la prosecuzione della pregressa fase di merito che ha preceduto il giudizio di cassazione, ma una nuova ed autonoma fase del processo che, pur essendo soggetta, per motivi di rito, alle norme riguardanti il corrispondente procedimento di primo o secondo grado, ha natura integralmente rescissoria (nei limiti posti dalla pronuncia rescindente), ed è destinata a concludersi con una pronuncia che, senza sostituirsi ad alcuna precedente sentenza, (riformandola o modificandola), statuisce per la prima volta sulle domande proposte dalle parti.
Cass. 28 gennaio 2005, n. 1824; conforme Cass. 23 settembre 2002, n. 13833; Cass. 17 novembre 2000, n. 14892.
Nel giudizio di rinvio le parti conservano la stessa posizione processuale assunta nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza annullata, ed ogni riferimento a domande ed eccezioni pregresse, nonché, in genere, alle difese svolte, ha l'effetto di richiamare univocamente ed integralmente domande, eccezioni e difese già spiegate nel giudizio originario, sicché, per la validità dell'atto riassuntivo, non è indispensabile che in esso siano riprodotte tutte le domande della parte in modo specifico, ma è sufficiente che sia richiamato - senza necessità di integrale e testuale riproduzione - l'atto introduttivo in base al quale sia determinabile "per relationem" il contenuto dell'atto di riassunzione, nonché il provvedimento in forza del quale è avvenuta la riassunzione medesima. Ne consegue, inoltre, che il giudice innanzi al quale sia stato riassunto il processo non incorre nel vizio di ultrapetizione quando abbia pronunciato su tutta la domanda proposta nel giudizio in cui fu emessa la sentenza annullata, e non sulle sole diverse conclusioni formulate con l'atto di riassunzione, atteso che, a seguito della riassunzione, prosegue il processo originario. Rigetta, App. Napoli, 20/11/2006
Cassazione civile sez. I 30 ottobre 2014 n. 23073 In tema di designazione da parte della Corte di cassazione del giudice di rinvio, la ragione della immodificabilità della stessa (al di fuori dell’ipotesi di un errore materiale, cui può sopperire il rimedio della correzione) e, quindi, anche della impossibilità di prospettare la non conformità a diritto di essa nel giudizio di cassazione conseguente allo svolgimento di quello di rinvio, non risiede tanto nel carattere funzionale ed inderogabile della competenza del giudice di rinvio, bensì nella circostanza che, non prevedendo il nostro ordinamento processuale civile l’impugnazione delle sentenze della Corte di cassazione, al di fuori dell’ipotesi di revocazione di cui all’art. 391-bis c.p.c. (ed ora - dopo il D.Lgs. n. 40 del 2006 - da quelle di revocazione ed opposizione di terzo di cui all’art. 391-ter, limitatamente alla cassazione con decisione nel merito), la designazione del giudice di rinvio, quale parte della statuizione della Cassazione, non è suscettibile di essere messa in discussione, perché su di essa, quale questione di rito, si forma nell’ambito del processo in cui è intervenuta, la cosa giudicata formale.
Cass. 9 agosto 2007, n. 17457.
Poiché il giudizio di rinvio costituisce la prosecuzione del giudizio di primo e di secondo grado conclusosi con la pronuncia della sentenza cassata, la parte che riassume la causa davanti al giudice di rinvio non è tenuta a conferire una nuova procura al difensore che lo ha già assistito nel giudizio di merito.
Cass. lav., 6 ottobre 2004, n. 19937; conforme Cass. lav., 29 marzo 2001, n. 4663.
Notificazione dell’atto di riassunzione
Poiché, a norma dell’art. 392 c.p.c., alla riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio può provvedere disgiuntamente ciascuna delle parti, una volta che il giudizio sia stato riassunto correttamente da una delle parti si realizza il necessario impulso per la prosecuzione del processo nella nuova fase, sicché nessuna rilevanza assume il vizio di notificazione da cui risulti affetto l’atto riassuntivo in sede di rinvio eseguito da un’altra parte del processo.
Cass. lav., 8 novembre 2001, n. 13839; conforme Cass. 19 gennaio 2000, n. 538.
In virtù del principio di immedesimazione organica, la notifica di un atto giudiziario nei confronti delle persone giuridiche può avvenire mediante consegna a mani del rappresentante legale, o della persona addetta alla ricezione degli atti, in applicazione del disposto di cui all’art. 138 c.p.c., in forza del quale la consegna a mani proprie si considera valida ovunque sia stato reperito il destinatario, tenuto conto, del resto, che una siffatta interpretazione trova conforto nella vigente formulazione (sebbene inapplicabile “ratione temporis” nel caso di specie) dell’art. 145 c.p.c. (come modificato dall’art. 2 della legge 28 dicembre 2005, n. 263) che si ispira proprio alla “ratio” del principio immedesimazione organica là dove prevede, appunto, che la notificazione “può anche essere eseguita, a norma degli articoli 138, 139 e 141, alla persona fisica che rappresenta l’ente qualora nell’atto da notificare ne sia indicata la qualità e risultino specificati residenza, domicilio e dimora abituale”. Ne consegue che l’anzidetta modalità di notificazione trova applicazione anche rispetto alla citazione in riassunzione dinanzi al giudice del rinvio, giacché l’art. 392, comma secondo, c.p.c., stabilisce che tale atto va notificato “personalmente a norma degli artt. 137 e ss.” c.p.c. Cass. lav.,20 settembre 2007, n. 19468.
In caso di decesso di una delle parti intervenuto dopo la sentenza di annullamento della cassazione, ove la riassunzione della causa sia validamente intervenuta nei confronti di alcuni soltanto degli eredi della parte defunta, il giudice di rinvio deve ordinare, a pena di nullità, l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi rimanenti.
Cass. 5 marzo 2003, n. 3278.
La riassunzione della causa dinanzi al giudice di rinvio ai sensi dell’art. 392 c.p.c. ha la funzione di riattivare la prosecuzione del giudizio conclusosi con la sentenza cassata; ne consegue che non deve ritenersi necessario per la validità della comparsa di costituzione della parte citata in riassunzione, che aveva proposto appello avverso la sentenza di primo grado, un contenuto ripetitivo dell’atto di appello, potendo la comparsa essere integrata a mezzo di tale atto. Cass. 22 aprile 2005, n. 8492.
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References: Art. 392
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