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Timestamp: 2020-01-17 16:20:53+00:00

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Art. 1392 codice civile - Forma della procura - Brocardi.it
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Articolo 1392 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1392 Codice civile
(1) La procura è un negozio unilaterale (1324 c.c.) recettizio (1334, 1335 c.c.) con cui un soggetto conferisce ad un altro il potere di rappresentarlo. Essa deve essere tenuta distinta dal negozio che giustifica l'attribuzione del potere che può essere, tra gli altri, un mandato (1704 c.c.). Ad esempio, se Tizio incarica l'avvocato Caio di assumere in giudizio la difesa del figlio Sempronio, tra Tizio e Caio viene stipulato un contratto di mandato mentre è Sempronio a conferire a Caio la procura.
Sul piano del contenuto, la procura può essere generale, se riguarda tutti gli affari di un dato soggetto, o speciale, se riguarda un preciso affare.
(2) Sul piano formale la procura può essere espressa (oralmente o per iscritto) o tacita (per comportamenti concludenti).
(3) E' discusso se la forma per relationem operi solo se una determinata forma sia imposta dalla legge (1350, 1351 c.c.) o anche nel caso di forma volontaria (1352 c.c.).
La procura consente ad un soggetto di farsi rappresentare da un altro nel compimento di un atto giuridico e, pertanto, costituisce presupposto formale di esplicazione del potere del rappresentante: ciò giustifica la necessità che essa abbia la medesima forma del negozio da concludere.
Spiegazione dell'art. 1392 Codice civile
La disputa circa la forma della procura nella precedente legislazione
L'atto di conferimento del potere di rappresentante deve essere fatto manifesto a chi tratta con lui; diversamente il rappresentante agirà in proprio nome (cfr. sopra n. 2). Ora l'esistenza della rappresentanza risulta ordinariamente dall'atto di investitura del potere concesso al rappresentante, quale la procura (cfr. sopra n. 3), che può essere conferita anche attraverso lettere circolari ai clienti, o altri mezzi di pubblicità; ma può desumersi tacitamente anche dalle circostanze, obbiettive o subbiettive, che accompagnano la conclusione del negozio, quali precedenti rapporti di affari, il luogo ove si contratta, come la posizione assegnata al preposto nel negozio del principale.
Dal principio che l'atto di conferimento del potere di rappresentanza dev'esser noto al terzo che tratta col rappresentante, perché il terzo sappia che gli effetti del negozio nascono per il rappresentato, un'autorevole dottrina avea desunto che quell'atto deve rivestire la stessa forma che è richiesta dalla legge per il negozio concluso dal rappresentante: se questo ha bisogno di forma scritta, o addirittura di forma pubblica, anche l'atto che investe del potere di rappresentanza deve essere rivestito, rispettivamente, di forma scritta, o di forma pubblica. Né contro siffatta tesi varrebbe osservare che il rappresentante emette una propria dichiarazione di volontà e non è semplice mezzo di trasmissione della volontà altrui, per il che basta che quella sia manifestata nella forma prescritta dalla legge. Perché è anche vero che la dichiarazione del rappresentante non basta, per sè sola, a produrre effetti nella sfera giuridica di altri, essendo necessaria a tale scopo la volontà di essere rappresentato; quindi deve risultare nella stessa forma legale non solo la volontà del rappresentante, ma anche quella del rappresentato che gli ha conferito il potere. Perciò, nella dottrina e nella giurisprudenza, in cui la quistione fu sollevata rispetto al mandato, era dominante l'opinione che il mandato, per ciò che riguarda i rapporti tra mandante e mandatario, potesse esser fatto in qualunque forma, mentre per i rapporti con i terzi dovesse avere la stessa forma voluta dalla legge per il contratto concluso in virtù del mandato.
Ma contro siffatto insegnamento insorgevano altri scrittori che, a fondamento del loro assunto, adducevano proprio l'argomento sopra accennato: il rappresentante presta la sua volontà nella conclusione dell'affare, e però per la validità del contratto è sufficiente che questa volontà sia manifestata nelle forme imposte dalla legge per quel contratto. La esistenza di una conforme volontà del rappresentato è un presupposto del contratto concluso dal rappresentante, ma è fuori di esso; quindi, allorché la legge impone per un contratto una data forma solenne, questa esigenza è soddisfatta quando l'atto stipulato dal rappresentante osserva questa forma, e non si deve estendere all'atto preliminare anteriore, con cui fu concesso il potere di rappresentanza.
Quest'ultima opinione fu espressamente accolta dal codice civile tedesco, che al § 167 testualmente dispone: «Non occorre che la procura sia concessa nella forma prescritta pel negozio giuridico che ne forma l'oggetto». Ma la nuova legge italiana si attenne precisamente alla dottrina opposta.
Già nel R. D. L. 7 gennaio 1926, n. 12, si prescrisse la forma scritta del mandato nelle compravendite di immobili concluse dopo la sua pubblicazione, concedendosi, per motivi di opportunità, una sanatoria per quelle anteriormente concluse in base a mandato non rivestito della forma scritta. Ma, per quanto concerne la procura, si generalizza il sistema con la norma dell'art. 1392, che, per ogni caso, impone per quella la forma prescritta per il contratto che il rappresentante va a concludere.
Precetto analogo a quello dell'art. 1392 può riscontrarsi nell'articolo 1351 cod. civ., in cui si sancisce che «il contratto preliminare è nullo, se non è fatto nella stessa forma che la legge prescrive per il contratto definitivo» (cfr. pure articoli 1399, e 1403 cod. civ., il quale ultimo però impone la forma usata sul contratto principale: cfr. in prosieguo l'illustrazione sul citato art. 1403).
257 Con formula più concisa di quella adottata nell'articolo 33 progetto del 1936 ho dichiarato nell'art. 276 che la procura non ha effetto se non è conferita mediante le forme prescritte dalla legge per il contratto che il rappresentante deve concludere: ciò vuol significare che la maggiore solennità convenuta dalle parti per un negozio che la legge assoggetta a un minore formalismo, non impone di seguire anche per la procura la formalità più rigorosa.
Massime relative all'art. 1392 Codice civile
Cass. civ. n. 22234/2009
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 22234 del 21 ottobre 2009)
Cass. civ. n. 12488/2007
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12488 del 28 maggio 2007)
Cass. civ. n. 7640/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7640 del 13 aprile 2005)
Cass. civ. n. 8198/1997
La disposizione dell'art. 1392 c.c. — secondo cui la procura non ha effetto se non è conferita con le forme prescritte per il contratto che il rappresentante deve concludere — è riferibile soltanto ai contratti rispetto ai quali sia la legge a prescrivere una particolare forma, mentre, rispetto ai contratti per i quali la forma sia richiesta solo ad probationem (nella specie, il contratto di assicurazione ex art. 1888 c.c.), il requisito formale assume rilievo solo sul piano probatorio, sicché la sua mancanza non può determinare l'invalidità della procura.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8198 del 29 agosto 1997)
Cass. civ. n. 1365/1989
Poiché per il disposto dell'art. 1392 c.c. la procura deve essere conferita nella stessa forma prescritta per il contratto che il rappresentante deve concludere, le restrizioni all'utilizzazione dei mezzi di prova previste per il negozio rappresentativo valgono anche per la procura, essendo questa soggetta allo stesso regime probatorio. Ne consegue che quando sia richiesta la forma scritta ad substantiam, l'esistenza di un principio di prova per iscritto non è sufficiente a rendere ammissibile la prova per testimoni della procura.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1365 del 18 marzo 1989)
Cass. civ. n. 5828/1984
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5828 del 16 novembre 1984)
Cass. civ. n. 1787/1983
Nel caso di forma scritta richiesta ad substantiam, la volontà deve essere manifestata per iscritto dal soggetto stipulante o da un suo rappresentante munito di procura scritta (art. 1392 c.c.). Pertanto, non può valere come accettazione di una proposta di contratto lo scritto proveniente da un terzo, sia pure mandatario, ma non munito di procura scritta.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1787 del 10 marzo 1983)

References: Articolo 1392

Articolo 1392
 § 167
 art. 1403

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 1888
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
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Cass. 
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