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Timestamp: 2020-06-01 21:52:32+00:00

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Art. 1523 codice civile - Passaggio della proprietà e dei rischi - Brocardi.it
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Articolo 1523 Codice civile
Passaggio della proprietà e dei rischi
Dispositivo dell'art. 1523 Codice civile
Nella vendita [1470] a rate con riserva della proprietà(1), il compratore acquista la proprietà della cosa(2) col pagamento dell'ultima rata di prezzo(3), ma assume i rischi dal momento della consegna [1465](4).
(1) La vendita con riserva della proprietà è sospensivamente condizionata al versamento dell'intero prezzo, mentre gli altri effetti contrattuali, tra cui la consegna del bene (1476 c.c.), si producono immediatamente alla stipula (1326 c.c.).
(2) Dalla struttura della vendita si desume che essa non può avere ad oggetto una cosa consumabile, salvo che l'acquirente non assuma l'impegno specifico di non consumarla sino al pagamento dell'ultima rata.
(3) Fino all'acquisto della proprietà l'acquirente non può disporre del bene ma, se lo, facesse, il terzo potrebbe diventarne proprietario ai sensi dell'art. 1153 del c.c..
(4) Tale carattere costituisce una deroga alla regola res perit domino per la quale è il proprietario a sopportare il rischio del perimento del bene e si spiega considerando che il bene è nella sfera di disponibilità del compratore, che ne ha il controllo.
La norma contempera le opposte esigenze del venditore e dell'acquirente: il primo, qualora intenda acquistare un bene ma non disponga dell'intera somma, può frazionare la prestazione pagando a rate; il secondo, che non vuole sopportare il rischio di non ricevere tutto il prezzo, conserva la garanzia reale della proprietà del bene fino a che esso non è corrisposto per intero.
“ Donec praetium solvetur ”
Finché il prezzo non sarà pagato
“ Pactum reservati dominii ”
Spiegazione dell'art. 1523 Codice civile
È nota la storia della riserva di proprietà, introdotta dall'industria manifatturiera per aumentare le vendite. Tanto la riserva di proprietà è ovvia nelle vendite a credito che un profano identificherebbe vendita a rate con vendita con riserva di proprietà. Non vi è altro mezzo di far credito anche a compratori poco solvibili, ai quali perciò si trasferisce la proprietà solo all'ultimo momento: solo al pagamento dell'ultima rata del prezzo. Nel frattempo ne è riservata la proprietà al venditore.
Conseguentemente mentre il contratto è incondizionato, il passaggio della proprietà è invece condizionato al pagamento dell'ultima rata di prezzo.
Nulla vieta che il trasferimento della proprietà sia sottoposto a condizione, poiché non è dell'essenza del contratto di compravendita che la proprietà sia trasferita per il solo fatto del consenso sulla cosa e sul prezzo : anche nella vendita di cosa altrui e nella vendita di genus, fin quando il venditore non ha acquistato dal proprietario, e fin quando il genus non è stato specificato, la proprietà non si trasferisce al compratore.
Se il trasferimento di proprietà è dell'essenza del contratto, poiché la compravendita ha per oggetto proprio il trasferimento della proprietà, nulla vieta che per volere delle parti la proprietà si trasferisca non immediatamente, ma al verificarsi di una determinata condizione che può essere anche il pagamento del prezzo: nulla anzi essendo più conforme alla natura stessa della compravendita che l'intendersi trasferita la proprietà, solo se pagato integralmente il prezzo.
Invero la riserva di proprietà è limitata ad alcune categorie di prodotti industriali i quali abitualmente si vendono con riserva di proprietà.
Questa stessa abitualità può mettere in guardia i terzi, può avvertirli di non considerare come proprietario il compratore se non esibisce la fattura quietanzata.
La riserva di proprietà del venditore risponde a necessità reali dell'industria del venditore, e consente al compratore di aver credito, mentre altrimenti forse non ne potrebbe avere.
330 La vendita con riserva del dominio e regolata sul modello progettato dalla Commissione reale.
Essa ha opportunamente posto una remora a quella clausola, frequentissima nelle vendite con riserva di dominio, la quale, attribuendo al venditore il diritto di trattenere, a titolo d'indennità, le rate pagate, qualora la vendita sia risoluta per inadempimento del compratore, si suole risolvere in un vero patto usurario: contemperando equamente gli interessi delle parti, il progetto del 1936 dà, infatti, al giudice il potere di ridurre, secondo le circostanze, l'indennità convenuta.
Questo sistema è stato da me attratto nell'art. 355, dove ho tuttavia considerato due utili precisazioni; e cioè che il venditore non può riprendere la cosa venduta se non quando abbia ottenuto la risoluzione del contratto, e che il patto di riserva del dominio non esclude l'incidenza dei rischi della cosa a carico del compratore.
674 Un altro gruppo di questioni relative alla vendita a rate con riserva di proprietà è risolto con gli art. 1523 del c.c. e art. 1524 del c.c.. Nella vendita stessa, con la consegna della cosa venduta ne è trasferito il godimento dell'utilità già prima che se ne trasferisca la proprietà. Godendo del contenuto patrimoniale del diritto di proprietà, è giusto che l'acquirente sopporti anche il rischio del perimento della cosa (art. 1523). Si sono disciplinati gli effetti della riserva di proprietà nei confronti dei terzi, considerandosi specialmente (art. 1524, primo comma) le questioni che insorgono quando si faccia luogo a procedimento esecutivo individuale contro il compratore a rate: per l'opponibilità della riserva di proprietà da parte del venditore ai creditori del compratore, è richiesto almeno l'atto scritto (privato), che sia di data certa (da stabilirsi in base ai requisiti fissati nell'art. 2704 del c.c.), e che sia di data anteriore al pignoramento. Per l'ipotesi di vendita con riserva di proprietà avente per oggetto macchine di rilevante valore, si sono invece tenuti presenti i rapporti tra alienante e terzi acquirenti dal compratore ([art. 1524, secondo comma). Quale presupposto di opponibilità a questi ultimi, si è utilizzata la pubblicità che il codice di commercio disponeva per il privilegio del credito relativo al prezzo, nel caso di fallimento dell'acquirente (articolo 773, n. 3): questo privilegio è ora regolato, in via più generale, dall'art. 2762 del c.c.. Si è risolta in questa accezione la dibattuta questione del luogo della trascrizione, che è quello della località in cui le macchine sono collocate al momento dell'acquisto a rate, ma escludendo che la riserva di proprietà possa essere opponibile al terzo che abbia acquistata la macchina dall'acquirente a rate in luogo diverso da quello in cui la trascrizione è stata eseguita: con ciò si evita il danno del venditore a rate nel caso di spostamento della macchina e si garantisce al terzo acquirente la piena efficacia verso di lui del principio possesso vale titolo .
Massime relative all'art. 1523 Codice civile
Cass. civ. n. 21390/2009
Nel caso di vendita con patto di riservato dominio di beni assicurati contro il furto, l'individuazione del soggetto legittimato a chiedere il pagamento dell'indennizzo assicurativo (che può essere anche il semplice possessore o utilizzatore del bene) non può essere fatta solo sulla base del dato letterale della clausola assicurativa, ma deve comprendere anche la verifica dell'interesse del venditore con patto di riservato dominio. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la legittimazione del venditore, ritenendo che unica legittimata a chiedere il pagamento dell'indennizzo assicurativo fosse la società che aveva acquistato con patto di riservato dominio).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 21390 del 8 ottobre 2009)
Cass. civ. n. 6322/2006
Il patto di riservato dominio può essere incluso anche in una vendita che preveda il pagamento del prezzo non rateale, ma interamente o parzialmente differito. In entrambi i casi l'elemento caratteristico della vendita è costituito dalla immediata eseguibilità della prestazione di consegna della cosa e dal differimento dell'effetto traslativo, che ha luogo soltanto all'atto della completa esecuzione della prestazione riguardante il pagamento del prezzo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6322 del 22 marzo 2006)
Cass. civ. n. 6369/2002
Nel leasing di godimento, pattuito con funzione di finanziamento per la durata del contratto, i canoni costituiscono il corrispettivo dell'uso dei beni. Per contro nel leasing traslativo la circostanza che i beni conservino alla scadenza un valore residuo superiore rispetto al prezzo d'esercizio dell'opzione di acquisto assegna ai canoni la consistenza di corrispettivo del trasferimento. Pertanto in tale tipo di contratto è da escludere la nullità per mancanza di causa della clausola che, conformemente al disposto dell'art. 1523 c.c. in tema di vendite a rate con riserva di proprietà, ponga i rischi a carico del compratore sin dal momento della consegna.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6369 del 3 maggio 2002)
Cass. civ. n. 3415/1999
La compravendita immobiliare sottoposta alla condizione del pagamento del prezzo si inquadra nella figura della compravendita con riserva di proprietà e il trasferimento del relativo diritto si realizza col pagamento dell'ultima rata del prezzo; l'art. 1360 c.c. sulla retroattività della condizione non opera infatti tutte le volte che, per volontà delle parti o per la natura del rapporto, gli effetti del contratto debbano essere riportati a un momento diverso da quello della conclusione del contratto. (Nella specie si è affermato che l'assegnazione in proprietà di un alloggio di edilizia economica e popolare opera dal momento del pagamento integrale del prezzo e che da tale momento decorre il divieto di alienazione del bene).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3415 del 8 aprile 1999)
Cass. civ. n. 560/1990
Qualora un coniuge si renda assegnatario e cessionario, con pagamento rateizzato del prezzo e conseguente riserva di proprietà in favore dell'ente cedente, di alloggio dell'edilizia residenziale pubblica, la data dell'acquisto di tale immobile, anche al fine di stabilire se esso ricada nella comunione legale dei beni con l'altro coniuge (art. 177, primo comma, lett. a c.c.), va individuata in base al contratto privatistico di trasferimento del diritto dominicale, stipulato dopo l'integrale versamento di quel prezzo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 560 del 29 gennaio 1990)
Il contratto di rent to buy - 04/10/2018
relative all'articolo 1523 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1523 Codice civile - Passaggio della proprietà e dei rischi | Quesito Q201923721
SERGIO C. chiede
giovedì 25/07/2019 - Piemonte
“Rappresento un'Agenzia viaggi srl unipersonale. Nel mese di dic. 2018 viene acquistato un autobus usato per il trasporto di persone da un rivenditore di Brescia. Detto bus viene consegnato a fine gennaio 2019.
Siccome parte del corrispettivo, pari ad €. 35.000, viene pagato mediante nr. 15 cambiali di €. 2000 cadauno, viene stipulato atto di vendita con patto di riservato dominio e con la clausola " visto e piaciuto ", riportata altresì in fattura.
A fine aprile si rompe il gruppo cambio, che necessita di relativa sostituzione, al costo complessivo di €. 16.000. Rivoltomi al rivenditore, lo stesso mi comunica che non esiste garanzia e quindi non vuole provvedere al pagamento della sostituzione. Inoltre mi trovo costretto a pagare le cambiali ( che le avrei pagate con il fatturato del bus stesso ), ho il bus fermo in officina meccanica perché non ho la possibilità di poter pagare la riparazione ed inoltre ho perso del lavoro non potendo a sua volta rispettare le commesse.
Insomma mi trovo e mi sento bloccato.
Un amico avvocato mi h detto che non essendo un privato cittadino - e quindi non potendo ritenermi un consumatore in quanto società - non posso usufruire di quanto stabilito dal Codice del Consumo. Inoltre, avendo accettato la clausola del " visto e piaciuto " non potrò richiedere alcunché.
Pertanto, mi rivolgo a Voi al fine di ottenere dei suggerimenti ed un parere tecnico di come è possibile affrontare positivamente la questione. In attesa, invio cordiali saluti.”
Consulenza legale i 07/08/2019
Innanzitutto va correttamente inquadrata la fattispecie.
La compravendita con riserva di proprietà (c.d. vendita con patto di riservato dominio) è una particolare contratto con il quale un acquirente entra in possesso del bene ma non ne acquisisce la proprietà, che rimane al venditore fino a quando il compratore non ha provveduto al pagamento dell’ultima rata del prezzo pattuito.
Si tratta di un particolare contratto di compravendita disciplinato dall’art. 1523 del c.c. che viene utilizzato principalmente per la vendita con dilazione di pagamento del prezzo ed assolve la funzione di garanzia a favore del venditore.
La particolarità che lo distingue da una compravendita “normale” e che – nonostante la proprietà non si trasmetta immediatamente all’acquirente – quest’ultimo assume comunque, immediatamente ed a proprio carico, i rischi relativi al bene compravenduto, anche se non ne è proprietario,
Pertanto, alla luce di questo principio, spettano all’acquirente le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria e le spese necessarie per la custodia del bene.
Prima di rispondere, tuttavia, è utile altresì richiamare l’orientamento della giurisprudenza in materia di vizi.
L'art. 1490 del codice civile dispone che il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all'uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore; inoltre, la norma prevede che il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa.
Allorquando i vizi siano di difficile individuazione come - ad esempio - nel caso di vizi di componenti meccaniche del motore di un'autovettura, si parla di vizi “occulti”.
Ora, nel caso in esame è stata inserita nel contratto la clausola “visto e piaciuto” con la quale l'acquirente dichiara di aver preso visione del bene nello stato in cui si trova e di accettarlo così com'è: la clausola ha il preciso scopo di limitare la garanzia per i vizi.
A questo punto occorre valutare se il venditore, in presenza della clausola “visto e piaciuto” sia esonerato dalla responsabilità per tutti i vizi, anche quelli occulti.
Ebbene, laddove il venditore espressamente garantisca l'integrale assenza di vizi che possano inficiare il funzionamento dell'autovettura, la garanzia di cui all'art. 1490 c.c. sarà comunque pienamente operante.
La clausola "visto e piaciuto" può infatti dirsi operante solo per quei vizi facilmente riscontrabili dall'acquirente e non, invece, con riferimento a vizi la cui esistenza non risulta in alcun modo rinvenibile al momento dell'acquisto.
La Corte di Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi di recente su questo tema, affermando che “il venditore di una vettura usata è tenuto alla garanzia per i vizi occulti, anche se la vendita sia avvenuta nello come vista e piaciuta, e ciò a prescindere dal fatto che la presenza di essi non sia imputabile ad opera del venditore, ma esclusivamente a vizi di costruzione del bene venduto" (Cass. Civ. n. 21204/2016).
Pertanto, il compratore potrà legittimamente far valere la responsabilità del venditore per i vizi occulti.
Tornando ora al quesito ha senz’altro ragione, purtroppo, l’amico avvocato che esclude l’applicazione del codice del consumo al caso di specie: trattandosi, infatti, di agente di viaggi che ha agito per scopi inerenti l’attività professionale non è tutelato come consumatore.
Va però precisato che quanto affermato dalla Corte di Cassazione e sopra richiamato vale con riferimento non al Codice del Consumo ma alla generale garanzia per i vizi prevista dal Codice civile per la compravendita. Quindi vale, se ne sussistono ovviamente i presupposti, anche nel caso di vendita tra professionisti, che è il caso che qui ci interessa.
Ebbene, ad avviso di chi scrive, occorre allora individuare nel caso di specie le ragioni del guasto al gruppo cambio, se si tratti cioè
di vizio (evidentemente occulto, perchè non è stato possibile rilevarlo al momento della firma del contratto)
oppure di semplice manutenzione (ordinaria, dovuta alla vetustà del veicolo, che è usato).
Nel caso di vizio, come già anticipato, si potrà far valere la responsabilità del venditore, nonostante la clausola "visto e piaciuto", come in una regolare compravendita senza dilazione di pagamento e riserva di proprietà; nel caso di ordinaria manutenzione, invece, l’acquirente purtroppo dovrà farsi carico dell’intera spesa.
Trattandosi di veicolo usato è peraltro assai più frequente - purtroppo - che si tratti di guasto dovuto a vestustà, e la cui spesa non è quindi di spettanza del venditore. Si riportano di seguito alcune pronunce in merito:
“Nella compravendita di veicoli usati è lecito vendere un veicolo con carrozzeria danneggiata, con pneumatici del tutto usurati, con un motore da ricondizionare, con un elevato numero di chilometri percorsi rispetto all'età del veicolo (e quindi con una usura maggiore rispetto ad altro con pari anzianità, ma con un chilometraggio medio); tutto ciò andrà ad incidere sulla determinazione del prezzo, ma una volta concluso il contratto, l'acquirente non potrà pretendere la riparazione della carrozzeria, la sostituzione dei pneumatici, il ricondizionamento del motore, la sostituzione di pezzi usurati per l'intenso utilizzo. L'art. 1490 c.c.impone la garanzia da vizi che rendano il bene inidoneo all'uso a cui è destinato (il che non ricorre nel caso in cui ad esempio i vizi risultino essersi manifestati oltre cinque mesi dopo l'acquisto - cfr. data fattura di vendita e data del primo preventivo - e quindi il veicolo abbia regolarmente funzionato per un periodo significativo, rendendosi necessarie solo delle sostituzioni di materiali che possono danneggiarsi per l'uso) o che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Infine va osservato che l'occultamento dei vizi della cosa venduta rileva non a causa del semplice silenzio da parte del venditore, ma esige una particolare attività illecita del venditore stesso diretta, con adeguati accorgimenti, a nascondere il vizio della cosa.” (Tribunale Benevento Sent., 08/06/2009)
“Non è configurabile l'azione di riduzione del prezzo nell'ipotesi in cui, in seguito all'acquisto di un autoveicolo usato, si siano rese necessarie delle riparazioni derivanti non da vizi occulti del bene, ma semplicemente dallo stato di vetustà del veicolo (nel caso di specie era stata sostituita la cinghia della distribuzione in un'automobile che aveva già percorso circa 120.000 Km. e che, al momento dell'acquisto, era stata accuratamente controllata da un meccanico di fiducia dell'acquirente).” (Corte d'Appello Perugia, 13/10/1997).
Norma di riferimento: Articolo 1523 Codice civile - Passaggio della proprietà e dei rischi | Quesito Q201822379
lunedì 26/11/2018 - Lombardia
“Ho comprato un appartamento come seconda casa per aiutare un amica che con contratto lavorativo a tempo determinato non avrebbe potuto fare il mutuo.
La casa verrà pronta a dicembre. Lei vorrebbe fare l’affitto a riscatto, non essendo pratico vorrei sapere come funziona esattamente, quali tasse ci sono da pagare all’agenzia delle entrate, se c è una durata massima per questo tipo di contratto e se deve darmi un anticipo per legge dato che comunque io ho sostenuto delle spese in piu’ avendo preso appartamento per forza come seconda casa e quindi con iva al 10 % anziché al 4%. Ringrazio anticipatamente
Consulenza legale i 03/12/2018
Il rent to buy (o affitto a riscatto) é un tipo di contratto introdotto nel no­stro ordinamento dal Decreto Sblocca Italia (art. 23 del D.L. 133/2014 convertito in Legge 164/2014), con cui il proprietario con­segna fin da subito l’immobile al conduttore e futuro acqui­rente, il quale paga il canone; dopo un periodo di tempo fissato nello stesso contratto il conduttore può decidere se acquistare o meno il bene.
Se decide di acquistarlo, il concedente sarà tenuto a dare il proprio consenso alla vendita ed il conduttore avrà diritto a vedersi detratto dal prezzo finale di vendita una parte dei canoni già pagati; qualora il concedente non dovesse adempiere all’obbligo di stipulazione dell’atto di trasferimento, il conduttore potrà ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso, in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 2932 del c.c..
Se, invece, il conduttore si decide a non procedere all’acquisto, il concedente avrà diritto alla riconsegna dell’immobile e a trattenere l’intera componente dei canoni imputabile all’utilizzo, mentre il medesimo conduttore avrà diritto alla restituzione della percentuale della componente dei canoni imputabile al prezzo di vendita, così come determinata nel contratto medesimo.
Da quanto detto si evince che elemento essenziale del contratto è il canone da pagare, in riferimento al quale sarà indispensabile e di estrema importanza determinare la parte destinata al pagamento dell’utilizzo (remu­nerazione del godimento) e quella da imputare al prezzo per il caso in cui il conduttore decida di esercitare il suo diritto all’acquisto.
Si tenga conto che è anche possibile convenire sin da subito il pagamento di un acconto (oltre alla parte di canone mensile da detrarre dal prezzo finale), e che la determinazione della misura di tale acconto è lasciata alla libera volontà delle parti (anche in funzione delle spese sostenute dal concedente).
Nella stipula di tale contratto è, tuttavia, previsto un limite temporale: secondo quanto disposto dall’art. 23 del citato D.L., comma 3, lo stesso non può avere una durata superiore a dieci anni, decorsi i quali occorrerà eventualmente perfezionare la vendita dell’immobile, saldando la restante parte del prezzo inizialmente pattuito.
Sotto il profilo delle garanzie per il concedente (che si presume siano quelle che più interessano), va detto che lo schema di tale contratto risulta particolarmente flessibile, e così, a mero titolo esemplificativo, il contratto si intenderà comunque risolto per inadempimento del conduttore (con diritto del concedente a rientrare nel possesso del bene ed a ritenere a titolo di indennità le somme incamerate) in caso di mancato pagamento, anche non consecutivo, di una quota di canoni pari ad un ventesimo del loro numero complessivo.
Qualora, invece, l’inadempimento dovesse verificarsi dal lato del concedente, questi sarà tenuto a restituire la quota dei canoni imputati a corrispettivo della vendita, maggiorata degli interessi legali.
Sempre a tutela del conduttore promissario acquirente, è previsto che tale contratto venga trascritto al pari di un contratto preliminare di compravendita (per fare ciò è necessario che sia rivestito della forma dell’atto pubblico o scrittura privata autenticata), il che ne rende possibile la sua opponibilità ai terzi, oltre che il venirne fuori indenne in caso di eventuale fallimento del concedente.
Non deve scoraggiare la circostanza che il rent to buy non possa avere durata superiore a dieci anni per la stipula del contratto definitivo, in quanto tale contratto offre in ogni caso al conduttore la possibilità di accedere più agevolmente al credito bancario (cosa che magari in un primo momento poteva risultare difficile), ponendo il concedente nella condizione di dimostrare, presso l’istituto di credito cui si rivolgerà per accendere un mutuo, il suo standing creditizio per avere puntualmente onorato le rate del contratto (generalmente di importo pari o leggermente superiore alle rate di mutuo).
Dal canto suo, il concedente si sarà liberato, per tutta la durata del contratto, degli oneri finanziari connessi alla gestione dell’immobile.
Infatti, per tutta la durata del contratto, sono a carico del conduttore le spese e, in genere, gli one­ri relativi alla custodia, amministrazione e manutenzione ordinaria degli immobili e delle relative parti condominiali (se l’immobile è in un condominio); saranno inoltre a carico del con­duttore le riparazioni straordinarie causate dal suo inadempi­mento agli obblighi di ordinaria manutenzione (se il concedente rifiuta di eseguire tali riparazioni o ne ritarda l’esecuzione senza giusto motivo, il conduttore avrà facoltà di farle eseguire a proprie spese).
Resteranno, invece, a carico del concedente le riparazioni straordinarie dell’immobile, e delle relative parti condominiali, se l’im­mobile è sito in un condominio, anche se il conduttore deve corrispon­dere al concedente, durante tutta la durata del rapporto, gli in­teressi sulle somme spese per le riparazioni straordinarie.
Con specifico riferimento al pagamento dei contributi dovuti all’amministratore di condominio, va precisato che concedente e conduttore sono tenuti a risponderne solidalmente.
Sotto il profilo giuridico, si ritiene opportuno fare un’altra precisazione: poiché il contratto di rent to buy riguarda prestazioni corrispetti­ve da eseguire nel corso del tempo, sarebbe teoricamente possibile che il conduttore ceda a terzi la propria posizione contrattuale prima della scadenza (ossia prima che venga perfezionato il contratto finale di cessio­ne del bene); pertanto, al fine di tutelarsi da una tale evenienza, si consiglia di escludere in contratto la facoltà di cessione dello stesso.
Passando adesso al profilo fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha precisato il trattamento applicabile al rent to buy con la Circolare n. 4/E del 19.02.2015, nel corpo della quale è precisato che il rent to buy si configura come un negozio giuridico complesso caratterizzato:
dal godimento dell’immobile, per i periodi precedenti l’esercizio del diritto di acquisto;
dall’imputazione di una quota del canone a corrispettivo della successiva compravendita dell’immobile;
dall’esercizio del diritto di acquisto (o eventuale mancato esercizio del diritto) dell’immobile.
Per quanto attiene al godimento dell’immobile, considerato che il contratto in esame comporta l’immediata concessione del godimento dello stesso a fronte del pagamento dei canoni, l’amministrazione finanziaria ritiene che detto godimento debba essere assimilato, ai fini fiscali, alla locazione dell’immobile e, pertanto, per la quota di canone imputata al godimento dell’immobile trovano applicazione le disposizioni previste, sia ai fini delle imposte dirette che delle imposte indirette, per i contratti di locazione.
Con riferimento ai canoni corrisposti dal conduttore, l’articolo 23, comma 1, chiarisce che le parti imputano al corrispettivo del trasferimento una quota di canone indicata nel contratto. Tale quota di canone, che ha natura di anticipazione del corrispettivo del trasferimento, deve essere assimilata, ai fini fiscali, agli acconti prezzo della successiva vendita dell’immobile.
Nel caso di specie, dal momento che il concedente sembra non agire in regime di impresa, la quota del canone stabilita per la concessione in godimento dell’immobile, non essendo corrispettivo del trasferimento della proprietà dell’immobile stesso, deve essere assoggettata a imposizione in base alla disciplina dei redditi fondiari. Conseguentemente le quote dei canoni previste a fronte del godimento dell’immobile devono considerarsi per il proprietario/concedente quali redditi di fabbricati e devono essere assoggettate ad IRPEF in base alle regole dettate dal richiamato articolo 37, comma 4-bis, del TUIR per le locazioni, secondo cui se il canone risultante dal contratto di locazione, ridotto forfetariamente del 5 per cento, sia superiore al reddito medio ordinario (c.d. rendita catastale), il reddito imponibile è quello del canone di locazione al netto di tale riduzione.
Ove ricorrano i presupposti previsti dall'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, il canone derivante dalla locazione per finalità abitative degli immobili ad uso abitativo e delle relative pertinenze può essere assoggettato, su opzione del locatore, al regime della “cedolare secca”.
L’opzione comporta l’assoggettamento del canone di locazione ad una imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione (per eventuali approfondimenti si rinvia ai provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 7 aprile 2011 e del 10 gennaio 2014, e ai chiarimenti forniti con le circolari dell’Agenzia delle entrate, tra le quali si segnalano le circolari n. 26/E del 1° giugno 2011 e n. 20/E del 4 giugno 2012).
Nel caso in cui non sia possibile optare per la cedolare secca, sui canoni di locazione relativi a ciascun anno occorrerà assolvere altresì l’imposta di registro in misura proporzionale al 2%, ai sensi dell’art. 17 del TUR.
Per quanto attiene, invece, alla quota di canone da imputare a corrispettivo di vendita, deve essere applicata l’imposta di registro nella misura del 3 per cento, ai sensi dell’articolo 9 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR, sull’importo complessivo degli acconti pattuiti. Tale disposizione stabilisce, infatti, che “per gli atti diversi da quelli altrove indicati aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale” si applica l’imposta di registro con l’aliquota del 3 per cento.
Si precisa che qualora l’imposta proporzionale di registro applicata in relazione al canone di locazione, unitamente all’imposta proporzionale di registro sull’acconto prezzo risulti complessivamente inferiore all’importo di euro 200, deve essere corrisposta l’imposta di registro nella misura di euro 200.
Per quanto riguarda, invece, il corrispettivo del trasferimento dell’immobile, sempre nel caso in cui il concedente non agisce in regime di impresa, quale sembra essere appunto il caso di specie, la Circolare n. 4/2015, prevede l’assoggettamento ad imposizione in base alla disciplina dei redditi diversi di cui al comma 1, lett. b) dell'art. 67 del T.U.I.R. che attrae a tassazione le “plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni”.
Le quote del canone imputate ad acconto prezzo, costituendo parte del corrispettivo del trasferimento, devono essere assoggettate a imposizione in base alla citata disciplina dei redditi diversi. Tali quote del canone diventeranno imponibili per il concedente non durante il periodo di godimento, ma al momento della cessione dell’immobile, ossia quando il conduttore si avvale del diritto di acquistarlo, al ricorrere delle condizioni previste dall’articolo 67 citato, tra cui quella della cessione entro il termine di 5 anni dall’acquisto.
Diversamente, se la cessione dell’immobile interviene oltre i cinque anni, il corrispettivo che il proprietario riceve non rileva ai fini delle imposte dirette.
La plusvalenza sarà determinata in base alle regole ordinarie previste dal comma 1 dell'art. 68 del T.U.I.R., quale differenza positiva tra il corrispettivo percepito dal conduttore-acquirente, comprensivo delle quote del canone imputate ad acconto prezzo, e il costo di acquisto dell’immobile.
Per ciò che riguarda, invece, l’imposta di registro e le imposte ipotecarie e catastali, in linea generale, l’imposta di registro si applica in misura proporzionale ai sensi dell’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR (2% sulla prima casa, 9% su fabbricati diversi dalla prima casa) e, le imposte ipotecaria e catastale nella misura di euro 50 ciascuna.
Si ritiene, inoltre, applicabile la disciplina dettata dalla nota all’articolo 10 della Tariffa, Parte prima, del TUR per i contratti preliminari di compravendita, secondo la quale dall’imposta di registro dovuta per il contratto definitivo deve essere scomputata l’imposta di registro corrisposta in relazione agli acconti prezzo. Si precisa che nel caso in cui l’imposta proporzionale corrisposta per la caparra confirmatoria e per gli acconti di prezzo risulti superiore all’imposta di registro dovuta per il contratto di compravendita definitivo, spetta il rimborso della maggiore imposta proporzionale versata, secondo le regole previste dall’articolo 77 del TUR (circolare 29 maggio 2013, n. 18/E).
Norma di riferimento: Articolo 1523 Codice civile - Passaggio della proprietà e dei rischi | Quesito Q201719830
venerdì 03/11/2017 - Campania
“Riguardo la vendita con riservato dominio di una struttura commerciale, poiche' e' in corso il pagamento dell'ultima rata di un contributo agevolativo ottenuto nel 2002 sull'immobile oggetto di compravendita, il saldo dell'ultima rata ancora da erogare da parte della banca concessionaria spetta sempre al proprietario/venditore(e benficiario di un contributo) o al cessionario?
La societa’ di cui sono il rappresentante legale, proprietaria e costruttrice di una struttura alberghiera sin dal 2001, ha ceduto nel 2013 il suddetto immobile con patto di riservato dominio, la cui ultima rata, a perfezionamento del saldo da parte della parte cessionaria, avverra’ nel 2018. Nell’atto e’ riportata la clausola che tutti i debiti e crediti, antecedenti alla vendita, spettano a noi quale parte venditrice.
Sull’ immobile ho ottenuto, nel 2002, un contributo agevolativo , L.488, composto da tre rate erogabili: le prime due quote ci sono state accreditate, nel 2002 e 2003, mentre per l'ultima a saldo siamo ancora in attesa di ricevere la relazione finale della banca concessionaria a perfezionamento della pratica.
La suddetta banca, ricevuta tutta la documentazione utile alla definizione , deve solo verificare se l’ultima quota del contributo spetta sempre al beneficiario, cioe’ noi come societa’ proprietaria e venditrice, o spetta alla parte cessionaria in virtu’ dell’atto di cessione . Mi sembra che sia impossibile che spetti alla societa’ acquirente in virtu’ del patto di riservato dominio, in quanto la proprieta’ Le sara’ trasferita al momento del saldo al 2018 e solo ad avvenuto pagamento del saldo spettante, e in virtu’ che l’investimento e la successiva pratica per ottenere il contributo agevolativo, sono state effettuate, ovviamente, dal noi come societa’ proprietaria.
Credo sia una scusa tale accertamento per ritardare ulteriormente il saldo, dovuto, come credo debba essere, a noi come societa’ venditrice e ancora proprietaria.
Ovviamente volevo a conforto un parere legale a riguardo.
Consulenza legale i 08/11/2017
Per rispondere al quesito, bisogna analizzare preliminarmente i due istituti coinvolti.
L'istituto della vendita con riserva della proprietà, o con patto di riservato dominio, è previsto dagli articoli 1523 e seguenti del Codice Civile, e prevede che “il compratore acquista la proprietà della cosa con il pagamento dell’ultima rata di prezzo, ma assume i rischi dal momento della consegna”: si tratta, dunque, di una tipica ipotesi di vendita obbligatoria in cui l’effetto traslativo si realizza successivamente alla conclusione del contratto, mentre nell'immediato si realizzano i soli effetti obbligatori.
Quanto, invece, ai finanziamenti agevolati alle imprese di cui alla Legge n. 488 del 1992, lo scopo di essa è quello di offrire contributi a condizioni agevolate ad imprese che operano in aree svantaggiate del Paese: i beneficiari, quindi, delle risorse economiche sono imprenditori ed attività che presentano un progetto di investimento nei settori dell’industria, del turismo e del commercio. La citata legge è stata emessa per favorire le aziende del settore produttivo (c.d. attività manifatturiere), di servizio, edili, turistiche e commerciali che vogliono attuare dei programmi di investimento, definiti organici e funzionali, con piani di spesa di importo medio alto, disposti su diversi anni.
Si evidenzia che le agevolazioni sono richieste ed erogate a favore dell'imprenditore stesso il quale, nell'esercizio dell'impresa, ottiene ed utilizza il finanziamento, in quanto l'impresa" altro non è che l'attività economica organizzata dall'imprenditore, al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi, il quale è l'unico soggetto giuridico cui si imputano i rapporti relativi alla cosiddetta "impresa".
Un argomento a favore della tesi che il finanziamento spetta all'imprenditore che lo ha richiesto, che ha presentato il progetto e che lo ha realizzato, è proprio che il finanziamento viene concesso all'imprenditore per aver sviluppato quel progetto, e, pertanto, non può seguire l'azienda in tutte le sue vicende, tanto più che ciò che è stato ceduto è solo l'immobile, e non l'azienda nella sua totalità.
Inoltre, alla luce del fatto che l'immobile è stato venduto con riserva della proprietà, o con patto di riservato dominio, appare evidente che fino a che non vi sia passaggio della proprietà, tutto ciò che risulti spettante al venditore lo rimane fintantoché non intervenga il passaggio della proprietà, e cioè con il pagamento dell'ultima rata del prezzo.
Norma di riferimento: Articolo 1523 Codice civile - Passaggio della proprietà e dei rischi | Quesito Q201514644
Vittorio G. chiede
martedì 27/10/2015 - Lombardia
“Vorrei sapere se un coniuge che ha acquistato un terreno e su questo via ha costruito un immobile tutto coi propri fondi, dopo la vendita l'altro coniuge può vantare dei diritti pur non avendo contribuito neanche con un centesimo”
Consulenza legale i 09/11/2015
La risposta al quesito dipende dalla circostanza che i coniugi siano o meno in comunione dei beni.
In breve, le opzioni sono le seguenti:
- se i coniugi hanno scelto il regime legale della separazione (artt. 215 e seguenti del codice civile), è indubitabile che l'immobile costruito con fondi di uno solo degli sposi, su terreno di sua proprietà, rimane di sua titolarità esclusiva. Se lo vende, avrà diritto a tenersi l'intero prezzo;
- se i coniugi si trovano in regime di comunione legale (artt. 177 e seguenti del c.c.), possono verificarsi i seguenti casi:
a) il terreno è bene personale di un coniuge perché esso è stato acquistato prima del matrimonio oppure in costanza di matrimonio, ma il prezzo è consistito nel trasferimento di beni personali (es. denaro ereditato), purché ciò sia espressamente dichiarato all'atto dell'acquisto, di cui sia stato parte anche l'altro coniuge (presupposti richiesti dall'art. 179 del c.c.);
b) il terreno è entrato a far parte della comunione, perché è stato acquistato durante il matrimonio in difetto dei presupposti che esige la legge ai fini dell'esclusione.
Per il caso a), si può richiamare un costante e consolidato orientamento giurisprudenziale che esclude il rientro nella comunione dell'immobile costruito sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei coniugi. In tal senso si sono espresse le Sezioni Unite della Cassazione, che, con sentenza n. 651 del 27.01.1996, hanno sancito: "La costruzione realizzata durante il matrimonio da entrambi i coniugi, sul suolo di proprietà personale ed esclusiva di uno di essi, appartiene esclusivamente a quest'ultimo in virtù delle disposizioni generali in materia di accessione e, pertanto, non costituisce oggetto della comunione legale, ai sensi dell'art. 177, I comma, lett. b), codice civile".
Più recentemente, si veda la sentenza n. 6020 del 16.3.2014 della Suprema corte, la quale ha confermato che la casa costruita sul suolo di proprietà di un coniuge non rientra nella comunione legale dei beni, nemmeno se l'altro coniuge non proprietario ha partecipato alle spese di costruzione (egli ha solo il diritto di essere risarcito, cioè di vedersi restituire le somme sborsate): a maggior ragione, se l'altro coniuge non ha minimamente contribuito.
La giurisprudenza, in altre parole, reputa che l'istituto dell'accessione previsto dall'art. 934 del c.c. prevalga su quello della comunione: pertanto, il coniuge proprietario del suolo acquista anche la piena proprietà dell’immobile edificata sul medesimo.
Nel caso b), cioè quello in cui l'edificio sia stato costruito su terreno comune ai coniugi, si dovrà ritenere che l'immobile sia entrato nella titolarità di entrambi i coniugi, in applicazione congiunta dell'istituto dell'accessione, sopra menzionato, e della comunione degli acquisti avvenuti in costanza di matrimonio: ciò, anche se uno dei coniugi non abbia contribuito con propri fondi all'edificazione della casa.
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