Source: http://sentenze.altervista.org/informazione-antimafia-interdittiva/
Timestamp: 2020-08-15 14:22:18+00:00

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Informazione antimafia interdittiva | Sentenze
Scritto il Dicembre 30, 2016 da sentenze
Informazione antimafia interdittiva: presupposti.
L’informazione antimafia prefettizia svolge una funzione preventiva, di anticipazione della soglia di tutela a fronte del rischio di infiltrazioni del fenomeno criminoso nel tessuto economico del Paese, senza la necessità che gli elementi indiziari raccolti conducano o abbiano condotto all’accertamento della commissione di reati da parte dell’impresa sottoposta a verifica.
Pertanto il Prefetto, nell’esercizio del proprio potere discrezionale, può e deve basarsi su fatti ed episodi che, seppure ove considerati separatamente, non assurgano al rango di prove o indizi di valenza processuale, nel loro insieme configurino, ove inseriti nel contesto economico-sociale considerato, un quadro indiziario univoco e concordante avente – indipendentemente dalle eventuali vicende giudiziarie penali – valore sintomatico del concreto ed attuale pericolo di infiltrazioni mafiose nella gestione dell’impresa esaminata, ed il relativo sindacato giurisdizionale di legittimità può e deve riguardare solo i profili della sufficienza ed adeguatezza dell’istruttoria e della motivazione, nonché della logicità, coerenza ed attendibilità del giudizio, secondo un valore prognostico probabilistico alla stregua di un criterio di ragionevolezza e proporzionalità rispetto al complessivo quadro indiziario ed al più ampio contesto economico-sociale.
…Così come esattamente considerato dall’appellata sentenza, alla stregua dei predetti indizi univoci e concordanti l’Amministrazione ha quindi rinvenuto nella fattispecie considerata:
A fronte del predetto quadro indiziario, non risultano dirimenti le successive vicende in sede penale e cautelare favorevoli per i soggetti in esame, dedotte dall’appellante, in quanto le stesse attengono all’accertamento della pericolosità sociale e delle responsabilità personali degli interessati, e quindi non sono idonee ad incidere sulla sopraindicata individuazione di un quadro di presumibile oggettiva compromissione dell’autonomia gestionale e delle dinamiche d’impresa a seguito di infiltrazioni e di condizionamenti della criminalità organizzata….
Informativa ex art. 243 bis Cdc e autotutela Stazione Appaltante
Informativa prefettizia antimafia, presupposti
Art. 12-sexies DL 8 giugno 1992, n. 306 conv. in legge 356/1992 (aggiornato alla legge 68/2015) – ipotesi particolari di confisca (normativa)
Confisca “estesa”, opposizione tardiva, istanza per illegittimità ab origine
Confisca definitiva, interesse istanza ammissione del credito
Sequestro penale, tutela del terzo titolare diritto di credito
Reato prescritto e fondatezza interdittiva antimafia
Consiglio di Stato sentenza n. 5533 29 dicembre 2016
2 – In particolare, il 7 marzo 2015 la Prefettura di Potenza adottava nei confronti della società appellante il provvedimento di rigetto dell’istanza di iscrizione nella cd. white list, e per tale ragione Anas s.p.a. con atto prot. CPZ-0007272-P del 30 marzo 2015 revocava l’aggiudicazione definitiva dell’appalto di servizi prestazionali a corpo per la manutenzione ordinaria delle opere in verde e pulizia permanente per il triennio 2015-2017 delle strade statali nn.18, 19, 92, 106, 481, 585, 653, nsa 289, nsa 290, e aggiudicava l’appalto alla seconda classificata.
4 –Successivamente, il 18 maggio 2015 la Prefettura di Potenza adottava l’informativa antimafia (n. 22184) nei riguardi della medesima impresa, ai sensi degli artt. 84 e 91 del d.lgs. n. 159 del 2011, in riscontro alla richiesta già avanzata dalla stessa stazione appaltante in data 18 novembre 2014, e reiterata il 15 aprile 2015.
5 – Con il ricorso proposto al TAR per la Basilicata, -OMISSIS- impugnava dunque l’informativa prefettizia del 18 maggio 2015, con la quale il dirigente dell’Area I, Ordine e sicurezza pubblica, della Prefettura di Potenza aveva riscontrato la richiesta di informativa prefettizia pervenuta da ANAS in data 18 dicembre 2014, ritenendo sussistente nei confronti della società -OMISSIS- “il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi”, nonché il provvedimento CPZ-00011416-P del 21 maggio 2015 adottato da ANAS Compartimento della Viabilità per la Basilicata, recante la revoca dell’aggiudicazione definitiva alla Società per l’esecuzione dei servizi prestazionali a corpo per la manutenzione ordinaria delle opere in verde e pulizia permanente per il triennio 2015-2017 di talune strade per un importo di oltre € 345.000, adottato in conseguenza dell’informativa prefettizia, deducendo l’illegittimità del provvedimento interdittivo per eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione; travisamento dei presupposti di fatto; contraddittorietà, illogicità ed irragionevolezza, violazione e falsa applicazione del d.lgs. n. 159/2011, artt. 82 e ss , delle circolari del Ministero dell’interno n. 11001/119/20 dell’8 febbraio 2013, n. 11.001/119/20 del 26 novembre 2014, evidenziando l’erroneità dei presupposti in fatto in base ai quali la Prefettura aveva ritenuto sussistente il pericolo di infiltrazione maliosa e lamentando l’illegittimità dell’incameramento della fideiussione.
Tale provvedimento veniva impugnato con motivi aggiunti, e ne veniva chiesto l’annullamento per il seguente motivo di gravame: “1) Illegittimità derivata. Eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione; travisamento dei presupposti di fatto; contraddittorietà, illogicità ed irragionevolezza. Violazione e falsa applicazione del d.lgs. n. 159/2011, artt. 82 e ss. (artt. 82, 84, 91, 92, 94, etc); circolari del Ministero dell’interno n. 11001/119/120 dell ‘8 febbraio 2013, n. 11.001/119/120 del 26.11.2014. Violazione artt. 11 ss, art. 79 d.lgs. n. 163/2006”.
10 – In particolare, con l’appello in epigrafe viene in primo luogo dedotta l’erroneità del dispositivo, per non aver valutato la carenza istruttoria e motivazionale della nuova informativa prefettizia, che risulta fondata sui medesimi presupposti della precedente informativa prefettizia del 18 maggio 2015, della quale il TAR Basilicata aveva disposto il riesame, travisando anche le risultanze della pronuncia della Corte di Cassazione, VI sez. penale, che con sentenza n. 32167/15 del 7 luglio 2015 aveva annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del riesame di Potenza, emessa nei confronti della sig.ra -OMISSIS- e del marito -OMISSIS-, per carenza della “gravità indiziaria”. Secondo la ricorrente il TAR avrebbe dovuto quindi valutare ed accogliere anche le censure già dedotte avverso il provvedimento prefettizio del 18 maggio 2015, di eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione; travisamento dei presupposti di fatto; contraddittorietà, illogicità ed irragionevolezza, violazione e falsa applicazione del d. lgs. n.159/2011, art. 82 e ss, circolari del Ministero dell’interno n. 110011119/20 del 8 febbraio 2013; n. 11.001/119/20 del 26 novembre 2014.
11 – Deduce in particolare la ricorrente che la Prefettura avrebbe indebitamente fondato il suo giudizio sulla mera circostanza che la signora –OMISSIS-, amministratore unico della società -OMISSIS-, è moglie convivente di –OMISSIS-, secondo l’Amministrazione “amministratore di fatto” già condannato per insolvenza fraudolenta in concorso, appropriazione indebita, truffa tentata in concorso ed inadempimento di contratti di pubbliche forniture in cooperazione, imputato nel procedimento penale n. 1916/00-21 presso il Tribunale di Potenza per il delitto di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), poiché ritenuto appartenente al sodalizio criminale denominato “-OMISSIS-“, pur trattandosi di un “mero dato parentale” di per sé inidoneo a far ritenere la sussistenza del rischio dí infiltrazioni mafiose, anche in quanto il procedimento “IENA 2” (N.1916/00 R.G.N.R.), a carico di oltre trenta imputati, pur essendo ancora pendente, faceva riferimento a fatti contestati sino al 2003, in assenza di qualsivoglia presupposto sulla attualità del pregiudizio e di qualunque valenza probatoria degli indizi raccolti ai fini della individuazione di tentativi di infiltrazione mafiosa.
12 – Con il ricorso per motivi aggiunti, proposto dopo il deposito della motivazione della sentenza appellata, vengono altresì dedotti i vizi di illegittimità derivata, eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione; travisamento dei presupposti di fatto; contraddittorietà, illogicità ed
irragionevolezza, violazione e falsa applicazione del d.lgs. n.159/2011, artt. 82 e ss. nonché delle Circolari del Ministero dell’interno n. 11001/119/20 del 8 febbraio 2013; n. 11.001/119/20 del 26 novembre 2014, unitamente alla violazione degli artt. 11 e ss., 79, d.lgs. n. 163/2006, ripercorrendo e maggiormente articolando l’argomentazione dell’originario appello mediante la proposiizone di due distinte censure:
13 – L’appellante evidenzia altresì un fatto nuovo ritenuto determinante, intervenuto dopo il pronunciamento del TAR Basilicata, che renderebbe ancor più palese l’illegittimità della scelta operata dalla Prefettura di Potenza e la conseguente erroneità della pronuncia appellata, in quanto l’8 febbraio 2016 il Tribunale Distrettuale di Potenza — sezione Misure di Prevenzione – ha respinto, con decreto n. 4/2016, la richiesta avanzata dal Questore di Potenza nei confronti del signor –OMISSIS-, avente ad oggetto l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale e di applicazione in via provvisoria dei divieti di cui all’art. 67 del d.lgs. 159/2011, negando quindi la sussistenza di quella pericolosità sociale attuale che è viceversa necessaria anche ai fini del provvedimento di informativa antimafia resa dalla Prefettura, di modo che il decreto del Tribunale Distrettuale di Potenza avrebbe dovuto obbligare la Prefettura (a cui è stato comunicato) a revocare o annullare l’interdittiva.
14 – A giudizio del Collegio l’appello principale è infondato e quindi deve essere respinto, in quanto
la sentenza del TAR risulta esente dalle dedotte censure, avendo correttamente rilevato come la Prefettura abbia, nell’ambito della sua discrezionalità, indicato in motivazione i plurimi elementi sintomatici del pericolo di infiltrazione mafiosa a carico della società appellante.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2016 […]
sentenza n. 5533 29 dicembre 2016
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References: art. 243

Art. 12
 sentenza 
 art. 79
 sentenza 
 art. 82
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