Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24926-del-06-12-2016
Timestamp: 2020-05-27 10:42:51+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 24926 del 06/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24926 del 06/12/2016
Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 23/11/2016, dep. 06/12/2016), n.24926
sul ricorso 22642-2012 proposto da:
B.T., elettivamente domiciliata in ROMA VIA AJACCIO 14,
presso lo studio dell’avvocato ANTONIO COLAVINCENZO, rappresentata e
difesa dall’avvocato GIORGIO PALMA giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 342/2011 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
SALERNO, depositata il 20/06/2011;
La controversia concerne l’impugnazione di una cartella esattoriale relativa ad imposta di registro, attraverso cui il ricorrente ha contestato di aver ricevuto la notifica del prodromico avviso di rettifica e liquidazione; il contribuente ha, altresì, lamentato l’irritualità del ruolo ed ha contestato la fondatezza della pretesa tributaria, perchè immotivata.
La CTP rigettava il ricorso e la CTR confermava la sentenza di primo grado.
Avverso quest’ultima pronuncia, la contribuente ha proposto ricorso davanti a questa Corte di Cassazione sulla base di un unico motivo, mentre l’ufficio ha resistito con controricorso.
Con l’unico motivo di ricorso, il ricorrente ha denunciato, da una parte, il vizio di violazione e falsa applicazione di legge, in particolare della L. n. 890 del 1982, art. 7 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e, dall’altra, la contraddittorietà e illogicità della motivazione sul medesimo profilo di censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto, i giudici d’appello avrebbero erroneamente ritenuto la fidefacienza dell’avviso di ricevimento della notifica dell’avviso di rettifica e liquidazione, anche il riferimento a chi ricevette l’atto quale “addetto alla ricezione”, benchè la contribuente avesse fornito prova che chi ricevette l’atto impositivo indirizzato alla contribuente, non fosse un collaboratore della farmacia.
In primo luogo, il motivo di censura difetta di autosufficienza, in quanto non è stata riportata in ricorso, nè indicata la sua collocazione nell’ambito della documentazione afferente al merito, nè allegata, l’avviso di ricevimento, sul quale è incentrata la doglianza. E’, infatti, insegnamento di questa Corte quello secondo cui “. E’, infatti, insegnamento di questa Corte, quello secondo cui “Il ricorrente per cassazione che intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, il duplice onere, imposto a pena di inammissibilità del ricorso, di indicare esattamente nell’atto introduttivo in quale fase processuale ed in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione, e di evidenziarne il contenuto, trascrivendolo o riassumendolo nei suoi esatti termini, al fine di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo, senza dover procedere all’esame dei fascicoli d’ufficio o di parte (Cass. n. 26174/14, sez. un. 28547/08, sez. un. 23019/07, sez. un. ord. n. 7161/10).
Nella presente vicenda, questa Corte non è stata messa in condizione di esaminare la relata, sulla cui scorretta valutazione è incentrato tutto il ricorso, in particolare, se la notifica fu effettivamente effettuata a mezzo posta o con altre modalità consentite dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26.
In secondo luogo, il motivo di censura è, altresì, inammissibile, in quanto sotto l’apparenza di una doglianza rubricata come violazione di legge, si contesta il merito della valutazione dell’avviso di ricevimento, che non è censurabile nella presente sede di legittimità se congruamente motivato ed immune da vizi logici nella specie, insussistenti. Infatti, secondo il ricorrente, la CTR non avrebbe dato adeguato rilievo, alla documentazione (in particolare, al libro matricola della farmacia, dal quale poteva evincersi che chi ricevette l’atto non era un dipendente della stessa, e all’autocertificazione della medesima persona di non aver ricevuto il medesimo atto impositivo) volta a vincere la presunzione che la notifica sarebbe stata effettuato a soggetto “addetto alla ricezione”, per come risultante dalla relata; va rilevato, invece, che in effetti, chi riceve l’atto come “addetto al servizio del destinatario” non deve essere necessariamente un dipendente del destinatario in quanto può trattarsi di persona anche solo temporaneamente investita dell’incarico, ma che per il rapporto dichiarato con il destinatario garantisce che ragionevolmente gli consegnerà l’atto notificato.
Nel merito, il motivo sarebbe comunque, infondato, in quanto, sia il contenuto della dichiarazione ricevuta dall’organo notificatore (cd. contenuto estrinseco) che la sua provenienza sono coperti dalla “fede privilegiata” contestabile solo con querela di falso (v. art. 2700 c.c.), nella specie, non proposta.
Condanna la ricorrente, a pagare all’Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore in carica, le spese di lite del presente giudizio che liquida nell’importo di Euro 2.500,00, oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 26
 art. 2700