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Timestamp: 2019-12-13 12:39:49+00:00

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L’amministratore di s.p.a. non è un lavoratore parasubordinato: i compensi sono pignorabili senza limiti. Cass. Civ., Sez. Un., n. 1545/2017 - Scuola di Legge
L’amministratore di s.p.a. non è un lavoratore parasubordinato: i compensi sono pignorabili senza limiti. Cass. Civ., Sez. Un., n. 1545/2017
By Scuola di Legge|2017-02-13T09:48:46+01:0013 Febbraio 2017|Sentenze|
L’amministratore unico o il consigliere d’amministrazione di una società per azioni sono legati da un rapporto di tipo societario che, in considerazione dell’immedesimazione organica che si verifica tra persona fisica ed ente e dell’assenza del requisito della coordinazione, non è compreso in quelli previsti dall’art. 409 c.p.c., n. 3. Ne deriva che i compensi spettanti ai predetti soggetti per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili senza i limiti previsti dall’art. 545 c.p.c., comma 4.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, adite nell’ambito di un giudizio di opposizione agli atti esecutivi, enunciano tale principio a soluzione della questione avente ad oggetto la qualificazione del rapporto tra la società per azioni e il suo amministratore e la conseguente applicabilità del limite di pignorabilità degli stipendi, previsto dall’art. 545 c.p.c., ai compensi o agli emolumenti dell’amministratore stesso.
Preliminarmente, la Suprema Corte conferma il precedente di cui alla sentenza n. 685/12, che aveva ricondotto il pignoramento dei crediti derivanti da rapporti di parasubordinazione, previsti dall’art. 409, n. 3 c.p.c., al regime di cui all’art. 545 c.p.c.; pacifica, invece, la pignorabilità senza limiti dei compensi percepiti in forza di contratti di lavoro autonomo o d’opera professionale.
Il tema posto all’attenzione dell’organo nomofilattico investe, dunque, la definizione del rapporto tra amministratore e s.p.a. in termini di rapporto di lavoro parasubordinato ovvero di lavoro autonomo o d’opera professionale ovvero ancora di diversa natura.
La pronuncia in commento si segnala per la puntuale rassegna degli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali in materia.
La S.C., infatti, ripercorre il dibattito scientifico sul rapporto tra amministratore e società, polarizzato tra teoria c.d. contrattualistica, che identifica due distinti e autonomi centri di interessi, spesso contrapposti, e teoria c.d. organica, secondo la quale si configura, al contrario, un’immedesimazione dell’organo nella persona giuridica rappresentata, distinguendosi ulteriormente, nell’ambito della teoria contrattualistica, le tesi: del negozio sui generis, tipico di amministrazione, assimilabile di volta in volta a questo o quel contratto; del mandato; del contratto di lavoro subordinato; della prestazione d’opera professionale; della parasubordinazione.
A tale dibattito fa riscontro un articolato contrasto giurisprudenziale, protrattosi dagli anni ‘80 del secolo scorso ad oggi, nonostante il tentativo di composizione – per la soluzione di problemi di rito e di competenza – operato dalle Sezioni Unite, con la sentenza n. 10680/2004, la quale aveva identificato, nei rapporti interni tra amministratore e società, i caratteri della parasubordinazione di cui all’art. 409, n. 3 c.p.c., con conseguente applicabilità del rito del lavoro.
La sentenza 20 gennaio 2017, n. 1545 dà conto di un radicale ripensamento rispetto al precedente del 2004, imposto anche dal mutato assetto normativo, il quale ha reso l’amministratore il vero egemone dell’ente sociale, con ciò escludendo la possibilità di ravvisare, nell’attività gestoria dell’amministratore di s.p.a., il requisito del coordinamento (da intendersi in senso verticale e, dunque, come eterodirezione).
Le Sezioni Unite aderiscono, allora, alla più recente tesi giurisprudenziale che, descrivendo il rapporto tra amministratore e società in termini di immedesimazione organica, lo riconduce al novero dei rapporti societari, di competenza del tribunale delle imprese, di cui all’art. 3, comma 2, lett. a) d.lgs. n. 168/2003 e s.m.i.: un rapporto non assimilabile né ad un contratto d’opera, né tanto meno ad un rapporto di tipo subordinato o parasubordinato e, pertanto, non sussumibile nell’ambito di applicazione dell’art. 545 c.p.c.
Tuttavia, precisa la Corte, l’immedesimazione organica attiene alle funzioni tipiche di gestione e rappresentanza dell’ente, di talché non è escluso che si instauri, tra società e amministratore, un autonomo, parallelo e diverso rapporto, che assuma, secondo l’accertamento esclusivo del giudice del merito, le caratteristiche di un rapporto subordinato, parasubordinato o d’opera.
Cass. Civ., Sez. Unite, Sent., 20.01.2017, n. 1545
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI OSTRA E MORRO D’ALBA S.C., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato UBALDO SASSAROLI, per delega in calce al ricorso;
KORG ITALY S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA XX SETTEMBRE 1, presso lo studio dell’avvocato RODOLFO MAZZEI, che la rappresenta e difende, per delega a margine del controricorso;
B.G.B.G., CARILO – CASSA DI RISPARMIO DI LORETO S.P.A.;

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 Cass. 
 sentenza 
sui generis
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