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E’ di questi giorni la notizia del caso dell’attentatore chiamato Unabomber che da anni semina bombe nel Nord-Est: uno dei periti del tribunale di Trieste è accusato di aver manomesso le prove per incastrare il sospettato.
Ma è di questi giorni anche la notizia che un altro procedimento a carico di Berlusconi finisce a tarallucci e vino grazie alla prescrizione, aggiungendosi all’elenco sterminato di processi a suo carico cancellati non dalla verità ma dal tempo.
Scritto mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 8:19 am nella categoria Leggi e diritto. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.
68 commenti a “A schifio”
forse erode ce lo risparmiano, ma solo perché non viene processato in italia
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 8:38 am da supercri
Ma è mai possibile che in Italia, e solo in Italia, una Giustizia “da circo” pur di far spettacolo, manipola, se poi è vero anche in questo caso, le prove per fare bella figura ?
Non esistono all’estero casi così sospetti come quelli di Cogne, di Unabomber, di Palermo, di Caltanissetta per non parlare dei casi “Tortora” che hanno fatto storia.
Quando buona parte della Magistratura fà spettacolo o fà politica, ci sarà poca probabilità di avere Giustizia: quella vera che non guarda in faccia al “colore” delle persone o al “colore” dell’avvocato o al “mestiere” dell’imputato.
Non datemi del maleducato se non rispondo subito, ho altro da fare.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 9:53 am da Teppista
Ogni volta che si parla di Giustizia o di procedimenti giudiziari si avverte sempre un senso di inadeguatezza, penso che non abbiamo assolutamente un sistema che regoli e gestisca tutto l’apparato con efficienza. Leggevo di quanto si è speso in questi lunghi anni di indagini per il caso “Unabomber”….una cifra esorbitante!
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 9:58 am da ally
La prescrizione esiste. Che poi Berlusconi al governo ne abbia diminuito i tempi, è altro affare. Ma esiste per lui, come per tutti.
Che Andreotti possa dichiararsi innocente, anche se prescritto, appartiene ai suoi diritti, e non glielo si può contestare.
Che le storie del genere Unabomber siano troppo frequenti in Italia e che nel 2007 falsificare le prove a carico solo in Italia non sembrano usi di un tempo che fu, è grave, gravissimo.
Moggi è, di fronte alla giustizia ordinaria, un presunto innocente.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 10:02 am da arvid
Teppista: i giudici di Palermo avrebbero manipolato le prove per incastrare Andreotti?! Cosa c’entra il processo sulla mafia con lo spettacolo? Oppure tu sei di quelli che pensano che il povero Giulio Andreotti sia una vittima dei cattivi magistrati (pm, gip e collegio giudicante)?
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 10:42 am da luciano / il ringhio di Idefix
Moggi è presunto innocente per la giustizia, ma il suo comportamento rispetto all’etica sportiva sconsiglierebbe di chiamarlo in qualità di saggio per dare lezioni ai giovani. Chi lo fa è peggio di lui, perché ne sfrutta le pessime qualità per trarne ulteriore profitto.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 10:45 am da gcanc
sul caso unabomber si sa che volevano chiudere il pool che se ne occupava…e quindi pufff sono uscite queste forbici:ora vien fuori che sono state manomesse. Ma l’ing. Zornitta è davvero il colpevole o è il capro espiatorio???
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 10:47 am da giugiu
Teppista forse non si rende conto che il suo discorso (commento delle 9.53) cammina sulla strada eversiva come quelli delle Brigate Rosse, che rifiutavano di riconoscere i Tribunali della Repubblica.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 10:51 am da luciano / il ringhio di Idefix
Gcanc, la scelta è di ognuno, però nessun gap di giustizia. Moggi è un uomo libero. Da poco è libero anche Scalzone e vedrai che le università faranno la fila per averlo come oratore. E, come Moggi, non è affatto pentito. Succede, qualcosina di male c’è, ma sono uomini liberi e come tali possono e devono comportarsi.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 10:55 am da arvid
Giugiu: se Zornitta sia davvero Unabomber, io non ne ho la più pallida idea. Primo, perchè non conosco le carte dell’indagine. Secondo, perchè comunque non spetterebbe comunque a me dirlo.
Non facciamoci prendere dalla sindrome Brunovespa, che porta i processi in televisione, sottoponendo alla gogna mediatica magistrati, polizia, vittime, testimoni e accusati.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 10:57 am da luciano / il ringhio di Idefix
Ma e’ anche VERO che il presunto sospettato Unabomber è già stato LICENZIATO, lo sapete ???
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 11:12 am da P@ola
I Giudici di Palermo non hanno manipolato nessuna prova, hanno manipolato i pentiti che gliele hanno date: altrimenti non si spiegherebbero tutti gli interventi di Carnevale della Cassazione (che sarà pure Carnevale ma sempre un Magistrato è) mai contraddette.
Mi guardo bene di prendere la strada del disconoscere la Magistratura: io dico “una parte”, non dico “la totalità” della Magistratura.
In Italia se finisci in una di queste gabole della Giustizia, o hai un buon avvocato o fai la fine di tanta gente di Mani Pulite.
Per cui sei costretto a metterti le mutande di ghisa e camminare SEMPRE rasente ai muri: in una delle 250.000 leggi italiane un buon giudice ti può sempre trovare un comma per farti fuori.
Una cosa del genere, nella Germania del dopoguerra, NON E’ MAI SUCCESSA.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 11:21 am da Teppista
Hai ragione Arvid, io ne facevo una questione etica e sociale, che non può non avere un’influenza anche sul giudizio emesso dalla magistratura.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 11:28 am da gcanc
Gcanc, su quello hai ragione, ma che ci vuoi fare, ormai le università si giocano gli ospiti come Buona Domenica e Domenica In. Ancora un pò e alla Normale ci trovi la Gregoraci, e alla Cattolica Alessia Merz.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 11:39 am da arvid
Che facciano meno danni di Scalzone o Tony Negri?
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 11:44 am da gcanc
Teppista: ma che dici?! Le sentenze ammazzate dalla seconda sezione della Corte di Cassazione presieduta da Carnevale (nomen omen) venivano assassinate in base a cavilli. Non sono mai entrate nel merito delle testimonianze. L’operato di Corrado Carnevale (che mandava liberi mafiosi con tanto di patente rilasciata da Cosa Nostra) era incentrato su un bollo che mancava, una firma messa nella pagina sbagliata, una convocazione non recapitata entro i termini prescritti. Questa era l’attività di Ammazzasentenze.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 11:51 am da luciano / il ringhio di Idefix
Questo è un dubbio veramente amletico.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 11:52 am da arvid
Con tutta l’antipatia e il dissenso nei confronti di Toni Negri e di Oreste Scalzone (a suo tempo soprannominato Ma/scalzone), forse adesso e alla lunga fa più profondi e diffusi danni la televisione stupida.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 12:01 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Luciano, non girare la frittata: conosci benissimo quali sono i compiti della Cassazione: verificare che la Legge sia correttamente applicata e rispedire al mittente in caso contrario. La Cassazione non può e non deve fare indagini e il famoso “Ammazzasentenze” fu ai suoi tempi da TUTTI osannato come integerrimo apllicatore della Legge.
Chiaro poi che le sentenze della Cassazione vengano magari usate (da altri PM o Giudici) in maniera, alcune volte, azzardata; non stà a me fare la storie delle accuse e delle ricusazioni dei vari “pentiti di comodo”. Buscetta docet.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 1:46 pm da Teppista
Teppista: continui a dire delle cose…imprecise (vedi come sono delicato?)
Prima hai detto che Carnevale sarebbe intervenuto contro le “manipolazioni dei pentiti”. Poi dici (e qua hai ragione) che la Cassazione non entra nel merito ma esamina solo questioni di forma. Ma alla fine su Carnevale spari un’altra cazzatona (“fu ai suoi tempi da TUTTI osannato”). Ma nemmeno per idea: era pesantemente attaccato (ricordo furenti testi di Bocca, l’ispezione mandata dall’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli)
E poi cosa mi significa dire (come fai tu) che le sentenze della Cassazione vengono usate da altri pm o giudici? Le sentenze della Cassazione appunto “cassano” (non il giocatore del Real Madrid…questione di accenti).
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 2:28 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Luciano, non ti ho risposto immediatamente per ovvie ragioni di tempo: grazie a Dio la mia attività è ben altro che stare a scrivere sui blog: come passatempo non mi dispiace ma come tale continuo a ritenerlo e a trattarlo.
Per quanto ti conosco, ritengo tu sia una bravissima persona colta e preparata con però alcuni difetti da cui non ti potrai mai più separare.
. Sei un politico e come tale ragioni: se sposi una tesi non ti fà cambiare idea nemmeno il Padre Eterno.
. Sei informatissimo e aggiornatissimo usando però come fonti solo i documenti che ti compiacciono o compiacciono le tue idee.
E vengo al dunque: ti allego un piccolo estratto di un libro, di cui ti lascio immaginare l’autore, che a proposito dell’onorevole Andreotti e delle sue peripezie giudiziarie riporta quanto segue.
In un dossier di 246 pagine Giancarlo Caselli, Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato e Gioacchino Natoli scrivevano: “Il complesso sistema di relazioni che deve essere indagato si fonda su una logica di scambio e di alleanze, comportanti reciproci vantaggi per Cosa Nostra e il “referente romano” dell’on. Salvo Lima e della sua corrente politica [cioè Andreotti]“. Andreotti, in sostanza, avrebbe provveduto a “tutte le esigenze di Cosa Nostra che comportano decisioni da adottare a Roma” .. Si tratta dunque, intuitivamente, di interessi multiformi – di tipo ammmistrativo, economico, finanziario e perfino legislativo – il cui segno unificante era quello di richiedere, comunque e necessariamente, un intervento politico-istituzionale di vertice…[Andreotti ha] contribuito alla tutela degli interessi e al raggiungimento degli scopi … [di] Cosa Nostra, in particolare in relazione a processi giudiziari a carico di esponenti dell’organizzazione”. (Corrado Carnevale, indicato come l’anello tra Andreotti e la mafia per “aggiustare” i processi dei boss in Cassazione, è stato assolto con formula piena e ha chiesto da tempo di essere reintegrato nella Suprema Corte.)
Poco prima di questi provvedimenti, Gerardo Chiaromonte, presidente comunista dell’Antimafia, raccontò in “I miei anni all’Antimafia” un suo incontro nell’estate del 1988 con Giovanni Falcone in casa di Michele Figurelli, segretario della sezione palermitana del Pci: “Ricordo la discussione che si svolse fra lui e Leoluca Orlando su Giulio Andreotti. Orlando era implacabile. Il suo giudizio era durissimo e senza appello. Affermava che c’erano tutti gli elementi per agire contro di lui sul piano giudiziario. E Falcone si affaticava a spiegare che, per condannare o anche solo per incriminare una persona, un giudice non può basarsi sui “si dice” o sui “ragionamenti” politici. Deve avere le prove. E poi aggiungeva che, di Andreotti, non si poteva parlare solo per alcune sue amicizie, più o meno ambigue, ma per il complesso della sua personalità politica, per il prestigio di cui godeva fuori del nostro paese, eccetera. Io convenivo con lui”. (Nel 1988 Andreotti non era ancora tornato a palazzo Chigi, dove avrebbe preso i durissimi provvedimenti antimafia che, come vedremo, saranno ricordati nella sentenza d’appello.)
Andreotti è stato al governo per trentadue anni. Se avesse davvero aiutato la mafia, gli sarebbe stato difficile farlo nei rarissimi momenti in cui era un semplice parlamentare. Anche un laureando in giurisprudenza sa che, se si fosse dovuto mandare a giudizio il senatore, il “suo” tribunale sarebbe stato quello dei ministri, l’unico – in astratto – tecnicamente garantista, perché i suoi membri vengono sorteggiati ogni volta. Ma i procuratori palermitani non avevano costruito questa macchina per farla guidare da altri. Modificarono, allora, il capo d’imputazione in modo da tenersi il processo. Con un’ignoranza abissale della storia politica italiana, si arrivò a dire che, senza Lima, “Andreotti sarebbe rimasto chiuso nel ghetto laziale”. Dunque, il senatore sarebbe stato mafioso soltanto come capocorrente, nonostante i trentadue anni passati al governo.
I procuratori di Palermo saltarono con straordinaria disinvoltura anche un altro ostacolo, questa volta tecnico. I due processi avrebbero dovuto essere riuniti a Perugia per “connessione”, visto che l’omicidio (Pecorelli) è più grave dell’associazione mafiosa, ma Lo Forte argomentò con successo che il delitto Pecorelli non era “delitto di mafia”, ma “delitto di mafiosi”, fatto fuori dell’orario di servizio, giusto per fare un piacere a “zì Giuliu”.
Caselli firmò la richiesta di autorizzazione appena due mesi dopo aver preso possesso del suo ufficio palermitano. Tre giorni dopo quel fatidico 27 marzo 1993, il presidente della commissione antimafia, Violante, pronunciava la sua requisitoria contro il senatore. Non era sufficiente prendersela con Salvo Lima, ormai defunto. Dopo un’ampia analisi storica sui rapporti tra mafia e politica, Violante concludeva: “Sulla base dei documenti di cui dispone la commissione, l’accertamento delle eventuali responsabilità penali del senatore Andreotti è un atto dovuto”.
Da qui si evincono tante cose su Corrado Carnevale, sul comportamento dei giudici di Palermo, dell’opinione di Giovanni Falcone e leggendo nelle pagine successive a quelle riportate anche di Paolo Borsellino.
Se vuoi ti posso anche riportare, dandomi il tempo di recuperarla (l’età ormai fà brutti scherzi) l’opinione di Falcone sul giudice di cassazione Corrado Carnevale.
Tanto, mi pare, ti fosse dovuto.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 7:02 pm da Teppista
Teppista: non ho capito chi possa essere l’autore del libro. Ma non importa: io ti rispondo con la sentenza (non chiacchiere) della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo, 2 maggio 2003. “La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, COMMESSO FINO ALLA PRIMAVERA DEL 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione”
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 7:15 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Hai una interpretazione delle sentenze da manuale.
. Mi rivolgo in Corte d’Appello per la revisione di una sentenza del Tribunale a me contraria.
. La Corte di Appello mi riponde: “Lascia perdere tanto il reato è prescritto”.
. Conclusione: sono colpevole.
Mica male come Giustizia.
Se le cose stanno così, cambio Paese domani mattina.
Grazie a Dio non è così.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 7:23 pm da Teppista
Teppista: la sentenza non dice che l’accusa è prescritta. Dice chiaramente che il REATO è stato commesso fino alla primavera 1980.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 8:10 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Io sarò pure un’ignorante, una lobotomizzata dalla Tv di Berlusconi ma mi pare che qui in Italia si giochi e ci si crogioli con le “parole”, e si facciano pochi fatti!
Voi sarete così colti e alti ma ancora non ci avete spiegato perchè tutte queste persone sono libere di agire senza essere stati condannati o peggio se lo sono stati. Se poi la prescrizione estingue il reato Luciano mica è colpa della legge ma di chi la fa mettere in atto compresa la magistratura. Sono loro che gestiscono i processi e i loro tempi! A meno che non sono corrotti o manipolati da altri vertici (mafia/politica) Io non vedo altre spiegazioni pedestri al punto da entrare nella mia piccola testa! saluti
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 8:25 pm da tiziana
Luciano, mi pare di avere fatto un esempio, che dico elementare, da asilo.
In Italia (e non solo) esistono tre gradi di giudizio: Tribunale, Corte di Appello e Corte di Cassazione. Una persona indagata per un reato viene ritenuta colpevole nel momento in cui i tre gradi di giudizio vengono compiuti.
Se il Tribunale emette una sentenza di colpevolezza e si fà ricorso alla Corte di Appello il giudizio è considerato SOSPESO.
Quando la Corte di Appello si esprime, il giudizio viene nuovamente evocato.
La Corte di Appello in presenza di un reato caduto in prescrizione non modifica il giudizio di primo grado in quanto non serve indagare ulteriormente ed emette un giudizio di prescrizione.
In pratica la Corte di Appello non si esprimerà mai sui fatti, e lo ripeto, non modificherà mai il giudizio del Tribunale in quanto sarebbe ridondante.
Per cui permane il giudizio del Tribunale con validità nulla.
Sarebbe da Tribunale dell’Inquisizione affermare che, a causa della prescrizione del reato, l’indagato viene depauperato dei gradi di giudizio che gli spettano in quanto la Corte di Appello non ha voluto indagare oltre.
Non andiamo oltre perchè, come diciamo noi a Milano, staremmo quà a pettinare le bambole. Tiziana a questo punto ha tutte le ragioni di sbuffare e dire: piantatela lì.
Postato mercoledì, 24 gennaio 2007 alle 9:47 pm da Teppista
Io non mi stancherò di ripetere che fino al 1980 Andreotti era colluso con la mafia. E che ciò risulta da una sentenza del tribunale di Palermo.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 8:48 am da luciano/il ringhio di Idefix
Tu sei libero di pensarlo ( a dire il vero fino a qualche anno fà lo pensavo anch’io ma poi ho cambiato idea). Ciò non toglie che una sentenza di prescrizione emessa da una Corte d’Appello CANCELLI il reato contestato da un Tribunale.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 12:04 pm da Teppista
Forse non ci siamo (uso il plurale) spiegati.
Tu dici che penalmente il reato non è perseguibile, essendoci stata la prescrizione.
Io dico che, malgrado il reato non sia perseguibile, è stato accertato e dunque Andreotti (anche se ciò non è più punibile penalmente) è stato riconosciuto colluso con la mafia.
Su questo riassunto possiamo intenderci?
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 12:30 pm da luciano / il ringhio di Idefix
E’ quasi la stessa differenza che passa tra indulto e amnistia: il primo cancella la pena, la seconda il reato e la fedina penale torna pulita.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 12:34 pm da gcanc
Vediamo se Teppista sottoscrive la mia sintesi.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 12:43 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Assolutamente no, Luciano.
Mentre la Corte di Cassazione verifica che proceduralmente siano state applicate le leggi per come erano state scritte e pensate ( e qui ci sarebbe già da discutere sul modo in cui Carnevale dava queste interpretazioni ) la corte d’Appello si comporta come, diciamo in parole povere, un Tribunale del secondo tempo.
Disporre del Tribunale del secondo tempo è un diritto dell’accusato che, se non ne può disporre, viene privato di un corretto giudizio.
Non amo fare paragoni calcistici ma qui possono calzare.
Una partita di calcio è formata da due tempi: se il Torino alla fine del primo tempo perde per 2 a 0 con la Juve e all’inizio del secondo tempo inizia a nevicare e l’arbitrio sospende la partita, chi ha perso ? Il Torino sicuramente no perchè gli hai tolto la chance di recuperare e di dimostrare di essere più forte della Juve (quì avrei dei seri dubbi). Se fosse successo dopo la mezz’ora del secondo tempo (mi pare sia così) il risultato sarebbe stato valido.
La Corte di Cassazione incomincia al 30′ del secondo tempo. Andreotti ha giocato solo il primo tempo perdendo contro i PM di Palermo (che avevano già fatto 23 falli da cartellino giallo / rosso) per 2 a 0.
Chi ti dice che se avesse giocato il secondo tempo (la corte di Appello) non avrebbe vinto, dimostrando che i falli del primo tempo erano da espulsione ? Tant’è che per i reati dopo l’80 non gli è stato contestato nulla.
Gcanc, non è come l’indulto e l’amnistia: non esiste un giudizio definitivo per cui la cancellazione non è riferibile al reato o alla pena: qui c’è un giudizio zoppo.
Tra l’altro mi diceva mio cognato, che è avvocato penalista da più di 40 anni, che casi simili ne esistono a iosa e sono trattati nel Codice di Procedura Penale in maniera diffusa ed esaustiva: non sono stato a rompergli l’anima più di tanto perche tra l’altro è uno che si fà pagare profumatamente (anche dai parenti).
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 1:52 pm da Teppista
Io continuo a ribadire che un Tribunale della Repubblica ha accertato chiaramente che Andreotti fu colluso con la mafia. Teppista sostiene che non è così.
Chi lo volesse, si legga la sentenza integrale (io ieri alle 19.15 ne ho riportato solo il brano finale) e poi valuti per contro proprio.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:11 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Entro repentinamente nella discussione per vedere se finora ho capito bene e anche per informarmi meglio.
Mi rivolgo al Tep, dimmi se ho capito bene, che se ho capito bene sono piuttosto d’accordo con te.
Tu dici che in Appello il reato prescritto non è stato giudicato una seconda volta, proprio in quanto prescritto e che perciò l’accertarsi che Andreotti sia stato “mafioso prima del 1980″ è avvenuto in un solo grado di giudizio? E che quindi il senatore a vita non ha potuto usufruire di tutto quanto la legge dispone per dimostrare la sua estraneità ai fatti? Se è questo, sono d’accordo.
E la questione allora dovrebbe essere improntata più sostanzialmente e vedere, visto che nessun giudice lo farà ancora, come e perchè Andreotti sia stato accusato di questo. E rileggersi non la sentenza, ma le carte processuali. Poi ognuno si formerebbe la propria opinione. Ma quella pubblica per Andreotti è già irrimediabilmente compromessa.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:22 pm da arvid
Arvid, non me lo sò spiegare ma tu sei quello che capisce al 100% quello che scrivo. Saremo probabilmente reciprocamente cloni con età diverse ?
Ma ? Forse ? Può darsi ! Resto nel dubbio. O siamo la stessa persona con due nick diversi come qualcuno insinua ?
Scherzo DDDDDDDDD
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:27 pm da Teppista
Luciano, non c’è più sordo di chi non vuol sentire. La mia fantasia nel fare esempi ha un limite: non riesco a immaginare altre vie per fartelo capire.
Il giudizio di un Tribunale di I° grado NON HA NESSUN VALORE se interviene la Corte d’Appello. La Corte d’Appello non ricusa la sentenza del Tribunale: ne emette una nuova. E questo basta.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:35 pm da Teppista
Arvid: ti candido a mediatore tra palestinesi e israeliani.
Però le cose non stanno come dice Teppista. La Corte d’Appello non si è limitata a “mandare in prescrizione” i fatti, impedendo così ad Andreotti di difendersi.
La Corte d’Appello di Palermo scrive infatti nella sentenza: «con la sua condotta (…) (non meramente fittizia) ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi».
E solo DOPO l’accertamento di una serie di fatti ne ha dovuto ammettere la non perseguibilità a causa della prescrizione.
E’ chiaro o non è chiaro?
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:36 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Stavolta ti devo dire pure grazie, perchè in partenza ero d’accordissimo con Luciano, ma non conoscevo l’iter processuale esattamente. E mi sa anche che mio padre (il discorso Andreotti quando parliamo di politica affiora spesso) ’sta cosa me la voleva dire da 10 anni ma non gliel’ho mai lasciata dire, che la buttavo in bagarre. Gli telefonerò per scusarmi.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:38 pm da arvid
Non è per niente chiaro. Tant’è che la CdA non entra nel merito. Da solo un giudizio formale che viene totalmente cancellato dall’atto di prescrizione.
La CdA non HA DATO quindi, per questo, una Motivazione della Sentenza (che non c’è stata).
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:39 pm da Teppista
Luciano, mi fai tornare dei dubbi. Credo si dovrebbe chiarire se quella sentenza è dovuta alla riesamina del caso o se si è limitata a confermare la prima, in quanto reato prescritto.
Tento di informarmi a riguardo, che non lo sono per niente.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:40 pm da arvid
Non discuto sul fatto che io sia sordo. Aggiungo solo che pure Teppista non scherza con questo tipo di handycap.
Al di là delle questioni di lana capriina, il punto che mi interessa è: Andreotti fu colluso con la mafia? La Corte d’Appello di Palermo ha sentenziato di sì.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:45 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Luciano, scusa ma che c’entra?
Si stava tentando di capire se il giudizio è avvenuto in uno o due gradi, come è previsto dalla legge. Mica è lana caprina. In democrazia è lana merinos.
Io sto ancora tentando di capire se è come dice il Tep o come dici tu, ma sul web trovo solo pezzi politici e nessuno che descriva con chiarezza l’iter processuale.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 2:59 pm da arvid
Io sarò anche sordo ma alla domanda: Andreotti fu colluso con la mafia? Io rispondo:
. secondo il Tribunale di Palermo: SI
. secondo la Corte di Appello di Palermo (intervenuta a seguito della sentenza, che richiama, del Tribuale di Palermo: NO.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:05 pm da Teppista
Mi è del tutto chiaro che dal punto di vista giudiziario Andreotti è ormai fuori (nel bene o nel male) dalla vicenda processuale.
Ma resta la questione politica, storica e morale: Andreotti fu oppure no colluso con la mafia?
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:06 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Teppista: non è così. E se tu ti leggessi la sentenza della Corte d’Appello lo capiresti. Perchè c’è scritto chiaro e tondo. Però mi pare ovvio che, a questo punto, sia tu che io abbassiamo le armi. E’ un dialogo tra due persone che, in questo caso, stanno parlando cose diverse e in più si basano su letture opposte degli stessi documenti.
Io, mi arrendo.
Però continuerò a dire e scrivere, tutte le volte che sarà il caso, che Andreotti aiutò i mafiosi.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:10 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Ah, Luciano, così è perfetto. Senza alcun tipo di giustizialismo ( il cioè attenersi solamente alla sentenza ) ognuno giudichi. E con che cosa si può giudicare? Con gli atti del processo. Ora, se vuoi, istituiamo un forum e ti do la mia piena disponibilità e onestà intellettuale per giudicare la figura di Andreotti storicamente e politicamente. Ma a livello di opinione pubblica, Andreotti mi sa che è mafioso senza possibilità di ritorno.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:12 pm da arvid
Accetto di sotterrare il “Tomahawk”. Se qualcuno dovesse rileggere questo post si vada però a vedere anche quanto io ho riportato il 24/01/07 h 19:02 per quanto riguarda l’opinione di diversi magistrati e politici non di parte (se non di opposizione) riguardo a Andreotti.
Concordo anche con quanto riportato da Arvid il 25/01/07 h 15:12.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:23 pm da Teppista
Arvid: attenersi alle sentenze non è giustizialismo.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:27 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Luciano, la mia opinione è che sì lo è. In un senso o nell’altro. E’ una visione deformante e riduttiva del processo giudiziario, che è lungo e articolato, che si basa su tutta una serie di garanzie. Ridurre tutto a colpevole o innocente. Che poi diventa, se il verdetto di colpevolezza è emerso, il tal colpevole dovrebbe scomparire. Se è innocente, è stato perseguitato. Mentre le sentenze dovrebbero essere lette per intero, soprattutto in casi “politici”. Il rischio è altrimenti che la giustizia diventi veramente politica. Che si pubblichino delle intercettazioni, si faccia incazzare la gente, e poi si condanni la gente in barba alla legge. Il rincoglionimento totale del caso di Calciopoli è ad esempio stato illuminante.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:34 pm da arvid
Con la mafia bisogna convivere anche su questo Blog?
Spero di no, comunque conviverci non significa cancellare reati di mafia passati in giudicato! Andreotti, ovvero l’uomo più indifeso d’Italia, non ha avuto tutte le garanzie giuridiche e costituzionali e non ha potuto far valere i suoi diritti?
Cos’è una battuta?
Come mai Andreotti non ha fatto lo sciopero della fame?
Avete letto quante volte la sua prescrizione per un reato giudicato e accertato sia stata spacciata per assoluzione.
Mi ricorda tra l’altro un altro “piccolo uomo” indifeso che ha avuto lo stesso trattamento e che essendo molto più furbo di Andreotti ha continuato, e continua, a piagnucolare e sbraitare di essere un perseguitato politico. Della serie chiagni e fotti!
Forse che, se non si giunge alla conclusione dei tre gradi di giudizio, il processo rimane nel limbo e la sentenza non vale? Non solo, ma in tal caso possiamo benissimo dare noi l’interpretazione giusta!
Ma vogliamo scherzare o vogliamo ciurlare nel manico?
La prima o la seconda che ho detto?
La sentenza è da considerarsi definitiva e assolutamente INSINDACABILE anche quando giudica prescritto, ma non estinto il reato, O NO?.
Se proprio vogliamo dire la nostra sarebbe molto più utile soffermarsi su questa parolina magica: PRESCRIZIONE, altro che.
Non è che, visto l’andazzo, abbiamo tutti la pretesa di poter supervisionare anche le sentenze, oltre ai risultati delle partite, e magari di autogiudicarsi se occorre?
Mi scuso, forse non è in questi termini che qui si discute, tuttavia la scarsa considerazione che si manifesta nei confronti della Magistratura sempre e comunque, specie quando perviene a sentenze che non ci piacciono la trovo veramente sconcertante e degna del qualunquismo più becero.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:42 pm da Irnerio da Roccacontrada
Signor Irnerio, le risponderò con i toni che si merita. Anzitutto che parli di qualunquismo becero lei, che ne fa uno sport, parimenti all’annuire, altro sport in cui è imbattibile, mi fa sorridere. Non è un caso che mai mi sia capitato di risponderle, perchè mai, nella mia opinione, ha fatto altro che pontificare, moraleggiare, annuire su fatti già sostenuti.
Ma che si venga a dare del mafioso solo perchè ci si voglia accertare di un iter processuale, direi che oltrepassa qualche limite. Il limite della decenza. Il limite dell’onestà. Il limite dell’intelligenza.
Su Andreotti tutto il suo becero qualunquismo non entra nel merito della questione sollevata da Teppista e da me ritenuta valida. E cioè, se in Appello quella sentenza che lo vede “mafioso fino al 1980″ sia stata una conferma senza riesanima di un reato prescritto proprio in quanto prescritto o se la questione abbia avuto un secondo esame, come la legge suggerisce.
Questo, e l’ho detto a Luciano, non esime dal considerare se davvero in sostanza Andreotti sia stato colluso con la mafia. Al di là della sentenza. Che comunque c’è e va rispettata. Come vanno rispettati gli interventi della Corte di Cassazione. Ma la sua fiducia nella magistratura fino al terzo grado non ci arriva, vero?
La invito, di nuovo,a usare il termine mafia più propriamente, e non per farne un processo sovietico. Ah, e si beva una camomilla.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 3:56 pm da arvid
Arvid: non penso d’aver capèito male. Ma Irnerio non dava del “mafioso” a nessuno dei commentatori.
E mi pare che la sua accusa di qualunquismo si riferisse a chi (quasi per partito preso, comunque non tu) parla sistematicamente di uso politico della magistratura. Finendo così per screditarne l’operato.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:03 pm da luciano / il ringhio di Idefix
“Con la mafia bisogna convivere anche su questo Blog?”. Irnerio dixit. Apprezzo il tuo invito alla pace, Luciano, ma sia che fosse rivolta a me, a Teppista, a entrambi, questa frase e il discorso successivo non avevano nulla a che spartire con quanto da noi discusso.
Il discorso non aveva poi niente di qualunquista, entrando nel merito dell’iter processuale.
Perciò le accuse di quel post mi sembravano e mi sembrano, tuttora, inqualificabili. Degne, e non mi vergogno di usare un termine abusato da Berlusconi, del peggior giacobinismo, per cui certe cose neanche si possono discutere.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:10 pm da arvid
A proposito di Unabomber.
Intanto mi piacerebbe che lo chiamassimo con un definizione italiana corredata di parole come: mostro, criminale, maniaco, ecc. Sarà banale, ma almeno la soddisfazione di mortificarlo un po’.
Siamo maestri nel chiamare con nomi gratificanti chi meno se lo merita e andrebbe invece svergognato anche nella definizione. Come disse Umberto Eco in una sua “Bustina” dell’Espresso di molti anni fa, chiamare “La Piovra” quei fetentoni dei mafiosi è troppo gratificante. Chiamamoli “Merluzzi”!
Io li chiamerei anche peggio, non darei loro questa soddisfazione.
Vorrei dire poi che non è la prima volta che un inquirente, pur di fare bella figura, manipola prove, crea indizi fasulli ecc.
Anche nel caso della presunta bomba nell’aereo all’areoporto di Ancona, di qualche anno fa, ci fu un inquirente che, in previsione che la bomba non ci fosse, se la portò da casa e la piazzò nell’aereo come se si trattasse di un gioco tipo “caccia al tesoro”.
E di una gravità estrema, non tanto perché si scredita il lavoro di tanti inquirenti che hanno sgobbato per anni e anni (caso Unabomber) per assicurare al manicomio criminale (ecco appunto) un odioso terrorista, ma perchè questi falsari delle prove se ne strafottono di mandare a marcire in galera un innocente per il nobile scopo di ottenere qualche avanzamento di carriera.
Ma che ca… di mondo stiamo creando?
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:18 pm da Irnerio da Roccacontrada
Arvid: con quella frase sulla mafia, Irnerio si riferiva a una analoga espressione dell’ex-ministro Lunardi. Il quale disse che con la mafia bisogna convivere.
Insomma, mi pare che Irnerio volesse dire che, a furia di distinguo processuali e di questioni giuridiche, si perde di vista il problema vero: la mafia.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:21 pm da luciano / il ringhio di Idefix
D’accordo Luciano, ma che si voleva dire: – che in questo blog bisogna condividere lo spazio con personaggi che fanno ragionamenti o hanno atteggiamenti mafiosi?
- che in questo blog qualcuno ha sostenuto che con la mafia bisogna convivere?
Entrambe le cose mi sembrano totalmente prive di fondamento.
La seconda cosa che dici, Luciano. Nemmeno tu stavi parlando di mafia in senso stretto, ma di tribunali. Vogliamo parlare di quanto sia brutta la mafia? Parliamone. Parliamo anche della camorra. E della ‘ndrangheta. Ma ciò non toglie che l’argomento implichi anche discussioni di aspetto giudiziario. E non è che se se ne parla, se si opera un distinguo, si diventi automaticamente sostenitori della mafia. Se no era mafioso anche quel tal Sciascia che ammoniva sulla nascita di “professionisti dell’antimafia”.
Quello che dico io: alcuni, e molti di sinistra, vorrebbero che la mafia si combattesse come faceva il Duce o come faceva Stalin con i kulaki. Io mi accontento dei metodi della democrazia, e sto attento che non degenerino.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:33 pm da arvid
Siamo d’accordo: la mafia (e la criminalità) va combattuta con gli strumenti della legalità e delle garanzie processuali.
Ma la discussione ra partita dal mio post, in cui lamentavo come molti procedimenti giudiziari finissero “a schifio”. E facevo l’esempio (tra gli altri) del caso Andreotti che, riconosciuto coluso con la mafia, era sfuggito (grazie alla prescrizione) alla giustizia.
Non intendevo affatto discutere di Cosa Nostra. Il dibattito ha preso questa piega quando Teppista ha cominciato ad accusare certi magistrati di “manipolare” le prove, i pentiti, in una parola i processi.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:40 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Ma ci mancherebbe, Luciano. Tu dici una cosa, io ne dico un’altra, Teppista un’altra ancora, e senza generalizzare. Poi arriva qualcuno e butta lì come una bomba a mano la parola “mafia” sulle ragioni di qualcun’altro. E la cosa mi irrita.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:45 pm da arvid
A volte abbiamo la capacità perversa di litigare pur essendo a grandi linee d’accordo.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:47 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Questa volta mi riservo di non essere d’accordo con te, Luciano.
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:52 pm da arvid
Purtroppo (o magari meno male) non ho tempo per intervenire e dire la mia.
Per quel poco che ho potuto capire, nei cinque minuti di “pausa caffè”, posso dire solo questo: “I post si fanno con un titolo e un catenaccio per discutere di qualcosa. Discutere a casaccio del sesso degli angeli lasciamolo fare a qualcun’altro”
Postato giovedì, 25 gennaio 2007 alle 4:56 pm da Teppista
“Con la mafia bisogna convivere anche su questo Blog?
Spero di no, comunque conviverci non significa cancellare reati di mafia passati in giudicato!”
E infatti la risposta era NO!
“Mi scuso, forse non è in questi termini che qui si discute, tuttavia la scarsa considerazione che si manifesta nei confronti della Magistratura sempre e comunque, specie quando perviene a sentenze che non ci piacciono la trovo veramente sconcertante e degna del qualunquismo più becero.”
E infatti non era in questi termini che si discuteva.
Resta il fatto che si parla del bombarolo e si fa a finire al mafioso Andreotti.
La migliore è questa (peccato che non sia di quel giacobino lì di Roccacannuccia, Roccastrada, Rocca…che? che si spaccia per il vero Irnerio, l’originale che qui scrive ora – diffidare delle imitazioni):
“che parli di qualunquismo becero lei, che ne fa uno sport, parimenti all’annuire, altro sport in cui è imbattibile, mi fa sorridere. Non è un caso che mai mi sia capitato di risponderle, perchè mai, nella mia opinione, ha fatto altro che pontificare, moraleggiare, annuire su fatti già sostenuti.”
Finalmente una risposta è arrivata.
Sei contento ora “Rocca…priora” del cavolo?
E non t’azzardare a replicare in mia vece! Ché sì è vero, non faresti altro che ponteggiare, annuiare e moramaldeggiare.
Postato venerdì, 26 gennaio 2007 alle 7:45 pm da Irnerio
Pregevole il tentativo di rispondere ad ogni argomento con un argomento. Peccato che alla fine non si capisca un kaiser. Ma ho pazienza, sia per Irnerio che per il suo omonimo di Roccacontrada.
Postato venerdì, 26 gennaio 2007 alle 8:07 pm da arvid
Perdonatemi ma non ho capito la questione di Irnerio Uno e Irnerio Due. Non esiste un sistema per evitare che X scriva facendo finta di essere Z?
Postato venerdì, 26 gennaio 2007 alle 8:48 pm da luciano / il ringhio di Idefix
Quando posta Irnerio/Jekyll pontifica, annuisce e moraleggia, mentre quando beve la pozione si tramuta in Irnerio da Rocca…/Hyde che offende, insulta dà del mafioso, a destra e a manca anche a gente che non conosce.
Per preservare la credibiltà e la serietà del tuo riuscitissimo blog ti prometto che elimenerò l’Irnerio mostruoso a costo di strozzarlo con le mie mani domani stesso. Spero di non sbagliare Irnerio perché altrimenti qui son caz.., cavoli amari per tutti, me per primo.
Ciao Luciano, spero che non mi caccerai a calci dal tuo blog, poi dove lo trovi un altro che ti dà sempre ragione.
Devi avere pazienza.Sono cose che capitavano anche nella vecchia Scozia.
Postato sabato, 27 gennaio 2007 alle 12:18 am da Irnerio
Luciano, Luciano, te l’ho detto 117.345 volte che con un pò di pazienza i duplicati dei Nick si trovano ma non è facilissimo. Porta pazienza e vai a naso: lo stile, alla fine, paga……
Postato sabato, 27 gennaio 2007 alle 8:59 am da Teppista
Irnerio, ti riconosco che con il fioretto te la cavi molto meglio che con la spada.
Postato sabato, 27 gennaio 2007 alle 2:26 pm da arvid
Teppista: grazie per la pazienza, ma io in certe cose sono davvero duro durissimo di comprendonio.
Postato sabato, 27 gennaio 2007 alle 7:46 pm da luciano / il ringhio di Idefix

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