Source: http://www.leggefacile.it/massime/archivio-massime-aprile-2013/85-cassazione-civile-aprile-2013
Timestamp: 2014-10-22 13:48:10+00:00

Document:
Cassazione Civile Aprile 2013
Archivio Leggi 2011Archivio Leggi 2012Archivio Leggi 2013Massime
Gennaio 2013Febbraio 2013Marzo 2013Aprile 2013Maggio 2013Giugno 2013Luglio 2013Agosto 2013Settembre 2013Ottobre 2013Novembre 2013Dicembre 2013I Nostri ServiziChi SiamoContatti
Cass. civ. Sez. II, 26-04-2013, n. 10081
COMUNIONE E CONDOMINIO In tema di condominio, in presenza di una deliberazione di ripartizione dei contributi approvata dall'assemblea, il singolo condomino non può sottrarsi al pagamento delle spese a lui spettanti deducendo la mera mancanza formale delle tabelle millesimali, dovendo comunque opporsi al medesimo riparto mediante contestazione dei criteri seguiti. (Rigetta, App. Roma, 25/05/2005)
Cass. civ. Sez. II, 24-04-2013, n. 10048 COMUNIONE E CONDOMINIO COMUNIONE DEI DIRITTI REALI
In materia di condominio negli edifici, la nozione di aspetto architettonico, di cui all'art. 1127, cod. civ., che opera come limite alla facoltà di sopraelevare, non coincide con quella, più restrittiva, di decoro architettonico, di cui all'art. 1120 cod. civ., che opera come limite alle innovazioni, sebbene l'una nozione non possa prescindere dall'altra, dovendo l'intervento edificatorio in sopraelevazione comunque rispettare lo stile del fabbricato e non rappresentare una rilevante disarmonia in rapporto al preesistente complesso, tale da pregiudicarne l'originaria fisionomia ed alterare le linee impresse dal progettista. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto lesivo del decoro architettonico dell'edificio, ma compatibile con l'aspetto architettonico dello stesso, un manufatto sopraelevato, occupante gran parte del terrazzo dell'ultimo piano e ben visibile dall'esterno). (Cassa con rinvio, App. Trieste, 27/02/2006)
Cass. civ. Sez. III, 22-04-2013, n. 9735 CONTRATTI AGRARI
Allorché in un contratto agrario sia pattuito esclusivamente un corrispettivo in natura, nullo ai sensi dell'art. 1 della legge 12 giugno 1962, n. 567, come modificato dall'art. 1 della legge 11 febbraio 1971, n. 11, il conduttore non può ritenersi automaticamente in mora per il mancato adempimento di una prestazione normativamente vietata e, non operando più, a seguito della declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 9 della legge 3 maggio 1982, n. 203, di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 318 del 2002, l'inserzione automatica di clausole in materia di misura del canone, fino alla determinazione giudiziale di questo neppure è configurabile un inadempimento del medesimo conduttore in ordine al corrispettivo, per l'inesigibilità del relativo obbligo. (Rigetta, App. Firenze, 08/01/2008)
Cass.civ. Sez. III, 22-04-2013, n. 9714 PROPRIETA' E CONFINI Non può qualificarsi atto emulativo, vietato dall'art. 833 cod. civ., la pretesa del proprietario di un immobile volta ad ottenere il possesso del bene in conseguenza della finita locazione, pur in presenza della trascrizione della sentenza di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto preliminare di compravendita stipulato tra locatore e conduttore con riguardo al medesimo immobile, facendo il locatore con ciò valere in giudizio diritti che gli competono per contratto e che assume violati. (Rigetta, App. Milano, 21/10/2009)
Cass. civ. Sez. III, 22-04-2013, n. 9714 PROCEDIMENTO CIVILE Non ricorre il rapporto di pregiudizialità giuridica, ai fini della sospensione necessaria di cui all'art. 295 cod. proc. civ., tra una controversia relativa ad uno sfratto per finita locazione ed altra attinente all'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita stipulato tra locatore e conduttore, in quanto, attesa la natura costitutiva della sentenza che dispone il trasferimento coattivo, destinata a produrre effetti solo alla data del passaggio in giudicato della relativa pronuncia, permangono nelle more del giudizio ex art. 2932 cod. civ. gli obblighi derivanti dal contratto di locazione, senza che con questi possa interferire l'eventuale accoglimento della domanda di adempimento del preliminare. (Rigetta, App. Milano, 21/10/2009)
Cass. civ. Sez. Unite, 22-04-2013, n. 9691 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO Ai fini della sussistenza degli illeciti disciplinari di cui all'art. 2, comma 1, lettera a), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, è necessaria la verificazione di un evento, costituito da un "ingiusto danno" o da un "indebito vantaggio" per una delle parti di un procedimento giudiziario, non essendo sufficiente la sola condotta del magistrato consistente nella violazione dei doveri di cui al precedente art. 1. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che la condotta omissiva di un P.M. - consistita nel non avere coltivato adeguatamente un'indagine per omicidio colposo da responsabilità professionale, in un procedimento iscritto a carico di ignoti - non fosse di per sé sufficiente a giustificarne l'affermazione di responsabilità ai sensi della predetta norma, affermazione invece compiuta dal giudice disciplinare sul presupposto che gli eventi di "indebito vantaggio" per gli indagati - peraltro, non identificati - e di "ingiusto danno" per le persone offese dal reato sussistessero "in re ipsa", essendo, per contro, mancata ogni valutazione in ordine tanto alle alternative possibilità per le persone offese dal reato di conseguire in sede civile il soddisfacimento delle proprie pretese risarcitorie, quanto delle ragionevoli e concrete possibilità che il trascurato procedimento penale potesse pervenire, ove coltivato, all'affermazione della penale responsabilità del professionista). (Cassa con rinvio, Cons. Sup. Mag. Roma, 10/10/2012)
Cass. civ. Sez. Unite, 22-04-2013, n. 9691 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO Le fattispecie di illecito disciplinare previste, rispettivamente, dalle lettere a) e g) dell'art. 2, comma 1, del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109 - che sanzionano l'una la violazione dei doveri di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo ed equilibrio e rispetto della dignità della persona che arrechi ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti, e l'altra la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile - non sono tra loro in rapporto di specialità, atteso che l'elemento connotante la prima fattispecie è costituito dalla conseguenza ("ingiusto danno" e "vantaggio indebito") derivante dalla violazione dei doveri primari incombenti sul magistrato, laddove gli elementi caratterizzanti la seconda fattispecie (gravità della violazione di legge e inescusabilità dell'ignoranza o negligenza) attengono essenzialmente alla condotta ed all'elemento psicologico dell'illecito, sicché è la loro diversa natura di illeciti "di evento" e "di pura condotta" a comportare che un unico comportamento possa integrare entrambi gli illeciti. (Cassa con rinvio, Cons. Sup. Mag. Roma, 10/10/2012)
Cass. civ. Sez. Unite, 22-04-2013, n. 9685 SERVITU' coattive di passaggio
L'azione di costituzione coattiva di servitù di passaggio deve essere contestualmente proposta nei confronti dei proprietari di tutti i fondi che si frappongono all'accesso alla pubblica via, realizzandosi la funzione propria del diritto riconosciuto al proprietario del fondo intercluso dall'art. 1051 cod. civ.solo con la costituzione del passaggio nella sua interezza. Ne consegue che, in mancanza, la domanda va respinta perché diretta a far valere un diritto inesistente, restando esclusa la possibilità di integrare il contraddittorio rispetto ai proprietari pretermessi. (Cassa e decide nel merito, App. Venezia, 31/08/2009)
Cass. civ. Sez. I, 22-04-2013, n. 9681 FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI In tema di liquidazione coatta amministrativa, la dichiarazione di insolvenza della società cooperativa esclusivamente mutualistica, a norma dell'art. 195legge fall., non è preclusa dalla circostanza che l'ammontare dei suoi debiti, scaduti e non pagati, sia complessivamente inferiore a trentamila euro, non applicandosi, in questo caso, l'art. 15, ultimo comma, della medesima legge, che ha carattere eccezionale e non è suscettibile di applicazione analogica ad ipotesi diversa dalla dichiarazione di fallimento dell'impresa insolvente. (Rigetta, App. Genova, 12/11/2009)
Cass. civ. Sez. I, 22-04-2013, n. 9677 DELIBAZIONE (GIUDIZIO DI) - Dichiarazione di efficacia di sentenze straniere
In tema di riconoscimento di sentenze straniere, l'art. 64, comma 1, lettera b), della legge 31 maggio 1995, n. 218 prevede come requisito, tra l'altro, che l'atto introduttivo del giudizio sia portato a conoscenza del convenuto in conformità a quanto previsto dalla legge del luogo in cui si è svolto il processo. A tal fine, ove sia in contestazione il riconoscimento, la corte d'appello non deve applicare pedissequamente i principi in tema di notificazione dettati dalla legge italiana, ma deve verificare se la comunicazione o la notificazione dell'atto introduttivo del giudizio abbiano rispettato le regole previste dal diritto straniero ed abbiano soddisfatto i principi fondamentali dell'ordinamento, in modo tale da non ledere i diritti essenziali della difesa, primo tra tutti quello al contraddittorio. (Cassa con rinvio, App. Genova, 19/03/2010)
Cass. civ. Sez. I, 22-04-2013, n. 9675 FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, la disciplina integrale dell'istituto desumibile dall'art. 214 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche operate con il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) e la sua autonomia dal concordato fallimentare comportano che l'interesse pubblico si attua nel solo potere di scegliere circa la convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa, in quanto ai creditori, pur non chiamati all'approvazione della proposta, spetta il diritto di presentare opposizione, così provocando il sindacato giurisdizionale sul rispetto del principio della "par condicio creditorum", derogabile esclusivamente in presenza di cause legittime di prelazione o, quanto al trattamento dei crediti di pari rango, per effetto di espresse previsioni di leggi speciali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non giustificato il diverso trattamento tra creditori chirografari di pari rango in relazione all'importo dei crediti, fondato sull'asserito interesse pubblico sotteso alla conservazione dei consorzi agrari, non assumendo rilievo neppure la circostanza - di mero fatto - che, per la modestia dell'ammontare complessivo delle obbligazioni integralmente soddisfatte, l'eventuale parità di trattamento avrebbe comportato un beneficio minimo ai creditori delle somme più ingenti). (Cassa e decide nel merito, App. Catania, 24/07/2006)
Cass. civ. Sez. II, 19-04-2013, n. 9655 PROCEDIMENTI SPECIALI - Scioglimento di comunioni In tema di scioglimento di comunioni, il riferimento ad un progetto di divisione diverso da quello originariamente invocato non determina novità della domanda, in ragione del fatto che la composizione delle quote non modifica né la "causa petendi", né l'oggetto del giudizio, ma attiene solo alle modalità di scioglimento della comunione in base alla stima dei beni, rimessa alla valutazione del giudice di merito.
Cass. civ. Sez. II, 19-04-2013, n. 9652 PROPRIETA' E CONFINI La regola stabilita dall'ultimo comma dell'art. 950 cod. civ., secondo cui il giudice, in mancanza di altri elementi, per stabilire il confine tra due fondi si attiene a quello delineato dalle mappe catastali, è applicabile anche nel caso in cui al relativo accertamento si proceda in via incidentale, fuori del tipico processo di regolamento di confini (come, nella specie, ai fini della verifica del rispetto delle distanze legali, avendo il convenuto contestato l'attendibilità della linea divisoria prospettata dall'attore). (Rigetta, App. Roma, 12/04/2006)
Cass. civ. Sez. II, 19-04-2013, n. 9651 SUCCESSIONE Legittimari
In tema di successione necessaria, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, riservati al coniuge ai sensi dell'art. 540, secondo comma, cod. civ., si sommano alla quota spettante a questo in proprietà, e gravano in primo luogo sulla porzione disponibile, determinata, a norma dell'art. 556 cod. civ., considerando il valore del "relictum" (e del "donatum", se vi sia stato) comprensivo del valore capitale della casa familiare in piena proprietà, mentre, in caso di incapienza della disponibile, comportano la proporzionale riduzione della quota di riserva del medesimo coniuge, nonché, ove pure questa risulti insufficiente, delle quote riservate ai figli o agli altri legittimari. (Nella specie, alla luce dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale, allo scopo di determinare la legittima riservata ai figli del "de cuius", aveva calcolato la consistenza dell'asse ereditario dopo aver preliminarmente detratto il valore dei diritti di abitazione e di uso spettanti al coniuge). (Cassa con rinvio, App. Roma, 28/02/2006)
Cass. civ. Sez. II, 19-04-2013, n. 9640 VENDITA Solo l'indicazione di un prezzo assolutamente privo di valore, meramente apparente e simbolico, può determinare la nullità della vendita per difetto di uno dei suoi requisiti essenziali, mentre la pattuizione di un prezzo, notevolmente inferiore al valore di mercato della cosa venduta, ma non del tutto privo di valore, pone solo un problema concernente l'adeguatezza e la corrispettività delle prestazioni ed afferisce, quindi, all'interpretazione della volontà dei contraenti ed all'eventuale configurabilità di una causa diversa del contratto. (Rigetta, App. Palermo, 13/11/2006)
Cass. civ. Sez. II, 19-04-2013, n. 9637 IMPUGNAZIONI CIVILI - Revocazione (giudizio di) L'errore di fatto previsto dall'art. 395, n. 4, cod. proc. civ., idoneo a costituire motivo di revocazione, consistendo in una falsa percezione della realtà, deve sostanziarsi in un'affermazione, positiva o negativa, di un fatto, in contrasto con le evidenze di causa; pertanto, ove il giudice abbia semplicemente ignorato un fatto, omettendo di esaminarne la prova, può configurarsi un vizio di motivazione e non il vizio revocatorio. (Cassa con rinvio, App. Perugia, 13/05/2002)
Cass. civ. Sez. II, 19-04-2013, n. 9633 POSSESSO IN MATERIA CIVILE
Il coerede che, dopo la morte del "de cuius", sia rimasto nel possesso del bene ereditario, può usucapire la quota degli altri eredi, purché il tempo necessario al verificarsi di detto acquisto risulti già decorso prima del momento in cui sia intervenuta la divisione negoziale dell'asse con gli altri comunisti, comportando tale atto un riconoscimento inequivocabile e formale della comproprietà, incompatibile, pertanto, con la pretesa di essere divenuto proprietario esclusivo del compendio assegnato. (Rigetta, App. Trento, 17/08/2006)
Cass. civ. Sez. III, 19-04-2013, n. 9626 RISARCIMENTO DEL DANNO - Valutazione e liquidazione Il risarcimento del danno da fermo tecnico del veicolo non è dovuto quando la durata della riparazione sia stata particolarmente breve, tale da rendere irrilevante l'entità della spesa per tassa di circolazione, per premio di assicurazione e per deprezzamento di valore del veicolo ai quali si fa abitualmente riferimento per giustificare la liquidazione equitativa di tale tipo di danno. (Rigetta, Trib. Gela, 08/03/2007)
Cass. civ. Sez. Unite, 19-04-2013, n. 9535 NOTIFICAZIONE IN MATERIA CIVILE In tema di notificazioni, il principio della scissione soggettiva del momento perfezionativo del procedimento notificatorio per il notificante ed il destinatario, che si impone ogni qual volta dall'individuazione della data di notificazione possano discendere decadenze, o altri impedimenti, distintamente a carico dell'una o dell'altra parte, non opera, esulando da un tale ambito la corrispondente questione, per la determinazione della pendenza della lite rilevante ai fini del riparto di giurisdizione, che non può che farsi coincidere con il momento in cui il procedimento di notificazione dell'atto introduttivo della causa si è completato, necessariamente corrispondente, quindi, con quello nel quale la notifica si è perfezionata mediante la consegna dell'atto al destinatario o a chi sia comunque abilitato a riceverlo (Rigetta, App. Brescia, 21/06/2011)
Cass. civ. Sez. I, 18-04-2013, n. 9488 CONTRATTI IN GENERE - Risoluzione del contratto per inadempimento L'azione di risoluzione del contratto ex art. 1456 cod. civ. tende ad una pronuncia di mero accertamento dell'avvenuta risoluzione di diritto a seguito dell'inadempimento di una delle parti previsto come determinante per la sorte del rapporto, in conseguenza dell'esplicita dichiarazione dell'altra parte di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa, differendo tale azione da quella ordinaria di risoluzione per inadempimento per colpa ex art. 1453 cod. civ., che ha natura costitutiva. Ne consegue che, in caso di fallimento del locatario, l'effetto risolutivo del contratto (nella specie, di locazione finanziaria) deve ritenersi già verificato ove la volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa sia stata comunicata anteriormente alla data della sentenza di fallimento, spettando il relativo accertamento al giudice delegato in sede di verifica dello stato passivo. (Rigetta, Trib. Lecco, 04/03/2011)
Cass. civ. Sez. I, 18-04-2013, n. 9486 PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Obbligazioni In tema di azione per indebito arricchimento nei confronti della P.A., il riconoscimento dell'utilità dell'opera e la configurabilità stessa di un arricchimento restano affidati a una valutazione discrezionale della sola P.A. beneficiaria, unica legittimata - mediante i suoi organi amministrativi o tramite quelli cui è istituzionalmente devoluta la formazione della sua volontà - ad esprimere il relativo giudizio, che presuppone il ponderato apprezzamento circa la rispondenza, diretta o indiretta, dell'opera al pubblico interesse, senza che possa operare in via sostitutiva la valutazione di amministrazioni terze, pur se interessate alla prestazione, né di un qualsiasi altro soggetto dell'amministrazione beneficiaria. Tale riconoscimento può essere esplicito o implicito, occorrendo, in quest'ultimo caso, che l'utilizzazione dell'opera sia consapevolmente attuata dagli organi rappresentativi dell'ente, in quanto la differenza tra le due forme di riconoscimento sta solo nel fatto che la prima è contenuta in una dichiarazione espressa, mentre la seconda si ricava da un comportamento di fatto, tale da far concludere che il suo autore abbia inteso conseguire uno specifico risultato. (Cassa e decide nel merito, App. Venezia, 15/03/2006)
Cass. civ. Sez. I, 18-04-2013, n. 9486 PROCEDIMENTO CIVILE - Natura sussidiaria dell'azione di arricchimento senza causa La natura sussidiaria dell'azione di arricchimento senza causa costituisce un presupposto della domanda, richiesto dalla legge, pertanto, tale condizione, non integrando un'eccezione in senso stretto, può essere rilevata d'ufficio dal giudice, nei limiti in cui la circostanza risulti da elementi di fatto già acquisiti nel giudizio, ed è proponibile per la prima volta anche nel giudizio di appello, non operando il divieto di "ius novorum" posto dall'art. 345 cod. proc. civ., inapplicabile per le eccezioni rilevabili d'ufficio (Cassa e decide nel merito, App. Venezia, 15/03/2006)
Cass. civ. Sez. I, 18-04-2013, n. 9484 FAMIGLIA In tema di riconoscimento dell'obbligazione indennitaria ex art. 129 bis cod. civ., solo il positivo accertamento della derivazione causale della nullità dall'incapacità d'intendere e volere al momento della celebrazione del matrimonio determina in via generale l'applicabilità dell'articolo richiamato, in quanto produttivo di una condizione soggettiva incolpevole d'incapacità, temporanea o definitiva, di prestare il consenso, mentre le altre cause, riconosciute in sede ecclesiastica e delibate positivamente, o direttamente accertate dal giudice italiano, devono essere valutate concretamente. Ne consegue che, ai fini del riconoscimento della relativa indennità, va accertata non solo la riferibilità oggettiva della causa d'invalidità al coniuge e la sua consapevolezza certa o probabile di essa, ma anche la circostanza che egli abbia posto in essere un comportamento, commissivo od omissivo, contrario al generale dovere di correttezza, il quale abbia contribuito alla celebrazione del matrimonio nullo. (Rigetta, App. Firenze, 03/05/2007)
Cass. civ. Sez. III, 18-04-2013, n. 9462 IMPUGNAZIONI CIVILI - Cassazione (ricorso per) Nel giudizio di cassazione, la procura speciale non può essere rilasciata a margine o in calce ad atti diversi dal ricorso o dal controricorso, atteso il tassativo disposto dell'art. 83, comma terzo, cod. proc. civ., che implica la necessaria esclusione dell'utilizzabilità di atti diversi da quelli suindicati. Pertanto, se la procura non è rilasciata contestualmente a tali atti, è necessario il suo conferimento nella forma prevista dal secondo comma dell'art. 83, cioè con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, facenti riferimento agli elementi essenziali del giudizio, quali l'indicazione delle parti e della sentenza impugnata; in difetto dell'osservanza di una di tali necessarie forme, il ricorso è, pertanto, inammissibile. (Dichiara inammissibile, App. Brescia, 10/11/2006)
Cass. civ. Sez. III, 18-04-2013, n. 9461 PROCEDIMENTO CIVILE - Sospensione del processo Proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza con cui il giudice di appello abbia rigettato il gravame avente ad oggetto il provvedimento di revoca di un'ordinanza di sospensione ex art. 295 cod. proc. civ., disposta dal giudice di primo grado pur permanendo la causa di sospensione, l'accertamento da parte della Suprema Corte dell'illegittimità di tale provvedimento e della persistenza della causa di sospensione comporta la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata, ai sensi dell'art. 382, terzo comma, cod. proc. civ., e la declaratoria che il processo non poteva essere proseguito, con conseguente necessità di riassunzione dello stesso davanti al giudice di primo grado. (Cassa senza rinvio, App. Venezia, 06/06/2006)
Cass. civ. Sez. III, 18-04-2013, n. 9459 CONTRATTI AGRARI - Affitto di fondi rustici Deve escludersi che la disciplina di cui all'art. 16 della legge 3 maggio 1982, n. 203 - relativa a miglioramenti, addizioni e trasformazioni dei fondi rustici - possa trovare applicazione anche nell'ipotesi in cui l'affittuario o il titolare di un diritto di godimento consimile (come il colono parziario in ipotesi di mancata conversione) esegua riparazioni straordinarie che sarebbero spettate al concedente, ricadendo tale ipotesi nell'ambito di operatività dell'art. 1577 cod. civ., richiamato dal successivo art. 1621. (Rigetta, App. Catania, 14/06/2006)
Cass. civ. Sez. III, 18-04-2013, n. 9458 STAMPA - Responsabilità civile e penale La responsabilità del giornalista per lesione dell'altrui onore o reputazione è esclusa dal legittimo esercizio del diritto di cronaca e tale esercizio è legittimo sia quando il giornalista riferisce fatti veri, sia quando riferisce fatti che apparivano veri al momento in cui furono riferiti (in virtù del principio della c.d. verità putativa). Ne consegue che al giornalista, convenuto nel giudizio di risarcimento del danno da diffamazione, per andare esente da responsabilità basta dimostrare non la verità storica dei fatti narrati, ma anche soltanto la loro verosimiglianza; fornita tale prova, è onere di chi afferma di essere stato diffamato dimostrare che la fonte da cui il giornalista ha tratto la notizia, al momento in cui questa venne diffusa, non poteva ritenersi attendibile. (Rigetta, App. Milano, 09/07/2007)
Cass. civ. Sez. III, 18-04-2013, n. 9455 PROCEDIMENTI CAUTELARI - Sequestro La convalida del sequestro conservativo "ante causam" - già prevista dall'art. 680 cod. proc. civ. (applicabile "ratione temporis" alla fattispecie) abrogata dall'art. 89 della legge 26 novembre 1993, n. 353 - presuppone l'accertamento giudiziale del credito azionato, sicché integra il vizio di omessa pronuncia la decisione del giudice della convalida che, pur senza rigettare la domanda di condanna nel merito avanzata dal creditore, nulla statuisca specificamente in ordine all'esistenza del suo diritto. Ricorrendo tale evenienza, costituisce onere del creditore - che intenda poi avvalersi, rispetto a terzi acquirenti i beni sequestrati, del disposto dell'art. 2906 cod. civ., in base al quale l'acquisto deve considerarsi "tamquam non esset" - proporre impugnazione per far valere l'omissione, essendo per contro inammissibile la domanda proposta, in tale sede, nei confronti dei predetti terzi acquirenti (già chiamati in causa nel corso del giudizio di convalida) e finalizzata alla formazione di un titolo esecutivo verso di essi, e ciò in ragione sia del loro difetto di legittimazione passiva, che dell'impossibilità di iniziare l'esecuzione sui beni sequestrati in assenza della conversione del sequestro in pignoramento, ai sensi dell'art. 686 cod. proc. civ., e del compimento, nei confronti del debitore originario, degli adempimenti di cui all'art. 156 disp. att. cod. proc. civ. (Rigetta, App. Torino, 19/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 18-04-2013, n. 9453 IMPUGNAZIONI CIVILI - Appello Nel giudizio di risarcimento del danno è consentito all'attore chiedere per la prima volta in appello un risarcimento degli ulteriori danni, provocati dal medesimo illecito, manifestatisi solo in corso di causa. (Cassa con rinvio, App. Torino, 16/05/2006)
Cass. civ. Sez. VI - 3 Ordinanza, 18-04-2013, n. 9447 CONTRATTI AGRARI - Conversione dei contratti associativi Pur ricorrendo un'ipotesi di connessione soggettiva ed oggettiva di cause, la circostanza che solo una risulti oggetto di competenza inderogabile o funzionale (nella specie, della sezione specializzata agraria di un tribunale) non determina alcuna "vis actractiva" in relazione alle altre, sicché il giudice competente per essa - nei confronti del quale, invece, quello inizialmente adito abbia declinato per intero la competenza - può richiedere d'ufficio il regolamento di competenza, previa separazione dei processi, purché ritenga che la cognizione delle restanti cause sia riservata per materia al giudice "a quo".
Cass. civ. Sez. Unite, 18-04-2013, n. 9414 COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIVILE Laddove la cancellazione di una società dal registro delle imprese italiano sia avvenuta come conseguenza dell'asserito trasferimento all'estero (nella specie in Gran Bretagna) della sua sede sociale, il successivo accertamento della fittizietà del trasferimento - che quindi non comporta il venire meno della giurisdizione del giudice italiano, né determina, come effetto di quella cancellazione, il decorso del termine di cui all'art. 10 legge fall. - non è precluso dal fatto che non sia preventivamente intervenuto, alla stregua dell'art. 2191 cod. civ., alcun provvedimento di segno opposto alla predetta cancellazione, atteso che per poter fornire la prova contraria alle risultanze della pubblicità legale riguardanti la sede dell'impresa non occorre precedentemente ottenere dal giudice del registro una pronuncia che ripristini, anche sotto il profilo formale, la corrispondenza tra la realtà effettiva e quella risultante dal registro. (Rigetta, App. Roma, 30/01/2012)
Cass. civ. Sez. Unite, 18-04-2013, n. 9410 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - Disciplina della magistratura Non integra l'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lettera n), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, non sussistendo alcuna violazione di legge, il comportamento del dirigente di un ufficio giudiziario consistito nel dare immediata attuazione ad un provvedimento di variazione tabellare dal medesimo adottato, nel quale sia stato oltretutto espressamente richiamato il disposto dell'art. 7-bis, secondo comma, del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12, norma che prevede l'immediata esecutività dei provvedimenti in via d'urgenza concernenti le tabelle, salve le successive determinazioni degli organi competenti a decidere in via definitiva. (Cassa con rinvio, Cons. Sup. Mag., 25/09/2012)
Cass. civ. Sez. Unite, 18-04-2013, n. 9410 ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - Disciplina della magistratura La ritardata trasmissione al competente Consiglio giudiziario di un provvedimento di variazione tabellare, adottato in via d'urgenza ai sensi dell'art. 7-bis, secondo comma, del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12, non comporta responsabilità disciplinare del dirigente di un ufficio giudiziario per l'illecito di cui all'art. 2, comma 1, lettera n), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, trattandosi di un incombente per il quale non è prescritto alcun termine di legge e che grava, comunque, sul personale amministrativo, della cui condotta il dirigente può essere, quindi, ritenuto responsabile solo per "culpa in vigilando", previo accertamento dei relativi presupposti. (Cassa con rinvio, Cons. Sup. Mag., 25/09/2012)
Cass. civ. Sez. Unite, 18-04-2013, n. 9407 APPELLO CIVILE L'art. 342 cod. proc. civ. - che, nel testo (applicabile "ratione temporis") quale sostituito dall'art. 50 legge 26 novembre 1990, n. 353, e prima dell'ulteriore modifica di cui all'art. 54, comma 1, lett. a, del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n.134, prevede che l'appello si propone con citazione contenente l'esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell'impugnazione, "nonché le indicazioni prescritte nell'art.163 cod. proc. civ." - non richiede altresì, che, in ragione del richiamo di tale ultima disposizione, l'atto di appello contenga anche lo specifico avvertimento, prescritto dal n. 7 del terzo comma dell'art. 163 cod. proc. civ., che la costituzione oltre i termini di legge implica le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 cod. proc. civ., atteso che queste ultime si riferiscono solo al regime delle decadenze nel giudizio di primo grado e non è possibile, in mancanza di un'espressa previsione di legge, estendere la prescrizione di tale avvertimento alle decadenze che in appello comporta la mancata tempestiva costituzione della parte appellata. (Rigetta, App. Catania, 31/05/2010)
Cass. civ. Sez. II, 17-04-2013, n. 9370 APPALTO PRIVATO - Rovina e difetti dell'immobile
L'azione di responsabilità per rovina e difetti di cose immobili, prevista dall'art. 1669 cod. civ., può essere esercitata anche dall'acquirente nei confronti del venditore che risulti fornito della competenza tecnica per dare direttamente, o tramite il proprio direttore dei lavori, indicazioni specifiche all'appaltatore esecutore dell'opera, gravando sul medesimo venditore l'onere di provare di non aver avuto alcun potere di direttiva o di controllo sull'impresa appaltatrice, così da superare la presunzione di addebitabilità dell'evento dannoso ad una propria condotta colposa, anche eventualmente omissiva. (Cassa con rinvio, App. Venezia, 09/08/2006)
Cass. civ. Sez. II, 17-04-2013, n. 9367 COMUNIONE E CONDOMINIO - Scioglimento di comunioni
Il giudizio di scioglimento di comunioni non è del tutto compatibile con le scansioni e le preclusioni che disciplinano il processo in generale, intraprendendo i singoli condividenti le loro strategie difensive anche all'esito delle richieste e dei comportamenti assunti dalle altre parti con riferimento al progetto di divisione ed acquisendo rilievo gli eventuali sopravvenuti atti negoziali traslativi, che modifichino il numero e l'entità delle quote; ne deriva il diritto delle parti del giudizio divisorio di mutare, anche in sede di appello, le proprie conclusioni e richiedere per la prima volta l'attribuzione, per intero o congiunta, del compendio immobiliare, integrando tale istanza una mera modalità di attuazione della divisione. (Rigetta, App. Bolzano, 14/09/2006)
Cass. civ. Sez. II, 17-04-2013, n. 9358
NOTARIATO - Disciplina (sanzioni disciplinari) dei notai
In tema di sanzioni disciplinari a carico dei notai, al fine di escludere la violazione del divieto di assistere ad uffici secondari nei giorni ed orari fissati per la sede principale, previsto nel Codice deontologico approvato dal Consiglio nazionale del Notariato, non rileva l'accortezza che le ore di stipula presso tali uffici secondari non siano ricomprese nella fascia oraria espressamente vincolata, allorché l'incidenza percentuale degli atti più significativi compiuti fuori sede rispetto all'attività complessiva svolta dal professionista (nella specie, oscillante tra il 62 e il 71 per cento peraltro non giustificata da specifiche esigenze della clientela), tenuto altresì conto delle incombenze e degli adempimenti che ruotano intorno alla stipula, denoti comunque l'inosservanza dell'obbligo, parimenti imposto al notaio, di assistere personalmente allo studio anche in giorni e per ore diversi da quelli stabiliti, dovendo la sede notarile costituire il centro effettivo del suo operato professionale. (Principio enunciato in fattispecie soggetta "ratione temporis" all'applicazione dell'art. 26 dellalegge n. 89 del 1913, nella formulazione anteriore alle modifiche introdotte dall'art. 12 del d.l. n. 1 del 2012, conv. in legge n. 27 del 2012). (Cassa e decide nel merito, App. Bari, 29/12/2011)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9334 SOCIETÀ - di persone fisiche
Il contratto di trasferimento della quota di partecipazione in una società di fatto, non avendo per oggetto l'azienda sociale, non richiede la forma scritta "ad probationem". (Rigetta, App. Torino, 08/08/2005)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9334 SOCIETÀ - Di persone fisiche In tema di società di fatto, la violazione delle regole amministrative circa i requisiti per lo svolgimento di attività commerciali (nella specie, la mancanza del permesso di soggiorno da parte di uno dei soci), pur potendo dar luogo all'irrogazione di sanzioni, non incide sulla validità del contratto di società stipulato. (Rigetta, App. Torino, 08/08/2005)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9325 FALLIMENTO - Ammissione al passivo In tema di formazione dello stato passivo, l'insinuazione di un'associazione sindacale per i contributi dovuti dai lavoratori, propri iscritti, dipendenti dell'imprenditore fallito, gode di collocazione privilegiata, poiché il relativo credito sorge a seguito di cessione della retribuzione da parte del lavoratore. (Rigetta, App. Cagliari, 07/09/2006)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9321 FALLIMENTO - Chiusura del fallimento
In tema di chiusura del fallimento, l'inapplicabilità, con riferimento al termine per la proposizione del reclamo avverso il corrispondente decreto, della disciplina dettata dall'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ., deriva dalla peculiarità del procedimento fallimentare, nella specie giustificabile con la natura di procedimento incidentale da riconoscersi al reclamo endofallimentare, sicchè la "conoscenza del processo" di cui alla citata norma va riferita alla conoscenza del procedimento fallimentare, conseguendone, pertanto, che quella disposizione potrebbe fondatamente essere invocata solo dal creditore che non abbia ricevuto l'avviso di cui all'art. 92 legge fall.. (Rigetta, App. Napoli, 06/05/2011)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9320 FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI In tema di ripartizione dell'attivo fallimentare, il diritto alla restituzione dei contributi concessi in forza dell'art. 39, comma 11, del d.lgs. 30 marzo 1990, n. 76, assistito da privilegio speciale, sorge nel momento in cui è disposta la revoca dell'ammissione al beneficio e non dalla data dell'originaria erogazione del contributo medesimo, trattandosi di provvedimento di contenuto risolutivo. Ne consegue che detto privilegio non può prevalere sull'ipoteca iscritta precedentemente, la quale integra un diritto preesistente. (Rigetta, Trib. Roma, 26/07/2006)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9318 FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI L'istanza di revocazione contro crediti ammessi (art. 102 r.d. 16 marzo 1942, n. 267) ha carattere di impugnazione straordinaria, volta a conseguire il risultato che l'esecuzione collettiva vada a favore degli effettivi creditori. Ne consegue che solo un creditore ammesso, in quanto partecipe al concorso, essendo portatore di un interesse concreto ed attuale, è legittimato alla proposizione dell'istanza diretta all'esclusione di un credito o di una garanzia da cui sia pregiudicato, dovendosi invece escludere che il creditore erroneamente ammesso possa conseguire un provvedimento favorevole (come il riconoscimento della prededuzione), mentre ove intenda essere escluso, potrà rinunziare alla ammissione, ovvero sollecitare il curatore a proporre istanza di revocazione. (Rigetta, App. Firenze, 23/05/2005)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9317
FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI In materia di insinuazione al passivo di crediti derivanti da un unico rapporto di lavoro subordinato, il principio di infrazionabilità del credito determina l'inammissibilità della domanda frazionata solamente nel caso in cui il rapporto si sia concluso, con conseguente definizione delle rispettive posizioni di debito e credito, ed il creditore abbia dichiarato, nonostante l'unitaria contezza delle proprie spettanze, di voler agire soltanto per una parte di esse, dovendosi, per contro, ritenere ammissibili una pluralità di domande, ove il creditore non abbia effettuato, senza essere in colpa, una considerazione unitaria di distinte voci di credito, ciascuna con autonomi elementi costitutivi, sia pure nella cornice di un unitario rapporto, restando esclusa, in tal caso, una connotazione di abusività della condotta. (Rigetta, App. Venezia, 27/03/2006)
Cass. civ. Sez. I, 17-04-2013, n. 9314
URBANISTICA - Concessione edilizia
Cass. civ. Sez. V, 17-04-2013, n. 9256 TRIBUTI (IN GENERALE) - Accertamento tributario In tema di accertamento delle imposte, poiché l'obbligazione tributaria non fa capo, nel caso di impresa individuale, alla ditta, che è soltanto un elemento distintivo dell'impresa, ma alla persona fisica dell'imprenditore, l'eventuale erroneità dell'indicazione della ditta può comportare la nullità dell'avviso di accertamento soltanto quando da essa possa derivare incertezza assoluta riguardo all'individuazione della persona fisica dell'imprenditore destinatario della pretesa tributaria, tenuto conto di ogni altro dato identificativo risultante dall'accertamento, quale in primo luogo il codice fiscale o il numero di partita IVA. (Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Venezia, 23/04/2009)
Cass. civ. Sez. V, 17-04-2013, n. 9253 TRIBUTI ERARIALI INDIRETTI - Tributi doganali anteriori alla riforma del 1972
In tema di dazi, l'atto "passibile di azione giudiziaria repressiva" (quale causa del mancato pagamento dei diritti doganali), previsto dal Reg. CEE n. 1697/79 del Consiglio del 24 luglio 1979, determina una esclusione temporanea del decorso sia del termine di decadenza per la revisione dell'accertamento, sia di quello di prescrizione per la riscossione dei menzionati diritti, che perdura fino alla data di definitività del provvedimento che esaurisce il relativo procedimento penale, ma non preclude all'amministrazione, a favore della quale la suddetta esclusione è sancita, di notificare una richiesta di pagamento prima della cessazione della causa "sospensiva". (Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Bari, 07/06/2006)
Cass. civ. Sez. III, 17-04-2013, n. 9240 GIURISDIZIONE CIVILE - Giurisdizione ordinaria e amministrativa
Ove il pubblico dipendente proponga, nei confronti dell'amministrazione datrice di lavoro, domanda di risarcimento danni per lesione dell'integrità psico-fisica, non rileva, ai fini dell'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità proposta, la qualificazione formale data dal danneggiato in termini di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, ovvero mediante il richiamo di norme di legge (artt. 2043 e ss., 2087 cod. civ.), in quanto invece è necessario considerare i tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito posto a base della pretesa risarcitoria, onde stabilire se sia stata denunciata una condotta dell'amministrazione la cui idoneità lesiva possa esplicarsi, indifferentemente, nei confronti della generalità dei cittadini e nei confronti dei propri dipendenti, costituendo, in tal caso, il rapporto di lavoro mera occasione dell'evento dannoso; oppure se la condotta lesiva dell'amministrazione presenti caratteri tali da escluderne qualsiasi incidenza nella sfera giuridica di soggetti ad essa non legati da rapporto d'impiego e le sia imputata la violazione di specifici obblighi di protezione dei lavoratori (art. 2087 cod. civ.), nel qual caso la responsabilità ha natura contrattuale. (Rigetta, App. Napoli, 15/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 17-04-2013, n. 9239 RESPONSABILITA' CIVILE - Stato di necessità
Non costituisce domanda nuova, ai fini di cui all'art. 345 cod. proc. civ., la proposizione per la prima volta in appello della domanda di corresponsione dell'indennizzo ex art. 2045 cod. civ., quando l'appellante abbia proposto in primo grado domanda di risarcimento del danno, dovendo la prima ritenersi implicita nella seconda, tanto che il giudice può provvedere su di essa persino "ex officio". (Cassa con rinvio, Trib. Ravenna, 08/11/2006)
Cass. civ. Sez. III, 17-04-2013, n. 9239 IMPUGNAZIONI CIVILI - Revocazione (giudizio di)
Proposta revocazione di sentenza d'appello con contestuale istanza di sospensione e disposta dal giudice, che reputi non manifestamente infondata l'impugnazione, la sospensione del termine per esperire ricorso per cassazione, gli effetti della sospensione si producono dal momento della proposizione dell'istanza di parte, non potendo il ritardo nella deliberazione del giudice risolversi in danno dell'istante, e perdurano fino alla comunicazione della sentenza che pronunci sulla revocazione, secondo l'espressa previsione dell'ultimo comma dell'art. 398 cod. proc. civ., con la conseguenza che dalla data dell'avvenuta comunicazione riprende a decorrere, per la parte residua, il termine per la proposizione del ricorso per cassazione. (Cassa con rinvio, Trib. Ravenna, 08/11/2006)
Cass. civ. Sez. III, 17-04-2013, n. 9238 CONTRATTI AGRARI - Diritto di prelazione e di riscatto
Nel sistema delineato dall'art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, poiché la violazione del diritto di prelazione agraria, conseguente alla stipulazione di un contratto preliminare - non oggetto di "denuntiatio" - tra il proprietario del terreno ed un terzo, non consente all'affittuario di avvalersi né del rimedio risarcitorio, né di quello dell'esecuzione in forma specifica del diritto violato, bensì, (una volta intervenuto il contratto definitivo tra quelle stesse parti) esclusivamente di esercitare il diritto di riscatto, deve ravvisarsi carenza di interesse all'azione di mero accertamento esercitata dal prelazionario per far acclarare il difetto di un evento (l'autenticità della sottoscrizione del contratto preliminare), che, di per sé, non implica una lesione attuale del diritto altrui, ma che potrebbe eventualmente produrla soltanto all'esito di una fattispecie complessa, ancora in via di completamento. (Rigetta, App. Roma, 01/04/2010)
Cass. civ. Sez. III, 17-04-2013, n. 9233 RESPONSABILITA' PATRIMONIALE - Conservazione della garanzia patrimoniale
L'azione surrogatoria di cui all'art. 2900 cod. civ. non può essere esercitata, per la prima volta, attraverso la proposizione del ricorso per cassazione "omisso medio" (senza, cioè, avere esercitato la medesima azione nella precedente sede di appello, ovvero avendola ivi erroneamente esercitata), non presentando essa caratteri morfologici meramente "rappresentativi" - tali, cioè, da consentire al soggetto in surroga di inserirsi nel processo in forza di un sottostante rapporto, del tutto indifferente per il terzo cui la domanda è rivolta - bensì connotandosi come attuazione di un potere, il cui accertamento processuale è compito del giudice e presuppone una indagine di fatto non compresa nei limiti del giudizio di legittimità (non mutati, "in parte qua", per effetto della modifica dell'art. 384 cod. proc. civ., impugnativa di tipo "straordinario" ad effetto devolutivo limitato, che non dà luogo ad una nuova valutazione del merito della causa, ma alla sola revisione della conformità alla legge (sostanziale o processuale) dell'attività giurisdizionale esercitata e dell'esattezza della pronuncia in diritto resa con la sentenza. (Rigetta, App. Napoli, 18/12/2008)
DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE- Danno non patrimoniale
In caso di fatto illecito plurioffensivo, ciascun danneggiato - in forza di quanto previsto dagli artt. 2, 29, 30 e 31 Cost., nonché degli artt. 8 e 12 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dell'art. 1 della cd. "Carta di Nizza" - è titolare di un autonomo diritto all'integrale risarcimento del pregiudizio subìto, comprensivo, pertanto, sia del danno morale (da identificare nella sofferenza interiore soggettiva patita sul piano strettamente emotivo, non solo nell'immediatezza dell'illecito, ma anche in modo duraturo, pur senza protrarsi per tutta la vita) che di quello "dinamico-relazionale" (consistente nel peggioramento delle condizioni e abitudini, interne ed esterne, di vita quotidiana). Ne consegue che, in caso di perdita definitiva del rapporto matrimoniale e parentale, ciascuno dei familiari superstiti ha diritto ad una liquidazione comprensiva di tutto il danno non patrimoniale subìto, in proporzione alla durata e intensità del vissuto, nonché alla composizione del restante nucleo familiare in grado di prestare assistenza morale e materiale, avuto riguardo all'età della vittima e a quella dei familiari danneggiati, alla personalità individuale di costoro, alla loro capacità di reazione e sopportazione del trauma e ad ogni altra circostanza del caso concreto, da allegare e provare (anche presuntivamente, secondo nozioni di comune esperienza) da parte di chi agisce in giudizio, spettando alla controparte la prova contraria di situazioni che compromettono l'unità, la continuità e l'intensità del rapporto familiare. (Cassa con rinvio, App. Napoli, 26/09/2007)
Cass. civ. Sez. III, 17-04-2013, n. 9231 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Liquidazione e valutazione Qualora il giudice, al fine di soddisfare esigenze di uniformità di trattamento su base nazionale, proceda alla liquidazione equitativa del danno non patrimoniale in applicazione delle "tabelle" predisposte dal Tribunale di Milano è tenuto ad esplicitare, in motivazione, se e come abbia considerato tutte le circostanze del caso concreto per assicurare un risarcimento integrale del pregiudizio subìto da ciascun danneggiato. (Cassa con rinvio, App. Napoli, 26/09/2007)
Cass. civ. Sez. II, 16-04-2013, n. 9188 PROVA TESTIMONIALE CIVILE Il socio di società di capitali non è incapace a testimoniare, ai sensi dell'art. 246 cod. proc. civ., nel giudizio promosso dalla medesima società nei confronti del proprio amministratore e di un terzo per l'annullamento di un contratto che si assume stipulato dall'amministratore in conflitto di interessi con la società da lui rappresentata, vantando lo stesso socio un interesse di mero fatto in relazione all'attività negoziale imputabile alla società, tale da escluderne la legittimazione a partecipare a detto giudizio, ed essendo diversa l'intrapresa azione di annullamento dall'azione risarcitoria individuale, a norma dell'art. 2395 cod. civ., spettante al singolo socio direttamente danneggiato dalla condotta dell'amministratore. (Rigetta, App. Roma, 23/11/2006)
Cass. civ. Sez. II, 16-04-2013, n. 9177 NOTAIO ED ATTO NOTARILE - Responsabilità disciplinare
L'art. 135, quarto comma, della legge notarile, secondo il quale se il notaio, in occasione della formazione di uno stesso atto, contravviene più volte alla medesima disposizione, si applica una sola sanzione, determinata fino all'ammontare massimo previsto per tale infrazione tenendo conto del numero delle violazioni commesse, non opera in caso di plurime infrazioni identiche compiute in atti diversi, non potendo il giudice interferire nella discrezionalità del legislatore con l'estendere all'ambito degli illeciti disciplinari quanto previsto, in tema di continuazione, da altri settori dell'ordinamento. (Cassa con rinvio, App. Milano, 14/11/2011)
Cass. civ. Sez. II, 16-04-2013, n. 9177 NOTAIO ED ATTO NOTARILE Il notaio che contravviene alle disposizioni contenute nell'art. 55 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, è punito con la sospensione a norma dell'art. 138 della medesima legge rimanendo, tuttavia, soggette alla sola sanzione pecuniaria di cui al precedente art. 137 le violazioni relative alle sottoscrizioni imposte dal richiamato art. 51 della legge notarile (nella specie, mancanza della distinta sottoscrizione della traduzione allegata al rogito). (Cassa con rinvio, App. Milano, 14/11/2011)
Cass. civ. Sez. II, 16-04-2013, n. 9177 NOTAIO ED ATTO NOTARILE A norma dell'art. 55 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, qualora il notaio non conosca la lingua straniera in cui si esprimono le parti, l'atto viene scritto in lingua italiana con l'intervento dell'interprete, ma di fronte o in calce allo stesso va posta anche la traduzione, e tanto l'originale quanto la traduzione devono recare le necessarie distinte sottoscrizioni, non soddisfacendo un'unica firma, ancorché apposta in calce alle due sezioni, le quali si susseguano senza interruzione in un documento unitario, le esigenze di verifica della fedeltà e della congruità della traduzione, che il legislatore ha inteso tutelare in considerazione della situazione di debolezza in cui si trovano le parti per l'uso di una lingua diversa dalla propria. (Cassa con rinvio, App. Milano, 14/11/2011)
Cass. civ. Sez. lavoro, 16-04-2013, n. 9171 ATTI AMMINISTRATIVI - Interpretazione dell'atto L'accordo per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, approvato con delibera della Giunta Provinciale di Bolzano n. 3366 del 21 luglio 1997, non costituisce fonte negoziale diretta di disciplina del rapporto convenzionale considerato, siccome di per sé inidoneo ad inserirsi nell'ordinamento con propria forza cogente, ma rappresenta soltanto la fase consensuale di un complesso procedimento di produzione normativa, che si conclude con l'intervento del solo potere pubblico avente la forma - tra l'altro - della delibera provinciale ed il contenuto di un atto di normazione secondaria. Ne consegue che in relazione a tale atto non trovano applicazione i criteri di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362 e seguenti cod. civ., che l'interpretazione data dal giudice del merito agli anzidetti accordi può essere denunciata in sede di legittimità a norma dell'art. 360, n. 3, cod. proc. civ., per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, e che la Corte regolatrice può sottoporre a diretto esame esegetico le relative norme in base ai criteri fissati dall'art. 12 delle disposizioni preliminari al codice civile per l'interpretazione delle leggi. (Nella specie, la S.C., nell'interpretare l'art. 44, lettera b, del richiamato contratto collettivo provinciale per il regolamento dei rapporti con i medici di medicina generale, concernente l'indennità di piena disponibilità per i medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, ha ritenuto che la condizione ostativa alla erogazione della stessa, consistente nella esistenza di ogni tipo di "convenzioni con istituzioni pubbliche o private", non sia integrata da qualsiasi convenzione stipulata dal medico convenzionato con "soggetti pubblici o privati", dovendosi invece accertare in concreto se le modalità di svolgimento della prestazione ulteriore siano tali da consentire al professionista il regolare adempimento del proprio impegno professionale in favore degli assistiti di medicina generale). (Rigetta, App. Trento, sez. dist. di Bolzano, 16/04/2007)
Cass. civ. Sez. lavoro, 16-04-2013, n. 9169 IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE E GIURIDICHE - Riscossione
In tema di riscossione delle imposte sui redditi, non può essere applicata retroattivamente la modifica normativa dell'art. 25, primo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, operata dall'art. 1, comma 417, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (nella versione anteriore all'ulteriore modifica apportata dall'art. 1 del d.l. 17 giugno 2005, n. 106, conv. in legge 31 luglio 2005, n. 156), che ha introdotto il principio della decadenza del concessionario dall'azione esecutiva, nel caso di mancata notifica della cartella esattoriale al contribuente entro un termine perentorio. (Rigetta, App. Torino, 10/07/2007)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9161
ESECUZIONE FORZATA - Titolo esecutivo
Il titolo esecutivo giudiziale, di cui all'art. 474, secondo comma, n. 1, cod. proc. civ., non si esaurisce nel documento in cui è consacrato l'obbligo da eseguire, essendo consentita l'integrazione del provvedimento con elementi extratestuali, purché idoneamente richiamati; ne consegue che è ammissibile, a tal fine, l'integrazione della sentenza d'appello realizzata mediante rinvio espresso alla condanna operata in primo grado, benché contenuta in pronuncia dichiarata nulla in sede di impugnazione. (Rigetta, Trib. Ascoli Piceno, 05/06/2007)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9161 ESECUZIONE FORZATA - Titolo esecutivo
L'effetto sostitutivo della sentenza d'appello, la quale confermi integralmente o riformi parzialmente la decisione di primo grado, comporta che, ove l'esecuzione non sia ancora iniziata, essa dovrà intraprendersi sulla base della pronuncia di secondo grado, mentre, se l'esecuzione sia già stata promossa in virtù del primo titolo esecutivo, la stessa proseguirà sulla base delle statuizioni ivi contenute che abbiano trovato conferma in sede di impugnazione. (Rigetta, Trib. Ascoli Piceno, 05/06/2007)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9158 SUCCESSIONI - Divisione ereditaria - Operazioni divisionali
Ciascun coerede, ove il titolo esecutivo giudiziale, formatosi nei confronti di tutti i partecipanti alla comunione ereditaria, riconosca un determinato credito del "de cuius", senza nessuna limitazione per quote, né previsione di una solidarietà attiva, può agire esecutivamente per l'intero credito ereditario. (Cassa con rinvio, Trib. Milano, 17/07/2006)
FONTICED Cassazione, 2013
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9158 SUCCESSIONI - Accettazione dell'eredità
L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, determinando la limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti del "de cuius" entro il valore dei beni a lui pervenuti, va eccepita nel giudizio di cognizione di cognizione promosso dal creditore del defunto che faccia valere per intero la sua pretesa, in modo da contenere quantitativamente l'estensione e gli effetti dell'invocata pronuncia giudiziale; ne consegue che, ove non sia stata proposta la relativa eccezione nel processo di cognizione, la qualità di erede con beneficio d'inventario non è deducibile per la prima volta in sede esecutiva. (Cassa con rinvio, Trib. Milano, 17/07/2006)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9154 PROVA DOCUMENTALE IN MATERIA CIVILE La parte che produca in giudizio dei documenti a sostegno d'una eccezione in senso stretto ha altresì l'onere di precisare a quale scopo sia avvenuta quella produzione documentale, la quale, in difetto di tale allegazione, non potrà essere invocata nei gradi successivi del giudizio. (Nella specie, il giudice d'appello aveva ritenuto tardiva la produzione in appello di documenti a sostegno dell'eccezione di compensazione, ed il soccombente aveva proposto ricorso per cassazione allegando che quei documenti erano stati già prodotti in primo grado. La Corte, rilevato come il ricorrente non aveva dedotto a quale fine fosse avvenuta la produzione documentale in primo grado, ha rigettato il ricorso). (Rigetta, App. Roma, 22/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9152 SPESE GIUDIZIALI CIVILI - Responsabilità processuale aggravata L'accertamento della mala fede del creditore pignorante, per i fini di cui all'art. 96, comma secondo, cod. proc. civ., è devoluto al giudice dell'opposizione all'esecuzione, il quale nel compiere il relativo accertamento dovrà valutare la condotta tenuta dal creditore nel giudizio di esecuzione, e non in quello di opposizione, a meno che non venga invocata dall'opponente anche la responsabilità dell'opposto per avere in mala fede o colpa grave resistito al giudizio di opposizione all'esecuzione, ai sensi del primo comma della norma citata. (Rigetta, Trib. Roma, 04/07/2006)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9148 CASSAZIONE CIVILE - Ricorso (procedimento) Investita una sezione civile della Corte di cassazione dell'esame di un ricorso da devolvere, invece, alla sezione lavoro della stessa Corte, la necessità di dare applicazione al principio costituzionale sulla "durata ragionevole" del processo, unitamente alla constatazione dell'assoluta ininfluenza della circostanza sul piano delle regole processuali da osservare nel giudizio di legittimità, escludono la necessità di rimettere il ricorso al Primo Presidente della Suprema Corte. (Rigetta, App. Cagliari, 25/07/2006)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9148 PREVIDENZA SOCIALE - Malattia, assicurazione e assistenza (indennità)
L'art. 1, comma 3, della legge 25 febbraio 1992, n. 210 (che contempla un'indennità in favore dei soggetti emotrasfusi per danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali), a seguito della sentenza additiva della Corte costituzionale n. 28 del 2009, deve essere interpretato in modo costituzionalmente orientato e dunque alla luce del nuovo significato che l'enunciato normativo ha assunto in forza della predetta declaratoria di illegittimità costituzionale, nonché di altra precedente recata dalla sentenza n. 476 del 2002. Ne consegue che la norma deve essere intesa nel senso di includere, nel rischio per il quale essa prevede la corresponsione di un indennizzo, anche quello della contaminazione del sangue del paziente dializzato a causa di una scarsa pulizia del macchinario utilizzato per la dialisi, che determini la persistenza di sostanza ematica infetta di altro paziente. (Rigetta, App. Cagliari, 25/07/2006)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9137 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Danno (lucro cessante) - Liquidazione e valutazione In caso di occupazione senza titolo di un immobile altrui, il danno subito dal proprietario è "in re ipsa", discendendo dalla perdita della disponibilità del bene e dall'impossibilità di conseguire l'utilità ricavabile dal bene medesimo in relazione alla sua natura normalmente fruttifera. La liquidazione del danno ben può essere, in tal caso, operata dal giudice sulla base di presunzioni semplici, con riferimento al cosiddetto danno figurativo, qual è il valore locativo del bene usurpato. (Rigetta, App. Palermo, 11/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 16-04-2013, n. 9137 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Concorso di colpa del danneggiato
In tema di esclusione, ai sensi dell'art. 1227, comma secondo, cod. civ., della risarcibilità di quei danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza, grava sul debitore responsabile del danno l'onere di provare la violazione, da parte del danneggiato, del dovere di correttezza impostogli dal citato art. 1227 e l'evitabilità delle conseguenze dannose prodottesi, trattandosi di una circostanza impeditiva della pretesa risarcitoria, configurabile come eccezione in senso stretto. (Rigetta, App. Palermo, 11/05/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 15-04-2013, n. 9080 IMPUGNAZIONI IN MATERIA CIVILE - Cause scindibili e inscindibili
Nel processo con pluralità di parti relativo a cause scindibili, l'omessa integrazione del contraddittorio delle altre parti del giudizio di primo grado, ai sensi dell'art. 331 cod. proc. civ., non importa nullità della sentenza, essendo la fattispecie regolata dall'art. 332 cod. proc. civ. Ne consegue che, nel caso in cui il giudice di appello abbia omesso di disporre la notificazione dell'impugnazione alle parti non costituite, la sentenza di appello può essere cassata in sede di legittimità soltanto se al momento della decisione della Suprema Corte non siano ancora decorsi, per la parte pretermessa, i termini per l'appello, mentre in caso contrario la violazione resta priva di effetti. (Rigetta, App. Napoli, 15/05/2007)
Cass. civ. Sez. lavoro, 15-04-2013, n. 9080 SPESE GIUDIZIALI CIVILI - Responsabilità processuale aggravata In tema di responsabilità aggravata per lite temeraria, che ha natura extracontrattuale, la domanda di cui all'art. 96, primo comma, cod. proc. civ. richiede pur sempre la prova, incombente sulla parte istante, sia dell'"an" e sia del "quantum debeatur",o comunque postula che, pur essendo la liquidazione effettuabile di ufficio, tali elementi siano in concreto desumibili dagli atti di causa. (Rigetta, App. Napoli, 15/05/2007)
Cass. civ. Sez. lavoro, 15-04-2013, n. 9073
LAVORO (RAPPORTO DI) - Licenziamento Nel regime di tutela reale ex art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, avverso i licenziamenti illegittimi (nella formulazione "ratione temporis" applicabile, anteriore alla modifica apportata con legge 28 giugno 2012, n. 92), la predeterminazione legale del danno risarcibile in favore del lavoratore (con riferimento alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione) non esclude che il lavoratore possa chiedere il risarcimento del danno ulteriore (nel caso, alla professionalità) che gli sia derivato dal ritardo della reintegra, e che il giudice, in presenza della relativa prova - il cui onere incombe sul lavoratore ma che, in presenza di precise allegazioni, può essere soddisfatto mediante il ricorso alla prova presuntiva - possa liquidarlo equitativamente. (Rigetta, App. Milano, 08/04/2010)
LAVORO (RAPPORTO DI) - Licenziamento Nel regime di tutela reale ex art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, avverso i licenziamenti illegittimi (nella formulazione "ratione temporis" applicabile, anteriore alla modifica apportata con legge 28 giugno 2012, n. 92), qualora sia stata accertata l'illegittimità del licenziamento, può essere risarcito il danno non patrimoniale conseguente alla mancata tempestiva reintegrazione nel posto di lavoro, ove si ravvisi una lesione di interessi inerenti la persona, non connotati da rilevanza economica, ma meritevoli di tutela anche per il loro rilievo costituzionale. (Nella specie la S.C. ha considerato congruamente motivata la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente un danno non patrimoniale risarcibile, in conseguenza dell'accertata situazione di stress e disagio personale subita per effetto del licenziamento intimato nei confronti di lavoratore di 58 anni di età, della difficoltà di trovare altre occupazioni e della mancata esecuzione per sei anni dell'ordine di reintegra, nonostante le plurime offerte della prestazione lavorativa). (Rigetta, App. Milano, 08/04/2010)
Cass. civ. Sez. lavoro, 15-04-2013, n. 9070 LAVORO (CONTRATTO COLLETTIVO DI) - Contratti postcorporativi - (interpretazione)
L'interpretazione di una norma contrattuale, com'è quella contenuta in un contratto collettivo di diritto comune, è operazione che si sostanzia in un accertamento di fatto, come tale riservato al giudice di merito ed incensurabile in cassazione se non per vizi attinenti ai criteri legali di ermeneutica o ad una motivazione carente o contraddittoria. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non congruamente motivata la sentenza di merito, la quale, nell'interpretare l'art. 5, comma ottavo, del c.c.n.l. Metalmeccanici dell'8 giugno 1999 - che prevede, in favore dei lavoratori turnisti, il beneficio di "mezzora retribuita per la refezione nelle ore di presenza in azienda" -, non aveva considerato la possibilità di riconoscere una pluralità di pause retribuite complessivamente non inferiori a trenta minuti, purché tali da consentire il consumo dei pasti in relazione alla tipologia di lavoro espletato). (Cassa con rinvio, App. Milano, 21/12/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 15-04-2013, n. 9067 LEGGI, DECRETI E REGOLAMENTI - Efficacia della legge nel tempo e nello spazio
Cass. civ. Sez. VI - 2 Ordinanza, 12-04-2013, n. 8950
INGIUNZIONE (PROCEDIMENTO PER) - Opposizione È inammissibile l'istanza di regolamento di competenza con la quale l'opposto deduca che il giudice, anziché ordinare la cancellazione dal ruolo della causa di opposizione a decreto ingiuntivo, per avere egli aderito all'eccezione di incompetenza territoriale proposta dall'opponente, abbia accolto con sentenza l'eccezione medesima, condannandolo alle spese del giudizio, giacché l'indicata questione non riguarda la competenza, ovvero l'attribuzione della controversia alla "potestas decidendi" dell'uno o dell'altro giudice. (Dichiara inammissibile, Trib. Milano, 29/2/2012)
Cass. civ. Sez. III, 12-04-2013, n. 8942 SENTENZA CIVILE La data di deliberazione della sentenza non è, a differenza di quella di sua pubblicazione (che ne segna il momento di acquisto della rilevanza giuridica), un elemento essenziale dell'atto processuale, sicchè la relativa mancanza e/o la sua erronea indicazione non comportano alcuna nullità deducibile con l'impugnazione, costituendo, invece, fattispecie di mero errore materiale emendabile ex artt. 287 e 288 cod. proc. civ., ed altrettanto dicasi per l'ipotesi di diversità tra la prima di tali date, riportata in calce alla sentenza, e quella dell'udienza collegiale all'uopo fissata, tanto non essendo, di per sé solo, sufficiente a far ritenere, qualora quest'ultima sia successiva, che detto provvedimento sia stato deliberato prima di tale udienza, cioè a far ritenere superata la presunzione di rituale decisione della causa da parte del collegio. (Dichiara inammissibile, Trib. Bolzano, 05/02/2009)
Cass. civ. Sez. III, 12-04-2013, n. 8940 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Liquidazione e valutazione IMPUGNAZIONI CIVILI - Cassazione (ricorso per)
PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE CIVILE - Sentenza In tema di quantificazione del danno derivante da accertata responsabilità professionale, la decisione del giudice del gravame di rivalutare dalla data del fatto illecito l'importo del danno riconosciuto da quello di prime cure, senza considerare che quest'ultimo lo aveva già liquidato all'attualità, integra un difetto di motivazione della sentenza, impugnabile con i mezzi ordinari, e non un suo errore emendabile con la procedura di cui agli articoli 287 e ss. cod. proc. civ. (Così statuendo, la S.C., accogliendo la corrispondente doglianza, ha cassato la sentenza impugnata che, nell'esporre la liquidazione del primo giudice come dato di partenza soggetto ad incremento, ma omettendone di considerare la sua già avvenuta rivalutazione alla data della relativa pronuncia, aveva poi, contraddittoriamente e senza alcun espresso motivo, rapportato detta liquidazione alla data dei fatti, così determinando, nell'intervallo temporale, una notevolissima ed ingiustificata differenza). (Cassa con rinvio, App. Firenze, 12/01/2007)
Cass. civ. Sez. III, 12-04-2013, n. 8938 CONTRATTI AGRARI - Diritto di prelazione e di riscatto In materia di contratti agrari, laddove il proprietario venda il fondo a terzi dopo l'accettazione della proposta di alienazione da parte del coltivatore ed in pendenza del termine per il pagamento del prezzo, agli effetti dell'art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, il coltivatore può esercitare il diritto di riscatto, pur trattandosi di ipotesi non espressamente prevista dal legislatore a tal fine, dovendosi, per contro, rigettare la pretesa dello stesso volta a conseguire l'accertamento dell'avvenuto trasferimento in proprio favore della proprietà del terreno in contestazione, ovvero una sentenza costitutiva ex art. 2932 cod. civ.. (Rigetta, App. Lecce, 03/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 12-04-2013, n. 8936 ESECUZIONE FORZATA - Opposizione all'esecuzione Il terzo che, in pendenza dell'esecuzione forzata e dopo la trascrizione del pignoramento immobiliare, abbia acquistato a titolo particolare il bene pignorato, soggiace alla disposizione di cui all'art. 2913 cod. civ., il quale, sancendo l'inefficacia verso il creditore procedente ed i creditori intervenuti delle alienazioni del bene staggito successive al pignoramento, impedisce che egli succeda nella posizione di soggetto passivo dell'esecuzione in corso, e, quindi, che sia legittimato a proporre opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615, secondo comma, cod. proc. civ. (Rigetta, Trib. Castrovillari, 14/03/2007)
Cass. civ. Sez. III, 12-04-2013, n. 8936 PROCEDIMENTO CIVILE - Giudice istruttore
In tema di contraddittorio, la sentenza che decida su di una questione di puro diritto, rilevata d'ufficio, senza procedere alla sua segnalazione alle parti onde consentire su di essa l'apertura della discussione, non è nulla, in quanto da tale omissione potrebbe tutt'al più derivare un vizio di "error in iudicando", la cui denuncia in sede di legittimità consente la cassazione della sentenza solo se tale errore si sia in concreto consumato. (Rigetta, Trib. Castrovillari, 14/03/2007)
Cass. civ. Sez. III, 12-04-2013, n. 8935 RESPONSABILITA' CIVILE - Amministrazione Pubblica (responsabilità) L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l'evento dannoso era imprevedibile e non tempestivamente evitabile o segnalabile. (Cassa senza rinvio, Trib. Reggio Calabria, 27/11/2006)
Cass. civ. Sez. I, 12-04-2013, n. 8934 IMPUGNAZIONI IN MATERIA CIVILE In tema di impugnazioni, l'interesse ad agire di cui all'art. 100 cod. proc. civ. postula la soccombenza nel suo aspetto sostanziale, correlata al pregiudizio che la parte subisca a causa della decisione, e va apprezzato in relazione all'utilità giuridica che può derivare al proponente il gravame dall'eventuale suo accoglimento. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui la cessione delle quote di partecipazione ad una società (nella specie una s.r.l.) sia stata revocata exart. 2901 cod. civ., non sussiste l'interesse della società medesima ad impugnare la decisione, attesa la mancanza di modificazioni di proposte situazioni giuridiche e rivelandosi di mero fatto, quindi privo di tutela giuridica, il dedotto interesse alla conservazione del carattere familiare della compagine societaria, ovvero di evitare l'asserito disonore collegato alla vendita coattiva delle quote. (Rigetta, App. Brescia, 12/01/2006)
Cass. civ. Sez. I, 12-04-2013, n. 8932 FALLIMENTO L'art. 10, primo comma, legge fall., il quale prevede che gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro il termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l'anno successivo (termine che, in base all'ultimo comma del successivo art. 22, si computa con riferimento al decreto della corte di appello che respinge il reclamo contro il decreto del tribunale che ha rigettato il ricorso per la dichiarazione di fallimento), pur ponendo a carico del creditore che ha tempestivamente presentato istanza di fallimento il rischio della durata del relativo procedimento, non è in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., in quanto: a) con riferimento al principio di eguaglianza, il possibile diverso trattamento dei creditori in relazione alla diversa durata del procedimento non discende dal requisito temporale prescritto dalla legge, ma dal concreto svolgersi del procedimento ed è perciò un problema di fatto irrilevante ai fini della legittimità costituzionale della norma; b) con riferimento al diritto di difesa, la previsione di un termine annuale rappresenta il punto di mediazione nella tutela di interessi contrapposti, quali, da un lato, quelli dei creditori, e, dall'altro, quello generale, e non del solo cessato imprenditore, alla certezza dei rapporti giuridici. (Cassa e decide nel merito, App. Brescia, 09/06/2011)
Cass. civ. Sez. I, 12-04-2013, n. 8929 MATRIMONIO E DIVORZIO La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 cod. civ. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge. (Rigetta, App. Bologna, 22/08/2007)
Cass. civ. Sez. II, 11-04-2013, n. 8913 SPESE GIUDIZIALI CIVILI - Responsabilità processuale aggravata La condanna al risarcimento dei danni da responsabilità processuale aggravata per la trascrizione di una domanda giudiziale, ai sensi dell'art. 96, secondo comma, cod. proc. civ., presuppone l'accertamento dell'inesistenza del diritto oggetto di quest'ultima, nonché l'inosservanza da parte dell'attore della prudenza tipica dell'uomo di media diligenza. Ne consegue che il giudice, investito dell'istanza della parte danneggiata, non può pronunciare su di essa se non abbia preventivamente deciso le questioni di merito attinenti al grado di fondatezza della domanda trascritta. (Cassa con rinvio, App. Bari, 23/02/2006)
Cass. civ. Sez. II, 11-04-2013, n. 8906 PROCEDIMENTO CIVILE - SEQUESTRO CONSERVATIVO
La declaratoria di inefficacia del sequestro giudiziario, pronunciata d'ufficio dal giudice allorché sia dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale lo stesso era stato concesso, non incorre nel vizio di ultrapetizione, in quanto meramente ricognitiva di un effetto derivante "ex lege", ai sensi dell'art. 669 novies, terzo comma, cod. proc. civ., non avendo rilievo che la misura sia stata già eseguita o che l'inefficacia non sia stata espressamente richiesta dalla parte interessata. (Rigetta, App. Napoli, 24/10/2006)
Cass. civ. Sez. II, 11-04-2013, n. 8906 APPALTO PRIVATO – Consegna - Mancato pagamento del corrispettivo da parte del committente - Rifiuto di consegna dell'opera da parte dell'appaltatore Nell'appalto trovano applicazione i principi generali in materia di contratti a prestazioni corrispettive, per cui, se il committente non paga ingiustificatamente il residuo corrispettivo, l'appaltatore può rifiutarsi di consegnargli la restante parte dell'opera, alla stregua del principio "inadimplenti non est adimplendum", di cui all'art. 1460 cod. civ., senza che il medesimo committente possa utilmente addurre la mancata accettazione di essa per escludere il suo inadempimento. (Rigetta, App. Napoli, 24/10/2006)
Cass. civ. Sez. II, 11-04-2013, n. 8900 SUCCESSIONE - Coeredità (comunione ereditaria) La disciplina di ripartizione dei debiti e pesi ereditari tra i coeredi in proporzione delle loro quote, salvo che il testatore abbia diversamente disposto, ai sensi dell'art. 752 cod. civ., opera per i debiti e pesi presenti nel patrimonio del "de cuius" al momento della morte, nonché per quelli sorti in immediata conseguenza della successione ereditaria, e non anche per i debiti (quale, nella specie, l'obbligo risarcitorio per il mancato rilascio di un immobile concesso in comodato al "de cuius" e richiesto in restituzione dal comodante per la prima volta agli eredi) venuti occasionalmente ad esistenza dopo la morte di quello a causa della condotta degli eredi, i quali non adempiano ad obbligazioni che pur traggono i propri presupposti remoti da atti o fatti riconducibili alla sfera patrimoniale del defunto. (Rigetta, App. Perugia, 14/09/2006)
Cass. civ. Sez. II, 11-04-2013, n. 8899 SUCCESSIONE - Successione testamentaria In tema di successioni testamentarie, a norma degli artt. 625 e 628 cod. civ., l'indicazione del beneficiario fatta dal testatore in modo impreciso o incompleto non rende nulla la disposizione qualora, dal contesto del testamento o altrimenti, con riferimento comunque ad univoci dati obbiettivi, sia possibile determinare in modo certo la persona dell'erede o del legatario. Ne consegue che non è nulla la disposizione testamentaria operata a favore di persona indicata nella scheda con riferimento al solo nome e cognome e senza data di nascita, in presenza di altra persona avente i medesimi nome e cognome, ove sia possibile rimuovere in via interpretativa l'incompletezza della disposizione e l'incertezza causata da tale omonimia, anche attraverso l'utilizzo di elementi specificativi esterni all'atto, valorizzando l'effettiva volontà del testatore. (Rigetta, App. Palermo, 15/05/2006)
Cass. civ. Sez. I, 11-04-2013, n. 8886 SPESE GIUDIZIALI CIVILI - Intervento in causa
Colui che attivamente o passivamente si espone all'esito del processo, oltre a conseguire i vantaggi, deve anche sopportare le eventuali conseguenze sfavorevoli che, in ordine alle spese, sono stabilite a suo carico in base al principio della soccombenza e ciò anche se si tratti di spese non rigorosamente conseguenziali e strettamente dipendenti dalla sua attività (nella specie, spese liquidate in favore del chiamato "iussu iudicis"). (Rigetta, App. Lecce, 21/06/2005)
Cass. civ. Sez. VI - 1 Ordinanza, 11-04-2013, n. 8875 COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIVILE - Regolamento di competenza In tema di regolamento di competenza d'ufficio, deve prescindersi dalla verifica dell'impugnabilità, o no, dell'atto che ha dato luogo al conflitto negativo, essendo ammissibile il regolamento qualora, pur non trattandosi di impugnazione in senso stretto, riguardi un atto teso a sollecitare la corte regolatrice alla determinazione del giudice naturale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto legittimato a sollevare il conflitto negativo di competenza il giudice tutelare a cui erano stati trasmessi gli atti di un procedimento da altro giudice tutelare a sua volta ritenutosi incompetente per la sopravvenuta irreperibilità dell'interdetto legale). (Regola competenza)
Cass. civ. Sez. lavoro, 11-04-2013, n. 8862 SENTENZA CIVILE - Ultra ed extrapetita
Cass. civ. Sez. lavoro, 11-04-2013, n. 8861 LAVORO (RAPPORTO DI) - Diritti e doveri del lavoratore
Sebbene il dovere di sicurezza a carico del datore di lavoro, a norma dell'art. 2087 cod. civ., si atteggi in maniera particolarmente intensa nei confronti dei lavoratori di giovane età e professionalmente inesperti, va esclusa la responsabilità datoriale per l'infortunio occorso al lavoratore, allorquando l'infortunio si verifichi per un comportamento del dipendente che presenti i caratteri dell'abnormità e dell'assoluta inopinabilità. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la responsabilità datoriale per il carattere imprevedibile ed assolutamente anomalo della condotta del giovane lavoratore, il quale, dopo aver iniziato le ordinarie mansioni affidategli munito dei prescritti dispositivi di protezione individuale, se ne era privato non appena sfuggito alla sorveglianza del capo officina). (Rigetta, App. Perugia, 23/04/2008)
Cass. civ. Sez. lavoro, 11-04-2013, n. 8855 LAVORO (RAPPORTO DI) - Diritti e doveri del lavoratore
In tema di responsabilità del datore di lavoro per violazione delle disposizioni dell'art. 2087 cod. civ., la parte che subisce l'inadempimento non deve dimostrare la colpa dell'altra parte - dato che ai sensi dell'art. 1218 cod. civ. è il debitore-datore di lavoro che deve provare che l'impossibilità della prestazione o la non esatta esecuzione della stessa o comunque il pregiudizio che colpisce la controparte derivano da causa a lui non imputabile - ma è comunque soggetta all'onere di allegare e dimostrare l'esistenza del fatto materiale ed anche le regole di condotta che assume essere state violate, provando che l'asserito debitore ha posto in essere un comportamento contrario o alle clausole contrattuali che disciplinano il rapporto o a norme inderogabili di legge o alle regole generali di correttezza e buona fede o alle misure che, nell'esercizio dell'impresa, debbono essere adottate per tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. (Nella specie, relativa alla pretesa del dipendente di un istituto di credito di ottenere il risarcimento dei danni permanenti alla salute derivati da una serie di rapine compiute presso l'agenzia ove egli aveva prestato attività di addetto allo sportello bancario e dal trasferimento disposto dall'istituto in altra sede "notoriamente" soggetta a rapine, la sentenza di merito aveva respinto la domanda, sul presupposto che il lavoratore si fosse limitato ad allegare l'esistenza e l'entità del danno e il nesso causale fra questo e i fatti dedotti, senza porre a fondamento della domanda né la negligenza della banca circa la mancata adozione di misure di sicurezza idonee ad evitare le rapine, né l'illegittimità del trasferimento; la S.C., nel confermare la sentenza impugnata, ha affermato il principio su esteso). (Rigetta, App. Bari, 27/10/2010)
Cass. civ. Sez. lavoro, 11-04-2013, n. 8851 LAVORO (RAPPORTO DI) – Lavoro a termine
Il lavoratore che, ottenuta una pronunzia di conversione in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato di una pluralità di rapporti di lavoro a termine, contrastanti con le previsioni della legge 18 aprile 1962 n. 230 ("ratione temporis" applicabile), non venga riammesso in servizio, ha diritto al ristoro del danno commisurato al pregiudizio economico derivante dal rifiuto di riassunzione del datore di lavoro, nei cui confronti trovano applicazione le regole sulla mora del creditore e in particolare quella concernente l'obbligo risarcitorio, fissata nell'art. 1206, secondo comma cod. civ., con conseguente necessità di riconoscere al lavoratore il diritto alla retribuzione per l'attività lavorativa ingiustificatamente impeditagli, comprensivo del trattamento spettante ai dipendenti che svolgono analoghe mansioni. Né, al fine di limitare il suddetto risarcimento e di attribuire invece al lavoratore, anche per il periodo successivo alla pronunzia di conversione, un trattamento retributivo commisurato alle scansioni temporali cicliche originariamente concordate tra le prestazioni dei singoli servizi prima di tale pronunzia (e quindi in concreto la sola retribuzione per i periodi nei quali, conformemente alle modalità originarie, vi sarebbe stata effettiva prestazione) può farsi riferimento al carattere sinallagmatico del rapporto, utilmente invocabile solo in relazione al periodo anteriore alla conversione, o a legittime pattuizioni relative alla misura ed alla quantità della prestazione lavorativa, pattuizioni la cui esistenza non può peraltro venir dedotta dal solo succedersi nel tempo di una pluralità di contratti a termine in violazione della citata legge 230 del 1960, pena la sostanziale vanificazione dei precetti da questa stabiliti. (Rigetta, App. Napoli, 04/05/2009)
FONTI CED Cassazione, 2013 Cass. civ. Sez. lavoro, 11-04-2013, n. 8843 OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - CONTRATTI IN GENERE – negozio condizionato
Nell'ipotesi di negozio condizionato, per l'operatività dell'art. 1359 cod. civ., in virtù del quale la condizione si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario al suo avveramento, è necessaria la sussistenza di una condotta dolosa o colposa di detta parte, non riscontrabile nel caso di mero comportamento inattivo, salvo che questo non costituisca violazione di un obbligo di agire imposto dal contratto o dalla legge. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto inverata la condizione sospensiva - apposta al licenziamento intimato per chiusura di una unità produttiva - della mancata accettazione di un trasferimento ad altra sede, in conseguenza del silenzio serbato dal lavoratore sulla proposta di trasferimento avanzata, anche dopo averne avuto piena conoscenza al rientro da un soggiorno all'estero). (Rigetta, App. Brescia, 01/08/2009)
Cass. civ. Sez. lavoro, 11-04-2013, n. 8842 APPELLO CIVILE - Domande nuove
Costituisce domanda nuova, non proponibile per la prima volta in appello, quella che, alterando anche uno soltanto dei presupposti della domanda iniziale, introduca una "causa petendi" fondata su situazioni giuridiche non prospettate in primo grado, inserendo nel processo un nuovo tema di indagine, sul quale non si sia formato in precedenza il contraddittorio. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva considerato ammissibile la proposizione in appello della domanda di riconoscimento dell'indennità di ufficiale di polizia giudiziaria prevista, in favore dei dirigenti medici veterinari, dall'art. 52 del c.c.n.l. 3 novembre 2005 del comparto sanità pubblica, a fronte dell'originaria domanda volta al riconoscimento dell'indennità di polizia giudiziaria prevista dall'art. 55 del d.P.R. 20 maggio 1987, n. 270, trattandosi di indennità erogate sulla base di presupposti fattuali differenti). (Cassa e decide nel merito, App. Bologna, 10/02/2009)
Cass. civ. Sez. II, 10-04-2013, n. 8776 SUCCESSIONE - Accettazione dell'eredità, in genere
La prescrizione del diritto di accettare l'eredità, di cui all'art. 480 cod. civ., rimane sospesa nei soli casi espressamente stabiliti da detta norma, non sussistendo altri fatti impeditivi del suo decorso. (Nella specie, la S.C., alla luce dell'enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto inapplicabile alla prescrizione del diritto di accettazione ereditaria la causa di sospensione di cui all'art. 2941, n. 8, cod. civ.). (Rigetta, App. Perugia, 05/09/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 10-04-2013, n. 8768 OBBLIGAZIONI E CONTRATTI – Clausola penale
Cass. civ. Sez. V, 10-04-2013, n. 8702
SENTENZA CIVILE - Motivazione In tema di motivazione della sentenza, l'onere del giudice quanto alle ragioni che lo inducano a disattendere, anziché accogliere, le conclusioni di una consulenza tecnica resa in altro giudizio si configura in modo analogo rispetto all'obbligo per lo stesso di dare risposta alle argomentazioni difensive poste dalle parti a sostegno di una domanda. (Rigetta, Comm. Trib. Reg. Roma, 18/05/2007)
Cass. civ. Sez. I, 10-04-2013, n. 8693 SOCIETA' – società per azioni
In tema di società per azioni, la possibilità di riscuotere il dividendo delle azioni richiede - in conformità a quanto previsto dall'art. 4 della legge n. 1745 del 1962 (tuttora applicabile ove si tratti di società non ammesse alla gestione accentrata e per titoli concretamente emessi) - il necessario possesso del titolo sulla base di una serie continua di girate o di una procedura di "transfert". Ne consegue che, ove il titolo sia stato ceduto prima della riscossione del dividendo già maturato, quest'ultimo può essere incassato - restando estranea la società agli eventuali accordi tra acquirente e venditore in ordine all'attribuzione del dividendo - solo dall'acquirente del titolo e non più dal cedente, senza che assuma alcun rilievo il fatto che, al momento dell'esigibilità del credito, il venditore risultasse iscritto nel libro dei soci. (Cassa e decide nel merito, App. Ancona, 15/04/2006)
Cass. civ. Sez. I, 10-04-2013, n. 8692 ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA' - Occupazione d'urgenza- Risarcimento del danno In tema di risarcimento del danno per illegittima occupazione e trasformazione dell'immobile privato, la qualità di responsabile del fatto illecito causativo del danno e di titolare passivo del rapporto obbligatorio, collegato ai danni provocati dal compimento di tale illegittima attività, spetta ai soggetti, quali ne siano le qualifiche (concedente, concessionario, assegnatario ecc.), che hanno proceduto alla materiale apprensione del bene. (Nella specie, in applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva affermato la responsabilità dello IACP, il quale, avvalendosi di un terreno per la realizzazione di un intervento edilizio, aveva continuato a detenere ed occupare illegittimamente la proprietà altrui, nonostante l'avvenuto annullamento del PEEP contenente la dichiarazione di pubblica utilità). (Cassa e decide nel merito, App. Napoli, 06/07/2005)
Cass. civ. Sez. I, 10-04-2013, n. 8686 FALLIMENTO - Effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti (vendita)
In tema di contratto preliminare di compravendita ed in ipotesi di fallimento del promittente alienante, il diritto del curatore di sciogliersi dal contratto, sancito dall'art. 72 legge fall. (nel testo, vigente "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169), ha carattere potestativo, e si perfeziona con la mera comunicazione - eventualmente anche mediante l'atto introduttivo di un giudizio - della volontà del suo titolare alla controparte, senza che sia necessario un intervento del giudice, cui compete solo di accertare che l'effetto si sia prodotto. Né assume rilievo che la domanda di accertamento dell'avvenuta risoluzione del contratto sia proposta in via subordinata rispetto alla domanda diretta alla declaratoria di nullità (ovvero di rescissione o risoluzione per colpa), non comportando, quest'ultima, la volontà di considerare efficace l'obbligazione nascente dal preliminare, né un consenso al trasferimento della proprietà. (Cassa con rinvio, App. Taranto, 28/08/2006)
Cass. civ. Sez. I, 10-04-2013, n. 8686 PRESCRIZIONE E DECADENZA CIVILE - Interruzione (atti interruttivi: domanda giudiziale)
La domanda di pagamento di un credito concorsuale, proposta nei confronti del curatore fallimentare secondo il rito ordinario, anziché nei modi previsti dalla speciale procedura della insinuazione al passivo, pur essendo certamente inammissibile, non impedisce l'effetto interruttivo e sospensivo delle prescrizione ai sensi degli artt. 2943, comma primo e secondo, e 2945, comma secondo, cod. civ. (Cassa con rinvio, App. Taranto, 28/08/2006)
Cass. civ. Sez. I, 10-04-2013, n. 8682 OBBLIGAZIONI E CONTRATTI SIMULAZIONE NEI CONTRATTI - Interposizione di persona La differenza fra interposizione fittizia di persona e interposizione reale non sta nella partecipazione o no del terzo contraente all'accordo che ha portato alla sostituzione dell'interposto all'interponente (dal momento che anche nella seconda il terzo può partecipare all'accordo), ma nel concreto atteggiarsi della volontà degli interessati. Pertanto, poiché nella simulazione fittizia l'interposto figura soltanto come acquirente, mentre gli effetti del negozio si producono a favore dell'interponente, ricorre un'ipotesi di interposizione reale nel caso in cui non vi sia un accordo simulatorio o perché interponente ed interposto vogliono veramente far ricadere nella sfera giuridica dell'interposto gli effetti del contratto stipulato col terzo o perché è proprio il terzo a rifiutare la proposta dell'interponente ed a pretendere ed ottenere di contrattare in via diretta con un altro soggetto interposto. (Nella specie, in forza di un complesso rapporto contrattuale, una società stampatrice, quale soggetto terzo, aveva venduto libri a dei soggetti interposti - i quali avevano ricevuto in comodato gratuito dalla società editrice le lastre di stampa - che avevano rivenduto i beni alla casa editrice, la quale, a sua volta, li aveva ritrasferiti ai singoli concessionari con contratto estimatorio; la S.C., pur riconoscendo che questa complessa operazione economica permetteva al soggetto terzo di evitare l'eventuale revocatoria del pagamento ricevuto dalla casa editrice, ha affermato che tale operazione si giustificava per la reale volontà del terzo di avere come acquirenti dei soggetti maggiormente affidabili). (Rigetta, App. Napoli, 07/11/2005)
Cass. civ. Sez. I, 10-04-2013, n. 8677 ADOZIONE -Dichiarazione di adottabilità In tema di procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità, l'art. 10, comma secondo, della legge 4 maggio 1983, n. 184, nel testo sostituito dall'art. 10 della legge 28 marzo 2001, n. 149, garantisce l'esercizio effettivo della difesa nella fase degli accertamenti istruttori, con la conseguenza della inutilizzabilità in tale processo delle prove assunte in un diverso procedimento "de potestate", in quanto questo non prevede analoga garanzia. (Cassa con rinvio, App. Roma, 13/01/2012)
Cass. civ. Sez. I, 10-04-2013, n. 8677 ADOZIONE - Dichiarazione di adottabilità In tema di procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità dei minori che risultano in situazioni di abbandono, l'art. 9, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n.184, nel testo sostituito dall'art. 9 della legge 28 marzo 2001, n. 149, attraverso la previsione dell'iniziativa dell'azione al P.M., persegue la finalità di conferire terzietà al giudice minorile, con la conseguenza che il relativo ricorso è atto formale e autonomo, non surrogabile da un parere reso, su richiesta del Tribunale per i minorenni, dal P.M. in ordine all'apertura della relativa procedura nel corso di un pregresso procedimento "de potestate"; tuttavia, l'intervento del P.M. ha efficacia sanante dell'eventuale nullità del procedimento instaurato d'ufficio, ove sia inteso, attraverso la ratifica del parere stesso, ad attribuirgli "ab initio" la valenza di una richiesta di dichiarazione dello stato di adottabilità. (Cassa con rinvio, App. Roma, 13/01/2012)
Cass. civ. Sez. VI - 2, 09-04-2013, n. 8622 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Liquidazione e valutazione DIRITTI POLITICI E CIVILI - CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI - In tema di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo, ove la corte d'appello dichiari con decreto l'improcedibilità dell'azione per non aver il ricorrente provveduto a notificare all'amministrazione convenuta, nel termine stabilito, il ricorso ed il provvedimento di fissazione della camera di consiglio, tale pronuncia, in quanto esaurisce la "potestas iudicandi" del giudice adito e definisce il giudizio di merito, è suscettibile di impugnazione per cassazione, in difetto della quale il decreto d'improcedibilità passa in cosa giudicata e l'interessato non può rimettere in discussione - con istanza di riassunzione presso il giudice "a quo" - la questione della rinnovazione degli atti per l'omessa notifica della domanda introduttiva. (Dichiara inammissibile, App. Napoli, 17/11/2011)
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8596 SOCIETA' - estinzione
Poiché la cancellazione dal registro delle imprese, avvenuta in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (che ha attribuito a tale adempimento efficacia costitutiva), determina l'immediata estinzione della società di capitali, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, deve ritenersi inammissibile - per carenza di capacità processuale ex art. 75, terzo comma, cod. proc. civ. - il ricorso per cassazione proposto dal liquidatore di una società che sia stata cancellata dal registro delle imprese in epoca posteriore alla data suddetta, difettando la stessa di legittimazione sostanziale e processuale, trasferitasi automaticamente ai soci ex art. 110 cod. proc. civ., sia stato dichiarato o no l'evento interruttivo, nel processo in corso, dal difensore della società. (Dichiara inammissibile, App. Firenze, 23/11/2006)
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8586 PROCEDIMENTO CIVILE - Ausiliari del giudice
Non ricorre il vizio di cui all'art. 158 cod. proc. civ. nell'ipotesi in cui, assegnato il procedimento di opposizione avverso il decreto di liquidazione dei compensi ad un ausiliario allo stesso giudice persona fisica che lo aveva pronunciato, costui, dopo avere celebrato la prima udienza di comparizione, lo rimetta al Presidente del tribunale per assegnazione ad altra sezione. (Dichiara inammissibile, Trib. Roma, 13/07/2006)
Gli artt. 52 e 53 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile sono tuttora vigenti, non essendo stati abrogati dall'art. 299 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, ma continuano ad avere l'efficacia soltanto di indicare la forma del decreto di liquidazione dei compensi agli ausiliari del giudice e la sua natura di titolo esecutivo, mentre il procedimento di opposizione avverso tale provvedimento è regolato dall'art. 170 del medesimo d.P.R. n. 115 del 2002. (Dichiara inammissibile, Trib. Roma, 13/07/2006)
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8582 ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA
La domanda di arricchimento senza causa è inammissibile, ove proposta dall'opposto nel giudizio incardinato ai sensi dell'art. 645 cod. proc. civ. avverso il decreto ingiuntivo dallo stesso conseguito per il pagamento di prestazioni professionali, non potendo egli far valere in tale sede domande nuove rispetto a quella di adempimento contrattuale posta alla base della richiesta di provvedimento monitorio, salvo quelle conseguenti alla domande ed alle eccezioni in senso stretto proposte dall'opponente, determinanti un ampliamento dell'originario "thema decidendum" fissato dal ricorso ex art. 633 cod. proc. civ.(Dichiara inammissibile, Trib. Perugia, 29/09/2006)
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8581 MEDIAZIONE
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8577 COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIVILE Qualora nel corso del giudizio di primo grado il convenuto abbia spontaneamente adempiuto la propria obbligazione con riserva, mantenendo la contestazione sia in rito, sulla competenza, che nel merito, e successivamente il giudice di prime cure abbia accolto la domanda dell'attore pur sul presupposto dell'avvenuto spontaneo soddisfacimento della sua pretesa, la sentenza d'appello che accolga l'eccezione d'incompetenza e provveda a norma dell'art. 44 cod. proc. civ. deve ritenersi decisione soltanto sulla competenza, da impugnare ai sensi dell'art. 42 cod. proc. civ. e non con ricorso per cassazione, sebbene la stessa rechi anche la condanna dell'attore a restituire quanto in precedenza pagato dal convenuto, essendo tale statuizione una conseguenza necessitata della declaratoria d'incompetenza del primo giudice. (Cassa senza rinvio, Trib. Roma Sez. dist. Ostia, 15/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8576 ESECUZIONE FORZATA - Titolo esecutivo Un titolo esecutivo giudiziale che, nel dispositivo, si limiti a condannare al pagamento di accessori "dal dì del dovuto", senza altra specificazione e senza espressa o implicita menzione di tale decorrenza nel corpo della motivazione, in quanto tautologico ed irrimediabilmente illegittimo per indeterminabilità dell'oggetto, viene meno alla sua funzione di identificazione compiuta e fruibile - cioè specifica e determinata, ovvero almeno idoneamente determinabile - dell'esatta ragione del beneficiario della condanna e dell'oggetto di questa. (Dichiara inammissibile, Trib. Chiavari, 17/10/2007)
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8575 CASSAZIONE CIVILE - Provvedimenti impugnabili per Cassazione
La sentenza di secondo grado (nella specie, di tribunale) che neghi la competenza del primo giudice e poi decida nel merito si compone di due distinte pronunce, di cui quella sulla competenza, perché emanata in appello, è impugnabile con ricorso per cassazione, mentre quella di merito, in quanto pronunciata in primo grado, è impugnabile invece con l'appello. (Dichiara inammissibile, Trib. Macerata, 29/12/2008)
Cass. civ. Sez. III, 09-04-2013, n. 8566
INGIURIA E DIFFAMAZIONE - RESPONSABILITA' CIVILE Non presenta carattere diffamatorio la definizione di "boia", adoperata da un giornalista nel suo significato letterale (ovvero, "colui che ha l'ufficio di eseguire le sentenze di morte") con riferimento all'attività svolta a tale titolo da un ufficiale delle "SS", nel corso della seconda guerra mondiale. (Rigetta, App. Roma, 09/03/2007)
Cass. civ. Sez. I, 08-04-2013, n. 8534 FALLIMENTO - Ripartizione dell'attivo Lo scopo del concordato preventivo e dell'amministrazione controllata è non solo quello del recupero aziendale, ma anche quello di soddisfare - per quanto possibile - i creditori. Ne consegue che al credito dei professionisti, che abbiano prestato la loro opera, anche prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111legge fall., per il risanamento dell'impresa ovvero per prevenirne la dissoluzione, può essere riconosciuta la collocazione in prededuzione nella misura in cui le relative prestazioni si pongano in rapporto di adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa e siano state in concreto utili per i creditori, per aver loro consentito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti. (Cassa con rinvio, App. Catanzaro, 05/11/2010)
Cass. civ. Sez. I, 08-04-2013, n. 8533
FALLIMENTO - Ripartizione dell'attivo Il credito del professionista, sorto a seguito delle prestazioni rese in favore del fallimento per la redazione del concordato preventivo e per la relativa assistenza, va soddisfatto in via di prededuzione, ai sensi dell'art. 111, comma secondo, legge fall., che ha portata generale, non prevede alcuna restrizione e risponde all'esigenza di favorire il ricorso alle procedure concorsuali diverse dal fallimento, senza che, in senso contrario, possa essere invocata la limitazione alla prededucibilità prevista dall'art. 182 quater della legge fall., che regola un ambito diverso e, in ogni caso, è stata superata dal successivo intervento operato con la legge n. 122 del 2010. (Cassa e decide nel merito, Trib. Milano, 26/05/2011)
Cass. civ. Sez. II, 08-04-2013, n. 8529 SUCCESSIONE - Accettazione dell'eredità
L'intervento in giudizio operato da un chiamato all'eredità nella qualità di erede legittimo del "de cuius" costituisce accettazione tacita, agli effetti dell'art. 476 cod. civ., senza che alcuna rilevanza assuma la circostanza della successiva cancellazione della causa dal ruolo per inattività delle parti, posto che l'accettazione dell'eredità, a tutela della stabilità degli effetti connessi alla successione "mortis causa", si configura come atto puro ed irrevocabile, e quindi insuscettibile di essere caducato da eventi successivi. (Rigetta, App. Catanzaro, 15/04/2010)
Cass. civ. Sez. II, 08-04-2013, n. 8506 USI CIVICI
Il fondo di un coniuge, oggetto di decreto di legittimazione dell'occupazione abusiva emesso dal Commissario per la liquidazione degli usi civici prima dell'entrata in vigore della legge 19 maggio 1975, n. 151, seppur liberato dal canone enfiteutico dopo tale data, non è assoggettato, in relazione al momento dell'acquisto, al regime della comunione legale, in quanto la legittimazione attribuisce all'occupatore un diritto reale equiparabile alla piena proprietà della terra, determinando l'affrancazione solo un effetto espansivo della situazione preesistente. (Cassa con rinvio, App. Roma, 11/12/2007)
Cass. civ. Sez. II, 08-04-2013, n. 8500 VENDITA - Evizione
Nella vendita di cosa gravata da oneri o da diritti di godimento di terzi, la responsabilità del venditore ai sensi dell'art. 1489 cod. civ. è esclusa tanto nel caso in cui il compratore abbia avuto effettiva conoscenza del peso gravante sulla cosa, presumendosi che egli l'abbia accettata con tale peso, quanto nel caso in cui si tratti di oneri e diritti apparenti, che risultino cioè da opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio, perché il compratore, avendo la possibilità di esaminare la cosa prima dell'acquisto, ove abbia ignorato ciò che poteva ben conoscere in quanto esteriormente visibile, deve subire le conseguenze della propria negligenza, secondo il criterio di autoresponsabilità. Ne consegue che la garanzia di cui trattasi è esclusa quando le limitazioni erano effettivamente conosciute dall'acquirente (anche solo per l'apparenza dello "jus in re aliena"), applicandosi la presunzione legale che il compratore, a conoscenza dei pesi, abbia accettato il bene con quelle limitazioni, senza che rilevi la dichiarazione del venditore della inesistenza di pesi od oneri sul bene medesimo, non operando, in tal caso, il principio dell'affidamento. (Rigetta, App. Taranto, 04/10/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 08-04-2013, n. 8483 MISURE CAUTELARI PERSONALI
Il custode di beni sottoposti a sequestro giudiziario, in quanto rappresentante di ufficio, nella sua qualità di ausiliario del giudice, di un patrimonio separato, costituente centro di imputazione di rapporti giuridici attivi e passivi, risponde direttamente degli atti compiuti in siffatta veste, quand'anche in esecuzione di provvedimenti del giudice ai sensi dell'art. 676 cod. proc. civ., e, pertanto, è legittimato a stare in giudizio, attivamente e passivamente, limitatamente alle azioni relative a tali rapporti, attinenti alla custodia ed amministrazione dei beni sequestrati. (Cassa con rinvio, App. Roma, 22/10/2009)
Cass. civ. Sez. I, 05-04-2013, n. 8431 FALLIMENTO - Ammissione al passivo In tema di formazione dello stato passivo, il giudizio di accertamento è caratterizzato dall'opponibilità degli atti alla massa dei creditori e da una posizione marginale del fallito, privo di mezzi per impugnare la decisione del giudice delegato. Ne consegue che il decreto di sua esecutività reso da quest'ultimo ha - pur in assenza di specifica previsione nel regime della legge fallimentare, applicabile "ratione temporis", anteriore alla riforma - efficacia endoconcorsuale, ed altrettanto dicasi per le sentenze che, nel medesimo regime, concludono i giudizi a cognizione ordinaria previsti per l'accertamento del passivo, sebbene l'efficacia endofallimentare delle stesse sia da circoscrivere al solo accertamento, perché sarebbe inammissibile l'inserimento in esse di domande estranee a tale tema. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, per insinuare tardivamente il credito del fallimento resistente, avente ad oggetto il mancato pagamento di canoni locatizi, al passivo di quello ricorrente, aveva tenuto conto dell'efficacia di giudicato acquisita da una sentenza pronunciata in un diverso giudizio ex art. 101 legge fall. intrapreso dal primo nei confronti di altra procedura, in cui, in contraddittorio con il secondo, era rimasta accertata la cessione del relativo contratto di locazione). (Rigetta, App. Napoli, 05/10/2010)
Cass. civ. Sez. I, 05-04-2013, n. 8425 FALLIMENTO - Effetti del fallimento per i creditori La dichiarazione di fallimento del debitore, sui cui beni sia stato precedentemente autorizzato e ritualmente trascritto un sequestro conservativo, determina, da un lato, la improseguibilità del giudizio di merito instaurato a seguito della misura cautelare, attesa l'impossibilità di concepire, in presenza del fallimento, da cui deriva, giusta l'art. 52 legge fall., un vincolo di indisponibilità, sui beni facenti parte del compendio fallimentare, destinato ad avvantaggiare tutti i creditori, sia il vincolo di indisponibilità relativo prodotto dal sequestro sia la formazione di un titolo esecutivo in danno della massa; e, dall'altro, l'assorbimento, a vantaggio di quest'ultima, del vincolo prodotto dalla misura cautelare. (Rigetta, App. Napoli, 18/01/2008)
Cass. civ. Sez. I, 05-04-2013, n. 8418 FALLIMENTO ED ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI Non si sottraggono alla revocatoria fallimentare i pagamenti effettuati quale corrispettivo per la fornitura di carburante in favore del concessionario del relativo impianto di distribuzione dal soggetto cui sia stata affidata la gestione dello stesso, non essendo la figura del primo assimilabile a quella del cosiddetto legal-monopolista in ordine all'obbligo contrattuale alla base di tale fornitura. (Rigetta, App. Lecce, 06/03/2006)
Cass. civ. Sez. Unite, 05-04-2013, n. 8360
ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - Procedimento disciplinare
Nella fattispecie di illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lettera q), del d.lgs. 23 febbraio 2006 n. 109, anche in ragione della necessità di assicurare la prevedibilità della sanzione e un trattamento uniforme in presenza di situazioni analoghe, il ritardo superiore ad un anno nel deposito di provvedimenti giurisdizionali rende ingiustificabile la condotta dell'incolpato, sempre che non siano allegate dallo stesso e accertate dal giudice disciplinare circostanze oggettive e assolutamente eccezionali, che giustifichino l'inottemperanza del precetto sui termini di deposito. Invero, il superamento del termine annuale - desunto dalle indicazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo in tema di durata del giudizio di legittimità - fa presumere il carattere ingiustificato del ritardo, non potendo ritenersi necessario per la stesura ed il connesso deposito di qualunque provvedimento un tempo superiore a quello occorrente per la celebrazione del processo di cassazione che comprende, con gli adempimenti procedurali e lo studio del caso, anche l'ascolto della difesa. (Nel caso di specie, è stata ritenuta non idonea ad escludere il carattere ingiustificato dei ritardi la circostanza che gli stessi, in rapporto al funzionamento dell'ufficio di appartenenza, non avessero arrecato danni alle parti o ritardato la durata dei processi, essendosi per contro rilevato come la pluralità e la reiterazione di depositi gravemente tardivi, oltre a rivelare la chiara disorganizzazione del proprio lavoro da parte dell'interessato fossero di per sé sufficienti a ritenere perfezionato l'illecito). (Rigetta, Cons. Sup. Mag. Roma, 09/10/2012)
Cass. civ. Sez. Unite, 05-04-2013, n. 8349 ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA' - Competenza e giurisdizione
Allorché la controversia abbia per oggetto accordi o comportamenti riconducibili, anche mediatamente, all'esercizio di un pubblico potere delle pubbliche amministrazioni in materia di espropriazione per pubblica utilità, la stessa rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, quali che siano i diritti - reali o personali - fatti valere nei confronti dell'amministrazione espropriante, nonché la natura - restitutoria o risarcitoria - della pretesa avanzata nei confronti di quest'ultima. (Fattispecie relativa all'azione risarcitoria promossa da coltivatori diretti per il danno subito a causa dell'occupazione appropriativa di un fondo rustico).
Cass. civ. Sez. Unite, 05-04-2013, n. 8348 PRESCRIZIONE E DECADENZA CIVILE – prescrizione breve
Il diritto al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli e derivante da fatto illecito considerato dalla legge come reato, nel caso di costituzione di parte civile nel processo penale e di estinzione del reato per morte del reo, si prescrive, ai sensi dell'art. 2947, terzo comma, cod. civ., nel termine di due anni, decorrente non dalla verificazione dell'evento, ma dalla data in cui è divenuta irrevocabile la sentenza dichiarativa della causa di non punibilità, riponendo il danneggiato fino a tale momento, come in ogni altra ipotesi di estinzione del reato, un legittimo affidamento sul permanere dell'effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione conseguente all'esercizio dell'azione civile, anche in funzione dell'esigenza di bilanciamento della brevità del termine biennale col diritto fondamentale della vittima del reato all'accesso alla giustizia. (Cassa con rinvio, App. Napoli, 11/09/2009)
Cass. civ. Sez. I, 04-04-2013, n. 8248
LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA E AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA L'impugnazione di una sentenza che dichiara lo stato di insolvenza di una impresa in amministrazione straordinaria (o, comunque, con i requisiti per l'ammissione a detta procedura) deve avvenire - ai sensi dell'art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 270 del 1999, applicabile anche alle procedure previste dal d.l. n. 347 del 2003 in forza del richiamo previsto dall'art. 8, comma 1, del medesimo d.l. - mediante opposizione proposta innanzi allo stesso tribunale che ha pronunciato la sentenza, determinandosi, ove l'impugnazione sia stata invece proposta innanzi ad un diverso giudice, il passaggio in giudicato della sentenza, che può essere rilevato d'ufficio sia dallo stesso giudice erroneamente adito, sia, qualora quest'ultimo abbia pronunciato senza rilevare la propria carenza di legittimazione a ricevere l'atto, in sede di legittimità. (Cassa senza rinvio, App. Roma, 25/10/2010)
Cass. civ. Sez. I, 04-04-2013, n. 8246 FALLIMENTO - Ammissione al passivo In tema di formazione dello stato passivo, dalla ritenuta revocabilità dell'iscrizione ipotecaria giudiziale derivano, da un lato, l'inutilizzabilità delle disposizioni dettate dall'art. 2855 cod. civ., e, dall'altro, l'applicabilità della disciplina sancita dall'art. 55 legge fall., con la conseguente sospensione del corso degli interessi. (Cassa e decide nel merito, Trib. Massa, 26/10/2010)
Cass. civ. Sez. I, 04-04-2013, n. 8246 FALLIMENTO - Ammissione al passivo In tema di formazione dello stato passivo, l'atto costitutivo di ipoteca giudiziale, ove revocabile alla stregua dell'art. 67, n. 4, legge fall., è inopponibile alla massa non solo relativamente all'effetto della prelazione ipotecaria, ma anche qualora sia invocato a fondamento del credito di rimborso per le spese della iscrizione, sicchè, l'avvenuta revoca di quest'ultima in via di eccezione preclude tanto la collocazione del credito originariamente garantito in via di prelazione, quanto l'ammissione, pur solo in via chirografaria, dell'ulteriore credito per dette spese. (Cassa e decide nel merito, Trib. Massa, 26/10/2010)
Cass. civ. Sez. I, 04-04-2013, n. 8246 FALLIMENTO - Ammissione al passivo In tema di formazione dello stato passivo, ed a seguito delle riforme del 2006 e del 2007, il giudice delegato non può, rilevandone la revocabilità, escludere la garanzia di un credito per il quale sia stata iscritta ipoteca giudiziale, se non previa formulazione della corrispondente eccezione da parte del curatore, il quale, peraltro, alla stregua di quanto specificamente sancito dall'art. 99, settimo comma, legge fall., può proporre nel successivo giudizio di opposizione quelle eccezioni che non abbia sollevato in sede di verifica. (Cosi statuendo, la S.C. ha confermato, sul punto, il provvedimento impugnato, rilevando che il curatore, costituendosi nel giudizio di opposizione, aveva sostenuto che la rettifica dello stato passivo era derivata da una sua eccezione di revocabilità della garanzia ipotecaria invocata dal creditore, ancorché non risultante dalla statuizione del giudice delegato). (Cassa e decide nel merito, Trib. Massa, 26/10/2010)
Cass. civ. Sez. I, 04-04-2013, n. 8243 RESPONSABILITA' PATRIMONIALE- Conservazione della garanzia patrimoniale L'esenzione dalla revocatoria ordinaria prevista dall'art.2901, terzo comma, cod. civ., per l'adempimento di un debito scaduto non può applicarsi agli atti di assolvimento di oneri contrattualmente previsti per l'esercizio di un diritto (nella specie iscrizione di una ipoteca per ottenere la proroga del termine per l'estinzione di un debito), non trattandosi di atti dovuti, cioè di atti di adempimento di una precedente obbligazione. (Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 12/05/2006)
Cass. civ. Sez. I, 04-04-2013, n. 8239 ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA' - Indennità di espropriazione
In materia di espropriazione, l'emissione del decreto di esproprio determina il trasferimento della proprietà in favore dell'ente espropriante e l'estinzione dei diritti incidenti sul fondo, i quali, ai sensi dell'art. 52 della legge n. 2359 del 1865, possono essere fatti valere solo sull'indennità. Ne consegue che il decesso dell'usufruttuario avvenuto nelle more del giudizio determina la trasmissione del diritto di credito, sorto in suo favore, agli eredi, la cui identità non coincide necessariamente con i nudi proprietari, non potendo più verificarsi il consolidamento della proprietà. (Cassa con rinvio, App. Napoli, 08/02/2005)
Cass. civ. Sez. I, 04-04-2013, n. 8238 PROCEDIMENTO CIVILE – Interruzione per morte o perdita della capacità della parte
Il principio di irrilevanza degli eventi interruttivi verificatisi dopo la chiusura dell'udienza di discussione, attiene alla sola possibilità dell'interruzione del processo, non anche al distinto profilo della opponibilità al fallimento (o alla liquidazione coatta amministrativa) della decisione che venga comunque pronunciata nei confronti del debitore, perchè l'inopponibilità deriva dalla perdita di legittimazione processuale di questo, che si verifica automaticamente, ai sensi dell'art. 43 legge fall., per effetto della dichiarazione di fallimento. (Cassa con rinvio, App. Roma, 04/07/2005)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8225
CASSAZIONE CIVILE - Ricorso (procedimento) I limiti e l'oggetto del giudizio di rinvio sono fissati esclusivamente dalla sentenza di cassazione, la quale non può essere sindacata o elusa dal giudice di rinvio, neppure in caso di violazione di norme di diritto sostanziale o processuale o per errore del principio di diritto affermato, la cui giuridica correttezza non è sindacabile dal giudice del rinvio neppure alla stregua di arresti giurisprudenziali successivi della corte di legittimità. (Nel caso di specie la S.C., nel cassare la sentenza di merito, ha ritenuto che non potesse assumere rilievo nel giudizio di rinvio una sentenza delle Sezioni Unite la quale aveva affermato un principio - il libero apprezzamento nei confronti di tutti i litisconsorti necessari del modulo di constatazione amichevole di sinistro - contrario a quanto aveva affermato la precedente sentenza di cassazione con rinvio, secondo cui tale modulo produce nei confronti del conducente gli effetti della confessione giudiziale, con esclusione dunque della possibilità di provare il contrario). (Cassa con rinvio, Trib. Ancona, 02/03/2009)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8216
IMPUGNAZIONI IN MATERIA CIVILE - Termine per l'impugnazione Qualora il giudice dell'impugnazione ravvisi, anche d'ufficio, grave difficoltà per l'esercizio del diritto di difesa determinata dal non avere il cancelliere reso conoscibile la data di deposito della sentenza prima della pubblicazione della stessa, avvenuta a notevole distanza di tempo ed in prossimità del termine di decadenza per l'impugnazione, la parte può esser rimessa in termini ai sensi del vigente art. 153, secondo comma, cod. proc. civ., allorché abbia avuto conoscenza dell'esistenza della sentenza dopo l'intero decorso del termine ex art. 327 cod. proc. civ. ovvero dopo il decorso di un tempo tale da rendere oggettivamente difficoltosa la tempestiva proposizione dell'impugnazione, postulando la causa non imputabile il verificarsi di un evento che presenti il carattere della assolutezza - e non già una impossibilità relativa, né tantomeno di una mera difficoltà - e che sia in rapporto causale determinante con il verificarsi della decadenza in questione. (Nel caso di specie, è stata negata la possibilità di rimettere in termini la parte che abbia avuto notizia del deposito della sentenza dopo appena due mesi dalla sua pubblicazione, non essendosi attribuito rilievo alla circostanza che la stessa fosse stata costretta ad attendere molti mesi per recuperare la documentazione dal difensore che l'aveva assistita nel giudizio di primo grado, il quale subordinava la consegna al pagamento di esosi compensi, esulando tale evenienza da quella idonea a giustificare la rimessione in termini). (Rigetta, App. Napoli, 15/12/2006)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8215 PROVA IN GENERE IN MATERIA CIVILE - SIMULAZIONE NEI CONTRATTI
L'erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal "de cuius" assume la qualità di terzo rispetto ai contraenti - con conseguente ammissibilità della prova testimoniale o presuntiva senza limiti o restrizioni - quando agisca a tutela del diritto, riconosciutogli dalla legge, all'intangibilità della quota di riserva e proponga in concreto, sulla premessa che l'atto simulato comporti una diminuzione della sua quota di legittima, una domanda di riduzione, nullità o inefficacia dell'atto medesimo. (Rigetta, App. Roma, 15/02/2007)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8215
SPESE GIUDIZIALI CIVILI - Distrazione delle spese in favore del difensore antistatario
In tema di distrazione delle spese ai sensi dell'articolo 93 cod. proc. civ., allorché sia riformata in appello la sentenza, costituente titolo esecutivo, di condanna alle spese in favore del difensore della parte vittoriosa, il soggetto tenuto alla restituzione delle somme pagate a detto titolo è il difensore distrattario, quale parte del rapporto intercorrente tra chi ha ricevuto il pagamento non dovuto e chi lo ha effettuato, il quale ha diritto ad essere indennizzato dell'intera diminuzione patrimoniale subita e cioè alla restituzione della somma corrisposta, con gli interessi dal giorno del pagamento. (Rigetta, App. Roma, 15/02/2007)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8214
CIRCOLAZIONE STRADALE - Assicurazione obbligatoria Autoveicoli, ciclomotori, cicli e veicoli, in genere
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8213 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Liquidazione e valutazione Qualora proceda alla liquidazione del danno in via equitativa, il giudice di merito, affinché la sua decisione non presenti i connotati della arbitrarietà, deve indicare i criteri seguiti per determinare l'entità del risarcimento, risultando il suo potere discrezionale sottratto a qualsiasi sindacato in sede di legittimità solo allorché si dia conto che sono stati considerati i dati di fatto acquisiti al processo come fattori costitutivi dell'ammontare dei danni liquidati. (Rigetta, Trib. Cosenza, 05/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8213 PROVA IN GENERE IN MATERIA CIVILE Fermo restando che la contestazione deve riguardare i fatti del processo, e non la determinazione della loro dimensione giuridica, la mancata contestazione di un fatto addotto dalla controparte ne rende superflua la prova, conferendogli carattere non controverso, e ciò sia per il sistema delle preclusioni, il quale comporta per le parti l'onere di collaborare al fine di circoscrivere la materia controversa, e sia per il principio di economia, che deve informare il processo, alla stregua dell'art. 111 Cost. (Rigetta, Trib. Cosenza, 05/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8212 COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIVILE – Giurisdizione (Stati esteri)
In materia di conoscenza da parte del giudice italiano del diritto straniero, ai giudizi iniziati anteriormente alla entrata in vigore della legge 31 maggio 1995, n. 218, non si applica, in virtù dell'art. 72, il principio stabilito dall'art. 14 della medesima legge, secondo il quale è compito del giudice accertare il contenuto delle norme straniere applicabili alla fattispecie, avvalendosi eventualmente di informazioni acquisite attraverso il Ministero della giustizia o degli strumenti previsti da convenzioni internazionali; pertanto, in detti giudizi grava sulla parte che chieda l'applicazione di una legge straniera, l'onere di indicarla producendo la documentazione relativa e, in mancanza, il giudice, se non sia in grado di avere diretta conoscenza della normativa straniera sulla scorta degli elementi acquisiti agli atti o per propria diretta conoscenza, deve applicare le leggi italiane. (Rigetta, App. Trieste, 28/09/2006)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8212
DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - STRANIERI
L'art. 16 disp. prel. cod. civ., nella parte in cui subordina alla condizione di reciprocità l'esercizio dei diritti civili da parte dello straniero, pur essendo tuttora vigente deve essere interpretato in modo costituzionalmente orientato, alla stregua del principio enunciato dall'art. 2 Cost., che assicura tutela integrale ai diritti inviolabili della persona. Ne consegue che allo straniero è sempre consentito, a prescindere da qualsiasi condizione di reciprocità, domandare al giudice italiano il risarcimento del danno, patrimoniale e non, derivato dalla lesione di diritti inviolabili della persona (quali il diritto alla salute e ai rapporti parentali o familiari), ogniqualvolta il risarcimento dei danni - a prescindere dalla verificazione in Italia del loro fatto generatore - sia destinato ad essere disciplinato dalla legge nazionale italiana, in ragione dell'operatività dei criteri di collegamento che la rendono applicabile. (Rigetta, App. Trieste, 28/09/2006)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8210 OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - RESPONSABILITA' CIVILE - Per fatto degli ausiliari La responsabilità della banca per fatto illecito dei propri dipendenti scatta ogniqualvolta il fatto lesivo sia stato prodotto, o quanto meno agevolato, da un comportamento riconducibile all'attività lavorativa del dipendente, e quindi anche se questi abbia operato oltrepassando i limiti delle proprie mansioni o abbia agito all'insaputa del suo datore di lavoro, sempre che sia rimasto comunque nell'ambito dell'incarico affidatogli. (Cassa con rinvio, App. Milano, 08/03/2011)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8205
ESECUZIONE FORZATA - Opposizione del terzo La fase della vendita forzata inizia dopo l'ordinanza che ne stabilisce le modalità e la data, per concludersi con il provvedimento di trasferimento coattivo del bene che segue l'aggiudicazione. Pertanto, il termine finale per proporre l'opposizione all'esecuzione da parte del terzo che pretenda di avere la proprietà dei beni pignorati è costituito non dal momento in cui si dispone la vendita o l'assegnazione (secondo il tenore letterale dell'art. 619, primo comma, cod. proc. civ.), bensì da quello in cui, con la realizzazione di tali atti, giunge a compimento l'intero iter espropriativo, onde l'opposizione è ammessa anche dopo l'aggiudicazione dell'immobile, fino a quando non sia intervenuto il decreto di trasferimento, rispetto al quale gli atti precedenti assumono funzione meramente preparatoria. (Rigetta, App. Lecce, 06/11/2008)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8197 APPELLO CIVILE - Ammissibilità o inammissibilità
Nel procedimento innanzi al giudice di pace, quando una controversia abbia ad oggetto un credito contenuto nei limiti del giudizio di equità, la relativa sentenza è impugnabile - secondo il regime processuale anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, nella specie applicabile "ratione temporis" - con il ricorso per cassazione e non con l'appello, senza che assuma rilievo il fatto che sia stata avanzata domanda riconvenzionale di condanna per lite temeraria ex art. 96 cod. proc. civ., perché essa attiene al regolamento delle spese processuali senza incidere sul valore della controversia, che resta contenuto nel limite entro il quale il giudice di pace decide secondo equità, ai sensi dell'art. 113, secondo comma, cod. proc. civ., con conseguente ricorribilità della decisione di primo grado direttamente in cassazione. (Cassa e decide nel merito, Trib. Viterbo, 21/12/2006)
Cass. civ. Sez. III, 04-04-2013, n. 8194 IMPUGNAZIONI IN MATERIA CIVILE - Notificazione del gravame Qualora uno degli eventi idonei a determinare l'interruzione del processo (nella specie, il raggiungimento della maggiore età da parte di minore costituitosi in giudizio a mezzo dei suoi legali rappresentanti) si verifichi nel corso del giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ai sensi del nuovo testo dell'art. 190 cod. proc. civ.), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui esso si riferisce a norma dell'art. 300 cod. proc. civ., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati: e ciò alla luce dell'art. 328 cod. proc. civ., dal quale si desume la volontà del legislatore di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell'impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, tra l'evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato. Un'esigenza di tutela della parte incolpevole non si pone, in ogni caso, rispetto all'ipotesi del raggiungimento della maggiore età nel corso del processo, che non costituisce un evento imprevedibile, ma, al contrario, un accadimento inevitabile nell'"an" - essendo lo stato di incapacità per minore età "naturaliter" temporaneo - ed agevolmente riscontrabile nel "quando". (Cassa con rinvio, Trib. Nocera Inferiore, 12/04/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 04-04-2013, n. 8172 CONTRATTI IN GENERE - Requisiti (elementi del contratto) La norma dell'art. 1359 cod. civ., secondo cui la condizione si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario all'avveramento di essa, trova applicazione nella sola ipotesi di condizione casuale (il cui avveramento dipende, cioè, dal caso o dalla volontà di terzi) o di condizione mista (il cui avveramento dipende in parte dal caso o dalla volontà dei terzi, in parte dalla volontà di uno dei contraenti), ma non nell'ipotesi di condizione potestativa semplice o impropria. (Nel caso di specie, è stata ritenuta condizione meramente potestativa quella apposta ad un contratto di lavoro dirigenziale che subordinava il pagamento di un incentivo al dirigente di una I.P.A.B. non al dato oggettivo del raggiungimento di un risultato positivo di gestione da valutarsi da parte di un arbitratore o del giudice, bensì ad un giudizio positivo del rappresentante legale dell'ente). (Rigetta, App. Roma, 23/10/2007)
Cass. civ. Sez. lavoro, 03-04-2013, n. 8125 LAVORO E PREVIDENZA (CONTROVERSIE IN TEMA DI) Nel procedimento di lavoro in grado d'appello, il termine che il giudice, qualora constati la nullità della notifica del ricorso e del decreto di fissazione d'udienza, deve assegnare all'appellante per rinnovare la notifica ha carattere perentorio, sicché, ove esso non sia osservato, l'appello diviene inammissibile, anche se l'appellato, per effetto della rinnovata notifica, si è costituito in giudizio. (Rigetta, App. Napoli, 12/03/2009)
Cass. civ. Sez. lavoro, 03-04-2013, n. 8124 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Liquidazione e valutazione DIRITTI POLITICI E CIVILI In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo amministrativo, va escluso che l'interesse alla decisione abbia carattere decrescente, quale base per una decrescente misura del risarcimento del danno, ove il ricorrente abbia presentato l'istanza di fissazione dell'udienza, finalizzata ad evitare la perenzione del giudizio, solo contestualmente al ricorso per equa riparazione. (Rigetta, App. Roma, 18/11/2009)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8118 PROVA TESTIMONIALE CIVILE Rientra nella previsione dell'art. 2723 cod. civ. la pattuizione verbale modificativa della durata del contratto risultante dal documento, qualora la proroga sia convenuta verbalmente mentre il rapporto sia ancora in vita; deve, pertanto, ritenersi ammissibile la prova testimoniale nei limiti del citato art. 2723 cod. civ. (Rigetta, App. Torino, 19/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8115 CIRCOLAZIONE STRADALE - Responsabilità civile ASSICURAZIONE L'art. 22 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (applicabile "ratione temporis", ed abrogata dall'art. 354 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209), per il quale l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni da quello in cui il danneggiato abbia chiesto il risarcimento del danno all'assicuratore del danneggiante, non trova applicazione nell'ipotesi in cui uno dei danneggianti, convenuto in giudizio per l'integrale risarcimento, proceda alla chiamata in garanzia impropria contro altro danneggiante per sentirlo dichiarare corresponsabile dei danni lamentati dall'attore, ai fini della ripartizione interna dell'obbligazione solidale, stabilita dall'art. 2055 cod. civ. (Rigetta, App. Roma, 02/12/2008)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8114 LOCAZIONE DI COSE - Godimento ed utilizzazione del bene locato La nozione di controversie in materia di locazione di immobili urbani, soggette al rito speciale di cui all'art. 447 bis cod. proc., ricomprende tutte le cause comunque riferibili ad un contratto di locazione, che attengano, cioè, non solo alla sua esistenza, validità ed efficacia, ma altresì a tutte le altre possibili sue vicende, ovvero, in particolare, a quelle che involgano l'adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto in base alla disciplina codicistica o a quella di settore della legislazione speciale. (Rigetta, App. Reggio Calabria, 05/10/2006)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8113 PROCEDIMENTO CIVILE - TERMINI PROCESSUALI CIVILI Qualora si trovino cumulate fra loro, per ragioni di connessione, due o più controversie, soltanto una delle quali sia soggetta al regime della sospensione feriale dei termini, la decisione che intervenga su di esse senza sciogliere tale connessione è soggetta all'applicazione della menzionata sospensione, non essendo concepibile l'operare di due regimi distinti, né il non operare della sospensione per tutta la controversia, potendo l'impugnazione coinvolgere la decisione con riferimento ad entrambe le domande connesse. (Rigetta, App. Firenze, 17/02/2006)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8106 ESECUZIONE FORZATA - Opposizione all'esecuzione Dichiarata l'incostituzionalità dell'art. 7-quater del d.l. 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, in legge 31 marzo 2005, n. 43 (articolo che, tra l'altro, prevedeva - al comma 1 - l'inefficacia nei confronti della azienda Policlinico Umberto I dei decreti ingiuntivi e delle sentenze divenuti esecutivi dopo l'entrata in vigore del d.l. 1° ottobre 1999, n. 341, convertito, con modificazioni, in legge 3 dicembre 1999, n. 453, qualora relativi a crediti vantati nei confronti della soppressa omonima azienda universitaria Policlinico Umberto I°, per obbligazioni contrattuali anteriori alla data di istituzione della predetta nuova azienda ospedaliera, stabilendo altresì - al comma 3 - che nelle azioni esecutive iniziate sulla base dei medesimi titoli subentrasse la Gestione commissariale della soppressa azienda universitaria), deve accogliersi l'opposizione ex art. 615 cod. proc. civ. proposta dalla predetta Gestione commissariale avverso l'esecuzione iniziata sulla base di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti della nuova azienda Policlinico Umberto I°, in quanto l'efficacia retroattiva che assiste le sentenze dichiarative della illegittimità costituzionale di norme di legge - indipendemente dall'esattezza dell'interpretazione che includeva anche l'ipotesi "de qua" nell'ambito di operatività del comma 3 del suddetto art. 7-quater - ha comportato il venir meno "ab origine" del presupposto normativo sul quale di fondava l'esecuzione. (Cassa con rinvio, Trib. Roma, 06/06/2007)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8105 ESECUZIONE FORZATA - di beni immobili In tema di espropriazione immobiliare, l'art. 567 cod. proc. civ. come novellato dalla legge 3 agosto 1998, n. 302, è divenuto applicabile alle procedure esecutive pendenti alla data (8 settembre 1998) di entrata in vigore di quest'ultima solo con la introduzione (dal 23 settembre 1998) della sua disciplina transitoria sancita dall'art. 4 del d.l. 21 settembre 1998, n. 328, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 novembre 1998, n. 399, così come confermato, in sede di conversione del menzionato decreto, dalla modifica della disposizione da ultimo citata e dall'inserimento dell'art. 13 bis nella indicatalegge n. 302 del 1998, nonché dalle successive sostituzioni del testo di quest'ultimo per effetto di altri decreti legge fino a quello del 18 ottobre 2000, n. 291, convertito con modificazioni, nella 1egge 14 dicembre 2000, n. 372. Ne deriva che, nelle suddette procedure, le ordinanze di vendita pronunciate fra 1'8 ed il 22 settembre 1998, sulla base di corrispondenti istanze depositate prima dell'8 settembre 1998, furono legittimamente rese sulla base del testo previgente dell'art. 567, secondo comma, cod. proc. civ.. (Rigetta, App. Napoli, 11/12/2006)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8104 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE - Liquidazione e valutazione In materia di risarcimento del danno da fatto illecito, qualora - prima della liquidazione definitiva - il responsabile versi un acconto al danneggiato, tale pagamento va sottratto dal credito risarcitorio non secondo i criteri di cui all'art. 1194 cod. civ. (applicabile solo alle obbligazioni di valuta, non a quelle di valore, qual è il credito risarcitorio da danno aquiliano), ma devalutando alla data dell'evento dannoso sia il credito risarcitorio (se liquidato in moneta attuale) che l'acconto versato, quindi detraendo quest'ultimo dal primo e calcolando sulla differenza il danno da ritardato adempimento. (Rigetta, App. Venezia, 31/10/2006)
ONTI CED Cassazione, 2013
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8103 MANDATO - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Funzionari pubblici Posto che il consigliere comunale è legato all'ente-comune, del quale non sia dipendente, da un rapporto assimilato a quello del funzionario onorario, egli può ottenere, in applicazione analogica dell'art. 1720, secondo comma, cod. civ., soltanto il rimborso delle spese sostenute a causa del proprio incarico, e non semplicemente in occasione del medesimo. Ne consegue che egli non può pretendere il rimborso delle spese effettuate per difendersi in un processo penale, iniziato in relazione a fatti pur connessi all'incarico, non solo qualora egli sia stato condannato, giacché la commissione di un reato non potrebbe rientrare nei limiti di un mandato validamente conferito, ma anche qualora sia stato prosciolto, poiché in tal caso la necessità di effettuare le spese di difesa non si pone in nesso di causalità diretta con l'esecuzione del mandato, ma tra l'uno e l'altro si pone un elemento intermedio, dovuto all'attività di una terza persona, pubblica o privata, e costituito dall'accusa poi rivelatasi infondata. (Rigetta, App. Genova, 13/06/2006)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8102
CONCORDATO PREVENTIVO Nella procedura di concordato preventivo con cessione dei beni, diversamente da quanto si verifica nel fallimento, il debitore è l'unico legittimato passivo rispetto alla domanda di accertamento di crediti proposta dopo la sua omologazione, sussistendo la legittimazione del liquidatore solo nelle controversie che investono lo scopo liquidatorio della citata procedura; tuttavia, pur non essendo il liquidatore legittimato passivo, né litisconsorte necessario del debitore nei suddetti giudizi di accertamento, ove egli vi intervenga, (trattandosi di interventore adesivo che si inserisce nel processo tra altre persone lasciando invariato l'oggetto della lite nonostante l'ampliamento del numero dei partecipanti) deve necessariamente ipotizzarsi un litisconsorzio processuale nei successivi gradi di giudizio, non esaurendosi in un solo grado l'interesse dell'interventore ad influire con la propria difesa sull'esito dello stesso e configurandosi, diversamente, il rischio di un conflitto di giudicati per effetto della definitività della sentenza resa nei confronti dell'interventore rimasto estraneo ai successivi gradi di giudizio. (Dichiara inammissibile, App. Roma, 15/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8100 OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Causa del contratto La causa del contratto costituisce la sintesi dei contrapposti interessi reali che le parti intendono realizzare con la specifica negoziazione, indipendentemente dall'astratto modello utilizzato. Ne deriva che, in ipotesi di scrittura contenente un contratto di affitto agrario di durata decennale, con contestuale pagamento anticipato dell'intero canone dovuto, nonché un preliminare di compravendita del medesimo fondo, con immediata immissione dell'affittuario promissario acquirente nel possesso del predio, stante il collegamento teleologico tra il rapporto di affittanza e la promessa di vendita, in quanto il primo configuri il mezzo escogitato dalle parti per superare il limite legale di provvisoria inalienabilità delle terre di riforma agraria, vendute con riservato dominio dagli enti di sviluppo, la valorizzazione della funzione del singolo accordo intercorso tra i contraenti impone di ritenere che, scaduto il termine di dieci anni pattiziamente previsto, il contratto di affitto non operi più come strumento di composizione dei reciproci interessi, per aver esaurito ogni sua pratica utilità, senza che nessuna previsione legislativa possa automaticamente prorogarlo, con la conseguenza che il protrarsi della detenzione del bene ad opera del promissario debba intendersi come esecuzione del preliminare e non possa perciò integrare alcun inadempimento. (Rigetta, App. Bari, 08/07/2010)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8099 CONTRATTI AGRARI – Affitto a coltivatore diretto OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Risoluzione del contratto per inadempimento In tema di risoluzione di contratto agrario la facoltà dell'affittuario, prevista dall'art. 5, terzo comma, della legge 3 maggio 1982, n. 203, di sanare l'inadempienza entro tre mesi dal ricevimento della comunicazione della contestazione proveniente dal locatore, con effetti preclusivi della risoluzione stessa, viene meno soltanto in presenza di violazioni irreversibili, tali, cioè, da impedire la medesima sanatoria, o costituenti reati in danno del concedente; ipotesi fra le quali non può annoverarsi la semplice morosità, che integra, invece, qualunque sia stata la durata del protrarsi del mancato pagamento dei canoni, un tipico inadempimento sanabile, tale quindi da imporre, se invocata a fini risolutori, la sua preventiva contestazione ai sensi della succitata norma, sotto pena dell'improponibilità della domanda giudiziale. (Rigetta, App. Palermo, 10/02/2009)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8097 OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Forma RESPONSABILITA' CIVILE L'obbligo dell'osservanza della forma scritta concerne soltanto gli impegni contrattualmente assunti dalla P.A. e non già qualsiasi atto costituente esercizio delle funzioni amministrative. È, pertanto, viziata la decisione con cui il giudice di merito respinga la domanda di risarcimento del danno derivante da erronea informazione perché resa oralmente da un funzionario amministrativo, dal momento che non esiste una disposizione normativa che imponga alla P.A. di fornire informazioni solo per iscritto, specialmente quando si tratti di attività cosiddetta "di sportello". (Cassa con rinvio, App. Messina, 11/05/2006)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8093 PROCEDIMENTO CIVILE - Questioni pregiudiziali
La domanda di accertamento incidentale con efficacia di giudicato in ordine a questione pregiudiziale, ai sensi dell'art. 34 cod. proc. civ., presuppone, ai fini del suo accoglimento, che l'istante dimostri un interesse effettivo il quale travalichi quello relativo al giudizio in corso, e cioè che detta questione sia idonea ad influire altresì su liti diverse e di prevedibile insorgenza fra le stesse parti, o anche su altri rapporti e altri soggetti, non potendosi altrimenti turbare o ritardare il corso del processo, agli effetti dell'art. 111 Cost.. (Rigetta, App. Venezia, 09/03/2005)
Cass. civ. Sez. III, 03-04-2013, n. 8090 CIRCOLAZIONE STRADALE - Assicurazione obbligatoria Responsabilità civile Ai sensi degli artt. 1 e 18 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (applicabile "ratione temporis") l'azione diretta, spettante al danneggiato da un sinistro stradale nei confronti dell'assicuratore del responsabile, è ammessa anche per i sinistri cagionati da veicoli posti in circolazione su area (da equiparare alla strada di uso pubblico) che, ancorché di proprietà privata, sia aperta ad un numero indeterminato di persone ed alla quale sia data la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari dei diritti su di essa, non venendo meno l'indeterminatezza dei soggetti che hanno detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche e quando l'accesso avvenga per peculiari finalità ed in particolari condizioni. Costituisce oggetto di apprezzamento di fatto - come tale devoluto al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione - l'accertamento in ordine alla concreta accessibilità dell'area al pubblico, come sopra intesa. (Nella specie, è stata ritenuta correttamente motivata la decisione con cui il giudice di merito, in relazione ad un sinistro verificatosi nella rampa di accesso ad un garage, ha ritenuto la stessa - indipendentemente dalla natura pubblica o privata dell'area al cui interno essa risultava collocata - un luogo in cui la circolazione non è consentita ad un numero indeterminato di persone, bensì limitata a coloro che debbono compiervi la manovra di ingresso o di uscita e che, in quanto titolari del diritto di ricoverarvi il veicolo, costituiscono un numero determinato di persone, venendo in considerazione "uti singuli" e non "uti cives"). (Rigetta, App. Napoli, 10/05/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 02-04-2013, n. 7981 FAMIGLIA (REGIME PATRIMONIALE) - COMUNIONE TACITA FAMILIARE La comunione tacita familiare prevista dall'art. 2140 cod. civ. (abrogato dall'art. 205 della legge n. 151 del 1975 sulla riforma del diritto di famiglia) sorge naturalmente e spontaneamente, "per facta concludentia", e, analogamente, si estingue senza necessità di alcun atto formale in quanto collegata al sorgere e al venir meno del vincolo associativo funzionale all'esercizio di un'impresa in collaborazione reciproca fra i vari membri della stessa famiglia in presenza di un patrimonio indiviso e una comunanza di lucri, di perdite, di mensa e di tetto. Ne consegue che la condotta del familiare che si sia allontanato dalla casa comune, abbia costituito un autonomo nucleo familiare ed avviato un'autonoma e distinta attività, estranea a quella gestita dal consorzio parentale di provenienza, con godimento dei relativi proventi, integra i presupposti del recesso dal rapporto associativo, senza che debba essere osservato alcun requisito di forma. (Rigetta, App. Perugia, 28/09/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 02-04-2013, n. 7981 FAMIGLIA (REGIME PATRIMONIALE) - COMUNIONE TACITA FAMILIARE La comunione tacita familiare prevista dall'art. 2140 cod. civ. (abrogato dall'art. 205 della legge n. 151 del 1975 sulla riforma del diritto di famiglia), è caratterizzata, oltre che dalla comunanza di lucri, di perdite, di mensa e di tetto, dalla formazione di un "unico peculio", gestito senza particolari formalità ed obblighi di rendiconto, destinato "indivisibilmente" a fornire i mezzi economici necessari ai bisogni della comunità familiare, dovendosi escludere la sufficienza, a tal fine, della mera costituzione di un fondo comune realizzato con gli apporti - autonomamente percepiti da attività lavorative diverse - di ciascun familiare, atteso che, in tal caso, manca l'elemento essenziale costituito da una comune attività di lavoro, ravvisabile solo in presenza di un lavoro associato di tutti i partecipanti alla comunione. Le valutazioni del giudice di merito in ordine sia all'esistenza del comune peculio sia all'intenzione di destinare alla sua formazione i profitti dell'impresa sono, in mancanza di vizi logico-giuridici, incensurabili in sede di legittimità. (Nella specie, il familiare, lasciata l'abitazione comune e avviata una attività autonoma, si era limitato a fornire la mera elencazione delle spese sostenute per la gestione o l'incremento dell'azienda, di per sé idonea solo a configurare l'esistenza di un'attività di gestione comune di un'azienda agricola e non una comunione tacita). (Rigetta, App. Perugia, 28/09/2006)
Cass. civ. Sez. lavoro, 02-04-2013, n. 7978 CASSAZIONE CIVILE - Ricorso (procedimento) IMPUGNAZIONI CIVILI In caso di cassazione con rinvio, la domanda di restituzione delle somme pagate in esecuzione della sentenza di appello cassata non costituisce domanda nuova, in quanto la ripetizione - che non è inquadrabile nell'istituto della "condictio indebiti" - è diretta alla restaurazione della situazione patrimoniale precedente alla sentenza che, nel caducare il titolo del pagamento rendendolo indebito sin dall'origine, determina il sorgere dell'obbligazione e della pretesa restitutoria che non poteva essere esercitata se non a seguito e per effetto della sentenza rescindente. (Nella specie, a seguito di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso per il pagamento delle spese relative a prestazioni socio-assistenziali a favore di malati psichici stabilizzati per l'anno 1993, i convenuti avevano chiesto in via riconvenzionale - e la relativa domanda era stata accolta dalla corte territoriale - la restituzione delle ulteriori somme già trattenute dall'Azienda ospedaliera per gli anni precedenti; intervenuta la cassazione della decisione, il giudice del rinvio, in conformità al principio di cui alla massima, aveva esaminato e deciso, accogliendola, la domanda di restituzione delle somme precedentemente corrisposte in esecuzione della sentenza annullata). (Cassa con rinvio, App. Torino, 04/10/2006)
FONTI CED Cassazione, 2013 PREPARAZIONEESAME AVVOCATO
AUSILIO REDAZIONE TESI
CLICCA QUI	Copyright © 2013 - leggefacile.it. Siti Web easywebpage.it.

References: Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 art. 2932

Cass. 
 art. 1

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 1456
 art. 1453
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 129

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 art. 295
 sentenza 

Cass. 
 art. 1621

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 2045

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 137
 art. 51

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 
 art. 1227

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 
 art. 18
 art. 18
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 SENTENZA 
 sentenza 

Cass. 
 Sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 art. 2932

Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 22

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 SENTENZA 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 Cass. 
e contrario
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

SENTENZA 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 75
 art. 110

Cass. 

Cass. 
 art. 633

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 
 art. 111

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 101

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 art. 153
 sentenza 
 art. 327
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 art. 96

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
e contrario

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 2723

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 615
 art. 7

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza