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Timestamp: 2020-07-02 08:14:51+00:00

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COMPENSO CURATORE - concetto attivo realizzato e passivo accertato - Forum FALLIMENTI - ATTIVO E CONTABILITÀ
COMPENSO CURATORE - concetto attivo realizzato e passivo accertato
ai fini del conteggio del compenso del curatore mi chiedo se debba essere considerato tra l'attivo realizzato anche il credito IVA formatosi durante la procedura fallimentare ed usato in compensazione. Tale credito non è effettivamente incassato ma di fatto esiste e permette una minor uscita di cassa/banca per pagamenti iva e ritenute. Cosa diversa se è prevista la cessione del credito iva a terzi in quel caso si considererà l'entrata effettiva.
Dal lato del passivo accertato mi chiedo se debba essere anche ricompreso la prededuzione post-fallimentare e non solo quella ammessa allo stato passivo in sede di verifica dei crediti.
RE: COMPENSO CURATORE - concetto attivo realizzato e passivo accertato
In tema di liquidazione del compenso al curatore del fallimento, le percentuali previste, con riguardo all'entità dell'attivo, dall'art. 1 d.m. 28 luglio 1992 (ora d.m. 25 gennaio 2012, n. 30) vanno applicate sull'attivo realizzato - inteso come liquidità rinvenute nel patrimonio del fallito, o derivate dalla vendita dei beni mobili e immobili, o riscosse dai debitori, o comunque acquisite alla massa attraverso azioni giudiziarie - e non sul valore di inventario dei beni". In tal senso Cass. 22/09/2004, n. 18996, sulla scia di altri precedenti che hanno comunque affermato che nel concetto di attivo realizzato rientra "tutta la liquidità comunque acquisita" … compresa "quella parte di prezzo che l'acquirente di immobili gravati da ipoteca per mutuo fondiario è tenuto a versare direttamente all'istituto di credito senza attendere la graduazione, oppure quella parte di prezzo per il cui pagamento l'acquirente contrae con l'istituto creditore mutuo di importo equivalente al credito dallo stesso vantato nei confronti del fallito" (Cass. 08/01/1998, n. 100); ovvero che deve comprendersi nel concetto di attivo realizzato, "non solo la liquidità acquisita dalla curatela mediante la vendita di beni mobili o immobili, ma tutta la liquidità comunque acquisita …" Cass. 03/07/1997, n. 5978; Cass. 02/12/1993, n. 11952).
Da queste decisioni si capisce che nel concetto di attivo rientarno tutte le entrate, per cui pensiamo anche il credito Iva formatosi durante la procedura, anche se usato in compensazione, perché costituisce un mezzo per estinguere un debito.
per quanto riguarda il passivo, il secondo comma dell'art. 1 del D.M. n. 30 del 2012 dispone che il compenso va corrisposto "sull'ammontare del passivo accertato", per compensare, evidentemente l'attività del curatore per la complessa attività di accertamento del passivo, per cui riteniamo che nel monte passivo rientrino solo quelle prededuzioni che sono state oggetto di verifica fallimentare.
RE: RE: COMPENSO CURATORE - concetto attivo realizzato e passivo accertato
nell'ambito del compenso al curatore tra il passivo accertato rientrano solo i crediti ammessi oppure il concetto è esteso ai crediti esaminati (e quindi anche quelli esclusi)? Esempio domande presentate 100 ammesso 80 escluso 20. il passivo accertato a quanto ammonta?
RE: RE: RE: COMPENSO CURATORE - concetto attivo realizzato e passivo accertato
Il secondo comma dell'art. 1 del d.m. n. 30 del 2012, che ha dettato i nuovi parametri per i compensi per i curatori) stabilisce che "al curatore è inoltre corrisposto, sull'ammontare del passivo accertato, un compenso ….". Il passivo accertato è quello ammesso.
RE: RE: RE: RE: COMPENSO CURATORE - concetto attivo realizzato e passivo accertato
All'interno del passivo accertato inserirei anche però i crediti derivanti da ipoteche a favore di terzi che (?) non devono essere accertati.
RE: RE: RE: RE: RE: COMPENSO CURATORE - concetto attivo realizzato e passivo accertato
Non crediamo proprio perché, come lei giustamente ricorda, il credito del terzo beneficiario dell'ipoteca non è oggetto di accertamento, come del resto la Cassazione ha sempre statuito.
La situazione probabilmente cambierà con il nuovo codice della crisi e dell'insolvenza in quanto l'art. 201 dello stesso, tra le domande di insinuazione al passivo, contempla anche "le domande di partecipazione al riparto delle somme ricavate dalla liquidazione di beni compresi nella procedura ipotecati a garanzia di debiti altrui".
E ritengo che debba essere compreso anche il credito oggetto di rinuncia da parte del creditore.
In questo caso c'è stato l'opera di accertamento da parte del curatore, ma è una scelta successiva del creditore la rinuncia (che poteva altrimenti non presentare domanda).
Si, siamo d'accordo. per la verità si potrebbe anche dire che il passivo accertato è quello finale, ma poiché il compenso del curatore calcolato sul passivo accertato ha la funzione di ricompensare il lavoro svolto per l'accertamento del passivo come risultante dallo sttao passivo, che riproduce i crediti ammessi, sembra corretto tenere conto anche dei crediti ammessi al passivo e poi rinunciati.
Tomaso Lo Russo
Dato che, in base alla giurisprudenza citata, l'attivo realizzato deve essere inteso come liquidità rinvenute nel patrimonio del fallito, o derivate dalla vendita dei beni mobili e immobili, o riscosse dai debitori, o comunque acquisite alla massa [...] e ancora "tutta la liquidità comunque acquisita" … compresa "quella parte di prezzo che l'acquirente di immobili gravati da ipoteca per mutuo fondiario è tenuto a versare direttamente all'istituto di credito senza attendere la graduazione [...] ovvero che deve comprendersi nel concetto di attivo realizzato, "non solo la liquidità acquisita dalla curatela mediante la vendita di beni mobili o immobili, ma tutta la liquidità comunque acquisita …" Cass. 03/07/1997, n. 5978; Cass. 02/12/1993, n. 11952), mi chiedo (e Vi chiedo) se tale concetto possa essere esteso anche al ricavato dalla vendita di un bene immobile da parte di una società di leasing (dopo che il curatore del fallimento dell'utilizzatore si è sciolto dal contratto ed ha restituito il bene), benchè tale somma sia inferiore al credito residuo in linea capitale del leasing e quindi non vi sia alcuna eccedenza che il Leasing sia tenuto a versare alla curatela. Tutto sommato, infatti, l'applicazione dell'art. 72-quater fa sorgere, al momento della riallocazione del bene (il cui esito deve essere in ogni caso comunicato dal Leasing alla curatela, essendo quest'ultima interessata dalla vendita del bene), un contro-credito della procedura verso la società di leasing che viene compensato con il credito residuo in linea capitale di quest'ultima (a prescindere se sia maggiore o minore del primo). La somma ricavata dal Leasing con la vendita del bene va compresa nel concetto di attivo realizzato ai fini del compenso del curatore?
Inoltre, la stessa logica può essere applicata al caso di una società in concordato dopo che la stessa si è sciolta anticipatamente dal contratto su autorizzazione del Tribunale? Il Leasing precisava al commissario il proprio credito residuo in linea capitale quantificando la penale risarcitoria per lo scioglimento anticipato in base al contratto attualizzando i canoni a scadere. Successivamente riceveva in restituzione il bene immobile e lo riallocava sul mercato. Dato che il ricavato dalla vendita era inferiore alla penale, nessuna somma veniva versata alla società in concordato. Può essere, anche in questo caso, imputata ad attivo realizzato la somma ricavata dal leasing?
Grazie, cordiali saluti. T. Lo Russo
Per la verità nel frattempo anche la giurisprudenza della Corte è cambiata, come abbiamo dato atto altre volte, ma questo è irrilevante nella specie perché qui c'è un piccolo, ma significativo, particolare che rende impraticabile la sua costruzione e cioè che il bene in questione non è del fallito né del fallimento. Esso, infatti, è rimasto, in forza del contratto di leasing, in proprietà del concedente fino all'eventuale riscatto finale, che non può avvenire perché il curatore si è sciolto dal contratto e il bene oggetto dello stesso è stato restituito, per cui la successiva collocazione di questo bene da parte della proprietaria società di leasing rientra nei poteri tipici dominicali e non quale forma di liquidazione dell'attivo fallimentare.
La regolamentazione dei rapporti conseguenti allo scioglimento di cui all'art. 72quater ha la funzione di equilibrare le reciproche posizioni, svincolandole sia dalla automatica applicazione dell'art. 1526 c.c., inadeguato alla fattispecie del leasing finanziario, sia dalle insidie della pattuizione contrattuale predisposta dalla parte più forte, per la quale tutto rimaneva acquisito alla società di leasing; allo scopo occorreva o attribuire all'utilizzatore - una volta restituito l'intero importo del finanziamento - il diritto di recuperare proprietà e disponibilità del bene oggetto del leasing, in termini prestabiliti e precisi (non mere e generiche facoltà, indeterminate nei tempi e nei modi e rimesse alla discrezione altrui), oppure, una volta restituito il bene, concedergli il diritto di imputare il valore del bene reso alla somma dovuta in restituzione delle rate a scadere. In tal modo, il rischio di una ingiustificata locupletazione del concedente rispetto alla sua originaria prospettiva di profitto, è stato evitato collegando il rimborso pecuniario alla effettiva ricollocazione del bene sul mercato, in modo da consentire al concedente il recupero di tutto il credito residuo, quello, cioè, che avrebbe ottenuto se il contratto avesse avuto regolare esecuzione, con detrazione di quanto effettivamente ricavato dalla riallocazione sul mercato del bene recuperato. Tutto questo non ha nulla a che fare con la liquidazione dell'attivo, sul cui risultato parametrare il compenso del curatore.
Buon giorno, devo dedurre che questa datata risposta in merito all'IVA utilizzata in compensazione, seppur condivisibile, si debba ritenere nella sostanza superata. Il programma di gestione contabile della Procedura, infatti, non consente di evidenziare fra l'Attivo il credito IVA post fallimento utilizzato in compensazione e nemmeno quello ottenuto a seguito di istanza di rimborso, essendo una posta gestita nella sola sfera patrimoniale.
Ad integrazione e chiarimento della risposta datata cui lei si riferisce, considerati gli orientamenti più recenti, possiamo dire che sia da considerare attivo realizzato il credito IVA ante procedura, sia che sia utilizzato in compensazione, sia che sia stato chiesto e ottenuto a rimborso, sia che sia stato ceduto (in tal caso, è attivo realizzato il prezzo riscosso).
Non riteniamo, invece, che possa essere considerato attivo realizzato il credito IVA formatosi durante la procedura, perchè l'IVA non è altro che una partita di giro e, come ben sottolineato nell'intervento odierno del dott. Sciarrotta, deriva da una fattura che il fallimento ha ricevuto e con ogni probabilità pagato, quindi si tratta di liquidità uscita dalle casse della procedura, una parte dei quali ritorna indietro (se si riesce a recuperarla in uno dei modi di cui in precedenza.
Buongiorno, nel mio caso invece il credito iva emerge durante la procedura ma a seguito di emissione di nota di credito di sola iva per infruttuosità credito su procedura fallimentare in cui a nostra volta eravamo insinuati (con deposito riparto finale avvenuto ).
Tale credito che emerge da note di credito emesse in corso di procedura ma relative a fatture ante procedura può essere conteggiato come attivo realizzato ai fini del calcolo del compenso? Questo credito non nasce per fatture di acquisto ricevute e pagate con attivo già considerato .
Il credito non è effettivamente incassato ma esiste e quando chiuderemo la p.iva potremo chiederlo a rimborso e andrà ad estinguere in compensazione dei debiti erariali (nel passivo ammesso il debito iva di quelle fatture non riscosse c'è).
La mia domanda è se possiamo quindi considerare questo credito come attivo realizzato.
Può considerarsi attivo realizzato il credito iva ante procedura chiesto a rimborso dalla procedura, rimborso che successivamente è stato negato dall'Agenzia e posto in compensazione ex art. 56 L.F.?
Ringraziando anticipatamente per il confronto, porgo i miei migliori saluti
Riteniamo che la compensazione ex art. 56 l.fall. abbia l'effetto di estinguere il credito e debito che con essa si annullano, quindi il credito IVA ante procedura non può essere considerato "attivo realizzato" e non può pertanto essere considerato nel calcolo del compenso al Curatore
mi inserisco nella discussione per chiedere conferma dell'esclusione, ai fini della determinazione dell'attivo su cui chiedere la liquidazione del compenso, delle somme incassate e accantonate ex art. 113 in forza di giudizi non definitivi in quanto, al momento della chiusura della procedura ex art. 118 2° c., ancora pendenti. La domanda sorge in funzione non tanto del concetto di "attivo realizzato" che a mio parere sembra andare inteso come "definitivamente realizzato" ma per quello espresso dalla giurisprudenza di riferimento della "liquidità comunque acquisita".
Anche noi siamo della sua idea, nel senso che non rientra nell'attivo realizzato su cui calcolare il compenso, le somme pagate in forza di un provvedimento provvisoriamente esecutivo.
Questo problema non sorgeva fino alla introduzione della chiusura anticipata del fallimento introdotta con la riforma del 2015, perché per chiudere il fallimento (nell'imminenza del quale si liquida il compenso al curatore) bisognava definire i giudizi in corso, per cui bisognava attendere una decisione definitiva che, se favorevole al fallimento, faceva acquisire definitivamente la somma già ricevuta, o, se contraria al fallimento, costringeva il curatore a restituirla (per questa eventualità le somme versate al fallimento sulla base di un provvedimento provvisoriamente esecutivo non vanno distribuite fino al passaggio in giudicato di quel provvedimento). Ovviamente, ai fini del compenso al curatore quella somma, se attribuita definitivamente al fallimento entrava nel monte dell'attivo realizzato, nel mentre, in caso contrario detta somma era come se non avesse mai fatto parte dell'attivo, per cui di essa non si teneva conto nel calcolo del compenso.
Introdotta la chiusura anticipata del fallimento in attesa che si definiscano le cause attive pendenti, le prospettive della definitiva acquisizione o della perdita della somma provvisoriamente incassata non mutano, per cui dovendo anticipare anche la liquidazione del compenso, di questa somma non può tenersi conto in quanto non si sa se rientra con sicurezza nell'attivo realizzato; sarebbe infatti incongruo liquidare il compenso anche su tale somma che poi deve essere restituita. In tal modo il curatore non ha un danno perché, sebbene nulla dica il secondo comma dell'art. 118 l.f. circa un nuovo compenso del curatore alla definizione di tutte le vertenze, è abbastanza diffusa l'opinione che, in tal caso, il curatore debba presentare un nuovo conto gestione e abbia diritto ad un compenso supplementare sull'attivo realizzato con i giudizi a che alla chiusura del fallimento erano pendenti.
Mi permetto di nutrire qualche dubbio sul fatto che il credito Iva sorto durante la procedura compensato sia considerato attivo realizzato.
E' un credito sorto durante la procedura. Il credito è sorto perché ho pagato probabilmente delle fatture, quindi ho usato denaro della procedura per crearmi quel credito. Molto probabilmente quel denaro deriva da attivo realizzato su cui già calcolo il mio compenso.
Sarebbe una duplicazione del compenso.
Naturalmente non ho la certezza ma è solo un ragionamento.
Riteniamo vadano considerati separatamente due aspetti.
In primo luogo, l'IVA in questione non è, come nei casi esaminati qui sopra, una mera "partita di giro", dato che il relativo importo non è stato pagato dalla procedura, ma una liquidità che emerge in corso di procedura in esito all'attività posta dal Curatore, che ha emesso la nota di credito (ed eventualmente presentato anche l'istanza di ammissione al passivo).
In altre parole, posto che se il Curatore con la propria attività avesse riscosso il credito sarebbe certamente stato attivo realizzato, se nell'ambito della procedura di riscossione il Curatore ha presentato istanza di ammissione al passivo, e comunque ha seguito la vicenda tenendosi informato sulle vicende del fallimento di controparte, e infine di tale credito ha recuperato la sola IVA, è comunque attivo realizzato, sul quale riteniamo vada calcolato il compenso.
Il secondo aspetto deriva dal fatto che, per i motivi più volte illustrati in questo Forum, che discendono dal principio della "causa genetica" fissato dalla Corte di Cassazione per la collocazione ante o post fallimento, l'IVA a credito in questione è "credito ante", perché operazione dalla quale tutto nasce, quella che ha originato la fattura a fronte della quale è stata emessa la nota di credito, è avvenuta ante procedura.
Dal fatto che sia "IVA ante" consegue che non sia monetizzabile cedendolo o chiedendolo a rimborso, perché si compensa, ex art. 56 l.fall., con il maggior debito verso l'Erario, parimenti ante procedura.
Qui si pone la domanda: non essendo "liquidità acquisita", è comunque attivo realizzato?
A nostro avviso sì, perché nonostante non divenga risorsa liquida, è attivo che emerge in corso di procedura e viene utilizzato per l'estinzione (parziale) di debiti concorsuali; che tale estinzione avvenga per compensazione e non per pagamento in sede di riparto ci pare irrilevante. Ma non possiamo essere sicuri che il Tribunale sia del medesimo avviso.
Fabrizio Pellegrinetti
mi chiedo ai fini del calcolo del compenso del curatore, se sia da considerarsi nell'attivo, anche il credito derivante da una sentenza passata in giudicato di una società debitrice della fallita, la quale però poi a sua volta è fallita e quindi non ha onorato il proprio debito.
No, perché il d.m. n. 30 del 2012, all'art. 1. rapporta il compenso "all'attivo realizzato" e un credito rimasto impagato non è un attivo realizzato.
Zucchetti SG srl di
chiedo cortesemente un parere in merito al caso di seguito indicato.
1) Creditore (banca) richiede ammissione al passivo per 100 al chirografo.
2) L'importo in sede di udienza di stato passivo viene escluso completamente.
3) Il creditore fa opposizione allo stato passivo.
4) In sede di appello viene riconosciuta l'ammissione al passivo per 30 e viene confermata l'esclusione per 70.
5) Il creditore ricorre in Cassazione.
6) Nel frattempo la curatela ha agito in revocatoria contro il medesimo creditore per la restituzione di una somma pari a 150.
7) Le parti giungono a una transazione che prevede la rinuncia all'ammissione al passivo per l'intero importo e il pagamento da parte della banca al fallimento di un importo di 60.
Considerato che verrà pagato il ceto chirografario nella misura del 10% circa, nella richiesta di liquidazione del compenso del curatore:
a) quale importo devo considerare come attivo del fallimento?
b) quale importo devo considerare come passivo del fallimento?
Per quanto riguarda l'attivo non vi è dubbio che l'unico attivo realizzato è quello di 60, non essendo mai intervenuto un provvedimento che accertasse ammontare a 150, come richiesto.
Pe quanto attiene al passivo , quello accertato è stato di 30, che poi è stato oggetto di rinuncia. Come abbiamo detto altre volte, si potrebbe anche sostenere che il passivo accertato è quello finale, ma poiché il compenso del curatore calcolato sul passivo accertato ha la funzione di ricompensare il lavoro svolto per l'accertamento del passivo come risultante dallo stato passivo, che riproduce i crediti ammessi, sembra corretto tenere conto anche dei crediti ammessi al passivo e poi rinunciati.

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 56
 art. 56
 art. 113
 art. 118
 art. 56
 sentenza