Source: http://vincesko.ilcannocchiale.it/?TAG=Pensioni
Timestamp: 2018-06-22 15:09:17+00:00

Document:
Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.4 a due economisti della BCE, in merito ad un loro articolo contenuto nel Bollettino n. 2 della BCE, nel quale hanno sollecitato, similmente al FMI, l’ennesima riforma delle pensioni nei Paesi della Zona Euro, di cui l’Italia fa parte, e che ha avuto una ampia eco sui media italiani. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.
11/4/2018 14:50
A: carolin.nerlich@ecb.europa.eu, joachim.schroth@ecb.europa.eu e altri 46+603
Egregi Dr. Carolin Nerlich e Dr. Joachim Schroth,
Vi inoltro, per Vostra opportuna conoscenza, la lettera che ho inviato recentemente al FMI,[1] che ha analizzato le pensioni italiane e, basandosi sui soliti dati errati, ha formulato delle proposte estremistiche di riduzione della spesa pensionistica.
Poiché anche dal Vostro recente articolo incluso nel Bollettino della BCE del marzo 2018, che ha avuto, in abbinamento a quello del FMI, anch’esso una eco notevole in Italia e suscitato generali preoccupazioni, si desumerebbe la necessità di ulteriori interventi sulle pensioni nei Paesi dell’Eurozona, ritengo opportuno formulare, anche al riguardo delle Vostre proposte, alcune, brevi osservazioni critiche.
Traggo dal Vostro articolo “L’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione e delle riforme pensionistiche”:
Citazione1: “Gli interventi previdenziali sono stati particolarmente intensi nei paesi sottoposti ai programmi di aggiustamento, quali Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo” (4.1 Pension reforms in the euro area https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ebart201802_02.en.pdf oppure https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2018/bol-eco-2-2018/bolleco-BCE-2-2018.pdf#page=105).
Vi segnalo, a meri fini informativi, che andrebbe aggiunta l’Italia, la quale, anche se non è stata sottoposta formalmente a programmi di aggiustamento, dopo la crisi del debito greco, ha varato (i) nell’arco di due anni, ben due severe riforme pensionistiche (SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), che facevano seguito ad altre cinque precedenti riforme dal 1992, per un totale di sette; e (ii) manovre finanziarie correttive per ben 330 mld cumulati (4/5, pari a 267 mld, dal Governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal Governo Monti, e le misure strutturali valgono tuttora),[2] in parte per scelta autonoma, in gran parte per input (eufemismo) dell’Unione Europea - Commissione Europea e BCE -, per quest’ultima vedi la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, con prescrizioni dettagliate sugli interventi da adottare, inclusa la ulteriore revisione delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”), in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza, Statuto BCE, mutuato dall’art. 130 del TFUE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[3]
Ma, purtroppo, sulle riforme delle pensioni italiane si registra da sei anni una notevole DISINFORMAZIONE, sia in Italia (soltanto negli ultimi quattro mesi ho scritto a 46 destinatari, cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it) che all’estero (vedi, appunto, le mie lettere a OCSE e FMI), poiché alla riforma Fornero, che è soltanto la settima e ultima riforma dal 1992, e non la più severa, vengono attribuite anche le misure della ben più severa riforma SACCONI.[4]
Quello delle pensioni, però, non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto – come scrivevo - quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della grande recessione, con un ruolo decisivo dell’Unione Europea (Commissione e BCE).[2]
Citazione2: “L’implementazione di ulteriori riforme in questa area si rivela essenziale e non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica” (pag. 112).
Per quanto riguarda l’Italia, oggetto di ricorrenti, preoccupate analisi da parte dell’OCSE,[5] del FMI e, stranamente, dall’interno dell’UE, basate su dati errati e fuorvianti, è una richiesta infondata e oggettivamente estremistica:
(i) dopo le sette riforme dal 1992, il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo;[4]
(ii) l’età di pensionamento di vecchiaia, con 67 anni per tutti dall’1.1.2019, è la più alta in UE assieme alla Grecia, superiore a quella della Germania e della Spagna e molto superiore a quella della Francia; l’età di pensionamento anticipato (che prescinde dall’età anagrafica) è, dall’1.1.2019, di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne;
(iii) essa è agganciata alla speranza di vita, quindi si adegua automaticamente;
(iv) dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, Damiano, SACCONI e Fornero), è stato stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) un risparmio cumulato al 2060 di 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld;[1]
(v) al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica sul Pil scende dal 16% attuale (influenzato, peraltro, dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica e con gli effetti delle riforme non esplicati pienamente) al 12%; nel 2060, dal 13,8% al 9,5%.
[1] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2861047.html oppure (se in avaria)
In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni), contro le fake news sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.
[2] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione
[3] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE
[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.
Destinatari: BCE, Parlamento, Altre Istituzioni, Media, Sindacati
NB: Poiché ho ricostruito gli indirizzi e-mail, prego inoltrare a quelli eventualmente errati.
carolin.nerlich@ecb.europa.eu, joachim.schroth@ecb.europa.eu
CC frank.smets@ecb.europa.eu, joao.sousa@ecb.europa.eu, gunter.coenen@ecb.europa.eu,
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juan.prieto-fernandez@ecb.europa.eu, kevin.yeung@ecb.europa.eu, carin.pronk@ecb.europa.eu
CCP info@ecb.europa.eu
(n.48) Ho poi chiesto a info@ecb.europa.eu di inoltrare la lettera ai destinatari in colore rosso.
11/4/2018 14:59
11/4/2018 15:05
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Ricevo e pubblico volentieri, non solo perché l'apprezzamento mi ha fatto piacere (anche per la sua rarità), ma anche perché un collega di Stefano Lucarelli (di altro ateneo) molto stranamente ha minacciato di denunciarmi se non lo avessi cancellato dall’elenco dei destinatari (cosa che non ho fatto, come ho raccontato nel blog).
Re: Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane
Da: Stefano Lucarelli<stefano.lucarelli@unibg.it>(stefano.lucarelli@unibg.it)
11/4/2018 18:24
Grazie, apprezzo il lavoro che stai facendo.
RISPOSTA DELLA BCE
Pubblico la lettera che ho ricevuto oggi dalla BCE, in riferimento alla mia dell’11.4 scorso.
Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane (#4 - 70242)
ECB Information (info@ecb.int)
17/4/2018 16:22
A ECB Information, Enquirer - 11/04/2018 - 17:23
Le confermiamo di aver ricevuto le Sue email dell’11 aprile 2018 e La ringraziamo di aver condiviso con noi i suoi commenti sull’articolo “L’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione e delle riforme pensionistiche”, pubblicato sul Bollettino Economico della Banca centrale europea (BCE) il 22 marzo scorso.
I Suoi commenti e le Sue osservazioni sono state condivise con i nostri colleghi e autori dell’articolo, Carolin Nerlich e Joachim Schroth, per loro opportuna conoscenza.
La ringraziamo per il Suo interesse nell’argomento e nella BCE.
Internal and External Engagement Division
http://twitter.com/ecb
http://vincesko.blogspot.com/2018/04/lettera-carolin-nerlich-e-joachim.html
pensioni bce carolin nerlich joachim schroth
permalink | inviato da magnagrecia il 14/4/2018 alle 10:47 | commenti (0) |
Pubblico la lettera che ho inviato una decina di giorni fa a Giuseppe Roma, sociologo, ex direttore generale del CENSIS, sulle sue dichiarazioni sulle pensioni, in cui ha ripetuto anche lui il solito mantra sulla riforma Fornero che avrebbe aumentato eccessivamente l'età di pensionamento. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.
Non Fornero ma Sacconi ha allungato di più l'età di pensionamento
29/3/2018 13:25
A: g.roma@rur.it CC trapocoinedicola@rai.it, luigi.paganetto@uniroma2.it CCN radio1@rai.it
Egr. Dott. Roma,
L’ho riascoltata ieri notte a Tra poco in edicola su Radio1, trasmissione condotta da Stefano Mensurati, al quale, detto per inciso, ho già scritto più volte e detto in diretta[1] quanto sto per dirLe, ma invano (anche ieri notte non ha letto il mio sms).
Osservo che la stessa ossessione dell'onorevole Salvini contro la riforma Fornero, come gli ho contestato in diretta a Zapping,[2] è una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (Legge 30.07.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148), votata dalla Lega Nord e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico alla speranza di vita, in realtà introdotto da SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, poi modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, commi 12bis e 12ter.
Temo che anche Lei, ricitando soltanto la riforma Fornero in relazione all'allungamento dell'età di pensionamento, sia rimasto vittima della vulgata sulla riforma Fornero, che, per responsabilità varie, anche illustri,[3] inclusa la piangente millantatrice Fornero, ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, cosa che cerco di contrastare da sei anni: una fatica di Sisifo!
La mia modifica della voce di Wikipedia, dove peraltro non esiste una voce “Riforma delle pensioni Sacconi”, descrive bene entrambe le riforme https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_delle_pensioni_Fornero, oppure può leggere questo post:
Le segnalo, dunque, che la riforma SACCONI ha allungato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero.
QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.
Mi auguro vorrà tenerne conto in futuro.
PS: La informo che pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.
[1] Vedi in particolare la puntata con Davide Colombo del Sole 24 ore sul risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, stimato dalla RGS in 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld, di cui solo un terzo dovuto alla riforma Fornero, di cui tanto si parla, dimenticando gli altri due terzi, ben maggiori, in gran parte dovuti alla riforma SACCONI (come confermatogli correttamente da Colombo, col quale avevo dialogato via email), di cui nessuno parla.
[3] Nella nota 1 del primo post troverà una selezione dei quotidiani che nel 2012 hanno correttamente informato sugli effetti della riforma SACCONI. Poi (se controlla i post del mio blog relativi agli ultimi quattro mesi) se ne sono tutti dimenticati.
I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi, ai quali si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, OCSE, ecc.
Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile
http://vincesko.blogspot.com/2018/04/lettera-giuseppe-roma-ex-dg-censis.html
pensioni giuseppe roma riforma fornero
permalink | inviato da magnagrecia il 7/4/2018 alle 16:3 | commenti (0) |
A vbattipaglia@libero.it
Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero
Pubblico la lettera che ho inviato alcuni giorni fa ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, rispettivamente al Lavoro e Previdenza e all’Economia, dopo aver letto le loro dichiarazioni sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.
2/3/2018 13:27
A: pasquale.tridico@uniroma3.it, andrea.roventini@santannapisa.it e altri 48
Egregi Professori Tridico e Roventini,
Contrasto la vulgata sulle pensioni da sei anni, perciò non mi sorprende che anche Voi, come quasi 60 milioni di Italiani (e non solo), siate vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulla riforma Fornero, alla quale vengono erroneamente o furbescamente attribuite norme della riforma SACCONI o di un’altra delle ben sette riforme delle pensioni dal 1992.
Debbo osservare, infatti, che, in quanto designati ministri da M5S, non cominciate bene: ignorate anche Voi che non basta abolire la riforma Fornero per scendere a 41 anni di anzianità contributiva di età di pensionamento, occorre abolire almeno in parte anche la ben più severa riforma SACCONI.
Traggo dall’intervista rilasciata a La Stampa il 28 febbraio 2018 dal designato ministro del Lavoro, Pasquale Tridico:
Citazione: “Stiamo pensando a un superamento graduale, che costerà 11 miliardi annui. Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età, o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100. Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita”.
Vediamo per punto.
(i) “Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età”.
PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità), nel 2019:
- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007) e solo 1 anno di Fornero.
Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo dei 41 anni di contributi.
(ii) “o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100”
QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011), quando la somma era 96 + “finestra” di 12 mesi (differimento dell’erogazione); e sarebbe aumentata a 97 anni, più “finestra” di 12 mesi, più 3 mesi di adeguamento automatico, nel 2013. Perché anch’esse erano sottoposte sia alla “finestra” che all’adeguamento automatico deciso da SACCONI nel 2009 e 2010 (vedi appresso). Vale a dire: se non fosse stata approvata la riforma Fornero, comunque la quota ora sarebbe pari a 98 anni e 7 mesi e nel 2019 a 99.
Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo, e mantenerlo, della quota 100, che peraltro è solo di 1 anno superiore a quella che sarebbe stata se la riforma Fornero non fosse mai stata varata.
(iii) “Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita".
Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.[1]
Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo di bloccare per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.
Spero di esserVi stato utile e che vogliate contribuire in futuro sia a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche, sia ad ottenere da RGS e DG-Previdenza la rettifica del decreto direttoriale per renderlo conforme alla norma.
E, come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.
Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.
In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.
pasquale.tridico@uniroma3.it, andrea.roventini@santannapisa.it
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http://vincesko.blogspot.com/2018/03/lettera-ai-professori-pasquale-tridico.html
Pensioni Fake news Pasquale Tridico Andrea Roventini M5S
permalink | inviato da magnagrecia il 5/3/2018 alle 17:49 | commenti (0) |
Adeguamento età pensionabile: errori interpretativi della Ragioneria Generale dello Stato, della Direzione Generale Previdenza (e del Parlamento!)
Pubblico la lettera che ho inviato in data 23.2 al Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, e alla Direttrice Generale Previdenza, Concetta Ferrari, per contestare loro l’errata interpretazione della norma della riforma delle pensioni Fornero, relativamente all’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita, nel decreto direttoriale previsto dalla riforma Sacconi. Poiché la stessa errata interpretazione l’ha fatta anche il Parlamento, da ultimo anche nella Legge di Bilancio 2018, come ho scoperto nel corso della mia caccia, che ha registrato varie tappe, le più importanti delle quali sono state: OCSE, [1 o 2] ISTAT,[1 o 2] Stefano Patriarca, consulente del Governo, [1 o 2] Luciana Patrizi, Ispettrice Generale di RGS-IGESPES[1 o 2] e, infine, appunto, di nuovo la Ragioneria Generale dello Stato, sia nella persona del suo massimo responsabile nel decreto direttoriale del 2017, sia nella fonte originaria dell'errore che è stata la relazione tecnica della Legge 214 “salva-Italia” Monti-Fornero del 2011, ho inviato per conoscenza la lettera anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato la Legge di Bilancio. Mi sono accertato telefonicamente che l’avessero ricevuta. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.
23/2/2018 19:20
A: ragioniere.generale@mef.gov.it, dgprevidenza@lavoro.gov.it e altri 48+615
ALLA C.A. DEL DOTT. DANIELE FRANCO E DELLA DOTT.SSA CONCETTA FERRARI
p.c. Sig. Presidente della Repubblica (via pec, per poter allegare documenti), Sig. Presidente del Senato della Repubblica, Signora Presidentessa della Camera dei Deputati, Sig. Presidente del Consiglio, Signori Ministri, Signori Sottosegretari, Signori Parlamentari, Professori, Signore e Signori dei Sindacati, di Istituzioni, di Associazioni, di Fondazioni e dei Media
Egregi Dott. Franco e Dott.ssa Ferrari,
Premetto che faccio controinformazione da sei anni sulle pensioni, che vedono una sopravvalutazione, e talora una sovrapposizione integrale, della riforma Fornero a spese delle precedenti riforme (dal 1992, ne sono state varate ben sette,[1] delle quali la riforma Fornero è soltanto la settima in ordine di tempo e non la più severa).
Mi spiace constatare che, forse per una carente conoscenza della normativa pensionistica, anche nella stesura del Vostro decreto direttoriale di cui alla Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis, che statuisce l'ammontare del numero di mesi di aumento della speranza di vita ai fini dell’età di pensionamento, siano stati commessi, a mio avviso, ben due errori di interpretazione delle norme sull’adeguamento dell’età pensionabile, il primo sulla decorrenza della modifica legislativa della periodicità da triennale (riforma SACCONI) a biennale (riforma Fornero) e il secondo, indirettamente, sulla prescrizione normativa che l’adeguamento citato non avviene in caso di calo della speranza di vita. Provo a spiegarVi perché.
1. Età di pensionamento e aggancio alla speranza di vita
L’età di pensionamento è agganciata alla speranza di vita. E’ utile chiarire, preliminarmente, che, contrariamente a ciò che quasi tutti pensano, l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento non è stato introdotto dalla riforma Fornero, ma dal DL 78/2009, art. 22ter (SACCONI), convertito dalla L. 102/2009, poi modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, comma 12bis, convertito dalla L. 122/2010 (SACCONI).
2. Periodicità
La legge SACCONI 2009 stabilisce una cadenza quinquennale (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2).[2]
La legge SACCONI 2010 modifica la cadenza quinquennale in triennale (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis).[3]
La legge Fornero modifica la periodicità da triennale a biennale (L. 214/2011, art. 24, comma 13).[4]
Per quanto riguarda la decorrenza dell’adeguamento, lo sviluppo normativo è stato il seguente:
DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2 (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.
DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.
DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4 (Sacconi): dal 1° gennaio 2013.
DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13 (Fornero): dal 1° gennaio dell’anno?
La fonte legislativa da me utilizzata è, prioritariamente, Normattiva, progetto del Parlamento italiano, che aggiorna via via la normativa. Nel caso delle norme in discorso, gli aggiornamenti includono anche la Legge di bilancio 2018 (vedi in particolare il comma 13 della L. 214/2011, art. 24).
Prima errata interpretazione
Decorrenza della modifica della periodicità da triennale a biennale
Quando andrà in vigore la modifica, recata dalla riforma Fornero, della periodicità dell’adeguamento da triennale a biennale? A leggere la norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), senza dubbio nel 2022:
Non mi pare ci possano essere dubbi di sorta su una norma di un’evidenza assoluta: la periodicità SACCONI è triennale, essa diventa biennale, in forza della riforma Fornero, relativamente agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Pertanto, sembra assolutamente escluso che la decorrenza biennale possa essere il 1° gennaio 2019 (“a decorrere dalla predetta data”), come sostenete Voi, Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza (cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017[5]), oltre al Parlamento (cfr. la Legge di Bilancio 2018, art. 1, comma 146, e prima ancora la L. 232/2016, art. 1, comma 206, lettera c, che indica la periodicità nel 2019, 2021, 2023, 2025 “previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”, ma che, contraddittoriamente, facendo riferimento al comma 13 dell'art. 24 della L. 214/2011, mai modificato nella prima parte, si smentisce da sé[6]), a consulenti del Governo come Stefano Patriarca (cfr. quotidiani del giorno 2.2.2018)[7] e a vari altri, tra cui l’OCSE[8] e i media.
La Vostra deduzione “a decorrere dalla predetta data” (2019) è del tutto infondata e quindi errata, perché, se la decorrenza biennale doveva essere dal 1° gennaio 2019, bastava scrivere, e, presumo, si sarebbe scritto, semplicemente: “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita, dal 1° gennaio 2019, sono aggiornati con cadenza biennale”; invece è scritto: “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”. Cioè non dal 2019 ma dal 2022.
Permettetemi di chiosare che, a me che contrasto da sei anni la vulgata imperante che avrebbe fatto tutto la riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI, questa interpretazione erronea dello stesso Parlamento e della Alta Burocrazia nazionale sembra l’apoteosi in un caso di DISINFORMAZIONE generale che ha fatto quasi 60 milioni di vittime.
Inoltre, ne discende che l’anticipazione erronea della cadenza biennale dal 2022 al 2019 è un aggravamento e non un alleggerimento della specifica normativa, come chiesto dai Sindacati e da esponenti politici di tutti gli schieramenti, obiettivo da traslare nella ratio della norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.
Seconda errata interpretazione
L’adeguamento non avviene in caso di calo della speranza di vita
Com’è noto, l’interpretazione ufficiale è che la riduzione dell’aspettativa di vita non abbassa l’età pensionabile, criterio, peraltro, altamente criticabile sia sotto il profilo dell'equità che della logica. Ma vediamo, anche in questo caso, che cosa dice la norma (L. 122/2010, art. 12, comma 12ter, riforma SACCONI):
Anche qui, a me pare non possano sussistere dubbi interpretativi: l’unica volta in cui la norma cita il divieto di aggiornamento in caso di diminuzione della speranza di vita lo limita alla sua “prima applicazione” (2013). Infatti, interpretando la norma facendone l’analisi del periodo, si può constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e le due principali, e tra le due principali, unite dalla congiunzione “e”, e dedurne che soltanto “in sede di prima applicazione ... lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.
C’è da chiedersi, dunque - se questa interpretazione letterale è corretta, come pare (purtroppo, la relazione tecnica della L. 122/2010 che ho trovato in Rete è molto carente, forse anche perché i commi rilevanti ai fini della presente analisi - da 12 bis a 12 terdecies - sono stati aggiunti in sede di conversione in legge e al termine dell’iter) - (i) chi ha deciso per primo e su quale base di interpretare erroneamente in senso estensivo questo divieto a tutti gli aggiornamenti in caso di diminuzione? Il Parlamento (e si tratterebbe di una modifica legislativa o di un mero richiamo erroneo?) o l’ISTAT (al quale è stato commesso, dalla stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, il compito di determinare l’ammontare della variazione), e di conseguenza la Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza? E (ii) in questo secondo caso, se non sanato, equivarrebbe a un abuso di potere?[5]
La domanda sull’origine degli errori non è pleonastica, poiché fin dal 2011 (errore grave sulle pensioni contenuto nella prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE, che segnalai a tutti i media, si veda appresso, alla nota 15), ho potuto constatare che (i) la materia pensionistica riveste una sensibilità elevatissima in ambito sia nazionale che internazionale; (ii) l'élite e la burocrazia sono a loro volta sensibili all'esigenza della sostenibilità dei conti pensionistici; (iii) parecchi scrivono di pensioni senza aver mai letto le relative norme, inclusi supposti esperti e Organismi importanti e ritenuti imparziali e attendibili; (iv) quindi, a catena, l’errore viene ripetuto da (quasi) tutti; e (v) occorrerebbe, perciò, tagliare la catena nel punto d’origine e… riavvolgere la bobina, ma purtroppo la mia lunga esperienza mi dice che è come voler rimettere il dentifricio nel tubetto.
Anche in questo secondo caso, inoltre, l’interpretazione erronea si traduce in un aggravamento e non in un alleggerimento della normativa specifica, che era l’obiettivo originario da trasfondere nella norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.
Risparmio dalle pensioni dal 2004
C’è anche da chiedersi, infine, (i) se il calcolo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme pensionistiche dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) fatto dalla RGS, per la quota parte ascritta alla riforma Fornero (nell’ultima versione, “21 punti percentuali” di Pil su 60, pari a 350 mld, cioè poco più di un terzo del totale di 1.000 mld),[9] a decorrere dall'1.1.2012, inclusi le spese delle salvaguardie degli esodati e il blocco dell'indicizzazione poi dichiarato incostituzionale, è inficiato, oltre che dalla non inclusione della L. 247/2007 (Damiano), anche dall’errata anticipazione della periodicità biennale Fornero al 1° gennaio 2019[10] e in generale da una “commistione” degli effetti delle varie riforme (analogo a quello indicato dalla relazione tecnica della legge Fornero: “Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.”), riforme tra le quali spicca nettamente la riforma SACCONI, non certamente la riforma Fornero (si veda attentamente la situazione dell’età di pensionamento nel 2019 per autore, nell’Appendice); e (ii) a chi è ascrivibile la quota dei due terzi residui, pari a quasi 700 mld, ben maggiore del poco più di un terzo “lordo”[11] attribuito alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, ma chissà perché l’unica ad essere citata dalla RGS (la stessa cosa, peraltro, l'ha fatta la Corte dei Conti, nei suoi ponderosi rapporti, ripresi da tutti i media[9]), con l’effetto involontario di alimentare ulteriormente la vulgata sulla riforma Fornero.
In conclusione, poiché quello delle pensioni costituisce un vero caso di scuola, con la demonizzazione ingiustificata della riforma Fornero e la cancellazione ancor più ingiustificata della riforma SACCONI, va evidenziato, da un lato, l’apporto disinformativo, purtroppo, anche da parte di parlamentari e di noti esperti[12] (i giornalisti sono troppi per citarli tutti, sopperisco rinviando al mio blog http://vincesko.blogspot.it), e, dall’altro, l’importanza delle pensioni, i cui dati sono inficiati da criteri di classificazione errati e/o fuorvianti (si veda in particolare l’inclusione, nella spesa pensionistica, delle imposte, che sono una partita di giro, ascendono a quasi 50 mld e sono più elevate in Italia, e di altre voci spurie (assistenza e TFR/TFS) per un ammontare complessivo di altri 40 mld)[9] nel giudizio interno e internazionale sull’Italia, il che esigerebbe un maggiore spirito di sano e laico patriottismo nella tutela dell’interesse, non soltanto dell'élite ma del popolo italiano intero, e del buon nome dell'Italia, nei grand commis e negli esperti, in particolare in quelli di religione neo-liberista, che devono avere qualche peccato grave da farsi perdonare, poiché mostrano abitualmente una spietatezza fuori dal comune.
Dalle analisi interne e dal confronto internazionale dei dati, infatti, emergono con sufficiente chiarezza due criticità: la prima, è che gli errori della fonte primaria (ISTAT?[13]) inficiano tutte le altre, le quali – secondo il professor Alberto Brambilla - non disponendo di data base propri, ne riprendono i dati, come EUROSTAT, UPB[12] e OCSE;[8] e forse anche Università[14] ed RGS[10] (per il Parlamento forse è l’opposto, visto che l’errata interpretazione – ho scoperto ora – risale alla relazione tecnica della L. 214/2011, cfr. tabella a pag. 42; ma se, come mi è stato spiegato da un esperto giornalista, la relazione tecnica è stata elaborata da RGS, il cerchio si chiude);[6] e, la seconda, è che l’Italia è penalizzata dagli attuali criteri di classificazione della spesa pensionistica, che andrebbero perciò modificati, se del caso cambiando la legge di riferimento, o, in subordine, chiedendo note esplicative integrative ‘obbligatorie’ ai vari Organismi interni e internazionali.[8]
Mi auguro di essere stato utile e congruamente esauriente e che - condividendo la mia interpretazione, obiettivamente l’unica possibile - possiate attivarVi per adeguare i Vostri provvedimenti alla corretta normativa pensionistica specifica, che riguarda centinaia di migliaia di cittadini, e (ii) vogliate contribuire a chiarire in futuro chi ha fatto che cosa in materia di pensioni.
[1] Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n. 122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214).
[2] Art. 22-ter-2. A decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di eta' anagrafica per l'accesso al sistema pensionistico italiano sono adeguati all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istituto nazionale di statistica e validato dall'Eurostat, con riferimento al quinquennio precedente. Con regolamento da emanare entro il 31 dicembre 2014, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e' emanata la normativa tecnica di attuazione. In sede di prima attuazione, l'incremento dell'eta' pensionabile riferito al primo quinquennio antecedente non puo' comunque superare i tre mesi. Lo schema di regolamento di cui al presente comma, corredato di relazione tecnica, e' trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni competenti per materia e per i profili di carattere finanziario.
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09102l.htm
[3] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))
[4] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio. ((Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi)) [così modificato dalla Legge di bilancio 2018, comma 146].
[5] 21 DICEMBRE 2017 - "ADEGUAMENTO ETA' PENSIONABILE"
Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. (17A08386) (GU Serie Generale n.289 del 12-12-2017)
[6] 24 GENNAIO 2018 - "LEGGE DI BILANCIO 2018"
Legge di stabilità 2018: l'innalzamento dell'età pensionabile
Cosa prevede la legge di stabilità sull'innalzamento dell'età pensionabile collegato all'aumento della speranza di vita
https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/24511-legge-di-stabilit-2018-l-innalzamento-dell-et-pensionabile.html
206. Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge: a) l'articolo 24, comma 17-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e' abrogato; b) all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera a), le parole: «, compreso l'anno di maturazione dei requisiti,» sono soppresse e le parole: «per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017;» sono sostituite dalla seguente: «ovvero»; 2) alla lettera b), le parole: «, per le pensioni aventi decorrenza dal 1º gennaio 2018» sono soppresse; c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, [4. A decorrere dal 1° gennaio 2013, i lavoratori dipendenti di cui al comma 1 conseguono il diritto al trattamento pensionistico con un'eta' anagrafica ridotta di tre anni ed una somma di eta' anagrafica e anzianita' contributiva ridotta di tre unita' rispetto ai requisiti previsti dalla Tabella B di cui all'Allegato 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247. Restano fermi gli adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita previsti dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.] e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»; d) all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera b), le parole: «a decorrere dal 1º gennaio 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2016»; 2) dopo la lettera b) sono aggiunte le seguenti: «b-bis) entro il 1º marzo dell'anno di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati nel corso dell'anno 2017; b-ter) entro il 1º maggio dell'anno precedente a quello di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1º gennaio 2018».
http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016-12-11;232@originale
[7] Dialogo con Stefano Patriarca, consulente economico del Governo, sulla sua fake news sulle pensioni
[8] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica
[9] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.
[10] Lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice generale della RGS-IGESPES, sulla loro fake news sulle pensioni
Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario - Rapporto n. 18 - Nota di aggiornamento (formato PDF - dimensione 1217 Kb)
Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario - Rapporto n. 18 (formato PDF - dimensione 5026 Kb)
Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario - Rapporto n. 18 – Anticipazioni (formato PDF - dimensione 1176 Kb)
[11] Ad esempio, come sono stati attribuiti i risparmi in questi altri quattro casi? (i) Al netto della riduzione di 6 mesi per gli autonomi, la riforma Fornero non ha toccato la pensione di vecchiaia per gli uomini e per le dipendenti pubbliche, già regolati da Sacconi; ha solo accelerato l’allineamento delle donne del settore privato, che Sacconi (DL 98/2011) aveva previsto entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico). (ii) La riforma Fornero ha aumentato l’età a 66 anni per gli uomini (dipendenti ed autonomi) e per le lavoratrici del pubblico impiego, ma solo formalmente poiché ha contestualmente abolito la “finestra” Damiano-Sacconi di 12 mesi. (iii) RGS ha accreditato - e poi stornato - alla riforma Fornero 5 mld annui per 2 anni per il blocco della perequazione, ma la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. E, (iv) dal 2019 o 2022, la riforma Fornero ha modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, ma comunque è solo un’accelerazione del meccanismo introdotto da SACCONI.
[12] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. I politici maggiormente impegnati nel propalare notizie false sulla riforma Fornero sono Matteo Salvini, soprattutto, e Giorgia Meloni, con l’aiuto saltuario, non si sa quanto consapevole, di Silvio Berlusconi, che votarono la riforma Sacconi e della quale attribuiscono furbescamente misure severe, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, alla riforma Fornero.
[13] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati
[14] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2860382.html oppure
Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.[15]
[15] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione
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