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Timestamp: 2019-05-23 14:47:21+00:00

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diritto alla retribuzione «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
Chi lavora tutti i giorni della settimana ha diritto a due distinte indennità mercoledì, Set 19 2007
avvocato and Cassazione and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto alla retribuzione and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and processo del lavoro and sentenza and studi legali mgraziamei 12:13 pm
Chi lavora tutti i giorni della settimana ha diritto a due distinte indennità: una per la maggiore penosità della prestazione domenicale e l’altra per non avere fruito del riposo dopo sei giorni consecutivi di lavoro – Anche se il contratto collettivo non lo prevede.
La maggiorazione per il lavoro prestato di domenica trova il suo fondamento legislativo, anche in mancanza di disposizione contrattuale e nonostante il previsto riposo compensativo, nell’art. 2109 primo comma cod. civ. il quale, nel prescrivere che il prestatore di lavoro ha diritto ad un giorno di riposo settimanale “di regola coincidente con la domenica”, implicitamente attribuisce al giorno della domenica una valenza superiore a quello degli altri giorni della settimana, recependo il consolidato costume sociale che vede nella domenica il giorno dedicato dal lavoratore al riposo ed alle attività sociali e culturali. Conseguentemente la giurisprudenza della Suprema Corte ha sempre riconosciuto al lavoratore che per legittime esigenze aziendali ha prestato lavoro nel giorno di domenica il diritto ad una maggiorazione di retribuzione per la maggiore penosità del lavoro domenicale a titolo indennitario…[continua…]
Saldi estivi: come comportarsi durante e dopo l’acquisto venerdì, Lug 13 2007
avvocato and diritto alla retribuzione and diritto civile and diritto di recesso and studi legali mgraziamei 8:02 am
Vista la frenesia che spesso attanaglia il consumatore desideroso di “fare l’affare”, l’ADUC anche quest’anno fornisce tutta una serie di accorgimenti e di consigli utili per evitare spiacevoli sorprese. Il tutto in vista dei saldi che a Roma, e in altre citta’, prenderanno il via nella giornata di domani.
Prima di tutto, durante l’acquisto, l’ADUC raccomanda di diffidare da chi impone il pagamento in contanti pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di carte di credito o bancomat. Per quanto riguarda l’abbigliamento, è necessario guardare le etichette che riportano la composizione dei tessuti: i prodotti naturali costano infatti di piu’, quelli sintetici meno.
E dopo l’acquisto, rimarca l’Associazione, il consumatore deve tenere a mente il fatto che non esiste il diritto di recesso negli acquisti fatti in un esercizio commerciale: per cui se si e’ sbagliata la taglia o si e’ semplicemente cambiato idea, e’ solo la disponibilita’ del commerciante che puo’ ovviare al problema, ma non c’e’ un diritto del consumatore.
La prescrizione dei crediti di lavoro non decorre per il dipendente non regolarmente inquadrato giovedì, Lug 12 2007
avvocato and Cassazione and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto alla retribuzione and diritto del lavoro and giurisprudenza and prescrizione and processo civile and processo del lavoro and rapporto di lavoro and sentenza and studi legali and tribunale mgraziamei 2:16 pm
Anche se, in astratto, sussista la garanzia di stabilità del rapporto
Anna Maria L. ha lavorato per le Ferrovie dello Stato in un primo tempo, dal settembre 1985 al dicembre 1987, in base a una convenzione di appalto avente ad oggetto la prestazione del servizio di pulizia degli uffici e dei dormitori e successivamente, dal gennaio 1988 con inquadramento come dipendente per lo svolgimento delle stesse mansioni. Ella ha chiesto al Pretore di Roma nel maggio del 1995 di accertare che il rapporto di lavoro subordinato aveva avuto inizio nel settembre del 1985, per le concrete modalità di svolgimento dell’attività lavorativa con assoggettamento alle disposizioni dei superiori, e di condannare l’azienda al pagamento delle differenze di retribuzione dovutele sia per l’inadeguatezza dei compensi percepiti nel biennio iniziale, sia per gli effetti della maggiore anzianità sul trattamento economico nel periodo successivo. Il Pretore ha accolto le domande, condannando l’azienda al pagamento della somma di 17 milioni di lire oltre accessori. La decisione è stata confermata, in grado di appello, dal Tribunale di Roma. L’azienda ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione del Tribunale romano per vizi di motivazione e violazione di legge; essa ha sostenuto, fra l’altro, che la subordinazione nel periodo iniziale doveva ritenersi esclusa per effetto della qualificazione data al rapporto dall’art. 26 L. n. 1236/59 concernente l’attività di “accudienza” e che comunque il Tribunale avrebbe dovuto ritenere estinti i crediti della lavoratrice per effetto del decorso della prescrizione quinquennale.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 14723 del 26 giugno 2007, Pres. Sciarelli, Rel. Balletti) ha rigettato il ricorso, richiamando la giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 121 del 1993 e n. 115 del 1994), secondo cui non è consentito al legislatore negare la qualificazione giuridica di rapporti di lavoro subordinato a rapporti che oggettivamente abbiamo tale natura, ove da ciò derivi l’inapplicabilità delle norme inderogabili previste dall’ordinamento per dare attuazione ai principi, alle garanzie e ai diritti dettati dalla Costituzione a tutela del lavoro subordinato.
La Suprema Corte ha ritenuto privi di fondamento anche i rilievi concernenti il mancato accoglimento dell’eccezione di prescrizione. In proposito l’azienda sosteneva che, trattandosi di rapporto di lavoro con garanzia di stabilità, la prescrizione aveva cominciato a decorrere dal settembre 1985. Ai fini dell’individuazione del regime di prescrizione applicabile ai crediti retributivi – ha affermato la Corte – il presupposto della stabilità reale del rapporto di lavoro deve essere verificato in relazione al concreto atteggiarsi del rapporto stesso ed alla configurazione che di esso danno le parti nell’attualità del suo svolgimento (dipendendo da ciò l’esistenza, o meno della effettiva situazione psicologica di metus del lavoratore) e non già alla stregua della diversa normativa garantistica che avrebbe dovuto in astratto regolare il rapporto ove questo fosse sorto con le modalità e la disciplina che il giudice, con un giudizio necessariamente ex post, riconosce applicabili nella specie, con effetto retroattivo per il lavoratore. Il Tribunale di Roma – ha osservato la Cassazione – nella sentenza impugnata, ha applicato tale principio – rilevando esattamente che il termine di prescrizione dei crediti non poteva decorrere se non dal momento in cui il rapporto era stato regolarizzato e, cioè, dal 1.1.1987, come dedotto già in sede di ricorso di primo grado, sicché la prescrizione è stata interrotta dapprima con lettera del 17 maggio 1988, ricevuta il 31 maggio 1988, e poi con ulteriore lettera del 24 settembre 1991, ricevuta il 21 ottobre 1991 per cui, alla data di notifica del ricorso introduttivo del giudizio (29 maggio 1995), non si era ancora consumato il termine quinquennale (art. 2948, n. 4 cod. civ.).
Demansionamento del dipendente pubblico mercoledì, Giu 20 2007
avvocato and contratto di lavoro and demansionamento and dipendenti pubblici and diritto alla retribuzione and diritto del lavoro and giurisprudenza and processo del lavoro and sentenza and studi legali and tribunale mgraziamei 4:06 pm
Su richiesta di un nostro lettore, pubblichiamo una recente sentenza del Tribunale di Camerino relativa al demansionamento di un dipendente pubblico.
In materia di lavoro pubblico privatizzato, dal sistema di riparto di giurisdizione delineato dall’ art. 63 co.1 D. L. vo n. 165/2001, risulta che non è consentito al titolare del diritto soggettivo, che risente degli effetti di un atto amministrativo, di scegliere, per la tutela del diritto, di rivolgersi al giudice amministrativo per l’ annullamento dell’ atto, oppure al giudice ordinario per la tutela del rapporto di lavoro previa disapplicazione dell’ atto presupposto, atteso che, in tutti i casi nei quali vengono in considerazione atti amministrativi presupposti, ove si agisca a tutela delle posizioni di diritto soggettivo in materia di lavoro pubblico, è consentita esclusivamente l’ instaurazione del giudizio ordinario, nel quale la tutela è pienamente assicurata dalla disapplicazione dell’ atto e dagli ampi poteri riconsciuti al giudice ordinario dal secondo comma del menzionato art. 63 (Cass. S.U. ord. n. 13169 del 5.6.2006; sulla base del suddetto principio la Corte ha dichiarato la giurisdizione dell’ A.G.O. in controversia concernente, alla stregua del ”petitum” sostanziale azionato, il comportamento del Comune datore di lavoro il quale, modificando con tre delibere la pianta organica, aveva dapprima soppresso il posto al quale era addetto il ricorrente, collaboratore professionale, poi deliberato di adibirlo a mansioni di autista di scuolabus e manutenzione di mezzi comunali, quindi, a fronte del rifiuto di questi, deliberato di collocarlo in mobilità con atti che, pur essendo oggetto di richiesta di annullamento, costituivano espressione del potere di gestire i rapporti di impiego del personale).
La giurisdizione del Giudice ordinario e di quello amministrativo, infatti, deve essere in concreto identificata non già in base al criterio dela soggettiva prospettazione della domanda, ma alla stregua del cd. ”petitum” sostanziale, ossia considerando l’ intrinseca consistenza della posizione soggettiva addotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo alla sostanziale protezione accordata a quest’ ultima dal diritto positivo. In proposito, inoltre, non rileva che la pretesa sostanziale sia stata prospettata come richiesta di annullamento di un atto amministrativo, poichè l’ individuazione della giurisdizione è determinata dall’ oggetto della domanda, il quale deve essere inquadrato, in base al criterio oggettivo del ”petitum” sostanziale, all’ esito dell’ indagine sull’ effettiva natura della controversia in relazione ale caratteristiche del particolare rapporto fatto valere in giudizio (Cass. S.U. sent. n. 14846 del 28.6.2006; Cass. S.U. n. 7507 del 15.5.2003).
Interruzione della prescrizione relativa ai crediti di lavoro da parte di un rappresentante sindacale mercoledì, Giu 13 2007
avvocato and Cassazione and differenze retributive and diritti del lavoratore and diritto alla retribuzione and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and prescrizione and processo civile and retribuzione and sentenza and trattamento di fine rapporto mgraziamei 8:59 am
Con atti scritti compiuti nell’interesse del lavoratore
Gli eredi di Gino B., dipendenti della S.p.A. Rete Ferroviaria Italiana, hanno chiesto al Tribunale di Roma la condanna dell’azienda al pagamento di differenze di retribuzione maturate a favore del loro congiunto nel periodo dal 1981 al 1986. La società ha sollevato l’eccezione di prescrizione quinquennale del credito. I ricorrenti hanno replicato che la prescrizione doveva ritenersi interrotta per effetto delle richieste scritte di pagamento avanzate dal sindacato nell’interesse del lavoratore. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda, condannando l’azienda al pagamento delle somme richieste. Questa decisione è stata integralmente riformata dalla Corte d’Appello di Roma, che ha accolto l’eccezione di prescrizione sollevata dall’azienda ed ha affermato che i pretesi atti interruttivi erano inefficaci in quanto provenienti da persona estranea al rapporto, senza che fosse dichiarata la sua qualità di rappresentante o di mandatario. Gli eredi di Gino B. hanno proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 12876 del 1 giugno 2007, Pres. Ciciretti, Rel, Di Nubila) ha accolto il ricorso. Ai fini dell’interruzione della prescrizione effettuata mediante intimazione scritta ad adempiere – ha osservato la Corte – la giurisprudenza ritiene che la stessa possa essere validamente fatta non solo da un legale il quale si dichiari incaricato della parte, ma anche da un mandatario o da un incaricato, alla sola condizione che il beneficiario ne intenda approfittare. Nella fattispecie, devesi quindi affermare che in tema di differenze retributive anche l’intimazione ad adempiere fatta da un rappresentante sindacale, il quale dichiari di agire nell’interesse del lavoratore, è idonea ad interrompere la prescrizione; si veda al riguardo Cass. 3.12.2002 n. 17157, la quale ha ritenuto come ai fini della costituzione in mora non sia necessario il rilascio in forma scritta della relativa procura, non operando in tale caso l’art. 1324 del codice civile. Pertanto – ha affermato la Corte – la procura per la costituzione in mora può risultare da un comportamento univoco e concludente, il quale può essere posto in essere anche da un mandatario; essenziale è che l’atto sia idoneo a rappresentare al debitore che esso è compiuto per un altro soggetto, nella cui sfera giuridica è destinato a produrre effetti.
La Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, invalidando la causa, per nuovo esame alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione. Da Legge-e-giustizia.it

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 art. 63
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