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Timestamp: 2020-06-06 17:49:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18025 del 21/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18025 del 21/07/2017
Cassazione civile, sez. lav., 21/07/2017, (ud. 21/03/2017, dep.21/07/2017), n. 18025
sul ricorso 27063-2012 proposto da:
avverso la sentenza n. 585/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 26/05/2012 R.G.N. 2876/2011.
che la Corte di Appello di Milano ha respinto l’impugnazione proposta dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca avverso la sentenza del locale Tribunale, che aveva dichiarato il diritto di S.F., assunta con contratti a tempo determinato nel comparto scuola, a vedersi riconoscere l’anzianità di servizio ai fini della quantificazione del trattamento retributivo ed aveva condannato il Ministero ad adeguare la retribuzione della ricorrente a quella corrispondente alla anzianità di servizio maturata con la reiterazione dei contratti e al risarcimento dei danni nella misura delle differenze retributive conseguenti al mancato computo dei vari periodi di servizio, oltre interessi legali;
che la Corte territoriale ha premesso che gli assunti a tempo determinato del comparto scuola non beneficiano della progressione stipendiale, legata alla anzianità di servizio, riconosciuta al personale di ruolo ed ha ritenuto la disparità di trattamento non giustificata e non conforme al principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs n. 368 del 2001, art. 6; ha richiamato la giurisprudenza della Corte di Giustizia per sottolineare il carattere incondizionato e preciso della clausola, di diretta applicazione nelle controversie nelle quali sia parte, in qualità di datore di lavoro, lo Stato; ha precisato che l’anzianità di servizio, ove destinata ad incidere sul trattamento retributivo, rientra fra le condizioni di impiego, in relazione alle quali non è consentita la discriminazione rispetto al lavoratore a tempo indeterminato comparabile;
che la Corte di appello ha ritenuto infondata anche l’eccezione di prescrizione del diritto agli incrementi retributivi, osservando che deve trovare applicazione il termine decennale e non quello quinquennale, indicato dall’Amministrazione, e che, comunque, il decorso dei termine prescrizionale era stato interrotto nel 2010 dal tentativo di conciliazione;
che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca sulla base di due motivi. L’intimata non ha svolto attività difensiva.
che il primo motivo di ricorso denuncia, con unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6; violazione del D.L. n. 70 del 2011, art. 9 comma 18, come convertito dalla L. n. 106 del 2011; della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4; del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526; della direttiva 99/70/CE”. Sostiene, in sintesi, il Ministero ricorrente che le supplenze stipulate per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo sulla base della normativa di settore non viola la direttiva comunitaria, che ha come finalità solo quella di coniugare le esigenze di flessibilità del lavoro e di sicurezza dei lavoratori, per cui attribuisce rilievo alle esigenze di specifici settori, che giustificano il ricorso alla tipologia contrattuale e le differenziazioni fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato;
che il ricorso denuncia, con il secondo (subordinato) motivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione dell’art. 2947 c.c., e art. 2948 c.c., n. 4” per avere la Corte di appello ritenuto applicabile il termine di prescrizione decennale in luogo di quello quinquennale previsto per i crediti retributivi ed esteso l’efficacia sospensiva a cause diverse da quelle tassativamente previste dagli artt. 2941 e 2942 c.c.;
che il primo motivo di ricorso è infondato, in quanto la sentenza impugnata, nel riconoscere l’anzianità di servizio ai fini retributivi, si pone in linea con il principio di diritto recentemente affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868 del 2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”;
che il ricorso del MIUR non prospetta argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;
che il secondo motivo è inammissibile innanzitutto per difetto di specificità rispetto al decisum, in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, atteso che la Corte di appello, pur ritenendo applicabile il termine decennale, ha osservato che anche nell’ipotesi di operatività del termine quinquennale, il decorso della prescrizione era stato interrotto prima del suo compimento e, a fronte di tale precisa motivazione, l’attuale ricorrente per cassazione, denunciando error in iudicando, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, non indica neppure quali sarebbero le affermazioni della sentenza di appello in contrasto con norme di legge che, in conclusione, il ricorso va respinto;
che nulla deve essere disposto quanto alle spese del presente giudizio, stante l’assenza di attività difensiva di parte intimata.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 art. 6
 art. 9
 art. 4
 art. 526
 art. 2948
 sentenza 
 art. 118
 sentenza