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Timestamp: 2020-08-05 08:37:17+00:00

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Art. 122 codice di procedura penale - Procura speciale per determinati atti - Brocardi.it
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Articolo 122 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 122 Codice di procedura penale
1. Quando la legge consente che un atto sia compiuto per mezzo di un procuratore speciale, la procura deve, a pena di inammissibilità, essere rilasciata per atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve contenere, oltre alle indicazioni richieste specificamente dalla legge, la determinazione dell'oggetto per cui è conferita e dei fatti ai quali si riferisce. Se la procura è rilasciata per scrittura privata al difensore, la sottoscrizione può essere autenticata dal difensore medesimo(1). La procura è unita agli atti.
(1) Tale comma è stato modificato dall'art. 13, comma 3, della l. 16 dicembre 1999, n. 479, che ha riconosciuto esplicitamente al difensore un potere generale di autenticazione della sottoscrizione della parte quando una procura speciale è conferita ad esso, all'interno del processo, con scrittura privata.
La disposizione in esame rientra nel disegno voluto dal legislatore di evidenziare la diversità dei compiti e ruoli del procuratore speciale rispetto al difensore.
Spiegazione dell'art. 122 Codice di procedura penale
Già dalla collocazione della norma in questa sede, piuttosto che nel Titolo VI dedicato ai difensori, svela la diversità dei ruoli tra procuratore speciale e difensore (a cui comunque spettano poteri di rappresentanza).
La procura deve essere rilasciata con atto pubblico o con scrittura privata autenticata. Tra i soggetti legittimati ad autenticare la sottoscrizione vi è chiaramente il difensore stesso. Ad ogni modo, la procura deve essere specifica e non generica, in modo da circoscrivere i poteri di rappresentanza all'oggetto per cui è stata conferita la procura. Secondo quanto disposto dalle disp. att del codice tale procura speciale può essere rilasciata anche preventivamente, per l'eventualità in cui si verifichino i presupposti per il compimento dell'atto al quale la procura si riferisce.
Per quanto concerne le pubbliche amministrazioni, il comma 2 stabilisce che è sufficiente la sottoscrizione del dirigente dell'ufficio competente.
Il comma 3 precisa poi che la ratifica degli atti compiuti senza corretta rappresentanza nei confronti di terzi non è mai consentita.
Massime relative all'art. 122 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 15285/2018
In tema di misure di prevenzione, la procura speciale al difensore ex art. 122 cod. proc. pen. per azionare pretese civilistiche (nella specie l'ammissione al passivo del credito vantato) nei confronti di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale, deve contenere, a pena d'inammissibilità, le indicazioni necessarie all'individuazione del procedimento cui si riferisce, dei diritti che la parte intende azionare per mezzo del procuratore e dei poteri a questo conferiti, analogamente a quanto avviene nel processo penale con riguardo alla procura conferita dalla parte civile.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 15285 del 5 aprile 2018)
Cass. pen. n. 21828/2017
Ai fini dell'ammissibilità del ricorso per cassazione sottoscritto personalmente dalla parte civile è necessario che la firma sia autenticata dal difensore iscritto nell'albo speciale della Corte di cassazione e che quest'ultimo aggiunga formule esprimenti la volontà di farne propri i motivi.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21828 del 5 maggio 2017)
Cass. pen. n. 15812/2017
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 15812 del 29 marzo 2017)
Cass. pen. n. 11429/2015
L'omessa acquisizione agli atti della procura speciale notarile rilasciata - dall'amministratore delegato di una società per azioni - in via preventiva per la proposizione della querela determina l'improcedibilità dell'azione penale.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11429 del 18 marzo 2015)
Cass. pen. n. 7372/2014
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7372 del 17 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 29731/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29731 del 16 luglio 2003)
Cass. pen. n. 4/1999
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 4 del 10 giugno 1999)
Cass. pen. n. 4327/1999
Nei casi in cui nel giudizio penale sia prescritto che la parte (nella specie: parte civile) stia in giudizio col ministero di difensore munito di procura speciale, il mandato, in virtù del generale principio di conservazione degli atti, deve considerarsi valido — sia con riguardo al conferimento della procura a impugnare al difensore sia all'oggetto dello specifico gravame (art. 576 c.p.p.) — anche quando la volontà del mandante non sia trasfusa in rigorose formule sacramentali, ovvero sia espressa in forma incompleta, potendo il tenore dei termini usati nella redazione della procura speciale e la sua collocazione escludere ogni incertezza in ordine all'effettiva portata della volontà della parte; e ciò, anche se la certificazione dell'autografia sia effettuata da difensore in un atto diverso da quelli indicati nel secondo comma dell'art. 100 c.p.p. (Il principio è stato espresso in una fattispecie in cui l'imputato aveva eccepito l'inammissibilità del ricorso della parte civile sotto il duplice profilo che il difensore era privo dello specifico mandato prescritto per la proposizione del ricorso per cassazione e che, comunque, la procura era priva dei requisiti indicati dall'art. 122 c.p.p. in una situazione in cui a margine del ricorso per cassazione era apposta la seguente dizione: «Nella mia qualità di parte civile costituita nomino quale mio difensore perché mi rappresenti ed assista nel presente giudizio di impugnazione avanti la Suprema Corte di cassazione avverso la sentenza . . . nel procedimento penale R.G. . . . a carico di . . . l'avv. . . .»).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4327 del 7 aprile 1999)
Cass. pen. n. 14/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 14 del 5 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 5811/1996
La procura speciale, dovendo essere rilasciata, ex art. 122 c.p.p., a pena di inammissibilità, per atto pubblico o scrittura privata autenticata, è uno di quegli atti per i quali il codice prevede l'autenticazione. Tale formalità può essere effettuata dallo stesso difensore, eventualmente nominato, con quell'atto, procuratore speciale.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5811 del 16 aprile 1996)
Cass. pen. n. 18/1995
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 18 del 25 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 923/1995
In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, la proposizione della domanda, che può essere fatta direttamente dalla parte ai sensi dell'art. 645 c.p.p. richiamato dall'art. 315 n. 2 c.p.p., è cosa diversa dal deposito della stessa presso la cancelleria del giudice sicché, una volta che la domanda sia stata fatta direttamente dalla parte, ben potrà essere depositata dal difensore senza che debba procedervi la parte personalmente od un procuratore speciale; inoltre, per la natura essenzialmente civilistica della procedura, sarà sufficiente che il procuratore sia munito di procura alle liti ex art. 83 c.p.c. e non di procura rilasciata per atto pubblico o scrittura privata autenticata ex art. 122 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 923 del 5 maggio 1995)
Cass. pen. n. 1366/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1366 del 7 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 1315/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1315 del 4 febbraio 1994)
relative all'articolo 122 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 122 Codice proc. penale - Procura speciale per determinati atti | Quesito Q201514851
Andrea R. chiede
mercoledì 18/11/2015 - Lombardia
“Se l'imputato è assistito da due difensori, nominati separatamente ed entrambi muniti di procura speciale per la richiesta di riti alternativi, senza la specificazione che la procura sia congiunta o disgiunta, può uno solo di essi chiedere la ammissione al rito abbreviato, o è necessario che la richiesta sia formulata congiuntamente?”
Il quesito ha ad oggetto il mandato conferito all'avvocato dal cliente. In particolare, ci si domanda se, nel caso siano state date due distinte procure a due diversi difensori, senza specificare il carattere congiuntivo o disgiuntivo dell'incarico, uno solo dei due avvocati possa proporre richiesta di rito alternativo nel processo penale.
La giurisprudenza, in materia civile, ha risolto la questione assumendo che vi sia una presunzione di conferimento disgiunto del mandato, basando tale tesi sui principi generali in tema di procura alle liti (art. 83 del c.p.c.) e di mandato (art. 1716 del c.c., che disciplina l'ipotesi di pluralità di mandatari), salvo inequivoca manifestazione di volontà della parte in favore del carattere congiuntivo del mandato. Di conseguenza, ad esempio, si è ritenuto che ciascun difensore sia autonomamente legittimato alla sottoscrizione dell'atto introduttivo del giudizio in assenza di una espressa volontà delle parti circa il carattere congiuntivo del mandato stesso, con conseguente esclusione di ogni profilo di nullità dell'atto, dovuto all'eventuale mancanza della firma degli altri difensori (si veda, ad esempio, Cass., sez. III, 23.1.2004, n. 1168).
Nel processo penale, molte attività difensive possono essere svolte solo in virtù di procura speciale, quindi il concetto espresso dalla giurisprudenza di legittimità in sede civile - che in generale si fonda su argomentazioni condivisibili - non può essere applicato senza le dovute precisazioni.
Nel caso specifico della richiesta del rito alternativo del giudizio abbreviato, trova applicazione l'art. 438 del c.p.p., in particolare il terzo comma, laddove il legislatore stabilisce che "La volontà dell'imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale".
Quindi, appare sufficiente che uno solo degli avvocati muniti di procura speciale possa fare la richiesta del rito abbreviato, se non è espressamente dichiarato che l'incarico è congiunto.
Peraltro, si rileva che la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha ritenuto addirittura che il giudizio abbreviato è legittimamente instaurato anche a seguito di richiesta del difensore, pur privo di procura speciale, "qualora l’imputato sia presente e nulla eccepisca" (Cass. pen, SS. UU., 31 gennaio-5 marzo 2008, n. 9977).
Dal punto di vista deontologico, ai sensi dell'art. 46 (Dovere di difesa nel processo e rapporto di colleganza), comma sesto, l'avvocato, nei casi di difesa congiunta, deve consultare il codifensore su ogni scelta processuale e informarlo del contenuto dei colloqui con il comune assistito, al fine della effettiva condivisione della difesa.
Quindi, anche se i due avvocati hanno ricevuto mandato separato ma sono incaricati di difendere la stessa persona, è opportuno che condividano le scelte strategiche, nel rispetto soprattutto della volontà del loro assistito, cui deve essere data ogni informazione necessaria a prendere una decisione consapevole.

References: Articolo 122

Articolo 122

Cass. 
 art. 122
 sentenza 

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 art. 122
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 art. 83
 art. 122
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 Articolo 122