Source: http://astratto.info/capitolo-i-lo-svolgimento-del-processo.html?page=36
Timestamp: 2019-12-10 16:30:45+00:00

Document:
partenza per Roma- aereo 8,20- Ten. Col. Subranni”
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(il 12 Ottobre ... ndr)
partenza per Roma- aereo 8,20- Ten. Col. Subranni” e piu’ sotto risulta annotato: “ h. 12,00 riunione Centro con il dott. Imposimato G.I.- partenza h. 16,00 per Spoleto Carcere (De Caro Vincenzo)”.
L’avv. Fileccia, tuttavia, si è detto certo di ricordare che il Gambino era andato a trovarlo quasi contestualmente al suo rilascio, e pertanto non è possibile che lo stesso Gambino fosse andato da lui “tardi, anzi tardissimo”, la sera di sabato 13 aprile 1979, dopo l’orario in cui normalmente il professionista riceveva gli ultimi clienti.
Oltretutto, il Gambino aveva detto all’avv. Fileccia che il suo accompagnamento aveva avuto tempi brevi e di essere stato ben trattato dalla Polizia; circostanza, quest’ultima, difficilmente conciliabile con l’ipotesi di una notte trascorsa negli Uffici della Squadra Mobile.
La circostanza che il rilascio di John Gambino avvenne la sera del 12 ottobre 1979 ha trovato, poi, conferma anche nelle dichiarazioni dell’Ispettore Calogero Buscemi, l’unico tra i sottufficiali escussi che, unitamente al Maresciallo Giuseppe Curcio, ha mostrato di conservare, compatibilmente con il tempo trascorso, ricordi precisi e fedeli della vicenda.
L’ispettore Buscemi, infatti, ha riferito di avere accompagnato il Gambino la sera del 12 Ottobre presso gli uffici di Polizia; di non averlo più trovato allorquando, alle ore alle 7,30-8,00 del mattino seguente, era ritornato in ufficio; di avere appreso che lo stesso era stato rilasciato la stessa sera del 12 Ottobre, “subito dopo” (cfr. pagine 152 e ss.- 176 trascrizione udienza 20/1/1995).
Alla medesima stregua, pur dimostrando una palese imprecisione nei ricordi (tanto da collocare l’episodio nel 1970) il maresciallo Calogero Salamone, sottufficiale della Criminalpol, ha dichiarato di non avere trovato in ufficio il Gambino all’indomani del suo accompagnamento : <>> (pag. 135 trascrizione udienza 7/2/95).
Analoghe dichiarazioni ha reso il maresciallo Salvatore Urso, anch’egli in forza alla Criminalpol:
<<URSO S.: Sì, credo di sì e credo che ha dato l'ordine il dott. Imposimato di metterlo in libertà… perchè c'erano pochi elementi, per quanto io sappia. PRESIDENTE: E lei quando l'ha saputo questo che dette questo ordine? URSO S.: Ma forse all'indomani mattina, quando poi non c'era più, all'indomani>> (pagina 67 trascrizione udienza 7/2/1995).
Secondo i difensori appellanti tali testimonianze non contrasterebbero con la tesi dell’imputato: il Gambino infatti, <<si trovava ancora negli Uffici della Squadra Mobile, a disposizione del dott. De Luca che, appunto nel suo ufficio della Squadra Mobile, lo aveva interrogato dalle ore 21 in poi (…).
D'altronde il Gambino, dovendo trascorrere la notte negli uffici di polizia in attesa della decisione sui provvedimenti da adottare nei suoi confronti, e non potendo essere rinchiuso nelle camere di sicurezza perché non era in stato di arresto o di fermo di p.g., doveva necessariamente essere trattenuto negli uffici della Squadra Mobile, allora presidiati anche di notte, e non nei sovrastanti Uffici del Centro Criminalpol che nelle ore notturne non aveva personale di servizio di sorveglianza e vigilanza>> (pagina 27 Volume XIV dei Motivi nuovi).
Tale argomentazione, apparentemente lineare, non è, però conducente: tutti i predetti testi, infatti, hanno riferito di avere appreso che il Gambino era stato rilasciato; non si sono, cioè, limitati a dire di non averlo trovato in ufficio.
In definitiva, è certo che John Gambino venne rilasciato la sera del 12 ottobre 1979 e che, dunque, dell’opportunità di trattenerlo non si parlò alla riunione indetta al Centro Criminalpol di Roma alle ore 12.00 del 13 ottobre.
E’ rimasta, dunque, smentita dalle risultanze processuali la testimonianza del vice dirigente della Squadra Mobile Vittorio Vasquez, presente alla riunione del 13 ottobre, che ha aderito totalmente alla tesi difensiva enunciata dall’imputato (cfr. pagine 34 e ss. 61 e ss. trascrizione udienza 10/1/1995),
Ha dichiarato, infatti, che la sera in cui il Gambino fu accompagnato in Ufficio egli si trovava già a Roma, che la riunione al Centro Nazionale Criminalpol di Roma era stata fatta nella mattinata successiva ed ha soggiunto :
<(pag. 35 della trascrizione)>>
<<..... nel corso della riunione si è parlato anche di John Gambino". "..... si parlò che cosa dovevano farne di John Gambino, se gli elementi che il dott. Imposimato era in possesso, li riteneva sufficienti per potere arrestarlo. E, l'ho detto, no" (pag. 62 della trascrizione)>>.
La già evidenziata convergenza delle risultanze processuali di segno contrario alle dichiarazioni del teste, al di là di quelli che sono stati i suoi rapporti personali e professionali con Contrada, induce necessariamente a condividere il giudizio di inattendibilità dello stesso Vasquez, espresso per questo aspetto dal Tribunale (pagine 1303 -1304 della sentenza appellata).
La deposizione del teste Imposimato, oltre ad essere corroborata da significative conferme, è apparsa solida anche nel suo nucleo essenziale, costituito dall’affermazione di avere avuto notizia dell’accompagnamento in questura di John Gambino con la trasmissione del rapporto del 21 ottobre 1979.
I difensori appellanti hanno dedotto che il teste avrebbe implicitamente ammesso di avere avuto notizia, già il 12 ottobre 1979, dell’accompagnamento del Gambino.
Tale, implicita ammissione si trarrebbe da brano della sua deposizione, che qui si riporta così come trascritto a pag. 46 del volume XIV dei Motivi nuovi: <dopo la perquisizione. Dopo la perquisizione che fu fatta, perché la figura di Jhon Gambino è legata ad un episodio importante che credo non risulti dagli atti del processo, cioè al fatto che fu trovato in suo possesso un documento.……….. in cui era scritto: Francoforte – New York – TVA 741 (pag. 7 cit. ud.)>>.
In altri termini, assumono i predetti difensori, se Imposimato fu informato dell’accompagnamento <> del Gambino, effettuata alle 19,50 del 12 ottobre 1979, vuol dire che ne fu messo al corrente prima di ricevere il rapporto del 21 ottobre, e dunque è credibile che ciò avvenne la stessa sera e che il rilascio avvenne su sua disposizione.
Orbene, va immediatamente rilevato che il medesimo brano della deposizione di Imposimato era stato riportato in modo differente - e fedele al testo della trascrizione - alle pagine 25-27 del Volume VI dell’Atto di impugnazione, subendo, poi, una strumentale mutilazione nel testo appena riportato.
In pratica, al posto dei puntini di sospensione che, nella versione dei Motivi nuovi, compaiono dopo le parole <<fu trovato in suo possesso un documento>> si rinviene l’inciso, esistente nell’originale della trascrizione, <<questo poi venne fuori quando ricevemmo il rapporto>>; inciso che, che, come puntualmente osservato dal Procuratore Generale nella già citata Memoria sulla vicenda Gambino, depositata il 24 ottobre 2000, fa mutare completamente il senso del discorso e naufragare il costrutto difensivo.
Per una migliore intelligenza della risposta del teste si cita il brano nella versione originariamente - ed integralmente – riportato nell’atto di Impugnazione:
Si, mi scusi se l'interrompo, poi magari ci ritorniamo su questo punto, abbiamo un attimino divagato dalla domanda; la domanda in termini precisi è questa, la ripeto: lei ha mai saputo che il Jhon71 Gambino in un certo momento, e precisamente - ripeto - il giorno dopo della formalizzazione del processo fu accompagnato presso gli uffici della Questura di Palermo e i funzionari, a prescindere da chi, la contattarono chiedendole istruzioni sul da farsi? Lei ha mai saputo che il Jhon Gambino fu alla Questura di Palermo, si o no?
IMPOSIMATO F.: No.
P.M.: Non l'ha mai saputo.
IMPOSIMATO F.: L'ho saputo dopo, ovviamente, dopo la perquisizione.
P.M.:Quale perquisizione?
IMPOSIMATO F.: Dopo la perquisizione che fu fatta, perché la figura di Jhon Gambino è legata ad un episodio importante che credo non risulti dagli atti del processo, cioé al fatto che fu trovato in suo possesso un documento, questo poi venne fuori quando ricevemmo il rapporto, un documento in cui era scritta Frank Food72, New York, tva73 741. E allora, ricevuto questo documento ovviamente chiedemmo alla Polizia Giudiziaria di sviluppare tutte le indagini per cercare di capire a che cosa si riferisse questo documento e credo che dopo un certo numero di giorni di indagini non si venne a capo di nulla. Dopo di che io mi feci dare il rapporto, mi feci dare questo documento e lo consegnai all'investigatore dell'FBI che stava a Roma con cui ero in contatto che si chiamava Michael Jeuveler>>.
Giova chiarire che, a pag. 250 della sentenza della Corte di Assise di Milano in data 18 marzo 1986 nei riguardi di Michele Sindona + 25, a proposito delle attività propedeutiche alla scomparsa dello stesso Sindona, si ricorda che << il 3 aprile 1979 tale Joseph Bonamico, residente New York, richiese l'emissione di un passaporto a suo nome (….). Il passaporto venne ritirato il giorno stesso da persona evidentemente diversa dal Bonamico, il quale successivamente ne richiese un altro. Quel passaporto (..), fu utilizzato da Michele Sindona, con il falso nome di Joseph Bonamico, per tutto il periodo della sua scomparsa>>.
Dalla medesima sentenza si ricava (pagina 288) che Sindona viaggiò da Francoforte a New York il 13 ottobre 1979 e <>.
Orbene, il rilievo dattiloscopico, come ricordato dal teste Imposimato, trasse spunto dalla indicazione, non compresa dagli investigatori italiani, ma proficuamente raccolta da quelli statunitensi, del volo Francoforte – New York, TWA 741, contenuta in uno dei foglietti in possesso del Gambino al momento della perquisizione (segnatamente, come si è detto richiamando le censure dei difensori appellanti, e come risulta da pag. 247 della citata sentenza della Corte di Assisi di Milano, l’appunto vergato sul foglietto recitava << 741-sabato-Francoforte. 6-40>>.
Il teste, anzi, ha persuasivamente ancorato il suo ricordo di John Gambino proprio alla disponibilità degli allegati del rapporto del 21 ottobre 1979 a firma Contrada, consegnati ad un investigatore dell’F.B.I.,che portarono alla prova della simulazione del sequestro di Michele Sindona.
Mette conto, a questo punto evidenziare che tale disponibilità fu non solo tardiva (il Gambino era già negli Stati Uniti), ma soprattutto, necessitata (gli allegati, cioè, non potevano più essere tenuti celati).
Nella memoria del Procuratore Generale sulla vicenda Gambino, depositata il 24 ottobre 2000, si evidenzia, persuasivamente, lo strettissimo nesso tra il rinvenimento dei foglietti addosso a John Gambino, reso noto soltanto con il rapporto del 21 ottobre, e gli esiti della perquisizione eseguita nella cella di Rosario Spatola il 20 ottobre.
Come esposto nel rapporto a firma Contrada del 21 ottobre 1979 (8° foglio), dopo l’arresto di Rosario Spatola, il 20 ottobre si procedette al sequestro delle sue agendine relative agli anni 1976,1977, 1978. In pari data <<agenti di custodia della locale Casa Circondariale effettuavano la perquisizione nel corso della quale, tra le pagine di un cruciverba, venivano rinvenuti manoscritti dello Spatola Rosario che venivano sequestrati>>; manoscritti allegati in copia fotostatica al rapporto stesso.
Nella sentenza istruttoria di incompetenza per territorio emessa il 26 maggio 1980 dal giudice istruttore Imposimato (prodotta all'udienza del 22 settembre '95) si chiarisce che si trattava di una lettera autografa, non terminata, destinata nelle intenzioni dell'autore a pervenire agli inquirenti italiani in via anonima e volta ad alleggerire la posizione di Vincenzo Spatola. Rosario Spatola, supponendosi anonimo, affermava di essere colui che aveva dato “a quell'innocente di Spatola VINCENZO" la lettera consegnata all’avv. Guzzi e spiegava che Michele Sindona si era spostato a Francoforte, da dove era andato in America.
Orbene, il Procuratore Generale ha puntualmente inferito (pag. 16 della citata memoria) che il rapporto del 21 ottobre 1979 non nacque sabato 20 ottobre, come affermato dall’imputato all’udienza del 31/03/1995 (pag. 68 della trascrizione) , ma nacque il giorno della sua data, “tanto è vero che vi è menzionata la perquisizione dello stesso giorno 21 nella cella di Spatola Rosario. E’ certo che con detto rapporto vede la luce, per la PRIMA VOLTA, l’indicazione di quel famoso e importante «documento» (di cui ha parlato Imposimato): 741 sabato Francoforte etc., NON MENZIONATO nel verbale di perquisizione del Gambino, come non vi è menzionato l’altro biglietto recante l’indicazione del numero di telefono di Villa Igea (ed altri numeri di telefono).
Prima di tale data NON ESISTE TRACCIA di entrambi i biglietti trovati nelle tasche di John Gambino ed inoltre, fatto gravissimo, NESSUNO ne risulta a conoscenza, nemmeno coloro (De Luca) che alle 21 del 12 ottobre sentono a s.i.t. il Gambino: tanto é vero che nel verbale non c’è NEPPURE UNA DOMANDA circa il «documento» e circa l’altro documento con i numeri di telefono (ecco perché a pag. 7 della presente memoria si è detto che non ci voleva un’ora e mezza per chiedere al Gambino le quattro banalità che sono verbalizzate).
Il Giudice Istruttore di Milano a proposito della libertà di movimento di Sindona a Palermo ha parlato di «investigatori palermitani distratti», ma di semplice distrazione non può parlarsi, visto che NON ESISTE neppure il verbale di sequestro, come si constata dalla lettura degli allegati al rapporto 21/10/1979.
Nè può obiettarsi che non è allegato neppure il verbale di sequestro del manoscritto rinvenuto nella cella di Spatola Rosario: lì, infatti, la perquisizione fu eseguita non dalla Polizia ma dagli agenti di custodia che, evidentemente, fecero essi il verbale di sequestro, tanto è vero che il dott. Contrada poté allegare al rapporto solo una fotostatica del manoscritto”.
I documenti rinvenuti addosso a John Gambino il 12 ottobre vennero, in altri termini, sequestrati di fatto dall’imputato,per riapparire soltanto come allegati al rapporto del 21 ottobre: non vi sarebbe stata ragione di appropriarsene se fossero apparsi insignificanti, né di celarne l’esistenza se fossero apparsi significativi.
L’appropriazione di essi fu attuata in occasione della perquisizione effettuata presso gli Uffici della Criminalpol, prima che lo stesso Gambino fosse interrogato negli uffici della Squadra Mobile dal vice dirigente De Luca.
Tale costrutto trova avallo non soltanto nel verbale delle dichiarazioni rese dallo stesso Gambino a De Luca, nel corpo del quale non viene posta alcuna domanda sul significato dei biglietti, ma anche nella circostanza che il verbale di perquisizione, pur menzionando la partecipazione sia di <> che del <>, è firmato unicamente dal Sovrintendente Capo di P.S. Michele Santulli e dal maresciallo Salvatore Urso della stessa Criminalpol, mentre non vi figura la firma del dott. De Luca.
Deve ritenersi, dunque, che quest’ultimo non partecipò alla perquisizione, e che il suo ricordo di avervi partecipato sia fallace quanto la sua affermazione di avere interpellato Contrada per telefono, la sera stessa del 12 ottobre, mentre si trovava a Roma (è stata accertata, infatti, la presenza a Palermo dell’imputato, partito la mattina successiva con il volo Palermo-Roma delle 8.20).
Tale erroneo ricordo trova una plausibile spiegazione in una sua elaborazione postuma; in un appiattimento, cioè, della cronologia degli eventi, dovuto al tempo trascorso ed alla buona fede del teste, inconsapevolmente portato a fare coincidere il momento del rinvenimento dei foglietti in possesso del Gambino con quello della loro ostensione (il rapporto a firma Contrada del 21 ottobre 1979) perché legato alla scoperta della loro estrema rilevanza.
Per concludere la rassegna delle censure concernenti l’attendibilità del teste Imposimato, viene in considerazione la lettera di elogio dei funzionari Contrada e Vasquez in data 16 luglio 1980, da lui redatta ed inviata al capo della Polizia ed al Direttore Centrale della Criminalpol, riprodotta nel suo contenuto alle pagine 41-42 del Vol. XIV dei Motivi nuovi.
In detta missiva, si dà effettivamente atto della proficua attività investigativa svolta da Contrada e dal vice dirigente della Squadra Mobile Vittorio Vasquez << nel corso di complesse e delicate indagini relative alle attività criminose svolte in Roma, Milano, Palermo e negli Stati Uniti da pericolosi elementi appartenenti a crimine organizzato italo - americano, dediti al traffico di stupefacenti, all'esportazione clandestina di valuta e ad attività delittuose collegate.
Il dr. Contrada ed il dr. Vasquez hanno raccolto, pur tra le notevoli difficoltà dell'ambiente dominato dalla paura e dalla omertà una serie di precisi elementi comprovanti le attività illecite svolte dalle persone inquisite in Sicilia, i loro collegamenti con i maggiori esponenti di Cosa Nostra (tra cui Giovanni,Rosario e Giuseppe Gambino, Joseph Macaluso, Antonio Caruso e Michele Sindona).
Le precise e circostanziate risultanze delle indagini di polizia giudiziaria, apprezzate anche dagli investigatori dell' F.B.I. hanno consentito la emissione da parte di questo Giudice, di 8 mandati di cattura nei confronti di persone implicate in gravissimi delitti in Italia e negli Stati Uniti….>>(tra cui il Gambino).
Sul punto, deve farsi rinvio alle considerazioni svolte dal Tribunale sulla scorta delle persuasive spiegazioni offerte dal teste Imposimato, il quale (pagine 1298-1300 della sentenza appellata) <“qualche distrazione” da parte della Polizia ed aveva dubitato della lealtà della collaborazione fornitagli (cfr. ff. 28 e ss.- 48 e ss. ud. cit.).
Alle esplicite domande rivoltegli in merito alla nota a sua firma, inviata il 16/7/1980 al Capo della Polizia ed al Capo della Criminalpol, di elogio al dott Contrada e al dott. Vasquez per la collaborazione nelle indagini delegate eseguite sulla vicenda Sindona, cui l’imputato ha piu’ volte fatto riferimento nel corso del proprio esame, il teste ha risposto che l’elogio corrispondeva all’idea che in quel momento aveva di una diligente esecuzione delle proprie direttive di indagine da parte del dott. Contrada mentre in seguito aveva avuto occasione di modificare tale convincimento (“ho fatto un elogio perchè, come già ho detto, alla luce delle indagini svolte a quel tempo io non avevo motivo di ritenere che il dott. Contrada non avesse in qualche modo collaborato diligentemente, proprio perchè praticamente tutte le indagini che venivano delegate apparentemente, ripeto qui bisogna parlare di apparenza, erano svolte con diligenza e puntualità...questa lettera si riferisce a questa fase delle indagini”); ha, altresì, aggiunto di ricordare che probabilmente quella lettera di elogio gli era stata addirittura sollecitata dallo stesso dott. Contrada (cfr. dep. Imposimato ff. 54 e 64 ud. 31/3/1995- elogio cit. acquisito in atti all’ud. del 6/5/1994 sottofascicolo n° 8 prod. doc. difesa- dichiarazioni imputato ud. 22/1171994 e 20/12/1994- L’imputato ha piu’ volte citato anche la lettera inviata in data 8/2/1982 dal G.I. Giovanni Falcone al Questore di Palermo, con la quale si esternava il ringraziamento per la collaborazione offerta nelle indagini istruttorie relative al procedimento penale contro Rosario Spatola ed altri dalla Squadra Mobile e dalla Criminalpol di Palermo, segnalando tra gli altri anche il dirigente della Criminalpol dott. Contrada, ma come si avrà modo di illustrare nel prosieguo della trattazione anche tale magistrato, nel corso della sua successiva esperienza professionale, aveva avuto diverse occasioni per modificare il proprio iniziale parere sul funzionario, giungendo a nutrire gravissime riserve sulla correttezza del suo operato- cfr. doc. acquisito all’ud. del 6/5/1994 sottofascicolo n° 9 prod. Difesa)>>.
I difensori appellanti hanno ritenuto di ravvisare ulteriori, implicite ammissioni del teste in altri due brani della deposizione di Imposimato, riprodotti a pag. 51 del volume XIV dei Motivi nuovi.
Il primo consiste nella risposta data dallo stesso Imposimato (pagine 34-35 della trascrizione relativa all’udienza del 31 marzo 1995) alla domanda del Presidente su quali fossero gli elementi a carico del Gambino quando fu emesso il mandato di cattura, risposta così riportata:
<< "Certamente la lettura del rapporto ci consentì di avere un quadro più chiaro della vicenda, anche perché si seppe che poi Gambino era stato nell'albergo..... in vari alberghi..... che aveva avuto rapporti con varie persone, che era cugino di Rosario Spatola..... che c'erano telefonate etc.....etc....allora a questo punto abbiamo ritenuto di accomunare la posizione di Gambino a quella di Spatola>>.
In effetti, stando all’orinale della trascrizione, il tenore della seconda risposta è leggermente diverso, anche se si tratta di differenze marginali: << …che insomma c'erano delle telefonate, adesso in particolare significherebbe essere proprio veramente straordinario come memoria; ci accorgemmo che c'erano dei contatti provati attraverso questi numeri di telefono trovati in possesso di Vincenzo Spatola che mi pare che portassero anche a Gambino, allora, a questo punto, abbiamo ritenuto di accomunare la posizione di Gambino a quella di Spatola>>.
Ciò che rileva, tuttavia, è che nessuna implicita ammissione emerge dal brano riportato circa la conoscenza, da parte di Imposimato, della presenza del Gambino alla data del 12 ottobre.
Parimenti privi del significato di “implicite ammissioni”, ad essi attribuito dai difensori appellanti, sono gli ulteriori brani citati alle pagine 51 e 52 del volume XIV dei Motivi nuovi , e cioè :
la risposta alla domanda <>,data nei seguenti termini, non necessariamente indicativi della conoscenza dell’accompagnamento del Gambino <<Se ci fossero stati degli elementi avrei passato gli atti al PM. e l'avremmo arrestato" (pag. 37 trascrizione udienza 31 marzo 1995);
la risposta alla domanda << "Questi documenti sequestrati a John Gambino qui a Palermo (il 12 Ottobre ... ndr), di cui si è parlato, lei li aveva affidati per le indagini alla Squadra Mobile, alla Criminalpol di Palermo? ", risposta che rivela unicamente la disponibilità dei documenti a seguito della trasmissione del rapporto del 21 ottobre 1979, e che è : <<"E' chiaro. Tutti quegli atti furono oggetto di accertamenti investigativi da parte della Squadra Mobile, io resistetti alle pressioni dell'investigatore americano che voleva ad ogni costo avere subito questi elementi, dissi che prima bisognava aspettare i risultati dette indagini della Squadra Mobile di Palermo e solo dopo l'esito di queste indagini..... " (pag. 63 trascrizione udienza 31 marzo 1995).
Sotto altro profilo, non è decisiva l’obiezione difensiva (pag. 101), secondo cui, dando per veridica la smentita del teste Imposimato, Contrada <<avrebbe dovuto imporre o perlomeno chiedere al dott. Vasquez, al dott. De Luca e ad altri suoi collaboratori che erano a conoscenza dei fatti di non riferire nulla al Giudice o di non lasciar trapelare nulla anche involontariamente, specie in occasione della presenza a Palermo del dott. Imposimato>> .
E’ ben possibile, infatti, che l’imputato, referente diretto dello stesso Imposimato per le attività di Polizia Giudiziaria delegate a Palermo, si fosse limitato, come il predetto teste non ha escluso sia avvenuto (<<Il Dott. Contrada mi avrà parlato certamente di tutta la vicenda nel suo insieme>> pag. 82 trascrizione udienza 31 marzo 1995), a menzionare l’accompagnamento e l’identificazione del Gambino come dato di cronaca dell’indagine nel suo complesso, senza descriverne, o sfumandone, il contorno ed il contesto.
Forviante, ancora, appare l’obiezione della Difesa secondo cui non vi sarebbero stati elementi per adottare un provvedimento di fermo di Polizia Giudiziaria nei confronti del Gambino, gravato da meri sospetti per la sua parentela con Vincenzo Spatola e per la sua presenza a Palermo.
Punto decisivo nell’analisi della vicenda è, infatti, come ben evidenziato a pag. 52 del ricorso per cassazione avverso la sentenza resa all’esito del primo dibattimento di appello, stabilire se e perché Contrada mentì al suo vice dirigente De Luca, sostenendo che il G.I. Imposimato aveva dato disposizioni per il rilascio di John Gambino, e cioè se egli avesse voluto favorire quest’ultimo e l’attuazione dei piani criminosi per i quali egli si trovava in Sicilia.
Orbene, posto che il fatto storico del mendacio è stato accertato, deve premettersi che per il delitto di favoreggiamento personale il fermo di Polizia Giudiziaria del Gambino era consentito ai sensi dell’articolo 238 dell’allora vigente codice di procedura penale.
Ed, infatti, a mente dell’art. 353 del vecchio codice di rito, esso poteva adottarsi solo per i reati per cui il mandato di cattura era obbligatorio, tra cui non rientrava il favoreggiamento personale, punito con la reclusione sino a quattro anni.
Senonchè il Gambino, come risulta dalla nota in data 8.3.1980 n. 90/15818 a firma del dirigente della II divisione della Questura di Palermo (prodotta il 2 settembre 1995), e come confermato in sede di esame dal maresciallo Curcio, in data 20 ottobre 1968 era stato diffidato dal Questore, sicché nei suoi confronti, ai sensi dell’articolo 4 L.31.5.1965 n.575, avrebbe potuto essere adottato il provvedimento di fermo perché, per il reato di favoreggiamento poteva essere emesso mandato di cattura facoltativo (consentito, ai sensi dell’articolo 254 n.1° del vecchio codice di rito per i delitti non colposi puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a tre anni.)
In concreto, poi, è lo stesso imputato ad affermare, in sintonia con il teste De Luca, senza soverchie preoccupazioni garantiste, di avere ritenuto assolutamente necessario trattenere il Gambino, anche con una forzatura, con un pretesto.
E’contraddittoria, quindi, la sua affermazione secondo cui, alla data del 12 ottobre 1979, non vi sarebbero stati i gravi indizi di colpevolezza necessari per l’adozione della misura, tanto che lo stesso Contrada si è trincerato, in prima istanza, dietro l’inesistente direttiva di rilascio del G.I. Imposimato.
Nel rendere dichiarazioni spontanee all’udienza del 31 marzo 1995 Bruno Contrada (pag. 69 della trascrizione) ha affermato :<<Se io volevo favorire John Gambino non lo facevo pedinare per una giornata, non lo facevo bloccare mentre si stava per imbarcare sull'aereo, non lo facevo accompagnare in ufficio, non lo sottoponevo a perquisizione da trovargli quel pezzetto di carta che poi si rivelò importantissimo per le indagini, perchè c'era segnato il numero di volo utilizzato da Sindona. Noi in quel momento non potevamo capire il significato di quei numeri, dopo fu possibile accertare. Potevo fare questo, potevo farlo partire, non vedo il motivo per cui lo dovevo far bloccare perchè fu bloccato per mio ordine specifico, perchè il maresciallo che lo seguiva mi chiese che cosa doveva fare ed io o lo lasciavo partire e non lo avrei più rintracciato o lo facevo bloccare e portare in ufficio. Ed è inconcepibile che non abbia avvertito il Giudice Istruttore che aveva in mano questa inchiesta>>
Queste affermazioni, riprese dai difensori appellanti, non trovano, però, adeguato riscontro nelle emergenze processuali.
Il maresciallo Curcio, infatti, nel corso del suo esame, assunto all’udienza del 7 febbraio 1995, coerentemente con le risultanze della relazione di servizio a sua firma in data il 12 ottobre 1979, ha riferito di avere autonomamente deciso di recarsi al Motel Agip perché la presenza del Gambino era emersa dalla scheda delle presenze alberghiere, pervenuta alla sezione antimafia della Squadra Mobile e perché il dirigente dr. Crimi era assente. Era , prassi, infatti, in simili casi (il Gambino era un diffidato), che l'Ufficio si attivasse anche in assenza di specifiche esigenze investigative.
Soltanto in un secondo momento egli aveva chiesto istruzioni a Contrada, che gli aveva detto <<… di non fermarlo, di vedere……..>>, cioè di proseguire il servizio di osservazione (pagina 38 della trascrizione).
Egli, dunque, aveva dato seguito al servizio. Il Gambino, allontanatosi dal Motel Agip intorno alle ore 13.30, si era diretto in taxi verso la borgata Passo di Rigano, dove era salito a bordo di un’altra automobile che aveva preso la strada di Bellolampo.
Il maresciallo Curcio, che aveva interrotto il servizio di osservazione al primo tornante di quella strada, come si attesta nella relazione del 12 ottobre 1979, in sede di esame ha riferito di avere ivi incontrato Contrada, che lo aveva rassicurato dicendo <<guardi, non si preoccupi, probabilmente sta andando a Torretta a fare il consolato dove c'era il morto dato che si vede che avevano rapporti>>74. Ha soggiunto di essere, quindi, tornato prima in ufficio e poi a casa avendo ultimato il proprio turno di servizio.
Anche l’ispettore Calogero Buscemi, sottufficiale della Criminalpol che aveva partecipato al turno pomeridiano di controllo del Gambino, già avviato dal personale della Squadra Mobile, nel corso del suo esame ha fornito una versione dei fatti dissonante da quella dell’imputato.
Ed invero, mentre Contrada ha affermato di avere dato, sul momento, specifiche disposizioni di fermare Gambino in quanto questi si stava allontanando dall'albergo, il teste Buscemi (l’unico, si è detto, oltre al maresciallo Curcio, a conservare ricordi sufficientemente precisi) ha dichiarato di avere ottemperato a quelle che erano le iniziali disposizioni ricevute, e cioè di accompagnare in ufficio lo stesso Gambino nel momento in cui avesse lasciato l’albergo e pagato il conto (cfr. pagine 141 e ss. trascrizione udienza 20/1/1995).
Peraltro, il medesimo teste non è stato in grado di ricondurre con certezza siffatte, iniziali disposizioni ad un ordine di Contrada.
In un primo tempo, infatti, ha riferito di non ricordare se ad impartirgliele fosse stato <<il dottore Contrada o il maresciallo che... quello più anziano diciamo che c'era in ufficio>> (pag. 151 della trascrizione).
Nel prosieguo dell’esame il teste è tornato su questo punto, senza fornire ulteriori precisazioni (pag. 178 della trascrizione )

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