Source: http://slideplayer.it/slide/3042144/
Timestamp: 2017-01-22 06:18:49+00:00

Document:
LA SPESA PER L’ASSISTENZA TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI. - ppt scaricare
LA SPESA PER L’ASSISTENZA TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI.
PubblicatoAllegra Buono
Presentazione sul tema: "LA SPESA PER L’ASSISTENZA TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI."— Transcript della presentazione:
LA SPESA PER L’ASSISTENZA TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI 2
Obiettivo della lezione Descrivere l’evoluzione dei rapporti tra governo centrale e enti decentrati in materia di spesa per i servizi sociali L’attenzione si concentrerà in particolare sulla Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (n.328/00) e il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali 3
Di quale parte della spesa ci stiamo occupando? Inquadriamola all’interno dei conti della spesa per la protezione sociale riclassificati secondo i criteri utilizzati dalla Commissione Onofri (1997) 4
I dati della protezione sociale: una lettura non semplice I conti Sespros Amministrazioni Pubbliche Altre istituzioni Totale istituzioni 5
Tab. 3 – Spesa per la protezione sociale in % sul Pil nell’Europa dei 15. Nazioni Svezia30,731,332,333,332,9 Francia29,529,630,430,931,2 Danimarca28,929,229,730,7 Germania29,229,329,930,229,5 Belgio26,527,328,029,129,3 Austria28,228,629,129,529,1 Olanda26,426,527,628,328,5 EU 1526,927,127,427,727,6 Finlandia25,124,925,626,526,7 Regno Unito27,127,526,4 26,3 Italia24,724,925,325,826,1 Grecia25,726,726,226,0 Portogallo21,722,723,724,224,9 Lussemburgo19,620,821,422,222,6 Spagna19,719,519,819,920,0 Irlanda14,115,016,016,517,0 Fonte: nostra elaborazione su dati Eurostat (2007b). 6
Tab. 4 – Spesa pro-capite a prezzi costanti per la protezione sociale nell’Europa dei 15. (in euro) Nazioni Lussemburgo Danimarca Svezia Francia Austria Germania Belgio Olanda Finlandia Regno Unito EU Italia Irlanda Spagna Grecia Portogallo Fonte: nostra elaborazione su dati Eurostat (2007a). La spesa pro capite dell’Italia è l’80% della media EU 7
Tab. 5 – Suddivisione della spesa per la protezione sociale per funzione in % sul Pil nell’Europa dei 15. Anno Nazionivecchiai a sanitarieInabilifamiglie, maternit à e figli Ammorti zzatori mercato del lavoro Prestazi oni ai supersti ti casaEsclusio ne invalidisociale Svezia1284,7320,70,60,7 Francia10,98,81,72,52,31,90,80,4 Danimarca11,16,14,13,92,800,71 Germania127,72,232,40,40,20,5 Belgio9,67,71,923,52,70,10,4 Austria13,37,12,331,70,40,10,4 Olanda9,68,12,91,31,71,40,31,3 EU 15117,52,1 1,81,20,50,4 Finlandia8,66,63,432,510,30,5 Regno Unito10,77,82,41,70,70,91,50,2 Italia12,96,51,51,10,52,500 Grecia11,96,71,31,71,50,90,6 Portogallo9,37,12,41,21,31,600,2 Lussemburgo5,85,533,812,30,20,5 Spagna7,961,50,72,50,60,2 Irlanda36,90,92,51,30,80,50,4 8
La spesa per la protezione sociale - Sistema dei conti Sespros (milioni di euro) Previdenza in % del Pil15,817,5 in % delle prestazioni per la spesa di protezione sociale AP68,362,8 3. Assistenza in % del Pil1,52,2 in % delle prestazioni per la spesa di protezione sociale AP6,68,4 4. Sanità in % del Pil4,96,8 in % delle prestazioni per la spesa di protezione sociale AP22,325,6 6. Prestazioni per la protezione sociale delle AP (Conti Sespros) in % del Pil22,226,4 7. Spesa totale per la protezione sociale corrente netto int. delle AP (Conti Sespros) in % del Pil23,127,8 in % della spesa delle AP al netto degli interessi56,458,2 8. Spesa totale per la protezione sociale corrente netto int.- Totale Istituzioni (Conti Sespros) in % del Pil25,029,8 Pil Spesa delle AP al netto degli interessi 9
I dati della protezione sociale: una lettura non semplice Riclassificazioni opportune delle aree 10
Problemi di riclassificazione della spesa limitati nel rapporto con la Sanità seri tra Previdenza e - Ammortizzatori - Assistenza Nei conti Sespros la Previdenza include tutti gli istituti che sono finanziati con contributi sociali, anche se hanno finalità diverse. 11
Riclassificazioni Il TFR delle AP e del settore privato Integrazioni al minimo Pensioni di invalidità Assegni familiari Prepensionamenti 12
Altri problemi Opportunità di isolare le politiche epr l’occupazione (Ammortizzatori sociali) Politiche per la casa (povertà) Non autosufficienza anziani/sanità Politiche famiglie/Istruzione (asili nido e materne) 13
La spesa per la protezione sociale - Nuova Classificazione tipo Commissione Onofri (milioni di euro) Pensioni in senso stretto e Tfr in % del Pil13,214,615,6 2. Assicurazioni del mercato del lavoro in % del Pil2,11,72,0 3. Assistenza sociale in % del Pil3,53,23,5 4. Sanità in % del Pil4,96,46,8 in % delle prestazioni per la spesa di protezione sociale riclassificate20,824,824,3 5. Prestazioni per la protezione sociale riclassificate ( ) in % del Pil23,825,927,8 Pil Spesa delle AP al netto degli interessi 14
La spesa per la protezione sociale - Nuova Classificazione tipo Commissione Onofri (milioni di euro) Pensioni in senso stretto e Tfr in % del Pil15,6 Pensioni e rendite Integrazioni pensioni al minimo (stime) Pensionamenti anticipati * Rendite di invalidità per lavoratori attivi7350 +Tfr pubblico8809 +Tfr privato Assicurazioni del mercato del lavoro30967 in % del Pil2,0 in % delle prestazioni per la spesa di protezione sociale riclassificate7,3 Indennità di disoccupazione e mobilità7500 Assegno integrazione salariale2463 Indennità di malattia, di maternità e temporanea infortuni AP6052 +Indennità di malattia, di maternità e temporanea infortuni settore privato5213 Altre prestazioni previdenziali **689 + Pensionamenti anticipati * Rendite di invalidità per lavoratori attivi7350 15
3. Assistenza sociale52664 in % del Pil3,5 + Integrazioni pensioni al minimo12500 Assegni familiari6390 Pensioni sociali3970 Pensioni agli invalidi civili14543 Pensioni di guerra908 Pensioni ai ciechi1125 Pensioni ai sordomuti172 Assistenza sociale8072 Altri assegni e sussidi Sanità in % del Pil6,8 Farmaci11010 Ass.ospedaliera57041 Ass.di base, specialistica, prevenzione ecc Prestazioni per la protezione sociale riclassificate ( ) in % del Pil27,8 6. Prestazioni per la protezione sociale delle AP (Conti Sespros) Servizi amministrativi e altre spese Spesa totale per la protezione sociale delle AP (Conti Sespros) in % del Pil27,8 in % della spesa delle AP al netto degli interessi58,2 8. Spesa totale per la protezione sociale - Totale Istituzioni (Conti Sespros) in % del Pil29,8 16
Commento alla spesa riclassificata Il totale (inclusivo del TFR privato) è il 25,2% del Pil forte squilibrio sulle pensioni (pur depurate delle integrazioni al minimo e dei prepensionamenti, ma inclusive del TFR). TRF: un istituto controverso … la spesa per assistenza è ora di dimensioni più ampie: 3,0% Nel tempo crescono le spese per pensioni e per la sanità. 17
Primi commenti alla spesa per assistenza Quasi il 60% è costituito da pensioni integrate al minimo e invalidità civile Assegni familiari categoriali Spesa sociale locale ha un ruolo minore, ma forse è sottovalutata 18
Altri problemi La classificazione non tiene conto di altri aspetti importanti Le tax expenditures - Spese per politiche attive del mercato del lavoro (fiscalizzazioni di oneri sociali) - Deduzioni e detrazioni nell’Irpef Altre spese (formazione professionale non registrate nei conti della Protezione sociale) 19
La spesa pubblica per le prestazioni di assistenza complessiva e per tipologia, Prestazioni Valore assoluto (milioni euro) In % sul Pil In % sulla spesa totale per l’assistenza sociale Assegno sociale (e pensione sociale)3.3460,247,7 Integrazione al trattamento minimo delle pensioni ,0032,3 Pensione di invalidità civile2.5440,185,9 Indennità di accompagnamento8.1660,5918,9 Maggiorazione sociale1.6200,123,7 Assegno per il nucleo familiare5.4950,4012,7 Fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione 2480,020,6 Assegno per le famiglie con almeno tre figli4230,031,0 Assegno di maternità per le madri2900,020,7 Pensioni di guerra1.5580,113,6 Ministero solidarietà sociale310,000,1 Totale prestazioni nazionali ,7187,2 Servizi sociali comunali5.3780,3912,5 Province (a)1290,010,3 Totale prestazioni locali5.5070,4012,8 TOTALE SPESA PER ASSISTENZA ,11100,0 La struttura della spesa sociale 21
Griglia corretta per la definizione dei Leps (importi in milioni di euro) Tipologie di servizi e prestazioniPrest. moneta rie Promo zione soc. e Serv.so c. profes sionale Serv. pronto interve nto soc.per emerge nze Assist. domicil iare Struttu re semi- residen ziali Struttu re resid. e Centri di accogli enza resid. Totale ► aree di intervento ▼ comp.% Responsabilità familiari ,0 Diritti dei minori ,3 Persone anziane ,6 Contrasto della povertà ,2 Disabili ,4 Droghe ,1 immigrati ,3 Politiche sociali distrettuali (o di ambito) 418 1,0 Totale ,0 comp. %90,13,60,01,63,11,6100,0 La riclassificazione della spesa sociale 22
La spesa per le prestazioni monetarie, tenuto anche conto della spesa comunale, sale al 90,1% della spesa sociale complessiva, una dimensione di forte squilibrio che sottrae risorse e marginalizza i servizi alla persona e non permette la costruzione di una rete completa e organica di servizi sociali. Colpisce positivamente che fra le tipologie di servizi e interventi, dopo le prestazioni monetarie, si collochi la spesa per le strutture semiresidenziali (che ricomprende al suo interno per esempio asili nido, centri diurni per anziani e per disabili, ecc.) superando abbondantemente la spesa diretta per le strutture residenziali. Fra le aree di intervento la parte del leone viene svolta dalla spesa per il contrasto della povertà che assorbe il 45% della spesa. Si tratta di una spesa di quasi 20 miliardi di euro che però viene distribuita quasi integralmente ai soli anziani. La seconda voce di spesa per importanza è costituita dall’assistenza ai disabili che assorbe milioni di euro pari a poco più di un quarto della spesa complessiva (27,4%) mentre la spesa a favore degli anziani costituisce solo il 6,6% ma questo non deve sorprendere viste le ulteriori risorse trasferite agli anziani attraverso le aree di intervento relative alla disabilità e al contrasto della povertà. Riclassificazione - commenti 23
Prestazioni di assistenza sociale e tax expenditure (milioni di euro 2004) Pr.moneta rie Servi ziTotale comp. % Responsabilità familiari ,9 - assegni ,5 - detrazioni per figli Irpef ,6 - servizi per la prima infanzia 883 Contrasto povertà (ass.sociale, int.minimo, ecc.) ,4 - assegno sociale, int.minimo, ecc bonus 2007 incapienti e aumenti pensioni minime del Programma per anziani non autosufficienti ,9 -indennità di accompagnamento servizi residenziali e assistenza domiciliare + stanziamento di 200 m LG Altro (altre disabilità, droghe, dir. minori, pens. di guerra, ecc.) ,7 Totale ,0 comp.%92,37,7100,0 %Pil4,2 Integrazione con le tax expenditures 24
Integrazione con tax expenditures Le tax expenditures considerate sono:  detrazioni per familiari a carico diversi dal coniuge (stimata in 12 miliardi di euro),  spese già stanziate per l’aumento delle pensioni minime (900 milioni),  bonus una tantum per incapienti (1900 milioni) nell’ipotesi che tale somma possa essere considerata permanente a partire dal 2009,  stanziamento di 200 milioni per iniziative per la NA previsto dal disegno di legge finanziaria per il 2008, che si è supposto destinato all’offerta di servizi. Sulla base di tali integrazioni il complesso delle risorse per prestazioni e tax expenditures risulta dell’ordine di 58 miliardi, il 4,1% del Pil. 25
Integrazione con tax expenditures Impressionante sbilanciamento a favore dei trasferimenti monetari, che coprono il 92% delle risorse complessive. Risorse cospicue nel contrasto della povertà, riservata però in misura quasi esclusiva alla popolazione anziana. Le risorse “congelate” nei programmi di spesa in vigore è però destinata a ridursi nel corso del tempo, per effetto del trend decrescente della spesa per integrazione al minimo delle pensioni. La destinazione di questi risparmi di spesa al finanziamento di programma più efficaci e universali rappresenta una sfida e un’opportunità importante della politica sociale nei prossimi anni. 26
Distribuzione percentuale dei beneficiari e importi medi* per decili di ISE (1998) Pens.socialeInt.minimoPens.invaliditàAss.Nucleo Fam.Ass.3 MinoriDetraz.IrpefRedd.Min.Inser. Decili ISE% dec.media% dec.media% dec.media% dec.media% dec.media% dec.media% dec.media ,770322, , , , , ,779932, ,821975, ,25912, , ,988671, , ,55911, , ,282982, , ,85870, , ,176931, , ,85210, , ,575391, , , , ,776180, , ,55320, , ,572620, , , ,175581,487258, , ,564377,169940,323451, , Totale3, ,577391, ,416631, ,75602,35820 * dei beneficiari 28
Gli effetti redistributivi della spesa per assistenza in Italia Una valutazione delle riforma del periodo 97-05: I programmi del vecchio sistema sono poco efficaci, - ma utilizzano molte risorse finanziarie I programmi (A3F, AM) sono più selettivi e hanno una maggiore target efficiency, - ma hanno una dimensione troppo limitata 29
Aspetti critici della spesa per l’assistenza in Italia Prevalgono: – istituti nazionali –di tipo monetario –categoriali -ANF solo per lav.dipendenti -collegati alle pensioni Assenza di una rete di protezione universale Criteri di selettività poco efficaci Scarso peso dei servizi reali (o comunque mal censiti e distribuiti in modo non omogeneo) 30
Caratteristiche strutturali  Spesa per assistenza di scarso peso  Prevalenza dei trasferimenti monetari  Programmi gestiti dal governo centrale (Inps)  Ruolo modesto dei servizi erogati a livello decentrato  Incertezze sula valutazione della spesa 31
Caratteristiche strutturali L’indagine dell’Istat sulla spesa per assistenza e per interventi e servizi sociali (infanzia, anziani, tossicodipendenze, handicap) dei Comuni Valutato in 5,8 miliardi la spesa per servizi nel 2004 La spesa pro capite presenta fortissime divergenze territoriali 32
La spesa sociale integrata PROCAPITE Distretto Spesa sociale integrata assoluta Popolazione 0--|3 Popolazione >75 Popolazione totale Spesa Procapite MlnEuro = 1/3 Carpi35, Mirandola32, Modena90, Sassuolo35, Pavullo13, Vignola28, Castelfranco19, Provincia , 35
Il quadro legislativo dell’articolazione territoriale della spesa per assistenza 39
1. Delega al governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della PA e per la semplificazione amministrativa (L. Bassanini del L. 15 marzo 1997, n.59) 2. Conferimento di compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della L , n.59, DLgs del 31 marzo 1998, n.112 in part. Titolo IV – Capo II, Servizi sociali (art ) 3. Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, L. 8 novembre 2000, n Modifiche al Titolo V della parte seconda della costituzione, L.Cost. 18 ottobre 2001, n.3 5: L.42/2009 di Attuazione art.119 della Costituzione: Delega al governo in materia di federalismo fiscale F onti legislative nazionali di base 40
1. Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali , marzo 2002 (Ministro Turco). 2. Libro bianco sul welfare, febbraio 2003 (Ministro Maroni) Documenti programmatici nazionali 41
La Bassanini 42
Delega al governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della PA e per la semplificazione amministrativa (L. Bassanini del L. 15 marzo 1997, n.59) Contiene I principi di una delega molto ampia “tutte le funzioni e compiti amministrativi relativi alla cura degli interessi e e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità, nonché tutte le funzioni e I compiti amministrativi localizzabili nei rispettivi territori..” ispirata al principio dell’inversione nella definizione delle competenze. E’ delegato tutto ciò che non è escluso, in quanto compito dello stato centrale, dall’art. 1 c. 3 43
DLgs del 31 marzo 1998, n.112 in part. Titolo IV – Capo II, Servizi sociali (art ) Definizione di servizio sociale (art.128) Attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia 44
DLgs del 31 marzo 1998, n.112 in part. Titolo IV – Capo II, Servizi sociali (art ) Competenze dello Stato (art.129 ) a) la determinazione dei principi e degli obiettivi della politica sociale; b) la determinazione dei criteri generali per la programmazione della rete degli interventi di integrazione sociale da attuare a livello locale; c) la determinazione degli standard dei servizi sociali da ritenersi essenziali in funzione di adeguati livelli delle condizioni di vita; d) compiti di assistenza tecnica, su richiesta dagli enti locali e territoriali, nonche' compiti di raccordo in materia di informazione e circolazione dei dati concernenti le politiche sociali, ai fini della valutazione e monitoraggio dell'efficacia della spesa per le politiche sociali; e) la determinazione dei criteri per la ripartizione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali secondo le modalita' di cui all'articolo 59, comma 46, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, come modificato dall'articolo 133, comma 4, del presente decreto legislativo; 45
D.Lgs del 31 marzo 1998, n.112 in part. Titolo IV – Capo II, Servizi sociali (art ) Competenze dello Stato (art.129) f) i rapporti con gli organismi internazionali e il coordinamento dei rapporti con gli organismi dell'Unione europea operanti nei settori delle politiche sociali e gli adempimenti previsti dagli accordi internazionali e dalla normativa dell'Unione europea; g) la fissazione dei requisiti per la determinazione dei profili professionali degli operatori sociali nonche' le disposizioni generali concernenti i requisiti per l'accesso e la durata dei corsi di formazione professionale; …. i) la determinazione degli standard organizzativi dei soggetti pubblici e privati e degli altri organismi che operano nell'ambito delle attivita' sociali e che concorrono alla realizzazione della rete dei servizi sociali; …. 46
DLgs del 31 marzo 1998, n.112 in part. Titolo IV – Capo II, Servizi sociali (art ) Osservazioni sull’impostazione della Bassanini -logica di programmazione ancora guidata dal centro -Riferimento al Fondo per le politiche sociali, istituito già nel 1997 (legge finanziaria per il 98) 47
DLgs del 31 marzo 1998, n.112 in part. Titolo IV – Capo II, Servizi sociali (art ) Compiti delle regioni (art.132) 1. Le regioni adottano..entro sei mesi dall'emanazione del presente decreto legislativo, la legge di puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate ai comuni ed agli enti locali e di quelle mantenute in capo alle regioni stesse. In particolare la legge regionale conferisce ai comuni ed agli altri enti locali le funzioni ed i compiti amministrativi concernenti i servizi sociali relativi a: a) i minori, inclusi i minori a rischio di attivita' criminose; b) i giovani; c) gli anziani; d) la famiglia; e) i portatori di handicap, i non vedenti e gli audiolesi; f) i tossicodipendenti e alcooldipendenti; g) gli invalidi civili, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 130 del presente decreto legislativo. 2. Sono trasferiti alle regioni, che provvederanno al successivo conferimento alle province, ai comuni ed agli altri enti locali nell'ambito delle rispettive competenze, le funzioni e i compiti relativi alla promozione ed al coordinamento operativo dei soggetti e delle strutture che agiscono nell'ambito dei "servizi sociali", con particolare riguardo a: a) la cooperazione sociale; b) le istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza (IPAB); c) il volontariato. 48
DLgs del 31 marzo 1998, n.112 in part. Titolo IV – Capo II, Servizi sociali (art ) Fondo nazionale per le politiche sociali (art.133) 2. Confluiscono nel Fondo nazionale per le politiche sociali le risorse statali destinate ad interventi in materia di "servizi sociali", secondo la definizione di cui all'articolo 128 del presente decreto legislativo. 3. In particolare, ad integrazione di quanto gia' previsto dall'articolo 59, comma 46, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, sono destinati al Fondo nazionale per le politiche sociali gli stanziamenti previsti per gli interventi disciplinati dalla legge 23 dicembre 1997, n. 451 e quelli del Fondo nazionale per le politiche migratorie di cui all'articolo 43 della legge 6 marzo 1998, n. 40. … 49
La 328 50
Struttura della L. 328/00 Capo I - Principi generali del sistema integrato di interventi e servizi sociali (SISS) (art. 1-5) Capo II – Aspetto istituzionale e organizzazione del SISS (art. 6-13) Capo III – Disposizioni per la realizzazione di particolari interventi di integrazione e sostegno sociale (14- 17) Capo IV – Strumenti per favorire il riordino del SISS (art ) Capo V – Interventi, servizi e emolumenti economici del SISS (art ) Capo VI – Disposizioni finali (art.27-30) 51
1. definizione di una nuova cornice istituzionale e finanziaria per l’intero settore; 2. identificazione di un nucleo di prestazioni e servizi di base da garantire su tutto il territorio nazionale; 3. riordino dei trattamenti assistenziali vigenti nel settore della invalidità; 4. nuovi impulsi alle politiche per la famiglia; 5. messa a punto di un sistema integrato di programmazione e monitoraggio. Obiettivi principali in sintesi 52
Creazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali (SISS) Programmazione e organizzazione del sistema tramite enti locali, regioni e stato, in base al principio di sussidiarietà, concertazione e coordinamento con altre politiche (sanitarie, formazione e lavoro) Piano nazionale triennale, con previsioni finanziarie e verifica dei risultati Consolidamento e incremento del Fondo nazionale per le politiche sociali Riconoscimento del ruolo del terzo settore Altri aspetti rilevanti 53
Nuova disciplina per le IPAB Nuove procedure per l’autorizzazione, l’accreditamento e la verifica di qualità dei servizi e delle strutture sociali Creazione di un sistema informativo dei servizi sociali Definizione delle competenze professionali degli operatori sociali Predisposizione di una Carta dei servizi sociali da adottare come requisito necessario ai fini dell’accreditamento Accesso universale alle prestazioni, con priorità di risposta per individui e famiglie in condizioni di bisogno economico o inabilità di ordine fisico o psichico Altri aspetti rilevanti 54
Accertamento delle condizioni economiche tramite Ise Definizione di un livello essenziale di prestazioni su tutto il territorio nazionale Estensione su tutto il territorio nazionale del reddito minimo di inserimento Riordino delle prestazioni di invalidità civile, cecità e sordomutismo Altri aspetti rilevanti 55
 Nuove politiche per la valorizzazione e il sostegno delle famiglie, in particolare attraverso:  interventi per favorire la maternità e la paternità responsabile  politiche di conciliazione fra tempo di lavoro e tempo di cura  agevolazioni (anche tramite prestiti d’onore) ai nuclei monogenitore, alle coppie giovani con figli, alle famiglie con non auto-sufficienti, gestanti in difficoltà e famiglie di recente immigrazione  sostegno ai nuclei familiari nell’assistenza domiciliare delle persone anziane non autosufficienti  Predisposizione di progetti individuali per le persone disabili  Possibilità di sostituire l’erogazione di alcune prestazioni economiche con l’acquisto di servizi sociali tramite “vouchers” Altri aspetti rilevanti 56
Ill Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali Il Piano nazionale è chiamato a specificare ogni tre anni (art. 18): 1. le caratteristiche delle prestazioni comprese nei livelli essenziali; 2. le priorità di intervento, soprattutto a favore delle persone in condizioni di povertà e di difficoltà psico-fisica: 3. le modalità di attuazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e l’integrazione con le politiche sanitarie, dell’istruzione, della formazione e del lavoro; 4. le modalità per la diffusione di servizi di informazione; 5. le modalità per la sperimentazione di servizi innovativi; 6. gli indicatori per la verifica dei livelli di integrazione sociale e per la verifica del rapporto costi-benefici; 7. i criteri generali per la partecipazione degli utenti al costo dei servizi sociali; 8. 57
criteri generali per la determinazione dei parametri di valutazione delle priorità di intervento a favore dei soggetti in condizioni di particolare difficoltà; le modalità per la predisposizione di interventi per gli anziani non autosufficienti e per i disabili; gli indirizzi per la formazione e l’aggiornamento del personale; i finanziamenti per ciascun anno del piano in base a parametri demografici, reddituali e occupazionali;gli indirizzi per l’elaborazione di piani a favore di minori, giovani e anziani, per il sostegno delle responsabilità familiari, per l’inserimento sociale delle persone con disabilità, per l’integrazione degli immigrati, la prevenzione e il recupero dei tossicodipendenti 58
Prospettive e rischi del processo di implementazione della legge quadro La costruzione del nuovo sistema di assistenza italiano comporta una: Complessa opera di coordinamento tra diversi soggetti (Stato, regioni, comuni, altre amministrazioni, Terzo settore). Molti enti locali che a tutt’oggi appaiono poco preparati ad affrontarlo – come già osservato del resto nel capitolo sulla sperimentazione del RMI. La legge quadro attribuisce alle Regioni e, soprattutto, ai Comuni il ruolo principale nel governo delle future politiche assistenziali, sia in sede di programmazione sia in sede di erogazione delle prestazioni. A livello centrale viene mantenuta la responsabilità relativa alla determinazione degli obiettivi generali, dei livelli essenziali delle prestazioni e alla ripartizione delle risorse. Il principio ispiratore della riforma è la sussidiarietà (orizzontale e verticale). 59
Due passaggi importanti 1) L’elaborazione dei Piani regionali degli interventi e dei servizi sociali con i quali le regioni devono adeguare i principi enunciati nel piano nazionale alle specificità del territorio di riferimento 2) L’elaborazione dei Piani di zona, per fare i quali le regioni devono prioritariamente determinare gli ambiti territoriali per l’esercizio associato delle funzioni sociali da parte dei comuni. I piani di zona individuano “gli obiettivi strategici e le priorità di intervento nonché gli strumenti e i mezzi per la relativa realizzazione […], le modalità organizzative dei servizi, le risorse finanziarie, strutturali e professionali, i requisiti di qualità” (art. 19). In sostanza, è a questo punto che la riforma del sistema di servizi produce conseguenze concrete per il cittadino. La principale esigenza è il superamento delle disuguaglianze territoriali nell’offerta, nella organizzazione e nella qualità delle prestazioni assistenziali. Necessità di conciliare la fissazione di standard minimi comuni su tutto il territorio nazionale con la necessità di lasciare autonomia agli enti locali nella individuazione delle priorità e delle modalità di erogazione in base alla caratteristiche socio- economiche locali. 60
Esigenza di un attento monitoraggio da parte del centro Il Sistema informativo dei servizi sociali potrà dare un contributo decisivo a questo fine, ma la legge 328/00 non specifica chiaramente chi e come deve svolgere l’accompagnamento e il monitoraggio. Il superamento di questa incertezza è essenziale per la corretta realizzazione della riforma. 61
Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali 62
Art.20 L.328/00 Per la promozione e il raggiungimento degli obiettivi di politica sociale, lo Stato ripartisce le risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali. 63
Il finanziamento dei servizi sociali nella 328/00 Art. 4 c.1 La realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali si avvale di un finanziamento plurimo a cui concorrono, secondo competenze differenziate e con dotazioni finanziarie afferenti ai rispettivi bilanci, gli enti locali, le regioni e lo stato. 64
Il finanziamento dei servizi sociali nella 328/00 Art. 4 c.4 Le spese da sostenere da parte dei comuni e delle regioni sono a carico delle risorse loro assegnate dal FNPS, nonché degli autonomi stanziamenti a carico del proprio bilancio. 65
Spetta allo Stato l’individuazione dei livelli essenziali e uniformi di prestazioni Art. 9 66
Il Piano nazionale deve indicare i finanziamenti relativi a ciascun anno di vigenza del Piano stesso in coerenza con i livelli essenziali previsti dall’art.22, secondo parametri basati sulla struttura demografica, sui livelli di reddito e sulle condizioni occupazionali della popolazione. Art.18 c.3 67
Art.22 c.2 elenca ciò che costituisce il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili, “…gli interventi di seguito indicati costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi secondo le caratteristiche ed i requisiti fissati dalla pianificazione nazionale, regionale e zonale, nei limiti delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, tenuto conto delle risorse ordinarie già destinate dagli enti locali alla spesa sociale 68
Art.22 c.2 Si tratta però non di livelli, ma di aree di intervento (contrasto della povertà, minori, responsabilità familiari, sostegno alle donne in difficoltà,disabili, anziani, misure di contrasto per alcoldipendenti e drogati, informazione e consulenza delle famiglie) 69
Art. 20 c.5 Con regolamento (non ancora emanato), il Governo provvede a disciplinare modalità e procedure uniformi per la ripartizione delle risorse finanziarie confluite nel Fondo 70
Criteri direttivi del Regolamento Art.20 c.5 a) razionalizzare e armonizzare le procedure medesime ed evitare sovrapposizioni e diseconomie nell’allocazione delle risorse; b) prevedere quote percentuali di risorse aggiuntive a favore dei comuni associati c) garantire che gli stanziamenti a favore delle regioni e degli enti locali costituiscano quote di cofinanziamento dei programmi e dei relativi interventi e prevedere modalità di accertamento delle spese al fine di realizzare un sistema di progressiva perequazione della spesa in ambito nazionale per il perseguimento degli obiettivi del Piano nazionale; 71
Criteri direttivi del Regolamento d) prevedere forme di monitoraggio, verifica e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati degli interventi, nonché modalità per la revoca dei finanziamenti in caso di mancato impegno da parte degli enti destinatari entro periodi determinati; 72
c. 2 Indica gli stanziamenti che transitoriamente confluiscono nel Fondo. c. 8 prevede che dal 2001 il finanziamento del fondo sarà definito annualmente nella Legge finanziaria. Art. 20 73
la definizione dei livelli essenziali è effettuata contestualmente a quella delle risorse da assegnare al Fondo nazionale per le politiche sociali tenuto conto delle risorse ordinarie destinate alla spesa sociale dalle regioni e dagli enti locali, nel rispetto delle compatibilità finanziarie definite per l’intero sistema di finanza pubblica dal Documento di programmazione economico-finanziaria. Art. 20 c.4 74
Modelli organizzativi alternativi Programmazione partecipata Regolamentazione/ monitoraggio/controllo 75
Programmazione Definizione del costo standard dei servizi essenziali per regione Il FNPS integra la differenza tra spesa effettiva e costo standard Funzione di perequazione del Fondo 76
Programmazione Problemi Costi informativi molto elevati Azzardo morale degli enti locali 77
Regolamentazione/controllo Meno esigenze sull’uniformità Target specifici incentivati con il Fondo Funzione di indirizzo funzionale e di incentivazione 78
La creazione di un meccanismo efficace di finanziamento richiede un censimento della spesa sociale a livello locale Devono essere individuati parametri oggettivi e misurabili relativi ai livelli essenziali delle principali prestazioni Si deve gradualmente allentare il carattere settoriale degli interventi Problemi rispetto al federalismo fiscale 79
I criteri di riparto contenuti nel Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali 80
Il riparto del Fondo per il 2001 Il c.7 dell’art.20 prevede che in sede di prima applicazione della presente legge,il Ministro per la solidarietà sociale…adotta il riparto sulla base dei parametri di cui all’articolo 18, comma 3, lettera n, basati sulla struttura demografica, sui livelli di reddito e sulle condizioni occupazionali della popolazione. 81
Il riparto del Fondo per il 2001 Le risorse relative alle leggi settoriali seguono la ripartizione prevista dalle rispettive leggi, se previste, mentre si adottano nuovi criteri per la componente delle risorse indistinte. La metodologia adottata per questa componente prevede un riparto a due livelli: - per aree di intervento - per aree territoriali. 82
Il riparto del Fondo per il 2001 Il punto di riferimento è la determinazione di una quota capitaria Nel caso in cui sia possibile individuare sottoinsiemi di beneficiari, una popolazione obiettivo. Il risultato è una quota capitaria ponderata 83
Il riparto del Fondo per il 2001 Esempi relativi a fondi settoriali Non vedenti : popolazione totale Handicap grave: famiglie con disabili gravi Abuso sessuale: popolazione con età minore di 18 anni 84
Il riparto del Fondo per il 2001 Per i fondi indistinti è proposta un’articolazione per aree…… 85
Aree di intervento% indicatori Responsabilità familiari 15%Popolazione residente Diritti dei minori 10%Popolazione <18 anni Popolazione < 4 anni Persone anziane 60%Popolazione > 65 anni Popolazione > 75 anni Contrasto povertà 7%tasso disoccupazione % poveri Disabili (gravi, in particolare) 7%n. disabili gravi Immigrati -n. immigrati Droga -popolazione obiettivo Avvio della Riforma 1%popolazione residente 86
Portata normativa dell’allocazione Per i fondi settoriali la destinazione della spesa è da intendersi vincolata. Per le risorse indistinte, le Regioni possono scostarsi, dai criteri indicati, “fermo restando l’impegno delle Regioni a: a) prevedere programmi in ciascuna delle aree di intervento b) garantire che le risorse ripartite non siano sostitutive di quelle già destinate dai singoli enti territoriali. 87
Monitoraggio e revoca i destinatari dei fondi predispongano una relazione sulle attività svolte, sulle risorse impegnate e sui risultati raggiunti. Tale relazione deve essere adeguatamente pubblicizzata e inviata la Das. In caso di mancato impegno dei fondi, il Das e il destinatario del finanziamento costituiscono, entro 3 mesi dalla verifica, un Comitato paritetico per l’analisi delle cause del mancato utilizzo. 88
Monitoraggio e revoca Qualora a 30 mesi dall’erogazione, le somme risultassero ancora non impegnate potrà esservi la revoca degli stanziamenti. Le somme revocate sono riallocate agli altri destinatari o al finanziamento di progetti speciali volti a superare gli ostacoli che hanno impedito lo sviluppo degli interventi. 89
Fondo Nazionale Politiche Sociali *2005** INPS Assegni nuclei con almeno 3 minori Assegno di maternità genitori di soggetiti con handicap grave talassemia 44 Regioni e prov. Autonome Risorse indistinte Acq.prima casa e sost. natalità Famiglia e anziani disabili 70 - Abbattimento barriere architettoniche 20 - Integr.scolast. portatori handicap 40 - Serv. infanzia e scuole per infanzia 67 - Fondo asili 150 Comuni (fondo infanzia e adolescenza)22544 Dip. Politiche Sociali Altre destinatari9531 Totale Spesa per assistenza FNPS/spesa assistenza4,24,04,14,24,34,44,5 90
Caratteristiche del FNPS La gestione del FNPS appare sostanzialmente bloccata le risorse stanno declinando Quelle destinate agli enti decentrati sono in parte prenotate per interventi specifici (asili nido aziendali, prestito prima casa) che configgono con criteri di riparto ottimali e con l’autonomia finanziaria 91
La riforma del Titolo V 92
L.42 /2009 di attuazione della Riforma del Titolo V sul Federalismo fiscale 93
Aspetti relativi alla Regione Emilia- Romagna L. Regionale 12 marzo 2003, n.2. Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del Sistema integrato di interventi e servizi sociali 94
Legge Regionale n.2/2003 Struttura della Legge Titolo I – Disposizioni generali e nrome di principio (art.1-4) Titolo II – Sistema integrato di interventi e servizi sociali (art ) Titolo III – Soggetti del SIISS (art ) Titolo IV – Riordino delle IPAB. Aziende pubbliche di servizi alle persone (art ) Titolo V – Strumenti per la programmazione la concertazione e la partecipazione (art ) Titolo VI – Strumenti per la regolazione e la qualità del sistema (art ) Titolo VII – Risorse e finanziamento del SI (art ) Titolo VIII – Sistemi di verifica e valutazione (art ) Titolo IX – Disposizioni finali e transitorie (art ) 95
Legge Regionale n.2/2003 La legge ricalca in modo netto la struttura della 328/00 Aspetti programmatori importanti: Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali (art.27) Piani di zona (art.29) Liveas: definizione della 328 e rinvio alla Conferenza Regione Autonomie locali (art.6) 96
Legge Regionale n.2/2003 Strumenti di finanziamento Fondo sociale regionale (art.47 e 48) Fondo sociale per la non autosufficienza (art.50) Compartecipazione al costo dei cittadini (Ise) (art. 49) 97
Art. 27- Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali 1. La Regione, valutato il Piano nazionale, approva il Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, di seguito denominato Piano regionale, integrato con il Piano sanitario regionale ed in raccordo con gli atti di programmazione in materia educativa e formativa, del lavoro, culturale ed abitativa. 2. Il Piano regionale, di durata triennale, stabilisce gli indirizzi per la realizzazione e lo sviluppo del sistema integrato. In particolare il Piano definisce: a) gli obiettivi di benessere sociale da perseguire ed i fattori di rischio sociale da contrastare, tenuto conto dell'evoluzione sociale ed economica del sistema regionale; b) le caratteristiche quantitative e qualitative dei servizi e degli interventi, che costituiscono i livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire, secondo quanto previsto all'articolo 6; c) i criteri di incentivazione dei programmi per la realizzazione degli obiettivi di promozione sociale di cui all'articolo 8, comma 3; d) i criteri generali per garantire l'accesso prioritario ai servizi ed agli interventi; e) i criteri, le modalità e le procedure per la concessione e l'utilizzo dei titoli per la fruizione di prestazioni e servizi sociali; f) le modalità per il raccordo tra la pianificazione regionale e quella zonale, definendo in particolare linee di indirizzo e strumenti per la pianificazione di zona; g) le modalità per il concorso dei soggetti di cui all'articolo 2, comma 4, lettera c) alla definizione dei Piani di zona e gli indirizzi per assicurare la partecipazione dei cittadini e degli utenti al controllo della qualità dei servizi; h) gli obiettivi e le priorità per la concessione dei contributi per spese d'investimento di cui all'articolo Il Piano regionale può individuare ambiti di intervento che, per le caratteristiche presentate, richiedono la predisposizione di specifici Programmi di ambito provinciale. I Programmi provinciali ed i Piani di zona devono essere raccordati ed integrati. 98
4. Il Piano regionale definisce inoltre i criteri per la sperimentazione, nell'ambito dei Piani di zona, di servizi ed interventi volti a rispondere a nuovi bisogni sociali e ad introdurre modelli organizzativi e gestionali innovativi. 5. Il Piano regionale indica altresì gli ambiti di formazione e riqualificazione degli operatori sociali e socio- sanitari che concorrono alla definizione degli indirizzi programmatici e del piano poliennale di cui all'articolo 4 della L.R. 24 luglio 1979, n. 19 (Riordino, programmazione e deleghe della formazione alle professioni). 6. Il Piano è adottato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta, acquisito il parere della Conferenza Regione- Autonomie locali, della Conferenza regionale del Terzo settore, e sentite le Organizzazioni sindacali. 99
Art. 29 Piani di zona 1. Il Piano di zona, di ambito distrettuale, ai sensi dell'articolo 9 della L.R. n. 19 del 1994, ha durata triennale ed è predisposto sulla base delle indicazioni del Piano regionale. Il Piano di zona: a) definisce, tenuto conto dell'intesa triennale da sancirsi in sede di Conferenza Regione- Autonomie locali, il sistema locale dei servizi sociali a rete che garantisce i livelli essenziali delle prestazioni sociali. Provvede inoltre alla localizzazione dei servizi e può integrare, nel rispetto della compatibilità delle risorse, i livelli essenziali delle prestazioni sociali indicati dal Piano regionale; b) definisce le modalità organizzative per l'accesso dei cittadini al sistema locale dei servizi sociali a rete, secondo i criteri di cui all'articolo 7; c) individua le modalità per il coordinamento delle attività con gli organi periferici delle amministrazioni statali, con particolare riferimento all'amministrazione scolastica, penitenziaria e della giustizia; d) indica gli obiettivi e le priorità di intervento, inclusi gli interventi socio-sanitari, gli strumenti e le risorse necessarie alla loro realizzazione, tenendo conto delle risorse finanziarie disponibili, comprese quelle provenienti dal Fondo sanitario regionale, nonché la ripartizione della spesa a carico di ciascun soggetto firmatario dell'accordo; e) indica gli interventi sociali da attuarsi nell'ambito dei programmi di riqualificazione urbana previsti all'articolo 30; f) indica, sulla base del Piano regionale, le forme e le modalità di partecipazione dei cittadini e degli utenti al controllo della qualità dei servizi; g) individua i fabbisogni di formazione professionale degli operatori da segnalare alla Provincia, ai fini della programmazione della relativa offerta formativa; h) indica, in ordine di priorità, gli interventi di costruzione e ristrutturazione finanziabili ai sensi dell'articolo 48, inerente al fondo sociale regionale per le spese d'investimento. 100
2. Il Piano di zona è volto a: a) favorire la formazione di sistemi locali d'intervento fondati su servizi e prestazioni tra loro complementari e flessibili, anche attraverso il coinvolgimento delle risorse locali di solidarietà e di auto-aiuto, nonché a responsabilizzare i cittadini nella verifica dei servizi, al fine di una loro migliore programmazione; b) qualificare la spesa, anche attivando risorse economiche, attraverso le forme di concertazione di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e). 3. Il Piano di zona, promosso su iniziativa del sindaco del Comune a ciò designato dai Comuni compresi nel territorio del distretto, è approvato con accordo di programma, secondo quanto previsto dall'articolo 19, comma 3 della legge n. 328 del 2000, tra i sindaci dei Comuni o tra gli organi competenti delle forme associative scelte dai Comuni, ai sensi dell'articolo 16 della presente legge, compresi nel territorio del distretto. Per gli interventi socio-sanitari, ivi compresi quelli connotati da elevata integrazione sanitaria, previsti anche dal Programma delle attività territoriali di cui all'articolo 3-quater, comma 2 del D.Lgs. n. 502 del 1992, l'accordo è sottoscritto d'intesa con il direttore generale dell'Azienda unità sanitaria locale, nel rispetto di quanto stabilito all'articolo 11, comma 2. 101
4. Le Province coordinano e partecipano alla definizione dei Piani di zona, assicurando il necessario supporto informativo e tecnico, anche avvalendosi di Osservatori provinciali delle politiche sociali. Le Province sottoscrivono gli accordi di cui al comma Alla definizione del Piano di zona concorrono, con le modalità indicate dal Piano regionale, i soggetti indicati all'articolo 2, comma 4, lettera c). 6. I soggetti del Terzo settore, gli altri soggetti senza fini di lucro indicati all'articolo 20, nonché le Aziende di cui all'articolo 25 concorrono alla definizione del Piano di zona, con le modalità stabilite tramite accordo tra i Comuni, e partecipano all'accordo di programma attraverso protocolli di adesione. 102
Il Piano è un documento programmatico di prospettiva triennale, e prevede per la sua attuazione due ulteriori strumenti: il Programma attuativo annuale nel quale vengono individuati nel dettaglio gli interventi e i servizi – sia già presenti, sia da avviare, anche di tipo sperimentale e innovativo - previsti nella zona per l’anno di riferimento, e le relative risorse per il loro funzionamento; l’Accordo di Programma tra Provincia, Comuni associati e Azienda USL, anch’esso di durata annuale, nel quale i diversi soggetti istituzionali sottoscrivono specifici impegni relativi a obiettivi e risorse. Nelle diverse zone il programma attuativo in generale viene gestito dai singoli Enti sottoscrittori oppure, per alcuni progetti o interventi, coordinato dal Comune capodistretto o capofila, o dalla Provincia o dalla Azienda USL. 103
L’elaborazione dei primi Piani sperimentali (riguardanti il triennio ) è partita dalla ricostruzione delle basi conoscitive sul sistema dell’offerta presente nei vari ambiti (servizi, interventi, iniziative); E’ a partire da queste caratteristiche del sistema che si definiranno i livelli essenziali delle prestazioni sociali, a livello regionale, come garanzia dei diritti sociali dei cittadini di tutto il territorio. Programmate risorse per un ammontare complessivo a livello regionale di ,77 Euro, finalizzati agli interventi nelle aree: responsabilità familiari, infanzia e adolescenza, disabili, anziani, immigrazione, esclusione sociale, dipendenze. I Programmi attuativi 2003 e i relativi Accordi di programma, integrativi rispetto ai precedenti, hanno programmato interventi e servizi sulla base di un impegno complessivo a livello regionale di ,54 euro, destinato alle stesse aree e corrispondente a circa 243 euro di spesa pubblica per ogni cittadino residente. Attualmente si stanno analizzando i dati pervenuti con i programmi attuativi L’analisi dei contenuti strategici e metodologici emersi dai quarantuno piani di zona contribuirà alla costruzione del prossimo Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali e all’avvio della seconda fase della programmazione di zona, per gli anni 104
Quali sono le risorse per attuare i Piani di Zona? Le risorse finanziarie per l’attuazione dei Piani provengono: - dal Fondo sociale nazionale (risorse indistinte e risorse vincolate su specifici interventi/aree di bisogno) - dal Fondo sociale regionale (risorse indistinte e risorse finalizzate a specifici Programmi) - dagli Enti locali (singoli Comuni, Comuni associati, Consorzi, Comunità montane, Province) - dalle Aziende USL (specificamente sugli interventi ad integrazione sociosanitaria) - da altri Enti non istituzionali: IPAB, Fondazioni, soggetti del Terzo settore - dalle quote di compartecipazione al costo dei servizi a carico dei cittadini utenti. 105
Bibliografia Bosi, a cura, 2006, Corso di scienza delle finanze, Quarta edizione, cap. VII par. 5. Il Mulino, Bologna Gori, C., a cura, La riforma dei servizi sociali in Italia, Carocci, Roma, in particolare Parte prima e parte terza Testi legislativi Legge n. 328/00 Legge costituzionale n. 3/2001 Legge regionale n.2/2003 106
Un esempio di modello di finanziamento della Non autosufficienza 107
Modelli forti e completi 108
LEP Funzioni proprie Servizi aggiuntivi Fondo nazionale o sistema di compartecipazioni dedicate Tributi propri compartecipazioni Autonomia regionale (addizionali) Fondo prerequativo Modello forte 109
LEP Funzioni proprie Servizi aggiuntivi Tributi propri compartecipazioni Autonomia regionale (addizionali) Fondo prerequativo Modello debole 110
Bilancio Stato INPS FONDO NAZIONALE ASL Budget integrato del Distretto Beneficario del servizio Istituti nazionali da trasferire a livello regionale (indenn. accompagnamento, ecc.) Compartecip.al costo Componente sanitaria COMUNI o UNIONI DI COMUNI Spesa standard Riparto Fondo Naz. a regioni Modello organizzativo e finanziario di un programma per la non autosufficienza IPAB Enti accreditati REGIONE Riparto Fondo Regionale 111
La definizione dei Livelli essenziali di assistenza (LIVEAS) 112
I Liveas Modelli alternativi 1.Aree di intervento 2.Indicatori di offerta 3.Diritti esigibili 113
Modelli Liveas- Aree di intervento -Soluzione più leggera e debole, seguita dal Piano Non è sufficientemente prescrittiva 114
Modelli Liveas- Indicatori di offerta -Prevede la definizione di standard di servizi che devono essere presenti ed offerti in ogni realtà locale -Ha come referenti gli enti decentrati che hanno la responsabilità dell’amministrazione dei servizi -Obiettivi -Ridurre le differenze nell’offerta territoriale -Problemi -Scarsa specificazione dei contenuti (non fornisce garanzie sufficienti al cittadino) -Difficoltà di definire gli standard in tutte le aree -Difficile attuazione dei controlli sulle amministrazioni inadempienti 115
Modelli Liveas- Diritti esigibili -Prestazione certa per chiunque si trovi in una determinata condizione di bisogno -Obiettivi: -Definizione chiara di “chi riceve che cosa” -Diritti non solo dichiarati, ma riconosciuti -Uguali prestazioni per uguali bisogni (equità orizzontale) -Problemi: -Difficoltà politiche per chi li introduce (migrazioni di welfare, responsabilità..) -Rischi per gli interventi esclusi -Difficile definizione per tutte le aree -Complesso equilibrio tra contributi monetari e servizi -Costi probabilmente elevati e poco controllabili 116
Modelli Liveas- Indicatori di offerta e Diritti esigibili -I due modelli non sono incompatibili, - ma potrebbero essere integrati e simultaneamente perseguiti 117
Scaricare ppt "LA SPESA PER L’ASSISTENZA TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI TRA GOVERNO CENTRALE E GOVERNI LOCALI."
Un quadro finanziario per i Leps P.Bosi e F. Pesaresi.

References: art.119

Art.20
 Art. 4
 Art. 4
 Art. 9
 Art.18

Art.22

Art.22

Art. 20
 Art.20
 Art. 20
 Art. 20

Art. 27

Art. 29