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Timestamp: 2015-05-06 22:27:45+00:00

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Cassazione Penale, Sez. 4, 10 agosto 2012, n. 32343 - Cantiere e telone di copertura nonadeguatamente fissato: mancanza di sicurezza per i pedoni REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MARZANO Francesc - Presidente Dott. FOTI Giacomo - Consigliere Dott. MASSAFRA U. - rel. Consigliere Dott. PICCIALLI Patrizia - Consigliere Dott. VITELLI CASELLA Luca - Consigliere ha pronunciato la seguente: SENTENZAsul ricorso proposto da:1) (Omissis) N. IL (Omissis);avverso la sentenza n. 1567/2010 CORTE APPELLO di ROMA, del 29/04/2011;visti gli atti, la sentenza e il ricorso;udita in PUBBLICA UDIENZA del 10/05/2012 la relazione fatta dal Consigliere Dott.UMBERTO MASSAFRA;Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. DAmbrosio Vito, che ha concluso per ilrigetto del ricorso;udito lavv. (Omissis), del foro di (Omissis), difensore di fiducia delle parti civili non ricorrentiche conclude per il rigetto del ricorso, depositando conclusioni e nota spese;udito lavv. (Omissis), del foro di (Omissis), difensore di fiducia del ricorrente, che chiedelaccoglimento del ricorso. Fatto 2.
Ricorre per cassazione (Omissis) avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma in data29.4.2011 che, in riforma di quella del Tribunale di Civitavecchia in composizione monocraticain data 8.7.2009 appellata dalla parte civile (Omissis), con la quale la ricorrente era stataassolta dal delitto di cui allarticolo 590 c.p., commi 1, 2 e 3 per non aver commesso il fatto,veniva dichiarato non doversi procedere nei suoi confronti per estinzione del reato ascrittoleper intervenuta prescrizione e condannata al risarcimento del danno da liquidarsi in separatasede e alla rifusione delle spese in favore della costituita parte civile alla quale veniva altresìassegnata una provvisionale di euro 10.000,00.In particolare, secondo limputazione, alla (Omissis) era contestato di aver, nella sua qualità dilegale rappresentante della " (Omissis) s.r.l", gestrice del cantiere edile ubicato in (Omissis),per colpa dovuta e negligenza, imprudenza ed imperizia, nonchè inosservanza delle normesulla disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro (in particolare Decreto delPresidente della Repubblica n. 547 del 1955, articolo 11, comma 3), omettendo di curare che iltelone di copertura dei materiali e dei luoghi utilizzati dai lavoratori dipendenti per ilcompimento delle opere fosse adeguatamente fissato, in modo da rendere sicura lacircolazione dei pedoni che transitavano lungo la predetta via, cagionava lesioni personaligravi (consistite in una frattura alla testa dellomero destro, giudicate guaribili in più di novantagiorni) ad (Omissis), che, impegnando a piedi il tratto di strada parzialmente occupato dalcitato telone, veniva investita dallo stesso, rimosso dalla sua sede da una forte folata di vento,e di conseguenza cadeva rovinosamente a terra, riportando le suddette lesioni (in (Omissis)).La Corte territoriale riteneva a carico della (Omissis), legale rappresentante ed appaltatrice deilavori oltre che proprietaria dellimmobile ove dovevano essere eseguiti, la posizione digaranzia attesa lingerenza nellesecuzione dellopera sul presupposto che il contratto diappalto prevedeva che la Direzione dei Lavori venisse affidata ad un tecnico di nomina dellacommittenza, deducendo da ciò che la committenza non aveva affatto perduto la disponibilitàdel cantiere e non riteneva lesclusione della sua responsabilità in forza della presenza di uncontratto di appalto, atteso il totale stato di abbandono del cantiere e la mancanza di idoneifissaggi per il telone di copertura (come da deposizioni testimoniali e documentazionefotografica) al momento del sinistro avvenuto a pochi giorni dalla stipula del contratto. Ma,ravvisato il decorso del termine prescrizionale previsto per il reato contestato, pronunciavadeclaratoria dimprocedibilità per estinzione del reato per lintervenuta causa. La ricorrentededuce lerronea applicazione del Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7, assumendoche nessuna colpa poteva ricadere sul committente dei lavori in appalto (odierna ricorrente)che si era rivolto a ditta in possesso dei requisiti necessari (e nulla era risultato circa lecapacità tecniche o assenza dei requisiti della ditta) contestando che alcunchè fosse emerso inistruttoria riguardo al mantenimento della disponibilità del cantiere da parte della committenza(come da articoli 5 e 6 del contratto). Il cit. articolo 7, comma 2, prevedendo la cooperazionedel datore di lavoro nellattuazione e prevenzione dei rischi incidenti sullattività lavorativa, nonimplicava lobbligo dellappaltante di intervenire in sostituzione dellappaltatore in caso diomissioni di questultimo in materia antinfortunistica.Si duole, altresì, della mancanza e manifesta illogicità della motivazione poichè, attesalassenza nel cantiere di altre maestranze, non poteva esservi alcun coordinamento conlappaltatore che viene ascritto alla committenza; non era vero che il cantiere fosse in stato diabbandono, poichè era, anzi, attivo, come da dichiarazioni teste (Omissis), figlio della parteoffesa; il telo protettivo vi era e quindi era presente la misura di prevenzione, ma la cattivaesecuzione del fissaggio non poteva essere addebitata alla committenza che non aveva 3.
lobbligo di presenza sul cantiere e di controllo di ogni attività svolta dallappaltatore.Si rappresenta, infine, la mancanza di motivazione in ordine al nesso di causalità e allaresponsabilità, rilevando come nessuno dei testi escussi fosse stato in grado di riferire in modopreciso a quale cantiere appartenessero i teloni e si chiede annullamento della sentenzaimpugnata.è stata depositata una memoria nellinteresse della parte civile (Omissis) con la quale sicontestano le argomentazioni difensive. DirittoPreliminarmente va rilevato ex officio che, essendo stato proposto appello avverso la sentenzaassolutoria di primo grado ad opera della sola parte civile ex articolo 576 c.p.p., non eraconsentito alla Corte di Appello di riformare la sentenza impugnata anche sotto il profilo penalecon la declaratoria di improcedibilità per prescrizione del reato contestato. Simpone, pertanto,lannullamento della sentenza impugnata senza rinvio limitatamente alla statuizione diestinzione del reato per prescrizione, così ripristinandosi loriginaria statuizione assolutoria pernon aver commesso il fatto. Nel merito, il ricorso è sostanzialmente fondato, con ilconseguente annullamento della sentenza impugnata agli effetti civili e rinvio al giudice civilecompetente per valore in grado di appello ai sensi dellarticolo 622 c.p.p..E vero che il committente è costituito come corresponsabile con lappaltatore per le violazionidelle misure prevenzionali e protettive sulla base degli obblighi sullo stesso incombenti exDecreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7 (Cass. pen. Sez. 3, n. 1825 del 4.11.2008, Rv.242345) e che in materia di infortuni sul lavoro, nel caso di appalto di lavori di ristrutturazioneedilizia il committente, anche quando non si ingerisce nella loro esecuzione, rimane comunqueobbligato a verificare lidoneità tecnico-professionale dellimpresa e dei lavoratori autonomiprescelti in relazione ai lavori affidati (Cass. pen. Sez. 4, n. 8589 del 14.1.2008 Rv. 238965). Evero, altresì, che lesistenza di un contratto dappalto o di un contratto dopera, non esclude laresponsabilità del committente per gli infortuni subiti dal medesimo, atteso che il committente èesonerato dagli obblighi in materia antinfortunistica esclusivamente con riguardo ai rischispecifici delle attività proprie dellappaltatore o del prestatore dopera (Cass. pen. Sez. 4, n.12348 del 29.1.2008, Rv. 239252), ma la motivazione addotta dalla sentenza impugnata perritenere la responsabilità della (Omissis), quale proprietaria dellimmobile e committente deilavori, risulta ictu oculi insufficiente e generica, dal momento che non consente di comprenderecome lomesso fissaggio del telone sinserisca nella mancanza di coordinamento di cui alDecreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7.Ad ogni modo, non può escludersi la possibilità di integrazione motivatoria sul punto. Si ritienedi demandare al giudice civile anche il regolamento delle spese tra le parti privaterelativamente al presente giudizio. P.Q.M. 4.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla statuizione di estinzione delreato per prescrizione così ripristinandosi loriginaria statuizione assolutoria per non avercommesso il fatto.Annulla la sentenza impugnata agli effetti civili, con rinvio al giudice civile competente pervalore in grado di appello, cui demanda anche il regolamento delle spese fra le parti privateper questo giudizio. Recommended
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