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Timestamp: 2018-07-18 10:52:17+00:00

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Importante Sentenza del Tribunale federale svizzero sulla qualifica dei delitti contro l'onore commessi online - Introduzione al diritto svizzero dell'informatica e di Internet
Importante Sentenza del Tribunale federale svizzero sulla qualifica dei delitti contro l'onore commessi online
Il Tribunale federale, con sentenza 2 dicembre 2015 6B_473/2015, il cui testo completo è disponibile qui (mentre la sentenza ticinese di appello è disponibile qui), ha chiarito un punto giuridico importante nel campo del cybercrime legato al tema della e-reputation: i delitti contro l’onore (ad esempio: la diffamazione, quale reato oggetto della sentenza del TF) commessi mediante Internet sono delitti istantanei e non permanenti. Il Tribunale federale non ha ritenuto di dover distinguere i delitti contro l’onore commessi offline (ad esempio, mediante uno stampato) da quelli commessi online. La conseguenza? In applicazione dell’art. 178 cpv. 1 CP, il termine di prescrizione dell’azione penale è di 4 anni, che decorrono non da quando il proposito lesivo viene eliminato da Internet (tesi, a mio parere del tutto condivisibile, del Ministero pubblico ticinese quale ricorrente), bensì dalla data di pubblicazione online del proposito medesimo. Nel caso sub iudice, la sentenza di prima istanza era stata emessa dopo lo scadere del termine quadriennale, ciò che ha determinato il proscioglimento dell’imputato.
Considerato che la prescrizione dei delitti contro l’onore è stata fissata dal Legislatore a 4 anni (rispetto ai 7 ordinari per i delitti) in considerazione del fatto (ante-rivoluzione digitale) che “il pregiudizio provocato dalle lesioni all’onore diminuisce rapidamente, senza lasciare conseguenze durevoli” (memoria umana, stampati ecc.; cfr. c. 2.6 della Sentenza), mi pare urgente un ripensamento a livello legislativo. È in effetti evidente (e su questo la Sentenza è a mio giudizio carente) che il mondo online è radicalmente diverso da quello fisico: i contenuti lesivi della reputazione pubblicati online sono accessibili worldwide, non sfumano con il tempo (al contrario, gli intrecci e le estensioni determinati dalle condivisioni e dai likes possono solo peggiorare la situazione) e, soprattutto, sono facilmente (e costantemente) riconducibili alla persona attaccata per effetto dei motori di ricerca. In questa prospettiva, quando il Tribunale federale afferma che “qualora dovesse essere seguita la tesi del ricorrente, pur commettendo un'infrazione analoga, l'imputato che agisce tramite internet si vedrebbe prolungare il termine di prescrizione per rapporto a chi utilizza un mezzo stampato. Ciò comporterebbe una disparità di trattamento ingiustificata” (c. 2.6), è lecito opinare. Semmai il contrario è vero: è ingiustificato trattare una diffamazione online (dato il suo carattere persistente, globale e “cercabile”; senza dimenticare che un contenuto, anche se viene cancellato dall’autore, può persistere online e offline in altre ubicazioni) come una diffamazione “tradizionale”.
Se, da una parte, è comprensibile che il Tribunale federale non abbia voluto creare una frattura dogmatica legata alla qualifica dei delitti contro l’onore a seconda del mezzo attraverso il quale vengono commessi e al fatto che sia difficilmente ipotizzabile un sistema che renda potenzialmente “imprescrittibile” un delitto riferito ad un preciso comportamento per il fatto che il proposito resta durevolmente accessibile online, dall’altra parte la situazione materiale attuale è molto insoddisfacente. A parer mio, un intervento legislativo s’impone, onde contrastare la gravissima piaga della diffamazione via Internet: la pubblicazione online di propositi lesivi dell’onore dovrebbe costituire un’aggravante formale e la prescrizione dell’azione penale dovrebbe essere prolungata. L’estensione del termine si giustifica ritornando al motivo originario per cui la prescrizione è stata ridotta dal Legislatore: gli effetti delle lesioni dell’onore svaniscono con il passare del tempo. Ciò non è assolutamente vero nel mondo digitale. Occorre prenderne atto e intervenire rapidamente.
29.04.2016. Avv. Gianni CATTANEO, Lugano

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