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Timestamp: 2017-11-19 10:46:06+00:00

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Sentenza n. 38196/2017 del 27.04.2017 della Corte di Cassazione “La prescrizione obbligatoria degli ispettori del lavoro o degli ispettori della Asl può essere notificata tramite raccomandata inviata presso la sede della società. | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Sentenza n. 38196/2017 del 27.04.2017 della Corte di Cassazione “La prescrizione obbligatoria degli ispettori del lavoro o degli ispettori della Asl può essere notificata tramite raccomandata inviata presso la sede della società.
Inviato da redazione il Gio, 12/10/2017 - 22:06
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza n. 38196/2017 del 27.04.2017 della Corte di Cassazione “La prescrizione obbligatoria degli ispettori del lavoro o degli ispettori della Asl può essere notificata tramite raccomandata inviata presso la sede della società, luogo dove questi svolge la propria attività lavorativa”.<
Sentenza della Corte di Cassazione n. 38196/2017 del 27.04.2017<
Sentenza n. 38196/2017 del 27.04.2017 della Corte di Cassazione “La prescrizione obbligatoria degli ispettori del lavoro o degli ispettori della Asl può essere notificata tramite raccomandata inviata presso la sede della società, luogo dove questi svolge la propria attività lavorativa”.<
Penale Sent. Sez. 3 Num. 38196 Anno 2017 Presidente: CAVALLO ALDO Relatore: GALTERIO DONATELLA Data Udienza: 27/04/2017<
XX XXXXXX XXXXX, nato a Casarano il 29.xx.1942
avverso la sentenza in data 1.6.2016 del Tribunale di Lecce
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Ciro Angelillis che ha concluso chiedendo l'annullamento della sentenza impugnata limitatamente alla concessa sospensione condizionale della pena, rigetto nel resto
1.Con sentenza in data 1.6.2016 il Tribunale di Lecce ha dichiarato Xxxxx xx xxxxxxx colpevole del reato di cui all'art.17, comma 1 lett.b) d. Lgs.81/2008< per omessa nomina, in qualità di legale rappresentante della Xxxxxxxxx & Co. S.r.l., del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, condannandolo alla pena di C 1.900 di ammenda ritenendo che avesse provveduto tardivamente all'adempimento della prescrizione impartitagli dalla ASL a mezzo di lettera raccomandata.
Avverso la suddetta sentenza l'imputato ha proposto appello innanzi alla Corte di Lecce la quale, attesa l'inappellabilità delle sentenze di condanna alla pena pecuniaria dell'ammenda e verificata la voluntas impugnationis, ha riqualificato l'atto in ricorso per Cassazione trasmettendo gli atti a questa Corte. Lamenta il ricorrente con un unico motivo di ricorso di non aver mai avuto contezza dell'accesso ASL presso la sede sociale avendo gli ispettori trovato al momento del sopralluogo xxxxx Xxxxxxxxx il quale aveva provveduto a nominare/ a fronte della contestazione svolta, un tecnico che aveva realizzato e presentato il piano di sicurezza sul lavoro, e che non gli era stata mai comunicata l'ammissione al pagamento della sanzione amministrativa così da consentirgli di avvalersi della causa di non punibilità. Contesta inoltre la sospensione condizionale della pena applicatagli di ufficio senza che egli ne avesse fatto mai richiesta, intendendo avvalersi del suddetto beneficio, ove mai ne ricorressero le condizioni, solo a seguito di un'eventuale condanna a pena definitiva.
1.11 ricorso deve ritenersi in relazione ai singoli profili di censura svolti, manifestamente infondato.
Quanto al primo punto, risulta dagli atti di causa che ancorché al momento del sopralluogo da parte degli ispettori del lavoro fosse stato trovato presso la sede della società, in assenza dell'imputato, tale Xxxxxxxxx xxxxx qualificatosi come responsabile in assenza del titolare, ciò nondimeno il verbale redatto a seguito del constatato inadempimento alla disposizione di cui all'art. 17 d.lgs 81/2008< contenente la prescrizione relativa alla nomina del responsabile del servizio di prevenzione con termine per la regolarizzazione di 30 gg. Dalla ricezione della comunicazione, era stato ritualmente inviato all'imputato a mezzo di raccomandata da quest'ultimo ricevuta, così come afferma la sentenza impugnata, in data 30.06.2012. Al riguardo va rilevato che, come già affermato da questa Corte in tema di reati contravvenzionali in materia di lavoro, la procedura di estinzione prevista dagli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, pur configurando un'ipotesi di condizione di procedibilità dell'azione penale, non richiede una formale notificazione del verbale di ammissione al pagamento redatto dalla P.A., essendo sufficiente una modalità idonea a raggiungere il risultato di notiziare il contravventore della ammissione al pagamento e del relativo termine, sicché l'accertamento in ordine alla sua esecuzione comporta un'indagine di fatto, da ritenersi preclusa in sede di legittimità (Sez. 3, n. 5892 del 24/06/2014 - dep. 10/02/2015, Giordano, Rv. 26406201). Non essendo rilevabile, né comunque evidenziato uno specifico error in procedendo in cui sia incorso il Tribunale leccese, e non essendo deducibili in sede di legittimità valutazioni in punto di merito, la censura svolta non può che essere ritenuta inammissibile.
2. Manifestamente infondata è altresì la contestazione del ricorrente in ordine al mancato inoltro della raccomandata presso il suo domicilio posto che secondo la normativa vigente in materia di notifiche di atti sia civili che penali la comunicazione a mezzo del servizio postale può essere eseguita; indifferentemente, presso l'abitazione del destinatario ovvero il luogo in cui questi esercita abitualmente la propria attività lavorativa: pienamente rituale risulta, pertanto, l'invio della raccomandata presso la sede della società, tale essendo il luogo dove questi svolge la propria attività lavorativa e dove risulta, essere stata ricevuta. A sconfessare peraltro, anche in punto di fatto, la tesi della mancata ricezione della suddetta comunicazione milita la circostanza che, sia pure tardivamente rispetto al termine concesso/ risulta essersi provveduto alla nomina del responsabile del servizio di prevenzione che nessun altro, se non il datore di lavoro, aveva il potere né tanto meno l'interesse ad effettuare. Dal momento tuttavia che l'adempimento alla prescrizione è avvenuto ben oltre il termine prescritto dall'organo di vigilanza, l'imputato non è stato perciò ammesso al pagamento dell'oblazione. Questi non ha pertanto titolo per dolersi della mancata estinzione del reato, che gli è stato pertanto, in difetto degli adempimenti di cui all'art.21 d. Igs 758/1994, legittimamente ascritto.
Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 2.000 in favore della Cassa delle Ammende
Così deciso il 27.4.2017
Donatella Galterio
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