Source: http://www.slideshare.net/johnrbn/azioni-di-responsabilit-nelle-societ-di-capitali-linee-guida-per-il-dottore-commercialista
Timestamp: 2016-06-01 01:18:19+00:00

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Azioni di responsabilità nelle società di capitali: linee guida per i…
Azioni di responsabilità nelle società di capitali: linee guida per il dottore commercialista
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diritto commerciale auletta
by Alessandra Mirabile
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Lezione tenuta all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia il 30/10/2012
LE	AZIONI	DI	RESPONSABILITA’	NELLE	SOCIETA’	DI	CAPITALI	LINEE	GUIDA	PER	IL	DOTTORE	COMMERCIALISTA	DOTT.	GIOVANNI	RUBIN	Venezia,	30	o,obre	2012	do,.	Giovanni	Rubin	1	2.
VIVIAMO	UN	PERIODO	DI	CRISI	Un	dissesto	aziendale	normalmente	è	riconducibile	a	tre	>pologie	di	causa:	•  ineﬃcienza;	•  ineﬃcacia;	•  eccesso	di	indebitamento.	Questa	visione	trascura	il	fa#ore	umano,	ossia	la	stru,ura,	le	funzionalità	e	le	competenze	dellorgano	amministra>vo	di	una	società.	La	crisi	non	è	un	fenomeno	indipendente	dagli	amministratori.	do,.	Giovanni	Rubin	2	3.
ANALISI	DELLE	CRISI	D’IMPRESA	Uno	studio	del	2004	(Stefano	Guidantoni)	ha	individuato	le	cara,eris>che	degli	organi	amministra>vi	di	un	gruppo	di	società	in	crisi,	al	ﬁne	di	so,olineare	alcuni	traO	comuni	a	tale	organo	nelle	imprese	in	diﬃcoltà	Campione:	12	società	che	al	31/12/2002	erano	in	amministrazione	straordinaria	delle	grandi	imprese	in	crisi	(media	di	460	dipenden>)	Proﬁli	danalisi:	stru,ura	interna	capacità	e	competenze	dis>n>ve	rappor>	con	la	proprietà	do,.	Giovanni	Rubin	3	4.
I	RISULTATI	DELL’INDAGINE	Numero	medio	dei	membri	del	C.d.A.	1	2	3	4	5	8,3%	16,8%	33,3%	33,3%	8,3%	Formazione	professionale	amministratori	Nessuna	Scien>ﬁca	Giuridica	Tecnica	No	info	formazione	aziendale	35%	13%	5%	21%	26%	do,.	Giovanni	Rubin	4	5.
I	RISULTATI	DELL’INDAGINE	Presenza	di	faO	censurabili	Ges>one	Alcuni	faO	Gravi	faO	Gravissimi	corre,a	faO	50%	34%	8%	8%	Rappor>	amministratori	–	proprietà	(formata	da	persone	ﬁsiche)	Soci	Paren>	di	SoggeO	Esterni	soci	collega>	76,5%	5,9%	11,7%	5,9%	do,.	Giovanni	Rubin	5	6.
I	RSULTATI	DELL’INDAGINE	Nelle	società	analizzate	lorgano	amministra>vo	si	presenta	così	stru,urato:	-­‐  composto	da	un	contenuto	numero	di	membri;	-­‐	tecnicamente	poco	prepara>	o	con	limitate	competenze	di	>po	aziendale;	-­‐	formato	prevalentemente	da	soci	o	soggeO	collega>	al	sogge,o	economico.	do,.	Giovanni	Rubin	6	7.
Non	possiamo	pretendere	che	le	cose	cambino	se	con=nuiamo	a	fare	le	stesse	cose	A.	Einstein	do,.	Giovanni	Rubin	7	8.
DIRITTI	DEGLI	AMMINISTRATORI	Nelle	s.p.a.	gli	amministratori	godono	di	due	diriO:	•  quello	di	percepire	un	compenso	ex	art.	2389	c.c.	(con	possibilità	di	deroga	a	favore	della	gratuità,	diversamente	dai	sindaci);	•  quello	di	agire	in	assenza	di	turba>ve.	Nelle	s.r.l.	il	diri,o	ad	agire	in	autonomia	è	aﬃevolito	dallampio	potere	concesso	ai	soci	e	dalla	massima	libertà	di	contenuto	delle	clausole	statutarie	(art.	2479,	comma	1,	c.c.)	do,.	Giovanni	Rubin	8	9.
DOVERI	DEGLI	AMMINISTRATORI	Solo	per	la	valenza	pra>ca	che	riveste	nellambito	dellonere	della	prova,	in	do,rina	si	è	soli>	suddividere	in:	-­‐	obblighi	a	contenuto	generico;	-­‐	obblighi	a	contenuto	speciﬁco.	CASS.	23/03/2004	N.	5718	In	tema	di	responsabilità	degli	amministratori	di	società,	occorre	dis=nguere	tra	obblighi	gravan=	sugli	amministratori	che	hanno	un	contenuto	speciﬁco	e	già	determinato	dalla	legge	o	dallaHo	cos=tu=vo	[...]	e	obblighi	deﬁni=	aHraverso	il	ricorso	a	clausole	generali,	quali	lobbligo	di	amministrare	con	diligenza	e	quello	di	amministrare	senza	conﬂiHo	di	interessi.	do,.	Giovanni	Rubin	9	10.
OBBLIGHI	A	CONTENUTO	GENERICO	Perseguire	logge,o	sociale	Agire	secondo	canoni	di	diligenza	(duty	of	care)	Non	agire	in	conﬂi,o	di	interessi	(duty	of	loyalty)	do,.	Giovanni	Rubin	10	11.
ATTI	ESTRANEI	ALL’OGGETTO	SOCIALE	Art.	2328,	comma	2,	n.	3,	c.c.	(s.p.a.)	Art.	2463,	comma	2,	n.	3,	c.c.	(s.r.l.)	La	per>nenza	dellaOvità	dellamministratore	allogge,o	sociale	assume	il	valore	di	precondizione	necessaria	alla	valutazione	di	qualsiasi	successivo	comportamento.	Unoperazione	estranea	allogge,o	sociale	cos>tuisce	sempre	mala	ges=o	dellamministratore	e	lo	espone	al	risarcimento	del	danno	in	presenza	di	un	pregiudizio	dimostrabile.	Per	stabilire	lestraneità	è	necessario	accertare	a	quale	ﬁnalità	la,o	stesso	sia	concretamente	dire,o.	do,.	Giovanni	Rubin	11	12.
ATTI	ESTRANEI	ALL’OGGETTO	SOCIALE	Lunica	difesa	per	il	convenuto	è	la	dimostrazione	che	la,o	non	era	in	realtà	estraneo,	per	tanto,	non	esistono	parametri	di	valutazione	della	condo,a.	Casis>ca	>pica:	•  ipoteca	concessa	da	società	sugli	immobili	di	proprietà	a	garanzia	dei	debi>	di	un	terzo;	•  so,oscrizione	di	un	derivato	specula>vo,	anche	in	fase	di	ricontra,azione;	•  concessione	di	ﬁnanziamen>	a	soggeO	terzi.	do,.	Giovanni	Rubin	12	13.
ATTI	ESTRANEI	ALL’OGGETTO	SOCIALE	Il	conce,o	di	ogge,o	sociale	ha	perso	con	la	riforma	quella	valenza	di	"limite	invalicabile"	che	invece	è	rimasta	per	le	s.p.a.	Art.	2479,	comma	2,	n.	5,	c.c.	In	ogni	caso	sono	riservate	alla	competenza	dei	soci:	5)	la	decisione	di	compiere	operazioni	che	comportano	una	sostanziale	modiﬁcazione	delloggeHo	sociale	determinato	nellaHo	cos=tu=vo.	Tu,avia,	in	caso	di	danno	derivante	da	operazione	estranea	allogge,o	sociale	Art.	2476,	comma	6,	c.c.	Sono	altresì	solidalmente	responsabili	con	gli	amministratori,	ai	sensi	dei	preceden=	commi,	i	soci	che	hanno	intenzionalmente	deciso	o	autorizzato	il	compimento	di	aT	dannosi	per	la	società,	i	soci	o	i	terzi.	do,.	Giovanni	Rubin	13	14.
ATTI	ESTRANEI	ALL’OGGETTO	SOCIALE	Quan>ﬁcazione	del	danno	APP.	MILANO	16/06/1995	Len=tà	del	danno	risarcibile	dagli	amministratori	responsabili	di	averlo	compiuto	aHraverso	il	compimento	di	inves=men=	mira=	a	scopi	extrasociali	è	pari	alla	diﬀerenza	fra	le	somme	di	denaro	impiegate	per	tali	invesGmenG	e	quelle	poi	recuperate	a	seguito	della	loro	dismissione;	e	può	essere	aumentata	dei	rela=vi	oneri	ﬁnanziari	se	i	predeT	inves=men=	sono	sta=	ﬁnanzia=	con	capitali	di	credito"	do,.	Giovanni	Rubin	14	15.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	ART.	2392	C.C.	Gli	amministratori	devono	adempiere	i	doveri	ad	essi	impos=	dalla	legge	e	dallo	statuto	con	la	diligenza	richiesta	dalla	natura	dellincarico	e	dalle	loro	speciﬁche	competenze.	Tale	ar>colo	indica	uno	standard	astra,o	di	comportamento,	richiamando	esplicitamente	lart.	1176,	comma	2,	c.c.	e	confermando	che	tra,asi	di	unobbligazione	di	mezzi	e	non	di	risultato.	do,.	Giovanni	Rubin	15	16.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	Natura	dellincarico:	il	riferimento	è	•  alle	cara,eris>che	oggeOve	dellimpresa	(dimensioni,	organizzazione,	se,ore	di	aOvità,	stru,ura	dellazionariato,	maggiore	o	minore	prevalenza	del	capitale	sul	lavoro)	==>	"natura";	•  alle	funzioni	concretamente	espletate	da	ciascuna	amministratore	(presidente,	consigliere,	delegato,	membro	del	comitato)	==>	"incarico".	Speciﬁche	competenze:	livello	di	istruzione,	esperienze	lavora>ve	(curriculum).	Chi	è	munito	di	maggiori	competenze	dovrà	osservare	un	obbligo	di	diligenza	più	intenso.	Da	non	confondere	con	lart.	2387,	comma	1,	c.c.:	Lo	statuto	può	subordinare	lassunzione	della	carica	di	amministratore	al	possesso	di	speciali	requisi=	di	onorabilità,	professionalità	ed	indipendenza.	do,.	Giovanni	Rubin	16	17.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	In	do,rina	una	corrente	ri>ene	che	il	conce,o	di	"diligenza"	comprenda	anche	quello	di	perizia,	intesa	possesso	di	adeguata	cultura	dimpresa	(che	si	deve	tradurre	in	comportamen>	pruden>	e	avvedu>).	Relazione	al	D.Lgs.	6/2003:	non	signiﬁca	che	gli	amministratori	debbano	necessariamente	essere	peri=	in	contabilità,	in	materia	ﬁnanziaria	e	in	ogni	seHore	della	ges=one	e	dellamministrazione	dellimpresa	sociale,	ma	signiﬁca	che	le	loro	scelte	devono	essere	informate	e	meditate,	basate	sulle	rispeTve	conoscenze	e	fruHo	di	un	rischio	calcolato,e	non	di	irresponsabile	o	negligente	improvvisazione.	do,.	Giovanni	Rubin	17	18.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	Il	generale	dovere	di	diligenza	si	esplica	altresì	nel	dovere	di	agire	in	modo	informato,	che	il	legislatore	ha	formalizzato	ART.	2381,	COMMA	3,	C.C.	[il	consiglio	di	amministrazione]	sulla	base	delle	informazioni	ricevute	valuta	ladeguatezza	dellasseHo	organizza=vo,	amministra=vo	e	contabile	della	società;	quando	elabora=,	esamina	i	piani	strategici,	industriali	e	ﬁnanziari	della	società;	valuta	sulla	base	della	relazione	degli	organi	delega=,	il	generale	andamento	della	ges=one.	ART.	2381,	COMMA	5,	C.C.	Gli	organi	delega=	[...]	riferiscono	al	consiglio	di	amministrazione	[...]	sul	generale	andamento	della	ges=one	e	sulla	sua	prevedibile	evoluzione	nonché	sulle	operazioni	di	maggior	rilievo	[...]	ART.	2381,	COMMA	6,	C.C.	Gli	amministratori	sono	tenuG	ad	agire	in	modo	informato;	ciascun	amministratore	può	chiedere	agli	organi	delega=	che	in	consiglio	siano	fornite	informazioni	rela=ve	alla	ges=one	della	società.	do,.	Giovanni	Rubin	18	19.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	La	diligenza	non	si	traduce	in	un	obbligo	di	porre	in	essere	determinate	scelte	ges>onali	(opportune	o	inopportune),	ma	nel	dovere	di	avviare	delle	procedure	(cautele,	informazioni,	pareri	tecnici)	necessarie	per	ado,arle	in	modo	ponderato	(non	"cosa",	ma	"come").	Gli	amministratori	saranno	considera>	inadempien>	al	loro	dovere	di	diligenza	se	eﬀe,uano	scelte	con	colpevole	improvvisazione,	senza	informarsi	e	senza	soppesarne	vantaggi	e	svantaggi.	Non	devono	essere	valutate	le	operazioni	in	sé	nel	merito,	ma	le	fasi	preliminari	delle	operazioni,	ossia	i	comportamen>	propedeu>ci	allassunzione	delle	decisioni	ges>onali	da	cui	sono	scaturi>	eﬀeO	pregiudizievoli.	do,.	Giovanni	Rubin	19	20.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	Il	GIudice,	tra,andosi	di	obbligazione	di	mezzi,	non	può	mai	sindacare	il	merito	delle	decisioni	degli	amministratori	(principio	della	c.d.	business	judgement	rule).	CASS.	06/07/2970	N.	558	Il	Giudice,	inves=to	di	unazione	di	responsabilità,	non	può	giudicare	sulla	base	di	criteri	discrezionali	di	opportunità	o	di	convenienza,	poiché	in	tal	modo	sos=tuirebbe	ex	post	il	proprio	apprezzamento	soggeTvo	a	quello	espresso	o	aHuato	dallorgano	alluopo	legiTmato.	do,.	Giovanni	Rubin	20	21.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	CASS.	28/04/1997	N.	3652	Il	giudizio	sulla	diligenza	non	può	mai	inves=re	le	scelte	di	ges=one	degli	amministratori,	ma	tuPal	più	il	modo	in	cui	esse	sono	state	compiute.	Non	senza	aggiungere	che,	ovviamente,	un	tale	giudizio	[...]	cos=tuisce	una	=pica	valutazione	di	merito,	come	tale	non	sindacabile	in	cassazione	se	non	per	eventuali	vizi	di	mo=vazione	[...].	La	perdita	dellesercizio	e	lindebitamento	della	società,	per	le	ragioni	che	già	prima	sono	state	illustrate,	non	sono	adducibili	come	causa	di	responsabilità	degli	amministratori,	non	potendo	tale	responsabilità	derivare	dal	solo	faHo	che	le	scelte	imprenditoriali	compiute	non	si	siano	rivelate	felici	né	fortunate.	(Gli	amministratori	erano	sta>	convenu>	in	giudizio	per	aver	acquistato	giocatori	di	calcio	troppo	anziani	a	prezzi	eccessivi)	do,.	Giovanni	Rubin	21	22.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	Ulteriore	principio	nel	quale	si	esplica	la	"diligenza"	è	lobbligo	di	vigilanza.	ART.	2392,	COMMA	2,	C.C.	In	ogni	caso	gli	amministratori,	fermo	quanto	disposto	dal	terzo	comma	dellart.	1381,	sono	solidalmente	responsabili	se,	essendo	a	conoscenza	di	faT	pregiudizievoli,	non	hanno	faHo	quanto	potevano	per	impedirne	il	compimento	o	aHenuarne	o	eliminarne	le	conseguenze	dannose	do,.	Giovanni	Rubin	22	23.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	La	previgente	disciplina	era	più	esplicita	nel	prevedere	un	dovere	di	vigilanza	ed	alcuni	autori	ne	hanno	dedo,o	che	lo	stesso	sia	meno	stringente	rispe,o	al	passato.	Tu,avia,	TRIB.	NAPOLI	03/02/2010	Sia	prima	che	dopo	la	riforma	ex	d.lg.	n.	6	del	2003,	gli	amministratori	hanno	il	dovere	di	vigilare	sulla	ges=one	sociale	e	di	intervenire	per	impedire	il	compimento	di	aT	pregiudizievoli	dei	quali	siano	a	conoscenza,	o	per	eliminarne	o	aHenuarne	le	conseguenze	dannose.	Lobbligo	di	vigilanza	ha	caraHere	individuale	e	sussiste	qualora	le	funzioni	amministra=ve	non	siano	state	delegate.	do,.	Giovanni	Rubin	23	24.
INOSSERVANZA	DELLA	DILIGENZA	Nelle	s.r.l.	manca	un	aggancio	norma>vo	che	indichi	il	dovere	degli	amministratori	di	agire	con	diligenza.	Valgono	le	indicazioni	di	do,rina	e	giurisprudenza	preceden>	alla	riforma:	•  si	applicano	le	norme	in	materia	di	mandato;	•  secondo	alcuni	la	diligenza	richiesta,	non	essendo	stata	speciﬁcata,	è	quella	"minore"	del	buon	padre	di	famiglia,	ma	giurisprudenza	maggioritaria	ri>ene	corre,o	applicare	il	secondo	comma	dellart.	1176	c.c.;	•  sono,	quindi,	applicabili	per	analogia	tuO	i	conceO	espos>	per	le	s.p.a.	do,.	Giovanni	Rubin	24	25.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	Gli	amministratori	hanno	il	dovere	di	perseguire	linteresse	sociale.	Non	esiste	una	deﬁnizione	di	"interesse	sociale",	per	tanto:	•  di	norma	linteresse	si	sostanzia	nello	sviluppo	dellaOvità	economica,	nellincremento	dei	proﬁO,	nella	massimizzazione	dei	dividendi;	•  tu,avia,	possono	esservi	società	c.d.	"di	comodo"	(tutela	del	bene	anche	a	scapito	del	proﬁ,o),	e	a	capitale	pubblico	(interesse	pubblico).	E	complesso	comprendere	quando	vi	sia	unoperazione	in	conﬂi,o	di	interessi.	do,.	Giovanni	Rubin	25	26.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	Per	le	diﬃcoltà	di	individuazione	dei	casi	di	conﬂi,o	di	interesse,	la	riforma,	cambiando	la	rubrica	dellart.	2391	c.c.,	valido	solo	per	le	s.p.a.,	si	rivolge	in	generale	agli	"interessi	degli	amministratori".	a)  Gli	aspeO	procedurali	della	norma	si	applicano	solo	ed	esclusivamente	alle	società	dotate	di	organo	collegiale;	b)  rispe,o	alla	disciplina	previgente	il	testo	innovato	ha	esteso	il	proprio	ambito	di	applicazione	anche	agli	interessi	non	patrimoniali	("ogni	interesse");	c)  lamministratore	di	c.d.a.,	oltre	a	dare	no>zia	dellinteresse	che	egli	abbia	in	una	determinata	operazione	a	tuO	gli	amministratori	e	ai	sindaci	deve	precisarne	•  natura:	patrimoniale	o	meno,	conﬂi,ualità	o	compa>bilità	con	gli	scopi	sociali,	a,ualità	o	potenzialità;	•  termini:	se	lamministratore	è	portatore	dellinteresse	per	conto	proprio	o	di	terzi	ed	indicare	il	sogge,o	interessato;	•  origine:	modalità	con	cui	linteresse	è	sorto,	preesistente	o	successivo	alla	nomina	ad	amministratore;	•  portata:	aspeO	temporali	e	quan>ta>vi	dellinteresse.	do,.	Giovanni	Rubin	26	27.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	d)  Il	consiglio	di	amministrazione	deve	adeguatamente	(analisi	compara>va,	dimostrazione	della	prevalenza	dellinteresse	della	società	su	quello	dellamministratore)	mo>vare	le	ragioni	e	la	convenienza	per	la	società	delloperazione;	e)  non	vi	è	più	lobbligo	di	astensione	dal	voto	da	parte	dellamministratore	"interessato"	che	abbia	adempiuto	al	dovere	di	informazione;	f)  il	divieto	di	voto	è	ora	previsto	solo	per	gli	amministratori	soci	in	caso	di	delibera	sulla	loro	responsabilità	con	quorum	rido,o;	g)  lamministratore	delegato	dovrà	astenersi	dal	compiere	loperazione,	investendo	della	stessa	lorgano	collegiale	(non	è	suﬃciente	uninforma>va);	h)  lamministratore	unico	deve	darne	no>zia	prima	di	porre	in	essere	loperazione	al	collegio	sindacale	e	informare	i	soci	alla	prima	assemblea	u>le	(considerata	linesistenza	di	poteri	gestori	in	capo	allassemblea,	non	si	ri>ene	applicabile	come	in	passato	lart.	1394	c.c.	e	non	è	necessaria	una	convocazione	ad	hoc).	do,.	Giovanni	Rubin	27	28.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	Nelle	s.r.l.	non	esiste	una	norma	simile	allart.	2391.	Lart.	2475-­‐ter	si	limita	a	riconoscere	lannullabilità	dei	contraO	s>pula>	dagli	amministratori	in	conﬂi,o	di	interesse	e	limpugnabilità,	se	cagionevoli	di	danno,	delle	delibere	assunte	con	il	voto	determinante	di	un	amministratore	in	conﬂi,o	di	interessi.	Di	fa,o	viene	riproposto	il	contenuto	dellart.	1394	c.c.	e	do,rina	ri>ene	applicabile	altresì	lart.	1395	c.c.	(contra,o	con	se	stesso,	è	annullabile	il	contraHo	che	il	rappresentante	conclude	con	se	stesso,	in	proprio	o	come	rappresentante	di	unaltra	parte,	a	meno	che	il	rappresentato	lo	abbia	autorizzato	speciﬁcamente).	do,.	Giovanni	Rubin	28	29.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	Lart.	2391	c.c.	prevede	che	Lamministratore	risponde	dei	danni	deriva=	dalla	sua	azione	od	omissione.	Ogge,o	di	risarcimento	è	tanto	il	lucro	cessante,	quanto	il	danno	emergente	(in	passato	si	escludeva	il	lucro	cessante	visto	lu>lizzo	del	termine	"perdite"	al	posto	di	"danno").	L	"omissione"	è	contemplata	per	sanzionare	gli	amministratori	che,	informa>	di	un	interesse	in	conﬂi,o,	rimangono	iner>.	do,.	Giovanni	Rubin	29	30.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	Casis>ca	PrelevamenA	indebiA	e	pagamenA	di	somme	non	dovute	TRIB.	MILANO	26/01/1993	Non	è	contestato,	in	faHo,	che	i	prelievi	di	denaro	dalle	casse	sociali	non	erano	mo=va=	da	esigenze	connesse	con	laTvità	di	ges=one	della	xxxx,	ma	gius=ﬁca=	da	esigenze	di	liquidità	di	altre	società	o	soggeT	facen=	capo	allo	stesso	gruppo	aziendale.	Tanto	basta,	senza	necessità	di	ulteriori	indagini	sullelemento	soggeTvo,	per	ritenere	la	responsabilità	dellamministratore	per	aver	agito	in	conﬂiHo	di	interessi	con	la	società	do,.	Giovanni	Rubin	30	31.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	Casis>ca	Operazioni	concluse	senza	adeguato	corrispeDvo	TRIB.	MILANO	09/06/1977	Posto	infaT	che,	come	si	è	avan=	accertato,	loperazione	considerata	intercorsa	tra	la	xxxxx	e	la	xxxxxxx,	e	che	in	entrambe	le	società	il	xxxxx	rives=va	allepoca	la	qualità	di	amministratore,	non	vi	può	essere	dubbio	che	egli	si	trovava	in	conﬂiHo	di	interessi,	venendo	a	ges=re	laﬀare	in	posizioni	irriducibilmente	contrapposte;	perciò	egli	aveva	lobbligo	di	informare	delloperazione	gli	altri	amministratori	e	il	collegio	sindacale,	ai	sensi	della	norma	di	legge	sopra	richiamata.	Senonché	il	xxxxx	non	ha	dimostrato,	come	era	suo	onere,	di	aver	osservato	tale	preceHo,	e	pertanto	la	sua	responsabilità	in	ordine	alle	perdite	subite	dallaHrice	nelloperazione	di	cui	traHasi	deve	essere	aﬀermata	anche	soHo	questo	proﬁlo.	do,.	Giovanni	Rubin	31	32.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONFLITTO	DI	INTERESSI	Casis>ca	Operazioni	sfru#ate	personalmente	ART.	2391,	ULT.	COMMA,	C.C.	("CORPORATE	OPPORTUNITIES")	Lamministratore	risponde	altresì	dei	danni	che	siano	deriva=	alla	società	dalla	u=lizzazione	a	vantaggio	proprio	o	di	terzi	di	da=,	no=zie	o	opportunità	di	aﬀari	appresi	nellesercizio	del	suo	incarico.	In	do,rina	lesistenza	di	una	norma	speciﬁca	ha	fa,o	ritenere	che	la,ore	può	esimersi	dal	dimostrare	la	mancata	diligenza,	essendo	suﬃciente	la	prova	dellu>lizzo	di	uninformazione	riservata	e	di	aver	posto	in	essere	unoperazione	a	proprio	vantaggio	a	danno	della	società.	do,.	Giovanni	Rubin	32	33.
VIOLAZIONE	DI	OBBLIGHI	A	CONTENUTO	SPECIFICO	Sono	tali	quelli	contempla>	da	speciﬁche	previsioni	di	legge.	Mentre	per	linadempimento	degli	obblighi	generici	è	necessario	provare	la	diﬀormità	del	comportamento	dellamministratore	da	canoni	di	diligenza	"standard",	linosservanza	degli	obblighi	speciﬁci	è	di	immediato	rilievo	(è	suﬃciente	provare	che	lamministratore	non	ha	tenuto	il	comportamento	previsto	dalla	legge).	Impossibile	unelencazione	esaus>va.	do,.	Giovanni	Rubin	33	34.
IRREGOLARITA’	DELLE	SCRITTURE	CONTABILI	CASS.	25/07/1979	N.	4415	(TESI	MAGGIORITARIA	IN	CASO	DI	TENUTA	IRREGOLARE)	Le	mere	irregolarità	contabili	non	sono	di	per	sé	produTve	di	un	danno	e	non	cos=tuiscono	autonoma	fonte	di	un	obbligo,	perché	la	responsabilità	dellamministratore	non	deriva	dalla	sola	irregolarità	della	tenuta	dei	libri	contabili,	se	da	questo	faHo	non	dipende	un	pregiudizio	economico	della	società.	CASS.	19/12/1985	N.	6493	(TESI	MINORITARIA	IN	CASO	DI	TOTALE	TENUTA)	La	totale	mancanza	di	contabilità	sociale,	o	la	sua	tenuta	in	modo	sommario	e	non	intelligibile,	è	di	per	sé	gius=ﬁca=va	della	condanna	dellamministratore	al	risarcimento	del	danno	[...].	La	corte	di	merito	ha	correHamente	indicato	nella	diﬀerenza	che	risulterà	tra	il	passivo	e	laTvo	fallimentare	al	termine	del	fallimento,	il	criterio	di	determinazione	del	danno.	do,.	Giovanni	Rubin	34	35.
IRREGOLARITA’	DELLE	SCRITTURE	CONTABILI	CASS.	04/04/1998	N.	3483	(TESI	INTERMEDIA)	Una	volta	accertato	che	gli	amministratori	di	una	società	[...]	abbiano	consumato	violazioni	dei	loro	doveri	[...]	e	che	da	queste	violazioni	sia	derivato	un	danno	alla	società,	limpossibilità	di	determinare	in	modo	speciﬁco	il	nesso	esistente	tra	le	singole	violazioni	e	lammontare	del	danno	globalmente	accertato	(ossia	la	concreta	misura	del	danno	conseguente	ad	ogni	singola	violazione),	in	conseguenza	della	circostanza	che	le	scriHure	contabili	sono	state	tenute	in	modo	da	impedire	la	ricostruzione	a	posteriori	delle	vicende	societarie,	[...]	aggrava	la	loro	responsabilità	e	si	traduce	in	un	pregiudizio	per	la	loro	posizione	processuale,	legiTmando	lascrivibilità	dellintero	danno.	do,.	Giovanni	Rubin	35	36.
REDAZIONE	DEL	BILANCIO	La	redazione	del	bilancio	non	è	aOvità	delegabile	ex	art.	2381,	comma	4,	c.c.	(s.p.a.)	e	art.	2475,	ult.	comma,	c.c.	(s.r.l.).	APP.	MILANO	13/02/2004	La	violazione	di	cui	allart.	2423-­‐bis	c.c.	da	parte	degli	amministratori	che	abbiano	rappresentato	una	situazione	patrimoniale	della	società	non	rispondente	alla	situazione	eﬀeTva	(in	base	a	criteri	legali)	di	faHo	evitando	limmediata	adozione	degi	provvedimen=	richies=	dagli	arH.	2446	e	2447	c.c.,	non	li	espone	automaGcamente	alla	responsabilità	prevista	dallart.	2392	c.c.,	né	a	quella	di	cui	allart.	2043	c.c.	[...]	se	non	si	accompagna	alla	prova	che	da	tali	e	siﬀaHe	violazioni	siano	direHamente	deriva=	pregiudizi.	do,.	Giovanni	Rubin	36	37.
SOTTOVALUTAZIONE	DELLE	POSTE	DI	BILANCIO	CASS.22/06/1990	N.	6278	Si	deve	ritenere	esaHa	la	dis=nzione	fra	aT	di	disposizione	compiu=	a	scopi	extrasocietari,	o	comunque	per	scopi	di	indimostrata	coincidenza	con	quelli	societari,	ed	aT	di	disposizione	compu=	nellinteresse	e	nellambito	della	ges=one	dellimpresa	sociale.	Per	i	primi,	infaT,	alla	responsabilità	per	loccultamento,	si	aggiunge	quella	per	loggeTva	soHrazione	del	bene	sociale	[...].	Per	i	secondi,	invece,	non	è	ravvisabile	altra	responsabilità,	oltre	quella	per	occultamento,	tenendo	conto	che	limpiego	del	bene	per	ﬁni	aTnen=	allimpresa	sociale,	ove	non	risul=	un	espresso	divieto	(o	lobbligo	di	munirsi	di	preven=va	autorizzazione),	non	lede	diriT	della	società	diversi	da	quello	di	essere	no=ziata	dalloperato	dei	propri	organi.	do,.	Giovanni	Rubin	37	38.
SOTTOVALUTAZIONE	DELLE	POSTE	DI	BILANCIO	Se	le	riserve,	ancorché	occulte	rimangono	nel	patrimonio	sociale	non	vi	è	danno,	viceversa	se	le	riserve	occulte	escono	dal	patrimonio	sociale.	Il	pregiudizio	non	riguarda	il	fa,o	in	sé,	ma	il	successivo	illegiOmo	comportamento	(distrazioni,	infedele	dichiarazione,	reperimento	di	ﬁnanze	presso	il	sistema	bancario,	ricapitalizzazioni	a	causa	di	perdite	non	reali,	vendita	di	azioni	a	prezzi	inferiori).	do,.	Giovanni	Rubin	38	39.
SOPRAVVALUTAZIONE	DELLE	POSTE	DI	BILANCIO	Le	sopravvalutazioni	del	patrimonio	(maggiore	aOvo,	minore	passivo)	non	sono	sanzionabili	in	sé,	ma	possono	comportare:	•  maggiore	tassazione	per	la	società	per	u>li	mai	realizza>	(danno	alla	società);	•  depauperamento	patrimoniale	a	seguito	di	distribuzione	di	u>li	ﬁOzi	(danno	alla	società);	•  acquisto	di	azioni	e	versamen>	di	capitale	indoO	da	bilanci	irregolari	(danno	ai	soci	ed	ai	terzi);	•  fornitori	o	banche	che	abbiano	concesso	dilazioni	di	pagamento	o	ﬁnanziamen>	sulla	base	di	da>	non	correO	(danno	ai	creditori).	do,.	Giovanni	Rubin	39	40.
CONTROLLO	SULLA	STIMA	DEI	CONFERIMENTI	IN	NATURA	Il	controllo	da	parte	degli	amministratori	è	previsto	esplicitamente	solo	per	le	s.p.a.	(art.	2343	c.c.).	Tu,avia,	do,rina	maggioritaria	lo	ri>ene	estensibile	alla	s.r.l.	in	virtù	del	dovere	di	tutelare	leﬀeOvità	del	capitale	sociale	imposto	agli	amministratori.	4	situazioni:	•  cos>tuzione	tramite	conferimento	in	natura;	•  aumento	di	capitale	tramite	conferimento	in	natura;	•  trasformazione	progressiva	da	società	di	persone	a	società	di	capitali;	•  acquisto	da	parte	della	società	nei	due	anni	dalla	cos>tuzione	di	beni	o	credi>	per	un	importo	pari	o	superiore	al	decimo	del	capitale	sociale	do,.	Giovanni	Rubin	40	41.
CONTROLLO	SULLA	STIMA	DEI	CONFERIMENTI	IN	NATURA	TRIB.	NAPOLI	23/01/2009	Quando	si	traHa	di	beni	per	s=mare	i	quali	occorre	unalta	specializzazione,	gli	amministratori	-­‐	ﬁsiologicamente	privi	di	competenze	speciﬁche	per	una	siﬀaHa	valutazione	tecnica	-­‐	devono	avvalersi	(senza	esenzione	da	responsabilità)	dellausilio	di	uno	o	più	professionis=	operan=	nel	seHore.	do,.	Giovanni	Rubin	41	42.
OBBLIGO	DI	CONVOCARE	L’ASSEMBLEA	IN	CASO	DI	PERDITE	Si	tra,a	degli	obblighi	indica>	agli	ar,.	2446	e	2447	c.c.	(per	le	s.p.a.)	e	agli	ar,.	2482-­‐bis	e	2482-­‐ter	c.c.	(per	le	s.r.l.).	Le	cri>cità	che	possono	indurre	responsabilità:	•  momento	consumaAvo:	la	legge	prevede	che	gli	amministratori	convochino	senza	indugio	lassemblea	nel	momento	in	cui	risulta	che	il	capitale	è	diminuito	di	oltre	un	terzo.	Lu>lizzo	del	verbo	"risultare"	porta	a	ritenere	che	lobbligo	non	sorge	nel	momento	in	cui	la	perdita	si	veriﬁca,	ma	nel	momento	in	cui	è	conosciuta	o	conoscibile	secondo	ordinari	canoni	di	diligenza.	La	prova	dellan>cipata	conoscenza	della	perdita	è	a	carico	della	parte	a,rice;	•  nesso	di	causalità:	il	danno	non	consiste	dalla	mancata	convocazione	dellassemblea	in	sé	considerata,	ma	dalle	ulteriori	perdite	derivan>	dallomessa	convocazione.	Lamministratore	risponde	delle	conseguenze	del	proprio	inadempimento,	con	esclusione	di	quei	danni	che	si	sarebbero	comunque	compiu>	anche	con	la	convocazione.	E	complesso	provare	quale	sarebbe	stata	la	delibera	dellassemblea,	quindi	è	raro	riuscire	a	provare	il	nesso	di	causalità.	do,.	Giovanni	Rubin	42	43.
OBBLIGO	DI	CONVOCARE	L’ASSEMBLEA	IN	CASO	DI	PERDITE	•  relazione	patrimoniale:	deHa	relazione	[...]	deve	porre	in	evidenza,	quando	esiste,	lo	stato	di	crisi	dellimpresa	e	le	ragioni	che	lhanno	determinato,	così	da	porre	i	soci	in	condizione	di	adoHare	i	provvedimen=	opportuni	(Cass.	04/05/1994	n.	4326).	Se	la	relazione	è	errata	ed	i	soci	decidono	di	ricapitalizzare,	può	sorgere	una	responsabilità	in	capo	agli	amministratori	•  inerzia	dellassemblea:	nel	caso	in	cui	nellanno	successivo	la	perdita	cumulata	non	sia	inferiore	al	terzo	del	capitale,	gli	amministratori	devono	chiedere	al	tribunale	che	venga	disposta	la	riduzione.	I	soci	iner>	non	potranno	agire	in	responsabilità	in	caso	di	omissione.	TRIB.	MILANO	22/09/1986	Lomissione	della	tempes=va	convocazione	dellassemblea	da	parte	degli	amministratori	quando	il	capitale	sia	interamente	perduto	[...]	comporta	la	responsabilità	[...]	per	il	danno	che	subisce	chi,	in	presenza	degli	avvenimen=	nega=vi	predeT,	soHoscrive	un	aumento	di	capitale	e	ne	versa	limporto	nelle	casse	sociali,	in	base	ad	una	deliberazione	nulla.	do,.	Giovanni	Rubin	43	44.
DIVIETO	DI	INTRAPRENDERE	NUOVE	OPERAZIONI	ART.	2484,	N.	4,	C.C.	Le	società	per	azioni,	in	accomandita	per	azioni	e	a	responsabilità	limitata	si	sciolgono:	[...]	4)	per	la	riduzione	del	capitale	al	di	soHo	del	minimo	legale,	salvo	quanto	è	disposto	dagli	ar=coli	2447	e	2482-­‐ter;	ART.	2485,	COMMA	1,	C.C.	Gli	amministratori	devono	senza	indugio	accertare	il	veriﬁcarsi	di	una	causa	di	scioglimento	e	procedere	agli	adempimen=	previs=	dal	terzo	comma	dellar=colo	2484.	Essi,	in	caso	di	ritardo	od	omissione,	sono	personalmente	e	solidalmente	responsabili	per	i	danni	subi=	dalla	società,	dai	soci,	dai	creditori	sociali	e	dai	terzi.	ART.	2486	C.C.	Al	veriﬁcarsi	di	una	causa	di	scioglimento	e	ﬁno	al	momento	della	consegna	di	cui	allart.	2487-­‐bis,	gli	amministratori	conservano	il	potere	di	ges=re	la	società,	ai	soli	ﬁni	della	conservazione	dellintegrità	e	del	valore	del	patrimonio	sociale.	Gli	amministratori	sono	personalmente	e	solidalmente	responsabili	dei	danni	arreca=	alla	società,	ai	soci,	ai	creditori	sociali	ed	ai	terzi,	per	aT	od	omissioni	compiu=	in	violazione	del	precedente	comma.	do,.	Giovanni	Rubin	44	45.
DIVIETO	DI	INTRAPRENDERE	NUOVE	OPERAZIONI	Il	"vecchio"	art.	2449	c.c.	disponeva	tout	court	che	gli	amministratori,	quando	si	è	veriﬁcato	un	faHo	che	determina	lo	scioglimento	della	società,	non	possono	intraprendere	nuove	operazioni".	Con	la	riforma	vi	sono	due	adempimen>	consecu>vi:	2485:	accertamento	della	causa	di	scioglimento	e	iscrizione	al	Reg.	delle	imprese;	2486:	porre	in	essere	solo	operazioni	aven>	cara,ere	conserva>vo.	La	riforma	ha	recepito	le	indicazioni	giurisprudenziali	emerse	nel	vigore	della	precedente	formulazione	del	codice	civile,	per	tanto	gli	orientamenA	previgenA	risultano	tu#ora	validi	(Trib.	Milano	18/01/2011).	Lunica	diﬀerenza	è	che	la	responsabilità	dellamministratore	non	investe	più	loperazione	non	conserva>va	in	sé,	ma	il	danno	che	ne	scaturisce.	do,.	Giovanni	Rubin	45	46.
DIVIETO	DI	INTRAPRENDERE	NUOVE	OPERAZIONI	Lonere	della	prova	rispe,o	alla	data	di	conoscenza	del	veriﬁcarsi	della	perdita	qualiﬁcata	tale	da	comportare	lo	scioglimento	della	società	spe,a	alla,ore,	tu,avia	gli	amministratori	non	potranno	provare	di	aver	ignorato	lesistenza	della	stessa	dopo	la	redazione	del	proge,o	di	bilancio.	TRIB.	MILANO	24/01/1983	SpeHa	a	chi	esercita	lazione	di	responsabilità	dimostrare	che	lopera=vità	del	divieto	prescriHo	dallart.	2449	citato	risalga	ad	un	momento	anteriore	a	quello	della	formazione	del	bilancio	o	della	chiusura	dellesercizio.	do,.	Giovanni	Rubin	46	47.
DIVIETO	DI	INTRAPRENDERE	NUOVE	OPERAZIONI	Secondo	lart.	2486	c.c.,	in	sostanziale	con>nuità	con	linterpretazione	del	vecchio	art.	2449	c.c.,	sono	precluse	tu,e	quelle	operazioni	che	comportano	lavvio	di	azioni	specula>ve,	lassunzione	di	rischi	dimpresa	ed	il	conseguimento	di	nuovi	u>li,	mentre	sono	consen>te	le	operazioni	ﬁnalizzate	alla	realizzazione	più	conveniente	dei	beni	della	società	ed	alles>nzione	dei	rappor>	penden>.	TRIB.	MILANO	03/02/2010	Labrogazione	del	previgente	ar=colo	2449	c.c.	non	ha	ristreHo,	bensì	ampliato,	il	perimetro	della	responsabilità	degli	amministratori,	in	quanto	gli	aHuali	arH.	2485	e	2486	c.c.	superano	il	divieto	delle	sole	operazioni	"nuove",	riferendosi	a	qualsiasi	danno	cagionato	dalla	società,	ai	creditori	o	ai	terzi.	do,.	Giovanni	Rubin	47	48.
DIVIETO	DI	INTRAPRENDERE	NUOVE	OPERAZIONI	CASS.	19/09/1995	N.	9887	(NUOVI	ORDINATIVI)	In	considerazione	della	par=colare	ﬁnalità	del	divieto	sancito	dallart.	2449	c.c.	vanno	qualiﬁca=	come	nuove	operazioni	tuT	quei	rappor=	giuridici	che,	svincola=	dalle	necessità	ineren=	alle	liquidazioni	delle	aTvità	sociali	[...]	siano	cos=tui=	dagli	amministratori	per	il	conseguimento	di	un	u=le	sociale	e	per	ﬁnalità	diverse	da	quelle	di	liquidazione	della	società.	[...]	Nel	caso	in	esame	[...]	le	nuove	ordinazioni	di	prodo	farmaceuGci	non	erano	ﬁnalizzate	alla	liquidazione	della	società	ma	cosGtuivano	il	normale	svolgimento	dellavità	della	società	poi	fallita	ed	erano	preordinate	al	conseguimento	di	nuovi	u=li.	do,.	Giovanni	Rubin	48	49.
DIVIETO	DI	INTRAPRENDERE	NUOVE	OPERAZIONI	CASS.	27/11/1982	N.	6431	(ESECUZIONE	DI	COMMESSE	PRECEDENTI)	La	perdita	del	capitale	sociale,	quale	faHo	presupposto	della	responsabilità	dellamministratore	che	aveva	intrapreso	nuove	operazioni	è	stata	accertata	con	riferimento	ai	da=	risultan=	dal	bilancio	al	31	dicembre	1972.	Le	commesse	in	ques=one,	evidentemente,	erano	state	acquisite	prima	di	tale	data;	ma	la	loro	esecuzione,	secondo	la	sentenza	impugnata,	fu	iniziata	nel	1973.	E	poiché	lesecuzione	predePa	(intrapresa,	quindi,	dopo	che	già	si	era	veriﬁcato	levento	previsto	dallart.	2448,	n.	4,	c.c.)	non	era	ﬁnalizzata	alla	liquidazione	speciﬁca	della	società,	nel	senso	che	non	era	necessaria	per	portare	a	compimento	unaTvità	già	intrapresa,	ma	era	preordinata	al	conseguimento	di	nuovi	u=li	[...],	bene	la	stessa	è	stata	considerata	come	rientrante	nel	novero	di	quelle	nuove	operazioni	in	relazione	alle	quali	lart.	2449	c.c.	prevede	la	responsabilità	degli	amministratori.	do,.	Giovanni	Rubin	49	50.
DIVIETO	DI	INTRAPRENDERE	NUOVE	OPERAZIONI	TRIB.	GENOVA	30/04/2985	(FUNZIONAMENTO	PER	NON	DISPERDERE	LAVVIAMENTO)	Nei	pochi	mesi	decorsi	tra	il	febbraio	ed	il	giugno	1991,	era	assurdo	pretendere	dagli	amministratori	uninterruzione	improvvisa	dello	stabilimento	siderurgico	e,	quindi,	delle	richieste	forniture	di	rou=ne,	pur	nella	grave	diﬃcoltà	ﬁnanziaria,	in	presenza	di	serie	prospeTve	di	recupero	e,	comunque,	per	non	aumentare	con	decisioni	aﬀreHate	ed	avventate	le	perdite	economiche,	i	problemi	sociali	ed	occupazionali,	nonché	i	danni	per	gli	stessi	fornitori,	in	vista	dellimminente	fase	di	liquidazione	della	società.	do,.	Giovanni	Rubin	50	51.
CONVOCAZIONE	DELL’ASSEMBLEA	ART.	2367	C.C.	Gli	amministratori	[...]	devono	convocare	senza	ritardo	lassemblea,	quando	ne	è	faHa	domanda	da	tan=	soci	che	rappresentano	almeno	il	ventesimo	del	capitale	sociale	[...]	e	nella	domanda	sono	indicaG	gli	argomenG	da	traPare.	Se	gli	amministratori	[...]	non	provvedono,	il	tribunale	[...],	ove	il	riﬁuto	di	provvedere	risulG	ingiusGﬁcato,	ordina	con	decreto	la	convocazione	dellassemblea.	Lespressione	"soci"	in	realtà	deve	essere	le,a	come	">tolari	di	diri,o	di	voto"	(usufru,uario,	creditore	pignora>zio,	custode,	girante	delle	azioni	per	procura,	società	ﬁduciaria).	do,.	Giovanni	Rubin	51	52.
CONVOCAZIONE	DELL’ASSEMBLEA	TRIB.	AOSTA	12/04/1994	Dalla	richiesta	della	minoranza	scaturisce	per	il	consiglio	di	amministrazione,	non	già	lobbligo	di	dar	corso	alla	convocazione	dellassemblea,	ma	solo	lobbligo	di	provvedere	(eventualmente	anche	in	senso	nega=vo).	E	ciò	anche	in	quanto	nei	poteri	del	Consiglio	rientra	la	preven=va	valutazione	sullopportunità	o	meno	della	convocazione.	TRIB.	VERONA	21/11/2008	Il	novellato	art.	2367	c.c.	prevede	che	gli	amministratori	non	sono	obbliga=	automa=camente	alla	convocazione	dellassemblea,	una	volta	pervenuta	la	richiesta	da	parte	dei	soci	che	rappresen=no	almeno	un	decimo	del	capitale	sociale,	ma	possono	sindacare	la	richiesta	e	riﬁutare	la	convocazione,	purché	sulla	base	di	mo=vi	giusi=ﬁca=.	do,.	Giovanni	Rubin	52	53.
OBBLIGO	DI	DARE	ESECUZIONE	ALLE	DELIBERE	ART.	2364,	COMMA	1,	N.	5,	C.C.	Lassemblea	delibera	sugli	altri	oggeT	aHribui=	dalla	legge	alla	competenza	dellassemblea,	nonché	sulle	autorizzazioni	eventualmente	richieste	dallo	statuto	per	il	compimento	di	aT	degli	amministratori,	ferma	in	ogni	caso	la	responsabilità	di	ques=	per	gli	aT	compiu=.	ART.	2479,	COMMA	1,	C.C.	I	soci	decidono	sulle	materie	riservate	alla	loro	competenza	dallaHo	cos=tu=vo,	nonché	sugli	argomen=	che	uno	o	più	amministratori	o	tan=	soci	che	rappresentano	almeno	un	terzo	del	capitale	sociale	soHopongono	alla	loro	approvazione.	do,.	Giovanni	Rubin	53	54.
OBBLIGO	DI	DARE	ESECUZIONE	ALLE	DELIBERE	Secondo	la	giurisprudenza	maggioritaria	non	esiste	un	obbligo	assoluto	a	carico	degli	amministratori	di	dare	esecuzione	alle	deliberazioni	assembleari:	lobbligo	speciﬁco	di	dare	esecuzione	alle	deliberazioni	dovrà	cedere	il	passo	allobbligo	generale	di	amministrare	con	diligenza.	Prevale	il	disposto	di	cui	allart.	2380-­‐bis	c.c.,	secondo	cui	la	ges=one	dellimpresa	speHa	esclusivamente	agli	amministratori.	Si	applica	lart.	1171,	comma	2,	c.c.,	secondo	cui	il	mandatario	può	discostarsi	dalle	istruzioni	ricevute,	qualora	circostanze	ignote	al	mandante,	e	tali	che	non	possano	essergli	comunicate	in	tempo,	facciano	ragionevolmente	ritenere	che	lo	stesso	mandante	avrebbe	dato	la	sua	approvazione.	do,.	Giovanni	Rubin	54	55.
OBBLIGO	DI	DARE	ESECUZIONE	ALLE	DELIBERE	Delibere	nulle	(impossibilità	o	illiceità	dellogge,o):	non	esiste	alcun	obbligo	per	gli	amministratori	di	dar	seguito	alla	decisione	ed	incorrerebbero	in	responsabilità	nel	caso	contrario	(tamquam	non	esset);	Delibere	annullabili:	lobbligo	di	esecuzione	sussiste,	ma	sorgerà	lulteriore	onere	di	impugnare	la	delibera	stessa,	a	cui	sono	legiOma>	ex	art.	2377,	comma	2,	c.c.	do,.	Giovanni	Rubin	55	56.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONCORRENZA	ART.	2390	C.C.	Gli	amministratori	non	possono	assumere	la	qualità	di	soci	illimitatamente	responsabili	in	società	concorren=,	né	esercitare	unaTvità	concorrente	per	conto	proprio	o	di	terzi,	né	essere	amministratori	o	direHori	generali	in	società	concorren=,	salvo	autorizzazione	dellassemblea.	Si	tra,a	di	unapplicazione	speciﬁca	del	dovere	di	non	agire	in	conﬂi,o	di	interessi:	nel	caso	in	cui	lamministratore	assuma	uno	dei	ruoli	indica>	nellart.	2390	c.c.	cè	una	sorta	di	inversione	dellonere	della	prova.	do,.	Giovanni	Rubin	56	57.
DIVIETO	DI	AGIRE	IN	CONCORRENZA	Solo	lassemblea	dei	soci	e	lo	statuto	possono	derogare	al	divieto	di	concorrenza.	CASS.	01/10/1975	N.	3091	Lart.	2390	c.c.	dichiara	che	gli	amministratori	non	possono	assumere	la	qualità	di	soci	illimitatamente	responsabili	in	società	concorren=,	né	esercitare	unaTvità	concorrente,	ma	la	parola	"assumere",	così	come	la	parola	"esercitare",	ha	semplicemente	un	signiﬁcato	oggeTvo,	senza	alcun	riguardo	al	momento	in	cui,	prima	o	dopo	la	sua	nomina,	lamministratore	abbia	assunto	o	sGa	per	assumere	la	qualità	incompaGbile,	lart.	2390	intende	vietare	comunque	che	durante	il	suo	uﬃcio	lamministratore	si	trovi	a	rives=re	una	qualità	o	a	svolgere	unaTvità	che	pongano	in	situazione	di	dannoso	o	pericoloso	antagonismo.	do,.	Giovanni	Rubin	57	58.
GRADAZIONE	DELLA	RESPONSABILITA’	Maggiore	responsabilità	all’aumentare	della	discrezionalità	e	dei	poteri	gestori.	Amministratore	Unico	Amministratore	delegato	Comitato	esecu>vo	Consiglio	di	amministrazione	do,.	Giovanni	Rubin	58	59.
AMMINISTRATORE	UNICO	Lamministratore	unico	è	dire,amente	responsabile	nei	confron>	della	società,	dei	creditori	sociali,	dei	soci	e	dei	terzi.	Par>colare	è	lapplicazione	dellart.	2391	c.c.	nelle	s.p.a.:	se	loperazione	viene	previamente	autorizzata	dallassemblea,	lamministratore	oOene	lunico	eﬀe,o	di	escludere	una	responsabilità	nei	confron>	della	società.	Nelle	s.r.l.	loperazione	conclusa	in	conﬂi,o	di	interessi	con	lautorizzazione	dellassemblea	comporta	la	responsabilità	solidale	dei	soci	ex	art.	2476,	comma	7,	c.c.	do,.	Giovanni	Rubin	59	60.
AMMINISTRATORE	DELEGATO	Unico	limite	alle	operazioni	delegabili	è	rappresentato	dallart.	2381,	comma	4,	c.c.	(per	le	s.p.a.)	e	dallart.	2475,	ult.	comma,	c.c.	(per	le	s.r.l.).	Ha	una	competenza	concorrente	con	quella	del	c.d.a.,	nel	senso	che	il	consiglio	può	in	ogni	momento	sos>tuirsi	allamministratore	delegato	o	modiﬁcarne	i	poteri.	Per	escludere	o	a,enuare	la	responsabilità	deve	comunicare	con	regolare	periodicità	al	consiglio	delegante	adeguate	informazioni	sullaOvità	svolta	in	adempimento	della	delega	(art.	2381,	comma	4,	c.c.).	E	dire,amente	responsabile	per	le	materie	delegate	(assimilabile	allamministratore	unico),	mentre	per	le	materie	non	delegate	è	sogge,o	ai	vincoli	di	qualsiasi	consigliere.	do,.	Giovanni	Rubin	60	61.
COMITATO	ESECUTIVO	E	il	caso	in	cui	la	delega	è	conferita	ad	un	ulteriore	organo	pluripersonale.	Si	trova	in	una	posizione	intermedia	tra	il	consiglio	e	lamministratore	delegato.	E	diverso	il	caso	di	più	amministratori	delega>,	in	quanto	u>lizza	per	le	proprie	decisioni	il	metodo	collegiale.	do,.	Giovanni	Rubin	61	62.
CONSIGLIO	DI	AMMINISTRAZIONE	Si	tra,a	dei	c.d.	consiglieri	"non	opera>vi",	perché	non	rivestono	incarichi	e	non	sono	muni>	di	deleghe.	E	responsabile	dellobbligo	di	agire	informato	e	di	controllo	sulloperato	degli	altri	consiglieri	(responsabilità	per	condo,e	omissive).	CASS.	24/03/1998	N.	3110	In	materia	societaria,	alla	violazione	dellobbligo	di	vigilanza	gravante	sullorgano	amministra=vo	dellente,	giusto	disposto	dellart.	2392	c.c.,	consegue	la	responsabilità	solidale	di	tuT	i	componen=	del	consiglio	di	amministrazione	e,	per	tanto,	la	responsabilità	anche	di	ciascuno	dei	singoli	membri	che,	pur	non	essendo	=tolari,	in	via	esclusiva,	di	poteri	individuali	di	controllo,	sono,	pur	sempre,	singolarmente	tenu=	ad	agire	aﬃnché	tale	vigilanza	sia	adeguatamente	esercitata	e	rispondono,	per	tanto,	dellomissione	stessa.	do,.	Giovanni	Rubin	62	63.
RESPONSABILITA’	SOLIDALE	Art.	2392,	comma	1,	c.c.	[...]	Essi	sono	solidalmente	responsabili	[...]	Accertata	la	responsabilità	degli	amministratori,	chi	agisce	per	i	danni	può	rivolgersi	per	lintero	anche	nei	confron>	di	un	unico	amministratore;	Nel	rapporto	interno	tra	amministratori	potrà	essere	esercitata	lazione	di	regresso	per	il	riconoscimento	della	gradazione	e	per	o,enere	il	rimborso	di	quanto	pagato	in	eccesso.	do,.	Giovanni	Rubin	63	64.
ESENZIONE	DA	RESPONSABILITA’	Lart.	2392,	comma	3,	c.c.	prevede	lunico	modo	per	esentare	da	responsabilità	un	amministratore.	Due	elemen>:	•  annotazione	senza	ritardo	del	suo	dissenso	nel	libro	delle	adunanze	del	consiglio;	•  immediata	no>zia	per	iscri,o	al	presidente	del	collegio	sindacale.	Si	ri>ene	che	sia	suﬃciente	lannotazione	durante	la	delibera	e	nella	successiva	comunicazione	al	collegio	sindacale	(che	comunque	è	presente	alla	delibera)	il	dissenso	deve	essere	confermato	e	mo>vato.	do,.	Giovanni	Rubin	64	65.
AMMINISTRATORE	ASSENTE	E	necessario	dis>nguere	tra	assenza	gius>ﬁcata	e	assenza	non	gius>ﬁcata.	TRIB.	MILANO	26/06/1989	Lassenza	dal	consiglio	di	amministrazione	che	ha	assunto	una	deliberazione	da	cui	discenda	la	responsabilità	degli	amministratori	per	danni	alla	società	non	ha	rilevanza	esimente	per	il	consigliere	stesso,	essendo	ques=	tenuto	a	prendere	visione	successivamente	del	verbale	della	riunione	nella	quale	fu	assente,	ad	assumere,	se	del	caso,	ulteriori	informazioni,	indi	valutare	lopportunità	di	chiedere	lannotazione	e	di	compiere	la	comunicazione	di	cui	allart.	2392.	In	caso	di	assenza	ingius>ﬁcata,	deve	fare	quanto	possibile	per	eliminare	le	conseguenze	dannose:	impugnare	la	delibera	se	la	stessa	è	lunico	rimedio	per	eliminare	o	a,enuare	le	conseguenze	dannose.	do,.	Giovanni	Rubin	65	66.
AMMINISTRATORE	CESSATO	Cause:	morte,	decadenza,	revoca,	scadenza	e	rinuncia.	Negli	ul>mi	due	casi	leﬀe,o	sarà	immediato	nel	caso	in	cui	rimanga	in	carica	la	maggioranza	dei	consiglieri,	oppure	diﬀerito	alla	ricos>tuzione	della	stessa.	Lamministratore	cessato	ha	il	dovere	di	porre	in	essere	tuO	i	comportamen>	indispensabili	a	garan>re	il	normale	proseguimento	dellaOvità	sociale	per	un	periodo	ﬁsiologicamente	necessario	a	che	lassemblea	deliberi	la	sos>tuzione.	do,.	Giovanni	Rubin	66	67.
AMMINISTRATORE	SUBENTRANTE	Se	si	esclude	quello	di	prima	nomina	nella,o	cos>tu>vo,	lamministratore	neo-­‐nominato	non	interviene	una	situazione	neutra.	TRIB.	MILANO	21/10/1999	Gli	amministratori	che	entrano	in	carica	hanno	il	dovere	di	reTﬁcare	e	rimuovere	le	irregolarità	riscontrate	rela=ve	a	preceden=	esercizi.	CASS.	27/02/2002	N.	2906	La	responsabilità	dellamministratore	di	società	di	capitali	per	il	ritardo	nelladozione	delle	misure	necessarie	a	contenere	le	perdite	e	per	la	mancata	richiesta	di	fallimento	non	viene	meno	per	eﬀeHo	della	responsabilità	del	precedente	amministratore	nellaver	occultato	deHo	stato,	una	volta	che	di	questo	egli	abbia	avuto	contezza.	do,.	Giovanni	Rubin	67	68.
NATURA	DELLA	RESPONSABILITA’	La	responsabilità	si	dis>ngue	in:	contra,uale	ed	extracontra,uale.	Tre	proﬁli	di	rilevanza:	a)	onere	della	prova	•  ContraHuale:	la,ore	dovrà	provare	solo	linadempimento,	il	danno	ed	il	nesso	di	causalità	tra	inadempimento	e	danno.	Il	convenuto	tenterà	di	provare	di	non	aver	potuto	adempiere	per	causa	a	lui	non	imputabile	ex	art.	1218	c.c.	(per	violazioni	di	obblighi	speciﬁci)	oppure	di	aver	adempiuto	con	la	necessaria	diligenza	ed	in	assenza	di	conﬂi,o	di	interessi	(per	violazioni	di	obblighi	generici);	•  ExtracontraHuale:	la,ore	dovrà	provare	linadempimento,	il	danno,	il	nesso	di	causalità,	il	dolo	o	la	colpa	(in	re	ipsa	per	violazione	di	obblighi	speciﬁci);	do,.	Giovanni	Rubin	68	69.
NATURA	DELLA	RESPONSABILITA’	b)	misura	del	danno	risarcibile:	•  ContraHuale:	lart.	1225	c.c.	limita	il	risarcimento	ai	soli	danni	prevedibili,	salvo	che	linadempimento	non	derivi	dal	dolo;	•  ExtracontraHuale:	sono	risarcibili	anche	i	danni	non	prevedibili.	c)	termine	di	prescrizione:	•  ContraHuale:	si	applica	lart.	2941,	n.	7,	c.c.,	il	cui	contenuto	è	riportato	nellart.	2393	c.c.	5	anni	dalla	cessazione	della	carica;	•  ExtracontraHuale:	si	applica	lart.	2949,	comma	2,	c.c.	e	lart.	2935	c.c.	5	anni	dal	momento	in	cui	il	diri,o	può	essere	fa,o	valere.	do,.	Giovanni	Rubin	69	70.
AZIONI	DI	RESPONSABILITA’	Per	le	s.p.a.	art.	2393	e	2393-­‐bis	c.c.:	azione	sociale	di	responsabilità;	art.	2394	c.c.:	azione	dei	creditori	sociali;	art.	2395	c.c.:	azione	dei	soci	e	dei	terzi.	Per	le	s.r.l.	art.	2476,	comma	1,	c.c.:	azione	sociale	di	responsabilità;	art.	2476,	comma	7,	c.c.:	azione	dei	soci	e	dei	terzi;	nessuna	previsione	norma>va	per	lazione	dei	creditori	sociali.	La	giurisprudenza	di	merito	maggioritaria	propende	per	la	possibilità	di	esperire	lazione	dei	creditori	anche	nelle	s.r.l.	per	mo>vi	di	sistema	(lart.	2486,	comma	2,	c.c.;	lart.	2477,	ult.	comma,	c.c.;	lart.	2497	c.c.)	do,.	Giovanni	Rubin	70	71.
AZIONE	SOCIALE	DI	RESPONSABILITA’	Consente	alla	società	di	fare	valere	in	sede	giudiziale	il	poprio	diri,o	al	risarcimento	dei	danni,	in	conseguenza	di	violazioni	di	obblighi	impos>	dalla	legge	o	dallo	statuto.	Si	tra,a	di	responsabilità	contra#uale	(si	dovrà	individuare	un	modello	astra,o	di	comportamento	solo	per	gli	obblighi	di	natura	generica).	E	deliberata	dallassemblea	dei	soci	(esclusione	del	socio	amministratore	dal	quorum);	Può	essere	deliberata	da	parte	di	tan>	soci	che	rappresen>no	1/5	del	capitale	sociale	nelle	s.p.a.;	nelle	s.r.l.	può	essere	avviata	da	ogni	socio;	Può	essere	in	qualsiasi	momento	interro,a	per	transazione	o	per	rinuncia.	do,.	Giovanni	Rubin	71	72.
AZIONE	DEI	CREDITORI	SOCIALI	Sul	presupposto	che	il	capitale	sociale	di	una	società	funge	da	garanzia	patrimoniale	per	i	creditori	ex	art.	2740	c.c.,	lart.	2394	c.c.	introduce	la	possibilità	per	i	creditori	di	agire	contro	gli	amministratori,	subordinatamente	a	due	presuppos>:	a)  il	patrimonio	sociale	deve	essere	depauperato	in	misura	tale	da	renderlo	insuﬃciente	al	soddisfacimento	dei	creditori;	b)  linsuﬃcienza	del	patrimonio	deve	essere	stata	causata	dalla	violazione	da	parte	degli	amministratori	degli	obblighi	ineren>	la	conservazione	del	patrimonio	sociale.	Si	tra,a	di	responsabilità	extracontra#uale,	per	tanto	la,ore	dovrà	provare:	danno,	inadempimento	degli	obblighi	di	conservazione	del	patrimonio,	nesso	di	causalità	(se	non	avessero	tenuto	tale	condo,a	il	patrimonio	sarebbe	capiente),	proﬁlo	soggeOvo	doloso	o	colposo	(contenuto	generico	/	contenuto	speciﬁco).	do,.	Giovanni	Rubin	72	73.
AZIONE	DEI	CREDITORI	SOCIALI	CASS.	14/02/1966	N	441	Linsuﬃcienza	del	patrimonio	sociale	rappresenta	una	situazione	più	grave	e	deﬁni=va	dellinsolvenza;	questul=ma	può	infaT	derivare	anche	da	uno	stato	di	illiquidità	al	momento	della	scadenza	delle	obbligazioni,	pur	essendo	integro	il	patrimonio	sociale.	Presupposto	dellazione	ex	art.	2394	c.c.	è	invece	che	lintegrità	del	patrimonio	sia	venuta	meno,	mentre	non	è	necessario	né	suﬃciente	che	si	proceda	preliminarmente	alla	liquidazione	della	società,	anche	aHraverso	la	procedura	concorsuale.	CASS.	25/07/2008	N.	20476	Tale	conceHo	si	diﬀerenzia	anche	dalleventualità	della	perdita	integrale	del	capitale	sociale,	dal	momento	che	questul=ma	evenienza	può	veriﬁcarsi	anche	quando	vi	è	un	pareggio	tra	aTvo	e	passivo.	Non	si	potrà	avviare,	quindi,	lazione	dei	creditori	sociali	se	vi	sia	insolvenza	dovuta	a	mera	illiquidità	o	se	il	capitale	sia	perduto,	ma	le	poste	aOve	siano	in	grado	di	soddisfare	integralmente	i	debi>.	do,.	Giovanni	Rubin	73	Recommended
Società tra professionisti e responsabilità professionale - Leonardo Masi

References: art.	2389
	CASS.	
	Art.	2328
	Art.	2463
	Art.	2479
	Art.	2476
	ART.	2392
	ART.	2381
	ART.	2381
	ART.	2381
	CASS.	
	CASS.	
	ART.	2392
	ART.	2391
	CASS.	
	CASS.	
	CASS.	
	art.	2381
	art.	2475
	ART.	2484
	ART.	2485
	ART.	2486
	art.	2449
	art.	2449
	CASS.	
	CASS.	
	sentenza	
	ART.	2367
	art.	2367
	ART.	2364
	ART.	2479
	art.	2377
	ART.	2390
	CASS.	
	art.	2476
	CASS.	
	Art.	2392
	CASS.	
	art.	1218
	art.	2393
	art.	2394
	art.	2395
	art.	2476
	art.	2476
	art.	2740
	CASS.	
	art.	2394
	CASS.