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Timestamp: 2019-01-22 14:30:20+00:00

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aut Carlo Ibba
Il lavoro analizza i regimi pubblicitari delle reti d'imprese - differenziando la trattazione a seconda che si tratti di contratti di rete meramente interni, con attività esterna ma privi di soggettività, dotati di soggettività -, cercando di ricondurre al sistema tali regimi ed evidenziandone alcune incongruenze.
This paper focuses on publicity regimes of "business network contracts" under Italian law. The author addresses the issue classifying among merelyinternalbusiness network contracts;externalbusiness network contracts that arealso legal entities;externalbusiness network contracts that arenot legal entities. The research seeks common ground among these legal regimes, highlighting in the meantime some inconsistencies in the Law n° 33/2009.
2. Le tre forme di contratto di rete
3. Il regime pubblicitario
3. 1. La pubblicità dei contratti di rete senza attività esterna
3. 2. La pubblicità della rete con attività esterna dotata di soggettività
3. 3. La pubblicità della rete con attività esterna priva di soggettività
La prima parte del titolo, nella lettura che mi pare corretto darne, suggerisce due prospettive d'indagine, a mio avviso entrambe proficue.
L'enunciato, infatti, ha cura di riferire la pubblicità non al contratto di rete ma alle imprese, muovendo dall'implicito e corretto presupposto che nel nostro ordinamento si pubblicizzano le imprese, o se vogliamo gli imprenditori, e non i contratti che gli imprenditori stipulano. Il riferimento alla "pubblicità delle imprese", d'altra parte, potrebbe alludere non solo alla pubblicità delle imprese che partecipano alla rete ma anche al sistema di pubblicità legale delle imprese, invitando, dunque, a fermare l'attenzione sul rapporto fra il contratto di rete e la disciplina generale della pubblicità d'impresa.
Da ciò le due prospettive cui accennavo, l'una mirata sulle regole pubblicitarie introdotte per le reti d'imprese, l'altra che allarga lo sguardo ponendo quelle regole a confronto con il sistema pubblicitario nel quale s'inseriscono, per verificare la coerenza (o l'incoerenza) delle prime rispetto al secondo.
Queste due cose, appunto, cercherò di fare, non senza un'ultima avvertenza preliminare. Sul sito del Governo, nell'ambito della riforma della pubblica amministrazione, il punto 29 prevede la "eliminazione dell'obbligo di iscrizione alle camere di commercio" che, se attuata, segnerebbe la fine del sistema di pubblicità legale (oltre ad accorciare drasticamente la vita scientifica di questa relazione). Spero, quindi, che prima di attuare i loro propositi "i nostri eroi" si informino, capiscano a che cosa serve un sistema di pubblicità legale e accantonino questa idea non troppo brillante.
La disciplina del contratto di rete è contenuta nell'art. 3 d.l. 10 febbraio 2009, n. 5, che, fra decreti-legge e leggi di conversione, è stato modificato ben otto volte dopo la sua entrata in vigore, con modifiche che hanno spesso coinvolto non aspetti marginali ma punti qualificanti della disciplina.
Per ragioni di tempo evito ogni commento sulle numerose versioni intermedie e sul modo caotico - direi, "per tentativi" - attraverso il quale si è arrivati a quella che, allo stato attuale, è l'ultima stesura, e mi soffermo su questa: si tratta, come è ormai chiaro, di una disciplina particolarmente farraginosa e di difficile decifrazione. Il suo livello di tortuosità, del resto, è testimoniato già dalla numerazione delle disposizioni di legge di cui essa si compone, che sono contenute nell'art. 3, co. 4-ter, 4-ter.1, 4-ter.2, 4-quatere 4-quinquies(del d.l. 5/2009).
Venendo ai contenuti, per parlare della pubblicità bisogna prima capire che cosa è o che cosa può essere un contratto di rete. In proposito, dando per scontate cose che, in realtà, sono il frutto di una attività interpretativa faticosissima e dagli esiti non sempre sicuri, direi che dalla disciplina attualmente vigente parrebbero risultare tre diverse forme di contratto di rete.
Più precisamente, possiamo muovere innanzi tutto dalla bipartizione, espressa con terminologia consortile, fra contratti di rete senza attività esterna e contratti di rete con attività esterna: i primi sono quelli i cui effetti si risolvono nel far sorgere una serie di vincoli obbligatori fra le parti, che s'impegnano a collaborare ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni; i secondi quelli destinati a operare con i terzi attraverso l'esercizio in comune di attività rientranti nell'oggetto delle imprese partecipanti.
A questo punto, però, la disciplina si fa più complicata, tanto che nemmeno si sa bene come chiamare le due fattispecie di reti con attività esterna che sembra di poter individuare. Dopo l'ultimo intervento legislativo, infatti, il contratto di rete con attività esterna parrebbe poter sfociare in due diverse fattispecie (o subfattispecie) dotate di rilievo reale, entrambe connotate da un regime di autonomia patrimoniale sostanzialmente perfetta e distinte unicamente da ciò che l'una è dotata di soggettività giuridica, l'altra no.
Il regime pubblicitario, allora,deve fare i conti conquesta pluralità di forme del contratto di rete; e così pure la mia relazione.
Dei contratti di rete meramente interni, a dire il vero, il legislatore avrebbe potuto e, secondo me, avrebbe dovuto disinteressarsi dal punto di vista pubblicitario, perché - come accennavo prima - nel registro delle imprese si iscrivono, appunto, le imprese e non i contratti stipulati dagli imprenditori, sia pure con qualche eccezione giustificata dall'emergere dell'interesse a rendere pubbliche determinate operazioni negoziali (mi riferisco ai contratti di trasferimento dell'azienda e agli accordi di ristrutturazione dei debiti: artt. 2556, 2° co., c.c.; e 182-bislegge fall.) [1].
Se, ad esempio, uno o più imprenditori stipulano, che so, un contratto di affiliazione commerciale o di associazione in partecipazione o qualunque altro contratto diverso dai due appena ricordati, questi contratti non sono soggetti a pubblicità, ed è giusto che non lo siano: perché dovrebbe portarsi a conoscenza dei terzi, magari concorrenti delle parti, il contenuto di questi accordi?
Che sia così è ben dimostrato dalla disciplina pubblicitaria dei consorzi, la quale prevede che si iscrivono i consorzi con attività esterna (art. 2612 c.c.), perché titolari di un'impresa; non si iscrivono, invece, i contratti di consorzio meramente interni, nei quali i consorziati si limitano a prendere accordi riguardanti le loro attività d'impresa.
Nel caso dei contratti di rete, invece, la legge obbliga gli aderenti a rendere pubblici i loro accordi. Per quale ragione? Francamente non saprei rispondere.
Potrebbe ipotizzarsi che si sia voluta realizzare una sorta di anagrafe (più che dei contratti di rete) di coloro che partecipano ai contratti di rete, visti quali possibili destinatari di agevolazioni di vario genere (amministrative, finanziarie, fiscali); o meglio - posto che di anagrafe non mi pare possa parlarsi, date le modalità attuative della pubblicità, di cui dirò subito - che si sia voluto rendere facilmente accertabile il pre-requisito per godere di tali agevolazioni costituito, appunto, dall'iscrizione nel registro delle imprese. Ma direi che sono spiegazioni che convincono poco.
In astratto, dunque, la pubblicità è del tutto inutile. In concreto, però, è di grande rilevanza giuridica, perché ad essa il legislatore, come vedremo, ha agganciato la produzione degli effetti o di una parte degli effetti del contratto.
Ho appena accennato alle modalità attuative della pubblicità. Per i contratti di rete meramente interni è prevista una pluralità di adempimenti pubblicitari (sicché possiamo parlare di pubblicità frammentata o plurima, in contrapposizione alla pubblicità unitaria prevista per la rete-soggetto): tante iscrizioni quanti sono i partecipanti.
A dire il vero nessuna norma dice esattamente questo, perché anche sotto questo profilo il legislatore è stato alquanto approssimativo. Infatti:
- nell'art. 3, co. 4-ter, terzo cpv., si legge che "ai fini degli adempimenti pubblicitari di cui al comma 4-quater" il contratto è "trasmesso ai competenti uffici del registro delle imprese", ed effettivamente il plurale lascia intendere che gli uffici competenti siano più di uno; ma non è detto che sia così, perché se i partecipanti hanno la sede tutti nella medesima provincia uno solo sarà l'ufficio competente;
- l'art. 3, co., 4-quater, poi, aggiunge che il contratto "è soggetto a iscrizione nella sezione del registro delle imprese presso cui è iscritto ciascun partecipante"; ma questo comporta che se i partecipanti, come spesso accadrà, sono iscritti tutti nella stessa sezione (essendo tutti imprenditori commerciali o tutti imprenditori agricoli), il contratto dovrà iscriversi in quell'unica sezione.
Tuttavia, anche se gli imprenditori partecipanti sono iscritti nella stessa sezione e presso lo stesso ufficio, per la disciplina vigente non è sufficiente una sola iscrizione del contratto di rete: lo si ricava dalla norma che fa decorrere gli effetti contrattuali dall'"ultima delle iscrizioni prescritte a carico di tutti coloro che ne sono stati sottoscrittori originari" (art. 3, co. 4-quater, primo periodo).
Pubblicità plurima o frammentata, dunque; e non può che essere così, perché nel caso dei contratti di rete meramente interni non esiste un ente né un punto di riferimento unitario (con un nome, una sede), ci sono solo tanti imprenditori che hanno stipulato lo stesso contratto. E, se si vuole che questo contratto sia pubblicizzato, occorre necessariamente (imporre) che sia pubblicizzato nella posizione del registro intestata ad ognuno degli imprenditori partecipanti.
Questo risultato può essere raggiunto, in relazione alla pubblicità delle modifiche del contratto, attraverso un meccanismo semplificatorio: l'iscrizione è richiesta da uno solo degli imprenditori contraenti, indicato nell'atto modificativo, e l'ufficio del registro che riceve la domanda ne dà comunicazione, per i provvedimenti del caso, agli altri uffici competenti (art. 3, co. 4-quater, secondo e terzo periodo), ovvero - è da ritenere - provvede d'ufficio alle ulteriori iscrizioni in relazione ad altri imprenditori aventi la medesima sede del richiedente. Resta solo da chiedersi perché non si sia attuata la stessa semplificazione procedimentale anche in relazione alle iscrizioni originarie del contratto di rete.
Passo ora al rapporto fra pubblicità ed effetti del contratto di rete, constatando subito che anche a questo riguardo i problemi interpretativi non mancano.
Secondo il già ricordato art. 3, co. 4-quater, primo periodo, infatti, "l'efficacia del contratto inizia a decorrere da quando è stata eseguita l'ultima delle iscrizioni prescritte". A rigore, dunque, parrebbe doversi parlare di una pubblicità costitutiva in senso pieno, tale cioè condizionare integralmente l'efficacia del contratto; e non manca chi conclude che, appunto, "prima dell'iscrizione il contratto produce solo obblighi preliminari tra le parti, vale a dire l'obbligo di collaborare alla realizzazione degli adempimenti necessari affinché l'accordo divenga pienamente efficace" [2].
A ben vedere, però, sarebbe del tutto anomalo che gli effetti negoziali di un contratto fossero subordinati ex lege al perfezionamento degli adempimenti pubblicitari [3]. E' pacifico, del resto, che ciò non accada in relazione ai contratti di trasferimento dell'azienda, e la medesima soluzione mi pare possa ritenersi consolidata a proposito degli accordi di ristrutturazione dei debiti, riguardo ai quali la formula di legge ("l'accordo […] acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione": art. 182-bis cit., 2° co.) è molto vicina a quella di cui discutiamo.
Nel sistema della pubblicità d'impresa, infatti, si ricorre a meccanismi pubblicitari di tipo costitutivo [4] quando quelli della pubblicità dichiarativa non risulterebbero appropriati, in considerazione del coinvolgimento degli interessi di una generalità di soggetti e di esigenze di uniformità di disciplina nei confronti di qualunque terzo. In particolare, la costitutività - e dunque l'essenzialità - dell'iscrizione si giustifica là dove a un determinato atto si connettano effetti di rilievo reale, con la produzione di fenomeni di autonomia o separazione patrimoniale e l'attivazione di regimi di responsabilità speciali rispetto alla regola generale codificata all'art. 2740 c.c.
Nulla di tutto questo accade nel caso dei contratti di rete meramente interni, sicché davvero non si vede per quale ragione la loro efficacia inter partes dovrebbe essere subordinata all'attuazione della pubblicità, tanto più che si tratta di contratti di collaborazione fra imprenditori che venivano normalmente conclusi anche prima dell'entrata in vigore del d.l. 5/2009 e dell'introduzione degli adempimenti pubblicitari.
La sensazione, insomma, è che l'enunciato in esame dica più di quel che si voleva dire. L'interprete, allora, può seguire due strade: o arrendersi all'incongruenza della disposizione oppure - e io sarei per questa seconda possibilità - proporne una interpretazione correttiva, in base alla quale il perfezionamento della pubblicità (più esattamente: dell'ultimo degli adempimenti pubblicitari richiesti) condiziona non già l'efficacia negoziale dell'accordo bensì la possibilità che i suoi firmatari fruiscano, in presenza degli altri presupposti di legge, delle agevolazioni eventualmente previste. Si tratta, per intenderci, di una "correzione" analoga (non solo a quella ricordata sopra in relazione all'art. 182-bis, 2° co., legge fall., ma altresì) a quella consolidatasi a proposito dell'art. 8, 5° co., l. 8 agosto 1985, n. 443, dalla cui formulazione ("l'iscrizione è costitutiva e condizione per la concessione delle agevolazioni a favore delle imprese artigiane") l'interpretazione corrente ricava che l'iscrizione è costitutiva ai fini della concessione delle agevolazioni ma non ad altri fini.
Così circoscritti gli effetti costituivi della pubblicità, c'è da chiedersi quale sia il regime di quelli dichiarativi. Bisogna ricordare che, in base ai principi generali, l'iscrizione nella sezione ordinaria ha efficacia dichiarativa, mentre lo stesso non (sempre) può dirsi per l'iscrizione nelle sezioni speciali. Conseguentemente, se l'art. 3, co. 4-quater, sopra riportato, regolasse tutti gli effetti pubblicitari nei confronti dei terzi [5], e dunque anche gli effetti dichiarativi, il suo significato sarebbe doppiamente derogatorio, perché riconoscerebbe l'effetto dell'opponibilità ai terzi anche là dove esso non si produrrebbe in base alle regole generali (così, ad esempio, ne fruirebbero - limitatamente al contenuto del contratto di rete - anche i piccoli imprenditori non agricoli e le società semplici non agricole, che per regola generale non ne fruiscono), e lo riconoscerebbe, anziché per ciascun partecipante dal momento della sua iscrizione, come discenderebbe dall'art. 2193 c.c., per tutti dal momento dell'ultima delle iscrizioni.
Ho però la sensazione che la norma non implichi tutte queste conseguenze: se è esatto quel che ho detto prima, essa vuole unicamente condizionare alla pubblicità la fruizione delle agevolazioni eventualmente derivanti dalla partecipazione a un contratto di rete.
L'efficacia dichiarativa, in questa prospettiva, è fuori dal suo campo di applicazione. Essa dunque ci sarà o non ci sarà secondo le regole generali: ci sarà automaticamente per chi è iscritto nella sezione ordinaria, non invece per chi è iscritto in una sezione speciale, nel qual caso gli effetti dipenderanno anche dalla qualifica di chi esegue l'iscrizione (saranno dichiarativi, in particolare, per gli imprenditori e le società semplici con oggetto agricolo e non per i piccoli imprenditori e le società con oggetto non agricolo: art. 2 d. leg. 18 maggio 2001, n. 228). E sempre dalle regole generali, in questa prospettiva, dipenderà la decorrenza degli effetti dichiarativi: quando vi siano essi decorreranno, ai sensi dell'art. 2193, "dal momento dell'iscrizione" del soggetto che intende opporre ai terzi, qualora ciò sia rilevante, la sua partecipazione al contratto di rete.
Del resto, frammentata la pubblicità, non può stupire che siano frammentati, e dunque eventualmente diversificati, anche gli effetti e la loro disciplina.
L'art. 3, co. 4-quater, stabilisce fra l'altro che, "se è prevista la costituzione del fondo comune, la rete può iscriversi nella sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sua sede; con l'iscrizione nella sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sua sede la rete acquista soggettività giuridica".
Questa iscrizione, dunque, è testualmente prevista come facoltativa; e che sia così è confermato dall'art. 3, co. 4-ter, primo capoverso, ultimo periodo, ove si legge che "il contratto di rete che prevede l'organo comune e il fondo patrimoniale non è dotato di soggettività giuridica, salva la facoltà di acquisto della stessa ai sensi del comma 4-quaterultima parte".
Evito di soffermarmi sulla trascuratezza del linguaggio legislativo, anche se l'idea di un contratto che può diventare soggetto giuridico è abbastanza curiosa. Mi limito a segnalare [6] l'anomalia rappresentata dalla facoltatività dell'acquisto della soggettività, rimesso alla volontà degli interessati e attuato (previa adozione della forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata, punto su cui tornerò più avanti) tramite una pubblicità pur essa facoltativa.
Alcune puntualizzazioni sui profili strettamente pubblicitari. La prima è che l'iscrizione, quando le parti la richiedono, deve avvenire sempre nella sezione ordinaria, a prescindere dalla natura dell'attività svolta e dunque anche se questa è agricola [7]. Ciò tuttavia non deve stupire, perché lo stesso accade per le società (art. 2200 c.c.) e, deve ritenersi, per i consorzi con attività esterna (art. 2612 c.c.) [8].
La seconda è che tale iscrizione - deve ancora ritenersi - è sostitutiva e non aggiuntiva rispetto alle iscrizioni di cui si compone la pubblicità frammentata [9]; se fossero richieste entrambe ci troveremmo di fronte ad una ulteriore anomalia, come se, in una società di persone o in un consorzio esterno, oltre all'iscrizione dell'ente-società o dell'ente-consorzio si richiedessero analoghi adempimenti pubblicitari relativi ad ognuno dei soci o dei consorziati.
Quanto precede comporta che:
- se per la rete l'acquisto della soggettività è voluto dalle parti ab origine, l'iscrizione avverrà secondo la regola appena richiamata, con conseguente effetto costitutivo da un lato della soggettività e dell'autonomia patrimoniale perfetta cui ho accennato sopra, dall'altro della legittimazione a godere delle agevolazioni eventualmente spettanti, nonché con i consueti effetti dichiarativi discendenti dall'art. 2193;
- se invece la rete nasce come contratto meramente interno (o comunque non come soggetto giuridico), e successivamente le parti intendono esercitare la facoltà di acquisto della soggettività, la relativa decisione dovrà certamente essere iscritta nella sezione ordinaria secondo quanto appena detto, ma altresì, a mio avviso, nella posizione del registro intestata a ciascuna delle imprese partecipanti, trattandosi dell'atto che segnala ai terzi la modifica del regime patrimoniale e, con esso, di quello pubblicitario, facendo cessare, da quel momento in poi, l'obbligo della pubblicità frammentata [10].
Completa il regime pubblicitario la norma che prevede la redazione e il deposito presso l'ufficio del registro delle imprese in cui la rete ha sede, entro due mesi dalla chiusura di ogni esercizio, di una situazione patrimoniale redatta osservando, in quanto compatibili, le disposizioni relative al bilancio di esercizio delle società per azioni (art. 3, co. 4-ter, secondo capoverso, n. 3).
Nulla è detto, invece, in ordine agli obblighi pubblicitari inerenti lo scioglimento e la liquidazione delle reti-soggetto (per la quale dovrebbe passare anche la "transizione" da rete-soggetto a rete meramente contrattuale [11]), pur essendo ragionevole ipotizzare la necessità quanto meno di un adempimento pubblicitario speculare rispetto a quello necessario nel momento genetico, che produca (o concorra a produrre), cioè, un effetto costitutivo-estintivo della soggettività [12].
Come abbiamo già visto, "il contratto di rete che prevede l'organo comune e il fondo patrimoniale non è dotato di soggettività giuridica, salva la facoltà di acquisto della stessa ai sensi del comma 4-quater ultima parte" (art. 3, co. 4-ter, primo capoverso, ultimo periodo).
L'ipotesi di cui dobbiamo ora occuparci è dunque quella in cui i contraenti, pur dando vita a una rete non meramente interna, non esercitino la facoltà, loro accordata, di optare per il modello dotato di soggettività.
Parliamo dunque, anche in questo caso, di una rete destinata a operare con i terzi tramite un organo comune e dotata di un fondo patrimoniale comune, nonché - secondo quanto prescritto dall'art. 3, co. 4-ter, terzo capoverso, lett.a- di una denominazione e di una sede.
E parliamo, anche in questo caso, di una rete al cui fondo patrimoniale "si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 2614 e 2615, secondo comma" c.c. (art. 3, co. 4-ter, secondo capoverso, n. 2), sicché, in particolare, ai creditori personali dei partecipanti è inibita l'azione nei confronti del fondo comune; mentre, "in ogni caso, per le obbligazioni contratte dall'organo comune in relazione al programma di rete, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo comune" (così ancora l'art. 3, co. 4-ter, secondo capoverso, n. 2).
Si tratta pertanto di una rete il cui regime patrimoniale coincide con quello della rete-soggetto (pur essa regolata dalle previsioni dell'art. 3, co. 4-ter, secondo capoverso, n. 2, appena riportate) ma che tuttavia, come si è visto, non sottoponendosi alla pubblicità unitaria di cui abbiamo parlato nel § precedente, non acquista la soggettività, avendo peraltro già conseguito il risultato dell'autonomia patrimoniale perfetta.
La singolarità di tutto questo è abbastanza evidente, se si ha presente l'orientamento complessivo del sistema in ordine al riconoscimento della soggettività ed al rapporto fra pubblicità e autonomia patrimoniale; per non parlare dell'inedita e ancor più singolare facoltà di auto-esonero dal fallimento che di fatto ne deriverebbe, se fosse vero che la rete-non soggetto - diversamente da quella dotata di soggettività - deve ritenersi non fallibile [13].
Facciamo ad esempio il confronto con il caso delle società di persone iscritte e non iscritte (regolari e irregolari): per esse l'iscrizione è sempre obbligatoria e incide sul grado di autonomia patrimoniale, sicché la non iscrizione è penalizzante per la società e per i soci (fa eccezione la società semplice, il cui regime risente ancora della sottrazione al sistema pubblicitario per essa originariamente prevista), tuttavia la soggettività - secondo una ricostruzione ormai da tempo consolidata - non viene messa in dubbio nemmeno per le società non iscritte. Nel nostro caso invece l'iscrizione, come si è visto, è facoltativa e non incide sull'autonomia patrimoniale, che è sempre presente nel suo grado massimo; a mancare sarebbe invece la soggettività giuridica, il cui contenuto normativo si rivela però, a questo punto, a dir poco sfuggente.
Ma - mi chiedo - l'"essere (o non essere) soggetto" dipende da formule sacramentali adoperate (o non adoperate) dal legislatore oppure dalla connotazione normativa di una determinata fattispecie?
Per convincimento comune un espresso riconoscimento legislativo della soggettività non è reputato necessario ai fini della "entificazione": sono soggetti giuridici, pur mancando tale riconoscimento, le società di persone (ripeto: iscritte o non iscritte), le associazioni non riconosciute, i consorzi con attività esterna, e via dicendo.
E' vero, infatti, che parliamo di una qualificazione giuridica, ma essa può ben desumersi dal riconoscimento - ricavabile per via interpretativa - degli attributi che si ritengano essenziali a quella qualificazione. E ricordo che quando - prima dell'introduzione della norma sull'acquisto della soggettività da parte delle reti [14] - ci si chiedeva se la rete fosse o no qualificabile come soggetto giuridico, chi rispondeva negativamente argomentava in larga misura dalla mancanza di prescrizioni che imponessero l'indicazione del nome e della sede [15]; prescrizioni che viceversa ora ci sono, sicché appunto la sedicente rete-non soggetto, oltre a poter contare su un patrimonio comune, ha un proprio nome e una propria sede, distinti da quelli dei partecipanti!
Certo, nel nostro caso - diversamente da quel che accade per società di persone, associazioni non riconosciute, consorzi con attività esterna - non solo la legge non riconosce espressamente la soggettività ma espressamente la nega, in assenza della pubblicità unitaria (art. 3, co. 4-ter, primo capoverso, ultimo periodo, riportato in apertura di questo §).
Ma qual è il valore di questa negazione sul piano normativo? Mi riferisco, naturalmente, a un valore che vada al di là della convenienza di negare l'alterità della rete rispetto ai partecipanti per evitare che i benefici fiscali vengano sanzionati come aiuti di Stato (perché questa parrebbe la ragione alla base del guazzabuglio normativo) [16]; e vorrei comprendere, insomma, se e in che cosa la disciplina dell'agire della rete-non soggetto si differenzi da quella propria della rete-soggetto.
Una valenza normativa minima sembrerebbe ravvisabile nella disciplina della rappresentanza: l'art. 3, co. 4-ter, terzo capoverso, lett.e,prevede in effetti, peraltro in relazione solo ad alcuni rapporti e - riserva di non poco conto dalla quale peraltro evito di argomentare - "salvo che sia diversamente disposto" nel contratto, che "l'organo comune agisce in rappresentanza della rete, quando essa acquista soggettività giuridica e, in assenza della soggettività, degli imprenditori… partecipanti".
Confesso però che non ho ancora capito bene come questa disposizione possa conciliarsi con quelle, già ricordate, che delineano il regime patrimoniale della rete priva di soggettività; come funzionino insomma, nel caso delle reti-non soggetto, i meccanismi di imputazione degli atti compiuti dall'organo comune e dei loro effetti.
In particolare mi domando:
a) se l'organo comune spende il nome degli imprenditori, non ingenera nei terzi il legittimo affidamento che gli effetti degli atti così compiuti siano imputati ai patrimoni degli imprenditori stessi? Com'è possibile allora che delle obbligazioni così assunte risponda il (solo) fondo comune? Oppure la limitazione di responsabilità opera solo se nell'attività negoziale viene speso il nome della rete? In realtà sembrerebbe di no, sia per via del riferimento all'agire "in rappresentanza degli imprenditori" (art. 3, co. 4-ter, terzo capoverso, lett.e, cit.), sia perché ai fini della localizzazione della responsabilità sul fondo comune la legge richiede solo che si tratti di obbligazioni contratte dall'organo comune "in relazione al programma di rete" (art. 3, co. 4-ter, secondo capoverso, n. 2, cit., che non esige, dunque, la "menzione del vincolo di destinazione" necessaria, ad esempio, per l'imputazione degli atti ai patrimoni destinati di società per azioni: art. 2447-quinquies, ult. co., c.c.);
b) in capo a chi si producono gli acquisti degli atti conclusi in rappresentanza degli imprenditori partecipanti? I normali criteri d'imputazione indurrebbero a configurare una situazione di contitolarità fra gli imprenditori il cui nome è stato speso nella contrattazione; ma, se è così, si realizza una dissociazione tra gli effetti attivi, di cui beneficiano i partecipanti, e gli effetti passivi, di cui risponde solo il fondo [17]: è proprio questo il risultato voluto dalla legge?
Insomma, l'alternativa fra "essere o non essere" soggetto non pone forse agli interessati un dubbio amletico (come dimostra il basso numero di reti-soggetto, spiegabile con il più favorevole trattamento delle reti prive di soggettività); molti dubbi suscita invece, negli interpreti, la disciplina delle reti con attività esterna ma non soggettivizzate.
Tornando al regime pubblicitario, aggiungo che queste reti vanno incontro alla medesima pubblicità prevista per quelle meramente interne (ossia quella plurima o frammentata), dal momento che la loro eventuale iscrizione unitaria come "rete" determinerebbe - per effetto delle norme già esaminate - l'acquisto della soggettività.
Viceversa, a mio avviso, la logica avrebbe suggerito la soluzione opposta, ossia la previsione di una pubblicità unitaria, trattandosi di pubblicizzare non la partecipazione degli imprenditori x, y e z a un contratto, ma la venuta ad esistenza della rete come patrimonio aziendale separato(da quelli degli imprenditori partecipanti), per di più provvisto di una denominazione e di una sede e retto da un regime di autonomia patrimoniale perfetta.
Quanto la soluzione accolta sia innaturale è testimoniato dalla disciplina della situazione patrimoniale annuale della rete-non soggetto. La legge, infatti, ne prescrive il deposito presso l'ufficio del registro delle imprese "del luogo ove ha sede" la rete (art. 3, co. 4-ter, secondo capoverso, n. 3), ma presso quel luogo la rete-non soggetto non è detto che risulti iscritta, dovendo essere iscritta nei luoghi in cui hanno sede le imprese partecipanti, e in ogni caso - anche se lo fosse - non vi sarebbe nel registro una posizione intestata alla rete. Il legislatore, insomma, ha prescritto per la situazione patrimoniale una pubblicità unitaria senza accorgersi che, non avendola prevista in via generale per la rete, essa risulta inattuabile; nell'attuale situazione normativa, l'unico modo per realizzare la pubblicità della situazione patrimoniale sarebbe quello di effettuare tanti depositi quante sono le imprese partecipanti [18], cosa che peraltro non è prevista dalla legge.
Ancora: la limitazione di responsabilità viene accordata ai partecipanti alle reti non soggettivizzate senza che vi sia una specifica pubblicità a ciò deputata: l'effetto costitutivo della separazione patrimoniale (con limitazione al fondo della responsabilità per le obbligazioni assunte) è prodotto, infatti, dai medesimi adempimenti pubblicitari cui sono sottoposti i contratti di rete senza attività esterna.
Ancor più anomalo, poi, è che la limitazione di responsabilità sia accordata senza nemmeno richiedere il previo controllo di legalità e autenticità del contratto. L'art. 3, co. 4-ter, terzo capoverso, al riguardo, si accontenta dell'atto con firma digitale semplice (la norma rinvia infatti, alternativamente, agli artt. 24o25 del codice dell'amministrazione digitale), diversamente da quel che accade là dove la rete intenda acquistare la soggettività (nel qual caso l'art. 3, co. 4-quater, ultimo periodo, rinviando al solo art. 25 del citato codice, richiede che la eventuale firma digitale sia autenticata); previsione che non solo evidenzia una diversità di trattamento, rispetto alle reti-soggetto, di cui davvero non si scorge alcuna ragione, ma che salvo errori costituisce ununicumnel nostro ordinamento.
In conclusione, come penso si sia capito, vedo più ombre che luci in questa forma ibrida di rete non soggettivizzata, che ha un nome ma non lo adopera, una sede ma non può servirsene; credo, insomma, che il suo trattamento - e non alludo solo a quello pubblicitario - andrebbe ripensato e reso più congruo e più coerente con alcuni generali principi civilistici, anche perché il prezzo delle incongruità e delle incoerenze rischiano di pagarlo i terzi, che il più delle volte sono imprenditori esattamente come quelli che fanno parte della rete.
1) E mi permetto di rinviare sul punto a C. Ibba, La pubblicità legale delle imprese, in AGE, 1/2014, p. 55; Id., Registro delle imprese - 1. Soggetti, atti, adempimenti, in www.treccani.it, Diritto on line, § 3.2; e già a Id., La pubblicità delle imprese 2, Padova, 2012, p. 118 ss.; in quest'ultima opera, passim, è anche rinvenibile il quadro di fondo del sistema pubblicitario sotteso alle soluzioni accolte in questo scritto.
2) G.F. Campobasso, Diritto commerciale, I, Diritto dell'impresa7, a cura di M. Campobasso, Milanofiori Assago, 2013, p. 295 s., testo e nota 2.
3) Concordo in questo con l'impostazione di M. Sciuto, Imputazione e responsabilità nelle "reti di imprese" non entificate (ovvero del patrimonio separato incapiente), in Riv. dir. comm., 2012, I, p. 484 ss.
4) Da ultimo C. Ibba, La pubblicità legale delle imprese, cit., p. 58 ss.; Id., Registro delle imprese - 2. Effetti, in www.treccani.it, Diritto on line, §§ 3.1 e 3.2.
5) Così G. Marasà, La pubblicità dei contratti di rete, in questa Rivista, 2014, § 3.
6) Con M. Sciuto, op. cit., p. 446 ss.
7) Cfr. G.F. Campobasso, op. cit., p. 298, nota 6; e A. Serra, Contratto di rete e soggettività giuridica, in questa Rivista, 2014, § 4.
8) Contra, incidentalmente ed erroneamente, App. l'Aquila 20 aprile 2012, in www.dejure.it, il cui caso di specie concerneva una società consortile con oggetto agricolo.
9) Così anche G. Marasà, op. cit., § 5, testo e nota 20; M. Maltoni, Le pubblicità del contratto di rete: questioni applicative (Studio n. 5-2013/I), in Studi e materiali, 2013, p. 458 s.; e A. Serra, op. cit., § 4; diversamente, parrebbe, G.F. Campobasso, op. cit., p. 298, per il quale "tale formalità pubblicitaria" è "ulteriore rispetto a quella richiesta per la semplice efficacia del contratto".
10) Conforme M. Maltoni, op. cit., p. 460 s.
11) Cfr. A. Serra, op. cit., § 5; e M. Maltoni, op. cit., p. 461.
12) Ciò per le ragioni esposte ultimamente in C. Ibba, Registro delle imprese - 2. Effetti, cit., § 3.1.; nonché, con maggior approfondimento e con specifico riferimento ad analogo problema concernente i patrimoni destinati ad uno specifico affare, in Id., La pubblicità delle imprese, cit., p. 183 ss.
13) Come ritiene M. Sciuto, op. cit., p. 486 ss.; e v. anche Id., L'impresa di rete non entificata. Una nuova "sfumatura" d'impresa?, in AGE, 1/2014, p. 173 ss.
14) Oggetto di più ripensamenti fra l'estate e l'autunno del 2012: cfr. l'art. 1, 1° co., l. 7 agosto 2012, n. 134; l'art. 36, 4° co. d.l. 18 ottobre 2012, n. 179; e l'art. 1, 1° co., l. 17 dicembre 2012, n. 221.
15) Cfr. M. Sciuto, Imputazione e responsabilità ecc., cit., p. 463 ss.
16) Cfr. G. Marasà, op. cit., § 6.
Dissociazione tratteggiata - mi pare con preoccupazione - da G. Marasà, op. cit., § 6.
18) E v. G. Marasà, op. cit., § 5.

References: art. 3
 art. 182
 art. 2
 art. 2447
 art. 25
 § 3
 § 3
 § 4
 § 5
 § 4
 § 5
 § 3
 § 6
 § 6
 § 5