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Timestamp: 2019-01-20 20:15:56+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 13/02/2017 Sentenza n.6584 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. 3^ 13/02/2017 (Ud. 23/11/2016), Sentenza n.6584
FAUNA E FLORA - DIRITTO VENATORIO - Imbalsamazione e tassidermia - Obbligo di segnalare alla autorità competente - Impagliare o imbalsamare spoglie di specie protette - Detenzione illecita - Revoca autorizzazione a svolgere l'attività di tassidermista - Sanzioni applicabili per l'abbattimento degli animali - Artt. 6 e 30 L. n.157/1992.
L'art. 30, comma secondo, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 stabilisce che in materia di imbalsamazione e tassidermia si applicano le medesime sanzioni comminate per l'abbattimento degli animali le cui spoglie sono oggetto del descritto trattamento, con la conseguenza che, trattandosi di norma di carattere generale, essa si applica a tutti i detentori di spoglie impagliate o imbalsamate di animali appartenenti a specie protette (Sez. 3, n. 9490 del 03/02/2005, Bianchizza). Tale orientamento trova conforto nell'articolo 6, terzo comma, della legge n. 157 del 1992 che per i tassidermisti, oltre alle sanzioni previste per chi detiene illecitamente esemplari di specie protette (ribadendosi così che è illecito per tutti detenere esemplari imbalsamati di specie protette), prevede anche l'obbligo di segnalare alla autorità competente le richieste di impagliare o imbalsamare spoglie di specie protette pena la revoca della autorizzazione a svolgere la attività di tassidermista.
AREE PROTETTE - Divieto dì caccia e di introduzione di armi da sparo - Area protetta - Parco naturale - Obbligo di tabellazione o perimetrazione dell'area - Artt. 11 e 30 L. n. 394/1991.
Ai fini della configurabilità o meno del reato di cui agli articoli 11, comma 3, e 30, commi 1 e 8, della legge n. 394 del 1991, i divieti di esercizio venatorio e di ingresso con armi in un'area protetta sita all'interno di un parco regionale sono efficaci ed opponibili ai privati a condizione che l'area sia perimetrata da apposita tabellazione che ne renda visibili i confini, atteso che la normativa in deroga, prevista dall'art. 10 della L. 6 dicembre 1991, n. 394 per i parchi nazionali, è inapplicabile ai parchi regionali ove la relativa legge istitutiva preveda un obbligo di tabellazione o perimetrazione dell'area (Sez. 3, n. 1989 del 10/12/2009, dep. 2010, Netti).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Principio del cumulo materiale delle sanzioni - Concorso tra norma penale statale ed illecito amministrativo regionale - Operatività della norma penale statale "sussidiaria" - Diversità di fatti regolati - Rapporto di specialità bilaterale - Applicazione entrambe le norme.
Qualora una legge regionale preveda una sanzione amministrativa, è applicabile, nel concorso tra sanzione penale ed amministrativa, soltanto quella penale, come stabilito dall'art. 9, comma 2, della legge 24 novembre 1981, n. 689, mentre trova attuazione esclusivamente la pena predisposta dalla legislazione regionale, quando i divieti da essa previsti coprano condotte non tipizzate dalla fattispecie penale (e, quindi, quando i limiti fissati dalla legge regionale siano più restrittivi di quelli statali) perché, in tal caso, la sanzione criminale non può essere irrogata a soggetti che abbiano rispettato il precetto statale (Sez. 3, n. 9400 del 12/05/1992, Sgaggero, opzione sostanzialmente convalidata da Sez. U, n. 1766 del 12/02/1993, Tognetti). Fermo restando che nell'ipotesi di diversità di fatti regolati rispettivamente dalla legge statale e da quella regionale nonché nell'ipotesi di rapporto di specialità bilaterale tra norma regionale prevedente sanzioni amministrative e norma penale statale, devono trovare applicazione entrambe le norme.
(riforma sentenza del 12/02/2015 TRIBUNALE DI UDINE) Pres. AMORESANO, Rel. DI NICOLA, Ric. Zanetti
sul ricorso proposto da Zanetti Daniele, nato a Tolmezzo il 27-09-1988;
avverso la sentenza del 12-02-2015 del tribunale di Udine;
udito per il ricorrente l'avv. Raffaele Condemi, in sostituzione dell'avv. Paolo Viezzi, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta l'inosservanza o l'erronea applicazione della legge penale (articolo 606, comma 1, lettere b) ed e), del codice di procedura penale in relazione all'articolo 192 stesso codice e all'articolo 621 del codice di procedura penale civile) nella parte in cui la sentenza impugnata ha illogicamente attributo all'imputato la detenzione delle spoglie degli animali imbalsamati rinvenuti nella sua abitazione di residenza, Assume che, nel corso del procedimento, la difesa aveva sostenuto che la detenzione degli animali impagliati, oltre a non configurare alcun illecito penale, non poteva essere attribuita al sig. Daniele Zanetti bensì al padre Sergio.
Sostiene che l'art. 7, comma 4, della L.R. Friuli Venezia Giulia n.26 del 2002 stabilisce che "le sanzioni amministrative pecuniarie ... si applicano anche nei confronti di coloro che detengono esemplari imbalsamati senza l'osservanza delle disposizioni previste dalla presente legge" ... ovvero a chi viola il divieto di "detenzione di soggetti non provenienti da attività di tassidermia autorizzata" (articolo 6, comma, 8), con la conseguenza che il problema del concorso apparente avrebbe richiesto la verifica, nella specie inadempiuta, dell'esistenza di un'area comune, tra le condotte descritte nelle norme concorrenti.
1. Il ricorso e parzialmente fondato nei limiti e sulla base delle considerazioni che seguono.
Detto principio è dunque inapplicabile nei casi di concorso tra norma penale statale ed illecito amministrativo regionale, tanto che, sebbene la questione non risulta essere stata sottoposta a scrutinio di costituzionalità, la disposizione dell'articolo 9, comma 2, della legge n. 689 del 1981 è stata ritenuta incompatibile con la Costituzione se interpretata nel senso che consentirebbe di paralizzare l'operatività della norma penale statale "sussidiaria" (il riferimento è all'inciso contenuto nel'articolo 9, comma 2, "salvo che quest'ultima sia applicabile solo in mancanza di altre disposizioni penali") quando la situazione di fatto sia disciplinata anche da una fattispecie sanzionatoria amministrativa regionale: in tal modo, si verificherebbe una depenalizzazione territorialmente circoscritta ad opera della norma amministrativa regionale, ferma restando l'applicabilità della norma penale residuale nel restante territorio nazionale, per cui è apparso chiaro il contrasto con il principio costituzionale che preclude alle Regioni la possibilità di rendere inoperanti, nel proprio territorio, norme penali statali, con la conseguenza che, allo scopo di evitare il rischio di incostituzionalità della norma, è stata proposta, non senza una forzatura semantica, una diversa lettura, secondo la quale il comma 2 dell'articolo 9 della legge n. 689 del 1981 ripristinerebbe, invece di risolvere un caso di concorso apparente di norme, il principio del cumulo materiale delle sanzioni, soluzione tuttavia che presterebbe il fianco a controindicazioni derivanti dall'interpretazione delle fonti convenzionali (Corte EDU, 4 marzo 2014, Grande Stevens c. Italia), per cui sarebbe preferibile l'approdo cui è già giunta la giurisprudenza di legittimità quando ha chiarito che, qualora una legge regionale preveda una sanzione amministrativa, è applicabile, nel concorso tra sanzione penale ed amministrativa, soltanto quella penale, come stabilito dall'art. 9, comma 2, della legge 24 novembre 1981, n. 689, mentre trova attuazione esclusivamente la pena predisposta dalla legislazione regionale, quando i divieti da essa previsti coprano condotte non tipizzate dalla fattispecie penale (e, quindi, quando i limiti fissati dalla legge regionale siano più restrittivi di quelli statali) perché, in tal caso, la sanzione criminale non può essere irrogata a soggetti che abbiano rispettato il precetto statale (Sez. 3, n. 9400 del 12/05/1992, Sgaggero, Rv. 191922, opzione sostanzialmente convalidata da Sez. U, n. 1766 del 12/02/1993, Tognetti, Rv. 192492).
Come emerge dal testo della sentenza impugnata, è stato accertato che il ricorrente illecitamente deteneva, nella sala da pranzo, tutti imbalsamati, seguenti esemplari di avifauna selvatica particolarmente protetta : 2 esemplari di poiane, 2 di picchio rosso maggiore, 2 di verdone (carduelis chloris),1 esemplare di zigolo giallo (emberiza citrinella); nonché esemplari di fauna non cacciabile: 1 ciuffolotto, 1 peppola, 2 fringuelli, 1 cinciallegra, 1 cincia bigia, 2 cinciarelle, 2 passeri domestici, 1 codirosso, 1 picchio muratore, 1 di faina.
Sul punto, questa Sezione ha già affermato, come lo stesso ricorrente mostra di essere consapevole, che l'art. 30, comma secondo, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 stabilisce che in materia di imbalsamazione e tassidermia si applicano le medesime sanzioni comminate per l'abbattimento degli animali le cui spoglie sono oggetto del descritto trattamento, con la conseguenza che, trattandosi di norma di carattere generale, essa si applica a tutti i detentori di spoglie impagliate o imbalsamate di animali appartenenti a specie protette (Sez. 3, n. 9490 del 03/02/2005, Bianchizza, Rv. 231220).
Si tratta di un orientamento che il Collegio condivide ed al quale occorre dare continuità perché trova solido conforto interpretativo nell'articolo 6, terzo comma, della legge n. 157 del 1992 che per i tassidermisti, oltre alle sanzioni previste per chi detiene illecitamente esemplari di specie protette (ribadendosi così che è illecito per tutti detenere esemplari imbalsamati di specie protette), prevede anche l'obbligo di segnalare alla autorità competente le richieste di impagliare o imbalsamare spoglie di specie protette pena la revoca della autorizzazione a svolgere la attività di tassidermista.
Invece, il Tribunale ha ritenuto la responsabilità del ricorrente per il semplice fatto che il Parco regionale in questione era stato istituito con L. Reg. Friuli Venezia Giulia n.42/1996, che il regolamento attuativo (n.42/99) prevedeva all'art.15 lett e) il divieto di introduzione di armi da caccia nel perimetro del Parco e che l'imputato, essendo conoscitore della zona nonché esperto cacciatore, avrebbe dovuto essere a conoscenza del divieto, infranto per non essersi arrestato all'alt intimatogli dalle forze di polizia.
Rigetta nel resto il ricorso. Così deciso il 23/11/2016
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