Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/06/07/la-cassazione-annulla-la-sentenza-di-condanna-dove-lalta-probabilita-di-sopravvivenza-del-paziente-coincide-con-una-percentuale-del-59/
Timestamp: 2019-09-22 20:55:34+00:00

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La Cassazione annulla la sentenza di condanna dove l’alta probabilità di sopravvivenza del paziente coincide con una percentuale del 59% – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
La Cassazione annulla la sentenza di condanna dove l’alta probabilità di sopravvivenza del paziente coincide con una percentuale del 59%.
Si segnala ai lettori del blog la recente sentenza n. 24922/2019 -depositata il 5.06.2019, con cui la Corte di Cassazione è tornata pronunciarsi sulla responsabilità penale del sanitario affrontando i temi della colpa mediante omissione e del nesso causale, giungendo ad una diversa pronuncia rispetto alle posizioni di garanzia dei due medici coinvolti nel processo.
La Corte di appello di Roma confermava la penale responsabilità dei due medici tratti a giudizio innanzi al Tribunale capitolino per rispondere dell’omicidio colposo della paziente.
In particolare, ai sanitari, avvicendatisi nella cura della paziente, veniva contestato di non aver correttamente individuato la causa del decadimento della condizioni cliniche della degente la quale, ad un mese dall’intervento chirurgico di asportazione di due miomi, continuava a mostrare sintomi di febbre e fuoriuscita di pus, dovuto ad una peritonite purulenta in atto causa efficiente della morte.
Il nucleo dell’incolpazione penale secondo l’impostazione accusatoria consiste nell’avere i sanitari sottovalutato negligentemente il dato clinico della paziente, omettendo, quindi, di effettuare gli opportuni esami strumentali che avrebbero consentito di individuare la patologia e somministrare una terapia idonea a contrastare l’infezione in atto evitando il peggioramento della peritonite ed il susseguente shocksettico che ha portato al decesso della donna.
Avverso la sentenza della Corte territoriale di Roma interponevano ricorso per cassazione le difese dei giudicabili, censurando il provvedimento de quocon plurimi motivi di doglianza per vizio motivazionale e violazione di legge impingenti il travisamento delle prova e l’errato apprezzamento della prova scientifica sul nesso causale la cui sussistenza non sarebbe stata accertata correttamente secondo lo schema logico-giuridico del giudizio controfattuale.
La Suprema Corte ha accolto i ricorsi annullando la sentenza impugnata con effetto definitivamente assolutorio per il sanitario in quanto nel momento in cui eseguì la visita l’exitussi presentava già come irreversibile; diversamente, per il medico che aveva visitato la paziente nei giorni precedenti, è stato disposto l’annullamento con rinvio per nuovo giudizio indicando i principi di diritto cui si dovrà uniformare la Corte distrettuale nello scrutinare la condotta omissiva (colpa) ed il nesso eziologico.
Di seguito si riportano i passaggi di maggiore interesse per gli operatori di diritto e gli operatori del settore sanitario, estratti dal compendio motivazionale della sentenza in commento:
Il travisamento della consulenza tecnica del PM:
“il giudice a quo non ha fatto buon governo dei principi appena delineati. La Corte d’appello ha infatti argomentato nel senso che, secondo quanto accertato dai consulenti tecnici del PM, la data del 3 dicembre era quella a partire dalla quale i medici sarebbero stati nelle condizioni di poter ipotizzare che la deiscenza della ferita stesse evolvendo in peritonite, ovvero che il pus maleodorante provenisse dalle viscere e non dalla ferita. I giudici hanno altresì affermato l’irrilevanza della condotta assunta dal (omissis)il 10 dicembre poiché, a fronte dell’irreversibilità della situazione registrata il giorno successivo, anche ove il giorno 10 fosse stata formulata una corretta diagnosi, la stessa non avrebbe potuto modificare l’evoluzione della vicenda ed impedire la morte ovvero produrre l’allungamento della vita. Hanno quindi limitato alle visite del 5, 7 e 8 dicembre il perimetro temporale della condotta colposa dei prevenuti, sostenendo appunto che nel corso di tali visite gli imputati avrebbero potuto e dovuto rendersi conto della gravità della situazione (evoluzione della ferita in peritonite) ed apprestare le cure del caso.
L’errata applicazione del giudizio controfattuale sul nesso di causalità fra condotta colposa ed evento lesivo:
“Tuttavia, la motivazione è carente e non conforme ai principi di diritto dianzi accennati in tema di accertamento del nesso di causalità, con specifico riferimento all’ambito della colpa medica, nella parte in cui i giudici di merito si limitano a sostenere che una corretta diagnosi dei medici, nelle date indicate,avrebbe consentito di salvare la vita alla (omissis) in termini di «elevata probabilità ed in particolare in termini maggiori del 59%», secondo quanto riferito dai consulenti tecnici del PM.
Si tratta di un’affermazione chiaramente erronea, oltre che manifestamente illogica e contraddittoria, essendo evidente che una percentuale intorno al 59% non può costituire indice di “elevata probabilità” di sopravvivenza, non fosse altro perché residuerebbe una altrettanto elevata percentuale di morte della paziente pari al 41%.
Soprattutto, l’argomentazione adottata dalla Corte territoriale trascura di considerare i precisi insegnamenti della Suprema Corte in tema di nesso causale, riguardo alla necessità, come si ricordava innanzi, di corroborare i dati statistici provenienti dalle leggi scientifiche utilizzate, con precisi elementi fattuali, di carattere indiziario, idonei a comprovare, con elevato grado di credibilità razionale, che una tempestiva diagnosi dei medici avrebbe certamente salvato la vita della paziente.Nulla di tutto questo è presente nella sentenza impugnata, al di là di generiche considerazioni sulla giovane età, sulla “tempra forte” e sulle buone condizioni di salute della (omissis), che evidentemente non possono spostare più di tanto un dato percentuale di mortalità (intorno al 41%) particolarmente elevato.
In definitiva, l’analisi sul nesso eziologico – con particolare riguardo, nella specie, al giudizio controfattuale corrispondente al quesito: l’evento non si sarebbe verificato se la diagnosi fosse stata tempestiva? – è stata svolta dai giudici di merito in termini assolutamente erronei ed insoddisfacenti, trascurando di pervenire, fra l’altro, ad un attendibile giudizio esplicativo in ordine al momento esatto di insorgenza della malattia e al decorso della stessa, indispensabile per verificare in termini di alta probabilità logica se, ipotizzandosi come realizzata la condotta dovuta dal sanitario, l’evento lesivo sarebbe stato ragionevolmente evitato o differito con (umana) certezza (cfr. Sez. 4, n. 5901 del 18/01/2019, OLIVA PAOLO C/ NAVARRA GIUSEPPE, Rv. 275122).”
Rassegna giurisprudenziale in materia di responsabilità medica omissiva e nesso eziologico tra omissione ed evento lesivo:
Cassazione penale sez. IV, 22/06/2018, n.47748:
L’errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca a inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si addivenga a un inquadramento erroneo ma anche qualora si ometta, di eseguire o disporre controlli e accertamenti doverosi, ai fini di una corretta formulazione della diagnosi. D’altronde, allorché il sanitario si trovi di fronte a una sintomatologia idonea a condurre alla formulazione di una diagnosi differenziale, la condotta è colposa allorquando non si proceda alla stessa e ci si mantenga invece nell’erronea posizione diagnostica iniziale.
Cassazione penale sez. IV, 10/05/2012, n.20650:
Cassazione penale sez. IV, 06/11/2007, n.840:
Pugno duro della Cassazione contro l’utilizzo abusivo dell’altrui casella... Reati tributari: per la Cassazione l’indagato che ha subito l’ablazione...

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