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Timestamp: 2020-06-01 08:33:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24345 del 29/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24345 del 29/11/2016
Cassazione civile sez. VI, 29/11/2016, (ud. 04/10/2016, dep. 29/11/2016), n.24345
sul ricorso 13262-2013 proposto da:
R.G.L., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA G. MERCALLI 6, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO
MARIA LEVANTI, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE PEDARRA
UNICREDIT CREDIT MANAGEMINT BANK S.P.A., in persona del legale
B. BUOZZI 77, presso lo studio dell’avvocato FILIPPO TORNABUONI,
rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO LATERZA, giusta procura
ITALFONDIARIO S.P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
BRESSANONE 3, presso lo studio dell’avvocato MARIA LUISA CASOTT1
CANTATORE, che la rappresenta e difende giusta delega in calce al
FALLIMENTO R.G., D.A.;
avverso la sentenza n. 385/2012 della CORTI D’APPELLO di BARI, emessa
e depositata il 30/03/2012;
udito l’Avvocato Casotti Cantore Maria Luisa, per la controricorrente
Italfondiario s.p.a., che si riporta agli scritti;
udito l’Avvocato Filippo Tornabuoni (delega Avvocato Paolo Laterza),
per la controricorrente Unicredit Bank, che si riporta agli scritti.
p.1. R.G.L. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del 30 marzo 2012, con la quale la Corte d’Appello di Bari – nel contradditorio di Italfondiario s.p.a., nella qualità di mandataria di Castello Finance s.r.l. e di Intesa San Paolo s.p.a. e nella contumacia di D.A. e del Fallimento R.G. – ha rigettato il suo appello principale ed accolto quello incidentale di UniCredit Banca s.p.a. sulle spese giudiziali avverso la sentenza n. 672 del 2007, resa in primo grado dal Tribunale di Foggia.
p.2. Al ricorso che non indica le parti contro cui è stato proposto, ma è stato notificato a UniCredit Banca s.p.a., Italfondiario s.p.a., Fallimento R.G. e D.A., hanno resistito con separati controricorsi la s.p.a. Italfondiario e la s.p.a. UNICREDIT Credit Management Bank, mentre non hanno svolto attività difensiva la Ariano e il detto Fallimento.
p.3.1. In via preliminare si rileva che la mancata indicazione delle parti è supplita dalla circostanza che nello stesso ricorso, in chiusura le relate dei notificazione evidenziano dette parti nei termini di cui si è detto (in termini: Cass. n. 18512 del 2007; (ord.) n. 19156 del 2010).
p.3.2. L’illustrazione dell’unico motivo di ricorso – deducente congiuntamente “violazione art. 360, prima parte, n. 3 e 4 in relazione all’art. 107 c.p.c., art. 270 c.p.c., comma 2 e art. 140 c.p.c., comma 2 – si fonda sul tenore ed il contenuto di un atto di chiamata in causa che si dice notificato da Unicredit Banca s.p.a. “nell’indirizzo ove veniva notificata la sentenza di primo grado prontamente impugnata come se la notifica giunta a buon fine di un secondo atto fosse sanante d precedenti nullità!”, ma – in disparte la scarsa chiarezza dell’assunto – si omette di trascrivere il suo contenuto direttamente o di riprodurlo indirettamente, indicando a quel parte dell’atto corrisponda l’indiretta riproduzione, e, soprattutto – a parte una non chiara allusione successiva alla relata di notifica “depositata in copia dalla controparte”, che non è precisata in alcun modo – si omette di indicare se e dove la relata sia stata prodotta in questa sede di legittimità, al fine di poter essere esaminata dalla Corte.
Il motivo si fonda, inoltre, come si dichiara successivamente evocando espressamente l’art. 366 c.p.c., n. 6 sulla sentenza di primo grado, su un’ordinanza del Tribunale di Foggia emessa nei procedimenti riuniti nn. 2966/96 e 2943/96, ma anche di tali atti non si fornisce l’indicazione specifica, dato che ci si astiene dalla riproduzione diretta od indiretta del contenuto e, soprattutto, dall’indicare se e dove detti atti siano stati prodotti e siano esaminabili in questo giudizio di legittimità.
Risultano, in conseguenza, violati i termini richiesti proprio in questo sensi da consolidata giurisprudenza della Corte per l’adempimento dell’onere di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6.
Tali termini sono stati precisati nel senso su indicato già da Cass. (ord.) n. 22303 del 2008 e Cass. sez. un. n. 28547 del 2008 e successivamente ribaditi da copiosa giurisprudenza, che ha evidenziato come l’art. 366, n. 6 rappresenta il precipitato normativo del c.d. principio di autosufficienza dell’esposizione del motivo di ricorso per cassazione: Cass. n. 7455 del 2013, ex multis.
p.3.3. Si deve, poi, aggiungere che, in ragione della mancanza di individuazione dei profili contenutistici degli atti su cui si fonda, il motivo risulta anche assolutamente carente di specificità e, per tale ragione ulteriormente inammissibile (Cass. n. 4741 del 2005).”.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione alle due parti resistenti delle spese del giudizio di cassazione, liquidate, a favore di ognuna, in Euro tremiladuecento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 Cass. 
 art. 360
 art. 270
 art. 140
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 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 art. 13
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