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Timestamp: 2017-08-23 21:28:12+00:00

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tesi di alcuni punti sulla locazione e ricerche evidenziate sul mio sito | Enzo62's Weblog
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assegnazione casa ppolare dopo la separazione »
tesi di alcuni punti sulla locazione e ricerche evidenziate sul mio sito
ALCUNI PUNTI CONTROVERSI IN MATERIA DI LOCAZIONE
Relatore :magistrato di cassazione .
1. Fin dalla sentenza 24 aprile 1981 n. 2469 la S.C. ha affermato che in tema di disciplina
transitoria delle locazioni d’immobili urbani – come stabilita dal titolo secondo della legge 27 luglio
1978 n. 392 (cosiddetta sull’“equo canone”) – la mancanza di qualsivoglia incompatibilità di ordine
logico-concettuale tra la sanatoria della morosità come regolata dalla norma processuale dell’art. 55
e le locazioni non abitative come richiamate dalla norma, anch’essa di natura processuale, di cui
all’art. 74; la perentorietà di tale richiamo, senza riserve o limitazioni; la corrispondenza tra la
lettera e la ratio della norma, escludono una interpretazione riduttiva dell’istituto della sanatoria
della morosità, come descritto all’art. 55; esso, di conseguenza, è applicabile anche con riferimento
alle locazioni di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione. Così inaugurando un filone
giurisprudenziale che ha trovato continue conferme (Cass. 25 giugno 1983 n. 4371; id. 20 aprile
1984 n. 2594; id. 27 novembre 1986 n. 6995; id. 17 aprile 1987 n. 3791; id. 15 marzo 1991 n. 2772)
con riguardo alla disciplina transitoria, ma che è stato esteso anche a quella ordinaria e, cioè, alle
locazioni non abitative stipulate successivamente all’entrata in vigore della l. n. 392 del 1978, nei
riguardi delle quali, in mancanza dell’espresso richiamo di cui all’art. 74 l. cit., poteva invocarsi
solo la mancanza di esplicite limitazioni e, soprattutto, di qualsivoglia incompatibilità di ordine
logico-concettuale (Cass. 26 luglio 1986 n. 4799; in senso conforme Cass. 21 settembre 1988 n.
5182).
Tuttavia, dopo che le S.U. della Corte di Cassazione hanno limitato alle locazioni abitative la
predeterminazione legale tipica della gravità dell’inadempimento del conduttore ex art. 5 l. cit.,
escludendo che tra l’art. 5 e l’art. 55 esista un nesso di interdipendenza tale da condizionare
l’applicabilità della sanatoria prevista da quest’ultimo alla vigenza del criterio valutativo posto dal
primo (Cass., sez. un., 28 dicembre 1990 n. 12210), la Terza Sezione della Corte ha mutato
indirizzo, affermando che, a differenza del regime transitorio delle locazioni urbane disposto dalla
legge n. 392 del 1978 (art. 74), nel regime ordinario, in mancanza di un onnicomprensivo richiamo,
l’art. 55 della detta legge – senza porsi in contrasto con il principio di eguaglianza ex art. 3 Cost. –
consente al conduttore di sanare la morosità dei canoni soltanto con riguardo alle locazioni per uso
abitativo indicate dall’art. 5 della legge e non è, quindi, applicabile alle locazioni per uso non
abitativo, che sono assoggettate ad una autonoma disciplina alla quale possono essere estese solo le
norme sulle locazioni abitative espressamente richiamate, tra le quali non rientra quella del citato
articolo (Cass. 28 febbraio 1992 n. 2496, Giust. civ. 1994, I, 593, con nota di N. Izzo).
Questa pronuncia si è uniformata alla giurisprudenza di merito di gran lunga prevalente ed alla
migliore dottrina (vedile citate nella nota di Izzo sopramenzionata, nonché nella nota redazionale a
Cass. n. 2594 del 1984, in Foro it. 1985, I, 1159), fin dall’entrata in vigore della legge sull’equo
canone concordi nel ritenere l’inammissibilità della sanatoria ex art. 55 sia per il regime transitorio
che per quello ordinario; ancorché nella pronuncia delle S.U. si affermi, per le locazioni non
abitative, che resta ferma la possibilità per il conduttore inadempiente di sanare la mora con la
modalità dell’art. 55. Questa precisazione, recepita anche nella massima ufficiale, è stata ritenuta
“più che l’enunciazione di un ulteriore principio di diritto … una deduzione argomentativa priva
però di qualsiasi valore ai fini nomofilattici perché estranea alla fattispecie oggetto della
controversia decisa” (IZZO, op. loc. cit.).
Siccome però la massima è stata puntualmente ribadita, nella sua interezza, da successive
pronunce della stessa Terza Sezione (20 gennaio 1993 n. 659; id. 24 giugno 1993 n. 7002), è
auspicabile l’intervento chiarificatore delle S.U., anche perché non sembra decisiva neppure la
recente pronuncia della Corte Costituzionale (ord. 23 dicembre 1993 n. 461) la quale, dichiarando la
manifesta infondatezza della questione di legittimità dell’art. 55 nella parte in cui esclude
l’applicabilità della sanatoria alle locazioni non abitative in regime ordinario, si limita a parlare di
tale “più restrittiva linea interpretativa”.
2. Sul tema dell’applicabilità, ai contratti di locazione aventi per oggetto alloggi di edilizia
economica e popolare, della sanatoria di cui all’art. 55, l. n. 392 del 1978, non sussistono precedenti
di legittimità. Fra i giudici di merito, si rinviene invece il decreto 13 gennaio 1983 del Pretore di
Como il quale dichiara inammissibile il decreto ingiuntivo con ordine di rilascio ex art. 32 R.D. n.
1165 del 1938 nei confronti dell’assegnatario di alloggio I.A.C.P. per incompatibilità con il sistema
introdotto dalla l. n. 392 del 1978 ed, in particolare, per l’impossibilità di applicare la speciale
procedura di cui all’art. 55 cit., stante il differimento del contraddittorio ad un’eventuale fase
successiva di opposizione del conduttore, tenuto invece a sanare la morosità entro il breve termine
di opposizione di 20 giorni, pena, in caso contrario, l’esecutività del provvedimento di rilascio
(Foro it., 1984, I, 3064). In via generale, per l’applicabilità della l. n. 392 del 1978 alle locazioni
degli alloggi I.A.C.P., v. pure Conc. Piacenza, 1° ottobre 1983 (Arch. loc. 1983, 775); Pret. Foggia,
11 novembre 1985 (Arch. loc. 1986, 144, con riguardo specificamente all’art. 56). In senso
contrario. Trib. Milano, 15 settembre 1983 (Loc. urb. 1984, 61) e Pret. Aversa, 9 gennaio 1986
(Foro it., 1987, I, 183).
Successivamente, con lucida ed analitica ordinanza 29 giugno 1990 (Rass. equo can. 1991, 187
con nota di F. Trifone), il Tribunale di Roma ha sollevato questione di legittimità costituzionale
dell’art. 32 t.u. sull’edilizia popolare ed economica approvato con R.D. 28 aprile 1938 n. 1165 – il
quale riconosce al decreto ingiuntivo di pagamento, emesso dal giudice su ricorso dello I.A.C.P.
contro l’inquilino moroso, natura di titolo esecutivo per lo sfratto e per l’esecuzione sui beni mobili
del debitore – per irrazionale disparità di trattamento tra gli inquilini di alloggi di edilizia pubblica e
quelli di edilizia privata, in relazione alla concessione di un termine per sanare la morosità e per la
possibile lesione del diritto di difesa a causa delle difficoltà e della brevità del termine per
l’opposizione al decreto di sfratto immediatamente esecutivo. Il giudice delle leggi, con sentenza 19
novembre 1991 n. 419 (Giust. Civ., 1992, I, 313, con accurata nota di N. Izzo) ha ritenuto non
fondata la questione (richiamando la precedente pronuncia 23 dicembre 1969 n. 159 con la quale
aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dei commi 3 e 7 dell’art. 32 R.D. n. 1165 del 1938,
nelle parti in cui, per il pagamento dei canoni scaduti e per l’opposizione al decreto ingiuntivo)
fissavano termini diversi da quelli previsti dall’art. 641 c.p.c. per l’ordinario procedimento
ingiuntivo), in considerazione dell’interesse pubblico perseguito (accordare all’Istituto una
procedura particolarmente rapida per il recupero dei canoni ed il rilascio dell’alloggio) e della non
identità di situazione tra inquilino di privata abitazione e concessionario di alloggio popolare. Ma
questa volta la Corte Costituzionale ha aggiunto qualcosa di molto interessante, prospettando il
dovere del legislatore di sostituire la disciplina del 1938 con altra più rispettosa della odierna
rilevanza costituzionale del diritto all’abitazione, che ha portata generale e supera la separazione tra
edilizia pubblica e privata, specie considerando che la sopravvenuta l. n. 392 del 1978 ha
ridisciplinato organicamente l’intera materia locatizia ed, in particolare con gli artt. 55 e 56, la
situazione del conduttore moroso, concedendogli la possibilità di una sanatoria dell’inadempienza
preclusiva dell’eventuale risoluzione del rapporto.
3. In tema di morosità parziale esiste una sola pronuncia della Cassazione, secondo la quale
qualora il conduttore si avvalga del meccanismo di sanatoria previsto dall’art. 55 l. 392 del 1978 per
ridurre solo in parte la morosità, resta escluso che la inadempienza residua sia suscettibile di una
nuova verifica, da effettuarsi successivamente alla prima udienza, della sua importanza secondo i
parametri predeterminati dall’art. 5 della citata legge al fine di giustificare la risolubilità del
contratto (Cass. 15 marzo 1989, Foro it. 1989, I, 1825, con nota di D. Piombo; Giust. civ. 1989, I,
2112, con nota di G. Grasselli e Rass. equo can. 1989, 48, con nota di G. Spagnuolo). Pronuncia in
linea con il precedente indirizzo della stessa Corte (Cass. 27 novembre 1986 n. 6995 e 16 luglio
1986 n. 4598, Foro it. 1987, I, 2831 e 113), seguito da diversi giudici del merito (Trib. Genova 6
marzo 1987 e Pret. Chieti 22 aprile 1988, Arch. loc. 1988, 157 e 437).
Sotto il profilo processuale, Pret. Firenze 13 marzo 1987 (Arc. loc. 1987, 379) afferma che
quando la morosità residuale dopo la scadenza del termine di grazia riguardi solo le spese
processuali, deve escludersi l’emissione dell’ordinanza di convalida (in senso conforme Pret.
Verona 29 maggio 1985, Foro it. 1986, I, 388, mentre Pret. Brindisi, ord. 16 febbraio 1988, id.
1988, I, 608, la esclude anche se il mancato pagamento riguardi gli interessi di mora).
Ma l’aspetto più delicato riguarda il caso in cui il conduttore intimato, contestando ma solo in
parte l’ammontare della dedotta morosità, chieda di avvalersi dell’art. 55 l. n. 392 del 1978 per il
pagamento non già della somma indicata dal locatore, ma di quella minore riconosciuta. Il problema
è stato affrontato ex professo in una pronuncia di merito, secondo la quale ove il conduttore, cui sia
stato intimato sfratto per morosità, contesti in parte il debito e chieda un termine per sanare la
morosità relativamente alle somme che non contesta di dovere, non può concedersi il termine di
grazia previsto dal 2° comma dell’art. 55 l. n. 392 del 1978, bensì quello di cui all’art. 666 c.p.c..
Peraltro, qualora lo stesso conduttore abbia chiesto in subordine il termine di cui all’art. 55 cit. per
pagare l’intera somma richiesta dal locatore, può concedersi questo termine alternativamente a
quello previsto dall’art. 666 c.p.c.; con la conseguenza che se il conduttore versa entro tale ultimo
termine il canone non contestato, lo sfratto nei suoi confronti non può essere convalidato, ma egli
può essere condannato al rilascio se nel prosieguo del giudizio si accerti l’infondatezza delle sue
eccezioni; laddove la sanatoria della morosità prevista dall’art. 55., esclude senz’altro la risoluzione
del contratto per inedempimento del conduttore (Pret. Milano, ord. 10 maggio 1983, Arch. loc.
1983, 534).
Pronuncia in sintonia con la diffusa tesi che l’art. 55 presupponga la totale mancanza di
contestazione sul punto che il canone astrattamente dovuto sia quello preteso dal locatore (in caso
contrario sorgerebbe una controversia sul canone dovuto) e si contesti solo che una parte della
somma richiesta sia già stata pagata; mentre se sussiste controversia fra le parti sul quantum
debeatur per sanare la morosità, allora potrebbe trovare applicazione, nell’ambito del procedimento
di convalida, la disposizione dell’art. 666 c.p.c. (AA.VV., Equo canone, Cedam, 1978, p. 1233;
AA.VV., Le locazioni di fronte al giudice, Giuffrè, 1981, p. 208). Ma già il GARBAGNATI (I
procedimenti d’ingiunzione e per convalida di sfratto, p. 325) ritiene che il maggior termine di cui
all’art. 55 cit. abbia sostituito quello di 20 giorni del primo comma dell’art. 666 c.p.c.. E lo stesso
pretore milanese di cui all’ordinanza sopracitata, rimeditando la questione, ha rilevato che la
disposizione dell’art. 666 aveva senso in un sistema caratterizzato dalla possibilità, per il giudice, di
valutare discrezionalmente l’importanza dell’inadempimento ex art. 1455 c.c., ma che nel quadro
(delineato dalla l. n. 392 del 1978) della predeterminazione ex lege della gravità
dell’inedempimento (per le locazioni abitative) avrebbe potuto produrre effetti perversi; ed ha
conseguentemente proposto di riconoscere l’applicabilità dell’art. 55 l. cit. anche quando il
conduttore moroso offra in sanatoria una somma (non contestata) inferiore a quella pretesa dal
locatore, salvo a verificare, una volta effettuato il pagamento, se questo copra “l’importo dovuto
effettivamente” e sia quindi idoneo ad impedire la risoluzione del contratto (D. PIOMBO,
Procedimento di sfratto per morosità e legge 392/78, nota a Cass. n. 1303 del 1989, in Foro it.
1989, I, 1826). Ma il ripensamento mi lascia perplesso, suscitando più difficoltà di quelle che
pretende risolvere.
4. Richiamando un principio giurisprudenziale affermato con riguardo all’art. 36 l. n. 253 del
1950 e confrontandolo con l’istituto, introdotto dalla legge sull’equo canone, della fissazione della
data di esecuzione dello sfratto, da indicarsi da parte del giudice di cognizione in una con il
provvedimento che dispone il rilascio (art. 56 l. n. 392 del 1978), la Cassazione ha ribadito che il
provvedimento con il quale il giudice, nel disporre il rilascio dell’immobile locato, fissa la data
dell’esecuzione, ex art. 56 cit., non incide sulla data di cessazione del rapporto, che rimane quella
accertata nella sentenza che ordina il rilascio, nè esclude la mora del conduttore per il periodo
successivo a questa, essendo conseguente non solo all’accertamento delle difficoltà di reperimento
di altro immobile ma anche alle condizioni del locatore ed alle ragioni del rilascio; tale
provvedimento esaurisce, dunque, i suoi effetti sul piano processuale senza pregiudicare il diritto
del locatore al corrispettivo convenuto fino alla riconsegna ed al risarcimento dei maggiori danni, ai
sensi dell’art. 1591 c.c., che il conduttore può evitare solo provando, ai sensi dell’art. 1218 c.c., che
la mancata riconsegna nel termine contrattuale è dipesa da impossibilità derivante da causa a lui non
imputabile (Cass. 9 agosto 1991 n. 8662, Giust. civ. 1992, I, 1395, con nota di Izzo; in senso
conforme già Cass. 26 ottobre 1989 n. 4429). Ed ha aggiunto che la responsabilità risarcitoria del
locatario, ai sensi dell’art. 1591 c.c., non resta esclusa, in difetto di espressa previsione, dai
provvedimenti normativi di sospensione o proroga dello sfratto, quali quelli resi, nell’ambito della
Regione Campania, dal d.l. 26 novembre 1980 n. 776, convertito in l. 22 dicembre 1980 n. 874, e
dal d.l. 30 dicembre 1985 n. 791, convertito in l. 28 febbraio 1986 n. 46, in quanto i medesimi
attengono alla fase esecutiva, sensa incidere sugli obblighi contrattuali del conduttore (Cass. 14
agosto 1991 n. 8842); né dalla proroga dei provvedimenti di rilascio degli immobili urbani locati per
uso non abitativo, ex art. 2 l. n. 15 del 1987 (Cass. 9 giugno 1992 n. 7096). Sull’argomento la
giurisprudenza di merito appare invece prevalentemente contraria all’indirizzo della Corte di
La vecchia dottrina è stata fin dall’inizio favorevole all’interpretazione della Cassazione, sia nel
vigore dell’art. 36 l. n. 253 del 1950 che dell’art. 4 l. n. 833, del 1969, ancorché nel primo si
affermasse che “il conduttore è tenuto alle obbligazioni che gli incomberebbero se il contratto di
locazione fosse ancora in vigore” e nel secondo che “è tenuto al pagamento di un corrispettivo
uguale a quello previsto dal contratto di locazione” (TABET, MIRABELLI, GIUDICEANDREA,
MICCIO).
Ma di recente, alla luce della disposizione del citato art. 56 l. n. 392 del 1978, si è ritenuto che
esso regola non le sole modalità dell’esecuzione per il rilascio, ma, in quanto demanda al giudice
della cognizione di stabilire il termine entro il quale il rilascio spontaneo deve avvenire, introduce,
sul piano sostanziale, un vero e proprio termine di adempimento per la riconsegna, prima della cui
scadenza il conduttore non è costituito in mora e non risponde dei danni per ritardata restituzione,
essendo già intervenuta valutazione giudiziale circa la non imputabilità di un ritardo nei limiti
riconosciuti preventivamente dal magistrato. Resta, per il conduttore, l’obbligo di pagamento
dell’intero canone e degli oneri accessori, secondo la previsione dell’art. 4 l. 31-3-1979 n. 93, che,
espressamente riferito alle sole locazioni ad uso di abitazione, enuncia un più generale principio
applicabile a tutte le locazioni immobiliari soggette alla disciplina della legge sull’equo canone. La
presunzione legale di inimputabilità del ritardo nella consegna sino alla data fissata dal giudice
cessa in tale momento e, per il periodo successivo, riprende in pieno l’applicazione dell’art. 1591
c.c. quanto al maggior danno (TRIFONE, Trattato Rescigno, pag. 498-499).
A me sembra giunto il momento di un ripensamento dell’intera questione, anche e soprattutto
da parte della Corte Suprema.
Il primo nodo da sciogliere è quello della valenza puramente processuale del termine di cui
all’art. 56, con la conseguenza che il conduttore è considerato in mora fin dalla scadenza del
contratto, anche se il diritto del locatore alla prestazione di rilascio non è attuabile in executivis. La
verità è, invece, che detto termine si configura come termine sostanziale di adempimento
dell’obbligo di restituzione, stante l’inconciliabilità logica e giuridica tra un’occupazione
dell’immobile autorizzata dall’ordinamento e l’operatività della mora.
Il punto di resistenza, sul piano concettuale, è nel concepire il protrarsi del rapporto locativo al
di là della scadenza contrattuale e, quindi, non più per volontà delle parti ma per disposizione della
legge e/o per statuizione del giudice.
Al riguardo, può essere sufficiente, a fronte della concezione risarcitoria unitaria dell’art. 1591,
che vede nel canone la misura minima del danno predeterminata dalla legge, ravvisare due distinte
prescrizioni: la c.d. perpetuatio obligationis, di natura corrispettiva, per la quale il conduttore è
tenuto alla corresponsione del canone fino all’effettiva riconsegna (ed, oltre al canone, a quasi tutte
le altre obbligazioni caratteristiche del rapporto, con riguardo, ad esempio, agli obblighi manutentivi
ed agli oneri accessori); e l’obbligazione risarcitoria, ontologicamente e teleologicamente distinta,
che sorge solo con lo scattare della mora.
A conforto di questa tesi è venuta anche la Corte Costituzionale che con la sentenza n. 22 del
1989 ha prospettato il concetto della “locazione di fatto”; e sul piano legislativo, gli artt., 1 bis e 7 l.
21 febbraio 1989 n. 61 che hanno stabilito, rispettivamente per le locazioni abitative e non, la
somma dovuta ai sensi dell’art. 1591 c.c. durante il periodo di sospensione (canone aggiornato con
maggiorazione percentuale).
Successivamente, la pronuncia n. 149 del 1992 del giudice delle leggi ha dichiarato
l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 d.l. n. 393 del 1987 nella parte in cui dispone che l’esonero
dall’obbligo risarcitorio ex art. 1591 c.c. in favore del conduttore di immobile non abitativo si
applica anche nell’ipotesi di insussistenza della difficoltà di reperire altro immobile idoneo (nello
stesso ordine di idee, già Trib. Milano, 23 dicembre 1991, Giust. civ. 1992, I, 1396, con nota di
Izzo, aveva affermato che la pendenza del termine ex art. 56 l. 392 del 1978 ed, a fortiori,
un’eventuale temporanea sospensione degli sfratti, non escludono necessariamente una
responsabilità, in concreto, del conduttore ex art. 1591 c.c., ove si accerti l’inesistenza delle ragioni
della tutela accordata con il differimento del rilascio).
Ma resta sempre la difficoltà, per me insuperabile, di concepire la mora del conduttore in
presenza di una norma o di un ordine del giudice che ne legittima la permanenza nell’immobile
Tuttavia la Cassazione ha anche recentissimamente ribadito la responsabilità del conduttore ex
art. 1591 c.c. per il periodo di ineseguibilità del provvedimento di rilascio a seguito delle dilazioni
disposte con il d.l. n. 393 del 1987 (conv. in l. n. 478 del 1987: Cass. 4 novembre 1993 n. 10887 e
18 gennaio 1994 n. 383).
È appena il caso di aggiungere, in conclusione, che l’esame delle problematiche inerenti all’art.
1591 trova il suo approfondimento e completamento con riguardo al pagamento dell’indennità per
la perdita dell’avviamento commerciale e correlato diritto di ritenzione, che esulano dal presente
discorso; per chi voglia approfondirle, mi sia concesso rinviare agli atti del IV Convegno Nazionale
della Rassegna dell’Equo Canone svoltosi a Maratea nello scorso novembre (v. Rass. equo can.,
1993, fasc. 4 e, segnatamente, la relazione introduttiva di M. VARRONE, La restituzione della cosa
locata; luci ed ombre, p. 353-366, arricchita dalle osservazioni della collega T. MASSA, p. 382-
384, che già aveva trattato il tema con acute anticipazioni nel seminario frascatano del settembre
1993). TRATTO DA APPUNTI IN RETE :Relatore: dott. Michele VARRONE consigliere della Corte di Cassazione
http://www.csm.it/quaderni/quad_96/qua_96_19.pdf
“* ricerche fatte sul mio sito:si consiglia l’indirizzo http://www.google.it/tag case popolari”
2.	enzuccio62 Dice:
agosto 24, 2011 alle 8:08 am | Replica modifica
Enzo62′s Weblog Just another WordPress.com weblog
« Articolo precedente ricerche su google.it ,a tutto il 3 settembre ,evidenziati per mezzo del mio sito www. enzo62.wordpress.com;tratto da http://www.google.it/tag case popolari
visualizzazioni fatte dai lettori nel mio sito,DA INIZIO NOVEMBRE 2007 A TUTTO AGOSTO E settembre 2011,ricerche evidenziate dal motore di ricerca e fatte su http://www.google.it/tag/case popolari, vedasi come evidenziato dal motore di ricerca ,in indirizzo:www. case popolari .it come d i seguito:
oggi 12 luglio 2011: * VISTO AUTOTUTELA *autotutela della pa *SILENZIO DAELLA PA *-se spetta al giudice ordinario l’esame determinazione canone locazione – e opposizione decreto ingiuntivo iacp canoni regressi –6
accordo integrativo territoriale e aggiuntivo per l’applicazione dell’art. 2 comma 3 legge 431/98 per la stipula dei contratti di locazione ad uso abitativo degli immobili di proprietà della regione lazio” -giurisdizione ordinaria determinazione canone locazione – case popolari sinonimo housing sociale
fac simile contratto caso d’uso 2 cache:ddbpaeeg33yj:enzo62.wordpress.com/tag /case popolari/2011/05/18/
Titolo- TOTALE visualizzazioni fatte sul mio sito dai lettori -l’isola-che-c’era, purtroppo -il-tempo-era-gia-deciso-da-altri; ossia quando-sarebbe-potuto-transitare-una-zattera-per-salirvi-sopra-non-avrei-mai creduto-che fosse così,o imposto in tal senso. Vedasi iacp opposizione rilascio ordinanza del Sindaco -2
sgombero alloggio edilizia residenziale pubblica occupanti senza senza titolo 2
decadenza da sospensione e proroga sfratto 2
denuncia penale obblighi assistenza familiare allontanamento domicilio –depenalizzato – articolo 570 –obbligo assistenza ai familiari – 2
lr 1/2010 piemonte norme ediliziazia pubblica “erp “_ 2
erp o ers – graduatoria assegnazioni case popolari e alloggi erp*EDILIZIA ABITATIVA PUBBLICA * comune di ambito territoriale n. 4 –
alloggi sociali ,comuni o assegnazione in subentro di alloggio iacp in caso di separazione ed i criteri per avere la casa sociale a canone moderato regolamento*
sentenze occupazione abusiva alloggio iacp assegnato,o non regolarizzato- 1
opposizione rilascio iacp- ,*sentenza di cassazione n. 5795 del 1993* 1
termini ricercati sul mio sito totale 54
il giudice con la sentenza di finita locazione pur accogliendo l’opposizione deve ordinare il rilascio pur se trattasi di edilizia popolare in occupazione senza titolo 2
criteri per avere diritto ad una casa popolare -programma segnalazione urp 2
ricorso gerarchico fac simile revisione straordinaria sfratto coatto casa popolare 2
iter per la decadenza alloggio erp, criterio di riparto giurisdizione opposizione decreto rilascio alloggio iacp l’efficacia ovvero l’esecuzione del provvedimento amministrativo può essere sospesa, in base alla legge 241/90 1-VEDERE IN RISCONTRO SU SENTENZA DI CASSAZIONE
quanto’e’ reddito annuo per edilizia residenziale pubblica? VEDASI LEGGE 457/78
copia documento di sfratto iacp ,albo on line comune 1
art. 700 c.p.c. per morosità conduttore ,decadenza alloggi erp 1
calcolo canone affitto di fondo rustico su reddito per case popolari di 5 membri quanti mq,occorrono ?
decadenza amministrativa alloggi erp per morosità e ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c presupposti rilascio abitazione locata ,vedasi lo stato di necessità della famiglia che abita nelle le case popolari –
anagrafe ,residenza ,casa comunale sn 1
termini ricercati sul mio sito 80
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Cercato Visualizzazioni fatte sul mio sito
subentro nell’assegnazione in locazione alloggi erp regionale in torino su domanda per emergenza abitativa e sentenze sulla prescrizione dei canoni locazione 2
opposizione al verbale per occupazione abusiva di alloggi iacp ,esposto/ricorso gerarchico contro la pa 1
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col nuovo piano casa di agosto 2011 come andrà con le vendite ater della legge 42 del 1991 – 3
http://www.formez.it;www.governo.it.Permalink: https://enzuccio62.wordpress.com/2011/07/13/828/,ricerche su mio blog ,con assiduità ,tesi di riferimento. 1
annamaria addante 2011 3
nuovo limite reddito convenzionale e.r.p. campania 1
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http://www.google.itwww.giustizia.it 1
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data 18 agosto 2011 visualizzazioni dei lettori sul mio sito:Cercato Visualizzazioni:
sentenza tar campania n. 7747 del 2006 Home page 5
Procedura per Assegnazione alloggi POPOLARI 4
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Alcuni riferimenti su domande IACP
2011-08-19 Cercato sul mio sito Visualizzazioni
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l’abolizione del criterio del valore normale si applica anche alle cessioni l. 560/93 1
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ricorso straordinario al presidente della repubblica fac simile, rilascio alloggio atc ricorso tar modello, occupazione senza titolo immobile intimazione bozza, ricorso per decreto di rilascio alloggio case popolari roma, spese condominiali atc prescrizione biennale
TESTI PIU’ RICERCATI E CONSIGLIATI DA MOTORE DI RICERCA IN ALTERNATIVA AL MIO SITO :IL MOTORE NE INDIRIZZA WWW.GOOGLE/TAG /CASE POPOLARI .IT
ricerche evidenziate dal motore di ricerca in indirizzo per mezzo del mio sito il sette settembre 2011
2 visite-1.enzo62 Dice: agosto 24, 2011 alle 8:11 am | Replica – modifica la ricerca ai lettori si indirizza su http://www.google.it
Tag: case sociale
This entry was posted on settembre 7, 2011 at 5:10 pm and is filed under Uncategorized.	You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
Una Risposta to “tesi di alcuni punti sulla locazione e ricerche evidenziate sul mio sito”
marzo 8, 2012 alle 4:42 pm | Rispondi
LO SCRIVENTE ,LASCIA LA FACOLTA’ RICERCA AI LETTORI :LA PIU’ CLICCATA SU 17.700 VISITE E’ STAT ATTO DI DIFFIDA STRAGIUDIZIALE .ALLOGGI ERP* IN DECADENZA DEI BENEFICI DI PUBBLICA UTILITA’.
*ERP = SICRONIMO DI EDILIZIA RESIDENZIALE POPOLARE
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