Source: https://iusletter.com/archivio/ricorso-durgenza-tutela-del-socio-minoranza/
Timestamp: 2019-09-15 09:51:14+00:00

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Il Tribunale di Milano si è espresso sul rapporto tra il rimedio ex art. 700 c.p.c. rispetto alla tutela di cui all’art. 2378 c.c. (in tema di impugnazione delle delibere assembleari), rilevando che il ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. ha ad oggetto una misura atipica anticipatoria dell’accertamento del diritto azionato nel giudizio di merito, con presupposti, petitum ed effetti diversi rispetto alle previsioni di cui all’art. 2378 c.c., così come diverse sono le azioni di merito collegate ai due rimedi.
Il ricorso ex art 700 c.p.c., azionato nel caso in esame, aveva ad oggetto l’adozione di una misura atipica anticipatoria dell’accertamento del diritto del socio di minoranza di esercitare i diritti amministrativi di partecipazione alle assemblee e di voto inerenti alle proprie azioni, in relazione alle specifiche eccezioni sollevate da controparte per paralizzare tali diritti.
Come già accennato nell’introduzione, il petitum dei due rimedi (sospensione della delibera viziata e ordine di consentire l’accesso alla assemblea e il voto) è differente, così come diverse sono le azioni di merito (impugnazione di delibera e accertamento dei diritti amministrativi inerenti al possesso di strumenti finanziari/azioni in relazione alle eccezioni sollevate dalla società) collegate ai due rimedi di natura cautelare.
Di conseguenza, anche il risultato della tutela sarà differente, in quanto con il ricorso ex art 700 c.p.c. pre-assembleare si chiede di consentire l’esercizio effettivo del diritto del socio in assemblea, mentre l’impugnativa della delibera viziata si configura come un rimedio che presuppone la già avvenuta lesione di quel diritto.
La specificità del ricorso ex art. 700 c.p.c. in questo contesto è proprio quella di evitare preventivamente la lesione di un diritto.
Ciò risulta ammissibile anche qualora l’ordinamento preveda rimedi ripristinatori/risarcitori della lesione consumata ontologicamente diversi dal rimedio preventivo: il rimedio atipico ex art. 700 c.p.c. non si sovrappone quindi alla tutela ex art. 2378 c.c..
Tale ricostruzione risulta suffragata, oltre che dalla lettura dell’art. 700 comma 1 c.p.c., anche da numerosi precedenti del Tribunale di Milano (ord. 11/7/2012 est. Galioto RG 48963/2012, decreto 16.7.2012 est. Dal Moro RG 51448/12, ord. Collegiale 29/3/2012 Pres est. Riva Crugnola RG 15897/2012).
In particolare, tra i precedenti debbono essere richiamate le considerazioni espresse nell’ordinanza 15897/2012 Pres. est Riva Crugnola, per la quale “sostenere che sia necessario attendere che il comportamento lesivo sia posto in essere per potervi in qualche modo reagire significa andare contro i principi autorevolmente posti dalla Corte Costituzionale nella sentenza 253 del 1994 – principi già affermati in precedenza nella sentenza 190 del 1985 – laddove si stabilisce che la parità delle parti non può e non deve essere alterata dal tempo necessario a far valere il diritto, per cui tutte le situazioni “giustiziabili” ex post devono godere di una tutela interinale volta a evitare che la durata del processo possa andare a danno di chi abbia ragione. In tal senso la disquisizione circa la esistenza di un diritto al momento in cui questa tutela interinale viene disposta e priva di rilevanza, dovendosi giudicare solo della esistenza di un pericolo”.
Le eccezioni sollevate dalla controparte sul tema sono state dunque rigettate dal Tribunale di Milano.
Tribunale di Milano, ordinanza del 31 agosto 2019

References: art. 700
 art. 700
 art. 700
 art. 700
 art. 2378
 sentenza 
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