Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=1974&numero=226
Timestamp: 2020-03-30 12:23:45+00:00

Document:
Sentenza 226/1974 (ECLI:IT:COST:1974:226)
Massime: 7416 7417 7418 7419 7420 7421
Massima n. 7416 Massima successiva
SENT. 226/74 A. TELECOMUNICAZIONI - D.P.R. 29 MARZO 1973, N. 156, ART. 1 - SERVIZI APPARTENENTI IN ESCLUSIVA ALLO STATO - ART. 195 ESTENSIONE DEL MONOPOLIO STATALE ALLA TELEVISIONE VIA CAVO.
Il d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (che ha approvato il nuovo Codice postale), mantenendo all'art. 1 la riserva allo Stato dell'esercizio di tutti gli impianti di telecomunicazioni, non ha innovato la precedente normativa, della quale - in conformita' della delega conferita al Governo - nell'art. 195 e' data interpretazione autentica.
decreto del Presidente della Repubblica 29/03/1973 n. 156 art. 0 co. 0
Massima n. 7417 Massima successiva Massima precedente
SENT. 226/74 B. GIUDIZIO DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE - ORDINANZA DEL GIUDICE A QUO - OGGETTO - INDICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI IMPUGNATE - INTEGRAZIONE DA PARTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE - FATTISPECIE - D.P.R. 29 MARZO 1973, N. 156, ARTT. 1, 183 E 195. (LEGGE 11 MARZO 1953, N. 87, ART. 23).
Ove manchi la specifica denunzia di talune norme, ma questa sia implicitamente e univocamente contenuta nell'ordinanza di rimessione, la Corte costituzionale deve giudicare sulla questione proposta nella sua effettiva ampiezza.
Massima n. 7418 Massima successiva Massima precedente
SENT. 226/74 C. TELECOMUNICAZIONI - TELEVISIONE VIA CAVO - ASSIMILAZIONE ALLA STAMPA IN RIFERIMENTO ALL'ART. 21, SECONDO E TERZO COMMA, DELLA COSTITUZIONE - ESCLUSIONE.
La disciplina della stampa non puo' di per se' essere estesa ad altri mezzi di espressione del pensiero di diversa natura, quale e' la televisione via cavo, alla quale percio' non sono applicabili le garanzie previste dai commi secondo e terzo dell'art. 21 della Costituzione.
Massima n. 7419 Massima successiva Massima precedente
SENT. 226/74 D. RADIOTELEVISIONE - VIA CAVO E VIA ETERE - DIFFERENZE IN ORDINE ALLA DISPONIBILITA' DI CANALI - ILLIMITATEZZA DI QUESTI NEL PRIMO CASO - IMPIANTO ESTESO ALL'INTERO TERRITORIO NAZIONALE O ALLA MASSIMA PARTE DI ESSO - RISERVA ALLO STATO - LEGITTIMITA' - CONDIZIONI E GARANZIE.
Le ragioni che giustificano il monopolio statale della radiotelevisione via etere, giustificano anche la riserva allo stato degli impianti via cavo che comprendano l'intero territorio nazionale o la massima parte di esso, i quali per il loro costo darebbero luogo all'insorgenza di situazioni monopolistiche o oligopolistiche. Tale riserva, pero', deve essere accompagnata da una disciplina idonea a garantire la realizzazione dei fini in vista dei quali puo' essere consentito il monopolio statale della televisione via etere (sent. n. 225/1974).
Massima n. 7420 Massima successiva Massima precedente
SENT. 226/74 E. RADIOTELEVISIONE - ESERCIZIO DI RETI RADIOTELEVISIVE VIA CAVO A RAGGIO TERRITORIALMENTE LIMITATO - INSUSSISTENZA DEI PRESUPPOSTI CHE NE GIUSTIFICANO LA RISERVA ALLO STATO (UTILITA' GENERALE, COSTO ELEVATO, PERICOLO DI OLIGOPOLIO PRIVATO, ETC.) - PREVISIONE LEGISLATIVA DI UN'AUTORIZZAZIONE AMMINISTRATIVA (VINCOLATA) - LEGITTIMITA'.
Per le reti locali di televisione via cavo, al contrario - non riscontrandosi pericoli d'insorgenza di situazioni monopolistiche od oligopolistiche - mancano fini di utilita' generale, i quali giustifichino la loro riserva allo Stato, che potra' solo assoggetarne l'installazione, a tutela degli interessi generali, ad autorizzazione amministrativa.
Massima n. 7421 Massima precedente
SENT. 226/74 F. RADIOTELEVISIONE - SERVIZI RADIOTELEVISIVI VIA CAVO - D.P.R. 29 MARZO 1973, N. 156, ARTT. 1, 183 E 195 - RISERVA ALLO STATO; INSTALLAZIONE ED ESERCIZIO PREVIA CONCESSIONE E RELATIVE SANZIONI - VIOLAZIONE DELL'INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA - ILLEGITTIMITA' COSTITUZIONALE PARZIALE.
Va dichiarata l'illegittimita' costituzionale degli artt. 1, 183 e 195 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, in relazione agli artt. 21, primo comma, 41 e 43 della Costituzione, disattendendosi invece le censure prospettate in relazione agli artt. 21, secondo e terzo comma, 76 e 77 della Costituzione.
Pres. BONIFACIO - Rel. DE MARCO
1. - Per l'art. 21, in quanto, se si esclude, come mezzo di manifestazione del pensiero, quello televisivo che, nella società attuale è divenuto di gran lunga il più diffuso e penetrante, non si vedrebbe come possa trovare concreta attuazione il principio fondamentale di libertà sancito da questa norma della Costituzione.
Si è costituito in giudizio il Sacchi, il di cui patrocinio, con memoria depositata il 31 luglio 1973, riproduce, sostanzialmente, la motivazione dell'ordinanza di rinvio, mettendo in rilievo, per quanto attiene alla prospettata violazione dell'articolo 76 della Costituzione, che, comunque, la delega in forza della quale è stato emanato il t.u. n. 156 del 1973 non si estendeva fino al punto di consentire la previsione di una nuova ipotesi di reato e conclude chiedendo che le questioni con tale ordinanza sollevate vengano dichiarate tutte fondate, anche nel caso che venisse riconosciuto esistente l'eccesso di delega.
È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che, con l'atto d'intervento, depositato il 17 agosto 1973, chiede che le prospettate questioni vengano dichiarate tutte non fondate.
3. - Poiché non è esatto che gli impianti di trasmissione via cavo siano meno costosi e richiedano minori spese di esercizio di quelli via etere, mentre l'utilizzazione di un numero ben maggiore di canali, almeno allo stato, è meramente teorica, sussistono anche per essa quelle condizioni che rendono necessari monopoli o tutt'al più oligopoli perché ne sia possibile un'utile gestione, donde anche a questo mezzo, che dà luogo a servizi d'interesse pubblico, deve estendersi il monopolio statale, col che viene a cadere la denunziata violazione degli artt. 41 e 43 della Costituzione.
1. - Non è esatto che l'impianto e l'esercizio di trasmissioni televisive via cavo richiedono l'impiego di capitali così ingenti che postulano la necessità di monopoli od oligopoli e, quindi, impongono la stessa disciplina - monopolio statale - dichiarata legittima con la sentenza di questa Corte n. 59 del 1960.
2. - Non è, del pari, esatto che la TV via cavo sia impianto radioelettrico; di qui il denunziato eccesso di delega che, comunque, sussiste palesemente per l'introduzione nel testo unico di un nuovo illocito penale.
In sostanza, lo schema logico di tali nuove deduzioni è il seguente:
e) Col disegno di legge concernente "Nuove norme in materia di servizi pubblici radiotelevisivi", approvato dal Consiglio dei ministri (del quale è stata depositata copia), si investe il Parlamento della discussione ed approvazione di vaste ed organiche proposte, che attengono sia alla struttura degli organi preposti al servizio, sia al più ampio diritto di accesso all'uso del mezzo radiotelevisivo, sotto la diretta supervisione della Commissione parlamentare di vigilanza opportunamente integrata e potenziata.
All'udienza odierna il rappresentante l'Avvocatura generale dello Stato ha illustrato oralmente le sopra riportate dedizioni, mentre il patrocinio del Sacchi non è intervenuto.
Come si è riferito in narrativa, il pretore di Biella, nel corso di un procedimento penale a carico di un imputato del reato preveduto dal citato art. 195 per avere stabilito ed esercitato un impianto di televisione via cavo, ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di detto art. 195 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, in riferimento agli artt. 21,41, 43,76 e 77 della Costituzione.
Più precisamente il pretore, affermando che, in sostanza, con la denunciata norma, si è esteso il monopolio statale alla TV via cavo, contesta la legittimità costituzionale di tale estensione sotto i seguenti profili:
Ciò premesso, va osservato - anche se nell'ordinanza di rinvio è prospettato per ultimo ed il patrocinio della parte privata ha chiesto che in ogni caso vengano esaminate anche le altre questioni - che pregiudiziale e, se fondato, assorbente è il denunziato eccesso di delega.
Prima dell'emanazione del d.P.R. n. 156 del 1973, l'art. 1 del r.d. 27 febbraio 1936, n. 645, già riservava allo Stato l'esercizio di tutti gl'impianti di telecomunicazioni, che i privati potevano esercitare solo previa concessione amministrativa (art. 166); l'art. 178 (vigente nel testo modificato dall'art. 2 della legge 14 marzo 1952, n. 196) puniva penalmente la lesione di tale riserva, con sanzioni diverse a seconda che il fatto riguardasse o non riguardasse impianti radioelettrici. Il nuovo codice postale, mantenendo all'art. 1 la riserva, non ha innovato la precedente disciplina, limitandosi a dare, con la normativa dettata all'art. 195, una interpretazione autentica di essa, stabilendo - allo scopo di eliminare ogni incertezza circa l'applicazione delle sanzioni da esso previste - che tutti gl'impianti di distribuzione di programmi sonori o visivi vanno considerati impianti radioelettrici. Non vi è, quindi, violazione degli artt. 76 e 77 della Costituzione, essendosi il legislatore delegato limitato ad apportare alla normativa già vigente quelle interpretazioni necessarie a renderla più comprensibile, come la legge di delegazione lo aveva autorizzato a fare.
3. - Prima di passare all'esame delle altre questioni prospettate con l'ordinanza di rinvio, occorre a questo punto precisare che la differenza pratica di maggior rilievo ai fini del presente giudizio, fra televisione via cavo e televisione via etere, è data dalla limitatezza dei canali realizzabili via etere e dall'illimitatezza dei canali realizzabili via cavo, potendosi questi aumentare indefinitamente moltiplicando il numero dei cavi, com'è pacificamente e universalmente riconosciuto.
È di particolare interesse rilevare che negli Stati Uniti, dove è in atto un largo uso della televisione via cavo e tale mezzo di comunicazione si va sviluppando da oltre venti anni, le reti di televisione via cavo hanno tutte carattere locale e le famiglie da esse servite, alla fine del 1971, non superavano la cifra di 5.900.000 su oltre 200 milioni di abitanti.
L'ordinanza di rinvio e la parte privata, richiamandosi ai principi affermati con la sentenza n. 59 del 1960 di questa Corte, a sostegno della dedotta questione di legittimità costituzionale, pongono appunto in evidenza che, se anche per la televisione via etere permane tuttora il limite derivante dagli accordi internazionali vigenti in materia, è invece possibile realizzare via cavo un numero notevole d'impianti televisivi. Con la conseguenza che per la televisione via cavo non sussisterebbe quel pericolo di costituzione di monopoli od oligopoli privati, di fronte al quale, secondo la citata sentenza, esigenze prevalenti d'interesse pubblico giustificherebbero il monopolio statale.
L'Avvocatura dello Stato, per contro, obbietta che il pericolo dell'oligopolio è insito nel costo degli impianti e vi è un interesse pubblico a che la televisione via cavo sia realizzata secondo una prospettiva globale, che eviti dispersione di risorse e "duplicazione" d'impianti e comprenda, coordinandoli, tutti i sistemi di telecomunicazione su piano nazionale.
A sostegno di tale tesi è stato allegato un parere del Consiglio superiore tecnico delle telecomunicazioni, nel quale appunto si afferma l'opportunità di evitare iniziative settoriali, che darebbero luogo ad una proliferazione di reti parziali, financo sovrapposte, con conseguente dispersione di mezzi che andrebbero, invece, convogliati tutti al fine della realizzazione di un'unica rete nazionale, comprensiva della totalità degli impianti di telecomunicazioni e non solo di quelli televisivi.
Invero l'art. 41 della Costituzione statuisce, al primo comma, che l'iniziativa economica privata è libera. L'art. 43 statuisce che solo a fini di utilità generale la legge può riservare originariamente allo Stato, a Enti pubblici e a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscono a servizi pubblici essenziali, o a fonti di energia, o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. L'art. 21, primo comma, statuisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Orbene, gl'impianti di televisione via cavo a carattere locale non hanno, entro certi limiti, un costo non sostenibile da singole imprese, come dimostrano l'esperienza estera e la stessa modesta esperienza italiana al riguardo. Il che è riconosciuto anche nel sopra menzionato parere del Consiglio superiore tecnico delle telecomunicazioni, nel quale si afferma che, in mancanza della riserva allo Stato, in Italia gl'impianti di televisione via cavo sarebbero destinati a proliferare, dando luogo ad una pluralità di reti parziali e non, quindi, a situazioni di monopolio od oligopolio.
Tale "utilità generale", va ulteriormente sottolineato, come non può essere ravvisata nell'esigenza di evitare il pericolo del costituirsi di oligopoli privati - il quale non sussiste e comunque, anche a volere aderire alle opinioni più pessimistiche, non è più grave di quello esistente per la stampa quotidiana e periodica, attività questa che nessuno osa pretendere di riservare allo Stato - così non è neppure ravvisabile nell'opportunità di realizzare il sopra menzionato progetto, tuttora in fase di elaborazione, di organizzare un servizio globale di telocomunicazioni. Lo Stato, infatti, ben può procedere alla sua realizzazione pur senza vietare gl'impianti locali privati di televisione via cavo e senza comprimere le libertà garantite dagli artt. 21 e 41 della Costituzione.
5. - In conseguenza di quanto fin qui si è detto la riserva allo Stato dei servizi radiotelevisivi via cavo, così come disposta dalle norme impugnate, risulta illegittima per il concorso di due fondamentali motivi: a) perché essa include anche attività che, nei sensi anzidetti, non possono essere sottratte all'iniziativa dei privati; b) perché, nella parte di legittima operatività, essa non soggiace ad una disciplina sufficiente a garantire il raggiungimento dei fini in vista dei quali la Costituzione la consente.
dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 1, 183 e 195 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (col quale è stato approvato il testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telocomunicazioni), nelle parti relative ai servizi di televisione via cavo.

References: ART. 1
 ART. 195
 art. 0
 ART. 23
 sentenza 
 art. 195
 art. 195
 sentenza