Source: http://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-inserzione?i=2d2a1a09921c66a321ea1a95819dc97e
Timestamp: 2019-06-20 01:02:56+00:00

Document:
MISURE PER ASSICURARE IL GOVERNO TERRITORIALE DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE SECONDO I PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ, DIFFERENZIAZIONE ED ADEGUATEZZA — E-R BUR 291/2012
TITOLO I -	RIORGANIZZAZIONE DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE REGIONALI, PROVINCIALI DI AREA VASTA E ASSOCIATIVE INTERCOMUNALI IN ATTUAZIONE DELL’ARTICOLO 118 DELLA COSTITUZIONE
Capo II -	Norme sulla riorganizzazione delle funzioni provinciali di area vasta
Art. 4 -	Funzioni fondamentali delle Province riordinate
Art. 5 -	Ulteriori funzioni di ambito unitario di area vasta
TITOLO II -	INDIVIDUAZIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI E NORME SULL’ESERCIZIO ASSOCIATO DELLE FUNZIONI COMUNALI
Art. 6 -	Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali
Art. 7 -	Effetti della delimitazione degli ambiti territoriali ottimali
Art. 8 -	Trasformazione di diritto di Comunità montane in Unioni di Comuni montani
Art. 9-	Superamento delle Comunità montane con subentro di Unioni di Comuni montani
Art. 13 - Approvazione del piano di successione e provvedimento - di estinzione
RIORGANIZZAZIONE DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE REGIONALI,
PROVINCIALI DI AREA VASTA E ASSOCIATIVE INTERCOMUNALI
IN ATTUAZIONE DELL’ARTICOLO 118 DELLA COSTITUZIONE
1. La Regione, con la presente legge e con provvedimenti ad essa collegati e successivi, anche di natura non legislativa, adotta, d’intesa con le Province, i Comuni e le loro forme associative e, ove necessario, sulla base di accordi con le amministrazioni statali interessate, misure per assicurare l’adeguamento dell’articolazione delle funzioni amministrative sul territorio regionale ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza, alla luce delle disposizioni di riordino territoriale e funzionale contenute nel decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nel decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dal decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.
a) la definizione dei principi e criteri relativi all’allocazione delle funzioni amministrative in atto esercitate dal sistema regionale e locale con l’obiettivo di riservare in capo alla Regione le sole funzioni di carattere unitario, di concorrere all’individuazione delle funzioni metropolitane, di rafforzare le funzioni di area vasta del livello intermedio e di sviluppare le funzioni associative intercomunali;
b) la definizione del procedimento volto ad assicurare, in raccordo con il processo di istituzione della Città metropolitana di Bologna, l’ottimale esercizio, delle funzioni fondamentali attribuite alle province ai sensi dell’articolo 17 del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito dalla legge n. 135 del 2012, nonché delle ulteriori funzioni amministrative che la Regione intenda loro conservare o conferire;
c) la disciplina delle modalità di esercizio associato delle funzioni dei Comuni, con particolare riferimento alle funzioni fondamentali per le quali si prevede l’esercizio in forma obbligatoriamente associata, nonché delle ulteriori funzioni ad essi conferite dalla legge regionale;
d) l’adeguamento al nuovo assetto delle funzioni amministrative delineato dalla presente legge delle forme associative intercomunali esistenti, con particolare riferimento alle Unioni di Comuni e alle Comunità montane.
b) l’attribuzione tendenziale ad un unico soggetto dell’intera funzione;
c) l’avvio delle gestioni associate obbligatorie e l’adeguamento delle forme associative tra Comuni;
d) la tenuta del complessivo sistema finanziario regionale, attraverso l’utilizzo di tutti gli strumenti per rendere efficiente la gestione del patto di stabilità territoriale, in coerenza con la legge regionale 23 dicembre 2010, n. 12 (Patto di stabilità territoriale della Regione Emilia-Romagna);
e) l’adeguatezza delle dotazioni organiche e strumentali delle amministrazioni interessate, al fine dell’ottimale esercizio delle funzioni ad esse rispettivamente attribuite;
f) l’interazione funzionale tra le piante organiche della Regione e degli enti locali del territorio al fine dell’ottimale allocazione delle risorse per l’esercizio delle funzioni e del mantenimento degli attuali livelli occupazionali, anche assicurando la formazione e riqualificazione condivisa e concertata delle risorse umane nonché prevedendo percorsi di mobilità prioritari nell’ambito delle programmazioni dei fabbisogni professionali.
b) i Comuni obbligati all’esercizio associato in base alla normativa statale vigente esercitano le funzioni fondamentali mediante Unioni di Comuni, anche montani, o convenzioni;
d) fermo restando quanto stabilito dalla normativa statale in materia di gestione associata obbligatoria, la Regione individua specifiche funzioni comunali che devono essere esercitate in forma associata fra tutti i Comuni appartenenti all’ambito territoriale ottimale;
e) la Regione incentiva la costituzione di un’unica Unione fra tutti i Comuni appartenenti all’ambito territoriale ottimale, riconoscendone altresì priorità di accesso ai finanziamenti previsti da leggi e regolamenti di settore;
g) la Regione assicura la coerenza delle norme in materia di esercizio associato delle funzioni comunali con il procedimento di individuazione delle funzioni amministrative esercitate dalla Città metropolitana di Bologna e di quelle esercitate dalle forme associative ricomprese all’interno del suo territorio.
b) pianificazione territoriale di coordinamento provinciale ai sensi della legge regionale 24 marzo 2000, n. 20 (Disciplina generale sulla tutela e l’uso del territorio), in quanto compatibili con le nuove dimensioni territoriali ed il nuovo assetto organizzativo delle Province;
c) tutela e valorizzazione dell’ambiente per gli aspetti di competenza esplicitamente attribuiti alla Provincia dalla legge dello Stato e della Regione, facendo salvo l’esercizio unitario delle funzioni che necessitano di una omogenea attuazione nel territorio regionale, da individuarsi puntualmente con successivi provvedimenti legislativi;
g) programmazione provinciale della rete scolastica, ai sensi della legge regionale 30 giugno 2003, n. 12 (Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento dell’istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra loro);
h) gestione dell’edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado;
i) le funzioni strumentali, comprese quelle di polizia amministrativa provinciale e quelle statistiche, relative all’esercizio delle funzioni di cui al presente articolo e all’articolo 5.
2. Entro il termine di cui al comma 1 le funzioni attualmente conferite alle Province non ricomprese tra quelle fondamentali ai sensi dell’articolo 4 o tra quelle che richiedono un unitario esercizio di area vasta ai sensi del comma 1, sono riallocate per settori organici, sulla base dei principi di cui al titolo I della presente legge.
4. La Regione intraprende le iniziative necessarie affinché l’insieme delle risorse a disposizione degli enti del proprio territorio sia reso coerente con il riassetto funzionale e l’esigenza di continuità dell’azione amministrativa, concordando con lo Stato eventuali deroghe ai vincoli di finanza pubblica.
5. Fino all’entrata in vigore delle leggi regionali di cui ai commi 1 e 2, le Province continuano ad esercitare le funzioni ad esse spettanti alla data di entrata in vigore della presente legge.
INDIVIDUAZIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI E NORME SULL’ESERCIZIO ASSOCIATO DELLE FUNZIONI COMUNALI
d) appartenenza di tutti i Comuni dell’ambito alla medesima Provincia;
e) coerenza con i distretti sanitari previsti dall’articolo 9 della legge regionale 12 maggio 1994, n. 19 (Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517) salvo quanto previsto al comma 8 del presente articolo;
f) previsione espressa, per i Comuni appartenenti a Comunità montane, dell’impegno a costituire, in coincidenza con l’ambito territoriale individuato dalla proposta, una Unione di Comuni ovvero di aderire ad una Unione di Comuni già esistente;
6. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, acquisite le proposte dei Comuni, valutata la loro conformità alle condizioni di cui al comma 2 ed i criteri di cui all’articolo 3, e valutate altresì le deroghe richieste ai sensi del comma 3, adotta, previo parere del Consiglio delle Autonomie locali, il programma di riordino territoriale che individua gli ambiti territoriali ottimali ed effettua la ricognizione delle forme associative costituite o in via di costituzione. Per i Comuni appartenenti a Comunità montane che non presentino proposte d’ambito, il programma di riordino territoriale, oltre a delimitarne l’ambito ottimale, provvede altresì a definire l’Unione cui devono aderire o che devono costituire ai sensi degli articoli 8 e 9.
8. La Regione promuove il riassetto dei distretti sanitari di cui all’articolo 9 della legge regionale n. 19 del 1994 ove ciò sia necessario per assicurarne la coerenza con l’individuazione in via definitiva degli ambiti territoriali ottimali.
2. Salvo diversa espressa previsione legislativa, i Comuni appartenenti all’ambito sono tenuti ad esercitare in forma associata tra tutti loro le funzioni che saranno conferite dalla legge regionale ai Comuni, in attuazione del processo di riordino delle funzioni amministrative provinciali di cui alla presente legge, nel rispetto delle modalità di cui al presente articolo.
3. I Comuni appartenenti all’ambito sono tenuti ad esercitare in forma associata tra tutti loro almeno tre tra le funzioni fondamentali previste dall’articolo 14, comma 27, lettere d), e), g) ed i) nonché i sistemi informatici e le tecnologie dell’informazione come definiti dall’articolo 14, comma 28, ultimo periodo, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010. I Comuni appartenenti all’ambito con popolazione fino a 5.000 abitanti, ovvero fino a 3.000 abitanti se appartenenti o già appartenuti a Comunità montane, esercitano in forma associata tra tutti loro anche le ulteriori funzioni fondamentali previste dall’articolo 14, comma 27, del decreto-legge n. 78 del 2010, ai sensi della disciplina statale in materia di esercizio associato obbligatorio delle medesime.
4. L’avvio delle gestioni associate, comprese quelle obbligatorie ai sensi dell’articolo 14, comma 31-ter, del decreto-legge n. 78 del 2010, deve avvenire entro il termine del 1° gennaio 2014, fatto salvo quanto disposto all’articolo 30.
5. All’interno di ciascun ambito può essere istituita una sola Unione di Comuni che deve rispettare il limite demografico minimo di 10.000 abitanti, ovvero di 8.000 abitanti se composta prevalentemente di Comuni montani, computando a tal fine la popolazione di tutti i Comuni ad essa aderenti. Tali limiti demografici si applicano anche alle Unioni di cui all’articolo 16 del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito dalla legge n. 148 del 2011.
6. Se l’ambito non ricomprende alcuna Unione o Comunità montana, tutti i Comuni ad esso aderenti, al fine di ottemperare agli obblighi di cui al comma 3, possono:
a) costituire tra tutti un’unica Unione cui conferire tutte le funzioni per cui vige l’obbligo di gestione associata;
b) stipulare tra tutti i Comuni obbligati un’unica convenzione per una o più funzioni fondamentali.
7. Se l’ambito non ricomprende alcuna Unione o Comunità montana, qualora solo una parte dei Comuni deliberi di istituire l’Unione, i restanti Comuni, al fine di ottemperare agli obblighi di cui al comma 3, stipulano una convenzione con l’Unione suddetta per una o più funzioni fondamentali.
8. Se l’ambito ricomprende l’intero territorio di una Unione, i Comuni facenti parte dell’Unione, al fine di ottemperare agli obblighi di cui al comma 3, possono conferire le funzioni all’Unione medesima, ovvero stipulare una convenzione con gli altri Comuni per una o più funzioni fondamentali. Allo stesso fine i Comuni non aderenti all’Unione possono aderire all’Unione già istituita, convenzionarsi con essa o, per funzioni non conferite dai Comuni aderenti all’Unione, stipulare una convenzione tra tutti i Comuni obbligati per una o più funzioni fondamentali.
9. Se l’ambito ricomprende l’intero territorio di più Unioni, anche per effetto della trasformazione delle Comunità montane in Unioni ai sensi della presente legge, le stesse, entro il termine di cui al comma 12, si adeguano alle disposizioni del presente articolo, con particolare riferimento al comma 5. Su richiesta degli enti locali interessati la Regione ne promuove l’aggregazione, provvedendo anche a disciplinarne, con decreti del presidente della Giunta regionale, i profili successori.
10. Se l’ambito ricomprende l’intero territorio di una Comunità montana essa è trasformata di diritto in Unione di Comuni montani ai sensi dell’articolo 8. I Comuni ad essa aderenti, al fine di ottemperare agli obblighi di cui al comma 3, possono conferire le funzioni all’Unione medesima ovvero convenzionarsi con gli altri Comuni. Allo stesso fine i Comuni non aderenti all’Unione possono aderire all’Unione già istituita, convenzionarsi con essa o stipulare, per le funzioni non conferite dai Comuni aderenti all’Unione, una convenzione tra tutti i Comuni obbligati per una o più funzioni fondamentali.
11. Se l’ambito ricomprende solo in parte il territorio di una Comunità montana, la stessa è estinta con contestuale subentro delle Unioni di Comuni montani ai sensi dell’articolo 9.
12. Entro novanta giorni dalla pubblicazione del programma di riordino territoriale di cui all’articolo 6, comma 6, i Comuni provvedono a costituire le Unioni, adeguare quelle esistenti alle previsioni della presente legge o scioglierle, nonché a stipulare o adeguare le convenzioni esistenti alle previsioni della presente legge, dandone immediata comunicazione alla Regione.
1. Qualora, ad esito del procedimento di cui all’articolo 6, l’ambito ottimale individuato dal programma di riordino territoriale ricomprenda l’intero territorio di una preesistente Comunità montana, essa è trasformata di diritto in Unione di Comuni montani ed i Comuni ad essa aderenti, entro il termine previsto all’articolo 7, comma 12, provvedono ad approvare lo statuto dell’Unione di Comuni montani ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali). Agli eventuali ulteriori Comuni inclusi nell’ambito ottimale si applicano i commi 9 e 10 dell’articolo 7.
2. Il presidente della Giunta regionale provvede, con proprio decreto, entro quindici giorni dalla pubblicazione del programma di riordino territoriale, a dichiarare l’estinzione della Comunità montana per trasformazione in Unione di Comuni. L’estinzione ha effetto dalla data di insediamento degli organi della nuova Unione di Comuni montani subentrante alla Comunità montana soppressa. Dalla data di estinzione della Comunità montana, l’Unione succede nei beni e in tutti i rapporti attivi e passivi della Comunità montana estinta e, fino ad eventuale diversa disposizione di legge, subentra nell’esercizio delle funzioni o dei compiti conferiti alla Comunità montana, sulla base della legge regionale vigente al momento dell’estinzione. Qualora aderiscano alla nuova Unione ulteriori Comuni ai sensi del comma 1, ultimo periodo, essa continua ad esercitare le funzioni e i servizi che la legge regionale conferiva alla Comunità montana per i Comuni montani ad essa aderenti.
3. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore dello statuto dell’Unione subentrante alla Comunità montana estinta, i Consigli comunali procedono all’elezione dei propri rappresentanti in seno al Consiglio dell’Unione secondo le modalità previste nello statuto. I nuovi componenti entrano a far parte del Consiglio dell’Unione nella prima seduta successiva alla loro elezione, previa convalida. L’Unione comunica tempestivamente alla Regione l’avvenuto insediamento degli organi.
4. Per i Comuni che non provvedano all’elezione dei propri rappresentanti entro il termine di cui al comma 3, in via suppletiva e sino ad eventuale successiva designazione, entrano a far parte del Consiglio dell’Unione, qualora lo statuto non disponga diversamente, i consiglieri comunali di maggioranza e i consiglieri comunali di minoranza che hanno riportato nelle elezioni le maggiori cifre individuali, rispettivamente tra quelli eletti in una o più liste collegate al sindaco e tra quelli eletti in una o più liste non collegate al sindaco. In caso di parità di cifre individuali, prevale il consigliere più anziano di età.
1. Qualora, ad esito del procedimento di cui all’articolo 6, l’ambito ottimale individuato dal programma di riordino territoriale non ricomprenda l’intero ambito territoriale di una preesistente Comunità montana, il presidente della Giunta regionale provvede, con proprio decreto, entro quindici giorni dalla pubblicazione del programma di riordino territoriale, a dichiarare l’estinzione della Comunità montana individuando le Unioni di Comuni destinate a subentrarle. L’estinzione ha effetto dall’ultima data di insediamento degli organi delle Unioni di Comuni montani subentranti alla Comunità montana soppressa.
2. I Comuni, distintamente in base agli ambiti ottimali in cui il programma di riordino territoriale li include, entro il termine previsto all’articolo 7, comma 12, provvedono a costituire le Unioni, o ad aderire alle Unioni già esistenti.
3. L’insediamento degli organi delle nuove Unioni o l’elezione dei rappresentanti dei Comuni che aderiscono a Unioni già esistenti deve avvenire immediatamente dopo la trasmissione alle Unioni stesse della proposta di piano successorio di cui all’articolo 11. In caso di mancata elezione dei rappresentanti entro venti giorni dalla trasmissione del piano, si applica il comma 4 dell’articolo 8.
a) provvedono ad una revisione straordinaria dell’inventario dei beni mobili ed immobili, con l’indicazione dei vincoli di destinazione d’uso o di vincoli di altra natura che gravano sugli stessi;
b) indicano le attività e le passività derivanti dall’esercizio delle funzioni e dei servizi svolti per conto degli enti locali, i beni e le risorse strumentali acquisiti per l’esercizio medesimo, i rapporti giuridici in corso, con particolare riferimento ai contratti;
3. Le Comunità montane approvano il bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2013 e provvedono all’approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2012, anche al fine dell’utilizzo di eventuali avanzi di amministrazione risultanti dal rendiconto, con le modalità di cui all’articolo 187 del decreto legislativo n. 267 del 2000.
d) altri compiti, funzioni o attività non rientranti nei precedenti, esercitati dall’Ente a beneficio di Comuni o connessi a opere o a servizi realizzati nel territorio comunale a prevalente vantaggio della popolazione di uno o più Comuni;
b) i rapporti in corso, compreso il contenzioso, le attività e le passività derivanti dall’esercizio di funzioni, compiti e attività di cui al comma 1, o da eventuali atti di programmazione o relativi alla gestione di interventi e progetti realizzati con le risorse del fondo per la montagna o dell’Unione europea;
d) i beni e le risorse strumentali acquisiti per l’esercizio di funzioni, compiti e attività;
e) il personale, dipendente dalla Comunità montana, a tempo indeterminato e determinato, appartenente alla dirigenza e alle categorie del comparto regioni e autonomie locali, destinato in via esclusiva o prevalente all’esercizio delle funzioni;
f) il personale con altri contratti di lavoro o con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, stipulati in via esclusiva, e in corso, per l’esercizio delle funzioni medesime;
5. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 1 senza che sia stato predisposto il piano successorio, il presidente della Regione diffida il presidente della Comunità montana a provvedere entro i successivi venti giorni, decorsi i quali, persistendo l’inadempimento, nomina un commissario ad acta, che predispone il piano e provvede agli adempimenti di cui al comma 4 nei trenta giorni successivi alla nomina.
a) indica le operazioni che devono essere compiute per l’eventuale integrazione o modifica del piano di successione;
b) approva il rendiconto della gestione dell’esercizio finanziario in corso;
1. Ricevuta la proposta di piano successorio ai sensi dell’articolo 11, comma 4, i presidenti delle Unioni, ai sensi dell’articolo 9, comma 3, procedono senza indugio a convocare la seduta di insediamento del rispettivi Consigli, iscrivendo altresì all’ordine del giorno l’approvazione del piano successorio.
1. Nel caso di cui all’articolo 9, a decorrere dalla data di estinzione della Comunità montana, le Unioni e, ove previsto, i Comuni succedono, ai sensi del piano, nei rapporti, attività e passività, di cui all'articolo 11, comma 2, lettere a), b), c), d), e), f) e g), compresi i beni, le risorse strumentali e il patrimonio ivi indicati, ferma restando la disciplina delle sedi istituzionali definita ai sensi del medesimo articolo. Le regole della solidarietà attiva e passiva si applicano verso tutti i Comuni partecipanti all'ente estinto, o che vi partecipavano al momento dell'instaurazione dei rapporti in corso, nel caso in cui non sia possibile ricondurre detti rapporti ad altri enti chiaramente determinati. Le disposizioni del presente comma si applicano anche ai Comuni che, alla data di estinzione della Comunità montana, sono parte dei rapporti in corso o vi hanno partecipato al momento della loro instaurazione, ancorché essi non facciamo parte della Comunità medesima.
2. Gli enti che succedono alla Comunità montana estinta possono accordarsi affinché uno di essi sia individuato quale ente responsabile per la chiusura dei rapporti attivi e passivi e dei procedimenti in corso, ovvero che sia costituito un ufficio comune, disponendo sull'assegnazione temporanea del personale
1. Il presidente della Giunta regionale, con il decreto di approvazione del piano successorio nel caso dell’articolo 9 o con il decreto di estinzione nel caso dell’articolo 8, provvede a dettare disposizioni per l’assegnazione agli enti subentranti delle risorse regionali già spettanti alla Comunità montana estinta.
2. Il decreto di approvazione del piano successorio nel caso dell’articolo 9, o il decreto di estinzione nel caso dell’articolo 8, costituisce titolo per le trascrizioni, le volture catastali ed ogni altro adempimento derivante dalla successione.
3. Copia del decreto è trasmessa dalla Regione al Ministero dell'interno ai fini dell'applicazione agli enti subentranti dell'articolo 2-bis del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154 (Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali), convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.
2. Le Unioni subentrate a Comunità montane soppresse sono considerate a tutti gli effetti Unioni di Comuni montani, cui si applica l’articolo 32 del decreto legislativo n. 267 del 2000, indipendentemente dal numero dei Comuni montani che vi appartengono.
1. Il trasferimento dei dipendenti di ruolo delle Comunità montane alle Unioni ad esse subentranti ai sensi dell’articolo 9 della presente legge avviene nel rispetto della disciplina prevista dall’articolo 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) e delle norme definite nei vigenti contratti collettivi nazionali di lavoro.
3. La Regione Emilia-Romagna avvia un confronto con le organizzazione sindacali rappresentative dei lavoratori per definire i criteri per l’applicazione delle norme di cui al presente articolo e la promozione di misure per l’ottimale allocazione del personale, ivi comprese quelle di cui al comma 4.
4. La Regione e i suoi enti strumentali e dipendenti, nonché gli enti del Servizio sanitario regionale, in relazione alle rispettive programmazioni del fabbisogno di personale, ricoprono i posti vacanti delle rispettive dotazioni organiche prioritariamente attraverso la mobilità del personale a tempo indeterminato delle soppresse Comunità montane, in applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
6. I processi di mobilità del personale a tempo indeterminato delle Comunità montane non rilevano ai fini delle disposizioni di cui all'articolo 1, commi 557 e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)) e dell'articolo 76, comma 7, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nello stretto limite delle risorse riconducibili alla copertura della spesa già sostenuta per i dipendenti trasferiti dalle Comunità montane.
7. I processi di mobilità del personale delle preesistenti Comunità montane non rilevano altresì ai fini di cui all'articolo 9, comma 2-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010, nello stretto limite delle risorse riconducibili alla copertura della spesa già sostenuta per i dipendenti trasferiti dalle Comunità montane.
5. Le Unioni di Comuni possono stipulare convenzioni tra loro, o con Comuni singoli o associati esterni all’Unione stessa, a condizione che ente capofila e responsabile dell’esercizio associato sia l’Unione o una delle Unioni.
7. Salvo che lo statuto non disponga diversamente o diverso accordo tra gli enti interessati, in caso di scioglimento dell’Unione o di cessazione di funzioni affidate dai Comuni, il personale distaccato o comandato rientra, con provvedimento dell’ente di provenienza, nella disponibilità di detto ente.
8. In caso di cessazione di funzioni affidate dai Comuni, l’Unione può stipulare accordi con l’ente di provenienza per il mantenimento presso l’Unione del personale trasferito.
10. Lo statuto dell’Unione garantisce adeguate forme di partecipazione e controllo degli amministratori dei Comuni aderenti con riguardo alle funzioni conferite, anche mediante la previsione di sedi stabili di raccordo e confronto.
11. Qualora l'Unione coincida con il distretto sanitario di cui all’articolo 9 della legge regionale n. 19 del 1994 le funzioni del Comitato di distretto sono esercitate dalla Giunta, la cui composizione viene integrata, ove la legge lo preveda, con la partecipazione del direttore del distretto, o di altri soggetti che per legge devono essere sentiti.
3. Qualora l'ambito dell’Unione coincida con l'ambito territoriale ottimale, lo statuto dell'Unione può prevedere l'istituzione di sub-ambiti finalizzati ad una migliore organizzazione del servizio. In tal caso lo statuto prevede:
a) la disciplina delle modalità organizzative ivi compresa la sede di riunione del sub-ambito anche diversa da quella dell’Unione;
b) la disciplina generale dei rapporti finanziari e delle forme di collaborazione tra l’Unione ed i Comuni interessati dal sub-ambito.
1. L’esercizio associato di cui all’articolo 7 può essere attuato mediante stipulazione di una convenzione che preveda la costituzione di uffici comuni operanti con personale distaccato dagli enti partecipanti o la delega di funzioni e sevizi, da parte degli enti partecipanti all’accordo, a favore di uno di essi che opera in luogo e per conto degli enti deleganti.
3. Nelle more del completamento dei processi di trasformazione o adeguamento delle forme associative esistenti in attuazione della presente legge, in materia di incentivazione si applicano, per l’anno 2013, le disposizioni dell’articolo 23.
4. Il programma di riordino territoriale specifica i criteri per la corresponsione, a decorrere dall’anno 2014, degli incentivi annuali alle Unioni.
1. Per l’annualità 2013 possono accedere ai contributi a favore delle gestioni associate, oltre alle Unioni in possesso dei requisiti stabiliti dalla presente legge, le Unioni che abbiano avviato le procedure per l’adeguamento e le Comunità montane in corso di trasformazione in una o più Unioni, qualora al momento della scadenza del termine per la presentazione delle domande, stabilito dal nuovo programma di riordino territoriale, le procedure di trasformazione siano ancora in corso.
2. Le Unioni e le Comunità montane potranno accedere ai contributi sulla base dei requisiti previsti dal programma di riordino territoriale approvato per l’anno 2012, fatti salvi gli adeguamenti e aggiornamenti conseguenti al processo di riordino in atto regolati dal programma di riordino di cui all’articolo 6, comma 6.
3. Per l’anno 2013 alle Comunità montane interessate da processi di trasformazione in Unioni ai sensi della presente legge ed alle Unioni subentrate a Comunità montane soppresse, compreso il Nuovo Circondario imolese, possono essere concessi appositi ulteriori contributi a sostegno del riordino territoriale in misura proporzionale a quelli ricevuti allo stesso titolo nel 2012 in applicazione dell’articolo 21 bis, comma 1, della legge regionale n. 10 del 2008. A decorrere dall’anno 2014 la Giunta, annualmente, può destinare agli enti subentrati alle Comunità montane soppresse, risorse a sostegno del processo di riorganizzazione e disciplinare altresì criteri e modalità per la loro concessione.
2. Le Unioni possono accedere ai contributi disciplinati dal programma di riordino territoriale a condizione che, a decorrere dal 1° gennaio 2014, tutti i Comuni che ne fanno parte, a prescindere dal numero degli abitanti, abbiano conferito all’ente associativo le funzioni fondamentali secondo quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, primo periodo, salvo quanto previsto dall’articolo 30.
3. Le Unioni, ai fini dell’accesso ai contributi, devono altresì gestire per conto dei Comuni che vi sono obbligati ai sensi dell’articolo 7, comma 3, secondo periodo, tutte le ulteriori funzioni fondamentali comunali, elencate dalla legge statale.
4. La gestione associata svolta dall’Unione deve ricomprendere tutte le funzioni, le attività, i compiti e gli atti ricompresi nell’ambito funzionale oggetto della gestione tanto nel caso di funzioni fondamentali quanto nel caso di ulteriori funzioni comunali, senza che residuino in capo ai Comuni attività e compiti riferibili alla stessa funzione, salva la possibilità di articolare unità organizzative per sub-ambiti o sportelli decentrati territoriali purché alle dipendenze dell’Unione e compatibilmente con gli obiettivi generali di riduzione della spesa.
5. È presupposto indispensabile, per l’accesso ai contributi, il trasferimento del personale, delle risorse finanziarie e strumentali dei Comuni all’Unione. È altresì necessario che la Giunta dell’Unione sia composta esclusivamente dai sindaci o da un unico assessore per Comune con specifica delega all’insieme delle funzioni conferite all’Unione.
6. La durata dei conferimenti di funzioni da parte dei Comuni che sono per legge statale soggetti all’obbligo di gestione associata deve essere a tempo indeterminato, salvo recesso che non potrà intervenire prima di tre anni, mentre per gli altri Comuni il conferimento deve avere durata di almeno cinque anni.
1. Il programma di riordino territoriale può prevedere l’erogazione di un contributo in misura fissa uguale per tutte le Unioni conformi ai requisiti della presente legge ed un ulteriore contributo che sarà determinato, fatto salvo comunque quanto previsto al comma 6, in base ai criteri stabiliti dal medesimo programma di riordino.
2. Nella determinazione dell'importo del contributo complessivo annuale, sono preferite le gestioni associate di cui all’articolo 7, comma 3, secondo periodo, a cui partecipano anche i Comuni, aderenti all’Unione, con popolazione superiore a 5.000 abitanti, ovvero a 3.000 abitanti se appartenenti o già appartenuti a Comunità montane.
3. Una speciale premialità è prevista per le Unioni di Comuni ricomprendenti tutti i Comuni dell’ambito ottimale.
5. Il programma può altresì prevedere che la quantificazione dei contributi tenga conto dell’entità complessiva del bilancio della forma associativa e del volume di risorse conferite dai Comuni all’Unione, della dimensione demografica e territoriale complessiva della forma associativa e dell’eventuale adesione all’Unione del Comune capoluogo.
a) individua gli ambiti territoriali di cui all’articolo 14, comma 31, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010, e all’articolo 6, comma 6, della presente legge;
2. La Giunta regionale presenta all’Assemblea legislativa una relazione periodica sullo stato di attuazione del programma.
1. Dopo il comma 2 dell’articolo 11 della legge regionale 8 luglio 1996, n. 24 (Norme in materia di riordino territoriale e di sostegno alle Unioni e alle fusioni di Comuni) è inserito il seguente comma:
“2 bis. Fra gli elettori dei Comuni interessati sono inclusi i residenti che siano cittadini di uno dei Paesi appartenenti all’Unione europea, che votano ai sensi del decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197 (Attuazione della direttiva 94/80/CE concernente le modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali per i cittadini dell’Unione europea che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno cittadinanza).”.
2. Il comma 6 dell’articolo 12 della legge regionale n. 24 del 1996 è sostituito dal seguente:
“6. Presso il Tribunale del capoluogo di provincia nella cui circoscrizione si trovano il Comune o i Comuni interessati al referendum consultivo è costituito, entro il ventesimo giorno antecedente a quello fissato per la votazione, l'ufficio centrale per il referendum, la cui composizione e le cui funzioni sono disciplinate dalla normativa regionale vigente in materia di referendum abrogativo riferita all’ufficio provinciale per il referendum. Compete inoltre all'ufficio centrale per il referendum la proclamazione dei risultati del referendum.”.
3. Il comma 8 dell’articolo 12 della legge regionale n. 24 del 1996 è sostituito dal seguente:
“8. Il Presidente della Giunta regionale, ricevuto dall'ufficio centrale per il referendum il verbale contenente i risultati del referendum, ne dispone la pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione e lo invia al Presidente del Consiglio.”.
4. Dopo il comma 10 dell’articolo 12 della legge regionale n. 24 del 1996 è inserito il seguente comma:
“10 bis. Nel caso di espletamento di referendum consultivo territoriale per una fusione di Comuni le prerogative spettanti ai sensi dell'articolo 29, commi 2 e 3, della legge regionale 22 novembre 1999, n. 34 (Testo unico in materia di iniziativa popolare, referendum e istruttoria pubblica) ai partiti e gruppi politici rappresentati in Assemblea legislativa regionale, spettano anche ai partiti e gruppi politici rappresentati nei Consigli dei Comuni interessati alla fusione. Spettano inoltre ai partiti e gruppi politici rappresentati nell’Assemblea legislativa regionale e nei Consigli dei Comuni interessati, limitatamente al territorio in cui sono rappresentati, le facoltà riconosciute dall’articolo 52 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo) ai partiti rappresentati in Parlamento.”.
2. Gli articoli 4, 5, 7, 8, 9 e 10, i commi 1, 4 e 5 dell’articolo 11, gli articoli 12, 13, 14, 15 e 21 della legge regionale 30 giugno 2008, n. 10 (Misure per il riordino territoriale, l'autoriforma dell'amministrazione e la razionalizzazione delle funzioni) sono abrogati.
4. Al comma 4 dell’articolo 16 della legge regionale n. 6 del 2004 sono soppresse le seguenti parole: “A tal fine, ove necessario, si provvede all'adeguamento del Programma di riordino territoriale ai sensi dell'articolo 10 della legge regionale 26 aprile 2001, n. 11 (Disciplina delle forme associative e altre disposizioni in materia di Enti locali)”

References: Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 13