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Timestamp: 2020-08-12 21:38:43+00:00

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DIRITTO D'IMPRESA CONTRATTI STRUMENTI FINANZIARI & IMMOBILI | De Rosa & Costa
DIRITTO D’IMPRESA CONTRATTI STRUMENTI FINANZIARI…
LA MANCATA CONTESTAZIONE DEGLI ESTRATTI CONTO DA PARTE DEL CORRENTISTA NON VALE A SUPERARE LA NULLITA’, PER MANCANZA DI FORMA SCRITTA, DELLA CLAUSOLA CHE PREVEDE L’APPLICAZIONE DI UN TASSO DI INTERESSI ULTRALEGALE
E’ orientamento consolidato e meritevole di piena condivisione quello secondo il quale la mancata contestazione degli estratti conto non impedisce la denuncia dell’illegittima applicazione di interessi ultralegali, né impedisce al giudice di rilevarla d’ufficio, perché occorre distinguere tra la validità delle operazioni bancarie riportate nell’estratto conto, conformi per riporto contabile ai rapporti obbligatori da cui derivano, dalla legittimità delle obbligazioni e del contratto che ha dato luogo a tali operazioni.
La contestazione circa la validità delle obbligazioni e del contratto da cui traggono fonte può essere sempre sollevata, anche se il relativo estratto non è stato contestato nel termine pattuito o in quello usuale o comunque da ritenersi congruo ai sensi dell’art. 1832 cod. civ.: così come la regolarità contabile dell’estratto conto non sana l’illegittimità giuridica delle obbligazioni sottostanti, la sua mancata contestazione non preclude la censura circa l’invalidità di siffatte obbligazioni.
La questione ovviamente è indentica sia che oggetto di contestazione sia l’applicazione ultralegale del tasso di interessi in violazione dell’art. 1284, 3° co. cod. civ., sia che ad essere censurata sia l’addebito anatocistico di interessi.
Tra le più recenti pronunce che ribadiscono siffatto orientamento si vedano: Cass. civ. Sez. I, 22/03/2012, n. 4564, Cass. civ. Sez. I, 29-07-2009, n. 17679, Trib. Salerno Sez. I, 17/05/2012, Trib. Salerno Sez. I, 24/04/2012, Trib. Milano Sez. VI, 23/12/2011.
Anche la Corte di Appello di Roma, con la sentenza che si riporta nel testo integrale -Corte App. Roma Sez. II, Sent. 05/04/2012 n. 1907 – aderisce all’orientamento di cui sopra.
La Corte d’Appello capitolina fa applicazione di un ulteriore principio di diritto relativo alla termine di prescrizione della pretesa di restituzione di somme per l’illegittimità del tasso di interessi applicato o della capitalizzazione anatocistica operata, aderendo al principio sancito da Cassazione Cass. civ. Sez. Unite, 02-12-2010, n. 24418 che stabilisce l’applicabilità del termine prescrizionale decennale (“L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Infatti, nell’anzidetta ipotesi ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, giacchè il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del “solvens” con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell’”accipiens”.
Corte Appello Roma Sez. II, Sent. 5.4.2012, n. 1907
Ritiratosi in camera di consiglio e così composto:
Dott. Alba PENNASILICO – presidente
Dott. Benedetta THELLUNG – consigliere
Dott. Anna Chiara GIAMMUSSO – consigliere rel.
nella causa civile in grado d’appello, iscritta al n. 992 RGAC dell’anno 2005, posta in decisione all’udienza dell’11 ottobre 2011 e vertente
X in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, presso lo studio dei procuratori, avv. ed avv. , che la rappresentano e difendono per delega a margine dell’atto di citazione in primo grado
Y BANCA S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, presso lo studio del procuratore, avv. , che la rappresenta e difende in virtù di procura generale alle liti
OGGETTO: appello avverso la sentenza del Tribunale di Roma,
Con atto di citazione notificato il 29 settembre 2001 la X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore conveniva innanzi al Tribunale di Roma il CREDI TO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore per ivi sentirlo condannare alla restituzione, previa declaratoria di nullità della clausola relativa all’applicazione del saggio di interesse passivo ultralegale – per difetto di specifica pattuizione per iscritto ai sensi del 3 comma dell’art. 1283 c.c. – e della clausola relativa alia commissione di massimo scoperto, di quanto addebitatole in più in relazione al rapporto di conto corrente, consistente in un contratto di apertura di credito con affidamento mediante scoperto sul c/c n. (…) da essa intrattenuto presso l’agenzia Roma – Nomentana fin dal 1980, cessato per sua volontà il 30 aprile 1999.
Si costituiva il CREDI TO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, che eccepiva in via preliminare che non solo l’avverso atto di citazione era nullo ma che essa era carente di legittimazione passiva e che deduceva, nel merito, la legittimità dell’addebito degli interessi ultralegali e la parziale prescrizione del diritto alla restituzione di somme in applicazione del n. 4 dell’art. 2948 c.c.
All’esito del giudizio, nel corso del quale veniva espletata ctu contabile, la causa veniva decisa con la sentenza n che, accogliendo in parte la domanda dell’attrice. condannava il CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore alla restituzione in favore dell’attrice dell’importo di Euro 37.412.72 oltre interessi legali.
Avverso tale sentenza ha proposto appello la X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, con alto di citazione noti ficaio il 2 febbraio 2005, che sottolinea che erroneamente il giudice di primo grado ha applicato la prescrizione quinquennale ai sensi del n. 4 dell’art. 2948 c.c., calcolandola a ritroso dalla data di notifica dell’atto di citazione, ed ha quindi condannato la convenuta al pagamento di una somma minore di’ quella dovutale (che doveva essere calcolata a decorrere non dal 27 settembre 1996 ma dal 1 gennaio 1991), senza invece tener conto della circostanza che il contratto di conto corrente è un contralto unico, pur se articolato in una pluralità di alti esecutivi, tanto che solo con il saldo finale potevano essere determinati i rispettivi crediti ed i debiti delle parti e solo da quel momento sarebbe decorsa la prescrizione.
Si è costituita la Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, che ha contestato l’avverso atto di appello e ne ha chiesto il rigetto, sottolineando che correttamente il primo giudice ha applicato la prescrizione quinquennale anche in considerazione della mancata contestazione da parte dell’appellante degli estratti conto mensili nei quali gli erano stati addebitati gli interessi passivi; propone quindi appello incidentale avverso la sentenza n. 13106/04 sostenendo che erroneamente è stata rigettala la sua eccezione di carenza di legittimazione passiva. per non essere essa subentrata all’UNICREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentate pro tempore – rimasto titolare dei rapporti estinti prima del 17 dicembre 1999, data in cui quest’ultimo aveva conferito il ramo d’azienda relativo all’attività bancaria al CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore – e che rileva, nel merito, che nessuna somma spetta in restituzione all’appellante né per l’addebito di interessi in misura extralegale, trattandosi di rapporto di conto corrente sorto antecedentemente all’entrata in vigore della L. n. 154 del 1992 e del TULB, né per la commissione di massimo scoperto, prevista dalle norme bancarie uniformi che, ai sensi dell’art. 1341 c.c.. formano parte integrante del contratto.
L’appello è stato posto in decisione all’udienza dell’11 ottobre 2011, con assegnazione alle parti di termine di legge per il deposito della comparse conclusionali ed ulteriore termine di legge per repliche.
Va innanzitutto esaminata l’eccezione di carenza di legittimazione passiva, riproposta in via preliminare dall’appellante incidentale siccome logicamente pregiudiziale rispetto ad ogni altra questione. Sostiene la UNICREDI T BANCA S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A., di non essere legittimata passiva per non essere mai subentrata all’UNICREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore che. con il conferimento del ramo d’azienda riguardante le attività bancarie effettuato il 17 dicembre 1999 e con efficacia dal 1 gennaio 2000, aveva ceduto solo i rapporti ancora in essere a quel momento e non quelli già estinti, come il rapporto oggetto del presente procedimento; contesta tale assunto la X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, che sottolinea che correttamente il primo giudice ha rigettato tale eccezione sul presupposto che la cessione del ramo di azienda non escludeva espressamente i rapporti estinti. Tale ultimo assunto deve essere condiviso avendo il Tribunale, con motivazione assolutamente condivisibile, correttamente escluso la sussistenza nella specie di una carenza di legittimazione passiva sul presupposto che il ramo d’azienda conferito riguarda tutte le “…attività e passività relative alla rete domestica di UNICREDITO ITALIANO S.p.A. …” come pubblicato sulla G.U. 0 22 del 28 gennaio 2000 (cfr. la copia di tale atto allegata al fascicolo di parte appellata sub doc. 4); senza alcuna esclusione in riferimento ai rapporti già cessata alla data in cui tale cessione avrebbe avuto efficacia. Va quindi rigettato il primo motivo di appello incidentale.
Ciò posto, va quindi esaminato l’appello proposto in via principale dalla X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, questione cui è strettamente connesso altresì l’esame dell’appello incidentale proposto dalla Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore. Sostiene la X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore che erroneamente il primo giudice ha applicato la disciplina dettata in materia di prescrizione, e segnatamente ha applicato il n. 4 dell ‘ art. 2948 c.c. anziché l’art. 2946 c.c., ed ha conseguentemente rigettato la sua domanda di restituzione delle somme maturate per il periodo compreso tra il 1 gennaio 1991 (ovvero tra il 27 settembre 1991) ed il 27 settembre 1996; contesta tale assunto la Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, che a sua volta rileva di non essere tenuta alla restituzione di alcuna somma in favore dell’appellate – e che dunque la sentenza n. 13106/04 va integralmente riformata in tal senso – avendo a quest ultima addebitato gli interessi e la commissione di massimo scoperto secondo le modalità contrattualmente pattuite. Tale ultimo assunto non può essere condiviso. Ed infatti, correttamente il primo giudice ha condannato la banca convenuta alla restituzione delle somme addebitate in conto corrente in assenza della prova scritta di tale patto: è infatti noto che l’ultimo comma dell’art. 1284 c.c. richiede, per la convenzione con la quale siano pattuiti interessi in misura extralegale, la forma scritta ad substatiam; ciò non comporta che la convenzione in questione debba contenere una puntuale indicazione in cifre del tasso stabilito convenzionalmente, potendo tale requisito essere soddisfatto – secondo il principio generale sulla determinatezza o determinabilità dell’oggetto del contratto – anche per relationem, con il richiamo scritto a criteri prestabiliti e ad elementi estrinseci al documento negoziale ma obiettivamente individuabili e funzionali alla concreta determinazione del relativo saggio di interesse (così Cass. n. 22898/05), tale comunque da assicurare, pur nella previsione di variazioni nel tempo e per tutta la durala del rapporto, la determinazione di tale saggio con certezza ed al di fuori di ogni margine dì discrezionalità rimessa all ‘arbitrio del creditore, come è nel caso in cui le parti abbiano latto riferimento ad es. al tasso unico di sconto (la cui manovra è rimessa all’Autorità di vigilanza) ovvero agli interessi “di cartello” (che però facciano riferimento alle condizioni fissate su scala nazionale e non quando tali accordi contengano diverse tipologie di tassi o non si riferiscano ad un parametro unico e vincolante: così Cass, n. 13823/02 e Cass. n. 6187/05), tali comunque da consentirne una sicura determinabilità controllabile pur nell’ambito di una variabilità dei tassi nel tempo (così Cass. n. 14684/03), dovendo invece ritenersi nulla la clausola che si limiti ad un generico richiamo alle “condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza” per carenza del requisito della determinabilità dell’oggetto, la cui esistenza l’art. 1346 c.c. esige a priori. Non osta ad una conclusione del genere sostenere, come la l’appellante incidentale, che tale nullità non riguarda la fattispecie in esame perché riferita ad un rapporto sorto antecedentemente all’entrata in vigore della L. n. 154 del 1992 e del successivo TULB, in tema dì trasparenza bancaria: ed infatti è vero che la suddetta normativa non ha carattere retroattivo: tuttavia, anche in tale ipotesi la convenzione sugli interessi legali, per soddisfare le statuizioni dell’ultimo comma dell’art. 1284 c.c. – norma di carattere imperativo, la cui violazione determina nullità assoluta ed insanabile – è sempre necessario che il relativo tasso risulti determinato o determinabile e controllabile in base a criteri oggettivamente indicati e richiamati in tale convenzione, presupposto che non è soddisfatto dal generico riferimento alle “condizioni usuali di piazza” a meno che non sia fatto con ciò riferimento alla esistenza di vincolanti discipline fissate su larga scala nazionale con accordi interbancari e nel rispetto delle regole della concorrenza anziché con riferimento a tipologie di tassi praticati su scala locale ed indicati in maniera generica si da non consentire una loro specifica individuazione (così Cass. n. 2317/07 e Cass. n. 5675/01 che sanciscono di nullità accordi del genere proprio con riferimento al regime anteriore all’entrata in vigore della citala disciplina dettala in tema di trasparenza bancaria). Neppure osta ad una conclusione del genere la circostanza che l’appellante non abbia mai contestato gli estratti conto che le sono stati via via inviali: ed infatti, poiché la scrittura concernente la determinazione di interessi in misura superiore a quella legale è costitutiva del rapporto obbligatorio, la mancata contestazione degli estratti conto da parte del cliente non vale a superare a superare la nullità della clausola relativa agli interessi ultralegali perché l’unilaterale comunicazione del tasso di interesse non può supplire al difetto originario di valido accordo scritto in deroga alle condizioni richieste dall’art. 1284c.c. (così Cass. n. 17679/09). Nessun dubbio dunque che. in assenza di idonea prova circa l’avvenuta conclusione di un patto scritto per la corresponsione di interessi al tasso extralegale, correttamente il primo giudice ha condannato la banca convenuta alla restituzione di quanto percepito in più a tale titolo; conseguentemente, per quanto sin qui detto deve essere respinto l’appello incidentale proposto sul punto dalla Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore. Va invece accolto l’appello proposto in via principale dall’appellante e condannata la banca appellata alla restituzione di tutte le somme da essa addebitate quali interessi ultralegali nel conto corrente n. (…) intrattenuto presso l’agenzia Roma – Nomentana dalla X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, trattandosi di pagamento di somme dovute quale restituzione di indebito, fattispecie cui si applica la prescrizione decennale di cui all ‘ art. 2946 c.c. a decorrere – nel caso di specie – dalla data di chiusura del conto corrente (cfr. in tal senso Cass. S.U. n. 24418/10 in tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici) dato che il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si è tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del solvens, con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell’accipiens, che nel contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente – come è nella specie – si verifica non quando viene effettuata l’annotazione in conto corrente di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto corrente medesimo, quale momento in cui gli interessi non dovuti sono stati registrali. Con riferimento al caso di specie è fatto incontestato che il conto corrente n. (…) intrattenuto dall’appellante presso l’agenzia Roma – Nomentana sia stato chiuso il 30 aprile 1999; risulta quindi dall’esame della notifica dell’atto di citazione introduttivo del primo grado del presente giudizio che il decorso del termine di prescrizione è stato interrotto il 29 settembre 2001; in ragione di ciò non vi è dubbio che spettava all’appellante la restituzione delle somme da essa corrisposte indebitamente come interessi ultralegali fin dal 1 gennaio 1991 come dalla stessa richiesto fin dall’atto di citazione notificato il 29 settembre 2001; conseguentemente, va accolto l’appello dalla medesima proposto avverso la sentenza n. 13106/04 e, per l’effetto, la Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, va condannata al pagamento. in favore della X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, a titolo di restituzione per l’indebita percezione di somme a titolo di interessi ultralegali, della complessiva somma di L. 183.017.936, pari ad Euro 94.520.87. cosi come accertato dal etu nel corso dell’istruttoria svoltasi in primo grado, le cui conclusioni vengono condivise e fatte proprie da questa Corte, trattandosi di perizia redatta con criteri tecnicamente ineccepibili. Sulla indicata somma di Euro 94.520,87 – maturata per il periodo compreso tra il 1 gennaio 1991 ed il 30 marzo 1999 come richiesto espressamente dall’appellante – deve essere eventualmente detratto quanto percepito medio tempore dall’appellante in esecuzione dell’impugnata sentenza; sulla stessa somma sono altresì dovuti gli interessi legali a decorrere dalla data della domanda, quale data di messa in mora. Non osta ad una condanna del genere quanto stabilito dal comma 61 dell’art. 2 del decreto denominato “milleproroghe”, la cui portata non ignora questa corte, considerato che tale norma – che solo nel primo periodo del comma in esame si definisce interpretativa (e dunque solo quella parte che si riferisce alla prescrizione dei diritti e non invece quella che fa riferimento proprio alla restituzione di somme) – proprio perciò non pare applicabile alla fattispecie in esame.
Va infine rigettato l’appello incidentale proposto dalla Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, per sentir riformare l’impugnata sentenza n. 13106/04 che la ha condannata al pagamento dell’ulteriore somma di Euro11.639,89 atitolo di restituzione della commissione di massimo scoperto, dovendo condividersi quanto affermato dal primo giudice in mancanza di prova fornita al riguardo dalle parli e di quanto sopra specificato in relazione agli interessi ultralegali.
Le spese di entrambi i gradi di giudizio seguono il criterio della soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
La Corte d’Appello di Roma, definitivamente pronunziando sulla causa in epigrafe, ogni altra domanda ed eccezione disattesa e respinta, così provvede:
1) accoglie l’appello proposto dalla X. in persona del suo legale rappresentante pro tempore e, per l’effetto, condanna la Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento a titolo di restituzione degli interessi ultralegali, complessiva somma di Euro 94.520,87 oltre interessi legali dalla data della domanda, detratto quanto eventualmente medio tempore corrisposto in esecuzione dell’ impugnata sentenza;
2) rigetta l’appello incidentale proposto dalla Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore;
3) condanna la Y BANCA S.P.A.. in persona del suo legale rapprescntante pro tempore, già denominata CREDITO ITALIANO S.p.A. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, alla rifusione in favore dell’appellante delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 5.520,00, di cui Euro 729,00 per spese, Euro 1.741,00 per competenze ed Euro 3.050,00 per onorari, oltre spese generali. IVA e CPA come per legge.
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References: Cass. 
 Cass. 
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 art. 2948
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