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Demanio marittimo by Exeo Edizioni - issuu
CONSIGLIO DI STATO, SEZIONE V, decisione n.1920 del 09/04/2013 Relatore : Carlo Schilardi - Presidente : Marzio Branca
N. 01920/2013 N. 03817/2012 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente DECISIONE sul ricorso numero di registro generale 3817 del 2012, proposto da: Consorzio Almeca, in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dagli avv. Paolo Stella Richter e Giovanni Daniele Toffanin, con domicilio eletto presso Paolo Stella Richter in Roma, viale Giuseppe Mazzini, n. 11; contro Provincia di Rovigo, in persona del Presidente p.t., rappresentato e difeso dagli avv. Carla Bernecoli, Licia Paparella e Nicola Massafra, con domicilio eletto presso Nicola Massafra in Roma, via Val di Non, n. 18; nei confronti di Consorzio Pescatori Delta Nord, non costituito; per la riforma della sentenza del T.A.R. VENETO - VENEZIA: SEZIONE II n. 00200/2012, resa tra le parti, concernente graduatoria relativa alle concessioni di pesca Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio della Provincia di Rovigo; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 dicembre 2012 il Cons. Carlo Schilardi e uditi per le parti gli avvocati Stella Richter, Toffanin e Massafra; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO 1. La Provincia di Rovigo, con determinazione n. 1689, prot. n. 34181, del 6.8.2003, disciplinava i termini per la presentazione delle domande per il rilascio delle concessioni alla pesca, ex art. 22 della L.R. n. 19/1988, in acque di demanio marittimo. Le aree da assegnare in concessione furono quantificate in mq. 208.000, quanto alla laguna della Marinetta ed in mq. 30.000, quanto alla laguna Caleri. Nel provvedimento veniva precisato, altresì, che il rilascio delle nuove concessioni di pesca e acquacoltura sarebbe avvenuto secondo le modalità stabilite dall’art. 36 del Regolamento provinciale per l’esercizio della Creato per Giuseppe Labate il 19/07/2013 alle 08:31:32 | © Copyright 2013 Exeo srl PI CF RI 03790770287.
CONSIGLIO DI STATO, SEZIONE V, decisione n.1920 del 09/04/2013
pesca e che le nuove concessioni di allevamento, ex art. 22 della L.R. n. 19/1998, sarebbero state rilasciate fino al raggiungimento della superficie massima occupabile. Con determinazione n. 2056, prot. n. 40885 del 29.9.2003 del Dirigente dell’Area attività produttive Risorse faunistiche e Vigilanza della Provincia di Rovigo, veniva approvata la graduatoria delle domande pervenute, con l’assegnazione della totalità delle concessioni, sia per la laguna della Marinetta che per la laguna Caleri, al Consorzio Pescatori Delta Nord s.c. a r.l., che si era classificato al primo posto in entrambe le graduatorie in base alla priorità stabilita dall’art. 36, comma 1, lettera a) del citato Regolamento. Avverso il provvedimento n. 2056/2003 di approvazione della graduatoria, la determinazione n. 1689 del 6.8.2003, l’art. 36 del Regolamento provinciale per l’esercizio della pesca della Provincia di Rovigo, il consorzio AL.M.E.C.A. proponeva ricorso al T.A.R. per il Veneto. Il ricorrente lamentava l’illegittimità della determinazione n. 2056/2003 di approvazione della graduatoria, in quanto il consorzio aggiudicatario era stato preferito solo in ragione del più alto numero di aderenti (119 soci) rispetto a quelli del consorzio istante (27 soci) e la violazione dell’art. 3 della Legge 241/1990, per difetto di motivazione del provvedimento gravato. In ordine all’art. 36 del Regolamento il ricorrente articolava tre motivi di censura: 1) eccesso di potere per illogicità e irragionevolezza, violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione, disparità di trattamento; 2) violazione del principio di uguaglianza; 3) sviamento di potere in quanto la Provincia aveva emanato il regolamento mentre era già in atto la competizione tra i pescatori per l’assegnazione delle concessioni. Il T.A.R. per il Veneto, con sentenza n. 200 del 7.12.2011, depositata l’8.2.2012, ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Il Consorzio AL.M.E.C.A. ha proposto appello avverso la sentenza del T.A.R., previa istanza cautelare di sospensione. Si è costituita la Provincia di Rovigo che ha chiesto di rigettare l’appello perché infondato e, per l’effetto, la conferma della sentenza gravata e, nella memoria conclusionale, che ne sia dichiarata l’inammissibilità quanto alle nuove censure proposte per la prima volta in appello. Alla camera di consiglio del 3 luglio 2012 la domanda cautelare è stata riunita al merito. Alla pubblica udienza dell’11 dicembre 2012 la causa è stata trattenuta in decisione. 2. Con il primo motivo di censura l’appellante lamenta l’erronea valutazione delle doglianze avanzate in relazione alla sostenuta illegittimità dell’art. 36 del Regolamento provinciale per l’esercizio della pesca in relazione ai principi costituzionali di par condicio ed in applicazione delle modifiche normative introdotte dal D.Lgs. n. 226/2001. Tali censure, invero, come evidenziato dalla Provincia appellata, sono state introdotte dal Consorzio “AL.ME.CA.” solo in appello e sono da ritenersi, pertanto, inammissibili. Il T.A.R. non ha male interpretato le censure contenute nel ricorso introduttivo che è esclusivamente incentrato sulla dedotta illegittimità della preferenza accordata alle cooperative di pescatori, senza che nel primo motivo di ricorso sia stato sollevato o anche solo ventilato il profilo della distinzione fra pescatori e molluschicultori ed ha quindi correttamente esaminato il motivo di illegittimità avanzato. Sul piano delle preferenze la Provincia, invero, ha inteso solo prevedere, in caso di richiesta da parte di più soggetti su una stessa area lagunare, che l’assegnazione sarebbe avvenuta secondo le priorità indicate dall’art. 36, comma 1, del Regolamento per l’esercizio della pesca, nei limiti della superficie disponibile, con nell’ordine: “a. i consorzi composti in prevalenza da cooperative di pescatori da tempo operanti nelle lagune polesane; b. i consorzi composti in prevalenza da società, diverse dalle cooperative di pescatori da tempo operanti nelle lagune polesane i cui soci siamo titolari di licenza di pesca di tipo A; c. le cooperative di pescatori da tempo operanti nelle lagune polesane; d. le società, diverse dalle cooperative di pescatori, da tempo operanti nelle lagune polesane i cui soci siamo titolari di licenza di pesca di tipo A; e. i soggetti elencati ai punti precedenti i quali non hanno mai operato nelle acque marittime interne polesane”. Le nuove e diverse censure mosse dall’appellante non trovano invece alcun riscontro nel ricorso in primo grado e sotto questo aspetto sono, come si è detto, inammissibili. Tuttavia il T.A.R ha preso in considerazione l’incidenza in materia del decreto legislativo n. 226/2001, che ha riordinato il settore della pesca e dell’acquacoltura ed ha creato la figura dell’imprenditore ittico, nel cui ambito vengono ricomprese le imprese di acquacoltura e la loro equiparabilità a quelle agricole (ex articolo 2135 c.c.). A prescindere da altre considerazioni, non è dubbio che sulla base dell’aggiornato quadro normativo, come rilevato dalla giurisprudenza, “l’equiparazione dell’imprenditore ittico all’imprenditore agricolo apre la strada, Creato per Giuseppe Labate il 19/07/2013 alle 08:31:32 | © Copyright 2013 Exeo srl PI CF RI 03790770287.
per chi esercita non solo l’acquacoltura ma anche la pesca a titolo professionale, all’iscrizione ad un regime previdenziale più vantaggioso. In altri termini, il mutamento del quadro normativo generale fa si che il regime previdenziale non costituisca più un indice sicuro per l’individuazione dei soggetti che esercitano la pesca quale esclusiva o prevalente attività lavorativa, ma tale indagine va effettuata ponendo a raffronto la nuova figura dell’imprenditore ittico, come definita dal D.lgs. 18.5.2001, n. 226, con la natura dell’attività effettivamente svolta” (Cons. Stato, sez, V. 20 novembre 2008, n, 5549). Quindi, per pura completezza di trattazione, si osserva che diversamente da quanto sostenuto dall’appellante nel caso in esame, non si può dedurre l’invocata illegittimità dell’art. 36 del Regolamento provinciale, sulla base del regime previdenziale di iscrizione degli esercenti la pesca, proprio per i limiti e la valenza di tale iscrizione, che non consente di trarre conseguenze utili in ordine alla questione di cui è controversia. Con il secondo motivo l’appellante lamenta la “mancata valutazione in ordine alla disparità di trattamento, alla violazione della Carta Costituzionale, alla prevalenza di forme associative che superano per valenza la qualificazione imprenditoriale limitando la possibile attribuzione di concessione ai soggetti non necessariamente rientranti nella categoria consortile”. L’appellante ritiene che nell’assegnazione delle aree demaniali marittime non possono essere considerati elementi discriminatori l’appartenenza a consorzi o cooperative e il numero degli aderenti alle stesse. Infondato è anche tale motivo di censura. Rientra infatti nella discrezionalità amministrativa dare rilievo alla natura mutualistica della cooperativa, e il richiamo al numero dei soci, operato nella sentenza impugnata, non è posto come criterio di privilegio nell’assegnazione, ma per controbattere all’affermazione della parte ricorrente (pag. 7 del ricorso introduttivo) per cui la preferenza al consorzio aggiudicatario avrebbe avuto come causa esclusiva la circostanza che “a differenza del ricorrente (esso) presenterebbe la struttura organizzativa della piccola società cooperativa”. Conclusivamente, per i motivi esposti, l’appello è in parte inammissibile quanto alle censure proposte per la prima volta nell’attuale secondo grado di giudizio, e per il resto va respinto. Sussistono equi motivi per la compensazione delle spese del doppio grado di giudizio. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte inammissibile come in motivazione, e per il resto lo respinge. Spese dei due gradi di giudizio compensate tra le parti . Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati: Marzio Branca, Presidente Francesco Caringella, Consigliere Manfredo Atzeni, Consigliere Fabio Franconiero, Consigliere Carlo Schilardi, Consigliere, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 09/04/2013 (Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186) IL SEGRETARIO
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Sentenza del Consiglio di Stato sulla legittimità a preferire le cooperative nell'assegnazione delle concessioni demaniali marittime

References: sentenza 
 art. 22
 art. 22
 provvedimento n. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 2135
 sentenza 
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