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Timestamp: 2019-04-21 18:13:27+00:00

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No all'annullamento d'ufficio del permesso di costruire illegittimo se non sono stati valutati tutti gli interessi
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Lunedì 01 Ottobre 2018 12:16
L’annullamento d’ufficio del permesso di costruire richiede, oltreché l’illegittimità del titolo, concrete ed attuali esigenze di tutela di un interesse pubblico che, in ogni caso, vanno contemperate con l’interesse del privato alla conservazione del permesso stesso, in ragione dell’affidamento maturato sulla validità del titolo conseguito molti anni prima.
È quanto affermato da Consiglio di Stato, Sezione IV, con la sentenza n. 5277/2018.
Con la sentenza in commento, il Consiglio di Stato si sofferma sui presupposti dell’annullamento d’ufficio di cui all’articolo 21 nonies, legge n. 241/1990, alla luce delle riforme legislative e dell’interpretazione giurisprudenziale che, di recente, hanno interessato tale norma.
La controversia sorge dal ricorso al Tar promosso da una società immobiliare, per l’annullamento del provvedimento con cui l’Amministrazione comunale aveva annullato due permessi di costruire rilasciati, molto tempo prima, in favore di detta società, reputandoli illegittimi per contrasto con le prescrizioni urbanistiche. La ricorrente lamentava che il Comune, in fase di verifica dell’interesse pubblico all’annullamento degli atti ritenuti illegittimi, non avesse valutato l’affidamento da essa maturato sulla legittimità dei permessi di costruire, in ragione del tempo trascorso dal loro rilascio, in applicazione del principio del bilanciamento dei contrapposti interessi, di cui all’articolo 21 nonies legge n. 241/1990. Di conseguenza, la società ricorrente reputava il provvedimento di annullamento privo di congrua motivazione e, per l’effetto, illegittimo. Questa tesi veniva accolta dal Tar che annullava la determinazione comunale.
Il Comune, tuttavia, appellava la sentenza di primo grado, eccependo la congruità della motivazione dell’annullamento, incentrata soltanto sulla tutela dell’interesse pubblico all’osservanza delle prescrizioni urbanistiche, da considerarsi prevalente rispetto all’affidamento ingenerato nel privato dal rilascio di due permessi di costruire illegittimi.
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello ricordando, anzitutto, che l’articolo 21 nonies, legge n. 241/1990 esige che l’annullamento d’ufficio, sebbene caratterizzato da ampia discrezionalità, venga esercitato attraverso la valutazione dell’interesse pubblico in comparazione con l’affidamento del destinatario dell’atto.
Inoltre, ha aggiunto il Collegio, la tesi dell’Amministrazione comunale trova puntuale smentita alla luce dei principi affermati dall’Adunanza plenaria con la Sentenza n. 8/2017, che ha escluso la rilevanza ex se dell’interesse pubblico al ripristino della legalità violata, per effetto del rilascio di un titolo edilizio illegittimo, ed ha altresì negato la teoria tradizionale della cosiddetta «inconsumabilità» del potere amministrativo di annullare in via di autotutela gli atti invalidi, con la conseguenza che il decorso del tempo onera l’Amministrazione del compito di valutare, in modo motivato, se l’annullamento risponda ancora a un effettivo e prevalente interesse pubblico di carattere concreto e attuale, in relazione all’interesse dei destinatari di quel provvedimento.
Sulla base di questi principi, il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza di primo grado poiché il provvedimento di autotutela, nonostante fosse corredato da una motivazione molto articolata, non ha valutato l’interesse della società alla conservazione dei permessi di costruire, interesse rafforzato dall’affidamento riposto sulla validità dei due titoli edilizi rilasciati molto tempo prima del loro annullamento in via autotutela.
La possibilità dell’«autotutela parziale»
Dalla sentenza in commento, può ricavarsi un altro aspetto di notevole interesse e cioè la possibilità, considerata «non implausibile» dal Consiglio di Stato, che le Amministrazioni annullino, soltanto in parte, i titoli edilizi rilasciati, quando ciò sia funzionale al miglior bilanciamento dei contrapposti interessi coinvolti nella vicenda amministrativa, per recare il minor sacrificio possibile alla posizione giuridica del privato e, di conseguenza, per salvare il provvedimento impugnato da un’eventuale pronunzia di illegittimità.
Il Collegio, tuttavia, osserva che, nel caso specifico, l’Amministrazione comunale non ha valutato neppure tale possibilità che si sarebbe potuta concretizzare con l’annullamento del permesso di costruire rilasciato per primo.

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