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Sulla grave situazione della Compagnia portuale di Cagliari - interrogazione - Sulla grave situazione della Compagnia portuale di Cagliari - interrogazione -
Sulla grave situazione della Compagnia portuale di Cagliari – interrogazione
23 settembre 2015 9 ottobre 2015 by Michele
“L’Autorità portuale di Cagliari è commissariata dal 26 settembre del 2013. Ormai da due anni quindi, inspiegabilmente, non si procede alla nomina dei vertici, determinando una serie di gravi problemi che rischiano di diventare dirompenti se non vi si pone rimedio quanto prima.
In particolare segnalo la straordinaria gravità della condizione nella quale versa la Compagnia portuale, pesantemente indebitata e pesantemente morosa nei confronti dei suoi circa 70 dipendenti, fra i quali ormai si diffonde la preoccupazione persino sul futuro e il mantenimento del posto di lavoro.
Il commissariamento infatti impedisce l’applicazione delle norme vigenti in materia di competitività e risanamento dei porti italiani e il protrarsi di questa condizione produce un effetto a cascata sui servizi, la funzionalità del sistema portuale, i diritti dei lavoratori che non può essere ulteriormente sottaciuto”
Interrogazione al Ministro dei trasporti e delle infrastrutture
L’Autorità portuale di Cagliari è commissariata ormai dal 26 settembre 2013, condizione particolarmente delicata, constatati gli effetti che essa sta producendo in termini di governo della medesima e di qualità dei servizi offerti;
Si segnala in particolare quanto accade alla Compagnia Portuale (CLP), azienda nella quale si fa sempre più incerta e precaria la condizione dei lavoratori, circa 73 unità, che hanno iniziato a manifestare un crescente disagio attraverso le loro rappresentanze sindacali circa il futuro, ivi compreso il mantenimento del posto di lavoro;
La CLP infatti versa in una condizione di pesante esposizione debitoria, circa 2,2 milioni di euro, 400 mila dei quali nei confronti di una agenzia di lavoro interinale ed ulteriori 470 mila dovuti ai lavoratori, conseguentemente agli esposti presentati alla Direzione provinciale del lavoro per mancate retribuzioni, in particolare della tredicesima 2014 e della quattordicesima 2015, per carenza di liquidità;
Negli ultimi dieci anni la CLP risulta non aver mai versato il Tfr ai lavoratori;
Dopo dieci anni di lavoro i dipendenti non hanno ancora gli spogliatoi, a differenza delle altre aziende portuali;
L’Azienda non risulta essere in grado di fornire i dispositivi di sicurezza individuali (DPI) due volte l’anno se non parzialmente;
Contrariamente all’accordo di secondo livello siglato da Sindacato confederale, Autorità portuale e Compagnia portuale, che prevede una quota massima del 20% di utilizzi di lavoro a tempo parziale e/o precario, risulta attualmente impiegata una quota pari al 49% sul totale dei dipendenti;
Tale condizione di precarietà rischia – sulla base di quanto disposto dalla vigente legge dei porti – di far perdere alla CLP i requisiti minimi indispensabili per lo svolgimento delle attività;
Lo stato di protratto commissariamento impedisce l’applicazione alla Autorità portuale di Cagliari, quindi alla CLP, delle norme in materia di risanamento dei conti e di competitività previste dalle più recenti norme (e già utilizzate a Genova);
Sono numerosi infatti e recenti gli interventi in materia;
Nell’avvio della XVII Legislatura è intervenuto, in materia di autonomia finanziaria delle autorità portuali, l’ articolo 22 del decreto-legge n. 69/2013;
In materia, l’ articolo 14 del decreto-legge n. 83/2012 ha previsto la destinazione su base annua, nel limite di 70 milioni di euro annui, dell’uno per cento del gettito dell’IVA relativa all’importazione di merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto rientrante nelle circoscrizioni delle autorità portuali;
A modificare l’ articolo 14 del decreto-legge n. 83/2012 interviene l’ articolo 22 del decreto-legge n. 69/2013, prevedendo: a) l’innalzamento da 70 milioni di euro annui a 90 milioni di euro annui del limite entro il quale le autorità portuali possono trattenere la percentuale dell’uno per cento dell’IVA riscossa nei porti; b) la destinazione delle risorse anche agli investimenti necessari alla messa in sicurezza, alla manutenzione e alla riqualificazione strutturale degli ambiti portuali;
L’articolo 22 ha inoltre consentito, stabilizzando e sviluppando la disciplina sperimentale introdotta anni 2010, 2011 e 2012 dall’ articolo 5, comma 7-duodecies del decreto-legge n. 194/2009, alle autorità portuali di diminuire fino all’azzeramento ovvero di aumentare fino a un tetto massimo pari al doppio le tasse di ancoraggio;
Successivamente, l’ articolo 13 del decreto-legge n. 145/2013 (c.d “DL destinazione Italia”) ha consentito la destinazione della quota di IVA riscossa nei porti e trattenuta dalle autorità portuali anche a interventi cantierabili per la competitività dei porti italiani, interventi finanziati anche con risorse revocate dalla realizzazione di altre infrastrutture nonché erogate per interventi nelle aree portuali per i quali non si sia proceduto, entro due anni dall’erogazione del finanziamento, all’approvazione del bando di gara;
se il governo sia a conoscenza di quanto sopra esposto;
se intenda procedere – attraverso l’iter previsto dalle norme vigenti – al superamento della attuale condizione di commissariamento e quindi al riprsitino di una condizione di normalità;
PIRAS, DURANTI, QUARANTA, RICCIATTI
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