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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 30/07/2013Diritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Rassegna sulla Corte Europea 30 luglio 2013
Quest’oggi – Martedì 30 Luglio 2013 – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso 5 ricorsi, inoltrati a Strasburgo tra il 2006 e il 2011 da cittadini europei e non. A rispondere delle presunte violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sono stati gli agenti di Svizzera e Romania. Oggi entrambi i paesi sono stati condannati per violazione degli obblighi assunti a livello internazionale.
La Romania soffre ancora delle tare del precedente regime comunista, e la lente dei giudici europei non le risparmia all’atto di decidere i casi Mircea Dumitrescu v. Romania e Toma Barbu v. Romania. Non è un caso che entrambe le condanne per pessime condizioni detentive subite dai detenuti (uno paralitico, uno malato) si riferiscano allo storico Penitenziario di Jilava (Penitenciarul Bucureşti), una vera e propria Bastiglia per tutti gli oppositori politici rumeni che ebbero a dissentire dalla linea di governo attuata dal dittatore Nicolae Ceauşescu. Oggi le condizioni non sono affatto migliorate, e il retaggio delle passate violenze ancora aleggia nei questurini insensibili e nelle celle sporche e sovraffollate: così la Romania è stata condannata per violazione dell’articolo 3 CEDU, che presidia l’integrità della persona da trattamenti inumani e degradanti, e dovrà ripagare, con un’equa riparazione, le sofferenze subite dai ricorrenti.
La Svizzera è invece uscita indenne da pesanti accuse sollevatele nel caso Berisha v. Switzerland , ma questo risultato è molto discutibile. La Corte di Strasburgo ha sostanzialmente ratificato la decisione di espellere i figli minorenni di una coppia kosovara – i ricorrenti – poiché mentre i genitori erano legittimamente residenti in Svizzera, i figli piuttosto erano emigrati clandestini. Il giudice europeo ha escluso la violazione dell’articolo 8 CEDU (rispetto della vita privata e familiare), ritenendo che tale espulsione non separerebbe realmente genitori e figli: poiché i figli hanno abbandonato il proprio paese (nel 2009) all’età di 15, 13 e 6 anni , ciò significa che hanno sviluppato una serie di rapporti e legami in Kosovo tali per cui farvi ritorno non sarebbe un evento traumatico; inoltre, i loro genitori potrebbero sempre raggiungerli nella penisola balcanica. Il caso non può che lasciare perplessi: in ballo c’è l’unità familiare, le vite e le relazioni di due genitori e dei loro tre figli. La politica dei flussi migratori è una pagina importante della politica nazionale e può salvare un paese; forse non è poi così decisiva e spesso funge da magnete di consenso politico; ma una cosa è certa: come in questo caso, può distruggere una famiglia.
Tra l’altro tale sentenza è stata inserita nel Factsheet – Parental Rights, una raccolta per materia delle sentenze più importanti che faranno Giurisprudenza per il futuro nella Corte. Tuttavia, la sua applicazione quale precedente dovrebbe essere ridotta. Infatti, a convincere i giudici in un verdetto così drastico, è stata (probabilmente) la condotta processuale dei ricorrenti durante i processi in Svizzera: in varie fasi non avrebbero fornito informazioni veritiere o piuttosto avrebbero omesso chiarimenti importanti. Tuttavia permane un dubbio, forse un po’ tecnico: perché la Corte ha deciso nel merito il caso – fondando un ambiguo e pericoloso precedente – piuttosto che terminarlo nel rito? Gli strumenti di certo non le mancavano.. (mancato esaurimento dei ricorsi interni in senso orizzontale oppure abuso di diritto)
Mircea Dumitrescu v. Romania 14609/10 3 Mircea Dumitrescu è paralitico dalla nascita. Detenuto dal 2009 al 2011 nella prigione di Jilava per reati patrimoniali – frode ed appropriazione indebita – lamenta condizioni detentive insostenibili: sovraffollamento, scarsa igiene e barriere architettoniche si sommavano all’incapacità delle autorità carcerarie di far fronte alla sua disabilità; Mr. Dumitrescu non ricevette alcuna assistenza in carcere, né una carrozzella per sé, e doveva affidarsi agli altri detenuti per svolgere attività quotidiane, come andare al bagno o farsi la doccia. Inoltre, aveva chiesto – inutilmente – di essere liberato per accudire il figlio dopo l’internamento della madre perché schizofrenica.
Articolo 8 Violazione dell'articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 – trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Nessuna violazione dell’Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Rispetto della vita familiare)
Toma Barbu v. Romania 19730/10 3 Daniel Toma Barbu è condannato per tentato furto e detenuto nelle prigioni di Jilava e Rahova dal 2009 al 2010. Di queste prigioni condanna l’endemico sovraffollamento e le precarie condizioni igieniche. In particolare, Mr. Barbu soffre di problemi cardiaci, ulcera ed epatite cronica: lamenta cure sanitarie inadeguate e soprattutto di aver condiviso la cella con detenuti fumatori, stante l’assenza di una divisione, nel carcere, tra fumatori e non fumatori. Articolo 3 Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 – trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Berisha v. Switzerland 948/12 3 S. e S. Berisha sono una coppia di coniugi, originari del Kosovo. Lui ha ottenuto un permesso di soggiorno permanente a seguito del matrimonio con una cittadina svizzera, nel 2005; tuttavia quel matrimonio non resiste nel tempo e sopraggiunge il divorzio. Nel 2007, Mr. Berisha fa ritorno in Svizzera con la sua nuova moglie, Ms. Berisha, e nel 2009 fa entrare clandestinamente i tre figli avuti da lei e tutti minorenni: allora avevano rispettivamente 15, 13 e 6 anni. Ora rischiano tutti l’espulsione, poiché le autorità svizzere non credono che siano figli di Mr. Berisha. Dalla loro, i genitori si oppongono alla espulsione: se dovessero tornare in Kosovo, senza i genitori, i loro figli sarebbero collocati sicuramente in un orfanotrofio; nonché verrebbero separati dalla propria famiglia e dal loro nuovo fratello, nato in Svizzera nel 2010. Articolo 3
Locher and Others v. Switzerland 7539/06 3 I ricorrenti sono quattro cittadini svizzeri che nel 1994 sono stati espropriati di alcuni terreni per la costruzione di una strada. Nel processo che ne seguì, non gli fu possibile visionare (e contestare) un documento decisivo nella procedura espropriativa. Oggi lamentano questo indebito limite al proprio diritto alla difesa, nonché al durata e i costi delle procedure giudiziarie svolte in Svizzera. Articolo 6 § 1 Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 – Equità dell’udienza; Parità delle armi)
Polidario v. Switzerland 33169/10 3 Catherine Polidario è una cittadina filippina sposata con un cittadino svizzero originario del Libano. Quando nel Settembre del 2002 è espulsa dalla Svizzera, porta con sé il loro unico figlio. Nell’Estate del 2004 invia suo figlio - di cui ha l’affidamento - in Svizzera per trascorrere le vacanze col padre: da allora non vedrà più suo figlio; mentre il padre disattendeva ogni ordine dell’autorità, alla madre fu precluso l’ingresso in Svizzera fino al 2010, quando l’affidamento venne affidato al padre e a lei riconosciuto il diritto di visita. Oggi Ms. Polidario accusa la Svizzera di averle impedito di vedere suo figlio per ben 6 anni. Articolo 8 Violazione_dell'Articolo_8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - rispetto della vita familiare)
Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 30 Luglio 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Romania Svizzera Tutte le sentenze	2013-07-30
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References: sentenza 

Articolo 8
 Articolo 3
 Articolo 3
 Articolo 6
 § 1
 Articolo 6
 Articolo 8