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Timestamp: 2020-08-11 14:01:14+00:00

Document:
CIRCOLARE 16 giugno 2011, n. 36
Legge 4 novembre 2010, n. 183 : art. 4 - Misure contro il lavoro sommerso e art. 33 - Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica
urn:nir:istituto.nazionale.assicurazione.contro.infortuni.lavoro:circolare:2011-06-16;36
La legge n. 183 del 4 novembre 2010 , entrata in vigore in data 24 novembre 2010, ha introdotto, tra le altre, rilevanti modifiche in materia di "Misure contro il lavoro sommerso" ed in tema di "Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica".
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione Generale per l'Attività Ispettiva ha fornito su detti argomenti istruzioni operative al personale ispettivo con la circolare n. 38/2010 in merito alla maxisanzione contro il lavoro sommerso e con la circolare n. 41/2010 in merito alla procedimentalizzazione dell'attività ispettiva.
Sulla scorta del predetto dettato normativo, delle istruzioni contenute nelle citate circolari ministeriali nonché delle prime istruzioni operative emanate in merito, si forniscono indicazioni per le questioni di stretta competenza dell'Istituto.
La citata legge ha introdotto rilevanti novità in tema di maxisanzione per il lavoro sommerso, apportando modifiche alle previsioni contenute nell' art. 3 del DL n. 12/2002 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 73/2002 e successive modifiche e integrazioni.
La normativa in oggetto individua quale presupposto dell'applicazionedella maxisanzione l'impiego di lavoratori in assenza di preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. Quindi è la mancata comunicazione preventiva al Centro per l'impiego che individua l'impiego di lavoratori "in nero" e non più le scritture e l'ulteriore documentazione obbligatoria, come stabiliva la precedente formulazione della norma.
Con il nuovo disposto normativo la maxisanzione non si applica in caso di rapporti di lavoro in nero instaurati con lavoratori autonomi e parasubordinati (es.: associati in partecipazione con apporto di lavoro, collaborazioni coordinate e continuative in qualunque modalità, anche a progetto) per i quali non è stata fatta, qualora prevista, la comunicazione preventiva al Centro per l'impiego, ferma restando la sanzionabilità dell?omessa comunicazione.
In merito al lavoro autonomo, in particolare al lavoro autonomo occasionale, la circolare ministeriale chiarisce che la maxisanzione è applicata nel caso in cui il datore di lavoro dichiari di avere attivato detta prestazione in assenza di documentazione atta a consentire di verificare la pretesa autonomia del rapporto.
Per questi lavoratori per iquali non è prevista la comunicazione preventiva al Centro per l'impiego, la circolare ministeriale dispone che la maxisanzione trova applicazione qualora non siano stati effettuati i relativi e diversi adempimenti obbligatori previsti nei confronti della Pubblica Amministrazione.
- le prestazioni di lavoro occasionale accessorio in assenza di preventiva comunicazione all'Inps/Inail
- le prestazioni svolte dai collaboratori e coadiuvanti delle imprese familiari, dai coadiuvanti delle imprese commerciali, dai soci lavoratori di attività commerciale e di impresa in forma societaria in assenza della denuncia nominativa all'Inail prima dell'inizio dell'attività lavorativa.
Con particolare riferimento al datore di lavoro del settore turistico, la legge n. 183/2010 consente, qualora lo stesso non sia in possesso di uno o più dati anagrafici inerenti ai lavoratori da assumere, di integrare la comunicazione preventiva di assunzione entro il terzo giorno successivo a quello di instaurazione del rapporto di lavoro.
Il settore marittimo seppur escluso dall'obbligo di comunicazione preventiva e dal LUL, è comunque soggetto ad una serie di adempimenti formali a tutela del lavoro regolare a bordo delle navi di natura non strettamente contributiva (come richiesti dall' art. 4 comma 1, lettera b) ma presupposti indispensabili per l'assolvimento di tale obbligo la cui omissione può essere assunta a sintomo di una condotta volta all'occultamento del rapporto di lavoro e come tale passibile della maxisanzione.
La maxisanzione non è altresì applicabile al datore di lavoro che, prima dell'accesso ispettivo e comunque prima dell'avvio di procedimenti di verifica, controllo, accertamento o di una eventuale convocazione per un tentativo di conciliazione monocratica:
- abbia regolarizzato spontaneamente e integralmente, per l'intera durata, il rapporto di lavoro avviato originariamente senza la preventiva comunicazione obbligatoria. Quindi, prima che sia scaduto il termine del primo adempimento contributivo è sufficiente per evitare la maxisanzione anche la sola comunicazione al Centro per l'impiego dalla quale risulti la data di effettiva instaurazione del rapporto di lavoro (fermi restando i successivi adempimenti previdenziali previsti, nonché la sanzionabilità della tardiva comunicazione)
- abbia, nel caso sia scaduto il termine del primo adempimento contributivo, denunciato spontaneamente la propria situazione debitoria entro 12 mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o dei premi dovuti agli Istituti previdenziali.
In tale ipotesi per evitare l'applicazione della maxisanzione deve essere effettuata la comunicazione al Centro per l'impiego dalla quale risulti la data di effettiva instaurazione del rapporto di lavoro (resta ferma la sanzionabilità della tardiva comunicazione) e deve, inoltre, essere effettuato il pagamento dei contributi e dei premi dovuti nonché le relative sanzioni civili entro giorni dalla denuncia.
In merito alle ulteriori casistiche che escludono l'applicazione della maxisanzione, si rinvia a quanto precisato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella circolare n. 38/2010 .
Tra le novità introdotte dalla legge n. 183/2010 assume rilevanza, nell'ottica di ampliamento dei controlli, l'estensione anche agli ispettori Inail del potere di contestazione e notificazione della maxisanzione amministrativa in caso di impiego di lavoratori "in nero".
Competente a ricevere il rapporto, in caso di mancata estinzione dell'illecito amministrativo, ai sensi ed agli effetti dell' art. 17 della legge n. 689/1981 rimane il Direttore della DPL competente territorialmente, al quale dovrà essere inoltrata tutta la documentazione probatoria utile alla prosecuzione del procedimento sanzionatorio.
La competenza ad irrogare la maxisanzione amministrativa da parte del personale ispettivo dell'Istituto riguarda le violazioni commesse a far data dal 24 novembre 2010.
- la condotta posta in essere dal datore di lavoro, anche se accertata dopo il 24 novembre 2010, sia cessata sotto la vigenza della vecchia disciplina. Nel qual caso gli ispettori devono continuare ad effettuare la constatazione dell'illecito, segnalando tempestivamente la stessa alla DPL competente per territorio
- la condotta posta in essere dal datore di lavoro sia cessata sotto la vigenza della nuova disciplina introdotta dalla legge n. 183/2010 . Nel qual caso l'ispettore dell'Istituto è competente a contestare la maxisanzione con le modalità successivamente rappresentate.
L'attuale previsione normativa non esclude, come avveniva nel testo previgente, l'applicazione dell'istituto della Diffida obbligatoria di cui all' art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004 e successive modifiche e integrazioni.
Conseguentemente gli organi di vigilanza che rilevano l'impiego di lavoro sommerso emettono provvedimento di diffida a regolarizzare nei confronti del/dei trasgressore/i e dell'eventuale obbligato in solido. In caso di regolarizzazione (entro 30 giorni) il destinatario della diffida viene ammesso all'estinzione della maxisanzione attraverso il pagamento della sanzione agevolata entro il termine di 15 giorni dalla scadenza dei 3028.
A differenza della disciplina in vigore prima del 24 novembre 2010, che considerava le 150 € giornaliere una mera maggiorazione della sanzione edittale e quindi un importo fisso al quale non era applicabile l' art. 16 della legge n.689/1981 , con la nuova disciplina anche l'importo della maggiorazione giornaliera si riduce nella misura pari a un quarto in caso di diffida obbligatoria e nella misura pari a un terzo in caso di contestazione dell'illecito ai sensi della citata legge n. 689/1981 .
Nelle due ipotesi sanzionatorie sopra indicate, qualora il personale ispettivo riscontri più persone fisiche che hanno rivestito il ruolo di trasgressore, la maxisanzione va applicata a tutti nella base sanzionatoria, mentre l'importo della maggiorazione giornaliera va calcolato separatamente per ciascun trasgressore, addebitando ad ogni trasgressore il periodo di lavoro irregolare svolto nel rispettivo periodo di responsabilità. In entrambi i casi per calcolare esattamente la sanzione è necessario accertare in concreto le giornate di lavoro effettivamente svolte "in nero" da ciascun lavoratore interessato.
Un quadro sinottico delle discipline sanzionatorie contro il lavoro sommerso che si sono succedute nel tempo con i relativi importi è riportato nella tabella Allegato n. 1.
La legge n. 183/2010 prevede, in caso di evasione di contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare di cui alle due ipotesi precedentemente descritte, che l'importo delle sanzioni civili calcolate nella misura prevista dall' art. 116, comma 8, lettera b) della legge n. 388/2000 sia aumentato del 50%. Con il nuovo dettato normativo viene quindi meno il tetto minimo della sanzione civile di € 3.000 riferito a ciascun lavoratore irregolare previsto dalla precedente formulazione normativa.
Pertanto, in caso di lavoro irregolare, le sanzioni civili riferite a ciascun lavoratore "in nero" sono pari al 30% in ragione d'anno del premio evaso fino al tetto massimo del 60%. L'importo così calcolato dovrà essere maggiorato del 50%. Resta fermo che al raggiungimento del tetto massimo del 60% maggiorato del 50% sono dovuti gli interessi di mora.
Pertanto, la sopraindicata modalità di calcolo degli importi delle sanzioni civili in caso di lavoratore "in nero" trova applicazione con riferimento agli accertamenti iniziati successivamente all'entrata in vigore delle nuove disposizioni (24 novembre 2010), anche se si riferiscono a periodi di lavoro irregolare svolti antecedentemente alla riformulazione della norma.
Pertanto, ai fini Inail, il presupposto per l'applicazione delle sanzioni civili in argomento è che al momento dell'accesso ispettivo sia scaduto il termine di legge per la dichiarazione delle retribuzioni afferenti l'anno o il minor periodo di riferimento e per il conseguente versamento del premio definitivamente dovuto per lo stesso periodo.
In merito alle modalità per l'inserimento in procedura Gestione Rapporto Assicurativo (GRA) delle sanzioni civili connesse all'evasione di premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare, si fa rinvio alla nota di istruzioni della Direzione Centrale Rischi del 26 novembre 2010.
Anche per quanto riguarda le sanzioni civili contro il lavoro sommerso, un quadro sinottico delle discipline sanzionatorie che si sono succedute nel tempo è riportato nella tabella Allegato n. 1.
Il processo di razionalizzazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro, iniziato già nel 2004 con il Decreto Legislativo n. 124/2004 e proseguito con la Direttiva del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 18 settembre 2008, ha trovato piena attuazione con l' articolo 33 della Legge n. 183/2010 . Tale articolo ha riscritto integralmente l' art. 13 del predetto decreto legislativo, disciplinando, tra l'altro, il potere di diffida dei funzionari di vigilanza "in caso di constatata inosservanza delle norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale". Il suddetto art. 33 ha definito, inoltre, l'iter procedurale da seguire per l'espletamento degli accertamenti ispettivi introducendo il verbale di primo accesso ispettivo nonché il verbale unico di accertamento e notificazione. Le disposizioni operative del presente paragrafo sono applicabili al settore della navigazione in quanto compatibili con le modalità di svolgimento dell?attività di vigilanza proprie del settore.
Al riguardo, si richiamano le norme specifiche che sanciscono l'obbligo di qualificarsi mediante esibizione della tessera di riconoscimento nonché quelle relative al potere di accesso per i funzionari di vigilanza degli Enti Previdenziali, anche con riferimento all'applicazione delle sanzioni previste in caso di impedimento all'ispezione.
Inoltre, cosi come previsto per gli ispettori del lavoro dall' art. 8, comma 2, del DPR n. 520/1955 , anche i funz ionari di vigilanza dell'Istituto "dovranno astenersi dal visitare i locali annessi a luoghi di lavoro e che non siano direttamente od indirettamente connessi con l'esercizio dell'azienda, sempre che non abbiano fondato sospetto che servano a compiere o a nascondere v iolaz ioni di legge".
Il primo comma del novellato articolo 13 sancisce l'obbligo a carico del personale ispettivo, al termine delle attività di verifica compiute nel primo accesso, di rilasciare, al datore di lavoro o alla persona presente all'ispezione, il verbale di primo accesso ispettivo.
La circolare ministeriale n. 41/2010 chiarisce che l'identificazione di tutti i lavoratori trovati intenti al lavoro è indispensabile nelle sole ipotesi in cui l'accertamento ispettivo sia rivolto alla verifica del rispetto delle norme in materia di regolare costituzione del rapporto di lavoro (per es. lavoro sommerso).
Il legislatore, oltre all'individuazione dei lavoratori trovati intenti al lavoro, ha sancito l'obbligo di descrivere le modalità del loro impiego e, pertanto,stante il valore probatorio dei verbali ispettivi, la puntualità di tale adempimento risulta determinante in caso di lavoratori non risultanti dalle scritture obbligatorie e per i quali si rilevino i presupposti per contestare l?irregolare costituzione del rapporto di lavoro o l'assoggettabilità all'obbligo assicurativo Inail.
Riguardo, poi, alla "specificazione delle attività compiute dal personale ispettivo" che,comeha puntualizzato il Ministero del Lavoro, caratterizza tutte le verbalizzazioni rese in fase di accertamenti, controlli e verifiche, nel verbale saranno riportate tutte le operazioni espletate in fase di primo accesso ispettivo, anche con riferimento all'organizzazione del lavoro.
Inoltre, nel verbale stesso dovrà essere chiaramente riportata la circostanza che il funzionario di vigilanza ha provveduto ad avvisare il datore di lavoro della possibilità di farsi assistere da uno dei soggetti individuati dalla legge n. 12/1979 .
Per quanto riguarda le dichiarazioni rese dai soggetti indicati al punto c) del comma 1 dell'articolo 13, si rinvia alle disposizioni impartite dal Ministero con la suddetta circolare.
Con la previsione di cui alla lettera d), comma 1, dell'articolo 13, il verbale di primo accesso è divenuto anche il "fondamento della acquisizione dei documenti" e, pertanto, in conformità a quanto previsto dal Ministero per gli ispettori del lavoro, anche il personale ispettivo dell'Istituto potrà reiterare la prima richiesta di documentazione rimasta inevasa, fermo restando che, in caso di inadempimento, procederà secondo il disposto sanzionatorio di cui dall' art. 3, comma 3, del DL n. 463/83 per l'impedimento all'ispezione.
Il verbale di primo accesso ispettivo, compiutamente redatto, così come sancito dal novellato articolo 13 "viene rilasciato al datore di lavoro o alla persona presente all'ispezione, con l'obbligo alla tempestiva consegna al datore di lavoro", al termine delle indagini compiute nel primo giorno di accesso ispettivo.
Il verbale di primo accesso dovrà essere consegnato/notificato ai soggetti previsti dalla norma, senza le dichiarazioni rilasciate dai lavoratori, stante il primario interesse di tutela della riservatezza del contenuto delle stesse anche rispetto al diritto di accesso agli atti previsto dalla legge n. 241/90 .
Con riferimento al provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale, il Ministero del lavoro ha precisato che si continua a ricomprendere, nei lavoratori "in nero", la generalità dei rapporti di lavoro, a prescindere dalla qualificazione giuridica degli stessi. Pertanto, qualora si accerti "l'impiego di personale non risultante dalla documentaz ione obbligatoria, in misura pari o super iore al 20 per cento del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro", il verbale di primo accesso ispettivo dovrà essere inoltrato alla Direzione Provinciale del Lavoro competente, unitamente alla segnalazione delle circostanze rilevate, al fine di consentire alla stessa di emettere l'eventuale provvedimento di sospensione dell'attività o di allontanamento dell'unico lavoratore occupato, così come precisato dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 33/2009.
L'istituto della diffida obbligatoria, introdotto dall' art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004 , è stato notevolmente modificato dalla nuova normativa, con importanti novità che incidono: - sull'individuazione dei soggetti destinatari del provvedimento - sui termini apposti per la regolarizzazione delle inosservanze contestate e per effettuare il pagamento della relativa sanzione.
La diffida costituisce una condizione di procedibilità del procedimento sanzionatorio degli illeciti amministrativi in materia di lavoro e di legislazione sociale, che risultano accertati e provati e se le inadempienze risultano sanabili. Deve trattarsi, pertanto, di inadempimenti comunque materialmente sanabili dai quali derivi l'applicazione di una sanzione amministrativa. Inosservanze sanabili sono quelle che presuppongono una condotta riparatrice comunque materialmente realizzabile.
In merito ai destinatari dell'atto di diffida, la nuova formulazione dell'istituto della diffida obbligatoria individua il trasgressore (non più il datore di lavoro) e l'eventuale obbligato in solido, destinatario che accresce la garanzia del pagamento della sanzione, da individuarsi ai sensi dell' articolo 6 della legge n. 689/1981 .
In materia di illeciti amministrativi, se spesso la figura del trasgressore (persona fisica autrice dell'illecito) corrisponde a quella del datore di lavoro (ad esempio nei casi di ditta individuale), in molti casi le due figure divergono (es.: datore di lavoro S.r.l., S.p.a., Ente Pubblico). In tali ultimi casi l'autore dell'illecito (trasgressore), sul piano generale, è individuato in colui che amministra la società o ha la responsabilità legale dell?ente al momento della commissione dell'illecito.
Per quanto riguarda la figura dell'obbligato in solido, in linea generale, si intende la persona giuridica, l'Ente privo di personalità giuridica o l'imprenditore quando a commettere la violazione sia stato il rappresentante dell'Ente o il dipendente.
Nel caso in cui si individuino più trasgressori, in quanto più persone concorrono nella violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace al pagamento della sanzione prevista per la violazione. In tale ipotesi, di conseguenza, il personale che accerta la violazione emetterà tanti provvedimenti di Diffida obbligatoria/Contestazione di violazione per quanti sono i trasgressori e notificherà gli stessi anche all'eventuale obbligato in solido.
Ulteriormente l'effetto estintivo della violazione si avrà con il pagamento di tali somme da parte di ciascuno dei responsabili ovvero, cumulativamente, da parte dell'obbligato in solido. Si avrà pertanto una sostanziale moltiplicazione dei provvedimenti di diffida e delle relative somme a titolo di sanzione minima da pagare per tanti quanti sono i trasgressori individuati.
Infatti, il testo originario dell' art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004 prevedeva, da parte del personale ispettivo, l'obbligo della diffida nei confronti del datore di lavoro a regolarizzare le inosservanze comunque materialmente sanabili, fissando il relativo termine, mentre il novellato art. 13 prevede per il trasgressore o l'obbligato in solido un termine di trenta giorni - decorrenti dalla data di notificazione del verbale unico di accertamento - per la regolarizzazione degli illeciti, ed un termine di quindici giorni - decorrenti dalla scadenza del termine per regolarizzare - per il pagamento delle sanzioni richieste.
Diversamente, nel caso in cui, come espressamente previsto dalla norma, tale prova non è fornita, il verbale unico produce, nei confronti del trasgressore e dell'eventuale obbligato in solido, gli effetti della contestazione e notificazione degli addebiti accertati e, quindi, con obbligo di corrispondere, ai sensi dell' art. 16 della legge 689/81 , la sanzione amministrativa in misura ridotta.
Per quanto attiene agli inadempimenti connessi a comportamenti omessi nei termini di legge, già posti in essere tardivamente, ma spontaneamente dal datore di lavoro, la nuova normativa ha legittimato la possibilità di estinguere gli illeciti pagando la sanzione in misura minima, entro il termine perentorio di quindici giorni dalla notifica/consegna del verbale unico, comprensivo della "diffida ora per allora".
Per quanto concerne il dies a quo dal quale comincia a decorrere il termine per il pagamento delle sanzioni in misura ridotta (60 giorni), ex art. 16 L. n. 689/81 , qualora con il verbale unico siano comminate sanzioni relative sia ad illeciti oggetto di diffida sia ad illeciti non diffidabili, si rinvia a quanto precisato dal Ministero stesso nella circolare n. 10 del 28 marzo 2011.
- interrompe il termine di perenzione (90/360 giorni) entro il quale contestare/notificare le violazioni
- interrompe i termini (30 giorni) per la presentazione del ricorso amministrativo al Comitato regionale per i rapporti di lavoro
- riduce l'importo della sanzione amministrativa al minimo edittale (o ad 1/4 in caso di sanzioni previste in misura fissa)
- non è impugnabile in quanto non produce di per se effetti lesivi.
Per la mancata ottemperanza, il rapporto di cui all' art. 17 della legge 689/81 , sarà inoltrato, a cura dei funzionari di vigilanza, alla Direzione Provinciale del Lavoro competente, in quanto la norma nulla ha innovato al riguardo.
In merito alla titolarità del potere di diffida, il nuovo disposto normativo conferma le attribuzioni previgenti affiancando al personale di vigilanza anche i funzionari amministrativi degli Istituti previdenziali per le inadempienze dagli stessi rilevate e comunque riconducibili alla sola materia previdenziale.
Pertanto, il personale amministrativo dell?Inail qualora rilevi violazioni amministrative materialmente sanabili per le quali trova, quindi, applicazione l'istituto della diffida obbligatoria, è tenuto ad applicare tale strumento quale condizione di procedibilità per l'irrogazione delle relative sanzioni.
Per quanto riguarda l'iter del procedimento sanzionatorio, nonché i nuovi termini previsti ai fini della regolarizzazione e del pagamento, si rimanda a quanto già detto in questa circolare.
Alla luce delle novità introdotte dall' art. 33 della legge n. 183/2010 si sta provvedendo ad apportare le necessarie modifiche alla procedura GRAWEB ad uso del personale amministrativo dell'Istituto.
Completate dette modifiche seguirà apposita nota operativa. Nel frattempo il personale amministrativo continuerà ad operare come da istruzioni impartite in data 28.12.2010.
La forma di verbalizzazione prevista dal nuovo quarto comma dell'art. 13 del D. Lgs. n. 124/2004 risponde alle esigenze di semplificazione normativa e procedurale contenute nella Direttiva del Ministro del Lavoro del 18 settembre 200861, che dava mandato alla Direzione Generale per l'Attività Ispettiva di formalizzare una modulistica unitaria.
d) la facoltà di estinguere le violazioni non sanabili o non sanate a seguito di diffida, mediante il pagamento di una sanzione ridotta ai sensi dell? art. 16 della Legge n. 689/81
e) l'indicazione degli strumenti di tutela e degli organi ai quali proporre ricorso, con specificazione dei relativi termini di impugnazione. Il verbale unico, pertanto, a partire dal 24 novembre 2010 (data di entrata in vigore della legge n. 183/2010 ) rappresenta l'unico atto con cui il personale ispettivo notifica al trasgressore ed all'eventuale obbligato in solido, ovvero in presenza di più concorrenti nell?illecito, a tutti i soggetti responsabili degli inadempimenti, l'esito degli accertamenti, la diffida a regolarizzare, nonché lecontestazioni con le relative sanzioni amministrative dovute per tutti gli illeciti riscontrati.
I funzionari ispettivi porranno particolare attenzione nel redigere la parte relativa agli esiti dell?accertamento - con l'indicazione puntuale degli elementi documentali e delle fonti di prova degli illeciti rilevati - al fine di rendere edotto il trasgressore di tutte le contestazioni a lui addebitate con un unico atto contenente anche l'eventuale diffida a regolarizzare.
Così come previsto dal novellato art. 13, comma 4, lett. e) del D.Lgs. n. 124/2004 , il verbale unico deve indicare gli strumenti di difesa, da intendersi:
- gli scritti difensivi al Direttore della Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente, per i profili relativi alle sanzioni amministrative applicate
- il ricorso al Comitato Regionale per i rapporti di lavoro, se le violazioni contestate attengono alla sussistenza o la qualificazione dei rapporti di lavoro.
Come precisato dal Ministero dl Lavoro, considerata l'unicità del verbale, il termine di trenta giorni per proporre ricorso al Comitato Regionale per i rapporti di lavoro, inizierà a decorrere:
- dal 45° giorno dalla data di ricezione del verbale, qualora lo stesso contenga sia violazioni sanabili sia violazioni non sanabili, stanti i termini interruttivi della diffida
- dal 16° giorno dalla ricezione qualora il verbale contenga solo violazioni oggetto di ammissione al pagamento in misura minima (c.d. diffida ora per allora)
- dalla data di ricezione del verbale, qualora lo stesso non contenga violazioni oggetto di diffida o di diffida "ora per allora".
Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 41/2010, precisa che la "decorrenza dei termini per la contestazione/notificazione del verbale unico, ex art. 14 della L. n. 689/81 " va ricondotta al momento in cui si sono conclusi gli accertamenti nel loro complesso, in quanto questi comprendono i tempi tecnici necessari per l'analisi, l'elaborazione e la verifica di tutti i dati acquisiti.
Pertanto, il termine di decadenza di 90 giorni decorre dall?acquisizione dell'ultimo elemento utile a comprovare l'ultima delle violazioni accertate, fermo restando che gli accertamenti dovranno essere conclusi in tempi ragionevoli e che della loro durata, nonché dell'ultimo adempimento, si dovrà fare esplicito riferimento nel verbale unico. In merito alla notifica del verbale, si rinvia integralmente alle precisazioni contenute nella circolare emanata dal Ministero.
L' art. 39 della legge 183/2010 ha introdotto l'ipotesi di reato per il mancato versamento agli enti previdenziali, da parte del Committente, dei premi assicurativi e dei contributi trattenuti al lavoratore parasubordinato.
Tale ipotesi si aggiunge a quelle già previste dalle normative vigenti e, pertanto, il personale ispettivo, effettuerà anche per tali casi, la segnalazione alla Procura della Repubblica competente, allegando alla stessa il verbale unico di accertamento e notificazione, comprensivo della sezione "reati".
A seguito di specifica richiesta di chiarimenti, il Ministero del Lavoro ha precisato che il verbale di primo accesso ed il verbale unico di accertamento e notificazione, divulgati con la circolare suddetta, sono funzionali alle esigenze del personale ispettivo del Ministero stesso e che, quindi, possono essere oggetto di eventuali modifiche e/o integrazioni qualora utili alle esigenze del personale ispettivo dell'Istituto.
Pertanto, per la redazione di tali verbali dovrà essere utilizzata la modulistica presente in Procedura Vigilanza Ispettiva, così come implementata a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 183/2010 .
La tempestività di tale inserimento è indispensabile per implementare la prevista Banca Dati Aziende Ispezionate al fine di evitare duplicazione di interventi da parte degli organi preposti all?attività di vigilanza in materia di lavoro.
In caso di accertamenti complessi e prolungati nel tempo, il personale ispettivo potrà formulare le ulteriori richieste (informazioni e documentazione) mediante la notifica, al datore di lavoro, di un apposito verbale interlocutorio, che dovrà contenere:
- l 'espressa motivazione che le nuove richieste sono indispensabili per la definizione degli accertamenti
- l'informazione che gli accertamenti sono ancora in corso
- la descrizione completa delle attività compiute e della documentazione di lavoro.
Qualora, a conclusione degli accertamenti ispettivi non si rilevino irregolarità, così come previsto dall' art.3, comma 20, della legge n. 335/95 , così come integrato dalla legge 402/96 - al datore di lavoro deve essere notificato un verbale di regolarità, redatto in procedura vigilanza ispettiva.
In caso di accertamenti ispettivi finalizzati al solo contrasto del fenomeno del lavoro sommerso, che si concludano con il solo verbale di primo accesso e senza la rilevazione di illeciti, in luogo del predetto verbale di regolarità, sarà redatta e notificata una "comunicazione di regolarità".
SANZIONI CONTRO IL LAVORO SOMMERSO:
NORME PERIODO DI VIGENZA MAXISANZIONE AMMINISTRATIVA MAXISANZIONE AMMINISTRATIVA periodo parzialmente in nero SANZIONE CIVILE
Legge n. 73/02 - Art.3,c. 3 dal 25.4.2002 all'11.8.2006 Per ogni lavoratore dipendente "in nero" dal 200% al 400% dell'importo del costo del lavoro calcolato sulla base dei vigenti contratti collettivi nazionali per il periodo compreso tra l'inizio dell'anno e la data di contestazione della violazione Ispettori Inail constatano l'illecito e lo segnalano all'Agenzia delle Entrate Regime sanzionatorio di cui alla L. 388/2000 , art. 116, c. 8, lettera b) Importi da pagare con modello F24
Legge n. 248/06 - Art. 36 bis dal 12.8.2006 al 23.11.2010 Per ogni lavoratore "in nero" da €1.500 a € 12.000 € 150 per ogni giorno di lavoro nero -Contestazione di violazione L. 689/81 € 3 .000 € 150 per ogni giorno di lavoro nero Ispettori Inail constatano l'illecito e lo segnalano alla DPL competente territorialmente Per ogni lavoratore "in ner" 30% in ragione d'anno del premio evaso fino al tetto massimo del 60%, oltre il tetto massimo sono dovuti gli interessi di mora ( L. 388/2000 , art. 116, c. 8, lettera b), l'importo ottenuto va aumentato fino a € 3.000, se inferiore Importi da pagare con modello F24
Legge n. 183/10 - Art. 4 dal 24.11.2010 Per ogni lavoratore subordinato "in nero" da €1.500 a € 12.000 € 150 per ogni giorno di lavoro nero -Diffida art. 13 D.Lgs. 124/04 € 1 .500 € 37,50 per ogni giorno di lavoro nero -Contestazione di violazione L. 689/81 € 3 .000 € 50 per ogni giorno di lavoro nero Importi da pagare con modello F23 - codice tributo 741T Ispettori Inail contestano l'illecito Rapporto alla DPL in caso di mancato pagamento o presentazione scritti difensivi (artt. 17 e 18 L. 689/81 ) Per ogni lavoratore sub. "in nero" da €1.000 a € 8.000 €30 per ogni giorno di lavoro nero -Diffida art. 13 D.Lgs. 124/04 € 1 .000 € 7,50 per ogni giorno di lavoro nero -Contestazione di violazione L. 689/81 € 2 .000 € 10 per ogni giorno di lavoro nero Importi da pagare con modello F23 - codice tributo 741T Ispettori Inail contestano l'illecito Rapporto alla DPL in caso di mancato pagamento o presentazione scritti difensivi ( artt. 17 e 18 L. 689/81 ) Per ogni lavoratore subordinato "in nero" 30% in ragione d'anno del premio evaso fino al tetto massimo del 60%, l'importo ottenuto va aumentato del 50%; oltre il tetto massimo del 60% maggiorato del 50% sono dovuti gli interessi di mora ( L. 388/2000 , art. 116, c. 8, lettera b) Importi da pagare con modello F24

References: art. 4
 art. 33
 art. 3
 art. 4
 art. 17
 art. 13
 art. 16
 art. 116
 articolo 33
 art. 13
 art. 33
 art. 8
 articolo 13
 art. 3
 articolo 13
 art. 13
 articolo 6
 art. 13
 art. 13
 art. 16
 art. 16
 art. 17
 art. 33
 art. 16
 art. 13
 art. 14
 art. 39
 art.3
 Art.3
 art. 116
 Art. 36
 art. 116
 Art. 4
 art. 13
 art. 13
 art. 116