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Timestamp: 2019-10-22 09:46:02+00:00

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Responsabilità del Tour operator per danni del turista
Cataldo Laura e Giorolama Tar Presentato Ricorso 634 2000 Sentenza 15032002 Acquisizione Terreno via Favarotta
NEW ENERGY 2010 Sentenza n 1368 2010 ANZA TOLOMEO CPTA NEW ENERGY TAR N. 1368 10 Reg.Dec. N. 1509 Reg.Ric. ANNO 2009
Cassazione Civile 10683_2012
Cassciv 3286_2013 Protesto Assegno
Cassciv 9618_2013 Danno Da Reato
GIURISPRUDENZAI SINGOLI CONTRATTI
Responsabilit solidale della SIM
per danni arrecati a terzi
dal promotore finanziario
Cassazione Civile, sez. I - Sentenza del 7 aprile 2006, n. 8229
Pres. Losavio - Est. Rordorf - P.M. Destro - ING GROUP SOCIETASVILUPPO INVESTIMENTI SIM s.p.a. c. M.V.
Obbligazioni in genere - Apparenza del diritto - Intermediazione mobiliare - Intermediario finanziario Responsabilit per lattivit svolta dallapparente promotore - Configurabilit - Condizioni e limiti - Sindacato della
Corte di cassazione sulla ritenuta ravvisabilit, nel caso, di una situazione di apparenza del diritto - Ambito Principio espresso in fattispecie di promotore dimissionario
In base ai principi dellapparenza del diritto, lintermediario finanziario pu essere chiamato a rispondere di un illecito compiuto in danno di terzi da chi appaia essere un suo promotore, ed in tale
apparente veste abbia commesso lillecito, ogni qual volta laffidamento del terzo risulti incolpevole e
alla falsa rappresentazione della realt abbia invece concorso un comportamento colpevole (ancorch
solo omissivo) dellintermediario medesimo, fermo restando che la ravvisabilit, nel singolo caso, di
una situazione di apparenza del diritto dipende da circostanze di fatto il cui accertamento e la cui valutazione sono riservati alla competenza esclusiva del giudice di merito e, come tali, possono essere
sindacati in Cassazione solo per eventuali difetti logici o giuridici della motivazione. (Enunciando il
principio di cui in massima, la Corte ha confermato la decisione di merito, la quale - in una fattispecie di promotore dimissionario, cui la societ di intermediazione aveva richiesto, invano, di restituire
i moduli in suo possesso e di restituire il tesserino alla competente Commissione regionale per lalbo
dei promotori - aveva ravvisato la situazione di apparenza colpevole, soprattutto facendo leva sul fatto che la societ di intermediazione non aveva comunicato la cessazione del proprio rapporto con il
promotore al cliente, il quale aveva avuto nel tempo una serie di ripetuti contatti contrattuali con detta societ per il tramite di quel promotore ed era perci logicamente incline ad identificare in costui
un promotore di quella societ di intermediazione. Nel ritenere giuridicamente e logicamente corretto il ragionamento del giudice di merito, la Corte ha precisato che, se non pu pretendersi che lintermediario informi della cessazione del rapporto di preposizione tutti coloro che in passato siano entrati in qualche modo con lui in contatto per il tramite del promotore cessato, un tale dovere di informazione, connesso al dovere di protezione dellaltro contraente, invece configurabile nei confronti
di coloro i quali, essendosi sempre e ripetutamente avvalsi del promotore poi dimissionario, hanno intrattenuto rapporti con la societ di intermediazione in un arco di tempo che ragionevolmente pu far
supporre la loro attitudine ad effettuare ulteriori investimenti per il tramite di quel medesimo promotore).
Contratti di borsa - In genere - Attivit di intermediazione mobiliare - Responsabilit solidale dellintermediario Ambito - Consegna da parte del cliente al promotore di somme di danaro con modalit difformi da quelle prescritte Indebita appropriazione di tali somme da parte del promotore - Interruzione del nesso di causalit - Concorso del
fatto colposo dellinvestitore - Configurabilit - Esclusione - Fattispecie
In tema di intermediazione mobiliare, in ordine alla quale lart. 5, quarto comma, della legge 2 gennaio 1991, n. 1 pone a carico dellintermediario la responsabilit solidale per gli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari, anche se tali danni
siano conseguenti a responsabilit accertata in sede penale, la mera allegazione del fatto che il clien-
I C ONTRATTI N. 4/2007
te abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalit (nella specie, con assegni bancari al portatore) difformi da quelle con cui questultimo sarebbe legittimato a riceverle, non
vale, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, ad interrompere il
nesso di causalit esistente tra lo svolgimento dellattivit del promotore finanziario e la consumazione dellillecito, e non preclude, pertanto, la possibilit di invocare la responsabilit solidale dellintermediario preponente. Poich un tal fatto pu essere addotto dallintermediario come concausa
del danno subito dallinvestitore, in conseguenza dellillecito consumato dal promotore, al fine di ridurre lammontare del risarcimento dovuto.
Il sig. M.V., con atti notificati il 13 ed il 25 settembre
1997, cit in giudizio dinanzi al Tribunale di Monza il
sig. D.V. e la Ing Group Societ Sviluppo Investimenti
Sim s.p.a. (in seguito indicata solo come Sviluppo Investimenti Sim).
Lattore rifer che per diversi anni egli era stato cliente
della societ convenuta compiendo investimenti mobiliari per il tramite del sig. D., allepoca promotore finanziario della Sviluppo Investimenti Sim; che in due riprese, il 15 luglio ed il 15 settembre del 1992, egli aveva sottoscritto schede di prenotazione di certificati di deposito
bancari al tasso del 14% annuo, versando a mani del sig.
D., nella prima occasione, assegni bancari al portatore
per limporto di L. 40.000.000 e, nella seconda occasione, altri analoghi assegni per lulteriore importo di L.
30.000.000; che il promotore non aveva per dato corso
agli investimenti concordati, giacch non aveva trasmesso gli assegni alla Sviluppo Investimenti Sim, ma se
ne era indebitamente appropriato.
Il sig. M., pertanto, chiese la condanna in proprio favore
del sig. D. al risarcimento dei danni in misura pari allimporto complessivo degli assegni a suo tempo versati,
maggiorato degli interessi al tasso annuo del 14% di cui
avrebbe beneficiato se gli investimenti fossero stati eseguiti nei termini convenuti; e chiese altres che la medesima condanna fosse pronunciata in solido nei confronti della Sviluppo Investimenti Sim, quantunque il sig. D.
avesse cessato di esserne promotore a partire dal 31 luglio 1992, in applicazione di quanto disposto dalla L. n.
1 del 1991, art. 5, quarto comma, poich dei principi sullapparenza del diritto.
Si costitu invece la Sviluppo Investimenti Sim, chiedendo il rigetto della domanda proposta nei propri confronti dallattore, al quale imput lesclusiva responsabilit dellaccaduto per avere egli effettuato i versamenti a
mani del promotore mediante assegni bancari al portatore e, quindi, in violazione delle condizioni contrattuali che avrebbero invece imposto luso di assegni intestati direttamente alla societ dintermediazione mobiliare. La convenuta neg, comunque, di dover rispondere
del comportamento posto in essere dal promotore dopo
la cessazione del rapporto di preposizione, avendo essa
fatto tutto quanto necessario per recuperare la modulistica ed ogni altro materiale utilizzato dal medesimo
promotore nella vigenza del mandato. Chiese, in via su-
I CO N T R ATTI N. 4/2007
bordinata, che venisse accertato il concorso di colpa
dellattore nella produzione del fatto lesivo, e propose
domanda di rivalsa nei confronti del sig. D. per quanto
eventualmente essa fosse condannata a risarcire allattore.
Il tribunale, con sentenza emessa il 14 marzo 2000, accolse le domande proposte dal sig. M. nei confronti di
entrambi i convenuti, che condann quindi in solido al
risarcimento dei danni, quantificati in complessive L.
79.800.000 (pari allimporto di L. 70.000.000, maggiorato del 14%), con interessi legali e rivalutazione monetaria. Il sig. D. fu anche condannato (oltre che al risarcimento del danno non patrimoniale subito dallattore) a
rivalere la Sviluppo Investimenti Sim di quanto questultima avrebbe dovuto corrispondere al sig. M. per effetto della sentenza.
Chiamata a pronunciarsi sul gravame proposto dalla
Sviluppo Investimenti Sim, nella perdurante contumacia del sig. D., la Corte dAppello di Milano, con sentenza depositata il 19 febbraio 2002, conferm integralmente la decisione di primo grado.
Ritenne innanzitutto la corte milanese che non potesse
imputarsi al cliente alcuna colpa, esclusiva o concorrente, per non aver consegnato al promotore assegni intestati direttamente alla societ dintermediazione, in
quanto siffatta previsione non figurava in modo chiaro
sulle schede di prenotazione specificamente riferibili alle operazioni di cui si discute e, soprattutto, in quanto
gi in occasione di precedenti investimenti, compiuti
senza inconvenienti tramite il medesimo promotore, il
sig. M. aveva emesso assegni non intestati alla Sviluppo
Investimenti Sim, la quale tuttavia aveva accettato i relativi pagamenti senza nulla obiettare. Quanto poi al
fatto che, al tempo del secondo dei due versamenti di
cui si tratta, il sig. D. non era pi promotore della Sviluppo Investimenti Sim, la medesima corte osserv che,
nondimeno, egli era rimasto in possesso della documentazione precedentemente fornitagli dalla societ mandante ed a questa intestata, della quale si era appunto
servito nel caso di specie: onde a detta societ era da
imputare lincolpevole affidamento del cliente, convinto della permanenza del rapporto di mandato, non
avendo la societ dintermediazione neppure provveduto ad informare il cliente medesimo della cessazione di
quel rapporto poich a ritirare il tesserino di appartenenza del sig. D. allalbo dei promotori. Lammontare
della condanna fu infine stimata corretta dalla Corte
dAppello, anche per la parte relativa agli interessi che
il cliente avrebbe percepito a seguito degli investimenti
commissionati ma non effettuati.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione
la Sviluppo Investimenti Sim, formulando tre motivi di
censura, illustrati con successiva memoria.
Nessuna difesa ha svolto invece, neppure in questa sede,
il sig. D..
1. I tre motivi di ricorso investono, rispettivamente, le
tre principali questioni sulle quali la Corte dAppello si
pronunciata con limpugnata sentenza, e cio: 1) se sussistessero, nel caso in esame, gli estremi di una colpa
esclusiva o concorrente del cliente danneggiato dallillegittimo comportamento del promotore finanziario, del
cui illecito la societ dintermediazione preponente
stata chiamata a rispondere; 2) se sussistesse una situazione di apparenza del diritto, colpevolmente imputabile alla societ dintermediazione, in forza della quale
questultima debba esser tenuta responsabile anche della
condotta illecita posta in essere dal promotore dopo la
cessazione del rapporto tra la societ ed il promotore medesimo; 3) se sia attribuibile al cliente, a titolo di risarcimento, una somma comprensiva degli interessi convenzionali che lo stesso cliente avrebbe percepito ove linvestimento da lui disposto fosse stato eseguito nei termini contrattualmente convenuti.
2. Non in discussione il fatto che il denaro affidato dal
cliente al promotore della Sviluppo Investimenti Sim
per essere investito in certificati di deposito bancario fu
invece distratto a proprio favore dal promotore medesimo. un fatto accertato in causa e, comunque, pacifico.
Altrettanto certo che un tal fatto sia idoneo a generare il diritto del cliente al risarcimento del danno subito e
che la pretesa risarcitoria, ove ricorrano le condizioni
previste (allora vigente) dalla L. n. 1 del 1991, art. 5,
quarto comma, possa esser fatta valere anche nei confronti della societ dintermediazione per la quale il promotore operava.
Gi nel corso del giudizio di merito stata per prospettata dallodierna ricorrente la configurabilit di una colpa
esclusiva - o quanto meno concorrente - del cliente; colpa che la ricorrente ricollega al fatto che il sig. M. esegu
i versamenti consegnando al promotore assegni bancari
al portatore, quantunque le schede di prenotazione predisposte dalla societ Sviluppo Investimenti Sim e sottoposte alla sottoscrizione del cliente prevedessero espressamente che i pagamenti avrebbero dovuto esser fatti mediante assegni bancari o circolari intestati alla societ.
Entrambi i giudici di merito hanno negato che tale circostanza potesse sia escludere il diritto al risarcimento di
un danno che il creditore avrebbe potuto evitare usando
lordinaria diligenza (art. 1227, secondo comma, Codice
civile), sia ridurre lammontare del risarcimento per ave-
re il fatto colposo del danneggiato concorso a cagionare
il danno (art. cit., primo comma).
A tal riguardo, in particolare, la Corte dAppello ha osservato che sarebbe dubbia la sussistenza della pattuizione concernente le suindicate modalit di pagamento, essendo essa riportata su moduli predisposti per linvestimento in fondi diversi, ma non anche sugli specifici moduli relativi ai certificati di deposito di cui si discute nella presenta causa; ed ha aggiunto che sarebbe comunque
decisivo il rilievo per cui, gi in diverse precedenti occasioni, lo stesso cliente, nelleffettuare investimenti tramite il medesimo promotore, aveva consegnato a costui
assegni al portatore che erano stati accettati ed incassati
dalla societ dintermediazione senza formulare alcuna
obiezione poich nei confronti del cliente poich nei
confronti del promotore medesimo, ad onta del fatto che
il regolamento emanato dalla Consob espressamente
vietasse una simile prassi e la sanzionasse addirittura con
la radiazione del promotore dallalbo.
2.1. La ricorrente censura tali affermazioni, ravvisando
in esse violazioni di diritto (con riferimento agli artt.
1227, 2697 e 2702 Codice civile, artt. 115 e 116 Codice
procedura civile) e difetti di motivazione.
In particolare essa riferisce di aver prodotto in giudizio,
in data 30 settembre 1999, cinque assegni bancari emessi dal sig. M. nel 1991 in relazione ad operazioni dinvestimento mobiliare eseguite per il tramite del promotore
sig. D., non intestati alla Sviluppo Investimenti Sim e
posti allincasso non da questultima, bens dallo stesso
sig. D. o da terze persone. Di tali documenti non v cenno nella motivazione dellimpugnata sentenza, ma da essi invece - a parere della ricorrente - si sarebbe dovuto
trarre la prova del fatto che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte dAppello, la Sviluppo Investimenti
Sim non aveva avuto alcuna contezza della prassi gi in
precedenza scorrettamente seguita dal proprio promotore con laccettazione di assegni non intestati alla societ
dintermediazione.
Erano state altres prodotte - osserva ancora la ricorrente - le schede di prenotazione dei certificati di deposito
bancari, sottoscritte dal sig. M., nelle quali risultava
espressamente indicato che il pagamento doveva aver
luogo a mezzo di assegni intestati alla societ dintermediazione, onde non sarebbe comprensibile il dubbio
espresso dalla Corte dAppello in ordine alleffettiva vigenza di una siffatta pattuizione, non rispettata per dal
cliente. Il quale, inoltre, aveva omesso di rilevare tempestivamente il mancato invio, ad opera della societ,
delle lettere di conferma degli investimenti relativi agli
anni 1991 e 1992: ci che avrebbe dovuto metterlo sullavviso ed indurlo a compiere immediate verifiche, poich attendere oltre un anno per accorgersi dellaccaduto,
giacch simili lettere di conferma gli erano sempre state
recapitate in occasione degli investimenti da lui effettuati negli anni precedenti.
Avrebbe dunque errato la Corte dAppello nel ritenere
inapplicabile nel caso di specie la citata disposizione del-
lart. 1227 Codice civile, secondo comma, o almeno
quella del primo comma del medesimo articolo.
Vi osta infatti un rilievo di carattere preliminare che
porta ad escludere lapplicabilit, in un caso come quello in esame, delle disposizioni dettate da entrambi i commi del citato art. 1227 Codice civile.
3,1. Occorre muovere dalla considerazione che la L. n. 1
del 1991, art. 5, quarto comma, (poi sostituito dal D.Lgs.
n. 415 del 1996, art. 23 e quindi dal D.Lgs. n. 58 del
1998, art. 31, terzo comma, ma ancora applicabile ratione temporis ai fatti di causa) pone a carico dellintermediario la responsabilit solidale per gli eventuali danni
arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari anche se tali danni siano
conseguenti a responsabilit accertata in sede penale.
Non interessa in questa sede soffermarsi a discutere se
quella cos configurata sia o meno una forma di responsabilit oggettiva, poich quali siano i suoi rapporti sistematici con la responsabilit contemplata, in via generale, dallart. 2049 Codice civile a carico dei padroni e dei
committenti per i fatti illeciti imputabili ai domestici ed
ai commessi.
Conviene invece sottolineare come la suindicata responsabilit dellintermediario preponente, la quale pur
sempre presuppone che il fatto illecito del promotore sia
legato da un nesso di occasionalit necessaria allesercizio delle incombenze a lui facenti capo (cfr. Cass. n.
20588 del 2004 e Cass. 10580 del 2002), trova la sua ragion dessere, per un verso, nel fatto che lagire del promotore uno degli strumenti dei quali lintermediario si
avvale nellorganizzazione della propria impresa, traendone benefici cui ragionevole far corrispondere i rischi;
per altro verso, ed in termini pi specifici, nellesigenza
di offrire una pi adeguata garanzia ai destinatari delle
offerte fuori sede loro rivolte dallintermediario per il
tramite del promotore, giacch appunto per le caratteristiche di questo genere di offerte pi facilmente la buona
fede dei clienti pu essere sorpresa. E tale garanzia il legislatore ha inteso rafforzare, tra laltro, anche e proprio attraverso un meccanismo normativo volto a responsabilizzare lintermediario nei riguardi dei comportamenti di
soggetti - quali sono i promotori - che lintermediario
medesimo sceglie, nel cui interesse imprenditoriale essi
operano e sui quali nessuno meglio dellintermediario
concretamente in grado di esercitare efficaci forme di
In questo quadro si collocano, ovviamente, anche le disposizioni regolamentari che la Consob stata chiamata
a dettare, in base al disposto della citata L. n. 1 del 1991,
art. 5, ottavo comma, ed in particolare quelle menzionate nella lettera f) di detto comma, ossia le regole che i
promotori debbono osservare nei rapporti con la clientela al fine di tutelare linteresse dei risparmiatori. Tra
esse rileva qui, specificamente, lart. 14, nono comma,
del regolamento emanato dalla Consob con Delib. n.
5388 del 2 luglio 1991 (vigente allepoca dei fatti di causa), che fa obbligo al promotore di ricevere dal cliente
esclusivamente: 1) titoli di credito che assolvono la
funzione di mezzi di pagamento, purch siano muniti di
clausola di non trasferibilit e siano intestati al soggetto
indicato nel prospetto informativo o nel documento
contrattuale ove il prospetto non sia prescritto; 2) titoli
di credito nominativi intestati al cliente e girati a favore
di chi presta il servizio di intermediazione mobiliare offerto tramite il promotore.
Ora, pacifico che nel caso in esame, come s detto, tale disposizione non fu osservata dal promotore, il quale
ebbe a ricevere assegni emessi dal sig. M. al portatore.
Ma quella regola - come pure gi si sottolineato - unicamente diretta a porre un obbligo di comportamento in
capo al promotore e trae la propria fonte da una prescrizione di legge (la citata L. n. 1 del 1991, art. 5, ottavo
comma, lett. f) espressamente volta alla tutela degli interessi del risparmiatore. Non perci logicamente postulatole che essa, viceversa, si traduca in un onere di diligenza posto a carico di questultimo, tale per cui leventuale violazione di detta prescrizione ad opera del promotore si risolva in un addebito di colpa (concorrente,
se non addirittura esclusiva) a carico del cliente danneggiato dallaltrui atto illecito.
Poich il mero fatto che una corrispondente previsione
sia eventualmente inserita nei moduli sottoscritti dal
cliente pu mutare la funzione di quella regola e trasformarla, da obbligo di comportamento del promotore in
vista della tutela dellinvestitore, in un onere gravante su
questultimo in funzione della tutela dellintermediario
rispetto ai rischi di comportamento infedele del promotore. A parte il rilievo che limplicito presupposto dal
quale muovono tutte le disposizioni volte a conformare
a regole prefissate il comportamento di intermediari e
promotori proprio linsufficienza delle tradizionali forme di autotutela dellinvestitore affidate alla mera sottoscrizione di moduli e formulati, ove si ammettesse la possibilit per lintermediario di scaricare in tutto o in parte
sullinvestitore il rischio della violazione di regole di
comportamento gravanti sui promotori, si finirebbe evidentemente per vanificare lo scopo della normativa che,
come s visto, per ragioni di carattere generale attinenti alla tutela degli investitori (e perci del risparmio), mira invece proprio a responsabilizzare lintermediario per
siffatti comportamenti del promotore.
Non sintende con ci negare, in assoluto, che possa trovare spazio lapplicazione dellart. 1227 Codice civile
(primo o secondo comma, a seconda dei casi), qualora
lintermediario provi che vi sia stata, se non addirittura
collusione, quanto meno una consapevole e fattiva acquiescenza del cliente alla violazione, da parte del promotore, di regole di condotta su questultimo gravanti.
Al dovere di tutela reciproca dei contraenti, insito nel
principio generale di buona fede, anche il cliente dellintermediario certamente tenuto. Per le ragioni dianzi chiarite, deve per escludersi che la mera allegazione
del fatto che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalit difformi da
quelle con cui questultimo sarebbe stato legittimato a riceverle valga, in caso dindebita appropriazione di dette
somme da parte del promotore, ad interrompere il nesso
di causalit esistente tra lo svolgimento dellattivit del
promotore finanziario medesimo e la consumazione dellillecito, e quindi precluda la possibilit dinvocare la responsabilit solidale dellintermediario preponente; e
deve parimenti escludersi che un tal fatto possa essere
addotto dallintermediario come concausa del danno subito dallinvestitore in conseguenza dellillecito consumato dal promotore al fine di ridurre lammontare del risarcimento dovuto.
Lenunciazione di tale principio, destinato evidentemente ad assorbire e rimpiazzare la motivazione dellimpugnata sentenza sul punto, rende superfluo lesame delle considerazioni svolte dalla ricorrente in ordine al modo in cui si sono concretamente configurate le modalit
di pagamento nei pregressi rapporti intercorsi con il sig.
M., mai avendo la ricorrente dedotto che questultimo
fosse consapevole della violazione delle regole di condotta gravanti sul promotore.
3.2. Neppure pu esser dato peso in questa sede allasserita tardivit con la quale il cliente avrebbe reagito allillecito del promotore, non accorgendosi del fatto che la societ dintermediazione non gli aveva inviato le consuete
lettere di conferma degli investimenti da lui disposti e non
segnalando perci subito la cosa alla medesima societ. Di
una tal questione non si fa cenno nellimpugnata sentenza, e la ricorrente non indica se ed in quale atto difensivo
del giudizio di merito essa lavesse invece sollevata, limitandosi ad un generico richiamo alle risultanze documentali e ad un documento prodotto da parte avversa, ma senza fornire elementi idonei a dimostrare leffettiva incidenza causale che il lamentato ritardo di reazione del cliente
avrebbe avuto sulla produzione del danno.
4. Il secondo motivo di ricorso investe il tema della responsabilit della societ dintermediazione per la seconda delle due indebite appropriazioni di denaro del cliente, compiuta dal sig. D. nel settembre del 1992, quando
da ormai circa un mese e mezzo egli aveva cessato di essere promotore della Sviluppo Investimenti Sim.
La Corte dAppello, richiamando i principi della cosiddetta apparenza del diritto, ha ravvisato la sussistenza della responsabilit dellintermediario preponente in considerazione essenzialmente di ci: che il sig. M., pur essendo da tempo cliente della Sviluppo Investimenti Sim per
il tramite del promotore sig. D., non era stato informato
dalla societ della cessazione di ogni rapporto tra questa
ed il predetto sig. D.; che questultimo era stato lasciato in
possesso del materiale a suo tempo fornitogli dalla Sviluppo Investimenti Sim per lespletamento dellattivit
di promotore ed aveva perci potuto continuare ad utilizzare i moduli intestati alla societ; che la Sviluppo Investimenti Sim non si era neppure attivata per assicurarsi
che il sig. D. fosse privato del tesserino di promotore, on-
de costui aveva potuto esibirlo traendo in inganno il
cliente in occasione delloperazione di cui si tratta.
4.1. La ricorrente lamenta anche a tale proposito sia violazioni di legge (con riferimento agli artt. 1398, 2697 e
2702 Codice civile, artt. 115 e 166 Codice procedura civile) sia vizi di motivazione della sentenza impugnata.
Essa sostiene: che il sig. M., pur avendo effettivamente
avuto rapporti in precedenza con la Sviluppo Investimenti Sim, non poteva pi dirsi cliente di questultima
nel luglio del 1992 (quando il sig. D. aveva dato le proprie dimissioni da promotore), onde nessuna specifica
informazione gli era in proposito dovuta; che nessun addebito di colpa potrebbe comunque esser mosso alla ricorrente, la quale aveva tempestivamente chiesto gi
nel luglio 1992 al promotore dimissionario di restituire i
moduli in suo possesso e di riconsegnare il tesserino alla
competente Commissione regionale per lalbo dei promotori; che altrettanto tempestivamente, appena venuta a conoscenza nel settembre del 1993 degli illeciti
compiuti dal sig. D., essa ne aveva informato gli organi
preposti alla vigilanza ed aveva sporto denuncia alla magistratura competente. Circostanze tutte alla stregua delle quali la conclusione cui prevenuta la corte territoriale risulterebbe priva di basi logiche e giuridiche.
5. Nemmeno questo motivo di ricorso accoglibile.
5.1. Nessun errore di diritto rilevabile in quanto statuito sul punto dalla Corte dAppello.
Non sembra infatti dubbio - e neppure la ricorrente in
realt lo pone in dubbio - che in un caso come quello di
cui qui si tratta possano trovare applicazione i principi
dellapparenza del diritto, elaborati dalla giurisprudenza
soprattutto nella materia della rappresentanza negoziale;
e che, quindi, un intermediario finanziario possa esser
chiamato a rispondere di un illecito compiuto in danno
di terzi da chi appaia essere un suo promotore, ed in tale
apparente veste abbia commesso lillecito, ogni qual volta laffidamento del terzo risulti incolpevole ed alla falsa
rappresentazione della realt abbia invece concorso un
comportamento colpevole (ancorch magari solo omissivo) dellintermediario medesimo.
A questo principio si attenuta la sentenza impugnata,
che per questa ragione non pu dunque essere censurata,
essendo per il resto evidente che la ravvisabilit nei singoli casi di una situazione di apparenza del diritto, nei
termini sopra indicati, dipende da circostanze di fatto il
cui accertamento e la cui valutazione sono riservati alla
competenza esclusiva del giudice del merito e, come tali, possono essere sindacati in cassazione solo per eventuali difetti logici o giuridici della motivazione.
5.2. Si tratta perci di stabilire se, nel presente caso, il
giudice del merito abbia motivato in modo giuridicamente e logicamente corretto il proprio ragionamento.
Ed in rapporto a ci che viene in evidenza soprattutto
il tema della colpa addebitata dalla corte territoriale alla
societ dintermediazione, sulla base degli elementi gi
dianzi ricordati, il cui fondamento la ricorrente per
A questo riguardo, pu effettivamente dubitarsi che una
societ dintermediazione disponga in concreto dei mezzi necessari per conseguire con certezza la restituzione, da
parte di un promotore dimissionario, di tutta la modulistica prima fornitagli per esercitare la sua attivit in favore della medesima societ; e pu escludersi che competesse a questultima di attivarsi direttamente per ritirare il tesserino professionale che, viceversa, in base allart.
6, lett. f), dellallora vigente e gi citato regolamento n.
5388 della Consob, avrebbe dovuto essere ritirato dalla
competente commissione regionale per i promotori.
Non sembra invece possibile dubitare del fatto - da solo
invero decisivo - che la Sviluppo Investimenti Sim dovesse diligentemente comunicare la cessazione del proprio
rapporto con il promotore a chi, come il sig. M., aveva
avuto nel tempo una serie di ripetuti contatti contrattuali
con detta societ per il tramite di quel promotore ed era
perci logicamente incline ad identificare in costui appunto un promotore di quella societ dintermediazione.
La circostanza che i promotori possano svolgere la loro
opera nellinteresse di una sola societ dintermediazione
(cd. Obbligo di monomandato, gi posto dallallora citata L. n. 1 del 1991, art. 5, terzo comma) e la naturale
conseguente identificazione da parte dei terzi del promotore come inserito nella struttura organizzativa di detta
societ, per effetto di un atto di preposizione da questa
proveniente, rende evidente il rischio che i terzi - ed in
specie i clienti adusi ad avere rapporti con la societ tramite quello specifico promotore - possano continuare ad
identificare in costui un referente della medesima societ pur quando in realt il rapporto di preposizione sia
invece venuto meno. Emerge perci anche in questo
campo quellesigenza dinformazione tempestiva del terzo alla quale, sia pure con una norma non di per poich
applicabile alla presente fattispecie, il legislatore si mostrato ben sensibile dettando lart. 1396 Codice civile.
Certo, non pu pretendersi che lintermediario informi
della cessazione del rapporto di preposizione tutti coloro
che in passato siano entrati in qualche modo con lui in
contratto per il tramite del promotore cessato. Ma un tale dovere dinformazione, connesso al dovere di protezione dellaltro contraente che naturalmente si estende
anche a tutto quanto immediatamente consegue alla relazione contrattuale, invece configurabile nei confronti di coloro i quali, essendosi sempre e ripetutamente avvalsi del promotore poi dimissionario, hanno intrattenuto rapporti con la societ dintermediazione in un arco di
tempo che ragionevolmente pu far supporre la loro attitudine ad effettuare ulteriori investimenti per il tramite di quel medesimo promotore.
Ora, in punto di fatto, la Corte dAppello ha accertato
che il sig. M. aveva compiuto investimenti con lintermediazione dellanzidetta societ fino a quattro mesi prima di quando il sig. D. present le proprie dimissioni da
promotore. Questo accertamento, appunto poich attiene ad una circostanza di fatto, non pu evidentemente
esser rimesso in discussione in sede di legittimit e, sulla
base di esso, tenuto anche conto dei doveri di diligenza,
correttezza e professionalit nella cura dellinteresse del
cliente che gi lart. 6, primo comma, lett. a), dellallora
vigente L. n. 1 del 1991 poneva a carico dellintermediario, non pu dubitarsi che fosse dovuta uninformazione come quella di cui si discute, poich inerente ad un
fatto nuovo idoneo a dispiegare effetti sul modo in cui fino ad allora si erano svolti i rapporti tra intermediario e
cliente; rapporti non necessariamente continuativi, ma
comunque frequenti e reiterati, dei quali, per ci stesso,
sarebbe stato logico attendersi ulteriori sviluppi.
Sotto questo profilo la motivazione che ha indotto la corte territoriale a ravvisare una colpa della ricorrente nellaffidamento incolpevolmente riposto dal cliente nellesistenza del rapporto di preposizione si appalesa corretta
ed adeguata a sorreggere lanzidetta conclusione.
6. Privo di fondamento, infine, anche lultimo motivo
di ricorso, con cui si lamenta la violazione dellart. 1248
Codice civile, oltre che difetti di motivazione dellimpugnata sentenza.
Lassunto della ricorrente, secondo la quale la condanna
al risarcimento dei danni in favore del sig. M. avrebbe
dovuto esser circoscritta nel quantum allimporto delle
somme da questultimo versate e poi distratte dal promotore, maggiorate dei soli interessi legali e non di interessi al tasso annuo del 14%, in difetto di pattuizione
scritta in tal senso, palesemente infondato.
Non qui in questione, infatti, la corresponsione di interessi dovuti in forza di una specifica pattuizione tra il
debitore ed il creditore, questione invece del risarcimento del danno sofferto in conseguenza della violazione, da parte di un soggetto cui una determinata somma
era stata affidata, dellobbligo di investirla conformemente alle disposizioni ricevute. E poich, in punto di
fatto, la sentenza impugnata indica (e la stessa ricorrente nella premessa del ricorso conferma) che quella somma avrebbe dovuto essere investita in certificati di deposito bancari dei quali era prevista la restituzione a scadenza con aggiunta di interessi annui al tasso del 14%, risulta conforme a diritto e congruamente motivata la statuizione con cui la Corte di merito ha condannato i convenuti ad un risarcimento comprendente anche la misura degli interessi che il cliente avrebbe percepito qualora
le somme da lui affidate al promotore fossero state impiegate come dovevano.
7. Alla reiezione del ricorso fa seguito la condanna della
societ ricorrente al rimborso delle spese processuali del
controricorrente, che vengono liquidate in Euro
3.000,00 (tremila) per onorari e 100,00 (cento) per
esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.
La corte rigetta il ricorso e condanna la societ ricorrente al rimborso delle spese processuali del controricorrente, liquidate in Euro 3.000,00 (tremila) per onorari e
100,00 (cento) per esborsi, oltre alle spese generali ed
agli accessori di legge.
di Anna Valentini
La mera violazione delle condizioni di pagamento presenti nel contratto e riproduttive di norma di legge
non sufficiente ad integrare il concorso di colpa del
risparmiatore nella causazione del danno derivante
dallappropriazione indebita del denaro finalizzato allinvestimento attuata dal promotore finanziario, essendo alluopo necessaria la prova della collusione tra
promotore e risparmiatore o della consapevole acquiescenza di questultimo alla condotta illegittima del
quanto sostanzialmente affermato dalla pronuncia
in epigrafe in applicazione della norma circa la responsabilit solidale della SIM per i danni arrecati a
terzi dal promotore finanziario.
Un risparmiatore, da diversi anni cliente di una societ dintermediazione mobiliare (dora in poi SIM) per
il tramite di un promotore finanziario della stessa, sottoscrive in due momenti distinti schede di prenotazione di
certificati di deposito bancario al tasso del 14% annuo,
versando a mani del promotore una somma complessiva
di 70 milioni di lire mediante assegni bancari al portatore, in violazione delle condizioni contrattuali che impongono invece luso di assegni bancari o circolari intestati direttamente alla societ dintermediazione mobiliare.
Nella prima occasione, il 15 luglio 1992, gli assegni
coprono limporto di 40 milioni; nella seconda, il 15 settembre 1992, limporto di 30 milioni.
Sennonch a partire dal 31 luglio dello stesso anno,
e quindi prima del secondo investimento indicato, il
promotore aveva gi cessato la propria attivit per conto
della SIM ma ciononostante aveva continuato ad agire
in veste di mandatario della stessa tanto da guadagnarsi
ancora una volta la fiducia dellinvestitore.
Gli assegni per di pi non vengono mai trasmessi alla SIM, restando in possesso del promotore o, per meglio
dire, del falsus promotore.
Lo sfortunato risparmiatore cita cos in giudizio la
SIM ed il promotore, chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni subiti, comprensivi della
somma a suo tempo versata maggiorata degli interessi al
tasso annuo del 14% - cio degli interessi che la somma
avrebbe fruttato qualora linvestimento fosse stato eseguito secondo i patti - invocando lapplicazione dellallora vigente art. 5, quarto comma, della L. n. 1/1991
(che prevede appunto la responsabilit solidale della
SIM per i danni arrecati a terzi dal promotore finanziario) e dei principi sullapparenza del diritto.
La SIM, per contro, addebita al cliente la responsabilit dellaccaduto ai sensi dellart. 1227, secondo comma, Codice civile, sostenendo che il pagamento degli investimenti mediante consegna al promotore di assegni
bancari al portatore, in violazione delle modalit previste contrattualmente, di per s sufficiente ad interrompere il nesso causale tra la condotta illecita del promotore ed il danno.
O comunque, sostiene la societ, limpiego di modalit di pagamento improprie costituirebbe quantomeno una concausa dellillecito, ai sensi del primo comma
dellart. 1227 Codice civile, con conseguente riduzione
dellobbligo risarcitorio gravante sullintermediatore.
In ogni caso, questa volta sotto il diverso profilo
dellapparenza del diritto, la SIM nega di dover rispondere della condotta posta in essere dal promotore dopo la
cessazione del rapporto di preposizione, assumendo tra
laltro di aver fatto tutto quanto era necessario per recuperare la modulistica ed ogni altro materiale utilizzato
dal promotore nella vigenza del mandato (senza riuscirvi evidentemente!) e di aver pure esposto denuncia alla
magistratura nei confronti del promotore.
Entrambi i gradi di merito e da ultimo la pronuncia
qui annotata accolgono le ragioni del risparmiatore.
In particolare, per quanto riguarda il profilo forse pi
pregnante, relativo alla violazione delle modalit di pagamento concordate, la Corte dAppello adita esclude limputabilit di qualsivoglia responsabilit al cliente per non
aver questi utilizzato assegni intestati alla societ dintermediazione mobiliare in quanto siffatta previsione non
risultava in modo chiaro sulle schede di prenotazione
specificamente riferibili alle operazioni in questione e soprattutto in considerazione del fatto che gi in precedenza, in occasione di investimenti andati a buon fine per il
tramite del medesimo promotore, il signor M. aveva
emesso assegni al portatore ma la SIM preponente li aveva comunque accettati senza nulla obiettare, bench il
regolamento Consob emanato con delibera n. 5388 del 2
luglio 1991 espressamente vietasse una simile prassi, sanzionandola con la radiazione del promotore dallalbo.
Per quanto attiene alla sopravvenuta carenza di
rappresentanza in capo al promotore, invece, la Corte
dAppello non ritiene sufficiente il vantato sforzo di recuperare la modulistica utilizzata dal promotore in pendenza del rapporto ma anzi sostiene che stata proprio la
condotta omissiva della SIM che non ha provveduto ad
informare il cliente della cessazione del mandato con il
promotore a determinare laffidamento incolpevole del
cliente stesso circa la permanenza del rapporto di preposizione.
Anche la Cassazione, come anticipato, sostiene a
pieno titolo le ragioni del risparmiatore sebbene con
motivazione parzialmente difforme rispetto a quella del
giudice di secondo grado.
Per quanto riguarda laspetto relativo alla colpa,
esclusiva o concorrente, dellinvestitore nella causazione del danno, le censure avanzate dalla SIM sono respinte sulla base di un rilievo preliminare: larticolo
1227 Codice civile inapplicabile in un caso come
quello in esame, in cui non data prova delleventuale
collusione o quantomeno della consapevole e fattiva
acquiescenza del cliente alla violazione da parte del
promotore di regole di condotta su questultimo gravanti.
Il ragionamento che ha condotto la Suprema Corte
a tale decisione, promana dalla ricostruzione della ratio
dellarticolo 5, quarto comma, L. n. 1/1991 (1) (cosiddetta Legge SIM, applicabile ai fatti in questione) che
pone a carico dellintermediario la responsabilit solidale per gli eventuali danni arrecati a terzi dai promotori
nello svolgimento delle incombenze loro affidate, anche
se tali danni siano conseguenti a responsabilit accertata penalmente.
Se il presupposto di applicabilit della norma innanzitutto il nesso di occasionalit tra il danno cagionato dal promotore e le incombenze affidategli dallintermediatore, la ragion dessere della disposizione, spiega
la Corte, risiede da un lato, nel rischio dimpresa gravante sullintermediatore a fronte dei vantaggi al medesimo
derivanti dallattivit svolta dal promotore e, dallaltro,
nellesigenza avvertita dallordinamento di offrire unadeguata garanzia ai destinatari delle offerte fuori sede, loro rivolte appunto da promotori finanziari.
Quanto al primo dei due profili delineati, infatti, il
promotore considerato uno strumento dellorganizzazione imprenditoriale, fonte di beneficio per la societ
preponente dal momento in cui ha come obiettivo la
promozione di contratti dinvestimento.
Quanto al secondo profilo, la circostanza secondo
cui il promotore operi fuori sede non trascurabile dal
punto di vista della tutela da apportare ai clienti coinvolti dalla sua attivit, la cui buona fede pu essere sorpresa pi facilmente proprio in virt della particolare
dinamica di questo genere di promozioni.
La previsione della solidariet fra intermediatore e
promotore, nelleventuale obbligazione risarcitoria verso
terzi, ha perci lobiettivo di rafforzare la posizione del risparmiatore, gravata da uno squilibrio connaturato alle
peculiarit dellapproccio con la controparte che non
diretto ma , appunto, mediato dalla figura del promotore e contemporaneamente di responsabilizzare lintermediario nella scelta e nel controllo di soggetti di cui si
avvale per accrescere la clientela.
La ratio della norma cos delineata pervade altres le
disposizioni contenute nei regolamenti emanati dalla
Consob in attuazione della norma stessa (come previsto
dallart. 5, ottavo comma, L. n. 1/1991) ed in particolare quelle concernenti le regole imposte ai promotori
nei rapporti con la clientela al fine di tutelare linteresse dei risparmiatori.
Prima fra tutte, precisa la Cassazione, la disposizione di cui allart. 14, nono comma, del regolamento emanato dalla Consob con delibera n. 5388/1991 (gi menzionata) che obbliga il promotore a ricevere dal cliente
esclusivamente: titoli di credito che assolvano la funzione di mezzi di pagamento, purch muniti di clausola di
non trasferibilit ed intestati al soggetto indicato nel
prospetto o nel contratto, ovvero titoli di credito nominativi intestati al cliente e girati a favore dellintermediatore mobiliare.
Tale regola di condotta, come precisa la sentenza,
comporta un obbligo di comportamento soltanto nei
confronti del promotore, traendo la propria fonte da una
precisa norma di legge (test citata), originata dallobiettivo di tutelare i risparmiatori.
La trasposizione della stessa regola nei moduli sottoposti alla sottoscrizione dei clienti, peraltro, non muta
n pu mutare la funzione della disposizione in questione che stata fissata per tutelare il risparmiatore e non
per gravarlo di un onere che deponga a vantaggio dellintermediatore finanziario.
Leventuale possibilit per questultimo di scaricare
sul risparmiatore i rischi connessi alla violazione di regole di condotta indirizzate al promotore significherebbe
perci vanificare lo scopo della normativa.
Precisato tutto ci, la sentenza giunge alla decisione
sul punto stabilendo che la mera allegazione del fatto
che il cliente abbia pagato gli investimenti secondo modalit difformi da quelle consentite, non vale ad escludere il nesso di causalit tra lazione del promotore ed il
danno da questi cagionato, n a configurare una concausa dellillecito ai sensi dellart. 1227 Codice civile, a
meno che si versi nelle ipotesi sopra indicate di collusione o di consapevole acquiescenza, di cui per manca la
prova nel caso di specie.
Le considerazioni della Cassazione, tra laltro, prescindono dalla chiarezza o meno del regolamento contrattuale.
Per quanto attiene invece alle conseguenze dellillecito posto in essere dal promotore quando gi pi non
era preposto della SIM, la Suprema Corte risolve la questione riscontrando nel caso di specie unipotesi di apparenza del diritto colpevolmente imputabile alla SIM, sulla scia di quanto deciso dal Giudice di appello.
Conferma, in particolare, che la mancata informazione del risparmiatore circa il venir meno del rapporto
di preposizione col promotore abbia ingenerato laffidamento incolpevole del cliente con riguardo alla persistenza del rapporto.
Informazione a cui la SIM era tenuta, visto e considerato che il risparmiatore aveva compiuto investimenNota:
(1) In G.U. 4 gennaio 1991, n. 4
ti con la stessa fino a soli quattro mesi prima delle dimissioni del promotore, in virt dellart. 6, primo comma,
lett. a) della L. n. 1/1991 vigente al tempo dei fatti - che
impone allintermediario il dovere di diligenza, correttezza e professionalit nella cura dellinteresse del cliente - e dellart. 1396 Codice civile che, per quanto non
() di per s applicabile al caso di specie, esprime nondimeno lesigenza di informazione tempestiva del terzo a
cui il nostro legislatore si mostrato sensibile.
Palesemente infondata, da ultimo, definita la doglianza sul quantum risarcitorio che, secondo la SIM,
non dovrebbe comprendere gli interessi che il risparmiatore avrebbe percepito se linvestimento fosse andato a
buon fine, in difetto di pattuizione scritta in tal senso (2).
Non si tratta infatti di interessi convenzionalmente
pattuiti tra creditore e debitore, ma delle conseguenze risarcitorie di un inadempimento.
Posto che i certificati di deposito bancario ordinati dal
risparmiatore avrebbero prodotto un tasso del 14 % annuo
qualora il promotore avesse eseguito gli investimenti secondo gli accordi, risulta conforme a diritto, stabilisce la
sentenza, condannare SIM e promotore ad un risarcimento comprendente non solo le somme di denaro consegnate dal cliente al promotore e da questi trattenute ma anche
gli interessi di cui le somme si sarebbero arricchite qualora
il contratto fosse stato adempiuto regolarmente.
Responsabilit solidale della SIM e del promotore
finanziario per i danni da questo arrecati a terzi
Porr particolare attenzione alla questione relativa
alla responsabilit solidale della SIM per i danni cagionati a terzi dal promotore finanziario, sotto il profilo delleventuale concorso di colpa del risparmiatore nella
causazione del danno.
Molte parole sono gi state spese al riguardo da pregevole e scrupolosa dottrina (3). Mi limiter pertanto a
tratteggiare una sintesi della tematica, alla luce delle risultanze giurisprudenziali ed accademiche, per poi trarre
le conclusioni che mi parranno pi opportune.
Innanzitutto la fonte normativa.
Come si visto nella rivisitazione della sentenza, la
norma fondante larticolo 5, quarto comma, della L. 2
gennaio 1991, n. 1, comunemente conosciuta come
legge SIM ovvero come il primo testo legislativo del
nostro ordinamento disciplinante in modo organico lattivit dintermediazione mobiliare (4), applicabile ratione temporis alla vicenda che ci interessa, ma oggi non
pi in vigore in quanto sostituito e parzialmente modificato dapprima con il D.Lgs 23 luglio 1996, n. 415 (cosiddetto decreto Eurosim) e da ultimo con il D.Lgs 24
febbraio1998, n. 58 (conosciuto come TUF, ovvero testo unico della finanza o legge Draghi) (5).
La norma citata, rimasta sostanzialmente immutata
(6) nonostante le evoluzioni legislative che lhanno trasfusa dapprima nellart. 23, terzo comma, del decreto Eurosim e poi nellart. 31, terzo comma, del TUF, oggi in vigore, impone alle societ dintermediazione mobiliare di
avvalersi esclusivamente dellopera di promotori di servizi finanziari (7) - iscritti nellapposito albo indicato
dalla norma stessa - per lofferta dei propri servizi e comunque per lattivit di sollecitazione del pubblico risparmio di carattere promozionale, effettuate in luogo
diverso dalla sede sociale.
promotore, specifica poi la norma, chi, in qualit
(2) Appare evidente il mero errore materiale presente nel testo della sentenza laddove viene citato lart. 1248 Codice civile. (relativo allinopponibilit della compensazione) anzich, semmai, lart. 1284 Codice civile, relativo al saggio degli interessi.
(3) Tra gli altri, E. Roppo, Sim di distribuzione e promotori finanziari nel regime dellattivit di sollecitazione del pubblico risparmio, in Contr. e impr.,
1992, 47 ss.; G. Alpa, Decreto Eurosim: la tutela dei consumatori, in Societ,
1996, 1062 ss.; C. Castronovo, Il diritto civile della legislazione nuova. La legge sulla intermediazione mobiliare, in Banca, borsa tit. cred., I, 1993, 300 ss.;
F. Allegritti, I contratti dintermediazione finanziaria, Roma, 2004; L. Zitiello, Lofferta fuori sede e la promozione ed il collocamento a distanza, in Argomenti di diritto degli intermediari e dei mercati finanziari, a cura di F. Belli,
C.G. Cortese e F. Mazzini, Torino, 2000, 199 ss.; A. Tucci, Responsabilit
dellintermediario per illecito del promotore finanziario e concorso di colpa dellinvestitore, nota a Cass. 22 ottobre 2004, n. 20588 e Tribunale di Roma
14 ottobre 2004, in Banca borsa tit. cred., II, 2006, 146 ss.; P. Gaggero, La
disciplina dei servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari, in questa Rivista, 1996, 475, ss.; A. Maniaci, La responsabilit della Sim per fatto illecito
del promotore, commento a Tribunale di Milano, 11 giugno 1998, n. 7244,
ivi, 1999, 490 ss.; P. Longhini, Le SIM e i promotori finanziari nella giurisprudenza, Milano, 2001; per un approccio pi economico alla tematica:
A. Trotta, Le responsabilit degli intermediari finanziari nellAsset Management Industry - Problemi e prospettive in un contesto di global finance, Torino,
2004; A. Baglioni, Informazione e incertezza nella teoria finanziaria - Contratti, mercati, intermediari, Milano, 2000, in particolare 175 ss.
(4) Il corpus normativo e regolamentare in materia si andato stratificando nel corso degli anni. Un primo intervento normativo si ebbe con
il decreto n. 95/ 1974, convertito con la legge 216/1974, successivamente modificata dalla legge 281/1985. Per quanto riguarda la questione della responsabilit solidale dellintermediatore con il promotore, gi lart.
18-ter della legge 216/1974, come modificato dallart. 15 della legge 281
del 1985, prevedeva lobbligo per la Consob di disciplinare in apposito regolamento le garanzie che i soggetti operanti nel mercato dei valori mobiliari avrebbero dovuto prestare in relazione alla responsabilit per danni che possano essere cagionati a terzi da fatto illecito commesso nellesercizio delle incombenze ad essi affidate da coloro che operano a qualunque titolo nellinteresse di soggetti autorizzati. Sul tema, vd. M. Cera,
Lattivit di intermediazione mobiliare e la disciplina contrattuale, in Banca,
borsa tit. cred., 1994, I, 23 ss.
(5) A sua volta oggetto di parziale riforma per effetto della recente legge
28 dicembre 2005, n. 262 recante Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, in G.U., n. 301 del 28.12.2005
- suppl. ord. n. 208 che con riguardo allart. 31 del TUF, ovvero la norma
relativa alla responsabilit solidale non ha apportato significative modifiche, limitandosi ad incidere sulle disposizioni relative allalbo dei promotori, non pi istituito presso la Consob ma in sezioni territoriali.
(6) Come si indicher nel prosieguo, il Decreto Eurosim ha modificato
lart. 5, quarto comma, della legge SIM togliendo linciso che limitava la
responsabilit dellintermediario ai danni arrecati dal promotore nello
svolgimento delle incombenze.
(7) Il termine oggi adottato promotori finanziari, ritenuto pi congruo in quanto appropriato al concreto dispiegarsi dellattivit di intermediazione mobiliare svolta extra - sede, nella quale i promotori sono
chiamati ad offrire le diverse tipologie tanto di servizi di investimento,
quanto di strumenti finanziari. Cos: M.C. Caldarelli, M. Tofanelli, Il promotore finanziario e la responsabilit solidale del soggetto abilitato, in Dir. ed
ec., 1997, 343.
di dipendente, agente o mandatario, esercita professionalmente lattivit sopra indicata, per conto e nellinteresse di una sola societ dintermediazione mobiliare.
Particolari norme di condotta per il promotore nei
confronti della clientela sono poi delegate alla regolamentazione della Consob nonch allo stesso intermediario, in capo al quale si configura una sorta di potere dovere di controllo (8).
I tratti distintivi del promotore finanziario sono
quindi i seguenti: la personalit della prestazione (la SIM
non pu avvalersi di persona giuridiche) (9); la professionalit (ovvero la continuit nellesercizio dellattivit); lesercizio fuori sede dellattivit; il carattere unilaterale ed esclusivo del rapporto con la SIM (10).
Come gi chiarito in giurisprudenza, il promotore
pu essere quindi considerato come collaboratore professionale necessario della SIM per lo svolgimento fuori
sede di attivit preliminari e finalizzate alla conclusione
di contratti per la prestazione dei servizi dintermediazione mobiliare (11).
Dai tratti delineati emerge cos il tipo di rapporto
intercorrente tra promotore e SIM, caratterizzato da una
certa bilateralit necessaria: il promotore infatti pu
operare soltanto per conto di una SIM e, parallelamente, la SIM deve necessariamente avvalersi di promotori
per lofferta fuori sede dei propri servizi finanziari (12).
La qualificazione giuridica del vincolo tra le due figure tuttavia, come si visto, non ancorata dalla legge
a particolari restrizioni formali potendo spaziare dal rapporto di dipendenza lavorativa, allagenzia o al mandato,
questultimo differenziato dai precedenti per loccasionalit e lassenza di continuit della prestazione (13).
Laspetto certamente rilevante invece la solidariet tra SIM e promotore nella responsabilit per i danni da questultimo provocati a terzi in occasione (su questo termine ritorneremo) della propria attivit, prevista
come indicato anche dalla sentenza in esame dal quarto
comma del citato articolo 5, legge SIM.
Testualmente: la societ dintermediazione mobiliare responsabile in solido degli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate
ai promotori finanziari anche se tali danni siano conseguenti a responsabilit accertata in sede penale (14).
Secondo lorientamento prevalente in giurisprudenza e in dottrina, la responsabilit dellintermediario
per il fatto del promotore ha carattere oggettivo tanto
nel caso di responsabilit contrattuale per violazione da
parte di questultimo di obblighi che la legge ed i regolamenti pongono a carico dellintermediario (in cui ritenuto applicabile lart. 1228 Codice civile (15)), quanto
nelle ipotesi di responsabilit extracontrattuale, ove il
promotore abbia tenuto comportamenti pregiudizievoli
per i terzi ma senza incorrere nella violazione di obblighi
posti a carico degli intermediari (in cui ritenuto applicabile lart. 2049 Codice civile) (16).
Il principio sotteso allart. 2049 Codice civile, relativo alla responsabilit dei padroni e dei committenti
(17), secondo cui ciascuno deve rispondere dei danni
cagionati a terzi dalle persone che impiega al proprio servizio, infatti, sarebbe applicabile allipotesi dei danni cagionati dal promotore finanziario svolgente lattivit per
conto delle SIM (18).
Ed il carattere oggettivo di tale responsabilit si
spiegherebbe, secondo tale impostazione, in ragione della pi volte affermata presunzione assoluta di colpa in
eligendo vel in vigilando, che non ammette prova contraria (19).
In altri termini, alla societ intermediaria deve essere imputato il costo del rischio creato dalla medesima
dal momento in cui essa giova dellattivit svolta nel suo
interesse, a prescindere da ogni indagine relativa alla
colpa, e ci al fine di offrire una tutela rafforzata allinvestitore il quale pu in tal modo contare anche sul patrimonio dellintermediario (20).
Dal carattere oggettivo della responsabilit la giurisprudenza prevalente individua cos come presupposti di
(8) Cfr. in particolare il Reg. Consob adottato con delibera 2 luglio 1991
n. 5387 (successivamente modificato dal Reg. Consob adottato con delibera 12 agosto 1992, n. 6427) consultabile in Societ, 1992, n. 6427 contenente una serie di regole generali e particolari di comportamento cui
debbono sottostare gli intermediari autorizzati; il Reg. Consob adottato
con delibera n. 5388 del 2 luglio 1991, citato dalla sentenza in esame, che
stabilisce le modalit di pagamento accettabili dal promotore.
(9) Sul punto cfr. M. De Mari, commento a Tribunale di Brescia, 23 dicembre 2002, in Foro it., 2003, I, 1265 ss., ove si mettono in luce gli aspetti relativi alleventuale introduzione nel nostro ordinamento della possibilit per il promotore di assumere la forma di persona giuridica, sulla
scorta delle considerazioni circa la proposta di modifica della direttiva sui
servizi dinvestimento 93/22/Cee (Isd).
(10) Sul punto: E.Roppo, op. cit., 52 ss.
(11) Tribunale di Milano, 11 giugno 1998, n. 7244, in questa Rivista,
1999, 487 ss., nota A. Maniaci, cit.
(12) Cfr. E. Roppo, op. cit., 52, ss.; M.C. Caldarelli - M. Tofanelli, op. cit.,
344 ss.
(13) Vd. A. Maniaci, op. cit., 492, in cui si sottolinea come la stessa giurisprudenza trascuri il problema della qualificazione del rapporto instaurato tra la societ ed il promotore.
(14) Lattuale formulazione della norma, ora contenuta nellart. 31, terzo
comma, D.Lgs. n. 58/1998, ha subito alcune modificazioni di cui si dar
atto nel prosieguo.
(15) Disciplinante lipotesi di Responsabilit per fatto degli ausiliari,
secondo il quale: Salva diversa volont delle parti, il debitore che nelladempimento dellobbligazione si vale dellopera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.
(16) M. De Mari - L. Spada, Orientamenti in tema di intermediari e promotori finanziari, in Foro it., I, 2002, 1263.
(17) Secondo la norma citata: I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi
nellesercizio delle incombenze a cui sono adibiti.
(18) A. Tucci, op. cit., 148.
(19) Tra le altre vd. Cass., 20 giugno 2001, n. 8381, in Danno e resp.,
2002, 141; Cass., 29 agosto 1995, n. 9100, in Giust. civ. Mass., 1995,
(20) M. De Mari, - L. Spada, Orientamenti in tema di intermediari e promotori finanziari, cit.
applicabilit della stessa i seguenti elementi: il rapporto
di preposizione; il fatto illecito del promotore; la connessione tra incombenze e danno (21).
Per quanto riguarda questultimo elemento, giova
forse ricordare la modificazione al testo dellart. 5 della legge Sim, gi citato, apportata dal D.Lgs. n. 415/1996 che ha
espunto dalla disposizione linciso nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari.
La rettifica interpretata dalla giurisprudenza come
unulteriore conferma della validit della propria interpretazione della norma che comporta uninevitabile rigidit nei confronti della posizione delle SIM (22).
In ogni caso, la modifica non ha modificato lapproccio giurisprudenziale che individua comunque
nellinerenza allincarico il limite generale alla responsabilit dellintermediario, in applicazione dei principi generali ed in virt del riscontro testuale collocato
nellart. 31, terzo comma del TUF, laddove si fa menzione del conferimento di un incarico (23).
La sentenza in esame sorvola dichiaratamente la
questione circa il carattere oggettivo della responsabilit
della SIM per fatto del promotore ed i suoi rapporti sistematici con la responsabilit contemplata dallart.
2049 Codice civile.
Tuttavia lesplicito richiamo al nesso di occasionalit
necessaria fra incombenze e danno, indicato quale (unico) presupposto della responsabilit stessa e soprattutto la
ricostruzione della ratio della norma che la contempla, nei
termini gi segnalati, lasciano intuire la conferma dellorientamento prevalente della giurisprudenza (24).
Il requisito relativo al rapporto di preposizione fra
promotore e SIM, nel caso di specie, risulta pacifico,
quantomeno con riguardo allattivit svolta dal promotore in pendenza del mandato.
Per quanto riguarda invece lattivit svolta dal promotore in difetto di rappresentanza, si visto come laffidamento incolpevole ingenerato nel cliente circa la
persistenza del rapporto, abbia indotto la Suprema Corte ad applicare nondimeno la norma sulla solidariet in
applicazione dei principi sullapparenza del diritto (25).
Principi gi evocati dalla giurisprudenza in precedenti analoghi (26) a tutela di risparmiatori incappati
in esperienze negative allo scopo di dichiarare gli intermediari che offrono servizi di investimento responsabili
dei danni cagionati dal comportamento non corretto o
fraudolento dei propri agenti o incaricati (27).
La scelta della Suprema Corte di ritenere la SIM responsabile dellaffidamento incolpevole del cliente circa
la persistenza del rapporto di preposizione tra promotore
e intermediario, tenuto conto delle risultanze di fatto sopra segnalate, da ritenersi condivisibile.
Non appare per nulla sbalorditivo infatti, quanto
suggerito dalla sentenza secondo cui una semplice lettera di informazione al cliente circa il venir meno del mandato con il promotore - interlocutore del cliente fino a
un mese prima circa! - sarebbe stata da sola sufficiente a
sollevare la SIM dalla responsabilit per gli illeciti com-
piuti dal promotore infedele a seguito delle dimissioni,
alla luce degli obblighi di diligenza, correttezza e professionalit gravanti sulle SIM per legge e, pi in generale,
su qualunque contraente (28).
Il secondo requisito di applicabilit della norma sulla solidariet, ovvero lillecito del promotore, pacifico,
essendo pacifica lindebita sottrazione del denaro ricevuto dal risparmiatore (29).
(21) Sul punto cfr. M.C. Caldarelli, M. Tofanelli, op. cit., 344 ss.; A. Manici, op. cit., 492, che specifica come gli indicati presupposti costituiscano i cardini indefettibili della responsabilit indiretta dei committenti ex
art. 2049 Codice civile.
(22) Al riguardo vd. Tribunale di Verona, 6 marzo 2001, in Societ, 967,
con commento di D. Finardi, ivi, 966 ss.; cfr. inoltre C. Coltro Campi,
Sim, voce del Digesto comm., Torino, 2000, aggiornamento, 643, 651.
(23) Sul punto vd. A. Tucci, op. cit., 147 e i riferimenti giurisprudenziali
e dottrinali ivi indicati.
(24) Fra i precedenti analoghi cfr.: Cass., 22 ottobre 2004, n. 20588, in
Banca borsa tit. cred., 2006, 2, 138, nota Tucci, cit.; Cass., 20 marzo 2006,
n. 6091, in Giust. civ. Mass., 2006, 4.
(25) Per analisi approfondite del tema vd. C.M. Bianca, Il contratto, Milano,
2000, 117 ss.; V.Di Gregorio, La rappresentanza apparente, Padova, 1996.
(26) Vd. tra le altre: Cass., 29 aprile 1999, n. 4299, in Rep. Foro it., 1999,
voce Rappresentanza nei contratti, n. 7, annotata da P. Laghezza, Il falsus procurator ed il risparmiatore, in Danno e resp., 1999, 1012 e da G. Ceccherini,
Apparenza di rappresentanza e responsabilit del dominus, in Corriere giur.,
1999, 1501, la quale ha ravvisato il comportamento colposo del presunto
rappresentato nellinvio da parte della SIM di una lettera-dpliant nella
quale si invitavano i clienti a rivolgersi con fiducia ai propri agenti e consulenti finanziari, fra i quali figurava il falsus procurator, e che aveva pertanto
ingenerato nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentanza fosse stato effettivamente conferito al rappresentante apparente;
Cass. 29 aprile 1999, n. 4299, in Giur. it., 2000, 932; Cass., 6 novembre
1998, n. 11186, in Riv. not., 1999, 735; Tribunale di Milano, 1 febbraio
2001, in Banca borsa tit. cred., 2003, II, 36, secondo cui: il rapporto con il
promotore finisce per diventare rapporto con la Sim, che tenuta a far fronte agli obblighi assunti in suo nome anche da un promotore privo di rappresentanza e ci per avere ingenerato nei terzi, mediante un comportamento di tolleranza, la convinzione non colposa della sussistenza di un rapporto di rappresentanza, in applicazione del principio di tutela dellaffidamento; Contra: Tribunale di Verona, 6 marzo 2001, cit., 963, secondo cui
i principi sullapparenza potrebbero essere applicati se indefettibilmente il
promotore potesse agire solo quale rappresentante della SIM, ma in realt il
fatto che il promotore sia investito della rappresentanza uneccezione.
(27) A. Palmieri, nota a Tribunale di Verona, 1marzo 2001, in Foro it.,
2002, I, 285; vd. anche Longhini, op. cit., 135 ss.
(28) Sul punto vd. A. Di Majo, La correttezza nellattivit di intermediazione mobiliare, in Banca borsa tit. cred., I, 1993, 289 ss. (in particolare 292),
secondo cui nella previsione degli obblighi di diligenza, correttezza e professionalit di cui allart. 6, Legge SIM, trova conferma quanto ha luogo
anche per il diritto comune, con riferimento alle nozioni di diligenza e
(29) Lipotesi della distrazione di somme da parte del promotore infedele
gi nota (purtroppo!) alla giurisprudenza ed stata occasione di applicazione della norma sulla responsabilit solidale della SIM con il promotore.
Cfr.Tribunale di Verona, 1 marzo 2001, in Banca borsa tit. cred., 2002, II,
753, nota A. Tucci, secondo cui la Sim risponde solidalmente, a titolo di
responsabilit extracontrattuale, per i danni arrecati agli investitori dal promotore finanziario nello svolgimento dellattivit di offerta fuori sede, anche nel caso in cui il promotore abbia distratto i fondi ricevuti, salvo che la
Sim dimostri che linvestimento avvenuto per espresso patto tra le partila
di fuori dellincarico conferito, per avere il cliente consapevolmente richiesto investimenti finanziari del tutto estranei allattivit svolta dalla Sim.
Il terzo requisito, cio la connessione tra incombenze e danno, nondimeno ritenuto sussistente nel caso di
specie nonostante la palese violazione dellincarico ricevuto dalla SIM e lo svolgimento dellattivit contro il
La decisione in tal senso non sorprende, confermando lorientamento giurisprudenziale dominante secondo il quale in presenza del nesso di occasionalit necessaria tra illecito ed incombenze irrilevante la violazione del promotore delle prescrizioni impartitegli dallintermediario, anche se la violazione avvenga allinsaputa di questultimo (30).
Il nesso di occasionalit infatti comunque ravvisabile in tutte le ipotesi in cui il comportamento del promotore rientri nel quadro delle attivit funzionali allesercizio delle incombenze di cui lo stesso investito
Linterpretazione in senso oggettivo della responsabilit della SIM, tuttavia, non condivisa in modo unanime.
In particolare stato segnalato soprattutto in dottrina come dalla stessa legge Sim si evinca la possibilit
per lintermediario di liberarsi dalla responsabilit in
questione, ove riesca a fornire la prova rigorosa e puntuale dellassenza di una propria colpa in vigilando sullattivit del promotore (32).
Pi che una responsabilit di tipo oggettivo tale
orientamento individua semmai una presunzione di
colpa, potendo lintermediario in linea teorica fornire a proprio vantaggio una prova liberatoria facendo
leva sullart. 13, decimo comma, della legge Sim (33)
oggi art. 23, sesto comma, del TUF, in base al quale
nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati al
cliente nello svolgimento dei servizi di investimento e
di quelli accessori, spetta ai soggetti abilitati lonere
della prova di avere agito con la specifica diligenza richiesta.
In questo senso lintermediario che abbia adempiuto a tutti i suoi obblighi, in particolare di informazione e
di controllo, dovrebbe andare esonerato da responsabilit salvo che sia incorso in dolo o colpa grave nella scelta di un cattivo promotore (34).
Stando al tenore letterale della norma sulla solidariet, tuttavia, linterpretazione in senso oggettivo suggerita dalla giurisprudenza dominante sembra pi appropriata (35) e in questo senso appaiono apprezzabili le
considerazioni della dottrina che ricollega lambito di
applicabilit dellart. 13, decimo comma, della legge
Sim, oggi art. 23, sesto comma, del TUF, sopra citati,
concernenti la cosiddetta inversione dellonere della
prova, alle sole ipotesi di responsabilit contrattuale
dellintermediario (36).
Soltanto in tali ipotesi infatti, in virt della disciplina speciale dei mercati finanziari, linvestitore
non dovr fornire la prova dellinadempimento degli
obblighi gravanti sullintermediario, potendo limitarsi a provare il danno e il nesso di causalit, mentre in-
combe sullintermediario stesso leventuale prova liberatoria.
Al di fuori dei casi di responsabilit contrattuale
dellintermediario per violazione di obblighi a lui facenti capo infatti, secondo tale impostazione meritevole di
approvazione, non assume alcuna rilevanza la condotta
dellintermediario giacch lo stesso risponde oggettivamente per il fatto del promotore.
Il concorso di colpa del risparmiatore
Nellambito della tematica generale della responsabilit solidale della SIM per i danni cagionati a terzi dal
promotore finanziario, laspetto pi interessante e per
certi versi pi discutibile trattato dalla sentenza quello
relativo al concorso di colpa del risparmiatore.
La soluzione adottata dalla Suprema Corte non si
discosta dallorientamento prevalente assunto dalla giurisprudenza in casi analoghi a quello di specie (37), anNote:
(30) Cfr. A. Maniaci, op. cit., 494. Vd. inoltre: Tribunale di Brescia, 23
dicembre 2002, in Foro it., 2003, I, 1264, con nota di M. De Mari, cit., secondo cui la responsabilit solidale della Sim () non esclusa dal fatto che il rapporto contrattuale intrattenuto dal promotore con il cliente
sia formalmente riconducibile a soggetti terzi (con violazione dellobbligo di monomandato da parte del promotore) o al promotore stesso, qualora questi abbia operato nel medesimo contesto spazio - temporale in cui
svolgeva le sue funzioni di promotore della Sim e per analoghe finalit di
investimento finanziario; Tribunale di Milano, 7 marzo 2000, in Banca
borsa tit. cred., 2003, II, 35, secondo cui sufficiente la mera spendita del
nome della Sim da parte del promotore ai fini della sussistenza della responsabilit solidale; Cass., 22 ottobre 2004, n. 20588, cit.; Cass., 19 luglio 2002, n. 10580, in Giust. civ. Mass., 2002, 1290.
(31) Cos Cass., 19 luglio 2002, 10580, cit. ove pure si puntualizza che il
relativo accertamento costituisce giudizio di merito, insindacabile in cassazione se congruamente motivato.
(32) In tal senso, vd. Tribunale di Milano, 11 giugno 1998, cit. In dottrina: A. Maniaci, op. cit., 497, con riferimento al disposto dellart. 13, decimo comma, della legge Sim; D. Finardi, Responsabilit oggettiva delle Sim
per fatto del preponente, commento a Tribunale di Verona, 6 marzo 2001,
in Societ, 2001, 968.
(33) Lart. 13 citato recitava:nei giudizi di risarcimento dei danni derivanti dallo svolgimento dellattivit di cui allart. 1, comma 1, in violazione della presente legge, dei regolamenti e delle disposizioni emanate
dalle autorit di vigilanza, spetta alla societ o soggetto convenuti lonere della prova di avere agito con la diligenza del mandatario.
(34) Cos, D.U. Santosuosso, La buona fede del consumatore e dellintermediario nel sistema della responsabilit oggettiva (a proposito della responsabilit della Sim per lillecito del promotore), in Banca borsa tit. cred., 1999,
I, 72 ss.
(35) In tal senso: M.C.Caldarelli - M. Tofanelli, op. cit., 353, ove con riguardo alla norma sulla responsabilit solidale dellintermediario per fatto del promotore, si afferma che: il tenore della disposizione sembra autorizzare linterpretazione secondo la quale si tratterebbe di una responsabilit oggettiva.
(36) Cos, A. Tucci, Responsabilit dellintermediario per illecito del promotore finanziario e concorso di colpa dellinvestitore, cit., 148, 149; nello stesso
senso F. Allegritti, op. cit., 88 ss.
(37) Vd. Cass. 22 ottobre 2004, n. 20588, cit., la quale per il vero non ha
preso una chiara posizione circa le conseguenze della violazione delle
norme che disciplinano i mezzi di pagamento, limitandosi ad affermare
corato ad una lettura estremamente estensiva della responsabilit oggettiva che porta ad escludere in limine il
concorso di colpa anche in caso di conferimento da parte del cliente di mezzi di pagamento illegittimi (38).
Le eventuali difformit nelle modalit di pagamento infatti, secondo tale impostazione, non interrompono
il nesso di occasionalit necessario e sufficiente per la nascita dellobbligazione solidale tra intermediario e promotore anche laddove questultimo abbia agito oltre i limiti delle sue mansioni ed in violazione degli ordini ricevuti (39).
Per il vero, tuttavia, nel caso di specie pi che sulla
natura oggettiva della responsabilit solidale della SIM
lesclusione di applicabilit dellart. 1227 Codice civile
viene fatta risalire alla funzione della norma che prevede
tale responsabilit, individuata nella salvaguardia dei risparmiatori e nellimputabilit al solo intermediario,
non anche al risparmiatore, del rischio insito nellattivit di promozione (40).
E, in effetti, lapplicabilit della norma sul concorso
di colpa non sembra incompatibile con la natura oggettiva della responsabilit della SIM, la quale nondimeno sussiste qualora ricorra il presupposto del nesso di occasionalit fra danno e incombenze affidate al promotore (41).
La chiave di lettura offerta dalla sentenza sembra
cos andare oltre gli sforzi interpretativi sinora raggiunti
dalla giurisprudenza nella soluzione di casi analoghi, dal
momento in cui insiste sul criterio, peraltro gi suggerito
in dottrina con riguardo alla medesima fattispecie, della
funzione della norma violata al fine di valutare la colpa
del danneggiante (42).
Nel caso di specie, infatti, non stato ritenuto suscettibile di rimprovero il risparmiatore, nonostante lobiettiva contribuzione della sua condotta alla causazione
del danno, in quanto la norma dallo stesso violata ha la
funzione di tutelarlo e non di onerarlo di obblighi di
Linterpretazione suggerita sembra poggiare sul rilievo che le regole di condotta vietano o impongono determinati comportamenti al fine di proteggere certi beni
e certi soggetti da determinati eventi pregiudizievoli e
che, in particolare, ogni comportamento che viola una
norma illecito solo rispetto alla lesione degli interessi
da essa protetti (43).
Le considerazioni della sentenza circa la ragion dessere della norma citata, nei termini di cui si detto, sono peraltro conformi a quanto gi sostenuto in dottrina,
ove si puntualizzato che la tecnica di tutela del risparmiatore, o del cosiddetto contraente debole, scelta dal
Legislatore stata ladozione di regole di comportamento che hanno appunto per oggetto la condotta dei
soggetti che esercitano attivit di intermediazione mobiliare () la cui mancata osservanza diretta a provocare la responsabilit del soggetto nonch misure di carattere sanzionatorio ad opera di coloro che esercitano la
vigilanza () ed il cui rispetto pu essere preteso dal
soggetto a cui favore lobbligo posto (44).
La sentenza perci, partendo da tale approccio interpretativo, non ha fatto altro che ricollegare a quegli
obblighi di comportamento, posti a tutela del risparmiatore ed a carico dei soggetti abilitati allattivit di intermediazione mobiliare, lart. 5 della Legge SIM e tutti i
regolamenti che ne costituiscono unapplicazione, tra
cui quello relativo alle modalit di pagamento.
Del resto lo scopo rimane la tutela del cliente ritenuto soggetto pi debole (45) ed esso perseguito mediante una serie di regole gravanti sullintermediario che
inevitabilmente vanno ad incidere sul rapporto contrattuale (46).
In effetti il divieto per i promotori di ricevere dal risparmiatore mezzi di pagamento diversi da quelli previsti, originato dal fatto che il cliente instaura il rapporto
contrattuale con la SIM e non con il promotore, dettato a favore del risparmiatore stesso (47), visto e considerato per di pi che il caso tipico di fatto illecito che si
intende coprire con la norma sulla responsabilit solidaNote:
(segue nota 37)
che le forme seguite dalle parti per i pagamenti sono () elementi secondari della fattispecie e non valgono da sole ad interrompere il nesso
di occasionalit necessaria e la configurazione della responsabilit solidale del soggetto abilitato (cos A. Tucci, ult. op. cit., 146); Tribunale di Milano, 17 maggio 2003, in Banca borsa tit. cred., 2004, II, 154; Tribunale di
Milano, 11 febbraio 2002, in Banca borsa tit. cred., 2004, II, 153; Tribunale di Brescia, 23 dicembre 2002, cit., in base al quale lirregolare forma
di pagamento adottata dal risparmiatore danneggiato non esclude la responsabilit solidale della SIM se non nel caso di colpa esclusiva del risparmiatore, tale da rivestire unincidenza causale determinante ed unica
nella creazione del danno; per ulteriori riferimenti giurisprudenziali vd. P.
Longhini, Le Sim e i promotori finanziari nella giurisprudenza, cit., 135 ss.
(38) F. Bochicchio, La nuova disciplina del promotore finanziario, in Giur.
Comm., I, 1998, 881.
(39) M. De Mari, nota a Tribunale di Brescia, 23 dicembre 2002, cit.,
(40) Al riguardo la giurisprudenza di merito e parte della dottrina hanno
sottolineato la pericolosit intrinseca dei promotori finanziari consistente nella fiducia che di regola il potenziale investitore ripone nella
professionalit e nella preparazione di tali soggetti. Vd. F. Allegritti, op.
(41) Vd. sul punto A. Tucci, ult. op. cit., 150, secondo cui la colpa del
cliente astrattamente idonea a determinare una riduzione del risarcimento posto a carico dellintermediario, cos come previsto in termini generali dallart. 1227 Codice civile, a nulla rilevando la natura oggettiva
della responsabilit dellintermediario.
(42) A. Tucci, ult. op. cit., 152, le cui riflessioni appaiono senza dubbio
lungimiranti poich perfettamente adattabili alla soluzione assunta in
questa occasione dalla Corte di Cassazione.
(43) Cos M. Barcellona, Scopo della norma violata - Interpretazione teleologica e tecniche di attribuzione della tutela aquiliana, in Riv. dir. civ., I, 1973,
316, 317.
(44) A. Di Majo, op. cit., 290, 291; nello stesso senso G. Alpa, op. cit.,
1062 ss.
(45) Sulle diverse modalit di appellativo per il cliente della SIM e sulle
correlative sfumature linguistiche di significato vd. G. Alpa, Decreto Eurosim: la tutela dei consumatori, cit. 1063 ss.
(46) Cos, M. Cera, op. cit., 34, 35.
(47) A. Maniaci, op. cit., 495.
le proprio la distrazione del denaro consegnato dal
cliente in realizzazione di un investimento (48).
Laltro aspetto puntualizzato dalla sentenza, ovvero
il rischio gravante sullintermediatore mobiliare a fronte
dellattivit in suo favore svolta dal promotore finanziario, riscontrabile in termini analoghi in giurisprudenza
laddove si sostenuto che la scelta del Legislatore di optare per una responsabilit di tipo oggettivo della SIM
sarebbe stata determinata dalla volont di accollare i rischi connessi allinvestimento del risparmio alle SIM
piuttosto che ai singoli risparmiatori, a tutela dellinteresse generale (49).
Il rischio accollato alla SIM inoltre deriverebbe dal
principio in base al quale cuius commoda eius et incommoda, cio nellesigenza che colui in favore del quale
viene svolta da altri unattivit debba sopportare i rischi
inerenti allesercizio di essa (50).
Una soluzione indubbiamente favorevole alle
aspettative dei risparmiatori, in pi occasioni delusi e
scoraggiati, giacch favorisce un incentivo alla fiducia
nei confronti dellintero sistema della raccolta del risparmio (51) ma che, per contro, pu apparire eccessivamente punitiva nei confronti degli intermediatori mobiliari i quali, per quanto tenuti al dovere di vigilanza nei
confronti dei promotori finanziari di cui si avvalgono e
da cui traggono tendenzialmente beneficio economico,
difficilmente sono in grado di impedire condotte illecite
come quella del caso allorigine della sentenza in epigrafe.
Non mancano peraltro in giurisprudenza approcci
interpretativi contrastanti con quello della sentenza in
epigrafe, in base ai quali si data applicazione allart.
1227, primo comma, Codice civile in ipotesi identiche a
quella di specie, a fronte della mera allegazione del pagamento irregolare, riconoscendo che la tutela del risparmiatore perseguita dalle citate regole sui mezzi di pagamento consentiti non esonera comunque il risparmiatore stesso da un onere di collaborazione destinato ad evitare il rischio di appropriazione indebita da parte del promotore finanziario (52).
Sotto questo punto di vista anche la sentenza in
epigrafe non vuole escludere lonere di collaborazione
test citato, dal momento in cui ammette che il dovere
reciproco di tutela dei contraenti, insito nel principio
generale di buona fede incombe anche sul cliente dellintermediatore finanziario.
Scettica nei confronti della posizione maggioritaria
della giurisprudenza appare altres parte della dottrina
In particolare stato sottolineato come la responsabilit della SIM non possa essere utilizzata in unottica assistenziale, atta a manlevare gli utenti dai rischi,
anche di quelli dipendenti da proprie scelte e da propri comportamenti in contrasto con il ruolo dellimpresa (54).
Nello stesso senso, stato affermato come il cliente
del soggetto intermediario non sempre e necessariamen-
te sia davvero debole e quindi bisognoso di protezione, con la conseguenza che una regolamentazione del
rapporto che presupponga una non paritaria condizione
tra le parti comporterebbe uno squilibrio a svantaggio di
quella parte solo apparentemente pi forte (55).
Secondo tale impostazione, qualora il comportamento del cliente danneggiato sia stato cos negligente
da denotare una fiducia assoluta nel promotore, configurabile un concorso di colpa del cliente, idoneo addirittura ad escludere la responsabilit della SIM in
quanto elemento interruttivo del nesso di occasionalit necessaria tra lincarico conferito e lillecito del
promotore (56).
In questottica il pagamento mediante assegni al
portatore di ingenti somme di denaro finalizzate alla sottoscrizione di investimenti consegnati ad un soggetto,
quale il promotore finanziario, con cui non viene instaurato il rapporto contrattuale posto che questultimo sorge semmai nei confronti della SIM preponente, appunto riconducibile a tale categoria di comportamenti
giacch configura una violazione di regole di comune
prudenza, prima ancora che di disposizioni normative e
contrattuali (57).
Eppure, come si visto, secondo la sentenza in esame, la semplice allegazione di tale condotta, non solo
negligente ma persino contrastante con il dettato conNote:
(48) C. E. Esini - G. Morello, Il promotore finanziario. I principali aspetti della figura tra legge 1/91 e decreto Eurosim, Torino, 1996, 158.
(49) Tribunale di Verona, 6 marzo 2001, con nota di D. Finardi, cit., 968,
ove si sottolinea che i costi derivanti dal rischio dimpresa vengono trasferiti sulla generalit dei risparmiatori, sotto forma di prezzo della mediazione finanziaria, con la conseguenza che il danno patito dal risparmiatore disattento vittima del promotore viene scaricato sulla totalit dei risparmiatori. Si configura pertanto come necessario un meccanismo redistributivo che attenua il gap di risultati tra il risparmiatore accorto e
quello meno accorto.
(50) Cfr. A. Maniaci, op. cit., 496; G. Alpa e M. Bessone, Colpa, dolo, rischio, in Tratt. dir. civ., dir. da P. Rescigno, XIV, Torino, 1984, 307 ss.
(51) In questo senso D. Finardi, op. cit., 968, il quale tuttavia rileva anche gli aspetti critici di tale impostazione.
(52) Tribunale di Milano, 11 giugno 1998, n. 7244, cit.; nello stesso senso, Tribunale di Roma, 14 ottobre 2004, in Banca borsa tit. cred., 2006, II,
138, a cui segue nota di A. Tucci, cit., la quale in considerazione del comportamento assai superficiale del risparmiatore, che aveva consegnato al
promotore assegni circolari di notevole importo girandoli in nome di
questultimo in violazione del regolamento contrattuale predisposto dallintermediario, riproduttivo di norme di legge e di regolamento, ha attribuito al danneggiato una percentuale di colpa del 50% riducendo in misura corrispondente il risarcimento dovuto.
(53) Sul punto vd. A. Maniaci, op. cit., in particolare 495.
(54) F. Bochicchio, Illeciti dei promotori finanziari nei confronti dei risparmiatori e responsabilit oggettiva dellintermediario: articolazione del principio
di responsabilit nellambito delle dinamiche dimpresa, in Banca borsa e tit.
cred., 1997, II, 475 - 476
(55) Cos, M. Cera, op. cit., 34.
(56) F. Bochicchio, La figura del promotore finanziario, in Dir. banca e merc.
fin., 1995, I, 383
(57) Vd. Maniaci, op. cit., 495; F. Bochicchio, ult. op. cit.
trattuale, non sufficiente ad imputare al risparmiatore
un concorso di colpa nella distrazione illecita di denaro
ad opera del promotore finanziario, essendo alluopo necessaria la prova della collusione tra promotore e investitore o quantomeno la fattiva e consapevole acquiescenza di questultimo allillecito del promotore.
In tal senso la pronuncia non sembra incompatibile
con lorientamento della dottrina che esclude il concorso
di colpa del risparmiatore nel caso in cui lo stesso versi in
semplice colpa e non in dolo, a fronte di una condotta per
converso dolosa del danneggiante, poich non ritiene
possibile far beneficiare della semplice colpa del creditore o danneggiato un soggetto che intenzionalmente non
adempie una propria obbligazione o lede diritti altrui, con
la conseguenza indefettibile che di ci non pu beneficiare nemmeno il responsabile oggettivo (58).
Ad ogni modo la sentenza non esclude a priori lapplicabilit dellarticolo 1227 Codice civile, sebbene la
prova liberatoria concessa a favore della SIM possa apparire ardua in quanto focalizzata sulla sfera soggettiva
del risparmiatore (59).
In particolare la prova della collusione (60) tra promotore e risparmiatore avrebbe comportato per la SIM
lallegazione di indizi gravi, precisi e concordanti, idonei
a provare per presunzioni la sussistenza di un accordo segreto tra i due, finalizzato alla distrazione illecita del denaro a danni della SIM (61).
Sotto questo profilo, a prescindere dalla mancata
deduzione in giudizio della collusione tra promotore e risparmiatore, la circostanza secondo cui questultimo gi
in passato avesse utilizzato le stesse modalit di pagamento nella realizzazione dei propri investimenti, senza
che la SIM contestasse alcunch e senza che il denaro
fosse distratto dal promotore, potrebbe rivelarsi un indizio della buona fede insita nella condotta del risparmiatore.
Meno definita appare invece lulteriore ipotesi di
applicabilit dellart. 1227 Codice civile suggerita dalla
pronuncia in esame, ovvero la consapevole e fattiva acquiescenza del cliente alla violazione da parte del promotore di regole di condotta su questultimo gravanti.
La dimostrazione di tale circostanza, indicata dalla
sentenza quale alternativa pi semplice per la SIM dal
punto di vista probatorio, sembrerebbe invece pi gravosa vista la decisione adottata nella fattispecie.
Di per s il fatto che il contratto sottoscritto dal
cliente prevedesse le precise modalit di pagamento che
il promotore sarebbe stato autorizzato a ricevere potrebbe invero ritenersi sufficiente a provare la consapevolezza in capo allo stesso cliente della violazione perpetrata
dal promotore, cos come lacquiescenza che ne sarebbe
derivata potrebbe dirsi fattiva in ragione della condotta
attiva del risparmiatore che ha versato a mani del promotore gli assegni mai incassati dalla SIM.
Soltanto il risparmiatore che versi in dolo, insomma, pu ritenersi responsabile per concorso di colpa nel
danno cagionato dal promotore finanziario.
Ci pu apparire paradossale alla luce dei principi
generali affermati dalla giurisprudenza circa lapplicabilit dellart. 1227 Codice civile, in base ai quali il fatto
del danneggiato idoneo a diminuire lesposizione risarcitoria del danneggiante (nel nostro caso anche del responsabile in solido con il danneggiante) consiste in un
comportamento materiale di natura commissiva od
omissiva qualificato dallelemento soggettivo della colpa. Nel caso in cui tale comportamento sia omissivo, in
particolare, esso deve consistere nellinfrazione di norme prescrittive di un determinato obbligo di comportamento (62).
Il fatto colposo del danneggiato inoltre, in ossequio al principio della causalit giuridica (63), deve
porsi come concausa nella produzione del danno ovvero essere causalmente legato alla produzione del danno
Nel caso di specie pertanto, in applicazione di tali principi e in considerazione degli elementi dedotti
in giudizio, lart. 1227 Codice civile, primo comma
(64) avrebbe potuto trovare applicazione nei confronti del risparmiatore dal momento in cui sono riscontrabili nella condotta di questultimo sia la colpevolezza - riconducibile alla violazione della prescrizione
contrattuale ma prima ancora di regole di comune
prudenza - che il rapporto di causalit con lillecito
fonte di danno.
Il concorso di colpa del risparmiatore peraltro sarebbe in grado di sollevare la SIM da ogni responsabilit,
ai sensi del secondo comma dellart. 1227 Codice civile
(58) Cos F. Bochicchio, La nuova disciplina del promotore finanziario, cit.,
(59) Vd. D. Finardi, op. cit., 968.
(60) Cfr. A. Martini, Collusione, in Digesto delle discipline penalistiche, Torino, 1998, 291, ove si afferma che il verbo colludere, dal generico significato latino originario di intendersela con altri (cum ludere, ovvero
giocare con) descrive il comportamento di chi si accorda segretamente
con altri per compiere unazione diretta contro diritti di terzi o comunque
(61) Vd. tra le altre, Cass. 27 febbraio 2004, n. 3980, in Mass. Foro it.,
2004; Cass., 27 febbraio 2004, n. 4008, in Giust. civ. Mass., 2004, 2;
Cass., 14 febbraio 2001, n. 2156, in Giust. civ. Mass., 2001, 253; Cass., 17
febbraio 1998, n. 1670, in Giust. civ. Mass., 1998, 357; Cass., 28 settembre 1996, n. 8581, in Giust. civ. Mass., 1996, 1345, Cass., 6 dicembre
1986, n. 7257, in Mass. Foro it., 1986.
(62) M.C. Traverso, Causalit e colpevolezza nel concorso di colpa del danneggiato, in Nuova giur. civ. comm., II, 1994, 242. Sul punto si vedano gli
ampi riferimenti giurisprudenziali e dottrinali suggeriti dallo stesso Autore, ivi, 235 ss.
(63) In giurisprudenza tra le altre vd. Cass., 25 marzo 1988, n. 2598, in
Rep. Giur. it., 1988, voce Danni in materia civile, n. 69; Cass., 24 febbraio
1987, n. 1937, in Arch. giur. circ., 1987, 471; Cass., 7 aprile 1988, n. 2737,
in Nuova giur. civ. comm., I, 1988, 626 con nota di G. Visintini; Cass., 20
gennaio 1983, n. 567, in Foro it., I, 1983, 1624.
(64) Il primo comma dellarticolo citato recita: Se il fatto colposo del
creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento diminuito
secondo la gravit della colpa e lentit delle conseguenze che ne sono derivate.
(65), soltanto se fosse idoneo ad interrompere il nesso di
causalit esistente tra lo svolgimento dellattivit del
promotore finanziario e la consumazione dellillecito.
In questo caso infatti, alla luce della gi segnalata
posizione giurisprudenziale, mancherebbe il presupposto
di applicabilit della norma sulla solidariet tra SIM e
promotore per i danni da questultimo arrecati a terzi
nello svolgimento dei propri incarichi.
La collusione tra cliente e promotore potrebbe verosimilmente rientrare in questa ipotesi, come lasciato
intuire dal tenore della sentenza annotata.
In definitiva, ci che ha impedito alla Cassazione di
applicare lart. 1227 Codice civile nel caso di specie
lassenza di colpevolezza nel comportamento del risparmiatore, riscontrabile (soltanto!) alla luce della finalit
della norma sulla responsabilit solidale della SIM e dei
regolamenti ad essa correlati.
Una chiave di lettura quella adottata nel caso di
specie sbilanciata a favore della legge applicabile, la Legge SIM, ma a discapito tuttavia dei principi generali in
materia di concorso di colpa nonch della legge operante tra le parti in virt del contratto.
(65) Il secondo comma dellarticolo citato recita: Il risarcimento non
dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando lordinaria diligenza. Per analisi approfondite sul punto vd. G. Visintini, La
responsabilit civile nella giurisprudenza, in Raccolta sistematica di giurisprudenza commentata, diretta da Rotondi, Padova, 1967, 624 ss.; C.M. Bianca, Dellinadempimento delle obbligazioni, in commentario A. Scialoja -G.
Branca, IV, Bologna -Roma, 1979, sub art. 1227, 403 ss.
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