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RAPPORTO 309/2015/I/EFR STATO E PROSPETTIVE DEL MECCANISMO DEI TITOLI DI EFFICIENZA ENERGETICA - PDF
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1 RAPPORTO 309/2015/I/EFR STATO E PROSPETTIVE DEL MECCANISMO DEI TITOLI DI EFFICIENZA ENERGETICA Rapporto sullo stato dei servizi 25 giugno
2 Premessa Nell ambito delle competenze assegnate all Autorità per l energia elettrica il gas e il sistema idrico (di seguito: Autorità) in materia di titoli di efficienza energetica, con il presente Rapporto sullo stato dei servizi, si ritiene opportuno analizzare alcuni aspetti di tale meccanismo, anche afferenti al mercato. Esso è successivo all analogo Rapporto pubblicato nello scorso mese di luglio (deliberazione 10 luglio 2014, 337/2014/I/efr) ma non intende invece essere in continuità con i Rapporti annuali e semestrali pubblicati dall Autorità sino al 2012, ai sensi della normativa allora vigente e relativi agli otto anni in cui la gestione e la regolazione del meccanismo erano completamente affidati all Autorità medesima. In merito alle dettagliate considerazioni riportate nei precedenti rapporti in merito alla quantità e alla qualità dei risparmi energetici certificati si rimanda alle pubblicazioni del Gestore dei Servizi Energetici, per effetto del subentrato trasferimento delle competenze. Con il Rapporto si intende, in primis, riportare alcuni dati relativi agli scambi di titoli di efficienza energetica registrati presso il mercato organizzato e ai prezzi dell energia per i clienti finali domestici, la cui rilevazione è necessaria al fine di poter determinare il valore del contributo tariffario definitivo per l anno d obbligo 2014 e del contributo tariffario preventivo per l anno d obbligo 2015, ai sensi dell articolo 3, commi 2 e 1, della deliberazione 13/2014/R/eel. Esso contiene analisi e commenti in merito all evoluzione del meccanismo dei titoli di efficienza energetica, con particolare riferimento ai dati degli ultimi anni, a partire dalle quali vengono esposte considerazioni relative al mercato e alle strategie degli operatori. Le analisi potrebbero fornire elementi utili per future scelte regolatorie da parte dell Autorità, a cominciare dai criteri per la definizione del contributo tariffario da riconoscere ai soggetti obbligati e adempienti ai propri obblighi. Oltre a ciò, il presente Rapporto rappresenta l occasione anche per alcune considerazioni sull impatto del meccanismo stesso sulle bollette elettriche e del gas, in considerazione dei futuri interventi normativi previsti, e in particolare l aggiornamento delle Linee guida, previsto a breve termine in attuazione dell articolo 7, comma 5, del decreto legislativo 102/14. 2
3 1. QUADRO GENERALE La Direttiva Europea in materia di efficienza energetica 2012/27/UE, al fine di raggiungere l obiettivo di riduzione dei consumi di energia primaria precedentemente definito (risparmio del 20% rispetto allo scenario europeo relativo ai consumi energetici attesi al 2020), pur senza individuare obiettivi vincolanti o ripartizioni nazionali, ha previsto che ogni Stato membro definisca un proprio obiettivo nazionale indicativo, basato sul consumo di energia primaria o finale, sul risparmio di energia primaria o finale o sull intensità energetica. In Italia, la Strategia Energetica Nazionale, adottata dal Governo nel 2013, ha evidenziato la possibilità di conseguire un risparmio, al 2020, pari a 20 Mtep di energia primaria rispetto allo scenario europeo relativo ai consumi energetici attesi, il che corrisponderebbe a una riduzione pari al 24% rispetto a tale scenario europeo. Il decreto legislativo 102/14 (che in Italia ha recepito la Direttiva 2012/27/UE) ha individuato, in particolare, il meccanismo dei certificati bianchi (o titoli di efficienza energetica, di seguito: titoli o TEE) come il regime obbligatorio per il raggiungimento dell obiettivo indicativo; al meccanismo viene assegnato un ruolo fondamentale, dovendo contribuire per il conseguimento di almeno il 60% dell obiettivo di risparmio energetico cumulato al Il meccanismo dei certificati bianchi, entrato in vigore nel gennaio 2005, è basato su uno schema fondato sulla definizione di obblighi di risparmio di energia primaria posti in capo ai distributori di energia elettrica e di gas naturale di maggiori dimensioni e sull esistenza di un mercato per lo scambio dei titoli correlati ai risparmi energetici effettivamente conseguiti. Il meccanismo di mercato fa sì che il valore economico dell incentivo riconosciuto non sia predeterminato, ma dipenda dall incontro tra la domanda e l offerta dei titoli. Pertanto, i TEE rappresentano uno strumento economico di quantità, in cui cioè viene definita la quantità di energia che si prevede debba essere risparmiata mentre il valore economico unitario dell incentivo ad essa riconosciuto viene definito dal mercato. La domanda di TEE è rappresentata dai distributori soggetti agli obblighi. In particolare, a partire dal 2007, sono soggetti agli obblighi per ciascun anno i distributori di energia elettrica e di gas che abbiano avuto, al 31 dicembre dell anno precedente, almeno clienti finali allacciati alle proprie reti; a essi viene assegnata una quota degli obiettivi di risparmio nazionali in funzione della quantità di energia elettrica o di gas naturale distribuita nell anno solare. L insieme dei distributori soggetti agli obblighi può pertanto cambiare di anno in anno a seguito di operazioni societarie o di perdite e acquisizioni di tratti di rete. La numerosità dei distributori in Italia è molto differenti tra energia elettrica e gas: i distributori di energia elettrica soggetti agli obblighi in ciascun anno sono circa 10-12, con un operatore dominante, mentre quelli di gas naturale sono circa
4 L offerta di TEE deriva dai risparmi energetici ottenuti tramite progetti realizzati sia dai distributori obbligati che da soggetti volontari. I soggetti volontari inizialmente erano rappresentati solo dai distributori di energia elettrica e di gas naturale non soggetti agli obblighi, dalle società da questi controllate e (specialmente) dalle società di servizi energetici (SSE); successivamente la normativa ha ampliato l insieme dei partecipanti sino a comprendere anche i soggetti che hanno nominato (volontariamente o per cogenza ex legge 10/91) un energy manager (rispettivamente soggetti EMV o SEM) ovvero si sono dotati di un sistema di gestione dell energia certificato in conformità alla norma ISO (soggetti SSGE) 1. L entità della domanda è definita dal Ministro dello Sviluppo Economico con propri decreti (decreti ministeriali 20 luglio 2004, decreto interministeriale 21 dicembre 2007 e decreto interministeriale 28 dicembre 2012), come riassunto nella Figura 1.1. Essa è crescente nel tempo, in accordo con gli obiettivi nazionali di risparmio al 2020, e presenta un andamento sempre crescente nel tempo, ad eccezione di un leggero ritracciamento nel I TEE non coincidono, infine, con i risparmi energetici effettivamente conseguiti nel periodo a cui tali titoli sono riferiti per due motivi principali, che influenzano tale rapporto in modo contrastante. Il primo motivo è dovuto al fatto che i titoli corrispondono alla sola porzione di risparmi addizionali ovvero corrispondono ai soli interventi che comportino efficienze superiori a quelle derivanti dagli standard obbligatori per legge o da quelle già diffuse nel mercato (cioè sono depurati dai quei risparmi energetici che si stima si sarebbero comunque verificati per effetto dell evoluzione tecnologica, normativa e del mercato); quindi, per quest aspetto, il numero di titoli è inferiore rispetto ai risparmi energetici complessivamente generati dai progetti oggetto delle certificazioni nell ambito della loro intera vita tecnica (e quindi ai benefici per i clienti finali e il Paese). Il secondo motivo è legato al fatto che, a partire dal 2012, è stato introdotto il coefficiente di durabilità (tau) che ha conteggiato, ai fini della quantificazione dei titoli da corrispondere, anche i risparmi energetici che vengono maturati tra la fine del c.d. periodo di vita utile (tipicamente cinque anni) e la fine della vita tecnica prevista per ciascun intervento, consentendo così di valorizzare anticipatamente parte dei risparmi futuri. 1 nel Capitolo 2 si analizzerà meglio, tra l altro, l effettiva partecipazione al meccanismo di queste tipologie di soggetti. 4
5 [tee] Figura 1.1 obblighi nazionali di incremento dell efficienza energetica negli usi finali [tee] La regolazione attuativa del meccanismo dei TEE e la sua attuazione sono state gestite dall Autorità fino al Successivamente, in attuazione del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, l adeguamento delle Linee guida spetta ai Ministri competenti mentre la gestione del meccanismo è stata attribuita al Gestore dei Servizi Energetici (GSE). I TEE vengono emessi dal Gestore del Mercati Energetici (GME) su autorizzazione del GSE che valuta e certifica i risparmi energetici conseguiti da progetti di diffusione di tecnologie ad alta efficienza energetica realizzati presso i consumatori finali. Tali risparmi e i TEE che da essi derivano possono essere determinati tramite tre diverse metodologie: standardizzata, analitica e a consuntivo. Le prime due metodologie consentono la valutazione dei risparmi energetici sulla base di schede tecniche specifiche per alcune tipologie di interventi, rispettivamente mediante formule standardizzate e formule basate su dati di misura; la terza metodologia, da utilizzarsi per gli interventi non già coperti dalle schede tecniche, prevede la quantificazione dei risparmi energetici sulla base di una metodologia di calcolo e di monitoraggio proposta dal richiedente e preventivamente valutata. La compravendita di TEE (che non corrisponde solo all acquisto da parte dei soggetti obbligati nei confronti di soggetti volontari, come si vedrà più avanti) avviene presso uno specifico mercato organizzato dal GME (borsa dei TEE) oppure a seguito di contratti bilaterali per la rimanente quota. Nel Capitolo 3 vengono riportate alcune considerazioni sull andamento degli scambi e sui loro possibili impatti sul meccanismo. 5
6 Entro il termine di ciascun anno d obbligo (che è compreso tra il 1 giugno e il 31 maggio dell anno solare successivo) i distributori devono dimostrare il conseguimento degli obiettivi attraverso la consegna (a partire dall anno d obbligo 2014 al GSE e in precedenza all Autorità) di un numero di TEE pari al proprio obiettivo annuale. I TEE consegnati possono provenire da progetti realizzati in proprio o essere stati acquistati da terzi. Per ogni TEE consegnato fino all occorrenza dell obiettivo annuale, i distributori obbligati ricevono un contributo che viene finanziato dalle tariffe elettriche e del gas naturale e che è fissato e aggiornato annualmente dall Autorità in base a criteri generali definiti dalla normativa (si veda al riguardo il Capitolo 3). I distributori inadempienti sono soggetti a sanzione se l inadempienza è superiore alla soglia fissata dalla normativa (tipicamente pari al 60%; per gli anni d obbligo 2013 e 2014 tale soglia è stata fissata pari al 50%), fermo restando l obbligo di compensare la quota residua dell obiettivo l anno successivo. Le sanzioni per inadempienza vengono determinate e comminate dall Autorità, come si accennerà più avanti. 2. RISULTATI E PROSPETTIVE I dati resi disponibili dal GSE (in particolare, mediante il Rapporto annuale sul meccanismo dei certificati bianchi per l anno 2014, pubblicato il 25 maggio 2015, a cui si farà riferimento nell intero capitolo per quanto riguarda i dati relativi all anno solare 2014) indicano che, a partire dall inizio del meccanismo (gennaio 2005) e sino alla fine del 2014, sono stati emessi circa 31,2 milioni di titoli. Nel corso del solo 2014, inoltre, risultano essere stati emessi circa 7,5 milioni di titoli, di cui meno di un milione correlati a Richieste di Verifica e Certificazione (RVC) di tipo standardizzato approvate in precedenza, ovvero titoli emessi mediante le c.d. emissioni automatiche trimestrali. Si rimanda, per brevità, al precedente Rapporto sullo stato dei servizi, pubblicato dall Autorità nel mese di luglio , e in particolare al Capitolo 2, per considerazioni generali in merito alle metodologie di conteggio e misurazione dei risparmi energetici addizionali e di quantificazione dei titoli che vengono emessi, ai sensi delle regole operative (Linee guida attualmente vigenti, approvate dall Autorità con la delibera EEN 9/11) 3. 2 deliberazione 10 luglio 2014, 337/2014/I/efr. 3 cfr. l influenza sulla quantità di titoli emessi del c.d. coefficiente di durabilità, di cui già al Capitolo 1. 6
7 Nel seguito, inoltre, si farà anche riferimento ai dati numerici relativi al 2013, resi pubblici dal GSE nel , ove possibile tenendo conto delle correzioni da esso apportate con la pubblicazione del proprio Rapporto di quest anno. Sulla base dei dati più recenti disponibili, è interessante notare che, come riportato nella Figura 2.1, si conferma nel 2014 quanto osservato negli anni scorsi in merito all andamento delle emissioni di titoli. In particolare, permane l aumento della quantità di titoli corrispondenti a risparmi misurati tramite la metodologia a consuntivo, già osservato da alcuni anni. È da sottolineare, però, come il loro peso percentuale sul totale nel 2014 (pari all 82%) sia di poche unità superiore a quello riscontrato nel 2013, anno nel quale si era completato il repentino aumento iniziato nel 2011, quando si era invece registrato un valore pari al 35% [tee] RVC analitiche RVC a consuntivo RVC standardizzate Figura 2.1 TEE emessi nell anno solare dati AEEGSI e GSE I titoli emessi mediante il ricorso a schede tecniche di tipo standardizzato, a differenza degli anni precedenti, hanno registrato un aumento, in termini di volume, del 17% rispetto al 2013 (vs. una diminuzione del 47% tra il 2012 e il 2013) e hanno permesso l emissione del 15% dei titoli del 2014, rispetto al 16% registrato nel Ciò è da correlarsi in duplice modo al fatto che il ricorso a tale metodo sia stato amplificato da quanto previsto dal decreto interministeriale 28 dicembre 2012; esso infatti ha introdotto il divieto di cumulo con altre incentivazioni statali 5, spingendo molti operatori a presentare, entro la metà del 2013 (cioè prima che diventasse operativo tale divieto) in accordo con le indicazioni 4 Rapporto annuale sul meccanismo dei certificati bianchi per l anno 2013, pubblicato dal GSE nell aprile articolo 10 del decreto interministeriale 28 dicembre
8 operative fornite dal GSE, un grande numero di RVC afferenti a interventi che avevano goduto di altre incentivazioni (tipicamente interventi effettuati nel settore edilizio e oggetto di detrazioni fiscali). Difatti, nel 2013 (e in particolare nei mesi di maggio e giugno) è cresciuto in maniera anomala il numero delle RVC di tipo standardizzato presentate (ancorché con esse siano state richiesti titoli tipicamente in quantità poco superiore alla c.d. dimensione minima, come già osservato nel Rapporto sullo stato dei servizi pubblicato l anno scorso dall Autorità), mentre è il 2014 il primo anno in cui tali RVC pesano per 4 emissioni automatiche trimestrali e non solo per una porzione della vita utile annua, contribuendo così in quantità più significativa all aumento del peso dei titoli richiesti con metodo standardizzato sul totale. Proprio le schede tecniche afferenti il settore edilizio (in primis la schede tecnica n. 6T riguardante l isolamento di pareti e coperture, ma anche le nn. 5T e 3T riguardanti rispettivamente la sostituzione di vetri semplici con doppi vetri e l installazione di caldaia unifamiliare) sono quelle che più avrebbero dovuto risentire della concorrenza di altri strumenti di incentivazione (non solo le detrazioni fiscali, ma anche il conto energia termico, almeno per quanto riguarda alcune tipologie di interventi, o di clienti finali presso cui sono essi effettuati, come le Pubbliche Amministrazioni). Era ipotizzabile quindi che le schede tecniche afferenti questo tipo di subsistemi edilizi potessero mostrare un minor utilizzo, a partire dal Ciò non si è sempre verificato: al contrario, quella relativa agli isolamenti delle pareti opache ha permesso, in particolare, l emissione nel 2014 di quasi titoli ovvero ben il 24% dei titoli emessi in modo standardizzato, al netto delle emissioni automatiche trimestrali. Tale valore, inoltre, è del tutto confrontabile con l analogo emesso (al netto delle emissioni automatiche trimestrali) nel 2013 per la medesima scheda. Risulta invece calato, tra il 2013 e il 2014, l utilizzo della scheda n. 5T (relativa ai serramenti esterni, poco meno di titoli nel 2014), della scheda n. 3T (caldaiette, circa titoli) e della scheda n. 8T (installazione di pannelli solari termici, circa titoli), pur rimanendo (assieme alla scheda tecnica relativa all illuminazione pubblica) tra le prime per quantità di risparmi rendicontati. Si ricorda, inoltre, che nel 2014 è divenuto pienamente operativo 6 anche il c.d. conto energia termico, incentivazione introdotta da un altro decreto interministeriale del 28 dicembre 2012 e finalizzata alla promozione di alcuni specifici interventi di incremento dell efficienza energetica (in particolare realizzati presso Pubbliche Amministrazioni) e interventi di piccole dimensioni di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e sistemi ad alta efficienza (presso varie tipologie di clienti finali); alcuni di essi erano già oggetto di alcune schede tecniche preesistenti. La normativa, inoltre, prevede espressamente che le incentivazioni del conto energia termico possano essere richieste per il tramite di società di servizi energetici. Quanto sopra evidenzia che gli operatori sembrano apprezzare la possibilità di scegliere tra diverse incentivazioni (anche a fronte di maggiori difficoltà operative proprie del 6 pur se i risultati sono stati, per ora, inferiori alle aspettative e alla dotazione economica di supporto. 8
9 meccanismo dei certificati bianchi rispetto alle alternative) e di voler utilizzare comunque il meccanismo dei titoli anche per interventi per i quali sono disponibili altre incentivazioni, secondo un principio proprio di uno strumento di mercato che è condiviso dall Autorità. A questo proposito, in relazione alla cogenerazione ad alto rendimento 7 trova applicazione il decreto ministeriale 5 settembre 2011 e le Linee guida attualmente vigenti prevedono che, in alternativa, si possano quantificare i titoli sulla base delle altre metodologie previste dal meccanismo, come in precedenza dell emanazione di tale decreto, nel caso gli interventi risultino strettamente integrati con altre misure di efficienza energetica i cui effetti non siano scorporabili. Il decreto ministeriale 5 settembre 2011 prevede l incentivazione, mediante certificati bianchi, dei soli risparmi direttamente derivanti dalla cogenerazione ad alto rendimento, limitandone quindi il perimetro di riferimento all impianto stesso. Nei casi in cui l impianto cogenerativo è parte di un sistema più ampio, si ritiene opportuno che, in alternativa ai criteri di cui al predetto decreto, il risparmio energetico avente diritto alle incentivazioni sia quantificato in relazione al perimetro più ampio (è il caso, per esempio, dei sistemi di teleriscaldamento alimentati da impianti CAR per i quali il risparmio energetico potrebbe essere quantificato tenendo conto dell insieme costituito dall impianto di cogenerazione ad alto rendimento, da ogni altra forma di produzione di energia termica o frigorifera e dalla rete di teleriscaldamento). Parimenti, si ritiene opportuno che interventi per la cui rendicontabilità siano state definite apposite schede tecniche nel meccanismo dei certificati bianchi possano essere proposti, in alternativa e a discrezione del proponente, mediante la metodologia a consuntivo, nello spirito di lasciare ad esso la scelta delle modalità di quantificazione dei risparmi e/o la scelta dello strumento incentivante più adatti all intervento e/o all approccio economicofinanziario adottato nei confronti del cliente finale. Il Rapporto ad opera del GSE, inoltre, indica in circa i titoli emessi nel 2014 che afferiscono alle prime rendicontazioni di RVC di tipo standardizzato, quindi escludendo i titoli generati nel periodo da emissioni automatiche trimestrali: essi, in quanto tali, possono corrispondere a trimestri della vita utile compresi tra il terzo e il diciottesimo (o anche il trentesimo nel caso di interventi dalla vita utile pari a otto anni). È interessante notare come il valore riportato sia solo leggermente inferiore (-7%) all analogo riscontrato nel 2013, ovvero quello riferito ai titoli emessi che afferiscono a prime rendicontazioni di RVC di tipo standardizzato nel , nonostante l impatto sul 2013 delle RVC di tipo standardizzato presentate per non incorrere nel divieto di cumulo con altre detrazioni, prima ricordato. Sempre con riferimento all utilizzo generale delle schede tecniche, i dati GSE mostrano che, dei circa titoli emessi nel 2014 a fronte di RVC di tipo standardizzato (al netto 7 in merito alla quale si rimanda alla Relazione sullo stato di utilizzo e integrazione degli impianti di produzione, 308/2015/I/efr. 8 Rapporto annuale GSE sul meccanismo dei certificati bianchi, anno
10 delle emissioni automatiche trimestrali) o analitico, la quota afferente alle schede tecniche approvate con il decreto interministeriale 28 dicembre 2012, progressivamente rese operative dal GSE, è pari a circa il 19% e corrisponde a circa titoli. Tali schede si sono aggiunte alle precedenti schede approvate dall Autorità nell arco dei primi 8 anni del meccanismo e ancora attive. In particolare, gli interventi rendicontati mediante la scheda tecnica n. 40E, riguardante l installazione di impianto di riscaldamento alimentato a biomassa legnosa nel settore della serricoltura, hanno permesso l emissione di circa titoli mentre la scheda n. 36E, relativa all installazione di gruppi di continuità statici ad alta efficienza (UPS), ha contribuito per circa titoli. Il limitato utilizzo è probabilmente anche imputabile al fatto che le nuove schede riguardano interventi sempre più puntuali e specifici; si ritiene opportuno valutare, per il futuro, l opportunità di non definire ulteriori nuove schede lasciando volutamente spazio alle valutazioni a consuntivo che permettono una maggiore aderenza ai risparmi energetici effettivamente conseguiti. Si coglie l occasione per sottolineare infatti come il meccanismo dei certificati bianchi (specialmente attraverso la metodologia a consuntivo), nel certificare i risparmi effettivamente ottenuti, limita fortemente il rischio di incentivazione di risparmi energetici calcolati forfettariamente, che è invece proprio di meccanismi nei quali non è rilevante (o è del tutto assente) la misurazione a priori dei risultati conseguiti. Lo storico aumento dei titoli emessi, soprattutto a seguito di progetti a consuntivo, riscontrato da qualche anno è naturalmente indice della maturità raggiunta dal meccanismo e ha permesso di configurare il meccanismo come uno strumento incentivante imprescindibile nell ambito dei settori industriale e del terziario mediogrande. Ciò verrà sicuramente agevolato e ulteriormente stimolato dall obbligo di esecuzione periodica di diagnosi energetiche previsto dal decreto legislativo 102/14, nei confronti delle c.d. grandi imprese 9. Esse infatti permetteranno l individuazione di potenzialità di interventi di efficienza energetica, la cui progressiva attuazione deve essere economicamente supportata dal meccanismo. Si prevede pertanto nei prossimi anni un ulteriore crescita dei risparmi ottenuti e certificati negli ambiti di applicazione del decreto legislativo; esso inoltre, nello stabilire che, a partire da luglio 2016, le diagnosi energetiche potranno essere condotte da soggetti certificati da organismi accreditati, spinge verso ulteriori evoluzioni professionali dei soggetti coinvolti. La seguente Figura 2.2 conferma quanto già espresso, confrontando il 2013 e il 2014 in termini di titoli emessi ed evidenziando come il rapporto tra le emissioni complessive per metodologia di valutazione e quelle relative ai soli nuovi progetti (ovvero tutte le RVC di tipo standardizzato e le sole prime RVC di tipo analitico o a consuntivo) sia variato. In particolare, la percentuale di titoli emessi nel 2013 per nuove RVC di tipo standardizzato è stata pari al 24% del totale dei titoli standardizzati, mentre essa è scesa al 19% nel 2014, evidenziando una sostanziale parità di titoli afferenti ai soli nuovi progetti a fronte di un 9 articolo 8 del decreto legislativo; si vedano anche i chiarimenti forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico in materia pubblicati nel mese di maggio
11 aumento di titoli complessivamente emessi; analoga variazione si osserva per quanto riguarda i titoli provenienti da RVC analitiche, con un adeguamento dal 30% al 22%. TEE RVC standardizzate 2014 (nuove RVC) (nuove RVC) 2013 TEE RVC a consuntivo TEE RVC analitiche [tee] Figura 2.2 confronto TEE emessi per metodologia per nuove RVC e totali dati GSE Il calo riscontrato dalle nuove RVC analitiche sconta probabilmente la progressiva diminuzione della presentazione di nuove RVC afferenti impianti di cogenerazione in ambito civile (ex scheda 21T), che vengono progressivamente incentivati ai sensi del decreto interministeriale 5 settembre 2011; tale scheda permette ormai l emissione di solo il 5% dei TEE di provenienza analitica, dal momento che molti degli interventi rendicontati in passato hanno ultimato la propria vita utile. La Figura 2.3 confronta invece la ripartizione percentuale per metodologia di tutti i titoli emessi nel 2014 con quella delle soli nuovi progetti (ovvero vengono escluse le emissioni corrispondenti alle richieste a consuntivo e analitiche successive alla prima e le emissioni automatiche trimestrali delle richieste standardizzate). TEE compless. emessi TEE emessi per nuovi progetti 0% 20% 40% 60% 80% 100% RVC analitiche RVC a consuntivo RVC standardizzate Figura 2.3 confronto tra TEE emessi nel 2014 e TEE emessi nel 2014 per le sole prime richieste dati GSE 11
12 Appare che le ripartizioni sono del tutto confrontabili tra loro. ***** La Figura 2.4 è relativa al numero delle RVC presentate nel corso dell anno solare e mostra quanto esso sia variato nel 2014 rispetto al Si è già ricordato come il numero delle RVC di tipo standardizzato presentate nel 2013 sia stato alterato dall impatto dell introduzione del divieto di cumulo tra titoli e altre incentivazioni. A tale aumento non corrisponde un ulteriore aumento negli anni successivi, dal momento che nel corso della vita utile dei progetti i titoli vengono erogati automaticamente (senza cioè bisogno di presentare nuove RVC, a differenza di quanto invece accade per quanto riguarda le altre metodologie, come poco più avanti ricordato). Ciò spiega perché il numero delle RVC standardizzate nel 2014 è decisamente inferiore rispetto al RVC standardizzate RVC a consuntivo RVC analitiche Figura 2.4 numero RVC presentate nell anno solare dati GSE [n rvc] Anche nel caso delle RVC di tipo consuntivo e analitico valgono le considerazioni sopra esposte in merito al divieto di cumulo e all impossibilità di rendicontare interventi già realizzati. Ciò, di per sé, comporterebbe una riduzione del numero di tali RVC rispetto al 2013, ma la specificità dei due metodi porta a commentare diversamente l aumento riscontrabile dalla Figura 2.4. In particolare, a differenza delle RVC standardizzate, occorre ricordare che le RVC a consuntivo e analitiche comportano la generazione di RVC successive alla prima, nell arco del periodo di incentivazione e che le RVC successive sono in numero mediamente superiore nel caso della metodologia analitica rispetto al caso di quella a consuntivo (infatti, la prima RVC può comprendere più interventi, mentre quelle successive devono essere riferite ciascuna a un solo intervento componente il più ampio progetto). In tal senso, l aumento del numero delle RVC di tipo analitico riscontrato nel 2014 rispetto al 2013 (+45%) è da correlarsi, seppure parzialmente, all aumento delle RVC presentate nel È tuttavia da osservare come la percentuale corrispondente, nel 2014, a nuove RVC (ovvero quelle corrispondenti a nuovi interventi e non invece afferenti a periodi di misurazione successivi ad altri già rendicontati in precedenza) sia sostanzialmente confrontabile con quella del 2013 (11% vs. 13%). 12
13 Incidentalmente, si evidenzia anche in questo caso il perdurante interesse degli operatori verso la scheda tecnica n. 26T (riguardante la sostituzione degli impianti termici in ambito civile), di gran lunga la più utilizzata dagli operatori (in particolare per quasi l 87% delle RVC analitiche, in termini di numero di richieste), e di contro lo scarso interesse rivolto alle schede di nuova emanazione: in particolare quelle relative alle rendicontazioni di inverter in motori elettrici operanti su sistemi di ventilazione e di refrigeratori ad aria e ad acqua in ambito industriale che insieme costituiscono il 4% delle RVC presentate. Per quanto riguarda invece l aumento delle RVC a consuntivo (+83%), si ritiene che esso non sia solo imputabile alle RVC successive a quelle presentate 2013, ma alla comparsa di ulteriori stimoli. Difatti si ritiene che l introduzione dell impossibilità di recuperare interventi piuttosto vecchi avrebbe dovuto comportare, al contrario, una riduzione del numero delle RVC a consuntivo presentate a partire dal 2014; ciò poiché, prima dell intervento normativo, era possibile presentare una proposta di progetto e programma di misura afferente a un intervento già realizzato e attivo da tempo, senza vincoli temporali (a differenza delle RVC di tipo standardizzato e analitico, le cui regole di presentazione già definiscono puntualmente la data limite entro cui è necessario inoltrare una RVC in funzione della data in cui gli interventi hanno raggiunto la c.d. dimensione minima oppure in cui è stato completato il periodo di monitoraggio). È da segnalare, inoltre, l aumento della dimensione minima delle RVC di tipo standardizzato, riscontrabile confrontando la quantità di RVC di questo tipo pervenute con i titoli emessi solo da esse (escludendo quindi le emissioni automatiche trimestrali). Nel 2014 tale valore è raddoppiato rispetto al valore del 2013 (nel quale esso era circa pari a soli 14 TEE/richiesta ovvero vicino alla c.d. dimensione minima prevista dalla regolazione). Il valore del 2013 era palesemente anomalo in quanto correlato al fatto che, al fine di poter rendicontare il maggior numero di interventi prima che entrasse in vigore il divieto di cumulo, alcuni operatori hanno suddiviso i propri interventi in varie richieste (di dimensione appena superiore alla minima), anziché accorparli, al fine di poterli presentare rispettando le tempistiche previste dalla regolazione. L aumento della dimensione media rende meno problematico quanto osservato dall Autorità nel precedente Rapporto in merito alla scarsa incidenza in termini di risparmi certificati (e quindi di titoli emessi) a fronte comunque dell esigenza di un attenta gestione dei procedimenti amministrativi e di analisi e opportune verifiche dei dati forniti dagli operatori, al fine di verificare l assenza di errori di compilazione o di interpretazione non corretta delle schede tecniche. Con riferimento alle dimensioni delle RVC, si coglie l occasione per segnalare che, a dicembre 2014, sono state approvate con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico le tariffe a copertura degli oneri sostenuti dal GSE per lo svolgimento delle proprie attività inerenti i vari meccanismi di incentivazione. Tali tariffe sono in vigore dal 1 gennaio 2015 e valide per il triennio ; quelle afferenti al meccanismo dei certificati bianchi sono differenziate per tipologie di proposta presentata e, per quanto riguarda le RVC, è previsto 13
14 un contributo fisso e uno variabile linearmente (entrambi in funzione della quantità di titoli richiesta). Nel caso della metodologia analitica, come già accennato, alle prime RVC pluri-intervento seguono più RVC successive alla prima a valere sullo stesso periodo (una per ogni intervento), a ciascuna delle quali possono essere associati pochi titoli (è questo il caso tipico delle RVC afferenti alla scheda 26T riguardante gli impianti termici); in questi specifici casi il contributo da riconoscere al GSE (100 per valutazione) potrebbe risultare confrontabile con il ricavo ottenibile dalla vendita dei TEE ottenuti con la RVC e pertanto rischia di essere sproporzionato. ***** Sempre utilizzando i dati pubblicati dal GSE nel mese di maggio 2015, come evidenziato nella successiva Figura 2.5, emerge che la quota di risparmi certificati a seguito di interventi effettuati in ambito civile 10 nel 2014 (peraltro in leggera crescita già nel 2013 rispetto all anno precedente) e, anche se in misura minore, di interventi relativi all illuminazione sia aumentata. Ciò deriva anche dall aumento, già evidenziato dalla Figura 2.1, dei TEE emessi per mezzo di RVC di tipo standardizzato (o delle conseguenti emissioni automatiche trimestrali). Di conseguenza, appare leggermente calata la percentuale di risparmi ottenuti in ambito industriale, anche se essa corrisponde comunque a valori assoluti molto rilevanti (e decisamente più alti rispetto a quelli riscontrati nei primi anni del meccanismo 11 ). Ciò probabilmente è anche imputabile agli effetti della crisi economica che, nel limitare generalmente i consumi, ha avuto influenza sui risparmi energetici ottenuti con interventi di efficienza. Si inizia inoltre ad osservare qualche risparmio conseguito nel settore dei trasporti (circa TEE), che potrebbe avere maggiore peso in futuro, pur con le intrinseche difficoltà di confronto con la baseline e di valutazione dell addizionalità dei risparmi conseguiti. 10 nel Rapporto 2013 pubblicato dall Autorità l anno scorso si ipotizzava, sulla base dei dati relativi ai primi cinque mesi dell anno 2014, che l incidenza del settore civile rispetto al settore industriale, almeno per quanto riguarda le RVC afferenti schede di tipo analitico, potesse essere in brusca diminuzione nel L aggiornamento all intero 2014 ha invece permesso di verificare che il settore civile rimane prevalente, anche per quanto riguarda tale metodologia di valutazione sebbene la sua quota, in termini di titoli emessi, sia leggermente diminuita, essendo pari a circa il 91%. 11 si vedano, al riguardo, i dettagli riportati nei sei Rapporti Annuali sul meccanismo dei Titoli di efficienza energetica, pubblicati dall Autorità tra il 2006 e il
15 industria civile illuminazione trasporti % 20% 40% 60% 80% 100% Figura 2.5 TEE emessi per settore dati GSE Per quanto riguarda la tipologia dei soggetti richiedenti titoli, già l anno scorso era evidente come l andamento delle richieste fosse sensibilmente cambiato nel corso degli anni. ***** Dei circa operatori accreditati presso il GSE a dicembre 2014 (cifra comprendere anche i distributori di energia elettrica e gas che erano già ammessi in quanto soggetti regolati - al meccanismo), si evidenzia che solo il 22% di essi è stato attivo nella presentazione diretta di RVC o Proposte di progetto sino al Si conferma soprattutto che, come già osservato nei primi anni del meccanismo, molte società di servizi energetici (SSE) si accreditano al meccanismo senza che ciò dipenda da una reale volontà di parteciparvi, almeno in tempi brevi. In merito alla tipologia di interventi presentati dai diversi soggetti, i dati GSE confermano che i soggetti accreditati in quanto adempienti l obbligo di nomina dell energy manager ex L. 10/91 12 (SEM) oppure dotati volontariamente di responsabile per la conservazione e l uso razionale dell energia o di sistema di gestione ISO (rispettivamente EMV e SSGE, questi ultimi presenti in numero molto marginale) tendenzialmente presentano interventi a consuntivo e di maggiori dimensioni. In particolare, risulta che dalle SEM (49 soggetti attivi vs. 125 accreditati) deriva il 7% dei consuntivi presentati nel 2014 e che hanno contribuito all emissione di circa un terzo del totale dei titoli generati con tale metodologia. Le SSE (790 soggetti attivi) hanno presentato RVC caratterizzate da una 12 articolo
16 dimensione media inferiore: in relazione ai soli consuntivi, il restante due terzi dei titoli è stato emesso nei loro confronti, a fronte della presentazione nell anno dell 89% delle RVC. Sempre con riferimento ai consuntivi, i dati GSE indicano che i soggetti SEM hanno ottenuto circa un terzo dei titoli complessivamente emessi per interventi nel settore industriale e una percentuale confrontabile nel settore civile. In termini più generali e suddividendo per ambiti regionali, la Figura 2.6 mostra, con riferimento all anno 2014, la percentuale di titoli emessi a fronte di consuntivi e la porzione di essa afferente interventi nel settore industriale di tipo termico e frigorifero, ovvero i più rilevanti. Lombardia Puglia Emilia R. Piemonte Veneto Toscana Sardegna Umbria Sicilia Lazio Abruzzo Friuli VG Campania Liguria Trentino Basilicata Marche Calabria Molise Valle d'aosta Settore industria [consuntivi] - usi termici e frigoriferi TEE emessi met. consuntivo TEE emessi a SEM 0% 20% 40% 60% 80% 100% Figura 2.6 confronto tra TEE emessi nel 2014 a SEM e tramite metodo a consuntivo (ordinamento in base ai TEE emessi tramite consuntivi) dati GSE Tali dati vengono confrontati con la quota di titoli direttamente ottenuti da soggetti SEM (cioè quelli che hanno nominato un energy manager avendone l obbligo ex lege). Si nota come, tralasciando le regioni in cui non è presente un soggetto SEM attivo, il rapporto tra questi dati non è uniforme: in alcune regioni, la quantità di titoli direttamente ottenuta da soggetti SEM è superiore a quella generalmente ottenuta tramite consuntivi, mentre in altre (la maggior parte) essa ne rappresenta solo una porzione. Ragionando in termini complessivi, la Figura è significativa al fine di evidenziare che un ruolo attivo di soggetti SEM non presuppone, di per sé, un aumento dell incidenza dei consuntivi o degli interventi in ambito industriale, come invece si potrebbe immaginare. 16
17 Tale considerazione, inoltre, conferma il ruolo assunto negli ultimi anni da molte società di servizi energetici (SSE) nel settore industriale. Si ritiene, a proposito, che sia corretto pur alla luce della normativa che ha progressivamente ampliato l insieme dei soggetti che possono partecipare al meccanismo includendo soggetti tipicamente produttivi lasciare che sia il mercato a scegliere se un intervento debba essere presentato e rendicontato direttamente dal cliente finale (nel caso sia, appunto, un soggetto SEM, EMV e SSGE) o tramite un terzo (la SSE), senza che siano introdotte condizioni al contorno che possano distorcere tale scelta. La rendicontazione di un progetto di efficienza energetica effettuato presso un soggetto SEM (EMV o SSGE) da parte di una SSE (o di un distributore) potrebbe consentire, infatti, modalità di remunerazione dell intervento della SSE che, diversamente, sarebbero precluse, rendendo più difficoltosa l integrazione, da parte della SSE stessa nella propria offerta tecnica, di aspetti finanziari e/o della garanzia dei risultati. L insieme dei soggetti accreditati è, peraltro, destinato a modificarsi verosimilmente alla luce del disposto dell articolo 7, commi 2 e 3, del decreto interministeriale 28 dicembre 2012 e, in particolare, dell obbligatorietà della certificazione di cui alla norma UNI CEI per le SSE e, in minor modo, della certificazione di cui alla norma UNI CEI per i soggetti SEM, vigenti a partire da metà del In particolare, la certificazione prevista per le SSE può richiedere a società già attive sul mercato e nell ambito del meccanismo (anche di piccole o piccolissime dimensioni ovvero che si fondano sul knowhow delle persone che vi lavorano o ne detengono la partecipazione senza che ciò preveda un uso intensivo del capitale) una maggiore organizzazione interna e, di conseguenza, un differente approccio verso i servizi offerti e la propria clientela. La cogenza di certificazioni, la cui gestione è affidata a parti terze è naturalmente di per sé positiva (anche in relazione alla medesima cogenza richiesta per le diagnosi di cui si è accennato in precedenza), ma si ritiene, al contempo, che ciò potrebbe mettere in difficoltà realtà molto piccole che detengono quote di mercato magari marginali ma che sono riuscite in questi anni, grazie alle proprie competenze e alla specializzazione, a diffondere la cultura del risparmio energetico e a offrire a clienti medio-piccoli (tipicamente in ambito civile) la possibilità di realizzare interventi di efficienza energetica che, altrimenti, non sarebbero stati realizzati. Uno degli aspetti innovativi e vincenti del meccanismo è stato proprio il poter essere utilizzato (e sviluppato) da soggetti di dimensioni e interessi molto differenti tra loro (è questo uno degli aspetti di mercato dello strumento): si ritiene pertanto che tale aspetto debba essere preservato. Si ritiene inoltre che potrebbe essere utile, nell ottica della massima trasparenza del mercato, pubblicare l elenco delle SSE accreditate, attive e (in prospettiva) dotate di certificazione, eventualmente correlando tali informazioni con brevi note relative al numero di progetti presentati o approvati o di percentuali di ottenimento dei titoli nei settori principali, evitando che ciò avvenga solo per libera iniziativa di organismi non istituzionali. La conoscenza del mercato delle SSE da parte dei clienti finali e degli operatori è importante anche in considerazione delle modifiche apportate al Regolamento di 17
18 funzionamento del mercato e delle transazioni bilaterali relative ai certificati bianchi, proposte dal Gestore dei Mercati Energetici e approvate dall Autorità a dicembre Nell ambito di tali modifiche, infatti, e al fine di promuovere ulteriormente la partecipazione degli operatori alle sessioni di mercato, è stata introdotta la possibilità, per gli operatori, di indicare altri operatori di cui non essere controparte di mercato. Ciò operativamente ha fatto sì che il matching tra offerte di denaro e di titoli in borsa sia vincolato al fatto che una delle società offerenti non abbia inserito l altra società offerente tra quelle indesiderate. Questo è il motivo per cui è talvolta possibile osservare, nei book di negoziazione, offerte in denaro superiori alle richieste che non si trasformano in operatività. Si ritiene che la conoscenza del mercato delle SSE possa agevolare l individuazione di società con sole mire speculative e contribuire così alla pulizia e al buon funzionamento del mercato. Prospettive Come nell analoga pubblicazione riferita all anno precedente, il più volte citato Rapporto Annuale sul meccanismo dei Certificati Bianchi, pubblicato a maggio 2015 dal GSE a valere sul 2014, riporta alcune considerazioni quantitative sulla disponibilità di TEE attesa alla fine dell anno solare 2015, a valere quindi sull obbligo da ottemperare entro maggio Tali previsioni sono sicuramente difficoltose, in quanto dipendenti da diverse condizioni estrinseche, oltre che dalle pure scelte degli operatori. La quantità di titoli effettivamente emessa nel 2014, per esempio, si è rivelata essere maggiore (di quasi il 50%) rispetto a quella dello scenario meno conservativo pubblicato ad aprile dell anno scorso. La stessa modifica degli interventi rendicontati e il crescente peso degli interventi in ambito industriale (e valutati mediante il metodo a consuntivo) contribuisce a rendere sempre meno agevole stimare l afflusso previsto di titoli; ciò naturalmente perché il crescente peso dei consuntivi (in ideale e progressiva sostituzione dei progetti valutati con il metodo standardizzato) porta a una maggiore aderenza dei TEE emessi ai risparmi effettivamente conseguiti, che sono dipendenti da fattori endogeni, propri della specifica situazione del cliente finale. Come già evidenziato in questo capitolo, la crisi economica nel settore terziario e, soprattutto, industriale porta contrazioni della domanda di energia e quindi dei risparmi attesi. Anche l impatto di alcuni aspetti di novità già apportati al meccanismo dalla normativa negli ultimi anni, inoltre, è ancora di difficile quantificazione. Nel corso dell anno d obbligo 2014, per esempio, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico è stato approvato il primo (e finora unico) grande progetto, come previsto dall articolo 8 del 13 si veda la deliberazione dell Autorità 11 dicembre 2014, 616/2014/R/efr. 18
19 decreto interministeriale Si tratta di progetti, come noto, caratterizzati dal superamento di soglie minime di risparmio annuo e di vita tecnica, le cui modalità di quantificazione dei titoli di efficienza energetica corrispondenti ai risparmi ottenibili tengono conto anche del grado di innovazione tecnologica del progetto e dell impatto sulla riduzione delle emissioni in atmosfera mediante delle premialità. Il grande progetto, inoltre, gode della possibilità di optare per un regime che assicuri un valore costante del certificato per l intera vita utile dell intervento 14. Come e quanto tale progetto e gli eventuali altri che potrebbero essere presentati e approvati impatteranno sul meccanismo, in termini di disponibilità di titoli nonché di adeguamento degli obiettivi cumulati nazionali, è ancora da riscontrare. Parimenti, il citato decreto legislativo 4 luglio 2014 introduce, tra l altro, due aspetti che potrebbero avere un influenza sensibile sugli obiettivi annui futuri che sarà necessario ottemperare. In particolare: l articolo 7 prevede che i risparmi energetici per i quali non sono stati riconosciuti titoli di efficienza, riscontrabili da bilanci redatti in presenza di sistemi di gestione dell energia conformi alla norma ISO e dagli audit (di cui si è accennato in precedenza) possono concorrere al raggiungimenti degli obiettivi nazionali; l articolo 14 stabilisce la proroga della durata effettiva della vita utile per gli anni 2015 e 2016 dei progetti conclusi entro il 2014 e di dimensioni non inferiori a tep/anno. Oltre a ciò, gli interventi di aggiornamento delle Linee guida, previsti - come già accennato - sia dal decreto interministeriale che dal decreto legislativo 15, avranno sicuramente un effetto sulla disponibilità di titoli a medio termine e sulla percezione di tale disponibilità. Si ritiene che l obiettivo debba essere quello di mantenere le specificità proprie del meccanismo e permettere un mercato senza turbative che abbia capacità incentivante e sia di stimolo a realizzare progetti di efficientamento energetico, garantendo adeguata flessibilità ai soggetti obbligati. Fa riflettere l alta percentuale di controlli per la verifica della corretta esecuzione tecnica e amministrativa dei progetti condotti dal GSE nel 2014 che si sono chiusi con esito negativo 16, alla data di chiusura del Rapporto GSE dello scorso maggio. Si ritiene al riguardo che siano decisamente importanti controlli in situ al fine di verificare l esatta e completa rispondenza degli interventi oggetto di incentivazione rispetto alla metodologia a consuntivo proposta (e precedentemente approvata dall Autorità o dal GSE stesso) oppure alle schede tecniche utilizzate a tale fine. Si osserva che, a quest ultimo proposito, l utilizzo delle schede tecniche deve essere pienamente congruente con le condizioni di 14 si veda, al riguardo, la deliberazione dell Autorità 13 marzo 2014, 107/2014/R/efr, recante specifiche modalità di applicazione. 15 rilevante intervento previsto dall articolo 6, comma 2, del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, successivamente, richiamato dall articolo 7, comma 5, del decreto legislativo 102/14 di recepimento della Direttiva Europea c.d. sull efficienza energetica. 16 il che potrebbe far derivare contenziosi e quindi ulteriori incertezze sull esatta disponibilità di titoli. 19
20 applicabilità previste e con le analisi, esplicitate nei processi di consultazione, che ne hanno permesso l emanazione. Nel corso del periodo in esame, infine, è stato approvato dall Autorità 17 il nuovo meccanismo sanzionatorio per i casi di mancato adempimento degli obblighi, ivi incluso il caso di adempimento in quota inferiore alle percentuali minime previste dalla normativa, finalizzato a definire i criteri metodologici da adottare nell ambito dei singoli procedimenti. In particolare, si è ritenuto opportuno distinguere fra la sanzione per mancato conseguimento della quota minima d obbligo 18 (c.d. sanzione da ritardo) e la sanzione per mancata compensazione della quota residua nel biennio successivo all anno d obbligo (c.d. sanzione definitiva), che si ritiene essere più grave. I criteri adottati sono correlati, oltre che al numero dei titoli di efficienza energetica mancanti per il raggiungimento delle quote di riferimento, sulla base dei costi evitati e del rendimento delle somme non versate, tenendo conto del fatto che i valori di entrambe le sanzioni debbano comunque garantire un effetto deterrente tale da rendere non conveniente la perpetrazione e la reiterazione dell illecito. Anche per l effetto deterrente del meccanismo sanzionatorio, si conferma che l opzione zero (ovvero la scelta dei distributori di non ottemperare ai propri obblighi) sia pressoché trascurabile. 3. MERCATO E CONTRIBUTO TARIFFARIO Obiettivo dell anno d obbligo 2014 Ai fini della determinazione dell obiettivo cumulato aggiornato per l anno 2014 è necessario sommare all obiettivo indicato dalla normativa per l anno (pari a 6,75 milioni di titoli) la porzione di obiettivo del precedente anno 2013 non ancora ottemperata (nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente), corrispondente a poco più di 1,1 milioni; l obiettivo aggiornato, pertanto, ammonta a quasi 7,9 milioni di titoli. Tale valore è confrontabile con l obiettivo aggiornato relativo all anno precedente (circa 7,6 milioni), nonostante l obiettivo annuo 2014 definito dalla normativa (in particolare dal decreto ministeriale 28 dicembre 2012) sia ben superiore a quello del 2013 (6,75 vs 5,51 milioni). Ciò è dovuto al fatto che la percentuale di obiettivo 2013 già ottemperata nel primo anno solare utile (2014), senza usufruire quindi della flessibilità prevista dalla normativa 19, è sensibilmente maggiore rispetto alla corrispondente dell anno precedente: 17 deliberazione 4 dicembre 2014, 593/2014/S/efr. 18 pari al 50% per gli anni d obbligo e al 60% per gli anni , come anticipato al Capitolo l articolo 13, comma 3, del decreto interministeriale 28 dicembre 2012 prevede che ciascun soggetto obbligato possa compensare la quota residua del proprio obiettivo nei due anni successivi all obbligo, anziché nel solo anno successivo come previsto in precedenza. 20

References: articolo 3
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