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Timestamp: 2020-01-23 12:00:15+00:00

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Art. 2248 codice civile - Comunione a scopo di godimento - Brocardi.it
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Articolo 2248 Codice civile
Comunione a scopo di godimento
Dispositivo dell'art. 2248 Codice civile
La comunione (1) costituita o mantenuta al solo scopo del godimento di una o più cose è regolata dalle norme del titolo VII del libro III (2).
(1) La comunione allo solo scopo del godimento non rappresenta un fenomeno sociale ed in quanto tale trova la propria disciplina nelle norme sancite in tema di comunione ordinaria (1100 ss.).
(2) L'elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società è costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un'attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni.
Il discrimen tra società e comunione a scopo di godimento è dato dal fatto che quest'ultima postula una situazione di contitolarità del bene e oggetto di godimento è per l'appunto il bene stesso; nella società, invece, ciò che rileva è l'esercizio in comune di un'attività svolta al fine di conseguire un lucro da parte dei soci.
Spiegazione dell'art. 2248 Codice civile
Dall'articolo in esame è desumibile il principio secondo cui la comunione di godimento non è riconducibile alla società. Questo perchè la società è un contratto che ha ad oggetto l'esercizio in comune di un'attività produttiva, mentre la comunione è una situazione giuridica di contitolarità di un diritto reale (art. 1100 c.c.). Dunque, la comunione ha ad oggetto il semplice godimento di un bene comune, mentre nella società i beni hanno una funzione servente rispetto all'attività d'impresa.
Un'ulteriore differenza sta nel fatto che, mentre i beni appartenenti ad una società hanno uno specifico vincolo di destinazione, ciò non avviene per i beni in comunione rispetto ai quali i comproprietari esercitano un autonomo potere rispetto agli altri condividendi. Inoltre, i soci non possono provocare, a loro discrezione, lo sciogliemento della comunione oppure servirsi liberamente degli stessi per fini estranei all'attività sociale.
Non sempre è agevole distinguere l'ambito di applicazione tra la disciplina della comunione e quella della società, tuttavia ciò che rileva è che l'esercizio di un'attività produttiva non è mai di mero godimento e che solo quest'ultimo è sottratto, dall'art. 2248 del c.c., al regime patrimoniale dell'impresa.
Sulla base di quanto esposto, risultano evidenti le differenze tra la società, come istituto giuridico tipizzato, ed altri istituti similiari.
In particolare la società si distingue:
- dalla comunione d'azienda: che è la comunione di un bene produttivo, il cui godimento determina l'esercizio d'impresa solo se è diretto ovvero nel caso di esercizio in proprio, mentre nel caso di godimento indiretto (esempio di un'azienda in affitto ad un terzo che agisce in proprio) si configura la semplice comunione di un bene produttivo. Si pensi all’acquisto da parte di un terzo di una quota ideale dell’azienda – già gestita, a scopo di profitto, dall’originario imprenditore individuale –, solitamente tale negozio dà vita ad un rapporto societario, piuttosto che ad una vera e propria comunione di godimento di cui l'art. 2248 c.c. – la quale non è configurabile nel caso in cui l’oggetto di comune utilizzazione sia costituito dall'azienda stessa, secondo la sua strumentale destinazione all’esercizio dell’impresa
- dalla associazione: la quale, pur potendo svolgere attività economica, è priva del c.d. lucro soggettivo, essendo caratterizzata dalla eterodestinazione dei risultati dell'attività economica allo scopo ideale ed altruistico;
- dalla associazione in partecipazione: costituita dal contratto con cui un imprenditore attribuisce ad un soggetto la partecipazione agli utili della sua impresa verso il corrispettivo di un determinato apporto;
- dall'impresa coniugale: costutuita dalla gestione congiunta dei coniugi in comunione legale dei beni di un'azienda, costituita dopo il matrimonio.
Massime relative all'art. 2248 Codice civile
Cass. civ. n. 3028/2009
Nel caso di comunione d'azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte dei partecipanti alla comunione, è configurabile l'esercizio di un'impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare o di fatto), non ostandovi l'art. 2248 cod. civ., che assoggetta alle norme degli artt. 1100 e ss. dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento. L'elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società è infatti costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un'attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3028 del 6 febbraio 2009)
Cass. civ. n. 6361/2004
In tema di differenze tra società e comunione a scopo di godimento, mentre quest'ultima (espressamente disciplinata dall'art. 2248 c.c.) postula una situazione giuridica di contitolarità (presupponendo, pertanto, la comproprietà del bene in capo a tutti coloro che vi partecipino) e si caratterizza per il fatto che oggetto del godimento (fine esclusivo della comunione) è il bene comune, nella società (che va istituita per contratto) rileva l'esercizio in comune di un'attività svolta a fine di lucro da parte di più soggetti, per l'esercizio della quale non è necessaria alcuna comunione di beni, che sono soltanto lo strumento attraverso il quale essa viene a realizzarsi e operare.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6361 del 1 aprile 2004)
Cass. civ. n. 4053/1993
L'acquisto da parte di un terzo di una quota ideale dell'azienda, già gestita, a scopo di profitto, dall'originario imprenditore individuale, determina fra le parti, in difetto di espressa pattuizione contraria, l'insorgere non già della comunione di godimento di cui all'art. 2248 c.c. — la quale non è configurabile nel caso in cui l'oggetto di comune utilizzazione sia costituito non dai vari beni che costituiscono l'azienda, ma da questa stessa, secondo la sua strumentale destinazione all'esercizio dell'impresa — bensì di una società di fatto, col corollario che la successiva alienazione della quota è suscettibile di dimostrazione anche attraverso la prova testimoniale, in applicazione delle norme che disciplinano la società irregolare e con esclusione dell'applicabilità dell'art. 2556 c.c. che impone la prova scritta per il trasferimento della proprietà o del godimento dell'azienda.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4053 del 3 aprile 1993)

References: Articolo 2248

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Cass. 
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