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Timestamp: 2017-10-20 05:03:32+00:00

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Consiglio di Stato, Sezione IV, 11 ottobre 2016
SENTENZA N. 4178
Ebbene, non pare che il manufatto in contestazione abbia le caratteristiche strutturali richieste per la condonabilità. Invero, quanto alla copertura, parte appellante insiste sul fatto che nella specie è stata presentata una denuncia di furto di pannelli di copertura, ma la dedotta circostanza, avuto riguardo alla singolarità del denunciato avvenimento, non dà sufficiente contezza di una intervenuta esaustiva definizione della parte superiore del manufatto alla data prevista e d’altra parte è “ius receptum” il principio per cui spetta al richiedente il condono straordinario fornire rigorosa prova dell’effettivo completamento funzionale delle opere abusive ( Cons Stato Sez. V nn. 2541 del 2014), onere che nella specie non risulta sia stato adeguatamente assolto.
1- I sigg.Ri Canale Concetta e D’Alise Raffaele, proprietari di un fondo sito in Comune di Anacapri, località “la Fabbrica” (in catasto foglio1, particella n.751) realizzavano su di esso un manufatto ad uso residenziale per il quale inoltravano domanda di condono ai sensi dell’art. 39 della legge n. 724/94 ( c.d. “condono Berlusconi”).
Successivamente i predetti comunicavano al Comune l’avvenuto furto di alcuni pannelli facenti parte della copertura di detto manufatto.
Il Comune di Anacapri inviava ai predetti comunicazione ex art.10 bis legge n. 241/90 circa la impossibilità di accogliere la loro richiesta di condono “trattandosi di istanza tesa al mantenimento di un manufatto variato nella consistenza”.
Dopo che gli attuali appellanti avevano controdedotto alla predetta nota di preavviso di diniego, il Comune con provvedimento del funzionario responsabile del settore tecnico del 28/9/2007 prot. n. 14335 respingeva l’istanza di condono in questione.
2- Gli interessati impugnavano il citato provvedimento di diniego innanzi al Tar della Campania sede di Napoli che con sentenza n.9882/2008 respingeva il ricorso, ritenendolo infondato.
Avverso tale decisum i Sigg.ri Canale e D’Alise hanno proposto appello, deducendo i seguenti motivi:
Error in iudicando- error in procedendo- difetto assoluto di motivazione – contraddittorietà- travisamento dei presupposti di fatto e di diritto;
Error in iudicando- violazione di legge : art. 31 legge n. 47/85- erroneità dei presupposti di fatto- illogicità manifesta – contraddittorietà ;
Violazione di legge : DPR n. 380/2001; art. 3 legge n. 241/90- violazione e falsa applicazione di legge ( dlgs n. 490/99)- illogicità manifesta- carenza di istruttoria;
Violazione e falsa applicazione di legge. Art. 10 bis della legge n. 241/90 e successive modifiche e integrazioni;
Violazione del giusto procedimento- eccesso di potere – difetto di istruttoria e di motivazione- violazione dell’art. 97 Cost. e degli artt. 3,5 della legge n. 241/90.
Parte appellante ha poi prodotto memoria conclusionale con la quale oltre ad insistere per le tesi difensive già esposte ha chiesto a questa Sezione di disporre, se del caso, apposita verificazione in ordine ad alcuni aspetti della vicenda ritenuti decisivi per la soluzione delle questioni sollevate.
L’intimato Comune di Anacapri non risulta costituito in giudizio.
All’udienza pubblica del 14 luglio 2016 la causa è stata introitata per la decisione.
5 - Tanto premesso, l’appello all’esame si rivela privo di fondamento, meritando l’impugnata sentenza integrale conferma.
5.1- Con i primi due mezzi d’impugnazione che per ragioni di connessione logica vanno congiuntamente trattati, parte appellante rileva la illegittimità dell’opposto diniego contestando la insussistenza dei requisiti di sanabilità asserita dal Comune ( e avallata dal TAR ) sotto il profilo della errata applicazione delle disposizioni legislative di cui agli artt. 31 della legge n. 47/85 e 39 della legge n. 724/94, posto che, a suo dire, il manufatto oggetto della domanda di condono per le caratteristiche possedute è ammissibile di sanatoria.
5.2 L’assunto difensivo non è condivisibile.
Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale di questo Consesso ( ex plurimis, Cons Stato Sez. IV 8/211/2013 n. 5336; sez. IV 1/8/2014 n. 4089; Sez. VI 15/9/2015 n. 4287) per accedere ai benefici del condono straordinario di cui alla legge n. 47/85 è necessario che il manufatto abusivo abbia raggiunto la funzionalità propria della destinazione d’uso per la quale è stato chiesto il condono , consentendosi, in particolare, il completamento delle sole opere già funzionalmente definite alla data del 31/3/ 1993. (art.39 legge n. 724/94) coincidenti, queste ultime, con la presenza di uno stato di avanzamento della realizzazione del manufatto tale da permetterne ( fatte salve le rifiniture) la fruizione.
In altri termini, l’immobile condonabile deve consistere in un organismo edilizio con una sua configurata stabilità e adeguata consistenza planovolumetrica per il quale sia intervenuto alla predetta data l’ultimazione al rustico e cioè la inteleiatura, la copertura e i muri di tompagno.
5.3 Ebbene, non pare che il manufatto in contestazione abbia le caratteristiche strutturali richieste per la condonabilità.
Invero, quanto alla copertura, parte appellante insiste sul fatto che nella specie è stata presentata una denuncia di furto di pannelli di copertura, ma la dedotta circostanza, avuto riguardo alla singolarità del denunciato avvenimento, non dà sufficiente contezza di una intervenuta esaustiva definizione della parte superiore del manufatto alla data prevista e d’altra parte è “ius receptum” il principio per cui spetta al richiedente il condono straordinario fornire rigorosa prova dell’effettivo completamento funzionale delle opere abusive ( Cons Stato Sez. V nn. 2541 del 2014), onere che nella specie non risulta sia stato adeguatamente assolto.
Inoltre nello stesso ricorso si riferisce che il progetto ( in sanatoria) prevede la realizzazione di chiusure esterne costituite da strutture prefabbricate sul cordolo di cemento armato da applicarsi successivamente, ma se così è, quello oggetto di condono è un manufatto non completato ai fini funzionali, perché sprovvisto (oltrechè di idonea copertura) dei necessari muri di tompagno e tale struttura per la sua obiettiva precarietà non appare suscettibile di sanatoria straordinaria, non possedendo i requisiti fissati dalla giurisprudenza in tema di ultimazione delle opere, meritevoli di condono.
6 Le censure di cui al terzo motivo di appello si appuntano avverso un’altra ragione pure opposta a sostegno del diniego di condono, quella afferente la non compatibilità paesaggistica del manufatto, lì dove ad avviso di parte ricorrente sul punto l’Amministrazione procedente avrebbe omesso di motivare sufficientemente.
6.1 Un siffatto profilo di doglianza si rivela privo di pregio.
L’opera per cui è causa è inserita su un territorio, quello dell’isola di Capri ad altissima valenza paesaggistico- ambientale, sottoposto ad un regime vincolistico particolarmente restrittivo , così come previsto sia della legislazione nazionale di settore ( “ decreto Galasso”) che dalla disciplina urbanistico- edilizia del Comune di Anacapri, per cui il semplice rilevato contrasto con la normativa di tutela del bene “paesaggio” effettuato nel provvedimento gravato, avuto riguardo alle caratteristiche di precarietà del manufatto di che trattasi, reca di per sé un giudizio di disvalore idoneo a giustificare l’opposto diniego anche sotto tale aspetto, senza che l’Amministrazione debba farsi carico di dare ulteriori ragguagli in ordine ad una incompatibilità paesaggistica rilevabile ictu oculi .
7- Il quarto e quinto motivo di appello, riproducono analoghe censure già dedotte in prime cure.
7.1 Con il primo, parte appellante lamenta l’esistenza di una discrasia tra la comunicazione dei motivi ostativi di cui all’art. 10 bis della legge n. 241/90 e il provvedimento conclusivo poi assunto dal Comune di Anacapri.
7.1 Il dedotto vizio non sussiste.
Invero, il procedimento di definizione delle istanze di condono è connotato da assoluta vincolatività, nel senso che l’Autorità ivi preposta deve solo procedere a verificare l’applicazione tout court della normativa di settore applicabile al caso, di guisa che nel caso di specie la determinazione finale, avuto riguardo agli aspetti esclusivamente tecnici delle questioni coinvolte non poteva non avere il contenuto recato dall’atto di diniego, risultando ininfluente l’apporto collaborativo dato dalle eventuali controdeduzioni del privato
7.2- Con il secondo mezzo viene in sostanza denunciata l’insufficienza della motivazione resa a sostegno della opposta incompatibilità paesaggistica, ma il vizio non sussiste.
Il provvedimento di diniego si richiama alle considerazioni di carattere negativo espresse in precedenza dalla CEI , lì dove si poneva in evidenza come l’organismo edilizio in questione era “ in contrasto , per materiali e tipologia edilizia, ovvero per connotazione di precarietà strutturale ed esecutiva, con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del contesto”
Ebbene siffatto argomentare ancorchè sinteticamente formulato, appare del tutto esaustivo e comunque idoneo ad affermare un adeguato apprezzamento di disvalore sotto il profilo paesaggistico del manufatto, senza che si ravvisi alcuna necessità di addurre altre, ultronee osservazioni in ordine al rilevato contrasto.
Infine, non appare meritevole di accoglimento la domanda di incombenti istruttori sub specie di eventuale accertamenti tecnici, posto che tutti i vari aspetti che connotano la vicenda risultano essere stati sufficientemente acclarati
8- In forza delle suesposte considerazioni l’appello, in quanto infondato, va respinto.
Le questioni sin qui trattate esauriscono la “res controversa” all’esame secondo il criterio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato e ogni altro profilo di doglianza non espressamente esaminato deve considerarsi irrilevante e comunque inidoneo a condurre ad una conclusione di segno diverso.
Non occorre pronunciarsi sulle spese di causa, in assenza di costituzione in giudizio dell’intimato Comune di Anacapri.

References: SENTENZA 
 art.10
 sentenza 
 art. 31
 art. 3
 Art. 10
 sentenza