Source: http://www.processopenaleegiustizia.it/Article/Archive/index_html?ida=716&idn=56&idi=-1&idu=-1
Timestamp: 2020-02-29 10:32:38+00:00

Document:
home / Archivio / Fascicolo / Novità sovranazionali
di Pietro Zoerle
PAROLE CHIAVE: trattati bilaterali di investimento - estradizione - assistenza giudiziaria - Kazakhstan - Kenya
I Trattati di estradizione e di assistenza giudiziaria in materia penale con il Kazakhstan e con il Kenya
Con la l. 24 luglio 2019, n. 90 (G.U., 28 agosto 2019, n. 194) il Parlamento italiano ha autorizzato la ratifica di due accordi bilaterali - già in vigore - conclusi con il Kazakhstan il 22 gennaio 2015 ad Astana, finalizzati, rispettivamente, all’assistenza giudiziaria in materia penale e all’estradizione.
I Trattati integrano il quadro dei rapporti di cooperazione in materia penale con tale Paese, andando ad aggiungersi al Trattato sul trasferimento delle persone condannate (Astana, 2013, ratificato con l. 16 giugno 2015, n. 79), all’Accordo di cooperazione nel contrasto alla criminalità organizzata, al traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, di precursori e sostanze chimiche impiegate per la loro produzione, al terrorismo e ad altre forme di criminalità (Roma, 2009, ratificato con la l. 7 dicembre 2015, n. 216) e al Memorandum sulla cooperazione fra la Procura Generale della Repubblica del Kazakhstan e la Direzione Nazionale Antimafia italiana nella lotta alla criminalità organizzata e al riciclaggio dei proventi di reato del 28 maggio 2003. Si prosegue, dunque, nel solco di una proficua collaborazione bilaterale, certamente incentivata dalle solide relazioni economiche, finanziarie e commerciali che si sono instaurate tra i due Paesi e che recano con loro «l’esigenza di reciproca assistenza giudiziaria penale» (Camera dei deputati, Dossier n. 105, 6 marzo 2019).
A livello multilaterale, l’Italia e il Kazakhstan hanno ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato (Strasburgo, 1990) e alcune convenzioni ONU in materia penale, tra le quali si segnalano la Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici con esplosivo (New York, 1997), la Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo (New York, 1999) e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (New York, 2003).
A) Il Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan si compone di ventotto articoli ed è stato redatto in lingua italiana, kazaka e inglese. Quest’ultima versione prevale nel caso di divergenze interpretative. L’accordo è entrato in vigore il 10 settembre 2019 (Comunicato del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, G.U., 23 ottobre 2019, n. 249) e risulta applicabile a ogni richiesta presentata dopo tale data, anche se riferita a reati commessi anteriormente (art. 28).
Le Parti contraenti si prefiggono l’obiettivo di «promuovere un’efficace cooperazione […] con l’intento di reprimere la criminalità sulla base del reciproco rispetto della sovranità, dell’uguaglianza e del mutuo vantaggio».
L’assistenza giudiziaria che i due Stati si impegnano a fornirsi reciprocamente comprende la ricerca e l’identificazione di persone; la notifica degli atti e dei documenti relativi a procedimenti penali; la citazione di testimoni, delle persone offese e dei periti per la comparizione volontaria dinanzi all’Autorità competente dello Stato richiedente; l’acquisizione e la trasmissione di atti, documenti e elementi di prova; l’assunzione di interrogatori e di dichiarazioni di persone; il trasferimento temporaneo di persone detenute al fine di acquisire la loro testimonianza o di partecipare ad altri atti processuali; l’espleta­mento di perizie, l’esame di luoghi, documenti o cose; l’esecuzione di perquisizioni, sequestri, congelamenti e confisca dei proventi di reato e delle cose pertinenti al reato; lo scambio di informazioni sul diritto nazionale; la comunicazione di sentenze penali e di informazioni estratte dagli archivi giudiziari. Gli Stati si impegnano a fornire qualsiasi altra forma di assistenza che non contrasti con le leggi dello Stato richiesto (art. 1, § 2).
D’altra parte, esulano dal perimetro del Trattato l’esecuzione di ordini di arresto o di altre misure limitative della libertà personale; l’estradizione (oggetto del Trattato di estradizione di cui infra B); l’ese­cu­zione delle sentenze penali, ad eccezione di quanto previsto in materia di confisca dei beni; il trasferimento delle persone condannate per l’esecuzione della pena, per cui si applica il Trattato sul trasferimento delle persone condannate (Astana, 2013); il trasferimento dei procedimenti penali (art. 1, § 3).
Ai fini della cooperazione non è necessario che il fatto costituisca reato in entrambi gli ordinamenti (art. 2, § 1): la clausola di “doppia incriminabilità” opera solo se la richiesta di assistenza riguarda le perquisizioni, i sequestri, il congelamento e la confisca dei beni nonché altri atti idonei a incidere su diritti fondamentali ovvero invasivi di luoghi o cose (art. 2, § 2).
L’art. 3 contiene una dettagliata disciplina delle ipotesi di rifiuto facoltativo o di rinvio dell’assi­sten­za giudiziaria.
In primo luogo, la richiesta può non essere accolta quando è contraria alla legislazione nazionale o non conforme alle disposizioni del Trattato (lett. a). Parimenti, una Parte può rifiutare la richiesta se il reato per cui si procede è punito con una pena di specie vietata dalla propria legislazione (lett. b). In proposito si segnala che il Kazakhstan ha abolito la pena di morte per i reati comuni e risulta firmatario della Moratoria ONU sulle esecuzioni (Risoluzione n. 73/175 del 17 dicembre 2017). Vengono poi in rilievo i reati politici (lett. c), salva la clausola d’attentato, per cui non si ritengono tali i delitti contro la vita, l’integrità fisica o la libertà di un Capo di Stato, di Governo o di un loro familiare. Non si considerano reati politici anche i reati di terrorismo o qualsiasi altro reato la cui connotazione politica viene espressamente esclusa da altri accordi internazionali. Resta, inoltre, nella discrezione dello Stato richiesto rifiutare la cooperazione per i reati militari “propri” (lett. d); quando la persona richiesta possa essere oggetto di trattamento discriminatorio o persecutorio (lett. e); se si realizza un’ipotesi di bis in idem processuale (lett. f); allorché la richiesta risulti potenzialmente idonea a compromettere la sovranità, la sicurezza, l’ordine pubblico o gli interessi essenziali dello Stato richiesto ovvero si ponga in conflitto con i principi fondamentali della legislazione interna (lett. g).
La richiesta può essere, invece, rinviata se è in corso un procedimento penale sul quale possa interferire (art. 3, § 2).
Per ovviare al rifiuto o al rinvio - che devono essere comunicati per iscritto, con l’indicazione della ragioni (art. 3, § 4) - è percorribile la via di un’accettazione condizionata che viene eseguita secondo le modalità condivise tra le Parti (art. 3, § 3).
L’art. 4 individua come autorità centrali competenti per l’attuazione del Trattato il Ministero della giustizia per l’Italia e l’ufficio del Procuratore generale per il Kazakhstan.
La richiesta - il cui contenuto è dettagliatamente disciplinato dall’art. 5, § 2 e di cui può essere domandata un’integrazione se non ritenuto esaustivo - deve essere inoltrata per iscritto, firmata e timbrata dall’autorità competente, nella lingua del Paese richiedente e tradotta in inglese. Pure i documenti devono essere inviati nella doppia versione linguistica. È possibile anche l’utilizzo di un canale di comunicazione accelerato (telex, fax, posta elettronica), a condizione che nei 30 giorni successivi pervenga comunque l’atto formale (art. 5, § 6).
Vige la lex loci ai fini esecutivi (art. 6, § 1), a meno che le modalità di esecuzione non contrastino con la legislazione nazionale (art. 6, § 2). È prevista la possibilità per le autorità dello Stato richiedente di presenziare all’esecuzione, una volta avvisate tempestivamente della data e del luogo di compimento degli atti (art. 6, § 5).
È rimesso allo Stato richiesto risolvere - secondo il diritto interno - questioni attinenti a «immunità, prerogative, diritti o incapacità» che siano state invocate dal soggetto interessato dalle operazioni di assistenza giudiziaria. Le relative decisioni andranno comunicate secondo gli stessi criteri formali previsti per la richiesta all’autorità dello Stato richiedente (art. 6, § 5).
Seguono disposizioni particolari relative alle misure dirette a rintracciare le persone (art. 7); alle citazioni e alle notifiche di documenti (art. 8); alle modalità di assunzione probatoria nello Stato richiesto (art. 9) e nello Stato richiedente (art. 10).
Rispetto a queste ultime - che prevedono il trasferimento di una persona affinché si possano compiere determinate attività processuali - si conferma il principio di specialità, per cui le attività dello Stato richiedente non possono spingersi oltre i limiti della richiesta (art. 11, § 1). Da un lato, le persone che vengono citate e si trasferiscono nello Stato richiedente - al fine di rendere interrogatorio, testimonianza o altre dichiarazioni - non possono essere indagate, arrestate, perseguite, giudicate in relazione a re­ati commessi precedentemente l’ingresso nel Paese (lett. a); da un altro lato, non possono essere costrette a testimoniare, rendere dichiarazioni o partecipare ad altri procedimenti, a meno che non venga prestato il consenso sia dall’interessato, sia dal Paese di origine (lett. b).
Le garanzie non operano secondo le consuete eccezioni: la persona, dopo essere stata avvisata che la sua presenza nel territorio del Paese richiedente non è più necessaria, non lo ha lasciato entro 30 giorni da quello in cui abbia avuto la possibilità di farlo oppure, dopo averlo lasciato, vi abbia fatto ritorno (art. 11, § 2 lett. a e b).
È, poi, esclusa l’applicazione di misure coercitive o comunque limitative della libertà personale, qualora il soggetto citato si rifiuti di comparire o di rendere dichiarazioni o altri elementi di prova (art. 11, § 3). Infine, i testimoni, la persona offesa e i periti assumono le rispettive responsabilità per le dichiarazioni rese, secondo le legislazioni nazionali e il riparto di giurisdizione tra le Parti (art. 11, § 4).
Vengono dettagliatamente disciplinate le modalità di videoconferenza, che assumono particolare importanza allorché la comparizione personale risulti impossibile (art. 12).
Quando la persona di cui è richiesta la comparizione è detenuta, ma non si può ricorrere alla videoconferenza, è possibile effettuare un trasferimento temporaneo del soggetto (art. 13), da eseguire previo accordo scritto tra le Parti e consenso dell’interessato. La misura non deve interferire su procedimenti penali in corso nel Paese richiesto e deve essere assicurato il mantenimento dello status custodiae.
Gli Stati si impegnano all’adozione di misure volte alla protezione delle vittime, dei testimoni e di altri soggetti che devono partecipare al procedimento penale (art. 14).
Gli artt. 15 e 16 disciplinano la produzione di documenti, atti e cose.
Gli artt. 17 e 18 implementano gli impegni tra le Parti in materia di perquisizioni, sequestri, congelamenti, confisca e accertamenti bancari. Si conferma l’inopponibilità del segreto bancario come motivo di rifiuto alla richiesta.
Restano fermi i diritti e gli obblighi assunti in forza di altri accordi internazionali e non si escludono altre forme di cooperazione giudiziaria in materia penale sulla base di accordi ad hoc compatibili con gli ordinamenti interni (art. 19).
La cooperazione si attua anche mediante lo scambio di informazioni sui procedimenti penali (art. 20), sulla legislazione (art. 21) e attraverso la trasmissione di sentenze e di certificati penali (art. 22).
Gli atti e i documenti trasmessi in ottemperanza del Trattato non necessitano di ulteriori forme di validazione o autenticazione ed esprimono «piena efficacia probatoria nella Parte richiedente» (art. 23).
Gli Stati si impegnano a mantenere la segretezza sulle richieste ricevute o trasmesse, nonché sulle relative informazioni e documentazioni (art. 24).
Conformemente ad altri Trattati di assistenza giudiziaria, le spese relative all’esecuzione delle richieste sono a carico dello Stato richiesto, con esclusione di alcune voci, quali le spese di viaggio, di soggiorno, di traduzione, per gli impianti di videoconferenza, per gli onorari dei periti (art. 25).
Le controversie sull’applicazione e l’interpretazione sono rimesse all’attività di consultazione e negoziazione tra le Parti (art. 26).
Per modificare il Trattato è richiesta la conclusione di un separato protocollo aggiuntivo (art. 27).
B) Il Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan supplisce alla mancanza di accordi in materia tra i due Stati, tenuto altresì presente che il Kazakhstan non partecipa in qualità di Paese terzo alla Convenzione europea di estradizione (Parigi, 1957). Tra l’altro, i rapporti bilaterali sono stati contrassegnati da un caso di espulsione nella vicenda “Shalabayeva” (v. Cass. civ., sez. VI, 30 luglio 2014, n. 17407) e, più recentemente, da una richiesta di estradizione proveniente dal Kazakhstan respinta, in quanto la Corte di appello di Bari rinveniva - tra gli altri motivi di rifiuto - il rischio che l’estradando venisse sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Quest’ultima sentenza è stata annullata con rinvio dalla Corte di cassazione (Cass., sez. II, 27 ottobre 2017, n. 51657), osservando che l’introduzione nello Stato richiedente, «secondo una virtuosa linea di discontinuità con il passato», di modalità di espiazione della pena «rispettosi dell’esigenza di ri-socializzazione del condannato», impone di rivalutare «se prassi di abuso e di violazione dei diritti fondamentali della persona sopravvivano con le stesse modalità sistematiche del passato». Questo cambiamento di rotta da parte della repubblica centro-asiatica era già stato sottolineato da alcune pronunce - sempre in tema di estradizione - della Corte di Strasburgo (C. edu, sez. V, sent. 10 febbraio 2011, Dzhaksybergenov c. Ucraina; C. edu, sez. I, 3 aprile 2014, Oshlakov c. Russia). Peraltro, restano delle zone d’ombra, come emerge dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2019 sulla situazione dei diritti umani in Kazakhstan (www.europarl.europa.eu/doceo/
document/TA-8-2019-0203_IT.pdf) e dallo Human rights report del Dipartimento di Stato statunitense per l’anno 2018 (www.state.gov/report/custom/c03959e9c9/).
Stando alla relazione tecnica di accompagnamento al Trattato, attualmente «risultano pendenti due richieste di estradizione attiva e sei richieste di estradizione passiva» (Camera dei deputati, Dossier n. 105, cit.).
Anche l’accordo di estradizione - che si compone di ventiquattro articoli - è stato redatto in lingua italiana, kazaka e inglese: tutte le versioni fanno ugualmente fede, ma prevale la versione inglese in caso di divergenze interpretative. Il Trattato è entrato in vigore il 10 ottobre 2019, (Comunicato del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, G.U., 23 ottobre 2019, n. 249).
Le Parti si impegnano alla reciproca consegna delle persone che si trovano sul proprio territorio, ai fini dell’estradizione sia processuale, sia esecutiva (art. 1).
Affinché sia dato corso alla domanda è necessario che il reato sia punibile in entrambi i Paesi «con una pena detentiva non inferiore nel minimo ad un anno o con una pena detentiva più grave» (art. 2, § 1). Nel caso di estradizione esecutiva, la pena ancora da espiare al momento dell’inoltro della domanda deve essere di almeno sei mesi (art. 2, § 2).
Il principio di doppia incriminazione si considera soddisfatto anche qualora il fatto rientri in categorie diverse di reato nelle legislazioni dei due Paesi, ovvero venga definito con differente qualificazione (art. 2, § 3). Se, poi, la richiesta è presentata per più reati, la stessa può essere accolta anche se solo uno di essi soddisfa il criterio della doppia incriminabilità (art. 2, § 6).
Per i reati fiscali, viene ricalcata la clausola introdotta dal Secondo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di estradizione (Strasburgo 1978), per cui l’estradizione non può essere rifiutata «soltanto per il motivo che la legge dello Stato Richiesto non impone lo stesso tipo di tasse e di imposte o non prevede la stessa disciplina in materia di tasse, imposte, dazi e cambi della legge dello Stato Richiedente» (art. 2, § 4).
Il reato può essere stato commesso anche all’estero, sempre che nello Stato richiesto sia prevista la possibilità di perseguire «un reato della stessa natura commesso fuori dal territorio nazionale» (art. 2, § 5).
Si prevedono motivi di rifiuto obbligatori e facoltativi della richiesta di estradizione.
Con riferimento ai primi (art. 3), la richiesta può essere rifiutata se si ritiene possibile la sottoposizione a un trattamento discriminatorio o persecutorio, per motivi di razza, sesso, religione, nazionalità, etnia, condizione sociale od opinioni politiche (lett. a). Non può, inoltre, essere concessa l’estradizione se il reato è punibile con la pena di morte o con altra pena vietata dalla legge dello Stato richiesto. In tal caso, la Parte richiedente può trasmettere alla Parte richiesta tutta la documentazione utile al fine della celebrazione del processo penale nel territorio di quest’ultima (lett. b). Vengono poi in rilievo come motivi di rifiuto: il fatto che il reato, pur commesso fuori dal territorio dello Stato richiesto, risulta pregiudizievole per i suoi interessi nazionali (art. c); la possibilità che per il reato il soggetto sia stato o possa essere sottoposto ad una pena o a qualsiasi altro atto od omissione che non assicuri il rispetto dei diritti umani fondamentali, ovvero a un trattamento degradante, inumano o crudele (lett. d); l’intervento di una causa di non procedibilità o di estinzione della pena (lett. e); l’ipotesi di ne bis in idem processuale (lett. f); la concessione di rifugio o asilo politico da parte dello Stato richiesto (lett. g); la compromissione della sovranità, della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico o di altri interessi essenziali dello Stato o l’inconciliabilità con i principi fondamentali dell’ordinamento nazionale (lett. h); il fatto che si tratti di reati politici, salva sempre la clausola d’attentato ed esclusi i reati di terrorismo e altri reati definiti come «non politici» da altri Trattati di cui siano parte entrambi gli Stati (lett. i); il fatto che si tratti di reati esclusivamente militari (lett. j).
Per quanto riguarda i motivi di rifiuto facoltativi (art. 4), si prevede la circostanza che lo Stato richiesto rivendichi la giurisdizione sul reato oggetto della domanda oppure sia pendente un procedimento penale riferibile al medesimo illecito penale (lett. a). Sono rilevanti anche valutazioni di carattere umanitario, tenute presenti l’età, le condizioni di salute o altre specifiche condizioni personali della persona richiesta degne di particolare considerazione (lett. b).
È diritto di ciascuna Parte rifiutare l’estradizione del proprio cittadino (art. 5, § 1). Lo Stato richiesto deve instaurare - nel caso di rifiuto dell’estradizione e a domanda dello Stato richiedente - un procedimento penale secondo la legge interna, per il quale lo Stato di origine si impegna a fornire le prove, i documenti e ogni altro elemento utile (art. 5, § 2). Ciò in conformità alla massima groziana aut dedere aut punire che consente di superare il principio di territorialità. Tale procedura vale anche per la fase esecutiva: la Stato richiesto può dare applicazione alla sentenza pronunciata nello Stato richiedente (art. 5, § 4).
Come per il Trattato di assistenza, viene designato il Ministero della Giustizia come autorità centrale per l’Italia, mentre per il Kazakhstan è l’Ufficio del Procuratore Generale (art. 6).
Il contenuto della richiesta - che deve essere inoltrata per iscritto - è dettagliatamente disciplinato dall’art. 7. In particolare, devono essere trasmesse le indicazioni necessarie per identificare il soggetto (lett. b) e l’oggetto della richiesta (lett. c), con l’indicazione delle norme di legge applicabili (lett. d). È indispensabile l’allegazione, nel caso di estradizione processuale, della copia del mandato d’arresto (art. 7, § 2, lett. a), e, nel caso di estradizione esecutiva, della copia della sentenza con l’indicazione della pena già eseguita (lett. b). Possono essere richieste informazioni aggiuntive, qualora il contenuto della domanda non sia sufficiente per acconsentire alla consegna (art. 8, § 1): il mancato inoltro delle informazioni supplementari entro 45 giorni determina la rinuncia alla richiesta, salva la possibilità di rinnovazione (art. 8, § 2).
Degli esiti della decisione deve essere sempre dato avviso «prontamente» e, in ipotesi di rifiuto, è necessaria la notifica dei motivi (art. 9, §§ 1 e 2).
Per quanto riguarda il principio di specialità, non è possibile né processare né punire l’estradato per fatti diversi da quelli per cui è stata concessa l’estradizione (art. 10, § 1). Vigono, peraltro, le tradizionali eccezioni di “purgazione dell’estradizione” che disattivano la garanzia: reati commessi dopo la consegna (lett. a); ritorno volontario del soggetto nel territorio dello Stato dopo averlo lasciato (lett. b); mancato allontanamento dal territorio nazionale entro 45 giorni dal momento in cui il soggetto abbia avuto la possibilità di farlo (lett. c); consenso della Parte richiesta (lett. d).
Una volta estradata, la persona non può essere consegnata a uno Stato terzo senza il consenso dello Stato richiesto per reati commessi anteriormente alla consegna (art. 11). Pure per questa ipotesi, il divieto viene meno se vi è stato volontario ritorno nello Stato richiedente oppure se il soggetto non si sia allontanato quando ha avuto la possibilità di farlo.
È previsto l’arresto provvisorio in casi di urgenza (art. 12); una volta effettuato, verrà mantenuto a condizione della presentazione formale della richiesta di estradizione nei successivi 40 giorni (12, § 4), ai quali se ne possono aggiungere altri 20. La misura prodromica all’estradizione può essere richiesta attraverso i canali convenzionali ovvero l’Interpol (12, § 1).
Nel caso di concorso di più domande di estradizione - per la stessa persona, per lo stesso reato o per reati differenti - formulate da Stati diversi, il Trattato indica dei criteri da seguire per stabilire quale domanda accogliere (art. 13): se le richieste sono presentate a norma di un trattato (lett. a); la gravità del reato (lett. b); il luogo e il tempo della commissione dei reati (lett. c); la nazionalità e il luogo di residenza abituale della persona (lett. d); la data di presentazione delle diverse domande (lett. e); la possibile “riestradizione” verso uno Stato terzo (lett. e).
Sotto il profilo della procedura di consegna, si segnala la necessaria indicazione - oltre che del luogo e della data di esecuzione - della detenzione presofferta (art. 14, § 1). La consegna deve avvenire entro 40 giorni dall’informazione dell’accettazione della richiesta (art. 14, § 2). Spirato il termine, il soggetto deve essere rilasciato e la Parte richiesta può rifiutarsi di accogliere una nuova domanda di estradizione, a meno che non siano intervenuti motivi di forza maggiore che abbiano impedito di prendere in consegna l’estradando (art. 14, § 3), nel qual caso le Parti possono accordarsi su una diversa data di consegna (art. 14, § 4).
Se nel Paese “rifugio” il soggetto è sottoposto a «procedimento penale» ovvero sta scontando una pena, è possibile ricorrere alla consegna differita (art. 15, § 1). È comunque possibile la consegna temporanea al «fine di consentire la svolgimento del procedimento penale in corso» nello Stato richiedente. In tal caso, per evitare pericoli di fuga, è necessario che il soggetto sia sottoposto a limitazione della libertà personale: il periodo di custodia varrà scomputato dalla pena da eseguire (art. 15, § 2). La consegna differita può essere applicata anche nel caso in cui vengano in rilievo particolari condizioni di salute dell’estradando - certificate da una relazione medica dettagliata - che potrebbero aggravarsi proprio per l’esecuzione della richiesta (art. 15, § 3).
Il consenso (irrevocabile) dell’estradando autorizza la semplificazione dell’iter procedimentale (art. 16). La manifestazione di volontà deve essere prestata con l’assistenza di un difensore e l’autorità giudiziaria deve dare avviso della possibilità di ricorrere comunque alla procedura formale di estradizione e di avvalersi delle garanzie offerte dal principio di specialità (art. 16, § 2). Si impone la verbalizzazione (art. 16, § 3).
Alla concessione dell’estradizione si accompagna anche la consegna di cose pertinenti al reato o che comunque abbiano valore di prova, sequestrate a domanda della Parte richiedente (art. 17, § 1). Tali beni vengono consegnati pure se l’estradizione diviene impossibile (art. 17, § 2). Si prevede anche la consegna differita o temporanea (art. 17, § 3). Tra l’altro, i beni devono essere riconsegnati dopo la conclusione del processo, qualora lo Stato richiesto - o un terzo soggetto - avanzi su di essi dei diritti (art. 17, § 4).
Un’ulteriore procedura è prevista nel caso di transito sul territorio di uno degli Stati di un soggetto estradato da un Paese terzo (art. 18). Si richiede l’autorizzazione del Paese interessato dal transito, a meno che il trasporto non avvenga per via area senza previsione di scalo (art. 18, § 2).
Le disposizioni finali riguardano la ripartizione delle spese (art. 19); lo scambio di informazioni successive all’estradizione (art. 20); i rapporti con altri trattati internazionali (art. 21); la clausola di riservatezza sulla documentazione e sulle informazioni (art. 22); la risoluzione di eventuali controversie sul­l’applicazione dovuta all’interpretazione dell’accordo (art. 23).
Il 24 luglio 2019 è stata approvata anche la l. n. 91 (G.U., 28 agosto 2019, n. 194), con la quale è stata autorizzata la ratifica di due Trattati, sempre in materia di assistenza giudiziaria penale e di estradizione, conclusi con il Kenya a Milano l’8 settembre 2015. Gli accordi si inseriscono in un quadro di rafforzamento dei rapporti di cooperazione con gli Stati non appartenenti all’Unione europea, perseguendo «l’obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto della criminalità» (Camera dei deputati, Dossier n. 109, 6 marzo 2019).
Per quanto riguarda l’estradizione, i rapporti tra i due Paesi erano stati regolati dalla Convenzione fra l’Italia e la Gran Bretagna per la reciproca estradizione dei malfattori (Roma, 1873), la quale - come per altre ex colonie britanniche - era stata mantenuta in vigore attraverso uno scambio di note (Nairobi, 22 settembre 1967-8 dicembre 1967). Sul versante dell’assistenza giudiziaria, non era, invece, stata confermata la Convenzione italo-britannica sull’assistenza giudiziaria (Londra, 1930).
In materia penale, oltre ai due nuovi Trattati, non risultano altri accordi bilaterali tra i Paesi.
A livello multilaterale, si registra, invece, la Decisione 2009/293/PESC del Consiglio, del 26 febbraio 2009, che riguarda lo scambio di lettere relativo al trasferimento e al trattamento (anche processuale) delle persone che sono state fermate dalle forze navali europee nell’ambito dell’operazione Eunavfor diretta a dissuadere atti di pirateria al largo della Somalia (in GUUE, 25 marzo 2009, L 79/47).
Sul versante dei Trattati promossi dalle Nazioni Unite, anche il Kenya ha ratificato alcune convenzioni in materia penale, quali, per esempio, la Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo (New York, 1999) e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (New York, 2003).
Lo schema normativo e il contenuto dei due Trattati con il Kenya di assistenza giudiziaria e di estradizione ripete in parte quelli, appena considerati, sottoscritti con il Kazakhstan: perciò ci si limiterà a segnalare, dei citati accordi con il Kenya, le sole differenze rilevanti.
A) Il Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya si compone di ventisette articoli ed è stato redatto in lingua italiana e inglese: entrambe le versioni fanno egualmente fede. L’accordo è entrato in vigore il 9 settembre 2019 (Comunicato del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, G.U., 16 ottobre 2019, n. 243).
Rispetto all’omonimo Trattato concluso con il Kazakhstan, rilevano alcune differenze con riferimento all’oggetto dell’assistenza (art. 1). In particolare, oltre alla citazione dei testimoni, delle persone offese e dei periti, è prevista anche quella delle «persone sottoposte a procedimento penale» (lett. c). Non è, invece, contemplata l’esecuzione delle perizie nello Stato richiesto e neppure l’esecuzione di provvedimenti di confisca.
Per quanto riguarda le autorità centrali, si conferma per l’Italia il Ministero della giustizia e si individua per il Kenya l’ufficio dell’Attorney general (art. 4).
In fase di esecuzione, non è solo possibile che partecipino all’atto persone autorizzate secondo la richiesta di assistenza, ma le stesse possono anche - tramite le autorità competenti dello Stato richiesto - «rivolgere domande […], acquisire direttamente, nel corso dell’assunzione della prova, documentazione attinente alla prova stessa o chiedere l’esecuzione di altri atti istruttori comunque collegati a dette attività» (art. 6, § 3).
Se la persona interessata dall’esecuzione della richiesta invoca «immunità, prerogative, diritti o incapacità secondo la legislazione nazionale dello Stato Richiedente», è necessario comunicarlo e attendere la decisione di quest’ultimo (art. 6, § 5).
Sotto il profilo della disciplina del principio di specialità, si specifica sempre che il testimone e il perito assumono le rispettive responsabilità per le dichiarazioni rese, secondo le legislazioni nazionali e le rispettive giurisdizione di ciascuno Stato sul reato (art. 11, § 4). Non si accenna, però, alla persona offesa dal reato.
Si ricorre al sistema della videoconferenza non solo quando la comparizione della persona nello Stato richiedente risulti impossibile, ma anche «inopportuna» (art. 14, § 1).
È necessario, poi, che i documenti e il materiale da trasmettere allo Stato richiedente sia «certificato» secondo le modalità indicate da quest’ultimo, al fine di renderli ammissibili ai sensi della legislazione interna (art. 16, § 2).
Di particolare rilievo è la previsione della costituzione di squadre investigative comuni, «per operare nei territori di ciascuno Stato al fine di agevolare le indagini o i procedimenti penali relativi a reati che coinvolgono entrambi gli Stati» (art. 19, § 2). In questo caso, è comunque necessario che il fatto per il quale si procede sia previsto come reato in entrambi gli ordinamenti (art. 19, § 3, lett. a), ma la Parte richiesta può rifiutare l’assistenza anche «in considerazione della natura o delle minore gravità del reato per cui si procede ovvero per altre fondate ragioni» (lett. e); spetta allo Stato richiesto valutare la compatibilità delle operazioni rispetto al diritto interno e alle disposizioni del Trattato (lett. b); è necessario un accordo tra le Autorità competenti al fine di stabilire tutti i dettagli delle forme alternative di cooperazione (lett. c); sotto il profilo esecutivo, si applicano le regole interne e la direzione e il controllo sono riservati all’autorità competente dello Stato richiesto (lett. d).
B) Il Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya consta di ventiquattro articoli ed entrerà in vigore una volta avvenuto lo scambio delle notifiche relative all’espletamento delle procedure interne di ratifica (art. 24). È stato redatto in italiano e inglese ed entrambe le versioni fanno egualmente fede.
Stando alla relazione tecnica di accompagnamento al relativo disegno di legge, nessun italiano è attualmente detenuto in Kenya, mentre risultano nelle carceri italiane quindici cittadini kenioti (D.L. A.C. 1539, Nota di verifica n. 81, 21 marzo 2019).
Una prima differenza di rilievo rispetto al Trattato di estradizione tra l’Italia e il Kazakhstan riguarda i motivi di rifiuto obbligatori.
Non è prevista, infatti, la possibilità che lo Stato richiesto sottoponga la persona a procedimento penale allorché ne rifiuti l’estradizione perché il reato per cui la stessa è richiesta è punibile con una pena vietata dall’ordinamento interno (art. 3, lett. c). Si segnala che il Kenya prevede ancora la pena di morte.
Sul fronte delle garanzie processuali che devono essere prestate nello Stato richiedente all’estradato, si esclude che la circostanza che il procedimento si sia svolto in contumacia possa, di per sé, costituire un motivo di rifiuto (art. 3, lett. d).
Per quanto riguarda l’estradizione del cittadino (art. 5), non è prevista, nel caso di rifiuto dell’estra­dizione esecutiva, la possibilità di dare seguito alla condanna nello Stato richiesto.
Le autorità centrali designate per la trasmissione delle richieste sono il Ministero della giustizia per l’Italia e l’ufficio dell’Attorney general per il Kenya (art. 6).
Con riferimento al principio di specialità (art. 10), è previsto, in primo luogo, che l’estradato sia sottoposto a misura detentiva, quando sia necessario attendere il consenso dello Stato richiesto per procedere o dare esecuzione a una condanna per reati diversi da quelli indicati nella domanda. Tale misura - che deve essere comunque autorizzata dalla Parte richiesta - ha la durata di 45 giorni che decorrono da quando è stata ricevuta la richiesta (lett. c), pt. 2).
Viene, inoltre, specificato che lo Stato richiesto può «adottare le misure necessarie, secondo la propria legislazione, per interrompere la prescrizione». (art. 10, § 2).
È, poi, previsto che se muta la qualificazione giuridica del fatto nel corso del procedimento penale per cui è stata concessa l’estradizione, la persona può essere perseguita e giudicata per il reato come diversamente qualificato a condizione che «anche per tale nuovo reato sia consentita l’estradizione ai sensi del presente Trattato» (art. 10, § 3).
Sono diversi i termini di decadenza dell’arresto provvisorio. La misura diviene inefficace se non perviene la richiesta formale di estradizione entro 45 giorni dall’arresto della persona. Il termine può essere esteso di ulteriori 15 giorni (art. 12, § 4).
In tema di consegna della persona, è previsto che «il periodo di tempo trascorso in detenzione ai fini estradizionali» venga conteggiato non solo nel computo della pena inflitta, ma pure «ai fini della custodia cautelare nel procedimento penale» (art. 14, § 6).
Risulta più articolata la disciplina relativa al transito sul territorio di uno degli Stati di un soggetto estradato da un Paese terzo (art. 18). In particolare, è richiesta una specifica domanda che deve contenere «gli estremi della persona in transito e un breve resoconto dei fatti riguardanti il caso». La stessa - a cui deve essere allegata copia del provvedimento che concede l’estrazione - può essere inoltrata sia attraverso le autorità centrali sia, nei casi di urgenza, mediante l’Interpol.

References: § 2
 § 3
 § 1
 § 2
 § 2
 § 4
 § 3
 § 2
 § 6
 § 1
 § 2
 § 5
 § 5
 § 1
 § 2
 § 3
 § 4
 Cass. 
 sentenza 
 § 1
 § 2
 § 3
 § 6
 § 4
 § 5
 § 1
 § 2
 sentenza 
 § 4
 § 2
 sentenza 
 § 1
 § 2
 § 1
 § 4
 § 1
 § 1
 § 2
 § 3
 § 4
 § 1
 § 2
 § 3
 § 2
 § 3
 § 1
 § 2
 § 3
 § 4
 § 2
 § 3
 § 5
 § 4
 § 1
 § 2
 § 2
 § 3
 § 2
 § 3
 § 4
 § 6