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Timestamp: 2020-04-08 06:15:11+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11657 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11657 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 09/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11657
sul ricorso 4735-2012 proposto da:
li rappresenta e difende giusta delega a margine;
AGENZIA DELLE ENTRATE LATINA;
avverso la sentenza n. 1092/2010 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
09/03/2017 dal Consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA;
1. R.G., in proprio e nella qualità di legale rappresentante p.t. dell’associazione “Villa Giulia” Onlus, proponeva ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Latina avverso un avviso di accertamento relativo ad IRPEF, anno di imposta 2001, per ritenute non operate e non versate, conseguenti a rapporti di lavoro subordinato. La CTP rigettava il ricorso, sostenendo che nel caso in esame vi era la prova documentale (copia libro matricola e copia denuncia rapporto di lavoro presentata all’INAIL) che i dipendenti risultavano regolarmente iscritti al libro matricola della ONLUS e che trattavasi di rapporto di lavoro domestico, subordinato e retribuito. Le parti contribuenti proponevano appello, che veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, la quale respingeva l’eccezione di difetto di giurisdizione, in quanto inammissibile ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, e rilevava nel merito la legittimità dell’operato dell’Ufficio. Propone ricorso per la cassazione della sentenza l’associazione “Villa Giulia” ONLUS e R.G., svolgendo otto motivi. La parte intimata non ha svolto difese.
2. Con il primo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, in merito all’eccezione del difetto di giurisdizione, ex art. 360 c.p.c., n. 3”, avendo il giudice di appello errato nel dichiarare inammissibile l’eccezione di difetto di giurisdizione, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, in ragione della sentenza della Corte costituzionale n. 130 del 2008 intervenuta successivamente alla conclusione del giudizio di primo grado ed applicabile al caso di specie.
3. Con il secondo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, comma 1, e conseguentemente difetto di giurisdizione della commissione tributaria regionale adita ex art. 360 c.p.c., n. 3, n. 1”, atteso che la decisione gravata dovrebbe essere riformata alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 130 del 2008 e, contrariamente a quanto affermato dal giudice di secondo grado, il difetto di giurisdizione poteva essere rilevato solo in appello.
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 130 del 2008 è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2 (come sostituito della L. n. 448 del 2001, art. 12, comma 2) nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative a tutte le sanzioni amministrative irrogate per l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture obbligatorie, anche quando conseguano a disposizioni non aventi natura fiscale, le quali, pertanto, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario (Cass. S.U. n. 15846 del 2008).
Questa Corte, inoltre, ha precisato che: “Spetta alla giurisdizione tributaria il giudizio che concerne un avviso di accertamento emesso per mancata effettuazione di ritenute alla fonte da parte del datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, con irrogazione della conseguenti sanzioni amministrative” (Cass. Sez. 5, Ord. n. 7662 del 2011). La legittimità delle ritenute non integra una mera questione pregiudiziale, suscettibile di essere delibata incidentalmente, ma comporta una causa di natura tributaria avente natura pregiudiziale, la quale deve essere definita, con effetti di giudicato sostanziale, dal giudice cui la relativa cognizione spetta per ragioni di materia, in listisconsorzio necessario con l’Amministrazione finanziaria (Cass. Sez. Un. n. 4223 del 1996).
5. Con il terzo motivo, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Carenza di motivazione della sentenza e violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, ex art. 360 c.p.c., nn. 5 e 3 e nullità della stessa ex art. 360 c.p.c., n. 4”, atteso che il giudice di appello avrebbe omesso di esporre adeguatamente le ragioni di diritto della decisione e di fornire una ragionata valutazione delle censure prospettate in sede di gravame, limitandosi ad operare un rinvio per relationem alle ragioni poste a fondamento della sentenza di primo grado.
7. Con il quarto motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata denunciando in rubrica: “Violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1403, ex art. 360 c.p.c., n. 3”, in quanto il giudice di appello avrebbe erroneamente considerato i nominativi indicati nell’avviso di accertamento come non componenti della comunità religiosa, ma addetti al servizio dell’Associazione Onlus, e quindi soggetti alle varie forme di previdenza e assistenza sociale e, quale reddito di lavoro dipendente, soggette alla ritenute alla fonte.
8. Con il quinto motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e/o falsa applicazione delle norme relative allo Statuto del contribuente approvato con L. 27 luglio 2000, n. 212, e del D.Lgs. 26 giugno 2001, n. 32 e conseguente nullità ed illegittimità dell’atto di irrogazione per difetto di motivazione e per mancata allegazione degli atti in essa richiamati ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”, atteso che l’avviso di accertamento impugnato sarebbe un atto illegittimo, per assoluta carenza di motivazione, non risultando allegato l’atto a cui fa riferimento, ossia il processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza.
9. Con il sesto motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata denunciando in rubrica: “Violazione e/o falsa applicazione della L. n. 241 del 1990 e del diritto di difesa e del contraddittorio ex art. 360 c.p.c., n. 3”, atteso che nessuna delle contestazioni mosse nell’avviso di accertamento e nel provvedimento di irrogazione delle sanzioni amministrative troverebbe fondamento, con la conseguenza che chi ha redatto il verbale di constatazione ha erroneamente presupposto l’esistenza delle stesse, non avendole accertate.
10. Con il settimo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, e dell’artt. 3 e 24 Cost., ex art. 360 c.p.c., n. 3”, in quanto le norme del rito tributario non consentono l’ingresso all’assunzione di alcuni mezzi di prova quali la testimonianza, ed in questo modo sottraggono alla parte privata, soprattutto con riferimento alle controversie in tema di esistenza e durata dei rapporti di lavoro, un efficace strumento processuale di difesa, in violazione dei principi di “buon andamento ed imparzialità dell’Amministrazione” (art. 97 Cost.) e del “diritto di difesa nei procedimenti giurisdizionali” (art. 24 Cost.). Le parti ricorrenti denunciano, quindi, l’incostituzionalità della norma per violazione degli artt. 3 e 24 Cost..
11. Con l’ottavo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata denunciando in rubrica: “Violazione e/o falsa applicazione del CCNL dei P.E. ex art. 360 c.p.c., n. 3”, atteso che l’avviso di accertamento non contiene nè l’enunciazione del CCNL di riferimento, P.E., nè tantomeno il livello di inquadramento attribuito ai “presunti lavoratori”; da ciò discenderebbe inevitabilmente l’erroneità, arbitrarietà, inammissibilità, genericità, illegittimità ed infondatezza dell’accertamento e della conseguente sanzione.
Il ricorso per cassazione, per il principio di autosufficienza, deve contenere in sè tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, permettere la valutazione delta fondatezza delle ragioni del ricorrente, senza necessità di fare rinvio a fonti esterne allo stesso ricorso e quindi ad elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito; ne consegue che il ricorrente ha l’onere di indicare specificamente, a pena di inammissibilità, oltre al momento processuale in cui è avvenuta la deduzione difensiva, anche il contenuto dei documenti su cui il ricorso è fondato (Cass., Sez. 5, n. 14784 del 2015; Cass. Sez. 5 n. 19410 del 2015; Cass. sez. 5, n. 23575 del 2015; Cass. Sez. 1, n. 195 del 2016), onde dare modo alla Corte di controllare ex actis la veridicità dell’asserzione, la tempestività e la decisività, prima di esaminare la controversia (Cass. Sez. 2, n. 8206 del 2016).

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 57
 sentenza 
 sentenza 
 art. 57
 art. 360
 art. 57
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 12
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 7
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. Sez.