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Timestamp: 2020-08-07 12:39:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 515 del 11/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 515 del 11/01/2017
Cassazione civile, sez. I, 11/01/2017, (ud. 22/11/2016, dep.11/01/2017), n. 515
sul ricorso 657-2012 proposto da:
ASSESSORATO REGIONALE AGRICOLTURA E FORESTE DELLA REGIONE SICILIANA
CONSORZIO DI BONIFICA (OMISSIS) TRAPANI, SOCIETA’ INTERCANTIERI
VITTADELLO S.P.A.;
INTERCANTIERI VITTADELLO S.P.A. (C.F./P.I. (OMISSIS)), in persona del
ROMA, VIA ALESSANDRIA 119, presso l’avvocato GIANCARLO NAVARRA,
rappresentata e difesa dall’avvocato VITO AUGUSTO CANDIA, giusta
ASSESSORATO REGIONALE AGRICOLTURA E FORESTE DELLA REGIONE SICILIANA,
CONSORZIO DI BONIFICA (OMISSIS) TRAPANI;
avverso il provvedimento n. 1598/2010 della CORTE D’APPELLO di
PALERMO, depositata il 15/11/2010;
22/11/2016 dal Consigliere Dott. VALITUTTI ANTONIO;
CANDIA VITO AUGUSTO che ha chiesto il rigetto;
1. Con atto di citazione notificato il 12-14 maggio 1999, la Intercantieri Vittadello s.p.a. convenivano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Palermo il Consorzio di Bonifica n. (OMISSIS) di Trapani e l’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana, chiedendone la condanna in solido al pagamento delle somme dovute, a titolo di ritardato pagamento di acconti, saldo lavori e revisione prezzi, con riferimento al contratto di appalto per la sistemazione idraulica del fiume (OMISSIS), stipulato in data (OMISSIS). Il Tribunale adito con sentenza n. 3330/2004, dichiarava il difetto di legittimazione passiva dell’Assessorato Regionale ed accoglieva la domanda nei confronti del Consorzio, condannandolo al pagamento della somma di Euro 57.797,93, oltre interessi legali, in favore della Intercantieri Vittadello s.p.a..
2. Avverso tale decisione proponeva appello il Consorzio di Bonifica n. (OMISSIS) di Trapani che veniva accolto dalla Corte di Appello di Palermo con sentenza n. 1598/2010, depositata il 15 novembre 2010, con la quale il giudice di seconde cure riteneva che a norma della L. Regionale n. 45 de 1995, art. 8, lett. G), in ordine alle opere necessarie per l’utilizzazione delle acque a fini irrigui la competenza per le relative spese, dopo la soppressione dei precedenti consorzi, spetti all’Assessorato Regionale e non ai Consorzi di nuova istituzione.
3. Per la cassazione di tale decisione ha proposto, quindi, ricorso l’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana nei confronti del Consorzio di Bonifica n. (OMISSIS) di Trapani e della Intercantieri Vittadello s.p.a., affidato a tre motivi. La Intercantieri Vittadello s.p.a. ha replicato con controricorso, contenente altresì ricorso incidentale affidato ad un solo motivo. L’intimato Consorzio di Bonifica non ha svolto attività difensiva.
1. Con il primo motivo di ricorso principale, l’Assessorato Regionale denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 100, 336, 342, 343 e 346 c.p.c., art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
1.1. Il ricorrente si duole del fatto che la Corte di Appello abbia accolto la richiesta dell’appellante Consorzio di Bonifica (OMISSIS) Trapani di condannare l’Assessorato Regionale al pagamento delle somme richieste dalla Italcantieri Vittadello s.p.a., a titolo di ritardato pagamento di acconti, saldo lavori e revisione prezzi, con riferimento al contratto di appalto per la sistemazione idraulica del fiume (OMISSIS), stipulato in data (OMISSIS). Il giudice di secondo cure avrebbe, invero, dovuto rilevare l’inammissibilità dell’appello del Consorzio per difetto di interesse ex art. 100 c.p.c., laddove l’ente – oltre alla richiesta di declaratoria del proprio difetto di legittimazione attiva – avrebbe censurato la sentenza di primo grado anche per non avere il Tribunale accolto la domanda di condanna dell’Assessorato regionale al pagamento delle somme richieste dall’impresa attrice. Per cui, non essendo stato proposto appello incidentale dalla Italcantieri avverso il capo della sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda avanzata dalla medesima nei confronti dell’Assessorato Regionale, su tale capo di pronuncia dovrebbe ritenersi formato il giudicato.
1.2.1. Dall’esame dell’impugnata sentenza (pp. 2 e 3) si evince, infatti, che il Consorzio di Bonifica appellante aveva chiesto dichiararsi l’estraneità dell’ente alla domanda formulata in primo grado dalla Intercantieri Vittadello s.p.a., nonchè “ritenere e dichiarare, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dalle Leggi Regionali n. 45 del 1995 e n. 10 del 1999, l’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana unico soggetto obbligato per legge nei confronti della Intercantieri Vittadello s.p.a.”. Orbene, non può revocarsi in dubbio che in relazione a tali declaratorie l’appellante – condannato in prime cure – avesse pieno interesse a vedersele accolte. Non risulta, per contro, dalle conclusioni riportate nell’impugnata sentenza, che il Consorzio abbia anche richiesto – come dedotto dal ricorrente -la condanna dell’Assessorato al pagamento di quanto preteso dalla ditta appaltatrice. Nè l’istante ha trascritto o allegato al ricorso, nel rispetto del principio di autosufficienza, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 360 c.p.c., comma 2, l’atto di appello del Consorzio, onde consentire alla Corte di valutare l’eventuale fondatezza della censura sulla base del solo ricorso. E’ bensì vero, infatti, che la Corte di cassazione, chiamata ad accertare un “error in procedendo” è giudice anche del fatto, ed ha, pertanto, il potere di accedere agli atti di causa. E tuttavia, tale potere – dovere della Corte presuppone pur sempre l’ammissibilità della relativa censura, il che comporta che gli atti dai quali dovrebbe desumersi l’error in procedendo, oltre che indicati, siano anche riprodotti (nelle parti essenziali), nel rispetto del principio di autosufficienza ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, o allegati al ricorso, ai sensi dell’art. 369, comma 2, n. 4, del medesimo codice (cfr., ex plurimis, Cass. 1170/2004; 8575/2005; 16245/2005).
1.2.2. E’ del tutto evidente, pertanto, che la condanna dell’Assessorato Regionale a pagare le somme dovute alla Intercantieri Vittadello è scaturita – non già dalla proposizione di apposita istanza, non risultante dagli atti, da parte del Consorzio di Bonifica – bensì dall’accoglimento dell’appello proposto da tale ente, che ha comportato, di conseguenza, la condanna dell’obbligato in via alternativa al pagamento di quanto dovuto all’impresa. Ne discende, pertanto, che il dedotto giudicato sul rigetto della domanda proposta da Intercantieri Vittadello nei confronti dell’Assessorato Regionale non può ritenersi sussistente.
1.2.3. Nè per escludere la formazione di detto giudicato sarebbe stato necessario – come assume il ricorrente – un appello incidentale della Intercantieri Vittadello in ordine alla statuizione del giudice di prime cure di rigetto della domanda proposta dalla appaltatrice nei confronti dell’Assessorato Regionale. Va, difatti, osservato – al riguardo – che, nel caso di proposizione di una domanda di condanna, in via alternativa, nei confronti di più soggetti, il pieno accoglimento della stessa nei confronti di uno dei convenuti esclude che, in caso di appello di quest’ultimo, la parte vittoriosa debba proporre appello incidentale onde ottenere la condanna delle altre parti, essendo sufficiente la mera riproposizione della domanda alternativa, ex art. 346 c.p.c. (cfr. Cass. 6159/1982; 10558/2000; S.U. 11202/2002; 28711/2011). E nel caso di specie la Intercantieri Vittadello s.p.a. ha puntualmente adempiuto tale onere, chiedendo in subordine, ex art. 346 c.p.c., in caso di accoglimento dell’appello del Consorzio di Bonifica, condannarsi l’Assessorato Regionale al pagamento di quanto dovuto all’impresa appaltatrice.
2. Con il secondo motivi di ricorso principale e l’unico motivo di ricorso incidentale – che, per la loro evidente connessione vanno esaminati congiuntamente – l’Assessorato Regionale e la Intercantieri Vittadello s.p.a. denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 180 e 345 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.
2.1. Entrambi i ricorrenti lamentano che la decisione di seconde cure non abbia dichiarato inammissibile il gravame del Consorzio, sebbene l’ente avesse dedotto per la prima volta in appello il proprio difetto di legittimazione passiva. Per il che, trattandosi di eccezione processuale in senso stretto, la Corte territoriale non avrebbe potuto esaminarla in secondo grado, in difetto di una rituale e tempestiva eccezione nel primo grado del giudizio.
2.2.1. Va osservato, in proposito, che – secondo il recente arresto nomofilattico delle Sezioni Unite – se è bensì vero che la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicchè spetta all’attore allegarla e provarla, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto – va, tuttavia, rilevato che, rivestendo le allegazioni del convenuto circa la propria mancanza di legittimazione passiva il carattere di mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio, la carenza di titolarità, attiva o passiva, del rapporto controverso è rilevabile di ufficio dal giudice se risultante dagli atti di causa. Ed essa può anche essere oggetto – come nel caso di specie – di motivo di appello, perchè l’art. 345 c.p.c., comma 2, prevede il divieto di “nuove eccezioni che non siano rilevabili anche d’ufficio” (Cass. S.U. 2951/2016; conf. Cass. 14652/2016; 15037/2016).
2.2.2. Ne discende, con riferimento al caso concreto, che quand’anche il Consorzio di Bonifica avesse eccepito solo in appello il proprio difetto di legittimazione passiva, il rilievo di tale carenza di titolarità passiva del rapporto litigioso non sarebbe stato, nondimeno, precluso al giudice del gravame, trattandosi di questione in diritto risolvibile sulla base della valutazione degli atti di causa.
2.3. I motivi in esame vanno, di conseguenza, rigettati.
3. Con il terzo motivo di ricorso l’Assessorato Regionale denuncia la violazione e falsa applicazione della L.R. n. 45 del 1995, art. 8, lett. g) e della L.R. n. 10 del 1999, art. 31, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
3.1. Avrebbe errato la Corte di Appello, a parere del ricorrente, nel ritenere che, a norma della L.R. n. 45 del 1995, art. 8, lett. g), interpretato autenticamente dalla L.R. n. 10 del 1999, art. 31, in ordine alle opere necessarie per I’ utilizzazione delle acque a fini irrigui la competenza per le relative spese, dopo la soppressione dei precedenti consorzi, spetti all’Assessorato Regionale e non ai Consorzi dì nuova istituzione.
3.2.1. Va, difatti, osservato in proposito che, in tema di successione nei rapporti facenti capo ai consorzi di bonifica, ai sensi della L.R. Sicilia 25 maggio 1995, n. 45, art. 24, come autenticamente interpretata dalla L.R. Sicilia 27 aprile 1999, n. 10, art. 31, occorre fare riferimento alle funzioni trasferite, o meno, in via definitiva ai consorzi di nuova istituzione, mentre per le obbligazioni assunte da un consorzio soppresso per le opere non devolute alla competenza di quello nuovo, risponde, a titolo successorio, l’Assessorato regionale. Ne discende che nell’obbligazione assunta dall’ente soppresso nell’ambito della realizzazione di opere idrauliche per l’uso delle acque a fini irrigui (che sono di competenza del demanio regionale, della L.R. n. 45 del 1995, ex art. 2, comma 1, lett. c)), subentra l’Assessorato regionale e non i nuovi Consorzi, la cui attribuzione in materia è limitata alla sola “gestione, manutenzione, ordinaria e straordinaria, e vigilanza degli impianti di bonifica ed irrigazione” (L.R. n. 45 del 1995, art. 8, comma 1 cit.) (cfr. Cass. S.U. 20550/2008; Cass. 12322/2015).
3.2.2. Ne discende – con riferimento al caso concreto – che, trattandosi nella specie di lavori di sistemazione idraulica del fiume Birgi a fini irrigui, come si evince dall’impugnata sentenza (pp. 1 e 4), la competenza per le relative spese cede a carico della Regione, e non dei nuovi Consorzi di bonifica.
4. Per tutte le ragioni suesposte, il ricorso principale e quello incidentale vanno, di conseguenza, entrambi rigettati.
5. Concorrono giusti motivi, tenuto conto della reciproca soccombenza, per compensare tra le parti le spese del presente giudizio.
rigetta il ricorso principale e quello incidentale; compensa le spese del presente giudizio.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Prima Sezione Civile, il 22 novembre 2016.

References: Sentenza 
 provvedimento n. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 art. 2909
 art. 100
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 366
 Cass. 
 art. 346
 Cass. 
 art. 346
 Cass. 
 art. 8
 art. 31
 art. 8
 art. 31
 art. 24
 art. 31
 art. 2
 art. 8
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza