Source: http://www.consiglio.marche.it/attivita/assemblea/sedute/scheda.php?seduta=42&leg=IX
Timestamp: 2019-06-17 05:32:02+00:00

Document:
Consiglio - Assemblea legislativa regionale delle Marche - Resoconto della seduta n.42 del 19/04/2011
Resoconto della seduta n.42 del 19/04/2011
SEDUTA N. 42 DEL 19 APRILE 2011
PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 41 del 12 aprile 2011, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
- n. 86/11, in data 13 aprile 2011, ad iniziativa dei Consiglieri Solazzi, Giorgi, Bugaro, Pieroni, Romagnoli, concernente: “Norme sulle sponsorizzazioni, sui patrocini e compartecipazioni dell’Assemblea legislativa”, assegnata alla I Commissione in sede referente;
- n. 87/11, in data 13 aprile 2011, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Riordino degli interventi in materia di bonifica e irrigazione. Fusione del Consorzio di bonifica del Musone, Potenza, Chienti, Asola e Alto Nera e del Consorzio di bonifica dell’Aso, del Tenna e del Tronto”, assegnata alla III Commissione in sede referente, alla IV Commissione per l’eventuale richiesta di espressione del parere ai sensi dell’articolo 68 del Regolamento Interno e al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4, della legge regionale n. 4/2007.
- n. 26/11, in data 14 aprile 2011, ad iniziativa dell’Ufficio di Presidenza, concernente: “Rendiconto dell’Assemblea Legislativa Regionale per l’esercizio finanziario 2010" (Iscritta all’ordine del giorno della seduta odierna).
E’ stata presentata la seguente proposta di deliberazione:
- n. 4/2011, in data 14 aprile 2011, ad iniziativa dell’Ufficio di Presidenza, concernente: “Istituzione di una Commissione assembleare d’inchiesta tendente ad esaminare le vicende relative alla realizzazione dell’Interporto delle Marche dalla costituzione della Società CE.M.I.M agli attuali sviluppi” (Iscritta all’ordine del giorno della seduta odierna).
E’ stata presentata la seguente mozione:
- n. 144/2011 della Consigliera Ortenzi “Provvedimenti a tutela delle scuole dei Comuni Montani”.
E’ stato presentato il seguente rapporto:
- n. 5/2011, in data 8 aprile 2011, ad iniziativa della Commissione per le pari opportunità tra uomo e donna della Regione Marche, concernente: “Relazione sull’attività svolta nel 2010 dalla Commissione Pari Opportunità”, assegnato alla I Commissione in sede referente.
- n. 4 in data 4 aprile 2011: “Criteri di premialità connessi alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle procedure di aggiudicazione di lavori od opere pubblici di interesse regionale”
- n. 446 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato con d.g.r. n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 100.000,00”;
- n. 444 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato con d.g.r. n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 7.500,00”;
- n. 445 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato con d.g.r. n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 25.000,00”;
- n. 446 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato con d.g.r. n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 5.000,00 - Modifica al POA 2011 approvato con d.g.r. n. 1844/2010”;
- n. 447 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 14.000,00 - Modifiche tecniche al POA”;
- n. 448 del 04/04/2011: “Art. 2, comma 1, lettera a) della l.r. n. 20/2010 Reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2011 di maggiori entrate accertate relative a stanziamenti aventi specifica destinazione. € 75.690,00";
- n. 449 del 04/04/2011: “Art. 2, comma 1, lettera a), della l.r. n. 20/2010 - Reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2011 di economie accertate relative a stanziamenti aventi specifica destinazione. € 15.068.564,05";
- n. 450 del 04/04/2011: “Art. 2, comma 1, lettera a) della l.r. n. 20/2010 - Reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2011 di economie relative a stanziamenti aventi specifica destinazione. € 1.206.749,89";
- n. 451 del 04/04/2011: “Art. 20, comma 3, della l.r. n. 31/2001 - Prelevamento dal fondo di riserva per le spese obbligatorie per l’integrazione dello stanziamento di capitoli compresi nell’elenco n. 1 “Spese obbligatorie del bilancio 2011. € 39.557,70”;
- n. 452 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 4 bis, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa di cassa al Programma operativo annuale approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 8.533.203,04 - Modifica tecnica al POA 2011”;
- n. 453 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 4 bis della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa di cassa al Programma operativo annuale approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 7.870.493,34”;
- n. 454 del 04/04/2011: “Art. 2, comma 1 lettera a) della l.r. n. 20/2010 - Reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2011 di economie accertate relative a stanziamenti aventi specifica destinazione. € 423.973,48";
- n. 455 del 04/04/2011: “Art. 2, comma 2, della l.r. n. 20/2010 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni . Spese di personale. € 19.984,90”;
- n. 456 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato d.g.r. n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 86.800,00”;
- n. 457 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2011 approvato con d.g.r. n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 375.000,00”;
- n. 458 del 04/04/2011: “Art. 29, comma 4 bis della l.r. n. 31/2001 - Variazione compensativa di cassa al Programma operativo annuale approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1844/2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 6.234.082,23”.
Hanno chiesto congedo l’Assessore Marcolini, i Consiglieri Carloni, Ortenzi, Romagnoli, Ciriaci.
Prima di passare alla trattazione dell’ordine del giorno voglio salutare, credendo di interpretare il sentimento di tutta l’Assemblea, i ragazzi e i loro insegnati che oggi ci fanno visita in quest’Aula: Scuola primaria Speranza di Grottammare, classi V A e V B, Scuola media di Montalto delle Marche, classi I B e III B. Li ringraziamo per questa loro partecipazione ai lavori dell’Assemblea legislativa regionale.
PRESIDENTE. Devo comunicare che l’ordine del giorno subirà una piccola variazione in quanto il Presidente della Giunta regionale Spacca ha espresso la volontà di fare una comunicazione all’Aula sull’incontro con il Governo relativo alle avversità atmosferiche che hanno colpito la nostra regione.
Comunicazione ai sensi dell’art. 35, sesto comma, Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ha chiesto la parola la Consigliera Foschi, ne ha facoltà
Elisabetta FOSCHI. Nel prendere la parola mi rivolgo a lei, Presidente di questa Assemblea legislativa, affinché intervenga perché venga dato modo ad ogni componente di quest’Aula di svolgere il proprio mandato, così come previsto dal Regolamento e dallo Statuto.
In data 28 marzo è stata emanata dal Direttore generale Asur una determina, a seguito della delibera 17/2011 della Giunta regionale, resa esecutiva l’8 aprile. In quella stessa data ho chiesto che tale determina mi venisse consegnata con i relativi allegati in essa inclusi.
Ma ad oggi questi allegati non mi sono stati ancora consegnati, seppure, faccio presente, che gli stessi girano sul territorio tra forze sindacali e non.
Quindi mi sembra fortemente scorretto che quei documenti, appunto già in circolazione, non vengano consegnati ai componenti di questa Assemblea.
PRESIDENTE. Grazie, Consigliera Foschi. Già ieri ho preso visione, da una sua lettera scritta, di ciò che ora ha detto a voce.
Ritenendo la sua richiesta assolutamente plausibile ho dato già disposizione alla struttura tecnica di provvedere. Sin da ieri questa sua lettera l’ho infatti passata agli uffici dicendo loro di ottemperare a quanto richiesto - (…) A me è pervenuta soltanto questa, è l’unica di cui ho preso visione -, perché per quanto è a mia conoscenza, ripeto, questa sua richiesta credo sia assolutamente legittima.
Massimo BINCI. Nella scorsa seduta abbiamo rimandato la discussione sulle mozioni relative al rigassificatore di Falconara, ma con l’impegno che ci sarebbe stata una valutazione in Conferenza dei servizi della data del 27, ultima data per l’intesa con il Ministero, per verificare la possibilità di procrastinare l’incontro.
Vorrei quindi sapere se l’Assessore ci può dare conferma di questo, altrimenti chiedo di inserire la discussione di tali mozioni dopo il punto di cui alla Sessione comunitaria.
PRESIDENTE. Quindi in sostanza, Consigliere, lei chiede una variazione dell’ordine del giorno, ossia chiede di inserire il punto di cui alle mozioni sui rigassificatori subito dopo la trattazione della Sessione comunitaria.
Ha chiesto la parola il Consigliere Ricci., ne ha facoltà
Mirco RICCI. Anch’io credo sia dovuta una minima comunicazione da parte dell’Assessore Donati rispetto all’impegno che tutti, come Capigruppo di maggioranza e di opposizione, ci eravamo presi con i sindaci e con i comitati in un recente incontro sul tema dei rigassificatori.
Noi siamo convinti che il tema vada approfondito e per approfondirlo la Giunta aveva chiesto il rinvio della data del 27 di questo mese, che è l’ultima data per l’intesa sul tema dei rigassificatori. Siccome siamo consapevoli che è una cosa molto complicata, molto articolata, quel rinvio sarebbe utilissimo per affrontare in maniera più compiuta l’argomento.
Altrimenti, è ovvio, dovremo dare corso in Assemblea legislativa alla votazione di qualche risoluzione. E’ da troppo tempo che le mozioni sono iscritte all’ordine del giorno e quindi una risposta bisogna comunque darla.
PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Giancarli, ne ha facoltà.
Enzo GIANCARLI. Come fatto già presente alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi assembleari, senza stravolgere l’ordine del giorno chiedo, considerato che il 27 aprile ci sarà un incontro sull’ex zuccherificio di Jesi, che l’interrogazione n. 262 dei Consiglieri Badiali, Busilacchi, Giancarli venga discussa prima delle altre.
Sandro DONATI. Riguardo alle mozioni sui rigassificatori informo i Consiglieri che a seguito della lettera inviata al Ministero sappiamo in via ufficiosa, ma è quasi certo, che è stato concesso il rinvio per la metà di maggio. Comunque ci forniranno ulteriori delucidazioni su quanto richiesto con lettera.
Pertanto chiedo di rinviare le mozioni per un’ulteriore discussione in maggioranza.
PRESIDENTE. Grazie Assessore Donati. A questo punto credo che la dichiarazione dell’Assessore abbia assorbito la richiesta di anticipo formulata dal Consigliere Binci. (…) Prego, Consigliere.
Massimo BINCI. Cioè, non capisco, Assessore! Quasi certamente ci sarà un rinvio o è stato detto che ci sarà un rinvio? (…) Allora va bene.
PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Binci.
PRESIDENTE. Passiamo quindi alla richiesta del Consigliere Giancarli in ordine all’anticipo della discussione dell’interrogazione n. 262 da svolgere prima di tutte le altre iscritte all’ordine del giorno.
Non vedendo in Aula segni di contrarietà direi di darla per approvata.
Comunicazione del Presidente Spacca, ai sensi dell’art. 30, secondo comma, del Regolamento interno, sulla trattativa con il Governo in merito ai fenomeni alluvionali che hanno colpito il territorio regionale.
PRESIDENTE. Do la parola al Presidente della Giunta Gian Mario Spacca.
Gian Mario SPACCA. Grazie Presidente. Vorrei informare l’Assemblea legislativa, come ormai sta divenendo da prassi, sull’avanzamento della trattativa con il Governo nazionale in merito alla vicenda delle precipitazioni atmosferiche verificatesi all’inizio del mese di marzo e che hanno procurato notevoli danni alla nostra comunità.
Come lei ha anticipato, ieri mattina c’è stato un incontro, promosso dal Dipartimento della protezione civile, tra le Regioni Marche, Abruzzo e Basilicata - regioni colpite dal medesimo evento alluvionale -, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Dipartimento stesso. L’incontro è avvenuto in sede tecnica ma ha un valore particolarmente stringente.
I rappresentanti dei Ministeri hanno riconfermato che esiste l’onere a carico delle Regioni – non soltanto della nostra ma anche delle altre due – di reperire le risorse finanziarie necessarie a fronteggiare gli oneri derivanti da calamità, attraverso quella procedura, che ormai ben sappiamo, dell’utilizzo al massimo della fiscalità a nostra disposizione, come pure di un’ulteriore elevazione di 5 centesimi, oltre all’attuale limite previsto dalla legge, dell’accisa sulla benzina.
Ma la novità è che la posizione dei rappresentanti ministeriali non è più sostenuta dall’esecutività della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, in quanto la Corte dei Conti non ha registrato la direttiva stessa che appunto prevede, ripeto, il percorso in sequenza relativo alla manovra del nostro bilancio dell’utilizzo della fiscalità disponibile e dell’ulteriore incremento di 5 centesimi dell’accisa della benzina.
Quindi rispetto alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri esiste anche questa ulteriore posizione della Corte dei Conti.
Inoltre, sempre nella giornata di ieri, è stato presentato al Ministero dell’economia e delle finanze da parte del Dipartimento della protezione civile, per il rilascio del concerto tra i due Ministeri, prima, e per l’intesa con la nostra Regione, dopo, lo schema di ordinanza.
Voi sapete che quando il Consiglio dei Ministri dichiara l’emergenza quasi immediatamente segue l’ordinanza. Invece in questo caso ci troviamo di fronte a una situazione del tutto anomala. Il Consiglio dei Ministri ha dichiarato l’emergenza di carattere nazionale il giorno 10 marzo, ma a distanza di quaranta giorni non abbiamo ancora l’ordinanza.
Quindi lo schema di ordinanza è stato trasmesso ieri mattina per il concerto dal Dipartimento della protezione civile al Ministero dell’economia e delle finanze.
Questa ordinanza è titolata per i primi interventi di urgenza diretti a fronteggiare i danni conseguiti agli eccezionali eventi alluvionali che hanno colpito il territorio della regione Marche dal 1° al 6 marzo 2011.
In questo schema di ordinanza, sottoposto al concerto del MEF, si prevede complessivamente uno stanziamento di 20 milioni di euro, che vengono equamente ripartiti tra la Regione Marche e lo Stato.
I 10 milioni della Regione Marche ci viene suggerito di coprirli con l’aumento dei 5 centesimi dell’accisa della benzina, gli altri 10 praticamente vengono messi a carico del fondo della protezione civile.
Quindi con questa ordinanza ci vengono resi disponibili complessivamente 10 milioni di euro, a cui noi dobbiamo aggiungere altri 10 milioni attraverso la manovra che riguarda l’accisa della benzina.
Io credo che su questo schema di ordinanza non saremo nelle condizioni di poter dare l’intesa perché andrebbe semplicemente a compensare la somma urgenza che è seguita all’evento alluvionale, ovvero quei famosi 20 milioni di euro già anticipati dagli enti locali per far fronte alle immediate necessità e per il ripristino delle normali funzioni di ogni singola comunità.
Pertanto rimarrebbe sempre pressante il problema di quelle imprese che hanno dovuto interrompere tutto o in parte le loro attività, che ammonta, come ben sapete, a 60 milioni di euro. E rimane tutto il resto.
Rispetto anche alle richieste di chiarezza di quest’Aula, oggi siamo in grado di presentare il conto esatto dei danni che si sono registrati, ciò a fronte dell’ulteriore ricognizione fatta dal nostro Dipartimento della protezione civile con gli Enti locali e le Prefetture.
Rispetto ai 462 milioni di euro che avevamo dichiarato inizialmente la ricognizione finale prevede 487 milioni di euro, quindi c’è stato un lieve incremento. Viceversa, la ricognizione finale fatta sui danni all’agricoltura è decisamente inferiore rispetto alle previsioni delle associazioni di categoria che avevano appunto formulato l’iniziale valutazione. Qui siamo in presenza di un danno certificato - certificazione che viene riconosciuta anche dal Governo nazionale, quindi dallo stesso Dipartimento della protezione civile - di 123 milioni di euro.
Quindi complessivamente i danni prodotti dall’evento calamitoso ammontano a 610 milioni di euro, di cui , ripeto, 487 per le attività extra-agricole e 123 per le attività agricole.
Dunque ci troviamo di fronte a una situazione particolarmente pesante che non riusciremo a fronteggiare, anche nella fase dell’urgenza, con i nostri mezzi. In questo momento stiamo anche cercando di spostare delle poste nel nostro bilancio ritardando alcuni progetti e anticipandone altri, in modo che su quel territorio si possa intervenire sulle urgenze che riguardano le attività produttive, ma non ce la faremo.
Però non l’abbiamo ancora fatto perché pensavamo di trovare un terreno di trattativa ispirato, come sempre abbiamo detto, alla logica del buon senso e della responsabilità.
Sicché a questo punto di fronte a queste proposte, anche sulla base delle tante riserve intervenute – ricordo il parere del Presidente emerito della Corte Costituzionale rispetto al milleproroghe, e questa mattina ho aggiunto la prudenza della Corte dei Conti che non ha dato ancora esecutività alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, le valutazioni fatte unanimemente in seno alla Conferenza delle Regioni italiane, e non ultime, forse le più importanti, le posizioni assunte con notevole convergenza dall’Assemblea legislativa della nostra Regione e dai nostri Parlamentari, seppure con alcune divergenze – credo sinceramente che non possiamo più esimerci dal fare oggi, che è l’ultimo giorno utile, il ricorso alla Corte Costituzionale per impugnare il milleproroghe nella parte che riguarda la tassa sulle disgrazie.
PRESDENTE. Grazie Presidente Spacca. Passiamo ora alla trattazione dei punti all’ordine del giorno e quindi con la Sessione comunitaria. (…) Però senza magari aprire un dibattito a tutto tondo. Prego Consigliere Massi.
Francesco MASSI. Non so se mi è sfuggito qualcosa, ma vorrei capire questo, Presidente. Con i 20 milioni proposti, ci sono 10 milioni della Regione e 10 milioni da reperire eventualmente con i 5 centesimi sul litro di benzina, bene, ma questa sarebbe la parte con cui rifondere gli interventi degli enti locali? Cioè, lei ha detto che poi rimarranno i danni delle imprese, ma gli interventi degli enti locali, che presumo sia per viabilità, ponti, strutture, quanti sono? Questa è la prima domanda.
Seconda domanda. L’incontro che avete avuto è stato di concerto anche con le altre Regioni, quindi Marche, Abruzzo e Basilicata? (…) A questo pacchetto è stato risposto nello stesso modo, bene, però intanto aspetto queste risposte, seppure vorrei fare anche delle considerazioni. (...)
PRESIDENTE. Però, scusate, non può esserci un dibattito a due! Lei ha fatto due domande, Consigliere, quindi ora il Presidente risponde.
Gian Mario SPACCA. La risposta è brevissima. Ho chiarito che la somma urgenza non riguarda le infrastrutture colpite dall’alluvione, la somma urgenza sono quegli interventi fatti dagli enti locali e in parte dalla nostra protezione civile per garantire la normalità di vita nelle situazioni colpite dall’alluvione. Quindi sono le risorse destinate, ad esempio, all’autonoma sistemazione delle persone che avevano la loro abitazione danneggiata, oppure le necessità di tutti i volontari intervenuti per, oppure i soldi spesi per sgombrare dal fango le strade ecc. ecc.. Pertanto siamo sull’urgenza più immediata, non a caso si chiama somma urgenza.
Dopodiché cercheremo gli accordi di programma su quella parte di danni che non sono costituiti dalla somma urgenza e dai danni alle imprese e che ammontano a 80 milioni di euro.
Quindi diciamo che per la parte che rimane tra 80 milioni e 487 milioni dovremo trovare degli accordi di programma con il Ministero delle infrastrutture e con il Ministero dell’ambiente per cercare, insieme, di costruire delle strategie per intervenire, ossia per ripristinare i ponti interrotti, per ripristinare le condizioni di alveo, per ripristinare e mettere in condizioni di sicurezza gli equilibri idrogeologici dei versanti e così via.
Però in questo momento la nostra esigenza è intervenire sugli 80 milioni e soprattutto sulle attività delle imprese colpite dall’alluvione. E l’ordinanza riguarda soltanto i 20 degli enti locali sulla somma urgenza.
Naturalmente questa regola introdotta vale per tutte le Regioni. Infatti non ha caso, ripeto, la Conferenza delle Regioni ha preso unanimemente una posizione di contrasto a una simile regola. Una regola che si ritiene lesiva, oltre che dei princìpi di solidarietà, anche di federalismo. Perché? Perché tu imponi alle Regioni di assumere delle posizioni preordinate indipendentemente dalla loro facoltà di intervento, a fronte di una emergenza che appunto non è locale ma che proprio per dichiarazione del Consiglio dei Ministri è stata classificata come emergenza nazionale, per cui lo Stato deve intervenire.
Relazione della VI Commissione sullo stato di attuazione delle Politiche europee.
·	Risoluzione n. 25/11 “Sostegno alla costituzione della macroregione adriatico-ionica”
·	Risoluzione n. 26/11 “Partecipazione della Regione Marche alla consultazione avviata dal Comitato delle Regioni in merito al ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua”
·	Risoluzione n. 29/11 “Modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici. Per una maggiore efficienza del mercato europeo degli appalti - COM (2011) 15 DEF del 27 gennaio 2011"
(Discussione e approvazione Risoluzioni)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la relazione della VI Commissione sullo stato di attuazione delle politiche europee.
Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Cardogna.
Adriano CARDOGNA. Oggi nello svolgere questa Sessione comunitaria ottemperiamo a quanto previsto dalla legge n. 14/2006. Essa si apre con una relazione della VI Commissione assembleare che l’ha condivisa all’unanimità. Il mio intervento sarà dunque di sintesi di quel documento che vi è stato consegnato dagli uffici.
Intanto inizio dicendo che l’odierna Sessione è diversa dalle precedenti, è infatti la prima che si svolge dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona del 1° dicembre 2010, quindi in una situazione in cui le Assemblee legislative regionali hanno una peculiare capacità di partecipare alla formazione del diritto europeo.
Inoltre è una Sessione che avviene nel pieno della discussione delle riforme che sta affrontando l’Unione europea, quella della politica di coesione, dei fondi strutturali e dello bilancio dell’Unione stessa. Tutte questioni che rappresenteranno la nostra futura capacità di spesa e di investimento nell’interesse di tutta la comunità, le cui necessità è compito di questa Assemblea individuare, rappresentare e tradurre in adeguati programmi operativi.
Ma come non fare anche riferimento alle situazioni particolare di questi mesi. Ad esempio alle grandi questioni globali così drammaticamente arrivate alla nostra attenzione; questioni globali che hanno delle ricadute immediate sia sulla vita quotidiana delle persone che sulle nazioni e che, a nostro avviso, possono essere affrontate soltanto a livello più alto e quindi dall’Unione europea. Oppure alla questione energetica salita alla ribalta dopo il dramma nucleare giapponese, alla questione dell’immigrazione o ancora alla politica per il Medioriente e i Paesi del Mediterraneo.
Cito queste emergenze perché alla luce del principio di sussidiarietà anche la nostra Assemblea legislativa può essere attore, non spettatore, di questo dibattito.
Ora, viste le diverse questioni che abbiamo all’ordine del giorno, ho ritenuto di separare la trattazione degli argomenti in due parti, la prima riguarderà la formazione del diritto comunitario, la seconda l’attuazione delle politiche comunitarie.
Questa legislatura è iniziata con la condivisione della scelta di applicare pienamente il principio di sussidiarietà. Ciò è avvenuto con quella risoluzione votata da questa Assemblea legislativa nel giugno 2010, affinché anche la nostra legge nazionale n. 11/2005 riconosca il ruolo delle Regioni e delle Assemblee legislative regionali in questo tipo di funzioni.
In questo percorso abbiamo partecipato ad un primo appuntamento, con un meccanismo che viene chiamato “allerta precoce”, dove la nostra Assemblea legislativa, a fine novembre, si è espressa su una proposta di modifica del regolamento che disciplina il Piano di sviluppo rurale. Un momento per affrontare la questione dell’IVA, che non è riconosciuta come spesa ammissibile al rendiconto, anche se sostenuta e non recuperata dagli enti pubblici beneficiari, diversamente da quanto previsto da altri regolamenti comunitari.
Questo nella nostra Regione, come in tutte le altre Regioni italiane, ha creato un problema di spesa e di funzionamento sopratutto dell’Asse 2 del nostro Piano di sviluppo rurale.
L’Assemblea legislativa delle Marche ha quindi colto quell’occasione per rappresentare tale difficoltà, vedendosi poi accogliere tale osservazione prima dal Senato della Repubblica e successivamente dalla Commissione agricoltura del Parlamento europeo, divenendo poi un emendamento che presto sarà recepito in sede parlamentare; tra l’altro la nostra Assemblea è stata la prima a praticare a livello italiano questo tipo di meccanismo.
Tenuto conto che questa Sessione comunitaria si svolge a circa un anno dal nostro insediamento, desidero ora fare un rapido excursus del lavoro posto in essere dalla VI Commissione.
A luglio 2010 abbiamo partecipato alla consultazione su foreste e cambiamenti climatici. Coinvolgendo tutti i portatori di interesse abbiamo proposto di far riconoscere le foreste mediterranee come un aspetto specifico delle politiche comunitarie, affinché di questo se ne potesse tener conto nei prossimi programmi comunitari.
A gennaio 2011 abbiamo partecipato alla consultazione sul futuro della politica di coesione, condividendo finalità come quella di ridurre gli obiettivi su cui concentrare la nostra attenzione e sopratutto sulla qualità e l’efficacia della spesa.
All’ordine del giorno della Sessione comunitaria di oggi ci sono proposte di risoluzione che la Commissione ha ritenuto di affrontare in quanto riguardano problemi che in questo momento sono particolarmente significativi.
La prima proposta di risoluzione riguarda la partecipazione alla consultazione promossa dal Comitato delle Regioni in merito al ruolo degli Enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua, nella consapevolezza che la politica di gestione dell’acqua è un tema particolarmente sensibile per il sistema delle autonomie territoriali e locali.
Quello che la Commissione ha discusso e condiviso è che l’acqua va proclamata bene pubblico e come tale deve essere quindi posta sotto controllo pubblico, a prescindere se sia gestita interamente o parzialmente dal settore privato.
Facendo ricorso ad altri pronunciamenti dell’Unione europea siamo arrivati alla conclusione che è possibile considerare l’accesso all’acqua come un servizio di interesse generale. Un servizio pertanto che può essere sottratto dall’applicazione delle regole del mercato interno e del diritto della concorrenza, che non è di competenza esclusiva dello Stato e che gli enti regionali e locali hanno la possibilità di decidere sulla sua gestione.
Con la seconda proposta di risoluzione ci siamo interessati al tema degli appalti pubblici, inserendoci nella consultazione del Libro Verde sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia appunto di appalti pubblici. Dunque altro elemento sensibile e importante per la nostra comunità, dove, tra il detto e il non detto, l’interesse di tutti è che le risorse destinate agli appalti pubblici possano rimanere più vicino possibile ai nostri territori e alle imprese.
Gli aspetti sui quali si è soffermata la VI Commissione riguardano per l’essenziale il rafforzamento del ruolo delle piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura portante dei sistema produttivo non solo della nostra Regione ma dell’intera Unione europea, oltre che la necessità di approfondire a livello europeo l’interazione tra principi generali in materia di appalti pubblici con la normativa applicabile ai soggetti senza scopo di lucro, così come per i servizi e i lavori svolti in quelle zone dell’Unione le cui caratteristiche geografiche e demografiche potrebbero accentuare i problemi di sviluppo.
La VI Commissione ritiene che i soggetti che agiscono senza scopo di lucro dovrebbero ritenersi sottratti all’applicazione dei principi generali di diritto europeo relativi alla libertà di stabilimento e al mercato interno.
Quello che emerge, in generale, dagli approfondimenti effettuati dalla VI Commissione in merito alla partecipazione alla fase ascendente, è la considerazione che le specificità proprie del nostro ordinamento, sia esso regionale o statale, devono essere poste all’attenzione dell’Unione europea nell’ambito del processo di formazione di una politica o di revisione di una determinata normativa, quindi prima che questa politica sia stata definita all’interno di un atto giuridico vincolante, pena il rischio di subire l’applicazione di principi anche molto distanti da quelli a volte legati a tradizioni quasi culturali del nostro Paese. Al riguardo il caso delle concessioni demaniali marittime e quello dei trasporti sanitari sono assolutamente emblematici.
Una particolare attenzione va prestata ad Europa 2020, il documento strategico che da qui a quella data dovrà far convergere tutte le politiche dei fondi strutturali, le politiche di coesione e di bilancio dell’Unione europea su alcuni obiettivi dichiarati.
Europa 2020 contiene tre priorità strategiche:
· una crescita intelligente, sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione;
· una crescita sostenibile, promuovere una economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva;
· una crescita inclusiva, promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione economica, sociale e territoriale.
Su queste priorità le politiche degli Stati membri e le politiche delle Regioni dovranno convergere.
Ognuna di queste priorità si pone degli obiettivi, ma che il nostro programma nazionale di riforma, allo stato attuale della sua formulazione, sembra non raggiungere pienamente. E’ pertanto indispensabile che la Giunta regionale partecipi, in sede di Conferenza Stato-Regioni, ai lavori per la stesura definitiva del Programma nazionale di riforma, assicurando ogni sforzo affinché gli obiettivi di Europa 2020 siano effettivamente raggiunti. Ed è altresì opportuno che l’Assemblea legislativa venga informata sull’andamento di questi lavori.
Sul piano dei rapporti interni all’organizzazione regionale, alla luce della crescente importanza rivestita dalla possibilità di incidere, in concreto, nella fase di definizione di disposizioni e di politiche che acquistano di anno in anno un rilievo di grande importanza per la crescita delle autonomie territoriali e locali, si ritiene ormai arrivato il momento di definire entro i prossimi sei mesi l’intesa interistituzionale tra Giunta ed Assemblea legislativa prevista dalla legge regionale n. 14/2006, al fine di rendere questa partecipazione più sistematica è più condivisa.
Infine proponiamo una risoluzione a sostegno del processo di costituzione della Macroregione Adriatico-Ionica.
La VI Commissione ha ritenuto opportuno che l’Assemblea legislativa si potesse affiancare al lavoro della Giunta regionale ed in particolare da quello svolto dal Presidente Spacca. Affinché poi un atto dell’Assemblea legislativa sia utile per il coinvolgimento delle altre Assemblee interessate dal progetto; è stato appena ieri annunciato che il Ministro degli esteri Frattini a maggio si recherà a Trieste per un importante incontro dell’ICE (Iniziativa Centro Europea) con l’obiettivo di rilanciare le macroregioni e quindi la Macroregione Adriatico-Ionica e quella Danubiana.
Per quanto riguarda la fase discendente del diritto, la proposta di legge comunitaria regionale di quest’anno – che poi discuteremo ed approveremo - ha in parte recuperato i contenuti della proposta di legge comunitaria presentata alla fine della scorsa legislatura.
Nella proposta di legge comunitaria oggi in esame si prevede l’istituzione dello Sportello unico delle attività produttive (SUAP), che rappresenta l’unico punto di accesso per gli operatori economici per lo svolgimento di tutti gli adempimenti di carattere amministrativo, ivi compresi quelli urbanistici ed edilizi, concernenti l’insediamento, l’avvio e l’esercizio di attività produttive di beni e di servizi.
La proposta di legge comunitaria, pertanto, non costituisce un mero adempimento connesso all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, ma intende offrire, soprattutto al sistema delle autonomie territoriali, gli strumenti per agevolare l’esercizio del diritto di iniziativa economica costituzionalmente garantito.
In merito all’attuazione dei programmi cofinanziati con risorse europee, la VI Commissione nel 2010 ha più volte incontrato l’Assessore Petrini e i servizi responsabili dell’attuazione, maturando l’intendimento di approfondire in futuro gli aspetti inerenti la qualità e la coerenza degli interventi rispetto agli obiettivi dichiarati, anche nell’ottica di dare concreta attuazione a quanto condiviso da questa Assemblea con la partecipazione alla consultazione sul futuro della politica di coesione.
In quella sede è stata espressa la convinzione della necessità che vi sia una maggiore concentrazione delle tematiche alle quali destinare le risorse della nuova programmazione, anche al fine di un uso più efficiente e meno dispersivo delle risorse stesse. Questo approccio richiede un più attento monitoraggio dei risultati dal punto di vista qualitativo anche da parte dell’Assemblea legislativa regionale, che può svolgere la propria funzione di controllo e rivolgere eventuali indirizzi alla Giunta regionale.
Lasciando agli interventi dei membri della Giunta regionale l’illustrazione dei dati e degli aspetti inerenti lo stato di attuazione dei programmi europei, termino questa mia sintesi di quella relazione che avete tra i vostri documenti rivolgendo un ringraziamento al Presidente Solazzi per l’attività che sta svolgendo in seno alla Conferenza dei Presidenti come coordinatore per gli Affari europei, ed ai membri della VI Commissione che hanno creduto nel percorso fin qui praticato, lavorando sempre di concerto, attraverso una sintesi unanime, sulle proposte. Infine rivolgo un ringraziamento ai componenti della struttura a servizio della Commissione per la sua davvero alta professionalità e la non scontata dedizione e disponibilità.
PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Cardogna, anche per le affermazioni nei miei confronti.
Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Trenta.
Umberto TRENTA. Saluto intanto l’Assessore Viventi che ci esorta ad un lavoro di interesse comune.
Oggi parliamo delle politiche comunitarie e quindi del diritto della Regione europea. Il lavoro di sintesi espresso nella VI Commissione ha come delega precisa quello di rendere la popolazione, in ogni suo strato sociale, più vicina a questo concetto, che per alcuni versi è ancora molto astratto e distante dalla stessa coscienza dei popoli dell’Europa. La mission che si è quindi posta la VI Commissione è di lavorare all’unisono, in un rapporto armonico, per legare appunto la direttiva politica alla sensibilità amministrativa istituzionale e legislativa.
Il fatto che la VI Commissione interagisca con le altre Commissioni, con l’Esecutivo regionale e con quel consesso nel quale oggi approveremo la proposta di legge n. 70, significa un fatto, ovvero che non ci sono due relatori, cioè uno di maggioranza e uno di minoranza. Questa distinzione la cita la norma dei lavori dell’Assemblea legislativa, mentre il Presidente Cardogna e il Vicepresidente Trenta hanno lavorato insieme alla redazione di un documento, insieme lo hanno approfondito nei vari punti e poi lo hanno proposto all’Aula con uno scopo preciso. Quale? Il voto unanime, affinché un lavoro siffatto sia di esempio istituzionale. I ragazzi che oggi assistono ai nostri lavori debbono capire che non sempre c’è una divisione tra maggioranza e minoranza, perché quando si arriva a una proposta di legge come appunto la n. 70 significa che si è ben amministrati, significa condivisione, concertazione, significa una valutazione obiettiva positiva, così come ci è stato ben rappresentato dal Presidente Cardogna in una sintesi di proposta per l’Aula.
Gli aspetti essenziali su cui andrò a connotare il mio intervento riguardano il rafforzamento del ruolo delle piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura portante del sistema produttivo non solo della nostra regione ma dell’intera Unione europea, oltre la necessità di approfondire a livello europeo l’interazione tra i princìpi generali in materia di appalti pubblici con la normativa applicabile ai soggetti senza scopo di lucro. Tema rispetto al quale appare ragionevole chiedere una specifica valutazione di impatto con il diritto del mercato interno e della libera circolazione dei servizi. Anche tenuto conto di quanto previsto dal paragrafo 2 dell’articolo 54 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea nella parte in cui prevede espressamente il principio secondo il quale le società, cui si applicano le norme sulla libertà di stabilimento previste per le persone fisiche, sono caratterizzate dallo scopo di lucro. Da ciò discende che i soggetti che agiscono senza scopo di lucro dovrebbero ritenersi sottratti dall’applicazione dei principi generali di diritto europeo relativi alla libertà di stabilimento e al mercato interno.
Altra questione approfondita che va posta all’attenzione dell’intera Assemblea legislativa è quella che riguarda il ruolo svolto dal sistema degli appalti pubblici per la rete d’impresa, a cui la Regione Marche dedica una particolare attenzione istituzionale. E’ utile ricordare che recentemente è stato approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge n. 2626, attualmente all’esame del Senato, che detta nuove norme per la tutela della libertà di impresa e per lo statuto delle imprese, nell’ambito del quale la rete di impresa è definita come aggregazione funzionale tra imprese, potendo essere considerate quali soggetti privilegiati per l’accesso al sistema degli appalti pubblici.
Da queste ultime considerazioni appare pertinente chiedere alla Commissione europea che questa particolare aggregazione trovi un idoneo inquadramento giuridico anche nell’ordinamento europeo.
Vado ad un altro aspetto di notevole rilevanza. E qui investo personalmente il Presidente Vittoriano Solazzi.
Nella nostra proposta di risoluzione avente per oggetto “Sostegno alla costituzione della Macroregione Adriatico-Ionica” al punto cinque entriamo nel vivo dell’insegnamento e quindi della vicinanza dell’Istituzione che lei rappresenta, ovvero della Assemblea legislativa regionale. A questi ragazzi oggi presenti in Aula va detto che lei è la sintesi democratica dei lavori di Aula e che peraltro ben rappresenta.
Sicché le consegno ufficialmente la proposta che le verrà data dalla VI Commissione. Infatti, dicevo, il punto cinque della risoluzione sottolinea l’importanza della creazione di una Macroregione Adriatico-Ionica anche nell’ottica di dare vita a una rete di soggetti istituzionali, che coinvolga in primo luogo le Università e gli istituti di ricerca, al fine di promuovere la diffusione della cultura della pace e della diffusione dei diritti umani, prioritariamente attraverso l’Associazione Università per la pace istituita ai sensi – mi permetto di ricordarlo come inciso – della l.r. 18 giugno 2002, n. 9, nonché per sensibilizzare la partecipazione dei cittadini – mi rivolgo a lei, Presidente, ma poi la divulgherò a questi ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado – attraverso la costruzione di una cittadinanza europea pienamente condivisa.
E qui, caro Presidente, vado alla riforma approvata dalla Gelmini per la scuola, ovvero a quella dotazione di un sistema di tecnologia moderna per la comunicazione e che dal prossimo anno potrebbe sostituire il cartaceo dei libri, dando così la possibilità di scaricare direttamente i testi dal sistema internet.
Cosa significa questo? Nella citata legge regionale 9/2002 citavamo proprio l’UTA, l’Università telematica avanzata, quindi noi stiamo proprio andando in quella direzione. E la Regione Marche come prima nel mondo e sicuramente unica in Europa ha costituito questo organismo.
Un organismo che in questo momento va in linea con quanto sta emergendo come sensibilità politica anche dalla Consigliera segretaria dell’Ufficio di Presidenza Paola Giorgi, che molto diligentemente – ho visto che ha recepito gli ultimi messaggi simpatici – ha posto i teatri dell’Adriatico alla IAI, come strumento straordinario di socializzazione, integrazione e conoscenza. Lei è molto ben predisposta, come mi ricordò lei stessa in una precedente seduta, verso la cultura teatrale. Ed il teatro, per definizione greca, era la massima espressione della cultura, dove con l’ironia, ma con molta sagacia, si tramandava quel pensiero di democrazia (demos-crazia), che oggi questi nostri giovani hanno il piacere di ascoltare nell’emiciclo di quest’Aula. Un consesso che peraltro, guarda caso, nella sua forma ha la rappresentazione architettonica di un teatro greco, la cui scena degli attori è posta in una serie di rappresentanze politiche e istituzionali che rappresentano certamente l’Esecutivo con il Presidente Spacca mentre il consesso della civitas è rappresentato dal Presidente Solazzi, come appunto massima autorità regionale a cui noi come VI Commissione conferiamo, ripeto, questo impegno che tende ad un accordo…
PRESIDENTE. Consigliere Trenta si dia una regolata, potrei montarmi la testa!
Umberto TRENTA. Presidente, il suo nome, Vittoriano, nomen omen, è ha dismisura, quindi non si preoccupi! Ma torniamo al fatto che a lei, così come è il costrutto della proposta di legge n. 70, verrà affidato questo alto compito che avrà come precisa attuazione e concretizzazione il momento dell’accordo con la fondazione Nobel e, sempre sotto l’egida dell’ONU, la rappresentazione di quella che è una risoluzione dell’ONU. Cioè la Regione Marche fa sua la risoluzione dell’ONU, così come raccomandato dall’ONU stesso, con un principio molto preciso: voto, veto, vita, cioè sì al voto, no al veto, sì alla vita.
Questo è il senso della democrazia, questa è la culla della democrazia mediterranea, da lì nascerà la proposta, l’esigenza è questa, come risposta all’Europa della Francia di Sarkosy che dice: “un momento, facciamo un distinguo”. No! Il problema non è solo italiano, il problema è della coscienza degli italiani; bene ha risposto il Presidente Spacca sull’accoglienza.
Questo è dunque il lavoro che sta facendo la VI Commissione, questo è il nostro messaggio per la nostra isola di Lampedusa lasciata allo sbaraglio dalle istituzioni europee.
Noi abbiamo una coscienza europea perché prima abbiamo una coscienza nazionale e prima ancora abbiamo una coscienza e una conoscenza del significato di essere Consiglieri regionali, abbiamo cioè una piena consapevolezza del ruolo di Consigliere regionale.
E’ pertanto in questo senso che chiedo un voto unanime sulla proposta di legge n. 70, con la quale in maniera indefessa, laboriosa e intelligente il Presidente Cardogna e tutti i membri della Commissione hanno voluto fare come lavoro per la regione Marche.
PRESIDENTE. Grazie Consigliere Trenta. Lo schema dei lavori rispetto alla Sessione comunitaria prevede che ci sia una relazione da parte della Giunta sullo stato di attuazione dei programmi cofinanziati con risorse comunitarie. Relazionerà il Vicepresidente Petrini.
Paolo PETRINI. Cercherò di fare una relazione sintetica, visto anche il periodo che stiamo vivendo riguardo alla programmazione 2007-2013. Solo due parole sulla fase ascendente, di cui ha già parlato anche il Presidente Cardogna.
Insieme al Dipartimento del Ministero vi sarà un’attività densa da parte delle Regioni, che costituiranno un loro gruppo di contatto. Un gruppo che di fatto è un supporto tecnico al Ministero per far sì che questa fase ascendente possa essere portata avanti con il sistema italiano nel suo complesso e non con un Ministero che si confronta con le istituzioni europee senza una relazione costante e strutturata con le Regioni.
La Regione Marche fa parte di questo gruppo di contatto, quindi, dopo quelli che sono i princìpi enunciati per la prossima programmazione 2014-2020, tra poco comincerà quel lavoro vero e proprio che le singole istituzioni coinvolte dovranno portare avanti.
Ora siamo ai preliminari dove la Regione Marche non solo è presente nel gruppo di contatto, ma ha anche degli specifici incarichi. Incarichi che ha già svolto, come quelli ad esempio che riguardano le condizioni esterne all’attuazione dei programmi europei, cioè la valutazione di tutti quegli elementi che esulano da quanto possibile prevedere e programmare da parte delle specifiche politiche europee, ma che hanno un’influenza determinante sull’attuazione delle stesse politiche, soprattutto nella fase post programmatoria.
Cercherò comunque di darvi un quadro, che non è quello del 2010 con lo stato di attuazione delle politiche comunitarie all’interno della Regione Marche, cioè degli strumenti che abbiamo a disposizione, vi parlerò della situazione attuale, ovvero di quella situazione che attraverso gli strumenti che possediamo è possibile fare.
Inizio con il piano che contiene le più consistenti risorse finanziarie, dunque con il Piano di sviluppo rurale 2007-2013. Come ricorderete conteneva 485 milioni, su questi abbiamo già assunto impegni per 320 milioni, abbiamo risorse ancora a bando per 138 milioni, quindi di fatto abbiamo risorse ancora libere per soli 26 milioni. Abbiamo cioè effettivamente erogato 178 milioni di euro attraverso 99 bandi, 51 già chiusi e 48 ancora in corso.
Sono bandi che abbiamo svolto sui vari Assi del Programma di sviluppo rurale.
In particolare per quanto riguarda l’Asse 2, quello legato alle misure agroambientali - che, come tutti ricorderete, ha nelle misure soprattutto del biologico e delle indennità compensative, le parti principali, oltre che nella forestazione, in particolare il rimboschimento dei terreni agricoli - siamo a una spesa davvero molto alta. Ma così devo dire anche per quanto riguarda l’Asse 1.
Ricordo che gli stanziamenti prevedevano anche una quota di trascinamento relativa agli impegni che avevamo preso con il precedente Programma. Siamo a una quota di pagamento del 36,81% che ci vede in testa alle Regioni italiane.
Siamo inoltre in testa anche per quelle modalità che siamo riusciti a mettere autonomamente in piedi. In particolare il nostro sistema informativo regionale; oggi per Agea siamo infatti una Regione battistrada per la semplificazione, mai sufficiente, al fine di una più fluida erogazione di questi contributi.
Una situazione non differente l’abbiamo anche nel POR del FESR, dove ormai abbiamo impegnato, attraverso gli impegni diretti e le obbligazioni sugli anni successivi, l’86% delle risorse a disposizione. Anche qui la disponibilità residua non è molto alta, è infatti di circa 39 milioni e 900 mila euro. Ricordo che il piano finanziario in questo caso era di 288 milioni di euro.
Vi do ora una sezione più nello specifico di alcuni Assi.
Abbiamo un numero di progetti molto forte riguardo l’Asse 1, Innovazione ed economia della conoscenza, 508 progetti già finanziati sugli 881 complessivi.
E’ importante notare, per quanto riguarda il POR del FESR, che da marzo è in funzione il sistema gestionale informatizzato SIGFRIDO che, come sapete, ripresenta un’importante passo avanti nella digitalizzazione della pubblica amministrazione e della sua semplificazione.
Una situazione particolare esiste per il Fondo sociale europeo, un fondo che è stato oggetto specifico di attenzione per quanto riguarda il reperimento delle risorse finalizzate a far fronte alla grave situazione sociale che si è venuta a creare a seguito della crisi economica, quindi gli ammortizzatori sociali in deroga da dover approntare.
Senza considerare questi ammortizzatori sociali in deroga, che sono oggetto di rendicontazione solo nel momento in cui verranno rappresentati come tali dall’Inps, ci siamo impegnati per 110 milioni, sui 281 relativi alla programmazione, abbiamo assunto 84 milioni di obbligazioni e abbiamo svolto pagamenti per circa 66 milioni. Ma, ripeto, questi 66 milioni sono al netto di ciò che l’Inps dovrà poi rappresentare.
Francamente, Consiglieri, non voglio fare un’elencazione Asse per Asse, misura per misura o della loro attuazione, perché credo che il dato complessivo determini una situazione di performance assolutamente positiva, in relazione non solo alle percentuali di impegno e di spesa che abbiamo conseguito, ma anche in relazione all’autentica rispondenza di quanto abbiamo fatto con la programmazione che la stessa Assemblea legislativa regionale aveva approvato.
Da questi dati penso si tragga una sensazione del tutto diversa da quell’andazzo che purtroppo ancora affligge diverse Regioni italiane dove è ancora molto forte l’affanno degli ultimi mesi dell’anno, ossia quello relativo a non incappare nella tagliola del “n+2”.
Noi siamo convinti di non avere quest’ansia, soprattutto nei rimanenti prossimi due anni, periodo in cui dovremo impegnarci molto in una programmazione che certamente non dovremo sbagliare e che appunto ci aiuterà ad avere l’attenzione necessaria a questo aspetto legato alla programmazione.
Vista l’esperienza che abbiamo appena vissuto quest’anno, anche con il performante lavoro fatto dalla VI Commissione, credo che potremo davvero fare una programmazione all’altezza della difficile situazione.
Gianluca BUSILACCHI. Intanto mi scuso, Presidente, ma io non farò un intervento spiritoso come quello del collega Trenta, il suo è un talento naturale!
PRESIDENTE. Definire spiritoso l’intervento di Trenta è un’offesa gravissima!
Gianluca BUSILACCHI. A parte le battute, il tema è serio. Questa Sessione comunitaria cade ad un anno dall’insediamento dell’Assemblea legislativa, quindi credo possa essere anche l’occasione per un primissimo bilancio dei lavori della VI Commissione.
Intanto mi sento di fare un ringraziamento al Presidente Cardogna, al Vicepresidente Trenta e a tutti i Commissari. Ed un ringraziamento particolare per il lavoro svolto dagli uffici e dai funzionari che davvero hanno supportato e aiutato con la loro competenza l’attività della Commissione.
Il Presidente nella sua relazione ha già ricordato i risultati importanti che sono stati conseguiti in questo anno, ed io direi, Presidente, con un metodo europeo. Sapete che in Europa spesso si prova a rincorrere il metodo dell’unanimità, quindi penso che anche il lavoro della VI Commissione si sia caratterizzato per la ricerca di una sintesi massima, che sicuramente è un valore importante, un valore aggiunto al lavoro svolto in questa Commissione.
Non mi dilungo su tutti i risultati che sono stati conseguiti nella fase ascendente della formazione del diritto dell’Unione europea, ne cito soltanto uno, che tra l’altro è stato uno dei primi risultati, ovvero la modifica del regolamento Feasr per ammettere a rendicontazione le spese sostenute a titolo IVA dagli enti pubblici attuatori degli interventi cofinanziati. Una proposta originale della Regione Marche, poi accolta dal Senato, che permetterà - me lo auguro, ma è anche quello che sostiene il Senato con l’accoglimento appunto di tale proposta - un risparmio per tutte le Regioni.
Oggi in questa Sessione comunitaria all’ordine del giorno ci sono molti temi, chiaramente non li tratterò tutti, mi limiterò ad affrontarne soltanto un paio, ma vorrei farlo con una prospettiva il più possibile organica, la prospettiva cioè dell’Europa 2020.
Come voi sapete c’è una strategia europea per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; tra l’altro apprezzo molto che il Presidente Spacca si stia facendo portatore di un’iniziativa analoga, Marche 2020, che ci consentirà di guardare al lungo periodo della programmazione regionale. Ma al di là di questa iniziativa, noi oggi con gli atti che approveremo daremo un contributo alla fase ascendente in questa logica appunto della programmazione di lungo periodo.
Vorrei molto sinteticamente riprendere i tre aspetti dell’Europa intelligente, sostenibile e inclusiva, provando ad inquadrare alcuni temi all’interno di questi tre assi.
In Europa 2020 per crescita intelligente si intende la creazione di un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione. Ritengo che alcune questioni, già qui richiamate, che riguardano la Macroregione Adriatico-Ionica, che sono presenti nella risoluzione della VI Commissione, vadano proprio in questo senso. In particolare non va trascurato il tema della conoscenza della rete delle università, che può essere un pilastro importante nella costruzione della Macroregione.
Tra l’altro segnalo che da alcuni anni esiste già un progetto del genere, che ha visto l’Università Politecnica delle Marche capofila per un lungo periodo, il Progetto Adrion, una rete delle università adriatiche e ioniche, esperienza da mettere a valore e recuperarla all’interno della prospettiva della Macroregione.
In sostanza ritengo che tutte le iniziative già in essere e che possono valorizzare la Macroregione debbano essere colte per sostenere e per rafforzare la proposta che il Presidente Spacca porterà a Bruxelles.
Un altro tema che volevo segnalare inserito in questa risoluzione – che proporrò ufficialmente al Presidente di rafforzare - riguarda la sanità. C’è la possibilità di uno scambio transfrontaliero delle prestazioni sanitarie, penso sia opportuno inserire questo tema all’interno della Macroregione.
Il secondo asse riguarda la crescita sostenibile. Qui dovremmo essere orgogliosi del fatto che saremo la prima Regione italiana a rispondere alla consultazione promossa dal Comitato delle Regioni in merito al ruolo degli enti locali nella promozione della gestione delle risorse idriche, posta poco tempo fa (febbraio 2011), ma che si rifà alla risoluzione del Parlamento europeo del 2009, nella quale si afferma che l’acqua va proclamata un bene pubblico, quindi come tale dovrebbe essere posto sotto controllo pubblico, a prescindere dal fatto se sia gestito parzialmente o interamente dal settore privato. Noi in questo siamo facilitati anche dai lavori di quest’Aula, poche settimane fa ha infatti accolto una mozione che va in tal senso
Dunque anche questo secondo asse credo possa essere un contributo originale della nostra Regione.
Il terzo aspetto riguarda la terza priorità strategica di Europa 2020 che va nel senso della crescita inclusiva, cioè promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione economica e sociale territoriale dell’Europa.
Qui c’è la questione già ricordata degli appalti. Seppure sia un tema su cui la Regione non ha un potere normativo c’è stata comunque una consultazione promossa dall’Unione europea. Su questo ci siamo confrontati con le categorie, riprendendo alcuni loro suggerimenti che ovviamente vanno nel senso di favorire un tessuto, come quello marchigiano, basato sulle piccole e medie imprese.
Pertanto abbiamo dato indicazioni anche nella fase ascendente.
Concludo con una nota che riguarda la coesione sociale. È in approvazione il Piano socio-sanitario, andrà in Aula nelle prossime settimane, un atto dove tracceremo, oltre gli aspetti riguardanti la sanità, anche tutta la programmazione sociale della nostra regione per i prossimi anni.
Io credo che il nostro Paese riguardo le politiche sociali sia piuttosto arretrato rispetto ad altri Paesi europei, allora penso, per utilizzare uno slogan, dovremmo portare un po’ di Europa in Italia. Dovremmo far sì che le buone pratiche dell’Unione europea riguardo le politiche contro la povertà, le politiche a tutela dei redditi delle famiglie più indigenti – che rispetto all’Italia in molti Paesi europei sono molto più tutelate -, ci vedano protagonisti. Su questo, noi che ci occupiamo di questi temi, stiamo già lavorando, per cui sono ottimista che potremo portare il nostro contributo.
Ma intanto in questa sede voglio segnalare che il lavoro svolto da tutta la VI Commissione è importante. In quest’ottica di programmazione europea penso che la Regione Marche stia dando un contributo significativo.
Paola GIORGI. Innanzitutto voglio ringraziare per il lavoro svolto la VI Commissioni, il Presidente Cardogna e tutti i suoi componenti, e per tutte le relazioni che sono state fatte stamattina, la relazione della Giunta, che ci hanno dato la misura di quanto le Marche seguano, giustamente, dico io, con profonda attenzione i lavori che vengono dall’Europa.
La stessa attenzione non c’è stata invece da parte del Governo nazionale. Infatti la legge comunitaria nazionale del 2010 - che tratta, come abbiamo ascoltato, temi importantissimi per il nostro Paese e per le nostre imprese, ossia il recepimento di normative europee che incidono direttamente sulle nostre leggi - era stata calendarizzata in Aula alla Camera dei Deputati per essere discussa il 6 aprile scorso. In occasione della discussione tutte le forze politiche, ma soprattutto l’Italia dei Valori aveva presentato degli emendamenti e una mozione sulla materia della Direttiva Bolkestein; su questo poi approfondirò alcuni argomenti in quanto al riguardo ci sono delle mozioni. Ebbene, quel 6 aprile l’Aula del Parlamento votò ed approvò il rinvio in Commissione della legge comunitaria non per problemi legati ad aggiornamenti legislativi, ma per far approdare in Aula una legge considerata dal Governo Berlusconi e dalla maggioranza parlamentare prioritaria a questa. E’ cioè l’ennesima legge ad personam su “Misure per la tutela del cittadino – Berlusconi, dico io! – contro la durata indeterminata dei processi”.
Quindi dovremo attendere altro tempo - dopo aver dato le dovute garanzie a Berlusconi! - per aver la possibilità di dare garanzie di sopravvivenza a molte piccole imprese del territorio che oggi vivono, proprio grazie alla Direttiva Bolkestein, con la spada di Damocle sopra la testa.
Rispetto ai temi trattati oggi sono due gli argomenti su cui intendo soffermarmi, ed inizio proprio dalle questioni derivanti dalla Direttiva Bolkestein e le concessioni demaniali con finalità turistico ricreative, così come recita la mozione che abbiamo presentato come Italia dei Valori.
Per la cronaca, Bolkestein, Frits è il nome del Commissario europeo per il mercato interno della Commissione che ha curato e sostenuto la direttiva relativa ai servizi del mercato interno, presentata dalla Commissione europea nel 2004 e definitivamente approvata nel dicembre del 2006, dopo una lunga serie di modifiche che hanno portato all’esclusione dalla direttiva molte categorie dapprima inserite, come direttiva 2006/123/CE. La Direttiva è stata recepita dall’Italia e il decreto attuativo è entrato in vigore nel maggio 2010.
La Direttiva ha come obiettivo quello di facilitare la circolazione dei servizi all’interno dell’Unione europea, in quanto i servizi rappresentano circa il 70% dell’occupazione in Europa e la loro liberalizzazione, a detta di economisti, aumenterebbe l’occupazione e il PIL dell’Unione europea.
La Direttiva prevede, per quanto riguarda il tema delle concessioni balneari, l’apertura delle spiagge alla concorrenza e alla libertà di impresa, cioè la messa all’asta, chiudendo con la consuetudine dei rinnovi automatici delle concessioni, mettendo però a rischio, di fatto, la sopravvivenza di circa 30 mila imprese italiane, che sono la spina dorsale di tutto il turismo costiero, con grande impatto sull’impresa marchigiana.
C’è da ricordare che quando si parla di stabilimenti balneari ci si riferisce solo ad una parte delle attività legate alle concessioni demaniali, oltre a bar, ristoranti, attività commerciali, attività diportistiche di nautica e pesca, attività di coltivazioni di molluschi, aree delle zone portuali, che a tutt’oggi sono ricomprese nella Bolkestein.
In Italia l’attività di gestione degli stabilimenti balneari nasce con la concessione demaniale marittima valida per un periodo di tempo e gli investimenti e la continuità operativa dipendono dalla durata della concessione e dalla possibilità di rinnovo di questa.
Per cui, tradotto, centinaia di piccole imprese, per la maggior parte dei casi imprese a conduzione familiare, garantite dalla possibilità di rinnovo della concessione, si trovano oggi, con l’attuazione della Direttiva Bolkestein, in una situazione tragica, perché hanno fatto investimenti, acceso mutui, ma si potrebbero trovare nella situazione di perdere la concessione, conseguentemente il lavoro ed avere sulle spalle grandi debiti per gli investimenti fatti. E’ dunque una situazione insostenibile e inaccettabile.
Ad oggi, per quanto riguarda i balneari, è prevista una proroga fino al 31 dicembre 2015, ma le altre attività di cui ho parlato prima, le cui concessioni sono in scadenza, andranno subito all’asta.
C’è quindi l’esigenza di una nuova normativa statale. E la necessità di una revisione normativa in materia di concessioni demaniali marittime è stata sollevata da una procedura d’infrazione comunitaria nei confronti dell’Italia per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia ai contenuti della Bolkestein o direttiva dei servizi – insisto un po’ su questa questione dei servizi –.
Alcune modifiche alla normativa italiana in materia sono state apportate ma la conformità tra le due legislazioni non è ancora raggiunta.
La legislazione in materia è di competenza nazionale, quindi è lo Stato che deve legiferare in merito, e nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni è stato chiesto con forza di costruire un nuovo quadro normativo per il settore che tuteli e assicuri certezze e sopravvivenza alle imprese interessate.
Secondo l’Italia dei Valori la strada risolutiva da intraprendere è l’esclusione del settore balneare dalla Direttiva Bolkestein. E questo è possibile in quanto gli atti amministrativi rilasciati in Italia per l’uso turistico del demanio marittimo, lacuale e fluviale, rientrano nelle concessioni di beni, non di servizi, pertanto non possono, non devono essere considerati nel novero di quelli attinenti ai servizi, quindi tali da poter essere ricompresi tra le esclusioni previste dalla Bolkestein.
C’è inoltre la necessità di produrre una disciplina unitaria per tutto il territorio nazionale, nonostante l’introduzione del federalismo demaniale, come recita la sentenza della Corte Costituzionale n. 180 del 12 maggio 2010 che in materia di concessioni demaniali marittime ha affermato l’esclusiva competenza statale.
In questa nuova disciplina si dovrà tenere in considerazione che l’ordinamento italiano nel tempo ha teso sviluppare un principio di stabilità del rapporto concessorio, a cui si sono ispirate le linee di politica del settore. Questa attività costante ha portato nel tempo, come ho accennato prima, nelle imprese balneari un orizzonte temporale lungo (quindi ben oltre il 2015 previsto oggi dalla proroga) per effettuare investimenti per ammodernamento e rinnovo delle strutture.
Quindi bisognerà salvaguardare i princìpi della certezza del diritto e della tutela del legittimo affidamento, previsti dalla legislazione nazionale ma anche da quella europea.
Infatti la Direttiva Bolkestein, nelle sue premesse e nelle sue articolazioni, prevede la necessità di ricorrere al sistema dell’automatico rinnovo – cioè quello che chiediamo noi – laddove il prestatore voglia e abbia bisogno di certezza del lungo termine, al fine di stabilire in modo stabile e duraturo la propria impresa, così come recita l’articolo 11. Questo articolo potrebbe portare ad un proroga delle concessioni fino al 2030, una proroga, però, che di fatto non risolverebbe il problema.
Chiediamo quindi al Presidente della Giunta di agire presso il Governo nazionale affinché si impegni concretamente a rinnovare la normativa statale in merito. La strada c’è ed è indicata, come ho accennato. Innanzitutto il Governo deve riconoscere la specificità del settore del turismo ricreativo balneare e sulla base dell’unicità del sistema italiano chiedere una applicazione specifica della Direttiva. Inoltre il Governo si deve impegnare ad attivare gli strumenti che la stessa Comunità europea indica nella Direttiva, valutando la possibile esclusione delle concessioni turistico balneari dalla Bolkestein. Il Consiglio dei Ministri può decretarne l’esclusione entro il 28 dicembre 2011.
Noi chiediamo che dalle Marche si sollevi, come già avvenuto in più tavoli e in più situazioni, una voce forte e decisa affinché il Governo agisca in questa situazione e quindi riesca a dare una risoluzione a questa grande problematica degli imprenditori che operano nel campo balneare.
L’altro tema su cui voglio intervenire è quello della Macroregione Adriatico-lonica.
Credo che le Marche in questo processo abbiano avuto, soprattutto grazie all’attività del Presidente Spacca, un ruolo prioritario fondamentale da protagonista. E’ un percorso intrapreso nel 2000 con l’adozione della Dichiarazione di Ancona. Un percorso condiviso sin dall’inizio dall’Unione europea, che vede protagonisti Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Grecia, l’Italia, Slovenia, a cui successivamente si sono aggiunti l’Unione Serba e il Montenegro. E’ un percorso volto a una crescita economico, sociale ed istituzionale dell’area balcanica e verso un complessivo quadro di stabilità e sicurezza dell’intera Europa.
Questo è dunque il nostro obiettivo da raggiungere nel 2014, ma richiede una forte spinta istituzionale, che oggi sicuramente verrà anche da quest’Aula con l’approvazione della specifica risoluzione.
Il collega Busilacchi ricordava prima l’importanza del forum delle università, certo, ma credo che per portare avanti le finalità della Macroregione Adriatico-Ionica ci siano anche altri strumenti e nuove forme di opportunità oltre quelle già in essere.
Bisogna creare nuove forme di cooperazione a livello istituzionale su temi e linguaggi non ancora completamente esplorati. Il Consigliere Trenta lo ha anticipato prima nella sua relazione.
Io ho anche presentato un emendamento alla risoluzione con cui faccio una proposta, quella cioè di utilizzare, quale strumento straordinario di socializzazione, integrazione e conoscenza, anche il linguaggio del teatro, attraverso cioè la creazione di un Teatro dell’Adriatico. Quindi un ente sovranazionale che sappia creare un tessuto unico con trame di autori, linguaggi, esperienze formative, produzioni che facciano sintesi di una molteplicità culturale, però dai tratti comuni. Infatti il teatro per la sua intrinseca sostanza è, tra le arti, la più idonea a parlare al cuore e alla sensibilità della collettività e il miglior strumento di educazione culturale a disposizione della società.
Ho voluto presentare questo emendamento per inserire anche un processo istituzionale che porti appunto alla creazione del Teatro dell’Adriatico.
In merito alla Macroregione Adriatica voglio ricordare che nel novembre dello scorso anno questa Assemblea, nell’ambito dell’approvazione del Programma degli interventi a favore dei giovani, Piano triennale 2011-2013, ha approvato una proposta dell’Italia dei Valori, che vedeva me come prima firmataria, nella quale erano stati inseriti dei progetti riguardo il piano triennale giovani specificatamente rivolti alla Macroregione Adriatica. Quella proposta, che essendo appunto passata ora fa parte della legge, porta alla conoscenza e alla divulgazione nei giovani di questo progetto.
Insomma, anche questa ritengo sia un’opera molto importante dell’Assemblea legislativa per la diffusione della Macroregione Adriatico-Ionica.
Roberto ZAFFINI. A noi in questo periodo quando si parla di Europa ci viene l’orticaria! Ovviamente apprezzo il lavoro fatto dalla Commissione, sono tutti buoni progetti, si fanno buoni propositi, si dicono belle parole, ma in questo momento con l’Europa non ci siamo davvero, e a dirlo non siamo solo noi.
L’Europa non è Babbo Natale, Assessore Petrini! Qui sembra che l’Europa sia di manica larga, con queste devoluzioni di soldi sembra ci stia rendendo tutti ricchi. Allora, visto che nel triennio 2007-2009 l’Italia ha versato all’Europa 44,3 miliardi mentre ne ha ricevuti 23,1, sicché il 51% di quelli versati, direi ad esempio che per la nostra emergenza per l’alluvione si potrebbe bussare cassa non solo a Roma ma anche a Bruxelles.
Dunque noi siamo sicuramente euroscettici. Ed i partiti euroscettici stanno crescendo anche in molti altri paesi d’Europa. In Finlandia, come abbiamo visto domenica scorsa, il partito dei Veri Finlandesi ha preso il 20% dei voti, in pochi anni è passato dal 4% a quasi il 20%. E così in Danimarca, in Norvegia, in Francia, in Austria.
Quindi l’Europa probabilmente è tutto un processo da riprogettare.
Capisco la nostra voglia di essere partecipi di un qualcosa, ma sta solo nelle parole e in quelle risoluzioni o proposte di legge che per i burocrati e le banche europee rimangono soltanto carta straccia.
Secondo noi bisognerebbe agire in un altro modo, spingendo ogni Paese a rivendicare con forza una politica diversa di questa Europa.
I progetti che abbiamo visto recentemente sull’immigrazione, sul nucleare, sulla situazione del Nord Africa secondo me sono fuori luogo, non hanno la capacità di essere capiti. Perché? Perché l’Europa è fredda, non conosce i territori. L’Europa non ci conosce! Lo abbiamo visto con il trasporto sanitario, lo abbiamo visto, come prima è stato detto, con la direttiva Bolkestein, paradossalmente noi a casa nostra ritorniamo proprietari dei beni demaniali poi l’Europa ci mette delle direttive che ci potrebbe espropriare il diritto di gestire i nostri territori.
Dunque noi in quest’Aula siamo quel partito che su questa Europa si ritiene essere molto scettico, quindi siamo molto in difficoltà ad approvare ogni atto che essa ci impone, a prescindere da quello che è tutto il contesto generale che, ribadisco, va sicuramente rivisto.
PRESIDENTE. Non ci sono altri iscritti a parlare, passiamo alla votazione delle proposte di risoluzione.
Risoluzione n. 25/2011 a firma dei Consiglieri Trenta, Cardogna, Bugaro, Busilacchi, Sciapichetti.
Oggetto: “Sostegno alla costituzione della Macroregione Adriatico-Ionica”
- le conclusioni del Consiglio dell’Unione europea del 26 ottobre 2009, in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa alla Strategia dell’Unione europea per la regione del Mar Baltico, che riconoscono le potenzialità delle strategie territoriali macroregionali nel contribuire alla coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione europea,
- la Dichiarazione del Consiglio Adriatico-Ionico a sostegno della strategia dell’Unione europea per la Regione Adriatico-Ionica del 5 maggio 2010, con la quale i rappresentanti degli otto Stati membri dell’iniziativa Adriatico-Ionica (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia) hanno assunto l’impegno di adottare a livello europeo ogni azione utile a promuovere presso le istituzioni dell’Unione europea il raggiungimento di questo obiettivo,
- la Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla strategia dell’Unione europea per la regione del Mar Baltico e il ruolo delle Macroregioni nella futura politica di coesione,
- la Risoluzione adottata dai membri del Comitato delle Regioni aderenti a gruppo dell’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa il 27 ottobre 2010 ad Ancona, nella quale si sottolinea come l’esperienza macroregionale sia un “importante elemento per l’ampliamento dell’integrazione europea”, conferendo altresì valore aggiunto al concetto di cittadinanza dell’Unione.
- che le Macroregioni rappresentano una significativa esperienza di governante multilivello delle politiche di crescita di territori contigui, nell’ottica di porre in essere un sistema condiviso della gestione delle tematiche ambientali, culturali e dello sviluppo socio-economico,
- che i rapporti esistenti tra le Regioni delle due sponde dell’Adriatico rappresentano il terreno fertile per la promozione e il consolidamento di una rete tra le Università e gli istituti di ricerca, affinché la Macroregione svolga anche ruolo di protagonista nella promozione della cultura della convivenza reciproca, dell’unione nella diversità e della diffusione del tema della pace, prioritariamente attraverso l’Associazione Università per la Pace istituita ai sensi della legge regionale 18 giugno 2002 n. 9, Attività regionali per la promozione dei diritti umani, della cultura di pace, della cooperazione allo sviluppo e della solidarietà internazionale,
- che il sistema di relazioni potenzialmente attivabili nell’ambito della Macroregione riguarda una pluralità di aspetti, non ultimo quello del potenziale scambio transfrontaliero delle prestazioni sanitarie,
- che tra le questioni alla base della cooperazione interregionale propedeutica alla nascita della Macroregione Adriatico-Ionica assume un particolare rilievo il tema della gestione comune delle risorse naturali marine, attraverso un approccio concertato che sappia coniugare il tema della sostenibilità con quello della valorizzazione economica,
- che la prima esperienza di Macroregione ad oggi posta in essere, relativa alla regione del Mar Baltico, ha avuto come principale presupposto l’azione concertata da un lato degli Stati e dall’altro degli enti regionali e locali, che hanno unito i loro sforzi per pervenire all’obiettivo comune della costituzione della Macroregione medesima,
- che la V relazione sulla politica di coesione individua le Macroregioni quali soggetti protagonisti dell’attuazione di politiche territoriali integrate, che siano concentrate su obiettivi e priorità comuni,
- che l’approccio integrato che è alla base delle modalità operative di una Macroregione, è oggi concepito, nel quadro istituzionale dell’Unione europea, quale modalità per migliorare l’efficacia della politica regionale, soprattutto in vista della sua riforma dopo il 2013.
L’Assemblea legislativa delle Marche:
- sostiene l’iniziativa avviata dalla Giunta regionale, nella persona del Presidente Spacca, con le istituzioni dell’Unione europea e con il Governo italiano al fine di dare impulso alla strategia generale dell’UE per le Macroregioni,
- sostiene altresì l’iniziativa avviata dalla Giunta regionale per il riconoscimento entro il 2014 della Macroregione Adriatico-Ionica e l’approvazione della relativa strategia, in modo tale che la Macroregione diventi protagonista delle azioni poste in essere nell’ambito della programmazione comunitaria post 2013,
- invita la Giunta regionale a continuare nell’opera di sensibilizzazione del sistema delle autonomie territoriali, delle parti economico e sociali e delle Università delle Marche, affinché l’intera comunità marchigiana si senta pienamente coinvolta del perseguimento di questo obiettivo,
- impegna la Giunta regionale a rendere l’Assemblea legislativa regionale parte attiva del percorso di costituzione della Macroregione Adriatico-Ionica, attraverso la partecipazione del Presidente dell’Assemblea legislativa medesima o di un suo delegato ai principali appuntamenti di carattere istituzionale che stanno caratterizzando questo percorso,
- sottolinea l’importanza della creazione di una Macroregione Adriatico - Ionica anche nell’ottica di dare vita ad una rete di soggetti istituzionali, che coinvolga in primo luogo le Università e gli Istituti di ricerca, al fine di promuovere la diffusione della cultura della Pace e della diffusione dei diritti umani, prioritariamente attraverso l’Associazione Università per la Pace istituita ai sensi della legge regionale 18 giugno 2002 n. 9, nonché per sensibilizzare la partecipazione dei cittadini alla costruzione di una cittadinanza europea pienamente condivisa,
- invita il Presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche, tenuto conto, in particolare, del ruolo che egli riveste in quanto coordinatore per gli Affari europei ed internazionali in seno alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee delle Regioni e delle Province autonome, a sollecitare l’adozione di risoluzioni analoghe alla presente da parte delle Assemblee legislative delle Regioni italiane coinvolte nel processo di costituzione della Macroregione Adriatico-Ionica, promuovendo altresì il confronto tra le Commissioni competenti in materia di Affari europei delle stesse Assemblee legislative, in modo tale che le tematiche che costituiscono l’oggetto dell’approccio condiviso proprio dell’intervento della Macroregione siano frutto del pieno coinvolgimento delle comunità territoriali e locali interessate dalla sua realizzazione.
La presente risoluzione sarà inviata alla Conferenza delle Regioni, alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee delle Regioni e delle Province autonome, al Ministro per le Politiche comunitarie, al Ministro degli Affari Esteri.
Su tale proposta di risoluzione sono stati presentati alcuni emendamenti.
Emendamento n. 1 della Vicepresidente Giorgi:
Nella parte dispositiva, nel quinto paragrafo, dopo le parole “condivisa,” aggiungere le seguenti parole “sottolinea altresì l’importanza della messa in rete dei Teatri dell’Adriatico, aventi rilevanza nazionale riconosciuta dai paesi partecipanti alla IAI, per lo scambio in un ottica multiculturale delle esperienze teatrali quali strumento straordinario di socializzazione, integrazione e conoscenza”.
Emendamento n. 2 dei Consiglieri Busilacchi, Cardogna, Trenta:
Dopo le parole “cittadinanza europea pienamente condivisa” inserire: “impegna la Giunta regionale ad attivare tutti gli opportuni canali istituzionali finalizzati alla conclusione di accordi di partenariato nel settore delle prestazioni sanitarie, nel rispetto di quanto previsto dalla Direttiva 2011/24 UE, al fine di valorizzare l’offerta di prestazioni sanitarie di eccellenza della Regione Marche nell’ottica di scambi transfrontalieri di assistenza sanitaria e di una gestione efficiente dell’assistenza sanitaria complessiva nei territori della Macroregione Adriatico Ionica.”.
Proposta di risoluzione n. 25, così come emendata. La pongo in votazione.
Proposta di risoluzione n. 26/2011 a firma dei Consiglieri Trenta, Bugaro, Cardogna, Busilacchi, Sciapichetti.
Oggetto: “Partecipazione della Regione Marche alla consultazione avviata dal Comitato delle Regioni in merito al ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua”
- l’art. 5 del trattato sull’Unione Europea, che prevede che “nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione”;
- l’art. 117, comma 5, della Costituzione, che prevede che “le Regioni e le province autonome, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari”;
- la legge 4 febbraio 2005, n. 11, Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari, che disciplina all’articolo 5 la partecipazione delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome alla formazione del diritto dell’Unione europea;
- la legge regionale 2 ottobre 2006, n. 14, Disposizioni sulla partecipazione della Regione Marche al processo normativo comunitario e sulle procedure relative all’attuazione delle politiche comunitarie, che disciplina l’istituto della partecipazione della Regione Marche alla formazione del diritto dell’Unione europea;
- la risoluzione dell’Assemblea legislativa delle Marche approvata in data 8 giugno 2010, sul rafforzamento del ruolo delle Regioni e delle Province autonome in ordine alla partecipazione al processo di formazione degli atti normativi dell’Unione europea e alla applicazione del principio di sussidiarietà enunciato nel protocollo n. Il allegato al Trattato di Lisbona;
- la consultazione promossa all’inizio del mese febbraio 2011 dal Comitato delle regioni sul tema del ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua, al fine favorire il confronto e la partecipazione del sistema delle autonomie territoriali e locali alla definizione del parere di prospettiva che il Comitato renderà a giugno 2011, nell’ambito del percorso di formazione delle proposte per la nuova politica di gestione dell’acqua in Europa, prevista per il 2012;
- il documento di lavoro della Commissione ambiente, cambiamenti climatici ed energia del Comitato delle Regioni del 14 febbraio 2011, dal quale si evince che le priorità della nuova politica europea della gestione dell’acqua dovrebbero basarsi sulla riduzione degli sprechi e dei consumi, della implementazione dei livelli di recupero delle acque sotto l’aspetto qualitativo e quantitativo ed energetico e sulla salvaguardia e tutela di tutte le riserve idriche esistenti;
- la risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulle risorse idriche in vista del quinto Forum mondiale dell’acqua a Istanbul dal 16 al 22 marzo 2009, nella quale si afferma che “l’acqua va proclamata un bene pubblico e dovrebbe essere posta sotto controllo pubblico, a prescindere dal fatto che sia gestita, interamente o parzialmente, dal settore privato”;
- la giurisprudenza della Corte di giustizia (sentenze 10 novembre 2005, C-29/04, 13 novembre 2008, C-324/07 e 9 giugno 2009 C-480/06) e quella della Corte costituzionale (sentenza 325 del 2010), in base alle quali le modalità di gestione del ciclo idrico e, conseguentemente, l’organizzazione delle funzioni di servizio pubblico, sono il frutto di una scelta degli Stati membri e non sono riconducibili ad un modello imposto a livello europeo;
- alla gestione dell’acqua si applica il principio di sussidiarietà, in quanto materia di competenza non esclusiva dell’Unione europea;
- le regioni e in generale il sistema delle autonomie svolgono un ruolo di fondamentale importanza della gestione del ciclo idrico;
- la questione della gestione dell’acqua è connessa con quella dei cambiamenti climatici e dell’utilizzo della risorsa in modo tale da garantire la riduzione degli sprechi e dei consumi;
- i cambiamenti climatici stanno interessando anche i territori dell’Unione europea. Secondo l’analisi compiuta dalla Commissione europea, è probabile che i cambiamenti climatici aumentino il problema della carenza idrica e della siccità, tenuto anche conto che tra il 1976 e il 2006 il numero di zone e di persone colpite da siccità è aumentato di quali il 20% (Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio “Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell’Unione europea” del 18 luglio 2007). Alla luce di questo dato, la Commissione europea ritiene prioritario sviluppare azioni riguardanti la gestione dell’acqua, lo sviluppo di tecnologie pulite ed efficienti dal punto di vista idrico e misure volte a prevenire il rischio idrogeologico. Appare inoltre fondamentale l’adozione di misure nazionali e locali volte all’efficienza e al risparmio idrico, prima che alla realizzazione di ulteriori infrastrutture per l’approvvigionamento, nonché alla salvaguardia idrogeologica dei bacini montani (principalmente mediante opere mirate alla ricostituzione della copertura vegetale dei versanti e alla manutenzione del reticolo idrografico minore).
A tal fine, si auspica che queste misure siano oggetto di cofinanziamento europeo e diventino priorità di intervento per il prossimo periodo di programmazione post 2013, in quanto si ritiene che siano pienamente conformi agli obiettivi della strategia Europa 2020.
Così come previsto dalla direttiva UE 2000/60, il recupero del costo del servizio idrico (c.d. tariffa, in base alla normativa italiana) deve essere calcolato tenendo conto, in primo luogo, del principio “chi inquina paga” e del principio in base al quale le famiglie dovrebbero avere accesso a forniture idriche adeguate, a prescindere dalle loro risorse finanziarie. Alla luce dell’impatto che interventi di carattere infrastrutturale hanno sulla determinazione dei recuperi del costo del servizio, è prioritario promuovere misure volte al risparmio e al recupero della risorsa.
Tenuto conto che il 60% dei prelievi di acqua in Italia è destinato all’agricoltura, appare inoltre opportuno prevedere che la nuova Politica Agricola Comune (PAC) estenda il meccanismo della condizionalità dei contributi anche alla adozione di criteri di gestione obbligatoria e di definizione delle pratiche e degli ordinamenti colturali che siano in equilibrio con le disponibilità idriche, in modo tale da favorire tecniche di risparmio e di uso efficiente di questa fondamentale risorsa.
L’Assemblea Legislativa delle Marche condividendo le conclusioni contenute nella Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009, ritiene che l’acqua debba essere proclamata “bene comune”, la cui gestione deve basarsi su un approccio decentrato, partecipativo ed integrato, riconoscendo il ruolo fondamentale e la responsabilità degli enti territoriali e locali nella protezione e nella gestione di questa risorsa.
Approva le considerazioni e le risposte ai quesiti contenuti nel questionario relativo alla consultazione pubblica promossa dal Comitato delle Regioni sul ruolo che gli enti regionali e locali europei possono svolgere nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua, allegato alla presente risoluzione.
La presente Risoluzione sarà trasmessa alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, al Ministro per le politiche europee e al Ministro dell’Ambiente, ai Presidenti delle Commissioni Politiche dell’Unione europea e Ambiente di Camera e Senato, ai Presidenti delle Commissioni Ambiente e Agricoltura del Parlamento europeo.
Proposta di risoluzione n. 29/2011 a firma dei Consiglieri Cardogna, Sciapichetti, Trenta, Bugaro, Busilacchi.
Oggetto: “Libro verde sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici. Per una maggiore efficienza del mercato europeo degli appalti COM (2011) 15 DEF del 27.01.2011
- l’art. 117, comma 5, della Costituzione, che prevede che “le Regioni e le province autonome, nella materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari”;
- la Risoluzione dell’Assemblea legislativa delle Marche approvata in data 8 luglio 2010, sul rafforzamento del ruolo delle Regioni e delle Province autonome in ordine alla partecipazione al processo di formazione degli atti normativi dell’Unione europea e alla applicazione del principio di sussidiarietà enunciato nel protocollo n. II allegato al Trattato di Lisbona.
- i contenuti del c.d. Small Business Act del 2008 che definisce i principi generali della politica europea in materia di sostegno alle piccole e medie imprese, in base al quale occorre garantire a queste ultime “l’accesso al finanziamento, sfruttare pienamente i benefici offerti dal mercato unico e legiferare con intelligenza”, vale a dire porre in essere una legislazione, europea e nazionale, che riduca gli oneri amministrativi e costituisca un effettivo strumento di promozione del sistema delle PMI;
- i contenuti della Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni relativa al riesame dello “Small Business Act”, del 23 febbraio 2011, che invita gli Stati membri a migliorare l’ambiente in cui le imprese operano, riducendo gli oneri amministrativi;
- la Deliberazione della Giunta regionale delle Marche n. 1381 del 27 settembre 2010, avente ad oggetto la Comunicazione UE del 25 giugno 2008 - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 maggio 2010: Adozione linee direttrici di azione “Uno Small Business Act per l’Europa, e approvazione scheda di intervento “Miglioramento dell’accesso delle PMI” agli appalti pubblici nella Regione Marche”;
-il disegno di legge - atto Senato - n. 226 concernente “Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese”;
- che la partecipazione alla fase di formazione del diritto dell’Unione europea è una prerogativa riconosciuta a livello costituzionale alle Assemblee legislative regionali in quanto titolari della potestà legislativa, anche alla luce delle considerazioni espresse dal Governo italiano nell’impugnativa dello Statuto della regione Molise, che riserva alla sola Giunta regionale la funzione di partecipare alla fase ascendente;
- che la partecipazione alla fase di formazione del diritto dell’Unione europea, soprattutto con riguardo a tematiche di particolare rilievo in relazione all’impatto con l’ordinamento degli Stati membri, può essere lo strumento più efficace per far pervenire alle Istituzioni europee le istanze provenienti dai territori degli Stati membri, evitando in tal modo di affrontare difficili contenziosi con l’Unione europea derivanti dall’impatto del diritto europeo con disposizioni dell’ordinamento nazionale;
- che le considerazioni già espresse dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, per il tramite della Commissione Attività produttive, nel documento approvato il 16 marzo 2011 e inviato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento Politiche Comunitarie, al fine della formazione della posizione italiana in merito alla consultazione in oggetto, pongono l’accento sulla necessità che le modifiche alla normativa europea in materia di appalti pubblici di servizi e di lavori siano orientate al sostegno della partecipazione agli appalti da parte delle Piccole e Medie Imprese (PMI);
- che le osservazioni inviate dalle associazioni di categoria, Confindustria, Confartigianato e CNA, della Regione Marche sottolineano la necessità che il sistema delle Piccole e Medie Imprese sia adeguatamente preso in considerazione nell’ambito della politica europea sugli appalti pubblici che la Commissione europea si appresta a definire, prevedendo, nel merito, una riserva percentuale di appalti destinata alle PMI, senza per questo ledere il principio della libertà di concorrenza e di libera circolazione dei servizi all’interno del mercato unico;
- che le modifiche alla normativa europea in materia di appalti pubblici dovrebbero anche essere orientate a perseguire il sostegno ad altre politiche, in particolare la tutela dell’ambiente e gli standard sociali, come riconosciuto dalla stessa Commissione europea nel preambolo del Libro Verde in oggetto;
- che nell’attuale periodo di grave crisi economica che sta interessando anche il nostro Paese assume una fondamentale importanza la garanzia di tempi certi di pagamento dei crediti vantati dalle imprese nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, nel rispetto dei limiti rigorosi previsti dalla Direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali;
- che la disciplina europea degli appalti pubblici, come recepita in particolare dal decreto legislativo n. 163 del 2006 (c.d. Codice degli appalti) non prende in considerazione alcune specificità proprie dell’ordinamento giuridico italiano, in particolare quelle derivanti dall’applicazione dei principi generali riguardanti le attività delle associazioni senza scopo di lucro, riconducibili alla legge 11 agosto 1992, n. 266, Legge quadro sul volontariato, in base ai quali le attività di volontariato non possono essere retribuite in alcun modo;
- che la revisione della normativa europea in materia di appalti pubblici potrebbe rappresentare l’occasione per approfondire, a livello europeo, il tema della partecipazione a procedure di evidenza pubblica di quei soggetti che in base alla normativa nazionale non perseguono scopo di lucro, dando così attuazione a quanto previsto dal comma 2 dell’art. 54 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nella parte in cui prevede espressamente il principio secondo il quale le società, cui si applicano le norme sulla libertà di stabilimento previste per le persone fisiche, sono caratterizzate dallo scopo di lucro. Da ciò discende che i soggetti che agiscono senza scopo di lucro dovrebbero ritenersi sottratti dall’applicazione di questo Capo del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Questo aspetto costituisce un dato estremamente importante sotto il profilo della partecipazione di onlus e di associazioni di volontariato ad attività di rilievo pubblico che, stando alla normativa attualmente in vigore, devono necessariamente essere sottoposte a procedure di evidenza pubblica;
- che data la rilevanza delle questioni affrontate dalla Commissione europea al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno e il perseguimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020, si suggerisce alla Commissione europea prenda in considerazione, nella stesura delle proposte di modifica delle direttive n. 17 e 18 del 2004, l’opportunità di disciplinare le questioni di seguito esposte, anche al fine di definire un quadro di riferimento normativo più chiaro e più semplice, nell’ottica di ridurre le norme aggiuntive introdotte dagli Stati membri così come proposto nella comunicazione della Commissione europea “Legiferare con intelligenza” - COM (2010) 543 dell’8 ottobre 2010;
L’Assemblea Legislativa delle Marche approva le considerazioni di seguito esposte, che costituiscono il contributo alla consultazione in merito al Libro Verde sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici - COM (2011) 15 def- - per il successivo invio ai competenti servizi della Commissione europea.
1) Prevedere a livello europeo forme semplificate di assegnazione di lavori pubblici, basate sul partenariato pubblico - privato e che si possano estendere anche alla gestione/fruizione dell’opera/servizio
(punto 2.3 del Libro verde; quesiti dal 30 al 33)
La cooperazione pubblico - privato per la realizzazione e la gestione di un’opera pubblica o per lo svolgimento di un servizio pubblico è stata oggetto di numerose pronunce della Corte di giustizia, che hanno delineato un quadro di riferimento giuridico sostanzialmente stabile anche se con tratti non del tutto definiti. Alla luce di una persistente incertezza, potrebbe essere utile definire alcuni principi generali attraverso atti giuridici vincolanti, soprattutto per ciò che attiene il partenariato con il sistema delle piccole e medie imprese, rispetto alle quali potrebbero essere individuate aree di offerta prioritarie, eventualmente circoscritte sotto il profilo della soglia dell’appalto e tenendo conto della dimensione dell’ente che appalti i lavori/servizi. Altro aspetto che si condivide riguarda la valutazione della “vocazione commerciale limitata” dei soggetti che partecipano al partenariato, rispetto ai quali è possibile prevedere una semplificazione procedurale, se del caso riconducibile al valore del contratto e, conseguentemente, alla effettiva possibilità che questo susciti interessi di carattere trasnazionale.
2) punto 4.1 del Libro verde; quesiti dal 62 al 68. “Come acquistare” per realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020
Si ritiene che una delle modalità per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020, e le scelte di programmazione pubblica che da essa discendono, sia proprio quella di introdurre degli elementi di specificità/premialità, connessi con il particolare tipo di contratto che la PA pone sul mercato. Nel rispetto del principio generale di trasparenza e non discriminazione, per gli appalti di importi sotto soglia sarebbe auspicabile introdurre requisiti di pubblicazione meno rigorosi, privilegiando la partecipazione di fornitori locali e regionali cui richiedere una adeguata qualificazione e la capacità di adempiere alla prestazione tenendo conto dell’obiettivo da realizzare (inerente la Strategia Europa 2020), anche attraverso la definizione di elenchi formati attraverso procedure di evidenza pubblica, dai quali attingere attraverso un sistema a rotazione e senza discriminazioni o limitazioni della concorrenza.
3) Prevedere a livello europeo l’inquadramento giuridico della c.d. rete di imprese, quale soggetto autonomo cui attribuire un riconoscimento giuridico espresso, al fine della partecipazione ad una procedura di appalto (al pari di una ATI o di un consorzio di imprese)
Il DDL relativo al nuovo Statuto delle imprese attualmente in discussione al Senato italiano introduce l’istituto della rete di imprese quale soggetto autonomo previsto per la partecipazione ad appalti pubblici tramite il ricorso a procedure semplificate, sempre nel rispetto della normativa europea. Al fine di rendere maggiormente efficace questo istituto, privilegiandone la partecipazione alle PM secondo la definizione europea (cfr. la Raccomandazione della Commissione del 6 maggio 2003 relativa alla definizione della microimprese, piccole e medie imprese - GU UE L 124 del 20.5.2003) si ritiene utile che sia oggetto di inquadramento giuridico a livello europeo, anche alfine di evitare disparità normative e conseguenti difficoltà di applicazione.
4) Rispetto dei tempi certi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione, con particolare riguardo al recepimento delle prescrizioni che discendono dalla direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.
Al riguardo si osserva che oltre alla vigilanza per la corretta ed integrale applicazione dei principi della direttiva UE 2011/7/UE del 16 febbraio 2011, che fissa tempi certi entro i quali i pagamenti devono essere effettuati e definisce il termine massimo entro il quale gli stessi possono essere dilazionati con un accordo espresso, sarebbe opportuno ribadire espressamente il principio della impossibilità di prevedere tra gli elementi di valutazione delle offerte la proposta da parte del concorrente di tempi di pagamento più lunghi, situazione questa peraltro già opportunamente rilevata e sanzionata dall’Autorità italiana per la Vigilanza sui contratti pubblici. Un ulteriore questione che renderebbe nei fatti più efficace la disciplina europea in materia di appalti pubblici riguarda la compensazione dei debiti e dei crediti tra impresa e una Pubblica Amministrazione, aspetto questo che potrebbe essere disciplinato anche a livello europeo, in quanto direttamente connesso con il corretto funzionamento del mercato. Si segnala infine l’opportunità che la Commissione europea valuti le interazioni tra disciplina degli appalti pubblici e principi in materia di patto di stabilità, tenuto conto dell’impatto che quest’ultimo produce all’interno degli Stati membri (c.d. Patto di stabilità interno) e delle limitazioni che da questo derivano in termini di ridotta possibilità ad addivenire a nuove procedure di gara.
5) Sottolineare la specificità di alcuni servizi, in funzione del soggetto prestatore, anche in considerazione dell’impatto della modalità di espletamento dell’attività considerata produce sulla finanza pubblica e sul rispetto del patto di stabilità. (Cfr. punti - 1.2, 4.4 del Libro,verde)
Il libro verde prende in considerazione solo parzialmente l’aspetto sopra richiamato, soprattutto con riguardo ai c.d. servizi sociali. In realtà, la Corte di giustizia si è più volte dovuta occupare del tema della partecipazione di soggetti senza scopo di lucro (c.d. no profit) allo svolgimento di attività, per lo più riconducibili all’allegato II B della direttiva 2004/18/Ce, di alto “rilievo pubblico” in base agli ordinamenti nazionali. Si veda al riguardo la legge italiana Il agosto 1992, n. 266, Legge quadro sul volontariato, che valorizza il ruolo del volontariato nell’ambito del concorso al perseguimento di funzioni di carattere “sociale, civile e cultural “. Le attività svolte senza uno scopo di lucro concorrono così all’adempimento di servizi di interesse generale attraverso una modalità che consente alla Pubblica Amministrazione di perseguire anche l’obiettivo dell’equilibrio della finanza pubblica, oltre a garantire il mantenimento di standard di qualità particolarmente elevati, che risultano intrinseci alla componente di gratuità della particolare prestazione considerata. Alla luce di queste considerazioni e tenuto conto che l’incertezza normativa ha determinato l’apertura di alcune procedura di infrazione in molti Stati europei, si ritiene opportuno suggerire alla Commissione UE che in fase di revisione della normativa in materia di appalti pubblici sia preso in considerazione l’aspetto sopra illustrato, prevedendo espressamente una categoria di servizi la cui qualificazione sia messa in relazione anche in rapporto al soggetto chiamato allo svolgimento degli stessi. A questo particolare inquadramento giuridico dovrebbero essere accompagnate procedure di assegnazione del servizio di carattere semplificato, improntate al rispetto dei soli principi di economicità, efficienza e non sovracompensazione delle spese effettivamente sostenute, al fine di garantire l’espletamento del servizio di interesse generale da parte di soggetti per i quali è impedito di svolgere attività dietro specifica remunerazione (con utile) dalle normative nazionali di riferimento. Questa conclusione può trovare conforto nella stessa giurisprudenza della Corte di giustizia che, nella sentenza del 29 novembre 2007, Causa C-119/06, Commissione c. Italia, ha rilevato che l’applicazione della normativa sugli appalti è connessa con l’onerosità dell’attività svolta, che si sostanzia quando la controprestazione e il metodo di pagamento vanno oltre il semplice rimborso delle spese sostenute.
La previsione di una disciplina speciale si giustifica anche alla luce del paragrafo 2 dell’art. 54 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nella parte in cui prevede espressamente il principio secondo il quale le società, cui si applicano le norme sulla libertà di stabilimento previste per le persone fisiche, sono caratterizzate dallo scopo di lucro. Da ciò discende che i soggetti che agiscono senza scopo di lucro dovrebbero ritenersi sottratti dall’applicazione di questo Capo del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
6) Previsione di un il regime giuridico “differenziato” delle PMI nell’ambito della disciplina sugli appalti, in conformità alla politica europea di sostegno alle PMI (Small Business Act). (punto 3.1 del Libro verde; quesiti dal 46 al 52)
La Comunicazione della Commissione europea di riesame del c.d. Small Business Act del 23 febbraio 2011, rileva la necessità di facilitare l’accesso delle PMI agli appalti pubblici, anche a fronte del dato, contenuto nel Libro Verde in esame, in base al quale queste si sono aggiudicate il 31% - 38% degli appalti pubblici complessivi, a fronte di un loro fatturato globale pari al 52%. Questo dato porta a ritenere che si possa prendere in considerazione l’opportunità di fissare una percentuale di appalti annualmente riservata alla partecipazione di Piccole e Medie imprese, tramite procedure di evidenza pubblica semplificata, che privilegi il criterio dell’offerta economicamente vantaggiosa, attraverso la quale si ritiene siano meglio perseguiti gli obiettivi di una crescita inclusiva nell’ottica dei contenuti di Europa 2020, senza per questo determinare distorsioni alla concorrenza contrarie all’interesse comune.
- ad anticipare, a titolo sperimentale, l’applicazione del DDL 2626 nella parte in cui prevede l’obbligo di valutare l’impatto delle iniziative legislative e regolamentari sulle imprese prima della loro adozione, con particolare riguardo agli atti che hanno come destinatarie le imprese marchigiane;
- A favorire il ricorso alla consultazione delle organizzazioni maggiormente rappresentative delle imprese prima dell’approvazione di una proposta legislativa, regolamentare o amministrativa destinata ad avere conseguenze sulle imprese stesse, in conformità a quanto previsto dal medesimo DDL 2626;
- ad informare l’Assemblea legislativa regionale, dei risultati della sperimentazione sopra richiamata, ad un anno dal suo avvio.
Le osservazioni contenute nella presente risoluzione, che ne costituiscono parte integrante, sono inviate:
1) alle Commissioni di merito e competenti in materia di affari europei della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, al fine dell’espressione del parere secondo quanto previsto dal protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al trattato sull’Unione europea e sul funzionamento dell’Unione europea;
3) alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, affinché abbia la massima diffusione tra le Assemblee legislative regionali e delle Province autonome.
Su tale proposta di risoluzione è stato presentato un emendamento dal Consigliere Cardogna:
A pagina 9, punto 6) dopo le parole “interesse comune.” aggiungere il seguente periodo: “Considerazioni analoghe valgono anche nei confronti dei servizi e dei lavori svolti in quelle zone dell’Unione europea le cui caratteristiche geografiche e demografiche potrebbero accentuare i problemi di sviluppo. In sintonia con quanto affermato nella Comunicazione della Commissione europea in merito alle Conclusioni della Quinta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale (SEC 2010 n. 1348), queste zone dovrebbero essere prese in considerazione per introdurre procedure semplificate di accesso agli appalti sotto soglia europea”.
Proposta di risoluzione n. 29, così come emendata. La pongo in votazione.
“La Direttiva Bolkestein e la fine degli stabilimenti balneari nelle Marche”
“Direttiva Bolkestein – sostegno agli stabilimenti balneari e alle attività in aree portuali”
dei Consiglieri Giorgi, Eusebi, Acacia Scarpetti, Donati
“Concessioni demaniali con finalità turistico ricreative – Direttiva Bolkestein
PRESIDENTE. Mi dicono che le mozioni collegate alla Sessione comunitaria, la n. 138 del Consigliere Bugaro, la n. 141 del Consigliere Marinelli, la n. 143 dei Consiglieri Giorgi, Eusebi, Acacia Scarpetti, Donati, dovrebbero essere rimandate – questo è l’accordo dei Capigruppo ma chiedo conferma – in quanto il Presidente Solazzi, insieme ai suoi colleghi Presidenti delle Assemblee legislative regionali, vorrebbero confezionare una loro posizione condivisa nazionale. Giusto? (…) Bene, allora rimandiamo la discussione di tali mozioni.
Proposta di legge regionale n. 70
“Attuazione della Direttiva 2006/123/Cesui servizi nel mercato interno ed altre disposizioni per l’applicazione di norme dell’Unione europea e per la semplificazione dell’azione amministrativa. Legge comunitaria 2011"
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 70 ad iniziativa della Giunta regionale. Se non ci sono interventi passiamo alla votazione.
Articoli 2, 3, 4 sono soppressi.
Emendamento n. 16/1 della VI Commissione:
“Articolo 16 (Modifica al Capo II del Titolo III della l.r. 20/2003)
1. La denominazione del Capo II del titolo III della l.r. 20/2003 è sostituita dalla seguente: Capo II – TUTELA DELL’ARTIGIANATO”.
Emendamento n. 16/2 della VI Commissione:
Dopo l’art. 16 è inserito il seguente:
“Articolo 16 bis (Sostituzione dell’art. 28 della l.r. 20/2003)
1. L’articolo 28 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 28 (Albo delle imprese artigiane)
1. Le imprese artigiane in possesso dei requisiti di cui alla legge 443/1985 sono iscritte nell’Albo delle imprese artigiane, di seguito denominato Albo, che è articolato su base provinciale. All’interno dell’Albo sono individuate apposite sezioni separate, nelle quali sono iscritti rispettivamente:
a) i consorzi e le società consortili, anche in forma cooperativa, così come previsto dall’articolo 6, comma 1, della legge 443/1985 medesima;
b) le imprese che intendono avvalersi del marchio di origine e qualità ai sensi dell’articolo 34, comma 3.
2. L’iscrizione nell’Albo, le modifiche e le cancellazioni sono determinate dalla presentazione alla struttura organizzativa regionale competente di una comunicazione del legale rappresentante dell’impresa, da effettuare con procedura esclusivamente telematica e integrata con la comunicazione unica di cui all’articolo 9 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 (Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche, la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la rottamazione di autoveicoli), convertito con modificazioni dalla legge 2 aprile 2007, n. 40.
3. La comunicazione per l’iscrizione nell’Albo deve contenere la dichiarazione del possesso dei requisiti di impresa artigiana e produce effetti dalla data della sua presentazione. Le altre comunicazioni di cui al comma 2, da presentare entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento determinante la modifica o la cancellazione, devono contenere la relativa dichiarazione e producono effetti dalla data dell’evento medesimo.
4. La Giunta regionale definisce con apposita deliberazione le modalità per la costituzione e la tenuta dell’Albo, in particolare per quanto concerne la presentazione delle comunicazioni di cui al comma 3.
5. La Regione trasmette ai Comuni in cui hanno sede le imprese artigiane l’elenco delle iscrizioni, modifiche e cancellazioni.
7. Con le modalità di cui al comma 6 la Regione procede altresì ad accertamenti e adotta i conseguenti provvedimenti d’ufficio qualora venga a conoscenza, direttamente o su segnalazione di altri enti o Amministrazioni, del possesso dei requisiti artigiani da parte di soggetti non iscritti nell’Albo o di eventi rilevanti ai fini della modifica o della cancellazione di soggetti iscritti.
8. Per lo svolgimento delle procedure di cui al comma 2, gli imprenditori artigiani possono avvalersi dei centri regionali di assistenza alle imprese di cui all’articolo 7 bis, che rilasciano le certificazioni in merito alla sussistenza dei requisiti per l’iscrizione nell’Albo e delle condizioni per la modifica o la cancellazione.
9. L’importo dei diritti di segreteria per iscrizioni, modifiche e certificazioni è quello previsto dall’articolo 18, comma 2, della legge 29 dicembre 1993, n. 580 (Riordinamento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura). Il pagamento dei diritti di segreteria per iscrizioni e modifiche non è dovuto nel caso in cui tali diritti siano già stati corrisposti per l’effettuazione della comunicazione unica o di altri analoghi adempimenti previsti per le imprese dalla legislazione statale vigente.
10. La Regione può stipulare apposita convenzione con le Camere di commercio per l’esercizio dei compiti inerenti la tenuta dell’Albo.’.
Emendamento n. 16/3 della VI Commissione:
Dopo l’art. 16 bis è inserito il seguente:
“16 ter (Sostituzione dell’art. 29 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 29 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 29 (Commissione regionale per l’artigianato)
1. Presso la struttura regionale competente in materia di artigianato è istituita la Commissione regionale per l’artigianato (CRA), con funzioni propositive e consultive. 2. La CRA esprime in particolare parere:
a) sugli elenchi di cui all’articolo 33, comma 2;
b) sull’attribuzione della qualifica di cui all’articolo 35;
c) sul riconoscimento delle qualifiche di cui all’articolo 36;
d) sulle procedure per l’armonizzazione dell’Albo con il registro delle imprese;
e) sull’elaborazione dei programmi regionali per la formazione, l’addestramento e l’aggiornamento professionale e sui criteri per il riconoscimento dei requisiti professionali.
a) sulle iscrizioni, modificazioni e cancellazioni di cui all’articolo 28, in particolare quelle relative alla sezione di cui al comma 1, lettera b), del medesimo articolo;
b) sui riconoscimenti di cui all’articolo 32, comma 1;
c) sull’accertamento dell’esperienza lavorativa di cui all’articolo 3 della legge regionale 20 novembre 2007, n. 17 (Disciplina dell’attività di acconciatore e di estetista).
6. Il presidente della CRA è eletto al proprio interno dai componenti.’.
Emendamento n. 16/4 della VI Commissione:
Dopo l’art. 16 ter è inserito il seguente:
“16 quater (Sostituzione dell’art. 30 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 30 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 30 (Durata, funzionamento e indennità)
3. Ai componenti della CRA spettano le indennità e i rimborsi spese di cui alla l.r. 2 agosto 1984, n. 20 (Disciplina delle indennità spettanti agli amministratori degli Enti pubblici operanti in materia di competenza regionale e ai componenti di commissioni, collegi e comitati istituiti dalla Regione o operanti nell’ambito dell’Amministrazione regionale).’.
Emendamento n. 16/5 della VI Commissione:
Dopo l’art. 16 quater è inserito il seguente:
“16 quinquies (Sostituzione dell’art. 31 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 31 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 31 (Sanzioni amministrative)
a) da euro 160,00 a euro 1.030,00, in caso di omessa o tardiva presentazione della comunicazione di cui all’articolo 28, comma 2;
c) da euro 260,00 a euro 2.580,00, per l’adozione, in mancanza della previa iscrizione all’APIA, di una denominazione in cui ricorrono riferimenti all’artigianato quale ditta, insegna o marchio.
2. Per l’irrogazione delle sanzioni si applicano le disposizioni di cui alla l.r. 10 agosto 1998, n. 33 (Disciplina generale e delega per l’applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale).’.
Emendamento n. 17/1 della VI Commissione:
L’art. 17 (Sostituzione del Capo III del Titolo III della l.r. 20/2003) è sostituito dal seguente:
“Art. 17 (Modifica al Capo III del Titolo III della l.r. 20/2003)
1. La denominazione del Capo III del Titolo III della l.r. 20/2003 è sostituita dalla seguente: “Capo III – ARTIGIANATO ARTISTICO, TRADIZIONALE E DELL’ABBIGLIAMENTO SU MISURA”.
Emendamento n. 17/2 della VI Commissione:
Dopo l’art. 17 è inserito il seguente:
“17 bis (Sostituzione dell’art. 32 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 32 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 32 (Imprese artigiane operanti nel settore artistico, tradizionale e dell’abbigliamento su misura)
1. Le imprese artigiane che esercitano le lavorazioni individuate ai sensi dell’articolo 4, primo comma, lettera c), della legge 443/1985 possono richiedere il riconoscimento di impresa artigiana del relativo settore inoltrando apposita domanda al dirigente della struttura organizzativa regionale competente, che decide previo parere della CRA e, in caso di accoglimento della richiesta presentata, provvede all’annotazione nell’APIA con la descrizione della particolare lavorazione esercitata.’.
Emendamento n. 17/3 della VI Commissione:
Dopo l’art. 17 bis è inserito il seguente:
“17 ter (Sostituzione dell’art. 33 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 33 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 33 (Individuazione di particolari attività)
2. Ai fini di cui al comma 1 la Giunta regionale, sentita la CRA, individua le attività di cui al comma 1 con apposita deliberazione, che ne approva l’elenco.’.
Emendamento n. 17/4 della VI Commissione:
Dopo l’art. 17 ter è inserito il seguente:
“17 quater (Sostituzione dell’art. 34 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 34 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 34 (Disciplinari di produzione e marchio di origine e qualità)
2. Le deliberazioni di cui al comma 1 sono adottate su proposta di apposite commissioni, nominate dalla Giunta regionale medesima. Ai componenti delle commissioni spettano le indennità e i rimborsi spese di cui all’articolo 30, comma 3.
7. È vietata l’apposizione del marchio su prodotti finiti acquistati da soggetti terzi.’.
Emendamento n. 17/5 della VI Commissione:
Dopo l’art. 17 quater è inserito il seguente:
“17 quinquies (Sostituzione dell’art. 35 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 35 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 35 (Maestro artigiano)
1. La qualifica di maestro artigiano è attribuita dalla Regione, su richiesta dell’interessato e sentita la CRA, al titolare dell’impresa artigiana del settore dell’artigianato artistico o tradizionale ovvero al socio di questa purché partecipi personalmente alla specifica attività.
a) iscrizione nell’Albo con l’apposita annotazione prevista dall’articolo 32, comma 1, ovvero iscrizione nella sezione di cui all’articolo 28, comma 1, lettera b);
b) anzianità professionale di almeno quindici anni, maturata in qualità di titolare o di socio lavoratore dell’impresa o di dipendente nel settore artistico, tipico e tradizionale;
d) elevata attitudine all’insegnamento del mestiere, desumibile dall’aver avuto alle dipendenze apprendisti condotti alla qualificazione di fine apprendistato nelle medesime attività, nonché da qualsiasi altro elemento che possa comprovare le specifiche competenza, perizia e attitudine all’insegnamento professionale.
3. La Giunta regionale determina le modalità per l’attribuzione della qualifica di cui al comma 1.
4. La CRA pubblica annualmente l’elenco dei maestri artigiani.’.
Emendamento n. 17/6 della VI Commissione:
Dopo l’art. 17 quinques è inserito il seguente:
“17 sexties (Sostituzione dell’art. 36 della l.r. 20/2003)
1. L’art. 36 della l.r. 20/2003 è sostituito dal seguente:
‘Art. 36 (Bottega scuola e bottega di artigianato d’arte)
1. Sono botteghe scuola i laboratori delle imprese artigiane di cui sia titolare o socio lavoratore un maestro artigiano che svolge compiti di formazione professionale nell’ambito dello specifico settore.
2. La Regione riconosce come bottega scuola l’impresa artigiana che dimostri di essere in grado di contribuire al conseguimento di una capacità tecnica adeguata, attraverso le competenze del maestro artigiano e le attrezzature adeguate allo scopo.
3. Le botteghe scuola, previo accordo con un ente di formazione accreditato e nel rispetto della normativa vigente in materia di formazione professionale, possono essere soggetti di convenzione per la gestione di attività formative nell’ambito dei programmi della formazione professionale regionale.
4. La Regione riconosce come bottega di artigianato d’arte, su richiesta dell’interessato, l’impresa artigiana, iscritta nella sezione di cui all’articolo 28, comma 1, lettera b), che opera ad altissimo livello professionale e utilizza tecniche di lavoro prevalentemente manuale per la produzione di pezzi unici.
5. La Giunta regionale determina i criteri e le modalità per il riconoscimento delle qualifiche di cui ai commi 1 e 4.’.
Articolo 37. Lo pongo in votazione.
Articolo 41. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 50/1 della VI Commissione:
Proposta di legge n. 70, così come emendata. La pongo in votazione.
dei Consiglieri Giancarli, Badiali, Busilacchi
“Qualità dell’ambiente e dell’aria a Jesi e in Vallesina”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 262 dei Consiglieri Giancarli, Badiali, Busilacchi. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Donati.
Sandro DONATI. In merito all’interrogazione in oggetto si rappresenta quanto segue.
La Centrale Turbogas Jesienergia S.p.A. è in possesso dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) n. 3/DP4 del 05/03/2004.
Le emissioni in atmosfera prodotte hanno origine dalla combustione del gas metano nella turbina a gas e gli inquinanti presenti alle emissioni sono monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx) e polveri (PTS).
Per quanto riguarda il confronto dei valori emissivi con i limiti imposti con Decreto AIA: per le polveri, il Decreto Autorizzatorio prevede un limite emissivo per tale inquinante pari a 5 mg/Nmc. L’ultimo dato in possesso del Servizio Aria del Dipartimento ARPAM per le polveri, relativo al controllo svolto nel 2007 ha rilevato una concentrazione pari a 0,19 mg/Nmc; per gli ossidi di azoto ed il monossido di carbonio, per cui la Ditta è in possesso di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni, i dati relativi al primo semestre 2007 sono risultati entro i limiti imposti rispettivamente pari a 36 mg/Nmc e 40 mg/Nmc.
Le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria della Rete Comunale di Jesi poste a controllo delle ricadute delle emissioni dell’impianto: Jesi Energia 1, Jesi Energia 2, Jesi Energia 3 e Jesi Energia 4, non hanno rilevato per l’anno 2010 e nel primo trimestre 2011 superamenti dei valori di leggi per quanto riguarda NOx e CO.
La stazione di rilevamento della qualità dell’aria della Provincia di Ancona di Jesi posta nell’area urbana di Jesi (stazione da traffico urbano) anch’essa non ha rilevato per l’anno 2010 e nel primo trimestre 2011 superamenti dei valori di leggi per quanto riguarda NOx e CO, mentre ha registrato 78 superamenti per quanto riguarda il PM10 nel 2010 in linea con le altre stazioni da traffico presenti sul territorio provinciale.
L’ultimo controllo effettuato dal Servizio Impiantistica Regionale del Dipartimento Provinciale ARPAM di Ancona effettuato il 14 maggio 2009, non ha evidenziato difformità all’autorizzazione AIA del 2004.
Quanto alle bonifiche, per il sito oggetto dell’interrogazione risultano in essere tre procedimenti:
a) a seguito di un sopralluogo effettuato congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Ancona - Sezione Navale e dell’ARPAM - Dipartimento di Ancona il giorno 8 agosto 2006 su fondi agricoli dove la Ditta SADAM aveva effettuato lo spandimento delle terre di fluitazione derivanti dalla lavorazione saccarifera 2005, è risultato, dall’analisi dei campioni svolta sui tali terreni, un superamento dei valori limite relativi agli idrocarburi pesanti ed allo zinco di cui alla Tabella 1, colonna A dell’allegato 5, Titolo V del D.Lgs. 152/2006. A seguito di ciò sono state emesse delle ordinanze sindacale (Ordinanza Sindacale n. 128 del 27 ottobre 2006 e n. 51 del 12 aprile 2007) di divieto di utilizzo a fini agricoli delle aree interessate dallo spandimento delle terre di fluitazione. Successivamente, a seguito dei risultati delle analisi effettuate dall’ARPAM, il Comune, con Ordinanza Sindacale n. 2 del 12 gennaio 2009, ha disposto la restituzione alla libera attività agricola dei terreni di cui sopra. In data 22 marzo 2011 questa struttura ha richiesto al Comune se l’atto sopra menzionato è da intendersi o meno come chiusura del procedimento. Si è in attesa della risposta;
b) a seguito di uno sversamento sul suolo di acqua e fango fuoriusciti nel maggio 2007 da una vasca di denitrificazione dell’impianto di depurazione di acque reflue di stabilimento a causa di un deterioramento accidentale di una guarnizione di un giunto di uno dei pannelli cementizi costituenti le pareti di quest’ultima è stato necessario effettuare opere di ripristino e bonifica ambientale. Successivamente ai lavori di ripristino, alla relazione di ultimazione dei lavori e a sopralluoghi effettuati da tecnici comunali, il Comune ha autorizzato la ditta Eridania-Sadam a procedere alla messa in esercizio della vasca di ossidazione di tipo complementare e dell’annesso sedimentatore. In data 22 marzo 2011 questa struttura ha richiesto al Comune se l’atto sopra menzionato è da intendersi o meno come chiusura del procedimento. Si è in attesa della risposta;
c) in data 21 settembre 2010 la Conferenza dei Servizi ha espresso parere favorevole, vincolato all’ottemperanza delle prescrizioni della Provincia e dell’ARPAM, del Piano della Caratterizzazione per la bonifica del sito, presentato da parte della Ditta SadamEridania, ai sensi dell’art. 244 del D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006. Con Determinazione Dirigenziale n. 291 del 4 marzo 2011 del Servizio Urbanistica Ambiente - U.O.C. Ambiente del Comune di Jesi, si è avuta l’approvazione, con prescrizioni, del Piano della Caratterizzazione presentato. Entro sei mesi successivi alla data di approvazione della determina la ditta è tenuta a presentare, contestualmente alle risultanze del Piano della Caratterizzazione, il documento “Analisi di rischio”.
Enzo GIANCARLI. Voglio ringraziare l’Assessore per lo sforzo e la complessità della risposta. Le saremmo grati, Assessore, se ci potesse dare una copia di tale risposta.
“Sostegno didattico degli alunni disabili della Provincia di Pesaro-Urbino”
PRESIDENTE. L’interrogazione n. 130 del Consigliere Latini è rinviata per assenza dell’Assessore competente.
“Treno regionale 12037 in fiamme”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 166 dei Consiglieri Marangoni. Zaffini. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Viventi.
Luigi VIVENTI. Per chiarire questo fatto abbiamo interpellato Trenitalia, la stessa ci ha comunicato che il fumo presente nel treno 12037 il 26 settembre 2010 è stato originato da un mozzicone di sigaretta gettato da ignoti in un portacarta del bagno della carrozza.
Trenitalia, in conformità con le “Condizioni generali di Trasporto dei Passeggeri”, è tenuta a far rispettare il divieto di fumo nei treni e ad oggi non sono giunte alla Regione segnalazioni in merito al mancato rispetto di tali norme sui treni regionali.
Esiste comunque la difficoltà oggettiva da parte del personale di bordo di Trenitalia di poter applicare la norma nel caso in cui un viaggiatore contravvenga al divieto di fumo soprattutto all’interno della toilette, luogo dove non può essere facilmente accertata l’effettiva responsabilità del soggetto.
La Regione Marche ha comunque sollecitato Trenitalia a far istruire il proprio personale di bordo affinché vengano potenziati i controlli e contrastati con maggiore determinazione le trasgressioni di questo tipo.
In relazione al disagio subìto dai passeggeri del treno 12037, si precisa che Trenitalia ha consentito ai viaggiatori diretti a Pescara di usufruire, con il biglietto già in loro possesso e quindi senza maggiorazioni, dell’ES City 9851 che, nell’occasione, ha compiuto una fermata straordinaria a Civitanova Marche.
I passeggeri diretti alle fermate intermedie fra Civitanova e Pescara hanno potuto usufruire del successivo treno regionale 21703 in partenza da Civitanova alle ore 18.04 o del 12041 in partenza alle 19.09.
Inoltre la Sala operativa regionale di Trenitalia ha provveduto a sostituire il treno 12037 con altro materiale rotabile, anche se i tempi impiegati sono stati superiori alle 2 ore a causa dell’intervento dei Vigili del Fuoco, della movimentazione del materiale rotabile da Ancona e della necessità di richiamare in servizio i macchinisti.
Il costo dei danni subìti dal convoglio è pari a € 1.500,00 circa. Trenitalia ha assicurato per le vie brevi di averlo inserito nei capitolati della manutenzione straordinaria dell’Officina Manutenzione Vetture di Ancona.
Si fa presente che Trenitalia, in conformità al Contratto di Servizio per il trasporto pubblico ferroviario di interesse locale e regionale, siglato con la Regione Marche il 13 novembre 2009, ai fini della qualità dei servizi è assoggettata a sanzioni puntuali per ogni treno soppresso e non sostituito con altro treno in orario o bus sostitutivo, entro 60 minuti dal verificarsi del disservizio.
Nel corso del 2009 a Trenitalia sono state infatti applicate sanzioni per ritardi e soppressioni di treni per un importo pari a circa € 110.000,00.
Enzo MARANGONI. Ringrazio l’Assessore per la sua risposta equilibrata, non ho niente da dire nel merito, non può essere certo imputata alla Regione l’inciviltà di taluni passeggeri.
Magari colgo l’occasione per entrare più che nel merito nel metodo, ossia sul fatto che l’interrogazione a cui si risponde oggi è stata da me proposta tempestivamente sin dall’accadimento dell’episodio in oggetto avvenuto sette mesi fa.
Mi auguro quindi si arrivi presto ad una modifica del Regolamento affinché appunto non si risponda ad una interrogazione dopo sei mesi, questa attuale modalità non serve né a chi la presenta né a chi risponde. Ripeto, mi auguro si arrivi presto ad un sistema che ci consenta di essere più tempestivi e pertanto più efficaci.
“Accertamento mansioni dipendente regionale”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 172 del Consigliere Silvetti. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Viventi.
Luigi VIVENTI. Il caso segnalato dal Consigliere Silvetti è stato costantemente seguito dalla struttura presso cui il dipendente è stato assegnato: P.F. Provveditorato economato e contratti.
L’interessato ha ripreso a guidare i veicoli in dotazione alla Giunta solo e soltanto dopo aver superato la prevista visita presso la commissione medica della ASL competente.
Le positive risultanze mediche sono state presentate agli uffici della Motorizzazione civile che ha rilasciato e annotato sulla patente l’autorizzazione alla guida dal suo rientro fino ad agosto 2012, senza soluzione di continuità.
Si aggiunge che in data 13 maggio 2009 l’autista ha anche sostenuto presso la Provincia di Ancona con esito positivo l’esame per l’accertamento dei requisiti di idoneità all’esercizio del trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea.
Si precisa, inoltre, che il codice della strada non prevede alcun contrassegno particolare da esporre sull’auto guidata dall’autista che si trovi nelle condizioni di disabilità citate nell’interrogazione.
Per le motivazioni sopra illustrate la Giunta regionale non ritiene di assegnare il dipendente ad altra mansione, anzi, coglie tale occasione per sottolineare che l’autista ha sempre svolto i suoi compiti con grande dedizione e massima efficacia operativa, riscontrabili dalla scheda individuale di valutazione delle proprie prestazioni lavorative.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Silvetti. (…) Si ritiene soddisfatto, Consigliere? (…) Bene. Il Consigliere Silvetti rinuncia alla replica.
“Rischio delocalizzazione degli stabilimenti SMA di Offagna e Osimo”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 133 del Consigliere Latini. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Viventi.
Luigi VIVENTI. Questa è stata una delle prime questioni che sono state affrontate tra maggio e giugno dello scorso anno.
Un’impresa edile ha chiesto al Comune di Offagna di poter realizzare nel suo territorio un capannone di circa 35.000 metri quadrati da utilizzare come deposito della merce venduta nei supermercati SMA dell’Italia centrale.
L’area in cui si intendeva realizzare il capannone è sottoposta a tutela come “paesaggio agrario di interesse storico-ambientale” ai sensi dell’art. 38 delle NTA del PPAR ed ai sensi del PRG del Comune di Offagna ad esso adeguato.
La tutela relativa al “paesaggio agrario di interesse storico-ambientale” vieta, fra l’altro, la “realizzazione di depositi e di stoccaggi di materiali non agricoli” ed i “movimenti di terra che alterino in modo sostanziale e/o stabilmente il profilo del terreno” (art. 38, secondo comma, lett. c) - d), delle NTA del PPAR). In base all’art. 22 della legge regionale 5 agosto 1992, n. 34, le modifiche al Piano possono essere apportate, fra l’altro, a seguito di “progetti ed interventi” che abbiano “rilievo ed incidenza regionale”.
Il Comune di Offagna, con delibera del Consiglio comunale, si è detto favorevole alla realizzazione del capannone e ha quindi chiesto alla Regione di dichiarare l’intervento di rilievo regionale, in modo da procedere ad una modifica del PPAR.
La Giunta regionale nella seduta del 13 settembre ha deciso di non aderire alla richiesta del Comune di Offagna di adottare la variante del piano paesistico ambientale regionale (PPAR). Tale decisione è stata assunta sulla scorta delle posizioni espresse al riguardo dalle competenti strutture regionali nelle Conferenze dei servizi appositamente convocate e preso atto di quanto contenuto nel parere legale trasmesso dal Comune con la nota del 20 agosto 2010 sopra citata.
In tale parere l’esperto interpellato dal Comune sostiene di non ritenere che “sussistano ragioni per le quali si debba chiedere alla Regione Marche l’emissione di una delibera di variante del piano paesistico ambientale, da assumersi nei modi e nelle forme volute dall’articolo 22, comma 7, della legge urbanistica regionale n. 34/92". Nello stesso parere si afferma che la variante al PRG già adeguato è consentita da parte del Comune ove si voglia rendere edificabile una zona in precedenza soggetta a tutela, ferma la necessità di dimostrare la compatibilità dell’intervento con il contesto paesaggistico-ambientale.
In ogni caso va rilevato che sono state assunte diverse iniziative da parte della Giunta regionale per trovare una soluzione al problema posto dall’interrogante, nella consapevolezza degli importanti risvolti anche sul piano occupazionale.
Si sono svolti diversi incontri con i dirigenti della SMA SpA, ai quali, nel massimo rispetto dell’autonomia aziendale, è stato chiesto di valutare la possibilità di soluzioni alternative che salvaguardino sia i siti tutelati che i posti di lavoro.
La Giunta regionale nella seduta del 26 luglio 2010 ha incaricato gli Assessori competenti di verificare la possibilità di realizzare l’intervento in un’area di proprietà della Società Interporto Marche SpA. L’interporto di Jesi, localizzato a breve distanza da Offagna, sarebbe perfettamente in grado di accogliere al meglio questo complesso logistico, garantendo collegamenti stradali e ferroviari già operativi. Le iniziative in questione non hanno però avuto esito positivo perché tali aree non sono state ritenute idonee dalla Giunta comunale di Offagna, che il 30 settembre 2010 ha deliberato di attivare la procedura di variazione del PRG al fine di rendere edificabile l’area.
Dino LATINI. Tale interrogazione nasceva dall’esigenza di tutelare 300 persone che possono rischiare di trovare occupazione tra più o meno un anno o a Pescara o a Roma, che sono le sedi di smistamento dell’azienda legata alla SMA. Questa è dunque la volontà che discende dall’iniziativa dell’interrogazione.
La seconda si riferisce a quell’obiettivo di ricercare - al di là della proposta avanzata dal Comune di Offagna che si è già attivato per uno sportello SUAP e quindi per proseguire l’iniziativa della variante al PRG e consentire ciò che nelle norme urbanistiche e nelle leggi regionali non è consentito fare - nella stessa area in cui attualmente si trova il deposito, cioè nella zona a sud di Ancona, un’area simile, in modo tale da confermare da un lato la logistica necessaria all’azienda, dall’altro la conferma dei posti di lavoro che ovviamente è il punto essenziale.
I rischi che ancora rilevo sono pertanto due, il primo è lo stato di crisi che potrebbe determinare lo spostamento dei lavoratori e quindi la mobilità, ecc., il secondo è quello di produrre una ferita in una zona particolare del territorio già in parte compromessa da altri insediamenti.
Proposta di atto amministrativo n. 26
“Rendiconto dell’Assemblea legislativa regionale per esercizio finanziario 2010"
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 26 ad iniziativa dell’Ufficio di Presidenza.
Ha la parola la relatrice Vicepresidente Giorgi.
Paola GIORGI. L’Ufficio di Presidenza porta oggi in Aula la proposta di atto amministrativo n. 26/11 “Rendiconto dell’Assemblea legislativa regionale per l’esercizio finanziario 2010".
Come previsto dalla legge al Rendiconto sono allegate le relazioni sull’attività svolta nel 2010 dalle Autorità indipendenti, il Corecom, la Commissione pari opportunità, l’Ombudsman regionale.
Lo schema di rendiconto è stato sottoposto all’esame del Collegio dei Revisori dei Conti, nominato dall’Assemblea legislativa, che nella riunione del 5 aprile 2011 ha espresso parere favorevole sul conto.
Le risultanze finanziarie del conto, dopo l’approvazione definitiva da parte dell’Assemblea, dovranno essere incluse nel Rendiconto generale della Regione e concorrono a determinare i risultati finali della gestione del bilancio regionale.
Entrando nel vivo della rendicontazione innanzitutto bisogna dire che il 2010 è un anno particolare in quanto è di transizione tra due legislature regionali, l’VIII e la IX, ha quindi delle caratteristiche contabili peculiari.
Negli anni di transizione, infatti, ai sensi della legislazione vigente, intervengono alcune spese che non si ripresentano successivamente, ad esempio le indennità di fine mandato per i Consiglieri cessati.
Inoltre nell’anno 2010, a seguito della prima applicazione della nuova normativa statutaria, c’è stato il passaggio da quaranta a quarantatre Consiglieri regionali, e questo naturalmente ha determinato un incremento del fabbisogno finanziario.
Per cui per valutare l’andamento della gestione dell’anno 2010 risulta opportuno paragonarla non tanto all’andamento della gestione 2009, quindi l’anno precedente, quanto agli anni di transizione, in particolare il 2005.
Tutto ciò premesso il Rendiconto dell’Assemblea legislativa delle Marche per l’anno finanziario 2010 evidenzia ancora una volta nel complesso risultati positivi sul fronte del contenimento della dinamica delle spese di funzionamento.
La spesa complessiva è infatti risultata pari ad € 17.322.079,31, con un aumento, per gli aspetti che ho specificato prima, del 5,68% rispetto al consuntivo dell’esercizio 2009, risultato pari ad euro 16.390.181,13, ma con una riduzione del 4,75% rispetto appunto al consuntivo del 2005 – che è nostro parametro di riferimento per essere l’anno di transizione più vicino rispetto al 2010 -, risultato pari ad € 18.185.927,96.
Quindi si conferma nell’anno 2010 una tendenza alla riduzione della spesa complessiva del bilancio dell’Assemblea legislativa, come riscontrata nell’anno 2005, nonostante l’intervento delle riforme istituzionali già ricordate.
Le entrate effettive, composte esclusivamente dai trasferimenti di fondi dal bilancio regionale, sono risultate pari ad euro 17.430.200,00.
L’avanzo di esercizio per l’anno 2010 è risultato pari ad euro 108.120,69 che è corrispondente allo 0,62% dell’intero stanziamento. Ciò dimostra una sempre più crescente precisione nell’attività di previsione e gestione delle spese. E questo risultato è ancor più significativo soprattutto se paragonato ad altre realtà di Assemblee regionali ove si riscontrano annualmente avanzi molto più elevati.
La parte dell’avanzo relativa ai residui perenti, pari ad € 137.418,04, si riferisce prevalentemente alle somme impegnate e non liquidate nell’anno 2009 per il pagamento degli adeguamenti delle indennità dei Consiglieri a quelle dei Parlamentari (l’avevamo messe nel caso fosse avvenuto durante il 2010 un adeguamento delle indennità dei Consiglieri, ma così non è stato), ed in misura minore è dato dalla mancata erogazione delle somme relative al nuovo programma delle presenze del personale, il cui previsto collaudo è stato rinviato.
Detta somma è inserita nel capitolo dei residui perenti istituito nel bilancio regionale e resterà a disposizione delle strutture assembleari competenti per l’eventuale pagamento agli aventi diritto fino alla prescrizione, quindi solo per le cose per cui era stata impegnata.
Invece i residui insussistenti, che contribuiscono per € 103.753,14 all’avanzo di amministrazione, rappresentano economie su impegni assunti nel corso dell’anno 2009 i cui fondi non sono stati interamente utilizzati.
Queste maggiori economie sono derivate da risparmi di gara, da risparmi per le utenze relative al Palazzo delle Marche, da risparmi per incarichi di collaborazione coordinata e continuativa e relativi oneri e IRAP sulle somme accantonate e non corrisposte.
L’Ufficio di Presidenza propone che la somma del disavanzo di esercizio, quindi 108.120,69 euro, più quella dei residui insussistenti, cioè 103.753,14 euro, per un totale di circa 211.873,83 euro, venga destinata alle esigenze di funzionamento dell’Assemblea legislativa e questo potrà essere verificato in sede di assestamento di bilancio 2011.
Nella documentazione che vi è stata allegata trovate la specifica relativa ad ogni punto di intervento dell’Assemblea legislativa.
Chiedo all’Aula l’approvazione di questo Rendiconto.
PRESIDENTE. Prima di proseguire voglio salutare, a nome dell’intera Assemblea legislativa, un’altra scuola arrivata a farci visita in quest’Aula alle ore 11,30. Do quindi il benvenuto ai ragazzi e agli insegnanti della Scuola primaria paritaria Preziosissimo sangue di Ascoli Piceno classi III e IV.
La discussione è aperta. Se non ci sono richieste di intervento passiamo alla votazione.
Proposta di atto amministrativo n. 26. La pongo in votazione.
Proposta di deliberazione n. 4
“Istituzione di una Commissione Assembleare d’inchiesta tendente ad esaminare le vicende relative alla realizzazione dell’Interporto delle Marche dalla costituzione della Società CE.M.I.M. agli attuali sviluppi”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 4 ad iniziativa dell’Ufficio di Presidenza
Paola GIORGI. In data 22 marzo 2011 è stata presentata all’Ufficio di Presidenza la richiesta di istituire una Commissione consiliare d’inchiesta sulle vicende relative alla realizzazione dell’Interporto delle Marche dalla costituzione della società CE.M.I.M agli attuali sviluppi.
Tale richiesta, come previsto dal Regolamento e dallo Statuto regionale, è stata firmata da 15 Consiglieri regionali: Giacomo Bugaro, Giovanni Zinni, Erminio Marinelli, Giulio Natali, Francesco Massi, Enzo Marangoni, Roberto Zaffini, Francesco Acquaroli, Elisabetta Foschi, Giancarlo D’Anna, Daniele Silvetti, Mirco Carloni, Franca Romagnoli, Graziella Ciriaci, Umberto Trenta.
L’Ufficio di Presidenza ha ritenuto la richiesta ammissibile in quanto presentata appunto da un numero di Consiglieri non inferiore ad un terzo dei componenti dell’Assemblea legislativa, e inoltre motivata, vertendo l’inchiesta su atti della Regione o di Enti o Aziende da essa dipendenti.
La richiesta di istituire una Commissione di inchiesta è rivolta ad esaminare tutta la vicenda CE.M.I.M.
Si ricorda che il 15 marzo 2005 venne presentata la prima richiesta di istituzione di una Commissione d’inchiesta a cui seguì la proposta di deliberazione ad iniziativa dell’Ufficio di Presidenza. E l’allora Assemblea regionale, nella seduta n. 14 dell’8 novembre 2005, rinviò l’approvazione della Commissione con la motivazione che era pendente una sentenza relativa ad un giudizio di opposizione finalizzato alla revoca del fallimento del CE.M.I.M.
Successivamente negli anni 2007 e 2008 sono state avanzate ulteriori richieste di riattivazione delle procedure d’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulle vicende del CE.M.I.M, ma l’Ufficio di Presidenza decise in entrambi i casi di rinviarne l’accoglimento in quanto non ancora esauriti i gradi di giudizio penale e civile, ossia non essendovi ancora una sentenza definitiva in merito.
Infine nel 2009, a seguito della sentenza della Corte d’Appello con la quale si revocava il fallimento del CE.M.I.M, veniva presentata una nuova richiesta di attivazione di questa Commissione. L’Ufficio di Presidenza, in presenza della sentenza della Corte d’Appello, decise di riavviare il procedimento di istituzione, demandando all’Assemblea legislativa la decisione in merito. Ma l’Assemblea legislativa nella seduta n. 156 del 10 novembre 2009 non accolse la richiesta in considerazione del fatto che l’iter processuale non era ancora definitivo essendo in itinere il ricorso in Cassazione. Successivamente il ricorso in Cassazione venne respinto con sentenza n. 4707 del 25 febbraio 2011.
Tale sentenza, quindi, chiude definitivamente l’iter processuale, pertanto non appaiono più esserci motivi ostativi all’accoglimento della richiesta.
L’Ufficio di Presidenza, sentita preventivamente la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, ha stabilito che la Commissione sia composta da 9 commissari, di cui 5 dei gruppi di maggioranza e 4 dei gruppi di minoranza.
La composizione della Commissione che si propone è pertanto la seguente :
· per la maggioranza: Fabio Badiali, Enzo Giancarli, Paola Giorgi, Valeriano Camela, Moreno Pieroni;
· per la minoranza: Francesco Massi, Giacomo Bugaro, Giulio Natali, Daniele Silvetti.
Per l’elezione del Presidente della Commissione, che in base alla normativa vigente spetta alla minoranza, il Presidente dell’Assemblea legislativa dovrà convocare la Commissione (come si fa per una convocazione di una normale Commissione permanente) dopodiché si provvederà all’elezione del Presidente e del Vicepresidente.
L’Ufficio di Presidenza ha inoltre stabilito il termine entro il quale la Commissione dovrà riferire in Assemblea legislativa, che è pari a sei mesi dalla data di insediamento della Commissione stessa.
PRESIDENTE. Prima di aprire la discussione su questo punto debbo informarvi che è pervenuta alla Presidenza una richiesta di incontro con i Capigruppo da parte del Comitato che sta lottando contro il Rigassificatore Api. Il testo dice: “Chiediamo che una nostra delegazione possa essere ricevuta dai Capigruppo per consegna e brevissima spiegazione contenuti relazione comparativa tra le VIA della Regione Marche”.
Invito quindi i Capigruppo a fare l’incontro con questa delegazione.
Se non ci sono richieste di intervento rispetto alla proposta di deliberazione n. 4 passiamo alla votazione.
Proposta di deliberazione n. 4. La pongo in votazione.
Con questo atto si chiudono i lavori. Colgo l’occasione per augurare a tutti voi e alle vostre famiglie una buona e serena Pasqua.

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Articolo 37

Articolo 41
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