Source: https://www.laleggepertutti.it/184513_avvocato-libero-di-praticare-le-tariffe-che-vuole
Timestamp: 2018-04-27 03:08:49+00:00

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Avvocato libero di praticare le tariffe che vuole
Lo sai che? Avvocato libero di praticare le tariffe che vuole
Imporre dei minimi tariffari ai legali viola la concorrenza: a rischio l’effettività dell’equo compenso.
Un serio monito arriva dalla Corte di Giustizia Europea a tutti gli organi europei rappresentativi degli avvocati che hanno ancora la tentazione di imporre tariffe minime: non si può vietare all’avvocato di praticare i prezzi che vuole [1]. Legale e cliente restano sempre liberi di concordare un compenso inferiore all’importo minimo fissato. Con la conseguenza che sarebbe illegittima anche la sanzione disciplinare che miri a punire il legale che applica “scontistiche”.
Consulenze anche a 1 euro?
Non spetta al Cnf di uno Stato Membro fissare le tariffe minime degli avvocati. Né la legge può limitare la tutela a un legale che voglia recuperare il proprio compenso da un cliente moroso se il compenso è al di sotto dei minimi tariffari. Se le norme interne bloccano ogni possibilità di accordo tra cliente e avvocato per stabilire un onorario inferiore a quello fissato da un’organizzazione forense non controllata dall’autorità pubblica, si violano le norme Ue sulla libera concorrenza. Quindi, se un consiglio di un ordine forense di uno Stato membro non agisce come «emanazione della pubblica autorità» ma come organizzazione di categoria, il divieto di determinare onorari più bassi e l’impossibilità per il giudice di liquidare questi importi sono incompatibili col Trattato Ue. Questo il succo della decisione dei giudici di Lussemburgo su un caso che ha visto coinvolto l’organo di rappresentanza degli avvocati della Bulgaria, ma la questione interessa tutti, soprattutto l’Italia.
A rischio l’utilità dell’equo compenso
Tirano un sospiro di sollievo i consumatori; un po’ meno felici sono gli avvocati. Il nostro Paese è infatti in procinto di ripristinare un regime molto simile ai minimi tariffari: l’equo compenso, sebbene si applicherà solo nei confronti di banche, assicurazioni e grosse società, dispone la nullità degli accordi che decidano compensi al di sotto di una determinata soglia. Ma questo, a detta della Corte di Giustizia, non si può fare perché una legge che limiti la volontà negoziale dell’avvocato e del cliente viola la concorrenza. È vero che in Italia l’equo compenso avverrà per il tramite del Parlamento e non del Cnf, ma le decisioni della Corte Europea sui compensi minimi si sono indirizzate, in passato, anche al legislatore. Il che potrebbe vanificare tutti gli sforzi fatti per arrivare all’approvazione dell’equo compenso, consentendo di fatto agli avvocati di “dissociarsi” dalla previsione legale e non per questo essere preclusi dal recupero giudiziale del credito.
[1] C. Giust. UE sent. del 23.11.2017 causa C-427/16 e C-428/16
Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, sentenza 23 novembre 2017, causa C-427 e 428/16 *
Rinvio pregiudiziale – Concorrenza – Libera prestazione di servizi – Fissazione degli onorari minimi da parte di un’organizzazione di categoria di avvocati – Divieto per il giudice di disporre la rifusione di onorari inferiori a tali importi minimi – Normativa nazionale che considera l’imposta sul valore aggiunto (IVA) inclusa nel prezzo dei servizi resi nell’ambito dell’esercizio di una professione liberale»
2 Tali domande sono state presentate nell’ambito di talune controversie pendenti tra la «CHEZ Elektro Bulgaria» AD e il sig. Yordan Kotsev (C 427/16) e tra la «FrontEx International» EAD e il sig. Emil Yanakiev (C 428/16), aventi ad oggetto domande di ingiunzione di pagamento relative, segnatamente, alla rifusione di onorari di avvocato e alla retribuzione di un consulente giuridico.
3 L’articolo 78, primo comma, lettera a), della direttiva 2006/112 prevede quanto segue:
a) le imposte, i dazi, le tasse e i prelievi, ad eccezione della stessa [imposta sul valore aggiunto (IVA)];
4 L’articolo 1, paragrafo 1, primo comma, della direttiva 77/249 così dispone:
«La presente direttiva si applica, nei limiti e alle condizioni da essa previste, all’attività di avvocato esercitata a titolo di prestazione di servizi».
«1. Gli oneri sostenuti dall’attore nonché, in caso di patrocinio da parte di un avvocato, dei relativi onorari e spese, sono sostenuti dal convenuto proporzionalmente alla parte della domanda che è stata accolta.
5. Qualora gli onorari d’avvocato corrisposti dalla parte siano eccessivi rispetto alla reale complessità, in fatto ed in diritto, della controversia, il giudice può disporre, su domanda della controparte, la rifusione, a titolo di spese, di un importo più ridotto, che non può essere tuttavia inferiore all’importo minimo previsto dall’articolo 36 [dello Zakon za advokaturata (legge sull’ordine forense)].
10 L’articolo 1 della Naredba n. 1 za minimalnite razmeri na advokatskite vaznagrazhdenia (regolamento n. 1 sugli onorari minimi degli avvocati; in prosieguo: il «regolamento n. 1») prevede quanto segue:
«La remunerazione dell’assistenza giuridica prestata da un avvocato viene liberamente pattuita in base ad accordo scritto con il cliente, ma non può essere inferiore all’importo minimo fissato dal presente regolamento per il tipo di assistenza di cui trattasi».
Causa C 427/16
15 Il giudice del rinvio rileva che la causa C 427/16 si differenzia da quelle sfociate nelle sentenze del 5 dicembre 2006, Cipolla e a. (C 94/04 e C 202/04, EU:C:2006:758), nonché del 19 febbraio 2002, Arduino (C 35/99, EU:C:2002:97). La legislazione bulgara, infatti, autorizza il Consiglio superiore dell’ordine forense, i cui membri sono tutti avvocati eletti da loro colleghi, a fissare gli onorari minimi in assenza di qualsiasi controllo da parte delle pubbliche autorità.
Causa C 428/16
1) Se l’articolo 101, paragrafo 1, TFUE (divieto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza) osti all’articolo 36, paragrafo 2, della legge sull’ordine forense, per effetto del quale un’associazione di soggetti esercenti libere professioni (Consiglio superiore dell’ordine forense) disponga del potere discrezionale, sulla base di prerogative attribuite dallo Stato, di predeterminare l’importo minimo dei corrispettivi delle prestazioni erogate dai soggetti medesimi (onorari di avvocato).
22 Con ordinanza del 14 settembre 2016, il presidente della Corte ha disposto la riunione delle cause C 427/16 e C 428/16 ai fini del procedimento scritto e orale e della sentenza.
26 In primo luogo, per quanto riguarda le questioni pregiudiziali prima, seconda, terza, quinta e sesta, occorre ricordare che, nell’ambito della cooperazione tra la Corte e i giudici nazionali istituita dall’articolo 267 TFUE, spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di emettere la propria sentenza, sia la rilevanza delle questioni da sottoporre alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate riguardano l’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte è, in via di principio, tenuta a statuire (sentenza del 26 luglio 2017, Persidera, C 112/16, EU:C:2017:597, punto 23 e giurisprudenza citata).
27 Ne consegue che le questioni relative all’interpretazione del diritto dell’Unione sollevate dal giudice nazionale nel contesto normativo e fattuale che egli definisce sotto la propria responsabilità, e del quale non spetta alla Corte verificare l’esattezza, godono di una presunzione di rilevanza. Il diniego, da parte della Corte, di statuire su una domanda presentata da un giudice nazionale è possibile solo qualora risulti in maniera manifesta che la richiesta interpretazione del diritto dell’Unione non ha alcun rapporto con la realtà effettiva o l’oggetto del procedimento principale, qualora la questione sia di natura ipotetica oppure quando la Corte non disponga degli elementi di fatto e di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le sono sottoposte (sentenza del 26 luglio 2017, Persidera, C 112/16, EU:C:2017:597, punto 24 e giurisprudenza citata).
30 Inoltre, non compete alla Corte pronunciarsi sull’interpretazione di disposizioni nazionali, considerato, infatti, che tale interpretazione rientra nella competenza esclusiva dei giudici nazionali (sentenza del 14 giugno 2017, Online Games e a., C 685/15, EU:C:2017:452, punto 45 e giurisprudenza ivi citata).
34 A tal riguardo, nella parte in cui la questione proposta riguarda la compatibilità della normativa oggetto del procedimento principale con le disposizioni del Trattato FUE in materia di libera prestazione dei servizi, occorre rilevare che queste ultime non sono applicabili a una fattispecie in cui tutti gli elementi si trovino collocati all’interno di un solo Stato membro (sentenza dell’8 dicembre 2016, Eurosaneamientos e a., C 532/15 e C 538/15, EU:C:2016:932, punto 45 e giurisprudenza ivi citata).
35 La Corte ha dichiarato che gli elementi concreti che consentono di stabilire un collegamento fra gli articoli del Trattato FUE in materia di libera prestazione dei servizi e l’oggetto o le circostanze di una controversia i cui elementi sono tutti collocati all’interno di uno Stato membro devono risultare dalla decisione di rinvio (sentenza dell’8 dicembre 2016, Eurosaneamientos e a., C 532/15 e C 538/15, EU:C:2016:932, punto 46 e la giurisprudenza ivi citata).
36 Di conseguenza, nel contesto di una situazione i cui elementi siano tutti collocati all’interno di un solo Stato membro, spetta al giudice del rinvio indicare alla Corte, conformemente a quanto postulato dall’articolo 94 del regolamento di procedura della Corte, sotto qual profilo, malgrado il suo carattere puramente interno, la controversia dinanzi ad esso pendente presenti un elemento di collegamento con le disposizioni del diritto dell’Unione relative alle libertà fondamentali che renda l’interpretazione in via pregiudiziale richiesta necessaria alla soluzione della controversia medesima (sentenza dell’8 dicembre 2016, Eurosaneamientos e a., C 532/15 e C 538/15, EU:C:2016:932, punto 47 e la giurisprudenza ivi citata).
41 Risulta da costante giurisprudenza della Corte che, se è pur vero che l’articolo 101 TFUE riguarda esclusivamente la condotta delle imprese e non disposizioni legislative o regolamentari emanate dagli Stati membri, resta il fatto che tale articolo, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, che istituisce un dovere di collaborazione tra l’Unione e gli Stati membri, obbliga questi ultimi a non adottare o a non mantenere in vigore provvedimenti, anche di natura legislativa o regolamentare, idonei ad eliminare l’effetto utile delle regole di concorrenza applicabili alle imprese (sentenza del 21 settembre 2016, Etablissements Fr. Colruyt, C 221/15, EU:C:2016:704, punto 43 e giurisprudenza ivi citata).
42 Sussiste una violazione dell’articolo 101 TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, quando uno Stato membro imponga o agevoli la conclusione di accordi in contrasto con l’articolo 101 TFUE o rafforzi gli effetti di accordi di tal genere ovvero tolga alla propria normativa il suo carattere pubblico, delegando ad operatori privati la responsabilità di adottare decisioni di intervento in materia economica (sentenza del 21 settembre 2016, Etablissements Fr. Colruyt, C 221/15, EU:C:2016:704, punto 44 e giurisprudenza ivi citata).
43 Ciò non avviene in una fattispecie in cui le tariffe siano fissate nel rispetto dei criteri di interesse pubblico definiti dalla legge e i poteri pubblici non deleghino le loro prerogative d’approvazione o di fissazione delle tariffe ad operatori economici privati, sebbene i rappresentanti degli operatori economici non siano minoritari in seno al comitato autorizzato a proporre le tariffe stesse (v., in tal senso, sentenza del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 31).
45 La tariffa determinata da una simile organizzazione di categoria può comunque rivestire natura statale, in particolare quando i membri dell’organizzazione di categoria siano esperti indipendenti dagli operatori economici interessati e siano tenuti dalla legge a fissare le tariffe prendendo in considerazione non solo gli interessi delle imprese o delle associazioni di imprese nel settore che li ha designati, ma anche l’interesse generale e gli interessi delle imprese degli altri settori o degli utenti dei servizi di cui trattasi (sentenza del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 34 e giurisprudenza ivi citata).
46 Per garantire che i membri di una organizzazione di categoria operino effettivamente nel rispetto dell’interesse generale, i criteri di tale interesse devono essere definiti dalla legge in modo sufficientemente preciso e devono ricorrere un controllo effettivo e il potere decisionale in ultima istanza da parte dello Stato (v., in tal senso, sentenza del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 41).
47 Nella specie, la normativa oggetto del procedimento principale non contiene alcun criterio preciso idoneo a garantire che gli importi minimi delle parcelle degli avvocati, quali fissati dal Consiglio superiore dell’ordine forense, siano equi e giustificati nel rispetto dell’interesse generale. In particolare, detta normativa non prevede alcuna condizione che corrisponda ai requisiti formulati dal Varhoven administrativen sad (Corte suprema amministrativa, Bulgaria) nella propria sentenza del 27 luglio 2016, relativi, in particolare, all’accesso dei cittadini e delle persone giuridiche all’assistenza giuridica qualificata nonché alla necessità di prevenire qualsiasi rischio di deterioramento della qualità dei servizi forniti.
50 Peraltro, perché le regole di concorrenza dell’Unione si applichino alla normativa controversa nei procedimenti principali, è necessario che tale normativa sia idonea a restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno (v., per analogia, sentenza del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 42).
51 Si deve rilevare, al riguardo, che la determinazione degli importi minimi degli onorari d’avvocato, resi obbligatori da una normativa nazionale come quella oggetto dei procedimenti principali, impedendo agli altri prestatori di servizi giuridici di fissare tariffe inferiori a tali importi minimi, equivale alla determinazione orizzontale di tariffe minime imposte (v., in tal senso, sentenza del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 43).
52 Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve rilevare che una normativa nazionale, come quella oggetto dei procedimenti principali, che, da un lato, non consenta all’avvocato e al proprio cliente di pattuire una parcella d’importo inferiore al minimo fissato dal regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense, quale il Consiglio superiore dell’ordine forense, a pena di procedimento disciplinare a carico dell’avvocato medesimo, e, dall’altro, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari per un importo inferiore a tale minimo, è idonea a restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE.
53 Occorre, tuttavia, rilevare che la normativa controversa nei procedimenti principali che rende obbligatoria una decisione di un’associazione d’imprese avente per oggetto o per effetto di restringere la concorrenza o la libertà d’azione delle parti o di una di esse non ricade necessariamente sotto il divieto sancito dal combinato disposto dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE e dell’articolo 4, paragrafo 3, TUE (sentenza del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 46).
54 Infatti, ai fini dell’applicazione di tali disposizioni ad un caso di specie, occorre anzitutto tenere in considerazione il contesto globale nel quale la decisione controversa dell’associazione di imprese in questione sia stata adottata o spieghi i propri effetti nonché, in particolare, i propri obiettivi. Occorre poi verificare se gli effetti restrittivi della concorrenza che ne derivano ineriscano al perseguimento di tali obiettivi (sentenze del 19 febbraio 2002, Wouters e a., C 309/99, EU:C:2002:98, punto 97; del 18 luglio 2013, Consiglio Nazionale dei Geologi, C 136/12, EU:C:2013:489, punto 53, nonché del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 47).
55 In tale contesto, si deve verificare se le restrizioni così imposte dalla disciplina in esame nei procedimenti principali siano limitate a quanto necessario al conseguimento di obiettivi legittimi (sentenze del 18 luglio 2006, Meca-Medina e Majcen/Commissione, C 519/04 P, EU:C:2006:492, punto 47; del 18 luglio 2013, Consiglio Nazionale dei Geologi, C 136/12, EU:C:2013:489, punto 54, nonché del 4 settembre 2014, API e a., da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13, EU:C:2014:2147, punto 48).
66 Al riguardo, occorre ricordare che, in forza della giurisprudenza della Corte, il principio di neutralità fiscale, insito nel sistema comune dell’IVA, osta a che l’assoggettamento ad imposta delle attività professionali di un soggetto passivo generi una doppia imposizione (v., in tal senso, sentenze del 23 aprile 2009, Puffer, C 460/07, EU:C:2009:254, punto 46, e del 22 marzo 2012, Klub, C 153/11, EU:C:2012:163, punto 42).
67 Nella specie, avendo il giudice del rinvio rilevato, nella domanda di pronuncia pregiudiziale nella causa C 427/16, che la normativa nazionale oggetto del procedimento principale ha l’effetto di produrre una doppia imposizione all’IVA degli onorari d’avvocato, una normativa di tal genere non è conforme né all’articolo 78, primo comma, lettera b), della direttiva 2006/112 né al principio di neutralità fiscale insito nel sistema comune dell’IVA.
1) L’articolo 101, paragrafo 1, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, dev’essere interpretato nel senso che una normativa nazionale come quella oggetto dei procedimenti principali, la quale, da un lato, non consenta all’avvocato e al proprio cliente di pattuire un onorario d’importo inferiore al minimo stabilito da un regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense, quale il Vissh advokatski savet (Consiglio superiore dell’ordine forense, Bulgaria), a pena di procedimento disciplinare a carico dell’avvocato medesimo, e, dall’altro, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari d’importo inferiore a quello minimo, è idonea a restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE. Spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità applicative, risponda effettivamente ad obiettivi legittimi e se le restrizioni così stabilite siano limitate a quanto necessario per garantire l’attuazione di tali legittimi obiettivi.
3) L’articolo 78, primo comma, lettera a), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella oggetto dei procedimenti principali, in forza della quale l’imposta sul valore aggiunto costituisca parte integrante degli onorari d’avvocato registrati, qualora ciò produca l’effetto di un doppio assoggettamento all’imposta sul valore aggiunto degli onorari

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