Source: https://wishakamax.wordpress.com/2012/02/19/il-millesimo-uomo/
Timestamp: 2017-06-23 03:18:38+00:00

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Il millesimo uomo | Serbatoio di pensieri occasionali
Il millesimo uomo
44 Repliche	Sono sempre stupito della disinvoltura con cui si usa la parola “amico”. Io ho pochissimi amici, e tantissimi conoscenti. I conoscenti possono diventare amici, ma non è facile. Perché io sono terribilmente esigente. Ci deve essere un reciproco riconoscersi, che per certi versi ha a che fare con il sistema valoriale che ciascuno di noi si porta dentro, ma per altri versi diventa una questione de panza, una sensazione interiore che non si sa descrivere in parole, ma che porta ad essere empatici con l’altra persona. In realtà non è solo empatia. Prendo a prestito la definizione del termine inglese sympathy del dizionario Garzanti, che recita:
1 comprensione; solidarietà; partecipazione (a sentimenti altrui): he has no – with failures, non ha alcuna comprensione per chi sbaglia; she has a claim on our –, ha diritto alla nostra solidarietà; you will find that he is a man of wide sympathies, troverai che è un uomo molto comprensivo
2 [uncountable] condoglianze: a letter of –, una lettera di condoglianze
3 armonia, accordo: in – with, in accordo con; out of – with, in disaccordo con
4 simpatia, affinità; corrispondenza: his sympathies lie with the communist party, le sue simpatie vanno al partito comunista / there should be… sympathy in years, manners and beauties, (sh. Othello) ci dovrebbe essere… corrispondenza d’età, di educazione, di belle forme
5 (med.) simpatia.
Ora, ad esclusione dei significati 2 e 5, ovviamente off-topic in questo contesto, tutti gli altri si applicano a quel che ho definito impropriamente empatia. L’italiano è una lingua bellissima, ricchissima, ma proprio per questa sua ricchezza, tende ad essere costituito da termini estremamente precisi. L’inglese, assai più sintetico, affida ad un unico termine una pluralità di significati. Non c’è un meglio e un peggio, io adoro l’italiano, e allo stesso tempo mi piace la sinteticità dell’inglese – a me, che quando è stato distribuito il dono della sintesi ero andato per funghi.
E quindi, sympathy. Innanzitutto è necessario che io sia sympathetic con l’altro, e viceversa. Se questo è vero, allora può innestarsi un circolo virtuoso all’interno del quale si scopre che spesso ci si trova sulla stessa lunghezza d’onda. Il mio amico più caro è un ex-collega, con il quale ho condiviso un bel pezzo di carriera lavorativa. Questo è tanto più sorprendente quanto più ho sempre tentato di avere minime interazioni tra lavoro e vita privata. Se da una parte questo non mi ha consentito di entrare a far parte di cerchi magici che ho visto formarsi e disfarsi nel tempo, e all’interno dei quali si sono distribuiti favori e prebende, dall’altra mi ha consentito di essere sempre libero da qualsiasi vincolo etico dovuto alla frequentazione privata, consentendomi di fare delle scelte (quasi) sempre indipendenti. Ebbene quest’eccezione si è manifestata per puro caso, e proprio nel modo che cercavo di spiegare. In realtà la scoperta di essere sympathetic non è stata immediata, sia io che il mio amico siamo schivi, per quanto riguarda il nostro io profondo, e non sempre ne riveliamo la parte più bella. Anzi, spesso accade il contrario. Per cui appena conosciuto il mio amico mi era cordialmente antipatico. Avevo appena cambiato lavoro, e mi presentarono questo spocchioso e borioso tizio, con il quale per fortuna (pensavo) in una fase iniziale ebbi pochissima interazione. Quando dopo un po’ di tempo ho saputo che avremmo lavorato insieme su un progetto complesso, non ho gioito ma, come sempre fatto sul lavoro, mi sono rimboccato le maniche e sono andato avanti. Dopo un periodo iniziale in cui i contatti erano sporadici, c’è stato un periodo nel quale abbiamo condiviso tantissimo, soprattutto in termini logistici. Dovevamo continuamente viaggiare insieme, e durante questi viaggi e queste attività lavorative abbiamo imparato ad apprezzarci reciprocamente. Abbiamo scoperto che i valori professionali ed etici nei quali ciascuno di noi credeva erano gli stessi, abbiamo scoperto che ciascuno di noi aveva delle qualità che si compensavano con quelle dell’altro, e che insieme costituivamo un team eccellente. E’ lì che è nata l’amicizia, che sapientemente coltivata si è mantenuta immutata, e anzi ha trovato nuova linfa, quando le nostre strade professionali si sono divise. Succede che a volte penso di chiamarlo e squilla il telefono, succede che mentre sto mandandogli un’email me ne arriva una sua, succede che ci raccontiamo di aver pensato la stessa cosa a fronte di un certo evento. Ciò non significa che si sia sempre della stessa opinione, anzi. Soltanto che siamo particolarmente sympathetic. E quando abbiamo bisogno, sappiamo che l’altro c’è. Di ritorno da un viaggio mi ha portato una coppia saliera pepiera come questa qui sotto. Ci piacciono i simboli.
Come spesso mi capita, quando scrivo qualcosa lo scritto va per conto suo, al di là di quelle che erano le intenzioni originali. E mi rendo conto solo ora che quanto scritto sino adesso costituisce solo un’introduzione, funzionale a parlare di un’altra amicizia forte, ma diversa. L’amicizia con una persona a me molto cara, che fa delle cose meravigliose e ogni volta mi stupisce con la sua creatività. Sto parlando di Giulia, che a me piace chiamare Iaia.
Potrebbe essere un pretesto per parlare di mondo virtuale, amicizie virtuali, e amenità varie collegate, perché il mio rapporto con Iaia non sarebbe mai nato se non ci fosse Internet. Perché Iaia l’ho conosciuta in un gruppo yahoo, poco più di una decina di anni fa, e poi ci siamo continuati a frequentare in un mitico forum, pigrecoemme.com, che oramai non è praticamente più attivo, dove mi sono divertito tantissimo, quasi come oggi mi diverto frequentando Gikitchen.
Iaia l’ho vista solo una volta. Dopo più di dieci anni che ci conoscevamo. Il ricordo di quell’unico incontro è ancora adesso un’emozione bellissima. E mi riallaccio al concetto di sympathy. Perché con Iaia è scattata su un piano che non poteva basarsi sulla frequentazione, come è di tutta evidenza. E’ scattata su un piano totalmente mentale. Dietro un monitor siamo tutti più protetti, meno esposti. Ci autodipingiamo in modi che non sempre sono completamente corrispondenti alla realtà. Non diciamo tutto. Salvo eccezioni. Iaia è una meravigliosa eccezione. Ci siamo riconosciuti, attraverso la rete. Ci siamo trovati. E per lungo tempo la rete è stato l’unico mezzo di scambio. Ora ci sentiamo ogni tanto, e ne traiamo reciproco beneficio. Beneficio spirituale, intendo. Io le scrivo sempre che lei è la mia medicina per il mal d’anima. E lei continua a ringraziarmi per come sono nei suoi confronti, spesso non rendendosi conto (ma adesso secondo me un briciolo in più di consapevolezza ce l’ha) di quanto debba io ringraziare lei. Le nostre telefonate sono una totale follia. Circa l’80% del tempo lo passiamo a dire cretinate e a riderne come deficienti. Nel restante 20% ci diciamo le cose importanti. Cose delle quali io parlo solo con l’amico di cui dicevo sopra. Lei mi racconta cose privatissime. Ci confrontiamo. Ci raccontiamo le cose brutte che ci succedono o che stiamo vivendo. Ci diciamo come la pensiamo delle situazioni dell’altro. Ci rispettiamo. Sappiamo che l’altro deciderà secondo il suo libero arbitrio, sappiamo che la nostra opinione sarà tenuta nel debito conto. Ma soprattutto, sappiamo che possiamo parlare liberamente. Senza dover dimostrare nulla. Senza essere obbligati a recitare alcun ruolo.
Racconto a tutti di come lei sia la protagonista di una favola del ventunesimo secolo. Di come si sia innamorata, ricambiata, attraverso Internet. Di come questo rapporto virtuale si sia trasformato in reale nonostante le difficoltà logistiche, che sono state tutte superate perché la cosa più importante era l’urgenza di condividere l’esistenza. Anche a me è successo questo, tanti anni fa, lo ricordo ancora distintamente. Perché anche l’amore richiede sympathy. E’ ovviamente diversa da quella amicale, ma una cosa è assolutamente la stessa. La vibrazione all’unisono delle anime.
Qui di seguito una poesia di Kipling, The Thousandth Man, della quale non ho trovato la traduzione italiana. Ecco, io per Iaia e per il mio amico sono il millesimo uomo. E loro lo sono per me.
Questo articolo è stato pubblicato in Real life il 19 febbraio 2012 da Wish aka Max.	Navigazione articolo
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44 pensieri su “Il millesimo uomo”	Angela 19 febbraio 2012 alle 13:09	Max… Io sono troppo contenta di questo blog.. Purtroppo non so se puoi credermi , ma io mi sento più ricca, dall’altro post ho imparato moltissimo, e questo mi tocca particolarmente perchè sei riuscito a mettere in parole ció che io penso sull’amicizia , dono che a me manca totalmente. 🙂 la poesia è bellissima. Buona domenica caro… Ti abbraccio forte
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo19 febbraio 2012 alle 14:46	Certo che ti credo, e credimi tu se ti dico che anch’io mi sento più ricco dallo scambio con te. 🙂
Rispondi ↓	Angela 19 febbraio 2012 alle 22:38	🙂
Rispondi ↓	luci 19 febbraio 2012 alle 14:38	“Simpatia” … dal greco “sun+paschein” = “sentire con, provare emozioni insieme” … è quello che accade con chi davvero ti è amico… una condivisione reale di sentimenti che spesso va al di là delle semplici parole. C’è un aforisma di Camillo Sbarbaro che amo particolarmente e che dice che l’amico è colui con cui puoi anche restare in silenzio. Lo trovo molto efficace… la vicinanza di due anime va molto al di là delle parole, dei gesti e delle distanze materiali. Buona domenica Max, mi unisco ad Angela nel ringraziarti una volta di più per questo spazio così stimolante che ci hai regalato!
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo19 febbraio 2012 alle 14:49	Ellovedi che è il greco che mi manca? Se non ne volessi fare sempre troppe direi a questo punto che mi metto a studiare il greco… E sì, il silenzio amicale è sempre pieno di contenuti, se l’amico è vero. E aggiungo che non è solo vicinanza, in questi casi (e chiedo venia per non essere stato troppo chiaro, ma come sempre accade rileggendo si scriverebbe ancora diversamente per completare, limare, aggiustare…) la cosa stupefacente è la risonanza, la vibrazione unisona.
Rispondi ↓	luci 19 febbraio 2012 alle 15:02	Tu sei chiarissimo, scherzi?! e’ che questo è uno di quegli argomenti che hanno davvero tantissime sfaccettature… ce ne sarebbero di aspetti sui quali soffermarsi, scrivere, riflettere!
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo19 febbraio 2012 alle 15:09	E allora soffermati, rifletti e scrivi… 😉
Rispondi ↓	Bibi 19 febbraio 2012 alle 14:51	Però la traduzione della poesia ora la voglio.
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo19 febbraio 2012 alle 15:31	La traduzione l’ho fatta io, credo non sia proprio il massimo, ma insomma… per cominciare va bene… almeno dà un’idea.
Salomone dice che solo un uomo su mille
ti starà vicino più di un fratello
E vale la pena cercarlo per la metà dei tuoi giorni
Se lo trovi prima dell’altra metà
Per novecentonovantanove la discriminante
è ciò che il mondo vede in te
ma il Millesimo Uomo resterà tuo amico
con l’intero universo mondo contro di te
Né una promessa, né una preghiera né un segno
dovranno fermare la tua ricerca
Novecentonovantanove di loro saranno sensibili
al tuo sguardo, alle tue azioni, o alla tua gloria.
Ma se lui ti trova e tu lo trovi
Il resto del mondo non conta
Perché il Millesimo Uomo nuoterà o affonderà
con te in qualunque acqua
Puoi usare i suoi denari senza più parole
di quante ne usi lui per i tuoi
e ridere e incontrarlo nella tua passeggiata quotidiana
come se non ci sia stato alcun prestito.
Novecentonovantanove di loro vogliono
oro o argento negli affari
Ma il Millesimo Uomo vale tutto l’oro e l’argento,
perché puoi mostrargli i tuoi sentimenti
I suoi torti sono i tuoi, le sue ragioni sono le tue,
a proposito o a sproposito.
Alzati e sostienilo davanti a tutti gli uomini,
solo per questa ragione!
Novecentonovantanove non possono sopportare
vergogna scherno o derisione,
Ma il Millesimo Uomo starà dalla tua parte
Anche ai piedi della forca – e dopo!
Rispondi ↓	Bibi 19 febbraio 2012 alle 17:57	vabbè. cuoredipanna mi son commossa
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo19 febbraio 2012 alle 18:03	:*
Rispondi ↓	Amaradolcezza 19 febbraio 2012 alle 20:44	sai anche io non sono una da tanti amici, molti rimangono conoscenti anche se li vedo diverse volte a settimana, altri invece sono amici, amici veri, sinceri.. quelli dai quali ti rifugi quando hai un problema, quando hai bisogno anche solo di una spalla dove piangere..
Giulia l’ho conosciuta un anno fa, attraverso il blog…al telefono ci siamo sentite solo una volta lo ammetto, e mi sono anche messa a piangere… ma io sono fatta così!
A lei ho confidato cose che in pochissimi sanno, cose che tieni nascoste, che vuoi dimenticare… ma che si rifanno vive quando meno te lo aspetti…
quando ho letto questa poesia mi sono commossa… ho pensato alle mie amicizie… ai miei amici…
Rispondi ↓	Pieceofstar24 19 febbraio 2012 alle 16:26	Premetto che mi sono commossa.
Quello che hai scritto sull’amicizia è anche il mio modo di pensarla e concepirla.
Per anni ho avuto scontri con il qualunquismo sterile che si definiva amico, che mi diceva che l’amicizia era “adeguarsi”.
Io non credo che l’amicizia sia adeguarsi, tutt’altro.
Se mi metto a parlare di iaia penso che potrei scriverci un libro e non lo farò. In due parole è vero che a volte gettare una maschera dietro uno schermo è più facile, che l’amicizia va coltivata come fa il piccolo principe con la sua rosa. Iaia mi ha addomesticato continuando a ripetere che non è una buona amica e io non mi stancherò mai di ribadire il contrario.
E vabbè comunque io vi ci voglio bene a tutti. Basta. Datemi un fazzolettino.
Rispondi ↓	Bibi 19 febbraio 2012 alle 18:12	amiamocicci
Rispondi ↓	yliharma 19 febbraio 2012 alle 22:59	:*
Rispondi ↓	elllisa 20 febbraio 2012 alle 10:46	commuoviamoci. ecco.
abbraccio Max. abbraccio.
Rispondi ↓	luci 19 febbraio 2012 alle 16:34	Per esempio… sia leggendo ora la poesia che hai riportato, sia scorrendo qualche giorno fa un bellissimo post di Giulia, ho pensato subito ad una cosa: chi ti è davvero amico, sa tutto di te e – nonostante ciò – ti ama ancora. L’amicizia vera è qualcosa di talmente profondo che è sempre a prescindere da un’infinità di cose che possono sembrare importanti, ma che in realtà, poi non lo sono. Chi ci è davvero amico non pretende che siamo conformi ad una qualche immagine, chi ci è davvero amico lo fa per come siamo, non per come potremmo essere. E c’è anche quando le cose si fanno difficili, soprattutto quando le cose si fanno difficili. Rispetta le nostre scelte anche se non le condivide. Ma non ha paura di dirci quello che realmente pensa, senza maschere, senza buonismi. Qualche anno fa ho vissuto un momento particolarmente difficile; non riuscivo a reagire e continuavo a piangermi addosso. Tante, troppe persone erano gentili e pietose, mi ascoltavano e dicevano “poverina”… la persona che più al mondo sento come amica, invece, a un certo punto mi ha dato uno schiaffo… non ha detto nulla, ma ho capito: “sono qui, puoi parlare con me per altre mille vite, rispetterò il tuo dolore, ma smettila e reagisci”. Non mi sono sentita offesa o incompresa, ancor oggi considero quello schiaffo come uno dei gesti più colmi di amore e protezione che mi siano stati rivolti. Mi ha salvato… Vedi Max?! Potremmo stare qui a parlare per ore…
Rispondi ↓	tittisissa 20 febbraio 2012 alle 13:14	Luci….sei me-ra-vi-glio-sa!!
Rispondi ↓	tittisissa 20 febbraio 2012 alle 12:54	“Dietro un monitor siamo tutti più protetti, meno esposti. Ci autodipingiamo in modi che non sempre sono completamente corrispondenti alla realtà. Non diciamo tutto. Salvo eccezioni. ”
Eccomi Max, sono una delle tue eccezioni, perchè faccio mia la capacità che è propria di alcuni individui di rendere meglio i concetti dei propri pensieri tramite la parola scritta. (Ed ero con te a raccogliere funghi sicuramente mentre si distribuiva sulla terra il dono della sintesi è si-cu-ro!).
Con la sola differenza che lo schermo, per quanto mi riguarda, non nasconde, ma protegge soltanto e mi fa sentire meno esposta al giudizio ed alla indifferenza degli altri. Questo fa si che io riesca ad aprirmi e mostrarmi esattamente per come sono, cosa che diversamente non verrebbe fuori completamente come invece vorrei, data la mia rinomata riservatezza e la mia maniacale osservanza del concetto di rispetto.
Pertanto, la mancata corrispondenza con la realtà ,non mi riguarda. E per fortuna! Sono esattamente così, nuda e cruda. Inutile aspettarsi qualcosa di diverso, se non si ha voglia di rimanere delusi. Ho sempre creduto nell’amicizia con ingenuità ed ho sempre dato tutta me stessa a tutti coloro con cui nel tempo ho allacciato rapporti che ora so essere di conoscenza, ascoltandoli ed aiutandoli mentre si rifugiavano nel mio saper consigliare ed essere disponibile. Senza avere misura.
Allora credevo che di amicizia si trattava sempre ma ora, con l’esperienza, riesco a differenziare. E’ una cosa che si impara con l’età questa. Più si è giovani e più facile è sentirsi coinvolti. L’ho capito circa una quindicina di anni fa, quando anche io ho avuto bisogno di avere qualcuno che mi ascoltasse e non c’era. Nessuno, per me. Non ho molti amici, forse quasi nessuno, ma molti conoscenti. Per amicizia ho sofferto quanto ho sofferto per amore. E questo ha un pò indurito la mia “scorza”
Come Luci, ho un concetto profondo dell’amicizia e con lei e con te condivido il concetto che chi ti è veramente amico lo è a prescindere dal fatto che tu sia come sei. Con pochissimi ho sentito istintivamente l’armonia di pensiero, quell’empatia di cui si argomenta qui, la “symphaty”. Mi sono esposta alle delusioni e mi rendo conto che non ho saputo preservarmi dal dispiacere di scoprire interessato qualcuno che credevo amico. Sono d’accordo con quello che scrivi, anche io sono molto esigente adesso, e meno disponibile con chiunque…. quando hai una ferita che ti ricorda quanto male hai subìto, è difficile dimenticare. Sono senza ombra di dubbio persona di “panza” e non di “testa” ed ancora adesso fatico ad estraniarmi quando qualcuno mi racconta i suoi guai, e mi succede ahimè spessissimo (forse avrò un volto che ispira confessioni e fiducia, mah..), anche in relazione al lavoro che svolgo. Mi capita di fare miei i dispiaceri degli altri e soffrire con loro, per loro, anche se questo non significa che consideri queste persone degli amici perchè adesso sono maggiormente consapevole di una cosa : le persone sono diverse tra loro e non è da tutti la capacità di saper ascoltare e di donarsi.
Ho avuto un’amica che credevo fraterna, che mi ha abbandonata dall’oggi al domani perchè gelosa della simpatia che suscitavo nel suo compagno, che io stessa le avevo presentato. Ed un’altra, con cui ho condiviso lacrime e sangue di un’estenuante e dolorosissima separazione, che poi ha scelto la compagnia di gente da lei stessa definita insulsa e noiosa, di cui non le importava nulla ma che usciva tutte le sere facendola distrarre, piuttosto che la mia, perchè abitavo distante e non potevo raggiungerla tutti i giorni. Evidentemente scambiata per un giullare, delusa e disincantata, mi sono chiusa in me stessa e sono diventata diffidente.
Leggendo Giulia per diversi mesi, senza mai scrivere alcun commento, ho cominciato a conoscerla attraverso il suo blog ed a condividere con lei tante cose, quell’armonia di intenti che è prevalentemente di panza ed in molte cose mi sono sentita a lei vicina, condividendo tante simmetrie della vita reale che ora non sto qui a puntualizzare. Questo mi ha aiutata a venir fuori un po’ di più e a divertirmi con tutti voi commentando i post e conoscendo una gran varietà di persone, con alcune delle quali sento di aver stretto una simpatia fuori dal comune. A te Max va inoltre il mio plauso per aver creato uno stimolo nuovo alla conversazione con il tuo blog e mi unisco ad Angela, a Luci ed a pezzodistella per i ringraziamenti.
Trattasi di argomento ostico ma troppo vasto…potrei scrivere per almeno altre dueoreemezza ma no, meglio fermarmi qui. 🙂
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo20 febbraio 2012 alle 13:37	Ho scoperto che per guardare negli altri è necessario prima guardare dentro se stessi. E guardarsi dentro non è un esercizio semplice. Possiamo diventare i peggiori nemici di noi stessi, da quel punto di vista.
Voglio riallacciarmi a una cosa detta da luci, che raccontava di essere stata schiaffeggiata dall’amica. È molto vero, gli amici, quelli veri, quelli che servono, sono quelli che non ti ascoltano soltanto. Perché c’è il momento del conforto e c’è quello della costruzione/reazione. E lì bisogna essere in due (se hai pazienza ci arriverai, a capire dove voglio andare a parare), per far sì che il momento della costruzione sia efficace. Da una parte ci vuole la capacitá dell’amico di metterci di fronte alla realtá spogliata di tutte le infrastrutture che costuiamo a nostro uso e consumo, ma dall’altra dobbiamo anche essere pronti ad accettare che l’amico ci conosce molto, molto bene, con tutti i nostri pregi e con tutti i nostri difetti, anche quelli più (per noi) odiosi, quelli che non vorremmo mai far sapere a nessuno. E vengo alla tua seconda amica, quella che si è rifugiata negli insulsi. La mia ipotesi è che semplicemente non abbia accettato il fatto di essersi denudata di fronte a te, e ti ha girato le spalle. Quanto condiviso in un periodo di difficoltà sarebbe probabilmente sempre stato lì in mezzo a voi, un convitato di pietra con il quale lei avrebbe dovuto continuare a relazionarsi. Meglio la fuga, dal suo punto di vista. La prima neanche la commento, al posto tuo mi sarei messo di punta a corteggiarlo, il tizio… ma io sono cattivo d’animo.
Chiudersi però non è la soluzione, sissa. Siamo costretti a relazionarci con il genere umano, e con alcuni esemplari si applica benissimo il termine “purtroppo”, però visto che si deve fare tanto vale farlo bene, no?
E allora più che la chiusura è necessaria la cautela. Ed è necessario guardarsi MOLTO bene dentro per conoscersi e individuare non solo i punti deboli ma i rimedi che li rafforzano…
Rispondi ↓	tittisissa 20 febbraio 2012 alle 16:57	Ma come si fa ad individuare così bene i rimedi e non solo i punti deboli? Io evidentemente non ci sono arrivata ancora! *_*
Nella mia vita ho vissuto (sbagliando, lo ammetto) con la convinzione che tutti fossero come io sono. Che tutti pensassero come io penso. No, non è mania di onnipotenza la mia, è solo che davvero con ingenuità ed infantile candore mi sono sempre relazionata con tutti, credendo nella sincerità di espressione di ognuno di quegli individui così come era la mia. E’ vero, un amico non è lì solo per ascoltarti, come è vero anche che avrei dovuto saper distinguere meglio gli stronzi nel branco, ma. Siamo costretti a relazionarci con tutto il genere umano che è il più variegato e disparato.
Sai cosa Max? Io non avevo nessuno accanto per proteggermi ed aiutarmi ad aprire gli occhi. Mi sono trovata più volte dall’altra parte e cioè ad essere io, tanto per citare Luci che è sempre la benvenuta, a dare uno “schiaffo” a questa o quella persona perchè aprisse gli occhi ma nessuno si è mai occupato di me. E forse da sola non ero in grado di. Adesso che la ferita è profonda ed il guaio è fatto, faccio fatica a riemergere, ma mi impegno, te lo giuro, e mi commuove sapere che vi sono persone in questo posto, dove io mai avrei pensato di trovarne, in grado di riempirmi di gioia e darmi speranza. Fondamentalmente io credo che piuttosto che relazionarmi con un insulso, preferisco leggere un buon libro e non esco se la compagnia non mi è particolarmente gradita, perchè so star bene anche da sola con me stessa. E no, non ho corteggiato quel tizio perchè sono leale e non mi piace primeggiare sempre in una gara a chi fa la più faiga. Lascio alle altre questi allori. Mi dispiace per lei, questa ex amica, perchè da sempre convive con quest’ansia da competizione nei miei confronti che io al contrario sinceramente non colgo affatto. Da quando questo suo compagno davanti a me le ha confessato che guardarmi era la cosa più interessante da fare in ufficio lei non mi ha più voluto bene e mentre io in questo commento ci leggevo una simpatica dichiarazione d’approvazione, lei invece la prendeva come una sfida personale, pensando che mi interessasse competere con lei. Dopo questa esperienza io ho smesso definitivamente di considerare amiche quelle che con me ci lavorano. Ed ho pure smesso di uscire il sabato, dopo essermi sciroppata 70 chilometri in automobile, con gente superficiale pur di stare insieme ad un’amica che diversamente non riuscivo a vedere perchè lei la mia stessa disponibilità nei suoi confronti non l’aveva per me.
Mi piace quello che scrivi, Max, e mi piace come lo fai. Ti stimo e ti apprezzo. Lo sai vero, che da oggi in poi sei stato nominato il mio confessore ad interim. 😉
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo21 febbraio 2012 alle 08:50	Sissa io non ho risposte, né certezze. Come ho detto in altro post ho solo dubbi. L’esercizio che hai fatto mi pare un buon punto di partenza, una possibile evoluzione potrebbe essere domandarti cosa cerchi negli altri e cosa cercano gli altri in te. Ma ognuno ha il suo percorso, e per usare un’altra metafora che mi è cara, non importa la meta, l’importante è il viaggio. Per prima cosa bisogna mettersi in cammino, e poi bisogna viaggiare, ricercare, andare avanti. 🙂
Rispondi ↓	luci 20 febbraio 2012 alle 15:07	Prima di tutto grazie infinite per quello che hai scritto sotto il mio intervento… non sono poi così meravigliosa, in realtà… ma – e su questo non c’è dubbio – anche per me lo schermo non è qualcosa dietro al quale costruire una Lucia diversa da quella che sono. Anzi… paradossalmente, data la mia riservatezza, faccio meno fatica ad essere me stessa in questo ambito che in altri della vita reale! Quindi credimi se ti dico che, nonostante ti abbia solo “letta”, in queste settimane ti ho “sentita”… parlare di amicizia è troppo, certo, ma di sintonia sì. Scusa Max, non è per approfittare del tuo blog… in fondo siamo in linea con il tema, no?! 😉
Rispondi ↓	tittisissa 20 febbraio 2012 alle 16:30	Mia carissima. E sottolineo il mia ma anche il carissima 😀
Io e te da subito durante queste ultime settimane ci siamo “sentite” ed apprezzate reciprocamente come sostieni anche tu, e ne è la riprova il fatto che abbiamo scritto le stesse cose.
Per quanto possa sembrare prematuro ed azzardato, io si, sento con te una grande sintonia. E mi piace. La stessa che sento anche per quell’omone meraviglioso di Max, che non finirò mai di ringraziare per gli spunti al ragionamento che qui ci regala.
E se non è in linea con il tema questo…io proprio non ci ho capito una ceppa nana!!
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo20 febbraio 2012 alle 16:34	sympathy… 😉
Rispondi ↓	luci 20 febbraio 2012 alle 16:50	è bello, tanto bello “avervi”… 🙂
Rispondi ↓	luci 21 febbraio 2012 alle 15:08	“… ma quando due uomini sono uniti nell’intimo del cuore, infrangono persino i vincoli di bronzo e di ferro.
E quando due nell’intimo del cuore s’intendono appieno, le loro parole sono soavi e forti come profumo d’orchidee…” CONFUCIO (credo…)
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo21 febbraio 2012 alle 18:15	E’ un commentario. Non ricordo se al Tao Te Ching o a “I Ching” (che solo apparentemente è un manuale di divinazione ma in realtà è un compendio di filosofia) e sicuramente è di Confucio. 🙂
Rispondi ↓	luci 21 febbraio 2012 alle 18:28	Ci sono veramente un’infinità di cose nelle quali devo “ficcare il naso”… e Confucio è una di queste… conosco un sacco di sue “massime” (lo metto tra virgolette perchè non so se sia il termine giusto; per esempio, non sapevo si parlasse di commentarii), ma in realtà non ho mai letto nulla di completo. Ti vedo molto preparato al riguardo… cosa consiglieresti a chi volesse accostarvisi per la prima volta?
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo21 febbraio 2012 alle 18:55	inizierei da “I Ching” ma per favore compra l’edizione Adelphi, con la traduzione di Wilhelm e l’introduzione di Jung, le altre sono carta da macero. Oppure, per avere un’introduzione breve ma ficcante, “sanjao i tre principi della sapienza” o qualcosa di simile. Se non lo trovi (cerca su amazon) dimmelo e ti dico il titolo esatto. Ora vado a memoria… 😉
Rispondi ↓	luci 21 febbraio 2012 alle 19:16	Grazie mille… 🙂
Rispondi ↓	nisi_expressionstyle (@nisi_expression) 20 febbraio 2012 alle 15:53	Allora Max, io ti conosco da pochi mesi e leggo soltanto adesso il tuo Blog. E’ il primo post che leggo e sono rapita dalla tua meravigliosa mancanza di sintesi che mi spinge a leggere migliaia di parole tutte d’un fiato. Se è vero che il web aiuta a scoprire gli animi nella loro nudità, io (e a quanto pare tantissime altre persone con me) ho scoperto una persona generosa. Si, perchè solo la generosità d’animo ti fa condividere dei sentimenti tanto nobili quanto profondi.
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo20 febbraio 2012 alle 16:16	eheheheh lo leggi solo adesso perchè prima non c’era… iniziato la scorsa settimana! 😉
Grazie delle belle parole, quando ti andrà di passare di qua e lasciare qualche pensiero sei la benvenuta! 🙂
Rispondi ↓	Katia Ostanel 20 febbraio 2012 alle 16:43	Ciao Max!
Volevo soltanto lasciarti un saluto: sono venuta a trovarti in questo tuo angolino di mondo e l’ho trovato delizioso. Tornerò di sicuro! Intanto ti abbraccio e ti faccio i miei complimenti: quello che hai scritto è davvero bello!
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo21 febbraio 2012 alle 08:50	Grazie Katia, sei la benvenuta! 🙂 e grazie per le belle parole…
Rispondi ↓	Pingback: Fuori dal buco | Serbatoio di pensieri occasionali Pingback: Non mi voglio lamentare | Serbatoio di pensieri occasionali solounoscoglio 14 giugno 2013 alle 09:19	mi piace questo tuo modo di pensare e di vivere: semplice ma forte.
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo14 giugno 2013 alle 09:24	Tu non ci crederai, ma io spesso dico di me che sono un ragazzo semplice… 🙂
Rispondi ↓	solounoscoglio 14 giugno 2013 alle 09:26	e il “ragazzo” che non mi finisce di convincere…..ahahahha
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo14 giugno 2013 alle 09:47	Evvabbè mo’ stai a guarda’ il capello… Sei lustri più, sei lustri meno… 😆 😆 😆
Rispondi ↓	solounoscoglio 14 giugno 2013 alle 09:49	pardon, mi era sfuggito il senso “pascoliano” della tua gioventù. ma ci sta, hai ragione!
Rispondi ↓	Wish aka Max Autore articolo14 giugno 2013 alle 09:53	Ahahahahah grazie per le risate!!
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