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Timestamp: 2016-12-03 21:47:09+00:00

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Incidente stradale: si possono fare due cause separate?
6 Nov 2016	L'autore
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Possibile instaurare giudizi separati sui danni di un solo sinistro se le vittime sono differenti. Non è possibile chiedere però prima i danni alla persona e poi quelli al mezzo o viceversa.
In caso di un incidente stradale, è possibile fare prima una causa contro l’assicurazione per ottenere subito il risarcimento dei danni all’automobile e poi, in un momento successivo, quella per le lesioni fisiche riportate a seguito dello scontro? A prima vista, una soluzione del genere potrebbe essere conveniente: ciò consentirebbe infatti di riparare subito l’auto danneggiata e, poi, in attesa della guarigione definitiva, accertati tutti i danni fisici riportati dopo l’incidente stradale, procedere con maggiore calma per ottenere anche tale ulteriore indennizzo. Invece la legge lo vieta. E a confermarlo è una recente sentenza della Cassazione [1].
La sentenza afferma due importanti principi. Eccoli di seguito sintetizzati.
Possibili due cause solo se i danneggiati sono soggetti diversi
In tema di risarcimento danni da circolazione stradale – afferma la Cassazione – il divieto di proporre separati giudizi per chiedere al giudice il risarcimento di danni differenti, causati dal medesimo sinistro, non vale quando i danni richiamati siano stati patiti da persone diverse; ciascuna di queste, pertanto, è libera di domandare il risarcimento dei danni rispettivamente subìti a prescindere dalle iniziative giudiziali dell’altra.
Dunque, nell’ambito di un giudizio di risarcimento danni da sinistro stradale, se le vittime risultano diverse si possono instaurare differenti giudizi.
Vietate due cause se il danneggiato è lo stesso soggetto
Quel che resta vietato, al danneggiato, è proporre due cause differenti per il medesimo incidente, prima chiedendo il risarcimento per le lesioni fisiche e poi quello per i danni all’automobile, o viceversa. Una volta avviata l’azione giudiziale questa resta ormai fissata nella domanda iniziale e non se ne possono aggiungere di nuove, anche se si tratta di danni diversi. In tal caso, resta valida la domanda di risarcimento proposta per prima, anche se ha ad oggetto solo una parte del pregiudizio subito da una vittima.
Facciamo un esempio. Mario fa un incidente. L’auto ne risulta completamente sfasciata e lui rimane ricoverato in ospedale per venti giorni. Subirà, a seguito dell’incidente, una serie di interventi e di riabilitazioni fisiche. Dovrà spendere molti soldi in medici, fisioterapia e palestre. Ma poiché l’assicurazione non ne vuole sapere di pagarlo, questi avvia subito la causa per ottenere, quantomeno, il risarcimento del danno per l’auto distrutta, dimodoché possa già acquistarne una seconda. Invece, per poter quantificare l’esatto importo dei danni fisici attende la completa guarigione: solo all’esito di quest’ultima, infatti, potrà dire quanti mesi di invalidità ha dovuto sopportare e quante spese avrà dovuto sostenere. E invece il giudice rigetta la sua seconda domanda. Possibile? Sì, perché Mario avrebbe dovuto fare un unico giudizio sia per i danni fisici che per quelli al mezzo.
La vicenda presa in considerazione dalla Cassazione è simile a quella dell’esempio. Un uomo, vittima di un incidente stradale, aveva proposto causa contro l’assicurazione, ma la sua domanda era stata dichiarata inammissibile dal tribunale perché, avendo subito danni sia alle cose che alla persona, aveva frazionato il suo credito e chiesto il risarcimento solo dei primi per poi agire, in un secondo momento, per quelli fisici. La Cassazione ricorda che «la violazione del divieto di promuovere separati giudizi per domandare il risarcimento di danni differenti causati dal medesimo sinistro ha per conseguenza l’inammissibilità della sola domanda di risarcimento proposta per seconda. La domanda di risarcimento proposta per prima, invece, è sempre ammissibile anche se abbia ad oggetto una parte soltanto del pregiudizio patito dalla vittima».
La sentenza Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 13 luglio – 4 novembre 2016, n. 22503
1. I1 consigliere relatore ha depositato, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione:
“1. G. C. ha impugnato per cassazione la sentenza 19.6.2014 n. 1567 del Tribunale di Napoli.
Con tale sentenza, in riforma della sentenza di primo grado, è stata rigettata la domanda di risarcimento del danno da sinistro stradale proposta da G. C. nei confronti dell’impresa designata, ai sensi dell’art. 283 cod. ass..
A fondamento della propria decisione il Tribunale ha ritenuto che la domanda risarcitoria fosse inammissibile, per due indipendenti ragioni ovvero:
(a) sia perché G. C., avendo patito sia danni alle cose, sia danni alla persona, aveva frazionato il proprio credito e domandato il risarcimento solo dei primi;
(b) sia perché G. C. non aveva sporto denunzia né querela nei confronti dell’ignoto responsabile del sinistro.
2. La sentenza è stata impugnata da G. C. con ricorso fondato su cinque motivi; la società Generali Italia sp.a. ha proposto ricorso incidentale.
3. Il primo motivo di ricorso è manifestamente fondato, per due indipendenti ragioni.
La prima è che l’attore domandò, in primo grado, il risarcimento del danno al proprio veicolo, e non alla propria persona.
La seconda è che, in ogni caso, il principio secondo cui il titolare di un credito aquiliano non può domandarne in giudizio l’adempimento frazionato produce l’effetto di rendere inammissibile la domanda con cui il creditore, dopo avere già domandato l’adempimento di una parte dell’obbligazione, introduca un secondo giudizio per domandare l’adempimento della parte restante del credito. Quel principio, per contro, non vale certo a rendere inammissibile la domanda con la quale, senta mai aver nulla domandato in precedenza, il creditore chieda l’adempimento parziale della propria obbligazione. E’2 infatti, sempre facoltà del creditore domandare l’adempimento parziale dell’obbligazione.
Ne consegue che, con la sua scelta di domandare il risarcimento dei soli danni al motoveicolo, G. C. ha perso in teoria la possibilità di chiedere in futuro il risarcimento di un eventuale danno alla persona patito in conseguenza dal medesimo sinistro, ma non certo quella di vedere esaminata nel merito la propria domanda.
4. Fondato, altresì, è il secondo motivo di ricorso, col quale il ricorrente lamenta l’erroneità della autonoma ratio decidendi con cui la sua domanda è stata ritenuta“inammissibile”; per non avere egli sporto querela contro ignoti.
Tale omissione, tuttavia, non rende certo “inammissibile” la domanda di risarcimento del danno, ma potrebbe al massimo essere valutata come mero indizio, in una con gli altri indizi e sempre che sussistano i requisiti di cui all’art. 2729 c. c.. alfine di stabilire se la domanda sia fondata o meno.
5. Si propone pertanto l’accoglimento del ricorso.
Resta di conseguenza assorbita la necessità di stabilire se sia ammissibile o meno il ricorso incidentale, col quale la Generali Italia deduce l’irrisarcibilità del danno alle cose, per non avere il sinistro contestualmente causato “danni gravi alla persona” Spetterà infatti al giudice del rinvio, tornando ad esaminare nel merito il gravame della Generali, accertare se sussistano o meno i presupposti di fatto richiesti dalla legge perché sorga l’obbligo indennitario in capo all’impresa designata “.
2. La parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis, comma 2, c.p.c., con la quale ha insistito per l’accoglimento del ricorso, ed eccepito l’inammissibilità del controricorso e del ricorso incidentale, per plurime ragioni.
Lasentenza impugnata va di conseguenza cassata, con rinvio al Tribunale di Torre Annunziata, in persona di altro magistrato, il quale nel riesaminare l’appello si atterrà ai due seguenti principi di diritto:
(a) il divieto di promuovere separati giudizi per domandare il risarcimento di danni differenti causati dal medesimo fatto illecito non opera quando i danni suddetti siano stati patiti da persone diverse, ciascuna delle quali resta sempre libera di domandare il risarcimento dei danni rispettivamente subiti, a prescindere dalle iniziative giudiziali dell’altra;
(b) la violazione del divieto di promuovere separati giudizi per domandare il risarcimento di danni differenti causati dal medesimo ha per conseguenza l’inammissibilità della sola domanda di risarcimento proposta per seconda. La domanda di risarcimento proposta per prima, invece, è sempre ammissibile anche se abbia ad oggetto una parte soltanto del pregiudizio patito dalla vittima.
4. Il ricorrente ha eccepito la nullità della notifica del controricorso e del ricorso incidentale, in quanto eseguita ai sensi della 1. 21.1.1994 n. 53 da avvocato privo di procura, e semplice domiciliatario.
La nullità, che pure sussiste, è stata tuttavia sanata ex art. 156 c.p.c. dal raggiungimento dello scopo, dal momento che la parte ricorrente mostra di avere avuto chiara contezza delcontenuto del ricorso incidentale.
Questa Corte ha infatti già stabilito, al riguardo, che la notificazione eseguita, ai sensi degli artt. 1 e segg. della legge 21 gennaio 1994, n. 53, dall’avvocato domiciliatario su delega del difensore munito di procura alle liti, è affetta non da inesistenza, bensì da nullità rilevabile d’ufficio e sanabile, atteso che l’istanza di notifica proviene comunque da chi ha il legittimo ius postulandi (Sez. 6 – 3, Sentenza n. 5096 del 28/02/2013, Rv. 625357).
5. Nel merito, il ricorso incidentale è inammissibile per difetto di interesse: questa Corte ha infatti già più volte stabilito che è inammissibile il ricorso incidentale, sia pure condizionato, con il quale la parte vittoriosa in sede di merito riproponga questioni su cui i giudici di appello non si sono pronunciati, avendole ritenute assorbite dalla statuizione adottata, in quanto tali questioni, nel caso di cassazione della sentenza, rimangono impregiudicate e possono essere dedotte davanti al giudice di rinvio (Sez. 5, Sentenza n. 574 del 15/01/2016, Rv. 638333).
7. L’inammissibilità del ricorso incidentale costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della società Generalis.p.a. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228).
(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Torre Annunziata, in persona di differente magistrato, anche per le spese;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dall’art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 30.5.2002 n. 115, per il versamento da parte di Generali Italia s.p.a. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
[1] Cass. sent. n. 22503/16.
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 art. 380
 art. 156
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