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Timestamp: 2018-10-21 05:37:09+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 21 maggio 2018, n.12504
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | DOMENICA 21 OTTOBRE AGGIORNATO ALLE 7:37
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 21 maggio 2018, n.12504MASSIMA
B.d.R.O.A. citava in giudizio innanzi al Tribunale di Rovereto M.M.P. , B.d.R.A. e la CRS Immobiliare s.r.l. deducendo che la sorella Adelaide aveva venduto a M.M.P. , in data 7.6.2004, la quota indivisa di beni immobiliari ricevuti in eredità senza aver effettuato alcuna comunicazione nei suoi confronti, per consentirle di esercitare il diritto di prelazione. Detti beni erano stati successivamente trasferiti in data 18.1.2011 da M.M.P. alla CRS Immobiliare s.r.l. Chiedeva pertanto accertarsi il suo diritto di prelazione con conseguente declaratoria di inefficacia dei contratti di vendita.
M.M.P. e la CRS Immobiliare resistevano alla domanda.
Il Tribunale di Rovereto rigettava la domanda e la decisione veniva confermata dalla Corte d’Appello di Trento.
La corte territoriale rilevava che B.d.R.O.A. aveva fondato la domanda di retratto successorio sul presupposto che i beni venduti facessero parte dell’eredità materna, a seguito di precisazione effettuata all’udienza ex art. 183 comma VI. Rigettata la domanda da parte del Tribunale perché l’eredità della madre D.M.G. era stata oggetto di altro giudizio innanzi al Tribunale di Milano, che aveva definitivamente sciolto la comunione ereditaria con sentenza N. 13812/96, B.d.R.O.A. chiedeva in appello che il riscatto sussistesse in relazione alla eredità paterna, posto che il padre era deceduto nelle more del giudizio innanzi al Tribunale di Milano. La corte territoriale aveva ritenuto inammissibile la domanda, ritenendo che la comunione ereditaria relativa all’asse ereditario della madre era stata sciolta e, quanto all’eredità paterna, vi era stata una inammissibile mutatio libelli in appello.
Per la cassazione della sentenza ricorre B.d.R.O.A. con un unico motivo di ricorso; resistono con controricorso M.M.P. e la CRS Immobiliare. In prossimità dell’udienza B.d.R.O.A. e M.M.P. hanno depositato memorie illustrative.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 21 maggio 2018, n.12504 - Presidente Manna – Relatore Giannaccari
Questa Corte, con la sentenza a Sezioni Unite del 15/06/2015 n. 12310, pur ammettendo l’introduzione della domanda nuova all’udienza ex art. 183 c.p.c., sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio, ha esclusoria mutatio libelli possa avvenire in appello, a causa dell’esplicito divieto normativo: 'nel giudizio d’appello non possono proporsi domande nuove e se proposte devono essere dichiarate inammissibili d’ufficio'. L’introduzione di nuove domande in appello sarebbe contraria, infatti, a ragioni di economia processuale non ravvisabili invece nell’ambito del giudizio di primo grado, laddove, in caso di domanda nuova, è previsto un termine di trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni nuove o modificate, proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni suddette ed indicare i mezzi di prova e le produzioni documentali, nonché ancora un termine di ulteriori venti giorni per le indicazioni di prova contraria.
Ai sensi dell’art.13 comma 1 quater del DPR 115/2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

References: art. 183
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 183
 art. 13