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Timestamp: 2019-12-15 15:25:06+00:00

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CORTE COSTITUZIONALE - Sentenza 01 ottobre 2019, n. 217 - Illegittimità costituzionale dell'art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 - Studio Cerbone
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CORTE COSTITUZIONALE – Sentenza 01 ottobre 2019, n. 217
Procedimento civile – Patrocinio a spese dello Stato – Effetti dell’ammissione – Onorari dovuti al consulente tecnico di parte e all’ausiliario del magistrato – Omessa previsione dell’anticipazione diretta da parte dell’erario, in luogo della prenotazione a debito a domanda in caso di impossibilità della ripetizione – Difetto di ragionevolezza – Illegittimità costituzionale in parte qua – Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, art. 131, co. 3 – Costituzione, artt. 1, 3, 4, 24, 35, primo comma, e 36
1.- Con ordinanza del 21 giugno 2018 (r. o. n. 154 del 2018), il Tribunale ordinario di Roma ha sollevato, in riferimento agli artt. 1, 3, 4, 24, 35, primo comma, e 36 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante: «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)».
1.1.- In ordine alla rilevanza, premesso che si tratta del procedimento disciplinato dall’art. 696-bis cod. proc. civ., procedimento che non sarebbe destinato a concludersi con una pronuncia sulle spese in base all’art. 91 cod. proc. civ., trattandosi di fattispecie riconducibile al quinto comma del predetto art. 696-bis, il giudice a quo deduce che soltanto attraverso la pronuncia di illegittimità costituzionale potrebbe essere garantito un compenso ai consulenti nominati nel procedimento al suo esame.
1.2.- Il rimettente si dichiara consapevole del fatto che la norma censurata è stata più volte sottoposta all’esame di questa Corte con esito negativo; tuttavia, ritiene che gli specifici profili di incostituzionalità inerenti alla fattispecie concreta siano diversi e ulteriori rispetto a quelli vagliati dalla pregressa giurisprudenza della Consulta.
2.- è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, che ha concluso per l’inammissibilità o la manifesta infondatezza della questione sollevata.
3.- Il medesimo Tribunale ordinario di Roma, con ordinanza del 17 settembre 2018 (r. o. n. 8 del 2019), nel corso di un altro procedimento instaurato ai sensi dell’art. 696-bis cod. proc. civ., ha sollevato identica questione di legittimità costituzionale.
4.- Anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri che ha concluso per l’inammissibilità o l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale con motivazioni sostanzialmente analoghe al precedente intervento. In particolare, ne ha sostenuto l’infondatezza sul rilievo che la disposizione censurata dovesse essere interpretata in modo tale da garantire il compenso al consulente tecnico.
1.- Con due ordinanze di analogo tenore (r. o. n. 154 del 2018 e n. 8 del 2019) il Tribunale ordinario di Roma, nel corso di due procedimenti promossi ai sensi dell’art. 696-bis del codice di procedura civile, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante: «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)», deducendo la violazione degli artt. 1, 3, 4, 24, 35, primo comma, e 36 della Costituzione.
4.- Le ulteriori eccezioni sollevate dall’Avvocatura generale dello Stato devono essere respinte.
E’, inoltre, infondata l’ulteriore eccezione di inammissibilità sollevata dall’Avvocatura generale dello Stato, secondo la quale il giudice a quo non avrebbe adeguatamente vagliato la possibilità alternativa di interpretare la disposizione censurata in modo conforme a Costituzione. Il rimettente, difatti, esclude tale possibilità in considerazione del tenore letterale della disposizione.
Egli precisa che, per effetto della definizione legislativa della «prenotazione a debito», non è possibile che, nella specie, lo Stato si accolli gli onorari delle consulenze, in assenza di un debitore da esso proficuamente escusso. E’ costante l’orientamento di questa Corte, secondo cui «[a] fronte di adeguata motivazione circa l’impedimento ad un’interpretazione costituzionalmente compatibile, dovuto specificamente al “tenore letterale della disposizione”, […] “la possibilità di un’ulteriore interpretazione alternativa, che il giudice a quo non ha ritenuto di fare propria, non riveste alcun significativo rilievo ai fini del rispetto delle regole del processo costituzionale, in quanto la verifica dell’esistenza e della legittimità di tale ulteriore interpretazione è questione che attiene al merito della controversia, e non alla sua ammissibilità” (sentenza n. 221 del 2015)» (da ultimo, sentenza n. 12 del 2019).
5.- Ai fini della decisione da assumere è utile premettere un quadro riassuntivo dell’evoluzione normativa e della giurisprudenza costituzionale in materia.
5.1.- L’art. 131 del d.P.R. n. 115 del 2002, nel prevedere gli effetti dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, enumera, al comma 2, le spese prenotate a debito e, al comma 4, quelle anticipate dall’erario.
L’art. 3, comma 1, del medesimo d.P.R. definisce, alla lettera s), «”prenotazione a debito” […] l’annotazione a futura memoria di una voce di spesa, per la quale non vi è pagamento, ai fini dell’eventuale successivo recupero»; alla lettera t), «”anticipazione” […] il pagamento di una voce di spesa che, ricorrendo i presupposti previsti dalla legge, è recuperabile».
5.2.- Questa Corte ha già scrutinato la disposizione oggi censurata e, sin dalla sentenza n. 287 del 2008, ha ritenuto che «[i]l rimettente muove dal presupposto interpretativo secondo cui, nei casi di ammissione di una parte al patrocinio a spese dello Stato, la disposizione censurata può comportare, in materia civile, che l’ausiliario del magistrato svolga la sua opera gratuitamente. Al contrario, tale disposizione disciplina il procedimento di liquidazione degli onorari dell’ausiliario medesimo, predisponendo il rimedio residuale della prenotazione a debito, a domanda, proprio al fine di evitare che il diritto alla loro percezione venga pregiudicato dalla impossibile ripetizione dalle parti del giudizio».
6.- Alla luce di tali premesse, la questione è fondata, in riferimento all’art. 3 Cost., sotto il profilo del difetto di ragionevolezza.
CONSIGLIO NAZIONALE DOTT COMM E ESP CON – Nota 15 marzo 2019, n. 21 – Richieste di contributo economico collegate a concessioni di patrocinio deliberate entro il 31.12.2018

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 art. 131
 art. 696
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