Source: http://www.avvocatoabologna.it/avvocato-civilista-bologna/unioni-civili-il-matrimonio-del-transessuale-rimane-valido-in-attesa-di-legge-che-tuteli-unioni-di-fatto-cassazione-civile-sez-i-sentenza-21042015-n-8097.html
Timestamp: 2017-06-27 08:51:02+00:00

Document:
UNIONI CIVILI – IL Matrimonio del transessuale RIMANE valido in attesa di legge che tuteli unioni di fatto Cassazione Civile, sez. I, sentenza 21/04/2015 n° 8097 DICIAMO SI ALLE UNIONI CIVILI!!! | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
CHIAMA SUBITO!!!	051.6447838	UNIONI CIVILI – IL Matrimonio del transessuale RIMANE valido in attesa di legge che tuteli unioni di fatto Cassazione Civile, sez. I, sentenza 21/04/2015 n° 8097
UNIONI CIVILI – IL Matrimonio del transessuale RIMANE valido in attesa di legge che tuteli unioni di fatto
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 21/04/2015 n° 8097
DICIAMO SI ALLE UNIONI CIVILI!!!
B., unito in matrimonio con A. A., aveva proposto domanda di rettificazione ed attribuzione di sesso femminile al Tribunale di Bologna. Disposta la rettificazione con modifica del prenome in A., nella sentenza è stato ordinato all’ufficiale di stato civile di provvedere alla modifica dell’atto di nascita in conformità alla sentenza. La rettifica è stata annotata anche a margine dell’atto di matrimonio con la specificazione dell’intervenuta cessazione degli effetti civili del matrimonio.
B. ed A. A. hanno proposto ricorso al Tribunale di Modena ai sensi dell’art. 95 del d.p.r. n. 396 del 2000 chiedendo la cancellazione di quest’ultima annotazione. Il Tribunale di Modena ha accolto il ricorso. Su reclamo del Ministero dell’Interno la Corte d’Appello ha invece rigettato la domanda.
La Corte di Cassazione, investita del ricorso, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 4 l. n. 164 del 1982, nella formulazione ratione temporis applicabile, con riferimento ai parametri costituzionali contenuti negli art. 2, 3, 24 e 29 Cost. nella parte in cui dispongono che la sentenza di rettificazione e di attribuzione di sesso provochi l’automatica cessazione degli effetti civili del matrimonio (o lo scioglimento del medesimo) senza la necessità di una pronuncia giudiziale, nonché nella parte in cui dispongono la notificazione del ricorso per rettificazione di sesso anche all’altro coniuge senza riconoscere a quest’ultimo il diritto di opporsi allo scioglimento del vincolo coniugale in quel giudizio, nè di esercitare siffatto potere in altro giudizio; ed infine con riferimento all’art. 3 Cost per l’ingiustificata disparità di regime sussistente tra tale ipotesi di scioglimento automatico e le altre ipotesi indicate nell’art. 3 sub I lettere a,b,c, e sub 2 lettera d) della legge n. 898 del 1970.
Il Procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso sul rilievo che la Corte avrebbe nella specie dichiarato l’illegittimità di una norma non esistente e non il cd. divorzio imposto ex art. 4 l. n. 182 del 1984.
La regola costituzionalmente corretta secondo la quale l’unione in questione, in quanto protetta dall’art. 2 Cost., deve essere fonte di diritti e doveri regolati da una legge sulle unioni civili, in mancanza della disciplina legislativa può essere attuata solo mediante l’adeguamento caso per caso rimesso alla Corte Costituzionale od ai giudici ordinari,ma non con la conservazione di un’unione coniugale tra persone dello stesso sesso.
La Corte Costituzionale si è limitata ad indicare il principio costituzionalmente corretto cui il giudice deve adeguarsi in mancanza della legge sulle unioni civili ma l’assenza di tale disciplina normativa potrebbe al massimo prefigurare una sorta di responsabilità statuale analoga a quella relativa alla mancata o tardiva attuazione delle Direttive dell’Unione europea.
Nella specie la pronuncia, di natura inequivocamente additiva, è di accoglimento, come si può desumere espressamente dal dispositivo:
Assistenza legale, ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE
i) dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 2 e 4 della legge 14 aprile 1982 n. 164 nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento dei matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore;
2) dichiara, in via consequenziale, l’illegittimità costituzionale dell’art. 31, comma 6, del decreto legislativo i settembre 201 n. 150 nella parte in cui non prevede che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi che determina lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore.”.
Appare pertanto evidente che l’illegittimità costituzionale non ha colpito la norma mancante del riconoscimento di uno statuto costituzionalmente adeguato alle unioni tra persone dello stesso sesso che consenta senza soluzione di continuità il passaggio anche per i ricorrenti da un regime di massima protezione ad uno che conservi il riconoscimento di uno statuto di diritti e doveri conseguenti alla stabilità della scelta affettiva effettuata ed alla creazione di un nucleo familiare in senso stretto. Se l’intento della Corte’fosse stato limitato a questo profilo sarebbe stata sufficiente una sentenza monito, conforme alla pronuncia n. 138 del 2010, con un dispositivo di rigetto. Al contrario la Corte ha ritenuto che il meccanismo di caducazione automatica del vincolo matrimoniale nel sistema di vuoto normativo attuale fosse produttivo di effetti costituzionalmente incompatibili con la protezione che l’unione conseguente alla rettificazione di sesso di uno dei componenti deve, per obbligo costituzionale, conservare ex art. 2 Cost..
Ne consegue che, fermo l’assunto secondo il quale con le pronunce additive di principio la Corte non immette direttamente nell’ordinamento (come per le sentenze manipolative in senso stretto) una concreta regola positiva, non intendendo invadere la competenza legislativa del Parlamento, non è seriamente contestabile che il principio della necessità immediata e senza soluzione di continuità di uno statuto sostanzialmente equiparabile, sul piano dei diritti e doveri di assistenza economico patrimoniale e morale reciproci, a quello derivante dal vincolo matrimoniale per le coppie già coniugate che si vengano a trovare nella peculiare condizione delle ricorrenti abbia natura imperativa e debba essere applicato con l’efficacia stabilita dall’art. 136 Cost.
Sentenza 26 gennaio – 21 aprile 2015, n. 8097
Per quanto riguarda gli altri profili di sospetto d’incostituzionalità la Corte ha rilevato
Il parametro costituzionale di riferimento per una corretta valutazione della fattispecie in esame non è l’art. 29 Cost. perché la nozione costituzionale del matrimonio è quella definita dal codice civile del 1942 che limita il modello matrimoniale alle coppie eterosessuali.
Il Procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso sul rilievo che la Corte avrebbe nella specie dichiarato l’illegittimità di una norma non esistente e non il cd. divorzio imposto ex art. 4 l. n. 182 del 1984. La regola costituzionalmente corretta secondo la quale l’unione in questione, in quanto protetta dall’art. 2 Cost., deve essere fonte di diritti e doveri regolati da una legge sulle unioni civili, in mancanza della disciplina legislativa può essere attuata solo mediante l’adeguamento caso per caso rimesso alla Corte Costituzionale od ai giudici ordinari,ma non con la conservazione di un’unione coniugale tra persone dello stesso sesso. La Corte Costituzionale si è limitata ad indicare il principio costituzionalmente corretto cui il giudice deve adeguarsi in mancanza della legge sulle unioni civili ma l’assenza di tale disciplina normativa potrebbe al massimo prefigurare una sorta di responsabilità statuale analoga a quella relativa alla mancata o tardiva attuazione delle Direttive dell’Unione europea.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2

Sentenza 
 art. 4