Source: http://www.ilcaso.it/tributario/indice-trib-tutto.php?id_cont=arch-trib-merito-2015
Timestamp: 2018-10-19 20:41:30+00:00

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Rinvio pregiudiziale – Sesta direttiva IVA – Esenzioni – Articolo 13, parte B, lettera d), punto 6 – Fondi comuni d’investimento – Nozione – Investimenti immobiliari – Gestione di fondi comuni d’investimento – Nozione – Amministrazione effettiva di un immobile
L’articolo 13, parte B, lettera d), punto 6, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, come modificata dalla direttiva 91/680/CEE del Consiglio, del 16 dicembre 1991, deve essere interpretato nel senso che società d’investimento come quelle di cui al procedimento principale, in cui è raccolto capitale ad opera di più di un investitore che sopporta il rischio connesso alla gestione del patrimonio riunito nelle società medesime al fine dell’acquisto, della detenzione, della gestione e della vendita di beni immobili per conseguirne un profitto, che perverrà a tutti i detentori delle quote in forma di distribuzione di un dividendo e di un vantaggio dovuto all’aumento del valore della loro partecipazione, possono essere considerate «fondi comuni d’investimento», ai sensi di tale disposizione, a patto che lo Stato membro interessato abbia assoggettato tali società a una vigilanza statale specifica.
L’articolo 13, parte B, lettera d), punto 6, della sesta direttiva 77/388 deve essere interpretato nel senso che la nozione di «gestione» contenuta in tale disposizione non riguarda l’amministrazione effettiva dei beni immobili di un fondo comune d’investimento. Corte Giustizia UE 09 dicembre 2015.
Opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. - Opposizione all’atto di pignoramento dei crediti verso terzi art. 72 bis D.P.R. 602/1973 - Sospensione procedura esecutiva esattoriale - Sussistenza periculum e fumus - Prescrizione quinquennale della cartella di pagamento
La cartella di pagamento non ha la medesima natura giuridica della sentenza e non è titolo giudiziale. Pertanto il termine di prescrizione è regolato dal termine prescrizionale del credito in essa portato. Ne consegue che l’art. 2953 C.C. è applicabile solo laddove il diritto di credito sia divenuto definitivo in seguito ad una pronuncia giurisdizionale passata in giudicato, diversamente dovrà applicarsi la prescrizione breve. (Stanislao Capone) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 09 dicembre 2015.
Trust - Titolarità dei beni in capo alle trustee - Patrimonio personale del trustee - Esclusione - Irrilevanza ai fini della determinazione del reddito del trustee - Redditometro - Presunzione semplice con facoltà di prova contraria
I beni sottoposti al controllo del trustee, di cui questi diviene titolare gestendoli ed amministrandoli nell'interesse di uno o più beneficiari, non fanno parte del patrimonio personale del trustee poiché costituiscono una massa patrimoniale da esso separata e distinta, con la conseguenza che la titolarità di detti beni è irrilevante ai fini dei calcoli reddituali che riguardano il trustee.
Il redditometro costituisce un insieme di presunzioni semplici che, come tali, consentono al contribuente di fornire la prova contraria circa l'insussistenza di quanto asserito dall'ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Trieste 23 novembre 2015.
Trust - Limiti al godimento dei beni e imposta di cui al d.l. 262/2006, art. 2, commi 47 e 49 - Imposizione a carico di disponente e trustee
Laddove si pongano limiti al godimento di beni (come nel caso del trust nel quale vengono scorporati alcuni beni e posti nella disponibilità del trustee ad uno scopo ben specifico) essi soggiacciono all'imposta di cui al d.l. 262/2006, art. 2, commi 47 e 49 (i quali istituiscono una nuova imposta, sia pure nell'ambito di quelle di successione e donazione e che da esse differisce perché colpisce i vincoli imposti al capitale) nella misura fissa dell'8%. (Nel caso di specie, sono stati ritenuti responsabili del pagamento dell'imposta il disponente e il trustee). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Venezia 01 settembre 2015.
Trust – Tassazione – Imposta sulla costituzione di vincolo di destinazione – Applicazione in misura proporzionale – Affermazione
L’imposta sulla costituzione di vincolo di destinazione di cui all’art.2, comma 47, D.L. 262/2006, va intesa come un’imposta nuova che prescinde dalla gratuità delle attribuzioni liberali e successorie e riceve disciplina mediante un rinvio alle disposizioni in tema di donazioni e successioni comunque conservando connotati peculiari e disomogenei rispetto a quelli dell’imposta classica.
È l’apposizione stessa del vincolo di destinazione voluto dal disponente che diventa l’oggetto e contemporaneamente il presupposto unico per la pretesa impositiva in senso proporzionale, indipendentemente dalla realizzazione di un arricchimento a vantaggio di qualcuno o dell’effettivo trasferimento di beni.
Dunque, l’atto di costituzione del trust, poiché costitutivo di un vincolo di per sé rilevante ai fini impositivi, è soggetto alla tassazione proporzionale prevista in tema di successioni e donazioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lodi 18 giugno 2015.
Agenzia delle Entrate – Conferimento di funzioni dirigenziali ai funzionari mediante contratto – Assenza di procedura concorsuale – Copertura normativa del sistema ai sensi dell’art. 8 comma 24 d.l. 16/2012 – Incostituzionalità – Sussiste – Corte cost. 35 del 2015 – Accertamenti emessi dal Dirigente decaduto – Effetti – Illegittimità – Sussiste
Per effetto della pronuncia della Corte costituzionale n. 35 del 2015, che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 8 comma 24 del d.l. 16/2012 (in virtù del quale, l’Agenzia delle Entrate poteva conferire incarichi dirigenziali provvisori mediante contratto), gli accertamenti firmati dai funzioni-dirigenti decaduti sono illegittimi. In particolare, va dichiarata la nullità dell’atto di accertamento sottoscritto da soggetto non dotato di valida qualifica funzionale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Milano 10 aprile 2015.
Cartella esattoriale – Mancata opposizione – Efficacia di giudicato – Esclusione – Effetti sulle prescrizioni brevi – Applicazione dell’articolo 2953 c.c. – Esclusione
La cartella di pagamento non opposta è soggetta al termine di prescrizione breve di cinque anni e non a quello decennale, perchè l'art. 2953 c.c. è applicabile soltanto quando il diritto di credito sia divenuto definitivo in forza di sentenza passata in giudicato.
L'art. 2953 c.c. è inapplicabile alla cartella di pagamento non potendosi equiparare quest'ultima alla sentenza.
Gli effetti dell'art. 2953 c.c. non possono e non devono mai essere applicati in via analogica, essendo norma speciale. (Ugo Leonetti) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Pavia 30 marzo 2015.
Art. 13 comma I-quater, D.P.R. 115/2002 introdotto dalla Legge n. 228 del 2012 – Applicabilità al giudizio tributario – Esclusione
Art. 13 comma I-quater, D.P.R. 115/2002 introdotto dalla Legge n. 228 del 2012 – Applicabilità alla P.A. – Esclusione – Sospetti di incostituzionalità – Sussiste
Il contributo unificato previsto dal comma I-quater all’art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 non è applicabile al giudizio tributario di impugnazione davanti alle Commissioni tributarie regionali, in quanto il T.U.S.G. si applica per il giudizio ordinario civile e, in mancanza di una specifica disposizione non trova applicazione al processo tributario di merito, come desumibile dall’art. 261 TUSG che estende esplicitamente l’applicazione della citata normativa nel processo tributario dinanzi alla Corte di cassazione sancendo che “al ricorso per cassazione e al relativo processo si applica la disciplina prevista dal presente testo unico per il processo civile”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Il contributo unificato previsto dal comma I-quater all’art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 troverebbe applicazione, come previsto dalla sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione 8 maggio 2014 n. 9938 solamente nei confronti delle parti private e non nei confronti della P.A. (parte nei giudizi tributari). Trattandosi di norma sanzionatoria, non finalizzata al recupero delle spese di giustizia, apparirebbe in contrasto con il principio di parità di trattamento, sancito dall’art. 3 della Cost., prevederne l’applicazione solamente a favore della parte privata, punita per avere perso l’appello e non anche per la P.A. che potrebbe proporre impugnazioni manifestamente infondate, anche incidentali, nello stesso giudizio di impugnazione, senza andare incontro ad alcuna sanzione, neanche di natura contabile, nel caso di ravvisata colpa grave. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Lombardia 23 febbraio 2015.
Rifiuti - Illegittima la tassazione ai fini Iva della T.I.A. da parte dell’Ente di gestione del servizio
L’orientamento del Tribunale di Verona (prima con la sentenza del Tribunale n. 2489/12, dott. Mirenda, recentemente confermata dalla sentenza del Giudice di Pace n. 543/15, dott. Mutti) è che gli importi pretesti a titolo di T.I.A. non sono assoggettabili ad IVA, in quanto la T.I.A. ha natura tributaria; i pagamenti risultano non dovuti e pertanto, essendo privi di giustificazione, sono da qualificarsi come indebito oggettivo, con conseguente diritto alla restituzione. (Marco Policante, Nicola Sordi) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Verona 16 febbraio 2015.
Sostituto d'imposta - Ritenute - Omesso pagamento - Consegna delle certificazioni - Prova
La prova che il sostituto d'imposta abbia operato la trattenuta e non abbia poi versato il relativo importo all'Amministrazione finanziaria non esime il magistrato dal valutare se il pubblico ministero abbia fornito la prova dell'avvenuta consegna ai sostituti delle relative certificazioni. (Antonio Bolognese) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi 03 febbraio 2015.
Trust – Tassazione – Applicazione alla cessazione del contratto – Sussiste – Applicazione in misura fissa – Sussiste
Con l’istituzione del trust non si verifica alcun arricchimento di terzi, non costituendo atto di donazione ma piuttosto una segregazione di patrimonio con un determinato fine che si realizzerà solo a conclusione del contratto di trust o al suo scioglimento: fino a tali momenti non si ha trasferimento definitivo del patrimonio ma semplice separazione del patrimonio rispetto ai soggetti coinvolti; solo al termine del contratto si avrà l’esito traslativo volto. Solo alla conclusione del trust potrà pretendersi il tributo, in misura fissa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lucca 01 febbraio 2015.

References: Articolo 13
 art. 615
 art. 72
 sentenza 
 art. 2
 art. 2
 sentenza 

Art. 13

Art. 13
 sentenza 
 sentenza 
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