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Timestamp: 2020-08-13 06:16:39+00:00

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Superando la distinzione rigida tra criteri attributivi (i primi due dei quali si è detto) — che fanno perno sulle condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione — ed il criterio determinativo (il terzo) — che fa invece perno sul contributo personale ed economico fornito da ciascun coniuge — si afferma che il giudice è tenuto a considerare, in posizione equiordinata, tutti gli indicatori dall’art. 5, 6° co. cit.
ASSEGNO DIVORZIO COME SI DETERMINA ? ASSEGNO DIVORZIO DETERMINAZIONE BOLOGNA
TRIBUNALE DI BOLOGNA IMPORTANTE SENTENZA SU ASSEGNO DIVORZIO DETERMINAZIONE BOLOGNA
ASSEGNO DIVORZIO DETERMINAZIONE BOLOGNA giurisprudenziale in tema di assegno divorzile?
Successivamente alla sentenza della Cass. Sez. I Civ. n. 11504 (10.5.2017) — che aveva individuato il parametro di riferimento per fondare il diritto all’assegno divorzile nella “indipendenza economica” dell’ex coniuge richiedente, invece che nel tenore di vita in costanza di matrimonio (secondo il precedente indirizzo – Cass. n. 11490/1990) — le SS.UU. si sono pronunciate con sent. n.18287/2018.
ASSEGNO DIVORZIO DETERMINAZIONE BOLOGNA : nuovo orientamento delineato dalle SS.UU.?
Considerati i parametri di riferimento enunciati dall’art. 5, 6° co. L. n. 898/1970, in tema di assegno divorzile, che ne descrivono una natura composita: le condizioni economiche dei coniugi (profilo assistenziale), le ragioni della decisione (profilo risarcitorio), il contributo personale ed economico fornito da ciascun coniuge (profilo compensativo); si suggerisce un’applicazione equilibrata di tutti i predetti elementi.
Inoltre, se gli indicatori contenuti nella prima parte del 6° comma dell’art. 5 L. n. 898/1970 (quelli in precedenza enunciati ai quali deve aggiungersi, come vedremo subito, la durata del matrimonio) descrivono una funzione soprattutto perequativa dell’assegno divorzile, il successivo requisito dell’inadeguatezza di mezzi, deve essere valutato in ragione delle cause che l’hanno prodotta, allo scopo di conoscere se queste siano riconducibili proprio agli indicatori di cui alla prima parte del 6° comma cit. In questa prospettiva può assumere valore di indubbio rilievo anche la durata del matrimonio, capace di incidere sulla stabilizzazione nel tempo di una condizione economica caratterizzata dalla sperequazione tra i coniugi.
Allora, pur senza sminuire la rilevanza del principio dell’autoresponsabilità economica di ciascuno (conseguente all’estinzione del rapporto matrimoniale), il principio di solidarietà a base del diritto all’assegno di divorzio, impone che l’accertamento relativo all’inadeguatezza dei mezzi ed all’incapacità di procurarseli per ragioni oggettive, sia quindi ancorata alle scelte ed ai ruoli sui quali era impostata la vita familiare secondo un patto non scritto comunque concluso dai coniugi che vi hanno liberamente aderito. Se lo scioglimento del vincolo incide sullo status delle parti, ciò non elimina tutti gli effetti e le conseguenze delle scelte in precedenza fatte, nell’interesse del nucleo familiare, e condivise in costanza di matrimonio (società naturale fondata sul matrimonio – art. 29, 2° co. Cost.).
ACCERTAMENTO SQUILIBRIO ECONOMICO TRA CONIUGI NELLA SEPARAZIONE?
ASSEGNO DIVORZIO DETERMINAZIONE BOLOGNA accertata, da parte del giudice, l’esistenza dell’eventuale squilibrio economico tra gli ex coniugi,
conseguente alla fine del matrimonio, il parametro sulla base del quale deve accertarsi l’esistenza del diritto del coniuge più debole alla corresponsione dell’assegno in parola ha natura composita, in quanto l’inadeguatezza dei mezzi (ovvero l’incapacità di procurarseli per ragioni oggettive) deve desumersi dalla valutazione di tutti gli indicatori contenuti nella prima parte del 6° comma dell’art. 5 L. n. 898/70, in posizione assolutamente equiordinata tra loro.
Per gli elementi di reddito in precedenza evidenziati, si profila, nel caso in esame, un assegno divorzile basato sul requisito assistenziale dello stesso.
Appare equo, in virtù delle diverse capacità di reddito e della durata del matrimonio, individuarlo in € 200,00 mensili, rivalutabili annualmente secondo gli indici Istat.
Riguardo all’assegno per il mantenimento dei figli minori o maggiorenni non autosufficienti a favore del genitore collocatario, il suo ammontare è determinato secondo il dettato dell’art. 337 ter, co. 4° c.c., tenendo conto: dell’età del figlio della coppia, delle capacità di reddito dei genitori (come emerge dalla loro documentazione reddituale in atti), con particolare riguardo a quella del genitore obbligato, ai tempi di permanenza del figlio con ciascun genitore.
Per l’esattezza: 1) le attuali esigenze del figlio, 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore, 4) le risorse economiche di entrambi i genitori, 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Il Tribunale, nelle persone dei Giudici:
dott. Bruno Perla – Presidente relatore
dott.ssa Sonia Porreca – Giudice
dott.ssa Francesca Neri – Giudice
nella causa civile di I Grado iscritta al n. R.G. 14320/2013
YY [ recte : coniuge separato (marito) di XX ; NdRedattore ], con il patrocinio dell’avv. Luca Cossignani e dell’avv. Daniele Martellacci, Via Barberia 22, Bologna; elettivamente domiciliato in Via Francesco Crispi, San Benedetto del Tronto, presso il difensore avv. Luca Cossignani
XX[ recte : coniuge separato (moglie) di YY ; NdRedattore ], con il patrocinio dell’avv. Marta Tricarico, elettivamente domiciliata in Via Savanella 5, Bologna, presso il difensore avv. Marta Tricarico
Con ricorso in data 31 luglio 2013 YY (nato a (omissis) – L’Aquila – il (omissis).(omissis).1965) ricorreva a questo Tribunale per la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto con XX (nata a (omissis) – Bologna – il (omissis).(omissis).1969) in data (omissis).(omissis).1998 a (omissis), (Bologna), trascritto nel registro degli atti di matrimonio del suddetto Comune al n. (omissis), Parte 2, Serie A, dell’anno 1998.
Dalla loro unione sono nati tre figli: J (nato il (omissis).(omissis).1999 maggiorenne ma economicamente non autosufficiente – oggi 20 anni), K (nato il (omissis).(omissis).2002 – oggi 17 anni), W (nata il (omissis).(omissis).2005 oggi 14 anni).
La coppia è giunta alla separazione con separazione consensuale omologata il 9.11.2009, all’esito dell’udienza 9.6.2009.
In separazione era stabilito: affido condiviso dei figli minori, un assegno per i figli, a carico del padre, di complessivi € 700 (oltre al 50% delle spese straordinarie), un assegno per il mantenimento della moglie di € 200.
La regolamentazione delle visite padre-figli: il 1° e 3° fine-settimana dal sabato alle 9.00 alla domenica alle 18.00 (compatibilmente con le esigenze scolastiche dei figli) con congruo preavviso alla moglie (almeno gg. 7); per sette giorni durante le vacanze natalizie, ad anni alterni, iniziando dagli anni pari, ricomprendendovi Natale o Capodanno; per tre giorni durante le vacanze pasquali, ad anni alterni ricomprendendovi la Pasqua o il lunedì dell’Angelo; in estate per 3 settimane consecutive, con preavviso alla moglie di almeno un mese.
Già all’epoca i genitori vivevano distanti: YY a (omissis), (Ascoli Piceno), nella casa coniugale e la XX a (omissis), (Bologna), dove si era già trasferita con i figli.
Affermava il ricorrente che la moglie avesse, col tempo, migliorato le proprie condizioni economiche, accusandola anche di ostacolare i rapporti del padre coi figli che vivono a circa Km. 350 di distanza dal padre, che veniva costantemente tenuto all’oscuro di ciò che accadeva alla prole (all’epoca i figli erano ancora tutti minorenni), evidenziava, infine, alcune problematiche di tipo comportamentale di J.
Concludeva, in quella sede, chiedendo: affido condiviso dei figli minori, la loro collocazione presso la madre, la collocazione di J con sé, una regolamentazione rapporti genitori-figli; dichiarandosi disposto a pagare per i 2 figli collocati con la madre € 450 complessivi, oltre al 50% per le spese straordinarie di tutti e 3 i figli, escludendo il diritto della XX ad un assegno di divorzio.
Si costituiva XX associandosi unicamente sulla domanda di divorzio.
Contestava al marito di averle demandato, nel corso dell’intera vita matrimoniale, tutte le funzioni genitoriali nei confronti dei figli. Rispetto alla separazione, affermava che l’unica novità era il trasferimento concordato di J dal padre (da giugno 2013), negando fossero intervenuti, nelle more, mutamenti economici. In particolare, evidenziava come ella fosse già disoccupata al momento della separazione e che tale sua condizione permaneva anche al momento della sua costituzione in giudizio.
Precisava che, al momento, il YY le versava un assegno di € 500 per i 2 figli che vivevano presso di lei oltre al 50% delle straordinarie ed € 200 (aggiornati per l’Istat) per la moglie.
Aggiungeva che, per le sue condizioni economiche, veniva aiutata dalla madre P(omissis) A(omissis), che le aveva anche lasciato in uso (“comodato”) la casa di Via (omissis) 3 in (omissis), (Bologna).
Concludeva chiedendo la conferma della separazione con il solo distinguo dell’intervenuto trasferimento di J dal padre: un assegno di € 700 per i 2 figli minori con lei conviventi, in subordine, se J avesse fatto ritorno dalla made, € 250 per J, oltre al 50% delle straordinarie per la prole.
All’udienza presidenziale (21.1.2014) il ricorrente dichiarava di essere un appuntato dell’Arma dei Carabinieri e di guadagnare circa € 1.800 al mese, nonché di vivere in casa di proprietà. Affermava che la moglie si era trasferita a Castello D’Argile mentre lui era in missione in Kossovo, aggiungendo che il figlio J viveva con lui dall’8.6.2013. Precisava che era perciò intervenuto un accordo tra i genitori, secondo il quale 1/3 dell’assegno di mantenimento per la prole, doveva andare al padre: accordo che, tuttavia, la moglie non aveva mai onorato.
Dal canto suo, la convenuta dichiarava di aver lavorato nel 2010 e nel 2012, e di vivere in casa di proprietà della sua famiglia, pagando solo € 250 di spese.
Concordemente le parti confermavano che, al momento, il padre versava € 500 mensili per i 2 figli conviventi con la madre ed € 200 per la moglie.
All’esito del tentativo di conciliazione, che dava esito negativo, il presidente delegato, con ordinanza 27.1.2014, preso atto della intervenuta modifica rispetto alla separazione — rappresentata dal trasferimento di J dal padre — stabiliva (a carico del ricorrente) un assegno per gli altri 2 figli (conviventi con la madre) di € 250 ciascuno oltre al 50% delle spese straordinarie ed un assegno, a carico della madre, di € 200 (onnicomprensivo) per il mantenimento di J; restava confermato l’assegno per la moglie come in separazione di € 200.
Pronunciata sentenza parziale sul vincolo (n. 2896/2015), la causa era istruita e presa in decisione sulle conclusioni delle parti.
Reiterava le istanze istruttorie respinte dal G.I.;
in via principale nel merito:
confermare l’affidamento congiunto e condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori con collocazione dei figli presso la residenza della madre e del figlio J presso la residenza del padre, fino alla loro autosufficienza economica;
disporre le condizioni di frequentazione del padre coi figli minori collocati dalla madre;
per il mantenimento dei figli minori collocati dalla madre un assegno di mantenimento di € 450,00;
entro il giorno cinque di ogni mese, oltre al 50% delle spese straordinarie;
per il figlio J convivente col padre, quest’ultimo assolverà personalmente al suo mantenimento, in maniera diretta del figlio, sia per le spese ordinarie che straordinarie;
confermare, a carico della sig.ra XX, l’obbligo di versamento, in favore del ricorrente, della somma mensile di € 200,00, per il mantenimento del figlio J collocato presso il padre (ovvero di quella maggiore o minore che verrà ritenuta di giustizia);
revocare l’assegno di mantenimento di € 200,00 per la convenuta e nessun assegno divorzile.
chiede la decisione in sede collegiale della modifica richiesta con il sub 2 e pertanto la revoca del contributo materno al mantenimento del figlio J, collocato presso il padre, o in subordine un aumento del contributo a carico del marito a favore della moglie;
un assegno divorzile a favore della XX di € 500 o nella maggiore o minor somma secondo giustizia;
condanna del YY a corrispondere € 700 oltre rivalutazione Istat per il mantenimento di K e W figli minori collocati presso la mamma, oltre a versare 50% delle spese straordinarie, per quanto riguarda il diritto di visita si riporta a quanto stabilito in ordinanza presidenziale.
Nel corso del giudizio sono stati promossi dalla XX due sub procedimenti per modifiche economiche.
Nel primo, adducendo problemi seri di salute, ella domandava un aumento del suo assegno di mantenimento di € 200 ulteriori. La domanda, all’esito dell’instaurazione del contraddittorio, era respinta.
Il secondo, teso alla revoca dell’assegno per J, non è stato deciso perché, nelle more la causa principale era stata già trattenuta in decisione: la relativa domanda sarà compresa nella presente decisione complessiva.
L’attore ha anche insistito, in sede di precisazione delle conclusioni, alle prove articolate e richieste nelle proprie memorie istruttorie ex art. 183, 6° co. c.p.c. Ad avviso del Collegio l’ordinanza del G.I. con cui le diverse istanze istruttorie sono state respinte perché superflue ed irrilevanti, merita conferma. Invero le prove costituende chieste ed articolate devono ritenersi inammissibili, in quanto vertenti su circostanze in parte irrilevanti ai fini della decisione, in parte perché rappresentanti valutazioni di natura soggettiva, come tali precluse ai testimoni.
Alcuni elementi obiettivi o non contestati
Il primogenito J è maggiorenne e vive col padre. Non vi sono contrasti circa l’affidamento e la collocazione degli altri due figli minori al momento della decisione. Il contrasto tra le parti è di natura prettamente economica.
L’affido dei figli minori, in assenza di elementi che dimostrino la contrarietà agli interessi del minore, deve seguire la regola generale del c.d. affido condiviso (ex art. 337 quater c.c.). La collocazione sarà presso l’abitazione della madre, secondo una situazione di fatto già esistente, avendo i minori nella casa familiare il proprio habitat domestico (centro di affetti, di interessi e consuetudini di vita).
Analogo ragionamento deve farsi con riguardo alle modalità di visita e frequentazione del padre (non collocatario) con i figli minori, nonché su tale regolamentazione propria dei periodi festivi (Natale, Pasqua, estate) che, così come precisate in dispositivo, consentono la realizzazione della bigenitorialità, con la presenza e partecipazione di entrambi i genitori nell’evoluzione della vita del figlio, nell’adempimento del loro diritto-dovere di genitori (secondo quanto è stabilito negli artt. 315 bis, 337 bis c.c.). Nello specifico appare opportuno mantenere la regolamentazione già in atto, oggetto di separazione consensuale, confermata dal presidente delegato nel giudizio di divorzio.
Le condizioni di reddito delle parti
Ricorrente (come emerge dalla documentazione prodotta)
Il calcolo è effettuato prendendo a base il reddito imponibile e considerando l’imposta netta e le addizionali (se dovute), infine dividendolo per 12 mensilità.
De Cesare, militare in servizio presso l’Arma dei Carabinieri
CUD 2010, al mese netti circa € 2.150; CUD 2011, al mese netti circa € 2.150; CUD 2014, al mese netti circa € 2.150; CUD 2015, al mese netti circa € 2.150; CUD 2016, al mese netti circa € 2.200; CUD 2017, al mese netti circa € 2.250; CUD 2018, al mese netti circa € 2.300.
Il suo reddito è costante.
È stata espletata istruttoria da cui è emerso che la XX abbia svolto alcuni lavori nel corso degli anni 2010-2013. Il ricorrente ha svolto investigazioni private che hanno portato al deposito di documentazione fotografica da cui si comprende che la XX abbia lavorato in una rivendita di generi alimentari ed in un bar. Si tratta del lasso di tempo: dicembre 2010 – gennaio 2013. Invero, tale circostanza non è neppure negata dalla convenuta. Si legge nella comparsa conclusionale XX:
Attività sempre nota al marito e non negata dalla moglie, ma saltuaria e poco redditizia in considerazione della percentuale sugli incassi a lei dovuti. Quindi era attività di vendita al mercato fatta alla luce del sole. Così come quella di aver sostituito con prestazione occasionale una amica per novembre 2012 e qualche giorno del 2013.
La convenuta ha poi depositato documentazione relativa alle proprie condizioni lavorative e di reddito:
come operaia ha subito licenziamento il 31.07.2010 (azienda datrice di lavoro R(omissis) S(omissis));
documento del Centro per l’impiego: “Percorso del lavoratore“: dall’1.12.2010 al 31.3.2012;
“associazione in partecipazione a tempo indeterminato” presso B(omissis) L(omissis), commessa vendita al minuto. Stato disoccupazione dal 13.1.2016;
certificazione di disoccupazione 7.4.2014;
invalidità civile richiesta 30.10.2014, definizione 24.11.2014 con esito: invalida con riduzione della capacità lavorativa dal 74% al 99%, percentuale individuata del 75%.
ISEE anno 2012, € 1.149,27;
denuncia 2012 (Persone fisiche) per l’anno 2011. Reddito imponibile totale € 2.569.
ISEE aprile 2014 – aprile 2015 € 1.770,41; ISEE giugno 2014 – giugno 2015 € 1.320.20; ISEE valida fino a gennaio 2016 € 5.543,14; ISEE valida fino a 15 gennaio 2018 € 1.839,93; ISEE valida fino a 15 gennaio 2019 € 106,35.
Vi è un evidente divario di reddito e soprattutto una condizione di precarietà della convenuta che risulta, allo stato, priva di occupazione stabile e che ha raggiunto 50 anni di età, per cui con limitate possibilità di un proficuo inserimento nel mondo del lavoro. Peraltro, ella ha cercato sempre, anche negli ultimi anni, di trovare un’occupazione lavorativa. Il matrimonio è durato circa 11 anni.
L’evoluzione giurisprudenziale in tema di assegno divorzile
Il nuovo orientamento delineato dalle SS.UU.
Preliminarmente accertata, da parte del giudice, l’esistenza dell’eventuale squilibrio economico tra gli ex coniugi, conseguente alla fine del matrimonio, il parametro sulla base del quale deve accertarsi l’esistenza del diritto del coniuge più debole alla corresponsione dell’assegno in parola ha natura composita, in quanto l’inadeguatezza dei mezzi (ovvero l’incapacità di procurarseli per ragioni oggettive) deve desumersi dalla valutazione di tutti gli indicatori contenuti nella prima parte del 6° comma dell’art. 5 L. n. 898/70, in posizione assolutamente equiordinata tra loro.
Nel caso in esame l’assegno può congruamente indicarsi in € 700,00 mensili (complessivi) quello per i figli K e W collocati presso la madre. Occorre, al riguardo, tener conto della crescita dei figli (altro elemento di carattere obiettivo).
Per quanto riguarda J, che vive col padre, si deve affermare che l’obbligo incombente sui genitori ex art. 147 c.c. non ammette deroghe, pur considerando il divario di reddito tra genitori e la situazione della madre (già descritta). Può congruamente determinarsi in € 100 l’assegno mensile per J a carico della madre.
L’assegno per la prole sarà soggetto a rivalutazione annua secondo gli indici Istat, da doversi versare entro il giorno 5 di ciascun mese. Le spese straordinarie (meglio elencate in dispositivo come da apposito protocollo) vanno poste a carico di entrambi i genitori nella misura del 50% ciascuno.
Vista la natura ed i termini della presente decisione, sussistono giustificati motivi perché le spese di giudizio siano interamente compensate tra le parti.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza (anche istruttoria) eccezione disattesa o assorbita, così dispone:
preso atto della già intervenuta pronunzia di cessazione degli effetti civili del matrimonio tra YY (nato a (omissis) – L’Aquila – il (omissis).(omissis).1965) e XX (nata a (omissis) – Bologna – il (omissis).(omissis).1969):
dispone l’affidamento condiviso dei figli minori K ed W ad entrambi i genitori;
dispone la loro collocazione presso la madre;
dispone che il padre veda e tenga con sé i figli liberamente previo accordo con la madre (tenendo conto delle esigenze dei figli, in considerazione anche della loro età) e in mancanza di accordo in ogni caso i fine settimana alternati: dal sabato alle 9.00 alla domenica alle 18.00 (compatibilmente con le esigenze scolastiche dei figli) con congruo preavviso alla moglie (almeno gg. 7); per sette giorni durante le vacanze natalizie, ad anni alterni, iniziando dagli anni pari, ricomprendendovi Natale o Capodanno; per tre giorni durante le vacanze pasquali, ad anni alterni ricomprendendovi la Pasqua o il lunedì dell’Angelo; in estate per 3 settimane anche non consecutive, con preavviso alla moglie di almeno un mese;
con decorrenza dalla domanda, pone a carico del padre l’obbligo di corrispondere alla madre, a titolo di contributo al mantenimento dei figli con lei conviventi K e W, la somma mensile complessiva di € 700,00 (ossia € 350 ciascuno) annualmente rivalutabili secondo gli indici Istat (da doversi versare entro il giorno 5 di ciascun mese;
con decorrenza dalla domanda, pone a carico della madre l’obbligo di corrispondere alla madre, a titolo di contributo al mantenimento del figlio J convivente col padre, la somma mensile complessiva di € 100,00 annualmente rivalutabili secondo gli indici Istat (da doversi versare entro il giorno 5 di ciascun mese);
pone a carico di entrambi il 50% delle spese straordinarie per i figli.
Premesso che per spese ordinarie si devono intendere tutte quelle necessarie alla soddisfazione delle esigenze primarie dì vita dei figli: quindi vitto, alloggio, abbigliamento ordinario, mensa scolastica e spese per l’ordinaria cura della persona;
nelle spese straordinarie si devono ricomprendere:
le spese straordinarie da non concordare preventivamente in quanto ritenute in via generale nell’interesse dei figli:
a) spese corrispondenti a scelte già condivise dei genitori e dotate della caratteristica della continuità, a meno che non intervengano tra i genitori – a causa o dopo lo scioglimento dell’unione – documentati mutamenti connessi a primarie esigenze di vita tali da rendere la spesa eccessivamente gravosa. A titolo esemplificativo: spese mediche precedute dalla scelta concordata dello specialista, comprese le spese per i trattamenti e i farmaci prescritti; spese scolastiche costituenti conseguenza delle scelte concordate dai genitori in ordine alla frequenza dell’istituto scolastico; spese sportive, precedute dalla scelta concordata dello sport (incluse le spese per l’acquisto delle relative attrezzature e del corredo sportivo); spese ludico-ricreativo-culturali, precedute dalla scelta concordata dell’attività (incluse le spese per l’acquisto delle relative attrezzature);
b) campi scuola estivi, baby sitter, pre-scuola e post-scuola se necessitate dalle esigenze lavorative del genitore collocatario e se il genitore non collocatario, anche per tramite della rete famigliare di riferimento (nonni, ecc.) non offre tempestive alternative;
Spese straordinarie da concordare preventivamente:
Tutte le altre spese straordinarie andranno concordate tra i genitori, con le seguenti modalità: il genitore che propone la spesa dovrà informarne l’altro per iscritto (con raccomandata, fax o e-mail), anche in relazione all’entità della spesa. il tacito consenso dell’altro genitore sarà presunto decorsi trenta giorni dalla richiesta formale, se quest’ultimo non abbia manifestato il proprio dissenso per iscritto (con raccomandata, fax o e-mail) motivandolo adeguatamente, salvi diversi accordi.
Modalità di rimborso delle spese straordinarie:
Il rimborso delle spese straordinarie a favore del genitore anticipatario avverrà dietro esibizione di adeguata documentazione comprovante la spesa. La richiesta di rimborso dovrà avvenire in prossimità dell’esborso. Il rimborso dovrà avvenire tempestivamente dalla esibizione del documento di spesa e non oltre quindici giorni dalla richiesta, salvi diversi accordi. La documentazione fiscale deve essere intestata ai figli ai fini della corretta deducibilità della stessa.
Con decorrenza dalla domanda pone a carico del ricorrente la corresponsione di un assegno divorzile a favore della convenuta di € 200,00 annualmente rivalutabili secondo gli indici Istat (da doversi versare entro il giorno 5 di ciascun mese.
Così deciso in Bologna nella camera di consiglio della prima sezione civile il 28 gennaio 2020.
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References: SENTENZA 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 29
 sentenza 
 art. 183
 art. 337
 art. 147