Source: http://www.paoloalfano.it/2010/02/01/impedimento-per-altro-impegno-la-mancata-nomina-del-sostituto-va-motivata/
Timestamp: 2019-01-16 01:50:44+00:00

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Impedimento per altro impegno: la mancata nomina del sostituto va motivata | Studio Legale Avv. Paolo Alfano
Cassazione penale , sez. II, sentenza 30.11.2009 n° 45837
E’ quanto ribadito dalla Cassazione, sez. II penale, con la sentenza 12-30 novembre 2009, n. 45837, riprendendo un costante e consolidato orientamento giurisprudenziale.
Sul punto, la Suprema Corte ha precisato che, in tema di impedimento del difensore (art. 420 ter, comma quinto, cod. proc. pen.), l’onere di fornire specifica ragione dell’impossibilità di nominare un sostituto, ex art. 102 cod. proc. pen. – che ricade sul difensore qualora questi deduca impedimento per la concomitanza di altro impegno professionale – non sussiste quando l’impedimento dedotto sia costituito da un sopravvenuto e grave lutto familiare (ad esempio decesso del coniuge Cass. pen., Sez. V, 20 settembre 2006, n. 35011), comunicato al giudice e debitamente documentato.
Da ciò si ricava che la concomitanza dell’impegno professionale può essere difatti riconosciuto quale legittimo impedimento del difensore soltanto quando questi dimostri le ragioni che rendono indispensabile l’espletamento delle funzioni difensive nell’altro procedimento: e tali ragioni debbono essere correlate alla particolarità dell’attività da presenziare, alla mancanza od assenza di un altro codifensore ed all’impossibilità di avvalersi di un sostituto – ai sensi dell’art. 102 cod. proc. pen. – sia nel procedimento al quale il difensore intende partecipare, sia in quello del quale si chiede il rinvio per assoluta impossibilità a comparire (Cass. pen., Sez. VI, 18 novembre 2003, n. 48530; Cass. pen., Sez. V, 14 febbraio 2007, n. 8129).
E’ ovvio, però, che è sottratto al sindacato di legittimità il provvedimento con cui il giudice di merito rigetta l’istanza di rinvio del dibattimento sulla base di una motivazione immune da vizi logici e giuridici con la quale si dà ragione del fatto che l’impedimento dedotto non riveste i caratteri di assolutezza richiesti dalla legge; nè il giudice ha l’obbligo di disporre accertamenti fiscali per verificare l’impedimento o integrare l’insufficiente documentazione prodotta (Cass. pen., Sez. V, 20 settembre 2005, n. 35170).
Questa Corte ha costantemente affermato che in tema d’impedimento del difensore per concomitanza di altro impegno professionale, questi ha l’onere di prospettare, in modo tempestivo e motivato, le ragioni che gli impediscono di presenziare, nonchè di fornire specifica ragione della impossibilità di avvalersi di un sostituto ai sensi dell’art. 102 c.p.p., sia nel processo a cui intende partecipare, sia in quelli di cui chiede il rinvio; da parte sua il giudice deve valutare accuratamente le deduzioni documentate, bilanciando le esigenze di difesa dell’imputato con quelle dell’amministrazione della giustizia, accertando che l’impedimento non sia funzionale a manovre dilatorie (V. Cass. Sez. 6 sent. n. 49540 del 1.10.2003 dep. 31.12.2003 rv 227824).
2) Anche il secondo motivo è manifestamente infondato. La Corte territoriale, con valutazione logica, ha rilevato che, ferma restando che l’espressione dell’intento di chiedere la punizione degli autori del reato non ha bisogno di formule sacramentale e può persino essere implicita (cfr Sez. 5, Sentenza n. 10543 del 24/01/2001 Ud. (dep. 15/03/2001), nel caso in esame il riferimento all’intenzione di presentare per i fatti narrati un formale atto di querela era addirittura esplicitato. Tale valutazione, non essendo nè incongrua illogica, facendo riferimento a una valutazione di merito non può essere censurata davanti a questa Suprema Corte.
Per consolidata giurisprudenza di questa Corte, (Sez. 4, sent. n. 5191 del 29.3.2000 dep. 3.5.2000 rv 216473) “E’ inammissibile il ricorso per Cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. La mancanza di specificità del motivo, invero, dev’essere apprezzata non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità conducente, a mente dell’art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c), all’inammissibilità”, (cfr anche Sez. 1, sent. n. 39598 del 30.9.2004 dep. 11.10.2004 rv 230634).
Questo articolo è stato pubblicato in Giurisprudenza penale, Procedura penale e taggato come giurisprudenza penale, Procedura penale il 1 Febbraio 2010 da Paolo Alfano
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 art. 102
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 Cass. Sez. 
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