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Timestamp: 2020-01-21 09:07:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13978 del 06/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13978 del 06/06/2017
Cassazione civile, sez. un., 06/06/2017, (ud. 11/04/2017, dep.06/06/2017), n. 13978
ALENIA AERMACCHI S.P.A., (già Alenia Aeronautica s.p.a., che ha
incorporato la Alenia Aeronavali s.p.a.), in persona del legale
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato VALERIA COSENTINO;
FIOM – CGIL – COMPRENSORIO TERRITORIALE DI (OMISSIS), in persona del
Segretario Provinciale pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 106, presso lo studio dell’avvocato
VACCARO PAOLA, rappresentato e difeso dagli avvocati MASSIMO
GARZILLI e FRANCESCO LAURI;
data 27/07/2012;
Generale MARCELLO MATERA, che ha concluso per il rigetto del
uditi gli Avvocati Enzo Morrico, Valeria Cosentino e Massimo
5. Con ordinanza interlocutoria n. 24443/2016, la sezione lavoro ha rilevato un contrasto nella giurisprudenza di questa Corte Suprema riguardo all’individuazione dei soggetti legittimati ad esercitare il diritto di chiedere assemblee retribuite L. n. 300 del 1970, ex art. 20 e, per l’effetto, ha rimesso il ricorso al Primo Presidente, il quale lo ha poi assegnato alle sezioni unite.
1.2. Con il secondo mezzo si lamenta vizio di motivazione, perchè la Corte di merito non ha affrontato il problema del superamento o meno del monte ore da parte di una singola componente delle r.s.u. o da parte di quest’organo nella sua collegialità, dando per assodato che, in mancanza di contestazioni da parte aziendale circa il superamento del monte ore annuo anche con riferimento al limite delle tre ore, la richiesta di indire un’assemblea (nei termini sopra esplicitati) debba ritenersi legittima; in tal modo è stato omesso prosegue il ricorso – l’esame d’un fatto decisivo consistente nell’avvenuto superamento del limite delle tre ore annue a disposizione delle singole sigle sindacali, superamento specificamente riportato nella memoria difensiva della società sia nella fase a cognizione sommaria che nella memoria di appello.
1.3. Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., perchè la Corte territoriale, muovendo dall’erroneo presupposto che la società non avesse avanzato perplessità circa il superamento del monte ore annuo, ha trascurato una circostanza decisiva e tempestivamente allegata dalla società che, anzi, non era stata specificamente contestata dall’organizzazione sindacale (odierna controricorrente).
E’ poi intervenuta la sentenza n. 21909/2009, con cui la Corte ha ritenuto esente da vizi logico-giuridici l’interpretazione dell’accordo interconfederale 20.12.93 fornita dai giudici di merito (il ricorso era stato presentato secondo il testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, previgente rispetto alla novella di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006), secondo la quale esso prevede il subentro dei singoli componenti della r.s.u. nei diritti e nelle prerogative che lo Statuto dei Lavoratori riconosce non alle r.s.a., ma ai loro dirigenti come singole persone, escluso – quindi – il diritto di indire l’assemblea.
L’orientamento successivamente espresso da Cass. n. 15437/2014 (subito condiviso da Cass. n. 17458/14), invece, riprendendo Cass. n. 1892/2005, attribuisce il diritto di indire assemblee, di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 20, non solo alla r.s.u. considerata collegialmente, ma anche a ciascun suo componente purchè eletto nelle liste di un sindacato che, nell’azienda di riferimento, sia di fatto munito di rappresentatività ai sensi dell’art. 19 della L. n. 300 citata, quale risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 231 del 2013.
2.2. Le fonti legislative e contrattuali direttamente rilevanti nella presente controversia sono la L. n. 300 del 1970, art. 19, comma 1, e la L. n. 300 del 1970, art. 20, nonchè gli artt. 4, 5 e 7 dell’accordo interconfederale 20.12.1993.
Nelle stesse sedi negoziali si procederà, nel principio dell’invarianza dei costi, all’armonizzazione nell’ambito dei singoli istituti contrattuali, anche in ordine alla quota eventualmente da trasferire ai componenti della r.s.u..
In tale ambito sono fatti salvi in favore delle organizzazioni aderenti alle associazioni sindacali stipulanti il c.c.n.l. applicato nell’unità produttiva, i seguenti diritti: a) diritto ad indire, singolarmente o congiuntamente l’assemblea dei lavoratori durante l’orario di lavoro, per 3 delle 10 ore annue retribuite, spettanti a ciascun lavoratore L. n. 300 del 1970, ex art. 20; b) diritto ai permessi non retribuiti di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 24; c) diritto dí affissione di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 25”.
A sua volta l’art. 4, comma 1, del cit. accordo interconfederale 20.12.93 stabilisce che i componenti delle r.s.u. subentrano ai dirigenti delle r.s.a. nella titolarità dei diritti, permessi, libertà sindacali e tutele già loro spettanti per effetto delle disposizioni di cui al titolo III della L. n. 300 del 1970 (la clausola si riferisce ai diritti dei singoli lavoratori dirigenti di r.s.a. e opera su un piano di tutele squisitamente personali), mentre il successivo art. 5, comma 1, prevede che alle r.s.a. e ai loro dirigenti subentrino le r.s.u..
Il mantenere una “specifica” agibilità sindacale delle singole organizzazioni e il salvare, al successivo comma 5, il diritto di indire, singolarmente o congiuntamente, l’assemblea dei lavoratori durante l’orario di lavoro, per 3 delle 10 ore annue, delinea un quadro di esplicite eccezioni rispetto al comma 1, esplicite eccezioni che smentiscono l’ipotesi ricostruttiva secondo cui le prerogative delle singole r.s.a. si sarebbero tutte confuse e dissolte all’interno del principio di maggioranza che regge le r.s.u..
Ciò vuol dire che nell’ottica del cit. accordo interconfederale una data associazione sindacale, malgrado la sua presenza all’interno della r.s.u., può anche singolarmente indire l’assemblea, ovvero che non tutti i diritti attribuiti dalla legge alla singola r.s.a. sono stati attratti e si sono disgregati all’interno delle r.s.u..
Siffatta esegesi attribuirebbe all’accordo interconfederale 20.12.93 una valenza, appunto, esterna, vale a dire quella di “riservare” il diritto di indire, anche solo singolarmente, l’assemblea (per 3 delle 10 ore annue retribuite), nonchè di godere dei permessi retribuiti e del diritto di affissione, alle confederazioni non firmatarie dell’accordo del 20.12.93 e/o alle organizzazioni che, pur aderendo a tali confederazioni firmatarie, nondimeno in concreto restino al di fuori di una o più delle r.s.u. costituite all’interno delle varie aziende.
Neppure si può dire che l’abbiano fatto in favore delle organizzazioni che, pur aderendo a tali confederazioni stipulanti, nondimeno in concreto siano rimaste al di fuori di una o più delle r.s.u. costituite all’interno delle varie aziende: in realtà l’intero contesto dell’art. 4 cit. è, invece, quello d’una armonizzazione del passaggio da r.s.a. a r.s.u. e delle modalità di mantenimento di eventuali condizioni di miglior favore, affinchè tale passaggio non si risolva in un decremento di prerogative già per altra via acquisite.
E’, invece, agevole notare che la limitata eccezione di cui al cit. art. 4, comma 5, non solo non svaluta nè snatura la r.s.u., ma neppure pregiudica il principio maggioritario implicitamente evocato dal successivo art. 6, comma 3 (che stabilisce la decadenza della r.s.u. in caso di dimissioni e conseguenti sostituzioni dei relativi componenti in numero superiore al 50% degli stessi), e dall’art. 7 (in forza del quale le decisioni relative a materie di competenza delle r.s.u. sono assunte dalle stesse in base ai criteri previsti da intese definite dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori stipulanti l’accordo).
Si tratta d’un accordo – la cui immediata applicabilità è stata già esclusa (ratione temporis) nella controversia in oggetto – che in dottrina è stato evocato a sostegno dell’asserito funzionamento a maggioranza delle r.s.u..
3.1. Il secondo e il terzo mezzo, da esaminarsi congiuntamente perchè connessi, sono da disattendersi.

References: Sentenza 
 art. 20
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 20
 sentenza 
 art. 19
 art. 20
 art. 20
 art. 24
 art. 25
 art. 5
 art. 4
 art. 6