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Timestamp: 2018-11-16 05:54:22+00:00

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Il reato di diffamazione - guida legale
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Guida legale completa al reato di diffamazione previsto e punito dall'art. 595 del codice penale con giurisprudenza e raccolta di articoli
La diffamazione (definizione)
Speciali cause di non punibilit�
La diffamazione (definizine)
La diffamazione � un reato previsto e punito dall'art. 595 c.p. e che consiste nell'offesa all'altrui reputazione fatta comunicando con pi� persone.
Ai fini della configurabilit� del reato di diffamazione � necessario che la persona offesa non sia presente o, almeno, che non sia stata in grado di percepire l'offesa;
In caso contrario sono integrabili, rispettivamente, il reato di ingiuria (ora per� depenalizzato). Si tratta di un reato comune posto a tutela dell'onore in senso oggettivo quale stima che il soggetto passivo riscuote presso i membri della comunit� di riferimento.
Rispetto all'elemento oggettivo, � da rilevare che, in quanto reato a forma libera, la condotta diffamante risulta perfezionata ogniqualvolta venga offesa la reputazione di una determinata persona, in assenza del soggetto passivo, con qualsiasi mezzo idoneo comunicando con pi� persone. Dottrina e giurisprudenza maggioritaria qualificano la diffamazione quale reato di danno, per la cui configurabilit�, � necessaria la realizzazione dell'evento inteso quale percezione e comprensione dell'offesa da parte di pi� persone. Il requisito della pluralit� di soggetti risulta soddisfatto in presenza anche non contestuale di almeno due persone, escludendo dal computo i concorrenti nel caso in cui il soggetto attivo non sia unico; in altre parole, non � necessario che sia riscontrabile una compresenza spaziale di coloro che percepiscono l'offesa ma deve esserci continuit� del fatto. Rispetto all'elemento soggettivo, � da rilevare come ad integrare la fattispecie sia sufficiente il dolo generico, anche in forma eventuale, inteso come idoneit� offensiva delle espressioni utilizzate e consapevolezza di comunicare con pi� persone, senza che sia altres� richiesta l'intenzione di offendere.
Le aggravanti comportano un aumento della pena edittale prevista dall'art. 595 c. 1 c.p. (reclusione fino ad un anno o multa fino a 1.032 euro) nei seguenti casi:
- attribuzione di un fatto determinato (c. 2): la maggiore credibilit� dell'offesa giustifica la reclusione fino a due anni o la multa fino a 2.065 euro;
- offesa arrecata a mezzo stampa, pubblicit�, atto pubblico (c. 3): l'intensa capacit� diffusiva delle vie di comunicazione impiegate giustifica la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro;
- offesa arrecata a corpo politico, amministrativo, giudiziario, sua rappresentanza, autorit� costituita in collegio (c. 4): la collettivit� degli enti offesi giustifica l'incremento di un terzo rispetto alla pena base.
Quando l'offesa all'altrui reputazione viene posta in essere con il mezzo della stampa, assume particolare rilievo il bilanciamento effettuato dal legislatore tra il reato in questione da un lato, e la libert� della manifestazione del proprio pensiero tutelata dagli artt. 21 Cost. e 51 c.p. dall'altro. In particolare, il reato di diffamazione viene scriminato quando la condotta rispetta i seguenti limiti:
Rilevanza del fatto narrato: l'interesse pubblico dei fatti esposti risulta prevalente sulla tutela della reputazione. La vicenda non deve soddisfare una mera curiosit� ma assumere rilevanza pubblica anche quando parzialmente attinente alla vita privata del soggetto passivo;
Verit� dei fatti narrati o criticati: poich� la diffamazione non � configurabile nella forma colposa, se il soggetto attivo diffonde le notizie ritenendole vere mentre in realt� non lo sono, trova applicazione l'art. 59 c. 4 c.p. e la scriminante erroneamente supposta viene valutata a favore dell'agente. Secondo l'orientamento pi� rigoroso il requisito della verit� deve essere riferibile sia al fatto dell'intervista sia al contenuto della stessa. Viceversa, l'orientamento meno rigoroso ritiene sussistere l'interesse pubblico a conoscere quanto rilasciato in occasione di un'intervista a prescindere dalla verit� della stessa;
Continenza delle espressioni usate: le modalit� espressive, pur offensive, devono essere pacate e contenute. Tale requisito risulta meno rigido nel caso del diritto di critica, ove l'autore esprime un giudizio riguardo al fatto narrato, rispetto al diritto di cronaca, ove il fatto viene semplicemente riportato.
Le cause di non punibilit� sono disciplinate agli artt. 596 e ss. c.p. e, in particolare, ricorrono in caso di:
prova della verit� del fatto (art. 596 c.p.): la cd. exceptio veritatis costituisce prova liberatoria quando l'offesa riguarda l'attribuzione di un fatto determinato e le parti, prima della sentenza irrevocabile, si accordano per deferire il giudizio sulla verit� ad un giur� d'onore ovvero la parte prova la verit� del fatto "1) se la persona offesa � un pubblico ufficiale ed il fatto ad esso attribuito si riferisce all'esercizio delle sue funzioni; 2) se per il fatto attribuito alla persona offesa � tuttora aperto o si inizia contro di essa un procedimento penale; 3) se il querelante domanda formalmente che il giudizio si estenda ad accertare la verit� o la falsit� del fatto ad esso attribuito";
esercizio del diritto di difesa (art. 598 c.p.): la cd. libertas convicii ha come presupposti l'esistenza di un procedimento giurisdizionale ordinario o amministrativo e l'afferenza delle propalazioni diffamatorie, contenute negli scritti o pronunciate in udienza, con l'oggetto della causa;
provocazione (art. 599 c.p.): a differenza dell'art. 62 n. 2) c.p. cui consegue unicamente una diminuzione di pena, lo stato d'ira determinato dal fatto ingiusto altrui comporta l'esclusione della pena quando l'offesa alla reputazione � arrecata nell'immediatezza del fatto.
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Massime della cassazione sul reato di diffamazione
In materia di diffamazione, il limite della continenza � superato se le espressioni utilizzate, per il loro carattere gravemente infamante o inutilmente umiliante, diano luogo ad una mera aggressione verbale nei confronti della persona offesa che ne risulti di conseguenza denigrata in quanto tale.
Cassazione penale Sezione V sentenza del 29/01/2016 n. 12789
Il direttore responsabile di un telegiornale non risponde per l'omesso controllo necessario ad impedire il reato di diffamazione n� ai sensi dell'art. 57 c.p., dettato solo per i reati commessi con il mezzo della stampa periodica, n� ai sensi della L. 6 agosto 1990, n. 223, art. 30 atteso che le norme speciali previste in questa disposizione in tema di trattamento sanzionatorio e di competenza territoriale per il reato di diffamazione commesso attraverso trasmissioni televisive si riferiscono a soggetti specificamente indicati - il concessionario privato, la concessionaria pubblica ovvero la persona da loro delegata al controllo della trasmissione -, n� possono trovare applicazione analogica.
Cassazione penale Sezione V sentenza del 15/01/2016 n. 18262
L'esercizio del diritto di critica politica pu� rendere non punibili espressioni anche aspre e giudizi di per s� ingiuriosi, tesi a stigmatizzare comportamenti realmente tenuti da un personaggio pubblico, ma non pu� scriminare la falsa attribuzione di una condotta scorretta, utilizzata come fondamento per l'esposizione a critica del personaggio stesso. La critica politica deve pur sempre fondarsi sull'attribuzione di fatti veri, posto che nessuna interpretazione soggettiva, che sia fonte di discredito per la persona che ne sia investita, pu� ritenersi rapportabile al lecito esercizio del diritto di critica, quando tragga le sue premesse da un prospettazione dei fatti opposta alla verit�
Cassazione penale Sezione I sentenza del 14/12/2015 n. 17603
La critica, quando si esprime nella stigmatizzazione di comportamenti o fatti, deve avere per connotato essenziale l'obiettivo di contribuire all'approfondimento della conoscenza ed alla formazione di un giudizio autonomo da parte dei destinatari del messaggio, di tal che l'impossibilit� di ricostruire il contesto e decifrare i termini adoperati non consente di ravvisare l'esimente dell'esercizio del diritto.
Cassazione penale Sezione V sentenza del 09/12/2015 n. 6081
Integra il reato di diffamazione aggravata dall'aver recato l'offesa con "altro mezzo di pubblicit�" diverso dalla stampa la condotta di chi invii documenti dal contenuto diffamatorio via fax.
Cassazione penale Sezione V sentenza del 19/11/2015 n. 4298
Integra il reato di diffamazione a mezzo stampa la condotta del giornalista che utilizzando insinuazioni generiche, attribuisce alla persona offesa la commissione di fatti illeciti non meglio specificati e privi di qualsiasi riferimento determinato, in maniera idonea ad ingenerare nel lettore medio la convinzione che il soggetto diffamato si sia reso autore di una qualsiasi condotta connotata da illiceit�.
Il diritto di critica si concreta nella espressione di un giudizio o di un'opinione che, come tale, non pu� essere rigorosamente obiettiva.
Cassazione penale Sezione V sentenza del 29/10/2015 n. 8275
Va confermata la decisione di merito che, in un procedimento per diffamazione per la pubblicazione online di un commento offensivo, ha individuato l'autore del commento grazie all'indirizzo IP dell'utenza telefonica dell'abitazione dell'imputato. Va ritenuta inidonea a configurare ragionevole dubbio l'astratta possibilit� del c.d. furto di identit� e cio� che un terzo avesse sfruttato la rete wireless del prevenuto per postare lo scritto diffamatorio.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 30
 sentenza 
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