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Timestamp: 2020-08-14 18:37:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5395 del 07/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5395 del 07/03/2011
Cassazione civile sez. III, 07/03/2011, (ud. 03/02/2011, dep. 07/03/2011), n.5395
B.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA OVIDIO 32, presso lo studio dell’avvocato CANTILLO ORESTE,
rappresentato e difeso dall’avvocato CAMAGGIO RENATO giusta mandato
N.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA DEL QUIRINALE 26, presso lo studio dell’avvocato DI CUNZOLO
SARA, rappresentata e difesa dagli avvocati MASTRANDREA Angelo,
MORENA FRANCO giusta mandato a margine del controricorso e ricorso
B.E. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 337/2009 della CORTE D’APPELLO di SALERNO del
12/3/09, depositata il 24/03/2009;
e’ presente il Procuratore Generale in persona del Dottor NICOLA
LETTIERI NICOLA.
La Corte, Letti gli atti depositati, osserva:
1 – Con ricorso notificato in data 11 febbraio 2010 B. E. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 24 marzo 2009 dalla Corte d’Appello di Salerno che, in riforma della sentenza del Tribunale, l’aveva condannato al risarcimento del danno da responsabilita’ professionale (notaio) arrecato a N.R., liquidato in Euro 17.022,00.
La N. ha proposto ricorso incidentale.
2 – I due motivi del ricorso principale risultano inammissibili, poiche’ la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.
Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1223, 1225, 1226, 1227 c.c. e per quanto di ragione artt. 40 e 41 c.p. in quanto da quelli richiamati.
Il quesito posto a suggello delle argomentazioni a sostegno non postula l’enunciazione di un principio di diritto decisivo per il giudizio e di applicabilita’ generalizzata fondato sulle norme indicate, ma si sostanzia nella richiesta di valutare se sussista il nesso causale tra il comportamento del notaio e il danno subito dal cliente, peraltro prescindendo dai necessari riferimenti al caso concreto e, in particolare, alla motivazione della sentenza impugnata.
Il secondo motivo ipotizza violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 per non essersi il giudice d’appello pronunziato sulla questione sollevata dal notaio circa l’insussistenza del nesso di causalita’; omessa motivazione della sentenza impugnata su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. La violazione dell’art. 112 c.p.c. e’ posta in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 anziche’ al successivo n. 4. Il quesito finale non postula l’enunciazione di un principio di diritto fondato sulla norma indicata, ma sostanzialmente chiede una verifica della correttezza (negata) della sentenza impugnata, dalla motivazione della quale prescinde totalmente. Manca il momento di sintesi relativo al vizio di motivazione.
Il terzo motivo lamenta illogicita’ e contraddittorieta’ della motivazione su un punto decisivo della controversia. La censura prospetta una questione che implica accertamenti di fatti e prospetta un quesito che non rispetta i requisiti che debbono caratterizzare il momento di sintesi previsto nel caso che vengano denunciati vizi di motivazione.
3. – Il ricorso incidentale prospetta violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1123 c.c., dell’art. 345 c.p.c.; contraddittorieta’ della motivazione; error in procedendo; error in iudicando.
La censura risulta totalmente priva sia del quesito di diritto, sia del momento di sintesi.
Il ricorrente principale ha presentato memoria; nessuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio;
Le argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non sono condivisibili poiche’ si pongono in contrasto con l’orientamento consolidato della Corte;
che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, rilevando, altresi’ che il primo motivo si rivela anche manifestamente infondato;
che pertanto i ricorsi vanno dichiarati inammissibili; spese compensate;
Dichiara i ricorsi inammissibili. Spese compensate.

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