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GrNet.it • Anticipo finanziario garanzia pensionistica (ape)
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Inviato: ven lug 21, 2017 10:17 pm
Inviato: ven lug 21, 2017 10:24 pm
Inviato: mar nov 19, 2019 6:13 pm
liquidazione della cosiddetta APE (anticipo pensionistico sociale).
Anno 2019 Numero 224 Pubblicazione 19/11/2019
Sent. n. 224/2019
dott. Angelo CANALE Presidente rel.
nel giudizio di appello iscritto al n. 54356 del ruolo generale, proposto da XX XX, rappresentato e difeso dall'Avv. Donato Musa
l'I.N.P.S. - Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, rappresentato e difeso nel presente giudizio, sia congiuntamente che disgiuntamente, dagli avvocati Sergio Preden, Luigi Caliulo, Antonella Patteri e Lidia Carcavallo, e presso gli stessi elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Cesare Beccaria n. 29;
PER L’ANNULLAMENTO/RIFORMA
della sentenza n. 83/2019 della Sezione Giurisdizionale per il Lazio;
Uditi, nella pubblica udienza del giorno 16 ottobre 2019, il relatore Presidente dott. Angelo Canale, l’avv. Giuseppe Filippo Geraci per delega dell’avv. Donato Musa per la parte appellante nonché per l’INPS l’avv. Luigi Caliulo.
Con la sentenza indicata in epigrafe la Sezione territoriale ha respinto il ricorso proposto dall’odierno appellante, con il quale era stata richiesta la liquidazione della cosiddetta APE (anticipo pensionistico sociale). A fondamento della domanda controparte aveva allegato di essere «disoccupato involontario con più di 30 anni di servizio», e dunque di rientrare nella previsione sub lett. a) dell'art. l, comma 179, legge 11 dicembre 2016, n. 232.
Aveva, altresì, rilevato che la predetta indennità dovesse applicarsi anche ai dipendenti pubblici, contrattualizzati e non, per i quali non è prevista, per volontà del legislatore, l’erogazione dell’indennità di disoccupazione richiesta dalla suddetta norma quale presupposto per l’attribuzione dell’Ape sociale.
Il giudice di prime cure, nel richiamare la normativa applicabile, ha osservato che proprio il dato testuale della norma depone nel senso che “se non si è percepito Naspi (e non è poi intercorso il lasso temporale richiesto), non si può usufruire dell’Ape sociale”. Aggiungendo, inoltre, che “la possibilità di trattamenti differenziati tra diverse categorie di lavoratori è frutto di una valutazione del legislatore, non sindacabile ai sensi dell’art. 3 della Costituzione data l’eterogeneità della disciplina tra lavoro privato e pubblico”.
La sentenza è stata impugnata dal XX.
Con un unico motivo di appello l’interessato ha denunciato la violazione dell’art. 1, comma 179, della legge n. 232/2016.
Ha osservato che il primo comma dell'art. 1, comma 179, della legge n. 232/2016 include, nella platea dei potenziali aventi diritto all'APE, gli iscritti tanto all'Assicurazione generale obbligatoria, quanto alle forme sostitutive di essa. Ne discenderebbe, dunque, che il ridetto anticipo pensionistico spetta tanto ai lavoratori del settore privato (iscritti all'AGO), quanto a quelli pubblici (iscritti ad una gestione sostitutiva dell'AGO). Pertanto, secondo l’appellante, la lettera a) del comma 179 della legge n. 232/2016 si dovrebbe interpretare nel senso che la preventiva fruizione della indennità di disoccupazione sarebbe un requisito previsto per i soli lavoratori il cui ordinamento previdenziale tale indennità contempla, e dunque per i soli lavoratori del settore privato.
Nel caso di specie, proprio la constatazione che la condizione richiesta – e cioè l’avere fruito dell’indennità di disoccupazione – è impossibile a verificarsi per i lavoratori pubblici, conduce alla conclusione che per tali categorie la condizione suddetta deve aversi per non apposta.
Conclusivamente, e alla luce delle predette considerazioni, ha chiesto l’annullamento del provvedimento dell’Inps e il riconoscimento del suo diritto ad essere incluso nella graduatoria degli aventi diritto alla indennità di cui all’art. 1, comma 179, legge n. 232/2016. Vinte le spese.
L’INPS si è costituito in giudizio con memoria depositata in data 13 agosto 2019.
Ha osservato che l’anticipo pensionistico, che mira a neutralizzare il rischio della disoccupazione connessa all'espulsione dal mondo del lavoro, trova il suo campo d'azione elettivo nell'ambito del lavoro privato, trattandosi di rapporto di lavoro non assistito dalla stabilità che è invece tipica del rapporto di lavoro pubblico.
In sostanza, il rischio che la prestazione in esame tutela non è un rischio tipico del rapporto di lavoro pubblico.
Pertanto, ha osservato l’Istituto previdenziale, la sentenza impugnata coglie nel segno laddove il primo Giudice, con notazione non oggetto di alcuna specifica censura in sede di appello, ha ritenuto che la selezione della platea dei soggetti tutelati dalla norma in argomento non è affatto arbitraria o irragionevole, ma discende piuttosto dalle differenze strutturali che connotano le due diverse tipologie di lavoro.
L’art. 1, comma 179, lett. a della predetta legge consente l’accesso all’APE a chi si trovi in stato di disoccupazione.
Nel caso di specie, l’interessato, alla data della domanda, non poteva essere definito neppure disoccupato giacchè non disponibile allo svolgimento di alcuna attività lavorativa nei termini previsti dall’art. 19 del d.lgs. n. 150/2015.
In assenza dunque del requisito che, ai sensi dell'art. I co. 179 lett. a l. n. 232/2016 e dell'art. 2, co. l, lett. a del d.P.c.m. n. 88/2017, fonda il diritto all'APE sociale richiesta dall'odierno appellante, l’avversa domanda deve essere respinta.
Nell’odierna pubblica udienza, le parti presenti si sono riportate ai rispettivi atti scritti. La causa, pertanto, è stata trattenuta per la decisione.
Com’è noto, l'articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017 e s.m.i. prevede un'indennità (c.d. APE sociale) a carico dello Stato erogata dall'INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all'estero. L'indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell'età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all'età per la vecchiaia di cui all'articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (c.d. legge Monti-Fornero).
Tale indennità spetta ai lavoratori iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione Separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, i quali:
d) sono lavoratori dipendenti, al momento della decorrenza dell'indennità, in possesso di almeno 36 anni di anzianità contributiva e che abbiano svolto da almeno sette anni negli ultimi 10 ovvero almeno sei anni negli ultimi sette una o più delle seguenti attività (cd. gravose).
Ciò posto, chiarito quindi il quadro normativo di riferimento, si osserva che la sentenza impugnata non presenta alcun vizio motivazionale, avendo correttamente rilevato che l’istante/appellante non apparteneva ad alcuna delle categorie sopra precisate. Infatti l’appellante apparteneva a personale non contrattualizzato ed era stato sospeso dalle funzioni con d.m. 2 maggio 2008 e rimesso con d.P.R. del 12 luglio 2011. Di tal che difettava il requisito/presupposto per conseguire l’anticipo pensionistico, e cioè l’aver “..concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione (loro) spettante da almeno 3 mesi…”.
Effettivamente l’APE sociale non riguarda la generalità dei lavoratori, ma solo a quelli del comparto privato che siano nelle condizioni previste dalla legge. Ciò tuttavia non determina, come lamentato dall’appellante, una disparità di trattamento (tra lavoratori pubblici e lavoratori privati), atteso che è nella disponibilità del Legislatore disciplinare diversamente situazioni oggettivamente diverse e disomogenee, come correttamente rilevato e motivato dall’INPS nella propria memoria.
Conclusivamente, la sentenza gravata è esente da vizi e va pertanto confermata.
la Corte dei conti - Sezione III giurisdizionale centrale di appello, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza ed eccezione reiette.
Respinge l’appello in epigrafe e per l’effetto conferma la sentenza n.83/2019 della Corte dei conti - Sezione giurisdizionale per la regione Lazio.
Condanna l’appellante al pagamento delle spese legali, che liquida in euro 1.000 (mille) a favore dell’INPS.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 16 ottobre 2019.
(F.to Angelo Canale)
Depositata in Segreteria il 19 Novembre 2019
F.to Salvatore Antonio Sardella
Il Collegio Giudicante, ravvisati gli estremi per l’applicazione dell’art. 52 del D.L.vo n.196/2003, recante il “Codice in materia di protezione dei dati personali”,
che, a cura della Segreteria, venga apposta, in calce alla suestesa sentenza, l’annotazione di cui al comma 3 del predetto art. 52 nei riguardi della parte appellante e dei terzi ivi menzionati.
Sentenza e Decreto depositati in segreteria il 19 Novembre 2019
In esecuzione del provvedimento sopra riportato, ai sensi dell’art. 52 del D.L.vo n.196/2003, in caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi della parte e dei terzi.

References: sentenza 
 sentenza 
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 art. 52

Sentenza