Source: http://www.giacintoauriti.eu/notizie/117-la-consulta-sentenzia-la-truffa-della-conversione-lire-euro.html
Timestamp: 2016-05-31 19:53:07+00:00

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HomeNotizieCi prestano il "nulla" e rivogliono tutto
Innanzitutto mettiamo in evidenza l'enorme ritardo della Corte Costituzionale sulla questione monetaria che la stessa consulta avrebbe dovuto affrontare sin dalla ratifica dei Trattati di Maastricht nel 1992. Delle omissioni da parte della Corte Costituzionale ne avevamo già parlato in questo articolo che vi suggeriamo di rileggere http://www.giacintoauriti.eu/notizie/90-il-presidente-costituzionalista-mattarella-omette-di-dire-che-l-euro-e-anticostituzionale.html Ma ora veniamo alla sentenza del 5 novembre 2015 con la quale la Consulta consente di rendere convertibili le lire che gli italiani hanno ancora in possesso.
L'Art. 42 della Costituzione al terzo comma sancisce che “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale” e qui la Consulta ha dimostrato che l'impossibilità da parte dei possessori a convertire le lire si configura come un esproprio dei “beni privati” senza indennizzo perchè il valore incorporato da quelle lire, ossia il loro potere d'acquisto, è stato reso nullo dall'impossibilità della conversione e quindi quelle lire sono diventate carta straccia. Si conferma, quindi, la tesi del valore per induzione giuridica di Auriti . Ossia che il valore della moneta non dipende dalla forma o dalla materia con cui è composta ma dipende dalla convenzione sociale legiferata che dà valore alal moneta per la certezza della sua accettazione. Soprattutto si conferma che la proprietà della moneta è del privato cittadino, proprio ciò che sosteneva Auriti con l'interpretazione autentica dell'Art. 42 della Costituzione. Inoltre, la stessa Corte dice che “nemmeno la sopravvenienza dell’interesse di Stato alla riduzione del debito pubblico può costituire adeguata giustificazione di un intervento così radicale in danno ai possessori della vecchia valuta. Nel caso in esame non risulta operato alcun bilanciamento fra l’interesse pubblico perseguito dal legislatore e il grave sacrificio imposto ai possessori di banconote in lire, dal momento che l' effetto immediato della non conversione non lascia alcun termine residuo, fosse anche minimo, per la conversione. Né, d’altro canto, lo scopo perseguito imponeva un tale integrale sacrificio, visto che, come si poteva prevedere fin dall’approvazione della norma, per la maggior parte delle banconote in lire corrispondenti al controvalore versato all’entrata del bilancio dello Stato non sarebbe stata chiesta la conversione."
L'Art. 3 della Costituzione sancisce che “ tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua , di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” E qui la Consulta ha dimostrato che il governo Monti con il Decreto Legge del 2011 intendeva tutelare i privati detentori di Titoli di Stato discriminando i possessori dei valori monetari delle lire che sarebbero dovute essere convertite in euro ledendoli nel princìpio di uguaglianza e creandogli un ostacolo di ordine economico, anziché rimuoverlo.
La Corte Costituzionale, infatti, dichiara quanto segue in merito a tale vìolazione: “ La norma contrasterebbe all’art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU, in quanto realizzerebbe, di fatto, una sorta di espropriazione ai danni dei possessori delle banconote in lire, della quale beneficiano in prima battuta lo Stato, mediante il trasferimento del relativo controvalore al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, e in ultima analisi i possessori dei titoli del debito pubblico, che vedono così rafforzata la garanzia dei loro crediti. “ L'Art.1 del CEDU sancisce che Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di utilità pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale. Quindi osserviamo che oltre agli Artt. 3 e 42 ,di cui abbiamo detto sopra, anche l'Art.1 del CEDU viene in nostro favore e la Corte Costituzionale riconosce la moneta come un bene di proprietà del cittadino confermando ciò che Auriti ha sempre detto quando si appellava alla Costituzione ed alla Carta dei Diritti Umani per far riconoscere la proprietà della moneta al portatore, al singolo individuo che la possiede. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) considera come «bene» anche un profitto futuro, se il guadagno è stato acquisito o è stato oggetto di un credito esigibile, sicché l’eventuale interesse generale sotteso alla scelta legislativa non sarebbe sufficiente, nel caso concreto, a legittimare l’espropriazione disposta dalla norma denunciata. Con questi riferimenti nella sentenza, da parte della Consulta, si può affermare che il Debito Pubblico sia detestabile e quindi il rifiuto del suo pagamento è un atto legittimo che la politica dovrebbe fare. Questa sentenza rafforza la proposta del giovane economista Salvatore Tamburro che portò alla ribalta mediatica la questione del Debito Detestabile. A questo punto crolla qualsiasi pretesa giuridica delle banche della BCE sul loro diritto di proprietà della moneta perchè se la lira è stata riconosciuta dalla Consulta di proprietà del possessore e se essa ha subìto solo una conversione in nuova moneta a corso legale, chiamata Euro, e se è lo Stato che dà valore legale alla moneta, di cui è il cittadino a crearne il valore con l'accettazione, l'Euro non può essere considerato di proprietà delle banche partecipanti al capitale della BCE né può essere prestato allo Stato essendo lo Stato l'insieme della collettività di cittadini proprietari della moneta di valore legale tramite la Legge. Proprietari !! Come sancito dalla Corte Costituzionale. Proprietari di un bene economico a contenuto patrimoniale di proprietà del cittadino che lo ha acquisito a fronte dell'esigibilità derivante dal credito prodotto e commisurato con il suo lavoro ( come definisce il CEDU ).
Ma nel frattempo che la politica comprenda la grande portata di questa sentenza per il benessere dell'economia italiana e degli italiani, Banca d'Italia e Ministero delle Finanze stanno decidendo come fare per contabilizzare e restituire 1,2 miliardi di euro ( di vecchie lire ) a coloro che non ancora le hanno convertite. Questa sentenza li mette in crisi perchè la Banca d'Italia aveva già trasferito l'ammontare delle lire residue non ancora rientrate , pari al valore di 1,2 miliardi di euro, al Fondo Ammortamento Debito Pubblico ,con cui lo Stato ha garantito i suoi creditori.
Pertanto ci sono da porsi queste domande: chi pagherà la conversione se questi soldi sono stati già usati dallo Stato in maniera anticipata ? La Banca d'Italia non pagherà ai possessori di lire soldi che ha già pagato anticipatamente allo Stato. Sarà lo Stato stesso a dover tirar fuori 1,2 miliardi di euro dal suo bilancio tagliando fondi da qualche parte. ? Scuola di Studi Giuridici e Monetari-Giacinto Auriti
http://www.bancaditalia.it/media/notizie/2013/Valore_quote_capitale_BI.pdf Art. 3 Costituzione : https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=3 Art. 42 Costituzione: https://www.senato.it/1025?sezione=122&articolo_numero_articolo=42 Convenzione Europea Diritti Umani : http://www.studiperlapace.it/documentazione/europrot1.html D.L. 6 dicembre 2011, n.201:
http://www.governo.it/backoffice/allegati/65684-7206.pdf Menu Principale	HomeEventiNotizieTest ValutativoDownloadCanale YoutubePagina FacebookLink AmiciAccesso utenti	Powered by Warp Theme Framework

References: sentenza 
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 Art. 3
 Art. 42