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Timestamp: 2020-07-10 21:37:50+00:00

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Diffamazione Via Facebook - Cassazione Penale 29/01/2016 N° 3981 - Legge semplice
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Diffamazione Via Facebook – Cassazione Penale 29/01/2016 N° 3981
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Numero: 3981
Testo completo della Sentenza Diffamazione via Facebook – Cassazione penale 29/01/2016 n° 3981:
Sentenza 21 settembre 2015 – 29 gennaio 2016, n. 3981
Dott. BRUNO Paolo A – Presidente –
Dott. DE MARZO G. – rel. Consigliere –
T.F., nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza del 25/6/2014 della Corte d’appello di Trieste;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. DELEHAYE Enrico, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
1. Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Trieste, in riforma della pronunzia assolutoria di primo grado, ha condannato ai soli effetti civili T.F. per il reato di diffamazione aggravata commesso ai danni di M.L. “postando” un messaggio ritenuto offensivo della reputazione di quest’ultimo sulla rete sociale “Facebook”.
2. Avverso la sentenza ricorre l’imputato a mezzo del proprio difensore articolando quattro motivi. Con il primo deduce errata applicazione della legge penale e correlati vizi della motivazione in ordine all’attribuzione all’imputato della condotta ritenuta offensiva in difetto della prova della riferibilità del messaggio oggetto dell’imputazione al medesimo ed avendo travisato od omesso di considerare la Corte territoriale l’effettivo contenuto delle dichiarazioni del teste D.P. sul punto.
3. Con memoria depositata il 26 agosto 2015 il difensore e procuratore speciale della parte civile costituita ha chiesto il rigetto del ricorso.
1. Il ricorso è fondato nei limiti che di seguito verranno esposti.
2. Invero infondato e per certi versi inammissibile è il primo motivo di ricorso atteso che la Corte territoriale ha attribuito al teste D.P. l’identificazione dell’imputato come il titolare dell’identificativo attraverso cui è stato caricato su Facebook il messaggio asseritamente diffamatorio. Quanto al travisamento o all’omessa considerazione di alcune delle dichiarazioni del suddetto teste, l’obiezione risulta generica nella misura in cui le stesse non sono state riportate o allegate nella loro integrante impedendosi così al giudice di legittimità di apprezzare l’effettiva portata del vizio (Sez. 4^ n. 37982 del 26 giugno 2008, Buzi, rv 241023; Sez. F., n. 32362 del 19 agosto 2010, Scuto ed altri, Rv. 248141).
3. Manifestamente infondato è il secondo motivo nella parte in cui lamenta il difetto di tipicità della condotta per il difetto del requisito della comunicazione con una pluralità di persone.
4. Colgono invece gli altri rilievi svolti in ordine all’elemento materiale del reato nello stesso secondo motivo, con il conseguente assorbimento di tutte le altre censure svolte con il ricorso.
4.2 Le illustrate argomentazioni devono ritenersi manifestamente illogiche e certamente errate in diritto. La Corte territoriale in sostanza attribuisce tipicità ad una condotta ritenuta intrinsecamente inoffensiva solo perchè la stessa dovrebbe considerarsi indirettamente e implicitamente adesiva a quella diffamatoria commessa in precedenza da altri in quanto a sua volta il T. ha esternato un’opinione critica nei confronti del M.
Il che è per l’appunto errato nella misura in cui, per un verso, attribuisce all’art. 595 c.p., contenuti ultronei rispetto a quelli effettivamente ricavabili dalla lettera della disposizione incriminatrice e, per l’altro, finisce per negare qualsiasi effettività alla libertà di manifestazione del pensiero garantita dall’art. 21 Cost.
5. La sentenza deve conseguentemente essere annullata senza rinvio perchè il fatto non sussiste.

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