Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/07/26/facebook-e-reati-contro-lonore-e-diffamazione-pubblicare-post-sui-presunti-costumi-sessuali-di-terze-persone-quando-le-espressioni-lesive-non-sono-scriminate-dallesercizio-del-dirit/
Timestamp: 2020-02-18 13:17:50+00:00

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Facebook e reati contro l’onore: è diffamazione pubblicare post sui presunti costumi sessuali di terze persone quando le espressioni lesive non sono scriminate dall’esercizio del diritto di critica. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n. 33495/2019 – depositata il 24.07.2019 resa in tema di reati informatici, con la quale la Suprema Corte ha escluso che possa rientrare nella sfera dell’esercizio del diritto di critica qualsivoglia attacco divulgato a mezzo social network che leda la dignità morale della persona offesa con gratuite modalità offensive.
La Corte di appello di Milano confermava la sentenza di condanna inflitta all’imputato per il reato di cui all’art 595 c.p., tratto a giudizio per essersi reso responsabile delle diffamazioni perpetrate a mezzo Facebook in danno dell’ex moglie del nipote, ventilando relazioni extraconiugali della persona offesa.
Il primo Giudice aveva inflitto al prevenuto la condanna alla pena di giorni venti di reclusione condizionalmente sospesa, oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile costituitasi in giudizio per un importo pari ad euro 7.000,00.
Avverso la sentenza di condanna emessa dalla Corte territoriale milanese proponeva ricorso per cassazione l’imputato, articolando plurimi motivi di critica con i quali denunciava vizi di legge e di motivazione per l’apprezzamento dei quali si rimanda alla lettura della sentenza in commento.
Il Supremo Collegio ha accolto parzialmente il ricorso, annullando con rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio, dichiarandolo inammissibile nel resto.
Di seguito si riportano i passaggi estratti dal compendio motivazionale della sentenza:
(i) sulla punibilità delle condotte diffamatorie e l’insussistenza della scriminante del diritto di critica:
“Il primo e il secondo motivo sono inammissibili. La Corte territoriale aveva, infatti, in relazione al dedotto diritto di critica, congruamente motivato l’insussistenza dei requisiti che consentono di ritenere scriminata la condotta ascritta all’imputato in virtù dell’esercizio del detto diritto, sottolineando la totale gratuità delle espressioni adoperate, e ciò di là della veridicità o meno di alcuni aspetti della vicenda da cui esse trassero spunto.
Ha spiegato la Corte – condividendo e rinviando alla dettagliata ricostruzione del primo giudice fatta propria con motivazione non meramente confermativa ma criticamente rivalutativa – che in alcun modo potessero ritenersi assistite dal requisito della continenza – rispetto al contesto di tipo economico in cui si inseriscono – le frasi pubblicate, risolventesi, piuttosto, esse, per le modalità espressive, oltre che per i contenuti, in una gratuita aggressione della dignità della persona. Il secondo motivo, nella parte in cui lamenta il travisamento delle dichiarazioni di alcuni testimoni in ordine a circostanze del fatto non ritenute comunque sufficienti dai giudici di merito a far assurgere a scriminante il contesto sottostante, tradisce peraltro la deduzione di una diversa prospettazione del fatto, in quanto tale non sindacabile in questa sede, laddove la ricostruzione contenuta in sentenza sia sostenuta da congrue argomentazioni. Esula, infatti, dai poteri della Corte di cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone, Rv. 207944; tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 – 06/02/2004, Elia, Rv. 229369).”
(ii) Sul trattamento sanzionatorio:
“Fondato è, invece, il quarto motivo, non apparendo sufficientemente motivata la ragione che ha indotto a ritenere adeguata e congrua la pena detentiva, tenuto anche conto, come evidenziato dal ricorrente, dell’età dell’imputato, e che la scelta di tale tipo di sanzione rispetto alla tipologia del reato in contestazione – secondo l’interpretazione della Corte EDU, cfr. sentenze 24 settembre 2013, Belpietro c. Italia; 22 aprile 2010, Fatallayev c. Azerbaigian e 6 dicembre 2007, Katrami c. Grecia, – esige la ricorrenza di circostanze eccezionali, costituendo essa, per tale fattispecie delittuosa, extrema ratio.”
Art. 595 c.p., Diffamazione:
Art. 51 c.p., Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere (diritto di critica):
Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine
Quadro giurisprudenziale in tema di diffamazione a mezzo social network:
Cassazione penale sez. V, 22/02/2019, n.32407:
Non integra il delitto di diffamazione (art. 595 c.p.) la condotta di chi invii un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati contenente dubbi e perplessità, sia pur espressi in forma aspra e vibrata, sulla correttezza professionale di un legale, considerato che, in tal caso, ricorre la generale causa di giustificazione di cui all’art. 51 c.p., “sub specie” di esercizio del diritto di critica, preordinato ad ottenere il controllo di eventuali violazioni delle regole deontologiche e sempre che dette espressioni non travalichino i limiti del corretto esercizio di tale diritto.
Tribunale Pescara, 05/03/2018, n.652:
Cassazione penale sez. V, 23/01/2017, n.8482:
Cassazione penale, sez. V , 19/02/2018 , n. 16751
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References: sentenza 
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Art. 595

Art. 51
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