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Timestamp: 2020-08-03 21:53:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26417 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26417 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 05/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26417
sul ricorso 26553-2015 proposto da:
C.L., + ALTRI OMESSI
avverso il decreto n. 209/2015 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,
emesso l’8/09/2015 e depositato il 30/09/2015;
05/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;
udito l’Avvocato Serafino Picerno, per i ricorrenti, che si riporta
al ricorso ed insiste per l’accoglimento.
– la Corte di Appello di Campobasso ha respinto l’opposizione proposta da M.A. ed altri, avverso il decreto del consigliere designato della stessa Corte che ebbe a rigettare il ricorso col quale gli opponenti avevano chiesto la condanna del Ministero della Giustizia alla corresponsione dell’equo indennizzo per il danno non patrimoniale derivato dalla irragionevole durata del processo penale – che li vedeva parti civili costituite – svoltosi dinanzi al Tribunale di Pescara, definito con sentenza dell’11.12.2012 che dichiarò l’estinzione dei reati per prescrizione;
– per la cassazione del decreto che ha deciso sull’opposizione ricorrono M.A. e gli altri soggetti di cui in epigrafe sulla base di un unico motivo;
– il Ministero della Giustizia, ritualmente intimato, non ha svolto attività difensiva;
– il Collegio ha deliberato la redazione della motivazione della sentenza in forma semplificata;
– l’unico motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto, per avere la Corte di Appello ritenuto che, per le parti civili, il termine per proporre ricorso ex L. n. 89 del 2001 decorresse dalla data della lettura in udienza del dispositivo della sentenza che ha dichiarato l’estinzione dei reati per prescrizione, piuttosto che dal passaggio in giudicato della sentenza nei confronti degli imputati contumaci) è fondato, in quanto – secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi – in tema di ragionevole durata del processo, il termine semestrale per proporre la richiesta di equo indennizzo, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 4 comincia a decorrere dal momento in cui è divenuta irrevocabile la decisione che ha concluso il procedimento della cui irragionevole durata ci si duole e, nel caso del processo penale, il detto termine inizia a decorrere dal momento in cui sono trascorsi i termini previsti dall’art. 585 c.p.p. per impugnare la sentenza, in quanto solo in quel momento quest’ultima diviene irrevocabile ex art. 648 c.p.p., dovendosi anche tener conto del principio di unicità del momento di decorrenza del termine ex art. 4 cit. per tutte le parti del giudizio (Cass., sez. 6-2, in procedimento n. 28262/15 promosso da Bianconi ed altri c. Ministero della Giustizia, in corso di pubblicazione);
– nella specie, i termini di impugnazione per le altre parti (imputati contumaci e procuratore generale presso la Corte di Appello) sono scaduti il 22.6.2013, come da attestazione della cancelleria, cosicchè il ricorso per equa riparazione presentato il 2.10.2013 risulta tempestivo;
accoglie il motivo di ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Campobasso in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 5 ottobre 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 4
 art. 648
 art. 4