Source: http://www.slideshare.net/gizagato/cascinazza-storia
Timestamp: 2016-02-09 06:32:26+00:00

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Cascinazza storia
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Gianandrea Zagato, nato a Monza il 22 maggio 1959, è giornalista professionista. Ha trascorso la sua carriera tra “L’Indipendente” e “il Tempo”, un po’ di agenzia stampa e “il Giornale”. Ora è riuscito a trasformare la sua grande passione in un lavoro e gestisce la comunicazione di aziende private e pubbliche oltreché scrivere libri.
LA VERA STORIA DI CASCINAZZALuglio 2006
2Indice1. Premessa.................................................................32. La centuriazione della pianura a sud-est di Monza .............53. La cascina............................................................. 104. Brevi cenni di storia urbanistica di Monza ...................... 115. Nel frattempo cosa “succede” in città.......................... 136. Il Comune di Monza e la Regione ................................. 177. Il Piano di Lottizzazione presentato ............................. 188 . Gli altri strumenti di governo vigenti ........................... 229 . Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI)............. 2410 Fatto e svolgimento del giudizio ................................. 2511 . Note su quanto pubblicato sul sito www.cascinazza.info . 4012 . I ricorsi............................................................... 43Appendice: Brevi cenni di storia urbanistica di Monza .......... 46
31. PremessaL’area cosiddetta “cascinazza” è, notoriamente, situata a sud-est di Monza,sul lato destro del tratto del fiume Lambro che attraversa il territorio delComune al margine esterno del centro edificato. Quel che rimane di proprietàdi ISTEDIN è l’esito di vicende storiche, complesse da comprendere enecessariamente lunghe da narrare1.L’area, la cui proprietà (ISTEDIN) fa capo al gruppo Paolo Berlusconi, inorigine aveva un estensione di circa mq 800.000. Attualmente haun’estensione circa di mq 500.000. La differenza è stata, sostanzialmente,ceduta a titolo gratuito al Comune.Nell’anno 1962 venne stipulata tra la proprietà ed il Comune di Monza - inattuazione delle previsioni urbanistiche dell’epoca – una convenzione dilottizzazione per la edificazione sull’area di un insediamento residenzialedella consistenza di circa 1.600.000. mc., oltre a mc. 200.000. perattrezzature; ed in adempimento degli obblighi assunti con la convenzione laSocietà lottizzante cedette gratuitamente al Comune di Monza aree per circa300.000. mq, oltre ad altre aree in pagamento dell’imposta sull’incremento divalore delle aree fabbricabili. Per contro il Comune di Monza provvidesuccessivamente a modificare la destinazione urbanistica delle areedisciplinate dalla lottizzazione, riducendo a meno di un quarto la edificabilitàivi prevista.1Il documento che segue è stato redatto consultando tutti i documenti originali: chiunquefosse interessato ad approfondire l’argomento può liberamente chiedere di prendernevisione.
4Cascinazza, progetto di zonizzazione e planivolumetria – 1964
52. La centuriazione della pianura a sud-est di MonzaProf. Pier Luigi Dall’Aglio, Bologna 2001Dipartimento di archeologia Università di BolognaLarea oggetto dellintervento faceva parte in età romana del territorio diMediolanum, la attuale Milano. Già centro principale dei Galli Insubri,Mediolanum diventa municipium, cioè una città con un proprio territorio, nelcorso del 1 sec. a.C. in seguito alla progressiva estensione della cittadinanzaromana e latina ai vari popoli italici e alle genti della "Gallia Cisalpina" dopoil c.d. “bellum sociale” e le prime guerre civili. E probabilmente in occasionedella sua erezione a municipio che il territorio milanese vede linterventodegli agrimensori romani con il tracciamento della centuriazione.Centuriare un territorio significava, come noto, tracciare una serie di limiti, icardini e i decumani, tra loro paralleli e perpendicolari in modo da otteneredei quadrati, le centurie appunto, di 20 actus di lato, corrispondenti a circa710 metri. Tracciando altri limiti allinterno delle varie centurie, i c.d.“limites intercisivi”, erano ricavati i vari appezzamenti da assegnare aicoloni. In origine gli appezzamenti erano di 2 jugera quadrati, circa 2500 mq,in modo che ogni quadrato di 20 actus di lato accoglieva 100 famiglie dicoloni, da cui il nome "centuria". In seguito però ampiezza dei vaniappezzamenti, detti “sortes” perché assegnati al coloni per sorteggio,aumenta e comunque viene fissato di volta in volta dal Senato con latto chestabiliva la deduzione della colonia o lassegnazione di una parte dellagerpubblicus a dei privati cittadini. La centuriazione, quindi, serviva perindividuare i vari lotti, ma nello stesso tempo era una grande opera disistemazione territoriale che comportava disboscamenti e, soprattutto, unarigorosa regimazione delle acque di superficie. Ciò richiedeva che i cardini e idecumani, che erano materializzati sul terreno da strade e canali, fosserotracciati in modo da rispettare la naturale pendenza del terreno, così daconsentire il regolare deflusso delle acque evitando ristagni e impaludamenti.Accanto a questi interventi cera poi la regimazione dei corsi dacqua con lacostruzione di argini e talora di fossati scolmatori in modo da ridurre alminimo i pericoli di inondazioni.La centuriazione è dunque un grande intervento di bonifica e la sua perfettaaderenza alla geografia fisica ha fatto in modo che si sia sostanzialmenteconservata sino a noi: quella regolarità del paesaggio rurale che ancora oggicaratterizza le nostre pianure ricalca la regolarità della divisione di etàromana e là dove viene meno è perché tra letà romana e oggi sonointervenute trasformazioni fisiografiche che hanno modificato landamento delpiano topografico portando ad una nuova sistemazione del territorio.Stando a quanto si è detto, ricostruire la centuriazione di un territoriosignifica in sostanza riconoscere allinterno del paesaggio attuale i "segni" che
6appunto ne ricalcano i limiti di età romana. Tali segni sono in praticacostituiti da strade e canali tra loro paralleli e perpendicolari, che corrono aduna distanza di circa 710 m o a distanze che sono multipli o sottomultipli dei20 actus originari.Nel territorio milanese questa operazione di riconoscimento apparentementesemplice è resa particolarmente difficoltosa dalla forte antropizzazione cheha profondamente modificato il paesaggio più antico e che, con la sua grandemolteplicità di segni, maschera le tracce dellintervento degli agrimensoriromani. A questo si aggiunga che spesso le nuove pianificazioni sonocondizionate da elementi diversi e quindi finiscono con il coprire il catastooriginano con orientamenti differenti.Per tutti questi motivi per una ricostruzione puntuale della centuriazionedellager Mediolanensis sarebbe necessario poter disporre di una cartografiastorica a grande scala e di un panorama completo del popolamento di etàromana e di età altomedievale. Pur in assenza di questa documentazioneunanalisi delle tavolette IGM permette di riconoscere ugualmente tutta unaserie di allineamenti riconducibili allorganizzazione territoriale di etàromana.Innanzi tutto va evidenziato come nel territorio attorno alla metropoli sianoriconoscibili diversi orientamenti dovuti al diverso andamento del pianotopografico. Così a nord del centro urbano, allincirca tra le attuali stradestatali 36 e 35, lorientamento prevalente della campagna va da NNO a SSE elo stesso accade a sud di Milano, mentre ad ovest e a sud della città, adoccidente della via Emilia, linclinazione si accentua e i cardini dellacenturiazione si dispongono da NO a SE. Nel settore a NE di Milano, che èquello che qui interessa, lorientamento della centuriazione è invecesostanzialmente "secundum coelum", cioè secondo i punti cardinali e quindicon i cardi orientati N-S e i decumani E-O. Ancora diverso è lorientamento nelsettore attorno ad Arcore e Vimercate dove la vicinanza con le collinemoreniche che delimitano a sud il Lago di Como porta le strade e i canali adassumere prevalentemente un orientamento NE-SO.In ogni caso, come si è accennato, le persistenze centuriali sono di difficilericonoscimento e comunque non sono conservate integralmente, ma abbiamosolo frammenti di cardini e decumani, che comunque testimoniano con la loropresenza come il territorio sia stato diviso e assegnato in età romana.Venendo al settore che qui interessa, vale a dire la zona a NE di Milano, lepersistenze della centuriazione, per quanto lacunose, sono comunque benpresenti in quello che è lorientamento attuale della campagna così comeattestato dalle tavolette dellIGM, che risalendo quella di Sesto San Giovannial 1950 e quella di Gorgonzola addirittura al 1937 ci restituiscono unasituazione non ancora disturbata dalla forte antropizzazione della secondametà del secolo scorso.Tra le varie tracce di limiti centuriali un posto di rilevo per la suaconservazione sembra avere proprio lasse che da C. Cassina, a sud di Monza,prosegue fino San Cristoforo, per poi ricomparire poco più a sud come uncanale e poi ancora nella zona di Cologno Monzese sotto forma di strade didiverso tipo e canali. Ad essi può essere aggiunta la strada tra Casa Nuova e
7Cologno, il cui andamento, pur non coincidendo geometricamente con ilcardine, sembra comunque essere legato alla presenza di questo limite.Limportanza dellasse C.Cassina-Cologno è in qualche modo confermata dalfatto che la sua geometrica prosecuzione verso nord, passa per il centro diMonza, che dunque finisce per avere nel cardine uno dei suoi assi generatori.Considerando lasse C.Cassina-Cologno come un cardine principale dellacenturiazione, finiscono con lessere un altro cardine principale lasse chepassa per San Damiano e quello che 710 m più ad est, coincide con la stradalungo la quale sorge Icrea e, ancora più ad est, le tracce riconoscibili a sud ea nord di Cernusco.Più difficile trovare criteri per stabilire una gerarchia tra le persistenze didecumani. La scelta di privilegiare le strade per S. Maurizio al Lambro eGuzzina è dovuta al fatto che a questi assi si appoggiano anche i confinicomunali e che quindi vengono ad avere una duplice funzione, forsetestimonianza di una loro antichità e importanza.Tutte le altre tracce riconoscibili sulla cartografia al 25.000 vanno consideratecome persistenze di cardini e decumani secondari, vale a dire di quei limitesintercisivi che dividevano le arie centurie nel vari lotti e poderi. Nel casospecifico ci si è limitati a mettere in evidenza solo quei segni che cadono a ¼,½, e ¾ di centuria, ma analisi più accurate condotte su carte a maggiore ,:alapotrebbero consentire di riconoscere altre ripartizioni interne, ad esempio1/3 e 2/3. Pur trattandosi di limiti minori, essi erano pur semprematerializzati sul terreno da strade e canali e condizionavano direttamenteforma e ampiezza dei singoli campi.Complessivamente le persistenze centuriali riconoscibili nel territorio a NE diMilano, anche se frammentarie, sono abbastanza numerose e, soprattutto,hanno una diffusione sostanzialmente omogenea. priva di importanti esignificative lacune. Limmagine quindi che si ricava è quella di una zonaregolarmente divisa e assegnata in età romana e che non ha subito nelleepoche successive grandi stravolgimenti, mantenendo il suo assetto originario.Le uniche modifiche che, stando alle persistenze centuriali, si possonorilevare sembrano riguardare il corso del Lambro.La presenza di alcuni limiti bruscamente tagliati dal fiume e che proseguonopoi sulla riva opposta, come quello che sulla sinistra del fiume passa per C.Moglia e sulla destra per S. Alessandro o quello riconoscibile subito a sud nellazona di C. Pelucca, e il fatto che in taluni casi il Lambro vada a sovrapporsi atracce di antichi cardini, sembrerebbero indicare che il fiume abbia assunto ilcorso odierno in un momento successivo alletà romana. Se però il Lambroallepoca della centuriazione non aveva il corso attuale, è necessarioindividuare quale fosse allora il suo andamento. E evidente che una talericostruzione non può essere fatta esclusivamente sulla base dellacenturiazione, tuttavia lorientamento e la diversa conservazione degli assicenturiali forniscono a questo proposito altri utili suggerimenti che devonoessere poi analizzati da un punto di vista geomorfologico e storico ingenerale. Nel nostro caso, ad esempio, la sostanziale continuità dellepersistenze centuriali tra la zona dellattuale corso e il T. Molgora impediscedi pensare che il Lambro abbia solcato questa zona in età romana. Daltraparte se si osserva il tracciato del Lambro a nord di Monza, si può notare
8come il fiume fino nella zona di Peregallo si diriga verso SE, per poi deviarebruscamente verso SO. Se si prolunga a valle di Peregallo landamento NO-SE,il Lambro finisce per confluire nel Molgora poco a sud di Burago, passando cosìa nord del blocco centuriale che abbiamo qui esaminato. Sulla base quindi delrapporto tra corso dacqua e centuriazione non si può escludere che in etàromana il Lambro scendesse verso SE fino nella zona dellattuale Burago e poiproseguisse seguendo allincirca quello che oggi è il corso del Molgora.Sarebbe stato quindi il Lambro e non il più modesto Molgora a fungere daconfine tra la nostra zona e quella con diverso orientamento riconoscibile trail Molgora e lAdda. Si tratta, va precisato, di unipotesi di lavoro che habisogno di essere verificata prima di tutto su base geomorfologica e poi dauna più accurata analisi storicotopografica del territorio.Unaltra considerazione che può essere fatta sulla base del riconoscimento deilimiti centuriali è come questi abbiano condizionato landamento del Navigliodella Martesana. In diversi tratti e per una considerevole lunghezza, infatti,questo canale finisce per coincidere con antichi decumani. Ciò avvienesoprattutto tra Cernusco e la zona di Cassina de Pecchi, ad est della quale laMartesana piega assumendo lorientamento generale del settore alla sinistradel Molgora. Lo stesso accade più a nord con il Canale Villoresi, il cuiandamento "a gradini" è dovuto alla necessità di passare da un decumanoallaltro. Questa aderenza della Martesana e del Villoresi con la centuriazioneintroduce un problema che è di tutti i vari "Navigli" della pianura padana ecioè se essi fossero già presenti in età romana e siano poi stati risistemati eriattati nel secoli successivi o se siano nati completamente ex-novo in epocamedievale o rinascimentale. E un problema di difficile soluzione, ma il fattostesso che sia possibile porlo, ribadisce una volta di più laderenza dellacenturiazione alla geografia fisica e nello stesso tempo conferma come non sisiano verificati in questo settore dei grandi mutamento fisiografici dopo lafine del mondo romano.Un ultimo dato che è possibile rilevare è legato alla posizione dei centridemici più importanti, a cominciare dalla stessa Monza. E infatti evidentecome questo centro si trovi lungo un asse stradale che usciva da MedioIanume tagliava obliquamente il territorio andando verosimilmente a convergerenella strada che da Bergamo puntava verso Lecco. Monza, però, oltre chelungo questa strada, la cui romanità è daltra parte dimostrata dal toponimoSesto San Giovanni e dalla sua ubicazione effettivamente a 6 miglia da Milano,si trova anche, come si è detto, lungo il ,cardine le cui persistenze sono statericonosciute tra Cologno e C. Cassina. Non solo, ma nel centro di Monza passaanche il decumano parzialmente riconoscibile a nord di C.ne Bastoni. Monzaoltre che lungo una strada di una certa importanza, viene ad essere collocataallincrocio di due assi centuriali e quindi in una posizione particolarmenteimportante da un punto di vista itinerario.Monza però non è il solo centro che si trova allincrocio di due assi centuriali:altrettanto accade per tutti gli altri abitati più importanti della zona, comeS.Damiano, Brugherio, Cologno, Vimodrone, Cernusco, Carugate, Caponago e
9per numerosi centri minori e cascina isolate, come Baraggia, S. Ambrogio oIcrea. Questa particolare collocazione è unulteriore dimostrazione di come lacenturiazione si sia conservata, visto che la demografia moderna hacontinuato ad essere da lei condizionata. Il problema sarebbe quello di saperequando questi centri sono nati e se si sono sviluppati da un precedenteinsediamento romano o se invece sono sorti ex-novo in epoche più recenti.Anche in assenza però di queste verifiche, la posizione degli abitati cheabbiamo citato è unulteriore prova di come il disegno impresso al nostroterritorio dagli agrimensori romani abbia continuato ad esistere nei periodisuccessivi e come dunque non si siano verificati eventi in grado di modificarela generale struttura del paesaggio.In conclusione una sia pur sommaria analisi delle persistenze dellacenturiazione, porta a ritenere che tutto il settore compreso lallineamentoMonza-Burago a nord, il Molgora ad est, la strada per Liscate a sud e quellache unisce Sesto San Giovanni a Monza ad ovest, sia stato regolarmente divisoe assegnato in età romana e quindi densamente popolato. La crisi economicae demografica che ha caratterizzato il tardoantico e il primo medioevo tra ilIV e il VII secolo e che ha portato ad una diminuita presenza antropica equindi al venir meno del controllo delluomo sulla rete idrografica dellapianura con variazioni di corso dei fiumi, impaludamenti e con un generaleritorno dellincolto, pur avendo anche qui portato ad una cancellazioneparziale della centuriazione, non ha comunque provocato variazionifisiografiche sígnificative e di conseguenza la nascita di una nuova geografiadel territorio. Per essere più esatti una variazione idrografica importante puòessere avvenuta e riguarda il Lambro, ma la sua eventuale deviazione si èverificata più a monte, nella zona di Peregallo, e il nostro settore non è statointeressato direttamente dal passaggio dei fiume.Perché siamo partiti dalla ricerca della centuriazione di matrice romana?Perché come ci ha dimostrato il Prof. Luigi Dall’Aglio:1. l’area non è mai stata interessata direttamente dal passaggio delfiume.2. l’area è divisa con un “segno” netto da nord a sud dalla persistenzadella centuriazione romana e lo studio dell’andamento del Lambroimpedisce di pensare che il fiume abbia mai solcato il cardine dellacenturiazione stessa, oltre il quale, ed anticipiamo alcuni concettisviluppati in seguito, è prevista l’edificazione.
103. La cascinaNell’area non sono riconoscibili elementi di interesse storico – ambientale, sesi eccettuano i manufatti della Cascina Cascinazza e, come abbiamo detto, il“cardine romano”.La Cascina Cascinazza, a doppia corte rettangolare chiusa, una variante dellatradizionale forma della cascina lombarda (a semplice corte chiusa), siallunga in direzione nord – sud, con avancorpi e superfetazioni sia sul latoorientale che, più modesti, sul lato settentrionale; i manufatti della Cascinarisultano circondata dal sistema dei canali irrigui a servizio dei fondi agricoli.La Cascina risulta inoltre leggermente ribassata rispetto al piano di campagnacircostante.La Cascinazza presenta di fatto un valore più ambientale e tipologico –testimoniale che storico – architettonico in senso stretto, e non solo perl’attuale stato di degrado.La Cascina è in pessimo stato di conservazione e presenta un elevato livellodi degrado, con vari corpi diroccati ed altri in pericolo imminente di crollo,con puntellature provvisorie.Le aree agricole dell’azienda agricola Cascinazza facevano parte di un fondomolto più vasto, che giungeva fino a Bettolino Freddo (nel Comune di ColognoMonzese). I fondi costituenti la proprietà risultano come detto serviti da uncomplesso sistema di canali irrigui, fra i quali le Rogge Lupa e Decima.Uno degli effetti della politica della città sull’area Cascinazza è lo stato diabbandono e obsolescenza in cui versa la Cascina.
114. Brevi cenni di storia urbanistica di MonzaCosa ci restituisce la complessa ricostruzione2delle vicende che hannosegnato la storia urbanistica –ma non solo- della città di Monza?1. Ripercorrere la storia di Monza, ha significato evidenziare da una partela “tormentata” storia urbanistica della città caratterizzata da un susseguirsidi atti spesso difficili da interpretare, con “adozioni”, “approvazioni astralcio”, “studi” spesso inefficaci che hanno avuto come esito lo stallo dellepratiche e delle procedure. Città, si deve ricordare, che nonostante ledifficoltà urbanistiche, ha vissuto un periodo di grande operosità edilizia cuiha corrisposto un cospicuo aumento demografico passando da 73.114 abitantidel 1951 a 121.233 abitanti del 2002, con l’incremento più considerevole tra il1951 ed il 1971 (+ 56.36%) quando aveva già raggiunto 114.327 abitanti;dall’altra ha significato evidenziare l’impossibilità per la lottizzante diconcludere la convenzione di lottizzazione regolarmente stipulata con ilComune.Senza dilungarsi ulteriormente sul complicato iter dei procedimentiamministrativi riguardanti il Piano Regolatore Generale che si sono succeduti(e spesso sovrapposti e “accavallati” come abbiamo visto) nel tempo, èpossibile affermare che all’oggi l’unico strumento urbanistico “quasicompiuto” e vigente sia rappresentato dal PRG approvato con DecretoMinisteriale 4150 del 22 novembre 1971 e comunemente noto con il nome deltecnico estensore, l’Architetto Piccinato. Quasi compiuto perché anche il“piano Piccinato” pur essendo l’unico approvato nella storia di Monza, lo fu astralci…2. Una delle poche aree da “sempre” edificabili ed acquistata con talirequisiti è quella di “Cascinazza”. Di più: è l’unica area attualmente a Monzaoggetto di convenzione regolarmente stipulata col Comune (che ha incassatointegralmente gli oneri di urbanizzazione e acquisito le aree a titolo gratuito.E’ bene ricordare che le aree già cedute al Comune di Monza e di cui granparte hanno subito una trasformazione irreversibile) e regolarmente oggettoda quarant’anni, ogni qualvolta il Comune adotta un piano urbanistico, deltentativo di “azzeramento” della sua capacità edificatoria, con motivi che divolta in volta cambiano. La penultima volta era il Lambro che esondava amotivarne l’inedificabilità; in quell’occasione , caso unico nella storia,qualcuno ha tentato di far credere che a Monza l’acqua “defluisse in salita”.Ora è la volta della tutela delle poche zone rimaste inedificate a Monza;dimenticando che l’area è rimasta tale non per particolari requisiti ambientalida rispettare, ma solo perché è stato gravemente leso un diritto stipulato conconvenzione, mentre altri, nella stessa città, hanno edificato anche laddovenon c’erano diritti acquisiti. Con buona pace di tutti.3. La proposta di piano di lottizzazione presentata con le integrazionirichieste dal Comune di Monza, è perfettamente conforme alla disciplina2Gli interessati potranno avventurarsi nella lettura dell’appendice
12urbanistica vigente (l’unico piano approvato a Monza è il “Piccinato”) eprevede un’ edificazione notevolmente inferiore a quella prevista nellaconvenzione già stipulata nel 1964.
135. Nel frattempo cosa “succede” in cittàDurante il periodo ultratrentennale trascorso, diversi sono stati i tentativi diproporre per la città di Monza un nuovo strumento urbanistico che potesseattualizzare la disciplina urbanistica e interpretare l’evoluzione territoriale,economica, sociale, legislativa e disciplinare nel frattempo intervenuta: iltermine “tentativi” chiarisce che nessuna delle proposte di variante generalesi è all’oggi concretizzata in un PRG legittimamente efficace. Lo stesso pianoadottato nel 2002 non è mai stato pubblicato e dopo essere stato più volteannullato dal TAR Lombardia è sempre tornato efficace esclusivamenteperché i ricorrenti una volta arrivati in Consiglio di Stato hanno ritirato la litee rinunciato al ricorso (nel frattempo avevano trovato un accordo col comunesu cosa ”fare”… )Anzi, le vicende che hanno contraddistinto l’evoluzione della disciplinaurbanistica comunale, sono caratterizzate da una serie di contenziosi chehanno determinato diverse pronunce e sentenze sia dei giudici amministrativiche del tribunale civile, decisioni che hanno a volte sottolineatocomportamenti non consoni dell’amministrazione comunale e che comunquehanno determinato un clima certamente non assertivo e favorevole per uncostruttivo e serio confronto sul tema dello sviluppo della città.Di più, l’incertezza sugli esiti di alcuni procedimenti ancora in corso e di cui siè in attesa delle sentenze definitive, determinano sicuramente un ulteriorefattore di indeterminatezza derivante dalla necessità di rivedere una qualsiasiprevisione a causa dell’esito di un giudizio nel frattempo emesso.Le conseguenze sul piano pratico di questa situazione sono molteplici mamerita d’essere sottolineato che a causa del rilevante periodo temporaleintercorso dalla data di approvazione del PRG Piccinato, la città di Monza sitrova in uno stato di impasse con gravi pregiudizi per una correttaprogrammazione di governo del territorio. Peraltro, adattamenti episodici evarianti parziali che si sono succeduti nel tempo, hanno comunque “stravolto”il progetto di città contenuto nel PRG vigente, tanto da evidenziare unosviluppo urbanistico non pianificato. Il progetto di città ora vigente è unprogetto vecchio di oltre quarant’anni.Ma quale urbanistica ha fatto l’attuale Giunta comunale?1. non ha pubblicato (come doveva essere) il Piano Regolatore approvato dallaprecedente Amministrazione Comunale.Ovvio che il PRG elaborato ed adottato (marzo 2002) dalla precedenteAmministrazione Comunale, trasmesso in Consiglio Comunale due anni primaed oggetto di duro ostruzionismo da parte dell’allora opposizione, dovesseessere adeguato. Lo strumento per migliorarlo, adeguarlo ed anchefinalizzarlo alla sensibilità della sopraggiunta amministrazione comunale c’erae passava per la sua pubblicazione, per le osservazioni cui avevano diritto icittadini monzesi (come il resto dei cittadini italiani e lombardi) e per lecontrodeduzioni (che potevano anche modificare scelte eventualmente
14sbagliate contenute nel piano adottato), da approvare dal nuovo ConsiglioComunale.Invece mai sapremo cosa non funzionava del vecchio piano perché la sceltafatta dalla Giunta Comunale è stata quella di non sottoporlo al giudiziopubblico (ad oggi resta da capire la correttezza giuridica della procedura chenessuno ha voluto indagare: si può non pubblicare un atto pubblico peresteso, la cui pubblicazione è obbligatoria per legge?).Banalmente l’Assessore interessato ha più volte ricordato che il piano sarebbestato bloccato dalla Regione Lombardia perché illegittimo omettendo dueparticolari significativi: il primo è che se conteneva errori questi potevanoessere tranquillamente corretti durante le controdeduzioni; il secondo è che ilPRG comunque non sarebbe andato in Regione perché nel frattempol’approvazione del piano territoriale della Provincia di Milano delegava laverifica di compatibilità dei piani alla stessa Provincia di Milano (peraltroguidata da un’amministrazione dell’Unione). Ed il cittadino non capisceperché, se il PRG era effettivamente illegittimo, questa AmministrazioneComunale l’abbia difeso in questi 4 lunghi anni in ogni sede giurisdizionale. Maallora cosa ha difeso e perché l’ha fatto? Incredibile poi è la motivazione delparco di cintura. Se la nuova Amministrazione Comunale non voleva laperequazione (che in realtà continua in tutte le sedi a definire uno dei cardinidel nuovo PGT) poteva modificare l’articolo delle norme tecniche che ladisciplinava. Singolare sarebbe invocare il blocco della perequazione e quindidella procedura di approvazione con la necessità di difendere il parco dicintura urbana da Cascinazza (che non è stata attuata) per poi permettere adaltri soggetti attuatori di utilizzare proprio quella norma per cedere aree atitolo di standard a basso costo imprenditoriale.E’ forse utile dire (perché fatto poco conosciuto) che ISTEDIN ha impugnato alcompetente Tribunale Amministrativo Regionale il piano adottato dallaprecedente Amministrazione Comunale, reputandolo lesivo dei propriinteressi.2. Ad ogni modo il primo atto amministrativo compiuto dalla Giunta Comunaleè la deliberazione di G.C. 989 del 29/8/2002 con la quale il Comune di Monzaha avviato il procedimento per:- trasposizione in formato digitale delle tavole di azzonamento delP.R.G. Piccinato;- rettificazione e correzione di errori materiali nonché interpretazionidel PRG vigente ai sensi della l.r. 23/97;- adeguamento del PRG vigente alla l.r. 1/2001 con elaborazione delPiano dei servizi;- adeguamento del PRG alla normativa vigente in materia di PAI, PTCParco Naturale della Valle del Lambro, distributori di carburante,urbanistica commerciale, Piano Urbano dei servizi del sottosuolo, ERIR,inquinamento elettromagnetico, inquinamento luminoso e acustico;- Documento di Inquadramento previsto dalla l.r. 9/99 per la redazionedei P.I.I..La scelta dell’Amministrazione comunale è apparsa da subito non consona,perché lo strumento di governo del territorio scelto (PII), poneva due ordini di
15problemi che determinavano, ad ogni modo, incertezza nei tempi e nellareale fattibilità degli interventi:a) i PII, in quanto tali, non avrebbero risolto i problemi legati allepaventate necessità di adeguamento della variante generale adottata;b) proprio in quanto i PII si ponevano in variante al PRG vigente ed a quelloadottato, per la loro approvazione era necessaria, comunque, l’attivazione diprocedure di accordi di programma con la Regione Lombardia, con tempilunghi ed imprevedibili (come per tutti gli accordi di programma).Nel merito della “proposta di documento di inquadramento” emergeva che“lo standard era dimensionato, per valori minimi, ai sensi della leggeregionale 1/2001, salvo che per il caso delle attività produttive per le qualinon poteva comunque essere inferiore al 10% delle superfici utili. Taledimensionamento doveva essere effettuato con il Piano dei Servizi secondo leprocedure di approvazione disciplinate dalla legge regionale 23/97 (alloravigente) . Tale artificioso meccanismo consentiva, in realtà, di diminuire ladotazione complessiva di aree per strutture e infrastrutture di interessegenerale (standard), a discapito della qualità della vita dei cittadini di Monza.In altre parole, modificando il rapporto abitanti/standard, a parità di volumeresidenziale edificabile, sarebbero diminuite le quantità di aree a standardda cedere a titolo gratuito al Comune.Inoltre, nella “proposta di documento di inquadramento si prevedeva che ivalori dimensionali dellintervento fossero riferiti allindice territoriale,comprendendo anche aree di proprietà pubblica ed assumendo, in particolare,che le proprietà pubbliche (comprese le strade e le urbanizzazioni esistenti)generassero una propria disponibilità volumetrica desunta dall’indiceterritoriale. Tale determinazione costituiva, in realtà, un meccanismo perincrementare l’edificabilità (assegnando diritti volumetrici ad aree che nesono sprovviste). Legittimo, per carità!Ovviamente il tutto è finito mestamente nel nulla, come spesso ha insegnatola storia urbanistica di Monza.3. Successivamente la Giunta Comunale ha più volte tentato di proporre alladiscussione del consiglio comunale piani attuativi, sistematicamente oggettodi ferme prese di posizione da parte dell’apposizione che ne metteva indiscussione la legittimità. Alcuni sono tuttora in attesa del giudizio di meritopresso il competente tribunale amministrativo.4. Dopo l’approvazione della legge regionale n° 12/2005 la Giunta Comunaleha approvato una serie di piani attuativi per oltre mc 300.000 (ma c’è chi diceanche 500.000) oltre le DIA ed i permessi di costruire.5. Ora il Consiglio Comunale si appresta ad adottare un nuovo P.G.T., con lestesse modalità della precedente Amministrazione, giudicato da esperti chehanno avuto modo di studiarlo, di basso profilo e privo di pensiero strategico.La cosa certa è che non entrerà nei libri di storia dell’urbanistica; peraltro
16non è (di fatto) di salvaguardia ambientale-territoriale e non ha visionistrategiche adeguate alla terza città della Lombardia che si appresta adivenire Capoluogo di provincia.Infine vi è (sin da ora) l’obbligo d’adeguare il PGT alle modalità per lapianificazione comunale approvate dalla Regione Lombardia (con i criteriattuativi). E l’ironia diventa beffa. Proprio chi ha avuto l’ardire di affermaredi non aver provveduto a pubblicare il piano dell’Amministrazione Comunaleprecedente perché auto-definito illegittimo, ora deve fare i conti con unpiano ancora distante dalle norme vigenti…
176. Il Comune di Monza e la RegioneDa tempo leggiamo l’incredibile accusa che la Regione Lombardia compia attivessatori contro il Comune di Monza pregiudicandone la facoltàamministrativa. Accusa in realtà datata 2005 quando il Sindaco,accompagnato dal vice-Sindaco, e forse da qualcun altro, presidiarono ilconsiglio regionale “reo” di prestarsi ad approvare la nuova legge regionale digoverno del territorio che avrebbe, nel merito, “penalizzato” Monza avantaggio di un privato (parliamo della legge regionale 12/2005) .La cronaca dei mesi seguenti avrebbe dimostrato esattamente il contrario.La nuova legge regionale, per il famoso privato, è stata del tutto ininfluente,mentre beneficiando della facoltà di approvare i piani attuativi in Giunta hapermesso alla Giunta Comunale di portare ad approvazione tutti quei pianiattuativi fino ad allora bloccati in Consiglio Comunale. E nella città di Monza,a dispetto del tanto promesso contenimento delle espansioni residenziali, si èvisto arrivare la colata di cemento più consistente da quaranta anni a questaparte (ovviamente tutte le colate sono legittime…) . A tal propositovorremmo, nel merito, dire la nostra. Ma chi l’ha detto che trasformareun’area dismessa in una colata di abitazioni sia un segno di correttapianificazione e di rispetto per l’ambiente? Proprio perché si tratta di un’areadismessa che ha già fruito della famosa “rendita immobiliare”, e perdefinizione si trova in tessuto urbano già compromesso (spesso le areedismesse sono aree “industriali” situate in ambiti che si sono trasformati persuccessive addizioni urbane e sono caratterizzati dalla solita carenza distandard pubblici), la sua riconversione può avvenire anche prevedendoparchi, campi gioco, parcheggi etc al servizio del quartiere. E’ ora di finirla dinascondere dietro l’ineludibile riconversione delle aree industriali dismesse,incrementi del carico insediativo che, per i quartieri che ne sono interessati,spesso si traducono in veri e propri “massacri” urbanistici.Ora, e tornando al tema, in un recente dibattito in Consiglio regionale, laproposta di legge in discussione è stata definita da un consigliere regionaleafferente al gruppo ds “una marchetta della maggioranza a Paolo Berlusconi”.Il consigliere regionale in un intervento successivo ha chiarito la portata dellesue affermazioni: “una marchetta politica intendevo dire” (evidentementeciascuno conosce le proprie abitudini e, a volte, pensa che la realtà si possaleggere partendo dalle proprie esperienze negative).Prima che si ripeta lo stesso effetto del 2005, dove alcuni rappresentati dellagiunta comunale manifestarono in Regione il loro scandalo per poi beneficiaredegli effetti della legge, è bene anticipare sin da subito che le legge regionalein discussione non avrà alcun effetto sulla vocazione edificatoria di“Cascinazza”; il cui requisito di edificabilità è dato dalla convenzionelegittimamente stipulata tra le parti nel 1964 (!!!) e mai negata da nessunstrumento urbanistico vigente, confermata dal P.R.G. adottato nel 2002 edoggetto di piano di lottizzazione regolarmente presentato in Comune nel 2004(integrato).
187. Il Piano di Lottizzazione presentatoTra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 ha inizio l’elaborazione del piano dilottizzazione, attuativo del Piano Regolatore Vigente.Perché elaborare un piano attuativo?1. Perché si susseguivano le sentenze del TAR Lombardia diannullamento della Variante al Piano Regolatore Generale adottato nel2002;2. Perché ara chiaro a tutti che gli eventi alluvionali cha hanno colpitola città di Monza nel novembre 2002 avevano inequivocabilmentedimostrato che l’area oggetto dell’edificazione (oltre il cardine romano)non poteva essere interessata dall’esondazione del fiume Lambro;3. Perché lo strumento di attuazione del piano regolatore è il piano dilottizzazione. E le procedure sono state perfettamente rispettate.Così, ISTEDIN ha presentato il Piano attuativo, denominato piano dilottizzazione “Cascinazza”, il 5.3.2004 prot.11878, prot. U.O. n. 01/04Il Piano presentato prevede in sintesi:La realizzazione di circa 900 alloggi (con 40 palazzi e non 60 comeerroneamente qualcuno continua a scrivere) su una superficie complessiva dioltre mq 500.000 e la cessione a titolo gratuito al Comune del 77% delle areeinteressate dal Piano di Lottizzazione (circa mq 387.855).Prevede inoltre il recupero con finalità pubbliche ed al servizio del quartieredella cascina per circa mc 15.000.Il disegno urbanistico proposto si fonda su quattro scelte principali:- la costituzione del Parco fluviale del Lambro;- la realizzazione di un grande Parco Attrezzato;- la definizione di un nuovo bordo edificato;- la nuova centralità urbana affidata alla Cascina Cascinazza.E’ prevista la costituzione del parco fluviale del Lambro oltre il “cardineromano”, tale scelta consentirà di realizzare concretamente il sistema dellarete ecologica – ambientale individuato negli strumenti di programmazioneurbanistica, e dal nuovo PTCP in particolare.
19Il sistema urbanoLa Cascinazza risulta il fulcro e la cerniera attorno alla quale è costruito ilprogetto. L’utilizzo polifunzionale con attrezzature e servizi pubblici delcomplesso Cascina dà luogo ad una integrazione funzionale con il quartiere ela città; la comodità dei percorsi ciclopedonali, degli accessi e delle aree diparcheggio ne favoriscono la funzione come nuovo polo di centralità urbana.Si noti in tal senso come sia possibile paragonare nel disegno urbano, laCascina alla Villa Reale a nord, nel senso che la posizione ne fa la naturaleporta di accesso al Parco e la struttura di attività di servizio allo stesso.L’attuale composizione della Cascina, caratterizzata dai due ampi cortili,viene articolata e completata formando un terzo cortile laterale insuccessione a quelli esistenti ed un grande spazio antistante.La lettura a grande scala evidenzia come il progetto parta dalla volontà dicompletare il disegno urbano di Monza, realizzando una nuova ampia area a
20parco a sud della città, in stretto rapporto con il centro storico, facilmenteraggiungibile tramite percorsi ciclopedonali in pochi minuti e riqualificare lafrangia urbana non finita del quartiere San Donato, ponendo il quartiere ingrado di usufruire delle nuove attrezzature e di essere inserito in un contestourbanistico di qualità.Il progetto attua un significativo asse di verde che attraversata la zonapedonale del centro storico, si colleghi al Parco della Villa Reale, al Lambrovalorizzato come corridoio ecologico, al “cardine romano” come elemento disupporto di grande significato nel disegno della città.Il complesso a parco pubblico a servizio dell’intera città si fonde con leresidenze e trova una naturale continuità con la città.Il PlanivolumetricoLa localizzazione dei nuovi insediamenti sul lato della città, verso il quartieredi San Donato, riqualificando la maglia sfrangiata della periferia, definisce unnuovo, qualificato e ordinato bordo urbano, che prende come limitedell’edificazione il filo occidentale della Cascina Cascinazza.
21Il bordo così ridefinito è attraversato da varchi ed aperture -funzionali,fruitive, ma anche paesaggistiche ed ambientali-, verso gli spazi aperti e delsistema del Lambro e del suo parco.Il nuovo bordo edificato occupa il 23 % (meno di mq 100.000) dell’areaoggetto del Pdl: il 77% della superficie interessata dal Pdl è invecerappresentata nel suo complesso da verde (attrezzato e ambientale) e da altristandard urbanistici (parcheggi e attrezzatura collettiva).Il progetto raggiunge l’obiettivo di dare continuità ed integrazione fra glispazi aperti e i sistemi ambientali, i nuovi insediamenti, il quartiere di SanDonato (che risulta collegato e inserito nei sistemi ambientali e paesaggisticidi cui oggi non fruisce recuperando la viabilità locale e con percorsi ciclo-pedonali), tramite i percorsi pedonali e ciclabili, il parco attrezzato a ridossodei nuovi insediamenti, il Parco del Lambro.Per ottenere questi risultati, il Pdl ridisegna l’assetto urbanistico previsto nelPiano Piccinato, redatto più di trenta anni fa, ricomponendo le aree pubblicheal fine di migliorare il disegno e la qualità urbanistica, ambientale eprestazionale nel suo complesso.
228 . Gli altri strumenti di governo vigentiIl Piano paesistico regionaleCon D.G.R. 25 luglio 1997 – N. 6/30195, viene adottato il progetto di PianoTerritoriale Paesistico Regionale ai sensi dell’art. 3 della legge regionale 27maggio 1985, n° 57.Con D.G.R. 5 dicembre 1997 – n° 6/32935 vengono approvate le rettifiche,integrazioni e correzioni di errori materiali agli elaborati del progetto di PianoTerritoriale Paesistico Regionale.Con D.G.R. 18 giugno 1999 – n° 43799 viene approvata la proposta definitivadi Piano Territoriale Paesistico Regionale e la presentazione al Consiglioregionale ai sensi dell’art. 3 della legge regionale 27 maggio 1985, n° 57.Con D.G.R. 3 agosto 2000 – n° VII/753 vengono riassunte le deliberazioniconcernenti alcune proposte di atto amministrativo presentate nel corso dellaVI legislatura e non approvare dal Consiglio Regionale nel corso della stessa.Con D.C.R. 6 marzo 2001 – n° VII/197 viene approvato il Piano TerritorialePaesistico Regionale.Con D.G.R. 21 dicembre 2001 – n° VII/7582 viene approvato il Documentointegrativo alle “linee generali di assetto del territorio lombardo ai sensidell’art. 3 della legge regionale 1/2000 approvate con D.G.R. 49509 del 7aprile 2000.L’area c.d. Cascinazza non è inserita tra gli ambiti di elevata naturalità di cuiall’art. 17 delle norme di attuazione.E’ considerata viabilità storica ai sensi del comma 6 dell’art. 20 il cardinedella centuriazione romana che attraversa da nord a sud l’area.Ai sensi del comma 8 dell’art.20 non è individuata viabilità di fruizionepanoramica ed ambientale. Nel Comune di Monza non risulta vigente un PianoRegolatore Generale con valenza paesistica ai sensi dell’art. 24.L’area oggetto del presente Piano di Lottizzazione non è compresa in alcunaarea protetta, ai sensi della legge regionale 30 novembre 1983 n° 86 “Pianogenerale delle aree regionali protette. Norme per listituzione e la gestionedelle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree diparticolare rilevanza naturale e ambientale” .Il Piano Territoriale di Coordinamento ProvincialeIl Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) è stato approvatocon deliberazione consiliare n° 55 del 14/10/2003 e pubblicato sul BollettinoUfficiale della Regione Lombardia, Serie Inserzioni – n°45- 5 novembre 2003,ai sensi dell’art. 3 comma 36 della legge regionale 5 gennaio 2000, n°1.Il PTCP ai sensi del comma 26 dell’art.3 “definisce gli indirizzi strategici diassetto del territorio a livello sovracomunale con riferimento al quadro delleinfrastrutture, agli aspetti di salvaguardia paesistico-ambientale, all’assettoidrico, idrogeologico ed idraulico-forestale… ed in particolare contiene:a) l’indicazione delle vocazioni generali del territorio con riguardo agli ambitidi area vasta;
23b) il programma generale delle maggiori infrastrutture e delle principali lineedi comunicazione e la relativa localizzazione di massima sul territorio;c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in generale per il consolidamento del suolo e la regimazione delleacque”.Il PTCP può altresì individuare le zone di particolare interesse paesistico-ambientale di cui alla lettera b) dell’art. 13 della legge regionale 18/97 edindicare gli ambiti territoriali in cui risulti opportuna l’istituzione di parchilocali di interesse sovracomunale …”Nell’area sono previsti filari (art. 64). E’ altresì rilevato, per la Cascinadiroccata, un insediamento rurale di interesse storico (art. 38).Per quanto riguarda gli ambiti di rilevanza paesistica di cui all’art. 31, essiassumono efficacia di prescrizione diretta solo nei casi di cui al comma 5 dell’art. 4. Il quale prevede che le “prescrizioni dirette riguardano, ad esclusionedel territorio compreso all’interno dei parchi regionali disciplinati dai relativipiani territoriali vigenti, gli ambiti e gli elementi di valenza paesistica delsuolo nel caso di: a) aree soggette a vincoli vigenti di cui al D.Lgs 490/99 artt.2, 139, 146; b) aree sottoposte alla disciplina del P.A.I. vigente di cui alsuccesivo art. 16 …”Con deliberazione n° 3 del 25 febbraio 2003 il Comitato istituzionaledell’Autorità di Bacino del fiume Po ha adottato il progetto di variante alpiano stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI) approvato con D.C.P.M. 24maggio 2001 – fasce fluviali del fiume Lambro nel tratto dal lago di Pusianoalla confluenza con il deviatore “Redefossi”, ai sensi degli articoli 17 e 18della legge 18 maggio 1989, n° 183 e successive modificazioni ed integrazionie dell’art. 1 bis del decreto legge 12 ottobre 2000, n° 279, convertito in leggel’ 11 dicembre 2002, n° 365. Tale deliberazione è stata pubblicata sullaGazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 16 agosto 2003.Tutto quanto suddetto a dimostrazione che il Piano di lottizzazionepresentato è pienamente conforme alle direttive ed agli indirizzi contenutinel PTCP e non è interessato, per la parte oggetto dell’interventoedificatorio, da prescrizioni dirette.E’ infine utile sottolineare che l’area in oggetto non è interessata da alcunaprevisione contenuta nel Programma Regionale di Sviluppo della VIIlegislatura. Il PRS rappresenta linquadramento generale del Programma digoverno i cui aggiornamenti vengono adottati annualmente con lapprovazionedel Documento di Programmazione Economico Finanziario Regionale (DPEFR).
249 . Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI)Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), redatto ai sensi della legge183/89 dall’Autorità di Bacino del fiume Po, persegue l’obiettivo di garantireal territorio del bacino un livello di sicurezza adeguato rispetto ai fenomeni didissesto idraulico ed idrogeologico.Cosa succede al PAI a Monza?Tenteremo di spiegarlo, partendo dall’origine, con i decisivi contributidell’Avvocato Rinaldo Bonatti e del Prof. Paolo Ghilardi.In data 12.10.2000 viene pubblicato il D.L. in pari data n. 279 (convertito conlegge 11.12.2000 n. 365), che allo scopo di accelerare la adozione di tutti glistrumenti idonei a prevenire eventi calamitosi in zone ad alto rischioidrogeologico ed a riparare i danni già verificatisi per calamità naturalimediante interventi urgenti, stabilisce un termine perentorio (30 aprile 2001)per l’adozione dei progetti di piano stralcio per l’assetto idrogeologico: edentro lo stesso termine debbono essere adottati i PAI il cui progetto sia statogià adottato prima dell’entrata in vigore del D.L. (art.1, 2° comma).Quanto al procedimento per l’adozione dei piani stralcio, il successivo 3°comma stabilisce che, “ai fini della necessaria coerenza tra pianificazione dibacino e pianificazione territoriale”, le Regioni convocano una “conferenzaprogrammatica” cui partecipano comuni e province interessati; dettaconferenza (4° comma) “esprime un parere sul progetto di piano conparticolare riferimento alla integrazione a scala provinciale e comunale deicontenuti del piano, prevedendo le necessarie prescrizioni idrogeologiche edurbanistiche”. Il comma aggiunge che detto parere “tiene luogo” di quelloche la Regione è tenuta ad esprimere sul progetto di PAI in sede di esamedelle osservazioni presentate riguardo al progetto medesimo.Di fatto la conferenza programmatica si è tenuta il 6 marzo 2001, ed allastessa il Comune di Monza non ha partecipato, benchè ritualmenteinvitato. L’esito della conferenza risulta descritto negli allegati delladeliberazione regionale 20 aprile 2001, tra i quali figura il n. 5 relativo a :“Cartografie contenenti le proposte di modifica alle Fasce Fluviali delProgetto di PAI”.Dalla cartografia allegata al PAI adottato dal Comitato istituzionale dellaAutorità di bacino pochi giorni dopo (deliberazione n.18 del 26 aprile 2001:doc. 3 – provvedimento impugnato) risulta che, per l’area di Cascinazza, le“Modifiche e integrazioni al Progetto di Piano stralcio per l’AssettoIdrogeologico (PAI)” consistono nello spostamento della fascia fluviale A finoa ricomprendervi l’intera proprietà di ISTEDINPerché era sbagliata la ri-perimetrazione effettuata nel corso dellaconferenza programmatica?A riguardo citiamo ampi stralci della memoria presentata al tribunalesuperiore delle acque pubbliche dagli Avv.ti Rinaldo Bonatti e Prof. RiccardoVillata.
2510 Fatto e svolgimento del giudizio…omissis…- sempre nel corso dell’istruttoria, all’udienza del 19 marzo 2003, sia ilComune di Monza che la ricorrente Ist.Edilizia Industrializzata s.p.a.hanno prodotto un ulteriore Studio tecnico (Relazione ed allegati)commissionato dal Comune di Monza ad un gruppo di esperti (Prof.Fabio Conti, Dr. Fabrizio Giorgini, Ing. Daniele Sturla della Soc.Soilexpert) avente ad oggetto: “Caratterizzazione geometrica,geomorfologica ed idraulica del Fiume Lambro in Monza”. Tale studioha rivisitato tutte le problematiche relative all’assetto idrogeologicodel Fiume Lambro in Monza, ivi comprese quelle già considerate dalprecedente Studio del Prof. Paoletti e dal successivo Studiocommissionato dalla ricorrente ai Proff. Marchetti e Ghilardi giàmenzionati, integrate da ulteriori approfondimenti e rilievi. Talemateriale ha fornito un quadro esaustivo della realtà idrogeologicadelle aree considerate (ivi compresa quella di proprietà dellaricorrente), ed ha avuto altresì l’opportunità di essere aggiornato conriguardo al grave evento alluvionale ed esondativo del Lambroverificatosi nei giorni 26 e 27 novembre 2002.- … omissis…Conclusioni per la ricorrenteomissisConsiderazioni in dirittoomissis4. - Sul primo motivo di ricorso4.1. - Le censure proposte dalla ricorrente con questo motivo sono tuttericonducibili alla correttezza del procedimento utilizzato nel caso concreto -e concretamente riferito alle previsioni del PAI interessanti la proprietà dellaricorrente - alla luce della normativa (preesistente e sopravvenuta nel corsodel procedimento stesso) in tema di formazione dei Piani stralcio per l’assettoidrogeologico.Le norme applicabili sono note e sono illustrate con dovizia anche nelle difesedelle parti resistenti: e tuttavia, per una puntuale illustrazione delle censureproposte, sembra utile ricordare alcuni dati salienti della normativa stessa. Inparticolare:a) L’art. 1, comma 1° della legge 267/98 ha previsto che i piani stralcio perl’assetto idrogeologico contengano “l’individuazione delle aree a rischioidrogeologico e la perimetrazione delle aree da sottoporre a misure disalvaguardia, nonché le misure medesime”.b) L’art. 1-bis della legge 365/2000 disciplina, al 3° comma, un particolaremomento del procedimento, istituendo una “conferenza programmatica” subase regionale, che ha il compito di esprimere “un parere sul progetto dipiano con particolare riferimento alla integrazione a scala provinciale ecomunale dei contenuti del piano”.
264.2. - Sul piano dei fatti occorre ricordare:- che il progetto di PAI di cui all’impugnativa è stato predisposto dallaAutorità di Bacino e adottato dal Comitato istituzionale della stessa in data 11maggio 1999;- che lo studio “Paoletti” per la individuazione e perimetrazione delle aree arischio idrogeologico risale al settembre 1999;- che per le aree a rischio idrogeologico molto elevato è stato approvatodall’Autorità di Bacino un Piano Straordinario in data 26 ottobre 1999, conprevisione di misure di salvaguardia per le aree perimetrate (come riferisce edocumenta la Avvocatura erariale, pag. 9 memoria di costituzione, doc. 5);- che la Regione Lombardia con deliberazione 5 agosto 1999 ha conferito gliincarichi ai professionisti “per la perimetrazione delle aree a rischio e laprogettazione preliminare degli interventi di cui alla legge 267/98” (doc. 5Regione Lombardia);- che l’incarico conferito allo Studio Paoletti con decreto dirigenziale 9settembre 1999 e di cui sopra concerneva esclusivamente la “perimetrazionedelle aree a rischio idraulico del fiume Lambro a valle di Villasanta”, e non laprogettazione di interventi od opere (doc. 6 Regione).4.3. - Alla stregua dei dati riferiti, deve innanzitutto rilevarsi la erroneità enon corrispondenza al vero della affermazione regionale (pag. 13 dellamemoria, par. d, righe 5-6) secondo cui l’incarico al Prof. Paoletti sarebbestato affidato con il “duplice scopo di evidenziare le aree a rischioidrogeologico molto elevato. .e di verificare il tracciamento delle fascefluviali del Progetto di PAI. ” Non vi è traccia di tale incarico, che la Regioneprospetta a posteriori per giustificare l’uso (anomalo) che dello studioPaoletti è stato fatto.4.4. - Ricordiamo poi che il Progetto di PAI adottato dall’Autorità di Bacino,pubblicato e fatto oggetto di osservazioni, ed approdato alla ConferenzaProgrammatica regionale con l’accompagnamento delle osservazionipresentate, delle relative controdeduzioni regionali e con l’espressione delrelativo parere, conteneva una delimitazione delle fasce fluviali interessantel’area della ricorrente ineccepibile, in relazione ai criteri ed alle regole chesovrintendono a tale operazione: e per questo non vi sono state osservazionisulla delimitazione del Progetto medesimo.In quella sede la legge prevede che la Conferenza programmatica esprima unparere per attuare una “necessaria coerenza tra pianificazione di bacino epianificazione territoriale”: tale parere “sul progetto di piano” deve essereespresso “con particolare riferimento alla integrazione a scala provinciale ecomunale dei contenuti del piano” (le parti in corsivo sono testo di legge).Scopo del parere, quindi, è quello di attuare coerenza tra pianificazione dibacino e pianificazione territoriale (ambientale, urbanistica, di livello locale);ed il limite oggettivo del parere è costituito dall’esigenza di un migliorraccordo e integrazione tra previsioni a differente livello di scala.4.5. - Orbene, come, in tale disciplina del procedimento, le Amministrazioniresistenti possano individuare una potestà della Conferenza di modificare ilProgetto di PAI, non è dato assolutamente di comprendere.Ad escludere categoricamente tale potestà, o anche la sola facoltà, apparesufficiente la stessa qualificazione dell’attività della Conferenza (come è
27quella della Regione in ordine alle osservazioni presentate sul progetto di PAI)quale attività consultiva, che si esaurisce nella formulazione di un parere.Nel caso di specie, per contro:a) non vi erano osservazioni sulla delimitazione delle fasce fluviali;b) sul punto la Regione non era quindi chiamata ad esprimere un parere;c) era stato acquisito dalla Regione uno studio di perimetrazione delle aree arischio idrogeologico per la programmazione di necessarie misure disalvaguardia e interventi di riduzione del rischio (studio Paoletti);d) tale studio non era stato commissionato per la delimitazione o la verificadelle fasce fluviali, e l’autore dello studio non considera mai tale aspetto, nési propone di dare indicazioni a quel fine, né di fatto ne fornisce alcuna;e) in ogni caso la modifica delle fasce fluviali non poteva mai giustificarsiquale operazione richiesta ai fini della necessaria coerenza tra pianificazionedi bacino e pianificazione territoriale locale, e tantomeno dalla necessità diintegrare a livello di scala locale le previsioni del Progetto di PAI.4.6. - Dal verbale della Conferenza nulla risulta riguardo ad una “proposta”regionale di modifica delle fasce fluviali come tracciate nel Progetto del PAI,che la difesa erariale dà invece per scontata ed esistente, senza peraltrominimamente indicare un supporto documentale in proposito. Non solo: nelcorso della Conferenza, come riferito da un partecipante, ed asseverato dalmedesimo con atto formale , la Regione non esibisce alcuna planimetria dimodifica delle fasce fluviali: la ricorrente viene a conoscenza solo a PAIapprovato che un allegato “uscito” dalla Conferenza programmatica contieneuna radicale modifica delle fasce fluviali di progetto, che estende a tutta laproprietà una fascia A che il Progetto, logicamente e correttamente,disegnava in corrispondenza delle aree aventi le caratteristiche tipiche di talefascia lungo l’alveo del fiume.4.7. - La Regione, quando acquisì lo studio Paoletti, lo sottopose - come tuttigli altri studi - al parere della Sottocommissione Assetto Idrogeologicopresso l’Autorità di Bacino : la quale espresse un parere che, per tutta la suaestensione, si configura come meramente descrittivo delle operazionieffettuate dagli esperti e descritte nello studio. La Commissione, alla fine,accenna al fatto (peraltro risultato in seguito inesistente) che i rilevitopografici contenuti nello studio sarebbero “maggiormente approfonditi”rispetto a quelli a carattere più generale utilizzati per la definizione dellefasce fluviali nel tratto considerato: per concludere che si ritengonoaccoglibili “le proposte contenute nello studio medesimo”. Ma, a parte ilfatto - come detto - che lo studio successivo eseguito per incarico dellaricorrente e prodotto in giudizio (Proff.ri Marchetti e Ghilardi) ha smentito ildato di fatto del ritenuto “maggior approfondimento”, è comunque certo chenessuna proposta è contenuta nello studio Paoletti tendente ad una modificadelle fasce fluviali come definite nel Progetto di PAI; per cui in nessun casodetto parere potrebbe valere allo scopo di dare una parvenza di motivazioneall’arbitraria modifica autonomamente operata (in condizioni e con modalitàrimaste ignote) nella sede Regionale relativamente al sistema delle fascefluviali come configurato nel Progetto di PAI per le aree di proprietà dellaricorrente.
284.8. - Concludendo sul primo motivo: vi è stata violazione di legge, perché laConferenza programmatica deve solo esprimere un parere sul progetto,limitato: o alla materia di osservazioni presentate e controdedotte dallaRegione; ovvero all’esigenza di assicurare coerenza tra pianificazione diBacino e pianificazione territoriale locale; ovvero alla necessità di integrare alivello di scala locale le previsioni del progetto esaminato. Nessuna di questetre condizioni ricorreva nel caso di specie.Vi è stata, ancora, violazione di legge con la iniziativa assunta dalla Regionedi modificare la cartografia delle fasce fluviali, non essendo prevista dallalegge tale iniziativa regionale.Vi è stata violazione di legge con la sottrazione della modifica sostanzialeintrodotta nel progetto ad ogni possibilità di esame, critica ed opposizione daparte dei soggetti (e nella specie: della ricorrente) ai quali la legge assicuratali garanzie partecipative in presenza di un progetto di Piano regolarmentepubblicato.Né varrebbe obbiettare che la legge non prevede tale ulteriore partecipazionein sede di Conferenza programmatica: perché ciò significa solo che, essendodetta partecipazione assistita da garanzie fondamentali discendenti dallalegge n 241/90, deve per ciò solo essere esclusa una facoltà di modificaradicale del progetto quando non sia contemporaneamente assicurata quellagaranzia che è garantita riguardo al progetto.*****5. - Sul secondo motivo di ricorso5.1. - Con tale motivo la ricorrente, premesse alcune considerazioni in ordinealla funzione della delimitazione delle fasce fluviali (par. II.1 ricorso), suirapporti tra delimitazione delle fasce stesse contenuta nel Progetto di PAI e icontenuti dello studio del Prof. Paoletti (par. II.2), ha concluso denunziando -nei riguardi della modifica del Progetto PAI introdotta in sede di Conferenzaprogrammatica - il vizio di eccesso di potere per difetto di presupposti,carenza di istruttoria e difetto di motivazione, e totale incoerenza trapremesse metodologiche del PAI in tema di delimitazione delle fasce fluviali ela concreta delimitazione operata della fascia “A” riguardo all’area dellaricorrente: con conseguente illegittimità del PAI stesso sotto tutti i profilidenunziati (par. II.3).Sotto un ulteriore profilo ha denunziato la totale mancanza di motivazione inordine alla vistosa e sostanziale innovazione cartografica introdotta riguardonell’allegato del progetto del PAI riguardante le fasce fluviali, innovazionedella quale peraltro manca addirittura la menzione (oltre che qualsiasimotivazione) negli atti della Conferenza programmatica.Per render conto della gravità di tale circostanza è sufficiente tale rilievo:con la modifica (solo cartografica, e non giustificata in alcun atto odocumento scritto!!) del progetto di PAI adottato dall’Autorità di Bacino si èresa totalmente inedificabile l’intera proprietà della ricorrente, senza chequesta abbia mai potuto conoscere - se non dopo la definitiva approvazionedel PAI - la circostanza. Né varrebbe opporre - come si legge nella difesaregionale (pag. 11 memoria - righe 5-7) - che “La Conferenza programmaticapuò quindi considerarsi la sede legittima in cui possano essere esaminate leprecedenti osservazioni, ma non per presentarne di nuove”: a siffatto rilievo
29può opporsi, ben più fondatamente, che la Conferenza programmatica è bensìla sede legittima per l’esame delle osservazioni presentate riguardo aicontenuti del progetto, ma non è la sede legittima per introdurre nelprogetto, a totale insaputa degli interessati, modifiche di sorta, (con la solaeccezione di quelle conseguenti all’accoglimento di osservazioni): etantomeno quelle che non trovino alcun fondamento negli accertamenti estudi commissionati dalla stessa autorità che organizza la Conferenza. E a talproposito appare gratuita - a fronte delle gravi illegittimità denunziate - equasi provocatoria - la asserzione regionale di aver proceduto “nel pienorispetto della normativa vigente, comprese quelle norme che sono finalizzatead assicurare la più ampia partecipazione al procedimento di tutti i soggettiinteressati” ( pag. 11 citata).5.2. - Sempre con riferimento alle censure proposte con il secondo motivo, eda proposito di alcuni rilievi critici mossi nei confronti di alcuni aspetti dellostudio del Prof. Paoletti, potranno trarsi argomenti significativi dellafondatezza dei rilievi stessi nella sintetica esposizione dedicata, più appresso,alle risultanze tecniche acquisite nel presente giudizio attraverso laproduzione di altri due importanti studi tecnici eseguiti sulla materiacontroversa.Preme invece chiarire - a fronte di una dichiarazione della difesa erariale(pag.17 memoria, righe 2 e segg) che qualifica come “grave” unaaffermazione della ricorrente (circa imperdonabili distrazioni o una arbitrariadelimitazione delle fasce fluviali) - che la dichiarazione stessa è palese fruttodi equivoco: l’Avvocatura dello Stato infatti erroneamente ritiene che quelgiudizio sia stato formulato a carico dello studio del Prof. Paoletti, del quale -giustamente - si ricordano qualità e meriti, mentre lo stesso ha per oggetto -esattamente - l’operazione condotta in sede di Conferenza programmatica (ocomunque in vista - o in conseguenza della stessa) da parte della Regione perrealizzare la modifica del progetto di PAI riguardo alle fasce fluviali sulle areedella ricorrente. Abbiamo infatti scritto: (pag. 15 ricorso righe da quintultimain fine, e pag. successiva): “Inammissibile appare allora - e motivoinvalidante dell’intera Conferenza per il punto in contestazione - il fatto chedella suddetta modifica dell’estensione della fascia A, e della corrispondentevariazione cartografica (che comporta conseguenze sostanziali di enormeportata per gli interessi incisi) non si faccia nemmeno cenno negli atti dellaconferenza medesima: con la conseguente invalidità (sotto i profili indicati inepigrafe) della previsione del PAI nella parte in cui appare averautomaticamente recepito la modificazione cartografica in parola.La abnormità della contestata previsione giustifica il sospetto diimperdonabili distrazioni o, cosa ancor più grave, di una arbitrariadelimitazione effettuata - in assenza ed in contrasto con le risultanzeistruttorie- al di fuori del procedimento nel quale la modifica di taledelimitazione avrebbe dovuto trovare adeguata illustrazione, supportoconoscitivo e soprattutto argomentativo: elementi questi invece tutticompletamente assenti nei documenti che dovrebbero dar conto dellamodificazione delle fasce che risulta inspiegabilmente raffiguratanell’apparato cartografico finale del PAI”.
30Confermiamo integralmente il giudizio sopra esposto, che non ha certo avutoquale bersaglio il lavoro o la persona del Prof. Paoletti: tranquillizzando nelcontempo la difesa erariale sulla piena condivisione da parte nostra dellastima e dell’apprezzamento che vengono giustamente riservati all’illustrestudioso.*****6. - Sul terzo motivo di ricorsoCon questa censura si è denunziata - al di là delle censure attinenti lacorrettezza e legittimità del procedimento - la oggettiva inesistenza deipresupposti di fatto per la ricomprensione dell’area della ricorrente nellafascia fluviale “A”. Si confermano la censura e le motivazioni che lasostanziano, rinviando comunque ai punti successivi relativi all’esame dellerisultanze degli studi tecnici acquisiti al giudizio.*****omissis*****8. - Elementi tecnici di valutazione acquisiti nel corso del giudizio.Attesa la natura anche tecnica dell’Ill.mo Tribunale Superiore adito, ecomunque per completezza di illustrazione dell’impugnativa proposta, sembrautile una breve esposizione di quanto è emerso, sul piano tecnico, dagli studieseguiti in corso di giudizio ed acquisiti allo stesso a seguito della produzionedegli stessi da parte - rispettivamente - della ricorrente e del Comune diMonza.8.1. - Studio dei Professori Marchetti e Ghilardi (anno 2001)Nello studio si esaminano le modifiche apportate nel Progetto originario delPAI ai limiti di fascia, e si sottolinea che tali modifiche sono state introdottesulla base dei risultati dello studio commissionato dalla Regione al Prof.Paoletti. In proposito si richiama l’attenzione sul fatto che lo studio del Prof.Paoletti non era stato affidato per studiare una modifica del PAI: diconseguenza, e coerentemente, nello studio stesso non era contenuta alcunaspecifica indicazione circa eventuali modifiche ai limiti di fascia.Nello studio in esame vengono confrontati i criteri previsti dalla normativa delPAI per il tracciamento delle fasce fluviali e quelli utilizzati dal Prof. Paolettiper i calcoli relativi alla perimetrazione di aree a rischio di esondazione.Scopo di tale confronto è stato quello di verificare se fra i due studi potevanosussistere presupposti di compatibilità tali da giustificare l’uso che è statofatto dei risultati delle indagini del Prof. Paoletti. Una volta riscontratenotevoli differenze fra le due metodologie, e verificato che lo studio Paolettinon conteneva i parametri necessari al tracciamento dei limiti di fascia A,Marchetti e Ghilardi hanno applicato un modello di calcolo, basandosi anchesu nuovi rilievi topografici nell’area della “Cascinazza”, con il duplice scopodi verificare i risultati di precedenti studi e di analizzare la sensitività deirisultati dei calcoli dai dati utilizzati per descrivere la geometria dell’alveo edelle aree limitrofe.
31In tutte le analisi effettuate dai Prof. Marchetti e Ghilardi si è tenuto contodel fatto che l’Autorità di Bacino richiede, per eventuali modifiche del PAI,rilievi di maggior dettaglio di quelli utilizzati in precedenza3.In sintesi, le conclusioni dello studio dei Proff. Marchetti e Ghilardi hannoconsentito di appurare quanto segue.A. - Le modifiche introdotte ai limiti di fascia contenuti nel Progetto 1999del PAI sono state effettuate in modo approssimativo e non adeguatamentedocumentato.Come premesso, chi ha proposto le modifiche ha fatto riferimento - comenoto - al recente studio del Prof. Paoletti. In detto studio l’analisi statisticadelle piogge e lo studio della relazione fra piogge e portate risultano esserequanto di più accurato finora prodotto per quanto riguarda il bacinoidrografico in esame (Fiume Lambro). Al contrario, i dati topografici utilizzatiper la determinazione delle quote del pelo libero non si possono definire piùaccurati di quelli impiegati in precedenti analisi idrauliche, come invecerichiesto dalle norme PAI nell’eventualità che si vogliano introdurremodifiche, anche perché non riferiti agli stessi oggetti.Dalla lettura della Relazione del Prof. Paoletti risulta infatti come egli si siabasato, per descrivere la geometria del Lambro ai fini del calcolo, su rilievi sìnuovi, ma effettuati solo in corrispondenza dei manufatti di attraversamento(ponti, briglie, ecc.) presenti sul Lambro, non facendo uso della grandequantità di dati disponibili relativi alle molte sezioni rilevate in passato per lastesura del “Piano Lambro”, e nemmeno di quelli delle sezioni fluviali usatedall’Autorità di Bacino per i calcoli alla base del tracciamento delle fascefluviali del PAI. Ciò ha comportato, ad esempio, per il tratto di Lambrocompreso fra il ponte del Canale Villoresi e il ponte stradale di Via MonteSanto, lungo circa due chilometri e limitrofo all’area oggetto dellacontroversia, una descrizione dell’alveo basata su due solesezioni rilevate (i due ponti citati) invece delle 14 (quattordici) usate nelPiano Lambro. Ne consegue, da questo punto di vista, che non sembrapossibile definire lo studio in questione come “di maggior dettaglio”, comeinvece richiesto dalle norme tecniche PAI per l’elaborazione di propostefinalizzate alla modifica delle fasce fluviali.La ripercussione di questa semplificazione sui risultati è ovvia: la descrizionegeometrica di un lungo tratto di Lambro basata solo sulle sezioni rilevate incorrispondenza dei manufatti di attraversamento, ossia dove l’alveo è piùstretto, introduce nel modello di calcolo un alveo meno largo di quello reale;nelle formule entrano quindi sezioni più strette, e la corrente simulata non3Giova rammentare che qualsiasi modello per calcoli idraulici si basa su una rappresentazioneschematica della geometria dell’alveo: la geometria è ricavata da rilevi topografici, che per forza di cosenon possono essere effettuati in maniera da cogliere anche i minimi particolari. Ragioni connesse alletecniche di misura e al loro costo inducono infatti a limitarsi ad una descrizione geometrica approssimata,tanto più precisa qunto più fedelmente segue la morfologia naturale.
32riesce a stare nell’alveo: in altre parole, dal calcolo risultano quote di pelolibero maggiori e, di conseguenza, aree potenzialmente allagabili più estese.B. - La modifica apportata al limite tra fascia A e B non è in alcun modogiustificabile con argomentazioni tecniche e non risulta conforme a quantoprevisto dalla vigente normativa del PAI, in quanto essa è stata introdottasulla base di studi idraulici che non contengono - né volevano contenere - glielementi indispensabili al tracciamento della fascia A.Premesso e ribadito che nello studio del Prof. Paoletti non è contenuta alcunaproposta di modifica delle fasce fluviali del Lambro, si sottolinea che Paolettinon presenta alcun calcolo utile all’identificazione dell’estensione dellafascia A: egli invece pone a confronto, ma senza proporre alcunché, la fasciaB del PAI con l’area potenzialmente esondabile da lui calcolata incorrispondenza della piena bicentenaria; non pone invece a confronto lafascia A del PAI con la sua area di esondazione con tempo di ritorno di 50anni: solo da altri, quindi, è derivata la proposta di modificare il PAI, noncertamente in relazione all’area di esondazione da lui calcolata (con tempo diritorno di 50 anni):C. - Anche la modifica apportata al limite orientale di fascia B, ammessa manon concessa la sua validità, dovrebbe essere sostanzialmente rivista sullabase delle caratteristiche plano-altimetriche della zona, spostando il limiteverso est almeno fino a Via M. Buonarroti, comprendendo in tal modo unavasta area già intensamente urbanizzata (questo aspetto potrebbe giustificarel’individuazione di un “Limite di progetto della fascia B” in corrispondenza dellimite già individuato nel Progetto del PAI 1999.D. - Le nuove verifiche tecniche eseguite da Marchetti-Ghilardi, basate sucriteri geomorfologici e idraulici e su rilievi di maggior dettaglio, hannoconsentito di confermare la sostanziale validità dei limiti delle fasce riportatinel progetto 1999 del PAI, fatto salvo un ampliamento della fascia A (nellazona di Casa Cassina).E. - Un ulteriore elemento a sostegno della validità della posizione del limitedella fascia B del Progetto 1999 del PAI deriva dal fatto che è stato accertatoche esso corrisponde ad un cardine della centuriazione romana, che non hasubito nel tempo alcuna sensibile deformazione ad opera delle correnti dipiena, fatta eccezione per la già richiamata zona situata nei pressi di CasaCassina (vecchia ansa del Lambro).F. - Gli studi idraulici precedenti (Prof. Paoletti) hanno mostrato l’inutilità diutilizzare l’area in oggetto per ricavarne un’eventuale “cassa di espansione”per la laminazione delle piene locali.In estrema sintesi: dallo studio Marchetti e Ghilardi si ricavano i seguentielementi:a) la sostanziale validità delle fasce precedenti la modifica;b) l’errato utilizzo dello Studio Paoletti ai fini di giustificare la predettamodifica;c) l’inutilità dell’area della Cascinazza ai fini della prevenzione del rischioidrogeologico qualora la si volesse identificare come “area di laminazionedelle piene” (quest’ultima conclusione è invero ripresa dal precedente studioidraulico di Paoletti).
338.2. - Studio commissionato dal Comune di Monza (Soc. Soilexpert - Anno2002)Lo studio in esame è finalizzato, come si legge nella “Premessa”,“all’adeguamento del Piano Regolatore Comunale ai contenuti del PianoStralcio per l’Assetto Idrogeologico del Bacino del Po” (PAI). L’impostazionedel lavoro rispetta il cosiddetto “Metodo di approfondimento” per lavalutazione delle condizioni di rischio nei territori della fascia C […..] nonchénei territori classificati come fascia A e B ricadenti all’interno dei centriedificati, così come proposto dall’allegato 3 alla Deliberazione della GiuntaRegionale 11 dicembre 2001 n. 7/7365 (“Attuazione del Piano Stalcio perl’Assetto Idrogeologico del bacino del Fiume Po (PAI) in campo urbanistico”.Sempre nella premessa si specifica che lo studio è predisposto anche per il“raggiungimento di un livello di approfondimento superiore a quanto finorarealizzato”. Conseguentemente lo studio riprende ed analizza i datigeometrici di tutti gli studi precedenti (Piano Lambro, Studio Paoletti,Autorità di Bacino) ad esclusione di quello di Marchetti e Ghilardi, che nonviene mai citato.L’indagine aggiunge nuovi rilievi geometrici, effettuati in corrispondenzadelle sezioni a suo tempo autorizzate dall’Autorità di Bacino, per poteraggiungere dettaglio proprio a quelle sezioni che furono utilizzate per laprima stesura delle fasce fluviali del Lambro.E’ interessante notare come l’analisi comparata dei dati geometrici trovimaggiori concordanze fra le vecchie sezioni del Piano Lambro e quelle oggettodei nuovi rilievi, piuttosto che fra queste ultime e le sezioni utilizzatedall’Autorità di Bacino.Sulla scorta di questo approfondito studio della morfologia dell’alveo e delterritorio ad esso circostante gli Autori dimostrano di essere in possesso deirequisiti richiesti per formulare proposte di modifica al PAI (ultima versioneproposta).Nello studio si legge testualmente, a pag. 10 della Relazione cosiddetta di “3aFase” (R3 - Relazione idraulica), che “I risultati ricavati per mezzo di questametodologia di calcolo potranno di conseguenza essere confrontati con quellipubblicati nel PAI. I risultati potranno inoltre essere confrontati con parte diquelli dello studio Paoletti, anche se quest’ultimo non era finalizzato altracciamento delle fasce fluviali, e precisamente con la fascia di esondazionedella piena con tempo di ritorno di 200 anni; lo Studio Paoletti contieneanche risultati calcolati a partire dalla portata con tempo di ritorno di 50anni che, naturalmente, non sono in alcun modo confrontabili con quelli quiespostiSi rileva dunque che anche lo studio commissionato dal Comune di Monzaosserva che lo studio Paoletti non era finalizzato al tracciamento delle fascefluviali, e che i risultati di Paoletti non erano dunque confrontabili con quelliottenuti applicando invece le metodologie previste dalle Norme tecniche delPAI.A pag. 11 è oltretutto rilevabile un’osservazione che conferma quanto espostodello studio Marchetti-Ghilardi circa il dettaglio della caratterizzazionegeometrica ai fini dei calcoli idraulici: “lo studio Paoletti contiene datirecenti riguardo alla geometria dei manufatti esistenti quali ponti, traverse
34ecc., e riporta dati sulla geometria del fondo in corrispondenza della maggiorparte dei manufatti; nello studio Paoletti sono riportate unicamente sezioniche coincidono con qualche manufatto, mentre non sono riportati datirelativi a sezioni coincidenti con quelle del PAI o del Piano Lambro”.Questa frase esprime molto chiaramente la mancanza dei requisiti di“maggior dettaglio” nello studio Paoletti.Lo studio commissionato dal Comune di Monza riporta i profili di pelo liberocalcolati in corrispondenza delle portate previste dall’Autorità di Bacino per iltracciamento delle fasce A, B e C e, nelle tavole 5.3. e 6.3, le proposte dinuove fasce fluviali che riguardano anche l’area della Cascinazza (Tav. 5.3) eil confronto fra queste fasce e quelle contenute nell’ultima versione del PAImodificato (Tav. 6.3).Se ci limitiamo ad osservare l’area della Cascinazza, gli estensori dello studiopropongono una fascia A molto vicina al Lambro ed una fascia B con il limiteesterno coincidente in sostanza con il cardine romano di cui si parlaampiamente nella Relazione Marchetti-Ghilardi.Dal confronto tra le fasce emerge che quelle proposte nello studio qui inesame coincidono praticamente con quelle a suo tempo ricavate dall’Autoritàdi Bacino, mentre risultano molto più vicine al fiume di quanto lo siano quelletracciate sulla base dello studio Paoletti.Confrontando i dati dello studio Soilexpert con quelli dello studio Marchetti-Ghilardi (allegato 6) che, si ribadisce, non viene mai menzionato nel primo, illimite esterno di fascia A risulta in alcuni punti più vicino al fiume di quantolo sia il limite proposto dagli stessi Marchetti e Ghilardi; vi è invececoincidenza fra i limiti esterni di fascia B.Scendendo nei dettagli, lo studio Soilexpert descrive sinteticamente i risultatidel calcolo relativo alla determinazione delle fasce, mettendo in luce comel’acqua possa anche arrivare a lambire la Casa Cassina, ma con profondità deltutto trascurabili e senza l’impeto necessario per causare situazioni di seriopericolo: a pag. 72 si legge infatti: “Supponendo comunque che vi siaesondazione di sinistra, il pelo d’acqua raggiungerebbe una quotapraticamente identica a quella della strada che corre in prossimità dellaCascinazza. Ipotizzando comunque che la strada venga sommersa,l’esondazione si fermerebbe comunque pochi metri più in là a causadell’altimetria del terreno. La medesima altimetria evita anche che la pienacatastrofica (T500) si spinga oltre”.Ancora, a pag. 77 dello studio, si sottolinea che: “In sinistra le pieneraggiungerebbero il rilevato stradale di V.le E. Fermi, però superando di soli2 cm. (T200) o 9 cm (T500) la strada che corre in direzione da nord a sudcongiungendo V.le Fermi alla Cascinazza. Tenendo conto del modesto rilevoad est di quest’ultima strada (v. foto pag. seguente), non incluso nei datialtimetrici, e del canale subito ad est di questo, nonché di quanto previstonel calcolo per la sezione 55 più a monte, i limiti delle fasce sono statitracciati proprio in coincidenza del rilevo citato”.Un ultimo importante rilievo occorre fare riguardo allo studio in esame: inrelazione al tempo durante il quale lo stesso è stato effettuato, gli autoridello stesso hanno avuto la possibilità di verificare gli effetti dell’eventoalluvionale - con vistosa esondazione del Lambro - verificatosi nei giorni 26-27
35novembre. Gli ultimi tre allegati cartografici dello studio descrivono appuntogli effetti dell’evento. In particolare la planimetria n. 3 (Cartadell’esondazione nel territorio comunale) descrive il fenomeno comeverificatosi (sulla base dei rilevi effettuati in loco il giorno stesso in cuiaccadeva) sulle aree della ricorrente. Orbene, è possibile rilevare chel’esondazione (che ha investito tutto il territorio urbano) ha lasciatocompletamente indenne l’area ad est della strada corrispondente al tracciatodella centuriazione romana. Il che costituisce una decisiva dimostrazione “invivo” di quanto la ricorrente ed i suoi tecnici hanno ampiamente dedotto esostenuto sul piano tecnico. La planimetria in questione costituisce la piùsicura prova della fondatezza del ricorso.ConclusioniVi è una sostanziale concordanza fra le conclusioni dei due studi considerati:ambedue riconoscono la completezza e il dettaglio dei risultati dello studioPaoletti riguardo alle portate di piena, sottolineando nel contempol’impossibilità del confronto fra le fasce A da essi proposte e i risultati dellostudio Paoletti, che non contiene alcun dato utile per il tracciamento di unlimite di fascia A.I due studi si differenziano per la geometria utilizzata per i calcoli: mentreMarchetti e Ghilardi hanno scelto di approfondire il dettaglio geomorfologicodell’area esondabile della Cascinazza, gli estensori dello studio Soilexperthanno effettuato nuovi rilievi in alveo. In ciò risiede, probabilmente, laragione delle differenze riscontrabili nel tracciamento dei profili di pelolibero e nella perimetrazione della fascia A, differenze che risultano peròassolutamente non significative.In definitiva, i risultati dei due studi concordano sostanzialmente e sidiscostano entrambi dalla modifica al PAI a suo tempo proposta (e poiattuata) sulla base di alcuni risultati dello studio Paoletti.*****omissisPer concludere il Piano stralcio per lAssetto Idrogeologico è stato adottatocon Deliberazione del Comitato Istituzionale n. 18 del 26 aprile 2001 ed èstato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 183 dell’8 agosto 2001.Successivamente il DPCM del 30 giugno 2003 (pubblicata su Gazzetta Ufficialedell’11 dicembre 2003) ha avuto lo scopo di attuare il PAI per verificarne lacongruità rispetto ai problemi idrogeologici.Per quanto riguarda la città di Monza cosa è successo tra la prima e laseconda deliberazione?1. nel corso dell’evento alluvionale ed esondativo del Lambro verificatosinei giorni 26 e 27 novembre 2002 si è potuto dimostrare che laperimetrazione delle fasce fluviali del 2001 non era corretta (peraltro,ed è bene cominciare a ricordarlo, diversa da quella effettuata nel1999 di cui l’Amministrazione comunale era a perfetta conoscenza).
36Con sommo dispiacere (supponiamo) dell’Amministrazione neo-eletta,mentre la città andava inesorabilmente sott’acqua (ed una personamoriva), le aree poste a sud del Comune (Cascinazza) non venivanointeressate dall’alluvione. Dimostrando così (empiricamente) che nonpossono costituire vasca di laminazione.Cascinazza, il cardine romano e la Cascina Cascinazza
37Cascinazza, il cardine romanoMonza, Centro città
382. conclusione cui è arrivato lo stesso comune di Monza (già guidato daFaglia) quando nell’udienza del 19 marzo 2003 presso il TribunaleSuperiore delle Acque pubbliche in Roma, ha depositato una studioaffidato ad un gruppo di esperti guidati dal prof. Fabio Conti,che harivisitato tutte le problematiche relative all’assetto del fiume Lambrocon approfondimenti e rilievi, ha dimostrato che l’area a sud di Monzanon sarebbe mai stata interessata da esondazioni e che quindi il pianodel 2001 era scorretto e quello del 99 corretto.
39Quindi con la deliberazione del 2003 l’Autorità di bacino ha semplicementefatto il suo dovere sulla base dei dati empirici a disposizione; “Il PAI siconfigura come piano "cornice", che vede la sua attuazione nella dimensionedei Piani redatti dalle Amministrazioni locali (Piani territoriali, Strumentiurbanistici vedi PRG, Piani di settore) che, attraverso la verifica dicompatibilità, ne realizzano un aggiornamento continuo. A seguitodellapprovazione del PAI nelle Regioni maggiormente interessate (Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Veneto), è stataavviata la revisione degli strumenti urbanistici e di area vasta, oggi vigenti,per verificarne la congruità rispetto ai problemi idrogeologici. Conseguenza diquesta operazione di vasta portata, considerando la particolarità del bacinosul piano nazionale per le sue dimensioni, ma anche per gli eventi idrologiciche lo hanno interessato e che continuano a manifestarsi, è l’aggiornamentodel Piano, che si è tradotto in termini di varianti e/o integrazioni deicontenuti sia normativi che tecnici”.
4011 . Note su quanto pubblicato sul sito www.cascinazza.info“Riassumendo, e nel caso non fossimo stati chiari: La costruzione di canale di7 km è stata pensata per mettere Monza in sicurezza non per autorizzare ilfratello del Cavaliere a costruire...”Milena Gabanelli, Report, 23 ottobre 2005( a cura del Prof. Paolo Ghilardi, docente di …)I testi pubblicati sul sito web contengono varie inesattezze.In particolare, l’articolo “Uno scolmatore lungo 168.294.491 euro” affermache tale scolmatore sarebbe stato progettato per poter modificare il PAI, chela Cascinazza potrebbe essere un’area di espansione naturale, che l’uso dellaCascinazza come area di espansione sarebbe stato trascurato nello studio difattibilità dello scolmatore.La realtà è completamente differente.Innanzitutto, lo studio di fattibilità afferma chiaramente che“…l’attività di modellazione [idraulica] ha riguardato inizialmente lecondizioni attuali dell’alveo con la conseguente delimitazione dellearee di allagamento che lungo il tratto si producono per eventi didifferente tempo di ritorno (10, 200 e 500 anni).”Ciò significa che le fasce fluviali sono state tracciate solamente in baseall’assetto idraulico attuale e quindi trascurando completamente la presenzadello scolmatore.Al proposito vale la pena di sottolineare come i calcoli idraulici del tuttoanaloghi a quelli alla base del PAI siano stati effettuati anche nell’ambito divari studi indipendenti da quello di fattibilità dello scolmatore. Fra questifigura anche quello per la “zonazione del rischio idraulico” depositato dalComune di Monza al Tribunale delle Acque Pubbliche: in esso, riguardoall’area della Cascinazza, sono pienamente confermati i risultati che hannoportato al tracciamento delle fasce fluviali del vigente PAI.Tornando alla studio di fattibilità, questo evidenzia in modo molto chiaro einequivocabile che lo scolmatore è una soluzione pensata per porre rimedioalla verificata impossibilità di far transitare il Lambro in piena attraverso ilcentro di Monza, a causa dell’esiguità dei canali:“…In particolare, si ha che il tratto che attraversa il centro urbanodi Monza risulta essere compatibile con portate di circa 80 ÷ 90m3/s, a fronte di portate idrauliche con tempo di ritorno di 200anni pari a circa 200 ÷ 210 m3/s. Tale insufficienza è la causa deifrequenti e vasti allagamenti che interessano la città di Monza. Sisegnala inoltre che i livelli di piena correlati alla precedente portatacompatibile non rispettano comunque i franchi di sicurezza sui ponti.In altri termini con la portata di 100 m3/s numerosi manufatti in
41Monza presentano funzionamento in pressione. Diversi manufatti diattraversamento di notevole importanza risultano essere incompatibilicon le portate di piena: tra tutti si segnala il ponte dell’autostrada A4(sezione LA91), il quale per portate duecentennali risulta esserescavalcato dalla corrente idrica…”“…Appare evidente la necessità di realizzare un’opera a monte diMonza che sia in grado di limitare la portata all’interno del centro diMonza entro valori compatibili con la situazione in atto…”Al contrario di quanto affermato sul sito web, lo studio di fattibilità prendedirettamente in considerazione tutte le possibili aree di espansione. Adesempio:“…la presenza di aree naturali (parco di Monza e Cascinazza) diestensione significativa in valore assoluto, ma modesta in rapportoalle volumetrie delle onde di piena attese…”.La situazione è chiarita ancor meglio dal seguente brano anch’esso trattodallo studio di fattibilità:“…Proseguendo verso valle si hanno esondazioni diffuse su tutto ilterritorio di Monza, a partire dalla zona del parco, coinvolgendo ilterritorio del centro abitato di Monza (soprattutto in destra idraulica)e le aree naturali poste tra il Canale Villoresi e l’autostrada A4, indestra e sinistra.L’intera superficie del territorio di Monza interessato da allagamenti èpari a circa 300 ettari (95 ha nel parco di Monza, 160 ha nel centroabitato di Monza e 45 ha nella zona sud).Considerando unicamente le aree di esondazioni censite come aree diespansione naturale si ottiene un volume di invaso pari a circa 500.000m3 all’interno del Parco di Monza e circa 250.000 m3 per quantoriguarda l’area sud.Si evidenzia come tali volumi siano irrilevanti rispetto allenecessità di laminazione del Lambro. Il volume eccedente la portatacompatibile del tronco in esame e in quello successivo è pari infatti acirca 6.000.000 m3…”LOCALITA’ DA SEZIONE A SEZIONE AREA (HA) VOLUME (m3)LAMBRUGO LA126.1 LA124.4 30 300.000NIBIONNO,INVERIGOLA124.3 LA120.1 80 800.000VEDUGGIO LA120.1 LA117.3 30 200.000LESMO LA102.4 LA101.8 20 100.000PARCO DI MONZA LA100.1 LA96.4 95 500.000MONZA SUD LA93.3 LA91.3 45 250.000PARCO LAMBRO LA81 LA78 70 700.000TOTALE 370 2.850.00
42Lo studio di fattibilità afferma ancora:“È anche da sottolineare come l’intero volume idrico di esondazionenel centro storico di Monza e nelle citate aree a valle della città sia dientità assolutamente ininfluente ai fini della regimazione generaledel Lambro a valle di Monza, in quanto i tiranti idrici di taliallagamenti sono abbastanza contenuti e determinano quindi volumi dilaminazione ininfluenti rispetto al volume della piena diriferimento.”In sintesi:- Le fasce fluviali sono state tracciate senza considerare la presenzadi alcuno scolmatore o opera analoga;- Le fasce fluviali del vigente PAI sono in accordo con i calcoli idraulicieffettuati nell’ambito di vari studi idraulici, ivi compreso lo studioeffettuato dal Comune di Monza;- la proposta di scolmatore nasce per difendere il centro di Monza,non l’area della Cascinazza;- l’area della Cascinazza non può immagazzinare un volume di acquasufficiente a laminare la piena del Lambro – occorrerebbe un volume24 volte superiore;- anche se l’area della Cascinazza fosse in grado di contenere unvolume enorme di acqua, l’effetto della laminazione, in base ai piùelementari principi di idraulica fluviale, si manifesterebbe a sud ditale area e non a nord.
4312 . I ricorsi1. CassazioneLa vertenza, prendendo spunto dalla convenzione di lottizzazione del1962 tra Comune e originaria proprietà dell’area di “Cascina Cascinazza”,riguarda le richieste formulate sin dal 1993 da ISTEDIN al fine di ottenere unequo indennizzo e/o un risarcimento per la compressione della qualitàedificatoria delle aree ad essa rimaste in proprietà, senza poterne sfruttare leconsistenti potenzialità edificatorie, e dunque per la restituzione o il rimborsodel valore economico di quanto, in adempimento della predetta convenzioneurbanistica, era stato per tempo trasferito al Comune di Monza nell’ottica direalizzare quella edificabilità che, però, è stata bloccatadall’Amministrazione con vari mezzi, nonché per il ristoro della lorodiminuzione di valore conseguente alla mancata manutenzione oltre che perla restituzione o il rimborso del valore delle aree trasferite al Comune in forzadella convenzione.La sentenza della Corte d’Appello di Milano è stata impugnata conricorso per Cassazione. Entro l’estate dovrebbe essere fissata l’udienza didiscussione della causa.2. La sentenza della Corte d’Appello di Milano, Sez. III n. 2776 del29.10.2004 sulla causa per danniPur se sotto più aspetti censurabile, la sentenza d’appello confermaalcune circostanze di particolare rilievo per la vicenda in questione:- sussistenza della convenzione di lottizzazione che ha conferitoedificabilità alle aree IEI (punto 5 della sentenza);- tra le ragioni per cui il giudice di appello del 2004 ha motivato di nonaccogliere le domande di ISTEDIN vi è anche il fatto che la stessa ISTEDIN da unaparte dispone comunque di una edificabilità pari a 388.485 mc. assegnatadal PRG “Piccinato” del 1971, dall’altra ha rinunciato al ricorso TAR controil PRG del 1971 che riduceva la cubatura da 1 milione a 388mila mc. Ciò non èpiù messo in dubbio dal Piano dei Servizi del 1980 perché quest’ultimo è datempo divenuto inefficace con la conseguente riespansione del diritto (punto8);- viene dato correttamente atto che la natura ablatoria dei vincoliimposti dal Comune alle aree di proprietà della ISTEDIN era già stata accertatain primo grado dal Tribunale di Monza con statuizione non impugnata e daritenersi passata in giudicato (p. 50 sentenza n. 2776/2004).- pur rigettando la domanda di indennizzo di ISTEDIN (ragion per cui èstato proposto ricorso per Cassazione), la predetta sentenza rammentacorrettamente che “secondo principi ormai consolidati sia a livello di dirittointerno, che nell’ambito del diritto comunitario, pur in presenza di attilegittimi, la posizione soggettiva del proprietario – mentre può esserepiegata a subire i superiori interessi della collettività – non deve essere aciò ridotta senza alcun tipo di ristoro.” (pag. 50). Ciò posto la stessa
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References: art. 16
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