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Timestamp: 2017-02-20 15:28:40+00:00

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Avvocato e gratuito patrocinio: truffa se chiede soldi
Lo sai che? Pubblicato il 17 maggio 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Avvocato e gratuito patrocinio: truffa se chiede soldi L’AUTORE: Redazione
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Si configura il delitto di truffa per l’avvocato che, omettendo di informare la propria assistita degli effetti del gratuito patrocinio, le fa credere di avere un obbligo di corrispondere al difensore la parcella.
Può essere denunciato per truffa aggravata l’avvocato che, pur avendo accettato di assistere il proprio cliente con il gratuito patrocinio, gli faccia credere che deve pagare dei compensi extra, non rientranti nella prestazione a carico dello Stato. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].
La Corte ricorda che chi è ammesso al gratuito patrocino non deve sborsare alcunché né per la fase di mediazione, né per la successiva causa in tribunale, né a titolo di compensi, né a titolo di rimborso spese. Il legale che faccia credere il contrario al proprio cliente si macchia di un doppio illecito: quello deontologico (il che consente comunque la denuncia al competente consiglio dell’ordine degli avvocati) e quello penale (il che consente la denuncia alla Procura della Repubblica o alla più vicina stazione dei Carabinieri).
Vietato quindi percepire, durante il periodo di sussistenza del provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio del cliente, somme a titolo di compensi o anche di rimborsi spese da parte di quest’ultimo.
Com’è noto, la legge [2] dispone che il difensore non possa chiedere e percepire dal proprio assistito compensi e/o rimborsi a qualunque titolo, quando questo sia ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato.
La violazione di tale norma integra un grave illecito professionale per l’avvocato.
Il difensore, peraltro, è tenuto a informare il proprio cliente degli effetti che derivano dall’ammissione, ossia del fatto che non dovrà mai spendere alcuna somma. Se manca tale informazione e, di conseguenza, il professionista si faccia corrispondere denaro, si configura il reato di truffa.
Non informare il proprio cliente degli effetti che derivano dall’ammissione al gratuito patrocinio, facendolo così cadere in errore, realizza quell’ingiusto profitto che la legge richiede come condizione perché scatti l’illecito penale oltre a quello deontologico. La norma del codice penale richiede poi, per potersi avere l’illecito penale, la sussistenza dei raggiri: raggiri che, secondo la Cassazione, possono essere integrati dall’aver omesso le dovute informazioni al cliente.
[1] Cass. sent. n. 20186/2016 del 16.05.2016.
[2] Art. 85 d.P.R. n. 115/2002.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 19 febbraio – 16 maggio 2016, n. 20186
2. Violazione dell’articolo 606 lett. e) codice procedura penale. Travisamento. Lamenta che i giudici di merito (sia di primo che di secondo grado) non hanno tenuto conto di quanto riferito in dibattimento dall’avvocato p.m. in ordine al colloquio dello stesso con la parte offesa in presenza anche dell’imputato, prima della formalizzazione della richiesta di gratuito patrocinio. In particolare vengono richiamate le dichiarazioni rese in dibattimento dal teste p. il 30/11/2010. Così come non è stata considerata la deposizione del teste L. , cancelliere presso il tribunale, addetto alla notificazione dei provvedimenti di liquidazione delle spettanze relative al gratuito patrocinio (udienza 30/11/2010) e dell’avvocato A. (udienza 29/9/2010).
3. illogicità della motivazione. Lamenta che il giudice di primo grado ha sostenuto che le somme richieste ed asseritamente percepite dall’imputato si riferissero sostanzialmente all’attività già svolta ed ha considerato artificiosa giustificazione a posteriori la voce della parcella “onorari per attività stragiudiziale”, individuando per tale attività “rapporto con le banche e denunce penali contro altri eredi”. Per quanto riguarda la sussistenza del danno e l’entità dello stesso lo ha individuato nella somma già liquidata dall’erario in favore del professionista, vigente il gratuito patrocinio, pari ad euro 30.000,00, ma ha anche ritenuto che allo stato non ricorressero elementi di prova concreti atti a permettere una precisa quantificazione delle pretese risarcitoria demandando alla sede civilistica la determinazione del danno. Ritiene erroneo l’assunto perché le somme liquidate al difensore dallo Stato attengono ad attività diverse da quelle oggetto della parcella. Evidenzia che in data 10 aprile 2003, dietro presentazione di parcella, dall’ufficio spese di giustizia del tribunale veniva liquidato al ricorrente l’importo di Euro 30.272,51. In relazione al distinto procedimento numero 1048/2002, instaurato su ricorso della esecutrice testamentaria, in data 27 settembre 2002 sempre al ricorrente venivano liquidati compensi pari ad euro 5073,21 dal giudice delle successioni. In data 24 febbraio 2004 e quindi in epoca successiva ai decreti di liquidazione indicati, la Pa. , tramite il ricorrente, introduceva un nuovo procedimento per sequestro giudiziario dell’asse ereditario (n. 565/2004 R.G.C.) e con atto di citazione del 3 marzo 2004 proponeva azione di riduzione di disposizione testamentaria contro gli eredi G. per il riconoscimento della propria quota di legittima (n. 762/2004 R.G.C.) procedimenti per i quali non risulta siano state effettuate le liquidazioni. In data 19 aprile 2004 limitatamente al ricorso per sequestro giudiziario il ricorrente richiedeva la liquidazione dei compensi che veniva però rigettata nell’ottobre del 2004. Detti procedimenti venivano definiti con la transazione in atti, a seguito della quale sono venuti meno i presupposti in capo alla parte offesa per continuare a godere del beneficio del patrocinio a spese dello Stato. Ritiene pertanto che correttamente è stato richiesto alla donna il pagamento degli onorari relativi ai due procedimenti indicati e all’attività stragiudiziale svolta per addivenire alla transazione fino alla stipula del relativo atto. A dette attività si riferisce la pretesa del professionista e non alle attività individuati dai giudici di merito in contrasto con le documentali risultanze processuali. Richiama anche pronunce di questa Corte in sede civile e penale per affermare che la revoca del gratuito patrocinio ha come effetto quello di ripristinare retroattivamente l’obbligo della parte assistita in giudizio di sopportare personalmente le spese della sua difesa. Richiama sul punto anche la deposizione dell’avvocato S.A. , all’epoca consigliere dell’ordine degli avvocati di (…) all’udienza del 29 marzo 2001;
Il secondo motivo e il quarto motivo di ricorso sono manifestamente infondati considerato che le sentenze di merito si sono confrontate con le deposizioni dei testi p. , A. e L. , ritenendo che le stesse non inficiassero le dichiarazioni della parte offesa. Con riguardo al dedotto travisamento deve anche rilevarsi che lo spazio che la lettera E dell’art. 606.1 c.p.p. consente alla “contestazione del merito nell’avvenuto apprezzamento di una prova” è limitato al caso in cui il dedotto erroneo apprezzamento abbia, se fondato, effetto determinante/stravolgente, situazione insussistente con riguardo alle dichiarazioni dei testi indicati chiamati a riferire su circostanze di dettaglio non in grado di smentire quanto accertato e documentato nelle sentenze di merito.
Con il terzo motivo di ricorso l’imputato attraverso il vizio della motivazione tenta di sottoporre a questa Corte un giudizio di merito non consentito in questa sede. È opportuno precisare, sul piano dei principi, che la funzione dell’indagine di legittimità sulla motivazione non è quella di sindacare l’intrinseca attendibilità dei risultati dell’interpretazione delle prove e di attingere il merito dell’analisi ricostruttiva dei fatti, bensì quella, del tutto diversa, di accertare se gli elementi probatori posti a base della decisione siano stati valutati seguendo le regole della logica e secondo linee argomentative adeguate, che rendano giustificate, sul piano della consequenzialità, le conclusioni tratte, verificando la congruenza dei passaggi logici, con l’ulteriore conseguenza, costantemente affermata da questa Corte, che ad una logica valutazione dei fatti operata dal giudice di merito, non può quello di legittimità opporne un’altra, ancorché altrettanto logica (Cass. 5.12.02 Schiavone; Cass. 6.05.03 Curcillo). Orbene, nel caso in esame palese è la natura di merito delle argomentazioni difensive, giacché volte le medesime, a fronte di esaustiva motivazione dei giudici territoriali a differentemente valutare gli elementi di prova puntualmente richiamati e valorizzati dai giudici di primo e secondo grado, onde poi accreditare uno svolgimento della vicenda del tutto alternativo a quello logicamente accreditato con la sentenza impugnata.
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References: sentenza 
 Cass. 
 Art. 85

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