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Timestamp: 2019-01-18 07:36:56+00:00

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Pascendi Dominici Gregis: Si prova che quando l'opinione, che sta per la legge non è convincente, o non lo è almeno più probabile della contraria, ella non obbliga
Si prova che quando l'opinione, che sta per la legge non è convincente, o non lo è almeno più probabile della contraria, ella non obbliga
1 Quì si esporrà semplicemente quel che dicono comunemente i Dottori, acciocché poi il Leggitore veda, se l'Assunto sta ben provato. S. Tommaso, spiegando che cosa sia la legge, insegna: Lex quædam regula est et mensura actuum, secundùm quam inducitur aliquis ad agendum, vel ab agendo retrahitur; dicitur enim lex a ligando, quia obbligat ad agendum.a Nell'articolo poi 4 fa il quesito: «Utrum promulgatio sit de ratione legis? E risponde: Lex imponitur aliis per modum regulæ et mensuræ; regula autem et mensura imponitur per hoc, quòd applicatur his qui regulantur et mensurantur. Unde ad hoc quòd lex virtutem obbligandi obtineat, quod est proprium legis, oportet quòd applicetur hominibus, qui secundùm eam regulari debent. Talis autem applicatio fit per hoc, quòd in notitiam eorum deducitur ex ipsa promulgatione. Unde promulgatio ipsa necessaria est ad hoc, quòd lex habeat suam virtutem».
2 In più luoghi poi lo stesso S. Tommaso scrive, che la legge, essendo ella regola e misura delle azioni umane, deve essere certa, anzi certissima: Mensura debet esse certissima.a
3 In più altri luoghi lo stesso S. Dottore conferma la medesima dottrina, cioè che la legge per ligare dev'essere certamente conosciuta. In un luogo dice: Nullus ligatur per præceptum, nisi mediante scientia illius præcepti.b Ed ivi spiega distesamente, che siccome niuno è impedito di andare ove vuole, se non è ligato da qualche vincolo; così l'Uomo non è impedito a fare un'azione, se non è impedito da qualche precetto che ce lo vieta: s'intende da qualche precetto, o che sa, o che per colpa sua trascura di saperlo.
4 In altro luogo S. Tommaso fa il quesito: Utrum necessarium sit, voluntatem humanam conformari voluntati Divinæ in volito, ad hoc ut sit bona? E risponde, che sì, in quanto al volito Formale; ma nella risposta alla prima objezione dice: Sed in particulari nescimus, quid Deus velit, et quantum ad hoc non tenemur conformare voluntatem Divinæ voluntati.c Dunque rispetto a quella volontà di Dio, che all'Uomo non è manifestata, non è tenuto l'Uomo ad uniformarsi, come lo spiega il P. Gonet: Homo non tenetur conformari voluntati Divinæ in volito materiali, nisi quando voluntas Divina nobis præcepto, vel prohibitione manifestatura.
5 In altro luogo S. Tommaso dimanda: Utrum in omnibus Deo sit obediendum? Risponde che sì, ma nell'objezione terza dice così: «Quicunque obedit Deo, uniformat voluntatem suam voluntati Divinæ etiam in volito. Sed non quantum ad omnia tenemur conformare voluntatem nostram voluntati Divinæ (ut supra habitum est 1. 2. qu. 19. art. 10): Ergo non in omnibus tenetur homo obedire Deo.» E risponde: Ad tertium dicendum, quòd etsi non semper teneatur homo velle quod Deus vult, semper tamen tenetur velle, quod Deus vult eum velle, et homini præcipuè innotescit per præcepta Divina.b Dunque l'Uomo allora è tenuto a volere quel che vuole Dio, quando questa Divina volontà gli è manifestata per mezzo de' Divini precetti.
6 Giovan Gersone, parlando della legge naturale, scrive: «Lex ista fit quædam revelatio, ac propriè dicta declaratio creaturæ rationali facta, per quam illa cognoscit, quid Deus de certis rebus judicet, ad quas vel præstandas, vel omittendas ipse creaturam obligare vult, ut ea digna reddatur ad vitam æternam.» Indi soggiunge: Necesse est dari manifestationem ordinationis, ac voluntatis Dei, nam per solam suam ordinationem, aut solam suam voluntatem, nondum potest Deus absolutè creaturæ imponere obligationem; sed ad hoc opus est, ut ei communicet notitiam unius æquè, ac alterius. » Ex quo liquet immediatè deducibilis conclusio, creaturam rationalem non posse esse indignam amicitia Dei, nec propriè peccato obnoxiam, nisi dum sciens, volens, ac libera ponit actionem sibi prohibitam, aut omittit rem præceptam. »a
7 Il P. Gonet scrive: Promulgatio legis naturalis fit dictamen rationis intimantis Homini ea, quæ lege naturæ præscripta, aut prohibita sunt; ergo cùm deest talis dictamen, lex naturæ non obligat ad ejus observationem.b
8 Dicono che la legge si promulga all'Uomo nel principio della sua nascita in abito; dal che voglion ritrarre, che l'Uomo è obbligato ad osservar la legge anche prima di conoscerla. A ciò risponde eccellentemente il Dottor Maldero Vescovo di Anversa, e dice: In habitu promulgatur (lex) ab initio nativitatis, actus autem initio usus rationis; ad eum fere modum, ac si quis in tenebris Litteras Principis aliquid jubentis accipiat, quibus tunc demum teneatur parere, quando eas legere potuerit.aSiccome dunque non è tenuto colui al precetto del Principe, prima che legga le Lettere: così l'Uomo non è tenuto alla legge Divina, prima di conoscerla coll'uso della ragione. Intanto poi dicesi, che la legge si promulga a' Bambini in abito, in quanto allora è data loro l'abilità, o sia la facoltà permanente di conoscer la legge nel tempo, in cui avranno l'uso di ragione; e quando attualmente poi sarà loro promulgata la legge, allora entreranno nell'obbligo di osservarla.
9 La ragione principale è quella di S. Tommaso, che la legge dev'esser chiara e certa, perché è data da Dio all'Uomo per regola delle sue azioni; onde dice Pietro Colet: Lex enim, ut obliget, debet dari ut regula, ac proinde innotescere; atqui lex non innotescit nisi per promulgationem, cùm per eam solam eo intimetur modo, qui obediendi necessitatem inducit.b Sicché la legge prima di esser manifestata colla promulgazione non ha forza di obbligare, perché non ancora è legge che obbliga.
10 S. Antonino scrive, che siccome negli articoli di Fede non siamo tenuti a seguire quelli, che dalla Chiesa non sono stati ancora dichiarati; così parimente a noi licet opinionem in moralibus tenere, ubi saltem magis Sapientes non sentiant contrarium.a
11 Il P. Montesino Tomista scrive: «Lex naturalis promulgatur in unoquoque, dum primò venit ad usum rationis; et quamvis pro tunc solùm promulgetur ista lex quantum ad principia communissima juris naturæ, tamen postea paulatim per discursum promulgatur eadem lex quantum ad alia.»b
12 Ciò che dice Montesino, prima l'insegnò S. Agostino: Veritatem omnes aliqualiter cognoscunt, adminùs quantum ad principia communia legi naturali; in aliis verò quidam plùs, et quidam minùs participant de cognitione veritatis, et secundùm hoc plùs vel minùs cognoscunt legem æternam.c Sicché secondo la cognizione che noi abbiamo della legge Divina, siam tenuti ad osservarla; ma chi non la conosce, non la offende, né pecca.
13 Lo stesso insegna S. Girolamo: Hanc legem nescit pueritia, ignorat infantia, et peccans absque mandato non tenetur lege peccati; maledicit Patri et Matri, Parentes verberat; et quia necdum accepit legem sapientiæ, mortuum est in eo peccatum. Cùm autem mandatum venerit, hoc est tempus intelligentiæ (quo Dei mandata cognoscimus) appetentis bona, et vitantis mala, tunc peccatum reviviscere incipit, et Homo reus est peccati.a Dunque non si offende la legge, né si pecca, se non quando la legge è conosciuta attualmente da chi l'offende, come scrive Silvio: Actualiter tunc lex unicuique promulgatur, quando cognitionem a Deo accipit dictantem, quid juxta rationem sit amplectendum, quid fugiendum.b Questa dottrina poi è seguita da mille altri Dottori, da Domenico Soto, da Ludovico Habert, Maldero, Henno, Amort, Du-Hamel, Lorca e da altri innumerabili, che per brevità si tralasciano; ma per tutti basta quel che scrive il P. Patuzzi: Consentiunt quidem omnes, promulgationem esse omnino necessariam,c ut lex virtutem obligandi obtineat.
14 Se dunque la legge per obbligare, come dicono tutti, e secondo abbiamo veduto, dev'esser promulgata, conosciuta, fatta nota, manifestata; quando l'opinione che sta per la legge, ella non è convincente, o almeno non è più probabile, conviene consigliare il Penitente a seguirla (purché le circostanze non dettino il contrario), ma non si può costringerlo.
a S. Thom. 1. 2. qu. 90. art. 1.
a Idem 1. 2. qu. 19. art. 4 ad 3
b Idem de Verit. Qu. 17. art. 3.
c Idem 1. 2. qu. 19. art. 10.
a Gonet Clypeo to. 3. D. 6. art. 2 n. 37 in fin.
b S. Thom. 2.2 . qu. 104. art. 4. ad 3.
a Gerson, Vita Spir. Etc. Lect. 2. Col. 178.
b P. Gonet, Diss. De Opin. Prob. art. 6.
a Malder. In 1. 2. qu. 90. art. 4. dub 2
b Colet, Comp. Moral. To. 1 de Leg. Cap. 1. art. 2. Concl. 2.
a S. Antonin. Vide P. 2. tit. 1. c. XI. § 31.
b Montesin. de Leg. Disp. 20. q. 4. num. 85.
c S. August. de vera Relig. Cap. 31.
a S. Hieron., Epist. 121. aliàs 151, ad Aglasiam qu. 8.
b Sylvius 1. 2., qu. 94, art. 1. Concl. 2.
c P. Patutius, Theol. Mor. Tract. De Leg. Cap. 5 num. 7.

References: art. 10
 art. 1
 art. 4
 art. 3
 art. 10
 art. 2
 art. 4
 art. 6
 art. 4
 art. 2
 § 31
 art. 1