Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1814-del-24-01-2017
Timestamp: 2020-08-15 08:52:06+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 1814 del 24/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1814 del 24/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/01/2017, (ud. 07/12/2016, dep.24/01/2017), n. 1814
sul ricorso 5081-2014 proposto da:
D.B.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VESTRICIO
SPURINNA 105, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA GALLINI,
avverso la sentenza n. 107/11/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE DELLA PUGLIA, emessa il 18/10/2013 e depositata il
14/11/2013;
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti di D.B.M. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia n. 107/11/2013, depositata in data 14/11/2013, con la quale in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza del contribuente (medico di base convenzionato con il SSN di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal 2005 al 2008 – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame del contribuente, hanno sostenuto che il medico di base convenzionato deve essere considerato “un lavoratore parasubordinato, che partecipa ad un sistema certamente non autonomamente organizzato, in quanto la sua capacità contributiva non aumenta in relazione ad eventuali elementi organizzativi dello studio medico”; nella specie, ciò risultava confermato, in quanto anche i compensi a terzi “non attengono a lavoratori dipendenti… bensì soltanto alle spese di gestione dello studio professionale utilizzato per l’esercizio dell’attività medica”.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 e art. 2697 c.c., avendo i giudici della C.T.R. trascurato di dare il giusto rilievo alla presenza di uno studio professionale e di compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale, nonchè di spese e consumi non indifferenti. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta, poi la nullità della sentenza, sempre ex art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, n. 4, non avendo i giudici della C.T.R. spiegato le ragioni per le quali i dati emergenti dalle dichiarazioni dei redditi del contribuente non fossero sufficienti a dimostrare l’esistenza dell’autonoma organizzazione. Infine, con il terzo motivo, la ricorrente denuncia l’insufficiente motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, circa un punto decisivo controverso, rappresentato sempre dagli elementi risultanti dalla dichiarazione presentata dal contribuente.
2. La prima censura e infondata.
Questa Corte a Sezioni Unite, (Cass. n. 451/2016) ha poi, di recente affermato il seguente principio di diritto: – Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 – il cui accertamento spetta al “giudice di merito ed e insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a sia, sotto qualsiasi forma, responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.
Con riguardo specifico all’impiego non occasionale di lavoro altrui, costituente una delle possibili condizioni che configurano l’esistenza di un’autonoma organizzazione, questa Corte (Cass. 23761/9010; Cass. 22674/2014) ha inoltre già affermato che è soggetto ad irap il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, eroga elevati compensi a terzi, restando indifferente il mezzo giuridico utilizzato e, cioè, il ricorso a lavoratori dipendenti, a una società di servizi o un’associazione professionale.
Ora, la sentenza della C.T.R. e conforme a detti principi di diritto, avendo i giudici d’appello affermato, al di là delle iniziali considerazioni sulla qualità di lavoratore parasubordinato del medico di base, che l’attività professionale non era assoggettabile ad IRAP, in assenza di una “autonomia organizzativa”, atteso che i costi per compensi a terzi erano esclusivamente attinenti a spese di gestione dello studio professionale; comunque detti Costi non possono ritenersi elevati alla luce di quanto riportato anche dalla ricorrente in ricorso (essendo indicate tra gli 11.000,00 ed i 14.000,00 Euro l’anno). Nè risulta la presenza di lavoratori dipendenti ovvero di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile.
3. La seconda censura è ugualmente infondata, avendo i giudici della C.T.R. palesato le ragioni della decisione, non incorrendo nel vizio denunciato di motivazione del tutto omessa o apparente.
4. Il terzo motivo e inammissibile, in quanto viene censurato, ex art. 360 c.p.c., n. 5, un vizio di insufficiente motivazione, non più scrutinabile, alla luce del testo di tale disposizione risultante delle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, poichè la sentenza impugnata risulta depositata in data successiva all’11 settembre 2012″.
Non sussistono i presupposti per il versamento del doppio contributo unificato da parte della ricorrente, poichè il disposto del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater non si applica alì Agenzia delle Entrate (Cass. SSUU 9938/2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 2697
 art. 360
 art. 36
 art. 360
 art. 2
 Cass. 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 13