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Timestamp: 2017-12-15 06:12:17+00:00

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DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 88 - Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell'articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0130) - (GU n. 143 del 22-6-2011 | Geometra.info
<MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 20 maggio 2011
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 88 – Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell’articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0130) – (GU n. 143 del 22-6-2011
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 88 - Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell'articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0130) - (GU n. 143 del 22-6-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 07/07/2011
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011 , n. 88
dell’articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0130)
Visti gli articoli 76, 87, quinto  comma,  117,  119  e  120  della
Costituzione  e,  in  particolare,  l’articolo   16   relativo   agli
interventi  di  cui  al  quinto   comma   dell’articolo   119   della
Visto l’articolo 7, commi da 26 a 29, del decreto legge  31  maggio
Ritenuto di dover adottare, in attuazione di  quanto  previsto  dal
citato articolo 16,  un  primo  decreto  legislativo  concernente  la
destinazione  e  l’utilizzazione  di  risorse   aggiuntive,   nonche’
l’effettuazione di interventi speciali,  al  fine  di  promuovere  lo
sviluppo economico e la coesione economica, sociale e territoriale  e
di rimuovere gli squilibri economici e sociali;
riunione  del  28  gennaio  2011,  di  approvazione  della  relazione
prevista dall’articolo 2, comma 3,  terzo  e  quarto  periodo,  della
riunione del 19 maggio 2011;
e  per  la  coesione  territoriale  e  del  Ministro  dello  sviluppo
economico, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro
per la pubblica amministrazione e l’innovazione;
1.  Il  presente  decreto,   in   conformita’   al   quinto   comma
dell’articolo  119  della  Costituzione   e   in   prima   attuazione
dell’articolo 16 della legge 5  maggio  2009,  n.  42,  definisce  le
modalita’  per  la  destinazione   e   l’utilizzazione   di   risorse
aggiuntive,  nonche’  per  l’individuazione  e   l’effettuazione   di
interventi speciali, al fine di promuovere lo sviluppo economico e la
coesione  sociale  e  territoriale,  di   rimuovere   gli   squilibri
economici, sociali, istituzionali e amministrativi  del  Paese  e  di
favorire  l’effettivo  esercizio  dei  diritti  della   persona.   La
programmazione e attuazione di  tali  interventi  e’  coordinata  con
quelli di natura ordinaria, che  utilizzano  le  risorse  previste  a
legislazione  vigente  con  esclusione  di  quelle  finalizzate   dal
presente  decreto,  secondo  criteri  e  meccanismi  da   determinare
nell’ambito del Documento di indirizzo strategico di cui all’articolo
2. Gli interventi individuati ai sensi del  presente  decreto  sono
finalizzati a perseguire anche la perequazione infrastrutturale.
limitato e per oggetti definiti».
leggi ed emanare i  decreti  aventi  forza  di  legge  e  i
– Si riporta il testo degli articoli  117,  119  e  120
Lo Stato  ha  legislazione  esclusiva  nelle  seguenti
«Art. 120. – La Regione  non  puo’  istituire  dazi  di
collaborazione.».
– Si riporta il testo dell’art. 16 della legge 5 maggio
Costituzione), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 maggio
2009, n. 103:
«Art.16. – Interventi di  cui  al  quinto  comma  dell’
riferimento all’attuazione dell’articolo 119, quinto comma,
della  Costituzione,  sono  adottati  secondo  i   seguenti
comma dell’articolo 119 della Costituzione sono  finanziati
con contributi speciali dal bilancio  dello  Stato,  con  i
medesimi provvedimenti.».
– Si riporta il testo dell’articolo 7, commi  da  26  a
29, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti
competitivita’ economica), convertito,  con  modificazioni,
dalla legge  30  luglio  2010,  n.  122,  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale 31 maggio 2010, n. 125:
«26. Sono attribuite al Presidente  del  Consiglio  dei
Ministri le funzioni di cui all’art. 24, comma  1,  lettera
c), del decreto legislativo 30 luglio  1999,  n.  300,  ivi
inclusa la gestione del Fondo per le aree  sottoutilizzate,
fatta eccezione per le funzioni di programmazione economica
e finanziaria non ricomprese nelle politiche di sviluppo  e
27. Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma  26,
il Presidente del Consiglio  dei  Ministri  o  il  Ministro
delegato si avvalgono del Dipartimento per lo sviluppo e la
coesione economica del Ministero dello sviluppo  economico,
ad eccezione della Direzione generale per  l’incentivazione
delle   attivita’   imprenditoriali,   il   quale   dipende
funzionalmente dalle predette autorita’.
28. Ai fini della ricognizione delle risorse di cui  al
comma 26 si provvede, entro sessanta giorni dalla  data  di
entrata in vigore del presente  decreto,  con  decreto  del
Presidente del Consiglio dei Ministri, di  concerto  con  i
Ministri dell’economia e delle  finanze  e  dello  sviluppo
economico. Le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate
restano nello  stato  di  previsione  del  Ministero  dello
29.  Restano  ferme  le   funzioni   di   controllo   e
monitoraggio della Ragioneria generale dello Stato.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  3  del   decreto
« Art. 3. Intese
– Si riporta il testo degli artt..  2,  comma  3,  e  3
della citata legge n. 42 del 2009:
«3. I decreti  legislativi  di  cui  al  comma  1  sono
da sancire in sede di Conferenza unificata ai  sensi  dell’
articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.  281,
sono trasmessi alle Camere, ciascuno corredato di relazione
tecnica che evidenzi gli effetti delle disposizioni  recate
dal  medesimo  schema  di  decreto  sul  saldo   netto   da
finanziare, sull’indebitamento netto delle  amministrazioni
pubbliche e sul fabbisogno del settore pubblico, perche’ su
di essi sia espresso il parere  della  Commissione  di  cui
all’articolo 3 e delle Commissioni parlamentari  competenti
per le conseguenze di carattere finanziario, entro sessanta
giorni  dalla  trasmissione.  In  mancanza  di  intesa  nel
termine di cui all’ articolo 3 del decreto  legislativo  28
agosto 1997, n. 281, il Consiglio  dei  ministri  delibera,
approvando una relazione  che  e’  trasmessa  alle  Camere.
Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per
cui l’intesa non e’ stata raggiunta.».
«Art. 3. Commissione parlamentare per l’attuazione  del
b) verifica lo stato di attuazione di  quanto  previsto
c)  sulla  base  dell’attivita’   conoscitiva   svolta,
– Per il  testo  dell’art.  119,  quinto  comma,  della
Costituzione, si veda nelle note alle premesse.
– Per il testo dell’art. 16 della citata  legge  n.  42
Principi e criteri della politica di riequilibrio economico e sociale
1.  Le  finalita’   di   cui   all’articolo   1   sono   perseguite
prioritariamente con le risorse  del  Fondo  per  lo  sviluppo  e  la
coesione di cui all’articolo 4 e  con  i  finanziamenti  a  finalita’
strutturale  dell’Unione  europea  e   i   relativi   cofinanziamenti
nazionali, esclusivamente destinati alla spesa in conto capitale  per
investimenti anche finalizzati, secondo le  modalita’  stabilite  per
l’impiego dei fondi comunitari,  a  rimuovere  le  disuguaglianze  di
capacita’ amministrativa per l’equilibrata attuazione  del  Titolo  V
della Costituzione nonche’ alle spese per  lo  sviluppo  ammesse  dai
regolamenti dell’Unione europea, sulla base dei seguenti  principi  e
a) leale collaborazione istituzionale tra lo Stato, le Regioni e le
autonomie locali e coinvolgimento del partenariato  economico-sociale
per  l’individuazione  delle  priorita’  e  per  l’attuazione   degli
interventi, tenendo conto delle specifiche realta’ territoriali,  con
particolare riguardo alle  condizioni  socio-economiche,  al  deficit
infrastrutturale e ai diritti della persona;
b)  utilizzazione   delle   risorse   secondo   il   metodo   della
programmazione   pluriennale,   tenendo   conto    delle    priorita’
programmatiche individuate dall’Unione europea, nell’ambito di  piani
organici  finanziati  con  risorse   pluriennali,   vincolate   nella
destinazione, contemperando gli obiettivi di sviluppo con  quelli  di
stabilita’ finanziaria e assicurando in  ogni  caso  la  ripartizione
dell’85 per cento delle risorse  del  Fondo  per  lo  sviluppo  e  la
coesione di cui all’articolo 4 alle regioni  del  Mezzogiorno  e  del
restante  15  per  cento  alle  regioni  del  Centro-Nord  anche  con
riferimento alle zone di montagna, a quelle confinanti con Regioni  a
statuto speciale e alle isole minori;
c) aggiuntivita’ delle risorse, che non possono essere  sostitutive
di spese ordinarie del bilancio dello Stato e degli enti  decentrati,
in coerenza e nel rispetto del principio dell’addizionalita’ previsto
per i fondi strutturali dell’Unione europea;
d) programmazione, organizzazione  e  attuazione  degli  interventi
finalizzate ad assicurarne la qualita’, la tempestivita’, l’effettivo
conseguimento  dei  risultati,  attraverso  il  condizionamento   dei
finanziamenti a  innovazioni  istituzionali,  la  costruzione  di  un
sistema di indicatori  di  risultato,  il  ricorso  sistematico  alla
valutazione degli  impatti  e,  ove  appropriato,  la  previsione  di
riserve premiali e meccanismi sanzionatori, nel rispetto dei  criteri
di concentrazione  territoriale  e  finanziaria  e  assicurando,  nei
confronti di tutte le amministrazioni ed organismi pubblici e privati
coinvolti, le necessarie attivita’ di  sorveglianza,  monitoraggio  e
controllo delle iniziative.
Disposizioni in materia di finanziamenti dell’Unione europea
1. Il Ministro delegato per  la  politica  di  coesione  economica,
sociale e territoriale, di seguito  denominato: “Ministro  delegato”,
cura il coordinamento  di  tale  politica  e  dei  relativi  fondi  a
finalita’ strutturale dell’Unione Europea, d’intesa con  il  Ministro
dell’economia e delle finanze, e assicura i relativi rapporti  con  i
competenti organi dell’Unione.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1 e nel rispetto dei  poteri  e
delle prerogative delle Regioni e delle autonomie locali, il Ministro
delegato, di concerto con i Ministri dell’economia e  delle  finanze,
dello sviluppo economico e, per quanto di competenza, con  gli  altri
Ministri eventualmente interessati, adotta gli atti  di  indirizzo  e
quelli di programmazione rimessi dai regolamenti dell’Unione  europea
agli  Stati  membri,  assicurando   la   coerenza   complessiva   dei
conseguenti documenti di  programmazione  operativa  da  parte  delle
3. Al fine di garantire  la  tempestiva  attuazione  dei  programmi
cofinanziati dai fondi strutturali di cui al comma  1  e  l’integrale
utilizzo delle relative risorse dell’Unione  europea  assegnate  allo
Stato membro, il  Ministro  delegato,  di  concerto  con  i  Ministri
dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, adotta, ove
necessario  e  nel  rispetto  delle  disposizioni   dei   regolamenti
dell’Unione europea,  le  opportune  misure  di  accelerazione  degli
interventi anche relativamente alle amministrazioni che risultano non
in linea con la programmazione temporale degli interventi medesimi.
1. Il Fondo per le aree sottoutilizzate,  di  cui  all’articolo  61
della legge 27 dicembre 2002, n.  289,  assume  la  denominazione  di
Fondo per lo sviluppo e la coesione, di seguito  denominato: “Fondo”.
Il Fondo e’ finalizzato a dare  unita’  programmatica  e  finanziaria
all’insieme degli interventi aggiuntivi  a  finanziamento  nazionale,
che sono rivolti al riequilibrio economico e sociale tra  le  diverse
aree del Paese.
2.  Il   Fondo   ha   carattere   pluriennale   in   coerenza   con
l’articolazione temporale della programmazione dei Fondi  strutturali
dell’Unione europea, garantendo l’unitarieta’ e la  complementarieta’
delle procedure di attivazione  delle  relative  risorse  con  quelle
previste per i fondi strutturali dell’Unione europea.
3. Il Fondo e’ destinato a  finanziare  interventi  speciali  dello
Stato e l’erogazione di contributi  speciali,  secondo  le  modalita’
stabilite dal presente decreto. L’intervento del Fondo e’ finalizzato
al  finanziamento  di   progetti   strategici,   sia   di   carattere
infrastrutturale sia di carattere immateriale, di rilievo  nazionale,
interregionale e regionale, aventi natura di  grandi  progetti  o  di
investimenti  articolati  in  singoli   interventi   di   consistenza
progettuale ovvero realizzativa tra loro funzionalmente connessi,  in
relazione a obiettivi e risultati quantificabili e misurabili,  anche
per quanto attiene al  profilo  temporale.  La  programmazione  degli
interventi finanziati a carico del Fondo di cui al presente  articolo
e’ realizzata tenendo conto della programmazione degli interventi  di
carattere ordinario.
– Si riporta il  testo  dell’art.  61  della  legge  27
dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la  formazione  del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato):
«Art.  61.  Fondo  per  le  aree   sottoutilizzate   ed
interventi nelle medesime aree
1. A decorrere dall’anno 2003 e’ istituito il fondo per
le   aree   sottoutilizzate,   coincidenti   con   l’ambito
territoriale delle aree  depresse  di  cui  alla  legge  30
giugno 1998, n.  208,  al  quale  confluiscono  le  risorse
disponibili  autorizzate  dalle  disposizioni  legislative,
comunque evidenziate contabilmente in  modo  autonomo,  con
finalita’  di  riequilibrio  economico  e  sociale  di  cui
all’allegato 1, nonche’  la  dotazione  aggiuntiva  di  400
milioni di euro per l’anno 2003, di 650 milioni di euro per
l’anno 2004 e di 7.000 milioni di euro per l’anno 2005.
2. A decorrere dall’anno  2004  si  provvede  ai  sensi
dell’articolo 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto
3.  Il  fondo  e’  ripartito  esclusivamente  tra   gli
interventi previsti dalle disposizioni legislative  di  cui
al comma 1, con apposite delibere del CIPE  adottate  sulla
base del criterio  generale  di  destinazione  territoriale
delle risorse disponibili e per finalita’  di  riequilibrio
economico e sociale, nonche’:
a)  per  gli  investimenti  pubblici,  ai  quali   sono
finalizzate   le   risorse   stanziate    a    titolo    di
rifinanziamento degli  interventi  di  cui  all’articolo  1
della citata legge n. 208 del 1998, e comunque realizzabili
anche attraverso le altre disposizioni legislative  di  cui
all’allegato 1, sulla base, ove applicabili, dei criteri  e
dei metodi indicati all’articolo 73 della legge 28 dicembre
2001, n. 448;
b) per gli incentivi, secondo criteri e metodi volti  a
massimizzare l’efficacia complessiva dell’intervento  e  la
sua rapidita’  e  semplicita’,  sulla  base  dei  risultati
ottenuti  e  degli  indirizzi  annuali  del  Documento   di
programmazione economico-finanziaria, e a  rispondere  alle
4.  Le   risorse   finanziarie   assegnate   dal   CIPE
costituiscono limiti massimi di spesa ai  sensi  del  comma
6-bis dell’articolo 11-ter della legge 5  agosto  1978,  n.
5. Il CIPE,  con  proprie  delibere  da  sottoporre  al
controllo preventivo della Corte dei  conti,  stabilisce  i
criteri e  le  modalita’  di  attuazione  degli  interventi
previsti dalle disposizioni legislative di cui al comma  1,
anche al fine di dare immediata  applicazione  ai  principi
contenuti nel comma 2 dell’articolo 72.  Sino  all’adozione
delle delibere di cui al presente comma, ciascun intervento
resta disciplinato dalle disposizioni di attuazione vigenti
6. Al fine di dare  attuazione  al  comma  3,  il  CIPE
effettua un monitoraggio periodico della domanda rivolta ai
diversi strumenti e del loro stato di  attuazione;  a  tale
fine si avvale, oltre che delle azioni di monitoraggio gia’
in atto, di specifici contributi dell’ISTAT e delle  Camere
di commercio, industria, artigianato e  agricoltura.  Entro
il 30 giugno di ogni anno il  CIPE  approva  una  relazione
sugli   interventi   effettuati    nell’anno    precedente,
contenente altresi’ elementi di valutazione  sull’attivita’
svolta nell’anno in corso e su quella da svolgere nell’anno
successivo.  Il  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze
trasmette tale relazione al Parlamento.
7. Partecipano in via ordinaria alle riunioni del CIPE,
con diritto di voto, il Ministro per gli  affari  regionali
in qualita’ di presidente della Conferenza permanente per i
Trento e di Bolzano, e il presidente della  Conferenza  dei
presidenti delle  regioni  e  delle  province  autonome  di
Trento e di Bolzano, o un suo delegato,  in  rappresentanza
della Conferenza stessa. Copia delle deliberazioni del CIPE
relative all’utilizzo del fondo di cui al presente articolo
sono trasmesse al Parlamento e di esse viene  data  formale
comunicazione alle competenti Commissioni.
8.  Il  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze   e’
autorizzato   ad   apportare,   anche    con    riferimento
all’articolo  60,  con  propri   decreti,   le   occorrenti
variazioni di bilancio in termini di residui, competenza  e
cassa tra le pertinenti unita’ previsionali di  base  degli
stati di previsione delle amministrazioni interessate.
9. Le economie derivanti  da  provvedimenti  di  revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’articolo  1
del decreto-legge 23 giugno 1995, n. 244,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n.  341,  nonche’
quelle di cui all’articolo 8, comma 2, della legge 7 agosto
1997, n. 266, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive per la copertura degli  oneri  statali  relativi
alle  iniziative   imprenditoriali   comprese   nei   patti
territoriali e per il finanziamento di nuovi  contratti  di
programma. Per  il  finanziamento  di  nuovi  contratti  di
programma, una quota pari al 70 per cento delle economie e’
riservata  alle  aree  sottoutilizzate   del   Centro-Nord,
ricomprese nelle aree  ammissibili  alle  deroghe  previste
dall’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato che
istituisce  la  Comunita’  europea,   nonche’   alle   aree
ricomprese nell’obiettivo 2, di cui al regolamento (CE)  n.
1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999.
10. Le economie derivanti da  provvedimenti  di  revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’articolo 1,
comma  2,  del  decreto-legge  22  ottobre  1992,  n.  415,
1992, n. 488, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive, oltre  che  per  gli  interventi  previsti  dal
citato decreto-legge n. 415 del 1992, anche, nel limite del
100 per cento delle economie stesse, per  il  finanziamento
di nuovi contratti di programma. Per  il  finanziamento  di
nuovi contratti di programma  una  quota  pari  all’85  per
cento delle economie e’ riservata alle  aree  depresse  del
Mezzogiorno ricomprese nell’obiettivo 1, di cui  al  citato
regolamento (CE) n. 1260/1999, e una quota pari al  15  per
cento alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord, ricomprese
nelle aree ammissibili alle  deroghe  previste  dal  citato
articolo 87, paragrafo 3,  lettera  c),  del  Trattato  che
ricomprese   nell’obiettivo   2,   di   cui   al   predetto
13. Nei limiti delle risorse di cui al comma 3  possono
essere  concesse  agevolazioni  in  favore  delle   imprese
operanti in settori ammissibili alle agevolazioni ai  sensi
del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito,  con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre  1992,  n.  488,  ed
aventi sede nelle aree ammissibili  alle  deroghe  previste
dall’articolo  87,  paragrafo  3,  lettere  a)  e  c),  del
Trattato che istituisce la Comunita’ europea, nonche’ nelle
aree ricadenti nell’obiettivo 2 di cui al regolamento  (CE)
n.  1260/1999  del  Consiglio,  del  21  giugno  1999,  che
investono,  nell’ambito  di   programmi   di   penetrazione
commerciale,  in  campagne  pubblicitarie  localizzate   in
specifiche aree territoriali del Paese.  L’agevolazione  e’
riconosciuta  sulle  spese  documentate  dell’esercizio  di
riferimento   che   eccedono   il   totale   delle    spese
pubblicitarie  dell’esercizio  precedente  e  nelle  misure
massime previste per gli aiuti a finalita’  regionale,  nel
rispetto dei limiti della regola «de  minimis»  di  cui  al
regolamento (CE)  n.  69/2001  della  Commissione,  del  12
gennaio 2001. Il CIPE, con propria delibera  da  sottoporre
al controllo preventivo della Corte dei  conti,  stabilisce
le risorse da riassegnare all’unita’ previsionale  di  base
6.1.2.7 «Devoluzione di proventi» dello stato di previsione
del Ministero dell’economia e delle finanze, ed  indica  la
data da cui decorre  la  facolta’  di  presentazione  e  le
modalita’ delle relative istanze. I soggetti che  intendano
avvalersi dei contributi di cui al  presente  comma  devono
produrre istanza all’Agenzia  delle  entrate  che  provvede
entro  trenta  giorni  a  comunicare   il   suo   eventuale
accoglimento secondo  l’ordine  cronologico  delle  domande
pervenute. Qualora l’utilizzazione del  contributo  esposta
nell’istanza  non  risulti  effettuata,  nell’esercizio  di
imposta  cui  si  riferisce   la   domanda,   il   soggetto
interessato decade dal diritto al  contributo  e  non  puo’
presentare una nuova istanza  nei  dodici  mesi  successivi
alla conclusione dell’esercizio fiscale».
Programmazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione
1. Il Documento di economia e finanza di cui all’articolo 10  della
legge 31 dicembre 2009,  n.  196,  adottato  nell’anno  precedente  a
quello di inizio del  ciclo  di  programmazione  dei  fondi  europei,
determina,  in  relazione  alle   previsioni   macroeconomiche,   con
particolare riferimento all’andamento del PIL, e di finanza  pubblica
e coerentemente con gli obiettivi programmati  di  finanza  pubblica,
l’ammontare  delle  risorse  da  destinare  agli  interventi  di  cui
all’articolo  4.  Con  riferimento  agli  esercizi   successivi,   il
Documento di economia e finanza puo’ rideterminare l’ammontare  delle
risorse di cui al primo periodo anche in considerazione del grado  di
realizzazione finanziaria e reale degli  stanziamenti  pregressi.  La
Nota di aggiornamento del Documento di  economia  e  finanza  di  cui
all’articolo 10-bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196, indica  gli
obiettivi di convergenza economica delle  aree  del  Paese  a  minore
capacita’  fiscale,   con   particolare   riferimento   al   graduale
conseguimento, nelle medesime aree, dei livelli delle  prestazioni  e
del livello  dei  costi  di  erogazione  dei  servizi  standardizzati
secondo quanto previsto dai decreti attuativi della legge n.  42  del
2009, valutando l’impatto macroeconomico e gli effetti, in termini di
convergenza, delle politiche di  coesione  e  della  spesa  ordinaria
destinata alle aree svantaggiate.
2. Sulla base di  quanto  indicato  dal  Documento  di  economia  e
finanza, la legge di stabilita’  relativa  all’esercizio  finanziario
che precede l’avvio di un nuovo ciclo pluriennale  di  programmazione
incrementa la dotazione finanziaria  del  Fondo,  stanziando  risorse
adeguate per le esigenze dell’intero periodo di programmazione, sulla
base  della   quantificazione   proposta   dal   Ministro   delegato,
compatibilmente con il rispetto  dei  vincoli  di  bilancio  e  degli
obiettivi  di  finanza  pubblica.  Allo  stesso  modo,  la  legge  di
stabilita’ provvede contestualmente alla ripartizione della dotazione
finanziaria per quote annuali, collegate all’andamento stimato  della
3. La  legge  annuale  di  stabilita’,  anche  sulla  scorta  delle
risultanze del sistema di monitoraggio unitario di  cui  all’articolo
6,  puo’  aggiornare  l’articolazione  annuale,  ferma  restando   la
dotazione complessiva del Fondo.  Trascorso  il  primo  triennio  del
periodo di riferimento, si puo’ procedere alla  riprogrammazione  del
Fondo solo previa intesa in  sede  di  Conferenza  Unificata  di  cui
all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
4. Entro il mese di ottobre dell’anno che precede l’avvio del ciclo
pluriennale   di   programmazione,   con   delibera   del    Comitato
interministeriale per la  programmazione  economica  (CIPE),  tenendo
conto degli indirizzi comunitari, degli impegni assunti nel Programma
Nazionale di Riforma e nel Documento di economia e finanza e relativi
allegati, su proposta del Ministro delegato, d’intesa con i  Ministri
dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, nonche’ con
la Conferenza unificata, sentiti  gli  altri  Ministri  eventualmente
interessati, sono definiti in un Documento di indirizzo strategico:
a) gli  obiettivi  e  i  criteri  di  utilizzazione  delle  risorse
stanziate, le finalita’ specifiche da perseguire,  il  riparto  delle
risorse tra  le  priorita’  e  le  diverse  macro-aree  territoriali,
nonche’ l’identificazione delle Amministrazioni attuatrici;
b)   i   principi   di   condizionalita’,   ossia   le   condizioni
istituzionali, generali e relative a ogni settore di intervento,  che
devono essere soddisfatte per l’utilizzo dei fondi;
c) i criteri di ammissibilita’ degli  interventi  al  finanziamento
riferiti in particolare:
1)  ai  tempi  di  realizzazione  definiti  per  settore,   per
tipologia  d’intervento,  di  soggetto  attuatore   e   di   contesto
2) ai risultati attesi,  misurati  con  indicatori  che  soddisfino
requisiti di affidabilita’  statistica,  prossimita’  all’intervento,
tempestivita’ di rilevazione, pubblicita’ dell’informazione;
3) all’individuazione preventiva di  una  metodologia  rigorosa  di
valutazione degli impatti;
4) alla sostenibilita’ dei piani di gestione;
5)  al  possesso  da  parte  del  o  dei   soggetti   attuatori
dell’intervento di un rating, individuato secondo criteri e modalita’
stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,  che
indichi un livello adeguato di capacita’ amministrativa e  tecnica  e
di legalita’ tale da garantire la realizzazione degli interventi  nei
tempi programmati in assenza del quale, con il medesimo decreto, sono
individuate le misure necessarie all’attuazione  degli  interventi  a
partire da forme di affiancamento fino all’affidamento ai soggetti di
cui all’articolo 6, comma 6, senza nuovi  o  maggiori  oneri  per  la
d) gli eventuali meccanismi premiali e sanzionatori, ivi compresa
la  revoca,  anche   parziale,   dei   finanziamenti,   relativi   al
raggiungimento di obiettivi e risultati misurabili e al rispetto  del
e) la possibilita’ di chiedere il cofinanziamento delle  iniziative
da parte dei soggetti  assegnatari,  anche  attraverso  l’apporto  di
capitali privati;
f)  la  coerenza  e  il  raccordo  con  gli   interventi   ordinari
programmati o in corso di realizzazione da parte  di  amministrazioni
pubbliche  o  concessionari  di  servizi  pubblici   fermo   restando
l’utilizzo delle risorse per le rispettive finalita’.
5. Entro il 1° marzo successivo al termine di cui al  comma  4,  il
Ministro delegato, in attuazione degli obiettivi e nel  rispetto  dei
criteri definiti dalla delibera del CIPE di cui al comma  4,  propone
al CIPE per la conseguente approvazione, in coerenza con  il  riparto
territoriale e settoriale ivi stabilito e d’intesa  con  il  Ministro
dell’economia e delle finanze e con gli altri  Ministri  interessati,
nonche’ con le amministrazioni attuatrici individuate, gli interventi
o i programmi da finanziare con le  risorse  del  Fondo,  nel  limite
– Si riporta il testo degli artt.  10  e  10-bis  della
finanza pubblica):
« Art. 10. Documento di economia e finanza
1.  Il   DEF,   come   risultante   dalle   conseguenti
deliberazioni parlamentari, e’ composto da tre sezioni.
2.  La  prima  sezione  del  DEF  reca  lo  schema  del
Programma di stabilita’, di cui all’articolo 9, comma 1. Lo
schema contiene gli elementi e  le  informazioni  richieste
dai regolamenti dell’Unione europea vigenti  in  materia  e
dal  Codice  di  condotta  sull’attuazione  del  patto   di
stabilita’  e  crescita,  con  specifico  riferimento  agli
obiettivi da conseguire per  accelerare  la  riduzione  del
debito pubblico. In particolare, la prima sezione contiene:
a) gli obiettivi di  politica  economica  e  il  quadro
delle previsioni economiche e di  finanza  pubblica  almeno
per il triennio successivo e gli obiettivi articolati per i
sottosettori  del  conto  delle  amministrazioni  pubbliche
relativi    alle     amministrazioni     centrali,     alle
amministrazioni  locali  e  agli  enti  di   previdenza   e
b)  l’aggiornamento  delle  previsioni  per  l’anno  in
corso, evidenziando gli eventuali scostamenti  rispetto  al
precedente Programma di stabilita’;
c) l’indicazione dell’evoluzione  economico-finanziaria
internazionale, per l’anno in corso e  per  il  periodo  di
riferimento; per l’Italia, in linea con le  modalita’  e  i
tempi indicati dal Codice di condotta  sull’attuazione  del
patto   di   stabilita’   e   crescita,    le    previsioni
macroeconomiche,  per   ciascun   anno   del   periodo   di
riferimento,  con  evidenziazione   dei   contributi   alla
crescita dei diversi fattori, dell’evoluzione  dei  prezzi,
del mercato del  lavoro  e  dell’andamento  dei  conti  con
l’estero;   l’esplicitazione   dei   parametri    economici
essenziali utilizzati per le previsioni di finanza pubblica
in coerenza con gli andamenti macroeconomici;
d) le previsioni per i principali aggregati  del  conto
economico delle amministrazioni pubbliche;
e) gli obiettivi programmatici,  indicati  per  ciascun
anno del periodo di riferimento, in  rapporto  al  prodotto
interno lordo e, tenuto conto della  manovra  di  cui  alla
lettera f), per l’indebitamento  netto,  per  il  saldo  di
cassa,  al  netto  e  al  lordo  degli  interessi  e  delle
eventuali  misure  una   tantum   ininfluenti   sul   saldo
strutturale  del  conto  economico  delle   amministrazioni
pubbliche, e per il debito delle amministrazioni pubbliche,
articolati per i sottosettori di cui alla lettera a);
f) l’articolazione  della  manovra  necessaria  per  il
conseguimento degli  obiettivi  di  cui  alla  lettera  e),
almeno per un triennio, per  i  sottosettori  di  cui  alla
lettera a), nonche’ un’indicazione di massima delle  misure
attraverso le quali si prevede di  raggiungere  i  predetti
g) il prodotto potenziale e gli indicatori  strutturali
programmatici   del   conto   economico   delle   pubbliche
amministrazioni   per   ciascun   anno   del   periodo   di
h) le previsioni di finanza pubblica di lungo periodo e
gli interventi che si intende adottare  per  garantirne  la
sostenibilita’;
i) le diverse ipotesi di evoluzione  dell’indebitamento
netto  e  del  debito  rispetto  a  scenari  di  previsione
alternativi riferiti al  tasso  di  crescita  del  prodotto
interno lordo, della struttura dei tassi di interesse e del
saldo primario.
3. La seconda sezione del DEF contiene:
a) l’analisi del conto economico e del conto  di  cassa
delle  amministrazioni  pubbliche  nell’anno  precedente  e
degli  eventuali  scostamenti   rispetto   agli   obiettivi
programmatici  indicati   nel   DEF   e   nella   Nota   di
aggiornamento di cui all’articolo 10-bis;
b) le previsioni tendenziali  a  legislazione  vigente,
almeno per il triennio successivo, basate sui parametri  di
cui al comma 2, lettera c), e, per la  parte  discrezionale
della  spesa,   sull’invarianza   dei   servizi   e   delle
prestazioni offerte, dei flussi di entrata e di uscita  del
conto economico dei sottosettori di cui al comma 2, lettera
a), al netto e al lordo delle eventuali misure  una  tantum
ininfluenti sul saldo strutturale del conto economico delle
amministrazioni pubbliche, e di quelli del saldo  di  cassa
delle  amministrazioni  pubbliche,  con  un’indicazione  di
massima, anche  per  l’anno  in  corso,  dei  motivi  degli
scostamenti tra gli andamenti  tendenziali  indicati  e  le
previsioni    riportate    nei     precedenti     documenti
programmatici, nonche’ con  l’indicazione  della  pressione
fiscale  delle  amministrazioni  pubbliche.  Sono   inoltre
indicate   le   previsioni   relative   al   debito   delle
amministrazioni  pubbliche  nel  loro  complesso  e  per  i
sottosettori di cui al comma  2,  lettera  a),  nonche’  le
risorse destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate,
con evidenziazione dei fondi nazionali addizionali;
c)  un’indicazione   delle   previsioni   a   politiche
invariate per i principali aggregati  del  conto  economico
delle amministrazioni pubbliche riferite almeno al triennio
d) le previsioni tendenziali, almeno  per  il  triennio
successivo, del saldo di cassa del  settore  statale  e  le
indicazioni sulle correlate modalita’ di copertura;
e) in coerenza con gli obiettivi di  cui  al  comma  2,
lettera  e),  e  con  i   loro   eventuali   aggiornamenti,
l’individuazione di regole generali  sull’evoluzione  della
spesa delle amministrazioni pubbliche;
f) le informazioni di dettaglio sui risultati  e  sulle
previsioni dei  conti  dei  principali  settori  di  spesa,
almeno  per  il  triennio   successivo,   con   particolare
riferimento a quelli relativi  al  pubblico  impiego,  alla
protezione sociale e alla sanita’, nonche’ sul debito delle
amministrazioni pubbliche e sul relativo costo medio.
4. In apposita nota metodologica, allegata alla seconda
sezione del DEF, sono esposti analiticamente i  criteri  di
formulazione delle previsioni tendenziali di cui  al  comma
3, lettera b).
5.  La  terza  sezione  del  DEF  reca  lo  schema  del
Programma nazionale di riforma di cui all’articolo 9, comma
1. Lo  schema  contiene  gli  elementi  e  le  informazioni
previsti  dai  regolamenti  dell’Unione  europea  e   dalle
specifiche  linee  guida  per  il  Programma  nazionale  di
riforma. In particolare, la terza sezione indica:
a) lo stato di avanzamento delle riforme  avviate,  con
indicazione  dell’eventuale  scostamento  tra  i  risultati
previsti e quelli conseguiti;
b) gli squilibri macroeconomici nazionali e  i  fattori
di natura macroeconomica che incidono sulla competitivita’;
c) le priorita’ del Paese e le  principali  riforme  da
attuare, i tempi previsti  per  la  loro  attuazione  e  la
compatibilita’ con  gli  obiettivi  programmatici  indicati
nella prima sezione del DEF;
d) i prevedibili  effetti  delle  riforme  proposte  in
termini di crescita dell’economia, di  rafforzamento  della
competitivita’  del  sistema   economico   e   di   aumento
6. In allegato  al  DEF  sono  indicati  gli  eventuali
disegni  di  legge  collegati  alla  manovra   di   finanza
pubblica, ciascuno dei quali reca disposizioni omogenee per
materia,   tenendo    conto    delle    competenze    delle
amministrazioni,  e  concorre   al   raggiungimento   degli
obiettivi programmatici, con esclusione di quelli  relativi
alla fissazione dei saldi di cui all’articolo 11, comma  1,
nonche’ all’attuazione del Programma nazionale  di  riforma
di cui all’articolo 9, comma 1, anche attraverso interventi
di  carattere  ordinamentale,  organizzatorio   ovvero   di
rilancio   e   sviluppo   dell’economia.   I    regolamenti
parlamentari determinano  le  procedure  e  i  termini  per
l’esame dei disegni di legge collegati.
7. Il Ministro dello sviluppo economico  presenta  alle
Camere, entro il 10 aprile dell’anno successivo a quello di
riferimento, in allegato  al  DEF,  un’unica  relazione  di
sintesi   sugli   interventi    realizzati    nelle    aree
sottoutilizzate,  evidenziando  il  contributo  dei   fondi
nazionali addizionali,  e  sui  risultati  conseguiti,  con
particolare  riguardo  alla   coesione   sociale   e   alla
sostenibilita’  ambientale,   nonche’   alla   ripartizione
territoriale degli interventi.
8. In  allegato  al  DEF  e’  presentato  il  programma
predisposto ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della  legge
21 dicembre  2001,  n.  443,  e  successive  modificazioni,
nonche’ lo stato  di  avanzamento  del  medesimo  programma
relativo  all’anno  precedente,  predisposto  dal  Ministro
9. In allegato  al  DEF  e’  presentato  un  documento,
predisposto dal Ministro dell’ambiente e della  tutela  del
territorio  e  del  mare,  sentiti   gli   altri   Ministri
interessati, sullo stato di attuazione degli impegni per la
riduzione delle emissioni  di  gas  ad  effetto  serra,  in
coerenza   con   gli   obblighi   internazionali    assunti
dall’Italia  in  sede  europea  e  internazionale,  e   sui
relativi indirizzi.
10. In apposito allegato  al  DEF,  in  relazione  alla
spesa  del  bilancio  dello  Stato,   sono   esposte,   con
riferimento agli ultimi  dati  di  consuntivo  disponibili,
distinte tra spese correnti e spese in conto  capitale,  le
risorse  destinate  alle  singole  regioni,  con   separata
evidenza   delle   categorie   economiche    relative    ai
trasferimenti  correnti  e  in  conto  capitale  agli  enti
locali, e alle province autonome di Trento e di Bolzano.
11. Il Ministro dell’economia e delle finanze, entro il
30 giugno di ogni anno, a integrazione del  DEF,  trasmette
alle Camere un apposito allegato in cui  sono  riportati  i
risultati del  monitoraggio  degli  effetti  sui  saldi  di
finanza pubblica, sia per le  entrate  sia  per  le  spese,
derivanti dalle misure contenute nelle manovre di  bilancio
adottate anche in corso d’anno, che il  Dipartimento  della
Ragioneria generale dello Stato  e  il  Dipartimento  delle
finanze del Ministero dell’economia e  delle  finanze  sono
tenuti ad assicurare; sono inoltre indicati gli scostamenti
rispetto  alle  valutazioni  originarie   e   le   relative
motivazioni.»;
« Art. 10-bis. Nota di aggiornamento del  Documento  di
a)   l’eventuale    aggiornamento    degli    obiettivi
programmatici di cui all’articolo 10, comma 2, lettera  e),
al fine di stabilire  una  diversa  articolazione  di  tali
obiettivi tra i sottosettori di cui all’articolo 10,  comma
2, lettera a), ovvero di recepire raccomandazioni approvate
dal Consiglio dell’Unione europea, nonche’ delle previsioni
macroeconomiche e di finanza pubblica per l’anno in corso e
per il restante periodo di riferimento;
b) in valore assoluto, gli obiettivi di saldo netto  da
finanziare del bilancio dello Stato e di saldo di cassa del
settore statale;
c)  le  osservazioni  e  le   eventuali   modifiche   e
integrazioni del DEF in relazione alle raccomandazioni  del
Consiglio dell’Unione  europea  relative  al  Programma  di
stabilita’ e al  Programma  nazionale  di  riforma  di  cui
all’articolo 9, comma 1;
d) in coerenza con gli obiettivi  di  cui  all’articolo
10,  comma  2,  lettera  e),  e  con   i   loro   eventuali
aggiornamenti, il contenuto del Patto di stabilita’ interno
e le sanzioni previste ai sensi dell’articolo 17, comma  1,
lettera e), della legge 5 maggio 2009, n. 42, da  applicare
nel caso di mancato rispetto di quanto previsto  dal  Patto
di stabilita’ interno, nonche’ il contenuto  del  Patto  di
convergenza e le misure atte a realizzare  il  percorso  di
convergenza previsto dall’articolo 18 della citata legge n.
42 del 2009, come modificato  dall’articolo  51,  comma  3,
2. Qualora si renda necessario procedere a una modifica
degli obiettivi di finanza pubblica, entro il 10  settembre
il Governo, in attuazione di quanto previsto  dall’articolo
5, comma 1, lettera a), della legge 5 maggio 2009,  n.  42,
invia alla Conferenza permanente per il coordinamento della
finanza pubblica, per il preventivo  parere,  da  esprimere
entro il 15 settembre, le linee guida per  la  ripartizione
degli obiettivi di cui all’articolo 10,  comma  2,  lettera
e), della presente legge. Entro il medesimo termine del  10
settembre le linee guida sono trasmesse alle  Camere.  Alle
Camere e’ altresi’ trasmesso il  parere  di  cui  al  primo
3. La Nota di  aggiornamento  di  cui  al  comma  1  e’
programmi da avviare.
4. Alle  relazioni  di  cui  al  comma  3  il  Ministro
dell’economia e delle finanze allega un quadro  riassuntivo
di tutte le leggi di spesa  a  carattere  pluriennale,  con
indicazione, per ciascuna legge, degli eventuali rinnovi  e
della  relativa  scadenza,  delle  somme   complessivamente
autorizzate, indicando quelle effettivamente  erogate  e  i
relativi  residui  di  ciascun  anno,  nonche’  quelle  che
restano ancora da erogare.
5. In apposita sezione del quadro riassuntivo di cui al
comma 4  e’  esposta,  in  allegato,  la  ricognizione  dei
contributi pluriennali iscritti nel bilancio  dello  Stato,
con  specifica  indicazione  di  quelli  attivati  e  delle
eventuali  ulteriori  risorse,  anche  non   statali,   che
concorrono    al    finanziamento    dell’opera     nonche’
dell’ammontare utilizzato. Entro il 30 giugno  i  Ministeri
competenti comunicano al Ministero  dell’economia  e  delle
finanze  tutti  i  dati  necessari   alla   predisposizione
dell’allegato di cui al presente  comma.  A  seguito  della
completa attivazione delle procedure di monitoraggio di cui
all’articolo 30, comma 9, lettera f), la sezione di cui  al
primo periodo da’ inoltre  conto  della  valutazione  degli
effetti  sui  saldi  di  finanza  pubblica  dei  contributi
pluriennali iscritti nel bilancio dello Stato.
6. Fermo restando  quanto  previsto  dal  comma  1,  il
Governo, qualora per finalita’ analoghe a quelle di cui  al
medesimo comma 1, lettera a), ovvero per il verificarsi  di
eventi eccezionali, intenda aggiornare gli obiettivi di cui
all’articolo 10, comma 2, lettera e),  ovvero  in  caso  di
scostamenti rilevanti degli andamenti di  finanza  pubblica
rispetto  ai  medesimi  obiettivi  che  rendano   necessari
interventi   correttivi,   trasmette   una   relazione   al
Parlamento nella quale indica le ragioni dell’aggiornamento
ovvero degli scostamenti, nonche’ gli interventi correttivi
che si prevede di adottare.
7. In allegato alla Nota di  aggiornamento  di  cui  al
comma 1 sono indicati eventuali disegni di legge collegati,
con i requisiti di cui all’articolo 10, comma 6.».
– Si riporta il testo dell’art. 8  del  citato  decreto
legislativo n. 281 del 1997:
« Art. 8. Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
1. La Conferenza Stato-citta’ ed  autonomie  locali  e’
rappresentano le citta’ individuate dall’articolo 17  della
1. Per le finalita’ di cui all’articolo 1, nonche’  allo  scopo  di
accelerare la realizzazione  degli  interventi  di  cui  al  presente
decreto e di assicurare la qualita’ della spesa pubblica, il Ministro
delegato, d’intesa con il Ministro dell’economia e  delle  finanze  e
con gli altri Ministri interessati,  stipula  con  le  Regioni  e  le
amministrazioni competenti un “contratto istituzionale  di  sviluppo”
che destina le risorse del  Fondo  assegnate  dal  CIPE  e  individua
responsabilita’, tempi e modalita’ di attuazione degli interventi.
2. Il contratto istituzionale  di  sviluppo,  esplicita,  per  ogni
intervento o categoria di interventi o programma, il  soddisfacimento
dei criteri di ammissibilita’ di  cui  all’articolo  5,  comma  4,  e
definisce il cronoprogramma, le  responsabilita’  dei  contraenti,  i
criteri di valutazione  e  di  monitoraggio  e  le  sanzioni  per  le
eventuali   inadempienze,   prevedendo   anche   le   condizioni   di
definanziamento   anche   parziale   degli   interventi   ovvero   la
attribuzione delle relative risorse ad altro livello di governo,  nel
rispetto del principio di sussidiarieta’. In caso  di  partecipazione
dei  concessionari  di  servizi  pubblici,  competenti  in  relazione
all’intervento o alla categoria  di  interventi  o  al  programma  da
realizzare, il  contratto  istituzionale  di  sviluppo  definisce  le
attivita’ che sono eseguite dai predetti concessionari,  il  relativo
cronoprogramma,  meccanismi  di  controllo   delle   attivita’   loro
demandate, sanzioni e  garanzie  in  caso  di  inadempienza,  nonche’
apposite procedure sostitutive finalizzate ad assicurare il  rispetto
degli impegni assunti inserendo a  tal  fine  obbligatoriamente,  nei
contratti   con   i   concessionari,   clausole    inderogabili    di
responsabilita’ civile e di decadenza. Il contratto istituzionale  di
sviluppo  puo’  prevedere,  tra  le  modalita’  attuative,   che   le
amministrazioni centrali e regionali si  avvalgano  di  organismi  di
diritto pubblico in possesso dei necessari requisiti di competenza  e
3.  La  progettazione,  l’approvazione  e  la  realizzazione  degli
interventi individuati nel contratto  istituzionale  di  sviluppo  e’
disciplinata dalle norme di cui alla parte II, titolo III,  capo  IV,
del decreto legislativo 12 aprile  2006,  n.  163.  Nei  giudizi  che
riguardano   le   procedure   di   progettazione,   approvazione    e
realizzazione   degli   interventi    individuati    nel    contratto
istituzionale  di  sviluppo  si  applicano  le  disposizioni  di  cui
all’articolo 125 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104. Per i
medesimi interventi, si applicano le vigenti disposizioni in  materia
di prevenzione e repressione della  criminalita’  organizzata  e  dei
tentativi di infiltrazione mafiosa, ivi comprese  quelle  concernenti
le comunicazioni e informazioni antimafia.
4. Le risorse del Fondo sono trasferite ai soggetti assegnatari, in
relazione allo stato di avanzamento della spesa, in appositi fondi  a
destinazione vincolata alle finalita’ approvate, che garantiscono  la
piena tracciabilita’ delle risorse attribuite, anche in linea con  le
procedure previste dall’articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136
e dall’articolo 30 della legge 31 dicembre 2009, n. 196.  I  soggetti
assegnatari, al fine di garantire la specialita’  e  l’addizionalita’
degli  interventi,  iscrivono  nei  relativi  bilanci   i   Fondi   a
destinazione vincolata di cui  al  primo  periodo,  attribuendo  loro
un’autonoma  evidenza  contabile  e  specificando,   nella   relativa
denominazione, che gli stessi sono costituiti  da  risorse  derivanti
5. L’attuazione degli  interventi  e’  coordinata  e  vigilata  dal
Dipartimento per lo sviluppo e  la  coesione  economica,  di  seguito
denominato “Dipartimento”,  che  controlla,  monitora  e  valuta  gli
obiettivi raggiunti anche  mediante  forme  di  cooperazione  con  le
amministrazioni statali, centrali e periferiche, regionali e locali e
in raccordo con i Nuclei di valutazione delle amministrazioni statali
e  delle  Regioni,  assicurando,  altresi’,  il  necessario  supporto
tecnico e operativo senza nuovi o maggiori  oneri  nell’ambito  delle
competenze istituzionali. Le amministrazioni interessate effettuano i
controlli  necessari  al  fine  di  garantire  la  correttezza  e  la
regolarita’ della spesa e  partecipano  al  sistema  di  monitoraggio
unitario di cui al Quadro Strategico Nazionale 2007/2013 previsto,  a
legislazione vigente,  presso  la  Ragioneria  Generale  dello  Stato
secondo  le  procedure  vigenti  e,  ove  previsto,  al  sistema   di
monitoraggio del Dipartimento, senza nuovi o maggiori  oneri  per  la
finanza   pubblica.   I   sistemi   informativi    garantiscono    la
tracciabilita’ dei flussi finanziari comunitari e nazionali fino alla
realizzazione materiale dell’intervento anche ai sensi della legge n.
196 del 2009, assicurando, sulla base di apposite intese, l’accesso a
tali informazioni da parte della  Camera  dei  deputati,  del  Senato
della Repubblica e della Corte dei conti.
6.  In  caso  di  inerzia  o  inadempimento  delle  amministrazioni
pubbliche responsabili degli  interventi  individuati  ai  sensi  del
presente decreto, anche con riferimento  al  mancato  rispetto  delle
scadenze del cronoprogramma e, comunque, ove si renda  necessario  al
fine  di  evitare  il  disimpegno  automatico   dei   fondi   erogati
dall’Unione  europea,  il  Governo,  al   fine   di   assicurare   la
competitivita’, la coesione e l’unita’ economica del Paese,  esercita
il potere sostitutivo ai  sensi  dell’articolo  120,  comma  secondo,
della  Costituzione  secondo  le  modalita’  procedurali  individuate
dall’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, e dagli articoli 5
e 11 della legge n. 400 del 1988  e  dalle  vigenti  disposizioni  in
materia di interventi sostitutivi finalizzati all’esecuzione di opere
e di investimenti nel caso di inadempienza di amministrazioni statali
ovvero di quanto previsto dai contratti istituzionali di  sviluppo  e
dalle concessioni nel  caso  di  inadempienza  dei  concessionari  di
servizi pubblici,  anche  attraverso  la  nomina  di  un  commissario
straordinario, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza  pubblica,
il quale cura tutte le attivita’ di competenza delle  amministrazioni
pubbliche occorrenti all’autorizzazione e all’effettiva realizzazione
degli interventi programmati, nel limite  delle  risorse  allo  scopo
finalizzate.
2004/18/CE)  e’  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale,  2
maggio 2006, n. 100.
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  125  del  decreto
legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell’articolo
44 della legge 18 giugno 2009, n.  69,  recante  delega  al
governo per il riordino del processo amministrativo.):
«Art. 125. Ulteriori disposizioni  processuali  per  le
controversie relative a infrastrutture strategiche
1.  Nei  giudizi  che  riguardano   le   procedure   di
progettazione,   approvazione,   e   realizzazione    delle
infrastrutture e degli insediamenti produttivi  e  relative
attivita’ di espropriazione, occupazione e asservimento, di
cui  alla  parte  II,  titolo  III,  capo  IV  del  decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, oltre alle disposizioni
del presente Capo, con  esclusione  dell’articolo  122,  si
applicano le seguenti previsioni.
2. In sede di pronuncia del provvedimento cautelare, si
3. Ferma restando l’applicazione degli articoli  121  e
123,  al  di  fuori  dei  casi  in  essi   contemplati   la
per equivalente. Si applica l’articolo 34, comma 3.
4. Le disposizioni del comma 3 si applicano anche  alle
controversie relative alle procedure  di  cui  all’articolo
140 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.».
– Si riporta il testo dell’articolo 3  della  legge  13
agosto 2010, n. 136 (Piano straordinario contro  le  mafie,
nonche’  delega  al  Governo  in   materia   di   normativa
antimafia):
«Art. 3. Tracciabilita’ dei flussi finanziari
1.  Per  assicurare  la   tracciabilita’   dei   flussi
finanziari finalizzata a prevenire infiltrazioni criminali,
gli appaltatori, i subappaltatori e i  subcontraenti  della
filiera  delle   imprese   nonche’   i   concessionari   di
finanziamenti pubblici anche  europei  a  qualsiasi  titolo
interessati ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici
devono utilizzare uno  o  piu’  conti  correnti  bancari  o
postali, accesi presso banche o presso  la  societa’  Poste
italiane Spa, dedicati, anche non in via  esclusiva,  fermo
restando  quanto  previsto  dal  comma  5,  alle   commesse
pubbliche. Tutti i movimenti finanziari relativi ai lavori,
ai servizi e alle forniture pubblici nonche’ alla  gestione
dei finanziamenti di cui al  primo  periodo  devono  essere
registrati sui conti  correnti  dedicati  e,  salvo  quanto
previsto   al   comma   3,   devono    essere    effettuati
esclusivamente tramite lo strumento del bonifico bancario o
postale,  ovvero  con  altri  strumenti  di  incasso  o  di
pagamento idonei a consentire la piena tracciabilita’ delle
2. I pagamenti destinati  a  dipendenti,  consulenti  e
fornitori  di  beni  e  servizi  rientranti  tra  le  spese
generali  nonche’  quelli  destinati  alla   provvista   di
immobilizzazioni  tecniche  sono  eseguiti  tramite   conto
corrente dedicato di cui al comma 1,  anche  con  strumenti
diversi dal bonifico bancario o postale  purche’  idonei  a
garantire la  piena  tracciabilita’  delle  operazioni  per
l’intero importo dovuto, anche se questo non e’  riferibile
in via esclusiva alla realizzazione degli interventi di cui
al medesimo comma 1.
3.  I  pagamenti  in  favore  di  enti   previdenziali,
assicurativi e istituzionali, nonche’ quelli in  favore  di
gestori e fornitori  di  pubblici  servizi,  ovvero  quelli
riguardanti tributi,  possono  essere  eseguiti  anche  con
strumenti diversi dal bonifico bancario  o  postale,  fermo
restando l’obbligo di documentazione della  spesa.  Per  le
spese giornaliere, di importo inferiore o  uguale  a  1.500
euro, relative agli interventi di cui al comma  1,  possono
essere utilizzati sistemi diversi dal bonifico  bancario  o
postale, fermi restando il divieto di impiego del  contante
e l’obbligo  di  documentazione  della  spesa.  L’eventuale
costituzione di un fondo  cassa  cui  attingere  per  spese
giornaliere,  salvo  l’obbligo  di  rendicontazione,   deve
essere effettuata tramite bonifico  bancario  o  postale  o
altro  strumento  di  pagamento  idoneo  a  consentire   la
tracciabilita’ delle operazioni, in favore di  uno  o  piu’
4. Ove per il pagamento di spese estranee ai lavori, ai
servizi e alle forniture di cui al comma 1  sia  necessario
il ricorso a somme provenienti da conti  correnti  dedicati
di cui al medesimo comma 1, questi  ultimi  possono  essere
successivamente reintegrati mediante  bonifico  bancario  o
5. Ai fini della tracciabilita’ dei flussi  finanziari,
gli strumenti di pagamento devono riportare, in relazione a
ciascuna  transazione  posta  in  essere   dalla   stazione
appaltante e dagli altri soggetti di cui  al  comma  1,  il
codice   identificativo   di   gara    (CIG),    attribuito
dall’Autorita’  di  vigilanza  sui  contratti  pubblici  di
lavori, servizi e forniture  su  richiesta  della  stazione
appaltante e, ove obbligatorio ai  sensi  dell’articolo  11
della legge 16 gennaio 2003,  n.  3,  il  codice  unico  di
progetto (CUP). In regime transitorio, sino all’adeguamento
dei sistemi telematici delle banche e della societa’  Poste
italiane Spa, il CUP  puo’  essere  inserito  nello  spazio
destinato   alla   trascrizione   della   motivazione   del
6.  La  stazione  appaltante  richiede  il   CUP   alla
struttura di supporto CUP, operativa presso il Dipartimento
per la programmazione e  il  coordinamento  della  politica
economica della Presidenza del Consiglio dei ministri.
7. I  soggetti  di  cui  al  comma  1  comunicano  alla
stazione appaltante o  all’amministrazione  concedente  gli
estremi identificativi dei conti correnti dedicati  di  cui
al  medesimo  comma  1  entro  sette  giorni   dalla   loro
accensione o, nel caso di conti  correnti  gia’  esistenti,
dalla loro prima utilizzazione  in  operazioni  finanziarie
relative ad una commessa pubblica,  nonche’,  nello  stesso
termine, le generalita’ e il codice fiscale  delle  persone
delegate  ad  operare  su  di  essi.  Gli  stessi  soggetti
provvedono, altresi’, a comunicare ogni  modifica  relativa
ai dati trasmessi.
8. La stazione appaltante, nei  contratti  sottoscritti
con gli appaltatori relativi ai lavori, ai servizi  e  alle
forniture di cui al comma 1, inserisce, a pena di  nullita’
assoluta, un’apposita clausola con la quale  essi  assumono
gli obblighi di tracciabilita’ dei flussi finanziari di cui
alla presente legge. L’appaltatore, il subappaltatore o  il
subcontraente  che  ha  notizia  dell’inadempimento   della
propria  controparte  agli   obblighi   di   tracciabilita’
finanziaria di cui al presente articolo  ne  da’  immediata
comunicazione   alla    stazione    appaltante    e    alla
prefettura-ufficio territoriale del Governo della provincia
ove ha sede  la  stazione  appaltante  o  l’amministrazione
9. La stazione appaltante verifica  che  nei  contratti
sottoscritti con i subappaltatori e i  subcontraenti  della
filiera delle imprese a  qualsiasi  titolo  interessate  ai
lavori, ai servizi e alle forniture di cui al comma  1  sia
inserita, a pena di nullita’ assoluta, un’apposita clausola
con la quale  ciascuno  di  essi  assume  gli  obblighi  di
tracciabilita’ dei flussi finanziari di cui  alla  presente
9-bis. Il mancato  utilizzo  del  bonifico  bancario  o
postale ovvero degli altri strumenti idonei a consentire la
piena tracciabilita’ delle operazioni costituisce causa  di
risoluzione del contratto.».
– Si riporta il testo  dell’articolo  30  della  citata
«Art. 30. Leggi di  spesa  pluriennale  e  a  carattere
1. Le leggi pluriennali  di  spesa  in  conto  capitale
quantificano la spesa complessiva, l’onere  per  competenza
relativo al primo anno di applicazione, nonche’ le quote di
competenza attribuite a ciascuno degli anni considerati nel
bilancio  pluriennale;  la   legge   di   stabilita’   puo’
annualmente rimodulare le quote previste per ciascuno degli
anni  considerati  nel  bilancio  pluriennale,  nei  limiti
dell’autorizzazione complessiva ai sensi dell’articolo  11,
2.  Le  amministrazioni  pubbliche  possono   stipulare
contratti  o   comunque   assumere   impegni   nei   limiti
dell’intera somma indicata dalle leggi di cui  al  comma  1
ovvero nei limiti indicati nella  legge  di  stabilita’.  I
relativi pagamenti devono, comunque, essere  contenuti  nei
limiti delle autorizzazioni annuali di bilancio.
3. Le leggi di spesa che  autorizzano  l’iscrizione  in
bilancio  di  contributi  pluriennali  stabiliscono  anche,
qualora la natura degli interventi lo richieda, le relative
modalita’ di utilizzo, mediante:
a) autorizzazione concessa al  beneficiario,  a  valere
sul contributo stesso, a stipulare operazioni di mutui  con
istituti di credito il cui onere di ammortamento e’ posto a
carico dello Stato.  In  tal  caso  il  debito  si  intende
assunto dallo  Stato  che  provvede,  attraverso  specifica
delega del beneficiario medesimo, ad erogare il  contributo
direttamente all’istituto di credito;
b) spesa ripartita da erogare al  beneficiario  secondo
le cadenze temporali stabilite dalla legge.
4. Nel caso  si  proceda  all’utilizzo  dei  contributi
pluriennali secondo le modalita’ di cui al comma 3, lettera
a),  al   momento   dell’attivazione   dell’operazione   le
amministrazioni che erogano il  contributo  sono  tenute  a
comunicare al Ministero dell’economia  e  delle  finanze  –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato il piano
di ammortamento del mutuo con  distinta  indicazione  della
quota capitale e della quota interessi. Sulla base di  tale
comunicazione  il  Ministero   procede   a   iscrivere   il
contributo tra le spese per interessi passivi e il rimborso
di passivita’ finanziarie.
5. La disposizione di cui al comma 4 si applica anche a
tutti i contributi pluriennali iscritti in bilancio  per  i
quali siano gia’ state attivate alla  data  di  entrata  in
vigore della presente legge in tutto o in parte le relative
operazioni di mutuo.
6.  Le  leggi   di   spesa   a   carattere   permanente
quantificano l’onere annuale previsto  per  ciascuno  degli
esercizi compresi nel bilancio pluriennale.  Esse  indicano
inoltre l’onere a regime ovvero, nel caso  in  cui  non  si
tratti  di  spese   obbligatorie,   possono   rinviare   le
quantificazioni dell’onere annuo alla legge di stabilita’ a
norma dell’articolo 11, comma 3, lettera d).  Nel  caso  in
cui l’onere a regime e’ superiore a quello indicato per  il
terzo anno del triennio di riferimento, la copertura  segue
il profilo temporale dell’onere.
7.  Il  disegno  di  legge  di  stabilita’  indica,  in
apposito allegato, per ciascuna legge di spesa  pluriennale
di cui all’articolo 11, comma 3, lettera e), i  residui  di
stanziamento in essere al 30 giugno dell’anno in  corso  e,
ove  siano  previsti  versamenti  in   conti   correnti   o
contabilita’ speciali di tesoreria, le giacenze  in  essere
alla medesima data.
8.  Il  Governo  e’   delegato   ad   adottare,   entro
realizzazione di opere pubbliche.
9. I decreti legislativi di cui al comma 8 sono emanati
definizione del programma di cui all’articolo 1,  comma  1,
della  legge  21  dicembre  2001,  n.  443,  e   successive
fondi. Al «fondo progetti» si accede a  seguito  dell’esito
degli studi di fattibilita’; al  «fondo  opere»  si  accede
i termini stabiliti.
10. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al  comma
8 sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della
delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per
i  profili   finanziari   entro   sessanta   giorni   dalla
trasmissione.  Decorso  tale  termine,  i  decreti  possono
essere comunque adottati.
11. Per i tre esercizi finanziari successivi  a  quello
in corso alla data di  entrata  in  vigore  della  presente
legge, su  proposta  adeguatamente  motivata  dei  Ministri
competenti,  che  illustri  lo  stato  di  attuazione   dei
programmi di spesa e i relativi tempi di realizzazione,  il
Ministro dell’economia e delle finanze, previa  valutazione
delle cause che ne determinano la necessita’ e al  fine  di
evitare   l’insorgenza   di   possibili   contenziosi   con
conseguenti oneri, puo’ prorogare di un  ulteriore  anno  i
termini di conservazione dei  residui  passivi  relativi  a
spese in conto capitale ».
– Per il testo  dell’art.  120,  comma  secondo,  della
– Si riporta il testo dell’art. 8 della legge 5  giugno
«Art.   8.   Attuazione   dell’articolo    120    della
marzo 1998, n. 112».
– Si riporta il testo degli articoli 5 e 11 della legge
23 agosto  1988,  n.  400,  (Disciplina  dell’attivita’  di
«Art 5. Attribuzioni del Presidente del  Consiglio  dei
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri a nome  del
a) comunica alle Camere la composizione del  Governo  e
ogni mutamento in essa intervenuto;
b) chiede la fiducia sulle dichiarazioni  di  cui  alla
lettera a) del comma 3 dell’articolo 2 e pone, direttamente
o  a  mezzo  di  un  ministro  espressamente  delegato,  la
questione di fiducia;
c) sottopone al Presidente della  Repubblica  le  leggi
per la promulgazione; in  seguito  alla  deliberazione  del
Consiglio  dei  ministri,  i  disegni  di  legge   per   la
presentazione alle Camere e, per l’emanazione, i testi  dei
decreti aventi valore o forza  di  legge,  dei  regolamenti
governativi e degli altri atti indicati dalle leggi;
d) controfirma gli atti di  promulgazione  delle  leggi
nonche’ ogni atto per il quale e’ intervenuta deliberazione
del Consiglio dei ministri, gli atti  che  hanno  valore  o
forza di legge e, insieme con il ministro  proponente,  gli
altri atti indicati dalla legge;
e)  presenta  alle  Camere  i  disegni  di   legge   di
iniziativa governativa  e,  anche  attraverso  il  ministro
espressamente delegato, esercita le facolta’ del Governo di
cui all’articolo 72 della Costituzione;
f) esercita le attribuzioni di cui alla legge 11  marzo
1953, n. 87,  e  promuove  gli  adempimenti  di  competenza
governativa  conseguenti   alle   decisioni   della   Corte
costituzionale.   Riferisce   inoltre   periodicamente   al
Consiglio dei ministri, e ne da’ comunicazione alle Camere,
sullo stato del contenzioso costituzionale, illustrando  le
linee seguite nelle determinazioni relative agli interventi
nei giudizi  dinanzi  alla  Corte  costituzionale.  Segnala
altresi’, anche su  proposta  dei  ministri  competenti,  i
settori della legislazione nei  quali,  in  relazione  alle
questioni  di  legittimita’  costituzionale  pendenti,  sia
utile valutare l’opportunita’ di iniziative legislative del
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri,  ai  sensi
dell’articolo 95, primo comma, della Costituzione:
a) indirizza ai  ministri  le  direttive  politiche  ed
amministrative  in  attuazione  delle   deliberazioni   del
Consiglio dei ministri nonche’ quelle connesse alla propria
responsabilita’ di direzione della  politica  generale  del
b) coordina e  promuove  l’attivita’  dei  ministri  in
ordine agli atti che riguardano la  politica  generale  del
c) puo’ sospendere l’adozione  di  atti  da  parte  dei
ministri competenti  in  ordine  a  questioni  politiche  e
amministrative, sottoponendoli al  Consiglio  dei  ministri
nella riunione immediatamente successiva;
c-bis) puo’ deferire al Consiglio dei Ministri, ai fini
di una  complessiva  valutazione  ed  armonizzazione  degli
interessi pubblici coinvolti,  la  decisione  di  questioni
sulle  quali  siano  emerse  valutazioni  contrastanti  tra
amministrazioni a diverso titolo competenti in ordine  alla
definizione di atti e provvedimenti;
d) concorda con i  ministri  interessati  le  pubbliche
dichiarazioni che essi intendano  rendere  ogni  qualvolta,
eccedendo la normale responsabilita’ ministeriale,  possano
impegnare la politica generale del Governo;
e) adotta le direttive per assicurare  l’imparzialita’,
il buon andamento e l’efficienza degli  uffici  pubblici  e
promuove le verifiche necessarie; in  casi  di  particolare
rilevanza puo’ richiedere al ministro competente  relazioni
e verifiche amministrative;
f) promuove l’azione dei ministri per assicurare che le
aziende e gli enti  pubblici  svolgano  la  loro  attivita’
secondo  gli  obiettivi  indicati  dalle   leggi   che   ne
definiscono l’autonomia e in  coerenza  con  i  conseguenti
g) esercita le attribuzioni conferitegli dalla legge in
materia di servizi di sicurezza e di segreto di Stato;
h) puo’ disporre, con proprio decreto, l’istituzione di
particolari  Comitati  di  ministri,  con  il  compito   di
esaminare  in   via   preliminare   questioni   di   comune
competenza, di esprimere parere su direttive dell’attivita’
del Governo  e  su  problemi  di  rilevante  importanza  da
sottoporre  al  Consiglio   dei   ministri,   eventualmente
avvalendosi anche di esperti non appartenenti alla pubblica
i) puo’ disporre la costituzione di gruppi di studio  e
di lavoro composti in modo da  assicurare  la  presenza  di
tutte   le   competenze   dicasteriali    interessate    ed
eventualmente  di  esperti  anche  non  appartenenti   alla
3.  Il   Presidente   del   Consiglio   dei   ministri,
direttamente o conferendone delega ad un ministro:
a) promuove e coordina l’azione  del  Governo  relativa
alle politiche comunitarie e  assicura  la  coerenza  e  la
tempestivita’  dell’azione  di  Governo  e  della  pubblica
amministrazione     nell’attuazione     delle     politiche
comunitarie,  riferendone   periodicamente   alle   Camere;
promuove  gli   adempimenti   di   competenza   governativa
conseguenti alle pronunce della Corte  di  giustizia  delle
Comunita’ europee; cura la  tempestiva  comunicazione  alle
Camere dei procedimenti normativi in corso nelle  Comunita’
europee,  informando  il  Parlamento  delle  iniziative   e
posizioni assunte dal Governo nelle specifiche materie;
a-bis)   promuove   gli   adempimenti   di   competenza
governativa conseguenti alle pronunce della  Corte  europea
dei diritti dell’uomo emanate  nei  confronti  dello  Stato
italiano; comunica tempestivamente alle Camere le  medesime
pronunce ai  fini  dell’esame  da  parte  delle  competenti
Commissioni parlamentari permanenti e presenta  annualmente
al Parlamento una relazione sullo stato di esecuzione delle
suddette pronunce;
b) promuove e coordina l’azione del Governo per  quanto
attiene ai rapporti con le regioni e le  province  autonome
di Trento e di Bolzano  e  sovraintende  all’attivita’  dei
commissari del Governo.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri esercita le
altre attribuzioni conferitegli dalla legge.»;
«Art. 11. Commissari straordinari del Governo
1.  Al   fine   di   realizzare   specifici   obiettivi
determinati in relazione a programmi o indirizzi deliberati
dal  Parlamento  o  dal  Consiglio  dei  ministri   o   per
particolari  e   temporanee   esigenze   di   coordinamento
operativo tra amministrazioni statali, puo’ procedersi alla
nomina  di  commissari  straordinari  del  Governo,   ferme
restando le attribuzioni dei Ministeri, fissate per legge.
ministri o un ministro da lui delegato».
1. La Relazione di sintesi sugli interventi realizzati  nelle  aree
sottoutilizzate e sui risultati conseguiti, di cui  all’articolo  10,
comma 7, della legge 31 dicembre  2009,  n.  196,  fornisce  elementi
informativi di dettaglio in merito all’attuazione delle  disposizioni
di cui al presente decreto ed e’  trasmessa  dal  Ministro  delegato,
contestualmente  alla  presentazione  alle  Camere,  alla  Conferenza
– Per il testo dell’ art. 10,  comma  7,  della  citata
legge n. 196 del 2009, si veda nelle note all’articolo 5.
1. In sede di prima  attuazione  dell’articolo  16  della  legge  5
maggio 2009, n. 42, restano comunque ferme  le  disposizioni  vigenti
che disciplinano i contributi speciali e gli interventi diretti dello
Stato in favore dei territori confinanti con  le  Regioni  a  statuto
speciale, dei territori montani e delle  isole  minori,  nonche’  gli
altri  contributi  e  interventi   diretti   dello   Stato   comunque
riconducibili all’articolo 119, quinto comma, della Costituzione, che
perseguono finalita’ diverse da quelle indicate all’articolo  1.  Con
uno o piu’ decreti legislativi adottati ai sensi della legge 5 maggio
2009,  n.  42  sono  introdotte  ulteriori   disposizioni   attuative
dell’articolo 16 della  citata  legge  con  riferimento  ai  predetti
contributi e interventi.
2.  In  attuazione  del  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.   78,
attribuzioni riconducibili all’esercizio delle funzioni di  indirizzo
politico-amministrativo in materia di politica di coesione economica,
sociale e territoriale si intendono riferite al Ministro delegato.
3. Fino  alla  conclusione  della  fase  transitoria  di  cui  agli
articoli 20 e 21 della legge  5  maggio  2009,  n.  42,  il  Ministro
delegato riferisce alla Commissione parlamentare per l’attuazione del
federalismo fiscale sulla realizzazione degli interventi previsti dal
– Per i riferimenti al decreto-legge n. 78 del 2010, si
– Si riporta il testo degli  articoli  20  e  21  della
«Art. 20.  Principi  e  criteri  direttivi  concernenti
norme transitorie per le regioni
1. I decreti legislativi di cui all’articolo  2  recano
una disciplina transitoria per le regioni, nel rispetto dei
a)  i  criteri  di  computo  delle  quote   del   fondo
perequativo di cui all’articolo 9  si  applicano  a  regime
dopo l’esaurimento di una fase  di  transizione  diretta  a
garantire   il   passaggio   graduale   dai   valori    dei
trasferimenti rilevati nelle singole regioni come media nel
triennio 2006-2008, al netto delle risorse erogate  in  via
straordinaria, ai valori determinati con  i  criteri  dello
stesso articolo 9;
b) l’utilizzo  dei  criteri  definiti  dall’articolo  9
avviene  a  partire   dall’effettiva   determinazione   del
contenuto  finanziario   dei   livelli   essenziali   delle
prestazioni, mediante  un  processo  di  convergenza  dalla
spesa storica al  fabbisogno  standard  in  un  periodo  di
c) per le materie diverse da quelle di cui all’articolo
117, secondo comma,  lettera  m),  della  Costituzione,  il
sistema di finanziamento  deve  divergere  progressivamente
dal criterio della spesa storica a favore  delle  capacita’
fiscali per abitante in cinque anni. Nel caso  in  cui,  in
sede  di  attuazione  dei  decreti  legislativi,   emergano
situazioni  oggettive  di  significativa   e   giustificata
insostenibilita’  per  alcune  regioni,   lo   Stato   puo’
attivare, previa intesa in sede  di  Conferenza  permanente
autonome di Trento e di Bolzano, meccanismi  correttivi  di
natura compensativa di durata pari al  periodo  transitorio
di cui alla presente lettera;
d) i meccanismi compensativi di  cui  alla  lettera  c)
vengono attivati  in  presenza  di  un  organico  piano  di
riorganizzazione dell’ente, coordinato con il Piano per  il
conseguimento  degli  obiettivi  di  convergenza   di   cui
all’articolo 18;
e) specificazione del termine da cui decorre il periodo
di cinque anni di cui alle lettere b) e c);
f)  garanzia  per   le   regioni,   durante   la   fase
transitoria, della copertura del differenziale certificato,
ove positivo, tra i dati previsionali e l’effettivo gettito
dei tributi di cui all’articolo 8, comma 1, lettera g);
g) acquisizione al bilancio  dello  Stato,  durante  la
fase  transitoria,  del  differenziale   certificato,   ove
negativo, tra i dati previsionali e l’effettivo gettito dei
tributi di cui all’articolo 8, comma 1, lettera g);
h) garanzia  che  la  somma  del  gettito  delle  nuove
entrate regionali di cui all’articolo 10, comma 1,  lettere
b) e c), sia, per il complesso  delle  regioni  di  cui  al
medesimo  articolo,   non   inferiore   al   valore   degli
stanziamenti di cui al comma 1, lettera  a),  del  medesimo
articolo 10 e che si effettui una verifica,  concordata  in
le regioni e le province autonome di Trento e  di  Bolzano,
dell’adeguatezza   e   della   congruita’   delle   risorse
finanziarie delle funzioni gia’ trasferite.
2. La legge statale disciplina  la  determinazione  dei
livelli essenziali di assistenza e dei  livelli  essenziali
delle prestazioni. Fino  a  loro  nuova  determinazione  in
virtu’  della  legge  statale  si  considerano  i   livelli
essenziali di  assistenza  e  i  livelli  essenziali  delle
prestazioni  gia’  fissati  in   base   alla   legislazione
statale»;
«Art. 21. Norme transitorie per gli enti locali
1. In sede di prima applicazione, i decreti legislativi
di cui all’articolo 2 recano norme transitorie per gli enti
locali, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) nel processo di attuazione dell’articolo  118  della
Costituzione, al  finanziamento  delle  ulteriori  funzioni
amministrative  nelle  materie  di  competenza  legislativa
dello Stato o delle regioni, nonche’ agli  oneri  derivanti
dall’eventuale ridefinizione dei contenuti  delle  funzioni
svolte dagli stessi alla data  di  entrata  in  vigore  dei
medesimi decreti legislativi,  provvedono  lo  Stato  o  le
regioni, determinando  contestualmente  adeguate  forme  di
copertura  finanziaria  coerenti  con  i   principi   della
b) garanzia  che  la  somma  del  gettito  delle  nuove
entrate di comuni e province in base  alla  presente  legge
sia, per il complesso dei  comuni  ed  il  complesso  delle
province, corrispondente al valore dei trasferimenti di cui
all’articolo 11, comma 1, lettera e), e che si effettui una
verifica di congruita’ in sede di Conferenza unificata;
c) considerazione, nel processo di  determinazione  del
fabbisogno standard, dell’esigenza  di  riequilibrio  delle
risorse in favore degli enti locali sottodotati in  termini
di trasferimenti erariali ai sensi della normativa  vigente
rispetto a quelli sovradotati;
d) determinazione dei fondi  perequativi  di  comuni  e
province in misura uguale, per ciascun livello di  governo,
alla differenza fra i trasferimenti  statali  soppressi  ai
sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera e),  destinati  al
finanziamento delle spese di comuni e province,  esclusi  i
contributi di cui all’articolo 16, e  le  maggiori  entrate
spettanti in luogo di tali trasferimenti ai comuni ed  alle
province, ai sensi  dell’articolo  12,  tenendo  conto  dei
principi previsti dall’articolo 2,  comma  2,  lettera  m),
numeri 1) e 2), relativamente al superamento  del  criterio
della spesa storica;
e) sono definite regole, tempi e modalita’  della  fase
transitoria  in  modo  da  garantire  il  superamento   del
criterio della spesa storica in un periodo di cinque  anni,
per le spese  riconducibili  all’esercizio  delle  funzioni
fondamentali e per  le  altre  spese.  Fino  alla  data  di
entrata   in   vigore   delle   disposizioni    concernenti
l’individuazione delle  funzioni  fondamentali  degli  enti
1) il fabbisogno delle funzioni di comuni e province e’
finanziato considerando l’80 per  cento  delle  spese  come
fondamentali  ed  il  20  per  cento  di  esse   come   non
fondamentali, ai sensi del comma 2;
2) per comuni e province l’80 per cento delle spese  di
cui al numero 1)  e’  finanziato  dalle  entrate  derivanti
dall’autonomia finanziaria, comprese le compartecipazioni a
tributi erariali, e dal fondo perequativo; il 20 per  cento
delle spese di cui al numero 1) e’ finanziato dalle entrate
derivanti  dall’autonomia  finanziaria,  ivi  comprese   le
compartecipazioni  a  tributi  regionali,   e   dal   fondo
perequativo;
3) ai fini  del  numero  2)  si  prende  a  riferimento
l’ultimo bilancio certificato a rendiconto,  alla  data  di
predisposizione degli schemi di decreto legislativo di  cui
f) specificazione del termine da cui decorre il periodo
di cinque anni di cui alla lettera e).
2. Ai soli fini dell’attuazione della presente legge, e
in particolare  della  determinazione  dell’entita’  e  del
riparto dei fondi perequativi degli enti locali in base  al
fabbisogno standard o alla capacita’ fiscale  di  cui  agli
articoli 11 e  13,  in  sede  di  prima  applicazione,  nei
decreti   legislativi   di   cui   all’articolo   2    sono
provvisoriamente  considerate   ai   sensi   del   presente
articolo, ai fini del finanziamento  integrale  sulla  base
del  fabbisogno  standard,  le   funzioni   individuate   e
quantificate dalle corrispondenti voci di spesa, sulla base
dell’articolazione in funzioni e relativi servizi  prevista
Repubblica 31 gennaio 1996, n. 194.
3. Per i comuni, le funzioni, e i relativi servizi,  da
considerare ai  fini  del  comma  2  sono  provvisoriamente
a) funzioni generali di amministrazione, di gestione  e
di controllo, nella misura complessiva  del  70  per  cento
delle spese come certificate dall’ultimo conto del bilancio
disponibile alla data di entrata in vigore  della  presente
c) funzioni di  istruzione  pubblica,  ivi  compresi  i
servizi  per  gli  asili  nido  e  quelli   di   assistenza
scolastica e refezione, nonche’ l’edilizia scolastica;
d) funzioni nel campo della viabilita’ e dei trasporti;
e) funzioni riguardanti la gestione  del  territorio  e
dell’ambiente, fatta eccezione per il servizio di  edilizia
residenziale pubblica e locale e piani di edilizia  nonche’
per il servizio idrico integrato;
4. Per le province, le funzioni, e i relativi  servizi,
da considerare ai fini del comma  2  sono  provvisoriamente
b)  funzioni  di  istruzione  pubblica,  ivi   compresa
l’edilizia scolastica;
f) funzioni nel campo dello sviluppo economico relative
ai servizi del mercato del lavoro.
5.  I  decreti  legislativi  di  cui   all’articolo   2
disciplinano la possibilita’ che l’elenco delle funzioni di
cui ai commi 3 e 4  sia  adeguato  attraverso  accordi  tra
Stato, regioni, province e comuni, da concludere in sede di
Conferenza unificata.».
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 88 – Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell’articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0130) – (GU n. 143 del 22-6-2011 redazione redazione 2015-05-05T21:56:51+00:00

References: articolo 16
 Art. 3

articolo 3
 articolo 3

articolo 87
 Art. 10
 Art. 10
 Art. 8
 art. 10
 articolo 9

articolo 10