Source: http://www.consregsardegna.it/resoconti/resoconto.asp?idverbale=150167
Timestamp: 2019-10-23 19:14:15+00:00

Document:
Resoconto della seduta n.167 del 19/04/2016
Seduta n.167 del 19/04/2016
CLXVII SEDUTA
COSSA MICHELE, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 24 marzo 2016 (163), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Salvatore Demontis, Giampietro Comandini, Daniela Forma, Gaetano Ledda e Gavino Manca hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 19 aprile 2016.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge numero 313.
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 311, 312, 314, 315, 316, 317, 318 e 319.
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge statutaria numero 5/STAT e 6/STAT.
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 516, 665 e 243.
COSSA MICHELE, Segretario. Sono state presentate le interrogazioni numero 701, 702, 703, 704, 705, 706, 707, 708, 709, 710, 711, 712, 713, 714, 715, 716, 717, 718, 719, 720, 721, 722, 723, 724, 725.
PRESIDENTE. Do lettura della delibera della Giunta delle elezioni di questa mattina: "In attuazione della sentenza del Consiglio di Stato numero 3612 del 2015 si comunica alla signoria vostra, per i successivi adempimenti da parte dell'Aula, che la Giunta delle elezioni nella seduta del 19 aprile 2016 ha preso atto che l'Ufficio centrale regionale, ricostituito ai fini di individuare il sessantesimo componente del Consiglio regionale della Sardegna, ha proclamato il candidato Satta Giovanni, appartenente alla lista Partito UDS, Unione dei Sardi, della Circoscrizione Olbia-Tempio, eletto alla carica di consigliere regionale". Il consigliere ha comunicato l'impossibilità ad essere presente in data odierna per il giuramento.
ZANCHETTA PIERFRANCO (Cristiano Popolari Socialisti). Presidente, sull'ordine dei lavori, vorrei ricordare che oggi è 19 e in Conferenza dei Capigruppo avevano assunto un impegno, in considerazione che a tutt'oggi non è arrivata nessuna comunicazione da parte del Governo circa la sede del G7, avevamo assunto l'impegno come presidenti di gruppo di poter convocare una Conferenza dei Capigruppo in La Maddalena nei luoghi del G8 famigerato..
PRESIDENTE. Grazie, Onorevole Zanchetta, sarà oggetto di discussione nella prossima Conferenza dei Capigruppo.
Discussione del documento: "Corecom: Programma delle attività per l'anno 2016"(12/XV/A) e approvazione di ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 12.
Ha facoltà di parlare il consigliere Gianmario Tendas, relatore.
TENDAS GIANMARIO (PD), relatore. Presidente, l'argomento di cui dovremo trattare è il programma delle attività per l'anno 2016 da parte del Corecom. Ricordo così, a scanso di equivoci, che costituisce un adempimento previsto dalla legge regionale 11 del 28 luglio 2008, laddove l'articolo 14 prevede che il Consiglio regionale si esprima appunto sul programma del Comitato regionale di controllo, tutto questo previo parere della seconda Commissione consiliare. Ebbene la seconda Commissione consiliare ha avuto modo di esaminare, discutere ed approvare il programma predisposto dal Corecom, e lo ha fatto in data 9 febbraio con il parere unanime. Prima di esprimere il voto, che ricordo è stato unanime, la seconda Commissione consiliare ha avuto la possibilità di audire i referenti del Corecom in una precedente seduta, nel corso della quale è stato così illustrate da parte dei referenti del Corecom quello che è stato il programma realizzato nel 2015, e nel contempo sono state anche prese in esame quelle che sono le linee programmatiche per l'esercizio finanziario in corso. Senza addentrarmi in tutti gli aspetti che hanno caratterizzato l'attività del Corecom nel 2015 credo sia importante ricordare quelli che sono stati gli aspetti salienti che hanno caratterizzato e qualificato il programma del Corecom. In modo particolare, e questo c'è stato evidenziato a chiare lettere, uno degli impegni più gravosi, ma che hanno anche qualificato l'attività, è stata l'apertura durante l'anno 2015 di una sede decentrata a Sassari, tutto questo per agevolare l'istituto della conciliazione nelle controversie tra utenti ed operatori della comunicazione, principalmente compagnie telefoniche. E devo dire che questo tipo di attività che, diciamo così, è anche quella che in termini complessivi impegna maggiormente il Corecom ha fornito dei risultati più che lusinghieri, nel senso che le attività di conciliazione sono aumentate notevolmente, e quindi diciamo che il Corecom è stato in grado di gestire in maniera funzionale quest'esigenza. Altre attività di rilievo sono quelle legate alla vigilanza sul rispetto delle norme a tutela dei diritti di minori nella programmazione radiotelevisiva locale, nel senso che il Corecom interviene ogniqualvolta ci sono segnalazioni relative a passaggi radiotelevisivi che possono influenzare o condizionare negativamente il percorso di crescita etico-morale dei minori. Altro punto importante che è stato svolto dal Corecom sono le istruttorie legate ai contributi alle emittenti radiofoniche. Diciamo che per questa attività, otre all'attività che veniva svolta in passato, ovverossia preparare e dare un contributo nell'iter per la graduatoria dei beneficiari sui fondi a valere sulla legge nazionale 448 del 1998, c'è stata la novità legata al fatto che come sappiamo benissimo la Regione Sardegna nel corso del 2015, con la legge regionale 3, ha previsto lo stanziamento di 2.400.000 euro per le emittenti televisive, ebbene anche nella gestione di questa partita il Corecom ha svolto le attività istruttorie, approvato la graduatoria dei beneficiari, e ovviamente tra gli altri adempimenti che ricadono sempre in capo al Comitato regionale delle comunicazioni rientra anche quello relativo alle verifiche periodiche che devono essere fatte nei confronti dei beneficiari che hanno ottenuto questi contributi regionali. C'è da dire che per quel che riguarda il proseguo dell'attività il Corecom ci ha illustrato che ci sono a livello programmatico tutta una serie di iniziative in cantiere, che riguardano in modo particolare anche la realizzazione di uno studio completo sul settore radiotelevisivo e dell'informazione via internet a livello regionale, sono in programma tutta una serie di convegni e di seminari che permettano di avviare una riflessione sull'evoluzione del sistema regionale delle comunicazioni, e tra le altre cose che a mio avviso risultano meritorie c'è da segnalare il fatto che c'è l'intenzione di consolidare e di rafforzare quel rapporto di collaborazione già esistente sia con la dirigenza scolastica regionale e con la polizia postale per attività di sensibilizzazione e formazione su un uso consapevole dei new media e in modo particolare di Internet. Detto questo c'è da dire che la Commissione ha preso in esame ovviamente anche quello che era il programma in termini economici e finanziari riportando, così come succedeva e come è come successo l'anno scorso, una rimodulazione di quello che era il programma di spesa programmato dal Corecom. Nel dettaglio sostanzialmente la Commissione ha ridefinito le voci della proposta di fabbisogno finanziario del Corecom per l'esercizio finanziario corrente con un taglio di 115.000 euro rispetto al programma che avevano sottoposto all'attenzione della Commissione e ovviamente del Consiglio. La seconda Commissione, come dicevo, ha effettuato una rimodulazione che ha interessato nello specifico queste voci. La voce "rimborsi spese e missioni" che da 20 mila euro scende a 10 mila euro; la voce "software e assistenza per adeguamento a normativa su fatturazione elettronica" che viene ridotta da 20 mila a 10 mila euro; la voce "dotazione per postazioni conciliazione decentrata" che viene ridotta da 30 mila a 10 mila euro; la voce "oneri per convenzioni enti locali, università e tirocini" che da 30 mila euro viene ridotta a 10 mila euro; la voce "compensi a professionisti per verifiche connesse ad istruttorie contributi ad emittenti" che da 10 mila euro viene ridotta a zero; "oneri per verifiche" previste dalla legge regionale numero 3 del 2015 che da 10 mila euro viene ridotta a zero; la voce "spese postali" che egualmente da mille euro viene ridotta a zero. Le altre voci che subiscono la riduzione sono: la "cancelleria e tipografia" che dal mille euro scende a zero; la voce "abbonamenti a riviste e acquisto di libri" che da 3 mila viene ridotta 2 mila euro; la voce "comunicazione istituzionale" che ugualmente da 10 mila viene ridotta a 3 mila euro; poi c'è la voce "iniziative, studi e ricerche connesse ad attività istituzionali" che viene ridotta da 30 mila a 10 mila euro; infine, l'ultima voce che subisce una riduzione è quella relativa a "spese varie ed impreviste" che da 15 mila viene ridotta a 10 mila euro. Questo è nel dettaglio della rimodulazione che è stata approvata con parere unanime dalla Commissione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. È stato presentato l'ordine del giorno numero 1.
Ordine del giorno Locci - Zedda Paolo Flavio - Tunis - Desini - Pinna Rossella - Tendas - Anedda sul programma delle attività del Corecom per l'anno 2016.
a conclusione della discussione sul documento n. 12/XV/A sul programma delle attività del Corecom per l'anno 2016,
- il programma delle attività per l'anno 2016 presentato dal Corecom;
PRESO ATTO dell'istruttoria effettuata dalla Seconda Commissione, di cui si dà conto nella relazione, e del parere di competenza espresso l'11 febbraio 2016;
il documento n. 12/XV/A con le modifiche proposte dalla Seconda Commissione. (1).)
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna)". (313/A)
PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 313.
Il relatore è l'onorevole Demontis, che però non è presente.
AGUS FRANCESCO (SEL). Presidente, in sostituzione del relatore assente, per spiegare brevemente il contenuto del testo che arriva in aula a pochi giorni dalla mancata impugnazione da parte del Governo della legge numero 2 di riforma degli Enti locali. Una buona notizia per la nostra autonomia che ribadisce ancora una volta la bontà dei ragionamenti che hanno portato alla stesura della legge di riforma degli Enti locali, quanto meno per ciò che attiene il rilievo costituzionale della legge votata dal Consiglio regionale e ribadisce in questo senso la piena autonomia del Consiglio regionale nel legiferare in materia di Enti locali, ai sensi dello Statuto di autonomia, articolo 3, lettera B. Nella legge presentata dalla Giunta ed emendata dalla Commissione, sono presenti delle correzioni sostanziali che non mutano gli aspetti principali della riforma votata dal Consiglio. In questo senso è previsto, nell'ottica della razionalizzazione dei numeri e dei costi della politica e del consegnare alla città metropolitana e al nuovo sistema di enti locali degli enti snelli e capaci di decidere senza andare in assemblee pletoriche che ci hanno abituato alla stasi, più che alle decisioni, si riducono con questo testo i numeri dei componenti dei consigli provinciali e metropolitano e si modificano alcune decisioni in materia di competenze, in questo caso in relazione alle competenze autorizzative in materia di impianti elettrici, e si aggiungono delle altre particolarità che riguardano il ruolo dei segretari comunali e provinciali per cui viene ribadito il non essere in servizio, quindi non poter attingere, da parte degli enti individuati dalla legge numero 2, a segretari comunali in quiescenza. Queste sono le modifiche proposte dalla Giunta regionale e condivise dalla Commissione.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, solamente per chiedere cinque minuti di sospensione per fare una valutazione sull'argomento poc'anzi evidenziato. Sospensione anche in aula.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 18, viene ripresa alle ore 12 e 10.)
RUGGERI LUIGI (PD). Devo dire che sono, e mi dispiace esserlo, contrario al progetto presentato dalla Giunta regionale. Lo sono perlomeno per quanto riguarda il riferimento ad alcune parti che disciplinano la rappresentanza numerica negli organi collegiali costituiti degli enti locali. Sono contrario per più motivi. Mi è capitato di vedere un po' di rilievi che il Governo ha fatto su questa legge e devo dire che ci trovo una invasività che motiverebbe una opposizione molto più netta, di quanto non sia stata revocata per esempio nel caso del referendum per le trivelle. Tra le motivazioni che hanno portato il governo a contestare la nostra legge c'è addirittura il mancato riconoscimento alla Regione di poter disciplinare con legge elettorale propria le modalità di elezione del consiglio metropolitano. A me pare che ci sia un eccesso di definizione di principio fondamentale di legge nel decreto Delrio, mi sembra ci sia un eccesso, perché come potrebbe non essere evocata la specificità della regione nel momento in cui si fanno delle scelte che caratterizzano il sistema istituzionale prefigurato dalla Delrio dentro il nostro territorio. È evidente che noi non possiamo pensare che la città metropolitana, che abbiamo scelto per Cagliari, possa derivare da un'applicazione pedissequa del modello che va bene a Roma o a Milano. C'è una condizione differente, una condizione di integrazione differente, e una condizione di proporzioni differenti; non possiamo pensare che si applichi automaticamente un meccanismo che riconosce al sindaco di Roma la possibilità di essere il sindaco metropolitano anche all'ambiente di Cagliari dove i cittadini di Cagliari che eleggono il sindaco di Cagliari eleggerebbero il sindaco metropolitano, pure essendo poco più che un terzo della città metropolitana. Questi sono esempi che faccio perché io credo che la prefigurazione della città metropolitana, che nasce dalla nostra legge, meriti un traguardo più lungo che arrivi a pensare di dare alla città metropolitana una condizione di importanza maggiore di quella che non possiamo riconoscere alle singole municipalità. Dovremmo pensare cioè che la città metropolitana è un processo che via via assume, su quel livello istituzionale, tutte quelle competenze oggi allocate sul livello locale, che legittimano e che hanno bisogno di una legittimazione popolare che certamente non può consolidarsi su un organismo che ha solo 14 componenti. E deve, secondo me e secondo il processo culturale che auspico, passare per una riconoscimento, passare per una legittimazione, attraverso una elezione di primo livello. Perché dobbiamo riconoscere alla città metropolitana l'essere il livello istituzionale fondamentale di quello aggregato, più importante ancora che non i singoli comuni. Questo non si può fare se non si passa attraverso un riconoscimento elettivo e per un'ampiezza del livello rappresentativo, che dia garanzia della possibilità di esplicare dentro quel livello la rappresentatività così come oggi avviene normalmente sugli altri livelli istituzionali. Non volerlo fare significa, oltre che secondo me la rinuncia all'affermazione della nostra autonomia più generale, ma nel particolare significa rassegnarsi a una concezione del tutto residuale delle competenze della città metropolitana, che allora sì serve strumentalmente risolvere qualche problema intercorrente, ma non diventa la dimensione attraverso cui si realizza e si esprime il livello di governance principale di tutto quel conurbato; se questo riconoscimento non viene voluto dare allora tanto vale fare la città metropolitana con 14 consiglieri, tanto vale riconoscere alla città metropolitana delle competenze modeste e minime e probabilmente non avremmo avuto bisogno di fare qualcosa di più che un club di sindaci, o piuttosto che il forum dei sindaci, così com'era strutturato prima. Io credo invece che se si vuole essere ambiziosi sia necessario mantenere questa configurazione e anzi procedere nel senso di riconoscere che questo livello deve essere il livello effettivo attraverso cui si esplicita la volontà popolare per quella zona, per quel settore. Mi pare di non avere altro da aggiungere se non rimarcare il fatto che non è pensabile che i dettagli amministrativi dell'organizzazione istituzionale possano rappresentare una corrispondenza, un principio di rilevanza generale quale pretende di configurare l'osservazione governativa e bene si farebbe ad opporsi e a mantenere ferma la barra nel rispetto dell'autonomia.
(Interruzione da parte del consigliere Ignazio Locci)
Non c'è stata illustrazione perché il relatore non era presente e ho aperto la discussione dando la parola all'onorevole Agus come primo intervento, durante il primo intervento si è scritto solo l'onorevole Ruggeri.
(Interruzione dai banchi di minoranza)
Allora se vuole dopo le facciamo sentire la registrazione, ho detto esattamente: apriamo la discussione generale perché non è presente il relatore. Dopodiché si è iscritto l'onorevole Agus.
ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Io credo che debba essere scritto a un successo della Giunta e del Consiglio regionale il fatto che la legge numero 2 non abbia subito alcun tipo di impugnazione da parte del Governo. Si tratta di un successo che naturalmente è frutto di un lavoro, di una negoziazione, di una accesa anche a tratti discussione su alcuni aspetti, anzi su diversi aspetti della legge, rispetto ai quali il Governo, vari Ministeri e direzioni generali dei ministeri ritenevano di dover dire la loro. Abbiamo tenuto sul punto di diverse questioni e per un'esigenza comune di leale collaborazione, non voglio qui riportare in questa discussione il dettaglio di questo confronto, dico però che riprendendo un aspetto in particolare che riguarda il numero della composizione degli organi di area vasta, quindi sia città metropolitane che province, noi ci siamo ritrovati come Giunta, perfettamente allineati rispetto all'esigenza, quella inserita all'interno della legge del Rio, legge definita di grande riforma economico sociale su cui c'è già una affermata giurisprudenza da parte della Corte costituzionale, mi riferisco alla sentenza numero 50 di aprile 2015 che dice delle parole definitive in materia, tanto più che sulle stesse parole la Corte costituzionale ha costruito un giudizio sulla legge regionale siciliana, che è stata oggetto sul punto di impugnazione prima e di incostituzionalità in seconda battuta. Ritengo che il numero dei componenti del consiglio metropolitano non definito nel disegno di legge 176 in 14 componenti, esattamente in linea con quello che prevede la legge Delrio, la quale legge, ricordo a tutti quanti, prevede che nelle città metropolitane che superano i 3 milioni di abitanti il numero dei componenti sia di 24 componenti del consiglio metropolitano, a fronte dei 40 componenti che erano previsti nella legge regionale numero 2. Non si tratta di moltiplicare poltrone, si tratta di creare strumenti di semplificazione, anche istituzionali, che consentano il libero esplicarsi dei processi democratici e anche la rappresentanza dei territori, che avviene però nella Conferenza metropolitana, nell'altro organo previsto dalla legge Delrio e dalla legge numero 2. Nessun Comune e nessun territorio è escluso quindi da un processo democratico e di rappresentanza, con una decisa semplificazione in linea con la legge nazionale e con l'orientamento costituzionale in materia. Quindi riteniamo che su questo occorra conformarsi al contenuto del disegno di legge 176, su cui la Giunta regionale esprime un deciso e favorevole sostegno, che consentirà a questa legge il libero e il pieno esplicarsi delle opportunità che tanti territori della Sardegna, tanti Comuni attendono.
LOCCI IGNAZIO (FI). Sull'articolo 1, Presidente, e mi voglio anche riallacciare, peraltro senza strumentalizzarlo, all'intervento del collega Ruggeri rispetto alle indicazioni e di fatto alle frustate…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Locci, sta intervenendo sul provvedimento per dichiarazione di voto prima del passaggio agli articoli.
LOCCI IGNAZIO (FI). Sì, va bene, è uguale, tanto poi posso intervenire nuovamente se non finisco il concetto.
Questa manutenzione, come la definisce la prima Commissione, è una manutenzione che non fa altro che prendere atto delle frustate che il Governo ha dato e delle indicazioni, perché se è vero che non ha impugnato la legge è altrettanto vero che comunque ha dato qualche indicazione abbastanza forte che, in maniera inequivocabile, limita l'autonomia della Regione Sardegna in questa materia. In buona sostanza ha detto al Governo regionale e a questa maggioranza: cari compagni di partito, o fate le modifiche che devono essere apportate nel rispetto dei principi di grande riforma economico-sociale, e quindi intervenite su ciò che avete determinato relativamente alla Città metropolitana, oppure noi impugniamo la norma", quindi vi siete affrettati ad apportare le modifiche, seppure fuori dai termini per l'impugnazione a disposizione del Governo, ma non vi siete assolutamente sottratti, avete fatto la promessa e vi siete resi disponibili a limitare le potestà della Regione Sardegna. Su questi presupposti, è chiaro che più che una manutenzione non facciamo altro che eseguire il "compitino" che il Governo ha assegnato alla Regione Sardegna; noi invece ci riconosciamo di più sull'intervento dell'onorevole Ruggieri, su questo proseguiamo il dibattito perché è utile anche alla luce di ciò che è avvenuto recentemente con l'approvazione della legge finanziaria e del bilancio. Quindi, come tornano sempre di attualità i temi che attengono le potestà della Regione Sardegna e soprattutto l'autonomia della Regione Sardegna, credo che questo tema che tutti i giorni ci troviamo davanti, e che tutti giorni ci chiede un confronto…
TEDDE MARCO (FI). È evidente che l'assassino è ritornato sul luogo del delitto, la Giunta è ritornata su quella legge che noi abbiamo definito con tutti i termini e gli aggettivi negativi possibili e immaginabili, perché è una legge che non sarebbe dovuta entrare in questo consesso così come è entrata, con quell'articolazione, con quei contenuti che hanno consentito alla Giunta di disegnare una Sardegna come un piano inclinato, dove tutto scivola su Cagliari: Città metropolitana a Cagliari, Rete metropolitana affidata al territorio del nord-ovest solo ed esclusivamente per convincere alcuni consiglieri del Sassarese titubanti, non riottosi, e questa Rete metropolitana è servita a far votare la Città metropolitana. Rete metropolitana che avrebbe dovuto essere una compensazione per la mancata attribuzione della qualifica di Città metropolitana; rete metropolitana che avrebbe dovuto essere riempita di contenuti in termini finanziari, quindi di risorse, e ciò non è accaduto perché in finanziaria non abbiamo visto un euro, nel frattempo, dopo l'insediamento del consiglio metropolitano di Cagliari, il sindaco metropolitano il giorno dopo si è recato a Roma per riscuotere due assegni per complessivi 220 milioni di euro, mentre Sassari non ha avuto un euro. Ecco quindi che si ritorna sul luogo del delitto di quella legge sbagliata, di quella legge dannosa, e si ritorna su alcuni punti che non sono punti di poco conto. Assessore Erriu, tra le altre cose, quando lei parla di successo per la mancata impugnazione di questa norma da parte del Governo, fa delle affermazioni fuori luogo, perché noi sappiamo come funziona: lei non ha avuto questo successo per un buon lavoro fatto dalla Giunta o fatto da lei personalmente, lei ha avuto questo successo perché ci sono delle aderenze politiche molto strette, perché altrimenti questa legge ve l'avrebbero "craccata", con la "c" maiuscola, o con la "k", ve l'avrebbero demolita! Ma quale successo, ma quale buon lavoro, sappiamo come funziona: avete ovviamente garantito al Governo che su questi temi che oggi discutiamo sareste ritornati sui vostri passi, e così state facendo. Però ricordate che con quella legge avete violato lo Statuto dei sardi, lo Statuto che dice che noi abbiamo competenza legislativa in materia…
CONGIU GIANFRANCO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Con la stessa tenace determinazione con la quale ho dato il mio contributo affinché la legge di riordino vedesse la luce, oggi mi astengo dal partecipare al voto per una ragione puramente ideologica. In quanto aderente a un percorso ad un partito politico che auspica il superamento dell'autonomismo, non ritengo che le motivazioni portate in quest'aula, ovverosia il plauso verso una mancata impugnazione, la conferma verso la vocazione autonomistica e quindi l'andare incontro ad un desiderata governativo, sia, per chi pratica del superamento dell'autonomismo, una base ideologica sufficiente per aderire a questa proposta di modifica.
DEMONTIS SALVATORE (PD), relatore. Io non ritengo che le poche modifiche che oggi si stanno apportando alla legge di riordino sugli enti locali siano derivanti da imposizione del Governo. Mi spiego meglio. Il punto probabilmente più rilevante è quello relativo al numero dei consiglieri del consiglio metropolitano: si intende riportarli da 40, attuale numero dei consiglieri del Comune di Cagliari, a 14, ma 14 era l'ipotesi iniziale, era l'ipotesi della Giunta, della stessa Commissione, vi ricorderete che da 14 ai 40 si è passati con un voto segreto in questa aula evidentemente il voto segreto ha la stessa valenza dei voti palesi, non voglio dire e non sto affermando cose differenti; e vi ricorderete anche che subito dopo da parte del centrodestra ci sono state accuse, rilievi, non voglio usare il termine accuse, nei confronti del centro sinistra perché si sarebbe con quel voto, con la partecipazione anche da parte del centrosinistra evidentemente, arrivati ad una composizione pletorica del consiglio metropolitano intendendo che questo fosse poi orientato all'incremento delle poltrone. Evidentemente non era così e peraltro sappiamo tutti che è a titolo gratuito che i consiglieri prestano servizio presso il consiglio provinciale.
Io vorrei invece sottolineare che a mio modo di vedere il numero di 14 è esattamente coerente con il modello di città metropolitana ipotizzato dalla legge di riordino degli enti locali sarda che, continuo a ripetere, è un modello differente da quello nazionale, e alla città metropolitana di Cagliari non si è voluto dare il ruolo di volano dell'economia ma invece uno strumento per gestire un sistema urbano complesso. Per questo personalmente credo che non sia coerente con la legge approvata, ad esempio, con il modello ipotesi di una città metropolitana che si estende all'intera provincia, perché se fosse così il modello sarebbe completamente diversa allora sì andrebbe ridiscussa l'intera legge. Stiamo ipotizzando quindi una città metropolitana compatta, come, ripeto, strumento per gestire un contesto urbano complesso. Quanto poi alle altre considerazioni sugli altri strumenti per il resto della Sardegna io direi che ancora…
PRESIDENTE. Ovviamente comunico che il consigliere Demontis è rientrato dal congedo.
Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento soppressivo numero 4.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica a decorrere dalle elezioni del consiglio metropolitano successive all'entrata in vigore della presente legge.)
DEMONTIS SALVATORE (PD), relatore. Un secondo perché non mi è stato consegnato. Il parere è contrario, Presidente.
ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Il parere è conforme alla Commissione.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, siamo in discussione generale dell'articolo 1? Giusto? Perfetto! Perché è importante capire a che punto siamo. Perché l'unica cosa che era chiara di questa norma è che siamo davanti all'ennesimo atto di leale sottomissione di questa Giunta regionale al Governo nazionale. Vi era ben poco, è stato sottolineato in tutto quanto il dibattito, che si discostasse anche solo un pochino dal dettato della non grande, della enorme riforma economico-sociale che era la Delrio, cioè la sterilizzazione del sistema degli enti locali, cioè l'archiviazione dell'esperienza di una classe dirigente che per decenni si è formata nei Comuni ed è arrivata a popolare le più importanti assemblee rappresentative. L'archiviazione della volontà da parte dei cittadini di incidere nell'amministrazione dei loro comuni. Non si arriverebbe a vedere oggi scene da pollaio, come quelle che capita di vedere, con gente che starnazza dai banchi della Giunta ai banchi del Consiglio se fossimo in presenza di una classe dirigente che si è formata. E molti di noi, quelli più fortunati, si sono formati nei comuni, molti di noi quelli più fortunati, hanno avuto l'esperienza e la possibilità di formarsi in banchi di consigli comunali da dove si inizia ad apprezzare l'amministrazione del bene della cosa pubblica e invece no, voi avete preso la Delrio, l'avete scopiazzata, ne abbiamo parlato a lungo, avete dato modello degli enti locali nel quale nessuno, dico nessuno si è ritrovato. Poi viene facile lamentarsi del fatto che la gente si allontana dalla politica, piagnucolare perché non si è raggiunto il quorum di un referendum quando il cuore della rappresentanza di una maggioranza era impegnato a dire alla gente di non andare a votare. Ma come è possibile, chiedo come è possibile immaginare che il Partito Democratico abbia a cuore la partecipazione al voto quando poi si avallano norme che questa partecipazione mettono in soffitta.
Voi siete per una politica per pochi, voi avete in testa come modello di rappresentanza il consiglio di amministrazione e state passando dal modello banca al modello amministrazione degli enti locali e lo si trova in tutte quante le vostre azioni, ve ne infischiate di chi rappresenta i cittadini, ve ne infischiate di coinvolgere la gente e la rappresentanza e poi vi presentate qui dicendo: ma scusate noi abbiamo semplicemente dovuto obbedire a degli ordini. Non voi, perché non siete nessuno, noi abbiamo un mandato popolare, noi ci siamo presentati davanti ai cittadini a prendere i voti, voi siete stati accomodati lì sulla base di questo e noi dovremmo tornare a rispondere di quello che voi fatte.
Io credo che ancora troppo ci separi dalla fine di questa sciagurata esperienza ma credo che col tornare indietro rispetto a quello che è stato fatto su una delle poche cose che si discostava dalla Delrio sia un atto grave, un atto gravissimo che crea un solco, una rottura anche del rapporto fiduciario. Perché non era questo che il Consiglio regionale era chiamato a fare, il Consiglio regionale era chiamato a incidere profondamente sulle amministrazioni degli enti locali, voi avete abdicato a questo ruolo.
Il problema, cari colleghi, è esattamente qui, è nel ruolo e nella dignità che noi vogliamo attribuire alle nostre istituzioni. Voi oggi adeguandovi in questo modo senza resistere nelle sedi opportune, non avete impugnato la Delrio, non avete attuato nessun atto che contrastasse la visione centralista di questo governo, non avete fatto un'azione che difendesse il nostro sistema di autonomie locali e la nostra autonomia statutaria, non avete fatto nulla, vi siete comportati come tappetini nei confronti del governo nazionale. È di questo che vi accusiamo. Da 14 a 24 a 34, perché lo sa bene l'Assessore non sono 40, c'è poco da strumentalizzare, è stato agganciato al numero dei consiglieri di comunali del Comune di Cagliari esistevano tante modalità per evitare che la questione più importante di questa legge cioè la città metropolitana di Cagliari diventasse una questione per pochi. Voi volete gestire un potere immenso seduti ad un tavolino del bar non è questa l'idea di rappresentanza e di democrazia che abbiamo noi. Noi abbiamo un'idea di rappresentanza che la democrazia che passi dal voto popolare, voi lo avete cestinato. E su questo torneremo. Quando questa scellerata legislatura sarà terminata e la vostra esperienza archiviata è su questo che torneremo perché non soltanto il consiglio metropolitano ma lo stesso sindaco metropolitano deve essere individuato a suffragio universale, deve essere scelto dai cittadini, non deve essere scelto nel tavolino del bar come siete abituati a fare voi.
LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, noi insistiamo perché c'è, è innegabile che ci sia uno sconfinamento da parte del governo sulle prerogative, sulle competenze della Regione sarda. Ma riconosciamo anche il grande sforzo fatto per ricostruire l'architettura del riordino degli enti locali, ma non possiamo comunque consentire che rimanga aperta questa ferita rispetto al fatto che noi richiamiamo costantemente la leale collaborazione ma abbiamo qui la percezione, ce lo consentirete, noi non partecipiamo ai tavoli col Governo, lo fa la Giunta regionale, noi abbiamo la percezione che non ci sia assolutamente una leale collaborazione come siamo abituati a leggerlo sui principi dei test di diritto, ma ci sia piuttosto invece una probabile, leale collaborazione tra persone che rappresentano le istituzioni, di buona educazione, di buoni studi, che però poi non raggiungono il risultato che la comunità sarda vuole e che questo Consiglio regionale reclama, e cioè il riconoscimento non di chissà quale conquista o di chissà quale terreno di scontro affrontato negli anni passati, ma semplicemente il riconoscimento di ciò che è gerarchicamente riconosciuto nelle fonti rispetto alle competenze della Regione Sardegna. Quindi su questo noi, come dire, muoviamo delle critiche al Governo regionale e alla maggioranza di questo, perché non troviamo un vero moto, non di ribellione, ma quantomeno di confronto serio su questi temi. Quello che diceva l'onorevole Ruggeri e poi il collega Tunis sull'importanza del suffragio universale, sull'importanza di garantire la massima rappresentanza e partecipazione di tutte le comunità locali, in questo caso dell'Area metropolitana, è chiaro che si può discutere se la rappresentanza come era diciamo in prima applicazione forse è troppo, ma nessuno ci venga a raccontare che con 14 non avremmo una rappresentanza e uno strapotere delle due città, Cagliari e Quartu Sant'Elena, sul resto dei 17 comuni. Quindi è chiaro che noi, anche con questo emendamento, su cui registriamo la nostra contrarietà, noi stiamo facendo un semplice richiamo alla possibilità di garantire al resto dell'Area metropolitana e al resto degli altri comuni più piccoli la possibilità di partecipare all'attività di programmazione, pianificazione, all'attività di partecipazione che devono avere gli enti locali, in questo caso questo nuovo ente locale, nelle politiche di Area vasta. Non possiamo disconoscere e sottacere che questo accadrà con questa nuova scrittura, ed è solamente con questo spirito che noi abbiamo fatto la proposta sì di riduzione, ma di tenere… secondo noi 24 può essere un assetto giusto, perché tiene conto quantomeno della distribuzione territoriale e della rappresentanza di tutti i 17 comuni. Allora, noi pensiamo che le autonomie locali abbiano tutte la stessa dignità, e che non possa esserci una dignità maggiore in capo a Cagliari, capoluogo, in capo a Quartu, e invece il resto della cintura "figli di un dio minore" e quindi, perché è ovvio che con il voto ponderato questi rischiano di essere non non rappresentati, ma comunque sottorappresentati in questa Assemblea. Allora, è su questo il confronto che abbiamo voluto aprire, non è sulla semplice questione numerica di distribuzione di poltrone o sedie pieghevoli ai consiglieri comunali. Io credo che sia un valore quello della politica più partecipata, che tenga conto anche delle varie sensibilità, ed è per questo che abbiamo fatto anche questa proposta. Su questi temi, però, non accettate il confronto, e non accettate neanche la critica rispetto al fatto che noi registriamo un comportamento difensivo e quasi di complesso di inferiorità rispetto al rapporto con lo Stato. Non c'è un altro tema in discussione, questo è un filo logico che si riporta tra l'altro su tutta l'attività legislativa di questa Regione; l'attività legislativa della Regione sarda non può essere intesa dallo Stato come un'interferenza nel rapporto addirittura, come abbiamo letto in alcuni casi, nel rapporto tra diritto comunitario e diritto statale. Questo diritto regionale di questo legislatore ha le stesse prerogative…
DEMONTIS SALVATORE (PD), relatore. Ma, guardi, sul numero dei consiglieri si può anche discutere, si può non essere d'accordo, e lo capisco perfettamente, quello che però non riesco ad inquadrare è come si possa sostenere che il Governo nazionale ci stia portando a modificare la nostra legge di riordino degli enti locali, quando invece questo non è vero, ma è esattamente il contrario, perché le differenze rispetto alla Delrio non erano e non sono quelle dei 40 consiglieri piuttosto che i 14 consiglieri, ma sono ben altre, vi ricorderete che nei dibattiti in quest'Aula lo avete evidenziato a lungo: Sono una città metropolitana non estesa all'intera provincia, ma invece estesa al solo contesto urbano, sono altri strumenti come la rete metropolitana, che non è certamente prevista dalla del Rio, e vedremo se funzionerà o meno in futuro, come la rete di città medie, come gli ambiti territoriali strategici, questo era il modello ed è il modello di riordino degli enti locali in Sardegna, che è ben diverso dall'impostazione della Delrio. Ora, sostenere che il Governo nazionale ci imponga chissà che cosa, quando i punti centrali non sono stati minimamente toccati, a me sembra veramente paradossale. In quest'Aula io credo oggi si possa affermare il contrario, e cioè che il Governo nazionale non è entrato in merito, o non ha accettato, diciamo così, tutte le modifiche che in nome della specialità noi abbiamo apportato. Grazie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 4, con il parere contrario della Commissione.
LOCCI IGNAZIO (FI). Io sono contrario evidentemente a questa riscrittura, a questa modifica dell'articolo 21 della legge sul riordino degli enti locali, per i motivi che ho espresso ed esposto sulla discussione generale, e anche sui motivi per cui abbiamo proposto l'emendamento sostitutivo parziale. Noi ovviamente non è che diciamo o che affermiamo che il Governo ha voluto in qualche modo "sculacciare" il Governo regionale la maggioranza, prendiamo atto di alcune indicazioni che sono state fornite, e le avete anche spiegate, esposte nella prima Commissione, e sono qui in questa relazione illustrativa della prima Commissione, non c'è nessuna critica aggiuntiva rispetto ai fatti che sono avvenuti, perché i fatti sono o veri, o sono falsi, e qua invece mi pare ci sia una precisa indicazione su come questo Governo regionale si dovesse comportare rispetto ai numeri della composizione dell'Assemblea dell'Area metropolitana. Quindi questo è un voto negativo non sui numeri, non sulla modifica, è un voto negativo sull'atteggiamento che ha questa maggioranza e questo Governo regionale nel rapporto con il Governo nazionale che è, guardate, un unico filo conduttore su tutta l'attività che state portando avanti come maggioranza. State provando a dare una linea che non rientra esattamente nei canoni evidentemente del Governo nazionale, che ogni volta viene in qualche modo puntualizzata e va comunque ricondotta nel binario, invece, più preciso dato dal grande presidente Renzi, e voi state correndo il rischio di uniformare anche la nostra autonomia a quel volere governativo.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, per dichiarare il voto convintamente contrario a questo articolo 1 ed è un voto che va interpretato come un voto a favore della città metropolitana. Nella città metropolitana non solo io, in tanti abbiamo creduto. Nella città metropolitana abbiamo scommesso e riteniamo che sia davvero un modello di gestione possibile degli interessi di un'area vasta come quella che sta attorno a Cagliari. Viceversa voi oggi state archiviando alla sua origine questa esperienza, la state derubricando a un'esperienza puramente burocratica, puramente amministrativa, avulsa dal governo delle persone. Questo è ciò che rimane ed è questa la vostra piena responsabilità. Nel votare l'articolo 1 voi state affermando che la città metropolitana è una questione per burocrati, è una questione amministrativa, non è più una questione politica, non è più affare dei cittadini, non è più affare di chi li amministra. Di conseguenza, senza nessun intento populistico, da oggi saremo impegnati a denunciare che voi ve ne infischiate di chi deve amministrare un ente enorme come la città metropolitana perché lo prendete e lo affidate ai dirigenti e ai funzionari della costituenda città metropolitana; uscite dal governo di un ente come questo e lo affidate soltanto ai burocrati. Voi dite di fare la lotta alla burocrazia. Ma immaginate quale il sindaco affiderà a un consiglio di amministrazione di 14 una cosa che può essere decisa dai due sindaci delle città più importanti, chi affiderà mai questioni cruciali. Voi avete assassinato nella culla la città metropolitana perché nessuno si sognerà mai di attribuire a questo circolo di poche persone nessuna delle prerogative del proprio territorio. Avrete da domani contro tutti i sindaci che saranno al di fuori del circolo ristretto del sindaco di Cagliari e del sindaco di Quartu. Avete cacciato via tutti quanti i 15 partecipanti che non sono di Cagliari e non sono di Quartu dalla gestione della città metropolitana e da domani questo avrà degli effetti immediati sull'efficacia di questo ente. Lo abbiamo creato dal punto di vista legislativo, lo abbiamo immaginato dal punto di vista amministrativo; voi oggi lo state archiviando dal punto di vista dell'esperienza politica.
TEDDE MARCO (FI). Presidente, è evidente che il nostro voto va a sanzionare non tanto il merito di questo articolo, ma il metodo. Quello della Giunta è un atteggiamento singolare, un atteggiamento bizzarro. Volete incidere negativamente su una legge che è stata approvata l'altro giorno - l'altro giorno avete votato questa norma! - e oggi ritornate sui vostri passi, sul luogo del delitto, e questo per noi è inaccettabile. Non è possibile che si cerchi di imporre al Consiglio regionale la modifica di una legge che il Consiglio regionale ha metabolizzato, ha approvato, ha discusso, ha approfondito per settimane. Arriva la Giunta e dice alla maggioranza di centrosinistra: "Ragazzi, avete sbagliato". Non "abbiamo sbagliato", "avete sbagliato", e questo ovviamente testimonia lo stato di salute dei rapporti fra maggioranza e Giunta o fra Pigliaru e la maggioranza. È evidente che c'è un problema a Cagliari, non a Houston, a Cagliari, c'è un problema e il problema è grosso, è di dimensioni straordinarie, però non è da escludere che la Giunta stia facendo pagare alla maggioranza ciò che la maggioranza fece in occasione dell'aumento dell'IRPEF, quando la maggioranza nel giro di qualche ora fece rimangiare alla Giunta la proposta di aumento dell'IRPEF. In quel caso fu la maggioranza a comportarsi nei confronti della Giunta non come partecipanti di una squadra, ma come maestrini che dovevano necessariamente dare lezioni all'assessore Paci, che è qui presente. Ora, considerato che l'assessore Erriu ha degli ottimi rapporti con il Governo e sta lavorando in modo alacre per risolvere i problemi delle eventuali impugnazioni davanti alla Corte costituzionale, siamo veramente curiosi di sapere cosa farà l'assessore Erriu per cercare di tamponare il sicuro intervento del Governo in ordine a quella modifica del codice di procedura civile che avete votato in Aula con la finanziaria, quella norma che determina l'impignorabilità dei beni dei consorzi. Siamo curiosi di sapere come l'assessore Erriu risolverà il problema. Lo risolverà con un lavoro incessante, con un lavoro intelligente, con un lavoro politico, lo risolverà con le pacche sulle spalle, lo risolverà con i rapporti ovviamente di grande colleganza e di grande vicinanza con il Governo Renzi? Non lo sappiamo. Noi abbiamo qualche dubbio che questo lavoro dell'assessore Erriu, che sicuramente sarà…
Poiché nessun altro domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. No. Mi avete detto di no quando l'ho chiesto poco fa.
"2. Il consiglio provinciale è composto dal presidente della provincia e da dodici componenti nelle province con popolazione da 300.001 a 700.000 abitanti, da dieci componenti nelle province con popolazione fino a 300.000 abitanti.".)
LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, questa proposta di manutenzione del testo originario è la prova della direzione che vogliamo prendere. Mi verrebbe quasi da fare la domanda al collega Demontis rispetto all'importanza e alla portata di questa proposta di modifica e di manutenzione del numero dei componenti delle assemblee provinciali. Io capisco che questo è un problema non secondario, ma almeno di terzo, quarto o quinto ordine, però c'è una richiesta di manutenzione, evidentemente di riduzione delle componenti in assemblea, e noi sappiamo che le assemblee sono rappresentative, sono su una elezione di secondo livello, rappresentano i sindaci di quel territorio.
Approfitto per ricordarvi che ad oggi le province del Sud Sardegna, di Nuoro, di Sassari e di Oristano, dopo 70 giorni, anzi ormai 75-76 giorni dall'approvazione della norma, non hanno ancora avuto l'onore di trovarsi nominati, come prevede l'articolo 26, comma 4, mi pare, i commissari di queste province. Cioè abbiamo fatto la riforma, la riforma delle province e degli enti locali, abbiamo fatto una nuova architettura, abbiamo detto: "entro 15 giorni nomineremo i commissari perché dobbiamo dare stabilità soprattutto ai dipendenti delle province, dobbiamo dare guide sicure", bene, non abbiamo rispettato quel termine, e oggi, nonostante ci siano state quantomeno sette riunioni della Giunta regionale su questo tema, queste province sono ancora prive di commissari. Non voglio insinuare che non avete trovato la quadra su ciò che dovete fare come maggioranza di governo, ma ricordatevi che comunque avete approvato una legge, avete dato dei termini e questi non sono stati rispettati. Poi sarebbe curioso discutere anche dei piani di assetto territoriali su cui abbiamo notizie tutti i giorni che i comuni e i sindaci non è che hanno accolto di buon occhio la grande nuova architettura di reti urbane, metropolitane eccetera eccetera, perché poi una cosa sono le favole e altro è dover accettare di dover sottostare a logiche territoriali di imposizione di linee politiche che non hanno niente a che vedere con il rapporto con i cittadini e con i servizi che sono dedicati a questi. Però, colleghi, fare una manutenzione del testo della riforma portando da 12 a 10 il numero dei rappresentanti in assemblea e da 14 a 12 a seconda del numero degli abitanti, francamente non capisco cosa sia successo perché l'abbiamo fatto, questa era una vostra proposta peraltro, se oggi la state manutenzionando evidentemente qualcuno vi ha chiesto di fare qualche piccola modifica. È questa la prova, collega Demontis, che il Governo nazionale ha dato alcune indicazioni e quindi ha detto: "Non ve la impugniamo però fate da bravi, modificatela perché da qui ne va addirittura il futuro degli equilibri di economia e finanza dello Stato italiano e del nostro impegno al mantenimento del patto di finanza pubblica con l'Unione europea". Non credo, questi sono capricci di uno Stato che evidentemente misura le cose non col metro, ma col decimetro e che non tiene assolutamente in conto quali sono le determinazioni di un Consiglio regionale, di un'Assemblea legislativa che ha le competenze che ha e che non viene evidentemente presa molto sul serio.
TEDDE MARCO (FI). Presidente, correva l'anno 1948, era febbraio, quando i nostri padri costituenti approvarono lo Statuto, lo Statuto sardo, lo Statuto dei sardi, quella norma fondamentale che per noi equivale alla Costituzione e che disciplina la vita di questa Regione, ma soprattutto ne valorizza le specificità, le peculiarità, rafforza le prerogative. Ebbene, da allora sono passati esattamente 66 anni, 67 anni, 68 anni e ogni tanto dobbiamo ritornare sulla richiesta di rispetto di questa legge fondamentale che molto spesso viene da voi maltrattata e in questo caso è stata maltrattata in relazione alla norma che disciplina la modifica dei territori e delle funzioni delle province. Il nostro Statuto pone delle regole molto chiare, i territori delle province devono essere modificate previo referendum, i confini devono essere modificati previo referendum, le funzioni delle province devono essere modificate previo referendum, ebbene, cosa accade? Si fa finta che questa norma non esista, si fa una città metropolitana ristretta che va a violare i principi di grande riforma economica e sociale posti dalla legge nazionale, violando in questo caso lo Statuto, l'articolo 3, e violando l'articolo 47 che prescrive che per quanto attiene le modifiche delle circoscrizioni territoriali e delle province è necessario un referendum. Il referendum non si fa, quindi la volontà popolare non viene ascoltata, non viene sentita, non viene provocata. Voi andate avanti come se foste dei Caterpillar, sbagliando, sbagliando, sbagliando! Perché nel momento in cui si viola lo Statuto, nel momento in cui si contraddice una norma fondamentale, si calpesta la volontà dei sardi, si calpesta ciò che i padri costituenti tanti anni fa hanno voluto scrivere e consacrare come norma di legge fondamentale e quindi avete fatto una provincia del sud, violando l'articolo 47, avete fatto una città metropolitana ristretta, violando sempre la norma costituzionale o meglio la norma statutaria che è una legge costituzionale, avente fatto tutto ciò che un legislatore o tutto ciò che una Giunta assieme alla maggioranza non deve fare, cioè avete di fatto modificato, ma comunque avete violato, una norma fondamentale, una norma sovraordinata, ma norma che nella gerarchia delle fonti deve essere necessariamente rispettata, necessariamente osservata perché quando non si rispettano le regole, soprattutto le regole fondamentali, le regole principali, si corre il rischio veramente di inquinare la vita delle comunità che vengono rappresentate e questo è grave. È grave perché quando vengono violate le regole si insinua nella mente dei nostri amministrati che queste regole possono essere violate sempre e comunque. Se le viola, le regole, l'amministrazione regionale, se le regole vengono violate dal Consiglio regionale è evidente che le può violare anche il cittadino di Galtellì, che le può violare l'uomo della strada, le possono violare tutti. È un errore gravissimo, è un cattivo esempio che avreste dovuto risparmiare. Lo Statuto deve essere rispettato, professori! Lo Statuto deve essere rispettato e non potete trincerarvi dietro lo scudo dei rapporti di amicizia con il Governo che viene contrabbandato invece come rapporto che deriva da un grande lavoro politico o grande lavoro amministrativo. Non c'è lavoro politico alla base di tutto ciò che avete ottenuto in relazione della legge di riforma del sistema degli enti locali, c'è un rapporto di amicizia politica, di colleganza politica, c'è un rapporto di contiguità, c'è un rapporto di coerenza stretta e in questi casi sicuramente ciò che va ad essere schiaffeggiato è l'orgoglio di una comunità che aveva (e non l'ha più) uno Statuto che avrebbe dovuto garantire le nostre prerogative, che avrebbe dovuto garantire la nostra cultura. Purtroppo questo Statuto troppe volte da voi è stato schiaffeggiato.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, metto in votazione l'articolo 2.
1. La lettera c) del comma 1 dell'articolo 48 della legge regionale n. 2 del 2016, è abrogata. È conseguentemente abrogata la lettera f bis) del comma 3 dell'articolo 21 della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali).)
1. Ai commi 5 e 6 dell'articolo 14 della legge regionale n. 2 del 2016, rispettivamente, dopo le parole "dei segretari comunali e provinciali" sono inserite le parole "in servizio".)
LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, siccome su questo articolo la relazione della prima Commissione fa riferimento addirittura allo spirito della legge e alle intenzioni del legislatore, ovviamente non dicendo la verità, per quello che ricordo io avendo partecipato al dibattito in quest'Aula rispetto alla scrittura dell'articolo 14 e in particolare il comma 5 e 6 della riforma degli enti locali, dovrebbe qui soccorrermi la memoria di ferro del relatore di quella legge, e su come si arrivò a scrivere quali erano i dirigenti che dovevano prioritariamente essere scelti per il grado apicale delle unioni dei comuni nelle nuove strutture, i segretari comunali, proprio quando ci fu la discussione non erano tra quel prioritariamente. Quindi oggi invece riapriamo le gabbie e diciamo inseriamo almeno quelli in servizio, cioè quelli non che fanno parte dell'elenco dei dirigenti e quindi dei segretari comunali, ma quelli in servizio cioè quelli che c'eravamo già scelti noi, prima che sono rimasti lì a cui diamo l'opportunità attraverso questa legge un pochettino forse in contraddizione con le norme che regolano il passaggio del personale della Delrio parlo sempre, in questa materia, poi lo vedremo anche nella riforma dell'agenzia del sistema per il lavoro, dove da una parte applichiamo la Delrio quindi il passaggio del personale, dei dirigenti, della gestione delle funzioni, eccetera eccetera, salvo qualcuno sì e qualcuno no. Ecco, in questo momento dopo la scelta fatta da questo legislatore, io addirittura ho memoria di emendamenti che davano la possibilità anche ai segretari comunali e ai segretari generali meglio, di poter far parte di quei dirigenti che potessero eventualmente passare, il relatore ricordo in una piccola interruzione disse: "No, prioritariamente quelli che sono già in servizio nelle province", quindi non dobbiamo, cioè i segretari comunali, i segretari generali no, loro no.
Invece oggi nella relazione della prima Commissione perché lo spirito del legislatore in realtà era quello, non è così, lo spirito del legislatore era un altro, andava esattamente in senso contrario, oggi prendiamo atto che state facendo una nuova proposta, volete aprire ai segretari generali in servizio, quelli in servizio alla data di... chissà perché, forse perché determinano bene il campo di applicazione di questa norma e consentono di salvare la dirigenza a qualche amico dell'amico.
DEMONTIS SALVATORE (PD), relatore. Consigliere Locci, secondo me lei ricorda male, vado a memoria anch'io evidentemente, però la priorità relativamente ai dirigenti apicali, era dalla legge disposta in quest'ordine: prioritariamente i dirigenti delle province in servizio evidentemente, in secondo ordine, in seconda posizione diciamo così, i segretari provinciali e comunali e i dirigenti delle comunità montane. È evidente che lo spirito della legge era quello di considerare i segretari comunali e provinciali e i dirigenti delle comunità montane in servizio perché si sta parlando di enti, in questo caso le province principalmente, ma anche le comunità montane che andranno ad essere soppressi e quindi per questi si prevedeva l'impiego presso la rete metropolitana, le unioni dei comuni, le città medie e così via. Quindi l'articolo del quale discutiamo restringe non amplia niente, sta dicendo che si applica la legge per quanto riguarda tutte le figure che ho citato se in servizio, non avrebbe senso altrimenti applicarla a chi è già in quiescenza.
Passiamo all'esame dell'articolo 3 ter.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 ter:
1. Al comma 1 dell'articolo 30 della legge regionale n. 2 del 2016 le parole "della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), della legge 28 dicembre 2016, n. 208 (legge di stabilità 2016)" sono abrogate.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 3 ter.
Passiamo all'esame dell'articolo 3 quater. All'articolo 3 quater sono stati presentati gli emendamenti numero 2, 1, 5, 6, 3 che è inammissibile.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 quater:
1. Il comma 2 dell'articolo 71 della legge regionale n. 2 del 2016 è abrogato.)
DEMONTIS SALVATORE (PD), relatore. Il parere è favorevole su tutti gli emendamenti.
Passiamo all'emendamento aggiuntivo numero 5.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (FI). Per aggiungere la firma sull'emendamento numero 5. Grazie.
PRESIDENTE. E' acquisita la firma dell'onorevole Randazzo.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 313.
La seduta è tolta. Il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Adesso è convocata al sesto piano la Conferenza dei Capigruppo.
Proposte di legge statutaria (Annunzio di presentazione)
Documento: “Corecom: Programma delle attività per l'anno 2016” (12/XV/A) (Discussione e approvazione di ordine del giorno)
Disegno di legge: “Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna)”. (313/A) (Discussione e approvazione)

References: sentenza 
 articolo 3
 sentenza 
e contrario
e contrario
 articolo 1