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Timestamp: 2019-08-21 10:23:58+00:00

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Circolari | Mazzolini e Associati
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Il 14 febbraio 2019 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 38 – Supplemento Ordinario n. 6 – il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14.
Il Codice entrerà in vigore il 15 agosto 2020 – decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, salvo che per alcune disposizioni per le quali è stata prevista l’entrata in vigore trascorsi trenta giorni dalla pubblicazione (16 marzo 2019) – ed ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità:
Tra le principali novità contenute:
Il Codice riscrive, quindi, la legge fallimentare superandola in parte sia per quanto riguarda le modalità di gestione della crisi che a livello meramente terminologico, focalizzando l’attenzione sugli strumenti di allerta della crisi al fine di prevenire situazioni irreversibili di insolvenza e scongiurarne così le conseguenze negative.
Fin da subito (16 marzo 2019) l’imprenditore individuale di qualsiasi dimensione, sarà chiamato ad adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte, mentre l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva, dovrà istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché attivarsi senza indugio, se del caso, per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.
Le conseguenze patrimoniali di una cattiva organizzazione dell’impresa potranno rivelarsi per gli amministratori molto pesanti se si pensi al contenuto del nuovo comma 6 dell’articolo 2476 del codice civile secondo cui ”Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale dietro azione proposta dai creditori stessi quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti” e a quello del nuovo terzo comma dell’all’articolo 2486 del codice civile “Quando è accertata la responsabilità degli amministratori a norma del presente articolo, e salva la prova di un diverso ammontare, il danno risarcibile si presume pari alla differenza tra il patrimonio netto alla data in cui l’amministratore è cessato dalla carica o, in caso di apertura di una procedura concorsuale, alla data di apertura di tale procedura e il patrimonio netto determinato alla data in cui si è verificata una causa di scioglimento di cui all’articolo 2484, detratti i costi sostenuti e da sostenere, secondo un criterio di normalità, dopo il verificarsi della causa di scioglimento e fino al compimento della liquidazione. Se è stata aperta una procedura concorsuale e mancano le scritture contabili o se a causa dell’irregolarità delle stesse o per altre ragioni i netti patrimoniali non possono essere determinati, il danno è liquidato in misura pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura.”.
La riorganizzazione dell’assetto d’impresa, se necessaria per rendersi aderente alla normativa, dovrà operare su due basi: una discrezionale e una obbligata.
Quella discrezionale, per quanto soggetta ai vincoli della normativa, presuppone la capacità dell’organizzazione imprenditoriale di rilevare tempestivamente gli indizi di crisi dell’impresa e di adottare con sollecitudine le misure più idonee alla sua composizione cosicché all’esito dell’allerta o anche prima della sua attivazione, l’imprenditore possa accedere al procedimento di composizione assistita della crisi senza perdere il possesso dell’azienda e con la garanzia che da ciò non ne derivi la risoluzione dei contratti pendenti, anche se stipulati con pubbliche amministrazioni, né di revoca degli affidamenti bancari concessi. Quindi l’imprenditore con la massima libertà potrà attuare le scelte organizzative che riterrà più opportune per prevenire l’insorgere di situazioni che possano compromettere la salute dell’azienda e salvaguardare così la continuità aziendale e qualora non sufficienti adottare, poi, misure per la composizione dello stato di crisi.
Come si vede il Codice con un drastico cambio d’impostazione rispetto alla legge fallimentare non mira a togliere all’imprenditore la gestione dell’azienda in crisi sostituendolo con un organo giurisdizionale, ma lo responsabilizza attraverso l’assunzione di idonee e tempestive iniziative per una rapida definizione della procedura, anche al fine di non pregiudicare i diritti dei creditori e la gestione del patrimonio o dell’impresa durante la procedura di regolazione della crisi o dell’insolvenza nell’interesse prioritario dei creditori. La nomina degli organi della liquidazione giudiziale (giudice delegato e curatore) avverranno solo qualora tutti i tentativi di risanamento della crisi d’impresa non avranno avuto successo.
Per il codice costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta, anche tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi i ritardi nei pagamenti reiterati e di ammontare significativo.
Il primo effetto è quello di dover rivedere la produzione dei documenti contabili, che nelle PMI sono tradizionalmente patrimoniali ed economici, integrandoli con i rendiconti finanziari e con altri documenti basati sui flussi di cassa, riassestando, quindi, la reportistica aziendale e il lavoro svolto durante le riunioni dell’organo amministrativo. In sostanza tutti gli imprenditori, a prescindere dalle loro dimensioni, saranno chiamati a ragionare al pari delle grandi aziende, dovendo superare l’idea dell’utile economico come unico valore in grado di certificare la bontà dei propri affari a favore della capacità di generare liquidità per far fronte agli impegni assunti.
L’importanza di questo fattore è perfettamente comprensibile laddove si consideri che il Codice prevede dal 15 agosto 2020 (con l’eccezione dell’Agenzia delle entrate, il cui obbligo decorre dalle comunicazioni della liquidazione periodica IVA relative al primo trimestre dell’anno d’imposta successivo all’entrata in vigore del Codice stesso) l’obbligo di segnalazione da parte dei creditori pubblici qualificati dell’esposizione debitoria dell’imprenditore quando raggiunge determinate soglie che la norma considera rilevanti.
Le soglie sono considerate rilevanti:
a) per l’Agenzia delle entrate, quando l’ammontare totale del debito scaduto e non versato per l’imposta sul valore aggiunto, risultante dalla comunicazione della liquidazione periodica sia pari ad almeno il 30 per cento del volume d’affari del medesimo periodo e:
non inferiore a euro 25.000 per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino a 2.000.000 di euro;
non inferiore a euro 50.000 per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino a 10.000.000 di euro;
non inferiore a euro 100.000, per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente oltre 10.000.000 di euro;
b) per l’Istituto nazionale della previdenza sociale, quando il debitore è in ritardo di oltre sei mesi nel versamento di contributi previdenziali di ammontare superiore alla metà di quelli dovuti nell’anno precedente e superiore alla soglia di euro 50.000;
c) per l’agente della riscossione, quando la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione dopo la data di entrata in vigore del Codice, autodichiarati o definitivamente accertati e scaduti da oltre novanta giorni superi, per le imprese individuali, la soglia di euro 500.000 e, per le imprese collettive, la soglia di euro 1.000.000.
Oltre alle sanzioni per omesso versamento l’entrata in vigore del Codice farà scattare, pertanto al superamento delle soglie fissate, anche il più grave effetto della segnalazione di insolvenza, con la conseguenza che scaduto il termine di novanta giorni dalla ricezione dell’avviso senza che il debitore abbia dato prova di aver estinto il proprio debito o di averlo altrimenti regolarizzato per intero con le modalità previste dalla legge o di essere in regola con il pagamento rateale, o di aver presentato istanza di composizione assistita della crisi o domanda per l’accesso ad una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza, i creditori pubblici qualificati procederanno senza indugio alla segnalazione all’Organismo di composizione della crisi d’impresa che sarà in molti casi l’anticamera della liquidazione giudiziale (oggi fallimento).
Invece, la riorganizzazione obbligata dell’assetto dell’impresa – imposta dalla norma – passa per la nomina dell’organo di controllo (ODC) o del revisore.
L’articolo 379 del Decreto Legislativo 14/2019 di riforma dell’art. 2477 del codice civile, prevede che entro nove mesi dalla sua entrata in vigore (ossia entro il 16 dicembre 2019) le Società a responsabilità limitata, salvo dover uniformare l’atto costitutivo e lo statuto se non già conformi alle disposizioni della riforma, dovranno necessariamente nominare un ODC o un revisore:
quando la nomina di tale organo e/o del revisore èprevista dallo statuto;
in mancanza di disposizioni statutarie, quando si verifica almeno una delle seguenti circostanze:
la società è tenuta alla redazione delbilancio consolidato;
la società controlla un’altra società obbligata alla revisione legale dei conti;
la società ha superato, per due esercizi consecutivi, uno o più dei seguenti limiti dimensionali:
totale dell’attivo dello stato patrimoniale: Euro 2 milioni (contro i precedenti 4,4 milioni);
ricavi delle vendite e delle prestazioni: Euro 2 milioni (contro i precedenti € 8,8);
dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità (contro le precedenti 50 unità).
La rilevante riduzione dei parametri dimensionali che, se superati per due esercizi consecutivi, faranno scattare gli obblighi in discorso e la sufficienza del superamento anche di un solo parametro (e non di due congiuntamente, come è ancora previsto dalla disposizione pre-riforma) imporranno a numerose Srl – a catena anche alle loro controllanti seppure non superino nessuno dei limiti dimensionali – di nominare un revisore o un ODC.
In presenza dei requisiti sopra esposti, la norma richiede che la Srl nomini un revisore legale unico (o in alternativa, una società di revisione) oppure un sindaco unico o un collegio sindacale.
Sebbene l’espressione “la nomina dell’organo di controllo o del revisore” alimenti interpretazioni divergenti, secondo l’orientamento prevalente:
sarebbe permessa la nomina del solo revisore legale o della società di revisione;
non sarebbe invece permessa la nomina del solo ODC che, se effettuata, farebbe scattare a carico della Srl l’obbligo di assegnare anche l’incarico della revisione legale, conferendolo allo stesso ODC oppure a un revisore legale “esterno” o a una società di revisione.
Gli organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione, ciascuno nell’ambito delle proprie funzioni, avranno l’obbligo di verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente, assumendo le conseguenti idonee iniziative, se l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato, se sussiste l’equilibrio economico finanziario e qual è il prevedibile andamento della gestione, nonché di segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi.
Segnalazioni che difficilmente saranno omesse da parte degli organi di controllo (come sovente accaduto in passato per la concentrazione o la commistione delle figure professionali incaricate dall’azienda a svolgere le funzioni di controllo con quelle assegnatarie della consulenza), in quanto la loro tempestività costituirà causa di esonero dalla responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o azioni successivamente poste in essere dall’organo amministrativo, che non siano conseguenza diretta delle decisioni assunte prima della segnalazione e in considerazione anche del fatto che non costituirà giusta causa di revoca dall’incarico la segnalazione effettuata a norma di legge.
A tal fine, è assegnato all’organo di controllo della società, ossia al sindaco unico o al collegio sindacale e al revisore legale, il compito di verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa, la sussistenza dell’equilibrio economico finanziario e il prevedibile andamento della gestione, nonché di segnalare immediatamente l’esistenza di fondati indizi della crisi.
Nella scelta dell’organo di controllo (sindaco unico, collegio sindacale, revisore legale o società di revisione), la Srl dovrà considerare vari aspetti e non optare per la nomina del solo revisore con l’obiettivo di contenere i costi perché questo atteggiamento, in caso di crisi, potrebbe verificarsi anti-producente per l’accesso alle varie misure premiali previste. Misure premiali che sono escluse tutte le volte che l’iniziativa del debitore volta a prevenire l’aggravarsi della crisi non è tempestiva.
Una decisione consapevole dovrebbe, allora, tener conto che:
la nomina dell’ODC amplia e rafforza la portata e l’efficacia del sistema di controllo: i sindaci, a differenza del revisore, partecipano alle riunioni degli organi amministrativi e delle assemblee dei soci e pertanto sono messi in grado di vigilare sulla correttezza dei processi decisionali, essendo coinvolti, fin dall’inizio, nel loro svolgimento;
l’ODC vigila sull’osservanza della legge e dello statutoed è dotato di rilevanti poteri di ispezione e intervento per l’individuazione delle irregolarità.
La partecipazione più assidua alle decisioni dell’organo amministrativo da parte dei soggetti deputati al controllo potrebbe, infatti, aiutarlo a recepire tempestivamente gli alerts che indicano l’aggravarsi della situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda o il venir meno del presupposto della continuità aziendale e con ciò permettergli di intervenire senza indugio, proponendo la domanda di accesso ad una delle procedure regolate dal Codice entro il termine di sei mesi, ovvero l’istanza di composizione della crisi entro il termine di tre mesi dal verificarsi delle seguenti condizioni:
a) l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno sessanta giorni per un ammontare pari ad oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
b) l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno centoventi giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
c) il superamento, nell’ultimo bilancio approvato, o comunque per oltre tre mesi, degli indici elaborati che saranno elaborati in attuazione della normativa.
Infine, la riforma della crisi d’impresa lascia invariati i parametri delle imprese minori che sono quelle che presentano congiuntamente i seguenti requisiti:
1) un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore;
2) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore;
3) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila;
e per le quali è eventualmente attivabile il procedimento di composizione assistita della crisi.
Alla luce di quanto appena detto, le Srl in occasione della chiusura del prossimo bilancio dovranno verificare di non aver superato nessuno dei parametri dimensionali in entrambi gli ultimi due bilanci antecedenti quello in corso alla data del 16 dicembre 2019. In caso contrario dovranno iniziare a pensare a quale organo affidare il controllo sulla base della loro complessità aziendale, delle loro esigenze anche economiche ma pur sempre nell’ottica di meglio rispondere alle finalità del Codice per farsi trovare preparate alla scadenza.
In alternativa valutare nuovi assetti giuridici per non ricadere in questa previsione.
Da subito, tutti gli imprenditori, dovranno pensare alla loro riorganizzazione e alle idonee misure da adottare per rilevare tempestivamente lo stato di crisi o la perdita della continuità aziendale, attrezzandosi anche al fine di evitare le segnalazioni da parte dei creditori pubblici qualificati dell’esposizione debitoria, quando tali segnalazioni inizieranno.
Certamente un percorso non facile e incalzante che se ben attuato potrà portare ad un tessuto economico più sano e a rapporti economici meno conflittuali rispetto al recente passato.
Manovra Correttiva – Decreto legge n. 50/2017
Articolo 1 -Split Payment:
Il meccanismo della scissione dei pagamenti dell’IVA (c.d. split payment) è esteso anche alle operazioni effettuate nei confronti dei seguenti soggetti:
(a) società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, nn. 1) e 2), del civile, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
(b) società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni;
(c) società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, comma, n. 1), del codice civile, dalle società di cui alle lettere a) e b), ancorché ultime rientrino fra le società di cui alla lettera d) ovvero fra i soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;
(d) società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana; con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui al comma 1 può essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.
L’operatività delle nuove regole dello split payment sono subordinate all’emanazione di apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto.
La novità riguarda le operazioni effettuate a decorrere dal 1/07/2017.
Articolo 2 – Modifiche all’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA:
Il secondo periodo dell’articolo 19, comma 1, del DPR 26/10/1972 n. 633, (Decreto IVA), è stato riscritto riducendo il diritto di operare la detrazione dell’IVA sugli acquisti e importazioni da tre anni a un anno soltanto.
Infatti, il testo del nuovo art. 19, co. 1, è ora il seguente: “Il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile ed è esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa all’ anno in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”.
La novità decorre dal 24/04/2017.
Articolo 2 – Modifiche ai termini di registrazione delle fatture:
Al pari di quanto avvenuto per il diritto alla detrazione anche i termini di registrazione delle fatture di cui al comma 1, dell’art. 25 del DPR 633/1972, sono stati drasticamente ridotti. È stabilito – come nella previgente formulazione – che “il contribuente deve numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione, comprese quelle emesse a norma del secondo comma dell’articolo 17“, ma diversamente da prima “deve annotarle in apposito registro anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta e comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno“.
Ciò implica che la registrazione delle fatture deve avvenire entro i termini della liquidazione del periodo in cui la detrazione è esercitata e comunque non oltre il termine della dichiarazione annuale IVA riferito al periodo d’imposta in cui la fattura è stata ricevuta.
Poiché la novità decorre dal 24/04/2017, dal tenore letterario della nuova normativa, sembrerebbe già non più possibile detrarre l’Iva relative alle fatture degli anni 2015 e 2016 in quanto il termine di presentazione della dichiarazione annuale è già scaduto.
Articolo 3 – Misure di contrasto alle indebite compensazione:
L’ammontare dei crediti per i quali è richiesto obbligatoriamente il rilascio da parte di un professionista abilitato del visto di conformità alla dichiarazione onde poter procedere con la compensazione, viene ridotta da 15.000 euro a 5.000 euro, con esclusione delle start-up innovative il cui maggior importo di euro 50.000 resta invariato.
Il limite di 5.000 euro riguarda la singola imposta e non la somma complessiva dei crediti emergenti da una stessa dichiarazione.
In quest’ottica di contrasto all’utilizzo indebito dei crediti, sono state modificate anche le regole di presentazione del Modello F24 con compensazione. Allora, se sono indicati crediti in compensazione, il Modello F24 potrà essere presentato solo attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel).
Le novità, che decorrono dal 24/04/2017, riguardano esclusivamente i titolari di partita IVA.
Articolo 4 – Regime fiscale delle locazioni brevi:
Per locazioni brevi si intendono i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online.
A decorrere dal 1° giugno 2017 i redditi da locazione breve, nonché quelli da sub-locazione e da contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi ad oggetto il godimento dell’immobile a favore di terzi, stipulati a partire da tale data, possono beneficiare – con opzione – delle disposizioni relative alla cedolare secca, con aliquota del 21%.
I soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on line, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare, devono:
(a) trasmettere i dati relativi ai contratti conclusi per il loro tramite;
(b) qualora incassino i canoni o i corrispettivi dei contratti, operano, in qualità di sostituti d’imposta, una ritenuta del 21 per cento sull’ammontare dei canoni e corrispettivi all’atto dell’accredito e provvedono al relativo versamento entro il giorno 16 del mese successivo all’incasso stesso. La ritenuta del 21% sarà a titolo d’imposta in caso di opzione per la cedolare secca e a titolo di acconto in tutti gli altri casi.
Le modalità di attuazione del provvedimento saranno definite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, da emanarsi entro il 23/07/2017.
Articolo 6 – Disposizioni in materia di giochi:
La modifica normativa incide:
sulla misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, che è fissata in misura pari al 19 per cento dell’ammontare delle somme giocate.
sulla misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera b), del predetto testo unico, che è fissata in misura pari al 6 per cento dell’ammontare delle somme giocate;
sulla misura della ritenuta sulle vincite del lotto di cui all’articolo 1, comma 488, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 che è fissata all’otto per cento a decorrere dal 1° ottobre 2017;
sulla misura del prelievo sulla parte della vincita eccedente euro 500, ottenuta dagli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera b), del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, che è fissato al 12 per cento, a decorrere dal 1° ottobre 2017;
sulla misura del prelievo sulla parte della vincita eccedente euro 500, ottenuto da Vinci per la vita-Win for life, Vinci per la vita-Win for Life Gold e SiVinceTutto SuperEnalotto, e lotterie nazionali ad estrazione istantanea, che è fissato al 12 per cento, a decorrere dal 1° ottobre 2017.
Articolo 7 – Rideterminazione della base Ace:
La misura dell’aiuto alla crescita economica (Ace) dal periodo d’imposta 2017 sarà calcolato sull’incremento del capitale proprio degli ultimi cinque anni e non più in relazione a quello intervenuto successivamente al 31 dicembre 2010.
Per le persone fisiche, le società in nome collettivo e quelle in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria, per il periodo d’imposta 2016 la base Ace è data dalla differenza fra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre 2010, mentre a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2016 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019, rileva, come incremento di capitale proprio, anche la differenza fra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre del quinto periodo d’imposta precedente.
La determinazione dell’acconto dovuto ai fini dell’imposta sui redditi delle società relativo al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 deve essere effettuata considerando quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata applicando le nuove disposizioni Ace.
Articolo 8 – Disposizioni in materia di pignoramenti immobiliari:
Il concessionario della riscossione non potrà procede all’espropriazione immobiliare se il valore complessivo dei beni, diminuito delle passività ipotecarie aventi priorità sul credito per il quale si procede, è inferiore a 120.000 euro. Prima tale limitazione riguardava ogni singolo bene e non l’intera massa.
Articolo 9 – Sterilizzazione delle clausole di salvaguardia dell’IVA e delle accise:
L’aliquota IVA ridotta del 10% avrà la seguente evoluzione, passando al:
11,5% nel 2018;
12% nel 2019;
13% dal 2020.
L’aliquota IVA ordinaria del 22% (quasi fosse uno scherzo) avrà la seguente evoluzione, passando al:
25% nel 2018;
25,4% nel 2019;
24,9% nel 2020;
25% dal 2021.
Articolo 10 – Reclamo e mediazione:
Modificato anche il valore della lite tributaria ai fini dell’obbligo di attivazione della procedura di reclamo-mediazione. Il limite di 20.000 euro è stato portato a 50.000 euro con effetti sugli atti impugnabili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2018.
Articolo 11 – Definizione agevolata delle controversie tributarie:
Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’agenzia delle entrate pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, col pagamento di tutti gli importi di cui all’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto, escluse le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora.
In caso di controversia relativa esclusivamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate ai tributi, per la definizione è dovuto il quaranta per cento degli importi in contestazione.
In caso di controversia relativa esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla definizione in commento.
Sono definibili le controversie con costituzione in giudizio in primo grado del ricorrente avvenuta entro il 31 dicembre 2016 e per le quali alla data di presentazione della domanda di definizione, il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.
Sono escluse dalla definizione le controversie concernenti anche solo in parte:
(a) le risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
(b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015.
Il versamento degli importi dovuti deve avvenire entro il 30 settembre 2017 e può essere rateizzato in massimo tre rate come segue:
la prima di importo pari al 40 per cento del totale delle somme dovute ha scadenza 30 settembre 2017;
la seconda rata, pari all’ulteriore quaranta per cento delle somme dovute, deve essere pagata entro 30 novembre 2017;
la terza e ultima rata, pari al residuo venti per cento delle somme dovute, deve essere pagata entro il 30 giugno 2018.
Non è ammesso il pagamento rateale se gli importi dovuti non superano duemila euro.
Per ciascuna controversia autonoma deve essere effettuato un separato versamento.
La domanda di definizione agevolata deve essere presentata entro il 30 settembre 2017, e per ciascuna controversia autonoma è presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo (per controversia autonoma si intende quella relativa a ciascun atto impugnato).
Dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio nonché quelli dovuti per la definizione agevolata dei ruoli esattoriali (se attivata).
La definizione, al pari di quella della rottamazione delle cartelle esattoriali, non da’ luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.
Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima dell’entrata in vigore del presente articolo.
Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017. Se entro tale data il contribuente avrà depositato copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2018.
Per le controversie definibili sono sospesi per sei mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore del presente articolo fino al 30 settembre 2017.
L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la lite. Nel caso in cui la definizione della lite è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo. Il processo si estingue in mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2018 dalla parte che ne ha interesse. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.
La definizione perfezionata dal coobbligato giova in favore degli altri, inclusi quelli per i quali la controversia non sia più pendente.
Con uno o più provvedimenti del direttore dell’agenzia delle entrate saranno stabilite le modalità di attuazione della disposizione.
Articoli da 41 a 46 – Zone terremotate:
Nei Comuni delle Regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016 è istituita la zona franca urbana.
Le imprese che hanno sede all’interno di tale zona, possono beneficiare nei periodi d’imposta 2017 e 2018 delle seguenti agevolazioni:
(a) esenzione del reddito derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca fino a concorrenza, per ciascun periodo di imposta, dell’importo di 100.000 euro;
(b) esenzione del valore della produzione netta derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca nel limite, per ciascun periodo d’imposta, dell’importo di euro 300.000;
(c) esenzione dalle imposte municipali proprie per gli immobili siti nella zona franca posseduti e utilizzati dai soggetti in questione per l’esercizio dell’attività economica.
Le esenzioni spettano anche alle imprese che avviano la propria attività all’interno della zona franca entro il 31 dicembre 2017.
Articolo 54 – Documento Unico di Regolarità Contributiva:
Il documento unico di regolarità contributiva (DURC), viene rilasciato a seguito della presentazione da parte del debitore della domanda di definizione agevolata di debiti contributivi (rottamazione cartelle esattoriali).
In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una rata di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme dovute ai fini della predetta definizione agevolata, tutti i DURC rilasciati a seguito di presentazione dell’istanza, sono annullati dagli Enti preposti alla verifica. A tal fine, l’agente della riscossione comunicherà agli Enti il regolare versamento delle rate accordate. I medesimi Enti provvederanno a rendere disponibile in apposita sezione del servizio “Durc On Line” l’elenco dei DURC annullati.
Articolo 55 – Premi di produttività:
Per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro, con modalità tali da porre in essere incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, è ridotta di venti punti percentuali l’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro per il regime relativo all’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti su una quota delle erogazioni previste dal comma 182 non superiore a 800 euro. Sulla medesima quota, non è dovuta alcuna contribuzione a carico del lavoratore. Con riferimento alla quota di erogazioni di cui al presente comma è corrispondentemente ridotta l’aliquota contributiva di computo ai fini pensionistici.
Le novità decorrono con riferimento ai premi e alle somme erogate in esecuzione dei contratti sottoscritti successivamente alla data del 24/04/2017.
Articolo 56 – Patent Box:
I redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, da brevetti industriali, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, non concorrono a formare il reddito complessivo, in quanto esclusi per il 50 per cento del relativo ammontare. La disposizione si applica anche ai redditi derivanti dall’utilizzo congiunto di beni immateriali, collegati tra loro da vincoli di complementarietà, ai fini della realizzazione di un prodotto o di una famiglia di prodotti o di un processo o di un gruppo di processi, sempre che tra i beni immateriali utilizzati congiuntamente siano compresi unicamente quelli sopra indicati (software protetto da copyright, da brevetti industriali, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili).
Le novità si applicano:
(a) per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, per i periodi d’imposta per i quali le opzioni, sono esercitate successivamente al 31 dicembre 2016;
(b) per i soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare, a decorrere dal terzo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, relativamente al quale le opzioni sono esercitate successivamente al 31 dicembre 2016.
Si applicano le disposizioni vigenti anteriormente alle modifiche e, comunque, non oltre il 30 giugno 2021, relativamente alle opzioni esercitate per i primi due periodi d’imposta successivi a quelli in corso al 31 dicembre 2014.
Articolo 57 – Attrazione per gli investimenti:
Viene allargato l’ambito applicativo di alcune deroghe civilistiche, prima riservato alle start-up innovative, a tutte le piccole e medie imprese (PMI) costituite in forma di società a responsabilità limitata.
(a) l’atto costitutivo delle PMI costituita in forma di società a responsabilità limitata può creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo, del codice civile.
(b) in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione nelle PMI costituite in forma di società a responsabilità limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali (piattaforme online che abbiano come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio), nei limiti previsti dalle leggi speciali.
(c) nelle PMI costituite in forma di società a responsabilità limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’articolo 2474 del codice civile non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.
Articolo 58 – Modifiche alla disciplina dell’imposta sul reddito di impresa (IRI) – disciplina del trattamento delle riserve presenti al momento della fuoriuscita dal regime
In caso di fuoriuscita dal regime IRI, anche a seguito di cessazione dell’attività, le somme prelevate a carico delle riserve di utili formate nei periodi d’imposta di applicazione delle disposizioni del presente articolo, nei limiti in cui le stesse sono state assoggettate a tassazione separata, concorrono a formare il reddito complessivo dell’imprenditore, dei collaboratori o dei soci; ai medesimi soggetti è riconosciuto un credito d’imposta in misura pari all’imposta sostitutiva già assolta su tali riserve.
Articolo 59 – Transfer pricing
I componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa, sono determinati con riferimento alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili, se ne deriva un aumento del reddito. La medesima disposizione si applica anche se ne deriva una diminuzione del reddito:
(a) in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle procedure amichevoli previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi o dalla Convenzione 90/436/CE del 23 luglio 1990;
(b) a conclusione dei controlli effettuati nell’ambito di attività di cooperazione internazionale i cui esiti siano condivisi dagli Stati partecipanti;
(c) a seguito di istanza da parte del contribuente da presentarsi secondo le modalità e i termini previsti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, a fronte di una rettifica in aumento definitiva e conforme al principio di libera concorrenza effettuata da uno Stato con il quale è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni sui redditi che consenta un adeguato scambio di informazioni;
(d) resta ferma, in ogni caso, la facoltà per il contribuente di richiedere l’attivazione delle procedure amichevoli di cui alla lettera a), ove ne ricorrano i presupposti.
Art. 67 – Entrata in vigore
Il decreto legge 50/2017 è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana avvenuta il 24/4/2017.
mazzolini.associati@pec.it
Mazzolini e Associati
Società tra professionisti a responsabilità
limitata. Studio di consulenza fiscale,
societaria e del lavoro
n. MI – 2088493
Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti
contabili di Milano n. 38

References: Articolo 1

Articolo 2
 art. 19

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8

Articolo 9

Articolo 10

Articolo 11

Articolo 54

Articolo 55

Articolo 56

Articolo 57

Articolo 58

Articolo 59

Art. 67