Source: http://libertareligiosa.aiuto-chiesa-che-soffre.ch/selezione-del-paese/europa/ungheria-2018.html
Timestamp: 2019-11-14 11:10:11+00:00

Document:
Libertà religiosa nel mondo: Ungheria 2018
Superficie: 93036 km2 Popolazione: 9821000
Il preambolo della Costituzione ungherese riconosce il posto preminente del Cristianesimo nella storia del Paese, dichiarando: «Siamo orgogliosi che il nostro re, Santo Stefano, abbia costruito lo Stato ungherese su basi solide e abbia fatto del nostro Paese una parte dell’Europa cristiana 1.000 anni fa»1. Le disposizioni relative alla libertà religiosa e di credo nella Costituzione del 2011 sono state modificate nel 2016. L’articolo 7 sancisce il principio della libertà religiosa, attingendo all’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo2. L’articolo 7 prosegue poi sancendo la separazione tra Chiesa e Stato e sottolineando il valore di entrambi nel raggiungimento di «obiettivi comuni»3.
Nel 1990, dopo la fine del comunismo, l’Ungheria adottò una legislazione che garantiva il diritto alla libertà di coscienza e di religione a tutti e proibiva la discriminazione. Nel 2011 la nuova legislazione, denominata “legge sulla Chiesa”4, ha privato del loro status giuridico tutte le comunità religiose e le istituzioni religiose registrate in precedenza, ad eccezione di 14 di queste, e ha istituito un nuovo sistema per consentire ai gruppi di riacquisire il proprio status giuridico. Per registrarsi nuovamente, i richiedenti hanno dovuto presentare un documento firmato da un minimo di 1.000 seguaci e soddisfare numerosi quanto severi requisiti. Uno di questi vuole che i gruppi abbiano operato a livello internazionale per almeno 100 anni, oppure come associazione in Ungheria da almeno due decadi5. Il successivo passo verso la riacquisizione dello status di Chiesa è una votazione del Parlamento ungherese, durante la quale il gruppo in questione deve ottenere la maggioranza dei due terzi. Successivamente, probabilmente a seguito di pressioni internazionali, alle Chiese non registrate è stata concessa un’altra opportunità per presentare nuovamente la propria domanda. Il Parlamento ha deliberato su questa seconda tornata di domande nel febbraio 2012, registrando altre 13 Chiese e comunità che si sono aggiunte alle 14 iniziali6.
Nel febbraio 2012, il Parlamento aveva respinto le domande di ri-registrazione di 67 Chiese registrate in precedenza, nonostante i gruppi rispettassero le condizioni imposte dalla “legge sulla Chiesa” e senza fornire alcuna spiegazione. Questi gruppi includevano le Chiese evangelica e pentecostale, nonché comunità buddiste e indù che sono state quindi private del diritto all’un percento dell’imposta sul reddito che i contribuenti possono donare alle Chiese riconosciute7.
Per le Chiese e comunità la cui domanda è stata rifiutata, l’unico modo per ottenere uno status giuridico, è quello di registrarsi come associazioni civiche o associazioni senza scopo di lucro. Tuttavia, così facendo, divengono associazioni di secondo livello perdendo di conseguenza esenzioni fiscali, benefici finanziari e molti dei loro diritti, tra cui il mantenimento di scuole e di organizzazioni caritative, la gestione di rifugi per senzatetto o il possesso di terreni agricoli8.
Nel febbraio 2013, la Corte Costituzionale dell’Ungheria ha stabilito che la cancellazione delle Chiese precedentemente riconosciute era incostituzionale e che l’Assemblea nazionale era quindi obbligata ad adottare una legislazione che consentisse ai contribuenti di donare l’un percento della loro imposta sul reddito a qualsiasi organizzazione religiosa. Il termine ultimo per l’adozione di tale legislazione era il 31 dicembre 20179. Tuttavia, al momento della stesura di questo Rapporto, ovvero nel maggio 2018, una simile legge non era stata ancora emanata.
L’8 aprile 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deliberato in merito al caso di Magyar Keresztény Mennonita Egyház e altri contro Ungheria, una sentenza pilota utilizzata per affrontare nove domande separate10, stabilendo che la “legge sulla Chiesa” dell’Ungheria violava gli articoli 9 e 11 della Convenzione europea dei Diritti umani.
Nella propria sentenza, la Corte ha così dichiarato: «[...] lo Stato ha il dovere di rimanere neutrale e imparziale nell’esercizio del suo potere di regolamentare nell’ambito della libertà religiosa e nei suoi rapporti con le diverse religioni, denominazioni e credenze. I fatti dimostrano un fallimento da parte delle autorità di rimanere neutrali nell’esercizio dei loro poteri e pertanto si giunge alla conclusione che lo Stato ha interferito con la libertà dei fedeli di manifestare la propria religione ai sensi dell’articolo 9 della Convenzione»11.
La Corte si è quindi pronunciata contro il governo ungherese e in favore delle confessioni religiose ricorrenti, concludendo che: «La Corte ritiene che vi sia un obbligo positivo che spetta allo Stato di mettere in atto un sistema di riconoscimento che faciliti l’acquisizione della personalità giuridica da parte delle comunità religiose»12. Tuttavia, al momento della stesura di questo Rapporto, la “legge sulla Chiesa” non era ancora stata modificata in linea con quanto disposto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo13.
Nonostante l’Ungheria sia stata decisamente presente nel panorama informativo mediatico a causa di una serie di commenti pubblici formulati durante le elezioni generali dell’aprile 2018, nel Paese non vi sono stati incidenti che abbiano comportato violazioni della libertà religiosa durante il periodo in esame. È quanto si stabilisce in seguito ad una ricerca che ha analizzato documenti nazionali e internazionali e che ha incluso la consultazione con gruppi di difesa dei diritti umani, tra cui l’Unione delle libertà civili ungheresi, la Fondazione per l’azione e la protezione e il Comitato di Helsinki.
Nel luglio 2017, la comunità ebraica ha criticato i poster elettorali di Viktor Mihály Orbán contro il sopravvissuto all’olocausto di origine ungherese George Soros, perché utilizzavano raffigurazioni identificate con la propaganda nazista antisemita14.
In risposta al film sull’olocausto Figlio di Saul, Előd Novák, un deputato e vicepresidente di Jobbik, un partito di estrema destra, ha denunciato la cosiddetta «industria dell’Olocausto» in un post su Facebook datato 11 gennaio 2017. Il politico è stato quindi costretto a dimettersi dal suo seggio in Parlamento il 31 agosto 2017, pur mantenendo l’appartenenza al partito Jobbik15. Quest’ultima formazione è stata a lungo associata alla propaganda antisemita e anti-islamica.
Nel febbraio 2018, durante la campagna elettorale parlamentare, il Primo Ministro Orbán ha affermato che la Germania e l’Europa occidentale erano state sopraffatte dai musulmani e che il Cristianesimo rappresentava l’ultima speranza dell’Europa16.
In un’intervista pubblicata sulla rivista tedesca Bildon il 7 gennaio 2018, Orbán ha definito i richiedenti asilo e i rifugiati «invasori musulmani», difendendo invece la decisione del suo governo di bloccare il loro ingresso e contestare le quote sanzionate dall’Unione europea17.
Nel 2017 László Toroczkai, sindaco di Asotthalom e membro di Jobbik, ha dichiarato alla BBC: «... siamo una nazione bianca, europea, cristiana e vogliamo restare ... esattamente così». Toroczkai ha continuato affermando che i musulmani e i gay non erano i benvenuti in Ungheria18. Quell’anno, all’entrata del Tunnel di Buda è stato affisso uno striscione di 8 metri con su scritto: «L’islamizzazione uccide»19.
La “legge sulla Chiesa” adottata nel 2011 rimarrà una fonte di discriminazione fino a che non verrà modificata secondo quanto disposto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in merito alla causa Magyar Keresztény Mennonita Egyház e altri contro Ungheria. In seguito alle elezioni dell’8 aprile 2018 il partito in carica ha ottenuto la maggioranza dei due terzi del Parlamento e ciò rischia di prolungare lo status quo.
Nonostante i media sostengano che il Paese rappresenti un focolaio di sentimenti antisemiti e anti-islamici, nel periodo in esame non si sono verificati episodi di violenze motivate dall’odio religioso. Ciò dimostra che vi è un alto livello di tolleranza e fiducia nella società e che le persone sono in gran parte impermeabili ad una simile propaganda.
Parlamento d’Ungheria, “Costituzione dell’Ungheria 2011 (rev. 2016)”, Constitute Project, 2016, https://constituteproject.org/constitution/Hungary_2016?lang=en; art. VII.
“Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 18”, Berkley Center, https://berkleycenter.georgetown.edu/quotes/universal-declaration-of-human-rights-article-18--3
Parlamento d’Ungheria, op cit., Articolo 7 (4).
E. Schlager, Minority faiths under the Hungarian religion law, Commissione degli Stati Uniti per la sicurezza e la cooperazione in Europa, 8 giugno 2017, https://www.csce.gov/international-impact/minority-faiths-under-hungarian-religion-law
Parlamento dell’Ungheria, atto CCVI del 2011 sul diritto alla libertà di coscienza e di religione e sullo status giuridico di Chiese, confessioni e comunità religiose, Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, 27 febbraio 2012, http://www.venice.coe.int/webforms/documents/default.aspx?pdffile=CDL-REF(2012)009-e, sec. 14 (1) e (2).
Baer, David H, “Report on Hungary’s Deregistered Churches”, George Fox University, Occassional Papers on Religion in Eastern Europe, Volume 32, Numero 4, Articolo 7. Novembre 2011. https://www.academia.edu/13175265/Report_on_Hungarys_Deregistered_Churches; Baer, David. “Two Open Letters from Hungary”, George Fox University, Occassional Papers on Religion in Eastern Europe, Volume 32, Numero 2, Articolo 2. Maggio 2012. https://www.academia.edu/13175339/Two_Open_Letters_from_Hungary
John Fox University, Occasional Papers on Religion in Eastern Europe, Volume 32/ Issue 4, novembre 2012. “Report on Hungary’s Deregistered Churches”, by H. David Baer, Texan Lutheran University. https://tlu.academia.edu/DavidBaer
Forum europeo per la libertà religiosa, “Ungheria: due anni dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Chiesa mantiene l’inalterata”, Riunione sull’attuazione della dimensione umana dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, HDIM.NGO/0284/16/EN, 27 settembre 2016. https://www.osce.org/odihr/268711?download=true
Le “sentenze pilota” sono una procedura utilizzata per la prima volta nel 2004 in cui più domande simili sono valutate in un unico giudizio complessivo, consentendo così alla Corte di gestire più rapidamente una mole più ampia di casi.
Corte europea dei diritti dell’uomo, “Caso di Magyar Keresztény Mennonita Egyház e altri contro Ungheria (domande n. 70945/11, 23611/12, 26998/12, 41150/12, 41155/12, 41463/12, 41553/12, 54977/12 e 56581/12)’, 8 aprile 2014, https://hudoc.echr.coe.int/app/conversion/pdf/?library=ECHR&id=001-142196&filename=001-142196.pdf
Paragrafo 90, Ibid.
Forum europeo per la libertà religiosa, “Ungheria: due anni dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Chiesa mantiene l’inalterata”, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa [pdf online], 27 settembre 2016, https://www.osce.org/odihr/268711?download=true
M. Dunai, “Hungarian Jews ask PM Orban to end ‘bad dream’ of Anti-Semitism”, Reuters [articolo online], 6 luglio 2017, https://www.reuters.com/article/us-hungary-soros-orban-jews/hungarian-jews-ask-pm-orban-to-end-bad-dream-of-anti-semitism-idUSKBN19R24L
Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Ungheria”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, https://www.state.gov/documents/organization/269066.pdf, pag. 10.
D. Hussain, “Christianity is Europe’s last hope’ says Hungary’s nationalist Prime Minister as he calls for renewed crackdown on migration that ‘advances Islam”, Daily Mail Online [articolo online], 18 febbraio 2018, http://www.dailymail.co.uk/news/article-5406559/Christianity-Europes-hope-says-Hungary-PM.html
H. Agerholm, “Refugees are ‘Muslim invaders’ not running for their lives, says Hungarian PM Viktor Orban”, The Independent [articolo online], 9 gennaio 2018, https://www.independent.co.uk/news/world/europe/refugees-muslim-invaders-hungary-viktor-orban-racism-islamophobia-eu-a8149251.html
M. Bulman, “Hungarian mayor seeks to ban Muslims and gay people from his village”, The Independent [articolo online], 7 febbraio 2017, https://www.independent.co.uk/news/world/europe/muslims-gay-people-not-welcome-hungary-mayor-asotthalom-laszlo-toroczkai-lgbt-rights-islamophobia-a7566916.html
Z. Sereghy, “Islamophobia in Hungary – National report 2017”, Fondazione per la ricerca politica, economica e sociale (SETA) [pdf online], 2018, http://www.islamophobiaeurope.com/wp-content/uploads/2018/04/EIR_2017.pdf, pag. 319.

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