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Timestamp: 2020-08-09 18:20:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 34736 del 30/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34736 del 30/12/2019
Cassazione civile sez. lav., 30/12/2019, (ud. 10/10/2019, dep. 30/12/2019), n.34736
sul ricorso 23533/2018 proposto da:
P.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA L. CARO 62,
presso lo studio dell’avvocato SIMONE CICCOTTI, che lo rappresenta e
AUTOMAR S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OSLAVIA 40, presso lo studio
GIOVANNI AMBROSIO;
avverso la sentenza n. 751/2017 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
depositata il 24/01/2018 R.G.N. 839/2015;
udito l’Avvocato MARCO MENICUCCI per delega verbale Avvocato GIOVANNI
1. Il Tribunale di Salerno rigettava il ricorso proposto da P.L. per la declaratoria di illegittimità del licenziamento intimato al predetto dalla s.p.a. Automar, il 12.12.2011, per giusta causa derivante da negligenza nello svolgimento delle funzioni di direttore commerciale della società, per avere il P. dissimulato la inconsistenza dei risultati prodotti, disattendendo le direttive aziendali tese ad intensificare l’attività commerciale e la ricerca di nuovi clienti, intrattenendo rapporti con una ditta concorrente, non realizzando l’obiettivo del budget e non giustificando alcune assenze. Tali condotte avevano determinato il venir meno del rapporto fiduciario con i vertici aziendali giustificativo del recesso.
4. La negligente conduzione dell’attività operativa era stata tale da integrare una lesione irrimediabile del rapporto di fiducia, non ricorrendo neanche alcuna eccedenza di proporzionalità nella misura espulsiva adottata rispetto alla contestazione elevata, indice di disaffezione verso gli interessi aziendali, caratterizzata da condotta di distrazione di energie del dirigente, indirizzate verso interessi privati ed ultronei rispetto all’attività aziendale, senza alcuna giustificazione delle omissioni e mancanze riscontrate, sostanziatesi anche nel tentativo, posto in essere dal dirigente, di dissimulare l’assoluta inconsistenza di risultati prodotti. La condotta – caratterizzata da assoluta mancanza di report nei primi mesi del 2011 e di attività di programmazione sin dal 2010, da sconti praticati sulle tariffe nei contratti con i padroncini, con una perdita di bilancio di centomila Euro, dalle frequentazioni avute in (OMISSIS) per finalità non aziendali, con esiti negativi di attività non compiuta e rinvenimento in computer di file relativi ad operatori in concorrenza con l’Automar s.p.a. – era, secondo la Corte, tale da giustificare la fondatezza della misura adottata, proporzionata alla gravità, molteplicità e reiterazione delle condotte tenute, anche senza preavviso come previsto dall’art. 32 CCNL di riferimento.
1.1. Al riguardo deve osservarsi che non esiste per gli avvocati che procedano alle notificazioni ai sensi della L. n. 53 del 1994, alcuna normativa che disciplini l’ipotesi della mancata ricezione, imputabile al destinatario, dell’atto notificato a mezzo pec, mancata ricezione che, nel caso che ne occupa, è dovuta alla saturazione della casella di posta del ricorrente.
1.2. La L. 21 gennaio 1994, n. 53, art. 3 bis, comma 3, che disciplina la facoltà di notificazione di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati (e procuratori legali), prevede che “La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dal D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, art. 6, comma 1 e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dal D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, art. 6, comma 1”.
1.3. Null’altro prevede la norma, a differenza di quanto, al contrario, dispone il D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16, comma 6, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 – che contiene le disposizioni in materia di comunicazioni e notifiche telematiche di cancelleria – secondo cui “Le notificazioni e comunicazioni ai soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, che non hanno provveduto ad istituire o comunicare il predetto indirizzo, sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria”.
1.4. Più specificatamente il D.M. 21 febbraio 2011, n. 44, art. 20 (recante “Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale – D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni, ai sensi del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, art. 4, commi 1 e 2, convertito nella L. 22 febbraio 2010, n. 24”), disciplina i “requisiti della casella di PEC del soggetto abilitato esterno”, imponendo a costui una serie di obblighi finalizzati a garantire il corretto funzionamento della casella di PEC e, quindi, la regolare ricezione dei messaggi di posta elettronica.
1.7. Tuttavia, la peculiarità dell’ipotesi che conduce all’impossibilità di ritenere la notifica come effettuata, può essere eccessivamente penalizzante per il notificante sul quale ricadrebbero in toto le conseguenze del negligente comportamento del destinatario delle notifica, ciò che dovrebbe indurre a ritenere utilmente richiamabile nella fattispecie considerata i principi espressi da ultimo da Cass. s.u. 17.5.2016 n. 14594, cui sono conformi, tra le altre, Cass. 31.7.2017 n. 19059, Cass. 11.5.2018 n. 11485). Il principio affermato è quello alla cui stregua, in caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria (con rilevanza del termine iniziale di attivazione del procedimento), deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa.
1.8 Alla stregua di quanto rilevabile dalla relata di notifica del controricorso dell’Automar s.p.a., eseguita ai sensi della L. n. 53 del 1994, risulta un avviso di mancata consegna quale conseguenza della saturazione (indicazione “casella piena”) della casella elettronica del destinatario, avv. Simone Cicotti, sicchè, alla luce delle svolte considerazioni, il controricorso va dichiarato inammissibile, non potendo ritenersi, in virtù delle considerazioni svolte, che il notificante fosse esonerato dall’effettuare ulteriore tentativo di notificazione,.
2. Con il primo motivo, il P. denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 34 c.c.n.l. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, rilevando che dal contenuto della norma contrattuale si desuma che nell’esame della legittimità del licenziamento intimato al ricorrente il giudice d’appello non avrebbe dovuto arrestarsi alla verifica della non arbitrarietà, ma avrebbe dovuto estendere la sua valutazione alla “giustificazione” del licenziamento.
3. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 2119 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, sostenendo che la Corte d’appello abbia fatto malgoverno della disposizione di legge rubricata, non avendo la stessa diversi livelli di applicazione in relazione alla tipologia del lavoratore licenziando e non esistendo un affievolimento del canone di verifica della recedibilità in tronco correlato alla tipologia di lavoratore.
4.4. Alla stregua della consolidata giurisprudenza di questa Corte, la nozione di giustificatezza del licenziamento dei dirigenti, per riconnettere alla mancanza di essa il diritto del dipendente licenziato ad un’indennità si discosta, sia sul piano soggettivo che su quello oggettivo, da quella di giustificato motivo di cui alla L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 3. Sul piano soggettivo, tale asimmetria trova la sua ragion d’essere nel rapporto fiduciario che lega in maniera più o meno penetrante al datore di lavoro il dirigente in ragione delle mansioni a lui affidate per la realizzazione degli obiettivi aziendali, per cui anche la semplice inadeguatezza del dirigente rispetto ad aspettative riconoscibili ex ante o un’importante deviazione del dirigente dalla linea segnata dalle direttive generali del datore di lavoro o un comportamento extralavorativo incidente sull’immagine aziendale a causa della posizione rivestita dal dirigente possono, a seconda delle circostanze, costituire ragione di rottura di tale rapporto fiduciario e quindi giustificare il licenziamento sul piano della disciplina contrattuale dello stesso ed, a tal fine, è sufficiente una valutazione globale, che escluda l’arbitrarietà del recesso, in quanto intimato con riferimento a circostanze idonee a turbare il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, nel cui ambito rientra l’ampiezza di poteri attribuiti al dirigente. (cfr. Cass. 17.3.2014 n. 6110).
4.6. In conclusione, al di là dell’evidenziata inconferenza del motivo, le affermazioni della Corte territoriale sono in linea con i principi sanciti dalla S.C. su richiamati.
5.1. Ogni ulteriore rilievo in ordine all’asserita insussistenza di diversi livelli di applicazione dell’art. 2119 c.c., in relazione alla tipologia del lavoratore licenziando va confutato alla stregua delle argomentazioni spese per disattendere il primo motivo;
8. Sussistono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge, nonchè al rimborso delle spese forfetarie nella misura del 15%.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma 1 bis, del citato D.P.R., ove dovuto.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 6
 art. 6
 art. 16
 art. 20
 art. 4
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 3
 Cass. 
 art. 13
 art. 13