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Timestamp: 2015-09-05 07:43:24+00:00

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Gennaio 2013 Consiglio di Stato sezione IV sentenza n.6156 del 3 dicembre 2012
Sussistenza o meno, per i dipendenti pubblici che hanno svolto attività lavorativa nei giorni di riposo spettanti, con superamento dell’ordinario limite delle 36 ore settimanali, del diritto di percepire una retribuzione per lavoro straordinario.
Consiglio di stato sez.III sentenza 20 dicembre 2012 n. 6560
Il Consiglio di Stato richiama l’indirizzo dell’Adunanza Plenaria n. 14/2011 secondo il quale l’Amministrazione, “una volta che abbia deciso di provvedere alla copertura dei posti vacanti, è tenuta a motivare in ordine alle ragioni che la inducono ad optare per una o l'altra forma di reclutamento, e cioè il concorso pubblico ovvero lo scorrimento di graduatoria ancora efficace, ma tenendo nel debito conto che l'ordinamento attuale afferma un generale favore per l'utilizzazione delle graduatorie degli idonei, avente anche una chiara finalità di contenimento della spesa pubblica che il concorso pubblico comporta, e che recede solo in presenza di speciali discipline di settore o di particolari circostanze di fatto o di ragioni di interesse pubblico prevalenti, che devono, comunque, essere puntualmente enucleate nel provvedimento di indizione del nuovo concorso”. Deve considerarsi pertanto illegittima la delibera nella quale una pubblica amministrazione, dopo aver indetto la procedura di mobilità, ha indetto un pubblico concorso, per la copertura dei posti anziche attingere dalla graduatoria, ancora valida ed efficace, di una precedente selezione. Nella fattispecie si trattava di posti di dirigente amministrativo.
Tar Campania Napoli, sez.v, sentenza 11/1/2013, n.275
Nessun compenso per prestazioni di lavoro straordinario, anche facoltative, può essere riconosciuto in assenza di una formale autorizzazione da parte del datore di lavoro, in quanto solo attraverso questa autorizzazione può essere verificata la sussistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono opportuno il ricorso a prestazioni lavorative eccezionali, nel rispetto dell'art.97 Cost.
Tar Campania, Napoli, sez.II, sentenza 11/1/2013, n.50
E’ illegittima l’indizione di una procedura concorsuale per ricorire un incarico non vacante e per il quale risulta esservi personale di ruolo per carenza ed erroneità dell’indefettibile presupposto della carenza in pianta organica di idonee figure professionali
Corte di Cassazione sez.lavoro sentenza n.20857 del 26 novembre 2012
La Corte di Cassazione ha affermato che il dipendente pubblico non può esercitare attività di commesso presso un negozio di una parente, se non espressamente autorizzato dalla propria Amministrazione, anche se non è prevista la corresponsione di un compenso ed è effettuata in modo discontinuo. L'aggravante che legittima il licenziamento del lavoratore pubblico, ad avviso della Suprema Corte, sta nel fatto che quest'ultimo prestava la propria attività anche durante l'orario di lavoro e nei periodi di malattia.
Corte Costituzionale, sentenza n.287 del 19 dicembre 2012 La Corte ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'articolo 11 del Decreto Legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 148 del 2011, per violazione dell'articolo 117, quarto comma, della Costituzione "poiché va ad invadere un territorio di competenza normativa residuale delle Regioni". In pratica, la regolamentazione, con legge dello Stato, della durata e dei requisiti che devono possedere i soggetti che promuovono tirocini formativi è illegittima in quanto viola la competenze delle Regioni.Secondo la Consulta: "Il comma 1 della disposizione, infatti, interviene a stabilire i requisiti che devono essere posseduti dai soggetti che promuovono i tirocini formativi e di orientamento. La seconda parte del medesimo comma, poi, dispone che, fatta eccezione per una serie di categorie ivi indicate, i tirocini formativi e di orientamento non curriculari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere rivolti solo ad una determinata platea di beneficiari. In questo modo, però, la legge statale – pur rinviando, nella citata prima parte del comma 1, ai requisiti preventivamente determinati dalle normative regionali» – interviene comunque in via diretta in una materia che non ha nulla a che vedere con la formazione aziendale". "D'altra parte, che la normativa in esame costituisca un'indebita invasione dello Stato in una materia di competenza residuale delle Regioni è confermato dal comma 2 del censurato art. 11, il quale stabilisce la diretta applicazione – in caso di inerzia delle Regioni – di una normativa statale, ossia l'art. 18 della legge n. 196 del 1997 – peraltro risalente ad un momento storico antecedente l'entrata in vigore della Riforma Costituzionale del 2001 – che prevede l'adozione di una disciplina volta a realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, attraverso iniziative di tirocini pratici e stages a favore di soggetti che hanno già assolto l'obbligo scolastico.
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