Source: http://studionardelli.it/leggi-news.asp?id=258
Timestamp: 2018-07-20 12:04:59+00:00

Document:
CONSIGLIO DI STATO 2015 DURC NEGATIVO E REGOLARIZZAZIONE SEZIONE QUINTA E QUARTA - REGOLARITA' CONTRIBUTIVA - REGOLARIZZAZIONE - APPALTI PUBBLICI - Studio legale Nardelli Bari, Roma
APPALTI PUBBLICI - DURC NEGATIVO - REGOLARITA' CONTRIBUTIVA - REGOLARIZZAZIONE - ART. 31, COMMA 8, D.L. 21 GIUGNO 2013, N. 69, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI, NELLA L. 9 AGOSTO 2013, N. 98 - ASSEGNAZIONE DEL TERMINE DI 15 GIORNI PER REGOLARIZZARE
N. 00874/2015REG.PROV.COLL.
N. 04769/2014 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4769 del 2014, proposto da:
Società Sistema S.r.l. in proprio e quale Capogruppo Mandataria Costituenda ATI, ATI - HGV Advertising Srlu, ATI - Ett Spa, ATI - Claudio Grenzi Sas, ATI - Links Management And Technology Spa, rappresentati e difesi dagli avv. Paolo Borioni e Pietro Falcicchio, con domicilio eletto presso l’avv. Paolo Borioni in Roma, Via Luigi Ceci, 21;
Comune di Altamura, rappresentato e difeso dall'avv. Emilio Bonelli, con domicilio eletto presso la Segreteria sezionale del Consiglio di Stato in Roma, p.za Capo di Ferro, 13;
Bawer Spa in proprio e quale Capogruppo Mandataria ATI, ATI - Stark Srl, Inklink Musei di Simone Boni e Rovai Stefano;
della sentenza breve del T.A.R. PUGLIA - BARI: SEZIONE I n. 00608/2014, resa tra le parti, concernente affidamento fornitura e posa in opera di arredi, strutture espositive e dotazioni varie per la costruzione della "Rete museale dell'uomo di Altamura" – MCP.
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Altamura;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 dicembre 2014 il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e uditi per le parti gli avvocati Giovanni Caputi su delega dell'avv. Paolo Borioni e Emilio Bonelli;
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Bari, Sez. I, con la sentenza 15 maggio 2014, n. 608 ha respinto il ricorso proposto dall’attuale appellante per l’annullamento della determina dirigenziale n. 147 del 24.2.2014 del Comune di Altamura, con la quale è stata disposta l'esclusione della ricorrente dalla procedura aperta "per la fornitura e posa in opera di arredi, strutture espositive, dotazioni tecnologiche, illuminotecnica, pubblicazioni e servizi di comunicazione audiovisiva per la costituzione della rete museale dell'uomo di Altamura articolata in tre sedi", indetta dal Comune di Altamura con bando dell’11.09.2013.
Il TAR fondava la sua decisione rilevando, sinteticamente, che la società ricorrente in primo grado era stata esclusa dalla gara per la fornitura e posa in opera di arredi, strutture espositive e dotazioni varie per la costruzione della “rete museale dell'uomo di Altamura”, indetta dal Comune di Altamura in data 11.09.2013, all’esito della verifica dei requisiti dichiarati in sede di partecipazione in relazione al D.U.R.C. emesso in data 17.1.2014, attestante la situazione di non regolarità “per insoluto da quantificare” della Sistema s.r.l., capogruppo dell’A.T.I. ricorrente, quanto al versamento dei contributi previdenziali alla data del 30 ottobre 2013, data di presentazione dell’offerta.
Sul punto il TAR ha richiamato condivisa giurisprudenza che ha chiarito come le eventuali operazioni di regolarizzazione della posizione contributiva in corso di gara, pur rilevando ai fini della sanatoria della posizione individuale per il futuro, non per questo consentono ex post di eliminare la causa di esclusione.
Nel caso di specie, ha osservato il TAR, poiché le irregolarità contributive a carico della ricorrente, sussistenti sia al momento della presentazione della domanda di partecipazione (30.10.2013) che alla scadenza del termine di presentazione delle offerte (4.11.2013), risultano sanate solo in data successiva (24.1.2014), non può censurarsi l’operato della Stazione appaltante che ne ha conseguentemente disposto l'esclusione attenendosi all’accertamento contenuto nel DURC emesso in data 17 gennaio 2014, non residuando in capo alla stessa alcun margine di valutazione o apprezzamento.
Infine, per il TAR, è incontestata la circostanza che solo il 30.10.2013 si è provveduto alla stampa della domanda di partecipazione alla gara con la conseguenza che l’apposizione della firma è necessariamente successiva, con conseguente onere del sottoscrivente di verificare la veridicità di quanto dichiarato alla data della relativa sottoscrizione; quindi, il requisito di regolarità contributiva non andava verificato dalla Stazione appaltante con riferimento alla precisata data del 14.10.2013, in cui l’ATI era in regola con il versamento dei contributi.
- Error in iudicando sul primo motivo di ricorso, respinto dal TAR, con il quale si contesta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 38, comma 1, lett. i) del d. lgs, n. 163-06; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 31, comma 8, della l. 9 agosto 2013, n. 98; eccesso di potere per difetto, carenza, contraddittorietà ed insufficiente motivazione; eccesso di potere per difetto di istruttoria; eccesso di potere per irragionevolezza, erroneità e travisamento dei presupposti di fatto e di diritto; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 6, comma 3, del d.p.r. n. 207-2010; violazione del principio del favor partecipationis; violazione dell’art. 97 Cost.; illogicità ed ingiustizia manifesta.
- Annullamento per invalidità derivata della determina dirigenziale n. 405 23.4.2014 di aggiudicazione definitiva dell’appalto alla controinteressata e dei presupposti verbali di gara.
Preliminarmente, deve essere dato atto dell'istanza, ex art. 89 c.p.c. (cancellazione delle espressioni sconvenienti ed offensive) formulata dalla difesa del Comune verbalmente all’udienza di discussione del presente appello.
Tale istanza, a prescindere dalla sua dubbia ammissibile per le modalità con cui è stata introdotta, è comunque infondata, atteso che le espressioni quali “malafede” o “scorrettezza” (peraltro genericamente dichiarate, senza individuare doverosamente le singole e specifiche espressioni incriminate e, prima ancora, gli atti, tra i numerosi depositati dalla predetta società nel presente giudizio, contenenti le supposte frasi offensive e sconvenienti – cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 16 aprile 2014, n. 1857) non risultano travalicare gli ordinari limiti di critica ammessi in sede giudiziaria.
Il Collegio evidenzia che il presente giudizio ha, per oggetto, l’esclusione dell’appellante dalla gara per la fornitura e posa in opera di arredi, strutture espositive, dotazioni tecnologiche, illuminotecnica, pubblicazioni e servizi di comunicazione audiovisiva per la costituzione della rete museale dell'uomo di Altamura, indetta dal Comune appellato, gara successivamente aggiudicata con determina 23.4.2014, n. 405 all’ATI Bawer s.p.a.
L’aggiudicazione definitiva è stata impugnata dall’appellante avanti al TAR con ricorso notificato in data 10.6.2014, attualmente pendente (RG n. 799-2014); tale circostanza non rende certamente inammissibile il presente appello, come eccepisce il Comune, refluendo invece, eventualmente, soltanto sulla valutazione dell’istanza cautelare.
Passando all’esame del merito dell’appello, si osserva che il primo motivo è incentrato sull’ipotizzata violazione dell’art. 31, comma 8, D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modificazioni, nella Legge 9 agosto 2013, n. 98.
Infatti, come ha chiarito inequivocamente l’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, in tema di gare ad evidenza pubblica, ai sensi e per gli effetti dell'art. 38, comma 1, lett. i), d.lgs. n. 163-2006, anche nel testo vigente anteriormente al d.l. n. 70-2011, secondo cui costituiscono causa di esclusione dalle gare di appalto le gravi violazioni alle norme in materia previdenziale e assistenziale, la nozione di " violazione grave " non è rimessa alla valutazione caso per caso della stazione appaltante, ma si desume dalla disciplina previdenziale, e in particolare dalla disciplina del documento unico di regolarità contributiva; ne consegue che la verifica della regolarità contributiva delle imprese partecipanti a procedure di gara per l'aggiudicazione di appalti con la P.A. è demandata agli istituti di previdenza, le cui certificazioni (DURC) si impongono alle stazioni appaltanti, che non possono sindacarne il contenuto (cfr. Consiglio di Stato, Ad. Plen., 4 maggio 2012, n. 8).
Tantomeno, quindi, le stazioni appaltanti possono sindacare la legittimità (peraltro soltanto qui ipotizzata) del DURC, che deve invece essere contestata dall’interessato con le forme e i mezzi previsti dall’ordinamento.
L’appellante, infatti, è stata esclusa dalla procedura poiché è emerso che pur avendo dichiarato la propria regolarità contributiva, alla data del 30.10.2013, non era in regola con i versamenti INPS, stante l’insoluto 9-2013 sussistente a quella data e certificato dal DURC.
Il secondo motivo d’appello è, invece, inammissibile, posto che si è dedotta l’invalidità derivata del provvedimento di aggiudicazione definitiva, non impugnato in primo grado in questo giudizio, ma oggetto di un separato giudizio avanti al TAR, come già specificato.
Conclusivamente, alla luce delle predette argomentazioni, l’appello deve essere in parte respinto (primo motivo) in quanto infondato e in parte dichiarato inammissibile (secondo motivo).
definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto, in parte lo respinge e in parte lo dichiara inammissibile.
Respinge l'istanza del Comune di cancellazione ex art. 89 c.p.c.
Condanna l’appellante al pagamento delle spese di lite del presente grado di giudizio, spese che liquida in euro 10.000,00, oltre accessori di legge.
N. 05064/2014REG.PROV.COLL.
N. 06609/2014 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 6609 del 2014, proposto dal Comune di Andria, rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe De Candia, con domicilio eletto presso il signor Enzo Augusto in Roma, viale Mazzini 73, sc. B, int. 2;
Società Metanova a resp. lim., rappresentata e difesa dall'avvocato Guglielmo Conca, con domicilio eletto presso Alfredo Placidi in Roma, via Cosseria 2;
Società Co.Ed a resp. lim.;
della sentenza del T.A.R. PUGLIA – BARI, SEZIONE II, n. 569/2014, resa tra le parti, concernente una procedura di affidamento dei lavori di riqualificazione dello stadio di calcio comunale
Visto l'atto di costituzione in giudizio della s.r.l. Metanova;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 26 agosto 2014 il Cons. Fabio Franconiero e uditi per le parti gli avvocati Mastropasqua, su delega di De Candia, e Palieri, su delega di Conca;
1. La Metanova s.r.l. partecipava alla procedura di affidamento in appalto dei lavori di riqualificazione dello Stadio “Sant’Angelo dei Ricchi” indetta dal Comune di Andria, conseguendo l’aggiudicazione provvisoria, successivamente revocata dall’amministrazione con determinazione dirigenziale n. 282 del 30 gennaio 2013, con la quale l’appalto veniva contestualmente aggiudicato in via definitiva alla Co.Ed. s.r.l.
Detta revoca veniva disposta in conseguenza dell’acquisizione del DURC emesso dalla Cassa edile di Massa Carrara nei confronti dell’ausiliaria Titania Costruzioni s.r.l., di cui alla nota dell’8 gennaio 2013, nel quale era segnalata una irregolarità contributiva di quest’ultima al 22 giugno 2012, data di scadenza del termine di presentazione delle domande.
2. Di qui la conseguente impugnativa della Metanova, che l’adito TAR Puglia – sede di Bari accoglieva.
Secondo il giudice di primo grado, infatti, il predetto DURC non recava un accertamento definitivo di irregolarità contributive, nei termini richiesti dal disposto dell’art. 38, comma 1, lett. i), cod. contratti pubblici, per cui il Comune di Andria avrebbe dovuto procedere ad un’autonoma istruttoria in ordine a questo presupposto.
3. Quest’ultima amministrazione ha proposto appello al quale resiste la Metanova.
Non si è invece costituita la controinteressata Co.Ed.
1. In via preliminare, il Collegio ravvisa i presupposti per definire il giudizio con sentenza in forma semplificata ex art. 60 cod. proc. amm., ancorché l’appellata Co.Ed. non si sia costituita. Decisiva è la circostanza che nei confronti di quest’ultima, comunque cointeressata all’impugnazione, il termine a difesa di 10 giorni previsto per effetto del dimezzamento del termine di cui all’art. 55, comma 5, cod. proc. amm. disposto dall’art. 119, comma 2, del medesimo codice, è stato rispettato. La notifica dell’appello del Comune di Andria si è infatti perfezionata per questa parte il 17 luglio 2014, mentre la camera di consiglio si è tenuta, come risulta nel preambolo, il 26 agosto successivo.
2. Inoltre, posto che l’appello è stato depositato il 31 luglio successivo, deve essere respinta l’eccezione di irricevibilità del presente mezzo di impugnazione sollevata dalla Metanova, perché in questo modo l’amministrazione appellante ha rispettato il termine di 15 giorni previsto per tale incombente dal combinato disposto degli artt. 94 e 119, comma 2, cod. proc. amm.
3. Passando dunque ad esaminare i motivi dell’appello, prioritario è l’esame dell’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, già respinta dal TAR e riproposta in questa sede dal Comune di Andria.
Quest’ultima sostiene al riguardo che la presente controversia sarebbe devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, essendo in contestazione la regolarità della posizione contributiva nei confronti di un ente previdenziale, quale è la Cassa edile, avente natura di associazione di diritto privato ex art. 36 cod. civ.
4. Il motivo non può tuttavia essere accolto.
Come infatti già statuito dal TAR, l’accertamento in ordine alla regolarità contributiva della Metanova si sostanzia nel caso di specie in un presupposto di legittimità di provvedimenti amministrativi adottati dal Comune odierno appellante nell’ambito di una procedura di affidamento di un appalto pubblico di lavori. Pertanto, la verifica in ordine all’effettiva sussistenza di detto presupposto, sollecitata dalla Metanova con il ricorso di primo grado, dà a sua volta luogo ad un accertamento di carattere meramente incidentale ex art. 8 cod. proc. amm., privo di efficacia di giudicato, sulla regolarità del rapporto previdenziale.
E dunque incontestabile che il giudice amministrativo può effettuare tale accertamento ai sensi della disposizione processuale ora richiamata, nell’ambito di un giudizio di impugnazione in cui la cognizione demandata in via principale verte sulla legittimità di atti amministrativi emessi nell’ambito della materia di giurisdizione esclusiva ex art. 133, comma 1, lett. e), n. 1), del medesimo codice del processo, e cioè in una controversie rientrante pacificamente tra quelle <>.
5. Nel secondo motivo d’appello, il Comune di Andria ripropone l’eccezione di inammissibilità dell’impugnativa avversaria, nella parte in cui questa ha ad oggetto atti non aventi natura procedimentale.
Anche quest’eccezione va tuttavia respinta, essendo incontestato che tra gli atti impugnati dalla Metanova ve ne sono alcuni di natura provvedimentale, ed in particolare la sopra citata determinazione dirigenziale n. 282 del 30 gennaio 2013, di revoca dell’aggiudicazione provvisoria e consequenziale aggiudicazione in favore della controinteressata Co.Ed.
6. Nel merito, nel terzo ed ultimo motivo il Comune di Andria critica la statuizione con cui il TAR ha censurato il suo operato, per il fatto di non avere proceduto in via autonoma ad accertare il carattere definitivo dell’irregolarità contributiva segnalata dalla Cassa Edile di Massa nei confronti dell’ausiliaria della ricorrente Titania Costruzioni s.r.l. alla data del 22 giugno 2012, ultimo giorno per la presentazione delle offerte, da questa poi sanata il successivo 29 giugno. Nel motivo, l’amministrazione muove dalla premessa che il DURC negativo è in ogni caso vincolante al fine di stabilire se sussiste il requisito dell’irregolarità contributiva nei confronti dei concorrenti a procedure di affidamento.
7. Anche questo motivo è infondato, avendo il TAR fatto corretta applicazione dei regole applicabili in materia di DURC e di verifica del requisito di ordine generale di cui alla sopra citata lett. i) dell’art. 38 del codice dei contratti pubblici.
Occorre innanzitutto premettere al riguardo che con la sentenza n. 8 del 4 maggio 2012 l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha attribuito carattere al DURC carattere vincolante quanto al diverso requisito della gravità dell’irregolarità contributiva: <>.
8. A diverse conclusioni deve invece pervenirsi con riguardo al sopra riferito requisito del carattere definitivo di dette irregolarità, richiesto in aggiunta a quello della gravità delle stesse.
Come già statuito dal TAR, decisivo in questo senso è l’esame degli artt. 5 e 7 del d.m. lavoro e previdenza sociale 24 ottobre 2007 (relativo appunto al documento unico di regolarità contributiva). La prima delle citate disposizioni regolamentari enumera i casi di regolarità contributiva al ricorrere dei quali è consentito il rilascio del documento, mentre la seconda, al comma 3, obbliga l’ente previdenziale ad invitare l’impresa a regolarizzare la propria posizione in caso di <>.
L’invito alla regolarizzazione è stato quindi recepito a livello di legislazione primaria, con l’art. 31, comma 8 d.l. n. 69 del 2013 (“Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia”, conv. con l. n. 98/2013).
9. Conforme a questo indirizzo è la pronuncia di annullamento resa dal giudice di primo grado nel caso di specie, essendo evidente il carattere episodico e non volontario dell’inadempienza contributiva segnalata a carico dell’ausiliaria della Metanova, come confermato dal pronto pagamento della somma dovuta da parte della medesima ausiliaria una volta appreso del DURC negativo.
Carattere episodico che in particolare si ricava dalla documentazione agli atti del presente giudizio, consistente nel contraddittorio procedimentale tra il Comune odierno appellante e la Metanova antecedente all’adozione della revoca impugnata. Da tale contraddittorio emerge infatti che la Titania Costruzioni era iscritta alla CENAI - Cassa edile nazionale artigianato e industria, senza che nell’ambito del rapporto previdenziale così costituito vi fossero al momento della procedura di gara in contestazione segnalazioni di inadempienze ai conseguenti obblighi contributivi (come risulta dalla certificazione inviata via fax al Comune di Andria in data 23 ottobre 2012). Per contro, come ulteriormente precisato dalla Metanova, l’iscrizione alla Cassa edile di Massa Carrara era stata disposta su richiesta della stazione appaltante di lavori pubblici svolti in subappalto dalla predetta ausiliaria, in pretesa applicazione di un obbligo di questo contenuto, applicabile per i contratti d’appalto pubblico, con conseguente duplicazione del rapporto previdenziale.
10. Sulla base di questa situazione, la stazione appaltante avrebbe in effetti dovuto procedere ad accertare in via autonoma la sussistenza di una irregolarità definitiva del rapporto previdenziale, e non già limitarsi ad una presa d’atto di irregolarità meramente formali, non conseguenti ad una consapevole volontà della Titania Costruzioni di sottrarsi al pagamento degli oneri contributivi nei confronti dei propri dipendenti.
11. Pertanto, l’appello deve essere respinto.
Condanna l’appellante Comune di Andria a rifondere alla Metanova s.r.l. le spese del presente grado di giudizio, liquidate in € 4.000,00, oltre agli accessori di legge.
N. 01769/2015REG.PROV.COLL.
N. 10720/2014 REG.RIC.
Plug Srl, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Andrea Stefanelli, Mario Sanino, con domicilio eletto presso Mario Sanino in Roma, viale Parioli, 180;
Consip Spa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Andrea Guarino, Cecilia Martelli, con domicilio eletto presso Andrea Guarino in Roma, piazza Borghese, 3;
Italware Srl, in persona del legale rappresentante in carica, in proprio e quale Mandataria Rti, con Converge Spa, Rti-Converge Spa, rappresentate e difese dagli avv. Marco Albanese, Annalisa Di Giovanni, con domicilio eletto presso Annalisa Di Giovanni in Roma, Via di S. Basilio, 61;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Consip Spa e di Italware Srl in proprio e quale Mandataria Rti con Converge Spa e di Rti-Converge Spa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 marzo 2015 il Consigliere Fabio Taormina e uditi per le parti gli Avvocati Andrea Stefanelli, Cecilia Martelli e Marco Albanese;
Con la sentenza in epigrafe impugnata, assunta alla camera di consiglio del giorno 26 novembre 2014 fissata per la delibazione dell’incidente cautelare, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio – Sede di Roma – ha respinto il ricorso proposto dalla odierna parte appellante Soc Plug Srl, volto ad ottenere l’annullamento della esclusione dalla procedura di gara aperta per la fornitura di 22.000 pc portatili e servizi connessi (id 1348 - lotto 2) indetta da Consip s.p.a. con bando pubblicato sulla G.U.C.E. del 24 ottobre 2013, recante un importo a base d’asta pari ad euro 7.870.000,00 IVA esclusa, nel corso della quale essa si era classificata al primo posto in graduatoria, conseguendo la aggiudicazione provvisoria.
Il ricorso, formalmente proposto anche contro la segnalazione dell’esclusione all’Autorità nazionale anticorruzione operata da Consip, recava altresì correlativa richiesta di risarcimento dei danni.
Il Tar ha rammentato che l’esclusione patita dalla originaria ricorrente discendeva dalla acquisizione, nelle date 30 maggio 2014 e 13 giugno 2014, dei necessari DURC da parte di Consip e dal riscontro di irregolarità contributive a carico della medesima Plug s.r.l. (debito di euro 64.640,00 verso l’INPS alla data del 17 dicembre 2013, regolarizzato il 17 febbraio 2014) e della sua ausiliaria SNT Technologies s.p.a. (euro 207.602,96 verso l’INPS alla data del 6 dicembre 2013).
In contrario senso rispetto alla disposta esclusione, l’odierna appellante aveva fatto presente che dai DURC autonomamente acquisiti in data 21 marzo 2013 (dalla stessa Plug s.r.l. r) e in data 10 luglio 2014 (dalla sua ausiliaria) entrambe le società figuravano in regola rispetto ai versamenti contributivi dovuti all’INPS, e che, inoltre, con riferimento alla posizione di SNT Technology, l’Ente previdenziale aveva emesso una certificazione di regolarità alla data del 6 dicembre 2013.
Nell’unico motivo di ricorso Plug s.r.l. aveva sostenuto l’illegittimità dell’esclusione in ragione della mancanza del carattere di gravità e definitività dell’accertamento delle violazioni contributive riscontrate dalla stazione appaltante.
Il primo giudice ha richiamato la propria pregressa giurisprudenza, ed ha fatto presente il convincimento per cui la - non contestata, ed anzi ammessa - sussistenza in capo a Plug s.r.l. di un debito di natura previdenziale non onorato alla data di scadenza impediva in radice di dare ingresso alle censure di mancanza di definitività e di certezza delle violazioni commesse.
Ha in proposito ribadito la tesi per cui il concetto di definitività di cui all’art. 38, comma 1, lett. i) del D.lgs n. 163 del 2006 non può essere inteso in astratto, nel senso che, a fronte di un obbligo contributivo (o anche fiscale) non contestato, fosse necessario comunque – prima che la violazione potesse essere considerata “definitiva” - che l’ente preposto (INPS) avesse posto in essere tutti gli adempimenti successivi (finalizzati all’avvio della procedura di riscossione, anche coattiva) attraverso l’adozione degli avvisi di accertamento e/o di addebito e che, a sua volta, il contribuente avesse avuto la possibilità di esperire, nei termini di legge, i rimedi amministrativi (compresi eventuali istanze di rateizzazione) e giurisdizionali previsti dalla normativa vigente.
La pacifica situazione debitoria della Plug s.r.l. – ad avviso del Tar - era sufficiente, anche in presenza di un provvedimento di rettifica dell’INPS riguardo alla posizione della SNT Technology, al rigetto delle censure che si appuntavano sulla esclusione dalla gara, sia sotto il profilo direttamente legato alla definitività dell’accertamento, che sotto quello legato (in via derivata dal primo) alla falsità della dichiarazione rilasciata in gara circa la regolarità contributiva, smentita dal fatto stesso dell’intervenuta regolarizzazione: ciò implicava la reiezione del petitum risarcitorio.
Quanto invece alla “porzione” delle dette censure, in quanto dirette anche contro la segnalazione all’ANAC operata da Consip, esse dovevano essere dichiarate inammissibili, non avendo tale segnalazione contenuto immediatamente lesivo, tenendo presente che la lesione si determina solo con l'iscrizione della notizia nel casellario informatico o con l'irrogazione della sanzione pecuniaria da parte dell'Autorità.
Il Tar infatti, pur avendo nella sostanza dato atto che la posizione della ausiliaria era regolare, e la contestazione era frutto di fraintendimento in quanto la posizione di SNT Technologies s.p.a. era immune da mende, posto che si era al cospetto di un provvedimento di rettifica dell’INPS, ha incentrato il proprio esame sula posizione della Plug.
Tale formalistica tesi, obliava il disposto degli artt. 5 e 7 del d.m. lavoro e previdenza sociale 24 ottobre 2007 (relativo appunto al documento unico di regolarità contributiva). La prima delle citate disposizioni regolamentari enumerava i casi di regolarità contributiva al ricorrere dei quali è consentito il rilascio del documento, mentre la seconda, al comma 3, obbliga l’ente previdenziale ad invitare l’impresa a regolarizzare la propria posizione in caso di <>.
Alla camera di consiglio del 27 gennaio 2015 fissata per la delibazione dell’incidente cautelare la Sezione, con la ordinanza n. 474/2015 ha respinto la richiesta di sospensione della provvisoria esecutività della sentenza gravata alla stregua della considerazione per cui “Rilevato che – sia pure nella endemica provvisorietà della delibazione cautelare - l’appello non pare provvisto di decisivo fumus, in relazione alla circostanza che, comunque, ed a tutto concedere, anche a volere aderire al nucleo centrale della critica appellatoria (peraltro di recente disatteso dalla Sezione con la sentenza n. 06296/2014), l’appellante non ha dato dimostrazione di avere avvisto la procedura certificativa prodromica alla compensazione ex art. 13-bis del D.L. 7-5-2012 n. 52;
Consip, in particolare, ha sostenuto che l’appello doveva essere considerato inammissibile, in quanto l’appellante non aveva censurato la statuizione espulsiva resa con riferimento alla posizione della impresa ausiliaria: tale caposaldo della statuizione espulsiva, quindi, in quanto intangibile, privava l’appellante dell’interesse a coltivare il mezzo, perché anche qualora quest’ultimo fosse stato accolto, ugualmente sarebbe rimasta ferma la esclusione dalla gara di Plug.
Parte appellante ha svolto un completo excursus delle più recenti pronunce giurisprudenziali sulla questione di merito ed ha ribadito che – in virtù della sopravvenienza normativa di cui all’art. 31 comma 8 della legge n. 98/2013 - il rigido orientamento che pretendeva di trarre conseguenze espulsive dal rilascio di un Durc irregolare non poteva applicarsi, laddove l’impresa non fosse stata destinataria di un invito alla regolarizzazione.
1.1. Per il vero evidenzia il Collegio che l’appello sarebbe divenuto improcedibile: ciò a cagione delle conseguenze ( pacifiche, in punto di sopravvenuta improcedibilità) della omessa impugnazione dell’aggiudicazione definitiva da parte della odierna appellante (secondo un indirizzo giurisprudenziale condiviso dal Collegio, la mancata impugnazione del provvedimento di aggiudicazione definitiva dopo l'iniziale impugnazione del bando di gara determina l'improcedibilità per difetto di interesse del ricorso contro l'atto presupposto: da ultimo, T.A.R. Sardegna, I, 27 giugno 2014, n. 510, T.A.R. sez. I Milano , Lombardia 05/11/2014 n.2643). Invero l’aggiudicazione alla contro interessata fu comunicata dalla Stazione appaltante il 3.2. 2015, e non risulta che l’appellante abbia impugnato tale atto (ed il difensore, nel corso della discussione all’odierna udienza pubblica, né ciò ha affermato, né ha chiesto termine per impugnare il nuovo atto in primo grado).
1.2.1. Esso sarebbe stato ammissibile e va quindi disattesa la eccezione prospettata in tal senso da Consip,.
“Ove l'atto impugnato (provvedimento o sentenza) sia legittimamente fondato su una ragione di per sé sufficiente a sorreggerlo, diventano irrilevanti, per difetto di interesse, le ulteriori censure dedotte dal ricorrente avverso le altre ragioni opposte dall'autorità emanante a rigetto della sua istanza. (Consiglio Stato , sez. VI, 31 marzo 2011 , n. 1981). “.Laddove una determinazione amministrativa di segno negativo si fondi su una pluralità di ragioni, ciascuna delle quali di per sé idonea a supportarla in modo autonomo, è sufficiente che anche una sola di esse resista alle censure mosse in sede giurisdizionale perché il provvedimento nel suo complesso resti esente dall'annullamento.” (Consiglio Stato , sez. VI, 29 marzo 2011 , n. 1897).
E ritiene il principio traslabile alla ipotesi della omessa impugnazione di un capo autonomo della sentenza idoneo, anche isolatamente considerato, a sorreggere la statuizione gravata: è inammissibile per carenza di interesse, infatti, un gravame che non attinga l’intero ventaglio dei capi di decisione lesivi in quanto, anche ove accolto, non potrebbe travolgere la statuizione che – in carenza di impugnazione - è divenuta regiudicata.
La decisione di primo grado, seppur sinteticamente, così si è espressa con riferimento alla contestata irregolarità attingente la posizione della ausiliaria della odierna appellante: “la pacifica situazione debitoria della ricorrente Plug s.r.l. è sufficiente - anche in presenza di un provvedimento di rettifica dell’INPS riguardo alla posizione della SNT Technology - per quanto detto in precedenza, al rigetto delle censure che si appuntano sulla esclusione dalla gara, sia sotto il profilo direttamente legato alla definitività dell’accertamento che sotto quello legato (in via derivata dal primo) alla falsità della dichiarazione rilasciata in gara circa la regolarità contributiva, smentita dal fatto stesso dell’intervenuta regolarizzazione;”.
Dalla lettura della motivazione, quindi, parrebbe che il Tar abbia affermato che la seconda “irregolarità” sottesa al provvedimento espulsivo fosse venuta meno: non era onere dell’appellante quindi, impugnare la detta statuizione e, semmai, sarebbe stata Consip a doverla gravare con appello incidentale, eventualmente subordinato.
La ratio del principio di diritto affermato dal Tar riposa nel convincimento per cui il concetto di definitività di cui all’art. 38, comma 1, lett. i) del d.lgs n. 163 del 2006, non può essere inteso in astratto, nel senso che, a fronte di un obbligo contributivo (o anche fiscale) non contestato, è necessario comunque – prima che la violazione possa essere considerata “definitiva” - che l’ente preposto (INPS, nel caso di specie) ponga in essere tutti gli adempimenti successivi (finalizzati all’avvio della procedura di riscossione, anche coattiva) attraverso l’adozione degli avvisi di accertamento e/o di addebito e che, a sua volta, il contribuente abbia la possibilità di esperire, nei termini di legge, i rimedi amministrativi (compresi eventuali istanze di rateizzazione) e giurisdizionali previsti dalla normativa vigente.
In sintesi, il concetto di “definitività” nell’ambito della gare pubbliche va fotografato al momento della scadenza del termine di presentazione dell’offerta, nel senso che dubbi sulla debenza devono sussistere a quel momento, oppure, a quella data, deve risultare accolta una istanza di rateizzazione (cfr Cons. Stato, Ad. Plenaria, 5 giugno 2013, n. 15 in punto di obbligo tributario) ovvero deve essere stato presentato – e risultare ancora pendente - un ricorso amministrativo (se previsto) e/o giurisdizionale.
La tesi affermata dal Tribunale amministrativo, poi, si fonda su un ulteriore corollario, affermato dalla giurisprudenza pregressa prima richiamata: quello secondo cui la procedura di regolarizzazione contributiva prevista dall'art. 7, comma 3, del d.m. 24 ottobre 2007 non trova applicazione nel caso di richiesta di certificazione preordinata ai fini della partecipazione a gare d'appalto, le quali sono invece interessate dalla differente disciplina contemplata dal successivo art. 8, comma 3. L'art. 6, comma 3, d.m. cit., infatti, nel prevedere la sospensione del termine per il rilascio del D.U.R.C. fino all'avvenuta regolarizzazione, fa appunto salva la diversa disciplina dettata dal successivo art. 8 comma 3 del decreto (si veda, in termini, la Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 30/01/2008 n. 5). Ciò in linea con le esigenze di celerità che permeano le procedure di affidamento degli appalti pubblici, alle quali non si addice quel dilatarsi dei tempi per il rilascio del D.U.R.C. che sarebbe implicato dall'esigenza di consentire una regolarizzazione postuma, la quale non potrebbe poi comunque incidere sulle situazioni di irregolarità contributiva esistenti ad una determinata data.
“ai fini della verifica per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC), in caso di mancanza dei requisiti per il rilascio di tale documento gli Enti preposti al rilascio, prima dell'emissione del DURC o dell'annullamento del documento già rilasciato, invitano l'interessato, mediante posta elettronica certificata o con lo stesso mezzo per il tramite del consulente del lavoro ovvero degli altri soggetti di cui all'articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni, indicando analiticamente le cause della irregolarità.”
1.3.2 Una sentenza della Quinta Sezione di questo Consiglio di Stato (sentenza n. 05064/2014) ha di recente affermato che l’invito alla regolarizzazione – in passato contenuto negli artt. 5 e 7 del d.m. lavoro e previdenza sociale 24 ottobre 2007 - è stato recepito a livello di legislazione primaria, con il richiamato art. 31, comma 8 d.l. n. 69 del 2013; ed ha attribuito alla medesima una ampiezza tale da non trovare limitazione nel regime delle gare.
In altre parole - secondo la tesi contenuta nella decisione della Quinta Sezione in ultimo citata - la norma primaria costituisce la conferma di un preciso indirizzo di politica legislativa volto a favorire la massima partecipazione alle procedure di affidamento di contratti pubblici.
La circostanza che la stessa, al momento della presentazione della domanda partecipativa, versava in stato di irregolarità (“fotografato” dal Durc - documento questo che, come è noto, non è “disapplicabile” dalla stazione appaltante, neppure in sede giudiziale- ) non è neppure contestata da parte appellante.
Stabilisce, infatti, il comma 5 dell’art. 13 bis del. d.L. 7-5-2012 n. 52 (nel testo modificato dall’ art. 31, comma 1, D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 98) che “Il documento unico di regolarità contributiva è rilasciato anche in presenza di una certificazione, rilasciata ai sensi dell'articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, come da ultimo modificato dal presente articolo, che attesti la sussistenza e l'importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità di attuazione del presente comma, assicurando l'assenza di riflessi negativi sui saldi di finanza pubblica.”.
Il d .M. 13 marzo 2013 (recante: “Rilascio del documento unico di regolarità contributiva anche in presenza di una certificazione che attesti la sussistenza e l'importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto.”) all’art. 2 aveva doppiato la suindicata prescrizione primaria, prevedendo che “gli enti tenuti al rilascio del DURC, su richiesta del soggetto titolare dei crediti certificati di cui al comma 1 dell'art. 1 che non abbia provveduto al versamento dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi nei termini previsti, emettono il predetto documento con l'indicazione che il rilascio è avvenuto ai sensi del comma 5 dell'art. 13-bis del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 2012, n. 94, precisando l'importo del relativo debito contributivo e gli estremi della certificazione esibita per il rilascio del DURC medesimo.”.
AUTORE/FONTE : WWW.GIUSTIZIA-AMMINISTRATIVA.IT E WWW.STUDIONARDELLI.IT
STUDIO LEGALE AVVOCATO SANTE NARDELLI E AVVOCATO GIOVANNI VITTORIO NARDELLI
Autore / Fonte: www.giustizia-amministraiva.it e www.studionardelli.it

References: ART. 31
 sentenza 
 sentenza 
 art. 89
 art. 89
 sentenza 
 sentenza 
 art. 60
 art. 36
 art. 8
 art. 133
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 sentenza 
 art. 8
 art. 8
 sentenza 
 art. 31
 art. 31