Source: http://www.avvocatinovara.com/separazione-le-spese-condominiali-gravano-sul-coniuge-assegnatario-dell-immobile/
Timestamp: 2019-11-20 15:26:50+00:00

Document:
Avvocati foro Novara Bossi Buscaglia Dulio: processi diritto penale, del lavoro, civile. Avvocato per causa divorzio licenziamento furto truffa incidente sinistro stradale - » Separazione: le spese condominiali gravano sul coniuge assegnatario dell’ immobile
Separazione: le spese condominiali gravano sul coniuge assegnatario dell’ immobile
Separazione: le spese condominiali gravano sul coniuge assegnatario dellimmobile
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE SENTENZA 19-09-2005, n. 18476
Con atto di citazione notificato il 21.11.1996, F.B. conveniva davanti al Pretore di Roma Elena M., chiedendone la condanna al pagamento della somma di lire 43.162.480, corrispondente a quanto da esso attore anticipato, negli anni compresi tra il 1991 ed il 1996, a titolo di spese condominiali e di riscaldamento, di ICI e di tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani relative alla casa familiare sita nel locale Comune, in Via …..
Assumeva il B. che detto appartamento, di sua proprietà, era stato inizialmente assegnato, nel febbraio del 1991, in sede di provvedimenti presidenziali per la separazione dei coniugi, alla moglie convenuta, laddove, successivamente, l’immobile era rimasto nella disponibilità della moglie medesima, la quale non aveva provveduto ad effettuare i pagamenti di sua competenza, pur dopo che l’alloggio, con sentenza del Tribunale di Roma in data 1.7.1994, era stato assegnato ad esso istante.
Si costituiva in giudizio la M., eccependo pregiudizialmente l’incompetenza per materia del Pretore e chiedendo, nel merito, il rigetto della domanda.
La Corte territoriale di Roma, con sentenza del 25.5/12.6.2001, in parziale accoglimento dell’appello principale, condannava la M. al pagamento della minor somma di lire 35.295.920, oltre gli accessori, confermando nel resto la decisione impugnata.
a) che dovesse venire preliminarmente disattesa l’eccezione di incompetenza del Pretore, ribadita dalla stessa M., non potendo nella specie invocarsi una competenza funzionale del giudice delle questioni attinenti alla separazione, dal momento che il petitum del B. era volto a conseguire il pagamento di somme da lui corrisposte nel periodo 1991/1996 e delle quali egli assumeva di essere creditore nei confronti della M., onde la relativa controversia risultava solo occasionalmente connessa con la causa di separazione personale che lo opponeva alla consorte;
b) che fossero, invece, parzialmente condivisibili le censure mosse dalla M. circa gli oneri di natura economica posti a suo carico dal Pretore e correlati all’assegnazione della casa familiare, dovendo la decisione del primo Giudice essere riformata limitatamente al pagamento dell’ICI, la quale grava sul proprietario dell’immobile, o sul titolare di altro diritto reale sopra di esso, laddove il diritto del coniuge assegnatario della casa anzidetta, ove questa sia di proprietà dell’altro, non ha natura reale, ma consiste in un diritto personale di godimento.
Al riguardo, si osserva che il termine “lungo” per impugnare, di cui all’art. 327, primo comma, c.p.c, è della durata di “un anno dalla pubblicazione della sentenza”, così da giungere a scadenza, nella specie, il “12 giugno 2002″ (ovvero, ai sensi del combinato dispostodegli artt. 155, secondo comma, c.p.c. e 2963, primo e quarto comma, c.c, nel mese e nel giorno corrispondenti al mese ed al giorno, iniziali, di pubblicazione della sentenza impugnata), laddove, però, il termine anzidetto, computando la sospensione nel periodo feriale, la quale è di giorni “quarantasei” (e non quarantacinque) a norma dell’art. 1, primo comma, della legge 7 ottobre 1969, n. 742 (“dal 1 agosto al 15 settembre di ciascun anno”), deve intendersi pervenuto a maturazione il “28 luglio 2002″ (dietro aggiunta di quarantasei giorni alla data del 12 giugno 2002), ovvero, essendo il 28 luglio 2002 giorno festivo, esattamente il “29 luglio 2002″ ( art. 155, ultimo comma, c.p.c.), sotto la data, cioè, in cui il ricorso è stato appunto, del tutto tempestivamente, notificato.
Con l’unico motivo di impugnazione, lamenta la ricorrente violazione e falsa applicazione dell’art. 156 c.c. e degli artt. 708 e 710 c.p.c., attinenti alla natura giuridica dei provvedimenti presidenziali temporanei ed urgenti in materia di separazione coniugale, in relazione all’art. 360, nn. 2, 3 e 5, c.p.c, nonchè omessa motivazione circa punti decisivi della controversia prospettati dalle parti, deducendo:
a) che la Corte romana ha omesso ogni e qualsiasi motivazione in ordine alla eccepita incompetenza del Pretore adito, riportandosi a quanto deciso in proposito dal primo Giudice e ritenendo che il petitum del B. era volto a conseguire il pagamento delle sommeda lui corrisposte e di cui assumeva essere creditore, onde la controversia è solo occasionalmente connessa con la causa di separazione che l’opponeva alla consorte;
d) che non v’è dubbio che i doveri tutti relativi agli oneri afferenti l’appartamento di proprietà del B. debbano continuare a rimanere in capo a lui;
Per quanto attiene, in primo luogo, alla “reiterata eccezione di incompetenza del Pretore adito”, sollevata dalla M. ancora in sede di appello, si osserva come la Corte territoriale, dopo avere riportato che, secondo l’appellante, il B. “aveva due strade da percorrere: la prima era quella di chiedere in Corte d’Appello, innanzi alla quale pendeva il giudizio di separazione…, quanto ha chiesto al Pretore, od avvalersi della procedura di cui all’art. 710 C.P.C.”, abbia, quindi, affermato, richiamando quanto già evidenziato dal medesimo Pretore, che “la domanda del B. era finalizzata ad ottenere il rimborso di spese condominiali, tasse ed imposte, relative all’immobile di sua proprietà, provvisoriamente assegnato, in sede di separazione coniugale, alla M.. Il petitum del B. era, dunque, volto a conseguire il pagamento di somme da lui corrisposte nel periodo 1991/1996 e di cui assumeva essere creditore nei confronti della M.: la relativa controversia è, quindi, solo occasionalmente connessa con la causa di separazione personale che lo opponeva alla consorte”.
Una simile, esauriente motivazione, lungi dall’incorrere nel vizio di omissione denunciato dalla ricorrente, si palesa altresì del tutto condivisibile e va, pertanto, esente dalle censure dedotte dalla stessa ricorrente, dovendo in questa sede ribadirsi che, là dove, come nella specie, un coniuge, facendo espresso riferimento e richiamo al provvedimento temporaneo ed urgente di assegnazione dellacasa familiare all’altro coniuge, adottato nella sede presidenziale del giudizio per separazione personale, richieda il rimborso di quanto da lui spontaneamente e consapevolmente corrisposto a titolo di spese condominiali e di riscaldamento, nonchè a titolo di imposte e tasse, la domanda che così viene proposta mira ad esercitare un diritto che in detta situazione trova il suo presupposto, onde si è al di fuori dell’ambito del giudizio principale di separazione ex artt. 706 e seguenti c.p.c. o del giudizio per la modifica delle conseguenti statuizioni ex art. 710 c.p.c., considerato che siffatta domanda non presenta dirette connessioni od interferenze su quelle statuizioni ed attiene, piuttosto, alla sorte degli oneri sopra indicati, così che, pur trattandosi di abitazione familiare di coniugi in regime di separazione, la competenza del giudice determinata secondo le regole comuni non trova deroga in favore del giudice competente per la separazione o del giudice competente per la modifica dei relativi provvedimenti.
Quanto, poi, alle doglianze espresse dall’appellante circa “i nuovi notevoli oneri di carattere economico”, posti a suo carico dalla sentenza del Pretore e correlati all’assegnazione della casa coniugale, si osserva che la Corte territoriale del tutto correttamente le ha ritenute solo parzialmente condivisibili, riformando tale sentenza limitatamente al pagamento dell’ICI e ritenendo che quest’ultima imposta, contrariamente a quanto affermato dal primo Giudice, spetti al proprietario dell’immobile, ovvero al titolare di altro diritto reale, onde la conclusione, accolta dalla Corte medesima, secondo cui la M., non essendo titolare di diritti reali sopra l’abitazione familiare, di proprietà del B., non può essere considerata soggetto passivo di imposta per il pagamento anzidetto, gravante invece sullo stesso B..
Per quanto attiene, da ultimo, al fatto che, tra gli oneri condominiali, vi siano anche voci, del genere di quella relativa alle spese di portierato nonchè di quella relativa alle spese di assicurazione dell’immobile, le quali, secondo l’assunto della ricorrente, non possono non essere a carico del proprietario, si osserva che la relativa prospettazione, ove pure non sia da considerare attinente ad una questione sollevata per la prima volta in sede di legittimità e, perciò, inammissibile, secondo quanto pure induce a presumere la circostanza stessa che la Corte territoriale non ne ha fatto parola nell’impugnata sentenza e che la medesima ricorrente non ha censurato quest’ultima sotto il profilo (quanto meno) dell’omessa motivazione, si palesa, comunque, per nulla specifica, non avendo detta ricorrente, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso, provveduto ad indicare analiticamente, riportandone semmai testualmente il contenuto, le risultanze di causa dalle quali sia dato di ricavare l’effettiva presenza e la concreta misura, tra gli oneri condominiali in questione, anche delle voci sopra indicate, così da porre la Suprema Corte nelle condizioni di apprezzare la fondatezza della doglianza in argomento.

References: SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 155
 art. 710
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza