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Timestamp: 2018-10-20 20:14:10+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 8 gennaio 2015, n. 262. La condotta sanzionata dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, articolo 256, comma 1 e' riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attivita' rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 226 del medesimo Decreto, svolta anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attivita' primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalita'; la deroga prevista dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, articolo 266, comma 5 per l'attivita' di raccolta e trasporto dei rifiuti prodotti da terzi, effettuata in forma ambulante opera qualora ricorra la duplice condizione che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l'esercizio di attivita' commerciale in forma ambulante ai sensi del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114 e, dall'altro, che si tratti di rifiuti che formano oggetto del suo commercio - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 8 gennaio 2015, n. 262. La condotta sanzionata dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, articolo 256, comma 1 e’ riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attivita’ rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 226 del medesimo Decreto, svolta anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all’esercizio di una attivita’ primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalita’; la deroga prevista dal Decreto Legislativo n. 152 del 2006, articolo 266, comma 5 per l’attivita’ di raccolta e trasporto dei rifiuti prodotti da terzi, effettuata in forma ambulante opera qualora ricorra la duplice condizione che il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l’esercizio di attivita’ commerciale in forma ambulante ai sensi del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114 e, dall’altro, che si tratti di rifiuti che formano oggetto del suo commercio
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2. Il Pubblico Ministero ricorre per cassazione deducendo la violazione di legge. Rileva in particolare che il G.I.P. ha fondato la propria decisione sull’assenza di “professionalita’” rilevante ai sensi del Decreto Legislativo n. 152 del 2006 nella condotta oggetto di contestazione e sulla circostanza che, a seguito dell’abrogazione della norma istitutiva del registro degli esercenti dei mestieri girovaghi ai sensi dell’articolo 121 TULPS, l’attivita’ di raccolta e trasporto di rifiuti in forma ambulante deve ritenersi liberalizzata in quanto non soggetta a specifici provvedimenti autorizzativi.
Cio’ posto, osserva che la decisione impugnata si porrebbe in contrasto con il consolidato indirizzo interpretativo di questa Corte, secondo cui il reato contemplato dall’articolo 256 cit. Decreto Legislativo ha natura di reato comune ed istantaneo e che in ogni caso, pur non aderendo a tale tesi interpretativa, considerando quindi il reato in questione come reato proprio, la questione non muterebbe, in quanto la condotta posta in essere dall’imputato, per le sue caratteristiche oggettive, sarebbe in ogni caso caratterizzata dalla necessaria “professionalita’” o “imprenditorialita’”, risultando dagli atti di causa che, in occasione dell’attivita’ di osservazione da parte della polizia giudiziaria, protrattasi per alcuni mesi, era emerso che questi aveva conferito i rifiuti raccolti ad un centro di recupero con idoneo mezzo di trasporto utilizzando la cd. “ricevuta privata”, la quale attesta che i rifiuti sono prodotti dal soggetto conferente, pur non essendo egli titolare di un’impresa dall’esercizio della quale derivano rifiuti.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-01-28T12:00:14+00:0028 gennaio 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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 articolo 256
 articolo 266
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