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Timestamp: 2019-08-23 15:34:42+00:00

Document:
Consiglio regionale - Seduta n. 9 di Lunedì 23-07-2018
n. 009 - 23.07.18
[10:00] Apertura Seduta Pubblica
[10:23] ZANIN Piero Mauro
[10:23] SUL PROCESSO VERBALE
[10:24] CONGEDI
[10:24] ZANIN Piero Mauro
[10:24] COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
[10:24] COMMEMORAZIONE DI PERSONALITÀ DEL PANORAMA POLITICO, ISTITUZIONALE, LETTERARIO, ARTISTICO E IMPRENDITORIALE REGIONALE
[10:29] SULL'ORDINE DEI LAVORI
[10:29] ZANIN Piero Mauro
[10:29] BORDIN Mauro
[10:30] ZANIN Piero Mauro
[10:30] BOLZONELLO Sergio
[10:31] BORDIN Mauro
[10:31] ZANIN Piero Mauro
[10:31] SOSPESIONE SEDUTA
[12:04] RIPRESA SEDUTA
[12:04] ZANIN Piero Mauro
[12:04] DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE: "RENDICONTO GENERALE DELLA REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2017" (4) (RELATORE: BASSO)
[12:05] ZANIN Piero Mauro
[12:06] BASSO Alessandro
[12:10] ZANIN Piero Mauro
[12:10] SHAURLI Cristiano
[12:12] ZANIN Piero Mauro
[12:12] ZILLI Barbara
[12:15] ZANIN Piero Mauro
[12:19] DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE "ASSESTAMENTO DEL BILANCIO PER GLI ANNI 2018 - 2020 AI SENSI DELL'ARTICOLO 6 DELLA LEGGE REGIONALE 10 NOVEMBRE 2015, N. 26"(5) (RELATORE DI MAGGIORANZA: BORDIN)(RELATORI DI MINORANZA: HONSELL, CENTIS, COSOLINI, SERGO)
[12:19] ZANIN Piero Mauro
[12:23] SULL'ORDINE DEI LAVORI
[12:23] BOLZONELLO Sergio
[12:24] ZANIN Piero Mauro
[12:24] DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE "ASSESTAMENTO DEL BILANCIO PER GLI ANNI 2018 - 2020 AI SENSI DELL'ARTICOLO 6 DELLA LEGGE REGIONALE 10 NOVEMBRE 2015, N. 26"(5) (RELATORE DI MAGGIORANZA: BORDIN)(RELATORI DI MINORANZA: HONSELL, CENTIS, COSOLINI, SERGO)
[12:24] BORDIN Mauro
[12:43] ZANIN Piero Mauro
[12:44] HONSELL Furio
[13:01] ZANIN Piero Mauro
[13:01] CENTIS Tiziano
[13:16] ZANIN Piero Mauro
[13:16] COSOLINI Roberto
[13:33] ZANIN Piero Mauro
[13:33] Chiusura Seduta Pubblica
Colleghi, buongiorno. Dichiaro aperta la nona seduta del Consiglio regionale. Informo che sono a disposizione dei Consiglieri alcune copie del processo verbale n. 7. Qualora non vi fossero eccezioni nel corso della seduta odierna, il verbale sarà considerato approvato. Comunico che per la seduta antimeridiana ha chiesto congedo la consigliera Da Giau. Il congedo è concesso. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza un disegno di legge, un'interrogazione a risposta scritta, due interpellanze, due interrogazioni a risposta immediata, un'ordinanza della Corte di Appello di Trieste, due deliberazioni della Corte dei Conti, la comunicazione di variazione dell'Ufficio di Presidenza del gruppo consiliare "Forza Italia", il ritiro di un'interrogazione a risposta immediata. Le su indicate comunicazioni sono riportate per esteso nel fascicolo distribuito a tutti i Consiglieri. Commemorazione di Silvano Antonini Canterin. Prego, Consiglieri. Signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi Consiglieri, alcuni giorni fa è scomparso il dottor Silvano Antonini Canterin, nato il 23 luglio 1929 negli Stati Uniti da genitori emigrati a Pittsburgh. A cinque anni rientrò a Meduno, paese di origine della famiglia, perché il padre voleva assicurare a lui e al fratello gemello Antonio la possibilità di studiare e risiedere in Friuli. Conseguito il diploma liceale a Pordenone, si laureò in medicina a Padova, al pari del fratello, e intraprese la carriera professionale all'ospedale di Pordenone, nel quale è stato primario della prima divisione medica. Dal 1979 al 2005 è stato Presidente dell'Ordine dei medici di Pordenone e dal 1998, per tre mandati, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Quella di Silvano Antonini Canterin è stata una vita intensa e piena di soddisfazioni: dal lavoro, alla politica, alla Presidenza dell'Ordine dei medici, a quella della Fondazione Crup. È sempre stato vicino alla sua gente, ai compaesani della Pedemontana della destra Tagliamento, dimostrando un forte attaccamento ai valori del mondo contadino che ritrovava nella sua Meduno, anche nella grande passione per l'attività venatoria. Un gentiluomo d'altri tempi, con indiscusse doti umane che non si è mai risparmiato nel dare consigli e parole di conforto durante incontri e conversazioni. Era una persona intelligente, curiosa, moderna, un esempio per molti amministratori che hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarne le doti. Venne eletto tra le file della Democrazia Cristiana Sindaco di Meduno nel 1964; un incarico che interruppe nel 1978, da Sindaco del terremoto, quando entrò in Consiglio regionale, ricoprendo la carica di Assessore nella IV, V e VI Legislatura nelle Giunte guidate dai Presidenti Comelli e Biasutti. Dal 1978 al 1983 resse il referato della Sanità e nei dieci anni successivi quelli del Lavoro e Formazione, dell'Agricoltura e della Cultura. Si rese protagonista dell'introduzione della tessera sanitaria individuale, una delle prime esperienze regionali, e diede un forte impulso all'attività ospedaliera di Pordenone, portando innovazione tecnologica in diversi reparti e contribuendo a trasformare la struttura pordenonese in un polo di attrazione e riferimento a livello regionale. Negli anni Ottanta promosse progetti di modernizzazione dell'agricoltura, consentendo di aumentare la qualità dei prodotti tradizionali nel settore vitivinicolo e di accostare all'economia agricola tradizionale quella legata alle emergenti eccellenze del comparto. Instaurò una significativa collaborazione con i consorzi di bonifica, dando vita a programmi innovativi nel settore irriguo che, grazie alle sue capacità di guardare a scelte strategiche, si ampliò in modo significativo. Come Presidente della Fondazione Crup, Antonini è ricordato per avere avviato una politica di sostegno al sociale, alla cultura e all'istruzione, imprimendo una forte caratterizzazione agli interventi dell'ente. Lo ricordiamo come una figura esemplare di uomo e protagonista della politica e delle istituzioni che ha fatto molto per la Regione e il territorio pordenonese, lasciando un contributo significativo anche nella produzione legislativa degli anni in cui ha svolto il proprio mandato. Lascia la moglie Marina e le figlie Angela e Francesca, alle quali esprimiamo il cordoglio dell'intera Assemblea. Grazie. Sull'ordine dei lavori. Ordine del giorno: oggi abbiamo il punto n. 1 "Discussione sul disegno di legge: Rendiconto generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per l'esercizio finanziario 2017". Punto n. 2: "Discussione sul disegno di legge: "Assestamento del bilancio per gli anni 2018 – 2020 ai sensi dell'articolo della legge regionale 10 novembre 2015, n. 26". Prego, consigliere Bordin.
BORDIN.
Allora, a seguito di un confronto con i capigruppo di maggioranza chiediamo un'ora di sospensione del Consiglio al fine di poterci confrontare sull'ordine dei lavori e prosieguo delle giornate.
Se siamo pronti, pongo in votazione. Prego, consigliere Bolzonello.
Grazie, Presidente. Non per fare polemica, perché non è il caso di iniziare con delle polemiche, però capire cosa significa ordine dei lavori, perché una cosa è la riunione dei capigruppo in cui ragioniamo sull'ordine dei lavori, capiamo cosa facciamo e capiamo alcune cose, bene, ma se è una riunione di maggioranza per risolvere problemi propri, che dicano che hanno problemi di maggioranza! Sull'ordine dei lavori la Conferenza dei capigruppo ha già detto tutto quello che deve dire. Se la maggioranza chiede un'ora per risolvere problemi propri, noi non abbiamo nessun problema a darla, ma non diciamo che è sull'ordine dei lavori perché non è così.
Bene. Qui c'è una richiesta di sospensione.
Nel prosieguo della seduta su decisioni nostre, insomma.
Benissimo. Se siamo d'accordo, pongo in votazione la richiesta del capogruppo Bordin. Prego, è aperta la votazione. La votazione è chiusa. Il Consiglio approva. Colleghi, i lavori si riconvocheranno alle ore 11.30. La seduta è sospesa. Colleghi, riprendiamo i lavori del Consiglio regionale e trattiamo il primo punto all'ordine del giorno: "Discussione sul disegno di legge: Rendiconto generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per l'esercizio finanziario 2017". Do contezza dei tempi: i capigruppo nella seduta del 13 giugno 2018 hanno stabilito in due ore la discussione generale sul Rendiconto per la Regione per l'anno 2017. I tempi sono assegnati secondo i criteri previsti dall'articolo 69 del Regolamento interno: cinque minuti per la Giunta regionale, venti minuti per il Relatore, consigliere Basso. La maggioranza ha cinquantotto minuti così suddivisi: trentasei minuti per la Lega Salvini, dieci minuti per Forza Italia, otto minuti per Progetto FVG Autonomia Responsabile, quattro minuti per Fratelli d'Italia – AN. La minoranza ha quaranta minuti: ventidue minuti per il gruppo del Partito Democratico, otto minuti per il Movimento 5 Stelle, quattro minuti per il Patto Autonomia, quattro minuti per Cittadini, due minuti per il Gruppo Misto. Cominciamo la discussione. Do la parola al Relatore, il consigliere Basso.
BASSO, Relatore.
Grazie, Presidente. Colleghi, è chiaro che la partita più grossa e più importante della mattinata si giocherà con l'assestamento, ma due parole vanno dette anche sul Rendiconto. Il Rendiconto è passato in I Commissione, integrato dopo aver fatto il percorso nelle Commissioni di merito e ha approvato la gestione finanziaria della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per l'anno 2017 con uno scavalco di competenza, derivante dal fatto che c'è stato un avvicendamento tra l'XI e la XII Legislatura. Il 2017 è stato caratterizzato, per quanto riguarda la gestione finanziaria, dalla redazione dei documenti previsti dal decreto legislativo n. 118 sull'armonizzazione del bilancio, quindi lo stato patrimoniale e il conto economico. La Regione da questo punto di vista si è adeguata in anticipo e si è adeguata bene con questi strumenti e ha superato il vaglio anche della Corte dei Conti nelle sue varie composizioni. L'assessore Zilli ha presentato il Rendiconto e ha dato la parola al Ragioniere generale, che ci ha illustrato con i suoi numeri riportati nella relazione di cui riporterò soltanto i principali perché sono noti; le entrate accertate battono i 6 milioni 900 mila e i 7 milioni 300 mila le spese impegnate per somme di residui che poi passano all'articolo 3 di 968 milioni 785 di residui passivi. Questo è lo stato dell'opera per quanto riguarda il Rendiconto. Dal punto di vista più politico, se vogliamo, per andare ad analizzare questo documento, sono interessanti da leggere, Presidente, le relazioni e gli interventi che la Corte dei Conti ha rilasciato in merito al Rendiconto. È di tutta evidenza che la macchina amministrativa della Regione ha lavorato bene e ha saputo correttamente adeguarsi a queste importanti innovazioni che riguardano la materia del bilancio di natura finanziaria. Certo è che va detto, mi sia permesso citare due punti che la Corte dei Conti ha prospettato, anche perché in quest'Aula ci sono persone nuove come me e ci sono persone che sono molto più esperte e adesso non dobbiamo giocare al gioco di nasconderci dietro un dito. La Corte dei Conti (e lo fa in due punti, sia nella parifica quanto negli interventi dei Relatori) ha sì rilevato un paio di criticità, una più tecnica, se vogliamo, legata alle relazioni tecnico finanziare, quindi un auspicio che nella composizione degli strumenti legislativi questa legislatura si adoperi per avere delle relazioni tecnico finanziarie che siano composte con principi più chiari e di maggiore evidenza; va anche detto, però, (qui per non essere impreciso ho inteso riportare il punto esatto) che nel 2017 la Corte dei Conti evidenzia (come aveva già fatto in precedenza nelle relazioni di parifica) che nell'individuazione direttamente a capitolo di bilancio di beneficiare del tipo di intervento e dell'importo del contributo e nella devoluzione di parte del contributo non utilizzato ad altre finalità. Questo lo dico in sede di Rendiconto e fuori da ogni polemica perché in questi giorni ce ne sono state, nulla si è scoperto di nuovo e probabilmente la modalità amministrativa che è stata scelta durante la legislatura precedente è sicuramente distante da quella che sarà scelta durante questa legislatura che coraggiosamente si appresta a partire, quindi non nascondiamoci dietro un dito, procediamo nel nostro lavoro e auguriamoci buon lavoro. Io ho terminato, Presidente. Grazie.
Grazie, consigliere Basso. Apro la discussione sul disegno di legge n. 4 "Rendiconto 2017". Chi chiede la parola? Questi erano calanderizzati per il punto successivo, azzererei questa cosa. Azzeriamo. Prego, chi chiede la parola? Il collega Shaurli, prego.
Ringrazio il collega Basso per la sintetica esposizione e per l'appunto che ha fatto alla fine che mi permette, giustamente, di ricordare a lui (ma credo a tutti noi) che quando leggiamo i documenti si legge il primo capoverso, ma anche il secondo capoverso e la Corte dei Conti ricorda che alcune regioni sono state censurate per le poste puntuali, quindi con censura della Corte Costituzionale, cosa che non è accaduta alla Regione Friuli Venezia Giulia. La Corte dei Conti fa un invito a far sì che ogni provvedimento sia collegato esplicitamente a una spiegazione che dica a tutti, all'opinione pubblica come al Consiglio, che quella norma puntuale non è una modalità per aggirare i principi di uguaglianza, imparzialità e universalità. Questo è quello che dice la Corte dei Conti in due capoversi. Gli assestamenti e le finanziarie della precedente maggioranza non sono mai state impugnate per poste puntuali dalla Corte Costituzionale come è avvenuto per altre regioni. Speriamo (io auspico per il bene di questa Regione e per la discreta figura che eviterei di fare) che non succeda questa volta.
Grazie, consigliere Shaurli. Non vedo altri iscritti a parlare, quindi dichiaro chiusa la discussione generale. Passiamo all'articolato. Do lettura dell'articolo 1: Cedo la parola all'assessore Barbara Zilli per l'illustrazione, prego.
La ringrazio, Presidente. Il primo emendamento riguarda l'integrazione della relazione sulla gestione 2017 e l'introduzione del Rendiconto consolidato secondo i commi 8 e 9 dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 118 del 2011. Sostanzialmente si rende necessario al fine di completare la documentazione che deve essere allegata al Rendiconto sulla gestione 2017 per dare applicazione al decreto legislativo n. 118 del 2011, quindi provvediamo a corredare questo Rendiconto di allegati che sono necessari e che sono: gli esiti della verifica dei crediti e debiti reciproci con gli enti strumentali e le società controllate della Regione e il Rendiconto consolidato tra il Rendiconto generale della Regione 2017 del Consiglio regionale e i rispettivi rendiconti 2017 delle due gestioni fuori bilancio armonizzate dal 2016. Questo ha a sua volta dei documenti allegati che vado a illustrarvi: il conto consolidato della gestione entrate, riepilogo generale delle entrate per titoli, il conto consolidato della gestione spese, il riepilogo generale delle spese per missioni, il riepilogo generale delle spese per titoli, il quadro generale riassuntivo, la verifica degli equilibri di bilancio, il prospetto dimostrativo del risultato di amministrazione, quello concernente la composizione per missioni e programmi del fondo pluriennale vincolato, il prospetto che concerne la composizione del fondo crediti di dubbia esigibilità, quello relativo agli accantonamenti di entrata per titoli, tipologie e categorie, gli impegni per missioni, programmi, titoli e macro aggregati, il prospetto dei pagamenti in conto competenza per missioni, programmi, titoli e macro aggregati e dei pagamenti in conto residui per missioni, programmi, titoli e macro aggregati, delle spese per titoli e macro aggregati e poi, per finire, la tabella dimostrativa degli accertamenti assunti nell'esercizio in corso degli esercizi precedenti che sono imputati per titolo e tipologia e quella relativa agli impegni assunti nell'esercizio in corso e in quelli precedenti imputati agli esercizi successivi per titoli e macro aggregato.
Grazie, assessore Zilli. È aperta la discussione sull'emendamento 1.1 al disegno di legge n. 4. Non vedo iscritti a parlare. Se non ci sono altri iscritti a parlare, porrei in votazione l'emendamento 1.1 presentato dalla Giunta regionale, un emendamento modificativo. È aperta la votazione. Chiudiamo la votazione. Il Consiglio approva. Ora mettiamo in votazione l'articolo 1 al disegno di legge n. 4 così come appena emendato. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 1 è approvato. Do lettura dell'articolo 2: Pongo in votazione l'articolo 2. Qualcuno vuole intervenire sull'articolo 2? Se non ci sono interventi, lo pongo in votazione. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 2 è approvato. Do lettura dell'articolo 3: È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 3 è approvato. Do lettura dell'articolo 4: Ci sono interventi? Se non ci sono interventi, pongo in votazione l'articolo 4. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 4 è approvato. Articolo 5. Ci sono interventi? Se non ci sono interventi, pongo in votazione l'articolo 5. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 5 è approvato. Articolo 6. Non credo ci siano interventi. Pongo in votazione l'articolo 6. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 6 è approvato. Articolo 7. Pongo in votazione l'articolo 7. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 7 è approvato. Articolo 8. Non vedo nessun iscritto a parlare. Pongo in votazione l'articolo 8. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 8 è approvato. Articolo 9. Pongo in votazione l'articolo 9. È aperta la votazione. È chiusa la votazione. L'articolo 9 è approvato. Ci sono dichiarazioni di voto sull'intero disegno di legge? Se non ci sono dichiarazioni di voto, pongo in votazione il disegno di legge n. 4, in termini regolamentari, mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi. Faccio presente che chi risponde "sì" approva il disegno di legge, chi risponde "no" non l'approva. Dichiaro aperta la votazione. Dichiaro chiusa la votazione. Il Consiglio regionale approva. Passiamo al secondo punto all'ordine del giorno: "Discussione sul disegno di legge: assestamento del bilancio per gli anni 2018 - 2020 ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 10 novembre 2015, n. 26". Passo all'illustrazione del contingentamento per la discussione generale sugli strumenti della manovra di assestamento al bilancio 2018. La Conferenza dei capigruppo nella seduta del 13 giugno 2018, nell'approvare il calendario per l'esame degli strumenti della manovra di assestamento di bilancio per l'anno 2018, ha fissato, ai sensi articolo 119, comma 2, lettera c), del Regolamento interno in sette ore il tempo complessivamente disponibile per la discussione del disegno di legge n. 5 "Assestamento di bilancio per l'anno 2018" che saranno ripartite tra i gruppi consiliari secondo un criterio proporzionale alle dimensioni degli stessi, tra i Relatori e la Giunta regionale. Sono previsti, pertanto, trenta minuti per la Giunta regionale e venti minuti per ciascun relatore. Il tempo disponibile è sette ore: per la Giunta regionale trenta minuti, per i cinque relatori venti minuti ciascuno. I relatori sono Bordin, Centis, Cosolini, Honsell e Sergo; i Consiglieri cinque minuti ciascuno. La maggioranza centoquarantacinque minuti, per la Lega Salvini novanta minuti, per Forza Italia venticinque minuti, per Progetto FVG Autonomia Responsabile venti minuti, Fratelli d'Italia - AN dieci minuti. Per la minoranza cento minuti, per il Partito Democratico cinquantacinque minuti, per il Movimento 5 Stelle venti minuti, per Patto per l'Autonomia dieci minuti, per Cittadini dieci minuti e per Gruppo Misto cinque minuti. Do lettura della nota metodologica per l'esame del DDL di assestamento del bilancio regionale. Prima di iniziare l'esame del disegno di legge di assestamento del bilancio, visto che è la prima volta che in questa legislatura l'Assemblea si accinge a discutere un documento contabile, desidero ricordare a tutti i Consiglieri le regole procedurali che presiedono all'esame di tale tipo di documenti. I tempi di discussione in Aula sono contingentati solo per la discussione generale, mentre nella discussione sui singoli articoli ogni Consigliere potrà intervenire per non più di cinque minuti per articolo, allungandoli fino a dieci minuti a discrezione del Presidente in caso di numero elevato di emendamenti. Nell'ordine di esame degli articoli e degli emendamenti per prassi è accantonato l'articolo 1 del disegno di legge che approva la variazione delle entrate. Si procede, pertanto, prima all'esame degli altri articoli del disegno di legge. Come per tutti i progetti di legge anche gli emendamenti al disegno di legge in esame devono essere corredati dalla relazione tecnica finanziaria che espliciti, in particolare, le modalità di copertura, ovvero, se non comportano oneri finanziari, il proponente deve attestare un tanto in calce all'emendamento stesso. Ricordo, inoltre, che il disegno di legge di assestamento non deve recare disposizioni estranee all'oggetto di tale legge, come definito dalla legislazione vigente in materia di bilancio e contabilità, pertanto gli emendamenti non devono comportare effetti diretti o indiretti sulle previsioni di bilancio, anche sulla scorta delle risultanze della gestione dell'esercizio 2017 accertate in sede di Rendiconto che poco fa è stato approvato dal Consiglio. Ricordo, infine, che i destinatari degli interventi devono essere individuati di norma per settori o tipologie omogenee. È ammessa eccezionalmente l'individuazione di singoli destinatari, cosiddette norme puntuali, a condizione, come dispone il Regolamento interno, che del testo della disposizione o dei lavori preparatori risultino i criteri ai quali sono ispirate le scelte e le relative modalità di attuazione. Tali criteri, come da prassi, possono essere esposti oralmente in sede di illustrazione dell'emendamento oppure per iscritto, in calce all'emendamento. Alla fine della discussione generale sul disegno di legge procederò a distribuire una nota con l'elenco degli emendamenti che presentano criticità sotto i profili appena esposti al fine di mettere ogni proponente, se possibile, nelle condizioni di rimediare alle criticità rilevate. In particolare, la carenza della relazione tecnica finanziaria dovrà essere rimediata prima dell'inizio della discussione dell'articolo cui si riferisce l'emendamento. Questa è la nota metodologica. Abbiamo Bolzonello iscritto, ma nella discussione o nell'ordine dei lavori? A che titolo, scusa?
Sull'ordine dei lavori per quanto riguarda la consuetudine che c'è sempre stata di fissare all'inizio dei lavori sulle sessioni di bilancio la fine della discussione e l'inizio delle discussioni e delle votazioni sui singoli articoli in modo da dare a tutti i gruppi la possibilità di presentare gli emendamenti. Di solito lo si faceva il martedì, il giorno successivo al pomeriggio in modo che tutti i gruppi sanno. Possiamo contare su questa consuetudine?
Sì, potremo fare una proposta per cui la discussione viene conclusa con la sessione antimeridiana di domani, mercoledì, se siamo d'accordo tutti.
Diamo la parola al Relatore Bordin, Relatore di maggioranza. Prego.
Signor Presidente, colleghi Consiglieri, quale Relatore di maggioranza in ordine al disegno di legge n. 5, presentato dalla Giunta regionale il 3 luglio 2018, è mia premura, innanzitutto, evidenziare con soddisfazione come il documento sappia evidenziare le prime note di discontinuità rispetto all'operato della precedente Amministrazione regionale. Non è stato agevole, in così poco tempo, intervenire in modo significativo su un'architettura frutto di scelte legislative e amministrative in buona parte non condivise. Ovviamente non è nostro desiderio cancellare tout court tutto ciò che è stato fatto in precedenza, ma una diversa visione del futuro della nostra Regione ci impone una chiara discontinuità rispetto al passato, discontinuità che in maniera ancora più evidente andrà a declinarsi e svilupparsi con i prossimi provvedimenti. È palese, e devo dire anche correttamente riconosciuto da alcuni esponenti dell'attuale minoranza, tanto in campagna elettorale quanto recentemente in Commissione, che le scelte in materie fondamentali quali sanità ed enti locali debbano essere riviste e rivisitate. Noi andiamo oltre e riteniamo che nei settori citati, nonché in tema di sicurezza, si debba ripartire dalle fondamenta. Infatti, se in alcuni casi, richiamando un paragone edilizio, si potrà procedere con una ristrutturazione o un risanamento conservativo, particolarmente in questi ambiti dovremo rassegnarci a cantierare una vera e propria opera di ricostruzione. Va da sé che gli attuali margini di disponibilità economica sono assai limitati, e, quindi, in questa manovra di assestamento, come anticipato, si riscontrano i primi segnali di un'azione che diverrà sistematica nei prossimi mesi. L'Amministrazione regionale, in sede di predisposizione del disegno di legge "Rendiconto generale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia per l'esercizio finanziario 2017", ha accertato un risultato di amministrazione pari a 639.833.396,95 milioni di euro, costituito da: 203,8 milioni di euro di quote vincolate, 395 milioni di euro di quote accantonate e 40,9 milioni di euro di fondi da iscrivere con il presente provvedimento legislativo a titolo di "avanzo libero". Le risorse disponibili sono destinate per 36 milioni al settore sanitario (13 milioni 300 mila euro coprono il deficit 2017; 12 milioni 700 mila euro rappresentano un conguaglio sulla mobilità del personale sanitario nel periodo tra il 2014 e il 2016; 10 milioni di euro vengono prudenzialmente accantonati a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale che ha stabilito, anche a carico delle regioni a statuto speciale, una compartecipazione al sistema nazionale, rimettendo a un accordo Stato/Regioni la determinazione del quantum) e per 4 milioni di euro ai comuni non aderenti alle UTI (precisamente 3 milioni di euro per i piani di investimento e un milione di euro per la sicurezza). L'articolo uno prevede, tra l'altro, il subentro della Regione nei contratti di mutuo stipulati dalla soppressa Provincia di Udine e ricorda una scelta che ha portato all'attuale paralisi nel sistema delle autonomie locali. La soppressione delle province, unico caso in Italia, dove tali enti continuano a esistere e a rappresentare i relativi territori, è stata disposta senza attendere, come avrebbe voluto il buon senso, l'esito del referendum che ha affossato la riforma costituzionale. Le quattro province sono state sostituite da diciotto mini province, denominate UTI, il personale delle ex province, anziché essere destinato ai comuni o alle UTI, è stato in grandissima parte assorbito nel già corposo apparato regionale che ha così raggiunto una consistenza numerica che fa impallidire regioni più grandi e popolose. Nel contempo, moltissimi municipi si trovano in condizioni drammatiche, privi di personale e di risorse, impossibilitati a fornire servizi efficienti, affossati da una burocrazia ormai imbarazzante, in una situazione al limite della paralisi. Il loro grido di allarme rappresenta un richiamo al quale non possiamo non rispondere tempestivamente. La manovra di assestamento, innanzitutto, ridà autonomia e dignità ai comuni che non si erano costituiti in UTI o che ne avevano chiesto il recesso, vedendosi così esclusi dalla possibilità di accedere a contributi e sovvenzioni. Al riguardo, emblematiche sono le disposizioni introdotte con l'articolo 10. È un primo passo, ma è decisivo, in attesa che l'intera materia delle autonomie locali sia ridisegnata in maniera organica, a partire dai territori e non contro i territori. Questo, quindi, avverrà, ma mai senza dialogo, mai con punitive e ingiustificate penalizzazioni. Il comune, infatti, è l'ente territoriale primario, primo presidio della partecipazione e del rapporto tra cittadini e istituzioni, e per questo la sua autonomia e le sue prerogative, i suoi poteri, le sue funzioni, vanno rafforzate e garantite, secondo un basilare principio di sussidiarietà e di prossimità. Al centro della nostra azione si pongono la tematica della sicurezza, che trova riscontro all'interno di questo assestamento, e dell'immigrazione che ha già visto la Giunta delineare i primi indirizzi operativi. L'inversione di tendenza rispetto a una politica di accoglienza diffusa e di sostegno economico all'immigrazione sarà netta e decisa. Riteniamo che i preoccupanti e allarmanti segnali legati alla denatalità vadano combattuti con politiche a sostegno delle famiglie e non con processi immigratori incontrollati e sproporzionati rispetto alle esigenze e al sentimento della comunità regionale. La riforma sanitaria, invece, non potrà che partire dall'ascolto di chi quotidianamente vi opera e lavora, di chi quotidianamente è a contatto con i pazienti, di chi sa e saprà coniugare il ruolo di servizio al cittadino, la cui tutela è al centro, in via primaria, di ogni considerazione, con la necessaria efficacia ed efficienza del sistema pubblico. Se in quest'assestamento tamponiamo falle e accantoniamo prudenzialmente risorse da trasferire allo Stato in un'ottica, incomprensibile per una Regione che si paga la sanità, di compartecipazione al fabbisogno del servizio sanitario nazionale, i nostri obiettivi saranno quelli di ridiscutere questi trasferimenti e riorganizzare l'intero sistema sanitario al fine di eliminare le storture e le disfunzioni provocate da scelte errate e tecnicamente insostenibili. Senza dilungarsi ulteriormente nella disamina dell'intera disciplina normativa appare opportuno segnalare l'articolo 8 che contempla l'abrogazione delle disposizioni relative all'attuazione di iniziative in materia di contrasto alla discriminazione, tra cui quelle della rete RE.A.DY, dalla quale la Giunta regionale ha deciso il recesso e l'articolo 10 contenente, tra l'altro, l'autorizzazione all'incremento per l'anno 2018 delle risorse del fondo accadimenti di natura straordinaria o imprevedibile per far fronte a eventuali nuove domande dei comuni, nonché la previsione della possibilità per suddetti enti di aumentare il numero degli Assessori di una unità a invarianza di spesa. Conclusa questa breve disamina in merito al disegno di legge sull'assestamento di bilancio, si ribadisce che nei prossimi provvedimenti normativi, e in primis nella Legge di stabilità 2019, verranno definiti gli strumenti necessari a raggiungere gli obiettivi sinteticamente sopra riassunti. Questa è la relazione che ho depositato e che, quindi, ho letto velocemente perché, tra l'altro, era agli atti. Sappiamo che in seguito alla presentazione dell'assestamento sono stati presentati emendamenti e sono stati discussi all'interno delle Commissioni. Ci sono state parecchie strumentalizzazioni ed è per questo motivo che l'incontro dei capigruppo di maggioranza fatto poc'anzi è servito per delineare una linea comune di azione su questa tematica. Annuncio, quindi, anche a nome degli altri capigruppo di maggioranza, che abbiamo deciso il ritiro degli emendamenti aventi portata finanziaria, contenuti nelle proposte depositate la scorsa settimana. È stata una scelta sofferta perché riteniamo che si tratti sempre di emendamenti che vanno al servizio delle nostre comunità, dei comuni, delle associazioni, delle scuole, del sociale e dell'istruzione. Temo, pertanto, che si perda in questo momento l'occasione di dare un riscontro concreto a queste realtà. Ciononostante non siamo cechi e ci siamo accorti delle strumentalizzazioni giornalistiche e politiche di quello che abbiamo fatto, che non è niente di diverso rispetto a ciò che è stato fatto in passato, naturalmente con meno enfasi ed eccitazione nel dare una connotazione negativa alla volontà di dare riscontro ai cittadini, però ribadiamo la necessità di questi interventi e lo ribadiamo perché siamo consci che la precedente Amministrazione regionale ha lasciato tantissimi comuni, tantissime realtà territoriali, tantissime associazioni e tantissimi operatori del settore del volontariato privi di risorse e privi di strumenti per poter adempiere efficacemente al loro compito. Noi vogliamo porre rimedio a questo, noi a queste attenzioni vogliamo riservare tutto l'impegno possibile da parte nostra come Consiglieri e di questo ente che rappresentiamo. Proprio per questo motivo l'accordo che abbiamo raggiunto come capigruppo è quello di proporre una legge quadro che porteremo in Aula in tempi molto brevi con la quale procederemo a una ricognizione totale di queste esigenze sul territorio, comune per comune, realtà per realtà e attraverso criteri obiettivi andremo a dare riscontro alle esigenze che si possono manifestare, quindi non vogliamo abbandonare quello che abbiamo evidenziato nei nostri emendamenti, non vogliamo recedere rispetto all'intento di dare riscontro ai comuni e alle realtà associative del territorio. Vogliamo ampliare questo intervento, vogliamo che ci siano stanziate ulteriori risorse, che ci sia un impegno di questo Consiglio ad andare incontro a chi oggi è dimenticato, perché non dimentichiamoci che per scelta da parte dell'Amministrazione regionale qui non ci sono più le province, enti che davano aiuto e sostegno ai comuni per piccoli interventi, alle associazioni culturali, alle associazioni sociali, alle associazioni sportive. Io, che ho fatto parte della Provincia di Udine, so quanto questo ente sia stato vicino alla realtà che opera sul nostro territorio e so quanto l'abolizione di questo ente stia creando danni in tutta la nostra Regione e noi di coloro che sono stati danneggiati non intendiamo assolutamente dimenticarci, anzi, vogliamo ampliare il novero di coloro che verranno aiutati con la nostra manovra. È proprio in quest'ottica di evitare strumentalizzazioni ulteriori, quest'ottica di volere non penalizzare coloro che abbiamo individuato come destinatari di emergenze immediate, nell'ottica di estendere questo tipo di aiuti che facciamo questa scelta assolutamente sofferta. I settori sui quali interverremo sono quelli che abbiamo già individuato in questi emendamenti, sono i settori dei comuni, amministrazioni comunali, perché ricordiamoci, qui ci sono tanti interventi che riguardano proprio le necessità imminenti che hanno le Amministrazioni comunali prive di risorse, sono il mondo della scuola affinché si possano acquistare banchi, sedie, informatizzare le nostre classi (questi erano gli esiti dei nostri emendamenti), le associazioni culturali, le associazioni sportive e le associazioni di promozione sociale. Gli stanziamenti dovranno, naturalmente, essere stanziamenti che andranno a far fronte alle esigenze di piccola e media dimensione. Questo è l'obiettivo che noi ci proponiamo ed è questo, quindi, naturalmente, l'intendimento con chi vogliamo muoverci. Naturalmente noi facciamo quest'opera di buona volontà per cercare uno strumento che possa andare ad ampliare il novero di coloro che beneficeranno di queste scelte, ma chiediamo che altrettanto facciano i Consiglieri di minoranza perché noi siamo stati attenti nel valutare gli emendamenti che hanno presentato i Consiglieri di minoranza. Faccio un esempio, magari invito il consigliere Santoro, a ritirare l'emendamento di 25 mila euro a favore dei comuni di Tavagnacco e Poveletto, oppure i consigliere Bidoli e Moretuzzo a ritirare l'emendamento di 20 mila euro per interventi all'Osservatorio del Legno oppure il consigliere Gabrovec 35 mila euro per l'associazione Don Mario Cernet oppure Moretti e Marsilio 35 mila euro come contributo straordinario all'AGESCI, Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, tanto per fare alcuni esempi. Riteniamo, quindi, che l'esempio che noi abbiamo dato con la nostra scelta possa essere seguito anche dai Consiglieri di minoranza. Detto questo, ho pensato bene di fare anche una piccola valutazione e ho detto "Andiamo a vedere che cosa hanno fatto coloro che ci hanno preceduto in questi anni". Ho passato la nottata, molto piacevolmente, a leggere la finanziaria 2018 e l'assestamento dell'anno scorso. Ho trovato di tutto e di più, quindi alla fine possiamo trovare 30 mila euro per il Comune di Sauris, finanziaria 2018, 20 mila euro per il Comitato per il coordinamento del Carnevale di Trieste e del Palio cittadino, 20 mila euro a Cantina Produttori di Cormons, 45 mila euro a Parrocchia San Benedetto Abate di Pagian di Prato, 80 mila euro Parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice di Aviano, 90 mila euro Parrocchia di Paularo, 40 mila euro ... di Trieste e poi 100 mila euro (perché, chiaramente, c'è sempre la volontà di essere ecumenici) alla Parrocchia ortodossa di San Giovanni Battista, Comune di Tramonti di Sopra 70 mila, Comune di Villa Santina 57 mila, Comune di Visco 30 mila, Associazione Don Mario Cernet 12 mila, 20 mila Comune di Grado, 50 mila Comune di Montereale Marcellina, 57 mila 500 Comune di Mereto di Tomba. Mi sembra che qui ci si un Consigliere che sulla stampa ha avuto modo di riprendere quest'Amministrazione e questi Consiglieri per le proposte che abbiamo fatto. Ebbene, non mi pare che quando ha ricevuto questo contributo abbia avuto altrettanto… Presidente, per cortesia, chiedo un richiamo. Non mi pare che quando ha ricevuto questo contributo (o, almeno, io non l'ho trovato sulla stampa, magari c'è e non l'ho trovato) abbia avuto modo di protestare. Poi, Centro Culturale Villaggio di Udine 30 mila euro, Università della Terza Età delle Valli del Cellina e del Colvera 4 mila 271, Università della Terza Età di Pordenone 14 mila 189, Università delle Terza Età e degli Adulti di Cordenons 5 mila 968, Università della Terza Età del Sanvitese 9 mila 739, Università della Terza Età dello Spilimberghese 3 mila 445, Università della Terza Età e Libertà di Fiume Veneto 1.988,00 euro, Comune di Flaibano 25 mila, Associazione Casa delle Arti di Gorizia 10 mila, contributo all'Associazione Arcigay di Trieste 14 mila, Associazione Asilo Infantile di Pavia di Udine 20 mila. Consigliere Di Bert, loro lo potevano fare, lei no, mi raccomando. Istituto Statale di Istruzione Superiore Lino Zanussi di Pordenone 6 mila, Istituto Comprensivo di via Commerciale a Trieste 5 mila, Parrocchie di San Lorenzo Martire, parrocchie giustamente aiutate, 2 mila euro, Parrocchia San Vito Modesto e Crescenzia 4 mila euro. Devo dire che con questi assestamenti mi sono fatto una cultura ecclesiastica che non avevo. Sezioni regionali dell'ANED, Associazione Nazionale Ex Deportati, 30 mila, Comune di Verzegnis 10 mila, Comune di Basiliano e Treviso 95 mila, Associazione Famiglie Diabetici, giustamente, 20 mila, Cooperativa sociale "Il Seme" di Fiume Veneto 30 mila, Associazione di volontariato "Il Samaritan" ONLUS di Ragogna 15 mila. Questo solo per indicare gli interventi minori, ma ce ne sarebbero anche altri. A questo punto ho detto che probabilmente questa è stata un'illuminazione preelettorale, visto che mancavano quattro mesi all'elezione, magari con l'assestamento precedente non avevano fatto la stessa cosa e sono andato a vedere l'assestamento: Unione territoriale intercomunale Canale del Ferri Val Canale 20 mila, opera Odorico da Pordenone 100 mila, Parrocchia di San Lorenzo Martire di Forgaria del Friuli 60 mila, Associazione società polisportiva di Orgnano di Basiliano, 70 mila, Associazione Sportiva Dilettantistica ... 36 mila, Casa del Popolo, società cooperativa di Lauco, mi sembra giusto, 100 mila, Comune di Premariacco 100 mila, Comune di Ronchi dei Legionari 25 mila, Comune di Muggia 75 mila, Precennico 100 mila, Trecento 150, Spilinbergo 120, Udine 70, Mereto di Tomba seconda volta, bene, ottimo, 70 mila, Parrocchia Santa Maria di Sesto al Reghena 194 mila, la Comunità evangelica di confessione elvetica di Trieste 230 ...
Colleghi, avete tempo per replicare.
Alla Comunità evangelica di confessione elvetica di Trieste un contributo di 237 mila, Comune di Visco 10 mila, Parrocchia di San Giacomo Apostolo 30 mila, Gemona 15 mila, Osoppo 15 mila, Ortoteatro 140 mila, Bonaventura 100 mila, Artisti Associati 30 mila, la Contrada 60 mila, Associazione Sportiva Lega Calcio Friuli Collinare 30 mila, 60 mila a piccole imprese, Istituto Zanussi 17 mila, Istituto Comprensivo di Prata di Pordenone 8 mila 500, ANED 10 mila, ENPA ONLUS 80 mila, Società di Mutuo Soccorso e Istruzione Cividale del Friuli 30 mila. Questo mi sembra che sia sufficiente per evidenziare in parte, perché se noi andiamo a prendere l'intera legge finanziaria 2018 e andiamo a prendere tranquillamente anche l'assestamento, ce ne sono altre. Io ho indicato quelle minori e ho tralasciato alcune poste nei settori sociali per le quali non ho voluto entrare per correttezza, ma sono analoghe a quelle che abbiamo proposto noi. Questo per dire che questo veniva fatto e noi, visto che abbiamo detto sempre, giustamente su questo avete ragione, che saremo diversi, ritireremo questi emendamenti e dimostreremo effettivamente di essere diversi e quello che avete fatto non lo faremo. Inseriremo tutto questo all'interno di un provvedimento quadro più generale nel quale sia possibile dare riscontro a tutte le esigenze presenti sul territorio, ma non perché riteniamo che non ci siano perché, ribadisco, ci sono e noi siamo Consiglieri che il territorio lo vivono giorno per giorno. Chiaramente abbiamo cercato in questi emendamenti di dare riscontro alle problematiche che conosciamo, quelle che ci sono di più diretta... che tocchiamo più con mano giorno per giorno perché, purtroppo, abbiamo saputo che c'erano risorse disponibili giovedì pomeriggio e, chiaramente, da giovedì pomeriggio a venerdì abbiamo cercato di fare in modo di riscontrare quelle che erano le esigenze che conoscevamo direttamente e certamente non le esigenze degli amici. Personalmente ho previsto un contributo per l'Istituto Comprensivo di Palazzolo per acquistare banchi e sedie per iniziare l'anno scolastico e per informatizzare. Tra l'altro, lo stesso emendamento era stato proposto dai Consiglieri di minoranza nella vostra legislatura e bocciato, quando poi i soldi per queste altre iniziative l'avete trovati, quindi l'emendamento proposto dai Consiglieri di minoranza per le scuole a Palazzolo è stato bocciato, ma per l'emendamento per quelle cose che abbiamo visto c'erano assolutamente i soldi. Con questo voglio dire che voi quest'atteggiamento l'avete avuto, concretizzato e dimostrato! Noi abbiamo fatto, da questo punto di vista, una scelta che sembrava andare incontro alle esigenze che noi riscontravamo. In questo momento riteniamo non (lo ribadisco) di fare un passo indietro, non di rigettare quello che abbiamo fatto, perché siamo assolutamente convinti che si tratti di scelte corrette, ma le vogliamo inserire in un contesto più ampio, chiedendo a tutti i comuni di manifestare le piccole esigenze, le esigenze medie o piccole che prima magari riscontrava la provincia e che non trovano riscontro nei bandi regionali per poter dare una mano e fare questa cosa anche con le associazioni perché il nostro compito è dare risposte sul territorio. Non esiste solamente il Teatro Verdi, non c'è solo il Teatro Giovanni da Udine, esistono tante piccole compagnie teatrali sul territorio che lavorano e fanno vivere le nostre comunità. Non esistono solamente le grandi scuole, le università, esistono anche le scuole di territorio in cui gli alunni molto spesso non hanno le stesse opportunità che hanno gli alunni delle scuole delle grandi città. Non esistono solamente le associazioni sportive Triestina Udinese, esistono anche le associazioni dei piccoli comuni ed esistono quelle associazioni che talvolta hanno difficoltà a far quadrare il bilancio, quelle che fanno giocare a sport i nostri figli e noi a questi vogliamo dare risposta. Oggi queste associazioni e queste realtà non hanno le risposte per colpa di chi oggi viene a criticarci! Noi non siamo qui per strumentalizzare queste istituzioni! L'istituzione siamo tutti noi, ma noi siamo al servizio dei nostri cittadini e cerchiamo di dare risposta a tutti i nostri cittadini. Quello che io, invece, ho sentito, letto e visto negli atteggiamenti di questi giorni non corrisponde a questo sentimento. C'è solamente la volontà di strumentalizzare la legittima possibilità che ha un Consiglio di rispondere a questa necessità. Lo ripeto, noi non arretreremo, andremo fino in fondo per cinque anni, comune per comune, comunità per comunità, frazione per frazione, andremo a ricercare i bisogni dei cittadini, delle associazioni e dei comuni e andremo a dare risposta a queste realtà! No puntuali, lo faremo all'interno di un quadro complessivo in modo tale che tutti possano presentare le proprie istanze ed evidenziare le proprie necessità e con criteri oggettivi siedono a questi fondi, cosa che voi non avete mai fatto, per cui l'avete dato con queste modalità e noi non seguiremo queste modalità! Noi seguiremo modalità diverse! Quest'Amministrazione regionale, quindi, cambierà diametralmente il modo di amministrare e in cinque anni lo dimostreremo!
Grazie, consigliere Bordin. Se riusciamo a raccogliere per la Presidenza l'elenco degli emendamenti da ritirare, così poi diventano più agevoli i lavori per la discussione. Questo basta prima di entrare nel merito della discussione degli emendamenti. Do la parola al Relatore di minoranza, consigliere Honsell. Prego.
Signor Presidente, grazie, colleghe e colleghi, non immaginavo, pensavo che seguisse l'ordine che aveva dato del contingentamento, ma ha scelto un altro, per quello ho avuto un attimo di esitazione, ma, adesso che so, procederò. Certamente dopo quest'ampio dibattito sul tema degli emendamenti io stesso mi rendo conto che discutere sul provvedimento, la legge di assestamento di bilancio, può sembrare poco calzante perché, alla fine, ci siamo concentrati sugli aspetti che, dopo settimane di lavoro in Commissione e successivamente di ragionamento, ci siamo concentrati su questo tema delle poste puntuali. Su questo mi riservo di fare qualche osservazione alla fine, quindi riprendo sui temi che pensavo fossero significativi. Cercherò di leggere il documento, anche perché mi avete concesso un tempo sufficiente, magari espandendolo lì dove ritengo che sia opportuno. Il disegno di legge n. 5 "Assestamento di Bilancio per gli anni 2018-2020" presenta alcune norme positive, peraltro di mero buon senso amministrativo, ma nei rari luoghi dove affronta tematiche leggermente più ampie è molto discutibile, se non addirittura da criticare apertamente. Manca completamente qualsiasi disegno strategico e, purtroppo, proprio perché non c'è sufficiente tempo per proporre il disegno strategico che io, trovandomi al vostro posto, avrei suggerito o realizzato, procederò in modo puntuale e inevitabilmente leggermente rapsodico, quindi spero che mi scuserete, ma spero di essere chiaro. La prima osservazione è sulla misura molto cospicua di 4 milioni di euro per la cosiddetta "benzina agevolata". Capisco che bisogna avere attenzione nei confronti dei lavoratori di questo settore, però il perdurare da decenni di interventi assolutamente congiunturali su questo tema penso che abbia penalizzato severamente la nostra Regione e continui a farlo. La nostra Regione sta perdendo un'opportunità di ammodernamento, soprattutto nel settore delle reti di distribuzione di altre tipologie di carburanti, mi riferisco, ad esempio, a quelle anche meno impattanti dal punto di vista dei gas serra, come possono essere quelle a metano o altre ancora. È vero che ci sono leggi che ultimamente sono state varate, ma qui abbiamo fatto un investimento che, alla fine, non soltanto ha sostenuto una forma di combustibili che ormai è ben chiaro che provoca gravi danni alla salute delle persone e all'ambiente, io adesso non entrerò nel dettaglio di quali sono gli effetti dell'inquinamento di certi tipi di combustibile, soprattutto, e della reazione chimica che fa sì che si possano successivamente creare ulteriori composti di derivazione che sono altrettanto dannosi, ma mi limito a dire che, otre a questi aspetti di salute, alla fine, forse, abbiamo fatto il danno di quella stessa categoria di lavoratori che si voleva sostenere perché li abbiamo sostanzialmente costretti a rimanere bloccati in una tipologia di servizio, differentemente da quello che è avvenuto in altre regioni, che alla lunga li lascerà ancora più deboli. Un altro punto molto grave dell'articolo 8, i commi 4 e 5 sono quelli che ho già cercato di evidenziare in varie occasioni e riguarda l'uscita della nostra Regione dalla rete RE.A.DY, con l'abrogazione dei commi 15 e 21 dell'articolo 8. Questa è una scelta che non ha valenza economica, ma veicola solamente un messaggio simbolico negativo di emarginazione, fatto soltanto per ribadire la distanza della Giunta che adesso è al potere di un qualunque pensiero inclusivo e aperto alla tutela degli emarginati. Io credo che sia un gesto di intolleranza gratuito e - aggiungo - anche di banalità semplicistica, se solo ricordo qual è stata la replica dell'assessore Rosolen a quella che qui è tecnicamente chiamata IRI, il quale disse che la scuola e le famiglie hanno già completamente a disposizione tutti gli strumenti per poter contrastare qualunque forma di emarginazione, dimenticando che proprio uno degli obiettivi dell'adesione a questa rete è contrastare l'emarginazione che può anche avvenire in famiglia. Valuto positivamente i commi 9 e 10 dell'articolo 9 che permettono di sbloccare la situazione che si è venuta a creare nel processo di armonizzazione della misura di inclusione attiva (MIA) e l'analoga misura nazionale che necessita della certificazione dell'INPS. Ricordo, però, che tale strumento è ancora in regime di sperimentazione e, pertanto, ci sarebbe bisogno di un impegno più chiaro anche nel testo di legge sulla strategia che sarà in seguito adottata su questa tematica che riteniamo sia assolutamente urgente. I commi 14 e 22 dell'articolo 10 costituiscono la parte finanziariamente più significativa di questo assestamento, in quanto destinano in modo premiale quasi 4 milioni di euro dell'avanzo libero ai comuni che hanno fatto la scelta di non collaborare negli ultimi anni alla costituzione e costruzione delle UTI. Questo è il passaggio che si potrebbe dire più qualificante di questo provvedimento di legge. Come abbiamo sentito anche dalla voce del consigliere Bordin, ci si ostina ancora a ripetere che le UTI siano delle microprovince, in qualche modo dimostrando ancora una volta che non si è capito che la riforma degli enti locali, costruendo questi enti di secondo livello, è un'operazione di natura completamente ortogonale a quella dell'eliminazione delle province. Se si guarda solo quello che è successo nel resto d'Europa, basta andare a vedere il resto d'Italia, ci sono contesti in cui ci sono le province e anche enti di secondo livello che operano in modo sovra comunale. Pur comprendendo il significato del premiare quei comuni che sono stati capofila nel contrasto politico della scorsa legislatura - che ha segnato l'introduzione e che poi ha fortemente danneggiato, se non addirittura sabotato, l'applicazione della legge n. 26 del 2014 (è un po' strano premiare chi non ha collaborato) mi preoccupa molto che non venga dato alcun criterio per la distribuzione di queste risorse che spinga verso una progettazione condivisa e di area vasta. Lo spirito della cooperazione sovra comunale che informava le UTI, che era alla base della precedente distribuzione di risorse agli enti locali nell'intesa per lo sviluppo prevista dalla legge n. 18, si era manifestato proprio individuando come enti esponenziali del territorio le UTI, ma tutto ciò è assolutamente scomparso in questo disegno di legge. Si rischia, quindi, di ritornare a quelle logiche campanilistiche, di visioni a tunnel, di disallineamento sovracomunale che hanno fatto sorgere a macchia di leopardo negli ultimi decenni una miriade di duplicazioni disintegrate, con grande consumo di suolo e a discapito dei cittadini stessi. Penso che tutti abbiano capito a che cosa mi riferisco. Praticamente ogni comune aveva la sua area industriale e artigianale totalmente slegate, consumo di suolo, oggi anche molti capannoni abbandonati, proprio perché non si era fatto un ragionamento di tipo sovracomunale. Nel dare questi finanziamenti si rischia di ritornare a questa visione a tunnel dove il Consiglio comunale vede solamente quel francobollo più o meno grande che è il proprio territorio comunale. Ben altro, con l'esperienza sin qui maturata, avrebbe dovuto essere lo spirito di erogazione dei contributi. Non c'è nemmeno un richiamo ai principi della Legge Iacop e neppure alle blande soluzioni proposte ai tempi della Giunta Tondo. Sembra tutto rimosso, si ritorna a campanile per campanile. Punto 5. Tra l'altro, moltissimi degli interventi previsti in questo articolato riguardano proprio quelle che chiamerei (siamo sull'articolo 5. Adesso non vedo più l'Assessore, ma era rivolto direttamente a chiarire un punto di vista che avevo espresso anche in Commissione con massima ammirazione per coloro che risolvono i problemi, i problem solvers) astuzie amministrative atte a concedere proroghe a piccoli comuni che a causa delle oggettive difficoltà nella gestione delle risorse non riescono a completare le attività in conto capitale o in parte corrente entro i termini previsti. Invece di procedere a tutta questa ridda di deroghe (ci sono moltissime deroghe nei provvedimenti di questa legge. Capisco, forse tutto sommato, come ho detto, buon senso amministrativo spingeva a concederle), però, di fatto, non si va alla radice del perché è necessario dare queste deroghe e la mia analisi è quella che bisogna concedere queste deroghe perché, di fatto, la capacità di spesa (queste deroghe sono, di fatto, sanatorie) di questi comuni di pianificazione è molto debole per la loro frammentazione e scarsa capacità aggregativa. Le formazioni sovracomunali sono, a mio avviso, le uniche entità capaci di sviluppare quella competenza che permette di rispettare i tempi di programmazione e dimostrare adeguata capacità di spesa. I commi 41 e 42 dell'articolo 10 permettono ai comuni capoluogo di aumentare oltre gli attuali limiti il numero di Assessori e garantire indennità di funzione, a parità di costo. Questa è una proposta, a mio avviso, alquanto misteriosa nella sua ratio e foriera di problematiche organizzative, che non affronta la vera criticità amministrativa, che consiste, invece, nel non riequilibrare il rapporto tra il ruolo dell'organo monocratico e quello dell'organo consiliare. Capisco che ci possa essere nei Consiglieri comunali una frustrazione rispetto alla riforma degli enti locali, ma non è dando loro un'indennità di carica che si compensa questo o facendoli tutti diventare in qualche misura Assessori di qualche cosa. Sottolineo incidentalmente che - con riferimento anche alla legge regionale n. 17 di recente approvazione o il DDL sulle funzioni e la composizione del CAL di cui discuteremo a breve - la delicata materia delle autonomie locali sembra essere affrontata in modo episodico e scoordinato, senza una vera visione d'insieme. Positivo è, invece, il mio parere sul comma 8 dell'articolo 11 che offre la possibilità di completare i percorsi di formazione dei minori non accompagnati anche dopo il raggiungimento della maggiore età. I commi 31 e 34 dell'articolo 10, infine, se, da un lato, danno certezze ai bilanci di quei comuni che hanno promosso lo SPRAR, dall'altro tolgono quello stesso tipo di incentivi a partire dal 2019. Ancora una volta si assiste, quindi, a uno stillicidio di micro norme che preparano il terreno a una Regione futura meno accogliente e, soprattutto, meno capace di affrontare la vera sfida del futuro che è quella di integrare al meglio i nuovi cittadini, che, anche in base agli andamenti demografici, sono cittadini dei quali abbiamo bisogno per garantire lo stato di benessere goduto fin qui dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Vorrei concludere evidenziando quelle che nella mia recente esperienza di Sindaco, attento alle problematiche del territorio, avrei volute vedere affrontate già in questo assestamento con maggiore impegno e che elenco qui con autentico spirito costruttivo. Il primo, come ho già sottolineato, è la riduzione delle liste di attesa e dei tempi di erogazione del Fondo per l'Autonomia Possibile (FAP); risposte ai bisogni scolastici speciali per una società più inclusiva che non lascia indietro nessuno, sia in termini di trasporto dei disabili, anche a livello di scuola secondaria, sia di maestri e altri insegnanti di sostegno. Mi risulta che la nostra Regione sia tra le regioni italiane quella che ha la minore percentuale di tali insegnanti e su questo si dovrebbero fare delle azioni oggettive per compensare questo deficit che abbiamo attualmente, se, ovviamente, è confermato nella misura che mi è stata segnalata. Infine, miglioramento e manutenzione del nostro sistema regionale di piste ciclabili, soprattutto alla luce della forte attrazione turistica che esse rivestono soprattutto nel periodo estivo. Io porrò anche degli ordini del giorno relativamente a questo su altre tipologie di servizi, sempre legati alla mobilità alternativa. Ho visto un assestamento di bilancio decisamente poco sensibile a queste nuove forme di mobilità e, dunque, esprimo la mia preoccupazione. Per il complesso di ragioni sopra esposte, annuncio, pertanto, il mio voto contrario al disegno di legge in oggetto. Ovviamente immagino che ci sarà il tempo di trattare e relazionare sul Documento di Economia e Finanza Regionale, quindi mi riservo in quel contesto di fare altre proposte. Questo era il contenuto della mia relazione. Alla luce di quello che è avvenuto in questi giorni con questa ridda di documenti ed emendamenti, esprimo decisamente un certo disagio. Penso che se davvero le poste, come nel caso di questa legge, dell'avanzo libero, penso che tutti siano consapevoli, è inutile che io lo vada a ripetere, ma se, di fatto, si è operato in un modo così opaco perché dei 40 milioni poi, di fatto, una decina di milioni sono stati messi su una posta che non sembrava necessariamente urgente, degli altri sono finiti a coprire in qualche modo, a compensare certe voci sulla sanità, 4 milioni sono andati a compensare e premiare i comuni e poi c'è stata tutta l'opacità delle varie modifiche del precedente programma. Ancora una volta di fronte a questo rilevo il disagio. Mi sarei immaginato che dopo una campagna elettorale che è stata improntata alla forte e netta denuncia di quanto avveniva in passato all'espressione di un bisogno generalizzato di alternativa che è stato anche ribadito nell'intervento precedente, mi sarei aspettato dei segnali molto concreti. Purtroppo mi sembra che questa legge di assestamento sia semplicemente un ritorno al passato, una legge retrograda che, seppure metta giustamente mano ai nodi della nostra Regione, come la riforma degli enti locali, di fatto ci mette mano ritornando al passato, quindi vedo un passo indietro e con preoccupazione spero che questo non sia un segnale di volere modificare, pezzettino per pezzettino, mattoncino per mattoncino, tutte le riforme che sono state fatte nei cinque anni precedenti per ritornare, come nella macchina del tempo, addirittura per certi aspetti al millennio scorso. Grazie.
Grazie, consigliere Honsell. Do la parola al consigliere Centis, poi Cosolini e Sergo nell'ordine, i Relatori di minoranza. Prego, consigliere Centis.
Grazie, Presidente. Il disegno di legge n. 5 "Assestamento del bilancio per gli anni 2018 - 2020" rappresenta la più significativa fase di avanzamento della programmazione finanziaria annuale della Regione possibile solo dopo l'approvazione del Rendiconto 2017 che accerta l'avanzo reale dell'esercizio trascorso. L'ammontare dell'avanzo complessivo è stato di circa 640 milioni e ritengo utile sottolineare che tale importo, significativamente ridotto rispetto a quello degli esercizi precedenti, dipende dal fatto che dal 2018 la nostra Regione, per la prima volta, è vincolata a tutti gli effetti dalla nuova disciplina statale nota con il nome di "pareggio di bilancio": la nuova modalità di concorso degli enti territoriali alla sostenibilità delle finanze pubbliche che ha sostituito il "patto di stabilità interno". Ciò ha comportato la necessità nel corso del 2017 di assestare ripetutamente il bilancio in corso d'anno al fine di non realizzare un avanzo eccessivo: obiettivo che è stato raggiunto dalla precedente Amministrazione regionale come attestato dal Rendiconto 2017. Sul piano delle risorse effettivamente disponibili - il cosiddetto avanzo libero da vincoli e accantonamenti - l'ammontare si riduce a soli 40,9 milioni che costituisce la spesa effettivamente impiegabile con questa manovra, cui si aggiungono i rifinanziamenti e definanziamenti di capitoli che devono, però, necessariamente, nel loro complesso, essere a saldo zero. Entrando nel merito della destinazione di tale avanzo, è inevitabile iniziare l'analisi con il settore della sanità che assorbe 36 dei 40 milioni disponibili. Credo che il dibattito svoltosi in Commissione abbia consentito, quantomeno, di inquadrare in modo più obiettivo il dato riguardante le perdite degli enti del Servizio Sanitario Regionale del 2017 che sono risultate complessivamente di 13.3 milioni, un dato emerso solo in sede di consuntivi degli enti e che non avrebbe, perciò, potuto trovare copertura nell'ultima manovra del precedente esecutivo dello scorso marzo. Quindi, al netto della pretestuosa polemica politica, ciò su cui credo andrebbe portata l'attenzione è che non solo nel 2017, ma in modo ancora più consistente nel 2018, la spesa degli enti del Sistema Sanitario Regionale risulta superiore a quella prevista. Infatti, dopo la prima quadrimestrale, il fabbisogno degli enti è di ulteriori 29 milioni. Per comprendere questa preoccupante dinamica della spesa avevamo chiesto, come forze di centrosinistra, la convocazione urgente della III Commissione alla presenza dei Direttori degli Enti del Sistema Sanitario Regionale. La maggioranza ha ritenuto che tale dibattito potesse essere svolto nel corso dell'esame del presente provvedimento, ma mi corre l'obbligo di segnalare all'Aula l'insufficienza, a mio avviso, di quanto riferito in Commissione dall'assessore Riccardi: una scarna elencazione da cui risulta che i fabbisogni crescenti per il 2018 vanno imputati alla spesa farmaceutica per 13 milioni, oltre che a imprecisati servizi sanitari e a dispositivi medici, dunque una trasmissione di dati parziali e senza ulteriori approfondimenti che restano evidentemente necessari e che ci condurranno a chiedere nuovamente la convocazione della Commissione competente. Per altro verso, il Gruppo dei Cittadini ha invece apprezzato la disponibilità al confronto manifestata dall'assessore Riccardi sulle criticità del sistema sociosanitario che risultano evidenti a prescindere dal colore politico e il cui grave impatto sulla cittadinanza impone le ricerche di soluzioni efficienti e tempestive. Mi riferisco, in primis, alla carenza di personale medico specialistico e, in particolare, all'emergenza riguardante i medici di medicina generale. Positiva a tal proposito è l'intenzione manifestata da Riccardi di innalzare a 40 all'anno il numero di MMG formati. Ulteriore fronte comune, anche perché il contenzioso è stato avviato la scorsa legislatura, riguarda l'accantonamento di 10 milioni a seguito della sentenza della Corte Costituzionale in base alla quale saremmo tenuti, a titolo di contributo al coordinamento della finanza pubblica, a concorrere alla spesa sanitaria nazionale nonostante la nostra estraneità al riparto del Fondo Sanitario Nazionale in quanto, come è noto, la spesa sanitaria regionale è sostenuta con risorse regionali. A questo proposito è auspicio comune che l'interlocuzione di questa Giunta con il Governo possa condurre, se non a un azzeramento, quanto meno a una consistente riduzione di tale importo che riteniamo non dovuto, considerato che il Presidente Fedriga ha, ovviamente, le porte aperte. Da ultimo, dopo aver ricordato che ulteriori 12.7 milioni di questa manovra vanno ascritti a dei ricalcoli sui saldi riferiti alla mobilità sanitaria del 2014 e 2016, vorrei fare un passo indietro per sottolineare che il ripiano dei disavanzi degli enti del Sistema sanitario regionale 2017 ha un costo di 18 milioni che scende a 13.3 milioni essenzialmente grazie al consistente avanzo di oltre 3 milioni dell'Azienda sanitaria 5 Friuli Occidentale. Se a questo proposito prendiamo atto che la Giunta ritiene impraticabile, per ragioni giuridiche, la conservazione di quest'avanzo nelle disponibilità dell'azienda che l'ha maturato, ci sembra però possibile incrementare lo stanziamento per gli investimenti 2018 per dare corso a quelle progettualità specifiche che l'azienda 5 contava di realizzare e a questo proposito abbiamo presentato un emendamento. Il secondo aspetto rilevante della manovra, poiché assorbe gli ulteriori 4 milioni disponibili, riguarda i trasferimenti agli enti locali. Il Gruppo dei Cittadini - come già esplicitato in occasione della recente approvazione del DDL n. 5 che ha eliminato il termine dell'1 luglio 2018, dando autonomia decisionale alle singole assemblee delle unioni nella definizione della data di trasferimento delle funzioni residue - ha rispettato la decisione dell'attuale maggioranza di cambiare paradigma in tema di relazioni con le autonomie locali, ma come ho già avuto modo di dire in quella occasione in Commissione "Deve essere, però, chiaro che il cambio di paradigma, per usare le parole dell'assessore Roberti, "dà l'obbligatorietà alla libertà, se è una cosa seria e non una formula retorica o peggio ancora il primo passo di un disegno di controriforma ad oggi non ancora svelato e tale cambio di paradigma vincola l'attuale governo regionale a rispettare gli orientamenti delle diverse unioni che d'ora innanzi si manifesteranno, rispetto che dovrà concretizzarsi, lo chiediamo esplicitamente all'assessore Roberti, in un impegno autentico nella ricerca delle complesse soluzioni operative di cui gli amministratori locali hanno bisogno per sviluppare le attività delle unioni, in particolare per ciò che attiene alle dotazioni di personale". In questa manovra di assestamento si assiste, dunque, al completamento del cambio di paradigma che, dopo il passaggio dall'obbligatorietà alla libertà, elimina ogni residuo spazio a sistemi di premialità per i comuni che partecipano alle unioni. Vanno in questo senso segnalati gli 800 mila euro destinati a riequilibrio degli interventi finalizzati alla sicurezza urbana e territoriale per l'anno 2018. Leggo adesso un passaggio che, probabilmente, sarà anche diventato vecchio, ma voglio leggerlo perché voglio che l'assessore Roberti mi spieghi quanto e come ha pescato questi soldi. Diverso è, invece, il discorso per ciò che attiene i 3 milioni assegnati per interventi strategici di sviluppo a favore dei comuni non partecipanti ad alcuna unione (alla data del 15 giugno 2018 e di quelli che alla stessa data abbiano deliberato la non partecipazione all'unione di riferimento). Poiché tali risorse sono assegnate per la progettazione di interventi da ricomprendere nelle intese per lo sviluppo che l'attuale Amministrazione intende stipulare anche con i comuni non aderenti alle unioni, noi crediamo - e presenteremo un ordine del giorno che a questo punto penso sia diventato già passato - che tale impostazione possa avere una sua coerenza solo se la Giunta regionale saprà valorizzare non dico esclusivamente, ma quantomeno prioritariamente i progetti presentati dai singoli comuni che appaiano complementari agli interventi di area vasta oggetto delle intese già ratificate con le unioni. Per spiegarmi concretamente, credo sarebbe quanto mai opportuno dare priorità, ad esempio, al complemento di una pista ciclabile già prevista nel piano di un'unione rispetto ad altro progetto comunale che, pur avendo caratteristiche di area vasta, sia meno raccordabile allo sviluppo complessivo del territorio a cui quel comune appartiene. Sempre a questo proposito e, ovviamente, fuor di polemica, mi pare opportuno segnalare ai colleghi che le risorse per la realizzazione di interventi inclusi nelle intese sono già state stanziate nel vigente bilancio pluriennale dalla precedente maggioranza, dalla precedente Amministrazione regionale, a favore di tutti i comuni della Regione e non solo a favore dei comuni che partecipano alle unioni. Faccio un piccolo inciso: ho letto questo pezzo perché ormai è passato. Anche per onore di cronaca e stampa di questi ultimi giorni, sembra quasi che la Giunta, l'Amministrazione regionale, metta a disposizione dei comuni non UTI 24 – 25 milioni, ma sono soldi che appartengono già al bilancio delle intese tra tutti i comuni di questa Regione. I 3 milioni che, inizialmente, sembravano messi a disposizione per le progettazioni e le intese sono diventati 1.8 ai comuni per fondo ordinario investimenti per interventi piccoli e mirati e l'altra parte più 24 milioni a tutti quei comuni che non fanno parte delle unioni. Voglio chiedere all'assessore Roberti (penso e spero che alla fine di questi interventi mi dia risposta) quanto ha pescato all'interno del grande salvadanaio messo a disposizione dalla precedente Amministrazione comunale questi fondi che sono stati dedicati direttamente a questi comuni non UTI. Ciò che non ci trova assolutamente d'accordo è la previsione contenuta all'articolo 10, comma 54, e per tale ragione presentiamo un emendamento soppressivo. Con tale disposizione la Regione vincola le unioni a riversare ai comuni non partecipanti le risorse del fondo investimenti che risultino in avanzo nel 2017. Non siamo d'accordo perché dall'approvazione del Rendiconto 2017 le somme potrebbero essere state di nuovo ristanziate e utilizzate e, quindi, questa disposizione determinerebbe una scopertura di spesa già assunta. Le somme che confluiscono nell'avanzo, inoltre, potrebbero riferirsi a opere solo di alcuni comuni o anche di uno solo, creando con ciò una disparità di finanziamenti fra i comuni in relazione alla velocità di spesa. C'è, ad esempio, un comune che è partito prima e uno che partirà dopo, ma, comunque, i comuni hanno ... Infine, anche se le spese non sono state ancora avviate, le stesse, però, sono state individuate dall'unione e dai comuni che hanno fatto affidamento su di esse e oggi si troverebbero con le loro scelte e la loro programmazione decisamente compromesse. A riprova di questo ragionamento che non è, ovviamente, pregiudiziale e auspico, quindi, che l'assessore Roberti ne tenga fortemente conto, esprimiamo a favore nei confronti della precedente analoga disposizione contenuta al comma precedente (comma 53), che riguarda, però, la spesa corrente ed è riferita ai comuni che hanno receduto dall'unione e che, dunque, si vedranno restituite, come è giusto che sia, le risorse per funzioni che hanno, infine, esercitato direttamente e non per il tramite dell'unione come inizialmente previsto. Credo che sia abbastanza giusto capire che dal momento in cui le unioni hanno ricevuto i fondi per investimenti per opere e interventi e queste risorse sono rendicontate a fine 2017, ma siamo a luglio 2018, quindi molto probabilmente alcuni comuni che sono stati leggermente in ritardo o che stavano provvedendo a completare la progettazione o che erano pronti a dare inizio al cantiere oggi si trovano, credo, in grossa, grossa difficoltà. Vedo che l'assessore Roberti è rientrato, la ringrazio, tenga presente di questa importante preghiera perché le posso garantire che da parecchi comuni si sono sollevate delle voci di forte preoccupazione. Messi in evidenza gli aspetti principali della manovra che si riferiscono ai settori della sanità e delle autonomie locali, ritengo doveroso, prima di concludere, mettere in evidenza alcune disposizioni introdotte nell'ordinamento regionale che, pur avendo riflessi finanziari contenuti, se non trascurabili, rivestono un rilevante significato e segnale politico. Noi già non concordammo con la decisione della Giunta regionale di uscire dalla Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, ma non si può certo far passare come diretta conseguenza di questa scelta la proposta contenuta nel presente provvedimento con cui si cancella del tutto la disponibilità della Regione a sostenere le azioni volte alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere per affermare i principi delle pari opportunità e dell'uguaglianza, della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere. La Regione, a nostro modestissimo avviso, deve continuare a essere protagonista in modo diretto e anche insieme a quelle Amministrazioni pubbliche della Regione delle azioni di contrasto a ogni forma di discriminazione. Lo si faccia pure al di fuori della Rete RE.A.DY, se ritenuta inefficiente, ma non si può venir meno a tale impegno e in tal senso presentiamo un emendamento in Aula che auspichiamo possa essere accolto favorevolmente. Vi è un'ulteriore disposizione che marca una forte distinzione con l'attuale maggioranza ed è la cancellazione per il futuro biennio delle risorse a ristoro dei piccoli comuni per l'ospitalità dei migranti nei loro territori. È una norma che ovviamente non ci sorprende, anche perché ha una forte valenza simbolica e politica dell'attuale maggioranza di centrodestra, ma, come dichiarato dall'assessore Roberti in Commissione, il nuovo modello di gestione del fenomeno migratorio si basa sull'istituzione di tanti piccoli centri detentivi, o no, tipo Coroneo, in senso stretto, in cui rinchiudere i migranti in vista del rimpatrio con conseguente stop al modello di accoglienza diffusa. Insomma, è il nostro esatto opposto e contrario di quanto il movimento dei Cittadini continua a ritenere utile alla gestione del fenomeno migratorio, ovvero non solo un'accoglienza diffusa, ma anche un'integrazione di coloro che risultano meritevoli di una forma di protezione internazionale e, dopo, ovviamente, giustamente forte e contestuale il rimpatrio, passando per i Centri per il Rimpatrio (CPR) rispettosi dei diritti umani e di tutti coloro che non possiedono i suddetti requisiti. Concludo. Il Gruppo consiliare dei Cittadini esprime un orientamento sfavorevole nei confronti di tale manovra. È chiaro che aspettiamo le risposte dei nostri emendamenti per capire un po' alla fine dei lavori l'intenzione dell'attuale Amministrazione regionale. Con favore attenderemo le vostre risposte migliorative provenienti dalle opposizioni e, in particolare, dalla nostra forza politica. Grazie.
Grazie, collega Centis. La parola al consigliere Cosolini.
Grazie Presidente. Signor Presidente della Regione, colleghi Consiglieri, un disegno di legge di assestamento di bilancio di una Giunta in carica da due mesi certo non è leggibile e valutabile con il metro della condivisione o del dissenso rispetto alla visione strategica e alle scelte politiche fondamentali. Se, poi, la dimensione delle risorse in gioco è contenuta e buona parte delle scelte sono obbligate nel segno di una continuità, peraltro, che vede una quota significativa di queste risorse impiegate, come avviene da molti anni, nell'indispensabile rabbocco dei conti della sanità, questa premessa non può che rafforzarsi. La posizione fortemente critica del Gruppo del Partito Democratico riguarda, però, innanzitutto, il clima che nelle settimane scorse Giunta e maggioranza avevano creato attorno alla manovra necessaria per la sanità, esasperandone il significato e attribuendone la responsabilità politica all'Amministrazione precedente. È evidente, da un lato, che siamo in presenza di un rabbocco assolutamente fisiologico, anzi, molto inferiore alla media dei quindici anni precedenti, così come è evidente, dall'altro lato, che, quando inizia a governare, il centrodestra non resiste alla tentazione di partire lanciando allarmismi su "buchi" ereditati che poi con il passare del tempo e l'approfondimento dei numeri si rivelano irrilevanti o addirittura inesistenti. La nostra posizione critica riguarda, invece, nel merito soprattutto l'avvio di una controriforma strisciante, fatta non di un disegno armonico alternativo, ma di singoli provvedimenti di cui abbiamo pezzi anche nel disegno di legge in oggetto e che riguarda la riforma degli enti locali e, in particolare, le UTI. Certo, l'avevate preannunciato in campagna elettorale con una certa forza, ma è anche vero che i toni poi si erano abbassati e sembrava prevalere una certa prudenza, ovvero il senso di responsabilità di non sconvolgere istituti che hanno iniziato un loro percorso. Oggi, quando volete sminuire la portata della scelta dei 3 milioni, parlate di "risarcimento": è fin troppo facile obiettare che ogni riforma, intervenendo in un settore, ha introdotto, introduce e introdurrà vuoi percorsi vuoi strumenti che premiano sulla base di parametri definiti i soggetti interessati. Non per questo chi quella riforma l'ha criticata parte poi, quando tocca a lui governare, con misure "risarcitorie": semmai, proponendo un disegno diverso, introdurrà altri criteri di valutazione dei comportamenti e, perciò, di premialità. Quello che chiamate "risarcimento" viene, invece, introdotto a compensazione di misure incentivanti, non di sanzioni o tagli subiti dai comuni che non sono entrati nelle UTI, e quindi, avvia la destrutturazione di fatto di un sistema senza che sia all'orizzonte un chiaro disegno diverso. L'obiettivo da subito è quello di non rendere più conveniente, e probabilmente strada facendo addirittura svantaggioso, far parte delle UTI. Sono solo 3 milioni? Sono risorse che, se aveste evitato di cadere nella tentazione del premio politico a chi ha contestato la riforma, potevano e potrebbero essere utilmente impiegate per rifinanziare le graduatorie rivolte a tutti gli enti locali e relative a interventi immediatamente realizzabili con benefici sulle comunità locali. Tutto ciò avviene senza che si appalesi un'idea di fondo per la vostra riforma del sistema degli enti locali, che comunque dovrà fare i conti con necessità ormai non rinviabili di integrazione di funzioni, di massa critica necessaria per gestire attività sempre più complesse che richiedono professionalità ormai non alla portata delle piccole dimensioni e che operano su interdipendenze territoriali cui non si può far fronte adeguatamente con strumenti troppo leggeri e non strutturali. Ci si dirà che è passato poco tempo e che la vostra impostazione prevede il coinvolgimento e la partecipazione e che cosi nascerà il disegno di riforma organica. È fin troppo facile replicare evidenziando come: da un lato, sul piano del metodo, anche queste misure, allora, avrebbero dovuto nascere da un confronto vero con il sistema degli enti locali e intervenire, perciò, su un quadro di priorità quanto più condiviso; sul piano dei contenuti almeno un'idea di fondo di dove volete andare dovrebbe emergere, a partire, magari, dall'evitare la confusione tra l'integrazione di funzioni dei comuni e le funzioni tipiche dell'area vasta, perché vi abbiamo sentito parlare delle vecchie province oppure di cantoni o di un sistema in cui ognuno fa ciò che vuole, si unisce oppure ne fa a meno. Intanto la nostra contrarietà alla cosiddetta manovra "risarcitoria" si traduce in emendamenti con cui il Gruppo del Partito Democratico propone di utilizzare quei milioni destinandoli a interventi significativi, rapidamente cantierabili, a beneficio delle comunità locali, quelli che, insomma, erano citati dal Relatore di maggioranza come esigenze insopprimibili e urgenti dal territorio, e si traduce in emendamenti tesi a limitare il danno all'istituto delle UTI che gran parte dell'articolo 10 porta dichiaratamente con sé. È un assestamento a zero per tutta una serie d'interventi, in primis quelli finalizzati allo sviluppo dell'economia e alla crescita dei posti di lavoro: non accadeva da molti anni e stride con le dichiarazioni che più volte abbiamo udito in questi mesi da Giunta e maggioranza. Valga a tale proposito fra gli altri l'esempio dell'agricoltura, che lo scorso anno aveva beneficiato di 7 milioni in assestamento e oggi è a secco, ma certo industria, turismo, servizi e artigianato non stanno meglio. Risulta a tale proposito non condivisibile la scelta di accantonare 10 milioni (perché poi dieci?) in vista di un adempimento alla nota sentenza della Corte Costituzionale su cui negoziato, e quindi determinazione di tempi, modalità e misura, non sono ancora definiti. Certo sarebbe molto più logico destinare questi soldi oggi, a metà dell'anno, ai settori produttivi e quindi al lavoro, in un momento in cui il loro effettivo impiego nei tempi è ancora possibile, e, semmai, attingere alle prossime variazioni in corso d'anno con spazi temporali molto più ristretti per un efficace impegno, per corrispondere, magari in presenza della necessaria e puntuale intesa, a costituire il fondo necessario per adempiere all'obbligo sentenziato dalla Corte. L'unico intervento significativo rivolto all'economia è giunto con gli emendamenti portati dalla Giunta in Commissione integrata e riguarda la portualità e, in particolare, il porto di Monfalcone, ma appare, nella modalità di intervento, non tener conto del DPR che ha sancito il passaggio dello scalo monfalconese nell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale sulle cui modalità di passaggio di consegne, a decreto operativo, vorremmo davvero saperne di più. Non vorremmo che fosse più che una svista, a leggere anche di qualche evidente frenata, di cui la cronaca di recenti incontri dà notizia, rispetto a una scelta strategica di integrazione indispensabile e da tutti a parole auspicata. Sarebbe una frenata incomprensibile e dannosa in nome di micro localismi che hanno penalizzato la portualità del Friuli Venezia Giulia e che vorremmo lasciarci alle spalle per essere all'altezza della competizione globale sui flussi di traffico. Non ci sono investimenti, ci sono, invece, alcuni tagli che a nostro giudizio sono significativamente dannosi: quello alle risorse per studi e progettazione del recupero di aree militari dismesse, che depotenzia un innovativo canale contributivo per consentire agli enti locali di iniziare a lavorare a progetti concreti di recupero e utilizzo di questi siti; quello sui fondi della prima casa, come se garantire ai cittadini contributi per l'acquisto o la manutenzione delle proprie prime case non sia una priorità; la cancellazione degli articoli sul contrasto alle discriminazioni, la cessazione, a partire dal 2019, del contributo ai piccoli comuni che devono far fronte agli obblighi di accoglienza. Se la premessa iniziale sul carattere di transizione di questa manovra di assestamento rimane valida, è altresì vero che, al di fuori di dove vi sono evidenti marcature ideologiche, non vi sono nuove idee, anche a sentire gli interventi degli Assessori in Commissione. Vi sarà in molti campi una continuità con l'azione della precedente Amministrazione, per noi apprezzabile, ma certo incoerente con i proclami all'insegna del "è tutto un disastro, è tutto da cambiare" della lunga e dura campagna elettorale, ma questo sarà, magari, oggetto di maggiore approfondimento nell'esame del DEFR. In sede di discussione e illustrazione degli emendamenti con cui cerchiamo di porre riparo agli aspetti più negativi di questo disegno di legge, il nostro gruppo avrà modo di argomentare in modo più articolato i principali punti di dissenso e il senso delle modifiche che proponiamo all'Aula. Sono emendamenti che propongono, ad esempio, l'aumento dei fondi ai comuni sulle infrastrutture turistiche, l'integrazione dei fondi per gli istituti agrari, l'integrazione del fondo di rotazione agricolo. Si propone di rimettere le risorse che sono state tolte sulle politiche abitative, lo scorrimento di graduatorie sulle manutenzioni sportive, sugli spettacoli dal vivo. Proponiamo anche, con una formula che riteniamo assolutamente accogliibile, considerato che il disavanzo delle aziende sanitarie del 2017 non è sicuramente caratterizzato da una situazione di dissesto o deficit gestionale, di trovare una modalità per ripristinare quella premialità nei confronti dei dipendenti che nella sua non previsione, evidentemente, sembra assolutamente penalizzatrice per personale dedicato a uno dei servizi fondamentali che la Regione deve assicurare ai suoi cittadini. Sono emendamenti per la cui copertura abbiamo usato i 10 milioni previsti dal fondo della sentenza della Corte Costituzionale e le risorse che l'articolo sugli enti locali stanziava con caratteristiche a nostro avviso fortemente penalizzanti nei confronti dei comuni che hanno fatto la scelta di adempiere a un progetto di riforma dell'Amministrazione precedente. Sono emendamenti di cui, perciò, discuteremo. Prendiamo atto del ritiro di moltissimi emendamenti da parte della maggioranza, anche se alla fine, sentendo l'accorato intervento del Relatore di maggioranza, non ho capito la ragione del ritiro, perché nell'annunciare il ritiro ci ha spiegato per filo e per segno che quello che era stato fatto è assolutamente giusto e condivisibile dal suo punto di vista, allora viene da chiedersi perché il ritiro? Per le critiche dell'opposizione? Mi sembra, francamente, abbastanza surreali. Le critiche dell'opposizione riguardano anche tutto il contenuto del DDL, allora dovreste ritirarlo tutto quanto. Le critiche dell'opposizione riguarderanno molti provvedimenti della maggioranza da qui ai prossimi cinque anni, ma non credo che li ritirerete oppure per le critiche della stampa. La realtà è, signor Presidente, che quella passata è stata una settimana di fioriture. All'inizio della settimana sono fioriti nove franchi tiratori sulla prima votazione del Presidente del Consiglio. Nella notte tra giovedì e venerdì (come succede, il mio collega Marsilio lo sa bene, la sera piove tanto e poi al mattino e all'alba c'è il sole e spuntano i funghi in montagna) sono spuntati questi emendamenti. Le motivazioni per le quali sono spuntati evidentemente sono state rivendicate con convinzione, noi riteniamo che quelle motivazioni trovino risposta in numerosi provvedimenti di settore per il quale sono stati aperti e sono stati gestiti bandi che possono essere rifinanziati, le cui graduatorie possono essere rabboccate, e che possono essere rinnovati. Se, da un lato, quindi, è evidente che dal punto di vista politico questa seconda spuntatura in qualche modo chiude una settimana di incidenti, poi questi funghi, da quanto abbiamo a capire, non andranno mai al consumo finale perché sono destinati immediatamente a sparire, al netto delle polemiche su quello che si faceva in passato (interverranno poi, magari, colleghi che potranno dire come stanno le cose rispetto anche all'ampia relazione che Bordin ha fatto sulla manovra di bilancio precedente, molto più ampia del tempo che ha dedicato alla manovra attuale) mi consentirete di dire che, dal punto di vista del merito, se non si stanziano risorse per il settore del commercio, che arrivino risorse in Negozianti Paesianesi non sembra corrispondere a un'idea di sviluppo armonico integrato del commercio regionale. Se non si stanziano risorse complessive per le attività produttive, non si capisce perché solo gli imprenditori di Aquileia avessero bisogno di risorse per poter garantire lo sviluppo dell'economia regionale e l'elenco potrebbe simpaticamente continuare per capire se i cingoli e le ruote di Moruzzo per poter girare avessero bisogno di questo incentivo oppure se Percoto è destinata a cantare comunque oppure se, a questo punto, con il ritiro degli emendamenti non potrà cantare. Al netto dell'accorata difesa con cui Bordin ha annunciato il ritiro, diciamola tutti: è stato uno scivolone, siete stati richiamati all'ordine, la seconda volta in questa settimana. Alla fine il richiamo all'ordine (Presidente, il mestiere che lei ha deciso di fare è un mestiere difficile, chissà quanti richiami all'ordine dovrà fare da qui in avanti nei prossimi tempi) e tutti questi provvedimenti sono stati cancellati. Rimane, per fortuna, la possibilità, invece, di discutere sugli emendamenti presentati dall'opposizione, emendamenti che hanno un contenuto oggettivamente politico perché intervengono su scelte di fondo con un'impostazione che è diversa da quella che voi avete dato alla manovra. Lo fanno nei confronti degli enti locali, lo fanno nei confronti dei settori produttivi, lo fanno nei confronti delle principali esigenze della comunità e lo fanno nei confronti delle principali esigenze dei cittadini, tra cui quella del diritto alla casa. La nostra, perciò (e per questo l'appello di Bordin a ritirare gli emendamenti, non potrà sicuramente essere accolto dal Partito Democratico) è un'occasione per rimettere le priorità dei cittadini e della comunità del Friuli Venezia Giulia al centro di quest'assestamento. Per tutte queste ragioni, salvo, evidentemente, un accoglimento dei principali emendamenti proposti dal Partito Democratico (vedremo come andranno la discussione e il voto nei prossimi giorni che determineranno il nostro voto finale), oggi il nostro è un giudizio negativo sul testo presentato in Consiglio.
Grazie, consigliere Cosolini. Io sospenderei la seduta per un'ora e riprenderemo alle ore 14.30 con la relazione di minoranza del consigliere Sergo. La seduta è sospesa.

References: Articolo 5
 Articolo 6
 Articolo 7
 Articolo 8
 Articolo 9
 articolo 119
 sentenza 
e contrario
 sentenza 
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