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Timestamp: 2018-05-21 05:22:06+00:00

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Posted on 25 settembre 2015 by Avv. Giuseppe Tripodi
sentenza 2 aprile – 23 settembre 2015, n. 38733
La Cassazione, con la sentenza che si riporta di seguito, ha esaminato il caso di un uomo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, che aveva chiesto la sostituzione della misura con una più leggera e, più nello specifico, essere autorizzato ad allontanarsi ogni giorno, per circa due ore, dal luogo di applicazione della misura, per poter frequentare una Chiesa.
Il ricorrente pero’ dovrà accontentarsi di vedere la Santa Messa in Televisione perchè la Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta in quanto non rientra nei casi previsti dall’art. 284, comma terzo, c.p.p. relativi alle indispensabili esigenze di vita.
Articolo 284 Codice di Procedura Penale
1bis. Il giudice dispone il luogo degli arresti domiciliari in modo da assicurare comunque le prioritarie esigenze di tutela della persona offesa dal reato.
3. Se l’imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per il tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per esercitare una attività lavorativa [283 4].
5. L’imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di custodia cautelare [285].
5 bis. Non possono essere, comunque, concessi gli arresti domiciliari a chi, sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede. A tale fine il giudice assume nelle forme più rapide le relative notizie.
- con il terzo motivo, la ricorrenza del vizio di cui all’art. 606, primo comma, lett. e) c.p.p. per mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione ex art. 606, comma primo, lettera e) c.p.p., atteso che, sia nella preliminare istanza, che successivamente nell’atto di appello, il ricorrente non solo chiedeva la revoca della misura restrittiva in atto, ma altresì richiedeva in subordine l’applicazione di altra misura meno afflittiva e più adeguata alle prospettate esigenze cautelari, ma sul punto il Tribunale per il Riesame non dà alcuna motivazione, derivandone un evidente vulnus dell’ordinanza impugnata, che si è limitata ad evidenziare come non siano emersi elementi per ritenere che le esigenze cautelari siano venute meno od affievolite;
1.3.L’ordinanza genetica, invero, ha dato chiaramente conto dei fatto che le relazioni ex art. 33 L. Fall. e le dichiarazioni della curatrice della S.I.E. Costruzioni Generali s.p.a., oltre che la consulenza tecnica effettuata, hanno consentito di ricostruire le condotte distrattive riferibili all’indagato, laddove le ampie dichiarazioni dei P., compiutamente riportate nel provvedimento, hanno chiarito “definitivamente i rapporti tra le varie società riconducibili agli indagati E., A., R. C. e consentono una chiara lettura di tutte le operazioni distrattive ricostruite dalla curatrice fallimentare e dalla consulente. La attendibilità del P. discende dal ruolo di stretto collaboratore dei C. ed in particolare di A. C. dallo stesso rivestito per decenni, dalla sua profonda conoscenza di tutte le vicende societarie, molte delle quali vedono un suo diretto coinvolgimento. Tale ruolo e tale conoscenza sono stati, peraltro, riscontrati dalla stessa curatrice che ha più volte indicato nel P. il soggetto con il quale ha interloquito e del quale ha riconosciuto la competenza':
4. Infondato è, inoltre, il quarto motivo di ricorso, con il quale il ricorrente censura la valutazione del Tribunale del riesame circa la mancata riconduzione dell’invocata frequentazione della Chiesa al presupposto previsto dall’art. 284/3 c.p.p. delle “indispensabili esigenze di vita”. Ed invero, il Tribunale ha fatto corretta applicazione dei principi espressi da questa Corte, che, partendo dalla premessa, secondo cui sebbene non possa escludersi in linea astratta che “le indispensabili esigenze di vita” di cui terzo comma dell’art. 284 c.p.p. possano riguardare bisogni non solo materiali, ma anche spirituali, nel cui ambito potrebbe rientrare la soddisfazione bisogni di natura religiosa, tuttavia occorre considerare il disposto di cui all’art. 277 c.p.p., che nel prevedere che le misure cautelari salvaguardino i diritti della persona, subordina il loro rispetto alla compatibilità con le esigenze cautelari, sicchè deve ritenersi legittima la limitazione, nei confronti di persona sottoposta al regime detentivo, di diritti e facoltà normalmente spettanti ad ogni persona libera, quando detta limitazione non dia luogo ad una loro totale soppressione e per altro verso sia finalizzata a garantire le esigenze cautelari (Sez. 4, n. 32364 del 27/04/2012). In tale contesto dunque non può non tenersi conto dei fatto che l’evoluzione della tecnologia consente di osservare il precetto canonico anche attraverso modalità diverse dalla diretta partecipazione al culto, ad esempio attraverso l’utilizzo del mezzo televisivo, come peraltro fanno gli infermi costretti a rimanere allettati in ambito ospedaliero o domiciliare. Da ciò discende che in presenza di esigenze cautelari che impongono la restrizione agli arresti domiciliari dell’indagato, il diniego della autorizzazione all’uscita di casa per partecipare alla messa, non compromette “indispensabili esigenze di vita” del ricorrente.
Suprema corte di Cassazione Sentenza n. 3380/2017 - Sez. Lavoro
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References: sentenza 
 sentenza 

Articolo 284
 art. 606
 art. 33
 Sentenza