Source: http://www.gustavolpsouza.com/2016/01/danos-da-paixao-esportiva-italiano.html
Timestamp: 2019-07-16 16:20:39+00:00

Document:
Blog do Gustavo Lopes Pires de Souza: Danos da Paixão Esportiva - Italiano
Danos da Paixão Esportiva - Italiano
Con la sentenza in esame il Tribunale di Bari (Sezione Penale) condannava, in concorso tra loro (ex art. 110 c.p.), per il reato di frode in competizioni sportive (ex art. 1, commi 1, 2 e 3, della legge 401/1989)[7], l’allora Presidente e Rappresentante legale Pro-Tempore della squadra di calcio “U.S. Lecce”, insieme ad un soggetto che aveva svolto la funzione di intermediario per suo conto, nonché un giocatore della squadra di calcio “A.S. Bari”, che - insieme ad altri tre soggetti intervenuti quali intermediari dell’affare illecito - avevano preso parte allacombine del ‘derby’ di campionato di Serie A Bari-Lecce, in programma a Bari il 15/05/2011, “al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al leale e corretto svolgimento della competizione”.
Tali pronunce, inoltre - ed è questo un ulteriore elemento di novità ravvisabile soprattutto nella sentenza in oggetto - estendono tali profili di responsabilità anche nei confronti di altri soggetti, che si trovano sia in posizione di terzietà rispetto alle società sportive (come gl’intermediari intervenuti nella vicenda), ma anche legati ad stesse da rapporto di lavoro subordinato (come nel caso del giocatore tesserato nelle fila del clubmilitante in un campionato professionistico).
L’obbligazione è, altresì, comprensiva del diritto (di natura strumentale, rispetto al primo) dello spettatore ad essere tenuto indenne dai possibili pericoli connessi all’attività cui assiste (cui fa, quindi, da contraltare l’obbligo, anch’esso di natura strumentale da parte della società sportiva, di garantire la sicurezza e l’incolumitànei suoi confronti in qualità di contraente-organizzatore).
Come puntualmente osservato[43], infatti, il principio dell’accettazione del rischio (di sinistri e/o infortuni che siano conseguenza immediata e diretta della partecipazione dell’atleta a competizioni sportive) non ha (népotrebbe mai avere) efficacia, né nei confronti degli spettatori (in qualunque veste essi abbiano avuto accesso agl’impianti sportivi[44], salvo, beninteso, nel caso di una loro volontaria e consapevole esposizione al rischio)[45], né nei confronti di terzi soggetti, non direttamente coinvolti nella competizione.
A tal fine, l’orientamento in esame ha inteso - in maniera assolutamente corretta - parlare di “diritto qualificato e differenziato (da parte dello spettatore, ndr.) alla fruizione con varie modalità di un evento sportivo, svoltosi concaratteristiche del tutto diverse da quelle essenziali legittimamente attese”[47], lasciando con ciò intuire una violazione dei principi generali di buona fede e correttezza (artt. 1175 e 1176 c.c.) - anche sotto il profilo esecutivo (ex art. 1375 del codice civile) - dell’obbligazione contrattuale dedotta tra le parti.
Parallelamente a tale evoluzione del pensiero giurisprudenziale, si sono venuti definendo, all’interno del danno non patrimoniale conseguente alle lesioni indicate (ipotesi specificatamente previste dalla legge, lesione alla salute e agli altri diritti fondamentali di rango costituzionale), le categorie del danno morale soggettivo, deldanno biologico e del danno esistenziale, quest’ultimo definito da un altro orientamento della Cassazione (a Sezioni Unite) come “ogni pregiudizio di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini di vita e gli assetti relazionali che gli erano propri inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e alla realizzazione della sua personalità nel mondo esterno”[53].
La stessa Suprema Corte, infatti, di lì a poco - anche attraverso il richiamo di alcuni orientamenti registratisi sia in una fase precedente[63], che successiva[64] rispetto a quello delle Sezioni Unite - è pervenuta al riconoscimento della risarcibilità del danno esistenziale, anche in assenza di un pregiudizio riguardanteunicamente il bene-salute (inteso secondo un’accezione “statica”, di generico benessere psico-fisico), e quindi in presenza di un interesse giuridicamente protetto, nella sua dimensione dinamico-relazionale[65].
Posto, quindi, che il danno ‘esistenziale’ si ravvisa in ogni caso di ingiusta lesione di un interesse giuridicamente protetto che va a toccare gli aspetti dinamico-relazionali della vita del soggetto leso, la sentenza in oggetto sembra aggiungere tra questi anche il diritto - definito come “qualificato e differenziato”, rispetto agli altri enti esponenziali, di cui pure è stata ammessa la costituzione in giudizio in qualità di parte civile[66] - alla fruizione(“con varie modalità”)[67] di un evento sportivo che, come correttamente osservato in motivazione, si è in realtà svolto con caratteristiche e modalità “del tutto diverse da quelle essenziali legittimamente attese”[68].
Essa appare convincente quando parla della titolarità, in capo al tifoso, di una “specifica situazione soggettiva, differenziata rispetto all’interesse della generalità dei consociati, alla lealtà e correttezza delle competizione sportiva per cui è causa”, qualificandola come diritto (a fronte del pagamento di un corrispettivo) “qualificato e differenziato alla fruizione con varie modalità di un evento sportivo”, che tuttavia si è svolto “concaratteristiche del tutto diverse da quelle essenziali legittimamente attese”.
Dopo aver parlato, infatti, dell’esistenza di un siffatto interesse (indubbiamente di rilievo giuridico) fondato su di un titolo contrattuale (sia esso rappresentato dal biglietto d’ingresso, sia dal contratto di abbonamento, sia dalla tessera del tifoso), essa inspiegabilmente parla di impossibilità di “valutare l’incidenza del commesso reato(frode sportiva, ndr.), e dunque la parziale alterazione della regolarità del gioco, in un’ottica di definitiva compromissione del diritto ad esigere la prestazione dovuta dalla controparte contrattuale” (omettendo, quindi, di rilevare i conseguenti profili di responsabilità contrattuale facenti capo all’organizzatore).
[1] il testo integrale della sentenza è reperibile on-line presso il seguente indirizzo web:http://www.altalex.com/~/media/Altalex/allegati/2015/04/01/70721%20pdf.pdf;
[34] cfr., ex multis, Tribunale di Ascoli Piceno (sezione penale) 13 maggio 1989 (confermata da App. Ancona, 18 giungo 1990, in Le Società, 1990, col. 1625 ss., con nota di G. VIDIRI “Responsabilità del presidente di società calcistica”); Tribunale di Crotone (sezione civile) 17 giugno 1993, n. 433 (inedita), in tema di risarcimento danni riconosciuto ad un tifoso della squadra locale che, a seguito di una sassaiola posta in essere da parte dei tifosi della squadra avversaria, rimasti al di fuori dell’impianto (ma nelle sue immediate vicinanze), e dei conseguenti disordini verificatisi in conseguenza di ciò, veniva scaraventato a forza dalla tribuna, riportando gravi lesioni personali; e Tribunale di Milano (sezione civile) 21 settembre 1998, n. 10037 (in Danno e Responsabilità, 1999, pag. 234 ss.), che ha esplicitamente affermato che: “L’organizzazione di una manifestazione sportiva a livelloprofessionistico deve essere ricondotta al concetto di attività pericolosa in quanto considerata tale da espresse norme di legge (d. m. 25 agosto 1985, “Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impiantiSportivi”) il cui contenuto è tutto informato all’estrema pericolosità delle manifestazioni agonistiche, in quanto oggettivamente pericolose”, sentenza successivamente confermata da C. App. Milano 18 maggio 2001 (in Foro Padano 2002, I, col. 205);
[64] cfr. Cass. Civ., Sez. IIIª, n. 20927 del 16/10/2015, reperibile on-line nel sito ‘istituzionale’ della Corte di Cassazione (www.cortedicassazione.it), presso il seguente indirizzo web:http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/20927_10_15.pdf, che, da un lato, ha affermato che il principio per cui il danno alla qualità dell’esistenza trova tutela ogni qual volta vi sia una lesione di un diritto costituzionalmente garantito, ovvero un interesse giuridicamente protetto, e, dall’altro, che a fondamento della risarcibilità del danno non patrimoniale di tipo esistenziale possa pertanto essere posto un diritto fondamentale diverso rispetto al diritto alla salute (quale, ad esempio, il diritto all’inviolabilità del domicilio ed alla tutela della famiglia); per un commento su tale sentenza, nonché dei suoi precedenti giurisprudenziali, cfr. A. ARSENI, “Il danno esistenziale: la faticosa evoluzione giurisprudenziale”, in www.personaedanno.it (4 novembre 2015);
[73]così Tribunale di Matera, Sezione Civile, 23 settembre 2015 (fattispecie in tema di “danno da vacanza rovinata”); la sentenza è reperibile on-line presso il seguente indirizzo web:http://dirittocivilecontemporaneo.com/wp-content/uploads/2015/10/Danno-da-vacanza-rovinata.pdf;
[84]delibera adotta nella seduta del 27 aprile 2012 (reperibile on-line presso il sito ‘istituzionale della FIGC,www.figc.it, al seguente indirizzo web:
[86]si pensi ad una realtà come quella brasiliana, ove esiste una Legge (la n. 10671 del 15 maggio 2003), nota come “Estatuto do Torcedor [letteralmente: ‘Statuto del tifoso’, ndr.]”, che, tra riconosce al tifoso (in qualità diconsumatore finale dell’evento sportivo), una molteplicità di diritti, tra cui anche quello alla pubblicità e trasparenza nell’organizzazione di manifestazioni sportive (articoli da 5 a 8), alla previa comunicazione del Regolamento delle competizioni (articolo 9), alla sicurezza nella partecipazione alle manifestazioni sportive (articoli da 13 a 19, articolo quest’ultimo che prevede la responsabilità solidale - ed oggettiva - tra società, dirigenti e proprietari dell’impianto, per “incidenti causati al tifoso derivanti da mancanza di sicurezza negli stadi o inosservanza delle diposizioni previste dalla presente legge”), all’indipendenza, imparzialità, nonché la “mancanza di pressioni” e la “previa remunerazione da parte dell’organizzazione sportiva” della classe arbitrale (art. 30), ai rapporti con le società sportive che prevedano la redazione e pubblicazione di un documento riguardante le linee guida dei rapporti con i tifosi, ed in particolare le norme riguardanti l’accesso e la vendita dei biglietti, ed ogni altra forma di comunicazione con i tifosi ivi incluse quelle relative alla trasparenza finanziaria ed alle autorità indipendenti preposte alle verifiche contabili (art. 33), ai rapporti con la giustizia sportiva (articoli da 34 a 36). Per un approfondimento della tematica, si veda G. LOPES PIRES DE SOUZA, “Estatuto do Torcedor, a evoluçao dos direitos do consumidor do esporte”, Alfstudio Editore, Belo Horizonte, Brasile, 2010);
Articolo pubblicato in: Diritto dello sport, Diritto privato
Originalmente publicado em: http://www.filodiritto.com/_index.html?_id1=91&_id4=152&_id5=16480&_id6=db_articoli

References: sentenza 
 art. 110
 art. 1
 sentenza 
 art. 1375
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza