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Timestamp: 2020-01-26 13:01:12+00:00

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D.Lgs. e Direttiva 2008/98/Ce
I decreti tecnici attuativi della nozione
(legislativa) di sottoprodotto
e di m.p.s.: obiettivi e funzioni
Lo schema di D.Lgs. sui sottoprodotti e sulle
m.p.s. innanzi alle Commissioni parlamentari
In un recente contributo, posto come introduzione al
commento al c.d. terzo decreto correttivo del TUA (in
tema di VIA, VAS, AIA e di inquinamento atmosferico) (1)
rilevavo che il processo di revisione e di aggiornamento
del medesimo T.U. durera` almeno un altro biennio, ove si
consideri le due deleghe al Governo, in corso di attuazione, aventi ad oggetto le Direttive n. 2008/98/Ce sui rifiuti
e n. 2008/99/Ce sulla tutela penale dellambiente. Alle
quali non potranno non seguire ulteriori decreti correttivi
di coordinamento dei precedenti interventi settoriali
e dellatteso decreto legislativo di natura sanzionatoria, di
valenzaorizzontale... (2).
Intendiamo qui affrontare un profilo anticipatorio del
coordinamento tra lemananda disciplina sulla gestione
dei rifiuti, con particolare riguardo a quella sui sottoprodotti e sulle materie prime secondarie (end of waste)
ed il previsto regime sul loro utilizzo in impianti esistenti,
sottoposti al regime di VIA o AIA. Istituti rivisitati dal
cit. D.Lgs. n. 128/2010 (3). A tal proposito, lo snodo di
tale coordinamento ben potrebbe essere individuato nei
decreti ministeriali, di natura regolamentare e tecnica,
indicati dagli artt. 184 bis e 184 ter, nella versione proposta al Governo dalle Commissioni parlamentari (4) e che,
in specie, quanto ai sottoprodotti, e` stata oggetto di alcune obiezioni, meritevoli di approfondimento.
Se, come riteniamo, si tratta di obiezioni superabili, si
accertera` la possibilita` di utilizzare tali decreti, attraverso
specifiche disposizioni di collegamento con le prescrizioni vigenti in materia di VIA e AIA, acquisendo contestuali obiettivi di semplificazione amministrativa, ferma restando la tutela dellambiente.
Il ruolo del D.M. attuativo
dellart. 184-ter TUA
E` noto che il testo degli artt. 184 bis e 184 ter (rispettivamente sul sottoprodotto e sullend of waste), oggetto
di esame delle Commissioni parlamentari, e` diretto a
riprodurre nel modo piu` aderente possibile il tenore
letterale degli artt. 5 e 6 della Direttiva n. 2008/98/Ce,
allo scopo di evitare nuove condanne della Repubblica
italiana, in specie, sulla nozione di sottoprodotto, da noi
conosciuta come m.p.s. allorigine (5).
E` stato, altres`, sottolineato che, in ottemperanza al dettato comunitario (v. artt. 5 e 6 citati), il quale prevede sia
condizioni concorrenti (tutte necessarie) affinche si possa identificare un sottoprodotto o la cessazione della qualifica di rifiuto (allesito del recupero) sia ladozione di
criteri tecnici, destinati a stabilire la ricorrenza delle medesime condizioni - con la previsione di un intervento
differenziato della Commissione europea: v. appresso
anche i citati artt. 184 bis e 184 ter, nellattuale te-
(1) Si rinvia allinserto monografico, pubblicato con una pluralita` di contributi
sul n. 11 di questa Rivista e su questo numero (12), per una prima lettura del
D.Lgs. n. 128/2010.
(2) In merito alla rilevante portata di questultimo, si considerino le osservazioni critiche di A.L. Vergine, Precetti e sanzioni penali: dalla direttiva 2008/
98/Ce alla Direttiva n. 2008/99/Ce sulla tutela penale dellambiente, in: (a cura di F. Giampietro) Commento alla direttiva 2008/98/Ce sui rifiuti. Quali modifiche al Codice dellambiente?, Milano, 2009, pag. 275 e segg.; e, da ultimo:
Id., Rossi di vergogna, anzi paonazzi... leggendo la legge comunitaria 2009, in
corso di pubblicazione su questa Rivista.
(3) Ci riferiamo, in particolare, alle analisi di M. Mazzoleni e A. Scarcella nellinserto del n. 11/2010 e a quelli di T. Bellei e A. Milone nellinserto di questo
numero (12/2010) della Rivista.
(4) Prenderemo in esame i pareri favorevoli, con proposte di emendamento espressi dalle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, in data 20
ottobre 2010, sullo schema di decreto legislativo, approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri il 16 aprile 2010, con le modifiche apportate, a seguito del parere favorevole della Conferenza Unificata, del 29 luglio 2010.
(5) In tal senso, si consulti la Circolare del MATTM del 28 giugno 1999, Prot.
3402/V/min., ancora richiamata, sia pure in via provvisoria, dal vigente TUA
(modif. ex D.Lgs. n. 4/2008), allart. 181 bis, comma 4, nonostante la sentenza della Corte di Giustizia 18 dicembre 2007, in Causa C-195/05, che, in tema di scarti alimentari, ha escluso la conformita` alle direttive comunitarie
sui rifiuti della predetta Circolare del 1999. In tema, mi si consenta rinviare
al mio scritto, La nuova direttiva quadro sui rifiuti ed il T.U.A. dopo il D.Lgs.
n. 4/2008: le nozioni di rifiuto, sottoprodotto, m.p.s., in questa Rivista,
2008, 11, Inserto.
sto (6), prevedono decreti ministeriali (del MATTM). I
quali fisseranno criteri tecnici per specifiche tipologie
di sostanze od oggetti, da considerare come sottoprodotti - pur essendo incontestabile che la nozione di sottoprodotto e` di per se immediatamente applicabile alle
nuove condizioni (7) - nonche per i rifiuti che cessano di
essere tali, a seguito di operazioni di recupero. Fatti salvi
nel regime transitorio, i decreti ministeriali gia` in vigore sulle operazioni di recupero semplificato dei rifiuti,
pericolosi e non, ed altre disposizioni (8).
Si rileva, peraltro, che, nella direttiva comunitaria cit., lart.
5 stabilisce una semplice facolta` (e non un obbligo) della
Commissione di adottare misure per stabilire i criteri da
soddisfare affinche sostanze od oggetti specifici siano
considerati prodotti e non rifiuti, mentre lart. 6 investe
la Commissione del potere-dovere di integrare le condizioni concorrenti, ivi richiamate, con ladozione di criteri
tecnici per sostanze od oggetti specifici (9), lasciando,
peraltro, agli Stati membri la facolta` di anticiparne, autonomamente, lapprovazione, in attesa di quelli comunitari
(i quali, tuttavia, diverranno prevalenti su quelli nazionali
difformi, appena i primi saranno adottati: v., in tal senso,
art. 184-ter, comma 2, seconda parte) (10).
Di qui nasce il quesito preliminare se i Paesi membri
possono stabilire con decreti ministeriali i criteri tecnici
da soddisfare per la classificazione di scarti di produzione
come sottoprodotti ovvero se tali decreti debbono essere adottati solo in conformita` con quanto previsto
dalla disciplina comunitaria (come recita lattuale testo
dellart. 184 bis, comma 2, ult. parte) (11), pur tenendo
conto che, per un verso, il testo dellart. 5 della direttiva e`
gia` (di fatto) vincolante, e che, per altro verso, alla Commissione e` stata attribuita soltanto la facolta` di intervenire sui criteri tecnici, ritenendosi, evidentemente, che
non si tratta di una priorita` (come quella sancita, invece, nellart. 6, attesa la novita` della regolamentazione
comunitaria delle attivita` di recupero e, in specie, della
preparazione per il riutilizzo...) (12).
Come si verifichera` di seguito, il quesito e` rilevante sotto
un profilo sostanziale, anche se loccasione di proporre
una risposta scaturisce dalle obiezioni, sollevate da
Confindustria, nellaudizione del 15 settembre 2010 al
Senato (Commissione XIII - Territorio, Ambiente, Beni
ambientali), allorquando e` stato osservato che la previsione, contenuta nel cit. art. 184 bis, comma 2, non puo`
essere condivisa:
considerato che la direttiva riserva esclusivamente alle Istituzioni di Bruxelles il compito di fissare eventualmente i criteri in parola (i criteri qualitativi e quantitativi da soddisfare, come recita lart. 184 bis, citato).
Se ne deduce che la previsione di iniziative nazionali
autonome in materia sarebbe in palese contrasto con
la normativa comunitaria. Di qui la conclusione:
Chiediamo pertanto una migliore formulazione del
testo, con un richiamo esplicito al rispetto delle disposizioni comunitarie che regolano i criteri in parola, e
non alla generica normativa comunitaria (13).
Le giustificazioni formali e sostanziali
del medesimo D.M.
Abbiamo gia` accennato al dettato letterale dellart. 5,
(6) ... intendiamo quello licenziato dalle Commissioni parlamentari il 20 ottobre u.s.
(7) In forza della ben nota giurisprudenza della Corte di Giustizia, che ha elaborato tale nozione, recepita dalla Corte di Cassazione con un indirizzo consolidato: cfr., ex plurimis, per una chiara messa a punto della linea evolutiva
del Giudice comunitario:
Cass. pen., sez. III, 10 luglio - 12 settembre, 2008, n. 35235, ric. Cioffi.
Per unanalisi approfondita della giurisprudenza comunitaria e nazionale:
V. Paone, La tutela dellambiente e linquinamento da rifiuti, Milano, 2008,
Da ultimo, nello stesso senso, si veda:
Cass. pen., sez. III, 13 aprile 2010, n. 22743, ric. P.M. c/ Guidetti, in Foro It.,
2010, II, pag. 421 e segg., con nota di V. Paone.
(8) Si tratta delle disposizioni relative ai decreti ministeriali richiamati nel
comma 3 del vigente art. 181-bis, alla quale segue il richiamo alla Circolare
ministeriale del 1999 (comma 4), gia` citata alla nota 5.
(9) Sui poteri della Commissione europea nel definire misure e criteri tecnici, si rinvia a D. Rottgen, La nozione di rifiuto e sottoprodotto, nel volume
(a cura di F. Giampietro), Commento alla direttiva 2008/98/Ce. Quali modifiche al Codice dellambiente?, cit., 25 e segg, in specie, pagg. 65-67.
(10) Il testo dellart. 184-bis, comma 2, (esaminato dalle Commissioni parlamentari), prevede, infatti, la clausola generale della necessaria conformita`
delle prescrizioni dei decreti ministeriali di natura tecnica con quanto previsto dalla disciplina comunitaria. Daltro canto, mentre lart. 6 della Direttiva
n. 2008/98/Ce prevede lobbligo di preventiva notifica da parte degli Stati
membri dei criteri adottati, lart. 5, sui sottoprodotti, nulla statuisce al riguardo. Cfr., in argomento, D. Rottgen, op. ult., cit., pag. 68, il quale suggerisce di
seguire la stessa procedura di notifica, ai sensi della direttiva 98/34/Ce, nel
caso lo Stato membro adottasse misure legislative...
(11) Intendendo il testo nel senso che la decretazione ministeriale debba seguire allintervento (pur facoltativo: v. appresso) della Commissione europea e
mai precederlo.
(12) Sulla preparazione per il riutilizzo (ex art. 3, punto 15 della cit. direttiva),
come attivita` di recupero, sottoposta allobbligo autorizzatorio, v. P. Giampietro, Rifiuti, sottoprodotti, m.p.s. nella nuova direttiva Ce, in www.ambientediritto.it, che richiama il testo inglese, che la qualifica nellambito delle recovery operations e, nello stesso senso, il mio contributo: Gestione dei rifiuti:
strategie, obiettivi e istituti nuovi nella direttiva 2008/98/CE, nel volume:
Commento alla direttiva 2008/98/Ce su rifiuti. Quali modifiche al Codice dellambiente?, cit., 8-9, ove si sottolinea la differenza testuale dallattivita` di riutilizzo, che attiene alluso multiplo di prodotti, che rimangono tali dopo luso
reiterato. Nel testo licenziato dalle Commissioni parlamentari la preparazione
per il riutilizzo e` ricondotto ad una attivita` di pretrattamento, che investe
rifiuti, trasformati in prodotti o componenti di prodotti, che, a seguito di
operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione sono idonei ad essere reimpiegati senza altro pretrattamento (art. 183, comma 1, lett. o). Un
recupero, si direbbe, in forma semplificata...
(13) Si veda:
Audizione del 15 settembre 2010 della Confindustria, dellIng. Aldo Fumagalli Romario, Presidente della Commissione Sviluppo Sostenibile, innanzi
alla Commissione XIII del Senato, stampato, par. 2, Sottoprodotto.
par. 2, della direttiva, che indica una facolta` e non un
obbligo della Commissione di approvare detti criteri
(Sulla base delle condizioni di cui al par. 1, possono
essere adottate misure per stabilire i criteri da soddisfare ecc....).
Ma tale argomento letterale e`, soprattutto, convalidato
dai princ`pi del Trattato, ed in specie, dal principio di
sussidiarieta`, sancito dallart. 5 del medesimo, a sua
volta richiamato dal considerando n. 49 della Direttiva
n. 2008/98/Ce, essendo la materia ambiente di competenza concorrente con gli Stati membri (v. artt. 3 e 4
del Trattato) e non di esclusiva competenza della Comunita` (14). Eppertanto, la previsione di una mera facolta`
della Commissione non puo` essere in alcun modo idonea ad escludere lesercizio preventivo della stessa competenza da parte degli Stati membri, in attesa dellesercizio di quella comunitaria (anche in questo caso, con
disposizioni tecniche che prevarranno su quelle nazionali). E si tratta di unattesa, che potrebbe durare anni....
Passando allesame dei profili sostanziali, inerenti allauspicato intervento del Ministro dellambiente, del territorio e del mare in materia di criteri tecnici integrativi delle
condizioni, previste dallart. 5 della direttiva cit. e riportate
fedelmente dallart. 184-bis, comma 1 (del testo in commento), vanno poste alcune premesse, in punto di fatto:
stessa Corte) della volonta` del detentore (che non intende disfarsi dello scarto produttivo) e, quindi, in assenza di
un effettivo controllo, da parte dellAutorita` competente, sulla ricorrenza dei medesimi indizi. (Sono quelli
codificati nellart. 5 della cit. direttiva e, oggi, riprodotti
dallart. 184 bis, comma 1) (19). Solo per tale via, e` consentito escludere lo scarto produttivo dalla nozione generale di rifiuto, reiterata dalle direttive comunitarie (inclusa quella n. 2006/12/Ce, citata).
a) E` stato gia` detto da tutti gli studiosi del settore che
la disposizione comunitaria (ex art. 5, par. 1) recepisce un ben noto orientamento giurisprudenziale della Corte di Giustizia (15), a sua volta richiamato dalla
Corte di Cassazione (e dalla Corte Costituzionale)
nelle sue piu` note sentenze (16), eppertanto ben
puo` ritenersi che lattuale schema di decreto legislativo non innova il diritto previgente italiano (salve
le eccezioni di cui si dira` e la sorte negativa di non
pochi processi penali a carico di imprese, prima di
pervenire al giudizio di legittimita`...).
b) E` vero che negli ultimi dieci anni (anzi, a partire dalla
cit. Circolare ministeriale del 1999) non sono mancati interventi del nostro legislatore sulla nozione di
m.p.s. allorigine (ovvero sui sottoprodotti); interventi diretti a contrastare alcune incertezze applicative della medesima nozione, ma essi sono caduti reiteratamente sotto la scure della Corte di Giustizia (a partire dal 2004 sino al dicembre 2008) (17)
e da ultimo della stessa Corte Costituzionale (18).
(15) Per unampia panoramica della giurisprudenza della Corte di Giustizia:
M.G. Boccia, Guida alla lettura della nuova Direttiva Quadro per la gestione dei rifiuti nellUnione europea, (prima parte), in questa Rivista, 2009, 1,
pag. 33 e segg. e (seconda parte), 2009, 2, pag. 117 e segg.
Daltro canto, e` ormai pacifico che la Corte di Lussemburgo ha ritenuto non conforme alle prescrizioni comunitarie, allora vigenti (sino alla Direttiva n. 2006/12/Ce) la
presunzione generale ed astratta di esclusione di uno
scarto produttivo dalla nozione di rifiuto, in assenza di
una prova, nel caso concreto, degli indizi (definiti dalla
I contenuti essenziali del D.M. in esame
Ne consegue che non sembrano contestabili, anche
alla luce dellesperienza appena sintetizzata, le esigenze di certezza, che si intendono realizzare con i decreti
ministeriali, di cui allart. 184 bis, comma 2, sia perche
per specifiche tipologie di sostanze od oggetti tali
(14) Il principio di sussidiarieta` e` richiamato anche nellart. 3-quinquies del
vigente TUA e quivi applicato nei rapporti tra Stato e regioni (v. commi 3 e
4). In ambito comunitario, si rinvia a:
P. DellAnno, Principi del diritto ambientale comunitario e nazionale, Milano, 2004, pag. 69 e segg, nonche, da ultimo, a:
M. Cafagno, Principi e strumenti di tutela dellambiente, Torino, 2007, pag.
299 e segg.
(16) Si richiamano le osservazioni e la dottrina esposte nella nota 7.
(17) Ci limitiamo a rammentare le tre sentenze, del 18 dicembre 2007, contro
lItalia, relative a casi di esclusione dalla disciplina dei rifiuti previsti dal nostro
regime sugli scarti alimentari (in causa C-195/05); sulle terre e rocce da scavo
(in causa C-194/05); sullinterpretazione autentica della nozione di rifiuto ex
art. 14, D.L. n. 138/2002, conv. in legge n. 178/2002 (in causa C-263/05). Per
un commento sulla prima sentenza, si vedano:
R. Bianchi, Scarti alimentari e rifiuti: condanna inevitabile, ma tardiva
dellItalia, in questa Rivista, 2008, pag. 145 e segg. e sulle tre decisioni citate, v. altres`:
A. Borz`, Rifiuto e sottoprodotto: evoluzione e prospettive di riforma in
ambito comunitario, ibidem, 2008, 5, pag. 428 e segg.
Da ultimo, Corte di Giustizia, 22 dicembre 2008, in causa C-283/07 che esclude la conformita` al diritto comunitario della qualifica di sottoprodotto assegnata ai rottami destinati allimpiego in attivita` siderurgiche e al combustibile
da rifiuti di qualita` elevata (CDR-Q) dal TUA, prima delle modifiche introdotte
dal D.Lgs. n. 4/2008.
(18) Per la declaratoria di illegittimita` costituzionale dellart. 183, comma 1,
lett. n) del TUA, prima della modifica introdotta dal D.Lgs. n. 4/2008 (sulla base della nozione di sottoprodotto elaborata della Corte di Giustizia sino al
2007) cfr. Corte Costituzionale 28 gennaio 2010, n. 28, che ha annullato lindicata disposizione, che qualificava come sottoprodotti le ceneri di pirite e le
polveri di ossido di ferro, con una presunzione assoluta, ritenuta contrastante con la disciplina comunitaria, diretta a verificare in concreto lesistenza di un rifiuto o di un sottoprodotto.
(19) E` daltronde noto che la disciplina della prova dei casi di esclusione dalla
nozione di rifiuto del sottoprodotto spetta agli Stati membri, come e` stato
puntualizzato dalla Corte di Giustizia, nellosservare che nessuna prescrizione
delle direttive sui rifiuti regola il regime della prova.
decreti andranno ad integrare le condizioni generali,
fissate dal comma 1, rendendole concrete e puntuali
per singolo flusso o tipologia di flussi di scarti provenienti da processo produttivo sia perche tali decreti
introdurranno altres` prescrizioni di natura probatoria
e di controllo dellAutorita` competente (per quanto
semplificate), mirate a garantire che, nel caso concreto, si possa escludere la volonta` di disfarsi dello scarto (e, quindi, la sua qualificazione generale come rifiuto) (20).
E` appena il caso di aggiungere che lapprovazione di siffatti interventi di natura tecnica e regolamentare - da
comunicare preventivamente alla Commissione, ai sensi
della Direttiva n. 98/34/Ce, con gli effetti ivi previsti - non
solo aprira` un dibattito in sede comunitaria, al quale
partecipera` lItalia e gli altri Partners europei - ma soprattutto, potra` evitare alle imprese limmediata apertura di
procedimenti penali e di misure cautelari patrimoniali (potendo usufruire, quanto meno, di un ombrello normativo interno). Iniziative giudiziarie che possono scaturire
in conseguenza di interpretazioni teorico-astratte di organi giudiziari inquirenti, allorquando ciascuna impresa dovra` interpretare con valutazione solitaria il disposto dellart. 184 bis, comma 1, e, quindi, a suo rischio e pericolo ...
Non si vuol dire che il previsto D.M., in quanto dotato di
natura regolamentare - recando non solo regole tecniche,
ma anche regole semplificate di controllo amministrativo
- non possa essere disapplicato dal giudice penale, che
ne assuma, in ipotesi, il contrasto con il disposto dellart.
184 bis, comma 1, del TUA (nel testo in commento), ma
non sembra discutibile che lintervento ministeriale, identificando misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare per specifiche tipologie di sostanze
od oggetti, da considerare sottoprodotti, per un verso,
delimita, anche in senso tecnico, lautonoma valutazione del giudice, ancorandola a concreti presupposti; per
altro verso, aumenta il coefficiente di certezza per loperatore, che ne invochi lapplicazione a suo favore, sulla
base di predeterminati riscontri tecnici.
In concreto, si valuti il disposto dellart. 184 bis, comma
1, lett. e), laddove si esige che:
c) la sostanza o loggetto puo` essere utilizzato direttamente senza alcuna ulteriore trattamento diverso
E` chiaro che, in riferimento alle singole tipologie di scarti,
da qualificare come sottoprodotti, i singoli decreti ministeriali avranno la funzione di elencare quali trattamenti
sono da considerare riconducibili alle normali pratiche
industriali, risolvendo sotto il profilo tecnico, lannosa
questione dei c.d. trattamenti preliminari, non piu` classificabili come attivita` di vero e proprio recupero, percio`
identificando quelli che non escludono la nozione di sot-
toprodotto, utilizzato direttamente nello stesso o in altro
ciclo produttivo (21).
Ne puo` essere sottovalutata la circostanza che il medesimo decreto sara` vincolante anche nei confronti delle
regioni (che non potranno fissare criteri tecnici o amministrativi diversi...) in quanto esso costituisce esercizio
della potesta` legislativa esclusiva dello Stato in materia di ambiente, eppercio` integrabile con atti regolamentari, secondo la piu` recente giurisprudenza della Sovrana
Corte (22). In definitiva, sembrano da condividere i pareri
espressi dalla Camera e dal Senato, nelle rispettive Commissioni parlamentari, le quali hanno avallato lidentico
testo dellart. 184 bis, comma 2, dello schema di decreto
legislativo, oggetto del loro parere (23).
(20) Donde si giustifica il richiamo allart. 17, comma 3, della legge n. 400/
1988 sulla potesta` dei Ministri di adottare regolamenti nelle materie di competenza in forza di previsione di legge.
(21) Si segnala che, nella recente sentenza della Cassazione penale n. 22743
del 13 aprile 2010, cit., il giudice di legittimita` ha escluso, inter alia, dalla nozione di sottoprodotto tavelloni e tegole rotte, provenienti da una prima
ditta, previa separazione degli imballaggi di legno e plastica, e utilizzati previa
frantumazione, da altre ditte nel processo di produzione delle ceramiche, ritenendo che prima del riutilizzo il materiale non debba essere sottoposto a
trattamenti di sorta (nella specie, era ed e` applicabile lart. 183, comma 1,
lett. u) del TUA, come novellato dal D.Lgs. n. 4/2008, il quale esclude trattamenti preventivi o trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualita`, di cui al punto 3 della medesima disposizione).
Nella nota redazionale V. Paone, cit., menziona la sentenza della Suprema
Corte 11 febbraio 2010, n. 11259, che riconduce la cernita al trattamento
preliminare. Orbene, nel testo in commento (art. 184 bis, comma 1, lett.
c), il richiamo alla normale pratica industriale apre nuovi orizzonti, dischiusi
dalla sentenza della Corte di Giustizia 15 giugno 2000, cause riunite C-418/97
e C-419/97 (v. punto 50), secondo la quale alcune descrizioni di operazioni di
recupero sono invece formulate in termini astratti, potendo quindi essere
applicate a materie prime che non sono rifiuti... (In tema, v. P. Giampietro,
Nuova nozione di rifiuto e di sottoprodotto piu` conforme ai canoni comunitari, in Ambiente e Sicurezza, 2006, 14, pag. 70 e segg, in specie, pag. 74, nota
27); nonche dalla Comunicazione della Commissione del 21 febbraio 2007 al
Consiglio ed al Parlamento europeo (Allegato 1), ove e` inclusa nella normale
pratica industriale la frantumazione per ridurre il sottoprodotto alle dimensioni richieste... In argomento, da ultimo: P. Giampietro, Rifiuti, sottoprodotti,
m.p.s. nella nuova direttiva Ce, cit.; D. Rottgen, op. ult. cit., pagg. 52-59.
(22) In argomento, si rinvia a:
P. DellAnno, La tutela dellambiente come materia e come valore costituzionale, in questa Rivista, 2009, 7, pagg. 585 e segg.;
F. Giampietro, La nozione di ambiente nelle recenti decisioni della Corte
Costituzionale e gli effetti sul riparto delle competenze tra Stato e regioni,
ibidem, 2009, 6, pag. 505 e segg.
(23) Si consulti, in specie, il parere favorevole espresso dal Senato (XIII Commissione), alle condizioni, di cui ai punti 17 e 18 ed, in specie, alla richiesta sia
di puntuale informativa preventiva alle Competenti Commissioni parlamentari circa i contenuti di ciascuno dei decreti ministeriali previsti dalle disposizioni recate dallo schema di decreto legislativo in esame (punto 70) sia di
indicazione nel decreto legislativo per ogni decreto ministeriale previsto del
termine, entro il quale deve essere emanato, considerato che leffettiva operativita` di numerose disposizioni, relativa al recepimento della direttiva 2008/
98/Ce e` condizionata alladozione di specifici decreti ministeriali (p. 71).
Rapporti tra la disciplina tecnico-regolamentare
dei sottoprodotti e/o delle m.p.s. e quelle sulla
VIA e lAIA negli impianti esistenti
Nel commento al D.Lgs. n. 128/2010 e` stato sottolineato
in diversi contributi (24) lintento semplificatorio, perseguito sotto il profilo procedimentale e sostanziale, dalla
nuova ricognizione dei rapporti tra VIA e AIA, questultima entrata a pieno titolo nella Parte II del c.d. Codice
dellambiente (25). In particolare, si sono evidenziate alcune definizioni generali, comuni ad entrambi gli istituti
(v., per es., sub art. 5 del medesimo Codice, ed ivi la
definizione di modifica sostanziale di un progetto, opera
o di un impianto) e, soprattutto, lassorbimento, a certe
condizioni, dellautorizzazione integrata ambientale nella
VIA (v. lart. 10, commi 1, 1-bis, 1 ter e, quanto alla VIA
regionale, il comma 2, del medesimo Codice).
Orbene, non sembra contestabile che, ove lutilizzo di
sottoprodotti o di m.p.s. (a seguito di recupero di originari
rifiuti) avvenga negli impianti esistenti (sottoposti al regime della VIA o a della verifica di assoggettabilita`), nel
pieno rispetto delle prescrizioni di natura tecnica e amministrativa, stabilite dal relativo decreto ministeriale, e
quindi in sostituzione di altre materie prime o di combustibili fossili tradizionali, ben potrebbero apposite prescrizioni del medesimo decreto, a determinate condizioni e
fatti salvi gli opportuni controlli, escludere che tale modifica di gestione dellimpianto esistente possa essere
classificato come modifica sostanziale, idonea a produrre effetto negativi e significativi per lambiente, eppercio`, sottoposto a preventiva valutazione dimpatto
ambientale o a verifica di assoggettabilita`.
In tal senso, appare orientato lemendamento n. 12, proposto dalla 13a Commissione di Senato, nel parere favorevole allo schema di decreto legislativo, ove non manca
la previsione che i decreti ministeriali in esame possano
introdurre procedure semplificatorie anche per laggiornamento dellAIA (26).
(24) Che sono stati pubblicati nei due inserti monografici di commento alle
modifiche alla Parti I, II e V del cit. decreto legislativo (n. 10 e 11/2010).
Cfr., in specie, quelli di M. Mazzoleni; A. Scarcella; T. Bellei e A. Milone.
(25) Denominazione, questultima, che, con lingresso della disciplina dellAIA,
accanto alla VAS e alla VIA, comincia ad assumere, unitamente ai princ`pi di
tutela ambientale, codificati nella Parte I, pur con i rilievi critici, manifestati in
esordio, una (almeno parziale) consistenza.
(26) In tal senso si legge nel cit. parere del Senato, alla condizione n. 12 la
seguente proposta: al fine di permettere un piu` efficiente utilizzo di combustibili alternativi derivati da rifiuti in Italia, che consentono la riduzione delle
emissioni di CO2, valuti il Governo lopportunita`, allarticolo 214, richiamato,
di aggiungere dopo il comma 9 il seguente:
9-bis. Con uno o piu` decreti, emanati ai sensi dellarticolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modifiche, su proposta del
Ministro dellambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con il Ministro dello sviluppo economico, sono individuate le condizioni
alle quali lutilizzo di un combustibile alternativo, in parziale sostituzione
dei combustibili fossili tradizionali, in impianti soggetti al regime di cui al
Titolo III-bis della Parte II del presente decreto legislativo, dotati di certificazione di qualita` ambientale, sia da qualificarsi, ad ogni effetto, come
modifica non sostanziale. I predetti decreti possono stabilire, nel rispetto
dellarticolo 177, comma 4, le opportune modalita` di integrazione ed unificazione delle procedure, anche presupposte, per laggiornamento dellautorizzazione integrata ambientale, con effetto di assorbimento e sostituzione di ogni altro prescritto atto di assenso.....
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P.speciale prof DI STASI
Repubblica Firenze_Tirreno_ANSA Et Online

References: sentenza 

art. 184
 art. 184

Cass. 

Cass. 
 art. 181
 art. 3
 art. 5

art. 14
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5