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Timestamp: 2020-08-12 04:57:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1213 del 20/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1213 del 20/01/2011
Cassazione civile sez. trib., 20/01/2011, (ud. 17/11/2010, dep. 20/01/2011), n.1213
sul ricorso 13494/2006 proposto da:
STUDIO LEGALE ASSOCIATO BOETTI VILLANIS AUDIFREDI, in persona dei
legali rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA
FRANCESCO, che li rappresenta e difende giusta delega a margine;
sul ricorso 4167/2009 proposto da:
A.F., B.V.A.L.,
elettivamente domiciliati in ROMA VIALE PARIOLI 43 presso lo studio
avverso le sentenze n. 34/2004 e 47/2007 della COMM.TRIB.REG. di
TORINO, depositate il 08/03/2005 e il 19/12/2007;
udito per il resistente l’Avvocato D’AYALA VALVA FRANCESCO, che ha
ABBRITTI Pietro, che ha concluso per il rinvio a Nuovo Ruolo per
l’integrazione del contraddittorio e in subordine il rigetto.
Va peraltro rilevato che, nella fattispecie in esame non trova applicazione il principio di diritto enucleato dalle Sezioni Unite di questa Corte (n.14815 del 2008) che ha affermato: ” In materia tributaria, l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5, e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali -, sicchè tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi”.
E’ poi inammissibile, per carenza di autosufficienza, il profilo della censura relativo alla validità formale dell’opzione del regime di contabilità ordinaria e della mancata valutazione del comportamento concludente del contribuente ai sensi del D.P.R. n. 442 del 1997, art. 1. Questa Corte ha già costantemente affermato (ex plurimis Cass. n. 6542/2004) “Qualora una determinata questione giuridica – che implichi un accertamento di fatto – non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga la suddetta questione in sede di legittimità, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità, per novità della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito, ma anche, per il principio di autosufficienza del ricorso per Cassazione, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa”.
La censura è infondata secondo i principi già espressi da questa Corte che ha affermato (Cass. n.10077 del 30.4.2009): “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, presupposto indefettibile per il ricorso ai parametri previsti dal D.P.C.M. 29 gennaio 1996 in attuazione della L. 28 dicembre 1995, n. 549, art. 3, commi 181 e 184, nei confronti dei professionisti che abbiano optato per il regime di contabilità ordinaria, è che la stessa sia risultata inattendibile nel corso di una ispezione; pertanto, nel caso in cui non risulti in alcun modo che il contribuente sia stato sottoposto previamente ad una ispezione dell’Amministrazione Finanziaria, nè esista un verbale dal quale risulti l’inattendibilità della sua contabilità, è illegittima la rideterminazione del suo reddito sulla base dei parametri suddetti”.
Tanto discende dai principi già enunciati da questa Corte che ha affermato (Cass. n. 3565 del 2010): “Nella controversia relativa all’accertamento del reddito da partecipazione societaria, quando la difesa del socio non si fondi su eccezioni personali diverse da quelle accampate dalla società, il giudicato formatosi nel giudizio relativo ai redditi di questa copre necessariamente non solo il vizio di nullità (per mancata integrazione del contraddittorio) verificatosi in quel giudizio, ma anche l’identico vizio specularmente riscontrabile nel giudizio relativo al socio, e manifesta la sua efficacia in quest’ultimo, nei limiti del “dictum” sull’unico accertamento”.
La Corte ha altresì affermato (Cass. n. 17119 del 2007) che oggetto del processo tributario, atteso il meccanismo di instaurazione di tipo impugnatorio che lo caratterizza, non è l’accertamento dell’obbligazione tributaria, da condursi attraverso una diretta ricognizione della disciplina applicabile e dei fatti rilevanti sulla base di essa, a prescindere da quanto risulti nell’atto impugnato, bensì l’accertamento della legittimità della pretesa tributaria in quanto avanzata con l’atto impugnato e alla stregua dei presupposti di fatto e in diritto in tale atto indicati……”.
Tenuto conto del non lineare percorso processuale vengono compensate tra le parti le spese del giudizio.

References: Sentenza 
 art. 5
 art. 1
 Cass. 
 sentenza 
 art. 3