Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/11/29/la-cassazione-conferma-gli-orientamenti-di-legittimita-sulla-particolare-tenuita-del-fatto-e-sullo-stato-di-necessita-in-relazione-allomesso-versamento-di-ritenute-certificate/
Timestamp: 2019-11-20 16:53:20+00:00

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La cassazione conferma gli orientamenti di legittimità sulla particolare tenuità del fatto e sullo stato di necessità in relazione all’omesso versamento di ritenute certificate – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
La cassazione conferma gli orientamenti di legittimità sulla particolare tenuità del fatto e sullo stato di necessità in relazione all’omesso versamento di ritenute certificate.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n. 52974/2018 – dep. 26.11.2018 resa dalla III Sezione penale della Corte di Cassazione nell’ambito di un procedimento per omesso versamento di ritenute certificate, ove i giudici di Piazza Cavour hanno, ancora una volta, ritenuto di dare continuità al restrittivo orientamento di legittimità in merito all’applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. e dello stato di necessità alle fattispecie di reato omissive previste e punite dal D.lgs. n. 74/2000.
La sentenza della Corte di Appello di Perugia impugnata, confermava la sentenza del Tribunale di Terni emessa all’esito di giudizio abbreviato, che aveva condannato l’imputato alla pena, sospesa, di mesi due e giorni venti di reclusione, oltre pene accessorie, in quanto colpevole del reato di cui all’art. 10 bis D. Lgs. 74/2000, perché in qualità di legale rappresentante di una s.r.l. non versava, entro il termine annuale del 22/08/2011, le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti per un ammontare di euro 162.746,92per l’anno di imposta 2010.
Le doglianze del ricorrente afferivano rispettivamente:
i) alla violazione ex art. 606 lett. b) c.p.p. relativamente all’art. 131 bis c.p. Sosteneva, infatti, il ricorrente che la Corte d’Appello, nel negare l’applicabilità al caso concreto della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, avrebbe affermato un principio contrario a quanto affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 13681/2016 in materia di stato di ebbrezza, laddove si è affermato il principio della non incompatibilità dell’istituto ex art. 131 bis c.p. ai reati che prevedono soglie di punibilità, sia con la giurisprudenza successiva in materia di reati tributari (tra tutte sentenza n. 6710 del 19 febbraio 2016), che ha sostenuto l’applicabilità a tali reati della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto;
ii) violazione ex art. 606 lett. b) e e) c.p.p. in relazione all’art. 54 c.p. A sostegno della sussistenza della predetta causa di non punibilità, il ricorrente aveva allegato il ricorso alla procedura di concordato preventivo alla quale fu costretto l’imputato a seguito dell’assoluta carenza di liquidità aziendale.
La Suprema corte ha rigetta il ricorso per i motivi di seguito riportati:
“Quanto al primo motivo, va premesso come le Sezioni Unite di questa Corte hanno stabilito il principio in base al quale non sussiste in astratto un’incompatibilità tra la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131- bis cod. pen. e la presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, anche nel caso in cui, al di sotto della soglia di rilevanza penale, vi sia una fattispecie che integra un illecito amministrativo. (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj, Rv. 266589). Tuttavia questa Corte ha altresì affermato, proprio in tema di reati tributari per i quali il legislatore ha previsto delle soglie di punibilità, il principio secondo cui la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è applicabile solo se l’ammontare dell’imposta non corrisposta è di pochissimo superiore a quello fissato dalla soglia di punibilità, atteso che l’eventuale tenuità dell’offesa non deve essere valutata con riferimento alla sola eccedenza rispetto alla soglia di punibilità prevista dal legislatore, bensì in rapporto alla condotta nella sua interezza, avendo dunque riguardo all’ammontare complessivo dell’imposta non versata .
(…) E’ stato nella sostanza affermato che fini dell’applicabilità della causa di non punibilità per “particolare tenuità del fatto”, occorre sempre valutare la condotta in base ai criteri generali dettati dall’art. 131-bis cod. pen., con particolare riferimento alla sua reiterazione negli anni di imposta e alla messa in pericolo del bene protetto (cfr. Sez.3, n. 38488 del 21/04/2016, Masetti, Rv. 267945).
Nel caso di specie, i giudici di merito hanno considerato che (omissis) risulta avere omesso il versamento di oltre 162 mila euro, superando di 12 mila euro la soglia di punibilità prevista dalla fattispecie, pertanto l’inadempimento non poteva dunque essere considerato particolarmente tenue, con conseguente inapplicabilità dell’art. 131 bis c.p. La motivazione risulta in linea con gli indicati principi giurisprudenziali.
E sulla dedotta esistenza di uno stato di necessità:
“Infondato è altresì il secondo motivo di ricorso. La giurisprudenza di legittimità è concorde nell’affermare che nel reato di omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis D.Lgs. n. 74 del 2000), la colpevolezza del sostituto di imposta non è esclusa dalla crisi di liquidità intervenuta al momento della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione annuale relativa all’esercizio precedente, a meno che l’imputato non dimostri che le difficoltà finanziarie non siano a lui imputabili e che le stesse, inoltre, non possano essere altrimenti fronteggiate con idonee misure anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale(ex multis Sez. 3, n. 8352/15 del 24/06/2014, Schirosi, Rv. 263128 – Sez. 3, n. 20266 del 08/04/2014, P.G. in proc. Zanchi, Rv. 259190 – Sez. 3, n. 5467/14 del 05/12/2013, Mercutello, Rv. 258055).
Nel caso di specie la Corte d’Appello ha, escluso la sussistenza dello stato di necessità, in quanto il concordato preventivo, addotto dalla difesa dell’imputato come prova dell’impossibilità di far fronte agli obblighi tributari, è datato 16 ottobre 2013 (con apertura della procedura il 7 gennaio 2014), tre anni dopo l’inadempimento di cui all’imputazione. Se quindi il concordato è stato riconosciuto come valida prova della crisi dell’impresa cui il (omissis) era rappresentante legale, la Corte di merito ha altresì rilevato come tale arco temporale (dal 2010, anno in cui si è realizzato l’omesso pagamento dell’IVA al 2013, anno in cui l’imputato ha richiesto il concordato preventivo, accordato poi nel 2014) è dimostrativo della mancanza di repentinità della crisi stessa, della quale va pertanto esclusa l’asserita imprevedibilità, in quanto è assente la contestualità tra il comportamento omissivo e la scoperta, ovvero consapevolezza, da parte dell’imprenditore della situazione di dissesto della propria impresa”.
Il sanitario che accetta utilità per prescrivere integratori alimentari non... Bancarotta semplice: sussiste responsabilità penale solo se c’è colpa grave...

References: sentenza 
 art. 131
 sentenza 
 sentenza 
 art. 606
 sentenza 
 art. 131
 sentenza 
 art. 606