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Timestamp: 2020-08-13 20:28:42+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 28 agosto 2019, n.36492
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 13 AGOSTO AGGIORNATO ALLE 20:28
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 28 agosto 2019, n.36492MASSIMA
Il reato di adescamento di minorenni, previsto dall'art. 609-undecies cod. pen., qualora sia posto in essere tramite internet o con mezzi di comunicazione a distanza, si consuma nel luogo in cui si trova il minore adescato, perché il delitto presuppone una comunicazione tra due soggetti e in tale luogo si perfeziona la dimensione offensiva del fatto.
Con sentenza del 03/12/2018, la Corte di appello di Milano confermava la sentenza emessa il 06/06/2016 dal Tribunale di Milano, con la quale un uomo era stato dichiarato responsabile del reato di cui agli artt. 81 cpv e 609-undecies c.p. - perchè, con più azioni esecutive di un medesimo criminoso, al fine di commettere i reati di cui agli artt. 600 ter e 600 quater, adescava ragazze minori degli anni sedici, compiendo atti volti a carpire la fiducia delle predette contattandole mediante programmi di messaggistica istantanea quali "ooVoo" e "Facebook", presentandosi come minorenne, anche fingendosi inizialmente un compagno di classe e chiedendo alle minori di denudarsi avanti alla webcam e di inviargli materiale pedo-pornografico. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, denunciando violazione di legge, configurandosi il reato di cui all'art. 609 undecies c.p., quale reato istantaneo e di mera condotta nel quale la consumazione si verifica al momento di realizzazione dell'ultima azione od omissione, la competenza territoriale deve radicarsi nel luogo in cui il reo agisce, a nulla rilevando l'utilizzo del mezzo informatico ed il momento percettivo della condotta di adescamento da parte del minore.
Dove si consuma il reato di adescamento di minori che avviene sui social network ai fini dell’individuazione della competenza territoriale? Questa la domanda cui dà risposta la Suprema Corte nella sentenza in epigrafe. Nell’occasione i giudici di legittimità evidenziano che il reato di cui l'art. 609-undecies c.p. è stato introdotto dalla L. 1 ottobre 2012, n. 17240, che ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, stipulata a Lanzarote nel 200741. Trattasi di reato di pericolo, caratterizzato da una significativa anticipazione della tutela che si rende necessaria per colpire comportamenti insidiosi, prodromici all'abuso sessuale ai danni degli adolescenti e punisce i fatti di adescamento, non soltanto quando manchino atti esecutivi finalizzati all'organizzazione di un incontro a scopi sessuali con il minore adescato, ma anche quando non vi sia stata alcuna proposta di incontro con il minore medesimo. L'atto rilevante ex art. 609-undecies c.p. deve essere "volto a carpire la fiducia del minore". Ne consegue che non è necessario che l'adescamento vada a buon fine. Il reato di cui all'art. 609 undecies c.p. si consuma nel tempus e nel locus in cui il soggetto agente compie le condotte di adescamento descritte nella fattispecie incriminatrice. Tuttavia, se la condotta viene posta in essere tramite internet o altri mezzi di comunicazione a distanza (e, quindi, si realizza non nel mondo reale ma in quello mondo virtuale) - attesa la struttura della fattispecie criminosa, che presuppone una comunicazione fra due soggetti e considerato che la condotta tipica di adescamento per essere idonea al conseguimento del fine perseguito dall'agente deve essere percepita dalla vittima - il locus commissi delicti va individuato nel luogo in cui si trova il minore adescato, perchè è in tale luogo che si perfeziona la dimensione offensiva del fatto.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE - SENTENZA 28 agosto 2019, n.36492 - Pres. Sarno – est. Di Stasi
1. Con sentenza del 03/12/2018, la Corte di appello di Milano confermava la sentenza emessa il 06/06/2016 dal Tribunale di Milano, con la quale C.D. era stato dichiarato responsabile del reato di cui agli artt. 81 cpv e 609-undecies c.p. - perchè, con più azioni esecutive di un medesimo criminoso, al fine di commettere i reati di cui agli artt. 600 ter e 600 quater, adescava ragazze minori degli anni sedici, compiendo atti volti a carpire la fiducia delle predette contattandole mediante programmi di messaggistica istantanea quali 'ooVoo' e 'Facebook', presentandosi come minorenne, anche fingendosi inizialmente un compagno di classe e chiedendo di alle minori di denudarsi avanti alla webcam e di inviargli materiale pedo-pornografico - e condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione oltre al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, con liquidazione di provvisionale.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione C.D., a mezzo del difensore di fiducia, articolando cinque motivi di seguito enunciati, lamentando omessa motivazione in ordine ai punti di gravame contenuti nell'atto di appello, che qui ripropone.
Con il primo motivo deduce falsa applicazione dell'art. 8 c.p.p. e violazione dell'art. 9 c.p.p. e art. 25 Cost..
Argomenta che configurandosi il reato di cui all'art. 609 undecies c.p., quale reato istantaneo e di mera condotta nel quale la consumazione si verifica al momento di realizzazione dell'ultima azione od omissione, la competenza territoriale deve radicarsi nel luogo in cui il reo agisce, a nulla rilevando l'utilizzo del mezzo informatico ed il momento percettivo della condotta di adescamento da parte del minore.
Con il secondo motivo deduce nullità ed inutilizzabilità delle perizie espletate sul materiale oggetto di sequestro, sequestro probatorio effettuato a seguito di perquisizione domiciliare viziata per il mancato ottemperamento alle prescrizioni di cui all'art. 249 c.p.p..
Con il terzo motivo deduce violazione dell'art. 468 c.p.p. e art. 24 Cost., argomentando che la rinuncia dall'incarico da parte del consulente di parte citato per l'udienza del 1.2.2016 era stata comunicata con fax costituito da un foglio bianco e che, quindi, la richiesta di sostituzione non poteva essere considerata intempestiva.
Con il quarto motivo deduce erronea valutazione del quadro probatorio, travisamento dei fatti, illogicità della motivazione e violazione dell'art. 507 c.p.p. e art. 24 Cost., in quanto la condotta (due conversazioni breve ed isolate) era inidonea a carpire la fiducia delle due minorenni (che, al contrario, subito allertavano le rispettive madri) e non era caratterizzata da lusinghe (non potendosi considerare tali i complimenti rivolti alle due minori costituenti innocui commenti); inoltre, non corrispondeva alla realtà che l'imputato si era inserito fraudolentemente in una 'chat di gruppo', in quanto, avendo visto il profilo delle persone offese aveva deciso di richiederne l'amicizia; il dolo specifico era insussistente, non ravvisandosi nelle comunicazioni alcun accenno ad elementi di natura sessuale ed essendosi dato erroneamente rilievo alla presenza di innumerevoli altre chat avviate dall'imputato con altre ragazze ed ai file rinvenuti nel computer contenenti foto di ragazze; infine, era rimasta indimostrata la stessa identità del presunto adescatore, mai visto in volto dalle due minori, e l'utilizzo esclusivo del computer da parte dell'imputato Con il quinto deduce violazione dell'art. 81 c.p., lamentando che il giudice di primo grado aveva valutato la gravità dei fatti facendo riferimento anche a condotte che non erano oggetto del giudizio; censura, poi, le statuizioni civili, lamentando che la valutazione in ordine all'esistenza del danno ed alla quantificazione della provvisionale era stata basata sulle sole dichiarazioni delle persone offese.
Il reato di cui l'art. 609-undecies c.p., ('Chiunque, allo scopo di commettere i reati di cui agli artt. 600, 600-bis, 600-ter e 600-quater c.p., anche se relativi al materiale pornografico di cui all'art. 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies c.p., adesca un minore di anni sedici, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni. Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione') è stato introdotto dalla L. 1 ottobre 2012, n. 17240, che ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, stipulata a Lanzarote nel 200741.
Trattasi di reato di pericolo, caratterizzato da una significativa anticipazione della tutela che si rende necessaria per colpire comportamenti insidiosi, prodromici all'abuso sessuale ai danni degli adolescenti (Sez.3, n. 16329 del 04/03/2015, Rv.263335 - 01).
La fattispecie del reato, caratterizzata dal dolo specifico, ha una portata assai ampia, ricorrendo allorchè il soggetto intrattenga con col minore infrasedicenne, anche attraverso l'utilizzazione della rete internet o di altre reti o di mezzi di comunicazione, una relazione tale da condurre il minore medesimo ad un incontro a scopi sessuali.
La norma punisce i fatti di adescamento non soltanto quando manchino atti esecutivi finalizzati all'organizzazione di un incontro a scopi sessuali con il minore adescato, ma anche quando non vi sia stata alcuna proposta di incontro con il minore medesimo. L'atto rilevante ex art. 609-undecies c.p. deve essere 'volto a carpire la fiducia del minore'. Ne consegue che non è necessario che l'adescamento vada a buon fine.
Il reato di cui all'art. 609 undecies c.p. si consuma nel tempus e nel locus in cui il soggetto agente compie le condotte di adescamento descritte nella fattispecie incriminatrice.
Se la condotta viene posta in essere tramite internet o altri mezzi di comunicazione a distanza (e, quindi, si realizza non nel mondo reale ma in quello mondo virtuale), attesa la struttura della fattispecie criminosa che presuppone una comunicazione fra due soggetti e considerato che la condotta tipica di adescamento per essere idonea al conseguimento del fine perseguito dall'agente deve essere percepita dalla vittima, il locus commissi delicti va individuato nel luogo in cui si trova il minore adescato, perchè è in tale luogo che si perfeziona la dimensione offensiva del fatto.
Ai fini della determinazione della competenza per territorio, va, quindi, individuato il momento di perfezionamento della fattispecie incriminatrice, facendo riferimento, non solo alla esecuzione della condotta esteriore richiesta per la sussistenza del reato da parte dell'autore, ma, soprattutto, al momento di partecipazione al delitto da parte del minore e, quindi, alla concretizzazione dell'offesa del bene-interesse tutelato: non può dubitarsi, come argomentato dai Giudici di merito, che la percezione da parte delle vittime della condotta di adescamento si realizzava nel luogo ove le stesse minori si trovavano nel momento degli incontri via web con il C., ossia in (OMISSIS) (provincia di Milano), sicchè correttamente è stato ritenuto il Tribunale di Milano competente e non quello di Santa Maria Capua Vetere, nel cui circondario era residente l'imputato e veniva posta in essere la condotta mediante la digitazione del comando di invio dal computer.
2. Il secondo ed il terzo motivo di ricorso sono inammissibili per genericità.
I motivi prospettano deduzioni del tutto generiche, che non si confrontano specificamente con le argomentazioni svolte (p. 6) nella sentenza impugnata, confronto doveroso per l'ammissibilità dell'impugnazione, ex art. 581 c.p.p., perchè la sua funzione tipica è quella della critica argomentata avverso il provvedimento oggetto di ricorso (Sez.6, n. 20377 del 11/03/2009, Rv.243838; Sez.6, n. 22445 del 08/05/2009, Rv.244181).
Trova, dunque, applicazione il principio, già affermato da questa Corte, secondo cui, in tema di inammissibilità del ricorso per cassazione, i motivi devono ritenersi generici non solo quando risultano intrinsecamente indeterminati, ma altresì quando difettino della necessaria correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato (Sez.2, n. 19951 del 15/05/2008, Rv.240109;Sez. 5, n. 28011 del 15/02/2013, Rv. 255568; Sez.2, n. 11951 del 29/01/2014, Rv.259425).
La mancanza di specificità del motivo, invero, deve essere apprezzata non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell'impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità conducente, a mente dell'art. 591, comma 1, lett. c), all'inammissibilità del ricorso (Sez. 4, 29/03/2000, n. 5191, Barone, Rv. 216473; Sez. 1, 30/09/2004, n. 39598, Burzotta, Rv. 230634; Sez. 4, 03/07/2007, n. 34270, Scicchitano, Rv. 236945; Sez. 3, 06/07/2007, n. 35492, Tasca, Rv. 237596).
3. Il quarto motivo di ricorso è inammissibile, non soltanto perchè ripropone le medesime censure articolate con l'atto di appello, e motivatamente respinti dalla Corte territoriale, senza alcun confronto argomentativo con la sentenza impugnata (ex plurimis, Sez. 3, n. 31939 del 16/04/2015, Falasca Zamponi, Rv. 264185; Sez. 6, n. 13449 del 12/02/2014, Kasern, rv. 259456), ma anche perchè propone doglianze eminentemente di fatto, riservate al merito della decisione.
Il motivo in esame sollecita, in realtà, una rivalutazione di merito preclusa in sede di legittimità; infatti, pur essendo formalmente riferito a vizi riconducibili alle categorie del vizio di motivazione, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., è in realtà dirette a richiedere a questa Corte un inammissibile sindacato sul merito delle valutazioni effettuate dalla Corte territoriale (Sez. U, n. 2110 del 23/11/1995, Fachini, Rv. 203767; Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv. 207944; Sez. U, n. 24 del 24/11/1999, Spina, Rv. 214794).
In particolare, con le censure proposte il ricorrente non lamenta una motivazione mancante, contraddittoria o manifestamente illogica - unici vizi della motivazione proponibili ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e), -, ma una decisione erronea, in quanto fondata su una valutazione asseritamente sbagliata.
Tuttavia, nel ribadire che la Corte di Cassazione è giudice della motivazione, non già della decisione ed esclusa l'ammissibilità di una rivalutazione del compendio probatorio, va al contrario evidenziato che la sentenza impugnata ha fornito logica e coerente motivazione in ordine alla ricostruzione dei fatti, con argomentazioni prive di illogicità (tantomeno manifeste) e di contraddittorietà.
La Corte territoriale, infatti, ha affermato, con apprezzamento di fatto immune da censure, e dunque insindacabile in sede di legittimità, che la condotta del ricorrente integrava il reato contestato in quanto si era caratterizzata per 'metodi artificiosi' (intrusione in chat di gruppo utilizzata dalle minori per comunicare con i compagni di classe; sfruttamento dell'equivoco volutamente creato sul nome speso in modo da indurre le minori a pensare di essere in contatto con un compagno di classe; dichiarazione di false generalità successivamente alla ammissione di non essere un compagno di classe,) e lusinghe' (complimenti univocamente riferibili all'aspetto fisico delle interlocutrici ed alla loro sfera sessuale).
Va evidenziato che il reato di adescamento di minori si configura come reato di mera condotta a forma vincolata - descritta dal legislatore come 'qualunque atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione' - che si realizza attraverso le condotte di artifici, lusinghe o minacce.
E' indubbio che il comportamento posto in essere dall'imputato, come descritto nella sentenza impugnata rientri nelle nozioni di articifio e di lusinghe richiamate dall'art. 609-undecies c.p..
L'artificio è integrato da qualsiasi condotta costituente simulazione, dissimulazione, espediente subdolo o menzognero capace di indurre in errore per effetto della percezione di una falsa apparenza la vittima ed attirala nella trama criminosa ideata dal soggetto agente; le lusinghe sono integrate da qualsiasi atto di adulazione, di falsa gratificazione, di finte ed eccessive attenzioni al fine di accattivarsi la simpatia e la benevolenza di qualcuno per indurlo ad un determinato comportamento.
La Corte territoriale ha, quindi, ritenuto sussistente anche l'elemento soggettivo sulla base delle modalità della condotta (richiesta alle minori di mostrare il proprio corpo dinanzi alla webcam e di inviare fotografie), dimostrative della finalità perseguita dall'imputato e, cioè, che l'adescamento era atto preparatorio finalizzato alla commissione di reati sessuali ai danni delle minorenni.
E tale valutazione in fatto, adeguatamente motivata ed immune da censure, è conforme al dettato normativo che richiede per l'integrazione del reato il dolo specifico (' allo scopo di commettere i reati di cui agli artt. 600, 600-bis, 600-ter e 600-quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'art. 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies c.p.)', e cioè, la prova di una proiezione finalistica della condotta, che deve trovare una manifestazione concreta negli atti realizzati.
4. Il quinto motivo di ricorso è inammissibile.
Il ricorrente si limita a contestare la determinazione della pena in relazione al dato finale senza evidenziare errori od omissioni incorsi in tale operazioni ed asserendo, in maniera del tutto generica, che la condanna comprenderebbe anche fatti non contestati.
La doglianza, quindi, caratterizzandosi per assoluta genericità, integra la violazione dell'art. 581 c.p.p., lett. c), che nel dettare, in generale, quindi anche per il ricorso per cassazione, le regole cui bisogna attenersi nel proporre l'impugnazione, stabilisce che nel relativo atto scritto debbano essere enunciati, tra gli altri, 'I motivi, con l'indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta'; violazione che, ai sensi dell'art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c), determina, per l'appunto, l'inammissibilità dell'impugnazione stessa (cfr. Sez. 6, 30.10.2008, n. 47414, Rv. 242129; Sez. 6, 21.12.2000, n. 8596, Rv. 219087).
Del pari inammissibile è la doglianza afferente alla provvisionale liquidata in favore delle parti civili.
Costituisce, infatti, ius receptum il principio secondo il quale non è impugnabile con ricorso per cassazione la statuizione pronunciata in sede penale e relativa alla concessione e quantificazione di una provvisionale, trattandosi di decisione di natura discrezionale, meramente delibativa e non necessariamente motivata. Ne consegue che il relativo provvedimento non è impugnabile per cassazione in quanto, per sua natura insuscettibile di passare in giudicato, è destinato ad essere travolto dall'effettiva liquidazione dell'integrale risarcimento (Sez.3, n. 18663 del 27/01/2015, Rv.263486; Sez.2, n. 49016 del 06/11/2014, Rv.261054; Sez.6, n. 50746 del 14/10/2014, Rv.261536; Sez.5, n. 32899 del 25/05/2011, Rv.250934; Sez.4, n. 34791 del 23/06/2010, Rv.248348;Sez.5, n. 5001 del 17/01/2007, Rv.236068; Sez.5, n. 40410 del 18/03/2004, Rv.230105).
5. Consegue, pertanto, la declaratoria di inammissibilità del ricorso.
6. Essendo il ricorso inammissibile e, in base al disposto dell'art. 616 c.p.p., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
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 art. 609
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 art. 25
 art. 24
 art. 24
 art. 609
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 art. 581
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