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Timestamp: 2020-05-27 22:44:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22454 del 27/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22454 del 27/09/2017
Cassazione civile, sez. III, 27/09/2017, (ud. 08/03/2017, dep.27/09/2017), n. 22454
sul ricorso 24741-2015 proposto da:
T.M.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
TUSCOLANA 404, presso lo studio dell’avvocato MAURO DE CARO, che la
ATER – AZIENDA TERRITORIALE PER EDILIZIA RESID. PUBBLICA DEL COMUNE
ROMA, in persona del Direttore Generale pro tempore, Arch.
R.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLUCCI DE’ CALBOLI
20-E, presso l’AVVOCATURA di ATER, rappresentata e difesa
dall’avvocato EDMONDA ROLLI giusta procura a margine del
ROMA CAPITALE, in persona del Sindaco pro tempore Prof.
I.R.M.M., elettivamente domiciliata in ROMA, via TEMPIO DI
GIOVE 21, presso gli uffici dell’Avvocatura CAPITOLINA,
rappresentata e difesa dall’Avvocato GUGLIELMO FRIGENTI giusta
avverso la sentenza n. 2646/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Con sentenza n. 4381/13 n Tribunale di Roma rigettò la domanda proposta da T.M.A. nei confronti di dell’ATER – Azienda Territoriale Edilizia Residenziale pubblica del Comune di Roma (di seguito indicata, per brevità ATER) e di Roma Capitale volta all’accertamento del suo diritto a subentrare a S.E. nell’assegnazione dell’alloggio sito in (OMISSIS), ai sensi della L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 11, comma 5 e art. 12, comma 1, e condannò l’attrice alle spese di lite.
La Corte di appello di Roma, con sentenza pubblicata il 28 aprile 2015, rigettò l’appello proposto dalla T. avverso la sentenza di primo grado e condannò l’appellante alle spese di quel grado in favore delle appellate.
T.M.A. ha proposto ricorso per cassazione, basato su un unico motivo.
Hanno resistito con distinti controricorsi l’ATER e Roma Capitale.
2. L’unico motivo è così rubricato: “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3 e segnatamente della L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 11, comma 5 e art. 12, comma 4. Violazione e falsa applicazione dell’art. 14 preleggi”.
La ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte di merito ha ritenuto che la previsione di cui al comma 5 della L.R. Lazio n. 12 del 1999, art. 11 secondo cui nel nucleo familiare del richiedente l’assegnazione possono essere incluse anche persone non legate da vincoli di parentela, purchè la convivenza abbia carattere di stabilità, sia finalizzata alla reciproca assistenza morale e materiale, sia stata instaurata da almeno quattro anni alla data di pubblicazione del bando di concorso e dimostrata nelle forme di legge – è norma pertinente alla fase di assegnazione dell’immobile ed alla individuazione di quello che viene comunemente definito il “nucleo familiare contrattuale”, che i soggetti che possono determinare un ampliamento del nucleo familiare, ai fini del subentro nell’assegnazione dell’alloggio, sono invece individuati dal combinato disposto dell’art. 12, commi 1 e 4, predetta legge regionale e che tale indicazione, essendo finalizzata a garantire il subentro nell’assegnazione dell’alloggio al di fuori dell’ordinaria procedura per bando pubblico, e quindi in termini di eccezione, deve ritenersi assolutamente tassativa e non derogabile nè ampliabile in forza di una interpretazione estensiva o analogica.
Sostiene la ricorrente che secondo l’interpretazione da lei proposta dei predetti artt. 11 e 12, sulla base di una lettura coordinata di tali norme, “al fine di poter verificare la sussistenza del diritto al subentro” occorrerebbe verificare “se la convivenza si sia verificata nel quadriennio antecedente la richiesta di subentro o tuttalpiù nel quadriennio antecedente il decesso dell’assegnatario”.
L’art. 12 della legge in parola, rubricato “Subentro nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa e ampliamento del nucleo familiare”, nella formulazione ratione temporis applicabile al caso all’esame, stabilisce che, fatto salvo quanto previsto dai commi 2 e 3 (nella specie non rilevante), in caso di decesso o negli altri casi in cui l’assegnatario non faccia più parte del nucleo familiare, subentrano nell’assegnazione i componenti del nucleo familiare di cui all’art. 11, comma 5, originariamente assegnatario o ampliato ai sensi del comma 4, secondo l’ordine stabilito nel citato art. 11, comma 5.
Il già richiamato comma 4 dell’art. 12 indica dettagliatamente i casi in cui, per i fini di cui al comma 1, si determina l’ampliamento del nucleo familiare.
Come evidenziato nella sentenza impugnata, senza che tale affermazione sia stata censurata in questa sede, è incontestato che l’attuale ricorrente non abbia mai fatto parte del “nucleo familiare contrattuale”, nè la stessa rientra, come pure affermato dalla Corte di appello, senza che sul punto la ricorrente abbia specificamente sollevato doglianze, in una delle categorie di persone che, ai sensi dell’art. 12, comma 4, predetta legge regionale possano dar luogo al cd. ampliamento del nucleo familiare.
Alla luce di quanto precede e del chiaro tenore degli artt. 11 e 12 della norma regionale in parola – che disciplinano, l’uno, i requisiti soggettivi per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa e, l’altro, il subentro nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa e ampliamento del nucleo familiare -, non sussistono nella specie i vizi della sentenza impugnata lamentati dalla ricorrente che, peraltro, pone pure in sostanza questioni di fatto, non ammissibili in questa sede.
4. Al rigetto del ricorso consegue l’assorbimento dell’eccezione di difetto di legittimazione passiva ribadita anche in questa sede da Roma Capitale.
6. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore di ciascuna controricorrente, in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 11
 art. 12
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 11
 art. 12
 sentenza 
 art. 11
 art. 11
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 13
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