Source: https://www.laleggepertutti.it/138203_se-compro-casa-e-poi-ci-sono-crepe-il-contratto-e-valido
Timestamp: 2018-03-24 23:39:29+00:00

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Se compro casa e poi ci sono crepe il contratto è valido?
Lo sai che? Se compro casa e poi ci sono crepe il contratto è valido?
Può essere annullato il contratto di compravendita se l’acquirente non è stato informato sui problemi di staticità dell’appartamento.
Se hai comprato casa e, dopo un po’ di tempo, ti accorgi che sui muri sono comparse delle crepe e un perito di fiducia ti ha detto che la causa è un problema di staticità dell’appartamento, hai diritto all’annullamento del contratto e a ottenere la restituzione dei soldi versati. È quanto chiarito dal Tribunale di Caltanissetta in una recente sentenza [1].
Scatta l’inadempimento contrattuale nel caso in cui il venditore di un appartamento nasconde, al momento della firma del rogito, i gravi problemi di staticità dell’immobile. Detti vizi, infatti, sono suscettibili di ridurre sensibilmente il valore del bene acquistato. Ed in base alle regole del nostro codice civile, tutte le volte in cui l’acquirente, se debitamente informato in anticipo sui vizi dell’oggetto comprato, avrebbe desistito dall’affare, ritenendolo non più conveniente, ha diritto alla cosiddetta risoluzione del contratto, ossia allo scioglimento da ogni impegno assunto: in altre parole – in assenza di una composizione bonaria della vicenda, potrà fare causa al venditore per ottenere indietro il prezzo versato, dietro restituzione dell’oggetto (in questo caso l’appartamento).
Tali diritti spettano all’acquirente a prescindere dalle ragioni che hanno determinato i problemi di staticità. Per cui, si può annullare il contratto sia che l’appartamento “scricchioli” a causa di come è stato costruito (e, quindi, per responsabilità del costruttore), sia che ciò dipenda da fattori esterni come, ad esempio, da un terreno “morbido” su cui poggiano le fondamenta dell’edificio.
Non solo. La risoluzione del contratto è dovuta anche se l’acquirente, prima del rogito, ha visionato l’appartamento e lo ha ritenuto conforme alle proprie aspettative, non curandosi di farlo esaminare da un tecnico di propria fiducia per verificare eventuali problemi strutturali o degli impianti. Infatti, i vizi di staticità dipendono da fattori “occulti”, ossia non facilmente accertabili ad occhio nudo da una persona pur dotata di normale diligenza. Diverso sarebbe stato se i vizi erano facilmente visibili: si pensi, ad esempio, a una finestra che non chiuda correttamente e che isoli poco; alle mattonelle divelte, ecc.
Nel caso di specie una coppia di coniugi, dopo aver acquistato un’abitazione, si accorgeva della comparsa di crepe sui muri perimetrali e sulla pavimentazione. Solo allora gli acquirenti erano venuti a conoscenza del fatto che, in precedenza, altri immobili nella stessa strada avevano avuto un cedimento delle fondazioni, tanto che tutti i proprietari, compresi i venditori, si erano incontrati per esaminare il problema. Così i compratori hanno chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, contestando ai venditori di aver nascosto le condizioni dell’immobile. Dal canto loro, i convenuti hanno affermato che gli acquirenti avevano visionato il bene prima della stipula dell’atto e quindi ne conoscevano lo stato.
Al momento dei sopralluoghi gli acquirenti avevano notato solo «qualche leggera fessura», giacché «non era ancora divenuta evidente la reale gravità della situazione». Che, invece, era conosciuta dai venditori, i quali avevano partecipato alle «riunioni indette dai proprietari degli immobili della zona e presso l’ufficio tecnico del Comune per discutere dei problemi di stabilità geologica della zona».
I doveri del venditore e l’obbligo di informazione
Chi vende un bene – sia esso un appartamento, un telefonino, un vestito, un paio di scarpe o qualsiasi altro bene mobile o immobile – deve garantire che esso non presenti difetti di sorta. Il codice civile stabilisce infatti [2] che il venditore è tenuto a garantire che l’oggetto venduto sia esente da imperfezioni che lo rendano inutilizzabile o non idoneo all’uso a cui è destinato o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore economico. Neanche un diverso accordo inserito nel contratto potrebbe limitare tale garanzia per l’acquirente.
In tali casi il compratore può domandare a sua scelta lo scioglimento del contratto oppure la riduzione del prezzo [3].
Inoltre, il venditore è tenuto a informare correttamente l’acquirente di tutti i possibili difetti che potrebbe presentare l’oggetto acquistato – nel nostro caso l’appartamento – altrimenti è responsabile. Dall’altro lato il compratore ha diritto di ottenere lo scioglimento del contratto anche quando la cosa venduta non ha le qualità promesse o quelle essenziali per l’uso a cui è destinata [4].
Stesso discorso se il bene acquistato si riveli funzionalmente non inidoneo all’uso cui è destinato [5]: è proprio il caso di un appartamento che, presentando problemi di cedimenti e vizi di staticità, non possa essere adeguatamente vissuto e abitato senza comportare un grave rischio per la sicurezza del proprietario o degli oggetti in esso riposti.
Vendere un bene inagibile e inabitabile realizza, in sostanza, la vendita di un bene per un altro. E quindi il contratto è annullabile.
[1] Trib. Caltanissetta sent. del 30.05.2016.
[4] Art. 1497 cod. civ.
[5] Cass. sent. n. 5202/2007 secondo cui si ha il cosiddetto aliud pro alio quando «il bene venduto sia completamente diverso da quello pattuito» e dunque («appartenendo a un genere diverso») «si riveli funzionalmente del tutto inidoneo» ad attribuire all’acquirente l’utilità richiesta. In questo caso l’acquirente può chiedere, in base all’art. 1453 cod. civ., la risoluzione o l’esatto adempimento del contratto.
nella causa iscritta al n. 1416 R.G.A.C. dell’anno 2009
(A), nato a … il …, e (B), nata a … il …,
elettivamente domiciliati in …, via … n. .., presso lo studio dell’avv. …, che li rappresenta e difende giusta procura a mar- gine dell’atto di citazione;
(C), nato a … il .., e (D), nata a … il .., elettivamente domiciliati in .., via … n. .., presso lo studio dell’avv. …, che li rappresenta
e difende giusta procura a margine della comparsa di risposta;
COMUNE DI (E), in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in …, via … n. .., presso lo studio dell’avv. …, che la rappresenta e difende per procura in calce alla comparsa di co-
stituzione e risposta;
Oggetto: compravendita bene immobile
1. Con atto di citazione regolarmente notificato nel luglio 2009, (A) e (B) convenivano in giudizio (C), (D) e il Comune di
(E) esponendo:
– che in data 25 febbraio 2009 procedevano all’acquisto
dell’immobile sito in (E), via …, identificato al catasto al foglio …, part. …, sub. .., piano .., cat. …, cl. .., vani .., di proprietà dei coniugi (C) – (D), dietro il pagamento della somma di € 18.000,00;
– che al momento dei sopralluoghi, prima dell’acquisto, il be- ne si presentava in buono stato di conservazione;
– che tuttavia, a seguito delle piogge verificatesi nei mesi di febbraio e marzo del 2009, iniziavano a comparire vistose crepe sui muri perimetrali e nella pavimentazione;
– che, assunte informazioni dai vicini e presso l’Ufficio Tecni- co del Comune di (E), venivano a conoscenza del fatto che gli immobili di via …, dal civico .. al civico .., erano interessati da un cedimento delle fondazioni e che vi erano state delle riunioni per individuare la soluzione del problema, senza che i venditori li avessero informati di ciò;
– che nel giugno 2009 il Comune li diffidava a realizzare le opere necessarie per la messa in sicurezza dell’immobile.
Ritenendo sussistente la responsabilità degli alienanti per aver dolosamente sottaciuto le circostanze in parola, nonché del Comune per aver ritardato l’adozione di un provvedimento formale di inagibilità dell’immobile, chiedevano la risoluzione del contratto in oggetto, nonché il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti.
Si costituivano in giudizio i coniugi (C) – (D), i quali contestavano tutto quanto dedotto dagli attori. Rilevavano, in parti- colare, che questi ultimi avevano avuto modo di visionare più volte l’immobile e che quindi erano ben a conoscenza delle sue condizioni, tanto da tenerne conto in sede di determinazione del prezzo (notevolmente inferiore a quello di mercato). Eccepivano, inoltre, che non è ancora intervenuta una dichiarazione di inabi- tabilità dell’immobile e che, comunque, gli attori sono incorsi in decadenza, non avendo contestato i vizi nel termine di cui all’art. 1495 c.c.
Dopo l’assegnazione dei termini istruttori, si costituiva in giudizio anche il Comune di (E), il quale contestava, in primo luogo, la propria legittimazione passiva e, nel merito, deduceva l’insussistenza di una propria responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c.
Terminata l’istruttoria e mutato il giudicante, all’udienza del 25 novembre 2015 la causa veniva posta in decisione assegnando alle parti i termini di cui all’art. 190 c.p.c.
2.1. Tutto quanto sopra premesso, pare opportuno osservare che, avendo la causa ad oggetto il contratto di compravendita del 25 febbraio 2009, troveranno applicazione le disposizioni di cui agli artt. 1470 e ss. c.c.
Orbene, mette appena conto rammentare che l’art. 1476 n. 3 c.c., elencando le obbligazioni principali del venditore, pone in capo a quest’ultimo, tra le altre, quella di garantire il comprato- re dai vizi della cosa.
Il successivo art. 1490 c.c. specifica il contenuto di tale obbli- go, chiarendo che “il venditore è tenuto a garantire che la cosa ven- duta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è desti- nata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore”.
Nel caso in cui, a prescindere dalla colpa del venditore, risulti che la cosa venduta sia affetta da vizi, il legislatore, all’art. 1492 c.c., accorda al compratore due mezzi di tutela a sua scelta, con- sistenti nell’azione “redibitoria” e in quella “estimatoria”. La prima consiste nella possibilità di chiedere la risoluzione del contratto, e ciò al di fuori delle condizioni poste dall’art. 1453 c.c. in merito all’essenzialità del vizio lamentato (cfr. Cass. sez. un. 2565/88), entro i brevi termini indicati dall’art. 1495 c.c.
L’azione estimatoria (o actio quanti minoris), invece, mira ad ottenere una riduzione del prezzo di vendita ed è funzionale a tutti quei casi in cui il compratore abbia manifestato la volontà, anche implicita, di mantenere gli effetti del contratto nonostante il vizio del bene che ne costituisce oggetto.
Altra norma che potrebbe venire in rilievo ai fini di un utile inquadramento della fattispecie in esame è l’art. 1497 c.c., il qua- le statuisce che “quando la cosa venduta non ha le qualità promesse, ovvero quelle essenziali per l’uso a cui è destinata, il compratore ha diritto di ottenere la risoluzione del contratto secondo le disposizioni generali sulla risoluzione per inadempimento, purché il difetto di qua- lità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi. Tuttavia il diritto di ottenere la risoluzione è soggetto alla decadenza e alla prescrizione stabilite dall’art. 1495”.
Il vizio redibitorio (art. 1490 c.c.) e la mancanza di qualità promesse o essenziali (art. 1497 c.c.), pur presupponendo en- trambi l’appartenenza della cosa al genere pattuito, si differen- ziano in quanto il primo riguarda le imperfezioni ed i difetti inerenti al processo di produzione, fabbricazione, formazione e conservazione della cosa medesima, mentre la seconda è ineren- te alla natura della merce e concerne tutti quegli elementi essen- ziali e sostanziali che, nell’ambito del medesimo genere, influi- scono sulla classificazione della cosa in una specie, piuttosto che in un’altra (cfr. Cass. 244/97).
Il quadro di riferimento, tuttavia, non si limita ai soli dati normativi fin qui illustrati. Ed invero, altra ipotesi non espres- samente contemplata dal codice, ma compiutamente delineata dalla dottrina e dalla giurisprudenza, è quella della consegna del c.d. aliud pro alio. Tale fattispecie ricorre ogni qualvolta il bene venduto sia completamente diverso da quello pattuito in quanto, appartenendo ad un genere diverso, si riveli funzional- mente del tutto inidoneo ad assolvere la destinazione economi- co-sociale del bene venduto e, quindi, a fornire l’utilità richiesta (cfr. Cass. 18809/08; 5202/07; 14586/04; 244/97).
Il rimedio individuato in relazione a tale fattispecie è quello dell’azione contrattuale di risoluzione o di adempimento ex art. 1453 c.c., svincolata dai termini di decadenza e di prescrizione previsti dall’art. 1495 c.c.
2.2. Orbene, con riferimento al caso di specie, si rinvengono gli estremi proprio della consegna di aliud pro alio, così come prospettato dagli attori.
Sul punto assume anzitutto rilevanza l’atto pubblico di compravendita del 25 febbraio 2009, laddove si evince (all’art. 1) che oggetto di trasferimento era la “casa di abitazione” sita in (E), via …: appare chiaro, pertanto, che le parti abbiano inteso trasfe- rire un immobile idoneo ad essere destinato a civile abitazione.
Vengono poi in rilievo le dichiarazioni rese dal teste …. Que- sti, nella sua qualità di agente immobiliare, si era occupato della vendita dell’immobile in oggetto, ha specificato che, in occasione dei sopralluoghi con gli attori, erano in corso dei lavori di tin- teggiatura delle pareti, che su queste era visibile qualche leggera fessura e che non era a conoscenza dei problemi alle fondazioni dell’edificio (v. verbale di udienza del 20 aprile 2011).
Se ne ricava che, al tempo delle trattative, seppure vi fossero delle avvisaglie, costituite dalla presenza delle leggere fessure, tuttavia non era ancora divenuta evidente la reale gravità della situazione.
A nulla infatti rileva il fatto che gli attori abbiano visitato l’immobile per due volte prima dell’acquisto e che il (A) abbia effettuato una terza visita da solo, accompagnato da un murato- re di fiducia per individuare i lavori di ristrutturazione necessa- ri: come detto, infatti, all’epoca di tali sopralluoghi non era an- cora evidente l’esistenza di problemi alle fondazioni.
Al contrario, è emerso che la problematica era ben nota ai convenuti coniugi (C) – (D).
Ciò è confermato dalle dichiarazioni rese dal teste …, il quale ha rappresentato di aver conosciuto i convenuti in occasione delle riunioni indette dai proprietari degli immobili della zona e presso l’Ufficio Tecnico del Comune per discutere dei problemi di stabilità geologica della zona, il tutto quando ancora i conve- nuti erano proprietari dell’abitazione oggetto di causa. Il teste ha altresì ricordato che in occasione delle riunioni dei proprieta- ri si decise di incaricare il geom. … di effettuare le necessarie in- dagini (v. verbale ud. 20 aprile 2011 cit.).
Ad ulteriore conferma, il teste …, Dirigente della Direzione Urbanistica del Comune di (E), ha dichiarato che nel 2008 il suo Ufficio venne informato da uno dei proprietari degli edifici di via … dei problemi statici che coinvolgevano i fabbricati dal ci- vico .. al civico … Verificata l’esistenza del segnalato fenomeno di dissesto, si decise di convocare una riunione con i proprietari per discutere le modalità di intervento. Il teste ha poi specificato che gli incontri furono circa quattro e che il sig. (C) presenziò ad almeno uno di essi (v. verbale udienza 2 febbraio 2012).
Anche il teste … ha confermato che il sig. (C) fu presente ad un paio di riunioni in cui si discusse dei problemi di staticità degli edifici di via …, aggiungendo che il sig. (C) era contrario a conferire un incarico ispettivo al geom. …, “in quanto riteneva che si trattasse di lesioni di modesta entità, non espressione di un fenome- no di dissesto e dunque non tali da richiedere l’espletamento di inda- gini geologiche” (v. verbale ud. 2 febbraio 2012 cit.).
Sulla base di tali dichiarazioni (da ritenersi pienamente atten- dibili, in quanto provenienti da soggetti estranei alla vicenda negoziale per cui è causa, e non oggetto di smentita da parte dei convenuti) emerge che i coniugi (C) – (D) fossero certamente a conoscenza dei problemi di staticità dell’edificio o che, quanto- meno, fossero in corso indagini volte a verificarne la portata.
Nulla di tutto ciò è stato tuttavia riferito agli acquirenti né al tempo delle trattative, né al momento del rogito dell’atto pub- blico di vendita. Deve dunque ritenersi che i convenuti abbiano coscientemente sottaciuto un problema rilevante concernente l’immobile di loro proprietà che avrebbe certamente influito sull’esito delle trattative.
Deve infine darsi atto di quanto rilevato dal C.T.U. nominato in corso di causa (la cui relazione deve intendersi del tutto con- divisibile, in quanto redatta con corretto metodo ed esente da vizi logici), a mente del quale “l’immobile presenta i seguenti vizi e difetti:
a) le strutture portanti, i muri maestri e le pareti divisorie presen- tano fessurazioni oblique e verticali, talune anche di grave entità in quanto interessano l’intero spessore dei muri;
b) i rivestimenti dei pavimenti e dei soffitti (tappeto vinilico e pan- nelli in polistirolo) sono irrimediabilmente danneggiati sia per effetto delle fessurazioni, sia per essere stati parzialmente asportati dovendo valutare l’efficienza delle strutture sottostanti;
c) il piano di calpestio presenta cedimenti nell’ordine di alcuni cen- timetri in più parti del fabbricato;
d) le porte e gli infissi interni ed esterni, per conseguenza delle de- formazioni subite dai controtelai, non sono funzionanti;
e) gli ambienti risultano insalubri e alla base delle murature si rile- vano tracce di umidità con conseguente scrostamento dell’intonaco”.
All’esito di un confronto con i rilievi effettuati dal geom. … il 5 maggio 2009, si è rilevato un peggioramento generale delle condizioni dell’immobile e delle finiture interne, pur permanendo pressappoco lo stesso quadro fessurativo originario.
Il tecnico ha altresì individuato la causa del dissesto nel ce- dimento fondale dell’edificio e ha concluso nel senso dell’attuale inagibilità dell’immobile (v. relazione depositata il 5 marzo 2013).
Deve dunque concludersi che i convenuti coniugi (C) – (D)
hanno consegnato agli attori un bene che presentava, già al tem- po della stipula del contratto di compravendita, i problemi di staticità che avrebbero condotto alla sua inabitabilità (la quale, consistendo nell’assenza, di fatto, dei requisiti richiesti dalla legge al fine di adibire l’immobile ad abitazione, non necessita di un previo atto formale di revoca del certificato precedente- mente rilasciato dall’Amministrazione). Dovendosi pertanto l’immobile ritenere inagibile e, di conseguenza, inabitabile, deve concludersi per la configurabilità della consegna di aliud pro alio.
Ed invero, in tema di compravendita di beni immobili, si ri- tiene che configuri la consegna di aliud pro alio non solo la ven- dita di un immobile sprovvisto ab origine del certificato di abita- bilità, ma anche quella di un immobile che, pur se abitabile al momento della vendita, sia interessato da fenomeni che condur- ranno inevitabilmente alla perdita di agibilità (pur in assenza di un provvedimento formale della P.A.).
Per tali ragioni, i venditori sono incorsi in un inadempimento di non scarsa importanza che giustifica, ai sensi dell’art. 1453 c.c., l’accoglimento della domanda di risoluzione del contratto avanzata dagli attori.
Non essendo venuta in questione l’applicabilità dei rimedi di cui agli artt. 1492 e 1497 c.c., va rigettata l’eccezione di decaden- za sollevata dai convenuti in relazione all’art. 1495 c.c. che, come detto, non trova applicazione in ipotesi di aliud pro alio.
Alla risoluzione conseguono gli effetti restitutori di legge, sic- ché gli attori saranno tenuti a restituire l’immobile, mentre i convenuti dovranno restituire la somma di € 18.000,00 ricevuta a titolo di prezzo, oltre interessi al tasso legale dal 25 febbraio 2009 e sino all’effettivo soddisfo.
3. Per quanto attiene alla domanda risarcitoria avanzata dagli attori nei confronti dei convenuti (C) e (D), essa è meritevole di accoglimento (seppur nei limiti di cui infra), stante che, dall’i- struttoria, è emerso il dolo omissivo degli alienanti, i quali han- no sottaciuto agli acquirenti circostanze rilevanti relative alla staticità dell’immobile che hanno condotto alla sua inagibilità di fatto.
Ciò posto, escludendo la risarcibilità dei danni non patrimo- niali lamentati (in quanto genericamente dedotti e rimasti sprovvisti di prova alcuna), in relazione ai danni patrimoniali si rileva che nessuna prova è stata fornita in ordine al compenso versato al mediatore, sicché la relativa voce andrà esclusa.
Sono invece risarcibili le spese sostenute dagli attori e docu- mentate per il notaio, per gli interessi passivi derivanti dalla concessione del mutuo per l’acquisto dell’immobile, per l’attiva- zione dell’utenza elettrica e per la C.T.P., per un totale di € 5.884,10, oltre rivalutazione e interessi al tasso legale dalla pub- blicazione della presente sentenza e sino all’effettivo soddisfo.
4. Vanno invece rigettate le domande avanzate dagli attori nei confronti del Comune di (E).
Ed invero, la responsabilità extracontrattuale del Comune sa- rebbe stata in astratto configurabile solo ove gli attori avessero fornito la prova di un danno autonomo derivante dall’assunto ritardo dell’Ente nell’adozione dei provvedimenti relativi all’immobile in questione.
Orbene, nel caso di specie, gli attori hanno dedotto che, ove il Comune avesse tempestivamente dichiarato l’inagibilità e l’ina- bitabilità dell’immobile, il notaio non avrebbe potuto rogare l’at- to di vendita.
Impostata in questi termini, la domanda risarcitoria avanzata nei confronti del Comune non appare meritevole di accoglimen- to, in quanto gli attori non hanno fornito la prova dell’esistenza, già in epoca antecedente alla stipula del contratto, dei presup- posti per la dichiarazione di inabitabilità dell’immobile. Risulta invece che l’Ente si sia attivato mediante i propri uffici e indi- cendo tavoli tecnici con i soggetti interessati, al fine di monito- rare il problema e di individuare una soluzione.
5. In considerazione dell’esito del giudizio, giusta il principio della soccombenza, (C) e (D) vanno condannati, in solido, alla rifusione delle spese di lite sostenute dagli attori, liquidate nella misura indicata in dispositivo, tenuto conto del valore della con- troversia e dell’attività in concreto svolta nelle varie fasi del giudizio, alla luce dei parametri di cui al DMG 55/2014.
Gli attori vanno invece condannati, in solido, al pagamento delle spese di lite sostenute dal Comune, in ragione del rigetto della domanda risarcitoria avanzata nei confronti del medesimo, spese che vanno parimenti liquidate tenuto conto del valore del- la controversia e dell’attività in concreto svolta nelle varie fasi del giudizio, alla luce dei parametri di cui al DMG 55/2014.
6. Per le medesime ragioni, le spese per la C.T.U., liquidate come da separato provvedimento, vanno poste a carico di (C) e (D), in solido.
definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa doman-
da eccezione o difesa, così provvede:
1) risolve, ai sensi dell’art. 1453 c.c., il contratto di compravendita stipulato tra (A) e (B), da una parte, e (C) e (D), dall’altra, il 25 febbraio 2009, avente ad oggetto l’immobile sito in (E), via …, identificato al catasto al foglio .., part. .., sub. .., piano .., cat. .., cl. .., vani ..;
2) ordina agli attori di restituire a (C) e (D) l’immobile in pa- rola;
3) condanna (C) e (D), in solido, al pagamento in favore degli attori della somma di € 18.000,00, oltre interessi al tasso legale dal 25 febbraio 2009 e sino all’effettivo soddisfo, a ti- tolo di prezzo conseguito per la vendita;
4) condanna altresì (C) e (D), in solido, al pagamento in favo- re degli attori della somma di € 5.884,10, oltre rivalutazio- ne e interessi al tasso legale dalla pubblicazione della pre- sente sentenza e sino all’effettivo soddisfo, a titolo di risar- cimento danni;
5) condanna (C) e (D), in solido, al pagamento in favore degli attori delle spese di lite da questi sostenute, che si liquida- no in complessivi € 5.206,18, di cui € 371,18 per spese, oltre I.V.A., C.P.A. e rimborso spese forfettarie nella misura del 15%, come per legge;
6) condanna (A) e (B), in solido, al pagamento in favore del Comune di (E) delle spese di lite da questi sostenute, che si liquidano in € 3.225,00, oltre I.V.A., C.P.A. e rimborso spe- se forfettarie nella misura del 15%, come per legge;
7) pone i compensi liquidati al C.T.U. integralmente a carico di (C) e (D), in solido.
Così deciso in Caltanissetta, il 27 maggio 2016

References: sentenza 
 Art. 1497
 Cass. 
 art. 1490
 Cass. sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1453
 sentenza 
 sentenza