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Timestamp: 2019-05-21 18:06:23+00:00

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16 Ottobre 2018 | Autore: Angelo Forte
In quali casi la Corte di cassazione emette in materia civile una decisione attraverso le sue sezioni unite
Della Corte di Cassazione, e delle sue sentenze, soprattutto di quando la Cassazione si pronuncia a sezioni unite, sono ormai piene le cronache quotidiane ed al comune cittadino anche soltanto il nome della Cassazione suona ormai familiare. La frequenza con la quale i mass media si occupano, negli ultimi anni soprattutto, di questioni giuridiche legate a fatti di cronaca (talora drammatici) ha reso la cassazione un’istituzione conosciuta anche al di là della cerchia dei cosiddetti addetti ai lavori (magistrati, avvocati, cancellieri ecc.). Tuttavia la tecnicità degli argomenti legati al diritto richiederebbe una conoscenza non superficiale dei meccanismi del processo: se è utopico pensare che il comune cittadino possa conoscere in dettaglio la procedura civile o penale, non è comunque errato, anzi, è doveroso che vi sia una conoscenza di base delle regole fondamentali e delle istituzioni primarie che regolano il processo. E tra le istituzioni fondamentali c’è sicuramente la Corte di cassazione che è l’organo posto al vertice del potere giudiziario in Italia. Ha una sola sede, a Roma, e la sua principale funzione è quella di assicurare (con le sue decisioni) nel territorio nazionale l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione delle norme di diritto (la cosiddetta funzione nomofilattica della Corte di cassazione). Questa funzione viene svolta dalla Corte di cassazione in quanto essa è il tribunale di ultima istanza in sede civile e penale. La Corte si compone di sei sezioni civili (fra le quali quelle che si occupano di questioni di lavoro e tributarie) e di sette sezioni penali. Ogni sezione (che costituisce un organo giudicante a sé) si compone di un numero di cinque giudici tra i quali il presidente della sezione stessa. In alcuni casi, poi, la Corte di cassazione decide in una composizione particolare, cioè a sezioni unite e di questo, in particolare, ci occuperemo in questo articolo.
In quali casi si ricorre alle sezioni unite in ambito civile?
Abbiamo detto che la Corte di cassazione ha la funzione di assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge e l’unità del diritto nazionale.
E’ utile sapere che la legge [1] le assegna anche il compito di assicurare il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni (cioè di fare in modo che il giudice civile, ad esempio, non emetta sentenze che spetterebbero al giudice amministrativo, cioè a quello che dirime i contrasti tra cittadini e pubbliche amministrazioni) e di risolvere i conflitti di competenza tra giudici della stessa giurisdizione (ad esempio decidendo, nei casi in cui venga chiamata a pronunciarsi, se una causa civile spetti alla competenza del giudice di pace o del tribunale).
Fatta questa doverosa premessa, occorre dire che, proprio in vista del compito principale che la Corte di cassazione è chiamata a svolgere, e cioè assicurare l’uniforme interpretazione del diritto nazionale, la legge [2] prevede che essa, in determinati casi, possa decidere nella composizione definita a sezioni unite.
Le sezioni unite della Corte di cassazione sono infatti una particolare struttura della Corte, cioè un collegio di nove tra i giudici della Corte stessa, che viene chiamato a pronunciarsi in particolari casi tra i quali, principalmente, quello in cui ci sia da risolvere un contrasto sulla soluzione di una questione giuridica decisa in passato in modo opposto dalle singole sezioni semplici.
In termini più semplici: può accadere che le sei sezioni semplici civili della Corte di cassazione abbiano deciso in modo diametralmente opposto in passato, con le loro sentenze, una identica questione di diritto.
Ed allora siccome la Corte di cassazione ha, come abbiamo sottolineato, il compito essenziale di assicurare l’uniforme interpretazione del diritto nazionale, la legge prevede che il primo presidente della corte possa disporre che si pronuncino le sezioni unite allorché vengano presentati dai cittadini ricorsi per decidere i quali occorra risolvere proprio quella questione che già in passato era stata decisa in modo contrastante da diverse sentenze delle singole sezioni semplici.
In questo caso, proprio per evitare che si continuino ad avere nel tempo due orientamenti opposti per risolvere una stessa questione, vengono fatte intervenire le sezioni unite per stabilire a quale dei due opposti orientamenti si dovrà dare prevalenza, cioè quale dei due orientamenti è in effetti quello che meglio applica ciò che le norme stabiliscono (in modo, però, evidentemente oscuro).
In sostanza, quando le norme scritte dal Parlamento sono poco chiare, a tal punto che diverse sezioni della Corte di cassazione le interpretano in modo opposto, possono intervenire le sezioni unite per fornire una soluzione definitiva al contrasto di interpretazione.
Esistono poi altri casi in cui le sezioni unite sono chiamate a pronunciarsi:
– sui ricorsi presentati dai cittadini (ovviamente sempre attraverso il loro avvocato abilitato a difendere davanti alla cassazione) che presentano una questione di massima importanza;
– sui ricorsi che presentino motivi relativi alla giurisdizione (cioè nei casi in cui l’avvocato contesti che doveva essere ad esempio un giudice civile a pronunciarsi invece che un giudice amministrativo) [3].
Le sezioni unite risolvono contrasti di interpretazione di norme sorti tra le sezioni semplici
Un caso concreto di intervento delle sezioni unite?
Per comprendere più in concreto il ruolo delle sezioni unite è utile fare riferimento ad un caso concreto in cui esse sono state chiamate ad intervenire.
In passato esisteva un contrasto di interpretazione tra le singole sezioni della Corte di cassazione sul termine di prescrizione dei contributi dovuti a Inail e Inps.
Alcune sentenze della Corte di cassazione dicevano che una volta che fosse stata notificata al contribuente la cartella di pagamento, Equitalia (oggi Agenzia delle entrate – Riscossione) aveva poi cinque anni di tempo per recuperare in modo forzoso le somme indicate nella cartella stessa (cioè i contributi previdenziali non pagati dal cittadino).
Secondo, invece, altre sentenze di diverse sezioni della Corte di cassazione il termine di prescrizione a disposizione di Agenzia delle entrate – Riscossione per recuperare i contributi previdenziali non pagati dal cittadino era di dieci anni dopo la avvenuta notificazione della cartella di pagamento.
Risulta chiaro che le due opposte interpretazioni non potevano coesistere perché provocavano grande incertezza nei cittadini e nella stessa Agenzia delle entrate.
Pertanto furono chiamate a pronunciarsi le sezioni unite affinché risolvessero la questione stabilendo quale fosse il termine di prescrizione dei contributi previdenziali dopo la notificazione della cartella di pagamento.
E le sezioni unite si pronunciarono affermando [4] che il termine di prescrizione è di cinque anni.
Infatti la norma che precedentemente aveva portato ad opposte conclusioni [5] stabilisce che solo dopo il passaggio in giudicato di una sentenza (cioè solo dopo che la sentenza è diventata definitiva) il termine di prescrizione per recuperare le somme indicate nella sentenza stessa diventa di dieci anni.
Ma la cartella di pagamento, questo fu il ragionamento delle sezioni unite, non è equiparabile ad una sentenza per cui quando la cartella diventa definitiva il termine di prescrizione per recuperare le somme indicate nella cartella non diventa di dieci anni (come avviene per le sentenze quando diventano definitive), ma resta quello già previsto in generale dalla legge per i contributi previdenziali e cioè di cinque anni.
In questo modo le sezioni unite risolsero il contrasto ed assicurarono l’uniforme interpretazione della legge perché da quando fu emessa questa pronuncia l’interpretazione non è più oscillante (tenuto conto dell’altissimo valore che hanno le sentenze delle sezioni unite proprio nei casi in cui risolvono i contrasti nella interpretazione delle norme).
Le sezioni unite sono composte da nove magistrati di cassazione
[1] Art. 65 r.d. n. 12/1941.
[2] Art. 374 cod. proc. civ.
[3] Art. 360 cod. proc. civ.
[4] Cass., sezioni unite, sentenza n. 23397/2016.
[5] Art. 2953 cod. civ.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 65
 Art. 374
 Art. 360
 sentenza 
 Art. 2953