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Timestamp: 2016-12-08 06:03:30+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 174 del 06.06.2002
Interpello - Art.11, legge 27-7-2000, n. 212. Comune di ........... Istanza
prot. n. del 12/02/2002
applicazione dell'art. 4 del DPR n. 633 del 1972,
Il Comune istante dichiara di aver realizzato, nell'ambito delle
attività previste dall'articolo 7 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, alcuni parcheggi in aree adiacenti la
viabilità ordinaria, aree
individuate e destinate a parcheggio con ordinanza del Sindaco. L'istante dichiara inoltre di avere intenzione di procedere alla gestione diretta dei
parcheggi a pagamento. Chiede di conoscere se le entrate relative a tale gestione debbano essere o meno assoggettate ad IVA, considerato
che le aree oggetto dell'attività sono di proprietà dell'ente e sono da considerare pertinenze delle strade provinciali e comunali; che
all'attività di parcheggio non è connessa alcuna forma di custodia o altri servizi; che
l'attività è esercitata dal Comune in quanto pubblica autorità e che i parcheggi a pagamento presenti sul territorio sono tutti di
proprietà del Comune.
L'istante ritiene sussistere, nella fattispecie in esame, le
condizioni di non assoggettabilità ad IVA per gli introiti derivanti
dall'attività di gestione diretta dei parcheggi comunali in considerazione del carattere essenzialmente pubblicistico-istituzionale di tale
esercitata da parte dell'Amministrazione comunale che implica l'uso di poteri propri di pubblica
autorità e non concretizza esercizio d'impresa ai
sensi di quanto stabilito dall'art. 4 del DPR
Ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto ministeriale 26 aprile
2001, n. 209, "L'istanza d'interpello deve contenere a pena di
a) i dati identificativi del contribuente ed eventualmente del suo
legale rappresentante; ....... d) la sottoscrizione del contribuente o del suo legale rappresentante".
La mancanza di uno degli elementi sopra indicati costituisce un vizio
formale dell'atto che ne determina l'inammissibilità e lo rende improduttivo degli effetti tipici dell'istituto.
Nel caso in esame, l'istanza prodotta nell'interesse del comune di
....... è stata sottoscritta da ............., qualificatosi responsabile dei servizi finanziari, che, in quanto tale, non assume istituzionalmente la
rappresentanza legale dell'ente.
Ciò premesso, poiché la legittimazione alla presentazione e
sottoscrizione dell'istanza sussiste in capo al sindaco del comune, se ne deduce che l'istanza in esame
è stata prodotta e sottoscritta da persona
non legittimata. Né ricorrono, nel caso, i presupposti per l'applicazione dell'articolo 1, comma 3, del decreto ministeriale citato, che consente la
presentazione dell'istanza ai soggetti che in base a specifiche disposizioni di legge sono obbligati a porre in essere gli adempimenti tributari per
conto del contribuente (sostituti d'imposta, responsabili d'imposta, coobbligati al pagamento di tributi).
L'assoluta carenza di legittimazione ad agire di colui che ha
sottoscritto l'istanza in nome dell'ente interpellante - sottoscrizione che non ha prodotto effetti nella sfera giuridica del rappresentato in quanto
non riconducibile alla sua volontà - comporta la violazione dell'articolo 3, comma 1, lettera d) del decreto ministeriale 26 aprile 2001, n.
209, con
la conseguente inammissibilità dell'istanza prodotta.
L'articolo 4, secondo comma, n. 2), del D.P.R. 26 ottobre 1972, n.
633, prevede, tra l'altro, che si considerano comunque effettuate nell'esercizio di imprese "le cessioni di beni e le prestazioni di servizi
fatte da ... enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le associazioni ... che abbiano per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di
commerciali o agricole.".
Il successivo quarto comma del medesimo articolo 4, stabilisce,
peraltro, che "Per gli enti indicati al n. 2) del secondo comma, che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di
commerciali o agricole, si considerano effettuate nell'esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte
nell'esercizio di attività commerciali o agricole. ....".
di concorrenza di una certa importanza. ....".
In sostanza, la Direttiva comunitaria ha ritenuto necessario operare
una distinzione netta tra le attività poste in essere dall'ente nella
qualità di pubblica autorità, che esulano dal campo di applicazione
dell'IVA, e le attività inquadrabili nella nozione di attività commerciale o agricola, che, come tali, sono rilevanti ai fini dell'applicazione del
della comunità europea, con sentenza del 17 ottobre 1989, cause riunite nn. 231/87 - 129/88, ha affermato che la sua definizione non
può essere fondata
sull'oggetto o sul fine dell'attività dell'ente pubblico - già presi in considerazione da altre norme della Direttiva - ma occorre individuare il
regime giuridico applicato in base al diritto nazionale.
Ne consegue, conclude la sentenza citata, che le
in quanto pubbliche autorità "sono quelle svolte dagli enti di diritto pubblico nell'ambito del regime giuridico loro proprio, escluse le attività da essi svolte in forza dello stesso regime cui sono sottoposti gli
operatori economici privati."
Detto concetto, costituente giurisprudenza consolidata della Corte di
Giustizia, è stato ribadito dal giudice comunitario in una recente sentenza avente ad oggetto una problematica analoga a quella in esame (C-446/98 del
14 dicembre 2000 - Fazenda Pùblica / Camara Municipal do Porto).
In essa è stato espresso il principio secondo cui "la locazione di
aree destinate al parcheggio degli autoveicoli è un'attività che, allorché svolta da un ente pubblico,
è esercitata da quest'ultimo in
quanto pubblica autorità, ai sensi dell'art. 4, n. 5, primo comma, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE ..... se tale
attività è esercitata nell'ambito di un regime giuridico proprio degli enti pubblici.
Ciò si verifica quando l'esercizio di tale attività implica
l'uso di poteri propri della pubblica autorità".
Pertanto, sostiene la Corte, per poter affermare se l'ente pubblico
esercita un'attività in quanto pubblica autorità occorre operare un'attenta analisi "dell'insieme delle
modalità di svolgimento dell'attività in causa previste dal diritto nazionale".
Al riguardo, osserva la Corte "si deve rilevare che l'esercizio di
un'attività come quella in causa implichi l'uso di poteri propri della pubblica
autorità come quelli consistenti nell'autorizzare o nel limitare
il parcheggio su una strada aperta al traffico o a sanzionare con un'ammenda la sosta oltre il tempo autorizzato di parcheggio, permette di stabilire che
tale attività è sottoposta ad un regime di diritto pubblico...".
Da quanto delineato dalla giurisprudenza comunitaria emerge il
principio secondo cui la valutazione delle modalità di svolgimento
dell'attività consente di stabilire se l'ente agisce nell'ambito di un regime giuridico proprio degli enti pubblici o se, al contrario, agisce alle
Ciò premesso, si rileva che nell'ordinamento nazionale l'articolo 7
del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dispone, tra l'altro, che i comuni, nei centri abitati, al fine di tutelare profili sociali, ambientali
economici e di sicurezza della circolazione stradale, possono adottare, con ordinanza del sindaco, tutte le misure necessarie per regolamentare i
Essi, a tal fine, possono stabilire divieti, imporre obblighi e
sanzionare chiunque violi le disposizioni adottate, in nome della tutela degli interessi di tutta la
Il comune di ............., come affermato dallo stesso nell'istanza
d'interpello, ha realizzato i parcheggi nell'ambito delle attività previste dal menzionato articolo 7 del decreto legislativo n. 285 del 1992, in aree
individuate con ordinanza del Sindaco ed adiacenti la viabilità ordinaria.
Ha precisato, altresì, che esso è proprietario di tutte le aree
destinate a parcheggio e che provvederà direttamente alla gestione di dette aree.
Da quanto sopra deriva che, nel caso in esame,
l'attività di gestione
dei parcheggi, svolta in via esclusiva dall'ente nell'ambito del territorio comunale, finalizzata, nel rispetto delle leggi vigenti che disciplinano il
settore, alla tutela di interessi preminentemente pubblici, ha natura essenzialmente
pubblicistico-istituzionale. Essa implica l'uso di poteri propri della pubblica
autorità e, come tale, è sottoposta ad un regime di
Quanto sopra osservato, ritenuto che l'attività in argomento presenta
gli elementi richiesti dall'articolo 4, paragrafo 5, della VI Direttiva CEE, n.77/388 del 1977, viene meno il presupposto soggettivo per l'applicazione
del tributo e, pertanto, i proventi che il comune ritrae dalla suddetta
attività non devono essere assoggettati ad IVA.
regionale .............in data 12 febbraio 2002, viene resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo del D.M. 26 aprile 2001,
- Arezzo, 15 ore fa	Rottamazione cartelle esattoriali 2016

References: Art.11
 articolo 4
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 7