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Timestamp: 2020-06-02 17:29:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22942 del 29/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22942 del 29/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 29/09/2017, (ud. 09/06/2017, dep.29/09/2017), n. 22942
sul ricorso 12839/2015 proposto da:
COMUNE DI RIMINI, in persona del Sindaco e legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ORTIGARA 3, presso
lo studio dell’avvocato MICHELE AURELI, rappresentato e difeso dagli
avvocati WILMA MARINA BERNARDI, ASTORRE MANCINI e PIERO GIORGIO
TENTONI;
COMMERCIO & FINANZA SPA – LEASING AND FACTORING, in persona del
FEDERICO CESI 72, presso Io studio dell’avvocato LUIGI ALBISINNI,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MICHELE SESTA;
avverso la sentenza n. 1185/2013 del TRIBUNALE di RIMINI, depositata
il 13/09/2013;
1. Il Tribunale di Rimini, con sentenza n. 1185 depositata il 13 settembre 2013, ha respinto la domanda proposta dal Comune di Rimini, di condanna della società Commercio e Finanza s.p.a. – Leasing e Factoring, proprietaria dell’Hotel Audi di rimini, al rilascio dell’area in fregio al lungomare, ed ha accolto la domanda riconvenzionale, accertando l’intervenuto acquisto della proprietà dell’area in capo alla predetta società per usucapione.
2. La Corte d’appello di Bologna, con ordinanza comunicata in data 25 marzo 2015, ha dichiarato inammissibile il gravame proposto dal Comune di Rimini.
3. Ricorre il Comune di Rimini per la cassazione della sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, sulla base di cinque motivi, anche illustrati da memoria. Resiste con controricorso Commercio e Finanza spa Leasing e Factoring, che ha depositato memoria.
4. E’ stata formulata proposta di decisione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., di manifesta infondatezza del ricorso, che il Collegio condivide.
5. Con i primi due motivi di ricorso è denunciata violazione degli artt. 83,156 e 157 c.p.c. e si contesta la decisione del Tribunale sull’eccezione di nullità della procura, ritenuta tardiva e comunque, ad abundantiam, priva di fondamento.
Come affermato ripetutamente da questa Corte regolatrice, la nullità della procura speciale alle liti deve essere dedotta, ex art. 157 c.p.c., comma 2, dalla parte interessata, con conseguente onere a carico della controparte di integrare con la prima replica la lacunosità dell’atto iniziale (da ultimo, Cass. Sez. U. 07/11/2013, n. 25036). Correttamente, pertanto, il Tribunale ha rilevato la tardività dell’eccezione formulata dal Comune di Rimini soltanto nella comparsa conclusionale.
6.1. Rimane assorbito, nel rigetto dei primi due motivi, il terzo motivo di ricorso, con il quale è denunciata violazione e/o falsa applicazione degli artt. 75,77,83,100,125 c.p.c. e si contesta il mancato accertamento della eccepita carenza di potere sostanziale in capo al procuratore speciale della società convenuta, sig.ra I.A., in relazione al rapporto dedotto in giudizio.
La ritenuta tardività dell’eccezione di nullità della procura precludeva ogni accertamento in ordine alla validità della stessa.
7. Con il quarto e con il quinto motivo il ricorrente Comune di Rimini denuncia omesso esame del fatto decisivo, costituito dalla rinuncia implicita della società convenuta ad avvalersi dell’azione di usucapione, nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 1165 e 2937 c.c. e contesta il mancato rilievo, da parte del Tribunale, della indicata rinuncia.
7.1. Le doglianze sono infondate.
Il Tribunale, dopo avere rilevato la tardività dell’eccezione di interruzione del possesso ad usucapionem formulata dal Comune con riferimento alla missiva in data 10 giugno 1999, e l’ininfluenza della questione, poichè a quella data l’usucapione era già maturata, ha anche evidenziato che dalla missiva non emergeva in alcun modo la volontà della società di attribuire il diritto reale al suo titolare.
Il rilievo vale a fortiori a superare l’eccezione di rinuncia tacita all’usucapione, che è configurabile soltanto allorchè sussista incompatibilità assoluta tra il comportamento del possessore e la volontà del medesimo di avvalersi della causa di acquisto del diritto, senza possibilità di diversa interpretazione (ex plurimis, Cass. 31/08/2015, n. 17321).
8. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese, liquidate come in dispositivo. Sussistono i presupposti per i raddoppio del contributo unificato.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 157
 Cass. Sez. 
 Cass.