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Timestamp: 2019-09-22 19:11:27+00:00

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Art. 238 codice di procedura civile - Prestazione - Brocardi.it
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Articolo 238 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 238 Codice di procedura civile
Il giuramento decisorio è prestato personalmente dalla parte (1) ed è ricevuto dal giudice istruttore (2). Questi ammonisce il giurante sull'importanza [religiosa e] (3) morale dell'atto e sulle conseguenze penali delle dichiarazioni false, e quindi lo invita a giurare (4).
Il giurante, in piedi, pronuncia a chiara voce le parole: «consapevole della responsabilità che col giuramento assumo [davanti a Dio e agli uomini,] (3) giuro …» (5), e continua ripetendo le parole della formula su cui giura (6).
(1) Il giuramento decisorio va prestato personalmente dalla parte che abbia il libero esercizio del diritto oggetto di causa: in caso di soggetti incapaci, come il minore o l'interdetto, ovvero quando si tratti di una persona giuridica, il giuramento viene reso dal rappresentante legale costituito in giudizio (art. 2737 del c.c.).
Si deve escludere che il giuramento possa essere reso dalla parte per mezzo del suo procuratore speciale.
(2) In udienza viene redatto processo verbale delle dichiarazioni rese in sede di giuramento: il giurante, previa rilettura, conferma e sottoscrive.
(3) Con sentenza n. 334 dell'8 ottobre 1996 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità delle parole racchiuse tra parentesi quadra: «religiosa e»; «davanti a Dio e agli uomini».
(4) L'ammonizione segna il momento oltre il quale il deferente non può più revocare il giuramento richiesto. L'omissione o la mancata menzione nel verbale d'udienza dell'ammonizione del giudice istruttore al giurante non costituisce, tuttavia, causa di nullità del giuramento.
(5) Non è necessario che il giurante pronunci direttamente la formula, è sufficiente che il giudice la legga e la parte dica "lo giuro".
(6) L'omessa osservanza delle formalità prescritte per il giuramento (ad esempio, la mancata verbalizzazione della formula e l'omessa pronuncia della parola "giuro") comporta la nullità dello stesso, e di conseguenza il giudice istruttore (o il collegio in sede di decisione della causa, art. 281 del c.p.c.) ha il potere-dovere di disporne la rinnovazione ai sensi dell'art. 162 del c.p.c.. In caso di rinnovazione del mezzo di prova disposta dal collegio, esso viene riassunto innanzi al collegio stesso, che con la medesima ordinanza fissa anche l'udienza per l'assunzione della prova.
Per il legislatore del '40 il richiamo allo spirito religioso del giuramento costituiva il fondamento dell'istituto stesso, ma i cambiamenti sociali e giuridici avvenuti nel corso dei decenni ha reso necessaria una modificazione dell'articolo in commento che fosse in linea con i nuovi principi in tema di libertà di religione vigenti nel nostro stato (v. in tal senso la sentenza n. 344/1996 della Corte costituzionale, simile alla decisione resa in tema di giuramento dei testimoni). Quindi, oggi, l'attenzione del giurante viene attirata in particolare sull'importanza giuridica delle proprie dichiarazioni, in ragione delle conseguenze sia di natura penale che civile connesse alla eventuale affermazione del falso.
Massime relative all'art. 238 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 27026/2008
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 27026 del 12 novembre 2008)
Cass. civ. n. 20124/2004
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 20124 del 11 ottobre 2004)
All'ipotesi di mancata prestazione del giuramento decisorio di cui all'art. 239 c.p.c. è legittimamente assimilabile quella dell'aver apportato il deferito modifiche della formula ammessa dal giudice tali da alterarne l'originaria sostanza e dell'aver su tale formula modificata prestato il proprio giuramento, la relativa valutazione rientrando nell'apprezzamento di fatto del giudice di merito, non censurabile in sede di legittimità ove congruamente motivata.
Cass. civ. n. 7422/2000
Al fine della validità del giuramento non è necessario che il giurante pronunci direttamente la formula fissata dall'articolo 238, comma 2, del c.p.c., essendo sufficiente che il medesimo, chiamato a giurare, dica «lo giuro», dopo che il giudice gli abbia letto detta formula, concretizzando e riassumendo la parola «giuro» la ratio dell'efficacia di prova legale attribuita dalla legge al mezzo istruttorio in esame.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7422 del 2 giugno 2000)
Cass. civ. n. 11945/1999
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11945 del 23 ottobre 1999)
Cass. civ. n. 2299/1996
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2299 del 19 marzo 1996)
Cass. civ. n. 4052/1986
Il giuramento decisorio deve considerarsi prestato anche quando il giurante abbia apportato alla formula del giuramento aggiunte e varianti che ne costituiscano semplici chiarimenti senza alterarne la sostanza. Il relativo giudizio di valutazione, se adeguatamente motivato, non è censurabile in sede di legittimità, rientrando nell'apprezzamento di fatto del giudice di merito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4052 del 17 giugno 1986)
Cass. civ. n. 1148/1983
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1148 del 14 febbraio 1983)
Cass. civ. n. 3865/1982
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3865 del 26 giugno 1982)
Cass. civ. n. 3991/1978
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3991 del 25 agosto 1978)
Cass. civ. n. 2647/1978
Il giuramento decisorio deve considerarsi prestato anche quando il giurante abbia apportato alla formula del giuramento aggiunte e varianti che ne costituiscano semplici chiarimenti senza alternarne la sostanza. Il relativo giudizio di valutazione, adeguatamente motivato, non è censurabile in cassazione, rientrando nell'apprezzamento di fatto del giudice di merito. (Nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto viziata la motivazione del giudice di merito che aveva escluso la prestazione del giuramento — espresso in forma negativa — per il solo fatto che il giurante aveva prospettato una situazione giuridica diversa da quella inserita nella formula, senza valutare l'eventuale valore sostanziale dell'aggiunta, sotto la specie dell'estensione o della rilevanza esclusiva della precisazione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2647 del 25 maggio 1978)

References: Articolo 238

Articolo 238
 sentenza 
 art. 281
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Cass. 
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Cass. 
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Cass. 
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