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Eugenetica 2000: Peter Singer « ALEZEIA
« Le ultime ore di Terri Schiavo
In coma per due anni sentiva tutto »
Posted by ikzus su 25 luglio 2008
“Se si vuole un altro figlio, è giusto eliminare quello Down”
“I feti, i neonati e i menomati cerebrali non hanno diritto alla vita”
“Il neonato disabile deve essere ucciso prima possibile, perché poi si sviluppa un legame troppo forte tra la madre e suo figlio”
“I feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. E’ legittimo ucciderli”
“Perché limitare l’uccisione dentro il corpo della donna? E’ ipocrita far abortire all’ottavo mese e non consentire l’eutanasia neonatale”
“Non dobbiamo essere contro l’eutanasia solo perché la praticarono i nazisti. Io voglio ridurre la sofferenza”
DUE PAGINE DI INTERVISTA A PETER SINGER dal Foglio dell’11-3-2008 (qui in PDF)
Questo è il futuro che stiamo costruendo per noi e per i nostri figli.
Parla Peter Singer, guru dell’aborto eugenetico e dell’infanticidio
“I bambini handicappati non sono persone, è lecito ucciderli”. Intervista al filosofo ascoltato dai governi e boicottato da Wiesenthal. “Se si vuole un altro figlio, è giusto eliminare quello Down”.
Una mattina di aprile del 1999, decine di disabili manifestarono davanti all’ingresso della Nassau Hall, all’Università di Princeton. Quel giorno il filosofo Peter Singer avrebbe assunto la direzione della cattedra di bioetica più prestigiosa al mondo. Sylvia Nasar sul New York Times aveva appena paragonato il suo ingaggio a quello di Bertrand Russel al City College di New York. Quel giorno i disabili dell’organizzazione Not Dead Yet scandivano il loro oltraggio contro il nuovo Jeremy Bentham, lo chiamavano “l’uomo più pericoloso del mondo”. L’ateo pro life Nat Hentoff nei suoi editoriali chiedeva all’università di cacciare quel “professore dell’infanticidio”. Diane Coleman, la fondatrice di Not yet dead che aveva per anni manifestato contro Jack Kevorkian fuori dai tribunali, ha scagliato un nuovo anatema contro Singer : “Nessuno deve dimostrare di essere persona”.
George Pell, arcivescovo di Melbourne, dove Singer insegnava prima di atterrare nel Massachussets, gli ha dichiarato guerra, chiamandolo “il ministro della propaganda di Erode”. Molti studenti se ne sono andati sbattendogli la porta in faccia, chiamandolo “professor morte”. E’ nata anche una Princeton Students Against Infanticide.
A dieci anni dall’arrivo di Singer a Princeton, le proteste non sono cessate. I disabili portarono copie dei suoi scritti, su tutti l’inquietante Cosa c’è di sbagliato nell’omicidio?. Il congressman repubblicano Steven Forbes aveva scritto una lettera al rettore di Princeton, Harold Shapiro, in cui evocava il programma di eugenetica nazista e chiedeva la revoca dell’incarico a Singer. Quattordici anni prima Singer aveva scritto un libro dal titolo Should the baby live?, in cui affermava che “alcuni bambini con gravi disabilità devono essere uccisi”. Il Wall Street Journal paragonò Singer al segretario di Hitler, Martin Bormann :”Ci chiediamo cosa impedisca a Princeton di arruolare un nazista o un giapponese che non vedeva nulla di sbagliato negli esperimenti sui prigionieri di guerra”. Un deputato del congresso disse che la nomina equivaleva a “mettere Josef Mengele a capo della bioetica”. Sono soltanto alcune delle reazioni legate al nome di Singer. il professor David Oderberg, invitato dal Foglio a replicare con un articolo alle tesi di Singer, ci ha risposto che “per nulla al mondo accetterei di comparire in una pagine con Singer”. Al suo posto ha risposto Wesley Smith, grande bioeticista allievo di Ralph Nader e difensore di Terri Schiavo.
La storia di Peter Singer, principale fautore mondiale dell’utilitarismo, inizia a Treblinka, il campo di sterminio polacco dove i nazisti annientarono metà della sua famiglia. Uno dei suoi nonni, un grande rabbino, morì ad Auschwitz. I suoi avi a Vienna avevano frequentato Freud, Adler e Schnitzler, provenivano dal milieu colto della cultura mitteleuropea. Singer è stato soprannominato “il filosofo della soluzione finale”, un giornale del Massachussets lo chiama “decano della morte”. Ma sarebbe un errore fatale liquidarlo come un uomo folle, i suoi scritti sono usati nei corsi universitari in Italia, è tradotto da Einaudi, viene invitato al Festival della filosofia di Mantova, il premier spagnolo Zapatero si è avvalso della sua consulenza sul Progetto Grande Scimmia. Inoltre Singer si porta benissimo in alta società con la sua “etica sociale che determina quali vite umane abbiano un valore e quali non ne abbiano”.
Nel 1997 Singer fu invitato a tenere una conferenza sulla “dolce morte” in Svezia.
Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal organizzò il boicottaggio perché, disse, “è inaccettabile un professore di morale che giustifica l’uccisione di nuovi nati handicappati”. Secondo il New York Times la sua popolarità è simile a quella di Albert Einstein negli anni Quaranta all’Institute for Advanced Studies. Non c’è teoria filosofica che abbia scatenato più clamore di quella di Peter Singer negli ultimi cinquant’anni.
Vegetariano di sinistra, predicatore della disobbedienza, evoluzionista e socialdemocratico, paladino degli animalisti e teorico della filantropia verso l’Africa ( in Famine, Affluence and Morality ha proposto la carità per superare il debito del Terzo Mondo), sposato con una militante dell’antirazzismo pedagogico, luminare della bioetica che da sempre investe un quinto dello stipendio in opere di beneficienza, Singer ha formulato teorie che con gli anni sono diventate casi da manuale, dal Protocollo di Groningen sulla “morte bambina” alle raccomandazioni del Royal College sull’eutanasia dei neonati handicappati fino al parere del Nuffield Council on Bioethics, secondo il quale ai medici del Regno Unito dovrebbe essere imposto l’obbligo di staccare la spina ai bambini nati prima delle 22 settimane di gestazione. Singer ha anche curato le più importanti voci di Etica dell’Enciclopedia Britannica.
Il bioeticista Arthur Caplan scrive su Time che “è facile demonizzare Singer, ma è un uomo la cui risonanza merita considerazione da tutti”. per questo il Foglio ha deciso di intervistarlo. Singer ha scritto che “nei prossimi 35 anni, la visione tradizionale della santità della vita umana collasserà sotto la pressione dei progressi scientifici, demografici e tecnologici. Potrebbe accadere che solo dei superstiti, un gruppo di irriducibili fondamentalisti ignoranti difenderà l’idea che ogni vita umana, dal concepimento alla morte, sia sacrosanta”. Per questo era importante dargli la parola. Perché Peter Singer è bioetica main stream.
Iniziamo con il suo retroterra filosofico. Lei si definirebbe un pragmatista?
Certamente, sono un utilitarista e un oggettivista, anche se penso che l’etica debba essere pratica, responsabile.
Lei crede nei valori dell’illuminismo?
Sì, mi considero totalmente illuminista.
Accetta la definizione di razionalista ?
Sì, la ragione è un concetto fondamentale.
Qual è la sua idea dominante nella distinzione tra “persone” e “non persone” ?
Il fatto che un essere non sia una persona non significa che non dobbiamo nutrire preoccupazione per il suo benessere. Tutti fanno questa distinzione fra persone e altri esseri. L’essere un uomo è sufficiente e necessario per essere una persona?Se con “umano” intendiamo un “membro della specie homo sapiens”, è difficile marcare la differenza fra persone e non persone. Come può essere così cruciale questo fatto biologico dell’appartenenza alla specie? Si chiama specismo e lo specista è il più crudele dei razzisti, è uno che traccia una linea, chi è fuori manca di uno status morale. Anziché tracciare una linea di distinzione fra persone e altri esseri sulla base della specie, dobbiamo guardare a caratteristiche morali significative. C’è chi ha proposto la razionalità, altri l’autonomia, altri l’autocoscienza, altri la capacità di comprendere l’altro o desiderare un futuro. Queste sono caratteristiche moralmente significative. Ad esempio, soltanto gli esseri che hanno la capacità di comprendere che esistono possono fare dei piani per il futuro. L’uso del termine “persona” risale ai primi giorni della cristianità, con lo sviluppo della dottrina della Trinità. Boezio enfatizzò la “natura razionale” come il tratto distintivo della persona. Se assumiamo come moralmente significanti queste caratteristiche nella distinzione fra persone e altri esseri, è immediatamente evidente che non c’è fondamento nella linea tracciata fra esseri umani e altri animali. Al contrario, riguardo a queste caratteristiche, alcuni esseri umani non le hanno e alcuni animali non umani le possiedono. I feti umani, i bambini appena nati e gli esseri umani intellettualmente disabili non possiedono razionalità, autonomia, autocoscienza e capacità di comprendere che esistono nel tempo. Mentre gli scimpanzé e i grandi primati hanno queste capacità, almeno un certo grado. Su queste basi possiamo dire che alcuni esseri umani non sono persone , mentre alcuni animali non umani lo sono.
Gli esseri umani secondo lei hanno diritti naturali inerenti?
No, è un concetto sbagliato. I diritti servono per proteggere gli esseri umani, ma non sono naturali.
Lei ha rivoluzionato la bioetica e la discussione sui diritti umani. Qual è stato il suo obiettivo?
Sul piano teoretico, volevo portare rigore e consistenza all’etica. Sul piano pratico, dirigere l’attenzione sulla sofferenza e la sua riduzione. Per questo mi sono concentrato sull’obbligo dei ricchi di fare di più per assistere i più poveri del mondo, quel miliardo di persone che vivono con un dollaro al giorno. Mi sono anche concentrato sulla sofferenza indifendibile che infliggiamo sugli animali, specialmente negli allevamenti, dove costringiamo gli animali a vivere in modo orribile in modo poter avere la loro carne da mangiare, il loro latte, le loro uova. Poi c’è la sofferenza della fine della vita, con l’eutanasia permessa in Olanda, in Belgio, nell’Oregon e presto in Lussemburgo.
Se il bambino ha una condizione incompatibile con un anno o più di vita, ma sarà accompagnata da sofferenza in quel periodo, l’eutanasia è nell’interesse del bambino. E deve essere eseguita. Anche se il bambino potrà avere una vita senza eccessiva sofferenza, come nel caso della sindrome di Down, ma i genitori pensano che sia un peso eccessivo per loro e vogliono averne un altro, penso sia ragionevole considerare gli interessi del futuro bambino. I genitori possono a buon diritto dolersi che sia nato loro un bambino malformato. In questo caso l’effetto della morte del bambino sui genitori può essere una ragione per ucciderlo, piuttosto che contro. Se possiamo stabilire criteri per decidere a chi deve essere permesso di morire e chi deve essere invece curato, allora possiamo stabilire dei criteri per decidere chi dovrebbe essere ucciso.
Non tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita soltanto perché sono esseri umani. io sono dalla parte dei sostenitori della “qualità della vita”. Il feto non ha autocoscienza e alcun senso della propria esistenza nel tempo. Non può sperare, non sa cosa sia il futuro. Per questo non ha diritto alla vita. Non penso che l’uccisione di un feto o di un bambino sia moralmente equivalente con l’uccisione di un essere razionale e autocosciente.
Ovviamente uccidere un bambino non è moralmente indifferente. Ma il torto consiste nel danno alla donna incinta, che ha concepito quel bambino. La morte del feto e del bambino è una tragedia per i genitori, non per il feto o il bambino.
Qual è la sua posizione sull’aborto a nascita parziale, quando il medico in fase ultima della gravidanza uccide il bambino aspirandone il cervello?
Non è una tecnica desiderabile, ma è medicalmente necessaria. Non penso che lo stato debba comunque porsi fra la donna e il medico vietando questa tecnica. E’ un metodo da praticare per rispettare la volontà della donna che vuole interrompere la gravidanza.
Esistono ragioni morali per restringere le leggi sull’aborto?
Prima della capacità del feto di provare dolore, alle venti settimane di gestazione, non vedo alcuna giustificazione nel restringere il diritto d’aborto. A venti settimane il cervello non è ancora sviluppato fino al punto di rendere possibile la coscienza. Fino a quel punto il feto è meno sviluppato, meno consapevole delle circostanze, degli animali che ogni giorno uccidiamo per mangiarli. L’unica restrizione possibile è su come gli aborti sono eseguiti, per ridurre il dolore del feto. Non una proibizione degli aborti tardivi, ma maggiore attenzione alle tecniche per eseguirli. Il feto non è una persona, quindi nessun feto ha la pretesa alla vita di una persona.
Lei ha proposto una rivisitazione del decalogo biblico. Perché?
Perché dobbiamo squarciare il velo sui conflitti con l’etica tradizionale, compresa la proibizione dell’uccisione della vita umana innocente quando ci sono circostanze in cui farlo può essere la miglior cosa da fare.
Qual è la sua reazione quando la paragonano al nuovo Mengele?
Ho perso tre nonni nell’Olocausto, quel paragone svilisce ciò che fecero i nazisti e mi offende profondamente.
Se dovesse accettare il piano di paragone fra l’eutanasia dei nuovi nati e il programma nazista, cosa risponderebbe?
La differenza principale è che negli anni Trenta l’eutanasia era diretta dai medici per ordine del governo, io voglio che sia una decisione dei genitori in accordo con il medico. L’eutanasia nazista era razzista, diretta a modificare il volk, il popolo, mentre io propongo l’alleviazione delle sofferenze, non da parte dello stato, ma dei genitori.
C’è alcuna differenza morale fra la selezione prenatale e lo screening genetico sugli embrioni?
Sì, nel senso che è meglio per una coppia e la donna selezionare in vitro il figlio. Sono due tecniche per la scelta del figlio e l’eliminazione di disabilità.
Lei definirebbe l’aborto una procedura di uccisione ?
Sì, non uso mai eufemismi, l’aborto è omicidio. E’ l’eliminazione di un bambino. Ma non significa che non sia moralmente giustificato.
Come può giustificare gli esperimenti sugli embrioni umani e condannare quelli sulle specie animali?
Lo faccio sulla base dell’idea che l’embrione non prova dolore. E’ ovvio, l’embrione non ha sistema nervoso, non soffre per la manipolazione, l’animale sì.
In Italia c’è stata una grande discussione sulla rianimazione dei bambini prematuri. Il ministro della Salute, Livia Turco, ha detto che è “crudele” rianimarli contro la volontà dei genitori. Lei è d’accordo?
Sono d’accordo con il ministro. Per me deve esserci sempre il consenso dei genitori. I medici non sono liberi di rianimare senza autorizzazione.
Il Premio Nobel Francis Crick disse che non possiamo liquidare l’eugenetica come puro orrore nazista. James Watson la teorizza come strumento di controllo dell’evoluzione umana. Lei cosa pensa dell’eugenetica?
Se per eugenetica intendiamo ciò che fece il nazismo o la sterilizzazione forzata, dobbiamo rigettarla. Se per eugenetica invece intendiamo l’idea che i genitori selezionano le caratteristiche genetiche è un’idea positiva. E’ la diagnosi prenatale. E’ l’idea di riduzione della sofferenza. Molti parlano di ritorno dell’eugenetica, ma nelle società liberali l’eugenetica non sarà coercitivamente imposta dallo stato per il bene collettivo. E’ una scelta dei genitori
Lei quindi è favorevole alla selezione della specie attraverso la scelta eugenetica?
Sì, nel senso che sono per la totale libertà dei genitori di selezionare il proprio patrimonio genetico. Non per il bene della specie, ma a beneficio dei genitori e dei figli. Tutta la tecnologia deve essere al servizio della scelta.
Quando parliamo di vita e morte, perché le categorie del piacere e del dolore sono così importanti?
Ognuno di noi vuole evitare il dolore e ottenere il massimo grado di piacere. Quando vediamo la sofferenza in un bambino o in un animale, vogliamo fermarlo. Io ho sempre seguito questo principio nella mia vita.
Esistono valori morali assoluti?
Sì, ma dipende da cosa significa morale. Per me è sempre ridurre la sofferenza, per questo non sono un relativista.
Cosa prova quando i disabili manifestano contro di lei?
Viviamo in democrazia, ognuno ha diritto alla critica. Ma devono leggere i miei libri. Penso che siano confusi spesso, come sul fatto che non riflettano sulla terminazione di gravidanze con disabilità. Anche a Princeton ci sono dibattiti molto forti, è la natura dell’università.
Lei crede nella filantropia?
Sì, è la mia guida nella vita. Come la lotta alla povertà globale.
Sull’eutanasia dei bambini disabili, sulla base di quale fattore ne decidiamo la gravità?
I genitori e i medici insieme decidono, sulla base della prospettiva di vita del bambino, sulla capacità dei genitori di prendersene cura e cosa accadrebbe se avessero un altro bambino e se il primo venisse ucciso.
E’ a favore della Ru486?
Certamente, è un aborto sicuro e meno doloroso, deve essere permessa ovunque.
In che modo l’evoluzione darwiniana si collega al principio della qualità della vita umana?
L’evoluzione è neutrale, non è morale. Non ci sono valori, è un fatto. La comprensione dell’evoluzione passa dalla natura umana e dalla sua lettura, significa creare una società migliore.
Lei ha scritto che “non possiamo condannare l’eutanasia soltanto perché la praticarono i nazisti”. Conferma quelle parole?
Sì , perché la nuova eutanasia, l’unica degna di chiamarsi tale, è ben differente da quanto fecero i nazisti. Quella di oggi riguarda la libera scelta delle persone.
Lei avrebbe lasciato morire Terri Schiavo?
Sì, il marito aveva diritto a farlo. Era un atto ragionevole perché Terri non provava dolore in quanto non aveva coscienza. Non importa come sia morta. I malati neurovegetativi sono simili agli infanti disabili, non sono esseri coscienti, razionali, autonomi, la loro vita non ha valore intrinseco, il loro viaggio è arrivato alla fine. Sono biologicamente vivi, ma non biograficamente.
Le sue teorie furono giudicate a Norimberga
Peter Singer non crede nei diritti umani universali. La prova di questo aspetto poco discusso della sua filosofia si trova in un libro del 1994, Rethinking life and death, in cui si rende conto dell’eutanasia per quello che è : omicidio. Singer è candido nel negare l’eguaglianza umana e sostenere quella che lui definisce “etica della qualità della vita”. Nell’etica della qualità della vita, considerarsi un essere umano non è cruciale per i diritti inerenti, dal momento che Singer pensa che non tutte le vite umane abbiano un eguale valore morale inerente. Soltanto le “persone” godono del diritto alla vita.
La maggior parte di noi pensa che “persona” ed “essere umano” siano sinonimi. Non Singer. Egli eleva gli “animali non umani”, come i cani, gli elefanti e i maiali, allo status di persone, sulla base del fatto che sarebbero autocoscienti. Allo stesso tempo, egli sveste alcuni esseri umani della loro personalità, in particolare coloro che hanno disabilità cognitive e tutti i nuovi nati, perché mancherebbero di caratteristiche rilevanti come l’autocoscienza nel tempo e la capacità di ragione. Come applicazione di questa teoria, Singer abbraccia l’infanticidio.
Dal momento che un infante non ha alcun inerente diritto alla vita, un bambino può essere ucciso se i genitori e i medici decidono che questo sia il meglio. Secondo Singer l’assassinio è una risposta accettabile alle difficoltà di avere un bambino con un difetto dalla nascita. Le tesi di Singer hanno un impatto pernicioso. Se un tempo il sostegno per l’uccisione dei bambini con disabilità era un pensiero minoritario, oggi è rispettabile, perfino dominante , dopo che i medici dell’Università di Groningen hanno ammesso nel 2004 di aver praticato eutanasia su bambini profondamente disabili rispettando i termini di ciò che è stato chiamato il Protocollo di Groningen. Il Protocollo consente ai medici di uccidere o lasciar morire tre categorie di bambini malati o disabili : il bambino che non ha possibilità di sopravvivere, un fatto spesso malamente diagnosticato;il bambino che potrebbe sopravvivere dopo un periodo di trattamento intensivo ma la cui aspettativa di vita è molto negativa;il bambino che non dipende dalla tecnologia per la stabilità fisiologica ma la cui sofferenza è grave e non può essere alleviata. Questo significa che non vengono eliminati via iniezione soltanto i bambini morenti, ma anche i bambini handicappati che non hanno bisogno di cure intensive.
Dopo la Seconda guerra mondiale i medici tedeschi furono impiccati per crimini contro l’umanità per aver ucciso bambini disabili. Tuttavia, sotto la leadership di Peter Singer, l’infanticidio è diventato rispettabile. Se questo trend continuerà, dovremo scusarci per aver giustiziato quei medici.
This entry was posted on 25 luglio 2008 a 10:35	and is filed under vita. Contrassegnato da tag: aborto, embrione, etica, eugenetica, eutanasia, relativismo, verità, vita. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, oppure trackback from your own site.
11 Risposte to “Eugenetica 2000: Peter Singer”
Lindo Caprino said
8 dicembre 2008 a 11:56
Non c’è nulla da dire, solo INORRIDIRE!
31 gennaio 2009 a 16:29
Terribile! Forse non ci dovrebbe essere libertà di stampa in questi casi… qualcuno (e di già ce ne sono…) potrebbe eseguire alla lettera i suoi “insegnamenti”!!!! Dire terribile è un eufemismo…. E’ Dio che ci ha creati ed è Lui solo Lui che può riprendersi la vita che ci ha donato.
franco previte said
6 maggio 2009 a 18:15
Ma cosa sta avvenendo in Italia oggi?
Non sono le parole, le trasmissioni sul disagio psichico, ma il Parlamento che deve intervenire.
Nella favola di Hans Christian Andersen si racconta che un Re era fanatico dei vestiti, li cambiava ogni giorno, ne voleva dei nuovi, in una parola faceva impazzire i sarti di Corte.
Finalmente un giorno lo convinsero a sfilare vestito di niente ed i cortigiani dietro a reggere lo strascico inesistente.
Ma ad un tratto un bambino esclamò : “il Re è nudo”!
“Ma è vero” dissero tutti, ma il corteo proseguì, perché il Re non voleva la fine della commedia ed i cortigiani si adeguarono per non farsi ritenere incompetenti ed ignoranti.
Ora nel nostro presente succede in buona parte quanto di vero è nella favola andersiana, perché basta che uno passi come un “grande”della politica, della cultura e della comunicazione e tutti ci credono e devono star zitti.!
E’ sperabile, peraltro, che non tutti ne subiscono il “dire” ed il “fare”.
La politica mostra quotidianamente il “volto” per non spiegarci e mascherare quali “attenzioni” ha della realtà sociale e la TV di Stato in particolari circostanze ci vuole ammannire di “cose”, come Lucrezio, poeta latino suggeriva ai medici, per convincere pazienti riluttanti a bere una medicina amara, di cospargere l’orlo del calice con miele in maniera che il malato imbevesse il farmaco che restituisce la salute.
Anche se necessari, ci parlano di fondamenti giuridici con progetti di legge già pronti verso una “cosa” ritenuta prioritaria; altri di valori sociali con promesse di interventi di sostegno ed aiuti alle famiglie; altri ancora di attenzioni etiche con larghe discussioni e mediazioni estenuanti tutti tendenti alla riforma di “tutto”.
Tutti in cerca della ribalta televisiva, di destra o di sinistra che fossero, nella certezza che sposare la causa delle famiglie porta consensi, “lezioni” impartite impropriamente sul concetto “famiglia” anche dalla TV di Stato.
Ma, purtroppo, fa riscontro il silenzio di una drammatica situazione in cui “vivono” le famiglie ed i malati psichici, che da ben 31 anni, da quando hanno chiuso gli ospedali psichiatrici, attendono soluzioni per questa “patata bollente” costituita dalla riorganizzazione socio-legislativa del problema malattia mentale che tanto danno apporta alla società.
Nessuno parla sull’opportunità latente di esaminare profondamente il “problema”, né si avvertono segni, valutazioni e considerazioni della “situazione”.
Ultimo il caso della trasmissione” Porte girevoli” della rubrica Report di RAI 3, andata in onda il 3 maggio u.s., sul come vengono curati i malati mentali dopo l’applicazione delle legge 180, che ha ordinato la chiusura dei “manicomi “.
Ma i nodi vengono al pettine, come nella favola andersiana, perché la realtà nella quale molti si attendevano un raggio di speranza e di verità, è stata diversa, è stata una delusione totale !
Sarebbe stato più logico e più corretto affrontare le priorità sociali e le enormi difficoltà che subiscono le famiglie di questo tipo, dove manca la sicurezza per il futuro, la valutazione della violenza inconsapevole dei “malati”, la crisi economica e la considerazione per i casi che meritano rispetto e dare delle risposte.
La dimensione del “fenomeno” del disagio psichico nel suo sviluppo pare allargarsi in maniera tale che necessita di consistenti ed urgenti “interventi legislativi”, ripeto, per dare risposte a quelle necessità dei congiunti e della società, i quali sono costretti a far fronte quotidianamente a “fatti” che logorano, in una silenziosa sofferenza, le loro resistenze psico-.fisiche.
Abbiamo assistito nella trasmissione televisiva a rievocazioni di episodi, di personaggi o storie di malversazione, sulle quali dovrebbe calare il sipario del silenzio alla luce dei fatti ricorrenti che lasciano nell’intimo dell’opinione pubblica molte perplessità, dubbi e sconcerto.
Qualcuno ha scritto che la legge 180 non ha chiuso i “ manicomi” : ha chiuso gli ospedali psichiatrici ed ha riaperto i “manicomi”.
Quella legge di riordino dell’assistenza psichiatrica non esiste ( il Testo concordato Burani-Procaccini è sparito letteralmente dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005) e non se ne parla più).
E poi ci vengono a parlare di difesa delle famiglie.!
Vanno rivedute le norme per una proposizione che renda ragione e giustizia, perché fin’oggi questa “problematica” ha compiuto un cammino tra silenzi, demagogie, conflittualità e bugie, e non vogliamo credere, anche, verso il ”business del malato di mente”.
Se la situazione non degenera a livello di ingovernabilità della situazione lo si deve, in parte, alla presenza sul campo di Opere valide di Istituzioni Cristiane, quali i centri di accoglienza ed assistenza, tipo Opera don Orione, don Guanella, Caritas diocesane e parrocchiali.
La realtà non è paragonabile alla “favola di Andersen” od al “suggerimento di Lucrezio”, perché quella “maniera” che è in “uso” allontana la gente dalla solidarietà umana ed anche da coloro che “dicono” di pensare da cristiani.
Per concludere la “problematica” non è nelle trasmissioni televisive od altre ciarlatanerie, il problema è serio, grave ed urgente ed il Parlamento deve intervenire senza indugio con concrete soluzioni e che tengano conto della specificità della dignità umana.
7 agosto 2010 a 09:20
Lettera aperta 6 agosto 2010.
Purtroppo c’è chi vorrebbe spingere la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri, attraverso una, anche se impropria, licenza di uccidere in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate il padre della medicina che adottava il principio “Non darò a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestomi,né mai proprorò un tale consiglio”.
In Olanda dalla primavera del 2002 esiste una legge che permette di accedere all’eutanasia quando un malato è in condizione di malattia grave o di una patologia incurabile, in contrasto con la Convenzione Europea del 1999 che vieta espressamente ogni forma di eutanasia, come nel 1987 a Madrid e nel 1992 a Marbella l’Associazione Medica Mondiale si è espressa contro l’introduzione dell’eutanasia.
La Sentenza della Corte Federale Tedesca del 16 gennaio 1964 rifiuta il principio dell’eutanasia con “ogni uomo, anche il malato nella propria costituzione psichica ha il diritto ad essere rispettato nella sua dignità umana”.
Questa “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” è stata ratificata dal Suo Governo con il disegno di legge n.2121 il 20 febbraio 2009.
La medicina ed il dovere del medico sono di proteggere la salute, guarire le malattie, alleviare le sofferenze
Ma desidero fermarmi sull’ultimo “caso”, quello che ho “forgiato” quale “budget del ricoverato” che , pare, assilla i sistemi economico-finanziari ospedalieri e delle ASL, a causa dei tagli operanti dai bilanci sanitari regionali che potrebbero essere utilizzati per praticare l’eutanasia nei confronti delle persone malate, disabili, più deboli e più indifese.
In pratica, se vero, si obietta che il loro budget è troppo elevato tanto da preferire devolvere le risorse finanziarie disponibili, essendo limitate, ai casi acuti di soggetti giovani. Questo sarebbe un modo cinico di trattare il malato selezionando le maggiori prestazioni sia per età anagrafica, sia per la natura stessa della malattia.
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, per quanto, in ipotesi, avviene nelle nosocomi pubblici e privati, non abbiamo ottenuta nessuna risposta al n/s appello da parte del Suo Governo e né dal Parlamento fin dal 30 ottobre 2009 con la Petizione n.787 alla Camera dei Deputati e col n.911 al Senato della Repubblica.
Tutto quanto in ipotesi succede ha un significato altrettanto drammatico ed inquietante anche dal punto di vista sociale e sanitario, poiché si tende ad abbandonare al loro destino questi malati per lo più anziani, dimettendoli anzi tempo dalle strutture nosocomiali senza una adeguata protezione alternativa tanto da finire con l’aggravare il loro precario stato di salute in maniera irreversibile.
Il mondo della sofferenza e quello cattolico attendono con fiducia!
Chiarisca se il “budget del ricoverato” sia vero!!!in maniera urgente prima delle ventilate ipotesi di elezioni anticipate.
Non faccio politica pro o contro nessuno, ma guardo alla realtà.
previtefelice@alice.it
21 agosto 2010 a 16:37
Cala il sipario del teatrino della politica sulla disabilità psico-fisica, ma le tragedie causate dallo squilibrio mentale, restano…!
Forse, sta calando il sipario sul teatrino della politica ultimo atto, ipso facto, di una incomprensibile “commedia”, in cui gli “attori” hanno recitato il copione, durante la campagna elettorale e dopo, blaterando ipocrite promesse verso i problemi sociali più cruenti di salute pubblica, specialmente nei riguardi della malattia mentale. (Programma elettorale del 2006:”Casa delle Libertà” pag.21/14 – 17 – 19. ”Per il bene dell’Italia” Ulivo pag.71/281).
Dopo la legge 180 e 833 del 1978 accompagnata da polemiche ideologiche ed umanitarie, purtroppo quasi tutti i Ministri della Sanità ed gli Assessori Regionali alla Sanità hanno latitato, lasciando incancrenire la “piaga” e così anche il Parlamento, seppellendo nel silenzio drammi causati da menti psichicamente instabili, consumati nella solitudine delle famiglie e passando nell’indifferenza politica su evitabili tragedie.
Quante morti si sono susseguite…! e quante ne avverranno pesando sulle coscienze di chi dovrebbe provvedere.!!!
Una “presa in giro” che dura da ben 33 anni da tutti i Governi e dal Parlamento! ( la verità non si può ignorare !)
Nei dibattiti parlamentari e nelle leggi finanziarie non sono state riconosciute le urgenze di provvedimenti, anche inerenti la sicurezza dei cittadini, dovuti al mondo della sofferenza psico-fisica, onde alleviare le difficoltà sociali ed economiche delle famiglie nella gestione della malattia in cui si dibatte un proprio componente, portando sulle proprie spalle le conseguenze del disagio psichico.
La politica ancora una volta ha deluso, perseguendo solo a parole, la ben nota logica gattopardesca del voler cambiare tutto, purché nulla muti.
E’ chiaro a tutti che le tragedie quasi quotidiane, a volte annunciate, in cui protagonisti sono malati mentali traggono le loro origini da una lampante sintesi di disagio interno e da un equilibrio mentale quanto mai carente di cure appropriate.
E’ la famiglia in genere che ne risente in questa “civiltà dell’esteriorità”, ma soprattutto quella che continua a curare i propri membri malati, quella che “vive” nella solitudine e nell’isolamento per la scarsità di quella progettualità revisionale di cure e strutture residenziali terapeutiche, anche per assistenze prolungate. ( A proposito Onorevole Pierferdinando Casini dove è andato a finire il Testo Unificato Burani-Procaccini sul riordinamento dell’assistenza della malattia mentale, “sparito” dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005?).
Oggi la famiglia deve essere considerata la vera risorsa di questo Paese, valorizzandola nel far riemergere il ruolo fondamentale che ha nella società, perché istituzione naturale che la stessa riflessione dell’antica Roma non esitava a definire “principium urbis est quasi seminarium rei pubblicae (il primo semenzaio dello Stato), dando quel riconoscimento sociale che le spetta oltre a sostenerla nell’educazione e nella crescita dei figli, anche di quelli disabili ignorati totalmente dalla politica.
Abbiamo auspicato e prospettato con una Petizione del 2008 ( col n. 5 e 6 assegnate rispettivamente, alla 12° Commissione Igiene e Sanità ed alle Commissioni Riunite 12° e 3° Affari Estri del Senato della Repubblica, e col n.9 assegnata alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati), una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica che deve incarnare quei principi innovativi che da oltre 33 anni è attesa non solo dall’opinione pubblica, e saranno fortunati coloro che abiteranno in quelle Regioni che attiveranno in tempo e bene quei provvedimenti legislativi di aiuto alla patologia mentale.
Ricordiamo ancora una volta che la Chiesa con Papa Giovanni Paolo II e con Papa Ratzingher senza mezzi termini alla grande con coraggio e chiarezza hanno affrontato la tematica della malattia mentale a “viso aperto” con parole di sostegno, di denunce e di impegno rivolte alla comunità internazionale ed italiana.
Le riflessioni del Soglio Pontificio sottolineano l’urgenza inequivocabile di servizio dell’uomo libero e della società in genere verso l’uomo malato psichicamente secondo l’insegnamento del Santo Vangelo, riflessioni guidate da una crescita di sensibilità del genere umano verso i problemi sociali e con una visione pienamente umana della cruda realtà quotidiana, quale impegno di vicinanza sociale della Chiesa e dei suoi Pastori verso questi “sfortunati della vita”.
Resta sempre un monito per tutti, anche per i Signori della politica, individuare i problemi prioritari, analizzare le componenti atte ad indicare le possibili soluzioni a servizio dell’uomo e del bene comune.
Signori della politica, pur nella consapevolezza che la strada da percorrere è lunga ed insidiosa, ritengo che le umili misure da me evidenziate nella Petizione sopra citata costituiscono un passo significativo verso il “suggerimento” al Parlamento per quei provvedimenti legislativi che abbiano a cuore le esigenze e le necessità dei portatori di handicap, che sono urgentissimi, per i quali nutriamo la speranza che siano incarnati prima della fine di questa Legislatura !.
Il mondo cattolico e della sofferenza attende ed auspica una riforma dell’assistenza psichiatrica, materia molto delicata che va affrontata con urgenza, libera da proposizioni burocratiche che ne sviliscono l’applicazione e con una serena valutazione : “cosa” che non abbiamo visto dopo le promesse elettorali.
Chi ha orecchi da intendere, intenda !
28 agosto 2010 a 09:27
Ospedali Psichiatrici Giudiziari, un “risveglio” di cosa sono!.
Lungi da me voler esprime giudizi sugli articoli, “I manicomi del Belpaese da “Terre di Mezzo” pubblicato ( forse) il 17 agosto e da “Ecco i manicomi lager” pubblicato dall’Espresso ( forse) il 18 agosto 2010, la critica la lascio a chi è competente, ma siccome siamo in un Paese libero, libera è la mia constatazione nei fatti.
La situazione sociale mostra segni di grande preoccupazione in quanto la politica non ha provveduto a ritenere prioritaria, fra altre, quella degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, “scoperti misteriosamente ora quali sono, sempre oggetto di dimenticanza e disinteresse delle Istituzioni –
Di tutte le Istituzioni !
Ma andiamo con ordine su questa problematica che mi ha sempre lasciato da molti anni incredulo, “cosa” che ora lascia molto “scandaloso” e “perplesso” il Senatore Ignazio Marino già “Presidente della Commissione Parlamentare sul Servizio Sanitario Nazionale”, comportamento che mi lascia sbigottito e peraltro curioso di conoscere dove è stato fin ora il già Presidente di quella Commissione e la politica in genere!.
Debbo sottolineare per gli OPG e per l’handicap mentale in genere ho presentato con l’Opera don Orione, l’Opera don Guanella una Petizione rubricata col n.714 il 10 dicembre 1998 alla Camera dei Deputati ; col n.520 il 16 dicembre 1998 al Senato della Repubblica e poi con altre sempre con lo stesso argomento..
La mia modesta ultima Petizione ( col n.5 assegnata alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, annunciata in Aula il 28 maggio 2008 prot.n.231/s; e col n.9 assegnata alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, annunciata in Aula il 27 maggio 2009 prot. N.2008/0015270/GEN/TN), al punto 10 richiede la riforma della legge 180 e 833/1978 ed una definitiva progettazione per gli ospedali psichiatrici giudiziari, adeguando la normativa penale a quella civile in quanto le due leggi non hanno “distinto” il malato mentale responsabile di atti criminosi da quello relativamente innocuo.”
Non sono mai stati risolti con modalità urgenti la riconversione dell’OPG, dall’Amministrazione Penitenziaria a quella Sanitaria, cioè sotto la direzione del Dipartimento di Salute Mentale.
Infatti con il 31.12.1996 il Ministro della Sanità in attuazione dell’art.3 comma 5 della legge 23.12.1994 n.724 e dell’art.1 commi 20 e 21 della legge 23.12.1996 n.662 faceva obbligo alle Regioni di provvedere alla definitiva chiusura di tutti i residui psichiatrici, quindi compresi anche quelli giudiziari in atto ancora aperti.
Nessuna legge successiva, ripeto, ha previsto la chiusura degli OPG, né norme di riordino delle carceri. Si è parlato in passato di istituire nelle carceri comuni sezioni ospedaliere per questi “malati”, ma tutto è rimasto alle sole dichiarazioni dell’ex Ministro della Sanità Rosy Bindi che disse ”Per quanto riguarda i manicomi giudiziari, ho già affrontato il tema con il Ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Maria Flick e un gruppo di lavoro tra i due Ministeri metterà a punto una proposta”(testo integrale dal Settimanale “Il nostro tempo” domenica 29 dicembre 1996 anno 51 numero 48).
Ma in proposito, cosa è stato fatto?
Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari in numero di 6 con circa 1000 detenuti sono ubicati ad :
Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione dello Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli, Reggio Emilia.
Alcuni detenuti sono riusciti a passare dall’internamento in OPG all’inserimento in luoghi di cura, grazie alla Sentenza della Corte Costituzionale n.253 del 2003 in cui viene dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 222 del Codice Penale, nella parte in cui non consente al Giudice di adottare in luogo di ricovero in OPG una diversa misura di sicurezza prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure dell’infermo di mente e a far fronte ai rischi derivanti dalla sua pericolosità.
Quindi necessità di adottare strutture che sappiano dare sicurezza e curare il “malato”.
Gli ospedali Psichiatrici Giudiziari ancora aperti sono in contrasto con la legge 180, con i dettami costituzionali, con il Piano Sanitario Nazionale 2003/2005 e sono strutture poco confacenti all’infermo/detenuto ancora, ripeto, sotto le competenze del Ministero di Grazia e Giustizia, in quanto non è stata adeguata la normativa penale a quella civile.
Poco attivati interventi nel disagio psichico nelle carceri secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 22 giugno 1999 n. 230, come era nel programma del Piano Sanitario Nazionale 2003-2005- Governo Berlusconi ; nel Piano Sanitario 2006-2008 del Governo Prodi ; dai risultati del Documento Conclusivo della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica sullo stato dell’assistenza psichiatrica negli OPG Legislatura 14° Resoconto Sommario n.312 del 1 febbraio 2006 ; dalle Conclusioni del Direttore Generale delle Carceri Ministero di Grazia e Giustizia dottor Sebastiano Ardita
Secondo le dichiarazioni del Presidente della Soc. SIMSPE dr. Giulio Stagnini “le patologie psichiatriche sono in crescita esponenziale con 31.548 di solo disagio mentale tra i reclusi nelle carceri italiane ed un tasso di suicidi dieci volte superiori al mondo del liberi ( dal quotidiano “Il Tempo” di Roma del 27/9/2004.
Per lo stato in cui si trovano e nelle conclusioni riguardanti il sistema psichiatrico in Italia, ivi compreso gli OPG, è stata molto severa la Relazione del dottor Alvaro Gil-Robles “Commissario Europeo per i diritti umani”( Comm-DH 2005 ) Strasburgo 14 dicembre 2005.
E necessaria, quindi, quella legge-quadro che da tempo proponiamo, ripeto, per concretizzare in norme legislative le “necessità”, non “detenzioni indecenti” come gli OPG, o ricoveri fatiscenti” nelle strutture ospedaliere dove con una manciata di pillole si dimettono i “malati”, o con provvedimenti che non quantificano e non attuano organizzazione di servizi.
Nel contesto della regionalizzazione le singole Regioni, poi , con questa legge-quadro , devono e possono essere in grado di indirizzarsi in maniera omogenea ad emanare, successivamente, norme legislative ai sensi dell’art.117 della Costituzione non in contrasto con l’interesse nazionale e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità dei servizi uguale in tutte le Regioni garantendo sicurezza ai cittadini e tutela dei diritti per i sofferenti psichici.
Si continua nella cultura del silenzio, dell’indifferenza e del disinteresse non valutando le conseguenze causate da una carenza di progettualità per una vera diagnosi ed una vera cura per questi sofferenti di malattie mentali malgrado i segnali molto vistosi di tristi episodi causati da folli gesti che constatiamo quasi ogni giorno.
Ma ridomandiamo e ci ridomandiamo : a quante morti dobbiamo assistere?
E su quali e su quante coscienze peseranno questi morti.?
La malattia mentale che colpisce in maniera sempre crescente persone di ogni età , è una patologia che può e deve essere curata nei suoi aspetti organici e psicologici, ma in strutture valide ed adeguate, non certo come nei OPG-
Ma ribadiamo quanto più volte affermato : che sarebbe più opportuno ed utile provvedere alla pianificazione di progetti di edificazione di necessarie strutture, che formare Commissioni od Osservatori per la salute mentale, Indagini Parlamentari come quelle del Senatore Marino, o dell’Onorevole Leo Luca Orlando Presidente della Comissione Parlamentare “Sugli errori degli ospedali”, promuovere Convegni o dibattiti sui mass media, incontri elettoralistici con proclami-promesse , risvegli di tardiva rivendicazione di diritti umani in discorsi ben lontani dalla realtà, che tutto anche se dotato di buone intenzioni attivano l’affermarsi della ben logica gattopardesca di cambiare tutto purché nulla muti.
A buon intenditore poche parole bastano!
6 dicembre 2010 a 15:56
Il dissolversi dei valori etici distrugge la convivenza civile?
10 dicembre 2010 : 62°Anno della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo” voluta dalle Nazioni Unite.
a.) La famiglia (art.16).
b.) La vita ( art.3);
a.)	sono quelli che in nome di una sorte di pietà, per nulla a che vedere con la “pietas cristiana”, dichiarano che la vita attaccata al respiratore va eliminata per non soffrire la malattia, come vanno “dicendo” alcuni mass media e trasmissioni televisive di Stato;
b.)	sono quelli che, forse, si ispirano al Malthus, un economista inglese che attribuiva alla sovrappopolazione il male e le miserie sociali ;
c.)	sono quelli che riconoscono più il valore degli animali, quest’ultimi che rispettiamo e che pongono l’uomo allo stesso livello se non sotto, mentre è molto più importante valorizzare il genere umano.
24 gennaio 2011 a 14:08
Sono più importanti gli animali o gli uomini ?
La “sorte” degli animali fa parte dei diritti e dei doveri riconosciuti, giustamente, dalla “Carta dei diritti per animali domestici”( con modifiche degli artt.638 e727 Codice Penale ), e sanzionata dall’art. III-121 della Costituzione Europea, ma restiamo del parere che è autentica vergogna, davvero intollerabile, constatare la ignobile dimenticanza di persone umane “disabili fisicamente nel corpo”, sopratutto quelle persone handicappate “malate nello psiche” e delle loro famiglie, ignorati dalle Istituzioni e dalla Politica e lasciati allo “sbaraglio”, benché la Costituzione Italiana all’art.32 è molto chiara nel “rispetto della persona umana”.
Consideriamo ed esaminiamo quelle persone “malate nella psiche” e ci domandiamo : ma cosa è la malattia mentale ?
In breve, è una inclinazione, una indisposizione, definita “malattia”, che colpisce il pensiero, i comportamenti, i sentimenti della persona che induce ad una sua condotta asociale ed anomala delle relazioni umane.
In medicina sono diverse le “espressioni” di questa “malattia” che possono colpire la mente della persona, suddivisa in due grandi categorie: quella della psicosi e della nevrosi. Secondo i dati Istat nella psicosi la più importante e grave è la schizofrenia, “forma” di sofferenza psichica data da una lesione molto profonda della personalità che rende difficile il rapporto con se stesso ed il mondo esterno, mentre la nevrosi, sul cui sistema nervoso possono, a volte, agire delle concause, è più frequente e meno grave in quanto l’individuo mantiene il contato con il mondo esterno.
Ora, dopo queste povere e modeste disquisizioni “prelevate” dalla medicina, è necessario considerare un atto di giustizia e di etica urgente “voltar pagina” per questi sofferenti psichici”, carenti di ogni riconoscimento dei loro diritti, emarginati dalla mancata distinzione del loro delicatissimo problema costituito da quel disagio sociale che tanto danno apporta alla società, lasciati in una completa indifferenza da troppo tempo, situazione che preoccupa e sconcerta l’opinione pubblica.
Il segnale molto evidente che si continua a vedere nella lacuna legislativa, di riordino di questo trascurato ambito sanitario, resta quello della tanto decantata parola “riforma”, in uso, riuso ed abuso dalla politica, sopratutto nel constatare una assoluta “dimenticanza” di considerare urgente e prioritario quel necessario provvedimento legislativo diretto ad una concreta assistenza psichiatrica, che si riscontra assai negativa quasi giornalmente negli episodi di lucide follie in cui i protagonisti sono spesso giovani ed adolescenti.
E’ orami troppo lampante il vedere questo nostro Paese “andare” verso la cultura sfrenata dell’ indifferenza, dell’egoismo, del relativismo ed egoismo molto dilagante.
E’ ingiusto “colpire” gli animali domestici, come pervengono notizie dei mass media, per i quali nutriamo un profondo rispetto, ma è altresì ingiusto non considerare l’umano essere o ritenere questi “ malati” cittadini di una infima serie !
Troppo spesso questa enunciazione viene reclamizzata dai mass media e da “quanti” dovrebbero difendere i “malati” e le famiglie di questi “sfortunati della vita, “dimenticando”, molto spesso, le inefficienze sociali esistenti nel campo della disabilità.
Ma la vergogna veramente da stigmatizzare è nelle leggi 180 e 833, che hanno chiuso i “manicomi”, i vari “Progetti-Obiettivi” che si sono succeduti in Italia e la evidente “dimenticanza”di provvedimenti legislativi all’handicap in genere anche in campo europeo.
Il Legislatore Italiano non ha garantito assistenza, strutture adeguate, finanziamenti programmati atti alla prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale, prevedendo solo l’obbligo di cura solo quando il “ malato” diventa pericoloso per sé e per gli altri. Ma è troppo poco!
Signori della Politica :per le persone sofferenti di queste patologie, ripeto, quali provvedimenti legislativi sono preventivati ?
“Lottare contro l’emarginazione di chi soffre di disturbi psichici e sostenere cure e prevenzione con stanziamenti e risorse umane adeguate”, è la sintesi dell’invito del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon nel trascorso 2010 nella “Giornata Mondiale della Salute Mentale” dedicata al rapporto tra benessere psichico e malattie mentali, e secondo l’OMS sono 450 milioni le persone che soffrono di disordini mentali, dei quali circa la metà dei casi, iniziano prima dei 14 anni e dove schizofrenia e depressione sono le patologie più diffuse.
Ma questo “invito” è esteso anche all’Italia, Stato componente ed “obbligato”a sostenere i vari settori di attività delle Nazioni Unite, fondamentale indirizzo della politica estera italiana.
Ma possibile che si “dimentica” con troppa facilità queste priorità?
Chiediamo alle Istituzioni ed al Governo Berlusconi, anche a nome della pubblica opinione e delle famiglie costrette a “vivere” ogni notte ogni giorno ogni ora ogni minuto i pericoli di cui tutti noi dovremmo prendere coscienza e conoscenza, ma quali provvedimenti legislativi, ripeto, sono in “itinere” data la scarsità di risorse economiche investite nella cura di disturbi psichici in Italia e nell’evidente aumento delle patologie per dare a questo delicatissimo “problema” una definizione concreta ?
Dalla Politica e sopratutto dal Governo Berlusconi in quei 5 Punti Programmatici attendiamo un segno : quello almeno di speranza?
La nuova eugenetica « "Chi controlla il passato, controlla il futuro… (George Orwell) said
31 maggio 2011 a 18:59
[…] https://alezeia.wordpress.com/2008/07/25/eugenetica-2000-peter-singer/ […]
21 settembre 2011 a 07:07
Giornata Mondiale del Sordo e dell’Effeta.
Nel XVI° “Congresso della Federazione Mondiale dei Sordi WFD” ( World Federation of the Deaf svoltosi a Durban dal 18/24 luglio 2011 la tematica trattata è stata quella dei diritti umani e sabato 24 settembre 2011 in Roma Via Vincenzo Monti n.5 si svolgerà la “Giornata Mondiale del Sordo e dell’Effeta”, a cura del Comitato Promotore che invita le persone sorde e le loro famiglie a celebrare la ricorrenza, alle ore 17 nella Parrocchia S.S. Patroni.
Molto è stato fatto verso questa disabilità, ma ancora molto da fare da parte della comunità nel sensibilizzare le Istituzioni ai bisogni generali dei singoli e delle famiglie.
Si tratta di una realtà che talvolta rimuoviamo dai n/s pensieri e dai n/s sguardi, ma che si riaffaccia inesorabile nei momenti più tristi della n/s vita.
In ogni tempo era prioritario rappresentare le necessità di quella realtà di salute pubblica per la quale le testimonianze ai vari livelli non devono limitarsi ad attestazioni di sole parole. E’ un invito alla riflessione, alla ricerca della verità che diventa un prezioso bene per chi soffre e che si sente estraniato dagli altri.
L’intervento ad operare per lo sviluppo integrale dell’uomo, passa anche attraverso questo comparto che ha avuto sempre il diritto urgente di risposte sia legislative, che nel richiamo sociale incentrato nella formazione delle coscienze e nella denuncia di ingiustizie contro i più deboli, come nel caso in esame.
A mio sommesso avviso non sono più ammissibili le affermazioni di rispetto della Dottrina Sociale della Chiesa senza una coerente azione di sostegno, di presenza, di solidarietà, di stimolo, di un’economia solidaristica, né la pseudo conclamata solidarietà difficile da interpretare con definizioni semplicistiche o risposte sbrigative.
Se si esce dalle sterili considerazioni per entrare nel campo della realtà, allora forse nel cittadino rinasce la fiducia di non perdere quei diritti che fanno parte dell’etica civile, cioè il rispetto della dignità della persona che una progressione, anche di norme giuridiche, a volte, tentano di cancellare, perché l’esempio che viene dalla politica ci induce ad essere più egocentrici e meno altruisti, spettatori polemici o quanto meno passivi.
Abbiamo visto nella carenza di strutture e di interventi la quasi certezza che a volte ragioni ideologiche non fanno decollare soluzioni legislative di riordino di questo comparto, finendo per devolvere questa “patata bollente” alle Regioni e saranno fortunati coloro che usufruiranno della celerità nella formazione di leggi.
Ma all’aspetto sanitario, è consequenziale quello socio-economico perché è opportuno concedere sostegni economici sia ai singoli che alle famiglie, in quanto la pensione mensile dei sordomuti è di euro 260,27 e la indennità di comunicazione è di euro 243,10 mensili, sufficienti a sopravvivere !
Se poi si considera questa situazione economica come quella di altri invalidi disabili, non bisogna dimenticare le società calcistiche che “spendono “ fior di miliardi per l’acquisto e concedere iperbolici stipendi ai calciatori, non escluse altre categorie come attori, cantanti, corridori moto automobilistici, privilegi ai membri dei Consessi Pubblici, favolosi stipendi ai manager dello Stato, telefonini, auto blu, pranzi, viaggi in aereo per tutte le cariche dello Stato ecc.ecc., mentre sostano nei porti turistici milionarie “barche”, “barchette”, “barconi”, forse, in barba all’economia ed all’evasione fiscale!
Ed a proposito, si deve, inoltre, rilevare in maniera molto significativa che alcune condizioni personali d’età o sociali, associate a determinate situazioni reddituali, danno diritto all’esenzione al ticket sui medicinali, sulle prestazioni di diagnostica strumentale, ambulatoriale, di laboratorio previste dalla legge 537/1993 e modificazioni ( art.8 comma 16 ) ed hanno diritto a secondo della Regione in cui risiedono i “malcapitati”, quindi con desertificazioni di esenzione. Nella Regione Sicilia non sono tenuti nella debita considerazione gli ultra settantacinquenni !
Ci sentiamo stranieri nel n/s Paese!
Sostanzialmente, per la disabilità, si considera l’eliminazione delle molte barriere etico-sociali ancora esistenti nel consesso civile che potrebbero mettere in grado le persone disabili di svolgere le attività quotidiane, lavorative e di partecipare attivamente e materialmente alla vita sociale come i normodotati.
In conclusione una forte azione preventiva, è opportuna ed urgente, anche perché la crisi di valori e l’affermazione di disvalori accrescono la solitudine, fanno cadere le tradizionali forme di coesione sociale, sfaldando i gruppi di aggregazione, in particolare sul piano culturale come molto bene considera la “Convenzione sui diritti delle Persone con Disabilità” dell’ONU”.
La dominante cultura della n/s società sempre più chiusa ed egoistica non ci deve quindi portare a dimenticare o emarginare la sofferenza perché ciò può portare gravi conseguenze sulla salute dei cittadini.
E’ da salutare con lodevole gratitudine, perché ci ricorda una realtà che a volte dimentichiamo, il Comitato Promotore che ha programmato la “Giornata Mondiale del Sordo e dell’Effeta” tesa a realizzare quella trasformazione culturale delle persone con disabilità che non si possono considerare non più sventurati, ma cittadini a pieno titolo con pari diritti e pari opportunità, un richiamo forte nei confronti di chi nelle Istituzioni ha trovato più spazio per le parole e molto meno per tradurle in fatti concreti.
Vuol essere un richiamo per tutti perché la sofferenza, la diversità, la fragilità è un qualcosa che deve renderci sempre più consapevoli di quei valori condivisi che formano le n/s coscienze e per i quali non possiamo estraniarcene in quanto vivono tra di noi e siamo noi arbitri di un gesto e di un comportamento che li faccia sentire quel calore umano di cui hanno grande bisogno.
2 ottobre 2011 a 13:56
A <EuroparlRequestFormPetition@europarl.europarl.eu
Accusiamo ricevuta del v/s messaggio. Provvederemo quanto prima ad inviare una risposta
sabato 1 ottobre 2011 ore 12.00
Petizione al Parlamento Europeo.
Oggetto : a.) Petizione inoltrata ai sensi del Titolo 5° – art.II-104 della Costituzione Europea e dell’art.227 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
b.) Richiesta d’adozione da parte del Parlamento Europeo di una Normativa, Risoluzione, Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati membri della UE.
la Costituzione Europea al Titolo 3° art.II-81 pur riconoscendo e rispettando diritti, non ha specificatamente riconosciuta quale persona quella relativa ai portatori di handicap psichici, lasciando agli Stati membri la competenza delle politiche economiche-sanitarie, malgrado che la Commissione Europea “raccomanda” di “attribuire alla salute mentale una maggiore importanza in particolare verso bambini, giovani, persone anziane nonché sul luogo di lavoro” ( risposta alla mia Petizione n.146/99 del 29 maggio 2000 290.531 CM/412554IT doc. prot. 120359 Commissione Europea per le Petizioni.)
Mi permetto informare che ho ricevuto dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo (CEDH-LIT 1.OR [CD%] PC/ENI/ahu 4 dicembre 2008) la Sentenza di irricevibilità del mio Ricorso rubricato al n.44330/06 del 2 novembre 2006, inoltrato contro la decisione della “Commissione Europea per le Petizioni” inerente la “incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica compresa l’ambito della infermità mentale ( prot.PS/rq [02 Com.PETI (2005)D1087] del 10 gennaio 2005 Commissioni per le Petizioni UE ) e ribadita con prot. SANCO/MH/JS/cd (2006) 340616 del 19 dicembre 2006 dal Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso che ha riconfermato che “la Commissione Europea non ha alcuna intenzione di proporre una Direttiva sulla salute mentale”.
L’argomentazione indotta dalla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo, per la quale non oso esprimere alcun commento, ma considerare, fatto salvo quello di riaffermare fra i tanti, che i diritti di ciascuno “uniti nella diversità” danno “uno spazio privilegiato della speranza umana” (Preambolo Costituzione Europea ) e che “ogni persona ha diritto alla libertà ed alla sicurezza” (Titolo II° art. II-66).
E questo non si può negare a nessuno!
Ma afferma letteralmente la Sentenza di : “un diritto invocato che non figura tra i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione. ( Quale? ) Ne consegue che il Ricorso è incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione ai sensi dell’art.35/3. La decisione adotta dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo è definitiva.
Ma i diritti e le libertà sono garantiti da tutti i Trattati Internazionali !
La motivazione del Ricorso, inoltrato alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, era costituita dalla carenza nella Costituzione Europea del non aver specificatamente riconosciuta quale persona, quella relativa ai portatori di handicap psichici che, in Italia come nella UE sono in continua evoluzione e costituiscono un peso sociale e, poco sanitario, non indifferente e richiedente una specifica Normativa, Risoluzione o Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa valenza per tutti gli Stati Membri della UE, ed è la riconferma della validità della mia proposizione per la situazione in cui “vivono” i sofferenti psichici “governati” da provvedimenti sociali e sanitari diversificati in Europa.
Le persone colpite da queste patologie sono da ritenersi, per brevità, vittime in violazione di vari Trattati Internazionali, della Decisione n. 1786/2002 del Parlamento Europeo nel campo della sanità pubblica 2003/2008, della “Dichiarazione dei diritti dell’handicappato mentale” dell’ONU, della “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” dell’ONU, della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo” e soprattutto della “Costituzione Europea”, che ha suscitato tante speranze fra i sostenitori dell’integrazione politico-economica al fine dell’elaborazione di una strategia globale su scala comunitaria per la tutela della salute mentale in Europa.
Una Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2006 per migliorare la vita delle persone disabili dal 2006 al 2015 è stata diramata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ed è stata rivolta agli Stati membri della UE con l’obiettivo di integrare i diritti umani, la non discriminazione, le pari opportunità per promuovere un approccio basato sulla dimensione sociale, la salute, la protezione contro le violenze e gli abusi alle persone disabili che hanno bisogno di assistenza elevata.
A volte i trattamenti sanitari diversificano nei Paesi UE e la creazione di un quadro di riferimento comunitario per i servizi sanitari transfrontalieri ai cittadini europei potrebbero garantire una maggiore certezza del diritto a favorire la cooperazione tra i sistemi sanitari degli Stati membri, di cui non si può tralasciare la malattia mentale disattesa dalla Costituzione Europea, dal contrasto delle sopracitate Dichiarazioni e dal considerare che la Commissione Europea è Istituzione in Europa investita dai Trattati ( art.192.2) del potere d’iniziativa legislativa nell’ambito delle competenze della UE.
E’ da rilevare che lo stesso Parlamento Europeo si è espresso molto chiaramente nel “Promuovere la salute mentale degli Europei” (Risoluzione del 6 settembre 2006 ), chiedendo l’adozione di una legislazione che sancisca i principi e gli obiettivi della politica in materia di salute mentale e benessere della popolazione, invitando a ricorrere ai fondi europei e sollecitando campagne d’informazione per promuovere la salute mentale ed a destigmatizzarne i disturbi, adottando programmi di prevenzione dei suicidi ed attribuire particolare attenzione ai giovani, agli anziani ed alle condizioni lavorative.
Una legislazione nuova, Signor Presidente, non potrebbe che alleviare questo disagio sociale e risolvere il problema che attesta la necessità di una urgente ed improrogabile Normativa Comunitaria di riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica ed il Parlamento Europeo ne deve tener conto perché sia tenuta nella migliore considerazione l’esigenza dei malati e delle loro famiglie a tutt’oggi lasciate sole e per la sicurezza di tutti i cittadini.
E’ quanto mi permetto richiedere alla solidarietà di tutto l’Europarlamento, affinché il Consesso possa adottare una Normativa d’adeguamento comunitario ritenuta necessaria ed urgente e di uguale validità in tutti gli Stati UE, attesa da molto tempo dall’opinione pubblica.
Signor Presidente garantendo in maniera legislativa la tutela della salute di tutti i sofferenti psichici europei, cittadini come gli altri che necessitano ed abbisognano più degli altri di promozione della loro dignità e dei loro diritti, si garantisce la sicurezza dei cittadini UE e come diceva Dostojevskij una società va giudicata a seconda del trattamento che riserva ai malati di mente, poiché bisogna “guardarli” come persone e non solo come portatori di patologie più o meno gravi.
In attesa, porgo deferenti ossequi.

References: Sentenza 
 Sentenza 
 art.3
 art.8
 Sentenza 
 Sentenza 
 art.192