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Timestamp: 2019-03-20 08:28:44+00:00

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Tributi Comune: la decadenza
21 Marzo 2018 | Autore: Marco Borriello
Per annullare l’accertamento è importante sapere entro quando il potere dell’ente può essere esercitato. Per l’ente la notifica è eseguita appena è consegnata all’ufficio postale.
Siete proprietari di un immobile, per distrazione o per voluta negligenza, avete omesso di dichiarare tutta la superficie utile tassabile dal comune per la tassa sui rifiuti. Per questa ragione, a distanza di alcuni anni, avete ricevuto un atto di accertamento proveniente dall’ente. Tra imposte e sanzioni si tratta di una bella cifra e, pertanto, vorreste sapere se l’operato del comune è in qualche modo contestabile: ad esempio, quando si prescrive un tributo locale oppure se la legge stabilisce un termine di decadenza per queste situazioni. In particolar modo, per i tributi del Comune quando scatta la decadenza? Cerchiamo di fornire questa informazione molto importante.
1 Tributi Comune: decadenza e prescrizione
2 Tributi Comune: l’accertamento
3 Tributi Comune: quando la notifica è tempestiva?
Tributi Comune: decadenza e prescrizione
La legge [1] prescrive che l’avviso di accertamento debba essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento o la dichiarazione relativa ai locali e alle aree tassabili avrebbero dovuto essere effettuati. Nei successivi tre anni, l’agente della riscossione, investito del compito di procedere al recupero del tributo impagato ed imposto con il detto avviso, deve notificare la cartella esattoriale al contribuente che ha disatteso l’accertamento ricevuto. Detto ciò, i tributi locali, tra questi la tassa sui rifiuti e, conseguentemente, anche la cartella esattoriale, si prescrivono in cinque anni [2]. Tale conclusione è sostenuta da buona parte della giurisprudenza [3], secondo la quale, trattandosi di prestazioni di natura periodica, la prescrizione avviene in un termine più breve, rispetto a quello decennale. Non mancano, però, alcune decisioni in senso contrario, secondo le quali la prescrizione matura soltanto trascorsi dieci anni [4]. Ricordatevi che se avete ricevuto un avviso di accertamento decaduto, avete la possibilità di presentare un ricorso fondato dinanzi all’autorità giudiziaria. A questo proposito, il giudice competente per il ricorso è la Commissione Tributaria Provinciale, da attivare entro 60 giorni dal ricevimento dell’accertamento, della cartella o dell’atto (ad esempio, quello d’intimazione) che la contiene o prevede (ad esempio, un preavviso di ipoteca).
Tributi Comune: l’accertamento
Abbiamo visto in precedenza che il comune ha cinque anni di tempo per notificare al cittadino distratto l’avviso di accertamento. Per la precisione l’avviso deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento o la dichiarazione relativa ai locali e alle aree tassabili avrebbero dovuto essere effettuati. Pertanto, diventa fondamentale sapere entro che data occorre fare la dichiarazione suddetta: ebbene secondo legge essa corrisponde al 20 gennaio dell’anno successivo all’occupazione [5]. Quindi, ad esempio:
se occupavate l’immobile dal 20 marzo del 2011, la dichiarazione andava fatta entro il 20 gennaio del 2012 (cioè molti mesi dopo) e l’accertamento andava notificato, a pena di decadenza entro il 31 dicembre 2017;
viceversa, se occupavate l’immobile dal 20 dicembre del 2010, la dichiarazione andava fatta entro il 20 gennaio del 2011 (cioè solo un mese dopo) e l’accertamento andava notificato, a pena di decadenza entro il 31 dicembre 2016. Questa precisazione è molto importante, perché anche pochi giorni possono influire sulla decadenza del potere di accertamento del comune. Si tratta di una conclusione che trova conforto anche da parte della Suprema Corte di Cassazione [6].
Tributi Comune: quando la notifica è tempestiva?
In materia di atti giudiziari, e quindi anche per la notifica disposta dal comune, la comunicazione si ritiene inviata nel momento della consegna della stessa all’ufficiale giudiziario piuttosto che all’ufficio postale. Si tratta di una conclusione pacificamente sostenuta dalla giurisprudenza della Cassazione [7]. Gli ermellini precisano che in merito ad un avviso di accertamento notificato tramite il servizio postale, per verificare il rispetto del termine di decadenza che grava sull’Amministrazione finanziaria, bisogna guardare la data di spedizione dell’atto e non a quella di ricezione dello stesso. Queste affermazioni trovano conforto, altresì, nelle pronunce avvenute in merito, ad opera della Corte Costituzionale [8]. Quest’ultima, infatti, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge, nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, nel momento in cui l’atto viene ricevuto dal destinatario, invece che in quello in cui il plico viene consegnato all’ufficiale giudiziario. Pertanto, per eliminare ogni dubbio sulla data di notifica, dovete semplicemente fare caso al timbro di spedizione apposto sulla busta.
[1] Art. 1, commi dal 161 al 167 Legge 296/2006.
[3] Cass. civ. sent. n. 4283/2010 – n. 26013/2014, Ctp Cagliari sent. n. 1020/2015 – Ctp Asti sent. n. 57/2016 – Ctr Sicilia sent. n. 1473/2016 – Ctr Campania sent. n. 4803/2016.
[4] Cass. civ. sent. n. 23044/2016.
[5] Art. 70, comma 1, D.lgs 507/93.
[6] Cass. civ. sent. n. 12795/2016.
[7] Cass. civ. sent. n. 4943/2014 – ord. n. 385/2017.
[8] Corte Cost. sent. n. 477/2002.

References: Art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 70
 Cass. 
 Cass.