Source: https://www.studiocerbone.com/corte-di-cassazione-ordinanza-13-settembre-2019-n-22932-la-posizione-di-subordinazione-del-lavoratore-rispetto-al-datore-di-lavoro-comporta-la-etero-direzione-della-prestazione-lavorativa-nel-s/
Timestamp: 2019-12-16 10:37:29+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 13 settembre 2019, n. 22932 - La posizione di subordinazione del lavoratore rispetto al datore di lavoro comporta la etero-direzione della prestazione lavorativa, nel senso che compete al datore di lavoro il coordinamento, sia dal punto di vista spazio-temporale che funzionale - Studio Cerbone
Sei qui: Home » CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 13 settembre 2019, n. 22932 – La posizione di subordinazione del lavoratore rispetto al datore di lavoro comporta la etero-direzione della prestazione lavorativa, nel senso che compete al datore di lavoro il coordinamento, sia dal punto di vista spazio-temporale che funzionale
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 13 settembre 2019, n. 22932
Conversione del rapporto di lavoro – Tempo indeterminato – Differenze retributive – Applicazione della legge italiana – Prestazione lavorativa svolta in Italia
1. La Corte di appello di Roma, con la sentenza n. 2703 del 2013, in riforma della pronuncia del Tribunale della stessa sede del 16.10.2008, ritenuta la sussistenza della giurisdizione del giudice italiano, ha dichiarato la nullità dei termini apposti ai contratti intercorsi tra il B.C. e D.D., con conseguente conversione del rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato, a far data dall’1.9.97, e condanna dell’istituto a corrispondere le differenze retributive, pari ad euro 2.342,53 fino ad agosto 2006 ed euro 173,35 mensili per il periodo successivo.
3. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione il B.C. affidato a cinque motivi.
1. Con il primo motivo il B.C. ha rinnovato l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice italiano: sul punto, come si è detto, si sono pronunciate le Sezioni Unite di questa Corte che hanno rigettato la censura.
2. Con il secondo motivo si denunzia la violazione dell’art. 57 della legge n. 218 del 31.5.1995, degli artt. 3, 6 e 16 della Convenzione di Roma del 19.6.1980 in ambito CEE (ratificata e resa esecutiva con legge 18.12.1984 n. 975) nonché dell’art. 1 D.lgs. n. 368/2001 e successive modifiche e integrazioni, per avere erroneamente la Corte di merito applicato al rapporto di lavoro de quo la legge italiana nonostante la scelta negoziale delle parti di applicare la legge inglese: ciò sulla non condivisibile argomentazione che la legislazione italiana in materia di contratto a termine, prima del 2001, avesse natura di “normativa di ordine pubblico internazionale” e senza considerare che l’intero assetto negoziale facesse riferimento ad elementi, sia di fatto che di diritto, direttamente riconducibili all’Inghilterra.
3. Con il terzo motivo il ricorrente censura la violazione e falsa applicazione degli artt. 1321, 1322, 1230, 2113 cc, per avere erroneamente la Corte territoriale individuato la decorrenza del contratto a tempo indeterminato sin dall’1.9.1997, respingendo le eccezioni da esso sollevate mediante il richiamo agli accordi del 4.6.1997, 10.6.1999 e 13.5.2005, in quanto tali dichiarazioni negoziali (di cui l’ultima con effetto novativo) sebbene non ritenute valide ex art. 2113 cc, per i diritti di natura economica, dovevano essere considerate valide nella parte in cui erano stati definitivamente chiusi i precedenti rapporti contrattuali.
4. Con il quarto motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1230, 1424, 2077, 2099, anche in correlazione con l’art. 36 Cost., 2103 cc nonché la violazione e falsa applicazione degli artt. 132 cpc e 111 comma 6 Cost., per non avere la Corte territoriale, ritenendo la continuità ininterrotta di un unitario rapporto, rilevato nella valutazione comparativa tra trattamenti economici, “ante” e “post”, l’effetto novativo dell’accordo del 13.5.2005; per non avere motivato sull’assunto per il quale aveva ritenuto ricorrere una ipotesi di riduzione illegittima della retribuzione ex art. 2103 cc e per non avere considerato che la tematica controversa non era quella della legittimità o meno di una riduzione operata sul trattamento retributivo, bensì quella della comparazione tra due trattamenti economici, uno “ante” e l’altro “post” conversione dei rapporti lavorativi di diritto inglese ritenuti nulli.
5. Con il quinto motivo il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione degli artt. 2094 e 2697 cc nonché la violazione degli artt. 132 cpc e 111 Cost., per avere erroneamente la Corte territoriale, attraverso una non corretta valutazione dei documenti prodotti, riconosciuto la sussistenza di un rapporto intercorso tra le parti.
8. Negli stessi termini, ai sensi dell’art. 16 della legge 31.5.1995 n. 218, vigente ratione temporis (Cass. n. 19405/2013), è statuito che «l’applicazione di una legge straniera nell’ordinamento italiano è inibita se determina effetti contrari all’ordine pubblico, da intendere come insieme dei principi essenziali della “lex fori”» (cfr. Cass. 26.4.2013 n. 10070).
13. Ciò premesso, venendo al caso di specie, occorre evidenziare che il primo contratto è stato stipulato in data 1.9.1997 e, quindi, sotto la vigenza della legge n. 230 del 1962 che regola, pertanto, la fattispecie; non sono state allegate deroghe previste dall’autonomia privata, anche collettiva, di cui all’art. 23 legge n. 56 del 1987; in esso contratto erano assenti sia l’indicazione che la prova delle ragioni temporanee (cfr. pag. 3 della gravata sentenza).
14. Orbene, il principio di favore nei confronti del prestatore di lavoro costituiva, all’epoca della stipulazione, senza dubbio un limite di ordine pubblico internazionale all’introduzione nel nostro ordinamento, anche se richiamata, di una legge straniera che conteneva una disciplina del contratto di lavoro a termine meno favorevole di quella dettata dalla legge 18 aprile 1962 n. 230 (cfr. in termini Cass. n. 2193/1992).
17. Conseguentemente, le questioni di cui al terzo e quarto motivo sono travolte, di talché la loro trattazione diventa ininfluente, dal predetto riconoscimento di un unico rapporto di lavoro dall’1.9.97, in relazione al quale non possono spiegare alcun effetto gli accordi successivi del 10.6.99 e del 13.5.2005, intervenuti tra le parti: ciò perché non sono stati evidenziati, come acclarato dai giudici del merito con accertamento non sindacabile in sede di legittimità (cfr. Cass. n. 17328 del 2012), elementi tali da caratterizzare le suddette pattuizioni di una volontà novativa o abdicativa di precedenti diritti.
21. Inoltre, è stato affermato che, qualora il vincolo della subordinazione non sia agevolmente riscontrabile a causa del concreto atteggiarsi del rapporto di lavoro, è necessario far riferimento a criteri complementari e sussidiari i quali non assumono valenza determinante se singolarmente considerati, ma apprezzati nel loro complesso possono costituire indizi concludenti per l’esistenza di un rapporto subordinato (cfr. ex aliis Cass. 29.3.2004 n. 6224; Cass. 19.4.2010 n. 9252).
22. La Corte territoriale, nel confermare la natura subordinata del rapporto di lavoro già rilevata in primo grado, ha sottolineato conformemente all’orientamento di cui sopra, con motivazione adeguata e dalla quale è possibile evincere l’iter logico seguito, una serie di indici, come per esempio, la consegna delle buste paga, il riferimento all’inquadramento contrattuale nel 3° livello, la corresponsione di competenze proprie dei rapporti subordinati come l’indennità compensativa del trattamento previdenziale e l’indennità estero, caratterizzanti proprio la suddetta natura.
25. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02, nel testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, sempre come da dispositivo.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in complessivi euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

References: sentenza 
 art. 2113
 art. 2103
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13