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Timestamp: 2019-08-21 17:15:16+00:00

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Art. 376 codice penale: Ritrattazione | La Legge per tutti
Nei casi previsti dagli articoli 371bis, 371ter (1), 372 e 373, nonché dall’articolo 378 (2), il colpevole non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha prestato il suo ufficio o reso le sue dichiarazioni, ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento (3).
Qualora la falsità sia intervenuta in una causa civile, il colpevole non è punibile se ritratta il falso e manifesta il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva [c.p.c. 2792], anche se non irrevocabile (4).
Procedimento penale: [v. 365]; Sentenza definitiva: [v. 371]; Dibattimento:[v. 162].
Domanda giudiziale: è l’atto con cui ha inizio il processo e con cui la parte, affermando l’esistenza di una situazione di fatto o di una norma che la tutela, dichiara di volere che tale norma venga attuata e quindi invoca l’intervento dell’organo giurisdizionale.
Ritrattazione: è la dichiarazione con la quale si riconosce errata e si smentisce una propria affermazione precedente.
(1) Le parole «371ter» sono state inserite ex art. 22, l. 7-12-2000, n. 397.
(2) Le parole «,nonché dall’articolo 378» sono state inserite ex art. 1, l. 15-7-2009, n. 94.
Come emerge dalla sopracitata lettera della previsione in commento, si è ampliato il novero delle fattispecie a beneficio delle quali opera la ritrattazione, facendovi rientrare il favoreggiamento personale. Per comprendere il senso di tale correttivo, deve precisarsi che costituisce consolidato orientamento giurisprudenziale l’asserto secondo cui integra il delitto di cui all’art. 378 c.p. il fatto di chi, durante le indagini di polizia giudiziaria, si rifiuta di fornire notizie essenziali per l’identificazione del colpevole, ovvero fornisce notizie false per aiutarlo (fra le altre Cass. 20-6- 2007, n. 24161), oltre a quello in base al quale il favoreggiamento concorre con la falsa testimonianza ove le false dichiarazioni rese alla polizia vengano ripetute all’autorità giudiziaria (fra le altre Cass. 3-3-1984, n. 2035). Orbene, nella situazione delineata, ed in stretta applicazione della norma in esame, ove il reo ritrattasse, nei termini di cui all’art. 376, sarebbe esente da pena limitatamente al delitto di falsa testimonianza, non invece per il concorrente favoreggiamento personale.
Si tenga, peraltro, presente che la Corte Costituzionale, con la sentenza 30-3-1999, n. 101 (di cui si dirà nella nota che segue), ha già esteso l’operatività della causa di non punibilità della ritrattazione prevista dall’art. 376 al reato di favoreggiamento personale che sia integrato da false o reticenti dichiarazioni rese in sede di sommarie informazioni assunte dalla polizia giudiziaria che proceda su delega del pubblico ministero, ai sensi dell’art. 370, primo comma, secondo periodo, del codice di procedura penale.
Con il correttivo in commento, estendendo la non punibilità al favoreggiamento, si è inteso agevolare la corretta ricostruzione della verità processuale (eliminando il timore di conseguenze penali per il favoreggiamento perpetrato, nonostante la ritrattazione), limitando forme di aiuto sovente frutto di minacce ed intimidazioni ad opera dei soggetti ausiliati. D’altra parte, il motivo ispiratore della causa di non punibilità prevista dalla norma oggetto d’esame (consistente nell’opportunità di incoraggiare il ravvedimento attuoso del reo, privilegiando l’accertamento della verità rispetto alla pretesa punitiva) si adatta perfettamente pure al favoreggiamento personale integrato da dichiarazioni mendaci. Anche questo, infatti, viene punito in quanto comporta rallentamento o vanificazione delle investigazioni. Deve, peraltro, segnalarsi che in giurisprudenza non mancarono posizioni contrarie all’estensione della ritrattazione al delitto di favoreggiamento. A titolo esemplificativo, in occasione di un pronunciamento relativo ad una questione di legittimità costituzionale, si ebbe a ritenere perfettamente legittima tale esclusione, sostenendosi che «mentre i reati a cui si applica tale causa di non punibilità si commettono tutti per mezzo di dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, per le quali ha senso attribuire rilievo a dichiarazioni contrarie che annullano l’effetto delle prime, tale caratteristica non si rinviene nel reato di favoreggiamento, che è a forma libera e non si consuma necessariamente a mezzo di dichiarazioni: circostanza, questa, che è sufficiente a sottolineare la sostanziale diversità delle fattispecie considerate e a rendere ragione della diversità di trattamento » (Cass. 22-12-1997, n. 11984).
(3) Comma così sostituito dal d.l. 306/1992 conv. in l. 356/1992. Il testo originario era così formulato: «Nei casi preveduti dagli articoli 372 e 373, il colpevole non è punibile se, nel procedimento penale in cui ha prestato il suo ufficio, ritratta il falso e manifesta il vero prima che l’istruzione sia chiusa con sentenza di non doversi procedere, ovvero prima che il dibattimento sia chiuso, o sia rinviato a cagione della falsità». La Corte cost., con sent. 30-3-1999, n. 101, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale comma nella parte in cui non prevede la ritrattazione come causa di non punibilità per chi, richiesto dalla polizia giudiziaria, delegata dal pubblico ministero a norma dell’art. 370 c.p.p., di fornire informazioni ai fini delle indagini, abbia reso dichiarazioni false ovvero in tutto o in parte reticenti.
(4) È discusso quale sia la natura giuridica della ritrattazione: una parte della dottrina e della giurisprudenza vi identifica una causa estintiva della punibilità di carattere soggettivo, che trova il suo fondamento in una resipiscenza del soggetto e di cui può avvantaggiarsi il solo ritrattante e non anche gli eventuali correi che siano rimasti estranei alla ritrattazione; secondo un’altra parte della dottrina la ritrattazione costituisce una causa oggettiva di esclusione della punibilità, in quanto prescinde dalle condizioni psicologiche del ritrattante (che può agire anche per motivi di convenienza personale) e rimuove il pericolo di lesione al bene protetto.
Ne consegue che ne può beneficiare anche l’eventuale istigatore [v. 115].
La ritrattazione effettuata nel processo penale esclude la punibilità di una falsa testimonianza resa in un processo civile solo se interviene prima che sulla domanda giudiziale in sede civilistica sia stata pronunciata sentenza definitiva anche se non irrevocabile, tale dovendosi ritenere la sentenza emessa in primo grado, in appello o in sede di rinvio, con cui viene completamente deciso il merito.
Cassazione penale sez. VI 28 settembre 2012 n. 42502
La ritrattazione opera come causa di non punibilità del reato di falsa testimonianza se avviene nell'ambito del processo ove il teste ha prestato il suo ufficio, alla condizione prevista dalla legge ossia che sulla domanda giudiziale non sia ancora stata pronunciata sentenza definitiva, ancorché non irrevocabile.
Ufficio Indagini preliminari Napoli sez. XIII 28 giugno 2010 n. 1275
Cassazione penale sez. VI 11 giugno 2003 n. 33078
Cassazione penale sez. un. 30 ottobre 2002 n. 37503
La ritrattazione della falsa testimonianza, che è causa di non punibilità per il falso testimone, può giovare anche all'istigatore della falsità, ma a condizione che quest'ultimo si sia concretamente ed efficacemente attivato per sollecitarla.
È manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 comma 1 cost., la q.l.c. dell'art. 376, comma 1, c.p., nella parte in cui non prevede la ritrattazione come causa di non punibilità per chi, richiesto di fornire informazioni dalla polizia giudiziaria che agisca di propria iniziativa, abbia reso dichiarazioni false o reticenti, in quanto, posto che non esiste un diritto costituzionale alla ritrattazione delle false dichiarazioni rese nel processo penale e che deve quindi riconoscersi in materia un'ampia discrezionalità del legislatore, la sent. n. 424 del 2000, pronunciandosi su questione analoga, ha già escluso irrazionali contraddizioni tra la disciplina censurata e la disciplina delle dichiarazioni false o reticenti rese al p.m. o alla polizia giudiziaria che agisca su delega di questi, per le quali, invece, la causa di non punibilità, in caso di ritrattazione, è prevista.
Corte Costituzionale 14 giugno 2002 n. 244
Mentre è consentito al difensore, ai sensi dell'art. 38 del r.d.l. n. 1578 del 1933 come integrato dal codice deontologico approvato dal consiglio nazionale forense il 14 aprile 1997, di rivolgere alla controparte l'intimazione a tenere particolari adempimenti sotto comminatoria di azioni, denunce o altre sanzioni purché non sproporzionate o vessatorie, analoghi comportamenti non possono essere tenuti con i testimoni; l'art. 52 del codice deontologico, infatti, vieta all'avvocato di intrattenersi con i testimoni sulle circostanze oggetto del procedimento con forzature o suggestioni dirette a conseguire deposizioni compiacenti, a tutela della corretta amministrazione della giustizia, che potrebbe essere messa in pericolo da avvertimenti e pressioni. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del CNF di irrogazione della sanzione della censura all'avvocato che aveva invitato un teste a rivedere il contenuto della deposizione testimoniale già resa, con lettera in cui erano riprodotti gli art. 372 e 376 c.p. e cui era allegata la copia di una denuncia penale).
Cassazione civile sez. un. 26 ottobre 2000 n. 1135
La fattispecie criminosa di cui all'art. 371 bis c.p. è stata introdotta dal legislatore allo scopo di colmare la lacuna derivante dalla mancata previsione di sanzione penale nel caso in cui la falsità o la reticenza siano commesse dalla persona informata sui fatti in dichiarazioni rese al p.m. La norma è quindi del tutto analoga a quella dell'art. 372 c.p. che punisce la falsa testimonianza. Da ciò deriva che anche il reato di false informazioni al p.m. costituisce una ipotesi delittuosa specifica rispetto al reato di favoreggiamento personale che prevede qualsiasi condotta idonea a frustrare le investigazioni o le ricerche dell'autorità, mentre l'art. 372 c.p. contempla la specifica condotta di colui che depone come testimone. (Nel caso di specie la Corte suprema ha ritenuto l'esattezza della decisione secondo la quale era stata riconosciuta la sussistenza del favoreggiamento nel comportamento di più persone che si erano accordate per nascondere circostanze rilevanti idonee a favorire l'impunità di terzi e che poi avevano reso false dichiarazioni al p.m., escludendo, conseguentemente, la causa di non punibilità della ritrattazione, non prevista per il reato di favoreggiamento).
Cassazione penale sez. VI 17 febbraio 2000 n. 5255
Non è manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 376 comma 1 c.p., nella parte in cui tale disposizione non prevede che la causa di non punibilità ivi prevista sia applicabile anche alla ritrattazione delle dichiarazioni false o reticenti rese alla polizia giudiziaria allorché questa abbia agito di propria iniziativa.
Tribunale Salerno 17 dicembre 1999
Tribunale Ivrea 29 novembre 1999
È manifestamente inammissibile la q.l.c., in riferimento all'art. 3 cost., dell'art. 376 comma 1 c.p., nella parte in cui non prevede l'applicabilità della causa di non punibilità della ritrattazione al reato di favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) che sia commesso mediante false o reticenti dichiarazioni rese, nel corso delle indagini preliminari, alla polizia giudiziaria operante su delega del p.m., a norma dell'art. 370 comma 1 c.p.p. Con la sent. n. 101 del 1999 la norma denunciata è già stata dichiarata incostituzionale nel senso e nei termini prospettati dal remittente.
Corte Costituzionale 17 giugno 1999 n. 247
In tema di falsa testimonianza, poiché la ritrattazione è circostanza di esclusione della punibilità di carattere soggettivo, i suoi effetti non si estendono all'istigatore della falsa testimonianza, a meno che questi abbia apportato un decisivo contributo causale alla neutralizzazione del fatto lesivo dell'interesse alla realizzazione del "giusto processo", come nell'ipotesi in cui abbia indotto l'autore della falsa testimonianza a ritrattare la deposizione reticente o contraria al vero.
Cassazione penale sez. VI 24 maggio 1996 n. 8892

References: sentenza 
 Sentenza 
 art. 22
 art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 372