Source: https://www.amtmail.it/2018/04/18/il-giudicato-tributario/
Timestamp: 2020-02-19 01:25:49+00:00

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ASSOCIAZIONE MAGISTRATI TRIBUTARI | Sito Ufficiale » IL GIUDICATO TRIBUTARIO
In riferimento, poi, all’estensione del giudicato nei confronti di colui che sia divenuto successore di una parte dopo il passaggio in giudicato della sentenza va rilevato che la detta estensione è prevista dall’art.2909 c.c., norma che ha evidente riferimento all’acquisto del diritto successivamente alla definizione del processo, per l’elementare considerazione che colui che succeda durante il processo diviene parte di esso e come tale deve essere trattato anche per quanto concerne il passaggio in giudicato della sentenza (che fa stato tra le parti ex art.2909 c.c.).
In proposito è opportuno ricordare che recentemente il Giudice di legittimità ha ritenuto che è rilevabile di ufficio la c.d. eccezione di giudicato (interno o esterno) non solo qualora emerga dagli atti prodotti nel giudizio di merito, ma anche se il giudicato si sia formato dopo la pronuncia della sentenza impugnata. Questo perché il giudicato non può essere incluso nel fatto, essendo invece assimilabile alla norma che disciplina il caso concreto e partecipando quindi della natura dei comandi giuridici “…il suo accertamento, pertanto, non costituisce un patrimonio esclusivo delle parti, ma, mirando ad evitare la formazione di giudicati contrastanti, conformemente al principio del ne bis in idem, corrisponde ad un preciso interesse pubblico, sotteso alla funzione primaria del processo, e consistente nell’eliminazione dell’incertezza delle situazioni giuridiche attraverso la stabilità della decisione. Tale garanzia di stabilità, collegata all’attuazione dei principi costituzionali del giusto processo e della ragionevole durata, non trova ostacolo nell’art.372 c.p.c. il quale, riferendosi esclusivamente ai documenti che potevano essere prodotti nel giudizio di merito, non si estende a quelli attestanti la successiva formazione del giudicato, i quali, comprovando la sopravvenuta formazione di una regola juris, cui il giudice ha il dovere di conformarsi, attengono ad una circostanza che incide sullo stesso interesse delle parti alla decisione, e sono quindi riconducibili alla categoria dei documenti riguardanti l’ammissibilità del ricorso” (Cass n.2322/17).
In termini molto più semplici è quindi possibile affermare che la statuizione contenuta nella sentenza del giudice costituisce la c.d. verità legale che, in quanto tale, ha valore non solo per il giudice che ha emesso la sentenza, ma per tutti gli altri giudici ed enti (c.d. efficacia esterna) ogni qualvolta la stessa questione si riproponga tra le stesse parti, i loro eredi o aventi causa (art.2909 c.c.), purchè si tratti di sentenza con cui sia stata chiusa la lite, con decisione sia essa solo sull’atto (es. accoglimento del ricorso per vizi dell’atto) che sul merito, ricordando che, differentemente dal processo civile, nel processo tributario non sono consentite (ex art.35, comma 3, Dlgs.546/92) sentenze non definitive, ovvero che decidano su questioni pregiudiziali o di merito o anche solo su parte della domanda rimettendo la causa sul ruolo per l’ulteriore seguito.
Relativamente al problema dell’estensione esterna del giudicato giova ricordare che esso concerne il rapporto tra due procedimenti tra le stesse parti ed è diretto a stabilire se ed entro quali limiti il giudicato, emesso in un primo giudizio, precluda nel secondo la facoltà della parte di dedurre determinate questioni già decise nel primo e il potere del giudice di decidere in modo difforme da quanto già deciso.
Anche in epoca recente (Cass n.934/2016), superandosi definitivamente il divieto della ultra attività del giudicato fondato sull’autonomia dei singoli periodi di imposta, è stato rilevato che esso divieto “non si giustifica rispetto agli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di periodi di imposta, assumono carattere tendenzialmente permanente” con la precisazione che la capacità espansiva del giudicato “appare coerente non solo con l’oggetto del giudizio tributario, ma anche con la considerazione unitaria del tributo dettata dalla sua stessa ciclicità, la quale impone di valorizzare l’efficacia regolamentare del giudicato tributario quale norma agendi”.
Invece la disposizione del secondo comma del cit. art.1306 c.c. veniva considerata norma procedurale ( non incidente sulla natura sostanziale dell’obbligazione solidaristica) che privilegia la unitarietà del presupposto processuale dell’obbligazione solidale e deroga ai limiti soggettivi del giudicato, così consentendo che il giudicato favorevole si estenda al debitore inerte, tranne che sia relativo a questioni strettamente personali (Cass. 4350/92), in tal modo privilegiando la forza del giudicato sulla definitività dell’atto amministrativo non impugnato.
A fronte dei predetti limiti alla estensione soggettiva del giudicato tributario (giudicato fondato su questioni personali del contribuente, avvenuto pagamento dell’imposta, successivo giudicato sfavorevole) giova però menzionare la sentenza della Corte Costituzionale (n.473/1995) con la quale la Consulta, riaffermando il principio della prevalenza del giudicato sul provvedimento di accertamento definitivo, estendeva l’applicabilità del secondo comma dell’art.1306 c.p.c. anche all’ipotesi di imposte differenti fondate sullo stesso presupposto (identico valore del bene trasferito ai fini INVIM e Imposta di Registro), tanto in aderenza ai principi posti dagli artt.3, 53 e 97 della Costituzione (principio di uguaglianza, capacità contributiva e imparzialità della Pubblica Amministrazione).
Quanto sopra esposto, in ordine ai limiti soggettivi dell’efficacia del giudicato tributario nelle obbligazioni solidali, induce ad un’amara riflessione: nell’obbligazione solidale il coobbligato che sia rimasto inerte, ovvero che non abbia effettuato il pagamento dell’imposta richiesta né abbia proposto ricorso, può avvantaggiarsi (ex art.1306/II c.c.) del giudicato favorevole ottenuto da altro coobbligato (purché fondato su ragioni oggettive e quindi comuni ai vari coobbligati), cosa non possibile, invece, per il coobbligato che (timoroso) abbia subito effettuato il pagamento dell’imposta richiestagli.

References: sentenza 
 sentenza 
 art.2909
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.35
 art.1306
 sentenza 
 art.1306