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Timestamp: 2020-04-02 17:10:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21046 del 18/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21046 del 18/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 18/10/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 18/10/2016), n.21046
sul ricorso 19592-2014 proposto da:
C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA
GIULIANA 66, presso il proprio studio, rappresentato e difeso da se
COMUNE MONTEROTONDO, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA C. FRACASSINI 18, presso lo
studio dell’avvocato ROBERTO VENETIONI che lo rappresenta e difende,
avverso la sentenza n. 252/2014 del TRIBUNALE DI TIVOLI SEZIONE
DISTACCATA DI CASTELNUOVO DI PORTO del 27/01/2014, depositata il
30/01/2014;
udito l’Avvocato C.F. difensore del ricorrente che si
L’Avv. C.F., rappresentato e difeso da se stesso, propone ricorso per cassazione, illustrato da memoria, contro il Comune di Monterotondo, che resiste con controricorso, eccependo l’inammissibilità del ricorso, avverso la sentenza del Tribunale di Tivoli, ex sezione di Castelnuovo di porto, che ha dichiarato inammissibili le domande nuove relative alla restituzione delle somme pagate a seguito di cartella esattoriale e di accertamento dell’estinzione della medesima e rigettato l’appello alla sentenza del GP.
Il Tribunale, per quanto ancora interessa, premesso che l’opposizione ad o.i. riguardava vizi di motivazione incertezza circa i precetti e le sanzioni e non identificabilità dei verbalizzanti, respinta dal GP. dichiarava inammissibili le nuove domande ed infondate le altre censure attesi il riferimento al verbale, la corretta indicazione dell’importo finale ed il passaggio col rosso.
Il ricorrente denunzia col primo motivo omesso esame di fatto decisivo in ordine all’affermazione che i vizi di motivazione in ordine alle difese presentate dall’interessato in sede amministrativa non comportano la nullità del provvedimento e l’insussistenza del credito.
Col secondo motivo denunzia nullità della sentenza per motivazione apparente.
Col terzo motivo lamenta violazione di norme di diritto deducendo che il Comune aveva rinunziato ad IVA e cpa.
Va preliminarmente respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso, riferita alla circostanza che la sentenza di primo grado, pronunziata secondo equità, era impugnabile solo con l’appello e per violazione delle norme sul procedimento, delle norme costituzionali o dei principi regolatori della materia, trattandosi di decisione secondo diritto, comunque appellabile.
Le censure, generiche e non risolutive, non meritano accoglimento perchè nemmeno contrappongono una propria tesi alle affermazioni contenute nella sentenza.
La prima è inammissibile perchè contravviene ai canoni previsti dal novellato art. 360 c.p.c., n. 5.
La seconda è infondata perchè una motivazione esiste.
Il terzo motivo va respinto perchè solo enunciato senza dimostrare il concreto interesse alla censura posto che la condanna alla corresponsione dell’IVA deve intendersi formulata se dovuta (Cass. n. 3968/2014).
In definitiva, il ricorso va interamente rigettato, con la conseguente condanna alle spese.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 1200 di cui 1000 per compensi, oltre accessori, dando atto della sussistenza ex D.P.R. n. 115 del 2002 dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

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 art. 360