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Timestamp: 2020-08-04 11:40:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24309 del 29/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24309 del 29/11/2016
Cassazione civile sez. VI, 29/11/2016, (ud. 14/09/2016, dep. 29/11/2016), n.24309
sul ricorso 19971/2015 proposto da:
G.A.M., elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA
dall’avvocato VINCENZO DI LORENZO, giusta procura in calce al
COMUNE ORTONA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA F. DENZA 20, presso lo studio dell’avvocato
LAURA ROSA, rappresentato e difeso dagli avvocati VALERIA D’ILIO e
LORENZO DEL FEDERICO, giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 380/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE DI L’AQUILA SEZIONE DISTACCATA di PESCARA, emessa il 13
aprile 2015 e depositata il 21/04/2015;
14/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO NAPOLITANO.
Con sentenza n. 380, depositata il 21 aprile 2015, notificata 1’8 maggio 2015, la CTR dell’Abruzzo – sezione staccata di Pescara – ha respinto l’appello proposto dalla sig.ra G.A.M. nei confronti del Comune di Ortona per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Chieti, che aveva a sua volta rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento ICI per l’anno 2010 relativamente a particella di terreno ritenuta area fabbricabile.
Con il primo motivo parte ricorrente denuncia erronea applicazione e/o interpretazione della L.R. Abruzzo 12 aprile 1983, artt. 10 e 11, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la decisione impugnata ha escluso che l’annullamento in sede giurisdizionale del provvedimento di approvazione del Piano Regolatore Generale (di seguito PRG) del Comune di Ortona avesse comportato l’automatica caducazione della delibera di adozione del piano stesso da parte del Comune, di modo che l’area oggetto dell’atto impositivo non potesse essere più ritenuta fabbricabile secondo la previsione di piano, senza che quindi potessero nella fattispecie trovare applicazione i principi di cui alle sentenze delle Sezioni Unite di questa Corte n. 25505 e 25506 del 2006, richiamate dalla decisione impugnata. Il motivo è inammissibile e, in ogni caso, manifestamente infondato. Premesso che sono incontroversi i fatti storici posti a base della decisione impugnata e che possono riassumersi nell’intervenuto annullamento, con sentenze del TAR Abruzzo n. 550 e n. 557 del 2014 della Delib. di approvazione del PRG per vizi propri del procedimento di approvazione, non essendo stato preceduto l’atto di approvazione dal procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS) e dagli studi di micro zonizzazione sismica di cui alla L.R. Abruzzo n. 28 del 2011, art. 5, il motivo – che si limita a prospettare come conseguenza automatica ex se dell’annullamento dell’atto di approvazione la caducazione del piano regolatore, quale atto presupposto – non coglie l’effettiva ratio decidendi della decisione impugnata e, in ogni caso, non dimostra l’erroneità in diritto delle conclusioni affermate rispetto alle circostanze fattuali dalle quali trae origine il relativo assunto, che, d’altronde, appare in linea con i principi espressi in materia dal giudice amministrativo.
Ed invero, nei casi nei quali si è ritenuto che l’annullamento giurisdizionale dell’approvazione spiegasse i propri effetti anche sulla delibera di adozione, ciò è avvenuto per un giudizio di sostanziale disfavore delle previsioni del piano adottato (cfr. Cons. Stato sez. 5, 2 agosto 2013, n. 4054; Cons. Stato sez. 5, 12 dicembre 2003, n. 8198), come in maniera pertinente evidenziato dall’amministrazione controricorrente.
D’altronde la stessa impugnativa della Delib. di adozione di piano non è suscettibile sempre e comunque di comportare l’annullamento in toto dell’adozione del piano impugnato, ma varia in ragione dei motivi prospettati, sicchè la valutazione dell’ambito degli effetti caducatori deve essere verificata caso per caso.
Del pari è inammissibile il secondo motivo, col quale la ricorrente denuncia violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. b). In realtà – anche a prescindere dalla non pertinenza della norma denunciata con la statuizione oggetto di censura, che attiene alla determinazione della base imponibile dell’ICI, segnatamente, con riferimento al valore delle aree fabbricabili, prevista dall’art. 5, comma 5 del citato decreto – nella censura parte ricorrente fa confluire considerazioni che, per un verso, ripropongono il motivo originario d’impugnazione con il quale la ricorrente aveva dedotto il difetto di motivazione dell’atto impositivo, per l’altro, senza il riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella sua attuale formulazione, neppure invocato, sollecitano alla Corte una diversa valutazione rispetto al giudice di merito quanto alla congruità del valore di stima ricavato da relazione (allegata) di stima dell’Agenzia del Territorio, ciò che in questa sede è precluso (cfr., tra le molte, Cass. sez. 6-5, ord. 7 gennaio 2014, n. 91; Cass. sez. 6-5, ord. 28 marzo 2012, n. 5024).
Va infine dato atto della sussistenza dei presupposti di legge per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Condanna la ricorrente alla rifusione in favore del Comune controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed in Euro 510,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori, se dovuti.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 5
 art. 2
 Cass. sez. 
 Cass. sez.