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Timestamp: 2020-08-10 08:09:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11611 del 06/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11611 del 06/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/06/2016, (ud. 08/03/2016, dep. 06/06/2016), n.11611
sul ricorso 27859/2014 proposto da:
V.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALADIERA
43, presso lo studio dell’avvocato EGIDIO LIZZA, rappresentato e
difeso dall’avvocato GIANLEONARDO CARUSO giusta procura speciale in
avverso il decreto n. 57208/2010 della CORTE, D’APPELLO di ROMA del
27/01/2014, depositato il 03/04/2014;
udito l’Avvocato Giovanni Romano (delega verbale avvocato Caruso)
che, con ricorso in data 22 luglio 2010 alla Corte d’appello di Roma, V.R. chiedeva la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze per l’irragionevole durata del giudizio – avente ad oggetto l’impugnativa del decreto di occupazione emesso dal Comune di Benevento – introdotto del 27 ottobre 2003 dinanzi al TAR per la Campania – Napoli, e concluso con sentenza del 30 dicembre 2009 che ha dichiarato il difetto di giurisdizione;
che la Corte d’appello, con decreto del 3 aprile 2014, riconosceva il diritto all’indennizzo per un periodo pari ad anni 3, e liquidava Euro 350,00 per ogni anno di ritardo, per complessivi Euro 1.050,00, oltre interessi legali;
che per la cassazione del decreto V.R. ha proposto ricorso sulla base di un motivo;
che con l’unico complesso motivo è dedotta violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, commi 1 e 2, art. 6, par. 1, e art. 42 della Convenzione EDU, e si contesta la quantificazione dell’indennizzo in misura irrisoria, e comunque in assenza del presupposto della esiguità della posta in gioco che avrebbe potuto giustificare la riduzione dell’indennizzo, in applicazione del principio enucleato da Cassazione n. 14777 del 2013, richiamata dalla stessa Corte d’appello;
che, in senso contrario, il ricorrente richiama le deduzioni e prove documentali con cui aveva dimostrato che l’oggetto del giudizio presupposto era tutt’altro che trascurabile, trattandosi dell’impugnativa del decreto in data 1 luglio 2003 con cui il Comune di Benevento aveva disposto l’occupazione di un’area di proprietà del ricorrente, e della consequenziale richiesta risarcitoria per complessivi Euro 350.000,00;
che, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, il giudice, nel determinare la quantificazione del danno non patrimoniale subito per ogni anno di ritardo, può scendere al di sotto del livello di “soglia minima”, là dove, in ragione del carattere bagatellare o irrisorio della pretesa patrimoniale azionata nel processo presupposto, parametrata anche sulla condizione sociale e personale del richiedente, l’accoglimento della pretesa azionata renderebbe il risarcimento del danno non patrimoniale del tutto sproporzionato rispetto alla reale entità del pregiudizio sofferto (ex plurimis, Cass., sez. 2, sentenza n. 12937 del 2012);
che, nel caso di specie, la Corte d’appello non ha effettuato alcuna valutazione in concreto dalla quale possa evincersi la giustificazione della liquidazione di un indennizzo (pari ad Euro 350,00 per ogni anno di ritardo) inferiore alla “soglia minima”;
che il decreto impugnato deve essere cassato, con rinvio alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che riesaminerà la domanda di equa riparazione e provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 6
 art. 42
 sentenza