Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22354-del-06-09-2019
Timestamp: 2020-08-07 04:48:36+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 22354 del 06/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22354 del 06/09/2019
Cassazione civile sez. II, 06/09/2019, (ud. 05/06/2019, dep. 06/09/2019), n.22354
sul ricorso 18026-2015 proposto da:
C.G., CO.MA., nella cessata qualità di soci
della Ecotime s.n.c., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE G.
MAZZINI 140, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI LUCATTONI,
rappresentati e difesi dall’avvocato FRANCESCO DI CARLO;
ARBITRAGE PARTNERS AG, in persona del legale rappresentante pro
tempore, in qualità di cessionaria del credito di MALLON SA,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PRISCIANO, 43, presso lo
studio dell’avvocato ROBERTO TUFANI, rappresentato e difeso
dall’avvocato CARLO ISPODAMIA;
avverso la sentenza n. 67/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
05/06/2019 dal Consigliere CORRENTI VINCENZO.
C.G. e Co.Ma., rispettivamente nella cessata qualità di socio – liquidatore – legale rappresentante e socio della Ecotime snc, propongono ricorso per cassazione contro Mallon S.A., rispetto alla quale resiste con controricorso, illustrato da memoria, Arbitrage Partners AG quale cessionaria del credito, avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo del 19.1.2015, che ha respinto l’appello alla sentenza del Tribunale di Palermo reiettiva della opposizione a decreto ingiuntivo concesso alla Mallon per l’importo di Euro 1.022.290,30 sulla scorta di fattura n. (OMISSIS) del 20.2.1997 e di scrittura ricognitiva di debito dell’11.10.1997, con la quale Ecotime si obbligava di dare mandato alla società di assicurazione di versare alla Mallon l’indennizzo ottenuto per la liquidazione del danno da trafugamento della merce.
Nel ricorso monitorio si era fatto riferimento alla fornitura di prodotti ionizzatori da commercializzare in paesi extraEuropei, al trafugamento della merce, al mancato pagamento del debito per le difficoltà dovute al trafugamento.
Con la opposizione a decreto ingiuntivo la Ecotime aveva eccepito la risoluzione per inadempimento o ex art. 1454 c.c., il mancato perfezionamento del contratto, l’inefficacia, nullità, annullabilità del riconoscimento di debito, l’errata indicazione delle somme e la prescrizione del credito, eccezioni tutte respinte.
La Corte di appello ha rigettato il gravame richiamando la scrittura dell’11.10.1997, che indubitabilmente costituiva ricognizione di debito confermativa di un preesistente rapporto fondamentale.
Parte ricorrente denunzia: 1) violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., sulla interpretazione della scrittura, degli artt. 1470 e 1510 c.c., per aver la sentenza confermato la qualificazione di vendita al rapporto per cui è causa, dell’art. 1731 c.c., per non aver ritenuto la diversa fattispecie ivi contemplata; 2) violazione dell’art. 345 c.p.c., per aver ritenuto domanda nuova quella relativa all’errore di diritto attribuibile alla ricorrente con riferimento alla dichiarazione di debito da essa sottoscritto e degli artt. 1442,1427,1428,1429,1433,1362 e 2363 c.c.; 3) falsa applicazione dell’art. 1988 c.c., u.c., sulla ricognizione di debito; 4) violazione dell’art. 1731 circa il presupposto della provvigione quale elemento essenziale del contratto di commissione; 5) violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, per mancata indicazione del fatto che Ecotime aveva già alienato la merce al cliente egiziano ed insufficiente motivazione.
Ciò premesso, ritenuto che non è contestata la consegna della merce fatturata, si osserva.
Il primo motivo si concreta in una censura promiscua col riferimento a plurime violazioni di legge sostanziale in contrasto con la necessaria specificità della impugnazione, trascurando che l’attività ermeneutica è prerogativa del giudice di merito e proponendo una interpretazione alternativa che comporta un inammissibile riesame del merito.
Con riferimento alla fattispecie in esame, deve rilevarsi che l’interpretazione resa dalla corte distrettuale, che ha anche argomentato in merito alla scarsa significanza della clausola “free on board” e della previsione di una polizza assicurativa per il trasporto ai fini della ravvisabilità di un rapporto di commissione, si fonda anche sull’inequivoca portata letterale della ricognizione di debito, con la quale “a tutti gli effetti” la ricorrente si dichiarava debitrice “per la fornitura di apparecchiature fatturate in data 20 febbraio 1997” (sulla valenza della c.d. ricognizione titolata, nel senso che nel caso in cui la promessa coesista con l’indicazione del fatto costitutivo del debito suddetto, tale indicazione ha natura di confessione, la quale, avendo valore di prova legale, può essere vinta soltanto a mezzo revoca della stessa, provando, secondo quanto previsto dall’art. 2732 c.c., l’errore di fatto o la violenza che ha determinato la dichiarazione, cfr. Cass., 20 aprile 2018, n. 9880; Cass., 5 ottobre 2017 n. 23246).
Il secondo motivo, che si caratterizza anche per il duplice riferimento a violazioni di legge processuale e sostanziale trascurando che l’interpretazione della domanda così come della scrittura appartiene al giudice, è inammissibile laddove non contesta, nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, i rilievi di novità delle questioni introdotte con l’atto di appello, di certo non riconducibili, attesa la loro valenza fattuale e l’insussistenza di elementi tali da far ravvisare una nullità rilevabile d’ufficio, in mere difese.
Il terzo motivo è assorbito dal rigetto dei precedenti e così anche il quarto.
Il quinto motivo trascura che, a seguito della riformulazione della norma di cui all’art. 360 c.c., n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, è denunciabile in cassazione solo l’omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21257, Rv. 632914).
La Corte d’appello, infatti, ha deciso la controversia sulla base delle risultanze, congruamente delibate, anche sulla base – valòe bene ribadirlo – di una ricognizione di debito titolata ed inequivoca che ha valore legale di confessione del rapporto fondamentale e di esistenza del credito.
La Corte rigetta il ricorso, condanna parte ricorrente alle spese, liquidate in Euro 15.200, di cui 200 per esborsi oltre accessori e spese forfettarie nel 15%, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002, per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1454
 sentenza 
 art. 54