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1 IMPRESE E DIRITTI UMANI: IL CASO ITALIA ANALISI DEL QUADRO NORMATIVO E DELLE POLITICHE DI SALVAGUARDIA Rapporto redatto dalla Scuola Superiore Sant Anna
2 IMPRESE E DIRITTI UMANI: IL CASO ITALIA ANALISI DEL QUADRO NORMATIVO E DELLE POLITICHE DI SALVAGUARDIA Scuola Superiore Sant Anna Questo documento è stato elaborato dalla Scuola Superiore Sant Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento (Pisa) su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento Impresa e Internazionalizzazione Direzione Generale per la Politica Industriale e la Competitività Divisione XI Punto di Contatto Nazionale OCSE (Protocollo del 25 ottobre 2012, 18 ottobre 2012). Versione n.2, 4 Novembre 2013 (la ricerca sostanziale è stata conclusa nel Maggio 2013 l aggiornamento di Novembre è il risultato di una revisione formale e include l aggiunta di aggiornamenti minori). Il lavoro è stato svolto, sotto la supervisione del Professor Andrea de Guttry, da un gruppo di ricerca della Scuola Superiore Sant Anna composto da: Claudia Cinelli, Damiano de Felice, e Chiara Macchi. Lo studio non rappresenta necessariamente il punto di vista ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico.
3 INDICE Introduzione 4 Diritto societario e dei mercati mobiliari 8 Trasparenza e rendicontazione Contratti pubblici 33 Imprese pubbliche.. 47 Investimenti esteri diretti e credito all esportazione.. 55 Cooperazione allo sviluppo 72 Diritti del fanciullo. 85 Questioni di genere. 107 Libertà di espressione religiosa nei luoghi di lavoro Lavoratori migranti irregolari. 135 Tutela dell ambiente Accesso ai rimedi statali giurisdizionali Accesso ai rimedi statali non giurisdizionali Conclusioni. 183 Indice analitico
4 INTRODUZIONE I Principi Guida su Imprese e Diritti Umani delle Nazioni Unite Nel giugno 2011 il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (ONU) ha adottato all unanimità un documento preparato dal Prof. John G. Ruggie, allora Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell ONU, intitolato Principi Guida su Imprese e Diritti Umani (d ora in avanti, Principi Guida) 1. Tale documento definisce un insieme di regole di comportamento in materia di diritti umani sia per le imprese sia per gli Stati che hanno il compito di controllarle, e risponde alla necessità di colmare il vuoto normativo esistente a livello internazionale riguardo ai potenziali impatti negativi dell attività imprenditoriale sulla protezione dei diritti dell uomo. Da un lato, infatti, le imprese non sono allo stato attuale del diritto internazionale riconosciute quali soggetti aventi piena personalità giuridica internazionale. Come conseguenza, esse non sono destinatarie dirette degli obblighi internazionali posti a protezione dei diritti umani. Dall altro lato, nel quadro della tradizionale relazione verticale Stato-individuo che caratterizza il regime internazionale dei diritti umani, risulta ancora difficile determinare in capo agli Stati un chiaro obbligo di prevenzione, punizione e/o rimedio di eventuali abusi perpetrati dalle imprese nel contesto della relazione orizzontale impresa-individuo. I Principi Guida hanno risposto a questo problema sancendo: il dovere degli Stati (ormai consolidato nel diritto internazionale) di garantire la protezione dei diritti umani dall attività imprenditoriale, intervenendo attraverso l adozione di politiche, norme e misure giurisdizionali appropriate (State duty to protect Pilastro I); la responsabilità delle imprese (ancora non consolidata secondo il diritto internazionale e, quindi, non assimilabile agli obblighi internazionali degli Stati) di rispettare i diritti umani e di agire tempestivamente nel caso in cui la propria attività ne pregiudichi in qualche modo il godimento (corporate responsibility to respect Pilastro II); la necessità di assicurare alle vittime degli abusi imprenditoriali l accesso ad efficaci misure di rimedio (right to effective remedy Pilastro III). Il Piano d Azione Nazionale ed il ruolo di questo documento I Principi Guida, nonostante il carattere non vincolante, sono presto diventati un importante punto di riferimento a livello internazionale. Nel maggio 2011, gli Stati Membri dell Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), 1 Consiglio dei Diritti Umani, Guiding Principles on Business and Human Rights: Implementing the United Nations Protect, Respect and Remedy Framework, A/HRC/17/31, 21 marzo Il documento rende operativo un documento più generale adottato dal Consiglio dei Diritti Umani nel 2008: Consiglio dei Diritti Umani, Protect, Respect and Remedy: a Framework for Business and Human Rights, A/HRC/8/5, 7 aprile
5 insieme agli Stati che non sono Membri ma aderiscono alla Dichiarazione OCSE sugli investimenti internazionali e le imprese multinazionali, hanno aggiornato le Linee Guida OCSE per le Imprese Multinazionali, introducendo un nuovo capitolo sui diritti umani (il Capitolo IV) con specifico riferimento al documento delle Nazioni Unite 2. Nell ottobre 2011, la Commissione Europea ha poi pubblicato la Comunicazione Strategia rinnovata dell Unione Europea per il periodo in materia di responsabilità sociale delle imprese con la quale ha formalmente invitato tutti gli Stati Membri a predisporre un Piano d Azione Nazionale per dare attuazione ai Principi Guida 3. Dato il forte interesse da parte del Governo italiano a redigere un Piano d Azione Nazionale il più completo ed accurato possibile, ad inizio 2013 il Punto di Contatto Nazionale (PCN) OCSE 4 ha commissionato alla Scuola Superiore Sant Anna la realizzazione di uno studio ricognitivo che esaminasse la rispondenza del quadro normativo ed istituzionale italiano rispetto ai nuovi standard internazionali (in particolare, il primo ed il terzo pilastro dei Principi Guida), ne identificasse i punti di forza e quelli di debolezza, e suggerisse le priorità da includere nel Piano d Azione Nazionale. Il documento che qui si presenta, suddiviso in 13 schede dedicate ciascuna ad un tema specifico, rappresenta il prodotto finale di questo studio. Il documento è stato redatto da un gruppo di ricerca composto da Claudia Cinelli, Damiano de Felice e Chiara Macchi, sotto la supervisione scientifica del Prof. Andrea de Guttry. La scelta dei temi I Principi Guida interessano uno spettro di politiche, strumenti normativi e settori particolarmente ampio e diversificato. Data la necessità di consegnare il lavoro al Governo in tempo utile per l inizio della stesura del Piano d Azione Nazionale, e d accordo con il PCN, la scelta è stata quella di concentrarsi su un numero circoscritto di temi, scelti fra quelli che presentano profili di maggior rilevanza e/o problematicità sia a livello teorico che contestualmente allo specifico panorama italiano. Il primo insieme di schede è cosi dedicato a quelle aree normative e/o di intervento statale nell economia che incidono in maniera più significativa sulla condotta delle imprese: diritto societario e diritto dei mercati mobiliari, incentivi ed obblighi in materia di trasparenza e rendicontazione, affidamento dei contratti pubblici, partecipazione pubblica nelle imprese, regolamentazione degli investimenti diretti esteri e credito 2 OCSE, Linee Guida per le Imprese Multinazionali, Il documento può essere scaricato presso il sito: 3 Comunicazione della Commissione Europea, Strategia rinnovata dell Unione Europea per il periodo in materia di responsabilità sociale delle imprese, COM(2011) 681, 25 ottobre 2011, p Il PCN è istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico ed ha il compito di assicurare la diffusione e la corretta attuazione delle Linee Guida OCSE. Esso è stato creato dall art. 39 della L. n. 273/2002. Le sue attività sono regolate dal Decreto del Ministero per le Attività Produttive del 30 luglio 2004 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale, n. 191, 16 agosto 2004) e successive modifiche. Si veda: 5
6 all esportazione ed, infine, attività di cooperazione allo sviluppo. Il secondo insieme di schede analizza i temi considerati prioritari dal Governo italiano in materia di diritti umani, vale a dire diritti del fanciullo, tutela di genere e libertà di espressione religiosa (il tema dell educazione ai diritti umani, anch esso prioritario per la diplomazie italiana, viene trattato nella scheda dedicata alla cooperazione allo sviluppo). Si è poi ritenuto opportuno dedicare una scheda ad una tematica di grande criticità nel panorama italiano, ovvero i diritti dei lavoratori migranti irregolari, ed un altra al particolare rapporto tra diritti umani, imprese e protezione dell ambiente. Infine, le ultime due schede si concentrano sul ruolo dello Stato italiano rispetto al Pilastro III dei Principi Guida, ossia l accesso ai rimedi statali, giurisdizionali e non 5. L elenco dei temi risulta quindi come segue: Diritto societario e dei mercati mobiliari Obblighi di trasparenza e rendicontazione Contratti pubblici Imprese pubbliche Investimenti esteri diretti e credito all esportazione Cooperazione allo sviluppo Diritti del fanciullo Questioni di genere Libertà di espressione religiosa nei luoghi di lavoro Lavoratori migranti irregolari Tutela dell ambiente Accesso ai rimedi statali giurisdizionali Accesso ai rimedi statali non-giurisdizionali Come verrà meglio argomentato nelle conclusioni, altri temi avrebbero meritato eguale considerazione. Nella stesura del Piano d Azione Nazionale, quindi, il Governo italiano non dovrebbe limitare la propria attenzione a quanto incluso nel presente studio. Metodologia La struttura del documento, pensata principalmente per funzionari ministeriali ed esperti del settore, prevede che ciascuno dei temi selezionati costituisca l oggetto di una scheda operativa appositamente dedicata. Le schede si basano su una ricerca composita che ha incluso l esame diretto delle politiche e degli strumenti giuridici, l analisi di specifici contributi ministeriali, lo studio di commenti ed annotazioni in pubblicazioni 5 La scelta degli argomenti ha preso in considerazione anche il sondaggio recentemente condotto da parte del Gruppo di Lavoro su Imprese e Diritti Umani delle Nazioni Unite, in cui risulta evidente l importanza dei temi correlati ai diritti delle donne, diritti dei bambini, tutela ambientale e diritti dei lavoratori migranti. Si veda: A/HRC/23/32/Add.2. 6
7 specialistiche e la conduzione di interviste con esperti nei vari campi disciplinari affrontati. Le schede sono strutturate nel modo seguente. In primo luogo, viene riportato il testo dei Principi Guida attinenti all argomento della scheda. Segue l analisi degli strumenti normativi e delle pratiche istituzionali potenzialmente rilevanti a livello internazionale ed europeo. Si passa quindi ad esaminare gli strumenti normativi e le pratiche istituzionali di livello nazionale, che vengono valutati nella loro rispondenza o meno ai Principi Guida. Le schede si concludono con l elaborazione di specifiche raccomandazioni sui passi da compiere al fine di adattare gli strumenti normativi e le pratiche istituzionali nazionali ai Principi Guida (pur in conformità con gli altri standard internazionali potenzialmente pertinenti). Il gruppo di ricerca suggerisce che queste raccomandazioni vengano prese in seria considerazione dal Governo italiano nella scelta delle priorità da includere nel Piano d Azione Nazionale. Visto che, nella loro specificità, le schede rischiano di mancare della visione d insieme, è compito del capitolo conclusivo farsi carico dell analisi della trasversalità e coerenza delle politiche italiane (soprattutto riguardo ad un tema fondamentale come quello della human rights due diligence imprenditoriale) e suggerire alcune raccomandazioni a riguardo, di valenza più generale. 7
8 DIRITTO SOCIETARIO E DEI MERCATI MOBILIARI Principio 3 Nell adempiere al loro obbligo di proteggere, gli Stati dovrebbero: ( ) (b) garantire che altre leggi e politiche che governano la creazione ed il funzionamento delle imprese, come il diritto societario, non impediscano ma consentano il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Commentario Le leggi e le politiche che governano la creazione ed il funzionamento delle imprese, come il diritto societario ed il diritto dei mercati mobiliari, plasmano direttamente il comportamento delle imprese. Eppure le loro implicazioni in tema di diritti umani rimangono poco conosciute. Ad esempio, vi è poca chiarezza nel diritto societario e nel diritto dei mercati mobiliari su cosa è permesso, o anche richiesto, di fare in materia di diritti umani alle aziende ed ai loro funzionari. Le leggi e le politiche in questo campo dovrebbero fornire indicazioni sufficienti per consentire alle imprese di rispettare i diritti umani, con particolare riferimento al ruolo delle strutture di governance esistenti, come i consigli dell impresa. Principio 8 Gli Stati dovrebbero garantire che nell adempimento dei rispettivi mandati i vari ministeri del governo, le agenzie e le altre istituzioni statali che regolamentano le prassi seguite dalle imprese siano a conoscenza e osservino gli obblighi a carico dello Stato in materia di diritti umani, ad esempio fornendo loro il sostegno, la formazione e le informazioni pertinenti. Commentario ( ) è necessario che gli Stati adottino un approccio di vasta portata nella gestione dell agenda imprese e diritti umani, in modo tale da garantire coerenza verticale ed orizzontale delle politiche interne ( ) La coerenza orizzontale delle politiche comporta sostenere e dotare i ministeri e le agenzie, nazionali e locali, che regolamentano le prassi delle imprese ivi comprese le agenzie incaricate dello sviluppo delle norme in materia di diritto societario e mercato mobiliare, investimenti, assicurazione e credito all esportazione, commercio e lavoro affinché siano informate degli, e agiscano secondo modalità compatibili con gli, obblighi dei Governi in materia di diritti umani. Il Prof. Ruggie ci ricorda che [i]l diritto societario ed il diritto dei mercati mobiliari regolano direttamente ciò che le aziende fanno e come lo fanno. Nonostante ciò, le loro implicazioni in termini di diritti umani rimangono poco chiare. Diritto societario e diritti umani sono spesso visti come sfere giuridiche e politiche distinte 6. L obiettivo di questa scheda è quello di fare da ponte tra le due sfere e trarre delle conclusioni specifiche per quel che riguarda il caso italiano. Il diritto societario è quella branca del diritto commerciale che disciplina la vita delle società, incluse le imprese. Il diritto dei mercati mobiliari è invece quella branca del diritto dei mercati finanziari che disciplina gli scambi aventi per oggetto valori mobiliari (per esempio, azioni ed obbligazioni). Il diritto societario ed il diritto dei mercati 6 A/HRC/17/31/Add.2, para. 1. 8
9 mobiliari possono avere importanti implicazioni per la protezione dei diritti umani, soprattutto tramite la disciplina delle seguenti aree: obblighi di rendicontazione riguardo all impatto sui diritti umani 7 ; equilibrio di genere nei processi decisionali delle imprese 8 ; requisiti per la costituzione delle società; requisiti per la quotazione in Borsa delle società; eccezioni alla regola della responsabilità limitata; doveri degli amministratori; struttura delle società 9. Le fonti e gli attori del diritto societario e del diritto dei mercati mobiliari italiani In Italia il diritto societario ed il diritto dei mercati mobiliari sono regolati a livello nazionale. Il diritto societario trova le proprie fonti principali nel dettato costituzionale, in particolare l Articolo 41 Cost., e nel Codice Civile, in particolare il Titolo V del Libro Quinto (intitolato Delle Società ). Il diritto dei mercati mobiliari ha le propri fonti di riferimento nel Decreto Legislativo 58/1998 e nei regolamenti della Consob e della Borsa Italiana 10. Costituzione delle imprese Storicamente, in alcune giurisdizioni, la forma societaria ed i relativi benefici, come la personalità giuridica distinta dai soci e la responsabilità limitata degli stessi, sono stati visti come un privilegio da concedere solamente in cambio del perseguimento di uno scopo pubblico. Le società potevano quindi essere sciolte nel caso in cui non rispondessero a questa aspettativa 11. A differenza di ciò, oggigiorno in Italia (così come nella stragrande maggioranza degli altri paesi) la costituzione di un impresa non richiede più il riconoscimento di alcun dovere nei confronti della società (duty to society). Questo è vero nonostante l articolo 41 della Costituzione Italiana reciti chiaramente che l iniziativa economica privata è libera, ma [n]on può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla 7 Quest ultimo punto è oggetto di una scheda separata, intitolata Trasparenza e rendicontazione. 8 Si veda, a riguardo, la scheda dedicata alle questioni di genere. 9 Non tutti gli aspetti del diritto societario e del diritto dei mercati mobiliari possono essere trattati con adeguato approfondimento. Le aree di interesse sono state scelte sulla base del Corporate Law Project, un progetto che ha coinvolto più di 20 studi legali di tutto il mondo per assistere il Rappresentate Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite nello stabilire se, e come, diritto societario e diritto dei mercati mobiliari favoriscano od ostacolino il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Il resoconto finale del progetto è disponibile nel documento A/HRC/17/31/Add Per ciò che riguarda il diritto societario, il dettato normativo comunitario si focalizza su questioni di poco interesse per questa scheda, come le fusioni e le scissioni nazionali e transnazionali, i diritti degli azionisti di società quotate e il regime fiscale delle società madri e delle filiali di Stati membri diversi (http://europa.eu/legislation_summaries/internal_market/businesses/company_law/index_it.htm). 11 A/HRC/17/31/Add.2, para
10 sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Alla norma costituzionale, difatti, non è mai stata data attuazione diretta, né di tipo legislativo né di tipo giurisprudenziale. Il Codice Civile, per esempio, non detta alcuna disposizione specifica per quanto riguarda l invalidità del contratto costitutivo di una società di persone. Valgono quindi le cause di nullità previste dalla disciplina generale dei contratti 12. Le norme più rilevanti ai fini di questa scheda sono quelle che prevedono la nullità del contratto per illiceità della causa, illiceità dei motivi ed illiceità dell oggetto 13. Per quanto riguarda specificatamente le società per azioni e le società a responsabilità limitata, l articolo 2329 ( Condizioni per la costituzione ) afferma poi che: Per procedere alla costituzione della società è necessario: 1) che sia sottoscritto per intero il capitale sociale; 2) che siano rispettate le previsioni degli articoli 2342, 2343 e 2343-ter relative ai conferimenti; 3) che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della società, in relazione al suo particolare oggetto. L art aggiunge che: Avvenuta l iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei seguenti casi: 1) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico; 2) illiceità dell'oggetto sociale; 3) mancanza nell atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale. Senza entrare nelle specifiche procedurali degli articoli dedicati alle S.p.A e S.r.l., ciò che risulta è che, da una parte, una società non può essere costituita esplicitamente al fine di perseguire uno scopo contrario alla legge, come sarebbe la violazione dei diritti umani. Causa e/o oggetto sarebbero infatti illeciti. Dall altra, il contratto di costituzione di una società con fini imprenditoriali e commerciali non può essere considerato nullo in caso di (anche ripetuta) commissione di violazione dei diritti umani da parte della società stessa. L oggetto del contratto è da valutare, infatti, secondo consolidato orientamento, sulla base dell attività dichiarata e non di quella effettivamente svolta Secondo l articolo 2328, una società può essere costituita per contratto o per atto unilaterale. All atto costitutivo stipulato unilateralmente si applicano le norme sui contratti in generale dettate dal libro quarto del codice civile in quanto tale atto rientra nella categoria degli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale. A norma dell Art. 1324, [s]alvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale. 13 Si vedano, in particolare, gli Artt. 1418, 1343, 1345 e 1346 del Codice Civile. 14 Fondazione Luca Pacioli, La Costituzione delle S.p.A.: La riforma del diritto societario, Circolare n. 8/2003, 18 luglio 2003, p
11 Detto questo, il fatto che, secondo legge, la costituzione di una società non richieda il riconoscimento di particolari obblighi in tema di diritti umani non preclude la possibilità dell inclusione di disposizioni specifiche sul tema nello statuto, obbligando, per esempio, gli amministratori a tenere conto degli interessi dei lavoratori alla stessa maniera degli interessi degli azionisti. In alcune giurisdizioni, come quella inglese, ciò sembra essere permesso dall indeterminatezza degli obiettivi sociali perseguibili 15. In altre giurisdizioni, sono state adottate specifiche leggi al fine permettere l inclusione di scopi di responsabilità sociale. Ad esempio, nello stato dell Oregon (Stati Uniti), la disciplina normativa permette esplicitamente che lo statuto di una società includa disposizioni che autorizzano o indirizzano la società a condurre i propri affari in una maniera che sia ecologicamente e socialmente responsabile 16. In Italia manca una disciplina esplicita in materia. Tuttavia, non sembra esserci nulla che impedisca ai soci fondatori di includere obiettivi sociali nello statuto di un impresa. Quotazione in Borsa Alcune Borse Valori hanno recentemente preso l iniziativa di inserire l assunzione di impegni etici e/o sociali tra i requisiti per la quotazione delle società. In Lussemburgo, le società emittenti devono osservare alti standard di integrità 17. In Cina, la Borsa di Shenzhen richiede alle compagnie quotate, pur perseguendo risultati economici e tutelando gli interessi degli azionisti, [ di] proteggere in modo proattivo i diritti e gli interessi legittimi dei propri creditori e dipendenti, essere onesti e degni di fiducia nei confronti dei propri fornitori, clienti e consumatori, e impegnarsi a servizi di assistenza sociale come la tutela dell ambiente e lo sviluppo della comunità, al fine di raggiungere l armonia sociale 18. Contrariamente a questa prassi, la Borsa Italiana non richiede alcun dovere specifico in termini etici o sociali per le società che vogliono quotarsi 19. Uno strumento alternativo per favorire indirettamente il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese che si quotano in Borsa prevede la potenziale inclusione delle società emittenti in indici di responsabilità sociale d impresa (RSI). Gli incentivi per le imprese sono la pubblicità che ne deriva e la possibilità di divenire oggetto di investimento da parte di un numero più elevato di investitori (inclusi quelli che operano secondo criteri di responsabilità sociale). 15 Companies Act 2006, Part 3, Chapter 4, Article Oregon Revised Statutes, Chapter 60, 2011 Version. 17 Rules and regulations of the Luxembourg Stock Exchange, Edition 2012/07, Chapter 5 ( Rules of conduct ), 5102/1. 18 Shenzhen Stock Exchange, Social Responsibility Instructions to Listed Companies, 25 Settembre 2006, Articolo Borsa Italiana, Regolamento dei Mercati Organizzati e Gestiti da Borsa Italiana S.p.A., 15 ottobre
12 Il numero di giurisdizioni che operano indici di RSI tramite le Borse nazionali sta crescendo 20, e alcune esplicitamente includono requisiti riguardanti i diritti umani. Nel 2005, per esempio, la Borsa di San Paolo ha lanciato il Bovespa Corporate Sustainability Index, basato su un questionario che chiede alle società di rendere pubblici i propri impegni in tema di sviluppo sostenibile ed include un riferimento esplicito alla promozione dei diritti umani 21. Le Borse in Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia partecipano nell OMX GES Ethical Nordic Index e nell OMX GES Nordic Sustainability Index. L OMX GES Ethical filtra le società emittenti sulla base dei GES Global Ethical Standards, che fanno esplicito riferimento alle convenzioni e alle linee guida internazionali sui diritti umani. L OMX GES Nordic Sustainability Index comprende solo le migliori 50 imprese in termini di sostenibilità. Le imprese quotate vengono valutate sulla base del GES Risk Rating, tra i cui criteri figurano gli UN Principles for Responsible Investment e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell Uomo 22. In Italia, dal 19 ottobre 2010 ECPI e FTSE Group gestiscono per Borsa Italiana gli indici FTSE ECPI Italia SRI Index Series 23. Tra le 100 aziende di capitalizzazione media ed elevata che sono comprese nel FTSE Italia All-Share, ECPI svolge periodiche revisioni di tutta la documentazione pubblica (bilanci, siti Internet, rapporti di sostenibilità, prospetti). Queste informazioni vengono analizzate per determinare un rating utilizzato poi per classificare le società e così costruire i panieri degli indici. I criteri di rating per gli indici FTSE ECPI Italia SRI Index Series includono requisiti ambientali e sociali (tra cui, relazioni con le comunità e relazioni con i dipendenti) 24. Purtroppo non vi si trova nulla di specifico sui diritti umani. Personalità giuridica e responsabilità limitata Una delle caratteristiche principali delle società di capitali in tutto il mondo è l autonomia patrimoniale perfetta, grazie alla quale i soci rispondono dei debiti della società soltanto nei limiti delle quote ad essa conferita. Ciò comporta che i creditori sociali non possano pretendere che i soci facciano fronte ai debiti contratti dalla società con i propri patrimoni personali. L autonomia patrimoniale perfetta, nonostante sia considerata fondamentale per assicurare una migliore gestione dei rischi e così favorire l attività economica, può risultare particolarmente sfavorevole per coloro che subiscono abusi dei propri diritti da 20 Si vedano per esempio il Johannesburg Stock Exchange s Socially Responsible Investment Index, lanciato in Sud Africa nel 2004, ed il KEHATI-SRI Index, creato nel 2009 da Indonesian Stock Exchange e Biodiversity Foundation KEHATI. Alcuni di questi indici non sono gestiti direttamente dalle Borse. Esempi di prodotti estranei alle Borse includono il Saudi Arabian Responsible Competitive Index ed il giapponese Morningstar Socially Responsible Investment Index. 21 Si veda: 22 Si veda: 23 Si veda: 24 FTSE, Indici FTSE ECPI Italia SRI: Nota Informativa,
13 parte delle imprese (i c.d. creditori involontari ) 25. Tali vittime non possono infatti rifarsi sulla società abusiva se non per il massimo del suo capitale. La possibilità di superare lo schermo societario ( pierce the corporate veil ) e rifarsi sul patrimonio dei soci è infatti preclusa. Questa situazione acquisisce conseguenze di rilievo particolare nel mercato globale contemporaneo, caratterizzato da partecipazioni multiple e incrociate di diverse società. La società che commette direttamente l abuso ha spesso un capitale notevolmente inferiore rispetto alle società che la possiedono. E nonostante essa operi di fatto sotto il loro controllo, l autonomia patrimoniale perfetta vieta l accesso al patrimonio delle società controllanti, così precludendo l accesso ad un adeguata compensazione degli abusi. La maggior parte delle giurisdizioni conoscono limitatissime eccezioni all autonomia patrimoniale perfetta delle società di capitali. In genere, tali eccezioni riguardano casi di frode, l intenzionale elusione di obblighi legali o contrattuali, o qualche altro atto di malafede 26. Le giurisdizioni che ammettono il ricorso ai patrimoni dei soci anche in mancanza di colpa sono un numero esiguo. In Brasile, per esempio, non si applica l autonomia patrimoniale perfetta in caso di danni ambientali (indipendentemente da colpa o negligenza da parte della società). I soci sono responsabili nel caso in cui il patrimonio della società non sia sufficiente a coprire tali danni 27. In Colombia, lo stesso vale in caso di violazioni di obbligazioni fiscali e del diritto del lavoro 28. Nel regime italiano, le società che godono di autonomia patrimoniale perfetta sono le società per azioni (S.p.a.) e le società a responsabilità limitata (S.r.l.). Secondo il Codice Civile, le eccezioni per superare lo schermo societario e dare opportunità alle vittime di abusi di rifarsela direttamente sugli azionisti sono limitate. Da una parte, ciò viene permesso in caso di mancanze procedurali da parte dei soci fondatori, poco rilevanti ai fini della presente scheda 29. In alternativa, l articolo 2497 sancisce che: Le società o gli enti che, esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell'interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei princìpi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime, sono direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio 25 I creditori involontari non hanno alcuna possibilità di contrattare con la società riguardo alla ripartizione dei rischi, a differenza dei creditori volontari che stipulano contratti con la società. Tuttavia, essi devono comunque sostenere il rischio di perdite nel caso in cui la società non disponga di patrimonio sufficiente a compensare i danni loro cagionati (Peter Muchlinski, Implementing the New UN Corporate Human Rights Framework: Implications for Corporate Law, Governance, and Regulation, Business Ethics Quarterly 22, no. 1 (2012), p. 151). 26 A/HRC/17/31/Add.2, para Souza, Cescon, Barrieu & Flesch Advogados, Independent submission to the SRSG s Corporate Law Project: Brazil, novembre A/HRC/17/31/Add.2, para Secondo l articolo 2325, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati secondo legge. Secondo l Articolo 2331, per le operazioni compiute in nome della società prima dell'iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito. 13
14 arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale, nonché nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all'integrità del patrimonio della società. Il socio ed il creditore sociale possono agire contro la società o l'ente che esercita l'attività di direzione e coordinamento, solo se non sono stati soddisfatti dalla società soggetta alla attività di direzione e coordinamento. Questa norma non favorisce la possibilità di sollevare il velo societario da parte di vittime di abusi imprenditoriali dei diritti umani per due motivi. Innanzitutto, la società che esercita l attività di direzione e coordinamento non è di per sé (cioè, per il solo fatto di essere l ente che dirige e coordina il gruppo) responsabile per le operazioni condotte dagli enti diretti e coordinati. Ciascun ente dentro il gruppo rimane responsabile per le proprie attività, a meno che queste non siano state dirette o coordinate in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale. In secondo luogo, anche nei casi in cui si possa dimostrare che gli abusi dei diritti umani scaturiscano da direzione e coordinazione esterna in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale, sono solamente i soci ed i creditori sociali a poter agire contro la società o l ente che ha esercitato l attività di direzione e coordinamento (i secondi, solamente per la lesione cagionata all integrità del patrimonio della società). Doveri degli amministratori In aggiunta alle specifiche previsioni contenute nei singoli statuti di ogni impresa, i doveri degli amministratori delle imprese sono generalmente regolati tramite legge e casistica giurisprudenziale. Nella stragrande maggioranza dei paesi gli amministratori sono tenuti ad agire (con dovuta attenzione, lealtà e buona fede) nell interesse della società il che normalmente significa degli azionisti nel loro complesso, in particolare massimizzando il valore delle azioni e dei dividendi 30. Come si può facilmente intuire, una disciplina del genere rischia di incentivare la commissione di abusi dei diritti umani nel caso in cui ciò possa condurre a maggiori ritorni a favore degli azionisti. Sulla base di tale dettato normativo, infatti, i soci potrebbero portare in giudizio un amministratore che abbia dato precedenza alla protezione dei diritti umani rispetto al mero ritorno economico. Alcuni paesi ovviano a questo problema allargando il novero dei doveri degli amministratori. Per ciò che riguarda la protezione degli interessi degli stakeholder, come i dipendenti o le comunità interessate dalle attività imprenditoriali, tre sono gli approcci possibili. In primis, gli amministratori possono essere esplicitamente obbligati a prendere in considerazione gli interessi di stakeholder che non siano i soci. La sezione 172 del Companies Act del 2006 del Regno Unito, per esempio, sancisce che: 30 Stephen Griffin, Company Law: Fundamental Principles (Pearson Education, 2006) Capitoli 16 e
15 Un dirigente di una società deve agire nel modo che ritiene, in buona fede, essere più adatto a promuovere il successo della società per il beneficio dei membri intesi come una totalità, e in questo tener conto (tra l altro): a) delle potenziali conseguenze di ogni decisione nel lungo termine; b) degli interessi dei dipendenti della società; c) della necessità di favorire le relazioni imprenditoriali della società con i fornitori, i clienti ed altri; d) dell impatto delle operazioni della società sulla comunità e l ambiente; e) della desiderabilità per la società di mantenere una reputazione di alti standard di condotta aziendale, e f) della necessità di agire in maniera equa tra i membri della società 31. In secondo luogo, agli amministratori può essere richiesto (come succede in Sud Africa 32 e a livello statale negli Stati Uniti 33 ) di agire nell interesse della società nel lungo periodo, prendendo in considerazione anche questioni legate a rischi reputazionali. In questo caso, gli amministratori sono obbligati a prendere in considerazioni gli interessi dei lavoratori e delle comunità interessate dalle operazioni della società (e così, impegnarsi a prevenire eventuali abusi dei diritti umani), ma solo nel caso in cui ciò possa influire sulla redditività della società nel lungo periodo. Per esempio, le corti malesi hanno sancito che gli amministratori hanno un dovere nei confronti degli impiegati di gestire l impresa in una maniera che non danneggi la reputazione dell impresa fino al punto in cui i lavoratori non diventino non più impiegabili da altre aziende 34. Da ultimo, agli amministratori può essere espressamente permesso (ma non richiesto) di agire nell interesse dei non-soci. Per esempio, il Companies Act di Singapore sancisce che gli interessi dei dipendenti sono una delle materie cui gli amministratori possono far riferimento nell esercizio dei propri poteri 35. La casistica giurisprudenziale ha poi indicato che gli interessi dell impresa possano corrispondere agli interessi non solo degli azionisti, ma anche degli impiegati, dei creditori o del gruppo societario cui l impresa appartiene 36. I Florida Statutes del 2012 affermano che, nell esercizio del proprio incarico, un amministratore può prendere in considerazione i fattori che ritiene 31 Una disciplina simile si trova in Brasile, dove l Articolo 174 della Legge No del 15 Dicembre 1976 sancisce che l amministratore deve usare i poteri a lui conferiti dalla legge e da altri atti secondo legge al fine di ottenere gli obiettivi dell impresa e supportare al meglio i sui interessi, soddisfacendo le domande del pubblico in generale e il ruolo sociale dell impresa. 32 Si veda il disposto combinato delle Sezioni 7 e 76 del New Companies Act del 2008, con la prima che riconosce esplicitamente la promozione dei diritti umani tra gli obiettivi dell Act. 33 Si veda, a titolo esemplificativo, Georgia-Pacific Corp. v Great Northern Nekoosa Corp. (District of Maine, 22 Dicembre 1989), dove viene sancito che la legge del Maine suggerisce che gli amministratori di un impresa debbano anche considerare gli interessi dei dipendenti, dei clienti e dei fornitori dell impresa, e delle comunità dove gli uffici dell impresa sono locati. 34 Mah-Kamariyah e Philip Koh, Independent submission to the SRSG s Corporate Law Project: Malaysia aprile Sezione 159, Companies Act (Act 42 del 1967), così come aggiornato nel Cotty Vivant Marchisio & Lauzeral, Independent submission to the SRSG s Corporate Law Project: Singapore, settembre
16 pertinenti, compresi le prospettive e gli interessi della società e dei suoi azionisti nel lungo termine, gli effetti sociali, economici e giuridici, o gli altri effetti di qualsiasi azione sui dipendenti, sui fornitori, sui clienti della società o di società controllate, sulle comunità e sulla società in cui l impresa o le sue controllate operano, e sull economia dello stato e della nazione 37. Su questo punto, la normativa italiana è silente. Secondo il Codice Civile, infatti, gli amministratori sono responsabili nei confronti della società per mancato adempimento dei doveri imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell incarico e dalla loro specifiche competenze (Articolo 2392), e nei confronti dei creditori per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale (Articolo 2394). In aggiunta, l Articolo 2395, intitolato Azione individuale del socio e del terzo, afferma che: Le disposizioni dei precedenti articoli non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori 38. La conclusione è che la normativa italiana non è esplicita né nel richiedere né nel permettere agli amministratori delle società di prendere in considerazione gli interessi di stakeholder esterni che non siano i creditori. Nonostante ciò, si può affermare che il dovere di adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto richieda, implicitamente, agli amministratori di considerare gli interessi dei non-soci nella misura necessaria per garantire il rispetto della legge da parte della società. Questo principio può poi essere esteso anche agli impatti derivanti da operazioni societarie che si verificano al di fuori della giurisdizione italiana, se tali impatti comportano una violazione delle pertinenti leggi locali, causando un pregiudizio per l azienda. Nulla può invece assumersi riguardo ad eventuali obblighi di evitare conseguenze a livello reputazionale (non legale). Sul punto della compatibilità con la legge, la nuova disciplina italiana sulla responsabilità amministrativa delle società è di particolare rilievo. Il D.Lgs. n. 231/2001, infatti, prevede specifici reati che rappresentano una violazione della legge da parte delle società (per quanto riguarda i diritti umani, reati contro la personalità individuale, come lesioni o omicidio colposo gravi personale commesso a seguito di violazione delle disposizioni di legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro, mantenimento di condizioni di schiavitù e tratta di esseri umani). Per questi reati, la lettura congiunta del Codice Civile e del D.Lgs. 231/2001 comporta dunque l obbligo per gli amministratori di adottare e dare Florida Statutes, Title XXXVI, Chapter 607, Section ( General standards for directors ). 38 L azione individuale da parte di terzi è rara perché i dirigenti amministrano le operazioni della società e, quindi, eventuali abusi di solito danneggiano direttamente il patrimonio della società, e solo indirettamente quello di parti terze. 16
17 attuazione a specifiche misure di governance societaria, mirate alla prevenzione di tali crimini. L articolo 4 conferma che gli enti aventi la sede principale nel territorio dello Stato italiano rispondono anche in relazione ai reati commessi all'estero, purché nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui é stato commesso il fatto. Da ultimo, è da tenere in conto che, in ogni caso, un azione legale contro gli amministratori (sia a favore dei diritti umani, quando si ritiene che l impatto di determinati abusi non sia stato preso dovutamente in considerazione, sia a sfavore dei diritti umani, quando si ritiene che l aver evitato determinati abusi è andato contro la massimizzazione degli interessi degli azionisti) solleva notevoli problemi, procedurali e sostanziali. Dal punto di vista procedurale, l azione di responsabilità sociale (così viene chiamata l azione da parte della società nei confronti dei propri amministratori) può essere esercitata solamente o in seguito a deliberazione dell assemblea (quindi a maggioranza dei soci) o da soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale (o diversa misura prevista nello statuto, comunque non superiore al terzo). Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l azione può essere esercitata dai soci che rappresentino un quarantesimo del capitale sociale o la minore misura prevista nello statuto 39. L Italia non segue, in questo, l approccio innovativo del Sud Africa, il cui Companies Act consente a qualsiasi persona di citare in giudizio gli amministratori per violazione dei propri doveri, a condizione che abbiano permesso da una Corte di farlo, il che dipende dal dimostrare la necessità dell azione per proteggere i propri diritti legali, compresi i diritti costituzionali 40. D altra parte, come principio generale in forza del diritto societario italiano, agli amministratori è permesso (su base volontaria) di adottare una decisione allo scopo di soddisfare gli interessi degli stakeholder esterni, a condizione che tale decisione non sia dannosa per gli interessi degli azionisti (in linea con il cosiddetto principio di massimizzare il valore degli azionisti ). Così, in alcuni casi (per esempio, il ricorso a fornitori che, anche se economicamente più vantaggiosi, sono noti per impiegare lavoro minorile), l amministratore può decidere di tutelare gli interessi dei non-azionisti. In casi in cui la buona reputazione della società e gli interessi a lungo termini possano essere in gioco a seguito di una condotta particolare, gli amministratori avrebbero così un potere discrezionale (non più un obbligo come nei casi precedenti) di adottare il provvedimento in questione Articolo 2392-bis Cod. Civ. 40 Sezione 164 del New Companies Act del In ogni caso, questo rimarrebbe un diritto derivato: qualsiasi provvedimento richiesto sarebbe a nome della società ed eventuali risarcimenti sarebbe in favore della società. 41 Linklaters, Independent submission to the SRSG s Corporate Law Project: Italy, settembre
18 Struttura della società Lo Stato o i gestori delle Borse valori possono favorire il rispetto dei diritti umani obbligando o raccomandando l adozione di particolari strutture e funzioni societarie. Per esempio, l esistenza di un consiglio di sorveglianza si ritiene possa contribuire alla promozione di una cultura aziendale rispettosa dei diritti umani. Così, in Russia, il Codice di Autodisciplina emanato nel 2002 da parte del Servizio Federale dei Mercati Finanziari suggerisce che il consiglio di sorveglianza aziendale sviluppi delle linee guida interne che sanciscano le responsabilità etiche e sociali dell impresa, in particolare riconoscendo il dovere di mantenere elevati standard di qualità per i propri prodotti e rispettare le norme in materia di ambiente e sicurezza 42. Nei Paesi Bassi, il consiglio di amministrazione deve sottoporre la propria politica di SRI al consiglio di sorveglianza per l'approvazione 43. Anche mancando consigli di sorveglianza, un comitato etico interno al consiglio di amministrazione può fare la sua parte nel promuovere un comportamento socialmente più responsabile. In Sud Africa, il New Companies Act autorizza il Ministro competente ad ordinare, nel caso in cui sia nel pubblico interesse farlo, che un impresa o una categoria di imprese devono avere un comitato etico e sociale 44. In India, il Companies Bill del 2012 richiede che un impresa con più di 1,000 soci costituisca un Comitato di relazione con gli stakeholder con il compito di prendersi carico e risolvere potenziali conflitti tra gli obiettivi dell azienda e gli interessi degli stakeholder esterni 45. Ai sensi degli articoli 2403, 2409-terdecies e 2409-sexiesdecies del Codice Civile italiano, le funzioni di controllo interno di una S.p.A. devono essere assegnate a specifici organi di vigilanza che, a seconda dello specifico sistema di governo societario adottato dalla società, possono prendere la forma di un collegio sindacale, un consiglio di sorveglianza o un comitato di controllo interno al consiglio di amministrazione. Per quanto riguarda i compiti e le funzioni di tali organi, l articolo 2403 sancisce che, in linea di principio, essi sono tenuti a vigilare sull osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull adeguatezza dell assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento 46. Con specifico riferimento alle società quotate, l articolo 149 del Testo Unico della Finanza prevede che il collegio sindacale (o il consiglio di sorveglianza o il comitato per 42 Clifford Chance, Independent submission to the SRSG s Corporate Law Project: Russian Federation, ottobre 2010, p Dutch Corporate Governance Code, Migliore Pratica II.2(d) del Corporate Governance Code del Sezione 72(4) del New Companies Act del Sezione 178(5) del The Companies Bill del Queste disposizioni si applicano anche alle S.r.L. in specifiche circostanze, come per esempio quando il capitale sociale superi gli Euro
19 il controllo interno al consiglio di amministrazione) debba supervisionare la messa in pratica delle norme di governance aziendale che la società si impegna pubblicamente a rispettare. Inoltre, il Codice di Autodisciplina pubblicato nel 2011 dal Comitato per la Corporate Governance della Borsa Italiana raccomanda che le società quotate creino all interno del consiglio di amministrazione un comitato controllo e rischi, con il compito di supportare, con un adeguata attività istruttoria, le valutazioni e le decisioni del consiglio di amministrazione relative al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi 47. Valutazioni conclusive e raccomandazioni In Italia vale la descrizione generale offerta dal Prof. Ruggie nel commentario al Principio Guida n. 3: vi è poca chiarezza nel diritto societario e nel diritto dei mercati mobiliari su cosa è permesso o addirittura richiesto alle aziende ed ai loro funzionari in materia di diritti umani. La risposta del Rappresentate Speciale del Segretario-Generale delle Nazioni Unite è che le leggi e le politiche in questo campo dovrebbero fornire indicazioni sufficienti per consentire alle imprese di rispettare i diritti umani, con particolare riferimento al ruolo delle strutture di governance esistenti, come i consigli dell impresa. Questo è tanto più vero in Italia dove l Articolo 41 della Costituzione è chiaro nello stabilire che [l] iniziativa economica privata è libera ma [n]on può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Lo Stato italiano dovrebbe formalmente impegnarsi a dare attuazione al dettato costituzionale e adottare gli strumenti normativi (e non) e determinare i controlli opportuni affinché l attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata a fini sociali, in particolare non svolgendosi in modo da recare danno alla libertà e alla dignità umana. In particolare, il Codice Civile (o anche un documento interpretativo circolato da parte del Ministero responsabile) dovrebbe riconoscere esplicitamente la possibilità di includere all interno del contratto con cui si fonda un impresa delle disposizioni che la autorizzano o indirizzano a condurre i propri affari in una maniera che sia ecologicamente e socialmente responsabile, in particolare rispettando i diritti umani dei propri stakeholder. Borsa Italiana dovrebbe essere poi incoraggiata a richiedere il rispetto dei diritti umani da parte delle società che vogliono quotarsi nei mercati regolamentati italiani, così come ECPI e FTSE dovrebbero essere spinti ad includere criteri di rating basati sul rispetto dei diritti umani nella creazione degli indici FTSE ECPI Italia SRI Index Series. 47 Articolo 7, Principio 4. 19
20 In secondo luogo, il Codice Civile dovrebbe incentivare l adozione di adeguate politiche e procedure di due diligence da parte delle società madri nei confronti delle proprie controllate garantendo la possibilità di superare lo schermo societario nel caso in cui abusi dei diritti umani scaturiscano direttamente dal comportamento irresponsabile delle società controllanti. Lo schermo societario, infatti, dovrebbe essere superabile non solo da parte dei creditori finanziari dell impresa, ma anche da coloro che ne sono creditori involontari, subendo abusi dei propri diritti senza neanche aver avuto l opportunità di valutare, e scegliere, i rischi da correre. In Italia, come principio generale in forza del diritto societario, agli amministratori è permesso di prendere decisioni che soddisfino gli interessi degli stakeholder esterni all impresa a condizione che tale decisione non sia dannosa per gli azionisti. Seguendo l esempio di un numero crescente di giurisdizioni estere (come quella britannica), lo Stato italiano dovrebbe sancire esplicitamente il dovere, piuttosto che la mera possibilità, da parte degli amministratori di prendere in considerazione, in aggiunta agli interessi degli azionisti, anche quelli dei lavoratori, creditori e fornitori dell impresa, così come quelli delle comunità in cui essa opera. Da ultimo, alcune giurisdizioni ed alcuni gestori di Borse valori esteri hanno obbligato o raccomandato la costituzione di un Comitato di Sorveglianza con responsabilità in tema di SRI e diritti umani, oppure di un Comitato etico interno al consiglio di amministrazione. La normativa italiana, sia per le società in generale che per quelle quotate in Borsa, così come il Codice di Autodisciplina pubblicato nel 2011 dal Comitato per la Corporate Governance della Borsa Italiana, prevedono o raccomandano l istituzione di organi aziendali di sorveglianza, senza però specificare le loro funzioni. Garantire il rispetto dei diritti umani da parte dell impresa dovrebbe essere espressamente riconosciuto come uno dei loro compiti principali. 20
IMPRESE E DIRITTI UMANI: IL CASO ITALIA ANALISI DEL QUADRO NORMATIVO E DELLE POLITICHE DI SALVAGUARDIA Rapporto redatto dalla Scuola Superiore Sant Anna IMPRESE E DIRITTI UMANI: IL CASO ITALIA ANALISI

References: art. 39
 Articolo 41
 articolo 41
 articolo 2329
 articolo 2328
 Art. 1324
 articolo 2497
 articolo 2325
 Articolo 2331
 Articolo 174
 Articolo 2395
 articolo 4
 Articolo 2392
 articolo 2403
 articolo 149
 Articolo 41
 Articolo 7