Source: https://www.scribd.com/document/79955365/Newsletter-T-P-N-54
Timestamp: 2017-02-28 12:53:41+00:00

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N° 54 Gennaio 2012
Anno nuovo, nuova newsletter. Da questo numero abbiamo deciso di inserire tre nuove rubriche: un osservatorio sulla giurisprudenza della Corte di Cassazione con le più interessanti sentenze di recente pubblicazione e “ADR A domanda risponde” la sintetica soluzione di un caso pratico in materia civile e di lavoro. La newsletter inizia con il Diritto del Lavoro dove nell’attualità riprendiamo l’esame delle novità introdotte dal Decreto Salva Italia che avevamo iniziato ad affrontate negli Highlights 2011, focalizzando in particolare l’attenzione sulla riforma del sistema pensionistico. Nella prossima Newsletter approfondiremo il Decreto L. 1/2012 sulle cd Liberalizzazioni, pubblicato in G.U. n. 19 del 24/01/2012. La sentenza del mese è una recentissima pronuncia in materia di licenziamento che ha ritenuto integrare giusta causa di licenziamento l’assenza prolungata ingiustiﬁcata del lavoratore, anche in assenza di speciﬁca previsione nel ccnl. Le “Nostre Sentenze” offrono una veloce panoramica sulla rilevanza delle prove testimoniali e un’interessante decisione in materia di gruppi societari. Chiude l’ADR del mese: può essere ridotta la parte variabile della retribuzione? La demarcazione tra la Sezione di Diritto del Lavoro e la Sezione di Diritto Civile, Commerciale e Assicurativo, è segnata dal nuovo Osservatorio sulla Corte di Cassazione. La Sezione di Diritto Civile, Commerciale e Assicurativo si apre con un articolo sulle nuove disposizioni introdotte dalla legge di stabilità 2012 in materia di responsabilità delle persone giuridiche dipendente da reato e una sentenza su una singolare ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione (una crociera premio “saltata” causa eventi bellici!). Segue la parte relativa alle Assicurazioni dove segnaliamo, tra le altre, un’interessante sentenza in materia di rinunzia all’eccezione di prescrizione causa … il protrarsi delle trattative tra le parti. Il Punto su... richiama l’attenzione su una recente iniziativa dell’INAIL volta a ﬁnanziare progetti di investimento ﬁnalizzati al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori. E chiude la rassegna l’ADR di civile: è possibile far valere l’azione di garanzia nei confronti del fornitore anche se è decorso l’anno dalla consegna, avendo denunciato prima i vizi? Marina Tona e il Comitato di Redazione composto da: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca D’Arco, Diego Meucci, Claudio Ponari, Vittorio Provera, Tommaso Targa, Stefano Triﬁrò e Giovanna Vaglio Bianco
Diritto del Lavoro Attualità 2 Le Nostre Sentenze 4 Cassazione 7 Diritto Civile, Commerciale, Assicurativo Attualità 8 Le Nostre Sentenze 10 Assicurazioni 11 Il Punto su 13 Rassegna Stampa 15 Contatti 16
Le novità del decreto “Salva Italia” e l’entrata in vigore del termine di decadenza di cui all’art. 32 del “Collegato Lavoro”
Con l’anno nuovo, entrano in vigore tutte le misure del decreto “Salva Italia” in materia di lavoro, previdenza e tassazione dei redditi da lavoro (decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito con legge 22 dicembre 2011 n. 214, pubblicata in Gazzetta Ufﬁciale 27 dicembre 2011 n. 300). Una prima novità (art. 2 del decreto) riguarda la deducibilità dal reddito imponibile ai ﬁni IRPEF e IRES dell’intero ammontare dell’IRAP versata in relazione al personale dipendente e assimilato. La legge di conversione ha aumentato le deduzioni in favore di chi assume a tempo indeterminato donne e/o giovani di età inferiore a 35 anni, con agevolazioni più consistenti nelle aree depresse (Sicilia e Sardegna). Una seconda misura da evidenziare (art. 24, comma 31, del decreto) riguarda la tassazione delle indennità corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro. Quando l’importo percepito dal dipendente supera la somma di € 1.000.000,00 lordi, le indennità di ﬁne rapporto, in deroga a quanto previsto dagli artt. 17 e 19 del TUIR, non sono soggette a tassazione separata, bensì fanno cumulo con gli altri redditi percepiti nel periodo di esercizio. L’espressione utilizzata dal legislatore, facendo riferimento a un “importo complessivamente superiore a € 1.000.000,00…in denaro o in natura”, impone di cumulare tutte le somme percepite dal dipendente in occasione della cessazione del rapporto, che normalmente vengono sottoposte a tassazione separata con l’aliquota del TFR: di conseguenza, oltre al TFR, dovranno essere conteggiati l’incentivo all’esodo, l’indennità supplementare per i dirigenti, le somme corrisposte in via di transazione generale e novativa, nonché eventuali beneﬁt in natura riconosciuti nell’ambito di un accordo sulla risoluzione consensuale del rapporto. Va segnalata, inoltre, la portata retroattiva di tale norma, che si applica a partire dalle “indennità e compensi il cui diritto alla percezione è sorto a decorrere dal 1 gennaio 2011”. L’art. 24 del decreto ha generalizzato il criterio di calcolo della pensione sulla base del sistema contributivo, che era stato introdotto nel 1995 con la legge Dini e permette di ottenere una pensione proporzionale ai contributi versati durante l’intera vita lavorativa. La nuova disciplina va, dunque, ad impattare su coloro che, sino ad oggi, beneﬁciavano del c.d. sistema retributivo per il quale la pensione viene determinata in base alla retribuzione percepita negli ultimi anni prima del pensionamento. Particolarmente signiﬁcativo è l’abbandono, a far tempo dal 1 gennaio 2012, delle pensioni di anzianità e del sistema delle quote. Prima del Decreto era prevista la possibilità di ottenere la pensione di anzianità, godendo o di 40 anni di contributi, e in questo caso si poteva andare in pensione a qualsiasi età, oppure avendo un minimo di anni di contributi, sommati a un minimo di anni di età anagraﬁca. Già con l’ultima manovra del governo Berlusconi, la cosiddetta quota 97 era stata anticipata di un anno, al 1 gennaio 2012.
N°54 Gennaio 2012
La pensione anticipata sostituisce il vecchio trattamento di anzianità con 40 anni di contributi. In base al comma 10 dell'articolo 24 del Decreto, indipendentemente dall'età anagraﬁca, occorrono 42 anni e un mese per gli uomini a decorrere dal 1 gennaio 2012; 41 anni e un mese per le donne, sempre a decorrere dal 1 gennaio 2012. Per gli uomini e le donne scatterà un nuovo aumento di un mese nel 2013 e nel 2014. Segnaliamo che quando un lavoratore o una lavoratrice accedono al pensionamento con meno di 62 anni, la pensione anticipata viene ridotta del 2% per ogni anno di anticipo rispetto a 62. Questa riduzione scatta sulla quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012. Il Decreto ha introdotto, altresì, novità per il pensionamento delle donne. Infatti, con decorrenza dal 1 gennaio 2012, l’età minima per andare in pensione salirà dai 60 di oggi ai 62 anni (63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome), per arrivare a 66 anni nel 2018, con scatti di altri due anni nel 2014 e di un altro anno nel 2016. Eccezionalmente, per coloro che entro la data del 31 dicembre 2012 avrebbero maturato il diritto alla pensione (60 anni di età e 20 anni di contributi per le donne, oppure attraverso il sistema delle quote per uomini e donne), sarà consentito andare in pensione anticipatamente alla data di vecchiaia, all’età minima dei 64 anni. Per gli uomini, dal 1 gennaio 2012, l’età pensionabile aumenta da 65 a 66 anni. Tale innalzamento non determina, però, alcuna (ulteriore) penalizzazione per i lavoratori posto che il Decreto ha abolito le ﬁnestre “mobili”, che costringevano i lavoratori ad attendere dai 13 ai 19 mesi per godere effettivamente della prima mensilità della pensione, dopo il maturamento del diritto. Con la nuova riforma, la pensione può essere percepita immediatamente dal momento in cui il diritto viene maturato. Sempre in materia pensionistica, va segnalato l’art. 6 del Decreto che ha abrogato tutte le forme di equo indennizzo e pensione privilegiata, fatta eccezione per quelle nei confronti del personale appartenente al comparto della sicurezza, difesa e soccorso pubblico. D’altro canto, la legge di conversione, introducendo l’art. 24, comma 31 bis, ha incrementato il contributo “di solidarietà” o di “perequazione” sulla parte eccedente gli € 200.000 lordi di trattamenti pensionistici obbligatori. Attualmente, il “contributo di solidarietà” è, quindi, rideterminato nel 5%, per redditi da pensione compresi tra € 90.000 e € 150.000 lordi annui; 10% per i redditi da pensione compresi tra € 150.000 e € 200.000 lordi annui; 15% per i redditi da pensione superiori a € 200.000 lordi annui. Il Decreto contiene anche una norma programmatica (art. 24, comma 30) che prevede l’apertura di un tavolo di confronto per il riordino del sistema degli ammortizzatori sociali e degli istituti di sostegno al reddito. Tutte queste novità non devono far dimenticare che, a decorrere dal 1 gennaio 2012, è entrato di fatto in vigore l’art. 32 del “Collegato Lavoro” (l. 4 novembre 2010, n. 183), in base al quale il lavoratore deve impugnare il licenziamento, entro 60 giorni dalla cessazione del rapporto; tale termine di decadenza si applica anche a tutte le ipotesi di cessazione di un rapporto di lavoro di cui sia rivendicata la natura subordinata, recesso dai contratti di collaborazione, azioni di nullità del termine e impugnazioni dei trasferimenti di sede. Il termine di entrata in vigore della norma in questione era stato rinviato al 1 gennaio 2012 dal cosiddetto Decreto Mille Proroghe 2010 (decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, art. 2, comma 54).
COSTITUISCE GIUSTA CAUSA DI LICENZIAMENTO L’ASSENZA PROLUNGATA INGIUSTIFICATA DEL LAVORATORE, ANCHE IN ASSENZA DI SPECIFICA PREVISIONE NEL CCNL (Tribunale di S. Maria Capua Vetere - Sezione Lavoro, n. 108/2012, 10 gennaio 2012) Il Tribunale del Lavoro di S. Maria Capua Vetere ha dichiarato la legittimità di un licenziamento intimato per giusta causa ad un lavoratore che si era assentato dal lavoro per oltre 20 giorni. Più precisamente, il lavoratore dopo aver ricevuto una lettera di trasferimento comunicava alla società che avrebbe voluto riﬂettere se accettare o meno il trasferimento allontanandosi senza ricevere alcuna autorizzazione e senza richiedere ferie o permessi. Precisiamo che nella vicenda decisa il CCNL applicabile (Logistica e Trasporto) prevede espressamente che la mancata accettazione da parte del lavoratore del trasferimento (giustiﬁcato), comporti la risoluzione del rapporto. La società aveva dunque la necessità di conoscere l’accettazione o meno del trasferimento da parte del lavoratore che, invece, per sottrarsi alle conseguenze previste dalla contrattazione collettiva si è reso letteralmente irreperibile anche al telefono. Precisiamo altresì che il CCNL applicato, diversamente da altri contratti collettivi (es. Commercio, Metalmeccanico, Chimico-farmaceutico) non prevedeva espressamente quale fattispecie tipizzata per il recesso disciplinare l’ipotesi dell’assenza ingiustiﬁcata prolungata. Il Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha ritenuto irrilevante la mancata previsione a livello contrattuale della fattispecie considerando l’assenza ingiustiﬁcata protratta per 20 giorni, idonea a ledere irreparabilmente il vincolo ﬁduciario. (Causa curata da Giacinto Favalli e Luca D’Arco)
LAVORO AUTONOMO E SUBORDINATO – CRITERI DISTINTIVI – UTILIZZABILITÀ DELLE PROVE TESTIMONIALI RACCOLTE IN UN PROCESSO CONNESSO (Tribunale di Bologna, 17 novembre 2011) Il Tribunale di Bologna ha accertato la natura autonoma del rapporto di lavoro instaurato con alcuni lavoratori che avevano svolto, per conto di un’azienda operante nel settore, attività di distribuzione di materiale pubblicitario. In particolare, il Tribunale ha evidenziato che i c.d. distributori erano liberi di decidere se, quando ed in quale misura rendere la prestazione. Peraltro, i distributori non erano vincolati da un rigido orario di lavoro e non dovevano in alcun modo giustiﬁcare le assenze, anche laddove si fossero già dichiarati disponibili ad effettuare la prestazione; inoltre, i collaboratori erano liberi di stabilire l’itinerario da seguire per effettuare la distribuzione. Sotto il proﬁlo dell’istruttoria, il Tribunale ha ritenuto di poter utilizzare le prove testimoniali raccolte in un processo connesso, in cui l’azienda aveva promosso un contenzioso nei confronti dell’Inail avente ad oggetto la natura del rapporto intercorso con i suddetti distributori. (Causa curata da Antonio Cazzella)
LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA, PROVE RACCOLTE NEL PROCEDIMENTO D’URGENZA (Corte d’Appello di Venezia, 4 ottobre 2011) Con ricorso ex art. 700 cod. proc. civ., un lavoratore ha chiesto al Tribunale di Venezia l’emissione di un provvedimento d’urgenza, diretto a far accertare l’illegittimità del licenziamento intimatogli dalla datrice di lavoro per giusta causa. Il suddetto procedimento si è concluso con il rigetto della domanda del ricorrente, stante le dichiarazioni rese dai sommari informatori i quali hanno confermato i fatti sulla cui base la datrice di lavoro aveva proceduto al licenziamento. A detto procedimento è seguito il giudizio di merito sia in primo che in secondo grado, all’esito del quale - senza svolgimento di ulteriore attività istruttoria - è stata confermata la legittimità del licenziamento. In particolare, la Corte d’Appello di Venezia, nel motivare la sentenza di conferma del provvedimento di primo grado, ha ritenuto che le deposizioni rese dai sommari informatori nel corso del procedimento cautelare, ove siano state assunte in contraddittorio tra le parti, sotto il vincolo del giuramento e sulla base delle indicazioni fornite dalle parti stesse nei rispettivi atti introduttivi, sono da considerare come provenienti da “veri e propri testimoni” e possono quindi essere utilizzate, in mancanza di qualsiasi divieto di legge, nel relativo giudizio di merito come prove raccolte in un diverso giudizio tra le stesse parti. (Causa curata da Orazio Marano e Giuseppe Gemelli) SUL LAVORATORE, CHE PRETENDE IL RICONOSCIMENTO DELLA NATURA SUBORDINATA DEL PROPRIO RAPPORTO DI LAVORO, INCOMBE L’ONERE DI DIMOSTRARE L’ESISTENZA DELLA SUBORDINAZIONE, CHE PUÒ RESTARE ESCLUSA DALLA PROVA AVVERSARIA DELLA SUSSISTENZA DI RAPPORTI DI COLLABORAZIONE DEL DIPENDENTE CON ALTRE SOCIETÀ FACENTI PARTE DEL MEDESIMO GRUPPO DI IMPRESE (Tribunale di Milano, 30 dicembre 2011) Un lavoratore, ex dipendente di una Società in forza di un contratto di lavoro subordinato cessato nel 2005, conveniva in giudizio la sua ex datrice di lavoro, deducendo di aver lavorato per la stessa all’estero in virtù di un contratto di lavoro a progetto, concluso in forma orale, per il periodo 1.4.2007-31.12.2007, senza il rispetto delle prescrizioni di cui al combinato disposto degli artt. 61 e 69 D.Lgs. 276/03; di conseguenza, egli domandava, ai sensi dell’art. 69 della suddetta normativa, che il suo contratto di lavoro a progetto fosse riqualiﬁcato come contratto di lavoro subordinato, e chiedeva, in conseguenza di tale riqualiﬁcazione, il riconoscimento del diritto ad essere inquadrato come dirigente, sulla base del fatto che egli aveva gestito progetti lavorativi della convenuta, relazionandosi con elevatissimi referenti istituzionali di governi esteri, e del fatto che i suoi collaboratori all’interno dell’azienda convenuta fossero tutti dipendenti della stessa con qualiﬁca dirigenziale. La Società resisteva negando che il ricorrente avesse svolto alcuna attività lavorativa alle proprie dipendenze in qualsiasi altra forma, deducendo, al contrario, che il ricorrente aveva intrattenuto rapporti di collaborazione con altre società, di diritto straniero, facenti parte del medesimo gruppo multinazionale, dalle quali aveva percepito anche ingenti somme a titolo di remunerazione. Il Giudice, nel recepire integralmente le nostre difese, ha ritenuto che gli elementi addotti dal lavoratore non fossero sufﬁcienti a provare la subordinazione, non avendo egli dimostrato la sussistenza di un vincolo di soggezione personale al potere organizzativo, direttivo e disciplinare della società convenuta, e, in particolare, non avendo dimostrato la limitazione della sua autonomia organizzativa e il suo inserimento nell’organizzazione aziendale della predetta società; correttamente, infatti, il Giudice ha ritenuto che nei gruppi multinazionali è possibile che il lavoratore venga a contatto con distinte società, in
considerazione dei legami esistenti tra le varie entità giuridiche che fanno parte del Gruppo, ma ciò non è sufﬁciente a costituire un rapporto di lavoro alle dipendenze di tutte le società del Gruppo stante la personalità propria del rapporto di lavoro che si costituisce esclusivamente tra la Società che esercita i poteri direttivi e di controllo ed il lavoratore; su tali premesse il Giudice ha, conseguentemente, rigettato il ricorso. (Causa curata da Giorgio Molteni e Claudio Ponari)
Può il datore di lavoro non corrispondere la retribuzione variabile pattuita con i dipendenti? Si discute se i bonus siano soggetti al principio della irriducibilità della retribuzione. Secondo parte della giurisprudenza “l’emolumento variabile da corrispondersi a fronte della fissazione e del raggiungimento di obiettivi ha natura retributiva e non indennitaria, e pertanto è sottoposto al principio di irriducibilità, in quanto è connesso al patrimonio professionale dal datore utilizzato per raggiungere i risultati e non a una specifica modalità di svolgimento della prestazione” (Corte d’Appello di Milano, 21 novembre 2007). Dalla natura retributiva dell’emolumento variabile conseguirebbe che il bonus non può essere soppresso per decisione unilaterale del datore di lavoro in quanto, essendo parte integrante della retribuzione, è soggetto al citato principio della irriducibilità ex art. 2103 c.c.. Peraltro, la questione deve essere valutata caso per caso in funzione delle specifiche previsioni del contratto individuale e collettivo.
Con sentenza n. 751 del 19 gennaio 2012 la Corte di Cassazione ha affermato che sussiste un’interposizione ﬁttizia di manodopera laddove il committente utilizzi i dipendenti delle ditte in subappalto per lo svolgimento di attività difformi da quelle inerenti l’appalto medesimo, inserendoli nella propria struttura produttiva (nel caso di specie, la società committente aveva procurato agli operai delle ditte in subappalto anche vitto ed alloggio). LICENZIAMENTO PER ECCESSO DI VELOCITÀ IN AREA AZIENDALE Con sentenza n. 457 del 16 gennaio 2012 la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un lavoratore, che aveva causato un incidente con un altro veicolo all’interno dello stabilimento, superando il limite di velocità indicato dall’apposita segnaletica e mentre svolgeva, peraltro, compiti che non erano di sua pertinenza. LICENZIAMENTO PER RIFIUTO DEL DIPENDENTE DI FREQUENTARE UN CORSO DI FORMAZIONE FUORI SEDE Il riﬁuto del lavoratore di recarsi in trasferta per frequentare un corso di formazione non può determinare, di per sé, la lesione del rapporto ﬁduciario. Con sentenza del 11 novembre 2011, n. 23673, la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento del lavoratore, rilevando che il datore di lavoro non può impartire al dipendente disposizioni prive di fondamento logico ed avulse da effettive ragioni organizzative, in quanto è tenuto al rispetto delle regole di correttezza (nel caso di specie, il datore non aveva fornito alcuna prova sulla necessità che il corso formativo fosse effettuato in una città diversa rispetto alla sede ove operava la dipendente licenziata).
ORGANISMO DI VIGILANZA E COLLEGIO SINDACALE
Le nuove disposizioni introdotte dalla Legge di stabilità 2012
A cura di Francesco Autelitano e Giovanna Vaglio Bianco
La Legge di Stabilità per l’anno 2012 ha introdotto, in materia di responsabilità delle persone giuridiche dipendente da reato (D.Lgs. n. 231 del 2001), la possibilità di attribuire al collegio sindacale le funzioni dell’organismo di vigilanza (comma 4bis dell’art. 6 del D.Lgs. n. 231/2001). La disposizione citata prevede: “nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo della gestione possono svolgere le funzioni dell’organismo di vigilanza di cui al comma 1, lettera b)”. Si possono svolgere talune considerazioni in sede di prima lettura:
norma parla di società di capitali, restando esclusi dalla sua diretta disciplina tutti gli altri enti destinatari del D.Lgs. n. 231/2001; in particolare, per le società di persone e per le associazioni la disciplina dell’organismo di vigilanza rimane immutata; previsione introduce una facoltà non un dovere; le società di capitali possono affidare al collegio sindacale le funzioni dell’organismo di vigilanza, ma non sono obbligate a farlo; esse possono dunque anche continuare a comporre l’organismo di vigilanza con soggetti estranei al collegio sindacale; norma afferma che le funzioni proprie dell’organismo di vigilanza possono essere affidate all’organo di controllo già esistente in modo tipico nella disciplina delle società di capitali (il collegio sindacale del sistema tradizionale e, salve talune precisazioni, il consiglio di sorveglianza nel sistema dualistico ed il comitato per il controllo sulla gestione nel sistema monistico).
Da tali considerazioni si può arguire che, contrariamente a quanto asserito in taluni primi commenti, né l’organismo di vigilanza né tantomeno le sue funzioni sono abolite, e ciò neppure dall’ambito delle società di capitali cui si riferisce il nuovo comma 4bis. La novità che ne consegue, più significativa, si colloca sul piano ermeneutico.
Il legislatore si è espresso chiaramente nel senso della compatibilità tra le funzioni dell’organismo di vigilanza e quelle del collegio sindacale e pertanto, rispetto alle opinioni contrarie sin qui emerse, si deve ora considerare adeguata la scelta di afﬁdare le funzioni di vigilanza previste dal D.Lgs. n. 231 del 2001 al collegio sindacale (va sempre comunque ribadito l’obbligo di veriﬁcare anche in concreto tale idoneità). Inoltre l’attribuzione delle citate funzioni può riguardare, non il collegio sindacale nel suo complesso, bensì uno o più dei suoi componenti, chiamati a costituire l’organismo di vigilanza insieme ad altri soggetti, nell’ambito di un ufﬁcio a composizione eterogenea. Possiamo ancora aggiungere, sempre nell’ottica di prime considerazioni sulla nuova disciplina, che l’art. 12 della legge di stabilità introduce il citato comma 4bis riferendosi testualmente al «collegio sindacale». L’art. 13 della stessa legge, regolando una diversa materia, stabilisce che nelle srl l’eventuale funzione sindacale sia afﬁdata ad un organo a composizione monocratica: il sindaco, appunto. E l’art. 14 soggiunge che nelle spa di minori dimensioni l’organo di controllo può essere composto da un sindaco unico. Oggi nel diritto societario si presenta la novità del sindaco unico, sia per le srl che per le spa. Qualche commento a caldo ha sostenuto che il comma 4bis, stante il suo tenore testuale, non possa riferirsi ai casi in cui vi sia un sindaco monocratico. Per contro si può ritenere, sulla base delle premesse sopra dette, che quando vi sia un sindaco unico, la società può (non deve) afﬁdargli le funzioni dell’organismo di vigilanza (posto che la ﬁgura professionale è considerata tipicamente idonea dal legislatore); fermo restando l’obbligo di veriﬁcare, in concreto, se una sola persona sia sufﬁciente per l’incarico, tenuto conto anche del cumulo con le funzioni tipiche dell’ufﬁcio di sindaco (se il problema è numerico, peraltro, l’organismo di vigilanza potrà essere composto da più membri, di cui uno costituito dal sindaco).
RISOLUZIONE DEL CONTRATTO PER IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA DELLA PRESTAZIONE (Corte d’Appello di Roma, 8 settembre 2011) Una società stipulava un contratto di noleggio di una imbarcazione al ﬁne di organizzare una crociera premio per i propri dipendenti. Il pagamento del corrispettivo veniva previsto in tre tranches ed era pattuita la prestazione di ﬁdeiussione bancaria a garanzia dell’adempimento degli obblighi assunti dall’armatore. A seguito di un evento bellico occorso prima della data di partenza della crociera ed in prossimità della rotta di navigazione contrattualmente concordata, la società conveniva in giudizio l’armatore per dichiarare risolto il contratto di noleggio per impossibilità sopravvenuta della prestazione e, conseguentemente, il diritto alla restituzione delle somme già versate. Il Tribunale accoglieva la richiesta di risoluzione formulata. Tale sentenza veniva confermata dalla Corte di Appello, che ribadiva come l’evento bellico e la pericolosità della navigazione nelle vicinanze di quella zona fossero causa di impossibilità sopravvenuta deﬁnitiva ex art. 1256 cod. civ. La Corte di Appello, inoltre, evidenziava la mancanza di interesse da parte della società ad un adempimento parziale ex art. 1464 cod.civ. come invece prospettato dall’armatore, che si era offerto di modiﬁcare l’itinerario. Il progetto di crociera prevedeva, infatti, che i dipendenti si imbarcassero e potessero sbarcare al porto più prossimo al loro luogo di residenza. La modiﬁca di tale programma, con la navigazione limitata all’area esclusa dalle operazioni belliche, avrebbe impedito di fatto la partecipazione alla crociera a molti dipendenti. La società, inoltre, non avrebbe nemmeno potuto avere interesse a svolgere il viaggio in un momento successivo e indeterminato rispetto alla data originariamente concordata, posto che la crociera era stata programmata in occasione della premiazione, in quell’anno, di alcuni dipendenti della società. Inﬁne, la Corte di Appello ha avuto modo di statuire che l’oggetto della ﬁdeiussione rilasciata in favore della società riguardava anche gli obblighi restitutori conseguenti alla risoluzione del contratto, sicché ben aveva fatto la banca a pagare la società stessa a fronte della richiesta di escussione della garanzia pervenuta da quest’ultima. (Causa curata da Vittorio Provera e Francesco Cristiano)
È possibile far valere l’azione di garanzia nei confronti del fornitore anche se è decorso l’anno dalla consegna quando si è comunque provveduto entro il termine di 8 giorni dalla scoperta a denunciare al fornitore i vizi tramite comunicazione telefax ai sensi dell’art. 1495 cod. civ. ? L’art. 1495 cod. civ. prevede che l’azione per far valere la garanzia si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna. Trascorsi oltre dodici mesi dalla consegna della merce, andrà verificato se la comunicazione inviata al venditore fosse idonea anche ad interrompere la prescrizione, facendo nuovamente decorrere il termine annuale di prescrizione ex art. 2945 cod. civ. Si è ritenuta idonea ad interrompere la prescrizione la comunicazione che, oltre alla denuncia dei vizi, contenga anche la manifestazione della volontà dell’acquirente di far valere il proprio diritto alla garanzia, valendo, pertanto, come messa in mora ai sensi e nei termini dell’art. 1219 comma 1, cod. civ.. In questo caso, pertanto, il termine annuale di prescrizione decorre dalla data della suddetta comunicazione e non dalla consegna della merce viziata con la conseguenza che il compratore potrà proporre l’azione per far valere la garanzia oltre l’anno dalla consegna della merce.
RESPONSABILITÀ CIVILE -
IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA LEGITTIMAZIONE PASSIVA NEL GIUDIZIO DI RISARCIMENTO DEL DANNO OLTRE I MASSIMALI DI LEGGE
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, nell’ipotesi di sottoposizione dell’impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, con trasferimento del portafoglio ad altra impresa, qualora nella convenzione di trasferimento del portafoglio le parti contraenti abbiano espressamente convenuto che sono a carico dell’impresa cessionaria, nei limiti dei massimali di polizza, gli importi eccedenti i massimali di legge, la legittimazione passiva nel giudizio instaurato dal danneggiato per conseguire il risarcimento del danno oltre i limiti dei massimali di legge spetta all’impresa cessionaria e non all’impresa designata. (Cassazione, 30 settembre 2011, n. 19981)
TRANSAZIONE E DEBITO
Il debitore che non sia stato parte della transazione stipulata dal creditore con altro condebitore in solido non può proﬁttarne se, trattandosi di un'obbligazione divisibile ed essendo stata la solidarietà prevista nell'interesse del creditore, l'applicazione dei criteri legali d'interpretazione dei contratti porti alla conclusione che la transazione ha avuto ad oggetto non l'intero debito ma solo la quota di esso riferibile al debitore che ha transatto; in caso contrario, il condebitore ha diritto a proﬁttare della transazione senza che eventuali clausole in essa inserite possano impedirlo. Qualora risulti che la transazione ha avuto ad oggetto solo la quota del condebitore che la ha stipulata, il residuo debito gravante sugli altri debitori in solido è destinato a ridursi in misura corrispondente all'ammontare di quanto pagato dal condebitore che ha transatto solo se costui ha versato una somma pari o superiore alla sua quota ideale di debito; se invece il pagamento è stato inferiore alla quota che faceva idealmente capo al condebitore che ha raggiunto l'accordo transattivo, il debito residuo gravante sugli altri coobbligati deve essere ridotto in misura proporzionale alla quota di chi ha transatto. (Cassazione Sez. Un., 30 dicembre 2011, n. 30174)
RISARCIMENTO FRAZIONAMENTO DELLA DOMANDA - ABUSO DEL DIRITTO
In caso di danni a cose ed alla persona subiti in occasione del medesimo sinistro, non è consentito frazionare la tutela giurisdizionale mediante la proposizione di distinte domande davanti al giudice di pace ed al tribunale, in ragione delle rispettive competenze per valore, trattandosi di condotta lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, tale da risolversi in un abuso dello strumento processuale, alla luce dell’art. 111 Cost.. (Cassazione, 22 dicembre 2011, n. 28286)
PRESCRIZIONE PROTRARSI DELLE TRATTATIVE TRA LE PARTI E RINUNCIA IMPLICITA ALL’ECCEZIONE
La prosecuzione delle operazioni peritali, in presenza di una riserva in ordine alla operatività della garanzia assicurativa, non seguita da alcuna decisione deﬁnitiva prima del deposito del verbale delle operazioni, può integrare un comportamento dell’assicuratore contrario a buona fede e implicante la rinuncia ad avvalersi della prescrizione già maturata, anche in considerazione del protrarsi delle trattative e degli accertamenti per oltre due anni ed in periodo successivo alla maturazione della prescrizione. (Cassazione, n. 19998/2011; causa curata da Bonaventura Minutolo)
INCENTIVI INAIL PER FINANZIARE PROGETTI IN MATERIA DI SICUREZZA
Nell’attuale realtà caratterizzata, come è noto, da una sempre maggior attenzione alle problematiche in materia di sicurezza e, sotto altro aspetto, dalle difficoltà di accesso ai finanziamenti, si ritiene utile segnalare la recente iniziativa dell’INAIL, introdotta a fine dicembre 2011 (ed in attuazione dell’articolo 11 co. V D.Lgs. n. 81/08), destinata a finanziare progetti di investimento finalizzati al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, alla sperimentazione di soluzioni innovative e per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale. Il bando è stato pubblicato nella G.U. del 27 dicembre 2011. È previsto che dal 28 dicembre 2011 al 7 marzo 2012 sia attivo lo sportello on-line per l’assegnazione - tramite bando - di € 205.000.000,00, stanziati per finanziare i progetti aventi le finalità sopra descritte. Tale iniziativa permette alle Imprese di accedere alle risorse stanziate dall’Istituto, risorse ripartite in budget regionali in funzione del numero dei lavoratori e del rapporto di gravità degli infortuni rilevato sul territorio. Il finanziamento consiste in un contributo in conto capitale pari al 50% dei costi ammissibili sostenuti e documentati per la realizzazione del progetto. In ogni caso il progetto finanziario deve essere tale da consentire l’assegnazione di un contributo compreso tra un minimo di € 5.000,00 ed un massimo di € 100.000,00 (il limite minimo di spesa non è previsto per le Imprese sino a 50 lavoratori). Il contributo viene erogato ad Aziende, anche individuali, ubicate in ciascun territorio regionale ed iscritte alle Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura. Per dar corso alla richiesta di incentivo occorre utilizzare una procedura informatica installata sul sito www.inail.it, che consente sia la redazione specifica della domanda, sia la possibilità di effettuare simulazioni e modifiche, allo scopo di verificare i parametri associati alle caratteristiche anche del progetto, così da poter raggiungere il punteggio minimo di ammissibilità, pari a 105 (punteggio soglia). I parametri da considerare per il raggiungimento del punteggio soglia attengono principalmente a: dimensione aziendale, rischiosità dell’Impresa, numero di destinatari, finalità, tipologia ed efficacia dell’intervento, con la ulteriore previsione di un bonus nel caso di collaborazione con le Parti sociali per la realizzazione dell’intervento. Come detto il finanziamento può riguardare un investimento destinato a migliorare le condizioni di sicurezza ed a determinare un abbattimento delle cause di infortunio o del fattore di rischio sul quale si intende agire (ad esempio: rischi da agenti chimici tossici, rischi da rumore, rischi elettrici ecc.); con necessità di descrivere il progetto, indicare il costo effettivo del medesimo, i lavoratori coinvolti e con necessità di scelta della voce relativa alla causa di infortunio sulla quale si intende agire. Ottenuto il punteggio minimo di soglia, all’Azienda viene attribuito un codice da utilizzare per l’invio della domanda.
Anche per quanto concerne l’eventuale progetto riguardante l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale, l’Impresa deve fornire una breve descrizione del progetto, il costo effettivo della consulenza ed il costo dell’eventuale certiﬁcazione. Forniti tutti i dati richiesti dal sistema, si avrà una proiezione dell’incentivo ottenibile. Anche in questo caso occorrerà superare comunque il punteggio di soglia minimo per ottenere un codice identiﬁcativo da utilizzare per l’invio della domanda. Quanto dichiarato nella richiesta on-line dovrà, successivamente, essere confermato con la documentazione da inviare a mezzo posta elettronica certiﬁcata alla sede dell’INAIL, entro i trenta giorni dall’invio in forma telematica della predetta richiesta. L’elenco, in ordine cronologico, di tutte le domande inoltrate sarà pubblicato sul sito INAIL con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l’ammissibilità del contributo, ovvero sino alla capienza della disponibilità ﬁnanziaria complessiva. In caso di ammissione dell’incentivo, l’Impresa ha un termine massimo di dodici mesi per realizzare e rendicontare il progetto. Entro 90 giorni dal ricevimento di tale rendicontazione ed in caso positivo dalla veriﬁca, è predisposto quanto necessario per l’erogazione del contributo.
LINK: BANDO INAIL
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 art. 700
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 art. 2103
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 art. 1464
 art. 2945
e contrario
 Articolo 18