Source: https://delnostroscontento.wordpress.com/2014/01/27/ultime-letture-6/
Timestamp: 2017-10-23 20:43:00+00:00

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Ultime letture #6 | L'inverno del nostro scontento
Si parla (finto-brevemente) di: “L’autunno del patriarca” di Gabriel Garcìa Màrquez, “La boutique del mistero” di Dino Buzzati, “Pancetta” di Paolo Nori, “Lo straniero” di Camus e, come bonus, “Godel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante” di Hofstadter.
L’autunno del patriarca – Gabriel Garcìa Màrquez
Dell’importanza e della notorietà di “Cent’anni di solitudine” penso sia inutile parlarne, passiamo quindi direttamente a questo “L’autunno del patriarca“, libro che dopo otto anni da “Cent’anni…” ebbe l’ingrato compito di dover riportare Màrquez all’attenzione dei lettori. Ingrato perché dopo un lavoro di tale portata difficilmente si sarebbe potuto fare altrettanto, e non è quindi un mistero che “L’autunno…” venne accolto con un po’ di timore. Ed è un peccato, perché riletto oggi questo libro è un piccolo gioiellino di realismo magico, in cui la fantasia senza limiti del premio nobel colombiano si fonde con uno stile di scrittura inedito. Composto da frasi lunghissime in cui unici segni d’interpunzione sono le virgole, è uno stream of consciousness che dura per tutte le quasi 300 pagine, senza dialoghi diretti (se non inglobati nelle frasi stesse) né un preciso ordine cronologico di esposizione. La vita di questo “patriarca”, un generale-dittatore dall’età centenaria al comando di un immaginario paese dei Caraibi, è l’intero fulcro del libro, con le sue vicende, le sue debolezze, i suoi amori, la sua solitudine, i suoi compiti da gerarca, che si snodano per la sua intera vita. Se avete amato “Cent’anni…“, fate vostro anche questo libro.
(o di come il Buzzati diventò il mio scrittore di racconti italiano preferito) Il Buzzati l’ho conosciuto, ahimè, da troppo poco, chiaramente partendo da “Il deserto dei tartari” e arrivando ora a questo “La boutique del mistero“, una raccolta dei migliori racconti redatta dallo stesso Buzzati. Le atmosfere del suo libro più noto vengono in parte richiamate, ma il Buzzati non si ferma solo a quelle, dimostrando di essere uno scrittore capace di spaziare, per vicende e personaggi, in tutte le direzioni possibili. Il surrealismo proprio di Buzzati non ha infatti limiti, e personalmente farei fatica a dirvi i miei racconti preferiti di questa raccolta, per il semplice fatto che, su oltre 30 racconti, quelli che non mi hanno impressionato si contano sulle dita di una mano. Dunque consigliatissimo agli amanti dei racconti fantastici, o “strani” che dir si voglia: qui ne troverete una boutique intera.
Pancetta – Paolo Nori
E’ il primo libro che leggo di Paolo Nori e non nascondo che ho faticato parecchio, qualcosa come 50 pagine (su 200 totali), prima di entrare in sintonia con il suo stile, volutamente ricco di ripetizioni e povero di punteggiatura (virgole a parte). Anche il libro in sé è particolare, tanto nella trama – ci troviamo nella Russia del 1912, immersi nell’avanguardia poetica – quanto nei personaggi – Pasa e Sasa, due giovani arrivati a Pietroburgo per studiare matematica ma rapiti dall’ambiente letterario. In breve, un libro non per tutti, così come non per tutti è lo stile di Nori: ho faticato per arrivare alla fine (e un libro che ti affatica non è mai una bella cosa), ma ho faticato volentieri. Mi riservo quindi la lettura di un altro libro per un parere definitivo sullo scrittore. Anche perché abita vicino casa mia, sia mai che me lo ritrovo a fianco mentre facciamo la spesa.
Camus, Camus… che splendore questo libretto di poco più che 150 pagine. Un racconto leggero nelle sue sfumature, quasi irreale e sognante, talmente lineare da sembrare una storia a noi già nota. Tutto per raccontarci dell’estrema indifferenza in cui una persona può cadere durante la sua vita, incapace di tesserne la trama, spettatore immobile del proprio stesso spettacolo. Soppesata ogni parola, l’autore ci regala questo piccolo capolavoro del ‘900: leggetelo prima di considerare l’intera vostra vita. (Personalmente ho già perso il conto delle riletture in questi anni, e non mi sembrava giusto scrivere di più per un libro di cui trovate decine e decine di approfondimenti in rete.)
Non starò qui a dirvi molto di questo libro, per il semplice fatto che è un saggio indicato solo e unicamente per appassionati di cultura scientifica nella sua più larga concezione, dalla matematica all’informatica, alla logica, alla biologia, all’intelligenza artificiale, ma anche musica, arte, qualcosa di filosofia e molto altro. Hofstadter pubblicò questo mastodontico libro (800 pagine nella mia edizione Adelphi con copertina nera che intimorisce solo a guardarla) alla fine degli anni ’70 e da allora è diventato una lettura obbligatoria per chi con certe materie ha a che fare quotidianamente. Detto questo, personalmente ho adorato l’intero libro: seppur oramai datato, ho letto con avidità i discorsi di Hofstadter e ho trovato diversi spunti per ragionare sugli argomenti più disparati. E un saggio che ti spinge a pensare al di là di quello che stai leggendo è sempre sinonimo di successo. Se siete dunque anche solo leggermente interessati agli argomenti trattati, fate vostro questo mattone e immergetevi nel mondo di Hofstadter e dell’Eterna Ghirlanda Brillante.
Questo articolo è stato pubblicato in biblioteca e taggato come albert camus, dino buzzati, douglas hofstadter, gabriel garcia marquez, letteratura americana, letteratura francese, letteratura italiana, paolo nori, ultime letture il 27/01/2014 da Gabriele
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12 pensieri su “Ultime letture #6”
LeDueNellie 27/01/2014 alle 14:07
Tempo fa scrissi anche io di Buzzati e della sua Boutique del Mistero! Non amo i racconti (e tantomeno le raccolte di racconti) ma questo è veramente sopraffino e riesce a stupirti su qualsiasi lato.. “Inviti Superflui”, poi, ti lascia con la pelle d’oca..
Gabriele Autore articolo 27/01/2014 alle 19:00
Mi ricordo Nellie, ne avevamo parlato qualche settimana fa :D
Garcìa Màrquez l’hai mai letto? Penso potrebbe piacerti, viste le tue letture.
LeDueNellie 27/01/2014 alle 19:13
Hai ragione anche te ma quando son presa dall’entusiasmo non ricordo più nulla ahah
Comunque no! Mai nulla! Cosa mi consigli? :)
Gabriele Autore articolo 27/01/2014 alle 20:19
Per Màrquez devi assolutamente partire con “Cent’anni di solitudine”, che è il suo capolavoro e uno dei libri più importanti del secolo scorso. Non farti intimorire dallo spessore (è un bel malloppo): una volta partita vedrai che non ti stacchi più dalla lettura, è uno dei pregi di Màrquez. Quanto allo stile, viene chiamato “realismo magico”, ovvero prende spunto dalla realtà per inserirci man mano elementi fantastici (lo stesso Buzzati potremmo avvicinarlo a questo stile, seppur con certe differenze). Se poi lo leggi fammi sapere cosa ne pensi, mi raccomando :)
LeDueNellie 27/01/2014 alle 20:21
Hai azzeccato subito: mi son sempre fatta intimorire dal malloppo! Riconosco il suo ruolo nella letteratura ma non mi sono mai voluta lanciare.. Sotto il tuo consiglio, però, sia mai che mi salti in mente di iniziare.. Mhhh! Se succederà, non ti preoccupare che avrai miei notizie ;)
Gabriele Autore articolo 27/01/2014 alle 21:18
…aggiungo solo: Màrquez ha un umorismo molto particolare, senza battute e anche con un tocco quasi malinconico, ma vedrai che ti renderà la lettura divertente e spensierata, oltre che scorrevole. Non prenderlo come un mattone solo dal numero di pagine, ci sono libri che con la metà delle pagine ti risulteranno ben più pensanti di “Cent’anni…”. Ora tocca a te, Nellie ;)
Melusina 27/01/2014 alle 19:14
Dopo Cent’anni, è proprio L’autunno del patriarca il mio preferito di GGM (e li ho letti tutti ma proprio tutti). E trovo eccellente e completa la tua recensione.
Per non parlare dello Straniero di Camus, che ho amato tantissimo e ho presentato anche in biblioteca.
Buzzati, mah: so di essere eretica, ma non l’ho mai “sentito”.
Gabriele Autore articolo 27/01/2014 alle 21:13
Di Màrquez devi allora consigliarmi il prossimo, non ne ho ancora messo uno nuovo in lista da quando ho finito “L’autunno…” e non vorrei dimenticarmelo come autore (ne ho talmente tanti di autori da approfondire che me li perdo sempre per strada).
Su Camus vorrei trattenermi – ma non ce la faccio, mi spiace: ho letto molti suoi libri, non tutti visto che ha una bibliografia lunghissima, ma molti sì, e più lo leggo e più mi piace, come scrittore e come pensatore. Vista la passione per “Lo straniero”, de “La morte felice” cosa mi dici? Personalmente adoro quel libro, per quanto sia una pseudo-bozza dello Straniero, ma ha talmente tanti spunti diversi che non vedo come potremmo tralasciarlo. E poi “La peste”, Caligola, Sisifo, … quante belle opere, Melusina, quante belle opere il signor Camus.
Melusina 27/01/2014 alle 21:54
Prova con “Il generale nel suo labirinto”. Poi anche “L’amore ai tempi del colera”, che però giudico inferiore. E l’ultimo, lo struggente “Memoria delle mie puttane tristi”.
Quanto a Camus, mi hai fatto venire voglia di postare la recensione dello Straniero che avevo scritto a suo tempo per una serata in biblioteca. Lo farò magari domani, adesso ho Saunders che mi chiama dal comodino.
Ah, scusa: “La morte felice”, dicevi. Ottimo lavoro di preparazione, ma è meglio leggerlo prima dello Straniero. “La peste” e “La caduta” li ho letti quand’ero troppo giovane, e devo trovare il tempo per rileggerli adesso con un occhio molto più maturo.
Gabriele Autore articolo 27/01/2014 alle 22:42
Vada per “Il generale…”, poi recupero anche gli altri pian piano, ché non si faccia indigestione.
Attendo la recensione di Camus allora.
(Ogni volta che sento il nome Saunders mi parte un sospiro felice, spero ti stia piacendo almeno la metà di quanto è piaciuto a me).
deborahdonato 27/01/2014 alle 19:44
Lo Straniero è stato il libro che mi ha fatto decidere, a soli 14 anni, che mi sarei iscritta in filosofia. Una rivelazione, un pugno, un amore. Su Hofstadter, dato il mio amore/venerazione per Bach, è da anni che mi propongo di leggerlo, forse è finalmente arrivato il momento.
Gabriele Autore articolo 27/01/2014 alle 22:33
Hofstadter è un bel malloppo, c’è molta matematica e molta logica, a cui ricollega l’opera di Bach e di Escher per mostrare in altri campi il concetto di pensiero, la sua formulazione, l’autoreferenza e tanto, tantissimo altro. Per un’appassionata di Bach, ma anche di Wittgenstein (e immagino anche di Bertrand Russell, di cui si parla nel libro), direi proprio che è una lettura che ci vuole, anche se necessita di qualche conoscenza almeno di base anche sull’informatica. Questo mattone me lo sono regalato per Natale, un gran bel autoregalo.
Per Camus condividiamo lo stesso amore, anche se il mio è arrivato molto dopo – ma d’altra parte ho fatto studi diversissimi, mi sto rifacendo ora che sono impegnato “solo” con il lavoro.

References: articolo 27
 articolo 27
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