Source: https://www.laleggepertutti.it/302855_guida-in-stato-di-ebbrezza-come-evitare-la-multa
Timestamp: 2020-02-23 07:42:27+00:00

Document:
Etilometro non funzionante: più facile la prova. La dimostrazione dell’esatta misurazione spetta all’accusa e non alla difesa del conducente trovato ubriaco alla guida.
Se hai già letto la nostra guida dal titolo Errori etilometro che fanno evitare la multa saprai che esistono diversi “appigli legali” per far annullare le multe e le sanzioni penali per guida in stato di ebbrezza. È sempre rimasta chiusa, però, la porta relativa all’eccezione di mal funzionamento dell’etilometro. Chi ti dice che il palloncino in cui hai soffiato, e che ha segnato un livello di alcol di poco al di sopra del limite legale, funzionasse correttamente? Sino all’altro giorno, la giurisprudenza ha sempre ritenuto che spettasse all’automobilista dimostrare l’errore dello strumento. Una prova impossibile (“diabolica” direbbero gli avvocati) visto che l’apparecchio è in mano alla polizia e l’automobilista multato non ha modo di prenderlo in visione. Peraltro, anche ammesso di poter mettere le mani sopra l’etilometro da cui è partita la contravvenzione, chi mai sarebbe in grado di eseguire un controllo del genere se non pagando una lauta parcella a un perito di parte? Ecco perché, tutte le volte in cui il ricorrente sollevava l’eccezione di difetto di funzionamento, la stessa veniva bollata dal giudice perché priva di dimostrazione. Ma allora, in caso di guida in stato di ebbrezza, come evitare la multa?
La soluzione, per quanto assurdo possa essere, arriva dalla stessa Cassazione. Con un’importante – anzi, oseremmo dire storica – sentenza [1], la Corte ha cambiato radicalmente il proprio orientamento precedente e ha invertito il cosiddetto “onere della prova”. In buona sostanza, spetta ora all’accusa e non all’automobilista incriminato, dimostrare che l’etilometro funzionava correttamente. All’imputato basta solo sollevare il dubbio, “l’eccezione” per dirla con parole tecniche.
Ma procediamo con ordine e vediamo come evitare la multa in caso di guida in stato di ebbrezza.
1 Guida ubriaco: quando è reato
2 Etilometro: deve essere tarato
3 Etilometro non funzionante: cosa fare?
Guida ubriaco: quando è reato
La guida in stato di ebbrezza è reato solo se il livello di alcol nel sangue supera lo 0,8%. Se supera, invece, l’1,5% le sanzioni penali sono le più gravi e c’è la definitiva confisca dell’auto (che quindi diventa di proprietà dello Stato). Invece, tra 0,5 e 0,8% di alcol nel sangue si rimane nell’ambito di una semplice sanzione amministrativa, una comune multa stradale, anche se più salata del solito (da 532 a 2.127 euro più la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi).
Per maggiori informazioni leggi Guida in stato di ebbrezza: cosa si rischia.
Etilometro: deve essere tarato
Nel 2015, un’importante sentenza della Corte Costituzionale [2] ha stabilito che tutor, autovelox e photored devono essere sempre sottoposti a taratura almeno una volta all’anno. Ciò per garantirne il corretto funzionamento. Il cittadino ha diritto di verificare che tale check-up sia stato regolarmente fatto, ragion per cui il relativo verbale deve essere esibito a richiesta dell’automobilista multato.
Questa regola è stata estesa anche all’etilometro: anch’esso, in definitiva, è uno strumento elettronico che, in virtù del fatto che viene spesso sottoposto a sbalzi di temperatura e spostamenti, può dare risultati “sballati” dopo un certo periodo di utilizzo. Sicché anch’esso deve essere sottoposto a controllo periodico, ossia a taratura: non meno di una volta ogni 365 giorni.
Di qui una serie di importanti precisazioni:
l’automobilista può visionare il certificato di taratura dell’apparecchio anche dopo la sanzione presentando una domanda di accesso agli atti;
oppure può limitarsi a sollevare l’eccezione dinanzi al giudice. Sarà l’amministrazione a dover produrre il certificato dimostrando il funzionamento dell’etilometro.
Etilometro non funzionante: cosa fare?
Fino a ieri, la Cassazione ha sempre detto che, nel caso in cui il conducente multato contesti il non corretto funzionamento dell’etilometro, spetta a questi fornire la prova di ciò. Prova impossibile, come anticipato sopra. Invece, l’apertura fornita oggi dalla Suprema Corte cambia le carte in tavola: nella guida in stato d’ebbrezza, se l’alcoltest è positivo ed è sopra la soglia penale (0,8%), spetta al pubblico ministero provare che l’etilometro funziona regolarmente, risulta omologato e sottoposto a revisione. E ciò proprio in virtù della famosa sentenza della Corte Costituzionale che ha disposto l’obbligo di dimostrare il controllo periodico degli strumenti di controllo elettronico della guida e della sicurezza stradale. Un obbligo esteso dalla giurisprudenza civile anche all’etilometro, che dunque deve valere anche nel penale, pena una distonia nel sistema.
D’altronde, qualsiasi apparecchio, specie se elettronico, è soggetto a obsolescenza e non sottoporlo a manutenzione appare «intrinsecamente irragionevole» specialmente in un settore di particolare rilevanza sociale come la circolazione stradale. Insomma: non basta la prova dell’omologazione, ma bisogna anche dimostrare che l’apparecchio è stato revisionato.
Ebbene, in qualsiasi processo penale – e non fa dunque eccezione quello di guida in stato di ebbrezza – è l’accusa a dover dimostrare i fatti costitutivi del reato, che nel caso di specie è il superamento del tasso alcolemico nel sangue del conducente. Dunque, se il trasgressore solleva l’eccezione di difetto di funzionamento dell’etilometro, spetta al pm smentirlo fornendo tutte le prove contrarie.
Insomma, adesso non ci sono più dubbi: se l’etilometro non è stato sottoposto alla revisione periodica, le misurazioni effettuate non sono valide. Quindi la difesa non deve più dimostrare eventuali malfunzionamenti dell’apparecchio, cosa quasi sempre impossibile. Finora, invece, questo principio valeva solo in campo civile. Cioè, in sostanza, quando il tasso alcolemico è compreso tra 0,51 e 0,8 grammi/litro: è la fascia di violazione meno grave, punita con sanzioni amministrative e non penali.
Il problema della mancata verifica periodica è molto frequente: per anni la Motorizzazione ha di fatto avuto un solo laboratorio, con arretrati di mesi e mesi. Da poco è stato riaperto quello centrale di Roma e personale ausiliario è stato assunto a tempo, per cui l’arretrato è stato azzerato. Occorrerà vedere se i fondi disponibili consentiranno di tenere le apparecchiature sempre in efficienza e di avvalersi ancora degli ausiliari esterni.
[1] Cass. sent. n. 38618/19 del 19.09.2019.
[2] C. Cost. sent. n. 113/15.
Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, sentenza 6 giugno – 19 settembre 2019, n. 38618
Secondo il Giudice delle leggi, la disposizione censurata, così come risultante dall’interpretazione del “diritto vivente” sviluppatosi in merito (nel senso, cioè, di esonerare i soggetti utilizzatori dall’obbligo di verifiche periodiche di funzionamento e di taratura delle apparecchiature impiegate nella rilevazione della velocità), deve ritenersi contraria, infatti, con il principio di razionalità, sia nel senso di razionalità pratica, ovvero di ragionevolezza, sia nel senso di razionalità formale, cioè del principio logico di non contraddizione.
In particolare, il richiamo della Corte costituzionale al canone di “razionalità pratica” era finalizzato ad affermare che “qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a modifiche dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, mutamenti della tensione di alimentazione”, eventualità queste che rendono intrinsecamente irragionevole l’esonero delle apparecchiature da verifiche periodiche.
1.3. Il principio sopra affermato dalla Corte costituzionale in tema di autovelox era applicato al caso dell’etilometro dalla Cassazione civile, secondo cui, in tema di violazione al codice della strada, il verbale dell’accertamento effettuato mediante etilo-metro deve contenere, alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata, l’attestazione della verifica che l’apparecchio da adoperare per l’esecuzione del cd. “alcooltest” è stato preventivamente sottoposto alla prescritta ed aggiornata omologazione ed alla indispensabile corretta calibratura; l’onere della prova del completo espletamento di tali attività strumentali grava, nel giudizio di opposizione, sulla P.A. poiché concerne il fatto costitutivo della pretesa sanzionatoria (Sez. 6 civ., Ord. n. 1921 del 24/01/2019, Rv. 652384; a superamento del contrario indirizzo su cui vedi Sez. 6 civ., n. 4255 del 23/10/2014, dep. 2015).
Alla luce delle disposizioni in materia, nell’Ord. n. 1921 cit. era sottolineato che l’effettiva legittimità dell’esecuzione dell’accertamento mediante etilometro non poteva prescindere dall’osservanza di appositi obblighi formali, dalla cui violazione può discendere l’invalidità dell’accertamento stesso, tra i quali, in particolare, l’attestazione – all’atto del controllo – dell’avvenuta preventiva sottoposizione dell’apparecchio alla prescritta ed aggiornata omologazione oltre che alla indispensabile corretta calibratura (da riportare sul libretto di accompagnamento), tali da garantire l’effettivo “buon funzionamento” dell’apparecchio e, quindi, la piena attendibilità del risultato conseguito attraverso la sua regolare utilizzazione; desumeva da tali considerazioni che il verbale di accertamento doveva contenere – anche per garantire l’effettività della trasparenza dell’attività compiuta dai pubblici ufficiali – l’attestazione dei dati relativi allo svolgimento dei suddetti adempimenti, in modo tale da garantire la controllabilità della legittimità della complessiva operazione di accertamento.
La Cassazione civile attribuiva l’onere della prova circa il completo assolvimento dell’espletamento dell’evidenziata attività preventiva strumentale ai fini della legittimità – e della piena attendibilità – dell’accertamento alla Pubblica Amministrazione, siccome attinente al fatto costitutivo della pretesa sanzionatoria costituente oggetto del giudizio di opposizione instaurato o ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6 o ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7.
1.4. In seguito, la questione dell’onere della prova della regolarità dell’etilometro era sottoposta all’attenzione della Quarta Sezione di questa Corte penale, che accennava all’esigenza di affrontare il problema della coerenza della soluzione fino ad allora prescelta coi principi espressi dalla Corte costituzionale e dalla giurisprudenza civile (Sez. 4, n. 17494 del 29/03/2019, Scalera, non massimata; Sez. 4, n. 25132 del 21/02/2019, Picardi, non massimata). In concreto, tuttavia, tale tematica non era affrontata, perché nelle fattispecie esaminate risultava dimostrata l’effettuazione dell’omologazione e della revisione dell’apparecchio, con conseguente declaratoria di inammissibilità del relativo motivo di ricorso.
Nella sentenza n. 113 cit., la Corte costituzionale enunciava un canone di razionalità pratica, sottolineando la soggezione di qualsiasi apparecchio, specie se elettronico, ad invecchiamento e a variazioni delle sue caratteristiche, per cui la mancata sottoposizione a manutenzione appariva intrinsecamente irragionevole, incidendo l’obsolescenza e il deterioramento sull’affidabilità delle apparecchiature in un settore di particolare rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale. Il giudice delle leggi, quindi, mostrava di comprendere l’esigenza di non ritenere sufficiente la sola omologazione dell’apparecchio utilizzato e di considerare indispensabile la (prova della) revisione del medesimo.
In caso contrario, si creerebbe un’evidente ed irragionevole distonia – e in particolare tra i settori civile, amministrativo e penale – nella parte in cui l’onere della prova del funzionamento dell’etilometro spetterebbe alla pubblica amministrazione in sede civile e all’imputato in sede penale.
Addirittura ne deriverebbe la conseguenza irrazionale – incidente anche sul profilo sostanziale – secondo cui una medesima fattispecie potrebbe costituire solo illecito penale e non illecito amministrativo, in totale contrasto col principio di sussidiarietà del diritto penale e, cioè, dell’utilizzazione dello strumento penale solo quale extrema ratio, in caso di insufficienza degli strumenti sanzionatori previsti dagli altri rami dell’ordinamento.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 6
 art. 7
 sentenza