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Timestamp: 2020-05-29 01:39:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7785 del 27/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7785 del 27/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 27/03/2017, (ud. 07/12/2016, dep.27/03/2017), n. 7785
sul ricorso 13341-2012 proposto da:
rappresentato e difeso dagli Avvocati ANTONINO SGROI, CARLA
D’ALOISIO, LELIO MARITATO, giusta delega in atti;
G.D., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA POMPEO MAGNO 3, presso lo studio dell’avvocato SAVERIO
GIANNI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PIER
LUIGI CIARI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 104/2012 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 14/02/2012 R.G.N. 275/2010;
07/12/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO;
Con sentenza depositata il 14.2.2012, la Corte d’appello di Firenze rigettava l’appello proposto dall’INPS nei confronti della pronuncia di prime cure che aveva accolto l’opposizione proposta da G.D. avverso il ruolo esattoriale con cui le era stato intimato il pagamento di somme per contributi dovuti alla Gestione commercianti. La Corte, in particolare, riteneva che non fosse maturato il presupposto per l’iscrizione dell’appellata nella Gestione commercianti, dal momento che non era stato provato che ella partecipasse al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.
Avverso tale pronuncia ricorre l’INPS con un unico motivo di censura, illustrato con memoria. G.D. resiste con controricorso, illustrato con memoria.
Con l’unico motivo di ricorso, l’INPS lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, commi 202, 203 e 208, per avere la Corte di merito ritenuto l’insussistenza dell’obbligo di iscrizione dell’odierna controricorrente presso la Gestione commercianti: ad avviso dell’Istituto, infatti, il fatto che ella fosse socia accomandataria di una società avente ad oggetto la gestione di immobili e che non sussistessero altri soggetti abilitati a compiere gli atti di gestione, costituirebbero indizi gravi, precisi e concordanti che deporrebbero in favore dell’obbligo di iscrizione oggetto del giudizio.
Dato atto dell’inammissibilità delle censure svolte dall’odierna controricorrente nei confronti della sentenza impugnata per non aver rilevato l’improcedibilità dell’appello siccome notificatole oltre il termine di dieci giorni di cui all’art. 435 c.p.c., trattandosi di rilievi che avrebbero dovuto mettere capo alla proposizione di un ricorso incidentale, il motivo del ricorso dell’INPS è infondato.
d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri e ruoli.
Tenuto conto che la L. n. 1397 del 1960, art. 2 nel testo modificato dalla L. n. 45 del 1986, art. 3 stabilisce a sua volta che analogo obbligo di iscrizione (ricorrendo l’ulteriore requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza) grava sui soci di società in nome collettivo e sui soci accomandatari di società in accomandita semplice, risulta evidente che il presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti consiste pur sempre nella prestazione di un’attività lavorativa abituale all’interno dell’impresa, sia essa gestita in forma individuale che societaria: e ciò perchè – come a suo tempo rimarcato da Cass. S.U n. 3240 del 2010 l’assicurazione obbligatoria non intende proteggere l’elemento imprenditoriale del lavoro autonomo, ma piuttosto accomunare commercianti, coltivatori diretti e artigiani ai lavoratori dipendenti in ragione dell’espletamento di attività lavorativa abituale e prevalente, ancorchè detta prevalenza debba più congruamente riferirsi al resto delle attività proprie del soggetto, piuttosto che rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa (cfr. adesso in tal senso Cass. n. 278 del 2017). Nel caso di specie, la Corte ha acclarato che la pratica attività svolta dall’odierna controricorrente a beneficio della società (la quale peraltro risulta costituita per il godimento di due soli immobili, uno dei quali adibito a studio professionale del coniuge della controricorrente medesima) è “praticamente inconsistente”, riducendosi, “a tutto concedere, a qualche ora l’anno”. E tenuto conto nei confronti di codesto accertamento in fatto l’INPS non ha sollevato censure, deve escludersi che sulla sua base possano essere maturati i presupposti per l’iscrizione presso la Gestione commercianti.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 1
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 art. 2
 art. 3
 Cass. 
 Cass.