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Timestamp: 2016-12-03 10:46:25+00:00

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64 RAZZISMO by Pierluigi De Rose - issuu
L. 13 ottobre 1975, n. 654. Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New
York il 7 marzo 1966. (G.U. 23 dicembre
1975, n. 337).
D.L. 26 aprile 1993, n. 122 conv. in L. 25 giugno
1993, n. 205. Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Artt. 1. e 2.
Art. 3. (1) 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’art. 4 della convenzione, è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o
con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee
fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o
religiosi (2);
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni
chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza
per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (3).
3. È vietata ogni organizzazione, associazione,
movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per
motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi
partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione
o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a
quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono
tali organizzazioni, associazioni, movimenti o
gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione
da uno a sei anni.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, D.L. 26 aprile
1993, n. 122, conv. in L. 15 giugno 1993, n. 205.
(2) Lettera così sostituita dall'art. 13, L. 24 febbraio
2006, n. 85.
(3) Lettera così modificata dall'art. 13, L. n. 85/2006
Artt. 4 e seguenti. Omissis.
Si omette il testo della convenzione.
Art. 1. Discriminazione, odio o violenza per
motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. 1.
l bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975,
n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre
una o più delle seguenti sanzioni accessorie:
a) obbligo di prestare un’attività non retribuita a
favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del
comma l ter;
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione o
in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata,
per un periodo non superiore ad un anno;
l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno,
nonché divieto di detenzione di armi proprie di ogni
d) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad
attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e
comunque per un periodo non inferiore a tre anni.
1 ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
il Ministro di grazia e giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività
non retribuita a favore della collettività di cui al
comma l bis, lettera a) (2).
l quater. L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici
settimane, deve essere determinata dal giudice con
modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.
l quinquies. Possono costituire oggetto dell’attività
non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi
o simboli propri o usuali delle organizzazioni, asso-
ciazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art. 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di
lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di
tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per
altre finalità pubbliche individuate con il decreto di
cui al comma l ter.
1 sexies. L’attività può essere svolta nell’ambito e
a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.
(1) Il comma omesso sostituisce l’art. 3 L. 13 ottobre 1975, n. 654 riportata in questa voce.
(2) V. decreto ministeriale 4 agosto 1994, n. 569
riportato in questa stessa voce.
Art. 2. Disposizioni di prevenzione. 1. Chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni
esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o
gruppi di cui all’art. 3 della legge 13 ottobre 1975,
n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a
tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire
cinquecentomila (da 103 a 258 euro).
2. È vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono
competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1. Il contravventore è punito con l’arresto da tre mesi ad un
3. Nel caso di persone denunciate o condannate
per uno dei reati previsti dall’art. 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla
legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell’art. 3 del presente decreto, nonché
di persone sottoposte a misure di prevenzione perché ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all’art.
18, primo comma, n. 2 bis), della legge 22 maggio
1975, n. 152, si applica la disposizione di cui all’art.
6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 e il divieto
di accesso conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di
archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o
di proscioglimento o provvedimento di revoca della
misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell’art. 178 del codice penale o
dell’art. 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.
Art. 3. Circostanza aggravante. 1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di
agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni,
movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.
2. Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’art. 98 del codice penale, concorrenti con
l’aggravante di cui al comma 1, non possono essere
ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste le
diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta
Art. 4. Modifiche a disposizioni vigenti. 1. Il secondo comma dell’art. 4 della legge 20 giugno
1952, n. 645, è sostituito dal seguente:
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace
chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o
metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.
Art. 5. Perquisizioni e sequestri. 1. Quando si
procede per un reato aggravato ai sensi dell’art. 3 o
per uno dei reati previsti dall’art. 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l’autorità giudiziaria
dispone la perquisizione dell’immobile rispetto al
quale sussistano concreti elementi che consentano di
ritenere che l’autore se ne sia avvalso come luogo di
riunione di deposito o di rifugio o per altre attività
comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia
giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare
necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l’autorizzazione telefonica del magistrato competente, possono altresì procedere a perquisizioni
dandone notizia, senza ritardo e comunque entro
quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il
quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.
2. È sempre disposto il sequestro dell’immobile di
cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi,
munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari, ovvero taluni degli oggetti indicati nell’art. 4 della
legge 18 aprile 1975, n. 110. È sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali
sopra indicati nonché degli emblemi, simboli o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni,
associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9
ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell’immobile. Si osservano le disposizioni di
cui agli artt. 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l’immobile sia in proprietà, in godimento
o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.
3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza
di cui all’art. 444 del codice di procedura penale, il
giudice, nei casi di particolare gravità, dispone la
confisca dell’immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. È sempre disposta la confisca
degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.
Art. 6. Disposizioni processuali. 1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’art. 3, comma 1,
2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di
polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all’arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e
quinto dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n.
110, nonché, quando ricorre la circostanza di cui all’art. 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei
reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo art. 4 della legge n. 110 del 1975. (Seguiva un
periodo, soppresso dalla legge di conversione).
2 bis. Omissis. (1).
3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’art.
3, comma 1, che non appartengono alla competenza
della Corte di Assise è competente il tribunale.
5. Per i reati indicati all’art. 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche
fuori dei casi previsti dall’art. 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali
(1) Modifica l’art. 380 c.p.p.
Art. 7. Sospensione cautelativa e scioglimento.
1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’art. 3 o per uno dei reati previsti dall’art. 3,
commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975,
n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, e sussistano concreti elementi
che consentano di ritenere che l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi favorisca
la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell’art. 3 della
legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni
attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti
reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso
ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3
della legge n. 17 del 1982.
2. Il provvedimento di cui al comma 1 è provocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma.
3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato
che l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell’art. 5, comma 1, il Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio
dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell’organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento
è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Art. 8. Disposizioni finali. 1. Omissis.
2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell’art. 6 si
applicano solo per i fatti commessi successivamente
Il comma 1 allega il comma 7 dell’art. 4 della L. 8
aprile 1975 n.110 (v. voce Armi).
Art. 9 Entrata in vigore. 1. Il presente decreto
entra in vigore il giorno successivo a quello della
sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la
D.M. 4 agosto 1994, n. 569. Regolamento recante norme per la determinazione delle
modalità di esecuzione della pena accessoria
della prestazione di attività non retribuita a
favore della collettività conseguente a condanne per motivi razziali, etnici, nazionali o
religiosi o per delitti di genocidio. (G.U. 8 ottobre 1994, n. 236).
Art. 1. Attività non retribuita a favore della
collettività. 1. L’attività non retribuita a favore della collettività di cui all’art. 1 del decreto-legge 26
aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni,
dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, può avere per
a) opere di restauro e manutenzione di beni immobili, anche se appartenenti a privati, danneggiati
con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle
organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di
cui al comma 3 dell’art. 3 della legge 13 ottobre
1975, n. 654;
b) prestazioni di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale o volontariato operanti, in
particolare, nei confronti di tossicodipendenti, persone affette da infezione da HIV, portatori di handicaps, malati, anziani, minori, ex-detenuti o extracomunitari;
c) prestazioni di lavoro per finalità di protezione civile, anche mediante soccorso alla popolazione in caso di calamità naturali, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, ivi compresa la collaborazione ad opere di prevenzione incendi, di
salvaguardia del patrimonio boschivo e forestale o
di particolari produzioni agricole, di recupero del
demanio marittimo e di custodia di musei, gallerie
o pinacoteche;
d) l’impiego in opere di tutela della flora e della
fauna e di prevenzione del randagismo degli animali;
e) la manutenzione e il decoro di ospedali e case
di cura o di beni del demanio e del patrimonio pubblico ivi compresi giardini, ville e parchi, con esclusione di immobili utilizzati dalle Forze armate o dalle Forze di polizia.
Art. 2. Modalità di svolgimento. 1. Con la sentenza di condanna il giudice determina la durata minima e massima giornaliera o settimanale di effettiva prestazione dell’attività individuando, di regola,
la struttura, l’organizzazione o l’ente presso il quale
l’attività medesima è svolta. Le ulteriori modalità di
svolgimento dell’attività sono stabilite nella convenzione di cui ai commi 2 e 3, nel rispetto dei limiti di
durata giornaliera e settimanale stabiliti dai contratti collettivi di lavoro applicabili alle attività corrispondenti a quella espletata.
2. L’attività di cui all’art. 1 può essere svolta,
sulla base di convenzioni da stipulare con il Ministero di grazia e giustizia, nell’ambito e a favore
delle strutture pubbliche esistenti in seno alle amministrazioni pubbliche indicate nell’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29, ovvero di enti ed organizzazioni private anche
3. Le convenzioni di cui al comma 2 possono essere stipulate anche successivamente alla sentenza
di condanna in riferimento ad uno o più casi. In esse sono individuati i soggetti incaricati, presso le
strutture, gli enti o le organizzazioni interessati, di
coordinare la prestazione lavorativa del condannato
e di impartire a quest’ultimo le relative istruzioni.
Le medesime convenzioni individuano, altresì, le
modalità di copertura assicurativa del condannato
contro gli infortuni e le malattie professionali nonché riguardo alla responsabilità civile verso i terzi,
anche mediante polizze collettive. I relativi oneri sono posti a carico delle strutture, delle organizzazioni o degli enti interessati.
Art. 3. Esecuzione ed accertamenti. 1. Prima di
provvedere agli adempimenti previsti dall’art. 662
del codice di proceduta penale il pubblico ministero
verifica se ricorrono i presupposti di cui al comma 2
dell’art. 2 e, nei casi in cui l’amministrazione, l’organizzazione o l’ente non sia convenzionato, abbia
cessato la propria attività ovvero non sia stato individuato dal giudice, designa un altro organisma
svolgente analoga attività.
2. Agli effetti di quanto disposto dall’art. 389 del
codice penale il pubblico ministero incarica gli organi della polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza
di svolgere le verifiche necessarie circa la regolare
prestazione dell’attività lavorativa. A tal fine, i medesimi organi si avvalgono anche di apposite relazioni che i soggetti di cui al comma 3 dell’art. 2
provvedono a redigere per documentare, periodicamente, il lavoro svolto.
64 RAZZISMO
D.L. 26 aprile 1993, n. 122 conv. in L. 25 giugno 1993, n. 205. Misure urgenti in materia di di- scriminazione razziale, etnica e religiosa. © Laurus Robuffo 1. 2. © Laurus Robuffo © Laurus Robuffo 3. © Laurus Robuffo Published on issuu

References: Art. 3

Art. 1
 sentenza 

Art. 2
 sentenza 

Art. 3

Art. 4

Art. 5
 sentenza 
 sentenza

Art. 6
 art. 4

Art. 7
 articolo 3
 sentenza 

Art. 8

Art. 9

Art. 1

Art. 2
 sentenza 
 sentenza

Art. 3