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⭐LA RESPONSABILITÀ PENALE DA ESPOSIZIONE DEI LAVORATORI AD AMIANTO
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1 1 LA RESPONSABILITÀ PENALE DA ESPOSIZIONE DEI LAVORATORI AD AMIANTO UN INDAGINE GIURISPRUDENZIALE di Roberto Bartoli SOMMARIO: 1. Considerazioni introduttive: il difficile bilancio sulla giurisprudenza post Franzese. 2. Le questioni poste dalla responsabilità penale da esposizione dei lavoratori ad amianto: tra causalità e colpa. 3. La spiegazione dell evento. L orientamento giurisprudenziale meno recente fondato sull aumento del rischio Gli orientamenti giurisprudenziali più recenti basati sulla spiegazione dell evento: tra dose-dipendenza e incertezza scientifica Critica dell orientamento giurisprudenziale basato sulla dose-dipendenza Critica dell orientamento giurisprudenziale basato sull incertezza scientifica. 4. I decorsi causali alternativi. 5. Le problematiche della colpa. Una breve premessa: pericolo, rischio, voluntas legis nella formulazione della regola cautelare. 6. La prevedibilità in astratto: le conoscenze utilizzate per la formulazione della regola cautelare. 7. La prevedibilità in concreto: la c.d. concretizzazione del rischio. 8. L evitabilità in astratto: l efficacia del comportamento alternativo lecito. 9. La questione del residuo di colpa. 10. La prevedibilità del soggetto agente ovvero la misura c.d. soggettiva della colpa. 11. Considerazioni conclusive. 1. Considerazioni introduttive: il difficile bilancio sulla giurisprudenza post Franzese A distanza di quasi dieci anni manca ancora un indagine dettagliata e organica sulla giurisprudenza successiva alla sentenza Franzese, ragion per cui non si è in condizione di sapere quale sia stato il reale impatto di questa sentenza e se abbia davvero determinato una sorta di punto di svolta nel contenimento di quegli orientamenti giurisprudenziali precedenti alla sua emissione ritenuti, a volte, troppo disinvolti nell imputare eventi offensivi 1. Posto infatti che la sentenza Franzese ha senza dubbio segnato un passaggio fondamentale sul piano ermeneutico, risolvendo un contrasto giurisprudenziale che si era fatto pericolosamente sterile e asfittico dal punto di vista argomentativo (il confronto si era irrigidito in una sorta di lotta fra numeri ), ad oggi, però, per quanto riguarda il rispetto dei principi di garanzia, non vi sono elementi per dire se tale sentenza abbia tracciato binari che si muovono sul solido 1 Per un tentativo di ricostruzione degli orientamenti giurisprudenziali più recenti in tema di causalità e colpa in alcune attività rischiose, v. D. PETRINI, Rischi di responsabilità oggettiva nell accertamento della colpa del datore di lavoro e dei dirigenti, in AA.VV., Responsabilità penale e rischio nelle attività mediche e d impresa (un dialogo con la giurisprudenza), a cura di R. Bartoli, Firenze, 2010, 285 ss.; A. DI MARTINO, Danno e rischio da prodotti. Appunti per una rilettura critica di un esperienza giurisprudenziale italiana, ivi, 437 ss.; A. MADEO, Attività rischiose socialmente utili e repressione di disastri colposi da parte della giurisprudenza, ivi, 547 ss.; nonché, volendo, R. BARTOLI, Paradigmi giurisprudenziali della responsabilità medica. Punti fermi e tendenze evolutive in tema di causalità e colpa, ivi, 75 ss.2 2 terreno del pieno rispetto delle garanzie oppure se porti in sé ambiguità irrisolte che adombrano possibili violazioni del principio della personalità della responsabilità penale. Le uniche riflessioni sul tema possono essere così sintetizzate: la giurisprudenza più recente si richiama alla sentenza Franzese in termini più formali che sostanziali, con la conseguenza che quel rigore da essa richiesto nell accertamento del nesso causale viene in realtà costantemente disatteso 2. Sottesa a questa affermazione v è quindi l idea che la sentenza Franzese, adottando una soluzione rispettosa dei principi di garanzia, abbia segnato quel punto di svolta che si auspicava e che pertanto la giurisprudenza successiva tenda per così dire a tradire la soluzione indicata. In verità, vi sono fondate ragione per ritenere che le cose stiano in termini molto più complessi. A me pare, infatti, non solo che la giurisprudenza successiva alla sentenza Franzese si sia attenuta ai principi di diritto da quest ultima enunciati, ma anche che i persistenti sospetti di scarso rigore nell accertamento della causalità siano da imputare più alla stessa pronuncia delle Sezioni Unite che agli orientamenti posteriori. In particolare, ad un attenta analisi, ci si rende conto che la grande novità della sentenza Franzese non è stata tanto la strutturazione bifasica dell accertamento causale, né l accento posto sulla esclusione dei decorsi causali alternativi o comunque sulla necessità di una conferma ex post dell ipotesi formulata ex ante. La grande novità sembra essere consistita piuttosto nell aver introdotto il concetto di certezza c.d. processuale, basata sulla elevata probabilità logica o credibilità razionale, in sostituzione di quello della certezza c.d. assoluta 3 : «lo stesso modello condizionalistico orientato secondo leggi scientifiche hanno affermato le Sezioni Unite sottintende il distacco da una spiegazione di tipo puramente deduttivo, che implicherebbe 2 F. STELLA, L allergia alle prove della causalità individuale. Le sentenze sull amianto successive alla sentenza Franzese (Cass. IV sez. pen.), in Riv. it. dir. proc. pen., 380; ID., Causalità omissiva, probabilità, giudizi controfattuali. L attività medico-chirurgica, in Cass. pen., 2005, 422 ss.; E. LANZA, Il giudizio di causalità per la responsabilità omissiva colposa del medico nelle decisioni della Suprema Corte, in S. ALEO-F. CENTONZE -E. LANZA, La responsabilità penale del medico, Milano 2007, 166 ss., il quale, dopo aver affermato che la ricostruzione del nesso di causalità contenuta nella sentenza Franzese ha costituito un indubbio punto di riferimento per la giurisprudenza successiva, precisa che «non sono mancate, però, delle soluzioni interpretative che hanno riproposto le ambiguità che avevano caratterizzato la giurisprudenza precedente all intervento del 2002». 3 Nello stesso senso v. R. BLAIOTTA, Causalità giuridica, Torino 2010, 363 ss., il quale parla della probabilità logica come di una vera e propria chiave di volta.3 3 un impossibile conoscenza di tutti gli antecedenti sinergicamente inseriti nella catena causale [ ] Poiché il giudice non può conoscere tutte le fasi intermedie attraverso le quali la causa produce il suo effetto [ ] l ipotesi ricostruttiva formulata in partenza sul nesso di condizionamento tra condotta umana e singolo evento potrà essere riconosciuta fondata soltanto con una quantità di precisazioni e purché sia ragionevolmente da escludere l intervento di un diverso ed alternativo decorso causale. Di talché, ove si ripudiasse la natura preminentemente induttiva dell accertamento in giudizio e si pretendesse comunque una spiegazione causale di tipo deterministico e nomologico deduttivo, secondo i criteri di utopistica certezza assoluta, si finirebbe col frustrare gli scopi preventivo-repressivi del diritto e del processo in settori nevralgici per la tutela dei beni primari [ ] Tutto ciò significa che il giudice [ ] è impegnato nell operazione ermeneutica alla stregua dei comuni canoni di certezza processuale, conducenti conclusivamente, all esito del ragionamento probatorio di tipo largamente induttivo, ad un giudizio di responsabilità caratterizzato da alto grado di credibilità razionale o conferma dell ipotesi formulata sullo specifico fatto da provare» 4. Detto in altri termini, per la sentenza Franzese la credibilità razionale, e quindi il ragionamento induttivo su cui tale credibilità di basa, sembrano giocare un ruolo decisivo non solo sul piano processuale, al momento della verifica probatoria del decorso causale ipotizzato, ma anche sul piano sostanziale, al momento della spiegazione del decorso causale, vale a dire della ricostruzione in astratto dell ipotesi del decorso causale, e ciò perché la verifica probatoria concreta, caratterizzata dalla certezza c.d. processuale, finisce per sostituirsi alla certezza c.d. assoluta che invece dovrebbe caratterizzare la ricostruzione sostanziale e astratta del decorso. In sostanza, le Sezioni Unite lasciano intendere che decisivo ai fini della ricostruzione del nesso causale non è tanto il rigore della generalizzazione esplicativa astratta, quanto piuttosto la credibilità della ricostruzione del fatto concreto, con la conseguenza che la spiegazione può conoscere anche una sorta di flessibilizzazione, compensata poi dalla solidità della verifica probatoria. Ebbene, quali le conseguenze di questa sostituzione, già sul piano sostanziale, della certezza c.d. assoluta con la certezza c.d. processuale? Per quanto riguarda il decorso causale c.d. ipotetico, e cioè l indagine sull efficacia impeditiva del comportamento alternativo lecito, tale sostituzione non sembra creare particolari 4 Cass. pen., Sez. Un., 10 luglio settembre 2002, Franzese, in Cass. pen., 2002, 3650.4 4 problemi. Essa, infatti, non solo è plausibile, ma addirittura si attaglia perfettamente alla struttura predittiva e stocastica del decorso causale c.d. ipotetico: basandosi quest ultimo decorso su una prospettiva prognostica, la certezza sostanziale alla quale si tende non può che essere una certezza induttiva, normo-valutativa. In sostanza, in un contesto predittivo parlare di certezza impeditiva assoluta è logicamente, prima ancora che normativamente, un controsenso. Tutt al più può avere un senso parlare di certezza in ordine al possibile fallimento del comportamento dovuto (es. Tizio doveva essere sottoposto immediatamente a un E.C.G. che tuttavia è risultato guasto). La prospettiva prognostica determina, in sostanza, un mutamento di paradigma rispetto al quale lo stesso concetto di certezza non può che mutare, configurandosi come una certezza normativa in definitiva concettualmente (qualitativamente) identica alla certezza c.d. processuale, in cui a dominare non è la scienza esplicativa, ma il ragionamento logico-argomentativo. E non è un caso che la giurisprudenza successiva alla sentenza Franzese non solo si sia attenuta a tali indicazioni, continuando a riferirsi alle percentuali probabilistiche nella formulazione della prognosi, ma abbia anche offerto un contributo per così dire innovativo, dando rilievo alla c.d. corroborazione dell ipotesi 5. Così, ad esempio, nell ambito della responsabilità medica, se da un lato si ritiene che l evento non impedito sia imputabile sulla base di un idoneità impeditiva basata su componenti percentualistiche, dall altro lato si avverte l esigenza di rafforzare il mero dato percentualistico attraverso considerazioni ulteriori che consentano di calarlo e verificarlo alla luce della situazione di fatto, con la conseguenza che il nesso ipotetico deve essere escluso allorquando ci si sia limitati a fare riferimento al comportamento alternativo lecito senza metterlo in relazione allo specifico caso concreto 6. Per quanto riguarda il decorso causale c.d. reale, il ragionamento è invece diverso. Posto che rispetto a questo decorso entra in gioco una logica esplicativa in prospettiva ex post, il rapporto tra certezza assoluta e certezza c.d. processuale, basata sulla probabilità logica/credibilità razionale, necessita di alcuni chiarimenti. Ed infatti, se ai fini della spiegazione dell evento la certezza c.d. processuale non si sostituisce a quella c.d. assoluta, non solo risulta rispettata la distinzione concettuale tra dimensione 5 In argomento v. per tutti R. BLAIOTTA, Causalità giuridica, cit., 367 ss. 6 Sul punto, sia consentito rinviare a R. BARTOLI, Il problema della causalità penale. Dai modelli unitarî al modello differenziato, Torino, 2010, 90 ss.; nonché, anche per i riferimenti giurisprudenziali, ID., Paradigmi giurisprudenziali, cit., 129 ss.5 5 sostanziale e dimensione processuale del diritto penale, ma soprattutto risultano osservati i rispettivi princìpi di garanzia che governano tali dimensioni, e cioè, da un lato, il principio della personalità della responsabilità penale che ai fini della spiegazione di un evento richiede una spiegazione razionalmente controllabile, e quindi inevitabilmente scientifica; dall altro lato, viene rispettato il principio della condanna oltre ogni ragionevole dubbio, il quale ammette ricostruzioni fattuali valutative, purché il giudizio si riveli per l appunto fondato oltre ogni ragionevole dubbio. Perplessità invece sorgono se, ai fini della spiegazione dell evento, la certezza c.d. processuale si sostituisce a quella c.d. assoluta, in quanto diviene possibile attenuare il rigore scientifico della generalizzazione esplicativa che si formula, aprendosi così margini per una possibile violazione del principio di garanzia della personalità della responsabilità penale. E quanto appena affermato si comprende piuttosto bene con riferimento alla problematica della esclusione dei decorsi causali alternativi. Se infatti si ritiene che la certezza processuale si sostituisce a quella assoluta, l esclusione dei decorsi causali alternativi diventa possibile anche se non si conoscono tutte le cause che possono determinare un certo evento, risultando sufficiente la presenza di alcuni elementi di fatto che siano idonei a rafforzare l ipotesi. Se invece si ritiene che ai fini della spiegazione dell evento sia necessaria la certezza assoluta, una legittima esclusione dei decorsi causali è plausibile solo se si conoscono tutte le possibili cause di verificazione di un determinato evento 7. Detto in altri termini, parlare di certezza processuale in un contesto esplicativo è senza dubbio logicamente possibile, tuttavia sul piano normativo rischia di comportare una violazione del principio della personalità della responsabilità penale. E la giurisprudenza più recente, come vedremo tra poco, rispetto alla spiegazione dell evento sembra essersi attenuta proprio a queste indicazioni flessibilizzanti elaborate dalla sentenza Franzese. Ecco allora che, se volessimo compiere una sorta di primo bilancio consuntivo sulla giurisprudenza post Franzese, dovremmo riconoscere che essa si è attenuta agli insegnamenti di quest ultima pronuncia, insegnamenti che tuttavia hanno offerto un 7 Sul punto v. per tutti F. D ALESSANDRO, Le frequenze medio-basse e il nesso causale tra omissione ed evento, in Cass. pen., 2007, 4831 ss. e, in particolare, 4837, dove si afferma che «la prima condizione per poter accedere fruttuosamente ad una dimostrazione della causalità attraverso la prova per esclusione, è quella di conoscere tutte le possibili cause di un evento, in modo che non residui alcun caso in cui eventi del tipo di quello considerato non abbiano avuto effettiva e convincente spiegazione».6 6 contributo autenticamente rispettoso dei principi di garanzia per quanto riguarda il decorso causale ipotetico, mentre con riferimento al decorso causale reale vi sono fondate ragioni per ritenere che il suo magistero presenti ancora ambiguità tali da far sorgere qualche sospetto di violazione delle garanzie. 2. Le questioni poste dalla responsabilità penale da esposizione dei lavoratori ad amianto: tra causalità e colpa Il tema della responsabilità penale derivante dalla esposizione dei lavoratori ad amianto consente di approfondire proprio le questioni appena accennate. Da un lato, infatti, si tratta di un tema in cui la ricostruzione del decorso causale reale risulta particolarmente problematica. Volendo fare una sorta di comparazione, si può dire che mentre nell ambito dell attività medico-chirurgica la ricostruzione del decorso reale si presenta rarissimamente volte incerta e dibattuta, trattandosi di un attività che tende per così dire ad acquisire i progressi scientifici, sia perché si basa di per sé sulle conoscenze scientifiche esplicative di catene causali produttive di eventi, sia perché tali progressi sono consentanei agli interessi dei medici, come anche dei pazienti; al contrario, rispetto all attività lavorativa tale ricostruzione costituisce un problema in quanto si tratta di attività non solo di regola scollegata al sapere scientifico esplicativo, ma che tende anche a porsi in tensione con i progressi scientifici, i quali, rivelando pericolosità di vario genere, sono visti come potenziali ostacoli per l attività produttiva. Dall altro lato, la responsabilità penale da amianto consente di approfondire anche il versante del decorso causale ipotetico, potendosi tranquillamente dire che in essa si trovano concentrate quasi tutte le problematiche poste dalla c.d. causalità della colpa. In particolare, per quanto riguarda il decorso causale reale, i problemi che si devono affrontare sono fondamentalmente due: quello della spiegazione del decorso e quello della esclusione dei decorsi causali alternativi. In ordine al decorso causale ipotetico, si pongono invece addirittura quattro questioni: quella, per certi aspetti preliminare, delle conoscenze che devono stare alla base della elaborazione di una regola cautelare (prevedibilità c.d. in astratto o ex ante); quella della concretizzazione del rischio, per cui l evento verificatosi, e che si doveva evitare, deve concretizzare il rischio che la regola cautelare intendeva contenere (prevedibilità c.d. in concreto o ex post); la questione della reale efficacia impeditiva del comportamento alternativo lecito, per cui tale comportamento deve risultare effettivamente in grado di contenere il rischio7 7 (evitabilità c.d. in astratto o ex ante); e la questione del rapporto tra regole rispettate ed eventuale residuo di una responsabilità colposa derivante dalla violazione di regole cautelari ulteriormente imposte. Le ipotesi della responsabilità da amianto pongono infine un ultimo problema, quello della prevedibilità dell evento, e più in generale del fatto tipico, da parte del soggetto agente, problema che apre alla c.d. misura soggettiva della colpa. 3. La spiegazione dell evento. L orientamento giurisprudenziale meno recente fondato sull aumento del rischio Per quanto riguarda la spiegazione dell evento morte connesso alla esposizione dei lavoratori ad amianto, preliminarmente si deve osservare come le prime volte in cui si è posta tale questione la giurisprudenza (precedente alla sentenza Franzese) non abbia adottato la prospettiva esplicativa ex post, ma si sia basata invece sul paradigma causale fondato sul c.d. aumento del rischio, vale a dire su un paradigma decisamente inaccettabile per violazione del principio di personalità della responsabilità penale. Più precisamente, in ordine al concetto di aumento del rischio si possono distinguere diverse ipotesi. Anzitutto, v è quella in cui nonostante l esistenza del decorso causale reale (la spiegazione dell evento) e l idoneità del comportamento alternativo lecito ad impedire l evento, la mancata adozione del comportamento alternativo lecito ha comunque aumentato (ovvero mancato di diminuire) il rischio di verificazione dell evento: si tratta di una ipotesi di aumento del rischio che riteniamo ammissibile, sia perché risultano positive le verifiche di conferma concernenti il decorso causale reale e quello ipotetico, sia perché, una volta superate tali verifiche, l imputazione dell evento non può che avvenire in termini probabilistici in virtù della struttura prognostica del giudizio di efficacia impeditiva. In secondo luogo, v è l ipotesi di aumento del rischio in cui, dopo aver ricostruito il decorso causale reale ed aver individuato il comportamento alternativo lecito astrattamente idoneo ad impedire l evento, si afferma la responsabilità, senza tuttavia aver verificato se quest ultimo comportamento sarebbe stato realmente in grado di impedire l evento, senza cioè escludere le possibili ipotesi di fallimento del comportamento alternativo lecito (es. imprevedibilità in astratto per totale assenza di conoscenze empiriche; imprevedibilità in concreto per mancata concretizzazione del rischio; inevitabilità in astratto, dovuta alla assoluta incapacità nomologica della condotta a contenere il rischio; inevitabilità in8 8 concreto, dovuta alla presenza di peculiari fattori reali che avrebbero neutralizzato l efficacia della condotta diligenza): questa ipotesi di aumento del rischio è inammissibili per la semplice ragione che alla fin fine si imputa l evento basandosi su un comportamento congetturalmente idoneo, ma nella realtà inefficacia, con la conseguenza che l evento è imputato in assenza di un reale nesso tra la condotta omessa e la vicenda concreta. Infine, v è l ipotesi di aumento del rischio in cui si imputa l evento a prescindere addirittura dalla stessa ricostruzione del decorso causale reale, ragionando in termini di mera idoneità della condotta a cagionare o impedire un determinato evento: e questa ipotesi è da ritenersi a maggior ragione inammissibile, poiché, mancando la spiegazione del decorso reale, il comportamento che si ritiene criminoso può risultare del tutto sganciato dall evento (es. omesso salvataggio del bagnino, quando tuttavia il decesso non è dovuto ad annegamento, ma ad infarto). Ebbene, le prime sentenze che hanno affrontato il problema della causalità in tema di amianto hanno fatto riferimento a quest ultima tipologia di aumento del rischio, affermando che per l esistenza del nesso causale «è sufficiente che si realizzi una condizione di lavoro idonea a produrre la malattia» 8. In termini ancor più puntuali, si può osservare come il problema della idoneità del comportamento alternativo lecito a ridurre il rischio sia stato affrontato prima di quello della spiegazione causale e, rispetto a quest ultima, si sia affermato che «è nozione consolidata che il rischio di tumore del polmone e di mesotelioma sono correlati alla dose esposizione (durata per intensità di esposizione) e che in oncologia clinica sperimentale è acquisita la nozione secondo la quale riducendo la dose (in durata o in intensità) si ottiene una riduzione della frequenza dei tumori»; per poi concludere che «la correlazione del rischio di tumore al polmone e di mesotelioma con la dose di esposizione (durata per intensità) è dimostrata anche dalla letteratura che indica che alla diminuzione della dose di amianto diminuirebbe la probabilità delle patologie correlate» 9 [corsivi nostri]. 8 Cass. pen., Sez. IV, 2 luglio 1999, Giannitrapani, in Foro it., 2000, II, 260 ss. 9 Pret. Padova, 3 giugno 1998, Macola, in Riv. trim. dir. pen. econ., 1998, rispettivamente 732 e 735; Pret. Torino, 9 febbraio 1995, Barbotto Beraud, in Foro it., 1996, II, 107 ss., con nota di L. TERMINI; anche in Riv. it. dir. proc. pen., 1996, con nota di C. PIERGALLINI, Attività produttive e imputazione per colpa: prove tecniche di diritto penale del rischio, ivi, 1996, 1473 ss.; anche in Riv. trim. dir. pen. econ., 1996, 217 ss., con nota di D. MICHELETTI, Tumori da amianto e responsabilità penale, ivi, 1996, 218 ss., sentenza in cui i piani del decorso causale reale e di quello ipotetico si intrecciano costantemente, giungendo a volte a confondersi: prima si esamina il decorso causale ipotetico (122 ss.) parlando di «spiegazione probabile» [corsivo nostro]; poi si esamina il decorso causale reale (128 ss.), facendo riferimento all esistenza di una «prova scientifica del rapporto eziologico fra asbesto e mesotelioma maligno», ma richiamando rilevazioni epidemiologiche; infine, si torna ad esaminare il decorso causale9 9 Alla luce di quanto appena detto si deve osservare come d altra parte anche la giurisprudenza più recente rischi a volte di adottare soluzioni basate sull aumento del rischio. Ed infatti, in alcune sentenze successive alla Franzese si trova affermato che «dovrà riconoscersi il rapporto di causalità non solo nei casi in cui sia provato che l intervento doveroso omesso (o quello corretto in luogo di quello compiuto nella causalità commissiva) avrebbe evitato il prodursi dell evento in concreto verificatosi, o ne avrebbe cagionato uno di intensità lesiva inferiore, ma altresì nei casi in cui sia provato che l evento si sarebbe verificato in tempi significativamente (non minuti od ore) più lontani ovvero ancora quando, alla condotta colposa omissiva o commissiva, sia ricollegabile un accelerazione dei tempi di latenza di una malattia provocata da altra causa» 10. Di per sé si tratta di un affermazione assolutamente condivisibile, perché è indubbio che una condotta omissiva (consista essa nella autentica omissione oppure nella omissione di cautele) assume rilevanza allorquando la sua adozione avrebbe consentito di impedire l evento o comunque di ritardare la sua verificazione. Tuttavia, è necessario ribadire che questo tipo di ragionamento può essere compiuto soltanto quando v è assoluta certezza esplicativa in ordine al fatto che un certo evento è frutto di un determinato decorso causale sul quale poteva innestarsi il comportamento alternativo lecito avente efficacia impeditiva. Detto in altri termini, occorre sempre tenere presente che si può iniziare a prendere in considerazione le problematiche del decorso causale ipotetico, soltanto quando la verifica esplicativa del decorso causale reale ha dato esiti positivi Gli orientamenti più recenti basati sulla spiegazione dell evento: tra dosedipendenza e incertezza scientifica Gli orientamenti successivi a quello appena esaminato hanno abbandonato il paradigma dell aumento del rischio, adottando invece quello della spiegazione causale. ipotetico, là dove si scioglie «il nodo della prova del nesso causale nel caso concreto verificando se l omissione generica e specifica di idonee misure di prevenzione dal rischio di esposizione all amosite sia stata conditio sine qua non della morte» (135 s.). 10 Cass. pen., Sez. IV, 18 febbraio maggio 2003, Trioni, in CED, n /2003; anche in Igiene e Sicurezza del Lavoro, 2003, 418; anche in Diritto e pratica del lavoro, 2003, 1685 s. 11 Sul punto v. di recente G. MARINUCCI, Causalità reale e causalità ipotetica nell omissione impropria, in Riv. it. dir. proc. pen., 2009, 523 ss.10 10 Tuttavia, in questa nuova prospettiva si è aperta la questione della dose-dipendenza o meno delle patologie derivanti dall esposizione all amianto. Più precisamente, posto che le fibre di amianto inalate producono essenzialmente tre diverse patologie, vale a dire: l asbestosi (patologia non tumorale del polmone), il carcinoma (patologia tumorale del polmone) e il mesotelioma (patologia tumorale della pleura o del peritoneo); e posto che risulta scientificamente pacifica la dosedipendenza dell asbestosi e del carcinoma polmonare 12 ; per quanto riguarda il 12 Nella letteratura scientifica cfr. V. FOÀ, Consulenza tecnica, Procedimento penale n. 757/2000 RGNR, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia, 3 febbraio 2004, 6 e 11, dove si afferma che «asbestosi e cancro polmonare sono patologie dose-correlate: possono cioè insorgere solo per esposizioni di una certa rilevanza quantitativa condizionante un accumulo di fibre di asbesto nel polmone importante»; G. CHIAPPINO, Mesotelioma: il ruolo delle fibre ultrafini e conseguenti riflessi in campo preventivo e medico legale, in Medina del lavoro, 2005, 6 dove si precisa che «il mesotelioma pleurico si distingue come patologia che fa eccezione, perché nei soggetti suscettibili esposti ad amianto l effetto cancerogeno può essere conseguente ad una dose estremamente bassa. Per tutti gli altri tumori, al contrario, compreso il carcinoma polmonare da amianto, dosi basse non producono effetti epidemiologicamente dimostrabili»; G. DONDI, Esposizione ad amianto, mesotelioma del lavoratore e responsabilità del datore, in AA.VV., Il rischio da amianto. Questioni sulla responsabilità civile e penale, a cura di L. Montuschi e G. Insolera, Bologna, 2006, 64, secondo il quale «a proposito del carcinoma polmonare, esso è in rapporto sicuro con l amianto se vi è asbestosi o l evidenza di un affezione pleurica causata dall amianto (in difetto di ciò, può essere conseguenza, ad esempio, del fumo di sigarette). Il che presuppone obiettivi riscontri anatomo-patologici e il rinvenimento di fibre di amianto nei polmoni in quantità rilevanti». In giurisprudenza, per quanto riguarda l asbestosi, v. Cass. pen., Sez. IV, 10 giugno novembre 2010, Quaglierini, in CED n /2010; anche in Dir. pen. proc., 2011, in corso di pubblicazione, con nota di F. PALAZZO, Morti da amianto e colpa penale (un banco di prova nell evoluzione della responsabilità colposa; anche in 58 s., secondo cui «l asbestosi è una malattia dose-correlata, nel senso che il suo sviluppo e la sua gravità aumentano in relazione alla durata di esposizione alla inalazione di fibre. In sostanza la quantità di asbesto che viene inalata nei polmoni e la sua pericolosità sono legati alla durata dell esposizione: è per tale motivo che l asbestosi è ritenuta una malattia in cui esiste una stretta correlazione fra dose di asbesto inalata e risposta dell organismo»; Cass. pen., Sez. IV, 29 ottobre dicembre 2008, Pilato, in CED, n /2008, secondo la quale «pur essendo naturale un aggravamento dell asbestosi anche nel caso di eliminazione dell esposizione, la continuazione della sottoposizione all esposizione è invece idonea ad aggravare significativamente la malattia soprattutto se le esposizioni [ ] siano proseguite con particolare intensità anche se si fosse ridotta nel tempo l esposizione lesiva. E dunque corretta anche l ulteriore conclusione della Corte di merito sull irrilevanza dell accertamento del momento iniziale della contrazione della asbestosi una volta che sia comunque accertato che le esposizioni verificatesi presso SIMAC abbiano significativamente contribuito all aggravamento della malattia». Nella giurisprudenza di merito v. Trib. Bari, 16 giugno 2009, Stringa, in 38 ss.; Trib. Milano, 4 giugno 2007, Dalla Via, ivi; anche in Foro ambr., 2007, 316 ss., con nota di C. BECCAREDDA BOY, Esposizione professionale ad amianto e criteri di imputazione del delitto di omicidio colposo, ivi, 2007, 304 ss.; Trib. Pistoia, 1 giugno 2004, Callerio, inedita, 174 ss. Con riferimento al carcinoma, Cass. pen., Sez. IV, 24 novembre gennaio 2010, Cavallucci, in CED, n. 3344/2010, dove si nota come secondo un orientamento scientifico consolidato, un tumore polmonare può essere spiegato sulla base della esposizione all amianto, se il soggetto è stato colpito in precedenza da asbestosi (asbestosi come precondizione necessaria) o comunque se negli interstizi polmonari risultano presenti numerosissime fibre di amianto; Cass. pen., Sez. IV, 2 febbraio marzo 2001, Biorci, in CED, n /2001; anche in Igiene e sicurezza del lavoro, 2001, 331, sentenza in cui si parla di «certo condizionamento della patologia oncogena [carcinoma polmonare] dalla Vedere altro
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 art. 21
 art. 21
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