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Timestamp: 2020-06-01 14:17:04+00:00

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Guida in stato di ebbrezza | | Agenzia Generale Vittoria Assicurazioni di Parma Santa Croce
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Maggio 7, 2020 in News di Agenzia da marketing
La fattispecie di reato, le modalità di accertamento, le sanzioni, il rifiuto di sottoporsi all’alcoltest
Nella nozione di guida in stato di ebbrezza si fa rientrare quella “condizione fisico-psichica transitoria dovuta all’ingestione di bevande alcooliche, che induce nell’individuo uno stato di alterazione dei processi cognitivo-reattivi”, tale da annebbiare le facoltà mentali, con conseguenze sulla prontezza dei riflessi.
La guida in stato di ebbrezza da alcool è un reato di natura contravvenzionale, di competenza del Tribunale, tipizzato e sanzionato nell’art. 186 del Codice della Strada; altra norma di riferimento è il successivo art. 187.
Ai fini della sussistenza del reato di guida in stato di ebbrezza, rientra nella nozione di “guida” la condotta di chi si trovi all’interno del veicolo quando sia accertato che egli abbia, in precedenza, deliberatamente movimentato il mezzo in un’area pubblica o quantomeno destinata al pubblico (Cass. pen., Sez. VII, 20 gennaio 2010, n. 10476).
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha precisato che il reato di guida in stato di ebbrezza sussiste anche quando il conducente non viene fermato mentre è alla guida di un veicolo in quanto è sufficiente l’accertamento dello stato di alterazione. (Si veda Cass. pen. Sez. VI, 9.10.2019, n. 41457).
L’art 33 della Legge n. 120/2010 è intervenuta sugli artt. 186 e 187 C.d.S., apportando diverse modifiche, tra cui: la depenalizzazione della guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, che cessa quindi di essere reato; tale fattispecie viene riformulata nei termini di illecito amministrativo, e per essa viene prevista una sanzione amministrativa pecuniaria; la possibilità che l’autore del reato venga condannato a svolgere un lavoro di pubblica utilità in luogo della pena detentiva e pecuniaria prevista per le ipotesi in cui il tasso alcolemico sia maggiore di 0,8 grammi per litro; – l’inasprimento del minimo della pena (portato da 3 a sei mesi di arresto) nei confronti di chi venga rinvenuto in stato di alterazione con tasso superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento di tale reato consegue la sospensione della patente da uno a due anni (raddoppiata se il veicolo appartiene a persona diversa dal contravventore) o la revoca nel caso di recidiva infrabiennale, e la confisca del veicolo all’esito del procedimento penale conclusosi con sentenza di condanna o patteggiamento qualora appartenente al contravventore.
Ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 186 c.d.s. chiunque guida in stato di ebbrezza è punito, ove il fatto non costituisca più grave reato: a) con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 544 a euro 2.174, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro (g/l). All’accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi; b) con l’ammenda da euro 800 a euro 3.200 e l’arresto fino a sei mesi, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro (g/l).
All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno; c) con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, l’arresto fino da sei mesi ad un anno, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l).
All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata.
La patente di guida è sempre revocata, ai sensi del capo II, sezione n, del titolo VI, in caso di recidiva nel biennio. Con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata applicata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato. Ai fini del sequestro si applicano le disposizioni di cui all’articolo 224-ter.
Secondo quanto precisato dalla Corte di Cassazione in tema di guida in stato di ebbrezza, allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della difesa dell’imputato fornire una prova contraria a detto accertamento quale, ad esempio, la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato, oppure l’utilizzo di una errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione, non potendosi essa limitare a richiedere il deposito della documentazione attestante la regolarità dell’etilometro e non essendo sufficiente la mera allegazione di difettosità o assenza di omologazione dell’apparecchio (Cass. pen. Sez. IV 19.9.2019, n. 38618).
2. Accertamento e sanzioni
Gli etilometri devono possedere determinati requisiti che sono stabiliti in un disciplinare tecnico approvato dal Ministro dei trasporti e della navigazione di concerto con il Ministro della sanità. Tali strumenti, inoltre, devono essere omologati e soggetti a taratura, adempimenti questi che garantiscono «l’effettivo “buon funzionamento” dell’apparecchio e, quindi, la piena attendibilità del risultato conseguito attraverso la sua regolare utilizzazione» (Cass. civ., n. 1921/2019).
L’accertamento alcolimetrico è, infatti, eseguito attraverso tale strumento che misura la quantità di alcool contenuta nell’aria espirata. L’esame viene ripetuto due volte, effettuando due misurazioni successive a distanza di 5 minuti l’una dall’altra.
Tale obbligo sussiste anche quando la polizia «opti per la delega di tale verifica al personale sanitario […] allorché il conducente di un veicolo, coinvolto in incidente stradale, sia cioè sottoposto alle cure mediche» (Tribunale Firenze, sentenza del 18 luglio 2018). In buona sostanza l’obbligo in questione sussisterà ogniqualvolta «l’esecuzione di tale prelievo non avvenga nell’ambito degli ordinari protocolli sanitari, ma sia autonomamente richiesta dalla polizia giudiziaria» (cfr. Cass. pen., nn. 3340/2017, Rv. 268885; 53293/2016, 34886/2015, richiamate da Tribunale Firenze, sentenza del 18 luglio 2018).
La Cassazione, con sentenza penale n. 11722/2019, ha stabilito che il conducente indagato per guida in stato di ebbrezza deve essere avvisato dalla polizia giudiziaria della possibilità di farsi assistere da un difensore quando viene disposto il prelievo ematico, sia per finalità d’indagine che terapeutica.
In sostanza, per gli Ermellini “La giurisprudenza di questa Corte ha progressivamente consolidato l’orientamento secondo il quale gli organi di polizia giudiziaria che intendono far eseguire il prelievo ematico finalizzato all’accertamento del tasso alcolemico su persona che, siccome conducente coinvolto in un incidente stradale, sia stata condotta presso una struttura sanitaria, devono dare previo avviso alla medesima che ha facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, ai sensi degli artt. 356 cod. proc. pen. e 114 disp. att. cod. proc. Pen.”
Nell’ipotesi in cui la polizia giudiziaria deleghi il personale sanitario all’accertamento del tasso alcolemico nel sangue, sussiste l’obbligo di dare l’avviso del diritto a far presenziare il difensore, allorché il conducente sia già indiziato di reato, al momento in cui la P.G. ha inviato al personale sanitario la richiesta di procedere ad esami clinici per la verifica del tasso alcolemico, e se l’accertamento non venga espletato a fini di cura della persona, e cioè sia unicamente finalizzato alla ricerca della prova della colpevolezza del soggetto indiziato. (Cass. pen. Sez. IV 9.11.2017, n. 51284).
Nel caso in cui il prelievo venga effettuato in esecuzione degli ordinari protocolli di pronto soccorso, considerato che non si tratta di un atto di polizia giudiziaria rientrante nella previsione dell’art. 356 c.p.p., non sussiste alcun obbligo di avviso all’indagato della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia ai sensi dell’art. 114 delle disp. att. cod. proc. pen. (Cass Pen., Sez. IV, n. 38458 del 04 giugno 2013).
Tale attività, infatti, non è finalizzata alla ricerca delle prove di un reato, ma alla cura della persona e non ha niente a che vedere con l’esercizio del diritto di difesa e l’avviso in parola. (Cass Pen., Sez. IV, n. 51284 del 10 ottobre 2017; Cass Pen., Sez. IV, n. 52293 del 27 settembre 2016; Cass. Pen., Sez. VI, n. 43894 del 13 settembre 2016). Se in tale contesto il “paziente” si rifiuta di sottoporsi alle cure mediche di protocollo, quindi anche al prelievo del sangue, ed è informato che, proprio nell’ambito di dette cure mediche, la Polizia Stradale ha chiesto l’accertamento del tasso alcolemico, il rifiuto è sanzionato penalmente dall’art. 186 comma 7 cds (Cass. Pen., Sez. IV, n. 20320 del 10 gennaio 2017).
A seconda della quantità di alcol trovata nel sangue al conducente esistono tre diverse sanzioni per la guida in stato di ebbrezza.
Nel caso in cui il tasso alcolemico oscilli tra 0,5 e 0,8g/l, si configura solo un illecito amministrativo: il trasgressore è punito con una sanzione pecuniaria; a ciò si aggiunga la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi.
Nel caso in cui il tasso alcolemico superi gli 0,8 g/l scatta il penale. Infatti, se il tasso rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono: ammenda, arresto e sospensione della patente di guida.
Qualora, poi, il tasso alcolemico risulti addirittura superiore a 1,5 g/l, vi è un’ammenda più alta, l’arresto e la sospensione della patenta di guida fino a due anni (fino a quattro nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato).
L’art. 186 c.d.s. distingue tre ipotesi in cui possono essere effettuati gli accertamenti necessari, i quali vengono condotti da soggetti diversi e tramite modalità diverse: prove preliminari ex 186, co. 3, c.d.s.: gli Organi di Polizia Stradale «possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili»; tali accertamenti incontrano due limiti dal momento che lo stesso comma richiede il rispetto della riservatezza personale e dell’integrità fisica. Tali valutazioni sono a discrezione degli Organi di Polizia stradale e hanno carattere preventivo e strumentale rispetto agli ulteriori accertamenti relativi al tasso alcolemico, previsti dal co. 4: questi ultimi possono essere realizzati a condizione che i primi abbiano dato esito positivo, altrimenti gli agenti di Polizia stradale non avrebbero elementi utili per motivare gli accertamenti più approfonditi; accertamenti approfonditi ex 186, co. 4, c.d.s.: quando le prove preliminari abbiano dato esito positivo o in ogni caso di incidenti o quando gli agenti preposti abbiano un motivo di sospettare che un conducente sia in stato di alterazione psicofisica, gli Organi di Polizia stradale possono verificare la sussistenza dello stato di ebbrezza avvalendosi della strumentazione e delle procedure ex art. 379 del Regolamento di attuazione ed esecuzione del c.d.s. (da ora in avanti Regolamento), ossia l’etilometro, e gli agenti possono condurre gli accertamenti anche presso il più vicino ufficio o comando; accertamento condotto da strutture sanitarie ex 186, co. 5, c.d.s.: quando i conducenti siano coinvolti in incidenti stradali e sottoposti a cure mediche, l’accertamento del tasso alcolemico viene effettuato dalle strutture sanitarie di base o da quelle accreditare, su richiesta degli Organi di Polizia stradale e a prescindere dal consenso dell’interessato.
L’art. 186 bis del codice della strada dispone che alcune categorie di persone non possono guidare se hanno assunto alcol, neanche se il tasso alcolemico è inferiore a 0,5 grammi per litro (g/l). Nel loro caso l’esito della prova etilometrica deve essere pari a 0,0 grammi per litro (g/l). Le sanzioni, rispetto alle previsioni dell’art. 186 cds, sono aumentate. Appartengono a tale categoria:
i conducenti di autoveicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t, di autoveicoli trainanti un rimorchio che comporti una massa complessiva totale a pieno carico dei due veicoli superiore a 3,5 t, di autobus e di altri autoveicoli destinati al trasporto di persone il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, e’ superiore a otto, nonché di autoarticolati e di autosnodati.
3. Rifiuto di sottoporsi all’alcoltest
Una ipotesi particolare da trattare singolarmente, anche alla luce della giurisprudenza copiosa sul tema, è quella relativa al rifiuto di sottoporsi all’alcol test.
Recente giurisprudenza (Cass. n. 9391/2017) ha precisato che rifiutarsi di sottoporsi all’alcol test è reato, così come il rifiuto di sottoscrivere il modulo del consenso informato all’accertamento del tasso alcolemico mediante analisi del sangue in ospedale. Si tratta di un comportamento che, in modo implicito e indiretto, costituisce un rifiuto all’alcol test.
Ancora altra giurisprudenza di legittimità ha stabilito chre in relazione al reato di rifiuto di sottoporsi ad alcoltest, l’utilizzabilità dell’accertamento del tasso alcolemico compiuto presso una struttura sanitaria ‘esclusivamente su richiesta della polizia giudiziaria’ non richiede, in presenza dei presupposti di cui all’art. 186, comma 5, c.d.s., uno specifico consenso dell’interessato oltre a quello eventualmente richiesto dalla natura delle operazioni sanitarie strumentali a detto accertamento. (Cass. pen. Sez. IV 6.6.2018, n. 29508).
La causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis cod. pen., applicabile ad ogni fattispecie criminosa, è compatibile con il reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento alcoolimetrico, previsto dall’art. 186, comma settimo, Codice della Strada, posto che, accertata la situazione pericolosa e dunque l’offesa, resta pur sempre uno spazio per apprezzare in concreto, alla stregua della manifestazione del reato, ed al solo fine della valutazione della gravità dell’illecito, quale sia lo sfondo fattuale in cui la condotta si iscrive e quale sia, in conseguenza, il possibile impatto pregiudizievole per il bene tutelato. (Cass.pen. sez. IV 30.5.2018, n. 40926).
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References: art. 187
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 379