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﻿ Acquisto di azioni: è esclusa la necessità della forma scritta degli ordini - Credito Finanza News
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Tribunale di Frosinone – Sentenza 27 maggio 2016, n. 606
Con la sentenza in commento, il Tribunale di Frosinone, in persona del Giudice Dott. Andrea Petteruti, ha escluso la necessità della forma scritta degli ordini di acquisto di diverse azioni Eurofly e Banca Italease, richiamando, sul punto, le sentenze della Suprema Corte 15 gennaio 2016, n. 612, 30 gennaio 2013, n. 2185 e 22 dicembre 2011, n. 28432, e confermando che la forma scritta ad substantiam attiene esclusivamente al contratto quadro e non anche agli ordini di acquisto la cui validità non è, invece, soggetta a requisiti di forma.
Entrando nel merito della causa, con atto di citazione ritualmente notificato in data 5.11.2010, l’attore ha evocato in giudizio, innanzi all’intestato Tribunale, Banca Intesa Sanpaolo S.p.A. al fine di sentire accogliere le seguenti conclusioni: “accertata e dichiarata l’inefficacia e, comunque, la nullità degli acquisti delle n. 10.000 azioni Eurofly, delle n. 900 azioni Banca Italease e delle ulteriori n. 756 azioni Banca Italease, condannare Banca Intesa Sanpaolo S.p.A. alla ripetizione della complessiva somma di euro 96.977,10 oltre rivalutazione ed interessi a far data dal giorno in cui è avvenuto l’addebito di pagamento delle azioni per le ragioni di cui nel corpo dell’atto; in subordine, comunque, condannare Banca Intesa Sanpaolo S.p.A. al risarcimento dei danni subiti pari ad Euro 96.977,10 oltre rivalutazione ed interessi a far data dal giorno in cui è avvenuto l’addebito di pagamento delle azioni.
A fondamento delle proprie pretese, l’attore ha allegato quanto segue.
Egli è titolare di conto corrente, in essere presso la Banca cui accede un rapporto deposito titoli e strumenti finanziari a custodia.
In data 9.11.2007, a seguito di una comunicazione relativa ad un aumento di capitale sociale a pagamento mediante offerta in opzione agli azionisti di azioni ordinarie emesse dalla Banca Italease, l’istante è venuto a conoscenza del fatto che, tra gli altri, risultavano depositati a suo nome titoli di cui non aveva autorizzato l’acquisto e per la cui acquisizione gli era stata addebitata la somma di euro 38.231,26.
L’attore ha chiesto al “gestore” del conto depositi un controllo circa l’eventuale esistenza di copia dell’ordine di acquisto delle suddette azioni.
Nelle more, egli ha spontaneamente aderito all’aumento di capitale, esercitando l’opzione per l’acquisto di ulteriori 756 azioni Banca Italease, sostenendo un ulteriore esborso di euro 6.819,50.
La ricerca dell’originario ordine di acquisto delle azioni della Banca Italease ha dato esito negativo; purtuttavia, nel corso della ricerca è emerso l’acquisto non autorizzato anche di n. 10.000 azioni della società Eurofly, in relazione al quale gli era stata addebitata la somma di euro 53.517,28.
I titoli di Banca Italease sono stati liquidati in data 30.06.2009 per l’importo complessivo di euro 2.484,00, e, quindi, con una perdita di euro 36.881,26, pari alla differenza tra l’esborso sostenuto per l’acquisto non autorizzato dei “primi” 900 titoli di Banca Italease al netto del ricavato inerente i titoli stessi.
I titoli della società Eurofly S.p.A. (divenuta nel frattempo Meridiana Fly), invece, sono tutt’oggi in custodia, con una valorizzazione (al 30.09.2010) di euro 517,00 complessivi, e, quindi, con una perdita di euro 53.000,28.
A dette perdite si è aggiunta quella relativa agli oneri sostenuti (pari ad euro 6.879,60) per la sottoscrizione dell’aumento di capitale della Banca Italease.
La perdita complessiva procurata è stata quantificata in euro 96.977,10.
In data 9.09.2008, l’attore ha inoltrato reclamo al direttore della Banca, lamentando il comportamento scorretto dell’Istituto.
In data 11.09.2009, l’Ufficio reclami di Banca Intesa ha inviato all’attore una comunicazione con la quale si comunicava che, nonostante la conferma del mancato rinvenimento di copia degli ordini di acquisto relativi sia alle 10.000 azioni Eurofly, che a 500 azioni Banca Italease, non erano stati rilevati elementi di irregolarità nei comportamenti della Banca e del suo personale.
In data 26.03.2009, l’attore ha formulato istanza per il ristoro delle perdite subite al Giurì Bancario, il quale, tuttavia, con provvedimento emesso in data 30.10.2009, ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di competenza per valore, dal momento che la somma dei due acquisti superava gli euro 50.000,00.
Radicatosi il contraddittorio, si è costituita in giudizio la Banca, che, pur confermando il mancato rinvenimento degli ordini relativi alle operazioni di acquisto delle suddette azioni, ha contestato che da ciò possa farsi discendere il mancato conferimento delle relative disposizioni da parte dell’attore, ciò sul presupposto che per ordini di tal specie non è richiesta la forma scritta ad substantiam, in quanto, a mente delle Condizioni Contrattuali, il conferimento degli ordini può avvenire per iscritto, oralmente o per telefono.
La Banca, inoltre. ha eccepito che gli ordini sarebbero stati comunque ratificati, in quanto l’attore ha ricevuto la documentazione di cui all’art. 61 del Regolamento Consob n. 11522/98 (ossia, le note attestanti l’esecuzione di tutte le operazioni contestate) senza muovere contestazioni nel termine perentorio di 60 giorni dalla ricezione previsto in contratto.
La Banca, inoltre, ha depositato copia di un ordine di borsa del 5.06.2007, poi prodotto in originale, avente ad oggetto n 400 azioni Banca Italease, unitamente al modello integrativo, emesso, in pari data, riportante tutte le informazioni sull’operazione.
Tanto premesso la società convenuta ha chiesto: in via principale, dichiararsi l’inammissibilità o rigettarsi tutte le domande attoree e condannarsi l’attore al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c.; in via subordinata, nella denegata ipotesi di soccombenza, ridursi l’entità del risarcimento, ai sensi dell’art. 1227, 1° e 2° comma. c.c., e condannare l’attore alla restituzione dei titoli Eurofly (ora Meridiana Fly) di cui è causa e, comunque, compensare con l’importo investito dall’attore la somma di euro 2.484,00, pari a quanto ricavato dall’attore dalla vendita delle n. 1656 azioni Banca Italease, effettuata il 30.06.2009.
Il Tribunale, nella sentenza in commento, ha minuziosamente affrontato tutte le questioni oggetto della causa.
Nello specifico, il Tribunale ha rilevato che la Banca ha correttamente eccepito che la registrazione su nastro magnetico dell’ordine conferito telefonicamente non assume alcuna valenza tipica e non può mai assurgere a requisito formale obbligatorio dell’ordine medesimo, essendo noto che, ai sensi dell’art. 60 del Regolamento Consob n. 11522/98, lo strumento della registrazione permetterebbe all’intermediario di avere un oggettivo ed immediato riscontro della volontà manifestata dal cliente, ma non impone, in assenza di specifica previsione, un requisito di forma sia pure “ad probationem”, degli ordini suddetti, restando inapplicabile la preclusione di cui all’art. 2725 c.c..
Aderendo all’orientamento della Corte di Cassazione circa l’importanza dell’approvazione dell’estratto conto sul quale sia annotato il debito derivante dall’esecuzione degli ordini, il Tribunale di Frosinone afferma che “l’attore ha avuto conoscenza degli ordini di borsa contestati e che volontariamente non ha inteso muovere contestazioni di sorta, dal che consegue che gli ordini sono stati conferiti o comunque ratificati”.
Il giudice, infatti, ha chiarito che, se è vero che l’onere di provare il conferimento dell’ordine grava sull’intermediario in quanto l’investitore non può provare un fatto negativo, è altrettanto vero che l’intermediario non deve ineludibilmente fornire la prova diretta dell’ordine, atteso che l’onus probandi può ben essere assolto allegando uno specifico indizio o una serie di valide presunzioni.
In questo senso, il giudice ha ritenuto che costituissero indizi gravi, precisi e concordanti del conferimento dell’ordine:
– la registrazione sul conto corrente del cliente delle movimentazioni relative agli investimenti;
– la produzione in giudizio degli estratti conto del dossier titoli in cui sono riportati tutti gli addebiti relativi agli investimenti in contestazione;
– la mancata contestazione degli estratti conto;
– il fatto che sia stato documentalmente provato che l’attore non fosse nuovo ad investimenti azionari, come dimostrato dal fatto che egli avesse spontaneamente e volontariamente aderito all’aumento di capitale di Banca Italease, le cui azioni contesta di aver mai acquistato.
Secondo il Tribunale di Frosinone, i suddetti indizi dimostrano, in modo inequivocabile, che l’attore ha avuto conoscenza degli ordini di borsa contestati e che volontariamente non ha inteso muovere contestazioni di sorta.
Da ciò deriva che gli ordini sono stati conferiti o, comunque, ratificati e, conseguentemente, le domande attoree sono state rigettate.
Consulta il testo integrale -> Tribunale di Frosinone – Sentenza 27 maggio 2016, n. 606
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