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Timestamp: 2020-07-05 11:31:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2049 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2049 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. trib., 27/01/2017, (ud. 03/10/2016, dep.27/01/2017), n. 2049
CAR WORLD ITALIA, in persona del M.P., rappresentata e
difesa dall’avv. avv. Steno Donè ed elettivamente domiciliata
presso lo studio dell’avv. Marco Saverio Montanari, in Via Liegi 16,
Roma, in virtù di procura speciale come da atti;
La CAR WORLD ITALIA spa, propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano che ha confermato la sentenza n. 433/33/2008 della Commissione Tributaria Provinciale dello stesso capoluogo di rigetto dei ricorsi riuniti, proposti dalla CAR WORLD S.R.L. e dalla DRIVE RENT S.P.A avverso l’avviso di rettifica e liquidazione dell’imposta registro emesso dall’Agenzia delle Entrate di Milano relativo a cessione di ramo d’azienda formalizzata nell’anno 2003, con accertamento valore elevato da Euro 307.286,00 ad Euro 7.250.709,00.
– allargato il parco auto, il corrispondente ramo d’azienda è stato separato e ceduto ad altra società, la CWI RENT S.p.a. (poi divenuta Drive Rent S.p.a. e poi incorporata nella società COBRA AUTOMOTIVE TECHNOLOGIES S.P.A.);
– Con l’avviso di liquidazione, impugnato innanzi alla CTP, l’Agenzia delle Entrate ha liquidato l’imposta di registro aumentando il valore dichiarato eliminando il debito nei confronti della Faber Factor, motivando che tale debito non avrebbe potuto essere computato nella determinazione del ramo d’azienda poichè, al fine della deducibilità dei debiti relativi al finanziamento ottenuto dalla società di factoring, nel bilancio avrebbero dovuto necessariamente risultare corrispettivi crediti nei confronti dei terzi, circostanza questa non evidenziata in bilancio. Più precisamente, l’Ufficio finanziario rappresentava che tali debiti sono qualificati come “anticipazioni contanti”, ovverosia anticipazioni derivanti da corrispettivi per cessione di crediti. Poichè i crediti non sono oggetto di trasferimento non possono trovare collocazione nello stato passivo della società ceduta e neanche le anticipazioni (passività) correlate a tali crediti. Quindi, poichè tali debiti nei confronti della società di Factoring non hanno correlazioni con le poste dell’attivo e non ineriscono al ramo d’azienda ceduto, essi vanno scomputati dal netto di cessione. Sostanzialmente, secondo l’Ufficio, i debiti della Car World Italia S.p.a. verso Faber Factor non deriverebbero da un finanziamento attinente l’acquisto del parco auto da destinare al noleggio e, quindi, relativo al ramo d’azienda oggetto di cessione, bensì atterrebbero esclusivamente ad un normale rapporto di factoring costituito da cessione di crediti da parte dell’odierno ricorrente in favore della Faber factor a nulla valendo il tenore letterale del contratto sottoscritto tra le parti l’11 settembre 2001.
Proposto appello da entrambe le società, la CTR di Milano, con la sentenza impugnata, ha confermato la statuizione dei primi giudici affermando: “perchè il debito venga computato, in quanto inerente, occorre che l’inerenza venga dimostrata da una specifica connessione che nel nostro caso non risulta affatto…..risulta, invece, chiaramente l’insussistenza di tale connessione poichè alla voce “debiti nei confronti della società di Factoring (qualificati come anticipazione contratti)” non corrisponde una simmetrica contropartita all’attivo”. Di qui l’impossibilità di considerare tali debiti inerenti rispetto alla cessione del ramo d’azienda, trattandosi in realtà di un accollo di debito che risulta pertanto non giustificato e, quindi, non compatibile”.
La ricorrente CAR WORLD ITALIA S.p.a. con il primo motivo eccepisce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’insufficiente, contraddittoria motivazione della sentenza impugnata in relazione all’inerenza del ramo d’azienda del debito di Euro 6.943.423,00 con la società Faber Factor, con particolare riferimento alla mancata valutazione della documentazione depositata proprio al fine di evidenziare la intrinseca natura dell’atto sottoposto a tassazione.
Con il secondo motivo si denuncia error in procedendo ex art. 360 c.p.c., comma 4, per disapplicazione del D.Lgs. n. 546, art. 36, comma 2, n. 4: si denuncia Violazio/1992 ex art. 61 dello stesso atto normativo, nonchè dell’art. 111 Cost., comma 6.
Si ribadiscono le argomentazioni già oggetto del primo motivo con specifico riferimento alla carenza di motivazione della sentenza impugnata che non si è affatto confrontata con le censure mosse alla sentenza delle CTP, violando in tal modo il disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4 e di quello dell’art. 111 Cost., comma 6. In particolare si adduce che la sentenza impugnata avrebbe dovuto prendere in considerazione: a) l’indicazione dei mezzi di prova forniti dalla ricorrente e successiva valutazione della loro efficacia probatoria con riferimento alla dimostrazione della specifica connessione del debito verso Factorin Faber con l’acquisto del parco macchine a noleggio a lungo termine ceduto; b) la valutazione dei singoli elementi di prova offerti dalla ricorrente e espressione di un giudizio motivato della loro rilevanza – o meno – in ordine ai descritti fatti controversi.
Il terzo motivo ha ad oggetto la censura di violazione del principio di inerenza. Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986 , art. 21, comma 3, art. 51, comma 4 e art. 52, comma 1. Violazione dell’art. 2555 c.c.. Violazione D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 55 e 109 – art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: carenza di motivazione sotto un ulteriore profilo.
Si premette che il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, comma 4, prevede, per la tassazione degli atti che hanno per oggetto aziende o rami di aziende, il criterio della tassazione al “netto”, con ciò indicando un valore corrispondente alla differenza tra attività e passività. L’art. 52, comma 1 del medesimo decreto, in tema di rettifica del valore, prevede che se i beni ed i diritti di cui all’art. 51, comma 4, hanno un valore venale superiore a quello dichiarato, l’ufficio provvede a rettifica.
Dunque, si argomenta, dal contesto letterale si evince che, con tutta chiarezza, oggetto di rettifica è il valore venale dei beni componenti l’azienda e non già l’esclusione di passività o l’inclusione in attività. In buona sostanza, la scelta delle attività e passività che compongono l’azienda è esclusivamente demandata alle parti, mentre all’ufficio è demandato solamente il potere di controllo del valore venale e mai quello di escludere passività o includere attività, perchè in base a non meglio identificati criteri di correlazione ed inerenza non rinvenibili in nessuna parte del D.P.R. n. 131 del 1986.
Relativamente al secondo motivo se ne evidenzia l’infondatezza sul rilievo che la sentenza impugnata possiede tutti i requisiti necessari per consentire l’individuazione del procedimento logico-argomentativo attraverso il quale i Giudici sono giunti alla concreta volontà della legge.
Quanto al terzo motivo, con cui la ricorrente società deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, art. 2555 c.c. e del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 55 e 109, la controricorrente Agenzia delle Entrate ripropone l’eccezione di inammissibilità, avanzata in appello, del D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 57, di tale eccezione ciò in quanto essa non risultava proposta nel primo grado di giudizio e, quindi, non era proponibile per la prima volta in sede di impugnazione della sentenza di primo grado.
Si richiama la disposizione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, che, coordinata con il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 43, comma 1, lett. a), contiene i criteri generali di rideterminazione della base imponibile ai fini dell’imposta di registro per la cessione d’azienda, dalla stessa emerge chiaramente come debba esservi un legame tra le fonti di finanziamento (passività) e gli impieghi (attività) non essendo sufficiente che vi sia un attivo e passivo, ma è necessario che una determinata passività sia stata utilizzata per l’acquisto di una specifica posta all’attivo.. Ciò implica, diversamente da come opina la ricorrente, che l’Ufficio, nella determinazione del valore dichiarato dalle parti, deve tener conto soltanto di quelle passività che sono correlate all’azienda ceduta.
All’odierna udienza, dopo la relazione del consigliere designato ed all’esito della discussione delle parti, come riportate nel verbale di causa, la controversia è stata decisa come da dispositivo in calce.
Vanno esaminati contestualmente il primo ed il secondo motivo in ragione della loro intima connessione.
A sostegno della tesi difensiva, posta a base da ambedue le società nel rispettivo ricorso introduttivo, l’altra ricorrente Drive Rent S.P.A. depositava il contratto di factoring del 31.10.2001 evidenziando come lo stesso avesse ad oggetto, non già crediti attuali, bensì “le future cessioni verso corrispettivi di crediti vantati dal Fornitore (Car World Italia S.p.a.) nei confronti dei propri debitori”. Ed, a riprova della corrispondenza tra il finanziamento ricevuto dalla Faber Factor e gli investimenti effettuati nell’acquisto di autovetture destinate al noleggio a lungo termine, la società depositava il prospetto di Movimentazione delle Immobilizzazioni materiali allegate al bilancio 2001 della società cedente Car World Italia S.p.a..
A sua volta quest’ultima, società odierna ricorrente, nel procedimento da essa autonomamente azionato e poi riunito a quello oggetto del ricorso della Drive Rent S.p.a, esibiva una lettera di intenti, dell’11 settembre 2001, antecedente alla stipula del contratto di factoring, con cui la Car World Italia S.p.a. ricostruiva lo stato della trattativa con la Faber Factor in tal senso: “…prendiamo atto della vostra disponibilità a metterci a disposizione una linea di finanziamento in una o più tranches di massime Lire 45.000.000.000 (circa 23 milioni di Euro) finalizzata al sostenimento degli investimenti nel parco noleggio a lungo termine effettuati e da effettuarsi”…. “Dal punto di vista formale, per consentirvi di erogare il finanziamento in una o più tranches…..ci impegniamo sin da ora ad accettare le Vostre condizioni standard per questo tipo di operazione cui abbiamo preso visione. Tuttavia resta fin d’ora inteso che, esulando questo finanziamento dagli schemi tipici dei contratti di factoring, sarà la scrivente Car World Italia S.p.a. e non già Faber Factor S.p.a. ad incassare dai clienti i crediti derivanti dall’attività di noleggio a lungo termine, dal momento che nessun credito sarà oggetto di cessione a Faber Factor. Il finanziamento di cui sopra sarà, quindi, direttamente restituito dalla scrivente Car World Italia S.p.a., a Faber Factor S.p.a.a mediante pagamento in rate mensili sulla base di un piano di ammortamento da concordarsi”.
Venivano, poi, depositati i prospetti dei bilanci relativi agli anni 2001 e 2002 della Car World Italia S.p.a dai quali risultava il valore delle autovetture immobilizzate per essere destinate a noleggio nonchè la scheda contabile della Car World Italia S.p.a intestata a Faber factor per i finanziamenti ricevuti e pagati all’inizio del rapporto sino alla cessione, analoga scheda contabile della società cessionaria CWI Rent S.p.a. per il periodo successivo ed i relativi estratti conto. Da tali documenti risultava che, come pattuito nella lettera d’intenti di cui prima, sia la Car World Italia S.p.a, prima della cessione, sia la CWI Rent S.p.a.a, dopo la cessione, subentrata nel rapporto, avevano sempre proceduto alla restituzione del finanziamento mediante versamenti diretti senza operare alcuna cessione di crediti.
Orbene, il primo motivo ha ad oggetto la denunciata insufficienza di motivazione della sentenza impugnata, per avere la CTR della Lombardia confermato la sentenza di primo grado senza esaminare la censura, debitamente posta al suo vaglio, della omessa valutazione della documentazione su riportata decisiva ai fini della interpretazione dell’atto sottoposto alla tassazione della tassa di registro.
In effetti, sul punto la sentenza impugnata nulla osserva, limitandosi ad affermare, con riferimento alla deduzione difensiva dell’inerenza del debito societario de quo (le passività per debiti verso la società Faber Factor Spa erano effettivamente connesse all’acquisto nel tempo del parco auto relativo al noleggio auto a lungo termine senza conducente) che “In realtà, perchè il debito venga computato, in quanto inerente, occorre che l’inerenza venga dimostrata da una specifica “connessione” che, nel nostro caso, non risulta affatto”.
Conferente è, poi, il richiamo da parte della ricorrente al costante indirizzo giurisprudenziale di questa Corte (sentenze n. 20032/11; n. 2268/2006, n. 1539/2006; n. 6233/2003) secondo cui è legittima la motivazione “per relationem” della sentenza pronunciata in sede di gravame, purchè il giudice di appello facendo proprie le argomentazioni del primo giudice, esprima, sia pure in modo sintetico, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di impugnazione proposti in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto. Deve viceversa essere cassata la sentenza d’appello allorquando la laconicità della motivazione adottata, formulata in termini di mera adesione, non consente in alcun modo di ritenere che alla affermazione di condivisione del giudizio di primo grado il giudice di appello sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione dell’infondatezza dei motivi di gravame.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 art. 36
 art. 61
 sentenza 
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 art. 36
 sentenza 
 art. 21
 art. 51
 art. 52
 art. 360
 art. 51
 sentenza 
 art. 2555
 art. 57
 sentenza 
 art. 51
 art. 43
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