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Timestamp: 2020-01-21 08:33:49+00:00

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Cassazione Sezione I Civile Sentenza n. 2740/2008 deposito del 05 febbraio 2008 - testo integrale Sentenza
Cassazione Sezione I Civile Sentenza n. 2740/2008 deposito del 05 febbraio 2008
Separazione · addebito · criteri · valutazione
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" in tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l'art. 143 c.c. pone a carico dei medesimi coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale"
"l''indagine circa l'intollerabilità della convivenza deve essere svolta sulla base della valutazione globale e della comparazione dei comportamenti di entrambi i coniugi, non potendo la condotta dell'uno formare oggetto di apprezzamento senza un raffronto con quella dell'altro, dal momento che solo tale comparazione permette di riscontrare se e quale incidenza esse abbiano avuto, nelle loro reciproche interferenze, agli effetti della determinazione della crisi matrimoniale (Cass. 14 novembre 2001, n. 14162); c) che l'abbandono della casa familiare, in particolare, il quale, ove attuato dal coniuge senza il consenso dell'altro coniuge e confermato dal rifiuto di tornarvi, di per sé costituisce violazione di un obbligo matrimoniale e, conseguentemente, causa di addebito della separazione là dove provoca l'impossibilità della convivenza, non concreta una simile violazione quante volte sia stato cagionato dal comportamento dell'altro coniuge, ovvero quando risulti intervenuto nel momento in cui l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto, così da non spiegare rilievo causale ai fini della crisi matrimoniale"
Con il primo motivo di impugnazione, lamenta la ricorrente violazione e falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 151, 143, secondo comma e 146, primo e secondo comma, c.c., nonché insufficienza di motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, c.p.c., assumendo: a) che la Corte territoriale ha omesso di accertare se la pretesa violazione; da parte sua, del dovere di coabitazione di cui all'art. 143, secondo comma, c.c. sia stata la causa determinante della rottura dell'unità coniugale e dell'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, senza avere verificato se l'allontanamento dalla residenza familiare non sia stato piuttosto la mera conseguenza di una irreparabile frattura di tale unità, già da tempo verificatasi tra le parti; b) che, in presenza di elementi diversi, rappresentati vuoi da una situazione di crisi matrimoniale fatta risalire dal marito stesso al 1996, vuoi dall'allontanamento della moglie da casa nel giorno di Natale del 1997, seguito da una spontanea dichiarazione resa ai Carabinieri tre giorni dopo, vuoi da una separazione che, di fatto, é durata per oltre due anni senza che ci sia stato alcun richiamo a ritornare, la motivazione della Corte territoriale basata sul solo "fatto oggettivo e pacifico dell'allontanamento" appare del tutto inadeguata ed insufficiente a fondare la pronuncia di addebito a carico della moglie; c) che l'esame sia del comportamento dei coniugi prima dell'allontanamento (separati in casa fin dal 1996), sia del lungo periodo di separazione successivo allo stesso, ovvero tanto della prolungata assenza di communio tra gli anzidetti coniugi quanto della mancata reazione del marito per oltre due anni (il quale, con il suo atteggiamento di totale inerzia, anzi di acquiescenza, ha determinato la legittimità dello stato di non convivenza, ponendo così in essere una separazione di fatto), avrebbe portato alla conclusione che l'allontanamento della B. dalla casa familiare fu una conseguenza della rottura dell'unità matrimoniale, avvenuta quanto meno a partire appunto dal 1996, ma non ne fu certamente la causa.
Giova, al riguardo, premettere: a) che, in tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l'art. 143 c.c. pone a carico dei medesimi coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza, cosicché, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa del fallimento della convivenza, deve essere pronunciata la separazione senza addebito (Cass. 28 settembre 2001, n. 12130; Cass. 18 settembre 2003, n. 13747); b) che, a questi fini, l'indagine circa l'intollerabilità della convivenza deve essere svolta sulla base della valutazione globale e della comparazione dei comportamenti di entrambi i coniugi, non potendo la condotta dell'uno formare oggetto di apprezzamento senza un raffronto con quella dell'altro, dal momento che solo tale comparazione permette di riscontrare se e quale incidenza esse abbiano avuto, nelle loro reciproche interferenze, agli effetti della determinazione della crisi matrimoniale (Cass. 14 novembre 2001, n. 14162); c) che l'abbandono della casa familiare, in particolare, il quale, ove attuato dal coniuge senza il consenso dell'altro coniuge e confermato dal rifiuto di tornarvi, di per sé costituisce violazione di un obbligo matrimoniale e, conseguentemente, causa di addebito della separazione là dove provoca l'impossibilità della convivenza, non concreta una simile violazione quante volte sia stato cagionato dal comportamento dell'altro coniuge, ovvero quando risulti intervenuto nel momento in cui l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto, così da non spiegare rilievo causale ai fini della crisi matrimoniale (Cass. 28 agosto 1996, n. 7920; Cass. 29 ottobre 1997, n. 10648; Cass. 11 agosto 2000, n. 10682; Cass. 10 giugno 2005, n. 12373; Cass. 20 gennaio 2006, n. 1202).
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