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Timestamp: 2017-02-22 18:13:50+00:00

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La formazione professionale iniziale
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1 La formazione professionale tra inclusione sociale e partecipazione al mercato del lavoro. Una ricerca di Forma Piemonte Filippo Barbera Giulia Maria Cavaletto Joselle Dagnes Daniela Molino Dipartimento di Scienze Sociali Università degli Studi di Torino La formazione professionale iniziale nella regione Piemonte accoglie più di giovani l anno, di cui oltre nei corsi organizzati da Forma Piemonte. La rilevanza numerica del fenomeno si accompagna, come testimoniato dalla letteratura, a una rilevanza sostanziale: è noto infatti che le agenzie formative si configurano come delle vere e proprie agenzie di socializzazione, capaci di prevenire il disagio sociale e di ridurre i fenomeni di marginalizzazione connessi alla dispersione scolastica e formativa di ragazzi provenienti da realtà difficili (Besozzi 2006). Inoltre, diverse fonti evidenziano il ruolo della formazione professionale (d ora in poi FP) nel facilitare l inserimento lavorativo di giovani che, pur non avendo conseguito un titolo di studio superiore, possiedono delle competenze specifiche maturate in un percorso che coniuga la conoscenza teorica con le abilità pratiche. La ricerca realizzata in Piemonte nel , di cui si rende conto in queste pagine, ha avuto l obiettivo primario di tracciare un profilo dei ragazzi e delle ragazze che frequentano i corsi di formazione negli enti di FP Forma, al fine di delineare un quadro delle loro caratteristiche demografiche, familiari, sociali e culturali. La ricerca si è concentrata inoltre sul valore aggiunto della FP in quanto strumento di promozione dell integrazione sociale, valutando sia gli atteggiamenti e i comportamenti degli studenti, sia gli esiti occupazionali dell intervento formativo. La ricerca è articolata in tre sezioni. La prima sezione (i cui risultati sono riportati nel paragrafo 1) riguarda le caratteristiche dei giovani in FP, rilevate attraverso un questionario proposto a due popolazioni: una composta dagli studenti all inizio del percorso di formazione (3.153 giovani in entrata ), l altra rappresentata da coloro in procinto di concludere il percorso formativo (2.058 giovani in uscita ). La seconda sezione (i cui risultati sono illustrati nel paragrafo 2) ha come oggetto di studio i giovani già qualificati, le cui caratteristiche sono state indagate attraverso un intervista telefonica a un campione di individui a 36 mesi dal termine del percorso formativo, per un totale di 322 casi. Infine la terza sezione (paragrafo 3) indaga su un sottogruppo, selezionato all interno del campione di qualificati, che ha partecipato a colloqui in profondità in modalità face to face, sui temi della carriera scolastica pregressa, sull esperienza della formazione professionale e sull ingresso nel mercato del lavoro. La Formazione Professionale fornisce le capacità pratiche per stare dentro il mercato del lavoro, ma anche le qualità per relazionarsi in modo competente con gli altri. Questo insieme di abilità contribuisce a far acquisire ai ragazzi una maggiore fiducia in se stessi. Si tratta di un processo di responsabilizzazione e crescita che ha effetti positivi sull inserimento lavorativo. In questa pagine presentiamo una ricerca svolta in Piemonte. 68 1/20112 Approfondimenti Dentro la formazione professionale: immagini, rappresentazioni e integrazione sociale I giovani iscritti ai corsi Forma Piemonte sono in prevalenza maschi, distribuiti in modo omogeneo nelle province piemontesi, con una concentrazione in particolare in quella di Torino. Oltre l 80% dei giovani in formazione è nato in Italia e ha cittadinanza italiana: i ragazzi stranieri provengono principalmente dall Europa orientale (oltre il 40%), dall Africa settentrionale (25%) e dall America Latina (15%). L indagine condotta evidenzia la capacità della FP di intercettare un numero significativo di ragazzi che presentano, a livello individuale o familiare, fattori di fragilità. Tali fattori (problemi comportamentali, disagio familiare, esperienze migratorie, ecc...), specie se presenti congiuntamente, influiscono senza dubbio sulla carriera scolastica dei giovani e sulla progettualità professionale. Oltre la metà dei ragazzi intervistati ha ripetuto almeno una volta un anno di scuola e circa uno su cinque ha perso due o più anni. Per cercare di chiarire meglio quale sia il percorso pregresso dei giovani che si iscrivono ad un corso di FP sono stati individuati quattro differenti profili (Grafico 1): 1. I lineari (36%): coloro che non hanno mai ripetuto un anno e che dopo la scuola media si sono iscritti direttamente ad un corso di FP; 2. I drop out (23%): ragazzi con alle spalle nessuna bocciatura, o al massimo una, che si sono inizialmente iscritti ad una scuola superiore ma non l hanno portata a termine, ripiegando sulla FP; 3. I vulnerabili (16%): coloro che, avendo già registrato un insuccesso scolastico nella propria biografia, dopo le medie inferiori si sono iscritti ad un corso di FP; 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% Lineari Drop out 4. I molto vulnerabili (25%): ragazzi che hanno sperimentato due o più bocciature e che provengono sia dalla scuola media, sia da quella superiore, sia da un altro percorso professionale. La nostra ipotesi è che ai profili individuati corrispondano giovani che si avvicinano alla FP per motivi diversi e che dunque mostrano esigenze e bisogni di natura differente. Se per i lineari la FP rappresenta una vera e propria scelta, per gli altri questo percorso costituisce un ripiego dopo aver provato altre strade e sperimentato delle difficoltà. Possiamo sostenere che per i primi la formazione rappresenta una sorta di vocazione personale o familiare. Vi è infatti un interesse mirato all acquisizione di competenze professionali in un campo specifico, di frequente congruente con le attività del sistema produttivo locale e/o con quelle della famiglia dell intervistato. Il secondo gruppo è composto invece da profili diversi, accomunati però dal fatto che per questi ragazzi la FP rappresenta una risposta a un qualche tipo di fallimento scolastico, che può essere ricondotto all abbandono di una scuola superiore (drop out) e/o a una o più bocciature (vulnerabili e molto vulnerabili). In questo caso possiamo sostenere giovani in uscita Vulnerabili giovani in entrata Molto vulnerabili Grafico 1 Profili scolastici pregressi che il ruolo svolto dalla FP è primariamente orientato al sostegno all integrazione di giovani che, avendo alle spalle un percorso scolastico accidentato, sono a rischio di abbandono o dispersione scolastica. Le istanze che questi giovani rivolgono implicitamente al sistema formativo sono dunque innanzitutto di riconciliazione con le istituzioni scolastiche che non hanno saputo gestire il loro disagio e da cui si sono sentiti in qualche modo rifiutati. Per gli intervistati appartenenti a questi profili, pertanto, la FP rappresenta in un certo senso una seconda possibilità, sia di inserimento scolastico sia soprattutto di riacquisizione di fiducia in se stessi e nelle istituzioni. Se tra i compiti specifici che la FP svolge si individuano l integrazione nel mercato del lavoro e la riconciliazione con l universo scolastico e educativo, i dati confermano che gli intervistati riconoscono agli enti formativi un ruolo importante in entrambi gli ambiti. L immagine complessiva della FP è nettamente positiva: come si può osservare in tabella 1, per 9 ragazzi su 10 un corso di FP è importante per entrare nel mercato del lavoro, mentre per 7 su 10 la FP permette il riavvicinamento nei confronti dell istituzione scuola. Inoltre, nei ragazzi che si apprestano a 1/3 terminare il percorso formativo, la percentuale di quelli che riconoscono all istruzione un valore in sé indipendentemente dall inserimento lavorativo è alta e tende a crescere. A questo proposito, è interessante notare che mentre per i ragazzi in entrata prevale un ottica di breve periodo orientata a far fruttare, nel minor tempo possibile, le competenze acquisite, i giovani in uscita sottolineano maggiormente l importanza dello studio e d'imparare bene un mestiere. In un confronto fra percorso scolastico precedente e corso di formazione frequentato, la FP risulta vincente. La maggioranza assoluta dei giovani dichiara, rispetto all esperienza scolastica precedente, di apprezzare maggiormente gli insegnanti, sia nella loro funzione didattica sia come punto di riferimento a cui rivolgersi per confidarsi e ricevere consigli. Inoltre, le materie affrontate durante il corso di FP e le modalità didattiche sono valutate in modo molto positivo, soprattutto se confrontate con l esperienza precedente. Si conferma dunque la capacità della formazione professionale di favorire la riconciliazione con il mondo scolastico e il recupero di fiducia nelle proprie capacità. Una parte rilevante dell indagine è stata dedicata all esplorazione di un altra funzione svolta dalla FP: la capacità di favorire l integrazione sociale e il raggiungimento della piena cittadinanza, in particolare per le fasce più deboli della sua utenza. Sappiamo che il concetto di integrazione sociale è senza dubbio complesso. In questa sede la consideriamo nella sua accezione di base, cioè come l insieme dei processi, sociali e culturali che rendono l individuo un membro della società a tutti gli effetti (Colombo 2001). La nostra ipotesi è che la FP svolga un ruolo determinante nel favorire il processo di integrazione sociale dei giovani, da un lato con una funzione equiparabile a quella di altre agenzie di Tabella 1 Grado di accordo con le affermazioni proposte Scuola e formazione professionale (% molto-abbastanza). socializzazione classiche, come la scuola. Dall altro, ipotizziamo che la FP si distingua per una maggiore attenzione e capacità di intervenire sulla popolazione giovanile che presenta maggiori indicatori di fragilità, sia promuovendo l acquisizione di competenze umane, sociali e culturali necessarie all ingresso nella vita adulta, sia arginando il rischio di esclusione sociale e le conseguenze negative a esso connesse. Nell ambito della nostra ricerca, sono state indagate alcune dimensioni che, in accordo con la letteratura, possono essere considerate buoni indicatori di integrazione sociale: le modalità di uso del tempo libero e i consumi culturali, la socialità formale e informale, il senso civico e la rappresentazione del rischio, la fiducia interpersonale e istituzionale, la rappresentazione del presente e del futuro. I dati rilevati mostrano che i ragazzi al termine di un percorso di FP fanno riferimento a un universo valoriale più compiuto e maturo rispetto ai loro compagni più giovani, in particolare sviluppando atteggiamenti di condanna nei confronti della violenza, del vandalismo e della mancanza di serietà a scuola e nel lavoro. Inoltre la FP facilita Giovani in entrata La fp riavvicina molti studenti alla scuola 72,7 69,0 L'importante è imparare bene un mestiere 93,4 92,3 La fp è una via utile per trovare lavoro 91,6 88,3 Studiare è importante, non solo per trovare un lavoro 82,9 85,7 L'importante è guadagnare prima possibile 91,6 63,5 La fp è l'ultima spiaggia per chi non ha voglia di studiare Senza un diploma di 5 anni è difficile trovare un buon lavoro 40,6 46,1 61,0 60,0 Giovani in uscita l acquisizione di competenze nella gestione di orizzonti multipli e complessi. Ne sono un esempio lo sviluppo del senso appartenenza territoriale plurale, che percepisce come complementari e non alternativi i livelli locale, nazionale e sovranazionale, e il passaggio da un ottica a breve termine, finalizzata alla soddisfazione immediata, ad un approccio di più lungo periodo che premia l investimento su se stessi. Sul piano delle condotte pericolose per la salute dell interessato, l inserimento in un percorso formativo robusto sembra invece svolgere un ruolo di contenimento delle tendenze alla trasgressione, mantenendo la diffusione di comportamenti rischiosi in percentuali comparabili con quelle diffuse nella popolazione degli adolescenti italiani. Infine, gli esiti della FP nell integrazione sociale risultano positivi in particolar modo fra le fasce più deboli della sua utenza. Il riferimento è nello specifico ai ragazzi di origine immigrata, per i quali la FP si propone come parte essenziale delle politiche d inserimento e integrazione, poiché rappresenta un canale capace meglio di altri di tenere conto della peculiarità di ciascun percorso e dunque di venire incontro a specifiche 70 1/20114 Approfondimenti esigenze individuali. Il risultato può essere considerato un vero e proprio modello di integrazione, dall esito positivo: i ragazzi di origine immigrata inseriti in un percorso di FP si distinguono infatti, rispetto ai compagni italiani, per un più elevato tasso di partecipazione, di senso civico, di fiducia e di conformità alle norme sociali. 40% 30% 20% Grafico 2 Professione svolta al primo impiego I giovani qualificati: investimento in capitale umano ed esiti lavorativi La popolazione dei giovani in uscita che ha partecipato alla ricerca, cioè i qualificati, è composta quasi interamente da cittadini italiani (91%) e nella metà dei casi risiede a Torino e provincia. Il campione è composto da ragazzi che si connotano come drop out rispetto alla scuola media superiore (55%) o che arrivano alla formazione professionale direttamente dalla scuola media inferiore (42,5%). Un primo interessante risultato riguarda la scelta di investire nello studio per il proprio futuro. Circa un terzo del campione ha dichiarato di aver continuato a studiare dopo il corso di FP iscrivendosi alla scuola superiore, o frequentando un altro corso di FP. Il ritorno alla scuola superiore riguarda soprattutto gli istituti tecnici (scelti dal 57% del campione) e gli istituti professionali (scelti dal 37%). Il recupero della voglia di imparare e di cimentarsi in percorsi mediamente impegnativi è da imputarsi ad un processo di rinnovata autostima e rimotivazione, nonché ad una maggiore capacità di trovare un metodo di studio e di lavoro acquisiti durante l esperienza svolta nella FP. Per quanto riguarda gli esiti occupazionali, il corso ha consentito ad oltre il 92% di inserirsi positivamente nel mercato del lavoro. La maggioranza assoluta degli intervistati (57%) ha trovato lavoro entro l anno dalla qualifica e il 28% 10% 0% artigiani e operai professioni non qualificate entro il successivo. Sommando le due percentuali, notiamo che a due anni dal titolo di studio, la maggioranza del campione (85%) ha un occupazione. Le fasce retributive mostrano che poco più del 50% delle persone ottiene una retribuzione tra 400 e 800 euro, il 21% meno di 400 euro e circa un quarto dei rispondenti si colloca tra gli 800 e euro al mese. Una piccola percentuale (5,5%) si colloca nella fascia retributiva più elevata, oltre euro. Il grafico 2 mostra che nel primo lavoro vi è una prevalenza di occupazioni artigiane e operaie (42%), seguita da professioni non qualificate (25%) e nel commercio e nei servizi (22,5%). Molto più contenuta è la percentuale di impiegati e tecnici. Un ulteriore importante dimensione del rapporto di lavoro riguarda il tipo di contratto. Come evidenziato in tabella 2, a tre anni dal termine del corso di FP la maggioranza assoluta di chi lavora ha un contratto a tempo determinato e il 12% indeterminato. Un quinto dei rispondenti (pari al 21%) dichiara di lavorare senza contratto e l 11% in altre forme precarie. Esiste una relazione statisticamente significativa tra la posizione occupazionale e la retribuzione netta: sono infatti i lavoratori a tempo indeterminato addetti al commercio e ai servizi impiegati tecnici a dichiarare retribuzioni maggiori, seguiti da vicino da quelli a tempo determinato. Molto più consistente è la differenza tra questi primi due tipi e i lavoratori senza contratto e le altre forme contrattuali. I dati evidenziano che le donne percepiscono retribuzioni meno consistenti e fortemente sovra-rappresentate nei lavori non qualificati, con basse retribuzioni e coperture contrattuali deboli o inesistenti. Ma come si trova il lavoro dopo la fine dei corsi di FP? Il canale preferenziale è costituito da contatti personali, legami diretti o indiretti con la domanda di lavoro (42%). In particolare, i legami forti, costituti da famiglia e amici, prevalgono sui legami deboli, rappresentati dalle semplici conoscenze. Seguono gli stage (20%), le iniziative personali (17%) e le agenzie interinali (9%). Infine, la carriera occupazionale degli intervistati segnala una leggera diminuzione della coerenza tra percorso formativo scelto e tipo di lavoro intrapreso. Se nel caso della prima occupazione, il 60% degli intervistati aveva dichiarato di aver trovato un lavoro molto o abbastanza coerente con la qualifica professionale ottenuta, nelle successive occupazioni cresce la percentuale di chi dichiara una bassa coerenza (il 56,6%). 1/5 Le rappresentazioni della formazione professionale tra i giovani qualificati Tabella 2 Posizione occupazionale al primo lavoro Frequenza (n) Percentuale L esperienza della FP si configura come una transizione nella vita degli adolescenti che, per diverse ragioni escono anticipatamente dal sistema d istruzione secondaria o peggio non vi entrano affatto. In entrambi i casi, le biografie di questi studenti sono caratterizzate da difficoltà di comprensione dei meccanismi standard che caratterizzano il modello tradizionale di insegnamento e apprendimento vissuti con fallimento e inadeguatezza (Bonica 2007). La partecipazione ai corsi di FP segna in questo orizzonte non soltanto un turning point nella storia individuale, perché contribuisce alla definizione identitaria e alla stima di sé, ma consente di rielaborare il vissuto scolastico pregresso e di pacificare il rapporto con la scuola, riattivando interessi formativi che il sistema scolastico secondario aveva sostanzialmente allontanato (Zincone 2009). Pertanto la categoria analitica con la quale è possibile leggere le esperienze degli studenti dei corsi di FP è quella del cambiamento (Bonica, 2007): sia dentro l offerta formativa disponibile, sia dentro la biografia individuale e il percorso di transizione all età adulta (Cardano, 2008). La formazione professionale si presenta così come opportunità mediante la quale si reinterpreta il vissuto scolastico precedente e si mettono a confronto le esperienze formative nei diversi contesti. L esperienza formativa contribuisce, infatti, a fornire allo studente una dotazione che coinvolge la «formazione del cittadino alla convivenza civile» e una sfera culturale «di trasmissione di un patrimonio tanto di conoscenze e competenze quanto di valori, norme, regole utili e necessarie per una buona integrazione nella realtà sociale di riferimento» (Colombo 2001). Tempo indeterminato 15 11,6 Tempo determinato 73 56,6 Senza contratto 27 20,9 Altro 14 10,9 Totale (validi) ,0 Mancate risposte 193 Totale 322 In riferimento ai processi di inclusione sociale, nel panorama dell offerta educativa del nostro Paese il sistema di formazione professionale assume particolare rilevanza in ragione sia della concentrazione in percorsi di questo tipo di giovani immigrati, sia delle specifiche credenziali educative fornite. In questo senso, l esperienza formativa si configura come un vero e proprio laboratorio di integrazione, all interno del quale gli adolescenti assolvono l obbligo e al contempo sono protetti dal rischio sociale in senso ampio. I soggetti che hanno partecipato a corsi di FP e che hanno conseguito una qualifica costituiscono un osservatorio privilegiato non solo sul tipo di percorso formativo scelto e l esperienza relazionale e educativa ad esso correlata; ma anche sul rendimento del titolo acquisito nel mercato del lavoro. Elemento comune a tutti i gruppi di soggetti intervistati è ritenere la FP come una scelta necessaria, in almeno due significati: per completare il percorso formativo, ma anche per poter acquisire competenze e capacità pratiche da spendere nel mercato del lavoro. Ricordiamo che i giovani qualificati che hanno partecipato ai colloqui in profondità appartengono a tre profili (lineari, drop out o vulnerabili) e hanno tutti come caratteristica comune la scarsa motivazione e poca inclinazione allo studio: non solo studiare non piace, ma è attività nella quale non si riesce, che richiede tempo e continuità che spesso questi ragazzi non sono in grado di garantire. L autovalutazione sulle proprie capacità di studenti, associata spesso ai giudizi degli insegnanti, si coniuga poi con l esigenza di conseguire un titolo, ma in poco tempo, e di acquisire capacità pratiche che incrementino le probabilità di inserimento dentro il mercato del lavoro. Non è inoltre da trascurare il fatto che di fronte ad un offerta formativa estremamente articolata la scelta scolastica richieda strumenti conoscitivi e informativi che non sempre sono in possesso delle famiglie. Nel caso degli stranieri questa condizione è ulteriormente aggravata dal senso di disorientamento imputabile anche a ragioni di tipo culturale e linguistico. Emerge, infatti, una distinzione tra studenti italiani e quelli stranieri sulle ragioni della scelta di un corso piuttosto che un altro. In particolare per gli stranieri, i conoscenti così come i familiari che hanno già frequentato la scuola 72 1/20116 Approfondimenti professionale possono motivare i ragazzi a iniziare questo tipo di percorso, orientandoli e rassicurandoli. Il significato stesso che gli studenti stranieri attribuiscono alla FP è sostanzialmente diverso. Emerge un quadro che mette in luce un forte investimento in istruzione da parte dei ragazzi stranieri che considerano la scuola, soprattutto se alla loro portata, come luogo potenziale del proprio riscatto sociale. Per questi ragazzi la FP costituisce un occasione per acquisire opportunità stabilizzante: uno spazio nel quale appropriarsi di un mondo socialmente significativo, per riconnettere gli schemi della propria traiettoria di vita, per instaurare rapporti stabili e per affrontare le difficoltà nell ingresso nel mondo del lavoro aggravate dalla condizione di migranti (Bonica, 2000). Oltre ai ragazzi che hanno avuto percorsi accidentati o un esperienza nella scuola superiore fallimentare e per i quali la FP risponde perfettamente alla loro esigenza, in quanto si caratterizza come un percorso formativo breve e fondato su un sapere di tipo pratico, che in qualche modo li rilegittima come studenti che non stanno sui libri ma dentro i laboratori, alla scuola professionale si iscrivono coloro che a causa di problemi economici e culturali necessitano un inserimento rapido nel mondo del lavoro. In particolare per questi ragazzi terminare il percorso all interno della FP rappresenta il completamento della prima fase della transizione alla vita adulta. Uscire dal circuito formativo, entrare nel mondo del lavoro non appena compiuto il 16 anno di età e conseguire un indipendenza economica può diventare il punto di partenza per una progettualità futura e un punto di svolta nel processo multidimensionale di transizione all età adulta, seppure secondo un calendario anticipato rispetto ai coetanei che completano percorsi formativi più tradizionali. Nel complesso, per tutti gli intervistati la valutazione del percorso formativo compiuto è eccellente: la FP si qualifica come un esperienza totalmente altra rispetto a quella della scuola superiore. Gli studenti trovano nei corsi di FP gli stimoli per impegnarsi di più: il tipo di insegnamento centrato su attività di laboratorio e di stage e l enfasi sul risvolto pratico di alcune materie curricolari rappresentano valide motivazioni per studiare e per applicarsi. L elemento qualificante di tali percorsi è quello della rimotivazione allo studio, ma anche della acquisizione di fiducia in se stessi e del tipo di relazioni che si strutturano, sia con gli insegnanti sia con i compagni. [ ] bello anche per i compagni ma anche chi ci insegnava, cioè ci facevano vedere proprio bene, poi spiegavano facile, cioè capivi e potevi chiedere [ ] hanno pazienza e tu non ti senti una deficiente anche se non riesci subito (Rosa, addetta mensa). Gli studenti percepiscono la qualità relazionale con gli insegnanti che li motiva a impegnarsi e al contempo li rassicura rispetto al senso di inadeguatezza che i fallimenti pregressi avevano trasmesso loro. Si può leggere l esperienza della FP rispetto a quella della scuola superiore attraverso un doppio registro: uno relazionale, come già si è mostrato, e l altro relativo alle dinamiche dell apprendimento. Mentre nelle scuole superiori, e soprattutto nei licei, la relazione con gli insegnanti è rappresentata come formale e improntata ai canoni classici del rapporto professore-allievo, nella scuola professionale gli insegnanti si dimostrano più aperti a un rapporto informale, sono più disponibili a dare sostegno emotivo agli studenti anche per le questioni personali e capaci di mettere in atto strategie di rimotivazione, di fiducia reciproca e di accompagnamento nella transizione alla vita adulta. Peraltro questa maggiore prossimità tra formatori e studenti non va confusa con una perdita di autorevolezza, ma deve essere intesa come un meccanismo di rafforzamento di dinamiche relazionali e motivazionali positive. Anche la dimensione dell apprendimento assume caratteristiche molto diverse: ad uno scambio di contenuti puramente teorici e culturali, la FP sostituisce una trasmissione centrata principalmente sul sapere pratico, attraverso un tipo di insegnamento che enfatizza, anche nelle materie curriculari, gli aspetti applicativi pratici. Per molti ragazzi imparare a fare, trovare un applicazione pratica nelle materie di studio, rappresenta una motivazione forte di impegno e si correla con migliori risultati nell apprendimento. Mi hanno insegnato proprio tanto, mi sono accorto di avere il mestiere in mano e ho avuto dei buoni insegnamenti (Marco, montatore di mobili). È poi possibile individuare un terzo piano, che caratterizza e distingue ulteriormente la FP rispetto alla scuola. Si tratta della dimensione educativa che concerne la trasmissione di valori e di regole, di stili di comportamento che esulano dall apprendimento formale, ma che concorrono a formare l individuo e a dotarlo di quelle caratteristiche che potranno essere apprezzate nel mondo del lavoro accanto al possesso di competenze e abilità professionali. Credo di essere cresciuta. Ho imparato a relazionarmi con le altre persone e sono cresciuta tantissimo. Sono riuscita ad aprirmi un po, io ero molto timida (Romina, parrucchiera). La FP fornisce, quindi, le capacità pratiche per stare dentro il mercato del lavoro, ma anche le qualità per relazionarsi in modo competente con gli altri. 1/7 Questo insieme di abilità contribuisce a far acquisire agli studenti un senso di fiducia in se stessi. Si tratta inoltre di un processo di progressiva responsabilizzazione e crescita. I percorsi di FP, infine, svolgono un ruolo di rilievo anche nell accompagnamento verso il mercato del lavoro attraverso il supporto nella ricerca, che segue diversi canali. In alcuni casi l inserimento può avvenire o essere favorito attraverso lo stage aziendale correlato al percorso formativo, che rappresenta spesso il primo contatto con il mondo lavorativo. I ragazzi possono mettere alla prova le competenze acquisite a scuola e instaurare relazioni con le aziende per facilitare il loro futuro inserimento. Ho imparato un mestiere, sono tre anni che lavoro, faccio sempre lo stesso lavoro perché ho fatto lo stage. Ho imparato bene, sono piaciuto al datore di lavoro [ ] È stato il lavoro a cercare me dopo lo stage (Andrei, tornitore) Il ruolo dell ente di FP nell inserimento nel mercato del lavoro non si esaurisce con l esperienza dello stage, ma continua anche dopo gli studi. La scuola fornisce i nominativi degli studenti alle aziende e supporta i ragazzi nella ricerca attraverso l attivazione di reti di capitale sociale a maglia larga. In questo senso, per molti di loro l ente rimane un punto di riferimento forte. In altri casi l ingresso nel mercato del lavoro può essere l esito di diverse strategie individuali, che spaziano dall attivazione di reti personali e familiari, all utilizzo di servizi come le Agenzie di Lavoro Interinale o i Centri per l Impiego. Per alcuni l attivazione di più canali per la ricerca del lavoro è motivata dall esigenza di moltiplicare le possibilità di trovare un occupazione, specialmente in un momento di forte crisi e contrazione del mercato. Per altri invece i canali utilizzati tendono a essere quelli più prossimi e basati sulle reti personali e familiari, a causa di una diffusa sfiducia verso quelli istituzionali. Conclusioni La ricerca condotta ha messo in luce la funzione della FP sia come agenzia di socializzazione e d integrazione sociale, in particolare per i giovani che manifestano un qualche tipo di disagio, sia come canale per acquisire competenze tecniche specifiche e dotarsi di strumenti in grado di agevolare l ingresso nel mercato del lavoro. Per ciò che riguarda il primo aspetto, si evidenzia la capacità della FP di favorire la riconciliazione verso le istituzioni scolastiche e formative di giovani che hanno alle spalle un percorso educativo accidentato, arginando la dispersione scolastica e permettendo l acquisizione di una qualifica spendibile. Più in generale, la FP sembra essere in grado di fornire nuove motivazioni e una progettualità di più lungo periodo a coloro che, per ragioni diverse, si sono sentiti respinti da un percorso di istruzione classico. Un esito evidente, oltre che inaspettato, di questa capacità è la quota relativamente elevata di giovani che, dopo aver terminato un percorso di FP, decidono di proseguire l investimento in capitale umano iscrivendosi ad un istituto superiore. Si è inoltre evidenziato come la FP contribuisca in misura significativa a sviluppare la piena cittadinanza sociale, svolgendo la funzione di argine verso i comportamenti devianti e favorendo lo sviluppo di senso civico, partecipazione e fiducia, anche tra le fasce più deboli della popolazione, come per esempio il caso dei ragazzi figli di cittadini immigrati. Per ciò che concerne il secondo aspetto, la ricerca condotta conferma che la FP risulta essere un canale efficace per l acquisizione di competenze sia Per contatti e approfondimenti: Bibliografia - Besozzi, E. 2006, Educazione e società, Roma, Carocci. - Bonica, L. 2000, Migranti e reciprocità nella rete e nella formazione, Torino, Casa di Carità e Mestieri. - Bonica, L. 2007, Modelli di transizione scuolalavoro. Fattori di rischio e protezione per lo sviluppo dell identità, in Bozzeda, G., Magnabosco, A., Suzzi S. (a cura di), Per una transizione sostenibile. Il passaggio dalla scuola al lavoro, Roma Carocci, pp Cardano, M. 2008, Transizioni biografiche, in Olagnero, M., Cavaletto, G. M. (a cura di), Transizioni biografiche, glossario minimo, Torino, Stampatori. - Colombo, M. 2001, Scuola e comunità locali. Un'introduzione sociologica, Roma, Carocci Editore. - Zincone, G. (a cura di) 2009, Immigrazione: segnali di integrazione, Bologna, il Mulino. tecniche, sia relazionali, utili nel mondo del lavoro. Anche se non mancano i casi di sotto-occupazione e sotto-retribuzione, tali situazioni tendono a migliorare nel corso del tempo. Le interviste condotte con i qualificati a 36 mesi dal titolo di studio hanno posto in evidenza la quasi totalità dei giovani che è riuscita ad entrare nel mercato del lavoro in tempi relativamente brevi e con situazioni contrattuali favorevoli. Decisamente un buon risultato. 74 1/2011 Documenti analoghi
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