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Timestamp: 2020-06-03 21:28:13+00:00

Document:
Nella relata il nome dell'istante è erroneamente indicato: notifica inesistente? (M.Cuomo)
Sabato 03 Dicembre 2016 00:00	Maria Cuomo
Nella relata di notifica è stato erroneamente indicato il nominativo della parte istante. Nella sentenza che segue il Giudice di Pace, dopo aver richiamato il principio enunciato dalla Corte di Cassazione, secondo il quale la inesistenza della notificazione è circoscritta alle sole ipotesi in cui la notificazione manchi del tutto o sia effettuata in totale inosservanza della disciplina considerata in materia dal codice di rito, ha ritenuto che, nella specie, letto l'atto introduttivo del giudizio, preso atto della relata, tenuto conto della costituzione della parte convenuta, non ricorre una ipotesi di nullità della relata di notificazione dell'atto di citazione dal momento che, l'errata indicazione del nominativo della parte istante, in un atto che rimane di competenza dell'ufficiale giudiziario, non è idonea ad impedire di identificare con certezza la reale parte istante, tanto è vero che il destinatario si è costituito ed ha espletato tutte le difese, così confermando che l'atto ricevuto avesse raggiunto il proprio scopo (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - sentenza del 27.12.2014).
Nella causa iscritta al n. 1069/13 assegnata a sentenza il 19/12/14
AAA Maria, C.F.: <…>, nata a <…> (NA) il <…>, e residente in <...> (NA) alla Via <…>, difesa dall’Avv. <…> (<…>@pecavvocatinola.it), C.F. <…>, presso lo studio del quale elett.te domicilia in <…> (NA) alla via <…>, giusta procura a margine della citazione ;- parte attrice -
COMUNE DI OTTAVIANO, in persona del Commissario Prefettizio per la provvisoria gestione dell'Ente, dr. <…>, viceprefetto in servizio presso il Ministero dell’Interno, con sede in Ottaviano presso la Casa Comunale sita alla P.zza Municipio 1 (P. Iva 02637101219), rappresentato e difeso, in virtù di determinazione n. 97 del 13.03.20 13 e di procura a margine della comparsa, dall’Avv.p. <...> (C.F. <…>) ed elett.te domiciliato presso il suo studio sito in <…> alla Via <…>; - ( fax <…> e/o indirizzo mail: <…>@pecavvocatinola.it); -parte convenuta-
La domanda proposta da AAA MARIA con l’atto introduttivo del giudizio, ritualmente notificato, volta ad ottenere la declaratoria di responsabilità del comune di OTTAVIANO nella determinazione dell’evento verificatosi in data 26/11/12, alle ore 9,00 circa, in Ottaviano, alla Via <...> e, quindi, volta ad ottenere la condanna della parte convenuta, al risarcimento dei danni subiti dalla propria persona caduta per la presenza di un tombino privo di della grata di copertura nella misura contenuta nella competenza del Giudice di Pace NON PUO' ESSERE ACCOLTA .
La titolarità ad agire e a resistere in giudizio in capo alle parti, attrice e convenuta risulta idoneamente provata (cfr documentazione in atti e mancato disconoscimento, nei modi e forme di legge, in merito alla proprietà della strada ).
Va, rigettata l'eccezione di inesistenza della notifica perchè nella relata di notifica è erroneamente indicato il nominativo della parte istante indicato come MMM III AAA piuttosto che come AAA MARIA .
Con la sent. n. 1750 del 25-01-2011 i Giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno nuovamente statuito su una tematica affrontata già in precedenza dalla stessa Corte, confinando, ancora una volta, la inesistenza della notificazione alle sole ipotesi in cui la notificazione manchi del tutto o sia effettuata in totale inosservanza della disciplina considerata in materia dal codice di rito.
I vizi della relata di notifica si traducono in motivi di nullità soltanto ove abbiano determinato un'irregolare costituzione del contraddittorio od abbiano ingenerato incertezza circa il richiedente la notificazione la notificazione, l'atto consegnato o i soggetti ai quali l'atto era stato notificato, con la precisazione che, tale incertezza deve essere accertata sulla base di una valutazione unitaria della relata di notificazione e dell'atto notificato (V., tra le altre, Cass. n. 5079/10, relativa all'erronea indicazione nella relata del luogo della notificazione, Cass. 9493/09, relativa ad un'ipotesi di mancanza totale della relata di notificazione eseguita a mezzo posta, Cass. n. 7514/07, relativa all'erronea od omessa indicazione di una delle parti nella relata di notificazione);
Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte (cfr., ad es., anche Cass. n. 4275 del 2003 e Cass. n. 9928 del 2005) - finanche l'errore sulle generalità del convenuto o dell'appellato, contenuto nella citazione nel giudizio di primo o secondo grado e nelle rispettive relate di notificazione della medesima, non comporta la nullità di nessuno dei due atti, qualora sia possibile identificare con certezza il reale destinatario sulla scorta degli elementi contenuti nella citazione o nella relata; in particolare, quando, risultando dal contesto dell'atto che la notificazione è avvenuta appunto all'effettivo destinatario, può escludersi l'esistenza di un'incertezza assoluta in ordine ad un elemento essenziale della notificazione, essendo riservato il relativo accertamento all'apprezzamento di fatto del giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici.
Orbene, nella specie, letto l'atto introduttivo del giudizio, preso atto della relata, tenuto conto della costituzione della parte convenuta, si ritiene che non ricorre propriamente una ipotesi di nullità della relata di notificazione dell'atto di citazione dal momento che l'errata indicazione del nominativo della parte istante, in un atto che rimane di competenza dell'ufficiale giudiziario (Cfr sentenza Cass. Civ. II n. 23543 del 10/11/2011) , non è idonea ad impedire di identificare con certezza la reale parte istante , tanto è vero che il destinatario si è costituito ed ha espletato tutte le difese, così confermando che l'atto ricevuto avesse raggiunto il proprio scopo.
Va ugualmente rigettata l'eccezione di nullità dell'atto introduttivo del giudizio: Il vizio di insufficiente determinazione dell'oggetto della domanda, ossia di petitum e causa petendi, sussiste solo quando gli elementi identificatori del diritto fatto valere non siano ricavabili da esame complessivo dell'atto introduttivo, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni (C. 18783/2009; C. 5743/2008; C. 17180/2007; C. 4828/2006; C. 7074/2005; C. 17023/2003; C. 7585/2003; C. 7507/2001; C. 7448/2001; C. 3911/2001; C. 188/1996). La Corte nelle pronunce richiamate ha ribadito che la mancata formulazione delle conclusioni ( finanche nell'atto di appello) è sanabile ex tunc, a mezzo di integrazione, se enunciati i motivi nella narrativa dell'atto (C. 8526/2004) e non ha ritenuto nulla la domanda carente della quantificazione della somma pretesa (C. 12567/2009), così come ha ritenuto valido l'atto di citazione mancante della indicazione della causa petendi, stante il dovere del giudice di qualificare giuridicamente la fattispecie dedotta dall'attore (C. 28986/2008).
Ciò posto, per quel che concerne il merito, osserva questo Giudicante che la cronologia dei certificati medici contrasta con la versione dei fatti riferita dal teste e tanto impone il rigetto della domanda per essere evidente la finalità speculativa dell'azione proposta.
L'art. 2043 c.c. dispone che qualunque fatto, doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.
Nel regime dell'illecito civile, vige il principio della preponderanza dell'evidenza, per cui un evento è da ritenere causato da un dato comportamento quando il suo verificarsi per effetto di quel comportamento sia più probabile che non il suo contrario (C. 3010/2014).
Il fatto fonte di responsabilità può consistere sia in un fatto commissivo sia in un fatto omissivo; quest'ultimo viene inteso come mancanza di un comportamento che l'agente aveva l'obbligo giuridico di tenere, nelle circostanze nelle quali si verificò l'evento.
Si esclude espressamente che il dovere di agire possa derivare da un semplice obbligo morale .
In giurisprudenza si afferma che l'obbligo giuridico di impedire l'evento dannoso può derivare da una norma, ovvero da uno specifico rapporto tra il titolare dell'interesse leso ed il soggetto chiamato a rispondere della lesione .
Per omissione può rilevare anche la violazione di un generico obbligo di impedire l'evento lesivo derivante da una specifica situazione tale da imporre il compimento di una determinata attività a tutela di un diritto altrui, ben potendo, siffatta situazione scaturire anche da pregressa attività posta in essere dall'agente, ovvero da uno specifico rapporto negoziale o di altra natura esistente fra il danneggiante ed il danneggiato (C. St. 25.9.2014, n. 4817).
In merito alla responsabilità della Pubblica Amministrazione sui beni di sua proprietà, ivi comprese le strade, si rileva come l'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, in base all'art. 2051 c.c. , dei sinistri causati dalla particolare conformazione della strada o delle sue pertinenze.
Siffatta responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, consistente nell'alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile ai conducenti neppure con l'uso dell'ordinaria diligenza.
Altresì, il caso fortuito può ravvisarsi anche nella condotta della stessa vittima, consistita nell'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, mediante l'impropria utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato l'interruzione del nesso causale tra lo stesso bene in custodia e il danno (C. 3793/2014).
Con riferimento al caso concreto in esame di questo magistrato, preso atto del fatto che è stata certamente provata dalla parte attrice l’esistenza del nesso causale tra l’esistenza del tombino privo di grata di copertura e le lesioni non può che ritenersi provata la responsabilità dell’ente e, quindi non può che ritenersi provata l’esistenza in capo al danneggiato del diritto al risarcimento.
Si ripete che , con sentenza del 08/05/12 n. 6903, la Cassazione è ancora tornata sull’argomento ed in linea con i principi già indicati dalla Cassazione nella sentenza resa dalla III sezione civile in data 22/2/12 n. 2562 ha confermato che l’art. 2051 c.c. è applicabile in caso di danni conseguenti al anomalie del manto stradale in due ipotesi:
-	allorché ricorra la possibilità concreta di esercitare la custodia del tratto di strada, possibilità da valutarsi alla stregua di criteri quali l'estensione della strada, la posizione, le dotazioni e i sistemi di assistenza che la connotano;
-	quando sia stata proprio l'attività compiuta dalla P.A. a rendere pericolosa la strada medesima.
In linea con i propri recenti indirizzi, la Corte di Cassazione ha sottolineato che la possibilità concreta di esercitare la custodia sul tratto di strada, con conseguente applicabilità dell’art. 2051 c.c., sussiste sempre quando l'evento dannoso si è verificato su un tratto di strada che in quel momento era in concreto oggetto di custodia.
Tale situazione, secondo la Corte, è tipica delle strade ubicate all’interno della perimetrazione del centro abitato, sicché – a voler giungere alla logica conseguenza di un simile assunto – nell’ambito dei danni da insidie verificatisi su strade comunali, si potrà procedere alla sistematica applicazione dell’art. 2051 c.c.
Tuttavia, nella decisione della controversia, il Magistrato non può esimersi dal valutare il concorso di colpa del danneggiato perchè il comportamento colposo del pedone può assurgere , in taluni casi, ad elemento interruttivo del nesso causale, anche ai fini della responsabilità di cui all'art. 2051 (C. 999/2014; Cassazione Civile, sez. 3, sentenza 30 gennaio 2012, n. 1310).
Quindi può ritenersi ius receptum il principio per cui, quale che sia la figura di responsabilità applicabile al caso concreto (art. 2051 o art. 2043 c.c.), l'esistenza di un comportamento colposo dell'utente danneggiato (…) esclude la responsabilità della P.A., qualora si tratti di un comportamento idoneo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno ed il danno stesso.
Del pari, nell’ipotesi in cui il comportamento colposo dell’utente della strada non sia tale da interrompere completamente il nesso di causalità tra la causa del danno e il danno stesso ma, nondimeno, abbia avuto un’efficienza causale, sarà configurabile un concorso di colpa ai sensi dell'art. 1227 cod. civ., comma 1, con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante (e, quindi, della P.A.) in proporzione all'incidenza causale del comportamento stesso.
Con riferimento al caso concreto, il teste, qualificatosi indifferente alla parte, ha ricordato chiaramente la data dell'evento, confermando che l'infortunio era occorso in data 26/11/12 .
Lo stesso teste ha riferito, sotto il vincolo del giuramento che, la presenza di un tombino, al margine della carreggiata, privo di copertura era invisibile per il pedone che si apprestava, camminando di fianco alla macchina parcheggiata di fianco al marciapiede, a salire nella stessa.
Il teste escusso ha ribadito che il tombino non era visibile per la presenza di foglie e carte che lo ricoprivano ed ha dichiarato che la ragazza cadeva inciampando nel tombino divelto , riportando , in tal modo lesioni al ginocchio sinistro; al collo; alla schiena ed al bacino .
Passando, quindi, all'esame della documentazione medica, deve darsi atto della presenza di un certificato di pronto soccorso del 26/11/12 della Clinica Trusso con prognosi di giorni 7 con la seguente diagnosi : " trauma contusivo ginocchio sx ; rachide cervicale e bacino dx " ; del certificato avente stessa data, 26/11/12 , dello stesso nosocomio, con prescrizione di farmaci ; del certificato del medico curante del 5/11/12 ( antecedente di ben 21 giorni rispetto alla data dell'evento) laddove si fa riferimento ad un incidente avvenuto in data successiva (corrispondente a quello dell'evento - 26/11/12) , con il quale il sanitario accerta una contrattura dei muscoli prevertebrali cervicali con riferite cervicalgie e sindrome vertiginosa . Tumefazione del ginocchio sinistro con limitazione funzionale antalgica e prescrizione del collare di per gg. 20 e ginocchiera .
Se inizialmente si è pensato ad un errore nella indicazione della data della certificazione "5/11/12", questo Magistrato si è dovuto ricredere sulla bontà ed attendibilità della stessa, alla luce del successivo certificato redatto dallo stesso sanitario che, nella data del 26/11/12 (corrispondente a quella dell'infortunio), ha rimosso il collare prescritto il 5/11/12; ha attestato una diminuzione della contrattura muscolare paravertebrale e cervicale; una diminuzione della tumefazione del ginocchio sinistro; pur persistendo la riferita cervicalgia con vertigini ricorrenti ; negative le manovre meniscali e legamentose del ginocchio sx; e la lividazione funzionale antalgica per cui ha prescritto la pratica di sedute di laser con controllo dopo 3 settimane.
Effettivamente, quindi, in data 17/12/12 , il medico ha ritenuto guarito il proprio paziente.
Alla luce di quanto innanzi è evidente che la certificazione non sia veritiera, ed evidentemente la intera ricostruzione dei fatti e delle conseguenze dannose così come riportate in citazione e confermate dal teste evidentemente compiacente.
Ciò impone il rigetto della domanda e la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per quanto di competenza.
Le spese seguono la soccombenza ; in mancanza di nota spese, alla luce dei nuovi parametri forensi introdotti dal D.M. 55/14 calcolati, per le motivazioni del rigetto, nella misura massima, vanno liquidate come da dispositivo.
Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da AAA MARIA contro il Comune di OTTAVIANO in persona del legale rapp.te p.t. così provvede:
- Condanna l'attrice al pagamento delle competenze in favore della parte convenuta che liquida in complessivi € 1.540,00 oltre IVA e CPA e rimborso forfettario sulle spese nella percentuale pari al 15% .
Così deciso in Nola il 27/12/14

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