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Timestamp: 2016-05-01 17:23:20+00:00

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GARANZIA DELL'AUTO PER VIZI
Tribunale di Pistoia, Sezione distaccata di Pescia, 16.04.2000
Ai sensi dell�articolo 1494 comma 1, c. c., il venditore � tenuto verso il compratore al risarcimento del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa; l�azione del compratore � soggetta ai termini ed alle condizioni di cui al successivo articolo 1495, ed in particolare alla prescrizione annuale decorrente dalla data di consegna del bene.
Con atto di citazione notificato il 28 maggio 1996 , Sig. (...) esponeva che, in data 25 gennaio 1995, aveva acquistato un� autovettura, usata , presso la A. S. r. l., con garanzia per i vizi a carico del venditore limitata ai primi tre mesi dall�acquisto, mentre, per il periodo successivo, veniva stipulato apposita polizza assicurativa; che, il successivo 27 gennaio durante un viaggio sull�autostrada del Sole, il predetto veicolo subiva un improvviso guasto, che costringeva il Sig. (�), a recarsi presso l�officina (�) , di Parma, convenzionata con la casa automobilistica(�); che la gravit� dell�inconveniente rendeva necessaria la sostituzione del motore con un altro motore usato, il tutto previa consultazione con la concessionaria (�) , la quale spontaneamente si accollava parte delle spese di riparazione, residuando a carico dell�attore il pagamento della somma di lire 11. 218. 911, corrisposta quanto a lire 7.875.911 a mezzo assegno bancario, e per il resto mediante rilascio all� officina Y del motore sostituito; che, in seguito, di tale pagamento inutilmente il sig.(�), aveva richiesto la ditta .(�) S.r.l. di essere ritenuto indenne. Ci� premesso , in forza della garanzia apprestata dagli articoli 1490 e seguenti del Codice Civile, conveniva in giudizio dinanzi alla Pretura di Pistoia, sezione distaccata di PESCIA, la ditta(�.), S. r. l., per sentirla condannare al pagamento in proprio favore della somma di lire 11. 218.911, a titolo di risarcimento danni. Si costituiva la convenuta , eccependo preliminarmente la intervenuta prescrizione dell�azione, per il decorso del termine annuale di cui all�articolo 1494 c. c.. Nel merito , contestava la fondatezza degli assunti avversari, ed in particolare rilevava come il D. P., a fronte di un intervento di riparazione per un importo di lire 23. 733. 702, avesse pagato la minor somma di lire 7.875.911, pari a circa il 33% del danno totale , pur avendo ottenuto la sostituzione del vecchio motore con un gruppo motore nuovo e, senza percorrenza, realizzando cos� un evidente vantaggio patrimoniale, tale da rendere ingiustificata la pretesa risarcitoria. In ogni caso, la ditta(�), S.r.l. ( convenuta) chiedeva di poter chiamare in causa la concessionaria (�), S. p. a., ex articolo 106 del c. p. c., deducendo la responsabilit� aquiliana del fabbricatore per i vizi occulti del prodotto, al fine esserne garantita nella denegata ipotesi di accoglimento della domanda principale. Differita dal giudice l�udienza di prima comparizione, onde consentire la rituale chiamata del terzo , si costituiva la concessionaria(�), S. p .a., contestando la propria legittimazione in causa, per la inapplicabilit�, nella fattispecie, del principio di responsabilit� richiamato dalla ditta(�) , S.r.l. In particolare , la medesima precisava di non essere produttrice, ma importatrice delle vetture stessa, costruite in Germania dalla concessionaria(�), di Stoccarda, e, nella propria qualit�, di non avere avuto alcun rapporto con la ditta(�), S .r. l., venditrice plurimarche estranea alla rete di vendita medesima . Quanto ai fatti, negava di aver contribuito alla riparazione della vettura del sig. (...),( attore) sul presupposto (implicito o esplicito) del riconoscimento di un vizio occulto dell�automobile, motivando il proprio intervento nella vicenda con l�applicazione della prassi commerciale cosiddetta di� correttezza�, consiste nell�assecondare le aspettative della clientela, in termini di assistenza, derivanti dalla preferenza accordata ad un marchio automobilistico tra i pi� prestigiosi ; confermava di aver autorizzato la officina (�), ad intervenire sull�auto del sig.( ...), in regime di �correttezza�, accollandosi parte delle spese, ma chiariva che nel meccanismo era operante nei soli rapporti tra concessionaria (�), ed officina convenzionata, di talch� non poteva ritenersi sussistente alcun rapporto contrattuale n� con l�attore nei cui confronti non vi sarebbe stato pertanto alcun obbligo di intervenire � n� con la ditta (�),S. r .l., ancora evidenziava come l�accoglimento della domanda dell�attore avrebbe condotto ad un indebito arricchimento del medesimo, gi� indennizzato con l�istallazione di un motore nuovo a prezzo assai ridotto. In considerazione di quanto esposto, chiedeva in via preliminare dichiararsi la propria carenza di legittimazione passiva e, nel merito, rigettarsi le domande del sig.(�) e della ditta(�), S. r. l.. L�istruttoria veniva espletata mediante l�acquisizione di documenti e l�assunzione di prova testimoniale ed, all�udienza del 19 novembre 1999, sulle conclusioni precisate dalle parti, la causa veniva trattenuta in decisione dal Tribunale in composizione Monocratica (essendo nelle more entrato in vigore il noto Decreto Legislativo 51/1998, con assegnazione dei termini di legge per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.
La commistione di differenti profili che involge tanto la definizione delle relazioni fra le parti, che l�individuazione degli elementi costitutivi della responsabilit� contrattuale azionata dall�attore , rendono opportuno, anche per chiarezza espositiva, che la soluzione della controversia prenda le mosse innanzitutto dall�esame del rapporto tra il venditore sig. (�) ed acquirente sig.(�)., per poi analizzare se, ed in quale misura , su tale rapporto abbia inciso la variabile costituita dall�intervento nella vicenda del terzo chiamato in causa ( concessionaria �). Ai sensi dell�articolo 1494 comma 1, c. c., il venditore � tenuto verso il compratore al risarcimento del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa; l�azione del compratore � soggetta ai termini ed alle condizioni di cui al successivo articolo 1495, ed in particolare alla prescrizione annuale decorrente dalla data di consegna del bene. A tale fine proposito, si rileva l�infondatezza della eccezione di prescrizione sollevata dalla ditta(�) S. .r. l., non potendosi dubitare che anche la prescrizione annuale del diritto del compratore al risarcimento dei danni sia assoggettata alle ordinarie cause di sospensione ed interruzione. Nella specie, ha senz�altro efficacia interruttiva la lettera raccomandata A. R., ricevuta il 10 giugno 1995, con cui il sig.(�) , ( attore), a mezzo del proprio legale, diffidava la ditta (�).S. r. l., a rifonderlo di quanto pagato per la riparazione dell�automobile la descrizione dell�evento dannoso, l�esplicito e generale richiamo alla garanzia di legge a carico del venditore, che comprensiva dell�autonoma azione di risarcimento danni, nonch� il tenore delle espressioni utilizzate (� diffida al pagamento�), manifestano l�inequivocabile volont� del sig.(�), di far valere il proprio diritto, costituendo in mora il debitore ( c. f .r. Cassazione 19 gennaio 1995,n. 563). N� si pu� ritenere che vi sia incompatibilit� fra la richiesta di quanto versato per la riparazione dell�auto, e quella di risarcimento danni, che, come meglio si vedr� inseguito, tipica componente del danno da vizi della cosa venduta e la spesa per le riparazioni. Quanto alla responsabilit� del venditore, l�articolo 1494 cit. norma speciale rispetto a quella dell�articolo 1218, secondo gli ordinari principi in materia di responsabilit� contrattuale pone una prestazione di colpa a carico del venditore, la quale viene meno solo se lo stesso provi di avere ignorato incolpevolmente l�esistenza dei vizi, dovendosi aver riguardo alla diligenza impiegata nella verifica dei vizi stessi, con riguardo al tipo di attivit� esercitata, alla stregua del parametro di cui all�articolo 1176, comma 2, c. c., e tenuto anche conto degli usi invalsi nello specifico settore commerciale ( cos� Cassazione, 26 aprile 1991,n. 4564). Ora la difesa della ditta (�)., S.r.l. sostiene da una parte che la concessionaria avrebbe riconosciuto l�esistenza di un difetto occulto della vettura e, dell�altra , che comunque la documentazione in atti dimostrerebbe l�assenza di colpa della venditrice. Invero, per il primo aspetto, la circostanza risulta del tutto sfornita di prova , ed anzi, che il teste (�), ha escluso che un qualche riconoscimento del vizio vi sia mai stato qualifica il contributo della stessa come � spontaneo�. In ordine alla documentazione prodotta ex articolo 210 c. p. c., effettivamente si rileva una discrepanza fra quanto attestato nella � richiesta di autorizzazione per correttezza/ garanzia � inviata dalla officina (�.), alla stessa, da cui la manutenzione della vettura risulta regolare , e le dichiarazioni del teste sopra citato, il quale ha invece spiegato che il libretto di manutenzione rinvenuto a bordo dell�auto non era visitato ad ogni scadenza da officina autorizzata. Tuttavia, quale che siano stati i fatti, questo giudice non ritiene superata la presunzione di colpevolezza della venditrice, in assenza di qualsivoglia deduzione istruttoria circa le cause e la natura del guasto occorso all�auto del sig.(�), la regolarit� della manutenzione � la quale, peraltro non � stato allegato in cosa consista precisamente � non consente certo di escludere la prevedibilit� del difetto, o la possibilit� di individuarlo, attraverso una pi� approfondita revisione del mezzo che, trattandosi di vettura usata, deve considerarsi rientrante nei doveri di diligenza del venditore , ed in misura pi� ampia che se si fosse trattato di vettura nuova, laddove, invece, la manutenzione fosse stata addirittura irregolare, allora l�onere di controllo del venditore avrebbe avuto un�ampiezza ancora maggiore. In definitiva, vi � assoluta carenza di prova sull�attivit� di verifica svolta sull�automobile venduta, e sulla idoneit� della stessa ad individuare il vizio occorso nel caso specifico, di talch� si delinea la imputabilit� dell�inadempimento, ed, almeno in astratto, la sussistenza di un obbligo risarcitorio a carico della ditta (�), S. r. l. La ricostruzione della fattispecie illecita non sarebbe per� completa , in mancanza della dimostrazione di un danno effettivo, da intendersi , per quanto qui interessa, nell�eccezione di conseguenza economica negativa nella sfera patrimoniale del danneggiato. Secondo il disposto dell�articolo 1223 c. c., il danno risarcibile si compone dei due aspetti fondamentali del danno emergente , ovvero la perdita subita dal danneggiato, e del lucro cessante , ovvero il guadagno patrimoniale netto che viene meno il danneggiato. D�altro canto , il debitore � tenuto al risarcimento del danno che sia conseguenza immediata e diretta dell�inadempimento, e l�obbligazione risarcitoria deve adeguarsi al danno realmente subito dal creditore , il quale deve ricevere n� pi� n� meno di quanto necessario a rimuovere gli effetti dell�illecito. La richiesta dell�attore ha per oggetto esclusivamente il danno emergente , e cio� le spese sostenute per la sostituzione del motore, nella misura di lire 12.218.911, pari all�importo della fattura emessa nei suoi confronti dalla officina che esegui il lavoro. Le controparti , a tale riguardo , osservano che sull�auto del sig(�), venne montato , in sostituzione di quello guasto, con percorrenza di circa 138.000 Km, un motore � di rotazione � nuovo, senza percorrenza, il costo dell�operazione , per un importo complessivo di lire 23.000.000 circa, venne corrisposto soltanto un terzo dall�attore, mentre la concessionaria (�),- per esclusive ragioni di politica commerciale a tutela della propria immagine, che prescindono dal riconoscimento dei difetti � ad accollarsi, in regime di � correttezza�, la parte residua di prezzo rimettendola direttamente alla officina, Pi� precisamente , all�attore sarebbe stata fatta pagare la sola parte di prezzo corrispondente alla valutazione della percorrenza gi� effettuata dal vecchio motore, considerato che la vita media di un motore stessa, si aggira intorno ai 500.000 Km, ( cio�, gli sarebbe stata fatta pagare la porzione gi� � consumata � del vecchio motore). Da ci� conseguirebbe, nel caso di accoglimento della domanda , un indebito arricchimento dell�attore, il quale non solo si troverebbe ad aver istallato sulla propria auto un gruppo di motore nuovo ,pagando un terzo del suo valore , ma si vedrebbe anche risarcito in misura complessivamente superiore al danno realmente subito. Corollario del principio sopra esposto, in forza del quale il risarcimento deve limitarsi al danno effettivo, che sua conseguenza immediata e diretta dell�inadempimento, � la regola giurisprudenziale della compensazione del lucro col danno, secondo cui la determinazione del danno risarcibile deve tenere conto degli effetti vantaggiosi per il danneggiato che abbiano causa diretta nel fatto dannoso.Perch� la regola si trovi applicazione , � dunque necessario che il pregiudizio e l�incremento patrimoniale dipendano dal medesimo fatto illecito, che abbia in s� l�idoneit� a produrre entrambi gli effetti, mentre essa non opera qualora il vantaggio sia un effetto indiretto dell�adempimento dell�obbligazione risarcitoria da parte del debitore ( c. f. r. , ex. pluribus, Cassazione 14 maggio 1997,n. 4237, 29 novembre 1994, n. 10128; 14 marzo 1996,n. 2117). Nel caso in questione , debbono essere presenti due circostanze, confermate in sede di prova testimoniale la prima, che il guasto al motore fu di entit� tale da renderne pi� economica la sostituzione che la riparazione, la seconda b che il motore installato in sostituzione di quello danneggiato, fatta eccezione per il � monoblocco�, era nuovo e senza percorrenza. Avendo il sig.(�), pagato solo un terzo del prezzo dovuto in sostituzione, il danno, come detto, dovrebbe ritenersi completamente assorbito nel vantaggio patrimoniale derivante dall�aumento di valore della vettura, dotata di un gruppo motore nuovo. Ci� posto , deve innanzitutto rilevarsi che l�affermazione dell�incremento di valore della vettura sia del tutto apodittica, perlomeno quanto l�entit� del preteso incremento, essendo dato di comune esperienza che il valore di mercato delle autovetture usate dipende, in gran parte, dall�anno di immatricolazione. Ma , pur ammettendo che un incremento vi sia stato, � evidente come esso non costituisca una conseguenza direttamente riconducibile all�inadempimento della ditta (�),S. r. l., bens� dipenda, semmai , dalla condotta del terzo chiamato in causa. In altri termini, se la concessionaria (�), fosse intervenuta pagando per intero la sostituzione del motore, evidentemente il sig. (�.), avrebbe anche beneficiato di aumento di valore del proprio automezzo. Poich� ci� non � stato, e l�attore ha dovuto far fronte ad un esborso, ecco che a seguito della condotta sicuramente inadempiente della ditta(�),S. r. l., si profila un danno, rispetto al quale la venditrice non pu� giovarsi dell�intervento stessa (�), per sfuggire alla propria responsabilit�, essendo chiaro che il dedotto aumento di valore della vettura trova causa non gi� nel fatto illecito( contrattuale), ma nel fatto di un terzo. N� , per inciso, la convenuta ha mai contestato l�ammontare del danno sotto il profilo della eccessivit� della spesa sostenuta dall�attore sig. (�), per la riparazione ( circa la indispensabilit� della sostituzione del motore , si � gi� detto). Del resto , l�intervento della medesima (�), non � affatto privo di conseguenze sulla fattispecie risarcitoria in questione, avendo in concreto determinato una sensibile riduzione del danno emergente subito dal sig.(�), Infatti, secondo quello che afferma la stessa (�), S. r. l., all�attore � stata fatta pagare la cifra corrispondente alla parte gi� � consumata� del vecchio motore, pari ad un terzo del suo prezzo, seguendo il medesimo ragionamento, ne deriva che, ove il sig(�), avesse dovuto affrontare l�intera spesa, il danno da rottura di motore sarebbe da commisurare al valore che esso al momento del guasto, e cio� � sulla base dello standard di durata media di un motore della marca (�), pari a circa 500.000 Km di percorrenza- ai due terzi di percorrenza complessiva che ancora rimanevano da effettuare. Non vi sono pertanto dubbi che, secondo le stesse prospettazioni della convenuta , il danno totale , pur non del tutto eliso, sia stato ridotto della met�, in relazione all�intero prezzo( lire 23.000.000 circa ) che il sig.(�), avrebbe dovuto pagare, non dovendosi invece tenere conto, per i motivi di cui sopra, degli ipotetici benefici derivanti all�attore dall�operato della concessionaria (�). Per quanto attiene alla misura del risarcimento, l�attore lamenta un danno complessivo in misura pari all�importo della fattura n 489/95, emessa dalla officina � (�)� per le riparazioni effettuate , e cio� pari a lire 11.218.911, di cui lire 7.875.911 corrisposte a mezzo assegno bancario( del quale � copia in atti), e lire 3. 343.000 mediante rilascio all�officina del motore guasto. Il Tribunale ha gi� chiarito che il danno emergente consiste nella perdita economica derivante dall�inadempimento , nella sola misura in cui il patrimonio del danneggiato venga realmente pregiudicato. Pertanto, se il motore guasto conservava comunque , secondo ci� che lo stesso sig.(�), ha affermato , un proprio valore di mercato, � evidente che tale valore deve essere decurtato dal danno complessivo ; ovvero , nell�accertamento del danno effettivo, non pu� essere conteggiato il valore residuo del relitto, che costituisce il limite del danno nell�an , prima ancora che nel quantum, non rilevando l�utilizzo che del relitto stesso sia stato fatto dal sig.(�). Conseguentemente , il danno subito dall�attore pu� essere quantificato in lire 7.875.911, oltre a rivalutazione ed interessi, questi ultimi da liquidarsi secondo le modalit� che saranno sopra indicate. A questo punto deve essere affrontato il problema dei rapporti tra la ditta (�),S.r.l. e la concessionaria (�), chiamata in causa ex articolo 106 c. p. c., dalla venditrice convenuta, a titolo di responsabilit� extracontrattuale del fabbricante per i vizi occulti della cosa compravenduta. Invero, quale sia la qualificazione giuridica da attribuire alla domanda proposta dalla ditta (...), S. r. l., nei confronti della concessionaria (�), essa non pu� trovare accoglimento . Ed infatti, nella prospettiva della responsabilit� aquiliana del produttore , non vi sono dubbi sul fatto che la medesima (�), non sia il produttore del veicolo per cui � causa , essendo importatrice per l�Italia delle vetture prodotte in Germania da un distinto soggetto giuridico ( la concessionaria di Stoccarda). Nella diversa ottica, peraltro non prospettata dalla convenuta, della responsabilit� contrattuale del venditore ai sensi dell�articolo 1494 comma 2, c. c., � altrettanto certo che la ditta (�),S. r. l., non faccia parte della rete di vendita autorizzata dalla concessionaria (�), e che in riferimento all�autoveicolo successivamente acquistato dal sig.(�), non sia intercorsa alcuna compravendita tra la ditta (�), S.r.l. e concessionaria (�). Quindi, a prescindere dalla natura e dalla estensione della responsabilit� Invocata dalla ditta (�), S .r .l, i profili evidenziati conducono ad affermare la carenza di legittimazione passiva, nel presente giudizio della terza chiamata in causa. N� l�aver chiamato in causa un soggetto sfornito di legittimazione pu� essere giustificato sulla base delle affermazioni fatte dall�attore circa il riconoscimento di un vizio di fabbricazione del veicolo, considerato che, in citazione, il contributo prestato dalla concessionaria (�), al sig. (�), viene anche esplicitamente definito spontaneo, ed, inoltre, che la ditta (�), S .r. l., proprio per la sua qualit� professionale, poteva ben essere in grado di rappresentarsi correttamente la situazione del fatto, e di sapere che la concessionaria (�), non � produttrice , ma solo importatrice, delle vetture recanti il marchio della stessa, senza cadere nel preteso equivoco. In forza di tutto quanto precede, in accoglimento della demanda dell�attore , la ditta (�), S. r l., in persona del suo legale rappresentante pro- tempore, deve essere condannata a corrispondere in favore del sig. (�), a titolo di risarcimento danni, la complessiva somma di lire 7.875.911, oltre a rivalutazione ; deve essere dichiarata la carenza di legittimazione passiva della terza chiamata in causa, con conseguente rigetto della domanda nei suoi confronti proposta dalla ditta (�), S. r. l. L�attore ha altres� richiesto la liquidazione degli interessi, al tasso legale, sulle somme ( rivalutate) dovute a titolo di risarcimento per i danni subiti, detta richiesta pu� essere soddisfatta, ma solo alla luce di quanto sancito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 1712 del 1995. Innanzitutto, l�attribuzione degli interessi vale a compensare il conseguimento tardivo, rispetto al sorgere del credito, dell�equivalente pecuniario del bene perduto, soddisfacendo il mancato godimento delle utilit� che il bene stesso avrebbe potuto dare , se fosse immediatamente rimpiazzato da una somma di denaro equivalente. Tale mancato godimento concreta un danno da un lucro cessante , che comunque essere allegato e provato dall�attore, potendo tuttavia farsi ricorso anche le presunzioni semplici ed all�articolo 1226 c .c., come richiamato dall�articolo 2056 c.c. : sotto questo ultimo profilo , si potr� eventualmente ricorrere, in via equitativa, al criterio degli interessi, non necessariamente determinati in misura c corrispondente al tasso legale. Quanto alla base da adottare per il calcolo degli interessi, questa potr� essere costituita dalla somma dovuta a titolo di risarcimento per equivalente rivalutata al momento della liquidazione, giacch� ci� determinerebbe un indebito arricchimento del danneggiato, piuttosto, gli interessi dovranno essere commisurati alla somma corrispondente al valore del bene al momento dell�illecito, rivalutata anno per anno, oppure calcolando indici medi di rivalutazione. Adeguandosi all�orientamento della Suprema Corte, questo giudice ritiene opportuno adottare, come sulla base per il calcolo degli interessi, il valore medio dell�importo dovuto all�attore nel lasso di tempo intercorso dalla data del sinistro alla presente decisione , pari alla semisomma dell�importo dovuto al momento del fatto, e dello stesso importo rivalutando sulla base degli indici I. S. A.T. T. Su detto importo si applica quindi presuntivamente , in mancanza della prova di un danno maggiore, un tasso d�interesse annuo determinato in via equitativa � tenuto conto delle variazioni del tasso legale- nella misura del 5%. Sulle complessive somme liquidate in favore dell�attore decorrono, ex articolo 1282 c. c., gli interessi legali dalla data della presente decisione fino al saldo. Le spese di lite seguono la soccombenza della convenuta (�),S. r. l., sia nei confronti dell�attore il sig.(�)., sia � non potendosi imputare alla condotta dell�attore la necessit� della chiamata in causa- della concessionaria (�), e sono liquidate come in dispositivo, il parziale accoglimento della domanda principale giustifica, la compensazione per un terzo delle spese nei rapporti tra il sig.(�), e la ditta (�),S. r. l.
Il Tribunale di Pistoia, Sezione Distaccata di Pescia, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta dal sig.(�),( attore) nei confronti della ditta (�),S.r.l. ( convenuta), e sulla domanda proposta con chiamata di terzo dalla ditta (�), S. r. l., nei confronti della concessionaria (�),S. p. A., cos� provvede:
a) in parziale accoglimento della domanda proposta dall�attore, condanna la convenuta ditta(�), S.r.l. in persona del legale rappresentante pro- tempore, a corrispondere in favore del sig.(�), a titolo di risarcimento danni, la somma di lire 7.875.911, oltre a rivalutazione ed interessi nei limiti di cui in motivazione;
b) dichiara la carenza di legittimazione passiva, nel presente giudizio, della terza chiamata in causa concessionaria (�.), S. p. A. per l�effetto respingendo la domanda proposta nei suoi confronti della ditta (��) S..r.l.
c) dichiara compensate per un terzo le spese di lite tra il sig. (�), ed la ditta (�),S.r.l. ponendo a carico della convenuta la parte residua, che liquida in complessive lire 4.408.230, di cui lire 628.230 per esborsi , lire 2.000.000 per competenze, e lire 1.780.000 per onorari, oltre al rimborso forfetario delle spese generali, ad IVA e C.P. A. come per legge;
d) condanna infine la ditta(�),S. r. l., alla rifusione delle spese di lite in favore della concessionaria (�), liquidandone in complessive lire 6.416.000. di cui lire 816.600 per esborsi, lire 3.000.000, per diritti e lire 2.600.000 per onorari, oltre al rimborso forfetario delle spese generali, ad IVA e C. P.A. come per legge.

References: articolo 1495
 articolo 106
 articolo 1495
 articolo 210
 articolo 106
 sentenza 
 articolo 1282