Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2007/10/
Timestamp: 2017-06-25 08:34:20+00:00

Document:
Il Commercialista in Rete: 10/2007
Condono Edilizio: Legge 326/2003 art. 32.
(Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione dell'attivita' di repressione dell'abusivismo edilizio, nonche' per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali) Testo: in vigore dal 02/10/2003 1. Al fine di pervenire alla regolarizzazione del settore e' consentito, in conseguenza del condono, il rilascio del titolo abilitativo edilizia in sanatoria delle opere esistenti non conformi alla disciplina vigente. 2. La normativa e' disposta nelle more dell'adeguamento della disciplina regionale ai principi contenuti nel testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, in conformita' al titolo V della Costituzione come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e comunque fatte salve le competenze delle autonomie locali sul governo del territorio. 3. Le condizioni, i limiti e le modalita' del rilascio del predetto titolo abilitativo sono stabilite dal presente articolo e dalle normative regionali. 4. Sono in ogni caso fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano. 5. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti fornisce, d'intesa con le regioni interessate, il supporto alle amministrazioni comunali ai fini dell'applicazione della presente normativa e per il coordinamento con le leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modifiche e integrazioni, e con l'art. 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modifiche e integrazioni. 6. Al fine di concorrere alla partecipazione alla realizzazione delle politiche di riqualificazione urbanistica dei nuclei interessati dall'abusivismo edilizio, attivate dalle regioni ai sensi del comma 33 e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del d.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli interventi da ammettere a finanziamento. 7. Al comma 1 dell'articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e' aggiunta, in fine, la seguente lettera: "c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio e' adottato di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Le disposizioni di cui alla presente lettera si applicano anche nei confronti degli altri organi tenuti all'adozione di strumenti urbanistici". 8. All'articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, e' aggiunto il seguente comma: "2-bis. Nell'ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione assegna agli enti che non vi abbiano provveduto un ulteriore termine di tre mesi, alla scadenza del quale, con lettera notificata al Sindaco, diffida il consiglio ad adempiere nei successivi trenta giorni. Trascorso infruttuosamente quest'ultimo termine, la regione ne da' comunicazione al Prefetto. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche nei confronti degli altri organi tenuti all'adozione di strumenti urbanistici". 9. Per attivare un programma nazionale di interventi, anche con la partecipazione di risorse private, rivolto alla riqualificazione di ambiti territoriali caratterizzati da consistente degrado economico e sociale, con riguardo ai fenomeni di abusivismo edilizio, da attuare anche attraverso il recupero delle risorse ambientali e culturali, e' destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli ambiti di rilevanza e interesse nazionale oggetto di riqualificazione urbanistica, ambientale e culturale. Su tali aree, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma di interventi, anche in riferimento a quanto previsto dall'articolo 29, comma 4, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come sostituito dal comma 42. 10. Per la realizzazione di un programma di interventi di messa in sicurezza del territorio nazionale dal dissesto idrogeologico e' destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono individuate le aree comprese nel programma. Su tali aree, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma operativo di interventi e le relative modalita' di attuazione. 11. Allo scopo di attuare un programma di interventi per il ripristino e la riqualificazione delle aree e dei beni soggetti alle disposizioni del titolo 11 del d.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita' culturali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281, tale somma e' assegnata alle regioni per l'esecuzione di interventi di ripristino e di riqualificazione paesaggistica delle aree tutelate, dopo aver individuato le aree comprese nel programma. 12. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la Cassa depositi e prestiti e autorizzata a mettere a disposizione l'importo massimo di 50 milioni di euro per la costituzione, presso la Cassa stessa, di un Fondo di rotazione per la concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui all'articolo 27, comma 2, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, anche avvalendosi delle modalita' di cui ai commi 55 e 56 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, di anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive anche disposti dall'autorita' giudiziaria e per le spese giudiziarie, tecniche e amministrative connesse. Le anticipazioni, comprensive della corrispondente quota delle spese di gestione del Fondo, sono restituite al Fondo stesso in un periodo massimo di cinque anni, secondo modalita' e condizioni stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, utilizzando le somme riscosse a carico degli esecutori degli abusi. In caso di mancato pagamento spontaneo del credito, l'amministrazione comunale provvede alla riscossione mediante ruolo ai sensi del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. Qualora le somme anticipate non siano rimborsate nei tempi e nelle modalita' stabilite, il Ministro dell'interno provvede al reintregro alla Cassa depositi e prestiti, trattenendone le relative somme dai fondi del bilancio dello Stato da trasferire a qualsiasi titolo ai comuni. 13. Le attivita' di monitoraggio e di raccolta delle informazioni relative al fenomeno dell'abusivismo edilizio di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, fanno capo all'Osservatorio nazionale dell'abusivismo edilizio. Il Ministero collabora con le regioni al fine di costituire un sistema informativo nazionale necessario anche per la redazione della relazione al Parlamento di cui alla legge 21 giugno 1985, n. 298. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Ministro dell'interno, sono aggiornate le modalita' di redazione, trasmissione, archiviazione e restituzione delle informazioni contenute nei rapporti di cui all'articolo 31, comma 7, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Per le suddette attivita' e' destinata una somma di 0,2 milioni di euro per l'anno 2004 e di 0,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. 14. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprieta' dello Stato o facenti parte del demanio statale, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell'ente locale competente e' subordinato al rilascio della disponibilita' da parte dello Stato proprietario, per il tramite dell'Agenzia del demanio, rispettivamente, a cedere a titolo oneroso la proprieta' dell'area appartenente al patrimonio disponibile dello Stato su cui insiste l'opera ovvero a garantire onerosamente il diritto al mantenimento dell'opera sul suolo appartenente al demanio e al patrimonio indisponibile dello Stato. 15. La domanda del soggetto legittimato volta ad ottenere la disponibilita' dello Stato alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero il riconoscimento al diritto al mantenimento dell'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato deve essere presentata, entro il 31 marzo 2004, alla filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente, corredata dell'attestazione del pagamento all'erario della somma dovuta a titolo di indennita' per l'occupazione pregressa delle aree, determinata applicando i parametri di cui alla allegata Tabella A, per anno di occupazione, per un periodo comunque non superiore alla prescrizione quinquennale. A tale domanda deve essere allegata, in copia, la documentazione relativa all'illecito edilizio di cui ai commi 32 e 35. Entro il 30 settembre 2004, inoltre, deve essere allegata copia della denuncia in catasto dell'immobile e del relativo frazionamento. 16. La disponibilita' alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato viene espressa dalla filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2004. 17. Nel caso di aree soggette ai vincoli di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, la disponibilita' alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato e' subordinata al parere favorevole da parte dell'Autorita' preposta alla tutela del vincolo. 18. Le procedure di vendita delle aree appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato devono essere perfezionate entro il 31 dicembre 2006, a cura della filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente previa presentazione da parte dell'interessato del titolo abilitativo edilizio in sanatoria rilasciato dall'ente locale competente, ovvero della documentazione attestante la presentazione della domanda, volta ad ottenere il rilascio del titolo edilizio in sanatoria sulla quale e' intervenuto il silenzio assenso con l'attestazione dell'avvenuto pagamento della connessa oblazione, alle condizioni previste dal presente articolo. 19. Il prezzo di acquisto delle aree appartenenti al patrimonio disponibile e' determinato applicando i parametri di cui alla Tabella B ed e' corrisposto in due rate di pari importo scadenti, rispettivamente, il 30 giugno 2005 e il 31 dicembre 2005. 20. Il provvedimento formale di riconoscimento del diritto al mantenimento dell'opera sulle aree del demanio dello Stato e del patrimonio indisponibile e' rilasciato a cura della filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2006, previa presentazione della documentazione di cui al comma 18. Il diritto e' riconosciuto per una durata massima di anni venti, a fronte di un canone commisurato ai valori di mercato. 21. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono rideterminati i canoni annui di cui all'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. 22. Dal 1 gennaio 2004 i canoni per la concessione d'uso sono rideterminati nella misura prevista dalle tabelle allegate al decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 5 agosto 1998, n. 342, rivalutate del trecento per cento. 23. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 6 del citato decreto del Ministro di cui al comma 22, relativo alla classificazione delle aree da parte delle regioni, in base alla valenza turistica delle stesse. 24. Ai fini del miglioramento, della tutela e della valorizzazione delle aree demaniali e' autorizzata una spesa fino ad un importo massimo di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. L'Agenzia del demanio, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti predispone un programma di interventi volti alla riqualificazione delle aree demaniali. Il programma e' approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. 25. Le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni e integrazioni, come ulteriormente modificate dall'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, nonche' dal presente articolo, si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003 e che non abbiano comportato ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento superiore a 750 mc. Le suddette disposizioni trovano altresi' applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni residenziali non superiori a 750 me per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria. 26. Sono suscettibili di sanatoria edilizia le tipologie di illecito di cui all'allegato 1: a) numeri da 1 a 3, nell'ambito dell'intero territorio nazionale, fermo restando quanto previsto alla lettera e) del comma 27, nonche' 4, 5 e 6 nell'ambito degli immobili soggetti a vincolo di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47; b) b) numeri 4, 5 e 6, nelle aree non soggette ai vincoli di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, in attuazione di legge regionale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con la quale e' determinata la possibilita', le condizioni e le modalita' per l'ammissibilita' a sanatoria di tali tipologie di abuso edilizio. 27. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 32 e 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, le opere abusive non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora: a) siano state eseguite dal proprietario o avente causa condannato con sentenza definitiva, per i delitti di cui all'art. 416 bis, 648 bis e 648 ter del codice penale o da terzi per suo conto; b) non sia possibile effettuare interventi per l'adeguamento antisismico, rispetto alle categorie previste per i comuni secondo quanto indicato dalla ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274, pubblicata nel supplemento ordinario alla G.U. n. 105 dell'8 maggio 2003; c) non sia data la disponibilita' di concessione onerosa dell'arca di proprieta' dello Stato o degli enti pubblici territoriali, con le modalita' e condizioni di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, ed al presente decreto; d) siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonche' dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformita' del titolo abilitativi edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici; e) siano state realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi degli articoli 6 e 7 del d.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490; f) fermo restando quanto previsto dalla legge 21 novembre 2000, n. 353, e indipendentemente dall'approvazione del piano regionale di cui la comma 1 dell'articolo 3 della citata legge n. 353 del 2000, il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria alla verifica che le opere non insistano su aree boscate o su pascolo i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli effetti dell'esclusione dalla sanatoria e' sufficiente l'acquisizione di elementi di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del Ministero dell'interno, che le aree interessate dall'abuso edilizio siano state, nell'ultimo decennio, percorse da uno o piu' incendi boschivi; g) siano state realizzate nei porti e nelle aree, appartenenti al demanio marittimo, di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato ed alle esigenze della navigazione marittima, quali identificate ai sensi del secondo comma dell'articolo 59 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616. 28. I termini previsti dalle disposizioni sopra richiamate e decorrenti dalla data di entrata in vigore dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, ove non disposto diversamente, sono da intendersi come riferiti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per quanto non previsto dal presente decreto si applicano, ove compatibili, le disposizioni di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, e al predetto articolo 39. 29. Il procedimento di sanatoria degli abusi edilizi posti in essere dalla persona imputata di uno dei delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale, o da terzi per suo conto, e' sospeso fino alla sentenza definitiva di non luogo a procedere o di proscioglimento o di assoluzione. Non puo' essere conseguito il titolo abilitativo edilizio in sanatoria degli abusi edilizi se interviene la sentenza definitiva di condanna per i delitti sopra indicati. Fatti salvi gli accertamenti di ufficio in ordine alle condanne riportate nel certificato generale del casellario giudiziale ad opera del comune, il richiedente deve attestare, con dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui all'articolo 2 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni, di non avere carichi pendenti in relazione ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale. 30. Qualora l'amministratore di beni immobili oggetto di sequestro o di confisca ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, autorizzato dal giudice competente ad alienare taluno di detti beni, puo' essere autorizzato, altresi', dal medesimo giudice, sentito il pubblico ministero, a riattivare il procedimento di sanatoria sospeso. In tal caso non opera nei confronti del l'amministratore o del terzo acquirente il divieto di rilascio del titolo abilitativi edilizio in sanatoria di cui al comma 28. 31. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria non comporta limitazione ai diritti dei terzi. 32. La domanda relativa alla definizione dell'illecito edilizio, con l'attestazione del pagamento dell'oblazione e dell'anticipazione degli oneri concessori, e' presentata al comune competente, a pena di decadenza, entro il 31 marzo 2004, unitamente alla dichiarazione di cui al modello allegato e alla documentazione di cui al comma 35. 33. Le regioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, emanano norme per la definizione del procedimento amministrativo relativo al rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria e possono, prevederne, tra l'altro, un incremento dell'oblazione fino al massimo del 10 per cento della misura determinata nella tabella C allegata, ai fini dell'attivazione di politiche di repressione degli abusi edilizi e per la promozione di interventi di riqualificazione dei nuclei interessati da fenomeni di abusivismo edilizio, nonche' per l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 23 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, 34. Ai fini dell'applicazione del presente articolo non si applica quanto previsto dall'articolo 37, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Con legge regionale gli oneri di concessione relativi alla opere abusive oggetto di sanatoria possono essere incrementati fino al massimo del 100 per cento. Le amministrazioni comunali perimetrano gli insediamenti abusivi entro i quali gli oneri concessori sono determinati nella misura dei costi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessarie, nonche' per gli interventi di riqualificazione igienico-sanitaria e ambientale attuati dagli enti locali. Coloro che in proprio o in forme consortili, nell'ambito delle zone perimetrate, intendano eseguire in tutto o in parte le opere di urbanizzazione primaria, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni e integrazioni, secondo le disposizioni tecniche dettate dagli uffici comunali, possono detrarre dall'importo complessivo quanto gia' versato, a titolo di anticipazione degli oneri concessori, di cui alla tabella D allegata. Con legge regionale, ai sensi dell'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come modificato dal presente articolo, sono disciplinate le relative modalita' di attuazione. 35. La domanda di cui al comma 32 deve essere corredata dalla seguente documentazione: a) dichiarazione del richiedente resa ai sensi dell'art. 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni, con allegata documentazione fotografica, dalla quale risulti la descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo; b) qualora l'opera abusiva supera i 450 metri cubi, da una perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una certificazione redatta da un tecnico abilitato all'esercizio della professione attestante l'idoneita' statica delle opere eseguite; c) ulteriore documentazione eventualmente prescritta con norma regionale. 36. La presentazione nei termini della domanda di definizione dell'illecito edilizio, l'oblazione interamente corrisposta nonche' il decorso di trentasei mesi dalla data da cui risulta il suddetto pagamento, produce gli effetti di cui all'articolo 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, Trascorso il suddetto periodo di trentasei mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al rimborso spettante. 37. Il pagamento degli oneri di concessione, la presentazione della documentazione di cui al comma 35, della denuncia in catasto, della denuncia ai fini dell'imposta comunale degli immobili di cui al D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, nonche', ove dovute, delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l'occupazione del suolo pubblico, entro il 30 settembre 2004, nonche' il decorso del termine di ventiquattro mesi da tale data senza l'adozione di un provvedimento negativo del comune, equivale a titolo abilitativo edilizio in sanatoria. Se nei termini previsti l'oblazione dovuta non e' stata interamente corrisposta o e' stata determinata in forma dolosamente inesatta, le costruzioni realizzate senza titolo abilitativo edilizio sono assoggettate alle sanzioni richiamate all'articolo 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e all'articolo 48 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. 38. La misura dell'oblazione e dell'anticipazione degli oneri concessori, nonche' le relative modalita' di versamento, sono disciplinate nell'allegato 1. 39. Ai fini della determinazione dell'oblazione non si applica quanto previsto dai commi 13, 14 15 e 16 dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724. 40. Alla istruttoria della domanda di sanatoria si applicano i medesimi diritti e oneri previsti per il rilascio dei titoli abilitativi edilizi, come disciplinati dalle Amministrazioni comunali per le medesime fattispecie di opere edilizie. Ai fini della istruttoria delle domande di sanatoria edilizia puo' essere determinato dall'Amministrazione comunale un incremento dei predetti diritti e oneri fino ad un massimo del 10 per cento da utilizzare con le modalita' di cui all'articolo 2, comma 46, della legge 23 dicembre 1996, n. 662. 41. Al fine di incentivare la definizione delle domande di sanatoria presentate ai sensi del presente articolo, nonche' ai sensi del capo IV della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724, e successive modificazioni, il trenta per cento delle somme riscosse a titolo di conguaglio dell'oblazione, ai sensi dell'articolo 35, comma 14, della citata legge n. 47 del 1985, e successive modificazioni, e' devoluto al comune interessato. Con decreto interdipartimentale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalita' di applicazione del presente comma. 42. All'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, il comma 4 e' sostituito dal seguente: "4. Le proposte di varianti di recupero urbanistico possono essere presentate da parte di soggetti pubblici e privati, con allegato un piano di fattibilita' tecnico, economico, giuridico e amministrativo, finalizzato al finanziamento, alla realizzazione e alla gestione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e per il recupero urbanistico ed edilizio, volto al raggiungimento della sostenibilita' ambientale, economica e sociale, alla coesione degli abitanti dei nuclei edilizi inseriti nelle varianti e alla rivitalizzazione delle aree interessate dall'abusivismo edilizio." 43. L'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e' sostituito dal seguente: "32. Opere costruite su aree sottoposte a vincolo. 1. Fatte salve le fattispecie previste dall'articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo e' subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente puo' impugnare il silenzio-rifiuto. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio estingue anche il reato per la violazione del vincolo. Il parere non e' richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti l'altezza, i distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il 2 per cento delle misure prescritte. 2. Sono suscettibili di sanatoria, alle condizioni sottoindicate, le opere insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione e che risultino: a) in difformita' dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e successive modificazioni, e dal d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, quando possano essere collaudate secondo il disposto del quarto comma dell'articolo 35; b) in contrasto con le norme urbanistiche che prevedono la destinazione ad edifici pubblici od a spazi pubblici, purche' non in contrasto con le previsioni delle varianti di recupero di cui al capo III; c) in contrasto con le norme del D.M. 1 aprile 1968, n, 1404, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 13 aprile 1968, e con agli articoli 16, 17 e 18 della legge 13 giugno 1991, n. 190, e successive modificazioni, sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico. 3. Qualora non si verifichino le condizioni di cui al comma 2, si applicano le disposizioni dell'articolo 33. 4. Ai fini dell'acquisizione del parere di cui al comma 1 si applica quanto previsto dall'articolo 20, comma 6, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Il motivato dissenso espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, ivi inclusa la soprintendenza competente, alla tutela del patrimonio storico artistico o alla tutela della salute preclude il rilascio del titolo abilitativi edilizio in sanatoria. 5. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprieta' dello Stato o di enti pubblici territoriali, in assenza di un titolo che abiliti al godimento del suolo, il rilascio della concessione o dell'autorizzazione in sanatoria e' subordinato anche alla disponibilita' dell'ente proprietario a concedere onerosamente, alle condizioni previste dalle leggi statali o regionali vigenti, l'uso del suolo su cui insiste la costruzione. La disponibilita' all'uso del suolo, anche se gravato di usi civici, viene espressa dallo Stato o dagli enti pubblici territoriali proprietari entro il termine di centottanta giorni dalla richiesta. La richiesta di disponibilita' all'uso del suolo deve essere limitata alla superficie occupata dalle costruzioni oggetto della sanatoria e alle pertinenze strettamente necessarie, con un massimo di tre volte rispetto all'area coperta dal fabbricato. Salve le condizioni previste da leggi regionali, il valore e' stabilito dalla filiale dell'Agenzia del demanio competente per territorio per gli immobili oggetto di sanatoria ai sensi della presente legge e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724, con riguardo al valore del terreno come risultava all'epoca della costruzione aumentato dell'importo corrispondente alla variazione del costo della vita, cosi' come definito dall'ISTAT, al momento della determinazione di detto valore. L'atto di disponibilita', regolato con convenzione di cessione del diritto di superficie per una durata massima di anni sessanta, e' stabilito dall'ente proprietario non oltre sei mesi dal versamento dell'importo come sopra determinato. 6. Per le costruzioni che ricadono in aree comprese fra quelle di cui all'art. 21 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il rilascio della concessione o della autorizzazione in sanatoria e' subordinato alla acquisizione della proprieta' dell'area stessa previo versamento del prezzo, che e' determinato dall'Agenzia del territorio in rapporto al vantaggio derivante dall'incorporamento dell'area. 7. Per le opere non suscettibili di sanatoria ai sensi del presente articolo si applicano le sanzioni previste dal d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380". 44. All'articolo 27 del d.P.R, 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: "l'inizio" sono inserite le seguenti: "o l'esecuzione". 45. All'articolo 27 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: "18 aprile 1962, n. 167 e successive modificazioni e integrazioni" sono inserite le seguenti: ",nonche' in tutti i casi di difformita' dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici". 46. All'articolo 27 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Per le opere abusivamente realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi degli articoli 6 e 7 del d.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, o su beni di interesse archeologico, nonche' per le opere abusivamente realizzate su immobili soggetti a vincolo o di inedificabilita' assoluta in applicazione delle disposizioni del titolo II del d.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, il Soprintendente, su richiesta della regione, del comune o delle altre autorita' preposte alla tutela, ovvero decorso il termine di 180 giorni dall'accertamento dell'illecito, procede alla demolizione, anche avvalendosi delle modalita' operative di cui ai commi 55 e 56 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662". 47. Le sanzioni pecuniarie di cui all'articolo 44 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, sono incrementate del cento per cento. 48. All'articolo 45 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, le parole: "terzo mese" sono sostituite dalle seguenti: "trenta giorni". 49. All'articolo 46 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, comma 1, dopo le parole: "atti tra vivi" sono inserite le seguenti: ",nonche' mortis causa". 50. Agli oneri indicati ai commi 6, 9, 10, 11, 13 e 24, si provvede con quota parte delle entrate recate dal presente decreto. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. La domanda di definizione degli illeciti edilizi da presentare al comune entro il 31 marzo 2004 deve essere compilata utilizzando il modello di domanda allegato. Alla domanda deve essere allegato: a) l'attestazione del versamento del 30 per cento dell'oblazione, calcolata utilizzando la tabella 1 del modello allegato e in base a quanto indicato nella tabella A. Nel caso di oblazione di importo fisso o comunque inferiore a tali importi, l'oblazione va versata per intero. Il versamento deve comunque essere effettuato nella misura minima di euro 1.700,00, qualora l'importo complessivo sia superiore a tale cifra, ovvero per intero qualora l'importo dell'oblazione sia inferiore a tale cifra; b) l'attestazione del versamento del 30 per cento dell'anticipazione degli oneri concessori, calcolata utilizzando le tabelle 3 e 4 del modello allegato e in base a quanto indicato nella tabella B. Il versamento deve comunque essere effettuato nella misura minima di euro 500,00, qualora l'importo complessivo sia superiore a tale cifra, ovvero per intero qualora l'importo dell'anticipazione degli oneri concessori sia inferiore a tale cifra; L'importo restante dell'oblazione deve essere versato per importi uguali, entro: - seconda rata 30 giugno 2004 - terza rata 30 settembre 2004 L'importo restante dell'anticipazione degli oneri di concessione deve essere versato per importi uguali, entro: - seconda rata 30 giugno 2004 - terza rata 30 settembre 2004 L'importo definitivo degli oneri concessori dovuti deve essere versato entro il 31 dicembre 2006, secondo le indicazioni fornite dall'amministrazione comunale con apposita deliberazione. La domanda di definizione degli illeciti edilizi deve essere accompagnata dalla seguente documentazione: a) dichiarazione del richiedente resa ai sensi dell'art 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, corredata dalla documentazione fotografica, nella quale risulti la descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo; b) quando l'opera abusiva supera i 450 metri cubi una perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una certificazione redatta da un tecnico abilitato all'esercizio della professione attestante l'idoneita' statica delle opere eseguite. Qualora l'opera per la quale viene presentata istanza di sanatoria sia stata in precedenza collaudata, tale certificazione non e' necessaria se non e' oggetto di richiesta motivata da parte del sindaco, c) ulteriore documentazione eventualmente prescritta con norma regionale. La domanda di definizione degli illeciti edilizi deve essere integrata entro il 30 settembre 2004 dalla: a) denuncia in catasto dell'immobile oggetto di illecito edilizio e della documentazione relativa all'attribuzione della rendita catastale e del relativo frazionamento; b) denuncia ai fini dell'imposta comunale degli immobili di cui al D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504; c) ove dovuto, delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l'occupazione del suolo pubblico.
Quesito: condono edilizio.
Quando vi è stato il condono edilizio, ho presentato pratica percondonare 20 mq della casa dove abito attualmente (mq che l'ing. midisse che era possibile condonare).A dimenticanza dell' ing. non hopagato la 3 rata. Quest'anno mi ha chiamato dicendo che potevoconcludere la pratica del condono, ma dovevo condonare l'interaabitazione (140 mq circa) altrimenti avrei perso "l'intera pratica delcondono".Io non avendo disponibilità liquida al momento non ho volutocondonato l'intera abitazione.mi chiedo le 2 rate da € 2500.00ciascuna, non nè posso chiedere rimborso.se si a chi e come?
Quesito: decorrenza termini residenza.
Io ho edificato "ex-novo" la mia casa su di un pezzo di terra che avevo già acquistato prima di cominciare i lavori di costruzione dell'abitazione stessa.Poi, per pagare il costruttore, ho stipulato regolare contratto di mutuo con una banca.La domanda che volevo porVi è la seguente: da quando decorrono i diciotto mesi per trasferire la residenza?Vi ringrazio anticipatamente e resto in attesa.
Quesito: strumenti di lavoro.
vi chiedo delle informazioni in seguito ad un caso un pò particolare. Lavoro per una società di servizi (sapete quelle in cui mandando un sms ad una numerazione dedicata si possono scaricare giochi, sfondi, ecc..) ed un nostro collaboratore (non dipendente, nè agente o rappresentante) porta presso altre aziende una centralina bluetooth che lascia nell'aziende o nelle fiere per qualche gg. Vi chiedo: la centralina bluethoot come si può classificare?cioè è uno strumento di lavoro (al pari di un portatile o un telefonino intestato alla ditta (anche la centralina lo è) oppure è un bene che dal momento che lo si porta in giro occorre emettere un documento di trasporto in c/visione? e finchè che lo porti in un'azienda posso capire l'emissione di un DDT ma questo occorre anche nel caso che lo si porti nelle fiere?
Quesito: conferimento quota società
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il seguente quesito: I due soci di una Srl hanno effettuato un conferimento infruttifero sul conto della società in proporzione alle loro quote possedute (è stato redatto apposito verbale dove viene spiegato che la somma sarà poi restituita dalla società a discrezione dell’Organo Amministrativo ed in relazione alle disponibilità di cassa, senza che su di essa vadano a maturare interessi ); oggi si riterrebbe opportuno restituire una parte del conferimento, ma solo ad uno dei soci, che ne ha necessità. E’ possibile ciò? E’ possibile che uno dei soci di una società effettui un conferimento infruttifero sul conto della società, senza che gli altri soci facciano anche loro un conferimento?
Deducibilità erogazioni liberali.
Per la deducibilità delle erogazioni liberali è necessario che il soggetto destinatario svolga direttamente le attività meritorie, solidaristiche e sociali, dichiarate nelle comunicazioni rivolte al pubblico e rappresentate ai soggetti erogatori. Così ha precisato l’Agenzia delle Entrate.risoluzione n. 299/e del 18 ottobre 2007
Quesito: deduzione erogazioni liberali.
vorrei fare una donazione a una associazione privata senza scopo di lucro e precisamente: Lega Nazionale per La Difesa del cane - (D.P.R. 13/08/1964 N. 922 - A.P.S. n.2 Sez.F -9/01/07 - Registro Regione Lombardia) e vorrei sapere se posso dedurre l'importo dalla dichiarazione dei redditi. Grazie e saluti
Risparmio energetico: detrazione d'imposta del 55%.
Anche altri pannelli solari, in particolare quelli che presentano una certificazione EN, armonizzata a livello europeo, pur risultando esclusi dall'agevolazione consistente nella detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 55% delle spese sostenute - fino ad un valore massimo della detrazione di 60.000,00 euro - per l'installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda, rispondono ai requisiti posti dall'art. 8, D.M. 19 febbraio 2007, recante disposizioni in materia di detrazioni per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente.(Interrogazione Camera dei deputati 24/10/2007, n. 5-01649 - Commissione Finanze)
Approvati i nuovi modelli F24 e F24 Accise.
L'Agenzia delle Entrate ha approvato i nuovi modelli F24 e F24 Accise, che diventano obbligatori a partire dal 29 ottobre 2007 per gli invii telematici e dal 1° gennaio 2008 per chi utilizza il modello cartaceo.(Provvedimento Agenzia delle Entrate 23/10/2007, n. prot. 2007/160612, in corso di pubblicazione G.U.)
Finanziaria 2008: Nuovo regime fiscale per i contribuenti minimi.
Il nuovo regime fiscale per i contribuenti minimi, previsto dalla Finanziaria all'esame del Parlamento, introduce importanti e appetibili novità, ampliando e rafforzando il disegno di semplificazione avviato con le norme introdotte lo scorso anno. Sulle novità proposte si è già acceso un vivace dibattito che in alcuni casi ha cercato di sminuirne la portata, puntando a evidenziare il fatto, secondo i critici, che non vi sarebbe un significativo risparmio di imposta rispetto al precedente regime. È chiaro, per il momento, che l'analisi di seguito proposta dell'istituto (che per i contribuenti minimi costituisce il regime naturale, salva opzione per l'applicazione di quello ordinario) è di tipo preventivo, e, come tale, può fondarsi solo su pochi elementi: la ratio legis in primis e il dato normativo su cui il nuovo regime viene a incidere. Ci pare, tuttavia, che sia l'una che l'altro possano offrire delle chiavi di lettura delle disposizioni che orientano serenamente verso un giudizio di convenienza e appetibilità del nuovo regime. Semplificazione, riduzione degli adempimenti e riduzione dei relativi "costi". Convenienza del regime Prima di analizzare, distinguendo i diversi settori impositivi, i vantaggi del nuovo regime, un'osservazione preliminare può essere utile a superare, in parte, alcuni pregiudizi nei confronti dell'istituto. La stessa rubrica dell'articolo 4 ("Semplificazioni fiscali per i contribuenti minimi") ne introduce la ratio agevolativa, che consiste nell'obiettivo di ridurre, a beneficio dei contribuenti, l'entità degli adempimenti procedurali nell'ambito di un sistema, quale quello fiscale, in cui gli adempimenti di tipo "formale" sono imprescindibili al pari di quelli "sostanziali", in quanto a questi ultimi strettamente e intimamente connessi. La semplificazione e la conseguente "selezione" degli adempimenti necessari, vista dal lato del contribuente, oltre che essere finalizzate a costruire un sistema razionale, conoscibile e facilmente attuabile, porta con sé indiscussi benefici in termini economici oltre che fiscali, laddove la riduzione del numero degli adempimenti procedurali abbatte, di conseguenza, i relativi costi. A questa logica risponde, in buona sostanza, il nuovo regime, laddove dispone l'esonero dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili previsto ai fini delle imposte dirette, o nella parte in cui, escludendo la soggettività passiva dei minimi ai fini dell'Irap, ne esclude anche i relativi adempimenti. In questo senso ancora più significativo è l'esonero dagli adempimenti formali ai fini Iva; in questo settore, infatti, vengono meno tutti gli obblighi di versamento, gli obblighi di dichiarazione e comunicazione, nonché quelli di tenuta e conservazione dei registri, fatti salvi l'obbligo di numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali, l'obbligo di certificazione dei corrispettivi, nonché gli obblighi connessi ai casi in cui, come si vedrà anche in seguito, permane la soggettività Iva dei minimi (operazioni intracomunitarie e operazioni soggette al regime della cd inversione contabile). Contribuenti minimi e franchigia ai fini dell'imposta sul valore aggiunto Venendo ora all'esame dei diversi settori impositivi, il nuovo regime dei contribuenti minimi si pone quale naturale prosecuzione del regime di franchigia, di cui all'articolo 32-bis (di cui, peraltro, è prevista l'abrogazione). La norma prevede espressamente che "i contribuenti minimi non addebitano l'imposta sul valore aggiunto a titolo di rivalsa e non hanno diritto alla detrazione dell'imposta sul valore aggiunto assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti anche intracomunitari e sulle importazioni". Con ciò la norma non ha inteso privare i minimi della soggettività passiva Iva (che resta, infatti, come dice lo stesso articolo per le operazioni intracomunitarie o per le altre operazioni per le quali gli stessi risultano debitori d'imposta), ma intende escludere solo l'applicazione dell'ordinario meccanismo della rivalsa e della detrazione, tipico delle operazioni imponibili. Abbiamo già visto come la riduzione degli adempimenti procedurali nel settore si traduce in un beneficio indiretto sul contribuente, orientando, quindi, positivamente il giudizio sulla convenienza del regime. Né in senso inverso valgono le considerazioni riferite alla detrazione, ove si sostiene che per effetto del suo mancato esercizio l'imposta finisce per incidere economicamente sull'operatore(1); ciò in quanto, il mancato addebito dell'imposta al cliente può portare a decisioni autonome in ordine alla fissazione del prezzo finale del bene o della prestazione, soprattutto per i contribuenti che operano direttamente nei confronti dei consumatori finali. Il prezzo del bene al consumo, in sintesi, può restare invariato rispetto al passato, con conseguente trasformazione dell'Iva in quota del prezzo finale(2). Contribuenti minimi e imposte sui redditi Se alla luce di quanto detto nel paragrafo precedente, sono poche le novità della Finanziaria rispetto alle previsioni dell'articolo 32-bis del Dpr 633/1972, è negli altri settori impositivi che il regime dei minimi introduce importanti novità. Sul fronte delle imposte sui redditi e delle addizioni regionali e comunali, l'applicazione del regime comporta l'applicazione di un'imposta sostitutiva del 20 per cento sul reddito stesso, calcolato come differenza tra ricavi o compensi percepiti nel periodo d'imposta e spese sostenute nel medesimo esercizio, comprese le plusvalenze e le minusvalenze dei beni relativi all'impresa, all'arte o alla professione. In primo luogo, il reddito si determina applicando principio di cassa, il che costituisce un'importante novità con riferimento ai redditi d'impresa; ciò comporta, tra l'altro, un'immediata e integrale rilevanza dei costi, anche quelli inerenti i beni strumentali, circostanza che soprattutto in fase di avvio dell'attività produttiva può rappresentare un incentivo notevole per gli operatori economici. La novità più rilevante, come anticipato, resta tuttavia legata all'Iva che, divenuta indetraibile (oltre che non più addebitabile a titolo di rivalsa ai propri clienti), proprio per questo si trasforma in un costo deducibile ai fini delle imposte sui redditi (ex articolo 99 del Tuir), consentendo, in tal modo, di recuperare su un piano più generale l'effetto disincentivante che si produce sul piano più particolare dell'imposizione indiretta nell'eventualità- poco probabile- che si riducano i prezzi alla vendita. Sempre in tema di imposte sui redditi, norme di tipo agevolativo sono dettate dal comma 11 dell'articolo 4 in commento, che, ai fini della determinazione del reddito dell'ultimo esercizio ante ingresso nel regime, introduce una sorta di "franchigia" entro il cui ammontare restano assorbiti i componenti "residui" di reddito riferiti a esercizi precedenti l'ingresso nel regime, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del Tuir. La previsione è retta da una logica incentivante la permanenza nel regime; in particolare, essa prevede espressamente che "i componenti positivi e negativi di reddito riferiti ad esercizi precedenti a quello da cui ha effetto il presente regime, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del citato testo unico delle imposte sui redditi che consentono o dispongono il rinvio, partecipano per le quote residue alla formazione del reddito dell'esercizio precedente a quello di efficacia del predetto regime solo per l'importo della somma algebrica delle predette quote eccedente l'ammontare di 5.000 euro. In caso di importo non eccedente il predetto ammontare di 5.000 euro, le quote si considerano azzerate e non partecipano alla formazione del reddito del suddetto esercizio. In caso di importo negativo della somma algebrica lo stesso concorre integralmente alla formazione del predetto reddito". Come risulta anche dall'esemplificazione numerica recata nella relazione ministeriale di accompagnamento al Ddl, la determinazione della franchigia di 5mila euro vale ad "assorbire" parte delle (eventuali) quote residue risultanti dalla somme algebrica di componenti positivi e negativi, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata conformemente alle previsioni di legge; in altre parole partecipano alla formazione del reddito ante ingresso nel regime le somme eccedenti l'ammontare della franchigia (ove la somma algebrica dei componenti sia di segno positivo), mentre la partecipazione alla formazione del reddito è integrale se la somma algebrica è di segno negativo. Resta invariata rispetto alle regole generali la disciplina delle perdite fiscali, generatesi sia nei periodi d'imposta anteriori al regime, sia quelle formatesi nel corso del predetto regime. Contribuenti minimi ed esclusione dalla soggettività passiva Irap Si è già detto, parlando della semplificazione e della ratio agevolativa sotto il profilo degli obblighi formali, come nel campo dell'Irap l'applicazione del regime in commento comporti un azzeramento totale dei costi connessi al tributo. Ciò è legato, sotto il profilo sostanziale, all'esclusione della soggettività passiva Irap dei contribuenti minimi, pensata in funzione delle caratteristiche che li contraddistinguono al fine dell'ingresso e della permanenza nel regime in commento (soprattutto avendo riguardo all'ammontare ridotto dei ricavi o compensi, all'assenza di personale dipendente o collaboratori ed all'assenza o esiguità dei beni strumentali acquistati nel triennio precedente). I riflessi del regime sull'accertamento: l'esclusione dagli studi di settore e i poteri dell'Amministrazione Un'ultima notazione riguarda l'esclusione espressa dei minimi dall'applicazione degli studi di settore che comporta un innegabile vantaggio, sotto il profilo della riduzione dei costi, anche di tipo collaborativo, e degli adempimenti connessi all'applicazione degli studi di settore. L'esclusione, in particolare, ha destato qualche perplessità in ordine alla compatibilità del nuovo regime con gli obiettivi di lotta all'evasione e potenziamento dell'attività accertatrice dell'Amministrazione che connotano gli ultimi provvedimenti normativi in materia. È stato evidenziato in vari articoli di stampa che la riduzione degli adempimenti contabili e di alcuni obblighi dichiarativi e comunicativi (quale, ad esempio, la trasmissione degli elenchi clienti e fornitori) e l'esclusione dal campo applicativo degli studi di settore costituiscono fattori che incidono negativamente sul potere di controllo dell'Amministrazione, generando così un alto rischio di abuso del regime in esame. L'affermazione è vera solo in parte, perché l'applicazione del nuovo regime non indebolisce il controllo, ma lo orienta e lo fonda su basi diverse; non v'è dubbio, infatti, che l'Amministrazione disponga di altri strumenti che consentono un controllo sulla sussistenza dei requisiti per l'accesso e per la permanenza nel regime nonché sulla corretta applicazione del regime impositivo in esame. Anzi, proprio ai fini della repressione di possibili abusi del contribuente, sono state previste sanzioni per i casi di infedele dichiarazione dei dati attestanti i requisiti e le condizioni richieste dalla legge. Il controllo, infatti, e la correlata attività sanzionatoria restano sempre possibili e, anzi, doverose, soprattutto in considerazione dell'appetibilità del regime. Nella sua ordinaria attività di selezione e controllo, l'Amministrazione, in particolare, potrà controllare la sussistenza delle condizioni necessarie per l'applicazione del regime. A tal fine, elementi utili possono derivare, solo a titolo d'esempio, dalle fatture d'acquisto (di cui resta obbligatoria la numerazione e la conservazione), dalla certificazione dei corrispettivi, dai documenti emessi e ricevuti di cui è obbligatoria la conservazione ai fini delle imposte sui redditi o, ancora, da quanto emerge dall'incrocio dei dati, come quelli desumibili dagli elenchi clienti e fornitori inviati dai fornitori stessi dei contribuenti minimi. NOTE: 1) Se questo effetto è indiscutibile, il suo peso va calibrato alla luce della diversa incidenza che l'Iva non più detraibile acquista sul piano delle imposte sui redditi, ove diventa un costo deducibile (si veda anche il paragrafo dedicato alle imposte sui redditi). 2) Sotto un profilo strettamente fiscale, ove il prezzo del bene, come è verosimile, resta invariato, l'imposta si trasforma in ricavo tassabile e concorre alla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi; nell'ipotesi in cui il prezzo globale della vendita si riduce, si riduce anche la base imponibile, rispetto a quella del regime ordinario, perché su di essa cresce l'incidenza dell'Iva indetraibile quale costo deducibile. Fonte: Agenzia Entrate |
Reverse charge nel franchising: Risoluzione n. 303/E del 25 ottobre 2007.
Se le prestazioni poste in essere dal franchisee sono riconducibili fra quelle espressamente elencate alla categoria "costruzioni" della tabella Atecofin, si renderà applicabile il meccanismo dell'inversione contabile (reverse charge). Ricorrendo tale obbligo, il franchisee sarà tenuto a fatturare al franchisor l'importo totale della prestazione senza, cioè, alcuna riduzione a titolo di royalties e senza alcun addebito dell'Iva. Il franchisor, dal canto suo, fatturerà al franchisee il 5% dell'importo di ciascuna prestazione a titolo diroyalties, con l'applicazione dell'aliquota Iva fissata in misura ordinaria. Questa è la conclusione dell'agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 303/E del 25 ottobre, in risposta all’'istanza di interpello presentata da una società che svolge l'attività - normalmente svolta attraverso contratti di subappalto - di posa in opera e assemblaggio di materiali edilizi e di esecuzione di lavori specialistici utilizzando il codice Atecofin 45.25.0 altri lavori speciali di costruzione. Nell’istanza presentata, la società ha indicato di avere un rapporto con alcune ditte dotate di una struttura operativa assolutamente autonoma e di un elevato grado di specializzazione secondo un rapporto privilegiato di collaborazione reciproca, affidando ad esse l'esecuzione materiale di singoli lavori specialistici (rivestimento in faccia a vista, tecniche di applicazione in opera), mettendo loro a disposizione conoscenze tecniche e fornendo loro la necessaria assistenza tecnica in cantiere nelle varie fasi dell'assemblaggio e dell'esecuzione dei lavori. I reciproci rapporti sono stati formalizzati in contratti denominati 'franchising di servizi', nel rispetto di quanto stabilito e regolamentato dalla legge 129 del 6 maggio 2004. L'interpellante ha dunque chiesto all’Agenzia delle Entrate se il meccanismo del reverse charge è applicabile alle prestazioni di servizi rese nel settore edile, oltre che attraverso contratti di subappalto, anche a quelle effettuate nell'ambito dei contratti di franchising di servizi. L'agenzia delle Entrate ha chiarito che "il contratto di affiliazione commerciale esaurisce la propria funzione nella regolamentazione dei rapporti interni dei partners...L'obbligo di eseguire opere edili non deriva dal rapporto di franchising, bensì è conseguenza dell'assunzione, da parte del franchisee, di una diversa pattuizione contrattuale, la quale mantiene la sua autonomia anche se stipulata a latere del contratto di franchising. In sostanza, l'obbligo assunto dal franchisee nei confronti del franchisor, consistente nella realizzazione di un'opera o di un servizio con responsabilità di risultato, è riconducibile allo schema dell'appalto ovvero del subappalto nell'ipotesi in cui il committente sia, a sua volta, appaltatore. Richiamando l’attenzione sulle circolari n. 37/E del 29 dicembre 2006 e n. 11/E del 16 febbraio 2007, l’Amministrazione ha infine ribadito che il reverse charge in edilizia si applica alle prestazioni di servizi rese da un soggetto subappaltatore, che opera nel settore edile, nei confronti di un altro soggetto Iva, operante anch'esso nel settore edile, che agisce a sua volta, quale appaltatore o subappaltatore, ricordando che un soggetto deve ritenersi operante nel settore edile quando le prestazioni da esso rese sono riconducibili alle categorie di attività elencate nella Sezione F (costruzioni) della tabella di classificazione delle attività economiche Atecofin 2004. Fonte: Agenzia Entrate |
Agevolazioni fiscali sui trattamenti pensionistici: Risoluzione n. 304/E del 25 ottobre 2007.
I benefici fiscali ai fini pensionistici, previsti da una disposizione normativa in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, sono applicabili anche al Tfs (trattamento di fine servizio), ma l’esenzione dall’Irpef solo per la quota parte su cui opera il beneficio. Questo il parere fornito dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 304/E del 25 ottobre a un’istanza di interpello concernente la corretta interpretazione dell’articolo 8, comma 2, della legge n. 206/ 2004, che introduce dei benefici previdenziali a favore di alcune categorie di invalidi. L’istante chiedeva di conoscere se i benefici si potessero estendere al Tfs e, in caso affermativo, se l’esenzione Irpef riguardasse l’intera prestazione ovvero solo la quota parte relativa all’agevolazione. Sulla base della soluzione prospettata dallo stesso, il beneficio può trovare applicazione esclusivamente sul trattamento pensionistico. L’Agenzia osserva, in via preliminare, che l’articolo 3 della predetta legge definisce nel primo comma l’entità del beneficio che consiste nell’aumento figurativo di dieci anni di versamenti contributivi, e nel secondo sancisce che l’esenzione dall’Irpef compete sull’intera pensione. Successivamente, richiama la direttiva del presidente del Consiglio del 27 luglio 2007, dove viene precisato, in primo luogo, che le agevolazioni fiscali per le vittime del terrorismo e delle stragi sono applicabili anche al Tfr e alle indennità equipollenti, e inoltre che l’esenzione dall’Irpef si riferisce solo alla quota parte erogata in attuazione del beneficio. Con il chiarimento fornito dalla direttiva, l’Agenzia conclude che per via analogica il beneficio si può applicare anche alla liquidazione del Tfs e che l’esenzione dall’imposta compete solo per la quota erogata, e non per l’intera somma liquidata. Fonte: Agenzia Entrate |
INPS: Cartelle esattoriali per le irregolarità Inps 2004.
Il Fisco ha inviato delle comunicazioni di irregolarità riguardanti le quote eccedenti il minimale di reddito Inps ai lavoratori autonomi che non si trovavano in regola con i contributi 2004; per coloro (artigiani, commercianti e liberi professionisti) che non hanno provveduto a rispondere, si attendono delle cartelle esattoriali. Si è già provveduto a sottoscrivere i ruoli e trasmetterli a Equitalia, la quale provvederà a formare e notificare le cartelle.
IVA: Termini per l'emendabilità della dichiarazione.
Il termine ragionevole per l'emendabilità della dichiarazione IVA da parte del contribuente deve essere individuato in quello quadriennale stabilito per la rettifica dell'Ufficio (art. 57, D.P.R. n. 633/1972).(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 19/10/2007, n. 21944)
Riconoscimento servizio civile volontario.
Il periodo di servizio civile può essere riconosciuto valido - ai fini del trattamento previdenziale del settore pubblico e privato – nei limiti e con le modalità con le quali la legge riconosce il servizio militare obbligatorio. Il riconoscimento è effettuato con modalità diverse in relazione alla collocazione temporale del servizio prestato. Per i periodi di servizio successivi al 1° gennaio 2006, l’obbligo dei versamenti contributivi è a totale carico del Fondo Nazionale per il Servizio Civile, per cui il riconoscimento avviene con la costituzione di una posizione assicurativa (legge 322/1958). Per i periodi precedenti, invece, il servizio civile è accreditato come contribuzione figurativa, nei limiti e con le modalità previste per il servizio di leva.
INPS. Procedura per la stabilizzazione dei rapporti di collaborazione.
È stata realizzata una procedura telematica per la trasmissione, da parte dei datori di lavoro, dei dati relativi alla stabilizzazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto. Come è noto, la legge finanziaria 2007 prevede per i datori di lavoro la possibilità, tramite la predetta stabilizzazione, di trasformare i rapporti di collaborazione in rapporti di lavoro subordinato, di durata non inferiore a due anni, qualora siano rispettate determinate condizioni (vedi circolare 78/2007). La procedura, che consente anche di calcolare la codeline necessaria per il versamento delle relative rate, si può richiamare dalla sezione Servizi online – Servizi per Aziende e consulenti, alla voce “Stabilizzazione lavoratori parasubordinati”.
Decreto 9 ottobre 2007 del ministro dello Sviluppo economico.
Con decreto del ministro dello Sviluppo economico del 9 ottobre 2007 è stato disciplinato il nuovo metodo di versamento della quota 3 per cento degli utili, da parte di cooperative e loro consorzi non aderenti ad alcuna delle associazioni nazionali di assistenza e tutela del movimento cooperativo. Il pagamento del contributo (istituito ai sensi della legge 59/1992, a carico delle cooperative e dei loro consorzi, destinato al finanziamento di iniziative di promozione e di sviluppo della cooperazione) deve essere effettuato esclusivamente tramite il modello F24. Le basi per l'introduzione del nuovo servizio di riscossione del contributo, alle scadenze previste dai decreti ministeriali dell'11 ottobre 2004 e del 1° dicembre 2004, sono state poste sulla base di una convenzione tra l'agenzia delle Entrate e il ministero dello Sviluppo economico, stipulata il 22 maggio scorso. Il codice tributo utilizzabile per l'adempimento in parola è il "3012", denominato "quota del 3% degli utili di esercizio ed interessi-art. 11, comma 4 e 6 legge 59/1992" da inserire nella sezione Erario. I termini di versamento Ai fini del versamento del contributo del 3 per cento, il provvedimento richiama altri due decreti, nei quali è specificata la tempistica e le ormai "vecchie" modalità di contribuzione. Il primo, in ordine di emanazione, è il Dm dell'ottobre 2004, con il quale si stabilisce che per le cooperative e loro consorzi aventi esercizio coincidente con l'anno solare, il relativo contributo deve essere versato entro il 30 ottobre dell'anno in cui è stato approvato il bilancio. Il secondo è il decreto dell'1° dicembre 2004, in base al quale per le cooperative e i loro consorzi che hanno un esercizio sociale a cavallo dell'anno solare, il versamento del contributo va effettuato entro 90 giorni dall'approvazione del bilancio. In sintesi, attualmente è previsto un termine "mobile" di versamento n+90 (n = data di approvazione del bilancio) per i soggetti con esercizio non coincidente con il periodo 1/1-31/12, e un termine "fisso", 30 ottobre, per tutti gli altri. Le nuove modalità di versamento In fase di scadenza del versamento del contributo cooperativistico, vengono abbandonate le precedenti modalità basate su procedure "arcaiche"; si sostituisce, infatti, la vecchia tecnica di versamento tramite bollettino postale con un versamento direttamente all'Erario con F24. La scelta "vincente" della delega di pagamento fornisce un duplice vantaggio per gli enti cooperatori; da un lato si utilizza un sistema già in uso per il pagamento di tutte le imposte e contributi, dall'altro lato, si possono sfruttare i vantaggi del modello F24, che permette di regolare le posizioni debitorie e creditorie tra contribuenti, in questo caso cooperative e consorzi, e l'Erario. Per le disposizioni contenute nell'articolo 37 del decreto legge 223/2006, i soggetti titolari di partita Iva devono effettuare telematicamente i versamenti tramite F24, con una delle seguenti modalità: direttamente con il servizio Entratel o Fisconline appoggiandosi ai servizi di home banking e remote banking (Cbi) per il tramite di intermediari abilitati a Entratel. I vantaggi del nuovo sistema Accanto all'utilizzo di un nuovo sistema più veloce, si possono considerare gli aspetti di "dinamicità" offerti dagli articoli 17 e 25 del Dlgs n. 241 del 1997. Come detto, si tratta della possibilità data agli utilizzatori del modello F24 di poter compensare imposte e contributi, anche di diversa natura, in merito a posizioni creditorie e debitorie riferiti allo stesso soggetto. In pratica, gli enti cooperativistici che si accingono a pagare il contributo del 3 per cento, attraverso il sistema della compensazione, hanno modo di sfruttare la delega di pagamento per appianare situazioni creditorie nei confronti dell'Erario. Tuttavia, in considerazione del fatto che il contributo va calcolato sull'importo degli utili di esercizio di cooperative e loro consorzi, di fatto società di capitali, e presupponendo con ciò che l'entità del contributo possa raggiungere un ammontare cospicuo, all'atto del pagamento si deve tenere in considerazione del limite di compensazione "orizzontale", ossia tra imposte e contributi diversi, e degli obblighi di informazione introdotti con la Finanziaria 2007. Il limite massimo compensabile orizzontalmente è stabilito in 516.456.90 euro. |
Corte di cassazione, sentenza n. 20716 del 3 ottobre 2007.
La controversia è relativa al diniego opposto dall'ufficio al rimborso Iva richiesto da una Srl. Il ricorso della società non trovava accoglimento e anche il suo appello era rigettato dalla Commissione tributaria regionale, in considerazione che l'attività svolta dalla società non poteva configurarsi come attività imprenditoriale, non solo in quanto era priva del carattere della sistematicità e dell'abitualità, ma anche perché le operazioni attive riguardavano esclusivamente "contratti di locazione stipulati con società caratterizzate da identica base personale, visto che i relativi soci erano anche soci della società locatrice". Le ragioni alla base del provvedimento dei giudici di legittimità meritano un preventivo, seppur breve, esame della normativa di riferimento. L'articolo 4 del Dpr 633/1972, primo comma, prevede che: "per esercizio d'impresa s'intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali o agricole di cui agli artt. 2135 e 2195 del codice civile, anche se non organizzate in forma d'impresa, nonché l'esercizio di attività, organizzate in forma d'impresa, dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell'art. 2195 del codice civile". In base alla giurisprudenza costante della Corte di giustizia comunitaria (sentenze 20 giugno 1991, causa C - 60/90, 22 giugno 1993, causa C - 333/1991, 20 giugno 1996, causa C - 155/1994), per attività economica organizzata "deve intendersi un'attività che può essere esercitata da un'impresa privata in un mercato, organizzata in modo professionale e generalmente caratterizzata dall'intento di generare profitti". L'attività economica è, dunque, individuata attraverso un doppio criterio: quello funzionale relativo all'attività e quello strutturale relativo all'organizzazione. Deve, inoltre, essere svolta per "professione abituale". A tal proposito, in ordine al concetto di "abitualità e professionalità", la risoluzione ministeriale n. 550326 del 29/11/1988, ha precisato che la "professione abituale" ricorre ove un soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al raggiungimento di uno scopo, con esclusione, quindi, delle ipotesi di atti economici posti in essere in via meramente occasionale; tuttavia, l'esercizio abituale di un'attività economica può derivare anche da un solo affare, purché comporti una complessa struttura organizzata, oppure una rilevante entità economica. In buona sostanza, l'abitualità, sistematicità e continuità (dell'attività economica, pur se non svolta in via esclusiva), sono indice della professionalità necessaria per l'acquisto della qualità di imprenditore e requisiti necessari per qualificare l'esercizio delle attività commerciali o agricole. Tanto premesso, i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, affermando sostanzialmente che sia la riscontrata identità della compagine sociale della società locatrice e di quella locataria, sia l'esiguo numero dei contratti di locazione posti in essere (nella specie, erano stati stipulati solo due contratti) facevano presumere che si trattasse di una società di comodo. Si ricorda brevemente, per quanto d'interesse in questa sede, che le "società di comodo" rappresentano uno dei tipici strumenti utilizzati da coloro che intendono "mettere al sicuro" i propri immobili, attribuendone la formale titolarità giuridica a società, perciò definite di "comodo", costituite a scopi "commerciali" (acquisto, vendita, gestione, costruzione e ristrutturazione di immobili), ma che poi, in concreto, non effettuano alcuna attività di natura imprenditoriale, limitandosi alla mera amministrazione dei beni sociali. Tale fenomeno delle "società senza impresa" è, nella pratica, molto diffuso; si pensi, ad esempio, al caso di società immobiliari il cui patrimonio sia costituito da una villa utilizzata per le vacanze dagli stessi soci o dai loro familiari (magari a titolo di comodato) o, più in generale, alle ipotesi di intestazione di beni immobili di nuclei familiari a società di capitali i cui soci sono gli stessi membri della famiglia. Per la Cassazione, dunque, l'attività svolta dalla società contribuente era da considerarsi non commerciale in quanto non svolta in modo continuativo e stabile, ma tipicamente finalizzata a consentire un mero godimento di beni e servizi da parte dei diretti e indiretti titolari. Più specificatamente, a giudizio della Corte, la circostanza secondo cui i soci non si limitavano a partecipare allo svolgimento dell'attività sociale, ma assumevano anche il ruolo di destinatari di beni e di servizi alla cui offerta era finalizzato l'esercizio della medesima attività sociale, unitamente alla mancanza dei caratteri di sistematicità, abitualità e professionalità, faceva ritenere che l'attività di locazione in questione non potesse configurarsi come un'attività imprenditoriale. Di conseguenza, la mancanza dei requisiti di imprenditorialità previsti dal sopra menzionato articolo 4 del Dpr 633/1972 ("secondo cui devono, invece, ritenersi rilevanti solo le cessioni di beni e le prestazioni di servizi eseguite nell'esercizio di attività commerciali continuative e stabili e non quelle esaurentesi in isolati atti di produzione o commercio"), comportando l'estraneità della società dal campo di applicazione dell'Iva, legittimava il diniego opposto dall'ufficio al rimborso (cfr Cassazione, sentenza 13999/2003, 10430/2001, 3406/1996). Peraltro, l'omessa contestazione, da parte della società ricorrente, delle risultanze documentali e la mancata indicazione di decisivi elementi idonei a giustificare una diversa valutazione delle prove e dei fatti, confermava maggiormente l'ipotesi che si trattasse di una "società di comodo". Da ultimo, i giudici hanno giustamente osservato che l'accertamento in ordine alla riconducibilità della cessione di un bene a un'attività di commercio, posta in essere nell'esercizio abituale e professionale di un'impresa, dovendo essere valutato in relazione alle concrete modalità e al contenuto oggettivo e soggettivo dell'atto, costituisce apprezzamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità, quando sia stato congruamente motivato. Fonte: Agenzia Entrate |
Ricerche catastali: Agenzia del Territorio, risoluzione n. 2/2007.
I soggetti che svolgono ispezioni ipotecarie nella banca dati dell'agenzia del Territorio, per poi riutilizzare commercialmente le informazioni acquisite, devono sempre versare, oltre i tributi previsti, la maggiorazione del 20%, anche nel caso di accessi finalizzati al solo aggiornamento dei propri archivi. Questa la precisazione contenuta nella risoluzione n. 2/2007, emanata in risposta a un'istanza di interpello presentata da alcune società operanti nel settore delle ricerche ipotecarie e catastali. Le aziende istanti, che offrono ai propri clienti servizi di documentazione presso gli archivi degli uffici provinciali del Territorio, ritengono di dover pagare la maggiorazione solo nel caso del primo accesso e non per le successive interrogazioni (ad esempio quando si ispeziona lo stesso nominativo a distanza di tempo per verificare un eventuale cambiamento della situazione), e di dover corrispondere, in questo caso, solo i tributi dovuti per l'ispezione. A sostegno della propria tesi, l'interpellante si richiama esplicitamente alla norma che disciplina l'argomento: "… per l'acquisizione originaria dei dati e delle informazioni ipotecarie da parte dei riutilizzatori commerciali autorizzati, il pagamento dei tributi previsti maggiorati nella misura del venti per cento" (articolo 1, comma 386 della legge 296/2006). In particolare, l'interpellante si sofferma sulla locuzione "acquisizione originaria", attribuendo all'aggettivo una connotazione temporale: "originario", infatti, viene inteso come primo accesso. Il Territorio, invece, risponde che l'aggettivo in questione è da intendersi come relativo alla "fonte di origine", ovvero alla banca dati dell'Agenzia, indipendentemente dal fatto che l'acquisizione sia un primo accesso o un successivo aggiornamento del dato. Nel caso in cui l'ispezione eseguita per aggiornare le informazioni non rilevi nessun cambiamento, il nuovo dato acquisito va comunque considerato come diverso e autonomo dal precedente, e quindi, con una propria rilevanza fiscale. Di conseguenza, anche in questo caso, occorre versare il corrispettivo dovuto, maggiorato del venti per cento. Fonte: Agenzia Entrate |
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References: art. 32
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 sentenza 
 articolo 39
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 articolo 99
 sentenza 
 articolo 4
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