Source: https://www.robadadonne.it/202323/divorzio-in-italia-donna-diritto/
Timestamp: 2020-07-07 12:36:08+00:00

Document:
Divorzio in Italia: come funziona e il ruolo della donna - Roba da Donne
Stai leggendo: Divorzio in Italia, il ruolo della donna e il diritto di scegliere chi amare
Oggi in Italia è possibile divorziare, o meglio, sciogliere il matrimonio. Ma questo non è sempre stato possibile, e sono serviti movimenti e sforzi politici, anche delle donne, per portare il nostro Paese a raggiungere questo obiettivo.
Storia del divorzio in italiaCome si fa?Requisiti e limitiDivorzio e separazioneIl divorzio breveI costi
Se fino al secolo scorso era impensabile in Italia e non solo porre fine a un’unione considerata sacra e indissolubile come quella del matrimonio, oggi il divorzio è una realtà. Nel nostro Paese il percorso che ha portato a ufficializzare il divorzio per legge non è sempre stato semplice, ostacolato dalla Chiesa e da chi non voleva concedere questa scelta a uomini e donne.
Vediamo allora la storia del divorzio in Italia e tutto ciò che c’è da sapere su come funziona.
In Italia il divorzio è stato reso possibile con la legge n.898 del 1° dicembre 1970 sulla “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio“. Non è usata quindi la parola divorzio, che è entrata nell’uso comune più tardi, ma scioglimento. La legge porta il nome Fortuna/Basilini, approvata da Partito Radicale, Partito socialista Italiano, Partito Comunista Italiano e Partito Liberale Italiano. Un obiettivo fortemente voluto, ma che ha avuto fin da subito ostacoli, e ancora oggi non è privo di critiche e convinzioni contrarie.
Il tema del divorzio arrivò in Italia già nel 1800 con il Codice di Napoleone. Ma fu solo nel 1902 che il governo Zanardelli propose una legge che riguardava la possibilità di scioglimento del matrimonio, tuttavia non approvata. Si dovette attendere quindi il deputato socialista Loris Fontana che nel 1965 presentò alla Camera un progetto di Legge per il Divorzio. Iniziarono così le prime manifestazioni di piazza di quella che fu chiamata Lega italiana per l’istituzione del divorzio (LID) e altri partiti a favore.
Rimaneva contraria al divorzio solamente la parte dell’Italia rappresentata dalla Democrazia Cristiana (DC), più schierata verso la Chiesa Cattolica. Fu proprio la DC che il 12 maggio del 1974 i cittadini furono chiamati a votare il Referendum sul Divorzio a cui partecipò l’87,7% degli aventi diritto al voto. Il risultato vide il 60% dei NO, così il divorzio è rimasto da allora in vigore. Dopo il 1974 non fu più rivista la legge fino al 2012, quando iniziarono i discorsi che portarono alla legge sul divorzio breve.
Il divorzio fu un obiettivo importante, che dava ai cittadini italiani la possibilità di decidere quando un amore finisce e il diritto di scegliere chi amare. Questo non soltanto per le coppie eterosessuali nelle quali i sentimenti e i fondamenti del matrimonio vengono a mancare, ma anche e soprattutto quando uno dei coniugi è omosessuale o cambia sesso.
Il senso della legge 898/1970 è ben spiegato nelle parole in Sul divorzio, Discorsi parlamentari, 25 novembre 1969 di Nilde Iotti, prima donna a ricoprire la presidenza della Camera
per quanto siano forti i sentimenti che uniscono un uomo e una donna – in ogni tempo, ma soprattutto, direi, nel mondo di oggi – essi possono anche mutare; e quando non esistono più i sentimenti, non esiste neppure più, per le ragioni prima illustrate, il fondamento morale su cui si basa la vita familiare. Abbiamo dunque bisogno di ammettere la possibilità della separazione e dello scioglimento del matrimonio.
La legge sul divorzio in Italia avvenne in un contesto storico e sociale di grande rivoluzione, rappresentata in particolare dagli eventi del ’68. Nacquero diversi movimenti collettivi dei giovani, ma soprattutto vide la nascita il femminismo, le ragazze del ’68. Era inevitabile che le donne dessero un grande contributo per far diventare il divorzio realtà in Italia.
Il pensiero nato in questi anni da parte delle donne non era più volto a cercare l’uguaglianza con l’uomo, ma a portare alla luce le differenze. Se nell’aspetto politico le donne sembravano aver raggiunto traguardi di parità, nella sfera privata ancora i ruoli erano diversi. La donna era relegata in un’idea di famiglia che ormai le stava stretta e non rappresentava più i cambiamenti della società.
Per questo le donne creano modi per riunirsi tra di loro, per discutere di argomenti più privati, diversi da quelli che portavano avanti le discussioni politiche. Ma che tuttavia diedero sempre più consapevolezza alle donne di cosa si poteva fare anche dal punto di vista politico. Si trattava di temi come il corpo e la sessualità, che voleva essere libera dalla concezione che ne aveva l’uomo, o di mero oggetto dei desideri maschili. L’isolamento nel quale la famiglia di allora relegava le donne in casa, diventa luogo per incontrarsi e far nascere nuove idee.
Il divorzio fu una scelta inevitabile per la maggior parte delle donne, che videro in questa legge la possibilità di un’emancipazione come persone singole, di scegliere di non sposarsi. Oltre che una via d’uscita legalmente riconosciuta da situazioni di abuso, maltrattamento e violenza. Dopo il referendum del 1974, nel 1975 venne riconosciuta per legge la parità di uomo e donna all’interno del matrimonio.
Divorzio in Italia: come si fa?
Il divorzio rappresenta l’atto di scioglimento del matrimonio civile, oppure della fine degli effetti civili del matrimonio concordatario celebrato in chiesa. Secondo la Chiesa il divorzio non ha validità. Il divorzio in Italia può avvenire in diversi modi, ognuno dei quali prevede una determinata procedura. In tutti questi casi comunque, le condizioni da valutare riguardano il mantenimento dei figli, la casa coniugale, eventuali alimenti o assegni divorzili, se uno dei due coniugi non ha un reddito.
Si parla di divorzio congiunto, o consensuale, quando i coniugi decidono in accordo riguardo le condizioni di divorzio. Il procedimento è quindi abbastanza veloce: i coniugi depositano il ricorso per divorzio congiunto in Tribunale, assistiti dagli avvocati che possono essere uno per ogni persona, o uno solo per entrambi. Questo documento contiene già l’accordo per il divorzio.
A questo punto il Tribunale decide la data dell’udienza per la comparizione dei coniugi davanti al presidente del Tribunale affinché confermino la volontà di procedere con il divorzio secondo i termini presentati nell’accordo depositato. Questo è successivamente trasmesso al Pubblico Ministero che rilascia il nulla osta per l’avvio ufficiale del divorzio.
Affinché la sentenza di divorzio sia considerata definitiva, deve passare in giudicato, ovvero devono essere trascorsi almeno 6 mesi dalla pubblicazione della sentenza oppure 30 giorni dalla notifica. A questo punto il Cancelliere la comunica all’Ufficiale di Stato Civile del Comune in cui è registrato l’atto di matrimonio.
Quando invece i coniugi non riescono a trovare un accordo, si parla di divorzio contenzioso nel quale uno dei due si rivolge al Tribunale per richiedere il divorzio con le sue condizioni, e prende il nome di ricorrente. L’altro coniuge, il resistente, può accettare o opporsi alle richieste e presentare controproposte. La fase iniziale, definita sommaria, si svolge con l’udienza davanti al Presidente del Tribunale per la conferma delle intenzioni, che nomina un Giudice istruttore per il proseguimento del processo.
Inizia così la fase istruttoria, quella più complessa e lunga, nella quale si susseguono una serie di udienze. Sulla base delle informazioni rilevate da documenti e testimonianze, si esaminano le richieste degli avvocati e il Giudice istruttore valuta la situazione dei coniugi e fissa le condizioni di divorzio che possono confermare o modificare quelle inizialmente presentate. Le fasi si concludono con una sentenza di divorzio che passa in giudicato, e diventa quindi definitiva, se i coniugi non propongono l’appello. I passaggi successivi e le tempistiche ricalcano quelli del divorzio congiunto.
Con il Decreto di Legge n. 132/2014 è stata introdotta la possibilità di ricorrere a negoziazione assistita, in modo da abbreviare i tempi per ottenere la sentenza di divorzio. La procedura consente di effettuare un divorzio senza la necessità di presentarsi in Tribunale, attraverso la negoziazione con avvocati. In questo caso l’accordo di divorzio, che prende il nome di Convenzione di negoziazione assistita, è redatto in forma scritta, con l’assistenza dei rispettivi avvocati dei coniugi.
Gli avvocati quindi, in questa particolare procedura, assumono il ruolo di pubblico ufficiale, che dà validità all’accordo. La Convenzione viene mandata direttamente al Pubblico Ministero della Procura, a cui spetta il compito di controllare l’accordo e rilasciare il nulla osta. Viene trasmessa la sentenza all’Ufficiale di stato civile del Comune dove si è svolto il matrimonio per dichiarare avvenuto il divorzio. Il divorzio con negoziazione assistita può essere richiesto sia quando si tratta di un divorzio congiunto, sia di un di divorzio contenzioso.
In tal caso l’avvocato deve invitare il coniuge che non ha presentato la richiesta a partecipare alla negoziazione. Inoltre, nel caso in cui i coniugi abbiano figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti economicamente o perché con disabilità, se si ottiene l’accordo, gli avvocati lo mandano al Pubblico Ministero entro 10 giorni dalla redazione, che deciderà se autorizzare o meno il divorzio valutando l’interesse dei figli. In caso contrario si fissa un’udienza di comparizione.
Il divorzio in Comune consiste nel presentare la richiesta presentandosi direttamente di fronte all’Ufficiale di stato civile dove è registrato l’atto del matrimonio. Possono effettuare questa procedura solamente le coppie che non hanno figli, o che hanno figli maggiorenni autosufficienti. Per richiedere il divorzio sono disponibili i documenti e i moduli necessari in Comune. L’accordo deve contenere le condizioni di divorzio, ma non di natura patrimoniale.
Divorzio in Italia: requisiti e limiti
Il divorzio è possibile quando si presentano determinate cause, indicate in modo completo nell’art. 3 della legge 898/1970. È possibile richiedere il divorzio quando:
sono trascorsi almeno un anno di separazione giudiziale e almeno 6 mesi di separazione consensuale;
uno dei coniugi ha commesso reati gravi verso terzi o è stato condannato per particolari delitti di omicidio volontario o tentato di un figlio, tentato omicidio del coniuge, lesioni aggravate e maltrattamenti, e in generale qualsiasi delitto che vada contro la libertà sessuale;
uno dei coniugi è cittadino straniero e ha contratto un altro matrimonio fuori dall’Italia, oppure ha già ottenuto l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio all’estero;
è avvenuto e dichiarato giudizialmente il cambio di sesso di uno dei coniugi.
Il divorzio e la separazione sono due procedimenti assolutamente distinti tra di loro, seppur collegati. In particolare, per poter effettuare il divorzio, è necessario essere separati. La separazione consiste nell’allontanamento dei due coniugi, nella maggior parte dei casi non smettendo anche di condividere la casa, salvo quando si parla di separazione in casa. La separazione legale consiste nel sospendere solo in maniera temporanea gli obblighi matrimoniali per vivere separatamente in attesa o di una riconciliazione o del divorzio definitivo.
Oggi esiste anche la possibilità di effettuare una separazione di fatto, che per ora non consente di richiedere il divorzio direttamente Dopo un certo periodo di separazione di tipo legale, si può iniziare la pratica di divorzio se non avviene riconciliazione. Devono passare almeno 6 mesi dalla separazione consensuale, e un anno da quella giudiziale, richiesta da uno dei due in mancanza di consenso dall’altra parte.
Questo periodo è valido da pochissimo tempo in Italia, prima era di 3 anni, grazie all’introduzione del divorzio breve con la legge n. 55 del 6 maggio 2015. Si tratta della più recente modifica alla legge del 1970, che ha inciso sulle tempistiche del divorzio. Il divorzio breve è entrato in vigore il 26 maggio 2015. Prevede che trascorrano 6 o 12 mesi, a seconda del tipo di separazione, a partire dalla prima udienza, ossia da quando i coniugi compaiono davanti al presidente del Tribunale.
Il divorzio breve, così come la separazione breve, si può richiedere attraverso l’accordo di negoziazione assistita di un avvocato. Per richiedere il divorzio breve bisogna presentare, insieme alla domanda:
l’estratto di matrimonio rilasciato dal Comune;
lo stato di famiglia di entrambi per uso divorzio.
Infine è necessaria la copia conforme della sentenza di separazione, per quella giudiziale anche il Contributo Unificato 2017.
I costi del divorzio in Italia
Il divorzio può risultare una pratica particolarmente costosa, ma molto dipende dal tipo di divorzio. Il divorzio consensuale è meno oneroso, poiché il costo consiste unicamente dalla parcella dell’avvocato, che può anche essere uno solo per entrambi i coniugi. I costi delle parcelle variano dai 1.000 ai 4.000 € e dipendono dalla complessità dell’accordo e dall’esperienza dell’avvocato.
Da aggiungere è solo il Contributo Unificato di 43 € o, se il divorzio avviene in Comune, solamente una marca da bollo da 16 €. Il divorzio contenzioso è invece più lungo e complicato. Si tratta di un vero e proprio processo organizzato in udienze pertanto i prezzi legali dell’avvocato aumentano. Un’altra differenza riguarda il Contributo Unificato che diventa di 98 €.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza