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Timestamp: 2018-02-18 04:52:35+00:00

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Cfr. Bales, Kevin (2000) I nuovi schiavi, Milano, Feltrinelli. Cfr. Sassen, Saskia (2002) Globalizzati e scontenti, Milano, il Saggiatore p. - PDF
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Enzo Valente
1 Prostituzione coatta Introduzione al fenomeno Il fenomeno della tratta è uno degli aspetti del processo migratorio femminile contemporaneo 1. Per tratta si intende ogni comportamento legale o illegale di persone nel territorio di un Paese, nonché il loro transito, soggiorno o uscita dallo stesso allo scopo di sfruttamento sessuale a fini di lucro tramite violenza minaccia inganno, coercizione o altra forma di pressione tale per cui alla persona interessata non sia data altra scelta accettabile o reale se non quella di subire la pressione o abuso in questione 2. La compravendita di donne per i mercati del sesso non riguarda solo il nostro paese ma ha dimensioni internazionali. Le legislazioni vigenti sulla migrazione sono quindi determinanti per gestire e controllare il fenomeno nel suo complesso 3. Si situa nell economia globalizzata e le sue caratteristiche sono fortemente definite dall andamento delle organizzazioni criminali che la gestiscono. La tratta in vista della prostituzione coatta è una delle forme della riduzione in schiavitù contemporanea e ne ha infatti tutti i caratteri, primo fra tutti la clandestinità. 4 Questo traffico è il lato oscuro della globalizzazione ed è in crescita anche a causa delle fragili economie di alcuni Paesi, della condizione sociale delle donne, degli enormi profitti per i trafficanti ed i pochi rischi e le rare condanne che vengono loro inflitte La tratta di esseri umani è assimilabile ad un carico di merci migranti: vi è un Paese di origine, un Paese di transito e un Paese di destinazione e, come le merci, le donne vengono trasportate da un Paese all altro, vendute da un gruppo criminale all altro prima di giungere a destinazione. 5 In Italia il fenomeno è diventato visibile negli ultimi dieci anni. La realtà nella nostra regione rispecchia localmente l andamento sia globale che nazionale del fenomeno. Come in tutto il centro e nord Italia, l ottanta per cento delle donne che si prostituiscono sono immigrate extracomunitarie e nella stragrande maggioranza dei casi vittime della tratta. I Paesi di provenienza sono, perlomeno nella nostra regione soprattutto la Nigeria,l Albania,i Paesi dell ex Unione Sovietica (Russia,Ucraina,Moldavia) e la Romania. A differenza di dieci anni fa, oggi molte più donne arrivano in Italia già sapendo quale mestiere le aspetta, ma ignorando nel modo più assoluto le condizioni di segregazione e violenza in cui saranno costrette a vivere. Molte non sanno che verrà loro ritirato il passaporto dal proprio sfruttatore, che verranno quasi completamente private del loro guadagno e costrette a ritmi e a condizioni di lavoro disumani. Tutte le vittime della tratta sono legate ai propri sfruttatori dalla condizione di clandestinità alla quale vengono immediatamente costrette, dalle percosse fisiche, dal ricatto e dalle minacce. La quasi totalità di esse sa infatti che, se denunciasse, oltre a correre dei rischi in prima persona metterebbe in pericolo la propria famiglia rimasta nel paese di origine. Caratteristica di tutte le ragazze coinvolte, di là dalle nazionalità, è la giovane età. 1 2 Cfr. i dati del sito Dichiarazione della conferenza mondiale dell Aja (1997), Linee guida europee per misure efficaci di prevenzione e lotta contro la tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale, 3 qualora siano accertate situazione di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero ed emergano concreti pericoli per la sua incolumità la legge prevede la possibilità del rilascio di un permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti dell'organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale (Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, Articolo 18 - Soggiorno per motivi di protezione sociale così come modificato dal decreto legge 28 dicembre 2006, n Cfr. Bales, Kevin (2000) I nuovi schiavi, Milano, Feltrinelli. Cfr. Sassen, Saskia (2002) Globalizzati e scontenti, Milano, il Saggiatore p
2 Ci preme sottolineare che quando parliamo di prostituzione coatta ci riferiamo ad una torsione di un percorso migratorio femminile. Quando incontriamo una vittima di tratta incontriamo la protagonista di un percorso migratorio, una donna che ha deciso di mettere in gioco se stessa per migliorare le proprie condizioni di vita e che si è invece trovata a vivere un esperienza di violenza e brutalità estrema che segna profondamente la sua migrazione. E sulla complessità della sua storia che dobbiamo lavorare e sulla possibilità di recupera la sua identità di migrante così che possa realizzare il suo progetto originario. La violenza alle donne nella prostituzione forzata e nella tratta Gli art. 600, 601 e 602 del codice penale definiscono i reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù e di tratta di persone. Questo per la donna significa perdere la propria libertà, non poter più decidere nulla per sé, essere a completa disposizione di qualcun altro che sfrutta il suo corpo;significa vivere l esperienza di essere comprata e venduta, passare da una mano all altra senza mai sapere cosa ne sarà di se stessa. Per la donna la condizione esistenziale è segnata dalla continua paura e da un sentimento di annullamento totale delle proprie capacità di reazione. La condizione di clandestinità è un elemento essenziale dell assoggettamento. Condanna ad una continua incertezza, insicurezza e alla mancanza di qualsiasi forma di tutela. 6 In questa situazione trovano posto i gesti ed i comportamenti violenti agiti da tutti gli attori del contesto (protettori, forze dell ordine, clienti) : le botte, le minacce, gli insulti, le violenze sessuali fino alle retate, le espulsioni e gli internamenti nei Cei ex CPT. Infine la violenza che ognuna agisce su se stessa per accettare ed esercitare il proprio lavoro. Una donna vittima di tratta sperimenta su di sé tutte le forme di violenza che possono toccare a una donna. Le strategie di sopravvivenza sono molteplici: dalla negazione all estraneamento, fino alla collusione con i propri aguzzini ed alla ricerca di figure protettive (spesso sono clienti abituali). D altra parte, è proprio l oggettività del contesto che permette alla donna di sentire tutto il peso dell ingiustizia che le tocca vivere, e quindi di coltivare il desiderio di fuggire, di sottrarsi, di credere che un altra vita sia possibile. Le ragazze che vivono la prostituzione coatta, a differenza delle donne che subiscono violenza all interno del contesto familiare, non hanno incertezza nel riconoscere la VIOLENZA esercitata su di loro, e per lo più non se ne sentono complici, non possono giustificarla in alcun modo. La disparità di potere che contraddistingue le loro relazioni è immediatamente rappresentabile. L avere sempre alla coscienza questo dato di realtà permette loro di coltivare l idea e il desiderio di potersi sottrarre non appena se ne possa cogliere l occasione. Descrizione generale del progetto Oltre la strada. Il progetto regionale Oltre la strada, relativo ai percorsi di uscita dalla tratta e dalla prostituzione coatta, nasce nel 1997 a partire dall impegno della Regione Emilia Romagna mirato a sostenere e realizzare nelle realtà provinciali le attività già in atto riguardanti il fenomeno in questione. Nel corso di questi 10 anni i ruoli di tutte le agenzie pubbliche e private coinvolte nel lavoro si sono definiti e strutturati all interno di un modello di rete che garantisce la continuità degli interventi mantenendo l originalità e l autonomia delle realtà locali 7. L approvazione del Testo Unico della legge sulla migrazione Turco-Napolitano e le sue modificazioni successive nella legge Bossi-Fini hanno consentito attraverso la definizione dell art. 18 l efficacia di ogni intervento. L art Cfr. Dal Lago, Alessandro (1999), Non persone. L esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli, p.? 7
3 permette alle donne, a determinate condizioni (denuncia dell organizzazione criminale, effettivo stato di grave pericolo) di intraprendere un percorso sociale che vede la possibilità di regolarizzazione giuridica, vale a dire la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno e uscire così dallo stato di clandestinità. (nota Nella nostra regione i centri antiviolenza e le associazioni di donne coinvolte nel progetto come soggetti attuatori nei percorsi di uscita sono quelli di Ferrara, Modena e Bologna. Il progetto Oltre la strada ha una complessità specifica, si tratta infatti di coniugare violenza sfruttamento, migrazione clandestinità. Tale complessità richiede necessariamente la definizione di protocolli di rete tra soggetti diversi tra loro ma fondamentali perché il percorso di ogni singola donna abbia buon fine. La realtà di Modena: descrizione di un modello di intervento Nella nostra realtà il Centro contro la violenza alle donne, mette a disposizione della città (ed in particolare delle donne che l abitano) le proprie competenze professionali, le conoscenze acquisite e sperimentate, le pratiche relazionali, le consulenze specifiche, la capacità operativa, creativa e progettuale che viene dal lavoro costante di riflessione e rielaborazione dell esperienza di un agire pratico. In questi dieci anni si è costruita e rafforzata l efficacia e l operatività della rete che coinvolge tutti i soggetti, pubblici e privati, i quali tutt oggi sono impegnati sul terreno comune del lavoro in corso. Il protocollo operativo vede coinvolti, oltre al Centro contro la violenza, l Associazione A.M.A., il Servizio sociale area minori del Comune di Modena, il Centro Stranieri del Comune di Modena. La rete viene così a definirsi come strumento operativo fondamentale grazie al quale il progetto può in costanza di realizzazione migliorare la propria fattività e attuatività. Obbiettivo di massima di sviluppo del progetto è infatti non solo o non tanto l ampliamento delle possibilità di risposta sociale al problema della prostituzione coatta, ma anche e piuttosto un miglioramento qualitativo delle risposte necessarie. Il presupposto di ogni possibile intervento è la capacità/necessità di costruire relazioni significative tra le donne coinvolte a partire dalla relativa disparità. Presupposto che si situa nelle potenzialità insite nelle relazioni tra donne, intese come luogo capace di restituire significato ai comportamenti e alle scelte delle individue. L obiettivo del lavoro comune all interno della relazione con la donna mira ad aumentare la sua consapevolezza rispetto alla sua capacità di azione e iniziativa a partire dalle condizioni date dalla situazione attuale. Si tratta di passare dall esperienza di sé come vittima delle circostanze della propria vita, all esperienza di sé come protagonista nelle circostanze della propria vita, a partire dai vincoli che la realtà impone. Questa transizione, sola, rende possibile il cambiamento. Il risultato positivo che ogni donna riuscirà a conseguire non consiste tanto o soltanto nella risoluzione dei problemi contingenti, ma nell ampliamento della propria libertà di azione. Se quanto detto fino ad ora è vero, va da sé che la figura dell operatrice e volontaria, richiede caratteristiche specifiche. Condizione preliminare è la condivisione di uno stesso percorso di libertà Ciò rende fuori luogo qualsiasi atteggiamento normativo e normalizzatore da parte di chi opera e richiede, da subito, la capacità di non sostituire il nostro sistema di valori a quello della donna, di essere in grado di non giudicare e di procedere con lei verso gli obiettivi concordati. L obiettivo, ribadiamo, è l autonomia personale intesa come capacità e possibilità di recuperare potere negli ambiti della propria vita che la donna decide di mettere in comune con le operatrici nella relazione di aiuto. Il progetto di lavoro con ogni singola donna mira alla definizione di un percorso di autonomia che è definibile con ognuna sempre e soltanto a partire dalla decisione consapevole che ogni individua prende per se stessa, assumendosene la responsabilità. Questo espunge da ogni intervento qualsiasi significato assistenziale, poiché viene sempre richiesto un forte impegno da parte di ognuna. Il gruppo di lavoro impegnato nel progetto è composto da tre operatrici retribuite (di cui due part-
4 tim), due operatrici volontarie e, per le mediazioni culturali ci avvaliamo di operatrici che lavorano al Centro contro la violenza. Il lavoro di gruppo, che si rivela importantissimo strumento metodologico prevede incontri di coordinamento settimanali (con la presenza delle mediatrici), momenti di verifica mensili dei progetti individuali con eventuali elaborazioni e ridefinizioni, partecipazione al lavoro di rete e ai tavoli istituzionali, momenti di supervisione e consulenze mirate, aggiornamento e controllo costante dell andamento economico ed amministrativo. Il lavoro con le donne si articola attraverso diverse modalità e attraverso l attivazione di risorse diverse: accoglienza ospitalità attivazione di gruppi con diverse finalità sostegno sociale e relazionale sostegno all inserimento nel mondo del lavoro Il percorso delle donne e loro bisogni: da vittima a protagonista E molto importante avere sempre ben presente, quando parliamo ed agiamo i nostri interventi, che ci rivolgiamo a donne che esercitano il lavoro di prostituzione in modo coatto e in condizione di sfruttamento e di violenza. Questo per non confondere e sovrapporre ciò di cui ci occupiamo noi, ovvero la tratta e la migrazione attraverso la tratta, con la prostituzione genericamente intesa che invece è un fenomeno molto vasto, complesso il cui esercizio è praticato in modi e forme estremamente diverse. Quindi parliamo di donne vittime costrette al lavoro sessuale che si trovano in questa posizione fin da quando inizia il primo contatto, quando cioè viene promesso alla donna un lavoro come cameriera o nelle pulizie mentre invece sono da subito ingannate, comprate e vendute. Parliamo anche di quelle donne che sono consapevoli di quello che andranno a fare sulla strada e che stipulano degli accordi apparentemente vantaggiosi anche per loro; vantaggi che però il più delle volte le donne perdono perché sono sole e troppo deboli all interno di un sistema criminale ed illegale più o meno organizzato dove la controparte ha il potere di fare saltare gli accordi in qualunque momento. Anche questo percorso, che inizia con una precisa iniziativa della donna volta ad esercitare (per necessità economica, desiderio di allontanarsi dalla famiglia o altro) un voler essere protagonista di un suo progetto, spesso si conclude non solo con la perdita dei vantaggi in cui sperava, ma anche e addirittura con la perdita della sua libertà e costretta con la violenza ed il terrore a lavorare unicamente a vantaggio di altri. Parliamo di donne straniere quasi sempre clandestine sulle quali è più facile esercitare, attraverso la violenza e la paura, il controllo. La visibilità del fenomeno (alla fine degli anni 90) ha permesso di conoscerlo meglio soprattutto attraverso il lavoro dell unità di strada, di avvicinare più facilmente le ragazze e di predisporre e strutturare progetti organizzati per la fuga, per l accoglienza e l ospitalità. In questi anni il fenomeno della tratta è molto cambiato non solo per la molteplicità delle forme che ha assunto ( prostituzione nelle case chiuse, nei night, utilizzo di tecnologie moderne come internet ecc) ma soprattutto per i meccanismi interni che regolano la distribuzione e la ricollocazione della merce. La prostituzione di strada non è scomparsa, ha mantenuto le sue peculiarità anche se ha risentito di queste trasformazioni di cui abbiamo dovuto tenere conto anche nel nostro lavoro. Pur tenendo conto dei cambiamenti del contesto e del fenomeno, rimane fermo l impegno del nostro progetto nel sostenere il percorso della donna quando decide di uscire dalla tratta e dal mondo illegale e criminale in cui la tratta si esercita.
5 Il lavoro di accoglienza di questo progetto segue un percorso che tocca delle tappe e dei passaggi significativi nel progetto di autonomia delle donne. Considerazioni e riflessioni Perché un centro antiviolenza si deve occupare di tratta di donne? Questa è una domanda che molti centri si sono dovuti porre soprattutto quando il fenomeno della tratta di donne straniere è diventato evidente in tutta la sua gravità e crudeltà da non poter più essere sottovalutato né tanto meno ignorato. Se i presupposti della stessa esistenza delle case delle donne sono: la libertà femminile, la ridefinizione di un identità sessuale e/o di genere, il riconoscimento e rappresentabilità della differenza, e se i centri si occupano di quella violenza che le donne subiscono in quanto segno della disparità di potere nei rapporti tra i sessi, va da sé che la tratta e la prostituzione coatta, dove si concentrano tutti questi aspetti, sono condizioni che richiamano prepotentemente ad un impegno e ad un attenzione particolare. Le motivazioni ad occuparsi di questa problematica possono essere ricercate non solo all interno di un dovere ad un impegno politico e sociale al quale si richiamano le finalità dei centri ma anche all'interno della consapevolezza che il lavoro in questo ambito possa essere una importante occasione di apertura e di cambiamento per i centri stessi. Pensiamo a cosa significa incontrare il fenomeno della migrazione femminile, sostenere il bisogno di un suo riconoscimento simbolico/pubblico, coglierne la complessità, riconoscerlo e rivelarlo in tutte le sue forme; le donne della tratta costrette ad esercitare la prostituzione coatta sono prima di tutto donne migranti e quindi rappresentanti esse stesse di quel fenomeno della migrazione così genericamente e neutralmente rappresentato. Occuparsi di queste donne può significare, quindi, non solo darsi la possibilità di conoscere una realtà femminile esterna diversa e in continuo movimento ma anche avere la possibilità di ripensare alla propria storia, al proprio percorso di emancipazione e alla propria identità attuale come donne bianche occidentali, giuridicamente definibili come libere e autonome. Consideriamo ora quale opportunità può essere, per un centro che si occupa di violenza alle donne, approfondire la tematica della violenza nel confronto tra i diversi contesti in cui essa viene esercitata: quello fintamente privato della famiglia e quello fintamente pubblico della prostituzione coatta. Il mondo maschile dei clienti e fruitori di sesso a pagamento nascosto nel buio della notte è lo stesso mondo che ritroviamo nei fidanzati, mariti, amici che esercitano il loro ruolo pubblico alla luce del giorno; in tutti i casi rimane un continuum dei modelli asimmetrici di relazione uomodonna e la difficoltà ad uscirne a favore di relazioni di reciprocità. In una prospettiva di ricerca femminista, la frattura interessante non è quella posta comunemente tra prostituzione e matrimonio, ma tra forme di relazione sessuale in cui le donne si pongono o cercano di porsi come soggetti e altre in cui il loro stato di oggetto è prevalente. Bibliografia
6 Angelini, Federica & Centone, Simona (a cura di) (2002), Numero Verde contro la tratta L esperienza dell Emilia-Romagna, Ravenna, Regione Emilia-Romagna, Cooperativa sociale Il Mappamondo. Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero" Articolo 18 - Soggiorno per motivi di protezione sociale così come modificato dal decreto legge 28 dicembre 2006, n. 300 Associazione On the Road (2002) Prostituzione e tratta, Milano, FrancoAngeli. Bales, Kevin (2000) I nuovi schiavi, Milano, Feltrinelli. Dal Lago, Alessandro (1999), Non persone. L esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli, Dichiarazione della conferenza mondiale dell Aja (1997), Linee guida europee per misure efficaci di prevenzione e lotta contro la tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale, Sassen, Saskia (2002) Globalizzati e scontenti, Milano, il Saggiatore p / 105pp.
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References: Articolo 18
 art. 600
 art. 18
 Articolo 18
 art. 27
 Art. 1