Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-secondo/titolo-ii/art128.html?utm_source=internal&utm_medium=link&utm_campaign=articolo&utm_content=nav_art_prec_dispositivo
Timestamp: 2019-03-24 13:31:01+00:00

Document:
Art. 128 codice di procedura penale - Deposito dei provvedimenti del giudice - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice di procedura penale > LIBRO SECONDO - Atti > Titolo II - Atti e provvedimenti del giudice > Articolo 128
Articolo 128 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 128 Codice di procedura penale
1. Salvo quanto disposto per i provvedimenti emessi nell'udienza preliminare [424] e nel dibattimento [544] (1), gli originali dei provvedimenti del giudice sono depositati in cancelleria entro cinque giorni dalla deliberazione. Quando si tratta di provvedimenti impugnabili [568], l'avviso di deposito contenente l'indicazione del dispositivo è comunicato al pubblico ministero e notificato [148 ss.] a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione.
(1) Sono esclusi i provvedimenti emessi in udienza preliminare e quelli emessi in dibattimento, in quanto accomunati dalla tendenziale pronuncia del provvedimento stesso nel contesto dell'udienza, a differenza di quanto accade nel procedimento camerale, rispetto al quale l'ordinanza decisoria viene a giuridica esistenza solo con il deposito in Cancelleria, che ne segna, quindi, il momento perfezionativo.
La norma è diretta a soddisfare la necessità di rendere effettivo il principio costituzionale dell'impugnabilità dei provvedimenti, così da permettere una tempestiva conoscenza delle decisioni impugnabili.
Massime relative all'art. 128 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 5122/2011
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5122 del 11 febbraio 2011)
Cass. pen. n. 37346/2007
Qualora il difensore proponga impugnazione prima che gli sia notificato l'avviso di deposito del provvedimento deliberato all'esito dell'udienza camerale, così avvalendosi della facoltà cui l'avviso stesso è preordinato, la formalità della notificazione diviene superflua e nessuna invalidità consegue nel giudizio di impugnazione dal suo mancato adempimento. (Fattispecie in tema di provvedimento emesso all'esito di procedimento di sorveglianza).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 37346 del 10 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 40959/2002
Gli effetti giuridici di un provvedimento del giudice o del pubblico ministero, fuori dai casi di lettura o comunicazione in udienza, decorrono non dalla data che il magistrato vi appone nell'atto di compilarlo, ma dal giorno eventualmente diverso nel quale lo stesso provvedimento, attraverso la certificazione di deposito del cancelliere o del segretario, acquisisce giuridica esistenza. (In applicazione di tale principio la Suprema Corte ha ritenuto che non fosse provata la tempestività di un provvedimento di convalida di sequestro — sollecitamente adottato dal pubblico ministero ai sensi dell'art. 355, comma 2, c.p.p. — in presenza della datazione apposta dal magistrato ma in assenza di un'attestazione del successivo deposito entro il termine fissato alla legge).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 40959 del 5 dicembre 2002)
In tema di provvedimenti camerali, poiché l'art. 128 c.p.p., nell'imporre la comunicazione o la notificazione dell'avviso di deposito di quelli impugnabili, fa salve le disposizioni relative ai provvedimenti emessi nell'udienza preliminare e l'art. 424 dello stesso codice, nel dettare tali disposizioni, ne prevede la lettura e il deposito immediati, ferma la possibilità di differire la redazione dei motivi entro il termine non prorogabile di trenta giorni dalla pronuncia, alle parti presenti non è dovuto l'avviso di deposito della sentenza di non luogo a procedere emessa al termine dell'udienza preliminare, allorché i motivi non siano redatti contestualmente, ma entro il detto termine.
Cass. pen. n. 3265/1999
In tema di sequestro preventivo ex artt. 321 c.p.p. e 12 sexies del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, il richiamo all'art. 309 c.p.p., commi nono e decimo, comporta che anche per tale misura cautelare reale, così come previsto per le misure cautelari personali, nel termine di dieci giorni deve essere depositato il dispositivo della pronuncia del tribunale del riesame e non già la motivazione che deve essere, invece, depositata nel termine ordinatorio di cinque giorni previsto dall'art. 128 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3265 del 16 novembre 1999)
Cass. pen. n. 4958/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4958 del 16 settembre 1999)
Cass. pen. n. 3285/1999
La mancanza di data in calce al decreto del tribunale che applica una misura di prevenzione, non determina incertezza sul momento formativo del provvedimento, dovendosi a tal fine fare riferimento alla certificazione dell'intervenuto deposito. La anzidetta mancanza, dunque, non determina alcuna nullità, anche perché, trattandosi nella specie di provvedimento a forma libera, lo stesso assume rilevanza esterna con il deposito (art. 128 c.p.p.) e non con la lettura del dispositivo, diversamente da quanto accade per le sentenze.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3285 del 11 agosto 1999)
Cass. pen. n. 435/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 435 del 27 febbraio 1998)
La data del provvedimento del magistrato, sia esso giudice o pubblico ministero, dalla quale decorrono gli effetti giuridici dell'atto, non è quella in cui il magistrato, datandolo, materialmente lo compila, bensì è quella del deposito, mediante il quale il magistrato si «libera» del provvedimento medesimo affidandolo all'ausiliario — cancelliere o segretario — che lo completa con l'attestazione dell'avvenuto adempimento; tale certificazione, infatti, costituisce il requisito formale dell'ufficiale esternazione del provvedimento e ne contrassegna il perfezionamento quale atto processuale a rilevanza giuridica intersoggettiva. (In applicazione di detto principio la Corte ha annullato la pronuncia di giudice di merito che aveva individuato la data certa — rilevante ai fini della tempestività della convalida di un sequestro — in quella apposta dallo stesso magistrato in calce all'atto e non in quella — unica ad essere stata ufficialmente attestata dall'ausiliario — in cui erano state predisposte le copie conformi per la notifica del provvedimento).
Cass. pen. n. 686/1996
La legale conoscenza di un atto o provvedimento del giudice da parte del pubblico ministero segue solo alla comunicazione effettuata dalla cancelleria nella forma di avviso di deposito ex art. 128 c.p.p. o integralmente, secondo le modalità prescritte dall'art. 153, con la sola eccezione dell'avvenuta presa di conoscenza (del contenuto del documento) ad opera del suddetto pubblico ministero attestata con la sottoscrizione della persona fisica che rappresenta l'accusa nel procedimento nel quale l'atto è stato compiuto o il provvedimento pronunciato. Conseguentemente la semplice ricezione degli atti del procedimento da parte della segreteria dell'ufficio del pubblico ministero, attraverso il cosiddetto «registro di passaggio», non integra la formalità di comunicazione dell'atto o del documento come prescritto dalla legge e, pertanto non è idonea a far decorrere il termine perentorio per impugnare.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 686 del 24 aprile 1996)
Cass. pen. n. 6059/1995
L'ordinanza decisoria che il giudice deve adottare all'esito del procedimento camerale disciplinato dall'art. 127 c.p.p. acquista efficacia giuridica solo con il deposito in cancelleria. È pertanto irrituale (ancorché non abnorme), la lettura in udienza del solo dispositivo di detta ordinanza, avverso il quale, quindi, non essendo esso identificabile con l'ordinanza stessa ma costituendone unicamente una indebita anticipazione, non può essere esperito, a pena di inammissibilità, alcun autonomo gravame.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6059 del 24 marzo 1995)
Cass. pen. n. 1867/1993
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1867 del 13 novembre 1993)
Cass. pen. n. 2764/1991
A norma dell'art. 128 c.p.p., l'avviso di deposito del provvedimento impugnabile «è comunicato al pubblico ministero e notificato a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione»: e allo stesso principio si ispirano le norme che prevedono (come l'art. 666 comma sesto, c.p.p.) la notificazione del provvedimento in copia integrale anziché quella del puro e semplice avviso di deposito. In linea generale, pertanto, la notifica va effettuata sia al «difensore dell'imputato (o dell'interessato: art. 666 comma sesto, seconda parte, c.p.p.) al momento del deposito del provvedimento», sia al «difensore nominato a tal fine», cioè al fine di proporre impugnazione (art. 571, comma terzo, c.p.p.). Ma riguardo a quest'ultimo soggetto il diritto alla notifica è subordinato — implicitamente ma necessariamente — alla condizione che la nomina avvenga prima che sia disposta (o, per lo meno, prima che sia eseguita) la notifica agli altri aventi diritto (imputato — o interessato — e difensore al momento del deposito del provvedimento). Se così non fosse, si attribuirebbe alla parte il potere di ritardare, anche indefinitamente, il decorso del termine di impugnazione (e quindi di bloccare il passaggio in giudicato del provvedimento), col semplice espediente di nominare di volta in volta un nuovo difensore (revocando quello di prima ai sensi dell'art. 24 norme di att. c.p.p.) entro il termine decorrente dall'ultima notifica eseguita — ai sensi degli artt. 128 o 666, comma sesto c.p.p. — sulla base della situazione difensiva anteriore.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2764 del 2 agosto 1991)

References: Articolo 128

Articolo 128

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 128
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 666
 sentenza