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Timestamp: 2018-09-25 11:48:23+00:00

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Sportpro.it - Temi e problemi dello sport moderno. Pubblicazione telematica indipendente in linea dal 1998 - Direttore: Eugenio Capodacqua | approfondimento-errani, la tesi dello gnocco al letrozolo non convince il tas--approfondimento
Aumentata la squalifica di 8 mesi dopo il ricorso
La difesa: `So di non aver niente da rimproverarmi ma non so se avrò la forza e la voglia di rigiocare a tennis` 11-06-2018
La tesi degli gnocchi di mamma al letrozolo, un potente anabolizzante, non ha convinto i giudici del Tas. Non ci saranno Wimbledon né Us Open, ma nemmeno Melbourne e qualsiasi altro torneo nel prossimo futuro di Sara Errani. Un bando totale e inappellabile, fino all'8 febbraio 2019 le è stato imposto dal Tas di Losanna per la positività al letrozolo ad un controllo a sorpresa nel febbraio 2017. E’ la conseguenza del ricorso sulla sentenza di primo grado della federtennis internazionale che aveva inflitto solo due mesi di stop alla 31enne bolognese, risalita nel frattempo dal n.280 fino al n.72 del ranking mondiale.
`Sono davvero nauseata da questa vicenda – si è sfogata la tennista - Ho dato la mia vita a questo sport e non penso di meritarmi tutto questo. Mi sento impotente davanti a un'ingiustizia cosi' grande. So di non aver niente da rimproverarmi ma non so se avrò la forza e la voglia di rigiocare a tennis. Questo aumento di squalifica lo trovo una vergogna, specie dopo un attesa così lunga`.
Ora sarebbe fin troppo facile fare dell’ironia sulla nausea, visto che la sentenza definitiva ha addirittura aumentato la pena. Nausea da che? Da letrozolo?
«Voi giornalisti – aveva dichiarato la Errani in una lacrimevole intervista dopo la scoperta della sua positività – avete scritto cose sbagliate e profondamente scorrette che hanno contribuito a distruggere la mia immagine. La sostanza che ho assunto non ha effetto dopante sulle donne, come è evidenziato anche nelle motivazioni della mia squalifica e certificato da illustri studiosi». Evidentemente i giudici del Tas l’hanno vista diversamente dall'atleta che si era detta convinta: “Di un errore commesso dalla madre, che ha per sbaglio disperso in casa una pastiglia del farmaco con cui si cura, probabilmente contaminando un alimento o la pelle». Tanto da far moltiplicare la squalifica da due a 10 mesi, pur riconoscendo l'involontarietà dell'assunzione.
Non solo. Nel rigettare il ricorso presentato a sua volta dall'atleta, si sottolinea che nell'aprile 2017 la Errani aveva rifiutato la proposta dell'Itf di sottoporsi a 'sospensione volontaria' per la positività, assumendosi `il rischio di una squalifica a posteriori`. Due mesi già scontati, ne mancano otto, quasi un'intera stagione che se ne va, ma le conseguenze potrebbero essere anche più gravi. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, ha espresso il suo pieno appoggio all'azzurra, definendo `iniqua` la sentenza emessa `sei mesi dopo la data che lo stesso organo giudicante aveva annunciato. Sono convinto che Sara supererà questo momento difficile e la aspettiamo in campo`. Ma è chiara la difesa di parte. Del tutto inopportuna di fronte ad una sentenza definitiva di quegli stesso organi cui ci si è volontariamente appellati.
La sentenza è in un certo qual modo rivoluzionaria. Soprattutto perché va a colpire in alto, una rappresentante di quel mondo danaroso e troppo spesso protetto (proprio perché danaroso) in cui l’antidoping stenta a trovare breccia.
Il monito è chiaro. Medici, entourage e tirapiedi dovranno stare molto più attenti d’ora in avanti se vorranno continuare ad ingannare e a fare i furbi. Ed è comunque un segnale da valutare. Trattasi di sentenza definitiva, infatti. In un antidoping basato sugli annunci (vedi il caso Magnini) volti spesso solo ad ottenere un consenso che nessuno organismo antidoping dovrebbe cercare, tenere conto delle sentenze definitive è comunque un passo importante.
Defilata, ma si capisce l’imbarazzo, la posizione del Coni e del presidente Malagò: “Non ho mai fatto un commento su una sentenza provvisoria o definitiva su un atleta perche' sarei poco istituzionale e poco serio, perche' si mischiano confitti di competenze completamente diversi. Io - ha precisato - non posso giudicare, perche' farei un torto al mio ruolo, verrei meno a un impegno preciso che ho con tutte le persone con cui devo interfacciarmi e soprattutto perche' devo raccontare che il comitato olimpico non c'entra niente, e' solo spettatore interessato a tutto questo`. `Fino a qualche anno fa il nostro paese non aveva questa formidabile credibilita' in materia di doping - ha spiegato Malago' - ma e' innegabile che da noi il tema del e' preso molto seriamente, molti paesi guardano a noi come paese modello: questo puo' rattristare perche' non è qualcosa di cui vantarsi, ma nessuno puo' dire che l'Italia non e' in primissima linea nella lotta al doping`. Sarà…

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