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Timestamp: 2016-12-04 16:14:50+00:00

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Legge 15 ottobre 1993, n. 415
Legge 27 ottobre 1995, n. 437
Art. 1. Oggetto della legge. 1. La presente legge detta i princìpi dell'ordinamento dei comuni e delle province e
ne determina le funzioni. 2. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle regioni a statuto
speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano se incompatibili con le
attribuzioni previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione. 3. Ai sensi dell'articolo 128 della Costituzione, le leggi della Repubblica non possono
introdurre deroghe ai princìpi della presente legge se non mediante espressa
modificazione delle sue disposizioni. Art. 2. Autonomia dei comuni e delle province. 1. Le comunità locali, ordinate in comuni e province sono autonome. 2. Il comune è l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli
interessi e ne promuove lo sviluppo. 3. La provincia, ente locale intermedio fra comune e regione, rappresenta la propria
comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo. 4. I comuni e le province hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa e
amministrativa, nonché autonomia impositiva e finanziaria nell'ambito dei propri statuti
e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica. 5. I comuni e le province sono titolari di funzioni proprie e di quelle conferite loro
con legge dello stato e della regione, secondo il principio di sussidiarietà. I comuni e
le province svolgono le loro funzioni anche attraverso le attività che possono essere
adeguatamente esercitate dall'autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni
Art. 3. Rapporti tra regioni ed enti locali. 1. Ai sensi dell'articolo 117, primo e secondo comma, e dell'articolo 118, primo comma,
della Costituzione, ferme restando le funzioni che attengano ad esigenze di carattere
unitario nei rispettivi territori, le regioni organizzano l'esercizio delle funzioni
amministrative a livello locale attraverso i comuni e le province. 2. Ai fini di cui al comma 1, le leggi regionali si conformano ai princìpi stabiliti
dalla presente legge in ordine alle funzioni del comune e della provincia, identificando
nelle materie e nei casi previsti dall'articolo 117 della Costituzione gli interessi
comunali e provinciali in rapporto alle caratteristiche della popolazione e del
territorio. 3. La legge regionale indica i principi della cooperazione dei comuni e delle province
tra loro e con la regione, al fine di realizzare un efficiente sistema delle autonomie
locali al servizio dello sviluppo economico, sociale e civile. 4. La regione indica gli obiettivi generali della programmazione economico-sociale e
territoriale e su questa base ripartisce le risorse destinate al finanziamento del
programma di investimenti degli enti locali. 5. Comuni e province concorrono alla determinazione degli obiettivi contenuti nei piani
e programmi dello Stato e delle regioni e provvedono, per quanto di propria competenza,
alla loro specificazione ed attuazione. 6. La legge regionale stabilisce forme e modi della partecipazione degli enti locali
alla formazione dei piani e programmi regionali e degli altri provvedimenti della regione.
7. La legge regionale indica i criteri e fissa le procedure per gli atti e gli
strumenti della programmazione socio-economica e della pianificazione territoriale dei
comuni e delle province rilevanti ai fini dell'attuazione dei programmi regionali. 8. La legge regionale disciplina altresì, con norme di carattere generale, modi e
procedimenti per la verifica della compatibilità fra gli strumenti di cui al comma 7 e i
programmi regionali, ove esistenti. Capo II - AUTONOMIA STATUTARIA E POTESTÀ' REGOLAMENTARE
Art. 4. Statuti comunali e provinciali. 1. I comuni e le province adottano il proprio statuto. 2. Lo statuto, nell'ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme
fondamentali dell'organizzazione dell'ente ed in particolare specifica le attribuzioni
degli organi, le forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze, prevedendo
l'attribuzione alle opposizioni della presidenza delle commissioni consiliari aventi
funzione di controllo o di garanzia, ove costituite. Lo statuto stabilisce altresì
l'ordinamento degli uffici e dei servizi pubblici, le forme di collaborazione fra comuni e
province, della partecipazione popolare, del decentramento, dell'accesso dei cittadini
alle informazioni ed ai procedimenti amministrativi.
2-bis. La legislazione in materia di ordinamento dei comuni e delle province e di
disciplina nell'esercizio delle funzioni a essi conferite enuncia espressamente i principi
che costituiscono limite inderogabile per l'autonomia normativa dei comuni e delle
province. L'entrata in vigore di nuove leggi che enunciano i principi in argomento abroga
le norme statuarie con essi incompatibili. I consigli comunali e provinciali adeguano gli
statuti entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore delle leggi suddette.
3. Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei
due terzi dei consiglieri assegnati. Qualora tale maggioranza non venga raggiunta, la
votazione è ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo statuto è
approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei
consiglieri assegnati. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle
modifiche statutarie. 4. Dopo l'espletamento del controllo da parte del competente organo regionale, lo
statuto è pubblicato nel bollettino ufficiale della regione, affisso all'albo pretorio
dell'ente per trenta giorni consecutivi ed inviato al Ministero dell'interno per essere
inserito nella raccolta ufficiale degli statuti. Lo statuto entra in vigore decorsi 30
giorni dalla sua affissione all'albo pretorio dell'ente.
Art. 5. Regolamenti. 1. Nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dello statuto, il comune e la
provincia adottano regolamenti per l'organizzazione ed il funzionamento delle istituzioni
e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e
per l'esercizio delle funzioni. Capo III - ISTITUTI DI PARTECIPAZIONE Art. 6. Partecipazione popolare. 1. I comuni valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di
partecipazione popolare all'amministrazione locale, anche su base di quartiere o di
frazione. I rapporti di tali forme associative con il comune sono disciplinati dallo
statuto. 2. Nel procedimento relativo all'adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche
soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le
modalità stabilite dallo statuto, nell'osservanza dei principi stabiliti dalla legge 2
agosto 1999, n. 241. 3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione
nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o
associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e
devono essere altresì determina le garanzie per il oro tempestivo esame. Possono essere
previsti referendum consultivi anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini. 4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare
materie di esclusiva competenza locale e non possono aver luogo in coincidenza con
operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali.
Art. 7. Azione popolare, diritti d'accesso e di informazione dei
cittadini. 1. Ciascun elettore può far valere in giudizio le azioni ed i ricorsi che spettano al
comune. 2. Il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio nei confronti del comune. In
caso di soccombenza, le spese sono a carico di chi ha promosso l'azione o il ricorso,
salvo che il comune costituendosi abbia aderito alle azioni e ai ricorsi promossi
dall'elettore.
3. Tutti gli atti dell'amministrazione comunale e provinciale sono pubblici, ad
eccezione di quelli riservati per espressa indicazione di legge o per effetto di una
temporanea e motivata dichiarazione del sindaco o del presidente della provincia che ne
vieti l'esibizione, conformemente a quanto previsto dal regolamento, in quanto la loro
diffusione possa pregiudicare il diritto alla riservatezza delle persone, dei gruppi o
delle imprese. 4. Il regolamento assicura ai cittadini, singoli e associati, il diritto di
accesso agli atti amministrativi e disciplina il rilascio di copie di atti previo
pagamento dei soli costi; individua, con norme di organizzazione degli uffici e dei
servizi, i responsabili dei procedimenti; detta le norme necessarie per assicurare ai
cittadini l'informazione sullo stato degli atti e delle procedure e sull'ordine di esame
di domande, progetti e provvedimenti che comunque li riguardino; assicura il diritto dei
cittadini di accedere, in generale, alle informazioni di cui è in possesso
l'amministrazione. 5. Al fine di rendere effettiva la partecipazione dei cittadini all'attività
dell'amministrazione, gli enti locali assicurano l'accesso alle strutture ed ai servizi
agli enti, alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni.
Art. 8. Difensore civico. 1. Lo statuto provinciale e quello comunale possono prevedere l'istituto del difensore
civico, il quale svolge un ruolo di garante dell'imparzialità e del buon andamento della
pubblica amministrazione comunale o provinciale, segnalando, anche di propria iniziativa,
gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell'amministrazione nei confronti dei
cittadini. 2. Lo statuto disciplina l'elezione, le prerogative ed i mezzi del difensore civico
nonché i suoi rapporti con il consiglio comunale o provinciale. Capo IV - IL COMUNE
Art. 9. Funzioni. 1. Spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardino la popolazione ed
il territorio comunale precipuamente nei settori organici dei servizi sociali,
dell'assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non
sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le
rispettive competenze. 2. Il comune, per l'esercizio delle funzioni in ambiti territoriali adeguati, attua
forme sia di decentramento sia di cooperazione con altri comuni e con la provincia.
Art. 10. Compiti del comune per servizi di competenza statale. 1. Il comune gestisce i servizi elettorali, di anagrafe, di stato civile, di statistica
e di leva militare. 2. Le relative funzioni sono esercitate dal sindaco quale ufficiale del Governo. 3. Ulteriori funzioni amministrative per servizi di competenza statale possono essere
affidate ai comuni dalla legge che regola anche i relativi rapporti finanziari,
assicurando le risorse necessarie.
1. A norma degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le regioni possono modificare
le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le popolazioni interessate, nelle forme
previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono
essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti o la cui
costituzione comporti, come conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale limite. 2. Le regioni predispongono, concordandolo con i comuni nelle apposite sedi
concertative, un programma di individuazione degli ambiti per la gestione associata
sovracomunale di funzioni e servizi, realizzato anche attraverso le unioni, che può
prevedere altresì la modifica di circoscrizioni comunali e i criteri per la
corresponsione di contributi e incentivi alla progressiva unificazione. Il programma è
aggiornato ogni tre anni, tenendo anche conto delle unioni costituite ai sensi
dell'articolo 26. 3. La legge regionale che istituisce nuovi comuni, mediante fusione di due o più
comuni contigui, prevede che alle comunità di origine o ad alcune di esse siano
assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi. 4. Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo
Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi
straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si
fondono. 5. (ABROGATO) Nel caso di fusione di due o più comuni con popolazione
inferiore a 5.000 abitanti, tali contributi straordinari sono calcolati per ciascun
comune. Nel caso di fusione di uno o più comuni con popolazione inferiore a 5.000
abitanti con uno o più comuni di popolazione superiore, i contributi straordinari sono
calcolati soltanto per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ed iscritti nel
bilancio del comune risultante dalla fusione, con obbligo di destinarne non meno del 70
per cento a spese riguardanti esclusivamente il territorio ed i servizi prestati
nell'ambito territoriale dei comuni soppressi, aventi popolazione inferiore a 5.000
Art. 12. Municipi. 1. Lo statuto comunale può prevedere l'istituzione di municipi nei territori delle
comunità di cui all'articolo 11, comma 3.
2. Lo statuto e il regolamento disciplinano l'organizzazione e le funzioni dei
municipi, potendo prevedere anche organi eletti a suffragio universale diretto. Si
applicano agli amministratori dei municipi le norme previste per gli amministratori dei
comuni con pari popolazione.
Art. 13. Circoscrizioni di decentramento comunale. 1. I comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti articolano il loro territorio
per istituire le circoscrizioni di decentramento, quali organismi di partecipazione, di
consultazione e di gestione di servizi di base, nonché di esercizio delle funzioni
delegate dal comune. 2. L'organizzazione e le funzioni delle circoscrizioni sono disciplinate dallo statuto
comunale e da apposito regolamento. 3. I comuni con popolazione tra i 30.000 ed i 100.000 abitanti possono articolare il
territorio comunale per istituire le circoscrizioni di decentramento secondo quanto
previsto dal comma 2. 4. Gli organi delle circoscrizioni rappresentano le esigenze della popolazione della
circoscrizione nell'ambito dell'unità del comune e sono eletti nelle forme stabilite
dallo statuto e dal regolamento. 5. Nei comuni con popolazione superiore a 300.000 abitanti, lo statuto può prevedere
particolari e più accentuate forme di decentramento di funzioni e di autonomia
organizzativa e funzionale, determinando altresì, anche con il rinvio alla normativa
applicabile ai comuni aventi uguale popolazione, gli organi di tali forme di
decentramento, lo status dei componenti e le relative modalità di elezione, nomina o
designazione. Il consiglio comunale può deliberare, a maggioranza assoluta dei
consiglieri assegnati, la revisione della delimitazione territoriale delle circoscrizioni
esistenti e la conseguente istituzione delle nuove forme di autonomia ai sensi della
normativa statuaria.
Capo V - LA PROVINCIA
Art. 14. Funzioni. 1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che
riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti
settori: a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle
calamità; b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche; c) valorizzazione dei beni culturali; d) viabilità e trasporti; e) protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali; f) caccia e pesca nelle acque interne; g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento,
disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione
statale e regionale; i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla
formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione
statale e regionale; l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali. 2. La provincia, in collaborazione con i comuni e sulla base di programmi da essa
proposti, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse
provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello
sociale, culturale e sportivo. 3. La gestione di tali attività ed opere avviene attraverso le forme previste dalla
presente legge per la gestione dei servizi pubblici.
Art. 15. Compiti di programmazione. 1. La provincia:
a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai comuni, ai fini della programmazione
economica, territoriale ed ambientale della regione;
b) concorre alla determinazione del programma regionale di sviluppo e degli altri
programmi e piani regionali secondo norme dettate dalla legge regionale;
c) formula e adotta, con riferimento alle previsioni e agli obiettivi del programma
regionale di sviluppo, propri programmi pluriennali sia di carattere generale che
settoriale e promuove il coordinamento dell'attività programmatoria dei comuni.
2. La provincia, inoltre, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento
che, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei
programmi regionali, determina indirizzi generali di assetto del territorio e, in
particolare, indica: a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle
sue parti; b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee
di comunicazione; c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed
idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle
acque; d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali. 3. I programmi pluriennali e il piano territoriale di coordinamento sono trasmessi alla
regione ai fini di accertarne la conformità agli indirizzi regionali della programmazione
socioeconomica e territoriale. 4. La legge regionale detta le procedure di approvazione nonché norme che assicurino
il concorso dei comuni alla formazione dei programmi pluriennali e dei piani territoriali
di coordinamento. 5. Ai fini del coordinamento e dell'approvazione degli strumenti di pianificazione
territoriale predisposti dai comuni, la provincia esercita le funzioni ad essa attribuite
dalla regione ed ha, in ogni caso, il compito di accertare la compatibilità di detti
strumenti con le previsioni del piano territoriale di coordinamento. 6. Gli enti e le amministrazioni pubbliche, nell'esercizio delle rispettive competenze,
si conformano ai piani territoriali di coordinamento delle province e tengono conto dei
loro programmi pluriennali.
1. La provincia, in relazione all'ampiezza e peculiarità del territorio, alle esigenze
della popolazione ed alla funzionalità dei servizi, può disciplinare nello statuto la
suddivisione del proprio territorio in circondari e sulla base di essi organizzare gli
uffici, i servizi e la partecipazione dei cittadini. 1-bis. Nel rispetto della disciplina regionale, in materia di circondario, lo statuto
della provincia può demandare ad un apposito regolamento l'istituzione dell'assemblea dei
sindaci del circondario, con funzioni consultive, propositive e di coordinamento, e la
previsione della nomina di un presidente del circondario indicato a maggioranza assoluta
dall'assemblea dei sindaci e componente del consiglio comunale di uno dei comuni
appartenenti al circondario. Il presidente ha funzioni di rappresentanza, promozione e
coordinamento. Al presidente del circondario si applicano le disposizioni relative allo
status del presidente del consiglio di comune con popolazione pari a quella ricompresa nel
2. Per la revisione delle circoscrizioni provinciali e l'istituzione di nuove province
i comuni esercitano l'iniziativa di cui all'articolo 133 della Costituzione, tenendo conto
dei seguenti criteri ed indirizzi: a) ciascun territorio provinciale deve corrispondere alla zona entro la quale si svolge
la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente; b) ciascun territorio provinciale deve avere dimensione tale, per ampiezza, entità
demografica, nonché per le attività produttive esistenti o possibili, da consentire una
programmazione dello sviluppo che possa favorire il riequilibrio economico, sociale e
culturale del territorio provinciale e regionale; c) l'intero territorio di ogni comune deve far parte di una sola provincia; d) l'iniziativa dei comuni, di cui all'articolo 133 della Costituzione, deve conseguire
l'adesione della maggioranza dei comuni dell'area interessata, che rappresentino,
comunque, la maggioranza della popolazione complessiva dell'area stessa, con delibera
assunta a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati; e) di norma, la popolazione delle province risultanti dalle modificazioni territoriali
non deve essere inferiore a 200.000 abitanti; f) l'istituzione di nuove province non comporta necessariamente l'istituzione di uffici
provinciali delle amministrazioni dello Stato e degli altri enti pubblici; g) le province preesistenti debbono garantire alle nuove, in proporzione al territorio
ed alla popolazione trasferiti, personale, beni, strumenti operativi e risorse finanziarie
adeguati. 3. Ai sensi del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione le regioni emanano
norme intese a promuovere e coordinare l'iniziativa dei comuni di cui alla lettera d) del
Capo VI - AREE METROPOLITANE
Art. 17. Aree metropolitane. 1. Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano,
Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui
insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività
economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e
alle caratteristiche territoriali. 2. Su conforme proposta degli enti locali interessati la regione procede entro 180
giorni alla delimitazione territoriale dell'area metropolitana. Qualora la regione non
provveda entro il termine indicato, il governo, sentita la Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, invita la regione a
provvedere entro un ulteriore termine, scaduto il quale procede alla delimitazione
dell'area metropolitana. 3. Restano ferme le città metropolitane e le aree metropolitane definite dalle regioni
a statuto speciale. Art. 18. Città metropolitana. 1. Nelle aree metropolitane di cui all'articolo 17, il comune capoluogo e gli altri
comuni a esso uniti da contiguità territoriale e da rapporti di stretta integrazione in
ordine all'attività economica, ai servizi essenziali, ai caratteri ambientali, alle
relazioni sociali e culturali possono costituirsi in città metropolitane a ordinamento
2. A tal fine, su iniziativa degli enti locali interessati, il sindaco del comune
capoluogo e il presidente della provincia convocano l'assemblea degli enti locali
interessati. L'assemblea, su conforme deliberazione dei consigli comunali, adotta una
proposta di statuto della città metropolitana, che ne indichi il territorio,
l'organizzazione, l'articolazione interna e le funzioni.
3. La proposta di istituzione della città metropolitana è sottoposta a referendum a
cura di ciascun comune partecipante entro 180 giorni dalla sua approvazione. Se la
proposta riceve il voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto al voto espressa
nella metà più uno dei comuni partecipanti, essa è presentata dalla regione entro i
successivi 90 giorni a una delle due camere per l'approvazione con legge.
4. All'elezione degli organi della città metropolitana si procede nel primo turno
utile ai sensi della legge 7/6/91 n. 182, e successive modificazioni.
5. La città metropolitana, comunque denominata, acquisisce le funzioni della
provincia; attua il decentramento previsto dallo statuto, salvaguardando l'identità delle
originarie collettività locali.
6. Quando la città metropolitana non coincide con il territorio di una provincia, si
procede alla nuova delimitazione delle circoscrizioni provinciali o all'istituzione di
nuove province, anche in deroga alle previsioni di cui all'articolo 16, considerando
l'area della città come territorio di una nuova provincia. Le regioni a statuto speciale
possono adeguare il proprio ordinamento ai princìpi contenuti nel presente comma. :
7. Le disposizioni del comma 6 possono applicarsi anche in tema di riordino, a
opera dello stato, delle circoscrizioni provinciali nelle regioni a statuto speciale nelle
quali siano istituite le aree metropolitane previste dalla legislazione regionale.
1. Fino all'istituzione della città metropolitana, la regione, previa intesa con gli
enti locali interessati, può definire ambiti sovracomunali per l'esercizio coordinato
delle funzioni degli enti locali, attraverso forme associative e di cooperazione, nelle
seguenti materie: a) pianificazione territoriale; b) reti infrastrutturali e servizi a rete; c) piani di traffico intercomunali; d) tutela e valorizzazione dell'ambiente e rilevamento dell'inquinamento atmosferico; e) interventi di difesa del suolo e di tutela idrogeologica; f) raccolta, distribuzione e depurazione delle acque; g) smaltimento dei rifiuti; h) grande distribuzione commerciale; i) attività culturali; l) funzioni dei sindaci ai sensi dell'articolo 36, comma 3. Art. 20. Revisione delle circoscrizioni territoriali. 1. Istituita la città metropolitana, la regione, previa intesa con gli enti locali
interessati, può procedere alla revisione delle circoscrizioni territoriali dei comuni
compresi nell'area metropolitana. Art. 21. Delega al Governo. (ABROGATO)
1. Il Governo è delegato ad emanare, entro ventiquattro mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, previo parere delle competenti Commissioni
parlamentari, appositi decreti legislativi per la costituzione, su proposta delle
rispettive regioni, delle autorità metropolitane nelle aree di cui all'articolo 17. 2. I decreti, tenendo conto della specificità delle singole aree, si
conformeranno ai criteri di cui ai precedenti articoli. 3. In mancanza o ritardo della proposta regionale il Governo provvede
direttamente. 4. Qualora la regione non provvede agli adempimenti di cui all'articolo 20, il
Governo con deliberazione del Consiglio dei ministri invita la regione ad adempiere.
Trascorsi inutilmente sei mesi, il Governo è delegato a provvedere con decreti
legislativi, osservando i criteri di cui all'articolo 20, sentiti i comuni interessati e
previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
Capo VII - SERVIZI
Art. 22. Servizi pubblici locali. 1. I comuni e le province, nell'ambito delle rispettive competenze, provvedono alla
gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni e attività
rivolte a realizzare fini sociali è a promuovere lo sviluppo economico e civile delle
2. I servizi riservati in via esclusiva ai comuni e alle province sono stabiliti dalla
3. I comuni e le province possono gestire i servizi pubblici nelle seguenti forme: a) in economia, quando per le modeste dimensioni o per le caratteristiche del servizio
non sia opportuno costituire una istituzione o una azienda; b) in concessione a terzi, quando sussistano ragioni tecniche, economiche e di
opportunità sociale; c) a mezzo di azienda speciale, anche per la gestione di più servizi di rilevanza
economica ed imprenditoriale; d) a mezzo di istituzione, per l'esercizio di servizi sociali senza rilevanza
imprenditoriale; e) a mezzo di società per azioni o a responsabilità limitata a prevalente capitale
pubblico locale costituite o partecipate dall'ente titolare del pubblico servizio, qualora
sia opportuna in relazione alla natura o all'ambito territoriale del servizio la
partecipazione di più soggetti pubblici o privati.
Art. 23. Aziende speciali ed istituzioni. 1. L'azienda speciale è ente strumentale dell'ente locale dotato di personalità
giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio
comunale o provinciale. 2. L'istituzione è organismo strumentale dell'ente locale per l'esercizio di servizi
sociali, dotato di autonomia gestionale. 3. Organi dell'azienda e dell'istituzione sono il consiglio di amministrazione, il
presidente e il direttore, al quale compete la responsabilità gestionale. Le modalità di
nomina e revoca degli amministratori sono stabilite dallo statuto dell'ente locale. 4. L'azienda e l'istituzione informano la loro attività a criteri di efficacia,
efficienza ed economicità ed hanno l'obbligo del pareggio di bilancio da perseguire
attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti. 5. Nell'ambito della legge, l'ordinamento ed il funzionamento delle aziende speciali
sono disciplinati dal proprio statuto e dai regolamenti; quelli delle istituzioni sono
disciplinati dallo statuto e dai regolamenti dell'ente locale da cui dipendono. 6. L'ente locale conferisce il capitale di dotazione; determina le finalità e gli
indirizzi; approva gli atti fondamentali; esercita la vigilanza; verifica i risultati
della gestione; provvede alla copertura degli eventuali costi sociali. 7. Il collegio dei revisori dei conti dell'ente locale esercita le sue funzioni anche
nei confronti delle istituzioni. Lo statuto dell'azienda speciale prevede un apposito
organo di revisione nonché forme autonome di verifica della gestione.
Capo VIII - FORME ASSOCIATIVE E DI COOPERAZIONE. ACCORDI DI PROGRAMMA
Art. 24. Convenzioni. 1. Al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati, i comuni e le
province possono stipulare tra loro apposite convenzioni. 2. Le convenzioni devono stabilire i fini, la durata, le forme di consultazione degli
enti contraenti, i loro rapporti finanziari ed i reciproci obblighi e garanzie. 3. Per la gestione a tempo determinato di uno specifico servizio o per la realizzazione
di un'opera lo Stato e la regione, nelle materie di propria competenza, possono prevedere
forme di convenzione obbligatoria fra i comuni e le province, previa statuizione di un
3-bis. Le convenzioni di cui al presente articolo possono prevedere anche la
costituzione di uffici comuni, che operano con personale distaccato dagli enti
partecipanti, ai quali affidare l'esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli enti
partecipanti all'accordo, ovvero la delega di funzioni da parte degli enti partecipanti
all'accordo a favore di uno di essi, che opera in luogo e per conto degli enti deleganti.
Art. 25. Consorzi. 1. I comuni e le province, per la gestione associata di uno o più servizi e
l'esercizio di funzioni possono costituire un consorzio secondo le norme previste per le
aziende speciali di cui all'articolo 23, in quanto compatibili. Al consorzio possono
partecipare altri enti pubblici, ivi comprese le comunità montane, quando siano a ciò
autorizzati, secondo le leggi alle quali sono soggetti. 2. A tal fine i rispettivi consigli approvano a maggioranza assoluta dei componenti una
convenzione ai sensi dell'articolo 24, unitamente allo statuto del consorzio. 3. In particolare la convenzione deve disciplinare le nomine e le competenze degli
organi consortili coerentemente a quanto disposto dai commi 5, 5-bis e 5-ter dell'articolo
36, e dalla lettera n) del comma 2 dell'articolo 32, e prevedere la trasmissione, agli
enti aderenti, degli atti fondamentali del consorzio; lo statuto deve disciplinare
l'organizzazione, la nomina e le funzioni degli organi consortili. 4. Salvo quanto previsto dalla convenzione e dallo statuto per i consorzi, ai quali
partecipano a mezzo dei rispettivi rappresentanti legali anche enti diversi da comuni e
province, l'assemblea del consorzio è composta dai rappresentanti degli enti associati
nella persona del sindaco, del presidente o di un loro delegato, ciascuno con
responsabilità pari alla quota di partecipazione fissata dalla convenzione e dallo
statuto. 5. L'assemblea elegge il consiglio di amministrazione e ne approva gli atti
fondamentali previsti dallo statuto. 6. Tra gli stessi comuni e province non può essere costituito più di un consorzio. 7. In caso di rilevante interesse pubblico, la legge dello Stato può prevedere la
costituzione di consorzi obbligatori per l'esercizio di determinate funzioni e servizi. La
stessa legge ne demanda l'attuazione alle leggi regionali. 7-bis. Ai consorzi che gestiscono attività aventi rilevanza economica e
imprenditoriale, ai consorzi creati per la gestione dei servizi sociali se previsto nello
statuto, si applicano, per quanto attiene alla finanza, alla contabilità ed al regime
fiscale, le norme previste per le aziende speciali. Agli altri consorzi si applicano le
norme dettate per gli enti locali. Art. 26. Unioni di comuni. 1. Le unioni di comuni sono enti locali costituiti da due o più comuni di norma
contermini, allo scopo di esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro
2. L'atto costitutivo e lo statuto dell'unione sono approvati dai consigli dei comuni
partecipanti con le procedure e la maggioranza richieste per le modifiche statutarie. Lo
statuto individua gli organi dell'unione e le modalità per la loro costituzione e
individua altresì le funzioni svolte dall'unione e le corrispondenti risorse.
3. Lo statuto deve comunque prevedere il presidente dell'unione scelto tra i sindaci
dei comuni interessati e deve prevedere che altri organi siano formati da componenti delle
giunte e dei consigli dei comuni associati, garantendo la rappresentanza delle minoranze.
4. L'unione ha potestà regolamentare per la disciplina della propria organizzazione,
per lo svolgimento delle funzioni a essa affidate e per i rapporti anche finanziari con i
5. Alle unioni di comuni si applicano, in quanto compatibili, i princìpi previsti per
l'ordinamento dei comuni. Alle unioni competono gli introiti derivanti dalle tasse, dalle
tariffe e dai contributi sui servizi a esse affidati.
Art. 26-bis. Esercizio associato delle funzioni.
1. Al fine di favorire il processo di riorganizzazione sovracomunale dei servizi delle
funzioni e delle strutture, le regioni provvedono a disciplinare, con proprie leggi,
nell'ambito del programma territoriale di cui all'articolo 11, comma 2, le forme di
incentivazione dell'esercizio associato delle funzioni da parse dei comuni, con
l'eventuale previsione nel proprio bilancio di un apposito fondo. A tale fine, oltre a
quanto stabilito dagli articoli 11, 24 e 26, le regioni si attengono ai seguenti princìpi
a) nella discipline delle incentivazioni:
1) favoriscono il massimo grado di integrazione tra i comuni, graduando la
corresponsione dei benefici in relazione al livello di unificazione, rilevato mediante
specifici indicatori con riferimento alla tipologia e alle caratteristiche delle funzioni
e dei servizi associati o trasferiti in modo tale da erogare il massimo dei contributi
nelle ipotesi di massima integrazione;
2) prevedono in ogni cave una maggiorazione dei contributi nelle ipotesi dl fusione e
di unione, rispetto alle altre forme di gestione sovracomunale;
b) promuovono le unioni di comuni, senza alcun vincolo alla successive fusione,
prevedendo comunque ulteriori benefici da corrispondere alle unioni che autonomamente
deliberino, su conforme proposta dei consigli comunali interessati, di procedere alla
1. Per la definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di programmi di
intervento che richiedono, per la loro completa realizzazione, l'azione integrata e
coordinata di comuni, di province e regioni, di amministrazioni statali e di altri
soggetti pubblici, o comunque di due o più tra i soggetti predetti, il presidente della
regione o il presidente della provincia o il sindaco, in relazione alla competenza
primaria o prevalenti sull'opera o sugli interventi o sui programmi di intervento,
promuove la conclusione di un accordo di programma, anche su richiesta di uno o più dei
soggetti interessati, per assicurare il coordinamento delle azioni e per determinarne i
tempi, le modalità, il finanziamento ed ogni altro connesso adempimento. 2. L'accordo può prevedere altresì procedimenti di arbitrato, nonché interventi
surrogatori di eventuali inadempienze dei soggetti partecipanti. 3. Per verificare la possibilità di concordare l'accordo di programma, il presidente
della regione o il presidente della provincia o il sindaco convoca una conferenza tra i
rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate. 4. L'accordo, consistente nel consenso unanime del presidente della regione, del
presidente della provincia, dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, è
approvato con atto formale del presidente della regione o del presidente della provincia o
del sindaco ed è pubblicato nel bollettino ufficiale della regione. L'accordo, qualora
adottato con decreto del presidente della regione, produce gli effetti della intesa di cui
all'articolo 81, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e conseguenti
variazioni degli strumenti urbanistici e sostituendo le concessioni edilizie, sempre che
vi sia l'assenso del comune interessato. 5. Ove l'accordo comporti variazione degli strumenti urbanistici, l'adesione del
sindaco allo stesso deve essere ratificata dal consiglio comunale entro trenta giorni a
5-bis. Per l'approvazione di progetti di opere pubbliche comprese nei programmi
dell'amministrazione e per le quali siano immediatamente utilizzabili i relativi
finanziamenti si procede a norma dei precedenti commi. L'approvazione dell'accordo di
programma comporta la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle
medesime opere: tale dichiarazione cessa di efficacia se le opere non hanno avuto inizio
6. La vigilanza sull'esecuzione dell'accordo di programma e gli eventuali interventi
sostitutivi sono svolti da un collegio presieduto dal presidente della regione o dal
presidente della provincia o dal sindaco e composto da rappresentanti degli enti locali
interessati, nonché dal commissario del Governo nella regione o dal prefetto nella
provincia interessata se all'accordo partecipano amministrazioni statali o enti pubblici
nazionali. 7. Allorché l'intervento o il programma di intervento comporti il concorso di due o
più regioni finitime, la conclusione dell'accordo di programma è promossa dalla
Presidenza del Consiglio dei ministri, a cui spetta convocare la conferenza di cui al
comma 3. Il collegio di vigilanza di cui al comma 6 è in tal caso presieduto da un
rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri ed è composto dai
rappresentanti di tutte le regioni che hanno partecipato all'accordo. La Presidenza del
Consiglio dei ministri esercita le funzioni attribuite dal comma 6 al commissario del
Governo ed al prefetto. 8. La disciplina di cui al presente articolo si applica a tutti gli accordi di
programma previsti da leggi vigenti relativi ad opere, interventi o programmi di
intervento di competenza delle regioni, delle province o dei comuni, salvo i casi in cui i
relativi procedimenti siano già formalmente iniziati alla data di entrata in vigore della
presente legge. Restano salve le competenze di cui all'art. 7, L. 1° marzo 1986, n. 64.
Capo IX - COMUNITÀ' MONTANE
Art. 28. Comunità montane. 1. Le comunità montane sono unioni montane, enti locali costituiti fra comuni montani
e parzialmente montani, anche appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle
zone montane per l'esercizio di funzioni proprie, di funzioni delegate e per l'esercizio
associato delle funzioni comunali.
2. La comunità montana ha un organo rappresentativo e un organo esecutivo composti da
sindaci, assessori o consiglieri dei comuni partecipanti. Il presidente può cumulare la
carica con quella di sindaco di uno dei comuni della comunità. I rappresentanti dei
comuni della comunità montana sono eletti dai consigli dei comuni partecipanti con il
sistema del voto limitato.
3. La regione individua, concordandoli nelle sedi concertative di cui all'articolo 3,
comma 5, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, gli ambiti o le zone omogenee per
la costituzione delle comunità montane, in modo da consentire gli interventi per la
valorizzazione della montagna e l'esercizio associato delle funzioni comunali. La
costituzione della comunità montana avviene con provvedimento del presidente della giunta
4. La legge regionale discipline le comunità montane stabilendo:
a) le modalità di approvazione dello statuto; b) le procedure di concertazione;
c) la discipline dei piani zonali e dei programmi annuali; d) i criteri di ripartizione tra le comunità montane dei finanziamenti regionali e di
quelli dell'Unione europea ed i rapporti con gli altri enti operanti nel territorio. 5. La legge regionale può escludere dalla comunità montana i comuni parzialmente
montani nei quali la popolazione residente nel territorio montano sia inferiore al 15%
della popolazione complessiva, restando sempre esclusi i capoluoghi di provincia e i
comuni con popolazione complessiva superiore ai 40.000 abitanti. L'esclusione non priva i
rispettivi territori montani dei benefici e degli interventi speciali per la montagna
stabiliti dall'Unione europea e dalle leggi statali e regionali. La legge regionale può
prevedere, altresì, per un più efficace esercizio delle funzioni e dei servizi svolti in
forma associate, l'inclusione dei comuni confinanti, con popolazione non superiore a
20.000 mila abitanti, che siano parte integrante del sistema geografico e socio-economico
6. Al comune montano nato dalla fusione dei comuni il cui territorio coincide con
quello di una comunità montana sono assegnate le funzioni e le risorse attribuite alla
stessa in base a norme comunitarie, nazionali e regionali. Tale discipline si applica
anche nel cave in cui il comune sorto dalla fusione comprenda comuni non montani. Con la
legge regionale istitutiva del nuovo comune si provvede allo scioglimento della comunità
7. Le disposizioni di cui al precedente comma si applicano anche all'unione dei comuni
il cui territorio coincide con quello di una comunità montana. Le disposizioni di cui al
precedente comma possono essere applicate dalle regioni, d'intesa con i comuni
interessati, anche all'unione dei comuni il cui territorio coincida con quello di una
8. Ai fini della graduazione e differenziazione degli interventi di competenza delle
regioni e delle comunità montane, le regioni, con propria legge, possono provvedere a
individuare nell'ambito territoriale delle singole comunità montane fasce altimetriche di
territorio, tenendo conto dell'andamento orografico, del clima, della vegetazione, delle
difficoltà nell'utilizzazione agricola del suolo, della fragilità ecologica, dei rischi
ambientali e della realtà socio-economica.
9. Ove in luogo di una preesistente comunità montana vengano costituite più comunità
montane, ai nuovi enti spettano nel complesso i trasferimenti erariali attribuiti all'ente
originario, ripartiti in attuazione dei criteri stabiliti dall'articolo 36 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni.
Art. 29. Funzioni. 1. Spettano alle comunità montane le funzioni attribuite dalla legge e gli interventi
speciali per la montagna stabiliti dalla Comunità economica europea o dalle leggi statali
e regionali. 2. L'esercizio associato di funzioni proprie dei comuni o a questi delegate dalla
regione spetta alle comunità montane. Spetta altresì alle comunità montane l'esercizio
di ogni altra funzione ad esse delegata dai comuni, dalla provincia e dalla regione. 3. Le comunità montane adottano piani pluriennali di opere ed interventi e individuano
gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socio-economico, ivi
compresi quelli previsti dalla Comunità economica europea, dallo Stato e dalla regione,
che possono concorrere alla realizzazione dei programmi annuali operativi di esecuzione
del piano. 4. Le comunità montane, attraverso le indicazioni urbanistiche del piano pluriennale
di sviluppo, concorrono alla formazione del piano territoriale di coordinamento. 5. Il piano pluriennale di sviluppo socio-economico ed i suoi aggiornamenti sono
adottati dalle comunità montane ed approvati dalla provincia secondo le procedure
previste dalla legge regionale. 6. Le regioni provvedono, mediante gli stanziamenti di cui all'articolo 1 della legge
23 marzo 1981, n. 93, a finanziare i programmi annuali operativi delle comunità montane,
sulla base del riparto di cui al numero 3) del quarto comma dell'articolo 4 della legge 3
dicembre 1971, n. 1102, ed all'articolo 2 della citata legge n. 93 del 1981. 7. Sono abrogati: a) l'articolo 1 della legge 25 luglio 1952, n. 991, come sostituito dall'articolo unico
della legge 30 luglio 1957, n. 657, ed il secondo comma dell'articolo 14 della citata
legge n. 991 del 1952; b) gli articoli 3, 5 e 7 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102. 8. (ABROGATO) La comunità montana può essere trasformata in unione di comuni,
ai sensi di quanto disposto dall'articolo 26, anche in deroga ai limiti di popolazione.
Capo X - ORGANI DEL COMUNE E DELLA PROVINCIA
Art. 30. Organi. 1. Sono organi del comune il consiglio, la giunta, il sindaco. 2. Sono organi della provincia il consiglio, la giunta, il presidente.
Art. 31. Consigli comunali e provinciali. 1. L'elezione dei consigli comunali e provinciali, la loro durata in carica, il numero
dei consiglieri e la loro posizione giuridica sono regolati dalla legge. Il funzionamento
dei consigli, nel quadro dei princìpi stabiliti dallo statuto, è disciplinato dal
regolamento, approvato a maggioranza assoluta, che prevede, in particolare, le modalità
per la convocazione e per la presentazione e la discussione delle proposte. Il regolamento
indica altresì il numero dei consiglieri necessario per la validità delle sedute,
prevedendo che in ogni cave debba esserci la presenza di almeno un terzo dei consiglieri
assegnati per legge all'ente, senza computare a tal fine il sindaco e il presidente della
1-bis. I consigli sono dotati di autonomia funzionale e organizzativa. Con norme
regolamentari i comuni e le province fissano le modalità attraverso le quali fornire ai
consigli servizi, attrezzature e risorse finanziarie, potendo altresì prevedere, per i
comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e per le province, strutture apposite
per il funzionamento dei consigli. Con il regolamento di cui al comma 1 i consigli
disciplinano la gestione di tutte le risorse attribuite per il proprio funzionamento e per
quello dei gruppi consiliari regolarmente costituiti.
2. I consiglieri entrano in carica all'atto della proclamazione ovvero, in cave di
surrogazione, non appena adottata dal consiglio la relative deliberazione.
2-bis. Le dimissioni dalla carica di consigliere, indirizzate al rispettivo consiglio,
devono essere assunte immediatamente al protocollo dell'ente nell'ordine temporale di
presentazione. Esse sono irrevocabili, non necessitano di presa d'atto e sono
immediatamente efficaci. Il consiglio, entro e non oltre dieci giorni, deve procedere alla
surroga dei consiglieri dimissionari, con separate deliberazioni, seguendo l'ordine di
presentazione delle dimissioni quale risulta dal protocollo. Non si fa luogo alla surroga
qualora, ricorrendone i presupposti, si debba procedere allo scioglimento del consiglio a
norma dell'art. 39, comma 1, lettera b), n. 2) della presente legge.
3. I consigli durano in carica sino all'elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la
pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti
e improrogabili.
3-bis. I consigli provinciali e i consigli comunali dei comuni con popolazione
superiore a 15.000 abitanti sono presieduti da un presidente eletto tra i consiglieri
nella prima seduta del consiglio. A1 presidente del consiglio sono attribuiti, tra gli
altri, i poteri di convocazione e direzione dei lavori e delle attività del consiglio.
Quando lo statuto non dispone diversamente, le funzioni vicarie di presidente del
consiglio sono esercitate dal consigliere anziano ai sensi dell'articolo 1, comma 2-ter,
della legge 25 marzo 1993, n. 81. Nei comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti lo
statuto può prevedere la figura del presidente del consiglio.
4. Quando lo statuto lo preveda, il consiglio si avvale di commissioni costituite nel
proprio seno con criterio proporzionale. Il regolamento determina i poteri delle
commissioni e ne discipline l'organizzazione e le forme di pubblicità dei lavori.
5. I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici,
rispettivamente del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti
dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento
del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla
6. I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di iniziativa su ogni questione
sottoposta alla deliberazione del consiglio. Hanno inoltre il diritto di presentare
6-bis. Lo statuto stabilisce i casi di decadenza per la mancata partecipazione alle
sedute e le relative procedure, garantendo il diritto del consigliere a far valere le
cause giustificative.
7. Il presidente del consiglio comunale o provinciale è tenuto a riunire il consiglio,
in un termine non superiore a 20 giorni, quando lo richiedano un quinto dei consiglieri, o
il sindaco o il presidente della provincia, inserendo all'ordine del giorno le questioni
7-bis. Nei casi in cui il consiglio è presieduto dal sindaco o dal presidente della
provincia, questi ultimi provvedono alla convocazione del consiglio ai sensi del comma 7.
7-ter. II presidente del consiglio comunale o provinciale assicura una adeguata e
preventive informazione ai gruppi consiliari e ai singoli consiglieri sulle questioni
sottoposte al consiglio.
8. Le sedute del consiglio e delle commissioni sono pubbliche, salvi i casi previsti
Art. 32. Competenze dei consigli. 1. II consiglio è l'organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo. 2. II consiglio ha competenza limitatamente ai seguenti atti fondamentali:
a) gli statuti dell'ente e delle aziende speciali, i regolamenti, l'ordinamento degli
b) i programmi, le relazioni previsionali e programmatiche, i piani finanziari, i
programmi triennali e l'elenco annuale dei lavori pubblici, i bilanci annuali e
pluriennali e relative variazioni, i conti consuntivi, i piani territoriali e urbanistici,
i programmi annuali e pluriennali per la loro attuazione, le eventuali deroghe a essi, i
pareri da rendere nelle dette materie;
c) (ABROGATO) la disciplina dello stato giuridico e delle assunzioni del
personale; le piante organiche e le relative variazioni; d) le convenzioni tra i comuni e quelle tra comuni e provincia, la costituzione e la
modificazione di forme associative;
e) l'istituzione, i compiti e le norme sul funzionamento degli organismi di
decentramento e di partecipazione;
f) l'assunzione diretta dei pubblici servizi, la costituzione di istituzioni e di
aziende speciali, la concessione dei pubblici servizi, la partecipazione dell'ente locale
a società di capitali, l'affidamento di attività o servizi mediante convenzione;
g) l'istituzione e l'ordinamento dei tributi, la disciplina generale delle tariffe per
la fruizione dei beni e dei servizi
h) gli indirizzi da osservare da parse delle aziende pubbliche e degli enti dipendenti,
sovvenzionati o sottoposti a vigilanza;
i) la contrazione dei mutui non previsti espressamente in atti fondamentali del
consiglio comunale e la missione dei prestiti obbligazionari;
l) le spese che impegnino i bilanci per gli esercizi successivi, escluse quelle
relative alle locazioni di immobili e alla somministrazione e fornitura di beni e servizi
a carattere continuativo;
m) gli acquisti e le alienazioni immobiliari, le relative permute, gli appalti e le
concessioni che non siano previsti espressamente in atti fondamentali del consiglio o che
non ne costituiscano mera esecuzione e che, comunque, non rientrino nella ordinaria
amministrazione di funzioni e servizi di competenza della giunta, del segretario o di
altri funzionari;
n) la definizione degli indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentanti
del comune presso enti, aziende e istituzioni, nonché la nomina dei rappresentanti del
consiglio presso enti, aziende e istituzioni a esso espressamente riservata dalla legge.
3. Le deliberazioni in ordine agli argomenti di cui al presente articolo non possono
essere adottate in via d'urgenza da altri organi del comune o della provincia, salvo
quelle attinenti alle variazioni di bilancio da sottoporre a ratifica del consiglio nei 60
giorni successivi, a pena di decadenza.
Art. 33. Composizione delle giunte. 1. La giunta comunale e la giunta provinciale sono composte rispettivamente dal sindaco
e dal presidente della provincia, che la presiedono, e da un numero di assessori,
stabilito dagli statuti, che non deve essere superiore a un terzo, arrotondato
aritmeticamente, del numero dei consiglieri comunali e provinciali, computando a tal fine
il sindaco e il presidente della provincia e comunque non superiore a 16 unità.
2. (ABROGATO) La giunta provinciale è composta dal presidente, che la
presiede, e da un numero pari di assessori, stabilito dallo statuto, non superiore ad un
quinto dei consiglieri assegnati all'ente, con arrotondamento all'unità immediatamente
superiore o inferiore in modo da ottenere un numero pari e comunque non superiore ad otto.
3. Nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e nelle province gli
assessori sono nominati dal sindaco o dal presidente della provincia, anche al di fuori
dei componenti del consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di compatibilità
ed eleggibilità alla carica di consigliere. 4. Nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti lo statuto può prevedere la
nomina ad assessore di cittadini non facenti parse del consiglio, in possesso dei
requisiti di compatibilità e di eleggibilità alla carica di consigliere
Art. 34. Elezione del sindaco e del presidente della provincia.
Nomina della giunta. 1. Il sindaco e il presidente della provincia sono eletti dai cittadini a suffragio
universale e diretto secondo le disposizioni dettate dalla legge e sono membri dei
rispettivi consigli.
2. Il sindaco e il presidente della provincia nominano i componenti della giunta, tra
cui un vicesindaco e un vicepresidente, e ne danno comunicazione al consiglio nella prima
seduta successive all'elezione.
2-bis. Entro il termine fissato dallo statuto, il sindaco o il presidente della
provincia, sentita la giunta presenta al consiglio stesso le linee programmatiche relative
alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato. Lo statuto discipline
altresì i modi della partecipazione del consiglio alla definizione all'adeguamento e alla
verifica periodica dell'attuazione delle linee programmatiche da parse del sindaco e dei
singoli assessori.
3. (ABROGATO) Chi ha ricoperto in due mandati consecutivi la carica di
assessore non può essere nel mandato successivo ulteriormente nominato assessore. 4. Il sindaco può revocare uno o più assessori, dandone motivata comunicazione al
Art. 35. Competenze delle giunte. 1. La giunta collabora con il sindaco o con il presidente della provincia
nell'amministrazione del comune o della provincia ed opera attraverso deliberazioni
collegiali. 2. La giunta compie gli atti di amministrazione che non siano riservati dalla legge al
consiglio è che non rientrino nelle competenze, previste dalle leggi o dallo statuto, del
sindaco o del presidente della provincia, degli organi di decentramento, del segretario o
dei funzionari dirigenti, collabora con il sindaco e con il presidente della provincia
nell'attuazione degli indirizzi generali del consiglio, riferisce annualmente al consiglio
sulla propria attività e svolge attività propositive e di impulso nei confronti dello
2-bis. È altresì di competenza della giunta l'adozione dei regolamenti
sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti
Art. 36. Competenze del sindaco e del presidente della provincia.
01. Il sindaco e il presidente della provincia sono gli organi responsabili
dell'amministrazione del comune e della provincia. 1. Il sindaco e il presidente della provincia rappresentano l'ente, convocano e
presiedono la giunta, nonché il consiglio quando non è previsto il presidente del
consiglio, e sovrintendono al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione
degli atti. 2. Essi esercitano le funzioni loro attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai
regolamenti e sovrintendono altresì all'espletamento delle funzioni statali e regionali
attribuite o delegate al comune e alla provincia.
3. II sindaco coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio
comunale e nell'ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli
esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d'intesa con
i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di
aperture al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio al fine di
armonizzare l'espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli
4. In caso di inosservanza degli obblighi di convocazione del consiglio, previa
5. Sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio il sindaco e il presidente della
provincia provvedono alla nomina, alla designazione e alla revoca dei rappresentanti del
comune e della provincia presso enti, aziende e istituzioni.
5-bis. Tutte le nomine e le designazioni debbono essere effettuate entro 45 giorni
dall'insediamento ovvero entro i termini di scadenza del precedente incarico. In mancanza,
il comitato regionale di controllo adotta i provvedimenti sostitutivi ai sensi dell'artico
5-ter. Il sindaco e il presidente della provincia nominano i responsabili degli uffici
e dei servizi, attribuiscono e definiscono gli incarichi dirigenziali e quelli di
collaborazione esterna secondo le modalità e i criteri stabiliti dall'articolo 51 della
presente legge, nonché dai rispettivi statuti e regolamenti comunali e provinciali.
6. Il sindaco e il presidente della provincia prestano davanti al consiglio, nella
seduta di insediamento il giuramento di osservare lealmente la Costituzione italiana.
7. Distintivo del sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della repubblica e lo
stemma del comune, da portarsi a tracolla. Distintivo del presidente della provincia è
una fascia di colore azzurro con lo stemma della repubblica e lo stemma della propria
provincia da portare a tracolla.
Art. 37. Mozione di sfiducia. 1. Il voto del consiglio comunale o del consiglio provinciale contrario ad una proposta
del sindaco, del presidente della provincia o delle rispettive giunte non comporta le
dimissioni degli stessi. 2. Il sindaco, il presidente della provincia e le rispettive giunte cessano dalla
carica in cave di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale
dalla maggioranza assoluta dei componenti il consiglio. La mozione di sfiducia deve essere
motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a
tal fine il sindaco e il presidente della provincia, e viene messa in discussione non
prima di dieci giorni e non oltre 30 giorni dalla sue presentazione. Se la mozione viene
approvata, si procede allo scioglimento del consiglio e alla nomina di un commissario ai
sensi delle leggi vigenti.
Art. 37-bis. Dimissioni, impedimento, rimozione, decadenza,
sospensione o decesso del sindaco o del presidente della provincia. 1. In caso di impedimento permanente, rimozione decadenza o decesso del sindaco o del
presidente della provincia, la giunta decade e si procede allo scioglimento del consiglio.
Il consiglio e la giunta rimangono in carica sino alla elezione del nuovo consiglio e del
nuovo sindaco o presidente della provincia. Sino alle predette elezioni, le funzioni del
sindaco e del presidente della provincia sono svolte, rispettivamente, dal vicesindaco e
dal vicepresidente.
2. Il vicesindaco e il vicepresidente sostituiscono il sindaco e il presidente della
provincia in caso di assenza o di impedimento temporaneo, nonché, nel caso di sospensione
dall'esercizio della funzione adottata ai sensi dell'articolo 15, comma 4-bis, della legge
19 marzo 1990, n. 55, come modificato dall'art. 1, legge 18 gennaio 1992, n. 16.
3. Le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano
efficaci e irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al
consiglio. In tal cave si procede allo scioglimento del rispettivo consiglio, con
4. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale determina in ogni caso la
decadenza del sindaco o del presidente della provincia, nonché delle rispettive giunte.
a) alla tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e agli adempimenti
demandatigli dalle leggi in materia elettorale, di leva militare e di statistica; b) alla emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalle leggi e dai regolamenti in
materia di ordine e di sicurezza pubblica, di sanità e di igiene pubblica; c) allo svolgimento, in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, delle
funzioni affidategli dalla legge; d) alla vigilanza su tutto quanto posse interessare la
sicurezza e l'ordine pubblico, informandone il prefetto.
2. Il sindaco, quale ufficiale del governo, adotta, con atto motivato e nel rispetto
dei princìpi generali dell'ordinamento giuridico, provvedimenti contingibili e urgenti in
gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini; per l'esecuzione dei relativi
2-bis. In casi di emergenza, connessi con il traffico e/o con l'inquinamento
atmosferico o acustico, ovvero quando a cause di circostanze straordinarie si verifichino
particolari necessità dell'utenza, il sindaco può modificare gli orari degli esercizi
commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d'intesa con i
responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di
aperture al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, adottando i
provvedimenti di cui al comma 2.
queste non ottemperano all'ordine impartito, il sindaco può provvedere d'ufficio a spese
degli interessati, senza pregiudizio dell'azione penale per i reati in cui fossero
incorsi.
5. Nell'ambito dei servizi di cui al presente articolo, il prefetto può disporre
ispezioni per accertare il regolare funzionamento dei servizi stessi nonché, per
l'acquisizione di dati e notizie interessanti altri servizi di carattere generale.
6. Nelle materie previste dalle lettere a), b), c) e d) del comma 1, nonché,
dall'articolo 10, il sindaco, previa comunicazione al prefetto, può delegare l'esercizio
delle funzioni ivi indicate al presidente del consiglio circoscrizionale; ove non siano
costituiti gli organi di decentramento comunale, il sindaco può conferire la delega a un
consigliere comunale per l'esercizio delle funzioni nei quartieri e nelle frazioni.
7. Ove il sindaco o chi ne esercita le funzioni non adempia ai compiti di cui al
presente articolo, il prefetto può nominare un commissario per l'adempimento delle
funzioni stesse.
9. Ove il sindaco non adotti i provvedimenti di cui al comma 2, il prefetto provvede
con propria ordinanza.
Capo XI - CONTROLLO SUGLI ORGANI
Art. 39. Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e
provinciali. 1. I consigli comunali e provinciali vengono sciolti con decreto del presidente della
repubblica, su proposta del ministro dell'interno:
a) quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni
di legge, nonché
per gravi motivi di ordine pubblico; b) quando non posse essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei
servizi per le seguenti cause:
1-bis) dimissioni del sindaco o del presidente della provincia;
2) cessazione della carica per dimissioni contestuali, ovvero rese anche con atti
separati purché contemporaneamente presentati al protocollo dell'ente, della metà più
uno dei membri assegnati, non computando a tal fine il sindaco o il presidente della
2-bis) riduzione dell'organico assembleare per impossibilità di surroga alla metà dei
c) quando non sia approvato nei termini il bilancio. 2. Nell'ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale
il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo
schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga
d'ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal cave e comunque quando il consiglio non
abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta,
l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli
consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sue approvazione, decorso il
quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente. Del
provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedure per lo
3. Nei casi diversi da quelli previsti dal numero 1) della lettera b) del comma 1, con
il decreto di scioglimento si provvede alla nomina di un commissario, che esercita le
attribuzioni conferitegli con il decreto stesso.
4. I1 rinnovo del consiglio nelle ipotesi di scioglimento deve coincidere con il primo
turno elettorale utile previsto dalla legge.
5. I consiglieri cessati dalla carica per effetto dello scioglimento continuano a
esercitare, fino alla nomina dei successori, gli incarichi esterni loro eventualmente
6. Al decreto di scioglimento è allegata la relazione del ministro contenente i motivi
del provvedimento; dell'adozione del decreto di scioglimento è data immediata
comunicazione al parlamento. Il decreto è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
7. Iniziata la procedure di cui ai commi precedenti e in attesa del decreto di
scioglimento, il prefetto, per motivi di grave e urgente necessità, può sospendere, per
un periodo comunque non superiore a 90 giorni, i consigli comunali e provinciali e
nominare un commissario per la provvisoria amministrazione dell'ente.
8. (ABROGATO) In tal caso, i termini di cui al comma 4 decorrono dalla data del
1. Con decreto del presidente della repubblica, su proposta del ministro dell'interno,
il sindaco, il presidente della provincia, i presidenti dei consorzi e delle comunità
montane, i componenti dei consigli e delle giunte, i presidenti dei consigli
circoscrizionali possono essere rimossi quando compiano atti contrari alla Costituzione o
per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico.
2. In attesa del decreto, il prefetto può sospendere gli amministratori di cui al
comma 1 qualora sussistano motivi di grave e urgente necessità. 3. Sono fatte salve le disposizioni dettate dall'articolo 15 della legge 19 marzo 1990,
Capo XII - CONTROLLO SUGLI ATTI
Art. 41. Comitato regionale di controllo. 1. Per l'esercizio del controllo di legittimità previsto dall'articolo 130 della
Costituzione, è istituito, con decreto del presidente della giunta regionale, il comitato
regionale di controllo sugli atti dei comuni e delle province. 2. La legge regionale può articolare il comitato in sezioni per territorio o per
materia, salvaguardando con forme opportune l'unitarietà di indirizzo. A tal fine la
regione, in collaborazione con gli uffici del comitato, cura la pubblicazione periodica
delle principali decisioni del comitato regionale di controllo con le relative motivazioni
Art. 42. Composizione del comitato. 1. Il comitato regionale di controllo e ogni sua eventuale sezione sono composti: a) da quattro esperti eletti dal consiglio regionale, di cui: 1) uno iscritto da almeno dieci anni nell'albo degli avvocati, scelto in una terna
proposta dal competente ordine professionale; 2) uno iscritto da almeno dieci anni, all'albo dei dottori commercialisti o dei
ragionieri, scelto in una terna proposta dai rispettivi ordini professionali; 3) uno scelto tra chi abbia ricoperto complessivamente per almeno cinque anni la carica
di sindaco, di presidente della provincia, di consigliere regionale o di parlamentare
nazionale, ovvero fra i funzionari statali, regionali o degli enti locali in quiescenza,
con qualifica non inferiore a dirigente od equiparata; 4) uno scelto tra i magistrati o gli avvocati dello Stato in quiescenza, o tra i
professori di ruolo di università in materie giuridiche ed amministrative ovvero tra i
segretari comunali o provinciali in quiescenza; b) da un esperto designato dal commissario del Governo scelto fra funzionari
dell'Amministrazione civile dell'interno in servizio nelle rispettive province. 2. Il consiglio regionale elegge non più di due componenti supplenti aventi i
requisiti di cui alla lettera a) del comma 1; un terzo supplente, avente i requisiti di
cui alla lettera b) del comma 1, è designato dal commissario del Governo. 3. In caso di assenza od impedimento dei componenti effettivi, di cui rispettivamente
alle lettere a) e b) del comma 1, intervengono alle sedute i componenti supplenti, eletti
o designati per la stessa categoria. 4. Il comitato ed ogni sua sezione eleggono nel proprio seno il presidente ed un
vicepresidente scelti tra i componenti eletti dal consiglio regionale. 5. Funge da segretario un funzionario della regione. 6. Il comitato e le sezioni sono rinnovati integralmente a seguito di nuove elezioni
del consiglio regionale, nonché quando si dimetta contemporaneamente la maggioranza dei
rispettivi componenti. 7. Il presidente ed il vicepresidente del comitato, se dipendenti pubblici, sono
collocati fuori ruolo; se dipendenti privati, sono collocati in aspettativa non
retribuita. 8. Ai componenti del comitato si applicano le norme relative ai permessi ed alle
aspettative previsti per gli amministratori locali.
Art. 43. Incompatibilità ed ineleggibilità. 1. Non possono essere eletti e non possono far parte dei comitati regionali di
controllo: a) i parlamentari nazionali ed europei; b) i componenti del consiglio regionale; c) gli amministratori di comuni o province o di altri enti soggetti a controllo del
comitato, nonché coloro che abbiano ricoperto tali cariche nell'anno precedente alla
costituzione del medesimo comitato; d) coloro che si trovano nelle condizioni di ineleggibilità alle cariche di cui alle
lettere b) e c), con esclusione dei magistrati e dei funzionari dello Stato; e) i dipendenti ed i contabili della regione e degli enti locali sottoposti al
controllo del comitato nonché i dipendenti dei partiti presenti nei consigli degli enti
locali della regione; f) i componenti di altro comitato regionale di controllo o delle sezioni di esso; g) coloro che prestano attività di consulenza o di collaborazione presso la regione o
enti sottoposti al controllo regionale; h) coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi nei partiti a livello
provinciale, regionale o nazionale, nonché coloro che abbiano ricoperto tali incarichi
nell'anno precedente, alla costituzione del comitato.
Art. 44. Norme regionali. 1. Il funzionamento dei comitati regionali di controllo e delle loro sezioni, le
indennità da attribuire ai componenti, le funzioni del presidente e del vicepresidente,
le forme di pubblicità della attività dei comitati e di consultazione delle decisioni,
nonché il rilascio di copie di esse sono disciplinati dalla legge regionale. 2. La legge regionale detta le norme per l'elezione, a maggioranza qualificata, dei
componenti del comitato regionale di controllo e per la tempestiva sostituzione degli
stessi in caso di morte, dimissioni, decadenza per reiterate assenze ingiustificate o
incompatibilità sopravvenuta, nonché per la supplenza del presidente. 3. Le spese per il funzionamento dei comitati regionali di controllo e dei loro uffici,
nonché la corresponsione di un'indennità di carica ai componenti sono a carico della
regione. 4. La regione provvede alle strutture serventi del comitato regionale di controllo
ispirandosi ai princìpi, dell'adeguatezza funzionale e dell'autonomia dell'organo.
Art. 45. Deliberazioni soggette al controllo preventivo di
legittimità. (Abrogato e sostituito dall'art.17, commi 33-39, della Legge 127/97)
1. Sono soggette al controllo preventivo di legittimità le deliberazioni che
la legge riserva ai consigli comunali e provinciali nonché quelle che i consigli e le
giunte intendono, di propria iniziativa, sottoporre al comitato. 2. Le deliberazioni di competenza delle giunte nelle materie
sottoelencate sono sottoposte al controllo nei limiti delle illegittimità denunciate,
quando un terzo dei consiglieri provinciali o un terzo dei consiglieri nei comuni con
popolazione superiore a 15.000 abitanti ovvero un quinto dei consiglieri nei comuni con
popolazione sino a 15.000 abitanti ne facciano richiesta scritta e motivata con
l'indicazione delle norme violate entro dieci giorni dall'affissione all'albo pretorio: a) acquisti, alienazioni, appalti ed in generale tutti i contratti; b) contributi, indennità, compensi, rimborsi ed esenzioni ad amministratori, a
dipendenti o a terzi; c) assunzioni, stato giuridico e trattamento economico del personale. 3. Contestualmente all'affissione all'albo le delibere di cui al comma 2 sono
comunicate ai capigruppo consiliari. 4. Entro gli stessi termini di cui al comma 2 possono altresì essere
sottoposte al controllo le deliberazioni della giunta quando un terzo dei consiglieri
provinciali o un terzo dei consiglieri nei comuni con popolazione superiore a 15.000
abitanti ovvero un quinto dei consiglieri nei comuni con popolazione sino a 15.000
abitanti, con richiesta scritta e motivata, le ritengano viziate di incompetenza o assunte
in contrasto con atti fondamentali del consiglio. 5. Non sono soggette al controllo preventivo di legittimità le deliberazioni
meramente esecutive di altre deliberazioni.
Art. 46. Modalità del controllo preventivo di legittimità degli
atti e del bilancio. (Abrogato e sostituito dall'art.17, commi 40-44, della Legge 127/97)
1. Salvo quanto disposto dagli articoli seguenti, le deliberazioni indicate
dall'articolo 45 diventano esecutive se nel termine di venti giorni dalla ricezione delle
stesse il comitato regionale di controllo non abbia adottato un provvedimento di
annullamento, dandone nel medesimo termine comunicazione all'ente interessato. 2. Il controllo di legittimità comporta la verifica della conformità
dell'atto alle norme vigenti nonché alle norme statutarie dell'ente, esclusa ogni diversa
valutazione, dell'interesse pubblico perseguito. 3. Il provvedimento di annullamento indica, anche con riferimento ai princìpi
generali dell'ordinamento giuridico, le norme violate. 4. Il termine è interrotto per una sola volta se prima della sua scadenza il
comitato regionale di controllo chieda chiarimenti o elementi integrativi di giudizio
all'ente deliberante. In tal caso il termine per l'annullamento riprende a decorrere dal
momento della ricezione degli atti richiesti. 5. Le deliberazioni diventano esecutive prima del decorso del termine se il
comitato regionale di controllo dà comunicazione di non aver riscontrato vizi di
legittimità. 6. La trasmissione all'organo di controllo delle deliberazioni dichiarate
urgenti ha luogo entro cinque giorni dalla adozione, a pena di decadenza. 7. La legge regionale stabilisce le modalità ed i termini per l'invio delle
deliberazioni all'organo di controllo e per la disciplina della decorrenza dei termini
assegnati ai comitati regionali ai fini dell'esercizio del controllo stesso. 8. Il termine per l'esame del bilancio preventivo e del conto consuntivo da
parte del comitato di controllo è di quaranta giorni. Il decorso del termine determina
l'esecutività delle deliberazioni ai sensi del comma 1. 9. Il comitato di controllo può indicare all'ente interessato le modificazioni
da apportare alle risultanze del conto consuntivo con l'invito ad adottarle entro il
termine massimo di trenta giorni. 10. Nel caso di mancata adozione del conto consuntivo entro il termine di
legge, di mancata adozione delle modificazioni entro il termine previsto dal comma 9 o di
annullamento della deliberazione di adozione del conto consuntivo da parte del comitato di
controllo, questo provvede alla nomina di uno o più commissari per la redazione del conto
stesso. 11. Nell'esame del bilancio preventivo e del conto consuntivo il controllo di
legittimità comprende la coerenza interna degli atti e la corrispondenza dei dati
contabili con quelli delle deliberazioni, nonché con i documenti giustificativi allegati
Art. 47. Pubblicazione ed esecutività delle deliberazioni. 1. Tutte le deliberazioni comunali e provinciali sono pubblicate mediante affissione
all'albo pretorio, nella sede dell'ente, per quindici giorni consecutivi, salvo specifiche
disposizioni di legge. 2. Le deliberazioni non soggette al controllo preventivo di legittimità diventano
esecutive dopo il decimo giorno dalla loro pubblicazione. 3. Nel caso di urgenza le deliberazioni del consiglio o della giunta possono essere
dichiarate immediatamente eseguibili con il voto espresso dalla maggioranza dei
Art. 48. Potere sostitutivo. (Abrogato e sostituito dall'art.17, comma 45, della Legge 127/97)
1. Qualora i comuni e le province, sebbene invitati a provvedere entro congruo
termine, ritardino od omettano di compiere atti obbligatori per legge, il comitato
regionale di controllo provvede a mezzo di un commissario. Il termine assegnato non può
essere inferiore a trenta giorni, salvo deroga motivata per i casi d'urgenza. 2. Le modalità di esercizio del potere di cui al comma 1 sono regolate dalla
legge regionale. Art. 49. Controllo e vigilanza nei confronti di enti diversi dai
comuni e dalle province. 1. Salvo diverse disposizioni recate dalle leggi vigenti, alle unità sanitarie locali,
ai consorzi, alle unioni di comuni e alle comunità montane si applicano le norme sul
controllo e sulla vigilanza dettate per i comuni e per le province.
Art. 50. Pareri obbligatori. 1. I pareri obbligatori delle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo,
delle regioni e di ogni altro ente sottoposto a tutela statale, regionale e subregionale,
prescritti da qualsiasi norma avente forza di legge ai fini della programmazione,
progettazione ed esecuzione di opere pubbliche o di altre attività degli enti locali,
sono espressi entro il termine di sessanta giorni dalla richiesta, sempre che la legge non
prescriva un termine minore. 2. Il termine, previa motivata comunicazione all'ente locale interessato da parte
dell'amministrazione chiamata ad esprimere il parere, è prorogato per un tempo pari a
quello del termine originario. 3. Decorso infruttuosamente il termine originario, ovvero il termine prorogato, si
prescinde dal parere.
Capo XIII - UFFICI E PERSONALE Art. 51. Organizzazione degli uffici e del personale. 01. Ferme restando le disposizioni dettate dalla normative concernente gli enti locali
dissestati e strutturalmente deficitari di cui all'articolo 46 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, i comuni, le province e gli altri enti
locali territoriali, nel rispetto dei principi fissati dalla presente legge, provvedono
alla determinazione delle proprie dotazioni organiche, nonché all'organizzazione e
gestione del personale nell'ambito della propria autonomia normative e organizzativa, con
i soli limiti derivanti dalle proprie capacità di bilancio e dalle esigenze di esercizio
delle funzioni, dei servizi e dei compiti loro attribuiti. È conseguentemente abrogato
l'articolo 2 del decreto del presidente della repubblica 25 giugno 1983, n. 347.
Nell'organizzazione e gestione del personale gli enti locali tengono conto di quanto
previsto dalla contrattazione collettiva di lavoro. Il personale assegnato ai comuni ai
sensi dell'ultimo periodo del comma 46 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n.
662, è collocato in un ruolo sovrannumerario a esaurimento in attesa che si rendano
liberi posti nell'organico dell'ente di pari livello da destinare, prioritariamente, a
detto personale.
1. I comuni e le province disciplinano con appositi regolamenti la dotazione organica
del personale e, in conformità con lo statuto, l'ordinamento generale degli uffici e dei
servizi, in base a criteri di autonomia, funzionalità ed economicità di gestione, e
secondo princìpi di professionalità e responsabilità. Nelle materie soggette a riserva
di legge ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c). della legge 23 ottobre 1991, n.
421, la potestà regolamentare degli atti si esercita tenendo conto della contrattazione
collettiva nazionale e comunque in modo da non determinare disapplicazioni durante il
periodo di vigenza. Nelle materie non riservate alla legge il comma 2-bis dell'articolo 2
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni e integrazioni,
si applica anche ai regolamenti di cui al presente comma.
2. Spetta ai dirigenti la direzione degli uffici e dei servizi secondo i criteri e le
norme dettati da- gli statuti e dai regolamenti che si uniformano al principio per cui i
poteri di indirizzo e di controllo spettano agli organi elettivi mentre la gestione
amministrativa è attribuita ai dirigenti. 3. Spettano ai dirigenti tutti i compiti, compresa l'adozione di atti che impegnano
l'amministrazione verso l'esterno, che la legge e lo statuto espressamente non riservino
agli organi di governo dell'ente. Sono a essi attribuiti tutti i compiti di attuazione
degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di indirizzo adottati dall'organo
politico, tra i quali in particolare, secondo le modalità stabilite dallo statuto o dai
regolamenti dell'ente: a) la presidenza delle commissioni di gara e di concorso;
b) la responsabilità delle procedure di appalto e di concorso; c) la stipulazione di contratti; d) gli atti di gestione finanziaria, ivi compresa l'assunzione di impegni di spesa; e) gli atti di amministrazione e gestione del personale; f) i provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, il cui rilascio
presupponga accertamenti e valutazioni, anche di natura discrezionale, nel rispetto di
criteri predeterminati dalla legge, dai regolamenti, da atti generali di indirizzo, ivi
comprese le autorizzazioni e le concessioni edilizia; f-bis) tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in
pristino di competenza comunale, nonché i poteri di vigilanza edilizia e di irrogazione
delle sanzioni amministrative previsti dalla vigente legislazione statale e regionale in
materia di prevenzione e repressione dell'abusivismo edilizio e paesaggistico-ambientale;
g) le attestazioni, certificazioni, comunicazioni, diffide, verbali, autenticazioni,
legalizzazioni e ogni altro atto costituente manifestazione di giudizio e di conoscenza; h) gli atti a essi attribuiti dallo statuto e dai regolamenti o, in base a questi,
delegati dal sindaco.
3-bis. Nei comuni privi di personale di qualifica dirigenziale le funzioni di cui al
comma 3, fatta salva l'applicazione del comma 68, lettera c) dell'articolo 17 della legge
15 maggio 1997, n.127, possono essere attribuite, a seguito di provvedi- mento motivato
del sindaco, ai responsabili degli uffici e dei servizi, indipendentemente dalla loro
qualifica funzionale, anche in deroga a ogni diversa disposizione. 3-ter In attesa di apposite definizione contrattuale, nei comuni di cui al comma 3-bis,
ai responsabili di uffici e servizi possono essere assegnate indennità di funzione
localmente determinate, nell'ambito delle comprensive disponibilità di bilancio dei
comuni medesimi.
3-quater. Nei comuni tra loro convenzionati per l'esercizio di funzioni amministrative
o per l'espletamento associato dei servizi, ai responsabili degli uffici o dei servizi che
svolgano la loro funzione anche per gli altri comuni, in attesa di apposita definizione
contrattuale, possono essere assegnate indennità di funzione in deroga alle normative
vigenti. La relative maggiore spesa sarà rimborsata dagli altri enti convenzionati nei
termini previsti dalla convenzione.
4. I dirigenti sono direttamente responsabili, in relazione agli obiettivi dell'ente,
della correttezza amministrativa e dell'efficienza della gestione.
5. Lo statuto può prevedere che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o
degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, posse avvenire
mediante contralto a tempo determinato di diritto pubblico o, eccezionalmente e con
deliberazione motivate, di diritto privato, fermi restando i requisiti richiesti dalla
qualifica da ricoprire.
5-bis. Il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, negli enti in cui è
prevista la dirigenza, stabilisce i limiti, i criteri e le modalità con cui possono
essere stipulati, al di fuori della dotazione organica, contratti a tempo determinato per
i dirigenti e le alte specializzazioni, fermi restando i requisiti richiesti per la
qualifica da ricoprire. Tali contratti sono stipulati in misura complessivamente non
superiore al 5% del totale della dotazione organica della dirigenza e dell'area direttiva
e comunque per almeno una unità. Negli altri enti locali, il regolamento sull'ordinamento
degli uffici e dei servizi stabilisce i limiti, i criteri e le modalità con cui possono
essere stipulati, al di fuori della dotazione organica solo in assenza di professionalità
analoghe alle presenti all'interno dell'ente, contratti a tempo determinato per i
dirigenti, alte specializzazioni o funzionari dell'area direttiva, fermi restando i
requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire. Tali contratti sono stipulati in misura
complessivamente non superiore al 5% della dotazione organica dell'ente, o a una unità
negli enti con una dotazione organica inferiore alle 20 unità. I contratti di cui al
presente comma non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco e del
presidente della provincia in carica. Il trattamento economico, equivalente a quello
previsto dai vigenti contratti collettivi nazionali e decentrati per il personale degli
enti locali, può essere integrato, con provvedimento motivato della giunta, da una
indennità ad personam, commisurata alla specifica qualificazione professionale e
culturale, anche in considerazione della temporaneità del rapporto e delle condizioni di
mercato relative alle specifiche competenze professionali. Il trattamento economico e
l'eventuale indennità ad personam sono definiti in stretta correlazione con il bilancio
dell'ente e non vanno imputati al costo contrattuale e del personale. Il contralto a tempo
determinato è risolto di diritto nel cave in cui l'ente locale dichiari il dissesto o
venga a trovarsi nelle situazioni strutturalmente deficitarie di cui all'articolo 45 del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni.
6. Gli incarichi dirigenziali sono conferiti a tempo determinato con provvedimento
motivato e con le modalità fissate dal regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei
servizi, secondo criteri di competenza professionale, in relazione agli obiettivi indicati
nel programma amministrativo del sindaco o del presidente della provincia e sono revocati
in cave di inosservanza delle direttive del sindaco o del presidente della provincia,
della giunta o dell'assessore di riferimento, o in cave di mancato raggiungimento al
termine di ciascun anno finanziario degli obiettivi loro assegnati nel piano esecutivo di
gestione previsto dall'art. 11 del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, e
successive modificazioni, o per responsabilità particolarmente grave o reiterate e negli
altri casi disciplinati dall'art. 20 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni, e dai contratti collettivi di lavoro. L'attribuzione degli
incarichi può prescindere dalla precedente assegnazione di funzioni di direzione a
seguito di concorsi.
7. Per obiettivi determinati e con convenzioni a termine, il regolamento può prevedere
collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità. Il regolamento
sull'ordinamento degli uffici e dei servizi può inoltre prevedere la costituzione di
uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, del presidente della provincia, della
giunta o degli assessori, per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro
attribuite dalla legge, costituiti da dipendenti dell'ente, ovvero, purché l'ente non
abbia dichiarato il dissesto e non versi nelle situazioni strutturalmente deficitarie di
cui all'articolo 45 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive
modificazioni, o da collaboratori assunti con contralto a tempo determinato.
8. (ABROGATO) Lo stato giuridico ed il trattamento economico dei dipendenti
degli enti locali è disciplinato con accordi collettivi nazionali di durata triennale
resi esecutivi con decreto del Presidente della Repubblica secondo la procedura prevista
dall'articolo 6 della legge 29 marzo 1983, n. 93. In ogni caso rimane riservata alla legge
la disciplina dell'accesso al rapporto di pubblico impiego, delle cause di cessazione
dello stesso e delle garanzie del personale in ordine all'esercizio dei diritti
fondamentali. Nell'ambito dei princìpi stabiliti dalla legge, rimane inoltre riservata
agli atti normativi degli enti, secondo i rispettivi ordinamenti, la disciplina relativa
alle modalità di conferimento della titolarità degli uffici nonché alla determinazione
ed alla consistenza dei ruoli organici complessivi.
9. (ABROGATO) La responsabilità, le sanzioni disciplinari, il relativo
procedimento, la destituzione d'ufficio e la riammissione in servizio sono regolati
secondo le norme previste per gli impiegati civili dello Stato.
10. (ABROGATO) E' istituita in ogni ente una commissione di disciplina,
composta dal capo dell'amministrazione o da un suo delegato, che la presiede, dal
segretario dell'ente e da un dipendente designato all'inizio di ogni anno dal personale
dell'ente secondo le modalità stabilite dal regolamento.
11. Le norme del presente articolo si applicano anche agli uffici ed al personale degli
enti dipendenti, dei consorzi e delle comunità montane, salvo quanto diversamente
1. Il sindaco nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e il
presidente della provincia, previa deliberazione della giunta comunale o provinciale,
possono nominare un direttore generale al di fuori della dotazione organica e con
contralto a tempo determinato, e secondo criteri stabiliti dal regolamento di
organizzazione degli uffici e dei servizi, che provvede ad attuare gli indirizzi e gli
obiettivi stabiliti dagli organici di governo dell'ente, secondo le direttive impartite
dal sindaco o dal presidente della provincia e che sovrintende alla gestione dell'ente
perseguendo livelli ottimali di efficacia ed efficienza. Compete in particolare al
direttore generale la predisposizione del piano dettagliato di obiettivi previsto dalla
lettera a) del comma 2 dell'articolo 10 del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77,
nonché la proposta di piano esecutivo di gestione previsto dall'articolo 11 del predetto
decreto legislativo n. 77 del 1995. A tali fini, al direttore generale rispondono,
nell'esercizio delle funzioni loro assegnate, i dirigenti dell'ente, a eccezione del
segretario del comune e della provincia.
2. Il direttore generale è revocato dal sindaco o dal presidente della provincia,
previa deliberazione della giunta comunale o provinciale. La durata dell'incarico non può
eccedere quella del mandato del sindaco o del presidente della provincia.
3. Nei comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti è consentito procedere alla
nomina del direttore generale previa stipula di convenzione tra comuni le cui popolazioni
assommate raggiungano i 15.000 abitanti. In tal caso, il direttore generale dovrà
provvedere alla gestione coordinate o unitaria dei servizi tra i comuni interessati.
4. Quando non risultino stipulate le convenzioni previste dal comma 3 e in ogni altro
cave in cui il direttore generale non sia stato nominato, le relative funzioni possono
essere conferite dal sindaco o dal presidente della provincia al segretario.
Art. 52. Segretari comunali e provinciali. (Abrogato e sostituito dall'art.17, commi 67-86, della Legge 127/97)
1. Il comune e la provincia hanno un segretario titolare, funzionario statale,
iscritto in apposito albo nazionale territorialmente articolato. 2. La legge regola l'istituzione dell'albo e i requisiti professionali per la
iscrizione, la classificazione degli enti e il trattamento economico, le attribuzioni e le
responsabilità, i trasferimenti ed i provvedimenti disciplinari, le modalità, di accesso
e progressione in carriera, nonché l'organismo collegiale, territorialmente articolato,
presieduto dal Ministro dell'interno o da un suo delegato e composto pariteticamente dai
rappresentanti degli enti locali, del Ministero dell'interno e dei segretari, preposto
alla tenuta dell'albo e chiamato ad esercitare funzioni di indirizzo e di amministrazione
dei segretari comunali e provinciali. La legge disciplina altresì le modalità del
concorso degli enti locali alla nomina e alla revoca del segretario fra gli iscritti
all'albo di cui al comma 1. 3. Il segretario, nel rispetto delle direttive impartitegli dal sindaco o dal
presidente della provincia da cui dipende funzionalmente, oltre alle competenze di cui
all'articolo 51, sovraintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina
l'attività, cura l'attuazione dei provvedimenti, è responsabile dell'istruttoria delle
deliberazioni, provvede ai relativi atti esecutivi e partecipa alle riunioni della giunta
e del consiglio. 4. Lo statuto e il regolamento possono prevedere un vicesegretario per lo
svolgimento delle funzioni vicarie del segretario, per coadiuvarlo o sostituirlo nei casi
di vacanza, assenza o impedimento. 5. Fino all'entrata in vigore della legge di cui al comma 2 si applica la
disciplina vigente, salvo quanto disposto dalla presente legge.
Art. 53. Responsabilità del segretario degli enti locali e dei
dirigenti dei servizi. 1. Su ogni proposta di deliberazione sottoposta alla giunta ed al consiglio che non sia
mero atto di indirizzo deve essere richiesto il parere in ordine alla sola regolarità
tecnica del responsabile del servizio interessato e, qualora comporti impegno di spesa o
diminuzione di entrata, del responsabile di ragioneria in ordine alla regolarità
contabile. I pareri sono inseriti nella deliberazione. 2. Nel caso in cui l'ente non abbia funzionari responsabili dei servizi, il parere è
espresso dal segretario dell'ente, in relazione alle sue competenze. 3. I soggetti di cui al comma 1 rispondono in via amministrativa e contabile dei pareri
espressi. 4. (ABROGATO) I segretari comunali e provinciali sono responsabili degli atti e
delle procedure attuative delle deliberazioni di cui al comma 1, unitamente al funzionario
Capo XIV - FINANZA E CONTABILITA'
Art. 54. Finanza locale. 1. L'ordinamento della finanza locale è riservato alla legge. 2. Ai comuni e alle province la legge riconosce, nell'ambito della finanza pubblica,
autonomia finanziaria fondata su certezza di risorse proprie e trasferite. 3. La legge assicura, altresì, agli enti locali potestà impositiva autonoma nel campo
delle imposte, delle tasse e delle tariffe, con conseguente adeguamento della legislazione
tributaria vigente. 4. La finanza dei comuni e delle province è costituita da: a) imposte proprie; b) addizionali e compartecipazioni ad imposte erariali o regionali; c) tasse e diritti per servizi pubblici; d) trasferimenti erariali; e) trasferimenti regionali; f) altre entrate proprie, anche di natura patrimoniale; g) risorse per investimenti; h) altre entrate. 5. I trasferimenti erariali devono garantire i servizi locali indispensabili e sono
ripartiti in base a criteri obiettivi che tengano conto della popolazione, del territorio
e delle condizioni socio-economiche, nonché in base ad una perequata distribuzione delle
risorse che tenga conto degli squilibri di fiscalità locale. 6. Lo Stato assegna specifici contributi per fronteggiare situazioni eccezionali. 7. Le entrate fiscali finanziano i servizi pubblici ritenuti necessari per lo sviluppo
della comunità ed integrano la contribuzione erariale per l'erogazione dei servizi
pubblici indispensabili. 8. A ciascun ente locale spettano le tasse, i diritti, le tariffe e i corrispettivi sui
servizi di propria competenza. Gli enti locali determinano per i servizi pubblici tariffe
o corrispettivi a carico degli utenti, anche in modo non generalizzato. Lo Stato e le
regioni, qualora prevedano per legge casi di gratuità nei servizi di competenza dei
comuni e delle province ovvero fissino prezzi e tariffe inferiori al costo effettivo della
prestazione, debbono garantire agli enti locali risorse finanziarie compensative. 9. La legge determina un fondo nazionale ordinario per contribuire ad investimenti
degli enti locali destinati alla realizzazione di opere pubbliche di preminente interesse
sociale ed economico. 10. La legge determina un fondo nazionale speciale per finanziare con criteri
perequativi gli investimenti destinati alla realizzazione di opere pubbliche unicamente in
aree o per situazioni definite dalla legge statale. 11. L'ammontare complessivo dei trasferimenti e dei fondi è determinato in base a
parametri fissati dalla legge per ciascuno degli anni previsti dal bilancio pluriennale
dello Stato e non è riducibile nel triennio. 12. Le regioni concorrono al finanziamento degli enti locali per la realizzazione del
piano regionale di sviluppo e dei programmi di investimento, assicurando la copertura
finanziaria degli oneri necessari all'esercizio di funzioni trasferite o delegate. 13. Le risorse spettanti a comuni e province per spese di investimento previste da
leggi settoriali dello Stato sono distribuite sulla base di programmi regionali. Le
regioni, inoltre, determinano con legge i finanziamenti per le funzioni da esse attribuite
agli enti locali in relazione al costo di gestione dei servizi sulla base della
Art. 55. Bilancio e programmazione finanziaria. 1. L'ordinamento finanziario e contabile degli enti locali è riservato alla legge
dello Stato. 2. I comuni e le province deliberano entro il 31 dicembre il bilancio di previsione per
l'anno successivo, osservando i princìpi di unità, annualità, universalità ed
integrità, veridicità, pareggio finanziario e pubblicità. Il termine può essere
differito con decreto del Ministro dell'Interno, d'intesa con il Ministro del Tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, sentita la conferenza Stato-città e autonomie
locali, in presenza di motivate esigenze.
3. Il bilancio è corredato di una relazione previsionale e programmatica e di un
bilancio pluriennale di durata pari a quello della regione di appartenenza. 4. Il bilancio e i suoi allegati devono comunque essere redatti in modo da consentirne
la lettura per programmi, servizi ed interventi. 5. Gli impegni di spesa non possono essere assunti senza attestazione della relativa
copertura finanziaria da parte del responsabile del servizio finanziario. Senza tale
attestazione l'atto è nullo di diritto. 6. I risultati di gestione sono rilevati mediante contabilità economica e dimostrati
nel rendiconto comprendente il conto del bilancio e il conto del patrimonio. 7. Al conto consuntivo è allegata una relazione illustrativa della giunta che esprime
le valutazioni di efficacia dell'azione condotta sulla base dei risultati conseguiti in
rapporto ai programmi ed ai costi sostenuti. 8. Il conto consuntivo è deliberato dal consiglio entro il 30 giugno dell'anno
successivo. Art. 56. Determinazioni a contrattare e relative procedure.
1. La stipulazione dei contratti deve essere preceduta da apposita determinazione del
responsabile del procedimento di spesa indicante: a) il fine che con il contratto si intende perseguire; b) l'oggetto del contratto, la sua forma e le clausole ritenute essenziali; c) le modalità di scelta del contraente ammesse dalle disposizioni vigenti in materia
di contratti delle amministrazioni dello Stato e le ragioni che ne sono alla base. 2. Gli enti locali si attengono alle procedure previste dalla normativa della Comunità
economica europea recepita o comunque vigente nell'ordinamento giuridico italiano.
Art. 57. Revisione economico-finanziaria. 1. I consigli comunali e provinciali eleggono, con voto limitato a due componenti, un
collegio di revisori composto da tre membri. 2. I componenti del collegio dei revisori dei conti devono essere scelti: a) uno tra gli iscritti nel ruolo dei revisori ufficiali dei conti, il quale funge da
presidente; b) uno tra gli iscritti nell'albo dei dottori commercialisti; c) uno tra gli iscritti nell'albo dei ragionieri. 3. Essi durano in carica tre anni, non sono revocabili, salvo inadempienza, e sono
rieleggibili per una sola volta. 4. I revisori hanno diritto di accesso agli atti e documenti dell'ente. 5. Il collegio dei revisori, in conformità allo statuto ed al regolamento, collabora
con il consiglio nella sua funzione di controllo e di indirizzo, esercita la vigilanza
sulla regolarità contabile e finanziaria della gestione dell'ente ed attesta la
corrispondenza del rendiconto alle risultanze della gestione, redigendo apposita
relazione, che accompagna la proposta di deliberazione consiliare del conto consuntivo. 6. Nella stessa relazione il collegio esprime rilievi e proposte tendenti a conseguire
una migliore efficienza, produttività ed economicità della gestione. 7. I revisori dei conti rispondono della verità delle loro attestazioni e adempiono ai
loro doveri con la diligenza del mandatario. Ove riscontrino gravi irregolarità nella
gestione dell'ente, ne riferiscono immediatamente al consiglio. 8. Nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti e nelle comunità montane la
revisione economico-finanziaria è affidata ad un solo revisore eletto dal consiglio
comunale o dall'assemblea della comunità montana a maggioranza assoluta dei suoi membri e
scelto tra esperti iscritti nel ruolo e negli albi di cui al comma 2, lettere a), b) e c).
9. Lo statuto può prevedere forme di controllo economico interno della gestione. Capo XV - RESPONSABILITA'
Art. 58. Disposizioni in materia di responsabilità. 1. Per gli amministratori e per il personale degli enti locali si osservano le
disposizioni vigenti in materia di responsabilità degli impiegati civili dello Stato. 2. Il tesoriere ed ogni altro agente contabile che abbia maneggio di pubblico denaro o
sia incaricato della gestione dei beni degli enti locali, nonché coloro che si
ingeriscano negli incarichi attribuiti a detti agenti devono rendere il conto della loro
gestione e sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei conti secondo le norme e le
procedure previste dalle leggi vigenti. 3. I componenti dei comitati regionali di controllo sono personalmente e solidalmente
responsabili nei confronti degli enti locali per i danni a questi arrecati con dolo o
colpa grave nell'esercizio delle loro funzioni. 4. L'azione di responsabilità si prescrive in cinque anni dalla commissione del fatto.
La responsabilità nei confronti degli amministratori e dei dipendenti dei comuni e delle
province è personale e non si estende agli eredi. LE

References: Art. 1
 Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5
 Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 17
 Art. 18
 Art. 20
 Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25
 Art. 26

Art. 26

Art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32

Art. 33

Art. 34

Art. 35

Art. 36

Art. 37
e contrario

Art. 37

Art. 39

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48
 Art. 49

Art. 50
 Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55
 Art. 56

Art. 57

Art. 58