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Timestamp: 2020-07-08 04:14:04+00:00

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Gdp di Salerno del 14.9.2013 - testo integrale Sentenza
Gdp di Salerno del 14.9.2013
Turismo · viaggi · contratti · nullita' · colpa grave · lite temeraria · consumerismo
" Tra l’altro, in base a consolidata giurisprudenza “il carattere temerario della lite, che costituisce l’indefettibile condizione perché possa configurarsi la responsabilità processuale aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c., va ravvisato nelle ipotesi in cui una parte abbia agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave, dovendosi riconoscere siffatti stati psicologici quando la parte abbia agito o resistito nella coscienza dell’infondatezza della domanda o delle tesi difensive sostenute, ovvero nel difetto dell’ordinaria diligenza nell’acquisizione di detta consapevolezza» (cfr. Cons. Stato, 25 febbraio 2003, n. 1026; sul punto, si vedano anche Cass. 21 luglio 2000 n. 9579; id., sez. lav., 16 febbraio 1998 n. 1619; Trib. Rimini 2 aprile 1998,Trib. Roma 9 ottobre 1996; in dottrina, Mandrioli, Diritto process. civile, I, Torino, 2003, 344). "
nella causa civile iscritta al R.G.A.C. n. 3747/13 riservata all’udienza del 1/7/13
Tizia Tizia e Caio Caio , rapp.to e difeso, giusta mandato a margine dell’atto di citazione dagli Avv.ti Fortuna Sessa presso il cui studio elettivamente domicilia in Via Gen.Nastri,17 Lancusi(SA)
Alfa srl rapp.ti e difesi, giusta mandato a margine dell’atto di intervento dall’avv. Lorenzo Cavajoni presso il cui studio elettivamente domicilia in Via Diaz,28 Salerno presso avv.Claudio D'Amato
Con atto di citazione debitamente notificato Tizia Tizia e Caio Caio conveniva in giudizio, innanzi al Giudice di Pace di SALERNO, il Alfa srl in persona del legale rappresentante pro tempore, al fine di far dichiarare la nullità di un contratto di viaggio relativo ad una vacanza studio a Los Angeles per il figlio Antonio prenotato in data 15.12.2011 per il periodo 16/7/2012 -30/7/2012 chiedendo la restituzione dell’acconto versato di Euro 1045,00.
In particolare gli attori deducevano la violazione degi artt.35 e 36 del Codice del turismo per mancata specificazione di tutte le indicazioni previste e per mancata consegna di copia del contratto.
Si costituiva in giudizio la Alfa srl la quale eccepiva preliminarmente la validità ed efficacia del contratto e chiedeva in via riconvenzionale il pagamento della penale e degli accessori per il tardivo recesso con condanna degli attori al pagamento della somma di Euro 1136,25 detratto l’acconto ricevuto in data 23.1.2012 di Euro 1045,00.
La convenuta chiedeva accertarsi la responsabilità degli attori per colpa grave ai sensi dell’art.96 c.p.c.-
Acquisita la documentazione prodotta da tutte le parti costituite, previa la precisazione delle conclusioni e la discussione come in atti la causa all’udienza del 1/7/13 veniva riservata a sentenza.
b) dalla documentazione prodotta risultano altresì provate sia la legittimazione attiva dell’attore che la legittimazione passiva della convenuta-
c) Risulta provato che l’unico documento sottoscritto dagli attori è “ la richiesta di prenotazione su modulo prestampato datato 15/12/11 e recante il timbro apposto dalla parte convenuyta di avvenuta accettazione della richiesta di iscrizione datato 23.1.2012.
Risulta provato e comunque non è contestato il pagamento dell’acconto di Euro 1045,00.
In primo luogo si osserva che non risultano allegate alla scheda di prenotazione le condizioni di contratto riportate in catalogo né vi è prova che tali condizioni siano state illustrate ai sottoscrittori.
In secondo luogo deve rilevarsi che il codice del turismo approvato con d.lgs. 23 maggio 2011, n. 79 in attuazione della direttiva 2008/122/CE , sancisce quanto segue:
?	ART. 35 (Forma dei contratti turistici)
Il contratto di vendita di pacchetti turistici e' redatto in forma scritta in termini chiari e precisi. Al turista deve essere rilasciata una copia del contratto stipulato e sottoscritto dall'organizzatore o venditore.
?	ART. 36 (Elementi del contratto di vendita di pacchetti turistici)
?	ART. 37 (Informazione del turista)
1.Nel corso delle trattative e comunque prima della conclusione del contratto, l'intermediario o l'organizzatore forniscono per iscritto informazioni di carattere generale concernenti le condizioni applicabili ai cittadini dello Stato membro dell'Unione europea in materia di passaporto e visto con l'indicazione dei termini per il rilascio, nonche' gli obblighi sanitari e le relative formalita' per l'effettuazione del viaggio e del soggiorno.
Orbene deve rilevarsi che la richiesta di prenotazione sottoscritta dagli attori in data 15.12.2011 non rispetta i presupposti di forma e di contenuto previsti dagli artt.35 e 36 del Codice del Turismo e ,soprattutto, che non vi è prova delle informazioni rilasciate al turista così come previste dal successivo art.37.
La mancata informazione e la mancata conoscenza ed approvazione delle clausole del contratto e quindi della disciplina dell’oggetto del contratto rende il negozio nullo per mancanza di oggetto.
Di conseguenza Il contratto di viaggio per cui è causa è nullo per cui gli attori hanno diritto alla restituzione dell’acconto corrisposto di Euro 1045,00.
Su tale somma decorrono gli interessi dalla data del pagamento (23.1.2012) al soddisfo.
Infatti, ai sensi dell’art.1421 c.c., trattandosi di contratto nullo ,la restituzione delle prestazioni eseguite è regolata dalla disciplina dei pagamenti indebiti ex art.2033 c.c. e vi sono elementi per ritenere la mancanza di buona fede da parte della convenuta al momento della sottoscrizione del contratto.
Nulla è dovuto a titolo di rivalutazione monetaria trattandosi di debito di valuta e non di valore.
Per gli stessi motivi va disattesa la domanda riconvenzionale non avendo diritto parte convenuta , a seguito della dichiarata nullità del contratto, al pagamento di alcun corrispettivo .
La Legge 18 giugno 2009, n. 69 ha, inciso profondamente sul sistema della responsabilità processuale aggravata, introducendo un terzo comma all’art. 96 c.p.c., secondo cui “in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata”.
Tale previsione appare innovativa rispetto al tradizionale sistema della responsabilità processuale aggravata sotto diversi profili.
Dal punto di vista sistematico l’attuale formulazione nel capitolo dedicato alle spese processuali evidenzia il tentativo di utilizzare la leva dei costi prodotti dal fenomeno processuale per scoraggiare la propensione a litigare apud iudicem, sempre e comunque, e al fine di incentivare strumenti di risoluzione alternativa delle controversie.
Ed invero, l’abuso delle risorse (umane e finanziarie), alterando il sistema della giustizia, provoca disservizi ed inefficienze del sistema pubblico di definizione delle controversie. Logico corollario è l’aumento dei costi e degli oneri per l’accesso alla Giustizia.
Onde evitare che “il ricorso alla giustizia possa diventare privilegio per pochi” (parere interlocutorio del Consiglio di Stato, 27 ottobre 2003, n. 4061/2003) è, pertanto, doveroso per gli operatori del diritto, laddove ravvisino ipotesi palesemente infondate in fatto e in diritto, impedire l’abuso dello strumento processuale.
In particolare ai fini della comminatoria della condanna , non è indispensabile che la parte vittoriosa abbia subito un danno a causa del processo ma che dimostri, anche in via presuntiva, di aver subito un pregiudizio.
Tra l’altro, in base a consolidata giurisprudenza “il carattere temerario della lite, che costituisce l’indefettibile condizione perché possa configurarsi la responsabilità processuale aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c., va ravvisato nelle ipotesi in cui una parte abbia agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave, dovendosi riconoscere siffatti stati psicologici quando la parte abbia agito o resistito nella coscienza dell’infondatezza della domanda o delle tesi difensive sostenute, ovvero nel difetto dell’ordinaria diligenza nell’acquisizione di detta consapevolezza» (cfr. Cons. Stato, 25 febbraio 2003, n. 1026; sul punto, si vedano anche Cass. 21 luglio 2000 n. 9579; id., sez. lav., 16 febbraio 1998 n. 1619; Trib. Rimini 2 aprile 1998,Trib. Roma 9 ottobre 1996; in dottrina, Mandrioli, Diritto process. civile, I, Torino, 2003, 344).
Come già evidenziato, nel caso in esame vi era, anche antecedentemente all’insorgere della lite, piena consapevolezza nella società convenuta , dell’illiceità del comportamento tenuto in occasione della sottoscrizione del contratto e soprattutto dopo aver avuto conoscenza del recesso ha addirittura proposto domanda riconvenzionale chiedendo l’applicazione di una penale che non risulta pattuita.
Inoltre pur consapevole dell’infondatezza delle numerose eccezioni sollevate nel presente giudizio la convenuta ha insistito nel sostenere le proprie tesi difensive.
Ritiene il giudicante che nella fattispecie la convenuta avendo resistito in giudizio in modo imprudente – non avvedendosi della propria responsabilità – debba essere condannata anche per utilizzo abusivo dello strumento processuale, ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c.-
In merito alla liquidazione del danno, si impone al giudice di osservare un criterio equitativo in applicazione del quale la responsabilità patrimoniale della parte in mala fede ben può essere calibrata sull'importo delle spese processuali o su un loro multiplo, sempre con il limite della ragionevolezza.
Deve, infatti, rilevarsi che le Sezioni Unite della Corte hanno affermato che, ai fini del riconoscimento del danno da responsabilità aggravata il giudice "può fare riferimento a nozioni di comune esperienza, tra cui il pregiudizio che la controparte subisce per il solo fatto di essere stata costretta a contrastare un'ingiustificata iniziativa dell'avversario, non compensata, sul piano strettamente economico, dal rimborso delle spese e degli onorari del procedimento stesso, liquidabili secondo tariffe che non concernono il rapporto tra parte e cliente" (Cass. civ., Sez. Un., 9 febbraio 2009 n. 3057).
Secondo Cass. civ., sez. VI, ordinanza 12 ottobre 2011 n. 20995/11, risulta inoltre possibile ritenere che, riconosciuta la temerarietà della lite, un danno di natura non patrimoniale sofferto dalla parte vittoriosa si verifichi sotto il profilo di una lesione dell'equilibrio psico-fisico, affermando che il danno rilevante ai sensi dell'art. 96 c.p.c., può desumersi in base a "nozioni di comune esperienza anche alla stregua del principio, ora costituzionalizzato, della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost., comma 2) e della L. n. 89 del 2001 (c.d. legge Pinto), secondo cui, nella normalità dei casi e secondo l’id quod plerumque accidit, ingiustificate condotte processuali, oltre a danni patrimoniali (quali quelli di essere costretti a contrastare una ingiustificata iniziativa dell'avversario, e, per di più, non compensata sul piano strettamente economico dal rimborso delle spese ed onorari liquidabili secondo tariffe che non concernono il rapporto tra parte e cliente), causano ex se anche danni di natura psicologica, che per non essere agevolmente quantificabili, vanno liquidati equitativamente sulla base degli elementi in concreto desumibili dagli atti di causa" (Cass. n. 24645 del 2007; v. anche Cass. n. 10606 del 2010).
Ciò posto si ritiene equo determinare tale importo in Euro 500,00 oltre interessi legali dalla odierna pronuncia e sino al soddisfo.
Le spese seguono la soccombenza nei confronti della convenuta e vanno liquidate a favore del procuratore dell’attore che ha dichiarato di averle anticipate in relazione al decisum ,alla natura della lite, all’attività professionale espletata e tenendo conto del valore anche della domanda riconvenzionale.
Nel caso di specie, pertanto, il compenso va liquidato ai sensi del D.M. n. 140/2012.
Quanto alla liquidazione, oltre alle spese pari ad Euro 150,00 per il compenso professionale si liquidano Euro 1150,00 di cui : euro 300,00 per la fase di studio; euro 150,00 per la fase introduttiva, euro 300,00 per la fase istruttoria ed euro 400,00 per la fase decisoria.
Il compenso complessivo è, quindi, di Euro 1300,00 oltre Iva e cpa se dovuti e non altrimenti detraibili.
Il Giudice di Pace di SALERNO, dott. Luigi Vingiani, ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione disattesa, definitivamente pronunciando sulla domanda principale proposta da Tizia Tizia e Caio Caio nei confronti di Alfa srl con atto di citazione regolarmente notificato , così provvede:
1)	Dichiara la nullità del contratto di viaggio per cui è causa concluso in data 15.12.2011;
2)	Condanna Alfa srl in persona del suo legale rappresentante pro tempore alla restituzione in favore degli attori dell’importo versato di ’Euro 1045,00 con gli interessi legali dal fatto al saldo.
3)	Condanna Alfa srl in persona del suo legale rappresentante pro tempore alla rifusione in favore di Tizia Tizia e Caio Caio delle spese processuali da questi ultimi sostenute per il presente procedimento, che liquida in complessivi €. 1300,00 , di cui €. 150,00 per spese , €. 1150,00 per compenso professionale liquidato ai sensi del D.M. n.140/12 ,oltre accessori previdenziali e tributari, se documentati a mezzo fattura e non detraibili, con attribuzione al procuratore antistatario avv. Fortuna Sessa .
4)	Rigetta la domanda riconvenzionale.
5)	Ritenuta l’applicabilità dell’art.96 comma III c.p.c., condanna la convenuta Alfa srl, in persona del suo legale rapp.te pro tempore, al pagamento in favore degli istanti Tizia Tizia e Caio Caio, della somma di Euro 500,00 , oltre interessi legali dalla odierna pronuncia e sino al soddisfo.
Così deciso in SALERNO lì 14/09/2013
Turismo Viaggi Contratti Nullita' Colpa grave Lite temeraria Consumerismo

References: Sentenza

 Cass. 
	ART. 35
	ART. 36
	ART. 37
 art.37
 art.2033
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.