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Timestamp: 2020-08-04 12:03:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17676 del 07/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17676 del 07/09/2016
Cassazione civile sez. un., 07/09/2016, (ud. 24/05/2016, dep. 07/09/2016), n.17676
G.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA C. PONIA
2, presso lo studio dell’avvocato GREGORIO TROILO, rappresentato e
difeso dall’avvocato MUTI ANGELO LUPOI, per delega in calce al
M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO
CONFALONTERI 1, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE DE PASCALE,
rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO MAZZEI, per procura
speciale del notaio Sophie Jane Milburn del 20/1/2014, in atti;
avverso la sentenza n. 2310/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
24/05/2016 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;
Pasquale Paolo Maria, che ha concluso per l’affermazione della
giurisdizione italiana sulla domanda di separazione e della
giurisdizione inglese sull’affidamento e mantenimento del figlio.
Con sentenza del 31.05-6.06.2013 la Corte di appello di Napoli accoglieva il gravame della M. e, in riforma della sentenza non definitiva del Tribunale di Torre Annunziata, dichiarava la giurisdizione del giudice inglese in riferimento a tutte le domande proposte dal G.: separazione con addebito, rapporti patrimoniali tra coniugi, affidamento del figlio e misure da adottare per il suo mantenimento. La Corte di Napoli recepiva i criteri del predetto Regolamento CE per l’individuazione del giudice deputato a decidere sulle domande di divorzio, separazione personale e annullamento del matrimonio (sezione 1) e su quelle di responsabilità genitoriale (sezione 2). In particolare reputava che, alla luce delle chiare prescrizioni contenute negli artt. 3, 8 e 12, del citato Regolamento, dovesse ritenersi che sulle domande diverse da quella di separazione giudiziale contenute nel ricorso del G. vi fosse la giurisdizione del giudice inglese, in quanto la proroga per quella di separazione personale non poteva estendersi a quelle relative all’affidamento del figlio ed al suo mantenimento stante la mancata accettazione dell’appellante e il superiore interesse del minore. Nella specie la M. non aveva accettato la giurisdizione del giudice italiano su tutte le domande proposte dall’attuale appellato, sicchè essa non poteva nemmeno essere desunta da una pretesa acquiescenza ai provvedimenti presi dal non competente giudice della separazione. Del resto non poteva nemmeno ipotizzarsi che l’accettazione della giurisdizione, limitatamente alla domanda di separazione, comportasse anche quella relativa alle altre, per la connessione fra esse esistente. Tale conclusione, basata sul tenore letterale delle disposizioni, risultava poi ulteriormente confortata dalle considerazioni formulate dal legislatore comunitario nel preambolo del Regolamento in questione. In particolare rilevavano sotto questo aspetto i punti 12 e 13 del Considerando, nei quali era rispettivamente rappresentata l’opportunità che le regole di competenza in tema di responsabilità genitoriale si informassero all’interesse superiore del minore, e segnatamente al criterio di vicinanza, nonchè la possibilità – sempre ai lini della realizzazione del detto interesse e sia pure a titolo eccezionale nel verificarsi di determinate condizioni – “di trasferire il caso al giudice di un altro Stato membro, se quest’ultimo è più indicato a conoscere del caso”. Risultava dunque all’evidenza, secondo la Corte di merito, come fosse stato privilegiato, ai fini della determinazione della competenza, il parametro riconducibile al luogo in cui il minore si trovava stabilmente ed in cui Cosse pertanto ravvisabile il centro dei suoi affetti ed interessi, soluzione questa che trovava fondamento anche nel più corretto ed agevole sviluppo processuale che ne derivava, essendo incontestabilmente molto più complesso, per un giudice che avesse operato a distanza dal luogo in cui si trovava il minore, compiere tutti gli atti istruttori necessari ai lini del decidere. Quanto poi al luogo di residenza del figlio delle parti non era dubbio in punto di fatto che detto minore fosse residente in Inghilterra, risultando la circostanza dalle stesse prospettazioni del ricorrente attuale appellato, che aveva precisato nel ricorso di avere acconsentito a che la madre nel mese di aprile 2009 si trasferisse in Inghilterra e desse alla luce il figlio in quel luogo, sia pure per accontentarla nelle richiesta di stare vicino ai suoi genitori. Non rilevava affatto poi che la M. non avesse inteso fare ritorno in Italia dopo la nascita del figlio, atteso che proprio per tale motivo erano insorti i contrasti tra i coniugi e erano proseguiti sino a quando nel mese di novembre il G. aveva proposto il ricorso in esame mentre quasi coevamente la M. aveva proposto alla Dartford County Court un ricorso per l’affidamento del figlio minore e il regolamento delle visite da parte del padre di modo che non poteva configurarsi nemmeno un caso di sottrazione di minore, come esattamente rilevato dal primo giudice (e alla cui motivazione si rimandava). Conclusivamente, in accoglimento del ricorso andava esclusa la giurisdizione del giudice italiano essendo viceversa ravvisabile la giurisdizione del giudice inglese.
1. “In via principale, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 1, (motivi attinenti alla giurisdizione): sussistenza della giurisdizione italiana su tutte le domande delle parti, ai sensi degli artt. 3 e 10 regolamento UE del 2201/03, L. n. 218 del 1995, artt. 3 e 32, e art. 5, n. 2 regolamento UE n. 44/01.- In riferimento al rubricato art. 10 del regolamento chiede eventualmente di porre alla Corte di Giustizia UE una questione interpretativa.
2. “In via subordinata, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 1, (motivi attinenti alla giurisdizione): difetto di giurisdizione italiana solo rispetto alle domande relative alla responsabilità genitoriale; inesistenza di una competenza per connessione a favore del giudice britannico: cassazione parziale della sentenza impugnata”.
Se da un canto in riferimento alla sola domanda principale di separazione personale giudiziale e con riguardo al momento di relativa proposizione, al quale va riferita la verifica sulla giurisdizione, al Tribunale campano risulta essere stata legittimamente devoluta la competenza decisionale, in applicazione dei criteri generali di cui all’art. 3 del Regolamento n. 2201/2003, sostanzialmente anche indiscussa, dall’altro, una volta radicatasi questa competenza giurisdizionale, non può nemmeno fondatamente reputarsi che essa possa essere poi venuta meno per vis attrattiva della diversa causa di responsabilità genitoriale introdotta dalla M. dinanzi al giudice inglese; a tanto, infatti, ostano i principi della perpetuatio jurisdictionis e della prevenzione, che precludono lo spostamento di competenza in favore del procedimento (anche se) connesso avviato all’estero successivamente al primo (art. 19 del Regolamento (CE n. 2201/2003) nonchè l’assenza di dati normativi che altrimenti consentano tale accorpamento (l’art. 15 del Regolamento eccezionalmente legittimerebbe semmai la riunione inversa e ad iniziativa del giudice competente successivamente adito), a fronte anche dell’indipendenza e non aceessorietà rispetto al secondo procedimento delle domande principali d’indole separatizia, involgenti lo stame personale di coniuge (in tema cfr. Cass. n. 5710 del 2014), diverso ed autonomo rispetto a quello di genitore.
Relativamente ancora alla responsabilità genitoriale, il G. non ha invocato la tutela giudiziaria accordata per la sottrazione di minori sicchè non appare pertinente il richiamo ai criteri di attribuzione della giurisdizione contemplati negli artt. 10 e 11 del Regolamento CE n. 2201 del 2003, inerenti al trasferimento illecito o al mancato rientro del minore nel luogo di sua residenza abituale (in tema, cfr. Corte di Giustizia UE in C 376/2014 cit.), di cui plausibilmente non sono stati nemmeno ravvisati nella specie i presupposti. D’altra parte, l’emerso fatto che il figlio delle parti era nato e vissuto nel Regno Unito e che non aveva mai fatto ingresso in Italia rendeva del pari inconferente il criterio di ultrattività previsto dall’art. 9 del medesimo Regolamento CE per il caso di trasferimento lecito del minore.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 10
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 Cass.