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Timestamp: 2020-05-30 01:52:32+00:00

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La redazione e gestione del documento di valutazione del rischio chimico
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Approfondimento a cura di Carlo Zamponi, Consigliere Nazionale AiFOS, Docente a contratto presso l'Università degli Studi di L’Aquila nell'ambito del Master abilitante per le funzioni di Medico Competente
Non vi è dubbio che uno dei pericoli presenti nei luoghi di lavoro di difficile gestione è rappresentato dalla presenza di sostanze chimiche.
Un pericolo che non solo è spesso sottovalutato in molti settori, ma è soggetto a continue evoluzioni in rapporto alla nascita di nuovi prodotti e materiali come ad esempio le nanoparticelle o alle nuove scoperte sui danni che le sostanze possono provocare sulla salute e sull’ambiente. Pertanto, nulla di più sbagliato associare al rischio chimico unicamente la grande impresa che produce o manipola enormi quantità di sostanze chimiche in quanto, sono diverse le attività lavorative che espongono in modo diretto e/o indiretto i lavoratori alle stesse. Non a caso, l’EU – OSHA ha intitolato la campagna Europea 2018 – 2019, appena conclusasi, proprio al tema della “Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose“; una ragione ci doveva pur essere.
Proprio partendo da queste piccole considerazioni cerchiamo di analizzare il problema, che verrà affrontato in maniera più completa ed esaustiva nel corso AiFOS "Il DVR chimico" in programma mercoledì 22 gennaio 2020. Maggiori informazioni all'indirizzo https://aifos.org/home/formazione/corsi-qualificati/rischi-specifici/rischi-specifici/il_dvr_chimico.
1. IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI: IL CONCETTO DI VALUTAZIONE
Con l’espressione “valutazione del rischio” si intende l’identificazione del pericolo ottenuto dal complesso delle informazioni disponibili nel luogo di lavoro mentre possiamo definire “rischio chimico”, l’insieme dei rischi, connessi all’attività lavorativa svolta in ambienti in cui sono presenti o utilizzati, in modo diretto o indiretto, sostanze/miscele che per le loro proprietà e/o per le condizioni di impiego vengono classificate pericolose.
Se l’attività lavorativa non comporta l’utilizzo e all’interno dei locali aziendali non sono presenti sostanze/miscele il rischio è considerato “nullo”.
2. IL PERCORSO VALUTATIVO
Di seguito la schematizzazione del processo valutativo in conformità al Decreto Leg.vo 81/2008
Fig. 1 Il processo valutativo in conformità al T. U.
Nel dettaglio, il processo valutativo di cui al Titolo IX
Fig. 2 Il processo valutativo
La scomposizione del processo valutativo comporta il seguente percorso valutativo.
Fig. 3 Il percorso valutativo
La normativa Europea sulle sostanze chimiche sia quella relativa alla tutela dei lavoratori che quella per la tutela dell’ambiente, stabilisce una gerarchia di misure che il Datore di Lavoro deve intraprendere al fine di controllare il rischio rappresentato dalle sostanze.
L’eliminazione e la sostituzione sono le misure di controllo prioritarie. Laddove possibile, eliminare l’uso delle sostanze pericolose modificando il processo o il prodotto in cui la sostanza viene utilizzata;
se l’eliminazione della sostanza non è possibile, sostituirla con una non pericolosa o meno pericolosa;
nei casi in cui non è possibile eliminare o sostituire una sostanza o un processo, l’esposizione può essere prevenuta o ridotta tramite l’adozione di misure / soluzioni tecniche, procedurali e organizzative (controllo delle emissioni alla fonte, sistema chiuso o impianti di ventilazione locale, riduzione del numero di lavoratori esposti alla sostanza pericolosa, riduzione della durata e della intensità dell’esposizione).
gestione del rischio residuo, dopo l’attuazione degli interventi preventivi, attraverso l’utilizzo di D.P.I.
3. IL CONCETTO DI ESPOSIZIONE
quale sostanza/miscela;
qual’è la sua concentrazione ambientale;
Le procedure sia esse preventive che protettive potranno essere redatte solo se si conosce, per ogni sostanza/miscela in uso:
1. Pericolosità intrinseca (dati che identificano la capacità di indurre effetti nocivi) ovvero:
relazioni dose - risposta;
2. Comportamento nell’ambiente (dati che permettono di prevederne i possibili scenari di esposizione) ovvero:
3. Limiti di accettabilità (l’insieme di valutazioni che costituiscono una base ed un utile riferimento per i processi decisionali) ovvero:
4. I VALORI LIMITE
I Valori Limite di Soglia (Threshold Limit Value - TLV) sono definiti come il valore della concentrazione aerea dell’agente a cui corrisponde una introduzione tale da mantenere l’organismo nelle condizioni di adattamento o di compenso anche in caso di esposizioni ripetute per lungo tempo.
In linea prettamente giuridica, è da sottolineare il fatto che un tassativo obbligo a misurare l’esposizione ad agenti chimici non permane nemmeno nelle situazioni al di sopra del rischio irrilevante per la salute.
Certamente resta obbligatorio mantenere la concentrazione degli inquinanti al di sotto dei valori limite di esposizione professionale in quanto tali valori, tutelano la salute della maggioranza dei lavoratori. Vi è da precisare che i limiti obbligatori per legge si basano sull’esposizione di soggetti adulti in buona salute e, di conseguenza, non sono applicabili ai casi che richiedono interventi specifici, come le donne in stato di gravidanza e i lavoratori ipersuscettibili.
5. LA VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE: LA MISURAZIONE
La misurazione va effettuata “… per periodi rappresentativi dell’esposizione in termini spazio temporali - art. 225, comma 2 T. U.”. Deve essere svolta per tempi significativi dell’esposizione e in tutte le fasi espositive degli addetti nell’arco del turno di lavoro. Inoltre, la stessa deve avvenire con metodiche standardizzate che devono essere espressamente indicate nel D. V. R. .
La norma di carattere generale di riferimento per la misurazione degli inquinanti chimici nei luoghi di lavoro è la norma UNI - EN 689:2018 recepita in Italia nel luglio 2018 che ha come titolo “atmosfera nell'ambiente di lavoro – misura dell'esposizione per inalazione agli agenti chimici – strategia per la verifica della conformità con i valori limite di esposizione occupazionale”. L’aggiornamento di tale norma arriva oltre 20 anni dopo la prima edizione e ne modifica i contenuti, definendo una nuova strategia per effettuare misure rappresentative dell’esposizione dei lavoratori agli agenti chimici per inalazione. Il nuovo approccio mira ad elevare il livello di affidabilità e di veridicità dei dati sperimentali.
Tale norma prevede che si segua una precisa strategia di misurazione nella quale si identificano preventivamente:
La procedura di misurazione deve fornire una rappresentazione fedele dell’esposizione con il minor numero di campionamenti possibili. Inoltre, in relazione alle modalità con cui avviene l’esposizione, la valutazione della stessa può essere determinata facendo ricorso a:
Il monitoraggio ambientale permette di verificare le condizioni nelle quali si trova il lavoratore mentre svolge la sua mansione e quindi di accertare i livelli di esposizione. Viene svolto in campagne di rilevazione sulla base delle mappe di rischio, ove sono stati individuati i punti ed i momenti nei quali fare il campionamento e le sostanze da andare a ricercare.
La correttezza e accuratezza delle metodiche di campionamento è fondamentale per avere dei risultati significativi e credibili e sono il presupposto per le successive analisi chimiche dei campioni prelevati.
Il monitoraggio biologico costituisce uno strumento indiretto per conoscere l’entità dell'esposizione dei lavoratori alla specifica sostanza e deve essere considerato complementare a quello ambientale.
Il datore di lavoro potrà effettuare la misurazione:
per dimostrare il rispetto dei valori di esposizione;
ogni volta che sono modificate le condizioni che possono far variare l’esposizione all’agente chimico (quantità, modalità d’uso, modifiche di tecnologie ed impianti ….);
periodicamente per controllare l’esposizione dei lavoratori;
per verificare l’efficacia delle misure preventive e protettive poste in essere.
6. RISULTATI DELLA VALUTAZIONE
Qualora la valutazione dei rischi dimostri che il rischio connesso alla presenza / esposizione ad agenti chimici pericolosi sia:
basso per la sicurezza e irrilevante per la salute
non basso per la sicurezza e non irrilevante per la salute
non basso per la sicurezza ma irrilevante per la salute
basso per la sicurezza, ma non irrilevante per la salute
a seconda dei casi deve essere prevista una appropriata procedura, ovvero:
1° CASO: BASSO PER LA SICUREZZA E IRRILEVANTE PER LA SALUTE
non si applica quanto previsto nel Decreto Leg.vo 81/2008 dagli:
art. 225 (misure specifiche di protezione e di prevenzione);
art. 226 (disposizioni in caso di incidenti o di emergenze);
art. 229 (sorveglianza sanitaria);
art. 230 (cartelle sanitarie e di rischio).
2° CASO: NON BASSO PER LA SICUREZZA E NON IRRILEVANTE PER LA SALUTE
si dovrà attuare quanto previsto nel Decreto Leg.vo 81/2008 dagli:
art. 225 (misure specifiche di protezione e di prevenzione):
il Medico Competente che dovrà:
art. 229 (sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria);
art. 230 (istituire e aggiornare le cartelle sanitarie e di rischio).
3° CASO: NON BASSO PER LA SICUREZZA MA IRRILEVANTE PER LA SALUTE
si devono attuare le disposizioni previste nel Decreto Leg.vo 81/2008 dagli:
art. 226 (disposizioni in caso di incidenti o di emergenze)
con l’esclusione degli:
4° CASO: BASSO PER LA SICUREZZA, MA NON IRRILEVANTE PER LA SALUTE
si devono applicare le misure specifiche previste nel Decreto Leg.vo 81/2008 di cui agli:
Di seguito viene riportato in figura la schematizzazione del processo valutativo sopra descritto.
La redazione di un Documento di Valutazione del Rischio Chimico basato su un sistema di gestione o su un modello di organizzazione e di gestione rappresenta un sicuro investimento per l’impresa.
L’adozione dello stesso, sistema o modello, permette di analizzare in maniera più immediata i rapporti tra i rischi valutati e le misure adottate, di osservare in maniera più razionale gli obblighi della normativa sulla sicurezza, di gestire in maniera più consapevole i cambiamenti economici, politici e organizzativi che investono inevitabilmente l’impresa e che si riflettono anche sulle procedure della sicurezza, migliorando la qualità dell’organizzazione aziendale e promuovendo la realizzazione del miglioramento continuo di tutte le attività dell’azienda.
Da osservare, comunque, che il tutto può essere gestito meglio solo se inizialmente si è proceduti ad una attenta ed analitica valutazione dei rischi e redatto un documento di valutazione dei rischi, vero pilastro prevenzionale, in linea con le indicazioni Legislative.
Il ciclo attuato nel presente studio (pianificazione, attuazione, controllo e riesame) pone il costante accento sul “miglioramento continuo“ che per poter permeare necessita, da parte del management aziendale, di avere ben chiaro cosa è necessario fare, enunciarlo nella politica aziendale e renderlo operativo declinandolo in obiettivi dell’organizzazione.
Quindi, l’obiettivo primario di un’azienda che voglia implementare una gestione che tende alla “efficienza, efficacia ed alla appropriatezza” non è quello di redigere un “semplice“ Documento di Valutazione dei Rischi e delle “semplici” procedure.
Il cammino della gestione del DVR deve articolarsi sia attraverso la ricerca dei processi motivanti in grado di catalizzare i fattori di coinvolgimento degli individui per la condivisione degli obiettivi sia, in particolare, nella conseguente modifica dell’organizzazione finalizzata alla realizzazione di un punto d’incontro tra gli obiettivi individuati e quelli dell’organizzazione stessa.

References: art. 225

art. 225

art. 226

art. 229

art. 230

art. 225

art. 229

art. 230

art. 226