Source: http://www.consregsardegna.it/resoconti/resoconto.asp?idverbale=150024
Timestamp: 2017-11-23 01:59:51+00:00

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Resoconto della seduta n.24 del 24/07/2014
Seduta n.24 del 24/07/2014
XXIV SEDUTA
La seduta è aperta alle ore 10 e 28.
FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 27 giugno 2014 (21), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Marcello Orrù, Valter Piscedda ed Edoardo Tocco hanno chiesto congedo per la seduta del 24 luglio 2014.
"Interrogazione Busia - Desini, con richiesta di risposta scritta, sul risanamento dei debiti e sulla successiva trasformazione in ASP dell'IPAB Fondazione San Giovanni". (95)
"Interrogazione Lotto - Manca Gavino - Demontis, con richiesta di risposta scritta, sull'appalto della Asl di Sassari per servizio di ristorazione e trasporto pasti". (96)
"Interrogazione Piscedda - Comandini - Cozzolino - Deriu - Pinna Rossella, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione della rete per la terapia del dolore della Regione". (97)
"Interrogazione Tendas - Solinas Antonio - Comandini - Cozzolino - Pinna Rossella - Piscedda, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi relativi ai contributi per la gestione delle attività accademiche". (98)
"Interrogazione Comandini - Cozzolino - Manca Gavino, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione in comodato gratuito alla ASL n. 8 dell'immobile di proprietà del Comune di Senorbì per adibirlo a Centro dialisi". (99)
"Interrogazione Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di provvedere al pagamento delle spettanze arretrate della CIG e delle mobilità in deroga". (100)
"Interrogazione Ruggeri, con richiesta di risposta scritta, sull'esercizio di fantasia di Abbanoa nell'attività di bollettazione". (101)
"Interrogazione Forma, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione del direttore generale della ASL di Nuoro n. 892 del 4 luglio 2014 "Individuazione delle nuove strutture semplici afferenti le strutture complesse e revoca di quelle preesistenti"". (103)
"Interrogazione Ledda, con richiesta di risposta scritta, sulla procedura avviata dalla direzione del personale a seguito dell'accertata non congruità del contratto applicato al direttore generale dell'Ente regionale per il diritto allo studio di Sassari". (104)
"Interrogazione Tocco - Pittalis - Zedda Alessandra - Randazzo - Cherchi Oscar - Fenu, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della stagione venatoria in Sardegna". (105)
"Interrogazione Sale, con richiesta di risposta scritta, sulla sentenza n. 199 del 16 luglio 2014 con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 8, commi 2 e 18, della legge regionale n. 25 del 2012, recante disposizioni in materia di localizzazione degli impianti per la produzione di energia da fonte eolica in ambito costiero e di proroga di efficacia dei titoli di concessione per le attività estrattive". (106)
"Interrogazione Ledda - Arbau - Azara - Perra, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di migliorare il sistema della distribuzione farmaceutica regionale ed evitare gli attuali sprechi di medicinali". (107)
"Interrogazione Cocco Pietro - Forma - Tendas, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata chiusura delle carceri di Iglesias e Macomer". (108)
"Interrogazione Rubiu, con richiesta di risposta scritta, sui danni provocati dagli incendi estivi in diverse parti dell'Isola, tra il 19 e il 20 luglio 2014". (109)
"Interrogazione Tendas - Collu - Cozzolino - Deriu - Manca Gavino - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Solinas Antonio, con richiesta di risposta scritta, sui recenti trasferimenti economici del Governo e sui provvedimenti in fase di pianificazione da parte della Giunta regionale in materia di edilizia scolastica". (110)
"Interpellanza Moriconi - Cozzolino - Comandini - Cocco Pietro - Collu - Pinna Rossella - Piscedda - Tendas sui ritardi accumulati dal Servizio di sostenibilità ambientale dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente". (45/C4.)
"Interpellanza Ledda - Azara - Arbau - Perra sulla insostenibile situazione in cui versano gli enti locali, e in particolare la Provincia di Sassari, a seguito dei tagli effettuati dalla finanziaria 2014 sul fondo unico degli enti locali". (46)
"Mozione Tatti - Pinna Giuseppino - Rubiu - Orrù - Randazzo - Fenu - Floris - Oppi - Pittalis - Zedda Alessandra - Solinas Christian - Tunis - Locci - Dedoni - Cherchi Oscar sull'attuazione dell'articolo 4 della legge regionale 21 gennaio 2014, n. 7, in materia di stabilizzazione del personale precario dell'Ente foreste della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (59)
Comunicazioni del Presidente della Regione ai sensi dell'articolo
121 del Regolamento
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazioni del Presidente della Regione, ex articolo 121 del Regolamento, in merito all'accordo tra Governo e Regione in materia di Patto di stabilità. I Presidenti dei Gruppi hanno deciso che la discussione sull'argomento, al fine di effettuare una migliore valutazione del documento che è stato distribuito questa mattina, avverrà nella seduta consiliare prevista per martedì prossimo.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Presidente, riferisco su un accordo che, secondo la nostra opinione, è estremamente importante per la Regione autonoma della Sardegna, in generale, e per affrontare questa fase di profonda crisi economica in particolare. Questo accordo naturalmente ha un cuore e dei dettagli. Il cuore è molto semplice e molto importante; alcuni dettagli sono ulteriormente favorevoli per noi, altri implicano invece qualche sacrificio per l'attuazione ottimale dell'accordo medesimo.
Il cuore dell'accordo è molto semplice; a partire dal 1 gennaio del 2015 la Sardegna ha ottenuto, in tempi che credo si possano definire rapidissimi, la risoluzione strutturale dell'attuale assurdo vincolo del Patto di stabilità che prevede un tetto monetario unilateralmente prefissato, oltretutto un tetto definito a livelli bassissimi, insostenibili e insopportabili per questa Regione. La Regione ha ottenuto la risoluzione strutturale di questo odioso aspetto diventando la prima Regione alla quale sarà consentito di spendere tutte le proprie entrate, essendosi impegnata a garantire comunque il pareggio di bilancio. Questo è il punto essenziale, gli altri sono di dettaglio.
Consentitemi di dire che quando noi ci siamo mossi per risolvere questo annoso problema del non adeguamento del Patto di stabilità al livello delle entrate accresciute, grazie alla vertenza delle entrate vinta nel 2006 che ha portato molte risorse addizionali a questa Regione, avevamo in mente tre questioni principali.
Primo, avevamo ben chiara in mente la sentenza della Corte costituzionale che denunciava appunto l'impropria mancanza di adeguamento del livello della spesa al livello delle entrate; era un punto di forza sul quale abbiamo fatto leva.
Secondo, avevamo in mente l'idea che una Regione seria vuole vedere i propri spazi di responsabilità aumentare. Se abbiamo un certo ammontare di entrate dobbiamo essere liberi di poterle gestire nel pieno della nostra responsabilità e sovranità.
Terzo, avevamo in mente di aumentare, il più rapidamente possibile, gli spazi finanziari per poter intervenire, in un'economia in profondissima crisi, a favore delle aree più deboli del nostro territorio e delle persone più direttamente colpite dalla crisi. Problematiche che, a causa dell'assurdo vincolo alla spesa, era assolutamente impossibile affrontare.
Come ho detto la sentenza della Corte costituzionale era il nostro punto di riferimento, ma io credo che quello che abbiamo ottenuto vada ben oltre gli auspici della Corte costituzionale. In fondo quella sentenza parla della necessità che ci sia una proporzionalità tra spesa ed entrate. La proporzionalità è un concetto piuttosto chiaro; per esempio se in una situazione data quella proporzionalità si collocava intorno al 70 per cento del rapporto tra entrate e limite di spesa, come in effetti nei nostri calcoli era, la Corte costituzionale avverte che a fronte di un incremento delle entrate quella proporzionalità deve rimanere costante.
Quindi, se prima era il 70 per cento dopo l'incremento delle entrate deve spostarsi di nuovo, consentire la costanza di quel 70 per cento; quella proporzione non doveva decadere come in effetti era avvenuto perchè, posso sbagliare i numeri ma non è importantissimo in questo momento, eravamo passati dal 70 per cento al 40 per cento. Questo ha censurato la Corte costituzionale, di fatto chiedendo il ripristino della precedente proporzionalità.
Ciò che noi abbiamo ottenuto non è però una semplice proporzionalità tra entrate e uscite (una possibilità di spesa), abbiamo ottenuto una specifica precisa, chiara, per cui il livello di questa proporzionalità rasenta il 100 per cento.
Siamo riusciti quindi non solo a muoverci nella direzione indicata dalla sentenza della Corte costituzionale, ma abbiamo fatto di più, non abbiamo una semplice proporzionalità garantita, abbiamo una proporzionalità del massimo livello possibile, questo è il senso di ciò che abbiamo ottenuto. Da questo punto di vista, che è il punto di vista principale, è un risultato di grandissima importanza. Abbiamo inoltre lavorato, questo è il secondo punto, per aumentare gli spazi della nostra responsabilità, ed è esattamente ciò che succederà dal 2015. Dal 2015 saremo pienamente responsabili di come utilizzeremo le nostre entrate.
Ho pochissimo tempo a disposizione, per cui voglio soltanto ricordare che questa responsabilità, attribuitaci da questo importante accordo, è il cuore essenziale e fondamentale del disegno di un buon federalismo fiscale, in Italia come in tutto il mondo. Il federalismo fiscale, su cui si scrivono volumi corposi, ha un cuore semplicissimo: attribuisce la responsabilità. Responsabilità vuol dire un bilancio chiaro, un vincolo di bilancio ben definito, preciso, non mutabile: entrate definite e con quelle si devono fare i conti, quelle entrate si devono spendere nel migliore dei modi, si è responsabili di come saranno spese.
Questo è un esercizio di responsabilità che fa crescere, che ci obbliga per fortuna a ragionare su ogni euro speso, a renderci conto che ogni euro sprecato è una perdita di opportunità per la nostra popolazione, per i nostri cittadini. Siamo adesso in un contesto chiaro e preciso, siamo fuori da quel contesto assurdo che consentiva di essere liberi nella spesa sanitaria, per esempio, e vincolatissimi rispetto a moltissime altre spese. Oggi, ogni sacrosanto risparmio che faremo "nell'area dello spreco", incluso quello della sanità, potrà finanziare politiche importanti per i nostri cittadini. Questa responsabilità l'abbiamo sempre auspicata, l'abbiamo sempre desiderata, l'abbiamo adesso ottenuta.
Certo ci sono problemi, il vincolo di bilancio ha una rigidità, ma la rigidità è anche un aspetto virtuoso sotto certi aspetti. Ma noi lavoreremo, spero insieme al Governo, sennò lavoreremo per conto nostro, perché negli anni questo vincolo di bilancio sia interpretato in senso pluriennale, e non come scadenza annuale. Questo è un dibattito, come certamente molti di voi sanno, che si affronta anche a livello europeo e internazionale.
Il vincolo di bilancio è una politica virtuosa, non è detto che sia virtuoso applicarla ogni singolo anno. Una buona famiglia si indebita quando ha bisogno, cosa che succede spesso nelle crisi, e ripaga quel debito con gli avanzi quando il ciclo economico va meglio, quando ha le risorse per ripagare quel debito. Ma tra il debito e l'avanzo negli anni si lavora sul pareggio di bilancio. Io credo che il passo successivo che affronteremo, ripeto, spero assieme al Governo italiano e all'Unione europea (altrimenti faremo quello che potremo fare per conto nostro) sarà quello di passare da un vincolo di bilancio annuale a un concetto di vincolo di bilancio pluriennale. Questo era il secondo punto.
Come dirò fra poco questo quindi è un risultato eccellente, non solo per i tempi nei quali l'abbiamo conseguito, perché è sotto gli occhi di tutti e tutti lo possono valutare, in poco più di quattro mesi dopo che per anni niente era stato conseguito su questo terreno, non solo per i tempi, e non solo per la sua qualità, i punti che ho appena toccato, ma anche per la quantità, cosa di cui parlerò fra un attimo.
Prima però è bene sottolineare che questo accordo, esattamente come ogni accordo, si basa sul presupposto di una ritrovata lealtà di collaborazione tra i vari livelli dello Stato, tra il Governo centrale e il Governo regionale. Non si firmano accordi importanti come questi se non si è disposti a ridurre il contenzioso pregresso, il contenzioso che la pochissima leale collaborazione degli anni scorsi, soprattutto da parte dello Stato, ha generato.
E infatti questo accordo affronta questa riduzione, definisce questa riduzione di contenzioso per poter partire sulla base di una rinnovata, finalmente, leale collaborazione. E devo citare che da parte dello Stato c'è la rinuncia alle sanzioni previste per lo sforamento da parte della Regione autonoma della Sardegna dal Patto di stabilità nel 2013. Ricordo che nel 2013 la Regione aveva unilateralmente escluso il Fondo unico dalla spesa vincolata dal Patto di stabilità. È un punto sul quale tutti noi dobbiamo fare una riflessione serena e chiara.
Se lo Stato avesse dichiarato lo sforamento del Patto di stabilità nel 2013 avrebbe avuto una seconda opportunità per impugnare la norma che ho citato, la norma in questione, e di fronte a uno Stato che impugna una norma come quella, è l'autorevole parere dei nostri uffici legali, avremmo avuto scarsissime probabilità di uscire indenni da quella controversia, e quindi avremmo avuto un'alta probabilità di essere seriamente sanzionati per aver sforato il Patto di stabilità, con conseguenze che io credo siano chiare a tutti e che magari nel dibattito potremmo rendere ancora più chiare ce ne fosse bisogno, ma non credo sia il caso.
Quindi la certificazione da parte dello Stato che non abbiamo sforato il Patto è una ulteriore, molto buona notizia relativamente a questo accordo; allo stesso tempo, e questa è la parte che attiene al nostro limitato sacrificio di cui dicevo, noi ci impegniamo a chiudere il contenzioso aperto con lo Stato con specifico riferimento agli spazi finanziari e agli accantonamenti. Questo accordo quindi, dopo quattro mesi dall'inizio dell'attività della nuova Giunta, rappresenta un risultato di fondamentale importanza per la Sardegna che, finalmente, potrà utilizzare tutte le proprie risorse per finanziare le politiche di sviluppo.
Questa opzione della regola del pareggio di bilancio, torno al punto essenziale dell'accordo, definisce finalmente un quadro di buon senso attribuendoci la piena responsabilità, come ho detto, nella gestione efficiente delle nostre risorse e incentivandoci a utilizzarle con la massima attenzione.
Parliamo delle quantità, parliamo della parte centrale dell'accordo; come certamente sapete per il 2014 lo spazio finanziario aumenta di 364 milioni di cui 44 sono quelli specificamente dedicati al contratto di servizio con le Ferrovie dello Stato che rischiavamo di avere senza avere lo spazio finanziario. Non è la cifra alla quale noi aspiravamo, è una cifra che si avvicina molto a quella che ritenevamo un ragionevole passaggio verso il 2015; è una cifra comunque con cui possiamo incrementare di molto la qualità e la quantità delle politiche che possiamo adottare in questo immediato contingente, in questa parte finale del 2014.
Il pareggio del 2015 invece ci porta a un risultato, in termini di spazi finanziari, che si colloca nella zona delle nostre massime aspirazioni. Abbiamo sempre parlato di 1200 milioni come obiettivo, nei nostri calcoli siamo esattamente in quell'area di aumento dello spazio finanziario, il che significa avere raggiunto un risultato massimo in tempi molto più rapidi del previsto, con tutti i vantaggi ulteriori di cui ho appena detto.
Naturalmente questo non risolve tutto, ci sono ancora azioni da fare per avere una piena attuazione dell'articolo 8 dello Statuto sulle entrate; per esempio, vogliamo un pieno riconoscimento dell'IRES maturata sul territorio regionale, cosa che oggi non avviene, come vogliamo il riconoscimento di una partecipazione agli introiti dei giochi. Riprenderemo quindi immediatamente il confronto che, dal nostro punto di vista sarà naturalmente leale, rimarrà leale ma non certamente subordinato, come non è stata minimamente subordinata la nostra azione di confronto di queste settimane.
In questi mesi riprenderemo poi il confronto con la Ragioneria dello Stato, porteremo dati precisi, evidenze statistiche, confronti con altre Regioni. Faremo insomma quello che abbiamo fatto nella vertenza delle entrate, che abbiamo ripreso con coerenza in questa occasione. Certo, ci sono dei rischi che nessuno si nasconde. I rapporti del passato con lo Stato sono stati, giustamente dal nostro punto di vista, turbolenti perché raramente abbiamo riscontrato un comportamento leale, mentre spesso abbiamo assistito al tentativo di portare risorse a livello della Stato centrale a discapito della nostra Regione. Siamo perfettamente consapevoli di questo, e lo siamo ancora di più ora che ci siamo presi la responsabilità di firmare questo accordo.
I rischi sono dati dal calcolo degli accantonamenti per finanziare il debito pubblico nazionale che, ovviamente, tutti abbiamo contribuito a creare; quindi è giusto dare un contributo alla soluzione del debito, ma stiamo molto attenti alle regole definendo questi accantonamenti. Gli accantonamenti, non è una novità, sono esattamente ciò che c'era anche prima, che ci sarà ancora finché non sarà risolto il problema del debito pubblico nazionale, e quindi continueremo la battaglia che è stata già fatta negli passati.
Una battaglia che continuiamo a fare perché questi accantonamenti siano equi e giusti, perché siano equamente distribuiti tra le regioni, perché ci siano delle regole chiare, trasparenti e condivisibili per la distribuzione del peso del debito pubblico tra le regioni e tra i nostri cittadini. Questo problema però c'era anche prima, non è in alcun modo una novità. Il secondo problema è quello dell'accertamento delle entrate, ora che abbiamo una regola che ci porta al pareggio di bilancio è particolarmente importante per noi essere rigorosissimi nell'accertamento delle entrate, non solo rigorosissimi nella spesa.
Lasciatemi dire, francamente, che sull'accertamento delle entrate, essendo una partita su cui ho lavorato come Assessore del bilancio, e che quindi conosco, sono piuttosto ottimista. Lo faremo in modo serio. Da Assessore del bilancio so, perché è un'esperienza diretta, che sono bastati pochi giorni, un paio di settimane, per renderci conto con calcoli non particolarmente complessi e neanche particolarmente difficili, che nessuno però aveva fatto, che lo Stato si stava comportando in modo molto sleale nella gestione della definizione delle compartecipazioni della nostra Regione.
È bastato un po' di lavoro per produrre un grafico che in due anni la Ragioneria centrale dello Stato non è riuscita a smontare e di cui, invece, ha riconosciuto la congruenza con una lettera in cui è stata obbligata a riconoscere l'anomalia del caso sardo. Quel grafico è molto semplice, rappresenta un calcolo che ha dimostrato come le compartecipazioni dell'IRPEF attribuite alla Regione sarda erano scese dal 70 per cento, da quanto scritto nell'articolo 8 dello Statuto della Regione, in 15 anni a sfiorare un livello del 40 per cento.
Ci attrezzeremo ancora meglio, abbiamo lavorato in modo molto artigianale ma è stato più che sufficiente per ottenere una importante vittoria, anche se vedo che i pareri su questo argomento continuano a essere sciaguratamente divisi. Una importante vittoria che ha consentito per esempio alla compartecipazione IVA di passare da 211 milioni a 2 miliardi di euro perché la regola scritta è una regola molto più seria di quella adottata fino a quel momento, qualcosa di analogo è successo con l'IRPEF.
Naturalmente quando si ottengono risultati come questi bisogna saperli gestire; certamente andavano gestiti con molta attenzione, in particolare su due fronti. Sulla sanità si dice "ci siamo presi tutta la sanità"; per la verità già il 65 per cento della sanità era a carico della Regione sarda, abbiamo preso in carico la parte che mancava e questo implicava responsabilità, una gestione attenta della spesa sanitaria, questo era un punto fondamentale, ma non ho visto grande attenzione nel gestire responsabilmente la spesa sanitaria negli anni successivi.
Il secondo punto, per gestire una vittoria importante come quella occorreva trovare l'adeguamento del Patto di stabilità, e non ho visto adeguamento del Patto di stabilità, tranne quello che stiamo portando oggi in quest'Aula. Io credo che abbiamo lavorato bene, che abbiamo lavorato con senso di responsabilità secondo il mandato che gli elettori ci hanno dato. Io credo che i risultati si vedranno, alcuni subito, molti nel 2015, credo che chi ci ha dato fiducia avrà la prova che la fiducia è stata riposta bene.
Discussione della mozione Arbau - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Desini - Sabatini - Forma - Lai - Busia - Pinna Rossella - Azara - Ledda - Perra - Comandini - Moriconi - Cozzolino - Pizzuto - Agus sulla necessità di procedere all'immediato inquadramento del personale ARAS ai sensi delle leggi regionali 7 agosto 2009, n. 3, e 4 agosto 2011, n. 16, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (49)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 49.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Arbau - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Desini - Sabatini - Forma - Lai - Busia - Pinna Rossella - Azara - Ledda - Perra - Comandini - Moriconi - Cozzolino - Pizzuto - Agus sulla necessità di procedere all'immediato inquadramento del personale ARAS ai sensi delle leggi regionali 7 agosto 2009, n. 3, e 4 agosto 2011, n. 16, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
PREMESSO che non appare ulteriormente procrastinabile la situazione di precarietà che da più di un trentennio incombe sui dipendenti dell'Associazione regionale allevatori sardi (ARAS), che perdura nonostante più provvedimenti legislativi abbiano sancito e regolamentato il passaggio del personale all'Agenzia LAORE (in particolare la legge regionale 7 agosto 2009, n. 3, all'articolo 2, comma 40, che autorizza l'Agenzia LAORE Sardegna ad inquadrare, attraverso prove selettive concorsuali per soli titoli, il personale dipendente dell'ARAS in servizio alla data del 31 dicembre 2006 e la legge regionale 4 agosto 2011, n. 16, articolo 6, comma 3, che stabilisce che l'inquadramento si applica utilizzando i posti vacanti nella pianta organica dell'Agenzia LAORE);
- fin dai primi anni ottanta l'ARAS, con il proprio personale costituito da circa 250 tra zootecnici (agronomi e periti agrari) e veterinari e con un efficiente settore amministrativo composto da 20 unità, è stata l'unico soggetto che, di concerto con l'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, ha fornito assistenza alle aziende zootecniche dell'Isola, collaborando nell'esplicarsi della propria attività, con istituti di ricerca ed università;
- con la riforma degli enti agricoli, il servizio svolto dall'ARAS è stato assorbito da LAORE, per cui, per coerenza con tutti gli altri casi analoghi, oltre alle competenze anche il personale deve transitare da un ente all'altro;
- l'ARAS, pur essendo un'associazione di natura privatistica, è finanziata totalmente dalla Regione che stanzia annualmente 14 milioni di euro per il suo funzionamento per cui il passaggio del personale dall'ARAS all'Agenzia LAORE non comporta costi aggiuntivi;
- i dipendenti dell'associazione hanno dato corso, in via di legittima tutela dei propri diritti, a numerose azioni giudiziarie contro la Regione, dai cui esiti prevedibilmente deriveranno ingenti esborsi economici a carico del bilancio regionale;
RILEVATO che all'inizio dell'anno la già citata precarietà ha assunto proporzioni allarmanti, posto che i 270 dipendenti, pur continuando a lavorare, non hanno percepito lo stipendio per molti mesi, in quanto la legge regionale, che assicurava i relativi finanziamenti all'ARAS tramite l'Agenzia LAORE è scaduta al 31 dicembre 2013, ed il provvedimento che rinnova la convenzione è dovuto passare al vaglio della Commissione europea sugli aiuti di Stato;
- da alcuni anni l'attività dei tecnici ARAS è stata indirizzata dal suddetto Assessorato, esclusivamente verso l'attuazione della misura 215-Benessere animale, scelta che limita di fatto l'efficace svolgimento dell'assistenza tecnica, in precedenza garantita al mondo allevatoriale nella sua globalità, e che vede a tutt'oggi alcuni comparti come il suinicolo e il bovino privi di assistenza, con i propri tecnici di riferimento dirottati verso la suddetta misura;
- di fatto, la marginalizzazione e la precarietà della funzione svolta dall'ARAS, si riflettono negativamente sulla zootecnia isolana, che necessita oggi più che mai di interventi tempestivi, competenti e mirati sulle singole realtà aziendali, bisogno evidenziato dalle richieste sempre più pressanti di supporto tecnico afferente la gestione dell'efficienza riproduttiva, sanitaria, alimentare e quindi economica delle aziende zootecniche, nonché di consulenze in materia di condizionalità, autocontrollo e smaltimento reflui;
- nell'arco dei trent'anni in cui hanno operato, zootecnici e veterinari ARAS hanno finalizzato la propria capillare azione erogata agli allevatori verso l'educazione igienico-sanitaria, alimentare, l'indirizzo alle tecniche innovative;
- l'impiego del personale ARAS potrebbe ancora più efficacemente svolgere funzioni di sostegno concreto al nostro comparto zootecnico col trasferimento di competenze sul controllo di gestione delle filiere "coltivazioni - alimentazione - qualità della produzione" e "controllo del farmaco - benessere animale - igiene delle produzioni - sorveglianza epidemiologica e realizzazione di piani di profilassi ed eradicazione delle patologie degli animali";
- l'inserimento dei tecnici del Piano di assistenza tecnica (PAT) nell'ambito della prevenzione e controllo delle numerose emergenze sanitarie come la Blue tongue, la Peste suina, l'Echinococcosi, la Sarcosporidiosi, la Trichinellosi e di non auspicabili pandemie (influenza aviaria, peste equina ecc.), può rappresentare un supporto efficiente e di rapida attuazione per sopperire alle gravi carenze evidenziatesi nel sistema veterinario regionale, a seguito delle recenti recrudescenze delle epizoozie e dei gravissimi danni inflitti al nostro patrimonio zootecnico,
1) ad avviare in tempi rapidi le azioni necessarie a porre fine all'annosa ed inaccettabile (tanto sul piano morale che su quello giuridico), situazione di incertezza e precarietà in cui permangono i dipendenti ARAS, pur contro le previsioni di una puntigliosa produzione normativa regionale, passata al vaglio di legittimità costituzionale, che sancisce senza possibilità di dubbi ed incertezze la stabilizzazione dell'organico ARAS nei ruoli dell'Agenzia LAORE;
2) ad adottare con urgenza i relativi provvedimenti al fine di dare finalmente attuazione al combinato disposto delle leggi regionali n. 3 del 2009, articolo 2, comma 40, e n. 16 del 2011, articolo 6, comma 3, evitando di protrarre la sostanziale negazione del diritto dei dipendenti ARAS, previsto dalla citata normativa regionale, ad un lavoro stabile e dignitoso, evitando peraltro pesanti costi ulteriori a danno delle casse regionali, conseguenti alle cause giudiziarie avviate nei confronti della Regione.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
ARBAU EFISIO (Sardegna Vera). Presidente, stamattina l'ordine del giorno reca un argomento molto importante, che misurerà per l'ennesima volta la classe dirigente che governa questa Regione. A proposito di affidabilità o meno devo dirvi, notizia di ieri sera, che il Governo Renzi ha dato dimostrazione (è un insegnamento) che esiste il governo che si assume le responsabilità perché relativamente alla legge sugli indennizzi sulla lingua blu, sulla quale il Ragioniere dello Stato poneva dei problemi burocratici relativamente a un cavillo sciocco, il Governo Renzi ascoltando la posizione della Giunta regionale, e quindi riconoscendo che la soluzione individuata da questo Consiglio era quella idonea, ha ritenuto di non impugnare il provvedimento.
Riporto questa notizia perché evidenzia il fatto che il Governo, a prescindere dalle chiacchiere sull'essere amico, sostegno, fratello, cugino o "sorellastro", è un Governo che si assume le sue responsabilità e che, rispetto al parere di un "ragioniere", decide di prendere per buone le ragioni di un Consiglio e di un Governo regionali che naturalmente si sono dimostrati seri e competenti nell'individuare una soluzione.
Sulla base di queste considerazioni iniziali, dico che sulla questione alla nostra attenzione stamattina non farò una discussione formale, farò una discussione sostanziale partendo dal problema relativo all'ARAS, relativo quindi all'assistenza tecnica in agricoltura. La questione fondamentale infatti, sulla quale dovrà prendere una posizione decisa questo Consiglio regionale, è relativa a quale tipo di assistenza agricola vogliamo mettere in campo. Questa è la questione fondamentale. Nel settore dell'istruzione, faccio un esempio, si parte dall'offerta formativa, in questo caso si parte dall'assistenza tecnica all'agricoltura. Che cosa vuole fare il Consiglio regionale? Che cosa vuole fare la maggioranza?
Noi abbiamo già deciso, la nostra parte politica ha già deciso 10 anni fa quale direzione intraprendere; la direzione era quella di istituire tre agenzie, attribuire a queste agenzie delle specifiche missioni e individuare all'interno di Laore la competenza relativa alla assistenza tecnica in agricoltura. All'interno di Laore però manca un pezzo: quello relativo all'assistenza tecnica e zootecnica che, nel disegno di cui ho detto, era molto chiaro dovesse essere coperto attraverso una sinergia tra il soggetto Laore e il soggetto ARAS.
Il soggetto ARAS, lo ricordo ai più distratti, è un soggetto che coi soldi della Regione svolge da oltre trent'anni un'attività, meritoria e necessaria, per portare avanti una serie di attività nel comparto agricolo. Vi dico, solo a titolo di esempio, perché naturalmente i consiglieri lo sanno, che grazie all'attività di ARAS, e nello specifico del laboratorio analisi di Nuraxinieddu, noi riusciamo a monitorare tutto il latte ovino prodotto in Sardegna e a consentire ai nostri allevatori, e appunto al comparto, di arrivare alle premialità del "benessere animale".
Su questa questione in quest'Aula si è discusso diverse volte decidendo all'unanimità che occorreva applicare la legge; sempre per ricordarlo a me stesso, non stiamo parlando di una possibile stabilizzazione di persone che non sono state individuate, non sono normate, non sono individuate nelle singole competenze, ma stiamo parlando di leggi regionali, non impugnate dallo Stato anche in quel caso, che hanno individuato una procedura di stabilizzazione.
Noi dobbiamo fare questo e il Consiglio regionale, a più riprese, ha detto che era cosa che doveva essere fatta nell'immediato; io sono andato a ritroso e ho recuperato gli interventi precedenti in materia; ho recuperato l'intervento dell'onorevole Capelli, svolto nella precedente legislatura, che ha fatto una sorta di requisitoria sottolineando nello specifico come fossero in difetto gli Uffici che non attuavano le norme contenute in una legge approvata dal Consiglio regionale.
Ora, a noi che cosa serve? Serve prendere una decisione approfondita, chiara, per cui tutti, come fa il Governo Renzi per le cose buone, ci assumiamo le responsabilità e arriviamo a una definizione della vertenza. La questione va risolta non perchè serve ai signori che lavorano in ARAS, anche se credo sia utile e interessante che la Regione dica una parola chiara a dei lavoratori che hanno prestato, per tanti anni, con professionalità, e ve lo dice uno che il settore lo conosce, l'attività nel campo agricolo, ma lo dobbiamo al nostro comparto agricolo, lo dobbiamo ai pastori, lo dobbiamo a quel sistema economico che ha bisogno di una assistenza tecnica vera.
C'è un altro particolare che vorrei sottolineare; il passaggio dei dipendenti ARAS (poi dirò cosa penso sul futuro di ARAS) a Laore porterà un cambiamento molto positivo in prospettiva; Laore, oggi, lo dicono i funzionari più illuminati, è un soggetto molto teorico, fa assistenza tecnica, costruisce dei sistemi che sono utilissimi e che ci consentiranno di fare un ottimo piano di sviluppo rurale, di affrontare i problemi, ma i suoi esperti sono poco "calati sul campo". Mentre questo matrimonio, chiamiamolo così, tra i dipendenti ARAS e quelli di Laore, ci consentirà di avere un soggetto che esce fuori dai palazzi, va nelle campagne e affronta i problemi con serietà e concretezza. Questi sono gli elementi principali.
Che cosa fare di ARAS? Innanzitutto ARAS è un soggetto privato e, dal mio punto di vista, deve rimanere in campo anche perché al suo interno risulta che ci siano soggetti che fanno la doppia professione e che quindi potrebbero essere non interessati a partecipare al concorso; dobbiamo pensare anche che queste persone possono fare altre scelte.
Poi, colleghi, c'è un altro fatto importante; esaminiamo sul sito di ARAS la selezione per l'assunzione di giovani in sostituzione dei dipendenti attuali di ARAS. Ha risposto un esercito di trecento, quattrocento ragazzi istruiti e preparati che vuole dare il suo contributo, che vuole cimentarsi in quel campo e che potrà, attraverso ARAS, e attraverso l'utilizzo serio dei fondi comunitari, fare quel percorso alternativo e privato, che è una scelta di vita diversa, che possa affiancare la scelta che abbiamo fatto noi, 10 anni fa: quella di un'assistenza tecnica agricola pubblica. Questa è la questione che stiamo discutendo stamattina.
Ora, a prescindere dal voler andare a ritroso a individuare responsabilità di chi ha fatto o non ha fatto, io credo che noi dobbiamo arrivare a una decisione seria; occorre discutere, se ci sono dei problemi esaminiamoli, tiriamoli tutti fuori perché lo meritano i dipendenti dell'ARAS e lo merita tutto il comparto agricolo, serve serietà, serve prendere delle decisioni convinti di quello che si vuole fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Arbau. Ne ha facoltà.
ARBAU EFISIO (Sardegna Vera). Presidente, pongo una questione all'Aula relativamente all'ordine dei lavori. Stamattina l'Assessore dell'agricoltura, Elisabetta Falchi, è a Roma. Noi contavamo di discutere la mozione in tarda mattinata per poi far slittare la discussione al pomeriggio così da consentire la presenza in Aula dell'Assessore.
Questo non è possibile perché, su richiesta dell'opposizione, il dibattito relativo al Patto di stabilità è slittato a martedì prossimo; quindi propongo all'Aula di sospendere la discussione della mozione finché l'Assessore arriverà in Aula. Io ho illustrato la mozione (non l'ho letta per comodità perché non mi piace leggere), che l'Assessore naturalmente conosce perché la mozione è scritta, oggi però a seguito della mia illustrazione si aprirebbe una discussione e credo che sia utile, siccome vogliamo prendere una decisione vera, non fittizia, che ci sia in Aula l'Assessore.
Faccio questa richiesta anche a garanzia dei consiglieri dell'opposizione e di tutti gli altri consiglieri. Comunque, a prescindere da come ognuno di noi la pensa, io pongo all'Aula e al Presidente la proposta di sospendere la discussione della mozione per riprenderla in un momento in cui sia presente in Aula l'Assessore dell'agricoltura.
PITTALIS PIETRO (FI). Non mi pare un modo corretto di procedere, perché il presentatore della mozione intanto avrebbe dovuto chiedere una Conferenza dei Presidenti di Gruppo per decidere, non può fare la parte del difensore dei lavoratori dell'ARAS per cui nessuno deve intervenire perché abbiamo ascoltato il verbo. Non è così.
Le dichiarazioni del presidente Pigliaru avevano un senso, e così anche il rinvio della discussione, perché non conoscevamo il contenuto dell'accordo; questa è invece materia che conosciamo molto bene, ripeto, molto bene. Inoltre è presente il presidente Pigliaru che rappresenta la Giunta al massimo livello, anzi, approfittiamo della sua presenza per far sì che questa questione venga definita, perché in questo caso veramente registriamo, assumendoci anche noi tutte le responsabilità, il fallimento della politica su una questione irrisolta da anni.
Approfittiamo quindi della presenza sia del presidente Pigliaru che dell'Assessore degli affari generali affinchè da parte di tutta la classe politica sia la volta buona, forse, per chiudere definitivamente questa annosa vicenda. Ecco perché riteniamo, collega Arbau, che questa discussione non debba essere interrotta proprio in questo momento considerando la presenza di autorevoli esponenti della Giunta e del suo Presidente.
COCCO PIETRO (PD). Presidente, accogliamo la proposta del collega Arbau. Trattandosi di una materia importante, sensibile vorremmo discuterla e approfondirla con l'Assessore competente, con la quale abbiamo già avuto interlocuzioni nel merito proprio dell'argomento oggetto della mozione (anche noi abbiamo presentato una mozione sui lavoratori dell'ARAS) oggi in discussione.
Il piano dei lavori cambia sulla base degli impegni che gli Assessori hanno e nessuno naturalmente entra nel merito di questo tema; così come non entriamo in merito alle questioni poste dal centrodestra, non durante la riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo ma al Presidente del Consiglio, in merito al rinvio della discussione sulle dichiarazioni del Presidente sul Patto di stabilità a martedì prossimo. Anche questo rinvio non è stato oggetto di discussione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo e noi non ci siamo sognati di dire che bisognava richiederlo in Conferenza.
L'argomento è importante e merita la presenza dell'Assessore che lo conosce molto bene e con la quale abbiamo avuto delle interlocuzioni. Vorrei sottolineare, per inciso, affinchè sia chiaro, che le dichiarazioni rese sull'ordine dei lavori sono un conto ma, se si entra nel merito del problema (non è questo il momento), agli amministratori che oggi rivendicano problemi di questo tipo dico che hanno avuto cinque anni di tempo per risolvere i problemi dei lavoratori dell'ARAS, non mi pare che in questi cinque anni lo abbiano fatto. Pertanto, se noi ne discutiamo tra qualche giorno non cambierà la storia né dei lavoratori né di questo Consiglio né dei colleghi dell'opposizione. Invito di conseguenza ad accogliere la proposta dell'onorevole Arbau e, nel caso, ovviamente votare sulla proposta.
PRESIDENTE. Consentitemi, colleghi, di stigmatizzare quello che sta succedendo, perché non è corretto, soprattutto per la regolarità e la conduzione dei lavori, che si chieda la sospensione di una mozione subito dopo la sua presentazione e illustrazione. Se ci sono dei problemi ritengo vadano posti immediatamente rinviando la mozione come abbiamo fatto altre volte.
Allo stato, comunque, c'è una proposta mi pare chiara di sospensione della discussione dalla parte dello stesso relatore, ci sono stati un intervento a favore e uno contrario, di conseguenza non posso che mettere ai voti la proposta ai sensi dell'articolo 82 del Regolamento.
PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, io trovo davvero anomalo questo modo di procedere. Il Capogruppo del PD sa bene che se c'è una responsabilità questa è degli uffici dell'Assessorato degli affari generali. Quindi quale migliore occasione, essendo presente l'Assessore competente, per dirimere la questione? E questo si sa perché l'abbiamo evidenziato; io stesso avevo assolutamente chiesto all'allora assessore Floris che venissero accertate le responsabilità che, ancora, io continuo a individuare in quell'Assessorato, per essere chiari. E avanzavo questa richiesta a un Assessore che era alleato della mia parte politica.
Sul problema siamo tutti d'accordo che venga risolto, quindi non riesco a capire, a meno che si voglia sminuire la funzione del vostro Presidente e dell'Assessore competente (questo pongo come questione), che cosa c'entra l'Assessore dell'agricoltura quando sappiamo benissimo che sono altri i canali che bisogna sicuramente toccare.
Vorrei sentire che cosa ne pensa l'assessore Demuro. Siccome conosciamo il suo punto di vista, molto, molto preoccupante, diciamolo, se avete paura che ci sia un dibattito pubblico aperto dove si chiarisca che cosa si vuol fare del precariato in Regione allora io capisco le vostre perplessità. Andate avanti così ma vi assumete questa volta voi le vostre responsabilità politiche.
PRESIDENTE. Considero questo un intervento contro la proposta.
Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO DANIELE (SEL). Io non capisco il nervosismo dell'onorevole Pittalis, a mio avviso è una questione di buon senso. Abbiamo saputo stamattina che l'Assessore non poteva essere in Aula neanche questo pomeriggio. Se il problema è la presenza del Presidente e dell'assessore Demuro, siccome spero e credo che avremo la fortuna di averli per cinque anni probabilmente potremmo sentirli anche in un'altra occasione…
PITTALIS PIETRO (FI). Banalizzate, banalizzate pure i problemi…
COCCO DANIELE (SEL). Scusi, onorevole, siccome il problema noi ce lo stiamo ponendo e non lo stiamo ponendo solo da oggi, questo è stato ben rappresentato, vorremmo finalmente avere un punto di caduta su questa problematica; quindi vorremmo che si analizzasse veramente per bene per non finire, come finiscono tutte le mozioni, con un ordine del giorno che, come diciamo sempre, non si nega a nessuno.
Noi vogliamo veramente, con responsabilità e con serietà, porre fine a questo annoso problema. Noi potremmo anche discutere, siamo in maggioranza in Consiglio, e potremmo anche decidere che cosa fare. Proprio per affrontare la questione seriamente vorremmo che si posticipasse di qualche giorno: non cambierà niente. Come diceva bene il capogruppo del PD, quando avete chiesto di posticipare a martedì la discussione sulle dichiarazioni del Presidente abbiamo detto che andava benissimo, siamo assolutamente per la collaborazione. Quindi anche in questo caso non credo ci sia bisogno di fare tutte queste polemiche. All'onorevole Dedoni, prima che intervenga, vorrei ricordare i decibel bassi di stamattina
PRESIDENTE. Metto in votazione la proposta di sospensione della mozione. Chi la approva alzi la mano.
(È approvata)
L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni…
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Grazie per avermi dato la parola… tanto ho i decibel…
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, deve ripassare il Regolamento ancora una volta. Avevamo bisogno del suo show anche stamattina, grazie.
(Il consigliere Dedoni abbandona l'Aula)
Discussione congiunta delle mozioni Busia - Desini - Arbau - Azara - Ledda - Perra - Sale - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Usula - Zedda Paolo Flavio - Agus - Cocco Daniele Secondo - Lai - Pizzuto - Unali sulla necessità di intervenire urgentemente per salvaguardare e potenziare la sede della motorizzazione civile di Nuoro ed evitarne la chiusura, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (51); Arbau - Busia - Cocco Daniele Secondo - Desini - Usula - Agus - Azara - Cherchi Augusto - Lai - Ledda - Manca Pier Mario - Perra - Pizzuto -Sale - Unali - Zedda Paolo Flavio sul mancato trasferimento alla Regione delle competenze in materia di motorizzazione civile, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (52) e Cossa - Crisponi - Dedoni sul trasferimento dallo Stato alla Regione delle competenze in materia di motorizzazione civile (57)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 51-52-57 sulle problematiche relative alla Motorizzazione civile di Nuoro.
Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 51 ha facoltà di illustrarla.
BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico Sardegna). Presidente, in questa mozione stiamo ponendo in evidenza il problema della forte riduzione degli organici della sede della Motorizzazione civile di Nuoro che, entro la fine dell'anno, avrà solo sette dipendenti. Questa riduzione aggrava una situazione già particolarmente pesante, che riguarda la zona di Nuoro non soltanto in relazione, ovviamente, alla questione e alle materie di competenza della Motorizzazione ma, in generale, al progressivo isolamento del territorio.
La Motorizzazione civile di Nuoro serve tutta la Provincia di Nuoro però serve anche i territori dell'Ogliastra, dell'Oristanese e di parte della Gallura; per cui questa situazione (diminuzione del personale e conseguente indebolimento della sede) comporterà un aggravio per tutti coloro che gravitano intorno a questi uffici, con ricadute importanti sugli operatori che devono necessariamente ricorrere agli uffici della Motorizzazione per lo svolgimento delle proprie attività.
Per ovviare a questa situazione, che è stata lamentata, chiediamo che il Presidente e la Giunta intervengano organizzando, sulla base di una mobilità volontaria, il trasferimento di lavoratori da altre amministrazioni al fine, ripeto, di consentire di riorganizzare l'ufficio e di evitare questo depauperamento. Questo problema è stato ulteriormente aggravato da una novità, presente nella bozza di riordino del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che prevede una sola sede dirigenziale della Motorizzazione civile a Cagliari, con l'eliminazione di quella di Sassari.
Quindi, una situazione già grave per la riduzione dei dipendenti della Motorizzazione di Nuoro, con i problemi che abbiamo rilevato nella mozione, sarà ulteriormente aggravata dal fatto che le due direzioni, quella di Sassari e quella di Cagliari, si concentreranno esclusivamente a Cagliari. Faccio notare che in questa bozza di riordino si prevede che in tutte le altre Regioni ci siano almeno due sedi dirigenziali, invece per quanto riguarda la Sardegna si concentra tutto su Cagliari, questo a conferma dell'ulteriore, ennesima disattenzione che il Governo sembra avere per la nostra Regione.
Ci sembra importante che il Presidente e la Giunta valutino la gravità della situazione partendo dalla situazione della Motorizzazione di Nuoro, facendosi portatori però anche degli interessi, in generale, alla riorganizzazione degli uffici della Motorizzazione della Sardegna. Questa azione, ovviamente, andrà coordinata, come spiegherà il collega Arbau illustrando la sua mozione, con il passaggio di funzioni della Motorizzazione dallo Stato alla Regione autonoma della Sardegna.
Ne approfitto, presidente Pigliaru, per sollecitare a questo punto, poi sarà l'onorevole Arbau che meglio spiegherà l'urgenza in relazione alla questione della Motorizzazione, la nomina dei componenti regionali della Commissione paritetica. In tutte le altre Regioni a Statuto speciale le Commissioni paritetiche sono già operanti, noi invece siamo indietro sia nell'indicazione dei componenti regionali, e ovviamente è indietro il Governo nell'indicazione dei componenti nazionali.
La Commissione è di grande importanza, non devo certamente sottolinearlo io al Presidente, che bene ne conosce l'importanza. L'urgenza è dettata dal fatto che la Regione autonoma della Sardegna è l'unica, e questo sarà oggetto di illustrazione da parte del collega Arbau, a non avere in capo a sè le competenze della Motorizzazione civile. Quindi, l'urgenza è data dalla questione cogente che riguarda la sede di Nuoro e l'eliminazione della direzione a Sassari, e poi dalla necessità che ci sia questo passaggio di competenze e di funzioni.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 56 ha facoltà di illustrarla.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, l'urgenza dell'argomento è emersa con la chiusura della sede di Nuoro ma, in realtà, io avevo già sollevato il problema esattamente cinque anni fa, il 18 giugno del 2009, quando venne presentata una mozione esattamente su questo argomento perché era evidente la strategia dello Stato in materia. In quella mozione venivano messi in evidenza i problemi che oggi riemergono, e cioè che lo Stato sta riorganizzando e dismettendo progressivamente una serie di funzioni, e tra queste quelle della Motorizzazione le cui competenze oggi sono ripartite in maniera strana tra lo Stato e le Province, e vorrei tra un po' soffermarmi su questo.
Il dato curioso è che la Sardegna era già, all'epoca, l'unica delle Regioni a Statuto speciale, che non aveva ancora acquisito le competenze in materia di Motorizzazione civile, cosa che avrebbe potuto fare. È stata presentata una proposta di legge, chiederei l'attenzione su questo anche da parte del presidente Pigliaru perché è un aspetto importante, che rappresenta sostanzialmente il copia e incolla della legge approvata per la Valle d'Aosta, ormai credo sette, otto anni fa, forse di più, che però si trova a valle di una trattativa svolta tra lo Stato e la Regione in sede di Commissione paritetica.
Purtroppo la precedente Commissione paritetica si è disinteressata dell'argomento; però, presidente Pigliaru, io credo che la Regione non possa da una parte gioire dell'arretramento dello Stato rispetto a una serie di funzioni (e secondo me è bene che lo Stato si tolga di mezzo rispetto alla funzione della Motorizzazione civile) ma, contemporaneamente, non si attivi per acquisire quelle competenze. Stranamente infatti - e su questo, Presidente, vorrei richiamare un momento la sua attenzione - in questo caso non si tratta di un'attività che comporta un aggravio di costi, bensì in questo caso si tratta di un'attività che comporterebbe un utile per la Regione, perché lo Stato guadagna dalle attività della Motorizzazione civile circa 2 o 3 milioni di euro all'anno, che è poca cosa nel bilancio regionale ma è comunque un'attività, scusate il gioco di parole, in attivo.
Io credo che l'acquisizione delle competenze da parte della Regione permetterebbe: a) di mettere ordine nella governance del sistema; b) di articolare meglio il servizio a livello territoriale; c) di eliminare, nel mettere ordine nella governance del sistema, situazioni strane che si sono venute a creare con il trasferimento delle competenze alle province. Il presidente Ganau, intervenendo all'assemblea dell'ANCI la settimana scorsa, ha messo in evidenza che le province oggi gestiscono duecentosettanta funzioni. Molte di queste, presidente Ganau, sono competenze che o non sono esercitate oppure sono esercitate male.
Attualmente, il Ministero gestisce l'albo dell'autotrasporto, ma la provincia fa gli esami per l'accesso alla professione; i centri di revisione vengono autorizzati dalle province, ma le verifiche tecniche sono di competenza della Motorizzazione. Voi capite che per un cittadino normale districarsi in questa congerie di competenze è un disastro, mettetevi nei panni degli operatori che devono affrontare tutte queste situazioni che ha creato lo Stato, intendiamoci, non le ha create le Regione. Questo è un aspetto che tra l'altro è emblematico della situazione di caos che residua ancora per la stessa esistenza delle province, perché è evidente che anche in questo caso lo Stato, dovendo far fare qualcosa a un soggetto a un livello istituzionale che esiste, ha dato qualcosina da fare alle province senza minimamente preoccuparsi del caos che poi ne sarebbe scaturito.
Quindi, questa è una situazione emblematica che depone per una rapida corsa verso il definitivo trasferimento delle competenze delle province ma che, nel caso specifico, richiama l'urgenza di acquisire le competenze della Motorizzazione civile; questa acquisizione si può fare nel giro di pochi mesi, tenendo conto che risolverebbe un mare di problemi. Problemi di cui noi forse non ci rendiamo conto ma che toccano nel vivo un settore economico importante nel nostro territorio, che soffre per tante difficoltà, anche burocratiche, causate dalla situazione incredibile che si è venuta a creare per l'azione combinata dell'arretramento dello Stato con una razionalizzazione selvaggia delle sue funzioni da una parte, e una straordinaria confusione di competenze dall'altra.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 52 ha facoltà di illustrarla.
ARBAU EFISIO (Sardegna Vera). Presidente, in premessa devo riconoscere di aver commesso un errore relativamente alla mozione precedente, perché non ho comunicato preventivamente ai Capigruppo di opposizione questa istanza di sospensione della mozione. Quindi ne faccio ammenda; quando si sbaglia, bisogna riconoscerlo.
Sulla questione Motorizzazione hanno già detto bene sia l'onorevole Busia, che l'onorevole Cossa; la regionalizzazione della Motorizzazione ritengo sia un obiettivo importante che possa essere raggiunto, tra l'altro credo sia anche una volontà unanime di questo Consiglio, e la proposta di legge che ha come primo firmatario l'onorevole Sabatini lo dimostra per l'ennesima volta.
La regionalizzazione della Motorizzazione ha una duplice finalità; la prima è quella di dare un servizio sul territorio sganciandoci dalla gestione ministeriale che ci sta creando dei problemi sul territorio che poi dirò; la seconda è quella di creare quell'unico sistema dei trasporti che è necessario per governare la Sardegna anche in quel settore in un modo più idoneo. Si parla molto di sovranismo, dovrebbe essere la stagione del "ritorno alla sovranità", questa è una di quelle questioni che ci consentirebbe di sperimentarlo concretamente, seguendo quell'iter che hanno già indicato sia l'onorevole Cossa che l'onorevole Busia.
Entrambi hanno ravvisato la necessità, prima di arrivare alla discussione della proposta di legge, di una interlocuzione con il Governo attraverso la Commissione paritetica, per cercare di definire gli atti propedeutici necessari all'approvazione della legge stessa. Sino a oggi non ce l'abbiamo fatta, nonostante anche nell'altra legislatura fosse stata caldeggiata una regionalizzazione, speriamo che questa sia la volta buona. Ritengo pertanto che sia necessario procedere immediatamente all'integrazione della Commissione paritetica, in merito alla quale segnalo un piccolo particolare; ho verificato, ad esempio (il riferimento è al Friuli Venezia Giulia), che tra i componenti governativi della Commissione paritetica c'è un friulano doc, un friulano molto importante, che è l'ex presidente Illy. Ragioniamo anche noi per chiedere al Governo che tra i rappresentanti dello Stato da inserire nella Commissione paritetica non ci siano i soliti burocrati, ma ci siano personalità del mondo universitario, o persone che comunque conoscono i problemi reali della nostra Regione.
Utilizzo il tempo restante per soffermarmi sulla questione della chiusura della Motorizzazione di Nuoro. Su questa questione chiedo all'assessore Deiana un intervento immediato perchè la possibile paventata chiusura della sede di Nuoro è fondamentalmente dovuta al fatto che su un organico di 30 dipendenti, siano in servizio solo 7 dipendenti. Tra l'altro, questi 7 dipendenti sono quasi tutti di categoria A, e da diverso tempo, oltre vent'anni, svolgono mansioni di categoria B.
Nelle altre Regioni, il Ministero, anche a seguito di un accordo tra i sindacati, nonché di una serie di pronunce sia dei Tar locali che del Consiglio di Stato, ha riconosciuto il passaggio di categoria per chi svolgeva effettivamente delle mansioni di livello superiore. Questa soluzione, se adottata a Nuoro, risolverebbe il problema contingente e ci darebbe tutto il tempo per affrontare concretamente la proposta relativa alla Motorizzazione regionale.
L'altro giorno ho partecipato a una importante assemblea promossa da Confartigianato, alla presenza dei colleghi consiglieri Daniela Forma e Luigi Crisponi, e in quella occasione il mondo delle imprese e delle autoscuole ha sottolineato una serie di problemi reali; nello specifico, attualmente, non si possono svolgere una serie di attività non solo a Nuoro, per gli abitanti e gli imprenditori della Provincia di Nuoro e della Provincia dell'Ogliastra, ma neanche nelle altre province, nelle altre Motorizzazioni, perché hanno dei codici prescritti che non consentono quindi di svolgere le attività.
Siamo di fronte a una vera interruzione di un servizio vitale per il territorio, quindi io direi, a seguito anche di possibili interlocuzioni con il Ministro, con il Viceministro e con persone che, tra l'altro, abbiamo visto essere sensibili alla questione, che si ponga in campo velocemente una soluzione che scongiuri questa chiusura. Io non faccio del vittimismo sull'arretramento dello Stato nei territori, perché lo Stato deve riorganizzarsi come si riorganizza la Regione, ma la Regione, che in questo momento non ha competenza in materia, deve appropriarsi di queste competenze per dare un servizio migliore nel territorio.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.
Ricordo che i consiglieri che intendono parlare devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.
PITTALIS PIETRO (FI). Intervengo per esprimere condivisione sulle mozioni, perché riassumono bene il senso del grave disagio che la paventata chiusura della Motorizzazione civile di Nuoro determina. Inoltre, siccome sono state bene illustrate anche le conseguenze che si determinano a seguito di questa chiusura, chiedo se sia possibile eventualmente, questo dipende dai proponenti, presentare un ordine del giorno unitario di sostegno all'iniziativa e alle conclusioni proposte da entrambe le mozioni.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Presidente, quest'Aula ha già dimostrato ampia sensibilità nelle occasioni nelle quali si è paventata la possibilità che lo Stato portasse via pezzi importanti dei suoi presidi sul territorio. Abbiamo presentato mozioni sulla Polizia di Stato, sui Vigili del fuoco, questa volta ci occupiamo di un servizio basilare ed essenziale per la nostra società, in modo particolare per la Provincia di Nuoro. Basti pensare che una collettività di circa 156.000 abitanti ha un parco auto formato da quasi 100.000 automezzi, un numero di mezzi fra i più alti in Italia in proporzione al numero degli abitanti.
La preoccupazione, però, non è limitata solo agli effetti della chiusura della Motorizzazione civile e del suo trasferimento, ma riguarda anche la metodicità del Governo nazionale nell'individuare quei presidii irrinunciabili al fine di evitare che i cittadini, in questo caso gli automobilisti, i giovani che vogliono patentarsi, gli stessi operatori che professionalmente conducono la loro attività da oltre trent'anni presso la Motorizzazione civile di Nuoro, subiscano questo svantaggio. Quindi i presentatori delle mozioni hanno fatto bene a evidenziare una opportunità di resistenza per un'azione che potrebbe costituire un ulteriore tassello a danno di un'economia già sofferente, di una società fortemente preoccupata.
E quindi dovremmo immaginare che per un'attività di questo genere, svolta presso il Consiglio regionale, pur valutando che c'è di mezzo ancora una volta il Ministero dei trasporti, ancora una volta il Governo nazionale, si possa partire da una relazione molto attenta, corretta, dura nei confronti di uno Stato che vuole andare via con tutti i suoi presidi. Ormai nella cittadina di Nuoro, che un tempo beneficiava della presenza della Banca d'Italia, della Ragioneria provinciale dello Stato, sono drammaticamente azzerate tutte quelle attività che erano di corredo ai suoi liberi cittadini, al lavoro, alla presenza delle imprese.
In questo caso si chiude la Motorizzazione civile di Nuoro per una di quelle circostanze stranissime, ma che racconta di come non ci sia, di fatto, ciò che il presidente Pigliaru chiamava in quest'Aula "la leale collaborazione fra lo Stato e la Regione", e quindi fra lo Stato e i suoi cittadini. Io credo che in questo caso un ordine del giorno unitario sia davvero auspicabile, condivisibile.
Siamo certamente fiduciosi che questa azione possa essere poi molto ben gestita dall'assessore Deiana, anche in collaborazione con l'Assessore degli affari generali e del personale, Demuro, perché si tratta semplicemente di dare voce al territorio, di dare voce alle istanze degli operatori della Motorizzazione di Nuoro, così come di dare voce alle decine e decine di agenzie automobilistiche, di autoscuole, di tutta quella filiera organizzata che c'è dietro la mobilità delle persone.
Dovremmo inoltre ricordare che questa è una provincia che, ahinoi, non dispone di una rete viaria efficiente e neanche, unica in Italia, di una rete ferroviaria adeguata ai tempi più moderni. Quindi si tratta semplicemente di dare ascolto alle istanze provenienti dai nostri cittadini del territorio provinciale e che, sono sicuro, troveranno ascolto presso la Giunta regionale, in modo particolare presso l'Assessore di riferimento.
Di conseguenza si individuerà con decisione quale personale spostare presso il territorio provinciale, da dove farlo pervenire, se dagli stessi uffici della Motorizzazione o da altri uffici governativi o statali, financo dagli stessi uffici che lavorano in diretta collaborazione con la Motorizzazione civile; ma si può anche pensare che possa essere formulata una proposta per abilitare personale che all'interno svolga altri tipi di attività per poter addivenire a quelle regole semplici che sono proprie della normale attività di controllo, di verifica, di valutazione sulla qualità degli automezzi, degli autoveicoli.
Ricordo che questa è una provincia che dispone anche di un parco di auto e mezzi speciali, a iniziare da quelli agricoli, quindi significa che c'è un problema che si riverbera, anche in questo caso, ancora una volta sul territorio, sulle sue piccole comunità, su tutto ciò che è terribilmente distante dallo stesso capoluogo provinciale. Quindi anche il personale interno agli uffici provinciali, in questo momento dislocato in altri contesti, dovrebbe essere in qualche modo aiutato o forse anche incentivato a spostarsi, essendo una emergenza assoluta, presso la sede provinciale di Nuoro.
Quindi concludo auspicando, come diceva il collega Pittalis, che si arrivi a un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dei trasporti.
DEIANA MASSIMO,Assessore tecnico dei trasporti. Il problema delle competenze in materia di Motorizzazione civile è un problema particolarmente complesso, del quale ho avuto modo di occuparmi personalmente da molti anni; e, pochi giorni dopo il mio insediamento se ne è posto un altro, che è passato sotto silenzio ma che sta incominciando a creare i suoi primi effetti. Nel mese di aprile ha infatti cessato di funzionare l'Ufficio speciale per il trasporti agli impianti fissi (Ustif), la sede decentrata regionale, cioè quell'ufficio addetto ai collaudi di qualunque tipo di impianto fisso collegato a un'infrastruttura dei trasporti (ascensori, scale mobili, rotaie e quant'altro).
Tutto questo significa che noi, per esempio, abbiamo una serie di lavori conclusi nel settore ferroviario, penso per esempio alla fermata per il Policlinico della metropolitana di Cagliari che è praticamente pronta, ma attende da due mesi la certificazione Ustif perché, appunto come è successo per la Motorizzazione a Nuoro, sono andati in quiescenza i funzionari dell'Ustif di Cagliari e non sono stati sostituiti; non c'è neanche un atto esplicito di cessazione, c'è semplicemente la morte per consunzione dell'ufficio locale.
L'Ustif è una delle pochissime competenze rimaste allo Stato in materia di Motorizzazione civile, perché le competenze in materia di Motorizzazione civile si possono distinguere in tre categorie: quelle riservate allo Stato, tra cui c'è l'Ustif e c'è, diciamo così, il controllo del vertice della filiera delle attività, quelle delegate alla Regione che sono tante e sono state demandate soprattutto quelle in materia di trasporto pubblico locale (TPL), quindi autobus e linee ferroviarie di TPL, e infine le funzioni trasferite alle province.
L'onorevole Cossa le ha opportunamente citate. Mi permetto parzialmente di emendare quanto da lui sostenuto perché il coacervo delle competenze trasferite oggi alle province, ai sensi dell'articolo 105, comma 3, del decreto legislativo numero 112 del 1998, che è quello che in qualche misura ha definito l'assetto attuale delle competenze, è veramente vastissimo. Fondamentalmente parliamo di circa l'80 per cento delle competenze in materia di motorizzazione civile; un restante 10-15 per cento è in capo alla Regione però quelle di vertice sono esercitate, è vero, dallo Stato direttamente mediante l'ufficio compartimentale.
Che cosa intendo quando parlo di "funzioni di vertice"? Intendo dire che in materia di sicurezza, per esempio, l'autorizzazione per quanto riguarda le officine per le revisioni viene concessa dalle province, ma la verifica del possesso dei requisiti, quindi la vigilanza, il monitoraggio, eccetera, è sempre competenza dello Stato quindi affidata ovviamente all'ufficio compartimentale. Quindi è vero che se poi non funziona la parte di vertice tutto il decentramento che è stato attualmente posto in essere ovviamente si blocca.
Fatta questa doverosa premessa, la Giunta ritiene in primo luogo di dover concordare con le mozioni presentate per quanto riguarda la necessità e l'urgenza di nominare quanto prima i componenti della Commissione paritetica così da poterla costituire, perché è in sede di Commissione paritetica che si potrà poi riassettare completamente questo insieme di competenze. Sottopongo inoltre alla loro attenzione un ulteriore problema; queste competenze provinciali che, ripeto, sono statisticamente la maggior parte delle competenze in materia di Motorizzazione civile si porranno in maniera piuttosto problematica nel momento in cui dovremo affrontare il riassetto dell'organismo provinciale.
Senza voler ovviamente anticipare in questo momento una discussione su questa materia, però è chiaro che tutti noi ci poniamo il problema di che fine faranno le miriadi di competenze provinciali, e fra queste quelle importantissime in materia di Motorizzazione civile. Quindi in quell'occasione, cioè nell'occasione della ripresa complessiva della materia, per promuovere il trasferimento anche delle funzioni verticistiche, quelle poche attualmente rimaste in capo allo Stato, sicuramente dovremo porci il problema per esempio delle competenze attualmente trasferite alle province che dovremmo ripensare nella loro distribuzione. Ugualmente dovremo avviare una vertenza con lo Stato per il trasferimento alla Regione delle competenze in materia USTIF, appunto di trasporti speciali a impianto fisso.
Per quanto riguarda poi l'ultima parte dell'intervento dell'onorevole Arbau, la richiesta di intervento alla Giunta sulla situazione contingente della Motorizzazione di Nuoro, ovviamente la Giunta e io personalmente siamo immediatamente disponibili ad aprire un'interlocuzione con il sottosegretario delegato ai trasporti terrestri e quindi fondamentalmente con la Motorizzazione civile per vedere, anche in questo caso prima della pausa estiva, se abbiamo la possibilità ovviamente, di creare questo corto circuito positivo sul quale in questo momento non sono in grado di dare nessun tipo di rassicurazione perché si tratterebbe, di fatto, di "promessa del terzo" che non posso ovviamente garantire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.
BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). Presidente, chiedo una breve sospensione perché stiamo elaborando un ordine del giorno condiviso.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Michele Cossa.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Ovviamente concordo con la richiesta della collega Busia, però consentitemi una breve riflessione su ciò che ha detto l'Assessore. È evidente che il problema va risolto alla radice e si risolve alla radice aprendo subito una interlocuzione sull'argomento con lo Stato. Quindi occorre la ricostituzione della Commissione paritetica e mettere questo tema tra i primissimi punti all'ordine del giorno, perché una volta che la Regione avrà acquisito le competenze si potrà gestire ovviamente tutta la partita con il personale in servizio e sarà la Regione a decidere come distribuire i servizi nel territorio regionale.
Per quanto riguarda il problema delle competenze, Assessore, mi sembra una questione addirittura banale, e non in riferimento alle cose che lei ha detto. In questo caso ci troviamo di fronte alla tipica competenza che deve essere gestita in maniera unitaria e quindi non può che essere la Regione a farlo. Io mi permetto di cominciare a ragionare nella prospettiva della costituzione, nell'ambito del suo Assessorato, di un dipartimento della Motorizzazione civile che gestisca e assolva a tutte queste competenze in maniera unitaria.
Io devo dirle però che lei ha introdotto un elemento di preoccupazione personale nel suo intervento rispetto alla tratta Policlinico della metropolitana leggera di Cagliari, e le spiego perché, Assessore. A quella tratta sono legate molte aspettative di arrivare a una razionalizzazione del trasporto pubblico locale nell'area vasta di Cagliari con riferimento particolare, mi permetto un riferimento localistico, al Comune di Sestu che è l'unico comune, Assessore la prego di prendere nota, che dista 6 chilometri da Cagliari e che continua a essere servito come trasporto extraurbano. Questa è una situazione folle, e la prego anche questo di annotarlo perché avremo modo ovviamente di riparlarne, che grida vendetta e alla quale questa Giunta deve porre rimedio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Poiché non vi sono opposizioni alla richiesta della consigliera Busia, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 49, viene ripresa alle ore 12 e 23.)
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno numero 1.
Ordine del giorno Busia - Arbau - Cossa - Cocco Pietro - Pittalis - Cocco Daniele Secondo - Usula - Solinas Christian - Desini - Fenu - Anedda - Forma - Crisponi, sul trasferimento delle competenze alla Regione in materia di motorizzazione civile e sulla necessità di porre in essere presso il Governo tutte le iniziative utili per salvaguardare e potenziare la sede della Motorizzazione civile di Nuoro.
a conclusione della discussione delle mozioni n. 51, n. 52 e n. 57 sulla motorizzazione civile,
- la motorizzazione civile costituisce un'articolazione periferica del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, facente capo alla Direzione generale per la motorizzazione che, tramite tali uffici periferici, dislocati nei capoluoghi di provincia, si occupa della gestione burocratico-amministrativa-tecnica delle pratiche relative al trasporto civile;
- è in atto una forte riduzione degli organici della Motorizzazione civile di Nuoro che porterà gli uffici, entro la fine di quest'anno, ad assicurare il servizio con appena sette dipendenti e gli organici sono stati progressivamente ridotti tanto da far pensare alla prossima chiusura della sede e al trasferimento delle competenze alle sedi di Oristano, Sassari e Cagliari;
- l'atteggiamento statale si traduce in una serie di trascuratezze logistiche e organizzative, che penalizzano l'efficienza del servizio reso e comportano inevitabili ricadute negative sul cittadino destinatario della prestazione;
- da tempo lo Stato ha trasferito parte delle competenze della motorizzazione civile alle amministrazioni provinciali delle regioni a statuto ordinario e speciale, in risposta alle istanze territoriali di decentramento delle relative funzioni, al fine di consentire un'organizzazione dei servizi più vicina alle esigenze dei cittadini;
- che la Sardegna è rimasta l'unica regione a statuto speciale a non avere ancora ottenuto il trasferimento delle funzioni della motorizzazione civile,
impegna la Giunta regionale:
1) ad avviare in tempi rapidi le procedure necessarie, compresa la preliminare costituzione della Commissione paritetica, al fine di ottenere dallo Stato il trasferimento delle competenze e relative funzioni in materia di Motorizzazione civile;
2) a porre in essere presso il Ministero delle infrastrutture e trasporti e la Direzione generale della Motorizzazione civile, tutte le iniziative utili per salvaguardare e potenziare la sede della Motorizzazione civile di Nuoro e per rimuovere gli ostacoli all'attuale interruzione del servizio. (1).)
PRESIDENTE. Le mozioni si intendono ritirate. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
DEIANA MASSIMO, Assessore dei trasporti. Il parere della Giunta è favorevole.
ARBAU EFISIO (Sardegna Vera). Presidente, sottolineo l'importanza di aver elaborato un ordine del giorno unitario, ringrazio i colleghi per l'attenzione dimostrata a questo problema e preciso, in merito all'impegno preso dall'Assessore relativamente alla Motorizzazione civile di Nuoro, di valutare nello specifico, attraverso le interlocuzioni con il Ministero, la possibilità di risolvere il problema contingente del personale operante a Nuoro per cercare di integrarne il numero e trovare le soluzioni adeguate a scongiurare questa inoperosità che sta creando dei problemi alla Motorizzazione.
Ritengo molto importante il passaggio, che stiamo votando all'unanimità, sul progetto di istituire una Motorizzazione civile regionale; questo ci consentirebbe di assumerci una responsabilità importante: costruire un sistema dei trasporti sardo che non dipende più dai problemi di uno Stato che ragiona sui numeri e non sull'efficienza dei servizi.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, la discussione odierna ci ha permesso di "illuminare" un problema che forse ai più era poco conosciuto ma che, come è stato detto anche nel corso della discussione, interessa un pezzo importante dell'economia sarda oltreché, per evidenti ragioni, la generalità dei cittadini. Quindi io ringrazio tutto il Consiglio per questo consenso unanime alla mozione e tutti i Gruppi che hanno contribuito alla stesura di un ordine del giorno unitario.
Confido pertanto nel massimo impegno da parte della Giunta per risolvere il duplice problema. In primo luogo il problema generale, che è quello ricordato dal collega Arbau, della regionalizzazione della Motorizzazione civile, che comunque rimane il problema centrale la cui soluzione risolverebbe alla radice tutti i problemi collaterali; in secondo luogo il problema immediato che è quello appunto di restituire funzionalità alla Motorizzazione di Nuoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Anna Maria Busia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). Presidente, colleghi, ringrazio per l'attenzione prestata a questo argomento. Io mi permetto, Assessore, di rappresentarle ancora una volta l'urgenza di dare soluzione alla prospettata chiusura della sede della Motorizzazione a Nuoro, in previsione, vista la bozza di riordino presentata dal ministro Lupi, anche della chiusura della sede della direzione della Motorizzazione a Sassari. Credo che questo ulteriore elemento, che è giunto alla nostra attenzione soltanto in questi giorni, sottolinei l'urgenza che si provveda immediatamente al passaggio di competenze e di funzioni della Motorizzazione dallo Stato alla Regione, attraverso quella procedura che è stata individuata, e cioè attraverso la presentazione dei decreti attuativi da parte della Commissione paritetica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Presidente, semplicemente per portare il plauso mio personale, e del Gruppo dei Riformatori, per questa convergenza unitaria del Consiglio. Questo è un modo serio di affrontare le cose. La mobilità vale per lo sviluppo economico di un suo territorio e dei suoi cittadini, che affrontano anche lunghi viaggi, non di speranza, ma semplicemente per poter ascoltare con la loro viva voce quali sono gli intendimenti dell'Aula rispetto a un problema così importante.
Quindi bene ha fatto il Consiglio a elaborare a un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dei trasporti. Ne ha facoltà.
DEIANA MASSIMO, Assessore tecnico dei trasporti. Ci tengo a comunicare all'Aula che, a seguito di una mia richiesta, mi è stato confermato poco fa per lunedì mattina un incontro con la direzione generale della Motorizzazione civile presso il Ministero a Roma per avviare immediatamente il confronto, e soprattutto per cercare di ovviare alla contingenza della inoperatività della sede di Nuoro. Vediamo se, considerando il clima prefestivo, riusciamo a ottenere qualche risultato immediato.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
Discussione e approvazione della mozione Floris - Orrù - Solinas Christian - Cappellacci - Oppi - Pittalis - Zedda Alessandra - Fasolino - Tedde - Truzzu - Dedoni - Cherchi Oscar - Tunis - Randazzo - Cossa - Pinna Giuseppino - Fenu - Tatti - Rubiu sulla dismissione dei beni patrimoniali e demaniali della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (54)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 54.
Mozione Floris - Orrù - Solinas Christian - Cappellacci - Oppi - Pittalis - Zedda Alessandra - Fasolino - Tedde - Truzzu - Dedoni - Cherchi Oscar - Tunis - Randazzo - Cossa - Pinna Giuseppino - Fenu - Tatti - Rubiu sulla dismissione dei beni patrimoniali e demaniali della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
APPRESO dalla stampa quotidiana di mercoledì 2 luglio 2014 che sarebbe pronto un "piano per la dismissione del patrimonio regionale non utilizzato";
AVUTA altresì notizia di dichiarazioni pubbliche rese dall'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica che avrebbe già avviato incontri e trattative per la retrocessione ad alcuni comuni di immobili di proprietà regionale in quanto non necessari ai fini istituzionali propri della Regione;
VISTO l'elenco di alcuni immobili ubicati nella città di Cagliari pubblicati dai giornali, la cui cessione sarebbe stata già trattata dall'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica con il sindaco della città;
RILEVATO che alcuni degli immobili citati facevano parte di piani approvati da deliberazioni delle precedenti Giunte regionali indicanti altre destinazioni d'uso e per finalità proprie della Regione e dei suoi enti strumentali ed alcuni addirittura offerti al libero mercato dalla Giunta Soru anche in parziale permuta per il completamento della costruzione di uffici necessari alla stessa Regione nell'area ricompressa tra Viale Trento - Viale Trieste - San Paolo per realizzare una vera e propria "cittadella regionale" secondo uno studio di massima da tempo impostato unitamente al Comune di Cagliari per dare una sistemazione decorosa e funzionale all'intero compendio urbano di riferimento;
- tale ipotesi progettuale sia tuttora valida;
- altresì sulla destinazione di tutti gli immobili patrimoniali e demaniali della Regione sia necessario e utile un preventivo confronto tra tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale e che non sia solo argomento di competenza della Giunta regionale tanto meno di un singolo assessore regionale,
impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica
1) a riferire in Consiglio regionale sulla situazione complessiva esistente dei beni patrimoniali e demaniali della Regione e delle trattative in atto con il Governo per la dismissione di beni non più necessari ai fini istituzionali dello Stato;
2) a presentare al Consiglio regionale per le opportune valutazioni e conseguenti decisioni il piano che l'Assessore avrebbe portato già all'attenzione di singole amministrazioni comunali per valutare esse stesse e non la Regione, come sarebbe invece logico, quali immobili debbano rimanere nella disponibilità della Regione per i propri fini istituzionali o invece debbano essere trasferiti nella disponibilità degli enti locali;
3) a presentare un piano di completamento della "cittadella della Regione" nell'area già prescelta di Viale Trento - Viale Trieste - San Paolo. (54).)
Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
FLORIS MARIO (Sardegna). Presidente, colleghi, questa mozione nasce dalle dichiarazioni rese ai primi di luglio dall'Assessore competente per materia, l'Assessore degli enti locali, e dalla preoccupazione che da esse sono derivate in ordine alla complessiva dismissione dei beni immobili patrimoniali di tutta la Regione.
Stante la delicatezza e la complessità dell'argomento abbiamo ritenuto che fosse urgente un immediato chiarimento da parte della Giunta regionale e una presa di coscienza e di conoscenza da parte dell'intero Consiglio regionale per scelte e decisioni che ci auguriamo siano univoche e condivise. Le preoccupazioni che ci hanno consigliato di proporre con urgenza la questione al vaglio di questa Assemblea derivano dalle affermazioni dell'assessore Erriu, che avrebbe già avviato incontri e intese per dismettere alcuni immobili di notevole interesse e di notevole pregio senza aver acquisito alcun indirizzo preventivo da parte della Giunta, anche in ordine alle indicazioni e decisioni che non sarebbero e non sono della Giunta attuale ma sono preesistenti e che vanno assolutamente assunte e chiarite.
Io voglio fare una breve riflessione anche per dare modo ai colleghi, che sono alla loro prima esperienza in quest'Aula, di conoscere almeno per sommi capi gli aspetti che ci hanno indotto a presentare questa mozione, le cui finalità sono ben indicate nei tre punti sui quali si chiede l'impegno del Presidente, dell'Assessore degli enti locali e dell'intera Giunta. I primi due punti sono di carattere politico-programmatico. Il Consiglio, dico una cosa ovvia, deve essere messo nelle condizioni di conoscere qual è la situazione del patrimonio immobiliare della Regione guardando al versante dei rapporti con lo Stato da una parte, e al versante dei rapporti con i comuni dall'altra.
Abbiamo avuto modo in questi anni di discutere del nostro patrimonio, ne abbiamo discusso in Consiglio, ne abbiamo discusso in Giunta; le ultime delibere, Giorgio Oppi se ne ricorderà, ponevano in discussione il fatto che i beni della Regione potessero essere trasferiti ai comuni a costo zero, una cosa che si sta ripetendo senza né capo né coda. Ci rendiamo conto che non è semplice e tantomeno facile, anche rispetto ai tempi necessari alle procedure imposte da norme specifiche, mettere subito nero su bianco e quindi avere gli elementi conoscitivi puntuali. È necessario immagino che la Giunta regionale predisponga un crono programma che deve riguardare anche gli enti locali della Regione e dello Stato per evitare di trovarci di fronte a situazioni paradossali come quella recente di Cala Sinzias.
Quello che più ci preoccupa è indicato al punto tre della mozione, ovvero la dismissione delle aree della Regione che insistono sulla città di Cagliari, non solo quelle relative al compendio Viale Trieste, viale Trento e San Paolo. Potrei andare a ritroso nel tempo, negli anni e nei decenni, e ricordare alcune tappe significative sulla necessità di dare una sistemazione decorosa a quelle aree, valorizzando appieno il ruolo di Cagliari capitale della Sardegna innanzitutto. Queste aree devono, a nostro giudizio, rimanere nella disponibilità della Regione che, unitamente al Comune, deve portare a compimento il progetto che voleva dare alla Regione medesima, nella totalità dei propri bisogni funzionali, una sede degna del ruolo istituzionale, politico, sociale ed economico che lo Statuto le assegna.
Già negli anni '70, con il compianto assessore Nino Carrus, era allora Sindaco di Cagliari Salvatore Ferrara, la Regione aveva assegnato al Comune un tratto delle aree di viale Trieste per farne la sede della polizia municipale, il Comune di Cagliari si prese questi terreni ma realizzò la sede operativa del comando in via Crespellani a Mulinu Becciu, in viale Trieste è rimasta, come tutti sanno, basta passarci, una semplice dependance che potrà trovare una sistemazione più adeguata nel progetto della "cittadella della Regione" che ha cominciato a prendere forma con la costruzione dei palazzi dove hanno sede gli Assessorati degli enti locali, della pubblica istruzione, degli affari generali e della programmazione.
La cittadella, come idea progettuale, eravamo all'origine degli anni '90, prevedeva il palazzo storico di viale Trento con prospicienti le aree che da viale Trieste stavano all'altezza di via Nazario Sauro, dove prima c'erano i Gruppi consiliari, verso San Paolo, Santa Gilla ivi compresa l'area dell'attuale parcheggio. Questa idea progettuale, che nasceva da un'iniziativa dei primi anni '80, quando era assessore l'onorevole Cogodi, chiamata "cuneo", che aveva per vertici il porto, la Carlo Felice e la strada statale 130, ha preso forma mediante un accordo di massima tra la Regione il Comune di Cagliari durante la Giunta Cabras negli anni '90.
Bisognerebbe anche ricordare gli anni della bonifica dello stagno di Santa Gilla, il cui progetto prevedeva la sistemazione funzionale di tutta la sponda che va dalla centrale Enel al vecchio ponte della Scafa, a quel progetto occorre secondo noi ritornare, magari unendo l'idea intelligente del presidente Soru che aveva messo in vendita alcuni immobili in contropartita per nuove costruzioni per tutti gli uffici regionali accorpati, la "cittadella della Regione" appunto. Riteniamo che si possa definire un accordo di programma Regione, Comune e sistema delle imprese per dare a Cagliari e alla Regione sedi e servizi moderni ed efficienti.
Altro discorso, Assessore, riguarda l'area di Monte Urpinu che, come Giunta, nella scorsa legislatura si era deciso di assegnare al Corpo forestale e all'Ente foreste; una scelta che noi intendiamo riconfermare per garantire efficienza in uno dei comparti strategici per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del nostro immenso e insostituibile patrimonio naturale, ambientale e paesaggistico.
Ora, le indicazioni date dall'assessore Erriu del tutto opposte, sembrerebbe, ma non lo sappiamo, adesso ce lo dirà, rispetto a quanto evidenziato da questo sintetico, incompleto intervento, inducono tutti noi, immagino Giunta, Consiglio, maggioranza e minoranza, a una riflessione attenta per andare poi, anche attraverso l'accordo dei comuni, di quello di Cagliari per quanto riguarda le problematiche esposte, a scelte e decisioni comuni e condivise. Sappiamo che su questo argomento ci sono state tante e tante illazioni, tanti e tanti bisticci anche in quest'Aula, che riteniamo di dovere per forza trovare un punto di congiunzione.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica.
ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il tema oggetto della mozione è particolarmente importante, voglio ringraziare anche l'onorevole Floris perché mi consente, e consente alla Giunta, di mettere in evidenza quanto riportato da resoconti giornalistici parziali, non sempre rispondenti al principio di verità, che in qualche misura, comprensibilmente, possono aver ingenerato o anche indotto qualcuno a pensare che la Giunta abbia le idee chiare e degli obiettivi programmatici già definiti su un tema particolarmente complesso, sinteticamente ricostruito anche nei tempi e nei decenni dall'onorevole Floris.
Naturalmente, tra le prime cose che ho fatto, vi è stata quella di ricostruire l'articolato, il tessuto degli accordi di programma, dei vari accordi, delle delibere che su questo tema hanno portato a delle decisioni; ma direi che, senza andare troppo in là nel tempo, vi sono due documenti particolarmente utili ai fini della individuazione e della focalizzazione del tema. Il primo documento riguarda l'Accordo di programma sottoscritto nel settembre del 2000 (era in carica la Giunta Floris appunto); e l'avvocato Milia, Assessore degli enti locali e delle finanze per la prima volta, dopo tanti anni, aveva preso in esame il tema in tutta la sua complessità attraverso la sottoscrizione di un accordo con il Comune di Cagliari.
Il secondo documento, più recentemente, la delibera del febbraio 2006, contiene l'adozione da parte della Giunta Soru del Piano per la riorganizzazione degli uffici regionali con sede in Cagliari. Però, se me lo consentite, io credo sia utile, in relazione alla necessità affermata dall'onorevole Floris e dagli onorevoli consiglieri che hanno proposto la mozione, richiamare l'attenzione di tutti sulle disposizioni della legge regionale numero 35 rubricata "alienazione dei beni patrimoniali" che disciplina la materia e anche la procedura ordinaria di dismissione dei beni immobili che non siano funzionalmente utilizzabili per i servizi regionali o degli enti strumentali o che non siano destinabili agli enti locali territoriali.
L'articolo 1 di questa legge disciplina il procedimento amministrativo che deve essere seguito dall'amministrazione, e in particolare prevede una preliminare approvazione, da parte della Giunta, di un elenco annuale su cui successivamente viene richiesto un parere della competente Commissione consiliare. Questo è l'aggancio, attraverso la competente Commissione consiliare, tra il lavoro della Giunta e quello del Consiglio regionale.
Per quanto attiene alla cessione dei beni immobili agli enti territoriali, il riferimento è l'articolo 3 della "35" che si ispira al principio di sussidiarietà e di decentramento in favore dei comuni i quali, nell'ottica della più ampia collaborazione con la Regione, devono essere coinvolti nella gestione e valorizzazione del patrimonio pubblico. Parliamo di un tema particolarmente importante, quello dei rapporti tra la Regione e gli enti locali che tutti asseriamo debba essere al centro di un rapporto equiordinato, corretto, basato sul principio costituzionale della sussidiarietà; ma devo dire che la legge del '95, la "35", individua già prima della riforma del Titolo V il tema della sussidiarietà e di un corretto rapporto tra Regione ed enti locali che va seguito fino in fondo.
Questa norma contiene anche un altro principio particolarmente importante in quanto stabilisce che, al fine di agevolare delle forme di dismissione a favore dei comuni e favorire l'iter di trasferimento dalla Regione agli enti locali, si esclude il parere della Commissione consiliare. Cosa che invece è necessaria nella dismissione e nella vendita dei beni. Ora, noi intendiamo rispettare sino in fondo questo disposto; abbiamo iniziato ad avviare un rapporto proficuo sulle centinaia e migliaia di cespiti di cui parliamo, abbiamo iniziato, anche partendo dagli elenchi dei beni dismissibili che sono stati individuati dalla precedente amministrazione, dalla precedente Giunta e dal precedente Consiglio, a trasferire alcuni di questi beni particolarmente poco significativi: sedimi idraulici, sedimi ferroviari e cose di questo genere.
In questo ambito abbiamo inteso avviare con diversi comuni, non solamente col Comune di Cagliari, onorevole Floris, ma anche con il Comune di La Maddalena, il Comune di Alghero )ci sono anche altri comuni della Sardegna particolarmente coinvolti), una interlocuzione, sempre nel rispetto della legge regionale, in un'ottica di collaborazione crescente tra la Regione e gli enti locali, al fine di focalizzare i temi in discussione con un obiettivo: restituire alla città beni che per loro natura non fossero di evidente utilità per l'Amministrazione regionale.
Nella città di Cagliari c'è una particolare complessità, tale complessità è confermata dal fatto che moltissimi di questi accordi a partire dagli anni 2000 sono risultati disattesi, sono stati iscritti in diversi documenti ma non sono di fatto mai stati concretamente attuati. Quindi, l'incontro con il Comune di Cagliari per questo è servito per approfondire la conoscenza reciproca dello stato dell'arte di alcuni adempimenti che, nello specifico, riguardavano il Comune di Cagliari, non tanto la Regione che aveva già proceduto a fare delibere o gli accordi, ma che il Comune non aveva di fatto mai concretamente attuato o sviluppato.
Mi riferisco per esempio ad alcuni beni di piazza Dettori, l'ex liceo ginnasio, l'auditorium della chiesa di Santa Teresa, l'ex caserma Griffa, piazza Sorcinelli. Su tutti questi beni ci sono stati degli specifici accordi, delle delibere che dovevano portare a un completamento della procedura che il Comune di Cagliari non ha mai svolto per cui il trasferimento non è stato mai completato. Vi sono altri trasferimenti di beni, a favore del Comune di Cagliari, previsti da accordi di programma, protocolli di intesa, conferenze di servizi che si sono succeduti nel tempo a partire dal 2000, anno in cui fu sottoscritto l'Accordo di programma tra la Giunta Floris e il Comune di Cagliari, che non sono stati mai concretamente attuati.
Noi siamo partiti da lì, cioè abbiamo ricostruito il complesso dei beni che non sono di interesse regionale, quindi non rientrano in quella disciplina particolare, in quella quota di riserva che è prevista dalla legge "35", e abbiamo inteso riavviare quel percorso.
In merito alla realizzazione del progetto della cittadella regionale nell'area ricompresa tra viale Trento, viale Trieste e via San Paolo, progetto con il quale, riprendendo l'accordo di programma del 2000, si intendeva far fronte a esigenze logistiche della Regione attraverso la costituzione di un "polo uffici" regionale lungo il perimetro di viale Trento, Viale Trieste, via Santa Gilla e Ferrovie dello Stato (obiettivo sia dell'Accordo di programma del 2000 che del piano per la riorganizzazione degli uffici regionali della Giunta Soru del 2006), riteniamo sia ancora attuale in relazione al programma di Governo di questa maggioranza.
Insieme al Comune di Cagliari si stanno valutando le concrete esigenze dell'Amministrazione regionale tenendo conto delle mutate condizioni di mercato, delle difficoltà del mercato dell'edilizia e anche delle imprese e si sta attuando un ulteriore approfondimento circa le potenzialità dell'area e del suo utilizzo futuro. Più in generale, il tema trattato dalla mozione richiama l'attuazione dell'articolo 14 dello Statuto regionale e, quindi, la prosecuzione concreta dell'Accordo di programma sottoscritto tra la Regione, il Ministero della difesa e l'Agenzia del demanio.
Si tratta di rilevare, pertanto, che l'accordo sottoscritto nel 2006 ha trovato una realizzazione molto parziale; la maggioranza che ha guidato la precedente Amministrazione regionale non ha adempiuto entro il previsto termine triennale, che è stato prorogato fino al gennaio 2014, agli obblighi assunti con tale accordo. In quell'accordo vi erano disposizioni su Monte Urpinu e su un'altra serie di beni, ex demanio militare, che non sono mai stati concretamente trasferiti, perché non è stata mai data attuazione a tale accordo. Quindi l'impegno immediato da parte della Giunta e dell'Assessorato di mia competenza è quello di avviare la discussione con l'Agenzia del demanio, con il demanio militare, al fine di rimediare a questo sostanziale immobilismo, a questa sostanziale situazione di stallo da cui occorre uscire.
Gli articoli di stampa riferivano delle amenità mettendo in gioco le sedi di Assessorati, come l'agricoltura e altri Assessorati, che nulla c'entrano con ciò di cui stiamo parlando. Anche io mi sono stupito di queste notizie di stampa dal momento che non avevo rilasciato nessuna intervista e nessun comunicato e quindi si tratta di resoconti assolutamente non corrispondenti alla realtà dei fatti.
Stiamo affrontando la complessa questione con grande attenzione con grande energia e in continuità con le scelte che l'Amministrazione regionale ha svolto nel corso degli anni, e nel corso dei decenni, con l'obiettivo dell'interesse primario di consentire, in tempi di spending rewiew, all'Amministrazione regionale di raggiungere l'obiettivo che si propone, cioè il miglioramento delle condizioni generali e logistiche dei propri uffici e delle proprie funzioni nella città di Cagliari, con uno sguardo attento alle realtà territoriali e ai comuni di tutta la Sardegna che attendono dalla Regione una risposta in termini di decentramento di beni patrimoniali non funzionalmente utilizzabili per le finalità di stretto riferimento regionale.
Ovviamente vi è da parte nostra la disponibilità a discutere, ad approfondire questa problematica in tutti i contesti, con molta trasparenza e con il desiderio di considerare il tema come strategico e di grande importanza non solo per la Sardegna ma anche per l'intero sistema delle autonomie locali sarde.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Sardegna). Dalle dichiarazioni dell'Assessore appare che si sia stupito e quindi capirà il nostro stupore che è uguale al suo; prendiamo atto soprattutto del fatto che ci sia un anello di congiunzione tra le delibere portate avanti da forze politiche diverse dal 2000 al 2006, quindi significa che era un pensiero comune.
La città di Cagliari ha molti locali, un patrimonio immenso che deve essere utilizzato anche per il contenimento della spesa pubblica, tanto è vero che in questo ripercorrere o percorrere le nuove esigenze, le nuove naturali possibilità di utilizzare questo patrimonio io ho fatto chiaro riferimento a chi prevedeva le permute di tutti quegli immobili che non servono ai fini funzionali della Regione. Fa piacere che si sia riconfermato quindi il piano generale complessivo, ne prendiamo atto.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. E' in votazione la mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Christian Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Presidente, rapidamente, anche come firmatario della mozione, per richiamare l'attenzione dell'Assessore visto che nella sua relazione ha toccato diversi punti relativamente all'articolo 14 e allo Statuto nella sua interezza. Assessore, lo Stato e principalmente aziende e istituti che sono partecipati dallo Stato da qualche tempo utilizzano una forma molto poco leale per sottrarre numerosi beni al trasferimento verso la Regione.
Le richiamo qui l'esempio arcinoto della Rete ferroviaria italiana (RFI); la RFI ha dismesso lo scalo merci sulla città di Cagliari e tutte le aree sulla via San Paolo, che completano il progetto della cittadella della Regione, sono state non solo sottratte al trasferimento ma addirittura trasferite a una società di valorizzazione immobiliare che ne cura la vendita con trattative più o meno private e soprattutto vengono messe a reddito, cosa che potrebbe ben fare la Regione o il Comune se venissero trasferite, aree che sono state destinate a parcheggi non di scambio per la stazione ma a servizio della viabilità cittadina. Questa operazione si è ripetuta in diversi territori della Regione, la RFI non l'ha fatto solo nella città di Cagliari, è successo anche a Golfo Aranci e in diversi altri posti.
Vorrei infine richiamare anche l'attenzione sul comma 2 dell'articolo 14 che prevede debbano essere trasferiti alla Regione tutti i beni e le dotazioni connesse a servizi che cessano di essere statali. Quindi non solo beni immobiliari strettamente connessi ma uno dei casi tipici, l'assessore Deiana lo sa bene, è costituito dalle navi che sono connesse a un servizio che non è più pubblico o meglio gestito dallo Stato. Quella è una vicenda superata, vigili e faccia attenzione su tanti altri beni strumentali di ex società statali.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione la mozione numero 54. Chi la approva alzi la mano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu. Ne ha facoltà.
RUBIU GIANLUIGI (UDC). Presidente, vista anche l'ora, e l'assenza dell'Assessore regionale dell'agricoltura, chiedo se sia possibile rinviare la discussione del testo unificato previsto all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. In Conferenza dei Presidenti di Gruppo avevamo concordato di procedere all'illustrazione da parte dei relatori, dopodiché sospendere e riprendere questo pomeriggio la discussione generale.
PITTALIS PIETRO (FI). Se non ricordo male si era concordato di procedere con le relazioni, ma già questo è un problema perché è assente l'Assessore dell'agricoltura e se avessimo dovuto seguire l'ordine del giorno avremmo dovuto definire la questione delle mozioni Arbau e più e poi a seguire. Quindi mi pareva di aver capito che l'argomento sarebbe stato rinviato per la discussione e la definizione degli emendamenti alla prossima settimana, esattamente a martedì se non ricordo male.
PRESIDENTE. L'accordo raggiunto in Conferenza dei Capigruppo, lo ribadisco, prevedeva l'illustrazione delle relazioni in mattinata, l'Assessore sarebbe dovuto arrivare questo pomeriggio, dopodiché avremmo iniziato la discussione generale, ma non l'avremmo chiusa, stante la necessità di verificare per concluderli unitariamente alcuni emendamenti, e l'avremmo aggiornata a martedì. Questo era l'iter che avevamo ipotizzato in Conferenza dei Capigruppo. Quindi se non ci sono obiezioni io darei la parola ai relatori
COCCO PIETRO (PD). È vero quello che diceva l'onorevole Pittalis, l'assenza dell'Assessore dell'agricoltura potrebbe essere intesa come un "rinviamo la mozione non rinviamo il progetto di legge". In realtà la mozione ha di suo il fatto che devi votarla immediatamente, il testo di legge è composto invece da 39 articoli per cui avevamo ipotizzato il percorso che ha esposto adesso il Presidente del Consiglio: illustrazioni stamattina, discussione generale stasera in cui ognuno può dire quello che ritiene giusto. Se si finisce stasera con la discussione generale bene se no si continua martedì con la discussione generale oppure si vota per il passaggio all'esame degli articoli che si discuteranno uno per uno alla presenza dell'Assessore da martedì in poi.
Naturalmente un testo di legge di 39 articoli ha bisogno anche di essere esaminato come si deve, quindi eventualmente di essere emendato, occorre dare il tempo sia alla maggioranza che all'opposizione di presentare gli emendamenti; ma questo magari lo vediamo in Conferenza dei Capigruppo.
Presidente, se anche i colleghi dell'opposizione sono d'accordo, per dare il tempo di presentare gli emendamenti, potremmo procedere oggi discutendo in discussione generale senza la presenza dell'Assessore e, poi, alla presenza dell'Assessore naturalmente si discuterà l'articolato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Modesto Fenu. Ne ha facoltà.
FENU MODESTO (Sardegna). Presidente, anche in Commissione ritengo che abbiamo dimostrato la piena volontà di dare tutto il nostro contributo fattivo a questa proposta di legge. Per queste ragioni siccome non c'è la volontà da parte nostra di fare ostruzionismo, ma considerata l'importanza e l'incidenza di questa proposta di legge sull'economia della Sardegna, considerato che non c'è l'Assessore e non abbiamo certezza che questo pomeriggio ci sarà, io ritengo utile e fondamentale che l'Assessore sia presente in Aula quando illustreremo le relazioni e avvieremo la discussione. In considerazione anche del fatto che ormai è l'una passata, forse converrebbe iniziare direttamente questo pomeriggio.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta e convoco una Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 05, viene ripresa alle ore 13 e 25.)
PRESIDENTE. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 26.
Testo delle interrogazioni, interpellanze e mozione
Interrogazione Busia - Desini, con richiesta di risposta scritta, sul risanamento dei debiti e sulla successiva trasformazione in ASP dell'IPAB Fondazione San Giovanni.
- la Fondazione San Giovanni Battista è un'istituzione pubblica di assistenza e beneficienza (IPAB) con sede a Ploaghe, convenzionata con il Sistema sanitario nazionale che fornisce una pluralità di servizi in diverse aree di intervento (riabilitazione, residenza sanitaria assistenziale, comunità terapeutica psichiatrica e casa protetta);
- con legge regionale n. 23 del 2005, articolo 44 (Disposizioni in materia di Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB)), la Regione ha disposto la trasformazione della forma giuridica delle IPAB in aziende pubbliche di servizi alla persona o in enti morali di diritto privato, al fine di garantire l'obiettivo di un'efficace ed efficiente gestione, assicurando autonomia statutaria, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica;
- la Giunta regionale, con deliberazione n. 10/46 dell'11 febbraio 2009, ha accolto la richiesta di fusione presentata dalle IPAB Fondazione San Giovanni Battista e Istituto delle Figlie di Maria e successiva trasformazione in azienda pubblica di servizi alla persona, subordinatamente al completamento del piano complessivo di risanamento;
- il tavolo tecnico istituito con decreto dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale n. 36 del 2 settembre 2009 per l'esame delle criticità gestionali e delle situazioni debitorie delle due IPAB Giovanni Battista di Ploaghe e Istituto delle Figlie di Maria di Sassari, ha espresso una valutazione negativa del Piano di risanamento, anche in considerazione della grave situazione debitoria della Fondazione San Giovanni Battista;
- con legge regionale 15 marzo 2012, n. 6 (legge finanziaria 2012) è stata autorizzata la spesa di 25 milioni di euro a favore dell'IPAB Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe per il risanamento dei debiti relativi al personale e per la successiva trasformazione in ASP San Giovanni Battista di Ploaghe;
- con decreto n. 37/1374 del 3 luglio 2012 è stato istituito un nuovo tavolo tecnico volto ad esaminare e valutare il piano presentato dal commissario straordinario per il risanamento e rilancio delle attività dell'ente;
- dalla consultazione del rendiconto generale relativo all'esercizio finanziario del 2012 risulta che l'importo di 25 milioni di euro è stato interamente impegnato e pagato nel corso del 2012;
- per quanto di conoscenza degli odierni interroganti e da quanto risulta dalla consultazione del sito internet ufficiale dell'ente, la trasformazione in ASP non è ancora avvenuta;
- gli interroganti non hanno la possibilità di conoscere l'effettiva destinazione delle somme trasferite, tenuto anche conto che il sito internet dell'IPAB Fondazione San Giovanni di Ploaghe non è aggiornato a quanto prescritto dalla normativa nazionale sulla trasparenza (decreto legislativo n. 33 del 2013 (Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni)),
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per avere informazioni precise in merito all'utilizzo, da parte dell'ente, dell'importo di 25 milioni trasferito nel corso dell'esercizio finanziario 2012, in merito all'attuale situazione finanziaria dell'ente, con particolare riferimento all'estinzione totale dei debiti pregressi e per avere spiegazioni sulla mancata trasformazione in ASP dell'IPAB Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe. (95)
Interrogazione Lotto - Manca Gavino - Demontis, con richiesta di risposta scritta, sull'appalto della Asl di Sassari per servizio di ristorazione e trasporto pasti.
- la crisi economica generale impone a tutte le istituzioni pubbliche di adottare politiche rigore e di risparmio con particolare riferimento al contenimento dei costi e degli sprechi;
- la sanità rappresenta per la Regione la voce di spesa più impegnativa con riflessi notevoli sull'intero bilancio regionale;
- è opportuno che ogni azione delle Asl sia improntata al massima razionalizzazione dei servizi, salvaguardando la qualità degli stessi, ma evitando ogni possibile spreco;
- i recenti interventi dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, rispetto a tale problematica impongono ai direttori delle Asl di ottemperare a una riduzione della spesa anche per quanto riguarda gli appalti in essere;
- presso la Asl di Sassari il servizio di ristorazione e trasporto pasti viene attualmente effettuato al prezzo di circa 9,80 euro a giornata alimentare sia per la Asl che la Aou con cucine messe a disposizione della Asl stessa;
- la Avcp prevede a giornata alimentare per paziente 9,40 Asl e, laddove ci fosse servizio aggiuntivo, 11,57 Asl;
- la Asl di Sassari ha bandito una gara per il nuovo servizio nel cui bando si prevede un importo a base d'asta di circa 14,63 euro per la Asl e circa 14,00 euro per la Aou, con aumenti rispettivamente del 51 per cento e del 44 per cento circa rispetto ai prezzi attuali;
- tutto ciò, comporta un aumento dei costi nel periodo di validità dell'appalto, ovvero 7 anni, pari a 11.500.000 euro (euro undicimilioni cinquecentomila);
- lo stesso bando di gara prevede per di più la dismissione delle cucine allocate presso il piano terra del SS. Annunziata, il cui costo di realizzazione è stato di circa 1.500.000 euro, e utilizzate per soli 8 anni circa;
- la rinuncia all'utilizzo delle cucine presso l'Ospedale comporterebbe, peraltro, un maggior costo di circa 1 euro a giornata alimentare per l'utilizzo del centro di cottura esterno, con evidenti riflessi non positivi sulla qualità dei pasti;
- analoga situazione si riscontra all'Ospedale di Ozieri che, pur dotato delle cucine complete in ogni loro parte, se non tranne che per le attrezzature, sono a tutt'oggi inutilizzate con evidente diseconomia per la stazione appaltante e altrettanto evidente disagio per i pazienti che avrebbero la possibilità di vedere cucinate le loro pietanze a piè di reparto;
- presso la Asl di Sassari il servizio di ristorazione e trasporto pasti viene attualmente effettuato al prezzo di circa 9,80 euro a giornata alimentare sia per la Asl che per la Aou, con cucine messe a disposizione della Asl stessa;
- la Avcp prevede a giornata alimentare per paziente costi di fornitura pari a 9,40 euro e, laddove ci fosse servizio aggiuntivo, a 11,57 euro;
- attualmente una delle componenti del Rti che svolge il servizio di fornitura pasti ha in organico circa 30 dipendenti inquadrati nel contratto trasporti, il quale, come noto, non prevede alcuna clausola di salvaguardia, pertanto esposti al licenziamento nonché all'impossibilità di trovare collocazione in altri ambiti,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
a) quali atti intendono porre in essere affinché la Asl di Sassari interrompa la procedura del bando in premessa, evitando così che, sul fronte della fornitura dei pasti ai pazienti, si creino le premesse per un ingiustificato aumento dei costi a fronte di un prevedibile scadimento della qualità del servizio;
b) quali atti intendono porre in essere affinché la Asl di Sassari, relativamente alle cucine dell'Ospedale di Ozieri, si attivi per portare a compimento l'opera di realizzazione delle cucine. dotando le strutture ultimate delle previste attrezzature. (96)
Interrogazione Piscedda - Comandini - Cozzolino - Deriu - Pinna Rossella, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione della rete per la terapia del dolore della Regione.
PREMESSO che nella deliberazione della Giunta regionale n. 2/4 del 22 gennaio 2014 avente ad oggetto "Progetto di formazione/informazione per medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ospedalieri e ambulatoriali, operatori del comparto infermieristico relativo alla gestione integrata del paziente affetto da dolore cronico. Individuazione dell'azienda capofila e assegnazione risorse", l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ricordava che la legge 15 marzo 2010, n. 38, tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore e che l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore è un diritto tutelato e garantito nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza (LEA), di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001;
VISTO che la deliberazione individua la ASL n. 8 di Cagliari quale azienda capofila per la realizzazione del progetto di formazione/informazione sulla terapia del dolore in tutte le aziende sanitarie della Regione sia sotto il profilo clinico propedeutico che sotto il profilo organizzativo gestionale (rete);
- provvedendo a destinare alla ASL n. 8 di Cagliari la realizzazione del percorso formativo/informativo, viene contestualmente assegnato lo stanziamento di risorse finanziarie pari ad euro 84.805 assegnate alla Regione dall'accordo Governo-regioni del 28 ottobre 2010 sottoscritto per la ripartizione delle somme destinate al progetto "Ospedale-Territorio senza dolore";
- inoltre, la deliberazione in argomento dispone di dare mandato all'Assessorato regionale dell'igiene sanità e dell'assistenza sociale perché ponga in essere tutti gli adempimenti necessari per l'attuazione del progetto di formazione/informazione sulla terapia del dolore in tutte le aziende sanitarie della Regione;
VISTA la deliberazione n. 5/31 dell'11 febbraio 2014 "Istituzione della rete per la terapia del dolore della Regione Sardegna" che individua la data del 30 giugno 2014 come scadenza temporale entro cui le aziende sanitarie della Regione avrebbero dovuto formalizzare e rendere operativa la rete per la terapia del dolore;
CONSIDERATO che la data del 30 giugno 2014 è ormai trascorsa e che i finanziamenti previsti dalla legge 15 marzo 2010, n. 38, nelle modalità espresse dalle deliberazioni n. 2/4 del 22 gennaio 2014 e n. 5/31 dell'11 febbraio 2014 individuavano precise scadenze temporali;
CONSIDERATA l'importanza dell'attuazione delle prescrizioni legislative in materia di dolore,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, per conoscere quali iniziative siano attualmente in corso per dar seguito a quanto deliberato in precedenza dalla Giunta regionale e quale sia lo stato di avanzamento dei progetti in argomento. (97)
Interrogazione Tendas - Solinas Antonio - Comandini - Cozzolino - Pinna Rossella - Piscedda, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi relativi ai contributi per la gestione delle attività accademiche.
- a Oristano dal gennaio 1997 è attiva la sede universitaria decentrata denominata Consorzio 1 presso la quale sono attivi il corso di laurea di Economia e gestione dei servizi turistici dell'Università di Cagliari, il corso di laurea di Biotecnologie industriali dell'Università di Cagliari, il corso di laurea in Tecnologie viticole, enologiche e alimentari e la scuola di specializzazione in Beni archeologici dell'Università di Sassari con oltre 550 studenti iscritti;
- l'attività del Consorzio 1 è sempre stata finanziata dalla Regione (con i fondi a valere per le sedi universitarie decentrate) e in parte dalla Provincia di Oristano che, peraltro, mette a disposizione la sede principale del Chiostro del Carmine;
- con deliberazione della Giunta regionale n. 53/53 del 20 dicembre 2013 l'esecutivo regionale ha stanziato a favore del Consorzio 1 un contributo economico pari a euro 2.161.106;
CONSIDERATO che detto contributo, come meglio precisato nella deliberazione, è finalizzato a sostenere le attività dell'anno accademico 2013-2014, che, come è noto, è stato avviato il 1° novembre 2013;
CONSTATATO che, alla data odierna (sono trascorsi quasi sette mesi), nonostante le manifeste e formali preoccupazioni da parte del Consorzio 1, non è stato erogato neanche un euro;
PRESO ATTO che il ritardo nell'erogazione dei contributi sta determinando una difficile situazione gestionale caratterizzata, peraltro, dalla stipula di fideiussioni bancarie a garanzia dei contributi, con una inevitabile serie di costi aggiuntivi non rendicontabili e, dunque, non coperti dal contributo regionale;
TENUTO CONTO inoltre, che detta situazione sta determinando gravi ritardi nei pagamenti nei confronti dei fornitori, dei lavoratori impiegati nella sede universitaria, dei docenti e, ultimamente, anche la sospensione di alcuni servizi per gli studenti,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
a) per quale motivo il Consorzio 1 con sede a Oristano non ha ancora beneficiato del contributo per l'anno accademico 2013/2014, così come previsto dalla deliberazione n. 53/53 adottata dalla Giunta regionale in data 20 dicembre 2013;
b) in che modo si intenda procedere per risolvere il problema onde evitare che la stessa situazione si ripeta anche per il prossimo anno accademico tenuto conto che le attività di programmazione didattiche nel mese di luglio sono praticamente completate (come succede per tutte le università) senza però avere alcuna certezza in merito ai trasferimenti economici regionali. (98)
Interrogazione Comandini - Cozzolino - Manca Gavino, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione in comodato gratuito alla ASL n. 8 dell'immobile di proprietà del Comune di Senorbì per adibirlo a Centro dialisi.
- il Comune di Senorbì, rappresentato dal commissario straordinario pro-tempore, con delibera 40/27 dell'11 ottobre 2012, ha concesso alla ASL n. 8, con contratto di comodato gratuito di durata ventennale, l'immobile di proprietà comunale sito in Via Danubio al fine di adibirlo a Centro dialisi e per il trasferimento di altri servizi sanitari;
- tale contratto è stato ratificato dall'attuale amministrazione comunale;
- l'immobile oggetto del contratto è stato finanziato dalla Regione e realizzato dal Comune di Senorbì nel 2000 per la realizzazione di un centro di aggregazione sociale per ospitare la ludoteca per bambini e adolescenti e il Centro di accoglienza per minori e donne a rischio di violenza;
- l'immobile è stato strutturato, quindi, per fornire una determinata tipologia di servizi di importante valenza sociale, la cui localizzazione strategica avrebbe permesso di offrire aiuto non solo agli abitanti di Senorbì, ma anche all'intero territorio;
- nel centro di aggregazione sociale avrebbero dovuto trovare occupazione 12 operatori stabili per fornire servizi di aggregazione sociale e di sostegno per bambini, adolescenti e donne a rischio di violenza, attività che risponde anche alla richiesta da parte della Regione di interventi urgenti atti a combattere il femminicidio e a realizzare centri antiviolenza;
- l'utilizzo di questo stabile, di proprietà del Comune di Senorbì, per il servizio di dialisi richiederebbe una sua ristrutturazione e un adattamento tecnico, con enorme dispendio di soldi pubblici e senza ottenere l'ambiente ideale per la somministrazione di un servizio primario, qual è la dialisi, per i tanti malati che ogni giorno devono ricorrervi;
- nel Comune di Senorbì, adiacente al poliambulatorio, è in edificazione una nuova struttura denominata Casa della salute;
- il servizio di dialisi potrebbe essere organizzato più agevolmente e con costi minori nella Casa della salute;
- la Casa della salute occupa una posizione centrale nel territorio della Trexenta e del Gerrei, costituirebbe la localizzazione ideale per offrire adeguatamente i servizi sanitari distrettuali ad un bacino d'utenza di circa 30 mila abitanti,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se:
1) sia a conoscenza della situazione venutasi a creare nel distretto di Senorbì;
2) alla luce delle motivazioni di cui sopra, non si ritenga incongrua e diseconomica la ristrutturazione dell'edificio di via Danubio di proprietà del Comune, per il quale sono stati già spesi finanziamenti pubblici e che comporterebbe in definitiva la rinuncia ad un servizio di enorme rilevanza sociale come il centro di aggregazione sociale;
3) non sia opportuno impedire la scelta optata dalle amministrazioni di Senorbì con la cessione ventennale alla ASL n. 8;
4) non si ritenga, invece, opportuna la costruzione ex novo di un Centro dialisi all'interno della struttura della Casa della salute a Senorbì, nell'area adiacente al poliambulatorio, scelta che garantirebbe da un lato la possibilità di offrire il servizio del centro di aggregazione sociale e dall'altro di realizzare una struttura sanitaria adeguata alle esigenze dell'importante e fondamentale Centro dialisi all'intero territorio. (99)
Interrogazione Tendas - Collu - Cozzolino - Deriu - Manca Gavino - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Solinas Antonio, con richiesta di risposta scritta, sui recenti trasferimenti economici del Governo e sui provvedimenti in fase di pianificazione da parte della Giunta regionale in materia di edilizia scolastica.
PREMESSO che il Governo sta conducendo una apposita campagna politico-amministrativa per la ristrutturazione, adeguamento e riorganizzazione dell'edilizia scolastica;
CONSIDERATO che le conclusioni di detta pianificazione sono state preannunciate nel sito governativo dove, in data 5 luglio, è stata resa nota una graduatoria di scuole finanziate e delle relative risorse attribuite;
TENUTO CONTO che le modalità con cui sono stati ripartiti i contributi risultano poco chiare e poco comprensibili e molti comuni, a tutt'oggi, non hanno avuto modo di conoscere i criteri oggettivi adottati nella ripartizione dei finanziamenti;
CONSTATATO che la ripartizione, in molte circostanze, non tiene conto delle effettive istanze ed esigenze manifestate dai comuni e, in taluni casi, sovvenziona interventi per la realizzazione di scuole ex novo, in località dove non esistono le condizioni materiali per poterle mantenere funzionali a causa della sempre più netta e marcata carenza di studenti;
CONSIDERATO che questa situazione sta determinando una netta presa di posizione, da parte di alcune amministrazioni comunali, con l'adozione di deliberazioni che evidenziano lo sconcerto, dettato da uno scarso coinvolgimento nell'attività pianificatoria, non solo delle locali amministrazioni ma anche delle istituzioni scolastiche;
CONSTATATO che l'amministrazione regionale ha posto tra i principali e imminenti obiettivi politico-programmatici ingenti investimenti per il miglioramento dell'edilizia scolastica isolana,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
a) se è stata attivata una interlocuzione con il Governo per conoscere, capire e chiarire, nell'eventualità che esistano, quali sono stati i criteri che sono stati adottati per determinare queste scelte;
b) se la Giunta regionale, onde evitare sovrapposizioni di interventi, ha, o intende definire, criteri oggettivi, chiari e precisi, tramite apposito bando pubblico, che consentano, previa concertazione con le amministrazioni e il mondo della scuola, di creare il giusto equilibrio e la giusta ripartizione evitando, in tal modo, che i comuni che sono stati ammessi a finanziamento siano messi in coda nelle graduatorie che dovranno essere stilate;
c) se è stata valutata la possibilità di venire incontro, in primis, ai comuni che hanno dichiarato lo stato di calamità naturale a seguito degli ingenti danni causati dell'alluvione del 18 novembre scorso. (100)
Interrogazione Ruggeri, con richiesta di risposta scritta, sull'esercizio di fantasia di Abbanoa nell'attività di bollettazione.
VISTO che la società Abbanoa comunica la risoluzione dei propri problemi di bilancio con la comparsa del segno positivo sui bilanci di competenza;
CONSIDERATO che il Comune di Quartu Sant'Elena risulta carente di qualsiasi censimento delle utenze, per il quale, solo pochi anni fa, era stata incaricata una cooperativa; risulta che i risultati di quell'incarico si siano visti solo nelle tracce lasciate nel bilancio della società, oltre che nella soddisfazione dei fortunati addetti; risulta ancora che non sia stata tentata nessuna composizione delle richieste rivolte alle utenze condominiali, che hanno fatto arenare qualsiasi buona volontà di pagamento dei singoli condomini di richieste che andranno prescritte. In questi giorni una di queste utenze (lottizzazione Sant'Anastasia di via Fiume) si è vista preavvertire di una chiusura imminente della fornitura idrica per una richiesta di pagamento pari a 900.000 euro, su cui non ha provveduto nemmeno ad una risposta rispetto a quegli utenti che intendevano pagare e contrattualizzare la propria posizione,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici:
1) per sapere se sia a conoscenza del fatto che Abbanoa sta distribuendo in tutta la Sardegna delle bollette che, per importi, appaiono palesemente incongrue rispetto ai consumi possibili dell'utente; in particolare a Quartu Sant'Elena sono in distribuzione, in queste settimane, delle bollettazioni a carico delle utenze più diverse che recano cifre a tre, quattro o cinque zeri; dai dati raccolti presso le associazioni dei consumatori su può stimare che siano almeno duemila le bollette di questo tipo distribuite a Quartu e almeno quattro volte tanto in tutta la Sardegna;
2) in considerazione delle verifiche effettuate da diversi soggetti sul bilancio di Abbanoa, per sapere se sia a conoscenza di queste circostanze organizzative che continuano a produrre l'effetto di ingoiare soldi pubblici e che dissipano crediti altrimenti incassabili avviandoli alla prescrizione;
3) per riferire sul fatto che il bilancio approvato da Abbanoa "in positivo" si regga sull'esposizione di crediti non credibili, quali quelli legati a questa bollettazione di fantasia di cui ho dato conto;
4) per sapere se sia altrimenti possibile che chi ha la responsabilità da tanti anni della dirigenza di questo ente possa continuare tranquillamente a dirigerlo o ad essere accreditato per ruoli dirigenziali in altri enti regionali;
5) per conoscere quali garanzie di riforma della struttura dirigente dell'ente siano state assunte a fronte del sostanziale contributo, variamente strutturato, che la Regione ha erogato ad Abbanoa. (101)
Interrogazione Forma, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione del direttore generale della ASL di Nuoro n. 892 del 4 luglio 2014 "Individuazione delle nuove strutture semplici afferenti le strutture complesse e revoca di quelle preesistenti".
- il direttore generale della ASL di Nuoro è stato nominato con deliberazione della Giunta regionale n. 17/5 del 31 marzo 2011 in quando ritenuto "un professionista adeguato per competenza tecnica e professionale e per dimostrata capacità di comprendere, condividere e realizzare gli obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi delle aziende sanitarie che l'amministrazione regionale si è data";
- a seguito di una valutazione dell'assetto organizzativo aziendale e allo scopo di definire un quadro coerente con le disposizioni normative e regolamentari in materia - particolarmente tenendo conto dei "Principi e criteri per la definizione dell'organizzazione aziendale" individuati dall'articolo 3 dell'allegato n. 2 alla delibera della Giunta regionale n. 43/12 del 31 ottobre 2012 "Linee guida per la redazione degli atti aziendali delle aziende del sistema sanitario e indicazione delle priorità per il controllo di gestione" ove si precisa che "Le strutture semplici sono articolazioni organizzative delle strutture complesse, giustificate dalla parziale autonomia organizzativa in termini di attività, strumentazione e risorse professionali utilizzate. L'autonomia professionale in ambito clinico non comporta l'attivazione di una struttura semplice ma un incarico di alta specializzazione" - il direttore generale, in data 4 luglio 2014, ha deliberato un nuovo assetto delle strutture semplici, le quali risultano definite in numero di 27 a fronte delle 139 precedentemente autorizzate;
- l'articolo 3.1.1 dell'allegato n. 2 alla delibera della Giunta regionale n. 43/12 del 2012, stabilisce che l'individuazione delle strutture semplici all'interno della macrostruttura può effettivamente essere modificata dall'azienda senza che ciò comporti la revisione dell'atto aziendale, ma tali modifiche dovranno essere comunicate preventivamente al servizio competente della Direzione generale della sanità per le opportune verifiche di competenza;
- l'articolo 6 dell'allegato n. 2 alla delibera della Giunta regionale n. 43/12 del 2012 avente ad oggetto "Verifica regionale degli atti aziendali", chiarisce inequivocabilmente che gli obiettivi specificati nell'articolo 3.1 "La configurazione organizzativa" - richiamati nella deliberazione n. 892 del 4 luglio 2014 - impongono la valutazione congiunta degli atti di tutte le aziende sanitarie regionali,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se:
1) il Direttore generale della ASL n. 3 di Nuoro abbia provveduto a comunicare preventivamente alla Direzione generale della sanità le modifiche organizzative aziendali contenute nella propria deliberazione n. 892 del 4 luglio 2014 così come da previsione dell'articolo 3.1.1 dell'allegato n. 2 alla delibera della Giunta regionale n. 43/12 del 2012;
2) sia stata effettuata la valutazione congiunta degli atti di tutte le aziende sanitarie regionali che risulta prerequisito essenziale per procedere ad una modifica dell'organizzazione aziendale, così come da previsione dell'articolo 6 dell'allegato n. 2 alla delibera della Giunta regionale n. 43/12 del 2012;
3) qualora non sia stato rispettato l'iter sopra richiamato, intendano far annullare la deliberazione n. 892 del 4 luglio 2014 "Individuazione delle nuove strutture semplici afferenti le strutture complesse e revoca di quelle preesistenti". (103)
Interrogazione Ledda, con richiesta di risposta scritta, sulla procedura avviata dalla Direzione del personale a seguito dell'accertata non congruità del contratto applicato al Direttore generale dell'Ente regionale per il diritto allo studio di Sassari.
- l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforme, a seguito dell'interrogazione n. 16/A del 24 aprile 2014, presentata dai consiglieri Luigi Lotto e Gavino Manca, richiedeva l'avvio di un'istruttoria alla Direzione del personale, da cui è emersa la difformità del contratto applicato alla Dr.ssa Maria Assunta Serra, nominata Direttore generale dell'ERSU di Sassari con decreto del Presidente della Regione n. 77 del 1° luglio 2011;
- nella successiva risposta all'interrogazione, prot. n. 1766 del 24 giugno 2014, si evidenziava come "la dirigente in questione non poteva essere nominata come dirigente esterno, sia perché Area è un ente regionale, al cui personale si applica il contratto collettivo di lavoro del comparto della Regione, sia perché la dirigente non era in possesso di tutti i requisiti previsti dall'articolo 29 per la nomina come dirigente esterno";
- in conclusione, si afferma che la Direzione del personale ha provveduto a richiedere all'Ente la rimozione di tutti gli atti non conformi alla normativa;
- la risposta fornita dall'Assessore non fa riferimento agli atti o procedure volte al recupero delle differenze stipendiali, maturate dalla dirigente a far data dal decreto di nomina;
- si tratta di importi considerevoli posto che annualmente la dirigente risulta aver percepito circa 50 mila euro in più rispetto alla maggior parte dei direttori generali del comparto dei dirigenti della Regione e degli enti regionali;
chiede di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforme per sapere:
a) se la rimozione degli atti non conformi alla normativa di cui riferisce contempli il recupero delle differenze stipendiali percepite dalla dirigente nei tre anni precedenti l'accertata non congruità del relativo contratto;
b) se, ove la procedura non fosse stata avviata, non ritenga necessario provvedere al recupero di quanto indebitamento versato dalle casse regionali. (104)
Interrogazione Tocco - Pittalis - Zedda Alessandra - Randazzo - Cherchi Oscar - Fenu, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della stagione venatoria in Sardegna.
PREMESSO che la categoria dei cacciatori sardi, rappresentata da quarantamila appassionati, in più occasioni, ha manifestato l'esigenza di posticipare la chiusura della stagione venatoria rispetto a quella attualmente prevista, in particolare per quanto riguarda alcune specie di volatili particolarmente ricercati, come i tordi e colombacci.
CONSIDERATO che a livello comunitario, in molti stati dell'Unione europea ed in territori come la vicina Corsica, la stagione venatoria si chiude il 20 febbraio, mentre in Italia ed in Sardegna si adotta una norma più restrittiva, con la chiusura a gennaio, scaglionata a seconda della specie oggetto di cattura;
RILEVATO che la categoria dei cacciatori, impegnata da sempre anche nella tutela e nel monitoraggio del territorio e degli habitat dove si pratica la caccia, dall'osservazione diretta dei comportamenti naturali dell'avifauna oggetto di cattura, riterrebbe auspicabile il posticipo a febbraio inoltrato della chiusura stagionale, poiché molte specie insidiate nidificherebbero a fine marzo e non nei mesi precedenti, rendendo così priva di fondamento la chiusura anticipata a gennaio;
TENUTO CONTO che oltre al rispetto delle procedure decisionali che portano alla definizione dell'apertura e della chiusura della stagione venatoria, occorre tenere nella massima considerazione le istanze portate dalle categorie interessate, non ultima quella degli armieri che, a seguito della chiusura a gennaio, in piena stagione migratoria, hanno lamentato un forte calo delle vendite;
CONSIDERATA la necessità di rivedere il calendario venatorio ed andare oltre la chiusura generale prospettata l'8 febbraio, in particolare per alcune specie (come il tordo bottaccio, la cui chiusura del periodo di caccia è prevista l'8 gennaio), ridiscutendo modalità, date e periodi di caccia con le categorie interessate, il Comitato faunistico e la Regione,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se non ritenga opportuno:
1) posticipare la chiusura della stagione venatoria in Sardegna oltre la prima settimana di febbraio, in linea con le disposizioni comunitarie e la vicina Corsica, in particolare per le specie migratorie ed acquatiche;
2) convocare quanto prima un incontro con i rappresentanti delle categorie coinvolte nella stagione venatoria, al fine di discutere le necessità e addivenire ad una soluzione condivisibile della problematica, nel rispetto delle norme e della tutela delle specie target insidiabili. (106)
InterrogazioneLedda - Arbau - Azara - Perra, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di migliorare il sistema della distribuzione farmaceutica regionale ed evitare gli attuali sprechi di medicinali.
- dalla stampa locale si apprende che confezioni ancora intatte di farmaci costosissimi devono essere buttate via e non possono, invece, essere riutilizzate;
- la vicenda vissuta dall'encomiabile pensionato che, per oltre un mese, ha tentato in tutti i modi di restituire alla ASL i farmaci ancora sigillati e non utilizzati a seguito della morte della paziente, purtroppo, non è un caso isolato, ma rappresenta la normale prassi che si segue con i medicinali prescritti e non utilizzati destinati alla distruzione, seppure perfettamente validi;
- si tratta di sprechi inconcepibili, sia dal punto di vista economico che da quello morale, se si pensa che da un lato farmaci validi vengono distrutti, dall'altro si registrano difficoltà, anche negli ospedali, a fornire farmaci ai pazienti;
- già la legge finanziaria nazionale del 2008, venendo incontro soprattutto alle richieste delle associazioni di volontariato, prevede la possibilità di riutilizzazione, da parte delle ASL, delle RSA o di organizzazioni non lucrative, di medicinali ancora in corso di validità non utilizzati dal malato (deceduto o che ha abbandonato la terapia) al quale erano destinati;
- da un'indagine svolta nel 2009 da ricercatori dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, riguardante il reale utilizzo dei medicinali prescritti, è emerso che meno della metà delle confezioni prescritte (49 per cento) vengono utilizzate del tutto, nel caso dei farmaci prescritti ai bambini la quota sprecata tocca il 65 per cento, mentre scende al 43 per cento per gli over 65; i farmaci per cui si registrano le più alte percentuali di sprechi sono gli antidolorifici antinfiammatori di cui l'82 per cento delle confezioni non viene utilizzato interamente;
- nell'indagine si evidenzia come circa il 40 per cento della spesa totale venga destinato a farmaci non completamente consumati, per cui su 10 euro spesi per l'acquisto, 6 euro vanno a costituire uno spreco di denaro, spreco ulteriormente implementato se si calcolano i costi che derivano dalla distruzione e smaltimento dei medicinali (ancora validi) o, in mancanza di corrette procedure, i danni che si riverberano sull'ambiente se i farmaci non vengono conferiti alla raccolta speciale;
- il mancato utilizzo e lo spreco che ne consegue sono spesso dovuti anche a confezionamenti industriali non corrispondenti alle necessità terapeutiche,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
se non ritenga urgente e necessario procedere all'avvio di procedimenti di verifica del reale utilizzo, sul territorio regionale, dei farmaci prescritti;
se, alla luce delle considerazioni emerse nella presente e del clamore suscitato dalla vicenda citata, non ritenga indispensabile una nuova programmazione del sistema regionale di distribuzione dei farmaci;
quali provvedimenti e quali azioni intenda assumere al fine di promuovere nella nostra Regione una maggior cultura del farmaco, sia da parte dei cittadini sia della classe medica, al fine di evitare sprechi non tollerabili soprattutto in questo drammatico contesto socio economico. (107)
InterrogazioneCocco Pietro - Forma - Tendas, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata chiusura delle carceri di Iglesias e Macomer.
PREMESSO che il Ministero di grazia e giustizia, nella logica delle riorganizzazione degli istituti penitenziari, ha stabilito anche la chiusura delle carceri di Iglesias e Macomer;
- inizialmente la riorganizzazione dei circuiti regionali finalizzata alla riduzione dei costi e all'ottimizzazione dell'impiego del personale penitenziario non riguardava né il distretto di Iglesias né quello di Macomer;
- nel territorio sardo, già stremato dalla piaga della disoccupazione, una realtà funzionante quale l'istituto penitenziario rappresenta, con il suo indotto, una risorsa economica importante, la rimodulazione prevista dal Ministero infatti non tiene conto del tessuto sociale in cui ricade e infligge in questo modo un altro duro colpo all'economia dei territori;
- la specificità dei detenuti del carcere di Iglesias (cosiddetti "protetti") che scontano pene per reati sessuali e, quindi, proprio a causa della particolare tipologia dei reati commessi, non possono trovare accoglienza nelle normali strutture penitenziarie;
- anche gli agenti penitenziari hanno seguito particolari corsi di formazione perché la loro professionalità consentisse il recupero dei condannati per reati di questo tipo;
- inoltre, gli stessi lavoratori saranno costretti a trasferire la propria sede lavorativa a decine di chilometri di distanza dalla propria residenza, con conseguente disagio familiare e ulteriore aggravio dei costi;
- le misure di contenimento della spesa non possono tradursi in un taglio generalizzato, e l'attuazione delle stesse, non devono impoverire i territori già deboli economicamente, privandoli anche di parti importanti della propria storia,
per conoscere quali iniziative intenda intraprendere presso gli organismi competenti per chiedere la sospensione dell'efficacia del provvedimento che il Ministro, in maniera unilaterale, senza un confronto con le istituzioni rappresentative della Sardegna, ha posto in essere per sopprimere gli istituti penitenziari di Iglesias e Macomer;
perché vigili affinché nel processo di riordino giudiziario non ci si limiti ad effettuare tagli lineari, che non sempre sono garanzia di risparmio e di efficienza, ma che si tenga conto della specificità degli istituti penitenziari e più complessivamente, si valutino le ricadute nel tessuto sociale interessato. (108)
Interrogazione Rubiu, con richiesta di risposta scritta, sui danni provocati dagli incendi estivi in diverse parti dell'Isola, tra il 19 e il 20 luglio 2014.
PREMESSO che la piaga degli incendi in Sardegna è diventata un'emergenza da fronteggiare in diverse parti dell'Isola, solo nell'ultimo fine settimana, tra il 19 e il 20 luglio diversi roghi hanno impegnato l'apparato regionale antincendi - vigili del fuoco, forze dell'ordine, Ente foreste, protezione civile e diverse squadre di volontari - in una lotta impari contro le fiamme, in particolare, la zona più colpita è stata il Sulcis-Iglesiente, con centinaia di ettari di bosco in cenere tra la pineta Aias di Cortoghiana (a pochi passi da Carbonia) con conseguente chiusura al traffico della provinciale Carbonia - Perdaxius, danni senza fine anche tra Santadi e Teulada, dove le fiamme si sono spinte in alcuni poderi agricoli della zona e sono stati devastati ettari di macchia mediterranea, alberi d'alto fusto e bassa vegetazione, Un inferno che ha messo in pericolo diverse aziende inglobate nelle località rurali, alcune delle quali costituiscono l'ossatura dell'economia agroalimentare della zona, un dramma sociale unico nel suo genere, che ha causato anche la distruzione di un patrimonio agricolo di grande rilevanza per il territorio del Sulcis;
RILEVATO che roghi di vaste proporzioni sono avvenuti anche nei territori ricadenti nei comuni di Mandas, Marrubiu, tra le campagne di Guspini e Pabillonis, con le fiamme che si sono spinte dalla località Is Perdas Longas, nei pressi dell'area artigianale di Guspini, sino alle aree agricole di una grande fetta del Medio Campidano; le fiamme hanno, altresì, aggredito numerose aziende agricole e una vecchia casa abitata da un'anziana donna, provocando attimi di vera e propria tensione tra i residenti delle borgate campestri;
ACCERTATO che un incendio ha avvolto anche la zona di Capoterra, precisamente la località attorno al Rio San Girolamo, con le lingue di fuoco che si sono propagate sino al borgo di Poggio dei Pini, una delle zone residenziali più popolate della cittadina lungo la statale 195, incenerendo porzioni incontaminate di bosco e minacciando per diverse ore alcune aziende agrozootecniche dislocate attorno alla zona;
APPURATO che l'emergenza incendi tra il Cagliaritano e il Sulcis-Iglesiente ha assunto ormai livelli critici, con un altro rogo che lo scorso 20 giugno si è pericolosamente allungato nei costoni attorno a Sarroch, nelle vicinanze del polo industriale della Saras, nei terreni dove sono stati installati degli elettrodotti che forniscono energia alle vicine raffinerie della struttura; in tale occasione si sono verificati dei disagi sulla Sulcitana, con pericolosi intasamenti sull'arteria;
CONSTATATO che le fiamme hanno aggredito, in diverse circostanze, anche i canneti attorno al compendio di Molentargius, a un passo dal litorale del Poetto, con rallentamenti del traffico sul viale Marconi;
RILEVATO che gli episodi dei roghi estivi hanno riguardato, negli ultimi giorni, anche una parte del nord Sardegna; in particolare, il litorale di Platamona è stato messo in pericolo dall'avanzata del fuoco in un tratto fra la Rotonda ed il primo ingresso a mare;
EVIDENZIATO che gli ultimi incendi in ordine di tempo hanno interessato, ancora una volta le aree del Cagliaritano e del Sulcis, con il fuoco che ha devastato diverse decine di ettari a Gergei, in località Su Matrosciu, con la distruzione di diversi pascoli e terreni vocati all'agricoltura, e le fiamme hanno incenerito le campagne di Portoscuso, a pochi metri dallo stabilimento Eurallumina, creando momenti di terrore;
SOTTOLINEATO che in molti dei suddetti casi si è verificato un inaccettabile ritardo, con lungaggini inammissibili, nelle operazioni di interventi per lo spegnimento delle fiamme da parte del sistema che fa capo alla Regione, con gravi conseguenze che hanno portato a una lotta impari contro gli incendi, vista l'inefficienza della macchina predisposta dall'amministrazione in carica; tale situazione ha contribuito, così, ad aggravare i danni al paesaggio naturalistico e rurale dei diversi territori;
RIMARCATO che ogni anno si assiste, quasi impotenti, alla distruzione di migliaia di ettari di superficie boschiva e/o agricola, che costituisce un danno irreparabile per il patrimonio naturalistico-ambientale e per il settore agro zootecnico e questo appare come una situazione di deterioramento, con la desertificazione e l'impoverimento del suolo che produce una rovina dal punto di vista dell'immagine della Sardegna;
OSSERVATO che la piaga degli incendi ha assunto negli ultimi anni delle proporzioni tali da mettere a serio rischio l'immagine della Sardegna, come Isola delle vacanze, un approdo turistico dallo scenario mozzafiato incontaminato, visto che i turisti, che più volte fanno da comparse a questo "spettacolo" spettrale, vanno in fuga da altre parti per non incorrere in pericoli più grossi e che a pagare il conto più salato di questo fenomeno sono, dunque, gli albergatori sparsi in tutti gli angoli della Sardegna;
PRESO ATTO che nell'arco degli ultimi anni si è registrato un indietreggiamento del Governo rispetto a tale problematica vissuta nelle diverse stagioni estive dall'Isola, con le sforbiciate sui canadair e sui velivoli attrezzati contro gli incendi estivi, soprattutto in alcune parti della Sardegna, con i diversi tagli ai danni degli enti locali impossibilitati a prevenire eventuali danni all'ambiente e all'economia del territorio,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente:
a) per riferire sull'entità dei danni provocati sinora dagli incendi in Sardegna e sui ritardi negli interventi;
b) per attivarsi per riconoscere ai territori colpiti dagli incendi lo stato di calamità naturale, per venire incontro ai disagi provocati alle attività produttive nei diversi paesi colpiti;
c) per sapere se non ritenga opportuno procedere alla richiesta urgente di un tavolo tecnico al Governo per esporre il problema degli incendi estivi in Sardegna, una delle zone a maggiore rischio all'interno del territorio nazionale e sottoporre la possibilità di un incremento del numero dei velivoli contro le fiamme nei diversi angoli dell'Isola, per sollecitare un impegno dell'esercito (che si è dimostrato un deterrente utile contro i roghi) e per invocare un aumento delle risorse agli enti locali;
d) per conoscere quali provvedimenti e quali azioni si intendano promuovere nella nostra Regione, ai fini della prevenzione e della campagna contro gli incendi, restituendo un ruolo di primo piano ai Comuni attraverso il trasferimento di adeguate risorse finanziarie e mezzi per sostenere le associazioni di volontariato e/o protezione civile impegnate in modo concreto nei diversi territori dell'Isola. (109)
c) se è stata valutata la possibilità di venire incontro, in primis, ai comuni che hanno dichiarato lo stato di calamità naturale a seguito degli ingenti danni causati dell'alluvione del 18 novembre scorso. (110)
Interpellanza Moriconi - Cozzolino - Comandini - Cocco Pietro - Collu - Pinna Rossella - Piscedda - Tendas sui ritardi accumulati dal Servizio di sostenibilità ambientale dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente.
- il drammatico momento di crisi che attraversa tutta l'Isola costituisce un freno nelle dinamiche di sviluppo del sistema produttivo regionale;
- per uscire dal tunnel della crisi si ha bisogno di risposte certe e tempestive, da parte dell'Amministrazione regionale, al fine di incoraggiare e sostenere le iniziative imprenditoriali coerenti con le aspettative e le ambizioni di sviluppo locali e isolane;
- l'assenza di queste risposte allunga la crisi e vanifica gli sforzi che gli operatori pubblici e privati stanno compiendo tra tantissime difficoltà e rischi a causa del perdurare della grave congiuntura economica;
CONSTATATO:
- il livello di complessità e il tempo necessario per l'espletamento delle procedure di carattere preventivo VAS, VIA e VINCA alle quali vengono sottoposti i progetti con potenzialità di incidenza o impatto ambientale e strategico;
- l'aumento della mole delle pratiche che attendono di essere evase dagli uffici preposti del Servizio di sostenibilità ambientale dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, per il rilascio dei pareri di competenza, a seguito dei quali le pratiche vengono avviate all'iter di approvazione definitiva col rilascio del parere unico finale;
- la complessità delle procedure di cui sopra, specie in un momento di grave stagnazione economica come l'attuale, richiede tempi certi per il rilascio dei pareri degli uffici regionali;
- i ritardi, oltre che l'incertezza dei tempi, scoraggiano e inficiano ogni tipo di investimento, ciascuno dei quali, oggi più che mai, ha valenza straordinaria nel concorso che assume a favore della ripresa economica dell'Isola;
- il potenziale finanziario di cui si parla è dell'ordine di centinaia di milioni di euro e, per questo, in grado di incidere in modo rilevante sul prodotto interno lordo (PIL) sardo e sulle prospettive di ripresa economica e occupazionale,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:
se siano a conoscenza dei tempi impiegati, presso gli uffici preposti del Servizio di sostenibilità ambientale dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, per l'espletamento delle procedure richiamate in premessa e, nel caso, se i tempi medi dei singoli procedimenti siano allineati a quelli richiesti a livello nazionale;
nel caso in cui fosse appurato che i tempi necessari ai nostri uffici fossero di gran lunga superiori rispetto agli standard nazionali, quali misure intendano adottare al fine del superamento delle cause che determinano il problema;
in via d'urgenza, data la portata del problema, se non ritengano opportuno valutare, nell'immediato, di provvedere, comunque, al potenziamento del Servizio per l'annullamento dei ritardi accumulati, al fine di evitare che il perdurare dei tempi comporti conseguenze disastrose col dissolversi di importanti iniziative economiche che, se messe in campo, produrrebbero effetti positivi per il rilancio delle politiche di sviluppo del sistema produttivo regionale. (45/C4)
Interpellanza Ledda - Azara - Arbau - Perra sulla insostenibile situazione in cui versano gli enti locali, e in particolare la Provincia di Sassari, a seguito dei tagli effettuati dalla finanziaria 2014 sul fondo unico degli enti locali.
- ormai da diversi mesi la Provincia di Sassari, le istituzioni locali, le rappresentanze sindacali, le associazioni delle persone diversamente abili e delle loro famiglie, i lavoratori della società in house Multiss, manifestano l'insostenibilità dei tagli effettuati dalla Regione sul fondo unico degli enti locali per il 2014 che ammontano, nel caso della Provincia di Sassari, a 4.300.000 euro e, nel totale, a 55.000.000 di euro;
- se il fondo unico non sarà reintegrato in tempi congrui, dal 15 agosto l'amministrazione provinciale sospenderà, per mancanza di risorse alcuni servizi essenziali, come la gestione delle scuole superiori e delle strade, con la conseguente impossibilità di garantire l'imminente avvio del prossimo anno scolastico;
- dopo due mesi di dialogo e trattative con la Regione perdurando l'assenza del necessario reintegro del fondo, la giunta provinciale è stata costretta ad approvare un atto di indirizzo, rivolto ai dirigenti, per procedere con il taglio del 40 per cento dei servizi, stabilendo che i dirigenti procedano entro dieci giorni alle riduzioni indicate;
- ulteriore drammatica conseguenza della drastica riduzione dei fondi per gli enti locali per la Provincia di Sassari, riguarda l'impossibilità di sostenere i costi della Multiss, società in house che gestisce quei servizi essenziali che alle condizioni attuali dovranno essere tagliati drasticamente;
- l'intervento della Regione si è reso impellente, e ormai improcrastinabile, per garantire i servizi pubblici essenziali e per evitare che la Multiss debba procedere nell'immediato al licenziamento di oltre 150 dipendenti;
- i lavoratori Multiss, che ormai da mesi versano in una insostenibile situazione di incertezza e disperazione riguardo al futuro loro e delle loro famiglie, hanno dato vita ad allarmanti manifestazioni di protesta che mettono a repentaglio la loro incolumità personale;
- i tagli del fondo unico, introdotti con la finanziaria 2014, rendono impossibile per le province e i comuni garantire servizi essenziali per il welfare, l'istruzione, i servizi sociali, la manutenzione di scuole e strade;
- alla riduzione e, purtroppo, alla crescente e inarrestabile soppressione dei servizi essenziali non possono che conseguire parallele riduzioni e tagli dell'occupazione nei settori di riferimento: scuola, assistenza domiciliare e trasporto disabili, viabilità, protezione civile, ambiente;
- il rinvio del ripristino delle risorse di competenza delle Province si ripercuote inevitabilmente sulle manutenzioni degli istituti scolastici, sulla possibilità dei cittadini disabili di raggiungere le scuole con mezzi dedicati e di fruire dell'assistenza di base e specialistica in aula, sul pagamento delle locazioni per la permanenza degli studenti nei convitti, sugli appalti per lo sfalcio dell'erba e sulla manutenzione delle strade;
- in particolare, in assenza del rientro delle risorse tagliate, la Provincia di Sassari dovrà procedere a sospendere i relativi servizi già a partire dalle prossime settimane, unitamente al ridimensionamento o annullamento di numerosi contratti che non potranno essere rinnovati per l'anno scolastico 2014-2015;
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere se non ritengano necessario procedere con urgenza al ripristino delle risorse del fondo unico, sottratte dalla finanziaria 2014, al fine di evitare l'imminente soppressione di servizi essenziali per la popolazione, in particolare per i cittadini più deboli e meno tutelati, sui quali andrebbe a incidere maggiormente la sconsiderata decurtazione di risorse che la precedente Giunta regionale ha fatto calare sugli enti locali. (46)
Mozione Tatti - Pinna Giuseppino - Rubiu - Orrù - Randazzo - Fenu - Floris - Oppi - Pittalis - Zedda Alessandra - Solinas Christian - Tunis - Locci - Dedoni - Cherchi Oscar sull'attuazione dell'articolo 4 della legge regionale 21 gennaio 2014, n. 7, in materia di stabilizzazione del personale precario dell'Ente foreste della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
- la salvaguardia ambientale e boschivo della Sardegna passa inequivocabilmente attraverso il buon funzionamento dell'Ente foreste della Sardegna;
- l'ente regionale si avvale da sempre di personale precario che svolge - pur nella frustrante posizione di incertezza lavorativa - il proprio lavoro con abnegazione e fondamentale apporto;
- la Regione, già dalla Giunta presieduta dal Presidente Soru, in attuazione della legge regionale n. 2 del 2007 (legge finanziaria), aveva avviato un percorso di stabilizzazione riconoscendo a detto personale un ruolo chiave per il buon funzionamento dell'Ente foreste;
- alla data odierna sono oltre 700 i lavoratori precari impegnati nei vari livelli retributivi e funzionali dall'Ente foreste della Sardegna;
- il Consiglio regionale, non meno di sei mesi fa, unitariamente e senza alcuna suddivisione tra gli schieramenti, approvava l'articolo 4 della legge n. 7 del 2014 (legge finanziaria);
RAMMENTATO che:
- il suddetto articolo 4 della legge n. 7 del 2014 incrementava di 6.000.000 di euro l'UPB S04.08.007 e indicava nel numero massimo di 500 le unità lavorative con rapporto semestrale da stabilizzare con rapporto annuale;
- trascorsi sei mesi non si è data attuazione della norme de quo e la provvista economica risulterebbe quindi ampiamente sufficiente per la collocazione in servizio di tutto il personale precario nel rispetto dell'equilibrio territoriale citato dalla suddetta norma;
- oramai sono decorsi i termini di impugnazione in seno alla Corte costituzionale della norma de quo;
- le modalità di interpretazione delle norme in materia di stabilizzazioni sono molteplici ma che tutte puntano al risultato finale di ottenere il risultato di riconoscere il lavoro svolto dagli OTD;
- la norma attualmente in vigore attribuisce ampi poteri discrezionali alla Giunta regionale sulle modalità di attuazione della medesima;
CONSIDERATO, infine, che:
- è un obbligo di legge, oltre che morale, il dare attuazione a quanto disposto dal predetto articolo 4 della sopra citata legge finanziaria 2014;
- l'applicazione della norma risolverebbe anche significativi problemi al sistema lavoro che tanto affligge il popolo sardo che della precarietà e incertezza inizia a risentire in termini di serenità e qualità della vita;
- sono irrilevanti le modalità e le forme attuative che la Giunta regionale vorrà attuare ai fini dell'applicazione della legge prevalendo l'interesse sociale di salvaguardare lavoratori e il funzionamento dell'Ente,
a dare la piena e immediata attuazione all'articolo 4 della legge regionale 21 gennaio 2014, n. 7. (59)
Comunicazioni del Presidente della Regione ai sensi dell’articolo 121 del Regolamento
Pigliaru Francesco
Mozione Arbau - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Desini - Sabatini - Forma - Lai - Busia - Pinna Rossella - Azara - Ledda - Perra - Comandini - Moriconi - Cozzolino - Pizzuto - Agus sulla necessità di procedere all'immediato inquadramento del personale ARAS ai sensi delle leggi regionali 7 agosto 2009, n. 3, e 4 agosto 2011, n. 16, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (49). (Discussione)
Cocco Daniele
Fenu Modesto
Votazione per alzata di mano della proposta di sospesione della mozione
Mozioni Busia - Desini - Arbau - Azara - Ledda - Perra - Sale - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Usula - Zedda Paolo Flavio - Agus - Cocco Daniele Secondo - Lai - Pizzuto - Unali sulla necessità di intervenire urgentemente per salvaguardare e potenziare la sede della motorizzazione civile di Nuoro ed evitarne la chiusura, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (51); Arbau - Busia - Cocco Daniele Secondo - Desini - Usula - Agus - Azara - Cherchi Augusto - Lai - Ledda - Manca Pier Mario - Perra - Pizzuto -Sale - Unali - Zedda Paolo Flavio sul mancato trasferimento alla Regione delle competenze in materia di motorizzazione civile, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (52) e Cossa - Crisponi - Dedoni sul trasferimento dallo Stato alla Regione delle competenze in materia di motorizzazione civile (57). (Discussione congiunta e approvazione di ordine del giorno)
Busia Anna Maria
Deiana Massimo
Votazione per alzata di mano dell'o.d.g. n. 1
Mozione Floris - Orrù - Solinas Christian - Cappellacci - Oppi - Pittalis - Zedda Alessandra - Fasolino - Tedde - Truzzu - Dedoni - Cherchi Oscar - Tunis - Randazzo - Cossa - Pinna Giuseppino - Fenu - Tatti - Rubiu sulla dismissione dei beni patrimoniali e demaniali della Regione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (54). (Discussione e approvazione)
Votazione per alzata di mano della mozione numero 54

References: sentenza 
 articolo 121
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 6
 articolo 2
 articolo 6
 articolo 44
 articolo 4
 articolo 4