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Timestamp: 2019-05-21 02:31:14+00:00

Document:
9 Ottobre 2015, Cassazione penale
Le spese sostenute dal querelato per difendersi in sede penale sono devoluta alla competenza funzionale del giudice penale.
Titolare del potere di provvedere alla regolazione delle spese del processo è, per competenza funzionale, il giudice dinanzi al quale quel processo si è celebrato.
Questo principio è pacifico e consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, ed è stato applicato sia in tema di spese processuali in senso stretto, sia in tema di risarcimento del danno per responsabilità aggravata ex art 96 c.p.c.
(tutto quel che c'è da sapere sulle spese legali)
SEZIONE VI CIVILE - 3
Ordinanza 9 settembre - 9 ottobre 2015, n. 20313
M.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUTEZIA 8, presso lo studio dell'avvocato FR, rappresentata e difesa dall'avvocato DI BA giusta procura in calce al ricorso;
D.C.M.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSENZA 8, presso lo studio dell'avvocato A. S., rappresentata e difesa dall'avvocato AA giusta procura in calce al ricorso;
1. E' stata depositata la seguente relazione ex art. 380 bis c.p.c.:
"1. M.G. querelò D.C.M.P., la quale però venne assolta dal reato contestatole.
D.C.M.P., dopo l'assoluzione, convenne in giudizio la querelante M.G., chiedendone la condanna al risarcimento del danno procuratole per effetto della querela e del conseguente processo penale.
2. ha sentenza è ora impugnata per cassazione da M. G., la quale lamenta che competente a condannare il querelante alla rifusione delle spese sostenute dall'imputato assolto è solo il giudice penale.
3. Il ricorso è manifestamente fondato, alla luce del principio già affermato da questa Corte, secondo cui "la condanna del querelante alla rifusione delle spese sostenute dal querelato deve essere richiesta davanti al giudice del procedimento penale ed e obbligatorio provvedervi solo quando ne sia fatta domanda" (Sez. 3, Sentenza n. 1748 del 08/02/2012, Rv. 621685; nello stesso senso, sia pure con riferimento al previgente art. 382 c.p.p. del 1930, si veda anche Sez. 3, Sentenza n. 2070 del 23/05/1975, Rv. 375798, nonchè, sia pure in diversa fattispecie, Sez. 3, Sentenza n. 21267 del 10/10/2007, Rv. 599699).
4. Si propone pertanto l'accoglimento del ricorso, e la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata.
La stessa sentenza, nondimeno, da conto che il danno del quale l'attrice aveva chiesto il risarcimento si componeva - nella prospettazione attorea - di due pregiudizi:
- uno patrimoniale, rappresentato dall'esborso sostenuto per la difesa dinanzi al giudice penale;
- l'altro non patrimoniale, rappresentato dalla sofferenza morale.
5. Così decidendo, il Tribunale è effettivamente incorso nel vizio denunciato nel ricorso. Tale errore è consistito nel qualificare come "danno", ai sensi dell'art. 2043 c.c., l'onere economico sostenuto dalla persona querelata per affrontare il giudizio penale.
Tale spesa, infatti, costituisce un "danno" in senso economico, non in senso giuridico. Le spese processuali, tra tutte le conseguenze pregiudizievoli di un fatto illecito o d'un inadempimento, sono le uniche cui la legge riserva una disciplina particolare, negli artt. 91 e 92 c.p.c.. Pertanto assoggettare alla medesima disciplina il diritto al risarcimento del danno e quello alla rifusione delle spese giudiziali significherebbe di fatto abrogare le norme che regolano la competenza a provvedere sulle spese, ed i criteri della loro liquidazione o compensazione. Del resto, a dimostrare l'insostenibilità della statuizione del Tribunale basta la considerazione che, se fosse corretta, sinanche le spese del processo civile potrebbero essere dalla parte vittoriosa qualificate come "danno", e domandate in un giudizio separato rispetto a quello nel quale furono affrontate.
(a) il querelato, quando non domandi nel giudizio penale la condanna del querelante alla rifusione delle spese, non perde la facoltà di domandarne la rifusione in un nuovo e separato giudizio civile, e tanto si desumerebbe dall'art. 427 c.p.p., comma 2;
(b) in ogni caso D.C.M.P. nel presente giudizio ha formulato una domanda di risarcimento del danno aquiliano ex art. 2043 c.c., domanda la quale - così parrebbe doversi intendere la sintetica formulazione di cui a p. 2 della memoria - sfugge alle previsioni di cui all'art 427 c.p.p..
Il giudice di merito dichiarò tuttavia "inammissibile" quella domanda; e questa Corte, con la sentenza appena ricordata, confermò tale decisione, osservando che la condanna del querelante va chiesta al giudice penale, il quale è funzionalmente competente a provvedere su essa. Se non venga richiesta a quel giudice, non potrà essere richiesta al giudice civile in un separato giudizio.
7.2. In merito, invece, alla deduzione sub (b) vale quanto già detto al par.5: ovvero che non basta qualificare una domanda di rifusione delle spese giudiziali come "risarcimento del danno", per sottrarla alla disciplina sua propria, ed alla competenza funzionale del giudice del processo nel quale quelle spese furono sostenute.
9. L'esito alterno della lite; l'oggettiva esiguità dell'oggetto del contendere; la circostanza che M.G., dopo avere proposto una querela rivelatasi infondata, sia riuscita ad evitare il pagamento delle spese processuali penali solo a causa di una evidente dimenticanza del difensore della persona querelata, costituiscono tutte insieme gravi ed eccezionali ragioni, ai sensi dell'art. 92 c.p.c., comma 2, per compensare interamente tra le parti le spese dell'intero giudizio.
-) compensa integralmente tra le parti le spese dell'intero giudizio.

References: art. 380
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 382
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 2043
 sentenza