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Timestamp: 2020-08-11 23:03:12+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 29991 del 19/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29991 del 19/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/11/2019, (ud. 12/09/2019, dep. 19/11/2019), n.29991
sul ricorso 14415-2017 proposto da:
avverso la sentenza n. 7729/2016 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
depositava il 30/11/2016;
1. – Con sentenza n. 7729/16, depositata il 30 novembre 2016, la CTR del Lazio ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di prime cure che, in accoglimento del ricorso proposto da P.M., aveva annullato l’avviso di accertamento catastale col quale, in applicazione della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, erano stati rideterminati classe e rendita catastale di unità immobiliare ubicata in Roma.
Il giudice del gravame ha ritenuto che dovessero condividersi le conclusioni cui il primo giudice era pervenuto, quanto al rilevato difetto di motivazione dell’avviso di accertamento, – col quale erano state rideterminate la classe (portata dalla 2.a alla 5.a) e la rendita catastale (aumentata da Euro 1.391,85 ad Euro 2.215,60) di unità immobiliare (della categoria A/2) sita nel Comune di Roma, considerato che:
– come statuito dalla Corte di legittimità, dal provvedimento impugnato non erano “evincibili gli elementi che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento”, inidonei, a tal fine, i “riferimenti generici a interventi pubblici di riqualificazione o interventi di ristrutturazione degli edifici”;
– dalle sue “caratteristiche fisiche” poteva desumersi che l’immobile, – già diversamente classato nell’anno 2008, – non aveva “subito interventi migliorativi, tali da influire sul reddito” nè emergevano, dalla prodotta documentazione, “elementi riqualificativi della microzona riconducibili ai parametri OMI”.
2. – L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di un solo motivo.
1. – Col motivo di ricorso, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 e della L. n. 241 del 1990, art. 3, deducendo, in sintesi, che, – tenuto conto dei presupposti legali della revisione di classamento articolata sulla procedura prevista dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, l’avviso di accertamento impugnato era stato correttamente motivato con riferimento a detti presupposti oltrechè alle ragioni che avevano concorso alla rideterminazione di classe e rendita catastale dell’immobile.
Spiega, in particolare, la ricorrente che l’avviso di accertamento recava, – oltrechè l’indicazione del contenuto degli atti della procedura delineata dall’art. 1, comma 335, cit. (quali la delib. 11 ottobre 2010, n. 5, di avvio della procedura, e la determinazione del direttore dell’Agenzia del territorio, del 30 novembre 2010), “l’espressa indicazione delle caratteristiche dell’unità immobiliare oggetto di revisione”, caratteristiche, queste, “evincibili sia dalla visura, che dalla planimetria”, nonchè “la esplicita menzione dell’unità di riferimento utilizzata quale parametro di raffronto per l’attribuzione del nuovo classamento”.
Soggiunge, quindi, l’Agenzia che alcun rilievo avrebbe potuto attribuirsi al classamento proposto dalla parte nella dichiarazione Docfa (del 3 aprile 2008) in quanto la rideterminazione di classe e rendita catastale erano, nella fattispecie, conseguiti dai diversi presupposti delineati dalla (sopravvenuta) disciplina di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
2. – Il motivo di ricorso, che pur prospetta profili di inammissibilità, è destituito di fondamento e va senz’altro disatteso.
3. – La disposizione normativa della quale, com’è incontroverso, nella fattispecie è stata fatta applicazione, prevede che “La revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138 e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, è richiesta dai comuni agli Uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Per i calcoli di cui al precedente periodo, il valore medio di mercato è aggiornato secondo le modalità stabilite con il provvedimento di cui al comma 339. L’Agenzia del territorio, esaminata la richiesta del comune e verificata la sussistenza dei presupposti, attiva il procedimento revisionale con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima.” (L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335).
3.1 – In ragione del suo stesso contenuto regolativo (v., del resto, la determinazione dell’Agenzia del Territorio 16 febbraio 2005, adottata ai sensi della stessa L. n. 311 del 2004, art. 1, commi 335 e 339, il cui art. 8 disciplina la notifica degli “atti attributivi delle nuove rendite”), – che è volto alla “revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata”, – la sopra riportata disposizione si inserisce, quindi, nella più ampia cornice regolativa somministrata dal D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138 che, a sua volta, dispone nei seguenti termini:
2. I quadri di qualificazione e classificazione di cui al comma 1 possono essere oggetto di revisione da parte degli uffici del dipartimento del territorio in conseguenza di intervenute variazioni socio-economiche, ambientali ed urbanistiche di carattere permanente nella zona censuaria.” (art. 4, comma 1 e 2);
b) dei valori di mercato degli immobili, determinandone la redditività attraverso l’applicazione di saggi di rendimento ordinariamente rilevabili nel mercato edilizio locale per unità immobiliari analoghe, e con l’osservanza del regolamento richiamato nella lett. a), artt. da 27 a 29.
3.2 – I dati normativi sopra riassunti, – per come interpretati dallo stesso Giudice delle leggi (Corte Cost., 1 dicembre 2017, n. 249), esplicitano, quindi, che la revisione “parziale” del classamento delle unità immobiliari consegue, nella fattispecie, dalla specifica (ed esclusiva) valorizzazione del cd. fattore posizionale (art. 8, commi 5 e 6, cit.), qui inteso in riferimento ad “una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona” che “abbia una ricaduta sulla rendita catastale” (Corte Cost. n. 249 del 2017, cit.); ove, dunque, non è irragionevole che detta modifica di valore dell’immobile si ripercuota sulla rendita catastale il cui “conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di una accresciuta capacità contributiva, è volto in sostanza ad eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo.” (Corte Cost. n. 249/2017, cit.).
Ma la disposizione che autorizza la revisione “parziale” del classamento, – in relazione ad unità immobiliari ricadenti in microzone comunali “per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138 e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali”, – integra il presupposto degli “atti attributivi delle nuove rendite” che, essi stessi, debbono allora esplicitare le ragioni della revisione del classamento con riferimento, com’è nella fattispecie, alla (nuova) classe, e rendita catastale, attribuite all’unità immobiliare (classe a sua volta “rappresentativa del livello reddituale ordinario ritraibile dall’unità immobiliare nell’ambito del mercato edilizio della microzona”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 3).
3.5 – Il motivo di ricorso in trattazione non considera, pertanto che, – sia pur esplicitate le ragioni fondative (ed i relativi dati fattuali) della procedura di revisione delineata dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 e ciò non di meno, – l’atto attributivo della nuova rendita catastale (qual conseguente alla diversa classe identificativa del superiore “livello reddituale ordinario ritraibile dall’unità immobiliare”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 3) deve esso stesso indicare in quali termini il mutato assetto dei valori medi di mercato e catastale (recte del loro rapporto), nel contesto delle microzone comunali previamente individuate, abbia avuto una ricaduta sul singolo immobile (sulla sua classe e rendita catastale), “così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare” (Corte Cost., n. 249/2017).
E, nella fattispecie, la gravata sentenza da conto di un radicale difetto di motivazione dei criteri di stima utilizzati per il classamento.
Il motivo di ricorso, peraltro, difetta anche di autosufficienza (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) quanto all’identificazione del contenuto motivazionale dell’avviso di accertamento, – che, così, è qui offerto (esclusivamente) dalla gravata sentenza (e dai suoi contenuti, sopra ripercorsi), – essendosi rilevato, secondo un consolidato principio di diritto, che la censura involgente la congruità della motivazione dell’avviso di accertamento necessariamente richiede che il ricorso per cassazione riporti i passi della motivazione dell’atto che, per l’appunto, si assumano erroneamente interpretati, o pretermessi (v. Cass., 13 agosto 2004, n. 15867 cui adde, ex plurimis, Cass., 28 giugno 2017, n. 16147; Cass., 19 aprile 2013, n. 9536; Cass., 4 aprile 2013, n. 8312; Cass., 29 maggio 2006, n. 12786).
E deve soggiungersi, in relazione a quanto riportato dal ricorso nell’esposizione dei fatti di causa, sia pur con riferimento a non meglio identificate memorie depositate “successivamente” nel corso del giudizio di primo grado (art. 361 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6), che il contenuto motivazionale dell’avviso di accertamento deve sussistere ex se, quale requisito (strutturale) di legittimità dell’atto, così che non può essere integrato (a posteriori) in sede processuale (cfr., ex plurimis, Cass., 12 ottobre 2018, n. 25450; Cass., 23 ottobre 2017, n. 25037; Cass., 9 marzo 2017, n. 6065; Cass., 6 febbraio 2015, n. 2184; Cass., 31 ottobre 2014, n. 23237; Cass., 13 giugno 2012, n. 9629).
4. – Alcuna statuizione va assunta in ordine alla disciplina delle spese del giudizio di legittimità in difetto di svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato; e alcunchè va disposto in ordine al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, trattandosi di ricorso proposto da un’amministrazione dello Stato che, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, è esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr., ex plurimis, Cass., 29 gennaio 2016, n. 1778; Cass., 5 novembre 2014, n. 23514; Cass. Sez. U., 8 maggio 2014, n. 9938; Cass., 14 marzo 2014, n. 5955).

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 art. 8
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 Cass. Sez.