Source: https://diazilla.com/doc/766474/01-gennaio-2015---gilda-degli-insegnanti-di-modena
Timestamp: 2020-08-13 14:02:44+00:00

Document:
01 Gennaio 2015 - GILDA DEGLI INSEGNANTI DI MODENA
DCOER1749
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, C/RM - ANNO XXV N. 1 - GENNAIO 2015
FIRENZE, 23 NOVEMBRE 2014:
www.gildatv.it
[…]Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo
determinato, concluso il 18 marzo 1999, […] deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale,
quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che
autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per
la copertura di posti vacanti e disponibili[…]
SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA.
(Terza Sezione) 26 novembre 2014 (*)
Eravamo in tanti, con la Gilda-Unams, nella città culla della cultura italiana e anche del Presidente del
Consiglio, per dire no a questa politica contro la scuola.
irenze, la città culla della cultura italiana,
è stata scelta dalla Gilda degli Insegnanti
per tenere il 23 novembre la manifestazione nazionale contro il progetto #labuonascuola del Governo Renzi e per sostenere la
propria proposta di una Scuola buona (vedi
opuscolo “#labuonascuola. Una riflessione
dalla parte degli Insegnanti”).
In una calda giornata autunnale, le delegazioni di iscritti della Gilda degli Insegnanti di
tutte le città d’Italia con autobus e treni, e
dalle isole con aereo e nave, si sono date appuntamento a Firenze in piazza dei Cavalleggeri,
dove già dalle ore 10.30 si poteva vedere una
messe di bandiere gialle e blu.
Ogni delegazione con lo striscione della pro-
pria città e le bandiere della Gilda si è mossa
formando un lungo serpentone che ha percorso
il Lungarno passando per i luoghi più suggestivi
della città e in prossimità degli Uffizi e di Ponte
Vecchio un’ala di folla di turisti e fiorentini incuriositi hanno solidarizzato con le ragioni degli
La manifestazione si è conclusa in piazza
Ognissanti con l’intervento del Coordinatore
nazionale Rino Di Meglio (l’intervento integrale
si trova sul sito di Gildatv).
Sulla strada del ritorno alle proprie scuole la
sensazione era di aver partecipato ad una delle
più riuscite manifestazioni della nostra Associazione e molti di noi, così come nell’occasione
della manifestazione contro il concorsone di
Berlinguer, potranno dire: “io c’ero”.
PER LA TUTELA DEL DIRITTO
AL LAVORO DEI PRECARI
Il sindacato sta ponendo le basi di un nuovo stato di diritto nel
quale cercherà di ricostruire (o di costruire), anche per coloro i quali non hanno un lavoro definitivo, la possibilità di un
“diritto al lavoro”.
La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del
26.11.2014 segna una svolta in materia di tutela dei diritti dei
precari dello Stato italiano, e non solo.
Segna una svolta perché è la prima sentenza che interviene
in materia di precariato pubblico.
in materia di precariato pubblico scolastico.
Segna una svolta perché è la prima sentenza in cui il sindacato interviene come soggetto giuridico a difesa della tutela
del “diritto al lavoro”, ponendo in essere una sorta di classaction a sostegno dei precari della scuola pubblica.
LA PAROLA A RINO DI MEGLIO, COORDINATORE NAZIONALE DELLA GILDA-FGU
ALLA POLITICA DICIAMO: NON SI PUÒ PRETENDERE RISPETTO
DAI DOCENTI SE NON SI RICONOSCE IL LORO RUOLO
Scegliendo Firenze per manifestare, in un certo senso, la Gilda-UNAMS ha voluto
“provocare” questa politica, per dire a gran voce che così non va. Che non si può
pretendere rispetto dai docenti se non si riconosce, con fatti concreti, il loro ruolo.
E’ vero che le Leggi sono compito del Parlamento e su questo la Gilda-UNAMS ha
sempre mostrato grande rispetto. Diverso è se si ritiene che questa prerogativa
neghi ai sindacati e ai cittadini la libertà di manifestare la propria opinione. Manifestare vuol dire far sentire la propria voce, rispettando le leggi. La libertà di
manifestare non può essere messa in discussione e questo noi abbiamo fatto a Firenze il 23 novembre: osservando le leggi, abbiamo detto no a questa politica.
L’adesione ad entrambi gli scioperi (del 1 e del 12 dicembre 2014) da parte della
Gilda-Unams ha avuto lo scopo di mantenere aperto la possibilità di dialogo con
tutti i sindacati e di cercare ogni strada per superare i conflitti che vi sono tra alcuni di loro. Il nostro obiettivo è quello di convincere tutte le sigle sindacali rappresentative della scuola ad un grande sciopero unitario, a gennaio, solo sulla scuola, per
protestare e per difendere la dignità della professione docente.
Abbiamo già inviato una diffida al Governo ad adottare in tempi brevi tutti gli strumenti per far rispettare la sentenza della Corte di giustizia europea sul precariato .
Ai colleghi demotivati sul voto per le RSU dico che considerino il pericolo che sta
correndo la professione docente. Candidarsi e votare le liste della Gilda-UNAMS
significa rafforzare l’unica associazione in Italia che rappresenta e difende la
(L'intervista completa è a pag. 3)
SENTENZA UE PRECARI,
GILDA DIFFIDA RENZI E GIANNINI
“Se entro i prossimi trenta giorni il Governo non applicherà la sentenza emessa ieri dalla Corte di Giustizia europea, avviando l’iter per
la stabilizzazione dei precari che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio, ricorreremo alle vie legali”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, che questa mattina, come annunciato ieri subito dopo il verdetto dei giudici di Lussemburgo, ha inviato una diffida alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Miur. “Per la prima volta nella storia della giurisdizione
europea, - afferma Di Meglio - un sindacato si è costituito parte civile per difendere i diritti violati dei lavoratori. Ed è proprio in virtù del
ruolo rivestito nel procedimento giudiziario che si è concluso ieri con la sentenza della Corte europea, la Gilda-Unams ha diffidato formalmente Renzi e Giannini perchè - spiega il coordinatore nazionale - l’articolo 3 della legge di Stabilità 2015 non fissa date certe per i concorsi
né indica come verranno messe in pratica le indicazioni contenute nel piano ‘La Buona Scuola’. Inoltre - aggiunge Di Meglio - l’articolo 28
della legge di Stabilità taglia ingiustamente risorse sia al personale docente che a quello ata con contratti a tempo indeterminato per dotare
il Miur di un miliardo di euro da destinare al progetto ‘La Buona Scuola’. La sentenza della Corte di Giustizia europea rischia così di restare disattesa. Ecco perchè - conclude il leader della Fgu - abbiamo deciso di procedere alla diffida”.
WWW.GILDAINS.IT.
ESAME DI STATO ...VERGOGNA!
L’APPELLO DELLA GILDA. IL SENATO CERCHI DI FERMARE LA VERGOGNOSA MODIFICA RELATIVA ALLE COMMISSIONI DELL’ESAME DI STATO 2014-15
È passato nella Legge di Stabilità alla Camera dei Deputati l’emendamento dei deputati Rocco Palese, Elena Centemero e Renato Brunetta,
di Forza Italia, che recita: “con decreto del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca da adottare entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati, con effetto dall’anno 2015, i nuovi criteri per le definizione della composizione delle commissioni d’esame delle scuole secondarie di secondo grado”. Si tratta dell’ennesima vergognosa giravolta della politica nei confronti dell’esame di Stato che sembra apparentemente finalizzata al risparmio (alcuni calcolano circa 140 milioni di euro), ma
che nella sostanza rappresenterebbe una vera picconata alla Scuola dello Stato. Fare un esame con componenti tutti interni, cioè gli stessi
insegnanti che hanno valutato i candidati in sede di scrutinio finale pochi giorni prima delle prove formali d’Esame, è semplicemente
una vera presa in giro che è sicuramente molto apprezzata da quegli studenti e quelle famiglie che sperano in un esame farsa con promozione e, soprattutto, voti garantiti. Chi ne trarrebbe la massima utilità sarebbero certamente le scuole private che potrebbero autocertificare risultati troppo spesso ben lontani dai necessari livelli di preparazione e competenza previsti alla conclusione di un ciclo di studi.
I diplomifici stanno già festeggiando. Di fatto si andrebbe velocemente verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio. L’emendamento è stato inserito in modo furbesco perché delega il MIUR con semplice Decreto del Ministro a modificare l’assetto delle commissioni senza entrare nel merito del problema, senza chiarire al momento i vincoli di bilancio dedicati all’espletamento degli esami di
Stato. La Gilda degli Insegnanti confida che tale vergognosa norma venga modificata in sede di discussione al Senato della Repubblica e
sia cassata in sede di approvazione finale della Legge di Stabilità. Ci appelliamo ai Senatori sensibili alle sorti della Scuola Italiana appartenenti a tutte le forze politiche.
MOBILITÀ 2015-2016, LA GILDA NON SIGLA LA PREINTESA
LA RISTREZZA DEI TEMPI FISSATI DALLAMMINISTRAZIONE HA DI FATTO IMPEDITO MODIFICHE SIGNIFICATIVE AL TESTO E ALLE TABELLE DI VALUTAZIONE
Si è conclusa ieri, mercoledì 26 novembre, la contrattazione sulla mobilità 2015/16. La Delegazione Gilda Unams ha ritenuto di non sottoscrivere l’ipotesi di CCNI prioritariamente per la ristrettezza dei tempi decisi dall’Amministrazione che, di fatto, ha reso impossibile apportare modifiche significative all’articolato ed alle tabelle di valutazione dei titoli. Inoltre non si è proceduto ad alcuna semplificazione
nella presentazione dei documenti da allegare già in possesso dell’Amministrazione e non più richiedibili dalla stessa ai sensi della L.
183/11. Infine la nostra delegazione è rimasta coerente con il diniego di accettare l’unificazione nella mobilità delle aree del sostegno delle
Superiori che restano separate fino al 2016/17 per le immissioni in ruolo e le supplenze conferite dagli Uffici Provinciali.
SCIOPERO, GILDA A SINDACATI:
A GENNAIO TUTTI UNITI PER LA SCUOLA
RINO DI MEGLIO INTERVIENE IN MERITO ALLE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE STEFANIA GIANNINI
La Fgu-Gilda degli Insegnanti aderisce agli scioperi proclamati dalle confederazioni sindacali: quello generale di Cgil e Uil, che si svolgerà il 12 dicembre, e quelli del 1 dicembre indetti dalla Cisl per il pubblico impiego e dallo Snals Confsal per la scuola. “Si tratta di iniziative - spiega il coordinatore nazionale Rino Di Meglio - che hanno motivazioni condivisibili, anche se nessuna risponde alla forte
richiesta di uno sciopero unitario della scuola che arriva dagli insegnanti e da tutto il personale scolastico. Dalle assemblee in corso in
tutta Italia emerge una profonda delusione per la mancanza di unità sindacale ed è per questo - annuncia Di Meglio - che ci impegniamo
fin da ora a indire lo sciopero per gennaio e lanciamo un appello alle altre sigle sindacali affinché si uniscano le forze per contrastare le
linee guida del Governo sulla Buona scuola. Intanto - conclude il coordinatore nazionale - la Gilda conferma la manifestazione del 23
novembre a Firenze per dire no al progetto di riforma di Renzi che mortifica la professione docente e porta ulteriori tagli alla scuola italiana”.
INTERVISTA AL COORDINATORE NAZIONALE DELLA GILDA-UNAMS, RINO DI MEGLIO
Alla politica diciamo: non si può pretendere
rispetto dai docenti se non si riconosce il loro ruolo
1. Coordinatore, la manifestazione di Firenze è stata
una provocazione verso il Presidente del Consiglio?
La scelta di Firenze non è stata casuale. Prima di tutto
perché è la città culla della cultura e poi perché è
anche quella del Presidente del Consiglio. Quindi, in
un certo senso, la Gilda-UNAMS ha voluto “provocare”
questa politica, per dire a gran voce che così non va.
Che non si può pretendere rispetto dai docenti se non
si riconosce, con fatti concreti, il loro ruolo. Sono molti
i punti mortificanti per i docenti nel documento #labuonascuola. Valga per tutti, la proposta di eliminare
gli scatti di anzianità con i cosiddetti “scatti di competenza”. In sostanza, una raccolta punti che premierà il 66% dei docenti, mentre il 34% sarà per
definizione e a priori “ non meritevole”.
2. Il Presidente Renzi afferma che le Leggi le fa il
Parlamento e non i Sindacati…
Mi trovo d’accordo con questa posizione del Presidente Renzi. E’ vero che le Leggi sono compito del
Parlamento e su questo la Gilda-UNAMS ha sempre
mostrato grande rispetto. Diverso è se si ritiene che
questa prerogativa neghi ai sindacati e ai cittadini
la libertà di manifestare la propria opinione. Manifestare vuol dire far sentire la propria voce, rispettando le leggi.
La libertà di manifestare non può essere messa in discussione e questo noi abbiamo fatto a Firenze il 23
novembre: rispettando le leggi, abbiamo detto no a
3. La Gilda-UNAMS ha aderito a due scioperi del
Pubblico Impiego, il 1 e il 12 dicembre. Perché questa scelta così anomala?
La Gilda-UNAMS ha sempre indirizzato la propria politica verso l’obiettivo dell’unità sindacale nella
scuola. Oggi, c’è in atto una evidente divisione tra i
sindacati del Pubblico impiego: una situazione che
noi riteniamo non favorevole per affrontare un momento così difficile e delicato. L’adesione ad entrambi gli scioperi ha avuto lo scopo di mantenere
aperto la possibilità di dialogo con tutti i sindacati e
di cercare ogni strada per superare questi conflitto. Il
nostro obiettivo è quello di convincere tutte le sigle sindacali rappresentative della scuola ad un grande sciopero unitario, a gennaio, solo sulla scuola, per protestare
e per difendere la dignità della professione docente.
4. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha premiato la costanza della Gilda-Unams,
impegnata in questo fin dal 2007, come si intende
Intanto, abbiamo già inviato una diffida al Governo,
ad adottare in tempi brevi tutti gli strumenti per far
rispettare quella sentenza (N.d.R. si veda la pag. 2 di
questo numero). Poi non tralasceremo alcuna azione
politica compresa la tutela degli eventuali ricorrenti
5. Infine, Coordinatore, nell’imminenza delle RSU
cosa dire a quei colleghi che non hanno voglia né di
candidarsi né di votare Gilda-UNAMS?
Direi semplicemente ai colleghi demotivati che tengano conto del pericolo che sta correndo la professione
docente. Candidarsi e votare le liste della Gilda-UNAMS
significa rafforzare l’unica associazione in Italia che
rappresenta e difende la professione docente.
Via Salaria, 44 - 00198 ROMA - Tel. 068845005 - 068845095 • Fax 0684082071 • Sito internet: www.gildains.it
SCHEDA RSU
È ormai ampiamente noto che, ai primi di marzo 2015, si terranno le elezioni
per il rinnovo delle RSU. Come per tutte le elezioni, è necessario conoscere
tutte le norme relative alle diverse operazioni. Pubblichiamo qui un quadro
di sintesi di massima, per ogni approfondimento o nuova informazione relativa a presentazione di liste, autenticazione di firme e così via, è bene rivolgersi alle sedi provinciali della Gilda-UNAMS, i cui indirizzi si trovano in
www.gildains, link sedi.
• Si vota il 3, 4 e 5 Marzo 2015
• Si scrutina il giorno 6 Marzo 2015
(personale che si può candidare):
1. personale in servizio a tempo indeterminato anche a tempo parziale;
2. personale in Assegnazione (si può candidare nella scuola di servizio);
3. personale in Utilizzazione (si può candidare nella scuola di servizio);
4. personale a tempo determinato con incarico annuale fino al termine dell’anno
scolastico o fino al termine delle attività didattiche.
1. i presentatori di lista;
2. i componenti della Commissione Elettorale.
(personale che ha diritto di voto):
1. personale a tempo indeterminato;
2. personale a tempo determinato in servizio alla
• Il diritto di voto si esercita
in un’unica sede. Il personale che ha spezzoni su
più sedi deve votare nella
scuola che lo amministra.
• I candidati possono anche
sottoscrivere la lista
1. le liste si possono presentare dal 14 Gennaio al 6 Febbraio 2015;
2. per ogni lista è richiesto un numero di firme almeno del 2% del totale dei dipendenti;
3. ogni dipendente può firmare per una sola lista;
4. ogni lista ha un solo presentatore che può essere un dirigente sindacale o un
dipendente delegato dall’Organizzazione Sindacale;
5. il presentatore di lista può anche essere tra i sottoscrittori solo se è dipendente della scuola sede di votazione;
6. Il numero massimo di candidati è di 4 per le scuole fino a 200 dipendenti, 8
per scuole con più di 200 dipendenti;
7. Il numero dei componenti la RSU da eleggere è di 3 per le scuole fino a 200 dipendenti e 6 per scuole con più di 200 dipendenti.
RISULTATI DEL SONDAGGIO PROPOSTO DALLA GILDA-UNAMS
#labuonascuola.
A noi risulta invece così
Dell’abolizione degli scatti di anzianità e dell'introduzione di un percorso di carriera che premi soltanto il 66% dei docenti ogni tre anni, gli insegnanti non ne vogliono
proprio sapere. Bocciata senza appello anche la chiamata diretta da parte dei presidi sulla base di un Registro nazionale dei docenti. Pollice verso pure riguardo la possibilità per famiglie e studenti di scegliere i programmi di studio.
a Gilda degli Insegnanti fin dai primi giorni di settembre, molto prima delle
altre OOSS della scuola, ha mobilitato i docenti per contrastare alcune delle
proposte contenute nel piano #labuonascuola del Governo Renzi.
Tra le numerose iniziative realizzate è risultato molto interessante il sondaggio
proposto dal Centro studi nazionale sui siti (www.gildains.it e www.gildaunams.it) con l’ausilio del software specializzato SurveyMonkey.
Il sondaggio, che ha raccolto le opinioni di 2.734 insegnanti di ogni ordine e grado
di scuola, ha proposto nove domande sulle diverse ipotesi del piano #labuonascuola: assunzione precari, scatti di anzianità, reclutamento, carriera, merito, programmi di studio, alternanza scuola/lavoro, e finanziamenti privati alla scuola
pubblica statale. Quattro le opzioni di risposta offerte ai partecipanti per esprimere
il loro livello di gradimento delle proposte avanzate su questi argomenti dal progetto
Renzi-Giannini. I dati più significativi in termini di risposte negative riguardano gli
scatti di anzianità, la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici e le progressioni di carriera basate sul merito e attribuite al 66% dei docenti ogni tre anni.
Alla domanda “siete d accordo con l abolizione degli scatti di anzianità” (Q4),
l’84,32% ha risposto “per niente”, il 9,24% “poco”, il 4,16% “abbastanza” e il
2,28% “molto”. Risultati in linea con quelli del quesito successivo “come giudicate la proposta di istituire un percorso di carriera che premi soltanto il 66%
degli insegnanti ogni triennio” (Q5), al quale l’81,41% ha risposto “pessima”,
il 10,86% “discreta”, il 5,49% “buona” e il 2,25% “ottima”.
Rispetto alla chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici (Q3),
il 76,88% si è dichiarato “per niente favorevole”, il 13,18% “poco favorevole”, il
6,74% “abbastanza favorevole” e il 3,20% “molto favorevole”.
Anche la proposta di far scegliere i programmi di studio ad alunni e famiglie
(Q6) incontra il marcato disappunto degli insegnanti: il 73,05% si definisce “per
niente d accordo”, il 21,28% “poco d accordo”, il 4,34% “abbastanza d accordo”
e l’1,33% “molto d’accordo”.
Interpellati sul tema dell immissione in ruolo dei 148mila precari attualmente
inseriti nelle GaE (Q1), invece, quasi la metà (49,01%) degli insegnanti ha risposto di essere “molto d accordo”, il 27,47% “abbastanza”, il 14,05% “poco” e
il 9,47% “per niente”.
Quindi dell abolizione degli scatti di anzianità e dell’introduzione di un percorso di carriera che premi soltanto il 66% dei docenti ogni tre anni, gli insegnanti non ne vogliono proprio sapere. Bocciata senza appello anche la
chiamata diretta da parte dei presidi sulla base di un Registro nazionale dei docenti. Pollice verso pure riguardo la possibilità per famiglie e studenti di scegliere i programmi di studio (per i risultati delle altre domande si vedano i siti:
www.gildains.it e www.gilda-unams.it. Per lo sblocco del Contratto e il mantenimento degli scatti di anzianità.
La verità delle trecentomila firme
del mondo reale della scuola
Consegnate trecentomila (300000) firme raccolte, in
meno di un mese in tutte le sale insegnanti del paese,
non nel mondo virtuale della politica de #labuonascuola, di docenti e non-docenti che hanno messo nero
su bianco la loro firma, di persona e con l'inchiostro
per chiedere lo sblocco del Contratto e il mantenimento
degli scatti di anzianità.
Al Ministro Giannini e al Presidente del Consiglio Renzi
che hanno commentato il risultato della consultazione online su #labuonascuola con toni trionfalistici
per le circa 60.000 risposte al questionario la FGUGilda degli Insegnanti, con le altre OOSS della scuola,
risponde con l’iniziativa della raccolta di firme in tutte
le scuole d’Italia contro il blocco degli scatti di anzianità e del CCNL.
Di fronte al tentativo della politica di accantonare gli
istituti della rappresentanza sindacale, rivolgendosi
direttamente ai “lavoratori” attraverso una piattaforma online del MIUR, fin dall’inizio di settembre le
OOSS della scuola hanno mobilitato gli insegnanti e il
personale non-docente proponendo, scuola per
scuola, un documento che chiede lo sblocco del Contratto e il mantenimento degli scatti di anzianità.
La risposta degli insegnanti e dei non-docenti è stata
immediata e travolgente, in meno di un mese in tutte
le sale insegnanti del paese, non nel mondo virtuale
della politica de #labuonascuola, oltre 300.000 (trecentomila) docenti e non-docenti hanno messo nero
su bianco la loro firma, di persona e con l’inchiostro.
Il 28 ottobre, ben prima che si concludesse la virtuale consultazione de #labuonascuola, la FGUGilda degli Insegnanti, con il proprio coordinatore
Rino Di Meglio, e le altre OOSS con una conferenza
stampa a piazza Montecitorio hanno consegnato le
firme al Presidente del Consiglio.
La Gilda degli Insegnanti in questo modo ha ribadito che la scuola vera, quella non immaginata e interpretata strumentalmente dai media e dalla
politica, è già una buona scuola soprattutto per merito degli insegnanti e del loro lavoro. Infatti, la nostra buona scuola è fatta da buoni insegnanti che
lavorano in classe giorno dopo giorno, trasmettono le
conoscenze e formano il senso critico dei nostri giovani, senza dover dimostrare di essere migliori solo
perché fanno altro rispetto all’insegnamento.
#LABUONASCUOLA: UN FUOCO D’ARTIFICIO?
LA BUONA SCUOLA SENZA SOLDI. LA LEGGE
DI STABILITÀ TAGLIA ANCORA LA SCUOLA.
La “buona scuola” viene ampiamente finanziata dal peggioramento delle condizioni stipendiali e professionali dei docenti e del personale della scuola.
La legge di stabilità 2015 è stata presentata dal Governo all’opinione pubblica come una legge con finalità espansive e che finalmente torna a rifinanziare
la scuola. Si tratta delle solite boutade propagandistiche che nascondono il fatto che si continua a tagliare le risorse a casaccio per far quadrare il bilancio.
C’è effettivamente un miliardo stanziato per la scuola,
ma questo serve essenzialmente alla stabilizzazione
del precariato, atto dovuto dopo la sentenza del 26
novembre con la quale la Corte di Giustizia Europea ha
condannato l’Italia per la reiterazione illecita dei contratti a tempo determinato nella scuola. Con un miliardo si coprirebbe a malapena l’assunzione di circa
150.000 precari da settembre (periodo settembre-dicembre 2015). Per 2016 e 2017 servirebbero altri 3 miliardi. Chi finanzia tali poste di bilancio? In primis il
personale della scuola con il blocco del contratto e
degli scatti di anzianità (calcoliamo il risparmio per lo
Stato di almeno 3 miliardi). Poi abbiamo un altro miliardo nel triennio finanziato dai tagli degli esoneri e
semiesoneri dei collaboratori dei dirigenti (240 milioni), dei comandi presso gli Uffici Regionali (96 milioni), dell’organico del personale ATA (118 milioni),
delle supplenze per assistenti e tecnici amministrativi
(149 milioni), delle supplenze giornaliere nella scuola
dell’obbligo (315 milioni), del fondo per l’autonomia
scolastica (100 milioni), dei coordinatori per la pratica
sportiva (7 milioni). Più altri tagli “minori” fino ad un
totale di 1 miliardo e ventisei milioni.
Facendo quattro conti a livello elementare abbiamo
quindi 3 miliardi investiti nell’istruzione nei prossimi
tre anni compensati da più di 4 miliardi di tagli. Risultato: la “buona scuola” viene ampiamente finanziata dal peggioramento delle condizioni stipendiali
e professionali dei docenti e del personale della
A coloro che superficialmente rivendicano un positivo cambio di marcia nella struttura e formazione del
bilancio e che lamentano la limitatezza delle risorse
e i vincoli europei ricordiamo che le risorse si possono trovare nelle tante nicchie di spreco che caratterizzano la pubblica amministrazione e la struttura
della sfera della politica, in una seria lotta all’evasione, nella revisione di una politica fiscale che continua a penalizzare il lavoro dipendente e che
promette le solite regalie elettoralistiche (si veda
l’effetto vicino allo zero dei mitici 80 euro di Renzi).
Bisogna effettivamente “cambiare verso”.
“PROFESSIONE DOCENTE”
Hanno collaborato a questo numero: Tommaso De Grandis.
Progetto Grafico: Davide Corbo.
• Sped. in abb. postale art. 2 comma 20/c L. 662/96 Filiale di Roma • Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 257/90 del 24/4/90
• GILDA DEGLI INSEGNANTI - Via Salaria, 44 00198 Roma - Tel. 068845005 - Fax 0684082071
• UNAMS - Viale delle Provincie, 184 - 00162 Roma
Sito internet: www.gildaprofessionedocente.it - e-mail: [email protected]
ANNO XXV - N. 1 - GENNANIO 2015 - Stampa gennaio 2015 - ROMANA EDITRICE s.r.l.
San Cesareo (RM) Via Dell’Enopolio, 37 - Tel. 06.9570199 - Fax 06.9570599 - e-mail: [email protected]
LA GILDA IN RETE
Sito Internet nazionale,
da cui si ha accesso a tutti quelli provinciali:
Giornale Professione docente
Gildanews:
www.gildatv.it (edizione giornaliera)
CONVEGNO DELLA GILDA DEGLI INSEGNANTI E DELL’ASSOCIAZIONE DOCENTI ART.33
L’ILLUSIONE DEL CLIL:
UN’APPLICAZIONE DI PURA PARVENZA
La situazione attuale è sotto gli occhi di tutti i docenti: sono pochissimi rispetto alle necessità i docenti che possono vantare competenze linguistiche con livello C1 e una preparazione sufficiente sulla metodologia CLIL.
rande successo per il convegno nazionale organizzato dalla Gilda degli Insegnanti in collaborazione con l’Associazione Docenti Art.33 a
Venezia il 15 novembre. Il tema proposto infatti è oggetto di ampio dibattito in particolare sulle modalità
concrete di organizzazione. Il titolo del convegno era
infatti” CLIL: dalla teoria alla pratica. Criticità e proposte per quest’anno scolastico e per “la buona
scuola” del futuro.
La metodologia CLIL è stata imposta top-down con la
riforma Gelmini nella secondaria di secondo grado
con particolare riferimento ai Licei Linguistici e alle
ultime classi degli altri Licei e degli Istituti Tecnici con
la scelta politica paradossale di lasciare fuori tutta
l’istruzione professionale. È stata una proposta fortemente criticata dalla Gilda non tanto negli obiettivi
che potevano e dovevano essere di medio-lungo termine, ma per la superficialità e la fretta con cui è
stata calata nella realtà della scuola statale italiana
che la stessa riforma Gelmini ha profondamente ridimensionato in termini di organici, orari e risorse. Si è
voluto dare l’illusione all’“utenza” che a partire dall’anno scolastico 2014-15 in tutte le scuole superiori
(sempre con l’esclusione degli istituti professionaliscuole di serie B) in tutte le classi terminali ci sarebbe
stato l’insegnamento in lingua straniera (l’inglese
obbligatoriamente per gli Istituti Tecnici senza possibilità di scelte alternative) di una disciplina non linguistica (DNL) con un esame di Stato che avrebbe visto
gli studenti presentare una delle materie non letterarie proposte in lingua straniera. Per consolidare l’illusione si è addirittura immaginato che i docenti di
DNL coinvolti dovessero ottenere una certificazione
linguistica pari a C1, livello oggettivamente molto alto
e difficilmente conseguibile senza un complesso percorso di formazione specialistico dei docenti senza
provvedere alle necessarie risorse.
La situazione attuale è sotto gli occhi di tutti i docenti:
sono pochissimi rispetto alle necessità i docenti che
possono vantare competenze linguistiche con livello C1
e una preparazione sufficiente sulla metodologia CLIL.
I corsi di formazione promossi dall’amministrazione
con le Università vengono offerti in orario extrascolastico senza alcun riconoscimento economico per i frequentanti e sono di fatto finalizzati nella stragrande
maggioranza dei casi al conseguimento solo del livello
B2 (che dovrebbe essere, sempre nell’immaginario
della scuola italiana, il livello conseguito da uno stu-
dente di scuola superiore).
Di fronte all’inevitabile disastro l’amministrazione è
intervenuta nel luglio di quest’anno con una circolare
che prospetta “indicazioni transitorie” per l’applicazione del CLIL nel corrente anno scolastico. Come è
noto in essa si ammette che la situazione attuale è
una ancora in una fase di transizione e sperimentalità proponendo una serie di soluzioni finalizzate ad
una parvenza di introduzione del CLIL nelle ultime
classi della scuola superiore per non contravvenire
alla norma superiore prevista nei provvedimenti della
Al Convegno sono intervenuti la dottoressa Gisella
Langè, ispettrice del MIUR per le lingue straniere e
nota come una della promotrici della metodologia
CLIL nella scuola italiana, il prof. Graziani Serragiotto
dell’Università di Ca’ Foscari che segue in particolare
la formazione CLIL e le proposte di riforma delle lauree “quasi” abilitanti promesse dalla “buona scuola“
del governo Renzi, la responsabile formazione lingue prof.ssa Donà dell’USR Veneto e la dirigente scolastica dell’IIS Algarotti di Venezia pros.ssa Marina
Perini che ha ospitato il convegno. In particolare la
dott.ssa Langè, dopo aver ricordato i principi teorici
che sostengono la pratica del CLIL ha ribadito in
quanto “atti di indirizzo” le indicazioni date dalla circolare del luglio 2014 lasciando ampia autonomia di
organizzazione e gestione alle singole scuole. Questi i
punti che appaiono di interesse per il dibattito attuale:
• Si riconosce che il CLIL potrà andare a regime solo
nel medio-lungo periodo (dieci-quindici anni);
• Si ribadisce che circolari e normative nella fase attuale non debbono essere vissute dalle scuole
come meri adempimenti burocratici essendo ampi
i livelli di organizzazione discrezionale della metodologia CLIL;
• Si confida che i limitati finanziamenti per le attività
di formazione CLIL possano essere implementati
nell’immediato futuro con il contributo dei PON, finanziamenti dell’UE che dovrebbero essere dal
prossimo anno utilizzabili non solo dalle regioni di
• Si rilancia la proposta che la progettualità CLIL non
sia limitata solo alla secondaria di secondo grado,
ma venga estesa a partire dalla scuola dell’infanzia
con un investimento nei futuri docenti che dovrebbero essere immessi in ruolo dopo il turn over dei
Il dibattito apertosi tra i numerosi presenti ha evidenziato i noti problemi di applicazione del CLIL. In
particolare è stato in più occasioni ribadito il diffuso
malessere per il fatto che i docenti che si sono resi
disponibili a conseguire livelli di competenza per il
CLIL non siano stati adeguatamente aiutati dall’amministrazione e che le spese (libri, spese viaggi per la
frequenza, ecc,) siano totalmente a carico dei corsisti. Risulta altresì contraddittorio che i corsi universitari non diano automaticamente la certificazione B2
che invece può essere fatta a pagamento solo dagli
enti e agenzia autorizzate dal MIUR
Fabrizio Reberschegg, della Direzione Nazionale
della Gilda degli Insegnanti e presidente dell’Asso-
ciazione Docenti art.33 che ha coordinato il convegno e il dibattito ha riproposto le posizioni della
Gilda in merito al CLIL:
• È necessario ripensare complessivamente alla
normativa che ha imposto il CLIL con la riforma
del 2008 riconoscendone la contraddittorietà e i
limiti oggettivi in termini di risorse e organico.
• Il CLIL, che astrattamente potrebbe essere una
metodologia meritevole di applicazione condivisa
nei curricola di tutte le scuole, ha bisogno per la
sua applicazione di tempi lunghi di rodaggio ed
è necessario investire risorse nuove soprattutto
sui futuri docenti.
• Deve essere dato concreto riconoscimento ai docenti impegnati nei corsi di formazione. La scuola
italiana non può continuare a sostenere le innovazioni pensate da accademici e teorici della pedagogia solo sul volontariato degli insegnanti.
• Poiché l’amministrazione ha proposto un riconoscimento premiale dei docenti impegnati nella
formazione CLIL nella bozza dell’imminente contratto sulla mobilità è opportuno che l’eventuale
punteggio aggiuntivo sia limitato alle sole graduatorie interne e che non sia tale da diventare
elemento di forte discriminazione rispetto ai
tradizionali parametri.
• È necessario che prima di procedere alle future
lauree “quasi” abilitanti previste dalla riforma
del reclutamento sia fatta chiarezza sulla revisione delle attuali classi di concorso e che siano
esplicitati i CFU necessari per il conseguimento dei
livelli di certificazione linguisti B2 anche nella
• In generale la Gilda degli Insegnanti ribadisce che,
come avviene nella maggior parte dei paesi UE ed
extra UE, il livello per il CLIL nelle discipline non linguistiche è il B2. È quindi opportuno rivedere con
urgenza i livelli proposti dalla normativa originaria.
In questo momento l’amministrazione spinge ad una
applicazione del CLIL di pura parvenza. Si tratta della
solita riforma all’italiana immaginata dai tecnocrati e
dai politici che non conoscono il paese reale. È bene
spegnere i falsi entusiasmi e procedere con il Buon
Senso che i docenti hanno sempre dimostrato e che
sta tenendo in piedi la buona scuola concreta. Non
quella immaginata da Renzi.
La situazione attuale è sotto gli occhi di tutti i docenti: sono pochissimi rispetto alle necessità i docenti che possono vantare competenze linguistiche
con livello C1 e una preparazione sufficiente sulla
I corsi di formazione promossi dall’amministrazione con le Università vengono offerti in orario
extrascolastico senza alcun riconoscimento economico per i frequentanti e sono di fatto finalizzati nella stragrande maggioranza dei casi al
conseguimento solo del livello B2 (che dovrebbe
essere, sempre nell’immaginario della scuola italiana, il livello conseguito da uno studente di
Un'altra puntata della Storia della scuola.
I risultati di una secolare educazione
all’odio iniziata con il conflitto
franco-prussiano del 1870 che fu causa
diretta sia della Grande Guerra sia dei
totalitarismi che devastarono le scuole
915: la guerra cambia la scuola. Nei manuali
delle scuole elementari si insegna che occorre
educare alla disciplina, alla forza, al coraggio, all’ubbidienza perché solo così il bambino potrà diventare un buon soldato1. Furono persino compilati
abbecedari ispirati alle battaglie quali quello pubblicato da André Hellé con il titolo Alphabet de la
Grande Guerre2.
Il primo conflitto mondiale fu la “guerra dei bambini”: in Inghilterra almeno 250.0000 furono arruolati, in Serbia morirono 23.000 bambini che
ricevettero l’ordine di scappare verso il mare dove
la marina italiana ne riuscì a salvare solo 9.000.
Quando non si combatteva si doveva lavorare per sostenere l’esercito: in Italia, in Francia, in Inghilterra,
negli USA come in Canada3 i bambini non andavano
più a scuola perché dovevano raccogliere fondi per
l’esercito o lavorare per preparare viveri e rifornimenti. L’intero sistema educativo fu distrutto con
conseguenze che ebbero effetti per decenni. Si
inaugurò l’educazione all’odio; in Italia si insegnava che il Kaiser era il re degli animali e che i
“tedeschi sono uomini cattivi e feroci”4. Nel 1918 fu
pubblicato a Cremona un opuscolo intitolato Pro resistenza interna: dettati per le scuole elementari ove
si invitavano i bambini a studiare la crudeltà del nemico e a reagire in caso d’invasione.
Le fiabe per bambini vennero ridisegnate tanto che
la Bella addormentata nel bosco vedrà come protagonisti un soldato francese che accorre dalla principessa che indossa la coccarda francese5. Dai diari
degli insegnanti si apprende come le scuole non
siano più centri di apprendimento bensì punti di
assistenza per i profughi, per l’infanzia abbandonata, centri di smistamento di rifornimenti6. Nelle
aule e nelle case si incitava alla guerra, Kipling
spinse il figlio malato ad arruolarsi a soli 16 anni e il
ragazzo morì nel primo giorno di combattimento; la
tragedia sconvolse il poeta che riconsiderò l’esaltazione del conflitto tanto che scrisse: If any question
why we died / Tell them, because our fathers lied (se
qualcuno vi chiede perché siamo morti rispondi perché i nostri padri mentirono).
Non furono da meno gli insegnanti che, come narra
Erich Maria Remarque in Niente di nuovo sul fronte
occidentale, spinsero intere classi di ragazzi ad abbandonare i banchi di scuola per andare a combattere. Non mancarono le voci che denunciarono
questa pedagogia che inspirava i bambini a partecipare agli stermini di massa, tra questi vi fu Ernest
Friedrich che scrisse nel 1924 il libro Guerra alla
Guerra, un testo corredato da immagini impressio-
nanti che intendeva educare alla pace7. La Grande
Guerra fu il primo conflitto nella Storia che vide i
bambini oggetto della propaganda bellica: a Natale
del 1914 i negozi di Parigi vendevano per lo più giocattoli ispirati ai combattimenti8. Il 1915 rappresentò
uno dei più grandi inganni educativi: i sogni di potenza cancellavano gli incubi ed erano sogni imposti ai bambini come quello dell’Histoire d’un brave
petit soldat, la storia di un bambino che lascia i
suoi giochi e la famiglia per sterminare il nemico9.
La propaganda fa già intuire quel che poi capiterà:
En guerre invitava i bambini, già nel 1915, a bruciare
i libri di culture diverse e il nemico10. Questi furono i
risultati di una secolare educazione all’odio iniziata
con il conflitto franco-prussiano del 1870 che fu
causa diretta sia della Grande Guerra sia dei totalitarismi che devastarono le scuole del Novecento.
G. Caverzan, Lezioni pratiche di nozioni varie. Per
gli insegnanti delle scuole elementari, Milano 1933.
Digitalizzato in http://ufdc.ufl.edu/WOLF004875/00001
http://www.warmuseum.ca/firstworldwar/history/life-athome-during-the-war/the-home-front/the-childrens-war/
http://www.piacenzaprimogenita150.it/getFile.php?id=331
En guerre. French illustrators and the World War
http://www.lib.uchicago.edu/e/webexhibits/enguerre/children.html
http://www.vindelle.fr/histoire-et-patrimoine/pendant-laguerre-1914-1918-linstitutrice-madame-jeanne-suraudraconte/
https://libcom.org/forums/history/war-against-war-shockingly-powerful-ww1-photographs-ernst-friedrichs-classicanti.
http://www.historial.org/Musee-collection/Collection/Collections-thematiques/Les-poupees-en-guerre
http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k54759380/f2.image
http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k65116692/f13.image
CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA - SENTENZA DEL 26 NOVEMBRE 2014
LA GILDA DEGLI INSEGNANTI PER LA TUTELA
DEL DIRITTO AL LAVORO DEI PRECARI
Il sindacato sta ponendo le basi di un nuovo stato di diritto nel quale cercherà di ricostruire (o di costruire), anche per coloro i quali non hanno un lavoro definitivo,
la possibilità di un “diritto al lavoro”.
a sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 26.11.2014 segna una svolta in
materia di tutela dei diritti dei precari dello Stato italiano, e non solo. Segna una svolta perché è la prima sentenza che interviene in materia di precariato pubblico. Segna una svolta
perché è la prima sentenza che interviene in materia di precariato pubblico scolastico.
Segna una svolta perché è la prima sentenza in cui il sindacato interviene come soggetto
giuridico a difesa della tutela del “diritto al lavoro”, ponendo in essere una sorta di classaction a sostegno dei precari della scuola pubblica e contrastando, al di là delle chiacchere, il
grave fenomeno del “dumping sociale”, ossia dello sfruttamento dei lavoratori per mancato
rispetto dei diritti minimi garantiti dalla Carta Costituzionale.
La Gilda degli Insegnanti ha difeso i precari da norme scellerate del legislatore, che, con una
serie di decreti legge aveva escluso proprio il personale della scuola da qualsiasi tutela, pur prevista dalla Direttiva 1999/70/CE; ha difeso i precari da un profluvio di eccezioni poste dall’Avvocatura dello Stato, dal Comune di Napoli, dallo Stato Greco e da quello Polacco; ha difeso i precari
dalla sconcertante sentenza nr.10127 del 2012 della Corte di Cassazione che sperava di chiudere
“all’italiana” il contenzioso seriale sui contratti a termine.
Dunque per lo Stato e per i Giudici i precari non avevano diritto ad alcun tipo di tutela in Italia. Tuttavia, qualcosa si è inceppato sull’asse legislatore-magistratura, che pur avrebbe dovuto presidiare i diritti dei lavoratori e, soprattutto, il “diritto al lavoro”, salvaguardato dalla
nostra Carta Costituzionale, dal Trattato di Nizza, dal Trattato di Amsterdam, dal Trattato di
Lisbona, dalla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali del lavoratori ed infine dalla
Direttiva 1999/70/CE. La vittoria è stata preparata giocando su più tavoli, a partire dalla procedura di infrazione, attivata dalla Gilda grazie alla quale la Commissione europea ha preso posizione in giudizio a favore dei precari. Si è, poi, spostata presso il Tribunale di Napoli, dove il
sindacato si è costituito in giudizio come interventore nel ricorso di una precaria; si è concluso,
infine, con le difese di alcuni precari della Gilda di Catanzaro nella causa arrivata in Corte Costituzionale, che ha rimesso, per la prima volta, alla Corte di Giustizia, la questione sul precariato
scolastico italiano. Il 27.03.14 è stata discussa la causa in Corte di Giustizia ed il 26.11.14 il Presidente sloveno Ilesic ha letto, in un italiano abbastanza chiaro, la sentenza che cambierà defini-
tivamente le tutele dei precari in Italia.
Di sicuro i giudici non potranno più rigettare migliaia di ricorsi, allo stato pendenti, sul precariato
scolastico. La Gilda ha, nel frattempo, diffidato il Governo perché si adegui alle statuizioni
della Corte di Giustizia ed alle tutele previste dalla Direttiva 1999/70/CE e si riserva di valutare tutte le iniziative possibili, giudiziarie e politiche, al fine di ricostruire uno stato di diritto anche per i precari della scuola statale.
Il sindacato, quindi, sta ponendo le basi di un nuovo stato di diritto nel quale cercherà di ricostruire (o di costruire), anche per coloro i quali non hanno un lavoro definitivo, la possibilità di
un “diritto al lavoro”, come statuito dall’art. 4 della Cost., per un “esistenza libera e dignitosa”,
come proclamato dall’art. 36 Cost., e per una “vita degna dell’uomo”, come anticipato nella Costituzione di Weimar e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Poiché su tali basi si può fondare il “valore dignitario del lavoro”, premessa necessaria per rendere possibile la solidarietà e la coesione sociale, distrutte dalla precarietà, la quale ha minato
la stessa democrazia, che su tali valori e principi trova il suo asse portante.
Il sindacato, quindi, oggi “supplendo” alla politica ed ai partiti politici nonché alle stesse istituzioni, si pone quale possibile strumento “politico” strategico impegnato, in prima linea, per il miglioramento delle condizioni di lavoro, della giustizia sociale, della solidarietà tra le generazioni,
della lotta contro le esclusioni e la discriminazione sociale, a difesa, in ultima analisi, dei valori
fondanti di uno Stato di diritto.
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Firenze, 23 novembre 2014: noi c` eravamo. Di Gianluigi Dotti
Legge di stabilità: le reazioni di Flc-Cgil, Gilda e Cobas
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Scatti … particolari di “colore” locale
27 FEBBRAIO 2015 presso I.T.I. “MARCONI” GILDA DEGLI
Roma, 15 settembre 2015 Prot. n. 265/2015 flcgil DP

References: art. 1

SENTENZA 
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SENTENZA 
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 art. 2
 ART.33
 Art.33
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 SENTENZA 
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