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Timestamp: 2020-04-02 18:58:56+00:00

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Codice etico - Collegio dei Professori Universitari di Chirurgia
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Codice etico del Collegio dei docenti di Chirurgia Generale (06/C1 ex MED18)
Il nostro Paese sta attraversando un delicato periodo di trasformazione e di ricerca di una nuova coesione attorno a principi condivisi, in una società frequentemente incerta e smarrita in cui la zona grigia tra legalità ed illegalità, tra valori e disvalori tende ad allargarsi ed a confondersi sempre più, anche in virtù dei segnali che giungono dal mondo istituzionale, economico e mediatico.. Per uscire da questo stato di grave disagio sociale, appare quindi indispensabile impegnarsi a fondo per reintrodurre una dimensione etica nella società italiana e promuovere una maggiore responsabilità nella gestione del “bene comune”. L’Università italiana, che per le sue finalità istituzionali dovrebbe rappresentare il vertice della cultura e della scienza, il motore principale dello sviluppo materiale, morale ed intellettuale del Paese, non è certo esente da responsabilità. In questi ultimi anni l’Università è stata infatti oggetto di critiche serrate e di scandali ripetuti, che hanno investito ogni sua componente e dai quali sono scaturite diverse indagini giudiziarie ed inchieste giornalistiche. Tutto ciò ha contribuito a creare attorno all’Università un clima di diffidenza, se non di aperta ostilità, da parte dell’opinione pubblica, un clima quindi che non consente di considerare l’Università un punto di sicuro ancoraggio dei valori civili. Il nostro Collegio ritiene che le responsabilità del declino etico e culturale delle Università debbano essere anzitutto ricercate nel progressivo scadimento della “governance” degli Atenei e del senso morale dei docenti. Sono questi i fattori che hanno condizionato la cattiva gestione e gli insoddisfacenti risultati delle riforme di autonomia a livello locale, hanno reso possibile l’adozione di criteri clientelari ed hanno esasperato aspetti nepotistici che si possono ritrovare, peraltro in misura più contenuta, anche in molti settori extra-universitari, soprattutto nel campo della politica, della pubblica amministrazione, della finanza, della magistratura e della libera impresa. Il fenomeno, del resto, non riguarda solo il nostro Paese, ma l’intera Europa, gli Stati del Nord America e molti Paesi del medio ed estremo oriente. La ristrutturazione del sistema universitario, avviata con l’autonomia statutaria (L. 168/1989) e finanziaria (L. 537/1993), nonché con la riforma degli ordinamenti didattici che ha introdotto il sistema dei crediti e dei due livelli di laurea (professionalizzante e specialistica),e con la promulgazione della legge 240/2011 non ha ancora agevolato la crescita e l’atteso potenziamento degli Atenei. Pochi, ancorché radicali interventi sembrano ormai ineludibili per cambiare la situazione attuale dell’Università italiana. Bisognerebbe anzitutto sovvertire il sistema clientelare che domina lo scenario universitario e che frustra il merito, spesso mortificando i talenti migliori. Benché il riconoscimento del merito non sia garanzia assoluta di equità, senza meritocrazia la società è sicuramente più iniqua, perché accentua la discriminazione generata dalle condizioni di partenza (ceto, censo, origini, ecc.) e allo stesso tempo è anche meno competitiva, perché spreca le sue risorse migliori. Appare dunque evidente la necessità di recuperare quel bagaglio essenziale di diritti, doveri, responsabilità, finalità e mezzi di controllo, senza dei quali non è possibile costruire una vera e responsabile comunità scientifica. Finché non si adotterà un principio di responsabilità nelle scelte, per cui chi assume paga le conseguenze nel caso l’assunto non si dimostri all’altezza delle aspettative, il sistema universitario non potrà che peggiorare ulteriormente. Solo quando l’erroneità delle selezioni sarà direttamente imputata a coloro che le hanno compiute, il sistema potrà essere ricondotto ad un percorso virtuoso. Partendo da tali considerazioni, il Collegio 06/C sta tenacemente perseguendo una politica che tenda a salvaguardare e recuperare sani principi etici e morali, in grado di garantire equità meritocratica e di smuovere la preoccupante rassegnazione che serpeggia fra gli studenti, gli specializzandi, i dottorandi, i ricercatori ed i docenti. La riformulazione dello Statuto,e la federazione con i Collegi dei Professori Associati e dei Ricercatori rappresenta uno strumento utile al perseguimento dei nostri obiettivi di riforma del sistema. L’approvazione in Assemblea, a larghissima maggioranza, degli indicatori di qualità scientifica e di ricerca che gli aspiranti a partecipare alle valutazioni comparative devono possedere; sono tutti segnali che riteniamo inequivocabili della volontà di un profondo rinnovamento da parte del nostro Collegio. Si devono tuttavia individuare strumenti nuovi ed efficaci che rendano operative le buone intenzioni. Il primo, e forse più importante, di tali strumenti, ancorché privo di implicazioni legali, è appunto l’adozione di un Codice Etico di comportamento, al quale i membri del Collegio si sentano moralmente vincolati e che concorra a ridare fiducia ai giovani, ai ricercatori ed agli stessi docenti, contribuendo al tempo stesso a ribadire la precisa volontà di considerare i valori dell’alta cultura come caposaldo insostituibile dell’Università italiana. * * *
Principi ispiratori del Codice Etico
Tutela degli interessi dello studente
Esiste a tal riguardo uno “Statuto dei Diritti e dei Doveri degli Studenti Universitari” (pubblicato recentemente dal Ministero dell’Università e della Ricerca). A questo documento occorre richiamarsi al fine di tutelare gli interessi degli studenti, ed affinché gli stessi abbiano una chiara conoscenza dei loro doveri. Lo studente universitario dovrebbe essere anzitutto trattato in modo tale da promuovere il più alto grado possibile di autonomia, maturità e responsabilità. Queste qualità si evincono anche dal modo di relazionarsi con i docenti i quali, per ogni richiesta o quesito, dovrebbero sempre essere contattabili direttamente dallo studente. I docenti sono tenuti a svolgere i corsi assegnati dalle Facoltà nei termini e con le modalità definite dai crediti formativi, rispettando la puntualità delle lezioni e degli appelli d’esame, e fornendo la piena disponibilità agli studenti nel riceverli e consigliarli nel modo più opportuno. Il docente è una figura di riferimento per lo studente; egli è pertanto tenuto a dare il buon esempio ed a fornire una guida etico-morale a coloro che un domani si inseriranno nel mondo del lavoro. È indispensabile l’imparzialità del docente in ogni forma di valutazione del progresso dello studente, senza lasciarsi condizionare da eventuali segnalazioni, tenendo sempre presente che è sua responsabilità certificare ed attestare il grado di preparazione. La conduzione degli esami, sia scritti che orali, dovrà essere rigorosa ed attenta, al fine di valutare con accuratezza il grado di preparazione degli studenti. Tutto ciò a tutela del merito. Particolare attenzione dovrà essere rivolta agli studenti che per le prime volte frequentano i reparti clinici ed agli specializzandi: i docenti dovranno essere esempio di comportamento, equilibrato e rispettoso del singolo malato e del riserbo che gli è dovuto. Dovranno inoltre porre attenzione al lavoro altrettanto importante, anche se spesso non adeguatamente apprezzato, degli altri operatori sanitari.
Tutela della dignità e delle condizioni di lavoro degli studenti, degli specializzandi, dei ricercatori e dei docenti
A tale riguardo esiste una “Carta Europea dei Ricercatori” ed un Codice di condotta ai quali ispirarsi. Questi documenti costituiscono il presupposto per tutelare la dignità di chi lavora nell’Università e si basano su criteri di meritocrazia, autonomia e libera iniziativa. In tale contesto, è opportuno considerare che in questi documenti gli studenti post-laurea, i dottorandi, i borsisti e gli assegnisti – cioè tutti i soggetti assunti a contratto durante il periodo di formazione alla ricerca – sono definiti come ricercatori in formazione (“early stage researchers”). I rapporti tra le persone che vivono all’interno dell’Università dovrebbero essere ispirati a principi di lealtà e rispetto reciproco. I membri del Collegio 06/C1 dovrebbero astenersi dall’assumere atteggiamenti autoritari; questi sfociano spesso nella creazione di un clima intimidatorio, ostile od offensivo, nonché degradante per l’istituzione stessa di cui il soggetto fa parte. Similmente, l’uso dell’autorevolezza conferita dalla propria posizione accademica al fine di forzare altri a svolgere mansioni non dovute, a subire abusi o fastidi sessuali o di altra natura, è pratica odiosa e deprecabile. Allo stesso modo è da condannare, dal punto di vista morale, la creazione di un clima ostile o intimidatorio nei confronti dei Colleghi, il che configura un esercizio “sottile” di pressione. Anche quando non giunga ad arrecare danni psico-fisici all’individuo (mobbing), tale atteggiamento causa tuttavia una pressione psicologica che influenza negativamente il sereno esercizio del proprio lavoro. Rispetto della dignità personale significa anche rispetto della proprietà intellettuale, con giusto riconoscimento dei meriti individuali e condanna di qualsiasi forma di omissione consapevole nel citare fonti, ruoli o responsabilità.
Tutela dei diritti dei malati
Per quanto riguarda l’ aspetto assistenziale e quello connesso alla ricerca scientifica, l’adesione al Collegio implica che i suoi membri si attengano al massimo rispetto dei diritti del malato. In particolare, essi opereranno nella loro attività di ricerca clinica secondo le direttive e le regole contenute nei documenti pertinenti (Codice di Norimberga, Dichiarazione di Helsinki, Good Clinical Practice). Sarà inoltre loro compito seguire le direttive e le raccomandazioni della Commissione Nazionale per la Bioetica. Osserveranno scrupolosamente il principio di autodeterminazione, fornendo al paziente tutte le informazioni necessarie per una decisione consapevole. In ogni caso, il ricercatore clinico dovrà tener presente che è suo preciso dovere proteggere la vita, il benessere, la riservatezza e la dignità del paziente oggetto di sperimentazione. Nell’implementazione di studi clinici, il rapporto rischio/beneficio deve essere il più basso possibile, in accordo con il principio che il benessere del paziente è prioritario e non deve essere sacrificato a favore dell’interesse della scienza e della società.
Linearità e trasparenza dei processi decisionali
L’adozione di criteri di correttezza in tutte le manifestazioni della propria attività è non soltanto auspicabile, ma doveroso in modo da evitare qualsiasi azione arbitraria. Nelle procedure concorsuali (di qualsiasi livello) occorre giudicare i candidati in base ai loro meriti, senza tener conto di altri fattori condizionanti. Il Presidente del Collegio, dopo ogni tornata di valutazioni comparative, stilerà una relazione sull’aderenza allo spirito del presente Codice Etico da parte dei membri del Collegio chiamati a far parte delle commissioni giudicatrici. Gli ‘Ordini del Giorno’ devono essere chiari, non possono utilizzare il punto “varie ed eventuali” per inserire in maniera surrettizia questioni rilevanti, e ad essi deve essere associata in anticipo tutta la documentazione necessaria, anche utilizzando gli strumenti informativi a disposizione, in maniera da poter affrontare i punti in discussione in modo serio e responsabile. Le decisioni della Giunta saranno comunicate a tutti i Soci mediante il sito web del Collegio. I membri che fanno parte della Giunta devono essere consapevoli che stanno svolgendo un preciso compito su mandato di tutti i Colleghi, e devono considerare un obbligo la partecipazione alle sedute di Giunta. I membri della Giunta devono impegnarsi ad una proficua collaborazione, leale e piena, considerando questo un compito prioritario. Più in generale, ed in conformità a quanto previsto dallo Statuto, si auspica la rigorosa osservanza delle regole alle quali tali sedute devono essere improntate, quali il rispetto del numero legale e la legittima richiesta di verificarne l’esistenza. Si deve sempre e comunque garantire la massima libertà di pensiero e di critica ai singoli componenti.
Consapevolezza di appartenere ad una comunità scientifica
L’appartenenza ad un Collegio non può prescindere dallo spirito di partecipazione, dal coinvolgimento attivo e dalla condivisione di responsabilità. Ogni suo membro dovrebbe sentirsi vincolato a partecipare e a dare il suo contributo in relazione alla propria esperienza ed alle proprie competenze. Appartenere ad un Collegio vuol dire esser disposti ad ascoltare i propri Colleghi, provare soddisfazione per i successi degli altri docenti, farsi carico dei problemi e condividere le difficoltà che il Collegio Federato 06/C1 ha di fronte, nel rapporto con gli altri Collegi, con il CUN, con il MIUR, con il Ministero del Welfare (Lavoro, Salute e Politiche Sociali) e con le Società scientifiche nazionali ed internazionali, tra le quali in primis la Società Italiana di Chirurgia. Il senso di leale appartenenza obbliga moralmente ogni singolo appartenente al Collegio a rispettare le decisioni prese dall’Assemblea anche a maggioranza semplice,deliberate ai sensi dello statuto e del regolamento.
Consapevolezza che il benessere collettivo è più importante del benessere individuale
L’appartenenza ad un Collegio medico significa anche avere in mente le necessità della Medicina in generale e, per quanto ci riguarda più da vicino, della Chirurgia Generale; il suo rilevante impatto sulla formazione dei giovani medici in funzione della crescita della società civile. La salute dei cittadini ed il progresso scientifico e culturale del Paese devono costituire gli obbiettivi irrinunciabili dei suoi membri.
Perché un Collegio possa crescere e diventare un importante punto di riferimento, è necessario che tutte le scelte siano il più largamente possibile condivise ed approvate dalla maggioranza dei propri componenti. Condividere le scelte significa affrontare tutti i problemi che riguardano la sua vita in modo collegiale, organizzando quando opportuno gruppi di studio, commissioni, ecc. in modo da operare con responsabilità e competenza. Condivisione delle scelte significa rifiuto del “verticismo”, dell’autoritarismo, del paternalismo e del nepotismo. È fondamentale tenere in considerazione anche il parere e le eventuali relazioni di minoranza, motivando il rifiuto dei rilievi critici eventualmente emersi nella discussione di specifici problemi. I pareri di minoranza andranno sempre riportati nei verbali della Giunta. * * *
Finalità del Collegio 06/C1
Lo Statuto del Collegio definisce le finalità e gli obiettivi specifici della sua “mission”, che si possono così riassumere:
Valorizzare la Chirurgia Generale e le altre discipline comprese nel settore scientifico-disciplinare 06/C1 a tutti i livelli della docenza universitaria, considerata l’asse portante della formazione del medico.
Promuovere il progresso delle scienze mediche, con particolare riguardo alla Chirurgia Generale e alla sua visione complessiva dell’uomo malato nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, per poter offrire il migliore procedimento diagnostico-terapeutico in armonia con le altre specialità mediche. L’aggiornamento continuo, l’innovazione tecnologica, la crescita della cultura e la diffusione delle conoscenze attraverso un’attività di ricerca priva di condizionamenti, nonché l’attuazione di programmi di formazione a tutti i livelli, inclusa l’attività di formazione degli studenti, degli specializzandi, lo stimolo alla ricerca svolta nei corsi di dottorato, devono perseguire profili di eccellenza.
Promuovere lo sviluppo delle conoscenze e gli scambi culturali con altre istituzioni, sia nazionali che internazionali.
Garantire l’adozione di un comportamento etico in tutti gli aspetti di “governance”, organizzazione e gestione della politica svolta dal Collegio.
Attrarre e promuovere i migliori docenti che siano disponibili ad impegnarsi nella Chirurgia Generale, in modo tale da perseguire e mantenere i più alti livelli di didattica, di attività scientifica e di esperienza assistenziale; favorire e promuovere l’inserimento di docenti stranieri.
Stimolare ed incentivare la mobilità nazionale ed internazionale degli studenti, degli specializzandi, dei ricercatori e dei docenti. In una Società “globalizzata” e caratterizzata da inarrestabili flussi migratori, una moderna medicina dovrà fare ogni sforzo per acquisire culture ed esperienze diverse.
Sviluppare un ambito di lavoro e di apprendimento che sia continua fonte di ispirazione ed elemento di motivazione per studenti, specializzandi, ricercatori e docenti. * * *
Dopo aver definito i principi ispiratori e la “mission”, il Collegio 06/C ritiene opportuno dotarsi di un Codice Etico che affermi, in modo chiaro ed inequivocabile, quali siano i principi ed i comportamenti condivisi, ovverosia quelle regole fondamentali che tutti i suoi membri sono tenuti ad osservare e divulgare. Spetta al Presidente e alla Giunta, nonché alla Commissione Etica di cui si dirà più avanti, impegnarsi affinché i singoli articoli del presente codice siano rispettati da parte degli iscritti. Nel definire i doveri dei docenti del Collegio, il presente Codice non vuole certo sostituirsi alla Legge, ma piuttosto integrarla con disposizioni applicabili ai membri di una comunità scientifica. In fondo, i valori e i principi generali della nostra “mission” sono autorevolmente espressi nella Costituzione Italiana ed in particolare negli articoli 33 e 34, che trattano dei rapporti etico-sociali nel campo delle scienze, dell’arte e della formazione. La “mission” si ispira inoltre direttamente all’art. 4 della Costituzione e trova ulteriore supporto nel mandato costituzionale all’Università, laddove ne indica i fini nello sviluppo critico del sapere (ricerca) e nella sua trasmissione (didattica), ricordando che i clinici universitari hanno l’obbligo di realizzare questi fini anche attraverso l’esercizio dell’assistenza.
Articolo 1 – Valorizzazione della conoscenza e della giustizia
Lo sviluppo di nuove conoscenze in campo biomedico, dell’abitudine al senso critico e più in generale della cultura sono alla base di ogni ente che persegua obiettivi scientifici e formativi e quindi anche del nostro Collegio. Perché ciò avvenga, è necessario mantenere un elevato senso della giustizia ed essere quindi capaci di compiere scelte appropriate, evitando comportamenti ed atteggiamenti errati, cioè non in sintonia con i principî ispiratori e la “mission” del Collegio 06/C1 che è una comunità di individui che, con costanza e spirito di sacrificio, attende al servizio della formazione di nuove figure professionali, della ricerca scientifica e della loro promozione. La dignità, l’integrità e l’onore di queste persone rappresentano un patrimonio comune da salvaguardare e rispettare, ispirandosi principalmente ai valori custoditi nella Costituzione della Repubblica Italiana. Il Collegio intende ribadire il suo ruolo e rafforzare la sua immagine di ente moralmente sano, in cui le attività istituzionali – didattica, ricerca e assistenza ai pazienti – non siano inquinate od offuscate da episodi e comportamenti errati o addirittura illeciti.
Articolo 2 – Valorizzazione della ricerca
La ricerca è definita come attività intellettuale che mira all’ampliamento delle conoscenze scientifiche. Pertanto, al fine di stimolare la fantasia e la creatività delle nuove generazioni di studenti, di futuri professionisti e di nuovi ricercatori e docenti, occorre valorizzare al massimo l’attività di ricerca, che va considerata la principale spinta propulsiva di tutta la vita accademica, tenendola saldamente ancorata e finalizzata alla cura dei pazienti. La pubblicazione dei risultati della ricerca rappresenta il prodotto più rilevante dell’attività scientifica, un’attività che docenti e ricercatori dovranno impegnarsi a svolgere ispirandosi a principi di assoluta trasparenza e correttezza intellettuale. È precisa responsabilità di docenti e ricercatori garantire la veridicità dei dati, la loro originalità, la riproducibilità dei risultati, l’attendibilità e la completezza delle fonti consultate, il ruolo svolto dai collaboratori e l’uso appropriato delle risorse finanziarie. Ciascun membro si impegna a non sottoscrivere pubblicazioni scientifiche a cui non abbia dato un significativo contributo, evitando di essere trascinato in modo improprio fra gli autori. Ciascun autore renderà evidenti le fonti di finanziamento della ricerca, i suoi diretti o indiretti conflitti d’interesse ed impedirà che vengano tenuti comportamenti moralmente riprovevoli o peggio ancora illegali. I ricercatori del Collegio si impegnano a citare nelle proprie pubblicazioni tutti i lavori rilevanti precedenti al loro, sia nazionali che internazionali, evitando usurpazioni e appropriazione di dati o di meriti altrui. Per la piena valorizzazione della ricerca, docenti e ricercatori dovranno accertarsi che i risultati siano adeguatamente diffusi e resi accessibili ad un pubblico più vasto, usando un linguaggio sobrio e senza creare false aspettative nei malati e nella società civile. Il Docente che abbia prodotto un’opera intellettuale è tenuto a non servirsene per fini impropri, ed a mantenere la dovuta riservatezza fino al momento della divulgazione ufficiale (che coincide, di solito, con la sua pubblicazione). Per quanto riguarda i brevetti, s’impegna a seguire scrupolosamente le specifiche norme emanate a tal proposito dal proprio Ateneo. Il Collegio 06/C1 condanna il plagio (che viene definito come la parziale o totale attribuzione di idee o ricerche altrui a se stessi o ad un altro autore, prescindendo dalla lingua e dai giornali in cui queste sono ufficialmente presentate) ed ogni altra forma di “disonestà scientifica”, quali la manipolazione dei dati, l’utilizzo improprio dei finanziamenti ricevuti, la mancata citazione di collaborazioni importanti, l’appropriazione di dati e risultati di altri, la mancata citazione di lavori scientifici rilevanti, pubblicati in precedenza da altri ricercatori, sia italiani che stranieri, l’uso scorretto o arbitrario della funzione di “reviewer”, l’ostruzionismo ed il sabotaggio della ricerca o del lavoro di altri ricercatori. Pertanto, il Collegio si impegna a promuovere fortemente la cultura dell’integrità scientifica e condanna nei termini più assoluti la ‘research misconduct’ (o malpractice nella ricerca) nelle sue distinte categorie:
Plagio e autoplagio (duplicazione editoriale di risultati propri).
Falsificazione di risultati.
Fabbricazione di dati.
Ogni membro del Collegio 06/C1 si impegna:
a comunicare alla Commissione Etica qualsiasi sospetto o documentazione di ‘research misconduct’ di cui sia venuto direttamente o indirettamente a conoscenza; e
a fornire alla Commissione Etica piena collaborazione ed ogni informazione richiesta, nel caso in cui vi siano fondate ragioni per aprire una indagine su una presunta ‘research misconduct’ che coinvolga il suo gruppo di ricerca.
Articolo 3 – Valorizzazione del merito
Il Collegio impegna i suoi membri a sostenere lo sviluppo morale, scientifico e culturale dei suoi appartenenti. Alla base di questo processo vi è il riconoscimento e la consapevolezza che il merito individuale rappresenta il principale parametro di valutazione in tutti i passaggi della vita accademica. Il criterio meritocratico si applicherà ai concorsi per il reclutamento di nuovo personale a tutti i livelli accademici (docenti, ricercatori, ecc.), alla scelta dei commissari che entreranno a far parte delle commissioni concorsuali ed alla nomina di commissari in commissioni che abbiano altre finalità. I membri del Collegio che facciano parte delle commissioni suddette s’impegnano a riconoscere il merito dei candidati, anche quando questi non appartengano alla propria scuola. I membri del Collegio 06/C1 si impegnano a promuovere in tutti i modi il sistema “peer review” e a praticarlo qualora fossero chiamati a questo compito. Non accetteranno incarichi in cui si trovassero in conflitto d’interesse, diretto o indiretto, e rinunceranno comunque, qualora in commissione, a valutare progetti di propri collaboratori, parenti o affini.
Articolo 4 – Valorizzazione della didattica
Assieme alla ricerca scientifica, a cui è strettamente legata, la didattica rappresenta il fulcro dell’attività universitaria. È compito dei ricercatori, dei docenti e di tutti coloro che partecipano alla didattica come tutors e docenti nei vari settori, compreso il SSD 06/C1, promuovere a tutti i livelli la crescita culturale e morale dei discenti, favorendo il loro diritto all’apprendimento, all’aggiornamento ed allo sviluppo della loro autonomia personale e del senso critico, e trasferendo agli stessi discenti la loro esperienza professionale. Precisi ed imprescindibili doveri di ogni docente sono:
Comunicare in tempo utile i programmi di insegnamento ed i testi consigliati.
Svolgere con coerenza e regolarità il proprio corso, tenendo conto dei crediti formativi e dei regolamenti didattici.
Aggiornare periodicamente i programmi, in modo da garantire un’offerta formativa qualificata e coerente con il sapere scientifico e professionale.
Suggerire i riferimenti bibliografici più opportuni, evitando che questi riguardino libri o articoli del docente stesso, ma piuttosto fornendo allo studente un’ampia gamma di scelte.
Svolgere personalmente le lezioni che gli sono state assegnate, ed esercitare un’adeguata supervisione nei riguardi di tutors e docenti esterni.
Mostrarsi diligente e puntuale in ognuno dei compiti che l’insegnamento prevede (rispetto dei calendari d’esame e di lezioni, consegna dei registri o dei verbali d’esame ed altri aspetti organizzativi).
Svolgere le prove d’esame con equità e correttezza, evitando qualsiasi forma di discriminazione e favoritismo, e mantenendo un comportamento rispettoso della dignità personale del discente, accettando anche eventuali differenze di valutazione critica e di impostazione scientifica.
Garantire il rispetto del principio della pubblicità delle prove d’esame.
Dimostrare la massima disponibilità nel conferire con i discenti e con i loro rappresentanti, cercando di comprendere e superare eventuali dubbi e difficoltà.
Essere disponibile a seguire lo studente nello svolgimento dei tirocini ed internati, nonché nella tesi di laurea, assicurandosi che questa rappresenti un momento di crescita culturale e che sia pertanto il frutto del lavoro personale dello studente.
Al discente viene richiesto di seguire con assiduità le lezioni, le esercitazioni ed i tirocini in corsia, di preparasi con scrupolo alle prove d’esame e di mantenere in ogni circostanza, ed in particolare a contatto del malato, un comportamento adeguato e rispettoso. Il discente dovrà sentirsi membro di una comunità scientifica ed orgoglioso di farne parte.
Articolo 5 – Rifiuto e condanna di ogni ingiusta discriminazione e affermazione della uguaglianza di opportunità
Chiunque appartenga al Collegio 06/C1 ha il dovere di rifiutare qualsiasi forma di ingiusta discriminazione che riguardi fattori come la religione, le preferenze sessuali, le origini etniche, la cittadinanza, l’aspetto fisico, le convinzioni personali e politiche, le scelte sociali e familiari, la disabilità, il sesso e l’età. Si verifica una condizione di discriminazione ogni qualvolta una persona venga trattata meno favorevolmente da quanto sia, sia stata o verrebbe trattata un’altra persona in un’analoga situazione. I ricercatori e i docenti del Collegio rifiutano ogni forma di irragionevole ed immotivato pregiudizio sociale, ogni atteggiamento di chiusura o di dichiarata ostilità verso individui considerati “diversi”. Rifiutano pertanto con decisione l’idea di supremazia o di superiorità morale ed intellettuale di un gruppo rispetto ad un altro.
Articolo 6 – Libertà di pensiero ed onestà accademica
Le libertà di opinione, di pensiero e di insegnamento sono alla base di ogni istituzione universitaria. I membri del Collegio rispettano questi principi e si impegnano alla creazione di un ambiente che favorisca la piena libertà di pensiero, nella consapevolezza che sia l’unico modo per raggiungere l’eccellenza e la creatività sia nella ricerca scientifica che nella didattica e nella pratica assistenziale. I docenti avranno altresì il dovere di non abusare della propria autorità per condizionare ideologicamente allievi e studenti, e di non svolgere alcuna attività di propaganda professionale, politica e religiosa. Essi sono tenuti a mantenere una condotta collaborativa, costruttiva e rispettosa nei confronti delle decisioni di carattere organizzativo assunte dai Consigli di Corso di Laurea, dai Dipartimenti, e dagli organi di Governo accademico, anche quando queste non siano condivise, senza rinunciare a manifestare le proprie idee e comunque senza superare i limiti posti dalla propria coscienza. I membri del Collegio si asterranno da giudizi denigratori nei riguardi degli altri Colleghi e collaboratori.
Si ha conflitto di interessi quando l’interesse privato di un membro contrasti realmente, o potenzialmente, con quello dell’Università. Conflitto di interessi può aversi a causa di rapporti di lavoro con enti di formazione potenzialmente concorrenti con l’Ateneo; per l’utilizzazione della propria posizione accademica al fine di favorire interessi personali; per l’uso di informazioni acquisite nello svolgimento del proprio lavoro svolto da privato; per la partecipazione a trattative e contratti in cui la contropartita sia costituita da favori a familiari o soci di Società di cui lo stesso sia partecipe. Conflitto di interessi può anche verificarsi per incarichi remunerati di consulenza, o di altro tipo, in favore di soggetti esterni che siano in evidente e diretta concorrenza con l’Ateneo in cui il docente presta servizio. Il docente che in una determinata circostanza venga a trovarsi (o abbia il sospetto di trovarsi) in una situazione di conflitto fra i propri interessi (in qualità di reviewer, componente di commissione di finanziamento, di progetti, ecc.) deve darne immediata notizia alla persona responsabile di grado superiore (Direttore di Dipartimento, Preside di Facoltà) e rinunciare all’incarico.
Articolo 8 – Nepotismo, familismo e favoritismo
I membri del Collegio che acquisiscano posizioni di potere non dovranno mai abusarne per ottenere vantaggi o benefici per sé, per i propri familiari o amici. Nel caso specifico ricorre nepotismo (e familismo) quando un docente o un ricercatore utilizzino la loro influenza per favorire incarichi, chiamate su posti di ruolo o assunzioni per i loro parenti e affini. Il Collegio condanna e rifiuta il nepotismo, perché tale costume contrasta con la dignità umana e con la valorizzazione dei meriti individuali, è incompatibile con l’onestà intellettuale e con il principio meritocratico, tende a screditare l’Università e il Collegio stesso di fronte ai cittadini, ed è il principale fattore responsabile della “fuga” all’estero di molti studiosi italiani. Al nepotismo vanno assimilate le pratiche del favoritismo di un docente nei confronti dei propri allievi o collaboratori. Si presume che vi sia favoritismo quando un docente ottenga vantaggi accademici per allievi o collaboratori, senza che questi abbiano i requisiti scientifici richiesti ed un curriculum adeguato.
Articolo 9 – Abuso di posizione accademica, fastidi sessuali o di altra natura
A nessun membro del Collegio è consentito di utilizzare l’autorevolezza della propria posizione accademica, o del suo ufficio, al fine di forzare altri collaboratori ad eseguire prestazioni o servizi svantaggiosi per i primi. Similmente, il Collegio condanna chi utilizza il proprio ruolo accademico per impedire o rallentare la carriera di Colleghi più giovani, o comunque in posizione subordinata, senza una giusta causa. L’abuso di posizione accademica può anche riguardare atteggiamenti e comportamenti indotti da pulsioni sessuali. È condannata ogni forma di abuso e fastidio sessuale, intesi come condotte discriminatorie lesive del senso di dignità umana, e deve essere assicurata alle vittime di tali abusi comprensione e protezione libere da ogni pregiudizio.
Articolo 10 – Informazioni riservate
Tutti i membri del Collegio sono tenuti a rispettare la riservatezza relativa a persone o enti di cui l’Università di appartenenza detiene informazioni che si desidera non vengano divulgate o siano comunque protette.
Articolo 11 – Doveri inerenti all’attività assistenziale
I docenti e ricercatori del Collegio 06/C1, che operano in ambito clinico (Facoltà di Medicina e Chirurgia e Scuole di Specializzazione medico-cliniche) hanno l’obbligo di uniformarsi alle norme deontologiche che regolano l’esercizio della Medicina e della Chirurgia. Opereranno inoltre nel pieno rispetto delle leggi e convenzioni nazionali ed internazionali (Convenzione di Oviedo; Comitato Etico dell’Azienda di appartenenza). In nessun caso sarà possibile sottoporre il paziente a procedure diagnostico-terapeutiche al solo fine di ricerca, senza il suo esplicito consenso scritto preceduto da esaustiva informazione e senza il parere di un comitato etico. I Colleghi sono tenuti ad un continuo aggiornamento sulle linee guida emanate, al fine di poter disporre di adeguati sussidi per le scelte diagnostico-terapeutiche a cui saranno chiamati. I membri del Collegio assumeranno nei confronti dei Colleghi delle altre professioni sanitarie e del personale tecnico-amministrativo, con cui collaborano nei reparti e negli altri servizi, un atteggiamento di rispetto e di collaborazione costruttiva. Collaboreranno lealmente con la direzione generale e sanitaria dell’Azienda in cui lavorano e si renderanno disponibili a partecipare a commissioni al fine di realizzare una organizzazione efficiente ed efficace dell’assistenza, impegnandosi in particolare nelle commissioni terapeutiche, della qualità, del rischio clinico, nella formazione del personale e nei comitati etici. I docenti clinici non dovranno porsi in situazioni di conflitto di interessi con l’ente assistenziale (l’Azienda Ospedaliera) presso il quale svolgono la loro attività in regime di convenzione. Essi sono tenuti al rispetto dell’impegno orario settimanale richiesto dall’Azienda – e concordato a livello di Convenzione attraverso i protocolli d’intesa – ed al conseguente controllo.
Al fine di vigilare sul rispetto e sull’osservanza di ogni singolo punto della “mission” e degli articoli sopra riportati, il Collegio istituisce una Commissione Etica formata da 3 professori ordinari, 2 professori associati ed 1 ricercatore, liberamente eletti tra i membri del Collegio Federato. Della stessa Commissione dovrà inoltre far parte un’ autorevole personalità nel campo della società civile, con funzione di Presidente, scelta dall’Assemblea su una rosa di nomi proposti dalla Giunta Esecutiva. La Commissione resterà in carica 3 anni e verrà successivamente rinnovata in tutto o in parte, garantendo in ogni caso che nessun membro resti in carica per più di due mandati. La Commissione elegge al suo interno un Segretario. La nomina a membro della Commissione Etica è incompatibile con la carica di membro della Giunta Esecutiva o con altri incarichi assegnati dal Collegio 06/C1. Compiti essenziali della Commissione Etica sono i seguenti:
Eseguire indagini, accertamenti e controlli su avvenimenti, di qualsiasi natura, nei quali vi sia il sospetto di violazione del Codice Etico o di un mancato rispetto della “mission”.
Informare gli organi di governo accademico su eventuali violazioni del Codice Etico o mancato rispetto della “mission”.
Pubblicare una relazione annuale sull’attività della Commissione, dalla quale risultino le indagini effettuate, i provvedimenti suggeriti e quelli applicati.
Segnalare al Collegio dei Probiviri eventuali fatti o situazioni suscettibili di richiami ufficiali o altri provvedimenti disciplinari nei confronti di membri del Collegio che abbiano agito in aperta violazione dei principi del Codice Etico o in chiaro contrasto con la “mission”.
Favorire la composizione amichevole di eventuali controversie, liti e disaccordi fra membri del Collegio.
Proporre agli organi di governo del Collegio 06/C1 eventuali modifiche, revisioni o integrazioni del Codice Etico.
Promuovere la più ampia diffusione del Codice Etico e della “mission”, affinché tutti gli appartenenti al SSD 06/C, iscritti o no al Collegio, ne siano a conoscenza.
Mantenere stretti rapporti con Commissioni Etiche e centri di ricerca sull’Etica di altre società scientifiche comunitarie e internazionali.
Stimolare e promuovere la ricerca sull’Etica istituzionale e professionale, e sviluppare lo svolgimento e la valutazione di programmi formativi su aspetti etici specifici per ogni area disciplinare.

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 8

Articolo 9

Articolo 10

Articolo 11