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Timestamp: 2017-11-18 21:44:01+00:00

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Il dibattimento include lo stadio preparatorio degli atti e delle verifiche preliminari, la soluzione delle questioni pregiudiziali e incidentali la formulazione delle richieste istruttorie e l'espletamento dell'istruttoria per l'accertamento dei fatti concernenti la responsabilità penale dell'imputato con riferimento all'addebito contestato. E' possibile la modifica in dibattimento dell'imputazione in relazione a circostanze che emergano nel corso dell'istruzione. Esaurita l'istruttoria, si celebra l'udienza di discussione nella quale l'imputato ha, a pena di nullità, la possibilità di parlare per ultimo. Con la chiusura del dibattimento si apre la fase decisoria.
ARTT 470 - 524 cpp
1. La disciplina dell'udienza e la direzione del dibattimento sono esercitate dal presidente che decide senza formalità [1256]; in sua assenza la disciplina dell'udienza è esercitata dal pubblico ministero [21 reg.].
2. Per l'esercizio delle funzioni indicate in questo capo, il presidente o il pubblico ministero si avvale, ove occorra, anche della forza pubblica, che dà immediata esecuzione ai relativi provvedimenti [131, 378].
1. L'udienza è pubblica a pena di nullità [181, 472, 502 2; 147 att.; 21 reg.].
2. Non sono ammessi nell'aula di udienza coloro che non hanno compiuto gli anni diciotto, le persone che sono sottoposte a misure di prevenzione e quelle che appaiono in stato di ubriachezza, di intossicazione o di squilibrio mentale (1).
3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all'udienza come testimone [196], è fatta allontanare non appena la sua presenza non è più necessaria.
4. Non è consentita la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli appartenenti alla forza pubblica, né di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che turbano il regolare svolgimento dell'udienza sono espulse [470] per ordine del presidente o, in sua assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attività processuali.
6. I provvedimenti menzionati nel presente articolo sono dati oralmente e senza formalità [1256].
(1) Per le persone che possono essere sottoposte a misure di prevenzione v. l. 27 dicembre 1956, n. 1423 e l. 31 maggio 1965, n. 575.
1. Il giudice dispone che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse [1144; 1474 att.] quando la pubblicità può nuocere al buon costume ovvero, se vi è richiesta dell'autorità competente, quando la pubblicità può comportare la diffusione di notizie da mantenere segrete nell'interesse dello Stato [256-258, 261-263 c.p.] (1).
3. Il giudice dispone altresì che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene, quando avvengono da parte del pubblico manifestazioni che turbano il regolare svolgimento delle udienze ovvero quando è necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati [473 2; 147-ter att.].
3-bis. Il dibattimento relativo ai delitti previsti dagli articoli 600, (2) 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602(2) 609-bis, 609-ter e 609-octies del codice penale si svolge a porte aperte; tuttavia, la persona offesa può chiedere che si proceda a porte chiuse anche solo per una parte di esso. Si procede sempre a porte chiuse quando la parte offesa è minorenne. In tali procedimenti non sono ammesse domande sulla vita privata o sulla sessualità della persona offesa se non sono necessarie alla ricostruzione del fatto [1942] (3).
4. Il giudice può disporre che avvenga a porte chiuse l'esame dei minorenni [498 4; 147 4 att.; 33 min.].
(1) Sugli atti, documenti e quanto altro è coperto dal segreto di Stato, v. art. 39 l. 3 agosto 2007, n. 124.
(2) Le parole «600,» e «601, 602,» sono state inserite dall'art. 159l. 11 agosto 2003, n. 228.
(3) Comma prima inserito dall'art. 15 l. 15 febbraio 1996, n. 66 e poi modificato dall'art. 135l. 3 agosto 1998, n. 269.
1. Nei casi previsti dall'articolo 472, il giudice, sentite le parti, dispone, con ordinanza pronunciata in pubblica udienza [586], che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse. L'ordinanza è revocata con le medesime forme quando sono cessati i motivi del provvedimento.
2. Quando si è ordinato di procedere a porte chiuse, non possono per alcun motivo essere ammesse nell'aula di udienza persone diverse da quelle che hanno il diritto o il dovere di intervenire [147-ter2 att.]. Nei casi previsti dall'articolo 472, comma 3, il giudice può consentire la presenza dei giornalisti.
3. I testimoni [194 s.], i periti [220 s.] e i consulenti tecnici [225, 233, 359, 360] sono assunti secondo l'ordine in cui vengono chiamati e, fatta eccezione di quelli che sia necessario trattenere nell'aula di udienza, vi rimangono per il tempo strettamente necessario.
1. L'imputato assiste all'udienza libero nella persona, anche se detenuto, salvo che in questo caso siano necessarie cautele per prevenire il pericolo di fuga o di violenza [146-bis att.].
1. L'imputato che, dopo essere stato ammonito, persiste nel comportarsi in modo da impedire il regolare svolgimento dell'udienza, è allontanato dall'aula con ordinanza del presidente [470].
2. L'imputato allontanato [420-quinquies] si considera presente ed è rappresentato dal difensore [420-ter, 477 3, 545, 585 2b].
3. L'imputato allontanato può essere riammesso nell'aula di udienza, in ogni momento, anche di ufficio. Qualora l'imputato debba essere nuovamente allontanato, il giudice può disporre con la stessa ordinanza che sia espulso dall'aula, con divieto di partecipare ulteriormente al dibattimento, se non per rendere le dichiarazioni previste dagli articoli 503 e 523, comma 5.
1. Quando viene commesso un reato in udienza, il pubblico ministero procede a norma di legge [113], disponendo l'arresto [380, 381] dell'autore nei casi consentiti.
2. Non è consentito l'arresto del testimone in udienza per reati concernenti il contenuto della deposizione [207; 245 2h trans.].
2. Il giudice può sospendere il dibattimento soltanto per ragioni di assoluta necessità e per un termine massimo che, computate tutte le dilazioni, non oltrepassi i dieci giorni [3, 41, 47, 71, 344, 479, 508], esclusi i festivi.
3. Il presidente dà oralmente gli avvisi opportuni e l'ausiliario [126] ne fa menzione nel verbale. Gli avvisi sostituiscono le citazioni e le notificazioni per coloro che sono comparsi o debbono considerarsi presenti [1485, 420-quinquies2, 4752, 5021].
1. Fermo quanto previsto dall'articolo 3, qualora la decisione sull'esistenza del reato dipenda dalla risoluzione di una controversia civile o amministrativa di particolare complessità, per la quale sia già in corso un procedimento presso il giudice competente, il giudice penale, se la legge non pone limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa, può disporre la sospensione del dibattimento [33, 181b, 467, 477; 246 trans.], fino a che la questione non sia stata decisa con sentenza passata in giudicato [324 c.p.c.].
2. La sospensione è disposta con ordinanza, contro la quale può essere proposto ricorso per cassazione [606]. Il ricorso non ha effetto sospensivo [5881].
Verbale di udienza.[146bis2, 147bis2 att.]
1. L'ausiliario che assiste il giudice [126] redige il verbale di udienza [134 s., 510], nel quale sono indicati [136]:
a) il luogo, la data [111], l'ora di apertura e di chiusura dell'udienza;
2. Il verbale di udienza è inserito nel fascicolo per il dibattimento [431, 432].
1. Il verbale [136, 510] descrive le attività svolte in udienza e riporta sinteticamente le richieste e le conclusioni del pubblico ministero e dei difensori [482, 4942, 510].
1. Le parti hanno diritto di fare inserire nel verbale [136], entro i limiti strettamente necessari, ogni dichiarazione a cui abbiano interesse [141], purché non contraria alla legge. Le memorie [121] scritte presentate dalle parti a sostegno delle proprie richieste e conclusioni sono allegate al verbale.
2. Il presidente può disporre, anche di ufficio, che l'ausiliario [126] dia lettura di singole parti del verbale al fine di verificarne la fedeltà e la completezza. Sulla domanda di rettificazione o di cancellazione nonché sulle questioni relative a quanto previsto dal comma 1, il presidente decide con ordinanza.
1. Subito dopo la conclusione dell'udienza [477] o la chiusura del dibattimento [524], il verbale, sottoscritto alla fine di ogni foglio dal pubblico ufficiale che lo ha redatto [137], è presentato al presidente per l'apposizione del visto.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 528, i nastri impressi con i caratteri della stenotipia sono trascritti in caratteri comuni non oltre tre giorni dalla loro formazione [138].
3. I verbali e le trascrizioni sono acclusi al fascicolo per il dibattimento [431, 432].
1. Prima di dare inizio al dibattimento [492], il presidente controlla la regolare costituzione delle parti [231 att.].
2. Qualora il difensore dell'imputato non sia presente [179, 4865], il presidente designa come sostituto [102] altro difensore a norma dell'articolo 97, comma 4.
2-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 420-bis, 420-ter, 420-quater e 420-quinquies (1).
(1) Comma aggiunto dall'art. 391l. 16 dicembre 1999, n. 479.
(1) [Rinnovazione della citazione].
(1) Articolo abrogato dall'art. 392l. 16 dicembre 1999, n. 479. V. ora l'art. 420-bis.
(1) [Impedimento a comparire dell'imputato o del difensore].
(1) Articolo abrogato dall'art. 392l. 16 dicembre 1999, n. 479. V. ora l'art. 420-ter.
(1) [Contumacia dell'imputato].
(1) Articolo abrogato dall'art. 392l. 16 dicembre 1999, n. 479. V. ora l'art. 420-quater.
(1) [Assenza e allontanamento volontario dell'imputato].
(1) Articolo abrogato dall'art. 392l. 16 dicembre 1999, n. 479. V. ora l'art. 420-quinquies.
1. L'imputato già contumace [420-quater] che prova di non avere avuto conoscenza del procedimento a suo carico, può chiedere di rendere le dichiarazioni previste dall'articolo 494. Nel corso del giudizio di cassazione [610 s.] le dichiarazioni sono rese al giudice per le indagini preliminari presso il tribunale [328] del luogo in cui l'imputato si trova (1).
2. L'imputato nella richiesta prevista dal comma 1 può nominare un difensore [96] al quale deve essere dato tempestivo avviso del giorno e del luogo fissato per l'audizione; in mancanza, il giudice designa un difensore di ufficio [97]. Se l'imputato si trova in stato di custodia cautelare [284-286], le dichiarazioni devono essere assunte entro un termine non superiore a quindici giorni da quello in cui è pervenuta la richiesta.
3. La disposizione del comma 1 si applica anche nei confronti del condannato nel corso del giudizio di revisione [636] o nella fase della esecuzione [655 s.]. In tal caso le dichiarazioni sono assunte nelle forme previste dal comma 2 dal magistrato di sorveglianza del luogo in cui il condannato si trova [677].
(1) Comma così modificato dall'art. 185 d.lgs.. 19 febbraio 1998, n. 51, con effetto dalla data indicata sub art. 6.
1. Il giudice, a norma dell'articolo 132, può disporre l'accompagnamento coattivo [46 att.] dell'imputato assente [420-quinquies] o contumace [420-quater], quando la sua presenza è necessaria per l'assunzione di una prova diversa dall'esame.
1. Compiute le attività indicate negli articoli 484 e seguenti [163-bis att.], il presidente dichiara aperto il dibattimento.
2. L'ausiliario che assiste il giudice [126] dà lettura dell'imputazione [429, 450, 456, 464].
3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva [431 2].
1. Esaurita l'esposizione introduttiva [493], il presidente informa l'imputato che egli ha facoltà di rendere in ogni stato del dibattimento [489, 523 5] le dichiarazioni che ritiene opportune, purché esse si riferiscano all'oggetto dell'imputazione e non intralcino l'istruzione dibattimentale [496 s.]. Se nel corso delle dichiarazioni l'imputato non si attiene all'oggetto dell'imputazione, il presidente lo ammonisce e, se l'imputato persiste, gli toglie la parola.
2. L'ausiliario [126] riproduce integralmente le dichiarazioni rese a norma del comma 1, salvo che il giudice disponga che il verbale sia redatto in forma riassuntiva [140].
1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza [586] all'ammissione delle prove a norma degli articoli 190, comma 1, e 190-bis. Quando è stata ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altri procedimenti [238], il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova assunzione della stessa prova [147-bis2 att.] solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla prova dell'altro procedimento [468 4-bis] (1).
2. L'imputato ha diritto all'ammissione delle prove indicate a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in ordine alle prove a carico dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico [4684, 6061d].
3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i documenti [234 s.] di cui è chiesta l'ammissione.
4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale [496 s.], il giudice decide con ordinanza [586] sulle eccezioni proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove [240-bis coord.]. Il giudice, sentite le parti, può revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove già escluse [190, 190-bis, 509].
4-bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il consenso dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta (2).
(1) Comma così modificato dal d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356.
(2) Comma aggiunto dall'art. 17 l. 7 dicembre 2000, n. 397.
1. L'istruzione dibattimentale inizia con l'assunzione delle prove richieste dal pubblico ministero e prosegue con l'assunzione di quelle richieste da altre parti, nell'ordine previsto dall'articolo 493 comma 2 [151 att.] (1).
(1) Il rinvio è da riferire - attesa la riformulazione subita dell'art. 493 ad opera della l. 16 dicembre 1999, n. 479 - al comma 1 del predetto art. 493, nel quale è ora indicato l'ordine nel quale le parti sono ammesse alle richieste di prova.
1. I testimoni [194 s.] sono esaminati l'uno dopo l'altro nell'ordine prescelto dalle parti che li hanno indicati [149 att.].
2. Prima che l'esame abbia inizio, il presidente avverte il testimone dell'obbligo [198] di dire la verità. Salvo che si tratti di persona minore degli anni quattordici [196, 4982], il presidente avverte altresì il testimone delle responsabilità previste dalla legge penale [372 c.p.] per i testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Lo invita quindi a fornire le proprie generalità [495 c.p.].
2-bis. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, anche appartenenti ad organismi di polizia esteri, gli ausiliari, nonché le interposte persone, chiamati a deporre, in ogni stato e grado del procedimento, in ordine alle attività svolte sotto copertura ai sensi dell'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, e successive modificazioni, invitati a fornire le proprie generalità, indicano quelle di copertura utilizzate nel corso delle attività medesime (1).
3. L'osservanza delle disposizioni del comma 2 è prescritta a pena di nullità [181, 182].
(1) Comma inserito dall'art. 8 l. 13 agosto 2010, n. 136.
1. Le domande sono rivolte direttamente dal pubblico ministero o dal difensore che ha chiesto l'esame del testimone [1512 att.].
(4) Le parole «600,» e «601, 602,» sono state inserite dall'art. 1510l. 11 agosto 2003, n. 228. Le parole «e 612-bis» e le parole «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato», sono state inserite dall'art. 9 del d.l. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modif., dalla l. 23 aprile 2009, n. 38.
1. Fermi i divieti di lettura [514] e di allegazione [632, 643-bis, 1037, 197-bis5, 203, 228 3, 240, 254 3, 2672, 270, 271, 350 6-7, 407 3, 729], le parti, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e contenute nel fascicolo del pubblico ministero [433]. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti o sulle circostanze da contestare il testimone abbia già deposto.
1. Per l'esame dei periti [220s.,508] e dei consulenti tecnici [, 233, 359, 360] si osservano le disposizioni sull'esame dei testimoni [497-500], in quanto applicabili.
2. Il perito e il consulente tecnico hanno in ogni caso facoltà di consultare documenti, note scritte e pubblicazioni, che possono essere acquisite anche di ufficio [136].
1. In caso di assoluta impossibilità di un testimone [194 s.], di un perito [220 s.] o di un consulente tecnico [225, 233, 359, 360] a comparire per legittimo impedimento, il giudice, a richiesta di parte, può disporne l'esame nel luogo in cui si trova, dando comunicazione, a norma dell'articolo 477, comma 3, del giorno, dell'ora e del luogo dell'esame.
2. L'esame si svolge con le forme previste dagli articoli precedenti, esclusa la presenza del pubblico [471]. L'imputato e le altre parti private sono rappresentati dai rispettivi difensori. Il giudice, quando ne è fatta richiesta, ammette l'intervento personale dell'imputato interessato all'esame.
1. Il presidente dispone l'esame delle parti [150 att.] che ne abbiano fatto richiesta o che vi abbiano consentito [208], secondo il seguente ordine: parte civile [76 s.], responsabile civile [83 s.], persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria [89] e imputato [475 3].
2. L'esame si svolge nei modi previsti dagli articoli 498 e 499. Ha inizio con le domande del difensore o del pubblico ministero che l'ha chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del pubblico ministero e dei difensori [96, 97, 100] della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, del coimputato e dell'imputato. Quindi, chi ha iniziato l'esame può rivolgere nuove domande [506 2].
3. Fermi i divieti di lettura [514] e di allegazione [431, 515], il pubblico ministero e i difensori, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata [294, 350, 357 2b, 364, 373 1b, 374, 388, 391, 421, 422] e contenute nel fascicolo del pubblico ministero [431]. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia già deposto.
4. Si applica la disposizione dell'articolo 500, comma 2 (1).
5. Le dichiarazioni alle quali il difensore aveva il diritto di assistere assunte dal pubblico ministero [363, 364, 3731b, 3742, 388] o dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero [370] sono acquisite nel fascicolo per il dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal comma 3 (2).
6. La disposizione prevista dal comma 5 si applica anche per le dichiarazioni rese a norma degli articoli 294, 299, comma 3-ter, 391 e 422 (3).
(1) Comma così modificato dall'art. 17 l. 1° marzo 2001, n. 63.
(2) Comma così sostituito dall'art. 8 d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356.
(3) Comma modificato dall'art. 13 l. 8 agosto 1995, n. 332.
1. Salvo che la legge disponga diversamente [478, 4954], sulle opposizioni formulate nel corso dell'esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private il presidente decide immediatamente e senza formalità [125 6, 470].
1. Gli enti e le associazioni intervenuti nel processo a norma dell'articolo 93 possono chiedere al presidente di rivolgere domande ai testimoni [194 s.], ai periti [220 s.], ai consulenti tecnici [225, 233, 359, 360] e alle parti private che si sono sottoposte a esame. Possono altresì chiedere al giudice l'ammissione di nuovi mezzi di prova utili all'accertamento dei fatti [5116].
1. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento a iniziativa delle parti o a seguito delle letture disposte a norma degli articoli 511, 512 e 513, può indicare alle parti temi di prova nuovi o più ampi, utili per la completezza dell'esame [509].
2. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, può rivolgere domande ai testimoni, ai periti, ai consulenti tecnici, alle persone indicate nell'articolo 210 ed alle parti già esaminate, solo dopo l'esame e il controesame. Resta salvo il diritto delle parti di concludere l'esame, secondo l'ordine indicato negli articoli 498, commi 1 e 2, e 503, comma 2 (1).
(1) Comma così sostituito dall'art. 41 l. 16 dicembre 1999, n. 479.
1. Terminata l'acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario [523 6], può disporre anche di ufficio [190, 495, 5192] l'assunzione di nuovi mezzi di prove (1) [181e, 509; 151 att.] (2).
1-bis. Il giudice può disporre a norma del comma 1 anche l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento a norma degli articoli 431, comma 2, e 493, comma 3 (3).
(2) La Corte cost., con sentenza 26 marzo 1993, n. 111, nel dichiarare non fondata, nei sensi di cui in motivazione, una questione di legittimità costituzionale del presente articolo, ha escluso che «il potere del giudice di assumere d'ufficio i mezzi di prova» sia «precluso dalla carenza di attività probatorie delle parti e dalle decadenze in cui queste siano incorse», affermando altresì che «dall'art. 507 [...] si desume l'inesistenza di un potere dispositivo delle parti in materia di prova».
(3) Comma aggiunto dall'art. 42 l. 16 dicembre 1999, n. 479.
1. Se il giudice, di ufficio [190] o su richiesta di parte, dispone una perizia [392 2], il perito è immediatamente citato a comparire e deve esporre il suo parere nello stesso dibattimento [227; 152 att.]. Quando non è possibile provvedere in tale modo, il giudice pronuncia ordinanza con la quale, se è necessario, sospende [477] il dibattimento e fissa la data della nuova udienza nel termine massimo di sessanta giorni [181e; 2452l trans.].
1. Nei casi previsti dagli articoli 495, comma 4, 506 e 507 il giudice, qualora non sia possibile provvedere nella medesima udienza, sospende [477] il dibattimento per il tempo strettamente necessario, fissando la data della nuova udienza.
1. Nel verbale [134 s., 480, 483] sono indicate le generalità dei testimoni [194 s.], dei periti [220 s.], dei consulenti tecnici [225, 233, 359, 360] e degli interpreti [143] ed è fatta menzione di quanto previsto dall'articolo 497, comma 2.
2. L'ausiliario che assiste il giudice [126] documenta nel verbale lo svolgimento dell'esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private, riproducendo integralmente in forma diretta le domande poste dalle parti o dal presidente nonché le risposte delle persone esaminate.
3. Quando il giudice dispone che il verbale sia redatto solo in forma riassuntiva, i poteri di vigilanza previsti dall'articolo 140, comma 2, sono esercitati dal presidente.
1. Il giudice, anche di ufficio [190], dispone che sia data lettura, integrale o parziale, degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento [431, 501, 503 5-6, 515].
2. La lettura di verbali di dichiarazioni è disposta solo dopo l'esame della persona che le ha rese [499-503], a meno che l'esame non abbia luogo.
3. La lettura della relazione peritale [227] è disposta solo dopo l'esame del perito [501, 508].
4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela o di istanza [4311a] è consentita ai soli fini dell'accertamento della esistenza della condizione di procedibilità.
5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, può indicare specificamente gli atti utilizzabili ai fini della decisione [526]. L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il giudice dispone tuttavia la lettura, integrale o parziale, quando si tratta di verbali di dichiarazioni e una parte ne fa richiesta. Se si tratta di altri atti, il giudice è vincolato alla richiesta di lettura solo nel caso di un serio disaccordo sul contenuto di essi.
6. La facoltà di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti, prevista dai commi 1 e 5, è attribuita anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93 [505].
ARTICOLO 511 BIS
(1) Lettura di verbali di prove di altri procedimenti.
(1) Articolo inserito dall'art. 8 d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356.
1. Il giudice, a richiesta di parte, dispone che sia data lettura degli atti assunti dalla polizia giudiziaria, dal pubblico ministero, dai difensori delle parti private e dal giudice nel corso della udienza preliminare [422] quando, per fatti o circostanze imprevedibili, ne è divenuta impossibile la ripetizione (1).
1-bis. È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di distruzione degli atti di cui all'articolo 240 (2).
(1) Comma dapprima modificato dall'art. 8 d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356 e successivamente dall'art. 18 l. 7 dicembre 2000, n. 397. Il testo in vigore prima di quest'ultima modifica era il seguente: «1. Il giudice, a richiesta di parte, dispone che sia data lettura degli atti assunti dalla polizia giudiziaria, dal pubblico ministero e dal giudice nel corso della udienza preliminare quando, per fatti o circostanze imprevedibili, ne è divenuta impossibile la ripetizione». Di tale formulazione:
- Corte cost., 16 maggio 1994, n. 179, con sentenza interpretativa di rigetto, nel dichiarare infondata una questione di legittimità costituzionale degli artt. 500 comma 2-bis e 512, ha affermato che il presente articolo «non preclude la lettura delle dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria o al pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari da prossimi congiunti dell'imputato, citati come testi, che si siano avvalsi al dibattimento della facoltà di non rispondere».
- Corte cost., 25 ottobre 2000, n. 440, con sentenza interpretativa di rigetto, nel dichiarare infondata una questione di legittimità costituzionale dell'art. 512, ha affermato che: «non è consentito dare lettura delle dichiarazioni in precedenza rese dai prossimi congiunti dell'imputato che in dibattimento si avvalgono della facoltà di astenersi dal deporre a norma dell'articolo 199 codice di procedura penale, in quanto tale situazione non rientra tra le cause di natura oggettiva di impossibilità di formazione della prova in contraddittorio».
(2) Comma aggiunto dall'art. 2 d.l. 22 settembre 2006, n. 259, conv., con modif., in l. 20 novembre 2006, n. 281. Le parole «, comma 2», che seguivano la parola «284» sono state soppresse in sede di conversione in legge del medesimo decreto.
(1) Lettura di dichiarazioni rese da persona residente all'estero.
(1) Articolo originariamente inserito dall'art. 8 d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356 e poi così sostituito dall'art. 43 l. 16 dicembre 1999, n. 479.
(1) Lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare.
1. Il giudice, se l'imputato è contumace [420-quater] o assente [420-quinquies] ovvero rifiuta di sottoporsi all'esame [208, 503], dispone, a richiesta di parte, che sia data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato al pubblico ministero [364, 3731b, 374, 388] o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari [294, 391] o nell'udienza preliminare [421, 422], ma tali dichiarazioni non possono essere utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso salvo che ricorrano i presupposti di cui all'articolo 500, comma 4 (2).
2. Se le dichiarazioni sono state rese dalle persone indicate nell'articolo 210, comma 1, (3) il giudice, a richiesta di parte, dispone, secondo i casi, l'accompagnamento coattivo [132, 210] del dichiarante o l'esame a domicilio [502] o la rogatoria internazionale [727-729] ovvero l'esame in altro modo previsto dalla legge con le garanzie del contradditorio. Se non è possibile ottenere la presenza del dichiarante, ovvero procedere all'esame in uno dei modi suddetti, si applica la disposizione dell'articolo 512 qualora la impossibilità dipenda da fatti o circostanze imprevedibili al momento delle dichiarazioni. Qualora il dichiarante si avvalga della facoltà di non rispondere, il giudice dispone la lettura dei verbali contenenti le suddette dichiarazioni soltanto con l'accordo delle parti (3).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 1 l. 7 agosto 1997, n. 267. V. la disposizione transitoria di cui all'art. 6 l. n. 267, cit.
(2) Comma modificato dall'art. 181 lett. a)l. 1° marzo 2001, n. 63. V . l'art. 26 l. n. 63, cit.
(3) Comma modificato dall'art. 182 lett. b) l. n. 63, cit. La Corte cost., con sentenza 2 novembre 1998, n. 361, n. 100, aveva dichiarato llillegittimità costituzionale dell'ultimo periodo del presente comma «nella parte in cui non prevede che, qualora il dichiarante rifiuti o comunque ometta in tutto o in parte di rispondere su fatti concernenti la responsabilità di altri già oggetto delle sue precedenti dichiarazioni, in mancanza dell'accordo delle parti alla lettura si applica l'art. 500, commi 2-bis e 4 del codice di procedura penale».
(1) Letture vietate.
2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 511 è vietata la lettura dei verbali e degli altri atti di documentazione delle attività compiute dalla polizia giudiziaria. L'ufficiale o l'agente di polizia giudiziaria esaminato come testimone può servirsi di tali atti a norma dell'articolo 499, comma 5.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 2 l. 7 agosto 1997, n. 267. V. la disposizione transitoria di cui all'art. 6 l. n. 267, cit.
1. I verbali degli atti di cui è stata data lettura [512-513] e i documenti ammessi a norma dell'articolo 495 sono inseriti, unitamente al verbale di udienza, nel fascicolo per il dibattimento. fatto diverso o al reato concorrente
(1) Modifica della imputazione.
1. Se nel corso dell'istruzione dibattimentale [496-515] il fatto risulta diverso [423] da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio [429, 450, 456, 552], e non appartiene alla competenza di un giudice superiore [23], il pubblico ministero modifica l'imputazione e procede alla relativa contestazione [520].
1-bis. Se a seguito della modifica il reato risulta attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale [33-bis] anziché monocratica [33-ter], l'inosservanza delle disposizioni sulla composizione del giudice è rilevata o eccepita, a pena di decadenza [173], immediatamente dopo la nuova contestazione ovvero, nei casi indicati dagli articoli 519 comma 2 e 520 comma 2, prima del compimento di ogni altro atto nella nuova udienza fissata a norma dei medesimi articoli [521-bis] (2).
1-ter. Se a seguito della modifica risulta un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare [416 s.], e questa non si è tenuta [550], l'inosservanza delle relative disposizioni è eccepita, a pena di decadenza, entro il termine indicato dal comma 1-bis [521-bis] (3).
(1)La Corte cost., con sentenza 30 giugno 1994, n. 265, ha dichiarato llillegittimità costituzionale degli artt. 516 e 517 «nella parte in cui non prevedono la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena a norma dell'art. 444 del codice di procedura penale, relativamente al contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale ovvero quando l'imputato ha tempestivamente e ritualmente proposto la richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni». Successivamente la Corte cost., con sentenza 29 dicembre 1995, n. 530, ha dichiarato llillegittimità costituzionale dell'art. 517 «nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di proporre domanda di oblazione, ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale, relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento»; e, in applicazione dell'art. 27 l. 11 marzo 1953, n. 87, con la medesima sentenza l'art. 516 è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo «nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di proporre domanda di oblazione, ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale, relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento». Per ultimo, la Corte cost., con sentenza 18 dicembre 2009, n. 333, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo «nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento di esercizio dell'azione penale».
Reato concorrente e circostanze aggravanti risultanti dal dibattimento (1).
1. Qualora nel corso dell'istruzione dibattimentale [496-515] emerga un reato connesso a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera b), ovvero una circostanza aggravante [423] e non ve ne sia menzione nel decreto che dispone il giudizio [429, 450, 456, 552], il pubblico ministero contesta all'imputato [520] il reato o la circostanza, purché la cognizione non appartenga alla competenza di un giudice superiore [23].
1-bis. Si applicano le disposizioni previste dall'articolo 516, commi 1-bis e 1-ter (2).
(1)La Corte cost., con sentenza 30 giugno 1994, n. 265, ha dichiarato llillegittimità costituzionale degli artt. 516 e 517 «nella parte in cui non prevedono la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena a norma dell'art. 444 del codice di procedura penale, relativamente al fatto diverso o al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale ovvero quando l'imputato ha tempestivamente e ritualmente proposto la richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni». Successivamente la Corte cost., con sentenza 29 dicembre 1995, n. 530, ha dichiarato llillegittimità costituzionale dell'art. 517 «nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di proporre domanda di oblazione, ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale, relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento»; e, in applicazione dell'art. 27 l. 11 marzo 1953, n. 87, con la medesima sentenza l'art. 516 è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo «nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di proporre domanda di oblazione, ai sensi degli artt. 162 e 162-bis del codice penale, relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento». Per ultimo, la Corte cost., con sentenza 18 dicembre 2009, n. 333 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo «nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento di esercizio dell'azione penale».
(2) Comma prima aggiunto dall'art. 187 d.lgs.. 19 febbraio 1998, n. 51, con effetto dalla data indicata sub art. 6 e poi così sostituito dall'art. 475l. 16 dicembre 1999, n. 479.
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 517, il pubblico ministero procede nelle forme ordinarie se nel corso del dibattimento risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo [423] non enunciato nel decreto che dispone il giudizio [429, 450, 456, 552] e per il quale si debba procedere di ufficio.
2. Tuttavia il presidente, qualora il pubblico ministero ne faccia richiesta, può autorizzare la contestazione nella medesima udienza, se vi è consenso dell'imputato presente e non ne deriva pregiudizio per la speditezza dei procedimenti [23].
1. Nei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518, comma 2, salvo che la contestazione abbia per oggetto la recidiva [99 c.p.], il presidente informa l'imputato che può chiedere un termine per la difesa.
2. Se l'imputato ne fa richiesta, il presidente sospende il dibattimento [477] per un tempo non inferiore al termine per comparire previsto dall'articolo 429, ma comunque non superiore a quaranta giorni. In ogni caso l'imputato può chiedere l'ammissione di nuove prove a norma dell'articolo 507 (1).
3. Il presidente dispone la citazione della persona offesa [178, 180], osservando un termine non inferiore a cinque giorni (2).
(1) La Corte cost., con sentenza 3 giugno 1992, n. 241, ha dichiarato llillegittimità costituzionale del presente comma: a) «nella parte in cui nei casi previsti dall'art. 516 c.p.p., non consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall'imputato di chiedere l'ammissione di nuove prove»; b) dell'inciso «a norma dell'articolo 507». Successivamente la Corte cost., con sentenza 20 febbraio 1995, n. 50 , ha dichiarato llillegittimità costituzionale del medesimo comma «nella parte in cui, in caso di nuova contestazione effettuata a norma dell'art. 517 del medesimo codice, non consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall'imputato di chiedere l'ammissione di nuove prove».
(2) Per una sentenza interpretativa della Corte costituzionale (n. 98 del 1996), relativa alla facoltà della persona offesa citata ex art. 519 c.p.p. di costituirsi parte civile anche oltre il termine fissato dall'art. 79 c.p.p., v. sub art. 79.
1. Quando intende contestare i fatti o le circostanze indicati negli articoli 516 e 517 all'imputato contumace [420-quater] o assente [420-quinquies], il pubblico ministero chiede al presidente che la contestazione sia inserita nel verbale del dibattimento [480-483] e che il verbale sia notificato per estratto all'imputato.
2. In tal caso il presidente sospende il dibattimento [477] e fissa una nuova udienza per la prosecuzione, osservando i termini indicati nell'articolo 519, commi 2 e 3.
1. Nella sentenza [529 s., 597] il giudice può dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione [429, 450, 456, 464, 516-518, 552], purché il reato non ecceda la sua competenza [23] né risulti attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica (1).
2. Il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero se accerta che il fatto è diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio [429, 450, 456, 464, 552] ovvero nella contestazione effettuata a norma degli articoli 516, 517 e 518, comma 2.
(1) Comma dapprima così sostituito dall'art. 188 d.lgs.. 19 febbraio 1998, n. 51, con effetto dalla data indicata sub art. 6 e successivamente modificato dall'art. 476l. 16 dicembre 1999, n. 479 e dall'art. 2-undecies d.l. 7 aprile 2000, n. 82, conv., con modif., nella l. 5 giugno 2000, n. 144.
1. L'inosservanza delle disposizioni previste in questo capo è causa di nullità [177 s., 604].
2. La sentenza di condanna [533] pronunciata per un fatto nuovo, per un reato concorrente o per una circostanza aggravante senza che siano state osservate le disposizioni degli articoli precedenti è nulla soltanto nella parte relativa al fatto nuovo, al reato concorrente o alla circostanza aggravante.
1. Esaurita l'assunzione delle prove [496, 515], il pubblico ministero e successivamente i difensori [96, 97, 100] della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato formulano e illustrano le rispettive conclusioni, anche in ordine alle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3-bis (1).
3. Il presidente dirige la discussione e impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione [470].
4. Il pubblico ministero e i difensori delle parti private possono replicare [614 4]; la replica è ammessa una sola volta e deve essere contenuta nei limiti strettamente necessari per la confutazione degli argomenti avversari.
5. In ogni caso l'imputato [475 3] e il difensore devono avere, a pena di nullità [181, 182], la parola per ultimi se la domandano.
(1) Comma modificato dall'art. 4 comma 1-bis d.l. 24 novembre 2000, n. 341, conv., con modif., in l. 19 gennaio 2001, n. 4.
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References: art. 39
 sentenza 
 art. 6
 art. 493
 sentenza 

ARTICOLO 511
 sentenza 
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 art. 6
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 art. 519
 art. 79
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 art. 6
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