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Timestamp: 2019-03-22 19:33:36+00:00

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Lasciare il proprio cane sempre da solo in giardino è reato?
13 Gennaio 2017 | Autore: Annamaria Zarrelli
> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Gennaio 2017
Non prendete un cane per poi lasciarlo sempre da solo in giardino, perché potreste commettere il reato di abbandono di animali.
Lasciare il proprio cane sempre da solo in giardino, lontano dalla propria abitazione, senza compagnia e senza prestargli le necessarie cure equivale ad abbandonarlo.
In tali casi, si commette, infatti, il reato di abbandono di animali [1] punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
La previsione del reato di abbandono di animali risponde all’esigenza – largamente sentita dall’opinione pubblica – di punire l’odiosa piaga, diffusa in particolar modo nel periodo estivo, dell’abbandono degli animali.
Commette tale reato chiunque abbandoni animali domestici o che abbiano acquisito le abitudini della cattività e che, pertanto, non potrebbero sopravvivere autonomamente senza l’aiuto dell’uomo.
Si pensi ad un gatto abituato a vivere nel salotto di casa. Se lo stesso fosse lasciato per strada – probabilmente – non sopravviverebbe un giorno. E ciò non tanto per la carenza di coccole, quanto più perché non abituato a procacciarsi da solo il cibo o a difendesi da eventuali attacchi di altri animali.
Si consideri, inoltre, che commette tale reato non solo chi abbandona gli animali, ma anche chi li detiene in condizioni incompatibili con la propria natura e, pertanto, produttive di gravi sofferenze.
In particolare, configura detto reato la detenzione di gatti in piccole gabbie, tali da non consentire loro possibilità di movimento [2].
Anche chi chiude un cane nella propria auto lasciata per molto tempo al sole e ad altissime temperature commette tale reato [3].
Si consideri, inoltre, che quanto sin qui detto vale non solo per gli animali domestici, ma anche per quelli esotici e selvatici.
Ed infatti, commette il reato in parola anche chi detiene, peraltro illegalmente, esemplari di leoni vivi in gabbie di dimensioni inadeguate, in stato di denutrizione ed in condizioni igienico-sanitarie pessime [4].
Più di recente si è affermato che costituiscono maltrattamenti idonei ad integrare il reato di abbandono di animali non solo le crudeltà, le torture o le sevizie, ma anche quei comportamenti di abbandono ed incuria che offendono la sensibilità psico-fisica degli animali quali autonomi esseri viventi, capaci di reagire alle attenzioni amorevoli dell’uomo, ma anche agli stimoli del dolore [5].
Proprio a tale ultimo proposito, si tenga a mente che con una recentissima sentenza [6] la Corte di Cassazione ha condannato un uomo ritenuto colpevole di aver lasciato sempre da solo in giardino il proprio pastore tedesco, infliggendogli così gravi sofferenze.
L’uomo, invero, non si era mai occupato del proprio amico a quattro zampe.
Il povero animale, infatti, era sempre da solo in giardino, lontano dall’abitazione del proprietario, il quale non si era nemmeno accorto delle sue gravi condizioni di salute.
Il cane, infatti, non si reggeva sulle zampe, emanava cattivo odore, aveva macchie di sangue, varie lesioni, presentando addirittura piaghe da decubito, ma la cosa grave è che il proprietario non si era nemmeno accorto di tutto ciò.
Proprio per questo i giudici hanno ritenuto responsabile l’uomo non solo di abbandono, ma anche di «omessa prestazione di cura e assistenza, dovuta ad un comportamento di trascuratezza colposa», condannandolo a pagare 2 mila euro di multa più le spese del giudizio.
Il proprietario del cane ha tentato di giustificarsi dicendo che non essendo un veterinario non poteva rendersi conto della gravità della situazione e che il cane non era abbandonato a se stesso, ma si trovava nel giardino di casa.
Tuttavia, ogni tentativo di difesa per il proprietario è stato inutile.
La Cassazione, infatti, ha ritenuto integrata la responsabilità penale dell’uomo per il fatto che egli abbia detenuto il cane «in luogo distante dalla propria abitazione, quindi, con poche occasioni di stare in sua compagnia e in condizioni di salute precarie e sicuramente produttive di sofferenza fisica per l’animale, non curandosi adeguatamente dello stesso, tanto da non essersi nemmeno accorto della sua situazione fisica».
Al riguardo, la Cassazione ha ribadito che costituiscono maltrattamenti idonei ad integrare il reato di abbandono di animali «non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica degli stessi, procurando loro dolore e afflizione».
Morale della favola, non prendete un cane se poi non siete in grado di averne cura, perché poteste commettere il reato di abbandono di animali.
Eppure basta così poco per farli scodinzolare allegramente.
[1] Art. 727 cod. pen., ai sensi del quale «Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze».
[2] Cass. sent. n. 5594 del 11.06.1997.
[3] Cass. sent. n. 9905 del 04.08.1999.
[4] Cass. sent. n. 14426 del 24.03.2004.
[5] Cass. sent. n. 49298 del 19.12.2012.
[6] Cass. sent. n. 36866 del 06.09.2016.

References: sentenza 
 Art. 727
 Cass. 
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