Source: https://stranieromavero.blogspot.it/2012/01/
Timestamp: 2017-06-26 22:27:30+00:00

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Il progetto si dividerà in quattro fasi:• I Fase di conoscenza e di presentazione reciproca attraverso interviste e incontri di gruppo per raccontare e raccontarsi, N° 3 incontri.• II Fase laboratorio Teatro. Forum – 1 - : indagine, costruzione e condivisione del tema da rappresentare N° 20 incontri.• III Fase laboratorio Teatro. Forum – 2 - : elaborazione emessa in scena di un testo teatrale, N° 9 incontri.• IV Fase percorso Teatro-forum: rappresentazione e attività forum con il pubblico, N° 6 incontri.- Incontri di laboratorio Teatrale rivolti a italiani e stranieri per sviluppare le proprie capacita di recitazione, di
Il corso è gratuitoPRIMO INCONTRO DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
a Piazza Tavola Tonda, 21 ore: 15.30Gli incontri si svolgeranno il martedì dalle ore 15.30 alle 18.30 e il venerdì dalle ore 16.30 alle 19.30 - presso il Centro delle Arti e delle Culture “Tavola Tonda”, Piazza Tavola Tonda 23, Palermo.Il gruppo di lavoro sarà composto Max 15 persone provenienti dall’Italia e da paesi e culture diverse.Se sei interessato a partecipare di seguito trovi i nostri contatti:Gea Gambaro, cell. 3889318940, email: gea.gambaro@libero.itOana Manole (mediatrice socio-culturale), cell. 3333379113, email: oana_manole61@yahoo.com
(CT) - Lo scorso dicembre la polizia arrestava per estorsione un bengalese di 37 anni, Mainul Mohd Alam, interprete nel Cara di Mineo. Secondo l`accusa, si sarebbe fatto consegnare 440 euro da un suo connazionale per assicurare un esito positivo alla sua richiesta sullo status di rifugiato.
I soldi sarebbero stati un anticipo di una tangente da 5mila euro che
l`interprete avrebbe chiesto fossero consegnati a suoi familiari in Bangladesh da altri congiunti. Oggi la vittima denuncia di avere ricevuto il diniego dalla commissione.
Lavorava in Libia fino alla guerra. Poi è stato costretto a scappare.
Il 9 aprile è arrivato a Lampedusa. Quindi il trasferimento a Mineo. "Qui" racconta, "un poliziotto mi ha preso da parte e mi ha detto: contatta l`interprete. Pagalo e lui tradurrà la tua intervista alla commissione. Questo somiglia alla mafia". In totale voleva 5000 euro per
tutti i documenti. "Siamo andati in Questura e abbiamo denunciato tutto", prosegue.
Concorso Letterario Internazionale Giovani Ambasciatori C.I.R.S.I. dell Interculturalit Anno 2012 Regolamento del concorso (scadenza: 31 maggio 2012) Articolo 1 Giovani Ambasciatori C.I.R.S.I. dell Interculturalità un concorso letterario internazionale promosso dal Centro Internazionale per le Ricerche e gli Studi Interculturali (C.I.R.S.I.) al fine di promuove la
conoscenza e la diffusione dell interculturalità a livello nazionale, europeo ed internazionale. Il concorso rivolto ai giovani interessati a
diffondere ed esplorare le tematiche interculturali attraverso la scrittura, senza limitazione di genere e stile, ed in particolare le tematiche connesse ed affini a storie di migrazione, integrazione, incontro interreligioso, interetnico ed intergenerazionale. Articolo 2 Possono
partecipare al concorso tutti i giovani, detentori di qualsiasi cittadinanza, di età compresa tra i 14 e i 35 anni compiuti. Articolo 3 Si può partecipare al concorso con un unico elaborato redatto in lingua italiana. Articolo 4 Gli
elaborati dovranno essere inediti ed originali, della lunghezza massima
di 20.000 battute, spazi compresi. Ogni concorrente può partecipare con
un solo elaborato. Articolo 5 Gli elaborati devono pervenire in forma di file MS Word allegato entro giovedì 31 maggio 2012 all' indirizzo mail: con oggetto Concorso Giovani Ambasciatori C.I.R.S.I. . Il testo del messaggio deve contenere la scheda di iscrizione : Nome Cognome : Data e luogo di nascita : Indirizzo di residenza : Telefono/Cellulare : E mail : La/Il
sottoscritta/o dichiara di conoscere ed accettare le norme che regolano
il concorso ed acconsente al trattamento dei dati personali in base al Dlgs 196/2003 per le finalità connesse al concorso di cui sopra. Data Firma Articolo 6 Al vincitore sar assegnato il titolo onorifico di Giovane Ambasciatore C.I.R.S.I. dell' Interculturalità Anno 2012 La giuria potr attribuire menzioni e segnalazioni. Gli elaborati degli autori premiati, menzionati e segnalati saranno pubblicati. Articolo 7 Gli
elaborati saranno esaminati da una giuria, i cui nomi saranno resi noti
al momento della premiazione. La giuria valuterà quali sono le poesie meritevoli della pubblicazione. Il giudizio della giuria insindacabile, sia per quanto riguarda l'assegnazione dei premi sia per quanto riguarda la pubblicazione degli elaborati. Articolo 8 L'Autore, partecipando al concorso, accetta le norme del regolamento, autorizza la pubblicazione e diffusione dell elaborato inviato a titolo gratuito e con ogni mezzo, senza ulteriore preavviso. Parimenti, l'Autore garantisce espressamente che l'elaborato presentato inedito ed originale e non lede in alcun modo diritti di terzi; a tal riguardo manleva espressamente l'Organizzazione del concorso da qualsivoglia pretesa da chiunque avanzata. Per ulteriori informazioni: www.cirsi.net e.mail ************************************ C.I.R.S.I. Centro Internazionale per le Ricerche e gli Studi Interculturali International Research Centre for Intercultural Studies Centre International des Recherches et des Etudes Interculturelles E.mail: cirsi@cirsi.net PEC: cirsi@postecert.it Skype: c.i.r.s.i. Website: www.cirsi.net
La Scuola di lingua italiana per stranieri dell’Università di Palermo informa che sono aperte le iscrizioni per gli esami CILS per l’anno 2012 e rende noto che ci sono alcune novità interessanti. Da quest’anno il Centro CILS rilascia un nuovo certificato: B1 adolescenti rivolto ad un pubblico di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Il livello di competenza corrisponde al livello B1 del QCER e UNO-B1 CILS, ma con una differenziazione nella scelta dei generi testuali, selezionati in base ai contesti, alle situazioni comunicative e ai bisogni dei destinatari. Visto il crescente numero di iscritti, per facilitare l’organizzazione degli esami le date sono ora così distribuite: - per i livelli A1- A2 adulti sono state istituite due date che vanno ad aggiungersi a quelle già esistenti: giorno 24 febbraio e giorno 27 aprile (iscrizioni entro il 26/03/2012)- i livelli A1 e A2 modulo bambini, A1 e A2 modulo ragazzi, B1 adolescenti si terranno il giorno 19 maggio 2012 (iscrizioni entro il 10/04/2012)- i livelli A1 e A2 adulti in Italia A1 e A2 adulti all’estero, UNO-B1, DUE-B2, TRE-C1, QUATTRO-C2 si terranno regolarmente il giorno 7 giugno e il giorno 6 dicembre (iscrizioni entro 40 giorni).Per iscriversi agli esami è necessario rivolgersi alla Segreteria della Scuola, portare un documento valido (carta d’identità o passaporto, che deve essere lo stesso da presentare il giorno dell’esame), compilare il modulo e pagare la tassa di iscrizione.
Il prossimo 30 gennaio entrerà in vigore la tassa sui titoli di soggiorno. Da 80 a 200 euro per rinnovare un permesso o ottenere una carta di soggiorno. Anche in questo caso si sono sprecate dichiarazioni di intenti ma, a meno di una settimana dall’entrata in vigore del regolamento, ancora non sono all’orizzonte provvedimenti che ne rinviino
l’introduzione o ne cancellino l’applicazione. Secondo quanto dichiarato, in ogni caso, si andrà verso un adeguamento delle tariffe a seconda del reddito, mangtenendo però l’impianto della tassa.
Se non partiamo da qui, dal riconoscere come eferate le norme fin qui
introdotte, se pensiamo di poter normalizzare permessi a punti, detenzione, produzione di irregolarità, etc etc etc, perché mettere le mani a questa normativa rischierebbe di mettere in discussione la precaria maggiornanza che regge il governo dei tagli e dei sacrifici, allora possiamo permetterci di dire che, tecnicamente parlando, c’è bisogno di una alternativa...
Tratto da: Caro Governo Monti, tecnicamente parlando....
In vista dell’imminente incontro tra il Governo italiano e quello libico, ci rivolgiamo al presidente del consiglio, Prof. Mario Monti, con l’auspicio che già in occasione di tale incontro venga dato un chiaro e inequivocabile segnale di discontinuità rispetto alle politiche
finora adottate dall’Italia in materia di immigrazione.
Come è noto, gli accordi firmati con la Libia, a partire da quello sui pattugliamenti congiunti fino al “Trattato di amicizia, partenariato
e cooperazione”, hanno dato avvio alla pratica dei “respingimenti in mare”. A partire dal maggio 2009, tutti i barconi intercettati nel Canale di Sicilia sono stati ricondotti in Libia. Questa pratica è stata
condannata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati,
dal Consiglio d’Europa ed è attualmente oggetto di un processo intentato alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo contro il
governo italiano da 24 cittadini somali ed eritrei, riportati in Libia il 7 maggio 2009.
Molti dei migranti respinti (circa 2000 nelle varie operazioni condotte) erano richiedenti asilo che, sebbene bisognosi di protezione, sono stati invece riconsegnati alle autorità libiche, chiusi in carcere e
condannati a subire varie forme di torture e abusi. Durante le operazioni di respingimento, i migranti sono stati ingannati dai militari italiani: è stato loro detto che stavano per essere portati in Italia e, al momento dello sbarco, sono stati consegnati manu militari ai libici. In ripetute occasioni, i militari italiani sono ricorsi all’uso della forza. Le testimonianze dirette di alcuni di questi respinti sono raccolte nel documentario Mare chiuso di Stefano Liberti e Andrea Segre, prodotto da ZaLab con il supporto di Open Society Foundations, in uscita il prossimo marzo e di cui da oggi rendiamo pubblico il trailer. (Il documentario sarà in distribuzione da fine marzo 2012. Per info: distribuzione@zalab.org)
Qualunque sia l'imminente decisione della corte di Strasburgo, in occasione del suo viaggio a Tripoli chiediamo al professor Monti di annunciare chiaramente e solennemente che l’Italia cesserà ogni pratica di respingimento in mare. Auspichiamo pertanto che questo primo incontro con le autorità libiche sia un primo e decisivo passo per chiudere con un passato vergognoso e avviare un nuovo modo di affrontare le migrazioni nel pieno
rispetto degli obblighi internazionali e dei diritti umani.
As an official Italian governmental delegation, headed by Prime Minister prof. Mario Monti, is going to Libya, we urge M. Monti to mark a
clear turning point on the bilateral policy regarding immigration control. The different deals signed with Libya in the past few years, from the one on the joint patrols to the “Treaty of friendship, partenership and cooperation”, have paved the way for the so-called “push back operations” in high seas. From May 2009, all the boats intercepted in the Mediterranean Sea between Libya and Sicily have been stopped and brought back to Libya. This policy has been condamned by the United Nations High Commissioner for Refugees (Unhcr) and the Council of Europe. Moreover, the Italian government has been brought to justice at the European Court of Human Rights by 24 Somali and Eritrean nationals, who were “pushed back” to Libya on the 7th of May 2009.
Many of the “pushed back” migrants (a total of about 2000 people) were asylum seekers. While they were looking for international protection, they were instead taken back to Libya, put in jail and exposed to different forms of tortures and abuses. During the “push back
operations”, the migrants were cheated by the Italian soldiers, who told them they were heading to Italy. As they arrived in Libya, they were forcibly handed over to the Libya policemen, often in a violent manner. First-hand accounts from some of these “pushed back” migrants are part of the documentary film Mare chiuso (Closed sea), by Stefano Liberti and Andrea Segre, produced by ZaLab with the support of the Open Society Foundations. The movie will be released in March 2012. Today we show a trailer, available at this link. (The documentary will be available for screening at the end of March 2012.
Regardless to the forthcoming final verdict of the European Court of Human Rights, we urge prof. Mario Monti to
announce solemny and clearly during his official visit in Libya that Italy is not going to make “push back operations” in high seas any more.
We hope this first meeting with the new Libyan Authorities will be a
first step to turn over a shameful past and to start a new way to cope with migration in full compliance with international obligations and human rights.
Amnesty International scrive al presidente del Consiglio Monti in occasione della visita in Libia: "La cooperazione con
Tripoli sia basata sui diritti umani"
In vista della prossima visita in Libia del 21 gennaio, Amnesty International ha scritto oggi al presidente del Consiglio Mario Monti, chiedendo al governo italiano di prendere in considerazione una serie di raccomandazioni relative alla situazione dei diritti umani in Libia e alla tutela dei diritti umani dei migranti e dei richiedenti asilo.Per favorire le profonde riforme indispensabili per dare vita a un sistema di garanzie che rappresenti una rottura con l'eredità della totale impunità per le violazioni dei diritti umani lasciata dal precedente governo libico, Amnesty International sollecita il governo italiano ad assicurarsi che il rispetto dei diritti umani e la responsabilità per le violazioni dei diritti umani permeino tutte le discussioni con le autorità libiche, nonché a offrire assistenza nello sviluppo e nell'attuazione di un programma globale di riforme nel campo dei diritti umani nel paese. A questo proposito, il governo italiano dovrebbe incoraggiare le autorità libiche, tra l'altro, a:
ratificare la Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e il suo Protocollo del 1967 e cooperare pienamente con l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni
Unite per i rifugiati.
mettere da parte il Memorandum d'intesa
sul "controllo delle migrazioni", firmato con il Consiglio nazionale di
transizione (Cnt) il 17 giugno 2011, fino a una revisione approfondita dell'incidenza sui diritti umani degli accordi firmati dai due paesi in questo settore, e finché non siano state introdotte le necessarie modifiche, al fine di garantire che il "controllo dell'immigrazione" non
abbia mai luogo a spese dei diritti umani;
La lettera di Amnesty International ricorda come i precedenti accordi in materia di "controllo
dell'immigrazione" abbiano comportato gravi violazioni dei diritti umani, tra cui le operazioni di "respingimento" (rinvio forzato) in mare
verso la Libia, risultanti in arresti arbitrari, tortura e detenzione a
tempo indeterminato in condizioni disumane. Vengono citati, tra gli altri, il Protocollo tra la Repubblica italiana e la Gran Giamahiria araba libica popolare socialista, firmato dal ministro dell'Interno italiano e dal suo omologo libico il 29 dicembre 2007 (modificato nel 2009), il Protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, firmato dal Capo italiano di polizia e dal suo omologo libico (lo stesso giorno) e le disposizioni pertinenti del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato nell'agosto 2008 dall'ex primo ministro Berlusconi e
dall'allora leader libico Muammar al-Gheddafi.
Ha destato motivi di preoccupazione anche il Memorandum d'intesa firmato il 17 giugno 2011 tra le autorità italiane e il Cnt, con cui le due parti hanno confermato
il loro impegno a una gestione comune dei flussi migratori attraverso l'applicazione degli accordi già esistenti di cooperazione sull'"immigrazione irregolare", nonché all'aiuto reciproco e alla cooperazione nella "lotta contro l'immigrazione irregolare", anche attraverso il "rimpatrio di immigrati irregolari".
Amnesty International ha già avuto modo di esprimere la sua seria preoccupazione in merito a questo sviluppo. Durante il conflitto in Libia, gli africani subsahariani sono stati particolarmente soggetti ad arresti arbitrari da parte delle forze
che si opponevano al colonnello Gheddafi, basati sul colore della loro pelle e sulla convinzione che le forze di Gheddafi utilizzassero mercenari centroafricani. Un rapporto del Segretario generale dell'Onu al Consiglio di sicurezza, presentato il 28 novembre 2011, ha evidenziato che circa 7000 persone erano detenute nelle carceri e nei centri di detenzione improvvisati della Libia, molti dei quali sotto il controllo di brigate rivoluzionarie. Dal momento della nomina del nuovo governo libico, nel mese di novembre, Amnesty International ha continuato a ricevere segnalazioni da parte di africani subsahariani che
denunciano di essere perseguitati, minacciati e maltrattati. I rappresentanti di Amnesty International che hanno visitato il centro di detenzione di Ain Zara, sono venuti anche a conoscenza di circa 400 africani subsahariani, arrestati nel dicembre 2011 durante la loro fuga in barca verso l'Europa. Molti di loro hanno riferito di continuare a essere detenuti senza alcuna accusa formale in un centro di detenzione a
FINE DEL COMUNICATO Roma, 19 gennaio 2012Per approfondimenti e interviste:Amnesty International Italia - Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
Benché tra una cinquantina d’anni, a detta dell’Istat, un quarto della popolazione residente in Italia sarà composta da immigrati, gli scaffali
delle librerie continuano a essere divisi in autori italiani e stranieri: nel settore degli italiani alloggia, in ordine alfabetico, la vasta famiglia che va da Arpino a Vittorini, passando per la Brianza di Gadda e le Langhe di Fenoglio,
mentre gli scrittori dai nomi esotici – non importa se di lingua italiana o addirittura nati in Italia – sono abitualmente collocati in ordine di appartenenza geografica sugli scaffali della letteratura straniera.
Bijan Zarmandili, scrittore nato a Teheran ed esule in
Italia da cinquant’anni – capace di usare la lingua italiana con tale libertà e raffinatezza da piegarla tanto alla sontuosità della poesia persiana che alla povertà mistica dei dervisci e dei sufi – fin dal suo esordio narrativo ha combattuto per essere considerato un autore italiano. « Tutti gli scrittori in esilio », spiega, « sentono voci provenienti dai luoghi della loro infanzia; voci dei tempi in cui erano in sintonia con altri volti, con gli affetti, gli odori, i colori, i rumori, persino i silenzi della propria origine. La trascrizione di tutto questo non può che dar luogo a una scrittura ibrida,
bastarda nella forma e nel contenuto, perché, se pure nello scrittore che viene da un altro paese resta il tormento della provenienza, il paesaggio in cui si colloca è radicalmente mutato. È importante riflettere sull’ibridismo dell’autore esiliato, perché la letteratura d’immigrazione o, come preferisco dire, la letteratura dell’esilio,
nasce da un immenso e straordinario movimento di massa: milioni di uomini e di donne che si spostano da un continente all’altro, dando luogo a una cultura fatta di elementi che impongono una metamorfosi a tutte le culture coinvolte nel processo. Questa umanità bastarda contiene, inevitabilmente, molteplici talenti poetici e intellettuali, ed è in grado di trasferire le proprie esperienze in opere letterarie che assumono sonorità e stratificazioni proprio nell’incontrarsi e nel confliggere delle lingue di provenienza e di quelle adottive; l’esito di
un simile processo dialettico, tuttavia, non sta solo in una straordinaria e vitale produzione poetica, ma in una continua risignificazione dell’esistente. È per questo che, quando vengo presentato come uno “scrittore iraniano”, avverto un profondo disagio: ridurre l’identità di uno scrittore alla sua origine implica negargli il senso di questo movimento ».
L’attribuzione di una piena cittadinanza linguistica agli scrittori di origine straniera – una sorta di ius soli
per chi abbia avuto nascita alla scrittura nella nostra lingua – sembra
l’ultimo tabù della nostra globalizzazione; la loro opera non ha ancora
una nominazione condivisa, e le definizioni più usate (“letteratura migrante in lingua italiana”, “letteratura transnazionale”, “letteratura
italofona”, “letteratura postcoloniale”) si tengono in un’ambiguità
tra riconoscimento di valore letterario, giudizio politico e sguardo antropologico. « Quando la musica delle sillabe e la coerenza dei ritmi vengono utilizzate non dai poeti che hanno avuto maternità in una certa lingua, ma dai suoi figli illegittimi, confrontarsi con l’ibridismo di chi lavora con le parole diventa una vicenda complessa », dice ancora Zarmandili.
« In Italia c’è sempre il rischio che questa scrittura venga ghettizzata, etichettata, risospinta verso la sua origine, ma è proprio la novità epocale costituita dall’immigrazione a dare nuova linfa all’Italia di oggi; a darci conto del caos di questo mondo che, meraviglioso e vivificante, si riflette su di noi, chiedendoci un pensiero estetico e politico ».
Quindici anni dopo aver lasciato il Marocco per trasferirsi a Parigi, Tahar Ben Jelloun si vide assegnare il prestigiosissimo premio Goncourt, che ne fece uno scrittore di lingua francese a tutto tondo, e Hanif Kureishi,
nato a Londra da padre pakistano e madre inglese, è considerato un autore inglese, non un pakistano anglofono. Un passo avanti potrebbe essere l’attribuzione di uno Strega, un Campiello a uno dei nostri autori ibridi, a sottolineare la loro piena appartenenza alla cultura, alla letteratura italiana.
di Igiaba Scego Igiaba Scego, giornalista e scrittrice nata in Italia da una famiglia
di origini somale, risponde all'articolo di Daniela Padoan sugli scrittori che scrivono in italiano e non vincono premi letterari. L'esperienza della Scego è diversa, e l'articolo diventa spunto per attribuire le responsabilità anche ai media e alle case editrici.
Non me l’aspettavo. Naturalmente sono stata felice del premio. Onorata. Tra i premiati c’era anche il grande Javier Cercas, uno scrittore che stimo ed amo molto. Specifico che ho vinto il premio per la letteratura italiana.
Ci tengo a sottolinearlo perché era la prima volta che una figlia di migranti vinceva il premio in questa categoria del Mondello. Dopo il premio (forse ingenuamente confesso) mi aspettavo una discussione sulle pagine culturali dei
giornali. Speravo davvero che questa mia vittoria potesse essere usata come pretesto per parlare dei colleghi migranti e figli di migranti che non solo scrivono in italiano, ma danno lustro alla letteratura nazionale innervandola di nuovi temi e nuovi linguaggi. Invece c’è stato
il solito silenzio assordante.
Purtroppo ho notato che di noi nei paginoni culturali dei giornali (ma lo stesso vale per i programmi TV) non si parla proprio. Chi ne parla lo
fa spesso solo in termini folcloristici (anche se ci sono state eccezioni eccellenti a questa cattiva pratica). Perché, mi chiedo, interessiamo così poco a chi fa informazione culturale? Non siamo forse anche noi parte di questo paese? A quando la cittadinanza letteraria?
Qualcuno potrebbe obbiettare che ancora tra di noi non c’è una Zadie Smith o un Hanif Kureishi.
Ma siamo proprio sicuri di questo? Forse probabilmente la Zadie italiana ci è passata sotto il naso e non ce ne siamo accorti. Io credo che sia andata proprio così. Lo penso ogni volta che mi capita tra le mani il libro di Cristina Ali Farah Madre Piccola.
Un signor libro davvero! Poetico, complesso, coinvolgente. Un libro molto amato dagli addetti ai lavori, molto studiato nelle università estere (da Melbourne a New York) e dai gender studies. Ma sostanzialmente ignorato dalla stampa che conta qui in Italia. Poche recensioni per un libro che meritava ben altro trattamento.
Certo la stampa ha le sue colpe, ma non è la sola. Io aggiungerei tra i colpevoli anche le case editrici.
Dopo un iniziale entusiasmo per le scrittrici e gli scrittori di origine migrante siamo passati ad una momento di totale recessione. Le vie sembrano sbarrate. Si pubblica poco e manca totalmente lo scouting. Anche in questo campo ci si affida a nomi considerati sicuri, ma si punta poco sulle giovani leve. Inoltre accade spesso che il libro anche se riesce a trovare una buona pubblicazione non venga appoggiato adeguatamente dall’editore. Non si punta su questo prodotto considerandolo erroneamente troppo di frontiera. Sono ancora le piccole e medie case editrici
a fare la fortuna di una scrittrice o uno scrittore di origine migrante. Sono soprattutto loro a credere in un autore e a spingerlo. Basti pensare al rapporto che si è creato tra la E/O e Amara Lakhous, una relazione vincente in tutti i sensi.
In questo fosco panorama va segnalata però una nota positiva: le lettrici ed i lettori. Il pubblico di chi fruisce dei vari Kuruvilla, Farah, Wadja, Butcovan, Brahimi
sta crescendo. Un pubblico multietnico e curioso. Un pubblico che interagisce direttamente con gli scrittori attraverso i social network e
naviga sui siti specializzati.
letteratura dell'esilio,
letteratura meticcia,
23 gennaio, Roma – Presentazione di Diario di un Maestro, di Vittorio De Seta (1972). La proiezione sarà introdotta dalla video intervista Vittorio De Seta: La grammatica del Documentario, una
delle ultime rilasciate dal maestro del documentario italiano, realizzata da Alberto Bougleux (prod. Quaderni del CSCI-ZaLab 2008). L’evento fa parte di Vittorio De Seta - Diari di un Maestro di Cinema, una rassegna integrale su 18 schermi in omaggio al regista scomparso il 28 novembre 2011 (programma), e inaugura ZaDoc,
ciclo di proiezioni di film documentari che si terranno una volta al mese in collaborazione con il Forte Fanfulla. Alla serata interverranno Andrea Segre e le maestre della scuola "Pisacane" di Roma. Ore 21, presso il circolo Arci Forte Fanfulla Roma - via Fanfulla da Lodi 5.
24 gennaio Roma, anteprima nazionale di Benvenuti in Italia,
documentario corale realizzato da cinque giovani migranti (A. Amiri, H.
Dera, H. Dilara, Z. M. Ali, D. Yimer), prodotto da Archivio Memorie Migranti con il sostegno di Open Society Foundations. Il 27 gennaio il film sarà presentato contemporaneamente in cinque città italiane (Milano, Napoli, Roma, Venezia, Verona). Leggi il programma dettagliato qui
Io sono Li. ZaLab, in collaborazione con Jolefilm e Parthenos, lancia la distribuzione civile del film Io Sono Li,
di Andrea Segre (prod. Jolefilm, Aeternam Films 2011). Se sei interessato a organizzare una proiezione del film in formato DVD contattaci all’indirizzo comunicazione.iosonoli@yahoo.com. Il trailer del film e maggiori informazioni sulle proiezioni su
I Nostri Anni Migliori. Prosegue la distribuzione civile di I Nostri Anni Migliori di Matteo Calore e Stefano Collizzolli (prod. ZaLab 2011), racconto appassionato della rivoluzione tunisina attraverso gli occhi di cinque giovani protagonisti. Prossime proiezioni a Roma, Milano e non solo (guarda il trailer) e consulta il calendario delle proiezioni. E’ inoltre ancora possibile firmare l’appello per i Tunisini dispersi promosso da Storiemigranti.

References: Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4
 Articolo 5
 Articolo 6
 Articolo 7
 Articolo 8