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Caso Thyssenkrupp. La Corte di Cassazione rinvia il processo in appello, ma rende definitivo il giudizio di colpevolezza degli imputati.
26 aprile 2014 blognomos	Lascia un commento
Lo scorso 24 aprile, le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione hanno annullato con rinvio le condanne agli imputati per l’incendio nello stabilimento torinese della Thyssenkrupp che, nel dicembre del 2007, uccise sette operai. Di conseguenza, ci sarà un nuovo processo d’appello, ovviamente, a Torino.
Ecco il dispositivo della sentenza in questione: «Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla ritenuta esistenza della circostanza aggravante di cui al capo-verso dell’art. 437 c.p. ed al conseguente assorbimento del reato di cui all’articolo 449 c.p.. Dispone trasmettersi gli atti ad altra sezione della Corte d’assise d’Appello di Torino – prosegue il dispositivo degli ermellini – per la rideterminazione delle pene in ordine ai reati di cui agli articoli 437, comma 1, 589, commi 1, 2, 3, 61 n.3, 449 in relazione agli art 423 e 61 n. 3 c.p.. Rigetta nel resto i ricorsi del procuratore generale e degli imputati. Rigetta il ricorso della persona giuridica Thyssenkrupp acciai speciali Terni spa che condanna al pagamento delle spese processuali. Condanna in solido gli imputati – continua il dispositivo – ed il responsabile civile Thyssenkrupp acciai speciali Terni spa alla rifu-sione delle spese sostenute nel presente giudizio dalla parte civile ‘Medicina Democratica’ che liquida in complessivi euro 7 mila oltre accessori come per legge. Infine visto l’art. 624, comma 2 c.p.p. dichiara irrevocabili le parti della sentenza relative alla responsabilità degli imputati in ordine ai reati sopraindicati».
In altri termini, la responsabilità degli imputati resta inquadrata nella cornice definita dal giudizio di secondo grado, ma il nuovo processo d’appello dovrà rideterminare le pene, anche se le condanne non potranno essere aumentate. Infatti, i nuovi giudici, nell’effettuare nuovamente il calcolo delle condanne, dovranno rivedere la quantificazione delle pene concernenti i singoli reati, ma il cumulo delle sanzioni detentive che verranno comminate non dovrà superare l’ammontare complessivo delle pene inflitte nel precedente processo d’appello.
Tuttavia, gli avvocati difensori non si sono sbilanciati nel giudicare positivamente questa richiesta di rideterminazione delle pene nel merito, in quanto la Cassazione ha comunque affermato che le responsabilità penali dei sei imputati e dell’azienda sono certe, assodate e chiarite in via definitiva. Ne consegue che non ci sarà la prescrizione, poiché le Sezioni Unite hanno reso irrevocabili proprio le parti della sentenza d’appello relative alle responsabilità degli imputati.
Si tratta dell’unica certezza rinvenibile nella sentenza in questione, poiché le Sezioni Unite, dopo aver accolto l’impianto accusatorio, hanno modificato i reati. Infatti, esse hanno ritenuto che non sussistano gli estremi per l’applicazione dell’art. 437, comma 2, c.p. (il quale prevede il disastro come conseguenza dell’omissione dolosa ipotizzata nel suo primo comma), ma che, ferma restando l’omissione dolosa, l’incendio sia attribuibile agli imputati solo a titolo di colpa, così come previsto dall’art. 449 c.p..
In estrema sintesi, la Corte di Cassazione ha rinvenuto la necessità di contestare un ulteriore reato, sollevando molteplici problemi interpretativi, in quanto il comma espunto, permettendo di qualificare il disastro come conseguenza delle omissioni, rendeva possibile l’innalzamento della pena da tre a dieci anni.
La cancellazione di tale reato comporterà il fatto che, nel corso del nuovo processo d’appello, si avranno due nuove contestazioni con pene massime di cinque anni l’una (mentre il minimo edittale è di sei mesi). Infatti, il nuovo giudizio procederà nei confronti degli imputati per omicidio colposo, incendio e rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti, considerati come tre reati distinti (mentre, come detto, l’incendio era stato inizialmente considerato “assorbito” dagli altri). Pertanto, scompare l’imputazione per omicidio volontario con dolo eventuale, come aveva chiesto la Procura di Torino nei precedenti gradi di giudizio.
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incendio ThyssenkruppSentenza ThyssenKruppSezioni Unite Penali della Corte di Cassazione sul caso THyssenkrupp
Non è penalmente responsabile il datore di lavoro per omessa vigilanza sul lavoratore negligente
14 aprile 2014 blognomos	2 commenti
Di recente, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15490 del 7 aprile 2014, ha affermato che il datore di lavoro è garante del puntuale rispetto delle misure prevenzionali, anche delegando un soggetto preposto, dotato dei necessari poteri e delle specifiche competenze, qualora le dimensioni aziendali rendano inevitabile tale scelta organizzativa.
La sentenza in questione ha dovuto decidere in merito alla correttezza della sentenza con cui la Corte d’appello aveva in precedenza confermato la sentenza del GIP che dichiarava il legale rappresentante di una società colpevole del reato di cui all’art. 589, commi 1 e 2, cod. pen., avendo, per colpa generica e specifica, causato la morte del lavoratore dipendente, deceduto a seguito delle gravi ustioni riportate dopo essere stato investito dalle fiamme improvvisamente sviluppatesi dai vapori di carburante, ancora presenti all’interno di un autoveicolo, non bonificato, che il predetto era intento a demolire, mediante l’uso di un cannello ossipropanico, senza che il medesimo avesse indossato adeguati indumenti ignifughi di protezione e avesse seguito le dovute procedure di cautela.
Tuttavia, la Suprema Corte ha precisato che la Corte d’Appello, aveva ignorato la rilevante circostanza, evidenziata dalla difesa, circa il fatto che l’organigramma aziendale (peraltro, acquisito agli atti del processo) dimostrava la presenza di un dipendente preposto dal legale rappresentante al taglio delle carcasse dei mezzi da demolire.
Invece, il giudice di merito, non valutando adeguatamente tale elemento probatorio, aveva concluso semplicisticamente per la penale responsabilità del legale rappresentante che non poteva discolparsi in quanto l’avere adempiuto a tutti gli obblighi di prevenzione degli infortuni previsti dalla legge non lo esonerava dall’obbligo di controllare e garantire l’effettiva osservanza delle misure di prevenzione da parte dei lavoratori.
Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’imputato, secondo il quale la Corte d’Appello aveva basato la sentenza di secondo grado su una giustificazione illogica ed apparente in ordine alla penale responsabilità per omessa vigilanza, finendo per condannare il ricorrente su basi oggettive, a cagione della mera posizione ricoperta.
art. 589 commi 1 e 2 c.p.lavoratore negligenteomicidio colposoresponsabilità del datore di lavoroSicurezza del lavorosoggetto preposto

References: sentenza 
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art. 589