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Timestamp: 2018-07-20 04:59:22+00:00

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Retromarcia: l'automobilista ha sempre colpa
Lo sai che? Retromarcia: l’automobilista ha sempre colpa
Lo sai che? Pubblicato il 8 settembre 2015
> Lo sai che? Pubblicato il 8 settembre 2015
Massima prudenza in esecuzione di manovre difficoltose come la marcia indietro: risarcimento danni da incidente stradale e responsabilità del conducente, obbligo di dare la precedenza a veicoli e pedoni.
La scarsa visibilità e l’assenza di sensori di parcheggio non giustificano chi fa retromarcia: è chiaro, infatti, che trattandosi di una manovra particolarmente delicata, il conducente debba prestare una maggiore precauzione rispetto a quella adottata durante la guida normale. Così, non si può invocare a propria discolpa il fatto di non essersi avveduti di un ostacolo presente sulla strada (come, ad esempio, una persona ivi distesa). Sono poche, dunque, le chance per l’automobilista di salvarsi dalla condanna al risarcimento del danno.
È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di ieri [1].
La Suprema Corte invita alla massima prudenza tanto i conducenti di automobili quanto di autobus e camion: la dimensione del mezzo, la difficile visibilità dell’ostacolo o la strettoia non sono un valido motivo per poter evitare la responsabilità. Nei casi più difficili – suggeriscono i giudici – è bene che l’automobilista alzi la soglia delle precauzioni da prendere, eventualmente chiedendo l’aiuto di una persona terza che l’aiuti a fare manovra e a visionare lo stato dei luoghi nella prossimità posteriore del mezzo, vista l’evidente parzialità della vista del conducente. Insomma, chi è al volante deve tener conto di ogni evento imprevedibile, al fine di evitare danni all’incolumità di persone e/o mezzi.
Il caso ha voluto che il conducente di un mezzo pesante, nel fare retromarcia, non si accorgesse di una signora anziana che, nel frattempo, era lì a terra svenuta sulla carreggiata dove il mezzo pesante stava per fare manovra. Così la donna è stata investita ed è deceduta.
Secondo la Corte, per quanto imprevedibile l’ostacolo, l’automobilista deve adottare tutte le cautele necessarie per poter prevenire anche l’imprevedibile.
[1] Cass. sent. n. 36039/15 del 7.09.2015.
Giudice di Pace Perugia, civile, sentenza 17 novembre 2012, n. 1517
Risarcimento danni da incidente stradale – responsabilità da sinistri stradali – retromarcia del veicolo – obbligo di dare la precedenza ai veicoli in corsa normale – sinistro e responsabilità del conducente in retromarcia
Il conducente del veicolo che in fase di retromarcia, all’interno del parcheggio del centro commerciale, collida con il veicolo all’interno del quale l’istante viaggiava in qualità di terzo trasportato, con le cinture di sicurezza correttamente allacciate, risponde delle lesioni da questi subite. Invero, ai sensi dell’art. 154 CdS, se uno dei veicoli circola in retromarcia, è responsabile del sinistro; detta norma impone ai conducenti di dare sempre precedenza ai veicoli in marcia normale, non dovendo effettuarsi, tale pericolosa manovra, quando il conducente del mezzo non sia in grado di percepire e visivamente dominare lo spazio retrostante da impegnare.
Tribunale Bari, Sezione 3 civile, Sentenza 15 maggio 2012, n. 1687
Nell’effettuare la manovra di retromarcia, ciascun automobilista ha l’obbligo di adottare le necessarie cautele idonee a prevenire l’eventuale impatto con le autovetture sopraggiungenti, tenendo conto della posizione, della distanza e della direzione dei veicoli retrostanti già in movimento. In caso di scontro, pertanto, il conducente del veicolo che non abbia osservato le predette cautele, può essere ritenuto responsabile in misura concorrente o anche esclusiva del sinistro, ciò quand’anche vi sia stata violazione delle regole di prudenza (nella specie il superamento dei limiti di velocità) da parte del conducente dell’altro veicolo coinvolto.
Giudice di pace Palermo, Sezione 5 civile, Sentenza 10 marzo 2008, n. 3072
Dal principio informatore della circolazione, che impone a tutti gli utenti della strada il dovere di comportarsi in maniera da salvaguardare l’incolumità delle persone e delle cose, discende che nell’esecuzione della manovra di retromarcia incomba sul conducente l’obbligo di adottare particolari accortezze, quali l’ausilio di altra persona pronta a segnalare per tempo ogni situazione di pericolo o, quantomeno, l’utilizzo di specchietti retrovisori che consentano di avere una visione completa degli spazi retrostanti all’autovettura; peraltro, ove si riscontri che una tale manovra non sia possibile, questa non deve essere effettuata, ma rimandata ad altro momento. Ne deriva da ciò l’impossibilità di richiedere il ristoro dei danni da parte di chi, alla guida della propria autovettura, durante l’esecuzione della manovra i retromarcia, abbia urtato rovinosamente contro alcuni bidoni posti in prossimità del veicolo, ciò quand’anche la presenza di detto intralcio non sia adeguatamente segnalata con l’uso di idonei cartelli.
Tribunale San Remo, Sezione 1 civile, Sentenza 4 gennaio 2002
Il conducente di un veicolo che, uscendo in retromarcia da un parcheggio con l’intento di immettersi su strada pubblica venga a collidere con un ciclomotore ivi sopraggiungente, deve ritenersi unico responsabile del sinistro, posto che con la sua condotta colposa ha violato tanto l’obbligo generico di comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio alla circolazione ex art. 140 CdS, quanto quello specifico, di cui al successivo art. 154, di assicurarsi di potere effettuare la manovra di retromarcia senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada. In tale fattispecie, il conducente del ciclomotore deve ritenersi libero dalla presunzione di concorrente responsabilità fissata in via sussidiaria dall’art. 2054, secondo comma codice civile, nonché dall’onere di provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno.
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 17 giugno – 7 settembre 2015, n. 36039
Presidente Romis – Relatore D’Isa
Quanto alla condotta di guida dell’A. , il primo giudice aveva evidenziato che, come da lui riferito, aveva controllato che posteriormente al veicolo non ci fossero ostacoli e di avere poi proceduto, controllando sempre gli specchietti laterali di destra e di sinistra, a fare retrocedere il mezzo sino a quando non aveva avvertito “una specie di dosso”, ed, una volta sceso dall’autocarro, si era reso conto che si trattava del corpo di una donna anziana.
L’A. , con il primo motivo, denuncia la violazione degli artt. 589 e 43 cod. pen.. Argomenta che, in ragione del concomitante comportamento imprevedibile della persona offesa (soggetto non autosufficiente per l’età e per le sue condizioni di salute) nel caso di specie deve trovare applicazione il “principio di affidamento”, che la Corte d’appello non ha minimamente considerato, ed, ancorché abbia evidenziato che l’A. , procedendo in retromarcia, non aveva altro modo per uscire dalla strada pur utilizzando gli specchietti, censura la condotta di guida dell’imputato in quanto, essendo privo di strumenti che gli avrebbero potuto garantire la visuale della parte posteriore dell’autocarro o non avendo chiesto la collaborazione di altra persona che lo guidasse in sicurezza nella detta manovra, avrebbe dovuto astenersi dal porla in essere.
Orbene, per il caso di specie, sulla base degli accertamenti effettuati dalla P.G., è rimasto provato che la donna anziana, verosimilmente, è caduta sulla sede stradale per aver perso l’equilibrio, ed, in tale posizione, essa non poteva essere avvistata dal conducente dell’autocarro in retromarcia, trattasi di una circostanza del tutto imprevedibile. Tutti gli automezzi hanno una parte posteriore non visibile al guidatore, il quale, nell’effettuare la manovra di retromarcia, si “affida” che nessun soggetto – come nel caso di specie – giaccia disteso per terra.
Senza dubbio quello della circolazione stradale è un contesto meno definito di quello del lavoro in equipe (con riferimento alla colpa professionale dei medici), ove il principio in parola trova pacifica applicazione. Si configura, infatti, un’impersonale, intensa interazione che mostra frequenti violazioni delle regole di prudenza. D’altra parte, il codice della strada presenta norme che sembrano estendere al massimo l’obbligo di attenzione e prudenza, sino a comprendere il dovere di prospettarsi le altrui condotte irregolari. Ad esempio, l’art. 141 impone di regolare la velocità in relazione a tutte le condizioni rilevanti, in modo che sia evitato ogni pericolo per la sicurezza; e di mantenere condizioni di controllo del veicolo idonee a fronteggiare ogni “ostacolo prevedibile”. L’art. 145 pone la regola della “massima prudenza” nell’impegnare un incrocio. L’art. 191 prescrive la massima prudenza nei confronti dei pedoni, sia che si trovino sugli appositi attraversamenti, sia che abbiano comunque già iniziato l’attraversamento della carreggiata. Tali norme tratteggiano obblighi di vasta portata, che riguardano anche la gestione del rischio connesso alle altrui condotte imprudenti. D’altra parte, come si è accennato, le condotte imprudenti nell’ambito della circolazione stradale sono tanto frequenti che esse costituiscono un rischio tipico, prevedibile, da governare nei limiti del possibile.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 140
 art. 154
 sentenza