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Timestamp: 2018-01-17 10:59:54+00:00

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Esposizione a campo elettromagnetico, diritto alla salute e giurisdizione:
In tema di costruzione e messa in esercizio di una linea di trasmissione di energia elettrica, la domanda proposta dal privato nei confronti della P.A. o dei suoi concessionari, tesa ad ottenere – previo accertamento del pericolo per la salute derivante dall’esposizione al campo elettromagnetico, data la breve distanza tra la linea elettrica e l’abitazione dell’istante – un’inibitoria, con la richiesta, in particolare, di emanazione da parte del giudice di un ordine di interramento della linea elettrica a ridosso della abitazione del privato, è devoluta alla cognizione del giudice ordinario, atteso che la P.A. e priva di qualunque potere, ancorché agisca per motivi di interesse pubblico, di affievolire o di pregiudicare indirettamente il diritto alla salute, il quale, garantito come fondamentale dall’art. 32 della Costituzione, appartiene a quella categoria di diritti che non tollerano interferenze esterne che ne mettano in discussione l’integrità. Tale principio vale anche nel nuovo quadro di riparto della giurisdizione in materia di pubblici servizi, di cui all’art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205.
1. Luigi *** ed altri, con atto di citazione del 21 dicembre 1994, hanno convenuto in giudizio davanti al tribunale di Melfi la spa Enel (Ente nazio­nale per 1’energia elettrica), chiedendo: a) che alla convenuta fosse inibita la messa in esercizio dell’e­lettrodotto Matera S. Sofia a 380 Kv, che li esponeva al grave rischio di danno alla salute derivante dalla propagazione delle onde elettromagnetiche, ordinando­ ne 1’interramento o la rimozione; b) che fosse dichiarata l’inesistenza della servitù così come costi­tuita .
L’Enel, costituita nel giudizio, ha dedotto che 1′ elettrodotto era stato autorizzato con decreto mi­nisteriale ed ha eccepito il difetto dì giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di inibitoria ed interramento, perché devoluta alla cognizione del giudice amministrativo ai sensi dell’art.4 L. 20 mar­zo 1865 n.2248; nel merito ha chiesto il rigetto del­la domanda.
2. Il tribunale ha reso le seguenti decisioni: a) dichiarato la propria giurisdizione in relazione alla domanda dì inibitoria della messa in esercizio dell’ elettrodotto; b) ha dichiarato la carenza di giuri­sdizione del giudice ordinario sull’esistenza della servitù di elettrodotto; e) ha rigettato le domande di risarcimento del danno alla salute, perché sforni­te dì prova.
3. La Corte di appello di Potenza, con sentenza non definitiva del 14 aprile 2000 ha riconosciuto la giu­risdizione del giudice ordinario anche con riferimen­to alla domanda risarcitoria del danno non diretta­ mente connesso alla lesione del diritto alla salute, rimettendo le parti davanti al tribunale nei limiti di tale domanda. Con sentenza definitiva del 13 no­vembre 2003 ha disposto 1’inibizione della messa in esercizio del tratto dì elettrodotto che interessava l’abitazione, tra gli altri, di Luigi ***. La Corte ha dichiarato che, in base alle considerazioni illustrate nelle consulenze tecniche, era emersa la lesività per la salute umana della presenza di campi
elettromagnetici che si propagavano da11’elettrodotto incriminato.
4. La s.p.a. T.E.R.N.A., succeduta all’Enel, ha proposto ricorso per cassazione ed ha depositato memoria, con la quale ha dedotto la sopravvenuta caren­za di interesse al ricorso.
Luigi *** resiste con controricorso.
Gli altri intimati non hanno svolto attività difen­siva .
Il ricorso è stato assegnato alle sezioni unite ai sensi dell’art. 374 cod. proc. civ., in ragione della questione di giurisdizione contenuta nel primo motivo del ricorso.
1. La questione di giurisdizione.
1.1. La Corte dì appello, con la sentenza non defi­nitiva, ha respinto l’eccezione di difetto di giuri­sdizione del giudice ordinario, affermando che la pubblica amministrazione non ha un potere ablatorio del diritto alla salute costituzionalmente garantito e che ricorre la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda del privato volta alla tutela di questo diritto quando sia leso da un’attività anche provvedimentale della stessa pubblica amministrazione. Con la sentenza definitiva ha aggiunto che l’eccezione di difetto di giurisdizione non era proponibile e, in ogni caso, era infondata, giacché, ai sensi dell’ art. 5 cod. proc. civ., la giurisdizione sì determina avu­to riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda (l’atto di citazione in primo grado era stato notifi­cato il 24 gennaio 1994), escludendo la rilevanza dei successivi mutamenti normativi e dello stato di fat­to . Secondo la Corte di appello, l’art. 2 della legge 353/90, modificativo del citato art. 5, ha esteso il principio della perpetuatici iurisdictionis allo ius superveniens per esigenze di carattere pratico e per valorizzare l’atto di iniziativa della parte che chiede giustizia, rispetto ai provvedimenti dell’Au­torità che 1’amministra. Infine, 1’ordito della legge 205 del 2000 non contiene previsioni derogative dell’art. 5 cod. proc. civ.
1.2. La società T.E.R.N.A., con il primo motivo del ricorso si riferisce alla sentenza non definitiva ed a quella definitiva nella parte in cui entrambe le decisioni hanno dichiarato la giurisdizione del giu­dice ordinario in relazione alla domanda dei privati volta alla tutela del diritto alla salute.
La ricorrente sostiene che la Corte di appello non ha considerato che gli artt. 4 e 5 della legge 22 marzo 1865 n. 2248 allegato E contengono il principio della preminenza della funzione amministrativa nella realizzazione dei finì assegnati alla pubblica ammi­nistrazione, con la conseguenza che, nei giudizi pro­posti nei confronti della pubblica amministrazione, 1’intervento del giudice ordinario è ammissibile solo quando si controverta su comportamenti materiali e non anche quando questi sono espressione di azione amministrativa di tipo provvedimentale. Secondo la ricorrente, 1’accoglimento della domanda di inibito­ria della messa in esercizio di un elettrodotto o di interramento o rimozione delle linee elettriche co­stituiva illegittima interferenza con l’attività da essa svolta e, quindi, con la gestione dì un pubblico servizio e rientrava nella giurisdizione amministra­tiva ai sensi de11’art. 7 della legge n. 205 del 2000 e degli artt. 4 e 5 della legge n. 2248 del 1865. La T.E.R.N.A prosegue affermando: a) che la giurisdizio­ne del giudice ordinario non si poteva invocare in materia dì controversie relative al risarcimento del danno alla salute, poiché quella in oggetto non era una controversia meramente risarcitoria, ma era di­retta ad ottenere 1’emanazione di un provvedimento che interferiva con l’atti vita e la gestione di un servizio pubblico; b) che la giurisdizione ammini­strativa non poteva venir meno per effetto della ne­cessità di tutelare il diritto alla salute costitu­zionalmente garantito, poiché, secondo la giurispru­denza della Corte Costituzionale e di questa Corte, la tutela di questo diritto incontra limiti oggettivi per 1’esigenza di tutelare altri interessi concorren­ti, del pari costituzionalmente protetti.
2. La situazione di fatto indicata dagli attori non è controversa : si riferisce alla costruzione e messa in esercizio di una linea di trasmissione di energia elettrica, la cui induzione magnetica è indicata por­si su valori superiori alla soglia di attenzione, se­condo la letteratura scientifica.
Gli interessati, temendo che 1’esercizio de11’elet­trodotto, per la distanza tra la linea elettrica e le loro abitazione, potesse dare luogo ad un’esposizione al campo elettromagnetico generato dal passaggio del­l’ energia, capace di creare pregiudizio per la loro salute, hanno proposto una domanda per far accertare che, alla distanza indicata, l’esposizione al campo elettromagnetico era fonte di pericolo. Hanno pure chiesto che all’accertamento seguano ordini del giu­dice di interramento della linea elettrica a ridosso della sua abitazione.
Il petitum sostanziale dell’ azione, quindi, è co­stituito dalla richiesta di tutela del diritto alla salute.
2.1. La protezione che 1’ordinamento vigente appre­stata al titolare del diritto alla salute si estrin­seca sia nel vietare agli altri consociati di tenere comportamenti che contraddicano il diritto, sia nel sanzionare gli effetti lesivi della condotta illeci­ta, obbligando il responsabile al risarcimento del danno. Il diritto alla salute, infatti, appartiene a quella categoria di diritti che non tollerano inter­ferenze esterne che ne mettano in discussione 1’inte­grità: Cass. ss. uu. 21 marzo 2006, n. 6218, in fat­tispecie analoga.
Anche la Corte costituzionale ha dichiarato che, in tema di lesione della salute umana, è possibile il ricorso all’art. 2043 cod. civ. sia sotto forma della reintegrazione del patrimonio del danneggiato, sia sotto quello della prevenzione dell’illecito: senten­za 30 dicembre 1987 n. 641.
2.2. Questi principi debbono essere confermati, perché il diritto alla salute, che l’art. 32 della Costituzione espressamente proclama come fondamentale diritto dell’individuo, da tempo ha perduto la valen­za assicurativa – corporativa propugnata nei primi anni de11’entrata in vigore della Carta costituziona­le e fa parte della categoria dei diritti sociali a valenza erga omneso della categoria dei diritti as­soluti della personalità, acquistando, secondo la nuova prospettiva, il titolo per influire sulle rela­zioni private e limitare l’esercizio dei pubblici po­teri .
2.2.1. Il carattere di assolutezza del diritto alla salute e la sua elaborazione sul versante dei rappor­ti intersoggettivi ha trovato risconto sia nell’af­fermazione che esso è sovrastante ali ‘amministrazione di guisa che questa non ha alcun potere, neppure per motivi di interesse pubblico specialmente rilevante, non solo di affievolirlo, ma neanche di pregiudicarlo nel fatto indirettamente, perché, incìdendo in un di­ritto fondamentale, la pubblica amministrazione agisce nel fatto, dal momento che, non essendo giuridi­camente configurabile un suo potere in materia, esso per il diritto non provvede, ma esplica comunque e soltanto attività materiale illecita: Cass. ss. uu. 2 0 febbraio 1992, n. 2092, testualmente ripresa da Cass. ss. uu. 1° agosto 2006, n. 17461.
2.2.2. Con riferimento all’aspetto ora esaminato, nelle controversie che hanno per oggetto la tutela del diritto alla salute non vale, quindi, il richiamo alla posizione di preminenza della funzione della pubblica amministrazione, la quale, invece, è priva di qualunque potere di affievolimento delle posizione soggettive valutate come assolute da11’ordinamento.
2.2.3. La domanda di risarcimento del danno propo­sta da privati nei confronti della pubblica ammini­strazione o di suoi concessionari per conseguire il risarcimento dei danni alla salute, in definitiva, è devoluta al giudice ordinario.
2.3. Né vale obbiettare che la sentenza definitiva ha applicato erroneamente il principio della perpe­tuatio iurisdictionis di cui all’art. 5 cod. proc. civ. (nel testo novellato dall’ art. 2 della legge 293/1990), con riferimento allo ius superveniens costituito dall’art. 7 della legge n.205 dei 2000, nel senso che tale norma non ha fatto altro che conferma­re il difetto di giurisdizione del giudice ordinario previsto dagli artt. 4 e 5 L. 2248 del 1865, esten­dendo la giurisdizione esclusiva del giudice ammini­strativo anche alle controversie in materia di pub­blici servizi.
La giurisdizione esclusiva in materia di pubblici servizi, infatti, può essere riconosciuta quando la pubblica amministrazione, nell’esplicazione dì un servizio pubblico, sia titolare di un potere di su­premazìa, come riconosciuto dalla Corte costituziona­le con la sentenza n. 204 del 2004, e non già, come nel caso in esame, un tale potere non sia configura-bile secondo l’ordinamento vigente.
D’altra parte, in questa controversia non vi sono provvedimenti della pubblica amministrazione o di suoi concessionari, che siano stati impugnati o dei quali sì chiede 1’annullamento, ma solo comportamenti della pubblica amministrazione che non possono inci­dere negativamente sulle posizioni di diritto sogget­tivo fatte valere dagli interessati.
Si deve considerare, infine, che la presente è una controversia risarcitoria proposta davanti al giudice ordinario, perché sono tali tutte quelle nelle quali è fatto valere un diritto soggettivo, del quale è chiesta la tutela mediante condanna del danneggiante al risarcimento in forma pecuniaria o diretta per equivalente.
2.4. Il primo motivo del ricorso, in conclusione, deve essere rigettato e dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario.
3. Con il secondo motivo del ricorso sono contesta­ti i criteri adottati dalla Corte di appello per sta­bilire la lesività della propagazione dei campì ma­gnetici generati dall’impianto elettrico: censura di violazione di legge, di nullità del procedimento de della sentenza e di non corretta motivazione.
La T.E.R.N.A., sostanzialmente, addebita alla sen­tenza impugnata 1’errore di avere determinato il dan­no non già attraverso 1’esame dei parametri di peri­colosità indicati nelle leggi, ma attraverso astratte censiderazioni di consulenti tecnici, che tali para­metri hanno disatteso. Nella tesi della ricorrente il principio di diritto violato sarebbe quello che, in caso di violazione di norme e regolamenti, la confi­gurazione del danno non può essere configurata attra­verso 1’accertamento della colpa generica.
Con il terzo motivo sono svolte critiche alla con­sulenza tecnica.
Su questi motivi, compresa la questione della so­pravvenuta carenza di interesse, e sulle spese del giudizio di cassazione deciderà la sezione semplice designata dal Primo Presidente, cui gli atti vanno rimessi.
La Corte di cassazione, a sezioni unite, rigetta il primo motivo del ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e dispone rimettersi gli atti al Primo Presidente per la designazione della sezione che provvedere sugli altri motivi del ricorso e sulle spese del giudìzio.

References: sentenza 
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 art. 5
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 Cass. 
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 art. 2
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