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Timestamp: 2020-02-25 18:43:25+00:00

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(Enrico Pasquinelli)
Prima dell’entrata in vigore del d. lgs. 23.2.2000, n. 38, che ha previsto una prestazione dell’Inail a favore del lavorare vittima di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, il lavoratore, nel caso fossero sussistenti i presupposti della responsabilità civile di quest’ultimo, poteva agire direttamente nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento del danno biologico e del danno morale. Ciò, in conseguenza dei principi posti dalla nota sentenza n. 356 / 1991 della Corte costituzionale.
Tale disciplina è stata modificato dall’art. 13, d. lgs. n. 38 / 2000, che ha ora previsto un indennizzo per il danno biologico conseguente ad una menomomazione di grado pari o superiore al 6%:
b) le menomazioni di grado pari o superiore al 16 per cento danno diritto all'erogazione di un'ulteriore quota di rendita per l'indennizzo delle conseguenze delle stesse, commisurata al grado della menomazione, alla retribuzione dell'assicurato e al coefficiente di cui all'apposita "tabella dei coefficienti", che costituiscono indici di determinazione della percentuale di retribuzione da prendere in riferimento per l'indennizzo delle conseguenze patrimoniali, in relazione alla categoria di attività lavorativa di appartenenza dell'assicurato e alla ricollocabilità dello stesso
(art. 13, 2° co., lett. a) e b), d. lgs. n. 38 / 2000).
Il nuovo sistema indennitario non riconosce alcuna prestazione per le menomazioni di grado inferiore al 6%; è stato, invece, previsto un indennizzo liquidato in forma di capitale per le menomazioni comprese tra il 6% ed il 15% ed un indennizzo liquidato nella forma di rendita per quelle pari o superiori al 16%. In quest’ultimo caso, il lavoratore ha diritto anche all’erogazione di un’ulteriore quota di rendita, a fronte delle conseguenze patrimoniali della lesione subita.
Il maggiore problema interpretativo che si è posto in relazione a tale nuova disciplina, riguarda la persistenza o meno del diritto del lavoratore infortunato di agire nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento di quelle componenti risarcitorie che non siano indennizzate dall’assicurazione sociale. E’ certo che il lavoratore infortunato potrà ottenere dal proprio datore di lavoro il risarcimento di quelle componenti pregiudizievoli in relazione alle quali il d. lgs. n. 38 / 2000 non prevede alcun indennizzo, cioè del danno biologico derivante da invalidità permanente inferiore al 6%, del danno biologico temporaneo e del danno morale.
Controverso è, invece, se il lavoratore abbia un’azione nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento del c. d. “danno biologico differenziale”, qualora, cioè, in presenza di una menomazione superiore al 5%, sussista il diritto ad una prestazione Inail per danno biologico permanente, che, però, data la sua natura indennitaria, non copra integralmente il danno quantificato secondo i consueti criteri civilistici.
Secondo l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, a tale quesito deve essere data soluzione positiva. Ad esempio, il Tribunale di Modena ha deciso che si perviene a questo risultato per via dell'operazione aritmetica di cui si è testé dato conto non ritenendo il Tribunale di aderire alla prospettazione difensiva della convenuta, e della Compagnia chiamata a garanzia, che vorrebbero che, a seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. n.38 del 2000, avrebbe ripreso efficacia il sistema dell'esonero di cui all'art.10 d.P.R. n.1124 del 1965 con conseguente riduzione del danno differenziale alle sole voci indeterminate dall'INAIL; (f) per contro: se è pur vero che la nuova disciplina dell'anno 2000 (cit.) ha introdotto il criterio della indeterminabilità del danno biologico da parte dell'istituto assicurativo, è anche vero, da un lato, né la lettera né la "ratio" della specifica regolamentazione normativa autorizzano a dedurre l'esclusione dell'obbligo datoriale di farsi carico del pregiudizio differenziale secondo i criteri a base delle specificazioni effettuate al punto (n.1) della presente motivazione così come (rafforzativamente) è altrettanto vero, dall'altro lato, che i parametri di indeterminabilità del danno biologico utilizzati dall'INAIL operano necessariamente secondo la logica e i criteri della peculiare fattispecie assicurativa obbligatoria con esclusione di una sorta di automatico assorbimento delle regole della risarcibilità di questo pregiudizio quali rinvenibili nell'ordinamento del diritto privato
(Trib. Modena 12.5.2004, n. 190).
L’ammontare del danno biologico differenziale è stato determinato sottraendo l’importo complessivo della rendita Inail dall’ammontare del danno biologico “civilistico”, calcolato applicando le c. d. “tabelle di Milano”.
La stessa soluzione è stata accolta dal Tribunale di Bassano del Grappa, secondo il quale la prospettiva applicativa del citato art. 13 non è quella di definire in via generale e omnicomprensiva gli aspetti risarcitori del danno biologico, ma solo quella di definire tali aspetti risarcitori agli specifici fini dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali. L'erogazione effettuata dall'INAIL, peraltro, è strutturata nei termini di un indennizzo., che, a differenza del risarcimento, si connota come svincolato dalla sussistenza di un illecito (contrattuale o aquiliano), e può conseguentemente essere disposto anche a prescindere dall'elemento soggettivo di chi ha realizzato la condotta dannosa, e, peraltro, anche in assenza di un responsabile diverso dal danneggiato (nelle ipotesi in cui l'infortunio sia da ascrivere a colpa esclusiva di quest'ultimo).
(…) Di conseguenza appaiono sussistere considerevoli e strutturali divergenze tra l'indennizzo erogato dall'INAIL ed il risarcimento del danno biologico, e mentre quest'ultimo trova in definitiva la propria norma fondatrice nell'art. 32 della Costituzione (collegata all'art. 2043 c.c., per quanto nella pronuncia 8827/2003 la Suprema Corte adombri la possibilità di una riconduzione di tale danno allo stesso art. 2059 c.c.), l'indennizzo INAIL è collegato all'art 38 della Costituzione e risponde alla funzione sociale di garantire mezzi adeguati alle esigenze di vita del lavoratore (pur se non strettamente sotto il profilo economico-monetario), come del resto ritenuto anche nella citata sentenza del Tribunale di Pinerolo, oltre che dal Tribunale di Cagliari nella pronuncia del 20.2.2003 (n° 961).
(…) La constata differenza strutturale e funzionale sussistente tra l'erogazione INAIL ex art. 13 citato ed il risarcimento del danno biologico preclude quindi di poter ritenere che le somme versate dall’INAIL a tale titolo possano considerarsi integralmente satisfattive del diritto al risarcimento del danno biologico in capo all'infortunato, laddove l'applicazione delle usuali tabelle di liquidazione del danno portino a ritenere sussistente un danno "differenziale" ulteriore rispetto all'ammontare liquidato dall'INAIL stesso. Occorre del resto rilevare come lo stesso istituto da ultimo citato abbia inteso (alla stregua di quanto emerge dal testo della circolare n° 57 del 4 agosto 2000) la modifica normativa introdotta con il citato art. 13 nel senso che "pur essendo comune l'oggetto (e cioè il danno biologico) e pur in presenza di alcune analogie tra il sistema indennitario delineato dall'art. 13 ed il sistema risarcitorio-civilistico, tuttavia notevoli differenze derivano dalla diversa finalità dei due sistemi e dalla conseguente diversa strutturazione del meccanismo di ristoro del danno. L'indennizzo INAIL, infatti, assolve ad una funzione sociale ed è finalizzato a garantire mezzi adeguati alle esigenze di vita del lavoratore, secondo quanto previsto dall'art. 38 della Costituzione, mentre il sistema civilistico è finalizzato a risarcire il danno nella esatta misura in cui si è verificato. L'art. 13, nell'introdurre il danno biologico nella copertura assicurativa gestita dall'INAIL dei danni derivanti da infortuni sul lavoro e malattie professionali, non ha modificato i principi di fondo che caratterizzano il sistema, e cioè il suo automatismo ed i meccanismi solidaristici che lo ispirano". Proprio la differenza che sussiste tra indennizzo INAIL e risarcimento del danno, sotto il profilo della struttura e degli effetti, comporta inoltre che i parametri indicati nel citato art. 13 non si configurino come adeguati al fine di una loro utilizzazione quale criterio equitativo di liquidazione nell'ambito del risarcimento del danno biologico. Alla stregua di tali considerazioni si rileva quindi come le prestazioni erogate dall'INAIL non possano ritenersi satisfattive del diritto al risarcimento del danno in capo al sig. Tizio
(Trib. Bassano del Grappa 2.12.2004).
Anche il tribunale di Bassano del Grappa ha determinato il danno biologico differenziale detraendo dall’ammontare del danno biologico calcolato secondo i criteri civilistici quanto percepito dalla vittima a titolo di indennità da parte dell’Inail.

References: sentenza 
 art. 13
 art. 2059
 sentenza 
 art. 13
 art. 13
 art. 13