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Timestamp: 2020-08-15 08:16:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22352 del 06/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22352 del 06/09/2019
Cassazione civile sez. II, 06/09/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 06/09/2019), n.22352
sul ricorso 21508-2016 proposto da:
Z.C., M.M., B.A.F.,
Z.J. e L.S., rappresentati e difesi dall’Avvocato ANDREA
FRANCESCO PANSINI, presso il cui studio di VERONA sono elettivamente
domiciliati, in VIALE PALLADIO 42;
avverso il decreto nella causa R.G. 341/2016 della CORTE d’APPELLO di
VENEZIA, depositato il 30 luglio 2016.
22 maggio 2019 dal Consigliere Dott. Bellini Ubaldo.
La Corte d’appello di Venezia, con il decreto qui impugnato, ha dichiarato improponibile il ricorso proposto nel 2016 da Z.C., M.M., B.A.F., Z.J., L.S. – ricorso volto ad ottenere l’equa riparazione per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato nel 1998 ed ancora pendente in appello alla data di proposizione della domanda – rilevando che nel giudizio amministrativo presupposto non era stata presentata istanza di prelievo ma solo un’istanza di fissazione.
Per la cassazione di tale decisione Z.C., M.M., B.A.F., Z.J., L.S. hanno proposto ricorso, affidato a due motivi, illustrati da memoria; l’intimato Ministero ha resistito con controricorso.
1. – I ricorrenti censurano il decreto impugnato, tra l’altro, per avere ritenuto che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo nel giudizio amministrativo del quale si lamenta la irragionevole durata, sia preclusiva della possibilità di esaminare la domanda di equa riparazione.
1.2. – Deve, infatti, prendersi atto che nelle more del presente giudizio è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 6 marzo 2019, che ha dichiarato incostituzionale del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 e successive modifiche, qui rilevante, trattandosi nella specie di procedimento per il quale non risulta applicabile la previsione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 1, come novellato dalla L. n. 208 del 2015 (attesa la specifica norma transitoria di cui alla stessa L. n. 89 del 2001, art. 6, comma 2 bis, in quanto il processo presupposto alla data del 31 ottobre 2016 avrebbe già superato i termini di durata ragionevole).
La stessa Corte ha altresì rammentato che di recente, con la sentenza 22 febbraio 2016, Olivieri e altri contro Italia, la Corte EDU ha affrontato il problema dell’effettività del rimedio nazionale ex L. n. 89 del 2001, soggetto alla condizione di proponibilità del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2; e, esaminando diacronicamente tale disposizione, fino al testo scaturito dalle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 104 del 2010, ha conclusivamente ritenuto che la procedura nazionale per lamentare la durata eccessiva di un giudizio dinanzi al giudice amministrativo, risultante dal combinato disposto della “legge Pinto” con la disposizione stessa, non possa essere considerata un rimedio effettivo ai sensi dell’art. 13 della CEDU, soprattutto perchè il sistema giuridico nazionale non prevede alcuna condizione volta a garantire l’esame dell’istanza di prelievo.
La Corte costituzionale ha quindi ritenuto che la norma in esame si pone in contrasto con la “costante giurisprudenza della Corte EDU”, atteso che l’istanza di prelievo, cui fa riferimento il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, (prima della rimodulazione, come rimedio preventivo, operatane dalla L. n. 208 del 2015), non costituisce un adempimento necessario ma una mera facoltà del ricorrente (ex art. 71, comma 2, del codice del processo amministrativo, la parte “può” segnalare al giudice l’urgenza del ricorso), con effetto puramente dichiarativo di un interesse già incardinato nel processo e di mera “prenotazione della decisione” (che può comunque intervenire oltre il termine di ragionevole durata del correlativo grado di giudizio), risolvendosi in un adempimento formale, rispetto alla cui violazione la, non ragionevole e non proporzionata, sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo risulta non in sintonia nè con l’obiettivo del contenimento della durata del processo nè con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata.
2. – La sopravvenuta declaratoria di incostituzionalità della norma che subordina la proponibilità della domanda di equo indennizzo alla necessaria presentazione dell’istanza di prelievo per contrasto con i parametri convenzionali della CEDU (art. 6 par. 1), la cui violazione comporta, appunto, per interposizione, quella dell’art. 117 Cost., comma 1, impone quindi la cassazione del decreto impugnato con rinvio per nuovo esame alla Corte d’Appello di Venezia, in diversa composizione, la quale dovrà in ogni caso considerare, come ribadito dalla Consulta nella menzionata sentenza, che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo può costituire elemento indiziante di una sopravvenuta carenza, o di non serietà, dell’interesse della parte alla decisione del ricorso, potendo quindi assumere rilievo ai fini della quantificazione dell’indennizzo ex L. n. 89 del 2001, ma non potendo viceversa condizionare la stessa proponibilità della correlativa domanda.
La Corte accoglie il ricorso; cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 54
 art. 2
 art. 6
 sentenza 
 art. 54
 art. 54
 art. 71