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Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 28 settembre 2016, n. 19214 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2016 Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 28 settembre 2016, n. 19214
Nel contratto atipico di vitalizio alimentare o assistenziale, l’aleatorieta’, costituente elemento essenziale del negozio anzidetto, va accertata con riguardo al momento della conclusione del contratto, essendo in funzione della incertezza obiettiva iniziale della vita contemplata e della conseguente eguale incertezza in ordine al rapporto tra il valore complessivo delle prestazioni dovute dal vitaliziante (dipendenti non soltanto dalla sopravvivenza del beneficiario, ma anche dalle sue condizioni di salute, il cui peggioramento implica un aggravio delle cure) ed il valore del cespite patrimoniale ceduto in corrispettivo del vitalizio
sentenza 28 settembre 2016, n. 19214
(OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), rappresentati e difesi, in forza di procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv.to (OMISSIS) del foro di Salerno ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’Avv.to (OMISSIS) in (OMISSIS);
(OMISSIS), rappresentata e difesa dall’Avv.to (OMISSIS) del foro di Salerno, in virtu’ di procura speciale rilasciata con atto del notaio in (OMISSIS), dr.ssa (OMISSIS), rep. n. (OMISSIS) del (OMISSIS), ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv.to (OMISSIS) in (OMISSIS) pure di persona;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Salerno n. 19 depositata il 10 gennaio 2011 e notificata il 19/23 maggio 2011.
Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 20 aprile 2016 dal Consigliere relatore Dott.ssa Milena Falaschi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PATRONE Ignazio Giovanni, che – in assenza delle parti – ha concluso per il rigetto del ricorso.
Con atto di citazione notificato il 16 febbraio 1983 (OMISSIS) evocava, dinanzi al Tribunale di Vallo della Lucania, (OMISSIS) e (OMISSIS) per ottenere la declaratoria di nullita’ dei contratti di costituzione di rendita vitalizia dell'(OMISSIS) con i quali (OMISSIS) e (OMISSIS) si erano impegnati a pagare una rendita vitalizia di Lire 900.000 ciascuno all’anno a rate mensili anticipate in favore del medesimo (OMISSIS) e della moglie (OMISSIS), con obbligo di accudire entrambi in caso di malattia o necessita’, e, in corrispettivo, avevano ricevuto la proprieta’ di due distinti immobili, con riserva di usufrutto su questi in favore del suddetto (OMISSIS) (e, in caso di sua morte, a vantaggio di (OMISSIS)).
Esponeva l’attore che mancava l’alea del contratto, in ragione dell’eta’ dei vitaliziati e della manifesta sproporzione fra le prestazioni, stante l’elevato valore dei beni.
Instaurato il contraddittorio, nella resistenza dei convenuti, che spiegavano anche domanda riconvenzionale, per ottenere il pagamento delle prestazioni dagli stessi eseguite, nelle more del giudizio decedevano (OMISSIS) e (OMISSIS), per cui la causa veniva proseguita da (OMISSIS) e, in seguito alla sua morte, da (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS).
Il giudice adito, con sentenza n. 560 del 2005, dichiarava la nullita’ del contratto per mancanza di alea in considerazione dell’eta’ dei vitaliziati in rapporto al valore dei beni ceduti, ammontanti a Lire 717.400.000, rigettata la domanda riconvenzionale.
In virtu’ di rituale appello interposto da (OMISSIS), con il quale lamentava la mancata considerazione ai fini dell’alea del contratto della data di morte dell’ultima vitaliziata, (OMISSIS), deceduta il (OMISSIS), e la riserva di usufrutto in favore di entrambi i vitaliziati, assieme ai corrispettivi versati, la Corte di appello di Salerno, nella resistenza delle sole (OMISSIS) e (OMISSIS), accoglieva l’impugnazione e per l’effetto respingeva le domande attoree.
A sostegno della decisione adottata la corte distrettuale, premesso che la decisione di primo grado era passata in giudicato con riferimento a (OMISSIS), nel merito evidenziava che il Tribunale di Vallo della Lucania non aveva tenuto conto che, accanto all’obbligo di corrispondere una rendita annuale, erano state posti a carico di (OMISSIS) e (OMISSIS) ulteriori prestazioni, di carattere assistenziale, nonche’ gli oneri del contratto e il pagamento delle imposte.
Inoltre, i beni attribuiti a (OMISSIS) e (OMISSIS) erano distinti ed avevano valori economici molto diversi, oltre a non essere stata provata la manifesta sproporzione fra le prestazioni.
Avverso la indicata sentenza della Corte di appello di Salerno hanno proposto ricorso per cassazione (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), articolandolo su cinque motivi, resistito da (OMISSIS) con controricorso.
Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione degli articoli 112 e 342 c.p.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per non avere la corte territoriale dichiarato inammissibile l’appello nonostante fosse fondato su doglianze generiche che non sottoponevano a critica le argomentazioni del primo giudice.
Secondo consolidato orientamento di questa Corte, a cui va data continuita’, l’onere di specificita’ dei motivi di appello deve ritenersi assolto quando, anche in assenza di una loro enunciazione formale, l’appellante formuli delle argomentazioni che si contrappongono a quelle esposte nella decisione gravata e che siano tali da inficiarne il fondamento logico giuridico (Cass. 18 settembre 2015 n. 18307; Cass. 23 ottobre 2014 n. 22502).
Come esposto dagli stessi (OMISSIS) nel ricorso, oltre ad essere ricavabile dalla sentenza impugnata, (OMISSIS) aveva contestato, nell’atto di impugnazione della decisione di primo grado, la valutazione del requisito dell’aleatorieta’ del contratto oggetto di causa compiuta da parte del Tribunale di Vallo della Lucania, rappresentando come detta alea nella specie sussistesse, alla luce degli anni di sopravvivenza di (OMISSIS), ultima dei beneficiari, dell’esborso annuale di L. 900.000 fino al decesso di quest’ultima, oltre alla circostanza che gli immobili ceduti erano, comunque, rimasti nel godimento della stessa (OMISSIS) quale usufruttuaria.
Ne’, infine, si confronta con la ratio decidendi che pone a carico dell’attore l’onere probatorio della denunciata sproporzione, nulla essendo stato dedotto al riguardo, limitata l’impugnazione al solo raffronto fra la nuda proprieta’ di (OMISSIS) e le prestazioni assistenziali che si accompagnavano al versamento di Lire 900.000 all’anno, che – per quanto prima detto – non costituisce il fondamento della decisione de qua.
Con il quarto motivo i ricorrenti si dolgono della violazione degli articoli 1362 e ss. c.c. e dell’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, poiche’ la corte territoriale non aveva tenuto conto che la clausola che prevedeva le prestazioni assistenziali de quibus era una “mera clausola di stile inserita per un sollievo morale ai vitaliziati e non per imporre un onere economico alla vitaliziante”.
Il motivo e’ inammissibile, in quanto introduce una questione che non risulta trattata nella sentenza impugnata e che parte ricorrente non ha dedotto di avere sollevato nelle precedenti fasi del giudizio.
Infatti, dalla lettura della sentenza impugnata si evince che i ricorrenti nei due gradi di merito hanno solo affermato la nullita’ del contratto in esame sul presupposto della mancanza di alea “in virtu’ della eta’ dei vitaliziati e della sproporzione manifesta tra le prestazioni in ragione dell’elevato valore dei beni”, senza negare il carattere anche giuridico dell’impegno relativo alle prestazioni assistenziali.
Si rammenta, al riguardo, che nel giudizio di cassazione e’ preclusa alle parti la prospettazione di nuove questioni di diritto o nuovi temi di contestazione che postulino, come nel caso in esame, indagini ed accertamenti di fatto non compiuti dal giudice del merito (tra le piu’ recenti v. Cass. 9 luglio 2013 n. 17041; Cass. 13 settembre 2007 n. 19164).
Ne discende che, qualora una determinata questione giuridica non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga la suddetta questione in sede di legittimita’, al fine di evitare una statuizione di inammissibilita’, per novita’ della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di controllare “ex actis” la veridicita’ di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa (Cass. 14 aprile 2011 n. 8504; Cass. 15 febbraio 2010 n. 3468; Cass. 11 novembre 2008 n. 26953; Cass. 21 febbraio 2006 n. 3664; Cass. 22 maggio 2006 n. 11922; Cass. 19 maggio 2006 n. 11874; Cass. 11 gennaio 2006 n. 230).
Con il quinto ed ultimo motivo i ricorrenti deducono la violazione degli articoli 1872 ss. c.c., nonche’ l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, poiche’ la corte territoriale non avrebbe considerato l’aspettativa di vita dei beneficiari.
Segue, per rigore di soccombenza, la condanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese sostenute dalla controricorrente nel presente giudizio di legittimita’, liquidate come da dispositivo.
Sentenza redatta con la collaborazione dell’assistente di studio dott. (OMISSIS).
Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 29 novembre 2016, n....

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