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Timestamp: 2019-12-09 04:54:48+00:00

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MUTUO: titolo esecutivo anche se integrato da successiva quietanza - Expartecreditoris
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Al fine di verificare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso l’interpretazione di esso integrata con quanto previsto nell’atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge.
La realità del mutuo non si configura esclusivamente mediante la materiale e fisica traditio del denaro nelle mani del mutuatario, essendo sufficiente la creazione di un autonomo titolo di disponibilità in favore di quest’ultimo e la contestuale perdita della disponibilità delle somme mutuate in capo al soggetto finanziatore.
Sono questi i principi che la Corte di Cassazione ha espresso  rifacendosi a propria consolidata giurisprudenza  con sentenza del 27 agosto 2015 n.17194.
La questione controversa riguarda una vicenda che affonda le radici nel “lontano” 1986, anno in cui la società ricorrente concedeva un mutuo in marchi tedeschi ad altra società, assistito da garanzie fideiussorie, il cui importo veniva consegnato all’amministratore unico della società e da questi quietanzato.
Nello specifico, la complessiva operazione si componeva di un primo contratto di mutuo (qualificabile più correttamente come preliminare di mutuo ovvero come promessa di mutuo), seguito a distanza di 30 giorni da un separato atto di erogazione e quietanza.
A seguito di complesse vicende processuali intercorse tra la società mutuataria e la mutuante, quest’ultima interveniva in una procedura esecutiva a carico dei fideiussori per ottenere il pagamento del proprio credito, relativo alle rate del contratto di mutuo rimaste impagate, sulla base del titolo costituito dal contratto di mutuo e dal successivo atto di quietanza a saldo.
Successivamente, stante la rinunzia del creditore procedente, la mutuante proseguiva l’esecuzione, nonostante i vari tentativi  senza esito  di ottenere la sospensione, ad opera dei fideiussori esecutati.
In fase di appello dell’opposizione all’esecuzione promossa dai garanti, la Corte d’Appello di Lecce, in accoglimento dell’impugnazione, affermava che la mutuante non fosse dotata di idoneo titolo esecutivo, non costituendo autosufficiente titolo esecutivo il contratto di mutuo prodotto, in quanto avente natura di mutuo di scopo, o di contratto condizionato di finanziamento, non integrante la prova di un credito certo, liquido ed esigibile.
Il tema, oggetto poi del ricorso per cassazione che ha originato la sentenza in esame, è quello dell’idoneità del mutuo a costituire di per sé titolo esecutivo, quando non accompagnato dalla contesuale e materiale (come nella generalità dei casi, ormai) consegna delle somme, ma eventualmente integrato da un atto di erogazione e quietanza che attesti la virtuale traditio dell’importo mutuato.
Proprio su questo punto gli Ermellini si sono pronunciati nel senso che “l’esistenza di un separato atto di quietanza non è di per sé indice inequivoco di una semplice promessa di dare a mutuo o comunque di un contratto di mutuo di natura consensuale e non reale [in quanto], per poter verificare se il contratto in esame abbia o meno natura reale, esso non può essere esaminato atomisticamente ma deve essere esaminato e interpretato congiuntamente agli altri atti accessori, che realizzano concretamente ed operativamente il conferimento ad altri della disponibilità giuridica attuale di una somma di denaro da parte del mutuante, ovvero, come nel caso esaminato da Cass. n. 18325 del 2014 e nel presente, congiuntamente con l’atto di quietanza”.
Sul punto non può farsi a meno di notare come la Cassazione richiami precisi criteri affinché possa dirsi integrata la c.d. traditio, quando afferma che “il conseguimento della giuridica disponibilità della somma mutuata da parte del mutuatario, può ritenersi sussistente, come equipollente della traditio, nel caso in cui il mutuante crei un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, in guisa tale da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo, ovvero quando, nello stesso contratto di mutuo, le parti abbiano inserito specifiche pattuizioni, consistenti nell’incarico che il mutuatario dà al mutuante di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo (cfr. già Cass. 12 ottobre 1992, n. 11116 e 15 luglio 1994, n. 6686; nonchè Cass. n. 2483 del 2001, Cass. 5 luglio 2001, n. 9074 e 28 agosto 2004, a 17211; e, da ultimo, Cass. 3 gennaio 2011, n. 14)”.
Tanto (e qui il cerchio si chiude) al fine di rispettare la stessa normativa cardine in materia di esecuzione forzata, ovverosia il già richiamato art. 474 cpc e verificare se effettivamente il contratto azionato dal creditore possa o meno incorporare o fornire la prova di un credito “certo, liquido ed esigibile“.
Per ritornare al caso di specie, in estrema sintesi, è palese che ciò che testualmente le parti definivano come contratto di mutuo, ma che più correttamente poteva qualificarsi solo come “promessa di mutuo” o “preliminare di mutuo”, non sarebbe stato di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata, in mancanza del successivo e specifico atto di erogazione e quietanza, che gli Ermellini hanno ritenuto  contrariamente a quanto affermato dalla Corte d’Appello  doversi interpretare congiuntamente al primo, costituendo così un valido titolo esecutivo ai sensi e per gli effetti dell’art. 474 c.p.c., proprio in quanto, in mancanza della specifica prova dell’erogazione, il contratto di mutuo non poteva neppure dirsi validamente perfezionato nella sua “realità“.
Sulla base delle esposte argomentazioni, la Corte ha pertanto accolto il ricorso della banca procedente, rinviando alla Corte d’Appello per la decisione nel merito.
Numero Protocolo Interno : 481/2015
Tags : 17194, 27 agosto 2015, atto di erogazione e quietanza, Cassazione Civile, contratto reale, disponibilità giuridica, Esecuzione forzata, MUTUO, opposizione all’esecuzione, Sezione Terza, titolo esecutivo, traditio
ONERE PROBATORIO: incombe su correntista onere di allegare i fatti posti a base domanda
ASSEGNO: esulano da compiti banca i controlli su sostituzione persona

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 art. 474