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Timestamp: 2018-09-21 08:01:19+00:00

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Pubblico impiego: procedimento disciplinare valido anche se presenti due soli membri dell’ufficio Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 26/04/2016 n° 8245 | Sindacato FSI
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Pubblico impiego: procedimento disciplinare valido anche se presenti due soli membri dell’ufficio Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 26/04/2016 n° 8245
sul ricorso 8601/2013 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA, C.F. (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI, 12 ope legis;
A.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE SANTO, 10/A, presso lo studio dell’avvocato MARINA MESSINA, rappresentato e difeso dagli avvocati ANNAMARIA NARDONE, DOMENICO BARBONI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1947/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 10/02/2013 R.G.N. 1701/12;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/02/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO MANNA;
udito l’Avvocato DOMENICO BARBONI;
Con sentenza depositata il 18.2.13 la Corte d’appello di Milano, in riforma della sentenza di rigetto emessa in prime cure dal Tribunale della stessa sede, dichiarava la nullità del licenziamento disciplinare intimato il 16.5.11 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nei confronti di A.M., per l’effetto ordinandone la reintegrazione nel posto di lavoro e condannando l’amministrazione a pagargli il risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni globali di fatto maturate dalla data del recesso all’effettiva reintegra, con i conseguenti versamenti contributivi e con rigetto, invece, delle ulteriori pretese risarcitorie avanzate dal lavoratore.
1- Con unico motivo si denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55 bis, e omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, per avere la sentenza impugnata dichiarato nullo il licenziamento in quanto adottato all’esito d’un procedimento disciplinare viziato dal fatto che l’Ufficio per esso competente ha provveduto all’audizione del lavoratore solo con due dei tre componenti dell’ufficio medesimo, ritenendo la Corte territoriale trattarsi di collegio perfetto; obietta invece il ricorrente che l’ufficio in questione non è un collegio perfetto (non essendo previsto nulla del genere dal cit. art. 55 bis, che si limita a disporre che ciascuna amministrazione individui l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari), sicché ben può operare anche senza la contemporanea presenza di tutti i suoi componenti e senza che la mancanza di uno di essi importi – contrariamente a quanto supposto dai giudici d’appello una lesione del diritto di difesa del lavoratore incolpato (che, nel caso di specie, ha ammesso gli addebiti rivoltigli, pur ascrivendoli a mere distrazioni, così ad ogni modo sanando anche ogni ipotetico vizio procedimentale);
pertanto prosegue il ricorso – il diritto di difesa del dipendente è stato rispettato anche in concreto; inoltre l’audizione personale dell’interessato costituisce un mero atto endo-procedimentale sprovvisto di efficacia decisoria, in quanto tale inidoneo ad incidere negativamente sulle prerogative difensive del lavoratore (che, infatti, può anche rinunciare all’audizione personale); infine – conclude il ricorso ù un eventuale vizio di composizione del collegio competente in materia disciplinare non sarebbe bastato a provocare l’annullabilità del provvedimento finale e ciò in virtù della L. n. 241 del 1990, art. 21 octies, comma 2, secondo periodo, secondo il quale deve sempre essere effettuata la prova di resistenza al fine di stabilire se e in quale misura la violazione delle garanzie procedimentali abbia privato l’amministrazione di elementi istruttori in grado di far ipotizzare una decisione diversa.
Neppure rileva il richiamo – operato dalla difesa del controricorrente – a Corte cost. n. 128/95 avente ad oggetto lo scrutinio di legittimità costituzionale del D.P.R. n. 3 del 1957, art. 61, comma 4, sentenza che, anzi, in motivazione afferma che la configurazione di una commissione disciplinare come collegio perfetto non costituisce un principio generale, comune a tutti i rapporti di pubblico impiego.
Ad esempio – prosegue il giudice delle leggi – per alcune categorie nell’ambito del pubblico impiego sono previste commissioni di disciplina che deliberano con la partecipazione della maggioranza qualificata e non della totalità dei componenti (si vedano, ad esempio, la L. 3 aprile 1979, n. 103, art. 21, e la L. 27 aprile 1982, n. 186, art. 12), anche in casi nei quali il procedimento disciplinare si svolge in forme giurisdizionali ( L. 30 dicembre 1988, n. 561, art. 1).
Quanto al diritto di difesa dell’incolpato ( art. 24 Cost. ), esso non si estende oltre la sfera della giurisdizione sino a coprire ogni procedimento contenzioso di natura amministrativa, ma rispecchia un valore inerente ai diritti inviolabili della persona e contribuisce a dare concreto spessore anche all’imparzialità dell’amministrazione ( art. 97 Cost. ), che nell’esercizio della potestà sanzionatoria deve porre l’incolpato in grado di far ascoltare e far valutare le proprie ragioni da chi è chiamato a decidere (il che è avvenuto nel caso di specie).
Il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55 bis, comma 4, si limita a stabilire che ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individui l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari ai sensi del comma 1, secondo periodo. Il predetto ufficio contesta l’addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto nel comma 2.
Ritiene la gravata pronuncia trattarsi di collegio perfetto perché il provvedimento n. 27 del 25.1.11 dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, nel riorganizzare l’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari, aveva previsto che esso operasse “nella composizione sotto indicata” (seguivano i nomi dei tre componenti);
pertanto – sempre secondo la Corte territoriale – visto il tenore letterale del citato provvedimento, l’incompletezza del collegio anche soltanto in sede di audizione del lavoratore incolpato, menomandone le possibilità di difesa, importerebbe nullità dell’atto terminale (vale a dire del licenziamento disciplinare per cui è causa).
Altro criterio identificativo d’un collegio perfetto si ricava dal riflettere la sua composizione professionalità complementari tra loro, sicchè ogni componente è infungibile rispetto agli altri (cfr. Cons. Stato n. 524/07; Cons. Stato n. 400/07; Cons. Stato n. 543/06; Cons. Stato n. 5139/02).
E nel caso in esame è indubbio che l’audizione dell’incolpato è attività istruttoria che ben può essere, poi, oggetto di verifica a posteriori da parte del plenum del collegio, non applicandosi nella specie un principio analogo a quello previsto – in differente contesto – dall’art. 525 c.p.p. , comma 2, (che, per altro, va inteso con le precisazioni che ne circoscrivono i limiti anche all’interno del processo penale: cfr. Cass. pen. n. 19074/11).
Non diversa è la giurisprudenza (di questa Corte Suprema) là dove statuisce che anche un organo collegiale composto da tre persone, una volta che sia stato regolarmente costituito, può legittimamente deliberare purchè il numero dei componenti non scenda al di sotto del quorum, con la conseguenza che esso può funzionare anche con la sola presenza di due, sempre che la legge che ne disciplina il funzionamento non preveda diversamente (conf. Cass. n. 15129/04; Cass. n. 12107/04).
c) in nessun caso un collegio può operare in composizione mono-personale.
Depositato in Cancelleria il 26 aprile 2016.4

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 55
 sentenza 
 art. 55
 art. 21
 art. 61
 sentenza 
 art. 21
 art. 12
 art. 1
 art. 24
 art. 97
 art. 55
 provvedimento n. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.