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Reato di omicidio stradale, un pericolo per l'agente
Pubblicato Venerdì, 11 Novembre 2016 00:00
Ritengo necessario evidenziare le criticità della legge n. 41 del 23/03/2016 (reato di omicidio stradale), i cui presupposti possono trovare consenso ma la stesura del testo ha allargato eccessivamente l'ambito applicativo coinvolgendo direttamente ed in maniera esagerata e pericolosa categorie di operatori economici come quella degli agenti di commercio che passano buona parte della loro giornata alla guida di un'auto. Lo spunto parte dalla lettura di un articolo di cronaca "Auto all'incrocio non dà la precedenza e travolge una moto", che termina con la frase : il guidatore rischia anche la revoca della patente per cinque anni in caso di condanna. Il riferimento in particolare è all'art. 590-bis ai punti 1-2-3 del 5° comma che coinvolge qualsiasi soggetto anche non in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe e in cui non vi sono perdite di vita ma lesioni personali di una certa gravità.
1) Al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km orari, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa a taluno lesioni personali, gravi e gravissime.
2) Al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime.
Ben si comprende che con particolare riferimento al punto 3) vi possono essere casi di distrazione che se vanno a comportare oltre alla condanna penale anche la revoca della patente per cinque anni costringono un agente di commercio a cessare l'attività. Da più parti viene richiesta la modifica della legge, considerata in questi ed altri passaggi in forma negativa ed addirittura secondo l'Unione delle Camere Penali Italiane un "arretramento verso forme di imbarbarimento del diritto penale, frutto di cecità politico-criminale e di un assoluto disprezzo per i canoni più elementari della <grammatica< del diritto penale".
La nostra associazione si sta attivando a livello nazionale chiedendo una modifica alla disciplina sanzionatoria che possa prevedere una più equa differenziazione. Considerata l'importanza di questa legge per la nostra categoria l'invito è quello di leggerla per intero. E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 03 2016.
Pubblicato Mercoledì, 27 Luglio 2016 00:00
Nel primo semestre del 2015 le società di noleggio a lungo termine hanno registrato un aumento di fatturato dell'1,9%. Una crescita importante, segno di un interesse sempre maggiore verso la locazione dei veicoli, sia da parte dei privati che delle aziende.
L'utilizzo dell'auto occupa spesso una parte rilevante della nostra giornata. Nonostante ciò solo poche persone conoscono le regole di una corretta posizione di guida. Una postura idonea al volante, non solo migliora la sicurezza stradale e le nostre capacità di guida, ma soprattutto riduce gli effetti deleteri dell'auto sulla salute della nostra schiena e non solo.
Esiste una correlazione diretta tra il numero di ore di guida e l'incidenza dei disturbi muscoloscheletrici, dolori lombari in particolare. I guidatori sono molto più soggetti a sviluppare problemi alla colonna vertebrale rispetto a chi svolge un lavoro in posizione seduta o in piedi.
L'incidenza delle lombalgie aumenta in maniera proporzionale al chilometraggio percorso e al tempo che si trascorre in macchina. Si è osservato che le persone che guidano per più di 20 ore a settimana, sono a maggiore rischio di sviluppare patologie. Dalle statistiche risulta che circa il 65% dei guidatori per lavoro soffre di dolori lombari, il 43% di dolori cervicali e il 40% di dolori alle spalle.
Una postazione di guida ben strutturata deve essere modificabile e regolabile in base alle nostre esigenze. Secondo i criteri dell'ergonomia, lo schienale del sedile, l'altezza e l'inclinazione del volante, così come ogni altro oggetto con cui interagiamo quotidianamente, deve adattarsi alle nostre caratteristiche e non vice versa. Tuttavia, nonostante questi accorgimenti necessari, dobbiamo sempre ricordare che il nostro corpo non si è evoluto nei millenni per stare fermo, bensì per muoversi. Per questa ragione tutte le posture statiche, dallo stare molto in piedi o troppo tempo seduti causano problemi e fastidi. Il dolore e la tensione provocati da un'immobilità prolungata non devono essere visti come limitazioni o patologie da trattare con i farmaci, ma piuttosto sono da interpretare come segnali d'allarme del nostro organismo che ci suggerisce di modificare una postura per noi dannosa. Il dolore non è solo un sintomo da combattere, ma è un segnale che così come la spia di una macchina ci suggerisce il problema da correggere.
Pubblicato Martedì, 21 Giugno 2016 00:00
Come prima cosa è meglio chiarire quali siano i vantaggi tangibili di una gomma estiva. Per naturale concezione è fatta per lavorare a temperature nettamente più alte, che metterebbero senza dubbio in crisi una gomma invernale e ne aumenterebbero a dismisura il consumo. Per la mescola scelta e per la quantità e la disposizione degli intagli, il beneficio principale, oltre a garantire maggiore aderenza, è anche in merito al consumo di carburante, necessariamente ottimizzato per la stagione più calda.
Come in ogni settore di mercato i pneumatici si suddividono in fasce di prezzo anche piuttosto ampie tra loro. Ogni automobilista valuta le proprie attitudini alla guida, la propria percorrenza chilometrica stagionale o annuale ed il budget da destinare all'acquisto e sul mix di questi fattori trova il giusto compromesso.
Pneumatici top di gamma garantiscono prestazioni eccellenti in termini di aderenza, ma possono arrivare a consumarsi precocemente qualora il disegno risulti particolarmente sportivo. La fascia media è forse quella che offre il compromesso giusto per l'automobilista di tutti i giorni, che deve affrontare il tragitto casa-lavoro e qualche uscita fuori porta per svago. Diverso è il discorso per le fasce basse di mercato, fatte per chi non ha alcuna pretesa prestazionale: attenzione però, perché questi non garantiscono livelli di aderenza sufficienti. La composizione e la forma del battistrada incidono notevolmente sulla resa della gomma. Il numero e la forma degli intagli permette di variare la superficie di appoggio a terra e quindi la forza sviluppabile in curva, e di controllare l'espulsione dell'acqua su strade bagnate: in base alla disposizione si riconoscono pneumatici simmetrici, asimmetrici o direzionali.
Anche il profilo del pneumatico aiuta nella definizione del comportamento in curva, poiché una spalla più quadrata tende a massimizzare l'appoggio, mentre dei tasselli di generose dimensioni permettono a tutta la struttura di limitare la deformazione.
a cura di CIMA VENDING
Caro tagliando, addio
Pubblicato Mercoledì, 20 Gennaio 2016 04:09
Per decenni, il contrassegno dell'assicurazione ha fatto bella mostra di sé sul parabrezza delle nostre macchine. Fino ad una ventina di anni fa, assieme al bollo, da qualche lustro, da solo.
Dal 18 ottobre, però è scomparso. E' l'effetto della dematerializzazione dei documenti Rc auto, prevista da una legge del 2012, poi dal regolamento di due anni fa, e che sta entrando nel vivo. In due tempi. Il primo luglio si è partiti con l'attestato di rischio, il documento che certifica il nostro rating di guidatori (vi sono annotati gli incidenti provocati negli ultimi cinque anni), quello che le compagnie ci inviano prima della scadenza della polizza e che serve per stipulare una nuova copertura, eventualmente con un'altra società. Il cosidetto Adr non sarà più cartaceo, ma virtuale; non sarà più statico, bensì dinamico (cioè sarà aggiornato in tempo reale e non più una volta all'anno) e sarà depositato in una banca dati gestita da Ania, presso la quale le compagnie potranno recuperarlo direttamente, senza passare dal cliente.
Il secondo tempo di questo processo è scattato invece il 18 ottobre, quando, come detto, è scomparso anche il contrassegno giallo, e non solo per le polizze di nuova emissione (non sarà più consegnato al contraente assieme al contratto) anche chi lo ha già sul parabrezza potrà toglierlo. E i controlli? Come farà la polizia a sapere se le macchine sono assicurate? Gli agenti dovranno interrogare da remoto la banca dati dei veicoli assicurati del ministero delle infrastrutture. La stessa cosa faranno, in automatico, gli occhi elettronici disseminati lungo le strade: ma soltanto quando il codice sarà appositamente modificato.
Omicidio stradale, ecco cosa prevede la legge
Pene più dure in caso di omicidio e lesioni. Fuga, assenza di patente e assicurazioni aggravanti in tutti i casi.
Violare le norme della strada e causare per colpa la morte di una persona era giàreato punibile con la reclusione da 2 a 7 anni, secondo l'articolo 589 del codice penale. Con la legge approvata, si punisce con la reclusione da 8 a 12 anni chi causa la morte di una persona mettendosi alla guida in stato di ebbrezza alcolica (superiore alla soglia di 1,5 grammi per litro) o di alterazione dovuta all'assunzione di sostanze stupefacenti. La reclusione invece va da 5 a 10 anni per l'omicida laddove il tasso alcolemico superi la soglia di 0,8 g/l.
Se il conducente uccide più persone, si applica la pena per la violazione più grave tra quelle commesse aumentata fino al triplo, anche se il limite massimo è comunque 18 anni. Per chi fugge la pena è aumentata da un terzo a due terzi ma in ogni caso non sarà inferiore ai cinque anni. Pena da 5 a 10 anni, anche a chi causa la morte superando i limiti, e quindi a chi nel centro urbano procede a una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita, e nelle strade extraurbane a una velocità di 50 km orari superiori ai limiti massimi di legge. Subiscono lo stesso trattamento anche quelli che circolano contromano, attraversando un'intersezione con il semaforo in stato di rosso, o chi effettua manovre di inversione in presenza di intersezioni, curve, dossi e causa, per via di queste condotte, la morte di un soggetto.
Per chi non è munito di patente di guida, oppure la patente è stata sospesa o revocata, o manca l'assicurazione, le pene vengono aumentate sia in caso di omicidio che in quello di lesioni. Per le lesioni, la reclusione va da 3 mesi a un anno per le lesioni gravi e da 1 a 3 per quelle gravissime; ma le pene si inaspriscono da 3 a 5 e da 4 a 7 (gravissime) per chi guida in stato di alterazione da alcool o sostanze. Pene che possono andare da 1 anno e 6 mesi a 3 per lesioni gravi se il conducente ha bevuto per una soglia pari a 0,8 g/l o in presenza di manovre scorrette (come quelle previste per l'omicidio), ad esempio, sorpassando un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale e causando quindi lesioni all'investito. Se le lesioni sono gravissime, la pena va dai 2 ai 4 anni. Se le lesioni sono causate a più persone, la pena non potrà superare i 7 anni ma si applicherà comunque alla violazione più grave aumentata fino al triplo.
Pesanti anche i termini in ottica di revoca della patente, caso previsto sia per l'omicidio che per le lesioni: in caso di omicidio, la revoca può arrivare ad un massimo di 20 anni, in presenza di condanna per violazione del codice della strada in riferimento alla guida sotto influenza di alcool o sostanze. Per le lesioni si va da una revoca di almeno cinque anni, suscettibile di raddoppio per condanna per reati dell'articolo 186 e rispettivi commi (guida sotto l'influenza dell'alcool). In tutti i casi i termini si allungano (dai 12 delle lesioni ai 30 dell'omicidio) se si è attuata una fuga dopo il delitto.
Stop al fermo dell'auto
Pubblicato Sabato, 24 Ottobre 2015 07:56
Il veicolo strumentale all'attività lavorativa non può essere sottoposto a fermo amministrativo.
E' illegittimo il fermo amministrativo dell'automobile che serve al contribuente per raggiungere il posto di lavoro. Lo ha affermato la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la sentenza n. 9202/24/14.
Il contribuente ha proposto ricorso contro un provvedimento di fermo amministrativo veicolo, stante l'iscrizione a ruolo di somme (oltre sedicimila euro) dovute a titolo di TARSU, tasse auto, registro e infrazioni al codice della strada, per gli anni dal 2001 al 2009. Il ricorrente ha eccepito l'illegittimità di detto provvedimento, in quanto riguardante l'automobile utilizzata quotidianamente per raggiungere il luogo di lavoro, distante dalla propria abitazione circa 24 km.
Investita della controversia, la CTP di Milano ha accolto il ricorso del contribuente dichiarando la nullità dell'atto impugnato. Nel caso di specie, il fermo amministrativo ha avuto a oggetto l'autovettura di proprietà del ricorrente, il quale ha dimostrato di essere residente a Milano e di lavorare, come dipendente, presso un'azienda con sede a 24 km di distanza dal luogo di abitazione. In assenza di altri mezzi per recarsi sul posto di lavoro, l'autovettura è stata ritenuta dal Collegio giudicante "a tutti gli effetti bene strumentale e indispensabile per lo svolgimento dell'attività lavorativa".
Infatti, affermani i giudici, "laddove il bene oggetto del fermo amministrativo, provvedimento analogo al pignoramento mobiliare, sia da ritenersi necessario al processo lavorativo e non risulta che vi siano beni analoghi tali da consentire comunque al debitore lo svolgimento della propria attività lavorativa, il bene non può essere sottoposto a fermo amministrativo".
Marco Vantini
Pubblicato Venerdì, 25 Marzo 2016 00:00
Nel mercato automobilistico l'attenzione verso le motorizzazioni green resta alta; le cifre sulle immatricolazioni di auto a alimentazione alternativa rese note da Acea ( la European automobile manufacturers association) ogni trimestre mostrano però che il nostro Paese è in controtendenza rispetto al resto d'Europa.
Se nel vecchio continente, infatti, le immatricolazioni di vetture green (ibride, elettriche, a metano e a Gpl) sono in crescita (+6,4% nei primi tre mesi del 2016), in Italia si è invece registrato un calo (-12,9% rispetto a gennaio-marzo 2015), dovuto alla diminuzione delle immatricolazioni di auto a gas, che scontano la concorrenza dei carburanti tradizionali, i cui prezzi, grazie la calo del costo del petrolio, sono notevolmente diminuiti rispetto ai massimi toccati qualche mese fa.
Le stesse tendenze stanno caratterizzando anche il settore delle flotte aziendali. Proprio le flotte sono da sempre considerate il segmento di mercato d'elezione per le auto verdi, in parte perché tali motorizzazione consentono di ridurre la spesa per il carburante (argomento a cui chi gestisce centinaia di auto è più sensibile rispetto a chi ne gestisce una o due), ma anche perché le aziende devono rispettare obiettivi di natura ambientale ed il fatto di dotarsi di auto verdi le aiuta a raggiungerli ed infine anche per ragioni di immagine aziendale.
Come procede l'inserimento di auto verdi nelle flotte aziendali? Secondo il Rapporto Aniasa 2015, che fornisce i dati sulle immatricolazioni delle società di noleggio a lungo termine (che oggi rappresentano la maggioranza delle auto che fanno parte delle flotte), nel 2015 le immatricolazioni di auto a gasolio sono aumentate del 21%, mentre quelle a benzina del 7%. Questi due carburanti da soli coprono il 96,5% del totale, esattamente come nel 2014. Il restante 3,5% è ripartito tra altri tipi di propulsori, tra cui spicca l'incremento del 58% registrato dai motori ibridi, passati da 1.541 a 2.432. E' diminuita invece la domanda per vetture a Gpl (- 15,6%) ed è cresciuta davvero poco quella per auto alimentate a metano (+2,7%). Quasi triplicata la domanda di auto elettriche, passate da 206 a 561 immatricolazioni in un anno: ma si tratta di numeri molto bassi e insoddisfacenti, da parte dell'Italia, in ottica di riduzione delle emissioni globali post Accordo di Parigi sul clima 2015.
Come si vede, quindi, la quota delle immatricolazioni di auto ad alimentazione tradizionale nel 2015 è la stessa del 2014. Fra le altre motorizzazioni cresce l'ibrido a scapito di metano e Gpl, come sta avvenendo nel mercato consumer. Cresce poco, però, l'elettrico, con numeri ancora molto ridotti. Dal momento che proprio quella elettrica è considerata l'alimentazione del futuro, come si può velocizzare la sua diffusione nelle flotte?
Ci aiuta a rispondere a questa domanda una indagine del Centro studi auto aziendali. Un primo importante dato che emerge da questa indagine è che 8 fleet manager su 10 adotterebbero auto elettriche nelle loro flotte in presenza di incentivi o di progetti di collaborazione con società energetiche per l'impianto delle colonnine di ricarica. Oggi il livello di conoscenza delle vetture elettriche da parte dei fleet manager non è alto. Infatti, il 27,4% del campione di fleet manager intervistati ha dichiarato di avere un basso livello di conoscenza delle auto elettriche, il 54,1% un livello medio e solo il 18,5% ha dichiarato di avere un alto livello di conoscenza delle auto elettriche. Anche per questo i fleet manager sono piuttosto prudenti nei confronti di questo tipo di veicoli, come dimostrano le risposte date ad una domanda sull'influenza dell'uso di auto elettriche sulla riduzione del Tco (Total cost of ownership) della flotta. Solo il 53,6% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di credere che l'utilizzo di auto elettriche possa incidere positivamente sulla riduzione del Tco della flotta, mentre il 46,4% non crede che questo sia possibile.
Tra i principali vantaggi che le auto elettriche sono in grado di apportare, secondo i fleet manager intervistati, vi sono le minori emissioni di sostanze nocive per l'ambiente, i risparmi economici possibili sia nella spesa per il carburante sia a causa della minore manutenzione di cui ha bisogno un motore elettrico, le agevolazioni nell'uso nelle città e nelle zone a traffico limitato (Ztl) e la possibilità di usufruire di parcheggi riservati, senza trascurare l'impatto positivo che l'uso di auto elettriche avrebbe sull'immagine aziendale. Tra gli svantaggi individuati dai fleet manager vi sono la ridotta durata delle batterie e quindi una percorrenza chilometrica non ancora soddisfacente, l'esiguo numero dei punti di ricarica, i canoni di noleggio ancora molto elevati, l'eccessiva durata del processo di ricarica della batteria e la rete di assistenza ancora poco diffusa. Urgono politiche di sostegno, quindi, per migliorare la penetrazione dell'alimentazione elettrica, se il paese ci punta.
Tentata vendita, il rischio di sequestro del furgone
Pubblicato Martedì, 23 Giugno 2015 15:54
L'attività degli agenti di commercio operanti in tentata vendita è stata negli ultimi anni oggetto di ripetuti interventi legislativi soprattutto in riferimento al regime sanzionatorio.
Infatti la legge n. 298/1974, per gli agenti che effettuano il trasporto a mezzo autocarro di cose in conto terzi, prevede provvedimenti di fermo amministrativo e sanzioni da parte della Polizia Stradale, con il presupposto che l'agente non è autorizzato al trasporto conto terzi, cosa che causa ingenti danni alle aziende titolari di licenza di trasporto di cose in conto proprio e compromette la distribuzione delle merci e la vendita dei propri prodotti.
Siamo preoccupati per il lavoro di tutti quegli agenti di commercio che operano nei vari settori di tentata vendita come quelli del caffè, latte, gelati, prodotti freschi e da banco, soprattutto perché in questo particolare momento economico pesa sulle spalle degli agenti di commercio l'eccessivo costo del lavoro e della fiscalità della legge.
Per far fronte a questo fenomeno nel dicembre 2013, presso il Tribunale di Teramo, è stato presentato appello, riconosciuto come fondato e quindi accolto con sentenza n. 1285/2013, in quanto si è dimostrato che il trasporto conto terzi avviene solamente quando un veicolo è utilizzato dietro corrispettivo e nell'interesse di persone diverse dall'intestatario della carta di circolazione, cosa che non rientra nel ruolo ricoperto dall'agente di commercio.
Questa sentenza è stata il frutto di un'interrotta attività che mi ha visto coinvolto in prima persona, in quanto interpellato direttamente da numerosi iscritti dell'associazione. Successivamente, sulla base della sentenza n. 1285/2013, nel Tribunale di Teramo sono stati accolti numerosi ricorsi, vedi sentenza 24/2014 del Tribunale di Teramo, sentenza 223/2014 del Giudice di pace di Teramo e recentissima sentenza 443/2015 del 23/02/2015, dimostrando come l'agente che trasporta e consegna con il mezzo dell'azienda i prodotti da lui direttamente venduti, non svolge attività di trasporto "conto terzi", ma "conto proprio" sempre che il mezzo appartenga alla mandante.

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