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Legge Pinto: diritto al risarcimento tra giudizi di ottemperanza e lungaggini burocratiche | Salvis Juribus
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Pubblicato 12 July 2020 | by Gaetano Walter Caglioti | in Amministrativo
Sommario: 1. Legge 24 marzo 2001 n. 89 (c.d. legge Pinto) – cenni – 2. Modifiche normative e interventi giurisprudenziali – 3. Limitazioni normative all’esercizio del diritto – 4. Organo competente alla liquidazione risarcimento ex legge Pinto – 5. (tentativi di ) Riduzioni dei tempi di liquidazione e accordo con la Banca d’Italia – 6. Giudizio di ottemperanza e ulteriori spese a carico dello Stato – 7. Giudizio di ottemperanza tra burocrazia e ulteriori ritardi e spese nelle liquidazioni – 8. Esigenze di sburocratizzazione della procedura e proposta di modifiche normative
1. Legge 24 marzo 2001 n. 89 (c.d. legge Pinto) – cenni
Ai sensi dell’articolo 2 legge 24 marzo 2001 n. 89 [2] [ N.B.= nel prosieguo l’indicazione del solo articolo si riferisce alla normativa in questione] “chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale [3] per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione.”
Per gli ermellini di piazza Cavour, rione Prati, in Sezioni Unite “…in tema di equa riparazione ai sensi dell’art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, il danno non patrimoniale é conseguenza normale, ancorché non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: sicché, pur dovendo escludersi la configurabilità di un danno non patrimoniale “in re ipsa”, ossia di un danno automaticamente e necessariamente insito nell’accertamento della violazione, il giudice, una volta accertata e determinata l’entità della violazione relativa alla durata ragionevole del processo secondo le norme della citata legge n. 89 del 2001, deve ritenere sussistente il danno non patrimoniale ogni qualvolta non ricorrano, nel caso concreto, circostanze particolari che facciano positivamente escludere che tale danno sia stato subito dal ricorrente…così evitandosi i dubbi di contrasto con la Costituzione italiana, la quale, con la specifica enunciazione contenuta nell’art. 111, tutela il bene della ragionevole durata del processo come diritto della persona, sulla scia di quanto previsto dalla norma convenzionale. “
L’art. 55 del Dl. 22 giugno 2012 n. 83, contenente “misure urgenti per la crescita del paese” (cosiddetto decreto sviluppo del governo Monti), nel promettere un più agevole ed efficace accesso al giudizio di equa riparazione ed ottenere in tempi più rapidi (che non siano a loro volta “irragionevoli”) il giusto risarcimento ha apportato importanti modifiche alla legge, volte , principalmente , a porre un freno alle richieste di risarcimento.
Ai fini di accelerazione delle procedure la modifica che ha portato a non essere più investita della decisione la Corte d’Appello in composizione collegiale, ma decidere sarà un giudice monocratico di Corte d’appello con una procedura modellata su quella del decreto ingiuntivo.
L’opposizione si propone alla stessa Corte di Appello che giudica in seduta collegiale.
Fissati i termini oltre i quali la lunghezza del processo diventa “irragionevole” facendo così sorgere il diritto all’equa riparazione.
Ai sensi dell’articolo 3 punto 3 legge: unitamente al ricorso deve essere depositata copia autentica dei seguenti atti: a) l’atto di citazione, il ricorso, le comparse e le memorie relativi al procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata; b) i verbali di causa e i provvedimenti del giudice; c) il provvedimento che ha definito il giudizio, ove questo si sia concluso con sentenza od ordinanza irrevocabili.
Per la legge di semplificazione amministrativa , che riteniamo corretto applicare anche al caso in cui i documenti da allegare abbiano natura giurisdizionale e siano finalizzati a risarcire i danni prodotti da lungaggini proprio della giurisdizione, e in particolare ai sensi dell’ articolo 43 [13] ”…le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell’interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall’interessato.
Dilatorie, appaiono a danno dell’avente diritto al risarcimento , gli adempimenti burocratici richiesti dall’articolo Art. 5-sexies [18], subordinanti il pagamento.
Prima della modifica l’originario articolo 3 della legge in commento al primo comma prevedeva che la domanda di equa riparazione si propone dinanzi alla corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto e’ concluso o estinto relativamente ai gradi di merito ovvero pende il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata.[23]
Ai sensi dell’articolo Art. 5-quater (Sanzioni processuali) con il decreto di cui all’articolo 3, comma 4, ovvero con il provvedimento che definisce il giudizio di opposizione, il giudice, quando la domanda per equa riparazione e’ dichiarata inammissibile ovvero manifestamente infondata, puo’ condannare il ricorrente al pagamento in favore della cassa delle ammende di una somma di denaro non inferiore ad euro 1.000 e non superiore ad euro10.000.
Si assiste con frequenza a plurime notifiche telematiche effettuate dai difensori presso indirizzi reperiti in pubblici registri quali: ucan@giustiziacert.it, estratto dal Registro generale degli indirizzi elettronici; gabinetto@giustiziacert.it, estratto dal Registro PP.AA.; dag@giustiziacert.it, estratto dal Registro PP.AA.
Va quindi ribadito che la sola notifica richiesta dal quadro normativo vigente per il provvedimento giurisdizionale di condanna dell’amministrazione – come di ogni altro atto giudiziario – va fatta al Ministero della giustizia presso l’Avvocatura dello Stato.
Ma, e qui il paradosso, “se i tempi dei processi italiani sono lunghi quelli per ottenere l’equa riparazione, proprio per l’irragionevole durata delle cause, non sono da meno.”(cit.)
5. (tentativi di ) Riduzioni dei tempi di liquidazione e accordo con la Banca d’Italia
In data 18 maggio 2015 [34] un accordo di collaborazione tra Ministero della Giustizia e la Banca d’Italia prevede che il pagamento dei decreti di condanna emessi dal 1° settembre 2015 dalle Corti di appello di Caltanissetta – Catanzaro – Genova – Lecce – Napoli – Perugia – Potenza – Roma – Salerno, avvenga in sede centrale a cura della Direzione generale degli affari giuridici e legali supportata dalla Banca d’Italia.
La tempestività dei pagamenti verrà [o doveva avvenire], con l’Accordo in esame, garantita dalla Banca d’Italia, alla quale il Ministero invierà settimanalmente le copie notificate dei decreti di corte d’appello, consentendo così una gestione più celere della pratica ed una liquidazione più veloce, secondo il seguente schema:
L’attività è senza retribuzione, ai sensi dell’articolo 5 sexies, comma 8, della l. n. 89/2001 nel testo introdotto dall’art. 1, comma 777, lett. l), l. n. 208 del 2015, rientrando la stessa nell’“onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti”.
I vari commissari ad acta hanno evidenziato quelle che sono le criticità nell’espletamento dell’incarico che di fatto impediscono, o ritardano sensibilmente, l’ottemperanza ai provvedimenti giurisdizionali amministrativi ex lege n. 89/2001 (c.d. legge Pinto) [45] .
In primo luogo è stato contestato l’indirizzo ministeriale [46] ai sensi del quale rilevare come per “…l’attività relativa all’incarico di commissario ad acta, ai fini dell’ottemperanza del provvedimento in oggetto consiste nella sollecitazione e nel controllo dell’organo tenuto al pagamento”. [47]
L’indirizzo degli Uffici di via Arenula farebbe emergere un ruolo riduttivo delle funzioni, dei poteri ma soprattutto dei doveri del commissario ad acta che, sostituendosi all’Amministrazione inadempiente, quale ausiliario del giudice [48] e non quindi organo straordinario della stessa Pubblica Amministrazione, “ ha la funzione strumentale di adeguamento della realtà al contenuto del giudicato “.
Modifiche che, con l’individuazione di un Dirigente della stessa Amministrazione tenuta al pagamento, tendono ad evitare aggravi di spese a carico dell’Erario nell’esecuzione del giudicato.
Si è quindi prospettato [51] che, per una corretta applicazione della normativa vigente e contestuale tutela di chi viene nominato nelle funzioni in oggetto, che le nomine siano accompagnate dalla predisposizione di adeguati strumenti operativi individuabili in: a) un canale di contatto privilegiato del commissario ad acta con l’Ufficio I affari giuridici e legali e individuazione di un responsabile del procedimento che garantisca la giusta e corrente interlocuzione; b) abilitazione del commissario ad acta , da remoto, sul data base previsto del già richiamato articolo 3 dell’Accordo Ministero della Giustizia/Banca d’Italia, onde permettere il controllo sulle attività espletate sia dall’ufficio ministeriale che dalla Banca d’Italia e poter impartire le disposizioni necessarie e opportune alla velocizzazione della procedura ; c) accreditamento, del commissario ad acta, presso la Banca d’Italia in Roma per quanto di necessità e che, soprattutto, permetta di operare da remoto, anche con l’istituto bancario, per le attività propedeutiche al pagamento.
Una prima, e attuabile, modifica alla procedura di liquidazione, che ne accelererebbe sensibilmente i tempi, a regime giuridico invariato potrebbe essere rappresentata dal disporre, anche per gli adempimenti relativi ai decreti di condanna emessi dal 1° settembre 2015 dalle Corti di appello di Caltanissetta – Catanzaro – Genova – Lecce – Napoli – Perugia – Potenza – Roma – Salerno, che alla liquidazione provveda il Funzionario delegato [53] della Corte di Appello interessata, con relativo accreditamento di fondi prelevati dal capitolo 1264, sottraendo tale incombenza alla Direzione Generale degli Affari Giuridici e Legali. [54]
[2] c.d. legge Pinto (dal nome del suo estensore Michele Pinto) “Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’articolo 375 del codice di procedura civile” pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2001 – entrata in vigore il 18 aprile 2001
[3] art. 2 lett. b) legge 89/2001 “il danno non patrimoniale è riparato, oltre che con il pagamento di una somma di denaro, anche attraverso adeguate forme di pubblicità della dichiarazione dell’avvenuta violazione”.
[4] Articoli 2-bis,2-ter e 2-quater legge 89/2001 “Si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità’. Ai fini del computo della durata il processo si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio ovvero con la notificazione dell’atto di citazione. Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si e’ concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si e’ conclusa in sei anni. Il processo penale si considera iniziato con l’assunzione della qualità di imputato, di parte civile o di responsabile civile, ovvero quando l’indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari . Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni.. Ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo e’ sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui inizia a decorrere il termine per proporre l’impugnazione e la proposizione della stessa.”
[5] competenti sono , in unico grado, le Corti di Appello del distretto in cui ha sede il giudice innanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto. Si applica l’articolo 125 del codice di procedura civile. ( articolo 3 legge 89/2001). La procedura (in camera di consiglio) è stata regolata in modo che il decreto sia emesso dalla Corte d’appello, nella composizione di legge, entro 4 mesi: esso, immediatamente esecutivo, è impugnabile in Cassazione.
[7] La novella contenuta infatti nel d.l. 8 aprile 2013 n. 35, convertita nella legge 6 giugno 2013, n. 64, che pur si prefiggeva il contenimento delle procedure esecutive, non ha prodotto i risultati sperati, mentre dovrà essere oggetto di attenta verifica l’effetto deflattivo derivante dalle ulteriori modifiche apportate alla legge Pinto dalla legge di Stabilità 2016 (L. n. 208 del 28.12.2015), sia in termini di numero di condanne che di riduzione dei costi, quale verosimile conseguenza delle più severe condizioni di ammissibilità dell’azione e dei ridimensionati criteri di liquidazione degli indennizzi. . fonte: XVII legislatura Camera Deputati Senato della Repubblica – Disegni di Legge e Relazioni- Documenti- Documento IX n. 1
[9] Cassazione italiana, Sezioni Unite Civili – sentenza 26 gennaio 2004, n. 1338.
[11] A seguito dell’ulteriore riforma apportata dalla Legge di Stabilità 2016, gli indennizzi sono oggi commisurati in una somma variabile tra un minimo di 400 euro ed un massimo di 800 euro (in precedenza tra 500 e 1500 euro) per ogni anno o frazione di anno superiore a sei mesi che eccedente rispetto al termine di ragionevole durata (art. 2-bis L. n. 89/2001). Detta somma può essere incrementata fino al 20 per cento, per gli anni successivi al terzo eccedente la durata ragionevole, e fino al 40 per cento per gli anni successivi al settimo. La misura dell’indennizzo non può comunque superare il valore della causa presupposta (quella, cioè, che ha avuto un’irragionevole durata), o il valore del diritto accertato in quel giudizio dal giudice, ove fosse inferiore.
[13] come modificato dall’art. 15, comma 1, lett. c), L. 12 novembre 2011, n. 183., a decorrere dal 1° gennaio 2012
[30] All’Ufficio I della Direzione Generale Affari Giuridici e Legali sono assegnati, ai sensi dell’art. 4 del DM 14.12.2015 i seguenti compiti: a) contenzioso in materia di responsabilità civile dei magistrati (il Ministero non è parte ma cura l’attività istruttoria per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri); esercizio dell’azione civile in procedimenti penali in danno o a carico di magistrati o di altri appartenenti all’Ordine giudiziario o nei quali il Ministero della giustizia assume la qualità di persona offesa dal reato o danneggiato; azioni di risarcimento danni nei confronti dell’Amministrazione in dipendenza della attività di giustizia, con particolare riguardo anche ai collaboratori dell’autorità giudiziaria (custodi giudiziari, consulenti, periti) o agli appartenenti all’ordine giudiziario diversi dai magistrati, o agli ufficiali giudiziari; b) contenzioso per pagamento delle spese di giustizia; c) contenzioso elettorale, contenzioso davanti ai giudici ordinari o alle commissioni tributarie per opposizioni avverso le cartelle esattoriali emesse su richiesta di iscrizione in ruolo degli Uffici recupero spese presso gli Uffici giudiziari; ricorso contro circolari dipartimentali, decreti ministeriali e dirigenziali nelle materie di competenza del Dipartimento per gli affari di giustizia; d) contenzioso per equa riparazione della ingiusta detenzione ed errore giudiziario (a soli fini statistici – parte convenuta MEF); ricorsi, esecuzione e opposizioni alla esecuzione dei decreti per equo indennizzo per ritardata giustizia ai sensi della legge Pinto; e) procedimenti di volontaria giurisdizione inerenti le opposizioni alle liquidazione dei compensi ai collaboratori della autorità giudiziaria; f) contenzioso :  per esame di avvocato,  per concorso per notaio,  per revisione delle tabelle notarili,  per esame di avvocato cassazionista,  per esame di revisore contabile,  per diniego di riconoscimento di titoli professionali comunitari ed extracomunitari,  avverso i decreti ministeriali di scioglimento e commissariamento degli ordini professionali locali e nazionali, in materia di elezione dei consigli degli Ordini locali e nazionali, in materia di libere professioni in genere; g) esecuzione di sentenze ed altri provvedimenti giurisdizionali nelle sole materie di competenza del Dipartimento per gli affari di giustizia.
[32]file:///C:/Users/user/Desktop/leggePinto/Ministero%20della%20giustizia%C2%A0-%C2%A0www.giustizia.it.html
[33] per l’Ex Ministro della Giustizia Andrea Orlando, l’Accordo “consentirà non solo di soddisfare, in linea con quanto ci impone la Corte europea dei diritti dell’uomo, coloro che da tempo attendono risposte dallo Stato per il pagamento dei crediti loro spettanti – ma anche di realizzare – un notevole risparmio di spesa per lo Stato evitando con pagamenti tempestivi l’avvio di ulteriori contenziosi contro il ministero della giustizia sia in sede nazionale che europea”.
[40] Nessuna spesa per i Commissari ad acta essendo l’attività senza retribuzione, ai sensi dell’articolo 5 sexies, comma 8, della l. n. 89/2001 nel testo introdotto dall’art. 1, comma 777, lett. l), l. n. 208 del 2015, rientrando la stessa nell’“onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti”.
[41] cfr = Daniela Nazzaro in “Pinto”: decreti pieni di errori, procedure lunghissime e pagamenti irrisori. Valanga di ricorsi alla CEDU.
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 articolo 43
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 articolo 3
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