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Timestamp: 2020-08-11 07:11:55+00:00

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Sentenza Tribunale Lecce 14/04/03 n. 1736 - Studio Legale Riva
SENTENZA n. 1736/03
Il Giudice Istruttore del Tribunale di Lecce, GOT Patrizia Daniela SCARPA, in funzione di Giudice Unico, ha pronunciato la seguente
nella causa civile nr. 2484/97 R.G. tra:
Arch. Massimo DE MARCO e Arch. Giovanni LONOCE rappresentati e difesi dall'avv. Antonio TANZA e dall'Avv. F. FAZZALARI, del Foro di Roma, come da mandato a margine dell'atto di citazione in opposizione a Decreto Ingiuntivo; OPPONENTI
Rolo Banca 1473: Spa in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avv. Francesco e Giuseppe PICCINNI; RESISTENTI
Per gli opponenti: l'avv. A. TANZA e l'Avv. F. FAZZALARI chiedono, la nullità del decreto ingiuntivo opposto, l'invalidità e la nullità dei singoli contratti di apercredito oggetto, del rapporto tra; parti attrici e la banca, nonché. la condanna della convenuta alla restituzione delle somme indebitamente riscosse e al risarcimento del danno. derivante dalla illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi;, nonché al risarcimento del danno derivante dalla false notizie fornite in narrativa dei ricorso ingiuntivo al fine di ottenere la clausola della provvisoria esecuzione, con vittoria di spese competenze ed onorari.
Per l'opposta: gli avv.ti Francesco e Giuseppe PICCINNI chiedono il rigetto dell'opposizione e la condanna degli opponenti:al pagamento delle somme. di cui all'opposto decreto oltre agli accessori, con vittoria di spese giudiziali.
Con atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, ritualmente notificato, i sigg. Massimo DE MARCO e Giovanni LONOCE convenivano in giudizio Rolo Banca 1473 S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore dinanzi a codesto Tribunale per ivi sentire accogliere le seguenti formulate conclusioni:' " Voglia il Sig. Pretore di Lecce, respinta ogni altra istanza in accoglimento dei motivi su esposti: PRELIMINARMENTE emettere preventiva ordinanza a di revoca della illegittima provvisoria esecuzione ex art. 649 c.p. ordinare alla Banca di depositare gli Originali o almeno copia dei contratti originali, sia principali che collegati, a delle eventuali modifiche ed allegati, nonché copia di tutti gli estratti conto sino ad oggi, unitamente al rendiconto della gestione ai sensi dell'art. 1713 c.c. Sospendere il giudizio ex art. 18 7 del Trattato CEE per la decisione in via pregiudiziale sui seguenti quesiti o su quelli altri ritenuti dal Pretore:
a) se le disposizioni negli artt. 85 e 86 del Trattato conferiscano ai singoli diritti tutelabili di fronte ai giudici nazionali;
b ) se le condizioni generali di apertura di credito n conto corrente applicate ex recepto dalla totalità delle banche italiane nei rapporti con la clientela e risultanti dall'azione di coordinamento fra le banche stesse svolta dall'ABI costituiscano un'intesa ai sensi dell'art. 85 n. 1 del Trattato ed, in particolare, una decisione di associazione d'imprese;
c) se, in caso di risposta affermativa ai quesiti sub a) e b) la dichiarazione di nullità ex art 85, n. 2, dei contratti tipo risultanti dall'azione di coordinamento tra banche italiane svolta dall'ABI, possa avere effetti sulla validità dei contratti "a valle" stipulati dalle singole banche con i singoli clienti sulla base dei modelli contrattuali predisposti dall'ABI e notificati da questa alle banche aderenti per una loro generalizzata adozione e, in vaso di risposta affermativa a quest'ultimo quesito, quali possano essere tali effetti sui contratti "a valle " dell' intesa vietata, o quali criteri debba utilizzare il Giudice nazionale per individuare i suddetti effetti alfine di -decidere circa la loro applicazione ai medesimi contratti stipulati tra banca e cliente;
d) se, nell'ambito del settore bancario, le imprese bancarie aderenti all'ABI in grado, grazie alla situazione di potenza economica che detengono nel loro complesso, di comportarsi, con riguardo alle condizioni contrattuali, in modo indipendente nei confronti dei concorrenti e soprattutto nei confronti della clientela, possano essere considerate nel loro insieme detentrici di una posizione dominante collettiva ai sensi dell'art. 86 del Trattato;
e) se costituisce abuso, ai sensi dell'art. 86 Trattato, l'adozione, da parte di una o più imprese bancarie in posizione dominante, di una clausola contrattuale nei rapporti con la propria clientela che consenta alla/e suddetta/e impresa di fissare unilateralmente il tasso d'interesse (prezzo del servizio) e di variarlo, pure unilateralmente, in funzione dell'andamento del mercato monetario, senza che, peraltro, sia consentito al cliente di conoscere né il tasso che gli viene applicato dalla banca all'atto di stipulazione del contratto, né le successive variazioni del tasso stesso (clausole, usi di piazza);
j) se, nel caso di risposta positiva ai precedenti quesiti, il giudice nazionale possa trarre dall'accertamento della violazione dell'art. 86 Trattato la conseguenza della nullità in ordine a talune clausole, in ipotesi abusive, inerenti ai rapporti contrattuali "verticali" fra le imprese in posizione dominante e la loro clientela o, più in generale, quali effetti giuridici possa il giudice nazionale decidere di applicare ai suddetti rapporti contrattuali in caso di accertata violazione dell'art. 86 o quali criteri debba lo stesso giudice nazionale utilizzare per individuare tali effetti giuridici sui -contratti posti in essere dall'impresa dominante con i suoi clienti.
1. DICHIARARE NULLO il decreto ingiuntivo opposto o in subordine revocarlo con tutte le conseguenze di legge;
2. DICHIARARE l'invalidità e la nullità dei singoli contratti di apertura di credito oggetto del rapporto tra parte attrice e la banca, particolarmente in relazione alla determinazione e applicazione degli interessi, dell'anatocismo e dei costi, e, di conseguenza, RIDURRE lo stesso in base ai risultati del ricalcalo che verrà effettuato in sede di CTU tecnico-bancaria e sulla base dell'intera documentazione relativa al rapporto di apertura di credito;
3. DICHIARARE l'invalidità di ogni altra obbligazione ad esso connessa;
4. DETERMINARE a mezzo CTU, che sin d'ora s'invoca, il Costo Effettivo Annuo dell'impugnato rapporto bancario (TEG) ed in virtù dell'invalidità delle convenzioni contrattuali RICALCOLARE l'ammontare delle somme a credito, ed a debito delle parti sulla base dell'intera documentazione (dalla formalizzazione negoziale ad oggi) e DETERMINARE l'esatto dare-avere tra le parti, CONDANNANDO, in via RICONVENZIONALE, nell'ipotesi di indebito pagamento di somme da parte attrice, la banca alla restituzione delle somme indebitamente riscosse, oltre interessi legali maturati dalla data della riscossione;
5. CONDANNARE la banca al risarcimento dei danni derivante dall'illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi della effettiva posizione debitoria, che verranno quantificati nel corso dell'istruttoria ed in difetto secondo equità;
6. CONDANNARE la banca al risarcimento dei danni derivante dalle false notizie fornite nella narrativa del ricorso ingiuntivo al fine di ottenere la- clausola della provvisoria esecuzione, e dalla illegittima iscrizione ipotecaria, che verranno quantificati in corso dell'istruttoria ed in difetto secondo equità. 7. CONDANNARE la banca al pagamento delle spese e competenze di giudizio».
Primo problema è quello di individuare la normativa applicabile al rapporto. A, questo proposito, va operata una distinzione tra i contratti di c/c aperti prima dell'entrata in vigore della legge 152 del 1992 (9 luglio 2002) e quelli aperti successivamente. Per i primi deve farsi riferimento alle norme del codice civile ed alla vecchia legge bancaria del '36/ '38, mentre agli altri deve applicarsi, oltre al codice civile, la legge sulla trasparenza ed il nuovo T.U.b.- Corte di Cassazione, più volte espressasi sull'argomento, esclude l'applicazione di detta recente normativa (1992) ai rapporti sorti in un periodo anteriore: Un tema di contratti bancari, nel regime anteriore alla entrata in vigore della L 17 febbraio 1992 n. 154, e del successivo T.U. sulla disciplina bancaria -che introducono norme nuove, a carattere non retroattivo, in tema di trasparenza bancaria, vietando, tra l'altro, espressamente il rinvio agli usi di piazza - la convenzione relativa agli interessi è validamente stipulata, in ossequio al disposto dell'art. 1284, comma 3, c.c. (che è norma imperativa, la cui violazione determina nullità assoluta ed insanabile), quando il relativo tasso risulti determinabile e controllabile in base a criteri in detta convenzione oggettivamente indicati e richiamati. Pertanto, una clausola contenente un generico riferimento alle "condizioni usualmente praticate dalle aziende di credito sulla piazza" può ritenersi valida ed univoca solo se coordinata alla esistenza di vincolanti discipline fissate su larga scala nazionale con accordi interbancari, nel rispetto delle regole di concorrenza e non anche quando tali accordi contengano riferimenti a tipologie di tassi praticati su scala locale e non consentano, per la loro genericità, di stabilire a quale previsione le parti abbiano- inteso fare concreto rifierimento" (ex plurimis: Cassazione civile 18 aprile 200 1, n. 5675). Nel caso in esame il rapporto bancario è sorto il 18 ottobre 1990 e, dunque, non è applicabile la normativa della c.d. trasparenza bancaria.
Secondo Cass. Civ., Sez. 1, 23 settembre 2002 n. 13823; Cass. Civ., Sez. 1, 1 febbraio 2002 n. 1287, Cass, Civ., Sez. 1, 28 marzo 2002 n. 4490 e Cass. Civ., Sez. 1, 21 giugno 2002 n. 9090 Cass. Civ., Sezione III 18 aprile 2001, n. 5675; Cass. Civ., Sez. In, 21 novembre 2000 n. 15024; Cass. Civ., Sez. 1, 19 luglio 2000, n. 9465; Cass. Civ., Sez. 1, 14 gennaio 1999 n. 348; Cass. civ., Sez. 111, 21 settembre 1998, n. 9448; Cass. civ., Sez. 1, 23 giugno 1998 n. 6247; Cass. civ., Sez. 1, 11 maggio 1998, n. 4735; Cass. civ., Sez. 1, sentenza 8 maggio 1998, n. 4696; Cass. civ., Sez. 111, 9 dicembre 1997, n. 12456; Cass. civ., Sez. 1, 29 novembre 1996, n. 10657; Cass. civ., Sez. 1, 13 marzo 1996 n. 2103; Appello Lecce, 9 febbraio 2002; Appello Lecce 22 ottobre 2001, Appello Lecce 6 febbraio 2001 (ed a prescindere dall'applicazione delle recenti leggi sulla trasparenza, le quali, comunque, vietano il rinvio agli usi bancari), il rinvio "alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza" contrasta con l'esigenza di determinabilità attraverso criteri prestabiliti. Infatti è notorio che da circa quindici anni gli accordi di cartello tra le banche contengono diverse tipologie di tassi, e non costituiscono parametro centralizzato e vincolante -anche, l'applicazione del prime - rate sostanzialmente rimessa alla discrezionalità degli istituti, come risulta dal documento ABI per il periodo 1990 - 1995, prodotto dalla convenuta. Inoltre la formula "salvo patto contrario" ingenera il dubbio sul carattere precettivo, e quindi sull'esistenza della clausola. La determinazione secondo gli usi salvo patto contrario può costituire una direttiva generale, ma non la regola del caso concreto, nel quale "il patto contrario" c'è (sicché il richiamo alla prassi ordinaria non ha senso) oppure non c'è (sicché non ha senso la clausola di salvezza).
4. dichiara che nulla era ed è dovuto alla Banca dagli opponenti per commissione di massimo .scoperto trimestrale, per c.d. giorni valuta e spese forfetarie non previsti e regolamentati in contratto;

References: SENTENZA 
 art. 649
 art. 18
 Cass. 
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 sentenza 
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