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Timestamp: 2020-01-27 08:21:27+00:00

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Spedizione assegno a mezzo posta: il mittente risponde in caso di smarrimento? Alle S.U. la risposta | Redazione Jd
Spedizione assegno a mezzo posta: il mittente risponde in caso di smarrimento? Alle S.U. la risposta Cass. Civ., Sez. I, 03/09/2019, n. 22015
By RedazioneJD | 28/11/2019
1 CASS. CIV., SEZ. I, 03/09/2019, N. 22015
CASS. CIV., SEZ. I, 03/09/2019, N. 22015
«Va rimessa la causa al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, sulla seguente questione di diritto di particolare importanza: “Se possa ravvisarsi un concorso del danneggiato, ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1, nella spedizione di un assegno a mezzo posta – sia essa ordinaria, raccomandata o assicurata – con riguardo al pregiudizio patito dal debitore che non sia liberato dal pagamento, in quanto il titolo venga trafugato e pagato a soggetto non legittimato in base alla legge cartolare di circolazione»
Viene proposto ricorso, sulla base di tre motivi, avverso la sentenza pronunciata il 12 dicembre 2011 dalla Corte d’appello di [Omissis], la quale, in riforma della decisione di primo grado, ha condannato Poste Italiane s.p.a. al risarcimento del danno nella misura di Euro 2.565,00, oltre rivalutazione ed interessi legali, corrispondente alla metà della somma portata da un assegno di traenza illegittimamente incassato presso un ufficio postale da soggetto non legittimato.
La corte territoriale ha ritenuto che: a) la negoziatrice risponde del pagamento per responsabilità contrattuale oggettiva, ai sensi dell’art. 43 l.a., nella specie avendo pagato a persona prima di allora non conosciuta, cui contestualmente ha aperto un libretto di deposito nominativo, previo controllo formale della patente e del tesserino di codice fiscale privo di fotografia; b) fu imprudente l’invio dell’assegno per posta ordinaria, anziché con posta raccomandata con avviso di ricevimento, la sola che permetta di avere un riscontro della consegna corretta, dunque senza un minimo di cautela esigibile, tale da costituire concausa dell’evento, secondo il criterio della cd. causalità adeguata di regolarità statistica, donde il concorso di colpa nella misura del 50% a carico della compagnia di assicurazione, ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1, rilevabile d’ufficio.
Si è difesa con controricorso l’intimata.
Le parti hanno depositato le memorie.
La causa è stata rinviata a nuovo ruolo dalle ordinanze interlocutorie del 21 marzo 2018 e del 5 febbraio 2019, pervenendo infine alla pubblica udienza.
La ricorrente ha depositato una ulteriore memoria.
1. – I motivi del ricorso. I motivi del ricorso possono essere così riassunti:
1) violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 1, oltre al vizio di motivazione omessa, insufficiente e contraddittoria, per avere la sentenza impugnata ritenuto il concorso causale della compagnia assicuratrice, la quale spedì il titolo per posta ordinaria, condotta che tuttavia non viola nessuna norma positiva o di prudenza, atteso che il D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, artt. 83 e 84, attengono al rapporto tra il mittente e Poste italiane s.p.a., non ai rapporti con i terzi; mentre la condotta causale efficiente fu solo quella di apertura del rapporto bancario a soggetto inesistente, senza gli adeguati controlli; inoltre, è incongruo ritenere che il mezzo raccomandato permetta il controllo dell’effettiva ricezione del plico da parte del beneficiario dell’assegno, posto che esso non implica l’avviso di ricevimento, il destinatario del plico ben potrebbe non essere il beneficiario, la firma apposta sull’avviso di ricevimento potrebbe essere falsa o comunque non controllabile, e lo stesso avviso comunque perviene spesso dopo molti giorni, mentre poi non vi è prova dello smarrimento o della sottrazione durante il percorso postale, potendo ad esempio il plico essere trafugato dalla buca delle lettere del destinatario;
2) violazione e falsa applicazione degli artt. 40 e 41 c.p., oltre a motivazione inesistente, essendo l’identificazione del beneficiario di titolo intrasferibile il momento centrale dell’adempimento dell’obbligo della banca, mentre il concorso commissivo mediante omissione esige una norma preesistente, la quale imponga il comportamento omesso; né costituisce fatto notorio che la spedizione per posta ordinaria conduca ad eventi illeciti, indicando le statistiche semmai il contrario;
3) violazione e falsa applicazione degli artt. 1218,1852,1857 e 2669 c.c., art. 43 l.ass., oltre al vizio di motivazione omessa, insufficiente o contraddittoria, per non avere la corte territoriale ritenuto responsabile Poste Italiane s.p.a., quale negoziatrice, senza nessun possibile discarico su chi spedì il titolo, o comunque per non avere ritenuto integrata la prova della colpa, non avendo questa rilevato la falsità dei documenti presentati al momento dell’incasso del titolo.
2. – La questione. Tutti e tre i motivi pongono, sotto vari profili, la medesima questione: vale a dire, se l’invio per posta ordinaria dell’assegno non trasferibile, che venga sottratto e pagato a soggetto non legittimato, possa costituire condotta idonea, ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1, ad integrare il concorso di colpa del mittente con riguardo al pagamento dell’assegno a soggetto diverso dal beneficiario.
La peculiarità del caso di specie consiste, inoltre, nel rivestire Poste Italiane s.p.a. anche il ruolo della banca negoziatrice del titolo.
Resta, invece, estraneo al thema decidendum il punto se la responsabilità della banca negoziatrice sia di natura oggettiva (come ritenuto dalla sentenza impugnata) oppure soggettiva almeno colposa (come ritenuto dalle Sezioni unite con la sentenza del 21 maggio 2018, n. 12477), in quanto non vi è ricorso incidentale sul punto.
3. – La sentenza impugnata. Come si è ricordato, la corte territoriale ha ritenuto che l’invio del titolo per posta ordinaria, invece che mediante raccomandata con avviso di ricevimento, ebbe rilievo causale concorrente nella produzione del danno lamentato, determinatosi per il successivo pagamento a soggetto non legittimato, in quanto si trattò di condotta imprudente concausa del danno, riscontrata in virtù del criterio della cd. causalità adeguata secondo la legge di regolarità statistica, e stabilendo, ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1, il concorso di colpa nella misura del 50% a carico della compagnia di assicurazione.
4. – I precedenti. Precedenti decisioni di questa Corte hanno affrontato sia, in generale, la questione del riconoscimento di una concorrente responsabilità da parte del soggetto che abbia spedito un assegno a mezzo posta, sia, in particolare, il profilo peculiare del rilievo del regolamento postale al riguardo.
Assai più di recente, si legge un obiter in una ordinanza, in vicenda in cui non vi era nessuna prova, ma solo l’ipotesi che il titolo fosse stato spedito a mezzo posta, né, tanto meno, era noto se la compagnia di assicurazioni mittente “si fosse avvalsa del servizio postale ordinario anziché del servizio assicurato”. Pur tuttavia, l’ordinanza aggiunge che la spedizione dell’assegno non trasferibile a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno non assume alcun rilievo causale in riferimento all’evento produttivo del danno lamentato dallo stesso traente (Cass., ord. 22 agosto 2018, n. 20911, non massimata). Trattandosi di questione estranea al thema decidendum la decisione non può peraltro essere annoverata tra quelle aventi efficacia di precedente.
Con riguardo all’assegno spedito per posta ordinaria, una recente decisione, nell’escludere la responsabilità di colui che abbia spedito il titolo per posta ordinaria, ha ragionato nel senso che l’accertata responsabilità per aver operato il pagamento in favore del soggetto non legittimato e non convenientemente identificato “si pone come fatto sopravvenuto all’inserimento del titolo nel plico inoltrato per posta ed è tale da escludere il nesso di causalità”: in altri termini, “l’evento dannoso prodottosi non dipende dall’inoltro dell’assegno a mezzo del plico postale – evenienza, questa, da cui può solo derivare la conseguenza dell’appropriazione del titolo da parte del non legittimato – ma dalla condotta dell’ente giratario per l’incasso, siccome responsabile del pagamento in favore di un soggetto diverso dal beneficiario” (Cass. 1 febbraio 2018, n. 2520, non massimata);
aderisce a tale orientamento anche una recente ordinanza, secondo cui va esclusa ogni valenza eziologica al riguardo (Cass., ord. 17 gennaio 2019, n. 1049).
Il D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni, prevede all’art. 83: “Divieto di includere valori nelle corrispondenze ordinarie e raccomandate. É vietato d’includere nelle corrispondenze ordinarie, in quelle raccomandate e nei pacchi ordinari denaro, oggetti preziosi e carte di valore esigibili al portatore. Le corrispondenze ed i pacchi, riconosciuti, per segni esterni, in contravvenzione a tale divieto, sono sottoposti d’ufficio, a carico del destinatario, al doppio della tassa di raccomandazione e di quella minima di assicurazione, se trattasi di corrispondenze ordinarie, od al doppio della tassa minima di assicurazione se trattasi di corrispondenze raccomandate e di pacchi. I destinatari saranno esonerati dal pagamento di tali tasse se, prima di ritirare le corrispondenze o i pacchi, faranno constatare l’inesistenza di valori. (.)”.
L’art. 84 prevede: “Assicurazione obbligatoria. Le lettere ed i pacchi contenenti denaro, oggetti preziosi o carte di valore esigibili al portatore debbono essere assicurati. La dichiarazione di valore non può essere superiore al valore reale del contenuto, ma è consentito di dichiarare un valore inferiore. É ammessa l’assicurazione anche per i casi di forza maggiore. É ammessa, altresì, l’assicurazione convenzionale per la spedizione di documenti, carte ed oggetti di speciale importanza e di valori non esigibili al portatore. Per ciascuna di tali forme di assicurazione il mittente, salvo il disposto dell’art. 54, è tenuto a pagare anticipatamente la relativa tassa”.
In secondo luogo, si è affermato che l’assegno non trasferibile “non è equiparabile né agli oggetti preziosi, né al denaro, né alle carte di valore esigibili al portatore”, onde comunque la vicenda non si inquadra nella fattispecie del D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, art. 83 (Cass. 30 marzo 2010, n. 7618).
5.1. – L’art. 1227 c.c. In generale, la norma prevede il concorso causale della condotta dello stesso danneggiato, ora nella produzione del danno (comma 1), ora nell’aggravamento delle conseguenze dannose dell’altrui comportamento (comma 2), che rileva solo allorché sia possibile rimproverare alcunché in termini di colpa al danneggiato medesimo.
É il comma 1 che qui viene in rilievo.
Si tratta di un fattore causale concorrente che, come può provenire da un terzo, così potrebbe essere posto in essere dallo stesso danneggiato, alla stregua delle leggi di causalità e della regola generale, secondo cui tutte le condotte che concorrono a produrre l’evento devono essere considerate nella propria efficienza eziologica (cfr. art. 2055 c.c.). In tal modo, anche il fatto del danneggiato può venire in rilievo, potendo porsi come fattore concorrente nella produzione del danno o, se preponderante, come fattore addirittura idoneo ad elidere il nesso eziologico con l’altrui condotta, in base ad un giudizio improntato al principio di regolarità causale.
Invero, il fatto colposo del danneggiato, idoneo a diminuire l’entità del risarcimento secondo la previsione dell’art. 1227 c.c., comma 1, comprende qualsiasi condotta negligente od imprudente che costituisca causa concorrente dell’evento, e, quindi, non soltanto un comportamento coevo o successivo al fatto illecito, ma anche un comportamento antecedente, purché legato da nesso eziologico con l’evento medesimo.
E, quando il fatto colposo del danneggiante è antecedente all’altrui illecito – ossia, all’inadempimento ed alle sue conseguenze dannose nella responsabilità contrattuale, o alla condotta integrante il fatto ingiusto di cui all’art. 2043 c.c. ed alle sue conseguenze – la sua efficacia di concausa del danno, oltre che con riferimento al danno-conseguenza, potrebbe estrinsecarsi anche direttamente rispetto alla condotta costituente l’illecito, quale concausa della condotta di inadempimento stesso o di quella determinativa del fatto ingiusto (Cass. 15 marzo 2006, n. 5677).
Sicché il principio della regolarità causale, rapportato ad una valutazione ex ante e di carattere oggettivo, diviene la misura della relazione probabilistica in astratto tra il criterio di imputazione del danno ed evento dannoso (nesso causale) da ricostruirsi anche sulla base dello scopo della norma violata (Cass., ord. 1 febbraio 2018, n. 2483).
5.2. – L’invio a mezzo posta come possibile concausa del danno. Si domanda dunque se – in astratto, quale giudizio di diritto relativo alla sussunzione di una data condotta nell’ambito di applicazione dell’art. 1227, comma 1, c.c. – l’invio di un assegno a mezzo posta (anche con riguardo al mezzo usato, se posta ordinaria, raccomandata o assicurata) integri violazione di una regola di legge o di contratto o, in ogni caso, di regole di comune prudenza, le quali impongano particolare cautele a tutela della posizione altrui: vale a dire, la posizione del danneggiante, assurta anch’essa ad oggetto di tutela del legislatore, in virtù della norma in discorso.
Invero, sembra che nell’ordinamento dei privati, tanto più dove improntato, come nella specie, alla parità delle posizioni delle parti, sia necessario contemperare adeguatamente l’esigenza di tutelare la regolare trasmissione dei titoli di credito secondo la legge di circolazione loro propria – cosicché il pagamento di un titolo a legittimazione invariabile avvenga solo in favore di soggetto a ciò legittimato – e l’esigenza, altrettanto evidente nella sua elementare ragionevolezza, di non accollare immotivatamente al prossimo le conseguenze economiche dannose che derivino da condotte qualificabili come di esposizione consapevole ed agevolmente evitabile (cioé senza apprezzabile sacrificio) al rischio di subire quel pregiudizio da parte della vittima potenziale e, quindi, (almeno) concausa del danno da questa patito.
É, dunque, possibile seguire il percorso di tali spedizioni online, venendo informati se il plico si trova presso un ufficio postale e quale, se si trova in transito e se è stato o no consegnato al destinatario, anche dunque consentendo al mittente di predisporre cautele atte ad evitare il pagamento a soggetto non legittimato.
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 CASS. 

CASS. 
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 sentenza 
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 art. 83
 art. 2055
 Cass.