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Corte d’Appello di L’Aquila – Sentenza 9 agosto 2018
Contratti swap – Nozione di commissione implicita – Nullità della commissione implicita e/o margine bancario per violazione dell’art. 23, comma 2, TUF – Sussiste – Applicazione di commissioni implicite non negoziate e non trasparenti: contrarietà al dovere di condotta secondo buona fede – Sussiste
La Corte d’Appello di L’Aquila, con la sentenza in commento, si è pronunciata in materia di contratti Swap, focalizzando l’attenzione sulla nullità della commissione implicita per violazione dell’art. 23, comma 2, TUF.
Entrando nel merito della causa, con la sentenza n. 1241/2012, depositata l’11 ottobre 2012, il Tribunale di Pescara, accogliendo parzialmente le domande proposte dall’odierno appellato con atto notificato il 18 giugno 2008, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in ordine alle domande dell’attore relative al contratto IRS Purple Collar, nonché in ordine alla domanda riconvenzionale subordinata del Comune, ha condannato la Banca a pagare all’attore la somma di € 467.524,47, per gli indebiti pagamenti trattenuti in relazione. al contratto IRS I/O 109163 e di € 204.837,93 in relazione al contratto IRS I/O 156118, oltre interessi, in misura legale, dal giorno di negoziazione di ciascun contratto al saldo, ha condannato il Comune a pagare alla Banca convenuta la somma di € 222.914.,64, oltre interessi di mora, come da contratto, al tasso Euribor 6 mesi sulle singole scadenze al saldo, ha condannato la Banca a rimborsare all’attore il 60% delle spese del giudizio, compensando tra le parti il restante 40% ed ha posto quelle di C.T.U. a carico della Banca.
L’appellante ha chiesto il rigetto delle domande proposte dall’attore o, in subordine, la riduzione ad € 410.000,00 della somma dovuta al Comune e la ripetizione di quanto pagato in base alla sentenza impugnata, oltre al maggior danno ai sensi dell’art. 1224 c.c. o, in subordine, interessi legali e rivalutazione monetaria, con vittoria di spese del doppio grado di giudizio.
A fondamento dell’appello ha dedotto (il corpo tipografico che segue è quello adottato dalla Banca):
1) L’ ERRONEITÀ, SIA SOTTO IL PROFILO TECNICO CHE SOTTO QUELLO GIURIDICO, DELL’AFFERMAZIONE SECONDO CUI NEI RAPPORTI TRA BANCA E CLIENTE ALLA STIPULA DEL CONTRATTO IL VALORE DELLO SWAP È SEMPRE NULLO, DOVENDO LE POSIZIONI DELLE PARTI ESSERE IN PERFETTO EQUILIBRIO (DERIVATO “PAR”), CON CONSEGUENTE OBBLIGO DELLA BANCA, IN CASO DI SQUILIBRIO (DERIVATO “NON PAR”) DI PAGARE UNA SOMMA DI DANARO AL CONTRAENTE SVANTAGGIATO;
2) L’ ERRONEITÀ DELL’AFFERMAZIONE SECONDO CUI L’OBBLIGO DI INFORMAZIONE E TRASPARENZA DELLA BANCA NEI CONFRONTI DEL CLIENTE RICAVABILE DALL’ART. 21 TUF E DALL’ART. 1337 C.C. AVREBBE RICHIESTO “L’INDICAZIONE CHIARA, NEL CONTRATTO STESSO, DEI COSTI REALI DELLA STRUTTURA, IVI ESPRESSAMENTE COMPRESI I COSTI DI PRODUZIONE DEL DERIVATO RICARICATI SUL CLIENTE ED IL MARGINE EFFETTIVAMENTE LUCRATO DALLA CONTROPARTE BANCARIA”; VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE SUL PUNTO DELL’ART. 21 TUF E DELLA NORMATIVA SECONDARIA DI SETTORE”;
3) L’ ERRONEITÀ DELL’AFFERMAZIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA SECONDO CUI LE PREVISIONI CONTRATTUALI DEL DERIVATO, CHE ESCLUDEVANO “COMMISSIONI” A CARICO DEL CLIENTE AVREBBERO IMPEDITO ALLA BANCA L’APPLICAZIONE DI MARGINI SUL PREZZO FINALE. ERRATA E COMUNQUE INCONGRUA E CONTRADDITTORIA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA NELLA PARTE IN CUI, HA PRETESO DI INTERPRETARE IL CONTRATTO PRESCINDENDO COMPLETAMENTE DAL QUADRO NORMATIVO PRIMARIO E SECONDARIO E DALL’INQUADRAMENTO TECNICO DELLE OPERAZIONI EFFETTUATO DALLA C.T.U. IN ATTI. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA IN TEMA DI NEGOZIAZIONE IN CONTO PROPRIO DI CUI ALL’ART. 32 REG. CONSOB N. 11522/98. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA IN TEMA DI INTERPRETAZIONE DEI CONTRATTI DI CUI AGLI ARTT. 1362, 1366, 1369, 1371 C.C.;
4) L’ ERRONEITÀ DELL’AFFERMAZIONE DELLA SENTENZA CHE QUALIFICA I MARGINI (O SE SI VUOLE I COSTI IMPLICITI) APPLICATI DALLA BANCA COME PAGAMENTI INDEBITI AB ORIGINE, DA RESTITUIRE AL COMUNE. ERRONEITÀ DELLA QUALIFICAZIONE DI UN INDEBITO DAL MOMENTO DELLA STIPULAZIONE DEI CONTRATTI, E DELLA CONDANNA AL PAGAMENTO DEGLI INTERESSI DA TALE DATA. INCONFIGURABILITÀ DI UNA MALAFEDE DELLA BANCA NELLA PERCEZIONE DEI MARGINI;
5) IN SUBORDINE, NELLA DENEGATA IPOTESI DI MANCATO ACCOGLIMENTO DEI RESTANTI MOTIVI: ERRONEA DETERMINAZIONE NEL QUANTUM DEI MARGINI (O SE SI VUOLE DEI COSTI IMPLICITI) APPLICATI DALLA BANCA. NECESSITÀ DI FARE RIFERIMENTO ALLE EVIDENZE CONTABILI DELLA BANCA. QUANTIFICAZIONE DEI MARGINI APPLICATI NELLE OPERAZIONI DI CUI È CAUSA IN COMPLESSIVI € 410.000 E NECESSITÀ DI RIDETERMINARE CONSEGUENTEMENTE LE COMPENSAZIONI E RESTITUZIONI DISPOSTE IN SENTENZA;
6) L’INFONDATEZZA DELLA CONDANNA DELLA BANCA AL PAGAMENTO DELLE SPESE DI GIUDIZIO E DI CTU.
L’appellato si è costituito ed ha chiesto il rigetto dell’appello, con vittoria di spese del giudizio.
In subordine, in caso di riforma della sentenza impugnata, ha chiesto la condanna della Banca a pagare le somme riconosciute dal Tribunale a titolo di risarcimento del danno o di arricchimento senza causa.
Precisate le conclusioni, la Corte, decorsi i termini concessi per lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, si riservava la decisione.
La Corte d’Appello di L’Aquila, ha statuito che le parti possono pattuire margini o commissioni in favore della Banca, ma devono convenirlo espressamente, in quanto l’art. 23 2° comma, TUF dichiara nulla ogni pattuizione di rinvio agli usi.
Inoltre, la Banca che applica commissioni ha l’obbligo di comunicarlo al cliente e ciò anche qualora esse siano state convenute. La previsione di commissioni implicite non negoziate, né comunicate al cliente e prive di trasparenza costituisce, dunque, condotta contraria al canone di buona fede.
Consulta il testo integrale -> Corte d’Appello di L’Aquila – Sentenza 9 agosto 2018
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