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Timestamp: 2019-05-23 06:14:35+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 14/01/2019, Sentenza n.1517 | AmbienteDiritto.it
RIFIUTI - Discarica abusiva - Responsabilità e limiti del proprietario del terreno - Accordo verbale con il proprietario - Concorso nel reato - Condotta commissiva alla illecita gestione dei rifiuti - Art. 184 bis, 256 d.lvo n.152/2006 - Giurisprudenza - DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Notifica all'imputato nelle mani di persona convivente con il destinatario - Attestazione compiuta dall'ufficiale giudiziario - Inesistenza del rapporto di convivenza - Discordanti certificazioni anagrafiche - Onere della prova - Applicazione delle circostanze attenuanti generiche - Incensuratezza dell'imputato non idonea da sola a giustificarne la concessione.
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 14/01/2019 (Ud. 27/11/2018), Sentenza n.1517
RIFIUTI - Discarica abusiva - Responsabilità e limiti del proprietario del terreno - Accordo verbale con il proprietario - Concorso nel reato - Condotta commissiva alla illecita gestione dei rifiuti - Art. 184 bis, 256 d.lvo n.152/2006 - Giurisprudenza.
In linea generale, il proprietario di un terreno non risponde, in quanto tale, dei reati di realizzazione e gestione di discarica non autorizzata o di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti non autorizzata, anche nel caso in cui non si attivi per la rimozione dei rifiuti, in quanto tale responsabilità sussiste solo in presenza di un obbligo giuridico di impedire la realizzazione o il mantenimento dell'evento lesivo, che il proprietario può assumere solo ove compia atti di gestione o movimentazione dei rifiuti. Inoltre, la condotta prevista dall'art. 256, comma 3, d.lgs 152/2006 riguarda l'abusiva realizzazione e gestione di una discarica, cui consegue la confisca obbligatoria dell'area ad essa adibita, mentre, è illegittima la confisca dell'area con riguardo al reato di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti. Fattispecie: deposito incontrollato di rifiuti da parte di un terzo a seguito di accordo verbale con il proprietario che in tal modo concorreva nel reato con una condotta commissiva alla illecita gestione dei rifiuti.
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Notifica all'imputato nelle mani di persona convivente con il destinatario - Attestazione compiuta dall'ufficiale giudiziario - Inesistenza del rapporto di convivenza - Discordanti certificazioni anagrafiche - Onere della prova.
In tema di notificazioni all'imputato, l'attestazione compiuta dall'ufficiale giudiziario che la notifica è avvenuta a mani di persona convivente con il destinatario prevale sulle risultanze, eventualmente discordanti delle certificazioni anagrafiche, e l'eccezione di nullità fondata sull'inesistenza del rapporto di convivenza deve essere rigorosamente provata dall'imputato che la invoca, non essendo sufficiente a tal fine l'allegazione di un certificato anagrafico di residenza in cui non figuri il nome del consegnatario dell'atto in questione, tanto più se vi sia uno stretto vincolo familiare tra questi ed il prenditore dell'atto (Cass., Sez.3,n.229/2018; Sez.5, n.38578/2014; Sez.5, n.7399/2010). Nella specie, alla luce del suesposto principio, non è stato assolto l'onere della prova incombente sul ricorrente sulla basa della mera produzione del certificato anagrafico di residenza.
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Applicazione delle circostanze attenuanti generiche - Incensuratezza dell'imputato non idonea da sola a giustificarne la concessione.
In materia processuale, in caso di diniego delle applicazione delle circostanze attenuanti generiche, è stato affermato che, dopo la specifica modifica dell'art. 62 bis c.p. operata con il D.L. 23 maggio 2008, n. 2002 convertito con modif. dalla L. 24 luglio 2008, n. 125, l'incensuratezza dell'imputato non è più idonea da sola a giustificarne la concessione, pertanto, è assolutamente sufficiente che il giudice si limiti a dar conto di avere ritenuto l'assenza di elementi o circostanze positive a tale fine (Cass. Sez.1, n.39566/2017).
(riforma sentenza del 08/03/2018 - CORTE DI APPELLO DI CATANIA) Pres. RAMACCI, Rel. DI STASI, Ric. D'agostino ed altro
- D'agostino Michelangelo;
- Vecchio Nunzio;
avverso la sentenza del 08/03/2018 della Corte di appello di Catania;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Pietro Gaeta, che ha concluso, quanto a D'Agostino Michelangelo, per l'inammissibilità del ricorso e, quanto a Vecchio Nunzio, per l'annullamento senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.
1. Con sentenza del 08.03.2018, la Corte di appello di Catania confermava la sentenza del 19.5.2017 del Tribunale di Catania, con la quale D'Agostino Michelangelo e Vecchio Nunzio erano stati dichiarati responsabili del reato di cui agli artt. 110 cod.pen. e 256, comma 2, d.lgs 152/2006 - perché in concorso tra loro, il Vecchio quale proprietario e il D'Agostino in qualità di utilizzatore, utilizzavano il terreno di cui all'imputazione come deposito incontrollato per rifiuti - e condannati alla pena di mesi nove di arresto ed euro 6.000,00 di ammendo ciascuno.
2. Avverso tale sentenza hanno proposto distinti ricorsi per cassazione gli imputati, a mezzo del difensore di fiducia, chiedendone l'annullamento ed articolando i motivi di seguito enunciati.
D'Agostino Michelangelo articola sei motivi di ricorso.
Vecchio Nunzio articola un unico motivo di ricorso con il quale deduce violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 125, 192, 530 cod.proc.pen, 256, comma 2, d.lgs 152/2006, 133 e 62 bis cod.pen..
Argomenta che lo scarno materiale accusatorio (dichiarazioni dei testi Tersicore e Gullo, documentazione in atti e dichiarazioni dell'imputato D'Agostino) avrebbe dovuto indurre ad emettere una sentenza di assoluzione per evidente carenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi della norma incriminatrice, in applicazione della regola iuris "al di là di ogni ragionevole dubbio"; era, infatti, emerso che il D'Agostino svolgeva attività di coltivazione di funghi su terreni concessi in comodato dal Vecchio e che il materiale rinvenuto era materiale di scarto relativo alla predetta attività, che sarebbe stato riutilizzato; era, inoltre, ingiustificata anche la disposta confisca e la pena doveva, comunque, essere contenuta nel minimo edittale con concessione delle circostanze generiche come prevalenti sulle contestate aggravanti.
1. Il ricorso di D'Agostino Michelangelo va dichiarato inammissibile.
Va ricordato che questa Corte ha reiteratamente affermato che, in tema di notificazioni all'imputato, l'attestazione, compiuta dall'ufficiale giudiziario, che la notifica è avvenuta a mani di persona convivente con il destinatario prevale sulle risultanze, eventualmente discordanti, delle certificazioni anagrafiche, e l'eccezione di nullità fondata sull'inesistenza del rapporto di convivenza deve essere rigorosamente provata dall'imputato che la invoca, non essendo sufficiente a tal fine l'allegazione di un certificato anagrafico di residenza in cui non figuri il nome del consegnatario dell'atto in questione, tanto più se vi sia uno stretto vincolo familiare tra questi ed il prenditore dell'atto (cfr ex multis, Sez.3,n.229 del 28/06/2017, dep.09/01/2018, Rv.272092; Sez.5, n.38578 del 04/06/2014, Rv.262222; Sez.5, n.7399 del 06/11/2009, dep.24/02/2010, Rv.246092). Non essendo stato assolto l'onere della prova, incombente sul ricorrente, sulla basa della mera produzione del certificato anagrafico di residenza, alla luce del suesposto principio, ne consegue la manifesta infondatezza del motivo in considerazione dello strettissimo rapporto di parentela (padre-figlio) intercorrente tra il destinatario della notifica e colui che la ricevette
1.2. Il secondo, il terzo ed il quarto motivo di ricorso, che afferiscono tutti all'affermazione di responsabilità, hanno ad oggetto doglianze non proponibili in sede di legittimità.
Il ricorrente, attraverso una formale denuncia di violazione di legge e vizio di motivazione, richiede sostanzialmente una rivisitazione, non consentita in questa sede, delle risultanze processuali. Nei motivi in esame, in sostanza, si espongono censure le quali si risolvono in una mera rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata, sulla base di diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, senza individuare vizi di logicità, ricostruzione e valutazione, quindi, precluse in sede di giudizio di cassazione (cfr. Sez. 1, 16.11.2006, n. 42369, De Vita, Rv. 235507; sez. 6, 3.10.2006, n. 36546, Bruzzese, Rv. 235510; Sez. 3, 27.9.2006, n. 37006, Piras, Rv. 235508).
1.3. Il quarto motivo di ricorso è inammissibile per carenza di legittimazione e di interesse, in quanto ha ad oggetto doglianze non afferenti all'affermazione di responsabilità del ricorrente ma del coimputato Vecchio.
1.4. Il quinto motivo di ricorso è manifestamente infondato.
La Corte territoriale, nel valutare la richiesta avanzata dall'imputato, ha denegato la configurabilità della&ausa di esclusione della punibilità di cui all'art. 131 bis cod.pen., escludendo la particolare tenuità del fatto, rimarcando in senso negativo sia le modalità della condotta, con riferimento alla quantità dei rifiuti abbandonati, sia l'entità del danno con riferimento all'impatto ambientale della condotta.
2. Il ricorso di Vecchio Nunzio è fondato nei limiti appresso precisati.
La Corte territoriale, infatti, con apprezzamento di fatto immune da censure, e dunque insindacabile in sede di legittimità, ha fondato l'affermazione di responsabilità di Vecchio Nunzio, sulla circostanza, comprovata dalle risultanze istruttorie, che il terreno, di cui il predetto era proprietario, era stato utilizzato per il deposito incontrollato di rifiuti da parte del D'Agostino, titolare di azienda agricola, proprio a seguito di accordo verbale con il Vecchio, che in tal modo aveva concorso con una condotta commissiva alla illecita gestione dei rifiuti.
2.4. Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio limitatamente alla disposta confisca dell'area, che va eliminata; nel resto il ricorso di Vecchio Nunzio va dichiarato manifestamente infondato.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla disposta confisca, che elimina; dichiara inammissibile nel resto il ricorso di Vecchio Nunzio.
Dichiara inammissibile il ricorso di D'Agostino Michelangelo che condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 27/11/2018
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References: Sentenza 
 Art. 184
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