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Timestamp: 2020-04-06 12:29:27+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3183 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3183 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. lav., 07/02/2017, (ud. 22/11/2016, dep.07/02/2017), n. 3183
sul ricorso 12302/2011 proposto da:
P.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA CAMERINO 15, presso lo studio dell’avvocato ROMOLO CIPRIANI,
rappresentato e difeso dall’avvocato RAFFAELE BIA, giusta delega in
avverso la sentenza n. 6018/2010 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 27/01/2011 R.G.N. 2816/2008;
Con ricorso al Tribunale di Bari, P.G., dipendente di Poste Italiane spa con qualifica e mansioni di autista, premesso di aver svolto negli anni novanta mansioni di “agente unico”, consistenti nella guida dell’automezzo e nella consegna della messaggeria e pacchi, in coincidenza con la soppressione della seconda unità a bordo dell’automezzo (cd. messaggero), chiedeva accertarsi il proprio diritto, ai sensi dell’art. 2099 c.c. e dell’art. 36 Cost., al pagamento della relativa indennità prevista nella nota 7.10.97 a firma del direttore della filiale di Bari, anche dopo il 31.12.1997.
Il Tribunale – con sentenza del 24.1.2008 – accoglieva la domanda.
La Corte d’appello di Bari – con sentenza depositata il 17.1.2011 – in accoglimento dell’appello di Poste Italiane ed in riforma della sentenza di primo grado, respingeva il ricorso.
Per la Cassazione della sentenza ricorre il dipendente, articolando quattro motivi.
Resiste con controricorso POSTE ITALIANE spa. Entrambe le parti hanno depositato memoria.
1.- Con il primo motivo il ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi per il personale di Poste Italiane; violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e segg., nonchè degli artt. 2086, 2104, 2067, 2077 e 2103 c.c., degli artt. 36 e 39 Cost. e art. 116 c.p.c., oltre ad omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 1321, 1334, 1362 c.c. e segg.; degli artt. 2086, 2104, 2067, 2077, 2094, 2099 e 2103 c.c., artt. 36 e 39 Cost. e art. 116 c.p.c., oltre che omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
3.- Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 1362 c.c. e segg.; degli artt. 2086, 2104, 2067, 2077, 2094, 2099 e 2103 c.c., artt. 36 e 39 Cost. e art. 116 c.p.c., oltre ad omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Lamenta che la sentenza impugnata collocò erroneamente l’indennità di agente unico nell’ambito del sistema premiale (o premi di produttività) di cui all’art. 67 del c.c.n.l. 26.11.94, e dunque precedente a quella dell’istituzione della figura dell’a.u., escludendo che il suo diritto derivasse sia dalla circolare n. 25/1995 (in quanto contenente mere direttive rivolte alle strutture interne delle Poste in ordine all’utilizzo delle risorse finanziarie destinate ai premi di produttività), sia dalla direttiva n. 23/1997, dagli accordi 17 e 29.10.97 (aventi analogo contenuto), ed altri accordi, messaggi e direttive di Poste, posti in essere sino al 1998.
4.- Con il quarto motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dei contratti ed accordi collettivi vigenti per il personale di Poste Italiane, nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e segg., artt. 2099 e 2103 c.c., 36 Cost., oltre ad insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Nella specie è evidente che il ricorrente lamenta un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, sicchè la censura si riduce alta denuncia di un vizio motivo.
Quanto al vizio di violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., vi è, inoltre, difetto di specificità delle relative censure, giacchè il ricorrente non individua congruamente le statuizioni della sentenza in cui si ravviserebbe la violazione dei criteri legali di interpretazione dei contratti (cfr. Cass. n. 1107/04, n. 15693/06), anche quanto al contenuto della nota 7.10.97, pur riprodotta in ricorso.
Deve allora evidenziarsi che il controllo di logicità del giudizio di fatto, ivi compreso quello inerente l’interpretazione degli atti negoziali e quello denunciato sub violazione degli artt. 115 e/o 116 c.p.c. (cfr. Cass. n. 15205/14, Cass. n. 12227/13), consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), non equivale alla revisione del “ragionamento decisorio”, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione, in realtà, non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe sostanzialmente in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità; ne consegue che risulta del tutto estranea all’ambito del vizio di motivazione ogni possibilità per la Corte di Cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l’autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa. Nè, ugualmente, la stessa Corte realizzerebbe il controllo sulla motivazione che le è demandato, ma inevitabilmente compirebbe un (non consentito) giudizio di merito, se – confrontando la sentenza con le risultanze istruttorie – prendesse d’ufficio in considerazione un fatto probatorio diverso o ulteriore rispetto a quelli assunti dal giudice del merito a fondamento della sua decisione, accogliendo il ricorso “sub specie” di omesso esame di un punto decisivo. Del resto, il citato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione operata dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, in proposito, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliendo, tra le varie risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione. (Cass. 6 marzo 2006 n. 4766; Cass. 25 maggio 2006 n. 12445; Cass. 8 settembre 2006 n. 19274; Cass. 19 dicembre 2006 n. 27168; Cass. 27 febbraio 2007 n. 4500; Cass. 26 marzo 2010 n. 7394; Cass. 5 maggio 2010 n. 10833, Cass. n. 15205/14).
Deve infine evidenziarsi che la presente decisione non si pone in contrasto con la giurisprudenza citata dal ricorrente. Nelle pronunce di questa Corte invocate dal ricorrente, non si sono infatti esaminati i contorni, la introduzione ed evoluzione della figura dell’a.u. (cfr. ord. n. 3744/11), ovvero si sono basate, giusta le allegazioni delle parti, sulla presenza certa del diritto (all’indennità) invocato, e sul permanere dello svolgimento delle medesime mansioni (cfr. Cass. n. 20310/08, n. 26346/08).

References: Sentenza 
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 art. 116
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 Cass. 
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 art. 360
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