Source: https://www.ilcommercialistainrete.com/2019/01/
Timestamp: 2020-07-09 10:30:25+00:00

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01/2019 - Il Commercialista in Rete
L’Amministrazione, quindi, proponeva ricorso per cassazione, per violazione e falsa applicazione degli articoli 51, comma 2, e 55 del Dpr 633/1972; 32, comma 1, e 41 del Dpr 600/1973 e 2697 cc.
A giudizio dell’Amministrazione finanziaria, la Commissione tributaria regionale aveva errato ove affermava che l’accertamento induttivo disposto nei confronti della contribuente dovesse essere supportato da “elementi gravi precisi e concordanti”, anche nel caso, come quello in esame, che si caratterizza per accertamenti fondati su indagini bancarie e sull’evasione totale dagli obblighi tributari.
La suprema Corte accoglie integralmente tutti i motivi di ricorso, confermando la posizione, più volte espressa – da ultimo nelle sentenze nn. 14930/2018 e 16565/2017 – secondo la quale, “nel caso in cui vi sia stata un'omessa dichiarazione da parte della contribuente, la legge abilita l'Ufficio delle imposte a servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell'accertamento del reddito e, quindi, a determinarlo anche con metodo induttivo ed anche utilizzando, in deroga alla regola generale, presunzioni semplici prive dei requisiti di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 3, sul presupposto dell'inferenza probabilistica dei fatti costitutivi della pretesa tributaria ignoti da quelli noti”.
Da ciò consegue che, come l’ufficio può procedere all’accertamento con metodo induttivo in base a presunzioni semplici, anche il giudice tributario può legittimamente ritenere i fatti contestati come dimostrati sulla base di siffatte presunzioni, con la conseguenza che incombe sul contribuente l’onere di dedurre e provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della predetta pretesa.
Pertanto, a giudizio della suprema Corte, nell’ipotesi di omessa dichiarazione, l’ufficio, in base all’articolo 41 del Dpr 600/1973, determina il reddito complessivo del contribuente sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con la facoltà di ricorrere a presunzioni supersemplici, che comportano l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale può fornire elementi contrari, tesi a dimostrare che il reddito non è stato prodotto o che è stato prodotto in misura inferiore a quella indicata dall’ufficio.
In conseguenza di quanto sopra, la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi ha legittimato l’applicazione dello strumento previsto dal citato articolo 41. Facendo l’ufficio riferimento alle risultanze degli accertamenti bancari, gravava sulla contribuente l’onere di superare gli effetti della presunzione, dimostrando i fatti negativi che in concreto avevano impedito la formazione del reddito.
Gli scritti anonimi nelle indagini tributarie
La Commissione tributaria regionale, nella sentenza oggetto della pronuncia di legittimità, ha evidenziato l’utilizzo improprio, da parte dell’Agenzia, di uno scritto anonimo, che invece non avrebbe potuto essere posto “alla base di un accertamento induttivo” in assenza di un “riscontro aliunde”.
La suprema Corte ha sostenuto, già con sentenza n. 16424/2002, l’inutilizzabilità dello scritto anonimo ai fini della prova e del quadro indiziario necessario per atti invasivi, ribadendo però che lo scritto anonimo può ben costituire l’innesco di attività per l’assunzione di dati conoscitivi (cfr pronunce nn. 25392/2008 e 25393/2008); se tale principio ha valore in sede penale, a maggior ragione deve, quindi, trovare applicazione in sede tributaria.
Pertanto, nel caso di specie, la denuncia anonima è pienamente utilizzabile nell’ambito dell’accertamento fiscale per dare il via all’attività di assunzione di dati conoscitivi.
In caso di omessa dichiarazione, l’accertamento induttivo, provocato da uno scritto anonimo e fondato su indagini bancarie, non deve esser...
alle martedì, gennaio 29, 2019
La legge di bilancio 2019, infatti, ha prorogato di un anno la detrazione Irpef del 36% (calcolata su un ammontare massimo di spese non superiore a 5mila euro per unità immobiliare a uso abitativo) per gli interventi di “sistemazione a verde” di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi, nonché per quelli relativi alla realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. Pertanto, il bonus si applica anche ai pagamenti effettuati nel corso del 2019 (articolo 1, comma 12, legge 205/2017, come modificato dall’articolo 1, comma 68, legge 145/2018).
La legge di bilancio 2019, infatti, ha prorogato di un anno la detrazione Irpef del 36% (calcolata su un ammontare massimo di spese non su...
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alle lunedì, gennaio 28, 2019
In tema di imposte sui redditi, in base al combinato disposto dagli articoli 23 e 34 del Dpr 917/1986 (Tuir), il reddito degli immobili lo...
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alle sabato, gennaio 26, 2019
La novità arriva dall’articolo 1,comma 59, legge 145/2018.
Tale condizione ha un’evidente finalità antielusiva, volendo evitare che si proceda alla risoluzione del contratto in essere per sottoscriverne contestualmente un altro, tra le stesse parti e per lo stesso immobile, con effetto dal 2019, semplicemente per fruire della tassazione più favorevole.
Estensione della cedolare secca, con aliquota del 21%, ai canoni di locazione relativi a negozi e botteghe, di superficie complessiva non ...
Etichette: Cedolare secca, legge di bilancio 2019
alle venerdì, gennaio 25, 2019
È necessario giustificare la capacità reddituale anche in merito alle spese di mantenimento dell’immobile, non risultando sufficiente la sommaria affermazione che le spese sono state sostenute per intero dal genitore, seppur comproprietario e convivente, trattandosi di giustificazione troppo generica e non documentabile.
A fornire questo principio è stata l’ordinanza della Corte di cassazione n. 149 del 7 gennaio 2019.
La controversia ha avuto origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle entrate nei confronti di un contribuente, in capo al quale era stato rideterminato in via sintetica il reddito imponibile relativo al 2008. In particolare, la capacità reddituale manifestata dal soggetto si era rivelata incoerente rispetto all’ammontare degli esborsi effettuati ai fini dell’acquisto e del mantenimento dell’abitazione principale.
La Commissione tributaria provinciale respingeva il ricorso, mentre i giudici di secondo grado accoglievano l’appello del contribuente.
Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale, l’Agenzia delle entrate ha adito la Corte di cassazione, denunciando, ai sensi dell’articolo 360 cpc, n. 3, violazione e falsa applicazione del Dpr 600/1973, articolo 38, e dell’articolo 2697 cc. L’Amministrazione ha eccepito, più precisamente, come l’accensione di un mutuo/finanziamento non potesse essere addotto a giustificazione della capacità contributiva e che l’affermazione circa il mantenimento dell’abitazione principale da parte della madre non fosse stata accompagnata dalla verifica della sussistenza di adeguati redditi in capo a quest’ultima. Il contribuente ha resistito con controricorso.
La Corte di cassazione, nel ritenere fondato il ricorso, ha accolto la tesi dell’Amministrazione finanziaria perché in linea, non solo con il dettato normativo (Dpr 600/1973, articolo 38, comma 6), ma anche con il proprio orientamento prevalente circa il perimetro della prova contraria a carico del contribuente (cfr sentenza 8995/2014), secondo cui l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito accertato deriva, in tutto o in parte, da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta.
I giudici di legittimità sottolineano come la disposizione normativa in esame richieda “qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte)”. A tal proposito, lo specifico riferimento alla prova documentata dell’entità di tali eventuali ulteriori redditi e della “durata” del relativo possesso è finalizzata ad ancorare a fatti oggettivi (sia dal punto di vista quantitativo che temporale) la disponibilità degli stessi al fine di ricondurre la maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico proprio a questi ulteriori redditi.
In tal modo, viene escluso, quindi, che i suddetti redditi siano stati utilizzati per finalità non considerate ai fini dell’accertamento sintetico (ad esempio, un ulteriore investimento finanziario) poiché, in questo caso, essi non potrebbero giustificare le spese e/o il tenore di vita accertato (Cassazione nn. 7389/2018 e 1510/2017).
Precisa, inoltre, la Corte che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, laddove l’ufficio determini sinteticamente il reddito del contribuente in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali e il contribuente giustifichi questa spesa con l’accensione di un mutuo ultrannuale, il mutuo stesso non esclude ma diluisce la capacità contributiva (Cassazione n. 4797/2017).
Nella fattispecie in esame, le spese contestate riguardavano sia l’acquisto dell’abitazione che il mantenimento dello stesso immobile.
Per quanto concerne l’investimento immobiliare, i giudici hanno ritenuto ragionevole ritenere che l’accensione di un prestito bancario, documentato dal contribuente, costituisca una prova idonea della provenienza non reddituale della provvista. Secondo la Corte, è sufficiente la prova della sussistenza del mutuo, senza che occorra la dimostrazione delle motivazioni dell’erogazione e delle garanzie che la supportano.
Al contrario, non può reputarsi sufficiente la prova per quanto riguarda le spese per il mantenimento dell’appartamento. In merito a queste ultime, che il contribuente ha tentato di giustificare attribuendone il sostenimento integrale alla madre, i giudici hanno ritenuto questa spiegazione troppo generica e non documentabile.
La Commissione tributaria regionale – spiegano i giudici – si è limitata erroneamente a presumere che “le spese occorrenti per il mantenimento dell’appartamento di 110 mq., di cui era proprietario al 50% unitamente alla madre con lui convivente, fossero da questa sostenute anche per la quota a lui spettante”, senza alcuna precisazione, nemmeno in merito alla continuità del possesso dei redditi nel tempo.
Il ricorso dell’Agenzia delle entrate è stato, dunque, ritenuto meritevole di accoglimento, la sentenza della Commissione tributaria regionale è stata cassata e il giudizio rinviato alla stessa Ctr, in diversa composizione, affinché si attenga ai principi enunciati dalla Corte e si pronunci anche sulle spese del giudizio di legittimità.
È necessario giustificare la capacità reddituale anche in merito alle spese di mantenimento dell’immobile, non risultando sufficiente la s...
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alle giovedì, gennaio 24, 2019
La legge di bilancio 2018 ha modificato l’articolo 12, comma 2, Tuir, stabilendo che, a partire dal 1° gennaio 2019, per i figli di età n...
Etichette: Figli a carico, Legge di stabilità
alle mercoledì, gennaio 23, 2019
Prorogata di un anno, con modifiche in ordine alla misura dell’agevolazione, la disciplina dell’iperammortamento e quella della maggiorazione per i correlati i beni immateriali. L’entità del beneficio è ora diversificata in tre scaglioni (170, 100 e 50%), in funzione della consistenza dell’investimento. Va invece in pensione la disciplina del superammortamento.
Le novità arrivano dalla legge di bilancio per il 2019 (n. 145/2018) che, con i commi da 60 a 65, è intervenuta sulle disposizioni dettate dall’articolo 1, comma 9, della legge 232/2016, in base al quale, per favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il modello “Industria 4.0”, il costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi compresi nell’elenco (allegato A) annesso alla stessa legge è maggiorato del 150 per cento. Successivamente, il beneficio è stato esteso anche agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2018 ovvero fino al 31 dicembre 2019 a specifiche condizioni.
La prima variazione operata dalla legge 145/2018 riguarda l’estensione temporale della norma: l’agevolazione si applica anche agli investimenti in beni strumentali materiali nuovi, destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato, effettuati entro il 31 dicembre 2019 ovvero entro il 31 dicembre 2020, purché, entro il 31 dicembre 2019, il relativo ordine sia stato accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione (comma 60).
Cambia, però, l’entità della maggiorazione: non più un’unica percentuale (150%), ma tre diverse misure, collegate all’ammontare degli investimenti effettuati:
50% per gli investimenti oltre 10 milioni e fino a 20 milioni di euro.Quindi, di fatto, viene posto anche un limite massimo agli investimenti agevolabili, non essendo prevista alcuna maggiorazione per gli investimenti eccedenti i 20 milioni (comma 61).
È stata poi confermata, per i soggetti che usufruiscono dell’iperammortamento 2019 (per investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2019 ovvero fino al 31 dicembre 2020, in presenza delle condizioni dettate dal comma 60), la maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni immateriali strumentali, funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello “Industria 4.0” (allegato B alla legge 232/2016, come integrato dall’articolo 1, comma 32, della legge 205/2017). Anche in questo caso, sono agevolabili i beni acquisiti entro il 31 dicembre 2019 ovvero entro il 31 dicembre 2020, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 l’ordine sia stato accettato dal venditore e siano stati pagati acconti pari almeno al 20% del costo di acquisizione (comma 62).
Per la fruizione dei benefici, l’impresa è tenuta ad acquisire una dichiarazione del legale rappresentante ovvero, per i beni aventi costo di acquisizione superiore a 500mila euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale (iscritti nei rispettivi albi professionali) ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo nell’elenco di cui all’allegato A e/o all’allegato B ed è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Tali documenti devono essere acquisiti entro il periodo d’imposta in cui il bene entra in funzione ovvero, se successivo, entro quello in cui il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura (comma 63).
È stata ribadita la validità della norma (articolo 1, comma 93, legge 208/2015), riferita in passato al superammortamento (disciplina che non è stata prorogata), che esclude la possibilità di maggiorare l’ammortamento per i beni materiali strumentali in relazione ai quali il Dm 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%, per gli acquisti di fabbricati e di costruzioni, nonché per gli acquisti dei beni di cui all' allegato 3 alla medesima legge di stabilità 2016.
Confermate anche le norme in tema di investimenti sostitutivi (articolo 1, commi 35 e 36, legge 205/2017), in virtù delle quali la sostituzione di un bene agevolato non determina la revoca del beneficio a condizione che il bene nuovo abbia caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori a quelle previste dall’allegato A e che siano soddisfatte le condizioni documentali richieste dalla legge per l’investimento originario (dichiarazione resa dal legale rappresentante, perizia tecnica giurata o attestato di conformità). Se l’investimento sostitutivo è di costo inferiore a quello del bene originario, la fruizione del beneficio prosegue per le quote residue fino a concorrenza del costo del nuovo investimento (comma 64).
A seguire, la “consueta” disposizione relativa agli acconti: il calcolo per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e per quello successivo dovrà essere effettuato considerando, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni agevolative (comma 65).
Infine, nel novero dei costi agevolabili con la maggiorazione del 40% sono stati inseriti anche quelli sostenuti a titolo di canone per l’accesso, mediante soluzioni di cloudcomputing, a beni immateriali di cui all’allegato B, limitatamente alla quota del canone di competenza del singolo periodo di imposta di vigenza della disciplina agevolativa (comma 229).
Prorogata di un anno, con modifiche in ordine alla misura dell’agevolazione, la disciplina dell’iperammortamento e quella della maggiorazi...
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alle martedì, gennaio 22, 2019
È legittimo l’accertamento tributario fondato su indagini finanziarie effettuate nei confronti di un titolare di redditi di lavoratore dipendente: l’accertamento bancario, infatti, è esperibile a qualsiasi tipologia di contribuente. La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 104/2019, ha rigettato il ricorso di una contribuente, confermando l’operato dell’ufficio.
In particolare, la ricorrente contestava l’avviso di accertamento basato sulle indagini bancarie, con un unico motivo, afferente al fatto che l’ufficio avrebbe dovuto individuare le operazioni finanziarie contestate in una delle categorie reddituali previste e disciplinate dal Tuir, in considerazione del fatto che la contribuente produce solo reddito di lavoro dipendente.
Al contrario, i supremi giudici hanno riconosciuto la legittimità dell’avviso, in quanto la presunzione legale posta nell’ambito delle indagini finanziarie a favore dell’ufficio, ha portata generale e non è limitata agli imprenditori e ai lavoratori autonomi.
Una contribuente contestava l’avviso di accertamento ricevuto per l’anno d’imposta 2006, scaturito dalle indagini finanziarie svolte a suo carico dal competente ufficio dell’Agenzia delle entrate. In particolare, sin dal primo grado di giudizio, la ricorrente sosteneva l’argomentazione in base alla quale l’avviso di accertamento sarebbe nullo poiché non sarebbe stato provato a quale categoria i redditi diversi apparterebbero, atteso che la stessa svolgeva attività di lavoro dipendente.
L’operato dell’ufficio veniva confermato sia dalla Ctp che dalla Ctr di Bologna, che osservavano come la contribuente non ha assolto l’onere probatorio, posto a suo carico nel caso specifico, in ordine agli accreditamenti rilevati sui conti correnti. Ne conseguiva, in assenza di valida giustificazione, l’assoggettamento a tassazione quali redditi diversi, categoria di tipo residuale prevista dal Tuir. Nello specifico, a fronte di puntuale richiesta di chiarimenti e giustificazioni, la contribuente non era in grado di documentare gli accreditamenti in questione.
I supremi giudici hanno confermato la decisione della Ctr, respingendo le doglianze della contribuente, in considerazione del fatto che “il contribuente ha l’onere di superare la presunzione posta dagli artt. 32 del D.p.r. n. 600 del 1973……dimostrando in modo analitico l’estraneità di ciascuna delle operazioni bancarie a fatti imponibili, dimostrazione che nel caso di specie non risulta avvenuta, senza che assuma alcuna rilevanza la sua qualifica soggettiva di lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore, dato che la presunzione legale relativa alla prima parte del D.p.r. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2……trova applicazione anche a soggetti diversi dagli imprenditori e dai lavoratori autonomi in virtù della portata generale del disposto normativo”.
Ha concluso la Corte di cassazione rigettando le considerazioni della contribuente e confermando la correttezza dell’operato dell’ufficio.
Con l’ordinanza in esame, la Corte di legittimità è tornata ad affrontare il tema dell’utilizzo dello strumento delle indagini finanziarie nell’ambito dell’accertamento dei redditi evasi dai contribuenti (articoli 32 del Dpr 600/1973 e 51 del Dpr 633/1972), affermando che l’accertamento bancario ha una portata generale in quanto riguarda qualsiasi categoria di contribuente, a prescindere dall’attività svolta.
Infatti, i versamenti a qualsiasi titolo accreditati nell’ambito dei rapporti intrattenuti dai contribuenti con gli operatori finanziari, possono essere posti a base della ricostruzione di “qualsiasi categoria reddituale” quali componenti positivi di reddito, qualora il contribuente “non dimostri” di averne tenuto conto ai fini della determinazione del reddito stesso o che le operazioni relative sono fiscalmente irrilevanti (presunzione juris tantum).
Per quanto concerne la prova contraria, è prassi consolidata che il contribuente è tenuto a dimostrare in modo oggettivo e determinato la natura e l’origine delle movimentazioni finanziarie, come ad esempio documenti provenienti da amministrazioni pubbliche, da soggetti addetti a funzione certificative (come i notai) ovvero da terzi qualificati, formalmente interessati a particolari “rapporti contrattuali” con il contribuente (rimborsi, prestiti, mutui, risarcimenti danni, eccetera). In particolare, si determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non attengono a operazioni imponibili, fornendo, a tal fine, una prova non generica, ma analitica, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili (cfr Cassazione, ordinanza 9731/2014).
È da evidenziare che la necessità di fornire una prova contraria precisa è prevista anche nel caso di rapporti finanziari intestati a terzi su cui il contribuente sottoposto ad attività ispettiva normalmente operi sulla base di delega dell’intestatario, soprattutto ove questo sia un familiare e non si dimostri che il potere di disposizione del rapporto finanziario sia stato conferito per circostanze specifiche e giustificabili (cfr Cassazione, sentenze 7957 e 23861 del 2007).
In conclusione, i supremi giudici hanno ritenuto legittimo l’accertamento bancario effettuato dell’Agenzia delle entrate nei confronti di un contribuente, non esercente arti e/o professioni, che non ha ottemperato all’onere della prova normativamente posto a suo carico, affermando che “…l’art. 32 del DPR n. 600 del 1973 consente di accertare il reddito (o i ricavi) del contribuente, con agevolazione probatoria in favore del Fisco”.
È legittimo l’accertamento tributario fondato su indagini finanziarie effettuate nei confronti di un titolare di redditi di lavoratore dip...
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alle lunedì, gennaio 21, 2019
Per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta riconosciuto alle imprese per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0, tramite modello F24 ed esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate e nei limiti dell’importo massimo spettante a ciascun beneficiario, pena lo scarto dell’operazione di versamento, con la risoluzione n.6/e del 17 gennaio 2019 è stato istituito il nuovo codice tributo “6897”.
Il credito d’imposta in argomento (articolo 1, commi da 46 a 56, legge 205/2017 e articolo 1, commi da 78 a 81, della legge 145/2018), riconosciuto in relazione alle spese sostenute nei due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2017, è utilizzabile esclusivamente in compensazione, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui le spese sono state sostenute, come disciplinato dalle disposizioni attuative adottate con il decreto 4 maggio 2018
Per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta riconosciuto alle imprese per le spese di formazione del personale dipendente ne...
Etichette: Spese formazione tecnologica
alle venerdì, gennaio 18, 2019
È quanto afferma l’Agenzia delle entrate, con la risposta n.7/2019, a seguito dell’interpello di un contribuente non tenuto a rilasciare fattura, se non su richiesta del cliente, rientrando tra le ipotesi previste dall'articolo 22 del Dpr 633/1972. L’istante, infatti, in base alle notizie desumibili dall’interpello, esercita attività di commercio al minuto o a queste assimilate e, per questo, può certificare e documentare i corrispettivi incassati, ai fini Iva, tramite scontrino o ricevuta fiscale (articolo 1, comma 1, Dpr 696/1996).
Dal 1° gennaio 2019 non può avere forma analogica la fattura rilasciata su richiesta del cliente, anche se preceduta dall’emissione dello ...
Etichette: fattura elettronica, Scontrino fiscale
alle giovedì, gennaio 17, 2019
Il debitore del de cuius risponde in solido con gli eredi dell’imposta di successione relativa alle cambiali emesse in caso di dubbia es...
Il bonus pari al 50% delle commissioni addebitate dalle banche o Poste Spa agli esercenti impianti di distribuzione di carburante in relazione ai pagamenti effettuati dallo scorso 1° luglio tramite carte di credito, di debito o prepagate, trova il codice tributo per poter essere compensato mediante F24. È il “6896”, istituito con la risoluzione 3/e del 14 gennaio 2019.
Il documento di prassi, in particolare, ricorda che il credito, essendo stato introdotto per agevolare l’utilizzo dei mezzi di pagamento tracciabili previsti ai fini della deducibilità delle spese (articolo 164 comma 1-bis, Tuir) e della detraibilità della relativa Iva (articolo 19-bis 1 comma 1, lettera d), Dpr 633/1972) per gli acquisti di carburante per autotrazione, spetta per le commissioni relative alle transazioni per le quali la deducibilità e la detraibilità sono subordinate a quelle modalità di pagamento. Modalità che sono state specificamente individuate dal provvedimento 4 aprile 2018.
A tali disposizioni si collega quanto previsto dalla legge di bilancio 2018, cioè la possibilità, per i benzinai, di usufruire di un credito d’imposta - pari al 50% delle commissioni addebitate in relazione alle transazioni effettuate dal 1° luglio 2018 tramite i detti sistemi di pagamento elettronico - da utilizzare esclusivamente in compensazione a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione (legge 205/2017).
Detto ciò, il codice “6896”, va riportato nella “sezione Erario” del modello F24 in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, qualora il contribuente dovesse riversare l’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. L’anno, da specificare per esteso, è quello di sostenimento della spesa.
Infine, la risoluzione rammenta che i titolari di partita Iva sono tenuti a presentare il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate.
Il bonus pari al 50% delle commissioni addebitate dalle banche o Poste Spa agli esercenti impianti di distribuzione di carburante in relaz...
alle martedì, gennaio 15, 2019
Ho in atto la ristrutturazione del mio futuro appartamento:
Il 5 Novembre è stato fatta la pratica per poter iniziare i lavori non
avendo scelto ancora le imprese/artigiani che avrebbero effettuato i lavori
stessi se non l’impresa edile delle opere murarie. (In questo momento non
era stata fatta la notifica preliminare all’asl proprio perchè non si
conosceva chi avrebbe preso parte al cantiere), nel frattempo verso fine
dicembre ho scelto idraulico/serramentista/elettricista/ceramista a cui ho
fatto un acconto per conferma del lavoro.
Il 14 gennaio il professionista che mi segue ha fatto la notifica
preliminare all’asl con il relativo pos visto e considerato che da domani
15 gennaio cominceranno a lavorare l’idraulico e l’elettricista.
Documentandomi su internet per una discussione nel pomeriggio con mio
cognato ho appreso che la notifica “teoricamente” essendo preliminare
doveva esser fatta prima del deposito della pratica (dove è specificato che
l’inizio presunto dei lavori sarebbe stato il giorno seguente che cosi non
è stato), mentre il mio professionista afferma che se non erano ancora
decisi i professionisti ed eravamo ancora in fase di richiesta di offerta
era impossibile notificare all’asl le aziende che avrebbero preso parte al
cantiere, cosi, dopo aver deciso ufficialmente quali erano, ha presentato
Ora posso usufriere delle detrazioni del 50% dei pagamenti già effettuati?
Posso continuare tranquillamente usufruire anche quelli futuri?
Come posso eventualmete riuscire a risolvere il problema che secondo
l’architetto non c’è?
Consideri che le detrazioni ammonteranno piu o meno a 30.000€ e
sinceramente al solo pensiero che non riuscirò a detrarle svengo
Ho in atto la ristrutturazione del mio futuro appartamento: Il 5 Novembre è stato fatta la pratica per poter iniziare i lavori non avendo...
Etichette: Detrazione, Quesiti, Ristrutturazione
Cambia l’importo della deduzione forfetaria a favore degli autotrasportatori per il periodo d’imposta 2017, che passa da 38 a 51 euro per ogni trasporto oltre il territorio comunale. Lo annuncia il ministero dell’Economia e delle Finanze con proprio comunicato del 14 gennaio 2019.
L’Agenzia delle entrate, con proprio comunicato pressoché contestuale, detta le istruzioni per il corretto riporto delle nuove somme nei quadri RF e RG dei modelli Redditi Pf e Sp.
Nuovo importo della deduzione
In seguito all’incremento della dotazione finanziaria riguardante le misure agevolative in favore degli autotrasportatori per il periodo d’imposta 2017, il Mef ha reso noto che, per ciascun trasporto effettuato personalmente dall’imprenditore oltre il comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto terzi), la deduzione forfetaria di spese non documentate (articolo 66, comma 5, Tuir) passa dai 38 euro, originariamente previsti, a 51 euro.
È confermata la deduzione anche per i trasporti eseguiti personalmente dall’imprenditore all’interno del comune in cui ha sede l’impresa, in misura pari al 35% dell’importo riconosciuto per i trasporti extra-comunali.
Come usufruire delle nuove misure
L’Agenzia delle entrate fornisce le indicazioni operative per usufruire dei maggiori “sconti” fiscali.
Innanzitutto, ricorda che le deduzioni in argomento vanno riportate nei quadri RF e RG dei modelli Redditi Pf e Sp 2018, indicando nel rigo RF55 i codici “43” e “44” e, nel rigo RG22, i codici “16” e “17”: “43” e “16” riguardano i trasporti all’interno del comune, “44” e “17” quelli al di fuori.
Per beneficiare dei nuovi importi, è necessario presentare una dichiarazione integrativa “a favore”: grazie all’incremento delle deduzioni, emergerà un minor debito o un maggior credito.
Cambia l’importo della deduzione forfetaria a favore degli autotrasportatori per il periodo d’imposta 2017, che passa da 38 a 51 euro per ...
Etichette: Deduzione autotrasportatori
alle lunedì, gennaio 14, 2019
con il codice attività 93.29.30 sale giochi e biliardi è possibile aderire
al regime forfettario versando l' iva in modo forfettario
con il codice attività 93.29.30 sale giochi e biliardi è possibile aderire al regime forfettario versando l' iva in modo forfettario
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Sono numerose le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2019 alla disciplina del credito d’imposta ricerca e sviluppo, a cominciare dall’aliquota del bonus e dal limite massimo annuale riconoscibile a ciascun beneficiario. Regole nuove anche in materia di spese agevolabili, criteri di calcolo, utilizzabilità, adempimenti certificativi e controlli successivi (articolo 1, commi da 70 a 72, legge n.145/2018)
La disciplina dell’agevolazione è dettata dall'articolo 3, Dl 145/2013, mentre le relative disposizioni di attuazione sono contenute nel Dm 27 maggio 2015
Come anticipato, la legge di bilancio 2019 è intervenuta sulla disciplina dell’agevolazione, modificando in più punti l’articolo 3, Dl 145/2013.
Di seguito si fornisce una sintesi delle novità suddivise per i diversi profili di disciplina interessati dalle modifiche (insieme ai titoli dei vari sotto-paragrafi sono indicati i commi dell’articolo 3 oggetto di modifica o, a seconda dei casi, i nuovi commi).
In linea generale, la misura del credito d’imposta passa dal 50% al 25% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.
Tuttavia, il credito d’imposta si applica nella misura del 50% con riferimento alle seguenti specifiche ipotesi (nuove lettere a e c del comma 6):
In entrambi i casi, rileva la nozione civilistica di controllo ( e, per le persone fisiche, si tiene conto anche di partecipazioni, titoli o diritti posseduti dai familiari dell’imprenditore.
Regole specifiche sono previste per le imprese non soggetto all’obbligo della revisione legale dei conti, per le quali la certificazione è rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione legale dei conti iscritti nella sezione A del registro previsto dall' articolo 8 Dlgs 39/2010.
Nel caso in cui le attività di ricerca siano commissionate a soggetti terzi, la relazione deve essere redatta e rilasciata all’impresa dal soggetto commissionario che esegue le attività di R&S.
Tuttavia, in deroga al principio di irretroattività delle norme tributarie previsto dalla Statuto del contribuente (articolo 3 legge 212/2000), le modifiche in materia di utilizzabilità del credito d’imposta, adempimenti certificativi e controlli si applicano già a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018.
Sono numerose le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2019 alla disciplina del credito d’imposta ricerca e sviluppo, a cominciare ...
Etichette: legge di bilancio 2019, Tax credit R&S
alle venerdì, gennaio 11, 2019

References: art. 38
 articolo 41
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 38
 articolo 38
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 articolo 1
 articolo 8