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Timestamp: 2020-08-14 10:55:17+00:00

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L'udienza 24 Ottobre 2017 in Corte Costituzionale sul blocco della perequazione 2012-13 - Studio Iacoviello
L’udienza 24 Ottobre 2017 in Corte Costituzionale sul blocco della perequazione 2012-13
12 Agosto 2020 26 Ottobre 2017 Categorie Blocco della perequazione Tag Blocco 2012-13, Corte Costituzionale, Sentenze, Sentenze Studio Iacoviello, Studio Iacoviello
Ogni Avvocato ha potuto parlare solo per cinque minuti, scaduti i quali il Presidente gli ha tolto la parola con una campanella.
Questo è spiaciuto a tutti, perchè è impossibile illustrare questa causa in soli cinque minuti.
Pubblichiamo anche il video dell’ udienza, in modo che ognuno possa farsi una sua opinione.
“Solo là dove gli avvocati sono rispettati, sono onorati i giudici; e dove si scredita l’avvocatura, colpita per prima è la dignità dei magistrati”.
(Piero Calamandrei – “Elogio dei Giudici scritto da un avvocato”).
Svolgimento dell’ udienza del 24 ottobre 2017
Nel frattempo due giudici costituzionali (Modugno e De Pretis) hanno abbandonato l’ aula e non hanno poi partecipato all’ udienza del pomeriggio (vedi il sito della Corte cliccando qui).
Alle ore 16:00 eravamo presenti noi dello Studio Iacoviello e altri cinque collegi difensivi per discutere delle 15 ordinanze dei vari giudici (vedi Ruolo di udienza al n. 6).
Tutto lo svolgimento dell’ udienza è stato videoregistrato dalla Corte Costituzionale, ed è liberamente visionabile e scaricabile sul sito della Corte cliccando qui. La causa della perequazione è la n. 6 del Ruolo.
In apertura dell’ udienza pomeridiana il Presidente Paolo Grossi ha comunicato che sarebbe stato severissimo sul tempo a disposizione di ciascun avvocato per discutere la causa: non più di cinque minuti, e per un solo avvocato per ciascun Collegio difensivo.
Così risulta testualmente dal sito della Corte con riferimento all’ udienza del 24 ottobre: ”
Il Collegio è composto di quattordici Giudici.
Sono assenti il Giudice Criscuolo per l’intera udienza, il Giudice Modugno per la discussione di tutte le cause eccetto la n. 8 del ruolo, il Giudice Carosi per la discussione della causa iscritta al n. 3 del ruolo e il Giudice de Pretis per la discussione delle cause iscritte ai nn. 6 e 10 del ruolo che sono chiamate nella seduta pomeridiana”.
Dopo l’ udienza la Corte non si è riunita subito in camera di consiglio per la decisione, come è stato chiarito da un apposito Comunicato emanato in serata.
Comunicato della Corte del 25 ottobre – ore 14:
La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto – legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”.
La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 con tale sentenza – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto – legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica.
L’ analisi della motivazione della sentenza della Corte (n. 250/17) è consultabile cliccando qui.
Si tratta di una sentenza profondamente ingiusta, avverso la quale presenteremo ricorso presso la Corte Europea di Strasburgo, per violazione dell’ art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’ Uomo
Si è molto speculato sulla asserita impossibilità di accogliere le richieste dei pensionati, perchè queste avrebbero devastato il bilancio dello Stato, anche a fronte delle richieste dell’ Europa.
In pratica si vuol far credere che la Corte Costituzionale con questa sua sentenza avrebbe “salvato la patria”.
Noi abbiamo predisposto un’ apposita pagina del sito per approfondire l’ ammontare di questi costi (clicca qui).
Il costo futuro sarebbe certamente sopportabile dal sistema economico, poiché costerebbe circa la metà degli € 80 che il governo Renzi ha riconosciuto alla maggior parte dei lavoratori dipendenti, e nessuno ha mai affermato che con gli 80 Euro saremmo usciti dall’ Europa.
Scrive infatti il Prof Giuseppe Tesauro (Diritto dell’Unione Europea – CEDAM 2012, pagg. 327 e segg.): “la Corte ha sempre fatto salvi i diritti di coloro che prima della data della
sentenza avessero esperito un’azione giurisdizionale oppure proposto un reclamo equivalente (v., in tal senso, Pinna, 41/84, sent. 15 gennaio 1986, Racc. p. 1, punti 29 e 30; nonché Roquette Frères, C-228/92, sent. 26 aprile 1994, Racc. p. 1-1445, punti 28 e 29).
Scrive inoltre il Prof. Valerio Onida: “fu la stessa Corte, sempre nella sentenza n. 232 del 1989, ad affermare che non si potevano invocare in senso contrario alla necessità di estendere gli effetti della pronuncia di invalidità al giudizio “pregiudicato” le “esigenze primarie” dell’applicazione uniforme del diritto e della certezza del diritto, perché tali esigenze “non risulterebbero affatto compromesse, ove, pur facendo salvi gli effetti pregressi del regolamento invalidato, si lasciasse inalterata l’efficacia della pronuncia nella controversia oggetto del giudizio principale ed anche in tutti quei giudizi già iniziati dinanzi alle giurisdizioni nazionali prima della data di emanazione della sentenza invalidante” (Rivista AIC N°: 1/2016 del 15/03/2016, Pag. 6).
In questa soluzione “intermedia” tutti i pensionati d’ Italia avrebbero ottenuto il pieno aumento mensile per il futuro, e solo che aveva promosso causa avrebbe ottenuto anche gli arretrati, con un costo molto contenuto (si dice in circa 100 – 200 milioni di Euro), perfettamente sopportabili dal sistema economico anche alla luce degli impegni europei.
Per un’ analisi approfondita dei costi della sentenza, in base agli stessi documenti ufficiali, vai all’apposita pagina cliccando qui
I veri costi della sentenza sul blocco della perequazione 2012-13
Contributo di solidarietà 2011 - 2013 - Il rimborso dopo la sentenza C. Cost. 116/13
La violazione degli artt. 3, 36 e 38 Cost. nel blocco della perequazione 2012-13
Atti processuali completi in Corte Costituzionale sul blocco della perequazione 2012-13
Categorie Blocco della perequazione Tag Blocco 2012-13, Corte Costituzionale, Sentenze, Sentenze Studio Iacoviello, Studio Iacoviello

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 art. 6
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