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Timestamp: 2016-08-26 13:37:04+00:00

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Art. 342 codice di procedura civile - Forma dell'appello - Brocardi.it
Articolo 342Codice di Procedura Civile
Dispositivo dell'art. 342 Codice di Procedura Civile
L'appello si propone con citazione contenente [l'esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell'impugnazione (1) nonché] (2) le indicazioni prescritte nell'articolo 163. L'appello deve essere motivato. La motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilità:
Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall'articolo 163bis (3).
(1) L'esposizione sommaria dei fatti consiste in una sintetica narrazione dell'accaduto, al fine di rappresentare al giudice i termini della controversia.
L'enunciazione dei motivi specifici di impugnazione individua l'oggetto della domanda d'appello: essi devono contestare in modo specifico (sono insufficienti censure vaghe e superficiali) l'iter logico-argomentativo che ha condotto alla decisione definitiva.
(2) Le parole tra parentesi sono state soppresse con D.L. 22 giugno 2012 n. 83, convertito in l. 11 agosto 2012, n. 143, che ha aggiunto il periodo successiva da "L'appello deve essere motivato [...] ai fini della decisione impugnata".
(3) Il termine di comparizione è lo stesso previsto per la citazione nel giudizio di primo grado. Qualora l'appellante abbia fissato un termine inferiore, l'atto di appello sarà viziato da nullità, sanabile ex nunc con la costituzione dell'appellato, con salvezza dei diritti quesiti: se la costituzione avviene dopo la scadenza del termine per proporre gravame, vi sarà la formazione del giudicato.
La riforma del 2012 ha ridelineato l'atto di appello, sostituendo l’esposizione sommaria dei fatti con l'esatta indicazione al giudice delle parti appellate e delle modifiche richieste; vanno, inoltre, indicate le circostanze da cui deriva la violazione di legge, unitamente alla loro rilevanza pratica (va esplicitata la rilevanza di tale vulnus sul piano concreto, e non solo teorico).
I primi commentatori sottolineano come si sia passati dagli "specifici motivi" d'appello alla "motivazione dell’atto" nella sua interezza.
Cass. n. 2631/2014
L'inammissibilit� dell'appello, per la mancata esposizione degli elementi di fatto e per la genericit� delle censure, ove sia stata esclusa dal giudice d'appello, non pu� essere rilevata d'ufficio in sede di legittimit�, n� pu� essere dedotta, per la prima volta, con la memoria illustrativa di cui all'art. 378 cod. proc. civ., ma deve essere fatta valere con i motivi di ricorso, attesa la conversione delle ragioni di nullit� della sentenza in motivi di gravame, con onere della parte interessata di impugnare la decisione anche con riguardo alla pronuncia, implicita, sulla validit� dell'atto.
Cass. n. 1651/2014
La specificit� dei motivi di appello deve essere commisurata alla specificit� della motivazione e non � ravvisabile laddove l'appellante, nel censurare le statuizioni contenute nella sentenza di primo grado, ometta di indicare, per ciascuna delle ragioni esposte nella sentenza impugnata sul punto oggetto della controversia, le contrarie ragioni di fatto e di diritto che ritenga idonee a giustificare la doglianza. Ne consegue l'inammissibilit� dell'atto di appello che, a fronte della motivazione con la quale il tribunale abbia respinto la domanda di risarcimento del danno commisurata al valore estrattivo dei beni espropriati, basata sul difetto dell'attualit� della destinazione estrattiva, si sia limitato a far rilevare il contrasto della motivazione del tribunale con la legislazione e la giurisprudenza in tema di danni provocati dalla P.A. nella materia della illegittima occupazione di fondi.
Cass. n. 19222/2013
Il difetto di specificit� dei motivi di appello ai sensi dell'art. 342 c.p.c. (nel testo anteriore alla modifica di cui all'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134), non rilevato d'ufficio dal giudice del gravame, pu� essere proposto come motivo di ricorso per cassazione dalla parte appellata, ancorch� essa non abbia sollevato la relativa eccezione nel giudizio di appello, poich� si tratta di questione che, afferendo alla stessa ammissibilit� dell'impugnazione e, quindi, alla formazione del giudicato, � rilevabile anche d'ufficio dalla Corte di cassazione.
Cass. n. 18958/2013
La procura al difensore per il giudizio di appello deve ritenersi validamente conferita, ai sensi dell'art. 83 c.p.c., in calce o a margine della copia notificata della sentenza impugnata, quando il deposito del documento - per la cui attestazione � sufficiente il timbro e la sottoscrizione del cancelliere in calce all'indice dei documenti contenuto nel fascicolo di parte - sia avvenuto al momento della costituzione in giudizio, desumendosi da tale circostanza la certezza dell'autografia della parte e la posteriorit� della data del mandato rispetto sia alla sentenza impugnata sia alla notifica dell'impugnazione.
Cass. n. 13639/2013
Quando la legge imponga l'introduzione del giudizio con citazione, anzich� con ricorso, ed il rito ordinario, l'adozione del rito camerale non induce alcuna nullit�, per il principio della conversione degli atti nulli che abbiano raggiunto il loro scopo, quando non ne sia derivato un concreto pregiudizio per alcuna delle parti, relativamente al rispetto del contraddittorio, all'acquisizione delle prove e, pi� in generale, a quanto possa avere impedito o anche soltanto ridotto la libert� di difesa consentita nel gudizio ordinario; tale principio opera anche in relazione agli atti introduttivi del giudizio di secondo grado, a condizione che l'atto nullo possegga i requisiti di sostanza e forma del diverso atto processuale che avrebbe dovuto essere utilizzato. (Cos� statuendo, la S.C. ha cassato il provvedimento impugnato che, ritenendo nella specie - regolata dall'art. 183 legge fall., nel testo anteriore alla riforma di cui al D.L.vo 12 settembre 2007, n. 169 esperibile l'appello, in luogo del proposto reclamo, avverso il decreto del tribunale reiettivo della domanda di omologazione del concordato preventivo proposta dalla ricorrente, aveva perci� solo ritenuto inammissibile il suddetto reclamo).
Cass. n. 10440/2013
L'inammissibilit� dell'appello, in ragione del deposito del relativo atto oltre il termine annuale di decadenza previsto dall'art. 327, primo comma, c.p.c. ("ratione temporis" vigente), � rilevabile in ogni stato e grado del giudizio e, quindi, anche in sede di legittimit�; tuttavia, la parte che lamenti il mancato rilievo della tardivit�, sollecitando il giudice di legittimit� a provvedervi nell'esercizio dei propri poteri officiosi, ha l'onere di indicare gli elementi di fatto al cui riguardo richiede la verifica. (Nella specie, il ricorso � stato rigettato, essendosi la parte limitata ad affermare come, agli atti processuali, non risultasse provata la tempestivit� dell'appello, sollecitando, quindi, la Corte a ripercorrere in modo esplorativo l'intero sviluppo della attivit� procedimentale).
Cass. n. 10025/2013
L'atto di citazione in appello � nullo qualora vi sia contrasto tra l'intestazione del gravame (indicante quale giudice il tribunale) e la "conventio in ius" (contenente l'invito a comparire davanti alla corte d'appello), ci� determinando assoluta incertezza sul giudice effettivamente ad�to.
Cass. n. 9407/2013
L'art. 342 cod. proc. civ. - che, nel testo (applicabile "ratione temporis") quale sostituito dall'art. 50 legge 26 novembre 1990, n. 353, e prima dell'ulteriore modifica di cui all'art. 54, comma 1, lett. a, del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n.134, prevede che l'appello si propone con citazione contenente l'esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell'impugnazione, "nonch� le indicazioni prescritte nell'art.163 cod. proc. civ." - non richiede altres�, che, in ragione del richiamo di tale ultima disposizione, l'atto di appello contenga anche lo specifico avvertimento, prescritto dal n. 7 del terzo comma dell'art. 163 cod. proc. civ., che la costituzione oltre i termini di legge implica le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 cod. proc. civ., atteso che queste ultime si riferiscono solo al regime delle decadenze nel giudizio di primo grado e non � possibile, in mancanza di un'espressa previsione di legge, estendere la prescrizione di tale avvertimento alle decadenze che in appello comporta la mancata tempestiva costituzione della parte appellata.
Cass. n. 3302/2013
Nel giudizio d'appello rimangono estranee al dibattito processuale le considerazioni critiche, mosse dalla parte al consulente tecnico d'ufficio sulla base delle osservazioni del proprio consulente, che non siano state trasfuse in specifici motivi di impugnazione della sentenza, formulati nel rispetto delle prescrizioni stabilite dall'art. 342 c.p.c., dovendosi le argomentazioni critiche dell'appellante contrapporre non alla relazione di perizia espletata in primo grado, ma al fondamento logico-giuridico su cui � fondata del decisione impugnata.
Cass. n. 30603/2011
Non sussiste nullit� dell'atto di appello, allorch� esso manchi dell'avvertimento secondo cui l'appellato, in caso di mancata costituzione nel termine, decade dal diritto di proporre l'appello incidentale, in quanto l'art. 342 c.p.c., nel richiamare l'art. 163 c.p.c., non prevede che tale avvertimento, nel giudizio di gravame, debba riferirsi espressamente alla possibilit� di proporre appello incidentale, tenuto anche conto che l'atto di appello viene notificato al procuratore della parte, ove costituita, dunque a soggetto professionalmente attrezzato a conoscere le decadenze comminate dalla legge in caso di ritardata costituzione.
Cass. n. 25218/2011
Ai fini della specificit� dei motivi d'appello richiesta dall'art. 342 c.p.c., l'esposizione delle ragioni di fatto e di diritto, invocate a sostegno del gravame, possono sostanziarsi anche nella prospettazione delle medesime ragioni addotte nel giudizio di primo grado, purch� ci� determini una critica adeguata e specifica della decisione impugnata e consenta al giudice del gravame di percepire con certezza il contenuto delle censure, in riferimento alle statuizioni adottate dal primo giudice. Ne consegue che, nel formulare un motivo di appello riguardante la pretesa erroneit� della liquidazione dei danni effettuata da quest'ultimo, l'appellante non pu� esaurire la sua ragione di doglianza nella reiterazione delle sue richieste e nell'affermazione della loro maggiore meritevolezza di accoglimento rispetto all'operata liquidazione, ma ha l'onere di indicare specificamente per ciascuna delle voci censurate, a pena di inammissibilit� del ricorso, gli errori di fatto e di diritto attribuibili alla sentenza.
Cass. n. 23299/2011
Affinch� un capo di sentenza possa ritenersi validamene impugnato non � sufficiente che nell'atto d'appello sia manifestata una volont� in tal senso, ma � necessario che sia contenuta una parte argomentativa che, contrapponendosi alla motivazione della sentenza impugnata, con espressa e motivata censura, miri ad incrinarne il fondamento logico-giuridico. Ne consegue che deve ritenersi passato in giudicato il capo della sentenza di primo grado in merito al quale l'atto d'appello si limiti a manifestare generiche perplessit�, senza svolgere alcuna argomentazione idonea a confutarne il fondamento.
Cass. n. 3718/2011
Al fine di stabilire se con l'atto d'impugnazione l'appellante si sia limitato a dedurre (inammissibilmente, al di fuori dei casi indicati agli artt. 353 e 354 cod. proc. civ.) censure di mero rito avverso una pronuncia a lui sfavorevole nel merito, il giudice del gravame non pu� fermarsi ad esaminare la rubrica dei motivi di impugnazione, ma deve guardare anche allo sviluppo dei motivi stessi, e cos� scrutinare nel merito l'impugnazione ove, con essi, l'appellante abbia dedotto ritualmente, nel rispetto del requisito di specificit� della doglianza richiesto dall'art. 342 cod. proc. civ., anche questioni attinenti al fondo del prodotto decisorio, lamentando, al di l� di quanto indicato in sede di intitolazione del vizio denunciato, l'ingiustizia della sentenza.
Cass. n. 13128/2010
In virt� del rinvio operato dall'art. 359 c.p.c. alle disposizioni del procedimento di primo grado, l'art. 163 bis c.p.c. (nella formulazione anteriore alla modifica di cui all'art. 2, comma 1, lett. g), della legge 28 dicembre 2005, n. 263, applicabile "ratione temporis"), secondo il quale tra il giorno della notifica della citazione e quello dell'udienza di comparizione devono intercorrere termini liberi non minori di giorni sessanta, se il luogo della notifica si trova in Italia, si applica anche al giudizio di appello. Ne consegue che, se tra la notifica dell'atto di appello e l'udienza di comparizione intercorre un termine inferiore a quello indicato, l'atto di citazione � nullo ai sensi del primo comma dell'art. 164 c.p.c., e deve applicarsi il secondo comma di tale norma, secondo cui, in caso di mancata costituzione del convenuto, il giudice, rilevata la nullit� della citazione, ne dispone la rinnovazione entro un termine perentorio. (Nella specie tra la notifica dell'atto di appello e l'udienza di comparizione fissata in tale atto erano intercorsi solo sette giorni, per effetto della sospensione dei termini processuali dal 31 ottobre 2002, al 31 marzo 2003, disposta dall'art. 4 del d.l. 4 novembre 2002, n. 245, convertito in legge 27 dicembre 2002, n. 286, e prorogata dalla O.P.C.M. del 10 aprile 2003, n. 3279, per i soggetti residenti nella Regione Molise, a seguito del sisma ivi verificatosi).
Cass. n. 7786/2010
La valutazione circa il rispetto, da parte dell'appellante, dell'obbligo di indicare specificamente le critiche rivolte contro la sentenza di primo grado, ai sensi dell'art. 342 c.p.c., va compiuta tenendo presente le argomentazioni addotte dal giudice di primo grado, poich� non � possibile una contestazione specifica di conclusioni non fondate su basi specifiche. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata la quale aveva ritenuto non generica la doglianza con cui l'appellante allegava che la liquidazione del danno non patrimoniale compiuta dal giudice di primo grado era stata eccessiva in relazione all'entit� del pregiudizio, in base all'assunto che tale liquidazione era avvenuta in via equitativa e che pertanto, rispetto ad essa, la doglianza di "eccessivit�" era sufficiente a soddisfare il precetto di cui all'art. 342 c.p.c.).
Cass. n. 7190/2010
Il principio di necessaria specificit� dei motivi d'appello - secondo cui la manifestazione volitiva dell'appellante, indirizzata ad ottenere la riforma della sentenza impugnata, deve essere sorretta da una parte argomentativa, idonea a contrastare la motivazione di quest'ultima e proporzionata alla sua maggiore o minore specificit� - va coordinato con il principio "jura novit curia" che, ai sensi dell'art. 113, c.p.c., presiede alla soluzione delle questioni di diritto, essendo invece necessario, per il c.d. giudizio di fatto, pronunciare "iuxta alligata et probata", ai sensi dell'art. 115 c.p.c.. (Nella specie, la S.C., in riforma della sentenza impugnata ha affermato che le censure contenute nei motivi d'appello consistevano nella contestazione della soluzione giuridica adottata dal tribunale - secondo cui dalle norme comunitarie richiamate in ricorso non poteva derivare alcuna posizione soggettiva tutelabile - ed erano pertanto idonee ad introdurre nel giudizio di appello la relativa "quaestio juris" ed a suscitare l'obbligo del giudice di pronunciare in ordine alla medesima a prescindere dall'allegazione di singoli argomenti intesi a dimostrare l'erroneit� della pronuncia di primo grado).
Cass. n. 6481/2010
Qualora l'impugnazione investa una pronuncia in rito che abbia negato il diritto alla pronuncia nel merito (nella specie, per nullit� della procura nell'atto di citazione), l'appellante pu� limitarsi a denunciare l'erroneit� della decisione ed a richiamare le domande proposte in primo grado, senza bisogno di riprodurne le ragioni di merito,atteso che dall'accoglimento dell'impugnazione discende l'integrale devoluzione al giudice dell'appello del compito di decidere tutte le questioni dedotte nel giudizio di primo grado.
Cass. n. 2053/2010
� ammissibile l'impugnazione con la quale l'appellante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole, solo ove i vizi denunciati comporterebbero, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli artt. 353 e 354 c.p.c.; nelle ipotesi in cui, invece, il vizio denunciato non rientra in uno dei casi tassativamente previsti dai citati artt. 353 e 354 c.p.c., � necessario che l'appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito, con la conseguenza che, in tali ipotesi, l'appello fondato esclusivamente su vizi di rito (nella specie, sulla mera denuncia di omessa motivazione della sentenza di primo grado), � inammissibile, oltre che per un difetto di interesse, anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione.
Cass. n. 22123/2009
Per la sussistenza del requisito della specificit� dei motivi di gravame, prescritto dall'art. 342 c.p.c., occorre indicare nell'atto di appello, anche mediante un'esposizione sommaria, le doglianze in modo tale che il giudice del gravame sia posto in grado non solo di identificare i punti impugnati, ma anche le ragioni di fatto e di diritto in base alle quali viene richiesta la riforma della pronuncia di primo grado. Non � necessario, peraltro, che gli errori attribuiti alla sentenza impugnata siano evidenziati con nuove argomentazioni, in quanto non esiste una stretta correlazione tra la specificit� dei motivi e la novit� degli argomenti addotti a sostegno di essi, che si collega alla scelta che l'appellante ha di completare ed integrare le difese con il solo limite del rispetto della norma dell'art. 345 c.p.c.
Cass. n. 16135/2009
La mancata riproduzione della procura al difensore nella copia dell'atto d'appello notificato alla controparte non incide sulla validit� dell'atto, essendo sufficiente che l'originale della procura sia contenuto in uno degli atti depositati dei quali la controparte abbia possibilit� di prendere visione al fine di verificare la tempestivit� del rilascio e il contenuto della procura.
Cass. n. 15497/2009
In materia di appello, fra i requisiti dell'atto di impugnazione non � prevista, a differenza di quanto stabilito dall'art. 366, n. 2, c.p.c. per il giudizio di cassazione, l'indicazione della sentenza impugnata, la cui individuazione attiene all'oggetto della domanda e, al contenuto dell'impugnazione proposta, restando i relativi accertamenti, non censurabili in sede di legittimit� se congruamente motivati, di spettanza del giudice di merito.
Cass. n. 12655/2009
Nella citazione in appello di una persona giuridica, tanto l'inesatta ed incompleta indicazione della sua denominazione, quanto l'errata o l'omessa individuazione del legale rappresentante di essa incidono sulla validit� dell'atto soltanto ove le stesse si traducano nell'assoluta incertezza della sua indicazione, la cui valutazione � rimessa al giudice di merito, il quale pu� escludere la nullit� dell'appello nel caso in cui ritenga di poter individuare la persona giuridica appellata, nonostante l'errore di nome, attraverso gli atti processuali collegati all'atto di appello, come la notifica, l'iscrizione a ruolo o la costituzione in giudizio, la sentenza impugnata o gli altri atti del giudizio di primo grado. (Nella specie, la S.C. ha confermato il rigetto dell'eccezione di nullit� sollevata da una s.p.a. sul rilievo che l'atto di appello era stato notificato nei sui confronti con l'omissione dell'indicazione "Costruzioni" di seguito alla sua denominazione, avendo la Corte di merito evidenziato che non era possibile l'insorgenza di alcuna confusione di soggetti e che, in ogni caso, la costituzione della stessa appellata aveva dimostrato che l'atto aveva raggiunto il suo scopo).
Cass. n. 8536/2009
L'appello avverso la sentenza che abbia pronunciato sull'impugnazione di una delibera dell'assemblea condominiale, in assenza di previsioni di legge "ad hoc", va proposto - secondo la regola generale contenuta nell'art. 342 c.p.c. - con citazione; ne consegue che la tempestivit� dell'appello, va verificata in base alla data di notifica dell'atto di citazione e non alla data di deposito dell'atto di gravame nella cancelleria del giudice "ad quem".
Cass. n. 7341/2009
Quando l'appellante lamenti un errore di diritto, per soddisfare il requisito della specificit� dei motivi di gravame, prescritto dall'art. 342 cod. proc. civ., � necessario e sufficiente che l'atto d'appello invochi l'applicazione di un principio di diritto diverso rispetto a quello enunciato nella sentenza impugnata.
Cass. n. 28739/2008
In tema di appello, allorquando la sentenza di primo grado si sia pronunziata espressamente su una questione del tutto distinta dalle altre, tale specifica pronunzia non pu� considerarsi implicitamente impugnata allorch� il gravame sia proposto in riferimento a diverse statuizioni, rispetto alle quali la questione stessa non costituisca un antecedente logico e giuridico, cos� da ritenersi in esse necessariamente implicata, ma sia soltanto ulteriore ed eventuale e, comunque, assolutamente distinta, con la conseguenza che, ove la sentenza di secondo grado investa i capi non impugnati (esplicitamente, od anche implicitamente), si verifica una violazione del giudicato interno. (Fattispecie in tema di risarcimento dei danni da occupazione appropriativa, in cui la sentenza di primo grado era stata impugnata dal soccombente proprietario limitatamente al capo della decisione che aveva dichiarato la prescrizione del credito nei confronti del Comune, e la Corte di appello aveva riformato anche la statuizione che ne aveva escluso la titolarit� passiva in capo all'Assessorato regionale, solo perch� il proprietario aveva insistito nella condanna di entrambi gli enti pubblici).
Cass. n. 20730/2008
Nel vigente sistema processuale � consentito solo al giudice di primo grado il potere incondizionato di qualificazione della domanda, mentre al giudice di appello in ragione dell'effetto devolutivo di tale impugnazione e della presunzione di acquiescenza di cui all'art. 329 c.p.c. non � pi� permesso di mutare ex officio la qualificazione ritenuta dal primo giudice, a meno che questa non abbia formato oggetto di impugnazione esplicita o, quanto meno, implicita, nel senso che una diversa qualificazione giuridica costituisca la necessaria premessa logico-giuridica di un motivo di impugnazione espressamente formulato (nella specie, la S.C., pur rigettando il ricorso, ha rilevato che la sentenza di appello era incorsa nel vizio di ultrapetizione in quanto, avendo la domanda originaria come oggetto la sola tutela di un presunto uso privato di una strada, il giudice di secondo grado non aveva il potere, in assenza di contestazione sul punto, di riqualificare tale domanda come intesa a far valere un diritto di uso pubblico sulla strada medesima ).
Cass. n. 9038/2008
La necessaria specificit� dei motivi di appello comporta che avverso l'esplicito diniego della giurisdizione da parte del giudice di primo grado su una domanda, l'appellante deve muovere una specifica contestazione, non potendo questa desumersi implicitamente dalle argomentazioni dirette a confutare capi diversi della sentenza, in cui altre domande siano state rigettate nel merito, e comunque dall'insistenza per l'accoglimento nel merito della prima domanda. (Nella specie la S.C. ha ritenuto sussistere il giudicato sul diniego di giurisdizione pronunciato dal giudice di primo grado sulla domanda di risarcimento da occupazione appropriativa, essendosi l'appellante limitato ad impugnare il diverso capo della sentenza con cui era stata rigettata la domanda di indennit� da occupazione legittima, e ad insistere nella domanda di risarcimento per il carattere illecito dell'occupazione).
Cass. n. 19026/2007
In una controversia in cui la sentenza di primo grado sia impugnata per carenza assoluta di motivazione, senza che vengano sottoposte al secondo giudice anche conclusioni di merito, l'appello � inammissibile in quanto la deduzione di un vizio in rito determina la nullit� e non la giuridica inesistenza della sentenza impugnata (non incidendo, esso, sulla configurabilit� della pronuncia come atto di esercizio della funzione giurisdizionale) e consente, una volta eliminato il vizio stesso, il riesame del merito della controversia.
Cass. n. 18310/2007
Allorch� la sentenza di primo grado pronunci sulla domanda in base ad una pluralit� di autonome ragioni, ciascuna di per s� sufficiente a giustificare la decisione, come al giudice � consentito, qualora egli, ritenendo di poter fondare la decisione sopra una determinata ragione di merito, ritenga utile valutare anche un'altra concorrente ragione, parimenti di merito, al fine di fornire adeguato sostegno alla decisione adottata, anche per l'eventualit� che il giudice dell'impugnazione reputi erronea la soluzione della questione preliminarmente affrontata, la parte soccombente ha l'onere di censurare con l'atto d'appello ciascuna delle ragioni della decisione, non potendosi, in difetto, trattare successivamente della ragione non tempestivamente contestata e non potendosi, conseguentemente, pi� nemmeno utilmente discutere, sotto qualsiasi profilo, della stessa statuizione che nella detta ragione trova autonomo sostegno, a nulla valendo a tal fine la richiesta di integrale riforma della sentenza, poich� la non contestata autonoma ragione di decisione resta anche in tal caso idonea a sorreggere la pronunzia impugnata, non potendo il giudice d'appello estendere il suo esame a punti non compresi neppure per implicito nei termini prospettati dal gravame, senza violare il principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato.
Cass. n. 17960/2007
L'indicazione dei motivi di appello richiesta dall'art. 342 c.p.c. non deve necessariamente consistere in una rigorosa e formalistica enunciazione delle ragioni invocate a sostegno dell'appello, richiedendosi invece soltanto una esposizione chiara ed univoca, anche se sommaria, sia della domanda rivolta al giudice del gravame sia delle ragioni della doglianza, all'interno della quale i motivi di gravame, dovendo essere idonei a contrastare la motivazione della sentenza impugnata, devono essere pi� o meno articolati, a seconda della maggiore o minore specificit� nel caso concreto di quella motivazione, potendo sostanziarsi pure nelle stesse argomentazioni addotte a suffragio della domanda disattesa dal primo giudice. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che, in tema di quantificazione del danno biologico, aveva ritenuto priva della necessaria specificit� e, quindi, inidonea a consentire una nuova valutazione di merito, la �generica protesta� dell'appellante secondo cui �i criteri applicati nella quantificazione del danno non considerano i canoni applicativi seguiti dalla dominante giurisprudenza, anche della Corte�).
Cass. n. 17474/2007
In relazione alla nullit� dell'atto di citazione in appello, la disciplina dettata dal nuovo testo dell'art. 164 c.p.c. (come sostituito, a far data dal 30 aprile 1995, dall'art. 9 della legge n. 353 del 1990) opera una distinzione quanto alle conseguenze della costituzione del convenuto, giacch� mentre i vizi afferenti alla vocatio in ius sono sanati con effetto ex tunc quelli relativi alla editio actionis sono sanati con effetto ex nunc. Ne consegue che, ove nell'atto di appello manchi l'indicazione del giorno dell'udienza di comparizione, del giudice adito e del soggetto convenuto, la relativa nullit� � sanata, con effetto sin dalla notificazione dello stesso atto di appello, dalla costituzione del convenuto, la quale, anche se avvenuta quando sia gi� decorso il termine di impugnazione, vale ad escludere l'inammissibilit� dell'impugnazione ed il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.
Cass. n. 13175/2007
Anche nel caso in cui sia impugnata nella sua globalit� la sentenza di primo grado, ai sensi dell'art. 342 c.p.c. (pur nel testo previgente alla legge n. 353 del 1990), ai fini dell'ammissibilit� del gravame, devono essere svolte specifiche critiche in ordine alle censurate statuizioni di merito.
Cass. n. 9244/2007
Nel giudizio di appello ? che non � un novum iudicium ? la cognizione del giudice resta circoscritta alle questioni dedotte dall'appellante attraverso specifici motivi e tale specificit� esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell'appellante, volte ad incrinare il fondamento logico-giuridico delle prime, non essendo le statuizioni di una sentenza separabili dalle argomentazioni che le sorreggono. Ne consegue che, nell'atto di appello, ossia nell'atto che, fissando i limiti della controversia in sede di gravame consuma il diritto potestativo di impugnazione, alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi, a pena di inammissibilit� del gravame, rilevabile d'ufficio e non sanabile per effetto dell'attivit� difensiva della controparte, una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, al qual fine non � sufficiente che l'atto di appello consenta di individuare le statuizioni concretamente impugnate, ma � altres� necessario, pur quando la sentenza di primo grado sia censurata nella sua interezza, che le ragioni sulle quali si fonda il gravame siano esposte con sufficiente grado di specificit� da correlare, peraltro, con la motivazione della sentenza impugnata.
Cass. n. 4035/2007
L'erronea indicazione nell'atto di appello della data di nascita della parte appellata non determina la configurazione di un valido motivo di nullit� o addirittura di inesistenza dell'atto stesso e della relativa notificazione trattandosi di una mera inesattezza che non comporta n� l'impossibilit� di individuare la parte citata nel giudizio di secondo grado e destinataria della notifica, n� la irregolare instaurazione del contraddittorio nei confronti di tale parte. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell'enunciato principio, ha rigettato il relativo motivo di ricorso, rilevando che i destinatari dell'atto di appello risultavano ben individuati con precisazione del nome e del cognome oltre che con l'indicazione dell'esatto domicilio, puntualizzando, altres�, che l'identificazione con certezza delle parti appellate aveva trovato ulteriore conferma nella circostanza che l'atto di appello era stato consegnato a persone che avevano accettato il ritiro del documento senza frapporre alcuna eccezione circa l'individuazione dei soggetti destinatari della notificazione).
Cass. n. 2217/2007
Il principio della specificit� dei motivi di impugnazione ? richiesta dagli artt. 342 e 434 c.p.c. per la individuazione dell'oggetto della domanda d'appello e per stabilire l'ambito entro il quale deve essere effettuato il riesame della sentenza impugnata ? impone all'appellante di individuare con chiarezza le statuizioni investite dal gravame e le censure in concreto mosse alla motivazione della sentenza di primo grado, accompagnandole con argomentazioni che confutino e contrastino le ragioni addotte dal primo giudice, cos� da incrinarne il fondamento logico-giuridico. Peraltro, la verifica dell'osservanza dell'onere di specificazione non � direttamente effettuabile dal giudice di legittimit�, dacch� interpretare la domanda ? e, dunque, anche la domanda di appello ? � compito del giudice di merito e implica valutazioni di fatto che la Corte di Cassazione ? cos� come avviene per ogni operazione ermeneutica ? ha il potere di controllare soltanto sotto il profilo della giuridica correttezza del relativo procedimento e della logicit� del suo esito.
Cass. n. 970/2007
Per effetto delle innovazioni introdotte dalla legge n. 353 del 1990, tra gli elementi che la citazione in appello deve contenere � in virt� del richiamo operato dall'art. 342, primo comma, c.p.c. � vi � anche l'avvertimento di cui all'art. 163, terzo comma, n. 7, c.p.c. che la costituzione tardiva implica le conseguenti decadenze, le quali, pur se non possono consistere nelle situazioni previste per il giudizio di primo grado in quanto non vi � luogo in appello per l'applicabilit� dell'art. 167 c.p.c., consistono invece nelle decadenze proprie del giudizio di gravame (in particolare con riferimento al diritto di proporre impugnazione incidentale e alla facolt� di riproporre le eccezioni disattese nonch� le questioni non accolte o ritenute assorbite nel primo giudizio). Ne consegue che, essendo esso posto a garanzia della parte appellata, quando l'atto introduttivo del giudizio d'appello non contiene l'avvertimento che la costituzione tardiva implica le conseguenti decadenze di cui all'art. 163, terzo comma, n. 7, c.p.c., in mancanza di costituzione dell'appellato il giudice ne dichiara la nullit� e ne ordina la rinnovazione.
Cass. n. 23870/2006
La mancata indicazione nell'epigrafe dell'atto di appello della qualit� nella quale l'appellato � chiamato in giudizio (nella specie trattavasi dell'appello nei riguardi di compagnia assicuratrice senza specificazione della sua qualit� di soggetto designato alla liquidazione per conto del F.G.V.S.) non importa l'inammissibilit� o la nullit� dell'appello quando la predetta qualit� risulti con certezza dal contesto dello stesso atto di appello, poich� per effetto del rinvio disposto dall'art. 342 c.p.c. alle disposizioni degli artt. 163, terzo comma, n. 2) � che richiede l'esatta indicazione, nell'atto di citazione, delle parti � e 164 dello stesso codice, che fa dipendere la nullit� dell'atto introduttivo solo dall'assoluta mancanza od incertezza del predetto requisito, dovendo porsi riferimento al contenuto sostanziale dell'atto, anche eventualmente integrato con gli atti pregressi, rispetto alla mera forma di esso, deve ritenersi valido l'atto di appello che consenta, alla stregua della valutazione del suo contenuto complessivo, di desumere univocamente il requisito riguardante la qualit� in ordine alla quale l'appellato deve considerarsi evocato in giudizio.
Cass. n. 21745/2006
Essendo l'appello un mezzo di gravame con carattere devolutivo pieno, non limitato al controllo di vizi specifici, ma rivolto ad ottenere il riesame della causa nel merito, il principio della necessaria specificit� dei motivi � previsto dall'art. 342, primo comma, c.p.c. � prescinde da qualsiasi particolare rigore di forme, essendo sufficiente che al giudice siano esposte, anche sommariamente, le ragioni di fatto e di diritto su cui si fonda l'impugnazione, ovvero che, in relazione al contenuto della sentenza appellata, siano indicati, oltre ai punti e ai capi formulati, anche, seppure in forma succinta, le ragioni per cui � chiesta la riforma della pronuncia di primo grado, con i rilievi posti a base dell'impugnazione, in modo tale che restino esattamente precisati il contenuto e la portata delle relative censure.
Cass. n. 20261/2006
Il requisito della specificit� dei motivi di appello, prescritto dall'art. 342 c.p.c., non pu� essere definito in via generale ed assoluta, ma dev'essere correlato alla motivazione della sentenza impugnata, nel senso che la manifestazione volitiva dell'appellante dev'essere formulata in modo da consentire d'individuare con chiarezza le statuizioni investite dal gravame e le specifiche critiche indirizzate alla motivazione, e deve quindi contenere l'indicazione, sia pure in forma succinta, degli errores attribuiti alla sentenza censurata, i quali vanno correlati alla motivazione di quest'ultima, in modo da incrinarne il fondamento logico-giuridico, con la conseguente inammissibilit� dell'individuazione dei motivi operata mediante il generico richiamo alle deduzioni, eccezioni e conclusioni della comparsa depositata in primo grado.
Cass. n. 15519/2006
I motivi di appello concorrono a determinare l'oggetto del relativo giudizio e, per questo profilo, incidono sullo stesso esercizio del potere d'impugnazione, non potendosi considerare proposti all'esame del giudice del gravame i capi della sentenza di primo grado che non siano stati in concreto oggetto di specifiche censure nell'atto di appello. Pertanto, la parte non pu� riproporre istanze istruttorie espressamente o implicitamente disattese dal giudice di primo grado senza espressamente censurare, con motivo di gravame, le ragioni per le quali la sua istanza � stata respinta o dolersi della omessa pronuncia al riguardo.
Cass. n. 12984/2006
La specificit� dei motivi di appello esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell'appellante, volte ad incrinare il fondamento logico giuridico delle prime, ragion per cui alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice. A tal fine non � sufficiente che l'individuazione delle censure sia consentita, anche indirettamente, dal complesso delle argomentazioni svolte a sostegno dei motivi di appello, dovendosi considerare integrato in sufficiente grado l'onere di specificit� dei motivi di impugnazione, pur valutato in correlazione con il tenore della motivazione della sentenza impugnata, solo quando alle argomentazioni in essa esposte siano contrapposte quelle dell'appellante in guisa tale da inficiarne il fondamento logico giuridico, come nel caso in cui lo svolgimento dei motivi sia compiuto in termini incompatibili con la complessiva argomentazione della sentenza, restando in tal caso superfluo l'esame dei singoli passaggi argomentativi. (Nell'affermare il suindicato principio la S.C., nel qualificare il motivo formalmente proposto per asserita violazione di legge come sostanzialmente prospettante la deduzione di una doglianza ex art. 112 e 345 c.p.c., ha ritenuto essere stato dalla corte di merito correttamente giudicato inammissibile il motivo di gravame con il quale, nel censurare la declaratoria di inammissibilit� della domanda pronunziata dal giudice di prime cure, l'appellante si era limitato a chiedere che il giudice dell'impugnazione emettesse pronunzia sul merito della domanda, a tale stregua omettendo di assolvere all'onere di investire la sentenza di primo grado con uno specifico motivo d'impugnazione sulla detta statuizione di inammissibilit�, e di indicare perch� la domanda era da considerarsi ammissibile, a tale stregua non evitando il formarsi del giudicato processuale interno).
Cass. n. 12140/2006
L'onere di specificazione dei motivi di appello, imposto dall'art. 342 c.p.c., non � assolto con il semplice richiamo per relationem alla comparsa conclusionale di primo grado, perch� i motivi di gravame devono riferirsi alla decisione appellata, e tali non possono essere le osservazioni e le difese esposte prima di essa; inoltre un siffatto richiamo obbligherebbe il giudice ad quem, al fine di identificare i motivi sui quali deve pronunciarsi, ad un'opera di relazione e di supposizione che la legge processuale non gli affida: anzi, una simile ricostruzione, da parte del giudice, delle censure della parte, si tradurrebbe in una sostanziale violazione dei principi del contraddittorio, giacch�, per l'inevitabile soggettivit� dei criteri che a tal fine il giudice impiegherebbe, l'altra parte sarebbe posta nell'incertezza delle domande dalle quali difendersi, potendo accertare solo dalla lettura della sentenza � e dunque a posteriori � i motivi sui quali, secondo la ricostruzione operata dal giudice del gravame, era stata chiamata a contraddire.
Cass. n. 11372/2006
Il thema decidendi nel giudizio di secondo grado � delimitato dai motivi di impugnazione, la cui specifica indicazione � richiesta, ex artt. 342 e 434 c.p.c. per l'individuazione dell'oggetto della domanda d'appello e per stabilire l'ambito entro il quale deve essere effettuato il riesame della sentenza impugnata. Tuttavia, allorquando sia impugnata una sentenza di totale reiezione della domanda originaria, poich� il bene della vita richiesto non pu� che essere, in linea di massima, quello negato in primo grado, ovvero delimitato dagli stessi motivi di impugnazione, ove questi siano �specifici� e chiaramente rivolti contro le argomentazioni che avevano condotto il primo giudice al rigetto della domanda, va escluso che, pur in mancanza di conclusioni precise, possa ravvisarsi acquiescenza alla reiezione di essa, dovendosi viceversa ravvisare la riproposizione della domanda negli identici termini iniziali, con le eventuali delimitazioni evidenziate dalla specificazione dei motivi di gravame e dalla eventuale incompatibilit� rispetto ad essi. Altrettanto vale nella ipotesi opposta, in cui il convenuto soccombente si dolga del mancato accoglimento delle eccezioni e difese proposte in primo grado allo scopo di paralizzare l'avversa domanda.
Cass. n. 6630/2006
In tema di processo di appello, in ossequio al principio del tantum devolutum quantum appellatum di cui all'articolo 342 c.p.c., il quale importa non solo la delimitazione del campo del riesame della sentenza impugnata ma anche l'identificazione, attraverso il contenuto e la portata delle censure, dei punti investiti dall'impugnazione e delle ragioni per le quali si invoca la riforma delle decisioni, i motivi debbono essere tutti specificati nell'atto di appello (con cui si consuma il diritto di impugnazione), sicch� restano precluse nel corso dell'ulteriore attivit� processuale sia la precisazione di censure esposte nell'atto di appello in modo generico, che la possibilit� di ampliamenti successivi delle censure originariamente dedotte.
Cass. n. 26192/2005
Il requisito della specificit� dei motivi di appello non pu� essere soddisfatto da un mero e generico richiamo agli atti di primo grado, che prescinda dal contenuto argomentativo della sentenza impugnata, essendo necessaria una contrapposizione argomentativa rivolta al contenuto della decisione impugnata. Al riguardo, seppure � stante la mancanza nell'appello di un principio di autosufficienza � deve ritenersi ammissibile anche una integrazione dei motivi mediante un rinvio circostanziato ai singoli atti del processo (che si presumono noti), � pur sempre necessario che l'insieme degli elementi forniti dall'appellante, o direttamente o per relationem si contrapponga al contenuto della decisione impugnata e consenta la individuazione non solo dell'ambito del devolutum ma anche delle ragioni del gravame. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito secondo cui l'appellante si era limitato ad una mera richiesta di un iudicium novum sulla base delle argomentazioni tutte svolte in primo grado, senza specificare in alcun modo le ragioni poste a fondamento del gravame e senza neppure considerare le ragioni addotte, nella sentenza di primo grado, a giustificazione delle singole decisioni adottate).
Cass. n. 2041/2005
I motivi di appello concorrono a determinare l'oggetto del relativo giudizio, e per questo profilo incidono sullo stesso esercizio del potere di impugnazione, non potendosi considerare proposti all'esame del giudice del gravame i capi della sentenza di primo grado che non siano stati, in concreto, oggetto di specifiche censure nell'atto di appello ed incorrendo in vizio di ultrapetizione il giudice di appello che estenda il proprio esame a parti della decisione di primo grado che pur genericamente investite dall'impugnazione in toto della sentenza, non siano state specificatamente censurate.
Cass. n. 21/2005
Il requisito della �sommaria esposizione dei fatti� richiesto dall'art. 342 c.p.c. non esige una parte espositiva formalmente autonoma ed unitaria ma, in quanto funzionale alla individuazione delle censure mosse dall'appellante, pu� ritenersi soddisfatto anche qualora tale individuazione sia consentita anche indirettamente dal complesso delle argomentazioni svolte a sostegno dei motivi di appello, ed in mancanza ne cnosegue la nullit� del relativo atto, che rimane sanata per effetto della costituzione dell'appellato, e non l'inammissibilit� del gravame, che non � esplicitamente prevista da alcuna norma.
Cass. n. 16422/2004
L'indicazione dei motivi di appello richiesta dall'art. 342 c.p.c. e, nel rito del lavoro, dall'art. 434 c.p.c., non esige una parte espositiva formalmente autonoma ed unitaria, ma, in quanto funzionale all'individuazione delle censure mosse dall'appellante, pu� emergere anche indirettamente dalle argomentazioni svolte a sostegno dei motivi di impugnazione, ove questi forniscano gli elementi idonei a consentire l'individuazione dell'oggetto della controversia e delle ragioni del gravame. Inoltre, atteso il carattere devolutivo dell'appello e la mancanza in esso del principio di autosufficienza, tale requisito � soddisfatto mediante il rinvio circostanziato a singoli atti del processo, in modo da consentire al giudice, attraverso l'esame di tali atti (che si presumono noti), di acquisire gli elementi indispensabili per una precisa cognizione dei termini della controversa e dello svolgimento del processo.
Cass. n. 16264/2004
La questione relativa alla nullit� assoluta ed insanabile dell'atto di appello per mancanza di una valida procura ad litem, vertendo in tema di inammissibilit� del gravame, attiene al controllo circa la sussistenza di un presupposto processuale dell'azione, che rientra tra i poteri officiosi del giudice, esercitabile in ogni stato e grado del processo e, nel giudizio di cassazione, consente l'esame diretto degli atti processuali, in quanto attiene ad un errore in procedendo.
Cass. n. 12092/2004
Ancorch� il richiamo per relationem a precedenti scritti difensivi non sia compatibile con l'onere di specificazione dei motivi di appello imposto dall'art. 342 c.p.c., tuttavia detto richiamo deve ritenersi consentito allorch� l'impugnazione investa una pronuncia per motivi di rito che abbia negato il diritto alla pronuncia di merito, poich� dall'accoglimento dell'impugnazione discenderebbe l'integrale devoluzione al giudice dell'appello del compito di decidere su tutte le questioni dedotte nel giudizio di primo grado.
Cass. n. 11160/2004
La argomentazioni ultronee, che non hanno lo scopo di sorreggere la decisione gi� basata su altre decisive ragioni, sono improduttive di effetti giuridici e, come tali, non sono suscettibili di gravame, n� di censura in sede di legittimit�.
Cass. n. 11079/2004
I poteri d'ufficio di cui � dotato il tribunale quanto alla dichiarazione di fallimento persistono anche nel giudizio di opposizione, e l'officiosit� del processo non � limitata allo svolgimento del giudizio di primo grado, ma prosegue nel successivo grado di appello; l'officiosit�, tuttavia, non implica una deroga ai principi fissati per l'appello dall'art. 342 c.p.c. Pertanto, mentre in primo grado il giudizio, per la sua natura pienamente devolutiva, non resta vincolato dagli eventuali motivi, in sede di gravame avverso la pronuncia del tribunale, invece, non subisce deroghe il principio secondo cui l'ambito del giudizio, con la conseguente cristallizzazione del thema decidendum su cui il giudice di secondo grado � chiamato a pronunziarsi, � determinato dalle questioni effettivamente devolute con gli specifici motivi di impugnazione, oltre quelle rilevabili d'ufficio che delle stesse costituiscano l'antecedente logico ed in ordine alle quali non sia intervenuta pronuncia in prime cure. (Nella fattispecie la S.C. ha statuito che la Corte di appello, investita della questione se il soggetto dichiarato fallito in estensione del fallimento di societ� in nome collettivo, ai sensi dell'art. 147 legge fall., fosse o meno socio occulto della societ�, non poteva conoscere della diversa questione relativa all'esistenza di una societ� di fatto tra la stessa societ� in nome collettivo e tale soggetto).
Cass. n. 10314/2004
Ai fini della specificit� dei motivi dell'appello (anche incidentale) non � sufficiente che l'atto di gravame consenta di individuare le statuizioni concretamente impugnate e i limiti dell'impugnazione, ma � altres� necessario, anche quando la sentenza di primo grado sia stata censurata nella sua interezza, che le ragioni sulle quali si fonda il gravame siano esposte con sufficiente grado di specificit�, unendo alla parte volitiva dell'appello una parte argomentativa che contrasti le ragioni addotte dal primo giudice. Ne consegue che la mancanza di specificit� dei motivi comporta nullit� dell'atto di appello, non sanabile con la costituzione dell'appellato e rilevabile d'ufficio dal giudice per il collegamento con la formazione del giudicato interno, e si traduce in inammissibilit�, atteso che il giudizio di appello non pu� giungere alla sua naturale conclusione. (Nella specie l'appello aveva censurato la violazione del contraddittorio e la classificazione catastale dell'immobile locato ai fini del calcolo dell'equo canone, ma non aveva riguardato il rigetto della domanda di simulazione del rapporto locatizio, su cui la sentenza confermata dalla S.C. ha ritenuto che si fosse formato il giudicato).
Cass. n. 8093/2004
Non subisce deroghe, in seno alle procedure fallimentari, il principio secondo cui l'ambito del giudizio di appello, e la conseguente cristallizzazione del thema decidendum su cui il giudice di secondo grado � chiamato a pronunciarsi, � determinato dalle questioni effettivamente devolutegli con gli specifici motivi di impugnazione, oltre che da quelle rilevabili di ufficio che, delle stesse, costituiscano l'antecedente logico e in ordine alle quali non sia intervenuta pronuncia in prime cure.
Cass. n. 16684/2003
L'indicazione dei motivi di appello richiesta dall'art. 342 c.p.c. e, nel rito del lavoro, dall'art. 434 c.p.c., non deve necessariamente consistere in una rigorosa e formalistica enunciazione delle ragioni invocate a sostegno dell'appello, richiedendosi invece soltanto una esposizione chiara ed univoca, anche se sommaria, sia della domanda rivolta al giudice del gravame � che pu� validamente consistere anche nella mera richiesta di riforma della sentenza impugnata e di accoglimento della domanda iniziale � sia delle ragioni della doglianza, che, in caso di censura rivolta alla valutazione della consulenza tecnica d'ufficio, non deve necessariamente concretizzarsi nell'allegazione della relazione del consulente di parte, adempimento non richiesto n� previsto da alcuna disposizione in tema di impugnazioni.
Cass. n. 15930/2002
Il requisito, di cui all'art. 342 c.p.c., dell'esposizione sommaria dei fatti nell'atto di appello � la cui inosservanza peraltro non comporta l'inammissibilit� dell'impugnazione � pu� dirsi soddisfatto quando l'atto di appello fornisca, sia pure indirettamente attraverso l'argomentazione dei motivi di doglianza, gli elementi necessari per l'individuazione dell'oggetto del giudizio e dei termini della controversia.
Cass. n. 10681/2002
Ai fini della individuazione del thema decidendum in appello, sebbene l'art. 342 c.p.c. preveda la devoluzione al giudice d'appello delle sole questioni che siano state fatte oggetto di specifici motivi di gravame, esso si estende ai punti della sentenza di primo grado che siano, anche implicitamente, necessariamente connessi ai punti censurati, e con possibilit� di riesame dell'intero rapporto controverso e di tutte le questioni dibattute delle parti in primo grado se i motivi d'appello fanno puntuale riferimento all'impianto logico letterale complessivo della sentenza di primo grado, sottoponendola ad una critica completa e radicale, non essendo per� sufficiente, a tal fine, la richiesta generica di riforma integrale della sentenza impugnata.
Cass. n. 696/2002
Il giudice di appello, nel confermare la sentenza di primo grado, pu�, senza violare il principio del contraddittorio, anche d'ufficio sostituirne la motivazione che ritenga scorretta, purch� la diversa motivazione sia radicata nelle risultanze acquisite al processo e sia contenuta entro i limiti del devolutum, quali risultanti dall'atto di appello.
Cass. n. 8804/2001
Poich� i poteri del giudice di appello vanno determinati con esclusivo riferimento alle iniziative delle parti, in assenza di impugnazione incidentale della parte parzialmente vittoriosa, la decisione del giudice d'appello non pu� essere pi� sfavorevole all'appellante e pi� favorevola all'appellato di quanto non sia stata la sentenza impugnata e non pu�, quindi, dare luogo alla reformatio in peius in danno dello stesso appellante.
Cass. n. 7809/2001
Cass. n. 7088/2001
I motivi di impugnazione della sentenza di primo grado possono essere formulati solo con l'atto di appello e l'appellante non pu�, quindi, aggiungere altre censure nel corso dell'ulteriore attivit� processuale in quanto il diritto di impugnazione si esplica e si consuma con l'atto di appello, il quale fissa i limiti della devoluzione della controversia in sede di gravame. Ne consegue che qualora la sentenza di secondo grado abbia trattato e deciso una questione che, ancorch� affrontata dall'appellante nel corso del giudizio, non abbia tuttavia formato oggetto di uno specifico motivo di impugnazione si verifica una violazione del giudicato interno che � rilevabile in sede di legittimit� e comporta la cassazione senza rinvio della sentenza stessa relativamente al capo della sentenza di primo grado non impugnato.
Cass. n. 4991/2001
Se � proposta impugnazione avverso l'entit� del danno aquiliano liquidato dal giudice di primo grado, il giudice d'appello non pu� procedere d'ufficio a riliquidare anche il danno da ritardato adempimento dell'obbligazione risarcitoria. A questo principio il giudice d'appello pu� tuttavia derogare in due casi: (a) quando rigetti l'impugnazione, ma per effetto di un mutamento delle condizioni di redditivit� del danaro � opportuno liquidare il danno da ritardato adempimento, maturato dopo la sentenza di primo grado, con criteri diversi rispetto a quelli adottati dal primo giudice; (b) quando accolga l'impugnazione riducendo il quantum debeatur, allorch� la variazione dell'importo dovuto renda presumibile una variazione delle condizioni di redditivit� del denaro, anche per il periodo passato.
Cass. n. 2476/2001
� affetto da nullit� per difetto di ius postulandi l'atto di appello proposto con citazione senza che, alla costituzione (art. 165 c.p.c.) risulti depositata la procura al difensore, in originale o in copia conforme (rilasciata anteriormente, ex art. 125 comma secondo e contenuta in una scrittura privata autenticata, ex art. 83 c.p.c.), non avendo il giudice alcun onere (art. 182 c.p.c.) di ordinare la regolarizzazione della posizione dell'appellante, ormai non pi� sanabile.
Cass. n. 12794/2000
L'inammissibilit� dell'appello proposto tardivamente pu� essere eccepita per la prima volta in sede di legittimit� dalla parte interessata, ed � comunque rilevabile d'ufficio dalla Corte di cassazione quando la relativa questione non sia stata dibattuta davanti al giudice di secondo grado e non abbia formato oggetto di una sua pronuncia, dato che l'indagine sulla tempestivit� del gravame si risolve nell'accertamento di un presupposto processuale per la proseguibilit� del giudizio, determinando la sua tardiva proposizione il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.
Cass. n. 7327/2000
� inammissibile l'appello proposto con procura a firma illeggibile, proveniente non dal sindaco, ma da altra persona (non identificata neppure nell'intestazione dell'atto) �per� il sindaco, poich�, mancando la sottoscrizione dell'organo dell'ente locale e la delega al sottoscrittore per conferire la procura, il gravame non � riferibile al Comune.
Cass. n. 6231/2000
L'atto d'appello introduce un procedimento d'impugnazione, nel quale i poteri cognitori del giudice, all'infuori delle questioni rilevabili d'ufficio, sono circoscritti dall'iniziativa della parte istante, spettando ad essa di attivarsi per la riforma delle decisioni sfavorevoli contenute nella sentenza di primo grado. Pertanto, l'onere della specificazione dei motivi d'appello esige che la manifestazione volitiva dell'appellante, indirizzata a ottenere la suddetta riforma, trovi un supporto argomentativo idoneo a contrastare la motivazione in proposito della sentenza impugnata, con la conseguenza che i motivi stessi devono essere pi� o meno articolati a seconda della maggiore o minore specificit�, nel caso concreto, di quella motivazione.
Cass. n. 5945/2000
La specificit� dei motivi di impugnazione, prevista dall'articolo 342 del c.p.c., implica la necessit� che la manifestazione volitiva dell'appellante consenta di individuare con chiarezza le statuizioni investite dal gravame e le specifiche critiche indirizzate alla motivazione che le sostiene. Ne segue, pertanto, che qualora il giudice di primo grado abbia ritenuto di poter decidere la causa sulla base della decisione di una questione preliminare o pregiudiziale, la parte soccombente, che intenda proporre impugnazione, deve specificare i suoi motivi di impugnazione in relazione a questa sola ratio decidendi. (Nella specie, la sentenza di primo grado aveva rigettato la domanda attrice, ritenendo prescritto il diritto azionato e la Suprema Corte, in applicazione del principio riferito sopra, ha ritenuto che correttamente l'attore appellante avesse investito, con i motivi d'appello, esclusivamente tale ratio decidendi, unica posta a fondamento del rigetto della domanda).
Cass. n. 4601/2000
L'inammissibilit� dell'appello per tardivo deposito del relativo atto, siccome rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, pu� essere eccepita anche in sede di legittimit� e non � sanata dalla costituzione dell'appellato, in quanto la tardivit� dell'appello comporta il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.
Cass. n. 1502/2000
Nel caso di sentenza di condanna al pagamento di un debito pecuniario con interessi e rivalutazione, qualora l'appello del soccombente, pur investendo la pronuncia nella sua interezza, contenga specifici motivi solo sulla sussistenza del debito e nessuno, neppure subordinato, sul resto, al giudice di appello � inibito il riesame delle statuizioni accessorie relative agli interessi ed alla rivalutazione monetaria, rispetto ai quali vi � stata acquiescenza dell'appellante per effetto della indicata delimitazione delle ragioni della impugnazione.
Cass. sez. un. n. 16/2000
L'inammissibilit� non � la sanzione per un vizio dell'atto diverso dalla nullit�, ma la conseguenza di particolari nullit� dell'appello e del ricorso per cassazione, e non � comminata in ipotesi tassative ma si verifica ogniqualvolta ? essendo l'atto inidoneo al raggiungimento del suo scopo (nel caso dell'appello, evitare il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado) ? non operi un meccanismo di sanatoria; pertanto, essendo inapplicabile all'atto di citazione di appello l'art. 164, secondo comma c.p.c. (testo originario), per incompatibilit� ? in quanto solo l'atto conforme alle prescrizioni di cui all'art. 342 c.p.c. � idoneo a impedire la decadenza dall'impugnazione e quindi il passaggio in giudicato della sentenza ? l'inosservanza dell'onere di specificazione dei motivi, imposto dall'art. 342 cit., integra una nullit� che determina l'inammissibilit� dell'impugnazione, con conseguente effetto del passaggio in giudicato della sentenza impugnata, senza possibilit� di sanatoria dell'atto a seguito di costituzione dell'appellato ? in qualunque momento essa avvenga ? e senza che tale effetto possa essere rimosso dalla specificazione dei motivi avvenuta in corso di causa.
Cass. n. 3905/1999
L'effetto devolutivo dell'appello entro i limiti dei motivi d'impugnazione preclude al giudice del gravame esclusivamente di estendere le sue statuizioni a punti che non siano compresi, neanche implicitamente, nel tema del dibattito esposto nei motivi d'impugnazione. Pertanto, non viola il principio del tantum devolutum quantum appellatum il giudice di appello che fondi la propria decisione su ragioni diverse da quelle svolte dall'appellante nei suoi motivi, ovvero prenda in esame questioni non specificamente proposte dall'appellante le quali appaiono, tuttavia, nell'ambito della censura proposta, in rapporto di diretta connessione con quelle espressamente dedotte nei motivi stessi costituendone un necessario antecedente logico e giuridico.
Cass. n. 464/1999
Ai fini della validit� dell'appello non � sufficiente che l'atto di gravame consenta di individuare le statuizioni concretamente impugnate e i limiti dell'impugnazione, ma � altres� necessario, anche quando la sentenza di primo grado sia stata censurata nella sua interezza, che le ragioni sulle quali si fonda il gravame siano esposte con sufficiente grado di specificit�, da correlare, peraltro, con la motivazione della sentenza impugnata, con la conseguenza che se, da un lato, il grado di specificit� dei motivi non pu� essere stabilito in via generale ed assoluta, dall'altro lato, esso esige pur sempre che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell'appellante, volte ad incrinare il fondamento logico-giuridico delle prime.
Cass. n. 383/1999
Il giudice di merito, nell'esercizio del suo potere di interpretazione e qualificazione giuridica della domanda, non � in alcun modo condizionato dalle formule adottate in concreto dalla parte, dovendo egli tener conto, al fine di identificare correttamente l'oggetto sostanziale della emananda pronuncia (desumibile dalla situazione dedotta in causa e dalle eventuali precisazioni formulate nel corso del giudizio), del solo contenuto effettivo della pretesa (oltre che del provvedimento richiesto in concreto), senza conoscere altri limiti che quelli del rispetto del principio di consonanza tra il chiesto ed il pronunciato (principio affermato dalla S.C. nel confermare la pronuncia con cui il giudice di appello, in accoglimento del petitum sostanziale del convenuto in riconvenzionale � che chiedeva accertarsi, in base ai bilanci, l'entit� della propria quota di socio con condanna del consocio alla restituzione delle somme a questi corrisposte in eccedenza � aveva condannato l'attore alla restituzione di quanto ricevuto in eccedenza a titolo di indebito oggettivo parziale, cos� modificando la pronuncia di primo grado del tribunale, che aveva invece fondato la medesima condanna alla restituzione su di un presunto dolus incidens dell'attore).
Cass. n. 12727/1998
La mancanza della sottoscrizione del procuratore nella copia notificata dell'atto di appello non ne determina la nullit�, ma configura una mera irregolarit� sanabile ex tunc della costituzione dell'appellato.
Cass. n. 12541/1998
� ammissibile l'impugnazione con la quale l'appellante si limiti a dedurre soltanto i vizi di rito avverso una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole solo ove i vizi denunciati comporterebbero, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli artt. 353 e 354 c.p.c.; nelle ipotesi in cui, invece, il vizio denunciato non rientra in uno dei casi tassativamente previsti dagli artt. 353 e 354 cit., � necessario che l'appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito, con la conseguenza che, in tali ipotesi, l'appello fondato esclusivamente su vizi di rito, senza contestuale gravame contro l'ingiustizia della sentenza di primo grado, dovr� ritenersi inammissibile, oltre che per difetto di interesse, anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione.
Cass. n. 11657/1998
L'appello avverso una sentenza pronunciata all'esito di un giudizio celebrato, in primo grado, con rito ordinario � inammissibile, perch� tardivo, se proposto con la forma prescritta per l'impugnazione delle sentenze pronunciate all'esito di rito camerale, e cio� con il deposito del ricorso anzich� con la notificazione dell'atto di citazione. Il deposito del ricorso, pur se tempestivo, non �, difatti, idoneo alla costituzione di un valido rapporto processuale, che richiede, pur sempre, che l'atto recettizio d'impugnazione venga portato a conoscenza della controparte entro il termine perentorio di cui all'art. 325 c.p.c. nella forma legale della notificazione nel luogo indicato dal successivo art. 330, senza che possa, in contrario, invocarsi la eventuale sanatoria dell'atto nullo qualora (come nella specie) si sia medio tempore verificata una decadenza ratione temporis che abbia determinato il passaggio in giudicato della sentenza oggetto di appello per essere ormai irrimediabilmente spirato il relativo termine d'impugnazione.
Cass. n. 10524/1998
La mancata indicazione della procura nell'atto di citazione in appello non � causa di nullit� della citazione stessa, non essendo tale omissione ricompresa tra le violazioni cui, ai sensi dell'art. 164 c.p.c. (applicabile in forza del rinvio operato dall'art. 359 stesso codice), il legislatore abbia voluto riconnettere la sanzione della nullit� dell'atto, e non potendosi tale nullit� virtualmente desumere dalla generale disciplina processuale del sistema della invalidit� degli atti, poich�, alla stregua del principio di cui all'art. 125, comma 2, c.p.c. (a mente del quale la procura pu� essere rilasciata in data posteriore alla notificazione della citazione), risulta normativamente disciplinata addirittura un'ipotesi in cui non � fatto alcun obbligo di detta indicazione nell'atto di citazione (prescritta, invece, per il giudizio di cassazione, a pena di inammissibilit� del ricorso ex art. 366, comma 1, n. 5 c.p.c.).
Cass. n. 10425/1998
Per il principio dell'ultrattivit� del rito, ove la controversia, ancorch� introdotta con ricorso, sia stata trattata in primo grado con rito ordinario in luogo di quello del lavoro al quale � assoggettata (nella specie: determinazione dell'equo canone ex art. 45 legge 27 luglio 1978, n. 392) debbono essere seguite le forme ordinarie anche per la proposizione dell'appello e dell'eventuale appello incidentale.
Cass. n. 10337/1998
Spetta al giudice di primo grado il compito di definire il contenuto e la portata delle domande avanzate dalle parti, identificando e qualificando giuridicamente i beni della vita destinati a formare oggetto del provvedimento richiesto (cosiddetto petitum), nonch� il complesso degli elementi della fattispecie da cui derivino le pretese dedotte in giudizio (cosiddetta causa petendi), mentre al giudice di appello � devoluta la facolt� di procedere, a sua volta, ad una nuova qualificazione giuridica dei suddetti elementi, purch� circoscritta entro i limiti dei fatti originariamente prospettati dalla parte, con la conseguenza che il ricorso per cassazione con il quale, senza prospettare vizi motivazionali, venga censurato l'errore del giudice di merito nel compimento della detta operazione ermeneutica, soggiace alla sanzione della inammissibilit�, alla quale esso resta, invece, sottratto quando l'errore venga fatto valere quale vizio riconducibile alla previsione dell'art. 112 c.p.c. (a norma del quale il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa), nel qual caso la natura del vizio (error in procedendo) comporta l'estensione del sindacato di legittimit� anche al fatto, con conseguente esame diretto degli atti processuali da parte della Corte di cassazione. (Nell'affermare tale principio di diritto, la S.C. ha annullato la sentenza del giudice di merito ritenendo irrilevante la confusione tecnica, pur rilevabile in seno alla domanda introduttiva del giudizio, scaturente dalla prospettazione cumulativa delle ipotesi giuridiche della interposizione reale, di quella fittizia e, addirittura, della simulazione, poich� la domanda di parte attrice, volta alla restituzione della somma complessivamente versata nella specie, consentiva di ritenere sia la regolarit� dell'instaurazione del contraddittorio, sia la sostanziale identificabilit� del contenuto della richiesta).
Cass. n. 9902/1998
In materia di responsabilit� aquiliana, qualora la sentenza di primo grado contenente una statuizione di condanna venga impugnata unicamente sull'accertamento della responsabilit� e sull'esistenza del danno, il giudice d'appello, se non accoglie il gravame, non ha il potere di riesaminare i criteri di liquidazione del danno.
Cass. n. 9631/1998
La mancata indicazione nella copia notificata dell'atto di citazione in appello della data di comparizione determina, ove l'appellato non si sia costituito, la nullit� dell'atto introduttivo del giudizio a norma dell'art. 164 c.p.c., senza che rilevi che la data dell'udienza risulti indicata nell'originale dell'atto, non potendo il convenuto che fare riferimento al contenuto dell'atto a lui consegnato. Necessaria conseguenza della nullit� dell'impugnazione e della sua estensione ex art. 159 c.p.c., � la nullit� dell'intero procedimento e del provvedimento conclusivo ed il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado ove nel frattempo sia scaduto il termine perentorio per l'impugnazione.
Cass. n. 9597/1998
Il giudice d'appello pu� dare al rapporto in contestazione una qualificazione giuridica diversa da quella data dal giudice di primo grado o prospettata dalle parti, avendo egli il potere-dovere di inquadrare nell'esatta disciplina giuridica gli atti e i fatti che formano oggetto della controversia, anche in mancanza di una specifica impugnazione e indipendentemente dalle argomentazioni delle parti, purch� nell'ambito delle questioni riproposte col gravame e col limite di lasciare inalterati il petitum e la causa petendi e di non introdurre nel tema controverso nuovi elementi di fatto. (Nel caso di specie la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza d'appello che aveva fondato la responsabilit� sulla clausola generale dell'art. 2043 c.c., mentre in primo grado si era ritenuta sussistente una responsabilit� per danno cagionato da cose in custodia a norma dell'art. 2051 c.c.).
Cass. n. 6335/1998
Nel giudizio d'appello � che non � un iudicium novum � la cognizione del giudice resta circoscritta alle questioni dedotte dall'appellante attraverso specifici motivi, e tale specificit� esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell'appellante, volte ad incrinare il fondamento logico-giuridico delle prime, non essendo le statuizioni di una sentenza separabili dalle argomentazioni che le sorreggono. Ne deriva che, nell'atto d'appello (e non in atti successivi e in particolare, nella comparsa conclusionale) ossia nell'atto che, fissando i limiti della controversia in sede di gravame consuma il diritto potestativo di impugnazione, alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi, a pena di inammissibilit� del gravame, rilevabile d'ufficio e non sanabile per effetto dell'attivit� difensiva della controparte, una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, al quale fine non � sufficiente che l'atto d'appello consenta di individuare le statuizioni concretamente impugnate, ma � altres� necessario, pur quando la sentenza di primo grado sia censurata nella sua interezza, che le ragioni sulle quali si fonda il gravame siano esposte con sufficiente grado di specificit� da correlare peraltro con la motivazione della sentenza impugnata.
Cass. n. 13117/1997
L'art. 342 c.p.c. prevede la devoluzione al giudice di secondo grado delle sole questioni che siano state fatte oggetto di specifici motivi di gravame, oltre di quelle rilevabili d'ufficio che delle stesse costituiscono l'antecedente logico e in ordine alle quali non sia intervenuta pronuncia in prime cure, posto che alla stregua di detti motivi si determina l'ambito del giudizio d'appello, con conseguente cristallizzazione del thema decidendum su cui il giudice di questo � chiamato, ed � tenuto, a pronunciare.
Cass. n. 7888/1997
Quando dal complesso delle deduzioni e delle conclusioni contenute nell'atto d'appello risulti la volont� di sottoporre l'intera controversia al giudice dell'impugnazione, questi � tenuto a riesaminare anche quelle parti della sentenza di primo grado che non abbiano, a differenza di altre, formato oggetto di specifica trattazione nel suddetto atto, in quanto comunque coinvolte nell'integrale impugnazione della prima pronuncia.
Cass. n. 7158/1997
Nel procedimento di impugnazione della sentenza di separazione personale dei coniugi, l'appello va proposto con ricorso e non con citazione; tuttavia, ove l'appello sia stato proposto con citazione, in applicazione del principio generale di conservazione degli atti viziati, � da escludere la nullit� dell'atto di impugnazione se il deposito della citazione nella cancelleria sia avvenuto in termini perentori fissati dalla legge, non essendo sufficiente che, in tali termini, sia stata effettuata la notificazione.
Cass. n. 5147/1997
Una volta fissato nell'atto d'appello il thema decidendum, � precluso all'appellante di ampliare nel corso del giudizio l'indagine sulle statuizioni di primo grado per le quali, in quanto non investite da specifico motivo di gravame, si � verificata la formazione del giudicato formale, che per� non comprende anche le questioni che, pur non specificatamente prospettate, costituiscano un antecedente logico e giuridico di quelle espressamente dedotte nei motivi d'appello.
Cass. n. 6235/1996
L'inammissibilit� dell'appello, ancorch� non rilevata dal giudice del gravame, pu� essere rilevata nella successiva sede di legittimit� anche d'ufficio, salvo i limiti del giudicato, nel caso in cui la relativa questione sia stata gi� esaminata e risolta dal giudice d'appello e manchi una specifica impugnazione. La rilevabilit� d'ufficio riguarda anche l'ipotesi di acquiescenza parziale siccome legata al potere del giudice di verificare i limiti oggettivi dell'impugnazione.
Cass. n. 1721/1996
La sottoscrizione della citazione, di primo grado o di appello, da parte di un procuratore iscritto nell'albo di un distretto diverso da quello del giudice adito non � causa di nullit� dell'atto quando la procura, apposta in calce o a margine dello stesso, sia stata conferita anche ad un procuratore territorialmente competente, semprech� quest'ultimo si sia costituito in giudizio nel rispetto dei termini di rito. Pertanto, l'atto di appello, sottoscritto da un procuratore esercente extra districtum e da un procuratore non munito di valida procura anteriormente alla costituzione della parte rappresentata (art. 125, secondo comma, c.p.c.), � affetto da nullit� che determina l'improcedibilit� dell'impugnazione.
Cass. n. 4953/1995
Il principio tantum devolutum quantum appellatum preclude al giudice di appello l'indagine sui punti della sentenza di primo grado non direttamente investiti dal gravame, ma solo in quanto essi non siano compresi nel thema decidendum neanche per implicito, perch� non necessariamente connessi con i temi censurati. Ne consegue che, quando dal complesso delle deduzioni e delle richieste formulate nell'atto di appello risulti in maniera chiara la volont� dell'appellante di sottoporre al giudice dell'impugnazione tutte le questioni dibattute dalle parti in primo grado circa la natura di un rapporto e i diritti e gli obblighi che ne derivano, il giudice di secondo grado deve riesaminare l'intera problematica, compresi i profili impliciti nelle deduzioni formulate espressamente.
Cass. n. 3583/1995
Non costituisce causa d'inammissibilit� dell'atto di appello la indicazione, in questo, da parte del difensore, della procura rilasciata dallo stesso con il medesimo atto, e che risulti essere invalida, se il difensore sia altres� munito di altra procura valida (anche per la proposizione dell'appello) rilasciatagli in primo grado; in quanto dalla descritta errata indicazione della procura non possono farsi derivare conseguenze pi� gravi di quelle ricollegabili alla totale omissione dell'indicazione della procura medesima nell'atto di appello (che non costituisce causa di nullit� di quest'ultimo atto).
Cass. n. 8181/1993
La volont� della parte di impugnare nella sua globalit� la sentenza di primo grado non richiede di essere espressa attraverso formule sacramentali, essendo sufficiente ai sensi dell'art. 342 c.p.c., che siano, ancorch� sommariamente, spiegate le ragioni dell'impugnazione, s� da consentire al giudice di identificare i punti da esaminare e di vagliare le ragioni di fatto e di diritto per le quali � formulato il gravame.
Cass. n. 12518/1992
Ai fini del requisito della specificit� dei motivi, stabilito dagli artt. 342 e 434 c.p.c., l'atto di appello (che la Corte di cassazione pu� interpretare autonomamente per accertare se al giudice di secondo grado sia stato o no devoluto l'esame del punto controverso) deve indicare, sia pure in forma succinta, le ragioni in fatto e in diritto della doglianza contro la sentenza impugnata, non essendo sufficiente il generico richiamo alle difese svolte in primo grado. Pertanto, in presenza di una sentenza di primo grado che (disattendendo la correlativa eccezione della parte) abbia espressamente affermato la giurisdizione del giudice adito, pronunciando nel merito, il motivo di appello con il quale la parte si limiti a richiamare le eccezioni svolte in prima istanza e ad insistere per la declaratoria d'infondatezza della domanda, non costituisce impugnazione della pronuncia sulla giurisdizione; con l'ulteriore conseguenza che esattamente il giudice del gravame ritiene precluso il riesame della relativa questione, senza che possa invocarsi in contrario il principio che il difetto di giurisdizione deve essere rilevato, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, atteso che tale principio opera solo nell'ipotesi in cui sia mancata un'espressa statuizione sul punto e deve essere coordinato con quelle della convertibilit� dei motivi di nullit� della sentenza in motivi di gravame.
Cass. n. 10725/1992
Contro le sentenze di separazione personale e di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, pubblicate successivamente alla data di entrata in vigore della L. 5 marzo 1987, n. 74 � ancorch� rese in procedimenti anteriormente iniziati � l'appello deve essere proposto non con citazione, ma con ricorso, nel termine di trenta giorni (art. 325 c.p.c.) dalla notificazione o, in mancanza di questa, nell'anno dalla pubblicazione della sentenza stessa (art. 327 c.p.c.); mentre, in applicazione del principio di conservazione, la forma della citazione pu� non escludere l'ammissibilit� del gravame solo nel caso di tempestivo deposito del relativo atto in cancelleria.
Cass. n. 3370/1979
Non sussiste nullit� dell'atto di appello quando la sottoscrizione del procuratore risulta apposta soltanto sotto la certificazione dell'autenticit� della firma della parte, posta sotto la procura alle liti redatta in calce o a margine dell'atto stesso, in quanto, in tal caso, la firma del difensore ha il duplice scopo di sottoscrivere l'atto stesso e di certificare l'autografia del mandato.
Cass. n. 3051/1979
Ove sia stato assegnato al convenuto un termine di comparizione minore di quello stabilito dalla legge, l'atto introduttivo del giudizio � nullo e la relativa nullit�, se non sia stata sanata con effetti ex nunc dalla costituzione del convenuto, deve essere rilevata di ufficio e si ripercuote sul procedimento e sulla sentenza che lo definisce; ci� vale anche per il giudizio di appello, in virt� del richiamo all'art. 163 c.p.c. da parte dell'art. 342 dello stesso codice. Ne consegue che il termine in oggetto � previsto a tutela esclusiva del convenuto o dell'appellato, in relazione all'esigenza di costoro di predisporre tempestivamente le proprie difese, sicch� nessuna questione attinente al termine di comparizione e alla sanzione di nullit� per inosservanza del medesimo si pone con riguardo all'attore o all'appellante.
Le novit� in materia di impugnazioni. Atti...
Le novit� in materia di impugnazioni. Atti dell'Incontro di studio (Firenze, 12 aprile 2013)
Editore: Bononia University Press Pagine: 240 Data di pubblicazione: giugno 2014 Prezzo: 25,00 €
Categorie: Appello, Cassazione, Revisione COMPRALO SUBITO! RELAZIONI
Gian Franco Ricci (continua)
Categorie: Processo di cognizione, Appello, Cassazione COMPRALO SUBITO! Codice delle impugnazioni civili: Impugnazioni...

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 art. 83

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 art. 330
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 art. 366

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 art. 159
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