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Timestamp: 2020-07-05 07:05:50+00:00

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Nella valutazione sull’affidamento del minore ai servizi sociali, il confronto tra le valutazioni espresse nella consulenza tecnica in primo grado e quella esperita nel giudizio di appello deve essere fatto in modo approfondito, così da consentire di chiarire qual è stato il ragionamento che ha portato alle scelte indicate, per verificare se esse siano confacenti o meno all’interesse del minore.
(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, sentenza n. 16271/16; depositata il 3 agosto)
minori | 18 Dicembre 2015
No all’espulsione del genitore straniero se si lede diritto alla serenità, alla crescita e all’educazione dei figli minori
Ha diritto a non essere espulso e a rimanere in Italia il genitore di minori che risiedano da tempo nel nostro Paese e che avrebbero difficoltà ad adattarsi a condizioni di vita e a usanze diverse da quelle a cui sono ormai abituati.
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza n. 25419/15; depositata il 17 dicembre)
minori | 05 Ottobre 2015
Il minore ha diritto a crescere nella sua famiglia, ma solo se al suo interno viene mantenuto, istruito ed educato, altrimenti si configura lo stato di abbandono
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 19735/15; depositata il 2 ottobre)
Minori | 03 Aprile 2014
Affidamento in prova: il giudice deve pensarci due volte
La concessione del beneficio della sospensione del processo con messa alla prova presuppone un giudizio prognostico positivo sulla rieducazione del minore, per la cui formulazione non può prescindersi dal reato commesso, dalle modalità di attuazione dello stesso e dai motivi a delinquere. Questi elementi servono a valutare se il fatto contestato debba considerarsi un episodio del tutto occasionale e non, invece, rivelatore di un sistema di vita, che faccia escludere un giudizio positivo sull’evoluzione della personalità del minore verso modelli socialmente adeguati.
(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza n. 15133/14; depositata il 2 aprile 2014)
minori | 31 Ottobre 2013
Ignora che per prelevare il bimbo da scuola occorre una delega: c’è comunque tentata sottrazione di minore
Il tentativo è compatibile con la sottrazione di minore, avente natura di reato eventualmente permanente, e con la struttura soggettiva della fattispecie, punita a titolo di dolo generico; per la configurazione dell’ipotesi tentata è, infatti, sufficiente il proposito di compromettere l’esercizio della potestà genitoriale, unitamente alla commissione di atti diretti ed idonei ad attuare tale fine.
(Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, sentenza n. 44260/13; depositata il 30 ottobre)
minori | 30 Settembre 2013
L'adottabilità è un rimedio all'abbandono, non un mezzo per assicurare condizioni di vita migliori
Il terreno della dichiarazione di adottabilità di un minore è uno di quelli su cui si svolgono, come è facilmente comprensibile, le battaglie più dure (semprechè i genitori, e in particolare la madre, oppongano resistenza a tale dichiarazione, naturalmente).
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 22215/13; depositata il 27 settembre)
Minori | 02 Luglio 2013
La procura richiede particolare scrupoli agli investigatori
Quando c’è di mezzo un minore la notizia di reato deve sempre essere comunicata immediatamente alla procura ed in particolar modo occorre garantire la massima celerità informativa in caso di sequestro o perquisizione.
Minori | 26 Febbraio 2013
Dopo più di 10 anni di attesa, è finalmente attiva la Banca Dati delle Adozioni
Genitori disposti ad adottare e minori nelle condizioni di adottabilità potranno incontrarsi più facilmente d’ora in avanti. Quasi 12 anni fa, la legge n. 149/2001, sull’adozione e l’affidamento dei minori, aveva previsto l’istituzione di una banca dati relativa ai minori dichiarati adottabili, nonché ai genitori aspiranti all’adozione nazionale ed internazionale. Dopo vari decreti ministeriali e una sentenza del TAR Lazio mancava solo un decreto di attivazione, che è finalmente arrivato il 25 febbraio 2013.
(Ministero della Giustizia, decreto 15 febbraio 2013; G.U. 25 febbraio 2013, n. 47)
minori | 17 Luglio 2012
Escludere i maltrattamenti non significa non ammettere altri reati
Il giudice dell’udienza preliminare può dare al fatto per cui si procede un nomen juris diverso, qualificandolo correttamente ed esercitando il potere di riqualificazione del fatto che connota l’esercizio della giurisdizione. Nel caso concreto, il giudice ha affermato l’esistenza di determinate condotte, che non integrano il reato di cui all’art. 572 c.p., ma che non sono tali da escludere la sussistenza dei reati di cui agli artt. 571 e 610 c.p., senza tuttavia procedere ad una diversa qualificazione del fatto.
(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 28481/12; depositata il 16 luglio)

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