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Timestamp: 2020-07-14 01:42:45+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12570 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12570 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 18/05/2017, (ud. 13/03/2017, dep.18/05/2017), n. 12570
sul ricorso 23685/2015 proposto da:
INTERPORTO SUD EUROPA S.P.A. – P.I. (OMISSIS), in persona
LIMA 7, presso lo studio dell’avvocato PASQUALE IANNUCCILLI che la
L.M.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL
GESU’ 62, presso lo studio dell’avvocato LODOVICO VISONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato SILVANO TOZZI;
avverso la sentenza n. 2843/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
La Corte di Appello di Napoli, con sentenza del 23 giugno 2015, pronunciando sulla domanda proposta da L.M.D., condannava l’Interporto Sud Europa al deposito delle indennità di occupazione e di espropriazione presso il Ministero dell’Economia e Finanze, in conseguenza dell’occupazione e dell’espropriazione di un fondo finalizzate alla realizzazione delle strutture interportuali del polo (OMISSIS).
Interporto Sud Europa s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi: con il primo ha denunciato la violazione e falsa applicazione della L. n. 2359 del 1865, art. 39 e ss., e della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, avendo la Corte territoriale erroneamente considerato il fondo in questione di natura edificabile, al fine di determinare gli indennizzi espropriativi; con il secondo motivo, ha lamentato l’errore della Corte territoriale che, nel confondere la zona D8 con la D8 Interporto, aveva fatto riferimento, in applicazione del metodo sintetico-comparativo, a terreni con destinazione industriale incompatibili con quelli in esame, omettendo di esaminare le osservazioni svolte dai consulenti di parte dell’odierna ricorrente.
L.M.D. ha depositato controricorso.
Comunicato il decreto di fissazione di adunanza in camera di consiglio, a seguito della proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., (nella nuova formulazione applicabile, ratione temporis, a seguito delle modifiche intervenute con D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. con modif. dalla L. n. 197 del 2016), le parti hanno depositato memorie difensive.
La sentenza impugnata, nel considerare l’area privata legalmente edificabile per l’effetto conformativo della variante con la quale è stato recepito l’accordo di programma per la realizzazione delle surrichiamate strutture interportuali, ha fatto corretta applicazione dell’analogo principio, enunciato da questa Corte nella sentenza n. 6558 del 2014 e ribadito con specifico riferimento al medesimo polo interportuale di cui è causa, nelle sentenze n. 18239 del 2015 e n. 1870 del 2016, dalle quali non vi è ragione di discostarsi, restando così superato il diverso indirizzo espresso dall’ordinanza n. 3368 del 2014) la variante del 1996, determinata dal recepimento dell’accordo di programma, ha riguardato un’intera porzione del territorio, incidendo su una generalità di beni e su una pluralità indifferenziata di soggetti, con funzione conformativa; in tal modo l’area è stata classificata in zona D8, dove è consentita l’edificazione di insediamenti commerciali e industriali che negli anni sono stati realizzati, essendo perciò rimasta superata la pregressa destinazione agricola. Costituisce inoltre condizione necessaria e sufficiente che la zona sia considerata edificabile nello strumento urbanistico, pur se a tini differenti dall’edilizia residenziale privata ed a tipologia vincolata, purchè la destinazione impressa al fondo sia realizzabile anche ad iniziativa privata, in mancanza di previsioni normative che riservino la realizzazione di previsioni interportuali all’esclusiva iniziativa pubblicistica.
Il secondo motivo è palesemente infondato: da un lato, infatti, la sentenza impugnata ha fatto riferimento, nell’ambito dell’adottato metodo sintetico-comparativo, a fondi classificati nella medesima zona rispetto a quello per cui è causa (cfr. pag. 10 della sentenza) e dall’altro ha approfonditamente preso in esame le analitiche osservazioni svolte dai consulenti di parte della ricorrente (cfr. pag. 11).
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 4.200,00, oltre 100,00 per esborsi, in favore del controricorrente. Sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo dovuto per legge a titolo di contributo unificato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 art. 5
 sentenza 
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