Source: http://www.avvocatomarotta.com/wp/casa-in-comodato-la-rinuncia-del-beneficiario-non-penalizza-lex-coniuge-assegnatario/
Timestamp: 2020-02-20 08:50:26+00:00

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Casa in comodato: la rinuncia del beneficiario non penalizza l’ex coniuge assegnatario
“Concesso un immobile in comodato a un congiunto senza determinazione di durata perché lo adibisca a propria casa familiare, la rinunzia di quest’ultimo al comodato è priva di effetti e, quindi, inopponibile al suo coniuge, assegnatario della casa familiare, qualora la rinunzia stessa si sia perfezionata in costanza del giudizio di separazione. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 24618 del 2015 .
Una sentenza “senza precedenti” – Questione nuova, sulla quale non risultano precedenti in termini.
Sul problema specifico della opponibilità, o meno, – al comodante – del provvedimento di assegnazione della casa adibita a residenza familiare al coniuge non originario comodatario, recentemente, cfr. la fondamentale Cassazione, sezioni Unite, 29 settembre 2014 n. 20448 (in «Guida al Diritto», 2014, f. 42, p. 20, con nota di Fiorini), che, risolvendo un contrasto di giurisprudenza sorto nell’ambito delle sezioni semplici ha affermato che il comodato di un immobile che sia stato pattuito per la destinazione di esso a soddisfare le esigenze abitative della famiglia del comodatario, da intendersi in tal caso “anche nelle sue potenzialità di espansione”, va ricondotto al regime contrattuale di cui all’art. 1809 Cc che concerne il comodato sorto con la consegna della cosa per un tempo determinato o per un uso che consente di stabilire la scadenza contrattuale. Esso è caratterizzato dalla facoltà del comodante di esigere la restituzione immediata solo in caso di sopravvenienza di un urgente ed imprevisto bisogno.
Gli orientamenti dei giudici di merito – Nella stessa ottica, per i giudici di merito:
- per l’affermazione che il provvedimento di assegnazione a uno dei coniugi della casa familiare, di cui la coppia disponeva in forza di un rapporto di comodato, rende il diritto del coniuge assegnatario opponibile al terzo acquirente dell’immobile, il quale succede nella posizione di comodante, Appello Catania, sentenza 20 maggio 2015, in Il familiarista.it., 2015, 1° luglio;
- nel senso che qualora un soggetto abbia dato, a tempo indeterminato, in comodato un proprio immobile al figlio affinché questi, contraendo matrimonio, lo destini ad abitazione della famiglia, vale a dire di se stesso, della moglie e dei figli, e poi, senza che vi sia stata alcuna revoca del beneficioex art. 1809 Cc , il figlio, originario comodatario, abbia a decedere, il comodato prosegue se la nuora (vedova) e i nipoti dell’originario comodante continuino ad abitare l’immobile, atteso che non si modifica la natura (e il contenuto) del titolo di godimento della casa, ma si determina la concentrazione nella persona della moglie (vedova) dell’assegnatario (premorto) del titolo di godimento, che resta regolato dalla disciplina dell’originario contratto di comodato, con la conseguenza che si debba consentire la continuazione del godimento per l’uso e la destinazione nel comodato previsti: è per ciò infondata, in fatto e in diritto, la richiesta di restituzione dell’immobile avanzata dal suo titolare, Tribunale Cassino, sentenza 2 febbraio 2015, in Dir. famiglia, 2015, p. 611.
Per il rilievo – ancora – sempre in sede di merito, che quando un immobile viene dato in comodato da un genitore affinché funga da residenza familiare dei futuri coniugi, tale vincolo di destinazione appare idoneo a conferire all’uso cui la cosa deve essere destinata il carattere di elemento idoneo a individuare il termine implicito della durata del rapporto, rientrando tale ipotesi nella previsione dell’art. 1809, comma 1, Cc. Da ciò ne consegue che, una volta pronunciata la separazione legale dei coniugi comodatari, in assenza di figli minori e in assenza di provvedimenti di assegnazione dell’immobile già adibito a casa coniugale, questo deve essere restituito al comodante, Tribunale Roma, sentenza 27 settembre 2012, n. 19321, in «Guida al Diritto», 2013, f. 1, p. 67.
La questione specifica – Sempre sulla questione specifica, per la precisazione che in sede di separazione, la possibilità di assoggettare un immobile di un terzo ad assegnazione, in quanto casa coniugale, presuppone l’accertamento che la sua cessione in comodato sia avvenuta per volontà comune di destinarla alle esigenze abitative del nucleo familiare. Tale volontà, che deve presumersi in costanza di matrimonio, dato che una cessione finalizzata a soddisfare le esigenze abitative familiari sarebbe incompatibile con un godimento contrassegnato dalla provvisorietà e dall’incertezza, non può essere invece presunta qualora avvenga dopo la separazione di fatto dei coniugi e in relazione alla necessità di fronteggiare un’esigenza abitativa urgente, quale il trasferimento in Italia da un altro paese dove sono nati e vissuti i figli minorenni.
In questo caso l’accertamento di una volontà comune di concedere l’immobile per la costituzione di una nuova casa familiare e non invece al solo fine di sopperire a una esigenza abitativa urgente deve essere provata e la valutazione del raggiungimento o meno di tale prova costituisce l’oggetto di una valutazione discrezionale del giudice di merito, Cassazione, sentenza 26 giugno 2013, n. 16141, in «Guida al Diritto», 2013, f. 42, p. 66. Non diversamente, Cassazione sentenza 7 agosto 2012, n. 14177.
Per il rilievo, ancora, che non sussiste litisconsorzio necessario che legittimi la necessaria partecipazione del coniuge assegnatario della casa coniugale al giudizio di rilascio del bene dato in comodato a terzi dall’altro coniuge, proprietario dello stesso, sul presupposto che tale bene costituisca pertinenza della casa familiare. Ne consegue che l’intervento spiegato in appello, nella causa fra il comodante e il comodatario, di rilascio e restituzione del bene dato in comodato, dal coniuge assegnatario della casa coniugale, e finalizzato a far valere il dedotto vincolo pertinenziale, deve qualificarsi adesivo, e come tale inammissibile nel giudizio di appello, Cassazione, sentenza 22 aprile 2013, n. 9723, in «Guida al Diritto», 2013, f. 31, p. 66.”
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References: sentenza 
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 art. 1809
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