Source: https://www.adisangiorgioacremano.it/products/capitolo-42/
Timestamp: 2018-09-25 21:59:24+00:00

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Separazione per Dio, separazione dal mondo, è il primo principio della vita cristiana.
A Giovanni, nella sua rivelazione di Gesù Cristo, furono mostrati due estremi irriconciliabili, due mondi che erano moralmente ai poli opposti.
- Egli fu portato nello Spirito prima in un deserto per vedere Babilonia, madre delle meretrici e delle abominazioni della terra (Apocalisse 17:3).
- Poi, dallo stesso Spirito, fu portato su una grande ed alta montagna, da dove vide Gerusalemme, la sposa, la moglie dell’Agnello (Apocalisse 21:10).
Il contrasto è evidente e non potrebbe essere dimostrato più esplicitamente.
Se fossimo un Mosè o un Balaam, per avere il punto di vista di Dio dovremmo essere portati come Giovanni sulla cima di una montagna.
Molti non riescono a vedere il piano eterno di Dio o, se lo vedono, lo comprendono solo come un’arida dottrina, perché sono contenti di rimanere in pianura.
L’informazione non ci fa muovere mai; lo fa solo la rivelazione.
Dal deserto possiamo vedere qualcosa di Babilonia, ma abbiamo bisogno di una rivelazione spirituale per vedere la nuova Gerusalemme di Dio.
Una volta vista, non potremo mai più essere gli stessi.
Come cristiani quindi basiamo ogni cosa su quella visione, ma per sperimentarla dobbiamo essere pronti a lasciare la pianura e salire.
Babilonia, la meretrice, è sempre “la grande città” (Apocalisse 16:19 e segg.) con l’enfasi posta sulla realizzazione della sua grandezza.
La sposa, Gerusalemme, al contrario, è “la citta santa” (Apocalisse 21:2, 10) quindi l’accento è posto sulla sua separazione per Dio.
Essa è “da Dio”, ed è pronta “per il suo sposo”. Per questo motivo possiede la gloria di Dio. Questa è un’esperienza che dobbiamo fare tutti.
La santità è quanto abbiamo di Dio in noi, quanto è completamente messo a parte per Cristo.
La regola è che solo ciò che ha avuto origine in cielo ritorna in cielo; nient’altro è santo. Abbandoniamo questo principio di santità e ci troviamo immediatamente a Babilonia.
Così la prima cosa che Giovanni menziona nella sua descrizione della città sono le mura.
Ci sono delle porte preparate per l’andirivieni di Dio, ma le mura hanno la precedenza; perché, ripeto, la separazione è il primo principio della vita cristiana.
Se Dio vuole la Sua città con le sue misure e la sua gloria in quel giorno, noi dobbiamo costruire le mura nei cuori umani ora.
Questo in pratica vuol dire che dobbiamo custodire come prezioso tutto ciò che viene da Dio e rifiutare e rigettare tutto ciò che viene da Babilonia.
Con questo non intendo dire che ci deve essere una separazione fra i cristiani.
Non osiamo escludere i nostri stessi fratelli, anche quando non possiamo prendere parte in alcune delle cose che essi fanno.
No, dobbiamo amare e ricevere i nostri fratelli in Cristo, ma per principio dobbiamo essere intransigenti nella nostra separazione dal mondo.
Nehemia ai suoi giorni riuscì a ricostruire le mura di Gerusalemme, ma solo di fronte ad una grande opposizione. Satana odia quelli che si distinguono; non può sopportare che gli uomini siano messi da parte per Dio.
Nehemia ed i suoi colleghi si armarono perciò, e ben equipaggiati per la guerra, posero pietra su pietra. Questo è il prezzo della santità che dobbiamo essere disposti a pagare.
Senz’altro dobbiamo costruire. L’Eden era un giardino senza mura artificiali per tenere fuori i nemici; cosi che Satana poté entrare facilmente. Dio voleva che Adamo ed Eva “custodissero” (Genesi 2:15) formando essi stessi una barriera morale contro di Satana.
Oggi, tramite Cristo, Dio prepara nel cuore del Suo popolo redento un Eden al quale Satana, e già gloriosamente certo, non avrà nessun’accesso morale. «E niente d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità, v’entreranno; ma quelli soltanto che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello».
La maggior parte di noi sarà d’accordo che all’apostolo Paolo fu data una speciale rivelazione della Chiesa di Dio. Allo stesso modo sentiamo che Dio diede a Giovanni una speciale comprensione della natura del mondo.
Kosmos infatti è una parola particolarmente usata da Giovanni. Gli altri Vangeli la usano soltanto quindici volte (Matteo nove, Marco e Luca tre ognuno) mentre Paolo la usa quarantasette volte in otto lettere. Ma Giovanni la usa ben 105 volte, settantotto volte nel suo Vangelo, ventiquattro nelle sue epistole e altre tre volte nell’Apocalisse.
Nella sua prima epistola Giovanni scrive: «Poiché tutto quello che è nel mondo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, e la superbia della vita non è dal Padre, ma è dal mondo» (1ª Giovanni 2:16).
Con queste parole, che riflettono molto chiaramente la tentazione di Eva (Genesi 3:6), Giovanni definisce le cose del mondo.
Tutto ciò che può essere incluso sotto la concupiscenza o desiderio primitivo, tutto ciò che stimola l’avida ambizione, e tutto ciò che suscita in noi l’orgoglio o il fascino della vita, tutte queste cose fanno parte del sistema satanico.
Forse non c’è bisogno di fermarci qui ad approfondire le prime due cose, ma consideriamo per un momento la terza.
Tutto ciò che suscita orgoglio in noi è del mondo. La fama, la ricchezza, il successo, queste sono le cose che il mondo acclama.
Gli uomini sono giustamente orgogliosi del successo. Tuttavia Giovanni classifica tutto ciò che porta questo senso di successo come “del mondo”.
Ogni successo che sperimentiamo, perciò, (e non sto suggerendo che dobbiamo essere dei falliti!) ci richiama per un istante a confessare umilmente la sua inerente peccaminosità, perché ogni volta che abbiamo successo in qualche modo siamo toccati dal sistema del mondo. Ogni qualvolta ci compiacciamo di qualche raggiungimento possiamo essere subito certi che abbiamo toccato il mondo.
Dobbiamo sapere, anche, che ci siamo messi sotto il giudizio di Dio, perché non siamo già d’accordo che l’intero mondo e sotto giudizio?
Ora, (e cerchiamo di afferrare questo concetto) coloro che si rendono conto di questo e confessano il loro bisogno sono salvaguardati.
Ma il problema è: quanti di noi siamo consapevoli?
Anche coloro che vivono una vita nell’isolamento delle proprie case sono propensi a cadere nell’orgoglio della vita proprio come quelli che hanno grandi successi in pubblico.
Una donna in un’umile cucina può toccare il mondo e il suo compiacimento mentre sta preparando il pranzo quotidiano o intrattenendo gli ospiti.
Ogni gloria che non dà gloria a Dio è vanagloria, ed e sorprendente quali successi miserabili possono produrre vanagloria.
Dovunque troviamo l’orgoglio incontriamo il mondo, e subito c’è una perdita nella nostra comunione con Dio.
Oh che Dio possa aprire i nostri occhi per vedere chiaramente che cosa è il mondo!
Non solo le cose cattive fanno parte di quel sistema in antagonismo con Dio, ma tutte quelle che ci allontanano da Lui in modo apparentemente innocuo.
La soddisfazione nel raggiungimento di qualche meta legittima ha il potere di interferire subito fra noi e Dio, perché se è l’orgoglio della vita e non la lode di Dio che viene risvegliata in noi, possiamo essere certi che abbiamo toccato il mondo.
Quindi c’è bisogno di essere costantemente all’erta e pregare se vogliamo mantenere immacolata la nostra comunione con Dio.
Qual è allora la via per sfuggire da questa trappola che Satana ha teso per catturare il popolo di Dio?
Lasciatemi dire innanzitutto che non viene trovata assolutamente scappando via.
Molti pensano che possiamo sfuggire il mondo cercando di astenerci dalle cose del mondo.
Come possiamo sfuggire dal sistema del mondo usando quelli che, dopotutto, sono sistemi mondani?
Lasciate che vi ricordi le parole di Gesù in Matteo 11:18-19: «Difatti è venuto Giovanni non mangiando né bevendo, e dicono: Ha un demonio! È venuto il Figliuol dell’uomo mangiando e bevendo, e dicono: Ecco un mangiatore ed un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori!»
Alcuni pensano che Giovanni Battista qui ci offra una ricetta per sfuggire dal mondo, ma il «non mangiando né bevendo» non è cristianesimo.
Cristo venne mangiando e bevendo, e questo è cristianesimo! L’apostolo Paolo parla degli «elementi del mondo» e li definisce come: «non toccare, non assaggiare, non maneggiare» (Colossesi 2:20, 21).
Così l’astinenza è semplicemente mondana e niente di più, e quale speranza c’è, usando gli elementi del mondo, di sfuggire al sistema mondano?
Nonostante ciò, molti cristiani stanno abbandonando ogni sorta di piaceri mondani nella speranza di essere liberati dal mondo!
Puoi costruirti una capanna da eremita in qualche località remota e pensare di sfuggire dal mondo ritirandoti là, ma il mondo ti seguirà fin là. Esso pedinerà i tuoi passi e ti troverà, non importa dove ti nascondi.
La nostra liberazione dal mondo inizia, non abbandonando questo o quello ma vedendo, come con gli occhi di Dio, che il mondo è stato condannato a morte, nella figura con cui abbiamo aperto questo capitolo: «Caduta, caduta è Babilonia la grande» (Apocalisse 18:2).
Ora una sentenza di morte è sempre emanata non per i morti ma per i vivi. E in un senso il mondo oggi è una forza vivente che segue e cerca inesorabilmente i suoi sudditi.
È vero che quando una sentenza è emanata la morte è ancora una cosa futura, ma è certa. Una persona sotto la sentenza di morte non ha nessun futuro oltre i confini della cella della morte.
Parimenti il mondo, essendo sotto giudizio, non ha futuro.
Il sistema del mondo non è stato ancora “liquidato”, come diciamo, e finito da Dio, ma la liquidazione è una cosa decisa.
È essenziale che vediamo questo fatto.
Alcuni cercano la liberazione dal mondo con l’ascetismo, e come il Battista, non mangiano e non bevono.
Così è il buddismo, non il cristianesimo.
Come cristiani noi mangiamo e beviamo, ma lo facciamo rendendoci conto che mangiare e bere appartengono al mondo e, con esso, sono sotto la sentenza di morte.
In questo modo essi non hanno nessuna presa su di noi.
- Supponiamo che le autorità di Sciangai decretino che la scuola dove lavori deve essere chiusa.
Non appena senti questo ti rendi conto che non c’è futuro alcuno per te in quella scuola. Vai avanti ancora per un po’ lavorando lì per un periodo, ma non vi progetti niente per il futuro.
Il tuo atteggiamento verso la scuola cambia nell’istante in cui senti che deve essere chiusa.
- O, per usare un’altra illustrazione, supponi che il governo decida di chiudere una certa banca. Ti affretterai a depositarvi una grande somma di denaro soltanto per salvare la banca dal fallimento?
No, non ci metti più neanche un centesimo perché non ha nessun futuro. Non depositi niente perché non ti aspetti di riavere niente da essa.
E possiamo giustamente dire del mondo che è sotto ordinanza di chiusura.
Babilonia cade quando i suoi campioni fanno la guerra con l’Agnello, e quando mediante la Sua morte e resurrezione Egli li vince perché è il Signore dei signori e il Re dei re (Apocalisse 17:14).
Non c’è nessun futuro per essa.
Una rivelazione della croce di Cristo comprende anche la scoperta di questo fatto, che per mezzo di essa ogni cosa che appartiene al mondo è sotto la sentenza di morte.
Noi continuiamo a vivere nel mondo e ad usare le cose del mondo, ma non possiamo costruire nessun futuro con esse, perché la croce ha frantumato tutta la nostra speranza in esse.
La croce del nostro Signore Gesù, possiamo veramente dire, ha rovinato le nostre prospettive nel mondo; non c’è niente per cui vivere qua. Non c’è nessuna vera via di salvezza dal mondo che non inizi da tale rivelazione.
Basta provare a sfuggire dal mondo scappando da esso per scoprire quanto lo amiamo, e quanto esso ci ami.
Possiamo fuggire dove vogliamo per evitarlo, ma esso sicuramente ci raggiungerà. Invece non appena vediamo chiaramente che il mondo è votato alla distruzione, inevitabilmente perderemo interesse per esso ed allenterà la sua stretta su di noi.
Vedendo questo, siamo staccati automaticamente dall’intera economia di Satana.
Alla fine della sua lettera ai Galati Paolo dichiara molto chiaramente: «Ma quanto a me, non sia mai ch’io mi glori d’altro che della croce del Signore nostro Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso, e io sono stato crocifisso per il mondo» (Galati 6:14).
Avete notato qualcosa di sorprendente riguardo a questo verso? In relazione al mondo egli parla di due aspetti dell’opera della croce già accennati nel capitolo precedente.
«Sono stato crocifisso per il mondo» un’affermazione abbastanza facile da inquadrare nella nostra comprensione dell’essere crocifisso con Cristo come definito in alcuni brani, come per esempio Romani 6.
Ma qui egli dice anche specificamente che «Il mondo è stato crocifisso per me»
Quando Dio viene a voi ad a me con la rivelazione dell’opera compiuta da Cristo, Egli non mostra soltanto noi stessi sulla Croce. Egli ci mostra anche il nostro mondo là. Se voi ed io non possiamo sfuggire al giudizio della Croce, allora neanche il mondo può sfuggire al giudizio della Croce.
Ho visto veramente ciò? Questa è la domanda.
Quando lo vedo, allora non cerco di ripudiare il mondo che amo; vedo che la Croce l’ha già ripudiato. Io non cerco di sfuggire dal mondo che mi avvinghia; vedo che mediante la Croce sono sfuggito.
Come tante altre cose nella vita cristiana, la via della liberazione dal mondo è una sorpresa per la maggior parte di noi, perché e fortemente in contrasto con tutti i concetti naturali dell’uomo.
L’uomo prova a risolvere il problema del mondo cercando di staccarsi fisicamente da ciò che egli considera come la zona del pericolo.
Ma la separazione fisica non porta alla separazione spirituale; ed è vero anche il contrario, che il contatto fisico col mondo non vuol dire necessariamente essere catturati dal mondo.
La schiavitù spirituale al mondo è frutto della cecità spirituale, e la liberazione è il risultato di aver recuperato la vista.
Per quanto vicini al mondo possiamo essere apparentemente, siamo liberati dalla sua potenza quando veramente capiamo la sua natura: il carattere essenziale del mondo è satanico; è inimicizia contro Dio.
Capire questo vuol dire essere liberati.
Lascia che ti chieda: Qual è il tuo lavoro? Commerciante? Dottore? Non sfuggire da questa chiamata.
Scrivi semplicemente: Il commercio è sotto la sentenza di morte.
Scrivi: la medicina è sotto la sentenza di morte.
Se lo fai sul serio, la tua vita da era in poi sarà trasformata. In mezzo ad un mondo sotto giudizio a causa della sua ostilità verso Dio, tu saprai cosa significa vivere come uno che veramente Lo ama e Lo teme.
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